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William Shakespeare



PENE D'AMOR PERDUTE

 

 

 

 

PERSONAGGI

 

FERDINANDOre di Navarra

BIRONLONGAVILLEDUMAIN: signori al seguito del Re

BOYETMARCADE: signori al seguito della Principessa di Francia

DON ADRIANO DE ARMADOspagnolo fantastico

SER NATANIELEcurato

OLOFERNEmaestro di scuola

TONTOufficiale della pace

ZUCCAcampagnolo

TIGNOLApaggio di Armado

Un Guardaboschi

PRINCIPESSA di Francia

ROSALINAMARIACATERINA: signore al seguito della Principessa

GIACOMETTAragazzotta di campagna

Ufficiali ed altri Personaggi al seguito del Re e della Principessa

 

 

La scena è in Navarra

 

 

 

ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA - Il parco del re di Navarra

(Entrano FERDINANDOre di NavarraBIRONLONGAVILLE e DUMAIN)

 

RE: La fama che tutti agognano durante la vita possa vivere iscritta sui nostri bronzei sepolcri e poi largirci le sue grazie nella disgrazia della morte. A dispetto di quel vorace cormorano che è il Temponoi potremo acquistarci con uno sforzo di questa nostra fugace esistenza un onore che smusserà il taglio mordente della sua falce rendendoci eredi di tutta l'eternità. Perciòprodi vincitori - poiché tali voi siete guerreggiando contro le vostre passioni e l'immenso esercito dei desideri mondani - il nostro recente editto rimarrà in pieno vigoreNavarra sarà la meraviglia del mondoe la nostra corte una piccola accademia dedicataquieta e pensosaall'arte di vivere.

Voi treBironDumain e Longavilleavete fatto giuramento di vivere con me per lo spazio di tre anni come compagni dei miei studie di osservare quegli statuti che sono registrati in questa carta. I vostri giuramenti sono stati pronunziati: adesso sottoscrivete coi nomi vostriin modo che la mano stessa del sottoscrittore possa colpire l'onor suo ove egli ne violi anche il minimo articolo. Se vi sentite forti abbastanza da agire come avete giurato di agiresottoscrivete i vostri gravi giuramenti e manteneteli.

LONGAVILLE: Sono risoluto. E' soltanto un digiuno di tre annidurante il quale la mente si darà buon tempo anche se il corpo dovrà soffrire:

le pance grosse sorreggono teste piccinee i bocconi saporiti rimpolpano le costole ma mandan fallito il cervello.

DUMAIN: Mio amabile signoreDumain è ormai morto alle tentazioni.

Egli rigetta la grossolana pratica di queste gioie mondane sui vili schiavi del rozzo mondo. Rinuncio e cesso di esistere per l'amorela ricchezza e la pompae vivo insieme a voi tutti nella contemplazione filosofica.

BIRON: Non posso che ripetere la loro solenne dichiarazione. Questoamato signoreè quanto ho già giurato e cioè di vivere e studiare qui per tre anni. Ma vi sono altri doveri che vanno strettamente osservati: non vedere donne durante tale spazio di tempo; ed io spero bene che tale condizione non sia registrata nel patto. Non toccar cibo alcuno in un giorno della settimana e prendere un solo pasto in ciascuno degli altri giorni; la qual cosa io spero non sia registrata nel patto. E inoltre dormire solamente tre ore di notte e non farci cogliere ad aver gli occhi tra' peli durante tutto il giornomentre prima ero abituato a pensare che non ci fosse nulla di male a dormire tutta la notte e a trasformare metà della giornata in oscura notte; la quale cosa io spero bene non sia registrata nel patto. Ohquesti sono doveri sterilitroppo difficili ad osservarsi: non veder donnestudiaredigiunare e non dormire!

RE: Avete pronunziato giuramento di rinunziare a tutto ciò.

BIRON: Lasciate che io dica di nomio sovranose così vi piace. Ho solamente giurato di studiare assieme a Vostra Grazia e di rimanere qui nella vostra corte per lo spazio di tre anni.

LONGAVILLE: Avete giurato questoBirone anche il resto.

BIRON: Daddoverosignoreho giurato per scherzo. Qual è il fine dello studioditemi un po'?

RE: Diaminevenire a conoscenza di ciò che altrimenti non sapremmo.

BIRON: Volete dire a conoscenza di cose nascoste e precluse alla sensazione ordinaria?

RE: Sìquesto è il divino compenso dello studio.

BIRON: Suvviaallora: voglio giurare di studiare in tal modo da conoscere ciò che mi è vietato di conoscere. Per esempio: studiare in qual luogo io possa pranzar benequando mi si proibisce espressamente di banchettareovvero studiare in qual luogo io possa trovare una bella amantequando le amanti sono vietate alla sensazione ordinariaovveroavendo pronunziato un giuramento troppo difficile a mantenersistudiare il modo di romperlo senza rompere la fede giurata. Se tale è il vantaggio dello studio e le cose vanno in questo modolo studio è conoscenza di ciò che non si conosce ancora. Fatemi giurare codesto ed io non vi dirò mai di no.

RE: Questi sono ostacoli che impediscono del tutto lo studio e allettano le nostre anime ai vani godimenti.

BIRON: Tutti i godimenti sono vanie vano fra tutti quello cheprocurato con doloreha in retaggio il dolorecome lo stillarsi il cervello su un libro cercando la luce della verità mentre la verità proditoriamente acceca la luce dello sguardo. La luce che cerca la luce priva di luce la luce; prima che scopriate la luce in mezzo alle tenebrela vostra luce diviene tenebra con la perdita dei vostri occhi. Studiate piuttosto come far piacere all'occhiofissandolo su un occhio più bello ancoracosì cheil primo oscurandosil'altro occhio divenga la sua stella e gli offra la luce da cui quello fu accecato. Lo studio è simile allo splendido sole del cieloche non vuol lasciarsi scrutare da uno sguardo impertinente. Gli assidui sgobboni hanno fatto sempre magri acquistiall'infuori di qualche vile massima tolta dai libri altrui. Quei terreni padrini delle luci celesti che danno un nome ad ogni stella fissa non ritraggono maggior profitto dalle loro notti scintillanti di quanto ne ricevano coloro che se ne vanno a giro senza conoscere che siano. Conoscendo troppo si ottiene soltanto d'essere conosciutied un qualsiasi padrino è in grado di darvi un nome.

RE: Come è istruito nel ragionare contro l'istruzione!

DUMAIN: Ben addottorato per impedire ogni buona dottrina!

LONGAVILLE: Estirpa il grano ma lascia crescer la malerba!

BIRON: Si avvicina la primaveraquando nidificano i paperi!

DUMAIN: Che c'entra questo?

BIRON: C'entra a suo luogo e tempo.

DUMAIN: Ciò non risponde a senso.

BIRON: Ma risponde alle rime.

RE: Biron somiglia a un maligno gelo pungenteche morsica i teneri rampolli della primavera.

BIRON: Ebbeneammettiamo pure che io sia così. Ma perché l'estate orgogliosa dovrebbe menar vanto prima che gli uccelli abbiano motivo per cantare? Perché dovrei rallegrarmi di ogni nascita abortiva? A Natale non desidero le rose più di quanto non desideri una nevicata pel calendimaggio. Mi piacciono tutte le cose che crescono nella loro stagione. Studiare adesso è troppo tardi per voi: sarebbe come arrampicarsi in cima a una casa per aprirne la porta!

RE: Benerimanete fuoriallora. Andatevene a casaBirone addio!

BIRON: Nomio buon signoreho giurato di rimanere con voi e sebbene in favore della barbarie io abbia parlato più di quanto voi possiate dire in onore di quell'angelica scienzapur tuttavia fedelmente manterrò ciò che ho giurato sopportando la penitenza quotidiana per tre anni. Datemi il foglio e lasciate che io legga; sottoscriverò col mio nome alle più strette regole.

RE: Come la tua sottomissione ti redime dalla vergogna!

BIRON (leggendo): 'Item': Nessuna donna dovrà avvicinarsi a meno di un miglio dalla mia corte". E' stato proclamato questo?

LONGAVILLE: Quattro giorni fa.

BIRON: Vediamo la punizione: "Sotto pena di perder la lingua". Chi ha immaginato una tal punizione?

LONGAVILLE: Diamineio.

BIRON: Mio signoreperché?

LONGAVILLE: Per tenerle lontane da qui col terrore di quella tremenda pena.

BIRON: Una legge pericolosa contro le buone maniere! "'Item': Se alcun uomo verrà sorpreso a parlare con una donna entro il periodo di tre anni sopporterà la vergogna pubblica che piacerà al resto della corte di stabilire". Questo articolomio sovranodovrete violarlo voi stessopoiché ben sapete che verrà qui in ambasceria la figlia del re di Francia per parlarvi personalmente - una fanciulla piena di grazia e di maestà chiedendovi la cessione dell'Aquitania al padre suodecrepitomalato e inchiodato al letto. Quindi o tale articolo è stato creato invanooppure quella ammirata principessa farà il viaggio per nulla.

RE: Che ne ditesignori? Diamineavevamo del tutto dimenticato questa circostanza.

BIRON: Lo studio soverchio va sempre oltre il segno: mentre esso si studia di ottenere ciò che desidererebbedimentica di far ciò che dovrebbee allorquando ottiene la cosa che più intensamente persegueessa è presa come una città col fuocoche prenderla e perderla è tutt'una!

RE: Dobbiamo per forza abolire questo articolo; ella dovrà dimorare qui di necessità.

BIRON: La necessità ci renderà tutti tremila volte spergiuri nello spazio di questi tre annipoiché ognuno nasce con le proprie inclinazioni che non si lasciano dominare dalla forza ma da una speciale grazia. Se violo la fedeavrò dunque la scusa di essere fedifrago di pura necessità. Appongo perciò la mia firma al complesso di queste leggie colui che le violi minimamente sarà condannato ad eterna vergogna. Le tentazioni esistono tanto per gli altri quanto per mema credomalgrado la mia apparente ripugnanzache sarò l'ultimo a mantenere il giuramento sino alla fine. Ma non ci sarà concesso qualche vivace sollazzo?

RE: Sìcerto. La nostra cortecome sapeteè visitata da un raffinato viaggiatore spagnoloun uomo bene al corrente delle nuove mode di tutto il mondocon una miniera di frasi nel cervello. Uno che va in estasi ascoltando il suo vano linguaggio come se udisse un'armonia incantevoleun uomo pieno di salamelecchiprescelto dalla ragione e dal torto come arbitro della loro contesa. Questo figlio della fantasiache si chiama Armadonell'intervallo dei nostri studi ci narrerà in parole magniloquenti le gesta di molti cavalieri della fulva Spagnaperdutisi in guerra. Non so se vi divertiretemiei signorima affermo che mi piace sentirlo mentire e voglio servirmene come di un mio menestrello.

BIRON: Armado è un illustrissimo personaggioun uomo che usa parole nuove di zeccail vero campione della moda.

LONGAVILLE: Zucca di bifolco e lui ci faranno divertire. E cosìallo studio! tre anni passan presto.

 

(Entra TONTOcon una letterae ZUCCA)

 

TONTO: Qual è la propria persona del duca?

BIRON: Codestabuon uomo. Che vuoi?

TONTO: Io stesso ho la rappresaglia della sua propria persona poiché sono l'uffiziale di pulizia di Sua Grazia; ma vorrei vedere la sua propria persona in carne e ossa.

BIRON (mostrando il Re): Eccolo qui.

TONTO: Il signor Arm... Arm... vi porge i suoi omaggi. Ci sono ribalderie in ariae questa lettera ve ne dirà di più.

ZUCCA: Messereil contagio della lettera è come se mi riguardasse.

RE: Una lettera dal magnifico Armado.

BIRON: Per quanto vile ne sia l'argomentoconfido in Dio che contenga di gran paroloni.

LONGAVILLE: Alta speranza per un basso acquisto! Che Iddio ci dia pazienza!

BIRON: Pazienza di ascoltare o di non ascoltare?

LONGAVILLE: Di ascoltare con rassegnazionesignoree di ridere moderatamenteoppure di fare a meno di entrambe queste cose.

BIRON: Benesignoresia tutto secondo che il suo stile predilettoanzi predelletto saprà farci montare in allegria.

ZUCCA: L'argomento si riferisce a mesignorepoiché concerne Giacometta. Il fatto è che sono stato colto sul fatto.

BIRON: In qual maniera?

ZUCCA: Nella maniera e forma seguentesignorein tre punti: sono stato sorpreso con lei nel manieromentre palpavo le sue formee colto mentre la seguivo nel parco: le quali cosemesse insiemesono:

nella maniera e nella forma seguente. E orasignorein quanto alla maniera... è la maniera usata da un uomo per parlare con una donna; in quanto alla forma... bisogna osservare certe forme.

BIRON: E in quanto al seguitomessere?

ZUCCA: Lo si vedrà nella correzione che riceveròe che Dio protegga il buon diritto!

RE: Volete ascoltare questa lettera con attenzione?

BIRON: Come ascolteremmo un oracolo.

ZUCCA: Tale è la sciocchezza umanadi ascoltar la voce della carne.

RE (leggendo): "Grande vicariovicegerente del firmamentoed unico dominatore di NavarraDio terreno dell'anima mia e almo patrono del mio corpo".

ZUCCA: Per adesso non una parola su Zucca.

RE: "Così stanno le cose...".

ZUCCA: Può darsi che stiano cosìma se egli dice che così stannoa dire il veroegli vale così così.

RE: Datti pace!

ZUCCA: ...a meed a tutti coloro che non osano battersi!

RE: Silenzio!...

ZUCCA: ...sui segreti altruive ne supplico!

RE (leggendo): "Così stanno le cose: assediato dalla nigricante malinconia ho affidato il mio opprimente umor nero alla sommamente benefica medicina delle tue salutevoli aureecome sono un gentiluomomi sono dato a passeggiare. A che ora? intorno all'ora sestaallorquando le bestie più vanno alla pasturagli uccelli meglio beccano e gli uomini siedono a quel nutrimento che vien chiamato cena: e ciò basti per l'ora. E adesso veniamo al terrenovoglio dire il terreno sul quale passeggiavo: esso si noma il tuo parco. Veniamo quindi al luogoil luogo voglio direin cui mi imbattei in quell'oscenissimo e indecentissimo fatto che trae fuori dalla mia penna candida come neve l'inchiostro dal color dell'ebanoche qui tu miricontempliosservi o vedi. Ma veniamo alla località:

essa è situata a tramontana e verso grecolevante dall'angolo occidentale del tuo dedaleo giardino. Colà scorsi quell'ignobile bifolcoquello spregevole omiciattolo dei tuoi sollazzi...".

ZUCCA: Io?

RE (leggendo): "... quell'illetterata anima ignorante..."

ZUCCA: Io?

RE (leggendo): "... quel vil meccanico..."

ZUCCA: Sempre io?

RE (leggendo): "... chese ben mi appongosi chiama Zucca..."

ZUCCA: Ohio!

RE (leggendo): "... associato e consociatocontrariamente all'editto da te statuito e proclamato e al regolamento restrittivocon... oh!

con... ma troppo è il mio patimento nel dire con chi!..."

ZUCCA: Con una ragazza.

RE (leggendo): "... con una figlia della nostra avola Evauna femmina: operché più soavemente tu intendauna donna. Lui ti ho mandatocome mi urge la sempiterna osservanza del mio dovereaffinché egli riceva il guiderdone del castigo dall'agente di Tua Grazia soaveAntonio Tontouomo di buona reputazionecondottacomportamento ed estimazione".

TONTO: Parla di mese vi piace: sono io Antonio Tonto.

RE (leggendo): "In quanto a Giacometta - così si chiama il vaso più fragile che sorpresi col sullodato villico - la trattengo qual vaso dell'ira della tua leggeed al minimo tuo soave accenno la condurrò al giudizio. Tuo con tutti gli omaggi di un devoto fervor d'ossequio che m'arde le viscereDon Adriano de Armado".

BIRON: Non è del calibro che mi aspettavoma è pur la cosa migliore che io abbia mai udito.

RE: Sìla migliore alla rovescia! Magiovanottoche cosa avete da replicare?

ZUCCA: Signoreconfesso la ragazza.

RE: Avete udito il proclama?

ZUCCA: Confesso di averlo molto uditoma poco ascoltato.

RE: Il proclama statuiva un anno di prigione a chi fosse sorpreso con una ragazza.

ZUCCA: Non sono stato sorpreso con alcuna ragazzasignoresono stato sorpreso con una damigella.

RE: Beneil proclama parlava di damigella.

ZUCCA: Ma quella non era nemmeno una damigellaera una vergine.

RE: Il proclama recava anche codesta varianteperché si riferiva anch'esso ad una vergine.

ZUCCA: Se così èrinnego la sua verginità: sono stato sorpreso con una pulzella.

RE: Questa pulzella non vi gioverà a nullasignor mio.

ZUCCA: Questa pulzella mi serviràsignore.

RE: Messerevoglio pronunziare la vostra condanna: rimarrete una settimana a dieta di crusca e acqua.

ZUCCA: Preferirei fare un mese di preghiere nutrendomi di brodo di montone!

RE: E Don Armado sarà il tuo guardiano. Monsignor Bironbadate voi a farglielo consegnare. E noisignoriandiamo a mettere in pratica ciò che ognuno ha giurato all'altro con tanta fermezza.

 

(Escono il ReLongaville e Dumain)

 

BIRON: Scommetterei la mia testa contro il cappello del primo venuto che quei giuramenti e quelle leggi si ridurranno ad una inutile beffa.

(A Zucca) Gaglioffovenite!

ZUCCA: Soffro per la veritàmesserepoiché è la pura verità che sono stato sorpreso con Giacomettae Giacometta è una ragazza pura e sia benvenuta dunque l'amara coppa della prosperità! L'afflizione potrebbe un giorno sorridermi ancoraefino a quel momentoaccomodatio dolore!

 

(Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - La stessa

(Entrano ARMADO e TIGNOLA)

 

ARMADO: Ragazzoche segno è quando un uomo di grande animo diventa malinconico?

TIGNOLA: Gran segnomessereche avrà un aspetto triste.

ARMADO: Diaminetristezza e malinconia sono la stessa identica cosamio caro bimbo.

TIGNOLA: NonoDio mionosignore!

ARMADO: Come puoi separare la tristezza dalla malinconiamio tenero giovincello?

TIGNOLA: Per mezzo di una familiare dimostrazione dell'operazionemio tiglioso anziano.

ARMADO: Perché tiglioso anziano? perché tiglioso anziano?

TIGNOLA: E perché allora tenero giovincello? perché tenero giovincello?

ARMADO: L'ho dettooh tenero giovincellocome congruo epiteto confacente ai tuoi giovanili giorni che possiamo nominar teneri.

TIGNOLA: Ed iotiglioso anzianocome titolo pertinente alla vostra antica età che possiamo nominar tigliosa.

ARMADO: Grazioso e appropriato.

TIGNOLA: Che volete diresignore? Io graziosoe il mio dire appropriato? oppure io appropriatoe il mio dire grazioso?

ARMADO: Tu sei graziosoperché non sei grande.

TIGNOLA: Non sono grandemente grazioso poiché non sono grande. E per qual motivo appropriato?

ARMADO: Appropriato appuntoperché vivo.

TIGNOLA: Lo dite in mia lodepadrone?

ARMADO: In tua condegna lode.

TIGNOLA: Potrei dar lode ad un'anguilla negli stessi termini.

ARMADO: Come! dire che un'anguilla è pronta d'ingegno?

TIGNOLA: Che un'anguilla è viva.

ARMADO: Voglio dire che sei vivo nel rispondere. Mi fai scaldare il sangue!

TIGNOLA: Me lo tengo per dettosignore.

ARMADO: Non amo come discuti.

TIGNOLA (a parte): Afferma proprio il contrario; sono gli scudi che non amano lui!

ARMADO: Ho promesso di studiare tre anni col duca.

TIGNOLA: Potete farlo in un'orasignore.

ARMADO: Impossibile.

TIGNOLA: Come calcolate un triplo?

ARMADO: Sono un cattivo calcolatore. La è roba da tavernai.

TIGNOLA: Ma voi siete un gentiluomo e un giocatoremessere.

ARMADO: Ammetto di esserlo: sono due doti che costituiscono la vernice di un uomo compito.

TIGNOLA: E allora sono certo che sapete a quanto ammonta l'intera somma di un tiro di dadi coll'asso e il due.

ARMADO: Ammonta ad un punto più di due.

TIGNOLA: Che il basso volgo chiama tre.

ARMADO: E' vero.

