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Senofonte

Anabasi

Edizione Acrobat

a cura di

Patrizio Sanasi

(patsa@tin.it).2

LIBRO I

1

1 Da DarioeParisatidenascono due figliil maggiore Artaserseil minore Ciro; Darioquando si ammalò e

presagì la fine della vitali volle entrambi accanto a sé. 2Il maggiore sitrovava già lì. Ciro viene richiamato dalla

regione di cui il padre lo aveva nominato satrapo; lo aveva anche designatocomandante di tutte le truppe concentrate a

Piana del Castolo. Cirodunquesi avvia verso l'interno e porta con séTissaferneche stimava amicocon trecento opliti

greci agli ordini di Sennia di Parrasia. 3Quando Dariomuore e Artaserse sale al tronoTissaferne calunnia Ciro agli

occhi del fratello e lo accusa di tramare contro di lui. Artaserse gli dàascolto e arresta Ciro per metterlo a morte; ma la

madreavendo intercedutolo rimanda nella regione.

4 Appenapartitodopo il pericolo corso e l'oltraggio subitomedita di non dipenderepiù dal fratellomase gli

riescedi regnare al suo posto. La madre Parisatidein effettifavorivaCiroperché lo amava di più del regnante

Artaserse. 5 Chiunquevenisse a trovarlo da palazzoCiro faceva in modo che al momento del congedofosse più amico

suo che del re. Inoltrecurava che i barbari suoi sudditi diventasserosoldati valorosi e a lui devoti. 6E andava

raccogliendo truppe grechenella massima segretezza possibilepersorprendere il re quanto più impreparato.

Così dunque procedeva al reclutamento: nelle città che ospitavano le sueguarnigioniordinò a ciascun

comandante di raccogliere uomini del Peloponnesoquanto più numerosi eforticol pretesto che Tissaferne stesse

complottando per metter le mani sulle città stesse. Le città della Ioniainfattiin passato erano state affidate dal re a

Tissafernema all'epoca erano passate dalla parte di Cirotutte tranneMileto. 7 Tissafernepresagendo che a Mileto

avessero in animo la stessa manovraossia che avessero l'intenzione dipassare dalla parte di Cirone uccide alcuni e

altri ne manda in esilio. Ciroaccolti i fuorusciti e radunato l'esercitostrinse d'assedio Miletoper terra e per marenel

tentativo di ricondurre in patria gli esuli. Era in realtà un'altra scusaper raccogliere truppe. 8Nelle sueambasciate al re

poiandava sostenendo che le città spettavano a luiche era fratello delsovranonon certo al dominio di Tissafernee la

madre appoggiava le sue richieste. Così il re non si accorgeva di essere ilbersaglioma credeva che il fratello spendesse

denaro per allestire un esercito contro Tissaferne. E una guerra tra i duenon gli dava affatto fastidio. Tanto più che Ciro

continuava a inviare al re i affatto tributi delle città prima in mano aTissaferne.

9 Un altroesercito era reclutato per lui nel Chersonesodi fronte ad Abidonel modoseguente: Clearco era un

esule spartano; Ciro ebbe occasione di frequentarlonutrì per lui profondastima e gli concesse diecimila darici. Clearco

prese il denaro econ tali mezziallestì un esercito: muovendo dalChersonesoattaccava i Traci che abitano al di là

dell'Ellespontorendendo un grande favore ai Grecial punto che le cittàdell'Ellespontodi loro spontanea volontàlo

sovvenzionavano per il vettovagliamento delle truppe. Così un altro esercitoper lui era mantenuto di nascosto. 10

Aristippo il tessalouomo a lui legato da vincoli di ospitalitàin patriaera messo alle strette da un partito avverso. Si

reca da Ciro e gli chiede duemila mercenari e la paga per tre mesiper averecosì la meglio sugli avversari. Ciro gliene

dà quattromila e la paga per sei mesima lo prega di non venire a patti congli avversari prima di essersi consultato con

lui. Così anche in Tessaglia teneva nascosto un esercito da luisovvenzionato.

11 AProsseno il beotaa lui legato da vincoli di ospitalitàchiede di raccoglierequanti più uomini fosse

possibile e di raggiungerlocon la scusa di voler muovere contro i Pisidiperché - diceva - recavano molestie al suo

territorio.

Sofeneto di Stinfalo e Socrate l'acheoanche loro suoi ospitili invitò araccogliere il maggior numero di

soldati e a raggiungerloper attaccare Tissafernecon l'appoggio deifuorusciti di Mileto. I due eseguirono gli ordini.

2

1 Quando glisembrò giunto il momento di mettersi in marcia verso l'internotirò fuori ilpretesto di voler

scacciare del tutto i Pisidi dalla regione. Ecome se si preparasse a unattaccoraccoglie truppe barbare e greche. Quindi

comunica a Clearco di raggiungerlo alla testa dei soldati alle suedipendenzee ad Aristippo di scendere a un accordo

con i suoi concittadini e di inviargli l'esercito che aveva con sé. Sennial'arcadeche in sua vece comandava il

contingente straniero nelle città ionichemanda a dire di prendere tuttigli effettivitranne le truppe necessarie a

presidiare le roccaforti. 2Richiamò gliuomini impegnati nell'assedio di Mileto e invitò gli esuli a unirsi alla sua

spedizionepromettendo chein caso di successonon avrebbe deposto le armiprima di averli ricondotti in patria. Gli

obbediscono prontamente perché avevano fiducia in lui. Armati di tuttopuntolo raggiunsero a Sardi. 3Senniaalla

testa dei soldati delle città ionichegiunse a Sardi con circa quattromilaopliti; Prosseno con all'incirca millecinquecento

opliti e cinquecento gimneti; Sofeneto di Stinfalo con mille opliti; Socratel'acheo grosso modo con cinquecento opliti;

Pasione il megarese con trecento opliti e trecento peltasti. Quest'ultimo eSocrate erano tra quelli che stavano

combattendo a Mileto. 4Tuttiraggiunsero Ciro a Sardi.

Tissaferne aveva avuto sentore delle manovre ed era convinto che si trattassedi preparativi troppo imponenti

per una spedizione contro i Pisidi; allora si reca dal re in tutta fretta concirca cinquecento cavalieri. 5Il reappena

seppe da Tissaferne dell'esercito di Ciropreparò le adeguatecontromisure..3

Cirocon le truppe che ho dettomuove da Sardi. Attraverso la Lidiaavanzain tre tappe per ventidue

parasanghe fino al fiume Meandrolarghezza due pletri; c'era un ponteottenuto con sette barche legate insieme. 6Dopo

averlo varcatopercorre la Frigia in una sola tappa di otto parasanghe finoa Colossecittà popolosaprospera e grande.

Vi rimane sette giorni. Lo raggiunse Menone il tessaloalla testa di milleopliti e cinquecento peltastiDolopiEniani e

Olinti.

7 Da quiavanza in tre tappe per venti parasanghe fino a Celenecittà della Frigiapopolosagrande e prospera

dove Ciro possedeva una reggia e un grande parcopieno di animali selvaticiche lui cacciava a cavallovolendo tenere

in esercizio se stesso e i suoi destrieri. Nel mezzo del parco scorre ilMeandro: le sue sorgenti nascono nella reggia e il

suo corso si snoda attraverso la città di Celene. 8Anche unpalazzo fortificato del gran re sorge a Celenenei pressi

delle fonti del fiume Marsiaai piedi dell'acropoli. Anche il Marsia scorreattraverso la città e si getta nel Meandro.

Ampiezza del Marsia: venticinque piedi. Si racconta che qui Apollodopo avervinto Marsiasuo rivale in una gara di

abilitàlo scorticò e ne appese la pelle nell'antro vicino alle sorgenti:ecco perché il fiume ha il nome di Marsia. 9Qui

Sersequando lasciò la Grecia vinto in battagliacostruì - narrano - lareggia e l'acropoli di Celene. Ciro vi si trattenne

trenta giorni. Lo raggiunse l'esule spartano Clearco con mille oplitiottocento peltasti traci e duecento arcieri cretesi. Al

tempo stesso giunge Sosi il siracusano con trecento opliti e Sofenetol'arcade con mille. Quinel parcoCiro passò in

rassegna le truppe greche e le contò: il numero totale degli opliti era diundicimilai peltasti risultarono circa duemila.

10 Quindiin due tappeavanza per dieci parasanghe fino a Peltecittà popolosa. Virimane tre giornidurante i

quali Sennia l'arcade celebrò le feste liceee istituì i giochi. I premierano strigilid'oro. Vi assisteva anche Ciro.

Quindiin due tappeavanza per dodici parasanghe fino a Mercato delleCeramichecittà popolosal'ultima in

direzione della Misia.

11 Da qui intre tappe per trenta parasanghe avanza fino a Piana del Caistrocittàpopolosa. Vi soggornò cinque

giorni. Doveva più di tre mesi di paga ai soldatiche diverse volte sirecarono alle sue porte per chiedergli il soldo. Ma

luicon parole che ispiravano fiduciacercava di tirare per le lunghe edera in chiara difficoltà: non faceva parte infatti

della natura di Ciro avere e non dare.

12 Quigiunge Epiassamoglie di Siennesire dei Cilici. Stando alle vociavevaportato a Ciro molto denaro.

Fatto sta che Ciro diede all'esercito la paga di quattro mesi. La reginaaveva una guardia del corpo formata da Cilici e

Aspendi. Si diceva anche che Ciro se la intendesse con lei.

13 Poiindue tappeavanza per dieci parasanghe fino a Timbriocittà popolosa. Lungo lastrada c'era la

fontana detta di Midare dei Frigipresso la quale appunto Midacomediconoaveva catturato il Satiromescolando

l'acqua della fonte col vino.

14 Da quiin due tappeavanza per dieci parasanghe fino a Tirieocittà popolosa. Vi siferma tre giorni. A quel

che si raccontala regina dei Cilici pregò Ciro di mostrarle l'esercito:Ciro acconsentì e nella pianura passò in rassegna

le truppe greche e barbare. 15Diede ordine aiGreci di schierarsi e di mantenere la posizione che assumevano in

battaglia secondo il loro uso. Ordinò poi a ciascun comandante di disporrein formazione i propri soldati. Si allinearono

dunque su quattro file: alla destra Menone con i suoialla sinistra Clearcoe le sue truppeal centro gli altri strateghi. 16

Ciro passò in rassegna prima i barbariche sfilavano disposti per squadre eschierepoi i Grecilui su un carro da guerra

e la regina cilicia su un carro coperto. Tutti i soldati avevano elmi dibronzotuniche rosseschinieri e scudi senza

fodero. 17 Dopoaver completato la rivistasi fermò col carro di fronte alla falange centraleeinviato ai comandanti

greci l'interprete Pigreteordinò che spianassero le armi e che tuttoquanto il reparto si lanciasse alla carica. I

comandanti trasmisero l'ordine ai soldati: agli squilli di tromba mossero inavantilance in resta. Poiaumentando la

cadenzatra alte grida i soldati finirono spontaneamente per correre versole tendeseminando il pànico tra i barbari. 18

Anche la regina cilicia fuggì sul carroanche i mercantiabbandonate leloro mercanziefuggirono. I Grecitra le risa

giunsero alle tende. La regina cilicia rimase colpita dallo splendore edall'organizzazione dell'esercito. Ciro invecein

cuor suoprovò gioia nel vedere il terrore che i Greci avevano suscitatonei barbari.

19 Poiintre tappeavanza per venti parasanghe fino a Iconiol'ultima città dellaFrigia. Vi si fermò tre giorni.

Da qui muove attraverso la Licaoniapercorrendo in cinque tappe trentaparasanghe. Concesse ai Greci di

saccheggiare la regioneperché nemica.

20 Poi Cirorimanda in Cilicia la regina per la via più breve. Insieme a lei inviò Menonee i suoi soldati. Con il

resto dell'esercito attraversa la Cappadocia- quattro tappe per venticinqueparasanghe - giungendo a Danacittà

popolosagrande e prospera. Vi si trattenne tre giornidurante i quali misea morte il persiano Megafernedignitario di

cortenonché un altro funzionariocon l'accusa di complotto ai suoi danni.

21 Da quicercò di passare in Cilicia. L'accesso era consentito da una strada carrabilesìma fortemente in

salitache rendeva impossibile il transito a un esercitose qualcuno loostacolava. Si diceva anche che Siennesi fosse

sulle alture e stesse sorvegliando il passaggio. Perciò Ciro rimase ungiorno nella pianura. L'indomani giunse un

messaggero a comunicare che Siennesi aveva abbandonato le alturenon appenaera venuto al corrente che l'esercito di

Menone stava ormai al di là dei montiin Ciliciae gli era giunta voce cheTamoveleggiando dalla Ioniaverso la

Ciliciaera in arrivo con triremi di Sparta e di Ciro stesso. 22Ciro allorasalì sui monti senza trovar nessun ostacolo e

vide le tende dove i Cilici avevano montato la guardia. Poi scese in unapianura grande e bellaricca di acquefolta di

alberi di ogni specie e di viti: produce in abbondanza sesamomigliopanìcofrumento e orzo. Monti inespugnabili e

altissimi la circondano su tutti i latida mare a mare. 23Disceso dunquein questa pianurapercorse in quattro tappe

venticinque parasanghe fino a Tarsogrande e prospera città della Ciliciadove sorgeva la reggia di Siennesi[re dei

Cilici]. Nel cuore della città scorre un fiume di nome Cidnolargo duepletri. 24 Gliabitantitutti tranne i bottegai.4

evacuarono la città con Siennesiper rifugiarsi in una zona fortificatasui monti; rimasero anche gli abitanti della zona

costieraa Soli e a Isso.

25 Epiassamoglie di Siennesiarrivò a Tarso cinque giorni prima di Ciro. Mentrevalicavano i monti per

ridiscendere in pianuratrovarono la morte due reparti del contingente diMenone. Alcuni dicevano chementre stavano

saccheggiandoerano stati massacrati dai Cilici; altri invece sostenevanochelasciati indietro e non avendo saputo

trovare il resto dell'esercito né la stradadopo aver a lungo vagatoeranomorti. Si trattava di cento opliti. 26Gli altri

non appena giunseroinfuriati per la perdita dei compagnisi misero asaccheggiare la città [di Tarso] e la reggia che lì

sorgeva. Ciroquando entrò in cittàconvocò Siennesi. Costui per primacosa gli mandò a dire che in passato non era

mai caduto nelle mani di un uomo più forte di lui; e non volle andare daCiroprima che la moglie lo convincesse e che

gli venissero fornite garanzie. 27In séguitoquando i due s'incontraronoSiennesi diede a Ciro molto denaro per il suo

esercito; Cirodal canto suocontraccambiò con doni che giudicava degni diun re: un cavallo con un morso d'orouna

collana d'orobraccialettiuna scimitarra d'oro e una veste persiana;inoltrepromise di non saccheggiare più le sue terre

e gli concesse di riprendersi gli schiavi catturatise per caso fosseroincappati nei suoi.

3

1 Qui Ciro el'esercito restarono venti giorni. I soldati infatti dicevano di non volerproseguire: sospettavano

ormai di andare contro il re e non erano stati reclutatisostenevanoperun'impresa del genere. Per primo Clearco cercò

di costringere con la forza i suoi soldati a muoversi. Ma lui e i suoianimali da soma vennero bersagliati di pietrenon

appena si misero in marcia. 2Nellacircostanza poco ci mancò che Clearco finisse lapidato; in séguitoquandocapì che

la forza non servivaconvocò l'assemblea delle proprie truppe. Prima versòmolte lacrimerimanendo a lungo immobile.

I soldatia tale vistarestarono attoniti e in silenzio. 3Quindi parlòcosì:

«Miei soldatinon meravigliatevi se soffro per come stanno le cose. A Cirosono legato da vincoli di ospitalità

e quando ero in esiliomi ha accolto con molti onori e donato diecimiladarici. Li ho presima non li ho messi da parte

per il mio interesse personale o per dilapidarli: li ho spesi per voi. 4Prima ho mossoguerra ai Tracie per il bene della

Grecia li ho punitigrazie al vostro aiutoscacciandoli dal Chersonesomentre cercavano di sottrarre quel territorio ai

Greci che lo abitavano. E nel momento in cui Ciro mi ha chiamatomi sonomesso in cammino alla vostra testa per

dargli una manose ne avesse avuto bisognoin nome dei benefici da luiricevuti. 5 Oravoi non intendete seguirmi e io

mi trovo a un bivio: o mantenere l'amicizia di Ciro tradendo voi oppurerimanere con voi mancando di fede a lui. Se

prenderò la decisione giustanon lo so; in ogni caso sceglierò voi erimarrò con voisia quel che sia. Nessuno mai dirà

che ho guidato dei Greci contro i barbarima poi ho tradito i Grecipreferendo l'amicizia dei barbari. 6Ma siccome non

mi volete dar rettasarò io a seguirvisia quel che sia. Voi per me sietela patriagli amicii compagnine sono

convinto; con voipensosarò sempre rispettato dappertutto; senza di voiinvece non credo che sarei capace neppure di

soccorrere un amico né di difendermi da un nemico. Dunquesiatene certiviseguirò dovunque andiate».

7 Talifurono le sue parole. I soldati suoi e degli altri comandantiquando udironoche non intendeva marciare

contro il relo applaudirono. Più di duemila uomini di Sennia e di Pasionepresero le armi e i bagagli e si accamparono

vicino a Clearco. 8Cirononsapendo che fare e addolorato per la situazionemandò a chiamare Clearco.Quest'ultimo

rifiutò l'invitoma all'insaputa degli altri comandanti inviò a Ciro unmesso e gli disse di star tranquillo: le cose

sarebbero andate per il meglio. Lo pregava inoltre di mandarlo a chiamareancorama lo avvisava che non si sarebbe

mosso.

9 Dopo dicheconvocò i propri soldati e gli altri che si erano a lui uniti e chiunquevolesse intervenire. Ecco le

sue parole: «Miei uominiCiro adessoè chiarosi regola con noi come noicon lui. Non siamo più alle sue dipendenze

non lo seguiamo piùe allora lui non ci corrisponde più il soldo. 10Pensa di aversubito da parte vostra un grave torto

ne sono sicuro. Perciòsebbene mi mandi a chiamarenon me la sento dirispondere al suo invitoprimo - ed è il motivo

più importante - perché mi vergognoconsapevole come sono di aver traditotutte le sue aspettative; poi anche perché

temo che mi arresti e mi faccia pagare le colpe di cui mi ritieneresponsabile. 11Dunquenon misembra proprio il

momento di dormire né di lasciarci andarema di decidere che fare sullabase delle decisioni assunte. Finché rimaniamo

quidobbiamo pensaremi sembraa come restarci in tutta sicurezza; seinvece si decide di andare via sùbitooccorre

pensare a come andarcene con altrettanta sicurezza e a come procurarci iviveri necessari. Senza di questi infatti né un

comandante né un soldato semplice è buono a nulla. 12Ciro poi è unuomo straordinariose gli sei amico; ma diventa

un nemico implacabilese gli sei ostile. La forza di cui disponefanteriacavalleria e flottal'abbiamo tutti sotto gli

occhi e la conosciamo: non è accampatocrediamolontano da qui. Insommase qualcuno ha un'idea buonaè il

momento di dirla». Così terminò il suo discorso.

13 Alloraalcuni si alzarono spontaneamenteper formulare il proprio parere; altriinveceimbeccati da

Clearcomostravano a quali difficoltà sarebbero andati incontro senza ilconsenso di Cirotanto rimanendo quanto

andandosene. 14Unocon l'ariadi chi ha una gran fretta di partire per la Greciadisse di scegliere sùbitoaltri

comandantise Clearco non era disposto a condurli via. I vivericontinuavabisognava comprarli - c'era un mercato

nell'armata barbara - poi preparare i bagagli e recarsi da Ciro a chiederedelle imbarcazioniper salpare. E se non le

concedevagli si doveva chiedere una guidache li scortasse attraverso ilterritorio in amicizia. E se non ottenevano

neppure una guidadovevano schierarsi a battaglia al più prestoinviare uncontingente a occupare le altureper non.5

lasciarsi precedere in tale operazione né da Ciro né dai Ciliciai qualifurono strappati molta gente e molto bottino.

Costui parlò così.

Dopo di lui Clearco soggiunse: 15«Che non mi sivenga a chiedere di assumere il comando della spedizione.

Vedo molti motivi per non farlo. A chi sceglierete come capoobbedirò inmodo assoluto: anch'iosappiateloso

obbedire come nessuno al mondo». 16Dopo di lui sialzò un altro: faceva notare l'ingenuità di chi suggeriva di

chiedere a Ciro le imbarcazionicome se Ciro potesse essere disposto a farela spedizione un'altra voltaindicando

anche quanto fosse ingenuo «chiedere una guida proprio all'uomo a cuiroviniamo l'impresa. E se abbiamo fiducia nella

guida fornitaci da Ciroche cosa ci impedisce di invitare Ciro a prendereper noi il controllo delle alture? 17Io avrei

qualche esitazione a imbarcarmi sulle navi che potrebbe fornirci; non vorreiche ci colasse a picco con le sue triremi.

Avrei anche paura a seguire la guida da lui assegnataperché potrebbecondurci in un luogo inestricabile. Se proprio

dovessi andarmene contro il volere di Ciropreferirei partire all'insaputasuail che non è possibile. 18Anziaffermo

che sono tutte chiacchiere. Mi sembra il caso di mandare da CiroconClearcoalcuni uominigente esperta e fidataper

domandargli come intenda impiegarci. E se l'impresa fosse simile a quella percuiin passatoha già impiegato

mercenariseguiamolo anche noi e cerchiamo di non esser da meno delle truppeche prima lo hanno accompagnato

verso l'interno. 19Se al contrariol'impresa dovesse sembrare di maggior entità rispetto alla precedentepiùfaticosa e

rischiosasi accontenti o di convincerci e di guidarci oppure di lasciarsiconvincere e di congedarci amichevolmente.

Cosìse andassimo con luilo seguiremmo senza risentimento e con ardore;se invece decidessimo di allontanarci

potremmo farlo in completa sicurezza. Ci comunichi qui la sua risposta.Quando l'avremo uditadecideremo di

conseguenza».

20 Il parerefu approvato. Inviano con Clearco gli uomini presceltiche presentarono a Cirole richieste

approvate dall'esercito. Ciro rispose che gli era giunta voce che Abrocomaun suo nemicoera sulle rive dell'Eufratea

dodici tappe di distanza. Voleva marciare contro di luidisse. E se era làbisognava fargliela pagare. «Se invece riesce a

fuggire»disse«una volta là decideremo sul da farsi». 21Ascoltata larispostai soldati prescelti per la missione danno

l'annuncio alla truppa: a tutti rimase il sospetto che li guidasse contro ilrecomunque decisero di seguirlo. Chiedono

però un aumento della paga. Ciro promette che l'avrebbe aumentata a tuttidella metà: anziché un daricoun darico e

mezzo al mesea testa. Ma neppure in quell'occasione nessuno lo sentì direalmeno apertamenteche li avrebbe guidati

contro il re.

4

1 Da quiindue tappeavanza di dieci parasanghe fino al fiume Psarolargo tre pletri.

Poi avanza di cinque parasanghe in una sola tappa fino al fiume Piramolargouno stadio.

Quindiin altre due tappeavanza di quindici parasanghe fino a Issol'ultima città della Ciliciasul mare

popolosa grande e ricca. 2Vi rimasero tregiorni. Ciro viene raggiunto dalle trentacinque navi provenienti dal

Peloponneso: navarco era Pitagora lo spartano. Ma da Efeso aveva preso laguida Tamo l'egiziocomandante anche di

altre venticinque navi di Ciro: era la flotta con cui aveva stretto d'assedioMileto- quando la città era alleata di

Tissaferne - in appoggio a Ciro contro Tissaferne stesso. 3Sulle navi eraimbarcato anche Chirisofo lo spartanovenuto

su espressa richiesta di Ciro: aveva ai suoi ordini settecento oplitidi cuimantenne il comando sotto Ciro. Le navi erano

ormeggiate presso la tenda di Ciro. Qui anche i mercenari greci al séguitodi Abrocomaquattrocento opliti che avevano

disertatopassarono dalla parte di Ciro e si unirono alla spedizione controil re.

4 Poiinuna tappaavanza di cinque parasanghe fino alle Porte della Cilicia e dellaSiria. Si trattava di due

muraglie: l'unainternadi fronte alla Ciliciaera tenuta da Siennesi e dauna guarnigione di Cilici; l'altraesterna

antistante la Siriaera sorvegliatadicevanoda un corpo di guardia delre. Nel mezzo scorreva un fiume di nome Carso

largo un pletro. Tutto quanto lo spazio compreso tra le due muraglie era ditre stadi. Non vi si poteva passare con la

forza. La via d'accesso infatti era stretta e le muraglie scendevano fino almaresovrastate da rocce scoscese. Le Porte

dunque erano a ridosso delle due muraglie. 5A causa diquesto passaggio Ciro aveva mandato a chiamare le navi:

avrebbe operato uno sbarco di opliti all'interno e all'esterno delle Porte esi sarebbe fatto largo tra i nemiciforzando le

loro difesese avessero presidiato le Porte della Siriacome doveva fareAbrocoma - così almeno pensava Ciro - con un

esercito a disposizione tanto numeroso. Abrocoma invece si comportò intutt'altro modo. Quando seppe che Ciro era in

Ciliciasi ritirò dalla Fenicia e si diresse verso il realla guida -correva voce - di trecentomila fanti.

6 QuindiCiro avanza attraverso la Siria per cinque parasanghe in una sola tappa fino aMiriandocittà sul

mareabitata dai Fenici. Era un emporiodove stavano all'àncora molte navida carico. 7 Virimasero sette giorni.

Sennia l'arcade e Pasione il megarese si imbarcarono su una nave con glioggetti di maggior valore e poi salparono. I

più pensavano che Sennia e Pasione fossero stati punti nell'orgoglio: i lorosoldati erano passati a Clearco perché

volevano ritornare in Grecia e non intendevano marciare contro il ree Cironon aveva mosso un dito per impedirlo.

Quando Sennia e Pasione non furono più in vistacircolò voce che Ciroavesse mandato delle triremi al loro

inseguimento: c'era chi pregava che li prendessero quegli infamimentrealtri provavano compassionese fossero caduti

nelle mani di Ciro.

8 Ciroconvocò gli strateghi e disse: «Sennia e Pasione ci hanno abbandonato. Maèchiaronon l'hanno

scampata. So dove sono direttinon sono ancora al sicuro. Non mi mancanocerto triremi per raggiungerli. Maper gli

dèinon sarò io a dar loro la caccia e nessuno dirà che finché uno restacon me mi servo di luimentre quando se ne.6

vuole andare lo catturogli faccio del malelo spoglio dei beni. Vadanopurema sappiano che loro si sono macchiati

nei nostri confronti più di quanto noi nei loro. Eppure ho in mano mia iloro figli e le loro moglisotto custodia a Tralle.

Non li priverò dei loro carianzi li riavranno con sé in ragione delvalore che hanno dimostrato in passato al mio

fianco». 9 Talifurono le sue parole. Quanto ai Grecise prima c'erano degli indecisi aproposito della marcia verso

l'internonon appena appresero della magnanimità di Cirosi unirono allaspedizione con maggior gioia ed entusiasmo.

Dopo di cheCiro avanza di venti parasanghe in quattro tappe fino al Caloun fiume largo un pletropieno di

pesci grandi e innocui: i Siri li consideravano divini e non permettevano chevenisse fatto loro del male[come per le

colombe]. I villaggi nei quali si attendaronoappartenevano a Parisatide: leerano stati concessi per la cintura.

10 Quindiin cinque tappeavanza per trenta parasanghe fino alle sorgenti del fiumeDardaslargo un pletro.

Là sorgeva la reggia di Belesiil governatore della Siria: intornounparco immenso e splendidocon piante che danno

frutti in tutte le stagioni. Ciro lo abbatté e diede fuoco alla reggia.

11 Quinditre tappe per quindici parasanghe fino all'Eufrateun fiume largo quattrostadi. E lì sorgeva una città

grande e prosperadi nome Tapsaco. Vi si trattenne cinque giorni. Cirodopoaver mandato a chiamare gli strateghi

grecidisse che l'obiettivo era il gran re a Babilonia. Li invita ariferirlo ai soldati e a convincerli a seguirlo. 12Riunita

l'assembleagli strateghi danno la notizia. Le truppe però se la preserocon gli strateghi: li accusavano di saper già tutto

fin dall'inizioma di averlo tenuto nascosto. Si rifiutavano di proseguirea meno di percepire altro denarocome era

accaduto nella precedente spedizione con Ciro [per raggiungere il padre]: epoi quelli non si erano mica mossi per

combattereperché Ciro era stato convocato dal padre. 13I comandantiriferirono la risposta dell'esercito a Ciroche

promise cinque mine d'argento a testauna volta giunti a Babiloniae per iGreci la paga interafino al loro ritorno in

Ionia. Il grosso dell'esercito greco si lasciò così persuadere.

Menoneprima che fossero note le decisioni degli altri soldatie cioè seavrebbero seguito Ciro o noraccolse

in disparte le proprie truppe e disse: 14«Miei uominise date retta a mevi guadagnerete la stima di Ciro più degli altri

soldatisenza pericoli o fatiche. Che cosa vi spingo a fare? Ora Ciro habisogno che i Greci lo seguano nella sua

spedizione contro il re. Perciò vi dico che voi dovete varcare l'Eufrateprima che tutti conoscano la risposta degli altri

Greci a Ciro. 15Se infattivoteranno di unirsi a luisi avrà l'impressione che il merito sia vostroperché avrete dato il

via al passaggio del fiume. Ciro vi sarà grato perché vi sarete dimostratii soldati più zelanti nei suoi confronti e vi

ricompenserà. E sa farlo come nessun altro. Se invece voteranno controcene torneremo tutti indietroma Ciro si

avvarrà di voi [i più fedeli] per i presìdi e per i compiti di comandoperchéuniciavrete rispettato i suoi ordinie di

qualunque cosa abbiate bisogno io so che come amici l'otterrete da Ciro». 16Udite le sueparoleobbedirono e

varcarono il fiume prima che gli altri decidessero. Ciroquando seppe delloro passaggiosi allietò e mandò Glua dire

all'esercito: «Per orao uominiavete il mio elogio: ma sarà mia premurache anch'io possa ricevere il vostro; se noche

io non mi chiami più Ciro». 17I soldatidunque nutrivano grandi speranze e pregavano che la sua impresa andasse a

buon fine. E a Menonesi dicevaCiro aveva inviato doni di straordinariovalore.

Dopo attraversò il fiume. Al suo séguito era anche il resto dell'esercitocompatto. Durante il passaggio nessuno

si bagnò al di sopra del petto. 18Gli abitanti diTapsaco dissero che questo fiume non lo si era mai potuto attraversare a

piedi - se non nella circostanza attuale - bensì per mezzo di imbarcazionima Abrocomaprevenendo Cirole aveva

incendiate per impedire il passaggio. Lo si ritenne un segno divino: il fiumesi era piegato dinnanzi a Cirocome

dinnanzi a chi è destinato al trono.

19 Da qui sispinge in avanti attraverso la Sirianove tappe per cinquanta parasanghe:giunge al fiume Arasse.

Qui sorgevano molti villaggi pieni di grano e vino. Vi rimasero tre giorni esi rifornirono di viveri.

5

1 Da qui sispinge attraverso l'Arabiatenendo l'Eufrate sulla destra: nel desertocinquetappe per trentacinque

parasanghe. In questa zona la terra era tutta indistintamente pianeggianteuniforme come il marepiena di assenzio. E

se anche vi nasceva vegetazione di altro generearbusti o canne che fosseroerano tutti profumaticome piante

aromatiche. Alberi invece non ce n'erano. 2Vi si trovavanoanimali d'ogni genere: moltissimi gli onagri e molti struzzi.

C'erano anche otarde e gazzelle. I cavalieridi tanto in tantodavano lorola caccia. Gli onagrise qualcuno li inseguiva

prendevano il largo e poi si fermavano: correvano infatti molto più rapididei cavalli. E poi di nuovoquando i cavalli si

avvicinavanoripetevano la stessa cosae non c'era verso di catturarliameno che i cavalieri non si fossero divisi in

gruppi e li avessero braccati a turno. La carne degli onagri catturati erasimile a quella dei cervima più delicata. 3

Nessuno riuscì a prendere uno struzzo. Chi tra i cavalieri cercò di darglila cacciadesistette ben presto. In fuga infatti lo

struzzo guadagnava un ampio margine di vantaggiosia correndo con le zampesia sollevandosi sulle alidi cui si

serviva come di una vela. Le otarde invecese le si costringeva a levarsi involo colte di sorpresasi potevano catturare:

volano per breve trattocome le pernicie sùbito perdono lo slancio. Laloro carne era squisita.

4 Percorrendoquesta regionegiunsero al fiume Mascadi un pletro. Qui sorgeva una cittàabbandonata

grandedi nome Corsote. Tutt'attorno era circondata dal Masca. Vi rimaserotre giorni e si rifornirono di viveri.

5 Poiintredici tappeavanza nel deserto per novanta parasanghetenendo sulla destral'Eufrate: giunge a

Porte. Nel corso di queste tappe molte bestie da soma morirono di fame: nonc'erano né erba né alberila regione era

completamente spoglia. Gli abitanti del luogo scavavano la roccia lungo ilcorso del fiume ed estraevano pietre per far

macineche poi lavorate portavano a Babilonia e vendevano; in cambiocompravano grano e così riuscivano a vivere. 6.7

All'esercito vennero a mancare i viverima non c'era la possibilità diacquistarnese non al mercato dei Liditra le truppe

barbare di Ciroal prezzo di quattro sigli per un capite di farinafosse difrumento o d'orzo. Un siglo ha il valore di sette

oboli attici e mezzo. Il capite invece misura due chenici attici. Dunque isoldati tiravano avanti mangiando carne. 7

Ogni volta che voleva raggiungere o una sorgente d'acqua o del foraggioCiroavanzava con tappe molto lunghe.

Un giorno poi si imbatterono in un passaggio stretto e fangoso: difficile iltransito dei carri. Ciro scese col suo

séguito di dignitari di alta nobiltà e rangoordinò a Glu e a Pigrete diprelevare truppe barbare e di tirar fuori i carri. 8

Ma poiché gli sembrava che i soldati se la prendessero comodacome in predaa uno scatto d'ira impose ai Persiani del

suo séguitoi più potenti dignitari di cortedi unirsi per affrettare lospostamento dei carri. Si ebbe una lezioneper così

diredi disciplina. Gettavano a terra le loro vesti di porpora dove aciascuno capitava di trovarsisi slanciavano come se

ognuno corresse per la vittoria in una gara di corsagiù per una collinadavvero a precipiziocon le loro tuniche

lussuosei loro calzoni variopinti: alcuni avevano anche collane al collo ebraccialetti ai polsi. Sùbitopur così

agghindatibalzarono giù nella melma più rapidi di quanto si potessepensare e sollevarono i carrispingendoli. 9A

dirla in breveera chiaro che Ciro affrettava sempre la marcia e non perdevatempo in sostese non per rifornirsi di

viveri o per qualche altra necessità inderogabile. Più rapido giungeva -pensava - più impreparato allo scontro avrebbe

trovato il re; più si attardavapiù truppe avrebbe assoldato il re. Arifletterciera possibile capire che la forza del re

consisteva nell'ampiezza del territorio e nel numero di uomini; la lunghezzadelle strade e la dispersione delle forze

militari costituiva invece la sua debolezzain caso di attacco fulmineo.

10 Duranteuna delle tappe percorse nel desertosulla sponda opposta dell'Eufrateviderouna città prospera e

grandedi nome Carmanda. Lì i soldati comprarono le cose necessarievarcando il fiume con imbarcazioni fabbricate

così: riempirono di erba secca i teli di pelle usati come riparoquindi liunirono e li cucirono insiemein modo che

l'acqua non raggiungesse la paglia. Su imbarcazioni di tal sortaattraversarono il fiume e si rifornirono di quanto era

necessario: vino prodotto coi frutti di datterononché farina di migliomolto abbondante nella regione.

11 Qui unsoldato di Menone e uno di Clearco vennero a lite. Clearco diede la colpa alsoldato di Menone e lo

fece frustare. Costuirientrato tra i suoiraccontò l'accaduto. I soldatinon appena udirono il suo raccontomontarono

su tutte le furie e s'incollerirono aspramente con Clearco. 12Quel giornostesso Clearco giunse al guado del fiume e

ispezionò il mercato che là si teneva; mentre cavalcava verso la sua tendapassò attraverso il campo del reparto di

Menoneseguito da pochi dei suoi. Ciro non era ancora arrivatosi trovavaancora in cammino. Uno dei soldati di

Menoneche stava spaccando legnacome vede passare Clearcogli vibra uncolpo d'ascia: lo manca. Un altroallora

scaglia contro di lui una pietraimitato da un altro ancora e poi da moltitra lo schiamazzo generale. 13Clearco ripara

tra i suoi e sùbito chiama alle armi. Ai suoi opliti ordinò di rimanere sulpostogli scudi davanti alle ginocchia; lui prese

con sé i Traci e i cavalieri - che nel suo reparto erano più di quarantaper la maggioranza traci - e attaccò gli uomini di

Menone. Il suo arrivo lasciò esterrefatto Menone stesso e i suoi e licostrinse a correre alle armi. Ci furono anche alcuni

però che rimasero ferminon sapendo che fare in quella situazione. 14Prossenochechiudeva la colonna e guidava una

schiera di oplitisùbito dispose i suoi uomini tra i due schieramentifecedeporre le armi e cominciò a scongiurare

Clearco di desistere. Ma Clearco era inferocito: per poco non l'avevanomassacrato a pietrate e Prossenotranquillo e

beatogli veniva a parlare della disgrazia capitata a lui? Che si levasse dimezzo. 15 Inquel mentregiunse anche Ciro

che fu messo al corrente dei fatti: sùbito impugnò un mazzo di giavellottiecon chi era presente tra i suoi fidisi gettò

nel mezzo e disse: 16«Clearco eProsseno e voi altri Greci presentiavete perso la testa? Accendete lascintilla di una

battaglia tra di voi e fate pure conto chequesto giorno stessoanch'iosarò fatto a pezzi e voinon molto dopo di me. Se

le cose per noi si mettono maletutti questi barbari quiche vedetesaranno per noi un nemico ben più pericoloso dei

soldati del re». 17Alle parole diCiroClearco tornò in sé. Cessate le ostilitàentrambe le parti riposero learmi.

6

1 Da quiproseguirono: erano visibili orme di cavalli e sterco. Dalle tracce si potevadedurre che si trattava di

circa duemila cavalieri. Costoroin avanscopertadavano fuoco sia alforaggio sia a quant'altro fosse utile. Oronta

persiano e parente del reche aveva fama di essere tra i migliori in Persianell'arte militaretende a Ciro una trappola:

anche in passato gli aveva mosso guerrama poi si erano riconciliati. 2Disse a Cirochese gli dava mille cavalieri

senz'altro avrebbe massacrato in un'imboscata gli squadroni nemici diguastatori oppure ne avrebbe preso vivi parecchi

stroncando scorrerie e incendi; insommanon avrebbero mai più riferito alre di aver visto l'esercito di Ciro. Ascoltata la

propostaCiro giudicò che un'azione del genere potesse tornargli utile e loinvitò a prendere un certo numero di soldati

da ciascuno dei comandanti. 3Orontaconvinto di poter disporre di questi cavalieriscrive una lettera al re:sarebbe

arrivato con il maggior numero di cavalierima lo pregava di comunicare allasua cavalleria di accoglierlo come amico.

Nella lettera era contenuta una menzione della sua passata amicizia efedeltà. Consegna la lettera a un uomo fidato - o

almeno lo riteneva tale - che invece la prende e la dà a Ciro. 4Dopo averlalettaCiro fa arrestare Oronta e convoca

nella propria tenda i settePersiani più autorevoli del suo séguito e ordinaagli strateghi greci di condurre gli oplitiche

però dovevano deporre le armi attorno alla tenda. Gli strateghi eseguironol'ordine e condussero circa tremila opliti.

5 Chiamòdentro come consigliere anche Clearcoche lui e gli altri consideravano ilcomandante di maggior

prestigio tra i Greci. Quando ritornò fra i suoiClearco raccontò delprocesso a Orontacome si svolse: non era cosa

segreta..8

6 Ciro -disse - aveva dato inizio così al suo discorso: «Vi ho convocatiamiciperchédeliberando con voi su

cosa sia conforme alla giustizia divina e umanaquesto faccia nei confrontidi Oronta. In un primo tempomio padre lo

pose alle mie dipendenze. In séguitosu ordine - come lui dice - di miofratellomosse guerra contro di memantenendo

il controllo dell'acropoli di Sardi. E iorispondendo alla guerra con laguerralo riportai alla ragione e lo feci desistere

dal combattere contro di mestrinsi la sua destra e lui la mia. Da alloraOronta»gli chiese«ti ho fatto qualche torto?».

Rispose di no. 7Ciro glidomandò ancora: «Più tardibenché non mi fossi macchiato di colpe nei tuoiconfrontinon

sei forse passato coi Misi e hai devastato il mio territorio con ogni mezzo atua disposizione?». Oronta confermò. «Non

è forse vero»riprese Ciro«chequando per la seconda volta haicompreso realmente la tua forzati sei recato all'altare

di Artemidee hai ammesso il tuo pentimento edopo avermi convintomi hai dinuovo dato il segno della tua fedeltà e

da me lo hai ricevuto?». Oronta annuì ancora. 8«Quale tortodunque»proseguì Ciro«hai subito da parte mia per

tradirmiè chiaroper la terza volta?». Oronta rispose che non avevasubito alcun tortoper cui Ciro gli domandò:

«Ammetti che ti sei macchiato nei miei confronti?». «Non posso farealtrimenti»disse Oronta. E Ciro: «Potresti

diventare ancora nemico di mio fratello e mio fedele alleato?». E l'altrorispose: «Neppure se davvero lo diventassi

Cirotu lo crederesti piùormai». 9Quindi Ciro sirivolse ai presenti: «Tali sono le sue azionitali le sue parole: tra voi

a te per primoClearcospetta di esporre il tuo pensiero.» E Clearcoparlò così: «Sono dell'avviso che è meglio toglierlo

di mezzo quanto primacosì non dovremo guardarci le spalle da luianziinvece di pensare a lui potremo far del bene a

chi ci è veramente amico». 10Al suo parere -disse Clearco - aderirono anche gli altri.

Dopo di che - continuò - su ordine di Cirosi alzarono in piedi e toccaronola cintura di Oronta in segno di

morteanche i suoi parenti. Poi lo condussero via gli incaricati. Come loviderochi in passato si inginocchiava al suo

passaggio anche allora si inginocchiòpur sapendo che lo portavano allamorte. 11 Unavolta condotto dentro la tenda

di Artapateil più fidato tra gli sceptuchi di Cironessuno vide Orontané vivo né mortomai piùe nessuno poté dire

con cognizione di causa come fosse morto. Chi congetturava in un sensochiin un altro: la sua tomba però non la

rinvenne mai nessuno.

7

1 Da qui sispinge in avanti attraverso la regione di Babiloniatre tappe per dodiciparasanghe. Nel corso della

terza tappaverso mezzanotteCiro passa in rivista le truppe greche ebarbare nella pianura. Credeva infatti che alle

prime luci del giorno il re si sarebbe presentato con l'esercito per darbattaglia. Ordinò a Clearco di guidare l'ala destra

a Menone il tessalo l'ala sinistra e dispose lui stesso i propri soldati. 2Dopo larassegnasul far del giornogiunsero

alcuni disertori provenienti dall'esercito del gran re e riferirono a Cirosulla situazione delle truppe del re.

Ciro allora convocò gli strateghi e i locaghi grecipredispose insieme aloro il piano di battaglia e li esortò ad

aver coraggio con queste parole: 3«Grecimisono messo alla vostra testa non certo perché mi fanno difetto i soldati

barbarima perché vi ritengo migliori e più valorosi di molti di loro.Ecco il motivo per cui vi ho uniti alla mia

spedizione. Siate dunque degni della libertà che avete conquistato e per laquale vi giudico felici. Ben sapete infatti che

preferirei la libertà a tutti i beni che ho e anche ad altri più grandi. 4Perché virendiate conto del tipo di combattimento

al quale andrete incontroio ve lo illustreròdato che lo conosco. Hannoun'infinità di soldatiattaccano con urla

tremende. Se riuscirete a resistere alla loro vista e alle stridacredo cheproverò vergognaquando capirete quali uomini

vivono nelle mie terre. Se sarete valorosi e il successo mi arrideràchi divoi vorrà tornare in patria lo renderò

invidiabile agli occhi dei suoi concittadini; mane sono convintospingeròmolti a preferire i miei vantaggi alle gioie di

casa».

5 Era lìpresente Gauliteun esule samiofedele a Ciro. Così parlò: «EppureCiroalcuni dicono che tu fai

molte promesseadessoperché lo richiedono le circostanzealla vigiliadel momento decisivo. Ma in caso di successo

non te ne ricorderesti piùdicono. E certi altri aggiungono che neppure sete ne ricordassi e se lo volessisaresti in grado

di mantenere le promesse». 6Allora Cirorispose così: «Il regno dei miei padrio uominisi estende fino ai confinidel

mondodove le terre non sono più abitabilia mezzogiorno per la caluraasettentrione per il gelo. Le regioni ivi

compresetuttele governano i satrapi fedeli a mio fratello. 7Se vinceremospetterà a noi rendere i nostri amici signori

di queste terre. Non mi preoccupo certo che mi manchino i mezzi per colmar didoni ciascuno degli amiciin caso di

vittoria; se maitemo di non avere amici a sufficienzaai quali poter dare.A voi Greci regalerò anche una corona d'oro

a testa». 8 Chiudì le sue parolesi riempì di fervore e le riferì agli altri.

Si presentarono a lui gli strateghi e alcuni tra gli altri Greci: volevanosapere qual era la loro partein caso di

vittoria. Cirodopo aver saziato le attese di tuttili congedò. 9Chiunque avevaa che fare con Cirolo esortava a non

prendere parte allo scontroma a schierarsi nelle retrovie. Nellacircostanza Clearco gli rivolse una domanda del genere:

«Credio Ciroche tuo fratello scenderà in campo?». «Sì per dio»ribatté Ciro«se davvero è figlio di Dario e

Parisatide e mio fratello; non senza combattere prenderò possesso delle sueterre».

10 Poimentre i soldati si armavanoli si contò: diecimilaquattrocento gli oplitiduemilacinquecento i

peltastimentre i barbari al séguito di Ciro erano centomilacon circaventi carri falcati. 11I nemici invece

ammontavanoa quanto si dicevaa un milione e duecentomilacon duecentocarri falcati. E c'erano altri seimila

cavalieriguidati da Artagerseguardia del corpo personale del re. 12Dell'esercitoregioquattro erano i comandanti [e

strateghi e capi]ciascuno alla testa di trecentomila uomini: AbrocomaTissaferneGobriaArbace. Di tutte queste

truppenovecentomila presero parte alla battagliacon centocinquanta carrifalcati: Abrocoma infattipartito dalla.9

Feniciagiunse con cinque giorni di ritardo rispetto allo scontro. 13Tali notizievennero fornite a Ciro dai disertori del

gran reche avevano abbandonato le file prima della battaglia. A scontroavvenutoi nemici poi catturati ne diedero

conferma.

