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FiodorDostoievski



UMILIATIE OFFESI

 

 






PARTEPRIMA



CAPITOLO1


Lasera del ventidue marzo dello scorso anno ebbi un'avventura alquantostrana. Avevo passato quel giorno a correre per la città incerca d'un appartamento. Quello in cui abitavo era molto umidoe giàallora incominciavo ad avere una tosse piuttosto preoccupante. Mi eroproposto fin dall'autunno prima di cambiar casama poi avevo tiratoinnanzi fino a primavera senza farne un bel nulla.


Quelgiorno non ero riuscito a trovare alcun posto che mi si confacesse.Desideravoanzituttodi trovare un appartamentino esclusivamentemionon stanze in subaffitto; in secondo luogopoimi occorrevauna stanza molto vastaanche a costo di non aver altro che quella;infinesi capiscenon volevo spendere troppo.


Miero accorto che in una camera angusta sembra difetti lo spazio ancheper i pensieri. A meinvecepiacemeditando sulle mie futureoperecamminare su e giù per la camera. A propositohosempre provato maggior piacere a ideare le mie opere e a sognare inche modo sarebbero venute scritteche non a scriverle in realtàe vi assicuro che ciò non dipende affatto da pigrizia. E dache cosa allora?

Misentivo indisposto fin dalla mattinaeverso il tramontoil miostato di salute peggiorò ancora: cominciava la febbre.Inoltreavevo passato tutto il giorno in piedi ed ero molto stanco.


Versoseraproprio sull'imbrunirestavo camminando lungo la ProspettivaVosniesenski. Mi piace il sole del mese di marzo a Pietroburgosoprattutto il tramontos'intendein una chiara sera di gelo. Tuttala strada comincia allora a brillareinondata da una viva luce.Tutte le case sembrano a un tratto scintillare. Le loro tinte grigiegialle e verde-sporcoperdono in quel momento la loro tetraggine;pare allora che l'animo si faccia più serenoche qualcuno tiabbia spinto col gomitoe tu trasalisci tutto. Nuovi pensierinascono nella tua mentevedi tutto da un nuovo punto di vista... C'èda meravigliarsia considerare quanto può influire un soloraggio di sole sull'anima di un uomo!

Mail raggio si spense; il gelo si faceva sempre più pungente ecominciava a pizzicare il naso; le tenebre si addensavano; nellebotteghe furono accese le fiammelle a gas. Giunto alla pasticceria diMillermi fermai a un tratto come inchiodato e cominciai a fissarel'altra parte della stradacome presentendo che subito dovevasuccedermi qualche cosa di strano; e nello stesso momento vidi sulmarciapiede opposto il vecchio col suo cane. Ricordo benissimo che ilcuore mi si strinse per una sensazione penosadel cui genere nonriuscii neppure io a rendermi conto.


Nonsono un mistico; quasi non credo ai presentimenti e ai cattivi obuoni presagi; nondimenoa mecomepuò darsianche a moltialtrierano accaduti nella vita alcuni casi poco spiegabili. Peresempioquel vecchio: perché per quel mio incontro con luisentii subito che mi doveva capitare nella stessa sera qualche cosad'insolito? Del restoero malatoe le sensazioni date dalla febbresono quasi sempre ingannatrici.


Ilvecchiocol suo passo lento e debolemuovendo le gambe come sefossero due rigide pertiche e battendo leggermente col bastone sullastricosi avvicinava alla pasticceria. In vita mianon avevo maiincontrato una figura più stranapiù bizzarra. Ancheprima di quell'incontroquando ci trovavamo insieme nellapasticceria di Milleril vecchio produceva su di me un'impressionedolorosa. L'alta staturala schiena curvail viso smorto diottuagenarioil vecchio pastrano lacerato nelle cucitureuncappello rotondochea giudicare da quanto era sciupatodovevaaver servito almeno per una ventina d'anni e gli ricopriva la testacalvacon una sola ciocca di capellinon più canutama diun bianco-giallorimastagli proprio sulla nuca; i movimentichesembravano obbedire non al cervelloma ad una molla caricata unavolta per sempretutto ciò stupiva involontariamente chiunquelo vedesse per la prima volta. Infattiera strano vedere quelvecchioin età così avanzatagirare da solosenzache alcuno lo accompagnassetanto più che aveva l'aspetto diun pazzo sfuggito ai suoi guardiani.


Mistupiva pure la sua estrema magrezza. Quasi non aveva piùcarne sulle ossarivestite soltanto dalla pelle giallastraI suoiocchi grandima torbidicircondati da due cerchi lividieranosempre fissi davanti a sénon guardavano mai né da unaparte né dall'altrae sono persuaso che non vedevano nulla.Anche se il suo sguardo cadeva su di voiegli continuava ad andardrittocome avesse innanzi a sé lo spazio vuoto. L'avevonotato parecchie volte. Da Miller aveva cominciato a comparire soloda poco tempovenendo Dio sa da dovee sempre accompagnato dalcane. Nessuno dei frequentatori della pasticceria usava accostarloné egli aveva mai rivolto la parola ad alcuno.


«Perchécontinua a recarsi da Millere che diamine ha da fare in quelluogo?»pensavofermo dall'altra parte della strada e losguardo invincibilmente attratto dalla sua figura. Una specie didispettoconseguenza della malattia e della stanchezzanasceva inme.


«Ache cosa pensa?»continuavo a domandare a me stesso. «Checosa racchiude nella mente? E' poi capace ancora di pensare? Il suoviso è morto a tal puntoche non esprime proprio nulla. Edove ha trovato quel brutto caneche non lo lascia di un passoesembra formare con lui una cosa solaun intero indivisibilee glisomiglia tanto?».


Queldisgraziato cane doveva avere anch'esso un'ottantina d'anni. Sìdoveva essere proprio così. Anzituttoaveva un aspetto cosìvecchio come nessun cane ebbe mai; in secondo luogofin dalla primavolta che l'avevo vistomi era sembrato che quel cane non potesseessere un cane come tutti gli altrima un animale straordinario: cheavesse in sé un non so che di fantasticodi soprannaturale;che fosse una specie di Mefistofele celato sotto la forma di un canee che il suo destino fosse congiunto con qualche legame strano emisterioso a quello del suo padrone A vederloognuno avrebbeindubbiamente pensato che di sicuro era trascorsa una ventina d'annidall'ultima volta che aveva mangiato. Era magro come uno scheletro oper dir megliocome il suo padrone. Era quasi completamente spelato;persino la codache pendeva giù come un bastoneed erasempre nascosta tra le gambenon aveva più peli. La testadalle lunghe orecchiepenzolava tetramente abbassata verso terra. Invita mianon avevo mai visto un cane più ripugnante. Quandoquei due esseriil cane e il suo padronecamminavano per stradailpadrone davanti e il cane dietroquesto toccava col naso la faldadella marsina del vecchiocome se vi fosse incollato. La loroandatura e tutto il loro aspetto parevano ripetere a ogni passo:«Siamo vecchivecchiohSignorecome siamo vecchi!».


Ricordopure che un giorno mi passò per la mente l'idea che il vecchioe il suo cane fossero scappati da qualche pagina di fiabedell'Hoffmannillustrata da Gavarnie gironzolassero adesso per ilmondo in guisa di vivente pubblicità a quell'edizione.


Attraversaila strada e seguii il vecchio nella pasticceria.


Nellapasticceriail vecchio si comportava in modo stranissimoegiàda qualche tempoMillerda dietro il suo bancoaveva cominciato afar smorfie di malcontento vedendo entrare quel frequentatore pocodesiderato. Anzituttolo strano cliente non si faceva servire nulla.


Ognivoltaentrandosi dirigeva direttamente verso l'angolo accanto allastufae prendeva posto su una sedia. Se per caso il suo posticinoprediletto era occupatorimaneva piantato tutto perplessoper uncerto tempodi fronte al signore che aveva occupato il posto pressola stufapoicon aria piuttosto sconcertatasi ritirava in unaltro angolopresso la finestra. Làsceglieva una sediavisi sedeva lentamentesi toglieva il cappellolo metteva accanto asé sul pavimentocome pure il bastonepoi arrovesciatocontro lo schienale della sediarimaneva cosìimmobilepertre o quattro ore.


Maiaveva preso in mano un giornalemai aveva pronunciato una parolaemesso un suono; rimaneva sedutoCon gli occhi spalancati e fissima con uno sguardo talmente vacuo e privo di vitache si potevascommettere che non vedeva nulla dinanzi a séné udivacosa alcuna di quanto si diceva. Il caneinvecedopo aver giratoalcune volte su se stessosi sdraiava cupo ai suoi piedimettendogli il muso tra gli stivalipoi sospirava penosamentesiallungava sul pavimentoe rimaneva pure immobile per tutta la seracome fosse morto. Si sarebbe detto che quei due esseri rimanesserotutto il giorno morti in qualche luogoe che solo al tramontorisuscitasserounicamente per giungere alla pasticceria di Milleradempiendo con ciò a un dovere misterioso e ignoto a tutti.Dopo essere rimasto così seduto per tre o quattro orefinalmente il vecchio si alzavaprendeva il cappello e usciva perdirigersi a casachissà dove. Si alzava pure il caneecomeprimaa passi lenti e con la testa bassaseguiva il padrone.


Gliavventori della pasticceria avevano cominciato da tempo a non sedersivicino al vecchioe a passare alla largacome se ne avesseroribrezzo. Egliperònon si accorgeva di nulla.


Ifrequentatori di quella pasticceria eranoin maggior partetedeschi. Si radunavano là da tutta la ProspettivaVosniesenski; erano padroni di diverse aziende: fabbrifornaitintorifabbricanti di cappellisellaitutta gente patriarcalenel senso tedesco della parola. Da Millerin generalesiosservavano modi patriarcali.


Spessoil pasticciere si avvicinava ai clienti che conoscevaprendeva postoal loro tavolinoe consumava in loro compagnia una certa quantitàdi ponce. I cani e i figli del pasticciere venivano pure a salutarequalche volta i clientiche da parte loro accarezzavano gli uni egli altri. Tutti si conoscevano e si stimavano a vicenda. E quandogli avventori si sprofondavano nella lettura dei giornali tedeschigiungevano dall'appartamento del padroneseparato da una porta dallapasticceriai suoni dell'"Augustin"eseguitosu unpianoforte scordatodalla figlia maggiore di Milleruna tedeschinabiondadai capelli riccimolto somigliante a un topolino bianco.


Ilvalzer era sempre accolto con molto piacere.


Ioandavo da Miller nei primi giorni di ogni mese per leggervi alcuneriviste russe cui egli era abbonato.


Quellaseraentrando nella pasticceriavidi che il vecchio era giàseduto presso la finestrae il canecome sempresdraiato ai suoipiedi. Mi sedetti in silenzio in un cantuccio e mi domandai in cuormio: «Perché sono venuto quise non ho nulla da farcianziin un momento in cuisentendomi malatodovrei affrettarmi atornare a casabere il tè e mettermi a letto? Possibile chemi trovi proprio qui con l'unico scopo di osservare quel vecchio?».Mi sentii indispettito.


«Chem'importa di lui?»pensavoricordandomi la sensazione stranae morbosa che avevo provata vedendolo in istrada. «E chem'importano tutti questi noiosi tedeschi? Da che dipende questofantasioso umore del mio spirito? Da che dipende quest'ansia per ogninonnullache ho scoperto in me in questi ultimi tempi e mi impediscedi vivere e di osservare serenamente la vitacome ha giànotato un critico molto profondoanalizzando con indignazione la miaultima novella?».


Nondimenotra simili meditazioni e domanderimanevo sempre al mio postomentre il malessere che avevo indosso s'impadroniva sempre piùdi me; sentivo persino un certo dispiacere al pensiero che un momentoo l'altro avrei dovuto lasciare quel locale ben riscaldato. Presi ungiornale di Francofortene lessi un paio di righe e cominciai asonnecchiare. I tedeschi non mi impedivano di farlo: essi leggevanofumavanoe solo di tanto in tantouna volta ogni mezz'orasicomunicavano a vicendabrevemente e a mezza vocequalche notizia diFrancoforteoppure qualche frizzo o qualche parola spiritosa delfamoso umorista tedesco Safir; dopo di checon raddoppiato orgoglionazionalesi sprofondavano di nuovo nella lettura.


Sonnecchiaiper una mezz'orapoi fui svegliato da un forte brivido di freddoche mi corse per tutta la persona. Decisamenteera bene che me netornassi subito a casa. Ma in quel momento la mia attenzione fuattratta da una scena muta che si svolgeva nel locale. Ho giàdetto che il vecchiodopo essersi sedutofissava abitualmente losguardo su qualche puntoe non ne staccava più gli occhi pertutta la sera.


Succedevaanche a me di cadere sotto quello sguardoprivo di sensoostinato etale che non poteva percepire nulla: la sensazione che provavo erasgradevolissimaanzi insopportabileedi solitomi affrettavoinquei casia cambiar posto. Quella volta la vittima del vecchio eraun piccolotondo e molto accurato tedescodal colletto rigidamenteinamidato e molto altoe dal viso eccessivamente rosso; era unavventore venuto da Rigaun certo Adamo Ivanovitc Schulzmercantecome seppi più tardiun intimo amico di Millerche nonconoscevaperòil vecchioné molti tra i presenti.Si beava nella lettura del "Dorfbarbier" e centellinava conpiacere un "ponce"; a un trattoavendo alzato un momentola testanotòfisso su di sél'immobile sguardo delvecchio. Ne rimase turbato. Adamo Ivanovitc era un uomo moltosuscettibile e piuttosto irascibilecome sonoin generaletutti i"nobili" tedeschi. Gli sembrò strano e offensivoquell'essere esaminato in modo tanto insistente e indiscretoeconindignazione a stento repressadistolse lo sguardo da quel vecchiocosì poco delicatobrontolò qualche cosa tra sée si nascose silenziosamente dietro il giornale. Ma non resistetteetrascorsi due minutigettò un'occhiata di sopra algiornale: lo stesso sguardo fissolo stesso assurdo esame. AdamoIvanovitc non disse nulla neppure allora. Ma quandoper la terzavoltadovette fare la stessa constatazionesi sentì puntonel vivo e ritenne suo obbligo difendere la propria dignità enon lasciar umiliare davanti a un pubblico eletto la bellissima cittàdi Rigadi cuievidentementesi considerava il rappresentante tranoi. Gettò con gesto impaziente il giornale sulla tavolabattendo energicamente con la stecca cui esso era fissatoetuttorosso per l'offesa recata alla propria dignità e per il"ponce" bevutofissò a sua volta il vecchioindiscreto con i suoi occhietti infiammati. Sembrava che quei dueilvecchio e il tedescovolessero vincersi a vicenda con la forzamagnetica dei loro sguardie aspettassero per stabilire chi di lorosarebbe stato il primo a turbarsi e avrebbe abbassato gli occhi. Ilrumore della stecca del giornale e lo strano atteggiamento di AdamoIvanovitc attirarono l'attenzione di tutti i presenti. Tutti sidistolsero da quanto li aveva occupati fino allora econ unacuriosità grave e silenziosacominciarono a osservare i dueavversari. La scena diventava oltremodo comica. Il magnetismo degliocchietti provocanti e rossi di Adamo Ivanovitc non servì anullaperò. Il vecchiosenza badare a checchessiacontinuava a fissare Adamo Ivanovitcormai infuriatoe non siaccorgeva d'essere il centro della curiosità generalecome sela testa sulla luna e non sulla terra. Alla finela pazienza delsignor Schulz non resistette piùed egli proruppe:

-Perché mi fissate così attentamente? - gridò intedescocon voce brusca e acutae con aria minacciosa.


Mail suo avversario continuava a tacerecome se non avesse sentito onon avesse compreso la domanda. Adamo Ivanovitc si decise a servirsidella lingua russa.


-Io voi domandare perché voi esaminare me con cosìattenzione? - gridò con furia raddoppiata. - Me conoscere allaCorte e voi non conoscere alla Corte! - aggiunse balzando dallasedia.


Mail vecchio non si mosse nemmeno. Tra i tedeschi passò unmormorio d'indignazione. Miller in personaattratto dallo strepitoentrò nella sala. Venuto a conoscenza delle cosepensòche il vecchio doveva essere sordo e si chinò al suo orecchio:

-Signor Schulz domandare a voi cortesemente di non esaminare lui-diss'egli quanto più poteva ad alta voceguardando lo stranoindividuo.


Ilvecchio gettò macchinalmente uno sguardo su Milleread untrattosul suo visofino a quel momento immobilesi manifestòla presenza di un pensiero ansiosodi una certa inquietudine. Siturbòsi chinò gemendo verso il suo cappelloloafferrò insieme al bastone si alzò dalla sedia econun pietoso sorrisoumile sorriso di un povero scacciato da un postooccupato per errorefece per uscire dal locale. In quella premuraumile e rassegnatadel misero vecchio decrepitoc'era qualche cosache ispirava tanta compassioneda far stringere il cuore nel pettosì che tutti i presenticominciando da Adamo Ivanovitccambiarono subito modo di considerare la faccenda.


Erachiaro che il vecchio non solo non poteva voler offendere alcunomasapeva perfettamente di poter essere scacciato da qualunque luogocome un mendicante.


Millerera un uomo compassionevole e buono.


-Nono- dissebattendo amichevolmente il vecchio sulla spalla-rimanere a sedere. Soltantosignor Schulz pregare gentilmente voinon guardare lui. Egli è conosciuto alla Corte.


Mail vecchio non capì nemmeno questa volta; si turbòancor piùsi chinò per raccogliere il fazzolettocaduto dal cappelloun vecchio fazzoletto azzurrotutto bucatoecominciò a chiamare il caneche giaceva immobile sulpavimentoed evidentemente dormiva profondamentecol muso nascostotra le zampe anteriori.


-Asorka! Asorka! - biascicò il vecchio con tremante vocesenile. - Asorka!

MaAsorka non si mosse.


-Asorka! Asorka! - ripeté con angosciae toccò il canecol bastone; ma la bestia rimase nella posizione di prima.


Ilbastone sfuggì di mano al poveretto. Egli si chinòs'inginocchiòe con ambo le mani sollevò la testa diAsorka. Povero Asorka! Era morto! Era morto silenziosamenteai piedidel suo padroneforse per vecchiaiaforse per fame. Il vecchio loguardò per circa un minutosmarritocome se non si rendesseconto che Asorka era già morto; poi si chinò lentamentesu quel che era stato suo amico e suo servoe strinse il muso delcane morto contro il suo pallido viso. Passò un minuto disilenzio. Eravamo tutti commossi... Finalmenteil disgraziato sialzò. Era terribilmente pallido e tremava come una foglia.


-Si può fare ''impallo'' - suggerì il compassionevoleMillercercando in tal modo di consolare il vecchio ("impallo"significava "far impagliare"). - Si può farebenissimo "impallo"; Teodoro Karlovitc Kriger farebellissimo "impallo"; Teodoro Karlovitc essere un grandeartista per fare "impalli"- ripeteva Millerraccogliendoda terra il bastone e tendendolo al vecchio.


-Sìio fare bellissimo "impallo"- approvòmodestamente lo stesso "herr" Krigerfacendosi avanti.


Eraun lungomagro e virtuoso tedescodai capelli rossiccia ciuffiecon grandi occhiali su un naso incurvato.


-Teodoro Karlovitc Kriger aver un grande talento per fare tuttimagnifici "impalli"- aggiunse Millerlasciandosi semprepiù entusiasmare dalla propria idea.


-Sìio avere un grande talento per fare magnifici "impalli"- confermò ancora il signor Kriger; - e io fare gratuitamentea voi un "impallo" di vostro cagnolino- aggiunsespintoda una magnanima abnegazione.


-Noio vi pagare per "impallo"! - gridò fuori di séAdamo Ivanovitcpiù rosso di primaa sua volta invaso dasentimenti generosie considerandosi ingiustamente causa delladisgrazia.


Ilvecchio ascoltava ogni cosaevidentemente senza capire nullaecontinuava a tremare dalla testa ai piedi.


-Aspettate! Voi bere un bicchierino di buon cognac! - esclamòMillervedendo che il misterioso frequentatore stava per uscire.


Servironoil cognac. Il vecchio prese macchinalmente il bicchierinoma le manigli tremavanoe prima che l'avesse portato alla boccametàdel liquore si era sparso per terra; poisenza averne bevuto neppureuna gocciarimise il bicchierino sul vassoio. Dopo di checon unsorriso stranoche stonava assolutamente con le circostanzeuscìdalla pasticceria con passo affrettato e inugualelasciando Asorkasul posto. Tutti rimasero stupiti; risuonarono delle esclamazioni:

-"Schwernat! Was für eine Geschiecht!" [Perdinci! Chestoria!] - dicevano i tedeschiguardandosi a vicenda con occhispalancati.


Ioinvecemi slanciai all'inseguimento del vecchio. A pochi passi dallapasticceriaa destras'apre un vicolo stretto e scurorinchiusotra due file di case enormi. Una voce interna mi suggerì cheil vecchio doveva essersi diretto da quella parte. La seconda casa diquel vicolo era in costruzione e quindi tutta rivestita diimpalcature. Lo steccato che circondava la casa si spingeva fin quasiin mezzo al vicolo; presso lo steccatoc'era un marciapiede inlegnofatto appositamente per i passantiNell'angolo scuroformatodallo steccato e dalla casa stessatrovai il mio vecchio. Era sedutosulle assi del marciapiedecoi gomiti appoggiati sulle ginocchiaesosteneva la testa con ambo le mani. Gli sedetti accanto:

-Sentite- gli dissi imbarazzatonon sapendo neanch'io comecominciare il discorso- non vi rattristate per Asorka. Venitechevi porto a casa in carrozza. Calmatevi. Vado subito a cercare unavettura di piazza. Dove abitate?

Ilvecchio non mi rispose. Non sapevo che decisione prendereNonc'erano altri passanti. A un trattoegli mi afferrò per lamano:

-Soffoco- disse con voce appena percettibile e rauca; - soffoco!

-Andiamo a casa vostra! - esclamai alzandomi e cercando di sollevarlo.- Berrete un bicchiere di tè e andrete immediatamente a letto.Chiamo subito una vettura di piazza.. Faccio venire il dottore... neconosco uno...


Nonricordo più che altro gli dissi. Egli fece per alzarsimasollevatosi un pocoricadde per terra e cominciò di nuovo abalbettare qualche cosacon voce rauca e soffocata. Mi chinai su dilui per ascoltare.


-Nell'Isola Vassiljevski- diceva il vecchio- la sesta linea... lase-sta... li-nea...


Eglitacque.


-Abitate nell'Isola Vassiljevski? Ma allora avete sbagliato stradadovevate voltare a sinistra e non a destra. Vi ci porto subito...


Ilvecchio non si muoveva. Gli presi la manoed essa ricadde come sefosse morta. Lo guardai in visolo toccai... era morto. Mi parevache tutto ciò fosse un sogno.


Quell'avvenimentomi costò molti disturbiattendendo ai quali la febbre mipassò da sé. L'appartamento del vecchio fu scoperto.Non abitava nell'Isola Vassiljevskima a due passi dal punto dov'eramortonella casa di un certo Klughenal quinto pianoproprio sottoil tettoin un appartamentino separatoche consisteva in unaminuscola anticamera e in una vasta stanza molto bassacon trefessure al posto di finestre. Colà aveva vissuto in assolutamiseria.


L'arredamentodella camera consisteva in una tavoladue sedie e un vecchio divanologoroduro come una pietracon l'imbottitura che sfuggiva da tuttele parti; tuttaviacome si seppe dopoanche quel misero mobilioapparteneva al padrone della casa.


Lastufa lasciava capir chiaramente di non essere stata accesa da tempo;non scoprimmo nemmeno tracce di candele. Ora credo sul serio che ilvecchio avesse escogitato quel sistema di recarsi da Millerunicamente per desiderio di riscaldarsi un poco e di stare in unambiente illuminato.


Sullatavola si trovarono un orcio d'argilla vuoto e una vecchia crosta dipane. Non fu trovato nemmeno una copeca. Non c'era neppure un capo dibiancheria di ricambio; qualcuno offrì una camicia perindossarla al cadavereprima di metterlo nella bara. Era chiaro chenon poteva essere vissuto solo in tal modoe chealmeno di tanto intantoqualcuno doveva andare a trovarlo. Nel cassetto della tavolafu trovato il suo passaporto. Il defunto era straniero di nascitamasuddito russo; era un certo Geremia Smithdi settantotto annimacchinista. Sulla tavola giacevano due libri: un manuale digeografia e il Nuovo Testamentotradotto in russocon numeroseannotazioni a matita sui margini e con segni fatti con l'unghia. Queilibri furono acquistati da me.


Furonointerrogati il padrone di casa e altri inquilinima nessuno seppedir nulla sul conto del defunto. Gli inquilini di quella casa eranonumerosissimiper la maggior parte artigiani e tedeschechesubaffittavano camere dei loro appartamenticon servizio e pensione.


Ilgerente della casadi provenienza nobilenon poté dir nullasul suo ex-inquilinose non che il prezzo d'affitto era di sei rublial meseche il defunto era venuto ad abitare l'appartamentinoquattro mesi primae che per i due ultimi mesi non aveva pagatol'affittodi modo che si vedevano costretti a procedere allosfratto. Alla domanda se qualcuno veniva a trovarlonon si ebbe unarisposta soddisfacente.


Lacasa era grandeuna vera arca di Noè e la gente che vi andavae veniva era molta. Non era possibile ricordarsi di tutti. Ilportinaioche stava nella casa da quasi cinque anniavrebbe certopotuto dare qualche schiarimentoma da due settimane era andato invacanza al suo paese nativolasciandoper il tempo in cui sarebbestato viail posto ad un nipoteun giovanotto che non aveva ancoraavuto tempo di conoscere personalmente tutti gli inquilini.


Nonposso dire con sicurezza come andarono a finire tutte quelleindaginima il vecchio fu finalmente seppellito. In quei giorniperquanto preso da diverse faccendemi ero recato nell'IsolaVassiljevskinella sesta lineae solo quando fui là risi dime stesso: infattiche cosa credevo di vedere nella sesta lineatranne le solite due file di case? «Ma allora»pensai«perché il vecchioprima di moriremi parlòdella sesta linea nell'Isola Vassiljevski?

Chesia stato il delirio?».


Visitail'appartamento di Smithe mi piacque. Lo presi per me.


L'importanteera che aveva una stanza vastissimasebbene tanto bassacheneiprimi tempitemevo continuamente di dar la testa contro il soffitto.Del restomi ci abituai in breve. Per il prezzo di sei rubli almesenon era nemmeno possibile sognare alcunché di meglio.


Fuisedotto dall'idea di avere un appartamento tutto mio; adesso eranecessario che pensassi a trovare una donna di serviziopoichéera impossibile farne a meno. Nei primi tempi doveva venir da me ilportinaiosecondo la sua promessaalmeno una volta al giornoperqualche servizio indispensabile.


«Chissà»pensavo; «può darsi che qualcuno venga a chiedere delvecchio!».


Tuttaviaerano ormai trascorsi cinque giorni dalla sua morte e nessuno eravenuto a informarsi di lui.




CAPITOLO2


Inquel tempocioè un anno faio collaboravo ancora a diverserivistescrivendo articolie avevo una fede incrollabile nellasorte che mi avrebbe permesso di scrivere qualche opera bella evoluminosa.


Stavoallora lavorando intorno a un lungo romanzoma disgraziatamente lecose si svolsero in modo diverso da quello che avevo pensatoedeccomi all'ospedalead aspettare la morte che probabilmente nontarderà a giungere. Ma se tra poco dovrò morirea cheserve scrivere questi miei ricordi?

Iricordi di questo ultimo e penoso anno di vita mi si affollanospontanei alla memoria: voglio prenderne nota e del restose nonavessi escogitato questa occupazionecerto a quest'ora sarei giàmorto di tedio e d'angoscia. Tutte quelle impressioni passate miagitano talvolta dolorosamentemi torturano. Sotto la penna esseacquisteranno un carattere più calmopiù regolato;somiglieranno meno a un delirioa un sogno pieno di incubi. Cosìalmenomi sembra. Il meccanismo stesso dell'atto di scrivere ha ilsuo valore; esso mi calmeràsveglierà in me leabitudini di una voltaabitudini di scrittoretrasformerà imiei ricordi e i miei sogni morbosi in un'occupazione che non hanulla di riprovevolein un lavoro... Sìl'ho pensata bene!

Inoltrelascerò così un'eredità all'infermiere; potràtagliare la mia opera in strisce e incollarle sopra le fessure dellefinestrequando metteranno le doppie invetriate per l'inverno.


Manon so perchého cominciato il mio racconto dalla metà.Se devo scrivere tuttobisogna che incominci dal principio.Benissimocomincio dunque dal principio. Tanto più che la miaautobiografia non sarà lunga.


Nonsono nato a Pietroburgoma lontano di quinella provincia di...ska. I miei genitori devono essere stati brava gentecosìalmenoio credoma morirono lasciandomi orfano nella piùtenera etàed io crebbi in casa di Nicola SerghejevitcIkmenevun piccolo possidenteche mi raccolse per compassione. Nonaveva che una figliaNatasciauna bambina di tre anni piùgiovane di me. Crescevamo insieme come fratello e sorella.


Ohmia cara infanzia! E' molto sciocco rimpiangerti e aver nostalgia diteora che ho venticinque anni e sto per morire; tu sei rimastal'unico ricordo bello della mia vitaricordo cui ritorno conentusiasmo e con gratitudine! In quei tempiil solenel cieloeracosì smagliantecosì diverso da quello che spunta aPietroburgo! e quanto lietamente battevano i nostri cuoricini!

Alloraeravamo circondati da campi e boschie non da mucchi di pietrecomeadesso. Che splendido giardinoche parco stupendo erano nellaproprietà "Vassiljevskoje"di cui NicolaSerghejevitc era intendente; in quel giardino andavo a passeggiarecon Natasciae dietro al giardino cominciava il vasto e umido boscoin cui ci smarrimmouna voltada bambini... Ahbel tempo d'oro! Lavita cominciava a svelarsi misteriosa e attraenteed era ungodimento conoscerla a poco a poco. Alloradietro a ogni alberoaogni cespugliosembrava abitasse qualche misterioso essere a noiignoto; il mondo delle fiabe si confondeva col mondo reale; e quandonelle valli profonde si addensava la nebbia del tramonto e siaggrappava con grigi fiocchi sinuanti alle boscaglie che rivestivanoi ripidi pendii pietrosi del nostro profondo burroneio e Natasciastando sull'orlo e tenendoci per manoguardavamo nel fondo conpaurosa curiositàaspettando che qualcuno ne uscisse o cirispondesse dalla nube della densa nebbiae che le fiabe dellavecchia balia si trasformassero così in realtàautentica e naturale.


Unavoltamolto tempo doporicordai a Natascia come un bel giorno ciprocurarono "La lettura infantile"come subito corremmo ingiardinoverso il laghettodove si trovavasotto un vecchio aceroombrosola nostra preferita panchetta verde; vi sedemmo ecominciammo immediatamente a leggere "Alfonso e Dalinda"una novella fantastica.


Oggiancora non posso ricordarmi di questa novellasenza che il mio cuorene senta un palpito stranoe quandoun anno faricordai a Natasciale due prime righe: «Alfonsol'eroe della mia novellanacquenel Portogallo; don Ramirosuo padreeccetera»mancòpoco che non scoppiassi in pianto. Dovevo averein quel momentoun'aria molto scioccae fu evidentemente per questo che Natasciasorrise allora scorgendo il mio entusiasmo. Del restosi ripresesubito (me lo ricordo perfettamente)e per consolarmicominciòanche lei a evocare ricordi del passato. A poco a poco si sentìcommuovere lei pure. Che deliziosa serata fu quella! rievocammo tuttii nostri ricordi: come mi mandarono in città per studiare inun collegio (Diocome aveva pianto allora!) e la nostra ultimaseparazionequando abbandonai per sempre "Vassiljevskoje".Avevo terminato gli studi nel collegio e mi recavo a Pietroburgo perprepararmi agli esami d'ammissione all'università. Avevoallora diciotto annied ella ne aveva quindici. Natascia mi dissepoi che in quei tempi ero talmente goffo e allampanatoe avevoun'aria così buffache non si poteva vedermi senza ridere.Nel momento della separazione io la trassi in dispartepercomunicarle qualche cosa di estremamente importante; ma la lingua misi ammutolì di colpo. Ella ricordava che allora ero moltoconfuso e agitato. Va da sé che non cominciai nemmeno aparlare. Non sapevo che direed ellaforsenon mi avrebbe neppurecapito. Non feci che prorompere in un amaro pianto e partii senzaaver detto nulla. Ci ritrovammo soltanto dopo molti anni aPietroburgo. Il vecchio Ikmenev era venuto qui per sostenere unacausaed io mi ero da poco dedicato alla letteratura.




CAPITOLO3


NicolaSerghejevitc proveniva da una nobile famiglia decaduta da tempo.Nondimenoi genitori gli avevano lasciato una buona tenuta dicentocinquanta anime. A circa vent'anni era entrato nel reggimentodegli ussari. Le cose procedevano pacificamentequandoimprovvisamentedopo sei anni di serviziogli successeuna bruttaseradi perdere alle carte tutto il suo patrimonio. Non aveva chiusoocchio tutta la notte. La sera dopotornò alla tavola dagioco e puntò l'unica cosa che possedesse ancorail cavallo.Vinse una primauna secondauna terza e una quarta voltae in unamezz'ora di tempo riuscì a riguadagnare una delle sue tenuteil villaggio Ikmenevkachesecondo l'ultimo censimentocontavacinquanta anime. Allora smise di giocare e il giorno dopo diede ledimissioni. Le altre cento anime erano perse irrevocabilmente. Ledimissioni furono accettatee due mesi dopo egli partiva per la suaproprietàcol grado di tenente a riposo. In vita suanonvolle mai più fare allusione a quella perditae nonostantetutta la sua bonarietàsi sarebbe bisticciato con chiunque sifosse permesso di ricordargliela. In campagna si occupò conzelo dell'amministrazione dei suoi beni e a trentacinque anni sposòuna fanciulla poverama di nobile casatoAnna AndrejevnaSciumilova; la ragazza non aveva nessuna doteaveva tuttaviaricevuto una buona istruzione nel capoluogo della provinciain uncollegio per fanciulle nobilisotto la guida di un'emigratalasignora Mont- Revêche; Anna Andrejevna ne rimase orgogliosa pertutta la vitabenché nessuno avesse mai potuto stabilire inche cosa fosse consistita quell'istruzione. Nicola Serghejevitc eradiventato un ottimo amministratore. I proprietari vicini andavano achiedergli consiglio in ogni cosa. Passarono alcuni anni ancoraquandoimprovvisamentegiunse da Pietroburgo nella vicina proprietàdetta "Vassiljevskoje"che contava novecento animeil suoproprietarioil principe Pietro Alessandrovitc Valkovski. Il suoarrivo produsse una forte impressione in tutto il paese. Il principeera ancor giovanesenza più essere un giovanotto; aveva unalto grado e molte relazioni importanti; era belloriccoe contutto ciòera vedovofatto che raddoppiòl'interessamento per lui di tutte le signore e le signorine deldistretto. Si parlava della brillante accoglienza fattagli nelcapoluogo della provincia dal governatoredi cui era un lontanoparente; dell'impressione prodotta sulle signore della cittàche «avevano perduto la testa per le sue cortesie»ecosì via. Insomma era uno dei più brillantirappresentanti dell'alta società della capitalequali necapitano solo di rado in provinciae capitandoviproducono uneffetto straordinario.


Ilprincipeinvecenon era per nulla affabilesoprattutto con colorodi cui non aveva bisognoe che considerava inferiori a sé.Non ritenne necessario far conoscenza coi viciniprocacciandosi conciòsubitoun gran numero di nemici. Per questotanto piùgrande fu la meraviglia di tutti quando gli venne l'idea di fare unavisita a Nicola Serghejevitc Ikmenev. Vero è che NicolaSerghejevitc era uno dei suoi vicini più prossimi.


Ilprincipe produsse una forte impressione in casa Ikmenev. Seppe findal primo istante affascinarli entrambi; Anna Andrejevna specialmentene parlava con esultanza. Poco dopoegli cominciò afrequentare i coniugi da buon amicorecandosi da loro ogni giorno einvitandoli continuamente a casa sua; era argutochiacchieravaraccontava aneddotisuonava sul loro mediocre pianoforte. GliIkmenev s'indignavano quando sentivano tutti i vicini affermare chequel caro e simpaticissimo uomo era orgogliosoalteroegoistasenza cuore.


Bisognacredere che al principe fosse veramente piaciuto Nicola Serghejevitcuomo semplicedrittolealedisinteressato. Del restolaspiegazione non tardò a manifestarsi. Il principe era giuntonella sua proprietà per scacciarne l'intendenteun tedescocorrottoun agronomouomo dotato di venerabili caniziedi occhialie di un naso incurvatoil qualecon tutte queste prerogativerubava senza coscienza né misura alcunae inoltre torturava icontadini. Ivan Karlovitccolto finalmente in falloera rimastomolto offesoaveva fatto un lungo discorso sull'onestà deitedeschimaciò nonostanteera stato scacciatopersino conun certo disonore. Al principe occorreva un intendentee la suascelta cadde su Nicola Serghejevitcun amministratore perfetto el'uomo più onesto del mondocosa sulla quale non potevanoesserci dubbi di sorta. Va da sé che il principe avrebbepreferito moltissimo che Nicola Serghejevitc gli offrisse egli stessoi propri servigi; ma ciò non avvennee un bel giorno ilprincipe dovette fare l'offerta per il primosotto forma diun'amichevole ed umile domanda. A tutta primaIkmenev rifiutòma il considerevole stipendio tentò Anna Andrejevnae leraddoppiate gentilezze del principe fecero sciogliere tutti i dubbi.Il principe aveva raggiunto il suo scopo. C'era da pensare che fosseun profondo conoscitore degli uomini. Nel corso della sua breveconoscenza con Ikmenevaveva perfettamente compreso con chi aveva dafaree aveva pure capito che bisognava guadagnarsi l'Ikmenev con uncontegno amichevole e cordialecattivarne il cuoree che il solodenaro non avrebbe potuto fargli raggiungere il proprio intento. Glioccorreva un intendente di cui potersi fidare ciecamente e persempreonde non dover più tornare a "Vassiljevskoje"come appunto contava di fare. Il fascino che aveva esercitato suIkmenev fu taleche questi credette sinceramente nell'amicizia delprincipe.


NicolaSerghejevitc era uno di quegli uomini buonissimi e ingenuamenteromanticiche sono tanto affascinanti da noi in Russiaqualunquecosa se ne dicai quali quando si affezionano a qualcuno (senzasaperne il perché)si danno con tutta l'animaspingendoqualche volta il loro sentimento fino al ridicolo.


Passaronomolti anni. La proprietà del principe era in uno statofiorente. Le relazioni tra il proprietario di "Vassiljevskoje"e il suo intendente si svolgevano senza il minimo dissapore da ambole partilimitandosi a una fredda corrispondenza d'affari. Ilprincipesenza immischiarsi nelle disposizioni di NicolaSerghejevitcgli dava talvolta consigli che stupivano Ikmenev per illoro spirito pratico e per il reale buonsenso che li informava. Sivedeva chenon solo gli spiacevano le spese superfluema anzisapeva trarre profitto da ogni cosa. Circa cinque anni dopo la suavisita a "Vassiljevskoje"egli mandò a NicolaSerghejevitc una procura per l'acquisto di un'altra bellissimaproprietàdi quattrocento animenella stessa provincia.


NicolaSerghejevitc ne rimase entusiasta; prendeva a cuore i successi delprincipele voci che correvano sulla sua fortunasui suoiprogressicome se si trattasse di un proprio fratello. Mal'entusiasmo di Ikmenev giunse al più alto gradoquando ilprincipein un caso specialegli diede altre dimostrazioni dellasua illimitata fiducia. Ecco come si erano svolte le cose...


Aquesto puntoperòritengo utile accennare ad alcuniparticolari della vita di quel principe Valkovskiche è unodei principali protagonisti del mio racconto.




CAPITOLO4


Dissigià che il principe era vedovo. Si era sposato nella primagioventù per interesse. Dai genitoriche avevano sperperatotutta la fortuna della famiglia a Moscanon aveva ereditato quasinulla.


"Vassiljevskoje"era gravato di ipotechei debiti che pesavano su di esso eranoenormi. Il ventiduenne principecostretto ad accettare un impiego inqualche cancellerianon aveva una copeca ed entrava nella vita comeun «pezzente rampollo di un'antica famiglia». Ilmatrimonio con una matura figlia di un negoziante lo salvò. Vada sé che il suocero lo aveva ingannato sulla entitàdella dotenondimeno il denaro portato dalla moglie fu sufficienteper riscattare la proprietà nativa e rimettersi incarreggiata. La figlia del negozianteche il principe aveva fattasua mogliesapeva scrivere appena appenanon sapeva mettere insiemedue paroleera bruttissima: ma possedeva due grandi qualità:era buona e mite. Il principe ne approfittò abilmente:

dopoun anno di matrimoniolasciò la moglieche nel frattempoaveva dato alla luce un figlioalle cure del suoceroa Moscae sene andò a servire nella provincia di ...skadovecon laprotezione di un parente altolocatoche abitava a Pietroburgosiera procurato un posto discretamente importante. Il suo spiritobramava decorazionionori; egli aspirava a una bella carrieraeavendo giudicato che con una moglie come la sua non poteva vivere néa Mosca né a Pietroburgosi era decisoin attesa di tempimiglioria cominciare la carriera in provincia. Si diceva che giàfin dal primo anno del loro matrimonio fosse mancato poco che lagiovane sposa morissein seguito ai brutali maltrattamenti fattilesubire dal marito. Simili voci avevano sempre provocatol'indignazione di Nicola Serghejevitcche prendeva con ardore ladifesa del principeaffermando che questi non era capace diun'azione ignobile.


Doposette anni di matrimoniola principessa finalmente morìe ilmaritorimasto vedovosi trasferì immediatamente aPietroburgodove la sua presenza suscitò persino un certointeresse. Giovane ancorastraordinariamente belloproprietario diun notevole patrimoniodotato di tante qualità brillantidiun indiscutibile spiritodi buon gustodi allegria inesauribileegli si presentò non come uno che cerca fortuna e protezionema come uomo piuttosto indipendente.


Siaffermava che aveva realmente in sé un non so che diaffascinantedi avvincentedi forte. Piaceva molto alle donnee lesue relazioni con una delle più belle signore del mondoaristocratico gli procurarono una fama scandalosa. Egli sperperava ildenarosenza contarloa dispetto del suo carattere parsimoniosoche giungeva all'avariziaperdeva al giocoquando ciò glipareva opportunoe sborsava sommeanche molto rilevantisenza fareuna smorfia.


Manon certo per divertirsi era venuto a Pietroburgo: gli occorrevamettersi una volta per sempre su una buona via e consolidare lapropria carriera. E vi riuscì. Il conte Nainskiil parentealtolocatoche non gli avrebbe prestato la minima attenzione sefosse giunto da lui come un semplice sollecitatorestupito dai suoisuccessi in societàtrovò possibile e convenientedimostrargli un interessamento tutto specialee si degnòpersino di prendere in casa propria il settenne figlio del principeonde provvedere alla sua educazione.


Appuntoa questi tempi risalivano la visita del principe a "Vassiljevskoje"e l'inizio delle sue relazioni amichevoli con Ikmenev. Finalmenteavendograzie all'interessamento del conteraggiunto una bellaposizione presso una delle più importanti ambasciateeglipartì per l'estero. Da allorale voci che correvano sul suoconto furono piuttosto oscure: si parlava di un'avventuraspiacevolissima che aveva avuta all'esterosenza che nessuno potessespiegare in che cosa consistesse. Si sapeva unicamente chenelfrattempoera riuscito a comperare un'altra proprietà diquattrocento animecosa di cui abbiamo già fatto parola.Tornò dall'estero molti anni dopocon un alto gradoeottenne immediatamente un posto molto importante a Pietroburgo. AIkmenevka giunse la voce che il principe doveva passare a secondenozzeimparentandosi in tal modo con una nobilissima famigliaestremamente ricca e potente. «Mira a diventare undignitario!»diceva Nicola Serghejevitcfregandosi le manitutto contento.


Iostudiavoa quel tempoall'Università di Pietroburgoericordo di aver ricevuto una lettera da Ikmenevappunto a questoproposito; m'incaricava di verificare se le voci riguardanti ilmatrimonio erano esatte. Egli scrisse pure al principechiedendoglila sua protezione per mema il principe lasciò quella letterasenza risposta. Io sapevo soltanto che suo figlioil quale avevaricevuto la prima educazione in casa del conte e poi al liceoavevaterminato allora gli studia diciannove anni. L'avevo comunicatoagli Ikmenevcome pure la notizia che il principe voleva molto beneal figliolo viziava assaipreoccupandosi già fin d'alloradel suo avvenire. Queste informazioni le avevo avute da altristudenticompagni del giovane principe.


Proprioin quei tempiNicola Serghejevitc ricevette dal principe una letterache lo stupì non poco.


Ilprincipechefino a quel momentocome già dissisi eralimitatonei suoi rapporti con Nicola Serghejevitca una rigidacorrispondenza d'affarigli scriveva ora in modo più sinceroamichevole e particolareggiato delle sue faccende di famiglia: silagnava del figlioscriveva che questi gli dava molti dispiaceri conla sua cattiva condotta; che certo le birichinate d'un ragazzo cosìgiovane non potevano essere considerate come cose veramente gravi(cercavaevidentementedi discolpare il figlio)ma nondimeno avevadeciso di infliggere al giovane una punizionefacendogli un po'paurae precisamente di mandarlo in esilio in campagnasotto lasorveglianza di Ikmenev. Il principe scriveva che si affidavacompletamente al suo «buonissimo e lealissimo NicolaSerghejevitce soprattutto ad Anna Andrejevna»pregandoentrambi di accogliere il discolo nella loro famigliadi fargliintendere ragione nella solitudine campestredi volergli un po'benese era possibilee soprattutto di cercar di correggerne ilcarattere frivolo e «suggerirgli regole severe e salutaritanto necessarie nella vita umana».


Ilvecchio Ikmenevnaturalmentesi mise all'opera con entusiasmo.


Quandopoco dopoil giovane principe comparvefu accolto nella famigliacome un figliolo. Nicola Serghejevitc si affezionò a lui el'amò non meno di Natascia; anche dopoquandogià eraintervenuta una completa rottura dei rapporti tra il principe padre eIkmenevil vecchio ricordava talvolta con spirito allegro il suoAliosciacome aveva preso l'abitudine di chiamare il giovaneprincipe Alessio Petrovitc.


Inveritàquesti era un giovane simpaticissimo: bellissimod'aspettodebole di carattere e nervoso come una donnama allegro esincerocon un'anima franca e capace dei più nobilisentimenti; con un cuore pieno di amorevolezzaleale e riconoscentee presto diventò l'idolo di casa Ikmenev. Malgrado i suoidiciannove anniera un vero fanciullo. Era difficile immaginare perquale colpa il padre l'avesse mandato in esiliopur amandoloprofondamentesecondo quanto si diceva. Si raccontava che il giovanevivesse a Pietroburgo in pieno ozioche si comportasse in modofrivolorifiutando di assumere un impiegocon grande afflizione disuo padre. Nicola Serghejevitc non interrogò mai Alioscia aquesto propositovisto che il principe Pietro Alessandrovitc avevataciuto nella sua lettera la vera ragione dell'esilio del figliolo.


Correvavocea ogni mododi un'imperdonabile leggerezza di Aliosciadi unasua relazione con una certa signorauna sfida a duellouna favolosaperdita al gioco; si parlava persino di danari altrui sperperati dalgiovane. Si mormorava pure che il principe avesse preso la decisionedi allontanare il figlionon per una vera e propria colpa diquest'ultimoma in seguito a certe considerazioni d'indole puramenteegoistica. Nicola Serghejevitc respingeva indignato una similesupposizione tanto più che Alioscia voleva molto bene alpadredal quale era vissuto lontano per tutta l'infanzia el'adolescenza; ne parlava con entusiasmo e calore; si vedeva che eracompletamente sotto l'influenza di lui. Alioscia accennava purequalche voltaa una certa contessacui avevano fatto la corteinsiemelui e suo padre; egliAliosciaavrebbe avuto ilsopravventoe il padre si sarebbe molto adirato. Il giovaneraccontava questa storia sempre con grande entusiasmocon infantilesemplicitàaccompagnandola con allegre risate; ma NicolaSerghejevitc lo faceva subito tacere. Egli confermòinoltrela decisione presa dal padre di passare a seconde nozze.


Aliosciatrascorse così quasi un anno d'esilioscrivendo al padreditanto in tantolettere rispettose e piene di buon senso. A poco apocoprese tal gusto per la vita che conduceva a "Vassiljevskoje"che quando il principe venne anche luid'estatein campagna (delquale suo arrivo avvertì anticipatamente gli Ikmenev)l'esiliato cominciò egli stesso a pregare il padre dilasciarlo il più a lungo possibile a "Vassiljevskoje"assicurando che la vita campestre era proprio quella che ci volevaper lui. Tutte le decisioni e gli infatuamenti di Aliosciaprovenivano dalla eccessiva impressionabilità nervosadalcuore ardentedalla frivolezzache talvolta giungeva all'assurdodalla straordinaria capacità che aveva di sottomettersi a ogniinfluenza esternacome pure da un'assoluta mancanza di volontà.


Mail principe accolse con diffidenza la preghiera del figlio... IngeneraleIkmenev riconosceva a stento il suo «amico» diuna volta nel principe Pietro Alessandrovitcche era molto cambiato.Egli si dimostrò improvvisamente molto esigente verso NicolaSerghejevitcpalesò una rivoltante avidità eun'avarizia da non dirsi nel controllo dei conti della tenutanonchéuna diffidenza davvero inspiegabile.


Tuttociò afflisse oltremodo il bravo Nicola Serghejevitcchedurava fatica a credere ai propri occhi. Questa volta le cose sisvolgevano in modo proprio opposto a quello della prima visita delprincipe a "Vassiljevskoje"quattordici anni addietro.Questa volta il principe fece conoscenza con tutti i vicinii piùimportantinaturalmente; da Nicola Serghejevitcinvecenon andavapiùe in generale lo trattava come un dipendente.


Eraaccaduto un fatto assolutamente inesplicabile: senza nessuna causaapparentetra il principe e Nicola Serghejevitc aveva avuto luogouna rottura certo irrimediabile. Furono udite parole irate eoffensivepronunciate tanto dall'uno che dall'altro. Ikmenev siallontanò indignato da "Vassiljevskoje"ma lastoria non finì lì.


Improvvisamentecominciò a correre per tutta la contrada una rivoltantecalunnia. Si mormorava che Nicola Serghejevitcavendo perfettamentecompreso il carattere del giovane principesi fosse proposto disfruttarne a proprio profitto tutte le cattive qualità; chesua figlia Natascia (che ormai aveva diciassette anni) aveva saputoaffascinare il giovanotto ventenne; che il padre e la madrepurfacendo finta di non accorgersi di nulla proteggevano quell'amore;che l'astuta e "viziosa" Natascia era infine riuscita astregare assolutamente il principeche per tutto un annograzieall'astuzia della ragazzaegli non aveva visto neanche una di quellefanciulleveramente nobiliche maturavano tanto numerose nellerispettabili case dei proprietari vicini. Affermavanoinfineche idue innamorati avevano deciso di farsi dare la benedizione nuzialenella chiesa del villaggio di Grigorievolontano quindici verste (1)da "Vassiljevskoje"all'insaputa dei genitori di Natasciai qualiperòsapevano tutto fin nei più minutiparticolari e guidavano la figlia coi loro indegni consigli. Insommanon basterebbe un intero volume per dar conto di tutti i pettegolezziche le comari del distretto avevano inventato a proposito di questastoria. Ma il più strano si è che il principe prestòfede a tutte quelle chiacchiere e si recò a "Vassiljevskoje"esclusivamente in seguito a una lettera anonimamandatagli dallaprovincia a Pietroburgo. Certamentenessuno di coloro checonoscevano Nicola Serghejevitc poteva credere una parola di tutte lecalunniose accuse gettategli addossoe ciò nonostante tuttisi agitavanotutti parlavano a sottintesiscuotevano la tesa... epronunciavano parole di irrevocabile condanna.


Ikmeneverainnanzi tuttotroppo orgoglioso per difendere la figlia difronte alle comari; proibì anzi assolutamente alla sua AnnaAndrejevna di prestarsi a qualsiasi spiegazione in materia coivicini.


Quantoa Natasciacalunniata così indegnamenteancora un anno doponon sapeva nulla di tutti quei pettegolezzi: i genitori le avevanocon gran cura tenuto nascosto ogni cosae lei continuava a essereallegra e innocente come una fanciulla dodicenne.


Intantola lite si spingeva sempre più avanti. La gente servile nonperdeva il tempo. Comparvero accusatori e testimoniche sepperoinfine persuadere il principe che l'amministrazione di"Vassiljevskoje"esercita da Nicola Serghejevitc per tantianniera ben lontana dal distinguersi per una probitàesemplare. Quella gente affermavatra l'altroche tre anni primain occasione della vendita di un boschettoNicola Serghejevitc siera appropriato di dodicimila rubli in argentoatto del qualepotevano essere presentate davanti al tribunale le prove piùtangibili e legalitanto più che non aveva avuto nessunaprocura da parte del principe per la vendita del boschetto stessomaaveva agito di propria iniziativa; secondo gli accusatoriIkmenevavrebbe cercato di convincere il principe della necessità divendere il boschetto solo a fatto compiutoe dichiarato un ricavomolto minore di quello realmente conseguito.


Certamentetutto ciò non era che calunniacome fu dimostrato in seguitoma il principe ci prestò fedee in presenza di testimonidiede del ladro a Nicola Serghejevitc. Ikmenev non si trattenne erispose con un'offesa ugualmente grave; ne risultò una scenaterribile. Fu immediatamente iniziato un processo. NicolaSerghejevitccui mancavano alcuni documentie soprattutto mancandodi protettori e di esperienza in faccende del generecominciòsubito con l'avere la peggio. La sua proprietà fu messa sottosequestro. Il vecchioirritatolasciò tutto e decise infinedi trasferirsi a Pietroburgoonde provvedere di persona ad espletarele pratiche utili alla causalasciando in provinciaal propriopostoun avvocato molto esperto. A quanto pareil principe nontardò molto a comprendere di aver offeso a torto Ikmenev.Quelle reciproche offeseperòerano state talmente graviche non era possibile parlare di riconciliazionee il principeadiratofaceva ogni sforzo perché la causa si risolvesse asuo profittocioèin sostanzacercava di togliere al suoex-intendente l'ultimo pezzo di pane.




CAPITOLO5


Dunquegli Ikmenev si erano trasferiti a Pietroburgo. Non mi metteròa descrivere il mio incontro con Natascia dopo un distacco cosìlungo.


Inquei quattro anni non l'avevo mai dimenticata. Certamente neppure iomi rendevo esattamente conto di quale fosse il sentimento col qualela ricordavo; ma quando la rividicapii subito che la fanciulla miera destinata dalla sorte. Sul principionei primi giorni dopo illoro arrivocontinuava a sembrarmi che si fosse poco sviluppata nelcorso di quei quattro anni e che fosse rimasta la stessa bambina cheera prima della nostra separazione. Poiogni giornocominciai anotare in lei qualche cosa di nuovodi sconosciutoqualche cosa chemi avesse tenuto fino allora nascostoallo scopo di celarsi ai mieiocchi: e che gaudio per me nell'indovinare ciò che lafanciulla pareva non voler confessarmi della propria anima!

Ilvecchionei primi tempi dopo essersi trasferito a Pietroburgoerairascibile e bilioso. I suoi affari andavano males'indignavausciva di séera continuamente occupato da documenti epratichee badava poco a noi.


AnnaAndrejevnainvecesi sentiva completamente sperdutae sulle primenon riuscì a raccapezzarsi. Pietroburgo le incuteva paura.


Sospiravae tremavaricordava con nostalgia continua la vita di primala loroIkmenevkasi lamentava dicendo che ormai Natascia era cresciuta egiunta all'età di sposarsie non c'era nessuno che potesseoccuparsi di lei; si espandeva in mia presenza in confessionistranissimenon avendo vicino a sé alcun altro piùadatto per ricevere le sue amichevoli confidenze.


Proprioin quel tempopoco prima del loro arrivoio avevo terminato il mioprimo romanzoquel romanzo che diede poi inizio alla mia carrieraletteraria e cheda quel novizio che eronon sapevo dove collocare.Dagli Ikmenev non ne avevo fatto parola; essiinveceper poco nonsi erano bisticciati con me per il fatto che conducevo una vitaoziosacioè non avevo e non cercavo di procurarmi un impiego.Il vecchio mi fece persino degli amari rimproveri in tono un pocovivaces'intendesempre per i sentimenti paterni che provava neimiei confronti. Ioinveceavevo semplicemente vergogna di confessarloro quali fossero le mie occupazioni. Infatticome avrei potutoannunciare a bruciapelo che non volevo impiegarmima intendevoscrivere romanzi? Dovevodunqueforzatamenteper il momentoalmenoingannarliassicurandoli che facevo di tutto per trovarmi unimpiegoma che fino allora le mie ricerche non avevano portato anessun risultato positivo. Ikmenev non aveva tempo di verificare lemie parole. Mi ricordo che un giornodopo aver ascoltato i nostridiscorsi Natascia mi trasse in disparte con aria misteriosa ecominciò a supplicarmi con le lacrime agli occhi di pensare almio avvenirea interrogarmia tempestarmi di domandevolendosapere con precisione di che cosa mi occupassie siccome non mitradii nemmeno con leimi fece giurare che non avrei rovinato la miavita per causa dell'ozio e della pigrizia. Io non le confessai il miosegretoè veroeppure avrei dato tutti i lusinghieri giudizidei critici e del pubblicoche mi furono tributati in seguitoperuna sola sua parola d'incoraggiamento per il mio primo romanzo.


Poifinalmentevenne il giorno in cui il mio romanzo fu pubblicato.


Giàprima che avesse veduto la luceaveva suscitato un certo scalporenel mondo letterario. Il critico B...avendo letto il manoscrittose ne era rallegrato come un bambino. Ioinvecedevo confessare chele più grandi gioie procuratemi dalla mia opera non le provaineppure nei primi momenti inebrianti del mio successoma quandoancora non avevo letto né fatto vedere ad alcuno il miomanoscritto; e provai in quelle lunghe notti tra estatiche speranzesogni travolgenti e l'ardente amore per il mio lavoroquando giàmi ero assuefatto alle mie proprie fantasieai personaggi che iostesso avevo creatocome se fossero per me veri e cari esseriviventi; li amavomi rallegravo e mi rattristavo con loroetalvolta piangevopersinocon le lacrime più sinceresulleavversità d'uno dei miei eroitroppo semplice di natura.


Nonsaprei descrivere come furono lieti i miei vecchi per il miosuccessosebbene sulle prime rimanessero oltremodo stupiti! AnnaAndrejevna non poteva proprio credere che il nuovo scrittoreacclamato da tutti fosse lo stesso Vania che... e così viaecontinuava a scuotere la testa. Quanto al vecchioci volle del tempoprima che si arrendesse; a tutta primaalle prime notizie che neebberimase persino un po' spaurito; cominciò a parlare dellacarriera rovinatadella condotta disordinata di tutti gli scrittoriin generale. Ma reiterate e nuove vociannunzi nei giornali e infinealcune parole lodevoli pronunciate a mio riguardo da persone cui eglicredeva devotamentelo costrinsero a cambiare il suo punto di vista.Quandopoimi vide a un tratto possessore di somme notevoli e seppequanto veniva pagato il lavoro letterarioi suoi ultimi dubbi furonodispersi.


Rapidonei passaggi dal dubbio a una fede piena ed entusiasticacapace dirallegrarsi come un bambino per la mia fortunaegli si abbandonòdi colpo alle più fantastiche speranzeai piùabbaglianti sogni sul mio avvenire. Ogni giorno faceva per me nuoviprogettiinventava nuove carrieree lo sa soltanto Iddio dove nongiungessero quei suoi castelli in aria! Cominciò persino adimostrarmi un rispetto tutto specialenon mai esistito primad'allora. E nondimenomi ricordodi tanto in tanto lo assalivaancora qualche dubbioe spessoproprio in mezzo al piùestatico fantasticarerimaneva di nuovo perplesso.


«Unoscrittoreun poeta. E' un po' strano... Ha mai un poeta fatto lacarrieraraggiunto un alto grado? Non sono gente seriaposata!»Mi accorsi che dubbi e delicati scrupoli simili lo assalivanoalsolitonelle ore del crepuscolo (come mi sono vivi nella mente tuttii particolari di quel tempo felice!). Al crepuscoloil nostrovecchio diventava nervosoimpressionabile e sospettoso in modo tuttoparticolare. Io e Natascia lo sapevamo già e ne sorridevamo inprecedenza. Allora mi mettevo a incoraggiarloraccontandoglianeddoti sui nostri grandi scrittoriricordandogli che Sumarokovaveva avuto il grado di generaleche Dersavin aveva ricevuto unatabacchiera piena di ducatiche l'imperatrice aveva fatto aLomonosov una visita in persona; gli parlai di Puskin e di Gogol.


-Lo soquesto lo socaro mio - obiettava il vecchioil qualeprobabilmentesentiva per la prima volta in vita sua simili storie.- Uhm! Se proprio vuoi che te lo dicaVaniasono nondimeno contentoche il tuo pasticcio non sia scritto in versi. I versicaro miosono sciocchezze; non discutere di ciòcredi a mea unvecchioche ti vuol bene; sono sciocchezzeuna perdita di tempoassolutamente inutile! Un'occupazione per gli scolari; i versiportano voi giovani sulla via del manicomio... Diciamo che Puskin ègrande; nessuno potrebbe negarlo! Eppure sono versetti e nient'altro;roba effimeraper così dire... Devo confessareperòche non ho letto molte delle sue opere... La prosa è una cosatutta diversa. Uno scrittoreusando la prosapuò ancheinsegnarediciamoper esempiol'amore alla patriasottolinearediciamole manifestazioni della virtù... sì.


Nonso esprimere bene il mio pensieroma tucaromi capiscilo dicoper il bene che ti voglio! Ah! ah! benissimoleggileggicelo un po'- concluse con una certa aria di protezionequando infine portai illibro e tutti quantidopo il tè seraleci fummo messiintorno a una tavola rotonda. - Leggileggi un po' che cosa haicombinato qui; ti acclamano tanto! Vediamovediamo!

Apersiil libro e mi preparai a leggere. Proprio quella sera era apparsa laprima edizione del mio romanzoed essendomene procurata una copiaero subito corso dagli Ikmenev per leggere loro la mia opera.


Comeero addolorato di non aver potuto leggerla loro sul manoscrittochesi trovava allora nelle mani dell'editore! Natascia piangeva persinodal dispettolitigava con me e mi rimproverava che gente estraneaavesse letto il romanzo prima di lei...


Maeccofinalmente siamo tutti seduti intorno a una tavola. Il vecchioha sul viso la seria espressione di un critico. Egli intendegiudicarmi con tutta severità«persuadersipersonalmente». La vecchietta assume pure un'aria di grandesolennitàcredo persino che avesse messo per l'occorrenza unacuffietta nuova. Da tempo si era accorta che guardavo con unsentimento d'illimitato amore il suo tesorucciola sua Natasciachemi mancava il respiro e mi si annebbiava la vista quando le parlavoe che la stessa Natascia aveva uno sguardo più dolce di primaper rispondermi. Sìera venuta infine quell'oraera venutoil momento del pieno successodelle speranze alate e della felicitàpiù completatutto insiemetutto in una volta! La vecchiettasi era pure accorta che negli ultimi tempi anche suo marito avevacominciato a fare i miei elogi in modo eccessivogettando sguardiparticolari su me e sulla figliola... e ad un tratto ebbe timore: nonero contené principené duca regnante. Non eroneppure un semplice consigliere di collegio della scuola di diritto(2)giovanedecorato e bello! Ad Anna Andrejevna non piacevafermarsi a mezza strada nei suoi sogni.


«Lodanol'uomo- pensava di me- ma non si capisce per cosa. Uno scrittoreun poeta.. E che cosa è alla fin fine uno scrittore?...»




CAPITOLO6


Lessiloro il mio romanzo tutto d'un fiato. Cominciammo subito dopo il tèe terminammo la lettura alle due dopo mezzanotte. A tutta prima ilvecchio si rannuvolò. Si era aspettato qualche cosa dielevatodi sublimequalche cosa chemagarinon avrebbe potutocapireche doveva però assolutamente essere molto elevataeinvece dovette udire la descrizione di una vita molto meschinaproprio identica a quella che vedeva ogni giorno intorno a sé;se almeno l'eroe fosse stato un uomo straordinario odiciamounpersonaggio storicocome Roslavlev o Giorgio Miloslavkiinvece nol'eroe era un piccoloumile e persino non molto intelligentefunzionarioal cui soprabito mancavano i bottoni; inoltrelanarrazione era scritta come si parla ogni giornocosì allabuona... Strano!... La vecchietta rivolgeva il suo sguardointerrogativo verso Nicola Serghejevitce sembrava imbronciatacomese fosse realmente offesa. «Vedi un po' se vale la pena dipubblicare e di leggere sciocchezze simili! Com'è possibileche vengano pagate?» era scritto sul suo viso. Natascia eratutt'orecchi: mi ascoltava con aviditàsenza staccare losguardo da mee fissava le mie labbramuovendo anch'essa laboccuccia deliziosa. Ebbene? Prima che fossi giunto a metà delraccontole lacrime cominciarono a scorrere sulle guance dei mieiascoltatori.


AnnaAndrejevna piangeva in piena sinceritàcompatendo il mio eroecon tutta l'animae cercando nell'ingenuità della sua animadi porgergli in ogni modo qualche aiuto nelle sue disgrazieperquanto potei giudicare dalle sue esclamazioni.


Ilvecchio aveva ormai rinunciato ai sogni delle cose sublimi. - Si vedesubito fin dal primo passo che non si tratta affatto di alcunchédi grandedi eccezionale; è semplicemente un raccontounacosettina da nulla; però ti prende il cuore- diceva. - Tuttoquello che accade è molto comprensibile e resta nella memoria;si impara a capire che anche l'uomo più miseropiùmeschinol'ultimo di tuttidiciamoè pur sempre un essereumanoun nostro fratello.


Natasciaascoltavapiangeva e mi stringeva la mano sotto la tavola.


Lalettura era terminata. Ella si alzòle guance le ardevanogli occhi le brillavano di lacrime: improvvisamentemi afferròla manola baciò e si slanciò fuori dalla sala. Ilpadre e la madre si scambiarono uno sguardo.


-Uhm ! Com'è esaltata! - disse il vecchiostupito dal gestodella figlia. - Non è un gran maleperò; anzi èun gesto belloun impeto lodevole! E' una buona figliola ! ... -balbettavagettando occhiate di sbieco alla mogliecome se volessegiustificare Natascia echissà perchégiustificare mepure.


MaAnna Andrejevnapur essendo stata commossaanche leidurante laletturae avendo dato segni di una certa agitazioneguardava oracome se volesse dire:

«CertoAlessandro di Macedonia era un grande eroema perché romperele sedie?eccetera».


Natasciaritornò poco dopoallegra e felicee passandomi accantomipizzicò di nascosto. Il vecchio riprese a giudicare «conserietà» la mia operama poiper la gioia che provavanon seppe mantenersi in carattere ed esclamòlasciandositrasportare:

-Ah! caro Vaniaè belloè davvero qualche cosa dibello! Mi hai procurato una vera gioia! Confesso che non mel'aspettavo proprio!

Nientedi elevatoniente di sublimequesto si capisce subito...


Eccoio ho lì "La liberazione di Mosca"un'opera scrittaproprio a Mosca; ebbenevi si sentefin dalle prime righechel'autore si slancia in alto come un'aquila verso i cieli... Ma saiVanianella tua di operale cose sono più semplicipiùcomprensibili. Ed è proprio per questo che il tuo libro mipiace. Sembra più vicino alle nostre animecome se tuttoquello che racconti fosse accaduto a noi.


Inveceil sublime... in veritàsi capisce poco. Eccoavrei un po'corretto lo stile; certoti faccio i miei elogi; peròdeviconvenire anche tu che non c'è dentro nulla di elevato... Beh!ad ogni modoora che è pubblicatonon si può cambiarnulla. Forse alla seconda edizioneeh? Crediamicoche ci saràanche una seconda edizione? E allora avrai ancora soldi... Uhm!

-E' mai possibile che abbiate ricevuto tanti quattriniIvanPetrovitc? - osservò Anna Andrejevna. - Vi guardoe confessoche non riesco a crederci. AhDio Santoecco come si guadagna ildenaroadesso!

-SaiVania- continuò il vecchiolasciandosi trasportaresempre più- questo non è certo un impiegoma èpur sempre una carriera. Il tuo libro verrà letto anche dagente altolocata. Eccotu dicevi che a Gogol è assegnata unapensione annua e che fu persino mandato all'estero. Se ciòavvenisse anche a te? Eh? O è ancora troppo presto?

Deviscrivere ancora qualche cosa? Allora scrivi prestonon indugiaremettiti subito al lavoro. Non addormentarti sugli allori!

Elo diceva con aria talmente convintacon tanta bonarietàchemi mancava il coraggio di fermare il volo della sua fantasiadigettarci sopra dell'acqua fredda.


-O forse ti faranno dono di una tabacchiera... Benissimo! Labenevolenza può manifestarsi in molti modi. Vorrannoincoraggiarti. E chissàpuò darsi che tu venga ammessoa Corte- aggiunse a mezza vocesocchiudendo l'occhio sinistro conaria significativa; - o non è ancora possibile? Credi che siatroppo presto per essere invitato a Corte?

-Ehsìcosì subito a Corte! - disse Anna Andrejevnaquasi offesa.


-Ancora un po'e mi promuoverete generale- risposi ioridendo ditutto cuore.


Ilvecchio rise pure. Era contento da non dirsi.


-Eccellenzanon vorreste mangiare? - gridò la birichinaNatasciache nel frattempo aveva preparato la cena.


Ellarise apertamentepoi corse verso il padre e gli saltò alcollo.


-Carocaro il mio babbo!

Ilvecchio s'intenerì.


-Va beneva bene! Ioquel che ho in cuore ho sulle labbra. Giàanche se non è ancora eccellenzaandiamo a cenare lo stesso!Ahcome sei sensibiletupiccina mia! - aggiunse dando un colpettosulla guancia ardente della sua Natasciacosa che non perdeva mail'occasione di fare. - IovediVaniadico questo perché tivoglio un gran bene. E adessoanche se non sei giunto ancora algrado di generale (e non ci manca poco)sei nondimeno un uomocelebreuno "scrivitore".


-Oggi si dice scrittorebabbo.


-Ahnon si dice più scrivitore? Non lo sapevo. Bah! vada perscrittore. Volevo dir questo: certo non ti faranno "komerger"(3) per aver scritto un romanzonon c'è nemmeno da sperarlo;ma se diventi un personaggio notevoleti potrebbero mandareall'estero come ambasciatoreoppureper migliorare la saluteinItaliaper esempioanche per completare i tuoi studi; potrebberoaiutarti con denaro. Si capisce cheanche da parte tuatutto deveprocedere in modo perfettamente leale in modo che gli onori e ildenaro affluiscano a te per i tuoi veri meritiper il tuo lavoroenon per altre ragioniper via di protezioniper esempio...


-Guarda di non inorgoglirti troppoalloraIvan Petrovitc- aggiunseridendo Anna Andrejevna.


-Macaro babboche c'è da aspettare tanto? Dategli almeno una«stella»tanto per non fermarvi a quell'«ambasciatore»e basta! - s'intromise Natascia.


Emi pizzicò ancora una mano.


-Questa quaintantocontinua a deridermi! - esclamò ilvecchioguardando Natascia con occhi pieni d'entusiasmo; lei avevale guance accese accese e gli occhi le scintillavano allegramentecome due stelle. - Pare infatti anche a mefiglioli mieiche lafantasia mi abbia portato un po' troppo in alto; sono sempre statocosì...


soltantosaiVaniaeccoti guardo e mi meraviglio di vederti cosìsemplice.


-AhDio santoma come dovrebbe essereallorasecondo tebabbino?

-Nonon volevo dir questo. E nondimenoVaniahai un certo viso...


comeposso dire? un viso poco poetico... I poetisaisono semprepallididiconocon quei capellisai... e negli occhi hanno un nonso che... saicome Goethe e gli altri... l'ho letto in unalmanacco... ebbene? Ho detto ancora qualche sciocchezza? Guarda labirichina come si tiene i fianchi! Ioamici mieinon sono un uomodi grande culturanon ho che i miei sentimenti. Behinsommailviso non è poi una cosa molto importante; per me basterebbeanche il tuoanzi mi piace molto... Veramentenon volevo dirquesto...


L'importanteVaniaè di essere lealeonesto; continua a vivereonestamentenon farti certe idee! La strada davanti a te èlarga...


Adempionestamente al tuo dovere; ecco quello che volevo direproprioquesto.


Ahche tempi deliziosi! Tutte le mie ore liberetutte le serelepassavo in quella famiglia. Al vecchio portavo notizie del mondoletterariodei letteratiai qualichissà perchécominciò da allora a interessarsi in modo da non dirsi; simise persino a leggere gli articoli di critica di B.di cui gliavevo tanto parlatoe che egli non capiva che a stentomacontinuava nondimeno a lodare con entusiasmorimproverandoamaramente i suoi avversariche scrivevano nel "Calabrone delNord". La vecchietta esercitava una vigilanza scrupolosa su me eNatascia; ma non riusciva ugualmente a trattenerci.


Inostri cuori s'erano già parlato. Avevo finalmente avuto lagioia di sentir Natascia pronunciare a testa chinacon vocepercettibileil «sì» da me tanto bramato.


Loseppero anche i vecchi; se ne impensierirono e ci meditarono sopra;Anna Andrejevna continuò a lungo a scuotere la testa. La cosale sembrava strana e paurosa. Ella non aveva molta fede in me.


-Giàtutto andrà benefinché avrete successoIvan Petrovitc- diceva. - Immaginateviinveceche la fortuna vivolti le spalleinsommaqualche cosa di questo genere; chesuccederebbe allora? Se aveste almeno un impiego!

-Ecco che cosa ti risponderòVania- disse il vecchio convoce decisadopo aver meditato un certo tempo: - ti confesso che miero non solo accortoma anche rallegratovedendo che tu eNatascia...


insommatu capisci! Ma vediVaniasiete tutt'e due molto giovanie la miaAnna Andrejevna ha ragione. Aspettiamo. Ammettiamo che tu sia un uomod'ingegno... diciamodi grande ingegnoma non seiad ogni modoungeniocome ti hanno proclamato sulle prime; certol'ingegno non timanca (oggi stesso ho letto la critica della tua opera nel"Calabrone"ti ci trattano assai malemad'altra parteche giornale è quello?). Sìvedi dunque: l'ingegnositànon è ancora denaro alla banca; voiinvecesiete poveritutti e due. Aspettiamodunqueun anno e mezzoo almeno un anno;se le tue cose procederanno benese saprai affermarti sulla tuastradaNatascia sarà tuase invece non riuscirai... ragionaun po' tu stesso. Tu sei un giovane onestopotrai quindi capirlo!

Fudecisodunquecosì. Ed ecco ciò che avvenne un annodopo:

Sìfu circa un anno dopo! Poco prima del crepuscolo d'una chiaragiornata di settembrem'ero recato a trovare i miei vecchiammalatocol cuore stretto d'angosciae mi ero lasciato caderequasi svenuto su una sedia tanto che anch'essivedendomi in quellostatosi spaventarono. Ma se la testa mi giravase avevo il cuorestretto da un'angoscia che mi aveva impedito una buona diecina divolte di varcare la loro sogliafacendomi tornare sui miei passinon era perché non fossi riuscito nella mia carrieranéperché non avessi ancora né denaro né gloriaenemmeno perché non fossi ancora addetto d'ambasciatanéperché vedessi ancora molto lontana la probabilitàd'essere mandato in Italia per riacquistar salute: era perchéin un solo anno ben se ne possono vivere anche diecie perchéin quell'anno ne aveva vissuti dieci anche la mia Natascia. Tra nois'era interposto un abisso...


Miricordodunqueche ero seduto di fronte al vecchio; non pronunciavoparolaandavo gualcendo con mano distratta la tesa giàsgualcita del mio cappelloe aspettavochissà perchéche comparisse Natascia. I miei abiti erano miseri e mi stavano male;in viso ero patitodimagrito e ingiallitoe ciò nonostanteero assai lontano dal rassomigliare a un poetae nei miei occhicome primanon c'era nulla di grandenulla di quel che avrebbedesiderato scorgervi il bravo Nicola Serghejevitc. La vecchietta micontemplava con una compassione troppo sincera e affrettatapensandocerto tra sé:

«Epensare che è mancato poco perché quest'uomo diventasseil fidanzato di NatasciaDio ce ne scampi e liberi!».


-Posso offrirvi un bicchiere di tèIvan Petrovitc? - (Ilsamovar bolliva sulla tavola). - Come vi sentitecaro mio signore?Mi sembrate piuttosto male in gambe - mi domandò con vocecompassionevoleuna voce che mi pare d'udire ancora adesso.


Cosìpure mi pare di vedere un'altra cosa ancora: ella parla rivolgendosia mema nei suoi occhi posso leggere un'altra preoccupazionelastessa preoccupazione che ha fatto rannuvolare il viso del suovecchio e che lo facevain quel momentorimanere impensierito ameditare sempre sulle stesse cosesopra la tazza di tè che siraffreddava .


Sapevoche erano molto preoccupati dalla piega inattesa che aveva preso illoro processo col principe Valkovskiil quale volgeva male per loroe sapevo pure che Nicola Serghejevitc aveva avuto nuovi dispiaceritanto gravi da farlo perfino ammalare.


Ilgiovane principecausa prima di quel processoaveva trovatocircasei mesi addietroil modo di fare una visita agli Ikmenev. Ilvecchioche voleva bene al suo caro Alioscia come se fosse un suofiglioloe che se ne ricordava quasi ogni giornolo aveva accoltocon gioia. Anna Andrejevna si era ricordata di "Vassiljevskoje"e si era messa a piangere. Alioscia aveva cominciato a frequentarlisempre più assiduamentedi nascosto dal padre; NicolaSerghejevitcuomo lealefranco e sinceroaveva respintoindignatoogni precauzione.


Perun senso di notevole orgoglionon aveva neppure voluto pensare a ciòche avrebbe detto il principese fosse venuto a sapere che Aliosciaera di nuovo accolto nella casa degli Ikmeneve tra sédisprezzava tutti i suoi assurdi sospetti. Ma il vecchio non sapevase avrebbe avuto bastevoli forze per sopportare nuove offese.


Levisite del giovane principe divennero quasi quotidiane. I vecchi sisentivano più allegri in sua presenza. Egli rimaneva tutte lesere in casa loro fino a tarda ora.


Naturalmenteil padre di Alioscia aveva finito per venire a sapere tutto. Ne eranorisultati terribili calunnie. Aveva scritto a Nicola Serghejevitc unalettera quanto mai oltraggiosain cui ribadiva le ignobili accuse diun tempoe aveva categoricamente proibito al figlio di frequentaregli Ikmenev. Ciò era avvenuto due settimane prima della visitache io feci loro. Il vecchio ne era rimasto terribilmente afflitto.Come! Osavano di nuovo tirare in ballo la sua Natasciainnocente epuracon quell'immonda calunniacon quelle volgari insinuazioni! Ilnome della sua figliola era stato offeso dall'uomo che già unavolta aveva offeso lui!... Potevadopo tantolasciar correre ognicosa senza chiedere soddisfazione? La disperazione sua fu tantachene perdette la saluteenei primi giornidovette persino mettersia letto. Io sapevo ogni cosa. La storia era giunta alle mie orecchiecon ogni particolaresebbeneammalato ed abbattutonon mi fossifatto vedere per circa tre settimane in casa loro e fossi rimasto aletto. Ma io sapevo pure...


noallora non facevo che presentire; sapevosenza credercicheoltrea quella storiac'era qualcos'altro che doveva preoccuparli in quelmomento più di tutto al mondoe li osservavo con dolorosaangoscia. Sìsoffrivo anch'io: avevo timore d'indovinaretimore di comprenderee facevo ogni sforzo per allontanare ilmomento fatale. E nello stesso tempo mi ero quel giorno recato daloro appunto per quello. Quella sera mi ero sentito attratto versocasa loro da una forza superiore.


-Vania- mi domandò a un tratto il vecchio come tornando insé- sei forse stato davvero ammalato? Perché seistato tanto tempo senza venirci a trovare? Mi sento in colpa verso dite. Avrei dovuto venirti a trovare da un pezzoma di questi tempilo sai anche tu...


Esi rifece pensoso.


-Sìsono stato ammalato! - risposi.


-Uhm! ammalato- ripeté il vecchio dopo un silenzio di circacinque minuti. - Ammalato! Te lo dicevoallorati avvertivo; nonhai voluto ascoltarmi! Uhm! Nocaro Vaniasi vede proprio che lamusa ha sempre abitatofino dai più remoti secolinellesoffittemorendovi di famee continuerà sempre così.Ecco!

Ilvecchio era proprio di cattivo umore. Se non avesse avuto una certapiaga nel cuorenon mi avrebbe parlato della musa affamata. Ioosservai il suo viso: era ingiallito; aveva negli occhiun'espressione di stuporeun segreto pensiero in forma di domandache non era in grado di risolvere. Era agitato e insolitamentebilioso. La moglie gli gettava occhiate inquiete e scuoteva la testa.Approfittando di un momento in cui Nicola Serghejevitc ci voltava lespalleella me lo indicò con un cenno della testadisfuggita.


-Come sta Natalia Nicolajevna? E' in casa? - domandai ad AnnaAndrejevnapreoccupato.


-E' in casamio caro- mi rispose la vecchietta con una certaesitazione. -Verrà subito per darvi il buongiorno. E già!Siete stato tre settimane senza più farvi vedere. Quellaragazzaperòè diventata così strana! nonriesco più a capire quando sta bene di salute e quand'èammalata; che Dio la protegga!

Egettò un timido sguardo al marito.


-Macché! Non ha nulla- fece Nicola Serghejevitc come di malavoglia e con indifferenza. - Sta bene. E' l'età. Ha finito diessere una bambinaecco tutto. Chi mai potrebbe capirci qualcosa intutte quelle tristezze e in tutti quei capricci di fanciulla?

-E giàsecondo tesono sempre capricci! - ribatté AnnaAndrejevna con aria offesa.


Ilvecchio non rispose e cominciò a tamburellare con le ditasulla tavola.


«Diosantopossibile che sia già successo qualche cosa tra loro?»pensai io con spavento.


-E cosìche cosa avete di nuovo? - riprese il vecchio dopo unapausa - B. continua a far della critica?

-Sì! -gli risposi.


-AhVaniaVania! - concluse luicon un vago gesto della mano. - Chepuò farci ormai la critica?

Laporta si aprì ed entrò Natascia.




CAPITOLO7


Avevain mano il cappellinocheentrandodepose sul pianoforte; poi misi avvicinò e mi tese la mano in silenzio; le sue labbra simossero leggermentequasi volesse darmi il benvenutoma non dissenulla.


Eranopassate tre settimane dall'ultima volta che l'avevo veduta. Laguardavo perplesso e intimorito. Come era cambiata in quelle tresettimane! Il cuore mi si strinse d'angosciaquando vidi quelleguance pallide e infossatequelle labbra arse e quegli occhi chebrillavano di una fiamma febbrile e di una risolutezza appassionatasotto le lunghe ciglia scure.


MaDio Santocom'era bella! Mainé prima né dopo la vidibella come quella sera fatale. Possibile che fosse la stessa Natasciache solo un anno prima ascoltava la lettura del mio romanzosenzastaccare da me lo sguardoe muovendo le labbra come se ripetesse leparole che io dicevo; la Natascia chequella stessa seraaveva risoe scherzato in modo così spensierato con suo padre? Possibileche fosse la stessa Natasciache lànella camera attiguamiaveva detto «sì» con la testa abbassata e leguance soffuse di rossore?

Improvvisamenterimbombò nell'aria il suono grave della campanache chiamavai fedeli alla benedizione. Ella trasalì. La vecchietta si feceun segno di croce.


-Tu volevi andare in chiesaNatasciaed ecco la campana- disse. -VaccivacciNatasciava' a pregare Diotanto più che lachiesa è così vicina! Cosìfarai anche unapasseggiatinavisto che te ne stai sempre tappata in casa. Guardacome sei pallida; sembra che qualcuno ti abbia gettato il malocchio.


-Io... forse... non ci andròstasera- rispose Natascia convoce lenta e bassaquasi sussurrando. - Non mi sento bene... -aggiunsee si fece pallida come un cencio.


-Faresti meglio ad andarciNatascia; avevi pure intenzione di farlono? Eccohai persino portato il cappello. Va' a pregareNatasciache Dio ti renda la salute- cercava di convincerla Anna Andrejevnaguardando timidamente la figliacome se ne avesse paura.


-Ma sìvai! Sarà una passeggiata per te- intervenneil vecchioosservando pure con inquietudine il viso della figlia. -Tua madre ha ragione. EccoVania ti accompagnerà.


Misembrò di veder passare un amaro sorriso sulle labbra diNatascia.


Siavvicinò al pianoforteprese il cappello e se lo mise intesta; le mani le tremavano. Tutti i suoi movimenti sembravanoincoscienticome se non si rendesse conto di quel che faceva. Ilpadre e la madre l'osservavano attentamente.


-Addio! - mormorò la fanciullaquasi in un bisbiglio.


-Ehangelo mionon è il caso di dire «addio»nonparti poi per un lungo viaggio! Va' a prendere un po' d'aria! Guardacome sei pallida!

Ahme ne ero dimenticato (ora dimentico sempre qualche cosa): hoterminato per te uno scapolareho messo dentro una preghieraangelomioche una monaca giunta da Kiev mi ha insegnata l'anno scorsoègià pronto fin da stamane. Mettitelo al colloNatascia. ForseDio ti manderà la salute. Noi non abbiamo che te.


Ela vecchietta trasse da un cassetto del suo tavolino da lavoro lapiccola croce che Natascia portava di solito sul petto; allo stessonastrino era adesso attaccato uno scapolare nuovo.


-Portaloe possa ridarti la salute! - aggiunse infilando il nastrinoal collo della figlia e facendole il segno della croce. - Una voltati benedicevo così ogni seraprima che tu andassi a lettoeleggevo una preghiera che tu ripetevi con me. Ora non sei piùquella che eri primae Dio non vuol concedere pace alla tua anima.AhNatasciaNatascianemmeno le preghiere di tua madre servono perte!

Ela vecchietta si mise a piangere.


Natasciale baciò in silenzio la mano e fece un passo verso la porta;poiimprovvisamentetornò indietro e si avvicinò asuo padre. Il petto le ansava.


-Babbinobenedite anche voi... vostra figlia! - disse con vocesoffocatainginocchiandosi davanti a lui.


Rimanemmotutti turbati da quel suo atto inatteso ed eccessivamente solenneeil vecchio la fissò per alcuni momenti con sguardo smarrito.


-Natasciafigliuola miabambina mia carache hai? - domandòfinalmentee le lacrime gli sgorgarono copiose dagli occhi. - Perchéti struggi? Perché piangi giorno e notte? Io vedo tutto; ionon dormodi nottemi alzo e vengo ad origliare alla tua porta!...Dimmi tuttoNatasciaapri il cuore al tuo vecchio padree noi...


Nonterminò la frase; fece alzare la figlia e l'abbracciò.Ella gli si strinse perdutamente contro al petto e nascose il visocontro la sua spalla.


-Nullanon è nullaè così... non mi sentobene... - ripeteva la fanciullasoffocando pei singhiozzi a stentorepressi.


-Che Dio ti benedicacome io ti benedicofigliola mia caratesoromio- disse il padre; - che Egli ti dia una volta per sempre la pacedell'anima e ti preservi da ogni disgrazia. Prega Diotesoro mioche la mia preghiera di peccatore giunga fino a Lui.


-Anche la miaanche la mia benedizione è sopra di te! -aggiunse la vecchiettaprorompendo in lacrime.


-Addio! - mormorò Natascia.


Sullasogliaella si fermòguardò ancora una volta i suoivecchifece per dire qualche cosama non poté farloe se neandò precipitosamente. Io mi slanciai sul suoi passipresentendo una sciagura.




CAPITOLO8


Sene andava in silenzioa testa bassasenza guardarmi. Ma percorsa lastrada in tutta la sua lunghezza e giunta sul lungo fiume della Nevasi fermò di botto e mi afferrò una mano.


-Soffoco! - disse. - Il cuore mi si spezza... soffoco.


-Torniamo a casaNatascia! - esclamai spaventato.


-Possibile che tu non capiscaVaniache me ne sono venuta via persempreche li ho abbandonati e che non tornerò mai più?- disse guardandomi con indescrivibile dolore.


Mivenne meno il cuore. Oh! io avevo presentito ogni cosa. Già dagran temporecandomi da loroavevo visto tutto quello che oraaccadevasebbene avvolto come in una nebbiaeppure rimasi colpitoda quelle parole come da un fulmine.


C'incamminammomalinconicamente lungo la ripa. Non potevo parlare néragionaremi sentivo assolutamente sperduto. La testa mi girava.Quel che accadeva mi sembrava mostruosoinverosimile.


-Mi giudichi molto colpevoleVania? - mi domandò infine.


-Noma... ma non posso credere; non può essere- risposisenza sapere che cosa dicessi.


-NoVaniaquesto è già! Ora li ho abbandonati e non socosa ne sarà di loro... Non so nemmeno che ne sarà dime!

-Vai da "lui"Natascia?

-Sì! - rispose.


-Ma non è possibile! - esclamai come fuori di me. - Lo saianche tu che non è possibileNatasciapovera fanciulla mia!E' una pazzia!

Uccideraii tuoi e perderai te stessa! Lo saiquestoNatascia?

-Lo so; ma che posso farci? Non dipende più dalla mia volontà!- disse leie c'era tanta disperazione nelle sue paroleche parevafosse avviata al patibolo.


-Tornatorna indietroprima che sia troppo tardi! - continuavo asupplicarlae quella mia supplica diventava tanto più ardenteed insistentequanto più ne comprendevo la inutilità el'assurdità in quel momento. - Ti rendi contoNatasciadiciò che fai con tuo padre? Hai pensato a questo? Suo padre ènemico del tuoil principe ha oltraggiato tuo padre; l'ha sospettatodi furto; gli ha gettato in faccia del ladro. Sono in causa...Macché! Questo non è il più importante... ma saituNatascia... (oh Dioma sì che tu sai tutto...) sai che ilprincipe ha espresso il sospetto che tua madre e tuo padre abbiano diproposito condotto le cose in modo che Alioscia s'innamorasse di tequando quel giovane è stato da voi in campagna ?

Pensafigurati come deve aver sofferto tuo padre per una simile calunnia! Isuoi capelli sono diventati bianchi in questi due anniguardalo unpo'! Ma tu lo saiNatascia! oh Signore misericordiosotu sai tutto!Non dico poi che colpo debba essere per loro il fatto di perderti persempre! Tu sei il loro tesorol'unico tesoro che sia rimasto loronella vecchiaia. Non te ne parlonon voglio parlarteneperchélo sai meglio di me; ricordati che tuo padre ti considera calunniataoffesa da quella gente alterae non vendicata! E adesso proprio inquesti ultimi tempila lite si è riaccesa; tutto il vecchiorancore che rodeva gli animi si è esacerbato per il fatto cheavete accolto di nuovo Alioscia in casa vostra. Il principe haoltraggiato tuo padre una seconda volta; l'ira ribolle ancora nelcuore del tuo vecchio per questa nuova offesaead un trattotuttele accuse gettate dal principe in faccia a tuo padre risulterannovere! Tutti coloro che sono al corrente di questa faccenda adessogiustificheranno il principe e condanneranno tuo padre. Che ne saràdi lui? Questo colpo l'ucciderà di sicuro! E l'ontaildisonoreda chi gli verranno? Dalla sua propria figlioladalla suaadorata figliola!

Etua madre? Non potrà certo sopravvivere al vecchio...NatasciaNatascia! Che stai facendo? Torna indietro! Rientra in te!

Leitaceva; infine mi guardò quasi con rimproveroe il suosguardo fu pieno d'un dolore talmente acutod'una tale sofferenzache capii quanto il suo povero cuore ferito sanguinasse anche senzale mie parole. Capii quanto le fosse costata quella decisione e comele torturassile sferzassi l'anima con le mie paroleinutili etardive... Sìcapivo ogni cosaeppure non potevo trattenermie continuavo a parlare:

-Ma non hai detto tu stessa ad Anna Andrejevnaor orache «forse»non saresti andata... in chiesa... questa sera? Dunqueaveviintenzione di non uscire; dunquenon avevi preso ancora unadecisione definitiva... Non è così?

Leinon fece che abbozzare un amaro sorriso. Ma perché le avevofatto quella domanda? Non vedevo forse che tutto in lei erairrevocabilmente deciso? Ero fuori di me.


-Possibile che l'ami fino a tal punto! - esclamai col cuore sospesoguardandolaquasi senza aver coscienza di quanto le dicevo.


-Cosa vuoi che ti rispondaVania? Tu lo vedi: mi ha ordinato divenire quie qui l'aspetto- disse con lo stesso sorriso amaro.


-Ascoltaascoltami un poco- ricominciai supplichevoleaggrappandomi a un filo di speranza. - Si può ancora rimediarea tuttotutto può essere fatto in altro modo. Non èpoi necessario fuggire di casa. T'insegnerò io quello che devifareNatascia. Assumo io l'incarico di pensare a tuttodiprocurarvi la possibilità d'incontrarvitutto ciò chevorrete... Soltantonon andartene via di casa! M'incarico di portarea lui le tue e a te le sue lettere. Perché non dovrei farlo?E' sempre meglio di quello che stai per fare adesso.


Sapròfar bene; sarete contenti di me tutti e due; vedrai che sapròaccontentarvi... E così non ti rovineraiNatasciacome staiper rovinarti adesso... Facendo come vuoi far tu adessoti perdiNatascienkati perdi irrimediabilmente. Dammi rettaNatasciaetutto procederà per il meglio e felicementee avrete lapossibilità di amarvi quanto vorrete... E quando i vostripadri avranno smesso di litigare (dovranno ben riconciliarsi ungiorno o l'altro)allora...


-BastaVanialascia stare- m'interruppe lei stringendomifortemente la mano e sorridendomi attraverso le lacrime. - Come seibuonoVania! Sei buono e leale! E neanche una parola di rimproveroper quanto ti riguarda! Io ti ho tradito e tu non fai altro chepensare alla mia felicità; tu mi perdoni tutto. Vuoi agevolaretu stesso la nostra corrispondenza...


Ellapianse.


-Io soVaniaquanto mi hai amataquanto mi ami ancora adessoe dache siamo insieme non mi hai ancora detto una sola parola amaraunasola parola di rimprovero! E io! io!... Dio miocome sono colpevoleverso di te! Ti ricordiVaniati ricordi il tempo del nostro amore?

Ahmeglio sarebbe se non l'avessi incontrato maise non l'avessi maiconosciuto!... Avrei trascorso la vita con te mio caromio buonVania! ... Noio non sono degna di te! Vedi bene come sono! In unmomento come questo ti ricordo la nostra felicità passatasenza pensare che tu soffri già abbastanza per te stesso!Eccosei stato tre settimane senza venire da noie nondimenote logiuro Vanianeppure una volta mi è passato per la testa ilsospetto che mi avessi maledetta o che mi odiassi. Io sapevo perchéti eri allontanato! Non volevi disturbarcinon volevi esseredavanti a noiun rimprovero vivente. E non era forse penoso ancheper te vederci insieme? Ma io ti ho aspettatoVaniati ho aspettatotanto! Senti Vaniaanche se amo Alioscia come una pazzacome unavera pazzaforse quello cui voglio ancora più benecomeamicosei tu. Vedo già fin d'adesso e capisco benissimo chenon potrò mai vivere senza di te; tu mi sei indispensabilemioccorre il tuo cuorela tua anima d'oro... Ah Vaniache giorniamariche giorni penosi stanno sopraggiungendo per noi!

Ellaruppe in pianto. Soffriva realmentee molto.


-Ahquantoquanto desideravo vederti! - continuò soffocandole lacrime- Come sei dimagrito e impallidito! Che aria da malatohai!

Seistato veramente ammalatoVania? E io che non te lo domando nemmenoe continuo sempre a parlare di me sola! Ebbenecome vanno le tuefaccende con quei giornalisti? E il tuo nuovo romanzo va avanti?

-Ma si può forse pensare ai miei romanzi e a me adesso? I mieiaffari? Vanno come Dio vuolee lasciamoli andare! EccoNatasciavorrei sapere se è stato Alioscia a metterti in testa diandare a stare con lui.


-Noo almeno non lui soltantol'ho desiderato io stessae piùdi lui. Vero è che la proposta venne prima da lui... maanch'io... Vedicaroti racconterò tutto: gli hanno trovatouna fidanzatauna ragazza ricca e del gran mondoimparentata confamiglie altolocate.


Suopadre esige assolutamente che egli la sposie tu sai bene cheintrigante è suo padre; ha messo in moto tutte le leve di cuipuò disporre; un'occasione come quella è tanto secapita ogni dieci anni.


Relazioniricchezza... Diconoinoltreche è molto bellamolto coltaed educatache ha pure un cuore generoso; insommaè una verae propria scoperta sotto tutti gli aspetti. Alioscia ne è giàun po' invaghito. Inoltresuo padre desidera liberarsi di lui il piùpresto possibileperché pensa di passare a sua volta aseconde nozze; ha decisoquindidi rompere a ogni costonel modopiù assolutola nostra relazione. Ha paura di me e della miainfluenza su Alioscia...


-Ma il principedunqueè al corrente del vostro amore? - ledomandaistupitointerrompendola. - Finora non aveva che dellesupposizioni; non sapeva nulla di preciso.


-Sìsa; sa tutto.


-Ma chi l'ha informato?

-Alioscia stesso gli ha raccontato ogni cosa tempo fa. Me lo disse luistesso.


-Dio Santoma che c'è tra voi? Perché andargli araccontare tuttoe proprio adesso?

-Non giudicarlo male Vania- m'interruppe Natascia - e non ridere dilui! Non può essere giudicato come tutti gli altri. Siigiusto! Sai bene che non è come gli altricome noi dueperesempio. E' un bambinociò dipende anche dall'educazione cheha avuto. Capisce forse quel che fa? La prima forte impressionelaprima influenza estranea possono farlo staccare da quello cui unmomento prima si era abbandonato col più sincero giuramento.Non ha forza di carattere.


Egliper esempioti adorae nello stesso giorno si lascia rapire da unaltro sentimentocon la stessa sincerità e la stessafranchezzae per giunta viene a raccontartelo lui stesso. Sarebbeforse capace di commettere una cattiva azionema non sarebbepossibile incolparmelo; non si potrebbe che averne pietà. E'capace anche di un sacrificioe di un grande sacrificio! Questoperòsolo fino a quando non sia colpito da qualche nuovaimpressione; chéin tal casodimentica tutto quanto. "Cosìdimenticherà anche me se non sarò continuamente conlui!" E' fatto così!

-AhNatasciaforse non è nemmeno vero; può darsi chesiano soltanto dicerie. Come vuoi che si sposicosì giovanequasi un ragazzo ancora?

-Ti dico che suo padre ha le sue buone ragioni.


-Ma come puoi tu sapere che la sua fidanzata sia così bella eche egli se ne sia persino invaghito?

-Me l'ha detto lui stesso.


-Come? T'è forse venuto a dire che potrebbe amare un'altraeha osatoal tempo stessochiederti il sacrificio che stai compiendoper lui?

-NoVanianotu non lo conosci; l'hai visto troppo poche volte;bisogna conoscerlo a fondo per poterlo giudicare. Non c'è almondo un cuore più puro e più leale del suo! Ebbene?Sarebbe forse megliosecondo teche mentisse? Quanto al fatto diessersi lasciato invaghire da un'altrasono convinta che glibasterebbe stare una settimana senza vedermi per dimenticarmi einnamorarsi di un'altra; ma so pure che non appena tornasse a vedermitornerebbe subito di nuovo ai miei piedi. No! Per me è megliosapere tuttoaltrimenti morrei di sospetti. SìVania! Nesono convintissima: "se non sarò con lui semprecontinuamenteogni minuto della vitaegli non mi amerà piùmi dimenticherà e mi abbandonerà". E' fatto così.Qualunque donna può trascinarselo dietro. E che ne sarebbe dimeallora? Morirei di sicuro... Ma che sarebbe la morte? Morirei conpiacere! Come potrei vivere senza di luipiuttosto? Per me sarebbepeggio della mortepeggio di qualunque tormento. AhVaniaVania!Credi chese ho lasciato mio padre e mia madrenon l'ho certo fattosenza una ragione. Non cercare di persuadermi: tutto è deciso.Egli deve essere vicino a me ogni ora della vitaogni momentotornare indietro non posso. So bene che mi sono perdutae che hoportato alla perdizione gli altri.. AhVania! - esclamò ad untrattoscossa da un tremito- e se egli non mi amasse piùdavvero? E se fosse vero ciò che hai detto or ora di lui-(io non avevo mai detto nulla di simile)- che m'ingannache fingesoltanto di essere così leale e sinceroe in realtàfosse cattivo e vanitoso? Io continuo a difenderlo davanti a teechissà se proprio in questo momento egli non se ne sta conun'altra e non si burla di me in cuor suo... e iovilehoabbandonato tutto e corro le strade cercandolo... OhVania!

Quelgemito che le uscì dal profondo dell'animo fu cosìdolorosoche il mio cuore pianse d'angoscia. Compresi che Natasciaaveva perso ormai ogni padronanza di se stessa. Solo una pazzaunacieca gelosiaspinta all'ultimo gradopoteva averle suggeritoquella folle decisione. Ma anche in me avvampò allora lagelosiae mi proruppe dal cuore. Non seppi trattenermi; e fuitrascinato da un cattivo sentimento.


-Natascia- dissi- una sola cosa non posso capirecome puoi amarlodopo quanto tu stessa hai detto or ora di lui? Non hai stima di luinon credi nemmeno al suo amoree nondimeno ti dai a lui senzaritornoe rovini la vita di noi tutti per lui solo? Che cosa èquesto? Per tenon potrà essere che un continuo tormentoeneppure lui sarà felice con te. Tu l'ami troppoNatascia;credimitu l'ami troppo! Un simile amore non lo capisco!

-Sìl'amo come una pazza- rispose lei impallidendo come perun forte dolore. - Non ti ho mai amato cosìVania. So beneanch'io d'essere impazzita e di amarlo assai più di quantodovrei. Il mio amore non è punto bello... AscoltamiVania:anche primaanche nei più felici momenti del nostro amorehosempre saputoho sempre presentito che non mi avrebbe dato altro chetorture. Ma che ci posso farese anche le torture che mi vengono dalui sono una felicità per me? Vado forse da lui per cercare lagioiaio? Non soforsefin d'oratutto ciò che mi aspettanella vita comune con luie tutto ciò che dovròsopportare? Mi ha giurato di amarmi sempremi ha fatto tantepromesse; ioinvecenon ho fede neanche in uno dei suoi giuramentinon ne faccio nessun contoe non ho mai contato su di essi nemmenoprimapur sapendo che non mi mentiva e che non era nemmeno capace dimentire. Gli ho detto io stessa che non voglio legarlo in alcun modo.Con lui è molto meglio agire così: le catene nonpiacciono a nessunoa me meno che a qualunque altra. Eppure sonocontenta di essere la sua schiavadi esserlo di mia propria volontàe sono decisa a sopportare tuttoproprio tutto da luiqualunquecosapurché io possa rimanere con luivederlo! Credosopporterei persino che ne amasse un'altrapurché la cosaavvenisse in mia presenzapurché anch'io fossi accanto alui... E' una vigliaccheriaquestaVania? - mi domandò a untrattofissandomi con occhi febbrili. Per un istantemi sembròperfino che avesse il delirio. - E' una vigliaccheria questo miodesiderio? - ripeté. - Ebbene? So anch'io che è unavigliaccheria e ciò nonostantedovesse abbandonarmiloseguirei fino in capo al mondoanche se mi respingesseanche se miscacciasse da sé. Tu cerchi di persuadermioraa tornarenella casa dei miei; ma a che servirebbe? Se anche oggi tornassidomani me ne tornerei via di nuovosolo che me lo ordinassesoloche mi chiamasse con un fischio come si chiama un cane: lo seguireidovunque... Sofferenze? Non ho timore delle sofferenze che miverranno da lui! Saprò di soffrire per lui... Ohnon èpossibile spiegarti quello che sentoVania!

«Eil padree la madre?» pensai. «Sembra che li abbia giàdimenticati del tutto».


-Non ti sposerà neppurealloraNatascia?

-Me l'ha promessomi ha promesso tutto. Se adesso mi ha chiamataèappunto perché domani ci sposiamo fuori di città; manon sa quello che fa. E' anche probabile che non sappia nemmeno inche modo ci si sposa.


Eche marito sarebbe poi? E' una cosa ridicola... E se anche cisposassimoin seguito sarebbe infelice e mi farebbe deirimproveri...


Nonvoglio che possa rimproverarmi un giorno cosa alcuna. Voglio darglitutto senza ricevere nulla da lui. Dal momento chesposandomisarebbe infelicecome potrei esigere una cosa simile?

-Ohma queste che dici sono parole di delirioNatascia! - esclamai.


-Cosìandrai direttamente da lui adesso? - le domandai.


-Nomi ha promesso di venire a prendermi qui; abbiamo fissato...


Edella guardò avidamente lontanoma non si vedeva ancoranessuno.


-E lui non è ancora qui? E tu sei venuta "per prima!"- esclamai indignato.


Natasciasembrò barcollare sotto il colpo. Uno spasimo le contrasse ilviso.


-Può anche darsi che non venga affatto - soggiunse poi con unamaro sorriso. - L'altro ieri mi scrisse chese non gli avessipromesso di venire questa serasarebbe stato costretto a rimandarela sua decisione di sposarmi subito; suo padre lo avrebbe accaparratoper condurlo dalla fidanzata. Me lo scrisse in modo cosìsemplicecosì naturalecome se la cosa non avesse alcunaimportanza... E se fosse davvero andato da "lei"Vania?

Ionon risposi. Lei mi strinse fortemente la mano e i suoi occhi ebberoun lampo.


-E' andato da lei- disse con voce appena percettibile. - Speravascrivendomiche non sarei venutaper poter andare da leiegiustificarsiin seguitodicendo di avermi avvertita e che iostessa avevo rifiutato di venire. Ne ha abbastanza di me e cerca ilmodo di abbandonarmi... Oh Dio! Pazza che sono! Non mi ha forse dettoegli stessol'ultima volta che ci siamo incontratiche gli sonovenuta a noia?... Che cosa aspettoquidunque?

-Eccolo! - gridaiscorgendo Alioscia che veniva avanti lungo la ripa.


Natasciatrasalìgettò un lievissimo gridofissòattentamente Aliosciache stava avvicinandosie lasciando a untratto la mia manogli corse incontro. Egli affrettò pure ilpasso e un momento dopo ella era tra le sue braccia. La strada eradeserta; oltre noi trenon si vedeva anima viva. I due si baciavanoridevano; Natascia rideva e piangevaa un tempoquasi l'incontroavvenisse dopo un interminabile distaccoIl sangue era affluito allesue guance pallide; sembrava fuori di sé... Allora mi notòe mi si avvicinò immediatamente.




CAPITOLO9


Ioscrutavo avidamente il suo visosebbene l'avessi visto parecchievolte prima d'allora; lo fissavo negli occhicome se il suo sguardopotesse risolvere tutti i miei dubbi e chiarirmi come e in che modoaveva potuto affascinare Natasciafar nascere nell'animo di lei unamore così folleun amore che le faceva dimenticare il suoprimissimo dovereche le faceva sacrificare quanto aveva avuto sinoallora di più sacro.


Ilprincipe mi prese ambo le manime le strinse fortementee il suosguardo mite e sereno mi penetrò fino in fondo al cuore.


Sentiiallora che le mie conclusioni a suo riguardo potevano essere erratenon foss'altro che perché egli era per me un avversario.


Certonon gli volevo benee confesso che maineanche primaavevo potutovolergliene; forsefra quanti lo conoscevanoero l'unico a nonamarlo. Aveva in sé molte cose che non mi piacevano; mi urtavapersino il suo aspetto eleganteforse perchéa parer mioloera troppoesageratamente. In seguito capii che non ero giustonemmeno in quello. Era altosnellosottile; aveva il viso ovalesempre pallidoi capelli biondigrandi occhi azzurrimiti epensierosiin cuia momentibrillava la più franca einfantile allegria; le sue labbra rossetumide e di taglio perfettoavevano quasi sempre una piega seria; tanto più affascinante einatteso era il sorriso che vi sbocciava a un trattoun sorrisotalmente ingenuo e francocheguardandolochiunquee di qualunqueumore fossesentiva l'irresistibile bisogno di ricambiargli unidentico sorriso. Vestiva senza ricercatezzama sempre conun'eleganza piena di buon gusto; si capiva che quest'eleganza in ognicosa non gli costava nessuna faticaessendogli innata.


Inrealtàsi notavano anche in lui certe inclinazioni pocobellecerte brutte abitudinidi quelle che fanno parte delle cosìdette «buone maniere»: la leggerezzala presunzionelacortese arroganza.


Maera troppo sereno e semplice d'animoed era anche il primo aconfessare quei suoi difettia dolersene e a deriderli. Ritengoadessoche quel fanciullo non sarebbe mai stato capace di mentirenemmeno per scherzoe chese anche avesse mentitol'avrebbe fattosenza sospettarvi alcun male. Persino il suo egoismo aveva qualcosadi simpatico; forse appunto perché non cercava di nasconderlo.Non c'era nullain luidi nascosto. Era debolefiducioso e timidodi cuoremancava assolutamente di forza di volontà.Offenderlo o ingannarlo sarebbe stato un peccatouna vergognaproprio come offendere un bambino. Era molto più ingenuo diquanto avrebbe dovuto esserlo un giovane della sua etàe nonsapeva quasi nulla della vita reale; del restocredo che nemmeno aquarant'anni ne avrebbe saputo molto di più. Gli uomini comelui sembravano destinati a essere eternamente minorenni. Mi parevanon potesse esistere persona che non gli volesse bene: sapevacattivarsi l'amore di tutti come un bimbo carezzevole.


Natasciaaveva detto il vero: egli sarebbe stato capace di commettere ancheuna cattiva azione sotto la spinta d'una forte influenza; piùtardiperòvenendo a conoscenza delle conseguenze di taleazioneil pentimento sarebbe bastato a ucciderlo. Natasciasentivaistintivamente chenelle loro relazioniella sarebbe stata lapadronache l'avrebbe dominatoche Alioscia avrebbe potutodiventare persino la sua vittima. Ella pregustava il godimento diamare senza limite né ritegno alcunoe di torturare fino allospasimo l'essere amatoappunto perché lo si amae forse perquesto si era affrettata a fargli il sacrificio di se stessa.


Anchenegli occhi di luiperòsplendeva l'amoree la guardavacome estatico. Ella mi gettò uno sguardo di trionfo. In quelmomento aveva dimenticato tutto: i genitoriil distacco da loroisuoi sospetti...


Erasemplicemente felice.


-Vania! -esclamò- sono colpevole dinanzi a lui; non ne sonodegna!

CredevoAliosciache non saresti venuto. Dimentica i miei cattivi pensieriVania. Ti compenserò di tutto! - aggiunse guardando Aliosciacon infinito amore.


Eglisorrisele baciò la mano esenza più lasciare quellamanomi disse:

-Non incolpate nemmeno me. E' da gran tempo che desidero abbracciarvicome un fratello; Natascia mi ha molto parlato di voi. Ci conosciamoappena e non abbiamo ancora stretto amicizia. Siamo dunque amici e...


perdonateci- aggiunse a mezza vocearrossendo leggermentema con un sorrisocosì belloche non potei far a meno di ricambiarglielo contutto il cuore.