TIGNOLA: Ebbenesignorevi par questo tale sforzo di studio? Ecco qua tre di studiato in minor tempo di quel che non impieghereste a battere tre volte le palpebre: quanto facile sia aggiungere la parola "anni" alla parola "tre"e studiare tre anni in due paroleve lo potrà insegnare anche il famoso cavallo sapiente.

ARMADO: Ingegnoso tropo!

TIGNOLA: Per dimostrarvi che d'ingegno non ne avete troppo.

ARMADO: Voglio dopo ciò confessarti che sono innamoratoe siccome amare è cosa bassa per un soldatocosì sono invaghito di una ragazza di bassa estrazione. Se sguainare la spada contro l'inclinazione amorosa potesse salvarmi dal depravato pensiero che ne serbovorrei far prigioniero l'Appetito e consegnarlo ad un qualsiasi cortigiano francese purché m'insegnasse in iscambio un inchino di nuovo conio. Io sdegno i sospirie credo che rinnegherei Cupido. Consolamifanciullo; quali grandi uomini sono stati innamorati?

TIGNOLA: Ercolepadrone.

ARMADO: Soavissimo Ercole! Citami ancora altre autoritàmio caro ragazzoancora altre; emio soave fanciullofa' che siano uomini di buona reputazione e portamento.

TIGNOLA: Sansonepadrone; egli fu uomo di buon portamentoanzi di gran portamentopoiché si portò sulla schiena le porte della città come un facchino. Ed era innamorato.

ARMADO: Oh ben costrutto Sansonenerboruto Sansone! Io ti supero nell'uso della spada come tu mi hai superato nel trasportare porte.

Anch'io sono innamorato. Chi era l'amata di Sansonemio caro Tignola?

TIGNOLA: Una donnasignore.

ARMADO: Di quale colore?

TIGNOLA: Di tutti e quattroo i treo i dueo uno dei quattro.

ARMADO: Dimmi esattamente di qual colore TIGNOLA: Di color verdemaresignore.

ARMADO: E' questo uno dei quattro colori?

TIGNOLA: Secondo quel che ho lettosignoreed è anche il migliore di tutti.

ARMADO: In verità il verde è il colore degli amanti; ma mi pare che Sansone avesse poco da rallegrarsi avendo un'innamorata di quel colore. Certamente le voleva bene per la sua intelligenza.

TIGNOLA: Fu certo cosìsignorepoiché ella aveva una vivace e verde intelligenza.

ARMADO: L'amor mio è di un immacolato color bianco e rosso.

TIGNOLA: Maculatissimi pensieripadronesi celano sotto tali colori.

ARMADO: Spiegatispiegatio ben educato infante!

TIGNOLA: Che l'intelletto di mio padre e la lingua di mia madre mi assistano.

ARMADO: Dolce invocazione di un fanciullomolto graziosa e commovente.

TIGNOLA (cantando):

Se ella è fatta di rosso e biancoNiun suo fallo sarà mai scortoChé il volto arrossisce per qualche mancoE il timor appare dal bianco smorto:

E se paura o pudor la scuoteNon lo saprai dalla tinta Che l'arte ha messa sulle sue gote:

Natura non l'ha dipinta.

Versi che non la passan lisciapadroneai lisci bianchi e rossi.

ARMADO: Non c'è forse una ballataragazzoche tratta del Re e della Mendicante?

TIGNOLA: Il mondo si è reso molto colpevole di una cosiffatta ballata circa tre secoli fama credo che adesso non la si trovi più oanche se la si trovassenon farebbe al caso nostro né per le parole né per la musica.

ARMADO: Voglio che si riprenda a trattare quell'argomentoin modo che io possa giustificare la mia trasgressione citando un precedente di gran peso. Ragazzosono innamorato di quella campagnola che ho sorpreso nel parco con quell'animale ragionevole di Zucca: ella merita molto.

TIGNOLA (a parte): Sìdi esser frustata; ma anche di avere un innamorato migliore del mio padrone.

ARMADO: Cantaragazzo; il mio spirito è oppresso dall'amore.

TIGNOLA: Cosa meravigliosa davveropoiché l'amor vostro è una ragazza leggera!

ARMADO: Cantadico.

TIGNOLA: Pazientate finché questa compagnia si allontani.

 

(Entrano TONTOZUCCA e GIACOMETTA)

 

TONTO: Signoreè volere del duca che mettiate al sicuro Zuccae che non gli facciate provare alcuna delizia o nocumentoma egli deve digiunare tre volte alla settimana. (Mostrando Giacometta) In quanto a questa damigella mi si comanda di tenerla nel parcoove sarà impiegata come lattaia.

ARMADO: Mi tradisco arrossendo. (A Giacometta) Fanciulla!

GIACOMETTA: Uomo!

ARMADO: Verrò a farti visita alla casetta.

GIACOMETTA: E' qui presso.

ARMADO: So dove è situata.

GIACOMETTA: Signore Iddiocome siete istruito!

ARMADO: Ti dirò cose meravigliose.

GIACOMETTA: Con quel muso?

ARMADO: Ti amo.

GIACOMETTA: Così vi ho sentito dire.

ARMADO: Addio!

GIACOMETTA: ...e che il bel tempo vi accompagni!

TONTO: SuvviaGiacomettaandiamo!

 

(Escono Tonto e Giacometta)

 

ARMADO: Canagliadovrai digiunare per i tuoi delitti prima di esser perdonato.

ZUCCA: Benemesserespero che quando digiunerò potrò farlo a stomaco pieno.

ARMADO: Sarai gravemente punito.

ZUCCA: Vi sarò grato più che non lo siano i vostri servipoiché quelli li ricompensate assai lievemente.

ARMADO (a Tignola): Conduci via questo ribaldochiudilo in prigione!

TIGNOLA: Vienigaglioffo di trasgressore; via di qui!

ZUCCA: Non fatemi mettere in gabbiamessere; non datemi da mangiarema lasciatemi in libertà.

TIGNOLA: Giàe così me la daresti a bere tu. Andrai in prigione.

ZUCCA: Ebbenese mai vedrò gli allegri giorni di desolazione che ho già vistiqualcuno dovrà vedere...

TIGNOLA: Che dovrà vedere qualcuno?

ZUCCA: Nonientemesser Tignolaall'infuori di ciò che gli cadrà sott'occhio. Non si addice ai prigionieri esser troppo silenziosi di parolee perciò non voglio dir nulla. Grazie a Dio ho tanta poca pazienza quanta ne hanno gli altrie per conseguenza saprò starmene tranquillo.

 

(Escono Tignola e Zucca)

 

ARMADO: Amo persino la terrala quale è vileche la scarpa di leiche è ancor più vileguidata dal suo piede che è vilissimocalpesta.

Amandodiverrò spergiuro - il che è una gran prova di falsità. E come può mai essere leale amore quello che è intrapreso con falsità!

L'amore è uno spirito familiarel'amore è un diavolonon c'è altro angelo maligno che amore. Cionondimeno Sansone fu tentato così pur avendo una forza preclaracionnondimeno Salomone fu sedotto così pur avendo una esimia saggezza. Il dardo di Cupido è stato troppo duro per la clava di Ercolee di conseguenza ci sono troppe probabilità sfavorevoli per la spada di uno spagnolo. La prima e la seconda causa di sfida non fanno al raso mio: Cupido non presta la minima attenzione alla passata e non tiene in alcun pregio le buone regole del duello.

La sua vergogna è di esser chiamato fanciulloma la sua gloria è quella di soggiogare gli uomini. Addiovalore! arrugginiscitispada!

tacitamburo! poiché colui che vi maneggia è innamorato; sìegli ama. Possa una qualche divinità estemporanea della rima venire in mio soccorsopoiché son certo che mi metterò a schiccherare sonetti.

Meditaingegno! scrivipenna! poiché mi sento in vena di stendere interi volumi in folio!

 

(Esce)

 

 

 

ATTO SECONDO

 

SCENA PRIMA - La stessa

(Entrano la PRINCIPESSA DI FRANCIAROSALINAMARIACATERINABOYETSignori ed altri del Seguito)

 

BOYET: Adessosignorachiamate a raccolta tutte le facoltà della vostra mente. Considerate che siete l'inviata di vostro padre; considerate a chi egli vi indirizza e qual è l'oggetto dell'ambasciata; che voiche siete tenuta dal mondo in così alto concettonegoziate con l'unico erede di tutte le perfezioni che sia dato ad uomo di possederecon l'incomparabile re di Navarra; oggetto di queste trattative l'Aquitaniadote degna di una regina. Siate adesso prodiga delle vostre rare seduzioni come la natura lo fu nel renderle rare quando ne tenne digiuno tutto il resto dell'umanità e liberalmente le conferì tutte a voi.

PRINCIPESSA: Mio buon signor Boyetla mia bellezzaper quanto scarsanon abbisogna del colorito ornamento della vostra lode. Il valore della bellezza è dato dal giudizio dell'occhio e non da un vile imbonimento pronunciato dalla lingua del mercante. Io mi sento meno superba nel sentirvi far le mie lodi che voi non siate desideroso di esser considerato savio nell'usare il vostro ingegno per esaltare il mio. Ma adesso voglio fare a mia volta la lezione al mio maestro: mio caro Boyetvoi non ignorate - e la fama divulgatrice di tutto ha sparso intorno tal voce - che il re di Navarra ha fatto voto di trascorrere tre anni di studi laboriosi senza che alcuna donna si avvicini alla sua corte silenziosa. Perciò ci sembra cosa necessaria conoscere il suo beneplacito prima di varcare le sue porte vietate; e in rispetto a ciòfidente nel vostro meritovi scegliamo come il nostro più suasivo ed equanime procuratore. Ditegli che la figlia del re di Franciaimpaziente di venire ad un pronto accordo su affari importantisollecita un colloquio personale con Sua Grazia.

Affrettatevi a fargli sapere questo mentre noi attenderemocome umili postulantiil suo alto volere.

BOYET: Orgoglioso della mia missione vado ben volentieri.

PRINCIPESSA: Ogni orgoglio è volonterosoe tale è anche il vostro.

(Esce Boyet) Chi sono i professimiei amabili signorii compagni di voto di questo virtuoso sovrano?

PRIMO SIGNORE: Lord Longaville è uno di loro.

PRINCIPESSA: Lo conoscete?

MARIA: Lo conoscosignora. Ho veduto questo Longaville ad un festino di nozzecelebrate in Normandiatra lord Perigot e la leggiadra erede di Giacomo Falconbridge. E' stimato uomo di merito sovranoversato nelle arti e glorioso nelle armi. Riesce in tutte le cose in cui desidera riuscire. L'unica macchia sopra lo splendore della sua bella virtù - seppure lo splendore della virtù può essere offuscato da macchia alcuna - è l'unione di un intelletto acuto ad una volontà troppo ottusa. Il suo intelletto ha il potere di tagliare e la sua volontà si ostina a non voler risparmiare nessuno di quelli che cadono in suo potere.

PRINCIPESSA: Un signore allegro e motteggiatoreimmagino; non è così?

MARIA: Così dicono soprattutto quelli che meglio conoscono il suo carattere.

PRINCIPESSA: Codesti spiriti volatili fanno presto a consumarsi. Chi sono gli altri?

CATERINA: Il giovane Dumainun giovanotto compìtoamato per le sue doti da tutti quelli che amano la virtù. Sarebbe in grado di fare grandissimo danno pur essendo ignaro del malepoiché egli ha tale spirito da fare apparire buona una mala formae tale forma da entrar nelle altrui grazie anche senza spirito. Lo vidi una volta dal duca d'Alençone tutto il bene che dico di lui è molto al disotto dei suoi grandi meriti.

ROSALINA: Un altro di questi studiosi era con lui in tale epocase non m'inganno un tale chiamato Birone non ho mai trascorso un'ora di chiacchiereentro il limite di una decorosa allegriacon un uomo più allegro. Il suo occhio porge occasione al suo spiritopoiché ogni oggetto che quello afferra è trasformato dall'altro in uno scherzo divertente che la sua abile linguainterprete dell'ideaespone in parole così appropriate e graziose da far sì che le orecchie delle persone anziane si distraggano per ascoltare i suoi racconti e quelle dei giovani siano addirittura incantatetanto soave e fecondo è il suo eloquio.

PRINCIPESSA: Che Iddio vi benedicasignore mie! Siete forse tutte innamorateche ciascuna di voi ha coperto il suo preferito di così adorne vesti d'elogi?

PRIMO SIGNORE: Ecco Boyet.

 

(Rientra BOYET)

 

PRINCIPESSA: Ebbenequale accoglienzasignore?

BOYET: Il re di Navarra era informato del vostro grazioso arrivo; e tanto lui che i suoi associati nel giuramento erano preparati ad incontrarvigentile signoragià prima che io venissi. Ma diamineecco quanto sono venuto a sapere. Egli preferisce farvi alloggiare sul campocome uno qui venuto ad assediare la sua cortepiuttosto che dispensarsi dal giuramento e farvi entrare nella sua dimora disabitata. Ma ecco il re di Navarra.

 

(Entrano il RELONGAVILLEDUMAINBIRON e Gente del seguito)

 

RE: Bella principessabenvenuta alla corte di Navarra.

PRINCIPESSA: In quanto a "bella" ve lo restituisco e in quanto a "benvenuta" non lo sono ancora. La volta di questa corte è troppo elevata per essere vostrae l'ospitalità in aperta campagna è cosa troppo umile per esser mia.

RE: Signorasarete la benvenuta nella mia corte.

PRINCIPESSA: Allora sì sarò benvenuta; conducetemi laggiù.

RE: Ascoltatemicara signora; ho fatto un giuramento.

PRINCIPESSA: Che la Madonna vi aiuti: diverrete spergiuro!

RE: Per nulla al mondoalmeno volontariamentebella signora!

PRINCIPESSA: Ebbenela mia volontà spezzerà la vostrae nulla più.

RE: Vostra Signoria ignora di che si tratta.

PRINCIPESSA: Se anche voi lo ignorastela vostra ignoranza sarebbe saggezzamentre adesso la vostra sapienza si dimostrerà ignoranza.

Sento che Vostra Grazia ha fatto voto contro il tener casa aperta; signor mioè un peccato mortale mantenere un tal giuramento ed è peccato anche violarlo. Ma perdonatemisono troppo arditaed insegnare ad un maestro mal mi si addice. Degnatevi di leggere lo scopo della mia venuta e rispondere immediatamente alla mia supplica.

RE: Signoralo faròse sarà possibileimmediatamente.

PRINCIPESSA: Vi affretterete a farlo perché io me ne vada al più prestogiacché diverrete spergiuro obbligandomi a trattenermi.

BIRON (a Rosalina): Non ho danzato con voi una volta in Brabante?

ROSALINA: Non ho danzato con voi una volta in Brabante?

BIRON: Certamente.

ROSALINA: Che domanda inutile fu dunque la vostra!

BIRON: Non dovete esser così brusca!

ROSALINA: E' colpa vostra che mi punzecchiate con tali domande.

BIRON: Il vostro spirito è troppo focosocorre troppo veloce e finirà collo stancarsi.

ROSALINA: Non prima di aver gettato il cavaliere nel pantano.

BIRON: Che ora è?

ROSALINA: L'ora in cui gli sciocchi la chiedono.

BIRON: Buona fortuna alla vostra maschera!

ROSALINA: Buona fortuna alla faccia che ricopre!

BIRON: E che possiate avere molti innamorati!

ROSALINA: Amen! Purché non siate voi uno di loro.

BIRON: Non dubitate: me ne vado.

RE (alla Principessa): Signoravostro padre qui propone il pagamento di centomila coroneequivalente soltanto alla metà dell'intera somma sborsata per lui da mio padre nelle sue guerre. Ma anche supponendo che luio noiavessimo ricevuto tale somma - il che non è accaduto - rimarrebbero tuttavia ancora da pagare altre centomila coronea garanzia delle quali teniamo sotto di noi una parte dell'Aquitaniasebbene non la si stimi del valore di quel denaro. Se poi il re vostro padre vuol solo restituire quella metà che non è stata ancor pagatanoi rinunceremo al nostro diritto sull'Aquitania e rimarremo in buoni rapporti di amicizia con Sua Maestà. Ma non pare che egli abbia tale intenzione poiché chiede che gli siano restituite centomila corone invece di offrirsicol pagamento di centomila coronea far rivivere i suoi diritti sull'Aquitania: la quale avremmo preferito di cedere ed avere il danaro prestato da nostro padrepiuttosto che l'Aquitaniacosì scaduta di valore com'è. Cara principessase le richieste di vostro padre non fossero così al di sopra di quanto la ragione può cederela vostra bellezza avrebbe ottenuto da me tal cessione quale avrebbe contrastato a qualche ragione nel mio cuoree sareste tornata soddisfatta in Francia.

PRINCIPESSA: Fate gran torto al re mio padre ed alla reputazione del nome vostro nel dimostrarvi così recalcitrante a confessare di aver ricevuto ciò che fu coscienziosamente pagato.

RE: Dichiaro che non ne ho mai sentito parlaree se me lo proverete restituirò la somma o cederò l'Aquitania.

PRINCIPESSA: Vi prendiamo in parola. Boyetpotete esibire le ricevute per tal somma firmate da funzionari incaricati dal padre di Carlo.

RE: Datemi queste prove.

BOYET: Con licenza di Vostra Graziail plico in cui sono racchiusi questo ed altri documenti non è ancor giunto. Domani potrete vederli.

RE: Ciò mi basteràed in tale conferenza mi sottometterò ad ogni onesto e giusto accomodamento. Frattanto riceverete da me quella accoglienza che l'onor miosenza offesa all'onorepuò offrire al vostro grande merito. Non posso concedervi di varcare le mie porteo bella principessama qui fuori del palazzo sarete ricevuta in tal modo da credervi alloggiata nel mio cuoreanche se vi è negato un ulteriore accesso nella mia casa. Che la vostra indulgenza mi giustifichie intanto addio: domani verremo di nuovo a farvi visita.

PRINCIPESSA: Buona salute e prosperi desideri accompagnino Vostra Grazia!

RE: Vi auguro altrettanto in ogni luogo!

 

(Esce)

 

BIRON (a Rosalina): Signoravi raccomanderò al mio cuore!

ROSALINA: Vi prego di raccomandarmi bene; sarei lieta di vederlo.

BIRON: Vorrei che lo sentiste gemere.

ROSALINA: Avete l'anima malata?

BIRON: Malata al cuore.

ROSALINA: Ahimè! Cavategli sangue.

BIRON: Gli farebbe bene?

ROSALINA: La mia scienza medica dice di sì.

BIRON: Volete trafiggerlo coi vostri occhi?

ROSALINA: Niente affattoma col mio coltello sì.

BIRON: Che Dio vi conservi a lungo in vita.

ROSALINA: E voi che vi salvi dal vivere a lungo!

BIRON: Non ho tempo per rendervi grazie.

 

(Si allontana)

 

DUMAIN (mostrando Caterina a Boyet): Signoreve ne pregouna parola.

Chi è quella signora?

BOYET: L'erede di Alençone il suo nome è Caterina.

DUMAIN: Una donna in gambaSignorearrivederci.

 

(Esce)

 

LONGAVILLE (mostrando Maria a Boyet): Vi supplicouna parola: chi è quella vestita di bianco?

BOYET: La dirà una donna chi la leggerà.

LONGAVILLE: Forse chi la leggerà la troverà leggera. Desidero il suo nome.

BOYET: Ne possiede solamente unoe desiderare di toglierglielo sarebbe una vergogna.

LONGAVILLE: Vi pregomesseredi chi è figlia?

BOYET: Di sua madrea quanto ho sentito dire.

LONGAVILLE: Che Dio benedica la vostra barba!

BOYET: Mio buon signorenon offendetevi: essa è l'erede di Falconbridge.

LONGAVILLE: Adesso la mia collera è bell'e terminata; è una signora veramente incantevole.

BOYET: Non è improbabilemesseree può darsi benissimo.

 

(Esce Longaville)

 

BIRON (mostrando Rosalina a Boyet): Come si chiama quella col cappello?

BOYET: Rosalinaper ventura.

BIRON: E' sposata o no?

BOYET: Sìalla propria volontào giù di lì.

BIRON: Siete il benvenutomessere. Addio.

BOYET: Addio a mesignoreed il benvenuto a voi.

 

(Esce Biron)

 

MARIA: Quello là è Bironun gaio signore balzano; con lui non si può scambiare una parola che non sia uno scherzo.

BOYET: E tutti i suoi scherzi non sono che parole.

PRINCIPESSA: Avete fatto bene a non lasciargli aver l'ultima parola.

BOYET: Avevo altrettanta voglia di arroncigliarmi con lui quanta egli ne aveva di venire all'arrembaggio con me.