14 Da quiCiro si spinge in avanti di tre parasanghe in una sola tappacon tuttol'esercitosia greco sia barbaro

schierato per il combattimento. Credeva che quel giorno il re avrebbe datobattaglia. A metà della tappa c'era infatti un

fossatoscavato artificialmente e profondolarghezza cinque bracciaprofondità tre. 15Il fossatorisaliva verso

l'interno attraverso la pianura per dodici parasanghe fino al muro dellaMedia. [Qui si trovano i canali che provengono

dal fiume Tigri. Sono quattrolarghezza un pletromolto profondi. Vinavigano imbarcazioni per il trasporto di cereali.

Sfociano nell'Eufrateciascuno alla distanza di una parasanga dall'altrosovrastati da ponti.] C'era nei pressi dell'Eufrate

uno stretto passaggio - larghezza circa venti piedi - tra il fiume e ilfossato. 16 Ilgran re aveva fatto scavare il fossato

come opera difensiva non appena aveva saputo dell'avanzata di Ciro.Attraverso il passaggio sopra ricordatoCiro e

l'esercito proseguono la marcia e si trovano al di là del fossato. 17Quel giorno ilre non diede battagliaanzi erano ben

visibili orme di cavalli e di uomini che si erano ritirati. 18Allora Ciroconvocò Silanoun indovino di Ambraciae gli

diede tremila darici: undici giorni primadurante un sacrificio gli avevapredetto che il re non avrebbe combattuto per

dieci giorni e Ciro aveva ribattuto: «Non combatterà piùallorase nondarà battaglia in quest'arco di tempo. E se hai

detto la veritàti prometto dieci talenti». A questo punto gli consegnòtale sommaperché i dieci giorni erano trascorsi.

19 Poichéall'altezza del fossato il re non aveva impedito il passaggio all'esercito diCiroCiro stesso e gli altri

ebbero l'impressione che il re avesse rinunciato all'idea di combattere;tanto che il giorno successivo Ciro proseguì la

marcia allentando le misure di sicurezza. 20Il terzo giornoviaggiò seduto sul carro e teneva pochi dei suoi schierati

dinnanzi a lui; il grosso avanzava in ordine sparso e la maggior parte dellearmi dei soldati erano trasportate sui carri o

dalle bestie da soma.

8

1 Era ormail'ora in cui il mercato si riempieed era vicino il punto in cui s'intendeva fartappaquand'ecco che

Pategiapersianouno dei fidi di Cirosi precipita a briglia scioltacolcavallo madido di sudore: a chiunque incontrava

gridava in lingua barbara e in greco che il re con un grande esercito stavaarrivandopreparato allo scontro. 2Allora si

verificò grande scompiglio: immediatamente i Greci e tutti i soldatipensarono che i nemici sarebbero piombati su di

loro prima che potessero formare i ranghi. 3Ciro balzògiù dal carro e indossò la corazzapoi montò a cavallo e

impugnò i giavellotti; agli altri ordinò di armarsi e di disporsi ciascunoal proprio posto. 4Quindi preseroposizione con

grande sollecitudineClearco a capo dell'ala destradalla partedell'EufrateProsseno al suo fiancoquindi gli altri

mentre Menone prese il comando dell'ala sinistra dell'esercito greco. 5I cavalieripaflagonidel contingente barbarico

circa millesi schierarono al fianco di Clearco sulla destracome pure ipeltasti greci; sulla sinistra invece c'era Arieo

luogotenente di Cirocon il resto dell'esercito barbarico. 6Ciro e i suoicavalierisu per giù seicentosi disposero al

centroarmati di corazzacoscialielmitutti tranne Ciroche sipreparava allo scontro a capo scoperto [. Anche gli altri

Persianicosì almeno si raccontaaffrontano i rischi in battaglia a caposcoperto]. 7 Tuttii cavalli [dell'esercito di Ciro]

avevano frontali e pettorali. E i cavalieri avevano anche spade di foggiagreca.

8 Era ormaimezzogiorno e i nemici non erano ancora in vista. Quando era pomeriggioapparvein lontananza

un turbinio di polvere simile a una nube bianca che poia distanza di tempoprese l'aspetto di un qualcosa di neronella

pianaper grande tratto. Man mano che si avvicinavanoil bronzo cominciòben presto a scintillare e si potevano

distinguere armi e schiere. 9C'eranocavalieri con bianche corazze sulla sinistra della linea nemica: li guidavastando

alle vociTissaferne. Al suo fianco stavano truppe armate di scudi di viminie quindi opliti dotati di scudi di legno

lunghi fino ai piedi. Quest'ultimi erano Egizia quanto si diceva. E poic'erano cavalieri e poi arcieri. Tutti marciavano

divisi per etnieciascun popolo formava un quadrato fitto di uomini. 10Davanti a loroerano schierati i carri cosiddetti

falcati a grande distanza gli uni dagli altri: le falci partivano dagli assierano disposte in senso orizzontale e rivolte

verso il terreno sotto i carri per stritolare quanto avessero incontrato.L'idea era di lanciarli contro le file dei Greci e di

farli a pezzi. 11Le parolepronunciate da Ciro peròquando aveva convocato i Greci e li aveva esortati aresistere

dinnanzi alle grida di battaglia dei barbarisi rivelarono false: non conurla infattima in silenzionei limiti del

possibilei nemici avanzavano calmia ranghi compatti e lentamente.

12 Nelfrangente Ciro in personamentre passava accanto ai suoi insieme a Pigretel'interprete e ad altri tre o

quattrogridò a Clearco di puntare con il suo esercito contro il cuoredelle truppe nemicheperché lì sarebbe stato il re:

«Se vinciamo al centro»disse«per noi è fatta». 13Clearcoosservava il nerbo centrale dell'esercito nemico e sentiva

Ciro dire che il re era al di là dell'ala sinistra greca - il re infattiprevaleva per numero d'uomini al punto chepur

tenendo il centro dei propri effettivirimaneva al di là della sinistra diCiro. Comunque Clearco non volle staccare l'ala

destra dal fiumeper paura di un accerchiamento dai latiperciò a Cirorispose che ci pensava lui a preparare tutto per

bene. 14 Nelfrattempo l'esercito barbarico avanzava in lineamentre il contingente greco siteneva ancora nello stesso

puntoingrossato man mano dalle truppe che ancora sopraggiungevano.

E Ciropassando davanti all'esercito a una certa distanzascrutava entrambii frontivolgendo lo sguardo ora

verso i nemici ora verso i suoi. 15Dal contingentegreco lo vide Senofontel'atenieseche gli si fece incontro e gli

chiese se avesse qualche ordine da comunicargli. Ciro si fermò e gli disseinvitandolo a riferirlo a tuttiche gli auspici

risultavano favorevolicome pure le viscere delle vittime. 16Quindi udì unbrusio attraversare le file e chiese che cosa.10

fosse quel vociare. Senofonte rispose che era la parola d'ordineche passavaper la seconda volta. Ciromeravigliato

domandò chi l'avesse impartita e quale fosse questa parola d'ordine. ESenofonte di rimando: «Zeus salvatore e

Vittoria». 17Ciro ribatté:«Ben venga e così sia». Poi raggiunse la propria posizione.

Non più di tre o quattro stadi separavano i due schieramentiquando i Greciintonarono il peanae cominciarono

a muovere incontro ai nemici. 18Mentreavanzavanouna parte della falange uscì di lineaper cui chi era rimasto

indietro iniziò a correre. E tutti insieme lanciarono il grido che levano inonore di Enialiomentre ormai tutti correvano.

Alcunisi raccontafecero rimbombare gli scudipercuotendoli con le lanceper atterrire i cavalli. 19Quando non

erano ancora a tiro d'arcoi barbari ripiegano e si volgono in fuga. Allorali inseguono con impeto i Grecima si gridano

l'un l'altro di non correredi avanzare a ranghi compatti. 20Alcuni carripoi finirono addirittura contro le file nemiche

altri raggiunsero i Grecima privi di auriga. E quando se li vedevanodinnanzisi scansavano: ci fu solo uno che venne

investitorimasto frastornato come se si trovasse di fronte a una gara dicavalli; neppure luicomunquedicono che

abbia riportato gravi conseguenzené alcuno dei Greci in questo scontrosubì alcun dannose si eccettua un tale dell'ala

sinistracolpito da una freccia.

21 Ciroquando vide i Greci prevalere sul loro fronte e inseguire i nemicigioì etuttiormaisi prostravano ai

suoi piedi come re. Eppure non si lasciò indurre all'inseguimentoanzicontinuava a guidar compatta la schiera dei

seicento cavalieri ai suoi ordini e a tener d'occhio le mosse del re. Sapevainfatti che era al comando del centro

dell'esercito persiano. 22Tutti icomandanti dei barbari stanno alla testa delle loro truppe tenendo il centroperché si

sentono più al sicurocon la protezione dei loro su entrambi i fianchi; sepoi c'è bisogno di diramare qualche ordine

l'esercito lo può ricevere in metà tempo. 23Allora dunquepur guidando il centro del proprio esercitoil re si trovava al

di là dell'ala sinistra di Ciro. Poiché non c'era nessun avversario direttoné di fronte a lui né davanti alle truppe disposte

innanzipiegò ad angolo per accerchiarli.

24 AlloraCironel timore che il re comparisse alle sue spalle e facesse a pezzi ilcontingente grecogli muove

incontro. Piombando con i suoi seicentoha la meglio sulle guardie del corpodel re e ne mette in fuga seimila: c'è chi

dice che Ciro stessodi sua manoabbia ucciso Artagerseil lorocomandante. 25 Manon appena si verificò la rotta

nemicasi disuniscono anche i seicento di Ciroche si gettanoall'inseguimentotranne pochissimi che rimasero con lui

più o meno i suoi cosiddetti compagni di tavola. 26Mentre era conloroscorge il re e gli uomini al suo séguito. Sùbito

non si trattenne piùma disse: «Ecco il mio uomo»; si lancia contro diluilo colpisce al petto e lo ferisce trapassandogli

la corazzacome racconta Ctesia il medicoche afferma di aver curato dipersona la ferita.

27 Maproprio mentre lo colpivaqualcuno gli vibra un colpo di giavellotto sottol'occhiocon forza. Allora qui

scoppiò un violento corpo a corpo tra il re e Ciro e i rispettivi uomini. Ilnumero di quanti caddero tra i sudditi del relo

riferisce Ctesiache era con lui. Ciro stesso morì e dopo di lui gli ottopiù valorosi del suo séguito. 28Raccontano che

Artapateil più fidato tra i suoi sceptuchicome vide Ciro a terrabalzòda cavallo e si gettò sul suo corpo. 29Non

manca chi sostiene che il re abbia dato l'ordine di trucidarlo sul corpo diCiro; altri affermano che si sia tagliato di suo

pugno la golasguainata la scimitarra: ne aveva una d'oro e portava ancheuna collanabracciali e altri monilicome

usano i nobili persiani. Ciro lo stimava per il suo affetto e la sua lealtà.

9

1 Cosìdunque morì Ciro: nessunotra i Persiani vissuti dopo Ciro il vecchiofu piùregale e degno del

comandocome concordemente ammettono le persone che lo hanno conosciuto dipersona. 2 Primadi tuttofin da

bambinoquando veniva educato insieme al fratello e agli altri ragazzieraconsiderato il migliore di tutti in tutto. 3

Tutti i figli dei nobili persiani sono educati a palazzodove si puòapprendere in alto grado la temperanza e non è

possibile ascoltare né vedere alcunché di turpe. 4I bambinivedono e sentono chi gode dei favori del re oppure chi è

caduto in disgrazia. E sùbitofin dall'infanziaimparano a comandare e aobbedire. 5 QuiCiro sembrava il ragazzo più

riservatoagli anziani prestava orecchio anche più dei compagni meno nobilidi lui e poi era profondamente

appassionato di equitazione e cavalcava con abilità eccezionale. Anche nellearti marzialiper esempio nel tiro con

l'arco e nel giavellottolo giudicavano il più desideroso d'imparare e ilpiù assiduo nella pratica. 6Raggiuntal'età

adattadimostrava una passione speciale per la cacciae durante le battutevenatorie amava davvero il rischio. Un giorno

un'orsa gli si avventò controma lui non indietreggiò: travolto edisarcionatogravemente feritocome testimoniavano

le sue cicatricialla fine riuscì a uccidere la fiera. E il primo che gliportò aiutoCiro lo rese invidiabile agli occhi di

molti.

7 Quandovenne inviato dal padre come satrapo della Lidiadella Grande Frigia e dellaCappadocianonché

nominato comandante di tutte le truppe che dovevano riunirsi a Piana delCastoloinnanzi tutto dimostrò che una cosa

contava per lui più di tutto: rispettare la parola datasia che avessestipulato una tregua o un accordo o fatto promesse.

8 Perciò sisentivano tranquille le città che si rivolgevano a luitranquilli gli uomini.E se qualcuno era stato suo

nemicouna volta riconciliatosi con Ciroera sicuro di non subire nessuntorto in deroga ai patti. 9Tant'è verocheal

tempo della guerra con Tissafernetutte le città scelsero di propriainiziativa Ciro e non Tissafernead eccezione dei

Milesiche avevano paura di lui perché non intendeva abbandonare al lorodestino gli esuli della città. 10Amava

ripetere - e i fatti lo dimostravano - cheuna volta divenuti suoi amicinon avrebbe più abbandonato gli esuli di Mileto

neppure se diminuivano ancora di numero e se peggiorava la lorosituazione..11

11 E come lagente si comportava con luinel bene o nel maleCiro cercava di ripagarladella stessa moneta e

con gli interessilo si vedeva chiaramente. Alcuni ripetevano sovente unasua preghiera: chiedeva di vivere quanto

bastasse per contraccambiaresuperandolichi gli aveva fatto del bene e delmale. 12 Aluicome a nessuno ai nostri

tempimoltissimi desiderarono affidare i beni e le città e la propria vita.13 Nonsi potrebbe dire comunque che

permettesse a malfattori e disonesti di prendersi gioco di luianzi meno dichiunque altro si risparmiava le punizioni:

spesso era dato di vederelungo le strade più frequentategente priva deipiedi e delle mani e degli occhi. Perciò nel

paese retto da Cirotanto i Greci quanto i barbaripurché non si fosseromacchiati di colpeavevano piena libertà di

andare dovunque volesseroportando con sé il necessario.

14 Aivalorosi in guerraè riconosciuto unanimementetributava un onoreparticolare. La sua prima guerra fu

contro i Pisidi e i Misi. Mentre combatteva egli stesso in queste regionichi vedeva pronto al rischio lo nominava

reggente del paese che sottometteva e poi lo onorava anche con altri doni. 15Così apparivachiaro: egli desiderava che

i forti fossero i più felici e che i vili fossero schiavi dei primi. Ecco ilmotivo per cui non gli mancavano certo persone

disposte a rischiarequando avessero pensato che Ciro li notasse. 16Se gli sembravache qualcuno volesse mettersi in

luce secondo giustiziaCiro faceva in modo che vivesse tra gli agi più dichi aspira al guadagno per vie disoneste. 17E

a molte altre cose metteva mano seguendo la giustizia e si serviva di un veroesercito. Gli strateghi e i locaghiche per

arricchirsi avevano fatto rotta verso di luicapirono che servir bene Ciroera più vantaggioso che ricevere la paga

mensile. 18 Sequalcuno eseguiva con zelo i suoi ordiniCiro non mancava mai di premiarnel'impegno. Ecco perché si

diceva cheper ogni compitoCiro disponesse dei migliori collaboratori.

19 Vedeva unamministratore veramente capacecherispettando i princìpi dell'onestàriordinava la regione di

cui era a capo e comunque sapeva trarne proventi? Non lo rimuoveva mai dallacaricama gli concedeva poteri sempre

più ampi. Così faticavano volentieri e guadagnavano in tutta sicurezza enon avrebbero affatto nascosto a Ciro le proprie

entrate: si sapeva che non aveva invidia di chi si arricchiva alla luce delsoleanzipiuttosto cercava di servirsi delle

ricchezze di chi le teneva nascoste.

20 Quantoagli amici poiogni volta che stringeva legami e riconosceva persone a luifidate e capaci di

collaborare ai piani che voleva intraprendereera bravissimo nell'arte dicoltivarlilo ammettono tutti. 21E come

pensava di aver bisogno di amici per avere dei collaboratoriper l'identicomotivo cercava di garantir loro il suo

appoggio determinantequando ne avesse intuito le mete. 22Di doni poinessuno ne ricevette altrettantiper mille

ragioni; ma più di chiunque altro li distribuiva agli amicitenendo contodei gusti di ognuno e guardando soprattutto ai

loro bisogni. 23Quando glimandavano qualcosa per la sua personadi uso militare o un semplice ornamentodiceva -

raccontano - che il suo corpo non poteva portarli tuttima che avere amiciornati con eleganza lo considerava il vanto

più bello per un uomo. 24Che superassegli amici in munificienzanon stupisce affattoperché aveva anche ben altre

possibilità rispetto a loro; ma che li superasse in attenzioni e neldesiderio di procurar loro gioiaquesto sìmi sembra

davvero mirabile. 25Ciro infattise trovava un vino particolarmente dolcespesso ne mandava una mezza anfora e

diceva che da un bel pezzo non gliene era capitato uno migliore. «Te lomanda»aggiungeva«e ti prega di berlo oggi

stesso con le persone a te più care». 26Non di radoinviava mezze ochemezzi pani o altre cose del genereordinando

a chi li portava di dire: «A Ciro sono piaciuti. Vuole che anche tu ne possagustare». 27 Quandoil foraggio era proprio

scarsomentre luigrazie al gran numero di servi e alla sua previdenzapoteva disporne in abbondanzalo distribuiva e

così esortava gli amici: «Datelo ai cavalli che vi trasportanonon vorreiche fossero sfiniti dalla fame proprio mentre

siete in sella». 28Se mai facevaun viaggio e la gente accorreva per la smania di vederlochiamava i suoi amicie

parlava con loro di questioni serieper far vedere chi tenesse in onore.

Perciòsulla base delle voci che sentostimo che nessunotra Greci obarbarisia stato amato più di lui. 29

Eccone la prova: nessuno abbandonò Ciro - un suddito - per passare al resesi eccettua il tentativo di Orontache

comunque sperimentò ben presto che era più fedele a Ciro chi lui ritenevafedele a sé. Dalla parte del re invece molti

passarono a Ciroquando divennero nemici. E si trattava proprio degli uominida lui più amatiche pensavano di trovare

onori più consoni alle loro qualità presso la corte di Ciro che del re. 30Ma la provaconclusiva la si ebbe negli ultimi

istanti della sua vitaquando si capì che non solo era un uomo di valorema sapeva anche scegliere bene le persone a lui

fedelidevote e costanti. 31Quando fucolpito a mortetutti i suoi amici e commensali morirono combattendo per Ciro

tutti tranne Arieoche era schierato sulla sinistra alla testa dellacavalleria: come seppe che Ciro era cadutosi diede alla

fuga e portò con sé tutto il reparto ai suoi ordini.

10

1 Quindi aCiro viene mozzato il capo e la mano destra. Il re [con i suoi] continual'inseguimento e piomba nel

campo di Ciro. Le truppe di Arieo non oppongono più resistenzama fuggonoattraverso l'accampamento verso l'ultimo

luogo di tappa da cui erano partite. Eradiconoa quattro parasanghe didistanza. 2 Ilre e i suoi fanno completa razzia e

lui cattura la concubina di Cirouna donna focesesoprannominata la saggiae bella. 3 LaMilesia [era più giovane]

dopo esser caduta prigioniera dei soldati del reriesce a scapparenudaverso i Greciche si trovavano in armi tra le

salmerie. Costoro affrontarono e uccisero molti dei nemici che si davano alsaccheggioma subirono alcune perdite.

Comunque non si diedero alla fugaanzisalvarono la donna. E quant'altroera sotto la loro custodiafossero beni

materiali o personeportarono tutto in salvo..12

4 A questopunto il re e i Greci distavano gli uni dagli altri circa trenta stadi: isecondi incalzavano le truppe

disposte dinnanzi a loro [come se stessero vincendo dappertutto]il primo sidava alle razzie come se ormai avesse

avuto la meglio su tutti i nemici. 5Ma poi i Grecisi accorsero che il re con il suo esercito era tra le salmeriee pure il

rea sua voltaseppe da Tissaferne che i Greci avevano piegato gliavversari sul loro fronte e premevano; allora il re

raccoglie i suoi e ricostituisce lo schieramento. Clearco invecechiamatoProssenoche era il più vicinosi consultò con

luise mandare un contingente o rientrare tutti quanti a difesadell'accampamento. 6Nel mentresivedeva anche il re

rifarsi sottoattaccandoli - a quanto pareva - alle spalle. I Grecioperatauna conversionesi prepararono a riceverlo

come se dovesse giungere da quella direzione. Il re invece non giunse da lìma dalla via già percorsa primaall'esterno

dell'ala sinistradopo aver raccolto anche i disertori chenel corso dellabattagliaerano passati dalla parte dei Greci

nonché Tissaferne e i suoi. 7Tissaferne alprimo impatto non era fuggitoanzi si era lanciato contro i peltasti greci

lungo il fiume. Durante il suo attacco non riuscì a uccidere nessunomentrei Greciallargate le filesubissavano i suoi

di colpi e frecce. Comandava i peltasti Epistene di Anfipoliuna persona dibuon sensostando a quel che si diceva.

8 Tissafernedunquepur avendo la peggioriuscì a ritirarsima non tornò sui suoi passi.Si diresse verso il

campo grecodove incontrò il re: riformati i ranghiripresero la marcia. 9Quando furonodinnanzi all'ala sinistra dei

Greciquest'ultimi ebbero il timore di venir attaccati e di subire unaggiramento su entrambi i fianchi e di andare

incontro a un massacro. Allora proposero di dispiegare l'ala e di tenere ilfiume alle spalle. 10Mentre se nediscuteva

ecco che il re mutò direzione e mise in linea l'esercito di fronte allafalangenello stesso assetto con cui aveva attaccato

battaglia in precedenza. Come i Greci li videro vicini e schierati per loscontrointonarono nuovamente il peana e si

gettarono in avanti con foga ancor più impetuosa di prima. 11Per la secondavolta i barbari non accettarono lo scontro

e volsero le spallequando gli avversari erano ancora a una distanzamaggiore rispetto alla volta precedente: i Greci li

inseguirono fino a un villaggio. 12Qui sifermarono. Sopra il villaggio sorgeva un collesu cui avevano ripiegato gli

uomini del re: non si trattava più di fantima la collina brulicava dicavalierial punto che non si riusciva a capire che

cosa stesse succedendo. Eppure qualcuno disse di scorgere lo stendardoregaleun'aquila d'oro con le ali spiegate su uno

scudo[di legno]. 13Poiché i Greciavanzavano anche quii cavalieri abbandonarono il collenon più in gruppomain

diverse direzioni. Il colle andava via via spopolandosi di cavalieri: allafine si allontanarono tutti. 14Clearco nonsalì

ma tenne l'esercito ai piedi della collina e mandò sulla cima Licio ilsiracusano e un altrocon l'ordine di controllare la

situazione sul versante opposto e di riferire. 15Licio sprona ilcavallo epresa visioneannuncia che fuggono a briglia

sciolta. Era quasi l'ora in cui il sole tramonta.

16 Quisostarono i Greci edeposte le armiripresero fiato. Intanto si meravigliavanodi non vedere Ciro da

nessuna parte e che nessun emissario venisse a suo nome: non sapevano chefosse mortoperciò immaginavano o che

avesse protratto l'inseguimento o che si fosse spinto in avanti per occuparequalche postazione. 17Quanto a lorosi

domandavano se fosse meglio rimanere lì e portarvi i carri oppure rientrareall'accampamento. Decisero di ritornare.

Giungono alle tende verso l'ora di cena. 18Così finì lagiornata. Si accorgono che la maggior parte dei loro averi erano

stati saccheggiati; tutto quel che c'eracibo o bevandenonché i carripieni di farina e di vinoche Ciro aveva preparato

per distribuirli ai Grecinel caso che una grave carestia attanagliassel'esercito - si trattavasecondo le vocidi

quattrocento carri - tutto era stato depredato dagli uomini del re. 19Così eranorimasti senza cena la maggior parte dei

Grecie dire che non avevano neppure pranzatoperché il re era apparsoprima che l'esercito avesse sostato per il

pranzo. La notte dunque la trascorsero in tali condizioni.

LIBRO II

1

1 [In chemodo venne raccolto per Ciro l'esercito greco al tempo in cui muoveva contro ilfratello Artaserse

che cosa fece durante la marcia verso l'internocome la battaglia ebbeluogocome morì e in che modo i Greci ritornati

al campo si riposaronocredendo di aver vinto su tutti i fronti e che Cirofosse ancora vivoè esposto nel racconto

precedente.]

2 All'albagli strateghiriunitisisi meravigliavano che Ciro non mandasse qualcuno aindicare il da farsi o che

non venisse di persona. Decisero allora di preparare i bagaglidi armarsi edi muovere in avanti fino a ricongiungersi

con Ciro. 3 Eranoormai sul piede di partenzaal levar del solequando giunse Procleilgovernatore della Teutrania

discendente di Damarato il laconeaccompagnato da Glufiglio di Tamo.Dicevano che Ciro era morto e che Arieo

fuggitosi trovava con gli altri barbari nel campo da cui erano partiti ilgiorno precedente. Arieo asseriva che per quel

giorno li avrebbe aspettatise la loro intenzione era di raggiungerloma ilgiorno dopo sarebbe partitoaggiungevaalla

volta della Ionia da dove era venuto. 4Appenaappresero la notiziagli strateghi e gli altri Greci caddero in un

profondo sconforto. Clearco disse: «Fosse ancora vivo Ciro. Ma ormai èmortoperciò riferite ad Arieo che noi abbiamo

battuto il re ecome vedetenessuno ci affronta in campo aperto; e se nonfosse stato per la vostra venutaavremmo

puntato contro il re. Promettiamo ad Arieo chese ci raggiungelo porteremosul soglio regale: a chi vince la battaglia

spetta il diritto di comandare». 5Detto ciòrimanda indietro i messaggeriaccompagnati da Chirisofo il lacone e

Menone il tessaloper desiderio di Menone stessolegato com'era ad Arieo davincoli di amicizia e ospitalità..13

6 Quelliandarono e Clearco restò ad aspettare. L'esercito si cibava come poteva con lebestie da soma

uccidendo buoi e asini. Quanto alla legnabastava fare pochi passiapartire dal campo dove si era svolta la battaglia: là

c'erano molte frecce - i Greci avevano costretto i disertori del re agettarle - nonché scudi di vimini e di legnoquesti

ultimi degli Egizi. C'era anche da portar via un gran numero di scudi dicuoio e carri vuoti. Servendosi di tutto ciò

bollirono la carne e mangiaronoper quel giorno.

7 Era ormail'ora in cui il mercato è pieno di gentequando arrivaronoda parte del re edi Tissafernealcuni

aralditutti barbaritranne unoFalinoun greco che si trovava alledipendenze di Tissaferne e godeva di grandi onori

perché faceva mostra della sua competenza nella tattica e nell'uso dellearmi. 8 Sifecero avanti e domandarono dei capi

greci; quindi dissero che il reforte della sua condizione di vincitore edell'uccisione di Ciroingiungeva ai Greci di

consegnare le armi e di recarsi alle sue porteper trovarenon era esclusoclemenza. 9 Cosìsi espressero gli araldi del

re. I Greci li ascoltarono con irritazione; tuttavia Clearco disse qualcosadel genere: non spettava ai vincitori cedere le

armi. «Però»aggiunse«sta a voio strateghifornire la risposta piùbella e dignitosa. Io sarò sùbito di ritorno». Lo

aveva chiamatoinfattiun servoper controllare le viscere estratte: stavacompiendo un sacrificio.

10 AlloraCleanore l'arcadeil più anzianorispose che sarebbe morto piuttosto checonsegnare le armi. E

Prosseno il tebano: «O Falinosono sorpreso e mi domando se il re ci chiedale armi in qualità di vincitore oppure come

dono d'amicizia. Se pensa di essere il vincitoreche bisogno ha dichiederle? Perché non viene a prendersele? Se invece

ci vuole persuaderedica che cosa ne verrà ai soldatise lo vorrannocompiacere». 11A tali paroleFalino ribatté: «Il re

ritiene sua la vittoriaperché ha ucciso Ciro. Chi è in grado dicontendergli il regno? E considera anche voi in suo

potereperché vi tiene in pugno nel cuore del suo paese tra fiumi nonguadabili e può scatenare contro di voi una tale

moltitudine di uominiche non potreste ucciderli neppure se ve ne desselicenza». 12 Dopodi lui intervenne Teopompo

l'ateniese: «Falinoadessocome veditutto è perduto fuorché le armi eil valore. Finché abbiamo le armicrediamo di

poterci servire anche del valore; ma se le consegnamoperderemo anche lavita. Togliti quindi dalla testa che vi

consegneremo i soli beni che ci restano; anzicon questi combatteremo ancheper strapparvi i vostri». 13Nell'udire tali

paroleFalino sorrise e disse: «Sembri davvero un filosoforagazzinoepronunci parole non prive di grazia. Ma sei un

povero insensatosappilose pensi che il vostro valore possa aver ragionedella potenza del re». 14Altrisi dice

cominciavano a vacillare e a sostenere checome erano stati fedeli a Cirocosì potevano ora diventare preziosi alleati

del rese chiedeva amicizia. Voleva servirsi di loro per qualche scopo o peruna spedizione contro l'Egitto? Bene

potevano cooperare alla conquista.

15 In quelmentreritornò Clearco e domandò se avevano dato già la risposta. Falino dicontro: «Clearco

sostengono chi una cosachi un'altra. Dicci piuttosto che cosa ne pensitu». 16 L'altrorispose: «Mi fa piacere averti

vistoFalinocome fa pure piacerecredoanche a tutti gli altri. Seigrecocome tutti noi che tu qui vedi. In un

frangente simile chiediamo a te che fareriguardo alla proposta di cui seilatore. 17 Alcospetto degli dèidacci il

suggerimento che ritieni più bello e dignitoso e che ti recherà onore neltempo a venireogni qual volta sarà

menzionato: Falino un giornoinviato dal re per intimare ai Greci laconsegna delle armirichiesto di un parere

consigliò così. Lo saiin Grecia si parlerà del tuo suggerimentoèinevitabile». 18Clearcoinduceva sottilmente questi

motiviperché voleva che proprio l'uomo inviato come emissario dal re liconsigliasse di non consegnare le armiperché

i Greci avessero buone speranze. 19E inveceFalinoelusivodisse contro le sue aspettative: «Se tra migliaia di

speranze ne aveste una sola di salvarvi muovendo guerra al revi suggerireidi non cedere le armi; ma se non c'è

nessuna speranza di salvezza contro l'ostilità del reallora il mioconsiglio è di salvarvi nell'unico modo che vi rimane».

20 Clearcoribatté: «La pensi cosìallora! Va' piuttosto a riferire al re la nostraferma convinzione: se dobbiamo essere

amicisaremo molto più degni del suo rispetto se terremo le nostre armi enon se le consegneremo ad altri; se poi sarà il

caso di combattereè meglio lottare con le armi piuttosto che averlecedute». 21 Falinoancora: «Riporterò le tue

parole. Ma il re mi ha incaricato di comunicarvi chefinché rimanete quivi sarà garantita tregua; ma se vi muoveteper

avanzare o ritirarvisarà guerra. Fateci sapereal riguardose rimarretee ci sarà tregua oppure se dovrò riferire guerra

da parte vostra». 22Clearco disse:«Comunica allorasu questo puntoche anche noi ci atteniamo alla proposta delre».

«Che cosa significa?»ribatté Falino. Clearco: «Se rimaniamotregua; seci ritiriamo o avanziamoguerra». 23E l'altro

incalzò: «Annuncerò tregua o guerra?». Clearco ripeté le stesse parole:«Treguase rimaniamo; ma se ci ritiriamo o

avanziamoguerra». Ma non rivelò che cosa intendesse fare.

2

1 Falino sene andò con il suo séguito. Dal campo di Arieo erano rientrati Procle eChirisofo. Menone era

rimasto da Arieo. I due riferirono le parole di Arieosecondo cui c'eranomolti Persianipiù nobili di luiche non

avrebbero tollerato l'idea di un suo avvento al trono. «Se intendete partireinsieme a luiinvita a raggiungerlo durante la

notte; in caso contrario domani all'alba dice che se ne andrà». 2Clearcorispose: «Va benese andremo si farà come

dite; altrimenti regolatevi pure come meglio credete». Che cosa volessefareperòneppure a loro lo disse.

3 Dopo dicheormai al calar del soleconvocò gli strateghi e i locaghi e si espressenei termini seguenti:

«Mentre celebravo il sacrificioo uominisull'ipotesi di marciare controil re gli auspici non erano favorevoli. Ed era

naturale che non lo fossero: ho saputo or ora che tra noi e il re scorre ilTigriun fiume navigabilema non lo potremmo

varcare senza imbarcazioni. E imbarcazioni non ne abbiamo. Né è possibilerimanere quiperché non c'è modo di

rifornirci di viveri. Gli auspici erano invece del tutto propizi in meritoall'ipotesi di riunirci con gli amici di Ciro. 4.14

Bisogna dunque agire così: ritiriamoci e ceniamociascuno con quel che ha;poiquando il corno darà il segnale del

riposopreparate i bagagli; al secondo squillocaricateli sulle bestie dasoma; al terzoaccodatevi all'avanguardia

tenendo le bestie sul lato del fiume e gli opliti all'esterno». 5Allora glistrateghi e i locaghi si allontanarono e seguirono

le indicazioni. E nei giorni successivi le cose non sarebbero cambiate: luicomandava e gli altri obbedivano. Non lo

avevano elettoma in lui solo vedevano la tempra del vero capomentre glialtri erano privi di esperienza. 6[La

lunghezza della strada percorsa in totale da Efeso nella Ionia fino al campodi battaglia è novantatré tappe

cinquecentotrentacinque parasangheossia sedicimilacinquanta stadi. Il campodi battaglia distava da Babilonia

dicevanotrecentosessanta stadi.]

7 Quandoormai erano scese le tenebreMiltocite il tracecon i cavalieri al suoséguito - una quarantina - e con

più o meno trecento fanti tracida qui defezionò passando al re.

8 Clearcoguidava gli altri secondo le direttive impartiteil resto dell'esercito loseguiva. Giungono alla prima

tappada Arieo e dalle sue truppeverso mezzanotte. I soldati deposero learmi ma rimasero nei ranghimentre gli

strateghi e i locaghi greci si riunirono con Arieo. I Greci e Arieo con ipiù influenti personaggi che erano con lui

giurarono reciprocamente di non tradirsi e di rimanere alleati. I barbaripromisero inoltre di guidarli senza inganni. 9

Così giuraronodopo aver sgozzato un toroun cinghiale e un montone su diuno scudo: i Greci vi immersero una

spadai barbari una lancia.

10 Una voltascambiati i pegni di fedeltàClearco disse: «SuArieoora che ci attendeun'impresa comune

esponi il tuo parere sulla direzione da tenere: seguiremo la via percorsaall'andata oppure hai in mente una strada

migliore?». 11E lui rispose:«Se ci incamminiamo per la via già seguitanon c'è scampomoriremo di fame.Già ora

non abbiamo più viveri. Nelle ultime diciassette tappeper venire fin quinon abbiamo trovato nulla da prenderee quel

poco che c'era l'abbiamo consumato durante il nostro passaggio. La nostraidea adesso è di intraprendere un altro

camminopiù lungosìma i viveri non ci mancheranno. 12Le prime tappedevono essere le più lunghe possibiliper

distanziare al massimo l'esercito regio. Una volta guadagnati due o tregiorni di vantaggioil re non riuscirà più a

raggiungerci. Con un esercito piccolo non oserà incalzarcicon un esercitonumeroso non avrà modo di affrettare il

passo. E forse ha anche penuria di viveri. Ecco»disse«il mio parere».

13 Un pianodel genere non prevedeva altro che la ritirata o la fuga. La sorte però neconcepì uno più dignitoso.

Sul fare del giorno si misero in marciatenendo il sole alla propria destra:al tramontocalcolavanosarebbero giunti ad

alcuni villaggi della regione di Babilonia. E infatti non si sbagliarono. 14Quando ancorasi era nel primo pomeriggio

credettero di avvistare dei cavalieri nemici. I Greci che non erano neiranghi correvano a riprendere il loro posto; Arieo

- viaggiava su carroperché era stato ferito - scese e indossò la corazzacome pure i suoi. 15Mentre sistavano

armandole vedette mandate in avanscoperta rientrarono e dissero che non sitrattava di cavallima di bestie al pascolo.

Sùbito tutti capirono che da qualche partenelle vicinanzesi eraattendato il re. Tanto più che nei villagginon lontano

si vedeva del fumo.

16 Clearconon mosse contro i nemici: sapeva che i soldati erano stanchiaffamati. E ormaiera anche tardi.

Comunque non cambiò direzionebadando bene a non dar l'impressione di unafugaanzi procedette in linea retta fino

al calar del sole. Si accampò così con l'avanguardia nei primi villaggi: daqui l'esercito regio aveva strappato perfino le

parti in legno delle abitazioni. 17L'avanguardiacomunque si accampò alla bell'e meglio; quanto agli uomini della

retroguardia invecegiunti ormai con le tenebreciascuno prese posto comecapitava. Per chiamarsi a vicenda

lanciavano grida così alteche giunsero perfino alle orecchie dei nemici:quelli di loro che si trovavano nei pressi

addirittura fuggirono dalle tende. 18Lo si potévedere con chiarezza il giorno seguente: non si scorgevano piùnelle

vicinanzené animali da soma né accampamento né fumo da nessun lato. Aquanto pareanche il re rimase colpito

dall'arrivo dell'esercito. Ne diede prova il suo comportamento nel giornosuccessivo.

19 Nel corsodella nottein realtàanche i Greci furono presi da paura e si verificòtrambusto e scompiglio

come è naturale che capiti quando s'insinua il pànico. 20Clearcocheaveva con sé il miglior araldo del tempo

Tolmide di Elidegli diede ordine di imporre il silenzio e di notificare ilproclama dei comandanti: chi denunzierà

l'uomo che si è lasciato scappare l'asino nell'accampamentoriceverà unaricompensa di un talento. 21Una volta

divulgato il proclamai soldati compresero che vano era il timore e che icomandanti erano al sicuro. All'alba Clearco

trasmette l'ordine ai Greci di prendere posto nello schieramentosecondo ladisposizione già assunta in battaglia.

3

1 Che il recome ho scrittofosse rimasto colpito dall'arrivoè chiaro anche da quantosegue: mentre il giorno

prima aveva inviato emissari per esigere la consegna delle armiadessoalsorgere del solemandò a trattare la tregua.

2 Gliinviatinon appena giunsero agli avampostichiesero dei capi. Quando lesentinelle ne diedero notiziaClearco

stava passando in rassegna le truppe schierateper cui disse alle sentinelledi invitare gli araldi ad attendere che avesse

tempo. 3 Quandoebbe disposto l'esercito in modo che su ogni lato la linea risultasse benserratasenza che nessuno

degli opliti uscisse dai ranghiconvocò i messaggeri e lui stesso mosse inavantiscortato dai soldati meglio armati e di

più bell'aspetto tra i suoifacendo cenno agli altri comandanti diimitarlo. 4 Vicinoche fu ai messidomandò che cosa

volessero. Erano venutidisseroper una treguacon la mansione di riferirele richieste del re ai Greci e quelle dei Greci

al re. 5 Elui rispose: «Riferitegli allora che prima dobbiamo combattere: noi nonabbiamoinfattidi che pranzare. E

chi oserebbe parlare di tregua ai Greci senza procurar loro il pranzo?». 6Alle sue parolei messi si allontanarono e.15

ritornarono poco dopoper cui si capì che lì nei dintorni c'era il re ochi per lui avesse ricevuto il compito di trattare. Gli

emissari dissero che le loro richieste erano sembrate ragionevoli al re e cheerano ritornati con delle guide chein caso

di treguali avrebbero condotti dove potevano trovare i viveri. 7Clearco chiesese la tregua valesse solo per chi teneva

i contatti nella trattativa oppure anche per gli altri. Gli emissari: «Pertutti quantifinché non vengono comunicate al re

le vostre condizioni». 8Alla fine deldiscorso Clearco li fece allontanare e tenne consiglio: l'opinione generale eradi

concludere sùbito la treguaper andare a rifornirsi di viveri in tuttatranquillità. 9Clearco disse:«Sono anch'io dello

stesso avviso. Ma non voglio comunicare sùbito la rispostaanzi tirerò perle lunghefin tanto che i messaggeri non

temeranno un nostro rifiuto. Ho il sospetto peròdisseche getteremo lastessa paura nell'animo dei nostri soldati».

Quando gli sembrò venuto il momentoannunciò che accettavano la tregua eimmediatamente chiese che lo portassero

ai viveri.

10 Allora imessi lo guidarono e Clearcouna volta conclusa la treguasi mosse conl'esercito in formazione

tenendosi nella retroguardia. Si imbatterono in fossi e canali pieni d'acquatanto che non si potevano varcare senza

ponti. Prepararono il guado con i tronchi di palme che trovarono: alcuni giàa terraaltri li abbatterono. 11Nella

circostanza Clearco diede un saggio delle sue doti di comando: teneva nellasinistra la lancianella destra un bastone. Se

qualcuno degli uomini comandati ai lavori gli dava l'impressione difiacchezzaprendeva da parte il responsabile e lo

percuoteva; al contempo dava una mano in prima personacoi piedi nel fangoper cui ognuno provava un senso di

vergogna a non collaborare. 12Erano statiadibiti ai lavori i trentenni. Quando videro l'impegno di Clearcosi

prestarono anche i più anziani. 13Ancor più sidava da fare Clearcoperché immaginava che i fossi non dovessero

essere sempre così pieni d'acqua: non erainfattila stagione adatta perl'irrigazione dei campi. Al contrariosospettava

che il re avesse allagato la pianuraallo scopo di instillare nei Greci laconvinzione che la via fosse irta di difficoltà.

14 Percorsoun certo trattogiunsero ai villagi in cuisecondo le indicazioni delle guidedovevano trovare i

rifornimenti. C'era cibo in abbondanzavino di palma e aceto bollitosemprericavato dalla stessa fonte. 15Ai servi

sono destinati i frutti delle palme come quelli che si possono vedere inGreciamentre ai padroni sono riservati i frutti

sceltistraordinari per bellezza e grossezza: il loro aspetto è del tuttosimile all'ambra. Alcunilasciati seccarevengono

riposti come leccornie. La bevanda che da essi si ricava è gradevolemaprocura mal di testa. 16Inquell'occasione i

soldati mangiaronoper la prima voltaanche il midollo della palma; lamaggioranza rimase favorevolmente sorpresa

dall'aspetto e dal particolare sapore. Ma anch'esso provocava forti cefalee.Tra l'altrol'albero di palma da cui veniva

estratto il midollo seccava completamente.

17 Quirimasero tre giorni. Dal campo del gran re era giunto Tissaferne insieme alfratello della moglie del re e

ad altri tre Persianicon uno stuolo di servi. Quando gli strateghi grecimossero loro incontroTissaferne prese per

primo la parola e con l'aiuto di un interprete disse: 18«Greciioabito in un paese vicino alla Grecia epoiché vi ho visti

dibattere in difficoltà gravi e senza via di uscitaho escogitato unrimedioper ottenere dal re la facoltàse mai mi

riuscissedi riportarvi sani e salvi in Grecia. Penso che non mi mancherannoné la vostra gratitudine né quella della

Grecia. 19 Contale proposito mi sono rivolto al resostenendo che aveva validi motivi perconcedermi quella grazia:

sono stato io il primo ad annunciargli la spedizione di Ciro contro di luieinsieme alla notizia gli ho portato il mio

aiuto; sono stato il solotra tutti gli uomini schierati di fronte alletruppe grechea non fuggireanzi ho sfondato le

vostre linee e mi sono riunito a lui nel vostro accampamentodove il re eragiunto dopo aver ucciso Ciro e incalzato i

barbari di Ciroinsieme a questi uomini ora qui ai miei ordinifedelissimial re. 20 Mipromise che avrebbe riflettuto

ma intanto mi ha ordinato di venire qui e di domandarvi perché aveteintrapreso una spedizione contro di lui. Vi

consiglio di rispondere con tono misuratoper facilitare il mio compitosemai mi riuscisse di ottenere per voi qualche

beneficio da parte sua».

21 Dopo dichei Greci si allontanarono e tennero consiglio; poi risposerotramiteClearco: «Non siamo venuti

qui per portare guerra al re né ci dirigevamo contro di lui; Ciro ha trovatoun'infinità di pretesticome anche tu ben sai

per cogliere impreparati voi e condurre qui noi. 22A dire il veroquando l'abbiamo visto in grave difficoltàabbiamo

provato un senso di vergogna di fronte agli dèi e agli uomini: non potevamotradirlonoi che in precedenza avevamo

goduto dei suoi favori. 23Ora che Ciro èmortonon avanziamo pretese nei confronti del re né c'è ragione per cui

vogliamo devastare il suo territorioe men che mai abbiamo intenzione diucciderlo; al contrarioci metteremmo

volentieri sulla strada di casase nessuno ce lo impedisse. Ma se qualcunoci attaccacercheremo con l'aiuto degli dèi di

difenderci. Se poi qualcuno ci accorderà la sua benevolenzaalloraperquanto sta nelle nostre forzenon saremo da

meno nel ricambiarlo». 24Così parlò;dopo averlo ascoltatoTissaferne disse: «Riferirò al re le tue parole e dinuovo a

voi la sua risposta. Fino al mio ritornocontinui la tregua. Intanto viconsentiremo l'accesso al mercato».