-SìsìAliosciaegli è nostro fratello; ci hagià perdonato e non potremmo essere felici senza di lui. Tel'ho già detto... OhDiocome siamo crudeli noi dueAlioscia! Ma d'ora in poivivremo tutt'e tre insieme... Vania! -continuò ellae le sue labbra tremarono- eccoadesso tutornerai da "loro"; tu hai un cuore d'oroed essianchese non potranno perdonarmivedendo che tu mi hai perdonataforsenon saranno troppo spietati con me. Racconta loro ogni cosa; trovaper farloparole proprio "tue"parole del "tuo"cuore...


Difendimisalvami; spiega loro tutte le ragioni che mi hanno spinta a questocosì come le hai capite tu stesso. SaiVaniache forse nonmi sarei decisaoggise tu non fossi stato accanto a me? Tu sei lamia salvezza; ho subito posto tutte le mie speranze in te; ho pensatoche tu avresti saputo riferire loro la cosa in modo da attutire ilprimo colpoil primo orrore. OhDioDio mio!... Di' loroda partemiaVaniache so di non poter essere perdonata: se anche papàe mamma mi perdonasseroDio non mi perdonerebbe mai. Di' loroinoltreche peròanche se mi dovessero maledireiocontinuerò lo stesso a pregare per loro e a benedirli pertutta la vita. Tutto il mio cuore è loro! Ahperchénon possiamo essere tutti felici? Perché? Perché?...


Diomio! Che cosa ho fatto! - esclamò a un tratto come se proprioin quel momento fosse tornata in séetutta tremantesicoprì il viso con le mani.


Alioscial'abbracciò esenza dir nullase la strinse forte al petto.


Seguironoalcuni minuti di silenzio.


-E voi avete avuto il coraggio di chiederle un simile sacrificio? -domandai allora ad Aliosciaguardandolo con occhi pieni dirimprovero.


-Non fatemene colpa! - ripeté. - Vi assicuro che tutte questedisgraziepur essendo adesso gravissimenon sono che momentanee. Nesono assolutamente convinto. Purché si abbia la forza disuperare questo penoso momento; me l'ha detto anche lei. Sapetebenissimo anche voi che la causa di tutto è l'orgoglio difamigliala lite di cui nessuno ha bisognoquel disgraziatoprocesso!... Ma (e vi assicuro che ci ho pensato a lungo)... ungiorno o l'altro tutto deve finire.


Ciuniremoe allora ogni cosa procederà felicementee anche inostri vecchi si metteranno d'accordo e si riconcilieranno l'uno conl'altrovedendo la nostra felicità. Chissàforse ilnostro matrimonio sarà il punto di partenza per la lororiconciliazione. Credo persino che non possa essere diversamente Cheve ne pare?

-Voidite: il matrimonio. Quando avverrà dunque questo vostromatrimonio ? - domandaigettando uno sguardo a Natascia.


-Domani o dopodomani; in ogni modonon più tardi didopodomani.


Vedeteveramente non lo so bene neppure ioe non ho ancora preparato nulla.Credevo che Natascia non sarebbe venutaoggi. Inoltremio padrevoleva assolutamente portarmiquesta seradalla mia fidanzata(Natascia vi ha detto che mi offrono una fidanzatavero? Ma io nonla voglio). Quindinon potevo calcolare ogni cosa con precisione.


Nondimenosono sicuro che dopodomani ci sposeremo. Almenoio ne ho laconvinzione; come si potrebbeinfattifarne a meno? Domani stessoci avvieremo in direzione di Pskov. In un paesello non molto lontanoda quiho un mio amicoche abita sempre in campagnain una suatenuta; fu mio compagno di scuola; è un bravissimo uomove lofarò conoscereforse. In quel paesello ci dev'essere anche unpretema non sono neppure ben certo che ci sia. Avrei dovutoinformarmi primama confesso che me ne è sempre mancato iltempo. D'altrondein realtàtutte queste non sono cheinezie. Basta che sia deciso l'essenziale. Si potrebbe anche invitareun prete da qualche paesetto vicinonon vi pare? Debbono pur essercialtri paesetti là intorno!

Peccatoperòche non abbia ancora avuto il tempo di scrivere duerighe laggiù; sarebbe opportuno avvertirli in tempo. Il mioamico potrebbe anche non essere a casa... Ma questa è l'ultimacosa... Quel che importa è d'aver preso una ferma decisione;tutto il resto verrà da sénon vi pare? Intantofinoa domani o a dopo domaniNatascia rimarràda me. Hoaffittato un appartamentino in cui vivremo anche dopo il matrimonio.Non tornerò più ad abitare con mio padre. E voi verretea farci visitavero? Ho arredato tutto per benino. I miei ex-compagni di liceo ci frequenterannodaremo delle serate...


Iolo guardavo perplessocon l'animo pieno d'angoscia. Natascia misupplicava con lo sguardo di non giudicarlo in modo troppo severo edi essere indulgente. Ascoltava le sue chiacchiere con un sorriso ditristezza sulle labbrae al tempo stesso sembrava ammirarlo come siammira un bambino vivace ed allegroascoltando il suo cinguettiopoco ragionevolema tanto incantevole. Lo guardai con rimprovero. Unimmenso peso mi opprimeva il cuore.


-Ma vostro padre? - domandai. - Siete sicuro che vi abbia a perdonare?

-Ma certo! Non potrebbe far altro. A tutta primasi capiscemimaledirànon lo metto nemmeno in dubbio. Che volete? E' cosìed è sempre stato molto severo a mio riguardo. Puòanche darsi che si vada a lagnare con qualcuno; cercherà divalersi della sua autorità paterna... Ma non ci sarànulla di serio. Mi vuole infinitamente bene; si adireràpoiperdonerà ugualmente. Allora tutti si riconcilierannoesaremo tutti felici. Anche il padre di Natascia.


-E se non perdonasse? Avete pensato anche a questo?

-Perdonerà senza dubbio; non tanto prestoforsema perdonerà.


Ebbenegli darò la prova che anch'io ho un carattere forte. Eglicontinua a sgridarmidicendo che sono un uomo senza caratterechesono leggero. Eccoadesso avrà modo di verificare coi fattise sono leggero. Crearsi una famiglianon è cosa da poco;allora non sarò più un ragazzovoglio dire che saròanch'io come tutti gli altri...


insommacome gli altri uomini che hanno famiglia. Vivrò dei mieiguadagni. Natascia dice che è molto più dignitoso chevivere alle spalle degli altricome viviamo adesso. Sapeste quantecose belle mi dice! Non sarei mai giunto a pensarle da solo: sonocresciuto in un ambiente così diverso! ho avuto un'educazionecosì cattiva! Certoriconosco anch'io d'essere leggero e dinon essere buono a nulla. Ma sapete? L'altro ieri mi è venutoin mente un pensiero straordinario.


Veramentenon sarebbe questo il momento più adatto per riferirvelomave lo dirò lo stessoperché voglio che anche Natascialo senta; e voi ci darete un consiglio. Ecco: io voglio scrivereromanzi e novelle da vendere alle rivistecome fate voi. Voi miaiuterete nei miei rapporti coi giornalistivero? Io conto su di voiin questa faccendae la notte scorsa ho meditato sul piano di unromanzotanto per fare la prima provae sapete? ho immaginato unacosina che potrebbe riuscire graziosissima. L'intreccio l'ho preso dauna commedia di Scribe... (4). Ve lo racconterò piùtardi. L'importante è che me lo paghino.. a voi li paganovero?

Nonpotei non sorridere.


-Ridete? - mi domandò allora Alioscia sorridendo egli pure. -Nosentite- aggiunse con una semplicità d'animosorprendente- non dovete credere che io sia quello che vi sembro;vi assicuro che sono un profondo osservatoreve ne persuaderete voistesso. Perché non dovrei provare? Chissà che nonriesca... Del restopuò anche darsi che abbiate ragione; ionon so nulla della vita realeme l'ha detto anche Natascia;d'altrondeme lo dicono tutti; che scrittore potrei essere in talcaso? Rideteridete purema aiutatemi; lo farete per lei e non perme; so quanto le vogliate bene. Vi dirò la verità: nonsono degno di leilo sentoed è per me una constatazionepenosa; non posso nemmeno capire per quale motivo mi abbia amato.Quanto a medarei la vita per lei! Vi assicuro che prima di adessonon ho mai avuto timore di nulla; orainveceho paura di quello chestiamo per combinare! OhSignore! Possibile che ad un uomo chevorrebbe assolutamente compiere il proprio dovere possano mancare leforze e la capacità necessarie? Aiutateci almeno voiamiconostro! Voi siete l'unico amico che ci sia rimasto. Che cosa potreicapirci da soloio?

Scusatese mi permetto di fare tanto assegnamento su di voi; io vi considerouomo di lealtà superiore e senza confronto migliore di me.


Mami correggeròcredetemidiventerò degno di voi due.


Aquesto punto mi strinse ancora la mano e i suoi occhi bellissimirifletterono un dolce sentimento di bontà. Teneva nella sua lamia mano con infinita fiduciae tutto il suo essere dimostrava lapersuasione che io gli fossi amico.


-Natascia mi aiuterà a correggermi- continuò. - Nondovete pensaretuttaviache si tratti di alcunché di gravené vi dovete dare troppa pena per noi. Io continuo ad averemolte speranze; quanto al lato materialenon dovete preoccuparvi.Ioper esempiose anche la mia idea di scrivere un romanzo dovessefallire (a dire il veroero già convinto anche prima che sitrattasse di una sciocchezzae adesso non ve ne ho parlato che perconoscere la vostra opinione)in caso di necessitàpotreiguadagnarmi il pane dando lezioni di musica. Voi non sapevateveroche conosco la musica? Non avrò vergogna di vivere nemmeno conun simile lavoro. Ho su questo argomento idee assolutamente nuove.Inoltreposseggo un gran numero di ninnoli di valoredi oggettinida toeletta: a che mi servirebbero? Li venderòe chissàquanto tempo potremo vivere col denaro che ne ricaverò.Infinenella peggiore delle ipotesipotrei decidermi a prendere unvero e proprio impiego. Mio padre ne sarebbe molto contento; mispinge continuamente ad accettare un impiegoe io non faccio chetirare in lungocol pretesto della mia cattiva salute. (Sono giàiscrittoperòsebbene non ricordi più dove dipreciso). Quando vedrà che la vita matrimoniale mi avràgiovatorendendomi più serioe che realmente avròcominciato a lavorarese ne rallegrerà e mi perdonerà...


-MaAlessio Petrovitcavete pensato a quello che succederàadesso tra vostro padre e quello di Natascia? Avete pensato a quelloche potrà avvenire stasera in casa loro? - e indicai Natasciache sembrava colpita a morte dalle mie parole. Ma io non avevo piùpietà.


-Sìsìavete ragione; è una cosa terribile! -rispose Alioscia. - Ci ho già pensatoe ne ho molto soffertoin cuor mio... Ma che fare?

Aveteragione: se almeno i suoi ci volessero perdonare! Sapeste quanto benevoglio a quei due vecchi! Sono per me come parentie dei piùprossimi: ed ecco in che modo li ripago. Ahqueste litiquestiprocessi! Non potete credere quanto sia spiacevole per noi tuttoquesto! E perché devono odiarsi? Dovrebbero farla finita unabuona volta e riconciliarsi! Ioalmenolo farei di sicuroal loroposto... Le vostre parole mi hanno messo paura. O Natasciaèorribile quello che stiamo per fare! Te l'ho già detto altrevolte... Sei tu che insisti... Ma sentite Ivan Petrovitcpuòdarsi che tutto vada per il meglio; che ne pensate? Dovranno purfinire per far la pace anche loro. Saremo noi a riconciliarli. Saràcosìdovrà assolutamente essere così; nonpotranno opporsi al nostro amore... Ci maledicano purenoicontinueremo ad amarli; non ci potranno resistere moltoalla fine.Non potete immaginare quanta bontà di cuore dimostri talvoltamio padre. Sìè veroha quel suo aspettointransigentema vi assicuro che in fondo è molto ragionevoleSapeste con quanta dolcezza mi ha parlato oggicercando diconvincermi della sua idea! E ioinveceoggi stessofaccio ilcontrario di quello che vorrebbe; questo mi rende triste. E dire chenon si tratta se non di stupidi pregiudizi! Una vera pazzia! Sesoltanto volesse osservarla bene e rimanere con lei mezz'orasonoconvinto che ci darebbe immediatamente il suo consenso.


CiòdicendoAlioscia gettò uno sguardo pieno di tenerezza e dipassione verso Natascia.


-Mi sono immaginato mille voltecol massimo piacere- continuòriprendendo il suo chiacchierìo- come mio padre siaffezionerà a lei quando verrà a conoscerlae come leili saprà far stupire tutti quanti. Vi assicuro che non avrannomai visto una ragazza simile! Mio padre è persuaso che sitratti di una semplice intrigante. Ho il dovere di riabilitare il suoonoree io lo riabiliterò. AhNatascia!

Tuttiti vorranno benetuttinon ci sarà al mondo una sola personache possa non volerti bene- aggiunse con fervore. - Benchéio non lo meritiamamiNatasciae io... ma tu mi conosci! Ed'altra parteoccorre poi molto per essere felici? Noio credocredo con tutta l'animache questa sera porterà a tutti noila felicitàla pace e il buon accordo! Sia benedetta questasera! E' cosìveroNatascia ? Ma che hai? Dio santochehai?

Natasciaera pallida come una morta. Durante la lunga chiacchierata diAliosciaaveva continuato a fissarlo in viso; il suo sguardoperòs'era andato facendo sempre più torbido e più immobileil volto sempre più pallido. Mi era parso che infine nonl'ascoltasse piùimmersa in una specie di torpore.L'esclamazione di Alioscia sembrò svegliarla di colpo. Ellatornò in sési guardò intorno e ad un tratto sislanciò verso di me. Poicon gesto frettolososi cavòdi tasca una lettera ecome se volesse nascondere l'atto adAliosciame la porse. La lettera era indirizzata ai suoi vecchi edera stata scritta il giorno prima. Consegnandomelami guardòfissosenza mai distogliere gli occhi. Erano pieni di desolazioneeio non potrò mai dimenticare quel terribile sguardo. Mi sentiiio pure invaso di terrore; intuii che soltanto in quel momento ellaaveva pienamente capito tutto l'orrore di quanto stava facendo. Compìuno sforzo su se stessa per dirmi qualche cosacominciòpersino a parlarepoi cadde svenuta di colpo. Ebbi appena tempo disostenerla. Alioscia impallidì per lo spavento: le fregava letempiele baciava le mani e le labbra.


Circadue minuti dopoella riprese i sensi. Poco lontano c'era la vetturadi piazza con la quale era arrivato Alioscia; questi la chiamò.Montando nella vetturaNatascia mi afferrò in un gesto follela manoe un'ardente lacrima mi scottò le dita. La vettura simosse.


Iorimasi ancora a lungo sul postoseguendola con lo sguardo. Da quelmomento fu finita per la mia felicità; la mia vita si eraspezzata in due. Lo sentii in modo straziante.


Lentamentetornai indietrorifacendo la stessa strada per recarmi dai vecchi.Non sapevo che cosa avrei detto loroné come sarei entrato inquella casa. I pensieri mi si intorpidivano in mente; le gambe non mireggevano più.


Questaè la storia della mia felicità; così si risolsee terminò il mio amore. Ora continuerò la narrazioneche ho interrotta.




CAPITOLO10


Circacinque giorni dopo la morte di Smithtraslocai nel suo appartamento.Fu per me un giorno d'indicibile tristezza. Il tempo era umido efreddo; cadeva la neve mista alla pioggia. Soltanto verso serae perun solo istanteapparve tra le nuvole il solee un raggio smarritoevidentemente per curiositàpenetrò anche nella miacamera. Già cominciavo a pentirmi di essere andato ad abitarein quel luogo. La camera era veramente vastama talmente bassaannerita e dall'aria così morta chenonostante la presenza dialcuni mobilisembrava vuota. Pensai subito che inquell'appartamento avrei perso l'ultimo resto della mia saluteecosì avvenne infatti.


Occupaitutta la mattinata a mettere in ordine le mie carte. Siccome nonpossedevo una cartellale avevo trasportate in una federatanto chei fogli si erano confusi e sgualciti. Poi mi misi a scrivere (a queltempo scrivevo il mio grande romanzo) ma il lavoro non procedeva; imiei pensieri erano altrove...


Gettaida parte la penna e mi sedetti alla finestra. Cadeva il crepuscoloemi sentivo sempre più triste. Mi assalivano cupi pensierid'ogni genere. Mi si affacciava di continuo alla mente l'idea cherimanendo a Pietroburgoavrei finito per perirvi.


Laprimavera era imminente: come avrei potuto riviverepensavouscendoda quel guscio alla luce del giornoaspirando il fresco sentore deicampi e dei boschiche non vedevo più da tanto tempo! ...


Ricordodi aver pure pensato quanto sarebbe stato bello poter dimenticarecompletamentegrazie a qualche atto di stregoneria o a qualchemiracolotutto ciò che era accaduto in quell'ultimo anno;dimenticare completamenterinfrescare la testae ricominciare dacapo con forze nuove. A quel tempo potevo ancora sognare una similepossibilità e speravo di poter risorgere.


«Potessialmeno essere ricoverato in un manicomio!»pensai alla fine.


«Làil mio cervellovoltandosiriuscirebbe forse a trovare un altroequilibrio e a guarire».


Allorac'era ancora in me la sete della vita e la fede in questa vita!

Miricordoperòdi essere scoppiato subito in una risata.


«Eche cosa potrei fare dopouna volta uscito dal manicomio? Scrivereancora romanzi?».


Cosìfantasticavo e mi struggevoe il tempo passava. Venne la notte.


Quellasera avevo un appuntamento con Natasciache il giorno prima mi avevamandato un bigliettopregandomi insistentemente di recarmi da lei.Balzai in piedi e mi preparai a uscire. Avevo un immenso desiderio diandarmene al più presto da quella cameradi trovarmi all'ariaapertaanche a costo di sfidare la pioggia e il fango.


Piùimbrunivapiù la camera pareva diventare vasta. Immaginai cheda alloraogni nottein tutti gli angoliavrei veduto il defuntoSmith: se ne sarebbe stato seduto su una sedia a fissarmiimmobilegli occhi addossocome aveva fatto nella pasticceria con AdamoIvanovitce ai suoi piedi sarebbe stato accoccolato Asorka. Eproprio in quel momento accadde un fatto che mi colpì assai.


Peressere sinceroperòdevo francamente confessare chesia perlo stato dei miei poveri nervi malatisia per l'impressioneprodottami dal nuovo alloggioe sia infine per la profondamalinconia cui andavo soggetto in quegli ultimi tempifindall'inizio del crepuscolo ero andato via via sprofondando in quellostato d'animo in cui cado spesso di notteda quando sono ammalatoeche chiamo "terrore mistico".


Questoterrore consiste in una morbosa sensazione di pauradi qualche cosache non potrei ben definire neppure iodi un non so ched'inconcepibiled'inesistente nell'ordine delle cosema che purdeve assolutamenteforse proprio in quel medesimo istanteavverarsiequasi a dispetto di tutti gli argomenti della ragionesorgere davanti a me come un fatto terribilemostruoso eineluttabile.


Disolitoquella paura va crescendo da un momento all'altrononostantetutti gli argomenti della ragionedi modo chealla finela mentepur acquistando in tali casi maggior lucidità che maiperdenondimeno ogni possibilità di opporre resistenza allesensazioni; non è più obbeditadiventa inutileequesto sdoppiamento aumenta ancor più la paurosa angosciadell'aspettativa. Credo sia la medesima sensazione che prova chi hapaura dei morti. Nella mia angosciaperòl'indeterminatezzarende ancora più grandi i miei tormenti.


Ricordoche in quel momento stavo vicino alla tavolacon le spalle rivolteall'uscio; ad un tratto mi venne il pensiero chese mi fossivoltatoavrei sicuramente visto Smith: egli avrebbe anzitutto apertolentamente la portasi sarebbe poi fermato sulla soglia e avrebbegirato lo sguardo per la camera; quindicurvando lentamente latestasarebbe entratosi sarebbe piantato davanti a memi avrebbefissato coi suoi occhi appannati ead un trattosarebbe scoppiato aridermi in faccia: sarebbe stata una risata insistente e silenziosache gli avrebbe scosso a lungo tutto il corpo decrepito. Quellospettro si era presentato alla mia immaginazione con tale chiarezza econ precisione talechein uno con essopenetrò nel miospirito la più pienala più assoluta convinzione chetutto doveva avverarsi indubbiamenteche si era già avveratoche io non lo vedevo per la semplice ragione che voltavo le spalleall'uscioe che appunto in quel momentoforsequest'uscio stavaaprendosi. Mi voltai di scattoeohterrore! la porta si aprivarealmenteadagioadagiosenza far rumoreproprio come mi eroimmaginato un minuto prima. Mi sfuggì un leggero grido.


Perun tempo molto lungonon vidi apparire nessunocome se la porta sifosse aperta da sola; poiad un trattocomparve sulla soglia unessere strano: un paio d'occhiper quanto potei notare nelletenebremi fissòosservandomi attentamente. Un brivido micorse per tutto il corpo. Con mio grande terrorevidi che era unabambinae se davvero si fosse presentato davanti a me lo stessoSmith forse nemmeno lui mi avrebbe messo tanta paura come la stranaimprovvisa apparizione di quella sconosciuta bambina nella miastanzaa quell'ora e con un tempo simileHo già detto cheaveva aperto la porta senza rumoreadagioadagiocome se temessedi entrare. Finalmentevarcata la sogliasi fermò e mi fissòa lungocon stuporecome impietrita; poi fece due passi e si fermòancora davanti a mesempre senza pronunciar parola. Allora poteiosservarla meglio. Era una ragazzetta di dodici o tredici annipiccola di staturamagra e pallida come fosse uscita proprio allorada una grave malattiail che dava un risalto ancor piùspiccato allo splendore dei suoi occhioni neri. Con la mano sinistrastringeva al petto un vecchio scialle logorocol quale si sforzavadi coprire il misero corpo tremante per il freddo serale. I suoivestiti potevano essere giustamente definiti col nome di cenci; ifitti capelli neri non erano pettinati.


Rimanemmocosì per circa due minutiosservandoci a vicenda.


-Dov'è il nonno? - domandò con voce rauca e appenapercettibilecome se provasseparlandoun dolore al petto e allagola.


Tuttoil mio "terrore mistico" svanì in un baleno.Qualcuno mi domandava conto di Smithdunque le tracce di costuistavanocosì d'improvvisoper precisarsi.


-Il tuo nonno ? Ma è morto! - dissi a un trattoimpreparatocom'ero a una simile domandae subito me ne pentii.


Labambina rimase per un momento immobilenella stessa posizione diprimapoidi colpofu scossa da un tremito taleche pareva fossein preda a un pericoloso attacco di nervi. Io mi gettai avanti asostenerlaperché non cadesse. Dopo alcuni minuti si sentìmeglioe la vidi compiere sforzi sovrumani per nascondermi lapropria agitazione. - Perdonamiperdonamibambina mia! - dissi.


Tel'ho detto così bruscamentesenza contare che forse non sitratta neppure di tuo nonno... poveretta! ... Chi cerchi? Il vecchioche abitava qui prima di me?

-Sì- mormorò lei a stentoguardandomi con occhiinquieti.


-Si chiamava Smithforse?

-Sì... sì.


-Allora... allora sìè proprio morto... Ma nonaffliggerti cosìpiccina mia. Perché non sei venutaprima? Da dove vieni adesso?...


L'hannoseppellito ieri; è morto improvvisamented'un colpo... Sei lasua nipotetu?

Lafanciulla non rispondeva alle mie domande affrettate e sconnesse.


Sivoltòsempre in silenzioe si diresse a lenti passi verso laporta. Io rimasi talmente stupitoche non pensai a domandarle ancoraqualche cosaa trattenerla. Si fermò un'altra volta sullasogliae voltandosi verso di mechiese:

-Asorka è morto pure?

-Sìè morto anche Asorka- risposie la sua domandami parve strana: anche quella fanciulladunqueera convinta cheAsorka dovesse morire insieme al vecchio!

Uditala mia rispostala ragazzetta uscì senza rumore dalla camerachiudendo la porta dietro a sé con gesto cauto.


Unmomento dopogià la rincorrevoindispettito di averlalasciata andar via senza chiederle altro. Era uscita cosìcautamenteche non l'avevo sentita aprire l'altra portaquella chedava sulla scala.


«Nonpuò aver avuto tempo di scendere»pensaie mi fermaiper ascoltare. Ma tutto era silenzio e non si sentiva alcun rumore dipassi. Al pianterreno si sentì sbattere una portapoi dinuovo tutto fu silenzio.


Cominciaia scendere in fretta le scale. La rampa che portava dal quarto pianodove abitavoal terzoera a chioccioladal terzo in giù eraa rampe diritte. Era una scala sporca e sempre buiala solita scaladelle grandi case divise in piccoli appartamenti. In quel momento ilbuio vi era completo. Arrivato a tastoni al terzo pianomi fermai aun trattocome se qualcuno mi avesse suggerito che là c'eraun essere umano che cercava di sottrarsi al mio sguardo. Cominciai atastare con le mani; la ragazza era là nell'angolochepiangeva pianocon la faccia contro il muro.


-Sentiperché hai paura di me? - cominciai a dirle. - Ti hospaventataè colpa mia. Il nonnoprima di moriresi èricordato di te; le sue ultime parole si riferivano a te.. Mi sonorimasti alcuni suoi librisaranno tuoi. Come ti chiami? Dove abiti?Il nonno disse che abitavi nella sesta linea...


Manon terminai la frase. La fanciulla emise un grido di spaventoperil fatto che io potessi sapere dove abitavapoirespingendomi conla manina scarna e ossutasi slanciò di corsa giù perle scale. Io la seguii; i suoi passi risuonavano in basso. A untratto non li udii più... Quando giunsi in in stradanon lavidi più. Corsi fino alla Prospettiva Vosniesenskima giuntocolàcapii che le mie ricerche sarebbero state vane: lafanciulla era scomparsa.


«Sisarà nascosta in qualche cantuccio»pensai«mentreio scendevo le scale».




CAPITOLO11


Nonappenaperòebbi fatto due passi sull'umido e fangosomarciapiede della Prospettivam'imbattei in un passantechecamminava frettolosamentea testa chinaevidentemente immerso neipropri pensieri. Con mio grande stuporericonobbi il vecchioIkmenev.


Erauna serata d'incontri imprevistiquellaper me. Sapevo che ilvecchio era da tre giorni indispostoed ecco che m'imbattevo in luiper la stradamalgrado quel tempaccio umido. L'abitudine di usciredi sera non l'aveva mai avuta nemmeno prima; da quandopoiNatasciaaveva abbandonato la sua casacioè da circa sei mesinonusciva più del tutto.


Vedendomisi rallegrò in modo insolitocome un uomo che abbiafinalmente trovato un amicocui poter comunicare i propri pensieri;mi afferrò dunque per la manola strinse fortemente esenzadomandarmi dove andassimi trascinò con sé. Sembravapreoccupatofrettoloso e agitato.


«Dovesarà andato?»pensai tra me. Sarebbe stato inutilechiederglielo: era diventato terribilmente diffidentee talvoltavedeva un'allusione oltraggiosaun'offesa anche nella piùsemplice domanda del mondo.


Loguardai di sbieco: aveva una cera da malato; negli ultimi tempi eramolto dimagrito; aveva la barba non fatta da una settimana. Icapelliormai del tutto canutiuscivano in disordine di sotto ilcappello sgualcito e pendevano in lunghe ciocche sul bavero delvecchiologoro pastrano. Mi ero accorto anche prima che talvolta ilvecchio cadeva in preda a strane amnesie: dimenticavaper esempiodi non trovarsi solo in una camerae cominciava a parlare ad altavocea fare gesti con le mani. Era penoso a vedersi.


-EbbeneVaniache c'è di nuovo? - cominciò. - Doveandavi? Iomio carosono uscito per i miei affari. Stai bene?

-Debbo chiedere a voipiuttostose state bene- risposi. - Ancorapoco tempo fa eravate malatoe uscite di già.


Ilvecchio non risposecome se non avesse udito le mie parole.


-Come sta Anna Andrejevna?

-Sta benesta bene... Peròa dir la veritàèstata indisposta anche lei. Adesso va soggetta a grandi malinconie...si è ricordata di telagnandosi che non ti fai piùvedere da un pezzo. Venivi da noiadessovero? O forse ti disturboti impedisco di andare in qualche altro posto? - mi domandò aun trattoscrutandomi con sguardo attento e sospettoso.


Ilvecchio era diventato così sensibile e irascibileche se gliavessi risposto di non aver avuto intenzioneuscendo di casadirecarmi da lorosi sarebbe indubbiamente offeso e separato da me confreddezza. Mi affrettaidunquea rispondere affermativamentedicendo che ero appunto uscito di casa per fare una visita ad AnnaAndrejevnae lo dissi pur sapendo che avrei finito per giungere inritardo da Natascia o chepiù probabilmente ancoranon avreipiù trovato modo affatto di recarmi da lei quella sera.


-Benissimo- rispose il vecchio completamente calmato dalla miarisposta. - Benissimo...


Poidi colpotacque e s'impensierì come sottacendo qualche cosa.


-Sìcosì va bene- ripeté macchinalmente di lìa cinque minuticome svegliandosi da una profonda meditazione. -Uhm! VediVania? Tu sei sempre stato per noi come un nostrofigliolo; Dio non ha voluto benedire la nostra unione con unfiglio... ma in compenso ci ha mandato te; io ho sempre pensatocosì... anche la vecchia... sì. E anche tu ti seisempre comportato con noi con la tenerezza e il rispetto di un verofigliolo riconoscente. Dio ti benedica per questocome anche noipoveri vecchiti benediciamo e ti amiamo... sì.


Lavoce gli tremòed egli tacque per un momento.


-Sì... e dunque? Non sei stato malato? Perché sei statotanto tempo senza venirci a trovare?

Gliraccontai tutta la storia di Smithadducendo a mia scusa che quellafaccenda mi aveva occupato moltissimo e cheper di piùmiero sentito anch'io indisposto; cosìun po' per una cosa unpo' per l'altranon avevo potuto recarmi al Vassiljevski (doveadesso abitavano)che era una località molto lontana. Perpoco non mi scappò detto chemalgrado tuttoavevo trovatomodo di visitarein quegli stessi giorniNatascia: ma seppitrattenermi in tempo.


Lastoria di Smith interessò moltissimo il vecchio. Si fece piùattento alle mie parole. Avendo saputo che il mio nuovo alloggio eraumidoe forse anche peggiore del precedentebenché l'affittofosse di sei rubli al mesegiunse persino ad adirarsi! In generaleera diventato molto irritabile e s'impazientiva per nulla. SoltantoAnna Andrejevna sapeva andare d'accordo con lui in tali momentienon sempre neppure lei.


-Uhm!... tutta colpa di quella tua letteraturaVania! - esclamòquasi adirato. - Ti ha ridotto a vivere in soffitta; ti condurràanche al cimitero! Te lo dicevo anche prima; te lo predicevo!... EB...?

Continuaa fare critiche?

-Ma B. è morto di tisi; credo di avervelo già detto.


-Mortouhm! ... morto! Così doveva essere. Ha lasciato qualchecosa alla moglieai figli? Mi sembra che tu m'abbia detto che avevafamiglia... E come può sposarsi gente simile?

-Nonon ha lasciato nulla- risposi.


-Eccoecco: me l'ero immaginato! - esclamò con ardorecome sela cosa lo toccasse al vivocome se il defunto B. fosse suofratello. - Nulla! E giànulla! SaiVanial'avevopresentito; avevo proprio presentito una simile fine per luifin daltempo in cui tu lo portavi tanto in alto. E' facile dirlo: non halasciato nulla! Uhm! Si è meritato la gloria! Ammettiamo pureche si tratti di gloria immortalema la gloria non dà damangiare. Anche per quanto riguarda te avevo presentito giustocaroVania; ti lodavomain cuor mioprevedevo ciò che dovevaaccadere. B... è dunque morto ? Giàcome avrebbepotuto fare a non morire con quella bella esistenza e in questo...


benedettoluogo?

Econ un rapidoquasi involontario gesto della manoegli mi mostròle lontananze nebbiose della strada illuminata dai fanalile cuideboli luci brillavano nell'aria impregnata di umiditàlecase sporcheil lastrico luccicante per l'acquai passanti tetri ebagnatitutto quel quadro dominato dalla nera volta del cielo diPietroburgoche pareva tinto con l'inchiostro di China. Eravamo giàsulla piazza; davanti a noi emergeva dal buio il monumentorischiarato in basso dai lumi a gase più avanti ancoras'innalzava la tetra e immensa mole della cattedrale di Isaccoprofilandosi in contorni vaghi sul fondo scuro del cielo.


-Una voltaVaniami dicesti che B. era un uomo buonogenerososimpaticocon sentimenti elevati e con un grande cuore. Ebbenetutta questa tua gente simpatica e generosa finisce così! Nonsanno far altro che accrescere il numero degli orfani! Uhm! Quelpovero uomo non deve essere stato molto contento di morire! Ah! ah!Per meme ne andrei in qualsiasi parte del mondoanche in Siberiapur d'andare via di qui... Che vuoibambina? - domandò a unapiccinachesul marciapiedetendeva la mano chiedendo l'elemosina.


Erauna ragazzetta piccola e magrolinadi sette od otto anni al massimovestita di luridi cenci; aveva i piedini nudi in un paio di logorescarpaccee cercava di coprire il corpicino tremante dal freddo inuna specie di logora vestagliettache doveva esserle diventatatroppo piccola da un pezzo. Il suo visino scarno e pallido eravoltato verso di noi; ci guardavatimida e silenziosae conrassegnato timore d'un rifiutoci tendeva la manina tremante. Ilvecchioscorgendolafu scosso egli pure da un forte tremitoe sivoltò verso di lei con tale rapiditàche la fecepersino spaventare.


Leitrasalì e si ritrasse.


-Che vuoiche vuoibambina? - domandò ancora il vecchio. -Chiedi l'elemosina? Sì? Eccotieccoti... prendi!

Eagitato e tremantesi mise a frugare nelle tasche; ne cavòdue o tre monete d'argentoma gli sembrò poco; aprì ilportafogline tirò fuori un biglietto da un rublo - non c'erache quello - e mise il denaro nella mano tesa della piccolamendicante.


-Cristo ti proteggapiccina... bambina mia! L'Angelo di Dio sia conte!

Efece ripetutamente il segno della croce alla poveretta; poiad untrattoessendosi ricordato che io ero lì a guardarlosirannuvolò e continuò per la sua strada a passiaffrettati.


-VediVania- riprese a dire dopo un lungo silenzio cupo- io nonposso vedere quei piccoli esseri innocenti che tremano dal freddo perle strade.. Come soffrono per le colpe dei loro maledetti padri edelle loro maledette madri! Peròquale madre potrebbe essercapace di mandare la sua bambina incontro a un tale orrorese non lapiù disgraziata ? Probabilmentelaggiùnella suastambergaci sono altri orfani; questa che abbiamo vista ècerto la maggiore; quanto alla madrepoiforse sarà malatae... uhm! Non sono certo figli di principi. O Vaniace ne sono moltial mondo di bambini... che non sono figli di principi! Uhm!

Tacqueun momento come turbato da qualche cosa.


-VediVaniaho promesso ad Anna Andrejevna- cominciò poiconfondendosi e imbrogliandosi nelle parole. - Le ho promesso... cioèci siamo messi d'accordoAnna Andrejevna ed iodi prendere in casaun'orfanella... capisciqualche poverettauna piccina... vogliamoprenderla in casa per sempre; capisci? Per noi due vecchi ètroppo triste rimanere così soli; uhm!... ma vedi? In questiultimi tempisembra che Anna Andrejevna abbia rinunciato a unasimile idea. Eccotu dovresti parlarle a questo proposito; ma sai?senza dire che te l'ho detto io... capiscicome se parlassi perconto tuo... falle capire la ragione... capisci? E' un favore che tivolevo chiedere da un pezzo... Prova tu a convincerlacome se lacosa venisse da te...


Cercadi persuaderla a consentire... io non mi sento di parlargliene... Inveritàa me non occorre nemmeno quella bambina; lo facciocosì per avere un po' di allegria in casa... per udire unavocina infantile..lo faccioin realtàpiuttosto per la miavecchia che per me; si sentirà meglio che a essere noi duesoli. Ma in fondosono tutte sciocchezzequeste! SaiVaniacosìnon arriveremo mai a casa; prendiamo una carrozza; c'è ancoraun bel pezzo di strada da faree Anna Andrejevna ci aspetta.


Quandogiungemmo da Anna Andrejevnaerano le sette e mezzo.




CAPITOLO12


Ivecchi si amavano molto. L'amore e l'abitudine di tanti anni liavevano legati l'uno all'altra indissolubilmente. NicolaSerghejevitcperòe non solo adessoma anche primaneitempi più feliciera poco comunicativo con la sua AnnaAndrejevna; talvolta era con lei persino austero in presenza deglialtri. In certe naturedai sentimenti teneri e squisitiesiste avolte una specie di caparbietàcome una pudica ostinazioneche vieta di esprimere anche all'essere più caro la propriatenerezzae non solo davanti alla gentema anche e forsespecialmente a quattr'occhi; solo di rado prorompe una tenerezzatanto più ardente e impetuosaquanto più a lungotrattenuta.


Cosìquasi sempreera stato il vecchio Ikmenev con la sua AnnaAndrejevnaanche in gioventù. La stimava e l'amava senzalimitinonostante quella brava donna non sapesse altro che amarlo;ma s'indispettivapersinoche la moglieper la sua semplicitàfosse talvolta con lui troppo imprudentemente espansiva. Dopo lapartenza di Natasciaperòi due vecchi sembravano esserdiventati reciprocamente più teneri; sentivano dolorosamentela loro solitudine nel mondo. E benché talvolta NicolaSerghejevitc fosse eccessivamente tetroi due non potevanosepararsinon fosse che per due oresenza provare un sentimento didolorosa nostalgia. Per un tacito accordoavevano deciso di nonpronunciare mai parola sul conto di Natasciacome se non esistesseneppure. Anna Andrejevna non osava nemmeno alludere in modo troppochiaro alla figlia in presenza del maritobenché ciòfosse molto penoso per lei. La madre aveva già perdonato datempo a Natasciain cuor suoe s'era messa d'accordo con meperchéad ogni mia visitale portassi notizie della suacaraindimenticabile bambina.


Sestava a lungo senza averne notiziele vecchietta finiva perammalarsie quando andavo a portarglienesi interessava d'ogniminimo particolarem'interrogava con spasmodica curiositàsi«alleggeriva l'animo» coi miei raccontie per poco nonmorì dallo spavento il giorno in cui Natascia si ammalò.In quell'occasione mi dichiarò persino che sarebbe andata atrovare la figlia; solo se si fosse trattato d'un caso disperatoperò.


Sulleprimeanche in mia presenzanon osava mai esprimere il desiderio dirivedere la figliae quasi sempredopo i nostri colloquidopoavermi rivolto mille domande su ogni particolareconsideravanecessario mostrarsi piena di riserbo nei miei riguardie ribadirechepur interessandosi della sorte di sua figliala riteneva talepeccatriceda non essere possibile alcun perdono.


Nonsi trattavaperòche di una finzione. C'erano giorni in cuiAnna Andrejevna sentiva una tale nostalgia della sua figlioladacaderne ammalata; piangevachiamavain mia presenzaNatascia coinomi più tenerisi lagnava amaramente di Nicola Serghejevitce cominciava dinanzi a lui a fare «allusioni»sebbenecon molta prudenzasull'orgoglio umanosulla durezza di cuoresulfatto che non sappiamo perdonare le offese fatteciper cui neancheDio vorrà perdonare agli intransigenti; ma più in lànon osava spingersi. In tali momenti il vecchio si faceva piùduro e più tetroe taceva accigliatooppureimprovvisamentedi solito in modo molto goffoattaccava ad altavoce a parlare di tutt'altroovvero si ritirava nella sua cameralasciando così ad Anna Andrejevna la libertà diespandere il suo dolore in lacrime e querele. Pure nello stesso modose ne andava ogni qualvolta mi recavo da lorosubito dopo avermisalutatoonde permettermi di comunicare ad Anna Andrejevna le ultimenotizie di Natascia. Così fece anche quel giorno.


-Sono tutto bagnato- disse appena entrato in sala- vado in cameramiae tuVaniarimani intanto qui. Eccoracconta ad AnnaAndrejevna l'incidente del tuo appartamento nuovo. Torno subito...


Esi allontanò in frettacercando persino di non guardarcicome se si vergognasse di averci messi a contatto. In tali casiespecialmente quando tornava in nostra compagnia dopo una breveassenzadiventava sempre molto austero con me e con Anna Andrejevnabilioso e irascibile; sembrava indispettito contro se stesso estizzito per la debolezza e l'arrendevolezza che aveva dimostrate.


-Ecco com'è- disse la vecchiettache negli ultimi tempiaveva abbandonato in mia presenza ogni infingimento. - Con me èsempre cosìpur sapendo benissimo che comprendiamo tutte lesue astuzie. E' forse necessario che si nasconda da me? E perchédarsi delle arie? Sono forse un'estranea per lui? Così èanche con la figlia. Avrebbe ben potuto perdonarleormai; puòanche darsi che desideri di farlo; ma Dio solo sa quello che pensa.Ho sentito io stessa come piange di notte. In apparenzainvececerca di mostrarsi forte. E' dominato dall'orgoglio... Caro IvanPetrovitcraccontami prestodov'è andato ?

-Nicola Serghejevitc? Non lo sovolevo chiederlo a voi.


-Io sono rimasta proprio sbalorditavedendolo uscire. Indispostocom'ècon questo tempoa un'ora così tarda! Ho subitopensato che dovesse trattarsi di cosa molto grave; orache cosa cipotrebbe essere di più grave di quell'affare che sapete? Cosìpensaima non osai chiedergli nulla. Non oso piùinterrogarlo. Ahsignor Iddioho provato uno spavento terribiletanto per lui che per lei. Pensai che si fosse deciso di perdonarle eche si fosse recato da lei: dovete sapere che è al corrente diogni cosa sul suo conto; conosce anche le ultime notiziene sonoconvinta; non riescoperòa indovinare dove assuma questeinformazioni. E' stato molto agitatotanto ieri che oggi. Ma perchétacete? Raccontateprestoamico miotutto ciò che vi èaccaduto di nuovo. Vi aspettavo come un angelo di Dionon avevopace. Quello scellerato ha dunque intenzione di abbandonare Natascia?

Riferiisubito ad Anna Andrejevna tutto ciò che sapevo. Con lei erosempre pienamente sincero. Le comunicai cherealmentele relazionitra Natascia ed Alioscia parevano prossime alla rotturae che lacosa sembrava più seria di quanto fossero mai stati i loroprecedenti disaccordi; che Natascia mi aveva scritto un biglietto incui mi supplicava di andarla a trovare quella sera stessaverso lenovee che quindiuscendonon avevo intenzione di passare da loroe se adesso c'eroera perché mi ci aveva condotto NicolaSerghejevitc stesso. Le riferii e le spiegai dettagliatamente che lasituazione del momento erain generalemolto critica; che il padredi Aliosciatornato da poco dopo un'assenzanon volevaassolutamente intendere ragione e trattava Alioscia con moltaseverità; ma il fatto più grave era che Alioscia stessonon aveva prevenzioni di sorta contro la fidanzatadella qualeanzia quanto parevaera invaghito. Aggiunsi ancora che ilbiglietto di Natasciaper quanto potevo giudicaredoveva esserestato scritto da lei in un momento di forte agitazione; mi scrivevache quella sera doveva decidersi tuttonon dicevaperòconprecisioneche cosa sarebbe stato quel "tutto"; mi parevastranoinoltrechepur avendo scritto il biglietto il giornoprecedentem'invitasse soltanto per quella sera e mi precisassepersino l'ora: le nove. Dovevoperciòandarci assolutamentee al più presto.


-Vavamio carovacci assolutamente- fece la vecchiettaagitandosi;- appena sarà tornato qui lui e avrai preso un goccio di tè...Ahperché non portano il samovar! Matriona! Ebbene? ilsamovar!

E'un'assassina e non una domestica!... Finito il tèdunquetroverai un pretesto plausibile e te ne andrai. E domani tornaassolutamente da me per raccontarmi tuttoe vieni più prestoche potrai. AhSignore!

Nonsarà capitato qualche altro disastro! Del restoche cosapotrebbe capitare di peggiodopo quello che è accaduto?Nicola Serghejevitc ha già saputo tuttome lo dice il cuore!Io vengo a sapere molte cose da Matrioskache a sua volta le sa daAgasciae Agascia è la figlioccia di Maria Vassiljevnacheabita in casa del principe... ma sono cose che sai anche tu. Oggi ilmio Nicola è stato terribilmente adirato tutto il giorno. Hofatto per interrogarloma mi si è scagliato subito contro;poi sembrò essersi pentito di avermi sgridata e mi disse cheaveva poco denaro. Come se proprio lui potesse adirarsi in tal modoper ragioni di denaro. Del restotu conosci bene in che condizionici troviamo. Dopo il pranzosi è ritirato per fare unsonnellino. Io guardai dalla fessura della porta (c'è nellaporta della camera una piccola fessurae lui non lo sa) e lo vidiquel caro uomoprosternato davanti alle immagini sacre a pregareDio.


Vedendoquello spettacolomi si sono piegate le gambe. Poisenza dormiresenza prendere il tèafferrò il cappello e se ne andòalle quattro passate. Non osai chiedergli nullaavrebbe cominciato agridare di nuovo. Adesso grida spesso; abitualmentesgridaMatrioskama talvolta gli capita di sgridare anche me; iononappena comincia a gridaremi sento venir meno le gambee il cuoremi manca nel petto.


Malo fa appostaso bene che lo fa appostae nondimeno mi spavento.


Dopoche se ne fu andatopregai Dio per tutta un'oraperché gliispirasse un pensiero di bontà. Dov'è quel biglietto diNatascia?

Fammelovedere!

Lemostrai il biglietto. Sapevo che Anna Andrejevna nascondeva in séun'intima speranza: la speranza che Aliosciache lei chiamava orascelleratoora stupido ragazzaccio senza cuoreavesse finalmente asposare Natascia col permesso di suo padreil principe PietroAlessandrovitc. Una volta era giunta perfino a confidarmelaquellasua speranzama poi si era pentita e aveva rinnegato le proprieparole. Per nulla al mondo peròavrebbe osato esprimere talesperanza di fronte a Nicola Serghejevitcpur sapendo che il vecchiola sospettasse in leitanto d'avergliene mosso rimprovero in modoindiretto. Credo che il vecchio avrebbe maledetto per sempre Natasciae se la sarebbe definitivamente strappata dal cuorese avesse anchesoltanto saputo che lei pensava alla possibilità di un similematrimonio.


Lapensavamo tutti cosìallora. Egli aspettava la figliabramandola con tutte le forze del suo cuorema l'aspettava solapentitacon l'anima liberata persino del ricordo di Alioscia. Aquesta condizione soltanto egli avrebbe potuto perdonare; e sebbenenon ne avesse mai fatto parola con nessunoper tutti noi era chiaroche fosse così.


-Manca di caratteremanca assolutamente di caratteree inoltre èun ragazzaccio crudele; l'ho sempre detto- ricominciò a direAnna Andrejevna. - Non hanno saputo educarlo e ne è venutofuori uno scavezzacollo! Signore Iddiodopo tutto l'amore che leigli ha dimostratoadesso l'abbandona! Poveretta! che ne saràdi lei? Non capisco che cosa possa aver trovato in quella nuova!

-Ho sentito direAnna Andrejevnache la fidanzata è unafanciulla affascinante- risposi. - Me lo disse anche la stessaNatalia Nicolajevna.


-E tu ci credi? - ribatté la vecchietta. - Macchéaffascinante! E poiper voialtri donnaiolitutte le donne sonoaffascinanti; basta che portino una sottana. Quanto a Natasciapoise ne dice bene anche leilo fa solo per nobiltà d'animo. Nonsa trattenerlo quel ragazzo; gli perdona tuttoe soffre in silenzio.Quante volte l'ha già tradita! Scellerato senza cuore! Quantoa meIvan Petrovitcsono proprio spaventata. Tutti sono dominatidall'orgoglio. Potesse almeno il mio vecchio vincere se stessoperdonare la nostra colombella e riportarla qui a casa! Quanti bacivorrei darle! Come vorrei vederla!

E'dimagritadici?

-SìAnna Andrejevnaè dimagrita.


-Gioia mia! A me poiIvan Petrovitcè successo un altroguaio! Ho pianto tutta la nottetutto il giorno .. Ma nove loracconterò dopo! Quante volte ho accennatodi sfuggitachepotrebbe ormai perdonarla: non oso dirglielo apertamentema di tantoin tanto mi lascio scappare qualche abile allusione. Il cuoreinquei momenticessa di battermi. Temo che si adiri ancor più ela maledica per sempre. Finoranon l'ho mai sentito maledirla: èquel che temo sopra ogni cosa. Che succederebbe allora? Quando unpadre malediceanche Dio castiga. Così continuo a viveretremando di paura. Ma anche tuIvan Petrovitcdovresti vergognarti;sei cresciuto in casa nostrati abbiamo prodigato carezze paterne: eora mi vieni a direcosì di punto in biancoche l'altra èaffascinante! Ma a te che importache sia o non sia affascinante?Affascinante! La loro Maria Vassiljevnainvecemi ha spiegato moltomeglio le cose (confesso di averla invitata a prendere il caffèin mia compagniaun giorno che il mio vecchio era uscito per i suoiaffari e doveva star fuori tutta la mattina). Ella mi chiarìogni cosa. Il principepadre di Aliosciaha una relazioneclandestina con la contessa. Dicono che la contessa gli rimproveri datempo di non sposarlaed egliinvecetrova sempre nuovi pretestiper non farlo. Quella contessafin dal tempo in cui viveva suomaritosi è dimostrata una donna di cattiva condotta. Dopo lamorte del maritosi è recata all'esteroe là sicircondò di italiani e di francesi; non so che baronifrequentassero la sua casae proprio laggiù pescòanche il principe Pietro Alessandrovitc.


Intantola sua figliastrala figlia del suo primo maritoun appaltatoredelle bettolecontinuava a crescere. La contessala matrignaavevasperperato tutto il suo denaro; intantoi due milioni di rubli cheil padre aveva depositato alla bancaa nome di sua figliacrescevano man mano che cresceva la figlia. Oradiconopossiede uncapitale di tre milioni di rubli; alloraal nostro principe balenòin mente questo pensiero: "Perché non tentare di farsposare la figlia ad Alioscia?". (Non è poi un imbecillequel principe; non lascia perdere un affaredal momento che ci vedequalche profitto!) Quel contesaiquel cortigiano altolocatoilloro parenteè pure d'accordo con lui; sfido io! tre milionidi rubli non sono uno scherzo. «Va bene» disse«parlatene alla contessa».


Allorail principe comunicò alla contessa il proprio desiderio.Questa montò su tutte le furie: dicono che sia una donna senzaeducazioneun'insolente. Dicono pure che qui non tutti la ricevono:da noi non è come all'estero. «No» dice«caromio principe; sposa mese vuoima la mia figliastra non saràmai moglie di Alioscia». La fanciullasecondo quello che sidiceadora addirittura la matrigna; per poco non le recitapreghieree le obbedisce in tutto e per tutto. La fanciullaa quelche si diceè un'anima dolcemiteuna vera anima angelica!Il principevedendo come stanno le cosedice: «Tucontessanon devi aver timore; ti sei mangiata la tua sostanzae la tuaproprietà è carica di debitiche non sarai mai ingrado di pagare. Quando la tua figliastra avrà sposato il mioAliosciafaranno una bella coppia: la tua è ingenua e il mioAlioscia è pure come un bambino; dei loro affari ci occuperemonoi e faremo loro da tutori; allora avrai anche tu i danari che tioccorrono. Altrimenti» dice«che cosa ci guadagnisposandomi?». E' un uomo astuto! Un massone! Sei mesi fadunquela contessa non si era ancora decisa a dare il suo consenso;orainvecedicono che sono andati a Varsaviaappunto perconcludere la cosa. Così ho sentito dire. Me l'ha raccontatocon ogni particolare Maria Vassiljevnala qualea sua voltal'aveva saputo da un uomo fidato. Eccodunquedi che si tratta; visono in gioco molti denari; milioni di rubli; il fascino non vi entraper nulla.


Ilracconto di Anna Andrejevna mi stupì. Concordava punto perpunto con tutto ciò che avevo udito poco prima da Aliosciastesso.


Parlandomeneil giovane aveva animatamente cercato di convincermi che non sisarebbe mai sposato per denaro. Caterina Feodorovnaperòl'aveva impressionato e affascinato. Avevo pure saputoda Aliosciache probabilmente suo padre si sarebbe sposato anche luima negavaper ora tali vocionde non irritare anzitempo la contessa.


Avevogià notato che Alioscia amava sinceramente suo padreloammiravaaveva fede in lui come in un oracolo e lo esaltava.


-Quella tua «affascinante» poinon è contessaneppure lei! - continuò Anna Andrejevnaestremamente irritataper l'elogio che avevo fatto della futura fidanzata del giovaneprincipe. - Natascia sarebbe un partito migliore per lui; l'altra èfiglia di un appaltatore delle bettolementre Natascia è unafanciulla nobileproveniente da un'antichissima famiglia digentiluomini. Il mio vecchioieri (mi sono dimenticata diraccontartelo)il mio vecchiodunqueha aperto ieri il suo baulelistato di ferrolo conosci? ed è rimasto per tutta la serain faccia a me a mettere in ordine i vecchi documenti della nostrafamiglia. Lo faceva con un'aria così seria! Io ero seduta difronte a luifacendo la calzae avevo timore a pronunciar parola;alloravedendo che continuavo a tacereegli si irritò e sirivolse a me per primodopo di che continuò per tutta la seraa spiegarmi la nostra genealogia. Risulta dunque che noicioèla famiglia Ikmenevè nobile fin dal tempo di Ivan ilTerribilementre la mia propria stirpecioè quella degliSciumilinera già nota sotto il regno di Alessio Mikailovitc;siamo in possesso di tutti i documentie delle nostre famiglie siparla persino nella storia di Karamsin. Eccocaro mioda ciòsi vede che neanche noi non siamo gli ultimi tra i nobili.


Nonappena il mio vecchio cominciò la sua spiegazionecapiisubito quali pensieri gli passassero per la mente. Si vede che anchelui si sente offesovedendo disprezzare Natascia. Non hanno altrovantaggioin nostro confrontoche la ricchezza. Beh! sia pure così;si sa bene che quel brigante di Pietro Alessandrovitc non pensa adaltro che ai denari: è un'anima duracrudele e avida. Diconoche a Varsavia si sia convertito al cattolicesimo e si sia iscrittonei gesuiti. Dimmiè vero questo?

-Sono voci assurde- risposiinvolontariamente interessatodall'insistenza delle medesime.


Tuttaviala notizia che Nicola Serghejevitc si era messo a studiare idocumenti della sua famiglia mi sembrò assai significativa.Maiprimaaveva messo innanzi la genealogia della propria stirpe.


-Sono tutti scellerati senza cuore! - continuò Anna Andrejevna.- Ebbenee leiil mio tesorosi dispera? piange? Ahè orache tu vada a trovarla! MatrionaMatriona! E' un'assassina e non unadomestica! Non le hanno fatto nessuna offesa? ParlaVania!

Chepotevo risponderle? La vecchietta si mise a piangere. Le domandai ache guaio avesse alluso poco prima.


-Ahcaro mioeravamo già molto disgraziatima si vede che lamisura non era ancora colma! Tu ricordicarissimoo forse nonricordi neanche piùil piccolo medaglione d'oro che avevo perricordocon dentro il ritratto di Natascia bambina; otto anni avevaalloraquell'angioletto mio. Ricordo che Nicola Serghejevitc e ioordinammo quel ritratto a un pittore di passaggio: tu l'avraidimenticato di sicuro. Era un buon pittore: la raffigurò sottol'aspetto di Cupido; a quel tempoNatascia aveva i capelli chiarichiaritutti ricci; la dipinse con indosso una camiciola di mussolain modo che il suo corpicino si scorge attraverso; è riuscitatanto bellache non è possibile saziarsi di guardarla. Pregaiallora il pittore di farle due alettema egli non acconsentì.Dunquecaro amico miosubito dopo quei terribili giorni di sei mesifatirai fuori dall'armadio quel medaglione e me lo attaccai alnastrino cui portavo appesa la croce. Così lo portai sul pettoinsieme alla crocefacendo in modo che il mio vecchio non se neaccorgesse. Egli aveva allora ordinato di buttar fuori di casa o dibruciare tutta la roba di leiperché non rimanesse nulla chepotesse ricordargliela. Per meinveceera una gioia poterla vederealmeno in effigie; talvolta cominciavo a piangere contemplandola e misentivo il cuore come un po' sollevato; tal'altraquando ero solala coprivo di bacicome se fossenon il suo ritrattoma lei inpersona; la chiamavo coi nomi più tenerie ogni seraprimadi andare lettobenedivo il ritratto con un segno di croce. A voltequando ero proprio solacominciavo a parlare con lei ad alta vocele domandavo qualche cosapoi immaginavo quello che mi avrebberisposto e facevo un'altra domanda.


Ahcaro Vaniaè penoso persino raccontartelo. Cosìerocontenta chealmeno del medaglionenon si fosse accortoe non nesapesse nulla; invecea un trattoieri mattina guardo... ilmedaglione non c'èil nastrino pende rottoevidenteconsumatoe il medaglione manca; probabilmente è caduto senzache me ne accorgessi. Mi sentii tutta raggelare. Mi affrettai acercare: nullarovistai ovunque:

nulla!Era perduto! Ma dovedoveper amor di Dio? Potevo averlo perso nelletto; rimossi tutto il letto: nulla! Certoil nastrino si saràrotto e il medaglione sarà caduto per terra; ma alloraqualcuno deve pure averlo trovato; e chi potrebbe averlo trovatosenon "lui" o Matriona? Di Matriona non posso sospettaremiè devota anima e corpo... (Matrionae il samovar ti decidi aportarlo una buona volta o no?) Dio miopenso a quello cheavverrebbe se lo trovasse luiquel medaglione! Sto dunque sedutatutta immersa nella mia tristezzae piangopiango senza riuscire atrattenere le lacrime. E Nicola Serghejevitcintantosi va facendosempre più mite e affettuoso con mecome non fu mai; sembracondividere la mia tristezzasembra conoscere la ragione delle mielacrime e compatirmi. Allora penso in cuor mio: "Come puòsaperlo? Che abbia trovato proprio lui il medaglione e lo abbiagettato dalla finestra? In un momento di collerasarebbe capacissimodi farlo. L'avrà gettato viae adesso se ne addolorane èpentito". Andai con Matriona a cercarlo di fuorisotto lafinestra; macché! non trovammo nulla. Come se si fossesprofondato sotto terra. Ho continuato a piangere tutta la notte. Erala prima volta che non potevo benedire la mia figliola andando aletto. Ahè malequestoIvan Petrovitcè un cattivopresagio. Sono due giorni che piangoche non posso smettere dipiangere. Ti aspettavomio carocome l'angelo di Dio; cosìalmeno posso sfogarmi un poco.


Ela vecchietta pianse di nuovo con amarezza.


-Ah sìmi dimenticavo di dirti una cosa! - aggiunse a untrattocontenta di essersi ricordata. - Non ti ha detto nullariguardo all'orfana?

-SìAnna Andrejevnami ha detto che vi eravate messid'accordo per prendere in casa come pupilla qualche povera orfana. E'vero?

-Non ho mai pensato a dare il mio consensononon l'ho mai pensato!

Enon voglio nessun'orfana! Per me non sarebbe che un vivo ricordodella nostra sciaguradella nostra immensa sciagura. Non voglionessuno all'infuori di Natascia. Non ho mai avuto che una solafigliae sola rimarrà. Masecondo teche cosa puòsignificare quel desiderio di prendere un'orfana? Che ne pensi tuIvan Petrovitc? Vuol forse darmi una consolazione vedendo le miecontinue lacrime? Oppure vuole in tal modo scacciare del tutto lapropria figlia dalla mente e attaccarsi col cuore a un'altra bambina?Che cosa ti ha detto di mestrada facendo? Come ti èsembrato? Molto adirato? Molto cupo?

Zitto...eccolo che viene! Ne riparleremo più tardi... Non dimenticaredi venirmi a trovare domani...




CAPITOLO13


Entròil vecchio. Girò su di noi uno sguardo scrutatoreecome sesi sentisse vergognoso di qualche cosaaggrottò lesopraccigliapoi si avvicinò alla tavola.


-Ebbenee il samovar? - domandò. - Possibile che a quest'oranon abbiano avuto tempo di prepararlo?

-Lo portanolo portano subitoamico mio; eccolo! - fece AnnaAndrejevna dandosi da fare.


Matrionanon appena visto entrare Nicola Serghejevitcapparve subito colsamovarcome se aspettasse appunto l'arrivo del padrone per portarloin tavola. Era una vecchia domestica fidata e devotama era anche lapiù grande brontolona fra tutte le serve del mondocon uncarattere testardo e ostinato. Temeva Nicola Serghejevitc e in suapresenza tratteneva la linguama se ne rifaceva a dovizia con AnnaAndrejevna; le rispondeva male ogni momento e in generale aveva lapretesa chiaramente dimostrata di governare la padronapur essendosinceramente affezionata a lei e a Natascia. Avevo conosciuto quellaMatriona fin dai tempi di Ikmenevka.


-Uhm!... Non è molto piacevole essere tutto bagnato e vedereche "non vogliono" nemmeno preparare il tè-brontolava il vecchio a mezza voce.


AnnaAndrejevna mi fece una strizzatina d'occhi ammiccando al suo vecchio.Questi non poteva soffrire quell'ammiccare misteriosoesebbene inquel momento non ci guardassesi poté notaredall'espressione del suo visoche si era accorto benissimo del cennodi Anna Andrejevna.


-Sono uscito per i miei affariVania- cominciòimprovvisamente a dire. - Che gentaglia è quella! Te l'ho giàdetto? Pare che vogliano proprio condannarmi. Dicono che non hoprove; che mancano i documenti; che le informazioni risultanoinesatte... Uhm!...


Parlavadel suo processo col principe; quel processo si trascinava ancora perle lunghemanegli ultimi tempiaveva preso una piega pocofavorevole per Nicola Serghejevitc. Io tacevonon sapendo che cosarispondergli. Egli mi scrutò con aria sospettosa.


-Ebbene! - continuò a un trattoforse irritato dal miosilenzio- più presto saràtanto meglio! Anche se micondanneranno a pagarenon riusciranno certo a fare di me unmascalzone. La mia coscienza sarà sempre la mia coscienzaetoccherà ad essa decidere. Almenosarà finita unabuona volta; avrò le mani liberesarò rovinato...Lascerò tuttoallorae me ne andrò in Siberia!

-OhSignoredove vuoi andare? E che cosa andrai a cercarecosìlontano? - intervenne Anna Andrejevnanon potendo piùtrattenersi.


-E quia che cosa siamo vicini? - diss'egli bruscamentequasicontento dell'obiezione fattagli.


-Ma insomma... vicini alla gente... - rispose Anna Andrejevnaesitanteguardandomi con occhi pieni d'angoscia.


-A quale gente? - gridò il vecchio passando lo sguardo ardentedalla moglie su me e viceversa- a quale gente? Ai brigantiaicalunniatoriai traditori? Non temere! uomini di questa specie se netrovano dovunque; li troveremo anche in Siberia. Peròse nonvuoi seguirminon ti costringerò a farlo; puoi rimanere qui.


-Nicola Serghejevitcper amor di Dio! Come potrei rimanere qui senzadi te? - gridò la povera Anna Andrejevna. - Io non ho altriche te al mondo...


Ellatitubòtacque di colpoe volse verso di me lo sguardospaventatoquasi pregandomi d'intervenire e di appoggiarla. Ilvecchio era irritatocoglieva ogni pretesto per attaccar brigaenon era possibile contraddirlo.


-Non agitateviAnna Andrejevna- dissi io- in Siberia non si stapoi male quanto si crede. Se capitasse una disgrazia e fostecostretti a vendere Ikmenevkal'idea di Nicola Serghejevitc nonsarebbe affatto cattiva. In Siberiaun uomo onesto può sempreprocurarsi un buon impiego.


-Eccoalmeno tuIvancapisci il vero senso delle cosee con te sipuò parlare. Ho pensato anch'io proprio così; lasceròtutto e me ne andrò in Siberia.


-Oh! questopoinon me l'aspettavo davvero! - esclamò AnnaAndrejevnacongiungendo le mani. - Anche tuVania! Non mel'aspettavo da teIvan Petrovitc!... Mi pareva che da noi non avessiavuto altro che bontà e carezze; eppureadesso...


-Ah! ah! ah! E che cosa ti aspettavitu? Ma pensa un po': comepotremmo viverequi? Il denaro è tutto sfumatostiamomangiandoci gli ultimi copechi. Vorresti forse che andassi dalprincipe Pietro Alessandrovitc a chiedergli perdono?

Alleultime parole del marito riguardanti il principela vecchietta ebbeun tremito in tutta la persona. Il cucchiaino che teneva in manotintinnò battendo contro la sottocoppa.


-E perché nopoi? - continuò Ikmenevrinfocolandosisempre piùe con gioia cattiva ed ostinata. - Che cosa nepensiVania? Non sarebbe bene che andassi da quel signore? Perchédovremmo andare in Siberia?

Sìsìè molto meglio che domani mi metta gli abiti dafestami pettini ben bene e mi faccia elegante. Anna Andrejevna mipreparerà la camicia inamidata (non ci si puòpresentare in altro modo in casa d'un personaggio cosìaltolocato)mi comprerò un paio di guanti per essere proprioin tiroe mi recherò da Sua Eccellenza: «Eccellenza-gli dirò - benefattorepadre nostro! Perdonatemi e salvatemi;datemi un pezzo di pane; ho in casa moglie e piccini che muoiono difame!...».


Vabene cosìAnna Andrejevna ? E' questo che vuoi?

-Nicola Serghejevitccarissimo... non voglio nulla io! Ho parlatocosì per la mia stupidità; perdonamise ti hocontrariatoma non gridare- balbettò la povera donnasempre più tremante di paura.


Sonopersuaso chein fondoil cuore del vecchio gemeva e si stringevavedendo in quel momento le lacrime e lo spavento della sua poveracompagna; sono anzi persuaso che soffriva più di lei; ma nonpoteva frenarsi. Ciò capita spesso a persone di grande bontàma deboli di nervile qualinonostante tutta la loro bontàsi lasciano trasportareprovando come un godimento tutto specialenell'afflizione e nella collera loroe cercano di sfogarsi aqualunque costoanche se dovessero offendere facendoloun'altrapersonaassolutamente innocente; di solitopoirovesciano quellacollera sull'essere più caropiù vicino al loro cuore.Le donneper esempioprovano talvolta la necessità disentirsi infelicioffeseanche se in realtànon si trattaaffatto di disgrazie né di offese. E di uomini chesottoquesto punto di vistasomigliano alle donnece ne sono molti.Talvolta quegli uomini non sono affatto i più debolimageneralmentehanno in sé molto di femminile. Il vecchiosentiva il bisogno di una litesebbene fosse il primo a soffrire diuna simile necessità.


Ricordocheproprio in quel momentomi balenò il pensiero che forseil vecchio aveva realmente fatto poco prima qualche passodel generedi quelli supposti da Anna Andrejevna. Chissà cheispiratodal Signorenon si fosse appunto avviato per recarsi da Natasciaeche poistrada facendonon avesse cambiato parere o si fosseimbattuto in qualche ostacolo oppostosi alla sua decisionedi modoche questa era rimasta inattuata; sìdoveva proprio essereandata cosìed egli era tornato a casa irritato e umiliatovergognandosi dei suoi desideri e dei suoi sentimenti di poco primacercando il modo di sfogare su qualcuno la propria "debolezza"e scegliendo per vittima appunto coloro che sospettava avessero glistessi suoi desideri e sentimenti. Forseal pensiero di perdonare lafigliaegli si era già immaginato l'impeto di gioia della suaAnna Andrejevnae naturalmente lei era stata la prima a sopportarele conseguenze del fallimento di quel progetto.


Mal'aria spaventata della poverettache tremava di paura davanti aluilo commosse. Per un momento sentì vergogna della propriacollera e seppe padroneggiarsi. Noi tacevamocercando di nonguardarlo in faccia. Ma quel buon impulso della sua anima non fudurevole. Doveva sfogarsi ad ogni costoforse anche in uno scoppiodi rabbiain una maledizione.


-VediVania- disse a un tratto- mi rincrescenon avrei volutoparlarema è giunto il momento in cui devo spiegarmifrancamentesenza reticenzecom'è bene che faccia ogni uomoleale... capisciVania? Sono contento che tu sia venutoe perciòvoglio dire ad alta voce e in tua presenzama in modo che "glialtri" sentano pureche tutte quelle sciocchezzequellelacrimequei sospiriquelle disgraziemi seccanoalla fine. Ciòche mi sono strappato dal cuoree che forse ho strappato col sanguee con dolorenon ci tornerà mai più. Sì! l'hodetto e lo farò. Parlo di ciò che è successo seimesi facapisciVania? E ne parlo in questo momento in modo cosìchiaro e precisoappunto perché tu non possa fraintendere lemie parole- aggiunsefissando su me gli occhi ardentievisibilmente cercando di evitare lo sguardo impaurito della moglie. -Ripeto che sono tutte sciocchezze che io non voglio piùtollerare!... Mi sento proprio infuriare al pensiero che "tutti"mi ritengono un idiotail mascalzone più vileun uomo chepuò nutrire in cuor suo i sentimenti più volgaripiùvili... e credono che impazzisca dal dolore...


Sciocchezze!Ho gettato viaho dimenticato i sentimenti di una volta!

Nemmenoi ricordi esistono per me.. sìsìsì e sì!...


Balzòin piedi e batté il pugno sulla tavolain modo da far tinnirele tazze.


-Nicola Serghejevitc! Possibile che non abbiate compassione di AnnaAndrejevna? Guardate un po' che cosa fate di lei! - dissi iononpotendomi più trattenere e guardandolo quasi indignato. Ma conciò non feci che gettare olio sul fuoco.


-Nonon ho compassione! - urlò egli impallidendo e tremando; -non ho compassioneperché gli altri non ne hanno per me! Nonho compassione perché in casa miaalle mie spallesi tramacontro la mia testa disonoratain favore di mia figlia dissolutadegna di ogni maledizione e di ogni castigo!

-Nicola Serghejevitccarissimonon maledirla!... Fa tutto quello chevuoima non maledire tua figlia! - gridò Anna Andrejevna.


-La maledirò! - urlò il vecchiopiù forte diprima; - la maledirò perché si esige da meoffeso edisonoratoche vada da quella maledetta e le chieda perdono! Sìsìè proprio così! Per questo mi torturanogiorno e nottesenza treguain casa miacon lacrimesospiri estupide allusioni! Vogliono commuovermi... GuardaguardaVania! -aggiunse cavandosi frettolosamente da una tasca lateralecon manitremantidiversi documenti- guardaqui sono alcune carte delnostro processo. Da esse risultasecondo l'opinione del tribunaleche sono un ladroun bugiardoche ho derubato il mio benefattore!

Sonodiffamatodisonorato per colpa sua! Eccoeccoguardaguarda unpo'!

Ecominciò a tirar fuori dalla tasca diverse carteuna dopol'altragettandole sulla tavola e cercando impazientemente quellache voleva farmi vedere; ma il documento cercatocome a farloappostanon si trovava. Seccatostrappò fuori dalla tascacon gesto bruscotutto ciò che riuscì ad afferrare inuna manata... un oggetto pesante cadde improvvisamente sulla tavolaproducendo un suono metallico... Un grido sfuggì ad AnnaAndrejevna: era il medaglione smarrito.


Poteicredere a stento ai miei propri occhi. Il sangue affluì allatesta del vecchio e gli imporporò le goteegli trasalì.Anna Andrejevna gli stava davanti a mani giunteguardandolo conocchi pieni di preghiera. Il viso della vecchietta si illuminòdi una gioiosa speranza. Quel rossore sul visoquella confusione delvecchio... sìormai era certa di non essersi sbagliatacapiva dov'era andato a finire il suo medaglione! Capiva che lo avevaritrovato luiil suo vecchioche si era tutto rallegrato di quelrinvenimentoe cheforse tremando di orgasmol'aveva gelosamentesottratto a ogni sguardopoirifugiatosisoloin qualche angoloaveva continuatoall'insaputa di coloro che lo circondavanoconl'amore che gli traboccava dal cuorea contemplare il visino dellasua bambina adoratasenza potersene saziare; forse anche luicomela povera madresi rinchiudeva soletto in una camera per discorrerecon la sua Natasciacol suo tesoroimmaginandone le risposteerispondendo a sua volta; forsedi nottein preda a un'angosciadolorosasoffocando i singhiozzi che gli sfuggivano dal pettobaciava e accarezzava la cara immaginee invece di maledizionimandava il suo perdono e la sua benedizione a quella che non volevavedere e che in presenza altrui usava maledire.


-Dunquemio carotu le vuoi bene ancora! - esclamò AnnaAndrejevnanon riuscendo più a frenarsi davanti a quel padreseveroche un momento prima aveva maledetto la sua Natascia.


Maappena ebbe udito l'esclamazione della mogliegli occhi del vecchioscintillarono d'un odio folle. Afferrato il medaglionelo gettòper terrae si diede a calpestarlo con collera pazzesca.


-Sia maledetta da me per sempre! - ripeteva soffocandocon vocerauca. - Per sempreper l'eternità!

-Santo Dio! - gridò la vecchietta; - leileila mia Natascia!Il suo visino... le pesta il visino sotto i piedisotto i piedi!

Tiranno!Uomo insensibilecrudeleorgoglioso!

Aqueste parole della moglieil vecchio impazzito si fermòatterrito da quanto aveva fatto. Poiraccogliendo dal pavimento ilmedaglionefece per slanciarsi fuori dalla camera; fatti appena duepassiperòcadde a un tratto in ginocchiosi appoggiòcon le mani al divano che gli stava davanti e vi posò la testapriva di forze.


Singhiozzavaora come un bambinocome una donna. I singhiozzi gli gonfiavano ilpettocome se volessero spezzarglielo. Il terribile vecchio era inquel momento più debole di un bambino; non aveva piùvergogna di noie in uno spasmodico slancio d'amorecoprivadinuovoin nostra presenzadi innumerevoli baci quel ritratto che unmomento prima aveva calpestato. Sembrava che tutta la tenerezzatutto l'amore per la figliacostretti da tanto tempo in cuor suocercassero ora di sgorgare in un impeto irrefrenabileannientandotutto il suo essere.


-Perdonala! perdonala! - esclamava singhiozzando Anna Andrejevnachesi era chinata sul marito e lo teneva abbracciato. - Falla tornarenella tua casae Dionell'ora dell'ultimo giudizioterràconto della tua umiltà e della tua misericordia!...


Nono! A nessun costoe mai! - ripeteva il vecchio con voce rauca esoffocata. - Mai! mai!




CAPITOLO14


Giunsida Natascia che era ormai tardi: alle dieci suonate. Lei vivevaallora alla Fontankavicino al ponte Semionovskiin una sudiciacasa «fondamentale» del mercante Kolotuskinal terzopiano. I primi tempidopo la sua fuga dalla casa paternaavevaabitato insieme ad Alioscia in un bell'appartamento non molto grandema comodo ed eleganteal secondo piano di una casa di via Litejnaja.Le risorse del giovane principeperònon tardarono molto adesaurirsi. Non si fece maestro di musicama cominciò aprendere denaro a prestito e s'indebitò fino al collo.Spendeva quel denaro per abbellire la casaper far numerosi regali aNatasciala quale protestava contro la sua prodigalitàloammonivae talvolta piangevapersino. Aliosciache possedeva uncuore sensibile e suscettibilee che talvolta meditava per un'interasettimanacon vero godimentosu un regalo che voleva farleches'immaginava anticipatamente come lei l'avrebbe accoltofacendoseneuna festa e comunicandomi nel più grande segreto i suoi sognie le sue speranze a quel propositosi sprofondava in una taletristezza per le lacrime e gli ammonimenti di Natasciacheinvolontariamente muoveva a pietà; in seguitoavvenivano traloroa causa dei regaliscene piene di lacrimedi rimproveri e diliti. InoltreAlioscia spendeva somme considerevoli all'insaputa diNatascia: si lasciava trascinare dagli amicila tradiva; frequentavaogni specie di Giuseppine e di Minne; ciononostanteamavasinceramente Natascia. L'amava con tormento; spesso veniva da me colcuore in tumultoinvaso di tristezzadicendo che non valeva ilmignolo della sua Natasciache era stupido e cattivoche non eracapace di comprenderla e di apprezzarlae che non era degno del suoamore. In parteaveva ragione: non erano allo stesso livello; eglisi sentiva un fanciullo davanti a leie anche lei lo considerava unbambino.


Conle lacrime agli occhiegli mi confessava il suo legame conGiuseppinasupplicandomi al tempo stesso di non dirlo a Natascia; equandotimido e tremantesi recavadopo tutte quelle confessioniinsieme a me da lei (sempre insieme a meassicurandomi che avevatimore di guardarla in faccia dopo il delitto commessoe che io solopotevo sostenerlo e fargli coraggio)Natascia comprendeva fin dalprimo sguardo gettato su di lui di che si trattava. Ella era moltogelosae non capisco come riuscisse a perdonargli tutte le suemarachelle.


Disolitole cose si svolgevano in questo modo: Alioscia entrava conmele rivolgeva timidamente la parola e la guardava con timidatenerezza negli occhi. Natascia indovinava subito che era in colpama non glielo faceva vederené mai cominciava per prima aparlarnea interrogarlo; anziraddoppiava subito le sue carezzesifaceva più tenera e più allegrae ciò non eraaffatto un gioco combinatoun'astuziada parte sua. Noquell'essere squisito provava un godimento speciale nel concedere ilsuo perdononell'atto di graziarecome se l'atto stesso diperdonare Alioscia contenesse in sé una speciale e raffinatadelizia. Vero è che in quei tempi non si trattava d'altro chedi Giuseppine. Vedendola così dolce e clementeAlioscia nonpoteva più frenarsie subito le confessava ogni cosasenzache nessuno lo spingesse a farlounicamente per alleggerirsi ilcuore ed «essere come prima»diceva lui. Avuto ilperdonoegli si estasiavatalvolta piangeva persino di gioia e diintenerimentola baciaval'abbracciava. Poi riacquistava subito lasolita allegria e cominciava a raccontare con puerile franchezza eminuziosamente la sua avventura con Giuseppinaridendo fortefacendo i più fervidi elogi a Natasciae la sera terminava inmodo allegro e felice.


Quand'ebbespeso tutti denaricominciò a vendere la roba. Grazieall'insistenza di Natasciafu trovato sulla Fontanka unappartamentino a prezzo mite. Continuarono a vendere gli oggetti cheancora possedevano. Natascia vendette persino i suoi vestiti ecominciò a cercar lavoro; quando Alioscia venne a saperlolasua disperazione non ebbe limiti; malediceva se stessogridava didisprezzarsie nondimeno non fece nulla per rimediare al disastro.


Negliultimi tempiavevano esaurito anche quelle estreme risorse; nonrimaneva che il lavoroma il compenso per quel lavoro eraassolutamente meschino.


Inprincipioquando abitavano ancora insiemeAlioscia aveva avuto unaforte lite col padre. L'intenzione del principe di far sposare alfiglio la figliastra della contessa Caterina Feodorovna Filimonovnanon era allora che un progettosul qualeperòil principeinsisteva molto; aveva condotto Alioscia in casa della giovanetentava di convincerlocon ragionamenti e con la severitàsulla necessità di piacere alla fanciullama l'affare non fucombinato per colpa della contessa. Allora il padre cominciò adare minor importanza al legame di Alioscia con Natascialasciandopassare il temponella persuasione che l'amore di Aliosciadi cuiconosceva la frivolezzanon sarebbe stato di lunga durata. Quantopoi all'intenzione di Alioscia di sposare Natasciail principe nonse ne era mai dato un vero pensiero. Quanto ai due amantiessiavevano rimandato il matrimonio al giorno in cui fosse avvenuta laformale riconciliazione col padre e le circostanze fossero mutate.Era però evidente che Natascia non intendeva parlarne.Alioscia mi confessòin segretoche suo padre erain partepersino contento di tutto quella storia:

l'umiliazionedegli Ikmenev gli faceva piacere. Per formalitàad ogni modocontinuava a dimostrarsi malcontento della condotta del figlio:

gliridusse la sommagià piuttosto esiguache avevaprecedentemente stabilito per il suo mantenimento (del restoneiriguardi del figliosi era sempre dimostrato avarissimo) e lominacciava di tagliargli del tutto i viveri; poco dopoperòseguì la contessa in Poloniadove questa aveva certi suoiaffari da mettere a posto. Frattantonon aveva abbandonato per nullail progetto del ricco matrimonio per il figlio. E' veroAlioscia eraancora troppo giovane per sposarsi; ma la fidanzata era troppo riccae non era il caso di perdere la buona occasione. Il principeraggiunse infine il proprio intento. Le notizie che giunsero allenostre orecchie dicevano che la faccenda del fidanzamento erafinalmente entrata in una fase favorevolmente risolutiva.


Neltempo di cui parlo adessoil principe era da poco tornato aPietroburgo. Egli fece un'accoglienza affettuosa al figlioma rimasesgradevolmente colpito dalla persistenza del sentimento che questinutriva per Natascia. Cominciò a inquietarsenead avernetimorepersino impose al figliocon severitàla separazioneda Natasciama non tardò a dare la preferenza ad un altromezzoe portò Alioscia in visita dalla contessa. Lafigliastra di questa era una fanciulla giovanissimadi una bellezzaquasi perfettauna fanciulla dal cuore come se ne trovano pochidall'anima serena e castae oltre a ciò era allegraintelligente e tenera. Il principe calcolava sul fatto che sei mesidi vita in comune dovevano aver avuto la loro influenza sul cuore diAlioscia; pensava che ormai Natascia non poteva più avere perlui l'attrazione della novitàe che adesso egli avrebbeguardato la fidanzata con occhi diversi da quelli coi quali l'avevaveduta sei mesi addietro. Aveva in parte indovinato... Alioscia siinvaghì realmente della ragazza.


Aggiungeròinoltreche il principe era diventatodi punto in biancostraordinariamente affettuoso verso il figlio (pur continuando atenerlo a corto in fatto di denaro). Alioscia sentiva chesottoquell'affettuositàsi nascondeva una decisione inflessibile eimmutabilee ne era angustiatonon quantoperòlo sarebbestato se non avesse visto ogni giorno Caterina Feodorovna.


Sapevoche da cinque giorniormaiegli non andava più da Natascia.


Recandomida leidopo aver lasciato la casa dei vecchi Ikmenevmi andavoansiosamente domandando che cosa poteva aver bisogno di dirmi.


Notaiancora da lontanoun lume alla sua finestra. Fra noi era da tempoconvenuto cheogniqualvolta lei avesse avuto urgente bisogno diparlarmiavrebbe messo un lume sulla finestra della sua cameradimodo checapitandomi di passare vicino a casa sua (e ciò micapitava quasi ogni sera)potessi sapere che mi aspettava e cheaveva bisogno di vedermi. Da qualche tempoella metteva spesso lacandela al posto convenuto...




CAPITOLO15


TrovaiNatascia sola. Camminava lentamente su e giù per la cameracon le mani congiunte sul petto e immersa nei suoi pensieri. Ilsamovarquasi spentostava sulla tavola e mi aspettava da un pezzo.Mi tese la mano in silenziocon un sorriso. Il suo volto era pallidoe aveva un'espressione dolorosa. Lo stesso dolore traspariva dal suosorrisotenerocon un non so che di paziente. I suoi occhi azzurrie chiari sembravano più grandi del solitoi capelli piùfittima era tutto effetto della magrezza dovuta alla malattia.


-Credevo che non saresti più venuto- mi disse dopo avermiteso la mano. - Volevo persino mandare da te Mavra per sapere se percaso ti fossi ammalato di nuovo - Nonon sono stato neppureindisposto; sono stato semplicemente trattenuto; ora ti racconterò.Ma tuNatasciache hai? E' forse accaduto qualche cosa di nuovo?

-Nonulla di nuovo! - risposeun po' stupita. - Perché me lodomandi?

-Non mi hai forse scritto ?... Ieri mi hai scrittodicendomi dipassare da teindicandomi persino l'ora precisané piùpresto né più tardi; di solitonon fai così.


-Ah sì! Fu perchéieri seraaspettavo "lui".


-Ah! non è ancora venutodunque?

-No. E pensavo chese non fosse venutoavrei dovuto parlare con te- aggiunse Natascia dopo un breve silenzio.


-L'hai aspettato anche questa sera?

-Nonon l'ho aspettato; passa la sera laggiù.


-Che cosa pensidunqueNatascia? Credi che non tornerà piùda te?

-Torneràtornerà ancora- risposeguardandomi conaria seria.


Quelrapido succedersi di domande da parte mia le dispiaceva. Tacemmocontinuando a camminare su e giù per la camera.


-Ero qui ad aspettartiVania- cominciò di nuovosorridendo- e sai che cosa facevo? Camminavo avanti e indietro e declamavo deiversi. Ti ricordi? I sonaglila strada d'inverno: "Sulla tavolabolle il samovar" l'abbiamo letta insieme:

"Sullatavola bolle il samovar; il maltempo passòchiara è lavia; con mille occhi dal ciel la notte spiae un canto di passioneodo balzar.


D'unsonaglio il tintinno or gli si accorda:

ohquando verràalfineil mio diletto la stanca fronte ariposar sul petto cui egli è vitae che giammai lo scorda?

Comespunta nel ciel la bell'aurora pingendo i vetri cui rabesca il gelodal samovar un vaporoso velo si spande; e già la stufa arde ecolora de' suoi riflessi un'azzurrina tenda tutt'a fioramichenasconde il letto...


Ohquando verràalfineil mio diletto?

Quantoè ancor d'uopo che il mio cuor lo attenda?"«Ahcom'è bella questa poesia! Come è tormentosaVaniaeche quadro fantastico! Pare un canovaccio con un disegno appenatracciatopuoi ricamarci sopra tutto ciò che ti piace! Visono due sensazioni: quella di una volta e l'ultima. Quel samovarquella tenda a fioramisono cose tanto intime... proprio come inquelle casette della piccola borghesia nella nostra cittadina diprovinciami sembra di vedere persino la casetta: è nuovafatta di travinon ancora rivestita di assi... Poil'altro quadro:

"Ordi nuovo la voce odo cantare accordandosi in note di tristezza altinnulo sonaglioe mi si spezza d'ansietà il cuoredi desìod'amare.


Dov'èdunquedov'è il mio grande amore?

Quasitremo al pensier ch'egli si affacci repenteed entrie miaccarezzie abbracci e avvolga tutta del suo folle ardore.


Ahila mia vita! E com'è buia la stanzae angustae triste!Fuori soffia il vento; urta nei vetrie gemere lo sento.


Ahila mia vita senza più speranza!

C'èun ciliegio di là dalla vetratama vederlo chi 'l puòse i vetri il gelo d'un opaco vestì ruvido veloil gel chemorteforsegli ha recata?

L'azzurrinamia tenda è scolorita; per la stanza m'aggiro egra e solettané di tornar punto il pensier mi alletta al nido mio natal chea sé m'invita.


Quinon ho alcun che rimbrottar mi possa; il mio diletto è vialontan lontanosol questa vecchia brontola..."«Per lastanza m'aggiro egra e soletta»: com'è messo ben aproposito quell'«egra»! E poi. «Qui non ho alcunche rimbrottar mi possa»:

quantatenerezzaquanto languore in quel versoe quante sofferenzesvegliate dai ricordisofferenze provocate volontariamentechequasi ci fanno godere... Diocom'è bello! E com'èvero!

Ellatacquecome se volesse reprimere lo spasimo che le saliva alla gola.


-Vaniacaro amico mio! - esclamò un momento dopoe subitotacque di nuovoquasi avesse dimenticato ciò che avrebbevoluto direo come se fosse uscita in quell'esclamazione cosìsenza un pensiero precisoma per una sensazione improvvisa.


Intantocontinuavamo a camminare avanti e indietro per la camera.


Davantiall'immagine sacra ardeva un lumicino. Da qualche tempoNatascia siandava facendo sempre più devotama non le piaceva che se neparlasse.


-E' festa domani? Vedo che è acceso il lumicino - domandai.


-No non è festa... Ma viasieditiVaniasarai stanco! Vuoiche ti dia il tè? Non ne hai preso ancora questa seravero?

-SediamociNatascia. Il tè l'ho già bevuto.


-Da dove vieni adesso?

-Da "loro".


Usavamosempre questa parolaparlando della sua casa paterna.


-Da loro? Come hai avuto tempo di passare anche di là? Ci seiandato per tuo desiderio o ti hanno chiamato?...


Mitempestava di domande. Il suo viso si fece ancora più pallidoper l'agitazione. Le raccontai minutamente il mio incontro colvecchioil mio colloquio con la madrela scena del medaglione; nontralasciai alcun particolarenessuna sfumatura. Non le nascondevomai nulla. Mi ascoltava avidamenteattenta a ogni mia parola. Gliocchi le brillarono di lacrime. La scena del medaglione la commossefortemente.


-AspettaaspettaVania- diceva interrompendo ogni momento la mianarrazione. - Racconta più minuziosamenteproprio tuttotuttocoi più minuti particolari; tu ometti i particolari!...


Feciil racconto una seconda e poi una terza voltarispondendo a tutte ledomande che mi rivolgeva.


-E credi proprio che venisse da me?

-Non lo soNatascianon posso nemmeno farmi un'idea precisa. E'chiaro che sente la nostalgia di te e che ti vuol bene; ma che sifosse o non si fosse messo in via per venire da tequesto..questo...


-E ha baciato il medaglione? - mi domandò interrompendomi. -Che cosa disse mentre lo baciava?

-Pronunciava parole sconnesseesclamazioni: ti dava i nomi piùteneriti chiamava...


-Mi chiamava?

-Sì.


Ellapiansesommesso.


-Poveretti! - disse. - Non c'è poi da stupirsi se sa tutto-aggiunse dopo un breve silenzio. - E' sempre bene informato anche sulconto del padre di Alioscia.


-Natascia- dissi timidamente- andiamo da loro.


-Quando? - domandò lei impallidendo e sollevandosi sullapoltrona.


Credevache la invitassi ad andar subito.


-NoVania- aggiunse mettendomi le mani sulle spalle e sorridendotristemente; - nocarissimome lo dici semprema... meglio nonparlarne.


-Ma è possibile che quella maledetta lite non debba proprio maifinire? - scattaiaddolorato. - Possibile che tu sia orgogliosa alpunto di non voler fare il primo passo? Spetta a te farlo; ètuo dovere! Probabilmentetuo padre non aspetta che questo perperdonarti... Alla fineè tuo padree tu l'hai offeso! Daiuna soddisfazione al suo amor proprioche è legittimonaturale. Devi farlo! Solo che tu tentied egli ti concederàil suo perdono senza importi alcuna condizione.


-Senza impormi alcuna condizione! Non è possibileVania; nonrimproverarmi inutilmente. Ho passato giornate e notti intereeancora ne passoa meditarci sopra. Da quando li ho abbandonaticredo che non sia passato giorno senza che vi abbia pensato. Con tepoine ho già parlato parecchie volte. Lo sai anche tu chenon è possibile!

-Prova!

-Noamico mionon si può! Se mi ci provassinon farei cheesasperarlo ancor più contro di me. Non si puòriacquistare quello che si è perduto per sempree sai checos'è che non si può riacquistare?

Quellefelici giornate della mia infanzia che ho passato con loro. Se anchemio padre mi perdonassenon mi riconoscerebbe piùora. Egliamava una fanciullettauna grande bambina. Ammirava la miasemplicità d'animo infantile; prodigandomi le sue carezzemipassava la mano sulla testacome quandobambina di sette anniseduta sulle sue ginocchiagli cantavo le mie canzoncine infantili.Dalla mia prima infanzia fino all'ultima giorno egli è semprevenutotutte le serea benedirmi per la notte con un segno dicrocequando ero già a letto.


Unmese prima della nostra disgraziami comperò un paio diorecchini; voleva farmi una sorpresa (ioinvecel'ho subitosaputo)ed era felice come un bambinoimmaginandosi come mi sareirallegrata per il regalo; poiquando venne a sapere da me stessa chel'acquisto degli orecchini non era più un segreto per mesiirritò quanto maisi irritò con tuttie specialmentecon me. Tre giorni prima del mio distaccoessendosi accorto che erotristecadde anche lui in una tristezza profondafino adammalarseneecosa credi che facesse?

perrallegrarmicomprò i biglietti per portarmi al teatro...Propriocredeva che ciò mi avrebbe guarita! Conosceva e amavauna ragazzettati ripetoe non voleva nemmeno pensare che sarebbevenuto il giorno in cui mi sarei trasformata in donna... Un'ideasimile non gli è mai passata per la mente. Adessoinvecesetornassi in casanon mi riconoscerebbe. Anche se mi perdonassechiaccoglierebbe in casa al posto di suo figliaadesso? Io non sono piùla stessanon sono più una bambina; ho vissuto tanto ormai!Anche se cercassi di accontentarloegli continuerebbe a rimpiangerela felicità perdutaa rattristarsivedendo che non sono piùquella che ha amato bambina; e il passato ci sembra sempre piùbello del presente; si ricorda sempre con tormento! Ahcom'èbello il passatoVania! - esclamò interrompendosie questaesclamazione le usciva proprio dal profondo del cuore.


-Tutto quel che tu dici è veroNatascia- risposi. - Ma tuopadre imparerà a conoscerti e ad amarti di nuovo. Importasoprattutto che ti conosca. Dopoti si affezionerà di sicuro.Come puoi temere che non riesca a comprendertiluiun uomo tanto dicuore?

-AhVanianon essere ingiusto! Che c'è in me di speciale dacomprendere o da non comprendere? Io non parlavo di questo. Vedi:

anchel'amore di un padre è un sentimento geloso. Gli duole chetutta la mia storia con Alioscia sia cominciata e giunta alla suarisoluzione senza che egli ne abbia saputo nullanulla ne abbiaintuito. Sa di non aver presentito nulla di quanto è successoed ora incolpa di tuttodelle conseguenze del mio amore e della miafugala mia «ingrata» dissimulazione. Non sono andata dalui subito in principio e non gli ho confessato ogni moto del miocuore fin dal principio della mia passione; anziho chiuso tutto inmegli ho tenuto tutto nascostoe ti assicuroVaniachenelsegreto del suo cuoreciò che l'offende e l'oltraggia ancorpiù delle conseguenze del mio amoredella mia fuga da casaper venire a vivere col mio amanteè proprio questo.Ammettiamo pure che adesso mi accogliesse affettuosamente epaternamente; il germe dell'ostilità rimarrebbeperòugualmente nel suo cuore. Dopo unodue giorniricomincerebbero leafflizionii rimproveri. Inoltrenon mi concederebbe mai il perdonosenza pormi delle condizioni. Ammettiamo che io dicae lo dicaproprio sinceramentedal profondo del cuoreche capisco tutta lagravità dell'offesa fattagli e fino a che punto io siacolpevole ai suoi occhi. Ammettiamoinoltreche malgrado la miasofferenza di fronte all'incomprensione di quanto mi sia costata lamia «felicità» con Aliosciadi quante sofferenzeabbia dovuto sopportareio cerchi di soffocare il mio doloredisopportare ancora ogni cosa: ebbeneanche in questo casotutto glisembrerebbe poconon ne sarebbe soddisfatto ancora. Mi chiederebbel'impossibile; mi ordinerebbe di rinnegaredi maledire il miopassatodi maledire lo stesso Alioscia e di pentirmi del mio amoreper lui. Chiederebbe l'impossibile: che ritornicioèilpassato e si cancellino assolutamente dalla nostra vita questi ultimisei mesi. Ioinvecenon maledirò nessunoe non possonemmeno pentirmi... Che vuoi? E' accaduto quello che dovevaaccadere... NoVaniaora non è possibile farlo. Non èancora giunta l'ora.


-E quando giungeràdunquequest'ora?

-Non lo so... Bisogna soffrire per acquistarsi la felicitàfutura; comprarla pagandola con nuove sofferenze. Le sofferenzepurificano tutto... AhVaniaquanto dolore ha mai in sé lavita!

Iotacevoguardandola soprappensiero.


-Perché mi guardi cosìAlioscia? Ohvolevo dire Vania!- disse sbagliando di nome e sorridendo del proprio errore.


-Ora guardo il tuo sorrisoNatascia. Dove l'hai preso? Prima nonl'avevi.


-Che c'è di speciale nel mio sorriso?

-In veritàvi è rimasta anche la schietta espressioneinfantile di una volta... Ma oraquando sorridisembra chealtempo stessoprovi un forte dolore al cuore. Eccosei dimagritaNatasciae i tuoi capelli sembrano più folti.. Che vestitohai indosso? Uno di quelli che già avevi quand'eri con loro?

-Come mi vuoi beneVania! - rispose lei guardandomi teneramente. - Etudi che cosa ti occupi adesso? Come vanno le tue faccende?

-Non sono cambiate; continuo a scrivere il mio romanzoma ormai non ècosa facile. L'ispirazione è svanita. Avrei potuto scriverlocosìalla bell'e meglioe forse sarebbe riuscito un libromolto interessante lo stessoma mi spiaceva sciupare una bella idea.E' una delle idee più care al mio cuore. Nondimenodevoassolutamente consegnare il romanzo alla rivista per il terminefissato. Penso persino di abbandonare il romanzo e di tentare unalunga novellasaiqualche cosa di faciledi graziosoun'opera chenon abbia assolutamente nulla di cupo... assolutamente nulla... Tuttidebbono rallegrarsi ed essere contenti...


-Povero lavoratore che sei!... E Smith?

-Ma Smith è morto!

-Non è venuto a visitarti? Parlo sul serioVania; seiammalatohai i nervi scossi: i tuoi sogni debbono certo esserestrani. Lo notai quando mi parlasti del tuo nuovo appartamento. Non èbello il tuo alloggio? E' umido?

-Sì. Ma è accaduta un'altra storiaquesta sera... Te laracconterò dopoperò.


Immersain una profonda meditazioneella non mi ascoltava più.


-Non capisco come abbia potuto fuggire "da casa loro"; devoaver agito in un accesso di febbre- disse infineguardandomimaevidentemente senza aspettare alcuna risposta.


Sele avessi rivolto la parolanon mi avrebbe neppure sentito.


-Vania- mi disse poi con voce appena percettibile- ti ho pregatodi venire da meperché ho da parlarti di cose importanti.


-Di che si tratta?

-Mi separo da luiVania.


-Ti sei separata o stai per separarti?

-Bisogna farla finita con questa vita. Ti ho chiamato per dirti tuttoquello che finora ti ho sempre tenuto nascosto.


Cominciavasempre in questo modoquando voleva confidarmi le sue segreteintenzioni; ma quasi sempre quei segreti io li conoscevo da tempoavendomene lei stessa già parlato in precedenza.


-Ah! Natascia! te l'ho sentita ripetere mille volte questa decisione!

Certonon potete continuare a vivere insieme; il vostro legame ècosì strano! non avete nulla di comune tra voi. Ma... avraiabbastanza forze per mettere in atto la tua intenzione?

-Primasìnon si trattava che di un'intenzioneVania; orainvecemi sono decisa. Lo amo più di ogni cosa al mondomanon per questo cesso di esserein realtàla sua piùgrande nemica; gli rovino l'avvenire. Bisogna rendergli la libertà.Sposarmi non puònon ha abbastanza forza per andare contro lavolontà di suo padre. Da parte mianon lo voglio legareneppure io. Sono quindi anche contenta che si sia innamorato diquella ragazza con la quale vogliono fidanzarlo.


Gliriusciràcosìmeno penoso separarsi da me. Lo debbofare! E' mio dovere... Se lo amodevo tutto sacrificare per luidevo dargli la prova di questo mio amoreè mio dovere! Non tipare?

-Ma non riuscirai mai a convincerlo.


-Non lo tenterò nemmeno. Sarò con lui come primaanchein questo momentose dovesse entrare qui. Ma devo trovare un mezzoperché possa lasciarmi senza averne alcun rimorso. Ecco ciòche mi torturaVania.


Aiutami!Non potresti darmi un consiglio?

-Non c'è che un mezzo- le dissi; - cessare di amarlo e amarneun altro. Temoperòche neppure questo possa essere un buonrimedio.


Conosciil suo carattereno? Eccosono cinque giorni che non si fa piùvedere. Si potrebbe supporre benissimo che ti abbia abbandonata deltutto; invecebasterebbe che tu gli scrivessi una letteradicendoche hai deciso di lasciarloperché accorresse subito da te.


-Perché sei così ostile con lui?

-Io?

-Sìtutu ! Tu gli sei tanto palesemente che nascostamentenemico.


Nonpuoi parlare di lui senza che ti nasca in cuore un desiderio divendetta. Mi sono accorta mille volte che il tuo maggior piacereconsiste nell'avvilirlonel dipingerlo coi più foschi colori.Sìè proprio così!

-O Natasciame le hai già dette mille volte queste cose!Bastalasciamo questo discorso!

-Vorrei cambiare alloggio- fece lei dopo un momento di silenzio. -Non adirartiVania...


-E con ciò? Verrà a trovarti nel nuovo alloggio! Quantoa meti giuro che non sono affatto adirato.


-L'amore è una gran forza. Un nuovo amore potràtrattenerlo. Se anche torna da mesarà per un momento solo;che ne pensi?

-Non lo soNatasciatuttoin luituttoin luiè bizzarroal più alto grado: vorrebbe sposare l'altra e al tempo stessocontinuare ad amarti. Riesce ad accordare nel suo cuore entrambiquesti sentimenti.


-Se avessi la certezza che ama l'altrami deciderei... Vania! Nonnascondermi nulla! Sai qualche cosa che non mi vuoi riferire?

Miguardava con sguardo inquietoscrutatore.


-Non so nullaamica mia; te ne dò la mia parola d'onore; sonosempre stato sincero con te. Peròse vuoi conoscere il miopensieroecco:

forsenon è affatto innamorato della figliastra della contessaquanto noi crediamo. Potrebbe essere un capriccio e null'altro...


-Lo crediVania? Diose potessi saperlo con certezza! Ah! comevorrei vederlo in questo momento! come vorrei dare un'occhiata al suoviso! Capirei subito ogni cosa. Invecenon viene! Non viene!

-Ma l'aspettituforsequesta seraNatascia?

-Noè andato da "lei"lo so; ho mandato la donnaper saperlo. Ho un vivissimo desiderio di vedere anche lei...AscoltamiVaniaso di dire una sciocchezzama possibile che nonesista un mezzo perché io possa vederloincontrarlo inqualche posto? Che ne pensi tu?

Aspettavainquietala mia risposta.


-Si potrebbe anche escogitare qualche mezzoma con ciò? Non nesaresti per nulla soddisfatta.


-Mi basterebbe vederlotutto il resto lo indovinerei. Senti: sonodiventata così stupida ormai; continuo a camminare qui sùe giùsempre solasempre solae a pensare. I pensieri miturbinano addirittura per la menteè molto penoso! Dunquehopensato cosìVania: non potresti tuVaniafare la suaconoscenza? La contessa (me l'hai riferito tu stesso)ha avutoparole di grande elogio per il tuo romanzo. Tupoifrequenti ditanto in tanto le serate del principe R.che la contessa frequentapure. Fai in modo che ti presentino a lei. Potrebbe magari farloAlioscia stesso. Così tu potresti riferirmi tutto di lei.


-Natasciacara amicane riparleremo più tardi. E adessodimmipiuttosto: credi sul serio che ti basterebbero le forze persepararti da lui? Guardati in questo momentosei forse calma?

-Basteranno! - rispose pianissimo. - Tutto per lui. Tutta la mia vitaper lui! Ma saiVania? non posso sopportare il pensiero che siaadesso con leiche mi abbia dimenticata e sia làseduto alsuo fianco a chiacchierare a ridere. Ti ricordi quand'era seduto quiaccanto a me?... La guarda negli occhiguarda sempre cosìenon gli passa neppure per la mente che ioadessosono qui... conte.


Nonterminòe mi gettò uno sguardo disperato.


-Ma alloraNatasciacome hai potuto dire un momento fa?...


-Vorrei che lo facessimoche ci separassimo d'amore e d'accordo-disse interrompendomi e guardandomi con occhi scintillanti. - Iostessa lo benediròse vorrà farlo... Ma è duromolto duroVaniapensare che è lui il primo adimenticarmi... AhVaniache tortura!

Nonriesco a capirmi neppure io... A ragionarci susembra una cosamaquando si tratta di fare sul serioè un altro paio dimaniche...


Chene sarà di me?

-CalmaticalmatiNatascia!

-Sono così da cinque giorniogni oraogni minuto... Anche dinotteanche quando dormo continuo a pensare a lui! SaiVania?andiamoaccompagnami là!

-CalmatiNatasciache stai dicendo?

-Noandiamoci! Ti aspettavoVania! Ci penso da tre giorni. Appuntoper questo ti ho scrittopregandoti di venire da me... Deviaccompagnarmi... non puoi rifiutarmi questo favore... ti ho tantoaspettato... per tre giorni... Stasera c'è ricevimento... luiè là...


andiamoci!

Sembravaavesse il delirio. Si sentì un rumore in anticamera; parevache Mavra discutesse con qualcuno.


-AspettaNatasciachi è? - domandai. - Ascolta!

Ellaprestò orecchio e ad un tratto impallidì terribilmente.


-Dio santo! Chi può essere? - esclamò con voce appenapercettibile.


Volevatrattenermima io uscii dalla sala e mi avvicinai a Mavra. EraAlioscia. Interrogava su qualche cosa Mavrache sulle prime nonvoleva lasciarlo entrare.


-Da dove saltate fuori? - diceva lei in tono autoritario. - Ebbene?

Dovesiete stato a divertirvi? Va beneva beneentrate pure! Iosapetenon mi lascio corrompere! Andateci un po'; vedremo che spiegazioni lesaprete dare !

-Non ho paura di nessunoio! Certo che entrerò! - dicevaAliosciatuttavia alquanto confuso.


-Benissimo! Siete molto coraggioso!

-E già! Ahsiete qui anche voi? - esclamò scorgendomi.- Come sono contento di trovarvi qui! Eccomidunque... vedete... nonso come fareadesso...


-Ma entrate semplicemente- risposi io; - di che avete paura?

-Vi assicuro che non ho paura di nienteperché vi giuro chenon ho nessuna colpa. Credete forse che sia colpevole? Vedrete comesaprò subito discolparmi. Natasciaposso entrare ? - domandòcon finto coraggiofermandosi davanti alla porta chiusa.


Nessunorispose.


-Che vuol dire questo? - domandò Alioscia inquieto.


-Nulla! un momento fa era lì in sala- risposi. - Forsesarà...


MaAlioscia aveva già aperto la portapian pianoe il suosguardo timido perlustrò la sala. Non c'era nessuno.


Aun tratto la vide in un angolotra la finestra e l'armadio. Ellastava là come se si fosse nascostapiù morta che viva.Ancor oggiquando mi ricordo di quel momentonon posso trattenermidal sorridere. Alioscia le si avvicinò lentamentea passicauti.


-Natasciache fai lì? Buona seraNatascia! - diss'eglitimidamenteguardandola un po' impaurito.


-Ebbene... insomma... niente ! - rispose Natascia terribilmenteconfusacome fosse lei la colpevole. - Vuoi... vuoi... il tè?

-Natasciasenti- disse Aliosciaassolutamente smarrito. - Tu seicerto convinta che io sia colpevole verso di te. Ma non lo sono; nonho nessuna colpa! Vedrai; ti racconterò subito ogni cosa.


-Ma noperché? - mormorò Natascia. - Nonononbisogna... dammi la mano e... e tutto è finito... comesempre...


Ellauscì dal suo cantuccio. Aveva le guance cosparse d'un lieverossore e teneva lo sguardo abbassatocome temendo di fissare infaccia Alioscia.


-Ahsanto Dio! - esclamò questi pieno d'esaltazione- sefossi davvero colpevolecredo che non oserei neppure alzare gliocchi su di lei! Guardatela! guardatela! - esclamava rivolgendosi ame. - Eccoè persuasa che sono colpevole; tutte le apparenzesono contro di me!

tuttoè contro di me! tutto è contro di me! Sono cinquegiorni che non vengo più da lei! Si dice intorno che passo iltempo con la mia fidanzata... eppure mi perdona! Mi dice: «Dammila mano e che tutto sia finito!». Natasciatesoro mioangelomio! Non ho nessuna colpa; voglio che tu lo sappia! Neanche laminimaminimissima colpa! neanche tanto così! Tutt'altroanzi! tutt'altro!

-Ma... non dovevi essere làtuquesta sera? Ti hanno invitatolà...


Comefai a essere qui? Che... che ore sono?

-Sono le dieci e mezzo! Quanto a "laggiù"ci sonogià stato... Sono scappato via col pretesto che mi sentivoindisposto; ed è il primo momentoma davvero il primomomentoche mi trovo liberoda cinque giorni a questa parte; ilprimo momento in cui ho potuto evadere da loro e correre da teNatascia mia! Cioèveramenteavrei potuto venire ancheprimama non ho voluto farloapposta non l'ho voluto! E perché?Lo saprai subitote lo spiegherò; sono proprio venuto qui perspiegartelo; questa voltaperògiuro di non avere nessunacolpa dinanzi a teproprio nessuna.


Natasciaalzò la testa e lo guardò... Ma lo sguardo col qualeAlioscia le rispose luceva di tanta franchezzail suo viso era cosìallegrogioiosolealeche non era possibile non prestargli fede.Credevo che si sarebbero gettati l'uno nelle braccia dell'altra conun grido di felicitàcome già era accaduto piùdi una volta in simili casi di riconciliazione. Ma Natasciacome seil peso della felicità che provava fosse troppo grandeabbassò la testa ead un trattoproruppe in un piantosilenzioso... A quella vistaAlioscia non poté piùpadroneggiarsie si gettò ai suoi piedi. Le baciava le mani ei piedisembrava fuori di sé. Avvicinai una poltrona aNatasciae lei si sedette. Le gambe non la reggevano più.




PARTESECONDA



CAPITOLO1


Dueminuti dopo ridevamo tutti e tre come pazzi.


-Lasciatelasciate dunque che vi racconti- gridava Aliosciacoprendo le nostre con la sua voce squillante. - Voi credete che ognicosa proceda come primache io sia venuto qui con un sacco di ineziee nient'altro... Vi assicuroinveceche si tratta di cosaimportantissima. Vorrete tacere una buona volta?

Avevaun gran desiderio di raccontare. Dal suo aspetto si poteva arguireche aveva importanti notizie da comunicarci. Ma l'aria d'importanzache aveva assunto per l'ingenuo orgoglio d'essere in possesso dinotizie di tanto rilievofece subito ridere Natascia.


Vedendolaridere risi involontariamente anch'io. E più egli si irritavapiù la nostra ilarità aumentava. Il dispetto e poiquasi la disperazione infantile di Alioscia ci avevano portati a untale grado di allegriache ormai sarebbe bastato farci vedere ilmignolocome al tenente nel racconto di Gogolperchéscoppiassimo in rumorose risate. Mavrache era uscita dalla cucinastava sulla soglia e ci guardava con profonda indignazioneindispettita che Alioscia non avesse avuto una buona lavata di capoda parte di Natasciacome la brava donna aveva sperato in queicinque giornie che tutti fossero così allegri.


InfineNatasciaaccortasi che la nostra ilarità offendeva Aliosciacessò di ridere.


-Ebbeneche cosa vuoi raccontarci? - domandò.