MARIA: Diaminedue galli battaglieri!

BOYET: E perché no due galeoni ? Gallo no di certopulcino mioa meno che non mi lasciate beccare sulle vostre labbra.

MARIA: Voi gallo ed io becchime. E' questa la chiusa dello scherzo?

BOYET: Purché mi concediate il diritto di beccare.

 

(Cerca di abbracciarla)

 

MARIA: Adagiogentile animale: le mie labbra non sono un prato pubblicoma un campo privato.

BOYET: Ed a chi appartengono?

MARIA: Alle mie fortune ed a me.

PRINCIPESSA: I begli ingegni vogliono sempre accapigliarsima voianime gentilirestate d'accordo! Questa guerra civile d'ingegni sarebbe molto più appropriata contro il re di Navarra ed i suoi studiosipoiché qui è fuori luogo.

BOYET: Se la mia penetrazioneche di rado mentisce nel decifrare negli occhi la muta eloquenza del cuorenon mi inganna adessoil re di Navarra è infetto.

PRINCIPESSA: Di che?

BOYET: Di ciò che noi innamorati chiamiamo affetto.

PRINCIPESSA: E che prove ne avete?

BOYET: Diaminetutte le sue azioni esteriori si ritirarono nella corte degli occhisocchiusi dal desiderio. Il suo cuorecome un'agata in cui sia incisa la vostra stampasuperbo della sua formaesprimeva l'orgoglio coll'occhio. La sua linguainsofferente di aver soltanto il potere di parlare ma non quello di vederesi imbrogliò per la fretta di trasferirsi nella vista di lui. Tutti i suoi sensi si rifugiarono in quell'unico sensoper concentrarsi soltanto nella contemplazione di quella bella tra le belle. Mi parve che tutti i suoi sensi fossero racchiusi nei suoi occhi come gioielli nel cristallo per essere comprati da un principe; offrendo il loro pregio sotto la loro custodia di vetro sollecitavano d'esser comprati mentre passavate voi.

Le postille del suo volto mostravano una tale sorpresa che tutti gli occhi vedevano i suoi occhi incantati dall'oggetto contemplato. Vi dono l'Aquitania e tutto ciò che gli appartiene se gli dareteper farmi contentosolo un bacio d'amore.

PRINCIPESSA: Venite nel nostro padiglione! Boyet e ben disposto...

BOYET: ...solamente a svelare in parole ciò che i suoi occhi hanno scoperto. Ho solo fatto dei suoi occhi una boccaaggiungendovi una lingua che sicuramente non mentirà.

ROSALINA: Sei un vecchio mezzano e parli molto abilmente.

MARIA: E' il nonno di Cupidoe da lui viene a conoscere molte nuove.

ROSALINA: Allora Venere doveva somigliare a sua madrepoiché suo padre è brutto.

BOYET: Avete uditopazzerelline mie?

MARIA: No.

BOYET: Avete vistoallora?

ROSALINA: Sìla via per andarcene.

BOYET: Con voi non ce la posso!

 

(Escono)

 

 

 

ATTO TERZO

 

SCENA PRIMA - La stessa

(Entrano ARMADO e TIGNOLA)

 

ARMADO: Gorgheggiafanciullo: inebria il mio udito.

TIGNOLA (cantando): Concolinel.

ARMADO: Soave aria! Va'tenerezza d'anniprendi questa chiaverendi la libertà al villico e conducilo qui festinatamente. Voglio servirmene per recare una lettera all'amor mio.

TIGNOLA: Volete conquistare l'amor vostro con un trescone francese?

ARMADO: Che vuoi dire? Trescare in francese!

TIGNOLA: Nomio compìto padronema cantarellare una giga a fior di labbrascambiettando a quell'aria coi piedi vostrisecondandola coll'alzare gli occhi al cielosospirando una nota e cantandone un'altratalvolta attraverso la gola come se doveste inghiottire l'amore nel cantare d'amoretalvolta attraverso il naso come se aspiraste l'amore odorandolo. Col cappello a mo' di tettoia sulla bottega degli occhi vostricolle braccia incrociate sul giustacuore che vi copre il magro ventrecome un coniglio schidionatooppure con le mani in tascacome usavano dipingere gli antichi pittori. E non insistete troppo sopra un sol motivoma cantatene solo un pezzettoe via! Questi sono gli accorgimenti e i modi per cogliere in trappola le ragazze vanesieche si lascerebbero mettere in trappola anche senza di quellie che richiaman l'attenzione - me la prestatesignori? - sui signori che li coltivano.

ARMADO: Come ti sei acquistato una tale esperienza?

TIGNOLA: Con un soldo di osservazione.

ARMADO: Ma oh... ma oh...

TIGNOLA: ... "Il cavallin di legno si scordò".

ARMADO: Vorresti chiamare il mio amoreun cavallino di legno?

TIGNOLA: Nopadrone. Il cavallino di legno non è che un puledroed il vostro amore è forse una giumenta. Ma avete forse scordato la vostra amata?

ARMADO: Quasi.

TIGNOLA: Oh negligente scolaromettetevela in cuore!

ARMADO: In cuore e nel cuoreragazzo.

TIGNOLA: Ed anche senza cuorepadronee riuscirò a provarvi tutte e tre le cose.

ARMADO: Che cosa vuoi riuscire?

TIGNOLA: Un uomose vivo; e a provarvi questo "in"nele "senza"sull'istante. Voi l'amate "in" cuorepoiché la sua vista v'incuora ad amarla; l'amate "nel" cuorepoiché il cuore vostro è innamorato di lei; e l'amate "senza" cuoreessendo scorato di non poterla godere.

ARMADO: Io sono tutte e tre queste.

TIGNOLA (a parte): E anche se tu fossi tre volte tantoseguiteresti a esser nulla.

ARMADO: Mena qui il villico: mi deve portare una lettera.

TIGNOLA: Un messaggio bene assortito davvero! Il cavallaccio che fa da ambasciatore all'asino.

ARMADO: Ah ah! cosa dici?

TIGNOLA: Diaminesignoredovreste mandare l'asino a cavalcioni di un destrieropoiché cammina lemme lemme. Ma vado.

ARMADO: Il cammino è breve. Via!

TIGNOLA: Sarò veloce come il piombomessere.

ARMADO: Che intendi direingegnoso frugolo? il piombo non è forse un metallo pesanteinerte e lento?

TIGNOLA: Minimeonorevole padrone: o piuttostoniente affattopadrone.

ARMADO: Dico che il piombo è lento.

TIGNOLA: Siete troppo velocesignorenell'affermarlo: è forse lento quel piombo che è sparato fuori dalla bocca di un cannone?

ARMADO: Oh dolce fumo di retorica! Egli mi reputa un cannone e lui sarebbe la palla... Allora ti sparo sul villico!

TIGNOLA: Bum! Ed io volo.

 

(Esce)

 

ARMADO: Astutissimo giovincelloeloquente e pieno di grazia! Col tuo permessoo dolce cielodevo sospirarti in faccia. Oh rude malinconiail valore ti cede il suo posto. Ecco di ritorno il mio araldo.

 

(Rientra TIGNOLA con ZUCCA)

 

TIGNOLA: Un miracolopadrone! Ecco una zucca che si è rotta una tibia.

ARMADO: Una sciarada o un indovinello. Suvviadi' il tuo congedocomincia.

ZUCCA: Niente sciarappaniente indovinelloniente congedoniente salvia nella bisacciasignore. Ohsignorepiantagginesoltanto un po' di piantaggine! Niente congedoniente congedoe niente salviasignorema solo piantaggine.

ARMADO: Per la virtù! tu mi muovi al riso. Le tue scempiaggini mi agiscono sulla milzaed il gonfiarsi dei miei polmoni mi stimola ad un ridicoloso sorriso. Ohperdonatemistelle! Forse che questo scimunito prende la salvia per una specie di congedoe i congedi per salvie?

TIGNOLA: E forse che il savio le considera altrimenti? Un congedo non equivale a un "salve"?

ARMADO: Nopaggio. E' un epilogo o discorso che serve a spiegare qualche oscuro precedente che è stato anzidetto. Te ne darò un esempio:

La volpela scimmia ed il pecchione Erano in caffotre in addizione.

Questa è la proposizionee adesso passiamo al congedo.

TIGNOLA: Il congedo voglio aggiungerlo io. Ripetetemi la proposizione.

ARMADO: La volpela scimmia ed il pecchione Erano in caffotre in addizione.

TIGNOLA: Ma quando l'oca fuori si mostròAggiunse un quartoe il caffo eliminò.

E adesso comincerò io con la vostra proposizionee voi mi terrete dietro col mio congedo:

La volpela scimmia ed il pecchione Erano in caffotre in addizione.

ARMADO: Ma quando l'oca fuori si mostròAggiunse un quartoe il caffo eliminò.

TIGNOLA: Un buon congedo che fa il becco all'oca. Ne desiderate ancora?

ZUCCA: Il ragazzo gliel'ha venduta bellagli ha dato dell'ocaquesto è manifesto. Signoreil vostro denaro sarà bene speso se l'oca è grassa. A saperla vendere bene ci vuol tanta abilità quanto a far veder lucciole per lanterne. Vediamo un po': è un congedo bello grassoun'oca grassa.

ARMADO: Suvviasuvviacome è cominciata questa discussione?

TIGNOLA: Dicevo che una zucca si era rotto lo stinco e allora mi avete chiesto il congedo.

ZUCCA: E' veroed io la piantagginee così entrò in ballo anche il vostro argomento. Seguì poi il grasso congedo del ragazzocioè l'oca che v'ha datae così fu fatto il becco all'oca.

ARMADO: Ma ditemi: come fu che una zucca si spezzò lo stinco?

TIGNOLA: Ve lo spiegherò in modo sensibile.

ZUCCA: Tu non senti la cosaTignola; quel congedo voglio dirlo io:

IoZuccaper svignarmelabattei tale un cazzotto Che proprio sulla soglia lo stinco mi son rotto.

ARMADO: Non parleremo più di questa materia.

ZUCCA: Almeno finché non ci sarà altra materia nel mio stinco.

ARMADO: Sor Zuccati voglio affrancare.

ZUCCA: Ohsìfatemi sposare una Franca! Sento già un certo odore di congedo e d'oca in tal faccenda.

ARMADO: Per l'anima mia dolceintendo dire che ti voglio rendere la libertàdar franchigia alla tua persona. Tu eri muratocostrettocaptivatoconfinato.

ZUCCA: E' veroè veroe adesso sarete voi il mio purgativo che mi scioglierà il corpo.

ARMADO: Ti rendo la libertà tua e ti sciolgo dalla prigioniain luogo della quale ti impongo solamente una condizioneossia che tu rechi questa missiva alla forosetta Giacometta. Ed ecco la rimunerazionepoiché la più efficace guardia dell'onor mio consiste nel riguardo che ho per i miei dipendenti. Tignolaseguimi!

TIGNOLA: Sìcome una coda. Signor Zuccaaddio.

ZUCCA: Mia soave oncia di carne umana! Mio inebriante giovinetto!

(Esce Tignola) E adesso diamo un'occhiata alla sua rimunerazione! Ohè la parola latina che significa tre centesimi: tre centesimi è come dire rimunerazione. "Quanto costa questo nastro?". "Un soldo". "Nove ne darò una rimunerazione"; e così l'affare è fatto. Rimunerazione! In fondo è una parola più bella che corona francese. Non voglio mai più far compre o vendite senza servirmene.

 

(Entra BIRON)

 

BIRON: Ohmio buon diavolo Zucca! Che incontro straordinariamente fortunato!

ZUCCA: Vi pregomesserequanto nastro di color carnicino si può acquistare per una rimunerazione?

BIRON: Che cos'è una rimunerazione?

ZUCCA: Diaminemesseremezzo soldo più un centesimo.

BIRON: Ohebbene allora tre centesimi di seta.

ZUCCA: Ringrazio la Signoria Vostra. Che Dio sia con voi!

BIRON: Rimanigaglioffoho una commissione da affidarti. Se vuoi acquistarti la mia benevolenzamio buon diavolofa' per me ciò che ti chiederò.

ZUCCA: Quando volete che sia fattomessere?

BIRON: Questo pomeriggio.

ZUCCA: Benelo faròmessere. Statevi bene.

BIRON: Ma se non sai nemmeno di che si tratta!

ZUCCA: Verrò a saperlomesserequando l'avrò fatto.

BIRON: Birbanteè prima che devi saperlo!

ZUCCA: Verrò domattina dalla Signoria Vostra.

BIRON: E' cosa da farsi stasera. Ascoltagaglioffonon si tratta che di questo: la principessa verrà a cacciare qui nel parco e del suo seguito fa parte una gentile signora. Quando le lingue parlano con dolcezzapronunciano il suo nome e la chiamano Rosalina. Chiedi di leie guarda di affidare alla sua bianca mano questo messaggio sigillato. Ecco il tuo guiderdoneva'.

ZUCCA: Guirdoneoh soave guirdonemolto migliore della rimunerazionesuperiore ad essa di undici soldi e un centesimo.

Dolcissimo guirdone! Eseguirò tutto a puntinomessere. Guirdone!

Rimunerazione!

 

(Esce)

 

BIRON: E io sarei veramente innamoratoio che sono stato lo scudiscio dell'amoreun vero aguzzino dei sospiri pateticiun censoreanziuna guardia notturnaun pedante intento a strapazzare quel fanciullo che nessun mortale eguaglia in magnificenza! Quel fanciullo bendatopiagnucolosociecocapricciosoquel giovane vegliardoquel nano che ha la forza di un gigantedon Cupido: governatore delle rime amorosesignore delle braccia incrociatemonarca consacrato dei gemiti e dei sospirisovrano di tutti i fannulloni e di tutti i mal contentitemuto principe delle gonnellere delle braghetteunico imperatore e gran generale degli apparitori indaffarati. Oh mio cuoricino! Ed ecco che sono diventato il suo aiutante di campo e che indosso i suoi colori come il cerchio di un saltimbanco! Come? Io dunque amocorteggiomi cerco una moglie? Una donna simile ad un orologio tedescosempre in riparazionesempre sconquassato e che non va mai benedacché è una svegliase non la si sorveglia continuamente affinché possa andar bene! E sono anche spergiuroil che è peggio di tutto ed amodelle trela peggioreuna sgualdrina dilavata dalla fronte di velluto con due pallottole di pece ficcate al posto degli occhi! Sìper il cielouna che saprebbe soddisfare le sue voglie anche se Argo dovesse essere il suo eunuco e il suo guardiano. Ed io mi sono messo a sospirare per leia vegliare per leia pregare per averla! Suvviaè un castigo che Cupido mi impone per aver disconosciuto il suo onnipotente terribile piccolo potere.

Ebbenemi toccherà amarescriveresospirarepregarecorteggiare e gemere. Alcuni sono destinati ad amare madonnaaltri Marcolfa.

 

(Esce)

 

 

 

ATTO QUARTO

 

SCENA PRIMA - La stessa

(Entrano la PRINCIPESSAROSALINAMARIACATERINABOYETSignoriPersonaggi del seguito ed un Guardaboschi)

 

PRINCIPESSA: Era il re quello che ha spronato tanto gagliardamente il suo cavallo su per il fianco scosceso della collina?

BOYET: Non soma credo non fosse lui.

PRINCIPESSA: Chiunque egli fosseha mostrato un animo tendente a salire. Benesignori oggi finiremo di sbrigare le nostre faccende e sabato torneremo in Francia. Dunque guardaboschiamico miodov'è la macchia in cui dobbiamo metterci alla posta per recitare la parte di assassini?

GUARDABOSCHI: Qui pressoal limite di quel boschetto; è una posta da cui potrete fare il più bel colpo.

PRINCIPESSA: Rendo grazie alla mia bellezza: essendo bella io che faccio il colpohai ragione di parlare di un bel colpo.

GUARDABOSCHI: Perdonatemisignorapoiché non intendevo dir questo.

PRINCIPESSA: Comecome? Prima mi lodie poi rinneghi quello che hai detto! Oh breve vanità! Non sono bella? Ahimè!

GUARDABOSCHI: Sìsignorasiete bella.

PRINCIPESSA: Nosmetti di farmi il ritratto. Dove non c'è bellezzale lodi non possono certo migliorare il volto. (Dandogli del denaro) Eccomio bravo specchioprendi questo per avermi detto il vero: una bella mancia per delle parole brutte è un pagare più del dovuto.

GUARDABOSCHI: Non è altro che bello ciò che vi appartiene.

PRINCIPESSA: Sentisenti! la mia bellezza si salva per le mie opere.

Oh eresia del belloben degna dell'età nostra! Una mano che donaanche se bruttaavrà bella lode. Suvviadammi l'arco; adesso la pietà va ad uccidereed il tirar bene sarà da lei considerato un male. In tal modo salverò la mia reputazione nell'arte di scagliare le frecce; se mancherò il colpo diranno che la pietà mi ha vietato di colpiree se darò nel segno diranno che l'ho fatto per mostrare la mia destrezza e che ho voluto uccidere più per averne lode che per deliberato proposito. E certamente così accade talvoltache la gloria si macchia di delitti abbominevoliallorquando per amor di fama o lode - vanità esteriori! - noi sottomettiamo ad essa la vera inclinazione del cuore. Come faccio io orache per averne lode cerco di spargere il sangue di un povero daino a cui il mio cuore non vuole alcun male?

BOYET: Forse che le mogli bisbetiche non mantengono la loro mezza sovranità soltanto per amor di lodeallorquando cercano di diventar padrone dei loro signori?

PRINCIPESSA: Solo per amor di lode: e possiamo tributar lode a qualsiasi signora che soggioga un signore.

 

(Entra ZUCCA)

 

BOYET: Ecco avanzarsi un membro della repubblica.

ZUCCA: Bocegiorno a tutti! Vi pregochi è la signora in capo?

PRINCIPESSA: Comparela riconoscerai guardando le altre che non hanno capo.

ZUCCA: Qual è la signora più grande e più alta?

PRINCIPESSA: La più grossa e la più lunga.

ZUCCA: La più grossa e la più lunga! Proprio cosìe la verità è la verità Se la vostra vitapadronafosse sottile come il mio spiritola cintura di una di queste fanciulle vi si adatterebbe benissimo. Non siete voi la capitana? Siete la più grossa qui.

PRINCIPESSA: Che voletemessereche volete?

ZUCCA: Ho una lettera da parte del signor Biron per una certa signora Rosalina.

PRINCIPESSA: Dammidammi la lettera! E' un mio buon amico. Mettiti in dispartebuon messaggero. Boyetvoi che sapete fare il polloapritemi questo cappone.

BOYET: E' dover mio. Questa lettera ha sbagliato indirizzo e non concerne alcun di qui. E' indirizzata a Giacometta.

PRINCIPESSA: La leggeremosulla mia parola! Tirate il collo a quel sigilloe che ciascuno presti orecchio.

BOYET (leggendo): "Per il cieloche tu sia bella è verità infallibileed è vero pure che sei graziosaed è la pura verità che sei amabile. Ohtu che sei più bella della bellezzapiù graziosa della graziapiù verace della verità stessaabbi misericordia del tuo eroico vassallo! Il magnanimo e illustrissimo re Cofetua pose gli occhi sulla perniciosa e autentica mendica Senelofone proprio lui che avrebbe potuto a buon diritto dire: 'venividivici'il chenotomizzato in eloquio volgare (oh vile ed oscuro volgar eloquio!)equivale a 'vennevide e vinse '. Venne: uno; vide: due; vinse: tre.

E chi venne? Il re. Perché venne? Per vedere. Perché vide? Per vincere. Da chi venne? Dalla mendica. Che vide? La mendica. Chi vinse egli? La mendica. Conclusionela vittoria. Da parte di chi? Del re.

La captiva fu arricchita: da parte di chi? Della mendica. La catastrofe è uno sposalizio. Da parte di chi? Del re. Nodi entrambi in uno o di uno in entrambi. Io sono il repoiché così comporta il paragonee tu la mendicapoiché così attesta la tua umile condizione. Dovrei comandare il tuo amore? Posso farlo. Dovrei forzarlo? Potrei farlo. Dovrei supplicarti di amore? Questo voglio fare. Con qual cosa muterai i tuoi resti? Con delle vesti. E i tuoi bricioli? Con dei titoli. E te stessa? Con me. E cosìin attesa della tua rispostaprofano le mie labbra sui tuoi piedii miei occhi sulla tua immaginee il mio cuore su ogni parte di te.

Tuo nel più ardente desiderio di servirti.

Don Adriano de Armado.

Odi il leone di Nemea ruggire Contro teagnellapreda sua tra poco; Cadi sommessa ai piedi di quel sireEd ei si volgerà dal pasto al gioco.