25 Il giornosuccessivo non si presentòper cui i Greci rimasero in ansia. Ma due giornidopo giunse e disse

che aveva ottenuto dal re licenza di salvare i Grecianche se davvero moltiavevano obiettato che non era degno di un re

lasciar andare impunito chi aveva marciato contro di lui. 26Infinesoggiunse: «Adesso potete ricevere da parte nostra

l'impegno che certamente passerete in una regione amica e che vi si condurràsenza inganni verso la Grecia

consentendovi l'accesso al mercato. Dove non abbiate modo di comprare iviveri vi permetteremo di prenderli dal

territorio. 27Voi peròdovete giurarci che passerete come attraverso un paese amico senza arrecardanniprendendo

cibo e bevande solo quando non vi potrete rifornire al mercato; in casocontrarioavrete i viveri solo a pagamento». 28

La proposta fu approvata: Tissaferne e il fratello della moglie del regiuraronoporsero la destra agli strateghi e ai

locaghi greci e ricevettero la loro. 29Dopo di cheTissaferne esclamò: «Ora ritorno dal re; quando avrò sbrigato i miei

impegnisarò di nuovo quipronto a ricondurvi in Grecia e a rientrare nelmio dominio»..16

4

1 Quindi iGreci e Arieo attesero Tissaferne per più di venti giorniaccampati gli univicini all'altro. Nel

frattempo si recano da Arieo i fratelli e altri parentimentre i componentidel suo séguito ricevono la visita di alcuni

Persiani. Portavano rassicurazioni ea talunigaranzie formali da parte delre che non avrebbe serbato loro rancore per

la spedizione al fianco di Ciro né per alcun altro episodio del passato. 2Nel corso ditali contatti gli uomini di Arieo

ebbero visibilmente meno riguardi per i Grecialtro motivo per cui nonandavano a genio alla maggior parte dei Greci;

anzia più riprese avvicinarono Clearco e gli altri strateghidicendo: 3«Cheaspettiamo? Non abbiamo forse la certezza

che il sovrano vuole ucciderci a ogni costocome monito per gli altri Grecia non compiere spedizioni contro il gran re?

Anche adesso ci suggerisce di aspettare quiperché il suo esercito èfrazionatoma lasciate solo che lo riunisca di nuovo

e ci attaccherànon c'è scampo. 4Forse scavafossati o erige murachi sa doveper sbarrarci il cammino. Non certo con

il suo benestare ci permetterà di rientrare in Grecia a proclamare che noiun pugno di uominiabbiamo vinto il re a un

passo da casa sua e ce ne siamo andati dopo averlo beffato». 5A chi parlavacosìClearco rispose: «Io pure ho

nell'animo tutti questi pensierima considero un fatto: se ora ciallontaniamosembrerà un atto di guerra e una

violazione della tregua. Poipunto primonessuno più ci permetteràl'accesso al mercatonon sapremo dove trovare i

viveri e inoltre non avremo una guida. E al tempo stessose agiremo cosìArieo si staccherà sùbito da noi: non ci

rimarrà nessun alleatoanzianche chi prima era dalla nostracidiventerà nemico. 6E se ci toccaancora attraversare

qualche altro fiumenon lo soma di sicuro ci attende l'Eufratechelosappiamonon si può varcarese un nemico

sbarra il passo. In caso di battaglia poi non abbiamo cavalleria alleatamentre i cavalieri nemici sono numerosi e

nessuno è pari a loro in valore. Perciòse vinciamochi uccideremo? Conuna sconfitta invece nessuno avrà modo di

salvarsi. 7 D'altrapartese il reche ha tanti alleatidavvero volesse sterminarcinon capiscoperché mai avrebbe

dovuto far promessa solenne e darci la sua destraper poi spergiurare difronte agli dèi e screditare i suoi pegni di fede

agli occhi dei Greci e dei barbari». E più volte andava ripetendo moltidiscorsi dello stesso tenore.

8 A questopunto giunse Tissaferne con il suo séguitocome se si accingesse a tornare inpatria; Oronta aveva

con sé i suoi. Lo accompagnava anche la figlia del reche aveva in moglie. 9Da qui simisero in marcia: Tissaferne era

alla testa e provvedeva al mercato. Anche Arieocon il contingente barbaricoal séguito di Cirosi era mosso insieme a

Tissaferne e Oronta e con loro si accampava. 10I Grecichenutrivano sospetti nei loro confrontiprocedevano

seguendo le proprie guide. E ogni volta mettevano il campo alla distanza diuna parasanga o più gli uni dagli altri. Si

sorvegliavano a vicendacome se fossero nemiciper cui ben presto siinstaurò un clima di sospetto. 11In alcuni casi

erano capitati nello stesso luogo in cerca di legna o foraggio o altre cosedel genere e avevano alzato le mani: anche

questo creava ostilità.

12 Percorsetre tapperaggiunsero il cosiddetto muro della Media e lo passarono. Sitrattava di una costruzione

in mattoni cottipoggiati su bitumelarghezza venti piedialtezza cento.La lunghezzasi dicevaera di venti

parasanghe. Non distava molto da Babilonia.

13 Da quiin due tappeavanzarono di otto parasanghe. Varcarono due canalil'uno supontil'altro legando

insieme sette barche. Si trattava di canali derivati dal Tigridai quali poierano stati scavati fossati per irrigare il terreno

prima ampipoi sempre più stretti fino a diventare rigagnolicome quelliche in Grecia attraversano i campi di miglio.

Quindi giungono al Tigrinei pressi di una città grande e popolosa di nomeSittacedistante dal fiume quindici

stadi. 14 IGreci si attendarono nelle vicinanzeaccanto a un grande e bel parco e a unbosco con piante d'ogni sorta. I

barbari invece varcarono il Tigri: non erano più neppure in vista.

15 Dopo cenaProsseno e Senofonte stavano passeggiando dinnanzi all'accampamentoquand'eccoche si

avvicinò un uomo e chiese alle sentinelle dove potesse trovare Prosseno oClearco. Non cercava Menonesebbene

venisse da parte di Arieoche a Menone era legato da vincoli di ospitalità.16 Prossenoesclamò: «Sono io quello che

cerchi». Allora l'uomo parlò in questi termini: «Mi hanno mandato Arieo eArtaozogente fedele a Ciro e che sta dalla

vostra parte. Vi invitano a guardarvi da un attacco notturno dei barbari: ungrande esercito è appostato nel parco vicino.

17 Viesortano anche a mandare un corpo di guardia al ponte del TigriperchéTissaferne ha in mente di distruggerlo

durante la nottese gli riesce; così non potrete passare sull'altra spondama rimarrete in trappolatra fiume e canale».

18 Appenaudite le sue parolelo portano da Clearco e gli illustrano ciò che dice.Clearcoappena sente la notizia

rimane sconvolto e impaurito.

19 Ma ungiovaneuno dei presentidopo aver riflettutodisse che le idee di un attaccoe di una distruzione del

ponte erano incongruenti. «Un attacco ovviamente»diceva«deve portare auna vittoria o a una sconfitta. Perciòse

vinconoche bisogno hanno di distruggere il ponte? Neppure se avessimo adisposizione migliaia di pontipotremmo

trovare salvezza nella fuga. 20Se invecevinciamo noisaranno loro a non avere una via di scampouna volta tagliato il

ponte. E per quanti rinforzi dovessero avere al di là del fiumenessunopotrà accorrereuna volta abbattuto il ponte».

21 Ascoltatal'osservazioneClearco domandò al messo quale fosse l'estensione delterritorio racchiuso tra il

Tigri e il canale. «Grande»rispose«con villaggi e città numerose eimportanti». 22Allora si capìche l'avevano

mandato i barbarinel timore che i Greci tagliassero il ponte e sistabilissero nell'isola di territoriodifesi su un lato dal

Tigrisull'altro dal canale; quanto ai viveriavrebbero potuto rifornirsinella zona centraleche era vasta e fertile e per di

più abitata da gente laboriosa. Tra l'altropoteva diventare un rifugio perchi avesse voluto ribellarsi al re.

23 Dopo dicheandarono a riposare; al ponte inviarono lo stesso un corpo di guardiamanon si registrò

nessun assalto da nessun frontenessuno dei nemici si avvicinò al pontealmeno secondo il rapporto delle sentinelle. 24.17

Quando venne l'albapassarono il ponte formato da trentasette barchecon lamassima cautela: alcuni emissari di

Tissaferne avevano dettoinfattiche al momento del passaggio i Greciavrebbero subito un attacco. Ma anche questa

informazione si rivelò falsa. Durante la traversataa dire il veroavvistarono Glu cheinsieme con alcuni altri

controllava se varcassero il fiume; ma non appena ebbe presa visionesiallontanò a spron battuto.

25 DalTigriin quattro tappeavanzarono di venti parasanghe fino al fiume Fiscolarghezza un pletro: c'era un

ponte. Qui sorgeva una città grandeOpi. Qui vicinosi imbatté nei Greciil fratellastro di Ciro e Artaserseche

proveniva da Susa ed Ecbatanacon un nutrito contingente in appoggio al re.Fermò il proprio esercito e rimase a

osservare il passaggio dei Greci. 26Clearco guidavale truppe disposte su due fileprocedeva a tratti e a tratti si

fermava. E quanto tempo l'avanguardia rimaneva fermaaltrettanto dovevanecessariamente sostare il grosso

dell'esercito. Perciòla colonna doveva sembrare enorme anche ai Grecioltre che colpire il Persiano che assisteva.

27 Da quiattraverso la Mediaproseguirono nel deserto per trenta parasanghein seitappefino ai villaggi di

Parisatidela madre di Ciro e del re. Come gesto di irrisione verso CiroTissaferne consentì ai Greci il saccheggioma

non di rendere schiavi gli abitanti. C'era cibo in quantità e bestiame ealtri beni.

28 Da quiin quattro tappeproseguirono nel desertoper venti parasanghetenendo ilTigri sulla sinistra. Nel

tratto della prima tappasulla sponda opposta sorgeva una città grande ericcadi nome Cene: da qui i barbarimediante

zattere formate con otri di cuoioportarono paneformaggiovino.

5

1 Dopo dichegiungono al fiume Zapatalargo quattro pletri. Si trattengono tre giornidurante i quali

rimangono in sospettosenza che però si verificasse nessun atto diostilità evidente. 2Clearco decisedi incontrarsi con

Tissaferne e di porre finese possibilealla diffidenza prima che sfociassein guerra. Mandò un messo a chiedere un

incontro. 3 Tissafernelo invita prontamente a recarsi da lui.

Durante l'incontroClearco parla così: «Ioo Tissaferneso che abbiamogiurato e stretto le nostre destrea

garanzia di non danneggiarci a vicenda. Ma vedo che tu te ne stai in guardiacome se fossimo nemiciper cui anche noi

a nostra voltastiamo all'erta. 4Beneè un po'che ti tengo d'occhioma non riesco a trovare prove che tu cerchi di

nuocerci; da parte mia ti posso assicurare che noi non abbiamo in mente nulladi tutto ciò. Allora mi è sembrato il caso

di avere un confronto con teper spazzar viase possibilela diffidenzareciproca. 5 Soche in altre circostanze alcune

personevuoi per calunniavuoi per sospettol'una in preda al timoredell'altrasono arrivate a compiere l'irrimediabile

solo per non essere anticipate nello sferrare il colpoeppure gli altri nonavevano affatto cattive intenzioni. 6

Incomprensioni del generecredosi possono cancellare senz'altro con ilconfronto diretto; perciò eccomi quipronto a

dimostrarti che non hai motivo di diffidare di noi. 7Punto primoedè il più importantei giuramenti divini ci

impediscono di essere nemici. Chi è cosciente di violarlinon credo chepotrà mai aver felicità. Non so fuggendo dove e

con quanta rapidità qualcuno potrebbe evitare la guerra degli dèiné inquale tenebra potrebbe nascondersiné in quale

luogo fortificato potrebbe ritirarsi. Dovunque tutto è soggetto al divino esu tutto allo stesso modo gli dèi governano. 8

Ecco come la penso sui giuramenti e sugli dèidepositari del nostro pattodi alleanza. Quanto alla sfera umanaal

momento ti considero il nostro bene più prezioso. 9Con te ogni viadiventa transitabilepossiamo varcare ogni fiumei

viveri non ci mancano. Senza di te ogni strada è avvolta da tenebra - non laconosciamo - ogni fiume un ostacolo

insormontabilela gente una fonte di paurama un vero terrore sarebbe ildeserto: è irto d'ogni genere di ostacoli. 10

Supponiamo chein un accesso di folliati uccidessimo: che cosa avremmoottenutoeliminato il nostro benefattorese

non chiamare in campo quel possente atleta di riservail re? Ma sai diquante e di quali speranze mi privereise volessi

il tuo male? Te lo voglio dire. 11Io ho cercatol'amicizia di Ciroperché allora lo consideravo capace di far del bene a

chi volessepiù di chiunque altro. Ma tuvedoora hai nelle tue mani lapotenza di Ciro e le sue terreinoltre hai

conservato il tuo dominio e in più hai alleata la potenza del realla qualeCiro era ostile. 12Stando così lecosechi

potrebbe essere tanto pazzo da non voler dare a te la sua amicizia? E nonsolo: ti dirò i motivi per cuisperoanche tu

vorrai darci la tua. 13So che i Misivi danno dei fastidi: penso checon l'esercito di cui ora dispongopotreimetterli ai

vostri piedi. So anche dei Pisidi. E sento parlare pure di molti altripopoli: potrei farli smettere di arrecare sempre

molestia alla vostra prosperità. E gli Egizi? So che sono soprattutto loro asuscitare le vostre ire. Non vedo su quale

forza alleata potreste contare per punirlise non sui soldati ai mieiordini. 14 Epoii popoli confinantise tu offrissi

loro il tuo appoggiodove potrebbero trovare un alleato più forte? Alcontrariose qualcuno ti molestassepotresti farla

da padrone contando sul nostro aiuto. E noi non rimarremmo alle tuedipendenze solo per la pagama per un senso di

gratitudineche giustamente avremmoper essere stati salvati da te. 15Quando penso atutto ciòmi sembra così strano

che tu non ti fidi di noitanto che vorrei proprio sapere chi sa trovareparole così dannatamente persuasiveda

convincerti che tramiamo ai tuoi danni». Clearco parlò così. Tissafernereplicò:

16 «MicompiaccioClearcodi sentire le tue parole sensate. Lo riconosco anch'io:preparare insidie contro di

me vorrebbe dire ritorcerle contro te stesso. Masappiloneppure voi avetemotivo di dubitare del re o di me. Ascolta

tuora. 17 Sedecidessimo di uccidervicredi che ci farebbe difetto il numero di cavalierifanti o opliti? Non potremmo

forse colpirvi senza correre alcun rischio? 18Posti adattiper tendervi imboscate pensi che ce ne mancherebbero? Non

vedete pianure così grandi che voi le attraversate con molta faticaanchenon incontrando ostilità? I monti che dovete

valicareli avete dinnanzi agli occhi: non potremmo occuparli prima di voi esbarrarvi l'accesso? E i fiumi così

numerosi? Sulle loro rive non potremmo decidere con quanti di voi vogliamocombattere? E ce ne sono alcuni che non.18

riuscireste mai a varcare se noi non vi lasciassimo via libera. 19E ammettiamopure di aver la peggio in tutti questi

casici rimane pur sempre il fuocoche è più forte dei frutti dellaterra: noi potremmo spargere incendi e mettere in

campo al nostro fianco la famee voi non potreste combatterlaneppure contutto il vostro valore. 20Ma come?

Abbiamo tutti questi mezzi per farvi guerranessuno dei quali ci comportarischie tra tutte le varie possibilità

dovremmo proprio scegliere l'unica empia di fronte agli dèil'unica turpeagli occhi degli uomini? 21Chi è senzavia di

uscitasenza mezzi e nella morsa della necessitàe per di più è d'animoignobiledecide di agire cosìcommettendo

spergiuro nei confronti degli dèi e tradendo la fiducia degli uomini. NoClearconon siamo così irragionevoli o stupidi.

22 Perchése potevamo uccidervinon l'abbiamo fatto? Il mio desideriosappilo beneèdi essere leale verso i Greci.

Con questi uomini Ciro ha marciato verso l'interno fidando nel soldo dellapagacon gli stessi uomini io marcerò verso

la costa forte della vostra riconoscenza. 23Le occasioni incui potete dimostrarmi la vostra utilitàin parte le hai

menzionate tu stessoma la principale la conosco io: la tiara può tenerladritta in testa solo il rema forse con il vostro

appoggio potrebbe facilmente portarla anche un altroche ora la tiene sulcuore».

24 Le sueparole parvero sincere a Clearco. Rispose: «Allorase così salde sono leragioni della nostra

amiciziachi cerca di spargere calunnie per renderci nemici non merita forsela fine più atroce?». 25«Ioper partemia

almeno»disse Tissaferne«se voistrateghi e locaghivolete venir quidirò apertamente i nomi di chi mi va

sussurrando che tramate contro di me e il mio esercito». 26«E io»ribatté Clearco«te li porterò tutti e ti svelerò da chi

vengono le voci sul tuo conto». 27Dopo talidiscorsi Tissaferne mostrò nella circostanza la sua cortesialo invitò a

rimanere e lo ebbe come commensale.

Il giorno successivo Clearcoal suo ritorno al camposi mostrò convintodell'amichevole disposizione di

Tissaferne e riferì le sue parole. Le persone invitate da Tissaferne -sosteneva - dovevano recarsi da quest'ultimo euna

volta appurato chi tra i Greci avesse sparso calunniedoveva essere punitocome traditore e nemico della patria. 28

Sospettava che le voci le avesse messe in giro Menoneperché sapeva cheinsieme ad Arieo si era incontrato con

Tissafernetramava una sedizione e contro di luiClearcomacchinava alloscopo di trascinare l'esercito dalla sua parte

e di diventare alleato di Tissaferne. 29Certo cheClearco voleva per sé tutte le simpatie dell'esercitoeliminando gli

oppositori. Ci furono dei soldati che contraddissero il suo parere: nonbisognava inviare tutti i locaghi e gli strateghi né

fidarsi di Tissaferne. 30Ma Clearcotenne durofinché non riuscì a ottenere che partissero cinque strateghi eventi

locaghi. Li seguivanocon la scusa di recarsi al mercatoanche altrisoldaticirca duecento.

31 Quandoerano alle porte di Tissafernevennero chiamati all'interno gli strateghi:Prosseno il beotaMenone

il tessaloAgia l'arcadeClearco il laconeSocrate l'acheo. I locaghirimasero ad aspettare alle porte. 32Non passò

molto chea un segnale unicochi era all'interno venne presochiall'esterno massacrato. Poi alcuni cavalieri barbari si

lanciarono in scorrerie per la pianuraammazzando tutti i Greci chetrovavano sulla loro stradaschiavi o liberi che

fossero. 33 IGreci che dall'accampamento assistevano all'incursione rimasero sbigottitisenza capire che cosa stesse

accadendofinché non arrivò Nicarco l'arcade chefuggitoera ferito alventre e teneva le viscere tra le mani. Fu lui a

raccontare ogni cosa. 34Allora i Grecicorsero alle armituttisconvolti e convinti che da lì a poco i nemicisarebbero

piombati sull'accampamento.

35 Nonvennero tuttima solo ArieoArtaozo e Mitradatefedelissimi di Ciro.L'interprete greco sostenne di

aver visto e riconosciuto insieme a loro anche il fratello di Tissaferne. Liseguivano anche altri Persianipiù o meno

trecentocoperti di corazze. 36Non appenafurono vicinichiesero che si facesse avanti qualcuno dei Greciuno

stratego o un locagoper comunicare le disposizioni del re. 37Allora tra iGreci uscirono dal campoguardinghigli

strateghi Cleanore di Orcomeno e Sofeneto di Stinfaloseguiti da Senofontel'atenieseche voleva notizie di Prosseno.

Chirisofo si trovava lontanoin un villaggioinsieme ad altri in cerca dirifornimenti. 38Quando furono auna distanza

tale da poter udireArieo disse: «Clearcoo Grecisi è dimostrato unospergiuroha violato la treguaperciò ha pagato

ed è morto. Prosseno e Menoneper aver svelato le sue tramegodono digrandi onori. A voi il re chiede le armi. Dice

che sono sueperché erano di Cirosuo suddito». 39Risposero iGreciportavoce Cleanore di Orcomeno: «Tu Arieo

l'essere più spregevole sulla faccia della terrae voi altri che eravateamici di Cironon provate vergogna né di fronte

agli dèi né agli uomini? Avete giurato di dividere con noi amici e nemici eora ci avete tradito passando a Tissaferne

che non ha rivali nell'empietà e nell'intrigo. Avete ammazzato proprio gliuomini a cui avevate giurato lealtàtradendoci

tuttie oracon il nemicovenite contro di noi». 40Arieo replicò:«Clearcone abbiamo le provetramava contro

Tissaferne e Oronta e contro tutti noi che siamo con loro». 41A tali paroleintervenne Senofonte: «Se Clearco davvero

ha violato la tregua contro gli accordiha avuto ciò che meritava: ègiustoinfattiche muoiano gli spergiuri. Ma se

Prosseno e Menonenostri strateghisi sono guadagnati la vostrariconoscenzarimandateli qui. Se sono nostri comuni

amicicercherannoè evidentedi consigliare entrambi per il meglio». 42Al cheibarbari discussero a lungo e poi se

ne andarono senza risposta.

6

1 Glistrateghi così presi prigionieri furono condotti dal re e decapitati. Di lorouno soloClearcoera

considerato unanimemente da tutti quelli che l'avevano conosciuto un uomoestremamente esperto e appassionato di

guerra. 2 Finchéfu in corso il conflitto degli Spartani contro gli Ateniesirimase in patria;stipulata la paceconvinse la

sua città che i Traci danneggiavano i Greci. Tanto fece che ottenne ilconsenso degli efori e veleggiò per portar guerra ai

Traci che abitano al di là del Chersoneso e di Perinto. 3Poicom'ècome non ègli efori cambiarono idea e lo.19

richiamarono in patria dall'Istmo quando già l'aveva superato. Da quelmomento non obbedì più e si diresse con le navi

verso l'Ellesponto. 4Di conseguenzavenne condannato a morte dai magistrati spartani per insubordinazione. Ormai

esulesi reca da Ciro. Con quali parole lo abbia persuaso l'ho già scrittoaltrove: comunque siaCiro gli dà diecimila

darici. 5 Luili presema non si volse all'ozioanzicon la somma raccolse un esercito ecominciò a guerreggiare coi

Tracili vinse in battaglia e quindi saccheggiò e fece prigionierisenzamai deporre le armi finché Ciro non ebbe

bisogno dell'esercito. Allora partìma sempre per combattereal fianco diCiro. 6 Sceglierelo scontro quando si può

rimaner in pace senza vergogna e dannopur di combattere cercar le faticheanche quando si può rimanere in ozio

preferire la guerra e veder diminuire i propri averi quando si ha modo dimantenerli senza rischi: a me sembra che si

comporti cosìforsesolo chi ha la guerra nel sangue. Come [altri] per ifanciulli amati o in piaceri diversilui era

pronto a spendere tutto per la guerra. 7Tanto la amava.Ma si vedeva anche che ne era un profondo conoscitore. Gli

piaceva il pericolodi giorno e di notte incalzava i nemici; nellesituazioni più drammatiche rimaneva lucidocome

confermano tutti quelli che lo accompagnavano sempre. 8Si diceva chepiù di chiunquefosse nato per il comandoa

causa del suo temperamento. Era capacecome nessun altrodi preoccuparsiche non mancassero all'esercito i viveri e di

procurarli; era capace di infondere in chi stava attorno a lui la convinzioneche bisognava obbedire a Clearco. 9Lo

otteneva con la severità. Anche l'aspetto era cupola voce roca; puniva condurezzatalvolta in preda a uno scatto d'ira

tanto da pentirsene in certi casi. 10Ma puniva perun preciso motivo: un esercito indisciplinatopensavanon serviva a

nulla. Diceva - raccontano - che il soldato doveva temere il suo comandantepiù dei nemicise si voleva che osservasse i

turni di guardiache non arrecasse danni ai popoli amici o che muovessecontro il nemico senza addurre pretesti. 11

Nei momenti più delicati i soldati erano disposti ad ascoltare soprattuttolui e non gli preferivano altri. In quelle

occasioni il suo viso così rude manifestava serenitàla sua durezzasembrava un segno di forza quando erano di fronte ai

nemicie appariva un'àncora di salvezzanon più una fonte di paura. 12Ma quand'eranofuori pericolo e avevano

facoltà di passare sotto un altro capomolti lo lasciavano: non era certoun uomo amabilema sempre duro e spietato.

Con lui i soldati si comportavano come gli scolari col maestro. 13Non ebbe maigente che lo seguisse per amicizia e

benevolenza. Chi era sotto di luio per ordine della propria città o perbisogno o per qualche altra necessitàgli doveva

obbedienza assoluta. 14Ma quando alsuo fianco cominciarono a piegare i nemicierano ormai chiari i motivi che

rendevano i suoi dei veri soldati: avevano indomito coraggio di fronte ainemici e il timore delle sue punizioni garantiva

la disciplina. 15Ecco le suecaratteristiche di comandante. Ma a sottostare agli ordini degli altri non eraproprio

dispostodicono. Quando morìera sui cinquant'anni.

16 Prossenoil beota fin da ragazzo aveva l'ambizione di diventare un uomo capace di grandicose. Questo

desiderio lo spinse a pagare per le lezioni di Gorgia di Leontini. 17Dopo averlofrequentatopensò di essere ormai in

grado di comandare e di ricambiare in larga misura i benefici dei potentisene diventava amico. Perciò si unì alle

imprese di Cirocredendo così di farsi un gran nome e di acquisire notevolepotenza e ingenti mezzi. 18Sebbene

desiderasse con forza queste coseera chiaro che non era disposto araggiungere le sue mete con mezzi illecitima era

convinto che bisognasse ottenerle solo con la correttezza e l'onestàaltrimenti no. 19Sapevacomandare sulle persone

perbenema non era capace di infondere nei soldati né rispetto nésoggezione; anzisi sentiva in difficoltà più lui

dinnanzi ai soldati che i suoi subordinati di fronte a lui. Ed aveva piùpaura luiera chiarodi attirarsi l'ostilità della

truppa di quanto ne avesse la truppa di disobbedire ai suoi ordini. 20Credeva che peressere e sembrare un vero capo

bastasse lodare chi agiva bene e non elogiare chi si macchiava di colpe.Ragion per cuitra i suoi uominiquelli onesti e

buoni gli erano devotimentre i disonesti agivano alle sue spalleperchéera troppo malleabile. Quando morìera sulla

trentina.

21 Menone iltessalolo si vedevadesiderava avidamente la ricchezzadesiderava il comandoper avere di più

desiderava gli onori per guadagnare di più. Voleva l'amicizia dei più fortiper commettere soprusi senza mai pagare per

le proprie colpe. 22Per raggiungerei propri scopi pensava che la via più breve passasse per lo spergiurolamenzogna

e l'ingannoe che la semplicità e il vero equivalessero a stupidità. 23Non amavanessunoera evidentee se si

professava amico di qualcunosignificava che contro di lui stava tramandoqualcosa. Di nessun nemico si prendeva

giocodi tutti i compagni parlava sempre con tono derisorio. 24Sulle sostanzedei nemici non posava mai gli occhi:

riteneva difficileinfattipotersi impossessare dei beni di chi sta inguardia; gli averi degli amici invece credeva di

essere il solo a sapere che è facilissimo prenderliperché non custoditi. 25Chiunquevedesse pronto allo spergiuro e

all'immoralitàlo temeva come persona ben armata; cercava di sfruttarequelli onesti e lealistimandoli privi di virilità.

26 C'è chisi vanta del proprio rispetto per la religiositàla veritàla giustizia;Menone andava fiero della propria

capacità di ingannaredi forgiar menzognedi deridere gli amici. Chi nonera pronto a tutto lo considerava sempre nel

novero dei non evoluti. E se voleva essere il primo nelle grazie di qualcunocredeva di poter raggiungere il proprio

scopo sparlando di chi lo precedeva. 27Quanto almantenimento della disciplina tra i soldatisi ingegnava di ottenerlo

partecipando alle loro malefatte. Esigeva di essere servito e riveritoperdimostrare chevolendoera capace di

compiere azioni immorali. Quando qualcuno lo lasciavagli ricordava ungrande beneficio: era stato ai suoi ordini e lui

non lo aveva ammazzato. 28Sulla sua vitaprivata è possibile dire inesattezzema ci sono cose che tutti sanno: poiché

era ancora nel fiore degli anni riuscì a ottenere da Aristippo il comandodelle truppe stranieree [ancor giovane] era

intimamente legato ad Arieoun barbaroperché a quest'ultimo piacevano ibei ragazzie poi lui stesso imberbe aveva

per amante il barbuto Taripa. 29Quando i suoicolleghi strateghi erano stati uccisiper essersi uniti a Ciro nella

spedizione contro il reluibenché avesse agito nell'identico modonon fumesso a morte. Dopo l'uccisione degli altri

strateghifu punito dal re con la pena capitalema non morì decapitatocome Clearco e gli altri - sembra il tipo di morte.20

più rapido - al contrario rimase in vitasi raccontaper un anno; futrattato orrendamente e poi incontrò una fine da

malfattore.

30 Agial'arcade e Socrate l'acheo furono uccisi anch'essi. Nessuno ebbe mai modo dideriderli come vili in

guerra né di biasimarli per il loro comportamento verso gli amici. Eranoentrambi sui trentacinque anni.

LIBRO III

1

1 [Le azionicompiute dai Greci durante la marcia di Ciro verso l'interno fino al momentodella battagliale

vicende avvenute dopo la morte di Cirola ritirata dei Greci con Tissafernenel corso della tregua sono esposte nel

racconto precedente.]

2 Una voltacatturati gli strateghi e uccisi i locaghi e i soldati che li accompagnavanoiGreci non sapevano che

partito prendere: capivano di essere vicinissimi al retutt'intornoaccerchiati da molte genti e città ostilinessuno era

disposto ad aprire loro i mercatila Grecia distava non meno di diecimilastadinon avevano una guida che indicasse

loro il cammino; e poi la via verso casa era sbarrata da fiumi non guadabilianche i barbari al séguito di Ciro nella

spedizione li avevano traditierano rimasti solisenza neppure un cavalierea dar manforteper cuiin caso di vittoria

era palese a tutti che non avrebbero potuto uccidere nemmeno un nemicomase venivano sconfittinessuno sarebbe

sopravvissuto. 3Rivolgendonella mente tali pensieridemoralizzatipochi verso sera toccarono cibopochiaccesero il

fuocomolti non rientrarono neppure al campoquella notte. Ciascuno perdormire si sdraiava dove capitavama non

riuscirono a chiudere occhio per il tormento e il rimpianto della patriadeigenitoridelle moglidei figli e credevano di

non rivederli mai più. In preda a tali stati d'animo tutti cercavano riposo.

4 C'eranell'esercito un certo Senofonteateniese: non era stratego né locago nésoldato semplicema si era

unito alla spedizione perché Prossenosuo ospite di vecchia datalo avevamandato a chiamare dalla patria dietro

promessa chese lo avesse raggiuntogli avrebbe procurato l'amicizia diCiroun uomo che - sosteneva - poteva fare per

lui più della sua patria. 5Senofontedunqueletta la missiva di Prossenosi consulta in merito al viaggio conSocrate

l'ateniese. E Socratesupponendo che l'amicizia con Ciro potesse veniradditata dalla città come una colpa (si pensava

che Ciro avesse sollecitamente appoggiato gli Spartani nella guerra controAtene)suggerisce a Senofonte di recarsi a

Delfi e di consultare il dio a proposito del viaggio. 6Senofonte vi sirecò e ad Apollo chiese a quale dio dovesse

rivolger sacrifici e preghiere per percorrere nel modo più sereno e faustola via che intendeva intraprendere econclusa

per il meglio l'impresaritornare sano e salvo. Apollo gli indicòespressamente gli dèi a cui doveva tributare i sacrifici.

7 Rientratoin patriariferì il responso a Socratechenon appena lo ebbe uditolorimproverò di non aver prima chiesto

se convenisse partire o restaremaavendo già preso da sé la decisione diandarela sua domanda riguardava solo come

avrebbe potuto rendere più sicura l'impresa. «Ma poiché hai formulato ilquesito in tali termini»concluse Socrate

«bisogna che tu ora compia quanto il dio ti ha prescritto». 8Senofonteallora sacrificò alle divinità indicate da Apollo e

salpò. A Sardi raggiunge Prosseno e Ciroche erano ormai sul punto dimuovere verso l'internoed entrò in contatto con

Ciro. 9 Dietropressione di Prossenoanche Ciro insistette ripetutamente perché Senofonterestasse: non appena

terminata la campagna di guerral'avrebbe rimandato sùbito in patria. E siparlava di una spedizione contro i Pisidi. 10

Si unì dunque all'impresaperché tratto così in ingannoma non certo percolpa di Prossenoche non sapeva dell'attacco

al recome pure nessun altro dei Grecia eccezione di Clearco. A dire ilveroquando giunsero in Ciliciasembrava

ormai evidente a tutti che il bersaglio era il re. Atterriti dal viaggio epur contro vogliamolti comunque seguirono la

spedizioneperché provavano vergogna sia di fronte ai compagni sia difronte a Ciro. Tra quelli c'era anche Senofonte.

11 In quellasituazione senza sbocco soffriva insieme agli altri e non riusciva a chiudereocchio. Poi si assopì

per qualche istante ed ebbe un sogno: gli sembrò che durante una tempesta unfulmine si abbattesse sulla casa paterna e

che questa poitutta quantamandasse bagliori. 12Sconvoltosùbito si svegliò: valutava il sogno fausto per alcuni

aspettiperché in una situazione di gravi travagli e pericoli gli eraapparsa la grande luce di Zeus; d'altro canto però era

preoccupatoperché il sogno pareva venire da Zeus sovrano e il fuocosembrava mandare bagliori tutt'attornoin

cerchioa indicare che non avrebbe trovato nessuna via d'uscita dalterritorio del rema da ogni lato sarebbe stato

trattenuto da qualche ostacolo.

13 Qual èil vero significato di un sogno similelo si può capire dagli eventisuccessivi. Ecco che cosa accadde.

Appena si ridestòsùbito lo assalì un pensiero: «Che ci sto a fare quisdraiato? La notte avanza; allo spuntar del giorno

probabilmentepiomberanno i nemici. Se cadremo nelle mani del reche cosaci salverà da una morte infamantedopo

aver visto orrori d'ogni generedopo aver sofferto tutte le pene piùatroci? 14 Nessunosi prepara né si cura di come ci

difenderemo: restiamo qui sdraiati quasi che potessimo starcene tranquilli.Da quale città mi attendo che arrivi uno

stratego per guidare le operazioni? Che cosa aspetto per agiredi diventarvecchio? Nonon avrò ancora modo di

invecchiarese oggi mi consegnerò ai nemici».

15 Perciòbalza in piedi e chiama sùbito i locaghi di Prosseno. Quando giunserodisse:«O locaghinon riesco

a prender sonnocome credo neppure voie nemmeno a restar ancora sdraiatoquando mi rendo conto in quale

situazione versiamo. 16I nemicièchiaronon ci hanno ancora assaliti solo perché volevano esser sicuri di aver

preparato a punto ogni cosa. E noi? Nessuno si occupa di come potremodifenderci nel modo migliore. 17Quali pene.21

pensate che ci attendanose ci lasceremo andare e cadremo nelle mani del re?Suo fratellonato dalla stessa madregià

cadaveredopo avergli mozzato il capo e la manolo ha impalato. E noichenon abbiamo nessun difensore e ci siamo

mossi contro di lui per renderlo schiavo da re che era e ammazzarlose ciriusciva? Cosa credete che patiremo? 18Non

pensate che sarebbe capace di tutto pur di torturarci a morte e ingenerareterrore in chiunquein futurovoglia marciare

contro di lui? Dobbiamo provarle tutte pur di non cadere in mano sua. 19Tra l'altrodaquando è in vigore la tregua

non ho smesso un attimo di commiserare la nostra sorte: beati il re e i suoisudditi pensavoosservando le loro terre così

estese e fertilil'abbondanza di viverischiaviarmentiorovesti. 20Per controtalvolta la mente mi correva a noi

soldatiche non potevamo godere di nessuno di questi benise non apagamento - e sapevo che pochi ormai avevano

denaro per comprarli - tanto più che i giuramenti ci vincolavano aprocurarci i viveri solo col denaro. E quando

ragionavo cosìcerte volte mi spaventava di più la tregua che la guerra. 21Adesso i nemicihanno violato i pattiper

cuiritengosvaniscono tanto le loro insolenze quanto i nostri sospetti.Quei beni stanno ora nel mezzo quale premio per

chitra i due contendentirisulterà vincitore: giudici della gara sono glidèiche saranno al nostro fiancoè naturale. 22

Loro infatti hanno spergiuratomentre noipur avendo davanti agli occhitanti beniper i giuramenti fatti di fronte agli

dèice ne siamo tenuti rigorosamente lontani. Credo dunque che sia lecitopresentarsi alla gara con il morale molto più

alto del loro. 23Abbiamo inoltrecorpi più resistenti dei loroal freddoal caldoalle fatiche. Abbiamo ancheuno

spirito più risolutograzie agli dèi. Loro più di noi sono soggetti alleferite e alla mortese gli dèi come in passato ci

concederanno la vittoria. 24Ma forse nonsono il solo a pensarla così. In nome degli dèinon aspettiamo che sianoaltri

a venire da noia esortarci alle imprese più alte; al contrario cerchiamodi essere noi i primi a trascinare loro sulla strada

del valore. Dimostratevi i migliori tra i locaghidegni del comando ancorpiù degli strateghi stessi. 25Per parte miase

avete intenzione di spingervi su questa stradasono pronto a seguirvi; seinvece mi incaricate di condurvinon

accamperò il pretesto della mia giovane età: credo di aver forzesufficienti per stornare da me i mali».

26 Queste lesue parole. I capiappena lo udironolo invitarono a guidarlitutti tranneApollonideun tale che

parlava con un accento beotico. Disse che la sola via di scampo era obbedireal ree chissà se era ancora praticabile:

chiunque affermasse il contrario faceva solo chiacchiere. E sùbito cominciòa enumerare gli ostacoli. 27Allora

Senofonte lo interruppe: «Sei proprio un bel tipo! Vedi e non capiscisentie non ricordi. Eppure eri qui con noi quando

dopo la morte di Ciroil repieno di boriaha inviato i messi e ci haintimato di consegnare le armi. 28Non le abbiamo

ceduteanzi le abbiamo impugnateci siamo mossi e abbiamo posto le tendevicino al suo campo. E lui che ha fatto?

Non ha forse inviato emissarichiesto tregua e offerto rifornimentifinchénon ha raggiunto un accordo? 29Quando

invece gli strateghi e i locaghicome tu ora consiglisenz'armi e fidandonella treguahanno intavolato discorsi coi

nemicinon sono stati colpititormentaticoperti di infamia? Queglisventurati non hanno potuto neppure cercar rifugio

nella morte - e credo che a quel punto non desiderassero altro. Son tuttecose che saieppure se uno di noi chiama alla

difesalo tacci di parlare a vanvera. E tu? Non sai far altro checonsigliare ancora di obbedire al re e di recarci da lui? 30

Propongoo soldatidi non ammettere più alle nostre assemblee quest'uomodi degradarlo dalla carica di locagodi

metterlo ai bagagli e di usarlo come portatore. Disonora la patria e tutta laGreciaperchéanche se grecoè un

vigliacco». 31Intervenneallora Agasia di Stinfalo: «Ma quest'individuo non ha a che fare né con laBeozia né tanto

meno con la Grecia! Ho visto che ha entrambi i lobi degli orecchi foraticome i Lidi». Ed era vero. 32Dunque lo

cacciarono via.

Gli altri passarono per i reparti: dove lo stratego era salvoconvocavano lostratego; se aveva perso la vita

parlavano con il vicecomandante; dove infine era superstite il locagochiamavano quello. 33Quanto siriunirono tutti

si sedettero davanti all'accampamento. Gli strateghi e i locaghi convenutierano un centinaio. Era quasi mezzanotte. 34

Allora Ieronimo dell'Elideil più anziano tra i locaghi di Prossenocominciò a parlare: «Strateghi e locaghiabbiamo

analizzato la situazione e deciso di riunirci e chiamarviper prendere unprovvedimentobuono possibilmente. Ripeti

anche qui»disse«o Senofontequello che hai detto a noi».

35 Prende laparola Senofonte: «Insommasono cose note a tutti: il re e Tissaferne hannoarrestato quanti dei

nostri sono riusciti a catturarema contro gli altrinon c'è dubbiotramano insidie per massacrarlise possono. A noi

credonon resta che far di tutto per non cadere nelle mani dei barbarianziper far cadere loro nelle nostre. 36

Sappiatelo bene: a ognuno di voi si offre una grande occasione. Tutti isoldati hanno gli occhi puntati su di voi: se vi

vedono demoralizzatisaranno tutti dei vigliacchi; se invece voi stessi vimostrerete determinati contro il nemico e

inciterete gli altrivi seguiranno - siatene certi - e cercheranno diimitarvi. 37 Forseè anche giusto che in qualcosa vi

distinguiate da loro. Siete strateghisiete tassiarchi e locaghi. In tempodi pace li superate in ricchezze e onori. Ma

adesso siamo in guerra e spetta a voi dimostrarvi migliori della truppapreoccuparvi per lei e sobbarcarvi alle fatichese

necessario. 38Innanzituttopenso che renderete un grande servizio all'esercitose vi premurerete dinominare quanto

prima strateghi e locaghi al posto di quelli deceduti. Senza capi non si puòcombinare nulla di buono in nessun settore

per dirla in brevetanto meno in campo militare. La disciplinasi saèfonte di salvezzal'insubordinazione ha già

causato la rovina di molti. 39Quando poiavrete nominato i comandanti che servonose raccoglierete anche gli altri

soldati e li rinfrancheretesarà - penso - proprio un gesto adatto allecircostanze. 40 Oraforsevi siete accorti anche

voi con quale animo siano andati a depositare le armicon quale animo sidirigano ai posti di guardia. Se le cose stanno

cosìnon so a che ci possano servirein caso di un attacco di notte oanche di giorno. 41Ma basteràriuscire a mutare i

loro pensieri - che non abbiano più fisse nella mente solo le sciagureincombenti ma anche le gesta di valore che li

attendono - e saranno molto più risoluti. 42Sapete che nonc'è numero di soldati né forza capace di garantire le vittorie

in guerrama solo chi con l'aiuto degli dèi si lancia contro i nemicideciso nell'animonella maggior parte dei casi riesce

a travolgere gli avversari. 43Dal canto mioo uominiho considerato un fatto: chi in guerra cerca di salvar la pelle a.22

ogni costoil più delle volte va incontro a una morte da codardoa unamorte infame; chi invece ha capito che la morte

è comune a tutti e ineluttabile per l'uomo e lotta per trovare una bellamortevedo che in un modo o nell'altro raggiunge

la vecchiaia efinché rimane in vitaconduce un'esistenza più felice. 44Bisognaintendere appieno la forza di questa

verità e adessonell'ora più gravedobbiamo essere valorosi e trascinaregli altri». 45 Dettociòtacque.

Quindi Chirisofo prese la parola: «PrimaSenofonteti conoscevo solo perquanto avevo sentito diree cioè

che eri ateniese. Adesso so di più: posso anche lodare le tue parole e iltuo comportamento. Vorrei che ce ne fossero

tanti come te: sarebbe un bene per tutti. 46Ma ora»proseguì«non perdiamo tempouominiandate ormai e i reparti

che ne hanno necessità eleggano i comandanti. Dopo di cheritornate alcentro dell'accampamento a portare i prescelti.

Poi convocheremo il resto della truppa. Sia presente»disse«ancheTolmide l'araldo». 47Appena ebbeterminato il

discorsosi alzò perché si rompessero gli indugi e si approntasse ilnecessario. Quindi vennero eletti i capi: al posto di

ClearcoTimasione di Dardano; al posto di SocrateSanticle l'acheo; invecedi AgiaCleanore l'arcade; al posto di

MenoneFilesio l'acheo; invece di ProssenoSenofonte l'ateniese.

2

1 Quando eraterminata l'elezioneil sole cominciava a mostrarsi e i comandanti si eranoraccolti al centro

dell'accampamento. Decisero di dislocare avamposti e di convocare i soldati.Una volta che anche il resto della truppa

fu radunatosi alzò per primo Chirisofo lo spartano e parlò così: 2«Soldatil'ora è graveda quando ci sono venuti a

mancare strateghi tanto valorosilocaghisoldati. Come se non bastasseArieo e i suoiprima nostri alleatici hanno

traditi. 3 Tuttaviadobbiamo mostrarci uomini valorosicome il momento richiedenon bisognacederema cercare una

vittoria gloriosa e la salvezzase ci riusciamo. In caso contrarioandiamoalmeno incontro a una bella morte; mai e poi

mai però dobbiamo cader vivi nelle mani del nemico. Ci aspetterebbero senzadubbio le sofferenze che gli dèi

speriamovorranno riservare ai nostri avversari». 4Dopo di lui sialzò Cleanore di Orcomeno e disse: «Considerateo

uominilo spergiuro e l'empietà del reconsiderate la malafede diTissaferne: diceva cheessendo un vicino della

Greciaci teneva moltissimo a salvarci; anzi lo ha giuratoha porto ladestra. E poi? Ci ha ingannatiha arrestato gli

strateghinon ha avuto rispetto neppure per Zeus protettore degli ospitisenza poi contare che era commensale di

Clearco: si è servito di tutti quei discorsiripetoper ingannarli eucciderli. 5 EArieoche noi volevamo portare al

trono? Ci siamo scambiati pegni di reciproca fedeltàpromettendo di nontradircima lui non ha avuto né paura degli

dèi né rispetto per la memoria di Ciroeppure tanto lo teneva in onoreCiroquando era in vita! Ora è passato con i suoi

acerrimi nemici e cerca di nuocere a noigli amici di Ciro. 6Ma ci pensinogli dèi a castigarli. Adesso dobbiamo solo

stare in guardia per non cader mai più nelle loro trappole; combattiamo contutte le nostre forze e accettiamo il volere

divino».

7 Quindi sialza Senofonteche indossava la sua migliore uniforme da battaglia: eraconvinto chese gli dèi

concedevano vittoriaal successo si addiceva la divisa migliore; ma se sidoveva morireera giusto impugnare le armi

più belle e con esse andare incontro alla fine. Cominciò così il suodiscorso: 8 «Lospergiuro dei barbari e la loro slealtà

li ha menzionati Cleanorema son cose note anche a voipenso. Se oravogliamo per la seconda volta riconciliarci

amichevolmente con loroè inevitabile che si cada in pieno sconfortovistala sorte toccata agli strateghiche con

fiducia si erano messi nelle loro mani. Se al contrario intendiamoarmi inpugnofargliela pagare e per il futuro muover

loro guerra senza quartierecon l'aiuto degli dèi abbiamo molte bellesperanze di salvezza».