-Devo accendere o no il samovar? - domandò MavrainterrompendoAlioscia senza alcun riguardo.


-VatteneMavravattene- rispose il giovaneagitando le bracciaper cacciarla al più presto. - Vi narrerò tutto ciòche "fu"che "è" e che "sarà"perché io so tutto. Vedocari amiciche siete curiosi disapere dove ho passato questi cinque giorni; appunto questo voglioraccontarvima voi non me ne date il modo. Anzituttodevo dirti cheti ingannavoNatasciache ti ingannavo da tempoda molto tempoequesta e la cosa più importante.


-Mi ingannavi?

-Sìho continuato a ingannarti per tutto un mese; fin da primadell'arrivo di mio padre. Un mese faquando mio padre era ancoraassentericevetti da lui una lunghissima letterache vi tenninascosta. In questa lettera mi annunciava semplicemente edirettamenteenotatelo faceva in tono così serioche mene spaventai persinoche la faccenda del mio fidanzamento eradefinitivamente conclusache la mia fidanzata era una perfezione cheiosi capiscenon ero degno di leima chenondimenodovevoassolutamente sposarla. Mi avvertivaquindiche mi preparassi peril matrimonioscacciando anzitutto dalla mente tutte le sciocchezzee così via; inutile dire a cosa alludesse con quel«sciocchezze». E quella letteraeccoio ve la tenninascosta.


-Ma se non ci nascondesti nulla! - lo interruppe Natascia. - Mi pareche ti voglia dare delle arie! In realtàinvececiraccontasti immediatamente ogni cosa. Ricordo ancora come diventastia un trattotenero e obbediente: non ti staccavi più di unpasso da mecome se avessi commesso qualche colpa; quanto allaletterace la riferisti un po' alla volta.


-Non è possibile! la cosa più importantel'essenzialenon ve l'ho riferito di certo. Può darsi che abbiateindovinato qualche cosa da solima io non ho raccontato nulla. Honascosto tutto in mee ne ho sofferto terribilmente.


-Mi ricordoAliosciache mi chiedevatealloraogni momentoconsiglioe che mi raccontaste ogni cosa; a branisi capiscea mo'di supposizioni- aggiunsiguardando Natascia.


-Hai raccontato tutto! Non vantartiper favore. Ti pare che saprestitenere nascosto qualche cosatu? Come mai potresti mentire? Sonosicura che persino Mavra ha saputo tutto. Mavral'hai o non l'haisaputotu?

-Come potrei non ricordarmenese anche adesso siete mezzo matto?

-Nononon parlo di questo. Ti ricordi? Allora mancavamoassolutamente di denaro e tu andasti a impegnare il mio portasigarid'argento. Inoltrepermetti che ti osserviMavrache ti dimentichiin mia presenza. Natascia ti ha viziata troppo. Va benedunqueammettiamo che vi abbia anche raccontato tutto a branisubito dopoaver ricevuto la lettera (infattiora mi ricordo che è statocosì).


Mavoi non sapete in che tono fu scritta quella letteramentre il tonoè la cosa più importante. Io intendevo dir questo.


-Ebbenesentiamoche tono era? - domandò Natascia.


-Senti Natasciatu parli come se si trattasse di uno scherzo. "Nonscherzare". Ti assicuro che la cosa è grave. Era un tonoche mi fece cascare le braccia. Mio padre non mi aveva mai parlato intal modo.


Insommadal tono si poteva capire che sarebbe stato più probabileveder sprofondare sotto terra Lisbonache non mio padre desisteredal suo intento.


-Va beneva bene; e alloraperché hai trovato necessariotenermi nascosto ogni cosa?

-Ahsanto Dio! per non spaventartisi capisce! Speravo di potermettere a posto le cose da solo. Dunquedopo quella letteranonappena mio padre fu di ritornocominciarono le mie torture. Mi eropreparato a rispondergli con fermezzachiarezza e serietàmami mancava sempre l'occasione di farlo. Eglifurbacchionenon miinterrogava su nulla! Anziaveva lo stesso contegno che se tuttofosse già deciso tra noial punto che non potessero piùsorgere discussioni né spiegazioni di sorta. Capisci? "Chenon potessero più"... che presunzione! Nei rapporti conmeinveceera pieno di affettuosità e di gentilezza. Me nestupiipersino. Se sapesteIvan Petrovitccom'èintelligente! Ha letto tuttosa ogni cosae basta che vi guardi unavolta per conoscere tutti i vostri pensiericome se fossero i suoipropri. Evidentementefu proprio per questa ragione che lochiamarono gesuita. A Natascia non piace che io lodi mio padre.


NonstizzirtiNatasciaDunque... a propositoprima non mi dava maidenariieriinveceme ne ha dati. Natascia! Angelo mio! Ormai lanostra miseria è finita! Eccoguarda! Tutto quello che mi hatolto in questi sei mesi per punirmi me lo ha restituito in una voltasola; guarda quanto denaro ho; non ho ancora avuto tempo di contarlo.Mavraguarda quanto denaro! Adesso non avremo più bisogno diimpegnare i cucchiai e i bottoni dei polsini!

Cosìdicendosi cavò di tasca un pacco molto grosso di bigliettidi bancapoi circa millecinquecento rubli in argentoe mise tuttosulla tavola. Mavra lo guardò meravigliata e complimentòAlioscia. Natascia l'esortò a raccontare.


-Io mi domandavo che cosa avrei potuto fare- continuòAlioscia. - Come avrei potuto andare contro il suo desiderio? Vigiuro che se avesse continuato ad essere cattivo con meinvece didiventare così alla mano come si mostrava adessonon avreibadato a nulla. Gli avrei detto semplicemente che non voglioobbedirgliche ormai non sono più un bambinoma un uomoeche non c'è più nulla da fare! E credetemiavreisaputo insistere. Cosìinveceche cosa potevo dirgli? Nonconsideratemi troppo colpevole. Mi sembra che Natascia siamalcontenta. Perché vi scambiate queste occhiate? Eccosonosicuro che pensate entrambi così: «Sono riusciti adabbindolarlonon ha neppure un briciolo di fermezza». Visbagliate! Di fermezza ne hoe più di quanta possiatecredere. Prova ne sia chenonostante la mia situazionemi sonosubito detto: «L'unico mio dovere è di dire tuttodispiegare tutto a mio padre»; infattigli dissi ogni cosaedegli mi ascoltò.


-Ma che cosache cosa gli hai detto? - domandò Natasciainquieta.


-Gli ho detto che non voglio un'altra fidanzataperché ne hogià unascelta da mee che questa sei tu. Intendiamocinongliel'ho ancora dichiarato così esplicitamentema hopreparato il terrenoe domani glielo dirò; così hodeciso. Da principiocominciai col dire che sposarmi per denaro èuna cosa vergognosa e poco nobilee che da parte nostra èproprio ridicolo considerarci appartenenti all'alta aristocrazia (gliparlai con tutta franchezzacome se fossimo due fratelli). Poi glispiegai senz'altro che appartengo al "tiers-état" eche il "tiers-état c'est l'essentiel"; che sonoorgoglioso di somigliare agli altrie che non voglio differire danessuno...


insommagli esposi tutte queste sane idee... Parlai con eloquenza e conardoreal punto da stupirmene io stesso. Gli dimostrai con molteprove... anche dal suo modo di considerare le cose... gli dissisinceramente: «Che principi siamo noi? Non siamo tali altro cheper nascitagiacchéin sostanzanon c'è in noi nulladi principesco...


Innanzituttonon possediamo affatto grandi ricchezzee in questo casolaricchezza è l'essenziale. Oggi il principe più celebreè Rotschild. In secondo luogoè gran tempo che nelvero gran mondo non sentono più parlare di noi. L'ultimo deivostri che fu un po' conosciuto fu lo zio Simeone Valkovskie ancoranon era noto che a Moscae più per aver dilapidato le ultimetrecento anime che gli rimanevanoche per altro; e se mio padre nonsi fosse fatto la fortuna da séi suoi nipoti sarebbero oracostretti a lavorare la terra con le loro proprie manicome fannotanti altri principi. Non èquindiil caso di darsi troppearie». Insommagli dissi tutto ciò che mi pesava sulcuoree glielo dissi con calore e sincerità; aggiunsi persinoqualche altra cosina. Mio padre non mi fece alcuna obiezione; mirimproverò semplicemente di aver abbandonato la casa del conteNainski; infine mi disse che dovevo cercare di entrare nelle graziedella mia madrina la principessa K.giacchése accolto beneda leiavrei trovato ottima accoglienza dovunquee la mia carrierasarebbe stata assicurata; poi mi parlò ancora a lungodipingendomi il mio avvenire. Erano tutte allusioni al fatto che iodopo essermi legato a teNatasciaho trascurato tutti quanti:dunquetutto ciò dipenderebbe dalla tua influenza su di me.Fino adessoperòmio padreparlandonon ti ha mai tiratadirettamente in ballo; si direbbe anzi che evita di farlo. Giochiamoentrambi d'astuziaaspettiamoci spiamo l'un l'altro; ma puoiessere sicura che verrà un giorno felice anche per noichefiniremo per vincere.


-Va beneva benema come è finito il vostro colloquio? Checosa ha deciso tuo padre? Questo è l'importante. Ma chechiacchierone seiAlioscia!

-Che cosa abbia decisolo sa il Signore. Per conto mionon sonocerto riuscito a capirlo; quanto a chiacchieronepoiio non lo sonoaffatto; non parlo che di cose serie. Non ha preso nessuna decisione;soloascoltando i miei ragionamentisorridevacome se provassecompassione di me. Capisco bene che è una cosa umiliantemanon ho vergogna. «Io»dice«sono pienamented'accordo con tema guardati bene dal ripetere queste cose quandoandremo dal conte Nainski. Io ti capiscoma là nessuno ticapirebbe». Pare che neppure lui sia molto ben accolto da loroadesso; sembrano malcontenti di lui. In generalesi vede che nonhanno più molta simpatia per mio padre nel gran mondo.


Ilcontea tutta primami ha accolto con molta maestositàguardandomi dall'alto; sembrava aver assolutamente dimenticato cheero cresciuto in casa sua; finse persino di dover fare uno sforzo perricordarsi chi ero: ve lo giuro! Si vede che ce l'ha con me per lamia ingratitudine; in realtàperònon si trattaaffatto d'ingratitudine; eccoin casa sua regna una tale noiachesono stato un gran pezzo senza andarci: tutto qui. Anche mio padre fuaccolto con la massima noncuranzacon tale noncuranzaanziche noncapisco nemmeno che piacere trovi a ritornarci. Tutto ciò haprovocato in me un senso d'indignazione. Quel pover'uomo ècostretto a curvare la schiena davanti a lui; capisco che lo fa permema io non ho bisogno di nulla. Dopoavrei voluto esprimere a miopadre tutti questi sentimentima me ne sono astenuto. Perchégli avrei parlato? Non potrò mai riuscire di certo a cambiarele sue convinzioni; lo farei soltanto indispettire; ne ha giàtante di afflizionianche senza procurargliene di nuove! "Beh!"pensai"giocherò d'astuziacostringerò il contea rispettarmi". E lo volete sapere? ci sono riuscito in unmomento; in un solo giorno tutto fu cambiato. Adesso il conte Nainskinon sa più che cortesie usare a mio riguardo. E ci sonoriuscito ioproprio ioda solocon una mia astuziadi modo chemio padre ne rimase sbalordito!

-SentiAliosciafaresti meglio a raccontarci il fatto puro esemplice! - esclamò Natascia spazientita. - Credevo che ciavresti riferito qualche cosa riguardante le nostre cose; tuinvecenon desideri che raccontarci come hai saputo distinguerti in casa delconte Nainski. Che vuoi che me ne importi del tuo conte?

-Che vuoi che me ne importi? Avete sentitoIvan Petrovitc? dice chenon le importa nulla del conte! Ma se il nocciolo della faccenda staproprio lì! Lo riconoscerai subito anche tu; ogni cosa sispiegherà verso la fine della mia narrazione. Lasciatemisoltanto parlare...


Inoltrepermettete che vi dica (perché non dovrei essere sincero?)ateNatasciae anche a voiIvan Petrovitcche forsequalchevoltasono davvero molto irragionevole; ammettiamo pure (capitatalvolta anche questo) che sia semplicemente stupido. Ma in questaoccasione vi assicuro che dimostrai molta astuzia e... una certaintelligenzapersino; di modo che credevo che anche voi saresterimasti contentirendendovi conto che non sempre... mancod'intelligenza.


-Ma che vai dicendoAlioscia mio caro?

Natascianon poteva sopportare che qualcuno considerasse Alioscia pocointelligente. Quante volte mi aveva tenuto il bronciosenzaperòfarmene rimproveroquandosenza fare troppi complimentiprovavo adAlioscia che aveva commesso qualche sciocchezza: quello era un puntovulnerabile nel suo cuore. Non poteva sopportare l'umiliazione diAliosciaeprobabilmentetanto meno lo potevaquanto piùriconosceva la scarsità della sua intelligenza. Non gliesprimeva mai in faccia la propria opinione su questo puntoper nonoffendere il suo amor proprio; luiinvecein simili casidimostrava molta perspicacia e indovinava sempre i sentimentinascosti di lei. Natascia se ne accorgeva e ne rimanevaafflittissimae subito cominciava ad adularlo e a carezzarlo. Eccoperché le parole di Alioscia avevano adesso avuto un'ecodolorosa nel cuore di lei.


-NonoAlioscia; tu non sei che leggero; non sei affatto come dicidi essere! - aggiunse. - Perché ti vuoi umiliare?

-Benissimo; dunque lasciatemi finire. Dopo la visita al contemiopadre si stizzì persino con me. Ioinvecepensaiin cuormio:

"Aspettaun po'!". Eravamo per stradadiretti a casa della principessa;avevo sentito dire da tempo chedata la sua tarda etàlaprincipessa aveva quasi perso il lume della ragioneed era inoltresorda e adorava i cagnolini. Ne aveva tutto un brancoe voleva loroun bene dell'anima. Ciò nonostanteaveva conservato la suaimmensa influenza nel grande mondoe persino il conte Nainskiilsuperbodoveva fare anticamera da lei. Strada facendostabiliidunque tra me il piano di tutte le mie ulteriori azionie indovinateun po' su che cosa lo basai? Sull'amore che hanno per me tutti cani;parola mia d'onore! Me ne sono accorto da un pezzo. Sarà perun magnetismo speciale che ho in mesarà semplicemente perchéanch'io amo tutti gli animali... non lo sofatto sta che i cani mivogliono benee basta!

Aproposito di magnetismonon te l'ho ancor detto. Natascia: in questigiorni abbiamo evocato gli spiritiin casa di uno spiritista; èuna cosa curiosissimaIvan Petrovitcne sono rimasto propriostupefatto. Ho evocato Giulio Cesare.


-Per amor di Dio! Che cosa volevi da Giulio Cesare? - domandòNatasciascoppiando in un'allegra risata. - Non ti mancava proprioche questo.


-Perché no... come se io fossi uno qualunque... insommaperchénon dovrei avere il diritto di evocare Giulio Cesare? Che torto glifaccio con ciò? Eccoride!

-Certo che non gli fai nessun torto... Ohtesoro caro! Ebbenechecosa ti disse Giulio Cesare?

-Non mi disse nulla. Io non facevo che tenere la matita che correva dasola sulla carta e scriveva. Dicevano che era appunto Giulio Cesareche scrivevama io non ci credo.


-Ma che cosa scrisse?

-Scrisse qualche cosacome nel racconto di Gogolla parola«intingi»... ma smettila di ridere!

-Beneora raccontaci della principessa!

-Ma siete voi che continuate a interrompermi! Dunquenon appenaarrivato dalla principessami misi a fare la corte a Mimì.Questa Mimì è una vecchiabruttaripugnante cagnettatestarda e rabbiosa.


Laprincipessa l'adoranon può vivere senza di lei; pare chesiano della stessa età. Cominciai con l'offrire a Mimìqualche dolciumee in dieci minuti le insegnai a dare la zampinacosa che nessuno era mai riuscito a ottenere da lei. La padrona dicasa pareva al settimo cielo; per poco non piangeva di gioia; «MimìMimì! Mimì sa dare la zampina!». Venne unavisita: «Mimì sa dare la zampinagliel'ha insegnato ilmio figlioccio». Entrò il conte Nainski: «Mimìsa dare la zampina». Mi guarda con le lacrime agli occhi. E'una vecchietta dal cuore molto buonosuscita persino compassione.Iopoinon sono di quelli che lasciano sfuggire l'occasione. Trovaianche modo di adularla: ha una tabacchiera col proprio ritratto sulcoperchioun ritratto di circa sessant'anni faquando erafidanzata. A un certo punto lascia cadere la tabacchieraio mislancio per raccoglierla ecome se non sapessi nulladico: «Cheritratto incantevole! E' una bellezza ideale!». A questeparolenon seppe più resisteresi fece di una gentilezzaestrema con mecominciò a farmi domande su questosu quellodove ho studiatochi frequento; trovò simpaticissimi i mieicapelli e così viacosì via. Da parte miala feciridereraccontandole una storiella scandalosa. Simili storielle lepiacciono molto: in veritàmi minacciò col ditotuttavia rise molto.


Nell'accomiatarcimi baciò e mi benedisse con un segno di croceesprimendo ildesiderio che tornassi ogni giorno a trovarla e a divertirla. Ilconte continuava a scuotermi la mano. Mio padreche è pure ilmigliorepiù leale e più nobile degli uominipotetecredermi o non credermiper poco non pianse di gioiaquandotornammo a casa entrambi; mi abbracciavami faceva confidenzeconfidenze misteriose riguardo alla carrieraalle relazioniaimatrimonitanto che molte cose non riuscii nemmeno a capirle. Fuallora che mi diede anche i denari. Questi che vi ho narratisonotutti avvenimenti di ieri; domani vado ancora dalla principessamamio padrepotete credermiè sempre un uomo lealissimosebbene cerchi di allontanarmi da teNatascia; lo fa perché èaccecatoperché lo allettano i milioni di Katiamentre tunon hai nulla; per mevuole solo quel denaroed è ingiusto atuo riguardo perché non ti conosce. Qual è il padre chenon desidera la felicità di suo figlio? Non è colpa suase è abituato a vedere la felicità nei milioni. Quellagente è tutta così. E' proprio da questo punto di vistache si deve considerarlo e da nessun altro; e allora si vede subitoche ha ragione. Mi sono affrettato a venire da teNatasciaappuntoper convincerti di questogiacché so che sei prevenuta controdi luisenza che ciò costituisca la minima colpa per te. Ionon ti accuso...


-Dunquetutto quello che ti è accaduto consiste nell'averfatto colpo in casa della principessa ed esserti così apertola strada per fare una buona carriera. Sta tutta qui la tua astuzia?- domandò Natascia.


-Macché! Che diamine dici? Non è che il principio... Tiho riferito quanto riguarda la principessa perchéper suomezzopotrò avere ragione di mio padre; ma non ho ancoracominciato il racconto della storia più importante.


-Ebbene cominciadunque!

-Oggi mi è successo qualche cosa di stranodi talmente stranoche ne sono ancora tutto impressionato- continuò Alioscia. -Devo dirvi chesebbene tra mio padre e la contessa il mio matrimoniocon Katia sia ormai ufficialmente decisonon c'è ancora nulladi fattodi modo chese dovesse succedere una rotturaessa nonprovocherebbe nessuno scandalo. Solo Nainski è al corrente deiprogetti di mio padre: quello è un parenteed èconsiderato come nostro protettore. Ma c'è dell'altro: sebbenein queste due settimane io abbia legato stretta amicizia con Katiafino a stasera non abbiamo mai accennato all'avvenirecioè almatrimonio e... e all'amore. Inoltreè stato deciso dichiedere prima alla principessa K. il suo consenso al nostromatrimoniovisto che si aspettano da lei protezioni di ogni specie evere piogge d'oro. L'opinione sua sarà quella di tutti glialtriin virtù delle sue numerose e altissime relazioni...Quanto a me voglio assolutamente introdurmi nel gran mondo e far dime un uomo importante. Ci insiste specialmente la contessalamatrigna di Katia.


Ciòdipende dal timore che la contessa ha di non essere ricevuta dallaprincipessaa motivo delle sue stravaganze all'estero; se non fossericevuta dalla principessanon sarebbe ricevuta da nessuno; orailmio matrimonio con Katia sarebbe una comoda occasione. Per questoappunto la contessache in principio era contraria al nostrofidanzamentooggi si è rallegrata in modo straordinario peril mio successo in casa della principessa; ma queste sono cose danulla ed ecco quel che importa: Caterina Feodorovna io la conosco findall'anno scorso; ma allora ero ancora troppo giovaneero ungiovincelloche non capiva nullae quindi non potei intravederenulla in lei...


-Puoi semplicemente dire che allora mi amavi più che non mi amioggi- lo interruppe Natascia. - Ecco la ragione per cui l'annoscorso non intravedestimentre adesso...


-Non continuareNatascia! - esclamò Alioscia con calore. - Tisbagli assolutamente e mi offendi!... Non voglio neanche ribattere:ascoltami ancora e saprai tutto... Ahse tu potessi conoscere Katia!Se sapessi che anima serenateneramite ha quella fanciulla! Ma lovedrai tu stessa; soltantoabbi pazienza di ascoltarmi fino infondo! Due settimane faquando mio padredopo il loro ritorno aPietroburgomi condusse da Katiacominciai a osservare la ragazzaattentamente. Mi accorsi che anche lei mi osservava. Quel fattosvegliò la mia curiosità; non nego di avere avuto sinda prima il desiderio di conoscerla meglio; quel desiderio l'avevoavuto fin da quando avevo ricevuto la lettera di mio padreche miaveva tanto colpito. Non dirò nulla di leinon ne faròle lodi; dirò solo una cosa: tra la gente del suo cetocostituisce una luminosa eccezione. E' una natura cosìindividualeun'anima così forte e drittaforse appunto perla sua purezza e per la sua sinceritàche iodi fronte aleinon sono più che un semplice ragazzettoun suo fratellominoresebbene ella non abbia che diciassette anni. Ho notatoun'altra cosa ancora: la sua anima è velata di tristezzacomese vi si celasse un mistero; parla poco; in casa tace semprecomefosse intimorita da qualche cosa... Si direbbe che mediti sempre Diosa che. Sembra temere mio padre e non ama affatto la sua matrigna;l'ho indovinato subito; è la contessa che fa correre vocenonso per quali scopiche la figliastra le vuole un gran bene; ma non èvero; Katia non fa che obbedirle in tutto e per tuttosenza laminima obiezionee pare che su questo punto si siano messed'accordo. Quattro giorni fadopo tutte quelle osservazionidecisidi mettere in esecuzione il mio intentociò che feci stasera.


Questamia intenzione consisteva nel dir tutto a Katiaconfessarle ognicosatirarla dalla nostra partee con ciò tagliar corto aiprogetti di mio padre...


-Come! Raccontare che cosa? Che cosa confessare? - domandòNatascia inquieta.


-Tuttoproprio tutto- rispose Alioscia- e ringrazio Dio che mi haispirato questo pensiero; ma ascoltatemiascoltate! Quattro giornifaavevo deciso così!: allontanarmi da voi e portare atermine ogni cosa da solo. Se fossi rimasto con voiavrei sempreesitatoavrei ascoltato i vostri consigli e non mi sarei mai deciso.Da soloinveceessendomi messo in una posizionein cui dovevoripetermi ogni momento che era mio obbligo di finirla una voltamifeci coraggio e... tutto è finito! Mi ero prefisso di tornareda voi con una decisione definitivaed eccomi tornato con unadecisione definitiva.


-Dunquedunquecome si sono svolte le cose? Racconta presto!

-Nel modo più semplice! L'affrontai in modo dirittolealeardito...


Primaperòdevo raccontarvi un caso che mi sbalordì quantomai. Poco prima dell'ora in cui dovevamo uscire per recarci laggiùmio padre ricevette una lettera. Proprio in quel momento stavoentrando nel suo studio e mi fermai sulla soglia. Lui non si eraaccorto che fossi là.


Eratalmente colpito da quella letterache parlava tra sésilasciava sfuggire esclamazionicorreva su e giù per lacamerapoia un trattorisecontinuando a tenere la lettera inmano. Io avevo persino timore ad entrare e aspettai un pezzo prima divarcare la soglia. Mio padre pareva estremamente contento di qualchecosa; mi rivolse la parola in modo molto strano; poi s'interruppe amezza frase e mi ordinò di prepararmi per andare subitolaggiùbenché fosse ancora molto presto. Oggi nonc'eranolàaltre visiteall'infuori di noie tu Natasciaeri in errorepensando che si trattasse di una serata diricevimento. Ti hanno informata male.


-AhAlioscianon sviareper piacere; parladimmi come hai fatto adire tutto a Katia.


-Per fortunaci lasciarono soli soletti per due ore buone. Io lespiegai semplicemente chesebbene si facessero dei progetti perunirciil nostro matrimonio non era possibileche il mio cuore erapieno di simpatia a suo riguardoe che soltanto lei poteva salvarmi.


Poile confessai tutto. Pensa che non sapeva nulla di noiNatascianulla della nostra storia! Se tu avessi potuto vedere come sicommosse! a tutta prima parve persino impauritafino al puntod'impallidire come un cencio. Le narrai tutta la nostra storia: cometu avevi abbandonatoper mela tua casacome abbiamo vissutoinsiemecome ora ci torturiamo e temiamo ogni cosae come... e comeavessimo deciso di ricorrere alla sua protezione (parlavo anche intuo nomeNatascia) pregandola di passare dalla nostra parte e didichiarare semplicemente alla matrigna che non vuole sposarmi; ledissi che in ciò era la nostra salvezza e che oltre a lei nonabbiamo nessuno da cui aspettare soccorso. Lei mi ascoltògrandemente incuriosita e con molta simpatia. Che occhi aveva in quelmomento!

sembravache tutta l'anima le fosse passata negli occhi. Ha gli occhi di unazzurro chiaro. Mi ringraziò per la mia fiducia in lei e mipromise di aiutarci con tutte le sue forze. Poi cominciò atempestarmi di domande sul tuo contodicendo che avrebbe avuto moltopiacere di conoscertie m'incaricò di riferirti che ti vuolegià bene come a una sorellae che ti prega di volerle anchetu un po' di bene; e quando seppe che erano ormai cinque giorni chenon ti venivo più a trovareinsistette perché venissisubito da te.


Natasciaera commossa.


-E tuprima di riferirmi questohai avuto il coraggio di raccontarmii tuoi atti eroici in casa di chissà che principessa sorda!AhAliosciaAlioscia! - esclamò guardandolo con rimprovero.- Ebbenee Katia? Era contentaallegraquando vi siete separati?

-Sìera contenta d'aver potuto compiere un'opera di bontàe al tempo stesso piangeva. Devi sapere che anche lei mi vuol beneNatascia! Mi ha confessato che in cuor suo già cominciava adamarmi; non vede quasi nessunoe io le ero piaciuto già da unpezzo; mi ha notato specialmente perché si vede intorno tantaastuzia e tanta menzognamentre io le sono sembrato un uomo sinceroe leale. Si alzò e disse: «Dio sia con voiAlessioPetrovitc... e io che credevo...».


Nonterminò la frasescoppiò in lacrime e se ne andò.Siamo rimasti d'accordo che domani stesso dirà alla matrignadi non volermi come sposoe che pure domani io devo dire ogni cosa amio padreparlandogli con fermezza e coraggio! Mi rimproveròinoltre di aver sempre taciuto finora. «Un uomo leale non devetemere nulla!». Ha un'anima così nobile! Mio padre nonpiace nemmeno a lei; dice che è un uomo astutoche cercasoltanto denaro. Io l'ho difesoma lei non mi ha creduto. Se domanicon mio padredovessi fare fiasco (e anche lei lo crede probabile)consente che ricorra alla protezione della principessa K. Alloranessuno oserà più opporsi. Ci siamo reciprocamente datala parola di essere come fratello e sorella. Ahse tu conoscessi lastoria di lei; se tu sapessi fino a che punto è disgraziataanch'essacome le è odiosa la vita con la matrignatuttol'ambiente in cui vive! Non me lo disse direttamentesi sarebbedetto che avesse paura anche di mema indovinai tutto da alcuneparole.


Natasciatesoro mio! Come ti ammirerebbese ti conoscesse! E che cuore d'oroha quella fanciulla! Si sta così bene con lei! Voi due sieteproprio create per essere sorellee dovete assolutamente volervibene. Sìci ho molto pensato. Vorrei proprio farvi conoscerel'una all'altrae io rimarrei là a contemplarvi. Non devidunque pensare nulla di maleNatascia miae devi permettermi diparlare di lei. Mi piacerebbe tanto parlare di te con lei e di leicon te! Sai bene che ti amo più di ogni persona al mondo; tiamo più di lei... Tu sei tutto per me!

Natasciasenza dire nullalo guardava affettuosamente e con una certatristezza. Le parole di Alioscia sembravano accarezzarla e torturarlaa un tempo.


-Ho cominciato ad ammirare Katia fin dal primo momento in cui l'hoconosciutacirca due settimane fa- continuò lui. - Andavoogni sera da lei. Tornato a casacontinuavo a pensare a voi dueaconfrontarvi.


-E quale delle due ti sembrava migliore? - domandò Natasciasorridendo.


-Talvolta tutalvolta lei. Ma poiin complessomi pareva che lamigliore fossi sempre tu. Quando parlo con leimi sento diventarepiù buonopiù intelligentepiù leale. Madomanidomani tutto sarà deciso.


-E non hai compassione di lei? Ti amadici di essertene accorto tustesso.


-SìNatasciami fa compassione! Ma ci vorremo bene tutti etree allora...


-E alloraaddio! - fece Natasciapian pianoparlando tra sé.


Aliosciala guardò perplesso.


Mala conversazione fu interrotta a un tratto nel modo piùimprovviso.


Dallacucinache serviva a un tempo da anticameragiunse un leggerorumorecome se fosse entrato qualcuno. Un minuto dopoMavra aprìla porta e fece ad Alioscia un cenno con la testachiamandolo fuori.Ci voltammo tutti verso di lei.


-Venite! - disse in un sussurro misterioso. Chiedono di voi.


-Chi può venirmi a cercare a quest'ora? - disse Aliosciagirando su di noi uno sguardo stupito. - Vado a vedere.


Incucina c'era un uomo in livreail domestico del principepadre diAlioscia. Si seppe più tardi che il principetornando a casaaveva fatto fermare la carrozza alla porta di Natascia e avevamandato il domestico a informarsi se ci fosse Alioscia. InformatoAlioscia di questoil domestico se ne andò subito via.


-Strano! E' la prima volta che fa così- diceva Aliosciaguardandoci tutto confuso. - Che vorrà dire?

Natasciagli gettò uno sguardo inquieto. ImprovvisamenteMavra aprìdi nuovo la porta.


-Viene il principe in persona! - disse in fretta e a bassa vocepoisi nascose subito.


Natasciaimpallidì e si alzò. A un tratto i suoi occhifiammeggiarono.


Sene stava in piedileggermente appoggiata alla tavolae guardavainpreda a una grande agitazionela porta dalla quale doveva entrare ilvisitatore inatteso.


-Natascianon temere nullasei con me! Io non permetterò cheti offendano! - sussurrò Alioscia confusoma non smarrito.


Laporta si aprì e sulla soglia comparve il principe Valkovski inpersona.




CAPITOLO2


Giròsu di noi uno sguardo rapido e attento. Da quello sguardo non sipoteva ancora capire se fosse venuto come nemico o come amico. Maanzituttodescriverò il suo aspetto esterioreche quellasera produsse su di me una forte impressione.


Avevogià avuto occasione di vederlo. Era un uomo sui quarantacinqueanninon piùcon lineamenti regolari ed estremamente belli;l'espressione del suo viso cambiava secondo le circostanzeecambiava completamentenel modo più bruscopassando constrana rapidità dalla più grande affabilitàalpiù tetro malumorecome se facesse scattare da un momentoall'altro qualche molla nascosta. Viso ovaleregolarissimodicarnagione un po' scuradenti magnificilabbra piccole e moltoesilima di un disegno perfettonaso dirittofronte altasullaquale non si poteva notare ancora nessuna rugagrandi occhi grigitutto quell'insieme faceva di lui un uomo di una bellezza quasiperfettae non di meno quel viso non ispirava affatto simpatia.


Respingevaanzi da séappunto per quella sua espressione che pareva nonessere mai la vera: fittiziaerasemprecome copiataeinvolontariamente nasceva in chi lo guardava la persuasione che nonsi sarebbe mai potuto riuscire a captare la sua propria. Osservandolopiù attentamentesi cominciava a sospettaresotto quellacontinua mascheraqualche cosa di malvagiodi astuto e disupremamente egoistico. Soprattuttoattiravano l'attenzione i suoiocchi apparentemente belligrigie aperti. Essi soli sembravano nonvoler sottomettersi completamente alla sua volontà. Avrebbeforse voluto avere uno sguardo dolce e affettuosoma i raggi cheuscivano dai suoi occhi sembravano sdoppiarsie in mezzo a quellidolci e affettuosine brillavano di duridiffidentiscrutanti emaligni... Era di alta staturaaveva una corporatura eleganteunpo' magrae pareva molto più giovane di quanto non fosse inrealtà. Fra i molti capellisofficidi un castano scurodifili bianchi non se ne vedevano quasi ancora. Gli orecchile mani ei piedi erano di un disegno straordinariamente bello e nobile. Unavera bellezza di razza. Era vestito con molta eleganza e finezzainmodo un po' giovanilecosa cheperògli stava assai bene.Sembrava il fratello maggiore di Alioscia. In nessun modo si potevapensare che fosse padre di un figlio adulto.


Siavvicinò direttamente a Natascia e disse in tono fermoguardandola in faccia:

-La mia venuta da voia quest'ora e senza preannuncioèstrana e fuori di ogni convenienza; sperotuttaviache mi vorretecredere in grado di rendermi conto dell'eccentricità della miaazione. So pure con chi ho da fare. So che siete perspicace egenerosa. Regalatemi soltanto dieci minutie spero che voi stessa micapirete e mi assolverete.


Pronunciòquesta tirata in tono affabilema fermo e tale da non ammetterreplica.


-Accomodatevi! - disse Natasciache non era ancora riuscita aliberarsi dalla confusione del primo momento né da un certosenso di timore.


Eglis'inchinò leggermente e si sedette.


-Anzituttopermettete che rivolga due parole a lui- cominciòil principeindicando il figlio. - Alioscianon appena te ne fostivenuto via senza aspettarmi e senza nemmeno accomiatarti da noivennero ad annunciare alla contessa che Caterina Feodorovna sisentiva male. La contessa si alzò subito per correre da leiquando a un tratto la porta si aprì ed entrò CaterinaFeodorovna stessaspettinata e grandemente agitata. Ci disse dipunto in bianco di non poter essere tua moglie. Aggiunse che intendeormai farsi monacache tu hai chiesto il suo aiuto e che tu amiNatalia Nicolajevna. Una dichiarazione similequasi incredibile daparte di Caterina Feodorovnanon può essere stata provocatache dalla spiegazione strana che tu hai avuto con lei. Era come fuoridi sé! Puoi ben capire anche tu come rimanessi colpito espaventato. Passando qua sottoho notato la luce alle vostrefinestre- continuò poirivolgendosi a Natascia. - Alloral'idea che mi perseguiva già da tempo s'impadronì di mecon tale forzache non potei padroneggiarmied eccomi qui.


Perchésono venuto? Ve lo spiegherò subitoma vi prego fin d'ora dinon stupirvi se nella mia spiegazione noterete qualche asprezza.Tutto è avvenuto così improvvisamente...


-Spero che capirò e... apprezzerò secondo il suo meritotutto ciò che mi direte- rispose Natascia titubante.


Ilprincipe l'osservava con grande attenzionecome se avesse fretta distudiarladi conoscerla a fondo in un minuto.


-Conto appunto sulla vostra perspicacia- egli continuò- ese mi sono permesso di salire da voifu perché sapevo con chiavevo a che fare. Vi conosco da un pezzononostante io sia stato inpassato così ingiusto a vostro riguardoe mi senta tantocolpevole dinanzi a voi.


Ascoltatemi:voi sapete che da parecchio tempo esistono dissapori tra me e vostropadre. Non voglio dire che la ragione sia tutta dalla mia parte;chissà che non sia verso di lui più colpevole di quantoho creduto finora! Se così èvuol dire che anch'io misono ingannato.


Sonodiffidentee lo confesso apertamente. Sono portato a sospettarepiuttosto il male che il beneè un disgraziato tratto dicarattere proprio a ogni cuore freddo. Ma non ho l'abitudine dinascondere i miei difetti. Ho creduto a tutto ciò che mi fudettoe quando voi abbandonaste la casa dei vostri genitorimispaventai per Alioscia.


Maallora non vi conoscevo ancora. Le informazioni che ebbi di tanto intanto mi rassicurarono completamente. Ho osservatoho studiato lacosae infine mi sono persuaso che i miei sospetti erano infondati.


Seppiche voi avete rotto ogni relazione con la vostra famigliaso pureche vostro padre è assolutamente contrario al vostromatrimonio con mio figlio. E basterebbe il fatto che voipur avendotanta influenza su Alioscianon ne avete finora approfittato mainémai avete insistito perché vi sposasseper metterviai mieiocchisotto la migliore delle luci. Nondimenove lo confesso contutta sinceritàho deciso di impedire a qualsiasi costo cheil vostro matrimonio con mio figlio abbia luogo. So di parlarvi forsetroppo francamentema in questo momento la franchezza èproprio ciò che desidero soprattutto; quando mi avreteascoltato fino in fondoconverrete anche voi che ho ragione. Pocotempo dopo il vostro abbandono della casa paternalasciai anch'ioPietroburgo; tuttaviapartendoio non temevo più perAlioscia. Ponevo le mie speranze nel vostro nobile orgoglio. Capiiche voi stessa non avreste voluto quel matrimonioprima che fosseroterminati i nostri dissidi di famigliache non avreste mai volutorompere i buoni accordi tra me e Aliosciaben sapendo chese viavesse sposataio non gli avrei mai perdonato; che non avrestevoluto che si dicesse di voi che avevate cercato il matrimonio con unprincipe e voluto entrare per forza nella nostra famiglia. Voiinfattici avete dimostrato un'assoluta indifferenzae forseaspettavate il momento in cui sarei venuto da voi a chiedervi difarci l'onore di concedere la vostra mano a mio figlio. Nondimenorimanevo sempre ostile a vostro riguardo. Non intendo discolparmimaneppure voglio tenervi nascoste le mie ragioni. Eccole: voi non sietericca né avete relazioni nelle alte sfere. Da parte miaperquantoin realtàpossieda una discreta fortunaessa nonbasta per la nostra famiglia.


Siamodecaduti. Abbiamo bisogno di denaro e di relazioni. La figliastradella contessa Zinaida Teodorovna non ha relazioni neppure leiadire il veroma ha una fortuna immensa. Se avessimo lasciato passareancora un po' di temposarebbero comparsi altri pretendenti e ciavrebbero portato via la fidanzata; non era il caso di lasciarsfuggire la buona occasionee sebbene Alioscia sia ancora troppogiovane per sposarsimi decisi di entrare in trattative per il suofidanzamento. Vedetenon vi nascondo nulla. So benissimo chepotreste considerare con disprezzo un padre che confessa di volereper scopi materiali e per certi suoi pregiudizispingere il propriofiglio a commettere una brutta azionegiacché abbandonare unanobile e generosa fanciulla che tutto ha sacrificato a questo figlioe verso la quale egli è tanto colpevoleè una bruttaazione senz'altro; ma io non cerco di giustificarmi. La secondaragione che mi fece desiderare che mio figlio sposasse la figliastradella contessa Zinaida Teodorovna è che quella fanciulla èsommamente degna di affetto e di stima. E' bellabene educataha uncarattere delizioso ed è molto intelligentepur essendoancorasotto certi aspettiuna vera bambina. Alioscia èdebole di caratterefrivoloirragionevole all'estremoha ventidueanniè un giovincello ancorae forse ha una sola buonaqualità: la bontà del cuorequalità che puòanche essere pericolosaaggiunta ad altri suoi difetti. M'ero giàaccorto da un pezzo che la mia influenza su di lui andava diminuendoche l'ardore e gli invaghimenti giovanili prendevano in lui ilsopravventoa detrimentopersinodei suoi più seri doveri.Può darsi che io l'ami troppomaad ogni modomi convincosempre più che non gli basta avere solo me per guida. D'altrapartedeve assolutamente essere di continuo sotto qualche influenzabenefica. E' di natura debolepronta alla sottomissioneaffettuosa;ha un carattere per cui preferisce amare e sottomettersi checomandare. Tale rimarrà per tutta la vita.


Potetedunque immaginare quanto fui contento d'incontrare in CaterinaFeodorovna l'ideale della fanciulla che avrei desiderato dare inmoglie a mio figlio. Ma la mia gioia era ormai tardiva; Alioscia eragià dominato da un'altra influenza incancellabile: la vostra.Un mese fadopo il mio ritornolo osservai attentamenteecon miagrande meravigliapotei notare in lui un importante miglioramento.La frivolezza e la puerilità sono rimaste ancora quasi comeprimama in compenso si sono affermati in lui molti nobilisentimenti: non s'interessa più soltanto di puerilitàma comincia a occuparsi anche di cose elevatenobilioneste. Le sueidee sono stranepoco stabiliqualche volta assurdema i desiderile aspirazioniil cuore sono migliorie questo è ilfondamentoche serve per costruire l'edificio; oratutto quelmiglioramento gli viene da voiindubbiamente da voi sola; aveterifatto la sua educazione. Vi confesso che proprio allora mi balenòil pensiero che voipiù di ogni altra donnapotrestecostituire la sua felicità. Ma scacciai subito da me quelpensieronon gli permisi di affermarsi nella mia mente.


Avevodeciso di togliervelo ad ogni costo; mi misi dunque all'operaepresto credetti di aver raggiunto lo scopo. Un'ora fa ero ancorapersuaso che la vittoria fosse dalla mia partema l'incidente incasa della contessa ha capovolto di colpo tutte le mie supposizioni.


Quellopoiche mi ha colpito soprattuttofu la constatazione di un fattoassolutamente inatteso: la verità di sentimentoinsolita inAliosciala forza dell'affezione di Alioscia per voil'insistenza ela durata di questo affetto. Ripeto: l'avete assolutamente cambiato.


Constataiinoltreche quel cambiamento era molto più profondo di quantomi fossi immaginato. Oggi ha dimostrato improvvisamentedinanzi ameun'intelligenza di cui non l'avrei mai creduto capaceealtempo stessouna finezzauna perspicacia di cuore straordinarie. Hascelto la via più giusta per uscire dalla situazione che avevagiudicata imbarazzante. Ha saputo toccare e commuovere le piùnobili corde del cuore umanoe precisamente la capacità diperdonare e di ripagare il male con la generosità. Si èrimesso alla grazia dell'essere da lui offeso e si è rivolto alui con la preghiera di aiutarlo e di interessarsi di lui. Ha colpitol'orgoglio di una donna che l'amava confessandole in faccia di amarneun'altrae nello stesso tempo ha saputo svegliare in lei la simpatiaper la sua rivaleottenere il perdono e la promessa di un'amiciziafraterna e disinteressata. Osare una spiegazione simile e saperlacondurre a compimento senza offendere la propria interlocutriceèuna cosa di cui spesso non sono capaci nemmeno gli uomini piùsaggi e più abilima che sanno compiere i cuori freschipurie ben intenzionati come il suo. Sono convinto che voiNatasciaNicolajevnanon avete partecipato in alcun modoné conparole né con consiglial suo atto di oggiche probabilmenteavete saputo soltanto or ora da lui stesso.


Nonmi sbagliovero?

-Non vi sbagliate- gli confermò Natasciacui il visoavvampava e gli occhi brillavano come ispirati. La dialettica delprincipe cominciava a produrre il suo effetto. - Erano cinque giorniche non vedevo più Alioscia- aggiunse. - Il piano fu ideatoe portato a compimento da lui solo.


-Ne ero convinto- confermò il principe; - ma ciònonostante tutta quella sua perspicacia improvvisatutta quellarisolutezzaquella coscienza del proprio dovereeinfinequellanobile fermezzasono conseguenza della vostra influenza su di lui.Tutto questo l'ho pensato e capito mentre rincasavo in carrozzaeavendolo capitoho trovato in me la forza di prendere una decisione.Il fidanzamento progettato in casa della contessa è rottoenon può più essere riannodato; ma se anche ciòfosse possibilesarei io a non volerne più sapere. Come! mase io stesso mi sono persuaso che soltanto voi potete fare lafelicità di mio figlioche voi siete per lui una vera guidache avete già messo la prima pietra nell'edificio della suafelicità! Non vi ho nascosto nulla sinorae continueròa essere sincero: una bella carrierail denaroun'alta posizionenel mondoanche i titolisono tutte cose che non mi lasciano certoindifferentesebbene riconosca che molte di queste belle cose nonsono che frutto di pregiudizi: a me questi pregiudizi piacciono e nonvoglio calpestarli di sicuro. Nella vitaperòsi dannocircostanze in cui bisogna ammettere anche altre considerazioni; nonsi può sempre misurare tutto con la stessa misura... Inoltreamo ardentemente mio figlio. Insommasono venuto alla conclusioneche Alioscia non deve separarsi da voiperché senza di voisarebbe perduto. E volete che vi faccia un'altra confessione? Questadecisione l'ho presa da circa un mesema solo adesso mi sonoconvinto che è giusta. Certoper esporvi quanto vi ho dettoavrei anche potuto presentarmi da voi domaniinvece di disturbarviquasi a mezzanotte. Ma questa mia fretta vi dimostreràforsecon quanto ardoree soprattutto con quanta sincerità mi mettoall'opera. Non sono un ragazzoe alla mia età non potreidecidermi a un passo impensato. Quando entrai quitutto era giàmeditato e deciso; capiscoperòche ci vorrà un certotempo per convincervi della mia sincerità... Ma all'opera!Devo spiegarvi ancora perché sono venuto da voi? Sono venutoper compiere il mio dovere dinanzi a voie solennementecol massimorispetto dovutovichiedervi di rendere felice mio figlioconcedendogli la vostra mano.


Ahnon mi dovete considerare un padre severoche si decide infine aperdonare ai suoi figlidegnandosi di consentire alla loro felicità.


Nonomi umilierestese mi consideraste in tal modo! Non dovetenemmeno pensare che io mi sia sentito anticipatamente sicuro diottenere il vostro consensobasandomi sul fatto che avetesacrificato già tanto a mio figlio; ancora una volta: no! Sonoio il primo a dire ad alta voce che egli non è degno di voie... (egli è buono e sincero) lui stesso lo confermerà.Ma non basta! Se sono stato attratto qui a un'ora così tardanon lo fui solo da questo.. sono venuto qui...


(eglisi sollevò sulla sedia con aria rispettosa e alquantosolenne)sono venuto qui per cercare la vostra amicizia! So di nonaverne il minimo diritto; tutt'altro! Ma lasciatemelo meritarequesto diritto!

Permettetemidi sperare!...


Inatteggiamento rispettosoinchinato davanti a Natasciaegli neaspettava la risposta. Per tutto il tempo in cui aveva parlatoioavevo continuato a osservarlo attentamente. Se ne era accorto.


Avevapronunciato il suo discorso in tono freddoma non senza una certapretesa di dar prova di abilità dialetticae in alcuni puntiaveva parlato persino con sussiego. Il tono di quel discorsoatrattisembrava persino non corrispondere affatto allo slancioimpetuoso chesecondo luil'aveva condotto da noi in un'ora cosìpoco adatta per una prima visitasoprattutto se si prendevano inconsiderazione i rapporti esistenti. Alcune tra le sue espressionierano evidentemente state studiate in antecedenzae in alcuni puntidel suo discorsostranamente lungoaveva assunto artificiosamentel'aria di un originale che cerca di nascondere un sentimentoimpetuoso sotto l'apparenza di uno scherzodell'umorismo e dellanoncuranza.


Questeconsiderazioni non potei farle che in seguito; per il momento lastranezza di quanto accadeva non mi permetteva di farne. Le ultimeparole furono pronunciate da lui con tale entusiasmotale sentimentoe tale espressione di stima per Natasciache rimanemmo tutti vinti.


Glisi vide persino brillare sulle ciglia qualcosa come una lacrima.


Ilnobile cuore di Natascia fu vinto completamente. Imitandoloella sisollevò pure dalla poltronaein preda a una profondaagitazionegli porse la mano. Egli la prese e la baciòcontenerezza e con sentimento. Alioscia era fuori di sé dallagioiain estasi addirittura.


-Che cosa ti dicevoNatascia? - gridò. - Tu non mi volevicredere!

Nonmi volevi crederequando dicevo che è l'uomo piùnobile del mondo! Lo vediadesso?

Sislanciò verso il padre e l'abbracciò calorosamente.Questi gli restituì l'abbraccioma si affrettò amettere termine alla scena pateticacome vergognandosi di esprimerei propri sentimenti.


-Basta- disseprendendo il cappello- me ne vado. Vi avevo chiestodieci minutie invece sono rimasto qui un'ora buona- aggiunsesorridendo. - Me ne vadotuttaviacol desiderio più ardentee impaziente di rivedervi al più presto. Mi permetterete divenire a trovarvi il più spesso possibile?

-Sìsì- rispose Natascia- il più spessopossibile! Voglioal più presto... volervi bene- aggiunseconfusa.


-Come siete francacome siete leale! - disse il principesorridendoalle parole di lei. - Non volete fingere nemmeno per dire unasemplice cortesia. Ma la vostra sincerità vale più ditutte quelle false cortesie. Sì! Comprendo che dovròaspettare ancora a lungo per meritare il vostro affetto.


-Basta con le lodi... cessateper carità! - mormoravaNatasciatutta confusa.


Com'erabella in quel momento!

-E così sia! - decise il principe; - ma due parole ancorasull'argomento. Pensate quanto sono sfortunato! Domani non potròvenire da voi; né domani né dopodomani. Questa sera horicevuto una lettera molto importantein cui si chiede la miaimmediata partecipazione a un affaree non posso in alcun modomancare all'impegno. Domani mattina parto da Pietroburgo. Vi pregoperòdi non pensare che sia venuto da voi questa serae acosì tarda orain vista dell'impossibilità d'averne iltempo domani o dopodomani. Voi non lo pensate di certovero? Maeccovi un'altra prova della mia diffidenza. Perché mi sonoimmaginato che l'avreste pensato? Ohquesta diffidenza! quanto mi hanuociuto in vita mia! Può darsi benissimo che anche la mialite con la vostra famiglia non sia che una conseguenza del miodisgraziato carattere pieno di diffidenza! Oggi è martedì.Mercoledìgiovedì e venerdì sarò fuoridi Pietroburgo.


Sabatoconto assolutamente d'essere di ritornoe allora mi affretteròa venire da voi. Dite: posso venire qui a passare con voi tutta laserata?

-Ma certo! ma certo! - esclamò Natascia. - Sabato sera viaspetteròvi aspetterò con impazienza!

-Ahcome mi sento felice! Vi conoscerò sempre meglio! Ma... mene vado! Però non posso andarmene senza avervi stretto lamano- disse rivolgendosi improvvisamente a me. - Scusatemi...Parliamo tutti in modo così sconnesso questa sera... Ho avutoil piacere d'incontrarvi parecchie volteuna volta siamo anzi statipresentati l'uno all'altro. Non posso uscire di qua senza esprimerviil piacere che avrei di continuare la nostra relazione.


-E' veroci siamo incontrati- risposi stringendogli la mano; - mascusateminon ricordo dove ci siamo conosciuti.


-L'anno scorsodal principe P.


-Scusatemime ne ero dimenticato. Vi assicuroperòchequesta volta non lo dimenticherò di certo. Questa sera rimarràindimenticabile per me.


-Sìavete ragioneanche per me. Io so da tempo che siete unveroun sincero amico di Natascia Nicolajevna e di mio figlio. Sperodi diventare il quarto tra voi. Non è vero? - aggiunserivolgendosi a Natascia.


-Sìè il nostro amico più sinceroe dobbiamoessere amici tutti e quattro! - rispose Natascia con profondosentimento.


Poveretta!Era tutta raggiante di gioiavedendo che il principe non avevadimenticato di avvicinarsi anche a me. Come mi voleva bene!

-Ho incontrato molti ammiratori del vostro ingegno- continuòil principe- e conosco anche due delle vostre più sincereammiratrici.


Avrebberomolto piacere di conoscervi personalmente. Si tratta della contessala mia migliore amicae della mia figlioccia Caterina FeodorovnaFilimonova. Permettetemi di sperare che non mi rifiuterete il piaceredi presentarvi a quelle signore.


-E' molto lusinghiero per mema ho così poche conoscenze...


-A ogni modonon vorrete rifiutarmi il vostro indirizzo.


-Ioprincipealmeno per il momentonon ricevo in casa mia.


-Certoio non merito che si faccia per me un'eccezione; sperotuttavia...


-Se proprio insistete... mi farete un piacere. Abito in vicolo... incasa Klughen.


-Abitate in casa Klughen? - domandò come stupito di qualchecosa. - Proprio? E... vi abitate da molto tempo ?

-Noda poco- risposifissandolo involontariamente. - Il mioappartamento è al numero quarantaquattro.


-Quarantaquattro? Abitate... solo?

-Perfettamente solo.


-Domando così perché mi pare di conoscere quella casa.Tanto meglio.


Verròassolutamente a trovarvi! Devo discorrere con voi di parecchie cosee mi aspetto molto da voi. Potete rendermi un gran servigio.


Vedete?comincio subito col chiedervi un servigio. Arrivederci!

Permetteteche vi stringa un'altra volta la mano!

Strinsela mano a me e ad Aliosciabaciò la manina di Natasciaeuscì senza invitare Alioscia a seguirlo.


Rimanemmotutti e tre molto turbati. Tutto s'era svolto in modo cosìimprovvisocosì inatteso! Avemmo la sensazione che il passatofosse scomparso di punto in bianco e che stesse cominciando per noiuna nuova vitauna vita sconosciuta. Alioscia si era sedutosilenziosamente accanto a Natascia e le copriva le mani di baci. Ditanto in tanto la guardava in facciacome aspettando che dicessequalche cosa.


-Caro Aliosciadomani stesso devi assolutamente andare a trovareCaterina Feodorovna- disse infine lei.


-Lo pensavo anch'io! - rispose Alioscia; - ci andrò senzafallo.


-Forse le sarà penoso vederti... come fare?

-Non socara amica. Ho già pensato anche a questo. Ci mediteròsopra... vedrò... e poi deciderò che cosa dovròfare. AhNatasciaadesso tutto è cambiato per noi! - disseAlioscianon potendosi più trattenere.


Leisorrise e lo guardò con sguardo lungo e tenero.


-Com'è delicato! La miseria del tuo alloggio non gli ècerto sfuggitaeppure non ha detto una sola parola...


-In merito a che?

-Insomma... che dovresti cambiar casa... o qualcosa altro- aggiunseegliarrossendo.


-Per caritàAliosciama perché avrebbe dovuto dirlo?

-Appunto per questo dico che ha molta delicatezza. E che elogi ti hafatto! Te l'avevo sempre dettosempre... Ohè un uomo capaced'ogni sentimentod'ogni comprensione. Di meinveceha parlatocome se fossi un bambino; tutti mi considerano tale! E lo sonoinfatti.


-Sei bambinoma sei più perspicace di noi tuttie hai ilcuore molto buono.


-Lui ha dettoinveceche il mio cuore troppo buono èpericoloso per me. Com'è possibile? Non lo capisco. Non tipareNatasciache farei bene ad andare al più presto da lui?Domani mattinaappena giornosarò da te.


-Sìsìva purecaro! Il tuo è un buonpensiero. Devi assolutamente farti vedere da luicapisci? E domanitorna da me al più presto. Non starai altri cinque giornisenza venirmi a trovareehadesso? - aggiunsescherzando eaccarezzandolo con lo sguardo.


Eravamotutti invasi da una gioia dolce e profonda.


-Venite con meVania? - domandò Aliosciauscendo dallacamera.


-NoVania rimane qui; vorrei parlare ancora con teVania. Fa divenire domattina al più presto!

-Appena spuntato il giorno! AddioMavra!

Mavraera in preda a una forte agitazione. Aveva sentito tutto il discorsodel principeavendo origliato alla porta; gran parte di essoperòle era sfuggitaed avrebbe desiderato chiedere spiegazioni o poterindovinare. Intanto aveva assunto un'aria seriaquasi orgogliosa.Aveva capito anche lei che molte cose sarebbero cambiate.


Rimanemmosoli: Natascia mi prese la mano e per un certo tempo tacque comeponderando le parole da dire.


-Sono stanca! - fece infinecon voce debole. - Andrai da "loro"domani?

-Immancabilmente.


-Puoi dirlo alla mammama a "lui" no.


-Ma anche senza il tuo avvertimentonon parliamo mai di te.


-Va bene; lo saprà lo stesso. Sta attento a quello che diràal modo come accoglierà la notizia. AhDio! Vaniaèmai possibile che mi debba veramente maledire per questo matrimonio?Nonon è possibile!

-Tocca al principe a mettere a posto ogni cosa- ribattei iofrettolosamente. - Egli deve ad ogni costo far pace con luie alloratutto si appianerà.


-AhSignore! Se questo potesse avvenire davvero! - esclamò intono di supplica.


-Non temereNatascia; ogni cosa si metterà a posto. Sembra chele cose si stiano mettendo proprio così.


Leimi guardò fisso.


-Vaniache ne pensi del principe?

-Se ha parlato sinceramentea me pare un nobilissimo uomo.


-Se ha parlato sinceramente? Che vuol dire questo? Potrebbe dunqueaver parlato anche non sinceramente?

-Pare anche a me- risposi.


«E'dunque venuto anche a lei lo stesso pensiero. Strano!»dissitra me.


-Tu hai continuato a guardarlo con tanta fissità...


-Sìmi è sembrato un po' strano.


-A me pure. Ha parlatosaiin un certo modo... Sono stancacarissimo. Sai che cosa ti dirò? Va a casa anche tu. E domanitorna da meappena sarai uscito da casa loro. Dimmi ancoranon c'èstato nulla di offensivo nella mia frasequando gli dissi che vogliocercare di volergli bene al più presto?

-No... che cosa c'è di offensivo?

-Non è stata... troppo stupida quella dichiarazionealmeno?Infattitu capisciciò significava che non gli voglio ancorabene.


-Anzifu una cosa spontaneaingenuabella. Eri poi cosìbella in quel momento. Secon tutte le sue abitudini mondanenon locapisse anche luisarebbe uno stupido.


-Si direbbeVania che tu abbia qualche cosa contro di lui. Ma comesono cattivavendicativa e vanitosaad ogni modo! Non rideresaipure che a te non nascondo nulla. AhVaniaamico mio carissimo! Sedovessi essere un'altra volta infelicese dovesse capitarmi ancoraqualche disgraziasono certa che tu sarai di nuovo al mio fiancoquiaccanto a me; forse tu solo sarai con me! Come potròripagarti di tutto? Non maledirmi maiVania!...


Tornatoa casami svestii subito e andai a letto. La camera era buia e umidacome una cantina. Molti pensieri strani e sensazioni d'ogni genere siagitavano in metanto che rimasi a lungo senza riuscire adaddormentarmi.


Comedoveva deriderciperòin quel momentoun certo uomoprimadi addormentarsi nel suo comodo lettose tuttavia si degnava ditanto!

Macredo che non si sia degnato di farlo.




CAPITOLO3


Lamattina dopomentre stavo per uscire dal mio appartamento perrecarmi subito all'Isola Vassiljevski dagli Ikmenevm'imbatteiimprovvisamentesull'uscionella mia visitatrice del giornoprecedentecioè nella nipotina di Smith. Stava entrando. Nonso perchéma mi ricordo di essermi molto rallegratovedendola. La sera innanzi non avevo nemmeno potuto vederla beneealla luce del giorno mi stupì ancor più. Infattisarebbe difficile immaginarsi un essere più originalequantoad apparenzaalmeno. Piccolacon occhi scintillanti e nericheavevano in loro un non so che di non russocon fittissimi capellipure neri e arruffatie con uno sguardo enigmaticomuto e fissoella era fatta per attirare l'attenzione anche per la strada.Soprattuttocolpiva il suo sguardo: brillava di una grandeintelligenzaeal tempo stessovi si notava l'espressione di unasospettosità e di una diffidenza inquisitrice. Il suo vestitologoro e sudicioalla chiara luce del giorno sembrava ancor piùin brandelli. Si sarebbe detta vittima di qualche malattia cronicaostinatalentache distruggesse a poco a pocoma inesorabilmenteil suo organismo. Il suo viso pallido e magro era d'un coloritogiallo scuropoco naturalecome di chi abbia l'itterizia.Nell'insiemeperònonostante tutta la bruttezza dellamiseria e della malattiaera molto bellina. Aveva le sopraccigliascurefinissime e di bel disegno; di una grande bellezza erano lafronte spaziosaun po' bassae le labbra ben disegnatecon unapiega altera e orgogliosama pallidesì che il loro coloresi vedeva appena.


-Ahsei ancora tu! - esclamai.- Lo pensavo che saresti tornata.


Entradunque.


Leientròvarcando lentamente la soglia e girando come la serainnanzi intorno a sé uno sguardo inquieto. Guardòattentamente tutta la camera in cui aveva abitato suo nonnocome sevolesse rilevare i cambiamenti apportativi dal nuovo inquilino.


«Qualeera il nonnotale è la nipote»pensai. «Non saràuna pazzaalle volte?».


Leicontinuava a tacere; e io aspettavo.


-Per i libri- sussurrò finalmentetenendo gli occhi rivoltia terra.


-Ahsì! I tuoi librieccoprenditeli! Li ho serbati appostaper te.


Miguardò con una certa curiosità e con una leggerasmorfia sulle labbrache doveva probabilmente rappresentare undiffidente sorriso.


Maanche quell'abbozzo di sorriso scomparve subito e il viso riprese lasua solita espressionecupa ed enigmatica.


-Vi ha forse parlato di me il nonno? - domandò poimisurandomidalla testa ai piedi con sguardo ironico.


-Nodi teveramentenon mi ha parlatoma...


-Come sapevateallorache sarei venuta? Chi ve l'ha detto? - midomandò interrompendomi bruscamente.


-Ho pensato che tuo nonno non poteva vivere proprio da soloabbandonato da tutti. Era così vecchiocosì cadente!Allora immaginai che qualcuno doveva pur venire a trovarlo. Tieniecco i tuoi libri.


Studisu questi libri tu?

-No.


-Perché ne hai bisognoallora?

-Il nonno mi insegnava quando ancora venivo da lui.


-Non venivi sempre da lui?

-Noin questi ultimi tempi non venivo più... sono stataammalata- risposecome per giustificarsi.


-Hai famigliala mammail babbo?

Lapiccina aggrottò improvvisamente le sopracciglia e mi gettòuno sguardo quasi spaventato. Poi si voltòabbassò latesta esenza degnarsi di rispondereandò lentamente versol'uscioproprio come la sera precedente. Io la seguivo con sguardostupito. Ma si fermò sulla soglia.


-Come è morto? - mi domandò bruscamentevoltando appenala testa verso di mecol preciso gesto e movimento dell'altra voltaquandoprima di uscire e rimanendo ferma con la faccia rivolta allaportami aveva chiesto di Asorka.


Mela avvicinai e cominciai a raccontarle in fretta com'era morto il suononno. Mi ascoltava con attenzionerimanendo sempre a testa bassa evolgendomi le spalle. Le riferii pure come il vecchiomorendoavevaparlato della «sesta linea».


-Così indovinai- aggiunsi- che là doveva abitarequalcuno dei suoi carie quindi aspettavo che qualcuno venisse achiedere di lui.


Evidentementeti voleva molto benese nell'ultimo minuto si ricordò di te.


-No- sussurròcome involontariamente; - bene non mi voleva.


Eramolto eccitata. Raccontandoio mi chinavo su di lei e la guardavo infaccia. Mi accorsi che compiva terribili sforzi su se stessa perreprimere la propria emozione; pareva che lo facesse per un senso diorgoglio. Impallidiva sempre più e si mordeva il labbroinferiore.


Sopraogni cosaperòfui stupito dallo strano battito del suocuore.


Battevasempre più fortetanto che alla fine si poté sentirloanche a due o tre passi di distanzacome nei malati dl aneurisma.Credevo dovesse scoppiare in lacrime da un momento all'altrocome lasera prima; invece riuscì a dominarsi.


-Dov'è lo steccato?

-Quale steccato?

-Quello vicino a cui morì il nonno..


-Te lo farò vedere... quando saremo usciti. Sentidimmi cometi chiami...


-Non bisogna.


-Che cosa non bisogna ?

-Non bisogna; nulla... non mi chiamo in nessun modo- disse con vocestaccata e come indispettitae fece un movimento per andarsene; maio la trattenni.


-Aspettastrana ragazza che sei! Non ti farò alcun male; sentocompassione di te dal momento che ti ho sentita piangere di nascostonell'angolo della scala. Non posso ricordarmene senza sentirmisconvolto... Inoltreil tuo nonno è morto tra le mie bracciaed evidentemente si era ricordato di te quando mi parlò dellasesta lineaciò è lo stesso che se ti avesseraccomandata alla mia protezione. Mi sogno spesso di lui... Eccoanche i libri li ho serbati per te; tuinvecesei come unaselvaggiae hai paura di me.


Deviessere molto poverae forse anche orfana; forse non convivi neppurecon parenti; ho indovinato o no?

Leparlavo con caloree non so neppure io perché mi attirassetanto.


Nelmio sentimento c'era qualche altra cosaoltre la compassione. Era ilcarattere misterioso di tutto l'ambienteo l'impressione prodotta sudi me dal suo defunto nonnoo la disposizione fantastica del mioanimo? Non lo so; fatto si è che mi sentivo attratto versoquella bambina in modo irresistibile. Si sarebbe detto che le mieparole l'avessero commossa. Mi gettò uno sguardo stranononpiù cupoma dolce e lungopoi di nuovo abbassò gliocchi e rimase meditabonda.


-Elena- sussurrò poi improvvisamentecon voce appenapercettibile.


-Sarebbe il tuo nomeElena?

-Sì...


-Alloratornerai ancora da me?

-Non potrò... non lo so.. sìverrò- fece pianoe indecisacome se lottasse con se stessa.


Inquel momento si udìchissà da dovesuonare unorologio. La piccina ebbe un sussulto e guardandomi con inesprimibileangosciasussurrò:

-Che ore sono?

-Saranno le dieci e mezzo.


Gettòun grido di spavento.


-Santo Dio! - e si precipitò di corsa fuori dalla camera. Ma iola fermai un'altra volta nel vestibolo.


-Non ti lascerò certo andar via così! Di che hai paura?Sei in ritardo?

-Sìsìsono fuggita di nascosto! Lasciatemi! Mipicchierà! - gridòlasciandosi sfuggireinavvertitamente questa confessione e cercando di strapparsi dallemie mani.


-Ascoltami e non dibatterti; tu devi andare nell'isola Vassiljevskici vengo anch'iovado alla tredicesima linea. Anch'io sono inritardo e devo prendere la carrozza. Vuoi venire con me? Ti porto finlà.


Faraisempre più in fretta che a correrci a piedi...


-Da me non si può venirenon si può! - esclamòsempre più spaventata. Le si alterarono persino i lineamentidel visotanto fu immenso il suo terrore al solo pensiero chepotessi accompagnarla fin là dove abitava.


-Se ti dico che devo andare per un mio proprio affare nellatredicesima lineacome posso venire da te? Non ti seguirò. Incarrozza ci arriverai molto più presto. Andiamo!

Corremmoin fretta giù per le scale. Presi la prima carrozza che micapitò sotto gli occhi. Evidentementedoveva avere moltafrettase consentì a sedermisi accanto. Lo strano era che nonosavo nemmeno interrogarla. Cominciò ad agitare le braccia eper poco non saltò giù dalla carrozzaquando ledomandai chi fosse la persona che le incuteva tanta paura.


«Chesignificano questi misteri?»pensai.


Eraseduta in modo piuttosto scomodo. A ogni scossaper non caderefuorisi aggrappava alla manica sinistra del mio pastrano con unamanina sporcadalla pelle ruvida per il freddo Con l'altra manoteneva fortemente i suoi libri; si capiva da tutto che quei libri leerano molto cari. Rimettendosi a posto dopo uno scossonefeceintravedere a un tratto una gamba econ mia grande meravigliavidiche aveva il piede nudocalzato unicamente da una scarpa rotta. Puravendo preso la decisione di non chiederle nullanon riuscii questavolta a trattenermi.


-Possibile che tu non abbia calze? - domandai. - Come si puòandare a piedi nudi con un tempo così umido e freddo?

-Non ne ho! - rispose brevemente.


-Ohsanto Dioma abiterai pure con qualcunono? Dovevi chiedere cheti dessero le calzese avevi bisogno di uscire.


-Sono io stessa che voglio andare attorno così.


-Ma ti ammaleraimorirai!

-Sia puremorirò.


Evidentementenon voleva risponderee le mie domande l'irritavano.


-Proprio qui è morto- dissiindicandole la casa presso laquale era morto il vecchio.


Ellaguardò attentamente lo steccatopoivoltandosi a un trattoverso di medisse con voce supplichevole:

-Per amor di Dionon seguitemi. Verròtornerò da voinon appena mi sarà possibile.


-Va beneti ho già promesso di non venire con te. Ma di chehai paura? Devi essere molto disgraziatami duole il cuore a vederticosì.


-Io non ho paura di nessuno- mi ribatté con evidente iranella voce.


-Poco fahai detto: «Mi picchierà».


-Mi picchi pure- risposee i suoi occhi scintillarono. - Mi picchipuremi picchi pure! - ripeteva con amarezzae il labbro inferiorele si sollevò in un'espressione di disprezzo e tremòleggermente.


Finalmentegiungemmo all'isola Vassiljevski.


Ellafece fermare la vettura presso la sesta linea e saltò giùgirando intorno uno sguardo inquieto.


-Andateveneandatevene; tornerò da voivi assicuro chetornerò! - ripeteva in preda a una fortissima inquietudinesupplicandomi di non seguirla. - Andatevene prestopresto!

Ordinaial vetturino di andare avantima non appena allontanatomi di alcunipassi lungo la rivascesi anch'io dalla carrozzatornai verso lasesta linea e passai rapidamente dall'altra parte della strada. Lavidi subitonon aveva ancora avuto tempo di allontanarsi tropposebbene andasse molto in frettacontinuando di tanto in tanto avoltare indietro la testa; a un certo puntosi fermòpersinoonde meglio assicurarsi che non la seguivo. Ioperòmi nascosi sotto un portonepresso il quale passavo proprio in quelmomentoe non mi scorse. Continuò ad andare avanti ed io laseguiitenendomi sempre dalla parte opposta.


Lamia curiosità era estremamente tesa. Sebbene avessi deciso dinon entrare nella casa dove abitavavolevoper ogni eventovederein che portone sarebbe entrata. Ero sotto l'influenza di una strana epenosa impressionesomigliante a quella già provata qualchetempo prima nella pasticceriadavanti al nonno di quella bambina eal suo cane.




CAPITOLO4


Camminammoa lungofino alla Piccola Prospettiva. Elena procedeva quasi dicorsa; finalmente entrò in una bottega; io mi fermaiaspettando che uscisse.


«Nonabita certo in quella bottega»pensai.


Infattiun minuto dopo essa uscìma non aveva più con séi libri; invece di questireggeva con le mani una scodella diterracotta.


Fattialcuni passi ancoraentrò nel portone di una casa di miseroaspetto. La casa era piccola e vecchiaa un solo pianocostruita inmuraturae color giallo sporco. A una delle finestre delpianterrenoche ne aveva soltanto treera esposto un modellino dibaratinto di rossoinsegna di un piccolo fabbricante di bare. Lefinestre del piano superiore erano piccolissime e quadrecon vetriverdastri e opachiin parte incrinatiattraverso i quali sidistinguevano tendine di percalle roseo. Attraversai la stradamiavvicinai alla casa e lessi su una targa di ferro: «Casa dellaborghese Bubnova».


Manon appena finito di decifrare l'iscrizioneudii risuonare nelcortile della casa un acuto strillo di donnaseguito da bestemmie.Vi gettai dentro uno sguardo attraverso lo sportello; sui gradini diun terrazzino in legno stava una donnona ordinariavestita dapiccola borghesecon una cuffietta in testa e uno scialle verdesulle spalle.


Avevail viso di un ripugnante color paonazzo; i suoi occhiettiimmersinel grasso e iniettati di sanguelanciavano fulmini. Malgrado l'oraantimeridianaera visibilmente ubriaca. Urlava contro la poveraElenache le stava davanti come impietritacon la scodella tra lemani. Dietro alle spalle della donna dal viso paonazzosi sporgevadal terrazzino un altro essere femminileimbellettato e arruffato.Di lì a pocosi aprì la porta della scala checonduceva nel sottosuolo della casa e sui gradini comparveevidentemente attratta dalle gridauna terza donnadi mezza etàvestita modestamente e poveramentema d'aspetto simpatico e decente.Dalla porta semiaperta sporgevano le teste di altri inquilini di quelsottosuolo: un vecchio decrepito e una giovane ragazza. Un uomo altoe robustoevidentemente il portinaio della casastava in mezzo alcortilecon una scopa in manoe osservava la scena con faresvogliato.


-Ahmaledetta! ohsanguisuga! ahpidocchio meschino! -strillava ladonnavomitando in un sol fiato tutte le ingiurie che avevaaccumulato in sé. Le buttava fuori di gettosenza far virgolené puntima in una specie di singhiozzo. - Così miripaghi delle mie curebrutta carogna? L'ho mandata dal pizzicagnoloa prendere i cetriolie subito ne ha approfittato per svignarsela! Edire che ne ho avuto il presentimentomentre la stavo mandando. Midoleva il cuore! Già ieri sera le ho strappato i capelli aciocche per lo stesso motivoe oggiappena liberaeccola dacapo... Ma dove corrisvergognata? Dove vai? Si può saperlo?Dove vaiidolo maledettocarogna schifosaveleno; da chi vai?Parlaputridume della palude; rispondio ti strozzo senz'altro!

Ela donna infuriata si gettò sulla povera fanciullama avendonotato la donna modestamente vestitainquilina del piano inferioresi fermò di colpoe rivolgendosi a lei strillò in modoancora più acutoagitando le braccia per ariacome sevolesse prenderla a testimonio della mostruosità commessadalla sua disgraziata vittima.


-La mamma le è crepata! Lo sapete benebrava genteche èrimasta sola al mondo. Sapendo che anche voi non siete gente riccapensai:

«Faccioquesto sacrificio in nome di San Nicola il Giusto; accoglieròl'orfana». E così feci. Ebbene? Cosa credete? Nei duemesi da che la mantengomi ha succhiato tutto il sangue delle vene;ha divorato la mia carne bianca. Sanguisuga! Serpente a sonagli!Satana testardo! E tacetace sempre! Puoi picchiarla quanto vuoitace; tacecome se avesse acqua in bocca; tace sempre! Mi fascoppiare il cuore e tace!

Machi credi di essererazza di vermedi scimmia verde? Se non cifossi iosaresti già crepata di fame per la strada. Dovrestilavarmi i piedi e poi bertene l'acquamostronera sciabolafrancese! Senza di mesaresti crepata da un pezzo!

-Ma perchéAnna Trofimovnavi date tanta pena? Con che cosavi ha tanto indispettita? - domandò rispettosamente la donnacui si rivolgeva la megera inferocita.


-Comecon che cosabrava donna? Comecon che cosa? Non voglio chesi opponga ai miei desideri! Non voglio che tu faccia quel che tipare e piacenemmeno se fosse benema quel che pare e piace a meanche se fosse male! Così sono io. Per poco non mi ha fattomorireoggi!

L'homandata a prendere i cetrioli dal pizzicagnolo; leiinveceèstata assente per tre ore. Eppure me lo diceva il cuorementre lastavo mandandosìquel cuore che tanto mi doleva; mi dolevaoh Diocome mi doleva! Dove sei stata? Dove sei andata? Cheprotettori hai trovato? Non sono forse la sua benefattrice? Non sonostata io a condonare a quella sudiciona di sua madre quattordicirubli di debitoa seppellirla a mie proprie spesea prendere questosuo diavolaccio in casa mia? Lo sai benebrava donnalo saibenissimo anche tu! Non ho forse ogni diritto su di leidopo questo?Anche lei dovrebbe capirlo; invece non fa che contraddirmi e farmiarrabbiare! Voglio la sua felicità io! Volevo farle portarevestiti di mussolinale ho comprato nella galleria Gastunaia un paiodi scarpe; l'ho fatta bella come un pavonel'anima si rallegrava avederla! Ebbenelo crederestebrava gente? In due giorni hastrappato il vestito in tanti pezzettiniproprio in pezzettipiccolissimil'ha fatto a brandellie così ha continuato aportarlo indosso. Credete forse che l'abbia strappato per caso?Macché! l'ha fatto apposta! Non voglio mentirel'ho sorpresaio stessa. «Non voglio»dice«portare lamussolinavoglio vestire dei cenci!». Beh! allora mi sfogai sudi leila picchiai fino a non poterne più; ma poi non hoforse chiamato il medico per curarlanon l'ho forse pagato coi mieipropri denari?

Mase anche ti schiacciassipidocchio velenosol'unico castigo chemeriterei secondo la legge di Dio sarebbe quello di non bere latteper otto giorniotto giorni soltanto. Per castigole ordinai dilavare i pavimenti; ebbenemi credereste? Li lavali lavalacanaglia! Mi irritami fa ribollire tutto il cuoreli lava! «Già»penso«adesso prenderà la fuga di sicuro!».Ebbenenon appena l'ebbi pensatoecco che ieri stesso scompare adun tratto! Avete sentito anche voibravi vicinicome l'ho picchiataieri per questo; le braccia mi caddero persino per la stanchezzaletolsi calze e scarpesupponendo che non sarebbe fuggita a piedinudi; ed ecco che oggi mi ripete lo stesso scherzo! Dove sei stata?Rispondi! Da chi sei andata a lagnartiseme d'ortica? A chi mi haidenunciata? Parlazingara! parlamaschera forestiera! parla!

Efuori di sési gettò di nuovo sulla bambinapiùmorta che viva per la paura; l'afferrò per i capelli e labuttò con forza per terra.


Lascodella coi cetrioli volò lontano e andò in frantumicosa che fece aumentare ancor più la collera della megeraubriaca. Picchiava la sua vittima sul visosulla testama Elenataceva ostinatamentee neanche un suononeanche un gridoneancheun lamento le uscì dalla boccamentre la percuotevano. Io miprecipitai nel cortilefuori di me per l'indignazionee corsi versola donna ubriaca.


-Che fate ? Come osate maltrattare in questo modo una povera orfana?

-gridai afferrando quella furia per un braccio.


-Che è questo? Chi sei tu? - strillò la donnaabbandonando Elena e puntando i pugni sui fianchi. - Che cosadesiderate in casa miavoi?

-Desidero dirvi che siete una donna senza pietà- gridai. -Come osate tiranneggiare così una povera bambina? Non èvostra figlial'avete detto voi stessa or ora; è una poveraorfanella che avete raccolta...


-Signore Gesù! - strillò la furia. - Mae tuchi seiper venire qui a infastidirmi? Sei forse venuto qui con lei? Ma iomando subito ad avvertire il commissario! Andron Timofejevitc miconosce personalmente e mi tratta come se fossi una nobile signora!Scappa forse per venire a trovare te? Chi sei? Vieni in casa d'altriper far nascere degli scandali? Aiuto!

Esi gettò contro di me coi pugni alzati. Ma in quello stessomomento risuonò un gridostridenteche non aveva nullad'umano. Voltai la testa e vidi Elenarimasta fino allora come privadi sensistramazzare per terra e cominciare a dibattersi interribili convulsioni. Il suo viso si stravolse. Era un accessoepilettico. La ragazza arruffata e la donna del piano inferiorecorsero in suo aiutola sollevarono e la portarono in fretta su peri gradini del terrazzino.


-Potessi tu creparemaledetta! - strillò la megera. - Il terzoaccesso in un mese... Via di quafarabutto!

Ellasi gettò di nuovo contro di me.


-E tuportinaioche stai qui a guardare! Per che cosa sei pagato?

-Via! via! Vuoi che ti rompano il collo? - fece il portinaioconprofonda voce di bassoma in tono così pigroche si capivacome lo dicesse unicamente proforma. - Dove due si divertonounterzo non deve immischiarsi! Salutie fuori!

Fuidunque costretto a ritirarmi e a uscire dal coltileessendomipersuaso che il mio intervento era stato assolutamente inutile. Mipiantai sul marciapiede di fronte al portone a osservare. Non appenafui uscitola furia rientrò in casae il portinaioavendoterminato le sue faccendese ne andò pure chissà dove.Un momento dopola donna che aveva aiutato a portare Elena in casascese dal terrazzino e si affrettò verso il proprioappartamento. Avendomi scortosi fermò e mi guardòincuriosita. Incoraggiato dall'espressione buona e gentile del suovisoentrai di nuovo nel cortile e mi avvicinai direttamente a lei.


-Permettete che vi domandi- cominciai- chi è quella bambinae che cosa ne fa quell'orribile megera? Non dovete pensare che ve lochieda per semplice curiosità. Conoscevo già da primaquella bambinae per certe speciali circostanzemi interesso moltodi lei.


-Se ve ne interessatefareste meglio a prenderla con voi o a trovarlequalche occupazionequalche postoinvece di lasciarla perire qui-risposequasi senza volerlola donnae fece un passo perallontanarsi.


-Che cosa potrei farese vi rifiutate di darmi informazioni? Vi dicoche non so nulla. E' la padrona della casala stessa Bubnovaquellavero?

-Sìla padrona della casa.


-Ma in che modo le è caduta tra le mani quella bambina? E'morta qui sua madre?

-Insommaci è cadutae basta... non è affar vostro.


Efece ancora l'atto di andarsene.


-Fatemi il piacere. Vi ripeto che la cosa mi interessa immensamente.


Puòdarsi che trovi modo di fare qualcosa. Chi è quella ragazzina?Chi era sua madrelo sapete?

-Pare che fosse una stranieravenuta dall'estero; abitava da noi nelsotterraneo; era molto malatapoi morì di tisi.


-Doveva essere ben poveraper abitare in un cantuccio delsotterraneo!

-Certo che era poverae come! Stringeva il cuore a vederla! Noi puresiamo più o meno in miseria; ma pure è rimastadebitrice anche con noi: sei rubli nei cinque mesi in cui èrimasta qui da noi. Abbiamo anche provveduto a seppellirla; miomarito le ha fatto la bara.


-Ma non diceva la Bubnova che alle spese dei funerali aveva pensatolei?

-Macchétutte menzogne!

-Che cognome aveva quella donna?

-Non saprei nemmeno pronunciarlosignore; un cognome difficileforsetedesco.


-Smithalle volte?

-Nonon mi pare. Allora la Bubnova prese l'orfanella con sé.Per educarladice. Ma non sono affatto belle certe cose cheavvengono in casa sua...


-Pensate che l'abbia presa con qualche ignobile scopo?

-Le sue faccende sono poco pulite- rispose la donnaimpensieritaecome esitante se dovesse continuare o no. - A noi questo importapocosiamo estranei a tutto questo.


-Faresti meglio a tener la lingua a casa tua! - risuonò allespalle della donna una voce maschile.


Eraun uomo piuttosto attempatoe portava sotto il caffettano ilcamiciottotanto che aveva l'aria di un artigiano; doveva certoessere il marito della mia interlocutrice .


-Non deve chiacchierare con voisignore... non è affarnostro... - diss'egli esaminandomi di sbieco. - E tuvattene! Addiosignoresono un fabbricatore di bare. Se vi interessa qualche cosache sia del mio mestiereaccomodateviper favore... ma fuori diciònon abbiamo nulla da comunicarvi...


Usciida quella casa impensierito e profondamente impressionato. Non potevofar nulla in quel frangentemad'altra partemi era troppo penosolasciar le cose come stavanosenza reagire. Alcune parole dellamoglie dell'artigiano mi avevano agitato quanto mai. Si trattava diqualche brutta faccenda; lo presentivo.


Mene andavo a testa bassaassorto nei miei pensieriquando mi sentiichiamare da una voce aspra. Alzai gli occhi e vidi un uomo che mistava di fronteun uomo brillo al punto da oscillare sulle gambe;vestiva molto decentemente ma il pastrano era usato e il berrettosudicio. Il suo viso mi sembrò noto. Lo osservai piùattentamente.


Eglimi ammiccò e sorrise ironicamente.


Nonmi riconosci?




CAPITOLO5


-Ah! Sei tuMaslobojev! - esclamairiconoscendo in luia un trattoun compagno della scuola che avevo frequentato in provincia. - Questoè davvero un incontro inaspettato.


-Giàinaspettato davvero! Sono circa sei anni che non civediamo.


Cioèa dire il veroci siamo incontrati parecchie volte; solo che VostraEccellenza non si degnava di gettarmi uno sguardo. Vostra Eccellenzaè un generale del mondo letterariosi capisce!...


Cosìdicendoegli sorrideva ironicamente.


-Ehnocaro amico Maslobojevora dici proprio una bugia- lointerruppi. - Anzituttoi generalisia pure del mondo letterariohanno un aspetto ben diverso dal mio; in secondo luogopermetti cheti dica che infatti mi ricordo di averti incontrato per strada unpaio di voltema tu stesso sembravi voler evitarmicosì cheanch'io non ti ho mai avvicinato; perché l'avrei fattodalmomento che mi evitavi? E sai che cosa penso? Se tu non fossi brilloin questo momentonon mi avresti chiamato neanche questa volta. Nonè così?

Buongiornodunque. Sono contentissimoamicodi averti incontrato.


-Davvero? E non ti comprometto col mio aspetto un po'... irregolare?

Beh!non vale la pena di approfondire la cosa; non ha nessuna importanza;iocaro Vaniami ricordo sempre che bravo ragazzo eri.


Tiricordi di quella volta che sei stato frustato in vece mia? Tu nonhai parlatonon mi hai denunciatoe ioinvece di essertene gratomi sono burlato di teper tutta una settimana. Sei un'animaangelica.


Buongiornoamico miobuongiorno! (Ci baciammo) Sono molti anni che vivo senzadi teda solovedendo scorrere i giorni uno dopo l'altroma non homai dimenticato i tempi d'una volta. Non si dimenticano cosìfacilmente! Ma tuche fai?

-Beh! anch'io trascino la vita da solo...


Mifissò con un lungo sguardopieno di sentimentosolito agliuomini indeboliti dal vino. Del restoera sempre stato un ragazzodal cuore straordinariamente buono e tenero.


-NoVaniafra noi due c'è una differenza eccezionale! - disseinfinein tono tragico. - Ho ben lettol'ho lettoVanial'holetto!... Sentirestiamo un poco insiemeVaniaper parlareamichevolmente e farci qualche confidenza! Hai fretta?

-Ho fretta einoltreti confesso di essere ancora tutto sottosopraper una certa storia che m'è capitata. Eccoti proporròuna cosa migliore: dove abiti?

-Te lo diròma non è certo la cosa migliorequesta.Devo dirti io che cosa sarebbe meglio fare?

-Che cosa?

-Eccoguarda! - e m'indicò un'insegna a dieci passi dal luogodove eravamo. - Vedi? E' una pasticceria e una trattoriadovreipiuttosto dire un'osteriama è un buon posto. Ti avverto cheè un posto decente e che vi servono una vodka straordinaria!E' giunta a piedi da Kiev!

L'hoassaggiatal'ho assaggiata molte voltela conosco; nessunopoioserebbequiservirmi cosa alcuna che non fosse di primo ordine.Conoscono Filippo Filippovitc! Io sono Filippo Filippovitclo sai.Che dici? Fai delle smorfie? Aspettalasciami terminare. Adesso sonole undici e un quarto; l'ho visto or ora; ti prometto che alle undicie trentacinque in punto ti lascerò andare. Nel frattempopotremo libare un pochino. Venti minuti per un vecchio amico:

d'accordo?

-Se si tratta di venti minuti soltantod'accordo; perchémiocaroti dò la mia parola che ho un affare...


-Se ci staitanto meglio. Permettimiperòanzituttodueparoline:

haiuna brutta cera; si direbbe che qualcuno ti abbia fortementeindispettito: mi sbaglio?

-Nohai ragione.


-Vedi? l'ho subito indovinato. Devi saperemio caroche adessofaccio il fisionomista; è un'occupazione come un'altra!Andiamodunqueparleremo meglio. In venti minuti avrò tempoanzituttodi trangugiare un bicchiere di tèe anche unbicchierino di vodka con gemme di betullapoi un altro di quello conl'aranciopoi un altro ancora di quello chiamato "perfettoamore"dopo di che saprò inventare qualche altra cosaancora. Bevocaro amico! solo nei giorni festiviprima della messaè possibile trovarmi in stato normale! Tuinvecese non tisentipuoi anche non prendere nulla. Quel che mi occorre èsemplicemente la tua compagnia. Se vorrai invece brindare con medimostrerai con ciò la nobiltà del tuo cuore. Andiamo!

Facciamodue chiacchiereprima di separarci per un'altra decina d'anni. Iomio caro Vanianon sono tuo uguale.


-Bando alle chiacchiere! Sufacciamo presto. I venti minuti sonotuoima passati che siano me ne andrò senz'altro.


Perentrare nell'osteria si doveva salire fino al secondo piano una scalaa due rampe di legnopreceduta da un terrazzino. Salendo i gradinic'imbattemmo improvvisamente in due signori che parevano moltoubriachi. Scorgendocisi fecero da parte barcollando.


Undi essi era tanto giovane da essere ancora imberbecon la primapeluria sul labbro superiore e un'espressione di estremo stupore sulviso. Era vestito da elegantonema in modo alquanto buffo: parevaindossare abiti altrui; aveva costosi anelli alle ditauna spillapreziosa nella cravattaed era pettinato in modo stravagantecon unciuffo arruffato davanti. Aveva un insistente sorriso da ebete. Ilsuo compagno era un uomo sulla cinquantina grassocon un grossopancionevestito con noncuranza con un'enorme spilla nella cravattacalvo e pelatoe aveva il viso floscio e butteratocon occhiali suun naso che sembrava un bottone. L'espressione di quel viso daubriaco era maligna e sensuale. Gli occhicattivi e sospettosiscomparivanoquasiin mezzo al grassoe guardavano come attraversodue fessure.


Evidentementequei due conoscevano entrambi Maslobojevma il grassonotandoloatteggiò il viso a una smorfia indispettitache non duròdel restopiù di un momentomentre il giovane si sdilinquìtutto in un servile e dolciastro sorriso. Si levò persino ilberretto.


-ScusateFilippo Filippovitc- brontolò guardandololeziosamente.


-Che c'è?

-Scusate...sono un po'...- (e fece un gesto espressivodandosi un buffetto sulcolletto). - C'è là Mitroska. Dovete sapereFilippoFilippovitcche è un mascalzone.


-Ma di che si tratta?

-Insomma.. Quanto a lui- (egli indicò con un cenno di testail suo amico)- la settimana scorsaper colpa di quello stessoMitroskaebbe il muso tutto imbrattato di crema in un luogoindecente in cui si trovava... Ah! ah!

Ilcompagno lo urtò indispettito col gomito.


-Non potresteFilippo Filippovitcbere con lui una mezza dozzina dibottiglie di sciampagna ? Mi permettereste di sperare?

-Nonoragazzo mioadesso non si può- rispose Maslobojev.- Ho un affare da sbrigare.


-Ah! ah! Anch'io devo parlarvi di un affare. - Il suo compagno lo urtòun'altra volta col gomito.


-Più tardipiù tardi!

Maslobojevevitava chiaramente di guardarli. Ma non appena fummo entrati nellaprima salaper tutta la lunghezza della quale si stendeva un bancoassai pulitosul quale erano messi in mostra antipastipasticci epasticcini e un gran numero di bottiglie con liquori variamentecoloratiMaslobojev mi tirò subito da una parte e mi disse:

-Il giovane è Sisabrinchovfiglio di un noto mercante; inseguito alla morte del padreha ereditato mezzo milione di rublieora se la spassa allegramente. E' anche andato a Parigie làsperperò un mucchio di denaro; vi avrebbe forse lasciato tuttofino all'ultimo copecose non gli fosse capitata nel frattempoun'altra ereditàin seguito alla morte di uno zioche locostrinse a ritornare in Russia; ora sta dilapidando qui quanto gliresta. Fra un anno dovrà chiedere l'elemosina. E' stupido comeun'ocafrequenta i primi ristoranti e le bettolesi puòtrovarlo nei sottosuoli come anche dalle attricipoco fa fecedomanda per entrare nel reggimento degli ussari. L'altrol'anzianoè Archipov; è anche lui press'a poco un mercante o ungerente; ha lavorato anche come appaltatore delle bettole; unfurfantea ogni modouna canaglia; per il momento èl'amicone di Sisabrinchov; è guida e Falstaff in una personasola; è fallito due volteed è uno schifoso rettilesensualecon certi gusti. Gli fu intentato processo per un delittoche... ma seppe cavarsela. Ho motivo d'essere contentissimo di averloincontrato qui; mi aspettavo di trovarlo... Archipovsi capiscescrocca Sisabrinchov. Conosce tutti i ritrovi speciali della cittàe ciò lo rende prezioso agli occhi dei giovanotti comeSisabrinchov. Da parte miaè un pezzo che aguzzo contro dilui i miei denti. Anche Mitroska aguzza i denti per afferrarlo: èquel giovanotto laggiùvicino alla finestracon quellafaccia da zingaro e il cappotto di ricca stoffama di foggiacontadinesca. E' un mercante di cavalli e conosce tutti gli ussaridella città; un furfanteti dicodi forza taleche se anchelo vedessi coi tuoi propri occhi fabbricare un falso biglietto dibancariuscirebbe a convincertie tu glielo cambieresti inspiccioli.


Indossasempre quel pastrano alla contadinafatto però in vellutoche gli dà l'aria di uno slavofilo (del restogli sta apennello)ma se gli facessi indossare una magnifica marsinaloportassi al "Club Inglese" presentandoloammettiamocomeil conte Barabanovti assicuro chevi stesse pur due oretutti loriterrebbero un vero e proprio contetanto bene saprebbe recitarequella partesia parlando che giocando a cartenei giochi piùsignorili: riuscirebbe a imbrogliare tutti quanti. Finiràmale. Dunquequel Mitroska aguzza i denti contro il grassoperchéin questo momento Mitroska è al verdee il grasso gli haportato via Sisabrinchovil suo amico di una voltache non avevaancora avuto tempo di tosare completamente. Per essersi oraincontrati in trattoriadev'esserci certo sotto qualche cosa. Soanche di che cosa si trattae indovino che fu proprio Mitroska acomunicarmi che Archipov e Sisabrinchov si sarebbero trovati quipoiché gironzolano da queste parti per una faccenda pocopulita. Iointantovoglio approfittare del rancore che Mitroskanutre per Archipovper certi miei speciali motiviche appunto mihanno condotto qui. Ma non voglio mostrarlo a Mitroskae anche tunon guardarlo con troppa fissità. Sono persuaso che proprioquando staremo per uscireegli stesso mi si avvicinerà e midirà quello che mi occorre sapere... E adesso andiamoVaniain quell'altra salavedi?

EbbeneStefano- disse ancora rivolgendosi al cameriere- spero che tucapisca che cosa mi occorreno?

-Capisco!

-E mi soddisferai?

-Sissignore.


-Benissimosoddisfami. SieditiVania. Perché mi guardi inquesto modo? Vedo bene come mi guardi. Ti meravigli? Nonmeravigliarti. Tutto può accadere a un uomopersino ciòche non si è mai sognato...


Soprattuttoin quei tempi quandoper esempioimparavamo a memoria CornelioNepote. Una sola cosa ti prego di credereVania: se anche Maslobojevsi sia lasciato traviareil cuorenel suo pettoè rimastosempre lo stesso; sono cambiate solo le circostanze. «Perquanto sporco ti possa sembrarenessuno è migliore di me».C'è stato un po' di tutto: ho provato a fare il medicostavopreparandomi per il diploma di professore di letteraturascrissi unarticolo su Gogoldecisi poi di sfruttare delle miniere d'orovolevo anche sposarmi.


Ognianima aspira alla felicitàe "lei" mi diede ilconsensononostante che nella mia casa vi fosse una talesovrabbondanza di tuttoche non si sarebbe potuto trovarci unboccone per saziare un gatto. Io stavo già per procurarmi inprestito un paio di scarpe non del tutto logore per la cerimonianuzialeperché le mieda un anno e mezzoerano rotte... Poinon mi sposai ugualmente. "Lei" divenne la moglie di unmaestro e io andai impiegato in un ufficionon però in unufficio commercialema in un semplice ufficio. Allora le cosepresero una piega diversa. Passarono anni. Ora non sono piùimpiegatoma guadagno il denaro in modo molto comodo: «prendosbruffi e difendo le giuste cause». «Sono coraggioso conle pecore e pecora coi coraggiosi». Ho certe regole: soperesempioche un soldato solo non fa la guerrae faccio bene le miefaccende. Il mio lavoro consiste piuttosto in affari segreti... micapisci?

-Sei forse detective?

-Nonon proprio detectivema mi occupo di certi affariin parteufficialmentein parte cosìper vocazione. EccoVaniabevola vodka. E siccomeubriacandominon perdo il lume della ragionecosì vedo chiaro anche il mio avvenire. Il mio tempo èpassato; un cane nero non può mai essere lavatotanto dafarlo diventar bianco. Ti dirò una cosa sola: se il sentimentoumano fosse del tutto morto in menon ti avrei fermato oggiVania.Hai ragioneti ho incontrato anche primamolte volte ho volutoaccostarmi a tema non ho mai osato farlo; ho sempre rimandato lacosa a un'altra occasione. E hai pure ragione di dire che oggi misono avvicinato a te perché sono ubriaco. Insommaqueste sonotutte sciocchezze poco interessantie faremmo meglio se parlassimodi te. Behanima miati ho lettoho letto la tua opera! Parlo deltuo primogenitocaro. Quando l'ebbi letta fino in fondomancòpoco che non diventassi anch'io un uomo onesto! Ci mancòproprio poco davvero; ma poi ci meditai sopra e preferii rimanere unuomo disonesto. E' così!...


Midisse molte cose ancora. La vodka gli dava sempre più allatestae infine cominciò a intenerirsi fino alle lacrime.Maslobojev era sempre stato un buon ragazzoma alquanto furbo eprecocemente sviluppato; era astutoscaltrosubdolo e insinuante.Era così fin dai tempi in cui andavamo insieme a scuola; infondoperòera un uomo di cuoreun uomo perduto. Ce ne sonotanti fra i russi. Si dà spesso il caso che siano uomini di uncerto ingegnoma tutto in loro s'ingarbuglia spaventosamenteeinoltre sono capaci di andare consapevolmente contro la loro propriacoscienza su certi puntiper debolezza; sicchénon soloperiscono semprema sanno di andare verso la loro perdizione. Quantoa Maslobojevsi era affogato nel vino.


-Oraamicoun'ultima parola- continuò a dirmi.- Ho risaputoquanto rumore abbia fatto la tua gloria in principio; lessi inseguito diverse critiche sulla tua opera (le lessi realmente: crediforse che non legga più nulla?); più tardi ti vidi conle scarpe rotte camminare nel fango senza soprascarpee con uncappello malandatoe indovinai molte cose. Fai il giornalistaadesso?

-SìMaslobojev.


-Ti sei dunque iscritto tra le bestie da soma?

-Press'a poco!

-Allora ti diròmio caroche è meglio bere la vodka!Ioper esempiomi ubriacopoi mi sdraio su un divano (ho un divanosimpaticissimoa molle) e m'immagino d'essereper esempiounOmeroun Danteoppure Federico Barbarossagiacchél'immaginazione non ha limiti. Tuinvecenon puoi immaginartid'essere un Dante o un Federico Barbarossaanzitutto perchéambisci essere te stesso e non un altroe in secondo luogo perchénella tua qualità di bestia da somanon ti è permessoavere alcun desiderio. Io vivo d'immaginazione e tu di realtà.Sentidimmi sinceramente come lo diresti a un fratello (altrimentimi offenderai e mi umilierai per dieci anni almeno)hai forsebisogno di denaro? Io ne ho. Non far complimenti.


Prendineliberati dai tuoi impresarigetta via il collareassicurati un annodi esistenza e attua il tuo sognoscrivendo una grande opera. Eh?Che ne dici?

-SentiMaslobojev! Apprezzo la tua offerta fraternama per ora nonposso darti nessuna risposta; adesso sarebbe troppo lungo spiegarteneil perché. Ci sono certe circostanze... Del restoti promettodi raccontarti tutto come a un fratello un'altra volta. Ti ringrazioper la tua offerta e prometto di venirti a trovaree non una voltasoltanto. Ma eccotu sei stato sincero con mee perciò midecido a chiederti consigliotanto più chea quanto paresei esperto in simili faccende.


Egli raccontai tutta la storia di Smith e della sua nipotinacominciando da quanto era accaduto in pasticceria. Cosa stranamentre parlavomi sembròdal suo sguardoche egli nesapesse qualche cosa.


Glielodissi.


-Nonon è esatto! - mi rispose. - Peròdel defuntoSmith ho sentito sì dire qualche cosa; niente di specialeadogni modo; dicevano soltanto che in una pasticceria era morto unvecchio. Quanto alla signora Bubnovaso qualche cosa di sicuro. Duemesi faho preso uno sbruffo da quella signora. "Je prends monbien où je le trouve" [Prendo il mio utile dove lotrovo]e soltanto da questo punto di vista somiglio a Molière.Mapur avendole spillato cento rublimi sono promessoproprioalloradi farmene snocciolare altri cinquecento. E' una donnacattiva! Si occupa di faccende poco pulite e vietate dalla legge. Nonsarebbe poi un gran malequestoma qualche volta eccede troppo. Tipregoperòdi non considerarmi un Don Chisciotte. Si trattadi una faccendapartecipando alla qualepotrò guadagnareparecchio; ecco perchémezz'ora faquando incontrammoSisabrinchovfui tanto contento. Fu senza dubbio l'uomo dalla panciagrossa a condurre qui Sisabrinchove siccome io sono al correntedelle professioni che esercita abitualmente quel panciutoconcludo...


Beh!questa volta lo sorprenderò! Sono straordinariamente contentoche tu mi abbia parlato di quella ragazzetta; è un'altra pistache avrò da seguire. Iocaro mioaccetto commissioniprivatee se tu sapessi che gente conosco! Qualche tempo fami sonooccupato di una faccendadi cui mi aveva dato incarico un principe;una faccenda nella quale non si sarebbe mai potuto sospettare che vipotesse essere immischiato un principe come quello. Se vuoitiracconterò un'altra storiauna storia che riguarda unasignora maritata. Vieni assolutamente a trovarmi di tanto in tanto;ti ho preparato certi argomentichese li scrivessi in un libronessuno crederebbe...


-Come si chiama quel tuo principe? - lo interruppipresentendoqualche cosa.


-Hai forse bisogno di saperlo? Del restose ciò ti puòfar piaceresi tratta del principe Valkovski.


-Pietro?

-Appunto. Lo conosci?

-Lo conoscoma non molto. SaiMaslobojevverrò da te aprendere informazioni sul conto di quel signore- dissi alzandomi. -Mi hai estremamente interessato.


-Lo vedimio caro? Vienimi a trovare quando vuoi. So raccontarefiabema fino a un certo punto... mi capisci?... Altrimenti perdereiil credito e l'onorel'onore di un uomo d'affaricioèecosì via.


-Mi dirai solo quello che il tuo onore ti permetterà di dirmi.


Eropersino agitatoed egli se ne accorse.


-Orache cosa mi dirai a proposito di quella storia che ti honarrato? Hai trovato qualche cosa che mi permetta di reagire?

-Riguardo alla tua storia? Aspetta due minutiche abbia pagato ilconto.


Sidiresse verso il bancoe làcome senza volerlosi trovòaccanto a quel giovane dal pastrano contadinesco chesenzacomplimentiera chiamato semplicemente Mitroska. Mi sembròche Maslobojev dovesse conoscerlo più di quanto mi avesseconfessato. Almenoera evidente che non erano al loro primoincontro.


Mitroskaaveva un aspetto esteriore alquanto originale. In quel pastrano divelluto e nella sua camicia di seta rossacon lineamenti marcatimaavvenenti e giovanilicon la carnagione scura e lo sguardo ardito escintillanteproduceva un'impressione curiosa e tutt'altro cheantipatica. I suoi gesti erano artificiosamente spavaldimaaltempo stessocercavain quel momentodi frenarsi e d'assumereanzituttol'aria di un uomo d'affariun'aria d'importanza e digravità.


-EccoVania- fece Maslobojev- passa da me stasera verso le sette;può darsi che ti dica qualche cosa. Da soloio valgo pocotucapisci; prima valevo moltoma ora non sono altro che un ubriacone emi sono allontanato dagli affari. Ma ho mantenuto le relazioni di unavoltaposso procurarmi le necessarie informazionimettermi acontatto con diversa gente dal fiuto finissimo; le cose procedonocosìormai; vero è che nelle ore liberelibere dalberefaccio anch'io qualche cosama sempre piuttosto per mezzodelle mie relazioni... per informazioni... Insomma non è ilcaso di dilungarci su questo argomento! Basta... Ecco il mioindirizzo: via Scestilavotcna. Per il momentofratello miosonotroppo rammollito; un bicchierino ancora e torno a casa. Mi sdraieròun po'. Quando verraiti presenterò ad Alessandra Semionovnaese avrò tempofaremo quattro chiacchiere sulla poesia.


-E di quell'affareallora?

-Forse parleremo anche di quell'affare.


Puòdarsi che venga; verrò di sicuroanzi!




CAPITOLO6


AnnaAndrejevna mi aspettava da tempo. Ciò che le avevo detto ilgiorno prima a proposito del biglietto di Natascia aveva destato inlei una forte curiositàe si aspettava di vedermi giungeremolto primaverso le dieci del mattino. Giunsi da lei che eranoinvece quasi le due del pomeriggio. La povera vecchiettanell'orgasmo di quell'attesain preda a mille tortureera allostremo delle forze.


Inoltreaveva gran voglia di comunicarmi le nuove speranze che le erano natein cuore dal giorno primae di parlarmi di Nicola Serghejevitcilqualedopo la scena del giorno precedentenon si sentiva un granche beneed era diventato più cupo che maipur essendosifatto estremamente tenero con lei.


Quandoentraiella mi accolselì per lìcon un'espressionefredda e malcontenta sul viso; parlava facendo filtrare le parole trai dentie non dimostrava nemmeno curiosità; sembrava persinovolermi domandare perché fossi andato da leie che piaceretrovassi a recarmi ogni giorno fino a casa loro. Era stizzita per ilmio ritardo. Ioperòavevo frettae perciòsenzaindugiarele raccontai tutta la scena svoltasi la sera precedente incasa di Natascia. Non appena ebbe udito della visita del principepadre e della sua solenne propostala finta indifferenza dellavecchietta svanì come d'incanto. Non ho parole che bastino adescrivere la sua gioia; sembrava persino smarritasi segnavapiangevasi prosternava davanti all'immagine sacrami abbracciava eavrebbe voluto correre subito da Nicola Serghejevitc per comunicarglila propria gioia.


-Per caritàmio carolasciami andare; tutto il suo malanimoproviene dalle offese e dalle umiliazioni subìte; adessoquando saprà che a Natascia è stata data pienasoddisfazionedimenticherà immediatamente ogni cosa.


Riusciia stento a dissuaderla dal mettere in atto quel suo proposito.


Labuona vecchiettapur avendo vissuto vent'anni con suo maritonon loconosceva ancora a fondo. Fu anche presa dal veemente desiderio dicorrere immediatamente con me da Natascia. Ioinvecenon solo ledimostrai che Nicola Serghejevitc non avrebbe approvato una taleazionema che con ciò avremmo potuto rovinare ogni cosa. Siricredette a stentoe mi trattenne un'altra buona mezz'oradurantela quale non parlò che di lei.


-Con chi rimarrò adesso? - diceva. - Come potròcolcuore così traboccante di gioiastar rinchiusa tra quattropareti?

Finalmenteriuscii a convincerla di lasciarmi andaredicendole che a quell'oraNatascia mi aspettava di certo con molta inquietudine. La vecchiettami benedisse ripetutamente con segni di crocemandò unabenedizione speciale a Natasciae per poco non proruppe in piantoquando mi rifiutai nel modo più assoluto di tornare da leiun'altra volta verso serase nulla di straordinario fosse successo aNatascia.


Quelgiorno non vidi Nicola Serghejevitc; aveva passato la notte senzachiudere occhio e s'era poi lagnato d'avere la febbre e un forte maldi testa; in quel momento dormiva nel suo studiolo.


AncheNatascia mi aveva aspettato tutta la mattina. Quando entraicamminavacome al solitoavanti e indietro per la cameracon lemani giunteassorta nei suoi pensieri. Anche adessoricordandolanon posso vederla altro che cosìsola solettain quellapovera stanzadove camminava pensierosasenza scopoavanti eindietrocon le braccia conserte e con lo sguardo fisso a terrainattesa.


Senzapunto smettere di camminare in tal modomi domandò pianoperché mai giungessi da lei tanto in ritardo. Le raccontai inbreve tutte le mie avventurema leiquasinon mi dava ascolto.Evidentementeera molto preoccupata.


-Che c'è di nuovo? - le domandai.


-Nulla di nuovo! - mi risposema il tono in cui me lo disse mi fecesubito capire che qualche cosa di nuovo c'era di sicuroe che miaveva aspettato appunto per mettermene al corrente; capii purechecome al solitonon mi avrebbe detto nulla subitoriservandosi difarlo proprio nel momento in cui sarei stato in procinto di tornarvia.


Semprecosì succedevae io mi ci ero abituato: cosìaspettavo.


Nonoccorre dire che cominciammo subito a discorrere sugli avvenimentidel giorno precedente. Fui soprattutto stupito dal fatto che lenostre opinioni sul vecchio principe coincidevano perfettamente: alei non era piaciuto la sera precedentee meno ancora le piacevaadesso. Dopo aver discusso con me in ogni particolare l'improvvisavisita della sera primaNatascia disse a un tratto:

-Non ti pareperòVaniache quando una persona riesce atutta prima antipaticaciò sia un indizio che dovràmolto piacere in seguito? Cosìalmenomi è sempreaccaduto.


-Dio voglia che sia così anche questa voltaNatascia. Delrestoeccoti la mia opinionee definitiva: ho meditato su ogniparticolare e ne ho dedotto che il principepur agendo da gesuitaconsente nondimeno al vostro matrimoniosenza restrizioni e sulserio.


Natasciasi fermò in mezzo alla camera e mi guardò con ariacupa. Il suo viso sembrava totalmente cambiatole sue labbra avevanopersino un leggero tremito.


-Ma come avrebbe potutoin tal casogiocare d'astuzia e... mentire?

-mi domandò con stupito senso d'alterezza.


-Appunto! appunto! - mi affrettai a confermare.


-Nonon ha mentito di certo. Mi pare che su questo punto non ci sianemmeno la possibilità di discutere. Non si potrebbe neppuretrovare un motivo per giustificare una simile astuzia. Che cosadovrei essereinfattiai suoi occhiperché si potesseburlare di me fino a tal punto? E' mai possibile che un uomo siacapace di commettere una simile infamia?

-Certocerto! - continuavo a confermaree intanto pensavo: «Nonfai che pensare a questoadessopoverettacamminando avanti eindietro per la camerae forse dubiti ancor più di quanto nondubiti io».


-Ahcome vorrei che tornasse presto-disse. - Mi ha promesso divenire a passare da me tutta una serata... Evidentementedevonoaverlo chiamato affari molto importantidal momento che ha lasciatoogni cosa e se ne è andato. Non saiVaniadi che affari sitratti?

Nonne hai sentito parlare?

-Chi può saperlo? Non fa che guadagnar denaro quell'uomo! Hosentito dire che ha intenzione di partecipare a un'impresaqui aPietroburgo.