Che saraise un diniego opponi cieco?

Esca al furoree cibo pel suo speco".

PRINCIPESSA: Che pennacchio è mai colui che vergò questa lettera? Che stendardo? Che banderuola? Avete mai udito nulla di meglio?

BOYET: M'inganno parecchio o mi pare di ricordare questo stile.

PRINCIPESSA: Avreste una memoria molto corta se l'aveste così presto dimenticato.

BOYET:. Questo Armado è uno spagnolo che vive qui a corte: un essere stramboun Monarco che serve da divertimento al principe ed ai suoi compagni di studio.

PRINCIPESSA: Giovanottouna parola! Chi ti ha dato questa lettera?

ZUCCA: Ve l'ho detto: il mio signore.

PRINCIPESSA: E a chi dovresti consegnarla?

ZUCCA: Da parte del mio signore alla mia signora.

PRINCIPESSA: Da parte di qual signore a quale signora?

ZUCCA: Da parte di monsignor Bironil mio buon padronead una signora dl Francia che egli ha chiamata Rosalina.

PRINCIPESSA: Hai dato un'altra lettera al posto della sua. Suvviasignoriandiamo. (A Rosalina) Mettila in serbocara; riceverai un altro giorno quella che ti era destinata.

 

(Escono la Principessa e il Seguito)

 

BOYET: Chi è il settatore? Chi è il settatore?

ROSALINA: Debbo insegnarvelo?

BOYET: Sìcompendio di ogni bellezza!

ROSALINA: Diaminecolui che tira saette. Ben parata la stoccata!

BOYET: Madonna se n'è andata ad uccidere animali cornuti. Manel caso che vi sposiatevoglio essere impiccato per la gola se in quell'anno i cornuti faranno difetto. Ben tirata la stoccata!

ROSALINA: Benonema io sono la saettatrice!

BOYET: E chi è il vostro cervo?

ROSALINA: Se dovessimo giudicar dalle cornavoi stessoe perciò non avvicinatevi. Ben tirata davvero la stoccata!

MARIA: Vi accapigliate continuamente con leiBoyet ed ella vi ha colpito in fronte.

BOYET: Ma lei è stata colpita più in basso. Vi pare che io l'abbia colpita adesso?

ROSALINA: Vuoi che ti assalga con un vecchio adagio che era già adulto quando il re di FranciaPipinoera ancora un ragazzettoe che si riferisce al colpire nel segno?

BOYET: Purché allora io possa risponderti con una massima altrettanto vecchiache era già donna quando la regina Ginevra di Britannia era ancora bambinettae che si riferisce al colpire nel segno.

ROSALINA: Tu non puoitu non puoitu non puoi colpire Tu non puoi colpirfatti in là.

BOYET: S'io non possonon possonon possoS'io non possoun altro potrà.

 

(Escono Rosalina e Caterina)

 

ZUCCA: In fede miadivertentissimo: entrambi molto in gamba!

MARIA: Una mira presa molto benepoiché l'uno o l'altra hanno dato nel segno.

BOYET: Una mira! Ohmirate soltanto quella mira! Una miradice madonna: che la mira abbia un segno su cui battere a ficcose è possibile!

MARIA: Avete fatto fallo! In fede mia il vostro fallo è in fuori.

ZUCCA: Davvero deve tirare più da vicinooppure non coglierà mai il brocco.

BOYET: Se il mio fallo è in fuoriprobabilmenteil vostro è in dentro.

ZUCCA: E allora farà lei il tiro migliorespaccando la testa di chiodo.

MARIA: Suvviasuvviavi esprimete in modo sconveniente. Le vostre labbra si sporcano.

ZUCCA: E' troppo dura per voi da battere a ficco. Sfidatela a bocce!

BOYET: Temo troppe sfregature. Buona nottemia brava civetta!

 

(Escono Boyet e Maria)

 

ZUCCA: Per l'anima miauno zoticouno scempiato tanghero! Signoresignorecome l'abbiamo fatto tacerequelle dame ed io! In fede miadegli scherzi piacevolissimi: deliziosissimo spirito plebeo quando esso corre così lisciocosì oscenamentedireicosì appropriatamente. Quell'Armado là! Ohecco un uomo squisito. Bisogna vederlo camminare davanti a una signora e portarle il ventaglio!

Vederlo mentre le manda baci colla manoe fa così dolci giuramenti. E poi ha quel suo paggiolìquel gruzzoletto di spirito: oh cieloun minuzzolo davvero commovente! Olà! olà!

 

(Grida di dentro. Zucca esce correndo)

 

 

 

SCENA SECONDA - La stessa

(Entrano OLOFERNESer NATANIELE e TONTO)

 

NATANIELE: Un molto rispettabile divertimento in veritàe fatto coll'approvazione di una coscienza netta.

OLOFERNE: Il daino eracome sapetesanguisin condizioni di perfetto vigore. Maturo come un pomo di paradiso che adesso pende come un gioiello dall'orecchio del "coelo"il cielol'empirèoil firmamentoed ecco che cade come un pomo selvatico sulla faccia di "terra firma"la terrail suoloil terreno.

NATANIELE: In veritàmaestro Olofernegli epiteti sono bellamente variati per lo meno come si addice ad un dotto. Mamessereio vi assicuro che era un cerbiatto di un anno.

OLOFERNE: Ser Natanielehaud credo.

TONTO: Non era un "haud credo"ma un cervietto.

OLOFERNE: Oh barbarissima osservazione! E' tuttavia una sorta d'insinuazionecome chi dicessein viaa mo' di chiarimentoper "facere"come chi dicesseuna replicao piuttostoostentaremostrarecome chi dicesseil proprio sentimentosecondo la sua guisa incultainadornaineducataincorrettainesercitatao meglio illetteratao ancor meglio inesperta: interpolare il mio "haud credo" per un daino!

TONTO: Ho detto che il daino non era un "haud credo"ma che era invece un cervietto.

OLOFERNE: Ribollita scempiezzabis cocta! Oh mostroIgnoranzacome deforme tu appari!

NATANIELE: Messereegli non si è mai cibato dei lacchezzi che si trovano nei libri. Non ha mai mangiato cartacome chi dicessenon ha mai bevuto inchiostro. Il suo intelletto non è riempito ed egli è soltanto un animalesensibile solo nelle parti più grossolane. Tali piante sterili ci vengono collocate davanti affinché possiamo esser grati (e noi che abbiamo gusto e sentire lo siamo) di quelle facoltà che in noi fruttificano più che in lui. Poichéallo stesso modo come sarebbe per me sconveniente essere vanoindiscreto o scioccosimilmente sarebbe mettere a studio uno scemoe vederlo andare a scuola. Ma "omne bene"dico ioche sono della stessa opinione di un certo vecchio padre; molti i quali non amano il vento possono tuttavia sopportare il maltempo.

TONTO: Voi siete dotti. Sapete dirminella vostra saggezzachi mai aveva un mese alla nascita di Cainoche non ha ancora cinque settimane di età adesso?

OLOFERNE: Dictynnamio buon TontoDictynnamio buon Tonto.

TONTO: E chi è questa Dictynna?

NATANIELE: Un titolo di Febeadi Selenedi Luna.

OLOFERNE: La luna aveva un mese quando Adamo non ne aveva di piùe non aveva raggiunto le cinque settimane quando egli aveva già cento anni. L'allusione rimane probativa anche scambiando i nomi.

TONTO: Proprio vero. La collusione rimane sempre probativa.

OLOFERNE: Che Dio aiuti il tuo comprendonio! Dico che l'allusione rimane sempre probativa.

TONTO: Ed io dico che la polluzione rimane sempre probativapoiché la luna non ha mai più di un mese di età: e dicooltre a questoche fu un cervietto quello che la principessa uccise.

OLOFERNE: Ser Natanielevolete sentire un epitaffio estemporaneo sulla morte del daino? Per soddisfare codesto ignorante ho chiamato cervietto il daino che la principessa ha ucciso.

NATANIELE: "Perge"buon maestro Olofernepergepurché vogliate abrogare ogni scurrilità.

OLOFERNE: Voglio fare alcun gioco di letterepoiché ciò dimostra facilità:

La predace principessa prese un cerbiattin selvaggio; Dammadice alcunma damma fu sol quando ebbe dammaggio.

Se alla dama aggiungi un Mche val mille ad ogni saggioUna damma ecco contiene mille dame di paraggio.

NATANIELE: Che uomo istruito!

TONTO: Se lo strutto è untoguardate come costui si unge bene!

OLOFERNE: E' un dono che possiedosemplicesemplice: un folle spirito stravagantepieno di formeimmaginifigureoggettiideeconcettiapprensionimovimentirivolgimentigenerati nel ventricolo della memorianutriti nel grembo della "pia mater"e partoriti nella maturità dell'occasione. Ma un tale dono è ottimo in coloro nei quali è acutoed io sono grato di possederlo.

NATANIELE: Messerelodo Iddio per voie i miei parrocchiani possano fare altrettanto! Poiché i loro figli sono bene istruiti da voie le figlie loro profittano grandemente sotto di voi. Voi siete un buon membro della comunità.

OLOFERNE: "Mehercle"! Se i loro figli hanno ingegnonon mancherà loro l'insegnamentoe se le loro figlie ci hanno tendenza penserò io a inculcarglielo. Ma "vir sapit qui pauca loquitur". Ecco un'anima femminile che ci saluta.

 

(Entrano GIACOMETTA e ZUCCA)

 

GIACOMETTA: Che Iddio vi conceda una felice giornatasignor curato.

OLOFERNE: Signor curatoquasi carato! Se si dovesse pesare a caratichi ne avrebbe ventiquattro?

ZUCCA: Diaminemastro maestrocolui che più somiglia a un caratello.

OLOFERNE: Un caratello di ventiquattro carati! Un bel concetto risplendente in una zolla di terra! Fuoco sufficiente per una pietra focaiae perla sufficiente per un porco! E' vezzoso! è bello!

GIACOMETTA: Buon signor curatoabbiate la bontà di leggermi questa lettera. Mi è stata data da Zuccae inviata da Don Armado. Vi supplicoleggetela.

OLOFERNE: "Fausteprecor gelida quando pecus omne sub umbra Ruminat..." e così di seguito. Ohbuon vecchio Mantovano!. Potrei parlare di te come il viaggiatore parla di Venezia:

VinegiaVinegiaChi non ti vedenon ti pregia.

Vecchio Mantovanovecchio Mantovano! Chi non ti comprendenon ti ama. Doresollamifa. Col vostro perdonomesserequal è il contenuto di quella lettera?... omegliocome dice Orazio nella sua... Per l'anima mia! Versi?

NATANIELE: Sìmesseree molto dotti.

OLOFERNE: Fatemene sentire una strofauna stanzaun verso: "legedomine".

NATANIELE (leggendo):

Se amor mi fa spergiuropotrei giurar d'amore?

Se a beltà non è fattoahnessun voto tiene; Spergiuroa te son fidoe i pensier c'ho nel cuore A tefosser pur cèrricedon come vermene.

Sue vie lascia lo studiocerca gli occhi tuoi vaghiLibro che in sé racchiude ogni piacer dell'arte.

Se conoscenza è il fineconoscer te ci appaghiE dotta è quella lingua che lodi a te comparte.

L'anima che al vederti non stupisceè ignoranteE il fatto ch'io t'ammiro basta alla gloria mia.

Gli occhi han di Giove il fulminela tua voce è tonanteMa quando tace l'irason luce ed armonia.

Celestial qual seisoffri che amor s'accinga A cantar lodi al cielo con sì terrena lingua.

OLOFERNE: Non ci fate sentire le apostrofi e così sbagliate l'accento:

lasciate che io esamini questa canzonetta. Ci sono soltanto versi di giusta misurama in quanto ad eleganzafacilità e aurea cadenza poeticacaret. Ovidio Nasone era l'uomo che ci voleva: e perchéinfattisi chiamava "Nasone" se non perché odorava gli olezzanti fiori della fantasiae le alzate d'ingegno? "Imitari" è nulla: anche il cane imita il padronela scimmia il suo guardianoil cavallo ottuso il suo cavaliere. Maverginale damigellaquesta poesia era diretta a voi?

GIACOMETTA: Sìmessereda un tale monsieur Bironuno dei signori della regina straniera.

OLOFERNE: Voglio dare un'occhiata all'indirizzo: "Alla mano bianca al par di neve della bellissima madonna Rosalina". Voglio scrutare di nuovo il significato della lettera per identificare la persona che ha scritto a colei cui è indirizzata la lettera: "Al completo servizio della Signoria VostraBiron" Ser Natanielequesto Biron è uno dei professi che sono col re! ed ecco che egli ha messo assieme una lettera ad una settatrice della regina straniera; lettera cheaccidentalmenteo per via di progressioneha sbagliato strada. (A Giacometta) Vattene a passo di danzamia cara: consegna questo foglio nella reale mano del re. Può aver grande importanza. Non perder tempo qui in complimenti; io ti dispenso dal tuo dovere. Addio.

GIACOMETTA: Buono Zuccavieni con me. Messereche Iddio protegga la vita vostra.

ZUCCA: Eccomi con teragazza mia.

 

(Escono Zucca e Giacometta)

 

NATANIELE: Messereavete agito nel timor di Diomolto religiosamente; ecome dice un certo padre...

OLOFERNE: Messerenon mi raccontate nulla del padre: io ho terrore dei pretesti plausibili. Maper tornare ai versivi sono piaciutiser Nataniele?

NATANIELE: Meravigliosamenteper lo stile.

OLOFERNE: Oggi sono a pranzo dal padre di un mio alunnodove se vi piacerà - dopo il pasto - gratificarci con un "deo gratias"ioper il privilegio che godo presso i genitori del suddetto fanciullo o scolaromi incaricherò che siate il benvenuto. E là vi proverò che quei versi sono alquanto barbarie non hanno alcun sapore di poesiadi spirito o d'invenzione. Vi supplico di concedermi la vostra compagnia.

NATANIELE: Ed io vi ringraziopoiché la buona compagniadice il sacro testoè la felicità della vita.

OLOFERNE: E certamente il testo conclude in un modo infallibile. (A Tonto) Messereinvito anche voi. Non dovete dirmi di no: "pauca verba". Andiamo! i signori sono intenti ai loro divertimenti e noi ce ne andremo alle nostre ricreazioni.

 

(Escono)

 

 

 

SCENA TERZA - La stessa

(Entra BIRON con un foglio)

 

BIRON: Il re è alla caccia del cervoed io sto cacciando me stesso.

Essi impiegano una reteed io sono irretito in una pegola - una pegola che imbratta. Imbratta! brutta parola. Ebbenecalmatio dolore: così affermano dicesse il Pazzoe così dico anche ioda pazzo che sono: ben ragionatoo ingegno! Perdioquesto amore è pazzo come Aiace: ammazza le pecorecome lui; uccide meche sono una pecora: ben provato anche questoin mio favore! Non voglio amaree se lo faròche io sia impiccato; in parolanon voglio. Ohma il suo occhio... per la luce del giornose non fosse per il suo occhio io non l'amereisì per i suoi due occhi! Ebbeneio non faccio altro al mondo che mentirementire per la gola. Per il cieloio amoe l'amore mi ha insegnato a rimanere e ad essere malinconico ed ecco qui un saggio delle mie rime e della mia malinconia. Del resto ella ha già uno dei miei sonetti: il villico l'ha portatoil pazzo l'ha scrittoe la dama lo possiede: amabile villicopazzo ancor più amabile e amabilissima dama! Poffare il mondo! non me ne importerebbe un bel nulla se anche gli altri tre fossero innamorati. Ma ecco avanzarsi qualcuno con un foglio: che Iddio gli accordi la grazia di gemere!

 

(Sta in disparte)

(Entra il RE con un foglio)

 

RE: Ahimè!

BIRON: Colpitoper il cielo! Continuadolce Cupido: tu l'hai colpito col tuo quadrello sotto la mammella sinistra. Segretiin fede mia!

RE (leggendo):

Sì dolce un bacio non dà l'aureo sole Alle roride stille della rosaSì come il raggio de' tuoi sguardi suole Asciugar la mia guancia lacrimosa.

Né mai la luna arde d'argento accolto Nel trasparente sen del mar profondoCome ne' pianti miei brilla il tuo volto; Tu splendi in ogni stilla ond'io m'inondo:

Ognuna ti trasporta come un cocchio; Così passi in trionfo sul mio affanno.

Sol le lacrime mira c'ho nell'occhioE la tua gloria esse ti mostreranno.

Non amarmi; io piangendo allor parecchio Ti darò le mie lacrime per specchio.

O mia regina! quanto sei sublime Pensier non sané mortal lingua esprime.

Come le farò conoscere le mie pene? Lascerò cadere questa carta. Oh dolci fogliecoprite della vostra ombra la mia follia ! Ma chi si avanza? (Si fa da parte) ComeLongaville? e legge! Ascoltaorecchio!

 

(Entra LONGAVILLEcon un foglio. Ciascuno parla a parte)

 

BIRON: Ed ecco un altro pazzo appariresimile a me come due gocce d'acqua.

LONGAVILLE: Ahimè! Sono spergiuro.

BIRON: Diamineentra proprio come uno spergiurorecando un cartello infamante.

RE: E' innamoratospero: soave comunanza di vergogna!

BIRON: Un ubriacone ama sempre un altro ubriacone come lui.

LONGAVILLE: Sono forse il primo che abbia spergiurato?

BIRON: Potrei rassicurarti: ne conosco altri due. Tu completi il triumviratosei un angolo del tricorno della nostra societàuno spigolo del triangolo della forca amorosa a cui è impiccata la nostra semplicità.

LONGAVILLE: Temo che questi rozzi versi non abbiano il potere di commuovere. Oh soave Mariaimperatrice dell'amor mio! Voglio lacerare queste strofee scrivere in prosa.

BIRON: Ohle rime son come passamani sulle brache del lascivo Cupido:

non sguarnite i suoi calzoni.

LONGAVILLE: Questo potrà andare (legge il sonetto) Non fu il divino eloquio del tuo sguardo Contro cui il mondo oppor non sa argomentoChe a questo giuro fe' il cuor mio codardo?

Voto infranto per te non vuol tormento.

A donne rinunziaima ho prove oneste Che tu sei dea: non fu rinunzia a te.

Terreno il voto miotu amor celesteTua grazia sana ogni disgrazia in me.

Il voto è un soffioed il soffio è vapore:

E tubel sol che illustri la mia terraQuesto volatil voto assorbi in cuore:

Se infranto sianon è il cuor mio che erra:

S'erroqual folle non ha tanto avviso Da spergiurarse ottiene il paradiso?

BIRON: Ecco un'affezione epatica che fa della carne una divinitàe di una paperella una dea. Purapura idolatria! Che Dio ci aiutiche Dio ci aiuti! Siamo ben lungi dal retto cammino.

LONGAVILLE: Per mezzo di chi potrò mandare questo foglio? Ma vien gente! Facciamoci da parte.

 

(Si mette da un lato)

 

BIRON: Tutti nascostitutti nascosti: è un vecchio gioco da bambini.

Come un semidio eccomi qui sospeso nel cieloa scrutare i segreti di questi disgraziati pazzi. Ancora altri sacchi al mulino! O cieloil mio desiderio è stato esaudito.

 

(Entra DUMAINcon un foglio)

 

Dumain trasformato: ecco quattro merli in un piatto!

DUMAIN: Oh divinissima Caterinuccia!

BIRON: Oh profanissimo scemo!

DUMAIN: Per il cielosei la maraviglia dell'occhio mortale!

BIRON: Per la terratu mentipoiché ella non è che corporale!

DUMAIN: I suoi capelli ambrati fanno apparire brutta l'ambra stessa.

BIRON: Un corvo color d'ambra è veramente degno di nota.

DUMAIN: Diritta come un cedro.

BIRON: Adagio! Ha una spalla che sembra stia per partorire.

DUMAIN: Bella come il giorno!

BIRON: Sìcome qualche giorno in cui non brilla il sole.

DUMAIN: Ohse il mio desiderio fosse esaudito!

LONGAVILLE: Così lo fosse il mio!

RE: Ed anche il miobuon Dio!

BIRON: Amenpurché il mio lo fosse. Non è gentile da parte mia dir così?

DUMAIN: Vorrei dimenticarlama ella regna nel mio sangue come una febbree mi costringe a pensare a lei.

BIRON: Una febbre nel vostro sangue! Ebbeneallora un salasso la farà venir fuori nel bacile! Soave svarione!

DUMAIN: Voglio rileggere ancora una volta l'ode che ho scritta!

BIRON: Ancora una volta voglio osservare come l'amore sappia variare le sue trovate.