9 Mentrestava ancora parlandouno starnutì: allora tutti i soldaticon uno slancioall'unisonosi prosternarono

ad adorare il dio. Senofonte aggiunse: «O uominimentre parlavamo disalvezza ci è apparso un segno di Zeus

salvatoreperciò mi sembra giusto promettere in voto al dio solennisacrifici non appena giungeremo a un territorio

amico per ringraziarlo della salvezza e anche di offrire vittime agli altridèi secondo i nostri mezzi. Chi è d'accordo»

disse«alzi la mano». La alzarono tutti. Quindi formularono il voto eintonarono il peana. Compiuto convenientemente

il ritoSenofonte riprese la parola:

10 «Stavodicendo che abbiamo molte belle speranze di salvezza. Primoconfermiamo igiuramenti divinisu

cui i nemici hanno spergiurato violando la tregua contro la parola data.Stando così le coseè ovvio che gli dèi siano

avversi ai nostri nemici e si schierino al nostro fianco. E gli dèi hanno lafacoltà di renderein un attimodebole chi è

potente e di salvare senza fatica i deboli anche nei momenti più terribilise così decidono. 11Intendo poiricordarvi i

pericoli affrontati dai nostri aviperché sappiate che avete l'obbligomorale di essere fortie con l'aiuto degli dèi i forti si

salvano anche nelle situazioni più tremende. Quando i Persiani e i loroalleati - una schiera sterminata - marciarono

contro Atene per cancellarla dalla faccia della terragli Ateniesi hannoosato affrontarli e li hanno vinti. 12Avevano

fatto voto ad Artemide di sacrificare tante capre quanti fossero i nemiciuccisima non poterono trovarne a sufficienza

per cui decisero di sacrificarne cinquecento all'annoe il sacrificio sicelebra ancora ai nostri giorni. 13E non basta:

quando Sersein séguitoradunò un esercito sterminato e mosse contro laGreciai nostri avi anche in quell'occasione

hanno battutoper terra e per maregli avi dei nostri avversari di oggi. Nesono prova tangibile i trofei che avete visto

ma la testimonianza più alta è la libertà delle città dove siete nati ecresciuti. Nessun uomo è per voi un sovranosolo di

fronte agli dèi vi inchinate. Di gente così nobile voi siete la stirpe.

14 Nonvoglio certo intendere che li disonoriate; anzinon sono passati molti giornida quandoschierati

dinnanzi ai discendenti dei loro nemicili avete sconfitti - e dire cheerano ben più numerosi - grazie all'aiuto degli dèi.

15 Prima vibattevate per il trono di Ciroma adesso la posta in palio è la vostrasalvezza e senza ombra di dubbio.23

dovete essere molto più forti e arditi. 16È il momentodi mostrare ancor più determinazione davanti ai nemici. Prima

non li avevate mai incontrati e vedevate il loro numero smisuratoeppureavete trovato lo stesso il coraggio di marciare

contro di loro con la fierezza dei vostri padri. Ora avete avuto la provacheper quanti sianonon hanno la forza di

reggere ai vostri assalti. Perché dunque dovete aver ancora timore di loro?

17 Nonritenete un danno la defezione degli uomini di Arieoprima schierati al nostrofianco. Erano ancor più

codardi degli avversari che abbiamo sconfitto. Ecco perché sono fuggitipassando agli altri e ci hanno abbandonato. Ma

chi è pronto a dar il via alla fugaè molto meglio vederlo schierato colnemico che tra le nostre linee. 18Se qualcuno di

voi è sfiduciato perché non abbiamo cavalierimentre i nemici ne hannomoltiragionate: diecimila cavalieri non sono

altro che diecimila uomini. In battaglia non è mai morto nessuno per ilmorso o il calcio di un cavallo. Sono gli uomini

gli artefici degli eventi in battaglia. 19Non abbiamoforse una base molto più stabile rispetto ai cavalieri? Loro

rimangono come sospesi sui cavalli e hanno paura non solo di noima anche dicadere. Noi inveceben saldi sul terreno

vibriamo colpi molto più violenti se qualcuno si avvicinacon maggiorprecisione miriamo a chi vogliamo. Solo per un

aspetto i cavalieri sono avvantaggiati: la loro fuga è più sicura dellanostra.

20 Seaffrontate intrepidi le battagliema vi assilla l'idea che Tissaferne non cifarà più da guida e che il re non

ci aprirà i mercaticonsiderate secome guidasia meglio Tissafernel'uomo che ci ha chiaramente traditioppure

persone da noi scelte e incaricateche sapranno cosa li aspetta: alla primamancanzal'errore si ritorcerà contro le loro

vite e i loro corpi. 21Quanto aiviveriè meglio comprarli alle condizioni di mercato che stabilivano i barbari(misure

scarse e prezzi salati - e soldi non ne abbiamo più) oppure farne razziaseabbiamo la megliousando ciascuno la misura

che gli va?

22 Poniamoche siate convinti che questi punti siano a nostro vantaggioma che valutiateinsormontabili i

fiumi e consideriate un grave errore averli attraversati. Valutate piuttostose non siano stati i barbari ad agire con follia

totale. Tutti i fiumi a valle non li puoi varcarema alla sorgente diventanotransitabilisenza neppure bagnarsi le

ginocchia.

23 Se poi ifiumi non ci permetteranno il passaggio e non troveremo nessuna guidaanche intal caso non

dovremo abbatterci. I Misiche non potremmo certo definire più forti dinoisappiamo che abitano molte prospere città

nelle terre del re contro la sua volontà. Sappiamo che anche i Pisidi fannola stessa cosa. E i Licaoni? Anch'essinon è

per noi una novitàoccupate le zone fortificate in pianuragodono i fruttidelle terre dei Persiani. 24Anche noidirei

dobbiamo dar l'impressione non più di dirigerci in patriama che cidisponiamo a stanziarci nella regione. Anche ai

Misine sono certoil re darebbe molte guidemolti ostaggi come garanziadi una ritirata sicuraanzi costruirebbe una

stradase volessero andar via in quadriga. Anche con noine son sicurolofarebbetre volte felicese vedesse che ci

disponiamo a rimanere. 25Manon appenaci saremo abituati alla vita comoda e a nuotare nell'abbondanzaad andare

con le donne e le ragazze dei Medi e dei Persianibelle e floride come sonoho paura che dimenticheremo la via di

casacome i Lotofagi. 26Mi sembranaturale e giusto cercareprima di tuttodi ritornare in Grecia dai nostricari e

dimostrare ai Greci che sono loro a volere la povertà: potrebbero vederechechi adesso [in patria] campa di stentise si

trasferisse quiavrebbe modo di diventare ricco.

Insommauominitutti i beni di cui ho parlato spettano senza dubbio a chivince. Devo piuttosto spiegarvi

quale assetto di marcia bisogna tenere per la massima sicurezza neglispostamenti ein caso di battagliaquale

formazione conviene assumere per garantirci la massima forza d'urto. 27Primo»disse«sono dell'avviso di dar fuoco

ai carri che abbiamo: così non saranno i nostri animali da tiro a vincolarela marciama potremo dirigerci dove fa

comodo all'esercito. Bisogna poi bruciare anche le tende. Non fanno che darciimpiccio e non ci servono né per

combattere né per procurarci vettovaglie. 28Lasciamo anchegli altri bagagli superfluiescluso il necessario per

combatteremangiare o bere. Dobbiamo aumentare al massimo il numero degliuomini in armi e diminuire il più

possibile i portabagagli. Se ci toccherà soccomberetutto è perdutosappiatelo. Se invece prevarremonon ci resterà che

usare i nemici come portatori.

29 Mi restada trattare un punto che giudico il più importante. Vedete che i nostriavversari non hanno avuto il

coraggio di riaprire le ostilità prima di aver catturato i nostri strateghi.Finché avevamo i comandanti e obbedivamo

loroerano convinti che noi avessimo forza sufficiente per prevalere nelconflitto; ma dopo che hanno catturato i nostri

capihanno cominciato a pensare chenell'anarchia e nella confusioneciavrebbero distrutti. 30Perciò bisognache i

comandanti ora in carica siano molto più zelanti dei precedenti e che isubordinati mostrino molta più disciplina e

obbedienza che in passato. 31E se qualchesoldato non rispetta gli ordinidovete votare una norma: chi di volta in

volta assiste all'accadutodeve aiutare il comandante a punire il colpevole.Così i nemici rimarranno completamente

delusi: di Clearco oggi non ne vedranno unoma diecimilache nonpermetteranno a nessuno di essere vile. 32Suè

venuto il momento di concludere il discorso. I nemici potrebbero essere qui amomenti. Chi è d'accordo sulle mie

propostele ratifichi al più prestoper renderle operative. Chi ha un'ideamigliorela dicacoraggioanche se è un

soldato semplice: tutti abbiamo bisogno della salvezza comune».

33 QuindiChirisofo disse: «Se qualcuno vuole aggiungere qualche parola al discorso diSenofontelo può fare

anche in un secondo tempo. Mi pare però il caso di mettere ai voti al piùpresto le proposte ora avanzate. Chi è a favore

alzi la mano». L'alzarono tutti.

34 Si levòdi nuovo Senofonte: «Uominiascoltate che cos'altro mi è venuto in mente.Dobbiamo dirigerciè

chiarodove troveremo dei viveri. Ho sentito dire che ci sono ricchivillaggi a non più di venti stadi da qui. 35Nessuna

meravigliadunquese i nemici si dovessero mettere sui nostri passi dopo lapartenza - come i cani codardiche

inseguono chi passa e lo mordonose riesconoma se sono inseguiti fuggono. 36Forse l'assettodi marcia più sicuro sta.24

nel formare un quadrato con gli oplitiper proteggere al massimo i bagagli eil grosso dell'esercito. E se già da ora

venisse stabilito chi deve guidar la testa del quadratochi custodire ifianchichi formare la retroguardianon ci

troveremmo poi costretti a prender le decisioni al momento dell'attacconemicoma potremmo sùbito attestarci nelle

posizioni assegnate. 37Se qualcuno haun piano miglioreparli: decideremo altrimenti. Se noChirisofoche è

spartanoprenda la testa. Dei fianchi si preoccupino i due strateghi piùanziani. Alla retroguardia penseremo io e

Timasionei due più giovani. Così per il momento. 38In futurometteremo alla prova lo schieramento e decideremo

che cosa ci sembrerà meglio caso per caso. Qualcunoripetoha un pianomigliore? Lo dica». Nessuno ribattéper cui

Senofonte riprese: «Chi è d'accordoalzi la mano». La proposta fuapprovata. 39 «Adessoperò»disse«sciolta

l'assembleadobbiamo mettere in pratica le decisioni assunte. Chi di voivuole rivedere i propri congiuntisi ricordi di

essere valoroso: non c'è altra soluzione. Chi vuol salvare la pellecerchidi vincere: i vincitori possono ucciderei vinti

solo morire. Chi poi vuole ricchezzecerchi di prevalere: ai vincitorispetta di salvare i propri beni e di strappare quelli

degli avversari».

3

1 Al terminedi tali discorsisi alzarono e si allontanarono. Diedero alle fiamme i carri ele tende. Quanto agli

oggetti superfluise servivano a qualcunoli barattavanogettando il restonel fuoco. Dopo di chepranzarono. Durante

il pranzo giunge Mitradate con una trentina di cavalierie fatti venire glistrateghi là dove potevano udirlodice: 2

«Greciprimacome sapeteero fedele a Ciro e adesso parteggio per voi.Sono qui perché ho addosso una gran paura.

Se vedessi che avete un piano che lasci speranze di salvezzami unirei a voicon tutto il mio séguito. Ditemi che cosa

avete in mente: sono un amicobenevolo e intenzionato ad aggregarsi a voiper il viaggio». 3Gli strateghisi

consultarono e decisero di rispondere cosìper bocca di Chirisofo:«Abbiamo stabilito di attraversare la regione facendo

il minor danno possibilese ci consentono di ritornare a casa; se invece cisbarrano la stradacombatteremo fino in

fondocon tutte le nostre forze». 4RispondendoMitradate si sforzava di illustrare checontro il volere del reogni via

verso la salvezza era impraticabile. Dalle sue parole si capì che lo avevanomandato apposta. Tant'è vero che un parente

di Tissaferne era al suo séguitoper saggiarne la fedeltà. 5Perciò glistrateghi valutarono che la soluzione migliore

finché si rimaneva in territorio ostileera la guerrasenza neppureaccogliere gli araldiche si avvicinavano ai soldati e

cercavano di corromperli. E con un locago almenoNicarco l'arcaderiuscirono nell'intento: abbandonò il campo di

notte con una ventina d'uomini.

6 Quinditerminarono il pranzo e varcarono il fiume Zapataproseguendo la marciaincolonnatitenendo al

centro gli animali da soma e il grosso dell'esercito. Non avevano percorsomolta stradaquando ricomparve Mitradate

con circa duecento cavalieri e più o meno quattrocento tra arcieri efrombolieriestremamente agili e spediti. 7Si

avvicinò ai Greci con fare amichevolema non appena furono a tiroall'improvviso i suoisia i cavalieri sia i fanti

cominciarono chi a saettarechi a scagliar proiettiliferendone molti. Laretroguardia greca si trovò a mal partito e non

poté reagire. I Cretesi coi loro archiinfattiavevano una gittatainferiore ai Persiani e per giuntaprivi com'erano di

corazzedovevano rimaner serrati all'interno degli opliti. I lanciatori digiavellottodal canto loronon avevano una

gittata sufficiente per colpire i frombolieri avversari. 8Di conseguenzaSenofonte ebbe l'idea di sferrare un attacco. Gli

opliti e i peltasti che erano con lui nella retroguardia si lanciaronoall'assalto: nell'incursione non catturarono alcun

nemico. 9 Delresto i Greci non disponevano di cavalieri; equanto ai fantinon potevanoraggiungere i fanti nemici in

un tratto brevedato che questi fuggivano quando ancora la distanza eranotevolee non era possibile protrarre

l'inseguimento allontanandosi dal resto dell'esercito. 10I cavalieribarbaripur in fugasubissavano i nostri di colpi: si

voltavano e scagliavano dardi dai cavalli. E lo spazio che coprivanonell'avanzatai Greci dovevano poi ripercorrerlo in

ripiegamentoma combattendo. 11Insommanell'intero arco della giornata non avanzarono per più di venticinque stadi.

A sera comunque raggiunsero dei villaggi.

Qui si diffuse nuovamente un profondo sconforto. Chirisofo e gli strateghipiù anziani incolparono Senofonte

di aver lanciato l'attacco rompendo la falange: aveva corso gravi rischi enon era riuscito a infliggere perdite al nemico.

12 Senofonteascoltò le critiche e ammise che erano fondatedel resto i fatti parlavano dasé. «Eppure»disse«non

potevo che muovere all'assaltoperché avevo visto che si metteva maleserimanevamo fermi: non riuscivamo neppure

a rispondere ai colpi. 13Per quantoriguarda le fasi successiveallora sì»aggiunse«avete ragione. Non siamoriusciti

a mettere in difficoltà gli avversari e la ritirata è stata durissima. 14Ringraziamo glidèi che i nemici non ci abbiano

attaccati in forzema solo con pochi uomini: cosìsenza nuocerci moltocihanno mostrato i nostri punti deboli. 15Ora

gli avversari ci bersagliano di frecce e proiettili da una distanza che né iCretesi né i lanciatori di giavellotto riescono a

coprire. In caso di nostro attacconon possiamo protrarre per lungo spaziol'inseguimentoper non allontanarci

dall'esercito; in tratti brevineppure se si è veloci è possibile arrivareal corpo a corpo con chi si tiene a un tiro d'arco.

16 Se dunquecontiamo di tenerli a distanzain modo che non possano procurarci fastididurante la marciaci

servono al più presto frombolieri e cavalleria. Mi è giunta voce che nelnostro esercito ci sono dei Rodiche per la

maggior parte - dicono - sanno maneggiare le fionde e riescono a lanciare auna distanza doppia rispetto alle fionde

persiane. 17 Quest'ultimecaricate con pietre della grossezza di un pugnohanno una gittata breve. I Rodiinvece sanno

impiegare anche proiettili di piombo. 18Basterebbeconoscere chi ha una fionda ein cambiodargli del denarocome

pure a chi fosse disposto a costruirne altre; oppure escogitare una qualcheesenzione per chi volesse servire tra le nostre

file come fromboliere: così forse potremmo trovare gente in grado diaiutarci. 19 Evedo dei cavalli nell'esercitoalcuni.25

mieialtri rimasti dalla scuderia di Clearco e molti ancorapresi al nemicoe adibiti per il trasporto dei bagagli. Se

operassimo una sceltacaricassimo i bagagli su altri animali e liequipaggiassimo per poter tenere in sella dei cavalieri

non escludo che possanobene o malerendere dura la vita al nemico infuga». Anche questa proposta venne approvata.

20 Nellanotte allestirono un corpo di circa duecento frombolieriil giorno successivofurono esaminati e scelti una

cinquantina di cavalli e cavalieri. Vennero dotati di giubbe di pelle e dicorazze. Ipparco fu nominato l'ateniese Licio

figlio di Polistrato.

4

1 Quelgiorno rimasero fermi. Il giorno dopo si alzarono prima del solito e ripreserola marcia: dovevano infatti

superare un greto e temevano di subire un attacco nemico durante ilpassaggio. 2 Quandoormai l'hanno oltrepassato

ricompare Mitradate con mille cavalieri e all'incirca quattromila tra arcierie frombolieri: tanti ne aveva chiesti a

Tissaferne - e ne prese poi il comando - dopo aver promesso chese glieliavesse concessiavrebbe piegato i Greci ai

suoi piedi: li guardava con disprezzo perché nello scontro precedentepurdisponendo di pochi effettivinon aveva

riportato nessun dannomentre era convinto di averne procurati molti agliavversari. 3 IGreci avevano già percorso

circa otto stadi dal momento in cui avevano lasciato alle proprie spalle ilgretoquando anche Mitradate lo superò

insieme al suo contingente. Era stato dato l'ordine di attacco ai peltasti eagli opliti designati ed era stata data

disposizione ai cavalieri di lanciare la carica senza la minima esitazioneperché forze adeguate li avrebbero coperti alle

spalle. 4 QuandoMitradate era vicino e ormai raggiungibile dai proiettili e dalle freccesquillò la trombasegnale per i

Greci: sùbito chi aveva ricevuto l'ordine si precipitò in avanti e icavalieri caricarono. I nemici non ressero e si volsero

in fuga verso il greto. 5Nell'incursionei barbari persero molti fanti; quanto ai cavalierisul greto ne furonocatturati

vivi circa diciotto. I soldati grecidi loro iniziativamutilarono in modoorrendo i cadaveri nella speranza che tale vista

incutesse al nemico grande paura.

6 Gliavversariin rottasi allontanarono. I Greci invece proseguirono indisturbatila marcia per il resto del

giorno fino al fiume Tigri. 7Qui sorgevaabbandonatauna grande città di nome Larissa. Anticamente la abitavano i

Medi. Lo spessore delle mura era venticinque piedil'altezza centoilperimetro due parasanghe. Era stata costruita con

mattoni d'argilla. La base delle mura era di pietra: altezza venti piedi. 8Il re deiPersianiall'epoca in cui questi ultimi

cercavano di strappare ai Medi la supremaziaaveva stretto d'assedio lacittàma non c'era stato verso di espugnarla. Poi

una nube oscurò il sole e lo fece sparire finché gli abitanti nonabbandonarono la città: così cadde. 9Nei pressisorge

una piramide di pietralarghezza un pletroaltezza due. Su di essa moltibarbari venuti dai villaggi vicini avevano

cercato scampo.

10 Quindipercorsero una tappa di sei parasanghe fino a una muraglia abbandonataenormenelle vicinanze di

una città di nome Mespilaanticamente abitata dai Medi. La baselargacinquanta piedi e alta cinquantaera di pietra

levigata con inglobate conchiglie fossili. 11Sopra avevanoalzato un muro di mattonicinquanta piedi di larghezza per

cento di altezzacon un perimetro di sei parasanghe. Qui andò a rifugiarsi- si racconta - Mediamoglie del real tempo

in cui i Medi persero la supremazia ad opera dei Persiani. 12Il re persianoassediò la cittàma non riuscì a prenderla né

con un lungo assedio né con furiosi assalti. Poi Zeus con il tuono atterrìgli abitanti e così la città cadde.

13 Da quipercorsero quattro parasanghe in una tappanel corso della quale apparveTissaferne. Aveva con sé i

suoi cavalierile forze di Oronta - il marito della figlia del re - nonchéi barbari che avevano seguito la spedizione di

Ciro verso l'interno e le truppe che il fratello del re portava in appoggioal sovrano; inoltre guidava anche un

contingente fornitogli dal reper cui l'esercito appariva davverosterminato. 14 Quandofu vicinoschierò parte delle

truppe nelle retrovieparte ne condusse lungo i fianchima non osò unattacco né volle rischiare. Si limitò a trasmettere

l'ordine di scagliare proiettili e dardi. 15Quando però iRodidisposti su filecominciarono a scagliare a loro volta

proiettili e gli arcieri [sciti] dardisenza fallire mai il bersaglio - nonera facile mancare il colponeanche a farlo apposta

- allora Tissaferne in tutta fretta si portò fuori tiroseguito da tutte lesue formazioni.

16 Per ilresto della giornata i Greci continuarono a marciaregli altri a seguirli. Maormai i barbaricon i loro

lanci a lunga distanzanon arrecavano più danni: i Rodicon le lorofiondedisponevano di una gittata maggiore rispetto

agli arcieri persiani. 17Gli archipersiani sono grandiper cui le frecce raccolte risultavano preziose per iCretesiche

continuavano a usare i dardi nemici e si esercitavano a scagliarli lontanomirando in alto. Nei villaggi vennero trovate

anche molte corde di nervo e del piombopreziosi per i lanci. 18Quel giornoquando i Greci si erano accampati nei

villaggi che avevano trovatoi barbari si allontanaronoperché avevano lapeggio nello scambio di colpi a distanza.

L'indomani i Greci rimasero sul posto in cerca di vettovaglie: c'era moltocibo nei villaggi. Il giorno dopo si misero in

marcia attraverso la pianuracon alle spalle Tissaferneche insisteva con ilanci da lontano.

19 Nellacircostanza i Greci ebbero modo di capire che il quadrato è uno schieramentodeleterioquando il

nemico incalza. Se infatti i fianchi del quadrato convergonovuoi per unastrozzatura della via o per un impedimento

costituito da una catena montuosa o per un pontegli opliti sono costretti aserrare le file e a marciare a faticaora

pressatiora in disordine. Insommaè difficile utilizzare uomini che nontengano il posto assegnato. 20Nel caso in cui

le ali debbano dispiegarsichi prima era serrato tra le file finisceinevitabilmente per allargare le maglie dello

schieramentoil centro rimane vuoto e in tale situazione i soldati siperdono d'animoquando i nemici tengono dietro. E

ogni volta che ci sia bisogno di attraversare un ponte o un altro passaggioobbligatotutti corronovogliono passare per

primi: così offrono ai nemici una buona occasione per attaccare. 21Quando glistrateghi capirono come stavano le.26

coseformarono sei lochi di cento uomini e assegnarono locaghipentecosteried enomotarchi. Questi locaghi quando

durante la marciafacevano convergere le aliper non intralciarle restavanoin coda e allora sfilavano all'esterno delle

ali stesse. 22Ogni volta cheinvece i fianchi del quadrato si allargavanoriempivano il centrosuddivisiper lochi se

l'intervallo era piuttosto breveper pentecosti se era un po' più grandeper enomotie se assumeva proporzioni notevoli:

così il centro era di volta in volta al completo. 23C'eranecessità di superare un passaggio obbligato o un ponte? Non

subivano sbandamenti e i locaghi procedevano a turno. C'era bisogno diformare la falange? Scorrevano lungo i fianchi

e prendevano la testa. Con tale assetto di marcia percorsero quattro tappe.

24 Il quintogiornomentre erano in camminoavvistarono una reggia enei pressimoltivillaggi. La strada che

lì conduceva passava attraverso alti collidigradanti dal monte ai cuipiedi sorgeva il villaggio. Nel vedere i colli i Greci

gioirononaturalmenteinseguiti com'erano dalla cavalleria nemica. 25Proseguendo lamarciasalirono dalla pianura

sul primo colle e poi disceseroper salire sul secondo. Qui sopraggiunsero ibarbariche dall'alto presero a lanciare

verso il pendio un nugolo di colpiproiettilifrecceincitando a colpi disferza i tiratori. 26Ferirono moltied ebbero la

meglio sui gimneti grecicostringendoli a rinserrarsi all'interno degliopliti: per tutta la giornata anche i frombolieri e gli

arcieri risultarono del tutto inservibilirimanendo intricati nel grossodell'esercito. 27Ma quando iGrecinella morsa

nemicatentarono un contrattaccogiunsero sulla cima a stentogravaticom'erano di armimentre i nemici balzarono

giù rapidamente. 28E ancoraquando ripiegavano verso il resto dell'esercitoandavano incontro allo stesso

inconveniente. L'identica manovra si ripeté sul secondo colleper cui apartire dal terzo decisero di non muovere i

soldati prima che dal fianco destro del quadrato non avessero distaccato ungruppo di peltasti in direzione del monte. 29

Quando i peltasti si trovarono al di sopra dei nemici che incalzavanoquestiultimi non assalirono più i Greci in discesa

per timore di rimaner tagliati fuori e accerchiati. 30Procedetterocosì per il resto della giornatagli uni lungo la strada

sui colligli altri parallelamente sul montefinché giunsero ai villaggi.Predisposero otto medicitanti erano i feriti.

31 Virimasero tre giorni sia per curare i feriti sia perché c'erano vettovaglie inabbondanza: farinavinomolto

orzo ammucchiato per i cavallitutti viveri che erano stati ammassati lìper il satrapo della regione. Il quarto giorno

scendono in pianura. 32Ma quandoTissaferne con le sue truppe li raggiunsela necessità fu maestra: i Greci si

attendarono nel primo villaggio che scorsero e non accettarono più dicombattere in marcia. Del resto c'erano molti

uomini che non potevano prender parte a uno scontro: chi era feritochitrasportava in barella i feriti e chiinfine

teneva le armi dei barellieri. 33Una voltapiantate le tendei barbari ripresero i tentativi di lancio a lunga distanza

avvicinandosi progressivamente al villaggioma a quel punto i Greci avevanoun netto vantaggio: difendersi con sortite

da un villaggio non aveva niente a che vedere col tener testa agli assaltinemici mentre si era in marcia.

34 Era ormaiseraossia il momento in cui gli avversari dovevano allontanarsi: i barbari nonsi accampavano

mai a meno di sessanta stadi dall'esercito grecoper timore di un'incursionenotturna. 35 Dinotte l'esercito persiano è

inefficiente. Legano infatti a dei ceppi i cavallima quasi sempre leganoloro anche le zampein modo da evitare che

fugganouna volta liberati; in caso di allarmeil soldato persiano devesellare il cavallomettergli il morsovestire la

corazza e salire in groppatutte operazioni complicatedi notte e in mezzoalla confusione. Ecco il motivo per cui

mettevano le tende a grande distanza dai Greci.

36 Nonappena i Greci capirono che gli avversari si apprestavano al rientro e chel'ordine era già stato

trasmessol'araldo gridò - e anche i nemici lo sentirono - di preparare ibagagli. Alloraper un certo lasso di tempoi

barbari sospesero la partenzamaquando si fece tardis'incamminarono.Giudicavano pericoloso mettersi in cammino

e rientrare al campo di notte. 37I Greciquandovidero con sicurezza che gli avversari ripiegavanosi misero a loro

volta in marciaaggiogarono le bestie e percorsero circa sessanta stadi. Ladistanza tra i due schieramenti era così

grandeche i nemici non furono avvistati né il secondo né il terzo giorno.Solo il quarto i barbariche si erano spinti in

avanti nel corso della nottepresero il controllo di una altura sulladestralungo la strada che i Greci dovevano

percorrere. Si trattava di una punta del montedai cui piedi si potevascendere in pianura.

38 Chirisofoquando vede la punta già occupatachiama Senofonte dalla retroguardia e loinvita a prendere

con sé i peltasti e a condurli in testa. 39Ma Senofontenon guidò i peltasti: aveva visto comparire Tissaferne e il suo

esercito al completo. Spronò il cavallosi spinse in avanti da solo echiese a Chirisofo: «Che c'è?». L'altro di rimando:

«Lo puoi vedere tu stesso. Ci hanno precedutiil colle che sovrasta ladiscesa è nelle loro mani. L'unico modo per

passare è di spazzarli via. Piuttostoperché non hai portato qui ipeltasti?». 40 Senofonterisponde che non gli era

sembrato il caso di lasciar sguarnita la retroguardiaperché avevanoavvistato il nemico. «Comunque è il momento»

proseguì Chirisofo«di stabilire un piano per sloggiare quella gente dalcolle».

41 AlloraSenofonte osserva la cima del monte sovrastante il suo esercito e la via che dalì portava al colle in

mano nemica. Dice: «La soluzione miglioreChirisofoè di guadagnare alpiù presto la vetta; se la prendiamoi barbari

appostati al di sopra della via non potranno tenere la posizione. Se vuoirimani pure con l'esercitosono pronto io a

muovermi; se preferisci andare tuva' pureaspetto io qua». 42«Lascio a tela scelta»rispose Chirisofo. Senofonte

disse che era più giovane e perciò sceglieva di andare. Lo prega diassegnargli però una squadra composta da uomini

della testa: era cosa troppo lunga prelevare un gruppo dalle retrovie. 43Chirisofo gliconcede i peltasti della testa e li

rimpiazza con quelli schierati al centro del quadrato. Diede ordine diseguire Senofonte anche ai trecento soldati scelti

che aveva con sé sulla testa del quadrato.

44 Da quimossero con la massima velocità. Gli avversari sul colle intesero che lamanovra mirava a

raggiungere la cima e sùbito si misero anch'essi in movimentoa garaversola sommità del monte. 45Allora altegrida

si levarono dall'esercito greco per incitare i loroma anche dalle truppe diTissaferne salivano urla di incoraggiamento.

46 Senofonteandava su e giù a cavalloincitando i suoi: «Uominidovete rendervi contoche ora gareggiate per la.27

Greciaper i figli e le mogli: ancora un po' di sofferenza e in futuromarceremo senza dover più combattere». 47Ma

Soterida di Sicione ribatté: «Non siamo mica alla pariSenofonte. Tu tisposti a cavalloio sono a pezzia furia di

trascinare lo scudo». 48A tali paroleSenofonte balzò giùlo trasse fuori dalle filegli strappò lo scudo di manoe prese

a marciare più velocemente che potevama aveva ancora addosso la corazza dacavaliere. A chi era in testa ordinava di

proseguire la marciaa chi era in coda di superarlovisto che si trascinavaa stento. 49 Alloragli altri soldati coprono

Soterida di percossepietreinsultifinché non lo costringono ariprendere lo scudo e la marcia. Senofonte risalì e

avanzò a cavallo finché la strada lo consentì; quando il terreno divennetroppo accidentatosmontò e procedette

velocemente a piedi. Arrivarono in vetta prima dei nemici.

5

1 Allora ibarbari volsero le spalle e fuggironociascuno dove poté. I Greci invecetennero il controllo della

cima. TissaferneArieo e i loro uomini presero un'altra strada e siallontanarono. I soldati di Chirisofo scesero nella

piana e si accamparono in un villaggio pieno di beni d'ogni sorta. Nellapianura lungo il fiume Tigri c'erano anche altri

villaggi con abbondanti ricchezze. 2Quando eraormai seraall'improvviso nella piana comparvero i nemici e

massacrarono alcuni Greci che si erano sparpagliati per far razzia: ineffettiera stato catturato molto bestiame al

pascolo mentre attraversava il guado del fiume. 3AlloraTissaferne e i suoi cominciarono a dar fuoco ai villaggi.

Alcuni Greci piombarono nella disperazioneperché si rendevano conto chenon avrebbero più avuto modo di trovare

vettovagliese gli avversari appiccavano incendi. 4Chirisofo e isuoi rientrarono dalle azioni di soccorso; Senofonte

sceso dalle alturepassò a cavallo lungo le file equando incontrò isoldati [greci] che erano corsi in aiuto degli altri

esclamò: 5 «Vedeteo Greciche i nemici lasciano il paeseormai nostro? Al momento di stipularela tregua avevano

preteso una clausolache non incendiassimo le terre del re: adesso sonoproprio loro a dar fuococome se fosse

territorio nemico. Ma se in un posto o nell'altro hanno messo dei viveri dapartevedranno anche noi puntare in quella

direzione. 6 SuChirisofo»proseguì«mi sembra il caso di difendere il paese da chi seminaincendicome se fosse

terra nostra». Chirisofo ribatté: «Nonon sono d'accordo. Anzidiamolefuoco anche noi: smetteranno più presto».

7 Rientratialle tende gli strateghi e i locaghi si riunirono mentre gli altri si preserocura delle vettovaglie.

Grandi erano le perplessità. Su un lato si levavano monti altissimisull'altro scorreva un fiume così profondoche non

lasciava neppure spuntare la cima delle lancequando si scandagliava ilfondo. 8 Tral'incertezza dei partecipanti

all'assembleasi fece avanti un Rodio e disse: «Sono prontouominiatrasbordarvi in gruppi di quattromila oplitise mi

darete tutto l'occorrente e un talento come compenso». 9Gli chieseroallora che cosa gli occorresse: «Duemila otri»

rispose. «Vedo un gran numero di pecorecaprebuoiasini. Se li scuoiamoe ne gonfiamo le pellivi garantiranno una

facile traversata. 10Mi servirannoanche le cinghie che usate per legare il bestiame: con esse unirò gli otri traloro

ormeggiandone ciascuno con una pietra che lascerò cadere nell'acqua a mo' diàncora. Poi porterò la fila sull'altra

sponda legandola su entrambe le rivegetterò fascine sopra gli otri e viaggiungerò anche del terriccio. 11Non andrete

a fondove ne accorgerete sùbito: ogni otre potrà reggere due uomini. Lefascine e il terricciopoiserviranno a non

scivolare». 12Agli strateghiche avevano udito le sue parolela trovata parve ingegnosa in sémairrealizzabile dal

punto di vista pratico. Sulla sponda opposta stazionavano molti cavalieripronti a ostacolare il guado: sarebbero sùbito

intervenutiimpedendo già ai primi l'operazione.

13 Allora ilgiorno successivo ritornano indietro [o verso Babilonia] in direzione deivillaggi che erano stati

risparmiati dalle fiamme: durante lo spostamento incendiavano i paesi da cuisi allontanavano. I nemici non li

incalzavanolimitandosi a osservarliquasi che si domandassero incredulidove mai si stessero dirigendo i Greci e che

cosa avessero in mente. 14Insommamentrei soldati erano in cerca di viverigli strateghi si riunirono nuovamente e

radunati i prigionierili interrogarono sulle caratteristiche di tutto ilterritorio circostantezona per zona. 15I prigionieri

risposero cheverso mezzogiornosi stendeva la regione di Babilonia e dellaMediada cui venivano; la strada verso

aurora portava a Susa ed Ecbatanadove si diceva che il re passassel'estate; se si varcava il fiumeverso tramontosi

andava in direzione della Lidia e della Ionia; la via che passava per imontirivolta verso l'Orsaportava nelle terre dei

Carduchi. 16 Questiultimi - sostenevano - abitavano sui montigente bellicosache non riconosceval'autorità del re.

Anziin passato il sovrano aveva inviato contro di loro una spedizione dicentoventimila uomini: nessuno aveva fatto

ritornotanto era impervio il territorio. Quando invece avevano stipulatouna tregua col satrapo della regionesi erano

sviluppati i contatti reciproci fra i due popoli. 17Apprese talinotiziegli strateghi tennero da parte i prigionieri che

asserivano di conoscere questa o quella viama non lasciarono trapelarniente sulle loro intenzioni circa la direzione da

tenere. Giudicarono comunque inevitabile puntareattraverso le montagneverso le terre dei Carduchi: una volta

superatesarebbero giunti - a detta dei prigionieri - in Armeniala regionegovernata da Orontagrande e prospera. Da

quisostenevanoera facile prendere qualsiasi direzione si volesse. 18Quindicelebrarono un sacrificioper partire

quando paresse il momento più opportuno: era nato infatti il timore che nelvalicare i monti gli avversari li prevenissero.

Dopo cena diramarono l'ordine che tutti preparassero i bagagli e siriposasseropronti a incolonnarsi al segnale.

LIBRO IV.28

1

1 [Quantoaccadde durante la marcia verso l'interno fino al momento della battaglialesuccessive vicende nel

corso della tregua stretta tra il re e i Greci al séguito di Cirotutti gliatti di ostilità cui il re e Tissaferneviolando gli

accordidiedero vita contro i Greci che erano costantemente seguitidall'esercito persianosi trova tutto esposto nel

racconto precedente. 2Dopo che iGreci giunsero in un punto in cui era assolutamente impossibile guadare il Tigriper

via della sua profondità e larghezza e non si trovava un passaggiotantopiù che i monti dei Carduchia picco

sovrastavano il fiumegli strateghi decisero di aprirsi il passo tra lemontagne. 3 Avevanoinfatti saputo dai prigionieri

chevarcati i monti dei Carduchisarebbero entrati in Armeniadovese lovolevanoavrebbero potuto attraversare il

fiume Tigri alle sorgenti oppurein caso contrarioaggirarlo. E si dicevache le fonti dell'Eufrate non fossero distanti dal

Tigricome in effetti è. 4Penetrano nelleterre dei Carduchi nel modo seguente: cercano sia di passare inosservatisia

di prevenire il nemicoprima che riuscisse a prendere il controllo dellealture.]

5 Si eraintorno all'ultimo turno di guardiala notte era quasi trascorsa e rimanevagiusto il tempo per

attraversare la pianura nelle tenebrequand'ecco che tra le file grechepassa l'ordine di alzarsi in piedi e mettersi in

marcia: arrivano al monte allo spuntar del giorno. 6Nellacircostanza Chirisofo guidò l'esercitoalla testa delle sue

truppe e di tutti i gimneti. Chiudeva la colonna Senofonte con gli oplitidella retroguardiasenza nessun gimnetaperché

non sembrava che ci fossero pericoli in vistaa meno di un attacco allespalle durante la salita. 7Chirisoforaggiunse la

cima senza aver avvistato alcun nemico. Quindi faceva da guida seguito manmano dai gruppi che valicavano il monte

puntando verso i villaggi delle valli e delle golelungo le pendici montane.8 Allorai Carduchicon mogli e figli

abbandonarono le loro case e si rifugiarono sulle montagne. C'era adisposizione una gran quantità di viverinelle case

si trovava ogni tipo di utensili in ramema i Greci non ne portarono vianemmeno unocome pure non diedero la caccia

ai fuggiaschima risparmiarono oggetti e personenell'eventualità che iCarduchi si disponessero a concedere via libera

come in un paese amicotanto più che avevano un nemico comuneil re. 9Per quantoriguardava i viveri peròchi ne

trovava li prendeva: ma era per causa di forza maggiore. I Carduchicomunquenon diedero ascolto agli appelli e non

manifestarono alcun segno d'amicizia. 10Le ultimeschiere dei Greci scendevano dalle alture verso i villaggiormai tra

le tenebre - a causa della via strettala salita e la discesa avevanorichiesto una giornata intera di marcia -. Solo allora un

gruppo di Carduchiriunitosiattaccò la retroguardia greca e con pietre edardi riuscì a uccidere alcuni dei nostri e a

ferirne altri. Erano pochi: l'esercito greco era piombato inatteso su diloro. 11 Adire il verose nell'occasione si fossero

radunati in numero più consistenteil grosso dell'esercito greco avrebbecorso il serio pericolo di un massacro. Per

quella notte alloggiarono così nei villaggi. I Carduchi accesero moltifuochi tutt'attornosui montitenendosi in

reciproco contatto visivo.

12 Sul fardel giorno gli strateghi e i locaghi greci si riunirono e decisero di proseguirela marcia con il minimo

indispensabile di bestie da somale più robusteabbandonando le altre.Quanti poicatturati da pocoerano diventati

schiavidovevano essere lasciati liberi. 13La presenza diuna massa di capi di bestiame e schiavi rallentava la marcia

etra l'altromolti erano i soldati cheadibiti alla sorveglianzanonpotevano prender parte agli scontri. Inoltre

bisognava procurarsi il doppio di viveri e trasportarlitanti erano gliuomini. Comunicarono all'esercito la decisione

tramite gli araldi. 14Poifattacolazioneripresero il cammino. Gli strateghi si appostarono in una strettoiadella strada:

se scovavano qualcuno che non si era sbarazzato di tutti gli oggettiprescrittili requisivano. Tutti avevano rispettato

l'ordinetranne chi cercava di tener nascosto o un fanciullo di cui si erainvaghito o una donna di particolare avvenenza.

Per quel giorno proseguirono cosìa momenti combattendoa momenti ancheriprendendo fiato.

15 L'indomanisi abbatté una violenta buferaeppure bisognava andarea ogni costo: i viverinon bastavano

più. Chirisofo era in testaSenofonte in retroguardia. 16I nemiciattaccarono con veemenza in una zona impervia e si

fecero sotto con dardi e proiettilitanto che i Grecicostretti acontrattaccare e poi a ritirarsidovettero rallentare il

passo. Più di una volta Senofonte mandò all'avanguardia l'ordine difermarsiquando il nemico premeva con impeto. 17

Di solitoquando riceveva il messaggio di SenofonteChirisofo si fermavama non quella volta: anziaccelerò il passo

e trasmise l'ordine di tenergli dietro. Era successo qualcosachiaramentema non c'era il tempo di raggiungere la testa

della colonna per verificare quale fosse la causa di tanta fretta. Così lamarcia della retroguardia assunse i toni della

fuga. 18 Nellacircostanza perse la vita un valorosolo spartano Leonimocolpito da unafreccia che gli aveva

trapassato scudo e corazzapenetrandogli nel costato. Con lui morì ancheBasia l'arcadecon il capo trafitto da un dardo.

19 Quandogiunsero al punto in cui si doveva far tappasenza frapporre un attimod'indugio Senofonte

raggiunse Chirisofo e lo accusò: non li aveva aspettatili aveva costrettia combattere fuggendo. «E adesso due nobili

soldati sono mortisenza che potessimo né raccogliere i loro corpi néseppellirli». 20Chirisoforisponde: «Alza gli

occhi verso i montiguarda come sono impervi. C'è una sola strada - la vedi- in forte pendio. Puoi notare quanti nemici

la presidino: ne hanno preso il controllo e sorvegliano lo sbocco. 21Ecco perchécorrevo e non ti ho aspettato: speravo

di precederlidi arrivare prima che s'impadronissero del valico. Le nostreguide sostengono che non c'è altra strada». 22

Senofonte replica: «Ma io ho due prigionieri. Siccome i nemici ciprocuravano dei fastidiabbiamo teso loro

un'imboscatache ci ha permesso anche di tirare il fiato: alcuni li abbiamoammazzatima abbiamo cercato di catturarne

altri viviproprio per avere delle guide che conoscessero bene la regione».

23 E sùbitovennero condotti i due prigionieri: li interrogarono separatamentechiedendo seconoscessero una

via diversa da quella che si vedeva. Uno dei due continuava a dire di nononostante le mille minacce. Dal momento che

non gli si cavava niente di boccavenne sgozzato sotto gli occhi dell'altro.24 Quest'ultimospiegò chese il compagno

si era ostinato a dire di non saper nullaera per un motivo ben preciso: sidava il caso che sua figlia fosse andata in.29

moglie a uno della zona. E proseguiva sostenendo che lui stesso li avrebbeguidati per un sentiero che anche le bestie da

soma potevano percorrere. 25Quando glidomandarono se c'erano punti che ostacolavano il camminorispose che

l'unico era la vetta: se non ne avessero preso il controllo per primiilpassaggio sarebbe diventato impossibile.

26 Allora sidecise di convocare i locaghi sia dei peltasti sia degli oplitiper illustrareloro la situazione e

chiedere se c'era qualcuno pronto a dimostrarsi valorosoa offrirsi comevolontario per l'impresa. 27Tra gli oplitisi

fanno avanti Aristonimo di Metidrio [arcade] e Agasia di Stinfalo [arcade]mentre Callimaco di Parrasia [arcade lui

pure] scende in lizza con i duedichiarandosi disposto a partire alla testadei volontari di tutto l'esercito. «So»disse

«che molti giovani mi seguirannose sarò io alla guida». 28Quindidomandano se anche qualche tassiarco dei gimneti

avesse intenzione di unirsi a loro. Si fa avanti Aristea di Chioche indiversi casi si era coperto di gloria in missioni

analoghe.

2

1 Erapomeriggio avanzato. Ai volontari i capi ordinarono di mangiare e di mettersi incammino. Dopo aver

consegnato loro la guida in catenesi mettono d'accordo: se prendevano lacimadovevano tenere la zona sotto

sorveglianza per la notte eall'albadare il segnale con la tromba: poi sisarebbero lanciati dall'alto contro i nemici che

controllavano il passomentre il resto dell'esercito avrebbe portato lorosoccorsosalendo con la massima rapidità. 2

Presi gli accordisi misero in marciain tutto circa duemila uomini.Diluviava. Senofonte alla testa della retroguardia si

diresse verso il passoin modo che il nemico rivolgesse l'attenzione suquesta strada e non notasse la manovra di

accerchiamento. 3Quando i Grecigiunsero a un luogo scosceso che la retroguardia doveva superare per procedere

nella salitai barbari cominciarono a rotolare giù massigrandi o piccoliche fosseroma in quantità tale che avrebbe

riempitoogni voltaun carro. I macigni spinti verso il basso rovinavanocontro le rocceprovocando una gragnuola di

sassiche parevano scagliati da fionde: non c'era la benché minimapossibilità di avvicinarsi all'imboccatura della

strada. 4 Alcunilocaghivisto che di lì non si poteva passarecercarono un'altra via.Protrassero i tentativi fino al calar

delle tenebrepoiquando pensarono di potersi allontanare inosservatirientrarono al campo per la cena: alcuni di loro

ossia i soldati della retroguardianon avevano nemmeno consumato il pranzo.Comunque i nemici per tutta la notte non

smisero un attimo di rovesciar giù pietre: prova ne era il fragore.

5 Il gruppoche ha con sé la guidaaggira le truppe nemiche e piomba sulle sentinellesedute attorno al fuoco:

ne uccisero alcunene costrinsero alla fuga altre e lì si installarono iGreciconvinti che la sommità fosse sotto il loro

controllo. 6 Invecenon la controllavano. Sopra di loro si elevava un poggiosul quale correva unsentierostrettoche

restava in mano alle sentinelle nemiche. E da qui partiva una via checonduceva alle postazioni avversarie lungo la

strada aperta. 7Trascorsero lìla notte. Quando spuntò il giornoin silenzio e in formazione da battagliamossero contro

gli avversari: c'era nebbiaper cui i nemici non si accorsero del loroarrivo. Quando i due schieramenti furono l'uno in

vista dell'altrola tromba diede il segnale e i Grecilevando il grido diguerrapuntarono contro gli avversariche non

ressero all'assaltoma abbandonarono la strada e fuggirono subendo pocheperditeperché erano armati alla leggera. 8

Chirisofo e i suoinon appena udirono il suono della trombarisalironosùbito per la strada aperta. Gli altri strateghi

seguirono sentieri mai battuticiascuno imboccando la prima via checapitava. S'inerpicavano come potevanotirandosi

su l'un l'altro con l'aiuto delle lance. 9Furono i primia ricongiungersi con le truppe che avevano occupato la

postazione.