Néio né teNatasciacomprendiamo nulla negli affari.


-Certo che non ce ne intendiamo. Alioscia ha parlato di una letteraricevuta da lui ieri.


-Sarà stata qualche notizia. E' tornato qui Alioscia?

-Sìè tornato.


-Questa mattina presto?

-A mezzogiorno; ma si alza molto tardi. E' rimasto poco. L'ho mandatovia perché andasse da Caterina Feodorovna; dovevaassolutamente andarcinon ti pareVania?

-Forse che lui non ci voleva andare?

-Tutt'altro! Voleva anche lui andarci...


Volevaaggiungere ancora qualche cosama poi tacque. Io la guardavoaspettando. Le si leggeva in viso una grande tristezza. L'avreiinterrogata volentierima non le piaceva essere interrogata.


-Stranoquel ragazzo! - disse infinetorcendo leggermente la bocca ecercando di non guardarmi.


-Perché? C'è stato qualche cosa tra voi?

-Nonulladicevo così... E'del restoanche moltogentile...


soltantoche...


-Ora tutti i suoi dispiaceri e le sue preoccupazioni sono terminate-dissi io.


Natasciami gettò uno sguardo fisso e indagatore. Forse avrebbe volutorispondermi: «Neanche prima aveva molte preoccupazioni nédispiaceri»; ma le sembrò che nelle mie parole sinascondesse il suo stesso pensieroe si rannuvolò.


Delrestoquel rannuvolamento non durò a lungoed essa tornòsubito affabile e cordiale. Quel giorno era in una disposizioned'animo assai mite. Rimasi da lei più di un'ora. Era ancheinquieta. Il principe le incuteva timore. Notaida alcune suedomandeche avrebbe voluto sapere con precisione quale fossel'impressione che aveva prodotta sul principe. Si era comportatabene? Non aveva fatto troppo capire la propria gioia ? Non era statatroppo permalosa? Oppureal contrariotroppo accondiscendente? Gliaveva forse dato modo di pensar male di lei o di deriderla? Purchénon avesse sentito disprezzo per lei!...


Questosospetto le fece avvampare le guance.


-Ma come puoi agitarti tantosolo per il timore che un cattivo uomoabbia potuto pensar male di te? Pensi quello che vuole! - dissi.


-Perché lo chiami cattivo uomo? - mi domandò.


Natasciaera sospettosama pura di cuore e leale. La sua sospettositàproveniva anch'essa da una sorgente pura. Era orgogliosadi unnobile orgoglioe non poteva sopportare che quanto riteneva sublimefosse deriso in sua presenza. Certoavrebbe risposto con disprezzoal disprezzo di una persona indegnae nondimeno il suo cuore avrebbesoffertovedendo denigrare ciò che considerava come sacrochiunque fosse il denigratore. Non che in lei difettasse la volontà.Forse ciò era in parte dovuto alla poca conoscenza che avevadel mondoal fatto che era poco abituata alla genteché erasempre rimasta rinchiusa nel suo cantuccio. Quasi tutta la sua vital'aveva passata senza uscire dal proprio cantuccio. Inoltrein leiera molto sviluppato quel tratto di carattereprobabilmenteereditato dal padreche spinge le anime buonecome era la suaafare gli elogi di qualcunoostinandosi a ritenerlo migliore diquanto non sia in realtàed esagerandone con ardore tutte lebuone doti. Tali animein seguitosentono più dolorosamentedelle altre la delusionetanto più quando hanno coscienza deiloro propri errori. Si adirano contro se stessi per essersi aspettatopiù di quanto l'altro può dare. Persone cosìfatte sono destinate a provare continue delusioni. Il meglio chepossano fare è di restarsene nascoste nei loro cantuccisenzaavvicinare la gente. Mi sono accorto che col tempo tali esseri siaffezionano in modo straordinario ai loro cantucci e viinselvatichiscono del tutto. Del resto Natascia aveva sopportatomolte sventuremolte umiliazioni. Era già un essere malatoese le mie parole potessero sembrare un'accusa contro di leitengo adire che ciò non è nelle mie intenzioni.


Maavevo fretta e mi alzai per tornar via. Lei rimase sorpresavedendomi in procinto di lasciarlae per poco non piansesebbenedurante tutta la visitanon m'avesse dimostrato nessuna specialetenerezzae m'avesse anzi trattato in modo più freddo delsolito. Mi baciò calorosamente e mi guardò negli occhicon un lungo sguardo.


-Senti- disse- Alioscia era proprio strano oggitanto che ne sonorimasta sorpresa. Era molto gentilemolto felice d'aspettomacapitò qui con l'aria di una farfalladi un donnaioloecontinuò poi a pavoneggiarsi davanti allo specchio. Comedire?... Adesso fa troppo pochi complimenti... è rimastopochissimo tempo. Figurati che mi ha portato i confetti!

-Confetti? E' molto gentile da parte suae anche molto ingenuo. Ahcome siete voi due! Eccovi già a osservarvi a vicendaaspiarvi l'un l'altroa scrutare le espressioni dei voltia leggervii pensieri nascosti (senza del restocapirvi nulla) Passi ancora perlui: è un allegro collegiale come prima. Ma tutu!

Esemprequando Natasciacambiando tonomi si avvicinava perlagnarsi di Aliosciaper trovare la soluzione di qualche suo intimodubbioper confidarmi un segretoe col desiderio di essere compresaa mezze paroleellame ne ricordomi guardava con le labbrasemiapertecome supplicando che decidessi in modo da toglierle unpeso dal cuore. Ricordo pure che in simili casi io assumevo sempreun'aria severausando inoltre un tono asciutto e rudeun tono diammonimentoenonostante non lo facessi appostala cosa miriusciva quasi sempre. La mia severità e la mia importanzaautoritaria producevano l'effetto volutoperché un essereumano sente di tanto in tanto la necessità assoluta d'essereammonito da qualcuno. Questoalmenoera il caso di Natasciache intal modo lasciavo quasi sempre grandemente consolata.


-NovediVania- continuòtenendomi una mano sulla spallamentre mi stringeva con l'altra la destra e i suoi occhi fissavano imiei con sguardo implorante; - mi è sembrato come pocopenetrato di tutto ciò che è avvenutomi èsembratocapisciqualche cosa come un maritosposato con me dadieci annipur sempre gentile e cortese con la moglie. Non ti pareche sia un po' troppo presto per questo?...


Ridevasi dimenavama sempre come se tutto ciò non si riferisse a meche in parte... aveva molta fretta di scappare da CaterinaFeodorovna... Quando gli parlavonon mi ascoltavaoppure passavasubito a un altro argomento; saiquella sua cattiva abitudine disocietàche abbiamo sempre cercatotanto tu che ioditogliergli.


Insommaera molto strano... quasi indifferente... Ahsono io che ho tortoecco che ricomincio! Che despoti esigenti siamo noi tuttiVaniachedespoti capricciosi! Lo vedo soltanto adesso! Non possiamo perdonareagli altri nemmeno il più piccolo cambiamentoun semplicecambiamento nell'espressione del visoe ciò senza sapere perquale ragione sia avvenuto tale cambiamento! Hai ragioneVaniadirimproverarmicome hai fatto or ora! Sono io la sola colpevole intutto questo! Ci andiamo creando noi stessi le nostre proprie peneeper di piùce ne lagniamo... Ti ringrazioVaniami haicompletamente consolata. Ahpotesse venire oggi! Macché!Forse sarà adirato per quanto è successo stamane.


-Possibile che vi siate già bisticciati? - domandaimeravigliato.


-Neanche per sognonon lasciai trapelare assolutamente nulla!

Soltantoero un po' tristee allora anche luida allegro che era inprincipiodiventò pensierosoe quando si accomiatòmi sembrò lo facesse in modo piuttosto asciutto. Manderòa cercarlo... Vieni anche tuVaniaquesta sera.


-Certo che verròa meno che non sia trattenuto da un affare.


-Ma no! Che affare!

-Un incarico che ho preso! Ma credo di poter venire ugualmente.




CAPITOLO7


Allesette in punto ero da Maslobojev.


Abitavain una casetta della Scestilavotcnadi cui occupava tre stanze diun'ala che dava sul cortile. Quelle tre stanze erano ammobiliateabbastanza decentementema poco pulite. Si poteva notare persino unacerta agiatezzama al tempo stesso anche una grande noncuranza dellapraticità. Mi aprì la porta una bellissima ragazzadicirca diciannove annivestita con molta semplicitàma congusto e con molta cura. Aveva un paio d'occhi allegri e miti.Indovinai subito che era quell'Alessandra Semionovnacui avevaaccennato di sfuggita Maslobojev quella mattina stessainvitandomiad andarne a far la conoscenza. Mi domandò chi ero eudito ilmio nomedisse che Maslobojev mi aspettavama dormiva nella suacameradove mi introdusse senza indugio. Maslobojev era sdraiato suun magnifico divanoravvolto nel suo lurido pastranocon la testaappoggiata ad un cuscino di pelle molto logoro. Aveva il sonno moltoleggeroe non appena fummo entratimi chiamò subito pernome.


-Ahsei tu? Ti aspettavo. Proprio in questo momentostavo sognandoche tu eri qui e mi svegliavi. E' dunque tempo. Andiamo!

-Dove?

-Da una signora.


-Da quale signora? Perché?

-Dalla signora Bubnovaper farle aprire la cassa. Che bellezzaquella donna!- disse rivolgendosi ad Alessandra Semionovna; e sibaciò persino la punta delle ditaricordandola.


-Inventa tuttolui! - disse Alessandra Semionovnaritenendosi inobbligo di adirarsi un poco.


-Non vi conoscete? EccoAlessandra Semionovnavi presento ungenerale del mondo letterario; solo una volta all'anno èpermesso di esaminarli gratis; il resto dell'anno si paga.


-Cercane una più imbecille di me cui darla a bere! Nonascoltateloper piacere; non fa altro che prendermi in giro. Ma chegenerale è mai il signore?

-Ma se sto appunto dicendovi che è un generale nel suogenere!... Tu inveceEccellenzanon devi pensare che siamo moltostupidi; anzisiamo molto più intelligenti di quanto possalasciar credere il nostro aspetto.


-Non gli date retta! Basta che ci si trovi in presenza di persone perbeneperché cerchi subito di mettermi in vergogna. Sarebbemeglioinveceche mi portaste almeno una volta a teatro!

-AmateAlessandra Semionovnai vostri... Non avete dimenticato checosa dovete amare? La paroletta che vi ho insegnata? L'avetedimenticata?

-Certo che non l'ho dimenticata; significherà una sciocchezzadi sicuro.


-Ebbeneditela: che paroletta è?

-Ohnon voglio certo far brutta figura davanti al vostro ospite.


Forsequella parola significa qualche cosa di brutto. Preferirei mi siseccasse la linguapiuttosto che dirla.


-Questo significa che l'avete dimenticata.


-Non è vero: "penati"... eccola! Amate i vostripenati... chissà che cosa sta inventando! Può darsi chenon esistano nemmeno questi "penati"e che non sianoneppure mai esistiti; per che cosa dovrei amarlipoi? Sono tuttesciocchezze!

-Eppuredalla signora Bubnova...


-Ci sputo sopra alla tua Bubnovaio!

EAlessandra Semionovna fuggì via altamente indignata.


-E' ora! Andiamo! AddioAlessandra Semionovna!

Uscimmo.


-EccoVaniaprendiamo anzitutto quella vettura. Benissimo! Insecondo luogodevi sapere chedopo essermi separato da teriusciia scoprire qualche cosae questa volta non si tratta più disupposizionima di fatti precisi. Sono rimasto ancora più diun'oradopo che te ne sei andato viasull'isola Vassiljevski. Quelpanciuto è una terribile canagliaun uomo rozzodissolutodi gusti volgari e pieno di capricci sessuali. La Bubnova èpure nota da tempo per alcune faccende di quel genere. Pochi giornifaper poco non si è lasciata sorprendere con una ragazzettadi buona famiglia. Quei vestiti di mussolinache faceva indossarealla piccola orfanella (di cui mi parlasti stamattina)non mi davanopaceperché ne avevo già sentito dire qualche cosa finda prima. Questa mattina venni a sapereproprio casualmentequalcos'altronon moltoma cose certe. Quanti anni ha la bambina?

-Dal visosi direbbe che ha tredici anni.


-Il corpicinoinvecelascerebbe credere che ne avesse di meno. Egiàfarà proprio così: se occorrediràche ne ha undici; in altra occasioneinvecedirà che ne haquindici. E siccome la poveretta non ha né famiglia nédifensori...


-Possibile?

-E tuche cosa hai pensato? Certola signora Bubnova non avrebbe maipreso in casa l'orfanella per sola compassione! E se il panciuto neha trovato la stradavuol dire che si tratta proprio di questo. Hoavuto un colloquio con la donna stamattina. A quell'idiota diSisabrinchov è stata promessainveceper questa seraunabellissima donnamoglie di un ufficiale superiore. Quei figli dimercanti che fanno baldoria sono ghiotti di tali donnes'interessanoanzitutto del grado del marito. Proprio come nella grammatica latina;ti ricordi? il significato si preferisce al termine. Del restopareche io sia ancora ubriaco da stamane. Ebbenela Bubnova non osaoccuparsi di simili faccende. Vuole truffare anche la polizia! Masbaglia! Perciò voglio farle un po' paura; siccome sa di mequalche cosa per antica memoria. insomma mi capisci?

Rimasiterribilmente colpito. Tutte quelle notizie mi avevano messo ingrande agitazione. Temevo di arrivare troppo tardi e incitavo ilvetturino ad andare più in fretta.


-Non temereho preso le mie brave misure- disse Maslobojev. - C'èlà Mitroska. Sisabrinchov dovrà pagare in contanti; ilpanciutoinvececon la propria pelle. Così abbiamo decisostamane. Quanto alla Bubnovaspetta a me. Perché non ha ildiritto...


Inbreve fummo giunti e ci fermammo presso l'osteria; l'uomo che portavail nome di Mitroskaperònon c'era. Dopo aver ordinato alcocchiere di aspettarci in quel postoci dirigemmo dalla Bubnova.


Mitroskaci aspettava presso il portone. Le finestre erano illuminate a giornoe giungevano fino a noi i rumorosi scoppi di risa di Sisabrinchovubriaco.


-Ci sono tutti da un quarto d'ora- annunciò Mitroska.


-E' proprio l'ora giusta.


-Come faremo per entrare? - domandai.


-In qualità di visitatori- ribatté Maslobojev. - Miconosce; conosce pure Mitroska. E' vero che tutto è benchiusoma non per noi.


Bussòleggermente al portoneche subito si aprì. Lo aprì ilportinaioche ammiccò a Mitroska. Entrammo senza far rumoredi modo che nessuno in casaci udì. Il portinaio ciaccompagnò sul terrazzino e bussò alla porta. Una vocedomandò chi fosseil portinaio rispose che era solo e cheaveva bisogno di vedere la padrona. La porta fu immediatamente apertaed entrammo tutti e tre insieme. Il portinaio scomparve.


-Ahchi è?- gridò la Bubnovaubriaca e arruffatache era comparsa in anticamera reggendo una candela.


-Chi? - ribatté Maslobojev. - Ma comeAnnanon riconoscete ivisitatori graditi? Chi potrebbe esserese non noi?!... FilippoFilippovitc!

-AhFilippo Filippovitc! Siete voi... cari ospiti... Ma come avete...io... insomma... accomodatevi qua.


-Dove "qua"? Dietro al tramezzo? Ehnoaccoglieteci megliodi così!

Berremosciampagna... e dite... ne troveremo di belle ragazze?

Lapadrona riprese subito coraggio.


-Per accontentare ospiti così carile troverò sottoterra; le farò venire dal regno dei cinesise occorrerà!

-Due parolecara Anna Trofimovna: Sisabrinchov è qui?

-Sì.


-Ho proprio bisogno di lui. Come ha osatoil mascalzonefar baldoriasenza di me?

-Non credo che si sia dimenticato di voi; è proprio in attesadi qualcuno; forse aspetta appunto voi...


Maslobojevspinse la porta e ci trovammo in una stanzetta con due finestreconvasi di fiori sui davanzalicon sedie di vimini e un pessimopianoforte; insomma tutto era come si deve. Primaperòchenoi entrassimomentre discorrevamo in anticameraMitroska erascomparso. In seguitoseppi che non era nemmeno entratoma che ciaspettava dietro alla porta. Aveva là qualcuno che gli dovevaaprire più tardi: la donna imbellettata e arruffata che quellamattina aveva guardato di dietro le spalle della Bubnova era suacomare.


Sisabrinchovera seduto su uno stretto divano di finto moganodavanti a unatavola rotondacoperta da una tovaglia. Sulla tavola davanti a luistavano due bottiglie di sciampagnanon ben gelatoe una bottigliadi cattivo rum; c'erano pure tre piatti con dolciumipresi allapasticceriapanforte e noci di tre qualità. Pure alla stessatavoladi fronte a Sisabrinchovsedeva un essere disgustososuiquarant'annibutteratocon un vestito di "taffetas" e conbraccialetti e spille di bronzo. Era la moglie dell'ufficialeo unache si faceva passare per tale. Sisabrinchov era ubriaco edevidentemente molto soddisfatto. Il suo compagno panciuto non c'era.


-Fanno dunque così i bravi ragazzi? - urlò asquarciagola Maslobojev.


-E dire che mi aveva invitato ad andare con lui da Dusseau!

-Filippo Filippovitcmi rendete felice- balbettòSisabrinchovalzandosi con un'aria beata per venirci incontro.


-Fai baldoria?

-Scusatemi.


-Non hai da scusartifaresti meglio a invitare alla tua tavola inuovi arrivati. Siamo venuti per divertirci in tua compagnia. Hoportato con me un altro compagno: è un mio amico!

Maslobojevm'indicò.


-Sono contentissimomi rendete proprio felice... ah! ah! ah!

-Si chiama sciampagna questo? Si direbbe piuttosto "kvas"(5).


-Ma viami volete offendere?

-Tudunquenon osi farti vedere da Dusseaue hai il coraggio diinvitarmi a venire con te!

-Ha raccontato proprio ora d'essere stato a Parigi- intervenne lamoglie dell'ufficiale- ma deve aver mentito di certo.


-Fedosia Titisnanon offendetemi. Ci sono stato. Ci sono andato.


-Ma che ci sarebbe andato a fare a Parigi un "mugik" (6)come voi?

-Ci sono statoci sono stato con Carpo Vassiljevitc. CarpoVassiljevitc lo conoscete di certovero?

-E perché mai dovrei conoscere questo tuo Carpo Vassiljevitc?

-Insommaè così... un affare politico. Là nellacittadina chiamata Parigiabbiamo rottodalla signora Joubertun"trumeau" inglese.


-Che cosa avete rotto?

-Un "trumeau". Era uno specchio che da terra arrivava finoal soffitto; Carpo Vassiljevitc era ubriaco al punto da rivolgersialla signora Joubert in russo. Si era appoggiato allo specchio. LaJoubertalloragli gridò nella sua lingua: «Il"trumeau" costa settecento franchi guai a romperlo!».Egli sorrise e mi guardòio me ne stavo seduto di fronte aluisu un divanoe accanto a me c'era una bellezzama una verabellezzanon come questo muso quiuna donna formosainsomma. Egligridò: «Stefano TerenticolàStefano Terentic!Facciamo a mezzoeh?». Io dissi: «Va bene!». Drin!Sferrò un pugno nello specchio! I frantumi volarono da tuttele parti! La Joubert si mise a strillaregli saltò proprioagli occhi: «Brigante»gridòsempre in francese«dove credi di essere venuto?». E lui: «TusignoraJoubertprendi il tuo denaroma non impedirmi di fare secondo lamia natura»e subito le pagò in contantiseicentocinquanta franchi: siamo riusciti a ottenere cinquantafranchi di ribasso.


Inquel momentoun grido terribilestridenterisuonò due o trestanze lontano da quella in cui eravamo seduti. Io sussultai e gettaipure un grido. Avevo riconosciuto la voce; era quella di Elena.Subito dopo quel lamentoso gridosi sentirono altre gridaingiurieun rumore di lottae infinenitidi e sonori colpi di una manocontro una faccia. Evidentementeera Mitroska che faceva la suaparte. A un trattola porta si aprì con forzaed Elenairruppe nella salapallidacon gli occhi torbidivestita di unabito di mussolina biancatutto sgualcito e lacerocoi capellipettinatima scomposti come in una lotta. Io ero di fronte allaportaella si gettò verso di meaggrappandosi alla miapersona. Tutti balzarono in piedi; tutti si agitarono. Alla suaapparizionerisuonarono grida e strilli. Subito dopo si mostròsull'uscio Mitroskatrascinandosi dietro per i capelli il suo nemicopanciutomolto male in arnese. Lo trascinò fin sulla sogliapoi lo gettò nella sala con un urtone.


-Eccolo! Prendetelo! - esclamò Mitroska con aria piena disoddisfazione.


-Senti- mi disse Maslobojev avvicinandomisi con calma e battendomila mano sulla spalla; - prenditi la ragazza con te e portala a casatua con la nostra vettura; non hai più nulla da fare qui.Domani metteremo a posto ogni cosa.


Nonme lo feci ripetere due volte. Afferrata Elena per la manolacondussi fuori da quel trivio. Non so in che modo finirono le cosetra loro. Tutto si era svolto con tale rapiditàche nessunoebbe tempo di impedirci il passo. Il vetturale ci aspettavae ventiminuti dopo ero già nel mio appartamento.


Elenaera come mezzo morta. Le sbottonai i ganci del vestitole spruzzaiacqua sul viso e la feci sdraiare sul divano. Aveva la febbre ecominciava a delirare. Io le guardavo il visino pallidole labbrascoloritei capelli neripettinati e impomatatima caduti tutti dauna partetutta la sua toelettae quei nastrini rosei che qua e làornavano ancora il vestitoe capii perfettamente tutta quella storiadisgustosa. Poveretta! Si sentiva sempre peggio. Io non miallontanavo da lei e decisi di non andare nemmeno da Natasciaquellasera. Di tanto in tantoElena alzava le lunghe cigliami gettavauno sguardopoi mi guardava a lungocome se mi riconoscesse. Eratardila mezzanotte passataquando si addormentò. Miaddormentai io puresdraiato vicino a leisul pavimento.




CAPITOLO8


Mialzai prestissimoDurante la notte mi ero svegliato ogni mezz'oraeogni volta mi ero alzato per avvicinarmi alla mia ospite eosservarla. Aveva la febbre edi tanto in tantodelirava. Ma versola mattina si addormentò profondamente. «E' un buonsegno»pensaimasvegliatomi alla mattinadecisi subitointanto che la poveretta continuava a dormiredi correre da unmedico. Ne conoscevo unoun vecchio scapolo bonarioche abitava damoltissimo tempo all'angolo della Vladimirskainsieme alla suagovernante tedesca. Mi recai da lui. Promise di venire da me verso ledieci. Erano le ottoquando lo lasciai. Mi venne una gran voglia dipassare da Maslobojevstrada facendoma poi abbandonai l'idea; eraprobabile che dormisse ancora dopo gli avvenimenti della seraprecedente; inoltreElena poteva essersi svegliata e fors'anchespaventata di trovarsi tutta sola nel mio appartamento. Nello statodi delirio in cui si trovava poteva anche non ricordarsi perchéné in qual modo fosse capitata in casa mia.


Sisvegliò proprio nel momento in cui rientravo. Le andai subitovicino e le domandai come si sentisse. Non mi risposema mi guardòa lungo con quei suoi occhioni neri ed espressivi. Mi parvegiudicando da quel suo sguardoche fosse in piena conoscenza ecapisse ogni cosa. Forse non mi rispose unicamente perché taleera la sua abitudine. Anche la prima e la seconda volta che eravenuta da me non aveva risposto nemmeno una parola a certe miedomandelimitandosi a fissarmi negli occhicon sguardo lungo einsistentein cuiinsieme allo stupore e a una curiositàselvaggiasi rispecchiava anche uno strano orgoglio. Adessoinvecenotai nel suo sguardo un'espressione quasi di austeritàdidiffidenzaperfino. Feci per passarle una mano sulla fronteondeassicurarmi se avesse o no la febbrema lei la respinse con un gestolento della maninaesenza pronunciar parolavoltò il visoverso la parete. Mi allontanai per non disturbarla.


Avevouna grande teiera di rameche usavo da tempo in luogo del samovarfacendovi bollire l'acqua. La legna non mi mancavaché ilportinaio me ne aveva portata per quattro o cinque giorni. Accesi lastufaandai a prendere l'acqua e misi la teiera sul fuoco. Preparaiquindi le tazze sulla tavola. Elena si voltò verso di meseguendo con occhi incuriositi ogni mio atto. Le domandai ancora sevolesse prendere qualche cosama lei voltò di nuovo la facciacontro il muro e non mi rispose.


«Perchémai è arrabbiata con me?»pensai. «Che stranaragazza!».


Ilmedico vennecome aveva promessoverso le dieci. Visitò lamalatina con attenzione e meticolosità tutta tedesca e quindimi rassicuròdicendo chenonostante lo stato febbrile in cuisi trovava la piccinanon c'era nulla di grave. Aggiunse che labambina doveva avere qualche altra malattia cronicaprobabilmenteuna malattia di cuore. «Su questo puntoperò»disse«ci vorrebbero osservazioni speciali; per ora fuoripericolo». Le ordinò una pozione e certe polverinepiùper abitudine che per vera necessitàe subito cominciòa domandarmi come mai avessi in casa quella bambina. Mentre cosìparlavamoegli girava intorno uno sguardo incuriositoesaminando ilmio alloggio. Quel vecchietto era un terribile chiacchierone.


Quantoad Elenal'aveva fortemente stupito; gli aveva strappato dalle manila sua maninaquando gliel'aveva presa per tastare il polsoe s'erarifiutata dl mostrargli la lingua. A tutte le sue domandenon avevarisposto una parolae aveva continuato a tenere lo sguardo fissosull'immensa decorazione di San Stanislao che gli pendeva al collo.


-E' probabile che abbia un forte mal di testa- osservò ilvecchietto; - ma come guarda! Diocome guarda!

Nonritenni necessario raccontargli la storia di Elenae me la cavaidicendo che quel racconto avrebbe richiesto troppo tempo.


-Se si rendesse necessaria la mia presenzafatemi avvertire- disseprima di andarsene. - Per oranon c'è alcun pericolo.


Decisidi rimanere tutto il giorno accanto a Elenae per quanto mi sarebbestato possibiledi non lasciarla solafinché fossecompletamente guarita. Sapendo tuttavia che Natascia ed AnnaAndrejevna potevano inquietarsi non vedendomi compariredecisi dicomunicarealmeno a Natasciaper letterache quella sera nonpotevo andare a trovarla. Ad Anna Andrejevna non era possibilescrivere. Lei stessa mi aveva pregatouna volta per sempredi nonmandarle mai letteredopo che un giorno le avevo comunicato periscritto una notizia durante la malattia di Natascia. «Ilvecchio si rannuvolaquando vede una tua lettera»mi avevadetto; «vorrebbe saperne il contenutopover'uomoe non puònon sa decidersi a chiedermelo.


Rimanequindi di cattivo umore tutto il giorno. Quanto a mecon unaletteracaro mionon fai che stuzzicarmi. Che cosa si puòdire in dieci righe? Viene voglia di tempestarti di domandee tuinvecenon ci sei». Mi limitaiquindia scrivere a Natasciaementre portavo la ricetta del dottore in farmacia impostai lalettera.


Elenafrattantosi era addormentata di nuovo. Nel sonnocontinuava agemere sommessamente edi tanto in tantoaveva un sussulto. Ilmedico aveva indovinato: la fanciulla doveva soffrire un forte mal dicapo. Di tanto in tantole sfuggiva un lieve grido e si svegliava.Mi guardava quasi indispettitacome se la mia attenzione leriuscisse oltremodo penosa. Confesso che ciò mi era alquantosgradito.


Alleundici venne a trovarmi Maslobojev. Era preoccupato e come distratto;rimase un momento soltanto perché aveva fretta di trovarsialtrove.


-Beh! fratellome lo ero immaginato che dovevi avere un domiciliopoco decoroso- osservò guardandosi intorno- ma non credevoproprio di trovarti in questa specie di baule. Perché èun baulenon un appartamento questo. D'altrondeciò nonimporta; il guaio è nel fatto che tutte queste preoccupazioniti disturbano nel tuo lavoro. Ci ho pensato già ierimentreandavamo dalla Bubnova. Devi saperemio caroche ioper la mianatura e per la mia posizione socialeappartengo a quella razza diuomini che non sanno far nulla di buono per se stessima tengonolunghe prediche agli altriesortandoli al lavoro. Adessoascoltami:forse passerò da te domani o dopodomani; tuinvecedeviassolutamente venire a trovarmi domenica mattina.


Sperocheper allorala faccenda di questa fanciulla sarà messa aposto; parleremo seriamente di tegiacché vedo che bisogna mioccupie seriamenteanche di te. Non è possibile vivere inquesto modo. Ieri non ho fatto che qualche allusioneora ne trarròle logiche deduzioni. Dimmi francamenteinsomma: ritienidisonorevole accettare da me un po' di denaro in prestito?

-Non stare ad attaccar briga! - lo interruppi; - raccontami piuttostocom'è andata a finire laggiùieri sera.


-Ma è andata a finire nel miglior modo possibilee lo scopo èstato raggiuntocapisci? Ora non ho tempo. Non sono passato da teche per un momentoper comunicarti che sono molto occupato e quindinon mi è possibile pensare adesso ai casi tuoie anche perdomandartigiacché ci sonose intendi collocarla in qualcheposto o tenerla con te. E' una cosa che dev'essere ben ponderataprima di prendere una decisione.


-Non posso dirti nullaper orae ti confesso che aspettavo te perchépotessimo consigliarci insieme su questo punto. Comea che titolopotrei tenerla presso di me?

-Potresti tenerla come una donna di servizioper esempio.


-Parla pianoti prego. Sebbene malataè in piena coscienzaemi sono accorto che è trasalita vedendoti entrare. Ciòsignifica che si è ricordata dell'incidente di ieri sera...


Gliraccontai le strane manifestazioni del carattere della bambina etutto ciò che avevo potuto notare in lei fino a quel momento.Le mie parole interessarono fortemente Maslobojev. Aggiunsi cheforsein seguitol'avrei fatta accogliere in qualche famigliaegli raccontai in breve dei miei vecchietti. Con mia grandemeravigliaconstatai che la storia di Natascia gli era in parte giànota; e quando gli domandai se ne fosse al correntemi rispose:

-Così: ne ho sentito parlare di sfuggitaa proposito di uncerto affare. Ti ho ben detto che conosco il principe Valkovskino?E' una buona idea quella di mettere la piccina in casa di queivecchi. A tenon potrebbe essere che d'impaccio. Eccoun'altra cosaancora: le occorre qualche documento. Ma non t'inquietare per questo:ci penso io. Addiovieni a trovarmi spesso. Dorme?

-Mi pare- risposi.


Manon appena egli fu uscitoElena mi chiamò.


-Chi è? - domandò. La voce le tremavama mi guardavasempre con quel suo sguardo fisso e austero. Non saprei qualificarealtrimenti quello sguardo.


Ledissi il nome di Maslobojev e aggiunsi che appunto con l'aiuto di luil'avevo strappata dalle mani della Bubnovala quale ne aveva moltapaura. Le sue guance si accesero a un trattoprobabilmente per ilricordo penoso.


-E non verrà mai quilei? - mi domandòfissandomi consguardo scrutatore.


Miaffrettai a rassicurarla. Tacquemi strinse per un momento con ledita calde la manopoi la respinse subitocome ravvedendosi: «Nonè possibile che provi realmente tanta avversione per me»pensai. «Sarà una manieraoppure... oppuresemplicementela poveretta avrà provato tanto dolore in vitasuache non ha più fiducia in nessuno».


All'orastabilitaandai a prendere la medicina e contemporaneamente entraiin una vicina trattoriadove mi conoscevano per esserci andato amangiare alcune volte e dove avevo credito.


Uscendodi casaavevo portato con me un recipiente e presi in trattoria unaporzione di brodo di pollo per Elena. La fanciullaperònonvolle mangiareed io misi il brodo sulla stufa.


Dopoaverle dato la medicinami misi al lavoro. Credevo che si fosseaddormentatama guardandola dopo un momentoper casomi accorsiche si era sollevata sul guanciale e mi osservava attentamentementre scrivevo. Finsi di non accorgermene.


Infinesi addormentò davveroecon mio grande piacerela vididormire d'un sonno calmosenza gemiti né delirio. Cominciai aragionare con me stesso: Natascianon sapendo di che si trattassepoteva non solo essere malcontentanon vedendomi comparire da leima anche addolorarsi per la mia mancanza d'interessamento a suoriguardoproprio in quel momentoin cui la mia presenza le eraforse più necessaria che mai. Indubbiamentedoveva averepreoccupazioni specialiqualche incarico da darmiuna commissioneda farmi eseguiree ioquasi a farlo appostanon ero con lei.


Quantoad Anna Andrejevnanon sapevo affatto come avrei potutoil giornodopogiustificarmi ai suoi occhi. Dopo aver pensato a lungodecisidi passare un momento tanto dall'una che dall'altra. La mia assenzanon sarebbe durata più di due ore in tutto. Elena dormiva enon se ne sarebbe nemmeno accorta. Balzai in piediindossai ilpastranopresi il berretto e feci per uscirequando Elena mi chiamòimprovvisamente. Rimasi sorpreso: possibile che avesse finto didormire?

Voglioa questo propositofare un'osservazione: sebbene Elena fingesse dinon voler parlare con mequelle sue frequenti chiamatequel suobisogno di rivolgersi a me perché risolvessi ogni suo dubbioerano in contraddizione con lei stessae confesso che mi facevapiacere.


-A chi volete darmi? - domandòquando mi fui avvicinato alletto.


Quandomi rivolgeva qualche domandaElenageneralmentelo facevaall'improvviso. Questa voltaa tutta primanon la capii neppure.


-Poco faavete detto al vostro amico che volete mettermi in una casa.Non andrò in nessun posto.


Michinai su di lei: ardeva quanto mai; aveva una nuova crisi di febbre.Cominciai a rassicurarla e a farle coraggiopromettendole di tenerlacon mese tale era il suo desiderio. Così dicendomi tolsiil pastrano e il berretto. Non potevo decidermi a lasciarla sola e insimile stato.


-Noandate! - disseavendo subito capito che volevo rimanere a casa.- Voglio dormire; m'addormenterò subito.


-Ma come puoi rimanere sola? - le dissisconcertato. - Ad ogni modoavevo intenzione d'uscire per non più d'un paio d'ore...


-Benissimoandatedunque. Secondo voiallorase dovessi rimaneremalata per un annoper un anno non dovreste più uscire dicasa?

Abbozzòun sorriso e mi guardò con aria stranacome se combattessecontro un buon sentimento che le si fosse svegliato in cuore.


Poveretta!Il suo cuorepieno di bontà e di tenerezzasi rivelava adispetto di tutta la sua misantropia e la sua apparente animosità.


Anzituttocorsi da Anna Andrejevna. Mi aspettava con febbrile impazienza e miaccolse con rimproveri; era terribilmente inquieta:

NicolaSerghejevitc era uscito subito dopo il pranzoe lei non sapeva dovefosse andato. Presentivo checome accadeva di solitola vecchiettanon aveva saputo trattenersi e gli aveva raccontato ogni cosapervia di «allusioni». Elladel restome ne fece quasi laconfessionedicendo che non aveva potuto fare a meno di dividere conlui una tal gioia; ma che Nicola Serghejevitcinveceper usare lesue stesse parole«era diventato più nero di unanuvola»non disse nulla«continuando a tacere e nonrispondendo nemmeno alle mie domande»poiimprovvisamentedopo il pranzosi era vestito ed era uscito di casa! RaccontandomiciòAnna Andrejevna per poco non tremava di paurae misupplicò di aspettare insieme con lei il ritorno di NicolaSerghejevitc. Mi rifiutai categoricamente di accontentarlae ledissi che forse non sarei tornato nemmeno il giorno dopoe che ancheallora ero passato da lei soltanto per avvertirla. Quella volta mancòpoco che non ci bisticciassimo sul serio. Proruppe in lacrimemifece aspri e ingiusti rimproverie solo quando già stavo peraprire la porta mi si gettò a un tratto al collomi strinsecon ambo le braccia e mi pregò di non essere in collera conlei«povera orfana»e di non ritenere come un'offesa lesue parole.


TrovaiNatasciacontrariamente alle mie supposizioniancora solaecosastranami sembrò che questa volta non fosse contenta divedermicome era stata la sera precedente e tutte le altre volte.Pareva che la mia presenza le desse fastidiola facesseindispettire. Quando le domandai se Alioscia fosse andato a trovarlami rispose:

-Certo che è stato qui; perònon è rimasto moltocon me. Ha promesso di tornare questa sera- aggiunse impensierita.


-E' venuto anche ieri sera?

-N...ol'hanno trattenuto- disse in fretta. - EbbeneVaniae ituoi affari?

Compresiche desideravanon capivo perchésviare il discorso. Laguardai con maggiore attenzione. Era evidentemente snervata.Tuttaviaavendo notato che continuavo a guardarla fissamentemigettò un rapido sguardo così carico di collerache nerimasi come scottato.


«Haun nuovo dolore in cuore»pensai«ma non vuoleconfessarmelo».


Rispondendoalla sua domanda riguardo ai miei affarile raccontai la storia diElena con tutti i particolari. La mia narrazione l'interessòmolto e le fece una profonda impressione.


-Santo Dio! E hai potuto lasciarla solamalata com'è?! -esclamò.


Lespiegai chesulle primeavevo avuto intenzione di non recarmi daleima poi avevo pensato che poteva aver bisogno di me e si sarebbeforse adirata non vedendomi comparire.


-Bisogno? - ripeté lei tra sécome meditando su qualchecosa. - ForseVaniahai ragionee ho infatti bisogno di tema neriparleremo un'altra volta. Sei stato dai miei?

Leraccontai la visita fatta ad Anna Andrejevna.


-Sì. Dio solo può sapere come mio padre accoglieràtutte quelle notizie. Del restoin veritàche c'è dispeciale da accogliere?...


-Comeche c'è di speciale? - domandai. - Un cambiamento cosìimportante!

-Ma... così... Dove può essere andato? L'altra voltapensavate che fosse venuto da me. VediVania: se ti èpossibilevieni da me domani. Può darsi che ti dica qualchecosa... Mi vergogno di disturbarti continuamenteed ora faresti benea tornare dalla tua malata. Credo che siano ormai più di dueoreda quando sei uscito di casa!

-Sìsono più di due ore. AddioNatascia. Beh! come èstato oggi con te Alioscia?

-Alioscia? Nulla di speciale; mi stupisco della tua curiosità .


-Arrivedercicara.


-Addio!

Mitese la mano con una certa negligenza e si volse da una parte per nonvedere il mio sguardo d'addio. Uscii alquanto stupito.


«D'altronde»dissi tra me«avrà tanti pensieri per il capo! Sonocose che devono essere ponderate con serietà. Domani saràla prima a raccontarmi tutto».


Tornaia casa fortemente afflitto enon appena ebbi aperto la portarimasiproprio stupefatto. La camera era buiama riuscii nondimeno a vedereElenache era seduta sul divanocon la testa abbassata sul pettocome immersa in profondi pensieri. Non mi gettò nemmeno unosguardo; sembrava intorpidita. Mi avvicinai a lei: mormorava qualchecosa tra sé. «Sarà il delirio»pensai.


-Elenamia carache hai? - domandaiprendendo posto accanto a lei eabbracciandola.


-Voglio andarmene... Preferisco andare da lei- disse senza alzare latesta.


-Dove? Da chi? - fecistupito.


-Da leidalla Bubnova. Continua a ripetere che le devo un mucchio didenaro; che ha seppellito mia madre a proprie spese... Non voglio chepossa ingiuriare mia madre... Voglio lavorare da lei e renderle tuttocol mio lavoro... Dopome ne verrò via; adessoinvecevoglio tornare da lei!

-CalmatiElenatu non puoi tornare da lei! - dissi. - Quella donnati tortureràti perderà...


-Mi torturimi perda pure- ribatté Elena con calore- nonsarò io la prima; ce ne sono di migliori di me che sonotorturate. Me l'ha detto una volta una mendicante per strada. Sonopoverae voglio restare povera. Rimarrò povera tutta la vita;così mi ha ordinato la mamma morendo. Lavorerò... Nonvoglio portare un vestito come questo.


-Domani stesso te ne comprerò un altro. Ti porterò quianche i tuoi libri. Vivrai con me. Non ti darò a nessunosenon lo vorrai tu stessa; calmati...


-Andrò a fare la serva.


-Va beneva benema ora calmati; sdraiati e cerca di dormire!

Mala povera ragazzetta proruppe in pianto. A poco a pocoil suo piantodivenne un continuo singhiozzo. Non sapevo che fare; le portaidell'acquale bagnai la testale tempie. Infine cadde sul divanoassolutamente esaustatremando in un nuovo accesso di febbre. Lacoprii di tutto ciò che potei trovaree si addormentòdi un sonno agitatosvegliandosi ogni momento e sussultando.


Sebbenequel giorno non avessi camminato moltomi sentivo terribilmentestanco e decisi di andarmene a dormire anch'io per tempo. La testa miformicolava di pensieri dolorosi e assillanti.


Presentivoche con quella bambina avrei avuto non pochi grattacapi. Ma piùdi ogni altra cosami preoccupava Natascia e quanto la concerneva.Ricordo che mai prima di allora ero stato oppresso da tanta angosciacome in quella disgraziata notte.




CAPITOLO9


Misvegliai indispostomolto tardi; erano quasi le dieci. Mi girava edoleva la testa. Gettai uno sguardo sul letto di Elena: era vuoto.


Contemporaneamentedalla camera a destragiunse al mio orecchio un fruscio stranocomese qualcuno scopasse per terra. Andai a vedere di che si trattasse.Elena teneva in mano una scopae sostenendo con l'altra mano il suoelegante vestitinoche non si era ancora tolto dalla sera primascopava il pavimento. La legna preparata per la stufa era messa inordine nell'angolo; la tavola era ripulitala teiera brillava;insommaElena aveva assunto il governo della casa.


-SentiElena- gridai- chi ti obbliga a scopare il pavimento? Nonvoglio che tu lo facciasei ammalata; sei forse venuta qui per farela servatu?

-E chi dunque dovrebbe scopare il pavimentoqui? - mi risposeraddrizzandosi e guardandomi in faccia. - Ora non sono piùmalata.


-Ma io non ti ho mica presa qui per lavorareElena. Si direbbe che tuabbia timore che io ti faccia dei rimprovericome la Bubnovadivivere in casa mia a ufo. E dove l'hai presa questa cattiva scopa?Non ne ho mai avute di scopeio! - aggiunsiguardandola sorpreso.


-E' mia. Me la sono portata qui. Anche quando viveva ancora il nonnovenivo qui a fargli pulizia. La scopa era ancora sotto la stufa.


Tornainella camera soprappensiero. Forse avevo torto pensando cosìma mi sembrò che la mia ospitalità le fosse penosa eche per ciò volesse provarmi a ogni costo che non mangiava ilmio pane a ufo. «Se è proprio cosìche carattereinasprito è mai il suo!»pensai. Circa due minuti dopotornò anche lei nella camera e si sedette sul divanoallostesso posto del giorno precedentegettando su di me sguardiscrutatori. Nel frattempoio avevo fatto bollire l'acqua nellateiera e preparato il tè; poi lo versai in una tazza e glielooffrii con un pezzo di pane bianco. Lo prese in silenziosenzaprotestare. In quelle ultime ventiquattr'ore non aveva mangiato quasinulla.


-Eccoguarda! ti sei insudiciato anche il vestitino con la scopa-dissiavendo notato una larga striscia sporca sull'orlo dellasottana.


Leisi accertò dell'esattezza delle mie parolepoicon miagrande meravigliamise la tazza sulla tavolaprese con ambo le maniil vestitino di mussolaecon gesto lentoapparentemente fredda ecalmalo lacerò d'un sol colpo dall'alto in basso per tuttala sua lunghezza. Fatto ciò alzò su di me uno sguardofiammeggiante e ostinato. Aveva il viso estremamente pallido.


-Che faiElena? - gridaipersuaso di avere a che fare con una pazza.


-E' un brutto vestito- dissequasi soffocando per l'agitazione. -Perché avete detto che è bello? Non voglio portarlo! -gridò a un trattobalzando in piedi. - Lo faccio a pezzi. Nonl'ho mai pregata di vestirmi in questo modo. E' stata lei a farmiindossare questo vestitoper forza. Ne ho già fatto a pezziun altro simileora faccio lo stesso con questo. Sìlostrappolo strappo!

Fuoridi sési scagliò contro il disgraziato vestitinoe lofece a pezzi in un baleno. Quand'ebbe terminatoil suo viso erapallido come un cencioe non poteva neanche più stare inpiedi. Io rimasi stupito davanti a tanta furia. Leiinvecemiguardava con occhi provocanticome se anch'io fossi colpevole diqualche cosa nei suoi confronti. Ma già sapevo che cosa avevoda fare.


Decisidi comprarle senza indugioquella mattina stessaun altro vestito.Non era possibile influire su quell'essere selvaggio e inasprito senon con la bontà! Faceva l'impressione di un'anima che nonavesse mai avuto a che fare con gente buona. Se già una voltaa dispetto di una severa punizioneaveva ridotto a brandelli unvestito come quello che aveva indossocon che rabbia doveva vederequest'ultimoche ricordava un momento orribile e recente!

Almercato si poteva comperare a buon prezzo un vestito semplice ebellino. Il guaio era che in quel momento ero quasi assolutamentesprovvisto di denari. Già la sera primaperòancoraprima di andare a lettoavevo deciso di recarmi senza indugio in unpostodove potevo sperare di procurarmenee che si trovava propriodalla parte del mercato. Presi il cappello. Elena osservava i mieimovimenti come se aspettasse qualche cosa.


-Mi chiuderete di nuovo a chiave? - mi domandòvedendomiprendere la chiave per chiudereuscendola portacome avevo fattoil giorno prima e l'altro ancora.


-Figliola mia- dissi avvicinandomi a lei- non avertene a male.


Chiudoperché potrebbe venire qualcuno. Tu sei malataper oraeforse ti spaventeresti. Chissàpoichi potrebbe venire; nonpotrebbe darsi che venisse magari la Bubnova?

Quellasupposizione non era per me che un pretesto. In veritàsechiudevolo facevo perché diffidavo di lei. Mi sembrava cheun giorno o l'altro sarebbe fuggita. Avevo quindi deciso di prenderequalche precauzionealmeno per i primi tempi. Elena tacquee io lachiusi a chiave anche questa volta.


Conoscevoun editore chegià da tre anniandava pubblicando unarivista. Mi era già accaduto altre voltetrovandomi a cortodi denarodi rivolgermi a lui per avere qualche lavoroe non miaveva mai lasciato negli impicci; mi avevaanzisempre pagatocoscienziosamente. Mi recai dunque da questo editore e riuscii aottenere venticinque rubli d'acconto per un articolo che m'impegnaidi consegnargli entro una settimana. Speravotralasciando qualchepoco il mio romanzod'essere pronto con l'articolo per il giornostabilito. Facevo spesso così nei momenti di estremo bisogno.


Appenain possesso del denaromi recai al mercato. Non tardai a trovare unavecchia mercantessa di mia conoscenzache vendeva ogni sorta distracci. Cercai di darle come potevo meglio un'idea della corporaturadi Elenae lei mi offrì subito un vestitino di percallechiarofortissimoche certo non era stato lavato più di unavoltaper un prezzo molto conveniente. Presi anche uno di quegliscialletti che le donne portano al collo. Pagandomi venne in menteche Elena avrebbe avuto bisogno anche di una pellicciadi unmantello o di qualche cosa di simile. Il tempo era freddoe lei nonaveva assolutamente nulla da mettersi addosso. Rimandaiperòquell'acquisto a un'altra volta. Era tanto suscettibiletantoorgogliosa Elena! Già non potevo prevedere come avrebbeaccolto anche soltanto il vestitino che le avevo compratononostanteavessi scelto di proposito il più sempliceil piùcomuneil meno appariscenteche mi fosse stato possibile trovare.Comprainondimenoanche due paia di calze: un paio di cotone el'altro di lana. Gliele avrei potute dare col pretesto che la nostracamera era fredda e che lei era ammalata. In realtàavrebbeavuto bisogno anche di un po' di biancheriama decisi di rimandarela compera a quando ci saremmo conosciuti meglio. Comperaiperòuna vecchia tenda per il lettocosa che consideravo assolutamentenecessaria e che poteva procurare a Elena un gran piacere.


Contutto ciònon tornai a casa che alla una. La serratura siapriva quasi senza far rumoredi modo che Elenalì per lìnon si accorse neppure del mio ritorno. Mi accorsi che era rittaaccanto alla tavolaintenta a rovistare fra i miei libri e i mieiscritti. Udendo i miei passichiuse rapidamente il libro che stavaleggendoeviolentemente arrossendosi allontanò dallatavola. Gettai uno sguardo sul libroe vidi che era il mio primoromanzopubblicato in volumecol mio nome sulla copertina.


-Mentre eravate fuoriè venuto qualcunonon so chia bussareall'uscio- mi disse; e dall'intonazione della sua voce mi parve chevolesse provocarmirimproverandomi d'aver chiuso a chiave.


-Sarà stato il medico- risposi. - Non hai domandato chi era?

-No.


Senzarispondereaprii il fagotto che avevo portato e ne tirai fuori ilvestitino.


-Eccomia cara Elena- dissi avvicinandomi a lei; - non èpossibile che tu continui a portare questi stracci che hai indosso.Ti ho comprato un vestitinoil vestitino più sempliceil piùa buon mercato possibiledi modo che la cosa non deve dartipensiero; non costa che un rublo e venti copeche. Portalovedrai cheti andrà bene.


Deposiil vestito accanto a lei. Lei avvampò e per un momento rimasea guardarmi con gli occhi spalancati. Era stupita al massimo grado eal tempo stessoil suo viso denotavao almeno così mi parveun certo senso di vergogna. Notai pureperònei suoi occhibrillare una luce dolce e mite. Vedendo che tacevaio mi voltaiverso la tavola.


Evidentementeil mio gesto la stupiva al massimo grado. Si eraperòfattaforzae se ne stava ora seduta sul divanosilenziosacon gli occhia terra.


Midoleva la testa; il capogiro si accentuava sempre più. L'ariafresca non mi aveva recato alcun sollievo.


Nondimenodovevo andare da Natascia. La mia inquietudine per lei non era puntodiminuita dal giorno prima; andava anzi aumentando ogni momento. A untrattomi parve che Elena mi chiamasse. Mi voltai dalla sua parte.


-Non chiudetemi a chiave quando uscite! - disseguardando altrove estiracchiando con le dita la frangia del divanoquasi fosse tuttaassorta in quell'occupazione. - Non me ne andrò via.


-VabeneElenasiamo d'accordo. Ma se dovesse venire qualcuno? E Dio sachi potrebbe capitare!

-Lasciatemi la chiaveio mi chiuderò dentroe se qualcunoviene a bussarerisponderò che non siete in casa.


Emi guardò con aria maliziosacome se volesse dire: «E'una cosa tanto semplice!».


-Chi vi lava la biancheria? - mi domandò quindi prima cheavessi tempo di risponderle.


-Una donna qui della casa.


-La so lavare anch'io. E dove avete preso il mangiare ieri?

-In trattoria.


-So anche far da mangiare. Vi preparerò il pranzo.


-Lascia stareElenache cosa vuoi saper cucinare tu? Stai dicendocose proprio senza senso...


Elenarimase zitta e abbassò la testa. La mia osservazione l'avevaevidentemente addolorata. Trascorsero almeno dieci minuti; tacevamoentrambi.


-La minestra! - disse Elena a un trattosenza alzare la testa.


-Comela minestra? Che minestra? - domandai stupito.


-So preparare la minestra. La preparavo sempre per la mammaquandoera malata. Anche al mercato andavo.


-VediElenavedi come sei orgogliosa? - dissi avvicinandomi a lei esedendomi al suo fianco sul divano. - Agisco verso di te come miordina il cuore. Tu sei sola solettasenza parentisventurata. Iovoglio aiutarti. Faresti altrettanto anche tu se io mi sentissi male.


Tuperònon vuoi ragionare in questo modoe ti riesce penosoaccettare da me anche il più piccolo regalo. Vuoi subitoripagarlo col lavorocome se io fossi la Bubnova e ti rimproverassi.Se è cosìdevi vergognarti di avere simili sentimentiElena!

Nonrispose; le labbra le tremavano. Sembrava che volesse dirmi qualchecosa; ma poi si frenòe non disse nulla. Io mi alzai perrecarmi da Natascia. Questa volta lasciai la chiave a Elenapregandolase qualcuno fosse venuto a domandare di medi chiederglichi fosse.


Eroconvintoconvintissimoche a Natascia fosse accaduto qualche grossoguaioe cheper il momentome lo tenesse nascostocome del restoaveva già fatto altre volte. Ad ogni modoero deciso a fareuna capatina da leiuna capatina brevissimaper non irritarla conla mia insistenza.


Nonm'ero sbagliato. Mi accolse anche questa volta con un duro sguardo dicontrarietà. Avrei dovuto tornarmene subito viama le gambenon mi reggevano più.


-Sono venuto quisolo per un attimoNatascia- cominciai a dirle; -vorrei chiederti consiglio. Che cosa debbo farne della piccina che misono presa in casa?

Eproseguii senza indugionarrandole con ogni particolare quantoconcerneva Elena. Mi ascoltò in silenzio.


-Non so che cosa consigliartiVania- rispose poi. - Da quanto mihai dettosi può arguire che si tratta di un essere moltostrano.


Forsedipende dal fatto che è stata molto offesache ha soffertotroppo. Lasciale almeno il tempo di guarire! Vorresti farla entrarein casa dei mieivero?

-Continua a ripetermi che non mi vuol lasciare. D'altra parteDiosolo può sapere come l'accoglierebbero laggiù. E cosìnon so proprio che fare. E tumia cara? Come stai? Ieri mi parve chenon stessi un gran che bene. Mi sbaglio? - domandai timidamente.


-No... anche oggi ho un po' di mal di testa- rispose distratta. -Non hai visto nessuno dei miei?

-Noandrò da loro domani. Domani è sabato...


-Ebbene?

-Non è la sera in cui deve venire qui il principe?...


-E con questo ? Non me ne sono certo dimenticata.


-Oh! dicevo soltanto così...


Misi fermò di fronte e mi fissò con uno sguardo lungo epenetrante.


Notainel suo sguardo un non so che di decisodi ostinatoqualche cosa difebbriledi agitato.


-SentiVania- disse- fammi il piacere di lasciarmi sola; midisturbi.


Mialzai dalla poltrona e la guardai con inesprimibile stupore.


-Cara la mia Natascia! Che hai? Che è successo? - esclamaispaventato.


-Non è successo nulla! Saprai tutto domani; adesso vogliorestare sola. SentiVaniavattene subito!

-Dimmi almeno...


-Tuttosaprai tutto domani! Ohsanto Dioti deciderai una volta alasciarmio no?

Uscii.Ero così sconvoltoda non potermi riavere. Mavra mi rincorsein anticamera.


-E' arrabbiata? - mi domandò. - Ho timore a parlarle.


-Ma che ha?

-Ha che il nostro giovanotto non si fa più vedere: con oggisono tre giorni che non si fa vivo.


-Cometre giorni!? - esclamai stupito. - Ma se mi disse lei stessache è stato qui ieri mattina e che doveva poi tornare ancheieri sera!

-Che sera! Neanche di mattina c'è stato! Vi dico che dall'altroieri non ha più fatto vedere la punta del naso. Possibile chevi abbia detto che è venuto ieri mattina?

-Sìmi ha detto proprio così.


-Già- fece Mavra impensierita- dov'essere toccata propriosul vivose nemmeno davanti a voi vuol confessare la verità.Che razza d'uomo!

-Ma che significa tutto questo?- esclamai.


-Non so proprio come comportarmi con lei- continuò Mavraallargando le braccia. - Ieriper due voltemi ha mandata da luipoi mi ha fatto tornare indietro. Oggiinvecenon vuol piùparlare nemmeno con me. Se almeno voi poteste parlargli! Io non osolasciarla sola.


Fuoridi memi slanciai di corsa giù per le scale.


-Verrete da noi questa sera? - gridò Mavra.


-Vedremo- risposisenza fermarmi. - Forse passerò soltantoda te per domandare se c'è qualche cosa di nuovo. Se pure saròvivo...


Avevoinfattisentito un'impressione dolorosacome se qualche cosa miavesse colpito proprio al cuore.




CAPITOLO10


Mirecai direttamente da Alioscia. Abitava in casa di suo padrenellaPiccola Murskaia. Il principe vi occupava un appartamento moltovastononostante fosse solo. Alioscia aveva per sé duebellissime stanze. Io non lo frequentavo che molto di radocredopersino di non esserci statoprima di allorache una sola volta.Luiinveceveniva a trovarmi più di frequente; soprattuttonei primi tempi della sua relazione con Natascia.


Nonlo trovai a casa. Passai direttamente nelle sue camere e gli scrissiun biglietto nei termini seguenti:

«Aliosciacredo che siate impazzito. Dato che martedì sera vostro padrestesso pregò Natascia di farvi l'onore di consentire ad esserevostra mogliecosa di cui vi mostraste entusiastae io ne fuitestimonioconvenite che la vostra condottain simili circostanzeè un po' strana. Sapete che cosa fate a Natascia? Ad ognimodoil mio biglietto vi ricorderà che la vostra condottariguardo alla vostra futura sposaè leggera e indegna al piùalto grado di un gentiluomo.


Sobenissimo che non ho nessun diritto di ammonirvima non me neimporta nulla.


«P.S. Natascia non sa niente di questa mia letterae non ènemmeno stata lei a parlarmi di voi».


Chiusiil biglietto in una bustache lasciai sulla scrivania. Alla miadomandail domestico rispose che Alessio Petrovitc non era quasi maia casae che certamente anche questa volta non sarebbe tornato che anotte tardissimaverso l'alba.


Mitrascinai a casa a stento. La testa mi girava. Le gambe mi tremavanoe non mi reggevano più. La porta del mio appartamento eraaperta. Trovai Nicola Serghejevitc Ikmenev che mi aspettava. Eraseduto presso la tavola esenza dir parolaguardava stupito Elenala quale lo osservava con non minor stuporetacendo anch'essaostinatamente.


«Chissàche strana impressione avrà prodotto su di lui!»pensai.


-Ti attendo da un'oramio caroe ti confesso che non mi sarei maiaspettato... di trovarti così- continuògirando losguardo intorno e ammiccando dalla parte di Elena.


Isuoi occhi riflettevano una grande meraviglia. Avendoloperòosservato più da vicinoci notai pure un'espressione diinquietudine e di tristezza. Il suo viso era più pallido delsolito.


-Sieditisiediti- continuò con aria preoccupata eaffaccendata. - Mi sono affrettato a venire da te per parlarti di unaffare; ma tuche hai? Sei pallido come uno straccio!

-Non mi sento bene. Ho il capogiro da stamane.


-Bada che non è cosa da trascurare. Hai preso freddo?

-Nonon è altro che un accesso nervoso. Di tanto in tantomicapita. Ma voistate bene?

-Così così. Siediti. Devo parlarti di un affare.


Avvicinaiuna sedia e mi sedetti presso la tavoladavanti a lui. Il vecchio sichinò verso di me e cominciò a mezza voce:

-Non guardarlafa come se parlassimo di cose estranee. Chi èquella tua ospite?

-Più tardi vi spiegherò ogni cosaNicola Serghejevitc.E' una povera ragazzettaorfana di padre e di madrenipote di quelvecchio Smith che viveva in questo appartamento e che morìnella pasticceria.


-Ahaveva anche una nipotedunque? Sai che è strana quellaragazza?

Osservacome guarda! come guarda! Ti dico sinceramente che se avessi tardatoancora cinque minuti a tornaresarei scappato. Ho durato fatica apersuaderla ad aprirmie da quel momento non ha pronunciato parola;fa persino paura a stare con lei; non fa l'impressione di un essereumano. Ma in che modo è capitata qui? Ahcapisco: saràvenuta a trovare suo nonnosenza sapere che era morto.


-Sìessa è molto disgraziata. Il vecchiomorendosiricordò di lei - Uhm! La nipote è tal quale era ilnonno. Più tardi mi racconterai ogni cosa. Forse troveremoanche il modo di aiutarla un pocose è tanto sventurata...Adessoperòsi potrebbe forse dirle che se ne vadaperchého da parlarti.


-Ma non ha dove andare; abita quida me!

Spiegaial vecchioin brevecome erano andate le coseaggiungendo che sipoteva parlare anche in sua presenzavisto che era una bambina.


-Certo... giàè una bambina. Ma tucaro miomistupisci proprio sul serio. Abita dunque con tesanto Dio?

Eil vecchio la guardò ancorameravigliato. Elenasentendo chesi parlava di leirimaneva silenziosaa testa bassagualcendo conle dita la frangia del divano. Aveva già indossato ilvestitino nuovoche pareva fatto proprio sulla sua misura. Aveva icapelli più lisciati del solito; forse si era pettinata conpiù cura per inaugurare il vestitino nuovo. Se non avesseavuto quel suo sguardostrano e selvaggiosarebbe stata una bambinamolto graziosa.


-Eccoin poche e chiare parolela ragione che mi ha spinto a venirequi- cominciò a dirmi il vecchio. - Si tratta di unafaccenda seriamio carodi una cosa piuttosto lunga.


Sene stava a testa bassacon aria grave e meditabondae nonostante lasua fretta e le sue «poche e chiare parole»non netrovava per cominciare il discorso.


«Chediamine può essere?»pensavo.


-VediVaniasono venuto per rivolgerti una preghiera. Primaperò...lo capisco soltanto adessobisogna che ti spieghi certecircostanze... circostanze molto intime.


Tossìe mi gettò uno sguardo di sfuggita; poi arrossì e siirritò contro se stesso per la sua dappocaggine; si irritòe si decise di colpo.


-Insommache c'è da spiegare in tutto ciò? Lo capisciperfettamente anche tu! Voglio semplicemente sfidare il principe aduelloti prego di essere mio padrino.


Mirigettai sullo schienale della sediaguardandolo con occhi pieni distupore.


-Che hai da guardarmi in questo modo? Non sono ancora impazzito!

-PermetteteNicola Serghejevitc: con che pretesto lo sfidereste?

Qualesarebbe il vostro scopo? E poinon è possibile!

-Pretesto! Scopo! - esclamò il vecchio. - Questa èbella!...


-Va beneva beneso già quello che vorreste dirmi; ma a checosa gioverebbe un atto simile da parte vostra? Credete che il duellopossa essere una soluzionenel vostro caso? Confesso di non capircinulla.


-Eccolo dubitavolo dubitavo proprioche non avresti capito nullaAscoltami: la nostra causa è terminata (cioèsaràterminata in questi giorni; non restano ormai che poche formalità);io sono condannato e dovrò pagaresecondo quanto èstato deliberatoben diecimila rubli. L'Ikmenevka copriràquesta somma. Quindioraquel vigliacco è sicuro del suodenaroe ioavendogli abbandonato l'Ikmenevkadivento un estraneoper lui. Adesso posso dunque alzare la testa. E' cosìveneratissimo principe: mi avete continuato a oltraggiare per ben dueanni; avete disonorato il mio nomediffamato l'onore della miafamigliae io dovevo sopportare ogni cosa! Allora non potevosfidarvi a duello perché mi avreste risposto senz'altro:

«Ahuomo astutovuoi uccidermi per non sborsare il denaro che mi devidenaro chelo sai benissimoil tribunale ti costringeràpresto o tardi a pagare! Noprima vedremo come andrà a finirela causa e poi potrai sfidarmi a duello». Oraveneratissimoprincipeil processo è terminatovoi siete assicuratoquindi non possono più esserci difficoltà di sorta;vogliate dunque scendere sul terreno. Ecco come stanno le cose. Crediforse che io non abbia il diritto di vendicarmiin fin dei contiditutto quello che mi è stato fatto?

Isuoi occhi scintillavano. Lo guardai a lungo senza rispondere.


Volevopenetrare il suo intimo pensiero.


-SentiteNicola Serghejevitc- risposi infineessendomi deciso apronunciare la parola essenzialesenza la quale non avremmo maipotuto capirci. - Potete essere sincero con me ?

-Lo posso- mi rispose con fermezza.


-Ditemi dunque francamente: è soltanto un sentimento divendetta che vi spinge a sfidarloo avete qualche altro scopo?

-Vania- mi rispose- tu sai bene che non permetto a nessuno ditoccareparlandomicerti argomenti; per questa voltatuttaviafarò eccezioneperché tucon la tua perspicaciahaisubito capito che non è possibile lasciar da partequell'argomento. Sìho anche un altro scopo. Voglio salvaremia figlia perduta e toglierla dalla strada della perdizionesu cuil'hanno portata gli ultimi avvenimenti.


-Come farete a salvarla con quel duello?

-Impedendo l'attuazione di tutto ciò che si sta combinandolaggiù.


Ascoltami:non devi pensaretuttaviache in me parli la tenerezza del padre oqualche altra debolezza di quel genere. Non sono che sciocchezzequeste! Non lascio vedere a nessuno l'intimo del mio cuore. Nemmenotu lo conosci. Mia figlia mi ha abbandonatoè fuggita da casamia col suo amantee io me la strappai dal cuorela strappai unavolta per semprequella sera stessate ne ricordi? Se poi mi haivisto singhiozzare sul suo ritrattociò non vuol dire che ioabbia intenzione di perdonarla. Non la perdonai nemmeno allora.Piangevo sulla mia felicità perdutasui sogni vanima nonpiangevo su di leisu quella che è adesso. Può anchedarsi che io pianga spesso; non mi vergogno di confessarlocome nonmi vergogno di confessare che una volta amavo mia figlia piùdi ogni altra cosa al mondo. Tutto ciò è in evidentecontraddizione col desiderio che ti ho espresso riguardo al duello.Tu puoi dirmi: se è cosìse siete proprio indifferenteal destino di colei che non considerate più come vostrafigliaperché volete immischiarvi in ciò che stannocombinando laggiù? Io ti rispondo: anzitutto perché nonvoglio lasciar trionfare un uomo miserabile e crudele; in secondoluogoin virtù del più semplice senso di umanità.Se anche non è più mia figliaè sempre unessere deboleindifeso e ingannatoche stanno attirando in unatrappola per perderla del tutto. Immischiarmi direttamente nellafaccenda non possoposso però intervenire indirettamentesfidandolo a duello. Se rimarrò ucciso o anche soltanto sesarà versato il mio sangueè mai possibile che leipossa passar sopra al nostro duelloe forse anche sopra al miocadavereper andare all'altare col figlio del mio assassinocome lafiglia di quel re (ti ricordi? era scritto in un libro che tu leggevida bambino) che passò nel carro trionfale sul cadavere di suopadre? Inoltrecredo chese le cose prenderanno questa piegasescenderemo sul terrenoi principi stessi non vorranno piùsaperne di questo matrimonio. Per dirla in brevequel matrimonio nondeve avvenirevoglio che non avvengae farò ogni sforzo perimpedire che si faccia. Mi capisci ora?

-No! Se volete bene a Natasciacome potete prendere la decisioned'impedire che si faccia quel matrimoniocioè proprio l'unicacosa che potrebbe riabilitarla agli occhi di tutti? Ha ancora moltianni da vivere nel mondoe ha bisogno di essere rispettata.


-Natascia dovrebbe infischiarsene di tutte le convenienze sociali:

cosìdovrebbe pensarla! Deve comprendere che il più gran disonoreper lei consiste appunto in quel matrimonionel legame con quellagente vigliaccacon quel mondo corrotto e misero. Un nobileorgoglioecco la sua risposta al mondo! Allora può darsi cheio consenta anche a tenderle la manoe guaialloraa colui cheosasse offendere mia figlia!

Unsimile idealismospinto tanto all'estremomi meravigliòfortemente. Ma compresi subito che il vecchio era fuori di sée che parlava in preda all'esaltazione.


-Il vostro modo di vedere le cose è troppo idealistico- glirisposi- e quindi crudele. Esigete da parte di Natascia una forzache non le avete data mettendola al mondo. Forse che consente a quelmatrimonio perché vuol essere una principessa? No! Lei ama! Citroviamo di fronte a una passioneal fato! Inoltrechiedete a leiil disprezzo dell'opinione del mondomentreda parte vostraviprosternate innanzi a esso. Il principe vi ha offesoha sospettatoin voi la bassa intenzione di volere imparentarviper mezzo di uningannocon la sua casa principescae perciò ora ragionatecosì: se lei stessa respingesse ora la loro formale propostadi matrimoniociò sarebbe senza dubbio la migliore e piùchiara confutazione della calunnia. Ecco quello che bramate; viinchinate davanti all'opinione del principe; desiderate ardentementeche egli confessi il proprio errore. Vorreste deriderlovendicarvidi luie per farlosacrificate la felicità di vostra figlia.Non è forse la prova del vostro egoismoquesta?

Ilvecchio rimaneva sedutocupo e accigliatoe stette a lungo senzanulla rispondere.


-Sei ingiusto con meVania- disse infinee una lacrima gli brillòsulle ciglia. - Ti giuro che sei ingiusto: ma non ne parliamo più.Non posso farti vedere il mio cuore- continuò poi alzandosie prendendo il cappello. - Ti dirò una cosa sola: or ora haiaccennato alla felicità di mia figlia. Ioinvecenon possoassolutamente e decisamente credere a questa felicitàtantopiù cheanche senza il mio interventocredo che quelmatrimonio non potrà mai avere luogo.


-Come? Perché pensate così? Sapete forse qualche cosa? -domandai incuriosito.


-Nonon so nulla di speciale. Ma quella maledetta volpe non avrebbemai potuto decidersi a un atto simile. Non sono che imbrogli esotterfugi. Ne sono persuasoericordati le mie paroletuttoavverrà come dico io. E poidovesse pure aver luogo quelmatrimonio (che potrebbe effettuarsi solo nel caso in cui quelmiserabile avesse dei calcoli proprispecialimisteriosiche nonriesco a capirema che senza dubbio gli risulterebbero comodi)giudica tuinterrogando il tuo cuorese un simile matrimoniopotrebbe darle la felicità.


Rimproveriumiliazioniecco ciò che può aspettarsi; essere lacompagna di un ragazzacciocui già fin d'ora l'amore di lei èdi pesoe chesubito dopo il matrimoniocomincerebbe a toglierlela propria stimaa offenderlaa umiliarlamentreal tempo stessoda parte di Natasciala passione aumenterebbedando luogo a scenedi gelosiaa infinite sofferenzea un vero inferno; poi ildivorziofors'anche un delitto... noVania! Se state tutticombinando quel matrimonioe se tu ci dai manoricordatite lopredìcoche dovrai risponderne al Signorema allora saràtroppo tardi! Addio!

Lofermai.


-AscoltateNicola Serghejevitc; facciamo così: attendiamo.State pur certo che non un solo paio d'occhi vigila attentamente sututto quello che avviene laggiùe può darsi che lamigliore soluzione venga da sésenza che sia necessariointervenirericorrendo a misure violente e artificiosecomesarebbeper esempioun duello. Il tempo è il miglior medico!Inoltrepermettete che vi dica che il vostro progetto èassolutamente inattuabile. Come potete supporrenon fosse che per unmomentoche il principe accetti la vostra sfida?

-E perché mai non dovrebbe accettarla? Che diamine dici?Ritorna un po' in te!

-Vi giuro che non l'accetterebbecredetemi pureche troverebbesempre un pretesto plausibile per rifiutare. Lo farebbedandosiun'aria di grande importanzacon molto sussiegoe voi rimarrestecol danno e con le beffe...


-Per caritàmio caroper carità! Mi hai propriosbalordito con le tue parole! Come potrebbe non accettare? NoVaniatu sei un poetanient'altro che un poetaproprio un poeta! Sarebbedunquea tuo pareredegradante battersi con me? Non sono peggioredi lui. Sono un vecchioun padre oltraggiato; tu sei uno scrittorerussoquindi anche tu una persona degna di stima; puoi dunqueperfettamente fare la parte di padrino e... e... non capisco che cosavorresti ancora...


-Lo vedrete voi stesso. Tirerà fuori certi pretesti che vicostringeranno a rinunciaree per primoa quel duello.


-Uhm! benissimoamico mioammettiamo pure che sia come dici tu.


Aspetteròma fino a un certo limitesi capisce. Vedremo che cosa ci porteràil tempo. Ma ecco amico miodammi la tua parola d'onore che nélà né ad Anna Andrejevna farai parola della nostraconversazione.


-Ve la dò.


-Un'altra cosa ancora: fammi il piacereVaniadi non tornare mai piùsu questo argomento.


-Va benevi dò la mia parola d'onore anche per questo.


-E adessoancora una preghiera; capiscocaro mioche non c'ènulla di divertente per te in casa nostrama ti pregonondimenodivenire da noi; e più spesso che ti sarà possibile. Lamia povera Anna Andrejevna ti vuole tanto bene e... e... si annoiatanto senza di te... tu mi capisciVania?

Emi strinse fortemente la mano. Io gli promisi di tutto cuore quantodesiderava.


-E oraVaniaun'ultima domandamolto più delicata: haidenaro?

-Denaro? - ripetei stupito.


-Sì- il vecchio arrossì e abbassò gli occhi; -vedocarissimoil tuo appartamento... conosco le tue condizioni...e quando penso chespecialmente adessopotresti avere anche altrespese da farequalche spesa straordinaria... eccoVaniacentocinquanta rubli... per le prime necessità...


-Centocinquanta rubli eper giuntaper le prime necessitàproprio adesso che avete perso la causa!

-Vaniacome vedotu non mi capisci affatto! Potrebbero presentarsibisogni straordinaricapiscilo! In certi casiil denaro aiuta acrearsi una posizione indipendentea poter prendere una decisioneindipendente. Può darsi cheper il momentotu non ne abbianemmeno bisognoma chi può sapere sein seguitonon tioccorra una certa somma? A ogni modoquesto denaro lo lascio a te.E' tutto quello che ho potuto mettere assieme. Se non avrai occasionedi spenderlome lo restituirai. Ed oraaddio! Ma come sei pallido!Sei proprio malato...


Presiil denaro senza nulla obiettare. La ragione per cui me lo lasciavaera fin troppo evidente.


-Stento a reggermi in piedi- gli risposi.


-Non devi trascurare il tuo malessereVania; crediminon devitrascurarlo! Non uscire piùoggi. Dirò ad AnnaAndrejevna in che stato ti ho trovato. Non sarebbe bene chiamare unmedico? Domani verrò a trovarti; almenofarò ilpossibile per venirese purea mia voltasarò in grado direggermi. E adessofaresti bene a metterti a letto... Beh! addio.Addiobambina!... mi ha voltato le spalle!

Sentiamico mioeccoti altri cinque rubli per la ragazza. Non devi peròdirle che te li ho dati io; spendili semplicemente per comprarequalche cosa per lei; un paio di scarpineper esempioo un po' dibiancheria... per qualche suo bisognoinsomma! Addioamico mio...


L'accompagnaifino al portone. Dovevo pregare il portinaio che andasse in trattoriaa prendermi da mangiare. Elena non aveva ancora pranzato.




CAPITOLO11


Appenarientratoperòebbi un forte capogiro e caddi in mezzo allacamera. Ricordo soltanto il grido che sfuggì a Elena: ellabatté una mano contro l'altra e si slanciò persostenermi. Non percepii più altro...


Ritornaiin me che ero già coricato. Elena mi raccontò inseguito cheinsieme col portinaiosalito a portarmi da mangiaremiaveva trasportato sul mio divano. Mi ero svegliato ripetute volteesempre avevo notatochino sopra di meil visino di Elenatuttopremura e compassione. Me ne ricordo come fosse stato un sognocomel'avessi vista attraverso un velo di nebbia; la cara immagine dellapovera bambina mi appariva in mezzo ai sognicome un visionecomela figura di un quadro; mi porgeva da beremi riassettava il lettooppure rimaneva semplicemente seduta accanto a metriste e spauritalisciandomi i capelli con la sua manina. Ricordo di aver avutoa uncerto puntola sensazione di un bacio sul viso. Un'altra voltaessendo tornato in medi piena nottenotaialla luce di unacandela che ardeva accanto a me sul comodinoavvicinato al divanoche Elena dormiva di un sonno leggerocon la testina appoggiata almio cuscino; aveva le labbra pallide e semi apertee la manina leriposava contro la guancia calda.


Tornaicompletamente in me solo verso mattina. La candela era bruciata finoin fondo; un roseo raggio dell'alba nascente infiorava la parete.


Elenasedeva su una sediapresso la tavolae tenendo la testolina stancachina sul braccio sinistroappoggiato sulla tavoladormiva di unsonno profondo; ricordo che rimasi a lungo ad ammirarne il visinoinfantilepienoanche nel sonnod'una tristezza che non s'addicevaaffatto alla sua etàe d'una strana bellezza da malata; erapallidale sue lunghe ciglia gettavano un'ombra fitta sulle guancemagrei capellinerissimi e foltilegati in un grosso nodolecadevano da una parte. L'altra sua manina riposava sul mio guanciale.Baciai piano piano quella manina scarnain modo che la piccina nonsi destassema mi parve che un lieve sorriso le sfiorasse la boccapallida. La guardai a lungopoi mi addormentai d'un sonno calmo eristoratore.


Questavolta dormii fin quasi a mezzogiornoe al risveglio mi sentiipressoché guarito. Solo una grande debolezza e una stanchezzain tutte le membra testimoniavano che ero stato malato. Giàaltre voltenel passatoero andato soggetto a forti accessi nervosidi breve duratasimili a quello che mi aveva atterrato il giornoprimae ne conoscevo bene lo svolgimento. Di solitol'attaccopassava quasi completamente in ventiquattr'oreil che non gliimpediva di agiredurante quelle ventiquattr'orecon una violenzacrudele.


Eraquasi mezzogiorno. La prima cosa che vidi fu la tendache avevocomprata il giorno primatesa su una corda in un angolo dellacamera.


Elenasi era in tal modo creato un cantuccio tutto suo. Adesso sedevadavanti alla stufaoccupata a far bollire l'acqua nella teiera.


Essendosiaccorta che ero destoebbe un festoso sorriso e mi si avvicinòsubito.


-Figliola mia- dissi prendendole la mano- hai fatto l'infermieratutta notte. Non ti credevo così buona.


-Come potete sapere se ho o non ho fatto l'infermiera? Non potreiinvecenon aver fatto altro che dormire? - mi domandòguardandomi con benevola e timida maliziamentreal tempo stessoarrossiva.


-Mi sono svegliato parecchie volte e ho visto tutto. Ti seiaddormentata soltanto verso l'alba...


-Volete il tè? - domandòinterrompendomiquasiprovasse un certo impaccio a continuare quel discorsocome spessosuccede ai cuori puri e leali quando si sentono fare elogi proprio infaccia.


-Dammelo- le risposi. - Ma tuhai pranzato ieri?

-Non ho pranzatoma ho cenato. Mi ha portato da mangiare ilportinaio. Ma voinon dovete parlare; rimanete tranquillo ecoricato; non siete ancora del tutto guarito- aggiunseservendomiil tè e sedendosi sul mio letto.


-Sìposso proprio rimanere coricato! Starò qui fino altramontodel restoma poi dovrò uscire. Ho assolutamentebisogno di uscireLenotcka.


-Proprio assolutamente? Da chi andrete? Forse da quel vecchio che èstato qui ieri?

-Nonon da lui.


-Fate bene a non andare da quello. E' stato lui ad agitarviieri.


Andreteallorada sua figlia?

-Come fai a sapere di sua figlia?

-Ho udito tuttoieri- mi rispose abbassando la testa.


Ilviso le si rannuvolò. Aggrottò le sopracciglia.


-E' un vecchio cattivoquello! - aggiunse.


-Lo conosciforse? Anziè un uomo molto buono.


-Nonoè cattivo; ho udito quello che ha detto- ribattéElena con calore.


-Ma che hai sentito?

-Non vuol perdonare a sua figlia...


-Peròle vuol bene. Lei è colpevole verso di luienondimeno egli si preoccupa di leisoffre per lei.


-E alloraperché non vuol perdonarle? Adessoanzianche selui le perdonassesua figlia farebbe bene a non tornare piùda lui.


-In che modo? Perché?

-Perché non è degno dell'amore di sua figlia- risposeElena con calore. - Farebbe meglio a lasciarlo per sempread andarea chiedere l'elemosinadi modo che egli veda sua figlia diventatauna mendicante e ne abbia gran pena.


Gliocchi le brillavanole guance le avvampavano. «Deve averequalche ragione per parlare così»pensai.


-Volevate mandarmi in casa di quel vecchioforse? - aggiunsedopo unmomento di silenzio.


-SìElena.


-Nopreferisco andare a fare la donna di servizio- Ohcome non èbello tutto ciò che vai dicendoLenotcka! E che sciocchezzedici! Da chi andresti? E che razza di donna di servizio saresti mai?

-Andrei in casa di qualche contadino- rispose sempre piùinnervosita e abbassando la testa.


Evidentementeera molto impulsiva.


-Ma nessun contadino ha bisogno di una fantesca come te- feci iosorridendo.


-Allora andrò in casa di signori.


-E credi che potresti stare in casa di signori con questo tuocarattere?

-Sìcol mio carattere!

Piùs'irritavapiù rispondeva a monosillabi.


-Ma non resisteresti di certo!

-Sì che resisterei. Se mi sgridanostarò zitta apposta.Se mi battonocontinuerò a taceresempre a tacere; mibattanomi picchino purenon piangerò mai. E loro siarrabbieranno ancora di piùvedendo che non riescono a farmipiangere.


-Che diciElena? Quanto rancore c'è in tee quanto seiorgogliosa!

Sivede che hai sofferto molto.


Mialzai e mi avvicinai alla mia grande tavola. Elena rimase sul divanopensosacon gli occhi a terraspiegazzando la frangia del divanotra le ditae continuando a tacere.


«Orasarà arrabbiata con me»pensai.


Standopresso la tavolaaprii macchinalmente i libri che avevo portato conme dall'editore per compilare l'articolo richiestomie a poco pocoquei libri destarono il mio interessetanto che mi sprofondai nellaloro lettura. Mi capita spesso di far così; mi avvicino allatavola per consultare un libroe invece di limitarmi a quellaconsultazionemi metto a leggerlodimenticando tutto il resto.


-Che cosa scrivete sempre ? - mi domandò Elenaavvicinandosialla tavola con un timido sorriso.


-CoseLenotckadiverse cose. Sono pagato per questo.


-Sono domande?

-No non sono domande.


Lespiegaicome potei meglioche scrivevo la storia delle piùsvariate personecreando così romanzi e novelle. Mi ascoltavapiena di curiosità.


-Raccontate sempre cose vere nei vostri libri?

-Nole invento.


-Ma perché scrivete cose non vere?

-Eccovedi questo libro? L'hai già guardato una volta. Ebbeneadesso leggiloSai leggerevero?

-Sì.


-Così vedrai. L'ho scritto io questo libro.


-Voi? Lo leggerò!

Evidentementeaveva gran voglia di dirmi qualche cosa ancorama era visibilmenteimbarazzata e in preda a una forte agitazione. Le sue domandedovevano certo nascondere qualche cosa.


-Vi pagano molto per i vostri libri? -mi domandò infine.


-Secondo. Qualche volta pagano anche moltoqualche volta non guadagnonullaperché il lavoro non riesce. E' un lavoro moltodifficileLenotcka.


-Non siete riccodunque?

-Nonon sono ricco.


-Allora lavorerò io e vi aiuterò...


Migettò un rapido sguardoavvampò in visoabbassògli occhiefatti due passi verso di memi abbracciò a untrattonascondendo il visino sul mio petto e stringendosi fortementea me.


Iola guardavo stupito.


-Vi voglio bene... non sono orgogliosa- disse infine. - Ieri avetedetto che sono orgogliosa. Nono... non lo sono... vi voglio bene.Eall'infuori di voinon c'è nessuno che voglia bene a me.


Lelacrime la soffocavano. Un momento dopo le eruppero dal petto con lastessa violenza del giorno prima durante la mia crisi nervosa. Silasciò cadere in ginocchiobaciandomi le mani e i piedi...


-Voi mi volete bene! - ripeteva; - soltanto voi mi volete bene!

Mistringeva spasmodicamente le ginocchia tra le piccole braccia.


Tuttoil sentimento racchiuso da tanto tempo nel suo cuore proruppe dicolpo in uno slancio irrefrenabilee io compresi allora quellastrana ostinazione di un cuore che rimane castamente chiuso quantopiù è possibilecon tanto maggiore rigidezzaquantopiù forte è il desiderio di sfogarsifinoall'inevitabile slancioin cui tutto l'essere si abbandonadimenticando se stessoa quella necessità di amareaespansioni di gratitudinea carezze e a lacrime...


Singhiozzavacon tale forzache il suo pianto si tramutò in un vero eproprio attacco isterico. Riuscii a stento a slacciare le suebracciacon le quali mi stringeva le ginocchia. La sollevai e laportai sul divano. Continuò a singhiozzare a lungocol visonascosto tra i guancialicome vergognandosi di guardarmitenendoperò la mia mano stretta nelle sue piccole manine epremendosela al cuore.


Apoco a poco si calmòsenza però voler rialzare il visoe farmelo vedere. Un paio di volte il suo sguardo sfiorò ilmio visoe io vi lessi un'infinita dolcezzae ancora quelsentimento di timore che l'obbligava a nascondersi. Infine arrossìe mi sorrise.


-Ti senti meglio? - le domandai. - Mia sensibile Lenotckamia carafigliola malata!

-Non Lenotckano... - sussurrònascondendo ancora il visino.


-Non Lenotcka? Come dunque?

-Nelly.


-Nelly? Perché assolutamente "Nelly"? E' un graziosodiminutivoperò; va beneti chiamerò cosìseti fa piacere.


-Così mi chiamava la mamma..E nessunooltre leimi ha maichiamata con quel nome... Io stessa non ho mai voluto che qualcuno michiamasse cosìall'infuori della mamma... Ma voichiamatemipure così! ... Vi vorrò sempresempre bene.


«Cuoricinotenero e orgoglioso»pensai«quanto tempo ho dovutoaspettare per meritare che tu diventassi per me... Nelly».


Ormaiperòsapevo che il suo cuore mi apparteneva per l'eternità.


-Senti Nelly- le dissi non appena si fu calmata. - Tu dici chenessunooltre la mammati ha mai voluto bene. Possibile che tuononno non ti volesse bene?

-Nonon mi voleva bene.


-Eppure hai piantoquando hai saputo che era mortoquisulla scalati ricordi?

-Nonon mi voleva bene... Era un uomo cattivo...


Ilsuo visino assunse un'espressione di dolore.


-Ma non si poteva pretendere nulla da luiNelly. Pareva che avesseassolutamente perso il lume della ragione. Morì come un pazzo.Ti ho pur raccontato come è morto!

-Sìma s'era ridotto in quello stato soltanto nell'ultimomese.


Talvoltarimaneva qui seduto per tutto il giorno enon fosse stato per meche venivo a trovarlosarebbe rimasto così anche per due otre giorni consecutivi; senza bere e senza mangiare. Prima stavamolto meglio.


-Prima di che cosa ?

-Prima che morisse la mamma.


-EridunquetuNellyche gli portavi da mangiare e da bere?

-Sìglielo portavo io!

-Dove lo prendevi? Dalla Bubnova?

-Nonon ho mai preso nulla dalla Bubnova- disse accentuando leparolee con voce che le tremava.


-Ma dove lo prendeviallora? Tu non avevi nullaveroNelly?

Nellytacque e impallidì estremamente; poi mi guardò fissoalungo.


-Andavo in strada a mendicare... Quando avevo raggranellato cinquecopechegli compravo pane e tabacco da fiuto....


-E lui lo permetteva? AhNelly! Nelly!

-Le prime volte non gli dissi nulla. Dopoperòvenne asaperlo ugualmente e cominciò a mandarmi lui stesso a chiederel'elemosina. Mi mettevo sul pontetendendo la mano ai passantiedegli camminava su e giù presso il ponte e aspettava; quandovedeva che qualcuno mi dava una copecami si avvicinava rapidamentee mi toglieva il denaro; come se io volessi nasconderglielocome senon fosse per lui che mendicavo!

Ciòdicendosorrise con aspro e amaro sorriso.


-Tutto ciò avvenne dopo la morte della mamma- aggiunse poi; -era diventato assolutamente pazzo.


-Ciò significa che voleva molto bene alla tua mammina; perchédunquenon abitavate insieme?

-Nonon le voleva affatto bene... Era un uomo cattivoche non volevaperdonarle... come quel cattivo vecchio di ieri- disse a mezzavocequasi sussurrando e impallidendo sempre più.


Iosussultai. La trama di tutto un romanzo balenò nella miamente.


Quellapovera donna che moriva nel sottosuolo del fabbricante di baresuafigliala povera orfanella recantesi di tanto in tanto a trovare ilnonno che aveva maledetto sua madre; il vecchio bizzarro e mezzopazzoche moriva in una pasticceria dopo la morte del suo cane!...


-Asorka apparteneva prima alla mamma- disse a un tratto Nellysorridendo al ricordo. - Il nonno aveva prima voluto molto bene allamammae quando la mamma l'abbandonògli rimase il cane dilei. Per questo era tanto affezionato ad Asorka... Non volleperdonare alla mammama quando il cane morìmorìanche lui- aggiunse con voce severae il sorriso le scomparve dalviso.


-Nellyche cos'eraprimatuo nonno? - domandaidopo aver atteso unpoco.


-Era stato un uomo molto ricco... Non so con precisione che cosafosse- mi rispose; - aveva una fabbrica... Così mi disse lamamma.


Inprincipio mi considerava troppo piccina e non mi spiegava nulla.


Nonfaceva che baciarmi e ripetere: «Saprai tuttoverrà ilmomento e saprai tuttopoverina miabambina mia infelice!».Mi diceva sempre:

«Poverinae infelice». E talvoltadi nottepensando che dormissi (ionon dormivo affattoma fingevo di dormire)mi copriva di baci epiangevae ripeteva ancora: «Poverainfelice!».


-Di che è morta tua madre?

-Di tisisono ora sei settimane.


-Ti ricordi del tempo in cui tuo nonno era ricco?

-In quel tempo non ero ancora nata. La mamma abbandonò il nonnoprima che nascessi io.


-Con chi era andata via di casa tua madre?

-Non lo so- rispose Nelly piano. - Era andata all'esteroe làsono nata io.


-All'estero? Dove?

-In Svizzera. Sono stata dappertutto; anche in Italia sono statae aParigi pure.


Mimeravigliai.


-Ti ricordi di quei paesiNelly?

-Mi ricordo di molti luoghi.


-E come maialloraparli così bene il russo?

-Me lo ha insegnato la mammafin da quando eravamo ancora all'estero.Era russa leiperché sua madre era russa; il nonnoinveceera inglese di nascitama anche lui era come un russo.


Quandoinvecetornammoun anno e sei mesi or sonoimparai perfettamentela lingua. La mamma era già malata. E cademmo sempre piùnella miseria. La mamma continuava a piangere... Aveva cercato alungo il nonnosempre continuando a piangere e a dire che eracolpevole dinanzi a lui... Piangevapiangeva senza smettere! Equando seppe che anche il nonno era caduto in miseriapianse ancoradi più. Gli scriveva spesso delle letterema lui nonrispondeva mai.


-Perché ritornò qui tua madre? Soltanto per ritrovare ilnonno?

-Non lo so. All'esteroinvecevivevamo così bene! - gli occhidi Nelly brillarono. - La mamma viveva da sola con me. Aveva unamicobuono come voi... L'aveva conosciuto prima di andar via. Mamorìe allora la mamma tornò a Pietroburgo...


-Era dunque partita con luiabbandonando il nonno?

-Nonon con lui. La mamma era andata via con un altrochel'abbandonò.


-Con chi dunqueNelly?

Nellymi guardò e non rispose nulla. Evidentemente sapeva con chiera fuggita sua madrechi era l'uomochecon tutta probabilitàera suo padrema le riusciva penoso dirne il nomeanche a me...


Nonvolevo tormentarla con le mie domande. Era un carattere stranonervosoardentema sapeva vincere i propri slanci; un caratteresimpaticoma chiuso nell'orgoglio e nell'inaccessibilità. Intutto il tempo che io la conobbiellapur amandomi con tutto ilcuorecon un sentimento puro e limpidoquasi al pari della suadefunta madredi cui non poteva ricordarsi senza soffriresiconfidò con me molto di rado; se si esclude quel giornosentìmolto di rado la necessità di parlare con me del suo passato;il più delle voltesi chiudeva anzi in una sua particolarerigidezza.


Quelgiornoperòper alcune oretra singhiozzi spasmodici esofferenze che interrompevano la narrazionemi raccontò tuttociò che più la tormentava e l'agitava nei suoi ricordie non potrò mai dimenticare quel terribile racconto. Ma la suastoria più importante venne in seguito.


Erauna storia terribile; la storia di una donna abbandonatache avevasopravvissuto alla propria felicità; di una donna malatasfinitaabbandonata da tuttirespinta dall'unico essere su cuiavrebbe potuto contareda suo padreoffeso da lei un tempoe che asua volta aveva perso il lume della ragione per le atroci sofferenzee umiliazioni che aveva dovuto sopportare. Era la storia di una donnagiunta alla disperazioneche andava con la sua figliolasempre dalei considerata piccola bimbasulle strade fredde e sporche diPietroburgochiedendo ai passanti l'elemosina; di una donna cheinseguitoaveva agonizzato per mesi e mesi in un umido sotterraneoalla quale il padre aveva rifiutato il perdono fino all'ultimoistante di vita. Solo in quell'estremo momento egli si era ravvedutoed era corso da lei per significarle il proprio perdonoma non avevatrovato che un cadavere freddo e irrigidito al posto di colei cheaveva amato più di tutto al mondo.


Erauno strano racconto di rapporti misteriosiquasi incomprensibilitra il vecchio mentecatto e la sua nipotina che già lo capivache già capiva tante cosenonostante la giovane etàcose cheal solitoaltri non capiscono nemmeno in lunghi anni d'unavita calma e priva di disgrazie. Era una tetra storiauna di quellestorie oscure e tormentoseche si svolgono spesso in modo quasimisterioso e nascosto sotto il pesante cielo di Pietroburgoneitenebrosi e sperduti cantucci dell'immensa cittàin mezzoalla folle agitazione della vitaall'ottuso egoismoagli interessiche si cozzano uno contro l'altro in un ambiente di tetradissoluzionedi delitti nascostiin un inferno in cui si agita ebolle una vita anormale e insensata.


Maquesta storia viene in seguito.




PARTETERZA



CAPITOLO1


Ilcrepuscolo era caduto da tempo; venne la serae soltanto alloratornai in me dall'incubo spaventoso e mi ricordai della realtà.


-Nelly- dissi- ora tu stai malesei disfatta e io debbo lasciartisolaagitatapiangente. Amica mia! Perdonamie sappi che sitrattaquidi un altro essere amato e non perdonato. Mi aspetta.


Eanch'iodopo il tuo raccontomi sento attratto verso di leitantoche non posso resistere al desiderio di vederla subitoin questostesso momento!

Nonso se Nelly capisse o no tutto ciò che le dissi. Ero moltoagitato per il racconto che mi aveva fattocome pure a motivo dellamia malattia; corsi da Natascia. Era già molto tardile ottopassatequando entrai da lei.


Giùin stradadavanti al portone della casa in cui abitava Natascianotai una vettura privatache mi parve quella del principe.L'entrata dell'appartamento di Natascia era nel cortile. Non appenami trovai per le scale udii sopra di meun pianerottolo piùsùi passi di un uomoevidentemente poco pratico del luogo.Pensai che dovesse essere il principema presto dovetti cambiareidea. Lo sconosciutocontinuando a salirebrontolava e maledicevale scalesempre più energicamentevia via che saliva. Certola scala era strettasudiciaripida e non illuminata; ma lebestemmie che udii cominciando dal terzo pianerottolonon potevanoin nessun modo essere attribuite al principe: l'uomo che salivabestemmiava come un carrettiere.


Cominciandodal secondo pianoperòsi cominciava a vederci un pocogiacché alla porta di Natascia era accesa una piccolalanterna.


Raggiunsilo sconosciuto proprio vicino a quella portae giudicate qualedovette essere il mio stuporequando riconobbi in lui il principe. Aquanto mi parvequell'incontro improvviso gli riuscìoltremodo sgradito. A tutta primaparve non mi riconoscesse; poi ilsuo viso si trasformò di colpo. Il suo primo sguardo carico dirabbia e di odio si fece a un tratto affabile e allegroe fingendodi essere oltremodo contentomi tese ambo le mani.


-Ahsiete voi? E dire che stavo proprio per inginocchiarmi erivolgere una preghiera a Dio implorando che mi salvasse la vita.


Avetesentito come bestemmiavo?

Erise nel modo più bonario. A un trattoperòil suoviso tradì una seria preoccupazione.


-E Alioscia ha potuto collocare Natalia Nicolajevna in un appartamentosimile! - disse scuotendo la testa. - Eccosono appunto le cose comequestele cosiddette «inezie»che dipingono l'uomo.


Temoper lui. Il suo cuore è buono e lealema eccovi qui unesempio di quello che è: ama smoderatamente una donnae le faabitare un canile simile. Ho sentito dire che ci sono stati giorni incui le è mancato il pane- aggiunse pianocercando ilcampanello. - Quando penso al suo avveniree specialmenteall'avvenire di «Anna» Nicolajevnaquando saràsua mogliecredetemimi gira la testa.


Pronunciandoil nome della sposaerainavvertitamentecaduto in un equivocoeoracon palese dispettoandava cercando a tastoni il campanellosenza per altro trovarlogiacché non esisteva.


Iomossi la maniglia della porta e Mavra ci aprì subitodandosiattorno per riceverci del suo meglio. Nella cucinaseparata dallapiccolissima anticamera da un basso tramezzo di legnosi scorgevanoattraverso la porta apertastrani preparativi: tutto era pulito especchiante come non mai; la stufa era accesa e sulla tavola facevabella mostra un servizio nuovo. Tutto denotava che eravamo attesi.


Mavrasi precipitò a toglierci i soprabiti.


-Alioscia è qui? - le domandai.


-Non è più tornato- mi rispose pianocon ariamisteriosa.


Entrammoda Natascia. Nella sua camera non si notava alcun preparativospeciale; tutto era come le altre volte. Del restoquella sua cameraera sempre così lindacosì ordinatache non eraproprio necessaria alcuna cura speciale. Natascia ci venne incontrofin sulla porta.


Rimasicolpito dalla magrezza e dallo straordinario pallore del suo visocolorito un attimo da una vampa di rossore che le infiammò leguance smorte. Aveva lo sguardo febbrile. Silenziosamentee congesto frettolosotese la mano al principeconfusa e persino un po'smarrita. A meinvecenon gettò nemmeno uno sguardo. Rimasiin attesa senza dir nulla- Eccomidunque! - cominciò ilprincipe in tono amichevole ed allegro. - Sono tornato appena daalcune ore. In tutti questi giorninon mi siete uscita un attimodalla mente (e le baciò teneramente la mano); e quantequantecose ho pensato di voi! Quanto ho da dirvida comunicarvi... Beh!adesso il tempo di parlare non mi mancherà!

Anzituttoil mio scavezzacollochecome vedonon è ancora giunto...


-Permetteteprincipe- lo interruppe Natasciaarrossendo econfondendosi- devo assolutamente dire due parole a Ivan Petrovitc.


Vaniavieni con me: ho da dirti due parole...


Miprese per una mano e mi condusse dietro il paravento.


-Vania- sussurròtrascinandomi nell'angolo più scuro:- vorrai ancora perdonarmi?

-Che dici maiNatascia?

-NonoVania; mi hai già perdonato troppe cose e troppo difrequente: ogni pazienza ha un limite. So che non cesserai mai divolermi benema puoi giudicarmi ingrataperché ieri e ieril'altro sono stata veramente ingratacattivaegoista verso di te.


Scoppiòimprovvisamente a piangere e premette il viso contro la mia spalla.


-Non agitartiNatascia- mi affrettai a rassicurarla. - Mi sonosentito male tutta notte; anche adesso le gambe mi reggono a stento;per questo non sono venuto da te ieri sera né questa mattina;tu hai credutoinveceche mi fossi offeso. Credi forseamica miache io non sappia quel che succede adesso nel tuo cuore?

-Benissimo... Questo significa che mi hai perdonatacome sempre-fece leisorridendo attraverso le lacrime e stringendomi la manofino a farmi male. - Il resto a più tardi. Ho molte cose dadirtiVania.


Edoraandiamo da lui...


-Sìsìandiamoci subitoNatascia; l'hai lasciato cosìbruscamente!

...


-Vedraivedrai che cosa accadrà questa sera! - mi sussurròin fretta. - Ora so tuttoho capito tutto. Il solo colpevole èlui.


Questasera si decideranno molte cose. Andiamo!

Noncapii che cosa intendesse direma non c'era più tempo perdomandarglielo. Natascia si ripresentò al principe con visosereno.


Egliera tuttora in piedicol cappello in mano. Natascia gli presentògentilmente le proprie scusegli tolse il cappellogli avvicinòuna sediae tutti e tre ci sedemmo intorno alla tavola.


-Avevo incominciato a parlare del mio scavezzacollo - continuòil principe; - lo vidi solo per un momentoin stradamentre montavain carrozza per recarsi dalla contessa Zinaida Teodorovna. Avevamolta fretta e non si degnò nemmeno di smontare di carrozza erientrare in casa con me per scambiare qualche parolae ciòdopo quattro giorni di assenza. Credo poi che sia colpa mia se non èancora qui: non potendo recarmi io dalla contessa in giornatahoincaricato lui d'una commissione. Speroa ogni modoche non tarderàmolto.


-Vi ha davvero promesso di venire quistasera? - domandòNatasciaguardando il principe con aria di grande semplicità.


-Ahsanto Dio! mancherebbe proprio che non venisse! La vostra domandami sembra quanto mai curiosa! - esclamò l'interpellatoguardandola stupito. - Del restocapisco: siete irritata contro dilui. Infattinon è affatto belloda parte suagiungere quipiù tardi degli altri. Ma ripeto: la colpa è tutta mia.Non prendetevela con lui. E' un frivolissimo scavezzacollo. Io noncerco di difenderloma certe circostanze speciali esigono che nonabbandoniper orala casa della contessache nemmeno trascurialtre sue relazioni nel mondo; è necessarioanziche vifaccia visite molto frequenti.


Siccomepoisenza dubbionon esce più da casa vostra e hadimenticatoper rimanere con voiogni cosavi prego di nonavervene a male se ve lo toglierò per circa due ore al giornodandogli qualche incarico. Sono persuaso chedall'ultima sera che cisiamo visti quinon è più tornato dalla principessaA.e mi spiace di non avere avuto tempo di chiederglielo.


GuardaiNatascia. Ascoltava il principe con un leggero sorriso ironico sullelabbra. Ma parlava in modo così semplicecosì naturalequell'uomo!... Pareva impossibile sospettare di lui.


-E non sapete proprio che in tutti questi giorni non è maivenuto neppure una sola volta da me? - domandò Natasciaconvoce calma e sommessacome se dicesse cosa di nessuna importanza perlei.


-Come? Non è venuto da voi neanche una volta? Scusate! che ditemai?

-esclamò il principeevidentemente molto stupito.


-Voi siete stato da me martedìalla seratardi; la mattinadopoegli venne qui per un momentonon rimase più dimezz'ora; poi non l'ho più rivisto.


-Ma è incredibile! - (il suo stupore sembrava aumentato da unmomento all'altro). - Credevo invece che non uscisse più dacasa vostra.


Scusatemi!è talmente strano... quasi incredibile quello che dite!...


-Eppure è così! Che peccato! E dire che vi aspettavoproprio con la speranza di sapere da voi dove sia mai!

-Ahsanto Dio! Ma sarà subito qui! Confesso che ciò chemi avete detto mi ha sbalordito a tal puntoche... vi assicuromipotevo aspettare qualunque cosa da parte suama questo... questo!...


-Quanto vi stupite! Ioinvececredevo che non vi sareste stupitoaffatto; credevo anzi che vi aspettaste che dovesse accadere propriocosì.


-Io... mi aspettavo?... Io? Ma vi assicuroNatalia Nicolajevnacheoggi non l'ho visto che per un solo momentoe che non l'hointerrogato su nulla; trovo invece molto strano che voi non micrediate- continuòguardandoci entrambi - Dio me ne scampi!- ribatté Natascia. - Sono perfettamente convinta che avetedetto la verità!

Erise di nuovoguardando proprio in faccia al principeche parve adisagio.


-Spiegatevi! - diss'egliturbato.


-Ma non c'è nulla da spiegare! Quel che dico èsemplicissimo. Sapete bene anche voi quanto sia leggero e frivolo.Ora che ha acquistato la piena libertà delle proprie azionisi è subito invaghito.


-Ma non è permesso invaghirsi fino a questo punto; cidev'essere qualche ragionee non appena sarà quilocostringerò a darci le più esplicite spiegazioni aquesto proposito. Più di tuttoperòmi meraviglia chevogliatea quanto paredare anche a me la colpa di non so chepursapendo che io non ero neppure a Pietroburgo. Del restovedoNatalia Nicolajevnache siete molto irritata contro di luie ciòè molto comprensibile. Avete ogni diritto di esserlo e...


e...certamenteil primo colpevole sono proprio ionon foss'altro cheperché mi sono trovato sotto mano; non è vero? -continuòrivolgendosi a mecon un ironico sorriso.


Natasciaavvampò.


-ScusateNatalia Nicolajevna- riprese a dire il principe con ariadignitosa- convengo che sono colpevole anch'ioma unicamente diessermene andato via da Pietroburgo il giorno dopo quello in cui viho conosciutadi modo che voigrazie a una certa sospettositàdi carattereche ho potuto notare in voiavete avuto tempo dicambiare la vostra opinione su di metanto più che fosteaiutata in ciò dalle circostanze. Se non fossi andato viamiavreste conosciuto meglio; quanto ad Aliosciapoisotto il miocontrollonon avrebbe certo commesso simili leggerezze. Sentiretevoi stessa che cosa gli dirò stasera.


-Con ciòfarete in modo che cominci a stancarsi di me. Non èpossibile che voicon la vostra intelligenzacrediate veramente cheun mezzo simile possa giovarmi.


-Volete forsecon questoinsinuare che quanto faccio lo faccio diproposito perché si stanchi di voi? Mi offendete proprioNatalia Nicolajevna!

-Con chiunque io parlirifuggo sempre il più possibile daqualunque insinuazione- rispose Natascia. - Anzicerco sempre diparlare nel modo più franco possibilee forse ne avrete laprova oggi stesso. Non ho intenzione di offendervi e non vedo perchédovrei farlo; d'altra partequalunque cosa vi dicessivoi non vioffendereste ugualmente.


Nesono certissimagiacché capisco perfettamente quali rapporticorrono tra noi; voi non potete considerarli seriamentenon èvero?

Seinvece vi avessi offeso davverosono pronta a chiedervi perdonoperusare a vostro riguardo i doveri... dell'ospitalità.


Adispetto del tono leggero e quasi scherzoso col quale Natascia avevapronunciato la frasee nonostante il sorriso che le sfiorava lelabbraio non avevo mai visto Natascia irritata fino a tal segno.


Soltantoallora mi resi conto di quanto aveva dovuto soffrire in quegli ultimitre giorni. Le sue parole enigmatichecon le quali mi avevaaffermato di sapere tutto e di avere ormai tutto indovinatomispaventarono; si riferivano direttamente al principe. Aveva cambiatoopinione a suo riguardoe lo considerava come nemico: questo eraevidente. Attribuiva senza dubbio alla di lui influenza tutti idispiaceri con Aliosciae forse aveva le prove di quanto pensava easseriva. Temevo cheda un momento all'altrodovesse scoppiare traloro una scenata. Il suo tono scherzoso era troppo apertotroppoevidente. Le ultime parole con le quali aveva affermato che ilprincipe non poteva considerare come seri i rapporti che correvanotra lorola frase con la quale gli aveva fatto le proprie scuse perdovere di ospitalitàla promessain forma di minacciadiprovargli la sera stessa di saper parlare francamentetutto erastato pronunciato in un tono così mordace e così pocomascheratoche non era possibile supporre che il principe non neavesse compreso il vero senso. Vidi la faccia di lui mutare di puntoin biancoma era un uomo che sapeva padroneggiarsie quindi finsesubito di non aver capito le parole della sua interlocutrice nel lorovero sensoecome c'era da aspettarsirispose con una facezia.


-Dio mi scampi e liberi dall'esigere le vostre scuse! - ribattéridendo. - Ero ben lontano da questa intenzionee in generale non ènelle mie abitudini pretendere scuse da una donna. Già fin dalnostro primo abboccamento vi ho dettoin partequale sia il miocarattere; spero quindi che non vi irriterete per un'osservazione chevi voglio faretanto più che si riferisce a tutte le donne ingenerale; anche voi- continuò rivolgendosi a me- sareteprobabilmente d'accordo su quanto sto per dire. Ho notatonellanatura femminilequesta caratteristica: se una donna ècolpevole di qualche cosaconsentirà piuttosto a ricompensarein seguito il torto fatto con mille carezzeche a confessareimmediatamente quel torto e a chiederne perdono.


Ancheammettendodunqueche io mi considerassi offeso da voinon vorreioracosì subito le vostre scuse; lo faccio nella sicurezzache ne sarò ricompensato megliopiù tardiquandoriconoscerete il vostro errore e vorrete cancellarlo... con millegentilezze nei miei confronti. Voiintantosiete così buonapurafresca di animosiete così sincerache il momento incui vi pentiretegià lo prevedosarà delizioso. Orapiuttostofareste meglio a dirmiinvece di fare delle scuseinqual modo potrei oggi stesso provarvi che agiscoa vostro riguardomolto più sinceramente e rettamente di quanto immaginate.


Natasciaarrossì. Anche a me era parso di notare nella risposta delprincipe il tono frivolo e leggero di uno scherzo libertino.


-Volete darmi la prova di essere con me retto e sincero? - gli domandòNatasciaguardandolo con aria di sfida.


-Ma certo!

-Se è cosìesaudite una mia preghiera.


-Ve ne dò la mia parola fin da ora.


-Ecco di che vi prego: non rimproverate Alioscia per mené conuna parola né con un'allusionené oggi nédomani. Neanche un rimprovero per il fatto di avermi dimenticata.Nessun predicozzo. Voglio riceverlo proprio come se nulla fosseaccaduto tra noidi modo che non possa accorgersi di niente. Mioccorre proprio. Potete darmi la vostra parola d'onore in questosenso?

-Col massimo piacere! - rispose il principe. - Permettetemiinoltredi aggiungere dal fondo dell'anima che in poche persone ho potutoincontrare un modo di vedere più ragionevole e piùchiaro in simili faccende... Ma eccomi pare che stia arrivandoanche Alioscia.


Inanticamerainfattisi udì un certo rumore. Natascia sussultòe parve tenersi pronta a qualche cosa. Il principe era sedutoquantomai serio in visoe aspettava gli eventifissando su Natascia unosguardo acuto. La porta si aprì e Alioscia irruppe nellastanza.




CAPITOLO2


Irruppenel vero senso della parolagiacché entrò proprio dicorsacon viso raggianteallegrocontento. Si vedeva che avevapassato allegramente e felicemente quei quattro giorni. Aveva scrittoin fronte che aveva qualche cosa da comunicarci.


-Eccomi! - annunciò ad alta voce. - Ecco colui che avrebbedovuto essere qui per primo! Ma vi spiegherò subito ogni cosatuttotutto!