DUMAIN (leggendo):

Un giornoahimègiorno selvaggio!

Amorpel quale è sempre maggio.

Scorse un fiore più che bello Che scherzava al venticello:

Tra le foglie di velluto Passa il vento non veduto.

L'egro amante ebbe disiro D'esser quel celeste spiro:

"Aerle gote enfiar tu puoiTal trionfo avessim noi!

Ma giurai non far rapina Di terosealla tua spina:

Voto ostile a giovinezzaPresta a côrre il fior che olezza.

Dehnon dir ch'io fo peccato Se in tuo nome ho spergiurato; Per te Giove pronto fôra A giurar che Giuno è moraE ad assumer mortal spoglia Appagando in te sua voglia".

Voglio inviarle questi versiinsieme a qualcosa ancor più chiara che serva ad esprimere la famelica pena del sincero amor mio. Ohvolesse il cielo che il reBiron e Longaville fossero anch'essi innamorati!

La loro colpa servendo d'esempio alla miacancellerebbe dalla mia fronte il segno dello spergiuropoiché nessuno è colpevole quando tutti farneticano!

LONGAVILLE (avanzandosi): Dumainla tua passione non è affatto caritatevolese desideri compagni di sventura nelle tue pene amorose.

Puoi impallidire quanto vuoima in quanto a me sono certo che arrossirei se fossi stato inteso e sorpreso a fallare così.

RE (avanzandosi): Suvviasignorearrossitepoiché il vostro caso è simile al suoe sgridandolo vi rendete due volte più colpevole. Voi non amate Maria! Longaville non ha mai composto un sonetto in sua lodené mai ha incrociato le braccia sul petto innamorato per frenare i palpiti del suo cuore. Son rimasto ben nascosto in questo cespuglio e vi ho osservati entrambiarrossendo per tutti e due. Ho ascoltato le vostre rime colpevolispiato il vostro contegnoho visto sospiri esalare dal vostro petto e ho ben notato i vostri sfoghi amorosi.

"Ahimè" diceva l'uno; "Oh Giove!" esclamava l'altro. L'uno vantava gli aurei capelli di leil'altro gli occhi di cristallo. (Volgendosi a Longaville) Voi eravate disposto a rinnegare la vostra fede per il paradiso... (volgendosi a Dumain) e Gioveper la vostra amatainfrangerebbe un giuramento! Che dirà Biron quando udrà che avete infranto quel voto fatto con tanto zelo? Come vi scherniràcome eserciterà il suo spirito contro di voi! Come trionferàsalterà e riderà! Per tutte le ricchezze che ho mai contemplatenon vorrei che ne sapesse altrettante sul conto mio.

BIRON: Adesso veniamo fuori a flagellare l'ipocrisia! (Avanzandosi) Ahmio buon sovranoti pregoperdonami! Oh tenero cuoreche grazia hai tu dunque per rimproverare in tal modo il loro amore a questi vermiciattolitu che sei più innamorato di tutti? I vostri occhi non producon già cocchinelle vostre lacrime non appare mica una certa principessa. Vorrete non essere spergiuroche è una cosa abbominevole! In quanto a far sonetti è roba da menestrelli! Ma non vi vergognate? non avete dunque vergogna tutti e tredi essere andati tanto fuor di strada? (Indicando Dumain a Longaville) Voi avete visto la pagliuzza nell'occhio suoe il re l'ha vista nel vostro: ma io ho scorto la trave nell'occhio di tutti e tre. Ohquale scena di follia ho contemplatodi sospiridi gemitidi dolore e di affanno. Ohimècon quanta tenace pazienza me ne sono stato a vedere un re trasformato in insettoil grande Ercole frustare una trottolail profondo Salomone intonare una gigaNestore giocare a nocino coi ragazzie il censore Timone divertirsi con dei vani balocchi! Dov'è il tuo dolore?

Ohditemi mio buon Dumain e tugentile Longavilledov'è il vostro male? E dov'è il male del mio sovrano? nel pettoper tutti. Olàportatemi una candela!

RE: Il tuo sarcasmo è troppo amaro. Ci siamo dunque così traditi al tuo sguardo?

BIRON: Non voi siete traditima ioio che sono onestoioche considerai una colpa spezzare il voto a cui mi sono sottomesso: sono il traditopoiché ho fatto lega con uomini incostanti come voi.

Quando mai mi vedrete scrivere qualcosa in rima? O gemere per una marcolfa? O impiegare un sol minuto ad azzimarmi? Quando mai mi udrete lodare una manoun piedeun voltoun occhioun portamentoun atteggiamentouna fronteun senouna vitauna gambaun membro del corpo?

RE: Piano! Perché corri tanto? E' un onest'uomo o un ladro che va di tal carriera?

BIRON: Fuggo dall'amore. Mio buon innamoratolasciatemi andare.

 

(Entrano GIACOMETTAcon una lettera in manoe ZUCCA)

 

GIACOMETTA: Dio benedica il re!

RE: Che Presente mi rechi?

ZUCCA: Un tradimento sicuro.

RE: Che c'entra il tradimento qui?

ZUCCA: Non c'entra proprio nullasignore!

RE: Se non fa nulla di maleil tradimento e voi potete andarvene assieme in pace.

GIACOMETTA: Supplico Vostra Grazia di far leggere questa lettera. Il nostro parroco ne sospettae ha detto che c'è un tradimento.

RE: Bironleggila. (Biron legge la lettera) Da chi l'hai avuta?

GIACOMETTA: Da Zucca.

RE (volgendosi a Zucca): E tu?

ZUCCA: Da Dun Armadioda Dun Armadio.

 

(Biron lacera la lettera)

 

RE: Ebbeneche ti viene in mente? Perché la strappi?

BIRON: Una sciocchezzamio sovranouna sciocchezza: Vostra Grazia non deve inquietarsene.

LONGAVILLE: Lo ha profondamente scossoe perciò leggiamola!

DUMAIN (raccogliendo i frammenti della lettera): E' la scrittura di Bironed ecco qui il suo nome.

BIRON (a Zucca): Ahscimunito figlio di puttanasei nato per fare la mia vergogna! (Al Re) Sono colpevolemio signoresono colpevole!

Confessoconfesso!

RE: Cosa?

BIRON: Che voialtri tre sciocchi avevate bisogno di mescioccoper completare il quartetto. Luiluie voie voimio sovranoed iosiamo borsaioli in amore e meritiamo la morte. Ohcongedate questo pubblicoed io vi dirò di più.

DUMAIN: Adesso il numero è pari.

BIRON: E' veroè vero: siamo quattro. Se ne vogliono andare queste tortorelle?

RE: Via di quivoialtrivia!

ZUCCA: Andiamocenenoi gente onestae lasciamo qui i traditori.

 

(Escono Zucca e Giacometta)

 

BIRON: Cari signoricari amantiabbracciamoci! Siamo altrettanto onesti quanto possono esserlo la carne ed il sangue. Il mare deve pure avere il flusso e il riflusso ed il cielo mostrare il suo volto: il sangue giovanile non può obbedire agli ordini della vecchiezzae non possiamo opporci alla causa che ci ha fatti nascere; quindi eravamo costretti ad essere spergiuri in ogni caso.

RE: Quello scritto lacerato rivelava forse un tuo amore?

BIRON: Me lo domandate? E chi mai può contemplare la celeste Rosalina senza sentirsi obbligatoal pari del rude e selvaggio indiano davanti al primo raggio dello splendido orientea curvare la testa vassalla eabbagliatoa baciare la vile terra col retto umiliato? Qual è l'occhio d'aquila abbastanza spavaldo da osar di fissarsi sul cielo della sua frontesenza essere accecato dalla sua maestà?

RE: Che zeloche esaltazione ti ispirano adesso? La mia amatache è la padrona della tuaè una graziosa lunae la tua bella non ne è che il satelliteuna luce appena visibile.

BIRON: I miei occhi allora non sono occhi né io Biron. Ohse non fosse per l'amor mioil giorno si cambierebbe in notte. La suprema eccellenza di tutte le tinte si è riunitacome ad una fieranelle sue fiere guancedove diversi pregi si fondono in un'unica nobiltàdove nulla manca di ciò che il desiderio ricerca. Prestatemi i fiori retorici di tutte le lingue gentili... Ma no... via la speciosa retorica! Ella non ne ha bisogno... Solo alle cose venali si addice la lode del venditore; ella supera ogni elogioed una lode troppo misera può lasciare una macchia. Un eremita grinzosoconsumato da cento invernise ne scoterebbe di dosso cinquanta guardandola negli occhi.

La bellezza dà nuovo lustro alla vecchiaiacome se quella fosse appena natae dona alle stampelle l'infanzia della culla. Ohella è il sole che fa brillare ogni cosa!

RE: Per il cielola tua amata è nera come l'ebano.

BIRON: L'ebano dunque le somiglia? Oh legno divino! Una moglie di tal legno sarebbe la felicità. Ohchi può accogliere un giuramento? dov'è una Bibbia? così che io possa giurare che la bellezza non è bellezza se non apprende dai suoi occhi a guardaree che nessun volto è bello se non è nero quanto il suo.

RE: Oh paradosso! Nero è l'emblema dell'infernoil colore delle segrete e l'insegnamento della notte: ma il cimiero della bellezza si addice ai cieli.

BIRON: I diavoli che assomigliano agli spiriti della luce tentano più facilmente. Ohse la fronte della mia signora è parata di neroè solo per lutto che i belletti e i capelli finti incantano gli innamorati con le loro false apparenzee quindi ella è nata per mostrare che il nero è il bello. Il suo viso cambierà la moda del giornopoiché lo stesso color nativo del sangue sarà considerato un belletto; e quindi le fanciulle di carnagione rosea desiderose di evitar discredito si tingeranno di neroper imitare la fronte di lei.

DUMAIN: E' per somigliare a lei che gli spazzacamini sono neri!

LONGAVILLE: E dall'epoca della sua venuta al mondoi carbonai sono considerati splendidi!

RE: E gli Etiopi si vantano del loro delicato colorito!

DUMAIN: L'oscurità non ha più bisogno di candele adessopoiché il buio è la luce.

BIRON: Le vostre innamorate non osano uscire colla pioggiaper timore che il loro colore non stinga coll'acqua.

RE: Sarebbe bene che la vostra lo facesse poichésignor mioper parlarvi schiettotroverò un volto oggi non lavato più chiaro del suo.

BIRON: Vi proverò che essa è chiaraa costo di rimaner qui a chiacchierare fino al giorno del Giudizio.

RE: Nessun diavolo in quel giorno ti spaventerà tanto quanto lei.

DUMAIN: Non ho mai conosciuto alcuno che tenesse tanto cara una cosa vile.

LONGAVILLE (mostrando la propria scarpa): Ecco qui la tua bella:

guarda il mio piede e vedrai anche la sua faccia.

BIRON: Ohse anche le strade fossero lastricate coi tuoi occhii suoi piedi sarebbero troppo delicati per camminarvi sopra.

DUMAIN: Oibò! allora mentre la tua bella cammina al di sopra la strada vedrebbe ciò che ella tiene nascosto in alto.

RE: Ma a che serve discutere? Non siamo tutti forse innamorati?

BIRON: Ohnulla è altrettanto certoe per conseguenza siamo tutti spergiuri.

RE: E perciò lasciamo le chiacchieree tubuon Bironadesso dimostraci che il nostro amore è legittimo e che la nostra fede non è stata violata.

DUMAIN: Sicurodiamine; ci vuole un palliativo per questo male.

LONGAVILLE: Ohcita qualche autorevole parere che ci insegni come procedere; insegnaci qualche trucco e sottigliezza per ingannare il diavolo.

DUMAIN: Qualche balsamo per lo spergiuro.

BIRON: Ohne abbiamo più di quel che ci abbisogna: attenti dunquearmigeri dell'amore! Considerate quello che avete giurato dapprimae cioè di digiunarestudiare e di non veder donnealtrettanti tradimenti contro la regalità della giovinezza. Ditemipotete digiunare? i vostri stomachi sono troppo giovanie l'astinenza genera malattie. E avendo giurato di studiaresignoriciascuno di voi ha abiurato il suo libro: potete infatti sognarlomeditarlo e scrutarlo continuamente? E come sarete giuntisignor mioe voioppure voia scoprire la fondamentale eccellenza dello studio senza la bellezza di un viso femminile? Dagli occhi delle donne io derivo questa dottrina:

essi sono la basei librile accademie da cui si sprigiona il vero fuoco prometeico. Diaminelo sgobbare troppo avvelena gli agili spiriti delle nostre arterie così come il moto e l'azione troppo prolungati stancano il vigor muscolare del viaggiatore. Oraavendo promesso di non guardare volto di donna avete abiurato la funzione dei vostri occhi e lo studio stessomotivo del vostro giuramento. Poiché quale autore al mondo potrà insegnarvi la bellezza come uno sguardo di donna? La scienza non è che un'aggiunta a noi stessie ovunque noi siamo la nostra dottrina ci accompagna. Quando dunque ci contempliamo negli occhi di una donnanon vi scorgiamo forse anche la nostra scienza? ohabbiamo fatto voto di studiaresignoried in quel voto abbiamo abiurato i nostri libri veri: quando infatti voisireo voioppure voiavreste mai trovato in una plumbea contemplazione quella poesia infocata di cui vi hanno arricchito gli occhi ispiratori delle insegnatrici di bellezza? Vi sono altre gravi scienze che occupano interamente il cervello e quindiessendo praticate in modo sterileaccordano a stento un raccolto a chi le ha faticosamente coltivate. Ma l'amoreche primo si apprende negli occhi di una donnanon vive solo murato nel cervello econ la mobilità di tutti gli elementisi spande veloce come il pensiero in tutte le nostre facoltàimpartendo una doppia forza a tutte le nostre forze al di sopra delle loro funzioni e del loro ufficio. Esso aggiunge una vista preziosa all'occhio: gli occhi di un'aquila si accecherebbero molto prima che quelli di un innamoratoe l'orecchio di un amante udrà il più debole suono che sarà sfuggito all'orecchio sospettoso del ladro. Il tatto dell'amore è più delicato e sensibile delle tenere corna della chiocciolae la lingua dell'amore rende al paragone grossolano il gusto del raffinato Bacco. In quanto al valore poil'amore non è forse un Ercole sempre pronto ad arrampicarsi sugli alberi delle Esperidisottile come la Sfingesoave e melodioso come la lira del radioso Apollo che ha per corde suoi capelli? e quando Amore parlala voce di tutti gli dèi culla il cielo colla sua armonia. Mai alcun poeta oserebbe toccar la penna per scrivere finché il suo inchiostro non fosse stemperato coi sospiri d'Amoree allora i suoi versi posson rapire le orecchie più selvaggetrapiantando nei tiranni la dolce umiltà. Dagli occhi delle donne io traggo questa dottrina: essi scintillano senza posa di un vero fuoco prometeicoe rappresentano i librile artile accademie che mostranocontengono e alimentano il mondo intiero; senza di loro nessuno può eccellere in cosa alcuna.

Siete stati quindi pazzi nell'abiurare le donneoppure mostrerete di essere pazzi se vorrete mantenere il vostro giuramento. In nome della saggezzaparola che è tanto cara agli uominio in nome dell'amoreparola delle donneo in nome delle donne per le quali noi uomini siamo uominilasciamo perdere una buona volta i nostri giuramenti per trovare noi stessio altrimenti finiremo col perder noi stessi per serbare i nostri voti. E' religione spergiurare in questo modopoiché la carità stessa pervade la legge: e chi può separare l'amore dalla carità?

RE: Per San Cupidoallora! Soldatial campo!

BIRON: Spiegate i vostri stendardisignori e gettiamoci sul nemico!

Nella mischia! Dàgli! Ma prima fate bene attenzione di aver nella pugna il vantaggio del sole.

LONGAVILLE: Adesso veniamo al sodo e lasciamo da parte i riboboli.

Siamo risoluti a corteggiare quelle ragazze di Francia?

RE: Sìed anche a conquistarle. Immaginiamo quindi qualche divertimento per festeggiarle nelle loro tende.

BIRON: Prima di tutto riconduciamole dal parco fin là; quindiin camminociascuno di noi si impadronisca della mano della sua bella dama. Nel pomeriggio le intratterremo con qualche inusitata ricreazione quale ci concederà la brevità del tempo: poiché le festei ballile mascherate e le ore allegre precedono l'amore bello cospargendone di fiori il cammino.

RE: Viavianon dobbiamo perdere un attimo del tempo che può essere da noi messo a frutto.

BIRON: Allonsallons! Seminando loglio non si raccoglie granoe la giustizia si libra sempre con giuste lance. Delle ragazze leggere possono essere il flagello destinato ad omini spergiurie se è cosìavremo il tesoro che ci spetta per la nostra moneta.

 

(Escono)

 

 

 

ATTO QUINTO

 

SCENA PRIMA - La stessa. Davanti alla tenda della Principessa

(Entrano OLOFERNEser NATANIELE e TONTO)

 

OLOFERNE: "Satis quod sufficit".

NATANIELE: Io lodo Dio per voimessere. I vostri ragionamenti a tavola sono stati acuti e sentenziosipiacevoli senza scurrilitàsaggi senza affettazionearditi senza impudenzadotti senza vanagloriae originali senza eresia. Ho parlato questo "quandam" giorno con un compagno del re che è intitolatonominato o chiamato Don Adriano de Armado.

OLOFERNE: "Novi hominem tamquam te". E' un uomo di umore altezzosodi parola risolutadi lingua affilatadi sguardo ambiziosodi passo maestosodi comportamento generale vanoridicolo e millantatore. E troppo raffinatotroppo preziosotroppo affettatotroppo stravagantecome chi dicessetroppo peregrinose posso esprimermi così.

NATANIELE (tirando fuori il suo taccuino): Epiteto veramente singolare e scelto.

OLOFERNE: Egli dipana il filo della sua verbosità meglio che la matassa delle sue argomentazioni. Aborro codesti fantastici fanaticicodesti compagni poco socievoli e puntigliosicodesti carnefici dell'ortografia che dicono leziosamente "enimma" quando dovrebbero dire "enigma"trionfoquando dovrebbero pronunziare "triumpho" triumphoe non trionfo; quelli che dicono "capegli" invece di "capelli"; per i quali "tingere" "vocatur" "tignere" e "carico" si abbrevia in "carco". Tutto ciò è abominabile - costoro direbbero abbominevole! Tutto ciò non è senza insinuazioni d'insania: "ne intelligisdomine"? C'è da diventar pazzilunatici!

NATANIELE: "Laus Deobene intelligo".

OLOFERNE: "Bonbonfort bon"Prisciano! E' un latino un po' scorticatoma può andare.

 

(Entrano ARMADOTIGNOLA e ZUCCA)

 

NATANIELE: "Videsne quis venit"?

OLOFERNE: "Video et gaudeo".

ARMADO: Mescère!

OLOFERNE: "Quare" "mescère" e non "messere?".

ARMADO: Uomini di paceben trovati!

OLOFERNE: Militarissimo signoresalute!

TIGNOLA (a parte): Sono stati ad un gran banchetto di lingueed hanno portato via le briciole.

ZUCCA: Ohsono vissuti a lungo sulle parole gettate nel paniere delle elemosine. Non stupisco che il tuo padrone non ti abbia ancora mangiato scambiandoti per una parolapoiché di tutta una testa non arrivi alla lunghezza di "honorificabilitudinitatibus". Sei più facile ad inghiottire che una caldarrosta!

TIGNOLA: Silenzio! Lo scampanio comincia.

ARMADO (ad Oloferne): Signorenon siete uomo di lettere?

TIGNOLA: Sì sì. insegna Cornelio ai ragazzi. (A Oloferne) Che cosa formano ebletti all'incontrario con un corno in testa?

OLOFERNE: Bepueritiacon l'aggiunta di un corno!

TIGNOLA: Beuno sciocchissimo montone con le corna! (Ad Armado) Avete udito la sua scienza!

ARMADO: "Quisquis"tu mera consonante?

TIGNOLA: L'ultima delle cinque vocalise la ripetete voio la quinta se la ripeto io.

OLOFERNE: Voglio ripeterle: aei...

TIGNOLA: Pecorone! Le altre due danno la conclusione: otu!

ARMADO: Ebbeneper la salsa onda del Mediterraneoecco un leggiadro colpouna pronta botta dello spirito! Snipsnaptoccato! Ciò mi rallegra l'intelletto: spirito autentico!

TIGNOLA: Scagliato da un bambino ad un canutoche è quasi: cornuto.

OLOFERNE: Che figura del discorso hai usata?

TIGNOLA: La figura dei corni!