Senofonte con metà della retroguardia ripercorre la strada seguita dalgruppo con la guidainfatti era la via più

facilmente percorribile dalle bestie da soma. Schierò l'altra metà dietrola colonna degli animali. 10Durante lamarcia

càpitano sotto un colle sovrastante la viache era nelle mani dei nemici.Non c'erano alternative: o annientarli o rimaner

tagliati fuori dal resto dell'esercito greco. Avrebbero seguito le orme deglialtrise non fosse stato per le bestie da soma

che non potevano passare da nessun'altra stradase non di lì. 11Allora siesortano a vicenda econ i lochi schierati in

colonnesi lanciano verso la cima del collema non l'accerchianototalmenteper lasciare al nemico uno scampose

voleva fuggire. 12Finché i Greciprocedettero in salitaciascuno scegliendo il percorso che il terrenoconsentivai

barbari li coprirono con un nugolo di frecce e sassima poi non aspettaronoche i nostri si facessero sottoanzi

evacuarono la zona e si diedero alla fuga. I Greciquando avevano giàsuperato il primo collene videro un altro

presidiato dal nemico: decisero un nuovo attacco. 13Senofontevalutò chese avessero lasciato sguarnito il colle già

nelle loro manii nemici lo avrebbero preso per la seconda volta per poiassalire la colonna degli animali che transitava

lì sotto - si snodavano in fila lunghissimaperché la strada era stretta -perciò lasciò sul primo colle i locaghi Cefisodoro

figlio di Cefisofonte atenieseArcagora figlio di Anfidemo ateniese eArcagora esule argivo. Dal canto suocon gli altri

mosse verso il secondo colle. Sfruttando la stessa tatticalo presero.

14 Rimanevaancora un terzo poggiomolto più scosceso: si trattava proprio del rialzosovrastante il posto di

guardia di cui i volontari greci si erano impadroniti di nottequando inemici erano attorno al fuoco. 15Non appena i

Greci sono a ridossoi barbari abbandonano il poggio senza colpo feriretralo stupore di tutti. C'era il sospetto che

avessero sgombrato il campo per timore di essere accerchiati e di rimanereindietro assediati. I nemici invecescrutando

dall'altoavevano notato l'arrivo della retroguardia ed erano partiti inmassa all'attacco. 16Senofonte con ipiù giovani

raggiunse la cima e ordinò agli altri di rallentare l'andaturaperconsentire il ricongiungimento delle colonne più

arretrate. Trasmise anche l'ordine di procedere lungo la via finché nonfossero giunti alla spianatadove potevano

deporre le armi e sostare..30

17 A quelpunto sopraggiunge Arcagora l'esule argivo e dice che erano stati scalzati dalcolle e che avevano

perso la vita CefisodoroAnficrate e chi non era stato lesto a riunirsi allanostra retroguardia balzando giù dalla rupe.

18 Forti delsuccessoi barbari si attestarono su un altro colledirimpetto al poggio.Senofontemediante un interprete

entrò con loro in trattative per concludere una tregua e chiese larestituzione dei cadaveri. 19I nemicidissero che li

avrebbero consegnatia patto che i Greci non dessero fuoco alle case.Senofonte accettò le condizioni. Il patteggiamento

si svolse proprio in concomitanza con l'appressarsi del resto dell'esercito;intanto confluirono lì tutti i nemici che erano

in zona. 20 Quandoi Greci cominciarono la discesa dal poggio verso i compagninel punto in cuiquesti ultimi avevano

deposto le armii nemici li aggredirono in massastrepitando: non appenaraggiunsero la vetta del poggio da cui

Senofonte era partitoiniziarono a precipitar giù massi. Un soldato siruppe una gambalo scudiero di Senofonte se la

svignò portando con sé lo scudo. 21Un oplitaEuriloco di Lusi [arcade]corse in aiuto di Senofonte e parò lo scudo a

protezione di entrambicoprendo la ritirata. Anche gli altri ripiegaronopresso le truppe schierate.

22 Quindil'esercito greco si ricostituì al completo e prese alloggio nella zonaindiverse casebelle e stracolme

di viveri: c'era vino in quantitàconservato in cisterne dalle paretiintonacate. 23 Senofontee Chirisofo riuscirono a

ottenere la riconsegna dei cadaveri e restituirono la guida. Ai mortinellimite del possibileresero ogni onoranza

funebrecom'è consuetudine per i valorosi.

24 Il giornosuccessivo proseguirono senza guida. I nemici ripresero le ostilità edovunqueci fosse una

strozzatura della stradaprecedevano i nostri e la occupavanoimpedendo ilpassaggio. 25 Quandola testa dell'esercito

rimaneva bloccataSenofonte partiva dalla retroguardiasaliva verso le cimedei monti e poida una posizione più

elevata rispetto al nemicoriusciva a forzare lo sbarramento e ad aprire ilpasso. 26 Ognivolta che era la coda invece a

subire l'attaccoChirisofo deviava la sua marcia ecercando di rimaner piùin alto del nemicospezzava lo sbarramento

che ostacolava il passaggio della retroguardia: di volta in voltal'avanguardia e la retroguardia correvano in aiuto l'una

dell'altrasempre preoccupandosi reciprocamente della sorte dei compagni.

27 Non solodurante la salitama anche nella discesa i barbari misero più volte i Grecialle strette: erano gente

agiletanto che riuscivano a fuggire anche se voltavano le spalle abrevissima distanza. Del resto non portavano che

arco e fionda. 28Erano tral'altro valentissimi arcieridotati di un arco di tre braccia circamentre idardi superavano le

due braccia di lunghezza. Ogni volta che scoccavano una frecciatendevano lacorda poggiando il piede sinistro sulla

parte inferiore dell'arco: trapassavano scudi e corazze. I Greciquandoriuscivano a recuperare le loro freccele

riutilizzavano come giavellottiapplicandovi una cinghia. In queste regionisi rivelò particolarmente preziosa l'opera dei

Cretesicapeggiati da Stratocle cretese.

3

1 Per quelgiorno alloggiarono nei villaggi sovrastanti la pianura del Centriteun fiumelargo all'incirca due

pletriche segna il confine tra l'Armenia e la regione dei Carduchi. Qui iGreci ripresero fiatofelici di vedere una

pianura: il fiume distava sei o sette stadi dai monti dei Carduchi. 2Allora siaccamparono con grande gioiaperché

avevano i viveri e perché molti dei travagli vissuti erano ormai solo unricordo. Per sette giorni interi - tanto era durata

la marcia nelle terre dei Carduchi - non avevano cessato di combattere e imali sofferti superavano tutte quante le pene

patite per colpa del re e di Tissaferne. Ma era acqua passata e dormironosereni.

3 Sul fardel giornoin un punto della riva opposta scorgono dei cavalieri in armiintenzionati a impedire il

guado. In posizione più elevata rispetto ai cavalieri c'erano i fantischierati sulle alture per sbarrare il passaggio in

Armenia. 4 Sitrattava di ArmeniMardi e Caldeimercenari al servizio di Oronta e Artuca. ICaldei avevano fama di

gente libera e gagliarda. Come armamento avevano lunghi scudi di vimini elance. 5 Lealture su cui erano stati

dislocati i mercenaridistavano tre o quattro pletri dal fiume. A vistad'occhio c'era una sola via che conduceva in alto:

sembrava scavata appositamente dalla mano dell'uomo. I Greci si prepararono avarcare il fiume in quel punto. 6

Iniziata la manovranon appena l'acqua superò il livello dei pettoraliilletto del fiume si rivelò disseminato di pietre

grandi e scivolose. Tra l'altro non si potevano tenere le armi nell'acquaperché la corrente le strappava via; se qualcuno

invece le sollevava sopra la testasi esponeva al tiro di frecce oproiettili d'altro genere. Tornarono indietro e posero le

tende lìlungo il fiume. 7Ma videro cheproprio nel luogo in cui si erano fermati la notte precedentesi erano adesso

raccolti molti Carduchi in armi. Allora serpeggiò profonda sfiducia tra iGreci: vedono la difficoltà di passare il fiume

vedono i nemici che si apprestavano a impedire l'attraversamento e vedonoalle spalle i Carduchi pronti a incalzare chi

tenti il guado.

8 Per quelgiorno e quella notte rimasero fermisenza saper che fare. Senofonte ebbe unsogno: gli sembrò di

essere in catenema i vincoli si allentavano da séal punto cheliberopoteva dirigersi dovunque volesse. Sul far

dell'albaSenofonte raggiunge Chirisofo eraccontandogli il sognoglispiega di nutrire fondate speranze in una

soluzione positiva. 9Chirisofo ne fufelice ealle prime luci dell'albatutti gli strateghi presenziarono a unsacrificio:

gli auspici si rivelarono immediatamente favorevolifin dalla prima vittima.Al terminedopo aver lasciato il luogo

della cerimoniagli strateghi e i locaghi trasmisero alla truppa l'ordine difare colazione.

10 Propriodurante il rancio corrono incontro a Senofonte due giovani: tutti sapevano cheera possibile

avvicinarsi a lui e parlargli anche durante la colazione o il pranzo oppuresvegliarlo nel sonnose si trattava di questioni

militari. 11 Idue dissero chementre se ne andavano in giro a raccogliere legna da ardereavevano scorto sull'altra

spondatra le rocce digradanti fino al fiumeun vecchiouna donna e delleragazze che deponevano qualcosa in un.31

anfrattoforse sacchi pieni di vesti. 12Di fronte atale scenaavevano pensato che la traversata non comportasse rischi:

la zona antistante la lorosull'altra rivanon consentiva infatti l'accessoai cavalieri nemici. Si erano spogliati

completamentetenendo con sé i pugnalidecisi alla traversata a nuoto. Mauna volta entrati in acquaerano riusciti a

varcare il fiume senza neppure bagnarsi i genitali. Giunti sulla spondaoppostaavevano preso le vesti ed erano tornati

indietro.

13 SùbitoSenofonte offrì personalmente una libagione agli dèi e ordinò di mescere vinoai due giovani e di

chiedere un felice esito dell'impresa pregando le divinità che gli avevanoinviato il sogno e indicato il guado. Dopo

condusse sùbito da Chirisofo i due giovaniche esposero anche a luil'accaduto. Pure Chirisofonon appena udì le loro

parolelibò agli dèi. 14Quindi al restodell'esercito ordinò di preparare i bagagli; insieme convocarono gli strateghiper

prendere una decisione: bisognava attraversare il fiume in tutta sicurezzapiegare la resistenza delle truppe nemiche sul

fronte e coprirsi le spalle per non subire perdite. 15Deliberaronoche Chirisofo tenesse la testa e passasse sull'altra riva

con una metà dell'esercito; l'altra metà sarebbe rimasta al di qua delfiume con Senofonteperché prima dovevano

transitare i bagagli e il grosso dell'esercito.

16 Quandotutto era a postosi misero in marcia. Li guidavano i due giovanitenendo ilfiume sulla sinistra. Lo

spazio da coprire fino al guado era di circa quattro stadi. 17Mentreprocedevanosulla riva opposta li seguivano

parallelamentegli squadroni della cavalleria nemica. Non appena giunsero alguadodirimpetto alle rocceposero a

terra le armi e per primo Chirisofo stesso si cinse il capo con una coronasi svestìimpugnò le armi e diede ordine ai

locaghi di schierarsi in colonnaparte alla sua sinistraparte alla suadestra. 18 Gliindovini sgozzarono le vittime

proprio nelle acque del fiume: i nemici cominciarono a scaricare unagragnuola di dardi e proiettilima non erano

ancora a tiro. 19Quando levittime diedero auspici favorevolitutti i soldati intonarono il peana elevarono il grido di

guerra. Anche le donne lanciarono un urlo altissimotutte quante: c'eranomolte prostitute al séguito dell'esercito.

20 Chirisofoavanzò e pure i suoi. Senofonte prese con sé le truppe della retroguardia piùagili e cominciò a

marciare a ritroso di gran carrieraverso la strada in corrispondenza con losbocco che portava ai monti dell'Armenia:

fingeva di voler varcare lì il fiume per chiudere in una morsa i cavalieriavversari che stazionavano lungo la riva. 21I

nemicivedendo che non solo Chirisofo e i suoi passavano senza intoppi leacquema che pure Senofonte e i suoi

tornavano indietro di corsanel timore di essere tagliati fuorifuggono abriglia scioltadando l'impressione di puntare

verso la strada che conduceva alle alture. Quando poi giungono sulla stradapiegano in alto verso il monte. 22Licioil

comandante della cavalleriaed Eschineil capo dei peltasti di Chirisofonon appena videro gli avversari battere

precipitosamente in ritiratali inseguirono: i soldati cominciarono agridare che non li lasciassero indietroche si doveva

scalare il monte tutti insieme. 23Chirisofo dalcanto suoportato a termine il guadonon inseguì i cavalierima puntò

immediatamente verso le alture sovrastanti il fiumedove si erano attestatii nemici. Questi ultimiscorgendo i propri

cavalieri in fuga e gli opliti greci avanzareabbandonano le postazioninella zona sovrastante il fiume.

24 Senofontequando si avvede che sull'altra riva le cose vanno per il meglioraggiunge perla via più breve le

truppe che stavano ancora varcando il fiume. Ormai i Carduchi erano in vista:scendevano verso la pianura preparandosi

ad attaccare la retroguardia. 25E mentreChirisofo teneva il controllo delle altureLicio con pochi uomini tentò un

inseguimento e si impadronì dei bagagli che erano stati abbandonati: ricchevesti e boccali. 26Le salmerie deiGreci e

il grosso delle truppe avevano già superato la metà del percorsoquandoSenofontecon un dietro-frontspianò le armi

contro i Carduchi. Ai locaghi trasmise l'ordine di dividere ciascuno ilproprio loco in enomotie e di portare poi le

squadre sulla linea di battagliatenendo la sinistra: i locaghi e glienomotarchi dovevano muovere verso i Carduchila

retroguardia attestarsi vicino al fiume. 27I Carduchinonappena videro le truppe della coda staccate dal grosso e

ormai apparentemente ridotte a pochi effettiviaccelerarono il passointonando certe loro canzoni. Chirisofouna volta

consolidata la propria postazioneinvia a Senofonte i peltastiifrombolieri e gli arciericon l'ordine di obbedire in tutto

e per tutto a Senofonte.

28 Nonappena li vede passare il fiumeSenofonte manda un messo con l'ordine dirimaner lìsulla rivasenza

proceder oltre: quando avessero visto la retroguardia dare il via al guadodovevano scendere in acquafaccia al nemico

a destra e a sinistrafingendo di attraversare il fiumei giavellottistipronti al lancio e gli arcieri con le frecce incoccate

ma non dovevano spingersi troppo avanti nel fiume. 29Ai suoi invecepassò l'ordine di intonare il peana e di correre

contro i nemicinon appena i loro proiettili avessero raggiunto le nostrefile e gli scudi cominciato a risuonare. Poi

quando gli avversari avessero voltato le spalle e il trombettieredal fiumesuonato la caricadovevano piegare a destra

a partire dall'ultima lineacorrendo tutti e oltrepassando il fiume con lamassima velocitàciascuno al proprio postoper

non intralciarsi a vicenda: la palma del migliore sarebbe toccata a chi perprimo avesse raggiunto l'altra sponda.

30 ICarduchi videro che i Greci erano ormai rimasti in pochi - perché molti deisoldati che avevano ricevuto

l'ordine di restare sul posto si erano invece mossi per proteggere chi lebestie da somachi i bagaglichi le prostitute - li

aggredirono allora con fiduciosa baldanzacominciando il lancio di frecce eproiettili. 31 Mai Greci levarono il peana

e puntarono contro di lorodi corsa. I nemici non ressero: erano armati comerichiede una guerra di montagnadove

sono rapidi gli attacchi e repentine le fughema non erano in grado disostenere un corpo a corpo. 32A quel punto il

trombettiere diede il segnale: i nemici fuggirono ancor più a gambe levatei Greci invece presero la direzione opposta

attraverso il fiume a tutta velocità. 33Alcuni deinemici si accorsero della manovra e si precipitarono indietroverso il

fiume: con i loro dardi riuscirono a ferire pochi dei nostri. La maggiorparte dei Carduchi peròquando i Greci erano già

sull'altra spondasi potevano scorgere ancora in fuga. 34Le truppegreche che dovevano sbarrare il passo al nemico

diedero prova di coraggio: si spinsero più in là del dovuto e ripiegaronosolo dopo il passaggio dei soldati di Senofonte:

anche alcuni di loro rimasero feriti..32

4

1 Quandoebbero varcato il fiumeverso mezzogiorno formarono di nuovo le linee epercorsero tutta quanta la

pianura dell'Armenia e i suoi dolci colli per non meno di cinque parasanghe:le guerre con i Carduchi infatti impedivano

il sorgere di villaggi nei pressi del fiume. 2Il paese in cuigiunsero era grande e ospitava la reggia del satrapocon la

maggior parte delle case sormontate da torri. Vi si trovavano viveri inabbondanza.

3 Da quiindue tappeproseguivano per dieci parasanghe fino ad attraversare le sorgentidel Tigri.

Poiin tre tappeavanzavano per quindici parasanghe fino al Teleboaunfiume belloma non grande. Nella

zona circostante sorgevano parecchi villaggi. 4La regioneaveva nome di Armenia occidentale. Il governatore era

Tiribazoche era anche amico del real punto chein sua presenzanessunaltro poteva aiutare il sovrano a montare a

cavallo. 5 Tiribazosi fece loro incontroaccompagnato da alcuni cavalieri. Mandò avanti uninterprete e disse che

voleva un colloquio con i capi. Gli strateghi decisero di ascoltarlo. Sispinsero fino a una distanza tale da poterlo udire e

gli domandarono che cosa volesse. 6Una treguarispose Tiribazoalle seguenti condizioni: lui non avrebbe procurato

fastidi ai Greciloro non avrebbero incendiato le casema potevano prenderetutti i viveri necessari. Gli strateghi

accolsero la proposta e concordarono la tregua alle suddette condizioni.

7 Da quiintre tappepercorsero nella pianura quindici parasanghe. Tiribazo con le suetruppe continuò a

seguirli da pressoa una decina di stadi di distanza. Giunsero alla suareggia e ai villaggi tutt'attornopieni di viveri

d'ogni genere. 8I Greci siaccamparono. Di notte scese una fitta nevicataper cui all'alba si decise dialloggiare i vari

reparticon il rispettivo strategovillaggio per villaggio: non si scorgevainfatti nessun nemico all'orizzonte e ci si

riteneva al sicuro per via dell'alta coltre di neve. 9Lì avevano[viveri] beni di ogni sorta: bestiamefarinavini

invecchiati dal profumo inebrianteuva passalegumi d'ogni genere. Maalcuni soldatiallontanatisi alla spicciolata

dall'accampamentoriferirono di aver scorto molti fuochi sfavillare nellanotte. 10 Glistrateghi allora giudicarono che

non fosse sicuro rimaner acquartierati separatamentema che fosse meglioraccogliere di nuovo l'esercito. Si procedette

dunque all'operazione: il cielo sembrava volgere al sereno. 11Ma nel corsodella notte scese nella zona una nevicata

senza finetanto da coprire le armi e gli uomini che giacevano sdraiati. Nelmanto di neve rimasero intricate anche le

bestie da soma. I soldati esitavano fortemente a levarsi in piedi: sui corpidistesi la neve cadutase non si era già sciolta

infondeva calore. 12AlloraSenofontenudotrovò il coraggio di alzarsi e cominciò a spaccar legna. Benpresto uno si

levò in piedipoi un altro ancorache gli tolse di mano la scure econtinuò il lavoro. A quel punto si alzarono anche gli

altriaccesero il fuoco e si unsero d'olio. 13Lì avevanoinfatti trovato unguenti in quantitàche venivano impiegati al

posto dell'olio d'oliva: grasso di maialeolio di sesamodi mandorle amareo di terebinto. Trovarono anche essenze

profumatetratte dalle stesse sostanze.

14 Dopo dichesi decise di alloggiare nuovamente divisi [nei villaggi] nelle case.Allora i soldatitra grida di

gioiasi precipitarono alle abitazioni e sui viveri: chi primaal momentodi lasciare le casele aveva incendiatespinto

dalla propria insensatezzala pagò caraperché fu costretto adaccontentarsi di un alloggio scomodo. 15Di notte

quindimandarono alcuni uominiguidati da Democrate di Temnoa perlustrarei montidove i soldati allontanatisi dal

campo avevano detto di aver avvistato i fuochi. Egli infatti già in passatoera parso sempre attendibile: se diceva che

c'era una cosac'era; se diceva che non c'eranon c'era. 16Al suo ritornodisse di non aver visto nessun fuocoma

condusse con sé un prigioniero che portava un arco persianouna faretra eun'ascia di foggia uguale a quelle delle

Amazzoni. 17 Glichiesero di dove fosse; rispose che era persiano e che si era spinto lontano dalcampo di Tiribazo in

cerca di viveri. Gli domandarono quale fosse la consistenza del loro esercitoe a quale scopo l'avessero radunato. 18

Rispose che Tiribazo aveva con sé i propri effettivi e truppe mercenarieCalibi e Taochil: si teneva pronto per un

agguato ai Greci durante il valico del monte. C'era un passaggio obbligatotra le gole montane: avrebbe teso lì la

trappola.

19 Udite lesue parolegli strateghi decisero di radunare l'esercito. Lasciarono sùbitodelle sentinelle e posero

Sofeneto di Stinfalo a capo delle truppe che restavano al campopois'incamminaronotenendo come guida il

prigioniero. 20Quand'ebberovalicato i montii peltasti si spinsero in avanti e avvistarono il camponemico: non

attesero gli oplitima corsero verso l'accampamento nemico tra le grida. 21I barbarinonappena udirono i clamori

non rimasero sul postoma si diedero alla fuga: tuttavia i peltasti neuccisero alcuni e catturarono una ventina di cavalli

la tenda di Tiribazodove trovarono divani con i piedi d'argentocalici edei servi che dicevano di essere fornai e

coppieri. 22 Quandoseppero dell'accadutogli strateghi degli opliti decisero di rientrare al campoper la via più breve

nel timore di un attacco contro il contingente là rimasto. Sùbitorichiamarono con la tromba le truppe e si allontanarono.

Giunsero al campo in giornata.

5

1 Il giornosuccessivo si decise di scegliere la via che consentiva la marcia più rapidaprima che l'esercito

nemico si raccogliesse di nuovo e prendesse il controllo dei passi montani.Prepararono i bagagli e si inoltrarono

immediatamente nel fitto manto di nevecon molte guide. Quel giorno stessovalicarono la cima dove Tiribazo voleva

tendere l'agguato e lì posero le tende..33

2 Da quiintre tappeavanzarono di quindici parasanghe in una zona disabitata finoall'Eufrate. Oltrepassarono

il fiume bagnandosi all'altezza dell'ombelico. Si diceva che le sorgenti nonfossero lontane.

3 Quindiprocedono nella neve altain pianuraper cinque parasanghe in tre tappe.L'ultima fu dura: un vento

di tramontana soffiava contrariobruciando completamente la vegetazione eintirizzendo gli uomini. 4Un indovino

allora suggerì di immolare vittime in onore del ventoe così fecero: tuttiebbero modo di constatare che l'intensità delle

raffiche scemò. La neve era alta un'orgia: molti animali e schiavi perserola vita e anche una trentina di soldati. 5

Passarono la notte a bruciar legna: nella zona in cui avevano fatto tappa cen'era moltama chi giungeva per ultimo non

ne aveva più a disposizione. I primi arrivatiattorno ai falòimpedivanoai ritardatari di accostarsi al fuocose non in

cambio di grano o di qualsiasi altro genere commestibile. 6Allorabarattarono quel poco che ciascuno aveva. Dove

veniva acceso il fuocola neve si scioglieva e si formavano buche profondefino alla superficie del terreno: così era

possibile misurare l'altezza della neve.

7 L'indomaniper l'intera giornatamarciarono nella neve e molti caddero in preda allabulimia. Senofonteche

era in retroguardiasi imbatteva nella gente crollata a terrama nonriusciva a capire la causa del loro male. 8Poi un

soldatoesperto di cose del generegli disse che erano chiari segni dibulimia e che bastava mandar giù un boccone per

rimettersi in sesto. Allora Senofonte controllò le salmerie una a unanellasperanza di trovare qualcosa di commestibile

poi distribuì o diede da distribuire cibo agli affamatiincaricandone chiaveva ancora la forza di correre su e giù lungo

la colonna dell'esercito. 9E appenamettevano qualcosa sotto i dentii soldati si rialzavano e riprendevano lamarcia.

Durante il camminoChirisofo giunse a un villaggio sul calar delle tenebre ecapitò davanti ad alcune donne e

fanciulle del luogoche andavano ad attingere acqua a una fontefuori lemura. 10 Ledonne chiesero chi fossero.

L'interprete dissein persianoche erano truppe del reinviate al satrapo.Le donne allora risposero che non era lìma a

circa una parasanga di distanza. I soldativista l'ora tardasi dirigonotutti insieme dal capo del villaggio dentro le mura

accompagnati dalle portatrici d'acqua.

11 Chirisofosi accampò qui con la parte dell'esercito che riuscì ad arrivare. Le rimanentitruppe che non furono

in grado di coprire la distanzatrascorsero la notte a digiuno e senzafuoco. Nella circostanza alcuni soldati morirono.

12 Alcunigruppi di nemiciradunatisiseguivano i Grecidepredavano il bestiame che nonce la faceva piùper il cui

possesso si azzuffavano tra di loro. Furono abbandonati al loro destino isoldati rimasti abbacinati dal riverbero della

neve e chi aveva le dita dei piedi incancrenite dal gelo. 13Per gli occhic'era un rimedio contro il bagliore della neve

se si proseguiva la marcia bendandoli con stoffa nera. Per i piedi invecebisognava muoversinon stare mai fermi e

prima di addormentarsislacciare i calzari. 14Se infatti sidormiva senza slegarlii lacci penetravano nella carne e i

calzari si gelavano tutt'attorno al piede. Si trattava di calzature di pelledi buescuoiata di recente e non conciatacui i

soldati erano ricorsi dopo essersi sbarazzati dei vecchi calzari.

15 Nellamorsa di tali sciagurealcuni soldati restarono indietro: quando videro unazona scurasenza tracce di

nevecongetturarono che si fosse sciolta - come in effetti era accaduto -per via di una sorgente caldache era nelle

vicinanze ed esalava vapori nella valle. Piegarono in quella direzionesisedettero e si rifiutarono di proseguire. 16

Senofonte con la retroguardiacome se ne accorsecominciò a pregarli inogni modo e maniera di non rimaner staccati

dal grosso dell'esercitospiegando che una gran moltitudine di nemici si eraradunata ed era sulle loro tracce; alla fine

giunse anche a rimproverarli aspramente. Per tutta risposta dicevano che liuccidesse purema non riuscivano più a

muovere un passo. 17Allora glisembrò che la soluzione migliore fosse di incutere timore ai nemici che liseguivano

per impedirese possibileche aggredissero i nostri soldati sfiniti. Eranoormai scese le tenebre: gli avversari

continuavano ad avanzarelitigando a gran voce per strapparsi i beni l'uncon l'altro. 18 Alloragli uomini più in forze

della retroguardia si gettarono correndo contro il nemico. I soldati rimastia terra sfiniticon tutto il fiato che ancora

avevano in corpo levarono altissimo un grido e batterono le lance contro gliscudi. I nemiciintimoritisi precipitarono

verso valle in mezzo alla neve: non si sentiva più una voceda nessunaparte.

19 Aisoldati debilitatiSenofonte e i suoi dissero che l'indomani qualcuno sarebbetornato a prenderli. Non

avevano ancora percorso quattro stadiche si imbatteronolungo la stradain un gruppo di soldati fermi nella nevetutti

avvolti nei loro mantellisenza neppure una sentinella. Cercarono dirialzarlima quelli risposero che gli altri reparti

davantinon avanzavano. 20Senofonteprocedette oltre e mandò in testa i più robusti tra i peltasticon l'ordinedi

controllare quale fosse l'ostacolo. I peltasti riferirono che tutto quantol'esercito era parimenti fermo. 21Allora

Senofonte e i suoi si accamparono sul postosenza fuoco né cibodislocandotutte le sentinelle che fu possibile. Si era

sul far del giornoquando Senofonte inviò i più giovani in soccorso deicompagni strematicon il compito di rimetterli

in piedi e di costringerli a riprendere il cammino.

22 Nelfrattempoa controllare la situazione nelle retrovieChirisofo invia un gruppodi soldati che erano già al

villaggio. Gli uomini della retroguardia gioirono nel vederli: consegnaronoloro i soldati sfiniti perché li

accompagnassero al campo e proseguirono la marcia. Non avevano ancorapercorso venti stadiche erano già alle porte

del villaggio in cui alloggiava Chirisofo. 23Dopo essersiricongiuntipensarono che senza rischi le truppe potessero

accamparsi villaggio per villaggio. Chirisofo rimase sul postogli altrisorteggiarono i villaggi che da lì si vedevano e

ciascuno vi si diresse con i propri uomini. 24AlloraPolicrateun locago ateniesechiese che lo si lasciasse partire

immediatamente: prese con sé le truppe armate alla leggerasi precipitòverso il villaggio toccato in sorte a Senofonte e

catturò tutti gli abitanti che vi si trovavanocompreso il capocondiciassette cavalli allevati come tributo per il re

nonché la figlia del caposposa da otto giorni: il marito era viaa cacciadi lepriper cui non fu fatto prigioniero nel

villaggio..34

25 Le caseerano sotto terra. L'ingresso somigliava alla bocca di un pozzoma in bassoerano spaziose.

L'entrata per gli animali era costituita da gallerie scavatementre lepersone si calavano giù mediante scale. Nelle case

vivevano caprepecorebuoi e volatili con i rispettivi piccoli. Tuttiquesti animali erano nutriti là dentro con erba secca.

26 C'eranoanche granoorzolegumivino d'orzo in recipientisulla cui superficiegalleggiavano chicchi d'orzo: vi

erano immerse delle cannegrandi e piccoledal fusto privo di nodi. 27Quando qualcunoaveva setebastava ne

prendesse una in bocca e succhiasse. Era vino purissimotroppo forte se nonlo si mescolava all'acquamase ci si

faceva la boccaera una bevanda gradevole.

28 Senofonteinvitò come commensale il capo del villaggio e gli fece coraggiogarantendogliche non lo

avrebbero privato dei figli e cheal momento della partenzagli avrebberoriempito di nuovo la casa di viverise si

fosse comportato bene con l'esercitofacendo da guida fino al loro arrivo aun altro popolo. 29Il capo delvillaggio

promise di sì ein segno di amiciziaindicò il punto in cui avevasotterrato del vino. Per la notte si attendarono in ordine

sparso e tutti i soldati dormirono tra beni a profusionesorvegliando avista il capo del villaggio e pure i suoi figli.

30 Allospuntar del giornoSenofonte prese con sé il capo e lo portò da Chirisofo. Inqualsiasi villaggio

passasseispezionava i soldatitrovandoli ovunque ben pasciuti e con ilmorale alto: non lasciavano mai andar via

Senofonte e i suoi senza aver offerto loro il pranzo. 31E non c'eravolta chealla stessa mensanon imbandissero carne

di agnellocaprettomaialevitellopollocon pani di grano o d'orzo avolontà. 32 Ognivolta che si voleva brindare in

onore di qualcunoin segno d'amicizialo si trascinava al crateresulquale bisognava curvarsi e bere lappandocome i

buoi. Al capo del villaggio concessero di portar via quel che volevama luinon accettò nullase non un privilegio: dove

vedeva un suo parentedi volta in volta lo prendeva con sé. 33Giunti chefurono da Chirisofotrovarono che anche gli

uomini lì attendati si erano cinti il capo con corone di fieno secco: liservivano giovinetti armeniabbigliati in foggia

barbaricaai quali i soldati impartivano ordini a gesticome con isordomuti.

34 Dopoessersi salutati con affettoChirisofo e Senofontemediante un interprete cheparlava persiano

interrogarono insieme il capo del villaggiochiedendo che paese fosse.«L'Armenia»rispose. Domandarono allora per

chi allevassero i cavalli che avevano visto. Disse che erano per i tributi alre. E proseguì spiegando che le terre

confinanti erano dei Calibimostrando dove fosse la strada. 35AlloraSenofonte lo riportò indietro alla sua gente.

Anche il cavallo che aveva preso in precedenzalo consegnò al capo delvillaggio perché lo sacrificasse dopo averlo

rimesso in forze: Senofonte aveva saputo che l'animale era consacrato al Solee temeva che morissesfiancato com'era

dal viaggio. Prese dei puledriconsegnandone agli altri strateghi e locaghiuno a testa. 36 Icavalli della zona erano più

piccoli di quelli persianima molto più focosi. Poi il capo del villaggioinsegna a fasciare con dei sacchetti gli zoccoli

dei cavalli e degli animali da somaquando li guidano nella neve: senzaquelli infattile bestie affondavano fino al

ventre.

6

1 L'ottavogiornoSenofonte consegna a Chirisofo il capo del villaggio come guidalasciando a casa tutti i

familiari [del capo]tranne il figlioappena entrato nella pubertà. Affidail ragazzo alla custodia di Epistene di Anfipoli

assicurando al capo del villaggio chese voleva tornare a casa con suofigliogli bastava svolgere bene il compito di

guida. Nella sua casa ammassarono quanti più viveri fu possibile; poiaggiogarono le bestie e ripresero il viaggio. 2In

testatra la neveprocedeva il capolibero da catene. Si era già nelcorso della terza tappaquando Chirisofo montò su

tutte le furie perché non li aveva ancora portati in qualche villaggio. Mal'altro rispose che nella zona non ce n'erano.

Allora Chirisofo lo malmenòma non lo fece incatenare. 3Perciò il capodel villaggio durante la notte fuggì

abbandonando il figlio. Nel corso di tutto il viaggiol'unico motivo discrezio tra Chirisofo e Senofonte fu proprio

questo: il maltrattamento della guida e la trascuratezza nel sorvegliarla.Epistene comunque si innamorò del ragazzolo

portò con sé in Greciadove lo tenne sempre al suo fianco come la personaa lui più fedele.

4 Dopopercorsero sette tappe per cinque parasanghe al giorno fin oltre il Fasiunfiume largo un pletro.

5 Poiindue tappeproseguirono per dieci parasanghe. Sul valico che portava allapianurala via era sbarrata

da CalibiTaochi e Fasiani. 6Chirisofononappena intravide i nemici in cima al passosi fermò a una distanza di circa

trenta stadiper non avvicinarsi in colonna agli avversari. A tutti ilocaghi trasmise l'ordine di portare in avanti i

rispettivi reparti per formare la falange. 7Quando giunsela retroguardiachiamò a rapporto strateghi e locaghi e disse:

«I nemicicome vedetetengono sotto controllo i passi del monte: è ilmomento di decidere il piano migliore per lo

scontro. 8 Ilmio parere è di dar disposizione alla truppa di pranzarementre noi decidiamose sia meglio tentare di

superare il valico oggi o domani». 9«Io invece»proseguì Cleanore«penso che ci convenga sbrigarci col rancioper

poi impugnare le armi e muovere con tutte le nostre forze contro di loro. Selasceremo passare la giornata senza

muovere un ditoi nemiciche ora ci tengono d'occhioprenderanno animo ecosìnaturalmentecon la convinzione di

potercela farechiameranno rinforzi più numerosi».

10 Dopo dilui intervenne Senofonte: «Ecco come la penso. Se lo scontro è inevitabiledobbiamo prepararci a

lottare con tutte le nostre forze; se invece vogliamo valicare il monte conil minimo di complicazioniallora mi pare che

si tratti di studiare un piano per ridurre al minimo non solo i dannimaanche le perdite di vite umane. 11Il monte che

vediamo si estende per sessanta stadi o più; non si vede gente spiare lenostre mossese non lungo la strada. Meglio

sarebbe se cercassimo di passare inosservati e di impossessarci condestrezzase possibiledi qualche punto del monte

lasciato sguarnitoprecedendoli e portandoglielo via da sotto il naso. Èmeglio che avventarsi contro postazioni.35

fortificate e truppe che ci aspettano al varco. 12Scalare un ertopendio senza combattere è molto più semplice che

marciare in pianurase la destra e la sinistra brulicano di nemici. E gliostacoli che ci stanno davanti ai piedi è più facile

vederli di notte se non si combatte che di giorno in battaglia. Percorrere unterreno accidentato senza combattere è più

agevole che avanzare in una via piana quando i proiettili ti sibilano intornoal capo. 13 Uncolpo di destrezzapoinon

mi sembra impossibiledato che possiamo muoverci di notte per non esserevisti e distanziarci tanto da non farci notare.

Son convinto chese simulassimo un attacco da un latopotremmo trovare ilmonte ancor più sguarnito: i nemici

rimarrebbero sul postocompatti.

14 Ma cosapotrei aggiungere io sulla destrezza? Mi è giunto alle orecchieChirisofochevoi Spartaniquanti

appartenete alla classe dei Parifin da bambini vi esercitate al furto e nonè motivo di vergognama di vantorubare ciò

che la legge non vieta. 15E per abituarviad agire con la massima abilità e a passare inosservatila vostra leggesesiete

sorpresi con le mani nel saccoprevede la frusta. Adesso è il momento didarci un saggio di quello che hai imparato da

bambino e di fare in modo che non ci sorprendano mentre ci impossessiamo delmontecosì non prenderemo delle

frustate!».

16 «A direil vero»replicò Chirisofo«anche a me è giunta voce che gli Ateniesi sonotremendi nell'arte di

rubare il denaro pubblicoanche se tremenda è pure la pena per il ladro. Eprimi tra tutti lo sono i potentise è vero che

da voi i più potenti sono stimati degni del comando. Perciò è venuto ancheper te il momento di darci un saggio di

quello che tu hai imparato da bambino».

17 «Sonopronto a muovermi»ribatté Senofonte«con la retroguardiadopo il rancioper prendere il controllo

del monte. Ho anche delle guide: in un'imboscata infatti i gimneti hannocatturato dei predoni che ci seguivano. Da loro

ho saputo che il monte non è impraticabileanzi vi pascolano capre e buoi.Una volta che riusciremo a prendere un

punto del montepotranno passare anche le bestie da soma. 18Tra l'altromiaspetto che i nemici non tengano più le

loro posizioniquando ci vedranno sulle cimein condizioni di parità:neanche adesso sono disposti ad attaccarci

dall'alto e a scendere dove ora siamo». 19Chirisofoancora: «Perché devi andare tu e lasciar sguarnita la retroguardia?

Manda piuttosto qualcun altroa meno che non si offrano dei volontari».

20 Allora sifanno avanti Aristonimo di Metidrio con degli oplitiAristea il Chio e Nicomacodell'Etaentrambi

con dei gimneti. L'accordo era cheuna volta preso il controllo dellealtureavrebbero acceso molti fuochi. 21Quindi

accordatisicenarono. DopoChirisofo condusse avanti l'esercito al completoper una decina di stadi in direzione del

nemicoper dare proprio l'impressione di voler proseguire per quella via.

22 Quandoavevano terminato la cena e la notte era scesail gruppo incaricato dellamissione si allontanò e

s'impadronì del montementre gli altri rimasero dove si trovavano. Inemicinon appena si accorsero che il monte era

stato occupatorimasero svegli per tutta la notte e continuarono adaccendere un gran numero di falò. 23Quando fu

giornoChirisofo offrì un sacrificio e guidò l'esercito lungo la stradamentre le truppe che avevano preso il monte li

seguono lungo il crinale. 24Il grosso deinemici tenne la posizione sul valicouna parte affrontò i Greci che

avanzavano sulla cima. Prima che gli eserciti vengano a contattosiscontrano i due gruppi sul crinale. Vincono i Greci

e si lanciano all'inseguimento. 25A quel puntoanche i peltastigiù in pianuracorrono contro le truppe che li

affrontanomentre Chirisofo tiene dietro a passo veloce con gli opliti. 26Gli avversariche erano lungo la vianon

appena vedono che i loroin altosono battutivoltano le spalle: non moltipersero la vitama lasciarono sul campo

un'infinità di scudi di viminiche i Greci tranciarono con le loro spaderendendoli inutilizzabili. 27Quando giunseroin

cima al monteoffrirono sacrifici e innalzarono un trofeo. Poi ridisceseroin pianuraraggiungendo villaggi stracolmi di

beni d'ogni sorta.

7

1 Poipercorsero nelle terre dei Taochi trenta parasanghe in cinque tappe. Mancavano irifornimentiperché i

Taochi abitavano in rocche fortificate dove avevano ammassato tutti quanti iviveri. 2 Aun certo punto i Greci

pervennero a una roccanon vi era una città né case - lì si eranoconcentrati uominidonne e animali in gran numero.

Chirisofoappena giuntosi lancia all'assalto. Quando la prima lineacominciò ad accusare la faticane subentrò un'altra

e poi un'altra ancora. Non c'era modo infatti di stringer d'assedio la roccaperché era circondata da dirupi su tutti i lati.

3 Quandoarrivò Senofonte con gli opliti e i peltasti della retroguardiaChirisofodisse: «Capitate proprio al

momento giusto! Dobbiamo prendere la fortezza: l'esercito rimarrà senzavettovagliese non la espugneremo». 4Allora

predisposero il piano insieme. Senofonte domandò quale fosse l'ostacolo cheimpediva l'accessoChirisofo rispose: «C'è

solo un passaggiolo vedi. Ogni volta che si tenta di imboccarloi nemicirotolano giù massi da quella roccia làin alto.

Ecco la fine di chi viene colpito. Guarda». E indicò degli uomini con legambe e le costole fracassate. 5«Ma se

esauriranno le pietre»interloquì Senofonte«cos'altro ci impedirà dipassare? Di fronte non vediamo che un pugno

d'uominidi cui solo due o tre sono armati. 6Quanto allospazio da percorrere sotto il tiro nemicocome vedi anche tu

si aggira sul pletro e mezzo. E all'incirca un pletro di strada è folto digrossi pinia breve distanza l'uno dall'altro; se ci

si tiene al riparo dietro gli alberiche danni si possono subire dallepietre scagliate o fatte rotolare? Resta dunque più o

meno mezzo pletrodove ci toccherà correrequando la pioggia di massi sifarà meno intensa». 7«Ma»replicò

Chirisofo«non appena cominceremo ad avvicinarci al boscoci rovescerannoaddosso un torrente di pietre». «Proprio

così deve essere»rispose Senofonte«le finiranno prima. Suportiamociin un punto che ci consenta di rimanere allo

scoperto solo per pochi passise ci è possibilema anche di ritirarci confacilitàse lo vogliamo»..36

8 Alloraavanzano ChirisofoSenofonte e Callimaco di Parrasiaun locago cuiquelgiornospettava il turno di

comando sui locaghi della retroguardia. Gli altri locaghi rimasero al sicuro.Quindi s'inoltrarono nella macchia altri

soldatiuna settantinanon in gruppoma uno alla voltaciascunoprocedendo con tutta la cautela possibile. 9Agasia di

Stinfalo e Aristonimo di Metidrioanch'essi locaghi della retroguardiarimasero ai marginifuori della boscaglia

perché era pericoloso che più di un loco si tenesse al riparo degli alberi.10 Aquesto punto Callimaco ha una trovata

ingegnosa: faceva due o tre passi di corsa a partire dall'albero sotto cui siriparava; quando i macigni venivano scaricati

ripiegava senza la minima difficoltà. A ogni suo accenno di corsa i nemicisprecavano dieci carri di pietre o anche più.

11 Agasiaalloraquando nota la manovra di Callimacosotto gli occhi di tutto quantol'esercitotemendo di non metter

piede per primo nella roccanon chiama né Aristonimoche gli era vicinoné Euriloco di Lusi - erano compagni - né

alcun altro: parte da solosuperando tutti. 12Callimacononappena lo vede passare accantolo afferra per lo scudo. In

quell'istante li sopravanza di corsa Aristonimo di Metidrio ealle suespalleEuriloco di Lusi: era ormai una disputa

una gara di valore da parte di tutti. Cosìcontendendosi l'un l'altro lapalmaconquistano la fortezza. Da quando infatti

cominciarono a correrenon venne precipitato più nessun masso. 13Lo spettacolofu terribile: le donne gettavano dalla

rocca i figli e si buttavano a loro volta a capofittocome pure gli uomini.Un locagoEnea di Stinfaloscorge uno con

una bella vesteche corre per gettarsi nel precipizio: cerca di afferrarloper impedirglielo. 14Ma l'altro glisi avvinghia

ed entrambi piombano giù di rupe in rupe e muoiono. Qui vennero catturatidavvero pochi nemicima molti buoiasini

e pecore.

15 Quindiproseguirono attraverso le terre dei Calibi in sette tappe per cinquantaparasanghe. Di tutte le genti

attraverso i cui territori transitaronofurono proprio i Calibi adimostrarsi i più coraggiosie in effetti con loro si

verificarono parecchi scontri. Indossavano corazze di lino lunghe finoall'addome eal posto delle falde di cuoio

portavano fitte corde intrecciate. 16Avevano ancheschinierielmi eaccanto alla cinturaun coltello lungo all'incirca

come il falcetto da guerra spartanocon il quale sgozzavano chi cadeva nelleloro manigli tagliavano la testa e

andavano in giro tenendola in manotra canti e balliogniqualvoltaimportava loro che il nemico vedesse. Avevano

anche una lancia di una quindicina di bracciaa una sola punta. 17I Calibi sitenevano asserragliati in cittadellema

non appena i Greci passavanosi lanciavano immancabilmente all'inseguimentoarmi in pugno. Abitavano in fortezze

dove avevano ammassato i viveri: i Greci non poterono prendere niente nellaregionema dovettero nutrirsi con il

bestiame catturato ai Taochi.

18 Quindi iGreci giunsero al fiume Arpasolargo quattro pletri. Poi si spinsero nelleterre degli Sciteni per

venti parasanghe in quattro tappe attraverso la pianura fino a dei villaggidove rimasero tre giorni e si rifornirono di

viveri.

19 Poipercorsero quattro tappe per venti parasanghe fino a una città grandeprosperae popolosachiamata

Gimnià. Da qui il capo della regione manda ai Greci una guidaperché liconducesse attraverso territori ostili. 20

Appena giuntala guida assicurò che in cinque giorni li avrebbe portati inuna zona da cui potevano vedere il mare

altrimenti lo ammazzassero pure. Mentre svolgeva la sua missionela guidauna volta messo piede in terra nemica

cominciò a incitare i Greci a seminare incendi e distruzioni nel paese:chiaramenteera venuto con un piano ben preciso

non certo per benevolenza verso di loro.

21 Il quintogiorno pervennero poi a un monte di nome Teche. Non appena i primi giunsero invetta e videro il

marelevarono alte grida. 22Nell'udirleSenofonte e i suoi della retroguardia pensarono che la testa dell'esercito fosse

attaccata da altri nemici: alle spalle infatti erano seguiti dalla gente cuiavevano incendiato il territorio. La retroguardia

ne aveva ammazzato alcuni e catturati altri in un agguatoimpadronendosi diuna ventina di scudi di vimini rivestiti di

pelle di bue non conciata.