Oggibabbonon abbiamo nemmeno avuto tempo di scambiare due parole tranoimentre avevo molte cose da dirti. Mi permette solo nei suoimomenti buoni di dargli del "tu"- aggiunserivolto a meinterrompendosi; - in altri momenti vi giuro che me lo proibisce! Esapete che tattica adopera? Comincia egli stesso a darmi del "voi".Da oggiperòvoglio che abbia per me sempre momenti buonieci riuscirò! In questi ultimi quattro giorniio sonocompletamente cambiatoproprio completamente cambiato; vi racconteròtutto. Ma di questopiù tardi. Quel che importa adessoèleiNatasciasempre lei! Natasciacarissimabuongiornoangelomio! - diceva Aliosciasedendole accanto e baciandole avidamente lamano; - che nostalgia ho avuto di te in questi quattro giorni! Ma chevuoi? Non ho potuto venire! Non ho avuto tempo di sbrigarmi! Miacara! Sembri un po' dimagritae come sei pallidina...


Alcolmo dell'entusiasmole copriva di baci le mani; le fissavaavidamente addosso i bellissimi occhi; pareva non potersi saziaredella sua vista. Gettai uno sguardo a Natasciae dall'espressionedel suo viso capii che avevamo lo stesso pensiero: egli eraassolutamente innocente. Ma comee in quale maniera avrebbe potutoquell'innocente essere colpevole? Le guance di Natascia si tinsero aun tratto di vivo rossorecome se tutto il sangue di cui era gonfiole fosse affluito di colpo alla testa. Gli occhi le brillarono eguardò con orgoglio il principe.


-Ma dove... dove sei stato... tutti questi giorni? - domandòcon voce trattenuta e interrotta. Respirava a faticaa intervalliinuguali.


Diocome l'amava!

-Il guaio è chedalle apparenzesi potrebbe anche credere cheio sia colpevole verso di te; ma non sono che «apparenze»!Certo che sono colpevolelo so benee sono venuto qui appunto perdirti che lo so.


Katiami ha detto ancora oggicome già ieriche una donna non ècapace di perdonare una simile noncuranza (lei sa tutto quello che èsuccesso qui da noi martedì; gliel'ho raccontato subitoilgiorno dopo). Io discussi con leidichiarandole che ciò nonera esattotrattandosi di una donna che si chiama «Natascia»di cuiin tutto il mondoesiste una sola ugualechiamata Katia; esono venuto quipersuaso di aver avuto ragione. Come potrebbe unangelo come te non perdonare? «Non è venuto? Vuol direche qualche cosa ne lo ha impedito di certoe non che non mi amipiù!»: ecco in che modo penserà sempre la miaNatascia! Come potrei non amarti più? Non è possibile!Tutto il mio cuore doleva di nostalgia per te. Nondimenosonocolpevole! Peròquando avrai saputo ogni cosami assolveraidi sicuro. Vi racconto subito ogni cosaardo dal desiderio disfogare il mio cuore con voi; sono proprio venuto per questo. Avevointenzionestamanedi passare da te per darti un bacio di sfuggita(avevo un mezzo minuto di tempo libero)ma anche in ciò nonho avuto fortunae il mio progetto fu contrariato: Katia mandòa chiamarmi per affari importantissimi.


Questoè successo ancor prima che ti vedessi mentre salivi invetturababbo; andavo anche allora da Katiaessendovi statochiamato da un altro suo biglietto. Adesso i fattorini corrono damattina a sera con biglietti da una casa all'altra. Ivan Petrovitcil vostro biglietto non l'ho avuto che questa nottee riconosco cheavete pienamente ragione in tutto quanto mi dite. Che cosa posso farecontro l'impossibilità materiale? Proprio allora pensai:«Domani sera mi discolperò di tutto» giacchéNatascianon avrei certo potuto mancare di venirti a trovare questasera.


-Di che biglietto si tratta? - domandò Natascia.


-E' venuto da meesi capiscenon mi ha trovato a casa; allora milasciò un biglietto in cui mi rimprovera aspramente d'esserestato tanti giorni senza venire da te. Questo è successo ieri.


Natasciami gettò uno sguardo.


-Madal momento che non ti mancava il tempo di passare tutte le tuegiornatedalla mattina alla seracon Caterina Feodorovna... -cominciò il principe.


-Soso tutto quello che vuoi dirmi- lo interruppe Alioscia- «Dalmomento che hai potuto passare il tuo tempo da Katiaavevi unadoppia quantità di ragioni per venire qua». Sonopienamente d'accordo con teeda parte miaaggiungoanziche nonsolo il doppioma avevo tre volte tante ragioni di recarmi quipiuttosto che là. Anzituttoperòsi dannotalvoltanella vitacasi imprevistiche imbrogliano ogni cosa e mettonotutto sossopra. A me è successo appunto uno di questi casi.Ripeto che in questi quattro giorni sono assolutamente cambiatocambiato fino alle unghie delle dita; converrete anche voi che cidebbono essere state ragioni ben gravi per questo.


-Ahsanto Dioma che ti è successo? Non farmi languire! -esclamò Natasciasorridendo all'ardore di Alioscia.


Questiin realtàera piuttosto ridicolo: si affannavale parole gliuscivano dalla bocca rapidetumultuosedisordinate. Ardeva daldesiderio di raccontareparlareparlare senza tregua. Mentreparlavaperònon abbandonava mai la mano di Natascia econtinuava a portarsela alle labbracome se non potesse saziarsi dibaciarla.


-Eccol'importante è proprio quello che mi è successo- continuò Alioscia. - Ahamici miei! Che cosa ho fattochecosa ho vistoche gente ho conosciuto! AnzituttoKatia: èuna perfezione! Non l'avevo mai conosciuta prima; no non l'avevoproprio mai conosciuta! E anche martedìquando ti parlai dilei con tanto entusiasmo(ti ricordiNatascia?)ebbeneneancheallora la conoscevo bene. Mi si è sempre tenuta nascosta finoadesso. Oraperòci siamo conosciuti reciprocamente a fondo.Ci diamo del "tu"adesso. Ma comincerò dalprincipio: anzituttoNatasciase tu avessi potuto sentire quelloche mi ha detto di tequandoall'indomani di quella sera famosacioè mercoledìle raccontai quanto era intervenuto tranoi... A propositoche contegno imbecille ho mai avuto con tequando sono venuto a trovarti mercoledì mattina! Tu miaccogliesti con esultanzatutta invasa dalla nostra nuova felicità!Avevi un desiderio vivissimo di parlare con me; eri un po'malinconica e al tempo stesso gioviale e piena di desiderio digiocare con me; ioinveceavevo assunto l'aria di una persona seriae dignitosa! Ahscioccosciocco! Mi sentivo spinto a pavoneggiarmia vantarmi all'idea che presto sarei diventato un uomo seriounmarito; e con chi mi diedi delle arie? Con teproprio con te! Ohcome devi aver risoe quanto mi meritavo la tua derisione!

Ilprincipe sedeva silenziosoosservando Alioscia con un sorriso mezzotrionfantemezzo ironico. Sembrava che fosse contento di vedere ilfiglio dimostrarsi da un lato così frivoloridicolo persino.


Continuaiper tutta la sera a osservarloe mi convinsi completamente che nonvoleva affatto bene al figliononostante parlasse tanto di frequentedel suo caldo amore paterno.


-Uscito di quiandai da Katia- continuava a blaterare Alioscia. -Ho già detto che ci siamo conosciuti a fondo a vicendasoltanto quella mattina; oraciò accadde in modo cosìstrano... non posso nemmeno precisare come fu... Qualche parolacaldaqualche sensazionequalche pensiero francamente espressoeci sentimmo come avvicinati per sempre l'uno all'altra. Devideviassolutamente conoscerlaNatascia!

Sapessicome ha parlato di te! Come ha saputo spiegarmi i tesori della tuaanima! A poco a pocomi rivelò anche le proprie ideei suoimodi di vedere la vita; è una fanciulla così seriacosì entusiasta! Mi parlò del doveredella nostramissionedel nostro obbligo di essere utili all'umanitàesiccome ci siamo trovati perfettamente d'accordoin cinque o sei oredi conversazione finimmo per giurarci eterna amicizia e prendere ladecisione di operare insieme per tutta la vita.


-In che cosa operare? - domandò il principestupito.


-Sono talmente cambiatobabboche ciò ti deve certomeravigliare; presento fin d'ora tutte le tue obiezioni- risposeAlioscia solennemente. - Siete tutte persone pratichevoi; avetetante regole sperimentateserieseveree tutto ciò che ègiovanefrescospontaneo lo considerate con diffidenzaconinimicizia e ironia. Ma ora non sono più quello che haiconosciuto alcuni giorni fa. Sono un altro uomo! Guardo arditamentein faccia a tutti e a tutto il mondo.


Seso che la mia convinzione è giustala devo seguire finoall'ultimo; e se non mi lascerò sviare dalla strada giustasarò un uomo onesto. Basta questoper me. Dopo di cheditepure tutto quello che volete; io sono sicuro di me stesso.


-Ma guarda un po'! - esclamò il principe ironicamente.


Natasciagirò su di noi uno sguardo inquieto. Temeva per Alioscia. Glicapitavaqualche voltadi lasciarsi invaghire delle proprie ideedurante un discorsoe di mostrarsi sotto una luce per lui pocovantaggiosa; lei lo sapeva e lo temeva. Non avrebbe voluto cheAlioscia si rivelasse ridicolo davanti a noie soprattutto davanti asuo padre.


-Che vai dicendoAlioscia? E' tutta filosofiaquesta! - disse. -Chissà chi te l'ha suggerita! faresti meglio a continuare iltuo racconto.


-Ma è proprio quello che sto facendo! - esclamòAlioscia. - Ascolta:

Katiaha due lontani parentidue cuginiLiovinka e Borinka; uno èstudente all'universitàe l'altro è semplicemente ungiovanotto. Lei ha frequenti rapporti coi due giovaniche sonoragazzi straordinari!

Nonfrequentano quasi mai la casa della contessae ciò perprincipio.


QuandoKatia e io parlammo della missione dell'uomodella vocazione e ditutto il restomi parlò pure di quei suoi cugini e mi diedesubito una lettera di presentazione per loro; non persi tempo; andaisubito a fare la loro conoscenza. Diventammo immediatamente amiciquella sera stessa. Vi trovai una dozzina di persone di ogni specie:studentiufficialiartisti; c'era anche uno scrittore.... viconoscono tuttiIvan Petrovitccioè hanno letto le vostreopere e aspettano molto da voi nell'avvenire. Così mi hannodetto. Dissi allora che vi conosco personalmente e promisi loro dipresentarveli. Fui accolto da tutti fraternamentea braccia aperte.Annunciai loro fin dalla prima parola che sarò presto un uomosposato e come tale mi trattarono. Abitano al quinto pianonegliabbainie si riuniscono molto spessospecialmente il mercoledìda Liovinka e Borinka. E' una gioventù fresca; tutti ardonod'amore per l'umanità; discorremmo del presente del futurodelle scienzedi letteraturae discorremmo in modo bellissimocongrande franchezza e grande semplicità... C'è tra loroanche uno studente liceale. Come si trattano tra loro! Quantanobiltà!

Nonne avevo mai vistifino alloradi giovani simili! Dove sono statofinora? Chi ho frequentato? Che cosa ho visto? Con quali princìpisono cresciuto? Soltanto tuNatasciami hai parlato qualche voltadi cose simili. AhNatasciatu devi assolutamente fare la loroconoscenza; Katia li conosce già. Parlano di lei quasi convenerazionee Katia ha già detto a Liovinka e a Borinka chenon appena avrà il diritto di disporre del suo patrimoniodarà un milione di rubli per l'assistenza pubblica.


-Del quale milionegli amministratori sarebbero senza dubbioLiovinkaBorinka e tutti quantivero? - domandò il principe- Non è veronon è vero! dovresti vergognartibabbodi parlare così! - esclamò Alioscia con calore. -Capisco quel che vuoi dire! In realtàabbiamo parlato a lungodi quel milione di rublideliberando sul modo di adoperarlo colmassimo profitto. Infineabbiamo deciso di devolverlo anzitutto perl'istruzione pubblica...


-Infattianch'iofinoranon conoscevo a fondo Caterina Feodorovna- osservò il principecome tra sésempre con lostesso sorriso ironico. - In realtàmi aspettavo molte coseda parte suama non questa...


-Quale «questa»? - lo interruppe Alioscia. - Che cos'èche ti pare tanto strano? Che esca un po' dal vostro ordine generale?Che nessuno finora abbia donato un milione di rubli e lei lo vogliafare? Proprio questo? Ebbenee se non volesse vivere alle spalledegli altri?

Infattiserbare quei milioni per sé sarebbe come vivere alle spalledegli altri (l'ho imparato soltanto adesso). Lei vuole essere utilealla patria e a tutti e offrire anche il proprio obolo per lenecessità pubbliche. Abbiamo letto della nobiltà di chioffre quell'obolofin da bambini sui primi libri; ma appenaquell'obolo diventa un milioneecco che l'opinione cambiaimmediatamente. Dio miosu che si basa mai tutta la vostra prudenzatanto decantatae nella quale avevo una fede tanto completa! Perchémi guardi in questo modo babbo? Si direbbe che hai davanti a te unbuffoneun imbecille!

Ebbeneche importa anche se sono un imbecille? Potessi tuNatasciasentiretutto ciò che dice Katia a questo proposito! «La cosaessenziale non è l'intelligenzama ciò che la guidal'indoleil cuorele qualità nobilila coscienza».Soprattutto peròsi esprimea questo propositoin modogenialeBesmighin. Besmighin è un conoscente di Liovinka eBorinkaeper così direil capo della compagniaed èveramente una testa geniale. Proprio ieriparlandodisse: «Unostupido che confessa di essere stupido non lo è più».Che verità! E di pensieri simili è sempre pronto adenunciarne. Si può dire che parla per via di massime.


-E' davvero geniale! - osservò il principe.


-Scherzi sempre! Né da teperòné da nessunaltro della nostra societàho mai sentito nulla di simile.Anzinel vostro mondo cercano sempre di nascondere ogni cosadistrisciare vicino a terra il più possibile; volete che tuttisiano della stessa staturache tutti i nasi siano della stessamisurae fatti secondo determinate regole... come se fossepossibile! Come se non fosse mille volte più impossibile diquello che noi diciamo e pensiamo. E dopo tutto questovi chiamanoancora «utopisti»! Avresti dovuto sentire quello chedicevano ieri...


-Ma Aliosciache diamine pensate laggiù? Di che cosa parlate?Non sono ancora riuscita a capire nulla- disse Natascia.


-In linea generaledi tutto ciò che porta al progressoaisentimenti di umanitàall'amore; tutto ciòbenintesoin rapporto con i problemi attuali. Parliamo della diffusionedelle riforme iniziatedell'amore per il prossimodegli uominid'azione contemporanei; ne discutiamoleggiamo. Masoprattuttoabbiamo giurato di essere assolutamente sinceri gli uni con glialtrie di dire senza vergognarcie con tutta franchezzatuttoquello che pensiamo di noi stessi. Solo con la franchezza puòessere raggiunta la mèta. Ci insiste soprattutto Besmighin. Horiferito ogni cosa a Katiaed è pienamente d'accordo con lui.Quindi noi tutticapitanati da Besmighinci siamo dati la parola diagire per tutta la vita con onestà e rettitudinee qualunquecosa si possa fare di noiin qualunque modo si possa esseregiudicatinon dobbiamo turbarci di nullané vergognarci delnostro entusiasmodei nostri slancidei nostri invaghimentideinostri errorie dobbiamo sempre seguire la via più retta. Sevuoi essere stimatodevi anzitutto e soprattutto aver stima di testesso; solo cosìsolo se avrai stima di te stessocostringerai anche gli altri a stimarti. Sono parole di BesmighineKatia è pienamente d'accordo con lui. In generaleadesso ciscambiamo e discutiamo le nostre opinionie abbiamo deciso disondareanzituttole nostre proprie animeognuno per séper poi discutere insieme su ognuno di noi.


-Che fandonie! - esclamò il principe inquieto. - Chi èpoi quel Besmighin? Nonon si può lasciare che...


-Che cosa non si può lasciare? - saltò sùAlioscia. - Sentibabbo:

perchédico tutto questo in tua presenza? Perché spero di introdurreanche te nel nostro circolo. Ho già dato loro la parola perte. Perché ridi? Beh! già lo sapevo che avresti riso!Ma ascoltamitu sei buonosei lealecapirai. Tu non conoscinonhai mai visto gente similenon l'hai mai sentita parlare. Ammettiamoche tu abbia udito parlare di queste coseche tu abbia anchestudiato tali argomentiche tu sia straordinariamente coltomapersonalmente non li conoscinon sei mai stato da loro; comepotrestidunquefarti una giusta opinione sul loro conto?T'immagini di conoscerli e basta. Nodevi venire da loroascoltarei loro discorsie alloraallora soltanto potrò dare per tela mia parola d'onore che sarai dei nostri anche tu! E soprattuttovoglio usare ogni mezzo per salvarti dalla rovina della nostrasocietà cui sei tanto attaccatoe delle tue proprieconvinzioni.


Ilprincipe ascoltò questa uscita con un sorriso pieno di veleno;il suo viso esprimeva la stizza. Natascia lo fissava con un disgustoche non cercava neppure di nascondere. Egli lo vedevama fingeva dinon accorgersi di nulla. Non appenaperòAlioscia ebbefinito la sua tiratail principe scoppiò a riderefragorosamente. Si rigettò persino indietrocontro loschienale della poltronacome se non fosse capace di frenarsi. Maquel riso era decisamente artificioso.


Eraevidente che rideva soltanto per umiliare e mortificareil piùpossibilesuo figlio. Aliosciainfattine rimase molto afflitto;il suo viso espresse una grande tristezza. Nondimenoaspettòcon pazienza che quell'accesso d'ilarità del padre fossefinito.


-Babbo- cominciò quindi triste- perché mi deridi? Tisono venuto incontro col cuore aperto e con tutta sincerità.Sea tuo parerevado dicendo sciocchezzespiegameloma nonridere. Di che cosa ridipoi? Di cose che per me sono ormai sacre edelevate? Va beneammettiamo che mi sbagli; che tutto ciò nonsia giustoche io sia uno scioccocome mi hai detto parecchievolte; ma anche se errolo faccio con tutta sinceritàcontutta la lealtà di cui il mio cuore è capace; noncommetto nulla di indegno. Mi estasio sulle idee elevate.


Sianopure errateil loro fondamento è giusto. Ti ho giàdetto che né tu né alcuno della vostra societàmi ha mai detto nulla di similenulla che mi entusiasmasse.Confutalidimmi qualche cosa che sia più bello e piùnobile di quello che dicono loroe ti seguirò; ma non rideredi meperchéfacendolomi addolori.


Aliosciapronunciò queste parole con straordinaria nobiltà e consevera dignità. Il principe ascoltò il figlio congrande meraviglia e cambiò subito di tono.


-Non avevo intenzione di offenderticaro amico- gli rispose: -anzimi addoloro per te. Stai preparandoti a compiere un passo nellavitaper cui ci vorrebbe un po' più di serietà daparte tuae invece continui a rimanere un giovincello spensierato.Ecco il mio pensiero.


Horiso involontariamentesenza la minima intenzione di offenderti.


-Perché ne ho avuto la sensazioneallora? - domandòAlioscia con grande amarezza. - Perchéda tempomi sembrasempre che tu mi guardi con ostilità e con fredda ironiaenon come un padre dovrebbe guardare suo figlio? Mi sembra chesefossi io al tuo postonon deriderei certo in modo cosìoffensivo mio figlio. Sentispieghiamoci subito e una volta persemprein modo che non rimanga nessun malinteso tra noi. E... vogliodirti l'intera verità; quando entrai quiebbi l'impressioneche anche qui si fosse verificato qualche malinteso; non cosìcredevo di trovarvi qui tutti riuniti. Ho ragione o non ho ragione? Ese è cosìnon sarebbe meglio che ognuno esprimesse ipropri sentimenti? Quanto male potrebbe essere eliminato per mezzodella franchezza!

-ParlaparlaAlioscia! - disse il principe - Ciò che staiproponendo è molto ragionevole. Forse avremmo proprio dovutocominciare con questo- aggiunsegettando uno sguardo su Natascia.


-Non avertene dunque a male se sarò assolutamente sincero-cominciò Alioscia. -Tu stesso mi spingi a esserlotu stessolo desideri.


Ascoltami.Hai consentito al mio matrimonio con Natascia; ci hai concesso lafelicitàe perciò hai dovuto vincere te stesso. Seistato generosoe tutti quanti abbiamo apprezzato la tua nobileazione.


Perchéalloracontinui a fare insinuazionidi cui sembri compiacertichemi fanno passare per uno sciocco giovincello anziché un uomogiunto all'età di sposarsi? Peggio ancorapare che tu vogliaderidermiumiliarmisminuirmipersinoagli occhi di Natascia. Seisempre contento quandoin qualunque occasionepuoi farmi passareper un essere ridicolo: ohnon credere che me ne sia accorto solo inquesto momento; è un pezzo che lo vedo! Si direbbe che tu faiogni sforzo per provarci che la nostra unione sarebbe una cosaridicolaassurdae che non siamo affatto di pari condizioni. Comese tu stesso non credessi possibile quello che hai progettato pernoi; come se considerassi la cosa come uno scherzouno scherzodivertenteuna buffonata.. Non lo deduco soltanto dalle parole chehai detto oggi.


Quelmartedì sera stessoquandouscendo di quisono tornato acasati sentii pronunciare alcune espressioni stranissimeche mistupirono e mi afflissero. Anche mercoledìprima di partirehai fatto qualche allusione alla nostra presente situazioneesprimendotiinoltrea suo riguardonon in modo oltraggiantetutt'altroma in complesso non come avrei voluto che tu parlassi dileicon una certa leggerezzasenza affezionesenza stima a suoriguardo... E' difficile spiegarlo: quello che contain queste coseè il tonoma il mio cuore l'ha capito. Dimmidunqueche misono sbagliato.


Convincimiincoraggiami... e anche lei perché l'hai afflitta anche lei.L'ho indovinato fin dal primo sguardoentrando.


Aliosciapronunciò queste parole con calore e fermezza. Natascia loascoltava con una certa solennitàfortemente agitata e con leguance in fiamme; disse anzi un paio di volte: «Sìsìè giusto!». Il principe si confuse.


-Amico mio- rispose- certamente non posso ricordare tutto quelloche ti ho dettoma mi meraviglio che tu abbia potuto interpretare lemie parole in quel senso. Sono pronto a provarti il contrario contutto ciò che vuoi. Se ho riso adessociò è bencomprensibile. Ti dirò che con la mia allegria volevo in partenascondere un certo senso di amarezza. Quando penso che haiintenzione di diventare tra poco un maritoscusamima mi sembra unacosa inverosimileassurdaridicolapersino. Tu mi rimproveri ilmio risoio ti risponderòinveceche il torto è tuo.Riconoscoperòanche la mia colpa: forse non ti ho seguitoabbastanza in questi ultimi tempie quindi vedo soltanto questa seradi che cosa sei capace. Io tremoquando penso al tuo avvenire conNatalia Nicolajevna: ho avuto troppa fretta; vedo adesso che sietetroppo diversi l'uno dall'altra. Ogni amore passama la diversitàdei caratteri resta. Non parlo già del tuo avvenirema pensaun po'se sei un galantuomoe se hai intenzioni onesteche insiemea te tu perdi anche Natalia Nicolajevnala perdi senza dubbio! Eccoda un'ora a questa parte tu vai cianciando dell'amore per l'umanitàdella lealtà delle opinionidegli uomini dalle anime nobiliche hai conosciuto; ebbenedomanda un po' a Ivan Petrovitc che cosagli ho detto poco faquandodopo essere saliti fin quassùper quella orribile scalafermatici alla portaringraziavamo Dio diaver salvato le nostre vite e le nostre gambe. Sai che cosa hopensatomio malgrado? Mi meravigliai come tucol tuo amoreillimitato per Natalia Nicolajevnapuoi sopportare che viva in unappartamento simile. Come non hai potuto capire che se non hai imezzi necessari e la capacità per adempiere ai tuoi doverinon hai nemmeno il diritto di diventare maritonon hai il diritto diassumere alcun impegno? L'amore solo non basta; l'amore si esprimecoi fattiinvece tu ragioni così: «Anche se dovessisoffrirevieni a vivere con me». Ti pare che sia unragionamento umanitario e nobile questo? Fare discorsi sull'amoreuniversaleestasiarsi di fronte ai problemi umanitari e peccare altempo stesso contro l'amoresenza accorgersene nemmenoè unacosa incomprensibile! Non interrompetemiper piacereNataliaNicolajevnalasciatemi finire; ho in me troppa amarezzae devospiegarmi. Tu diciAliosciadi esserti estasiato in questi giornisu tutto ciò che è nobilebelloonestorimproverandomi che nella nostra società non conoscono talientusiasmima soltanto una fredda ragionevolezza.


Pensaun po': tu ti lasci invaghire da tutto ciò che è belloe nobileedopo quanto avvenne qua dentro martedìtrascuriper quattro giorni quello che dovrebbe essere per te l'essere piùcaro al mondo. Hai persino dichiaratonella tua discussione conCaterina Feodorovnache Natalia Nicolajevna ti ama tanto ed ètalmente generosa da perdonarti la tua colpa. Ma che diritto hai dicontare su un simile perdono e di farne l'oggetto di una scommessa?Possibile che tu non abbia pensato nemmeno una volta quanto dolorequanti amari pensieriquanti dubbi e quanti sospetti facevi nascerein quei giorni nell'anima di Natalia Nicolajevna? Possibile che tupensi cheavendo permesso a certe idee nuove di esaltare la tuaimmaginazionetu abbia acquistato il diritto di trascurare i tuoipiù sacri doveri? PerdonatemiNatalia Nicolajevnase homancato alla mia parola. Ma l'argomento di cui trattiamo è piùserio di una parola datalo capite anche voi. SaiAliosciache hotrovato Natalia Nicolajevna in preda a tali sofferenzechedimostravano chiaramente in quale inferno avessi trasformato per leiquesti quattro giorniche dovevanoal contrarioessere i giornipiù belli della sua vita? Simili atti da una partee paroleparole e sempre parole dall'altra... Non ho forse ragione ?...


Edopo tutto ciò puoi incolparmiquando l'unico colpevole seitu?

Ilprincipe aveva terminato. Si era lasciato entusiasmare dalla propriaeloquenza a tal puntoche non seppe nemmeno nascondere a noi il suotrionfo. Aliosciaavendo sentito parlare delle sofferenze diNatasciala guardò con dolorosa angoscia. Ma Natascia eraormai decisa.


-SùAlioscianon rattristarti-disse; - gli altri sono piùcolpevoli di te. Siediti e ascolta ciò che dirò adessoa tuo padre. E' ora di farla finita.


-SpiegateviNatalia Nicolajevna - intervenne il principe. - Vi pregoassolutamente di farlo! Sono due ore che continuo a sentire enigmi.


Ciòmi riesce insopportabilee confesso che mi aspettavo di trovare quiben altra accoglienza .


-Forse perché speravate di poter ammaliarci con le vostreparole al punto che non ci accorgessimo delle vostre segreteintenzioni? Che cosa volete che vi spieghi? Lo sapete e lo capiteanche voi. Alioscia ha ragione. Il vostro desiderio più intimoè quello di separare noi due. Voi sapevate fin da primaquasipasso per passoche cosa doveva succedere quidopo quella serata dimartedì; avete fatto i vostri calcoli con precisione. Vi hogià detto che non considerate seriamente né me néil matrimonio da voi progettato. Voi scherzate con noigiocate daastuzia e certamente avete uno scopo prefisso. Il vostro gioco èsicuro. Alioscia aveva ragionedicendo che considerate tutto quelche avviene come divertente commedia. Invece di rimproverareAliosciaavreste dovuto rallegrarvigiacché eglisenzasaperloha fatto proprio quello che vi aspettavate da luiforseanche di più.


Iorimasi sbalordito dallo stupore. Avevo presentito una catastrofe perquella serama la troppo brusca franchezza di Natascia e il tono dinon celato disprezzo delle sue parole mi stupirono oltremodo. Avevadunque saputo qualche cosa di preciso e si era decisa senz'altro arompere. Era anche probabile che avesse aspettato il principe conimpazienza per dirgli tutto in faccia. Il principe impallidìleggermente. Il viso di Alioscia esprimeva un ingenuo timore eun'angosciosa aspettativa.


-Pensate a quello che mi avete detto- ribatté il principe-e riflettete almeno un poco sulle vostre parole... Io non ne capisconulla.


-Ahpoche parole non vi bastanodunque?... Non potete capire?...-disse Natascia. - Ma se persino luipersino Alioscia vi ha compresocome vi comprendo io... e non ci siamo certo messi d'accordonon cisiamo nemmeno visti in tutti questi giorni! Ha avuto anche luil'impressione che voi stiate giocando con noi un gioco indegno eoffensivolui che vi vuol bene e crede in voi come in una divinità.


Nonavete ritenuto necessario essere con lui più cauto e piùastuto; pensavate che non sarebbe stato abbastanza furbo perindovinare il vostro gioco. Ma egli ha un cuore teneroimpressionabile e suscettibilee le vostre paroleil tono che aveteusatocome egli dicegli colpirono il cuore...


-Non capisco un bel niente! -ripeté il principerivolgendosi ame con aria di grande stuporecome se mi prendesse a testimone. Eravisibilmente irritato e molto agitato. - Voi avete un caratteresospettososiete in preda all'ansia- continuò rivolgendosia lei- siete semplicemente gelosa di Caterina Feodorovna e quindipronta ad incolparne tutti quantie me per primo... Permetteteallora che anch'io vi dica: ci si potrebbe fare una opinionepiuttosto strana del vostro carattere... Non sono abituato a similiscene; non rimarrei più qui neppure un minutosi capiscesenon fossero in gioco gli interessi di mio figlio... Continuo sempread aspettare che vi degniate di spiegarmi...


-Vi ostinate dunque a non voler comprenderepur sapendo ogni cosa ?

Voleteproprio che vi dica tutto in faccia?

-Non chiedo di meglio.


Benissimoascoltatemiallora! - esclamò Natascia con gli occhisfolgoranti di collera. - Vi dirò tuttoproprio tutto!




CAPITOLO3


Ellasi alzò e cominciò a parlare stando in piedi; la suaagitazione era tantache non si accorgeva neppure di non essereseduta. Il principedopo averla ascoltata per un certo temposìalzò pure.


Tuttala scena andava assumendo un aspetto quanto mai solenne.


-Vogliate rammentare le vostre parole di martedì- cominciòNatascia. - Voi diceste: mi occorrono denariper potermi aprire unacomoda stradaper farmi una posizione nel mondo. Vi ricordate?

-Sìme ne ricordo.


-Allora per avere quel denaroper assicurarvi il successo che viscappa di tra le ditasiete venuto qua martedì e aveteinventato quel matrimoniocontando che quello scherzo vi avrebbeaiutato ad afferrare ciò che temevate vi scappasse.


-Natascia! - esclamai. - Pensa a quel che dici!

-Uno scherzo! Un calcolo! - ripeteva il principe con una grande ariadi dignità offesa.


Aliosciarimaneva sedutocome accasciato da una disgraziae guardava quasisenza comprendere.


-Sìsìlasciatemi parlareho giurato di dire tuttociò che penso- continuò Natascia irritata. -Viricordate benissimo anche voi: avete detto che Alioscia non volevaobbedirvi. Per sei mesi avete lavorato sopra di lui per staccarlo dame. Ma egli non si piegava alla vostra volontà. E ad un trattovenne per voi il momento in cui non c'era più tempo daperdere. Se non si prendeva una decisione immediatala fidanzataildenarosoprattutto il denarotre milioni di rubliche èquanto più vi importavi sarebbero sfuggiti di mano. Nonrimaneva da fare che una cosa: fare amare ad Alioscia quella che gliavete destinata come sposa: «Se egli l'amasse»pensate«si staccherebbe dall'altra».


-Natascia! Natascia! - esclamò Alioscia. - Che vai dicendo?

-E così avete fatto- continuò lei senza badare algrido di Alioscia. - Ma c'era sempre di mezzo la stessa storia! Tuttoavrebbe potuto svolgersi per il meglioma l'ostacolo ero sempre io.Una sola cosa avrebbe potuto far nascere la speranza nel vostrocuore: voida quell'uomo esperto e astuto che sietedovevateesservi accorto che Alioscia pareva talvolta stanco della sua vecchiaaffezione. Non è possibile che non abbiate notato le suetrascuratezze nei miei confrontila stanchezza che sembrava talvoltaimpadronirsi di luial punto da stare anche cinque giorni senza piùvenire a trovarmi.


Speravatechestancandosi del tuttomi avrebbe infine abbandonataquando aun tratto l'atto decisivo di Aliosciamartedìvenne acolpirvi proprio al cuore. Che dovevate fare?...


-Permettete- esclamò il principe- quell'atto anzi...


-Dicodunque- lo interruppe Natascia con fermezza- che quellastessa sera vi siete chiesto: «Che cosa potrei fareora?»e avete deciso di consentire al suo matrimonio con me; non sul serioperòma così a paroleper calmarlo. Si sarebbe potutorimandare continuamente il termine delle nozze... intantoil nuovoamore aveva cominciato a germogliaree ve ne eravate ben accorto.Eccoappunto su questo principio di un nuovo amore basaste i vostricalcoli.


-Romanzi! romanzi! - esclamò il principe a mezza vocecomeparlando a se stesso. - Ecco il risultato della solitudinedei sognie della lettura dei romanzi!

-Sìsu quel principio di un nuovo amore basaste i vostricalcoli- ripeté Natasciache non aveva sentito o non avevabadato alle parole del principeagitata da una febbre che sembravaaumentare da un momento all'altro- e quante possibilitàc'erano per quel nuovo amore! Era cominciato ancora prima che egliconoscesse tutte le perfezioni della fanciulla in parola! Nel momentostesso in cui egli si confida con leidicendole che non puòamarlaperché il suo dovere e un altro amore glieloimpedisconoquella fanciulla dimostra improvvisamente sentimenticosì nobilitanta compassione per lui e per la propriarivaletanta affettuosità nel perdonoche eglipur avendocreduto anche prima nella bellezza dell'anima della ragazzanonaveva mai pensato fino a quel momento che fosse cosìmeravigliosa!

«Quellaseravenuto qui da menon fece che parlare di lei; la suaimmaginazione era rimasta troppo colpita perché potessepensare ad altro. Sìdoveva sentire senza fallosubito ilgiorno dopoun irresistibile desiderio di vedere ancora quell'essereperfettonon foss'altro che per esprimerle la propria gratitudine.Perchépoinon sarebbe andato a trovarla? L'altraquella diprimanon soffriva piùormai; il suo destino era decisoleavrebbe dato tutta la vita; quiinvecenon si trattava che di unsolo minuto... E quanto ingrata sarebbe quella Natasciase sidimostrasse gelosa anche di quel minuto! Ed ecco checon lo stessoragionamentosi comincia a toglierea quella Natasciainvece di unminutoun giornodue giornitre giorni... Nel frattempolafanciulla si è mostrata ai suoi occhi sotto una nuova luceuna luce assolutamente imprevista; ella è tanto nobiletantoentusiasta! e al tempo stesso è una bambina quanto maiingenua: in questo somiglia a lui. Si giurano eterna amicizia efratellanzadecidono di non separarsi mai. In cinque o sei ore diconversazionenon di piùtutta la sua anima si apre a nuovesensazionie il suo cuore si dà a lei.. "Verràinfine il tempo"pensate voi"in cui non potràfare a meno d'istituire un confronto tra il suo amore di prima e ledolci e fresche sensazioni che gli vengono da quest'altra donna; làtutto è conosciutosempre uguale a se stesso; làserietàesigenzegelosierimproverilacrime... E se ancheincominciano a scherzarea giocareè come se egli non fosseun ugualema un bambino... soprattuttoperòlà ognicosa è ormai notasempre uguale a se stessa..."».


Lacrimee amari singhiozzi soffocavano Natasciama si fece forza ancora perun momento.


-E poi? E poi opererà il tempo; le nozze con Natascia non sonofissate per l'indomani; c'è tempoe da qui ad allora tuttosarà cambiato... A ciò gioveranno anche le vostreparolele insinuazionile spiegazionitutta la vostra eloquenza...Si potrebbe anche calunniare un pochino questa noiosa Natascia; sipotrebbe farla vedere sotto una luce svantaggiosa e... non si puòmai sapere come possono andare a finire le cosema la vittoriasarebbe sicuramente vostra!

Alioscia!non accusarmiamico mio! Non dire che non capisco il tuo amore permeo che lo apprezzo poco; so benissimo che anche in questo momentomi vuoi bene e forse non capisci neppure le mie lagnanze. So ecapisco di aver fatto maleadessoa parlare in questo modo. Ma cheposso faresepur comprendendo ogni cosati amo sempre più...fino a... perdere la ragione?...


Ellasi nascose il viso tra le mani; cadde nella poltrona e si mise asinghiozzare come una bambina. Alioscia emise un grido e si gettòverso di lei; non poteva mai vedere le lacrime di lei senza piangerepure lui.


Isinghiozzi di Natasciaa quanto mi parveaiutarono molto ilprincipe: non foss'altro che per convenienzaegli avrebbe dovutomostrarsi offeso da quanto lei aveva dettodalle brusche uscite cheaveva avuto contro di lui; orainvecegrazie a quelle lacrimetutto poteva essere attribuito a uno sfogo di pura gelosiad'amoreoffesoculminante in uno stato morboso... Anziché offendersiera dunque il caso di mostrare una certa compassione...


-CalmatevirassicurateviNatalia Nicolajevna- disse il principe amo' di consolazione. - Non si tratta che di un accesso di nervosismoprovocato da fantasie e dalla solitudine.. La frivola condotta diAlioscia vi ha irritata all'ultimo grado... Ma vi assicuro che daparte sua non si tratta che di una leggerezza. Il fatto essenzialel'avvenimento che ebbe luogo martedìe che voi avete messotanto in rilievoavrebbe dovuto provarvi tutta l'intensitàdel suo amore: voiinveceavete pensato il contrario...


-Ahnon ditemi nullanon torturatemialmeno in questo momento! - lointerruppe Natasciapiangendo amaramente. - Il mio cuore ha capitotutto e mi ha detto ogni cosa da gran tempo! Credete proprio che noncapisca come il suo amore di una volta sia morto e sepolto?... Quiin questa camerasola... quando mi abbandonavami dimenticava... hosofferto... ho sofferto... ho meditato su tutto... Non avevo altro dafare! Non ti accuso di nullaAlioscia... Perché voleteingannarmi?

Credeteforse che non abbia tentato di ingannare me stessa?... OhDiotantetante volte l'ho fatto! Non ascoltavo forse ogni intonazionedella sua voce? Non ho forse imparato a leggere nel suo visoneisuoi occhi? Tuttotutto è scomparsotutto è morto...Ahpovera me!

Aliosciapiangeva inginocchiato dinnanzi a lei.


-Sìsìsono io il colpevole! E' tutta colpa mia! -ripeteva in mezzo ai singhiozzi.


-Non incolparti di nullaAlioscia... Qui si sono adoperati altriinostri nemici Sono stati loro... loro!

-Scusatemi- cominciò il principe con impazienza- vorreisapereinsommasu che cosa vi basate per accusarmi di aver commessotutti quei... delitti. Non sono altro che vostre supposizioninonprovate da nulla...


-Volete le prove- saltò su Natasciabalzando dalla poltrona- volete le proveuomo perfido? Non potevatenon potevate avere unoscopo diversoquando veniste qui con la vostra offerta! Avevatebisogno di calmare vostro figliodi addormentare i suoi rimorsiperché potesse più liberamente e piùtranquillamente darsi a Katiaaltrimenti avrebbe continuato aricordarsi di menon si sarebbe lasciato dirigere da voimentre voieravate stanco di aspettare. Non è forse la pura veritàquesta?

-Confesso- rispose il principe con un sarcastico sorriso- chevolendo ingannarviavrei fatto proprio così i miei calcoli;siete molto... spiritosama ci vogliono proveper poter offenderela gente con simili rimproveri...


-Prove! Ma non è forse una prova sufficiente la vostra condottadi primaquando cercavate ad ogni costo di staccarlo da me? Chiinsegna al proprio figlio a trascurare i suoi doveri per interessi dicarriera e per denarolo corrompe! Che cosa avete dettopoco fadella scala e del brutto appartamento? Non gli avete forse tolto ilmensile precedentemente assegnatogli da voi stessoondecostringerlocon la fame e le privazionia separarsi da me? Questascala e quest'appartamento sono tali per merito vostroe adessoosate rinfacciarlo a luiuomo ambiguo! Donde avete preso l'ardoreche dimostraste martedìe le opinioninuove di zeccatantopoco conformi al vostro solito modo di pensare? Perché poiaveste improvvisamente bisogno di me? Ho passato quattro giorni acamminare sù e giù per questa camerae nel frattempoho meditato su tuttoho pesato ogni cosaogni vostra parolal'espressione del vostro viso; e mi sono persuasa che tutto erafinzioneera scherzocommedia oltraggiantebassa e indegna... Iovi conoscovi conosco da un pezzo! Ogni volta che Alioscia tornavada me dopo avervi vistoindovinavo dal suo viso tutto ciò chegli avete insinuatoche gli avevate detto; ho imparato a riconoscerein lui la vostra influenza!

Noadesso non potete più ingannarmi! Può darsi che abbiatefatto altri calcolipuò darsi che ciò che ho detto nonsia l'essenzialema ciò non importa! L'importante èche volevate ingannarmi! E occorreva che ve lo dicessi in faccia!

-Non avete altro? Sarebbero dunque tutte qui le vostre prove? Mapensate un po'esaltata che sieteche con quel mio scherzo dimartedì sera (come voi chiamate la mia proposta) mi legavotroppo.


Sarebbestata una azione troppo leggera da parte mia.


-In che modo vi legavate? Che importanza aveva agli occhi vostri ilfatto di ingannarmi? Che cosa èpoiun'offesa fatta a unaragazza qualunque? A una ragazza fuggita di casarinnegata dalpadredisgraziatasenza difesauna ragazza "macchiataperduta!" Chi avrebbe fatto complimenti con leidal momento chelo "scherzo" avrebbe potuto portare un'utilitàperquanto piccola essa fosse?

-Ma pensateNatalia Nicolajevnain che posizione vi mettete voistessapensateci un po'Natalia Nicolajevna! Voi insistetenell'affermare cheda parte miavi fu recata un'offesama unasimile offesa sarebbe talmente grave e umilianteche non so propriocome potetenon solo ammetterlama anche soltanto insisterci.


Bisognaproprio essere abituati a tuttoper poter fare simili supposizioni;scusatemi. Ioinveceho il diritto di farvi dei rimproveriperchévoi istigate contro di me mio figlio; se anche non si èribellato per difenderviil suo cuore mi è sicuramente ostilein questo momento.


-Nobabbono! - esclamò Alioscia. - Se non mi sono ribellatocontro di teè perché non credo che tu abbia potutooffenderlaein generalenon ammettonon posso ammettereche sipossa offendere in tal modo la gente!

-Lo sentite? - disse il principe - Natasciaio solo sono colpevole;non accusare lui. E' un peccato da parte tua; è troppoorribile!

-Lo sentiVania? Si pronuncia già contro di me! - esclamòNatascia.


-Basta! - saltò sù il principe. - E' ora di farla finitacon questa penosa commedia. Quel cieco e furioso slancio della vostragelosia mi mostra il vostro carattere sotto una luce del tutto nuova.Sono preavvertito! Abbiamo avuto troppa frettasìabbiamoavuto troppa fretta. Voi non sapete nemmeno fino a che punto miabbiate offeso; non conta nulla per voiquesto. Abbiamo avuto troppafretta... abbiamo avuto troppo fretta... certola mia parola deveessere sacrama...


sonoun padree desidero ardentemente la felicità per miofiglio...


-Ritirate dunque la vostra parola? - gridò Natasciafuori disé. - Siete contento di poter approfittare dell'occasione chevi si presenta? Sappiate dunque che io stessadue giorni fahodecisorimanendo sola quidi rendergli la sua parolae ora loconfermo in presenza di tutti. Rinuncio a essere sua moglie.


-In altre parole con questo gestovoi volete probabilmente rinnovarein lui tutte le sue ansie di primail senso del dovere«lanostalgia dei propri obblighi»per usare le vostre paroleonde attaccarlo ancora più strettamente a voicome prima. Ciòs'accorda perfettamente con la teoria che avete espressae appuntoper questo lo dico; tuttaviafermiamoci qui; il tempo deciderà.Aspetterò un momento più calmo per spiegarmi con voi.Spero che non sia la rottura definitiva dei nostri rapporti. Speropure che imparerete ad apprezzarmi meglio di così! Volevo oggistesso comunicarvi un mio proposito riguardante i vostri genitoridal quale avreste potuto giudicare... ma basta! Ivan Petrovic-aggiunse avvicinandomi a me- ora più che mai mi saràprezioso conoscervi più intimamentesenza dire che ne avevogran desiderio anche prima. Spero che voi almeno mi capirete. Uno diquesti giorni verrò a trovarvime lo permettete?

M'inchinai.Mi parve che non dovessi più evitare di avere relazione conlui. Mi strinse la manosalutò silenziosamente Natasciaeuscì con una grande aria di dignità offesa.




CAPITOLO4


Restammoper alcuni minuti senza dir parola. Natascia se ne stava sedutasoprappensierotristedisperata. Tutta la sua energia l'avevaabbandonata di colpo. Guardava dritto dinanzi a sésenzavedere nullacon aria smarritacontinuandoperòa tenerela mano di Alioscia nella propria. Questi continuava a lacrimare pianpiano sul proprio doloregettando di tanto in tanto con paurosacuriosità fugaci sguardi alla giovane.


Finalmentecominciò a consolarla timidamentesupplicandola di nonadirarsi con luie accusando di tutto se stesso; si poteva notare inlui un forte desiderio di discolpare il padreche era quantoevidentementegli pesava di più sul cuore; cominciòripetute volte a parlare su quell'argomentosenza osareperòspingersi troppo avantiper timore di irritare Natascia. Le giuravaun amore eterno e immutabilesi discolpava con calore del suoaffetto per Katia; ripeteva di non voler bene a Katia se non come auna sorellaa una cara e buona sorellache non poteva abbandonaredel tutto; abbandonarlasarebbe statoda parte suaun atto pocodelicato e persino crudelee continuava a insisteredicendo che seNatascia avesse conosciuto Katiaesse si sarebbero subito legate ditale amiciziada non voler mai più separarsi; e che alloranon avrebbe più potuto sorgere alcun malinteso tra loro tre.Questo pensiero gli sorrideva sopra ogni cosa. Il poveretto nonmentiva affatto. Non capiva le paure di Natasciaein generaleamio parerenon aveva neppure ben capito tutto quello che lei avevadetto allora allora a suo padre. Li aveva visti litigaree ciògli pesava come una pietra sul cuore.


-Trovi che ho avuto torto con tuo padre?

-Posso forse pensare che tu abbia avuto torto- rispose con amarezza- dal momento che capisco che tutti i torti sono dalla mia parte eche sono io la causa del malinteso? Sono io che ti ho spinto a unasimile collera e nella tua collera hai accusato luivolendodiscolparmi: tu mi giustifichi sempree io non ne sono degno.


Bisognavatrovare a ogni costo il colpevolee tu pensasti che fosse lui.Inveceti assicuro che non ha nessuna colpa! - esclamòAlioscia estasiandosi. - E pensare che era venuto qui con intenzionitali...


Certonon poteva aspettarsi di trovare una simile accoglienza!

Maavendo notato che Natascia lo guardava con occhi pieni d'ansia e dirimproveros'intimorì subito.


-Non dico nullanonoperdonami! - esclamò. - Sono io lacausa di tutto ciò che è avvenuto.


-NoAlioscia- continuò Natascia con un sentimento profondo;- egli è passato tra noi e ha turbato la nostra calma pertutta la vita.


Finorahai sempre avuto fede in mepiù che in ogni altra persona;egli invece ha versato nel tuo cuore il sospetto contro di meladiffidenza; tu accusi me; mi ha rapito metà del tuo cuore. Un"gatto nero" è passato in mezzo a noi.


-Non dire cosìNatascia. Perché usare espressionisimili?

-Eccoora gli fa pena l'espressione di cui mi servo! O Aliosciahaattratto a sé il tuo cuore con la falsa bontàcon unafalsa generosità- proseguì Natascia- e oracontinuerà ad aizzarti contro di me sempre maggiormente.


-Ti giuro di no! - esclamò Alioscia con un ardore crescente. -Quando ha detto che "abbiamo avuto troppa fretta"erafuori di sé dalla collera; lo vedrai tu stessase non domaniuno di questi giorniche si ravviserà; ma anche se dovesseproprio adirarsi fino a voler contrastare il nostro matrimoniotigiuro che non gli obbedirò.


Speriamoche possa averne la forza... E sai chi ci aiuterà? - gridòentusiasta del pensiero che gli balenò in mente. - Ci aiuteràKatia! E vedraiti persuaderai anche tuche splendida creatura èmai quella ragazza! Vedrai se vuole essere tua rivale e separarci! Ecome sei stata ingiusta per medicendo che io sono di quegli uominiche sono capaci di stancarsi delle donne il giorno dopo ilmatrimonio! Che amarezzaper mesentirti dire simili parole! Noionon sono così; e se sono andato spesso da Katia...


-Ma noAliosciapuoi andare da lei quanto vuoi. Non intendevo dirquesto. Non hai capito bene. Sii felice con chi ti piace. Come potreichiedere al tuo cuore più di quello che è capace didarmi?

EntròMavra.


-Ebbenedevo o non devo servire il tè? L'acqua nel samovarcontinua a bollire da due ore. Sono le undici!

Fecequella domanda in tono brusco e rabbioso; era visibilmente di cattivoumore e malcontenta di Natascia. Ciò dipendeva dal fatto chein quegli ultimi giornicominciando dal martedìera alsettimo cieloal pensiero che la sua padroncina (cui voleva moltobene) doveva sposarsitanto che si era affrettata a comunicare lanuova a tutta la gente della casaai vicinial bottegaioalportinaio. Si vantava e raccontava con aria di trionfoche ilprincipeun personaggio importantissimoun generale (7) e un uomoimmensamente riccoera venuto personalmente a chiedere per suofiglio la mano della signorinache essaMavral'aveva sentito coisuoi propri orecchied ora improvvisamente tutto crollava. Ilprincipe era andata via furibondosenza aver bevuto il tèche non avevano ancora fatto servire. Mavra considerava di tuttocolpevole Natasciaper averla sentita parlare col principe in modoirriverente.


-Ebbene... portalo qua- rispose Natascia.


-E lo spuntinodevo pure servirlo?

-Sìanche lo spuntino.


Natasciasi confuse.


-Abbiamo fatto dei preparativi- continuò Mavra. - Da ieri nonsento più le gambe; fino alla prospettiva Nevska sono corsaper comprare del buon vinoe invece...


Uscìsenza terminare la frase e sbattendo con forza la porta.


Natasciaarrossì e mi guardò in modo strano.


Intantofu servito il tè e lo spuntino; c'era della selvagginanon soche pescedue bottiglie di vino eccellentepreso da Ielissejev.


«Perchéhanno fatto questi preparativi?»pensai.


-VediVaniacome sono- disse Natasciaavvicinandosi alla tavola econfondendosi persino dinanzi a me. - Presentivo che le cose sisarebbero svolte come si sono svolte infattie nondimenonel fondodel mio cuoresi nascondeva questo pensiero: «Chissàche non vadano a finire altrimenti!». Pensavo che sarebbevenuto Aliosciache avrebbe cominciato a chiedere scusache avremmofatto la pacetutti i miei sospetti sarebbero risultati infondatiingiustisarebbero riusciti a convincermi ancora e... per ognieventoho preparato la cena. Pensavo chediscorrendoavremmo fattotardi...


PoveraNatascia! come arrossìfacendomi quelle confidenze! Aliosciatrepidò d'entusiasmo.


-VedivediNatascia! - esclamò. - Tu stessa non potevicrederedue ore fanon credevi ancora ai tuoi propri sospetti! Nobisogna assolutamente rimediare a tutto; sono io il colpevoleiosono la causa del malinteso; tocca a me mettere a posto ogni cosa.Natasciapermetti che vada subito da mio padre. Devo assolutamentevederlo; è offesoè oltraggiato; devo consolarlo; hotanto da dirgli; ma parlerò solo a nome miodirò soloquello che penso iotu non c'entrerai affatto. Rimedierò atutto.. Non avertene a male se adesso voglio abbandonarti e correreda lui. Non è questo: ho compassione di lui; sapràdiscolparsi con te; lo vedrai. Domaniappena giornosaròquie passerò con te tutta la giornatanon andrò daKatia.


Natascianon interruppe quel flusso di parole; consigliò anzi anche leiad Alioscia di raggiungere il padre. Temeva che egli avesse adessointenzione di rimanere con lei intere giornatecontro la propriavolontàla qual cosa lo avrebbe stancato ancor più dilei. Lo pregò soltanto di non dire nulla a nome di lei; ecercò di sorridergli in modo più allegro prima disepararsi. Alioscia stava già per uscirequando di colpo siravvisòsi avvicinò a leile si sedette accanto e leprese le mani. La guardava con un'espressione d'indescrivibiletenerezza.


-Natasciaamica miaangelo mionon adirarti con menon dobbiamomai litigare tra noi. Dammi la tua parola che continuerai a credermisempree in tuttocome io crederò a te. Eccoangelo mioche cosa voglio raccontarti adesso. Una voltami ricordonoi due cieravamo bisticciatinon ricordo più a che propositoe senzadubbio avevo torto io. Non ci rivolgemmo la parola. Mi ostinavo a nonvenire a chiederti perdonoma ero molto afflitto. Andavo per lacittàpassavo dai miei amicima una tristezza immensa mioccupava il cuore... E allora mi venne in mente che tu avrestipotutoun giornoammalarti e morire di qualche malattia. E quandome lo immaginaisentii a un tratto un tale doloreuna disperazionetalecome se realmente ti avessi perduta per sempre. I miei pensieridiventavano sempre più penosi. A poco a poco cominciai aimmaginarmi come sarei venuto sulla tua tombacome sarei stramazzatoper terracome l'avrei abbracciata pieno di angosciacome l'avreibaciatacome ti avrei chiamatasupplicata di uscire almeno per unmomentocome avrei invocato da Dio un miracoloperché tupotessi presentarti ai miei occhimi figurai come ti avrei stretta amepresa tra le bracciabaciata; mi pareva che sarei morto difelicitàsolo per aver potuto tenerti un momento tra lebraccia. E mentre così immaginavopensai a un tratto cheavrei pregato Dio di farti tornare a me per un momentomentre orache eri con me da sei mesiavevamo litigato tante voltetante volteeravamo rimasti giorni e giorni senza parlarci. Eravamo rimastidivisi per giornate interetrascurando la nostra felicitàeora ti chiamavo dalla tomba per un solo momentopronto a ripagarequell'unico momento con tutta la vita!... Alloranon potendo piùresisteremi precipitai correndo da teirruppi qui... tu miaspettavie quando ci gettammo l'uno nelle braccia dell'altramiricordo di averti stretta con tale forza al mio pettocome sedavvero dovessi perdertimia cara Natascia! Non dobbiamobisticciarci mai; è tanto doloroso per me! Ahsanto Diocomesi può pensare che possa abbandonarti?

Natasciapiangeva. Si abbracciarono con molta effusionee Alioscia giuròdi nuovo a Natascia di non abbandonarla mai. Dopo di che corse viaper raggiungere suo padre. Era convinto di poter rimediare a tuttodi poter mettere a posto ogni cosa.


-Tutto è finitotutto è perdutoormai! - disseNatasciastringendomi convulsamente la mano. - Alioscia mi ama e noncesserà mai di amarmi; ma ama anche Katiae fra poco l'ameràpiù di quanto non ami me. Quel serpente velenoso del principeterrà l'occhio ben apertoe allora...


-Natasciaanch'io credo che il principe agisca in modo equivocoma...


-Tu non credi che sia vero tutto ciò che gli ho detto vero?L'ho capito dall'espressione del tuo viso. Aspettavedrai tu stessose avevo ragione o no! Iopoinon ho parlato che in generalema losa soltanto Dio che cosa va covando ancora in cuor suo! E' un uomoterribile. In questi quattro giorniin cui sono rimasta qui acamminare avanti e indietro da solaho meditato su tutto e ho capitotutto. Aveva bisogno di liberare il cuore di Alioscia dall'ansia chegli impediva di viveredalla coscienza dei suoi doveri d'amore versodi me. Ha escogitato tutta quella commedia del fidanzamento anche perpoter insinuarsi tra noi con la sua influenzae per ammaliareAlioscia con la propria nobiltà d'animo e la propriagenerosità. E' cosìè cosìVania!Alioscia ha proprio quel carattere. Tranquillo a mio riguardoognisua ansia per me sarebbe scomparsae avrebbe pensato: «Ora cheè mia moglierimarrà sempre con me»; diconseguenzaavrebbe rivoltosuo malgradoogni attenzione versoKatia. Il principe avrà studiato a fondo quella Katiae avràcapito che è quella che ci vuole per Aliosciae che potrebbefarlo innamorare di sé più fortemente di quanto nonpossa fare io. AhVaniatutte le mie speranze riposano ormai in te!non capisco perché insista di volerti conoscere piùintimamente. Non respingerlocarissimoapprofitta anzi al piùpresto dell'occasione di penetrare in casa della contessa. Fattipresentare a Katiaosservala attentamente e sappimi dire che speciedi ragazza è mai. Ho bisogno che la veda tu stesso. Nessuno micapisce come tee tu saprai vedere quello che a me importa diconoscere. Osservainoltrefino a che punto è giunta la loroamiciziache cosa corre tra lorodi che cosa parlanoesoprattuttoosserva Katiaesaminala a fondo... Provami ancora unavolta la tua amiciziamio caromio amato Vania! Pongo in te tuttele mie speranze! ...


Quandotornai a casaera la una. Nelly mi aprì con viso assonnato.


Sorrisee mi guardò affettuosamente. La poveretta era indispettitacontro se stessa per essersi addormentataché aveva avutointenzione di aspettare il mio ritorno. Mi comunicò che erastato là qualcuno a chiedere di me che era rimasto a parlarecon lei per un pezzo e che mi aveva lasciato un biglietto sullatavola. Il biglietto era di Maslobojev. Mi invitava a casa sua perl'indomaniverso la una.


Volevointerrogare Nellyma poi rimandai le spiegazioni alla mattina dopoinsistendo che la ragazza andasse a dormire; la poveretta era moltostanca per avermi aspettato a lungo; il sonno l'aveva vinta solo unmezz'ora prima del mio ritorno.




CAPITOLO5


All'indomaniNelly mi raccontò strane cose intorno alla visita diMaslobojev. Del restoera già strano di per se stesso ilfatto che Maslobojev fosse venuto quella serasapendo con precisioneche non sarei stato in casa; glielo avevo detto io stesso l'ultimavolta che l'avevo incontrato; me lo ricordavo perfettamente Nelly miraccontò chesulle primes'era rifiutata di aprirgli; eranole otto di sera e aveva timore a lasciar entrare gente. Maslobojevperòaveva cominciato a insistereparlandole attraverso laporta chiusa e assicurandola che mi sarebbero potuti toccare gravidispiaceri se non mi avesse lasciato un bigliettino. Quando lo ebbelasciato entrareegli scrisse il bigliettopoi si avvicinò alei e le si sedette accanto sul divano. - Io mi alzainon volendoparlargli- raccontava Elena. - Avevo paura di lui; incominciòa parlare della Bubnovadicendomi che era molto arrabbiatama chenon avrebbe più osato riprendermi; poi si mise a fare i vostrielogidisse di essere un vostro intimo amico e di conoscervi findall'infanzia. Allora mi decisi anch'io a parlargli. Tiròfuori dalla tasca delle caramelle e m'invitò a prenderne;rifiutai; allora cominciò a persuadermi che era un brav'uomoche sapevainoltreridere e ballare; poia un trattobalzòin piedi e cominciò a ballare. Io risi. Poi disse che sarebberimasto ancora un po': "Aspetterò Vania; chissàche non torni presto!" e mi pregò di non aver timore dilui e di sedermigli accanto. Mi sedettima non volli parlare. Allorami disse di aver conosciuto mia madre e mio nonnoe... e io parlai.Rimase a lungo...


-Di che cosa avete parlato?

-Di mia mammadella Bubnova... del nonno. E' rimasto qui circa dueore.


Misembrò che Nelly non volesse confessare di che cosa avevanoparlato. Non l'interrogai oltrepensando che sarei venuto a sapereogni cosa da Maslobojev. Mi rimase tuttavia l'impressione cheMaslobojev fosse venuto apposta da me durante la mia assenza pertrovare sola Nelly.


«Perquale ragione?»pensai.


Mifece vedere i dolciumi che egli le aveva offerto. Erano trecaramelleavvolte in carta verde e rossadelle piùordinarieevidentemente comprate in qualche bottega di droghiere.Nelly rise mostrandomele...


-Perché non le hai mangiate? - le domandai.


-Non voglio- disse in tono serio e aggrottando le sopracciglia. -Non ho voluto nemmeno prenderlele lasciò sul divano...


Quelgiorno avevo molte cose da fare. Mi accomiatai da Nelly.


-Ti annoi qui da sola? - le domandai andandomene.


-Mi annoio e non mi annoio. Mi annoio quando rimanete fuori troppo alungo.


Ecosì dicendomi guardò con sguardo affettuoso. Pertutta la mattinata mi seguì sempre con quello sguardo pieno ditenerezzae sembrava allegra e affettuosa quanto mai; al tempostessotraspariva da tutto il suo essere un non so che di pudicoditimido persinocome se temesse di contrariarmidi perdere la miabenevolenza e... e anche di lasciarsi andare a troppe effusionicomese si vergognasse dei propri sentimenti.


-E perché non ti annoi? Hai detto che ti «annoi e non tiannoi» - domandai sorridendo involontariamentetanto mi parevagentile e cara.


-Lo so io- rispose sorridendo anche lei e confondendosi un poco.


Discorrevamosulla soglia della porta aperta. Nelly stava davanti a me con gliocchi bassitenendo una mano sulla mia spalla e pizzicando conl'altra la manica del mio soprabito.


-E' dunque un segreto? - domandai.


-No... niente... ho... ho cominciato a leggerequando voi non cisieteil vostro libro- mi disse a mezza vocealzando su di me unosguardo tenero e penetrantee arrossendo tutta.


-Ahè così! Ti piace?

Eroconfuso come un autore che si sente lodare in faccia; ma avrei datochissà che per poterla baciare in quel momento. Non riuscivo afarloperò. Nelly tacque.


-Perché l'avete fatto morire? - mi domandò con aria diprofonda afflizionegettandomi di sfuggita uno sguardo e abbassandoancora gli occhi.


-Chi?

-Quel giovanemalato di tisi... nel libro!

-Non c'era nulla da fare; così doveva succedereNelly.


-Non doveva affatto succedere- rispose pianoma con intonazionealquanto bruscacome fosse irritata; poi fece una smorfia con lelabbra e fissò ancora più ostinatamente il pavimento.


Passòun altro minuto.


-E lei... anche leila ragazza... e quel vecchio- sussurròcontinuando a pizzicare ostinatamente la manica del mio soprabito-continueranno a vivere insieme? E non patiranno più lamiseria?

-NoNelly; lei se ne andrà lontanolontanoe sposeràun proprietario; luiinvecerimarrà solo- risposisinceramente afflitto di non poterle dir nulla di piùconsolante.


-Eccoecco... E' cosìdunque? Ahcome siete!... Non voglionemmeno più leggere il libro!

Emalcontentarespinse il mio bracciosi voltò da una partesi avvicinò alla tavolae rimase là con la facciarivolta verso l'angolo e gli occhi abbassati. Era rossa e aveva ilrespiro irregolarecome se fosse veramente molto afflitta.


-SùNellynon adirarti! - cominciai a dirle andandole vicino.- Sono tutte storie inventatenon c'è quindi nessuna ragioned'andare in collera! Bambina impressionabile che sei!

-Non vado in collera- disse timidamentealzando su di me unosguardo pieno di luce e di affetto; poiad un trattomi afferròla manomi premette il viso contro il petto e scoppiòimprovvisamente in singhiozzi. Al tempo stessoperòsi misea ridere; piangeva e rideva insieme. Anch'io ridevoe provavointanto una sensazione moltomolto soave. Non voleva a nessun costoalzare la testolina verso di me e quando mi sforzai di staccarle ilvisino dal mio pettosi strinse più fortemente a me e risepiù allegramente di prima.


Finalmentequesta scena ebbe termine. Ci accomiatammo. Avevo fretta.


Nellycon le guance rosseancora un po' confusama con occhi che lebrillavano come due stelle uscìper accompagnarmi sullascalapregandomi di tornare al più presto. Le promisi ditornare per il pranzoe forse primase mi fosse stato possibile.


Andaianzitutto a trovare i vecchi Ikmenev. Erano entrambi indisposti.


AnnaAndrejevna era sofferente; trovai Nicola Serghejevitc nello studio.Mi aveva sentito arrivarema sapevo checome al solitonon sisarebbe mostrato che dopo un quarto d'oraper darci il tempo diparlare. Non volendo agitare troppo Anna Andrejevnaattenuai perquanto era possibile il mio racconto riguardo a ciò che erasuccesso la sera precedente; tuttaviale comunicai la verità;con mia grande meravigliami accorsi che la vecchiettapurrattristandosi della possibilità di una rotturaaccolse lanotizia senza dimostrare un eccessivo stupore.


-L'avevo previstomio caro- disse. - Andato via tul'ultima voltarimasi ancora a lungo a meditare sull'argomento e presto capii chenon era una cosa attuabile. Non abbiamo meritato questa grazia dalSignoree quell'uomopoiè troppo vileperché ci sipossa aspettare da lui qualche cosa di buono. Pensa un po': ora ciprende diecimila rubli; diecimila rublimio caronon sono unoscherzospecie sapendo di toglierceli proprio senza ragione. Cistrappa di bocca l'ultimo boccone di pane; dovremo vendere laIkmenevkaadesso.


Natasciaè ragionevole e intelligente; non ha creduto alle loropromesse. E sai tumio caro- continuò abbassando la voce-che cosa ne pensa il mio uomo? A quanto pareè contrario aquel matrimonio. Si è tradito davanti a me. «Nonvoglio!»dice. Pensavosulle primeche facesse a posta;invece noparlava sul serio. Che cosa avverràalloradileidel mio tesoro? La maledirà di sicuro!

Beh!e Aliosciache ne dice?

Mitempestò ancora a lungocome al solitodi domandesospirando e lamentandosi ad ogni mia parola. In generalemi eroaccorto chenegli ultimi tempisembrava assolutamente smarrita.Ogni notizia la sconvolgeva. L'ansia per Natascia e la nostalgia dilei uccidevano il suo cuore e la sua salute.


Entròil vecchio in veste da camera e in pantofole; si lagnava anche lui diavere la febbre; gettò uno sguardo di tenerezza alla moglie eper tutto il tempo che io rimasi da loroebbe per lei le premure diuna governante; di tanto in tantola guardava negli occhiquasi conun certo timore. Si leggeva in quegli sguardi un'immensa tenerezza.


Eraimpressionato per la malattia di lei; capiva cheperdendolaavrebbeperso tutto nella vita.


Rimasicon loro per circa un'ora. Accomiatandosi da meil vecchio miaccompagnò fino in anticamera e portò la conversazionesu Nelly.


Pensavasul serio di prenderla in casa sua e di adottarla. Cominciò aconsigliarsi con me sul modo di convincere Anna Andrejevna. Midomandò con speciale interessamento se non avessi saputoqualche cosa di nuovo sul conto della ragazzina. Gli raccontai inbreve ciò che sapevoe quel racconto produsse su di lui unaforte impressione.


-Torneremo ancora su questo argomento- mi disse in tono deciso. - Eintanto... del restoverrò io stesso a trovartinon appenami sarò rimesso in salute. Allora decideremo il da farsi.


Amezzogiorno in punto entrai in casa di Maslobojev. Con mia grandemeravigliala prima persona che v'incontrai fu il principe. Era inanticamera e stava indossando il soprabitomentre Maslobojev loaiutava premurosamente e gli tendeva il bastone. Maslobojev mi avevagià detto che conosceva il principenondimeno rimasioltremodo stupito di quell'incontro.


Ilprincipe sembra alquanto confuso vedendomi.


-Ahsiete voi! - esclamò con esagerato calore. - Che incontroimpensato! Del restoho saputo proprio ora dal signor Maslobojev chesiete amici. Molto contentocontentissimo di avervi incontrato;avevo appunto un vivo desiderio di vedervie spero di poter quantoprima venirvi a trovare in casa vostrase me lo permettete! Ho unapreghiera da rivolgervi; aiutatemispiegatemi la nostra presentesituazione. Non sto a dirvi che parlo di ciò che èavvenuto ieri sera... Làvoi siete in relazione di amiciziaavete seguito tutto lo svolgimento della faccendaavete una grandeinfluenza... Mi spiace molto che non mi sia possibile trattenermisubito con voi... Gli affari mi chiamano! Ma uno di questi giorniforse prima di quanto crediateavrò il piacere di venirvi atrovare. Intanto...


Mistrinse la mano con esagerata cordialitàammiccò aMaslobojev e uscì.


-Dimmiper amor di Dio... - cominciai entrando nella camera.


-Non ti dirò proprio nulla- m'interruppe Maslobojevafferrando in fretta il berretto e dirigendosi verso l'anticamera. -Ho da fare!

Sonoin ritardoamico miodevo scappare.


-Ma non mi hai scritto tu stesso che dopo mezzogiorno...


-E se anche te lo avessi scritto? Ieri ho scritto a teoggi invecehanno scritto a mee in modo da farmi perdere la testa. Miaspettano.


ScusamiVania. L'unica soddisfazione che posso offrirti è dipicchiarmi per averti disturbato inutilmente. Se questo mezzo disoddisfazione ti va a geniopicchiamaper l'amor di Diofapresto. Non trattenermigli affari non aspettano.


-Ma perché dovrei picchiarti? Se gli affari ti reclamanoaffrettati; di faccende improvvise ne capitano a tutti. Soltanto...


-Noa quel «soltanto» ti rispondo io subito- miinterruppe precipitandosi in anticamera e indossando il cappotto(anch'io indossai il mio soprabito imitandolo). - Ho un altroimportantissimo affare da sbrigare con tema proprio importanteperil quale appunto ti avevo chiamatoun affare che riguardapersonalmente te e i tuoi interessi. E siccome non è possibileraccontartelo così in un momentodammiper amor di Diolaparola che tornerai da me questa sera alle sette precise; népiù tardi né più presto di quell'ora. Saròa casa.


-Questa sera- feci ioindeciso- questa sera avevo intenzione diandare...


-Vacarissimosubitolà dove vorresti andare questa seraequesta serainvecetorna qui da me. VediVania? non puoi nemmenoimmaginare le cose straordinarie che ho da comunicarti.


-Va beneverrò; ma di che si tratta? Confesso che mi hai messoaddosso una grande curiosità.


Cosìparlandoeravamo usciti dal portone della casa; ci fermammo sulmarciapiede.


-Verraidunque? - mi domandò Maslobojev con insistenza.


-Certo! Te l'ho già detto!

-Nodammi la tua parola d'onore!

-Ma che hai? Va beneti dò la mia parola che verrò date.


-Benissimo! Questo sì che è nobile. Da che parte vai?

-Di qua- risposifacendo un gesto per indicare la parte destra.


-Beh! ioinvecevado di là- disse mostrando la partesinistra. - AddioVania! Ricordatidunque: alle sette!

«Strano!»pensai seguendolo con lo sguardo.


Avevointenzione di passare la sera da Natasciama orasiccome avevopromesso a Maslobojev di essere da luidecisi di andarci subito. Erosicuro di trovarvi anche Alioscia. Infattiera con leie sirallegrò immensamente vedendomi entrare.


Eramolto gentile e tenero con Natascia e si fece molto allegro per lamia venuta. Natasciacercando di sembrare allegrafaceva sforzi suse stessa. Il suo volto era pallido e pareva malato; aveva dormitomale la notte; trattava Alioscia con esagerata affettuosità.


Aliosciapur parlando molto e continuando a raccontare qualche cosacon loscopo evidente di divertire anche lei e richiamarle un sorriso sullelabbra(labbra che involontariamente prendevano una piega dolorosa)evitavavisibilmentedi parlare di Katia e del padre.


C'erada supporre che il suo tentativo di riconciliazione del giorno primagli fosse andato fallito.


-SaiVania? Ha una gran voglia di andarsene via di qua- sussurròin fretta Natasciaapprofittando di un momento in cui egli si erarecato in cucina per dire non so che a Mavra- ha paura. Da partemiaho timore a dirgli di andarsenegiacché allorarimarrebbe qui per puntiglio; e ioquello che temo soprattuttoèche si stanchi di me e mi abbandoni definitivamente! Non so comefare!

-Dio santissimoin che situazione vi mettete! Come siete sospettosi!

Comevi spiate l'un l'altro! Non avete che da spiegarvi una buona voltaebasta! Eccosecondo mequello che potrebbe davvero portarlo allastanchezza è proprio il protrarsi di questo stato di cose.


-Come fare? - esclamò Natascia spaventata.


-Aspettaci penso io...


Mirecai in cucina col pretesto di far pulire a Mavra una delle miesoprascarpe molto infangata.


-Sii prudenteVania- mi gridò dietro Natascia.


Nonappena fui entrato da MavraAlioscia si slanciò verso di mecome se mi avesse aspettato.


-Ivan Petrovitccarissimocome devo fare? Consigliatemi: ieri hodato la mia parola a Katia di andare a trovarla proprio a quest'ora.


Nonposso venir meno alla mia parola! Amo Natascia più di ognicosa al mondosono pronto a gettarmi nel fuoco per leimaconverrete anche voi che non è possibile che tronchi la miarelazione laggiù in modo così brusco...


-Ebbeneandateci...


-Ma Natascia? Sarebbe molto afflitta. Ivan Petrovitcaiutatemi...


-Secondo mefareste bene ad andarci. Sapete bene quanto Natascia viami; le sembrerà sempre che con lei vi annoiate e che rimanetequi per forza. Sarà meglio agire con franchezza. Del restovenitevi aiuterò.


-Caro Ivan Petrovitccome siete buono!

Tornammoda Natascia. Di lì a un momentodissi ad Alioscia.


-Ho visto or ora vostro padre.


-Dove? - mi domandò il giovaneallarmato.


-In stradaper caso. Si fermò un istante con me per ripetermiil suo desiderio di conoscermi più intimamente. Mi domandòdi voise non sapessi dove foste. Aveva un gran bisogno di vedervidi dirvi qualche cosa.


-AhAliosciava a trovarlofatti vedere da lui! - intervenneNatasciacomprendendo dove volevo andare a finire.


-Ma.dove potrei trovarlo a quest'ora? Non sapete se sia andato acasa?

-Noper quanto mi ricordomi pare che abbia detto che si sarebberecato dalla contessa.


-E allora?... - fece Alioscia ingenuamenteguardando con tristezzaNatascia.


-AhAliosciache c'è da domandare? - disse lei. - Possibileche tu voglia davvero troncare quella relazione per farmi piacere?Sarebbe un atto puerile. Anzituttonon è una cosa da farsi;in secondo luogoti dimostreresti semplicemente ingrato verso Katia.Siete amici; come puoi pensare che si possa rompere in modo cosìbrusco un simile legame? Infinefai un'offesa a me pensando che siagelosa di te fino a tal punto. Vacci subitova assolutamentete neprego! Anche tuo padre sarà tranquillizzato.


-Natasciatu sei un angeloe io non sono degno del tuo mignolo! -esclamò Alioscia entusiasta e pentito. - Sei tanto buonatu!ioinvece... io... beh! te lo dico! Proprio oralàincucinaho pregato Ivan Petrovitc di aiutarmi perché potessiandar via. E' stato lui a inventare la storia. Ma non giudicarmimalecara Natascia! Non sono molto colpevoleperché ti amomille volte più di ogni altra cosa al mondo; vedi? mi èvenuta in mente una buona idea: confessare tutto a Katiaraccontandole ciò che è avvenuto qui ieri sera. Leiinventerà qualche cosa per la nostra salvezza; è devotaa noi con tutta l'anima...


-Benissimovacci- rispose Natascia sorridendo. - Ed eccoamicomiouna cosa che ho da dirti: avrei molto piacere di conoscere Katiapersonalmente; come si potrebbe fare?

Aliosciaentusiasmato dalla gioiacominciò subito a fare progetti sulmodo di fare la presentazione. Secondo luinon c'era cosa piùfacile: Katia avrebbe subito trovato il mezzo. Sviluppava con caloree ardore la propria idea. Infinepromise di tornare di lì adue oreportando la risposta a Natasciae di rimanere con lei tuttala sera.


-Tornerai davvero? - domandò Natascia accompagnandolo.


-Come puoi dubitarne? AddioNatasciaaddioamore miomio eternoamore! AddioVania! AhDiosenza volerlo vi ho chiamatosemplicemente "Vania"; sentiteIvan Petrovitcvi vogliotanto bene:

perchénon ci diamo del" tu"? Lo volete?

-Ebbenediamoci del "tu".


-Dio sia lodato! Mi sarà venuto in mente un centinaio di voltequesta idea. Ma non osavo esporvela. Eccocontinuo a darvi del"voi". E' molto difficile darsi di punto in bianco del"tu". Non mi ricordo con precisionemi sembra peròdi averlo letto in Tolstoi: due persone hanno deciso di darsi del"tu" e non riescono a farlocontinuano a scegliere frasidove il pronome personale non entri. AhNatasciaqualche giornodovremmo rileggere insieme "L'infanzia e l'adolescenza"(8); è tanto bello!

-Va beneva benevattene! - fece Natascia ridendo. - E' tantocontentoche ora non la smette più di parlare...


-Addiofra un paio d'ore sono ancora qui!

Lebaciò la mano e uscì in fretta.


-VediVaniavedi?- disse leie scoppiò in pianto.


Rimasicon lei un altro paio d'oresforzandomi di consolarlae riuscii apersuaderla. Certoaveva tutte le ragioni e le sue ansie eranogiustificate. Il cuore mi si stringeva dal dolorequando pensavoalla sua posizione attuale; temevo per lei. Ma non c'era nulla dafare!

AncheAlioscia mi pareva molto strano: l'amava non meno di primaforseanche di piùcon un maggior tormentoche proveniva delpentimento e dalla gratitudine. Al tempo stessoperòunnuovo amore invadeva sempre più il suo cuore. Non erapossibile prevedere come sarebbe andato a finire quello stato dicose. Anch'io ero molto curioso di vedere Katia. Ripetei a Natasciala promessa di conoscerla.


Versola fine della mia visitaessa sembrò persino essersi un po'rallegrata. Fra l'altrole raccontai anche di Nelly e di Maslobojevdella Bubnovadel mio incontro improvviso col principe in casa diMaslobojev e dell'appuntamento fissato per le sette. Tutto ciòl'interessò molto. Dei suoi vecchi non parlai a lungoe nonle dissi nulla della visita che mi aveva fatto suo padre: temevo chel'eventuale duello tra il vecchio Ikmenev e il principe potessespaventarla. Anche a lei parvero molto strane le relazioni delprincipe con Maslobojevcome pure la sua insistenza di volerconoscermi in modo più intimo; del restoun simile desideriopoteva essere spiegato sufficientemente con l'attuale stato dicose...


Versole tretornai a casa. Nelly mi venne incontro col suo visinosereno...




CAPITOLO6


Allesette in punto ero da Maslobojevche mi accolse con esclamazioni digioia e con grandi abbracci. Inutile dire che era brillo. Piùche da ogni altra cosafui sorpreso dai preparativi fatti in mioonore Tutto lasciava capire che ero aspettato. Un elegante samovarbolliva su un tavolino rotondoricoperto da una tovagliabella ecostosa. Il servizio da tèd'argentodi porcellana e dicristalloera tutto brillante. Su un'altra tavolapure ricoperta dauna tovaglia costosama diversaerano preparatisu piattinidolciumi di prima qualitàfrutta canditafrutta sciroppatamarmellata"pastilà""gelatina" (9)composte francesiarancemelenoci di tre o quattro qualitàdiverse; insommapareva che vi fosse stata trasportata tutta labottega di un fruttivendolo. Sulla terza tavolacoperta da unacandida tovagliaerano disposti piatti dei più svariatiantipasti:

cavialeformaggioun "pâté"salamiprosciutto etutta una fila di caraffe di cristallocontenenti acquavite di ognispecie e dei più diversi coloriverdibrunidoratirossiuno più bello dell'altro.


Infinesu un tavolinoricoperto pure di una tovaglia biancastavano duesecchielli con lo sciampagna. Sulla tavola davanti al divano facevanobella mostra tre bottiglieacquistate nel miglior negozio:

unadi "Sauternes"una di "Lafitte" e una di"Cognac". Al tavolino da tè era seduta AlessandraSemionovna in un vestito semplice sìma molto di buon gusto.La sua toletta era riuscitaperché la giovane sapevaevidentementescegliere ciò che le si addiceva meglio; peraccogliermisi sollevò sulla sedia con aria solenne. Ilfresco volto le brillava di allegria e di piacere. Maslobojevindossava una ricca veste da camera e aveva biancheria fresca edelegante; calzava un paio di pantofole cinesi. Sulla camiciaovunqueera stato possibile metterlierano attaccati bottoni e bottoncinisecondo la moda. I suoi capelli erano pettinatiimpomatati e divisida una riga lateralesecondo la moda anch'essi.


Fuisorpreso a tal puntoche mi fermai in mezzo alla camera con la boccaapertagirando lo sguardo ora su Maslobojev ora su AlessandraSemionovnala cui soddisfazione giungeva alla beatitudine.


-Che significa tutto questoMaslobojev? Hai qualche invitatoquestasera? - domandaiinfinecon inquietudine.


-Nessuno all'infuori di te- mi rispose solennemente.


-Ma tutta questa roba? - e indicai la tavola con gli antipasti. - Cen'è da sfamare un reggimento!

-E anche da abbeverarlo; hai dimenticato la cosa principalee ancheda abbeverarlo! - aggiunse Maslobojev.


-E tutto questo solo per me?

-E per Alessandra Semionovna. Tutto è stato combinato secondola sua volontà.


-Eccoci siamo! Lo sapevo bene! - esclamò AlessandraSemionovna arrossendoma senza per nulla perdere la sua ariasoddisfatta. - Non si può ricevere decentemente un ospite!Subito si dà la colpa a me.


-Fin da questa mattinapuoi immaginareproprio fin da questamattina; non appena seppe che tu dovevi venire questa seraincominciò ad affaccendarsia sgobbare...


-Mente anche in questo! Non da questa mattinama da ieri sera. Ieriseratornato a casami disse che il signore sarebbe venuto da noiquesta sera...


-Avrete frainteso.


-Niente affattoè stato proprio così. Io non mento mai.Perché non dovremmo ricevere bene uno che viene a trovarci?Non viene mai nessuno a farci visita; peròabbiamo tutto ciòche occorre per ricevere.


Voglioche la gente per bene possa vedere che non viviamo peggio deglialtri.


-Soprattutto volete che sappia quale perfetta massaia eamministratrice siete maiAlessandra Semionovna; - aggiunseMaslobojev. - Pensaciamico mioe ioe ioche ci sono cascato! Mihanno fatto indossare una camicia di tela olandesecon tutti questibottoni grandi e piccoliuna veste da camera e un paio di pantofolecinesimi hanno pettinatoimpomatato i capelli col bergamotto; leiavrebbe voluto spruzzarmi col profumo "crême brulée"ma questo non ho potuto sopportarlo; mi sono ribellatoho fattovalere la mia autorità di marito...


-Non si trattava di bergamottoma della migliore brillantinafranceseche si vende in piccoli vasetti colorati! - ribattéavvampandoAlessandra Semionovna. - Giudicate voi stessoIvanPetrovitcnon mi lascia andare a teatro né a ballareenondimeno continua a regalarmi vestitia che propoi? Perindossarli e rimanere seduta da sola in casa? L'altro giorno sonoriuscitadopo assidue preghierea convincerlo a portarmi a teatro;ebbenenon appena mi fui voltata da una parte per mettermi una"broche"eccolo correre in dispensa: un bicchierinounaltroun terzo... Ebbenerestammo a casaera ubriaco fradicio!Nessunoproprio nessuno viene a farci visita; solo di mattina vienegente per affari; allora mi cacciano via. E con tutto ciòabbiamo il samovarun servizio completotazze bellissime; abbiamotutto e sono sempre cose regalate.


Ciportano anche roba da mangiaresi può dire che non abbiamoaltra spesa se non quella del vino; qualche volta compriamo unvasetto di pomata; eccooggiper riceverviabbiamo comprato il"pâté"il prosciutto e qualche dolciume. Sealmeno venisse qualcuno a vedere come viviamo! E' già un annoche penso: «Verrà pureun giornoqualcuno a trovarci;uno che venga a farci visitauna vera visitae allora lo riceveremocome si deve; gli faremo vedere quello che abbiamo; la gente ci farài suoi complimenti e noi ne sentiremo piacere». Quanto a questoscioccone di un uomonon vale davvero la pena di pettinarlo e diimpomatarlo; trova uno speciale piacere nell'essere sudicio. Guardateche veste da camera gli hanno regalata; è forse degno d'unaveste simile? Non ambisce altro che di ubriacarsi.


Vedreteche vi offrirà l'acquavite prima del tè.


-Tohhai ragione! E' una buona ideadavverobeviamoVaniaunbicchierino di quella color d'oropoi di quella color d'argento;dopo di checon l'anima rinfrescatapotremo attingere ad altrebevande.


-Lo sapevo bene!

-Non inquietateviLascenka (10); prenderemo anche il tè colcognacalla vostra salute.


-Ci mancherebbe altro! - esclamò la giovanebattendo le mani.- Il tè dei "Chan"da sei rubliche due giorni faci ha regalato un mercanteora vuole berlo col cognac! MadaterettaIvan Petrovitcve lo verso subito... vedretevedrete voipure che tè!

Esi diede da fare intorno al samovar.


Eraevidente che intendevano trattenermi per tutta la serata.


AlessandraSemionovna aveva aspettato l'ospite per un anno interoed ora sipreparava a sfogare l'anima su di me. Tutto ciò non entravanei miei calcoli.


-SentiMaslobojev- dissiprendendo posto- non sono punto affattoqui in qualità di visitatorema per affari; tu stesso mi haichiamato per comunicarmi qualche cosa...


-Gli affari sono affari; ma si può ben trovare il momento buonoanche per una conversazione amichevole.


-Nocaro amiconon farci assegnamento. Alle otto e mezzo scapposenz'altro. Ho una faccenda da sbrigare; ho dato la mia parola...


-Non lo credo possibile! Scusavuoi lasciarci in questo modo? Come tela vuoi cavare con Alessandra Semionovna? Guardalasembraimpietrita. O che forse m'avrebbe impomatato per nulla la testa dibergamotto? Pensaci un po'!

-Tu scherzi sempreMaslobojev. Ad Alessandra Semionovna giureròdi tornare qui a pranzo la settimana venturaeccofissiamoperesempiovenerdì; oggiinveceho dato la mia parolaoperdire più esattamentedevo assolutamente trovarmi in un posto.Sarebbe dunque meglio che tu mi riferissi subito quello che avevi dacomunicarmi.


-Possibile che vogliate proprio andarvene alle otto e mezzo? - saltòsù Alessandra Semionovnacon voce intimorita e lamentosaquasi in procinto di piangeree passandomi una tazza di eccellentetè aromatico.


-Non inquietateviLascenka; sono tutte stupidaggini- ribattéMaslobojev. - Rimarrà qui; sono sciocchezze! Dimmi piuttostoVania:

dovecorri sempre? Che affari hai? Si può saperlo? Ogni giornoscappi di casa per correre non so dovenon lavori...


-Che te ne importa? Più in làperòpuòanche darsi che te lo dica.


Spiegamitupiuttostoperché sei venuto ieri da mequando io stessoti avevo dettome ne ricordo beneche non sarei stato in casa.


-Me ne sono ricordato dopo infattime ne ero assolutamentedimenticato. Sìvolevo proprio parlarti di un affare;soprattuttoperòho voluto far piacere ad AlessandraSemionovna. «Ecco»dice«ora hai trovato unamicoun signore per bene; perché non lo inviti a venirci atrovare?». Sono quattro giorni che mi strapazza per causa tua.Per il bergamottomi saranno indubbiamente scontati almeno quarantapeccati; ma perché non avrei dovuto offrirmi il piacere dipassare una sera in compagnia di un amico? Allora usai unostratagemma: ti scrissi che si trattava di un affare talmenteimportanteche se tu non fossi venutotutte le nostre navisarebbero andate a fondo.


Lopregai di non agireper l'avvenirein tal modoe di limitarsisemplicemente a invitarmise mai avesse desiderio di vedermi. Laspiegazione di Maslobojevperònon mi aveva soddisfattointeramente.


-E questa mattinaperché sei fuggito? - gli domandai.


-Stamane avevo proprio un affare che reclamava la mia presenzanonmentote lo assicuro.


-Un affare col principe?

-Vi piace il nostro tè? - domandò Alessandra Semionovnacon vocina melata.


Aspettavada cinque minuti che lodassi il suo tèmentre io non cipensavo neppure.


-E' straordinarioAlessandra Semionovnaproprio straordinario; nonho mai bevuto nulla di simile.


AlessandraSemionovna arrossì dal piacere e si affrettò aversarmene un'altra tazza.


-Il principe! - esclamò Maslobojev. - Quel principe è untale mascalzoneun tale birbante... Ti dico io! Guardaanch'io sonoun birbantemanon fosse che per un senso di pudorenon vorreicerto essere nella sua pelle! Perònon dico più nullabasta! Non ti posso dir altro di lui.


-Ioinvececome a farlo appostasono venuto da te proprio perchiederti alcune informazioni sul suo conto. Ma ne riparleremo piùtardi. Oradimmi: perché hai offerto caramelle alla mia Elenae poi hai ballato davanti a lei? Di che cosapoihai potuto parlarecon lei per un'ora e mezzo?

-Elena è una ragazzina che ha dodicise non undici annieviveper il momentoin casa di Ivan PetrovitcAlessandraSemionovna...


GuardaVaniaguarda- aggiunse indicando la giovane- guarda com'èavvampatanon appena ha sentito che ho portato delle caramelle a unafanciulla sconosciuta. Ha sussultato ed è diventata tuttarossa; come se le avessero sparato una pistolettata in faccia... egli occhigli occhibrillano come due braci. SìsìAlessandra Semionovnanon è il caso di nascondere i vostrisentimenti! Siete gelosa! Se non avessi spiegato che si tratta di unabambina undicennemi avrebbe subito tirato il ciuffo; nemmeno lostesso "bergamotto" m'avrebbe salvato!

-Non ti salverà neanche adesso!

Epronunciando queste paroleAlessandra Semionovnad'un salto solobalzò verso di noieprima che Maslobojev avesse il tempo diparare la testagli afferrò una manata di capelli e glielitirò con forza.


-Eccotieccoti! Non ti permetterò di direin presenzadell'ospiteche sono gelosa; non osarlonon osarlo!

Ellaavvampò ancoraebenché ridesseMaslobojev ricevettela sua parte.


-Sta raccontando proprio cose vergognose- essa aggiunse con serietàrivolgendosi a me.


-Hai vistoVaniacos'è la vita? Questa è senza dubbiouna buona ragione per permetterci un altro bicchierino d'acquavite! -concluse Maslobojeve quasi di corsa si precipitò verso latavola sulla quale si trovavano le caraffe. Ma Alessandra Semionovnafu più lesta di lui:

afferròla caraffariempì un bicchierino di acquavitee lo tese aMaslobojevpicchiandolo al tempo stesso affettuosamente sullaspalla.


Questimi ammiccò con un occhiofece schioccare la lingua e vuotòil bicchierino.


-Quanto alle caramellenon è troppo facile risponderti-cominciòriprendendo il suo posto sul divano accanto a me. -Le avevo comprate l'altro ieri in una bottega di droghierementreero ubriaconon so più con quale scopo. Può darsidelrestoche l'abbia fatto unicamente col desiderio di sostenere ilcommercio e l'industria della nostra patrianon saprei propriodirtelo con precisione; ricordo soltanto che me ne andai allora ingiro per le stradeubriaco fradiciodi essere caduto nel fangoedi essermi strappato i capellipiangendo al pensiero che non erobuono a nulla. Le caramellenaturalmentemi erano uscite di testae così mi rimasero nella tasca fino a ieriquando me lesentii sottosedendomi sul tuo divano. Quanto al ballodeviattribuirlocome tuttoal mio abituale stato di ubriachezza; ierianzi ero più brillo del solitoe quindicome mi capitaspesso quando sono contento del mio destinomi misi a ballare.Eccoti la spiegazione; bisognaperòanche aggiungere che lapovera orfanella aveva svegliato in me un senso di compassione; leia ogni modosi rifiutò di parlare con me; sembrava persino incollera.


Alloracominciai a ballare e offrii le caramelle per rallegrarla .


-Non avrai piuttosto cercato di corromperla per cavarle fuori qualcheconfessione? Dimmi francamente: sei stato là appostasapendoche non mi avresti trovato in casaper chiacchierare con lei aquattr'occhi e farla parlareo no? So che sei rimasto con lei un'orae mezzodopo averle assicurato che conoscevi la sua povera mammaeche l'hai interrogata su certe cose...


Maslobojevsocchiuse gli occhi e sorrise con aria astuta.


-L'idea sarebbe stata molto buona- disse. - No. Vanianon si trattadi questo. Certoè sempre utile interrogare un po' quando sipresenta l'occasionema non si tratta di questo. Ascoltamivecchioamico: è verosono piuttosto brillo adessoanzilo sonoalquantocome al solitoma puoi credermi ugualmente. Se ti dico cheFilippo non ti ingannerà mai "con cattiva intenzione"mai!

-E senza cattiva intenzione?

-No... neanche senza cattiva intenzione. Ma al diavolo tutto questo!

Beviamoe passiamo all'affare! Un affare senza importanzadel resto-continuòdopo aver vuotato un bicchierino. - Quella Bubnovanon aveva nessun diritto di tenere la ragazzina presso di sého assunto informazioni su ogni cosa. Non l'ha mai adottata néfatto nulla di simile. La madre le doveva una certa sommae leiprese la bambina in casa propria. La Bubnovapur essendo unabirbante e una canagliaè anzitutto stupida come tutte ledonne. La defunta aveva il passaporto e tutte le carte in regolaquindida questo latotutto è pulito.


Elenapuò rimanere con te; tuttaviasarebbe bene se qualchefamiglia di brava gente volesse prenderla e interessarsi seriamentedella sua educazione. Per oraad ogni modorimanga pure con te; cipenserò io a mettere a posto ogni cosa; la Bubnova non oseràmuovere un dito.


Delladefunta madre della piccinaperòfinora non ho potutoraccogliere quasi nulla di preciso. Era vedovae si chiamavaSalzman.


-Sì; così mi ha detto anche Nelly.


-Dunquesu questo punto siamo a posto. AdessoVania- cominciòcon una certa solennità- ho una preghiera da rivolgerti.Esaudiscila.


Raccontamicol maggior numero di particolari possibileche affari sono i tuoi edove passi tutte le tue giornate. Chi frequenti? Ne ho giàsentito parlare in partema mi occorre conoscere i particolari.


Unasimile solennità mi stupì assai; mi allarmò anziun poco.


-Ma che c'è mai? Perché hai bisogno di saperlo? Perchéme lo domandi con tanta solennità?

-EccoVaniaè inutile spendere troppe parole: voglio rendertiun servigio. Vediamico caro? Se avessi voluto giocare d'astuzia conteavrei saputo farti parlare senza prendere quest'aria solenne. Tuinvecemi sospetti di astuzia a tuo riguardo: quella tua domanda aproposito delle caramellel'ho ben capita. Siccome parlo consolennitàperòvuol dire che la cosa mi interessa nonper mema per te. Non dubitaredunquee rispondi con franchezzadicendomi la pura verità...


-Ma che servigio potresti rendermi? SentiMaslobojevperchénon vuoi raccontarmi qualche cosa del principe? Mi occorrerebbeproprio sapere qualche cosae con ciò mi renderesti un veroservigio.


-Del principe? Uhm!... Behti dirò dunque che ho intenzioneappunto d'interrogarti a proposito del principe.


-Come?

-Cosìcaro amico: ho notato che egli èin certo qualmodoimmischiato nelle tue faccende; tra l'altrostamattina mi hachiesto informazioni sul tuo conto. In che modo ha saputo che ciconosciamonon è affar tuo. L'importante è che tu devistare in guardia con quel principe. E' un Giuda-traditore e peggioancora. Quindiavendo saputo che è coinvolto nelle tuevicendeho avuto timore per te. Del restonon so nullae ti pregoappunto d'informarmi per poter meglio giudicare della situazione...Questa serati ho proprio invitato per parlarnee ti dichiaro contutta franchezza che l'affare importante consiste in questo.


-Mi vorrai pur dire qualche cosatanto che sappia perchédovrei aver timore del principealmeno.


-Va benesia come tu vuoi; c'è gente che si serve di me percerti suoi affari. Ma rifletti un po': quella gente ha fiducia in mesapendo che so tenere la lingua a posto e non sono chiacchierone...


Comepossodunqueraccontarti le faccende altrui? Non devi quindiavertene a malese mi manterrò sulle generalimoltovagamentesolo per dimostrarti che razza di mascalzone è maiquell'uomo! Behora comincia tu con la esposizione dei fatti tuoi.


Pensaichedopo tuttonon avevo ragione di tenere nascosto alcunchéa Maslobojev. La storia di Natascia non era un segreto; inoltrepotevo sperare di trarre qualche profitto per lei dalla mia amiciziacon Maslobojev. Inutile dire chenel mio raccontoevitaiperquanto mi fu possibiledi toccare certi punti; Maslobojev ascoltavacon la massima attenzione soprattutto ciò che si riferiva alprincipe; talvoltami fermavarivolgendomi qualche domandadi modoche la mia narrazioneche durò circa mezz'orarisultòmolto particolareggiata.


-Uhm! E' molto intelligente la signorina! - dichiaròMaslobojev. - Se anche non ha indovinato tutte quante le intenzionidel principeè già molto che abbia subito compreso conchi aveva a che fare e abbia rotto ogni trattativa. Brava NataliaNicolajevna! Brindo alla sua salute! (E vuotò un altrobicchierino). In un caso similenon bastava l'intelligenzaoccorreva anche il cuore per non lasciarsi ingannare.


Eil cuore ha saputo orientarsi. Certamentela sua causa èpersa; il principe saprà influire su Aliosciachel'abbandonerà di sicuro. Mi rincresce molto per quel poveroIkmenevche dovrà pagare diecimila rubli a quel mascalzone!Ma chi è stato il suo avvocato? Chi è stato incaricatodell'affare? Se ne è forse occupato lui personalmente? Ehsono tutti così quegli uomini impetuosi e leali! E' gente chenon è buona a niente! Col principe occorreva agire benaltrimenti. Avrei procurato a Ikmenev uno di quegli avvocatisai...eh!...


Eindispettitobatté il pugno sulla tavola.


-Ebbeneora parlami del principe.


-Tu torni sempre al tuo principe. In fondo in fondonon so che cosapotrei dirti di lui. Mi spiace di avertelo promesso. VediVania? Nonvolevo altro che metterti in guardia contro quel furfantepersottrarti alla sua influenza. Chi entra in relazioni con lui ècertamente in pericolo. Stai dunque in guardiae basta. Credeviinveceche dovessi comunicarti qualche cosa sul genere dei "Misteridi Parigi"? Si vede subito che sei un romanziere! Che vuoi cheti dica di quel mascalzone? Con queste parole è detto tutto...Ti racconteròper esempiouna storia che lo riguardasenzaprecisare né luoghi né persone; senza alcuna precisionedi particolariinsomma! Sai che nella sua prima gioventùquando era costretto a vivere col solo stipendio che percepivadall'ufficio in cui servivasposò una ricca mercantessa.Questa mercantessa fu trattata da lui in modo poco gentilee sebbenenon si tratti di lei in questo momentonoteròmio caroVaniache in tutta la sua vita egli ha sempre avuto una spiccatapredilezione per questo genere di affari. Eccoti un altro esempio! Siera recato all'estero. La...


-AspettaMaslobojevdi quale suo viaggio parli? Il viaggio di cheanno?

-Di un viaggio che avvenne con precisione novantanove anni e tre mesifa. Ebbenelà indusse una certa ragazza a fuggire con luiabbandonando suo padree la portò con sé a Parigi. Ese sapessi in che modo lo fece! Il padre era un fabbricante di non soche cosao comunque faceva parte di un'azienda di quel generenonlo so di precisogiacché il mio racconto è unicamentebasato sulle deduzioni che ho tratto personalmente da certi dati. Ilprincipe entrò egli pure come socio nella stessa azienda etruffò il vecchio. Lo truffò completamente e gli preseil denaro. Si capisce che il denaro fu preso contro ricevute o non soquali altri documenti. Il principeinvecebramava prendere i soldisenza dover mai rimborsarlicioè rubarliper dire piùprecisamente. Il vecchio aveva una figlia di una bellezza pococomunedi cui era innamorato un ragazzo idealistaun vero fratellodi Schillerun poetaun romanticoe al tempo stesso mercanteinsomma un vero tedescoun Pfefferkuchen..


-Aspettasi chiamava Pfefferkuchen?

-Forse non era nemmeno Pfefferkuchenche il diavolo se lo pigliciònon importa. Allora il principe s'insinuò presso la figliaelo fece così beneche la fanciulla se ne innamorò finoa perdere la ragione.


Ilprincipe desiderava due cose: impossessarsi della figlia eimpossessarsi dei documenti concernenti la somma presa al vecchio. Lafiglia aveva tutte le chiavi dei cassetti del padreche l'amava comeun pazzoal punto di non volere che si sposasse. Proprio così:era geloso di ogni uomo che l'avvicinavanon capiva come avrebbepotuto separarsi da lei; di modo che anche Pfefferkuchen fu scacciatoda quel bizzarro inglese...


-Un inglese? Ma dove avvennero questi fatti?

-Ho detto «inglese»così per fare unasupposizione; tuinvecel'hai subito afferrato al volo. I fattiavvennero nella città di Santa-Fé-de-Bogotàoppure a Cracoviapotrebbe darsiperòche siano avvenutianche nel «Furstentum Nassau»quello che èscritto sulle bottiglie con l'acqua di Selzsìsìproprio a Nassau; ti basta?

Dunqueil principe indusse la ragazza a fuggire e se la portò viaela ragazzadietro le insistenze del principeportò viaalcuni documenti appartenenti al padre. Al mondosi danno anchesimili amoriVania! E ti giuro che la fanciulla era onestadicarattere nobile ed elevato! Può anche darsi che fosse pocopratica di documenti. Non aveva che una preoccupazione: temeva diessere maledetta dal padre. Ma il principe trovò un rimedioanche per questodandole una promessa formale e legale di sposarla.Riuscì in tal modo a farle credere che sarebbero partiti perpoco temposemplicemente per fare un viaggioma cheplacate le iredel padresarebbero subito tornati come giovani sposi e sarebberorimasti a vivere tutti e tre insiemeperfettamente d'amore ed'accordo. Dopo la fuga della figliail vecchio la maledisse e fecefallimento. Allora Frauenmilchche era innamorato pazzolasciòtuttolasciò il commercio e la seguì a Parigi.


-Aspettache Frauenmilch?

-Ma sì... quellocome vuoi! Fenerbach... ahdiavoloPfefferkuchen!

Beh!va da sé che il principe non intendeva sposarsi: che neavrebbe pensato la contessa Clestova? Che ne avrebbe detto il baronePomojkin?

Nonc'eradunquealtro rimedio che quello di ingannare anche laragazza. Lo feceperòin modo troppo sfacciato e vigliacco.


Anzituttola trattò senza il minimo riguardogiungendo quasi apicchiarla; in secondo luogoaveva appositamente invitato afrequentarli il giovane Pfefferkuchenche diventò in breveamico intimo della ragazza; andava da loro quasi ogni seralaragazza si lamentavapiangeva; gli confessava le proprie disgrazie;eglida parte suala consolava come potevasi capisceanima diDio! Il principeinvecel'aveva combinato apposta: una bella seratornando tardi a casali trovò insieme e li accusò direlazione amorosa; si attaccò a qualche ineziadisse di avervisto coi propri occhi e li gettò fuori entrambidopo di chesi recò per un certo tempo a Londra.


Leiera proprio sul punto di diventare madree non appena scacciatadall'amantemise al mondo una figliola... cioènon unafigliolama un figlioun maschiettoche fu battezzato e cui fudato il nome di Volodka. Pfefferkuchen fece da padrino. Partìdunque con Pfefferkuchenil quale aveva un po' di denaro. Cosìgirarono per la Svizzeral'Italia... insommaper tutti i paesipoeticinaturalmente. L'altra piangeva sempre e Pfefferkuchen laconsolava...


Passaronomolti anni. La bambina era cresciuta. La cosa sarebbe andata lisciaper il principese non che la promessa formale di sposarla erarimasta nelle mani della ragazza. «Sei un uomo vile»glidisse lei accomiatandosi«mi hai derubatami hai disonoratae ora mi abbandoni. Addio! Peròil documento con la promessadi sposarmi non te lo restituirò; non perché voglia ungiorno sposartima perché tu abbia paura di quel documento.Che esso rimanga quindi eternamente in mano mia». Insommasiera accalorata; il principedel restorimase tranquillo. Ingeneralesimili mascalzoni sono contentissimiquando hanno a chefare coi cosiddetti esseri dai sentimenti elevati. Sono cosìnobiliche non c'è nulla di più faciledell'ingannarli; inoltresi contentanosolitamentedi dimostrareun nobile e alto disprezzoinvece di ricorrere praticamente allaleggeanche nei casi in cui la legge potrebbe essere applicata.Eccone un esempioanche nella madre in questione: si limitò adimostrare un orgoglioso disprezzoe nonostante che si fosse tenutail documentoil principe era sicuro che si sarebbe impiccatapiuttosto che farne uso; quindi per intanto rimaneva tranquillo. Leiinvecepur avendogli sputato sulla faccia tostarimase col suoVolodka sulle braccia: se fosse mortache ne sarebbe stato delbambino? Ma ciò non era stato preso in considerazione.Bruderschaft pure cercava di consolarlama non ragionava; continuavaa leggere Schiller. FinalmenteBruderschaft si ammalònon sopiù di quale malattiae morì.


-Cioè Pfefferkuchen?

-Ma sìche il diavolo se lo pigli! Leiinvece...


-Aspetta! Quanti anni avevano viaggiatodunque?

-Duecento anni precisi. Dicevodunqueche la ragazza era tornata aCracovia. Il padre la maledisse e rifiutò di accoglierla; dopodi che lei morìe il principe si fece un segno di croce perla gioia. «Così sono stato anch'iovi ho bevuto ilvinoche mi scorse sui baffi e non mi entrò in bocca»(11) ... beviamone un altro bicchiereVaniaamico mio!

-Sospetto che tu sia occupato appunto in questo suo affareMaslobojev.


-Se vuoi che sia assolutamente così...


-Soltantonon capisco che cosa potresti fare.


-Vedi? Quandodopo un'assenza di dieci annila ragazza fu tornatasotto un falso nome a Madridfu necessario raccogliere informazioniprecisesu Bruderschaftsul vecchiosul bambinoe sapere seeffettivamente fosse tornatase fosse morta in seguitose dopo lasua morte fosse rimasto qualche documentoe così via. C'erapure un'altra informazione per lui molto importante da assumere. E'un uomo cattivissimosta in guardiaVania; di Maslobojevinvecenon devi mai pensare che sia un mascalzone! Anche se fosse unmascalzone(perchésecondo metutti gli uomini sonomascalzoni)non lo è nei tuoi confronti. Sono molto ubriacoma ascoltami ugualmente: se un giorno vicino o lontanoora o l'annoventurodovesse sembrarti che Maslobojev abbia giocato d'astuzia atuo danno (ti prego di ricordare proprio la parola «astuzia»)sappi che l'avrà fatto senza cattiva intenzione; Maslobojevveglia su di te. Non credere quindi ai sospetti; in tal casovieni espiegati francamente con Maslobojev in personacome se fosse tuofratello. Vuoi bere ancora?

-No basta!

-Vuoi mangiare qualche cosa?

-Noamico mioscusami...


-Allorati permetto di andartene; sono le nove meno un quartoe tusei orgoglioso. E' ora che te ne vada.


-Come? Che stai dicendo? Ti sei ubriacato e ora cacci via l'invitato?!E' sempre così! Ahsvergognato! - esclamò AlessandraSemionovnaquasi piangendo.


-«Un cavaliere non può essere compagno di un pedone».Alessandra Semionovnanoi rimarremo insieme e ci adoreremo. Costuiinveceè un generale! NoVaniaho mentito: tu non sei ungeneralee io sono un mascalzone! Guarda un po' che cosa sono inquesto momento! Che cosa sono in confronto a te? PerdonamiVanianon incolparmi e permetti che mi sfoghi sul tuo petto.


Cosìdicendomi abbracciò e proruppe in lacrime. Mi alzai perandarmene.


-Ahsanto Dio! ma abbiamo la cena pronta- disse AlessandraSemionovnain preda a una fortissima afflizione. - Verrete almenovenerdì da noi?

-VerròAlessandra Semionovna; ve ne dò la mia parolad'onore.


-Forse siete disgustato di lui per averlo visto in uno stato simile.


Nondisprezzatelonon disprezzateloIvan Petrovitc; ha un cuore cosìbuono e vi vuole tanto bene! Mi parla giorno e notte di voiinquesti tempisempre di voi. Ha comprato apposta per me i vostrilibrima io non li ho ancora letti; comincerò a leggerlidomani. Come sarò contentaquando tornerete da noi! Non vedonessunonessuno viene a farci visita. Abbiamo molta robama siamosempre soli. Or orame ne sono stata qui seduta ad ascoltarviparlaree stavo così bene...


Alloravi aspetto venerdì.




CAPITOLO7


Andavoin frettadirigendomi verso casa: le parole di Maslobojev mi avevanocolpito. Dio sa che supposizioni mi passavano per la mente...


Comea farlo appostaa casa mi aspettava una novità che mi scossecome la scarica di una macchina elettrica.


Difronte al portone della casa dove abitavo c'era un fanale. Non appenaebbi messo il piede oltre la sogliauna strana figura si staccòda quel fanale e si slanciò verso di me con tanto impetocheinvolontariamente gettai un grido. Era un essere umanospaventatotremantemezzo pazzoche mi afferrò per le mani. Sebbeneinvaso dallo spaventoriconobbi Nelly.


-Nelly! Che hai? - le chiesi. - Che hai?

-Làdi sopra... c'è lui... làda noi!

-Chi lui? Vienivieni con me!

-Non voglionon voglio! Aspetterò finché non se ne saràandato...


sùnell'andito... non voglio.


Saliile scale con uno strano presentimentoaprii l'uscio e vidi ilprincipe. Sedeva presso la tavola e leggeva; per lo menoil libroche aveva davanti era aperto.


-Ivan Petrovitc! - esclamò allegramente. - Sono lietissimo divedervi finalmente tornare. Stavo per andarmene. Vi aspetto da piùdi un'ora.


Hodato parola alla contessadietro le sue insistenti preghieredicondurvi da lei questa sera. Ha tanto insistito per ciò! Ha uncosì vivo desiderio di conoscervi! Avendo già avuta lavostra promessa in meritoho giudicato ragionevole passarepersonalmente da voi un po' prestoprima che prendeste qualche altroimpegnoa pregarvi di accompagnarmi. Immaginatevi il mio dispiacerequando seppi dalla ragazzetta che vi serve che non eravate in casa.Che cosa dovevo fare?

Avevodato la mia parola d'onore alla contessa di condurvi questa sera daleie perciò mi sedetti quideciso ad aspettarvi un quartod'ora.


Altroche un quarto d'ora! Ho aperto uno dei vostri romanzieleggendolomi sono dimenticato del tempo. Ivan Petrovitc! E' una perfezione! Sivede che non vi capiscono; mi avete fatto piangeree io non piangofacilmente...