OLOFERNE: Tu discuti come un bambino: va' a frustar la trottola.

TIGNOLA: Prestatemi il vostro corno per fabbricarne unae così farò girare a suon di frustate il vostro scorno "unciatim". Una trottola fatta di corno di becco!

ZUCCA: Se non avessi che un soldo al mondo te lo darei; per comprarti del panpepato. Tieni! ecco proprio la rimunerazione che ho ricevuto dal tuo padroneo piccolo salvadanaio di spiritouovo di piccione di senno! Ohse i cieli avessero solamente voluto che tu fossi il mio bastardoche allegro padre avresti fatto di me! Va': hai uno spirito "ad ugnegnele"cioè a dire fino alla punta delle unghie.

OLOFERNE: Ohsento odore di latino sbagliato: "ad ugnegnele" per "ad unguem"!

ARMADO (ad Oloferne): Uomo dottopreambulante; allontaniamoci dai barbari. Non siete voi forse che istruite la gioventù nella scuola gratuita sulla cima della montagna?

OLOFERNE: Omeglio del "mons"la collina.

ARMADO: A vostro piacere per quel che guarda la montagna.

OLOFERNE: Son iofuor di dubbio.

ARMADO: Messereè grazioso piacere e desiderio del re di salutar la principessa nella sua tenda nel posteriore di questo giornoche la vile moltitudine chiama pomeriggio.

OLOFERNE: Il posteriore del giornogenerosissimo signoreè un'espressione convenevolecongrua e appropriata al pomeriggio. La parola è colta benebene sceltaarmoniosa e calzanteve lo assicuromessereve lo assicuro.

ARMADO: Messereil re è un nobile gentiluomoe mio intrinsecoposso assicurarveloun eccellente amico. Quanto alla familiarità che esiste tra noipassiamo oltre ("ti pregoricordati che ti sei tolto il cappello: ti supplicorimettitelo in capo!"): ecco che cosa mi dice in mezzo ad altri urgenti e serissimi argomenti e per di più di grande importanza... Ma passiamo oltre! Debbo dirti che Sua Grazia si compiacepoffare il mondodi appoggiarsi talvolta alla mia povera spalla e di carezzare col suo regale ditocosìla escrescenza capillarecioè i miei baffi. Ma passiamo oltrecuor mio. Poffar del mondonon ti racconto frottole. Piace a Sua Grandezza di conferire certi onori speciali ad Armadoun soldatoun viaggiatore che ha visto il mondo: ma passiamo oltre! La conclusione finale - macuor mioti imploro di mantenere il segreto! - è che il re mi ha pregato di offrire alla principessala dolce gallinella!qualche dilettosa ostentazioneo spettacoloo trionfoo rappresentazione grottesca o fuoco d'artifizio. Oraavendo appreso che il curato e voi stessomio carosiete abili in tali eruzioni ed improvvisi scoppi di gaiezzaper così direvi ho in formato di tutto per implorare il vostro aiuto.

OLOFERNE: Messerefarete rappresentare davanti a lei "I nove prodi".

Messerese si tratta di un trattenimentodi uno spettacolo che secondo gli ordini del re e di questo nobileillustre e dotto gentiluomo deve essere eseguitocol nostro aiutonel posteriore di questo giorno davanti alla principessavi dico che non c'è nulla di meglio da rappresentare che "I nove prodi".

NATANIELE: E dove troverete uomini abbastanza prodi per rappresentarli degnamente?

OLOFERNE: Voi sarete Giosuèio stesso e questo nobile gentiluomoGiuda Maccabeo; questo villicoa causa della grandezza delle sue membra e giunturerappresenterà Pompeo il Grande; il paggio sarà Ercole.

ARMADO: Scusatemimesserema vi è uno sbaglio. (Mostrando Tignola) Il paggio non ha proporzioni sufficienti nemmeno per rappresentare il pollice di quel prode; non è neanche grosso quanto la punta della sua clava.

OLOFERNE: Mi si vuol dare ascolto? Egli rappresenterà Ercole minorenne. La sua entrata e la sua uscita consisteranno nello strangolare un serpenteed io preparerò un'apologia a tale riguardo.

TIGNOLA: Idea eccellente! Cosìse qualcuno degli spettatori fischieràpotrete gridare: "Bravo Ercoleora strangoli il serpente!" ed ecco il modo per rendere graziosa un'offesasebbene pochi abbiano la grazia di saperlo fare.

ARMADO: E in quanto agli altri prodi?

OLOFERNE: Io stesso reciterò la parte di tre.

TIGNOLA: Gentiluomo tre volte prode!

ARMADO: Debbo dirvi una cosa?

OLOFERNE: Ascoltiamo.

ARMADO: Se questo non va a fagioloinsceneremo una rappresentazione grottesca. Vi scongiuroseguitemi.

OLOFERNE: Viamio buon Tontotu non hai detto una sola parola in tutto questo tempo. TONTO: E non ne ho nemmeno compresa alcunamessere.

OLOFERNE: "Allons"! ti daremo qualcosa da fare.

TONTO: Io prenderò parte in una danzao farò qualcosa di simile; oppure batterò il tamburello davanti ai Prodi per far lor danzare il trescone.

OLOFERNE: Sei proprio un tontomio onesto Tonto. Ma andiamo al nostro sollazzo (Escono)

 

 

 

SCENA SECONDA - La stessa. Davanti alla tenda della Principessa

(Entrano la PRINCIPESSACATERINAROSALINA e MARIA)

 

PRINCIPESSA: Mie dilettesaremo ricche prima di partirese i doni continueranno a giungerci in tale abbondanza. Una signora cinta da un muro di diamanti! Guardate un po' che cosa ho ricevuto dal re innamorato.

ROSALINA: Signoranon vi era qualcosa d'altro insieme al dono?

PRINCIPESSA: Null'altro che questo? Ma sìc'era tanto amore in rima quanto ne può venir stipato in un foglio di cartascritto su entrambe le facciatesul margineovunquee sigillato in cera col nome di Cupido.

ROSALINA: Era l'unico modo per fargli aver buona cerapoiché non fa che frignare da cinquemila anni.

CATERINA: Sìed anche una mala cera patibolare.

ROSALINA: Non sarete mai buoni amicivoi e lui: egli ha ucciso vostra sorella.

CATERINA: L'ha resa malinconicatriste e cupaed ella ne è morta. Se fosse stata leggera come voidi un umore così allegroagilee vivaceavrebbe potuto esser nonna prima di morirecome lo sareste voipoiché un cuor leggero vive a lungo.

ROSALINA: Quale oscuro sensotopolina miadate a questo vocabolo leggero?

CATERINA: Lègger carattere in bellezza oscura.

ROSALINA: Abbiamo bisogno di maggior luce per leggere quel che volete dire.

CATERINA: Resterete al buio se non avete altri moccoli; quanto a meil mio discorso terminerà nell'oscurità.

ROSALINA: Vedetetutto ciò che fate lo fate sempre all'oscuro.

CATERINA: Ma così non fate voiperché siete una ragazza leggerae sciorinate ogni vostra faccenda al sole.

ROSALINA: Effettivamente non peso quanto voie perciò vi sembro leggera.

CATERINA: Voi non mi date pesoperché mi avete poco a cura.

ROSALINA: Per una buona ragione: si ha poco curaquando non c'è più cura che valga.

PRINCIPESSA: Ben ribattutoda entrambe; una partita di spirito ben giocata. MaRosalinadi regali ne avete ricevuti anche voi: chi ve l'ha mandato? e cosa è?

ROSALINA: Voglio che lo sappiate. Se il mio volto fosse solamente bello quanto il vostrosarebbe di quei regali come il vostro(mostrando un gioiello) e questo ne sia testimone. Sìanch'io ho dei versigrazie a Biron. La misura è giustae se io fossi della misura che dicesarei la più bella dea della terra. Sono paragonata a ventimila belle. Ohha fatto il mio ritratto nella sua lettera.

PRINCIPESSA: Ed è somigliante?

ROSALINA: Sìnelle lettere del mio nomema nulla nelle lodi della mia persona.

PRINCIPESSA: Siete dunque bella come l'inchiostrola conclusione è esatta.

CATERINA: Bella come una B in un modello di calligrafia.

ROSALINA: Attenta ai pennelli! Non voglio morire vostra debitriceo maiuscola rossao lettera dorata! Ohche peccato che il vostro viso sia così pieno di O.

PRINCIPESSA: Al diavolo codesta faceziae maledette siano tutte le malediche! MaCaterinache cosa vi ha mandato il bel Dumain?

CATERINA: Signoraquesto guanto.

PRINCIPESSA: Non ve ne ha mandati due?

CATERINA: Sìsignoraed inoltre circa un migliaio di versi d'amante fedele; una immensa traslazione d'ipocrisia malamente composta e profondamente sciocca.

MARIA: Questo mi è stato inviato da Longaville assieme a queste perle:

la lettera è di mezzo miglio troppo lunga.

PRINCIPESSA: Anch'io lo credo. Non pregheresti in cuor tuo che la collana fosse più lunga e la lettera più corta?

MARIA: Sìdovessero queste mie mani rimanere eternamente congiunte.

PRINCIPESSA: Siamo proprio delle ragazze savie burlandoci in tal maniera dei nostri innamorati.

ROSALINA: Ed essi sono tanto più matti nel comprare le nostre beffe a così alto prezzo. Voglio torturare quel Biron prima di partire:

sapessi almeno che è stato preso in trappolacome lo costringerei a umiliarsia pregare e a supplicaread attendere il momento buonoa osservare l'oraa spendere il suo prodigo ingegno in rime inutiliad assoggettarsi a tutti i miei comandia gloriarsi di essere diventatoglorificandomil'oggetto dei miei scherni. Vorrei baloccarmi con la sua esistenza come con quel pendentesì da far di lui il mio fatuo e diventare io il suo fato.

PRINCIPESSA: Nessuno è accalappiato tanto benequando è accalappiatoquanto un saggio diventato fatuo. La folliagerminata dalla saggezzaha tutta la garanzia della saggezzal'aiuto dell'istruzione e la grazia stessa dello spirito per aggraziare un dotto fatuo.

ROSALINA: Il sangue della giovinezza non arde con tanto fervore quanto la gravità che si volge in lascivia.

MARIA: Sìla follia dei pazzi è sempre meno cospicua che non quella dei saggiquando il senno dà in ciampanellepoiché dedica tutto il potere dell'ingegno a dimostrare che c'è virtù nella scemenza.

 

(Entra BOYET)

 

PRINCIPESSA: Ecco Boyetcon l'allegria in volto.

BOYET: Ohmi smammolo dalle risa. Dov'è Sua Grazia?

PRINCIPESSA: Che notizieBoyet?

BOYET: Preparatevisignorapreparatevi! All'armiall'armifigliuole! Si prepara un attacco contro la vostra pacee l'amore si avvicina travestitoarmato di argomentazioni. Sarete colte di sorpresa: chiamate a raccolta le vostre facoltà intellettuali e state pronte a difendervi: oppure nascondete la testa come tante codarde e fuggite via di qui.

PRINCIPESSA: San Dionigi contro San Cupido! Chi sono coloro che puntano la loro eloquenza contro di noi ? Parlaesploratore parla.

BOYET: Sotto la fresca ombra di un sicomoro avevo pensato di chiuder gli occhi per una mezz'orettaquando eccoad interrompere il mio progettato riposopotei vedere avanzarsi verso quell'ombra il re ed i suoi compagni. Cautamente strisciai in una macchia vicinae sorpresi il discorso che adesso udrete; ossia che tra poco saranno qui travestiti. Il loro araldo è un paggio bricconcello e grazioso che si è imparato bene a memoria il messaggio: essi gli hanno insegnato i gesti e il tono giusto: "Così devi parlaree così devi atteggiare la persona": e di tanto in tanto esprimevano il dubbio che la vostra presenza principesca lo mettesse in soggezione. "Poiché - diceva il re tu vedrai un angelo: ma non aver timore e parla audacemente". Il ragazzo rispose: "Un angelo non può essere malvagioed io l'avrei temuta se essa fosse stata un diavolo". A questo tutti risero e gli batterono la mano sulla spalladando così colle loro lodi nuovo ardimento all'ardito bricconcello. Uno si grattava i gomiti cosìsghignazzandoe giurava che mai miglior discorso era stato fatto prima di allora; un altroschioccando le ditagridava. "Via! lo faremoqualunque cosa possa accadere". Il terzo saltellava gridando:

"Tutto va bene". Il quarto fece una piroetta e cadde giù. Allora ruzzolarono tutti per terra ridendo così di cuorecosì profondamente che in quell'accesso d'ilaritàquasi a reprimere la loro folliaspuntarono loro sugli occhi le solenni lacrime dell'affanno.

PRINCIPESSA: Ebbene? Ebbene? Verranno a trovarci?

BOYET: Sicurosicuro. E sono vestiti da moscoviti o da russia quanto capisco. Vengono con l'intenzione di parlamentaredi corteggiarvi e di ballaree ciascuno di essi esporrà la sua faccenda amorosa alla propria dama ed ognuno riconoscerà la sua per mezzo del regalo che le ha offerto.

PRINCIPESSA: Faranno proprio così? Quei damerini saranno messi alla prova. Poichésignorenoi saremo tutte mascherate e nessuno di loro otterrà la graziaper quanto supplichidi vedere il volto di una dama. TieniRosalinatu porterai questo gioielloed il re ti farà la corte scambiandoti per la sua amata. Tienitu prendi questo mia carae dammi il tuoe così Biron mi scambierà per Rosalina. (A Caterina e a Maria) Ed anche voi scambiatevi i regali che avete ricevutiin modo che i vostri innamorati non corteggeranno la persona giustatratti in inganno da queste sostituzioni.

ROSALINA: Suvviadunque: mettiamo bene in vista i loro doni.

CATERINA: Ma in questo scambio qual è il vostro intento?

PRINCIPESSA: Il mio intento è di contrastare il loro. Essi non agiscono che per allegra beffae l'unica mia intenzione è di render loro pan per focaccia. Essi sveleranno i loro diversi segreti alle loro false belle e in tal modo resteranno scherniti alla prossima occasione in cui c'incontreremo per salutarli e parlare loro a viso scoperto.

ROSALINA: Ma dovremo ballarese ci inviteranno?

PRINCIPESSA: No; moriremo prima di muovere un piedené renderemo grazie al loro discorso scritto; mentre verrà recitatociascuna di noi volga le spalle!

BOYET: Diamineun tal dispregio scoraggerà l'oratoree farà divorziare la sua memoria dalla parte che deve sostenere.

PRINCIPESSA: Appunto per questo farò cosìe sono certa che gli altri non si faranno avantise lui sarà messo fuori gioco. Non c'è beffa più bella che farsi beffa dei beffeggiatoried appropriarci la loro allegria conservando intatta la nostra. In tal modo noi resteremo qui schernendo il loro progettato scherzoed essiben schernitise ne dovranno andare svergognati.

 

(Suono di trombe)

 

BOYET: La tromba suona. Andate a mascherarvi. Ecco le maschere.

 
(Entrano dei Mori con musicaTIGNOLA con il discorso scrittoil RE e gli altri Signori travestiti da russicon la maschera)

 

TIGNOLA: Salute alle più ricche bellezze della terra !

BOYET: Bellezze non più ricche di un ricco taffettà.

TIGNOLA: Sacro gruppo delle più belle dame... (le Signore gli volgono le spalle) che mai abbiano rivolto... le spalle... a sguardo mortale!

BIRON: "Gli occhi"canagliagli occhi!

TIGNOLA: ... Che mai abbiano rivolto gli occhi a sguardo mortale!

Fuor...

BOYET: Davverosei proprio "fuori!".

TIGNOLA: Fuor di misura celesti spiritidegnatevi di non guardare...

BIRON: "Sol di guardare"briccone!

TIGNOLA: ... Degnatevi sol di guardare coi vostri occhi raggianti al par di comete... coi vostri occhi raggianti al par di comete...

BOYET: Esse non risponderanno a un tale epitetofaresti meglio a dire: "coi vostri occhi raggianti al par di comari".

TIGNOLA: Esse non mi ascoltanoed è questo che mi sconcerta.

BIRON: E' questa la tua bravura? Vattenecanaglia!

 

(Esce Tignola)

 

ROSALINA: Che vogliono questi stranieri? Informatevi delle loro intenzioniBoyet. Se parlano la nostra linguaè nostro volere che uno di loro ci esponga in modo semplice i loro propositi. Sappiate cosa vogliono.

BOYET: Che volete dalla principessa?

BIRON: Null'altro che pace ed un affabile colloquio.

ROSALINA: Che cosa vogliono dunque?

BOYET: Null'altro che pace ed un affabile colloquio.

ROSALINA: Ebbenehanno avuto codestoe così dite loro di andarsene.

BOYET: Ella dice che l'avete avutoe che ve ne potete andare.

RE: Ditele che abbiamo misurato molte miglia per danzare una misura di danza insieme a voi su quest'erba.

BOYET: Dicono che hanno misurato molte miglia per danzare una misura di danza insieme a voi su quest'erba.

ROSALINA: Non così. Domandate loro quanti pollici ci sono in un miglio: se hanno misurato molte migliasarà facile per loro dirci la misura di uno.

BOYET: Seper venir quaavete misurato migliae molte migliala principessa vi invita a dirle quanti pollici ci vogliono per fare un miglio.

BIRON: Ditele che abbiamo misurato le miglia a passi faticosi.

BOYET: Ella vi ascolta.

ROSALINA: Quanti faticosi passi avete contati nel percorso di un miglio tra tutte quelle faticose miglia che avete percorso?

BIRON: Noi non contiamo nulla di ciò che spendiamo per voi. Il nostro ossequio è così riccocosì infinitoche potremmo continuare a prestarlo sempre senza calcolare. Degnatevi di mostrarci lo splendore solare del vostro volto così che possiamo adorarlo come dei selvaggi.

ROSALINA: Il mio volto è soltanto una luna e per di più annuvolata.

RE: Beate quelle nuvole checome le vostrevi sfiorano il viso!

Degnatevio luna splendentee voi stelle che le fate coronadi brillare sui nostri occhi umidi allontanando quelle nubi.

ROSALINA: O vano postulantechiedi qualcosa di più: tu mi domandi soltanto un riflesso di luna sull'acqua.

RE: Allora accordaci una misura di danza. Tu mi hai detto di chiederee questa richiesta non ti parrà strana.

ROSALINA: Sonate alloramusicantie sbrigatevi. (Musica) Non ancoranon voglio danzare: vedete che cambio come la luna.

RE: Non volete danzare? Come mai vi siete mutata così?

ROSALINA: Avevate preso la luna quando era pienama adesso è cambiata.

RE: Ma ella è sempre la luna ed io l'uomo della luna. La musica suona:

degnatevi di seguirne col moto la cadenza.

ROSALINA: Le nostre orecchie la seguono.

RE: Ma sono le vostre gambe che dovrebbero farlo.

ROSALINA: Poiché siete stranieri e siete venuti qui per puro casonon vogliamo essere schizzinose. Dateci la mano: ma non danzeremo.

RE: E allora perché darci la mano?

ROSALINA: Soltanto per separarci da buoni amici. Un inchinomiei carie così la misura è finita.

RE: Misurate più largamente questa misuranon siate spilorcia.

ROSALINA: Non possiamo accordarvi di più per un tal prezzo.

RE: E allora fate il vostro prezzo da voi stesse. A che prezzo si vende la vostra compagnia?

ROSALINA: Solamente al prezzo della vostra assenza.

RE: Questo non può andare.

ROSALINA: Quindi non possiamo essere compratee così addio due volte alla vostra maschera e mezza volta a voi!

RE: Se rifiutate di danzarechiacchieriamo almeno ancora un poco.

ROSALINA: In privato allora.

RE: Lo preferisco anch'io.

 

(Conversano a parte)

 

BIRON (alla Principessa): Oh signora dalla bianca manouna parolina dolce con te PRINCIPESSA: Mielelatte e zucchero: eccone tre.

BIRON: Ebbenealloraraddoppiamo il ternose diventate così sottile: idromelebirra dolce e malvasia. Bel tiro di dadi ! Ecco mezza dozzina di dolcezze.

PRINCIPESSA: Ma settima è questa: addio! Giacché sapete bararenon voglio più giocare con voi.

BIRON: Una parola in segreto.

PRINCIPESSA: Ma che non sia dolce!

BIRON: Tu mi sconvolgi la bile PRINCIPESSA: La bile? E' amara.

BIRON: E perciò giunge a proposito.

 

(Conversano a parte)

 

DUMAIN (a Maria): Volete degnarvi di scambiare una parola con me?

MARIA: Ditemela.