23 Poichéle grida si facevano più intense e più vicinei soldatiche man manogiungevanocorrevano verso i

compagni che continuavano a urlaree tanto più acuti salivano i clamoriquanto più il numero s'ingrossavaper cui

Senofonte pensò che si trattasse di qualcosa di veramente grave. 24Allora scese dacavalloprese con sé Licio e i

cavalieri e corse a prestar soccorsoma ben presto sentirono i soldatigridare: «Maremare». La voce rimbalzava di

bocca in bocca. Allora anche tutta la retroguardia si mise a correrementrepure le bestie da soma e i cavalli vennero

spinti al galoppo. 25Quando furonotutti sulla cimacominciarono ad abbracciarsistrateghi e locaghitra lelacrime.

All'improvvisochissà per esortazione di chii soldati portarono dellepietre e formarono un tumulo enorme. 26Sopra

vi posero un gran numero di pelli di bue non conciatebastoniscudi divimini catturati. Dal canto suola guida tagliò

gli scudiinvitando gli altri a seguire il suo esempio. 27Dopoi Grecilo congedarono con doni tratti dal bottino

comune: un cavallouna coppa d'argentoun abito persiano e dieci darici: masoprattutto chiese gli anelli e molti ne

ricevette dai soldati. Indicò ai Greci un villaggio dove accamparsi e la viache li avrebbe portati alle terre dei Macroni.

Poilasciata passare la seradi notte si allontanò.

8

1 Da qui iGreci si spinsero nelle terre dei Macroni per dieci parasanghe in tre tappe. Ilprimo giorno giunsero a

un fiume che segnava il confine tra i Macroni e gli Sciteni. 2In altosullaloro destrasi estendeva una zona quanto mai

impervia; sulla sinistra scorreva un altro fiume - che dovevano attraversare- nel quale si gettava il precedente corso

d'acqua. Le sue sponde erano folte di alberinon grossi ma fitti. Non appenavi giunseroi Greci cominciarono ad

abbatterliper la smania di lasciarsi alle spalle quel luogo al più presto.3 IMacroniarmati di scudi di vimini e lance.37

con vesti di crineerano schierati sulla riva oppostasi esortavanovicendevolmente e scagliavano pietreche comunque

cadevano in acqua senza procurare danni ai Greciperché non si era adistanza di tiro.

4 A quelpunto si avvicinò a Senofonte un uomo che diceva di essere stato schiavo adAtene e asseriva di

conoscere la lingua di quella gente. «Credo»proseguiva«che si trattidella mia patria. Se non hai niente in contrario

vorrei parlare con loro». «Certo che non ho nulla in contrario»risposeSenofonte«parla pure e chiedi prima di tutto chi

sono». 5 Alladomanda risposero: «Macroni». «Chiedi allora»continuò Senofonte«perché ci affrontano e che

vantaggio traggono dall'esserci nemici». 6Replica:«Siete stati voi a invadere le nostre terre». Gli strateghi ordinarono

al soldato di spiegare che non avevano affatto intenzioni ostili: «Abbiamocombattuto contro il rece ne torniamo in

Greciavogliamo raggiungere il mare». 7I Macronidomandarono se erano disposti a dar garanzie delle loro parole.

Ribatterono che erano pronti a darne e a riceverne. Allora i Macroniconsegnano una lancia barbarica ai Grecii Greci a

loro una lancia ellenica: per i Macroni lo scambio di lance rappresentava unimpegno solenne. Gli uni e gli altri

invocarono gli dèi a testimoni.

8 Dopo loscambio dei pegni di fedesùbito i Macroniunendosi ai Greci fianco a fiancocollaborarono

all'abbattimento degli alberi e aprirono una strada per consentir loro unvarco. Misero a disposizione il mercatoper

quanto permettessero le loro scorte; poi li accompagnarono per tre giornifinché non li lasciarono ai confini dei Colchi.

9 Sulla zonatorreggiava un montedove erano schierati i Colchi. In un primo tempo i Greciopposero la falangequasi

che fossero intenzionati a muovere verso il monte imponente ma accessibilema poi gli strateghi decisero di riunirsi per

scegliere la tattica di combattimento migliore.

10 Senofontedunque propose di disfare la falange e proseguire il cammino formando colonnecon i lochi. La

falange infatti era destinata a scompaginarsi sùbitoperché la marcialungo il pendio si sarebbe rivelata in alcuni punti

impossibilein altri spedita. Questo avrebbe sùbito disorientato i soldatiquandodisposti in lineaavessero visto lo

schieramento disunirsi. 11«Inoltre»proseguì«se avanziamo con la falange disposta su diverse fileil frontenemico

risulterà più ampio del nostroper cui i Colchi potranno servirsi comemeglio credono delle truppe eccedenti sulle ali.

Ma anche se la allineassimo su poche filenon sarebbe certo strano che lafalange andasse in pezzi sotto l'urto dei

nemici e il nugolo di proiettili. Basta che la linea ceda in un punto esaranno dolori per tutta quanta la falange. 12

Insommasono dell'avviso di schierarci in colonne e di tener ben distanziatii lochicoprendo un settore così largo da

permettere alle nostre truppe che sono alle estremità di trovarsi al di làdelle ali nemiche. Così i nostri lochi alle

estremità saranno più larghi del fronte nemico; inoltrese muoviamoincolonnatile nostre truppe scelte saranno le

prime a venire alle mani etra l'altroogni locago guiderà i suoiscegliendo la via più agevole. 13Quanto allospazio

intermedio tra i repartii nemici non avranno buon gioco a incunearvisiperché rimarranno chiusi dai lochi a sinistra e a

destrané poi è semplice spezzare una formazione che avanza in colonna.Nel caso che uno dei lochi si trovi in

difficoltàil reparto vicino correrà in aiuto. E se uno solo dei lochiraggiungerà la vettaecco che nessuno dei nemici

terrà più la propria posizione».

14 Laproposta fu approvata e disposero i lochi in colonna. Senofonte si spostòdall'ala sinistra verso l'ala

destra e parlò ai soldati: «Uominii nemici che vedete rappresentanol'ultimo ostacolo. Se non fosse per loroci

troveremmo già nel paese che da tanto tempo agognamo. Questa gente quiseci riusciamodobbiamo mangiarcela

anche cruda».

15 Ciascuncomandante prese il proprio posto e i lochi vennero incolonnati: i lochi diopliti assommavano a

un'ottantinaciascuno composto da circa cento soldati. I peltasti e gliarcieri invece si divisero in tre reparticiascuno

intorno alle seicento unitàprendendo posizione uno all'esterno dell'alasinistral'altro al di là dell'ala destrail terzo al

centro. 16 Quindigli strateghi trasmisero lungo la linea l'ordine di far voto agli dèi di unsacrificio: dopo la preghiera e

il peanamossero. Chirisofo e Senofonte con i loro peltasti avanzaronotenendosi all'esterno del fronte nemico. 17Gli

avversaricome li videropresero a correre contro i Greciparte control'ala destraparte contro l'ala sinistraspaccando

così la propria linea e lasciando al centro un gran vuoto. 18I peltasti delcontingente arcadeguidati da Eschine

d'Acarnaniapensarono che il nemico voltasse le spalleper cui si misero acorrere tra alte grida. Per primi occupano il

monte. Sùbito dietro veniva anche il reparto degli opliti arcadiagliordini di Cleanore d'Orcomeno. 19I nemicicome

cominciarono a correre non si fermarono piùmasparsifuggirono.

I Grecisuperata la vettasi accamparono in molti villaggi che avevanoviveri in abbondanza. 20Per il resto

non si verificò nulla di singolarese non in un caso: nella zona c'eranoparecchi sciami d'apie i soldati che ne

mangiavano il miele perdevano tutti la ragionevomitavanosoffrivano didiarreanon riuscivano a reggersi in piedi.

Chi lo aveva solo assaggiatosomigliava a un ubriaco fradicio; chi invece sene era rimpinzatosembrava pazzo o

addirittura in punto di morte. 21Così moltigiacevano a terraquasi che l'esercito avesse subìto una sconfitta: grande

era lo scoramento. Ma il giorno successivo non era morto nessuno epiù omeno alla stessa oraripresero i sensi. Il terzo

o il quarto giorno erano già in piedicome se si fosse trattato diun'intossicazione.

22 Da quipercorseroin due tappesette parasanghe e giunsero al marea Trapezunteunapopolosa città greca

sul Ponto Eusinocolonia di Sinope nella terra dei Colchi. Vi rimasero unatrentina di giornialloggiati nei villaggi dei

Colchi. 23 Daquicon rapide puntaterazziavano la Colchide. La popolazione stessa diTrapezunte aprì il suo mercato

all'esercito e accolse i Greci con i doni ospitali: buoifarinavino. 24I Greci ebberocontatti anche con i Colchi più

vicinisoprattutto con le genti che abitavano in pianura: anche da lororicevettero buoi come segno di ospitalità.

25 Dopo dichesi prepararono a celebrare il sacrificio promesso: erano arrivati buoi innumero sufficiente per

una cerimonia di ringraziamento in onore di Zeus Salvatoredi Eracle che liaveva condotti in salvo e delle altre divinità

alle quali avevano fatto voto. Istituirono anche un agone ginnico sul montesu cui avevano piantato le tende. Per.38

preparare il campo di corsa e sovrintendere ai giochi scelsero Dracontiounospartiataesule fin da ragazzo perché

aveva ucciso involontariamente un coetaneo con un colpo di falcetto.

26 Terminatoil ritoconsegnarono a Dracontio le pelli delle vittime e lo invitarono aguidare tutti alla pista

tracciatalungo la quale si doveva svolgere la corsa. Ma Dracontio mostròil luogo stesso in cui si trovavano. «Questo

colle»disse«è perfetto per correrequalsiasi direzione si vogliaprendere». «Ma come si potrà gareggiare nella lotta»

domandarono gli altri«su un terreno così duro e pieno di sterpi?».Ribatte: «Peggio per chi cadrà». 27I ragazzi - perla

maggior parte prigionieri - si cimentarono nella corsa sulla distanza di unstadiosessanta Cretesi o più gareggiarono nel

dolicoaltri preferirono la lottail pugilatoil pancrazio. Fu un bellospettacolo: molti infatti scesero in campo e

siccome gli spettatori erano i compagnisorse una grande emulazione. 28Non mancò lacorsa dei cavalli: bisognava

lanciarli al galoppo giù per la chinaarrivare al mare e quindi ritornarefino all'altare. Durante la discesa molti non

fecero che ruzzolare; al ritorno invecedato il pendio ripidissimoicavalli non riuscivano neppure a salire al passotra

gridarisateincitamenti.

LIBRO V

1

1 [Le azioniche i Greci compirono durante la spedizione con Ciro e nel corso del viaggiofino alle coste del

Ponto Eusinoin che modo raggiunsero la città greca di Trapezunte e comenon appena messo piede in terra amica

celebrarono i sacrifici di ringraziamento per la raggiunta salvezzaè tuttoesposto nel racconto precedente.]

2 Quindi siriunirono per deliberare sulla strada che restava da percorrere. Si alzò perprimo Leone di Turi e si

espresse così: «Soldatisono stanco di preparare bagaglidi marciarecorreree di tener le armi in spalla e stare in riga e

poi dei turni di guardia e di battaglie. Adesso che siamo arrivati al marevoglio solo liberarmi di questi strapazzi

starmene su una nave per il resto del viaggiofino in Greciasdraiato sullatolda come Odisseo». 3Nell'udire lesue

parolei soldati proruppero: «Ha ragione!». Un altro ripeté un discorsodello stesso tonocome pure tutti i soldati che

intervennero dopo di lui. 4Quindi si levòChirisofo e disse: «Uominiho un amicoAnassibioche adesso è navarco.

Se mi manderete da luisono convinto di tornare con triremi e navi per ilnostro trasporto. Visto che volete proseguire

per mareaspettate fino al mio rientro. Sarò di nuovo qui tra breve».Allora i soldatiudite le sue parolesi rallegrarono

e votarono che Chirisofo salpasse al più presto.

5 Dopo dilui si alzò Senofonte e prese la parola: «Chirisofo dunque va in cerca diimbarcazioninoi lo

aspetteremo. Voglio dunque spiegarvi che cosa ci conviene fare durantel'attesa. 6 Primodobbiamo rifornirci di

vettovaglie in terra nemica: il mercato che ci forniscono qui non èsufficiente e poiquanto a denaronoieccetto pochi

non guazziamo nell'abbondanza. Siamo però in terra nemicaper cui c'èrischio che molti muoianose vi sposterete in

cerca di viveri senza precauzioni e sorveglianza. 7A parer miosevolete aver salva la vitabisogna procedere alla

raccolta delle vettovaglie organizzando squadre di foraggiatori e non vagandoa caso. Sarà compito nostro curare ogni

dettaglio». La proposta venne accolta.

«State ancora a sentire. 8Alcuni siallontaneranno dal campo per depredare. Per noi è megliocredoche

chiunque voglia uscire ce lo comunichi e ci indichi la direzione che prende.Così avremo un quadro preciso di chi è

fuori e di chi è rimasto al campopotremo prepararci in caso di necessitàsapremo dove dirigerci se la situazione

richiederà il nostro intervento ese qualcuno dei più inesperti volessetentare un attacco contro qualche zonagli daremo

consiglicercando di appurare la consistenza delle forze contro cui intendemuovere». Anche questa proposta fu

approvata.

9 «Considerateancora. I nemici hanno tutto il tempo di depredarcicome pure è normale che citendano

imboscateperché ci siamo appropriati dei loro beni. E si tengono inagguato sulle alture. A mio avvisobisogna

dislocare sentinelle intorno all'accampamento: se sorvegliamo a turno[divisi] e teniamo gli occhi apertiper loro sarà

più complicato prenderci in trappola.

Tenete presente ancora un punto. 10Se sapessimoper certo che Chirisofo porterà navi in numero sufficiente

le parole che sto per dirvi sarebbero inutili. Manell'incertezzami pareil caso di darci da fare per procurarci

imbarcazioni anche sul posto. Se infatti Chirisofo giungerà con le navigrazie alle barche trovate qui navigheremo con

una flotta più numerosa. In caso contrariouseremo le imbarcazioni reperitein zona. 11 Vedospesso delle navi da

carico costeggiare il litorale: potremmo chiedere ai Trapezunti le loro navida guerracatturare quelle navi da carico e

tenerle in rada sotto custodiadopo aver tolto i timonifinché non neavremo in numero sufficiente per salpare. Così

forse non ci mancheranno i mezzi di trasporto di cui abbiamo bisogno». Anchequesta mozione passò.

12 «Valutate»continuò«se non sia giusto mantenerea spese del fondo comunegliequipaggi che rimarranno

a terraper tutto il tempo che resteranno a nostra disposizionepattuendoun prezzo per il nolo delle naviin modo che il

profitto sia reciproco». Anche questo parere fu approvato.

13 «Se nonriuscissimo a procurarci un numero adeguato di navi»soggiunse«mi pare ilcaso di imporre alle

città del litorale di riparare le strade chea quel che sentiamonon sonofacilmente transitabili. Obbediranno sia per

timore sia per vivo desiderio di liberarsi di noi»..39

14 Allorapresero a gridare che non bisognava più mettersi in marcia. Senofontenonappena comprese la loro

insensatezzanon mise neppure la proposta ai votima convinse le città ariparare di loro iniziativa le stradespiegando

che si sarebbero liberate di loro primase le vie fossero statetransitabili. 15Ricevetteroanche una pentecontere dai

Trapezunti e la affidarono a Dessippoun perieco lacone. Costuitutt'altroche preoccupato di raccogliere nuove

imbarcazioniprese la fuga e uscì dal Pontocon la nave. Pagò comunque ilprezzo della sua colpapiù tardi: quando era

in Traciainvischiato in loschi traffici alla corte di Seutevenneammazzato per mano di Nicandro il lacone. 16

Ricevettero anche una triaconterecui fu preposto l'ateniese Policratechericondusse all'accampamento tutte le navi che

gli riuscì di catturare. Se portavano un caricoveniva sbarcato e postosotto sorveglianza perché rimanesse intatto; le

navi stesse poi venivano impiegate per veleggiare sotto costa. 17In quell'arcodi tempoi Greci compirono ripetute

scorrerieora fruttuoseora no. Cleenetoche durante una sortita allatesta del suo e di un altro loco si era spinto contro

una postazione ben munitatrovò la morte insieme a molti dei suoi.

2

1 Visto chenon c'era più la possibilità di rifornirsi di vettovaglie rientrando al campoprima che calassero le

tenebreSenofonteaccompagnato da guide dei Trapezunticondusse contro iDrili una metà dell'esercito e lasciò l'altra

metà di guardia all'accampamento. I Colchi infattipoiché erano statiscacciati dalle loro casesi erano raccolti in gran

numero e avevano preso il controllo delle alture. 2I Trapezuntinon guidavano i Greci dove avrebbero potuto trovare i

viveri con facilità: erano terre amiche. Si premuravano di condurlipiuttostonella regione dei Drili - un popolo che li

vessava - attraverso zone montane e imperviecontro le genti più bellicosedel Ponto.

3 Quando iGreci erano ormai nel cuore del paesei Drili cominciarono a dar fuoco a tuttele roccaforti

giudicate espugnabili e a ritirarsi. Non rimaneva niente da razziaretrannequalche maialebue o bestiame d'altro genere

che era scampato alle fiamme. C'era un solo baluardola loro metropoli: lìsi erano asserragliati tutti. Attorno correva un

burrone fortemente scoscesoper cui l'accesso alla roccaforte risultavaarduo. 4 Ipeltastiche precedevano di cinque o

sei stadi gli oplitidopo aver superato il burronevidero un'infinità diarmenti e di altre ricchezze e si precipitarono

contro la fortezza. Li seguiva anche un nutrito gruppo di doriforiche sierano spinti in cerca di vettovaglie: cosìgià più

di duemila uomini avevano superato il burrone. 5Poichénonostante gli assaltinon erano riusciti a espugnare la

fortezza (c'era un largo fossato lungo tutto il perimetrouna palizzata sulterrapieno e torri di legno a breve intervallo

l'una dall'altra)cercarono di ripiegarema i nemici li aggredirono. 6Siccome nonpotevano correre durante la ritirata

perché dalla fortezza fino al burrone dovevano scendere in fila per unomandarono un messo a Senofonteche marciava

alla testa degli opliti. 7Appena giuntoil messo spiegò a Senofonte che il forte era pieno di ricchezze d'ogni sorta:«Ma

non riusciamo a espugnarloè ben munito; neppure la ritirata è facile; inemici ci attaccano con sortite e la discesa è

difficoltosa».

8 AlloraSenofonte condusse gli opliti fino al burrone e ordinò loro di deporre le armi.Si recò di persona al di

là del burrone einsieme ai locaghioperò un sopralluogoper vedere sefosse meglio ritirare i soldati che si trovavano

già oltre il burrone oppure condurre sull'altro versante anche gli oplitinella convinzione che la fortezza potesse cadere.

9 Si valutòche una ritirata fosse possibile solo a prezzo di pesanti perdite; il forteinveceanche a giudizio dei locaghi

fu considerato espugnabile. Senofonte aderì al loro parerefidando neiresponsi delle vittime sacrificate. Gli indovini

infatti avevano predetto battagliama con felice epilogo. 10Inviò ilocaghi per far passare gli opliti al di qua del

burrone; dal canto suorimase sul posto e ordinò il ripiegamento di tuttiquanti i peltastivietando tassativamente ogni

scontro col nemico. 11Quando giunserogli opliticomandò a ciascun locago di schierare il proprio loco come meglio

credesse: si trovavano gomito a gomito proprio i locaghi che eranocostantemente in lizza per la palma del valore. 12

Eseguirono l'ordine. Senofonte invece trasmise ai peltasti l'ordine diavanzare con i giavellotti in pugnopronti a

scagliarli al segnalementre gli arcieri dovevano tener le frecce incoccateper saettare ai primi squilli di tromba e i

gimneti portare con sé i sacchetti pieni di pietre. A controllare ipreparativi mandò persone adatte allo scopo.

13 Quandotutto era stato approntato e avevano ormai preso posizione i locaghi e i lorovicecomandanti e gli

altri che non si ritenevano da menoi loro sguardi cominciarono aincrociarsi: per la conformazione del forte infatti lo

schieramento era a falce di luna. 14Poi intonaronoil peanasi udì lo squillo di tromba eall'unisonogli opliti levarono

il grido di guerra in onore di Enialio e scattarono. In un unico istante siabbatté sul nemico un nugolo di proiettili: lance

freccepietrela maggior parte delle quali scagliate a mano. Ci fu anchechi lanciò tizzoni infuocati. 15La pioggia di

proiettili costrinse i nemici a evacuare palizzata e torri. Agasia diStinfalo e Filosseno di Pellene posarono a terra le loro

armi e proseguirono l'avanzatacon indosso i soli chitoni. Si tiravano sul'un l'altromentre un terzo era già arrivato in

cima. La fortezza era cadutasi pensava.

16 Ipeltasti e i soldati armati alla leggera irruppero nella fortezza e fecero manbassaciascuno più che poteva.

Senofontefermo davanti alla porta delle muracercava di trattenereall'esterno il maggior numero di opliti: avevano

avvistato altri nemici su alcune alturein posizione difficile da attaccare.17 Nonpassò moltoche si levarono alte grida

dall'interno e cominciò un fuggi fuggi: c'era chi teneva stretto tra le maniil bottino raccoltoma ben presto comparve

anche qualche ferito. Alle porte si creò gran ressa. Alle domandechi sislanciava all'esterno rispondeva che dentro c'era

una rocca e una moltitudine di nemiciche con una sortita avevano aggreditoi Greci entro le mura. 18AlloraSenofonte

ordinò a Tolmide l'araldo di proclamare che entrasse pure in città chivoleva darsi al saccheggio. A quel punto molti si

riversano dentro e la fiumana di gente travolge quelli che stavano scappandofuori; così costringono di nuovo i nemici a.40

rinserrarsi nella rocca. 19Quanto sitrovava all'esterno della rocca stessa venne depredato e i Greci lo portaronovia.

Gli opliti sostarono deponendo a terra le armichi nei pressi dellosteccatochi lungo la via che portava all'ultimo

baluardo. 20 Senofontee i locaghi valutarono se fosse possibile espugnarlo: in tal caso la salvezzasarebbe stata certa

altrimenti la ritirata appariva oltremodo ostica. Dopo aver analizzato lasituazionegiudicarono che la rocca fosse

assolutamente inattaccabile.

21 Alloracominciarono a preparare il ripiegamento. Ognuno iniziò a svellere i pali cheaveva di fronte a sé. I

locaghi allontanarono gli infermii portatori di bagagli e il grosso deglioplitilasciando sul posto solo i soldati su cui

ciascuno nutriva piena fiducia. 22Una volta che iGreci diedero il via alla ritirataun gran numero di nemici balzò

fuoriarmati di scudi di viminilanceschinieri e elmi di foggiapaflagonica; altri salirono sui tetti delle case situate sui

due lati della strada che conduceva alla rocca. 23A quel puntorappresentavano una grave insidia anche le incursioni

verso le porte che davano l'accesso al baluardo: i nemiciinfattigettavanodall'alto grosse travi di legnoper cui era

rischioso tanto rimanere fermi quanto muoversi. E la notte imminente erafonte di paura.

24 Mentrecontinuano a lottare non sapendo che partito prendereecco che un dio offreloro una via d'uscita.

Improvvisamente le fiamme cominciarono a divampare in una casa sul latodestroperché qualcuno certamente - chissà

chi - le aveva dato fuoco. Non appena l'edificio si abbattéi nemicifuggirono da tutte le case che sorgevano sulla destra.

25 Senofontefece tesoro della lezione impartita dalla sorte e ordinò di incendiare anche lecase sul lato sinistroche

erano di legnoper cui il fuoco attecchì in un attimo. Perciò anche inemici che erano sui tettida questo latopresero la

fuga. 26 Gliunici fastidi venivano ormai dagli avversari schierati davanti all'ingresso edera chiaro chenon appena i

Greci avessero dato inizio al ripiegamento e alla discesasarebbero piombatiloro addosso. Alloraa chi si trovava fuori

tiroSenofonte dirama l'ordine di portar legna nella zona compresa tra loroe i nemici. Quando fu raccolta in quantità

sufficientele diedero fuoco; bruciarono anche le case lungo la palizzataper tener lì occupato il nemico. 27Cosìa

stentosi ritirarono dalla fortezzacreando uno sbarramento di fuoco traloro e i nemici. Avvampò in preda alle fiamme

tutta la cittàcon casetorristeccato e tutto il restosalvo la rocca.

28 Il giornosuccessivo i Greci si allontanarono con i viveri. Siccome si nutrivano timoriper la discesa verso

Trapezuntedove la strada era in ripido pendio e strettapredisposero unafinta imboscata. 29Un Misio -Misio di

stirpe e di nome - prese con sé dieci Cretesi e si appostò nella macchia:fingevano di voler passar inosservati agli occhi

del nemicoma lasciavano balenarea trattigli scudiche erano di bronzo.30 Inemiciscorgendo i baglioritemevano

un'imboscata: intanto l'esercito greco procedeva nella discesa. Quando iGreci giudicarono di aver ormai un vantaggio

sufficientediedero al Misio il segnale di fuggire a gambe levate. Il Misiobalzò fuori e scappò viaseguito dai suoi. 31

I Cretesiurlando che li stavano raggiungendodeviarono dalla strada pergettarsi a capofitto nella boscagliadove

precipitando a ruzzoloni di pianoro in pianororiuscirono a mettersi insalvo. Il Misio invece continuò la fuga lungo la

stradagridando aiuto. 32Venne soccorsoe tratto in salvobenché ferito. I soccorritori ripiegarono passo a passo conla

fronte rivolta verso i nemicisotto il loro tiromentre alcuni Cretesirispondevano saettando. Così giunsero

all'accampamentotutti sani e salvi.

3

1 PoichéChirisofo non era ancora rientrato e navi non ce n'erano a sufficienza ed eravenuta meno la

possibilità di vettovagliamentosi decise di partire. Imbarcarono gliinfermigli uomini sopra i quarant'annii bambini

le donne e tutti i bagagli non strettamente indispensabili. Salirono a bordoanche gli strateghi più anzianiFilesio e

Sofenetocon l'incarico di dirigere le operazioni. Il resto dell'esercito simise in cammino: la strada era ormai agibile. 2

Il terzo giorno di marcia giunsero a Cerasuntecittà greca sul marecolonia di Sinope nella Colchide. 3Vi rimasero

dieci giornidurante i quali procedettero alla rassegna e alla conta degliopliti: erano ottomilaseicento. Ecco quanti

erano sopravvissuti. Gli altri erano morti per mano nemica oppure assideratie qualcuno di malattia.

4 Quidivisero il denaro ricavato dalla vendita dei prigionieri. La decima parteriservata ad Apollo e Artemide

efesiavenne distribuita in parti uguali a ciascun strategoche dovevacustodirla per le divinità. La parte di Chirisofo fu

affidata a Neone di Asine. 5Senofontedunque fece preparare il dono votivo e lo consacrò al tesoro degli Ateniesi in

Delfidopo avervi fatto incidere il proprio nome e quello di Prossenomortoinsieme a Clearco: era infatti legato a lui

da vincoli di ospitalità. 6Quanto allaparte spettante ad Artemide efesiaSenofonteal momento della sua partenza

dall'Asia con Agesilao alla volta della Beoziala lasciò a Megabizoneocoro del tempio di Artemideperché pensava

che nel viaggio imminente sarebbe andato incontro a molti pericoli. IncaricòMegabizo di restituirgli il denarose fosse

uscito illeso dal viaggio; se invece gli fosse capitato qualcosadovevaoffrire in dono votivo ad Artemide l'oggetto che

stimava più gradito alla dea.

7 Da quandoSenofonte era in esilioabitava a Scilluntesu un terreno concesso dagliSpartani [presso

Olimpia]; Megabizoche si era recato a Olimpia per assistere ai giochivada lui e gli riconsegna la somma depositata.

Con tale denaro Senofonte compra una tenuta per la deanel luogo indicato daApollo. 8 Sidava il caso cheattraverso

la tenutascorresse il fiume Selinunte. E anche in Efesoaccanto al tempiodi Artemidescorre un fiume chiamato

Selinunte. In entrambi i corsi d'acqua vivono pesci e molluschi. Nel terrenodi Scillunte poi si trovano riserve di caccia

con selvaggina d'ogni specie. 9Con il denaroconsacrato alla divinitàSenofonte costruì anche un altare e un tempioe

per il tempo a venireanno per annooffrì in sacrificio alla dea la decimadei frutti della terra: tutti i concittadinigli

uomini e le donne delle vicinanze partecipavano alla festa. A chi siattendava nella tenutala dea distribuiva farina.41

panevinoleccornieuna porzione delle vittime sacrificateprovenientidal pascolo consacrato alla deanonché

selvaggina cacciata. 10In occasionedella festa i figli di Senofonte e degli altri abitanti della cittàorganizzavano una

battuta di cacciacui si univa chiunque ne avesse piacereanche genteadulta. Catturavano cinghialicapriolicervi

parte nel terreno consacratoparte anche sulle falde del Foloe. 11La tenuta sitrova sulla strada che va da Sparta a

Olimpiaa circa venti stadi dal santuario di Zeus in Olimpia. Nel terrenoconsacrato si stende una piana e poi ci sono

colline fitte di alberidove possono trovar pascolo maialicaprebuoi epure cavallitanto che perfino le bestie da soma

lì condotte per la festa potevano mangiare a sazietà. 12Tutt'attorno altempio era stato piantato un bosco di alberi da

frutta di tutti i generiche davano ottimi prodotti in ogni stagione. Iltempio somigliaanche se in piccoloal santuario di

Efesoe anche la statua della dea è identicasalvo che è in legno dicipresso anziché in orocome a Efeso. 13E una

stele si erge accanto al tempiocon incisa l'iscrizione: IL LUOGO ÈCONSACRATO AD ARTEMIDE. CHI NE È

PROPRIETARIO E NE GODE I FRUTTIDEVE OFFRIRE IN SACRIFICIO LA DECIMA OGNIANNO. COL

RESTO SI PRENDA CURA DEL TEMPIO. SE NON SI OSSERVERÀ QUANTO PRESCRITTOSARÀ LA DEA A

PROVVEDERE.

4

1 DaCerasunte proseguì per mare chi già in precedenza aveva viaggiato su nave. Glialtri s'incamminarono via

terra. 2 Quandogiungono ai confini dei Mossinecialla gente del luogo inviano Timesiteo diTrapezunteprosseno dei

Mossineciper domandare seal loro passaggioli avrebbero consideratiamici o nemici. I Mossinecifidando nelle loro

fortezzerisposero che non avrebbero concesso via libera. 3AlloraTimesiteo spiega che i Mossineci erano un popolo

diviso da rivalità e che le genti del versante opposto erano nemiche diqueste. Si decise di convocare gli altri Mossineci

per saggiare un'eventuale disponibilità a stringere alleanza. Venne inviatoTimesiteoche ritornò insieme ai loro capi. 4

Una volta giuntii capi dei Mossineci e gli strateghi greci si riunirono.Prese la parola Senofontecon Timesiteo

interprete:

5 «Mossineciè nostro desiderio tornare in Grecia sani e salvia piediperché non abbiamonavi. Ma ci

sbarrano il passo genti checi è giunta vocesono vostre nemiche. 6Se sieted'accordovi si presenta l'opportunità di

stringere un'alleanza con noidi vendicarvi delle loro offesese mai neavete patitee tenere d'ora in avanti i nemici

sotto il vostro tallone. 7Se cirespingeretepensate bene da dove vi potrà capitareuna seconda voltaunalleato così

potente». 8 Allesue parole il capo dei Mossineci si dichiarò d'accordo e accettò l'alleanza. 9«Su allora»proseguì

Senofonte«che cosa possiamo fare per voiuna volta che saremo vostrialleati? E voicome potrete darci una mano

per aiutarci nell'attraversare la regione?». 10Ecco larisposta: «Siamo in grado di attaccare alle spalle il paese del

nostro comune nemico e di inviarvi qui navi e uomini che vi appoggino neicombattimenti e vi indichino la via».

11 Quindiscambiati i pegni di fedeltàsi allontanarono. Il giorno seguente erano diritorno con trecento canoe

ciascuna ricavata da un solo troncoche portava tre uomini: da ognuna nescesero due e presero posto nello

schieramentoarmi a terramentre il terzo rimase a bordo. 12Poi ciascuno siallontanò con la propria canoa. Gli uomini

rimasti a terra assunsero la formazione seguente: in fila per centogli unidi fronte agli altriproprio come i cori che a

teatro si fronteggianodotati tutti di scudi di vimini rivestiti di pellibianche di buea forma di foglia d'edera. Nella

destra impugnavano un giavellotto di circa sei cubitiche in cima era apunta e in fondo terminava a mo' di sfera. 13

Avevano indosso chitoni corti che arrivavano quasi all'altezza delleginocchiadi spessore simile ai sacchi di lino usati

per le coperte. Sul capo portavano elmi di cuoio di foggia paflagonicaconun pennacchio al centromolto simili a tiare.

Erano dotati anche di asce di ferro. 14A un certopunto uno di loro cominciò a intonare un cantoe tutti quanti gli altri

si misero in marciacantando a ritmo cadenzato. Dopo aver oltrepassato lefile dei Greci e l'accampamentosi diressero

sùbito contro i nemicipuntando verso una fortezza che sembrava facilissimada conquistare. 15Si trovavaproprio di

fronte [alla città] alla cosiddetta Metropoliche sorgeva nel punto piùelevato del paese dei Mossineci. La ragione del

conflitto tra le due fazioni dei Mossineci dipendeva proprio da questo forte:chi di volta in volta ne aveva il controllo

era considerato signore di tutta la nazione. E i Mossineci loro alleatisostenevano che gli avversari lo tenevano contro

giustizia edopo essersi appropriati di un bene comune a tutto il popoloadesso avevano il sopravvento.

16 Anchealcuni Greci si accodarono ai Mossineci - non dietro ordine degli strateghi -per darsi alle razzie. I

nemicifinché gli altri avanzavanorimasero tranquillima non appena lividero nei pressi della fortezzacon una sortita

li misero in rotta e massacrarono parecchi barbari e alcuni Greci che sierano uniti alla spedizioneprotraendo

l'inseguimento finché non avvistarono gli altri Greci che correvano a darmanforte. 17 Alloracambiarono direzione e

tornarono indietro: tagliarono le teste dei cadaveri e le mostrarono ai Grecie ai propri nemicidanzando e intonando

canzoni con un certo loro ritmo. 18I Grecimontarono su tutte le furieperché avevano reso i nemici più baldanzosi e

perché i loro compagniche pure si erano uniti in gran numero ai Mossineciavevano battuto in ritiratafatto mai

verificatosi in precedenza nel corso della spedizione. 19Senofonteconvocò i Greci e disse: «Soldatinon lasciatevi

scoraggiare dall'accaduto. Sappiate infatti che è un malema al tempostesso anche un bene. 20Primoadessosiete

sicuri che le guide che ci faranno strada sono davvero nemiche della gentechegiocoforzaè pure nostra avversaria.

Secondochi dei Greci ha trascurato di rispettare il nostro schieramentoconvinto di poter ottenereinsieme ai barbari

gli stessi risultati raggiunti con noiha avuto quel che merita: d'ora inavanti ci penserà due volte prima di abbandonare

le nostre file. 21Dovete mettervinella condizione di dare anche ai barbari nostri alleati l'idea di esseremigliori di loro.42

e di dimostrare ai nemici che d'ora in avanti non combatteranno più con glistessi uomini senza disciplina che hanno

affrontato in passato».

22 Cosìtrascorsero la giornata. L'indomani celebrarono un sacrificio che diede responsofavorevole. Quindi

dopo aver fatto colazionesi schierarono incolonnati e disposero sullasinistra i barbari con lo stesso assetto.

S'incamminaronotenendo gli arcieri all'interno delle schiere [incolonnate]un po' arretrati rispetto alla linea degli

opliti. 23 Trai nemici c'erano dei soldati armati alla leggerache correvano verso il bassocontro i Greci e li

tempestavano di pietre. Gli arcieri e i peltasti li costrinsero a ripiegare.Il resto dell'esercito greco procedeva al passo

direttamente contro la fortezza da cuiil giorno primaerano stati respintii barbari e gli uomini al loro séguito: qui

infatti erano schierati frontalmente i nemici. 24I barbariressero all'urto dei peltasti e ingaggiarono un combattimento

manon appena si fecero sotto gli oplitivolsero le spalle. I peltasti silanciarono immediatamente all'inseguimentosu

verso la cittàmentre gli opliti tenevano dietro in ordine serrato. 25Quando i Grecigiunsero in cimaalle case della

Metropolii nemiciche si erano riorganizzatiripresero a lottarescagliavano giavellotti ebrandendo anche un altro

genere di picchelunghe e grosse tanto che un uomo da solo avrebbe potutoreggerne una a stentocercavano di evitare i

colpi nei corpo a corpo. 26Ma poiché iGreci non demordevanoanzi si facevano sotto compattii barbari presero la

fuga ea quel puntotutti in massa abbandonarono la fortezza. Il loro reche abitava nella torre di legno costruita nel

punto più alto della roccafortedove lo mantenevano a spese dello stato elo proteggevanonon voleva venir fuoricome

pure il capo della fortezza conquistata in precedenza. Per cui vennero arsivivi lì sul postodivorati dal fuoco insieme

alle torri.

27 I Grecidurante il saccheggiotrovarono nelle case depositi di pane accatastatoche sipassavano di padre in

figliosecondo quanto sostenevano i Mossineci. C'era anche del grano nuovotenuto in disparte ancora in spighe: si

trattava per lo più di spelta. 28Vennero scovatianche pezzi di delfinoconservati in anfore e sotto salamoianonché

vasi di grasso di delfino: i Mossineci lo impiegano come i Greci l'olio. 29Nei solai c'erauna gran quantità di noci

piatte e senza alcuna fessura. Bollite o abbrustolite come panicostituivanoil loro piatto di base. Trovarono anche del

vinochese non veniva mescolatoaveva un sapore acidulo per via della suaasprezzama bastava mischiarlo con

acqua e diventava profumato e gradevole.

30 I Grecidunque pranzarono e ripresero ad avanzaredopo aver consegnato la fortezza aiMossineci che si

erano battuti al loro fianco. Quanto a tutte le altre piazzeforti in manonemicadavanti alle quali transitaronole meno

salde vennero abbandonatein altre invece gli avversari si arreserospontaneamente. 31La maggiorparte delle fortezze

aveva la seguente struttura: le città distavano l'una dall'altra ottantastadiquale piùquale meno. Se si chiamavano con

forti gridapotevano udirsi da una città all'altratanto la zona eraelevata e a forma di conca. 32Quandoa forzadi

marciaregiunsero in regioni amichefurono mostrati loro i figli deinotabili della zonabambini ingrassati e nutriti con

noci bollite: erano obesibianchissimipoco ci mancava che fossero tantolarghi quanto altiavevano le spalle e il torace

completamente tatuati con fiori variopinti. 33Cercavano anchedi accoppiarsi - lì davanti a tuttiperché da loro usa così

- con le prostitute al séguito dei Greci. Tuttiuomini e donnehanno lapelle bianca. 34Secondo isoldati che avevano

seguito la spedizionesi trattava del popolo più barbaro mai incontrato epiù lontano dai costumi greci. In mezzo agli

altriinfattifacevano ciò che gli altri uomini avrebbero fatto inprivatomentre quando erano soli si comportavano

come se fossero tra la genteparlavano tra sé e séridevano da solisifermavano dove capitava per ballarecome se

volessero esibirsi davanti ad altri.

5

1 Attraversoil paeseora in regioni nemiche ora in terre amichei Greci coprirono ottotappefino a pervenire

nelle terre dei Calibigente poco numerosa e soggetta ai Mossineci che perla maggior parte traeva di che vivere dalla

lavorazione del ferro.

Da qui raggiunsero i Tibareni. 2La loro regioneera molto più pianeggiante; nella fascia costiera sorgevano

fortezze meno salde. Gli strateghi volevano attaccare le piazzefortiperchél'esercito traesse guadagno dal bottino.

Perciò non accolsero i doni ospitali da parte dei Tibarenima invitarono imessi ad attendere le loro decisioni e

celebrarono un sacrificio. 3Dopo che ebberoimmolato molte vittimealla fine gli indoviniconcordidiedero il

responso che gli dèi non approvavano assolutamente la guerra. Alloraaccolsero i doni ospitali edopo due giorni di

marcia in terra amicagiunsero a Cotioracittà greca e colonia di Sinopenella regione dei Tibareni.

4 [Fin quil'esercito si era mosso a piedi. La distanza dal campo di battaglia pressoBabilonia fino a Cotiora era

di seicentoventi parasangheossia diciottomilaseicento stadipercorsi incentoventidue tappeper un totale di otto mesi.]

5 Lìrimasero quarantacinque giornidurante i quali prima di tutto immolaronovittime in onore degli dèi

fecero processioni divisi per ciascuna etnia greca e organizzarono giochiginnici. 6 Quantoai viveriparte se li

procurarono in Paflagoniaparte li depredarono nei campi dei Cotioritichenon aprivano i loro mercati e non

accoglievano dentro le mura neppure gli infermi.

7 Nelfrattempo giungono da Sinope emissarispaventati sia per la città di Cotiora -era infatti sotto la loro

giurisdizione e gli abitanti versavano ai Sinopei un tributo - sia per laregionein quanto correva voce che fossero in

corso saccheggi. Arrivati al campoesposero le loro ragioni; prese la parolaEcatonimoche aveva fama di valente

oratore: 8 «Ciha inviato in missionesoldatila città di Sinopeinnanzitutto perrivolgervi le nostre felicitazioni perché

voiGreciavete sconfitto dei barbari e poi per condividere la vostragioiaora che siete qui sani e salvidopo tante.43

terribili traversiesecondo almeno quanto abbiamo udito. 9NoiGreci alpar vostropresumiamo di non ricevere da

voialtri Grecidannima semmai vantaggi. Del resto in nessuna circostanzaabbiamo manifestato ostilità nei vostri

confronti. 10I Cotioritisono nostri coloni e siamo stati noi a concedere loro queste terredopo averlestrappate ai

barbari. È il motivo per cui ci versano il tributo fissatoal pari deiCerasunti e dei Trapezunti. Quindiil male che

arrecherete loro fate conto di arrecarlo alla città di Sinope. 11Adesso sentiamoche alcuni di voipenetrati in città con

la forzaalloggiano nelle case e che voisempre con la forzanon con lapersuasioneprendete i prodotti della terra di

cui avete bisogno. 12Non approviamoil vostro comportamento: se persistereteci troveremo costretti a stringere

alleanza con Corilacoi Paflagoni e con chiunque altro ce ne dia modo».

13 Senofontesi alzò ea nome dei soldatitenne un discorso: «Per quanto riguarda noioSinopeisiamo giunti

fin qui lieti di aver portato in salvo la vita e le armi: non era possibileinfatti darci alle razzie eal tempo stesso

combattere col nemico. 14Ma poi siamogiunti a città greche: a Trapezunte - ci hanno aperto il mercato - abbiamo

ottenuto i viveri dietro pagamento e ci siamo premurati di contraccambiareagli onori e ai doni ospitali tributati

all'esercito. E se i Trapezunti avevano degli alleati tra i barbarici siamoguardati bene dal danneggiarli. Viceversasui

loro nemicicontro cui ci guidavanoabbiamo calato i nostri fendenti contutta la forza che avevamo in corpo. 15

Chiedete loro come ci siamo comportati: sono ancora qui con noi le guideconcesse dalla città di Trapezunte per ragioni

d'amicizia. 16Ma ogniqualvolta siamo giunti in un posto in cui non ci veniva messo a disposizione ilmercatofosse

terra barbara o grecaci siamo procurati i viveri non per prepotenzama pernecessità. 17 ICarduchii Taochii Caldei

che pure non erano sottomessi al rece li siamo resi nemici anche seincutevano davvero paurae tutto perché eravamo

costretti a trovare vettovagliedato che non ci aprivano i mercati. 18I Macroniinvecesebbene barbarici hanno aperto

il mercatonei limiti delle loro possibilità. Li abbiamo considerati amicie da loro non abbiamo preso nulla con la forza.

19 Quanto aiCotioritiche definite vostri alleatise hanno subìto estorsioni da partenostrala colpa è loro: non

si sono comportati con noi da amicianzi ci hanno chiuso le porte in facciasenza lasciarci entrare e senza neppure

aprirci un mercato all'esternoscaricando poi la colpa del loroatteggiamento sul vostro armosta. 20Quanto al fattocui

hai accennatocioè che i nostri con la forza sono entrati in città e sisono impossessati delle abitazioniabbiamo ritenuto

giusto che gli infermi trovassero riparo sotto un tetto. E poichépersistevano nel tener sbarrate le portesiamo penetrati

in un punto della cinta dove si apriva un varcoma senza commettere atti diviolenza. Poi nelle case alloggiano solo i

malatiche si sostentano a proprie spese. Abbiamo posto sentinelle alleporteperché i nostri infermi non dipendano dal

vostro armostama da noicosì possiamo portarli via quando vogliamo. 21Noi altricomevedetesiamo attendati

all'apertoin bell'ordinepronti a ricambiare chi volesse accordarci i suoibeneficicome pure a difenderci da chi

intendesse nuocerci.

22 Quantoalla tua minaccia di stringere alleanzase mai vi piacessecon Corila e coiPaflagoni contro di noi

siamo disposti a combatterese necessariocontro entrambi: abbiamo giàaffrontato genti ben più numerose di voi. 23

A meno che salti a noi in mente di farci amici i Paflagoni. Ci è giunta voceche hanno messo gli occhi sulla vostra città

e sulle piazzeforti lungo la costa. Ci sforzeremo di conquistare la loroamiciziagarantendo il nostro appoggio per

aiutarli a raggiungere i loro obiettivi».

24 A quelpunto si vide con chiarezza che gli altri membri della delegazione eranoirritati con Ecatonimo per

quello che ha detto. Uno di loro si fece avanti e spiegò che si erano recatilì non per una dichiarazione di guerrama per

manifestare la loro amicizia. «Se verrete alla città di Sinopeviaccoglieremo con doni ospitali. Per ora daremo ordine

alla gente del luogo di offrirvi quanto possono: vediamo infatti che tutte levostre parole corrispondono a verità». 25

Quindi i Cotioriti inviarono i doni ospitalimentre gli strateghi greciospitarono gli emissari di Sinope. Discussero

insieme a lungo e amabilmente e tra le altre cose s'informarono comepotessero aiutarsi reciprocamente a proposito del

viaggio che restava da compiere.

6

1 Lagiornata si concluse così. L'indomani gli strateghi radunarono i soldati. Siconviene di convocare gli

emissari di Sinope per prendere una decisione sul resto del viaggio. Se sidoveva compiere il cammino via terra

pensavano che i Sinopei fossero preziosiperché conoscevano bene laPaflagonia. Se invece bisognava proseguire per

mareil loro aiuto pareva addirittura indispensabile: erano ritenuti i soliin grado di fornire imbarcazioni sufficienti per

l'esercito. 2Convocaronodunque gli emissari e si consultarono con loro: credevano giusto che i Sinopeiin quanto

greciavessero in primo luogo l'obbligo di accogliere benevolmente altriGrecidi essere ben disposti nei loro confronti

e di consigliarli per il meglio.