-Volete dunque che vi accompagni? Vi confesso che ora... sebbene ingenerale non sia contrarioma...


-Per amor di Dioandiamoci! Mi fareste davvero un gran tortoaltrimenti! Vi aspetto da un'ora e mezzo! Inoltreho bisognoho unbisogno urgentissimo di parlarvi. Non vi sarà difficileindovinare a proposito di che. Quella faccendavoi la conoscetecento volte meglio di me. Può darsi che ci mettiamo d'accordoin qualche modoche prendiamo una decisione! Per amor di Diononstate a rifiutare!

Pensaichepresto o tardiun giorno o l'altroavrei pur sempre dovutoandare là dove il principe voleva condurmi. Pensaiinoltreche Natascia doveva essere sola in quel momento e poteva aver bisognodi me; ma non mi aveva forse lei stessa incaricato di trovare al piùpresto l'occasione di conoscere Katia? D'altra partenon era neppureda escludere la possibilità che fosse con lei Alioscia...Sapevo che Natascia non sarebbe stata tranquilla finché non leavessi portato notizie di Katia; decisi dunque di seguire ilprincipe. Mi turbavaperòil pensiero di Nelly.


-Aspettatemi- dissi al principee uscii sulla scala.


Nellyera làin un angolo buio.


-Perché non vuoi entrareNelly? Che cosa ti ha fatto? Che cosati ha detto?

-Nulla... ma non voglionon voglio... - ripeteva. - Ho paura...


Perquanto insistessinon acconsentì a entrare con me. Mipromiseperònon appena io e il principe saremmo uscitidientrare nella camera e di rinchiudervisi.


-E non lasciare entrare nessunoNellycomunque insista.


-Andate con lui?

-Sì.


Essatrasalì e mi afferrò un bracciocome se volessesupplicarmi di non farloma non disse nulla. Decisi di chiederlespiegazione all'indomani.


Dopoaver fatto le mie scuse al principemi accinsi a cambiarmi d'abito.Mi assicurò che non era affatto necessario mi facessi unatoeletta speciale.


-Insommabasterebbe che vi metteste un abito... un po' piùfrescoe null'altro- aggiunse squadrandomi con sguardo inquisitoredalla testa ai piedi. - Sapete bene come resistano certi pregiudizimondani... non è possibile rigettarli del tutto. Ce ne verràancora del tempoprima che nel nostro mondo possiate incontrare unasimile perfezione- concluseconstatando con piacere che avevo unamarsina.


Uscimmo.Ioperòlo lasciai sulla scala e ritornai in cameradoveNelly era già scivolatae mi accomiatai ancora una volta dalei. Era terribilmente agitata. Il suo viso era livido. Temevo perleimi era penoso lasciarla sola.


-Strana quella vostra domestica! - disse il principescendendo lescale. - E' la vostra domesticaveroquella ragazza?

-No... abita con mecosì... temporaneamente.


-Una ragazzina stranissima. Sono persuaso che è pazza.Immaginate che sulle prime mi ha risposto a modoma poidopo avermiguardato attentamentesi slanciò a un tratto verso di me conun grido... mi si aggrappò tutta tremante... sembrava chevolesse dirmi qualche cosa e non poteva farlo. Vi confesso di averprovato una vera paura; feci per fuggiremagrazie a Diofu lei laprima a prendere la fuga. Rimasi stupito. Come potete vivere con lei?

-E' affetta da epilessia- risposi.


-Davvero? Allora non c'è da stupirsi... se ha di quegliaccessi...


Mibalenò allora il pensiero che la visita fatta da Maslobojev ilgiorno prima in casa miain un momento in cui sapeva bene di nontrovarmi in casa; che la mia visita a Maslobojev; il racconto che miaveva fatto in stato di ubriachezza e come a malavoglia; il mioinvito di andarlo a trovare alle sette in puntol'insistentepreghiera che non dubitassi di lui e finalmente quella visita delprincipeil quale era venuto a cercarmi mentre forse qualcuno loaveva informato che non mi avrebbe trovato in casae la fuga diNellyche era scesa ad attendermi in istradadovessero avere uncerto legame. C'era di che meditare.


Alportoneaspettava la vettura del principe. Vi montammo entrambi e ciavviammo.




CAPITOLO8


Nonc'era da andare molto lontano; solo fino al ponte Torgovij.


Duranteil primo minuto tacemmo. Mi andavo chiedendo in che modo il principemi avrebbe di nuovo rivolto la parola. Mi pareva che dovesse tastaretentareindagare. Egliinveceaffrontò l'argomento senzaesitazioni di sortae andò dritto allo scopo.


-In questi momenti sono molto preoccupato da una certa faccendaIvanPetrovitc- cominciò- di cui vorrei anzitutto parlare convoiper averne un consiglio: ho già deciso da tempo dirinunciare al denaro che mi è stato aggiudicato dal tribunalee cedere i diecimila rubli in questione a Ikmenev. Come debbo farlo?

«Nonè possibile che tu non sappia come dovresti agire»pensai. «Non vorraiper casoburlarti di meeh?».


-Non sapreiprincipe- risposi il più bonariamente che mi fupossibile. - In ogni altra circostanzacioè per tutto ciòche riguarda Natalia Nicolajevnami troverete sempre pronto afornirvi ogni spiegazione necessaria per il vostro bene e quello dinoi tutti; ma quanto all'affare cui alludetevoi ne sapetecertamente molto più di me.


-Nono! anche in questo d'un affareme ne intendo certamente meno divoi. Voi li conoscete: possibile che Natalia Nicolajevna stessa nonvi abbia espresso più di una volta la sua opinione a questoproposito?

Ciòsarebbe per me la migliore indicazione nello scegliere la via daseguire. Potete aiutarmi moltoperché la cosa èdifficilissima. Io sono pronto a cedereanzi sono deciso a cederein qualunque modo dovessero terminare tutte le altre storie; micapite? Ma in che modosotto quale aspetto presentar loro questaconcessione? Proprio qui non riesco a sbrogliarmela. Il vecchio èorgoglioso e testardo; sarebbe magari capace di offendersi per la miabenevolenza e di gettarmi quel denaro in faccia.


-Scusate: come considerate quel denaro? Come vostro o come suo?

-Il processo l'ho vinto ioquindi il denaro è mio.


-Ma secondo la vostra coscienza?

-Va da sé che lo considero mio anche da questo punto di vista- mi rispose alquanto irritato della mia disinvoltura. - A quantoparenon conoscete a fondo tutta questa faccenda. Io non incolpo ilvecchio di truffa premeditatae vi confesso di non averlo maiincolpato. E' stato lui a considerarsi offeso. E' colpevole dinegligenzad'incompetenza nei confronti dell'incarico a luiaffidatoesecondo il nostro accordodoveva essere ed eraresponsabile di certi affariche non hanno avuto buon esito. Doveteperòsapereche l'essenziale non sta neppure in questo:l'essenziale sta nel diverbio che è scoppiato tra noinelleoffese che ci siamo scambiate allora; per dirla brevenell'amorproprio offeso tanto in lui che in me. Forse non avrei nemmeno fattocasoalloraa quei miseri diecimila rublima voi sapete certamentein che modo e per quale motivo incominciò tutta questa storia.Riconosco di essermi dimostrato troppo sospettoso; forse ho ancheavuto torto (intendo parlare di allora)ma in quel momento non me nerendevo contoeindispettitooffeso dalle sue grossolanitàafferrai l'occasione per cominciare un processo.


Tuttociò vi sembrerà forse un fatto poco nobile da partemia. Non cerco neppure di giustificarmi; vi farò osservaresoltanto che la collera e l'amor proprio offeso non costituisconoancora mancanza di sentimenti nobili in una personama sono una cosanaturale e umana; ripeto che allora conoscevo pochissimo Ikmeneveavevo perfettamente creduto a tutte le voci che correvano su Aliosciae la figlia di Ikmenev; potrei quindi anche credere a un furtopremeditatocon lo scopo di appropriarsi del mio denaro... Maadessonon è questo che importa. L'importante è didecidere che cosa dovrei fare adesso.


Rifiutareil denaro? Ma se in questo stesso momento dichiaro di considerareancora giusta la mia causa! Sarebbe come se glielo regalassi.Prendeteinoltrein considerazione la posizione delicata in cui citroviamo riguardo a Natalia Nicolajevna... Ikmenev mi getterebbesenza dubbio quel denaro in faccia...


-Vedete! Dite voi stesso che vi getterebbe il denaro in facciaciòsignifica che lo considerate un uomo onesto; potete quindi ancheessere perfettamente persuaso che non ha rubato mai il vostro denaro.


Cosìstando le coseperché non dovreste andare da lui e dirglifrancamente che considerate la vostra causa ingiusta? Questo sarebbeun gesto nobile e forsein tal casoIkmenev non troverebbedifficoltà a riprendere il "proprio" denaro.


-Uhm!... il "proprio" denaro; maper caritàchefigura farei in tal caso? Se vado da lui e dichiaro che considero lamia causa ingiustatutti mi potrebbero domandare in faccia per qualeragione allora l'abbia sostenuta. Ioinvecenon ho proprio meritatod'essere trattato cosìgiacché ero nel mio diritto;non ho mai detto né scritto che mi abbia derubatomaancoraadessosono convinto della sua incompetenzadella sua leggerezzadella sua incapacità nel trattare gli affari. Quel denaro miappartiene indubbiamentee quindi mi sarebbe molto dolorosoincolparmi ingiustamente; inoltreripetoil vecchio si ritieneoltraggiato da me; e voi vorreste costringermi a chiedergliperdono... convenite che ciò sarebbe per me troppo penoso.


-Mi parechequando due uomini vogliono riconciliarsi...


-Credete che sia facile?

-Sì.


-Noqualche volta sorgono difficoltà immensesoprattutto...


-Soprattutto quando s'interpongono altre circostanze. In ciòsono pienamente d'accordo con voiprincipe. La storia di NataliaNicolajevna e di vostro figlio deve essere risolta in tutti i puntiche dipendono da voie risolta in modo soddisfacente per gliIkmenev.


Soloallora potrete spiegarvi con tutta franchezza con Ikmenev ancheriguardo al processo. Orainvecenulla ancora essendo decisononvi rimane che una via da seguire: riconoscere l'ingiustizia dellavostra causa con tutta franchezzae magari anche pubblicamente; eccola mia opinione; ve la espongo sinceramenteperché me l'avetechiesta voi stessoe non credoperciòche mi desideriatereticente. Questa persuasione mi dà l'arditezza di domandarvi:perché vi preoccupate di rendere il denaro a Ikmenev? Seconsiderate di aver vinto giustamente la causaperchédovreste restituirglielo? Scusate questa mia curiositàmatutto ciò è talmente legato con le altre circostanze...


-Che ne pensate? - mi domandò a un tratto il principecome senon avesse udito la mia domanda. - Siete sicuro che il vecchioIkmenev rifiuterebbe i diecimila rubli? Se glieli offrissi senzanessuna scusa o... o... altri palliativi di sorta?

-Certo che rifiuterebbe!

Miaccesi tutto e trasalii persino per l'indignazione. Quella domanda diuno scetticismo sfacciato produsse su di me la stessa impressione cheavrei provato se il principe mi avesse sputato in faccia. Mi sentivoinoltreoffeso dal modo in cui il principecomportandosi come usanel gran mondoaveva evitato di rispondere alla mia domandafingendo anzi di non averla neppure udita e interrompendomi conun'altra domandaquasi per farmi capire cheinterrogandolomi eropermesso una familiarità eccessiva. Quei modi di societàmi erano assolutamente odiositanto chetempo addietroavevo fattodi tutto perché Alioscia ne perdesse l'abitudine.


-Uhm... siete troppo impetuoso! Al mondomolte cose si accomodano inmodo tutto diverso da quello che immaginate voi- osservòtranquillamente il principerispondendo alla mia esclamazione. -Pensodel restoche Natalia Nicolajevna potrebbe avere una suapropria opinione a questo proposito. Riferitele la mia proposta: puòdarsi che ci dia almeno un consiglio.


-Niente affatto! - dissi allora bruscamenteinterrompendolo. - Non visiete degnato di ascoltare ciò che stavo dicendo or orae miavete interrotto. Natalia Nicolajevnavedendo la vostra intenzionedi restituire il denaro senza sincerità e senza «palliativi»per usare la vostra stessa parolapenserà che intendetepagare al padre per la figliae per conto di Alioscia; che lafacciateinsommaper ricompensarla con denaro...

-Uhm!... così interpretatedunquela mia buona intenzionemio caro Ivan Petrovitc? - e il principe rise. (Che significava quelriso?) - Nondimeno- continuò- abbiamo da parlare ancora dimolte svariate cose. Oraperòci manca il tempo. Vi pregotuttaviadi capire una sola cosa: si tratta di Natalia Nicolajevna edel suo avveniree ciò dipende in parte dal modo in cuidecideremo di agire in questo caso e della risoluzione cheadotteremo. E' assolutamente necessario che anche voi partecipiate aogni cosalo vedrete anche voi. Sedunquesiete sempre affezionatoa Natalia Nicolajevnanon potete rifiutare di avere una spiegazionecon meper poco simpatico che io possa esservi. Ma eccociarrivati... A fra poco!




CAPITOLO9


L'abitazionedella contessa era molto lussuosa. Le camere erano arredate coneleganza e buon gustoma senza eccessiva sontuosità.


Tuttoperòtradiva un non so che di temporaneodi provvisorio. Nonera che un appartamento preso in affitto per un certo tempoe non unalloggio stabile di una ricca famiglia patriziacon tutta lasignorile larghezza della nobiltà che considera ogni suocapriccio come una necessità assoluta. Correvano voci cheperi mesi estivila contessa intendeva recarsi in campagnain una suaproprietà (carica di ipoteche) nella provincia di Simbirskeche il principe dovesse seguirla. Avevo già sentito parlare ditale progetto e mi ero ansiosamente domandato come avrebbe agitoAliosciaqualora Katia avesse dovuto partire con la contessa. ConNatascia non ne avevo ancora parlato: avevo troppo timore adaffrontare l'argomento; da alcuni indiziperòavevo potutonotare che tali voci erano giunte anche al suo orecchio. Tuttavialei taceva e soffriva in silenzio.


Lacontessa mi accolse con molta cortesiami tese affabilmente la manoe confermò che da tempo desiderava conoscermi e vedermi incasa sua. Era intenta a versare il tè da un bellissimo samovard'argentointorno al quale ci sedemmo: ioil principe e un altrosignore anzianoappartenente evidentemente al gran mondocon unadecorazione di primo grado sul pettoe coi modi di un diplomatico.Mi parve che quell'ospite godesse molta stima nella casa. Lacontessada quando era tornata dall'esteronon aveva avuto tempo diallacciare troppe relazioni a Pietroburgo e di farsi una posizionecome avrebbe desiderato e come aveva sperato. Oltre al signoreattempatonon c'era nessun altroe nessuno comparve in tutta laserata. Cercai con gli occhi Caterina Feodorovnama la fanciulla erain un'altra camera con Alioscia; avendoperòsaputo delnostro arrivovenne subito a salutarci. Il principe le baciòrispettosamente la mano e la contessa m'indicò a lei con ungesto.


Ilprincipe fece le presentazioni.


Osservaila fanciulla con attenzione impaziente: era una fragile bambinavestita di bianconon molto alta di staturacon in visoun'espressione dolce e calmacon occhi d'un azzurro perfettoproprio quale l'aveva descritta Alioscia: con la bellezza dellagioventù e nient'altro. Mi ero aspettato di vedere unabellezza eccezionalee non fu che una delusione. Il viso ovale edelicatodai lineamenti alquanto regolari; capelli folti e veramentebellipettinati con grande semplicitàe lo sguardo dolce efisso: incontrandola in qualche luogole sarei passato accanto senzanotarla e senza rivolgerle una speciale attenzione. Tale fu la miaprima impressione; durante la seraperòebbi campo diesaminarla meglio. Solo il gesto col quale mi tese la manosenzapronunciar parola e guardandomi negli occhi con ingenua fissitàmi parve di una stranezza singolareenon so perchélesorrisi involontariamente. Forse perché avevo subito compresodi avere di fronte un essere puro di cuore.


Lacontessa la seguiva attentamente con lo sguardo. Dopo avermi strettola manoKatia si allontanò in fretta da me e si sedette conAlioscia all'altra estremità della sala. SalutandomiAliosciami aveva sussurrato all'orecchio:

-Non sono qui che per un momento: ora corro subito là.


Il«diplomatico»non conosco il suo nome e perciò lochiamo diplomatico tanto per intenderciparlava con calma esolennitàsviluppando non so quale sua idea. La contessal'ascoltava attentamente. Il principe sorrideva consenziente eadulatoree il diplomatico si rivolgeva di continuo dalla sua parteevidentemente apprezzando in lui un degno ascoltatore. Mi offrironoil tè e mi lasciarono in pace; cosa che mi fece molto piacere.Intantoosservavo la contessa.


Atutta primami fecemio malgradouna buona impressione. Forse nonera più giovanenon lo soma non dimostrava più diventott'anni. Il suo voltochenella prima gioventùdovevaessere stato di una bellezza poco comuneera ancora fresco. Icapelli castani erano ancora folti; lo sguardo dei suoi occhiesprimeva la bontà del cuorema aveva in sé un non soche di frivolo e di spensieratamente beffardo. In quel momentononso perchécercava evidentemente di frenarsi. Quello sguardoesprimeva anche una grande intelligenzama soprattutto bontàe allegria. Mi sembrò che il suo tratto di carattere piùpersonale fosse una certa frivolezzal'avidità dei piaceridella vita e un egoismo piuttosto bonarioma alquanto grande. Eradominata dal principeche aveva su lei un grande ascendente. Sapevoche esisteva tra loro una relazione; avevo pure sentito dire chedurante la loro permanenza all'esteroegli si era dimostrato unamante molto comodo e poco geloso; ma mi pareva alloracome continuaa sembrarmi oggiche oltre le loro relazioni d'amorei due fosserolegati da qualche altra cosain parte misteriosacome un reciprocoimpegnobasato su certi calcoli... insommaqualche cosa del genereesisteva di sicuro. Sapevo pure che presentemente il principe erastanco di leie nondimeno le loro relazioni non si rompevano. Forseciò dipendeva dai loro calcoli a proposito di Katiache senzadubbio dovevano essere stati ideati dal principe. Grazie a ciòil principe si era sottratto all'obbligo di sposare la contessalaqualeinveceaveva molto insistito a questo propositoed erariuscito a persuaderla che per loro due sarebbe stato piùutile far sì che Alioscia sposasse la figliastra di lei. Cosìalmenoavevo potuto dedurre una voltada certe ingenue parole diAlioscia stessoil qualese non di moltepoteva pur rendersisempre conto di certe cose. Mi eroinoltrefatto la convinzionegrazie sempre ad alcune confidenze di Aliosciache il principenonostante la sua immensa influenza sulla contessaaveva una ragioneper temerla. L'aveva notato persino Alioscia. Seppiin seguitocheil principe sarebbe stato molto contento di poter far sposare aqualcuno la contessae che in parte con quello scopo la mandava oraa Simbirsksperando che in provincia gli dovesse riuscire piùfacile trovarle un marito conveniente.


Iorimanevo seduto ascoltandosenza sapere come avrei potuto trovare ilmodo di parlare al più presto a quattr'occhi con Katia. Ildiplomatico stava rispondendo a una domanda della contessa sullasituazione del giornosulle riforme iniziate e sui pericoli cheavrebbero potuto derivarne. Parlava con facondia e prolissitàcon calma e autorevolezza. Esponeva la propria idea con finezza eintelligenzama l'ideaper se stessaera ributtante. Insistevasulla propria opinionedicendo che quello spirito di riforme e dimiglioramenti avrebbe troppo presto portato certi risultativedendoi quali gli uomini sarebbero rinsavitie alloranon solo nellasocietà (si capisce che parlava di una sola parte dellasocietà) si sarebbe estinto quello spirito nuovoma anche inalto avrebbero riconosciuto il loro errore e sarebbero tornati conraddoppiata energia al vecchio sistema; una tale provaper quantotristesarebbe pur sempre risultata vantaggiosaperchéconquei nuovi datiavrebbe insegnato a sostenere il salutare sistemaanticoe quindi c'era persino da desiderare che si giungesseall'ultimo grado dell'imprudenza. - Non possono fare a meno di noi-concluse-finora non è mai esistita una società senzadi noi. Noi non perderemoanziguadagneremo; verremo a gallae ilnostro motto dev'esserein questo momento: "Peggio èmeglio è". - Il principeapprovandologli sorrise inmodo disgustoso. Il diplomatico rimase molto contento di se stesso.Io fui tanto stupido da voler obiettare; il cuore mi ribolliva disdegno. Uno sguardo velenoso del principe mi arrestò! Quellosguardo mi sfiorò di sfuggitama mi sembrò di leggerviil desiderio di vedermi prorompere in qualche indelicatezza strana epuerile; forse lo desiderava per godersi il piacere di vedermicompromesso. Inoltreera persuaso che il diplomatico non si sarebbeassolutamente accorto della mia obiezionee forse neppure di mestesso. Mi sentii a disagio in quella compagnia; ma in quello stessomomento venne Alioscia portandomi soccorso.


Misi avvicinòmi toccò leggermente la spalla e mi chiamòper dirmi due parole. Capii che era stato mandato da Katia. E cosìera infatti.


Dilì a un minutosedevo accanto a lei. Anzituttomi misuròcon uno sguardo scrutatore e attentoquasi dicesse tra sé:«Sei dunque cosìtu?»; e sulle prime non trovammoparole per cominciare la conversazione. Nondimenoero convinto chele sarebbe bastato aprir la bocca per poter poi parlare con meanchefino al mattino. Mi tornarono in mente le «cinque o sei ore diconversazione» di cui aveva parlato Alioscia. Questi ci sedevavicinoaspettando con impazienza che cominciassimo a parlare.


-Ebbenenon vi dite nulla? - domandò infineguardandoci esorridendo. - Si trovano insieme e se ne stanno zitti.


-AhAliosciacome sei... parleremo subito- rispose Katia. -Abbiamo molte cose da discutereIvan Petrovitce non so davverocome devo cominciare. Abbiamo un po' tardato nel fare conoscenzaavremmo dovuto conoscerci prima; tuttaviavi conosco da molto tempo.Avevo un vivo desiderio d'incontrarvi. Pensavo persino discrivervi...


-Per dirmi che cosa? - domandai con un involontario sorriso.


-Ohmolte cose! - esclamò seria seria. - Eccoper esempio:per domandarvi se è verocome diconoche Natalia Nicolajevnanon si sente offesa quando viene lasciata sola per molto tempocomein questo momento. E' forse permesso agire come agisce costui? -domandò indicando Alioscia; poirivolgendosi direttamente aluisoggiunse: - Eccodimmi per piacere: perché sei quiora?

-Ahsanto Dioma ci vado subito. Ti ho già detto che vogliorimanere qui solo un momentoil tempo di vedere come discorrete travoipoi scappo subito.


-Che c'è d'interessante a vederci insieme? Eccosiamo seduti;hai visto? E' sempre così questo ragazzo! - aggiunsearrossendo e mostrandomi Alioscia col dito:- «Un momentino»dice«solo un momentino»invece rimane qui fino amezzanottee allora è troppo tardi per andare là.«Natascia»dice lui«non se la prende con me; ètanto buona!». Questo è il suo modo di ragionare! Vipare che sia un agire bene e nobilmente?

-Forse ci andrò- fece Alioscia con voce lamentosa; - mifarebbeperòmolto piacere restare qui un po' con voi...


-Ma che bisogno puoi avere di rimanere qui con noi? Noiviceversaabbiamo da dirci molte cose a quattr'occhi. Sentinon avertene amale; è una necessitàcapiscimi.


-Se è necessariome ne vado subito... non c'è poiragione che me la prenda a male. Voglioperòpassaresiapure un momento soloda Liovinkapoi andrò subito da lei.Ivan Petrovitc- continuò prendendo il cappello- sapete chemio padre vuol rinunciare ai denari che deve avere da Ikmenev per lacausa vinta?

-Sìlo so; me l'ha detto.


-E' un atto molto nobile da parte sua. EccoKatia non vuol credereche in questo caso si tratti di nobiltà. Parlatene con lei.AddioKatia: ti prego poi di non dubitare del mio amore perNatascia. Oh Dioperché mi ponete tutti delle condizionimirimproveratemi spiatecome se io fossi sotto la vostrasorveglianza? Lei sa quanto l'amoe ha fiducia in mee io sonoconvinto della sua sicurezza. Le voglio beneecco tuttoe non hobisogno d'impegni per amarla. Non posso spiegarvi come l'amo. L'amosemplicemente. Quindi non bisogna interrogarmi come se fossi unimputato. Eccodomanda a Ivan Petrovitcche è qui presente:ti confermerà che Natascia ha un carattere geloso e chenonostante il bene che mi vuolec'è molto egoismo nel suoamoreperché non vuol fare per me il minimo sacrificio.


-Come? - esclamai stupitonon volendo credere alle mie proprieorecchie.


-Che stai dicendoAlioscia? - gridò Katiabattendo una manocontro l'altra.


-Ma sìche c'è da meravigliarsi tanto? Ivan Petrovitclo sa. Insiste sempre che rimanga con lei. Ecconon che proprioinsistama lascia trasparire che tale è il suo desiderio.


-Ma non hai vergogna? Non hai proprio vergogna? - disse Katiaaccalorandosi.


-Perché mi dovrei vergognare? Come seiKatia! Io l'amo piùdi quello che pare a leie se anche lei mi amasse veramente comel'amo iomi sacrificherebbe il suo piacere. E' veromolte volte midice lei stessa di andarmene; ma le leggo benissimo in faccia che ciòle fa pena; e alloraper meè come se non mi lasciasseandare affatto.


-Noqui c'è sotto qualche cosa! - esclamò Katiarivolgendo a me lo sguardo brillante di collera. - ConfessaAliosciaconfessa subito che è stato tuo padre a dirti questecose! Ti ha parlatooggi? Non giocare d'astuzia con meti pregoperché lo saprò ugualmente.


Rispondi:ho o non ho ragione?

-Sìmi ha parlato- rispose Alioscia confuso. - Che c'èdi male? Mi ha parlatooggicon grande cordialitàin modomolto amichevolee ha continuato a lodarla; me ne sono persinomeravigliato; Natascia l'ha offeso così gravementee luiinvecene fa gli elogi.


-E voi avete creduto subito! - dissi- voicui lei ha sacrificatotutto ciò che poteva sacrificarevoi di cui lei oggi ancorasi preoccupavatemendo di stancarvi e di privarvi della possibilitàdi vedere Caterina Feodorovna! Me lo disse oggi lei stessa. E voiavete subito creduto a quelle false insinuazioni! Come non avetevergogna?

-Ingrato! Macché! non si vergogna mai di nulla! - disse Katiafacendo un gesto di disperazione con la manocome per dire che eraun uomo perduto.


-Ma che cosa aveteinsommavoi due? - continuò Alioscia. -TuKatiasei sempre così! Sempre sospetti in me il peggio...non dico di Ivan Petrovitc! Credete che non ami Natascia. Se ho dettoche è un'egoistanon l'ho certo fatto perché non levoglio bene; volevo dire soltanto che mi ama troppoche il suo amoresupera ogni misura e perciò diventa penoso per lei e per me.Mio padreintantonon potrà mai darmi a intendere una cosaper un'altraanche se volesse farloperché io non mi lasceròvincere. Ha detto che Natascia è un'egoistama non nel sensobrutto della parola; l'ho capito benissimo. Voleva dire propriosoltanto quello che ho spiegato io or ora: che il suo amore ècosì fortecosì esclusivoche comincia a diventare unvero egoismoed è penoso per entrambi fin da adesso; inseguitopoidiventerà ancora più penoso per me.Insommaha detto la veritàe l'ha detta per amor miosenzavoler offendere Natascia; anziegli constata in lei un amoreillimitatoun amore quasi inverosimile...


MaKatia lo interruppe e non lo lasciò terminare. Cominciòa rimproverarlo con caloredimostrandogli che il principe avevacominciato a lodare Natascia soltanto per ingannarlocon apparentebontàvolendo raggiungere lo scopo prefisso e spezzare illoro legamearmando luiAliosciasenza che egli se ne accorgessecontro di lei. Gli parlò con ardore e intelligenza delsentimento che Natascia nutriva per luigli disse che nessun amoreavrebbe potuto perdonare tutto quello che egli le faceva sopportaree che il vero egoista era luiAlioscia. A poco a pocolo condusse aun pieno pentimento e a una grande tristezza; egli rimaneva sedutoaccanto a noicon gli occhi a terrasenza obiettare nullasenzanulla risponderecompletamente annichilito e col viso improntato aun grande dolore. Ma Katia era implacabile. Io l'osservavo con lamassima curiosità. Desideravo conoscere a fondoal piùprestoquella strana ragazza. Era una vera bambinama una bambinanon comuneuna bambina convintacon salde regole e con un innatoamore del bene e della giustizia. Si poteva veramente chiamarebambinama appartenevaa ogni modoa quella specie di bambinimeditabondiche sono così numerosi nelle nostre famiglie. Sicapiva che aveva già ragionato non pocoed ero curioso dipenetrare in quella testolina ragionante e di vedere come le idee ele immagini meramente puerili vi si fondessero con le impressioni ele osservazioni della vita vissute e seriamente formatesi (chéKatia aveva già vissuto)nonché con le ideeper leiassolutamente nuovenon personalmente vissutema astrattepresedai librile idee che avevano colpito la sua menteche dovevanoessere numerosee che probabilmente considerava come proprie. Quellaseracome pure in seguitopotei studiarla molto bene. Aveva uncuore sensibile e ardente. In certe occasionipareva non si curassedi dominare se stessae metteva in prima linea la veritàconsiderando il dono della riservatezza quasi come un pregiudizioconvenzionalee inorgogliendosi persino di una tale persuasioneciòche succede spesso a persone dotate di anime ardentianche neglianni più maturi.


Maappunto questo le dava un fascino speciale. Le piaceva moltoragionare logicamenteanalizzando le cose e cercando la veritàma ciò malgrado era così poco pedante e certe sueuscite erano così infantiliche fin dal primo sguardo la suaoriginalità vi diventava simpatica e scusabile. Mi ricordai diLiovinka e di Borinkae tutto mi sembrò nell'ordine dellecose. Cosa stranail suo visoin cui non avevo notatoal primosguardoalcuna bellezza specialenel corso della serata mi sembròda un momento all'altro sempre più bello e attraente.Quell'ingenuo sdoppiamento che la rendeva bambina e donna ragionevolead un tempoquella puerile e sommamente schietta sete della veritàe della giustiziaquell'incrollabile fede nelle proprie aspirazionile illuminavano il viso di una splendida luce di franchezza e leattribuivano una sublime bellezza morale. Cominciai a capire che nonera facile comprendere tutto il significato di quella bellezzachenon si palesa tutta in una volta a ogni sguardo superficiale eindifferente. Capii pure che Alioscia doveva essersi affezionato alei appassionatamente. Non potendo pensare chiaramente eragionevolmenteamava chi poteva e desiderava pensare per luieKatia l'aveva già totalmente preso sotto la propria guida. Ilsuo cuore era nobile e cedeva di colpo a tutto ciò che eraonesto e belloe Katia aveva già aperto a lui la propriaanima con tutta la semplicità infantile e la simpatia cheprovava per lui. Non aveva una goccia di volontà propriaquelragazzo; leiinveceera tutta volontà; volontà fortetenace e piena di ardore; Alioscia non poteva affezionarsi che alladonna che l'avrebbe dominatoche avrebbe saputo comandarlo magari.Questealmeno in parteerano le ragioni per le quali Natascia loaveva avvinto a sé nei primi tempi della loro relazione. Katiaavevaperòun grande vantaggio su Natasciaessendo essastessa ancora una bambinaea quanto parevadestinata a rimaneretale per molto tempo ancora. Quella sua puerilitàquel suospirito vivo e al tempo stesso una certa mancanza di ragionevolezzafacevano sì che fosse più vicina ad Alioscia. Locomprendevalo sentivae perciò Katia lo attirava a sésempre maggiormente. Sono persuaso che quando parlavano tra loro aquattr'occhitra l'una e l'altra delle loro gravi conversazioni di«propaganda»dovevano mettersi a giocare. E sebbeneKatiasenza dubbiolo ammonisse assai più spesso diNatasciaegli si sentivaevidentementemolto più libero conlei che con Natascia. Erano una coppia molto meglio assortitaequesto era ciò che importava maggiormente.


-BastaKatiabasta! Tu hai sempre ragione e io ho sempre torto.


Ciòperché la tua anima è più pura della mia-disse Aliosciaalzandosi e tendendole la mano per accomiatarsi. -Vado subito da lei; non passo nemmeno da Liovinka...


-Non hai nulla da fare da Liovinka; ad ogni modose mi obbedisci evai da Natasciasei molto gentile.


-La più gentile di tuttiperòsei tu- risposeAlioscia tristemente. - Ivan Petrovitcdevo dirvi due parole.


Ciallontanammo di due passi.


-Oggi ho agito vergognosamente- mi sussurrò. - Ho agitovigliaccamentesono colpevole dinanzi a tutto il mondoespecialmente dinanzi a loro due: a Natascia e a Katia. Oggidopopranzomio padre mi ha fatto conoscere Alessandrina (una francese)una donna ammaliante... Mi sono invaghito e... insommanon ho nullada aggiungere; non sono degno di trovarmi in compagna di loro due..


AddioIvan Petrovitc.


-E' buonoè nobile- cominciò Katia in fretta infrettanon appena mi fui di nuovo seduto accanto a lei. - Ma di luiparleremo a lungo più tardi; ora dobbiamoanzituttomettercid'accordo su un punto:

chene pensate del principe?

-Penso che sia un pessimo uomo.


-Anch'io! Dal momento che su questo punto siamo della stessa opinioneci sarà facile giudicare le cose. Ora parliamo di NataliaNicolajevna... SapeteIvan Petrovitc? Finora mi è sempreparso di camminare al buioe vi ho aspettato come avrei aspettato laluce.


Dovetespiegarmi tuttogiacché proprio per ciò che èessenzialeposso giudicare soltanto basandomi sulle supposizioniispiratemi dai racconti di Alioscia. Non ho nessun altrodel restoaccanto a meda cui sapere qualche cosa. Ditemidunqueinnanzituttoquello che più m'importa di sapere: secondo voiAlioscia e Natascia sarebbero felici sposandosi? Ho assolutamentebisogno di saperloper prendere una decisione definitivaper saperecome debbo agire.


-Come si può rispondere con sicurezza a una domanda simile?Come si può saperlo?

-Certoin una faccenda come questala sicurezza non puòessere molta! - disse lei interrompendomi. - Vorrei conoscereadogni modola vostra opinione. Siete un uomo tanto intelligentevoi!

-Secondo menon potranno essere felici.


-Perché ?

-Perché sono male assortiti.


-L'ho pensato anch'io.


Econgiunse le mani in un gesto di profonda disperazione.


-Spiegatemi ogni cosa più particolareggiatamente. Sentite:avrei molto desiderio di conoscere Natascia; vorrei parlarle di moltecose; mi pare che soltanto così potremmo decidere il da farsi.Cerco sempre d'immaginarmela: dev'essere una ragazzaintelligentissimaseriaretta di carattere e bella. E' così?

-E' così!

-Ne ero sicura! Ma se è cosìcome ha potuto innamorarsidi un ragazzetto come Alioscia? Spiegatemelo voi! io me lo domandospesso.


-Non è una cosa che si possa spiegareCaterina Feodorovna; èdifficile immaginarsi come e perché nasca l'amore. SìAlioscia è un ragazzetto. Ma sapete voi con quanta forza sipuò amare un bambino? - (Il cuore mi s'intenerìosservandolaguardandola negli occhiche mi fissavano con profondaseria e impaziente attenzione). - E appunto perchéda partesuaNatascia non somiglia affatto a una bambina- continuai- hapotuto amarloe tanto più quanto più è seria ematura di carattere. Alioscia è lealesinceroterribilmenteingenuoma ingenuo con una certa grazia. Può anche darsi cheun po' l'abbia amatocome dire?... per un certo senso di pietà.Un cuore generoso può amare anche per pietàpercompassione. Del restosento di non potervi spiegare nulla; vi faròuna domanda: lo amate voi?

Glielodomandai audacementesentendo che la frettal'irruenza anzi dellamia domanda non avrebbe turbato per nulla l'infantile serenitàdella sua anima pura.


-Vi giuro di non saperlo ancora- mi rispose pianocontinuando afissarmi negli occhi col suo sguardo limpido. - Mi pareperòdi volergli molto bene...


-Eccovedete? Potreste spiegare perché lo amate?

-Non c'è menzogna in lui- mi rispose dopo aver pensato unmomento.


-E quando mi guarda negli occhiraccontandomi qualche cosaciòmi fa molto piacere... DitemiIvan Petrovitcfaccio bene o maleparlando con voi di queste coseio che sono una ragazzaa voi chesiete un uomo?

-Che male volete che ci sia?

-Ecco! Non vi è certo alcun male! Loroinvece- (indicòcon un cenno di testa il gruppo intorno al samovar)- direbberosenza dubbio che ciò non è bello da parte mia.Avrebbero ragione o no?

-Nonon ne avrebbero affatto! Il vostro cuore non vi dice che agitemaledunque...


-Faccio sempre così- interruppe leicercandoevidentementedi godersi la conversazione con me il più possibile. - Nonappena ho qualche dubbioascolto subito il mio cuore: se ètranquillosono tranquilla anch'io. Credo che sia il miglior modo diagire. Parlo con voi con la stessa franchezza che userei parlando conme stessa:

anzituttoperché siete un uomo buono e generosoe perché conoscola vostra storia di una volta con Natascia prima ancora che leis'innamorasse di Alioscia; vi dirò anzi che ho piantoascoltandola.


-Chi ve l'ha raccontata?

-Aliosciasi capisce; e anche lui piangeva; ciò era bello daparte suae mi piacque molto. Mi pare che vi voglia più benedi quanto gliene vogliate voiIvan Petrovitc. Eccosono appuntoqueste le cose che mi piacciono in lui! In secondo luogoparlo convoi con la stessa franchezza che se parlassi a me stessaperchésiete un uomo intelligente e potreste darmi molti consigliinsegnarmi molte cose.


-Perché credete ch'io sia tanto intelligente da poter dareconsiglio ad altri?

Rimasesoprappensiero.


-L'ho detto soltanto così... ma passiamo all'essenziale.


ConsigliatemiIvan Petrovitc: sento di essere ormai la rivale di Natascia; locapisco bene; ma so come debbo agire! Appunto per questo vi hodomandato se potrebbero essere felici insieme. Ci penso giorno enotte. La posizione di Natascia è terribileproprioterribile!

Alioscianon l'ama assolutamente più e si affeziona sempre più ame.


E'così.


-Sembra che sia proprio così.


-Ed eglibadatenon l'inganna. Non sa neppure lui che il suo amore èin procinto di morirementre lei lo capisce senza dubbio. Quantodeve soffrire!

-Che cosa intendete fareCaterina Feodorovna?

-Ho parecchi progetti- mi risposeseria seria- ma non so qualepossa essere il migliore. Vi aspettavo con tanta impazienzaappuntoperché mi aiutaste a risolvere il problema. Sapete ogni cosameglio di mevoi. Ora siete per me una specie di dio. Ascoltatemi:sulle primeho ragionato così: se quei due si vogliono benebisogna che siano felici; e quindi io devo sacrificarmi e aiutarli.E' giusto?

-So che vi siete sacrificata.


-Sìmi ero sacrificata; ma quando Alioscia cominciò avenire sempre da me e a volermi sempre più benecominciai aesitarenon sapendo più se dovessi o non dovessisacrificarmi. E' molto male da parte miavero? Che ve ne sembra?

-E' naturale! - risposi. - Così doveva essere... e non ècolpa vostra.


-Non credo che sia così; voi parlate in questo modo perchésiete molto buono. Io pensoinveceche il mio cuore non èpiù puro. Se il mio cuore fosse purosaprei benissimo checosa decidere. Ma non parliamo di questo! Più tardiconobbimeglio i loro rapporti dai racconti del principeda "maman"da Alioscia stessoe capii che non erano ben assortiti; oravoi mel'avete confermato. Ora sono più esitante ancora: che fare?Seinsiemedovessero essere infelicisarebbe meglio per lorosepararsi fin d'adesso; ho però pensato di parlare prima convoi per conoscere tutti i particolari e andare poi a trovar Natasciaper decidere insieme con lei il da farsi.


-Ma come pensate di fare?

-Le direi semplicemente così: «Voi l'amate più diogni essere al mondovero? Quindipiù di tuttovi deveanche essere cara la sua felicità: in conseguenzadovetesepararvi da lui».


-Sta benema lo pensate voi quanto soffriràudendo taliparole? E anche ammesso che lei si accordi con voiavrebbe poi laforza necessaria per separarsi da Alioscia?

-E' appunto quello cui penso giorno e nottee... e...


Improvvisamentepianse.


-Non potreste credere quanta pena mi faccia Natascia- mi sussurròpoi con labbra tremanti di pianto.


Nonc'era più nulla da aggiungere. Io tacevoeguardandolasentivo anch'io un gran desiderio di piangere: perché? Nonpotrei dirlo; forse per un sentimento di tenerezzadi amore. Comeera simpatica quella bambina! Non mi passò neppure per lamente di domandarle perché si considerasse in grado di renderefelice Alioscia.


-Vi piace la musica? - mi domandò a un trattodopo che ebberitrovato una certa calmama con un velo di tristezza sul viso perle lacrime recentemente versate.


-Sìmi piace molto- le risposi un po' stupito.


-Se avessimo più temposuonerei per voi la terza sonata diBeethoven. La suono spesso. Trovo che esprime tutti questisentimenti... proprio come li sento io adesso. Cosìalmenomi sembra. Sarà per un'altra volta; ora dobbiamo parlare.


Cominciammoa discutere sul modo di organizzare un incontro tra lei e Natascia.Mi informò che era sorvegliatache la sua matrigna era buonae le voleva benema non le avrebbe assolutamente permesso di fare laconoscenza di Natalia Nicolajevna; avrebbe quindi dovuto ricorrereall'astuzia. Mi disse che tutte le mattine andava a fare unapasseggiata in carrozza con la contessa; quando questaperòsi sentiva indispostachi l'accompagnava era la signora franceseuna specie di dama di compagniagià avanti d'etàcheera allora ammalata. Ciò accadeva quando la contessa aveva ilmal di testa; bisognava dunque aspettare che la cosa si verificasse.Intantoavrebbe cercato di persuadere la vecchiettache era moltobuona. In conclusionenon era possibile stabilire un giorno precisoper la progettata visita a Natascia.


-Conoscerete Natascia e certo non vi pentirete di averla conosciuta-le dissi. - Anche lei ha un gran desiderio di conoscere voie ciòè necessariose non per altroperché sappia a chidovrà cedere il suo Alioscia. Non vi preoccupate tropporiguardo alla decisione da prendere. Il tempo deciderà pervoi. Fra poco andrete in campagnavero?

-Sìprestoforse fra un mese- mi rispose. - Soanzicheil principe insiste in modo speciale su questa partenza.


-Credete che Alioscia vi seguirà?

-Anche a questo ho pensato- disse fissandomi ancora. - E voiche nepensate? Ci seguirà?

-Sìvi seguirà.


-Dio mio! Non vedo proprio come potrà finire tutta questafaccenda.


SentiteIvan Petrovitcvi scriveròvi scriverò spessoe ditutto.


Oranon vi lascerò più respirare. Verrete spesso da noi?

-Non soCaterina Feodorovna; dipenderà dalle circostanze. Puòdarsi che non venga assolutamente più.


-Perché.


-Dipenderà da varie cosee soprattutto dai miei rapporti colprincipe.


-Non è un uomo onestoquello- disse Katia con risolutezza. -DiteIvan Petrovitce se venissi io da voi? Sarebbe bene o male?

-Che ne pensate voi?

-Penso che sarebbe bene. Verreicosìa farvi una visita-aggiunse sorridendo. - Lo dicoperchéoltre la stima chesento per voivi voglio molto bene. Inoltreda voi si potrebberoimparare molte belle cose. Vi voglio molto bene davvero... Non vipare vergognoso ciò che dico?

-Perché dovreste vergognarvene? Anche a me siete cara come unapersona amica.


-Volete dunque essere mio amico?

-Oh sìsì! -risposi.


-Eccoquelli laggiùinvecedirebbero certamente che ciòè vergognosoe che una giovane signorina non deve agire inquesto modo- osservòindicando di nuovo il gruppo intornoalla tavola.


Mivenne allora in mente che il principe ci avesse lasciati soli a bellapostaperché potessimo dirci tutto quello che ci occorreva.


-Capisco benissimo- aggiunse Katia- che il principe mira alla miaricchezza. Di mepensano che sia ancora una vera e propria bambinae non mi nascondono nemmeno i loro progetti. Ioinvecela penso unpo' diversamente e non credo di essere ancora una bambina. Che gentestrana! Loro sì sono davvero bambini: per che motivo si dannotanto da fare?

-Caterina Feodorovnadimenticavo di chiedervi chi sono quei Liovinkae Borinka che Alioscia frequenta tanto assiduamente.


-Sono miei lontani parenti. Sono giovani molto intelligenti e onestima parlano troppo... Io li conosco...


Esorrise.


-E' vero che volete regalare loroun giorno o l'altroun milione dirubli?

-Eccoprendiamo ad esempio proprio questo milione di rubli: ne hannofatto tante chiacchiereche la cosa mi è diventata persinoinsopportabile. Certamentesarò sempre pronta a dare la sommaper qualche pubblica necessità. Tantoa che servirebbe averetutto quel denaro? Ma quando verrà il giorno in cui avròil diritto di regalare quel milione di rubli? Ed essi già selo stanno dividendopassano il tempo a gridarea discutere sul mododi impiegarlo con maggior profittolitigano persinoe questo misembra alquanto strano. Non pare anche a voi? Hanno troppa fretta.Nondimenosono molto sinceri e... intelligenti. Studiano molto. E'sempre meglio che se vivessero come tanti altri. Non vi pare?

Parlammoancora a lungo. Mi raccontò quasi tutta la sua vitae ascoltòcon avidità tutto ciò che le dissi. Continuava ainsistere che le parlassi di Natascia e di Alioscia. Era mezzanottequando il principe mi si avvicinò e mi fece sapere che era orache mi accomiatassi. Salutai i presentiKatia mi strinsecalorosamente la mano e mi gettò uno sguardo molto espressivo.La contessa m'invitò a frequentare la sua casa. Uscii quindiinsieme col principe.


Nonposso trattenermi dal fare un'osservazione strana e che non haassolutamente nulla a che vedere con quanto sto narrando. Dal miocolloquio di tre ore con Katiariportaitra l'altrol'assolutaconvinzione che era bambina al punto da non conoscere il vero sensodelle relazioni tra uomo e donna. Ciò dava una straordinariacomicità a certi suoi ragionamentiein generaleal tonoserio col quale parlava di alcune cose importantissime.




CAPITOLO10


-Sentite- mi disse il principe prendendo posto accanto a me nellacarrozza- se andassimo a cenare insieme? Che ne pensate?

-Non so davveroprincipe- risposi esitando. - Non mangio mai cosìtardi.


-Si capisce chedurante la cenapotremmo anche "parlare"- aggiunse fissandomi con sguardo astuto negli occhi.


Nonera possibile non capire la sua intenzione!

«Vuolspiegarsi con me»pensai. «E io non chiedo di meglio!».


Acconsentii.


-Siamo intesi! Alla grande Morskajada B.


-In un ristorante? - domandaiun po' confuso.


-Sìe perché no? Non ceno quasi mai a casa. Vorrete purpermettermi di invitarvino?

-Vi ho già detto che non ceno mai!

-Farete uno strappo alla regolaper questa volta. E poi: sono io cheinvito!

Questeultime parole volevano dire: «Pago io per te» e sonoconvinto che le aggiunse con intenzione. Mi lasciai condurre alristorantedeciso tuttavia a pagare la mia parte. Arrivammo inbreve. Il principe si fece assegnare un salottino particolare eordinò con buongusto e intendimento due o tre portate. Ipiatti erano dei più caricome pure la bottiglia di finissimovino da tavola che ordinò. Non erano cose che potevopermettermiquelle. Guardai quindi la lista delle vivande e ordinaiuna mezza starna e un bicchierino di "Lafitte". Il principesi ribellò.


-Come! non volete accettare il mio invito? Ma è ridicolo!Pardon"mon ami"ma questa è... una delicatezzaimperdonabile. La prova di un amor proprio assolutamente meschino.Scommetterei che nel vostro rifiuto entra perfino qualche pregiudiziodi casta. Vi assicuro che mi offendete.


Ioperònon mi lasciai persuadere.


-D'altrondefate come volete- aggiunse. - Non vogliocostringervi... DiteIvan Petrovitcposso parlare con voi in pienae amichevole franchezza?

-Mi farete piacere.


-Secondo meuna delicatezza tanto esagerata vi è perfinodannosacome lo è per molti vostri simili. Voi siete unoscrittoredovreste conoscere il mondoinvece non fate che fuggirlo.Non dico questo a proposito della starna; ma è certo che voievitate ogni contatto col nostro mondoe ciò vi nuoce senzadubbio. Anche senza contare che perdete moltoinibendovi di fare unabella carrierasarebbe almeno vostro dovere conoscere le cose chedescrivetegiacché nei vostri romanzi russi figurano sempreprincipicontidescrizioni di salottidi salottini... Del restoche sto dicendo! Ora si parla di miseriedi pastrani smarritidirevisoridi ufficiali spavaldidi impiegatidella vita antica dei«ruskalniki» (12); lo solo so.


-Vi sbagliateprincipe; se non frequento il così detto «granmondo»lo faccio anzitutto perché mi ci annoioe insecondo luogoperché non ho nulla da farci. Peròciònonostanteci vado lo stesso di tanto in tanto...


-Sìlo sovi fate vedere una volta all'anno dal principe P.dove appunto vi ho incontrato. Per tutto il resto del tempoviirrigidite nel vostro orgoglio democratico e deperite nelle soffitte;perònon tuttianche tra voiagiscono così. Ci sonocerti avventurieri dissolutichequando ci pensofanno nauseapersino a me.


-Vipreghereiprincipedi cambiare argomento e di lasciare in pace lenostre soffitte.


-Ohsanto Dioadesso vi siete offeso! Ma non mi avevate dato ilpermesso di parlare francamente e amichevolmenteforse? Aveteragioneperò: non ho ancora meritato la vostra amicizia connulla.


Questovino non è cattivo. Assaggiatelo!

Miversò un mezzo bicchiere della sua bottiglia.


-Vedetecaro mio Ivan Petrovitc? capisco bene che non conviene maicercare d'imporre con la forza la propria amicizia. Non siamo poitutti quanti grossolani e impertinenti nei vostri riguardicomev'immaginate; d'altra partecapisco perfettamente anch'io che sietevenuto qua non per simpatia per mema perché vi ho promessodi parlare. Non è vero?

Scoppiòa ridere.


-E siccome vegliate sugli interessi di una certa personaavete unagran voglia di ascoltare quello che ho da dirvi. Ho ragione? -aggiunse con un cattivo sorriso.


-Non vi sbagliate- lo interruppi spazientito. (Capivo che era diquelli che appena vedono qualcuno in loro poterecercano subito difarglielo sentire. Io ero in suo potere; non potevo alzarmi eandarmene prima di aver sentito tutto ciò che aveva intenzionedi dirmied egli se ne rendeva perfettamente conto. Il suo tono eracambiato di colpo e diventava ormai sempre più arrogantementefamiliare e beffardo). - Non vi siete sbagliatoprincipesonovenuto appunto con quello scopoaltrimenti non sarei qui.. ad oracosì tarda.


Volevodire: «Altrimenti non sarei affatto rimasto con voi»manon lo dissie mutai la fine della frase non per timorema per lamia maledetta debolezza e la delicatezza che non posso tralasciare diavere. Come avrei potutoinfattigettare una simile offesa infaccia a un uomoanche se la meritava e se tale appunto era la miaintenzione? Mi parveperòche il principe quell'intenzionela capisse ugualmente dal mio sguardo; mi fissava mentre parlavoevidentemente godendo di quella mia debolezzae quasi provocandomicon lo sguardo che sembrava dire: «E' cosi? Non hai osato? Haiavuto paura? Coraggiocaro mio!». Non mi ero sbagliatogiacchéappena ebbi terminato la frasescoppiò a untratto in una rumorosa risata e mi batté con gesto protettorela mano sulle ginocchia.


«Mifai ridereragazzo mio!»gli lessi negli occhi.


«Aspettaun poco!»pensai.


-Mi sento molto allegro questa sera! - esclamò. - In realtànon ne so neppure il perché. Sìsìcaro amicoProprio di quella persona vorrei parlare. Bisogna spiegarcidefinitivamente e "concludere" in qualche modoe spero chequesta volta mi capirete a fondo. Poco favi ho parlato di queldenaro e di quel vecchio imbecille di padrequel bambinonesessantenne.. Beh! non vale nemmeno la pena di ricordarlo. L'ho dettocosì per dire! Ah! ah! ah!voiche siete uno scrittoreavreste dovuto capirlo subito...


«Quantoalla ragazzavi assicuro che non solo la stimoma le voglio persinobene; è un po' capricciosama che volete? «Non c'èrosa senza spine»come dicevano cinquant'anni fae dicevanobene; le spine pungonomad'altra parteè una cosa cheattirae sebbene il mio Alessio sia uno stupidogli ho giàperdonato in parte per il solo fatto di aver dimostrato buon gusto.Insommale ragazze di quella specie mi piacciono e io ho persino-(strinse significativamente le labbra)- certi miei progettispeciali... Ma di questo riparleremo più tardi.


-Principeascoltateprincipe! - esclamai. - Non capisco questovostro repentino cambiamentoma... mutate discorsoper piacere.


-Ecco che vi tornate ad accalorare! Va bene... muterò discorsobenissimo! C'è però una cosa che vorrei domandarvimiocaro amico: la stimate molto?

-Ma certo! - risposi con brusca impazienza.


-E... e l'amateanche? - continuòmostrando i denti esocchiudendo gli occhi in un ributtante sorriso.


-Voi non sapete quello che dite! - esclamai.


-Nononon dirò più nulla! Calmatevi! Questa sera sonod'umore stranissimo. Mi sento allegro come non mi capitava piùda un pezzo. Se bevessimo una bottiglia di sciampagna? Che nedirestemio caro poeta?

-Non berrò nullanon voglio!

-Vianon rifiutate! Dovete assolutamente tenermi compagnia questasera. Mi sento ottimamentee siccome sono buono fino allasentimentalitànon voglio essere felice da solo. Chi lo sacaro amico? Forse arriveremo a bere fraternizzandotanto da finire adarci del "tu"ah! ah! ah! Nomio giovane amicovoi nonmi conoscete ancora! Sono sicuro che mi vorrete bene. Voglio chequesta sera dividiate con me il dolore e la gioial'allegria e lelacrime; speroperòalmeno per parte miadi non doverpiangere. EbbeneIvan Petrovitc? Fissatevi bene in mente almenoquesto: se tutto non andrà come desidero ioogni miaispirazione svaniràvolerà; viae voiche sietevenuto con l'unico scopo di sentire qualche cosanon sentireteassolutamente nulla. Non è vero che siete venuto quiunicamente per sentire qualche cosa? - aggiunse ammiccandomisfacciatamente. - Non avete che da scegliere!

Laminaccia era seria. Acconsentii.


«Cheabbia intenzione di farmi ubriacare?»mi domandai.


Ricordaia questo propositouna voce che correva sul conto del principeeche mi era giunta da tempo alle orecchie. Si diceva che a quelsignoresempre così corretto ed elegante in societàpiacesse qualche volta ubriacarsi in baldorie notturne e darsi insegreto a una volgare quanto misteriosa dissolutezza. Mi erano stateriferite cose orribili. Si diceva che Alioscia sapesse che suo padresi ubriacava di tanto in tanto e cercasse di nasconderlo a tuttispecialmente a Natascia. Un giorno si era tradito in mia presenzamaaveva subito sviato il discorso e non aveva risposto alle miedomande. Le voci giunte fino a medel restonon provenivano da luiné io vi avevo prestato fede. Ora aspettavo di vedere che cosasarebbe avvenuto.


Servironoil vino; il principe versò due bicchieriuno per séuno per me.


-E' una bambina carissimaanche se mi ha un po' maltrattato! -continuò centellinando con piacere il vino. - Quellesimpatiche personcine sono poi particolarmente attraenti in similicasi...


Ricordatequella sera? Si sarà certamente illusa di avermi confusoannientato! Ah! ah! ah! E come le sta bene un po' di rossore sulleguance! Siete conoscitore di donne? Qualche voltaun rossoresubitaneo si addice straordinariamente a una carnagione pallida:

l'avetenotato? Ahsanto Dio! mi pare che siate ancora irritato! Mi sbaglioforse?

-Sìsono irritato! - gridai senza più trattenermi. - Enon voglio che parliate ora di Natalia Nicolajevna... cioèche ne parliate in tal modo. Io... io non ve lo permetto!

-Ah! Benissimo! vi faccio dunque piacere e cambio argomento. Sonomolle e cedevole come la pasta. Parliamo un po' di voi. Vi vogliobeneIvan Petrovitc; sapeste che interessamento amichevole e sinceroho per voi!

-Principenon vi pare che sarebbe meglio parlare dell'affare? - lointerruppi.


-Cioè "del nostro affare"volete dire. Vi capiscoamico mio; a me basta una mezza parola; ma non potete immaginarviquanto arriveremo vicino all'affarese mi permetterete di parlare divoi: senza interrompermiben inteso. Dunquecontinuo: volevo dirvicarissimo Ivan Petrovitcche vivere come vivete voi significasemplicemente rovinarsi. Permettetemi di toccare questo argomentodelicatissimovisto che lo faccio per amicizia. Voi siete poveroprendete in anticipo il denaro dal vostro editore per pagare idebitie col rimanente vi nutrite per sei mesi di solo tè etremate di freddo nella vostra soffittain attesa che il vostroromanzo venga pubblicato nella rivista dell'editore; non ècosì?

-Anche se fosse cosìè sempre...


-Meglio che rubarestrisciareintrigare e così via. Sosotutto ciò che vorreste dire e che è stampato da temponei libri.


-Dunqueè inutile parlare delle mie faccende. Possibileprincipeche debba darvi lezioni di delicatezza?

-Certo che no! Ma che farci? Mi vedo costretto a toccare questa cordadelicatissima. Non posso farne a meno. Del restolasciamo da partele soffitte. Non piacciono neppure a me; peròin certicasi... (rise in modo ripugnante). C'è un'altra cosa che mistupisce: che piacere trovate nel fare la parte di un personaggiosecondario? Certouno di voialtri scrittori ha persino dettose benme ne ricordoche l'atto più eroico di un uomo sta forse nelsapersi accontentarenella vitadi far la seconda parte... oqualche cosa di simile! Ne ho sentito parlarenon so piùdove; insommafatto sta che Alioscia vi ha rapito la fidanzatagiacché so anche questoe voicome un altro Schillersgobbate per lorocercate di aiutarlicorrete persino a fare leloro commissioni... Scusatemicaro miomasecondo meè unmodo molto vile di giocare coi sentimenti generosi... Non capiscocome non ve ne siate ancora stancato! E' una parte persinovergognosa! Al vostro postoio sarei morto di dispetto e soprattuttodi vergogna!

-Principe! Si direbbe che mi abbiate portato qui con l'unico scopo dioltraggiarmi! - esclamaifuori di me dalla collera.


-Ahnoamico mio! proprio no! in questo momento non sono che un uomod'affariche desiderainoltrefare la vostra felicità. Perdirla in breveoccuparmi dell'affare in tutto il suo insieme. Malasciamo da parte per un momento "tutta questa faccenda"evoifate uno sforzo su voi stesso e ascoltatemi fino in fondosenzaagitarvialmeno per un paio di minuti. Perché non penserestea sposarvi?

Vedeteora parlo di cose che non hanno nulla di comune con "l'affare";perché mi guardate con tanto stupore?

-Aspetto che abbiate finito il vostro discorso- risposiguardandolorealmente con non poco stupore.


-In realtànon mi rimane molto da dire. Vorrei soltanto sapereche cosa risponderestese qualcuno dei vostri amiciche vi vuolbenee non un bene effimeroma si preoccupa realmente di vedervidavvero felicevi proponesse una fanciulla giovanebellama... cheabbia già sperimentato un po' la vita: parlo allegoricamentema voi mi comprendete ugualmente; insommaqualche cosa nel genere diNatalia Nicolajevna... con un buon compensosi capisce... (Notateche non parlo del nostro affarema soltanto cosìingenerale); dunqueche cosa ne direste?

-Vi dirò... che siete impazzito!

-Ah! ah! ah! Ma che avete? Si direbbe che vogliate battermi.


Eroinfattiin procinto di gettarmiglisi addosso. Non potevo sopportarepiù oltre le sue parole. Quell'uomo mi faceva l'impressione diun rettiledi un ragno immensoche avrei avuto gusto a schiacciare.Se la godeva un mondo a prendersi beffe di me; giocava con me come ilgatto col topoevidentemente supponendo di avermi completamente insuo potere. Mi pareva (e ben lo capivo)che provasse un piacerespecialefors'anche un godimento sensualenella propriasfrontatezzain quella sfacciatagginein quel cinismocol quale sistrappavafinalmentein mia presenzala maschera. Voleva godersiil mio stuporeil mio spavento. Mi disprezzava francamente e siburlava di me.


Avevopresentito fin dal principio che il suo discorso tendeva verso unoscopo precisoma la mia posizione era taleche dovevo ascoltarloper forza. Dovevonell'interesse di Natasciadispormi a sopportarequalunque cosaquello essendo forse l'unico momento in cui tuttoavrebbe potuto essere deciso. Ma chi avrebbe potuto ascoltare quellevigliaccheciniche uscite sul conto di Natascia? Come sopportarle asangue freddo? Si aggiunga che egli pure capiva benissimo come fossicostretto ad ascoltarloe ciò non faceva che accrescerel'offesa.


«D'altrondeanche lui ha bisogno di me»pensaie cominciai a rispondergliin modo così brusco e quasi ingiuriosoche capìperfettamente.


-Mamio giovane amico! - cominciòalloraguardandomi serioserio- non possiamo certo continuare su questo tono; mettiamocidunque d'accordo. Iovedete beneho intenzione di dirvi francamentela mia opinione su certi puntie di comunicarvi certe mieintenzioni; voia vostra voltadovete essere così gentile dapermettermi di farloe ascoltarmiqualunque cosa dovessi dire.Desidero parlare come voglionel modo che piace a mee cosìdeve essere in verità. Dunquemio giovane amicovoleteessere paziente?

Feciuno sforzo su me stesso e tacquisebbene mi guardasse con tantamordace aria di schernoche pareva fosse sua intenzione provocareun'energica protesta da parte mia. Avevaperògiàcapito che consentivo a non andarmenee quindi continuò.


-Non adirateviamico mio! Perché vi irritate così? Perl'apparenza!

nient'altroche per l'apparenzavero? Che altro potevate aspettarvi da meinfattiquanto alla sostanza? In qualunque modo vi avessi parlatoanche se vi avessi rivolto la parola con estrema gentilezzail sensosarebbe sempre rimasto quello di adesso. Voi mi disprezzatevero? Maguardate quanta gentile semplicità c'è in mequantafranchezzaquanta bonomia! Vi confesso tuttopersino i mieicapricci puerili. Simio carosìvorrei vedere un po' piùdi bonomia anche da parte vostra: vedreste che allora ci metteremmod'accordo senza dubbioe riusciremmo a capirci a vicenda conperfetta chiarezza. Non è poi il caso di stupirsi tanto di ciòche vi dico: dàlli e ridàllitutte le pastorelleriesentimentali di Aliosciatutte le sue nobili idee alla Schillerrelative al suo maledetto legame con Natascia (chedel restoèuna graziosissima bambina)hanno finito per venirmi a noia. Sonoquindi contentoper così diredi voltare le spalle a tuttequeste cose. Ed ecco che mi si presenta l'occasione. Inoltrevolevoanche sfogare un po' il mio cuore con voi. Ah! ah! ah!

-Mi meravigliateprincipee non vi riconosco più! Adessocominciate ad assumere il tono di un pagliaccio; questa vostraimprovvisa franchezza...


-Ah! ah! ah! In partequello che dite è vero! Un paragonegraziosissimo! Ah! ah! ah! Faccio baldoriaamico miofacciobaldoriasono allegro e contentoe voicaro mio poetadovetedimostrarmi una grande accondiscendenza. Eccoanzitutto beviamo-decisecontento di se stesso e mescendosi vino nel bicchiere -Sapeteamico mio? Quella sciocca serata in casa di Natascia(viricordate?) bastò da sola a mettermi fuori dei gangheri.Riconosco cheda parte suaNatascia è stata con meperfettamente gentile; tuttaviauscii di là assolutamenteadiratoe non voglio dimenticarlo. Né dimenticarlo nénasconderlo. Certoverrà anche il nostro tempo; quel tempo siavvicina anzi con molta rapiditàma per ora lasciamolo stare.Volevo appunto spiegarvi che nel mio carattere c'è un trattoche voi non conoscete ancora: l'odio che sento per tutte quellepastorellerie ingenue e volgariche non valgono nulla. Per meèsempre stato uno dei godimenti più piccanti e graditifingeresul principiodi essere anch'io un uomo di quella specieassumere il tono degli altriaccarezzare qualcuno di quegli Schillersempre giovaniincoraggiarloper poiad un trattofarlosbalordire; togliermi improvvisamente dinanzi a lui la mascherae alposto di un salto d'entusiastafargli vedere una smorfiacon lalingua fuoriproprio nel momento in cui egli meno si aspetta unasimile sorpresa. E così? Giàgiàun similepiacere voi non lo capite nemmeno; lo giudicate bruttoinsensatofors'anche ignobilenon è vero?

-Certo!

-Siete sincero. Ma insommache volete che faccia se gli altri mitorturano? E' stupido essere sincero come sono ioma che volete? E'il mio carattere. Mi piacerebbeanziraccontarvi qualche episodiodella mia vita. Mi capireste meglio e ascolteresteinoltrequalchecosa di molto curioso. Sìquesta sera assomiglio forsedavvero a un pagliaccioe il pagliaccio è sincerovero?

-Sentiteprincipeè tardie veramente...


-Che cosa? Dioche impazienza! Perché tanta fretta? Rimaniamoun po' insieme a chiacchierare come due buoni amicisinceramentefraternamente davanti a un buon bicchiere di vino. Non importa nullase mi credete ubriaco: sarà anzi meglio. Ah! ah! ah! Viassicuro che simili incontrisimili conversazioni amichevolisiricordano poi a lungoe il loro ricordo è quanto maidelizioso. Voi non avete il cuore buonoIvan Petrovitc; vi manca lasentimentalitàla sensibilità. Che costerebbe a voisacrificare un'oretta o due per un amico al pari di me? Tanto piùche le mie narrazioni si riferiranno anche al vostro affare... Comefate a non capirlo? Voi che siete uno scrittoredovreste ringraziareil caso. Potreste creare un tipo sul mio genereah! ah! ah! Diocome sono graziosamente sinceroquesta sera!

Lasua ubriachezza andava visibilmente aumentando. Il suo viso eracambiato e aveva acquistato un'espressione maligna. Evidentementeaveva voglia di pungeremordereferirederidere.


«Inparteè meglio che sia ubriaco»pensai. «Un uomoubriaco si smaschera sempre». Ma egli era furbo.


-Amico mio- cominciòvisibilmente contento di se stesso-vi ho confessato or orafors'anche a spropositol'invincibiledesiderio che provo talvolta di mostrare la lingua a qualcuno. Perquesta mia ingenua e bonaria sinceritàmi avete paragonato aun pagliaccio e ciò mi ha fatto ridere proprio di gusto. Ma sevoi siete stupito e mi rimproverate di comportarmi in modoimpertinente e forse anche maleducatonei vostri riguardidicomportarmi come un villanzoneinsommae seper dirla in brevemiaccusate d'aver cambiato tonoavete assolutamente torto. Anzituttoio faccio quel che mi pare e piacein secondo luogonon sono incasa miama sono "con voi"...


vogliodire che siamo insiemecome due buoni amicia far baldoria; interzo luogopoiadoro i capricci. Sapete che una volta sono statoper capricciopersino un metafisico e un filantropoe professavoquasi le stesse vostre belle idee? Si trattaperòdi moltotempo fa; fu nei lontani giorni della mia gioventù dorata. Miricordo di essermi allora recato nel mio podere in campagna con scopiumanitari e di essermici terribilmente annoiato; eccose vi dicessiche cosa mi è accaduto alloranon mi credereste neppure.Spinto dalla noiacominciai a far conoscenza con le belle ragazze...Perché questa smorfia? Ahcaro amico mio! Non siamo forse incolloquio amichevoleadesso? Quandose non oradovrei farmi ilpiacere di «spalancare» la mia anima? Sono una naturarussaun'autentica natura russaun patriota; mi piace «spalancare»;inoltredobbiamo approfittare del momento e goderci la vita. Verràla mortee addio! Dunquefacevo il galletto. Mi ricordo una bellapastorella; aveva un marito giovane e gagliardoun bel ragazzo. Iolo feci frustare e intendevo mandarlo a fare il soldato (sono vecchiemarioleriecaro poeta! )non riuscii però a farlo arruolaresoldatoperché morì all'ospedale... Dovete sapere chenella mia proprietà avevo anche un ospedalearredato condodici letticon pavimenti in "parquet"tenuto con lamassima pulizia. Ora l'ho chiuso da tempoma allora me neinorgoglivo: ero un filantropoil che non mi impedì di farfrustare il contadinomarito della bella donnaquasi a morte...Fate un'altra smorfia? Vi nauseaforseil mio racconto? Offende ivostri nobili sentimenti? Beh!

calmatevi!Son tutte cose passate! Lo feci nei tempi in cui mi ero lanciato nelromanticismocon l'intento d'essere il benefattore dell'umanitàdi costituire una società filantropica... sìalloraseguivo quella strada! Proprio allora facevo frustare i mieicontadiniora non lo faccio piùperché adesso bisognamettersi la maschera del liberalismocome tutti sono costretti afare... viviamo in tempi... Quelloperòche adesso mi faridere più di tuttiè il vecchio Ikmenev. Sonopersuaso che conosceva per filo e per segno l'incidente del contadinofrustatoe nondimenoper la bontà della sua animachesembra fatta di sciroppoessendosi in quei tempi innamorato di me eportandomi al settimo cielodecise di non credere a nulla e non cicredette; insommanon credette al fattoe mi rimase devotissimo perdodici annicioè fino al momento in cui fu toccato nella suarispettabile persona. Ah! ah! ah! Behsono tutte sciocchezze queste!Beviamocaro amico. Ditemi un po': vi piacciono le donne?

Nonrisposi. Non facevo che ascoltarlo. Egli aveva ormai incominciato laseconda bottiglia.


-Mi piace parlarne durante la cena. Vi avrei fatto conoscerea cenafinitauna certa signorina Philiberte... Che ne pensate? Ma cheavete ? Non volete più nemmeno guardarmi?... uhm!

Rimaseun momento soprappensieropoia un tratto alzò la testamigettò uno sguardo significativoe proseguì:

-Eccopoeta miovoglio scoprirvi un segreto della naturache forseignorate nel modo più assoluto. Sono convinto che in questomomento voi mi definite un peccatoreforse un vigliaccoun mostrodi vizio e di dissolutezza. Ebbenevoglio dirvi una cosa: sesoltanto potesse avvenire(madata la natura umanaciò nonaccadrà mai)se potesse avveniredicoche ciascun uomofosse obbligato a rivelare l'intimo fondo di se stessoma in modo dadover far luce non soltanto su ciò chein condizioni normalinon direbbe mai agli estraneinon solo su ciò che avrebbepaura a confessare ai suoi migliori amicima anche su ciò chenon osa confessare neppure a se stessoebbenein tal caso sispargerebbe nel mondo un tale fetoreda toglierci il respiro a tuttiquanti. Ecco perchésia detto tra parentesile convenienze ele leggi sociali sono tanto benefiche. C'è in esse un pensieromolto profondonon dirò moralema semplicementepreservativocomodoil chesi capisce importa certamente assaipiùgiacchéalla fin finela morale non è cheuna comoditàuna cosacioènon escogitata per altroche per rendere la vita più confortevole. Ma riparleremo diquesto più tardi; ricordatemeloperché ora comincio aconfondermi.


Adessodunqueconcludo: mi accusate di avere dei vizidi essere dissolutoimmoralementre ioforsesono colpevole soltanto di essere piùsincero degli altri e basta; di non nascondere ciò che glialtri nascondono persino a se stessi come ho detto prima... Facendocosifaccio malema così voglio appunto che sia. Del restonon inquietatevi- aggiunse con un sorriso di scherno- se ho usatola parola «colpevole»non significa che voglia essereperdonato.


Aggiungeteche non tento neppure di confondervichiedendovi se non abbiateanche voi qualche segreto di questo genereonde trovare una scusaalle mie nelle vostre colpe. Io agisco in modo conveniente e leale.Generalmenteagisco sempre in modo leale...


-Non sapete neppure più quello che diteecco tutto- dissiguardandolo con disprezzo.


-Io non so più quello che dico? Ah! ah! ah! Volete che vi dicache cosa pensate in questo momento? Ecco: voi pensate: «Perchémai mi avrà portato qui? E perchéadessocosìad un trattosenza nessuna ragionemi sta svelando la sua anima?».Ho ragione o no?

-Avete ragione!

-Lo saprete più tardi.


-La spiegazione è semplicissima: avete bevuto due bottiglie divino e... siete... brillo.


-Cioèsono semplicemente ubriaco. Anche ciò puòdarsi. «Brillo» è una parola più delicatache «ubriaco». Ahuomo dai modi delicatissimi! Ma... misembra che stiamo ricominciando a bisticciarcimentre ci eravamoavviati a parlare di argomenti molto interessanti. Sìcaropoeta miose c'è ancora qualche cosa di bello e di dolce almondosono le donne.


-Sapeteprincipeche continuo a non capire perché abbiatescelto proprio me come confidente dei vostri segreti e dellevostre...


tendenzeamorose?

-Uhm!.. Vi ho già detto che lo saprete più tardi. Nonstate a inquietarvi! E se anche lo facessi cosìsenza nessunaragione speciale? Voi siete un poetaquindi mi capiretetanto piùche ve ne ho già parlato. C'è un godimento tuttospeciale in quell'improvviso smascherarsiin quel cinismo col qualeun uomo si svela davanti a un altroin tale statoche non si degnaneppure d'avere vergogna di fronte a lui. Vi riferirò unaneddoto. Ci fu un tempoa Parigiun impiegato cui aveva dato voltail cervellotanto chepiù tardiquando la sua pazzia fu benaccertatavenne rinchiuso in un manicomio. Orbenesapete qualescherzo prediligeva per divertirsiprima di essere ricoveratoquelpovero mentecatto? Prima di uscire di casasi spogliavarimanendocompletamente nudosalvo calze e scarpe; si gettava poi sulle spalleun ampio e lungo mantelloche gli arrivava fino alle calcagnase neavvolgeva con cura e usciva per strada con aria seria e maestosa. Aguardarlo di fianco era un uomo come tanti altriuscito di casa perfare una passeggiataavvolto nel mantello. Ma non appena glisuccedeva d'imbattersi da solo a solo in un passante senza nessunointornogli si avvicinava in silenziogli si fermava davanti dicolpoapriva il mantelloe gli si faceva vedere in piena...sincerità. Ciò non durava che un attimopoi siavvolgeva di nuovo nel mantello esenza pronunciar parolasenza cheun solo muscolo del viso gli si muovessepassava oltre con lasolennità e la gravità dell'ombra nell'Amletolasciando lo spettatore impietrito per lo stupore. Così agivacon uominidonne e bambinie in quel gesto consisteva tutto ilpiacere. Eccosecondo mesi può trovare lo stesso godimentoin partefacendo improvvisamente restare di princisbecco un giovaneSchillermostrandogli la lingua quando meno se l'aspetta. «Facendorestar di princisbecco»che bel modo di direeh? L'ho trovatoin non so più quale romanzo contemporaneo.


-Ma quell'impiegato era un pazzovoi invece...


-... siete furbo?

-Sì.


Ilprincipe scoppiò in una risata.


-E' un ragionamento giustissimoil vostromio caro- aggiunse conla maggior sfrontatezza del mondo.


-Principe- dissiindignato da tanta sfrontatezza- voi ci odiatetuttime compresoe adesso vi vendicate su di me per tutti e pertutto. Ciò si deve al vostro meschino amor proprio. Sietecattivomeschinamente cattivo. Vi abbiamo fatto arrabbiaree forseè il ricordo di quella sera di martedì che piùvi fa arrabbiare ancora.


Certonon avreste potuto trovare un modo per me più oltraggioso divendicarviche dimostrandomi tanto disprezzo; voi non tenete contonei miei riguardinemmeno dei più semplici doveri dicortesia. Volete dimostrarmi chiaramente che non vi degnate nemmenodi aver vergogna di metogliendovi in mia presenzain modo cosìimprovviso e sfacciatola vostra brutta maschera e mostrandovi intutto il vostro cinismo morale...


-Perché mi dite così? - mi domandògrossolanamenteguardandomi malignamente negli occhi. - Permostrarmi la vostra perspicaciaforse?

-Permostrarvi che vi capisco e per dirvelo chiaramente!

-Che ideamio caro! - continuò mutando improvvisamente il tonoe riprendendo quello di primaallegro e bonariamente verboso. - Miavete fatto perdere il filo. Beviamoamico mio; permettete cheriempia il vostro bicchiere. E dire che stavo appunto per raccontarviun'avventura graziosa e curiosissima. Ve la racconterò inlinee generali. Conoscevo una volta una signora; non era piùgiovanissimaessendo ormai tra i ventisette e i ventott'anni; erauna bellezza di prim'ordine; che pettoche corporaturacheportamento! Aveva lo sguardo acuto di un'aquilama sempre austero esevero; il suo contegno era maestoso e inaccessibile. Era consideratauna donna fredda come l'inverno nel giorno della Befanae intimorivatutti con quella sua inaccessibilitàcon la sua tremendavirtù. Proprio tremenda. Non c'eralà dove vivevaungiudice più inflessibile di lei. Condannava non solo il vizioma anche la più piccola debolezza nelle altre donneecondannava irrevocabilmentesenza possibilità di appello.L'influenza che aveva nel suo circolo di conoscenze era enorme. Ledonne anzianepiù orgogliose e terribili nella loro virtùla stimavanoe cercavano persino di entrare nelle sue grazie. Ellacontemplava tutti con fredda crudeltàcome la superiora di unconvento medioevale. Le giovani tremavano sotto il suo sguardoetemevano il suo giudizio. Una sua osservazioneun'allusione partitada lei potevano rovinare una reputazionetanta era la considerazioneche aveva saputo crearsi in società; persino gli uominiavevano timore di lei. Infines'immerse in una specie di misticismocontemplativocalmodel restoe maestoso anch'esso... Ebbene? Nonc'era donna più dissoluta di quellae io ebbi la fortuna dimeritare la sua più assoluta fiducia. Divenniinsommail suosegreto e misterioso amante. I nostri rapporti erano organizzati contanta abilità e maestriache nemmeno i suoi familiarisospettavano di nulla; solo la sua camerierauna graziosissimafrancesinaera a conoscenza di tutti i suoi segretima se ne potevacompletamente fidareperché anche lei prendeva parte allafaccenda. In che modo? Lasciamo andareper adesso. Quella signoraera libidinosa a tal puntoche lo stesso marchese De Sade avrebbepotuto imparare parecchio da lei. Ma ciò che rendeva piùfortepiù acutapiù penetrante quella voluttàera il misterola spudoratezza dell'inganno. Quella beffa continuadi tutto ciò che la contessa predicava in societàditutte le cose più altepiù inaccessibili eincrollabilie infine quel riso diabolico che le affiorava al labbronell'atto di contaminare tutto quello che non doveva esserecontaminatoe tutto ciò senza frenospinto al massimo gradoa tale gradoche la più febbrile immaginazione non oserebbespingersi tanto oltre... e la più ardentela più vivaparte del godimento consisteva appunto in questo. Sìquelladonna era il diavolo in carne ed ossama come era irresistibilmenteaffascinante!

Ancheadesso non posso ricordarmela senza entusiasmo. In mezzo alle carezzepiù ardenti e più voluttuosescoppiava a un tratto infolli risatee io ne capivo perfettamente il significatoe ridevocon lei.


Oggiancora mi sento soffocare al suo ricordosebbene siano passati moltiannida allora. Il nostro legame durò un annopoi prese unaltro amante. Anche se avessi volutonon avrei potuto nuocerle. Chimi avrebbe prestato fede? Che carattereeh? Che ne ditegiovaneamico mio?

-Che sozzura! - risposi con disgustodopo aver ascoltato la suaconfessione.


-Non sareste il mio giovane amicose aveste risposto altrimenti!

Sapevobene che avreste detto così! Ah! ah! ah! Aspettatemio caro;capirete in seguitoquando avrete vissuto; per adesso avete ancorabisogno di dolciumi. Nonon siete un poetase avete potuto dare unsimile giudizio: quella donna capiva la vita e sapeva approfittarne.


-Ma perché giungere a tanta bestialità?

-Quale bestialità?

-Quella cui giunse quella donnae voi con lei.


-Ahla chiamate bestialità? Bisogna proprio dire che camminateancora con le dande e il guinzaglio. Certoammetto anch'io chel'individualità possa manifestarsi anche in modo assolutamentecontrarioma... parliamo più semplicementeamico mio... econvenite anche voi che sono sciocchezze.


-E che cosa non è sciocchezzaallora?

-Non è sciocchezza la personalitàil proprio "io".Tutto è per me; il mondo è stato creato per me.Sentiteamicoio credo ancora che nel mondo si possa godere lavita. E questa è la miglior fede che si possa averegiacchésenza di essa non si potrebbe nemmeno vivere alla peggio; sarebbemeglio avvelenarsi. Dicono che così appunto abbia dichiaratoun imbecille. Quell'imbecillea furia di filosofareaveva distruttoogni cosaperfino la legge che regola le normali e naturalinecessità dell'uomotanto chealla finegiunse ad avere pertotale un bello zero. Allora proclamò che la miglior cosa delmondo è l'acido cianidrico. Voi direte che costui èAmletocon la sua disperazione tragicao qualche cosa d'altrougualmente maestoso e solenneche noi non abbiamo mai conosciutonemmeno in sogno Ma voi siete un poetamentre io sono un sempliceuomo e bastae quindi vi dirò che bisogna considerare le cosedal punto di vista più semplicepiù pratico. Ioperesempiomi sono liberato da tempo da ogni costrizione e da ognidovere. Riconosco mio obbligo solo quanto può tornarmi utile.Voicertamentenon potete considerare le cose in questo modoperché avete i piedi legati e il gusto malato. Avete lanostalgia dell'idealedella virtùvoi. Amico miosonopronto a riconoscere tutto ciò che voletema che posso farese so con sicurezza che alla base di tutte le virtù umane èposto il più terribile egoismo? E più un'azione èvirtuosapiù grande è l'egoismo.


«Amate stesso!» ecco l'unica regola che riconosco. La vita èun accordo commerciale: non dovete sperperare il denaro per nulla;arrivate magari a pagare il piacerelimitando a ciò tutti ivostri doveri verso i vostri simili: eccovi la mia moralitàse vi occorre assolutamente che ve ne sia una; confessoperòchesecondo meè più conveniente non pagare affattoquei nostri similie saperli costringere a rendervi servizigratuiti. Non ho ideali e non voglio averne; non ne ho mai sentitonostalgia. Ci sono molti modi di godersi allegramente la vita inquesto mondoanche senza ideali... einsommasono contentissimo dipoter fare a meno dell'acido cianidrico. Forse se fossi un pochinopiù virtuosonon potrei farne a menocome quel filosofoimbecilleun tedesco senza dubbio. No! Nella vita vi sono molte cosebuone. Mi piace avere una posizione importanteun alto gradounpalazzo eleganteavere la possibilità di puntare forti sommeal gioco (vado pazzo per le carte). Ma soprattutto soprattutto mipiacciono le donne... le donne di tutti i generi; mi piace persino ladissolutezzasegreta e oscuraquella più strana e originalepossibileequalche voltatanto per cambiareanche un po'fangosa... ah! ah! ah! Osservo il vostro viso: con quanto disprezzomi guardate in questo momento!

-Avete ragione! - gli assicurai.


-Ammettiamo pure che abbiate ragione voimain ogni casoun po' difango è sempre preferibile all'acido cianidrico. Non vi pare?

-Nopreferirei l'acido cianidrico!

-Ho detto apposta «non vi pare?» per godermi la vostrarispostache ben sapevo quale sarebbe stata. Noamico miose sieteun vero filantropoaugurate a tutti gli uomini un pochinointelligenti gusti simili ai miei anche se hanno in séqualcosa di canagliescoaltrimentifra pocoun uomo intelligentenon avrà più nulla da fare in questo mondoe non virimarranno che gli imbecilli. Che fortuna sarà mai la loro! Maanche adesso non abbiamo forse il proverbio: «La fortuna èdegli imbecilli»? Esapete?non c'è nulla di piùpiacevole che vivere con gli imbecillidando loro sempre ragione: èmolto vantaggioso. Non stupitevi se io sono attaccato ai pregiudizise rispetto certe convenzionalitàse ambisco una posizioneimportante; ho piena coscienza di vivere in un ambiente mediocremariconosco che vi si sta benelo accetto in tutto e per tutto:esteriormentelo difendo a spada trattamaall'occasionesarei ilprimo ad abbandonarlo. Conosco tutte le vostre idee nuovepur nonavendo mai sofferto per esse; tantonon ne valgono la pena. Sonod'accordo con tuttopurché io stia benee ce ne sono alegioni di uomini che la pensano come mee tutti stiamo bene. Tuttopassa in questo mondosoltanto noi esisteremo sempre. Esistiamo daitempi che esiste il mondo. Il mondo potrà sprofondarsi non sodovema noi verremo sempre a galla. A proposito: osservate soltantouna cosa: la longevità di tutti coloro che la pensano come meè un fatto davvero fenomenalenon ci avete mai pensato?Viviamo tutti fino a ottanta o a novant'anni! Ciò significache la natura stessa ci prende sotto la sua protezioneah! ah! ah!Ioper esempiovoglio assolutamente vivere fino a novant'anni. Nonho simpatia per la morte; mi spaventa. Chi può sapere in chemodo sarò colto dalla morte ? Ma non ne parliamo! Tutta colpadi quel filosofo suicida! Al diavolo la filosofia! Beviamomio caro.Avevamo cominciato a parlare delle belle ragazze... Dove andate?

-Me ne vadoe sarebbe ora che ve ne andaste anche voi.


-Che idea! Hoper così direspalancato dinanzi a voi tutto ilmio cuoree voi non apprezzate nemmeno questa evidente prova dellamia amicizia! Ah! ah! ah! Siete poco sentimentalepoeta mio. Maaspettatemi faccio portare un'altra bottiglia.


-La terza?

-Sìla terza. Quanto alla virtùmio giovane allievo...(mi permetterete di darvi questo dolce nome? Chissà che le mielezioni non vi abbiano a giovare...). Dunquemio giovane allievoquanto alla virtùvi ho già dettoche quanto piùè grandetanto più è grande l'egoismo chenasconde. A questo propositovoglio riferirvi un graziosissimoaneddoto: una voltaho amato una ragazzae l'ho amata quasisinceramente. Mi aveva sacrificato molte cose...


-Si trattaforsedi quella che avete derubata? - domandaivillanamentenon potendo più frenarmi.


Ilprincipe sussultòil suo viso mutò espressione; mifissò con occhi fiammeggianti; nel suo sguardo c'erano collerae stupore.


-Aspettate! - disse come parlando a se stesso. - Aspettatelasciateche capisca. Sono proprio ubriacoe mi è difficilecomprendere di che si tratta.


Tacquecontinuando a guardarmi con lo stesso sguardo maligno e scrutatoretenendomi una manocome se temesse che me ne andassi.


Sonopersuaso che in quel momento egli cercava di capire in che modopotevo conoscere una faccenda ignorata quasi da tuttie meditava sulpericolo che ne sarebbe potuto derivare per lui. Rimase cosìcirca un minuto. Poi il suo viso cambiò ancora e nei suoiocchi apparve di nuovo l'espressione di scherno e di allegria ubriacadi prima. Rise rumorosamente.


-Ah! ah! ah! Un vero Talleyrand! Infattiquando lei mi gettòin faccia che l'avevo derubatastavo davanti a lei come undiffamato!

Comestrillavaalloracome bestemmiava! Era una donna pazza e...


senzail minimo ritegno. Magiudicate voi stesso: anzituttonon l'avevoderubatacome avete detto or ora voi stesso. Il suo denarome loaveva regalatoquindi era diventato mio. Ammettiamo che voi miregalaste la vostra migliore marsina (così dicendogettòuno sguardo sulla mia unica e molto malandata marsinache mi erofatta fare tre anni addietro dal sarto Ivan Skvorniaghin); io viringrazio e la indosso; trascorso un annosorge tra noi una lite evoi pretendete che ve la restituiscadopo che già l'hosciupata. Non sarebbe un gesto nobile; perché far regaliallora? In secondo luogononostante che il denaro fosse mioglieloavrei restituito di sicuroma ditemi un po': dove avrei potutotrovarecosì di punto in biancouna somma simile?

«Soprattuttopoinon posso assolutamente sopportare quelle pastorelleriequelsentimentalismocome credo di avervi già dettoe questa èstata la vera causa di tutto. Non potete immaginarvi qualiatteggiamenti assumeva davanti a megridando che mi regalava queldenaro (che era mio). Fui preso dalla colleramanondimenoriusciia giudicare la cosa con chiarezzaperchédovete saperelapresenza di spirito non mi abbandona mai: compresi cherestituendolela sommal'avrei forse resa infelice; le avrei tolto il piacere diconsiderarsi completamente disgraziata "per colpa mia" e lapossibilità di maledirmi per tutta la vita. Credetemicaroamiconelle disgrazie di quel genere c'è una specie digodimento nella consapevolezza della propria generosità edella propria equitàe nel diritto di chiamare vigliacco ilproprio offensore. Una simile ebbrezza dell'ira s'incontra spessonelle nature romantiche. Più tardiforsele saràvenuto a mancare il panema sono sicuro che era felice. Non volendodunqueprivarla di tale gioianon le restituii il denaro. Cosìla mia convinzioneche quanto maggiore e più alta è lagenerosità umanatanto più grande è l'egoismoche essa nascondetrovò una nuova conferma. Possibile chequesto non vi sembri chiaro?... Ma... avevate intenzione di farmiabboccare all'amoah! ah! ah!... Confessate che era appunto questala vostra intenzione!... OhTalleyrand!

-Addio! - feci alzandomi.


-Un momento! Due parole tanto per concludere! - esclamò mutandoimprovvisamente il tono disgustoso in quello più serio. -Ascoltate un'ultima cosa: da tutto ciò che vi dissi or orarisulta con la massima chiarezza (credo che l'abbiate notato anchevoi)che mai e per nessun motivo sono disposto a lasciarmi portarvia quanto mi fa comodo. Amo il denaroe mi è necessario.Caterina Feodorovna ne ha molto: suo padre è stato per diecianni appaltatore delle bettole.


Quellaragazza possiede tre milioni di rublie quei tre milioni mifarebbero molto comodo. Alioscia e Katia fanno una bella coppia: sonostupidi entrambi fino all'ultimo gradoe ciò mi convieneperfettamente. Desidero quindi con tutta la mia volontà chequel matrimonio si facciae al più presto. Fra due o tresettimane la contessa e Katia andranno in campagna; Alioscia deveaccompagnarle.


AvvertiteNatalia Nicolajevnaperché non avvengano romanticherie allaSchillerperché non tenti di ribellarsi contro di me. Sonocattivo e vendicativoe so insistere su quello che voglio cheavvenga. Non ho paura di lei: le cose si svolgeranno indubbiamentesecondo la mia volontàe quindise la preavvertolo faccioquasi per il suo bene.


Statedunque attento che non avvengano sciocchezzee che il suo contegnosia ragionevolealtrimenti dovrà pentirsenee amaramente.


Deveanzi essermi gratache non ho agito contro di lei secondo la leggecome si meritava. Sappiatepoeta mioche la legge vigila sulla pacefamiliare; essa garantisce al padre l'obbedienza del figlioe coloroche sottraggono i figli ai loro più sacri doveri verso igenitorinon sono approvati dalla stessa legge. Pensateinfinecheho vaste relazionimentre lei non ne ha e... possibile che nonvediate chiaro quello che avrei potuto fare contro di lei?..


Eppurenon l'ho fattoperchéfinorasi è sempre comportatain modo ragionevoleNon temete: ogni momentoogni movimento loro èsempre stato osservato da occhi vigilinei sei mesi da che dura illoro legamee io sapevo tuttofino al minimo particolare. Cosìpotevo aspettare con calma che Alioscia stesso l'abbandonassespontaneamentecosa che comincia a verificarsi soltanto adesso;intantola cosa era per lui un gradevole svago. Con tutto ciòio sono rimasto ai suoi occhi un padre pieno d'umanitàequesto appunto ho bisogno che pensi di me.


«Ah!ah! ah! Quando ricordo che per poco non l'ho complimentataquellaseraper essere stata generosa e disinteressata al punto da non averinsistito che Alioscia la sposasse! Vorrei sapere come avrebbe potutofarsi sposare! Quanto alla mia visita di quella seraebbe luogounicamente per la ragione che era venuto il momento di far cessare laloro relazione. Dovevo perciò vedere ogni cosa coi miei propriocchi e giudicare con la mia esperienza personale... Vi bastacosì?O forse volete sapere anche con quale scopo vi ho condotto quiperché ho fatto davanti a voi il buffonefacendovi tuttequelle confidenze inutiliquando potevo semplicemente dirvi fin dalprincipio quel che vi ho detto adesso? Volete?

Feciun ultimo sforzo su me stesso e ascoltai avidamente. Ormai non avevopiù nulla da rispondergli.


-L'ho fatto solo per il motivo che in voi ho notato piùragionevolezzacaro amicoche non nei nostri due imbecillieperché sapete vedere le cose in una luce più giusta. ODio! avreste potuto ugualmente fare delle supposizionicrearviqualche idea sul conto mioma ho voluto risparmiarvi questa fatica emostrarvi con chi avete a che fare. L'impressione diretta èuna gran cosaamico mio. Cercate di capirmi. Ora sapete con chiavete a che faree siccome so che volete bene a quella ragazzaspero che userete tutta la vostra influenza (e la vostra influenza sudi lei è grandissima) per risparmiarle certi dispiaceri. Viavverto chein caso contrarione avrà di sicuroe non daprendersi alla leggera. E finalmentela terza ragione delle mieconfidenze consiste... (ma l'avete già indovinata) sìconfesso che ho avuto piacere di sputare un po' su tutta questafaccendae proprio sotto i vostri occhi...


-Avete pienamente raggiunto il vostro scopo- dissi tremandod'indignazione. - Convengo che in nessun altro modo avreste potutoesprimere dinanzi a me in modo più perfetto tutta la vostramalignità e il vostro disprezzo per me e per noi tuttichecon queste confidenze. Voinon solo non temevate di compromettervidavanti a me con le vostre confidenzema non avevate nemmenovergogna di me...


Somigliaterealmente a quel pazzo avvolto nel mantelloe ioper voinon sonoun essere umano.


-Avete ragionemio giovane amico- disse allora alzandosi; - avetecapito ogni cosanon per niente siete uno scrittore. Spero che cisepariamo da buoni amici. Ma non volete che beviamo il"bruderschaft"?

-Siete ubriacoe solo per questo non vi rispondo come dovrei...


-E ancora non avete terminato la frase «come dovreirispondervi»ah!

ah!ah! Non permettete proprio che paghi per voi?

-Non disturbatevi! Pagherò io.


-Fate pure! Non abbiamo la stessa strada da farevero?

-Tantosulla vostra carrozza non monterei di sicuro.


-Addiodunque. poeta mio. Spero che mi abbiate capito...


Uscìcon passo piuttosto malfermosenza voltarsi neppure una volta.


Ilcameriere l'aiutò a montare in carrozza. Io mi avviai per lamia strada. Erano le due passate. Piovevala notte era buia...




PARTEQUARTA



CAPITOLO1


Nonmi soffermerò a descrivere l'ira che avevo in me. Sebbenesapessi fin da prima di potermi aspettare qualunque cosa da parte delprincipeeronondimenorimasto sbalorditocome se tutta la suamostruosità mi fosse apparsa in modo assolutamente inatteso.Ricordo peròche le mie impressioni erano vaghe; era come sefossi schiacciato da un gran pesocolpito nell'animae una neraangoscia invadeva sempre più il mio cuore: temevo perNatascia. Presentivo per lei un calvario doloroso nell'avvenire ecercavo confusamente un mezzo per evitare quelle sofferenzeperalleggerirle i penosi momenti dello scioglimento definitivo di quellafaccenda. Su ciò non poteva esserci alcun dubbio; loscioglimento si avvicinava e non era difficile prevedere qualesarebbe stato.


Nonmi accorsi nemmeno di come fossi arrivato a casasebbene la pioggiaavesse continuato a bagnarmi per tutta la strada. Erano circa le tre.Non appena ebbi bussato alla porta del mio appartamentoudii ungemitodopo di che la porta si aprì subitocome se Nelly nonfosse nemmeno andata a lettoma mi avesse aspettato fino alloradietro di essa. La candela ardeva. Guardai il viso di Nelly e mispaventai: era tutta cambiatagli occhi le brillavano di febbre;aveva uno sguardo selvaggio; mi fissava quasi senza riconoscermi.


Avevala febbre alta.


-Nellyche hai? Sei malata? - le domandai chinandomi su di lei edabbracciandola.


Sistrinse a me tutta palpitantecome se temesse qualche cosaecominciò a parlare in frettacon voce spezzata; pareva che miavesse aspettato appunto per raccontarmi ogni cosa al piùprestoma le sue parole erano sconnesse e strane; non capii nulla;aveva il delirio. La condussi subito verso il lettoma leicontinuava ad aggrapparsi e a stringersi fortemente a mepiena dispaventocome implorandomi di difenderla da qualcuno; e ancora dopoche l'ebbi sdraiata sul lettomi afferrava ogni momento per la manoe non la lasciavaper timore che me ne tornassi via di nuovo. Erotalmente scosso e avevo i nervi così agitatichea vederlacosìmi misi persino a piangere. Anch'io non mi sentivo puntobene. Avendo notato le mie lacrimeessa mi fissò a lungo confebbrile attenzionecercando di capiredi rendersi conto di quantoaccadeva. Si vedeva che ciò le costava un grande sforzo.


Infinele passò sul viso come l'ombra di un pensiero; di solitodopoun accesso di epilessiaper un certo temponon riusciva a ordinarei suoi pensieri e a pronunciare distintamente le parole. Cosìsuccesse anche quella volta: dopo aver fatto su se stessa un immensosforzo per riuscire a pronunciare qualche cosae vedendo che nonriuscivo a capirlatese la manina e cominciò ad asciugarmi lelacrime; poi mi buttò le braccia al collomi attirò asé e mi baciò.


Erachiaro chedurante la mia assenzaera stata colta da un attacco delmal caducoe proprio mentre stava dietro la porta d'entrata.


Tornatapoi in séeraperòrimasta evidentemente a lungosenza riprendere perfetta conoscenza. In quei momentila realtàsi confonde col delirioe Nellyprobabilmentedoveva aver avutoqualche visione spaventosapiena di terrore. Tuttaviapur nella suadebolezzaaveva sempre avuto presentesebbene in modo vago econfusoche io dovevo ritornare e che avrei bussato alla porta;quindigiacendo sul pavimentopresso la sogliaaveva aspettatoattentamente il mio ritornoe sentendomi bussaresi eraimmediatamente alzata.


«Maperchéad ogni modosi era trovata proprio lì vicinoall'uscio?» - mi domandaie solo allora mi accorsicon miagrande meravigliache aveva indosso la sua pelliccetta (gliel'avevocompratapochi giorni primadalla solita vecchia mercantessachemi dava talvolta la merce a creditoed era venuta lei stessa aoffrirmela a casa); - aveva dunque avuto intenzione di uscireeprobabilmente stava già per aprire la portaquando fu coltadall'attacco. Dove voleva andare? Era forse già in preda aldelirio?

Lafebbrefrattantonon diminuivae poco dopo Nelly fu di nuovo presadal delirio e perdette la coscienza. Da quando abitava con megiàaltre due volte era stata colta da attacchi di epilessiamaperfortunatanto la prima che la seconda crisi s'erano felicementerisolte. Questa voltainvecela faccenda sembrava molto piùseria.


Dopoessere rimasto al suo capezzale circa una mezz'ora a osservarlaavvicinai al divano alcune sediesulle quali mi sdraiaiaccanto aleivestito com'eroonde svegliarmi subitonon appena michiamasse.


Lasciaila candela accesa. Prima di addormentarmitornai a guardare piùdi una volta la povera piccina: era pallidaaveva le labbra arse einsanguinateprobabilmente per la caduta; aveva sul viso comeun'espressione di pauradi dolorosa angosciache nemmeno il sonnoriusciva a vincere. Decisi che subito alla mattinasenza perderetempose fosse peggioratasarei andato in cerca del dottore. Temevoche si trattasse d'una meningite.


«L'avràspaventata il principe!»pensai trasalendoe involontariamentemi venne in mente il racconto della donna che gli aveva gettato infaccia il denaro.




CAPITOLO2


Passaronodue settimaneNelly andava rimettendosi in salute. La meningiteaveva potuto essere evitatama non per ciò la malattia erastata meno grave. Lasciò il letto negli ultimi giorni diaprile. Era la settimana di Passione.


Poverapiccina! Non posso continuare il mio racconto nell'ordine di prima.Molto tempo è passato da allora a questo momentoin cui vadoannotando i miei ricordima ancora adesso rammento con dolorosaangoscia quel suo pallido e scarno visinoi lunghi sguardipenetranti dei suoi occhioni neriquandotrovandoci solimifissava dal lettosenza staccare gli occhi da mecome esortandomi aindovinare i suoi pensieri; vedendo poi che non riuscivo aindovinarli e rimanevo nella perplessità di primasorridevadi solitocon dolcezzaquasi tra sée improvvisamentemitendeva la calda maninadalle dita smagrite. Oratutto ciò èlontanotutto mi è notoma ancora non posso affermare diconoscere tutto il mistero di quel povero cuoricino malatotorturatoe offeso.


Sentoche mi allontano dal raccontoma in questo momento voglio pensare aNellysoltanto a Nelly. Strano! oramentre giaccio solitario in unletto d'ospedaleabbandonato da tutti coloro che ho tanto amatotalvolta mi torna alla mente qualche insignificante particolare deltempo andatoqualche particolare quasi neppure notato o subitodimenticatoche adessoall'improvvisoassume nel mio spirito unsignificato totalmente diverso da quello di prima e mi rende chiaromi mette in rilievo ciò che ancora non avevo potuto capire.


Neiprimi giorni della malattia di Nellyil medico e io temevamo moltoper lei; il quinto giornoperòil dottore mi trasse indisparte e mi disse che non c'era più nulla da temeree chela piccina era in via di guarigione. Era lo stesso dottore checonoscevo da tempoil vecchio scapolobonario e bizzarroche avevochiamato durante la prima malattia di Nellye che le aveva fattotanta impressione con la sua decorazione di San Stanislao al collodi esagerate dimensioni.


-Non c'è dunque proprio più nulla da temere? - insisteicontento.


-Sìadesso si ristabilirà; ma poinon tarderàmolto a morire.


-Comenon tarderà molto a morire! Perché? - domandaidolorosamente colpito da una simile sentenza.


-Sìdovràsenza dubbiomorire molto presto. Ha unvizio organico del cuoreealla prima occasione sfavorevolesiammalerà di nuovo.


Forseguarirà ancorama poi sarà di nuovo colta dal suomalee infine morirà.


-Possibile che non esistano mezzi per salvarla? Nonon puòessere!

-Inveceè proprio così. Peròallontanando dalei tutto ciò che potrebbe nuocere alla sua salutecreandoper lei un ambiente calmo e pacificocon qualche divertimentolamorte potrebbe essere tenuta lontano per un certo tempo; si dannopersino casi... anormali e strani... imprevisti... insommalapaziente potrebbe forse essere salvata dal concorso di moltecircostanze favorevoli; peròradicalmente salvata non potràessere mai.


-Masanto Iddio! che cosa debbo fare adesso?

-Seguire i miei consigli; far condurre alla piccina una vita calma ecurare che prenda regolarmente le medicine. Mi sono accorto che lasignorina è un po' capricciosaha un carattere nervosoe lepiace persino canzonare la gente; di medicinenon vuoleassolutamente saperne; e anche adesso ha rifiutato categoricamente diprenderne.


-Avete ragionedottore; è una bambina proprio strana;attribuiscoperòla sua stranezza a un'irritazione morbosa.Ieri è stata molto obbediente. Oggiinvecequando le portaialla bocca il cucchiaio con la medicinalo urtò come per casoe fece rovesciare il contenuto.


Quandopoi volli preparare una seconda volta la medicina sciogliendo unapolverina nell'acquami strappò dalle mani tutta la scatolala gettò per terrae quindi ruppe in pianto... Non credoperòche sia stata la mia insistenza nel farle prendere lamedicina a farla piangere- aggiunsi dopo aver un poco riflettuto.


-Uhm! Tutto effetto d'irritazione. Tutte queste cosela sua malattiastessasono in rapporto con le grandi disgrazie della sua vita; -(avevo raccontato al buon dottorecon tutta franchezza e con moltiparticolarila storia di Nellyed egli ne era rimasto colpito). -Per oranon c'è da far altro che insistere perchéprenda le medicinee deve assolutamente prenderne una subito. Vado aparlare con lei e cercherò di spiegarle che il suo dovereconsiste nell'obbedire ai consigli del medico e... cioèperdire più semplicementenel prendere le polverine prescritte.


Uscimmoentrambi dalla cucina (dove aveva avuto luogo il nostro colloquio) eil dottore si avvicinò ancora al letto della malata.


Ebbiperòl'impressione che Nelly avesse udito le nostre parole;per lo menonotai chesollevatasi sul guancialee voltata la testadalla nostra parteprestava orecchio per sentire ciò chedicevamo. Me ne accorsi guardando attraverso la fessura della portasemi apertachéquando entrammo nella camerala bambina siera già nascosta sotto le coperte e ci guardava con un sorrisobeffardo. La poveretta era molto dimagrita in quei quattro giorni dimalattia: i suoi occhi erano infossatila febbre continuava atormentarla. Tanto più straniperciòapparivano suquel viso l'espressione birichina e quegli sguardi lucenti eprovocantiche stupirono non poco il dottoreil miglior uomo fratutti i tedeschi che abitavano Pietroburgo.


Conaria severama cercando di addolcire quanto più poteva lavocele esposein tono di affettuosa tenerezzala necessitàdelle medicinele benefiche doti delle polverie quindi l'obbligoche ha ogni ammalato di prenderne. Nelly sollevò la testapoicon un improvviso gesto della manoapparentemente involontariourtò il cucchiaio e di nuovo ne sparse tutto il contenuto perterra. Sono persuaso che lo fece apposta.


-E' un incidente spiacevolissimo- disse il vecchietto con calma. -Suppongo che l'abbiate fatto appostail che non è affattolodevole.


Ma...è una cosa che può essere rimediatasciogliendoun'altra polverina.


Nellygli rise in faccia. Il dottore scosse la testa disapprovando.


-Ecconon è proprio bello da parte vostra- disse sciogliendoun'altra polverina. - E' assolutamente poco lodevole.


-Non abbiatevela a male- rispose Nellyfacendo sforzi per nonridere di nuovo; -prenderò la medicine senz'altro... Mi voletebene?

-Se vi comporterete in modo lodevolevi vorrò molto bene!

-Proprio molto?

-Sìmolto.


-E adesso non mi volete bene?

-Anche adesso vi voglio bene.


-Mi darete un baciose vi vorrò baciare?

-Se lo meriteretesì!

Aquesto puntoNelly non poté più resistere e rise dinuovo.


-La paziente ha un carattere allegroma è tutto effetto dellanervosità e dei capricci- mi sussurrò il dottore conl'aria più seria.


-Va beneprenderò la medicina! - esclamò a un trattoNelly con la sua debole vocina; - ma mi sposeretein compensoquando sarò grande?

Evidentementequesta nuova birichinata le piaceva molto: i suoi occhi scintillavanoe le labbra le tremavano per lo sforzo che faceva per non ridereinattesa della risposta del dottore alquanto stupito.


-Ma sì- rispose questiinvolontariamente sorridendo a quelnuovo capriccio; - certamentese sarete una buona signorinabeneducatae se...


-Prenderò le polverine!

-Oh! oh! Appunto se prenderete le polverine. E' una buona ragazza-sussurrò poi a me. - C'è in lei una grande bontàdi cuore... ed è intelligente... tuttavia... sposarla... chestrano capriccio...


Ele porse di nuovo la medicina. Ma questa volta lei non cercònemmeno di fingeree spingendo il cucchiaio con un gesto della manodal basso in altofece volare il contenuto sulla camicia e sullafaccia del povero vecchietto. Nelly rise apertamente; questa voltaperònon era il riso di primaallegro e sincero. Le passòsul viso un'espressione dura e cattiva. Frattanto cercava di sfuggireil mio sguardoguardando solo il dottore e aspettandocon unsorriso beffardoattraverso il qualedel restotrasparival'inquietudineche cosa avrebbe fatto il «buffo»vecchietto.


-Ah! L'avete sparsa di nuovo!... Che disgrazia! Ma... possiamosciogliere un'altra cartina! - disse il vecchioasciugandosi colfazzoletto il viso e la camicia.


Nellyrimase vivamente colpita. Si aspettava di essere tempestata dirimproveri da parte nostrae chissà sein cuor suonon lodesiderassepersinoin quel momentoonde avere il pretesto diprorompere in piantiin singhiozzi istericie sparpagliare lepolverine come poco primarompendo magari qualche cosa per ildispettoonde sfogare il suo cuore capriccioso ed esacerbato. Similicapricci si dannotalvoltanon solo nei malatie non solo inNelly.


Quantevolte era avvenuto anche a me di correre sù e giù perla cameracon l'inconfessato desiderio d'essere offeso da qualcunooppure di sentir pronunciare una parola che potessi considerare comeun'offesaper avere la possibilità di sfogarmi in qualchemodo! Le donnein tali occasionisi mettono a piangere con lelacrime più sinceree quelle più sensibili giungonopersino a crisi isteriche. E' un fenomeno dei più comuni chesuccede spesso nella vitaquando il cuore è invaso da qualcheintimo doloreignoto a tuttiche si vorrebbe e non si puòconfidare a nessuno.


Nondimenostupita dall'angelica bontà del vecchiettoche aveva offesoe dalla pazienza con la quale egli si era messo a sciogliere unaterza polverinasenza averle rivolto neppure una parola dirimproveroNelly si sentì confusa; il sorriso abbandonòle sue labbraun'onda di sangue le salì al visogli occhi lesi inumidirono; mi gettò uno sguardo furtivo e voltòsubito la testa dall'altra parte. Il dottore le porse la medicina. Latrangugiòtimida e docile; poi afferrò la gonfia erossa mano del vecchio e lo guardò a lungo negli occhi.


-Voi... vi adirate vedendomi così cattiva...- cominciòla piccinama non poté terminaresi nascose sotto lecoperteche si tirò fin sopra la testae scoppiò inrumorosi singhiozzi isterici.


-Ohbambina mianon dovete piangere... sono cose da nulla... Sono inervi; bevete una goccia d'acqua.


MaNelly non lo ascoltava.


-Consolatevi... non è bene che vi agitiate- continuòil medicoquasi in procinto di piangere anche luida quell'uomomolto sensibile che era; - vi perdono e vi sposeròse lavostra condotta sarà quella di una buona e onesta ragazzaese consentirete anche...