DUMAIN: Bella signora...

MARIA: E' questo che mi dite? "Bel signore"... prendetevi questo complimento in cambio del vostro.

DUMAIN: Vi pregoun breve colloquio privato e poi vi dirò addio.

 

(Conversano a parte)

 

CATERINA (a Longaville): Come! la vostra maschera è forse senza lingua?

LONGAVILLE: So la ragione della vostra domandasignora.

CATERINA: Ohditemi la vostra ragione. Prestosignore: ardo dal desiderio di conoscerla!

LONGAVILLE: Voi avete una doppia lingua dentro la vostra mascherae metà a questa mia che tace vorreste darne per corredo.

CATERINA: Lasciate stare il core; equanto al redonon è un vitello?

LONGAVILLE: Un vitellobella signora?

CATERINA: Noun bel signor vitello.

LONGAVILLE: Dividiamo in due la parola.

CATERINA: Nonon voglio essere la vostra metà. Prendetevela tuttae divezzatela; potrebbe diventare un bue.

LONGAVILLE: Vedete come fate ai cozzi con voi stessa in questi frizzi mordaci. Volete dunque dar delle cornao casta signora? Non fatelo.

CATERINA: E allora cercate di morire mentre siete ancora vitelloprima che vi nascano le corna.

LONGAVILLE: Concedetemi una parola in disparteprima che io muoia.

CATERINA: Muggite adagio alloraperché il beccaio potrebbe udirvi.

 

(Conversano a parte)

 

BOYET: Le lingue delle ragazze burlone sono taglienti come il filo sottile del rasoioche taglia un capello invisibile allo sguardo.

Esse superano la comprensione umana tanto la loro conversazione sembra sensata. I loro frizzi hanno ali più veloci delle freccedelle palledel ventodel pensiero e delle cose più veloci.

ROSALINA: Non una parola di piùragazze mie: finiamola.

BIRON: Per il cielosiamo stati feriti tutti senza spargimento di sangue a forza di beffe!

RE: Addiofanciulle pazze: avete poco cervello.

PRINCIPESSA: Venti volte addiomiei gelati moscoviti. (Escono i Signori coi Mori) Questa è dunque quella sì ammirata compagnia d'ingegni?

BOYET: Son ceri che il vostro soave alito ha spento.

ROSALINA: Hanno un ingegno imbuzzito dal benesseregrosso grossograsso grasso.

PRINCIPESSA: Oh povertà di spiritoscherno regalmente povero! Non credete che si impiccheranno stanotteo che non oseranno più mostrar la faccia a meno che non sia coperta da una maschera? Quel disinvolto Biron era completamente sconcertato.

ROSALINA: Oherano tutti in uno stato deplorevole! Il re era sul punto di piangere per una buona parola.

PRINCIPESSA: Biron non faceva altro che giurare al di là di ogni convenienza.

MARIA: Dumain e la sua spada erano ai miei servigi. "Punto punto" gli ho dettoed il mio servo è subito ammutolito.

CATERINA: Monsignor Longaville ha detto che gli stavo sul cuore: e indovinate come mi ha chiamata!

PRINCIPESSA: Mal di mareforse!

CATERINA: Sìproprio mal d'amare.

PRINCIPESSA: Vattenemalattia che sei!

ROSALINA: Beneci sono stati cervelli migliori sotto semplici berretti di lana. Ma volete saperlo? il re è il mio spasimante giurato.

PRINCIPESSA: E il focoso Biron mi ha impegnata la sua fede.

CATERINA: E Longaville era nato per servirmi.

MARIA: Dumain mi appartiene come la scorza all'albero.

BOYET: Signorae graziose dameascoltate: tra breve essi saranno di nuovo qui nella loro forma naturalepoiché è assolutamente impossibile che essi digeriscano questo duro affronto.

PRINCIPESSA: Torneranno?

BOYET: TornerannotornerannoDio lo sae salteranno dalla gioiasebbene siano stati storpiati dai vostri colpi. Quindiognuno riprenda i propri regaliequando essi ricomparirannofiorite come soavi rose nell'aria estiva.

PRINCIPESSA: "Fiorite"fioritee come? Parla in modo da farti capire.

BOYET: Delle belle signore mascherate sono come rose in boccio: quando si tolgono la maschera e svelano la loro soave mistura di porpora e d'avoriosono come angeli che escono da una nubeo rose sbocciate.

PRINCIPESSA: Oh perplessità! Che cosa dobbiamo fare se essi tornano a farci la corte nella loro forma naturale?

ROSALINA: Mia buona signorase volete lasciarvi consigliare da mecontinuiamo a beffarci di loroadesso che vengono col viso scopertocome li abbiamo beffati travestiti. Lamentiamoci con loro degli sciocchi che sono venuti qui sotto spoglie di moscovitiin goffi abitidomandiamo chi mai potevano essere e con quale scopo ci hanno offerto nella nostra tenda uno spettacolo così meschino di séun prologo malamente scrittoe il loro sì ridicolo e rozzo comportamento.

BOYET: Signoreritiratevi. I damerini si approssimano.

PRINCIPESSA: Corriamo alle nostre tendecome il capriolo corre sul prato.

 

(Escono la PrincipessaRosalinaCaterina e Maria)

(Rientrano il REBIRONLONGAVILLE e DUMAIN nei loro vestiti abituali)

 

RE: Bel signoreche Dio vi guardi! Dov'è la principessa?

BOYET: E' andata nella sua tenda. Forse Vostra Maestà desidera incaricarmi di qualche messaggio per lei?

RE: Sìche ella si degni di accordarmi udienza per dire una parola.

BOYET: Ottempererò al vostro desiderio come sicuramente farà leimio signore.

 

(Esce)

 

BIRON: Costui ingozza lo spirito altruicome i piccioni inghiottono i pisellie lo risputa fuori quando piace a Dio. E' il merciaio ambulante dello spiritoe vende al minuto le sue mercanzie alle sagrenei festininelle riunioninei mercati e nelle fiere: e noi che vendiamo all'ingrossoil Signore lo sanon abbiamo la grazia di renderlo grazioso in modo altrettanto appariscente. Questo damerino si appunta le belle sulla manica con uno spilloe se fosse stato Adamo avrebbe tentato Eva. Inoltre egli sa fare il pollo e parlare colla liscaed è lui che manda baci con la mano. Egli è la scimmia dell'etichettail "monsieur" raffinato chequando gioca a tavola realerimprovera i dadi garbatamente; sìegli sa barrire da baritonoe come cerimonierefaccia meglio di lui chi può! Le signore lo chiamano "caro" e le scalequando egli le salegli baciano i piedi. Ecco il fiore che sorride ad ognuno per mostrare i suoi denti bianchi come ossa di balena! Le coscienze che non vogliono morire in debito lo pagano col titolo di Boyet dalla lingua melata.

RE: Il canchero alla sua soave lingua che fece perdere le staffe al paggio di Armado!

 

(Rientra la PRINCIPESSApreceduta da BOYETROSALINAMARIACATERINAe Persone del seguito)

 

BIRON: Ecco che vengono! (Considerando Boyet) Comportamentoche eri tu mai prima che questo pazzo ti mettesse in risalto? E cosa sei adesso?

RE: Salvefiglia di gran dinastae sereno dì!

PRINCIPESSA: Grandinata e sereno dìa quanto mi sembrasignifica brutto giorno.

RE: Interpretate meglio le mie parolese potete.

PRINCIPESSA: E allora fatemi un augurio miglioreve ne do il permesso.

RE: Siamo venuti a farvi una visitaed abbiamo adesso l'intenzione di condurvi alla nostra corte: degnatevi di acconsentire.

PRINCIPESSA: Io rimarrò attaccata a questo pratoe voi del pari rimanete attaccato al vostro voto: né Dioné io stessaamiamo gli uomini spergiuri.

RE: Non rimproveratemi per un sentimento che voi stessa avete provocato: è stata la virtù degli occhi vostri che ha infranto il mio giuramento.

PRINCIPESSA: Voi menzionate la virtù per isbaglio: avreste dovuto parlare del viziopoiché l'ufficio della virtù non è mai stato quello di rompere la fede degli uomini. Adesso per l'onor mio verginale ancor puro come il giglio immacolatogiuro che se anche dovessi sopportare un mondo di torture non consentirei mai ad essere l'ospite della vostra casa; tanto mi ripugna di causare la rottura di un voto celestepronunciato in buona fede.

RE: Ohqui siete vissute nella desolazioneinosservatetrascuratea nostra grande vergogna.

PRINCIPESSA: Non è cosìsignorenon è così ve lo giuro. Abbiamo avuto passatempi e piacevoli divertimenti. Una brigata di quattro Russi ci ha lasciate da poco.

RE: Comesignora? Dei Russi?

PRINCIPESSA: Sìdavverosignor mio: gente raffinata e in gambapiena di cortesia e dignità.

ROSALINA: Signoradite la verità! Non è cosìmio signore: la mia signoraseguendo la moda dei tempiper cortesia li ha elogiati come essi non meritavano. Noi quattroè verosiamo state abbordate da quattro individui in costume russo. Si sono fermati qui un'orachiacchierando per tutto questo tempoe durante quell'orasignor mionon ci hanno gratificate di una sola parola indovinata! Non oserei chiamarli sciocchima penso che quando hanno sete ci sono degli stolti che vorrebbero bere.

BIRON: Codest'arguzia mi sembra asciutta asciutta. Bella e gentile fanciullaè il vostro spirito che fa sembrare sciocchi i saggi.

Quando fissiamo sia pure le pupille migliori sull'occhio infocato del cieloperdiamo la luce per eccesso di luce: così la vostra comprensione è di tal natura che alla vostra ricchezza spirituale i saggi sembran sciocchi e i ricchi poveri

ROSALINA: Ciò dimostra che siete saggio e riccopoiché ai miei occhi...

BIRON: ...sono uno sciocco pieno di povertà.

ROSALINA: Se non fosse che mi togliete ciò che vi appartienefareste male a strapparmi le parole di bocca.

BIRON: Ohvi appartengoinsieme a tutto quel che possiedo.

ROSALINA: Ho dunque uno sciocco tutto per me?

BIRON: Non posso darvi di meno.

ROSALINA: Qual era la maschera che portavate?

BIRON: Dove? quando? che maschera? Perché mi fate questa domanda?

ROSALINA: Làalloraquella mascheraquell'inutile astuccio che nascondeva il viso più brutto e mostrava il migliore.

RE (a parte): Siamo stati riconosciutie adesso si burleranno ben bene di noi.

DUMAIN (a parte): Confessiamoe volgiamo la cosa in ischerzo.

PRINCIPESSA: Siete stupitomio signore? Perché Vostra Altezza è così serio?

ROSALINA: Aiuto! reggetegli la fronte! Sviene! Perché siete diventato così pallido? Ma forse è il mal di marese venite dalla Moscovia!

BIRON: E così le stelle rovescian giù flagelli per lo spergiuro! C'è faccia di bronzo che possa resistere? Eccomi quasignoralancia su me i dardi del tuo estroschiacciami col tuo sarcasmodistruggimi con la tua ironiatrapassa col tuo pungente spirito la mia ignoranzafammi a pezzi col tuo mordente giudizio: io non ti inviterò mai più a danzarené mai ti offrirò i miei servigi in costume russo. Ohnon mi fiderò mai più dei discorsi scritti né del moti della lingua di uno scolarettoné mai verrò dalla mia bella col viso mascheratoné le farò la corte mettendo l'amor mio in versi come la canzone di un menestrello cieco. Frasi di taffettàtermini preziosamente sericiiperboli a tre peliazzimata affettazionefigure pedantesche:

codeste mosche estive mi hanno tutto seminato di cacchioni di vanità.

Io le rinnegoe giuro per questo guanto bianco - Dio solo sa quanto più bianca sia la mano - che d'ora innanzi il mio corteggiare si esprimerà soltanto in "sì" di bigello e in "no" di saia. E tanto per cominciare ragazza mia orsù che Iddio mi assista! - il mio amore per te è lealesenza incrinature né magagna.

ROSALINA: Senza ribobolive ne prego!

BIRON: Ho ancora un accesso del mio antico furore. Scusatemisono malato e me ne libererò a grado a grado. Pianovediamo un poco:

(indicando il ReLongaville e Dumain) scrivete su quei tre un cartello così concepito: "Che il Signore abbia pietà di noi" Essi sono appestatiinfattied il male risiede nel cuore: hanno la peste e l'hanno presa dagli occhi vostri. Quei signori son contagiati e neanche voi ne siete esentipoiché vedo su voi i segni del Signore.

PRINCIPESSA (mostrando il gioiello che porta): Noquelli che ci hanno dato questi segni erano liberi.

BIRON: I nostri beni sono sotto sequestro: è inutile che cerchiate di alleviare la nostra pena.

ROSALINA: Non è così: com'è mai possibile che siate nel medesimo tempo condannati e appellanti?

BIRON: Zitta! non voglio aver nulla a che fare con voi!

ROSALINA: E nemmeno iose potrò agire come voglio.

BIRON: Parlate per voiperché le mie risorse sono esaurite.

RE: Insegnatecicara signoraqualche bella scusa per la nostra volgare colpa.

PRINCIPESSA: La più bella è una confessione. Non eravate forse qui travestito un momento fa?

RE: Sìsignora.

PRINCIPESSA: E vi pare di essere stato bene avvisato?

RE: Sìbella signora.

PRINCIPESSA: Ebbenequando eravate qui che cosa avete bisbigliato nell'orecchio della vostra dama?

RE: Che la stimavo più di ogni altra cosa al mondo.

PRINCIPESSA: Quando vi prenderà in parolala respingerete.

RE: Nosul mio onore.

PRINCIPESSA: Silenzio! silenziobasta! Dopo avere una volta infranto un votonon potete più dar peso ai giuramenti.

RE: Disprezzatemi se violo questo mio giuramento.

PRINCIPESSA: Vi disprezzerò certamente e perciò mantenetelo. Rosalinache cosa vi ha bisbigliato all'orecchio il Russo?

ROSALINA: Signorami ha giurato che mi teneva cara come la vista preziosae che mi preferiva al mondo intiero: aggiungendo inoltre che mi avrebbe sposata o sarebbe morto amandomi.

PRINCIPESSA: Che Iddio te ne dia gioia: il nobile signore farà certo onore alla sua parola.

RE: Che volete diresignora? Sulla mia vita e l'onor mionon ho mai fatto un simile giuramento a questa signora.

ROSALINA: Per il cielolo avete fatto. E per confermarlo mi avete dato questo; ma potete riprendervelosignore!

RE: L'ho donato alla principessainsieme alla mia fede: la riconobbi a questo gioiello che ella aveva sulla manica.

PRINCIPESSA: Perdonatemi. signoreera lei che portava questo gioiello: monsignor Biron e di ciò lo ringrazioè il mio amato. (A Biron) Ebbenevolete aver me o riavere la vostra perla?

BIRON: Nessuna delle duerinunzio ad entrambe. Adesso vedo che il tiro giocatoci era un accordoconoscendo in anticipo il nostro spassoper guastarlo come una farsa di Natale. Qualche spiaqualche parassitaqualche vile buffonequalche chiacchieronequalche cavaliere della forchettaqualche spregevole tizio che si fa venire le grinze della vecchiaia a forza di sorridere e conosce l'arte di far ridere la signora quando è ben dispostaha svelato i nostri piani in precedenza. Una volta scoperta la cosale signore si scambiarono i regali e allora noiseguendo quei segnicorteggiammo i simulacri delle nostre belle. Oraper aggiungere un nuovo orrore alla nostra colpaabbiamo commesso un doppio tradimentola prima volta volontariamente e la seconda per errore: le cose debbono stare proprio così! (A Boyet) E non potreste esser stato voi a prevenire il nostro scherzo per renderci così spergiuri? Non sapete voi prendere madonna pel suo versoe non le ridete in boccae non vi collocatesignoretra la sua schiena e il fuocoreggendo un vassoio e scherzando allegramente? Siete voi che avete sconcertato il nostro paggio:

andatetutto vi è permesso: morite quando vorrete: una camicia da donna sarà il vostro sudario! Mi guardate con la coda dell'occhio?

ecco uno sguardo che ferisce come una spada di latta.

BOYET: Con quale brio ha corso questo bel galoppodi gran carriera!

BIRON: Ehi! mi spezza diritto addosso la lancia. Pace! Ho finito.

 

(Entra ZUCCA)

 

Benvenutoo puro spirito! Hai interrotto una bella tenzone.

ZUCCA: Oh Diomessere! vorrebbero saperese i tre Prodi devono entrare o no.

BIRON: Come! ce ne sono soltanto tre?

ZUCCA: Nosignorema va benone perché ciascuno ne ripresenta tre.

BIRON: E tre per tre fa nove.

ZUCCA: Non cosìmessere; sal mi siamesserespero che non sia così.

Non siamo mica sciocchimessereve lo garantiscomessere. Sappiamo quel che sappiamo. Spero messereche tre per tremessere...

BIRON: ...non faccia nove.

ZUCCA: Sal mi siamesseresappiamo quanto fa.

BIRON: Per Gioveho sempre creduto che tre per tre facesse nove.

ZUCCA: Oh Diomessere! Sarebbe una bella disgrazia per voi se doveste guadagnarvi la vita facendo i contimessere.

BIRON: Quanto fadunque?

ZUCCA: Oh Diomessere! le parti stessegli attorimesserevi mostreranno quanto fa. Per parte miacome diconoio son qui sol per impressionare un uomo in un pover'uomoPomponio il Grandemessere.

BIRON: Sei uno dei Prodi?

ZUCCA: Mi hanno giudicato degno di produrre Pompeo il Grande; per parte mia non conosco le qualità di quel Prodema debbo tenerne il posto.

BIRON: Va'di' loro di prepararsi.

ZUCCA: Faremo le cose a modinomesseree ci metteremo ogni cura.

 

(Esce)

 

RE: Bironessi ci copriranno di vergogna: bisogna che non si avvicinino.

BIRON: Siamo a prova di vergognamio signore; ed è buona politica mostrare a questo signore uno spettacolo peggiore di quello del re e della sua compagnia.

RE: Dico che non debbono venire.

PRINCIPESSA: Ebbenemio buon signorelasciatevi guidare da meadesso. Il divertimento più piacevole è quello che piace a sua insaputa. Allorché lo zelo si sforza di soddisfarcila soddisfazione vien meno per lo zelo eccessivo di coloro che ne sono animati. E' lo scompiglio della loro situazione che crea la situazione più ridicolaquando grandi cose partoriscono un bel nulla.

BIRON: Ecco una esatta descrizione del nostro divertimentomio signore.

 

(Entra ARMADO)

 

ARMADO: Unto del Signoreimploro da te che tu voglia spendere tanto del tuo soave alito da proferire una coppia di parole.

 

(Parla col Re e gli consegna una lettera)

 

PRINCIPESSA: Quell'uomo serve Iodio?

BIRON: Perché me lo chiedete?

PRINCIPESSA: Perché non parla come un uomo creato da Dio.

ARMADO: Fa lo stessomio bellosoave e melato monarca. Dichiaro che il maestro di scuola è eccessivamente fantasticoe troppotroppo vanitoso. Ma noi ci rimetteremocome si dicealla "fortuna della guerra". Vi auguro la pace dello spiritoo regalissima coppia!

RE: Avremo probabilmente una buona parata di Prodi. Egli rappresenta Ettore di Troiail villico Pompeo il Grandeil curato della parrocchiaAlessandroil paggio di ArmadoErcoleil pedante Giuda Maccabeo. E se questi quattro prodi avranno successo nella loro partecambieranno d'abito e rappresenteranno gli altri cinque Prodi.

BIRON: Ce ne sono cinque nella prima parte.

RE: Vi ingannatenon è così.

BIRON: Il pedantelo spacconeil pretonzololo scemo e il ragazzo.

Se fosse un gioco di dadi che abbisogna di sei giocatoritogliendone uno il mondo non potrebbe trovarne cinque eguali a questiciascuno nel suo genere.

RE: La nave ha spiegato le veleed eccola avanzarsi rapidamente.

 

(Entra ZUCCA nella parte di POMPEO)

 

ZUCCA: Pompeo son io...

BOYET: ...Menti! non lo sei.

ZUCCA: Pompeo son io...

BOYET: ...colle latte a' ginocchi.

BIRON: Bravovecchio burlone: bisogna che mi riconcili con te!

ZUCCA: Pompeo son ioPompeo nomato il Grosso.

DUMAIN: Il Grande!

ZUCCA: E' veroil Grandemessere:

Pompeo son ioPompeo nomato il GrandeChe spesso al campocome un lampo fe' sudar nemiche bande:

E viaggiando in queste plaghegiunsi qui a depor la lanciaNel grembo a questa dolce damigella della Francia.