3 Ecatonimosi alzò sùbito in piedi e si giustificò per le sue precedenti paroleriguardo a una possibile alleanza

coi Paflagoni: non voleva certo intendere che avrebbero mosso guerra aiGrecima chepur avendo la possibilità di

stringere amicizia coi barbariavrebbero accordato la loro preferenza aiGreci. 4 Epoiché lo sollecitavano a esprimere

il proprio consiglioinvocò gli dèi e disse: «Se riuscissi a suggerire laproposta che mi pare miglioreanche a me

verrebbe tanta prosperità; in caso contrariotante disgrazie. Mi pareproprio che sia il momentocome suol dirsidi dare

un sacro consiglio. Se infatti dimostrerò di aver avanzato una buonapropostasaranno in molti a lodarmi; ma nel caso

che la mia proposta si riveli cattivasarete in molti a maledirmi. 5Se vi muovereteper mareson sicuro che saremo noi

di Sinope ad avere i fastidi maggioriperché ci toccherà fornirvi le navi;se invece vi sposterete via terrasarete voi a.44

dover combattere. 6Ciònonostantenon posso tacere quel che soperché conosco bene la regione deiPaflagoni e la

loro potenza. Il paese ha due caratteristiche: splendide pianure e montialtissimi.

7 Prima dituttoso che penetrare nel territorio è possibile solo per un passaggioobbligato: l'unica via è

attraverso due catene montuosea picco sulla strada. Mantenendo il controllodelle alturebasterebbe un pugno d'uomini

per avere la meglio: finché i monti sono in mano nemicaneppure tutti gliuomini del mondo riuscirebbero ad aprirsi un

varco. Sono anche disposto a mostrarvi la zona di cui parlose voleteinviare qualcuno al mio fianco.

8 Poi so chehanno pianure e una cavalleria che i barbari stessi reputano superiore allacavalleria regia al

completo. Anche di recente non hanno risposto a una convocazione del reperché il loro comandante si ritiene superiore

a tutti.

9 Ammettiamopure che riusciate a prendere il controllo delle montagneo con un colpo dimano o passando

inosservati; ammettiamo che poi abbiate la meglio negli scontri in pianuracontro i loro cavalieri e fanti - più di

centoventimila uomini: arriverete comunque ai fiumiprimo tra tutti alTermodontelargo tre pletriche - ne sono

convinto - è difficile da guadarespecie quando una massa di nemici aspettadi fronte e un altro stuolo incalza alle

spalle. Il secondo è l'Irisanch'esso di tre pletri. Il terzo è l'Alislargo non meno di due stadiun fiume che non potreste

passare senza imbarcazioni. E chi ci sarà a procurarvele? Lo stesso valeanche per il Partenioche non è guadabile:

comunque siaper arrivarci dovete prima superare l'Alis.

10 Insommaritengo la vostra marcia non tanto duraquanto assolutamente impossibile. Seinvece viaggerete

per navepotrete veleggiare sotto costa da qui fino a Sinope e poi da Sinopefino a Eracleada dove non c'è difficoltà a

proseguire né per terra né per mare: a Eraclea infatti non mancano di certole navi».

11 Quandoebbe finitoalcuni sospettarono che le parole di Ecatonimo fossero dettatedalla sua amicizia per

Coriladi cui era prosseno. Altri invece pensarono addirittura che avesseproposto un consiglio del genere con il

miraggio di una ricompensa. Non mancò chi ebbe l'impressione che il suodiscorso puntasse a distogliere i Greci dal

marciare nella regione dei Sinopeiper il timore che provocassero danni.Comunque i Greci votarono per il viaggio via

mare. 12 Dopodi cheprese la parola Senofonte: «Abitanti di Sinopei nostri uomini hannosceltoper il viaggiola

soluzione che suggerite. Ma ecco i termini della questione: se ci sarannonavi sufficienti per imbarcarci tuttidal primo

all'ultimosalperemo; ma se a certi toccherà restar qui e agli altripartirenessuno di noi metterà piede sulle navi. 13

Abbiamo ben chiaro un puntochedovunque manterremo una posizione di forzapotremo anche salvarci e procurarci i

viveri; se invece ci lasceremo trovare in condizioni di inferiorità rispettoal nemicoè chiaro che finiremo schiavi».

Allora gli emissari li invitarono a mandare un'ambasceria. 14CallimacoarcadeAristone ateniese e Samola acheo

vennero incaricati e partirono.

15 FrattantoSenofontevedendo quanto grande era il numero di soldati greci - oplitipeltastiarcieri

frombolieri e cavalieritutti ormai addestratissimi grazie alla lungapratica -e questo nel Pontodove con modeste

risorse non sarebbe stato certo possibile riunire una forza militare cosìingentestimava che fosse un'impresa gloriosa

acquisire per la Grecia nuove terre e darle maggior potenza fondando unacittà. 16 Glipareva che potesse diventare una

città potentetenendo conto della moltitudine sia dei soldati greci siadelle genti stanziate nei dintorni del Ponto. A tale

scopoancor prima di farne parola ai soldaticelebrò un sacrificioinvitando Silano di Ambracial'indovino di Ciro. 17

Ma Silanonel timore che il progetto si realizzasse e l'esercito sistabilisse da qualche partelì nel Pontosparge voce tra

la truppa che Senofonte vuole trattenere lì le truppefondare una città epensa solo a procurarsi fama e potenza. 18Dal

canto suoSilano non voleva altro che rientrare al più presto in Grecia:aveva ancora in tasca i tremila darici ricevuti da

Ciro quandoin un sacrificio per Ciro stessoera riuscito a fare un'esattaprevisione circa i dieci successivi giorni.

19 Tra isoldatinon appena si diffuse la notiziasi manifestarono umori contrastanti:alcuni erano d'accordo di

restare nel Pontoma molti no. Timasione di Dardano e Torace il beotasirivolsero ad alcuni mercanti di Sinope ed

Eraclealì presentispiegando chese non procuravano del denaroall'esercito per comprare i viveri e salparec'era il

rischio che quella massa di soldati si fermasse nel Ponto. «Ecco»proseguivano«il piano di Senofonte. Ci spingenon

appena arrivano le navia rivolgere ai soldati un discorso del genere: 20"Uominiora come ora capiamo che non sapete

che partito prendere sia per i rifornimenti necessari alla traversatasiaper non tornare a mani vuote. Se siete d'accordo

possiamo scegliere una regione del Pontoqui attornoabitatadovepreferitelasciando ciascuno libero di ritornare in

patria o di rimanere. Eccoavete le naviper cui potete piombareall'improvviso dove volete"».

21 Uditetali parolei mercanti riferirono nelle loro città. Ad accompagnarliTimasione inviò Eurimaco di

Dardano e Torace il beota per confermare le loro parole. I Sinopei e gliEracleotiappresa la notiziamandano emissari

a Timasione edietro compenso in denarolo pregano di farsi interprete deiloro interessi per spingere l'esercito a levare

le ancore. 22Timasioneaccolto con gioia l'invitoprende la parola nell'assemblea dei soldati: «Nonbisogna nemmeno

pensare di fermarci quisoldatiné alcuna cosa deve starci a cuore piùdella Grecia. Ho sentito dire che qualcuno offre

sacrifici per un progetto del generee senza neppure mettervi al corrente. 23Se salperetevi prometto la paga mensile

di un cizicenoa testaa decorrere dalla luna nuova. Vi guiderò nellaTroadela mia patriada cui sono esule. Sarà la mia

città ad accogliervi: mi riceveranno di buon grado. 24Vi farò poi daguida in terre da cui potrete trarre grandi

ricchezze. Sono pratico dell'Eolidedella Frigiadella Troade e di tuttoquanto il dominio di Farnabazoun po' perché

sono nativo di quei luoghiun po' perché nella zona ho partecipato a unaspedizione con Clearco e Dercillida».

25 PoiTorace [il beota]che non smetteva di rivaleggiare con Senofonte per ilcomandosi alzò e disse chese

avessero lasciato il Pontosarebbero pervenuti nella regione del Chersonesorigogliosa e ricca: se proprio qualcuno lo

volevapoteva insediarsi lì; chi non volevaavrebbe proseguito per lapatria. Era ridicolo mettersi a cercare nei paesi

barbariquando in Grecia avevano a disposizione tante terre estese efertili. 26 «Finchénon sarete giunti là»soggiunse.45

«anch'io vi prometto la stessa paga di Timasione». Parlava così perchéera al corrente delle promesse fatte dagli abitanti

di Eracla e di Sinope a Timasioneperché convincesse i Greci a prendere illargo. 27 Nelfrattempo Senofonte

manteneva il silenzio.

Si alzarono gli achei Filesio e Licone: dicevano che era inaccettabile che inprivato Senofonte cercasse di

persuaderli a fermarsi e celebrasse sacrifici in tal senso [senza farnepartecipe l'esercito]mentre in pubblico non

spendeva una parola sull'argomento. 28A quel puntoSenofonte si trovò costretto a intervenire:

«Soldatiio sìsacrificocome vedetequante più vittime mi èpossibilenell'interesse vostro e nel mioperché

grazie alle mie paroleai miei pensierialle mie azioni il successo e ilprestigio possa arridere a voi e a me. Anche

adesso ho celebrato un sacrificio con uno scopo ben precisoper vedere sefosse opportuno cominciare a esporvi e

attuare i miei intendimenti oppure se fosse meglio non mettere neppure manoall'impresa. 29 Silanol'indovinomi ha

fornito l'indicazione principalee cioè che i responsi delle vittime eranofavorevoli: del resto sapeva che non sono uno

sprovvedutoperché partecipo ogni volta ai riti divinatori. Ma mi ha anchedetto che nelle vittime era apparso il segno

di un ingannodi un'insidia tramata ai miei dannie certoperché sapevache proprio lui si preparava a calunniarmi ai

vostri occhi. Ha sparso infatti la voce che mi riproponevo di realizzare ilmio disegno senza neppure persuadervi. 30

Ma iose vi vedessi in situazione criticacercherei di escogitare per voiil modo di impadronirvi di una città: da quichi

di voi lo avesse volutoavrebbe potuto partirsene sùbito; chi noavrebbeavuto modo di andar via dopo aver raccolto

mezzi sufficienti per portare un aiuto ai suoi familiari. 31Ma poiché vedoche gli abitanti di Eraclea e di Sinope vi

mandano le navi per salparetanto più che qualcuno vi promette il soldo apartire dalla luna nuoval'idea migliore mi

pare di trarci in salvo dove ci faccia comodotanto più che ci pagano soloper mettere al sicuro la nostra vita! Desisto

dalle mie precedenti intenzioni ea chi mi aveva avvicinato per garantirmiil suo appoggiodico che è meglio desistere.

32 Questoso: finché riuscirete a restare tutti uniti come adessosono convinto chemanterrete il rispetto di tutti

e avrete i viveri. Essere più forti significa anche prendere i beni dei piùdeboli. Ma se vi dividerete e la vostra forza

risulterà frazionatanon riuscirete neppure a trovare di che sfamarvi néavrete modo di andarvene nella massima

sicurezza. 33Sono del vostrostesso avvisobisogna ritornare in Grecia. Anzise qualcuno fosse sorpreso adisertare

prima che tutto l'esercito sia ormai al sicuropenso che lo si debbaprocessare come malfattore. Chi è d'accordoalzi la

mano». La alzarono tutti quanti.

34 Silanocominciò a sbraitarefarfugliando che era giusto lasciar partire chi lovoleva. I soldati non

tollerarono le sue parolema presero a minacciarlo: se l'avessero sorpresoche se ne andaval'avrebbe pagata cara.

35 Alloraquando gli abitanti di Eraclea vengono a sapere che si era deciso di salpare eche proprio Senofonte

aveva avanzato la propostainviarono le navima quanto al denaro promesso aTimasione e Torace non mantennero la

parola [circa il pagamento del soldo]. 36Allora i dueche avevano promesso il soldo rimasero turbatitemendo la

reazione dell'esercito. Prendono con sé gli altri strateghi che avevano resopartecipi delle loro passate azioni - tutti

tranne Neone di Asineche faceva le veci di Chirisofonon ancora rientrato- e si recano da Senofontespiegandogli che

avevano cambiato idea e pensavanoadesso che avevano le navidi far rottaverso il Fasi e di insediarsi nel paese dei

Fasiani. 37 Sudi loro regnava un nipote di Eeta. Senofonte replicò che non avrebbe dettonulla del genere ai soldati:

«Se voleteradunateli voi ed esponete la vostra proposta». A quel puntoTimasione di Dardano espresse il parere che era

inopportuna un'assembleasostenendo che ciascuno doveva cercare innanzituttodi convincere i propri locaghi. Si

separarono e cominciarono l'opera di persuasione.

7

1 I soldativennero a sapere lo scompiglio che stava succedendo. Neone sparge voce cheSenofontedopo aver

convinto gli altri strateghiha in mente di ingannare le truppe e diricondurle indietroverso il Fasi. 2Alle sue parolei

soldati se l'ebbero a malecominciarono a formare crocchi e c'era davvero datemere che ripetessero gesti come quelli

contro gli araldi dei Colchi e gli agoranomi. [Chi di loro non era riuscito agettarsi in mareera finito lapidato.] 3

Quando intuì come stavano le coseSenofonte pensò bene di convocare alpiù presto l'assemblea e di non dar adito a

riunioni spontanee: ordinò all'araldo di proclamare l'adunata. 4I soldatinonappena udirono l'araldoaccorsero con

grande prontezza. Allora Senofontepur senza accusare gli strateghi diaverlo avvicinatosi espresse così:

5 «Soldatimi è giunto alle orecchie che qualcuno mi calunnia andando in giro a dire cheiocon l'inganno

medito di portarvi verso il Fasi. Ascoltatemiin nome degli dèi: se miriterrete colpevolenon bisogna che mi lasciate

partire di qui prima di avermi fatto scontare la giusta pena; ma se verràalla luce che i colpevoli sono gli stessi individui

che mi calunnianoallora trattateli come meritano. 6Voi»proseguì«sapete benissimo dove sorge il sole e dove cala e

sapete pure chese uno intende dirigersi in Greciadeve far vela versotramontomentre se vuole navigare verso le terre

dei barbarigli tocca andare dalla parte oppostaverso aurora. E chisarebbe capace di farvi credere che il sole sorge

dove tramonta e che tramonta dove sorge? 7Senza ombra didubbio sapetepoiche borea porta le navi fuori dal Ponto

verso la Greciamentre noto le sospinge all'internoin direzione del Fasiper cuisecondo il detto: quando soffia borea

è il momento buono per veleggiare verso la Grecia. È mai possibile che unoriesca a irretirvi al punto da farvi imbarcare

quando soffia noto? 8Poniamo il casoche io vi ordini di salire sulle navi quando c'è bonaccia. Navigherò pursempre su

una sola imbarcazionementre voi sarete su centocome minimoo no? Comepotrei allora costringervicon la forza o

con un sotterfugioa seguire la mia rottacontro il vostro volere? 9Ma ammettiamopure cheda me ingannati e

ammaliatiapprodiate al Fasi. Sbarchiamo a terra: ben vi accorgerete di nonessere in Grecia! E allora iol'ingannatore.46

sarò solo e voigli ingannatisarete quasi diecimilatutti armati. Con unpiano del generecome potrebbe un uomo

attirarsi peggio di così la vostra vendetta?

10 Non sonoaltro che chiacchiere di gente stupida e invidiosa di meperché godo dellavostra stima. Eppure

non hanno ragione di invidiarmi: a chi di loro impedisco di parlarese ha daproporre un consiglio utile? A chi di

combatterese vuoleper il vostro vantaggio e per il proprio? A chi divegliare per la tutela della vostra sicurezza? E

allora? Quando scegliete i capisono di intralcio per qualcuno? Benemifaccio da partecomandino pure altria patto

che diano chiara prova di agire per il vostro bene. 11Per quantoriguarda mesull'argomento ho già speso parole a

sufficienza: se tra voi c'è chi ritiene che io abbia raggirato o lui inprima persona oppure altriparlilo dimostri. 12Nel

caso invece che ne abbiate abbastanzanon sciogliete l'assemblea prima diaver ascoltato quale marciume vedo

diffondersi nell'esercito. Se la cosa dovesse aver seguito e venire adeterminarsi secondo la tendenza che ora mostraè

giunto per noi il momento di prendere una decisione sul nostro stesso contoper non apparire come gente spregevole e

ignobile sia agli occhi degli dèi che degli uominiamici e nemici».

13 Alle sueparole i soldati si domandarono con stupore a che cosa alludesse e lo invitaronoinsistentemente a

spiegarsi. Allora Senofonte riprese: «Sapete che tra i monti sorgonopiazzeforti dei barbarialleati di Cerasunte; da tali

fortezze alcuni di loro sono scesi fin qui per venderci animali da sacrificioe altri loro prodotti. Mi risulta che anche

qualcuno di voi si sia recato nella piazzaforte più vicina per fare comperee poi sia rientrato al campo. 14Non appena

Cleareto il locago viene a sapere che questa fortezza era piccola e priva disorveglianza perché ci consideravano amici

di notte muove contro i barbari per depredarlisenza farne cenno a nessunodi noi. 15 Avevaconcepito il pianonel

caso che gli fosse riuscito di prendere la fortezzadi non far più ritornoall'esercitomacaricato l'eventuale bottino

meditava di imbarcarsi su una nave con cui i suoi compagni navigavano sottocostaper poi prendere il largo e lasciare

il Ponto. Il suo disegno era stato accolto dai suoi compagni della navestando a quanto adesso sento. 16Chiamati a sé

tutti gli uomini che gli riuscì di convincerepuntò contro la piazzaforte.Ma la luce del giorno lo sorprende ancora in

marciaper cui la gente della fortezza si raduna ecolpendo dall'alto dellesalde postazioni con una gragnuola di

proiettiliuccide Cleareto stesso e parecchi altrimentre pochi riescono aripiegare su Cerasunte. 17Il fattoaccadde lo

stesso giorno in cui ci siamo messi in marcia per venire fin qui. E aCerasunte rimanevano anche alcuni che si dovevano

imbarcare ma non avevano ancora preso il largo.

Dopo di chestando al racconto dei Cerasuntinisi presentano tre anzianiche venivano dalla fortezza e

chiedevano di essere ammessi alla nostra assemblea. 18Poiché non ciavevano trovatiai Cerasuntini domandarono che

cosa ci fosse saltato in mente di attaccarli. Di fronte all'assicurazione chel'episodio non dipendeva da una delibera

dell'esercitoi trerinfrancatisi prepararono a salpareper comunicarcil'accaduto e invitarci a recuperare i nostri morti

per la sepoltura. 19Il caso peròvolle che a Cerasunte si trovassero ancora i Greci che erano scampati almassacro sotto

la fortezza. Intuendo dove volessero andare i barbariebbero l'ardire dibersagliarli di pietre e di esortare gli altri a

seguire il loro esempio. E così i tre finirono lapidatie dire che erano inambasceria.

20 Dopol'accadutosi presentano i Cerasuntini e ci informano della faccenda: noistrateghinell'udire le loro

paroleci irritiamo per il misfatto e cominciamo a discutere con loro sucome seppellire i Greci morti. 21Ce ne

stavamo seduti fuori dell'accampamentoquando d'un tratto sentiamo un granbaccano: "Colpiscicolpisci. Tiratira". E

sùbito vediamo una massa di gente correre contro di noi con in mano dellepietrementre altri le raccoglievano strada

facendo. 22 ICerasuntinivisto quanto era accaduto nella loro cittàin preda al pànicofuggono verso le navi. E c'era

per Zeusanche qualcuno di noi atterrito. 23Io invece misono fatto incontro e ho chiesto che cosa stesse succedendo.

C'era chi non ne sapeva nientema comunque le pietrein manole aveva. Poicapita uno che era al corrente: gli

agoranomidicestanno vessando gravemente l'esercito. 24Nello stessoistante qualcunovedendo l'agoranomo

Zelarco dirigersi verso il marelanciò un urlo: gli altrinon appena loudironosi gettarono su di luicome se avessero

avvistato un cinghiale o un cervo. 25I Cerasuntiniquando li vedono muovere nella loro direzioneritenendo senz'altro

di essere il bersagliose la danno a gambe e si gettano in mare. Anchealcuni di noi seguono il loro esempioe chi non

sapeva nuotare è morto annegato. 26Poteteimmaginarvelii Cerasuntini? Non ci avevano fatto nientema hanno avuto

paura che avessimo preso la rabbiacome i cani.

Se dunque si ripeteranno casi del genereguardate che ne sarà del nostroesercito. 27 Voinon sarete più

padroni né di dichiarar guerra a chi vogliate né di porvi terminema ilprimo venuto potrà guidaredi propria iniziativa

l'esercito contro chi più gli piaccia. Se vi si presenteranno emissari perchiedere pace o che altrochiunque potrà

ucciderli e impedirvi di ascoltare i discorsi di chi vi si rivolge. 28Poi tutti icomandanti scelti da voi non saranno tenuti

in nessun conto; basta che qualcuno si elegga da solo stratego o che glisalti in mente di gridare "Tiratira"e sarà

capace di ammazzare chiunque di voi vogliaun capo o un soldato semplicesenza neppure processose ci sarà gente

che gli presterà orecchiocome è accaduto anche ora. 29Che cosaabbiano combinato per voi questi strateghiche si

sono autonominatipotete vederlo. Se davvero si era macchiato nei vostriconfrontil'agoranomo Zelarco non ha pagato

la sua colpaperché ha levato le ancore e preso il largo; ma se non eracolpevolefugge dall'esercito per timore di

morire innocente e senza processo. 30Coloro chehanno lapidato gli emissari hanno fatto sìche adessounici tra i

Grecinon potete entrare a Cerasunte senza correre rischia meno che nonricorriate alla forza. E i mortiche prima i

loro stessi uccisori vi invitavano a seppellireadesso non potreste piùrecuperarli in completa sicurezzaneppure se vi

recaste là col caduceoin mano. Chi sarà infatti disposto ad assumersi ilcompito di araldo dopo aver ucciso gli araldi

altrui? Comunque abbiamo pregato i Cerasuntini di provvedere alla sepoltura. 31Se vi sta benecosìdate apertamente

il vostro avalloin modo chedovendo ripetersi fatti del genereciascunopossa stare personalmente in guardia e cercare

di piantare la tenda in posizione ben munita e soprelevata. 32Se al contrariovi sembra che tali comportamenti si.47

addicano alle bestie feroci e non agli uoministudiate un rimedio per porvifine; altrimentiper Zeuscon che coraggio

potremo sacrificare agli dèise commettiamo atti empi? O come potremo maiaffrontare il nemicose ci scanniamo tra

noi? 33 Qualecittà ci accoglierà in amiciziavedendo che tra noi regna l'illegalità? Chiavrà il coraggio di aprirci il

mercatose ci mostreremo macchiati di misfatti così gravi? Là dovepensiamo di ottenere l'approvazione di tuttichi

sarà disposto a lodarcise ci comporteremo così? Saremmo noi stessi abollare come malfattore chi agisce cosìne son

sicuro».

34 Alloratutti saltarono su: gli istigatori di simili azioni dovevano pagare e per ilfuturo non bisognava più

tollerare iniziative illegali; chi si fosse fatto promotore di gesti delgenereandava messo a morte; gli strateghi dovevano

essere incaricati di istituire processi contro tutti i colpevoli e bisognavarispondere in giudizio per qualsiasi colpa

commessa a partire dal giorno della morte di Ciro. Come giudici venneronominati i locaghi. 35Su suggerimentodi

Senofonte e per concorde approvazione degli indovinisi decise di purificarel'esercito. E la purificazione venne

eseguita.

8

1 Si deciseche anche gli strateghi dovessero render ragione del loro precedentecomportamento. Filesio e

Santicle furono condannati a un'ammenda di venti mineper negligente controllodelle merci sulle navi da carico loro

affidate. Sofeneto invece dovette pagare dieci mineperchédopo esserestato eletto*** aveva svolto il compito con

trascuratezza.

Alcuni chiamarono in causa Senofonteasserendo di essere stati da luipercossie presentarono l'accusa di

abuso di potere. 2Al suo primoaccusatoreSenofonte chiese di spiegare in quale circostanza lo avesse colpito.L'altro

rispose: «Quando eravamo morti di freddo e c'era una tormenta di neve». 3Senofontecontinuò: «Se davvero durante la

tempesta di cui parliquando il pane ci era venuto a mancarementre delvino non se ne sentiva neppure l'odoresfiniti

dalle tante fatiche e coi nemici alle calcagnase dunque in un talefrangente sono arrivato a tantodevo proprio

ammettere che sono più prepotente degli asinichecome dice la gentequando si tratta di prepotenza non sono mai

stanchi. 4 Comunquespiegami»proseguì Senofonte«per quale motivo ti ho percosso. Ti ho forsechiesto un oggetto

esiccome non me lo hai datoho alzato le mani? Oppure ti ho domandato direstituirmi qualcosa? Sono sceso in lizza

per dei ragazzi? O forse avevo bevuto ed ero ubriaco fradicio?». 5L'altro risposedi no e Senofonte passò a

domandargli se era un oplita. Disse di no. Allora se era un peltasta:nemmeno. «Spingevo un mulo per ordine dei miei

compagnima sono di condizione libera». 6AlloraSenofonte lo riconobbe e gli chiese: «Non sei quello che trasportava

un infermo?». «Sìper Zeus»ribatté«mi ci avevi costretto tu! E haigettato a terra i bagagli dei miei compagni». 7

«Quanto all'aver gettato via i bagagli»disse Senofonte«ecco come sisono svolte le cose: li ho affidati ad altri per il

trasportocon l'ordine di riconsegnarmeli; quando me li hanno ridatite liho restituitiintattidal primo all'ultimonon

appena mi hai riportato il malato. Ma ascoltate questa storia»disse«nevale la pena.

8 Un uomoera rimasto indietroperché non ce la faceva più a muovere un passo. Di luisapevo solo che era

uno dei nostri. Allora ti ho costretto a trasportarloper non lasciarlomorire: avevamo i nemici alle spallemi paree tu

eri d'accordo. 9Allora»proseguì Senofonte«dopo averti mandato in avantimentre procedevo con laretroguardia ti

ho ritrovato che stavi scavando una fossa per seppellire quell'uomoper cuimi sono avvicinato efermandomi accanto

ti ho coperto di elogi. 10Ma mentreeravamo lìl'uomo piegò una gamba e i presenti cominciarono a gridare"È vivo!".

E tu: "Affari suoi. Io non lo porto più". È stato a quel puntoche ti ho colpitosìdici il vero; ma ho avuto l'impressione

che tu lo sapessiche era vivo». 11«E allora?»ribatté l'altro. «Quando te l'ho riportatonon era morto lo stesso?».

«Anche noi»sbottò Senofonte«moriremo tutti; ma è un buon motivo perdover essere sepolti vivi?».

12 Alloratutti cominciarono a urlare che gliene aveva date poche. Senofonte invitò glialtri a spiegarecaso per

casoperché li aveva percossi. 13Siccome nessunosi alzavacontinuò così: «Uominiammetto di aver usato le

maniere forti con qualcunoper la sua indisciplinain particolare con lagente che pensava solo a salvarsi grazie a voi

che procedevate nei ranghi e combattevate quando la situazione lo richiedevamentre loro non domandavano altro che

rompere le righe e correre in avantiper far bottino e prendere anche lavostra parte. Se tutti ci fossimo comportati così

non se ne sarebbe salvato neppure uno di noi. 14Senz'altro hopercosso e costretto a riprendere il cammino chi tendeva

a cedere e non voleva rialzarsima si consegnava nelle mani del nemico.Quando la tempesta di neve si era fatta più

intensaanch'ioun giornomentre aspettavo dei compagni che preparavano ibagaglisono rimasto seduto per

parecchio tempo e poi mi sono accorto che faticavo a rialzarmi e a distenderele gambe. 15 Prendendoesempio dalla

mia esperienzaquindiogni volta che vedevo qualcuno a terraindolentelospingevo a riprendere la marcia: il

movimento e la virilità d'animo producevano un certo calore e scioltezza perle membramentre il rimaner seduti e

fermi mi accorgevo che contribuivano a raffreddare il sangue e a mandare incancrena le dita dei piedimale di cui

hanno sofferto moltilo sapete anche voi. 16E forse qualcunaltroche rimaneva indietro per riposarsiostacolando

così la marcia a voi dell'avanguardia e a noi delle retroviele ha buscateda mema perché non si buscasse una lancia

nemica! 17 Adessoperò che sono sani e salvipossono pretendere la mia punizionese mai hannosubìto da me qualche

torto. Se però fossero caduti in mano nemicache pene avrebbero patito? Equale punizione avrebbero preteso come

risarcimento?

18 Il mioragionamento»aggiunse«è semplice. Se ho punito qualcuno a fin di benemerito di subire la stessa

pena che i genitori pagano ai figli e i maestri ai loro allievi. Anche imedici cauterizzano e amputanoa fin di bene. 19.48

Se ritenete che io abbia agito così per arroganzaallora fateci caso:adessograzie agli dèimi sento più sicuro di prima

sono più spavaldo di prima e bevo molto più vinoeppure non picchionessunoperché vi vedo in una situazione

tranquilla. 20Ma quando c'ètempesta e il mare diventa grossonon vi accorgete cheal minimo cennoilnostromo si

infuria con i marinai di prua e il timoniere con quelli di poppa? Sonomomenti in cui basta il benché minimo erroree

tutto va a catafascio. 21Ma anche voiavete sanzionato che facevo bene a colpirli: eravate lì presenti infatticonin

pugno le armi e non i sassolini per il votoper cui avreste potutosoccorrerlise volevate. Maper Zeusnon siete accorsi

né in loro aiuto né avete collaborato con me a punire chi non rispettava ladisciplina. 22 Perciòdando mano libera ai

delinquentinon avete fatto altro che concedere loro licenza di abusare.

Se volete prestare attenzionevi accorgerete senz'altro che chi in passatoera il più codardo ora è il più

arrogante. 23Boisco adesempioil pugile tessaloprima si batteva per non portare lo scudodandosimalatoma adesso

mi giungono voci che ha già spogliato dei beni molti Cotioriti. 24Se dunqueavrete sennofarete il contrario di quello

che si fa con i cani: se sono aggressivili si lega di giorno e li siscioglie di notte. Per cui Boiscose avrete buon senso

lo terrete in catene di notte e lo libererete di giorno.

25 Però mimeraviglio chese mi sono creato antipatie con qualcuno di voive le teniate amente e non le

passiate sotto silenziomentre se a qualcuno ho portato soccorso nel geloinvernalese l'ho protetto dal nemicose l'ho

aiutato a trovare un rimedio quando era stremato o in difficoltànon c'ènessuno che se ne ricordi. E se ho elogiato

qualcuno per il suo operato oper quanto potessireso onore a un valorosonemmeno di questo vi ricordate. 26Eppure

è bellogiustosanto e dolce rammentare il bene più che il male».

Allora si alzarono in piedi e il loro pensiero corse al passato. E finì chetutto si accomodò.

LIBRO VI

1

1 Inséguitofinché rimasero a Cotiorai Greci trovarono di che sostentarsi o coiviveri comprati al mercato o

saccheggiando i campi della Paflagonia. Ma anche i Paflagoni derubavano apiù non posso quelli dei nostri che si

staccavano dai gruppi; di nottepoiattaccavano chi aveva piantato le tendelontano dal grosso. Di conseguenza ne

derivò un'aspra ostilità reciproca.

2 Corilache all'epoca era capo della Paflagoniamanda ai Greci degli emissari concavalli e splendide vesti

per annunciare che era pronto a non sferrare attacchi ai Grecia patto dinon subirne. 3 Glistrateghi risposero che a

questo proposito si sarebbero consultati con l'esercito. Intanto accolsero inmodo ospitale gli emissarili invitarono a

banchetto e con loro anche chitra i soldatiera giudicato più degno.

4 Dopo aversacrificato buoi catturati al nemico e altre vittimeoffrirono un abbondantebanchettoma furono

costretti a mangiar sdraiati su pagliericci e a bere da coppe di corno cheavevano trovato nella zona. 5Quando le

libagioni ebbero avuto luogo e il peana fu intonatoper primi si alzarono iTracichearmi in pugnodanzarono al suono

del flautospiccando salti altissimicon grande leggerezza e mulinando lespade. Alla fine un danzatore colpì un altro e

a tutti sembrò che l'avesse ucciso: cadde davvero con grande arte. 6I Paflagonilanciarono un urlo. Il primodopo aver

spogliato delle armi il secondosi allontanò modulando la canzone diSitalce. Gli altri Traci raccolsero il caduto e lo

portarono via come se fosse morto: invece non si era fatto niente.

7 Poi fu ilturno degli Eniani e dei Magnetiche danzarono in armi la cosiddetta carpea. 8Ha la seguente

caratteristica: uno dei danzatorideposte a terra le armisemina e ara conuna coppia di buoivoltandosi spesso

all'indietro come in preda al timore. Dopo arriva il brigante: appena loscorgeil contadino impugna le armigli si para

dinnanzi e lo affrontaa difesa della coppia di buoi. I due danzatorieseguirono ogni gesto a temposeguendo il suono

del flauto. Alla fine il brigante legò l'altro e condusse via i buoi. Maavolteè il contadino ad aver la meglio sul

brigante: allora lo aggioga coi buoi e lo trascina con le mani legate dietrola schiena.

9 Successivamentesi esibì un Misiocon due scudi leggeriuno per mano. Danzava mimando un

combattimento: ora fingeva di tener testa a due nemiciora di usare gliscudi contro un solo avversariogirava

vorticosamente su se stesso e piroettavasempre stringendo gli scudi: unospettacolo! 10 Inultimo ballò la persica

battendo tra loro gli scudisi piegava sulle gambe e si rialzavasempre atempo di flauto.

11 Dopo dilui [subentrando] i Mantinei e altri arcadi si alzarono eadorni delle armipiù belleavanzarono a

passo cadenzatoal ritmo dell'enoplio scandito dai flauti. Intonarono ilpeana e danzarono come nelle processioni verso

i templi degli dèi.

A tale vista i Paflagoni giudicarono singolare che tutte le danze fosseroeseguite in armi. 12Allora ilMisio

vedendo che erano rimasti colpitiporta in scena una danzatricecolconsenso di un Arcade che l'aveva acquistata: la

abbiglia con le vesti più splendide e le dà uno scudo leggero. La donnaballò la pirrica con agilità straordinaria. 13

Allora ci fu un applauso scrosciantee i Paflagoni chiesero se anche ledonne combattessero al fianco dei Greci.

Risposero che erano state proprio le donne a costringere il re a fuggire dalloro accampamento. La notte si concluse

così.

14 Il giornosuccessivo gli emissari vennero condotti al cospetto dell'esercito. I soldatidecisero di non attaccare

i Paflagonia patto di non essere attaccati. Dopo di chegli emissari se neandarono. I Greciquando giudicarono che il.49

numero delle navi era sufficientesalirono a bordo e navigarono un giorno euna notte con vento favorevoletenendo la

Paflagonia sulla sinistra. 15L'indomanigiungono a Sinope e ormeggiano ad Armeneil porto di Sinope. I Sinopei

abitano in Paflagonia e sono coloni dei Milesi. Gli abitanti inviano ai Grecitremila medimni di farina d'orzo e

millecinquecento anfore di vino come doni ospitali.

Giunse qui anche Chirisofo con una triremi. 16I soldati siaspettavano che portasse qualcosa per loroma non

aveva nulla. In compenso notificò che sia il navarco Anassibio sia tutti glialtri li elogiavano e che Anassibio aveva

promesso chese lasciavano il Pontogarantiva loro una paga. 17Quiin Armenei soldati rimasero cinque giorni.

Man mano che sentivano di avvicinarsi a casas'insinuava in loropiù chein passatoil desiderio sì di ritornare

in patriama non a mani vuote. 18Pensaronoallora chese avessero nominato un comandante unicocostui avrebbe

potuto impiegare l'esercito tanto di giorno come di nottemolto meglio cheun gruppo di capi. Se si trattava di una

manovra per sfuggire all'attenzione nemicaera più facile mantenere ilsegreto. Se si doveva agire con tempestività

avrebbero subito meno ritardiperché non c'era bisogno di consultarsibastava eseguire le decisioni di quell'uno. Per il

passato invece gli strateghi avevano sempre rispettato il parere dellamaggioranza.

19 Nel corsodi tali considerazioni si rivolsero a Senofonte. I locaghi si recarono da luiper comunicargli come

la pensava l'esercito: ciascuno di loronel manifestargli il proprio favorecercava di convincerlo ad assumere l'incarico.

20 Senofonteda un lato era incline ad accettareperché riteneva checosìil suoprestigio sarebbe aumentato e la sua

notorietà cresciuta agli occhi degli amici e in patriase gli capitava diprocurare all'esercito qualche vantaggio. 21

Riflessioni di tal genere lo spingevano a desiderare il comando con pienipoteri. Mad'altro latoogni qual volta il

pensiero gli correva al fatto che è oscuro il destino che pende sul capo diogni uomo e chepertantoc'era il rischio di

perdere anche la fama precedentemente acquisitanon sapeva che fare.

22 Incertosulla decisione da prenderepensò bene di interrogare gli dèi. Presentate duevittimele sacrificò a

Zeus reche era appunto la divinità cui doveva rivolgersisecondo ilvaticinio di Delfi. Era convinto che proprio da

Zeus re venisse il sogno apparsogli al tempo in cuiper la prima voltacondivise le responsabilità per la guida

dell'esercito. 23E si ricordavaanche dell'aquila cheal momento della sua partenza da Efeso per unirsi allaspedizione

di Ciroaveva emesso uno stridoda destraposandosi però a terra.L'indovino che lo accompagnava gli aveva detto che

era un segno portentosonon riguardante la sua vita privataun presagioforiero di gloriama anche di sventuradal

momento cheper lo piùgli altri uccelli attaccano l'aquila quando si posaa terra. Comunqueil presagio non riguardava

il lato economicoperché l'aquila di solito si procura il cibo in volo. 24CosìquandoSenofonte celebrò il sacrificioil

dio manifestò con chiarezza che non doveva né aspirare al comando néaccettarlo in caso di elezione. E così fu.

25 L'esercitosi radunò e tutti proposero di eleggere un solo capo. Presa la decisioneavanzarono il nome di

Senofonte. Quando era ormai chiaro che lo avrebbero elettose si fossepassati alla votazionesi alzò e disse:

26 «Soldatisono un uomo ecome talel'onore che mi concedete mi lusinga: vi ringrazio eprego gli dèi che

mi permettano di procurarvi qualche beneficio. Quanto al fatto che scegliateme come capoquando è presente tra noi

uno Spartanonon mi pare per voi una mossa vantaggiosaperchéin caso dibisognovi sarà più difficile ottenere

l'aiuto di Sparta. Anche per mepoicredo che la situazione non sarebbe deltutto tranquilla. 27Ho davanti agliocchi

quel che è capitato alla mia patria: gli Spartani non hanno allentato lamorsa prima di costringere tutta la città a

riconoscere la loro egemonia. 28È bastatoaccettarlae sùbito lo scontro è cessatohanno tolto l'assedio. Guardando a

quegli avvenimentise qui dessi l'impressione di far vacillare il prestigiospartanotemo che ben presto sarei ricondotto

alla ragione. 29Per quantoriguarda la vostra considerazione che dovrebbero verificarsi meno sedizioniquando alla

guida fosse un unico capo invece di moltisappiate bene cheeleggendo unaltronon mi sorprenderete a ribellarmi: chi

in guerra si rivolta contro il proprio comandantesecondo me non fa cherivoltarsi contro la propria speranza di

salvezza. Qualora invece sceglieste menon mi meraviglierei se trovastequalcuno pieno di rancore nei confronti vostri

e nei miei».

30 Ma dopole sue parolefurono ancora di più quelli che si levano a dire che dovevaaccettare il comando.

Agasia di Stinfalo dichiarò che la situazionese stava in quei terminieraridicola: «Gli Spartani allora monteranno su

tutte le furie anche sea un banchettonon verrà eletto re della festa unoSpartano? Se le cose stanno cosìnon possiamo

neppure rivestire la carica di locaghia quanto pareperché siamoArcadi». Allora tutti presero a vociaredando ragione

ad Agasia.

31 Senofontepoiché si rendeva conto che le sue precedenti parole non erano bastatesi feceavanti: «Beneo

uomininon voglio tenervi all'oscuro di niente: vi giuro su tutti gli dèi ele dee che non appena mi sono reso conto delle

vostre intenzioni ho celebrato un sacrificio per sapere se fosse nel vostrointeresse affidarmi questa carica e nel mio

accettarla. Gli dèiattraverso le vittimein modo così chiaro che ancheun profano non avrebbe nutrito dubbimi hanno

indicato che dovevo rifiutare il comando assoluto».

32 Cosìscelgono Chirisofocheappena elettoprese la parola: «Uominitenete percerto che neppure io mi

sarei ribellatose aveste scelto un altro. A Senofonte comunquenoneleggendoloavete fatto un favore. Fino a poco fa

Dessippo non perdeva occasione per calunniarlo agli occhi di Anassibio conogni mezzononostante i miei tentativi per

zittirlo. Dessippo voleva sostenere che Senofonte avrebbe preferito dividereil comando dell'esercito di Clearco con

Timasionenativo di Dardanopiuttosto che con meche sono lacone. 33Ma siccomeavete eletto me»proseguì

Chirisofo«cercherò io pureper quanto mi sarà possibiledi procurarvivantaggi. Preparatevi alla partenza per domani

se c'è tempo buono. La rotta sarà per Eraclea: dobbiamo tutti quanticercare di gettar là le ancore. Quanto al restouna

volta che saremo sul postodecideremo»..50

2

1 Da qui ilgiorno successivo salparono col favore del vento e proseguirono lungo illitorale per due giorni.

Navigando sotto costa[ebbero modo di vedere il promontorio di Giasonedovesi narra che sia stata ormeggiata la nave

Argononché le foci di vari fiumiprima il Termodontepoi l'Irisl'Alise quindi il Partenio; una volta superato

quest'ultimo] giunsero a Eracleacittà grecacolonia dei Megaresi nelterritorio dei Mariandini. 2Gettarono leancore

nei pressi del Chersoneso Acherusiadedove si racconta che Eracle sia scesoagli Inferi per catturare il cane Cerbero

proprio nel punto in cui ancor oggicome prova della sua discesaadditanouna voragine profonda più di due stadi. 3

Qui gli abitanti di Eraclea inviano ai Greci i doni ospitali: tremila medimnidi farina d'orzoduemila anfore di vino

venti buoi e cento pecore. Attraverso la pianura scorre un fiume di nomeLicolargo circa due pletri.

4 I soldatisi riunirono e cominciarono a discutere sul resto del viaggiose fosse megliouscire dal Ponto per

terra o per mare. Si levò in piedi l'acheo Licone e disse: «Uominimimeraviglio dei nostri strateghinon tentano

nemmeno di procurarci i viveri: i doni ospitali non basteranno all'esercitonemmeno per tre giorni. E non c'è modo di

trovare viveri durante il viaggio. 5Perciòpropongo di chiedere alla gente di Eraclea non meno di tremila ciziceni».

«Non meno di diecimila»fece eco un altro. «Dobbiamo scegliere degliemissari»proseguì Licone«e mandarli sùbito

in cittàmentre rimaniamo qui. Aspettiamo la risposta degli abitanti diEraclea e poi ci regoleremo di conseguenza». 6

Allora come emissario proposero prima di tutto Chirisofoperché lo avevanoeletto comandante in capo. Ci fu anche chi

avanzò il nome di Senofonte. Ma sia Chirisofo sia Senofonte rifiutarono condecisione: erano entrambi dell'avviso che

non si dovesse costringere una città grecae per di più alleataaconsegnare qualcosa contro la propria volontà. 7

Poiché i due si erano mostrati riluttantiinviano Licone l'acheoCallimacodi Parrasia e Agasia di Stinfalochegiunti

làesposero le decisioni dell'esercito. Licone peròalmeno a detta loroaggiunse anche delle minaccenel caso che non

li avessero accontentati. 8Allora gliabitanti di Eraclea dissero che ci avrebbero pensato. Raccolsero sùbito i benidalle

campagneallestirono un mercato entro le mura equando apparvero uominiarmati sulla cinta di muraavevano già

chiuso le porte.

9 A quelpunto i responsabili di questa situazione accusarono gli strateghi di volermandare a monte la

faccenda. Gli Arcadi e gli Achei si riunirono: li capeggiavano in particolareCallimaco di Parrasia e Licone l'acheo. 10

Secondo loro era vergognoso che sui Peloponnesiaci comandassero uno Spartanoe un Ateniese che si era unito

all'esercito senza truppe al suo séguito; a loro toccavano le faticheaglialtri i guadagnisenza contare che la salvezza

era frutto del loro sudore; tutto stava sulle spalle degli Arcadi e degliAcheiil resto dell'esercito non contava niente - e

a onor del veroArcadi e Achei rappresentavano più della metà delletruppe. 11 Perciòse avevano ancora un briciolo

di buon sensodovevano far gruppo a sé ed eleggere strateghiproseguire ilviaggio per conto proprio e cercare di trarre

qualche vantaggio. 12Le propostefurono approvate. Tutti gli Arcadi e gli Achei al séguito di Chirisofo eSenofonte

abbandonarono i loro comandanticostituirono gruppo autonomo ed elesserodieci strateghi. Votarono che costoro

avrebbero rispettato il volere della maggioranza. Il comando assoluto diChirisofo dunque si dissolse a sei o sette giorni

di distanza dalla sua elezione.

13 Senofontecomunque voleva proseguire insieme a loro: il viaggione era convintosarebbestato più sicuro

cosìche non andando ciascuno per la propria strada. Neone però lopersuase a unirsi a luiperché aveva sentito dalla

bocca di Chirisofo che Cleandrol'armosta di Bisanzioaveva assicurato cheli avrebbe raggiunti al porto di Calpe con

delle triremi. 14Così nonavrebbero dovuto dividere con nessuno le triremima solo loro e i rispettivisoldati si

sarebbero imbarcati: questo suggeriva Chirisofovuoi perché amareggiatodagli eventivuoi per il rancore maturato nei

confronti dell'esercitogli concede di agire a suo piacimento. 15Senofonte sipreparò comunque ad abbandonare

l'esercito e a levar le ancore; ma nel celebrare un sacrificio a Eracleperché gli fosse di guidaquando chiese se fosse

preferibile e più conveniente per lui seguire i soldati rimasti al suofianco oppure staccarseneil dioattraverso le

vittimegli indicò di restare unito alla spedizione. 16Cosìl'esercito si divise in tre tronconi: gli Arcadi e gli Achei con

più di quattromila uominitutti opliti; al séguito di Chirisofo circamillequattrocento opliti e più o meno settecento

peltasticioè i Traci di Clearco; agli ordini di Senofonte circamillesettecento opliti e grosso modo trecento peltasti.

L'unico ad avere un contingente di cavalleria era Senofontecon unaquarantina di unità.