-A... prendere le medicine! - gridòdi sotto le coperteunavocina squillante come il suono di un campanello; e insieme si udìun riso nervosoa me ben notospezzato dai singhiozzi.


-Una brava bambina riconoscente! - disse il dottore solennementeequasi con le lacrime agli occhi. - Povera ragazzetta!

Daquel giorno si stabilì tra il medico e Nelly una stranissimareciproca simpatia.


ConmeinveceNelly si faceva sempre più immusonitapiùnervosapiù irascibile. Non mi sapevo spiegare quelcambiamentotanto più che era avvenuto in lei di punto inbianco. Nei primi giorni della malattiaviceversaera stata con medi una tenerezza e di una affettuosità straordinarie; sembravanon potersi saziare di guardarmi; non mi lasciava allontanaremiafferrava una mano con la calda manina e mi faceva sedere accanto aleie se mi vedeva afflitto o inquietocercava di rallegrarmischerzavagiocava con me e mi sorridevareprimendo con visibilesforzo i propri dolori. Non voleva che lavorassi di notte néche rimanessi a vegliarlae si rattristava vedendo che non volevoobbedirle. Talvoltaassumeva un'aria preoccupata; cominciava ainterrogarmivolendo sapere perché fossi triste e qualipensieri avessi per la testa; macosa strananon appena accennavonei miei racconti a Natasciatroncava il discorsooppure cambiavaargomento. Sembrava che evitasse di parlare di Natasciae ciòmi stupiva non poco. Quando tornavo a casasi rallegrava. Quando mivedeva prendere il cappellomi guardava con tristezza e miaccompagnava con uno sguardo stranoin cui si leggeva il rimprovero.


Ilquarto giorno della malattia di Nelly passai da Natasciae vi rimasifin oltre la mezzanotte. Avevamo da parlare di molte cose. Alla miapiccola inferma avevo dettoinveceche sarei tornato prestocomed'altronde mi proponevo sinceramente. Trattenuto da Natascia per uncaso imprevistoero tranquillo riguardo a Nellyperché nonera rimasta solama con Alessandra Semionovna. Questa aveva saputoda Maslobojevche era venuto a trovarmidella malattia di Nelly edel mio imbarazzovisto che ero solo a curare la bambinaesantoDiocome si diede subito da farequell'ottima AlessandraSemionovna!

-Cosìnon potrà nemmeno venire a pranzo da noi! AhSignore! Ed è soloproprio solo! Questa è davveroun'occasione favorevole per dimostrargli la nostra amicizia;approfittiamone!

Esubito venne da meportando con séin una vetturatutto unpacco di roba. Annunciato che mi ebbefin dalla prima parolachenon intendeva andarsene troppo prestoe che era venuta per aiutarminelle faccendesciolse il suo pacco. Ne saltarono fuori diversespecie di marmellate e di sciroppi per la malatapolli novellini euna gallina nel caso che entrasse in convalescenzamele da cuocerearancefrutta candita (se il dottore l'avesse permesso)efinalmente alcuni capi di biancheria: lenzuolatovagliolicamiciebendetela per fare impacchie tutto in tale quantitàchesarebbe bastato per un ospedale.


-Noi abbiamo di tutto- mi dicevaparlando in frettatuttaaffaccendata. - Voiinvecevivete da scapolo. Di roba come questane avete poca di certo; permettetemidunque... Filippo Filippovitcdel restome l'ha ordinato anche lui. E ora... ditemiditemi prestoche cosa c'è da fare. Come sta la bambina? E' in coscienza?Ahnon è proprio comodaqui; bisogna metterle il guancialein altro modoperché la testa sia più bassae poi...non sarebbe preferibile un cuscino di pelle? La pelle tiene la testapiù fresca. Ahcome sono stata imbecille a non portarne uno!Andrò subito a prenderlo... C'è forse da accendere ilfuoco? Vi manderò la mia vecchietta. Ne conosco una io... Voinon avete donna di serviziovero?... E allorache cosa devo fareadesso? Che cos'è questa? Un'erba?... L'ha prescritta ildottore? E' forse da bere al posto del tè? Accendo subito ilfuoco!

Ioperòla calmaie rimase molto stupita e persino un po'mortificataconstatando che non c'era da fare tutto quello checredeva. Non si perse ugualmente d'animoperò. Allacciòsubito amicizia con Nelly e mi aiutò molto durante la malattiadella piccina; veniva a trovarla quasi ogni giornoe sempre arrivavacon la stessa aria che se fosse fuggito qualche cosa e occorresseslanciarsi immediatamente al suo inseguimento. Aggiungeva sempre cheFilippo Filippovitc le aveva ordinato di fare così. Piacquemolto a Nelly; si affezionarono l'una all'altra come due sorelleecredo chein molte coseAlessandra Semionovna fosse bambina quantoNelly. Raccontava alla malatina storielle divertenti; la distraeva inmodo che Nelly cominciava ad annoiarsi solo quando AlessandraSemionovna se ne tornava a casa.


Lasua prima apparizionenondimenoaveva molto stupito l'ammalata.


Ellaavevaperòsubito capito le intenzioni della nuova venutaealloracom'era sua abitudineNelly si accigliò e si fecepersino scontrosa.


-Perché è venuta qui? - mi domandò Nelly con ariamalcontentaquando Alessandra Semionovna se ne fu andata .


-E' venuta per aiutarti e per curartiNelly!

-Ma perché? Me lo sono meritatoforse? Non ho mai fatto nullaper lei!

-La gente buona non aspetta che il bene sia fatto loroanticipatamenteNellyma si compiace di aiutare chi ne ha bisognocosìsolo per beneficare. CredimiNellynel mondo ci sonotante persone buone. E' stata una sfortuna per temia caranonaverne incontrate quando ne avevi più bisogno.


Nellytacquee io mi allontanai dal suo letto. Ma un quarto d'ora dopomichiamò con la sua debole vocinami chiese da bere eimprovvisamentemi abbracciòmi si strinse fortemente alpetto e rimase così a lungosenza lasciarmi. Il giorno dopoquando venne Alessandra Semionovnal'accolse con un lieto sorrisoun po vergognosa.




CAPITOLO3


Proprioquella sera ero rimasto da Natascia fino a tarda ora. Rientrai dopola mezzanotte. Nelly dormiva. Alessandra Semionovna aveva pure vogliadi dormirema era rimasta nondimeno a vegliare la malataaspettandoil mio ritorno. Cominciò subito a riferirmicon un sussurrioaffrettatoche Nelly era statain principiomolto allegraeavevapersinoriso parecchio; poi si era fatta tristeenonvedendomi tornaresi era impensieritacadendo in un profondomutismo. - Poi cominciò a lagnarsi d'un forte mal di capoapiangeree infine scoppiò in tali singhiozziche non sapevoche fare- aggiunse Alessandra Semionovna. - Mi fece alcune domandesu Natalia Nicolajevnama io non seppi dirle nulla; allorasmettendo d'interrogarmiricominciò a piangerefinchénon si addormentò tra le lacrime. AddioIvan Petrovitc;sembraad ogni mododa quanto ho potuto capireche si sentameglio; adesso bisogna che torni a casacosì mi ha ordinatoanche Filippo Filippovitc. Vi confesserò che questa volta miha permesso di assentarmi solo per due oree ioinvecesono stataqui così a lungo. Ma non importanon inquietatevi per me;egli non ha il diritto di arrabbiarsi... A meno che... Ahcaro IvanPetrovitcche debbo fare? Adesso torna a casa sempre ubriaco! Haqualche cosa che lo preoccupa moltissimo; quasi non mi parlaèsempre ansiosoha qualche importante affare per la mente; locapisco; eppure ogni sera torna ubriaco... Chi l'avrà messo alettose è già rincasato? Vado subitoarrivederci!AddioIvan Petrovitc.


Hoguardato un po' i vostri libri; Dioquanti ce ne sono! e sono forsetutti libri pieni di sapienza; io inveceimbecille che sononon neho mai letto neanche uno... Beh! a domani...


All'indomaniNelly si svegliò d'umore triste e cupo. Non mi rivolgevaparolarispondeva persino di mala voglia alle mie domandecome sefosse irritata contro di me. Mi accorsiperòchedi tantoin tantomi gettava qualche sguardo furtivoin cuiassieme con unrecondito doloretraspariva una tenerezza che non vi si notavaquando mi guardava apertamente in faccia. Era appunto il giorno incui avvenne la scena della medicina col dottore; non sapevo chepensare.


Ilcontegno di Nelly nei miei riguardi era totalmente cambiato. Le suestranezzei capricciedi tanto in tantoquelle manifestazioni diodio verso di medurarono quasi fino al giorno in cui abbandonòla mia casafino al giorno della catastrofeche fu lo scioglimentodel nostro romanzo. Ma di questo farò parola piùavanti.


Avolteperòaccadeva cheper qualche breve oratornasse conme come un tempodolce e affettuosa. Le sue carezze sembravanoraddoppiarein quei momentidopo di che prorompeva spesso in piantiamari. Ma quelle ore passavano presto e si chiudeva di nuovo in unacupa angosciatrattandomi con ostilità; si metteva a farcapriccicome quel giorno col vecchio dottoreoppureaccorgendosiche qualche sua birichinata mi riusciva particolarmente sgraditacominciava a ridere apertamenteper andare a finire quasi sempre inuno scoppio di lacrime.


Unavolta si bisticciò persino con Alessandra Semionovnadicendoche non desiderava nulla da lei. Quandopoiio glielo rimproveraiin presenza di Alessandra Semionovnasi irritòmi risposecon una stizza che covava evidentemente in cuor suo da un pezzomapoi tacque di colpo e per due giorni di seguito continuò atacerenon rivolgendomi neppure una parolae rifiutandosi diprendere le medicinepersino di bere e di mangiaree solo ilvecchio dottore seppe infine persuaderla e farle intendere ragione.


Avevogià notato che tra lei e il dottoredal giorno in cui questile aveva fatto prendere la medicinasi era stabilita una simpatiastraordinaria. Nelly gli voleva molto bene e lo accoglieva sempre conun allegro sorrisoanche quandoprima che giungesseera statatriste e taciturna. Il vecchiettoda parte suacominciò avenire a trovarci ogni giornoe talvolta anche due volte al giornosenza smettere questa abitudine neppure quando Nelly cominciòa lasciare il lettoentrando definitivamente in convalescenza.Pareva averlo affascinato al punto che egli non poteva piùvivere un giorno senza udirla rideresenza gli scherzi che lei gligiocavae che eranotalvoltamolto divertenti. Cominciò aportarle dei libri illustratisempre di carattere istruttivo. Tragli altrine acquistò uno specialmente adatto a lei. Poicominciò a portarle caramelle e altri dolciumichiusi ingraziose scatolette. In tali occasionientravadi solitoconl'aria solenne di uno che festeggia il proprio compleannoe Nellyindovinava subito che aveva qualche regalo per lei. A tutta primaperòegli si guardava bene dal mostrare il proprio regalo;sedeva accanto a Nelly con furbesco sorriso e cominciava il discorsoda lontanodicendo che se una certa giovane signorina aveva saputocomportarsi benemeritando la stima del suo prossimodoveva esserericompensata. Così dicendola guardava con aria tantogioviale e le sorrideva con tanta semplicità di cuorecheNellysebbene fosse sempre disposta a prenderlo in girolo guardavaallora con occhi pieni di sincera e affettuosa simpatia. Alla fineil vecchietto si alzava solennemente dalla sediasi toglieva ditasca ciò che le aveva portatoe offrendolo a Nellyaggiungeva immancabilmente: «Alla mia futura gentile sposina».Si può giurare chein quei momentiegli era ancora piùfelice di Nelly.


Poii due intavolavano conversazionee ogni volta egli la persuadevaserio ed insistente quanto maidella necessità di curare lasalutee le dava qualche consiglio medico.


-Anzituttobisogna curare la salute- le diceva in tono dogmatico; -e bisogna farloin primo luogo e specialmente per rimanere viviein secondo luogo per essere sani e raggiungere con ciò lafelicità in questo mondo. Se voicara bambinaavete qualcheafflizionecercate di dimenticarlao almeno cercate di nonfermarvici sopra coi pensieri. Se invece non avete afflizioni... fatelo stesso... pensate a cose piacevoli... a cose allegredivertenti.


-Che cosa sono queste cose allegre e divertenti a cui dovrei pensare?

-chiedeva Nelly.


Ildottore rimaneva perplesso.


-Insomma... a qualche gioco innocenteadatto alla vostra età;oppure... insommaqualche cosa di questo genere...


-Non voglio giocare; i giochi non mi piacciono- diceva Nelly. -Preferisco pensare a qualche bel vestito.


-A qualche bel vestito! Uhm! Non è poi una gran bella cosa!Bisogna sempre accontentarsi del proprio modesto destino. D'altraparte...


eccoforse.. ammettiamo che possano piacere anche a me i bei vestiti.


-Mi farete molti vestiti quando sarò vostra moglie?

-Che idea! - esclamava il dottoree si accigliava suo malgrado.


Nellysorrideva e talvoltadimenticandosigettava un'allegra occhiataanche a me. - Del restose ve lo sarete meritato con la vostracondottavi farò anche un vestito- continuava il dottore.


-Quando mi avrete sposatadovrò prendere ogni giorno lepolverine?

-Forseallora potrete fare a meno di prenderle ogni giorno; leprenderete solo quando sarà necessario.


Ildottore cominciava a sorridere.


Nellyscoppiava in un'allegra risatail vecchietto la imitavaosservandoamorevolmente l'allegria della piccina.


-E' uno spirito vivace! - diceva rivolgendosi a me. - Peròmanifesta sempre una certa irascibilità e un caratterecapriccioso.


Avevaragione! Non riuscivo in alcun modo a capire che cosa avesse Nelly.Sembrava non voler assolutamente parlare con mecome seai suoiocchiio fossi colpevole di qualche cosa. Ciò mi riuscivamolto doloroso. Finii per rannuvolarmi anch'ioe giunsi a tenerle ilbroncio per tutto il giornoevitando di rivolgerle la parola. Ilgiorno appressoperòme ne pentii e mi vergognai di quantoavevo fatto. Piangeva spessoe allora non sapevo come consolarla. Ungiornoperòinterruppe il suo ostinato silenzio.


Tornatoa casa al cadere del crepuscolomi accorsi che Nelly nascondeva infretta e in furia un libro sotto il cuscino. Era il mio romanzocheaveva preso di sulla tavolae leggeva in mia assenza.


Perchédunquevoleva nascondermi il fatto? «Si direbbe che sivergogna di leggerlo»pensaima finsi di non essermi accortodi nulla. Circa quindici minuti dopomentre ero andato in cucina perprendervi qualche cosaella saltò rapidamente dal letto erimise il romanzo là dove l'aveva preso. Tornato in cameralorividi sulla tavola. Di lì a pocomi chiamò: la suavoce accusava una forte agitazione. Erano quattro giorni che quasinon mi rivolgeva parola.


-Andrete... da Natascia... questa sera? - mi domandò con vocedebole.


-SìNellyle voglio molto bene...


-Anch'io le voglio bene- aggiunse leipiano.


Poisuccesse di nuovo il silenzio.


-Voglio andare da leivoglio andare a vivere con lei- cominciòancora Nellygettandomi un timido sguardo.


-Non è possibileNelly- le risposialquanto meravigliato. -Ti trovi forse male qui da me?

-Perché non è possibile? - mi domandò arrossendo.- Avreste pur voluto che andassi a vivere in casa di suo padreesapevate che non volevo. Ha la donna di servizio Natascia?

-Sì - Diteleallorache la mandi via. Ne prenderò ilposto. Farò tutti i lavori e non esigerò nulla; levorrò bene e le preparerò il mangiare.


Diteglielooggi stesso.


-Ma perché? Che cos'è questa fantasiaNelly? E perchégiudichi Natascia in questo modo? Come puoi credere cheacconsentirebbe a prenderti come donna di servizio? Se ti prendessecon séti tratterebbe come una sua paricome una suasorellina minore.


-Non voglio che mi tratti come una sua pari. Allora sono io a nonvolerci andare.


-Perché?

Nellytaceva. Le labbra le tremavano. Aveva voglia di piangere.


-Il giovane di cui è innamorata adesso dovrà partirevero?

L'abbandoneràlasciandola così solavero? - domandò infine.


Mimeravigliai.


-E come lo saiNelly?

-Me l'avete detto voi stessol'altro ieriquando venne qui il maritodi Alessandra Semionovnalo chiesi anche a lui; mi raccontòogni cosa.


-E' stato qui Maslobojev l'altro ieri?

-Sìè stato qui- rispose Nelly abbassando gli occhi.


-Perché non me l'hai detto?

-Così...


Rimasisoprappensiero. Perché mai Maslobojev veniva tanto spesso damequand'ero assente? Che era mai quel mistero? Che cosa potevanosignificare quei rapporti con Nelly? Era necessario che venissi inchiaro di ogni cosa.


-E a teNellyche importa se quel giovane l'abbandona?

-Voi l'amate molto- disse Nellysenza alzare gli occhi- eamandola tantola sposerete di certoquando l'altro se ne saràandato.


-NoNellylei non mi vuol bene come gliene voglio io; e anch'io...


NoNellyquesto non avverrà mai.


-E dire che io vi avrei servito entrambi come domestica; e voi avrestevissuto contenti! - sussurrò con un fil di vocesenzaguardarmi«Che ha? Che ha?»pensaie il cuore mi sistrinse dolorosamente.


Nellytacque e non pronunciò più parola per tutta la sera.Quando me ne andaiscoppiò in lacrimee pianse poi tutta laseracome mi riferì in seguito Alessandra Semionovnadicendoche si era anche addormentata tra le lacrime. Anche durante la nottecontinuò a piangereparlando nel delirio.


Daquel giorno diventò ancora più cupa e taciturna diprimané mi rivolse più parola. Vero è che miaccorsi di certi sguardi gettatimi di sfuggitache erano pieni ditenerezzama questa tenerezza passava insieme con l'attimo chel'aveva provocata; si sarebbeanzidetto che Nelly si sforzasse diopporre una certa resistenza all'affetto che sentiva per me.Diventava ogni giorno più immusonita perfino col dottorechesi stupiva di quel cambiamento del suo carattere.


Frattantoera quasi guaritae il dottore le permise finalmente di uscire e difare una breve passeggiata. Il tempo era serenofaceva caldo. Era lasettimana di Passioneche quell'anno ricorreva molto tardi. Io erouscito di mattina; dovevo assolutamente recarmi da Natasciamadecisiprima di andare làdi tornare a casa per prendereNelly e farle fare una breve passeggiata. Quel giorno l'avevolasciata in casa sola.


Nonposso dire quanto fu per me terribile il colpo che mi aspettava.


Miaffrettai per arrivare a casa il più presto possibileegiuntovividi che la chiave si trovava nella serratura dell'usciodalla parte esterna. Entraima non c'era nessuno. Mi sentii venirmeno. Sulla tavola era posto un pezzo di carta sul qualeconscrittura grossa e inugualeerano scritte a matita le seguentiparole:

«Vadovia da casa vostra e non tornerò mai più. Ma vi vogliotanto bene. - Vostra fedele Nelly». Gettai un grido e miprecipitai fuori.




CAPITOLO4


Appenagiunto in istradae prima ancora che avessi avuto il tempo didecidere che cosa dovessi farevidia un trattofermarsi alportone una carrozza di piazzadalla quale smontò AlessandraSemionovnache teneva Nelly per manocome se avesse timore chescappasse un'altra volta. Mi slanciai loro incontro.


-Ma che haiNelly? - gridai. - Dove sei andata? Perché?

-Aspettatenon abbiate fretta; saliamo subito in casa; làsaprete tutto- cicalò Alessandra Semionovna. - Ho daraccontarvi una cosa proprio incredibileIvan Petrovitc- misussurrava in frettamentre salivamo le scale. - C'è dameravigliarsi davvero... Andiamoandiamosaprete subito ogni cosa.


Lesi leggeva in viso che aveva cose importantissime da comunicarmi.


-VaNellyvasdraiati un poco! - disse alla piccina non appenafummo in casa. - Devi essere molto stanca di tutte le corse che haifatto! Specie che ti sei appena rimessa dalla malattia! Noi invece-continuò rivolgendosi a me- ritiriamoci in qualche altropostoper non disturbarlasarebbe bene che si addormentasse.


Emi fece cenno di seguirla in cucina.


MaNelly non si sdraiò; si sedette sul divano e si nascose ilviso tra le mani.


IncucinaAlessandra Semionovna mi raccontò in breve tuttoquanto era a sua conoscenza. Più tardi seppi altriparticolari. Ecco in che modo s'erano svolte le cose.


Uscitadi casacirca due ore prima del mio ritornolasciandomi ilbigliettoNelly era corsa anzitutto dal vecchio dottore. Erariuscita a farsi dire il suo indirizzo da tempo. Il dottore miraccontò in seguito che era rimasto di stuccovedendo entrareNelly nel suo studioe che per tutto il tempo in cui era rimasta dalui«non poteva credere ai propri occhi».


-Non riesco a crederlo nemmeno adesso- aggiunse concludendo la suanarrazione- e non vi crederò mai.


Nondimenola visita di Nelly a casa del dottore era un fatto reale.


Ilvecchio se ne stava tranquillamente seduto nel suo studio a bere ilcaffèsprofondato nella poltronain veste da camera quandolei vi irruppe e gli si gettò al colloprima che egli avessetempo di capire che cosa succedesse. Nelly piangeval'abbracciavalo baciavagli copriva le mani di baci e lo imploravacon frasisconnessedi permetterle di vivere con lui; diceva di non volere edi non poter più vivere con me; che le era penoso rimanere incasa miae che per ciò appunto mi aveva lasciato; promettevadi non canzonarlo piùné chiedergli vestiti nuovidicomportarsi benedi studiaredi imparare «a lavarea stirareper lui le camicie inamidate» (evidentementeaveva preparatoil discorso strada facendoo forse anche prima)di essereobbediente e di prendere inoltreogni giornotutte le medicine chegli sarebbe piaciuto darle. Quanto alla sua idea di sposarlodovevaconsiderare la cosa come uno scherzogiacchéin veritànon ci aveva mai pensato sul serio. Il vecchio tedesco ne fusbalordito a tal puntochedurante tutta quella chiacchieratasene rimase seduto a bocca apertacon la mano che teneva il sigaroalzatasenza più pensare a fumarlotanto che il sigaro sispense.


-Signorina- le disse infineriacquistando la parola- signorinaper quanto capiscomi chiedete di darvi un posto in casa mia. Ma ciònon è possibile! Vedete pure che vivo in modo molto ristrettoe che non faccio grandi guadagni... Inoltreconverrete anche voichecosì di punto in biancosenza aver ponderato.... E'terribile! Per quanto capiscosiete fuggita da casa vostra.. E'un'azione poco lodevole e inverosimile... Inoltrevi avevo permessodi fare una breve passeggiatain una giornata chiarasotto lasorveglianza del vostro benefattore; voiinveceavete abbandonatoil vostro benefattore e siete corsa da mementre dovevate aver curadi voi stessa e prendere le medicine... e... infinenon ci capisconulla...


Nellynon lo lasciò terminare. Si rimise a piangerea supplicarloma non poté far nulla. Il vecchiosempre piùsbalorditocontinuava a non capire nulla. Infine Nelly lo lasciòe con un grido: «Ahsanto Dio!»si precipitòfuori dallo studio.


-Mi sono sentito male tutto il giorno- aggiunse il dottoreterminando il suo racconto; - tanto che ho dovuto prendere un decottoprima di mettermi a letto.


Nellyfrattantoera corsa dai Maslobojev. Si era procurato da un pezzoanche il loro indirizzo epur con qualche difficoltàriuscìa trovarli.


Maslobojevera in casa. Alessandra Semionovna congiunse le mani dallo stuporeudendo Nelly pregarla di accoglierla in casa loro. Avendole domandatoperché volesse abbandonarmiperché si trovasse malecon meNellysenza nulla risponderesi lasciò cadere sullasedia e proruppe in singhiozzi.


-Singhiozzava così forte- mi raccontò AlessandraSemionovna- che credevo dovesse morire.


Nellysupplicava di prenderla come camerieracome cuocadicendo cheavrebbe scopato il pavimento e imparato a lavare la biancheria.


(Basavaevidentementetutte le proprie speranzesu quel suo saper far lalavandaiaconsiderandolo come l'argomento più persuasivo perfarsi accettare). Alessandra Semionovna era del parere di tenerlaper il momentoin casa loroinformandomene immediatamente. FilippoFilippovitcperòsi era recisamente opposto a quel progettoe aveva insistito perché la fuggitiva fosse immediatamentericondotta in casa mia. Strada facendoAlessandra Semionovnaabbracciava e baciava Nellyprovocando così da parte suasempre nuove lacrime. Vedendola disperarsi in quel modoAlessandraSemionovna si era messa a piangere anche lei... Avevano piantoentrambe per tutto il tragitto.


-Ma perchéperché non vuoi più vivere con luiNelly? Ti tratta forse male? - domandava Alessandra Semionovna tra lelacrime.


-Nonon mi tratta male...


-E perché allora?

-Cosìnon voglio vivere da lui... non posso... sono cosìcattiva con lui... mentre lui è così buono... Con voinon sarei stata cattivaavrei lavorato- le risposesinghiozzandocome in un attacco isterico.


-Perchédunquesei così cattiva con lui?

-Così...


-E non sono riuscita a saper nulla più di quel «così»!- concluse Alessandra Semionovnaasciugandosi le lacrime. - Come maiè tanto disgraziata? Che dipenda dalla malattia? Che nepensatevoiIvan Petrovitc?

Entrammoda Nelly; era sdraiata col viso nascosto tra i cuscini e piangeva. Miinginocchiai davanti a leile presi le mani e cominciai a baciarle.Mi strappò le mani e si mise a piangere più forte. Nonsapevo che dire. In quel momento entrò il vecchio Ikmenev.


-Sono venuto per un affare. BuongiornoIvan- dissegirando losguardo su noi tuttimeravigliato di vedermi in ginocchio.


Ilvecchio era stato sofferente in quegli ultimi tempi. Era pallido emagroma ostentavacon aria di sfidadi non curarsi affatto delproprio male; non ascoltava gli insistenti consigli di AnnaAndrejevnanon si metteva a letto e continuava a uscire per i propriaffari.


-Per adessovi saluto- disse Alessandra Semionovnadopo averfissato il vecchio. - Filippo Filippovitc mi ha raccomandato ditornare a casa il più presto possibile. Abbiamo un affare dasbrigare.


Versoseratornerò qui ancora per un paio d'orette.


-Chi è? - mi domandò il vecchio sottovocepensandoevidentemente ad altro.


Glielospiegai.


-Uhm... Vengodunqueper un affareIvan...


Sapevoper quale affare doveva veniree aspettavo la sua visita. Era venutoa parlare con me e con Nellyonde ottenere che questa andasse astare in casa sua. Anna Andrejevna aveva finalmente consentito aprendere in casa l'orfanella. Questo consentimento era il risultatodei nostri segreti colloqui: avevo persuaso Anna Andrejevnadicendoche la presenza di un'orfanelladi cui la madre era pure statamaledetta da suo padreavrebbe forse rivolto il cuore del nostrovecchio ad altri pensieri. Le avevo spiegato il mio piano con tantachiarezzache ora era lei che incitava il marito a prendere al piùpresto l'orfanella. Il vecchio si era immediatamente messo all'opera;voleva anzitutto esaudire il desiderio della sua Anna Andrejevnaein secondo luogolo faceva per certe sue proprie considerazioni...Di questo riparlerò più tardicon maggioriparticolari...


Hogià avuto occasione di dire che Nelly non sentiva alcunasimpatia per il vecchio; le era riuscito antipatico fin dalla suaprima visita.


Inseguitopoim'ero dovuto convincere chequando veniva pronunciatoin sua presenza il nome di Ikmenevil volto di Nelly tradivaaddirittura un vero e proprio odio.


Ilvecchio entrò in argomento senza preamboliSi avvicinòdirettamente a Nellyche continuava a giacere sul divano col visonascosto tra i cuscini; e prendendole una manole domandò sevolesse andare ad abitare con luiche l'avrebbe considerata come unafigliola.


-Avevo una figlia che amavo più di me stesso- concluse ilvecchio- ma adesso non è più con me. E' morta! Vuoiprendere il suo posto in casa mia e... nel mio cuore?

Enei suoi occhi arsi dalla febbre brillò qualche lacrima.


-Nonon voglio! - disse Nellysenza alzare la testa.


-Perchéfigliola mia? Tu non hai nessuno. Ivan non puòtenerti sempre con sé; da meinvecesarai come in casa tua.


-Non voglioperché siete cattivo! Sìsìcattivo- aggiunse la ragazzaalzando la testa e sedendosi sulletto in faccia al vecchio.


-Anch'io sono cattivasono più cattiva di tutti; ma voi sieteancora più cattivo di me!

Ciòdicendodivenne pallida pallidagli occhi le lampeggiarono; le suelabbra tremanti impallidirono persino e si torsero per effetto diqualche forte emozione. Il vecchio la guardò perplesso.


-Sìpiù cattivo di meperché non voleteperdonare a vostra figlia; volete dimenticarla completamente eprendere un'altra bambina in casa vostra. Ma è forse possibiledimenticare la propria figlia? Potreste voi amarmi? Non appena migetterete uno sguardovi ricorderete subito che sono un'estranea pervoie che aveteinveceuna vostra propria figliolache voi stessoavete voluta dimenticareperché siete un uomo senza cuore. Eio non voglio vivere con gente così cattivanon voglio. nonvoglio! ...


Nellysinghiozzò e mi gettò uno sguardo furtivo.


-Dopo domani è Pasquarisuscita Cristoè il giorno incui tutti si bacianosi abbraccianodimenticano le offeseperdonano il male fatto loro... Lo so bene... Soltanto voi... voisolo... ahuomo crudele! Andate via da me!

Ellascoppiò in pianto. Probabilmente aveva preparato da tempo estudiato a memoria quel discorso per il caso in cui il vecchio fossevenuto a invitarla a entrare in casa sua. Il vecchio rimase colpito eimpallidì. Un'espressione di dolore apparve sul suo viso.


-Perché poiperché tutti continuano a occuparsi di mein questo modo? Io non lo voglionon lo voglio! - gridò Nellyfuori di sé. - Andrò a fare la mendicante!

-Nellyche hai? Nellybambina mia! - esclamai involontariamentemacon questa esclamazione non feci che aggiungere olio al fuoco.


-Sìandrò per le strade e chiederò l'elemosinama non rimarrò qui!

-gridava singhiozzando. - Mia madre chiedeva anche lei l'elemosina perle stradee morendo mi ha detto: «Sii povera e va a mendicarepiuttosto che...». Non è vergognoso chiederel'elemosina; non la chiedo a un solo uomoma a tutti gli uomini; eciò non è la stessa cosa; chiederla a un solo uomo èuna cosa vergognosachiederla a tuttiinvecenon è affattovergognoso; così mi ha detto una mendicante. Sono piccolanonso dove prendere il denaro necessariolo chiedo a tutti; nonononvoglio; sono cattivasono più cattiva di tutti; ecco comesono cattiva!

ENelly afferrò ad un trattocon gesto improvvisola tazza chestava sul tavolino e la scaraventò a terra.


-Eccoadesso l'ho mandata in frantumi- aggiunse guardandomi conprovocante espressione di trionfo. - Non ci sono che due tazze-aggiunse; - romperò anche l'altra... Come farete allora aprendere il tè?

Eracome impazzita; pareva trovasse un godimento speciale nella propriacolleraquasi fosse cosciente di agire male e in modo vergognosooppure incitasse se stessa ad altre uscite stravaganti.


-E' malataVania! proprio malata! - disse il vecchio- oppure...


oppurenon capisco più che bambina è questa. Addio!

Preseil berretto e mi strinse la mano. Era mortificato e afflitto; Nellyl'aveva terribilmente offeso. La mia anima si ribellò.


-Non hai avuto pietà di luiNelly! - esclamai quando rimanemmosoli.


-E non hai vergognadimminon hai vergogna? Notu non sei buonasei davvero cattiva!

Ecosì come erosenza cappellocorsi per inseguire il vecchio.


Volevoaccompagnarlo fino al portone e dirgli almeno due parole diconsolazione. Mentre correvo giù per la scalami pareva divedere davanti agli occhi il viso di Nellyterribilmente impalliditoai miei rimproveri.


Raggiunsiil mio vecchio in breve.


-Quella povera bambina è stata molto offesa; ha il propriodolorecredimiIvan; e io ho fatto male a parlarle del mio didolore- diss'egli con un amaro sorriso. - Ho esulcerato la suaferita. Dicono che «un sazio non capisce un affamato»; iodiròinveceVaniache non sempre un affamato capisce unaltro affamato. Beh! arrivederci!

Miprovai a parlargli d'altroma il vecchio mi fermò con ungesto della mano.


-Non starmi a consolare; stai piuttosto attento che quella piccina nonti scappi un'altra volta; ha tutta l'aria di volerlo fare da unmomento all'altro- soggiunse iratoe si allontanò da me apassi affrettatiagitando il bastone e picchiandone forte il puntalesul selciato.


Nonsapevo quanto fosse profeta. Nessuno può immaginare quello cheprovaiquandotornato in casaper la seconda volta non vi trovaipiù Nelly. Mi slanciai fuori sul pianerottolola cercai giùper le scalela chiamaibussai persino alle porte dei vicinichiedendo di lei; non volevo e non potevo credere che fosse fuggitaancora. E come poteva essere fuggita? Non c'era che un solo portonenella casa; avrebbe dunque dovuto passarmi accantomentre io stavodiscorrendo col vecchio. Con mio grande dolorenon tardai a capireche poteva essersi nascosta in qualche posto sulla scalaaspettandoche fossi tornato in casaper correre via; si spiegavacosìin modo semplicissimocome mai non l'avessi incontrata. Tuttavianon poteva essere fuggita lontano.


Moltoinquietomi precipitai di nuovo a cercarlalasciandoper ognieventoaperta la porta dell'appartamento.


Anzituttomi diressi dai Maslobojev. Non trovai in casa nessunoné luiné Alessandra Semionovna. Lasciato loro un bigliettoin cuicomunicavo la nuova disgraziapregandolinel caso che Nellytornasse da lorodi comunicarmelo subitoandai dal dottore: questinon era neppure in casae la donna di servizio mi comunicòchedopo la prima voltala ragazza non aveva più ripetuto lasua visita. Che dovevo fare? Mi diressi dalla Bubnovae seppi dallamoglie del fabbricante di bare che la padrona era stata arrestata ilgiorno prima per chissà quale colpae che da quel temponessuno aveva più visto Nelly. Stanco e addoloratocorsiancora dai Maslobojev; ebbi la stessa risposta di prima: nessuno eravenutogli stessi Maslobojev non erano ancora tornati. Il miobiglietto giaceva sulla tavola. Che dovevo fare?

Inpreda a una mortale angosciami avviai verso casa; era giàmolto tardi. Quella sera dovevo andare da Natasciache mi avevamandato a chiamare fin dalla mattinaein tutto il giornononavevo ancora mangiato un boccone. Il pensiero di Nelly mi sconvolgevatutto.


«Checosa può significare questo che succede?»pensavo.«Possibile che si tratti d'una strana conseguenza dellamalattia che ha avuta?

Chesia pazzao in procinto di impazzire? MaDio santodov'èadesso? Dove potrei trovarla?».


Miero appena rivolta in cuor mio quella domandache improvvisamentescorsi Nelly a pochi passi da mesul ponte B...ski. Era vicino alfanale e non poteva vedermi. Un subito impulso mi spinse a correreverso di leima mi trattenni in tempo.


«Chesta a fare qui?»pensai perplessoecerto ormai che nonl'avrei più perdutadecisi di aspettare e di sorvegliarla.


Passaronocirca dieci minuti; Nelly rimaneva sempre al suo postoguardando ipassanti. Finalmentevedendo sopraggiungere un vecchio ben vestitogli si avvicinò; il vecchiosenza fermarsitrasse qualchecosa di tasca e glielo diede. Nelly lo ringraziò chinando latesta. Non è possibile esprimere quello che sentii in quelmomento. Il cuore mi si strinse dolorosamentecome se avessi vistodisonorare e contaminare in mia presenza una cosa carateneramenteamata e accarezzata da mee le lacrime mi corsero giù per leguance.


Sìlacrime per la povera Nelly; e le versavomalgrado mi sentissialtempo stessoquanto mai incollerito: mendicavasenza esserviaffatto spinta dalla miseria; non era una bambina abbandonata datutti a un triste destino; era fuggita non da crudeli aguzzinima daamici che le volevano bene e la curavano amorosamente.


C'erada domandarsi secoi suoi «atti eroici»mirasse astupiresbalordire qualcuno. Nella sua animuccia andava certomaturando qualche cosa di segreto... Sìil vecchio avevaragione: la piccina era stata offesala sua ferita non sicicatrizzavatanto più che lei stessa faceva di tutto peresacerbarlacon la misteriositàcon la diffidenza chedimostrava a chiunque; si sarebbe detto che godesse del propriodoloreche s'inebriasse di quell'«egoismo della sofferenza»se così si può dire. Quella tendenza a esacerbare ildoloreperòe quella specie di godimento tormentoso mi eranocomprensibilissimi: è il piacere di molti offesi e umiliatioppressi dal destino e coscienti dell'ingiustizia da cui sonocolpiti. Ma di quale ingiustiziada parte nostrapoteva lamentarsiNelly? Sembrava che volesse farci stupire e impaurire coi suoi atticoi suoi capriccicon le sue uscite stravaganti; pareva volessefarsene un vanto ai nostri occhi... Ma no! Adesso era sola e credevache nessuno di noi la vedesse chiedere l'elemosina. Possibile chetrovasse un piacere nel farlo? Con quale intenzione lo faceva? A chedoveva servire il denaro che chiedeva ai passanti?

Dopoaver ricevuto l'elemosina dal vecchioNelly lasciò il ponte esi avvicinò alla vetrina illuminata di un negoziodove simise a contare il proprio incasso; io mi tenevo a dieci passi da lei.Aveva nella mano tutto un mucchietto di copecheavendoevidentementemendicato fin dal mattino. Poistringendo di nuovo ildenaro nella mano attraversò la strada ed entrò in unabottega. Mi avvicinai a mia volta all'uscio spalancato della bottegaper guardare che cosa vi avrebbe fatto.


Lavidi porre il denaro sul banco e vidi come il bottegaio le tese unatazzauna tazza semplicissima da tèsimile a quella cheaveva rotto alcune ore prima per dimostrare a me e a Ikmenev lapropria cattiveria. Una tazza cosìpoteva costare quindicicopecheforse anche meno. Il mercante l'avvolse in un pezzo dicartala legò con una cordicella e la diede a Nellyla qualeuscì in frettacon aria tutta contenta - Nelly! - gridaiquando mi passò accanto. - Nelly!

Trasalìmi gettò uno sguardola tazza le scivolò dalle manicadde per terra e andò in frantumi. Nelly era pallida; madopo avermi guardato e aver capito che avevo visto tuttoarrossìfortemente; quel rossore mi rivelò un'insostenibiletormentosa vergogna.


Lapresi per mano e la condussi a casa; il percorso non era lungo.


Stradafacendonon scambiammo neppure una parola. Giunto in camera miamisedetti; Nelly stava davanti a mepensierosa e confusapallida comeprimacon gli occhi a terra. Non poteva guardarmi in faccia.


-Nellyhai chiesto l'elemosina?

-Sì- sussurròabbassando ancor più la testa.


-Volevi avere il denaro per comprare la tazza che avevi rotta?

-Sì...


-Ti ho forse fatto qualche rimprovero? Ti ho forse sgridata per latazza rotta? PossibileNellyche tu non veda quanta cattiveriacattiveria volontaria e ostinata c'è nella tua azione? E'veroquesto? Possibile che tu non abbia vergogna? Possibile...


-Mi vergogno... - mormorò con voce appena percettibilee unalacrimuccia le corse lungo la guancia.


-Ti vergogni... - ripetei. - Nellymia carase sono colpevoledinanzi a teperdonami e facciamo la pace.


Miguardò. Le lacrime le sgorgarono vieppiù copiose dagliocchie mi gettò le braccia al collo.


Inquel momento entròin fretta e furiaAlessandra Semionovna.


-Ma come? E' in casa? Di nuovo? AhNellyNellyche succede di te?

Insommagrazie a Dioè di nuovo in casa... Dove l'avete trovataIvanPetrovitc?

Feciun cenno ad Alessandra Semionovnaperché non mi interrogassee lei capì. Mi accomiatai teneramente da Nellyche continuavaa piangere amaramentee mi feci promettere dalla buona AlessandraSemionovna che sarebbe rimasta con la bambina fino al mio ritornodopo di che corsi da Natascia. Ero in ritardo e mi affrettavo.


Quellasera doveva decidersi il nostro destino; dovevo parlare con Natasciadi molte cosenondimeno trovai un momento per parlarle anche diNelly e raccontarle con ogni particolare quanto era accaduto. La mianarrazione interessò e stupì moltissimo Natascia.


-SaiVania- disse dopo aver meditato un momento sulle mie parole-credo che sia innamorata di te.


-Come... in che modo? - domandaisorpreso.


-Sìè il principio dell'amoredell'amore femminile.


-Che vai dicendoNatascia? E' una bambina!

-Una bambina che presto compirà i quattordici anni. La suaesasperazione è dovuta al fatto che tu non la capisci. Forsenon si rende conto neppure lei di quello che prova; la suaesasperazione ha in sé molta puerilitàma non perquesto è meno seriameno dolorosa.


Soprattuttoè gelosa di me. Tu mi vuoi un bene così grande cheprobabilmente anche in casa non fai che parlare di mepensare a me epreoccuparti di mee quindi non le presti l'attenzione che vorrebbeottenere da parte tua. Se ne è accorta e ne è statapunta sul vivo.


Vorrebbeparlartiaprirti il suo cuoree non sa farlosi vergognanoncapisce se stessaaspetta un'occasione favorevole; e tuinvece diaffrettare una simile occasioneti allontani da leil'abbandoni percorrere da me; persino quando era malata la lasciavi sola pergiornate intere. Piange per questo; tu le manchi; soprattuttopoile riesce doloroso che tu non ti accorga di quanto avviene in lei.Anche adessoin un momento come questol'hai lasciata sola pervenire da me. Ne farà una malattiadomani. Come hai potutolasciarla? Torna subito a ritrovarla.


-Non l'avrei lasciatase...


-Lo sose non ti avessi pregato io stessa di venire qui. E oravai.


-Sìsìvadomaveramentenon credo a nulla diquanto mi hai detto.


-Perché tutto ciò non somiglia alle solite cose.Ricordati la sua storiaprendi in considerazione ogni cosae cicrederai. Quella ragazza è cresciuta in modo ben diverso dacome siamo cresciuti noi...


Malgradoquesti discorsiera molto tardi quando rincasai. AlessandraSemionovna mi narrò che Nellycome l'altra seraaveva piantomolto e che «si era addormentata tra le lacrime»comeallora.


-Adesso me ne vadoIvan Petrovitccosì mi ha ordinato FilippoFilippovitc. Mi sta aspettandopoveretto.


Laringraziai e mi sedetti al capezzale di Nelly. Ero addolorato diaverla potuta lasciare in un momento simile e rimasi a vegliarlaseduto accanto a leipensierosofino ad un'ora molto inoltrata. Eraun periodo fatale.


Bisognaperòche riferisca tutto ciò che era accaduto nelleultime due settimane.




CAPITOLO5


Dopola memorabile serata che avevo trascorso col principe nel ristoranteB.vissiper alcuni giorniin una persistente paura per Natascia.


«Diche cosa la minaccia quel maledetto principee in che modo intendevendicarsi di lei?»mi domandavo ogni momentoperdendomi travarie congetture. Infinegiunsi alla conclusione che le sue minaccenon erano certo fanfaronatee chefinché essa viveva conAliosciail principe poteva realmente procurarle un mucchio didispiaceri. «E' un uomo meschinovendicativomaligno ecalcolatore»pensavo. «E' difficile ammettere che possadimenticare un'offesa ricevuta e non approfittare della primaoccasione favorevole che gli si presenti per vendicarsi». Adogni modoquell'uomo mi aveva precisato un punto della faccendasulquale si era spiegato con sufficiente chiarezza:

esigevanel modo più recisouna rottura tra Alioscia e Natasciae miincaricava di prepararla al prossimo distacco in modo che non cifossero «scenatepastorellerie alla Schiller».Quel cheindubbiamentegli premeva più di ogni altra cosaera cheAlioscia rimanesse contento di lui e continuasse a vedere in lui unpadre affettuoso; gli era assolutamente necessarioper impadronirsipiù facilmentein seguitodei denari di Katia. Era dunquenecessario che preparassi Natascia a un imminente distacco. In quegliultimi tempiperòavevo notato in Natascia un fortecambiamento. Nei rapporti con menon c'era più traccia dellasincerità di prima; si era anzi fatta quasi diffidente a mioriguardo. Le mie parole di consolazione non riuscivano più chea tormentarla maggiormente; le mie interrogazioni le davano fastidiol'irritavano persino. Quand'ero da leiaccadeva spesso che rimanessia lungo seduto a guardarlamentre lei camminava sù e giùper la cameracon le braccia incrociate sul pettopallidaaggrondatacome incoscienteassolutamente dimentica della miapresenza. Quando le capitava di gettarmi uno sguardo (ed evitavapersino di guardarmi)il suo viso assumeva improvvisamenteun'espressione come di dispettoe voltava rapidamente la facciaaltrove. Capivo bene che andava meditando un suo proprio piano dirotturaforse vicinaimminentee capivo pure che non poteva farlosenza dolore né senza amarezza. Ero convinto che si fossedecisa per la rotturae nondimeno quella sua tetra disperazione mitormentava e mi impauriva persino. Per di piùspessononosavo parlarle né consolarlae aspettavo con timore loscioglimento di quella situazione.


Quantoal contegno cupo e inaccessibile che assumeva nei miei confrontisebbene mi facesse soffrire e mi inquietasse non poconon riusciva afarmi perdere la sicurezza sui veri sentimenti della mia Natascia:vedevo che soffriva molto e che era troppo addolorata. Ogniintervento estraneo provocava in lei l'ira e il dispetto. In similicircostanzel'intervento degli amici più intimidi quelliche conoscono i nostri segretiriesce sempre più fastidiosodi qualunque altro.


Sapevoinoltrecon sicurezzacheall'ultimo momentoNatascia sarebbetornata di nuovo a mee avrebbe cercato il proprio conforto nel miocuore.


Inutiledire che non le avevo fatto parola del mio colloquio col principe; ilmio racconto non avrebbe potuto che agitarla e farla soffrire ancorpiù. Le dissi soltantodi sfuggitadi essere stato dallacontessa e di essermi persuaso che il principe non era che un uomobasso e vigliacco. Non mi chiese particolarie io ne fui moltocontento; ascoltòperòavidamentetutto quello chele riferii del mio incontro con Katia. A narrazione finitanon dissenulla di lei; soloil visopallidole si cosparse di vivo rossoree per quasi tutto il giorno dimostrò un'agitazione piùgrande del solito. Non le avevo nascosto nulla; le avevo sinceramentedetto che persino su me Katia aveva prodotto una buonissimaimpressione. A che sarebbe giovato nasconderglielo? Natascia avrebbesubito capito che le nascondevo qualche cosa e si sarebbe adirata conme. Le riferii quindi di proposito ogni particolare della miaintervista con Katiacercando di prevenire le sue domandetanto piùchenella sua posizionele sarebbe stato penoso rivolgermene: non èfacileinfattichiedere con aria indifferente particolari sulleperfezioni della propria rivale!

Credevoignorasse ancora chesecondo gli ordini precisi del principeAlioscia doveva accompagnare la contessa e Katia in campagnaed eroindeciso sulla scelta del modo migliore di comunicarle quellanotiziarendendo il colpo meno duro che fosse possibile. Ben si puòdunqueimmaginare quale fu il mio stuporequandodopo le primeparoleNatascia mi fermòdicendo che non occorreva"consolarla"in quanto sapeva già tutto da cinquegiorni.


-Santo Dio! - esclamai. - Ma chi può avertelo detto?

-Alioscia.


-Come? Te l'ha già detto?

-Sìe io sono decisa a tuttoVania- aggiunse con aria chemi parve un chiaro invito a non insistere sull'argomento.


Aliosciasi recava spesso a trovare Natasciama non rimaneva mai con lei piùd'un breve momento; una sola volta rimase alcune ore di seguitomaio non c'ero. Di solitoentrava con aria piena di tristezza e lefissava addosso uno sguardo di tenerezza e di timore; Natasciaperòlo accoglieva con una dolcezza e un'affettuosità talicheegli dimenticava immediatamente tutte le proprie pene e si rincuoravadi colpo. Aveva cominciato a venire spesso anche da mequasi ognigiorno. Bisognava riconoscere che soffriva anche luima non sapevarimanere solo con la propria angosciae correva ogni momento da mein cerca d'un po' di consolazione.


Chepotevo dirgli? Mi rimproverava di essere indifferentefreddoquasicattivo verso di lui; si lamentavapiangevase ne andava da Katiae solo làcon leitrovava la consolazione.


Ilgiorno in cui Natascia mi confessò di conoscere il progettodella prossima partenza di Alioscia (era trascorsa una settimana dalmio colloquio col principe)Alioscia stesso irruppe nella mia camerain un accesso di disperazionemi abbracciòmi cadde sulpetto e scoppiò in lacrimesinghiozzando come un bambino lotacevoaspettando quello che avrebbe detto.


-Sono un vilesono un uomo bassoVania! - cominciò. - Salvamida me stesso! Piangonon perché sono vile e bassoma perchéNatascia sarà infelice per colpa mia. Capisco di abbandonarlaall'infelicità...


Vaniaamico miodimmelodecidi per mequale delle due amo di più:

Katiao Natascia ?

-Come potrei decidere io in una faccenda simile Alioscia? - glirisposi. - Tu devi saperlo meglio di me...


-NoVanianon è questo. Non sono tanto sciocco da fartidomande simili; ma eccoproprio qui non riesco a capire me stesso.Mi interrogo e non posso rispondermi. Tuinveceguardi dal difuorie forse vedi più chiaro di me... Ma anche se non lo saicon precisione dimmi almeno quello che ne pensi.


-Secondo metu ami di più Katia.


-Sei di questo parere? Nononon è affatto cosi! Non haiaffatto indovinato. Amo infinitamente Natascia. Mainé pernessuna cosa al mondopotrei lasciarla; l'ho detto anche a Katiaedè pienamente d'accordo con me. Perché taci? Ho vistoche hai sorriso! Ah. Vaniatu non hai mai voluto consolarmineppure nei momenti più angosciosi... come questoperesempio... Addio!

Siprecipitò fuori dalla camera.


Lanostra conversazione aveva molto impressionato Nellyche era ancoraammalata e se ne stava a letto. Aveva ascoltato ogni cosa insilenzio. Quando veniva da meAlioscia non rivolgeva mai una parolaalla piccina; si può anzi dire che non faceva mai caso allasua persona.


Dueore dopoegli comparve di nuovoe io fui molto sorpreso di vedergliun viso allegro. Mi gettò ancora le braccia al collo e mistrinse a sé.


-La cosa è finita! - esclamò. - Tutti i malintesi sonochiariti.


Uscitodi quasono andato direttamente da Natascia. Ero troppo agitatononpotevo resistere al desiderio di vederla. Appena entratomi gettaiai suoi piedi e glieli baciai. Avevo un gran desiderioanzi un granbisogno di farloaltrimenti sarei morto d'angoscia. Lei mi abbracciòin silenzio e pianse. Allora le dissi con tutta franchezza esemplicità che amo Katia più di lei.


-E lei?

-Non mi rispose nullae continuò ad accarezzarmi e aconsolarmi...


Consolavamecapisci?che le avevo fatto una confessione simile! Lei saconsolareIvan Petrovitc! Ho sciolto in lacrimedavanti a leitutto il mio dolorele ho confessato tutto ciò che sentivo.Le ho detto francamente che voglio molto bene a Katiama checomunque l'amassie chiunque amassinon potrei mai fare a meno dileidi Natasciae che senza di lei morirei di sicuro. SìVaniasento di non poter vivere senza di lei neppure un giorno!Abbiamo perciò deciso di sposarci immediatamente; ma siccomenon è possibile farlo prima della mia partenza perchésiamo in Quaresima e nessuno ci darebbe la benedizione nuzialecisposeremo subito dopo il mio ritornoin giugno. Mio padre daràil suo consensonon ne dubito affatto. Quanto a Katiaebbenesache non posso vivere senza Natascia... Ci sposeremo e andremo tutti edue a stare con Katia...


PoveraNatascia! Che dolore doveva aver provato consolando quel ragazzostando china su di lui ad ascoltarne le confessionie inventando perluiingenuo egoistaonde si consolassela fiaba del loro prossimomatrimonio!

Aliosciaacquistò infattiper alcuni giornila tranquillità.Si recava spesso da Natascia unicamente perché il suo debolecuore non era capace di sopportare da solo la tristezza. Nondimenocon l'avvicinarsi del giorno della separazione si fece di nuovoinquieto; l'ansiale lacrime ricominciaronoe riprese a venire atrovarmi di frequenteonde piangere sul mio petto il suo dolore.Negli ultimi tempi si era di nuovo tanto affezionato a Natasciachesentiva di non poterla lasciarenon dico per un mese e mezzo com'eraconvenutoma neppure per un giorno. Fino all'ultimo momento furealmente convinto che la loro separazione sarebbe durata un mese emezzo soltantoe chesubito dopo il suo ritornoavrebbero avutoluogo le nozze.


Quantoa Natasciasi rendeva perfettamente conto che il suo destino dovevatotalmente mutareche Alioscia non sarebbe più tornato daleie che così doveva essere.


Venneil giorno del distacco. Natascia non stava beneaveva il visopallidolo sguardo febbrilele labbra arse; di tanto in tantomormorava qualche cosa tra séo mi gettava improvvisamenteuno sguardo rapido e penetrante; non piangevanon rispondeva allemie domandee trasaliva come una foglia sull'alberoquandorisuonava la sonora voce di Aliosciao quando egli entrava nellacamera. Il viso le si faceva allora di brace; gli correva incontrolo abbracciavalo baciavarideva... Alioscia la osservavaattentamentetalvolta si dimostrava inquieto per la sua salutechiedendole come si sentissee la consolavadicendo che se neandava per breve tempoe che dopo il suo ritorno si sarebbero subitosposati. Natascia faceva visibili sforzi per vincere se stessa esoffocare le proprie lacrime Non voleva piangere in sua presenza.


Unavolta egli le disse di volerle lasciare il denaro per tutto il tempodella sua assenzache di questo non doveva preoccuparsipoichéil padre gli aveva promesso una forte somma per le spese di viaggio.


Natasciasi rannuvolò. Quando rimanemmo a quattr'occhile comunicaiche avevo a sua disposizione centocinquanta rubliper ogni evento.


Nonmi domandò da dove mi venisse quel denaro. Ciò avvennedue giorni prima della partenza di Aliosciae alla vigilia del primoe ultimo incontro tra Natascia e Katia.


Katiaaveva mandatoper mezzo di Aliosciaun bigliettoin cui chiedeva aNatascia il permesso di andarla a trovare all'indomani; scrivevaanche a mepregandomi di voler assistere al loro colloquio.


Decisidi trovarmi assolutamente da Natascia a mezzogiorno (l'ora stabilitada Katia)non tenendo conto di tutti gli ostacoli che avrebberopotuto vietarmi di farloche pure erano tanti. Senza parlare diNellyavevo molto da fare dagli Ikmenev.


Quelgran da fare era cominciato da circa una settimana. Una mattinaAnnaAndrejevna mi mandò un bigliettopregandomi di lasciare ognioccupazione e di correre da lei al più presto per un affareurgente che non poteva essere rimandato. La trovai sola in casa;camminava avanti e indietro per le camerein un'agitazione febbriletutta spaventataaspettando impazientemente il ritorno di NicolaSerghejevitc. Come al solitoper un certo tempo non potei arrivare asapere di che si trattasse né quale fosse il motivo della suapauranonostante chesecondo tutte le evidenzeogni momento fosseprezioso. Infinedopo calorosi e inutili rimproveri«perchécontinuavo a lasciarli solicome se fossero orfaninel lorodolore»al punto che«in mia assenzaDio sa che cosaera avvenuto»mi comunicò che Nicola Serghejevitc erastatoquegli ultimi tre giorniin un'agitazione «che non sipuò descrivere».


-Non somiglia più a se stesso- diceva- è in preda auna febbre terribiledi notte piange facendo in modo che non lovedasi alza e va a prosternarsi davanti alle immagini sacredeliranel sonno e pare mezzo pazzo quando è sveglio; ieria tavolaquando gli fu servita la minestranon seppe trovare il cucchiaio cheaveva sotto la mano; gli chiedo di una cosa ed egli me ne rispondeun'altra. Esce di casa ogni momento: «Vado per i miei affari»dice; «devo trovare il mio avvocato»; infinestamane siè chiuso nel suo studio: «Devo scrivere una cartaimportante per il mio processo»ha detto. "Che cartapotresti scrivere"pensai"se non sei capace di trovareil cucchiaioposto accanto al tuo piatto?". Allora guardai dalbuco della serratura: scriveva infatti qualche cosa piangendo adirotto.


"Checarta di affari può star scrivendo in questo modo?"pensai. "Che gli rincresca di perdere la nostra Ikmenevkaforse? Sarebbe dunque perduta del tutto quella nostra caraIkmenevka?". Mentre stavo pensando cosìlo vidi a untratto balzare dalla sediae gettare con gesto rabbioso la pennasulla tavola; aveva gli occhi scintillanti e il viso tutto rosso; poiafferrò il cappello e venne da me. «Esco»dice«Anna Andrejevnatornerò presto!». Non appena sene fu andatomi slanciai verso la scrivania; c'è sopra tuttoun mucchio di carte che si riferiscono al processo e che non mipermette mai di toccare.


Quantevolte gli ho detto: «Lasciami sollevare almeno una volta le tuecarte; vorrei togliere la polvere dalla scrivania». Macché!comincia subito a gridaread agitare le braccia; si è fattocosì impazientequi a Pietroburgo! Dunquemi avvicinai allascrivania e cominciai a cercare la carta che gli avevo vistoscrivere. Ero sicura che non l'aveva portata con séchealzandosi l'aveva messa tra le altre carte. OraeccoIvanPetrovitcche cosa ho trovatoguarda un po'.


Miporse un foglio di carta da lettereriempito a metàma concorrezioni così numeroseche in alcuni punti non erapossibile capire alcunché.


Poverovecchio! Fin dalle prime righe era facile indovinare a chi scriveva.Era una lettera a Natasciaalla sua diletta Natascia.


Cominciavacon calore e tenerezzale mandava il suo perdono e la chiamava a sé.Era difficile decifrare tutta la letterascritta in modo sconnesso econ moltissime correzioni. Si capiva soltanto che il caldo sentimentoche l'aveva spinto ad afferrare la penna e a scrivere le prime righeaffettuose si era presto trasformato in un sentimento assolutamentediverso: il vecchio rimproverava la figliale descriveva a vivicolori il suo delittole ricordava indignato la sua ostinazionelerimproverava la sua insensibilitàaffermando che nemmeno unavolta si era reso conto di quello che aveva fatto di suo padre e disua madre. La minacciava di maledizione e di castigo divino per ilsuo orgoglioe terminava coll'esigere che tornasse immediatamente eumilmente a casae che solo alloradopo un'umile ed esemplare vita«in seno alla famiglia»essi si sarebbero forse decisi aperdonarle. Si vedeva che il suo primitivo sentimento generosodopoalcune righeera stato considerato da lui come una debolezzache sene era vergognato e cheinfinetorturato dall'orgoglio offesoaveva terminato in modo collerico e minaccioso.


Lavecchietta stava davanti a me a mani giunteaspettandopiena dipauraquello che avrei detto a lettura terminata.


Leespressi francamente tutto ciò che ne pensavocioè cheil vecchio non aveva più la forza di continuare a vivere senzaNatasciae che c'era da prevedere con certezza una prossimariconciliazione tra loroma chead ogni modotutto dipendeva dallecircostanze. Le esposi anche la mia supposizione cheanzituttol'esito sfavorevole del processo doveva avere scosso e agitato moltoi suoi nervisenza direpoiquanto doveva essere rimasto ferito ilsuo amor proprioper il trionfo riportato dal principee quantaindignazione doveva nascondere in séper l'enorme ingiustiziasubìta. In simili momentil'anima non può non cercareil compatimento degli altrie doveva essergli tornato con maggiorforza il ricordo di quella che aveva sempre amata più di ognipersona al mondo. Infinepoteva esserci anche un'altra ragione:poteva aver sentito dire (giacché era al corrente di tutto ciòche riguardava Natascia)che Alioscia doveva presto abbandonarla.Indovinavaquindilo stato d'animo in cui doveva trovarsi Natasciae quanto dovesse aver bisogno d'essere consolata. Tuttavianondoveva essere riuscito a vincere se stessoconsiderandosioltraggiato e offeso dalla figlia. Probabilmentenella sua mente eranato il pensiero che era ancora lui e non sua figlia a cercare lariconciliazionee che forse lei non si ricordava nemmeno piùdi loroe non sentiva nessun bisogno di fare la pace.


-Così deve aver pensato- conclusi; - ed ecco perchénon ha nemmeno terminato la lettera. Può darsi che questofatto produca nuove offeseche saranno sentite più fortementedelle primee che la riconciliazione venga rimandata a chissàquando.


Lavecchiettaascoltandomipiangeva. Finalmentequando dissi cheavevo bisogno di recarmi subito da Natascia e che ero già inritardosi rianimò e disse di essersi dimenticata dicomunicarmi la cosa più importante. Traendo la lettera disotto le cartela vecchietta vi aveva rovesciato sopra il calamaiotanto che tutto un angolo della lettera era macchiato d'inchiostro; ela vecchietta aveva gran paura che il marito si accorgesseda quellamacchiachein sua assenzaAnna Andrejevna aveva cercato tra lecarte e aveva letto la lettera diretta a Natascia. La sua paura erafondata: solo per il fatto che conoscevamo il suo segretoegliavrebbe potutoper vergogna e dispettopersistere nella suaostinazione di non concedere il perdono alla figlia.


Dopoaver meditato un momentoconsigliai ad Anna Andrejevna di noninquietarsi eccessivamente. Nicola Serghejevitc doveva essersi alzatodalla scrivania in preda a una tale agitazioneche indubbiamente nonpoteva ricordarsi di ogni piccolezzae che avrebbe pensato di avereegli stesso sporcato la lettera senza accorgersene.


Dopoaver consolato in questo modo Anna Andrejevnarimettemmo conprecauzione la lettera al posto di prima; e ioprima di andarmenedecisi di parlarle seriamente di Nelly. Mi sembrava che la poveraorfanella abbandonatala cui madre era pure stata maledetta dalpadreavrebbe potutocol triste e tragico racconto della propriavita e della morte di sua madrecommuovere il cuore del vecchio espingerlo a sentimenti generosi. La sua anima era preparatalanostalgia della figlia cominciava ormai a vincere il suo orgoglio eil suo amor proprio offeso. Non mancava che una spintauna buonaoccasionee quella buona occasione poteva essere rappresentata dalracconto di Nelly.


Lavecchietta mi ascoltò con molta attenzione: tutto il suo visos'illuminò di speranza e di esultanza. Cominciò subitoa rimproverarmi di non averglielo detto prima; poi cominciò atempestarmi di domande su Nellye terminò con la solennepromessa che avrebbe pregato lei stessa il vecchio di prendere incasa loro l'orfanella. Voleva già bene a Nelly con tuttasinceritàla compiangeva per la sua malattia e mi costrinsead accettare per essa un vasetto di marmellatache corse a prenderelei stessa nel ripostiglio; portò con sé anche cinquerublisupponendo che mi mancasse il denaro per pagare il medicoequando io rifiutai di prenderlinon riuscì a calmarsi che astentoconsolandosi col pensiero che Nelly aveva indubbiamentebisogno di biancheria e di vestitie che quindi si poteva ancoraesserle utili in altro modo; cominciò quindi immediatamente amettere sottosopra i suoi baulitirandone fuori vestiti su vestiti escegliendo quelli che potevano essere regalati «all'orfanella».


Lalasciai per recarmi da Natascia. Salendo l'ultima rampa della scalachecome ho già avuto occasione di direera a chiocciolanotai presso la porta dell'appartamento di Natascia stessa un uomo inprocinto di bussare; udendo i miei passiperòavevadesistito dal farlo. Rimase un po' titubantepoiavendoevidentemente cambiato ideacominciò a scendere. M'imbatteiin lui sull'ultimo gradino della svoltae immaginate quale non fu ilmio stuporequando riconobbi in quell'uomo il vecchio Ikmenev. Lascala era buia anche di giorno. Egli si appiattì contro ilmuro per lasciarmi passaree mi ricordo dello strano scintillio deisuoi occhiche mi esaminavano con fissità. Mi sembròdi vederlo arrossire fortemente; ad ogni modoera estremamenteconfuso senz'altroanzi era come smarrito.


-AhVaniasei tu ? - mi disse con voce spezzata - Sono venuto quiper cercare un uomo... uno scrivano... sempre per la mia causa... siè trasferito da poco... da queste parti... sembraperòche non abiti in questa casa. Mi sarò sbagliato Addio! Econtinuò a scendere rapidamente.


Decisidi non dire nullaper intantoa Natascia di quell'incontroma diriferirglielo assolutamente non appena rimasti solidopo cheAlioscia se ne fosse andato. Era talmente addolorataadessocheanche se avesse capito tutta l'importanza del fattocertamente nonavrebbe potuto sentirne tutto l'intimo significato come l'avrebbesentito in seguitonel momento dell'estrema angoscia e delladisperazione. Per adessonon era il momento.


Avreipotuto tornare ancora quel giorno stesso dagli Ikmeneve ne avevoanche il desiderioma decisi di rimandare la visita a piùtardi. Mi pareva che il vecchio si sarebbe trovato a disagio aguardarmi in faccia; avrebbe persino potuto pensare che fossi corsoda lui in seguito al nostro incontro. Andai quindi da loro soltantotre giorni dopo; il vecchio era tristema mi accolse con discretadisinvoltura e continuò a parlarmi dei suoi affari.


-Da chi andavi quel giorno che t'incontraiti ricordi? su per unascala?... Quando è stato? Oh Dio! non me ne ricordo neppurebene!...


L'altroierimi pareno? - mi domandò ad un trattoostentando unagrande indifferenzama volgendonondimenolo sguardo altrove.


-Abita un mio amicoin quella casa! - risposiguardando anch'ioaltrove.


-Ahsì? Ioinvececercavo il mio scrivanoun certoAstafjev; mi avevano indicato quella casa... si erano sbagliati...però. Dunqueti dicevo dell'affare: in Senato hannostabilito... - e così via.


Quandoincominciò a parlare dell'affaresi fece perfino rosso.


Quelgiorno stessoriferii ogni cosa ad Anna Andrejevnatanto perrallegrarlapovera vecchiettasupplicandolaperòtral'altroche ora non stesse a fissarlo in faccia con faresignificativoa sospirarea fare allusioniche non gli lasciasseinsommacapire in alcun modo che l'ultimo suo tentativo le era noto.La vecchietta rimase tanto stupita e contentache a tutta prima nonvoleva nemmeno credermi. Da parte suami raccontò di aver giàfatto parola a Nicola Serghejevitc a proposito dell'orfanellama cheegli non aveva risposto nullamentre prima era lui a insistere cheprendessero in casa una bambina. Decidemmo che l'indomani gli avrebberipetuto la proposta direttamentesenza preamboli né frasivaghe. All'indomaniperòci trovammo tutti e due in preda aun terribile spavento e ad una forte inquietudine .


Eccoper qual ragione:

Allamattinail vecchio Ikmenev aveva visto il funzionario incaricato delsuo affare. Questo funzionario gli comunicò che il principepur tenendosi l'Ikmenevkaaveva deciso«in considerazione dicerte circostanze familiari»di compensare il vecchio e dioffrirgli diecimila rubli. Lasciato il funzionarioil vecchio eracorso direttamente da metutto sconvolto; gli occhi gli sfavillavanod'ira.


Chissàperchémi fece uscire dall'appartamento sulla scalae mipregò con insistenza di recarmi immediatamente dal principeper trasmettergli la sua sfida a duello. Ne fui talmente colpitocheper un certo temponon potei ponderare bene la cosa. Cercai didissuaderloma il vecchio si lasciò andare a una tale furiache infine si sentì male. Mi precipitai in casa per portargliun bicchiere d'acquamaquando tornai fuoriil vecchio Ikmenev erascomparso.


Ilgiorno dopo mi recai a casa suama era già uscito; da allorarimanemmo per tre giorni senza più avere sue notizie.


Soloal terzo giorno riuscimmo a sapere tutto. Lasciata casa miaeracorso direttamente dal principe. Non avendolo trovato a casagliaveva lasciato un biglietto; lo informava di aver saputo dalfunzionario quello che il principe stesso aveva detto a suo riguardoche se ne considerava mortalmente offesoche riteneva il suooffensore un vigliaccoe che in conseguenza lo sfidava a duellopreavvertendolo di non sottrarvisise non voleva essere oltraggiatoin pubblico.


AnnaAndrejevna mi raccontò che il vecchio era tornato a casa in untale stato di agitazioneche aveva persino dovuto mettersi a letto;che l'aveva trattata con molta tenerezzama aveva sempre risposto dimala voglia alle sue domandee che dal suo modo di comportarsi sipoteva capire che ardeva d'impazienzaaspettando qualche cosa. Ilgiorno dopoera giuntaper postauna letteraletta la qualeeglisi era lasciato sfuggire un grido e afferrata la testa con le mani.


AnnaAndrejevnaper poconon era svenuta di paura. Il vecchioinveceaveva subito preso cappello e bastone e si era slanciato fuori dicasa.


Lalettera era del principe. In parole asciuttebrevi e cortesidicevache non era obbligato a rendere conto a nessuno delle parole da luidette al funzionario. Chepur compiangendo molto Ikmenev per ilprocesso perdutonon poteva in nessun modo considerare come cosagiustache colui che perde una causa abbia il diritto di sfidare aduelloper vendettail proprio avversario. Quanto all'«oltraggioin pubblico»di cui lo minacciavanoil principe pregavaIkmenev di non farsi illusioni; nessun oltraggio pubblico avrebbeavutoné avrebbe potuto aver luogo. Aggiungeva che la letterascritta da luiIkmenevsarebbe statasenza indugiopresentataalle autoritàe cheindubbiamentela polizia avrebbetrovato modo di prendere le necessarie misure per garantire latranquillità e la pace dei cittadini.


Ikmenevcon la lettera in manocorse dal principema non lo trovònemmeno quella volta; seppeperòdal cameriereche ilprincipe doveva essere in quel momento in casa del conte N. Senzastarci a ripensareil vecchio corse dal conte. Il portiere lo fermòmentre stava salendo le scale. Infuriato fino all'ultimo gradoilvecchio lo colpì col bastone. Fu subito arrestatotrascinatofuori e consegnato ai poliziottiche lo condussero all'ufficio dipolizia. L'avvenimento fu riferito al conte. Quando il principecheera presentespiegò al libidinoso vecchietto che si trattavadi Ikmenevil padre di quella Natalia Nicolajevna che egli sapeva(più di una volta il principe aveva reso servigi al conte inaffari del genere)il dignitario rise epassando a più miticonsiglidiede ordine che Ikmenev fosse lasciato immediatamentelibero. Nondimenoil povero vecchio non fu liberato che due giornidopoe gli fu comunicato (probabilmente per ordine dello stessoprincipe) che era stato graziato solo perché il principe eraintervenuto in suo favore presso il conte.


Ilvecchio tornò a casa quasi pazzosi gettò sul letto evi rimase sdraiato per un'ora senza fare un movimento; finalmente sisollevò econ grande terrore di Anna Andrejevnaannunciòsolennemente che malediva sua figlia "per l'eternità".


AnnaAndrejevna ne fu atterritama bisognava soccorrere il vecchio esebbene fosse anche lei tutta scombussolataprodigò per tuttoil giorno e per quasi tutta la notte le proprie cure al maritoapplicandogli impacchi di aceto e di ghiaccio sulla testa. Il vecchioaveva la febbre e delirava. Io li lasciai solo verso le tre di notte.


All'indomaniperòIkmenev si alzò e venne da me per accordarsidefinitivamente su Nellye prenderla in casa propria. Ho giànarrato la scena che si svolse allora tra lui e Nellyscena che loscosse al massimo grado. Tornato a casadovette subito rimettersi aletto. Ciò avvenne il Venerdì Santogiorno fissato perl'incontro fra Katia e Natasciaalla vigilia della partenza diAlioscia e di Katia da Pietroburgo. Io fui presente a questoconvegnoche ebbe luogo di mattinamolto per tempoprima cheIkmenev venisse da me e che Nelly fuggisse di casa.




CAPITOLO6


Aliosciaarrivò un'ora prima dell'appuntamento per avvertire Natascia.


Ioinvecegiunsi proprio nel momento in cui la vettura di Katia sifermava davanti alla porta. Katia arrivò con la sua dama dicompagnia francese; la vecchiettadopo molte preghiere e molteesitazioni aveva finalmente acconsentito ad accompagnare lapadroncinae persino a lasciarla salire da Natasciaa condizioneperòche Alioscia non si allontanasse da lei; quanto allavecchietta stessarimase ad aspettare la fanciulla nella vettura.Katia mi chiamò con un cenno e senza smontare dalla vetturami pregò di chiamare Alioscia. Trovai Natascia e Alioscia inlacrime. Saputo che Katia era arrivataNatascia si alzòsiasciugò le lacrime ein preda a una forte agitazionesipreparò sulla porta d'entrata. Quella mattina era tuttavestita di bianco. I capelli castanipettinati lisciformavano unapesante crocchia dietro la testa. Quella pettinatura mi piacevamolto.


Avendonotato che ero rimasto con leimi pregò di andar pureincontro alla visitatrice.


-Finora non sono mai venuta da Natascia- diceva Katia salendo lescale. - Hanno sempre spiato ogni mio passo. Quindici giorni ci sonovolutiper persuadere Madame Albert ad accompagnarmi qui. E voievoi Ivan Petrovitcnon siete più tornato a trovarmi neancheuna volta! Non sono nemmeno riuscita a scrivervi; e poiin realtànon ne avevo nemmeno voglia; in una lettera è impossibilespiegare tutto.


Avevoperòun gran bisogno di vedervi... Diocome mi batte ilcuore!...


-La scala è ripida- le spiegai.


-Sìanche la scala... Ditemiche ne pensate? Non saràadirata Natascia?

-Noperché dovrebbe esserlo?

-Certo... non c'è ragione; non so perché ve lo domandose fra un momento debbo vederla io stessa.


Leoffersi il braccio. Era molto pallida e pareva avere un'immensapaura. All'ultima svoltasi fermò per riprendere fiatopoidopo avermi gettato uno sguardoriprese a salire decisamente.


Sifermò un'altra volta davanti alla porta d'entrata e misussurrò:

-Entrerò semplicemente e le dirò che sono venuta da leisenza timoretanta è la mia fede in lei... d'altrondechec'è da esitare? Sono convinta che Natascia è la piùnobile delle creature. Non è vero forse?

Entròtimidamentecome se si sentisse colpevolee gettò unosguardo fisso a Natasciache subito le sorrise. Allora Katia le andòincontrol'afferrò per le mani e premette le sue umide labbraa quelle di lei. Poiancor prima di dire una parola a Natasciasirivolse ad Alioscia e lo pregò di lasciarci soli per unamezz'ora.


-Non avertene a maleAlioscia- aggiunse. - Devo parlare conNatascia di molte cose serie e importantiche tu non devi sentire.Tu sei un bravo ragazzolasciacidunque. VoiinveceIvanPetrovitcrimaneteper piacere; vorrei che foste presente al nostrocolloquio.


-Sediamoci- disse poi a Natasciaquando Alioscia fu uscito: - mimetterò qui di fronte a voi. - Voglio anzitutto guardarvibene.


Sisedette di fronte a Natascia e stette per qualche momento a guardarlacon attenzione. Natascia le rispose con un involontario sorriso.


-Ho già avuto occasione di vedere il vostro ritratto- disseKatia.


-Me l'ha fatto vedere Alioscia.


-Ebbenevi pare che assomigli a quel ritratto?

-Siete più bella! - rispose Katiain tono deciso e serio. -Sìsiete realmente più bella.


-Proprio? Ioinveceammiro voiQuanto siete carina!

-Ma che dite? Io non posso certo reggere al vostro confronto. Dilettamia! - aggiunse stringendo con la mano tremante quella di Natascia. Edi nuovo tutte e due tacquero osservandosi a vicenda. - Eccoangelomio- disse Katia a un trattorompendo quel silenzio. - Non abbiamoda stare insieme che una mezz'oraho faticato moltissimo aconvincere Madame Albert ad accompagnarmi qui; e abbiamo tante coseda dirci...


Iovoglio... io devo... insommavi domanderò semplicemente:volete molto bene ad Alioscia?

-Sìmolto!

-Se è cosise gli volete bene... dovete anche volere... chesia felice... - aggiunse con voce timidaappena percettibile.


-Sìvoglio che sia felice.


-E' giusto... ma adesso rimane da sapere se io sarò capace direnderlo felice! Non so se ho il diritto di parlarvi cosìdalmomento che lo tolgo a voi... Ma se vi parese tutte e due verremoalla conclusione che sarebbe meglio per lui rimanere con voisedecideremo in tal senso... allora... allora...


-Tutto è decisocara Katiavedete bene anche voi che tutto èdeciso- rispose Natascia pianoe abbassò la testa. Sivedeva che le era penoso sostenere la conversazione .


Katiaa quanto parevasi era preparata a una lunga discussione perstabilire quale di loro due sarebbe stata più atta a fare lafelicità di Aliosciae quale avrebbe dovuto cedere eritirarsi. Dopo la risposta di Natasciaperòcomprese anchelei che ormai tutto era decisoe che non c'era più nulla dadiscutere. Con le labbra semiaperteperplessa e addolorataguardavaNatasciacontinuando a stringerle la mano nelle proprie.


-E voi pure gli volete bene? - domandò ad un tratto Natascia.


-Sìe vorrei domandarvi ancora una cosa; sono anzi venuta quiproprio con questa intenzione: ditemi sinceramente: perchél'amate?

-Non lo so- rispose Natasciae qualche cosa come un'amaraimpazienza risuonò nella sua voce.


-Credete che sia intelligente? - domandò Katia.


-Non lo credo; l'amo cosìsemplicemente perché l'amo...


-Anch'io! Sento continuamente una specie di pietà per lui.


-Anch'io! - rispose Natascia.


-Ci sono in lui molte cose che non capisco! Come ha potutoabbandonarvi per me? - esclamò Katia. - Ora che vi ho vedutanon lo capisco proprio!

Natascianon risposecontinuando a guardare per terra. Katia tacque unmomentopoialzatasisi avvicinò a Natascia e l'abbracciòcon dolcezza. E stringendosi l'una all'altrapiansero entrambe.Katia si sedette sul bracciolo della poltrona di Natasciatenendoquesta sempre abbracciatae cominciò a baciarle le mani.


-Se poteste immaginarvi quanto vi voglio bene! - disse piangendo. -Siamo come due sorellescriviamoci sempre... e io vi vorròeternamente benevi vorrò tantotanto bene...


-Vi ha parlato del nostro matrimonioche è fissato per il mesedi giugno? - domandò Natascia.


-Sì. Mi ha detto che anche voi siete d'accordo. Ma è unacosa detta così per direper consolarlonon è vero?

-Certamente.


-L'ho pensato anch'io. Gli vorrò molto beneNatasciae viscriverò tutto. Credo che presto sarà mio marito; lecose si mettono così.


Tuttilo dicono. Cara Natasciaadesso tornerete... nella vostra casa...vero?

Natascianon risposema la baciò fortein silenzio.


-Siate felici! - disse poi.


-E... e anche voi... e anche voi- mormorò Katia.


Inquel momento la porta si aprì ed entrò Alioscia. Nonaveva potutonon aveva avuto la forza di attendere che fossetrascorsa la mezz'ora stabilitae oravedendole piangere entrambeuna nelle braccia dell'altradisfatte e sofferentisi gettòloro davanti in ginocchio.


-Ma tuperché piangi? - gli domandò Natascia. - Tirincresce separarti da meforse? Il distacco non sarà lungo.Non tornerai in giugnoforse?

-E allora si celebreranno le vostre nozze- si affrettò a direKatia tra le lacrimecercando anche lei di consolare Alioscia.


-Ma io non possonon posso abbandonarti neppure per un giornoNatascia! Senza di temorirò di certo... tu non sai quanto misei caraadesso! Proprio adesso!

-Faremo dunque così- disse Natasciaanimandosi ad un tratto;- la contessa si fermerà a Mosca per un certo tempovero?

-Siquasi per un'intera settimana- rispose Katia.


-Una settimana! tanto meglio: domani accompagnerai la contessa e Katiafino a Mosca. Starai assente un giorno solopoi torneraiimmediatamente qui. Quando esse dovranno partire da Mosca percontinuare il viaggioci separeremo per davveroper tutto un mesee tu tornerai a Mosca per accompagnarle.


-Benissimo! benissimo!... Così potrete rimanere altri quattrogiorni insieme! - esclamò Katia con entusiasmodopo averscambiato uno sguardo d'intesa con Natascia.


Nonposso esprimere l'entusiasmo di Alioscia per quel nuovo progetto.


Sisentì immediatamente riconsolato; il viso gli raggiò digioia; abbracciava Natasciabaciava le mani a Katiaabbracciavaanche me.


Natascialo guardava con un sorrisocon un triste sorrisoma Katia nonsopportò a lungo quella scena. Mi gettò uno sguardopieno di fuoco e scintillantestrinse a sé Natasciae sialzò per andarsene. Come a farlo appostaproprio in quelmomento entrò il domestico mandato dalla signora francese conla preghiera di metter termine al più presto al colloquiovisto che la mezz'ora stabilita era trascorsa.


Natasciasi alzò. Le due giovani stavano una di fronte all'altratenendosi per le mani; sembrava che volessero trasmettersi con losguardo tutto ciò che colmava le loro anime.


-Non ci vedremo mai più? - domandò Katia.


-Mai piùKatia- rispose Natascia.


-Accomiatiamocidunque.


Siabbracciarono.


-Non maleditemi- sussurrò Katia in fretta; io... credetemi...sarò sempre..egli sarà felice... AndiamoAliosciaaccompagnami! - disse in frettaafferrando il giovane per la mano.


-Vania! - mi disse Natasciaagitata e dolentequando gli altrifurono usciti- vai con loro anche tu e... non tornare subito; equesta seraverrà qui Alioscia e si tratterrà finoalle otto; di più non potrà stare e io rimarròsola... Vieni verso le novete ne prego!...


Quandoalle nove di seradopo aver lasciato Nelly (era la sera della tazzarotta) con Alessandra Semionovnagiunsi da Natascialei era giàsola e mi aspettava con impazienza. Mavra ci servì il samovar;Natascia mi versò il tèsi sedette sul divano e mifece sedere accanto a sé.


-Eccotutto è finito ormai- disse guardandomi con gli occhifissi.


Nonpotrò mai dimenticare quello sguardo.


-Il nostro amore è terminato. Sei mesi di vita! E ciòdeve bastarmi per tutta l'esistenza- aggiunsestringendomi lamano.


Lamano le ardeva. Tentai di persuaderla a indossare qualche cosa di piùpesante e di mettersi a letto.


-SubitoVaniasubitoamico mio caro. Lasciami parlare e ricordareun po'... mi sento come spezzata... Domani lo vedrò perl'ultima voltaalle dieci... "per l'ultima volta"...


-Natasciatu scottifra poco avrai la febbre fredda... abbi pietàdi te stessa...


-Ebbene? Nella mezz'ora in cui sono stata ad aspettartidopo che luise ne fu andatosai che cosa ho pensatoche cosa mi sono chiesta?Mi domandavo: «L'ho amato o non l'ho amato? E che cosa èstato il nostro amore?». Ti sembra stranoVaniache soltantoadesso mi rivolga questa domanda?

-Non rimuginare il tuo doloreNatascia!

-VediVania? Sono persuasa di averlo amatonon come un mio ugualecomedi solitouna donna ama un uomo. L'ho amato come... quasi comeuna madre. Mi pare persino che al mondo non esistano nemmenorelazioni d'amorein cui due esseri si vogliano bene come uguali.Che ne pensi tu?

Laosservavoinquietotemendo che si trattasse del principio di unagrave malattia. Sembrava come travolta da qualche cosa; sentiva unastrana necessità di parlaree tra le sue parole ce n'erano disconnessedi incerteperfino. Temevo molto per lei.


-Era mio- continuò. - Fin quasi dal nostro primo incontrofui presa da un irresistibile desiderio ch'egli fosse "mio""mio" al più prestoche non guardasse nessunochenon conoscesse nessuno oltre meme sola... Katia ha detto benestamane; l'amavo proprio come senon so perchéprovassi unsentimento di pietà per lui... Quando rimanevo solaavevosempre un desiderio immensoquasi tormentosodi vederlo eternamentee pienamente felice. Non ho mai potuto guardare con calma il suo viso(tu conosciVanial'espressione del suo viso); un'espressionesimile non l'ho vista "in nessun altro viso"e quandoridevami correvano brividi di freddo per la schiena. Proprio così.


-Natasciaascoltami...


-Eccodicevano- m'interruppe- e anche tu l'hai sempre dettocheha un carattere debole e che non è nemmeno dotato...d'intelligenzache sembra un bambino. Ebbenecredimiappuntoquello amavo in lui anzitutto... puoi crederlo? Non sodel restosel'abbia amato solo per questo; credo di averlo amato tutto com'eraeche se fosse stato diversocon un altro carattere e con maggioreintelligenzaforse non l'avrei amato con tale forza. SaiVania?ticonfesserò una cosa: ti ricordi quando ho litigato con luitre mesi faperché frequentava quellacome si chiamava?...quella Minna?... Lo spiaied ebbi la conferma del suo tradimentoebbenepuoi credermi? ciò mi fu molto dolorosoma al tempostesso mi procurò anche un certo piacere... non so perché...solo il pensiero che si divertiva... nononeppure questo: l'ideache anche luicome "una persona adulta"frequentavaincompagnia di altri uominile belle donnee che era andato dallaMinna... Ecco... in quel nostro litigio io provavo un verogodimento... e poiquando gli concessi il perdono... ahcaro!

Miguardò in faccia e rise in modo strano. Poi sembròimpensierirsicome se le fosse tornato in mente qualche altra cosa.E rimase a lungo seduta cosìcol sorriso sulle labbratuttaassorta nel passato.


-Mi piaceva tanto perdonarloVania! - continuò. - Saiquandomi lasciava solacamminavo su e giù per la cameratormentandomi e piangendo; madi tanto in tantomi tornava allamente questa idea:

«Piùgrandi sono i suoi torti nei miei riguardimeglio è per me...


sì!».E sai? in quei momenti me lo immaginavo sempre come un ragazzino:eccoio sono seduta ed egli mi ha appoggiato la testa sulleginocchia e si è addormentato; io continuo ad accarezzarglileggermente la testapassandogli la mano sui capelli... l'immaginavosempre cosìquando era lontano da me... SentiVania-aggiunse a un tratto: - com'è deliziosa quella Katia!

Misembrò che facesse apposta per esulcerare la propria feritaquasi fosse per lei un bisognoil bisogno della disperazionedellasofferenzacome succede spesso ai cuori che hanno perduto molto.


-Credo che Katia sia capace di renderlo felice- continuò. -Ha un carattere fermoparla in modo molto persuasivo; luipoilotratta con serietà ed importanzae continua a parlargli dicose seriecome con una persona adulta. Eppureeppure è unavera bambina! Che cara figliuola! Ahpotessero essere felici! Sìsìpossano essere felici!

Elacrime e singhiozzi sgorgarono improvvisamente dal suo cuore. Peruna mezz'ora non poté tornare in sé né calmarsineppure in parte.


CaroangeloNatascia! La stessa seranonostante il proprio dolores'interessò delle mie preoccupazioniquando iovedendola unpo' calmataoper dire più esattamentestancae volendosvagarla un pocole raccontai di Nelly... Ci separammo assai tardiquella sera; aspettai finché non si fu addormentata eandandoviaraccomandai a Mavra di vegliare tutta notte la sua padroncinaperché non stava bene.


-Ahvenga prestoil più presto possibile la fine di questomartirio! - esclamavo tra metornando a casa. - In qualsiasi modocon qualsiasi mezzopurché venga presto!

Lamattina dopoalle nove in puntoero già da lei. Insieme amevenne anche Alioscia... per accomiatarsi. Non voglio parlarenonvoglio ricordarmi di quella scena. Natascia sembrava essersi data laparola di dominarsidi sembrar più allegra e piùindifferente di quantoin realtànon fossema non potépadroneggiarsi. Abbracciò Alioscia con forza convulsa. Parlavapocoma continuava a guardarlo con occhi fissidolorosidallosguardo folle. Ascoltava avidamente ogni sua parola e pareva noncapir nulla di quanto egli diceva. Mi ricordo che egli la supplicavadi perdonargli l'amore che aveva avuto per leitutte le offese chele aveva fatte in quel tempoi suoi tradimentiil suo amore perKatia e l'attuale partenza... Parlava in modo sconnesso; le lacrimelo soffocavano. A momenticominciava a consolarladicendo chepartiva per un solo mese o cinque settimane al massimo; che sarebbetornato in estate per celebrare subito subito le nozzeche suo padreavrebbe senza dubbio dato il consensoe cheinfinee questo era ilpiù importantedi lì a due giorni sarebbe tornato daMoscae così avrebbero passato altri quattro giorni insiemee quindiper oranon si separavano che per un giorno solo... CosastranaAlioscia era profondamente persuaso di dire la veritàed era sicuro che tra due giorni sarebbe tornato da Mosca...


Maalloraperché piangeva anche lui in quel modo? Perchési disperava?

Infinel'orologio suonò le undici. Solo a stento riuscii apersuaderlo di andarsene. Il treno per Mosca partiva a mezzogiorno inpunto. Non aveva che un'ora a sua disposizione. Natascia mi confidòpiù tardi di non riuscire a ricordarsi l'ultimo sguardo cheaveva posato su di lui. Io ricordoinveceche lo benedisse con unsegno di crocelo baciòecoprendosi il viso con le manifuggì in camera sua. Quanto a mescesi ad accompagnareAlioscia fino alla vetturaaltrimenti sarebbe ritornato di sicuro enon si sarebbe mai deciso a scendere la scala.


-Ripongo in te tutte le mie speranze- mi diceva mentre scendevamo.


-Vaniaamico mio! Sono colpevole dinanzi a tee non ho mai saputoguadagnarmi la tua benevolenzama sii mio fratello fino alla fine:

continuaa volerle benenon abbandonarla; e scrivimipoiscrivimi di ognicosacon ogni più minuto particolaree fitto fittoperchétu possa scrivermi di più. Dopodomani sarò qui dinuovo; vengo senza dubbioassolutamente. Ma poiquando saròpartitoscrivimi.


Lomisi in vettura.


-A dopodomani! - mi gridò quando la vettura si mosse. -Assolutamente!

Colcuore che aveva cessato di battermitornai da Natascia. Stava inmezzo alla cameracon le braccia incrociatee mi guardò constuporecome se non mi riconoscesse. I capelli le erano scivolati dauna parte; aveva lo sguardo torbido e vago. Mavratutta smarritastava sull'uscioosservandola con timore.


Improvvisamentegli occhi di Natascia lampeggiarono:

-Ah! Sei tu! Tu! - mi gridò. - Mi sei rimasto solo tu ora!L'hai sempre odiato! Non hai mai potuto perdonare il mio amore perlui...


Orasei di nuovo con me! Ebbene? Sei venuto a "consolarmi"? Seivenuto a persuadermi di tornare da mio padreche mi ha abbandonata emaledetta? Sapevo che sarebbe andata a finire così; lo sapevofin da ierifin da due mesi fa! Non ci andrònon voglioandarci! Io stessa li maledico!... Va via! non posso piùvederti! Via! via! Capii che era fuori di sécapii che la miavista provocava in lei una furia che giungeva alla pazziaerendendomi perfettamente conto che un tale scoppio era naturalissimogiudicai più conveniente uscire. Mi sedetti sul primo gradinodella scala e aspettai. Di tanto in tantomi alzavoaprivo laportachiamavo Mavra e l'interrogavo. Mavra piangeva.


Cosìtrascorse circa un'ora e mezzo. Non potrei descrivere ciò cheprovai in tutto quel tempo. Mi pareva che il cuore non mi battessepiùtanto era immenso il dolore che lo opprimeva. A untrattola porta si spalancòe Natasciacol mantello indossoed il cappello in testauscì di corsa sulla scala. Sembravanon avesse coscienza di quanto facevae più tardi mi disseanche lei di non ricordarsene che a stento e di non sapere dove e conquale scopo avesse voluto correre.


Nonebbi tempo di balzare in piedi e di nascondermi da lei in qualchemodo; mi vide e si fermò di botto dinanzi a mesenza piùfare un movimentoe guardandomi con stupore.


«Inquel momento»diceva più tardi«mi tornòa un tratto in menteche iopazzacrudeleavevo potuto cacciarvia tefratello miotemio amicosalvatore mio! E quando vidi chetudisgraziatooffeso da merimanevi sulla mia scalanon te neandavi e aspettavi che io ti richiamassioh Diose tu sapessiVaniache cosa sentii allora! Mi parve che una lama mi trafiggesseil cuore...».


-Vania! Vania! - gridò tendendomi le mani. - Sei qui!...


Emi cadde tra le braccia.


Iola sostenni e la portai nella sua camera. Era svenuta.


«Chefare?»pensai. «Si ammalerà gravemente senzadubbio!».


Decisidi correre dal medico; bisognava prevenire il male. Prendendo unavetturapotevo far presto; di solitoil mio vecchio dottore tedescorimaneva in casa fino alle due. Dopo aver pregato Mavra di nonallontanarsi da Natascia nemmeno per un minuto e di non lasciarlauscirecorsi da lui. Dio mi venne in aiuto; un momento ancora cheavessi attesoe non avrei trovato il mio vecchio a casa. M'imbatteiin lui mentre stava per uscire. Lo feci immediatamente salire invetturadi modo che non ebbe nemmeno tempo di stupirsie corremmoda Natascia.


SìDio mi venne in aiuto! Durante la mezz'ora in cui rimasi assente daNatasciaavvenne un fatto che avrebbe potuto ucciderlase ildottore ed io non fossimo arrivati in tempo.


Nonerano trascorsi quindici minuti da quando me ne ero andatoche erasopraggiunto il principe; aveva accompagnato i suoi e adesso venivadirettamente da Natascia dalla stazione ferroviaria.


Evidentementeaveva ideato e combinato da tempo quella sua visita.


Natasciami raccontò in seguito chea tutta primanon fu nemmenosorpresa di vedere il principe. «Il cervello mi si annebbiava»disse Il principe si era seduto di fronte a leiguardandola consguardo carezzevole e pietoso.


-Mia cara- aveva detto sospirando- capisco la vostra disgrazia;sapevo quanto sarebbe stato penoso per voi questo momentoe perciòmi sono fatto un dovere di venirvi a visitare. Consolatevisepotetecol pensiero cherinunciando ad Aliosciaavete contribuitoalla sua felicità. Mavoi lo capite meglio di medal momentoche vi siete decisa a compiere quel gesto generoso ed eroico...


-Io lo stavo ad ascoltare- mi raccontò in seguito- ma sulleprime non riuscivo proprio a capire quello che diceva. Mi ricordosoltanto che lo guardavo fisso fissoproprio in faccia. Egli miprese la mano e cominciò a stringerla leggermente. Pareva checiò gli facesse molto piacere. Ioinveceero fuori di me atal puntoche non pensai nemmeno a strappargliela.


-Voi avete capito- egli aveva continuato- che diventando moglie diAlioscia avreste potuto svegliare in seguito un senso di odio nel suocuoree avete avuto il nobile orgoglio di comprenderlo edecidervi... main realtànon sono venuto qui per farvi imiei elogi. Volevo soltanto annunciarvi che mai e in nessun luogopotrete trovare un amico più devoto di me. Io vi compiango esento il vostro dolore. Ho dovutosebbene involontariamenteentrarea far parte di tutta questa faccendama era mio dovere farlo. Ilvostro nobilissimo cuore lo capirà e si riconcilieràcol mio... La cosa è stata ancor più penosa per me cheper voicredetemi.


-Bastaprincipe- aveva detto Natascia- Lasciatemi in pace!

-Certocertome ne vado subito via! - le aveva risposto; - ma vivoglio bene come a una mia figlia e dovete permettermi di venirvi atrovare. Consideratemi d'ora in poi come vostro padree permettetemid'esservi utile.


-Non ho bisogno di nulla! lasciatemi! - l'aveva interrotto ancoraNatascia- Lo sosiete orgogliosa... Ma io parlo con franchezzacon tutto il cuore. Che intendete fareadesso? Riconciliarvi coivostri genitori?

Sarebbeuna cosa bellissimama vostro padre è ingiustoorgoglioso edispotico; scusatemima è così. In casa vostra non viaspettano che rimproveri e nuovi dispiaceri... Occorre perciòassolutamenteche siate indipendentee il mio dovereil mio doverepiù sacro è ora quello di occuparmi di voi e diaiutarvi. Alioscia mi ha supplicato di non abbandonarvi e di esserevostro amico. Maoltre a meci sono altre persone a voiprofondamente devote. Mi permetterete senza dubbio di presentarvi ilconte N. E' una persona autorevole e molto influente; è unvecchiettoe quindi non nuocerebbe affatto alla vostra riputazionedi ragazza se lo riceveste. Gli ho già parlato di voi.Potrebbe occuparsi del vostro caso e procurarvise lo desiderastequalche ottimo impiego... in casa di qualcuna delle sue congiunte.Gli ho raccontato già da tempocon tutta franchezzailnostro affaree si è lasciato trasportare a tal punto daipropri sentimenti nobili e buoniche egli stesso insiste per esservipresentato al più presto... E' un uomo sensibile a tutto ciòche è belloun uomo generosissimo; potete credermièun vecchietto rispettabilecapace di apprezzare la dignitàecheor non è moltosi è comportato nel modo piùnobile e generoso in una faccenda riguardante vostro padre.


Natasciasi era alzata come fosse stata punta. Ora aveva capito.


-Lasciatemilasciatemi subito! - gridò.


-Macara amicavoi dimenticate che il conte potrebbe anche esseremolto utile a vostro padre...


-Mio padre non accetterà nulla da voi! Volete o non voletelasciarmi una buona volta? - aveva gridato ancora.


-Oh Diocome siete impaziente e diffidente! Come mai ho potutomeritarmi d'essere trattato così da voi? - aveva domandato ilprincipeguardandosi intorno con una certa inquietudine. - Ad ognimodomi permetterete- aveva continuatocavandosi dalla tasca ungrosso pacco- mi permetterete di lasciarvi questa prova del miointeressamento per voie soprattutto di quello del conte N. che melo consigliò. In questo pacco ci sono diecimila rubli.Aspettatecara amica- aveva ripresovedendo Natascia balzare inpiedi in uno slancio di collera. - Ascoltatemi pazientemente fino infondo: voi sapete bene che vostro padre ha perso la causa con meequesti diecimila rubli gli potranno servire come compensoche...


-Via di qua! - aveva gridato Natascia. - Viacon questo denaro!

Capiscole vostre intenzioni... vile! vile! vile!

Ilprincipe si era alzatopallido di stizza.


Probabilmenteera andato là con lo scopo di tastare il terrenodi conoscerela vera situazionecontando molto sull'effetto chesecondo luiavrebbero dovuto produrre i diecimila rubli su Natasciarimasta inpiena miseriaabbandonata da tutti... Vile e spregiudicato com'erapiù di una volta aveva reso servigi di quel genere al conteN.un vecchio libidinoso. Ma egli odiava Natasciae aveva cambiatosubito tonoe si era affrettatocon gioia malvagiaadoltraggiarlaonde non darsi per vinto.


-Non è proprio belloda parte vostracara miariscaldarvifino a questo punto - aveva detto con una voce alquanto tremanted'impazienzaonde godersi al più presto l'effettodell'offesa. - Non è proprio bello. Vi si propone unaprotezionee voiinvecealzate il nasino... E non vi rendete contoche dovreste ancora essermi gratagiacché avrei potuto da unpezzo farvi internare in una casa di correzionecome padre delgiovanotto da voi traviatodal quale estorcevate denaro... eppurenon l'ho fatto... eh! eh! eh!

Manoi stavamo già per entrare. Avendo udito dalla cucina unsuono di vociio fermai un momento il dottorecosì chel'ultima frase del principe mi giunse alle orecchie. Poi si sentìil suo ripugnante riso e la disperata esclamazione di Natascia: «OhDio!». Nel medesimo istanteaprii la porta e mi gettai sulprincipe.


Glisputai in faccia e lo colpii con forza su una guancia. Egli fece pergettarsi su di mema avendo notato che eravamo in duesi diede allafugasenza dimenticareperòdi afferrare il pacco deidenari.


Sìlo fece propriolo vidi coi miei occhi. Gli gettai un mattarello cheavevo afferrato in cucina... Corso di nuovo nella cameravidi che ildottore cercava di trattenere Natasciache si dibatteva tra le suebraccia come in preda a un attacco di nervi. Malgrado i nostrisforzice ne volle del tempoprima che riuscissimo a calmarlaequando ci riuscì di metterla a rettoera delirante.


-Dottore! Che cos'ha? - domandaimezzo morto di paura.


-Aspettate un po'- rispose. - Bisogna prima che esamini la malattiapoi meditarci sopra... in via generaleposso dirvi che mi sembra unguaio serio. Potrebbe anche essere il principio di una meningite...Del restoprenderemo tutte le misure...


Magià mi era balenata in mente un'altra idea. Supplicai ildottore di rimanere presso Natascia per due o tre ore ancoraed eglimi promise di non lasciarla nemmeno per un minuto. Io corsi a casa.


Nellyera seduta in un angoloaggrondata ed ansiosae mi gettò unosguardo strano. Il mio aspettodel restonon doveva essere menostrano del suo sguardo.


Mela presi tra le bracciami sedetti sul divanome la feci sederesulle ginocchia e la baciai caldamente. Essa avvampò.


-Nellyangelo mio! - dissi. - Vuoi essere la nostra salvezza? Vuoisalvarci tutti quanti?

Miguardò perplessa.


-Nelly! Tutte le mie speranze sono riposte in teormai! C'è unpadretu lo conoscitu l'hai visto; egli ha maledetto sua figliaeieri è venuto qua per pregarti di prendere il posto di questafiglia in casa sua. OraleiNatascia(e tu hai detto di amarla!)è abbandonata da colui che ama e per il quale ha lasciato lacasa paterna. Costui è figlio di quel principe che venne quiti ricordi?

unaserache tu eri solae dal quale fuggisti; dopo la sua visitaanziti sei sentita male... Lo conosci? Sai che è un uomocattivovero?

-Lo so- disse Nellysussultando e impallidendo.


-Siè un uomo cattivo. Odiava Natascia perché suofiglio Alioscia voleva sposarla. Oggi Alioscia è partitoeun'ora dopoquell'uomo era già da Natasciaper oltraggiarlaper minacciare di chiuderla in una casa di correzioneper deriderla.Mi capisciNelly?

Isuoi occhi neri scintillarono; li abbassò subito verso terra.


-Capisco- sussurrò con voce appena percettibile.


-OraNatascia è solasta male; l'ho lasciata col nostrodottoree sono corso da te. SentiNelly: andiamo dal padre diNatascia; tu lo vedi di malocchionon vuoi andare a vivere in casasuama adesso andiamoci insieme. Entreremoed io dirò che tuacconsenti a rimanere con loro al posto della loro figliolaal postodi Natascia. Il vecchio è malato per aver maledetto Natascia eper essere stato un'altra volta mortalmente offesoin questi giornidal padre di Alioscia. Ora non vuol nemmeno più sentir parlaredi sua figliama le vuol benele vuol beneNellye vorrebbericonciliarsi con lei. Io lo solo so con sicurezza! E' così!...Mi ascoltiNelly?...


-Ascolto- mi rispose con lo stesso sussurro.


Lelacrime mi sgorgavano dagli occhimentre parlavo. Lei mi guardavaintimidita.


-Mi credi?

-Credo.


-Dunqueentrerò con teti farò sedere con noitiaccoglieranno affettuosamente e cominceranno a interrogarti. Alloraguiderò io il discorso in modo che ti facciano delle domandesulla tua vita di primasu tua madre e su tuo nonno. Racconta loroNellytutta la tua storiacome l'hai raccontata a me. Racconta loroogni cosatutto nel modo più semplice e senza nasconderenulla. Racconta come tua madre fu abbandonata da un uomo cattivo ecome morì poi lentamente nel sottosuolo della casa dellaBubnovacome tua madre e te andavate a chiedere l'elemosina per lestrade. Di' loro tutto ciò che tua madre ti dissee lapreghiera che ti ha fatta morendo... Parla anche del nonno. Raccontacome si ostinava a non voler perdonare tua madree come questa ti hamandata da luinella sua ultima oraper cercarlo e supplicare ilsuo perdonoche egli le rifiutò... racconta come morì.


Raccontatuttoogni cosa! Quando avrai raccontato tuttoil vecchio sentiràle tue parole nel suo cuore. Sa che Alioscia ha abbandonato Natasciaoggi stessoe che è rimasta solaoffesaumiliatasenzanessuno che la difendache l'aiutiin balia del suo nemico. Satutto... Nelly! Salva Natascia! Vuoi venire con meNelly?

-Sì- rispose la bimba respirando a fatica e guardandomi alungocon uno sguardo strano e fissodal quale traspariva qualchecosa come un rimprovero: e quel rimprovero io lo sentii in fondo alcuore.


Manon potevo rinunciare alla mia idea. Avevo troppa fede in essa.


AfferraiNelly per mano e uscimmo. Erano già trascorse le duepomeridiane. Una nuvola si avvicinava. La giornata era statasoffocantee proprio allora si fece udire un lontano rombo di tuono;si annunciava il primo temporale della primavera. Un forte soffio divento spazzò le strade polverose.


Montammosu una vettura di piazza. Durante il tragittoNelly tacque; soloditanto in tantogettava su di me lo stesso sguardo strano edenigmatico. Il petto le ansavae sostenendolapotevo sentire sottola mano martellare il suo cuoricinoche pareva volesse saltarlefuori dal petto.




CAPITOLO7


Lastrada mi parve interminabile. Finalmente arrivammoed entrai daimiei vecchi col cuore sospeso. Non sapevo come sarei uscito da casaloroma sapevo chead ogni costodovevo uscirne dopo aver ottenutoil perdono e la riconciliazione.


Eranole tre passate. I vecchi erano soli come al solito. NicolaSerghejevitc si sentiva male e giaceva sdraiato in una poltronapallido ed esaustocon la testa ravvolta in un fazzoletto. AnnaAndrejevna gli sedeva accantobagnandogli di tanto in tanto letempie con l'aceto e continuando a guardarlo in viso con ariaindagatrice e addoloratail che sembrava inquietare e persinoinfastidire il vecchio. Egli taceva ostinatamenteed ella non osavarivolgergli la parola. Il nostro improvviso arrivo li stupìentrambi. Anna Andrejevnachissà perchési spaventòpersinovedendo che ero venuto con Nellye nei primi momenti ciguardò come se ad un tratto si fosse sentita colpevole diqualche cosa.


-Eccovi ho portato la mia Nelly- dissi entrando. - Ha ripensatosulla vostra propostae ora ha espresso spontaneamente il desideriodi venire da voi. Accoglietela e vogliatele bene...


Ilvecchio mi gettò uno sguardo sospettoso; mi bastòquello sguardo per capire che gli era nota ogni cosacioè cheadesso Natascia era solaabbandonata e forse anche vilipesa. Avrebbevoluto penetrare il mistero della nostra venutae perciòcontinuava a osservare con sguardo interrogativo ora Nelly ora me.Nelly tremavastringendomi forte una mano con le sue; teneva gliocchi fissi a terrae solo di tanto in tanto gettava intorno a séqualche sguardo impauritocome una bestiolina catturata. AnnaAndrejevnaperònon tardò a ritrovare il proprioequilibrio e reagì: si slanciò verso Nellyla baciòe l'accarezzòpiansepersinoe teneramente la fece sedereaccanto a sésenza abbandonarle la manina. Nelly la squadròdi sbiecocon uno sguardo di curiosità e di sorpresa.


Tuttaviadopo aver accarezzato Nelly e averla fatta sedere al proprio fiancola povera vecchietta non seppe più che cosa dovesse faree miguardò con espressione di ingenua attesa. Il vecchio siaccigliòprobabilmente avendo capito con quale scopo avevoportato con me Nelly. Visto che mi ero accorto della sua ariamalcontenta e delle sue sopracciglia aggrottatesi portò lamano alla testa e disse con voce rotta:

-Ho un forte mal di testaVania.


Continuandoa taceremeditavo sul modo di incominciare la conversazione. Lastanza era immersa nella penombra; la nube scura si avvicinava semprepiù; si sentì un altro rombo di tuono.


-Questa primaverail tuono si fa sentire molto presto- disse ilvecchio. - Ricordoperòchenel trentasettedalle nostreparti lo sentimmo anche più presto.


AnnaAndrejevna sospirò.


-Se facessi preparare il samovar? - domandò timidamentemanessuno le risposeed ella si rivolse di nuovo a Nelly. - Come tichiamifigliola mia? - le domandò.


Nellydisse il suo nome con un filo di voce e abbassò la testa piùdi prima. Il vecchio la guardò attentamente.


-Vuol dire Elenavero? - continuò la vecchiaanimandosi.


-Sì- rispose Nelly.


Seguìun altro momento di silenzio.


-La sorella di Parasceva Andrejevna aveva una nipote che si chiamavaElena- disse Nicola Serghejevitc. - Si chiamava anch'essa Nelly. Mene ricordo bene.


-Allorafigliola mianon hai parenti? Non hai né padre némadre? - domandò di nuovo Anna Andrejevna.


-Non ne ho- sussurrò Nellybrevemente e come impaurita.


-L'ho sentitol'ho sentito dire. Ed è un pezzo che èmorta tua madre?

-Noè poco.


-Carissima miamia povera orfanella- continuò la vecchiettaguardandola con compassione.


NicolaSerghejevitc tamburellava impaziente con le dita sulla tavola.


-Tua madre era una stranieravero? Così mi sembra che m'abbiadetto Ivan Petrovitc- riprese la vecchiettacontinuando le suetimide domande.


Nellymi gettò uno sguardo di sfuggita come chiamandomi in aiuto.


Avevail respiro penoso e inuguale- Sua madreAnna Andrejevna-cominciai io- era figlia di un inglese e di una russaera quindipiuttosto una russa; Nellyinveceè nata all'estero.


-Sua madredunquesi era recata all'estero col maritonon ècosì?

Nellyavvampò di colpo. La vecchietta capì subito di avercommesso un errore e trasalì sotto lo sguardo irritato delmaritoche la fissò a lungo con occhi severipoi si voltòverso la finestra.


-Sua madre fu ingannata da un uomo vile e cattivo- diss'eglirivolgendosi improvvisamente ad Anna Andrejevna. - Lei fuggìcon lui dal padre e consegnò il denaro del padre al suoamante; questodopo averle estorto quel denaro con astuzia e coningannola portò con sé all'esterola tradì el'abbandonò... Un brav'uomo non la lasciò perireefino alla sua morte continuò sempre ad aiutarla. E quandoquesti morìdue anni or sonotornò da suo padre. E'cosìnoche tu mi hai raccontatoVania ? - mi domandòcon voce spezzata.


Nellyin preda a una forte agitazionesi alzò dal suo posto e sidiresse verso la porta.


-Vieni quiNelly- disse il vecchiotendendole la mano. - Sieditisiediti accanto a me; eccoquisiediti!