Se Vostra Signoria volesse dirmi "GraziePompeo"io avrei finito.

PRINCIPESSA: Un gran ringraziamentoo grande Pompeo!

ZUCCA: Non sono meritevole di tantoma spero di essere stato perfetto. Ho fatto solo un piccolo errore a proposito di "Grande".

BIRON: Scommetto il mio cappello contro un mezzo soldo che Pompeo sarà il migliore dei Prodi!

 

(Entra Ser NATANIELE nella parte di ALESSANDRO)

 

NATANIELE: Quand'io vivea nel mondoniun era a me compagno; Stesi le mie conquiste all'orto ed all'occaso:

Lo scudo mio dichiarasono Alessandro Magno...

BOYET: Che nol siete lo dice il vostro dritto naso.

BIRON: "No"odora il nasoo prence che odori come un bagno.

PRINCIPESSA: Il conquistatore è sgomento: continuabuon Alessandro.

NATANIELE: Quand'io vivea nel mondoniun era a me compagno...

BOYET: Verissimoè giusto: lo eravate davveroAlisandro.

BIRON (facendo un segno a Zucca): Pompeo il Grande!

ZUCCA: Servo vostroZucca per servirvi.

BIRON: Conducete via il conquistatoreconducete via Alissandro.

ZUCCA (a Nataniele): Oh messerevoi avete provocato la caduta di Alisandro il conquistatore! La vostra immagine sarà cancellata dagli arazzi per questoil vostro leoneche regge una scure di battaglia seduto su una seggettasarà dato a Cacoed egli diverrà il nono Prode. Un conquistatore che ha paura di parlare: scappa via e vergognatiAlisandro! (Nataniele si ritira) Eccocol vostro rispettoun mite scioccoun uomo onestobadate bene! che si perde d'animo facilmente. E' un vicino meravigliosoin veritàed è un ottimo giocatore di bocce; macome Alisandroahimèvedete com'è...

non è all'altezza della parte. Ma ecco giungere altri Prodi che ci esprimeranno il loro pensiero in qualche altro modo.

PRINCIPESSA: Fatti da partebuon Pompeo.

 

(Entra OLOFERNE nella parte di Giudae TIGNOLA nella parte di Ercole)

 

OLOFERNE: Il grande Ercole appare in questo frugoloChe con sua clava uccise il "canis" Cerbero; E quand'egli era un pargolouno sgricciolocosì strozzò con la sua "manus" vipere.

"Quoniam" si mostra in sua minore etàErgoper bocca mia sue scuse fa.

Or esci dignitosoe via ritirati.

 

(Tignola si ritira)

 

Giuda son io...

DUMAIN: Un Giuda!

OLOFERNE: Ma non Iscariotamessere.

Giuda son ionomato Maccabeo.

DUMAIN: Giudamacché Beoè Giuda puro e semplice.

BIRON: Uno che tradisce baciando. Come mai sei diventato un Giuda?

OLOFERNE: Giuda son io...

DUMAIN: Tanto maggior vergogna per teGiuda!

OLOFERNE: Che intendete faresignore?

BOYET: Costringere Giuda ad impiccarsi!

OLOFERNE: Cominciate voimessere; non fate tanti fichi.

BIRON: Ben risposto. Giuda s'impiccò proprio ad un fico.

OLOFERNE: Non mi farete mutar faccia.

BIRON: Perché non hai faccia!

OLOFERNE: E questa cos'è?

BOYET: Una testa di chitarra!

DUMAIN: La testa di uno spillone.

BIRON: Una testa di morto in un anello!

LONGAVILLE: La testa incisa in un'antica moneta romanache si vede appena!

BOYET: Il pomo della spada di Cesare!

DUMAIN: La faccia d'osso scolpito che sormonta una fiaschetta da polvere!

BIRON: Il profilo di San Giorgio in una medaglia.

DUMAIN: Sìin una medaglia di piombo.

BIRON: ...messo sulla berretta di un cavadenti. E adessoavantipoiché ti abbiamo ridato faccia per continuare.

OLOFERNE: Mi avete fatto cader la faccia.

BIRON: E' falso: ti abbiamo dato molte facce.

OLOFERNE: Ma voi avete le facce più toste.

BIRON: Anche se tu fossi un leonele avremmo.

BOYET: Ma siccome è un asinolasciamolo andare. Addiodolce Giuda!

Ebbeneperché rimani ancora?

DUMAIN: Aspetta l'ultima parte del suo nome.

BIRON: Che gli si dia di maccabeo? Daglielo: Giuda maccabeovattene!

OLOFERNE: Questo non è generosoné gentilené umile.

BOYET: Luce per il signor Maccabeo! Comincia a fare scuroe potrebbe inciampare.

 

(Oloferne si ritira)

 

PRINCIPESSA: Ahimèpovero Maccabeocom'è stato malmenato!

 

(Entra ARMADO nella parte di ETTORE)

 

BIRON: Nascondi la testaAchille: ecco avanzarsi Ettore in armi.

DUMAIN: Anche se le mie beffe mi dovessero ricadere addossoora voglio divertirmi.

RE: Ettore non era che un troione a petto di costui.

BOYET: Ma è proprio Ettore?

RE: Credo che Ettore non fosse così ben costrutto.

LONGAVILLE: Ha le polpe troppo grosse per essere Ettore.

DUMAIN: Merita di certo tal polpetta...

BOYET: Noè meglio formato un po' più sotto.

BIRON: Non può essere Ettore.

DUMAIN: E' un dio o un pittoreperché fa certi visacci.

ARMADO: L'armipotente Martesignor della tenzoneFece un dono ad Ettorre...

DUMAIN: Una noce moscata dorata.

BIRON: Un limone.

LONGAVILLE: Guarnito di chiodi di garofanoe di spezie.

DUMAIN: Nospezzato.

ARMADO: Silenzio!

L'armipotente Martesignor della tenzoneFece un dono ad Ettorreche erede d'Ilio era:

Un uom di tanto fiatoche fuor del padiglione Avrebbe combattuto da mane infino a sera.

Quel fior son io...

DUMAIN: Quella menta.

LONGAVILLE: Quell'aquilegia.

ARMADO: Caro messer Longavillefrena la tua lingua.

LONGAVILLE: Debbo se mai allentare il freno poiché corre contro Ettore.

DUMAIN: Sì ed Ettore è un levriero!

ARMADO: Il caro guerriero è morto e marcito. Cari pollastrellinon disturbate le ossa dei sepolti; quando respirava era un uomo. Ma voglio procedere nella mia parte. (Alla Principessa) Soave regalitàconcedimi il senso del tuo udito.

PRINCIPESSA: Parlavaloroso Ettorene saremo lietissimi.

ARMADO: Adoro la pantofola di Vostra Grazia soave.

BOYET: Egli l'ama a piedi.

DUMAIN: Gli è che non può amarla a braccia.

ARMADO: Questo Ettore d'assai superava Anniballe...

ZUCCA: La compagna è entratacompare Ettoreè entrata nel terzo mese...

ARMADO: Che vuoi tu dire?

ZUCCA: In fede miaa meno che voi non agiate da onesto troionela povera figliuola è perduta. Ella è incintae l'infante già schiamazza nel suo ventre: è figlio vostro.

ARMADO: Vorresti infamizzarmi qui in mezzo ai potentati? Morrai!

ZUCCA: E allora Ettore sarà frustatoperché Giacometta è incinta per opera sua e impiccato per Pompeo da lui ucciso.

DUMAIN: Oh incomparabile Pompeo!

BOYET: Famoso Pompeo!

BIRON: Più grande che il Grandegrande grandegrande Pompeo! Pompeo l'Immenso!

DUMAIN: Ettore trema.

BIRON: Pompeo è commosso. Rendili più furiosiAte: aizzaliaizzali!

DUMAIN: Ettore lo sfiderà.

BIRON: Sìanche se non avesse in pancia più sangue di quanto ne occorra per il pasto di una pulce.

ARMADO: Per il polo nordti sfido.

ZUCCA: Non voglio battermi con un palo come un uomo del nord. Menerò fendentimi batterò colla spada. Vi pregolasciatemi riprendere di nuovo le mie armi.

DUMAIN: Largo agl'irati Prodi!

ZUCCA: Mi batterò scamiciato.

DUMAIN: Risolutissimo Pompeo!

TIGNOLA: Padronelasciatevi sbottoneggiare; non vedete che Pompeo sta spogliandosi per il combattimento? Che volete fare? Perderete la vostra reputazione.

ARMADO: Gentiluomini e soldatiperdonateminon voglio combattere in camicia.

DUMAIN: Non potete rifiutarvipoiché Pompeo vi ha sfidato.

ARMADO: Nobili amiciposso e voglio rifiutarmi!

BIRON: Diteci le vostre ragioni.

ARMADO: La nuda verità è che non ho camicia. Porto lana sulla pelle per penitenza.

BOYET: In veritàglielo hanno imposto a Roma per mancanza di biancheriae da alloragiurerei che non ha mai indossato altro che uno strofinaccio di Giacomettae codesto lo porta sul cuore come pegno d'amore...

 

(Entra il Signor MARCADEmessaggero)

 

MARCADE: Dio vi proteggasignora.

PRINCIPESSA: BenvenutoMarcadesebbene tu interrompa il nostro divertimento.

MARCADE: Mi dispiacesignorapoiché le notizie che vi reco mi pesano sulla lingua. Il re vostro padre...

PRINCIPESSA: E' mortosulla vita mia!

MARCADE: Proprio cosìe non ho altro da dirvi.

BIRON: Prodiandatevene! La scena comincia ad oscurarsi.

ARMADO: Per conto mioio respiro liberamente. Ho veduto il giorno dell'oltraggio attraverso il pertugio del giudizioe mi comporterò come si addice a un soldato.

 

(Escono i Prodi)

 

RE: Come sta la Maestà Vostra?

PRINCIPESSA: Boyetpreparate tutto; voglio partire stasera.

RE: Signoranon fatelovi supplico di restare.

PRINCIPESSA: Preparate tuttovi dico. Vi ringraziograziosi signoridi tutte le vostre attenzionie vi scongiuro dal fondo della mia nuova tristezza di degnarvi nella vostra inesauribile saggezza di scusare o nascondere la vivace foga dei nostri spiriti se ci siamo comportate troppo sfacciatamente nella conversazione: la vostra cortesia ne ha avuto colpa! Addiodegno signore; un cuore addolorato non può avere una lingua complimentosa. Scusatemi se non vi ringrazio più a lungo per la grande concessione che mi avete fatto così facilmente.

RE: L'estremità del tempo informa in modo estremo ogni cosa secondo la sua propria urgenzae soventeproprio al momento criticodecide quello che un lungo processo di tempo non ha potuto arbitrare: e sebbene la fronte di una figlia in lutto impedisca alla cortesia sorridente dell'amore di sostenere la sacra causa che vorrebbe vincerepurepoiché l'amore poté già esporre i suoi argomentile nubi del dolore possano non allontanarlo da ciò che esso si prefiggeva. Piangere gli amici perduti è molto meno salutare e profittevole che rallegrarsi dei nuovi che abbiamo trovato.

PRINCIPESSA: Non vi comprendoil mio dolore è troppo forte.

BIRON: Le parole semplici e franche penetrano meglio le orecchie del doloree da questi segni cercate di comprendere il re. Per amor vostro abbiamo perduto il tempo e tradito i nostri giuramenti. La vostra bellezzasignoreci ha fatto molto sfigurare tuttifoggiando i nostri umori proprio al contrario dei nostri propositi. Se in noi avete scorto qualcosa di ridicoloè che l'amore è pieno di tendenze stravaganticapriccioso come un fanciullosaltellante e vanogenerato dall'occhioe quindicome l'occhiopieno di aspetti vagantidi parvenze e di forme che variano di soggetto secondo che lo sguardo passa di cosa in cosa. Se questo variopinto aspetto di amore sfrenato del quale ci siamo rivestiti ha disgradatoagli occhi vostri celestialii nostri giuramenti e la nostra serietàfurono i vostri occhi celestialiche investigano le nostre colpeche ci tentarono a commetterle. Perciòsignoreessendo il nostro amore originato da voivostro è anche ogni errore in cui quell'amore è incorso. Siamo traditori di noi stessicol tradire una volta per essere leali per sempre verso coloro che ci hanno resi insieme e traditori e leali ...

cioè voibelle signore; e così persino quella infedeltàche è in se stessa un peccatosi purifica e diventa una virtù.

PRINCIPESSA: Abbiamo ricevuto le vostre lettere piene d'amorei vostri doniambasciatori dell'amoree nel nostro verginale consiglio li considerammo galanteriepiacevoli scherzicortesiecome una sorta di bambagia destinata a imbottire l'abito del momento. Ma più zelanti di così non siamo state nelle nostre considerazionie quindi accogliemmo il vostro amore secondo le apparenze che avevacome uno scherzo.

DUMAIN: Le nostre letteresignorarivelavano molto di più che uno scherzo.

LONGAVILLE: Ed anche i nostri sguardi.

ROSALINA: Non li abbiamo interpretati in tal maniera.

RE: Adessoall'ultimo minuto di questa oraaccordateci il vostro amore.

PRINCIPESSA: Mi sembra uno spazio di tempo troppo breveper concludere un contratto che durerà eterno. Nonomio signoreVostra Grazia ha spergiurato ed è colmo di una grave colpevolezzae quindi ascoltatemi: se per amor mio - causa che non credo esistere - volete fare qualcosaecco quel che fareteperché non mi fido del vostro giuramento: recatevi al più presto in qualche romitaggio solitario e desolatoremoto da tutti i piaceri del mondoe rimanete colà sinché i dodici segni dello zodiaco non abbiano compiuto il loro corso annuale. Se quella vita austera e insociabile non muterà l'offerta che avete fatto nell'ardore del vostro sanguese il gelo e i digiuniil duro alloggio e gli scarsi panni non faranno avvizzire lo smagliante fiore dell'amor vostroma se questo anzi sopporterà tale prova e supremo cimento d'affetto alloraallo spirare di un annovenite a chiedermi. Chiedetemi per questi vostri meritie per questa mia vergine mano che adesso stringe la tuati prometto che sarò tua. Fino a quel momento chiuderò la mia dolente persona in una dimora di luttoa versare una pioggia di lacrime dolorose al ricordo della morte di mio padre. Se tu rifiuti questoche le nostre mani si dividanoperché nessuno dei due ha diritti sul cuore dell'altro.

RE: Se mai rifiutassi questoo una prova ancor più graveper cullare nel riposo queste mie facoltàvorrei che l'improvvisa mano della morte mi chiudesse gli occhi! D'ora innanzi il mio cuore è chiuso nel tuo seno per sempre.

BIRON: E a me che diteamor mio? che mi dite?

ROSALINA: Anche voi dovete purificarvipoiché i vostri peccati sono smisurati. Siete contaminato di colpe e spergiuroe quindise avete intenzione di acquistarvi il mio favore dovete trascorrere dodici mesisenza prendere riposovegliando al capezzale doloroso dei malati.

DUMAIN: E che dite a meamor mio? che mi dite?

CATERINA: Moglie a voi? Una barbabuona salute e onoreecco le tre cose che vi auguro con triplice affetto.

DUMAIN: Ohdevo dirvi graziegentile moglie?

CATERINA: Nomio signore. Per dodici mesi e un giorno non voglio ascoltare le parole dei corteggiatori dall'aria affabile. Venite quando il re verrà dalla mia signora e allorase avrò molto amoreve ne darò un poco.

DUMAIN: Ti servirò lealmente e fedelmente fino allora.

CATERINA: Ma non giurateper paura di commettere un nuovo spergiuro.

LONGAVILLE: E che dice Maria?

MARIA: Al termine di dodici mesi cambierò la mia veste nera per un innamorato fedele.

LONGAVILLE: Attenderò con pazienzama il tempo è lungo.

MARIA: Tanto più vi somigliapoiché pochi giovani sono alti come voi.

BIRON (a Rosalina): Cosa medita la mia dama? Guardatemisignora.

Guardate nella finestra del mio cuorenel mio occhioquale umile supplica attende lì un tuo responso. Imponetemi qualche servizio per provarvi il mio amore.

ROSALINA: Ho spesso udito parlar di voimonsignor Bironprima di vedervie la libera lingua del mondo vi proclama uomo colmo di schernipieno di similitudini e di sarcasmi mordentiche voi lanciate su ogni sorta di persona che giaccia alla mercé del vostro spirito. Per strappare questo assenzio dal vostro fecondo cervello e quindise lo desiderateper conquistare me che solo a tal prezzo potrete conquistaretrascorrerete un annogiorno per giornoa visitare i malati silenziosi e a conversare con gli infelici che gemonoe sarà vostro compito indurre al sorriso gli infermi doloranti con tutti gli ardenti sforzi del vostro spirito.

BIRON: Suscitare risa sfrenate nella gola della morte? Non si puòè impossibile; l'allegria non può commuovere un'anima agonizzante.

ROSALINA: Ebbenequesto è il modo per soffocare uno spirito irrisoreil cui influsso è originato da quel facile compiacimento che gli ascoltatori pronti al riso accordano agli sciocchi. Il successo di uno scherzo giace nell'orecchio di colui che lo ascolta e mai nella lingua di chi lo fa: quindi se le orecchie dei malatiassordate dal clamore delle loro stesse gridavorranno ascoltare le vostre vane beffecontinuate pureed io vi accetterò assieme a quel difetto. Ma se essi non vorrannogettate via quello spirito ed io vi ritroverò libero da tal difettotutta felice del vostro emendamento.

BIRON: Un anno! Ebbeneaccada quel che accadascherzerò per un anno in un ospedale.

PRINCIPESSA (al Re): Sìmio dolce signoree così prendo congedo da voi.

RE: Nosignoravogliamo accompagnarvi.

BIRON: Il nostro corteggiamento non finisce come una vecchia commedia.

Il giovanotto non si è presa la sua ragazzama la cortesia di queste signore avrebbe ben potuto cambiare la nostra festa in commedia.

RE: Suvviasignoreabbiamo da aspettare soltanto un anno e un giornoe poi sarà finita.

BIRON: E' troppo lungo per una commedia.

 

(Rientra ARMADO)

 

ARMADO: Soave Maestàconsentitemi...

PRINCIPESSA: Non è forse il nostro Ettore?

DUMAIN: Il prode cavaliere di Troia.

ARMADO: Voglio baciare il tuo dito regalee prender congedo. Ho pronunciato un voto: ho giurato a Giacometta di guidar l'aratro per amor suo durante tre anni. Mao stimatissima Grandezzavolete udire il dialogo che i nostri due dotti hanno composto in lode della civetta e del cuculo? Avrebbe dovuto essere il pezzo finale della nostra rappresentazione.

RE: Falli venire subito: li ascolteremo.

ARMADO: Olàavvicinatevi!

 

(Rientrano OLOFERNENATANIELETIGNOLAZUCCAed altri)

 

Da questa parte c'è "Hiems"l'invernoe questi è "Ver"la primavera: l'uno rappresentato dalla civettae l'altro dal cuculo.

"Ver"incomincia.

CANZONE.

PRIMAVERA: Quando viole e pratoline
Ed i billéri bianchi d'argento
Ed i ranuncoli dal giallo crine
Fanno ogni prato d'april contento
Il cucco allorasu ogni pianta
Burla i maritiché così canta:

Cuccù

Cuccùcuccùsuono di morte
Ingrato a orecchi di consorte!

Quando le avene suona il pastore
E covan tortorecornacchie e gazze
Segna la lodola al villan l'ore
E imbiancar tuniche fan le ragazze.

Il cucco allorasu ogni pianta
Burla i maritiché così canta:

Cuccù

Cuccùcuccù suono di morte
Ingrato a orecchi di consorte!

INVERNO: Quando i ghiaccioli pendon dai tetti
Ed il pastore gratta il suo orecchio
E Maso reca nell'atrio i ceppi
E il latte gela che vien nel secchio
E il sangue è rigidole vie son rotte
Civette estatiche cantan la notte:

Tu-uit

To-u; allegro accento
Mentre Marcolfa schiuma la pentola
Quando il rovaio soffia più greve
E il dir del parroco muor nella tosse
Gli uccelli posano giù tra la neve
E la Marianna le gote ha rosse
E in teglia sfrigolan le mele cotte
Civette estatiche cantan la notte:

Tu-uit

Tu-u; allegro accento.

Mentre Marcolfa schiuma la pentola.

ARMADO: Le parole di Mercurio sembran stridenti dopo il canto d'Apollo. Voi da quella partee noi da questa.

 

(Escono



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