Eglisi chinòla baciò sulla fronte e cominciò adaccarezzarle la testa con la manoNelly tremò tuttama sicontenne. Anna Andrejevnainteneritaguardava con lieta speranzacome il suo Nicola Serghejevitc accarezzava finalmente l'orfanella.


-SoNellyche tua madre è stata rovinata da un uomo cattivocattivo e immoralema so pure che lei amava e venerava suo padre-pronunciò il vecchio fortemente agitatocontinuandoperòad accarezzare la testolina di Nelly; non aveva potuto trattenersidal gettarci questa sfida.


Unlieve rossore gli coprì le guance pallide; cercava di nonguardarci.


-Mia mamma amava il nonno più di quanto il nonno amasse lei-disse Nelly con voce timidama fermacercando anch'essa di nonguardare nessuno.


-Ma come puoi saperlo tu? - scattò il vecchio bruscamenteincapace di trattenersima quasi vergognoso della propriaimpazienza.


-Io lo so- rispose Nelly brevemente. - Egli non volle accogliere lamammae... la scacciò...


Vidiche Nicola Serghejevitc avrebbe voluto obiettare dicendoperesempioche il vecchio aveva avuto ragione di non riceverlama dopoaverci gettato uno sguardotacque.


-Come e dove avete dunque vissutodopo che il nonno vi ebbe respinte?- domandò Anna Andrejevnain cui si manifestòimprovvisamente l'ostinato desiderio di continuare il discorsoproprio su quell'argomento.


-Quando arrivammo quicercammo a lungo il nonno- rispose Nelly-senza poterlo trovare. La mamma mi raccontò allora che ilnonno era stato un uomo molto ricco e che aveva avuto l'idead'impiantare una fabbricama che poi era diventato poveroperchél'uomo col quale era partita le aveva preso tutto il denaro del nonnoe non gliel'aveva più reso. Ma lo raccontò lei stessa.


-Mi disse pure- continuò Nelly animandosi sempre piùe come se volesse rimbeccare Nicola Serghejevitcrivolgendosi peròsempre ad Anna Andrejevna- mi disse pure che il nonno era molto incollera con leie con ragioneperché lei era molto colpevoleverso di luie che ormai in tutto il mondo non avevamo piùnessuno all'infuori del nonno.


Edicendo questopiangeva... «Non mi perdonerà»miaveva detto fin da quando ci mettemmo in viaggio per venir qua; «maforsevedendotiti ameràe per teconcederà forseanche a me il suo perdono». La mamma mi voleva molto beneequando mi parlava di queste cosecontinuava a baciarmi e a piangere;aveva molta paura d'incontrarsi col nonno. Mi insegnava a pregare peril nonno e anche lei pregava e mi raccontava molte cose della suavita di una voltaquando viveva col nonnoche l'amava più diogni altra persona al mondo. Suonava il pianoforte per farglipiaceree di sera gli leggeva ad alta voce i librie il nonno labaciava e le faceva regali... molti regali.


Figurateviche una volta giunsero a litigare appunto per un regalo:

erail compleanno della mamma; il nonno credeva che la mamma non sapessequale regalo egli aveva preparato per lei; la mammainvecelosapeva da un pezzo. La mamma desiderava ardentemente un paio diorecchinima il nonnoper ingannarlale diceva che le avrebberegalato un fermaglio. Quando poi le regalò davvero gliorecchini e si accorse che la mamma sapeva già da un pezzo cheil regalo sarebbe stato proprio quellosi adirò tantochestette una mezza giornata senza voler parlare con la mammadopo diche andò egli stesso a baciarla e a chiederle perdono...


Nellyraccontava con animazionetanto che le pallide guance malaticce lesi erano colorite d'un vivo rossore.


Sivedeva che la mamma aveva parlato più di una volta alla suapiccola Nelly dei giorni felici di una voltamentreseduta nel suocantuccio del sotterraneoabbracciava e baciava la bambina (l'unicobene che le fosse rimasto)piangendo su di leisenza sospettare conquale forza si sarebbero ripercossi i suoi racconti nel cuoremorbosamente impressionabile e precocemente sviluppato della bambinamalata.


MaNellyche sembrava essersi lasciata trasportare dai ricorditornòa un tratto in sési guardò intorno con diffidenza etacque. Il vecchio corrugò la fronte e cominciò dinuovo a tamburellare con le dita sulla tavola; due lacrime comparverosulle ciglia di Anna Andrejevnache se le asciugò insilenzio.


-La mamma era venuta qua gravemente ammalata- aggiunse Nellypiano.- Aveva una malattia di petto. Cercammo a lungo il nonno senzapoterlo trovareabitando nel frattempo in un cantuccio d'unsotterraneo.


-In un cantucciomalata come era! - esclamò Anna Andrejevna.


-Sì... in un cantuccio... - rispose Nelly... - La mamma erapovera.


Lamamma mi ha sempre detto- aggiunse animandosi di nuovo- che non èpeccato esser poverima èinveceun gran peccato esserericchi e far torto agli altri... Mi diceva pure che Dio la castigava.


-Abitavate all'Isola Vassiljevski? dalla Bubnova? - domandò ilvecchio rivolgendosi a me e cercando di dare alla domanda unacert'aria di noncuranzacome se lo facesse solo perché sisentiva a disagio a star senza parlare .


-Nonon là... prima abitavamo nella Mescianskaja - risposeNelly. - Il nostro cantuccio era buio e umido- continuò dopoun breve silenzio- e la mamma si ammalò gravemente; alloraperòcamminava ancora. Io le lavavo la biancheria e leipiangeva. Nella stessa camera vivevano anche una vecchiettavedovadi un capitanoe un funzionario a riposo; questi tornava sempreubriacoe ogni notte gridava e faceva chiasso. Avevo una gran pauradi lui. La mamma mi prendeva nel suo letto e mi abbracciavacontinuando a tremarementre il funzionario gridava e bestemmiava.Una volta fece per battere la vecchiettache era molto vecchia ecamminava con un bastone. La mamma ebbe pietà di lei eintervenne per la vecchia; allora il funzionario colpì lamammaed io colpii il funzionario.


Nellysi fermò. I ricordi avevano agitato il suo cuore; gli occhi lelampeggiavano.


-Oh Signoresanto Dio! - esclamò Anna Andrejevnainteressataal massimo grado dal raccontoe senza staccare lo sguardo da Nellyche si rivolgeva più particolarmente a lei.


-Allora la mamma uscì e mi prese con sé- continuòNelly. - Era di giorno. Camminammo così per le strade fino asera. La mamma continuava a piangere e ad andare avanticonducendomiper mano. Ero molto stancanon avevamo ancora mangiato in tutto ilgiorno. La mamma parlava tra sée poi diceva a me pure:«Rimani poveraNellye quando sarò mortanonascoltare nessuno e nulla di quello che volessero dirti. Non andareda nessuno; rimani povera e lavorae se non troverai lavorovai perla strada a chiedere l'elemosinama non andare "da loro"».Nel crepuscolomentre percorrevamo una grande stradala mamma gridòad un tratto: «Asorka! Asorka!»e improvvisamente ungrosso canesenza pelocorse verso la mammaguaì e si gettòsu di leie la mamma si spaventòsi fece pallidissimalasciò sfuggire un grido e cadde in ginocchio davanti a unvecchio d'alta staturache camminava con un bastone in mano e atesta bassa.


Quelvecchio alto era il nonno; era molto magro e vestito male. Vidiallora il nonno per la prima volta. Il nonno si spaventò puree impallidì terribilmente ma quando notò la mammacheera prosternata per terra e gli abbracciava i piedisi liberòcon forzarespinse la mammapicchiò il bastone sullepiastrelle e si allontanò rapidamente da noi. Asorkainvecerimaseguaendoe continuava a leccare la mamma; poi corse verso ilnonnolo afferrò coi denti per il pastrano e lo tiròindietro; il nonno lo colpì col bastone. Asorka fece ancoraper tornare da noima il nonno lo chiamòe il cane lo seguìuggiolando lamentosamente. La mammainvecegiaceva per terra comefosse morta; intorno a noi si radunò una folla di gente;vennero i poliziotti. Io cercavo di sollevare la mammacontinuando agridare.


Infinesi alzòsi guardò intorno e mi seguì. Io lacondussi verso casa. La gente rimase a lungo a guardarci e ascrollare la testa.


Nellysi fermò per riprender fiato e forze. Era molto pallidama isuoi occhi brillavano di risolutezza. Si capiva che aveva finalmentepreso la decisione di dire tutto. Si sarebbe detto che volessesfidarci.


-Ebbene- osservò Nicola Serghejevitc con voce incertama conl'asprezza dell'irritazione. - Tua madre aveva offeso suo padre eaveva meritato di essere respinta da lui...


-Anche la mamma me lo disse- ribatté Nelly- e mentretornavamo a casacontinuava a ripetere: «E' tuo nonnoNellysono colpevole verso di lui; mi ha maledettaed ora Dio mi castiga». Me lo ripeté tutta quella sera e tutti i giorniseguenti. Lo ripeteva come fuori di sé...


Ilvecchio non disse nulla.


-Cambiaste alloggiopoivero? - domandò Anna Andrejevnachecontinuava a piangere silenziosamente.


-La mamma si ammalò la notte stessa e la vedova del capitanotrovò un alloggio nella casa della Bubnovadove citrasferimmo due giorni dopoinsieme con la vedova del capitano; nonappena trasferitici làla mamma dovette mettersi a lettoevi rimase inferma per tre settimane; io la curavo. Non avevamo piùdenari e ci aiutarono la vedova del capitano e Ivan Alessandrovitc.


-Il fabbricante di bare- spiegai io.


-E quando la mamma si alzò e cominciò di nuovo acamminaremi raccontò di Asorka.


Nellysi fermò per un momento. Il vecchio sembrò contento cheil discorso fosse passato su Asorka.


-Che cosa ti raccontò di Asorka? - domandò egli stessocurvandosi ancor di più nella poltrona e guardando per terracome se volesse nasconderci meglio il viso.


-Mi parlava sempre del nonno- rispose Nelly- ne parlava quando eramalatae persino nel delirio parlava ancora di lui. Durante laconvalescenzami raccontò ancora molte cose della sua vita diprima... mi raccontò anche di Asorkache aveva vistotrascinareda non so quali ragazzaccicon una cordaverso ilfiumeper affogarlofuori di città; la mamma aveva dato loroqualche cosae così aveva comperato Asorka. Quando il nonnovide Asorkacominciò a ridere e a burlarsene. Poi Asorkafuggì. La mamma cominciò a piangere; il nonno sispaventò e promise cento rubli a chi avesse ritrovato Asorka.Tre giorni dopo lo riportarono; il nonno pagò i cento rubli eda quel momento si affezionò ad Asorka. Quanto alla mammapoivoleva tanto bene alla povera bestiache la metteva a dormirenel proprio lettopersino. Mi raccontò che prima Asorkadoveva essere stato con dei giocolieriperché sapeva ballaresulle zampe posterioriportare il fucile e tante altre coseancora... Quando la mamma fuggìil nonno tenne Asorka con sée quando usciva si faceva accompagnare da luidi modo cheper lastradanon appena la mamma vide Asorkacapì subito chedoveva esserci anche il nonno...


Ilvecchiocheevidentementesi era aspettato tutt'altra storia sulconto di Asorkasi accigliò maggiormente. Non fece piùdomande.


-E alloranon avete più rivisto il nonno? - domandòAnna Andrejevna.


-Ohsì; quando la mamma stette un po' megliomi capitòancora d'incontrare il nonno. Una volta ero andata dal fornaio aprendere il pane; a un tratto vidi Asorka che seguiva un uomoericonobbi il nonno. Io mi tirai da parte e mi appoggiai al muro. Ilnonno mi gettò un'occhiatapoi mi guardò a lungo;aveva un aspetto così terribileche mi spaventai; poi passòoltre; Asorkainvecesi ricordò di me e si mise asaltellarmi intorno e a leccarmi le mani. Mi affrettai a correre acasa; primaperòmi voltaie vidi che il nonno era entratonella bottega. Allora pensai: forse è entrato per informarsidi noi; e mi spaventai ancor più. Tornata in casanon dissinulla alla mamma di quell'incontroper timore che non ricadesseammalata.


Ilgiorno dopo non volli tornare dal fornaiocol pretesto di un fortemal di capoe quando vi andai il terzo giornonon incontrainessuno; avevo tanta pauraperòche andai e tornai di grancorsa. Il giorno dopoappena svoltato l'angolo della stradavidiimprovvisamente dinanzi a me il nonno ed Asorka. Scappaisvoltandoin un'altra stradae giunsi così alla bottega dalla parteoppostae... di colpom'imbattei ancora nel nonno: mi spaventaitantoche non potei più fare un passo e mi fermai sul posto.Il nonno mi si piantò davanti e continuò ad osservarmia lungopoi mi accarezzò la testami prese per la mano e micondusse con sé; Asorka ci correva dietro agitando la coda.Vidi allora che il nonno non poteva più camminare drittomadoveva appoggiarsi al bastonee che le mani gli tremavanofortemente.


Micondusse verso un venditore ambulante all'angolo della stradachevendeva panforte e mele. Comprò un panforte a forma di gallo eun altro a forma di pesceuna caramella e una mela; quando si cavòla borsa di tascale sue mani tremavano a tal segnocheaprendolalasciò cadere una moneta di cinque copeche; mi chinai perraccoglierla. Egli mi regalò la monetami diede i panforti emi fece una carezza sulla testa; non mi disseperònemmenouna parolae se ne andò via.


«Alloratornai dalla mamma e le raccontai ogni cosa; le dissi pure che mi erospaventata e nascosta da lui. Sulle primela mamma non mi credettema poi si rallegrò a tal puntoche continuò ainterrogarmi tutta la seraa baciarmi e a piangeree quando le ebbiraccontato tuttomi ordinò di non aver più paura delnonnoil qualeevidentementemi voleva benedal momento che eravenuto appositamente per vedermi. Mi raccomandòinoltrediessere gentile col nonno e di parlargli. All'indomanimi mandòparecchie volte di mattina in strada benché io le avessi dettoche le altre volte il nonno era venuto verso sera. La mamma miseguivatenendosi nascosta dietro le cantonate; così facemmoanche un altro giornoma il nonno non venne; le due giornate eranopiovose e la mammaa furia di uscire continuamente con me per lastradaprese freddo e si ammalò un'altra volta.


«Ilnonno venne ancorauna settimana dopoe di nuovo mi regalòun pesciolino e una melasempre senza dire nulla. Quando mi lasciòper andarseneio lo seguii di nascostoavendo deciso fin da primatra medi cercar di sapere dove abitasseper riferirlo alla mamma.Lo seguivo da lontanocamminando dall'altra parte della stradadimodo che il nonno non mi vide. Abitava molto lontanonon làdove andò a vivere più tardi e dove morìma invia Gorochovajaanche là al terzo piano di una grande casa.Lo seppi il giorno stessoe tornai a casa molto tardi. La mamma eramolto spaventatanon potendo immaginare dove fossi andata. Quando leebbi raccontato ogni cosane fu molto contentae decise di correredal nonno subito all'indomani; all'indomaniperò fu assalitada una paura immensae per tre giorni non seppe decidersi; cosìnon ci andò. Poi mi chiamò e mi disse:

"EccoNellysono malataoranon posso camminarema ho scritto unalettera a tuo nonno; va da lui Nellya portargli la lettera. Eosserva beneNellycome la leggeràche cosa dirà eche cosa farà; poi mettiti in ginocchio davanti a luibacialoe supplica che perdoni la tua mamma..."e così dicendola mamma piangevami baciavami benediceva con ripetuti segni dicrocee pregava Dio; aveva fatto inginocchiare anche me davantiall'immagine sacraperché pregassi anch'io; poipursentendosi molto maleuscì per accompagnarmi fino al portonee quando mi voltavola vedevo sempre làche mi seguiva congli occhi...


«Andaidal nonno e aprii la portache non aveva maniglia. Il nonno eraseduto vicino alla tavolaintento a mangiare pane e patatee Asorkagli stava davantilo guardava mangiare e agitava la coda.


Anchelàin quell'appartamentoil nonno aveva le finestre bassescure; anche là aveva una sola tavola ed un'unica sedia.Viveva solo.


Quandoentraiegli si spaventò tantoche impallidì ecominciò a tremare. Io mi spaventai puree non dissi nulla;soltantomi avvicinai alla tavola e vi deposi la lettera dellamamma. Il nonnovista la letterasi adirò a tal puntochebalzò in piediafferrò il bastone e lo alzòsopra la mia testa; ma non mi colpì; poi mi condusse nelvestibolo e mi spinse fuori. Non avevo ancora avuto tempo di scenderela prima rampa della scalache la porta si aprì di nuovo edegli mi gettò dietro la lettera della mammache non avevaaperta. Io tornai a casa e riferii ogni cosa. Allora la mamma siammalò di nuovo...




CAPITOLO8


Inquel momento si sentì un forte rombo di tuonoe un forterovescio di pioggia cominciò a battere contro i vetri; lastanza divenne buia.


Lavecchietta sembrò spaventarsi e si fece un segno di croce. Perun momento rimanemmo tutti fermi.


-Passerà subito- disse il vecchio guardando dalle finestrepoi si alzò e fece due passi sù e giù per lacamera.


Nellylo seguiva con gli occhi di sbieco. Era in preda a una fortedolorosa agitazione. Io lo capivosebbene evitasse di guardarmi.


-Ebbeneche successe poi? - domandò il vecchiosedendosi dinuovo nella poltrona.


Nellysi guardò intorno spaurita.


-Così non hai più rivisto il tuo nonnodunque?

-Sìl'ho rivisto.


-Sìsìraccontacara figliolaracconta- siaffrettò a dire Anna Andrejevna.


-Non lo vidi più per tre settimane- cominciò Nelly-proprio fino a che non venne l'inverno e non cadde la neve. Quandoincontrai di nuovo il nonnoal solito postomi rallegrai molto...perché la mamma era molto angustiata di non vederlo piùapparire. Appena lo vidicorsidi propositodall'altra parte dellastradaperché egli vedesse che cercavo di evitarlo. Essendomiperò voltatami accorsi che il nonno mi seguiva a gran passi;si mise perfino a correre anche lui gridando: "NellyNelly!".Asorka gli stava dietro. Ebbi compassione di lui e mi fermai. Ilnonno mi prese per mano e mi condusse con sé; ma vedendo chepiangevosi fermòmi guardòpoi si chinò e midiede un bacio. Chinandosi su di mesi accorse che avevo le scarperotte e mi domandò se non ne avessi altre. Mi affrettai adirgli che la mamma non aveva assolutamente più denaroe chei nostri padroni ci davano da mangiare solo per compassione. Il nonnonon disse nullama mi condusse al mercato e mi comprò un paiodi scarpe nuoveobbligandomi a metterle subitopoi mi condusse incasa suain via Gorochovaja; strada facendoentrò in unabottegadove comprò una focaccia e due caramellee quandogiungemmo a casa suami disse di mangiare la focaccia; mentremangiavo mi osservò attentamentepoi mi diede le duecaramelle. Asorkaintantoaveva messo le zampe sulla tavolachiedendo la sua parte; io gli diedi un pezzo di focaccia e il nonnorise. Poi mi afferrò per una manomi trasse a sé eaccarezzandomi la testacominciò a domandarmi se avessistudiato e se sapevo qualche cosa. Io gli risposie allora miordinòtutte le volte che avrei potutodi andare da lui alletreanche ogni giornodicendo che voleva darmi lezioni egli stesso.Poi mi disse di guardare la finestra e di non voltarmi prima che melo permettesse. Feci come volevama un certo puntoguardaicautamente indietroe vidi che il nonno aveva scucito un angolo delguanciale e ne aveva tirato fuori quattro rubli. Dopo averli tiratifuori dal guancialeme li portò e disse: "Sono soltantoper te". Io li avevo già presima poi mi ravvisai edissi: "Se devono essere soltanto per menon li prendo".


Ilnonno si adirò di colpo e disse: "Prendili come vuoievattene!".


Usciisenza che mi baciasse.


«Quandogiunsi a casaraccontai tutto alla mamma. La mamma andava semprepeggiorando. C'era uno studente in medicina che veniva spesso dalfabbricante di bare; quello studente curava la mamma e le portavaqualche medicina.


«Ioandavo spesso dal nonnocome voleva la mamma. Il nonno avevacomprato un Nuovo Testamento e una Geografiae cominciò adarmi lezioni; talvolta mi parlava delle altre terre che ci sono almondodella gente che vi abitadei maridi ciò che èstato prima e di come Cristo ci ha salvati. Era sempre molto contentoquando gli rivolgevo qualche domandae io lo facevo spesso; allorami raccontava molte cose e mi parlava molto anche di Dio. Qualchevolta non studiavamoma giocavamo con Asorka: Asorka si era moltoaffezionato a me; gli insegnai a saltare un bastone che tenevoalzatoe il nonno rideva e mi accarezzava sulla testa. Ridevaperòmolto di rado. A volte parlava molto e a volte taceva improvvisamentee rimaneva sedutocome addormentatoma con gli occhi aperti.Rimaneva così seduto finché cadeva il crepuscolo enella luce crepuscolare diventava vecchio e spaventevole a talpunto... Mi capitò purequalche voltadi arrivare da lui edi trovarlo seduto nella poltronatalmente assorto nei suoipensieriche non si accorgeva nemmeno della mia venuta e non sentivanulla. Asorka rimaneva sdraiato accanto a lui. Dopo aver aspettato alungotossivoma il nonno non si accorgeva di nulla e non voltavala testa; allora me ne tornavo via. La mamma mi aspettava a casa conimpazienza; se ne stava sempre a letto e io le raccontavo ogni cosatutto ciò che avevo fatto e che mi aveva detto il nonnoleripetevo le storie che mi aveva narrate e quello che mi avevaordinato d'imparare per la prossima lezionee lei mi ascoltavaattentamente.


«Quandopoi cominciavo a parlare di Asorkaa dirle come gli facevo saltareil bastone e come il nonno aveva risocominciava anch'essa a riderea un trattoe rideva a lungoe si rallegravae mi faceva ripeterele stesse cosee poi cominciava a pregare Dio. Iointantocontinuavo a pensare: "Perché la mamma vuole tanto beneal nonno e il nonno non ne vuole a lei?". Una voltache eroandata dal nonnocominciaidi propositoa raccontargli quanto lamamma gli volesse bene. Mi ascoltò accigliatosenzapronunciar parola; allora gli domandai perché la mamma glivolesse tanto beneche non faceva che parlare di luimentre lui nondomandava mai nulla della mamma. Si irritò e mi mise allaporta; io rimasi là ad attenderee un momento dopo egli aprìdi nuovo l'uscio e mi chiamòma era molto stizzito econtinuava a tacere. Quandopiù tardicominciammo a leggerela Storia Sacragli domandai perchése Gesù Cristo hadetto "amatevi e perdonate i torti che vi fanno"il nonnonon voleva perdonare alla mamma. Allora balzò in piedi e gridòche era stata la mamma a suggerirmi di dirgli quelle cosemi miseun'altra porta alla porta e mi proibì di tornare da lui. Glidissi che nemmeno io volevo più tornare da luie me neandai... E il nonnoil giorno dopocambiò appartamento...


-Avevo detto che la pioggia sarebbe cessata prestoeccola passataecco il sole... guardaVania- disse Nicola Serghejevitcvoltandosi verso la finestra. Anna Andrejevna lo guardò moltostupitae improvvisamente l'indignazione brillò negli occhidella vecchietta mite e paurosa. Ella presein silenzioNelly permano e se la fece sedere sulle ginocchia.


-Racconta a meangelo mio- disse; - io ti ascolterò. Quellisono duri di cuore...


Nonterminò la frasee pianse. Nelly mi gettò uno sguardointerrogativoperplessa e intimorita. Il vecchio mi guardòpurealzò le spallema poi si voltò subito daun'altra parte.


-ContinuaNelly- dissi.


-Stetti tre giorni senza più tornare dal nonno- cominciòdi nuovo Nelly- e nel frattempo la salute della mamma peggiorò.Tutti i nostri denari erano spesi; non avevamo di che comperare lamedicina; non avevamo da mangiareperché i nostri padroni dicasa mancavano anch'essi del necessarioe cominciavano arimproverarci di vivere alle loro spalle. Allorail terzo giornomialzai di buon mattino e cominciai a vestirmi per uscire; la mamma midomandò dove andassi ed io le risposi che andavo dal nonno perchiedergli un po' di denaro; lei si rallegròperché leavevo raccontato tuttole avevo detto che il nonno mi avevascacciata e che non volevo più tornare da luinonostante lepreghiere e le lacrime di lei e gli sforzi che faceva per convincermiad andarvi ancora.


«Giuntaalla casa dove abitava primaseppi che aveva traslocatoe andai acercarlo nel suo nuovo alloggio. Non appena fui entrata nel suo nuovoappartamentinoegli balzò sùpestò i piedi emi si gettò controma io gli dissi subito che la mamma eragravemente malata e che mi occorreva denaroalmeno cinquanta copecheper comprare la medicinae che inoltre non avevamo da mangiare. Ilnonno cominciò a gridaremi mise con uno spintone alla portae chiuse l'uscio col chiavistello. Mentre mi spingeva fuoriperògli dissi che sarei rimasta seduta sulla scala e non me ne sareiandatafinché non mi avesse dato un po' di denaro. Cosìrimasi a sedere sulla scala. Di lì a pocoegli aprìl'usciomi vide e lo chiuse di nuovo. Passò molto tempo; egliaprì un'altra volta l'usciomi guardò e lo chiuse dinuovo. Così fece parecchie volte. Infineuscì conAsorkachiuse l'uscio a chiave epassandomi accantose ne andòsenza avermi rivolto la parola. Non dissi nulla neppure ioe rimasia sedere sulla scala fino al calar del crepuscolo.


-Ohpoveretta! - esclamò Anna Andrejevna. - Doveva esseregelata a rimanere tanto tempo sulla scala!

-Avevo indosso la pelliccia- rispose Nelly.


-Ma anche con la pelliccia... ahcara figliolaquanto hai dovutosopportare! E alloratuo nonno?

Lelabbra di Nelly cominciarono a tremarema fece uno sforzo e riuscìa padroneggiarsi.


-Tornò che era già del tutto buio; inciampò in mee gridò: "Chi è là?". Risposi che eroio. Probabilmente credeva che me ne fossi andata da tempoe quandovide che ero invece sempre allo stesso postorimase molto sorpreso estette a guardarmi a lungo. Improvvisamentediede un colpo colbastone sul gradinocorse verso l'usciol'aprì e un momentodopo portò alcune monete di rametutte da cinque copecheele gettò fuorisulla scala. "Eccotele!"gridò."E' tutto ciò che possiedoe di' a tua madre che lamaledico"poi rientrò e sbatté l'uscio con forza.Le monete rotolarono per i gradini. Io cominciai a cercarle al buioma il nonno aveva capitoevidentementeche mi sarebbe statodifficilein quelle condizioniraccogliere tutte le monetepoichéaprì ancora l'uscio e portò fuori una candela. Con lalucenon tardai a trovarle. Il nonno si mise a raccoglierle ancheluipoi mi disse che in tutto dovevano essere settanta copechee sene andò. Quando giunsi a casaraccontai ogni cosa alla mammae le diedi i denari; il male della mamma peggiorò; mi sentiimale anch'io tutta la nottee il giorno dopo avevo ancora la febbre.Ero in collera col nonnoe non facevo che rimuginare una certa miaidea nella mente. Quando la mamma si fu addormentataandai instradami diressi verso la casa del nonno eprima di arrivarcimifermai sul ponte. Allora passò quell'altro...


-Intende Archipov- dissi - quello di cui vi ho già parlatoNicola Serghejevitcche si trovavainsieme col mercantedallaBubnova e che è stato percosso. Nelly lo vide allora per laprima volta...


ContinuaNelly.


-Lo fermai e gli chiesi un rublo. Mi guardò e ripeté:"Un rublo?". Io dissi: "Sì". Allora rise edisse: "Vieni con me". Io non sapevo se dovessi seguirlo ono; improvvisamentesi avvicinò un vecchietto con gliocchiali d'oroche mi aveva sentita chiedere il rublo; si chinòsu di me e mi domandò perché mi occorresse tantodenaro; gli risposi che la mamma era malata e che il denaro mioccorreva per comprare la medicina. Mi domandò doveabitassimo; annotò il nostro indirizzo e mi diede un bigliettoda un rublo. L'altroinvecesi allontanò non appena ebbevisto il vecchietto dagli occhiali d'oro. Io entrai nella bottega emi feci cambiare il rublo in spiccioli; avvolsi trenta copeche in unacarta e le misi da parte; le altre settanta le tenni appositamentenella mano senza avvolgerlee andai dal nonno. Giunta da luiapriila portami fermai sulla sogliaealzando il bracciogettaidentro con forza tutte le moneteche rotolarono sul pavimento.


"Ecco"gli dissi"tenetevi il vostro denaro! Dal momento che voi lamaleditela mamma non ne ha più bisogno!"e sbattendola portascappai via.


Gliocchi le scintillarono e guardò il vecchio con ariaingenuamente provocante.


-Hai fatto bene! - disse Anna Andrejevnasenza guardare NicolaSerghejevitc e stringendo forte Nelly a sé. - Ha avuto quelloche si meritava; tuo nonno era un uomo cattivodi cuore duro...


-Uhm! - fece Nicola Serghejevitc.


-E allorae allora? - domandò con impazienza Anna Andrejevna.


-Non andai più dal nonnoed egli non venne più da me-rispose Nelly.


-Ma alloracome rimaneste tu e la mamma? Ahpoverettepoverette!

-La mamma andava sempre peggiorando e soltanto di rado riusciva alasciare il letto- continuò Nellye la voce le tremòspezzandosi.


-Il denaro ci venne meno del tutto e io cominciai ad accompagnare lavedova del capitano. Questa andava a chiedere l'elemosina nelle casee anche per la strada fermava la brava gentee così viveva.Mi diceva che non era una mendicanteche aveva certe carte su cuiera scritto il grado del suo defunto maritoe che era povera.Mostrava quelle sue carte e la gente le dava denaro. Fu appunto lei adirmi che non c'è nulla di vergognoso nel chiedere l'elemosinaa tutti. Andavo dunque con lei e raccoglievamo un po' di denaro.Ormai non avevamo che quello per vivere. La mamma lo seppeperchégli altri locatari cominciarono a rinfacciarle che era unamendicantee la stessa Bubnova andò a dire alla mamma cheavrebbe fatto meglio a lasciarmi andare da leiche non a chiederel'elemosina per la strada. La Bubnova era già stata altrevolte dalla mammaoffrendole denaro; e quando la mamma rifiutava diprenderlodiceva: "Perché siete così orgogliosa?"e ci mandava il mangiare. Quando le parlò di mela mammacominciò a piangeres'impaurìe la Bubnova si diede asgridarlaperché era ubriacae disse che ormai ero giàuna medicante perché andavo con la vedova del capitanoe lasera stessa scacciò la vecchietta da casa sua. La mammavenendolo a saperescoppiò in piantopoiimprovvisamentesi alzò dal lettosi vestìmi prese per mano e micondusse con sé. Ivan Alessandrovitc cercò di fermarlama non gli diede rettae uscimmo.


Lamamma continuava a dire che voleva andare dal nonno e mi diceva dicondurla da lui; intanto si era fatto notte. Improvvisamentesboccammo in una larga strada; làdavanti a un gran palazzosi fermavano continuamenteuno dopo l'altradelle vetturedallequali smontava molta gente; le finestre del palazzo erano illuminatee di là dentro arrivavano ondate di musica. La mamma si fermòmi afferrò e mi disse: "Nellyrimani poverarimanipovera tutta la vitama non andare da lorochiunque ti cichiamassechiunque venisse a cercarti di là. Anche tupotresti essere làvestita di abiti elegantima io non lovoglio. Sono cattivi e crudeli. Questa è la mia volontà:rimani poveralavorachiedi piuttosto l'elemosinama se qualcunodi loro viene a cercartirispondi che non vuoi andare con loro!".Questo mi disse la mammae io voglio ubbidirle sempreper tutta lavita- aggiunse Nelly tremando per l'agitazione e col viso infiamme. - Lavorerò tutta la vita e servirò gli altrieanche da voi sono venuta per lavorare e per servirvima non peroccupare il posto di vostra figlia...


-Che dici maicara la mia figliola? Che dici mai? - esclamò lavecchiettaabbracciando Nelly forte forte. - La tua mammina eramolto malata quando diceva così.


-Era pazza! - osservò il vecchio in tono aspro.


-Ebbenefosse pure pazza- ribatté Nellyvoltandosi verso dilui con un brusco movimento- fosse pure pazzama mi ha ordinato difare così e così farò per tutta la vita! Quellaseradopo avermi detto cosìcadde persino svenuta.


-Dio santissimo! - esclamò Anna Andrejevna. - Malata com'era!

d'inverno!per la strada!

-Volevano portarci in un ufficio di poliziama un signore intervennemi domandò dove abitassimomi diede dieci rubli e feceportare a casa la mamma sulla sua carrozza. Dopo questola mamma nonsi alzò più e morì tre settimane dopo...


-E suo padre? Non le perdonò? - domandò Anna Andrejevna.


-Non le perdonò! - rispose Nellyfacendo un immenso sforzo suse stessa per padroneggiarsi. - Una settimana prima di morirelamamma mi chiamò e mi disse: «Nellyva ancora una voltadal nonnol'ultimae supplicalo di venire qua per perdonarmi; digliche non ho più se non pochi giorni di vitae che ti lasciosola al mondo. Gli dirai pure che è penoso morire»... Ioandai dal nonno e bussai all'uscio; egli aprìmascorgendomefece subito l'atto di richiudere; ioperòmi aggrappaiall'uscio con ambo le manie gridai: «La mamma sta per morirevi chiamavenite!...». Ma egli mi respinse e sbatté laporta.


Iotornai dalla mammami sdraiai accanto a leil'abbracciai e nondissi nulla... La mamma mi abbracciò pure e non mi domandònulla neppure lei...


Aqueste paroleNicola Serghejevitc si alzòma poidopo avergirato su tutti noi uno sguardo strano e torbidosi lasciòcadere di nuovo nella poltronaquasi fosse privo di forze. AnnaAndrejevna non lo guardava piùe continuava ad abbracciareNelly singhiozzando.


-L'ultimo giorno prima di morireverso serala mamma mi chiamòa sémi prese una mano e mi disse: «Morirò oggiNelly»voleva dire ancora qualche cosama non poté. Iola guardavoma lei sembrava non vedermi piùcontinuavasoltanto a stringere tra le sue la mia mano.


Iogliela tolsipiano pianoe mi slanciai fuori di casa; feci tutta lastrada di corsa e tornai dal nonno. Quando mi videbalzòdalla sediasbarrò gli occhi e rimase tanto spaventatochedivenne pallido e tremò tutto. Io lo afferrai per la mano enon dissi altro che:

«Moriràsubito!». Alloraad un trattosi affaccendò pieno diagitazioneafferrò il bastone e mi corse dietrodimenticandopersino il berretto. Faceva freddoio presi il berretto e glielomisi in testae tutti e due uscimmo di corsa. Gli facevo frettaglidissi di prendere una carrozza perché la mamma poteva morireda un momento all'altro; ma il nonno non aveva che sette copeche.Fermava le vetture e cominciava a discutere il prezzo della corsa coivetturinima essi ridevano e si burlavano di lui e di Asorkache cicorreva dietro. E noi correvamo avanti. Il nonno era molto stanco erespirava a stentoma continuava ad affrettarsi e a correre. A untratto caddee il berretto gli volò lontano. Lo aiutai arialzarsigli rimisi il berretto in testa e lo condussi per manomaarrivammo a casa soltanto poco prima di notte... La mamma era giàmorta! Quando il nonno la videagitò le bracciaescosso daun forte tremito rimase a guardarla senza pronunciar parola. Allorami avvicinai alla mamma mortaafferrai la mano del nonno e gligridai: «Guardauomo cattivo e crudeleeccoguarda!...guarda!». Il nonno gettò un grido e cadde per terra comemorto...


Nellyliberandosi dall'abbraccio di Anna Andrejevnabalzò in piedie si piantò in mezzo a noipallidasfinita e impaurita. MaAnna Andrejevna si gettò verso di leil'abbracciòancora e gridòcome sotto l'impulso di un'ispirazione:

-Ioio ti farò da madreadessoNellye tu sarai la miabambina!

SìNellyandiamo vialasciamo tutti quelli che sono crudeli e cattivi!Si burlino pure della genteDioDio terrà conto dei loroatti... AndiamoNellyandiamocene di quaandiamo!...


Néprima né dopo d'allora vidi mai Anna Andrejevna in un similestato d'animoné mai mi sarei immaginato che potesse agitarsia tal punto.


NicolaSerghejevitc si alzò da sedere e le domandòcon vocespezzata:

-Dove vuoi andareAnna Andrejevna?

-Da leida mia figliadalla mia Natascia! - gridò leitrascinando con sé Nelly verso la porta.


-Aspetta! aspetta! fermati!

-Non c'è più da aspettareuomo cattivocuore duro chesei! Ho aspettato abbastanzae anche lei ha aspettatoed oraaddio!

Cosìdicendola vecchietta si voltòguardò il marito erimase di stucco. Nicola Serghejevitc stava davanti a lei colcappello in manoe con mani tremanti e prive di forza cercavad'infilare il soprabito.


-Anche tu... vieni anche tu con me? - gridò unendo le mani inun gesto di supplica e guardandolo con diffidenza quasi non osassecredere a tanta felicità.


-Natascia! dov'è la mia Natascia? Dov'è? Dov'èmia figlia? - gridò finalmente il vecchio. - Rendetemi miafigliala mia Natascia! Dov'è?

Eafferrando il bastoneche mi affrettai a porgerglisi slanciòverso la porta.


Mail vecchio non giunse alla soglia. L'uscio si spalancòeNatasciapallidacon gli occhi fiammeggianticome in preda a unaccesso di febbreirruppe nella camera. Il suo vestito era gualcitoe bagnato dalla pioggia. Il fazzoletto col quale si era coperta latesta le era caduto indietroe grosse gocce di pioggia le brillavanosulle folte ciocche dei capelli scomposti. Entrò di corsavide il padree con un grido cadde in ginocchio dinanzi a luitendendogli le mani.




CAPITOLO9


Maegli la teneva già tra le braccia!...


L'afferròealzandola come una bambinala portò verso la propriapoltronala fece sederee cadde in ginocchio davanti a lei. Lebaciava mani e piedisi affrettava a baciarlanon poteva saziarsidella sua vistacome se non potesse credere ancora che fosse dinuovo con luiche la vedesseche la sentisseleisua figlialasua Natascia. Anna Andrejevna l'afferrò tra le bracciasinghiozzandosi strinse la testa della figliola contro il petto erimase immobile in quell'abbracciosenza più la forza dipronunciare una parola.


-Tesoro mio!... Vita mia!... Gioia mia!... - esclamavain modosconnessoil vecchioche aveva afferrato le mani di Natascia e necontemplava come un innamorato il volto pallidodimagritoma tantobelloe gli occhiin cui brillavano le lacrime. - Gioia miabambina mia! - ripetevapoi tornava a tacereguardandola ebbro didevozione.


-Chichi mi ha detto che era dimagrita? - domandò con unbrevequasi infantile sorrisorivolgendosi a noi tutti e rimanendoinginocchiato.


-E' veroè pallidinaè magrolinama guardatela com'èbella!

Persinopiù bella di prima; sìpiù bella! - aggiunsetacendo poi sotto la pressione di un dolore fatto di gioiache forsegli spezzava l'anima in due.


-Alzatevibabbo! alzatevi- diceva Natascia. - Ho tanto desideratoanch'io di baciarvi!...


-Ohcara! Hai sentitohai sentitoAnnuskacome l'ha detto bene?

Edegli strinse Natascia a séquasi spasmodicamente.


-NoNatasciaioio devo rimanere prosternato ai tuoi piedifinchéil mio cuore non avrà sentito che mi hai perdonato; perchéio non potrò maimai meritare il tuo perdono! Ti horinnegatati ho maledettacapisciNatascia? Ti ho maledettae hoavuto il coraggio di farlo!... E tue tuNatasciacome hai potutocredere che ti avessi maledetta? Perché l'hai creduto! l'haicreduto! Non dovevi crederlo! Ecconon dovevi crederlo! Non dovevicrederlo! Ecconon dovevi crederlo! Cuoricino crudele! Perchénon sei venuta da me?

Sapevibene come ti avrei accolta... AhNatasciati ricordi quanto bene tivolevo prima? Ebbeneadesso e in tutti questi mesi ti ho amata duemille volte più di prima! ... Ti amavo col sangue! Per teavrei strappatocol sanguela mia animami sarei lacerato il cuoree l'avrei deposto ai tuoi piedi! .. Ahgioia mia!

-Ma baciatemidunqueuomo crudelebaciatemi sulla boccasul visocome mi bacia la mamma! - esclamò Natascia con voceaddoloratapiena di lacrime di gioia.


-E anche sugli occhietti! Anche sugli occhietti! Ti ricordi comefacevo prima? - ripeteva il vecchiodopo un lungo e dolce abbraccio.


-AhNatasciati sei mai sognata di noi? Io ti ho sognata quasi ogninottee ogni notte tu venivi da me e io piangevo su di te; e unavolta venisti come quando eri piccinati ricordi? (quando avevidieci anni e incominciavi appena a suonare il pianoforte)venisti inun vestitino cortocon un paio di scarpette belline bellinee conquelle manine rosse... veroAnnuskache allora aveva sempre lemanine rosse? venisti da meti sedesti sulle mie ginocchia e miabbracciasti... E tue tubimba cattivatu potevi credere che ioti avessi maledettache non ti avrei accoltase fossi venuta!... Mase io... AscoltamiNatascia: io venivo spesso da tenessuno losapevanemmeno tua madre lo sapeva; talvoltami fermavo sotto letue finestretalvolta ti aspettavo. Mi succedeva di rimanere dodiciore cosìsu qualche punto del marciapiedevicino al tuoportone!

Aspettavonella speranza di vederti uscireper poterti guardarenon fosse cheda lontano! Spessotu mettevi una candela accesa sulla finestra;quante volteNatasciasono venuto per guardare la tua candelapervedere la tua ombraper benedirtidi sera. E tumi benediviprimadi andare a letto? Hai mai pensato a me? Non te lo diceva il cuoreche ero làsotto la tua finestra? Quante volted'invernoatarda ora della nottesalivo la tua scala e rimanevo sulpianerottolo buioorigliando alla tua portanella speranza di udirela tua vocinadi sentirti ridere. Maledetta? Ma se una sera sonovenuto per perdonartisono venuto proprio fino al tuo usciopoitornai indietro! AhNatascia!

Eglisi alzòla sollevò dalla poltrona e se la strinsefortemente al cuore.


-E' qui ancoraqui sul mio cuore! - esclamò. - DioTiringrazio! Ti ringrazio per tuttoper tutto: per la Tua ira e per laTua pietà! ...


Eper il Tuo sole che venne a risplendere sopra di noi dopo latempesta! Ti ringrazio per questo momento! Ahsiamo pure offesisiamo pure umiliatima siamo ancora tutti insiemee che importa segli orgogliosi e gli alteriche ci hanno umiliatitrionfano adesso?

Cheimporta se ci gettano la pietra? Non temereNatascia... Andremo loroincontro tenendoci per manoed io dirò loro: «Questa èla mia carala mia innocente figliolache voi avete offesa eumiliatama che io amo e benedico nei secoli dei secoli!».


-Vania! Vania! - esclamò Natasciacon voce deboletendendomila mano dalle braccia del padre.


Comepotrei dimenticare chein un simile momentoella non mi dimenticòe pensò invece a me?

-Ma dov'è Nelly? - domandò il vecchio.


-Dov'è? - domandò la vecchia. - Povera bambinal'abbiamo lasciata così!

MaNelly non era più nella stanza; era scivolatasenza esserevistanella camera da letto.


Tuttivi si diressero. Stava nell'angolo dietro alla portadove si erasottratta ai nostri sguardi.


-Nellyche haifigliola mia? - domandò il vecchiofacendoper abbracciarla.


Malei lo fissò con uno strano e lungo sguardo.


-La mamma! dov'è la mia mamma? - disse come fuori di sé.- Dov'è la mia mamma? - gridò un'altra voltetendendoverso di noi le braccine tremanti.


Eimprovvisamenteun terribileuno spaventevole grido le uscìdal petto; le convulsioni la sfiguraronoe cadde per terrain unterribile attacco di epilessia.




EPILOGO


Eravamoa metà giugno. La giornata era calda e soffocante; non erapossibile rimanere in città: polverecalcelavori edilizipietre infuocate... l'aria era avvelenata di esalazioni... Ma eccooh gioia!

ilprimo rombo di tuono; a poco a poco il cielo si coprì dinuvole; il vento cominciò a soffiarecacciando avanti a séuna nube di polvere.


Grossegocce caddero pesantemente sulla terrapoiad un trattocome se ilcielo si fosse apertotorrenti d'acqua si rovesciarono sulla cittàQuandomezz'ora dopobrillò di nuovo il soleaprii lafinestra della mia stamberga e aspirai avidamentecon tutta la forzadel mio petto stancoquell'aria fresca e ristoratrice. Inebriatofeci l'atto di gettare la pennae mi venne in mente di mandare aldiavolo l'editore e tutti i miei affarie correre dai "nostri"all'isola Vassiljevski. Ma per grande che fosse la tentazioneseppivincerlae mi gettai di nuovo sulle mie carte con una specie difrenesia: dovevo finire ad ogni costo! L'editore me l'aveva impostoe non mi avrebbe dato altro denaroprima che avessi finito illavoro.


Eroaspettato làmain compensosarei stato completamentelibero tutta la seralibero come il ventoe quella sera mi avrebbericompensato largamente delle due giornate e delle due notti ultimedi lavorodurante le quali ero riuscito a scriveretutto diseguitotanto da riempirne tre buoni fogli di stampa.


Edeccofinalmenteterminato il mio lavoro! Gettai via la penna e mialzaiavvertendo un forte dolore nella schiena e nel pettoe con latesta intontita. Sapevo che in quel momento il mio sistema nervosoera scombussolato all'ultimo grado e nelle orecchie mi risuonavanoancora le ultime parole dette dal mio vecchio dottore: «Nonessuna complessioneanche sanapuò resistere a tali sforzi;è assolutamente impossibile!».


Nondimenofino a quel momentola cosa era stata possibile! Avvertivo un fortecapogirole gambe mi reggevano a stentoma una gioia immensasconfinatami colmava il cuore. Il romanzo era terminatoel'editoresebbene fossi con lui fortemente indebitatomi avrebbedato senza dubbio qualche cosa ancoravedendosi la preda fra lemani; chissàforse mi avrebbe dato una cinquantina di rublied era un pezzo che non disponevo più di una somma simile.Libertà e denaro!...


Esultantedi gioiaafferrai il cappellomi cacciai sotto il braccio ilmanoscritto e mi precipitai di gran carrieraper fare in tempo atrovare a casa il nostro preziosissimo Alessandro Petrovitc.


Lotrovai che stava per uscire. Avevaa sua voltaterminato anch'egliproprio allora di concludere un affare non letterariomaindubbiamente per lui molto vantaggiosoeavendo finalmenteaccomiatato il bruno ebreucciocol quale era rimasto per due ore diseguito rinchiuso nello studiomi tese affabilmente la mano es'informò con la sua solita simpatica voce di basso della miasalute.


Eraun uomo dal cuore buonissimoAlessandro Petrovitcescherzi apartegli ero molto obbligato. Non gli si poteva far colpa d'averesceltonel campo delle letterela parte dell'editoredell'impresario anzi. Aveva intuito che la letteratura aveva bisognoanch'essa di un impresario: sia gloria ed onore a lui di averlocapito in tempo! gloria ed onore d'impresariosi capisce!

Accolsecon un gradevole sorriso la notizia che la mia opera era terminataechequindiil prossimo numero della sua rivista aveva assicurato lasua rubrica principale; si meravigliò che avessi potutoportare a termine qualche cosae fecegarbatamenteun po' dispirito su questo argomento. Si avvicinò poi alla cassaforteper prendervi i cinquanta rubli promessimi econtemporaneamentemiporse un fascicolo di un'altra voluminosa rivista a noi ostileinformandomi chenelle colonne di criticac'erano alcune righe aproposito del mio ultimo racconto.


L'articoloera firmato «Copista». Non mi biasimava troppomanemmeno mi lodavae io ne rimasi molto contento. Il «Copista»peròdicevatra l'altroche le mie opere in generale«sanno di sudore» intendendo dire con questo che lelavoro e le rifinisco al punto da nauseare.


L'editoree io scoppiammo in una rumorosa risata. Lo informai che il mio ultimoraccolto era stato scritto in due notti e che i tre fogliconsegnatigli proprio allora li avevo buttati giù in duegiorni e due notti. Se il «Copista» l'avesse saputocerto non avrebbe potuto rimproverare di meticolosità e dinoiosa lentezza il mio lavoro.


-Peròè colpa vostraIvan Petrovitc. Perchéritardate sempre il vostro lavorotanto che poi dovete lavorare dinotte?

AlessandroPetrovitc erasenza dubbioun uomo simpaticissimoma aveva ladebolezza di vantarsi del proprio acume letterarioanche davanti acoloro checome avrebbe potuto supporlo egli stessolo conoscevanoa fondo. Ioperònon avevo alcuna voglia di mettermi adiscutere con lui di letteratura; presi il denaro e stesi la manoverso il mio cappello. Alessandro Petrovitc era in procinto direcarsi anche lui alle isoledove possedeva una villae saputo cheanch'io dovevo andare all'isola Vassiljevskigentilmente si offrìdi accompagnarmi nella sua carrozza.


-Ho una carrozza nuova: non l'avete ancora vista? E' molto graziosa!

Scendemmosotto il portone. La carrozza erainfattigraziosissimaeAlessandro Petrovitcche ne era entrato in possesso da pochi giornisoltantoprovava uno straordinario piacereoserei dire un certoobbligo morale di offrire scarrozzate ai conoscenti.


IncarrozzaAlessandro Petrovitc riprese a discutere di letteraturamoderna. Siccome non gli ispiravo soggezione di sortacosìnon aveva alcun ritegno di ripetere con la massima tranquillitàpensieri e giudizi altruiuditi in quei giorni da qualche letteratoche godeva la sua stima e cui prestava fede.


Glicapitavacosìdi manifestare una grande stima per cose inrealtà disparatissime. Talvoltasi dava pure il caso che siconfondesseripetendo l'opinione udita a proposito di una cosamentre parlava di un'altraoriginandocosìinverosimilipasticcie vere e proprie assurdità. Seduto al suo fiancoiol'ascoltavo in silenziomeravigliandomi tra me della varietàe della stranezza delle passioni umane.


«Eccoquest'uomoper esempio»pensavo tra me«non siaccontenta di accumulare ricchezzeno; vuole assolutamente anche lagloriala gloria letterariala gloria di un buon editoredi uncritico».


Inquel momento egli si sforzava di espormi chiaramente un'idealetteraria che aveva udita proprio da me circa tre giorni primaecontro la quale aveva allora altamente protestato; e me l'esponevacome fosse sua. Dimenticanze del genere ne accadevano spesso adAlessandro Petrovitctanto che i suoi conoscenticuiquell'innocente debolezza era ben notanon vi facevano piùcaso. E come era contentoquel giornomentre perorava cosìnella propria vettura! come era soddisfatto della propria sorte!quanto era affabile e ben disposto con tutti! Sapeva condurre quelladiscussione tra letteraria e scientifica con molta abilitàepersino il suono della sua voce bassa e morbida aveva in séqualche cosa di dottorale. Tratto tratto si lasciava andare aragionamenti "liberalistici"ed esprimeva la persuasioneingenuamente scetticache nella nostra letteraturacome pure inqualunque altra letteraturanessuno può essere onesto némodestoe che per allora non esisteva altro che il desiderio di«schiaffeggiarsi a vicenda»specialmente nel periododegli abbonamenti. Nel frattempoio pensavo tra me che AlessandroPetrovitc era disposto a considerare ogni letterato che fosse onestoe sincerose non proprio come un imbecillecome un ingenuo. Senzadubbiouna tale opinione doveva essere il legittimo risultatodell'estrema innocenza di Alessandro Petrovitc.


Manon l'ascoltavo piùormai. Giunti all'isola Vassiljevskimilasciò scendere dalla carrozzae io corsi dai "miei".Ecco la tredicesima lineaecco la loro casetta! Anna Andrejevnascortomi appenami minacciò col ditoagitò le mani edemise uno «st» perché non facessi rumore.


-Nelly si è addormentata or orapoveretta- mi sussurròrapidamente. - Per amor di Dionon fatela svegliare! E' tantoindebolitaquella cara bambina! Temiamo tanto per lei! Il dottoredice cheper adessonon c'è nulla di grave. Ma da quel tuodottorenon si riesce mai a ottenere una risposta precisa. Tiabbiamo aspettato per il pranzoIvan Petrovitc; sei proprio un uomosenza vergogna: sei stato due interi giorni senza farti vedere.


-Vi ho ben dettol'altro ieriche sarei stato per due giorni senzavenire qui. Avevo da finire un lavoro urgentissimo- risposisottovoce ad Anna Andrejevna.


-Aveviperòpromesso che saresti venuto a pranzo. Perchénon sei venuto? Nelly si era alzata apposta dal lettol'abbiamofatta sedere in una poltrona comodaquel nostro angiolettoel'abbiamo portata in sala da pranzo. «Voglio spettare Vania convoi»dicevae il nostro Vaniainvecenon si è fattovedere. Ora sono quasi le sei! Dove sei stato tutto questo tempo?Discolo che non sei altro! E' rimasta così dispiaciutachesiamo riusciti a stento a consolarla; grazie a Dioora si èaddormentataquella cara piccina. Nicola Serghejevitc èandato fuori (tornerà per il tè)sono dunque solaatribolare... Gli offrono un impiegoma quando penso che bisognerebbeandare ad abitare a Permmi si stringe il cuore...


-Dov'è Natascia?

-E' là in giardinomio carolà in giardino! Va atrovarla. E' diventata anche lei così stranaadesso... io nonci capisco più nulla.. AhIvan Petrovitcsapessi che peso hosul cuore! Continua a ripetere che è allegra e contenta ma ionon le credo... Va a trovarlaVaniae poi vieni a riferirmi dinascosto che cos'ha... Capisci?

Maio non l'ascoltavo già più: e corsi nel giardinetto.Quel giardinetto apparteneva alla casa; poteva essere lungo unventicinque passi e largo altrettantoed era tutto verde. C'eranoalti e vecchi alberi frondosialcune giovani betullealcuni cespidi lilladi gelsomini; in un angolo crescevano i lamponic'eranodue aiuole di fragolee due strettisinuosi sentieri lopercorrevano in ogni senso. Il vecchio ne era entusiastaeassicurava che presto vi sarebbero spuntati anche i funghi. Quel chepiù dava importanza al giardinettoperòera il fattoche Nelly se ne era addirittura innamorata(spesso la portavanofuori in poltrona) e Nellybisogna dirloera ormai l'idolo di tuttala casa. Ma ecco Natascia; mi accolse con gioia e mi tese la mano.Com'era dimagrita! quanto era pallida! Si era anche lei alzata dapocodopo una grave malattia.


-Hai proprio finitoVania? - mi domandò.


-Ho terminato tutto: sono completamente liberoquesta sera!

-Dio ne sia lodato! Hai fatto in fretta! Ma non l'avrai un po'sciupatoalle voltequel lavoro?

-Nonon lo credo! Del restoquando mi abbandono a un lavoro cosìintensonasce in me una speciale tensione nervosa; vedo le cose inmodo più chiarocapisco e sento in modo più vivopiùprofondoe persino lo stile si lascia dominare da quella miaagitazione nervosa..


Potreidire che più lavoro intensamentemeglio mi riesce di fare.


Tuttova bene..


-AhVaniaVania!

Miero accorto che Natascianegli ultimi tempiera diventata moltogelosa dei miei successi letterari e della mia fama. Si era messa aleggere per la seconda volta tutto ciò che avevo pubblicato inquell'ultimo annoe continuava a interrogarmi sui miei piani perl'avvenire; si interessava di ogni critica fattamisi irritava diquelle non benevole e voleva assolutamente che conquistassi un belposto nella letteratura. Esprimeva poi quei suoi desideri con tantaforza e con tanta insistenzache cominciavo persino a meravigliarmidell'attuale direzione che prendevano i suoi pensieri.


-Finirai per esaurirtiVania- mi diceva- facendo violenza inquesto modo su te stesso; sciuperai il tuo ingegnoequel che èpeggioti rovinerai la salute. Guarda S*** -non scrive piùdi una novella ogni due anni. N*** -poiha pubblicato un soloromanzo in dieci anni. Notaperòcome il loro lavoro ècuratoprecisodefinitivo! Non ci puoi trovare il piùpiccolo neo.


-Sìma quelli sono ricchi; la loro esistenza èassicurata; non lavorano a termine fisso! ioinvecesono un ronzinodi piazza. Ma sono tutte sciocchezzequeste! Lasciamole andareamica mia. Non c'è nulla di nuovo?

-Ohc'è molto! Anzituttouna sua lettera.


-Ancora?

-Sì.


Emi porse una lettera di Alioscia. Era la terzadopo la loroseparazione. La prima l'aveva mandata da Mosca; si sarebbe detto chel'avesse scritta durante una crisi di nervi. Annunciava in essa cheper un fortuito concorso di circostanzenon poteva in nessun modotornare da Mosca a Pietroburgocome era stato stabilito fra loroprima della separazione. Nella secondaci annunciava il suo prossimoarrivoche doveva aver luogo entro pochi giorniper celebrare ilsuo matrimonio con Natasciache la cosa era decisae che non c'eraforza al mondo che potesse impedirgli di effettuare il suo piano. Daltono della letteraperòsi capiva benissimo che eradisperatoche le influenze esterne lo avevano già soggiogatoe che non aveva più fede in se stesso. Dicevatra l'altroche Katia era la sua Provvidenzal'unica persona che riuscisse aconsolarlo e a sostenerlo. Aprii con avidità quell'ultimaletterala "terza".


Erascritta su due fogliin modo frammentariodisordinato e frettoloso;la scrittura era quasi inintelligibile; ovunque c'erano macchied'inchiostro e tracce di lacrime. La lettera cominciava con una verae propria rinuncia a Natasciacui Alioscia consigliava didimenticarlo. Si sforzava di provarle che la loro unione eraimpossibileche le influenze altruiostili a tale unioneerano piùforti di ogni altra cosae cheinfinecosì doveva essere;Natascia e lui sarebbero stati infelici insiemenon essendo fattil'uno per l'altra. Non avevaperòresistito fino in fondo inquello stato d'animoe gettando improvvisamente lontano da sétutti i ragionamenti e le provein quella stessa letterasenzanemmeno distruggerne la prima parteconfessava di essere undelinquentenei confronti di Natasciaun uomo rovinatoincapace diribellarsi alla volontà del padreche era andato araggiungerlo in campagna. Scriveva di non avere forze per poterdescrivere le proprie sofferenze; confessavatra l'altrodi sentirein sé la piena possibilità di rendere felice Natasciae improvvisamente cominciava a dimostrare con ogni prova che loro dueerano proprio fatti l'uno per l'altra; distruggeva rabbiosamente eostinatamente le argomentazioni paternepoiin un accesso didisperazionedipingeva il quadro della felicità che eranodestinati a perderealla quale Natascia e lui avevano ogni dirittoe che avrebbero senza dubbio trovatase si fossero sposati;malediceva se stesso per la debolezza della sua anima e... le dicevaaddio per sempre. La lettera era scritta in preda a una grandesofferenza; evidentementeAlioscia l'aveva stesa travolto daldolore. Leggendola mi vennero le lacrime agli occhi.


Natasciami porse un'altra lettera: era di Katia. Questa lettera era acclusa aquella di Aliosciama in una busta a sé. Katia comunicavamolto brevementein poche righeche Alioscia era realmente moltotristeche piangeva spesso e sembrava disperatoun po' ammalatoperfinoma che "ella" lo vegliava ed egli sarebbe statofelice con lei. Fra l'altroKatia cercava di persuadere Natascia chela tristezza di Alioscia non era punto superficialee che certo eglinon si sarebbe consolato tanto presto.


«Nonvi dimenticherà mai»aggiungeva Katia; «nonpotrebbe farlo nemmeno se lo volesse; il suo cuore è fattocosì; non è di quelli che dimenticano; vi amaimmensamente e vi amerà sempre; e se un giorno dovesse cessaredi amarvise l'angoscia che produce in lui il vostro ricordo dovessediminuire anche di un solo puntosmetterei subito anch'io diamarlo...».


Restituiile due lettere a Natascia; ci scambiammo uno sguardoma nonpronunciammo parola. Così era statoanche in occasione delledue prime lettereein generaleevitavamo sempre di parlare delpassatocome se tra noi ci fosse un'intesa a quel proposito.Soffriva terribilmentelo vedevo benissimoma non volevaconfessarlo nemmeno a me.


Dopoil ritorno nella casa paternaNatascia era rimasta a letto tresettimane gravemente ammalatae si era appena rimessa. Parlavamopoco anche del prossimo cambiamentosebbene sapesse che suo padreaveva trovato un impiego e che dovevamo separarci. Ciònonostantemi dimostrava tanta tenerezza e tanta premurasiinteressava talmente di quanto mi riguardavaascoltava con tantaattenzioneviva e insistentequello che mi costringeva a narrarledi me facendomi domande su domandechesulle primemi sentii adisagio: mi pareva che volesse compensarmi di quanto avevo fatto esofferto in passato.


Quelsentimentoperònon tardò a scompariree compresiche era mossa da altri desideriche semplicemente mi voleva beneunbene illimitatoche non le permetteva di vivere senza di mesenzaoccuparsi di tutto ciò che mi riguardava; credo che nessunasorella abbia mai voluto a suo fratello un bene pari a quello cheNatascia voleva a me. Sapevo benissimo che il pensiero del nostroprossimo distacco le opprimeva il cuoreche ne soffriva; sapeva chenemmeno io potevo vivere senza di leima evitavamo entrambi diparlarnesebbene le nostre conversazioni si aggirassero spessointorno ai prossimi eventi.


Domandaidi Nicola Serghejevitc.


-Credo che tornerà presto- rispose Natascia; - ha promesso diessere a casa per il tè.


-Continua sempre le pratiche per quel suo impiego?

-Sì. Ormaiperòquel posto gli è statoassicuratoe oggiin realtànon aveva alcuna ragione diandar laggiù; avrebbe potuto benissimo andarci domani-aggiunse Natascia impensierita.


-Perché se n'è andatoallora?

-Perché ho ricevuto la lettera..


-E' tanto "malato di me"- aggiunse Natascia dopo un brevesilenzio- che talvolta mi è persino penosoVania. Sidirebbe che di notte non faccia che sognare di me. Sono persuasa cheormai non ha altro per la testache non sia il modo come io vivolamia salute e i miei pensieri. Ogni mia sofferenza si ripercuote inlui. Vedo perfettamente cometalvoltain modo molto goffocerca divincersidi lasciarci credere che non soffre punto per me; finge diessere allegrosi sforza di ridere e di farci ridere. In queimomentianche la mamma si sente inquietanon crede alla suaallegriae continua a sospirare...


Nonsa proprio fare... Un'anima retta! - aggiunse ridendo. - Ogginonappena ricevetti la letteratrovò subito un pretesto perfuggireal fine di non incontrare il mio sguardo... L'amo piùdi me stessapiù di ogni persona al mondoVania- aggiunseabbassando la testa e stringendomi la mano; - più di tepersino...


Facemmodue volte il giro del giardinoprima che riprendesse la parola.


-Oggiè venuto da noi Maslobojev; anche ieri è venuto- disse.


-Sìin questi ultimi tempiha preso l'abitudine di venirespesso a trovarvi.


-E sai perché viene così di spesso? La mamma crede inlui come in non so chi. Lo crede esperto come nessun altro in tuttociò che riguarda le leggi e le loro applicazionitantoesperto da potersela cavar bene in qualunque affare. Che ne pensi?Quale può essere l'idea della mamma in questo momento? Lamammain cuor suoè molto afflitta che io non sia diventataprincipessa. Se ne addolora moltoe quella continua angoscia leguasta la vita. Credo che si sia interamente confidata conMaslobojev. Ha timore a parlarne al babboe pensa che forseMaslobojev potrebbe esserle utilescoprendo qualche legge che facciaal caso nostro. Maslobojeva quanto parenon la dissuadee lei glioffre sempre il vino- aggiunse Natascia sorridendo.


-Quel birbone sarebbe certo capace di illuderla. Ma tucome lo sai?

-Mala mamma stessa si è lasciata sfuggire il segretosaicon allusioni...


-E Nelly? Come sta? - domandai.


-Eccotu mi meravigliVania! Aspetti adesso a chiedere di lei? - midomandò Natascia in tono di rimprovero.


Nellyera l'idolo di tutta la casa. Natascia le voleva ora un gran beneefinalmenteanche Nelly si era affezionata a lei con tutto il cuore.Povera bambina! Non aveva mai pensato di poter incontrare gente comequelladi trovare tanto amoree io avevo visto con gioia addolcirsiil suo cuoricino inasprito e aprirsi a tutti noi la sua anima.Rispondeva ora con ardore quasi morboso all'amore di cui lacircondavamo tutti quanticosì diverso da ciò cheaveva costituito il suo passato e aveva fomentato in lei ladiffidenzala malizia e l'ostinazione che prima la dominavano. Anchequesta voltaperòNelly aveva resistito a lungocercando dinasconderci le lacrime della pacificazione che le traboccavano dalcuore; comunqueaveva finito per darsi a noi completamente. Siaffezionò molto a Natasciapoi al vecchio. Quanto a meleero diventato così necessarioche quando stavo a lungo senzalasciarmi vedereil suo stato di salute peggiorava addirittura.


L'ultimavolta che l'avevo vedutaprima di separarmi da lei per due giornionde avere il tempo di portare a termine il mio trascurato lavoroc'era voluto non poco per convincerla della necessità diquella mia assenzae avevo dovuto ricorrere a sotterfugi. Nelly sivergognava ancora di manifestare troppo direttamente e calorosamenteil sentimento che nutriva per me...


Eravamotutti fortemente inquieti per lei. Senza che si avesse mai avutoalcuna discussione in meritoera stato decisocon un tacitoaccordoche la ragazzetta sarebbe rimasta per sempre in casa diNicola Serghejevitce intanto il giorno della partenza si avvicinavae la salute di Nelly andava sempre peggiorando. Era caduta ammalatail giorno stesso che era venuta con me dai vecchiquando Natascia siera riconciliata coi suoi. Ma che dico? Ammalata era stata sempre. Lamalattia si aggravava in lei a poco a poco anche primama adessoprogrediva con una rapidità straordinaria. Non era possibiledefinire con precisione il suo male. Vero è che gli attacchidi epilessia si succedevano in lei sempre più frequenti; ma lacosa più grave era l'esaurimento generale della sua personala debolezza estremala febbre continua e un continuo stato diagitazioneche negli ultimi giorni l'avevano ridotta al punto di nonpoter più abbandonare il letto. Ecosa stranapiù eravinta dal malepiù si faceva dolcecarezzevolecomunicativacon noi tutti. Tre giorni primami aveva afferrato la mano mentrepassavo accanto al suo lettoe mi aveva attirato a sé. Nonc'era nessuno nella camera. Il viso le ardeva di febbre (eraterribilmente dimagrito)i suoi occhi lanciavano fiamme.


Conun gesto convulso e passionalesi protese verso di mee quando michinaimi cinse il collo con le braccia brune e dimagrite e mi baciòfortepoi mi fece subito chiamare Natascia; io andai a cercarla;Nelly voleva assolutamente che Natascia venisse a sedersi sul suoletto e la guardasse...


-Anch'io voglio guardarvi- disse. - Ieri ho sognato di voi e anchequesta notte sognerò di voi... Vi vedo spessoin sogno...ogni notte...


Evidentementedesiderava esprimere qualche cosai suoi sentimenti le opprimevanoil cuorema non riusciva ad esternarli.


AmavaNicola Serghejevitc più di tutti gli altrieccettuato mes'intende. Bisognaperòdireche anche Nicola Serghejevitcle voleva bene quasi quanto a Natascia. Egli era dotato di unacapacità speciale di rallegrare e divertire Nelly. Non appenasi recava da leicominciavano subito forti risate e birichinate danon dirsi. La povera malatina diventava allegra quanto maicivettavacol vecchiosi burlava leggermente di luigli raccontava i proprisogniinventando sempre qualche cosasi faceva pure narrare qualchestoriae il vecchio era così lietosi sentiva cosìcontento guardando la «sua piccola figliola Nelly»cheogni giorno si sentiva più entusiasta di lei.


-Dio ce l'ha mandata per ricompensarci dei nostri dolori- mi disseuna voltauscendo dalla camera di Nellydopo averla benedetta perla nottecome al solitocon un segno di croce.


Quasiogni seraquando ci radunavamo tutti (Maslobojev veniva pure quasiogni volta)arrivava il vecchio dottoreche si era affezionato contutta l'anima agli Ikmenev; allora facevamo sedere Nelly nellapoltronaperché potesse rimanere con noi intorno alla tavolarotonda.


Aprivamola porta del balcone. Il giardinetto verde si stendeva davanti a noiilluminato dal sole al tramonto. Ci arrivava l'odore del fogliamefresco e del lilla in fiore. Nelly rimaneva seduta nella poltronagirando su di noi uno sguardo affettuosoe ascoltando la nostraconversazione. Talvoltasi animava anche lei equasi senzaaccorgerseneentrava pure in conversazionee cominciava araccontare qualche cosa... In tali momentiperòl'ascoltavamo sempre un po' inquietiperché nei suoi ricordic'erano argomenti cui non si doveva alludere. IoNatascia e gliIkmenev eravamo coscienti della colpa commessa nei suoi riguardi ilgiorno in cuitremante e straziatal'avevamo costretta a narrarcila sua storia. Chipiù di tuttiera contrario allarievocazione di quei ricordiera il dottoree ogni volta che se nemostrava la necessitàera abilissimo nel trovar modo dicambiare l'argomento della conversazione. In tali casiNelly cercavadi non farci vedere che si accorgeva dei nostri sforzie cominciavaa scherzare col dottore o con Nicola Serghejevitc.


Ilsuo stato di saluteperòpeggiorava di continuo. Eradiventata sensibile fino all'esagerazione. Il suo cuore nonfunzionava regolarmente. Il dottore mi confidò che avrebbepotuto morire da un momento all'altro.


Nonlo dissi agli Ikmenevper non inquietarli. Nicola Serghejevitc erapersuaso che la piccina si sarebbe ristabilita durante il viaggio.


-Eccoil babbo è tornato- disse Natascia avendone sentito lavoce.


-Andiamo da luiVania!

NicolaSerghejevitccom'era sua abitudinenon appena varcata la soglia dicasasi era messo a parlare ad alta voce. Anna Andrejevnaspaventataagitò le bracciae il vecchio abbassòsubito la voce.


Avendopoi visto Natascia e mecominciò a raccontarci in un sussurroaffrettato il risultato delle sue corse: l'impiegoper ottenere ilquale aveva fatto tante pratichegli era assicuratoe ciò lorendeva molto contento.


-Potremo metterci in viaggio fra due settimane-disse fregandosi lemani e gettando di sbieco uno sguardo preoccupato a Natascia.


Malei gli rispose con un sorriso e lo abbracciòe i suoi dubbisvanirono subito.


-Andremo viaamici miei; andremo via! - continuò soddisfatto.- Eccouna cosa sola mi addoloraVania: l'idea di separarmi da te -(osserverò che maineppure una voltami aveva proposto diseguirli; cosa chedato il suo caratterenon avrebbe certo mancatodi fare...


inaltre circostanzecioè se non fosse stato al corrente del mioamore per Natascia). - Ma che fareamici miei? Che fare? E'dolorosoVania; ma questo cambiamento di posto ci rianimeràtutti... Cambiare di residenza è cambiare "tutto"! -aggiunse gettando un altro sguardo alla figlia.


Cosìegli credevaed era felice di credere.


-E Nelly? - domandò Anna Andrejevna.


-Nelly? Ebbenela cara piccina è un po' malatama primad'allora guarirà di sicuro. Ora si sente già meglio:che ne pensiVania? - mi domandòcome impaurito a un trattoguardandomi inquietoquasi toccasse a me risolvere i suoi dubbi. -Come sta? Come ha dormito? Non le è accaduto nulla? Che si siasvegliata? Sai Anna Andrejevna?

mettiamosubito il tavolino sulla terrazzavi porteremo il samovarverrannoi nostri amicie andremo tutti là a prendere il tèeNelly verrà con noi.. Eccobenissimo. Chissà che nonsia sveglia! Vado a vedere. La guarderò soltanto... nontemerenon la sveglierò! - aggiunsevedendo Anna Andrejevnaagitare ancora le mani per fermarlo.


MaNelly era già sveglia. Venne il dottorevenne Maslobojev.Questi portò per Nelly un gran mazzo di lillama sembravapreoccupatocorrucciatopersino.


Aproposito: Maslobojev veniva quasi ogni giorno. Ho già dettoche tuttie specialmente Anna Andrejevnasi erano affezionati a luiin modo straordinarioma di Alessandra Semionovna non veniva maifatto parola ad alta voce né lasciata sfuggire la minimaallusione ad alcuno di noicome pure dallo stesso Maslobojev. AnnaAndrejevnaavendo saputo da me che Alessandra Semionovna non eraancora moglie legittima di Maslobojevaveva deciso tra sé chenon solo non era possibile riceverla in casama neppure parlarne.Ciò fu osservato scrupolosamentee la cosa dipingeva tutto ilcarattere di Anna Andrejevna. Se non ci fosse stato Natasciaperòe se non fosse accaduto quello che era accadutoforse non sarebbestata tanto irriducibile su questo punto.


Nellyquella seraera particolarmente triste e sembrava persinopreoccupata. Pareva che avesse avuto un brutto sogno e ne fosserimasta impressionata. Nondimenofu molto contenta del regalo diMaslobojeve guardava con ammirazione i fiori posti davanti a lei-Ti piacciono molto i fioriNelly? - domandò il vecchio. -Aspetta!

-aggiunse animandosi- domani stesso... ma è meglio che nondica nulla: lo vedrai domani!

-Sìmi piacciono molto- rispose Nelly. - Ricordo unasorpresa che facemmo una volta alla mamma coi fiori. La mammaunavoltaquando eravamo ancora "là" - ("là"significava all'estero)- si ammalò e rimase a letto pertutto un mese. Alloraio ed Enrico decidemmo di ornare tuttol'appartamento di fioriil giorno in cui ella sarebbe uscita per laprima volta dalla sua cameradove era rimasta tutto un mese senzamuoversi. E così facemmo. La mamma aveva detto la sera primache il giorno dopo sarebbe uscita per far colazione con noi. Cialzammo di buon mattino. Enrico portò un mucchio di fiori eornammo la sala da pranzo di festoni e di ghirlande. C'era dell'ericae anche certe foglie larghenon so come si chiamanoe altre foglieancorache si attaccano a tuttoc'erano grandi fiori bianchideinarcisiche mi piacciono più di ogni altro fiorec'eranobellissime rose e un mucchio di altri fiori. Ne facemmo ghirlandenecolmammo tutti i vasine mettemmo un po' dappertutto; c'erano frondetanto grandiche parevano veri alberi piantati in grosse bottilimettemmo negli angoli e presso la poltrona della mammae quando lamamma uscìrimase molto meravigliata e anche contenta; ancheEnrico era contento... Me lo ricordo bene..


Quellasera Nelly era particolarmente debole e nervosa. Il dottorel'osservava inquieto. Ma ella aveva un'immensa voglia di parlare. Econtinuò a lungofino al crepuscoloa raccontarci episodidella sua vita di là; la lasciammo faresenza maiinterromperla. Aveva molto viaggiatocon la mamma e con Enricoe iricordi di allora sorgevano vivi nella sua memoria. Ci parlavacommossa del cielo azzurrodi monti altissimi coperti di neve e dighiacciche aveva visti e aveva attraversatidi cascate d'acqua trale montagne; poi dei laghi e delle valli d'Italiadi fiori e dialberidella gente di campagnadei loro vestitidella lorocarnagione scura e dei loro occhi neri; raccontava incontri edepisodi accaduti loro. Poi ci parlò delle grandi cittàe dei castellidi un'alta chiesala cui cupola si illuminava dicolpo di fuochi colorati poi ancora di una calda cittàmeridionalecol cielo e il mare azzurri... Maiprima di alloraNelly ci aveva riferito con tutti questi particolari i suoi ricordi.


L'ascoltavamocon viva attenzione. I ricordi di cui ci aveva parlato fino alloraerano altriricordi della tetra e cupa cittàdall'atmosferaopprimente e soffocantedall'aria avvelenatacon palazzi pregevolisempre contaminati dal fangocon un sole pallido e opacoe congente cattivamezzo pazzache aveva fatto tanto soffrire lei e suamadre. Mi sembrava di vederle entrambe sdraiate su un miserogiacigliol'una nelle braccia dell'altranel sudicio sotterraneoin una sera nebbiosa e buiasmarrite dietro i ricordi del loropassatodel loro defunto amico e delle meraviglie viste laggiùin terre lontane... Ebbi anche la visione di Nelly che se nericordava da solagià orfana della madrequando la Bubnovacon le botte e la bestiale crudeltàvoleva piegarla ecostringerla ad una brutta vita...


InfineNelly si sentì male e la portammo a letto; il vecchio nerimase molto spaventatoed era anche molto indispettito di averlepermesso di parlar tanto. Era stata colta da una specie di sincope.Un simile attacco si era già ripetuto alcune volte ancheprimanegli ultimi tempi. Quando si sentì meglioNellyinsistette che andassi da lei.


Volevadirmi qualche cosa in segreto. Pregò per questo con taleardoreche lo stesso medico insistette perché il suodesiderio fosse esauditoe quindi tutti uscirono dalla camera.


-SentiVania- disse Nellyquando restammo soli- io lo so: essipensano che me ne andrò con loro; ma io non partirònon posso farlorimarrò intanto con te; ecco quello chevolevo dirti.


Cercaidi persuaderladicendole che gli Ikmenev le volevano molto benechela consideravano come una loro figliolache avrebbero sofferto unagrande nostalgia di leimentrein casa miala vita sarebbe stataper lei più penosae chenonostante tutto il mio amore perleiera giocoforza separarci.


-Nonon è possibile! - rispose Nelly con insistenza. - Lamamma viene spesso da mein sognoe mi dice di non andare con loroma di rimanere qui. Dice che ho commesso un grave peccatolasciandosolo il nonno- e dicendo questocontinuava a piangere. - Vogliorimanere quiVaniae curare il nonnoVania.


-Ma tuo nonno è mortoNelly! - dissi dopo averla ascoltata constupore.


Rimasesoprappensiero e mi guardò fisso.


-RaccontamiVaniaraccontami un'altra volta come è morto ilnonno.


Raccontamituttosenza tralasciare nulla.


Rimasistupito di quel suo desiderioma nondimeno cominciai a raccontarle iepisodio con tutti i particolari. Sospettavo che avesse il delirio ocheper lo menodopo l'attaccola sua mente fosse ancora un pocoottenebrata.


Ascoltòattentamente il mio raccontoe ricordo che i suoi occhi neriscintillanti di una luce febbrilemi fissarono senza staccarsi da meneppure un momento per tutto il tempo che durò la narrazione.Nella stanza regnava ormai l'oscurità.


-NoVanianon è morto- mi disse decisamente Nellydopoaver ascoltato il mio racconto e averci meditato sopra un momento. -La mamma mi parla spesso del nonnoe quando ieri le dissi: «Mail nonno è morto»si afflisse immensamentepianse edisse che non era veroche me l'avevano detto per ingannarmicheora egli va in giro per le strade a chiedere l'elemosina«comeuna volta facevamo noi»disse la mamma«e continua agirare intorno a quel punto dove l'abbiamo visto io e te per la primavoltaquando sono caduta per terra e Asorka mi ha riconosciuta...».


-E' un sognoNellyun sogno di malataperché tu seiammalataNelly- le dissi.


-Anch'io ho sempre pensato che fosse un sogno- disse Nelly- eperciò non lo raccontai a nessuno. Volevo raccontarlo soltantoa te.


Maoggiquando mi sono addormentata dopo averti aspettatovidi insogno anche il nonno. Era seduto in casa suami aspettava ed eramagro da far spavento; mi disse che non mangiava da due giorniecosì pure Asorka; era molto irritato e mi rimproverava. Midisse pure di non aver assolutamente più tabacco da fiutoeche senza questo tabacco gli era impossibile vivere. E' verissimoVania! la stessa cosa me l'aveva già detta una volta che andaida lui dopo la morte della mamma. Era già gravemente malatoallorae non capiva quasi più nulla. Oggiquando sentiidirmi così da luipensai subito: andrò a mettermi sulponte e chiederò l'elemosina: quando avrò abbastanzacopecheandrò a comprargli panepatate e tabacco. Poi sognaidi essere sul ponte e di chiedere l'elemosina; e intanto vedevo ilnonno che mi girava attorno. Dopo aver aspettato un po'mi siavvicinòguardò quanto mi avevano datoe me lo tolse:«Questo»diceva«è per il pane; oracomincia a chiedere per il tabacco». Io continuavo a mendicareed egli mi si avvicinava e mi prendeva il denaro. Gli dissi che gliavrei dato tuttoanche senza che me lo togliesse a quel modo; chenon volevo certo tenermelo per me. «No»mi disse«tumi derubi; anche la Bubnova mi ha detto che sei una ladrae appuntoper questo non ti prenderò mai con me. Dove hai messo l'altramoneta da cinque copeche?». Io cominciai a piangere perchéil nonno non mi credeva; ma egli non mi ascoltava e continuava agridare: «Hai rubato una moneta da cinque copeche!». Ecominciò a battermilìsul pontee mi picchiòforte. Ed io piansi dirottamente. Allora ho pensatoVaniache nondeve essere mortoma deve girare chissà doveaspettandosempre ch'io vada da lui...


Tentaiancora di persuaderla e di rassicurarlaea quanto mi parvefinalmente riuscii a convincerla. Mi dicevaorache aveva paura diaddormentarsisapendo che avrebbe visto ancora il nonno. Infine miabbracciò forte forte.


-Ad ogni modoio non posso separarmi da teVania! - mi dissepremendo il visino contro le mie guance. - Anche se il nonno èmorto davveroio non posso staccarmi da te.


Incasatutti erano rimasti molto spaventati dell'attacco che avevaavuto Nelly. Raccontai di nascosto al dottore tutti i sogni di lei elo pregai di dirmi il suo definitivo parere sulla malattia dellapiccina.


-Non si può ancora precisare nulla- mi rispose meditabondo. -Continuo a cercarea meditarea osservarema... non si puòancora precisare nulla. Genericamente parlandola guarigione èimpossibile.


Devemorire. Con loro non ne ho parlatoperché mi avete pregato dinon farloma domani stesso insisterò perché abbialuogo un consulto.


Puòdarsi chedopo il consultola malattia prenda un'altra piega. Mispiace tantopovera piccinaproprio come se fosse mia figlia...


Caracara bambina! Ha una mente così vivace!

NicolaSerghejevitc era più agitato degli altri.


-Ecco che cosa ho pensatoVania- disse; - a Nelly piacciono molto ifiori. Sai che faremo? Facciamole un'accoglienza come quella che feceuna volta con Enrico alla sua mammacoi fioricome ci ha raccontatooggi... Ne parlava con tanta emozione!...


-Giàproprio con molta emozione- risposi- e adesso ogniemozione è nociva per lei.


-Sìma un'emozione piacevole è una cosa ben diversa!Credimio carocredi alla mia esperienza: le emozioni piacevoli nonsono nocive; simili emozioni possono persino contribuire allaguarigioneavere un'influenza benefica sulla salute...


Insommail vecchio era così entusiasta della propria ideache nonpoteva capacitarsi di doverla mettere da parte. Inutile sollevareobiezioni. Mi rivolsi per consiglio al dottorema prima che questiavesse avuto tempo di meditare la mia domanda e di rispondereilvecchio aveva già afferrato il berretto ed era corso via peroccuparsi della cosa.


-Ecco- mi disse mentre stava per uscire- qui vicino c'è unaserrauna serra ricchissima; i giardinieri vendono i fiori; se nepossono comprare di bellissimi e a buon mercatocosì a buonmercatoche c'è persino da meravigliarsi... Spiega tu la cosaad Anna Andrejevnaaltrimenti si metterà a brontolare per laspesa...


Dunque...sì! perché te ne vuoi andar viaadesso? Ti seiliberatohai terminato il tuo lavoronon hai dunque alcun motivo diaffrettarti a rincasare. Resta a passar la notte da noi. Puoi dormirenella stanzetta lassùcome una voltate ne ricordi? Il tuolettoil tuo materassotutto è al solito postonessuno liha toccati Dormirai come il re di Francia. Eh? rimani! Domattina cialzeremo prestoporteranno i fiori e per le otto avremo ornato tuttala camera.


Natasciaci aiuterà; senza dubbioha più buon gusto di noidue...


Acconsentiallora? Rimani?

Fudeciso che sarei rimasto. Il vecchio sistemò le cose a modosuo. Il dottore e Maslobojev si accomiatarono e se ne andarono via.Gli Ikmenev andarono a letto prestoverso le undici. AccomiatandosiMaslobojev mi parve preoccupatofece per dirmi qualche cosamaevidentementepreferì rimandare la cosa a un'altra occasione.Non fu cosìinvece: quandodopo aver augurato la buona notteai vecchisalii nella mia camerettacon mio grande stuporeve lotrovai che mi attendeva. Era seduto a un tavolinoe ingannaval'attesa sfogliando un libro.


-Sono tornato sui miei passiVaniaperché è meglio chete ne parli subito. Siediti! Vedil'affare è cosìstupidoche fa persino rabbia...


-Ma che cosa è successo?

-Quel tuo mascalzone di principe mi ha messo in collera due settimaneor sonoe l'ha saputo fare tanto beneche ancora oggi mi sentofuori di me.


-Che cosa c'è? Che cosa? Sei sempre in rapporti col principedunquetu?

-Eccotu cominci subito ad esclamare: «Che cosa c'è? Checosa?» come se fosse successo Dio sa che! Seicaro mio Vaniaproprio tale quale come la mia Alessandra Semionovnae in generaletutte quelle donnucce noiose... non posso soffrirle! ... Gracchia unacornacchiaper esempioe subito: «Che cosa c'è? Checosa?».


-Vianon irritarti.


-Non mi irrito affattoma ogni cosa deve essere considerata in modoragionevolesenza esagerazioni... Ecco.


Tacqueun pocoquasi fosse ancora irritato contro di me. Anch'io tacevo.


-Vedicaro- ricominciò poi- ho scoperto una traccia...cioèin realtànon ho scoperto nulla e non èstata nemmeno una tracciasi tratta piuttosto di un'impressione..Insommagrazie a un certo concorso di circostanzeho potuto venirealla conclusione che Nelly... potrebbe essere... Behin due parolepotrebbe essere figlia legittima del principe.


-Che dici?

-Eccoci! adesso urla: «Che dici?». E' proprio impossibileparlare con certa gente! - esclamò Maslobojev agitando le maniin gesto di dispetto. - Ti ho forse detto qualche cosa di sicurotesta leggera?

Tiho forse detto che ho prove che potrebbero stabilire che Nelly èfiglia legittima del principe? Te l'ho detto o non te l'ho detto?

-Sentianima mia- lo interruppifortemente agitato- non gridareper amor di Diospiegati chiaro e con precisione. Ti giuro checapirò quel che mi dirai Capisci fino a che punto la cosa èimportante e quali conseguenze può avere...


-Giàconseguenzee in che modo? Dove sono le prove? Nogliaffari non si fanno in questo modoe ciò che ti dico adesso èun segreto. Ti spiegherò più tardi perché te neparlo. Se lo faccioè perché mi occorre farlo. Taci eascoltamie ricordati che si tratta di un segreto... Ecco in chemodo sono andate le cose: l'affare cominciò quest'invernoprima ancora che Smith morisseappena il principe fu tornato daVarsavia. Cioèincominciò ancor primafin dall'annoscorso. Ma allora egli faceva ricerche per una cosapoi si èmesso a cercarne un'altra. Insommaaveva perso il filo. Eranopassati tredici anni dal giorno che si era separatoa Parigidallafiglia di Smithabbandonandola; l'aveva abbandonatama nel corso diquei tredici anninon l'aveva mai persa di vista; sapeva che vivevacon quell'Enrico di cui si è parlato questa serasapeva chec'era Nellysapeva che lei stessa era malata; insommasapeva ognicosaquandoad un trattoperse il filo. Ciò accaddese nonsbagliopoco dopo la morte di Enricoquando la Smith si mise inviaggio per Pietroburgo. A Pietroburgol'avrebbe certamenteritrovata facilmentequalunque fosse il nome preso da lei pertornare in Russia; ma eccoi suoi agenti all'estero l'avevanoingannato con una falsa comunicazione; gli assicurarono che abitavain una cittadina sperduta della Germania del Sud; si erano sbagliatiper trascuratezzaavendo scambiato una donna con un'altra. La cosadurò un anno interoo anche più. Trascorso un annoilprincipe ebbe qualche dubbio; certi particolari avevano cominciato afargli dubitare da tempo che la donna di cui gli riferivano non fossequella che lo interessava. Fu così costretto a porsi ladomanda: «Dove sarà andata a finire la vera Smith?».E gli venne in mente cosìsenza alcun indizioche potevaanche essere a Pietroburgo. Mentre all'estero si assumevanoinformazioniegli iniziò indagini anche qui; si vede tuttaviache non aveva voluto seguire una strada troppo ufficialegiacchécercò di conoscere me. Mi avevano raccomandato a lui come uomoche si occupa di affariun dilettantee così via...


«Mispiegò dunque la faccenda; ma la spiegò in modo moltovelatoquel figlio del diavoloin modo velato ed enigmatico. Disseun mucchio di cose sbagliatemi presentò certi fatti in duevarianti assolutamente opposte. Inutile dire chemalgrado lagrandissima astuzianon riuscì a nascondere tutti i fili. Ioe anche questo è inutile dirlocominciai col dimostrarmiumilmente servilesemplice d'animo e devoto come uno schiavo;intantosecondo le regole accettate da me una volta per sempreeobbedendo al tempo stesso ad una legge della natura(giacchéè una legge della natura)mi domandai anzitutto: mi saràstato detto il vero motivo dei passi del mio cliente?

«Poirivolsi questa seconda domanda: sotto il motivo addotto ed espostomise ne nasconde forse qualche altrodi cui non mi si è fattaparola? In questo secondo casoinfatticome potresti capirebenissimo anche turagazzo miomalgrado la tua testa poeticaioero derubato da luidal principe: infattise un affare comune puòrendereammettiamoun rubloun altro può dare un introitoquattro volte più grande; sarei stato un imbecille a dargliper un solo rublo un'informazione che ne vale quattro. Cominciai adapprofondirea intuiree a poco a poco intravidi una traccia; certiparticolari riuscii a cavarli a lui stessocerti altri riuscii asaperli da persone estranee all'affaread altri ancora giunsi con lamia propria perspicacia. Tu mi domanderaiprobabilmenteperchéavessi deciso di agire in tal modovero? Ti risponderò: forsesolo perché vidi il principe troppo indaffaratopreoccupatointimorito persino. E perché altroinfattiavrebbe dovutoavere timore? Aveva portato via una figlia al padrene aveva fattola propria amanteche poi aveva abbandonato quand'era rimastaincinta. Che c'era mai di straordinario?

Nonsi trattava che di una gentile e piacevole birichinata! Non era certouna cosa simile che avrebbe impaurito un uomo come il principe!

Inveceaveva paura... Cominciai dunque a dubitare. Alloramio carissimoriuscii a trovare tracce molto interessantiper mezzo appunto diquell'Enrico. Costui era mortosi capiscema aveva una cugina(sposata con un fornaio qui a Pietroburgo)che ne era statainnamorata una volta alla folliae che aveva continuato ad amarloper una quindicina d'anni di seguitoa dispetto del grossopadre-fornaiocol qualesenza accorgerseneaveva avuto ben ottofigli. Riuscii dunque a sapere da questa cuginadopo diverse manovrecomplicateuna cosa importantissima. Enricosecondo l'abitudinetedescale aveva scritto molte lettere e mandato diarieprima dimorirele aveva fatto pervenire certi documenti. La sciocca noncapivain quelle lettereciò che era più importantecapiva soltanto ciò che si riferiva alla lunaal "meinlieber Augustin" (13) ese non sbaglioa "Wieland"(14). Ioinveceebbi le informazioni che mi occorrevano e per mezzodi quelle lettere trovai una nuova pista. Seppiper esempiodelsignor Smithdel capitale che la figlia gli aveva rubatodelprincipe che se ne era appropriato; infineattraverso leesclamazionile insinuazioni e le allegorievidi saltar fuori daquelle lettere la loro vera sostanza: capisciVania? Perònulla di preciso. Quello scioccone di Enrico taceva di proposito sulfattoe si limitava a fare qualche allusione; dall'insieme di tuttequelle allusioninasceva per me un'armonia celeste: il principe erasposato alla figlia dello Smith? Dove l'aveva sposata? Quando? In chemodo?

Quio all'estero? Dove erano i documenti? Non si poteva sapere nulla!

TidicoVaniache mi strappavo i capelli per la stizzae continuavo acercare e a frugare giorno e notte. Finalmenteriuscii a scovare ilvecchio Smithma eccolo morire improvvisamente. Non ebbi nemmenotempo di vederloprima che fosse morto. Quasi contemporaneamenteseppiper puro casoche era mortanell'isola Vassiljevskiunadonna sulla quale avevo certi sospetti; assunsi informazioni daquella parte e trovai la pista. Mi slanciai nell'isolaVassiljevski... fu quel giornose ti ricordiche c'imbattemmo pervia. Allorafeci una buona messe d'informazioni... in una parolaNelly mi aiutò moltissimo.


-Senti- lo interruppi- ritieni proprio che Nelly sappia...


-Che cosa?

-Che è figlia del principe?

-Ma se lo sai perfettamente anche tu che è figlia del principe!- mi risposeguardandomi accigliato e con aria di rimprovero. - Chebisogno c'è di fare domande tanto inutilisciocco che sei?Quel che importanon è il fatto che sia figlia del principema che ne sia figlia "legittima"capisci?

-Non è possibile! - esclamai.


-In principiomi dicevo anch'io che non era possibilee anche adessomi dico talvolta: «"Non è possibile!"».In realtàperònon solo è "possibile"ma probabilmente "è così".


-NoMaslobojevnon può essere; ti sei lasciato trasportaredall'immaginazione! - esclamai. - Nellynon solo ignora tuttoma inrealtà non è che figlia naturale del principe. Comeavrebbe potutouna madrein possesso di simili documentisopportare quell'esistenza terribilequi a Pietroburgoe lasciareinoltre la figlia così disperatamente sola al mondo? Viachedici mai? Sono cose che non possono esser vere.


-Così ho pensato anch'io; e ripensandoci benerimango tuttoraperplesso. D'altra partebisogna prendere in considerazione che laSmith era la più pazzala più bizzarra donna delmondo. Era veramente una donna straordinaria; pensa un po' a tutte lecircostanze della sua vita: romanticismosciocchezze astralietutto ciò in dimensioni stravagantipazzesche. Prendi peresempio solo questo: da principio non faceva che sognare una speciedi paradiso sulla terra guarnito di angeli; poi s'innamoròperdutamentecredette ciecamentee sono persuaso che perse inseguito la ragionenon perché lui aveva cessato di amarla el'aveva abbandonatama perché si era ingannata sul conto suoperché egli "era stato capace" d'ingannarla e diabbandonarlaperché il suo angelo si era coperto di sozzura el'aveva contaminataumiliata. La sua anima folle e romantica nonpoté sopportare una simile trasformazione. Per di piùc'era l'offesae tu capisci quale offesa c'è stata. Piena diterroree soprattutto di orgogliosi scansò da lui con unillimitato disprezzo. Ruppe tutti i legamistracciò tutti idocumentis'infischiò del denarodimenticando persino cheapparteneva a suo padre e non a leie rinunciò ad essocomefosse fangopolvereper schiacciare il traditore sotto la grandezzadella propria animaper avere il diritto di considerarsi derubata dalui e quello di disprezzarlo per tutta la vita.


Probabilmentedichiarò proprio allora di considerare un disonore il fattod'essere sua moglie. Non divorziaronomain realtà eranoproprio come divorziati: come vuoi che proprio lei implorassepiùtardiil suo aiuto? Ricorda che quella donna pazza disse a Nellysul letto di morte: «Non andare da lorolavorarovinati"chiunque ti chiamasse" (sperava dunque ancora che lafiglia avrebbe potuto "essere chiamata"e che si sarebbequindi presentata una nuova occasione dl vendicarsidi schiacciarecol proprio disprezzo colui che "avrebbe chiamato";insommasi nutrivain mancanza di panedi un suo sogno d'odio).Molte informazionipoi seppi cavarle anche dalla stessa Nelly;continuo a cavargliene anche adesso. Sua madre era certo ammalataera tisicae questa malattia acuisce in modo speciale ognisentimento e ogni irritazione; nondimenoso con certezza dalleconfessioni di una comare che abita la casa della Bubnovache laSmith scrisse al principesìal principeal principe inpersona...


-Scrisse al principe? E la lettera arrivò al suo indirizzo? -chiesiimpaziente.


-Eccoquesto non lo so proprio. Un giorno la Smith si accordòcon quella comare (ricordi la ragazza imbellettata che era dallaBubnova?

Oraè in una casa di correzione); aveva pensato di mandare lalettera per mezzo di quellae già l'aveva scrittama poi nonla mandòla riprese indietro; fu tre settimane prima dellasua morte... Questo è un fatto molto importante: per essoresta assodato che si era decisa a scrivere al principe. Il fatto diaver ripreso la letteranon conta nullapuò averla mandataun'altra volta. Io non soripetose la lettera sia stata spedita ono; c'è però una ragione per supporre che non l'abbiamandataquesta: il principe seppe "con precisione" che leiera a Pietroburgo e conobbe il suo indirizzo soltanto dopo la suamorte. Pensa tu quanto deve essersene rallegrato!

-Ricordo che Alioscia ci parlò un giorno di una lettera cheaveva molto rallegrato suo padrema si tratta di poco tempo fanonsaranno più di due mesi. E allora? Va avanti! Ebbenecomeandò la tua faccenda col principe?

-Giàla mia faccenda! Ma tu capisci: una piena certezza moralee neanche una sola prova positiva"neanche una"nonostante tutti i miei sforzi. Una situazione critica! Ci sarebbestato bisogno di assumere informazioni all'esteroma dove dipreciso? Capii subito che dovevo affrontare una lotta difficilechenon potevo far altro che spaventarlo con certe allusionifingendo disapere più di quello che sapevo in realtà..


-Ebbenee allora?

-Non si lasciò infinocchiarema la sua paura fu tantatantati dico ioche ne trema ancora adesso. Abbiamo avuto alcuniabboccamenti: come sapeva fingere! Una voltafingendo una grandeamiciziacominciò a farmi delle confessioni. Credeva ancorache sapessi tuttoa quel tempo. Raccontava proprio benecon moltosentimentomolta sincerità... inutile dire che mentivaspudoratamente. Fu appunto allora che potei rendermi conto di quantofosse grande la sua paura. Per un certo temporappresentai davanti alui la parte di un imbecille che cerca di giocare d'astuzia. Tentavodi intimorirlo in modo volutamente goffo; fui anche rozzo con lui; ungiorno cominciai persino a minacciarloe tutto perché micredesse un sempliciotto e si lasciasse inavvertitamente sfuggirequalche confessione. Il mascalzoneperòvide chiaro nel miogioco! Un'altra volta finsi di essere ubriacoma nemmeno allorariuscii a ingannarlo tanto è astuto! Non soVaniase tu micapisca! Avevo bisogno di sapere fino a qual punto mi temevaeinsecondo luogovolevo fargli credere che sapevo più di quelloche sapessi in verità...


-E infine?

-Non sono riuscito a nulla. Occorrevano prove che non possedevo. Eglicapìperòuna sola cosacioè che potevoprovocare uno scandaloe lo scandalo era appunto l'unica cosa chetemessetanto più che aveva cominciato a stringere certerelazioni... Sai che ha intenzione di prendere moglie?

-No..


-L'anno prossimo! Si è trovata una fidanzata fin dall'annoscorso; allora non aveva che quattordici anniora ne ha quindici; lapoverettaa quanto pareporta ancora il grembiulino. I genitorisono contenti! Capisci ora quanto bisogno aveva che sua mogliemorisse? La fanciulla è figlia di un generaleuna fanciullariccacon un mucchio di denaro! Noi duecaro Vaniacerto nonfaremo mai un simile partito... Quelloperòche non mi potròmai perdonare per quanto stia al mondo- esclamò Maslobojevpicchiando un forte pugno sul tavolino - è che mi abbiaturlupinato due settimane or sono... quel mascalzone!

-In che modo?

-Macosì! Dopo un certo tempomi resi conto che aveva capitoche non possedevo nessuna "prova positiva" e comprendendotra me che più avrei trascinato la cosa a lungopiùchiara gli sarebbe apparsa la mia impotenzaconsentii ad accettareda lui duemila rubli.


-Hai preso duemila rubli?

-In argentoVania; li presi col cuore oppressoAltro che duemilarubli valeva un affare simile! Mi sentii proprio umiliato di doverliaccettare. Stavo dinanzi a lui come se mi avesse sputato in faccia;disse: «Non vi ho ancora pagatoMaslobojevper le vostrefatiche precedenti (mentrein realtàmi aveva pagato datempo centocinquanta rubli secondo l'accordo); ora parto; eccovidunqueduemila rubli:

conquestoil "nostro affare" deve considerarsidefinitivamente finito». Io gli risposi: «Definitivamentefinitoprincipe»senza osare alzare gli occhi per guardare ilsuo muso; certodoveva proprio esserci scritto: "Ebbeneseiriuscito a cavarmi molto? Ciò che ti ho datoimbecillel'hodato solo per bontà mia!". Non ricordo più comesono uscito da casa sua.


-Ma è stata una vigliaccheriaMaslobojev! - esclamai. - Checosa hai fatto di Nelly?

-Non soltanto una vigliaccheria; roba da galeravero e propriofango... è... è... non esistono parole per dire checos'è.


-Dio santo! Ma quell'uomo deve almeno assicurare l'avvenire di Nelly!

-Deve! E in che modo puoi costringerlo a farlo? Minacciandolo? Non sispaventerà di certo: dal momento che ho accettato il denaroho confessato io stesso che la mia minaccia non valeva più diduemila rubli; che tutto ciò che sapevo di lui poteva esserevalutato a quella somma! Con che cosadunquepotrai fargli pauraadesso?

-Possibilepossibile che la causa di Nelly sia proprio persa? -gridaiquasi alla disperazione.


-Mai e poi mai! - esclamò Maslobojev calorosamentecomerianimandosi a un tratto- Nola cosa non può finire così!Comincerò di nuovo; l'ho già deciso in cuor mio! Cheimporta se ho preso quei duemila rubli? Me ne infischio! Li ho presicome compenso per l'offesaperché il mascalzone mi hatruffatoquindi si è burlato di me! Truffato eper giuntaderiso! Nonon permetterò mai che mi si derida! OraVaniacomincerò con Nelly. Da alcune osservazioni fattesonoconvinto che la soluzione di tutta la faccenda sta in lei. Lei sa"tuttotutto"... glielo avrà raccontato sua madrestessa. Avrà parlato in preda alla febbreall'angoscia. Nonc'era alcun altro con lei cui dir tuttoper potersi sfogaree deveaver raccontato ogni cosa alla bambina. Può darsi che cicapiti in mano anche qualche documentino- aggiunse come in dolceestasifregandosi le mani. - Capisci oraVaniaperché vengoqui? Anzituttoed è inutile dirloper l'amicizia che nutroper te; ma anche per osservare Nellye tuVaniaamico miolovoglia o non lo vogliadevi aiutarmiperché hai una grandeinfluenza su Nelly!

-Certamentete lo prometto! - esclamai. - SperoMaslobojevche tiadopererai soprattutto per Nellyper una povera orfana diseredataenon solo per il tuo proprio tornaconto...


-Ma che importa a tesciocco ragazzo che seiche sia questopiuttosto di quell'interesse a spingermi a lavorare? L'importante èdi riuscire! Certamentemi adopererò soprattutto per lapovera orfanellacome esige l'umanità. Ma tuVaniuscianondevi condannarmi irrevocabilmentese penso un po' anche al mioprofitto.


Iosono un uomo povero e quello non deve depredare i poveri.


Quell'uomomi vuol togliere ciò che è mioe m'inganna per giuntamascalzone che non è altro. E iosecondo tedovrei usarglidelle cortesie ?... Neanche per sogno!

Lafesta dei fiori progettata per la mattina dopo non poté averluogo.


Lostato di Nelly peggioròe non poté lasciare la suacamera.


Nondoveva lasciarla mai più.


Morìquindici giorni dopo. Nelle due settimane che durò l'agonianon poté mai riprendere completamente coscienza e liberarsidalle sue strane fantasie. La sua ragione sembrava essersi offuscata.Fu dominata fino alla morte dalla convinzione che il nonno lachiamasse a sési adirasse di non vederla arrivarepicchiasse per terra il bastone e le ordinasse di andare a mendicaredenaro dalla buona gente per comprargli il pane e il tabacco. Spessodormendosi metteva a piangeree destandosi diceva di aver vistosua madre.


Talvoltama molto di radoriacquistava una certa lucidità di mente.


Ungiorno rimanemmo soli nella camera; si protese verso di me e miafferrò la mano con la manina scarna e ardente di febbre.


-Vania- mi disse- quando sarò mortasposa Natascia!

Credoche questa fosse un'idea che l'ossessionava da tempo. Le sorrisi insilenzio. Avendo notato il mio sorrisosorrise anche leimiminacciò con aria birichina col ditoun ditino magro magroecominciò subito a baciarmi.


Tregiorni prima della morteuna bellissima sera d'estatepregòche sollevassero la tenda ed aprissero la finestra della sua camera.La finestra dava sul giardinetto; contemplò a lungo il verdefoltoil sole tramontantee ad un tratto si rivolse ai presenti conla preghiera che ci lasciassero soli - Vania- disse con un filo divocetanto era debole- morirò prestomolto presto. Vogliodirti che tu mi devi ricordare. Ti lasciocome ricordoquesto (e mimostrò un grande scapolare che portava appeso al collo insiemecon la croce). Me l'ha lasciato la mamma morendo. Dunquequando saròmorta anch'iotoglimi dal petto questo scapolareprenditelo e leggiquello che c'è dentro. Dirò a tutti oggi stesso chelascio questo scapolare a te. E quando avrai letto quel che c'èscrittova da lui e digli che sono mortama che non "gli"ho perdonato. Digli pure che ultimamente ho letto il Vangelo. Làè detto: «Perdonate ai vostri nemici». Ebbenel'ho lettoma non gli ho perdonato ugualmenteperchéquandola mamma stava morendoma poteva ancora parlarel'ultima parola chedissefu: «"Lo maledico"»ed io pure "lo"malediconon per mema per la mamma...


Raccontaglicome è morta la mammacome sono rimasta dalla Bubnova;raccontagli come mi hai vista dalla Bubnovaraccontagli tuttotuttoe digli poi che ciò nonostante ho preferito rimaneredalla Bubnova che andare da lui...


DettoquestoNelly impallidìi suoi occhi brillarono e il cuorecominciò a batterle talmenteche si lasciò cadere suicuscinie stette un paio di minuti senza poter dire una parola.


-ChiamaliVania! - disse infinecon voce debole; - voglio dire addioa tutti. AddioVania!

Miabbracciò forte forte per l'ultima volta. Tutti tornarononella stanza. Il vecchio non poteva capacitarsi che Nelly stesse permorire; non poteva ammettere un'idea simile. Protestò semprefino all'ultimo momentoche la piccina sarebbe guarita senza dubbio.S'era fatto più vecchio e magro dall'ansia e non abbandonavamai Nelly; rimaneva giorno e notte al suo capezzale. Le ultime nottinon dormì affatto.


Cercavadi prevenire ogni minimo desiderio della piccinae uscito dalla suacamerapiangeva lacrime amarema dopo un momento gli tornava lasperanza e cominciava ad assicurarci che sarebbe indubbiamenteguarita. Le riempì tutta la camera di fiori. Un giorno compròun magnifico mazzo di rose bianche e rosseper procurarsi il qualeera andato chissà dovee lo portò alla sua piccolaNelly...


Eranodimostrazioni che commuovevano fortemente la piccina; ella non potevanon rispondere con tutto il cuore all'amore generale che lacircondava. Quella serala sera dell'estremo addioil vecchio siostinò a non voler pensare che quell'addio fosse per sempre.Nelly gli sorrise e durante tutta la sera cercò di sembrareallegrascherzando con luiridendo persino... Uscimmo tutti quasicon una nuova speranzama all'indomani ella non poté piùparlare. Due giorni dopo era morta.


Ricordocome il vecchio ornava la sua bara di fiori e guardava disperatamenteil suo visino esanimetanto magroil sorriso mortole mani messein croce sul petto! La piangeva come se avesse perduto una propriabambina. Natasciaionoi tutti cercavamo di consolarloma erainconsolabilee dopo i funerali di Nelly si ammalòseriamente.


AnnaAndrejevna mi consegnò personalmente lo scapolare che le avevatolto dal petto. C'era dentro una lettera che la madre di Nellyscriveva al principe. La lessi il giorno dei funerali di Nelly. Lapovera donna mandava al principe la sua maledizionediceva che nonpoteva perdonargligli raccontava la sua vita degli ultimi tempil'orrore in cui lasciava Nellye lo supplicava di venire in qualchemodo in aiuto della povera bambina. «E' vostra figlia»scriveva«e "voi stesso sapete bene" che èvostra "vera figlia". Le ho ordinato di venire a trovarvidopo la mia morte e di consegnare questa lettera nelle vostre propriemani. Se non respingerete Nellyforse "di lassù"potrò perdonarvie nel giorno dell'ultimo giudizio mi metteròdavanti al trono di Dio e implorerò il Giudice Divino diperdonarvi i vostri peccati. Nelly conosce il contenuto di questa mialetteragliel'ho letta; le ho spiegato "tutto"ella sa"tuttotutto"»...


MaNelly non aveva obbedito all'ultima volontà della madre;sapeva tuttoma non era andata dal principeed era morta senzariconciliarsi con lui.


Tornatia casa dopo i funeraliNatascia e io uscimmo nel giardinetto.


Lagiornata era caldaabbagliante di luce. Dovevano partire di lìa una settimana. Natascia mi guardò con uno sguardo lungo estrano.


-Vania- disse- Vaniaè stato un sogno!

-Che cosa è stato un sogno? - domandai.


-Tuttotutto- rispose- tutto ciò che è avvenutoquest'anno; Vaniaperché ho distrutto la tua felicità?E nei suoi occhi lessi:

«Avremmopotuto essere per sempre feliciinsieme!».




NOTE:


1)Una "versta" corrisponde a chilometri 1067.


2)La "Scuola di diritto" era parificata all'Università;vi potevano accedere solo figli di nobili.


3)"Komerger": titolo di Corte.


4)Eugène Scribe (1791-1861)drammaturgo francese.


5)"Kvas": bevanda russasenza alcool.


6)"Mugik": contadino.


7)L'amministrazione civile aveva gradi pari a quellidell'amministrazione militare.


8)"L'infanzia e l'adolescenza": opera di Leone Tolstoi.


9)Dolciumi preparati con succo di frutta.


10)Lascenka: diminutivo di Alessandra.


11)Antico modo dei cantastorie di chiudere i loro racconti.


12)I "ruskalniki"professanti della vecchia religione slavache si staccarono dalla Chiesa ortodossa.


13)"Mein lieber Augustin": popolarissima canzonetta tedesca.


14)Wielandletterato tedesco (1733-1813).




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