17 GliArcadi riuscirono a procurarsi delle imbarcazioni dagli abitanti di Eraclea efurono i primi a sciogliere

gli ormeggiper piombare all'improvviso sui Bitini e far man bassa. Sbarcanoal porto di Calpeche è all'incirca al

centro della costa della Tracia. 18Chirisofolasciata la città di Eracleas'incamminò sùbito nell'internoma non appena

penetrò in Traciaproseguì la marcia lungo la costa: era già malato. 19Senofonteviaggiò per mare e sbarcò ai confini

tra la Tracia e la regione di Eracleaper proseguire la marcianell'entroterra.

3

1 [In chemodo dunque il comando assoluto di Chirisofo si dissolse e l'esercito greco sispezzòè detto nelle

parti sopra riportate.] 2Ecco cosa fececiascun gruppo. Gli Arcadinon appena scendono al porto di Calpedi nottesi

dirigono verso i primi villaggia circa trenta stadi dal mare. Quandospuntò la luceogni stratego condusse il proprio

loco contro un villaggio: se il villaggio pareva piuttosto grandeduestrateghi accorpavano i loro contingenti e

muovevano all'assalto. 3Stabilironoanche un colle sul quale poi avrebbero dovuto ritrovarsi tutti. Piombando sui.51

nemici all'improvvisoriuscirono a rendere schiava molta gente e a catturareparecchio bestiame. 4Ma i Tracifuggiti

andavano raccogliendosi: armati alla leggera com'eranosgusciavanoaddirittura via dalle mani degli opliti greciche

avevano armi troppo pesanti per rincorrerli. Una volta che si furonoradunatiattaccarono prima il loco di Smicreteuno

stratego arcadeche si stava ormai ritirando verso il luogo convenutoconingente bottino. 5Per un tratto iGreci

continuarono la marcia combattendoma al momento di superare un burronefuggirono di qua e di là. I nemici uccisero

lo stesso Smicrete e tutti gli altri. Di un altro locoquello di Egesandrouno dei dieci strateghinon rimasero che otto

uominitra i quali Egesandro stesso.

6 Gli altrilochi si riunironoalcuni con difficoltàaltri senza. I Tracidopo la buonasorte dei primi assalti

cominciarono a chiamarsi reciprocamente a raccolta e circondarono in forze iGreci durante la notte. Allo spuntar del

giorno avevano accerchiato il colle su cui i Greci si erano accampati.C'erano parecchi cavalieri e peltastie

continuavano a confluire nemici: si sentivano tanto sicuri da poter assalireperfino gli opliti. 7I Greci infattinon

avevano né arcieri né lanciatori di giavellotto né cavalieri; i nemiciinvece si facevano sottodi corsa o al galoppo

scagliando i loro proiettili. E a ogni assalto dei Greci ripiegavano confacilitàmentre altri dei lorosu diversi fronti

contrattaccavano. 8Perciòin uncampo c'erano molti feritinell'altro nemmeno uno. Insomma i Greci non poterono

spostarsi da lìanzialla fine i Traci riuscirono anche a tagliarli fuoridai rifornimenti d'acqua. 9Quando lasituazione

era ormai disperatacominciarono a trattare per una tregua. C'era accordo suogni puntoma non sugli ostaggiche i

Traci si rifiutarono di consegnarenonostante le richieste dei Greci: fuquesto l'ostacolo che mandò all'aria tutto. Tale

era la situazione degli Arcadi.

10 Chirisofocon una marcia tranquilla lungo la costa giunge al porto di Calpe.

Quanto al contingente di Senofonteche proseguiva il camminonell'entroterrai suoi cavalieri mandati in

avanscoperta s'imbatterono in alcuni vecchi che camminavano verso di loro.Quando furono condotti al suo cospetto

Senofonte domandò loro se avessero per caso notizie di un altro esercitogreco per la precisione. 11I vecchi

illustrarono tutto l'accadutodicendo che attualmente i Greci erano strettid'assedio su un collementre i Traciin gran

numeroli avevano circondati. Allora Senofonte diede disposizione di teneresotto stretta sorveglianza quegli uomini

che potevano servire da guide in caso di necessità. Predispose lesentinelleconvocò le truppe e tenne un discorso:

12 «Soldatimolti degli Arcadi sono caduti e i superstiti sono stretti d'assedio su uncolle. Sono convinto che

se anch'essi morirannoneppure per noi ci sarà salvezzaperché i nemicisono tanti e sicuri di sé. 13La cosamigliore

per noi è di correre in loro aiuto al più presto: se sono ancora vivicombatteremo al loro fianco e non rimarremo soliad

affrontare soli anche i pericoli. 16Da qui siamotagliati fuori da ogni ritirata. La via del ritorno verso Eracleainfattiè

lungacome pure lunga è la strada per Crisopoli. E poi il nemico ci staaddosso. Brevissimo è invece il tratto per il porto

di Calpedovesecondo i nostri calcolidovrebbe trovarsi Chirisofose siè salvato. Là però non avremo imbarcazioni

con cui partire ese rimarremo sul postoi viveri non ci basteranno neppureper un giorno. 17Se gli Arcadiora

assediati verranno distrutti e ci toccherà affrontare i rischi dellebattaglie con il solo contingente di Chirisofoper noi

sarà durissima. È più semplice salvare gli Arcadiconcentrare le nostreforze e raggiungere la salvezzatutti insieme.

Ma bisogna mettersi in marcia preparati all'idea cheadessoo si muoregloriosamente o si compie una fulgida impresa

salvando tanti Greci. 18Forse adirigere così gli eventi è la divinitàche vuole umiliare i vanagloriosiperché troppo

superbi e concedere più alti onori a noiche ci regoliamo in base al voleredivino. Suseguite i vostri capi e rimanete

ben attentiper poter eseguire ogni ordine. 14Adessoavanzeremo finché non ci sembrerà giunto il momento del

pranzo. Ma nel corso della marciaTimasione rimarrà in avanscoperta con icavalierisenza perderci di vista ed

esplorando la zona antistante l'esercito: dobbiamo evitare ogni sorpresa».

19 Dettociòprese la testa dell'esercito. 15Scelsetra igimnetii soldati più agili e li inviò sulle pendici e le

cime dei monticon l'incarico di segnalare se avessero avvistato qualcosa.Diede loro l'ordine di incendiare tutto il

materiale combustibile che avessero trovato sulla loro strada. 19I cavalierialla spicciolatama sempre entro i limiti di

sicurezzacominciarono ad appiccare il fuoco. Allo stesso modo i peltastiche procedevano di pari passo sulle alture

bruciavano tutto ciò che vedevano d'infiammabilee pure l'esercitoses'imbatteva in qualcosa che era stato tralasciato.

Pertanto tutta la regione sembrava avvampare e l'impressione era chel'esercito fosse numeroso. 20Quando venne il

momentoi Greci si mossero e posero le tende su un colle. Vedevano i fuochidei nemicida cui distavano circa

quaranta stadi. Dal canto loroaccendevano quanti più falò potevano. 21Sùbito dopoaver cenatovelocemente fu

trasmesso l'ordine di spegnere tutti i fuochi. Per la notte dislocaronosentinelle e dormirono: sul far del giorno rivolsero

una preghiera agli dèi eschierati a battagliaripresero a marciare piùin fretta che potevano. 22Timasione e icavalieri

in avanscoperta con le guidesenza neppure accorgersenesi trovarono incima al colle dove i Greci erano stati stretti

d'assedio. Qui non vedono nessun esercito né amico né nemico[e avvisanoSenofonte e le truppe]ma solo delle

vecchie e dei vecchipochi capi di bestiame e buoi abbandonati. 23Dopo il primomomento di stupore per quanto era

accadutovennero a sapere dalla gente rimasta lì che i Traci si eranoallontanati al calar della sera e poi anche i Greci

dicevanoerano andati via: doveperònon lo sapevano.

24 Saputequeste cose Senofonte e i suoidopo il rancioprepararono i bagagli e siincamminaronocon

l'intenzione di raggiungere al più presto gli altri al porto di Calpe. Mamentre erano in marciavidero le orme degli

Arcadi e degli Achei lungo la via [che portava a Calpe]. Quando siricongiunseroi due gruppi si scorsero

reciprocamente con grande gioia e si salutarono come fratelli. 25Gli Arcadichiesero ai soldati di Senofonte perché

avessero spento i fuochi: «In un primo tempo»spiegarono gli Arcadi«nonvedendo più i fuochicredevamo che

avreste attaccato i nemici nel corso della notte. La stessa convinzionedevono averla avuta i nemicicheper paura di un

attaccose ne sono andati. Sono partitiinfattisùbito dopo. 26Ma siccome nonarrivavate e il tempo passavaabbiamo.52

pensato che vi avessero messi al corrente della nostra situazione e chespaventatiaveste battuto in ritirata verso il

mare. E la cosa migliore ci era sembrata di non perdere il contatto con voi.Ecco come siamo arrivati qui».

4

1 Per quelgiorno si stabilirono lìsulla spiaggia presso il porto. La zona che prende ilnome di porto di Calpe è

nella Tracia asiaticaregione che si estende dall'imboccatura del Ponto finoad Eracleasulla destra per chi naviga verso

il Ponto. 2 Conuna triremida Bisanzio a Eraclea si impiega una giornata intera dinavigazione. In questo tratto di

costa non sorge nessuna città né alleata dei Greci né di fondazione grecama vi abitano i Traci Bitini. Si racconta che i

Bitini infliggano torture terribili ai Greci catturatiche capitano lì oper naufragio o per qualsiasi altra ragione. 3Il

porto di Calpe sorge proprio a pari distanzanavigando sia da Eraclea sia daBisanzio: un promontorio si protende nel

mareformato nella parte terminale da una scogliera a precipizioalta nonmeno di venti orgie nel punto meno elevato.

L'istmo che lo congiunge alla terraferma è largo all'incirca quattro pletri:la sua area è capace di ospitare diecimila

uomini. 4 Ilportoproprio ai piedi della scoglieraha una spiaggia che guarda versotramonto. Nella zona del

promontorioproprio a un passo dal maresgorga una fonte ricca d'acquadolce. C'è una vegetazione rigogliosa con

piante d'ogni specie esulla rivamoltissimi begli alberi che fornisconolegname per navi. 5La crestamontuosa che

collega il promontorio con l'internosi estende per circa venti stadi ed èricca di terra e senza pietre. La zona costiera

per più di venti stadiè folta di piante d'ogni genere e di alberi d'altofusto. 6 Laparte restante della regione è bella e

ampiavi sorgono molti villaggi abitati. La terra produce orzogranolegumi d'ogni sortamigliosesamo e fichi in

quantitàmolte viti che danno vino dolce e ogni altro genere di piantatranne l'olivo.

7 Eccocom'era il paese. Si attendarono dunque sulla spiaggia nei pressi del mare. Nonvollero porre il campo

nella zona in cui avrebbe potuto sorgere una cittàperché sembrava chestabilirvisi potesse corrispondere a un deliberato

pianodato che alcuni volevano fondare una colonia. 8La maggiorparte dei soldati si erano uniti con la spedizione non

per mancanza di mezzi e alla ricerca di una pagama perché avevano sentitoparlare del valore di Ciro: c'era chi aveva

portato con sé truppechi aveva speso le proprie ricchezzechi abbandonatopadre e madre o lasciato i figli per ritornare

a casa ricchisentendo che anche gli altri al séguito di Ciro se lapassavano davvero bene. Gente del genere desiderava

solo ritornare in Grecia sana e salva.

9 Il giornosuccessivo al ricongiungimento dell'esercitoSenofonte celebrò un sacrificioper sapere se uscire dal

campo: era necessaria infatti una sortita in cerca di viverima aveva anchein mente di seppellire i morti. Poiché le

vittime diedero segni favorevoliuscironoseguiti anche dagli Arcadi.Seppellirono la maggior parte dei cadaveri sul

postoproprio dove ciascuno era caduto. Erano già passati cinque giorni eormai non era più possibile sollevarli da terra.

Alcuni corpi raccolti sulla strada furono sepolti con le esequie piùsolenniper quanto lo permettessero le condizioni. A

tutti i soldati non rinvenutiinnalzarono un grande cenotafiosu cuidepositarono delle corone. 10Poi rientrarono

all'accampamento. Dopo il rancio dormirono. L'indomani vi fu l'adunata deisoldati al completo: l'iniziativa partì

soprattutto dai locaghi Agasia di StinfaloIeronimo dell'Elide e da altriArcadii più anziani. 11Presero unadecisione:

se qualcunoin futuroavesse solo accennato a dividere in due l'esercitodoveva essere condannato a morte; poi

bisognava proseguire sulla terrafermacon lo stesso assetto di marcia chel'esercito aveva in precedenza e dovevano

comandare gli stessi capi di prima. Ma Chirisofo era già mortoperchéfebbricitanteaveva bevuto un farmaco. Prese il

suo posto Neone di Asine.

12 Dopo dichesi alzò Senofonte e disse: «Soldatia quanto pare dobbiamo proseguire -è chiaro - il nostro

viaggio a piediperché ci mancano le imbarcazioni. Ma siamo costretti ametterci immediatamente in camminoperché

se rimaniamo quici mancheranno i viveri. Per parte nostra»proseguì«celebreremo i sacrifici; ma sta a voi prepararvi

allo scontroora più che maiperché i nemici hanno ripreso coraggio». 13Quindi glistrateghi sacrificaronoalla

presenza dell'indovino Aressionearcade. Silano di Ambraciainfattiavevadisertato da un pezzosalpando da Eraclea

su un battello preso a nolo. Gli strateghiche immolavano vittime per saperese gli dèi consentivano la partenza

ricevettero responso sfavorevole. Per quel giorno si fermarono. 14Ci fu gente cheebbe l'impudenza di dire che era

tutto un piano di Senofonteche voleva fondare una città nella zona e avevacorrotto l'indovinofacendogli dire che i

segni non erano favorevoli alla partenza. 15AlloraSenofonte ordinò all'araldo di annunciare che l'indomani tutti

potevanovolendopresenziare alla cerimonia ese c'erano degli indovinili sollecitava ad assistere per ispezionare le

viscere tutti insieme. E poi procedette al sacrificio: in quell'occasionemolti furono i presenti. 16Immolò vittimeper la

partenzaripetendo le operazioni per ben tre voltema il responso restòsfavorevole. Allora i soldati rimasero contrariati.

Stavano terminando le scorte di viveri che avevano al momento del loro arrivoe non c'era nessun mercato dove

trovarne altri.

17 Quindi siriunirono e Senofonte prese di nuovo la parola: «Uominiriguardo al viaggiocome vedetele

vittime non danno ancora responso favorevole. Quanto ai viveri inveceso chevi mancanoper cui mi pare che non ci

resti altra soluzione che offrire un sacrificio per saperne di più inproposito». 18 Unsoldato si levò in piedi e disse: «Ed

è naturale che i presagi siano sfavorevoli: ierida un equipaggio sbarcatoqui casualmenteho sentito dire che Cleandro

l'armosta di Bisanzioarriverà con navi e triremi». 19Allora tuttidecisero di restare. Comunque era necessario uscire

dal campo per il vettovagliamento. A tale scopo celebrarono ancora sacrificiper tre voltema il responso fu negativo.

Ben presto davanti alla tenda di Senofonte si formò un assembramento disoldatiche gli dicevano di essere senza

viveri. Senofonte ribadì che non si sarebbero mossise le vittimerisultavano sfavorevoli..53

20 L'indomanivenne ripetuto il sacrificio: quasi al completol'esercito assisteva al ritotutt'attorno alle vittime

perché era una questione che riguardava tutti quanti. Ma erano venute amancare le vittime da immolare. Gli strateghi

tuttavia non presero la decisione di uscire dal campoma convocaronol'assemblea. 21 Senofonteallora tenne un

discorso: «Forse i nemici si sono radunati e non ci resta che combattere. Selasciassimo i bagagli in un posto sicuro e ci

muovessimo preparati come a battagliaforse i responsi sarebbero propizi anoi». 22 Appenalo udironoi soldati

rumoreggiarono: non c'era nessun bisogno di portare i bagagli al sicuromasi doveva sacrificare al più presto. Pecore

non ce n'erano piùper cui comprarono buoi da tiro per immolarli. Senofontepregò Cleanore l'arcade di compiere il rito

al posto suocaso mai dipendesse dalla sua presenza. Ma neppure cosìl'esito fu positivo.

23 Neoneche era stratego al posto di Chirisofoquando vide che gli uomini eranodisperati per la carestia di

vivericercò di ingraziarseli; aveva trovato un tale di Eraclea cheasseriva di conoscere dei villaggi vicini dove

avrebbero potuto rifornirsi. Neone dunque proclamò chechi lo volesseaveva il permesso di andare in cerca di viveri

sotto la sua guida. Escono dal campo circa duemila personecon bastoniotriborse e altri recipienti. 24Quando sono

nei villaggi e si disperdono per arraffareecco che piombano su di loro icavalieri di Farnabazo per primi. Erano giunti

in appoggio ai Bitiniperché insieme a quest'ultimi volevanose possibilesbarrare ai Greci il passaggio in Frigia. I

cavalieri uccidono non meno di cinquecento uominimentre gli altri sirifugiano sul monte. 25Dopo di chequalche

fuggiasco porta la notizia all'accampamento. Senofontepoiché quel giornole vittime non avevano dato segni

favorevoliprese un bue da tiro - non c'erano altri animali da sacrificio -e lo immolò. Poi corse in aiuto insieme a tutti i

soldati chedi etànon avevano superato la trentina. 26Dopo averrecuperato i superstitirientrano al campo. Si era

ormai al calar del sole e i Grecimolto depressistavano cenandoquand'ecco cheall'improvvisoun gruppo di Bitini

balza dalla macchia e assale gli avamposti grecimassacra alcune sentinellee insegue le altre fino all'accampamento.

27 Le gridache si levarono fecero correre tutti i Greci alle armi: inseguire il nemico ospostare il campo non

sembravanodi notteoperazioni senza rischiperché la zona era coperta dauna fitta vegetazione. Trascorsero la notte

in armirafforzando la sorveglianza con adeguati posti di guardia.

5

1 Trascorserocosì la notte. Allo spuntar del giorno gli strateghi guidarono l'esercito in unposto ben munitoi

soldati li seguirono con armi e bagagli. Prima dell'ora del ranciofortificarono la zona scavando un fossato nel punto di

accessola circondarono completamente con una palizzatalasciando treporte. Da Eraclea intanto giunse un battello

carico di farinaanimali da sacrificio e vino. 2Senofonte silevò di buon'ora e sacrificò per la partenza: il responso è

favorevole fin dalla prima vittima. Quando ormai la cerimonia volge al suoterminel'indovinoAressione di Parrasia

vede un'aquila - segno propizio - ed esorta Senofonte a prendere la testadell'esercito. 3Oltrepassaronoil fossato e

deposero le armi; poi dall'araldo fecero ordinare ai soldati di riprendere learmi e di rimettersi in marciadopo il rancio:

il grosso delle truppe e gli schiavi sarebbero rimasti sul posto. 4Gli altridunque si mosserotutti meno Neone. Si pensò

infatti che fosse meglio lasciarlo a sorvegliare le truppe rimaste al campo.Eppure i suoi locaghi e i suoi soldati lo

lasciarono soloperché provavano un senso di vergogna nel non seguire lasortita degli altri: restarono sul posto gli

uomini al di sopra dei quarantacinque anni. Quindi gli uni rimaseroglialtri si incamminarono. 5Non avevanoancora

coperto quindici stadie già s'imbatterono nei cadaveri. Quelli dellaretroguardiavisti i primi morticominciarono a

seppellire tutti quanti giacevano nello spazio occupato dalla loro schiera. 6Una voltasotterrati i primiprocedettero

ancora finché la retroguardia non raggiunse altri corpi insepoltie poicon lo stesso procedimentoseppellirono tutti i

cadaveri che l'esercito trovava. Poi giunsero alla strada che proveniva daivillaggi: lì i cadaveri giacevano a mucchi. Li

raccolsero tutti e li sotterrarono in una fossa comune.

7 Si eragià oltre la metà della giornata e l'esercito continuava ad avanzare fuori daivillaggiraccogliendo

qualsiasi tipo di viveri ciascuno vedessema sempre senza uscire dai ranghi.Ma ecco cheall'improvvisoscorgono i

nemici - una massa di cavalieri e fanti schierati in formazione dacombattimento - valicare i colli di fronte e riversarsi

giù per la china: erano Spitridate e Ratine inviati da Farnabazo con uncontingente. 8 Quandoi nemici avvistarono i

Grecisi fermarono a circa quindici stadi di distanza. ImmediatamenteAressione [l'indovino dei Greci] immolò vittime

che diedero sùbito responso positivo. 9AlloraSenofonte dice: «Mi pareo strateghiche sia bene disporre in coda allo

schieramento alcuni lochi di riservacosìin caso di bisognodarannomanforte alla falange e i nemicisbandati

cozzeranno contro forze fresche e ordinate». Il parere venne condiviso datutti. 10 «Voidunque»proseguì«procedete

frontalmente contro il nemicoper non rimanere fermidato che ci hannovisti come noi abbiamo visto loro. Io vi

raggiungerò dopoquando avrò disposto i lochi della retroguardia nellaformazione da voi decisa». 11Allora gli

strateghi avanzarono con l'esercito pian pianomentre Senofonte distaccòtre lochi della retroguardiaciascuno di

duecento uomini. Collocò il primo sulla destracol compito di tener dietroal grosso alla distanza di circa un pletro. Il

comando di questo distaccamento venne affidato all'acheo Samola. Il secondoloco lo separò perché seguisse al centro

sotto la guida dell'arcade Pirria. Il terzosulla sinistrasottostava agliordini dell'ateniese Frasia.

12 Proseguironola marcia finché la testa della colonna non si trovò dinnanzi a un canaloneampio e di difficile

transito. Allora si fermarononon sapendo se lo si potesse attraversare.Trasmettono agli strateghi e ai locaghi l'ordine

di recarsi in testa. 13Senofontementre ancora si domandavameravigliatoche cosa bloccasse la marciaricevette

sùbito l'avviso di raggiungere la testa e partì a briglia sciolta. Unavolta riunitisiprende la parola Sofenetoil più.54

anziano degli strateghisostenendo chefosse o non fosse il canalonetransitabilenon se ne parlava nemmeno di

oltrepassarlo.

14 Senofontegli tolse prontamente la parola e replicò: «Sapete beneo uominiche di miavolontà non vi ho

mai cacciato nei guai. So infatti che chiedete non tanto una gloria cheaumenti il vostro valorequanto la salvezza. 15

Ora le cose stanno in questi termini: non possiamo allontanarci senza colpoferire. Se non saremo noi a puntare contro i

nemicisaranno loro a seguirci e a piombarci addossonon appena cimetteremo in marcia. 16Pensateci bene:è meglio

muovere all'assalto con gli scudi protesi in avanti oppure gettarceli dietrola schiena e vedere i nemici piombarci alle

spalle? 17 Sapetecertamente che la ritirata davanti al nemico è un gesto vile e cheinvecel'inseguimento rende

coraggiosi anche i più codardi. Per quanto riguarda mepreferirei trovarmiad attaccare con metà dell'esercito piuttosto

che ritirarmi con il doppio. E nemmeno voine sono certovi aspettate chequesta gente quidi fronte a un nostro

assaltoci affronti a piè fermo. Ma se ci ritiriamotroveranno il coraggiodi inseguirciognuno di noi lo sa bene. 18

Superare un canalone così impervio e lasciarlo alle nostre spallenell'imminenza dello scontrovi pare un vantaggio da

lasciarsi scappare? Vorrei che al nemico tutte le strade sembrassero comodetanto comode da indurli alla ritirata. La

natura di questa zona deve insegnarci che non c'è salvezzase non per ivincitori. 19 Comepotremmo attraversare la

pianurase non batteremo i cavalieri? Come oltrepassare di nuovo le montagnegià valicatese ci inseguirà una massa

così grande di truppe leggere? Personalmente mi pare strano che qualcunoconsideri questo vallone più spaventoso

rispetto a tutti gli altri ostacoli da noi superati. 20E facciamoconto di arrivare sani e salvi al mare: ci troveremo

davanti il Pontoaltro che canalone! Là non avremo navi per andarcene nécibo con cui sfamarcise rimarremo sul

posto. Quanto prima arriveremo làtanto prima dovremo uscire di nuovo incerca di viveri. 21È megliocombattere

oggi che ci siamo rifocillati piuttosto che domani a stomaco vuoto. Soldatii responsi delle vittime sacrificali sono

propizigli uccelli di buon auspiciole viscere sono favorevolissime:marciamo contro il nemico. Non dobbiamoora

che ci hanno vistilasciarli mangiare comodamente né piantare le tende doveloro pare e piace».

22 Allora ilocaghi lo pregarono di porsi alla loro testa e nessuno ebbe di che obiettare.Senofonte si mise alla

guidatrasmettendo l'ordine che ciascuno superasse il vallone nel punto incui si trovava. Pensava che cosìcon

l'esercito compattoil passaggio del canalone sarebbe stato più rapido chese lo avessero attraversato in filasul ponte

sovrastante. 23Una voltasull'altro versantemuovendosi lungo la linea dello schieramentoSenofonteparlò ai soldati:

«Uominirichiamate alla mente quante battagliegrazie agli dèiavetevinto andando avanti uniti e quante sofferenze

hanno patito coloro che hanno voltato le spalle ai nemici. Tenete anchepresente che siamo a un passo dalla Grecia. 24

Suseguite Eracle come guida e incitatevi l'un l'altrochiamandovi pernome. È senz'altro bello narrare un nobile gesto

di valore compiuto oggi e lasciare un ricordo agli uomini di cui vogliamo lastima».

25 Cosìparlavasfilando a cavallo davanti alle truppe. Nello stesso tempo continuava acondurre la falange

che marciava contro il nemico protetta sui fianchi dai peltasti. Vennediramato l'ordine di tenere le lance sulla spalla

destra finché la tromba non avesse dato il segnale: poi dovevano spianarle eprocedere al passosenza che nessuno si

lanciasse all'inseguimento di corsa. A questo punto si diffuse di bocca inbocca la parola d'ordine: Zeus salvatore ed

Eracle guida. I nemici non si mosseroconvinti che la loro posizione fossefavorevole. 26 Quandofurono più vicinii

peltasti greci lanciarono il grido di battaglia e si misero a correre controil nemico prima di riceverne l'ordine. I nemici

partirono al contrattacco con i cavalieri e la schiera dei Bitini: i peltastivennero respinti. 27Ma quando eraormai

vicina la falange degli oplitiche procedeva speditatutto si susseguì inpochi attimi: la tromba suonòi soldati

intonarono il peanalevarono l'urlo di guerrapuntarono le armi. Allora inemici non ressero all'assalto e fuggirono. 28

Timasione li inseguì insieme ai cavalieri: erano pochisìma massacraronoil nemico a più non posso. L'ala sinistra

avversariache era schierata di fronte ai cavalieri grecisi sfaldòsùbitomentre la destranon incalzata con vigoresi

attestò su un colle. 29Quando i Grecili videro fermarsivalutarono che un attacco fosse cosa di tutta facilità eche non

potesse più comportare rischi. Intonarono il peana e sùbito li incalzarono:il nemico non ebbe la forza di resistere.

Allora i peltasti protrassero l'inseguimento finché l'ala destra avversarianon si scompaginò. Poche però furono le

vittime: la cavalleria nemicamolto numerosaincusse timore agliinseguitori. 30 IGreci poi videro che la cavalleria di

Farnabazo era ancora a ranghi compattiche i cavalieri bitini si andavanoriorganizzando attorno a questa e che dall'alto

di un colle osservavano l'evolversi della situazione. Alloraper quantostrematidecisero di lanciarsi anche contro

queste truppeper non dar loro il tempo di riprender fiato e coraggio. 31Formate lelineedunqueavanzano. Allora i

cavalieri avversari fuggono giù per il pendioné più né meno come sefossero inseguiti da altri cavalieri. Alle loro spalle

li attendeva un avvallamento: i Greci non lo sapevanoma comunquedesistettero dall'inseguimento perché si era fatto

tardi. 32 Ritornatial punto in cui aveva avuto inizio la battagliainnalzarono un trofeo ealcalar del soleripresero la

via del ritorno verso il mare: c'erano circa sessanta stadi finoall'accampamento.

6

1 Daquell'istante i nemici si preoccuparono delle loro cose e condussero il piùlontano possibile i familiari e i

beni. I Greci si fermarono ad aspettare l'arrivo di Cleandro con triremi enavi da carico. Nel frattempouscivano dal

campo ogni giorno con bestie da soma e schiaviportando indietro frumento eorzo senza correre rischinonché vino

legumimigliofichi. La regione dava ogni sorta di prodottitrannel'olivo. 2 Ognivolta che l'esercito rimaneva al

campo per riprendere fiatoai singoli era concesso di uscire per razzieeciascuno teneva per sé il bottino; ma si stabilì

chequando si muoveva invece l'esercito al completoogni preda appartenesseal bottino comuneanche se catturata per.55

conto proprio da chi si era staccato dal grosso. 3Ormai c'èabbondanza di ogni cosa. Da città greche d'ogni parte

venivano a commerciare e anche chi si trovava a navigare lungo la costa eraben lieto di sbarcare a terrasentendo che

veniva fondata una città e che c'era un porto. 4Anche i nemiciche abitavano nelle vicinanze mandavano ormai

emissari a Senofonteperché girava voce che volesse costruire una nuovacittà nella zonae gli chiedevano che cosa

dovessero fare per garantirsi la loro alleanza. E lui li presentava aisoldati.

5 Frattantogiunge Cleandro con due triremima senza navi da carico. Il caso volle che almomento del suo

arrivo l'esercito fosse uscito dal campo e che alcunispintisi sullamontagna a depredareavessero catturato parecchie

pecore. Costoronel timore che il bottino venisse loro sottrattosirivolgono a Dessippoquello che era fuggito da

Trapezunte con la penteconterepregandolo di mettere al sicuro le pecore:una parte sarebbe spettata a luil'altra

l'avrebbe restituita. 6SùbitoDessippo scaccia i soldati che lo avevano attorniato e sostenevano che le pecoreerano

bottino comune. Poi si reca da Cleandro e gli comunica che stavano cercandodi depredarlo. Cleandro gli ordina di

portargli il colpevole. 7Allora Dessippoprende il primo che gli capita e lo trascina davanti a Cleandro. Ma proprio in

quel momento sopraggiunge Agasia e libera il malcapitatoche apparteneva alsuo loco. Gli altri soldati presenti

cominciano a bersagliare di pietre Dessippourlando che è un traditore.Molti dei marinai delle triremiimpauriti

ripararono verso il mare e anche Cleandro fuggì. 8Senofonte e glialtri strateghi cercarono di calmare le acque e di dire

a Cleandro che era una cosa da nullama che la colpa dell'accaduto dipendevasolo da una decisione dell'esercito. 9Ma

Cleandrovuoi perché sobillato da Dessippovuoi per la rabbia conseguenteallo spaventodisse che avrebbe levato le

ancore e promulgato a tutte le città l'ordine di non accoglierliin quantonemici. Ed era il tempo in cui gli Spartani

comandavano su tutti i Greci. 10A quel punto lecose sembravano mettersi male per l'esercitoperciò cominciarono a

scongiurarlo. Ma Cleandro disse che non c'era altra soluzionea meno che nongli consegnassero l'uomo che aveva dato

il via alla sassaiola e l'altro che lo aveva poi strappato a Dessippo. 11Insommaquest'ultimorichiesto da Cleandro

altri non era che Agasiada sempre amico di Senofonte: ecco il motivo percui Dessippo lo calunniava.

Allorain quella situazione d'incertezzai capi radunarono l'esercito.C'era chi non dava gran peso a Cleandro

ma non Senofontesecondo cui la cosa non era di poco conto. 12Si alzò inpiedi e disse: «Soldatimi pare che la

situazione non sia affatto semplicese Cleandrocome dicese ne vamantenendo nei nostri confronti una tale

disposizione d'animo. Nelle nostre vicinanze sorgono città grechee a capodella Grecia ci sono gli Spartani. Sono

capacianzi ciascuno di loro è capace di ottenerein ogni cittàciò chegli pare e piace. 13Se Cleandro perprima cosa

ci farà sbarrare le porte di Bisanzio e se poi darà ordine ai governatoridelle varie città di non accoglierci entro le mura

perché disobbediamo agli Spartani e siamo dei senza legge eancorase levoci che circolano sul nostro conto

arriveranno al navarco Anassibioper noi sarà duro tanto restarequantoandarcene: in questo momento per terra e per

mare comandano gli Spartani. 14A causa di unoo due non dobbiamo vederci sbattere in faccia le porte della Grecia.

Suobbediamo ai loro ordini. Del resto anche le città in cui siamo natisottostanno agli Spartani. 15Tra l'altro ègiunto

alle mie orecchie che Dessippo insiste con Cleandro che Agasia non avrebbeagito cosìse non glielo avessi suggerito

io. Perciò scagiono da ogni colpa voi e Agasiase Agasia stesso ammette cheil responsabile dell'accaduto sono io. E se

risulterà che sempre io ho dato vita alla sassaiola o a qualsiasi altro attodi violenzami dichiaro pronto a giudicarmi

degno della pena capitale e a renderne ragione. 16Affermo peròchese anche qualcun altro è accusatodeve

consegnarsi a Cleandro in vista del giudizio: così potrete rimaner liberi daogni imputazione. Per come stanno adesso le

cosesarebbe davvero amaro sementre ci aspettiamo di ottenere in Greciaelogi e onorici trovassimo al contrario su

un piano di inferiorità rispetto agli altrivedendoci addirittura scacciatidalle città elleniche».

17 Dopo dichesi alzò Agasia e disse: «Uominivi giuro sugli dèi e le dee cheSenofonte non mi ha istigato a

sottrarre quell'uomocome pure nessuno di voi. Avevo visto un mio valorososoldato trascinato via da Dessippoun

traditorelo conoscete bene. Mi è sembrato un fatto inauditoe gliel'hostrappato dalle manilo ammetto. 18Ma non

consegnatemi voi: sarò io stessocome suggerisce Senofontea sottopormispontaneamente al giudizio di Cleandro e ad

accettare ogni sua decisione. Per un motivo del genere non dovete certoscendere in guerra con gli Spartanima

piuttosto trarvi in salvo in tutta sicurezza dove ciascuno di voi preferisce.Vi chiedo solo di scegliere alcuni dei vostri e

di inviarli con me da Cleandro: nel caso chenel mio discorsotrascurassiqualche dettagliosaranno loro a dire o a fare

quanto possono in mio aiuto».

19 Alloral'esercito gli concesse di scegliere personalmente chi volesse. Scelse glistrateghi. Dopo di chesi

recarono da Cleandro Agasiagli strateghi e il soldato che Agasia avevasottratto a Dessippo. 20Presero laparola gli

strateghi: «Sono le truppe a inviarci a teCleandropregandoti digiudicarle e di far di loro ciò che vuoise accusi tutti.

Nel caso che le imputazioni ricadano invece su un soldato solo o due o piùritengono giusto rimetterli al tuo giudizio.

Se accusi uno di noieccoci qui. Se invece incolpi qualcun altroindicalo.Di tutti quelli che ci obbediscononessuno si

tirerà indietro». 21Dopo si feceavanti Agasia: «Sono stato ioo Cleandroa sottrarre quest'uomo dalle mani di

Dessippo che lo stava trascinando a tesono stato io a istigare gli altri amalmenarlo. 22 Conoscoquest'uomoun

soldato valoroso. Di Dessippo invece so che era stato scelto dall'esercitoper comandare una pentecontere concessaci dai

Trapezuntini per raccogliere altre navi e raggiungere la salvezza; ma[Dessippo] se n'è andatoha tradito proprio i

compagni con i quali si era salvato. 23Insommaabbiamo derubato di una pentecontere i Trapezuntini ea causa sua

siamo passati per slealianzise era per luieravamo già tutti morti.Aveva sentito infatti - come pure l'avevamo sentito

noi - chemarciando via terraera impossibile superare i fiumi che cistavano davanti e arrivare sani e salvi in Grecia.

Ecco perchédi fronte a un codardo del genereho liberato il mio soldato. 24Se l'avessiarrestato tu o qualcuno dei

tuoie non un disertoresta' sicuro che non mi sarei comportato così.Tieni perciò presente chese ora mi mandi a

morteuccidi un uomo perbene per colpa di un vigliaccodi un infame»..56

25 Dopo averascoltato le sue paroleCleandro rispose che non lodava certo Dessipposeaveva agito così.

«Non per questo»soggiunse«neppure se Dessippo fosse l'essere piùspregevole della terrabisognava far ricorso alla

forza e maltrattarlo: solo dopo un processo doveva pagare la penacomeadesso ammettete anche voi. 26Ora andate

ma lasciate qui Agasia. Quando ve lo ordineròassisterete al processo. Nongetto la colpa né sull'esercito né su nessun

altrodal momento che quest'uomo confessa di aver sottratto all'arresto ilsoldato». 27 Aquel punto prese la parola il

soldato strappato dalle mani di Dessippo: «Cleandrotu puoi credere che iosia stato arrestato per colpe da me

commessema non ho colpito nessuno né scagliato sassi; mi sono limitato adire che le pecore appartenevano al bottino

comune. Era in vigoreinfattiuna delibera dell'esercito per cuiogni qualvolta l'esercito fosse uscito al completoerano

considerate bottino comune anche le prede raccolte individualmente. 28Ho solo dettoquestoe sùbito Dessippo mi ha

preso e trascinato a giudizioperché nessuno fiatasse e luicontrol'ordinanza dell'esercitopotesse tenersi la sua parte

restituendo il resto del bottino a chi l'aveva catturato». Allora Cleandrodisse: «Siccome sei colpevole anche turimani

quiprenderemo una decisione anche sul tuo conto».

29 Dopo dicheCleandro e i suoi pranzarono. Senofonte radunò l'esercito e consigliò diinviare a Cleandro una

delegazione per intercedere a favore dei due trattenuti. 30Decisero dimandare strateghi e locaghie inoltre Dracontio

lo Spartiate e alcuni altri che sembravano indicati per chiedere a Cleandroin ogni maniera di liberare i due uomini. 31

Una volta lìSenofonte dice: «Hai in tuo potereCleandroi nostri duesoldati. L'esercito si piega al tuo volereper

quanto riguarda sia i due accusati sia tutti quanti loro. Adesso però tipreganoti supplicano di restituire i due e di non

metterli a morte: in passato hanno sofferto molto per l'esercito. 32Nel casoottenessero da te questo beneficioin

cambio ti promettono chese vorrai metterti alla loro testa e se gli dèisaranno benignisapranno dimostrarti che sono

disciplinatiche sanno obbedire al capo egrazie agli dèinon hanno pauradi fronte al nemico. 33Ti preganoancora di

un favore: quando li raggiungerai e prenderai il comandometti alla provaDessippo e tutti gli altrisoppesa la natura di

ciascuno e poi da' a ognuno ciò che merita». 34Alloradopoaver ascoltatoCleandro disse: «Per i Dioscuriè presto

detto. Vi restituisco i due soldati e sarò con voi. E se gli dèi loconcederannovi riporterò in Grecia. I vostri discorsi non

corrispondono affatto alle voci che mi erano giunte sul conto di alcuni divoie cioè che volevate staccarvi dagli

Spartani».

35 Allora ladelegazioneprofondendosi in lodi con Cleandrose ne andò insieme ai due.Cleandro celebrò un

sacrificio per il viaggio e si intrattenne amichevolmente con Senofontetanto che tra loro si instaurarono stabili legami

d'ospitalità. Quando Cleandro vide i soldati eseguire gli ordini con sensodel dovereancor più vivamente desiderò di

prenderne il comando. 36Ma poiper tregiorni consecutivile vittime sacrificali non diedero responsi favorevoliper

cui convocò gli strateghi e disse: «Le vittime mi prescrivono di nonguidare il vostro esercito. Non per questo dovete

scoraggiarvi. Sta a voia quanto parericondurre in patria i soldati.Quando arriveretesaremo là ad accogliervicon

tutti gli onori possibili».

37 A quelpunto i soldati decisero di donare a Cleandro le pecore del bottino comune. Leaccettòma poi le

restituì. Quindi sciolse gli ormeggi. I soldatidopo aver venduto il granoraccolto e gli altri prodotti razziatisi misero in

marcia attraverso le terre dei Bitini. 38Poiché durantela loro marcia in linea retta non trovarono nulla da depredare

per non arrivare a mani vuote in terra amica decisero di tornare indietro edi proseguire il cammino per un giorno e una

notte. Così catturarono molti schiavi e parecchio bestiame. Nel sesto giornodi marcia giunsero a Crisopoli di

Calcedoniadove rimasero sette giorni per vendere il bottino.

LIBRO VII

1

1 [Levicende dei Greci durante la spedizione di Ciro fino alla battagliagliavvenimenti che seguirono alla sua

morte nel corso del viaggio fino al Pontoi fatti concernenti l'uscita deiGreci dall'imboccatura del Pontovia terra e via

marefino al loro arrivo a Crisopoli in Asiaè tutto esposto nellanarrazione precedente.]

2 A quelpunto Farnabazoper timore che l'esercito greco attacchi il suo paesemanda unemissario al navarco

Anassibio - che si trovava in Bisanzio - e lo prega di trasportare le truppesulla sponda oppostavia dall'Asia

promettendogli che avrebbe soddisfatto ogni sua richiesta. 3Anassibioallora convocò a Bisanzio gli strateghi e i

locaghi e si assunse l'impegno di corrispondere una paga ai soldatiseavessero passato lo stretto. 4Tutti gli altri

strateghi dissero che avrebbero riferito la decisione dopo averne discusso inassembleama Senofonte lo avvertì che di lì

a poco avrebbe lasciato l'esercito e che voleva salpare. Anassibio lo invitòa rimaner con le truppe durante il passaggio

dello stretto e a partire solo a operazione ultimata. Senofonte acconsentì.

5 Seute iltraceinvia Medosadeper pregare Senofonte di dare tutto il suo appoggio altrasbordo dell'esercito: in

caso di collaborazionenon avrebbe avuto di che pentirsene. 6Senofonterispose: «L'esercito attraverserà lo stretto in

ogni caso. Per raggiungere il suo scopoSeute non deve pagare né me néaltri; quando l'esercito sarà sulla riva opposta

me ne andrò per conto mioper cui si rivolga purenei termini che glipaiono sicuria chi rimarrà e avrà i requisiti per

trattare».

7 Dopotutti i soldati si trasferiscono a Bisanzio. Ma Anassibio non versò la pagapromessa; tramite l'araldo

intimò ai soldati di prendere armi e bagagli e di uscire dalla cittàperfarne la conta eal tempo stessoliberarsene..57

Allora i soldatirisentiti perché non avevano il denaro per rifornirsi diviveri in vista del viaggiose la presero comoda

coi preparativi. 8Senofontecheaveva stretto legami d'ospitalità con l'armosta Cleandrosi recò da lui asalutarlo

perché era ormai sul piede di partenza. Ma Cleandro gli disse: «Non farloaltrimenti ti metteranno sotto accusatanto

più che già adesso c'è gente che t'incolpa perché l'esercito non siaffretta a partire». 9E Senofonte:«Non sono certo io

il colpevole; sono i soldati che hanno bisogno di rifornimenti e perciò nonse la sentono di rimettersi in marcia». 10

«Comunque»ribatté l'altro«ti consiglio di uscire dalla città come seti preparassi a compiere il viaggio insieme agli

altri. Una volta che l'esercito sarà fuori Bisanzioallora va' pure perconto tuo». «Raggiungiamo Anassibio»disse

Senofonte«e mettiamo a punto la faccenda». Cosìsi recarono daAnassibio e lo misero al corrente.

11 Anassibioesortò Senofonte a seguire il consiglio di Cleandro e disse che i soldatidovevano preparare i

bagagli e uscire dalla città al più presto. Eaggiunsechi non sipresenterà alla rassegna e alla contadovrà prendersela

con se stesso.

12 Allorauscirono per primi gli strateghi e poi gli altri. Tranne pochi casierano tuttiquanti fuori delle mura.

Eteonicoera piazzato sulle porteper chiudere i battenti e sprangarlenonappena l'ultimo avesse messo piede fuori. 13

Anassibio convocò gli strateghi e i locaghi e disse: «Rifornitevi pure neivillaggi traci: c'è orzograno e viveri d'altro

genere in quantità. Prendete il necessario e poi dirigetevi verso ilChersonesodove Cinisco vi distribuirà il soldo». 14

Alcuni soldati che avevano udito le parole di Anassibio - o forse anchequalche locago -le riportarono all'esercito.

Intanto gli strateghi cercavano di prendere informazioni su Seutese fossenemico o amico e se dovessero valicare il

Monte Sacrooppure aggirarlo passando nel cuore della Tracia.

15 Mentreancora se ne discutei soldati afferrano le armi e corrono alle porteintenzionati a rientrare nella

cinta muraria. Eteonico e i suoicome vedono gli opliti precipitarsi versola cittàchiudono le porte e le sbarrano. 16I

soldati prendono a battere sulle porte e a gridare che era un'ingiustiziagravissimali si lasciava in balìa del nemico:

dicevano che avrebbero abbattuto le portese non le aprivano spontaneamente.17 Alcunicorrono verso il mare e lungo

il molo delle mura dilagano in città; altri soldatiche si trovavano ancoraall'internonon appena vedono il parapiglia

presso le portespezzano le spranghe con le loro asce e spalancano ibattenti: tutti si riversano dentro.

18 Senofontequando vede cosa sta accadendonel timore che la truppa si dia al saccheggio eche si

verifichino guai irreparabili per la cittàper lui stesso e per l'esercitodi corsa si precipita all'interno delle mura

mischiandosi alla massa dei soldati. 19I Bizantininon appena vedono l'esercito fare irruzionefuggono via dal

mercatogli uni verso le navigli altri verso casamentre tutti quelli cheerano in casa si proiettano fuori; altri ancora

calano in mare le triremiper cercare scampo a bordo; tutti erano convintiche fosse giunta l'ultima oracome se la città

fosse caduta in mano nemica. Eteonico fugge sull'acropoli. 20Anassibioinvece scende al mare di corsa esu una barca

da pescasi dirige dalla parte opposta della cittàfin sotto l'acropolimandando sùbito a chiamare la guarnigione di

Calcedoneperché le truppe dell'acropoli non sembravano in grado di frenarequegli uomini.

21 Isoldaticome scorgono Senofontesi precipitano da lui e gli dicono: «Adessoti si presenta l'occasione

Senofontedi dimostrare il tuo valore. Hai in pugno una cittàhai triremihai mezzihai tanti uomini a disposizione.

Orase fossi dispostopotresti essere utile a noi e noi potremmo renderepotente te». 22Senofontenell'intento di

frenarlirispose: «Ben dettolo farò. Ma se è questo che voleteposatea terra le armi e formate i ranghisùbito».

Trasmette l'ordine personalmente e comanda agli altri di diramarlo e dideporre le armi. 23I soldati sischierarono

autonomamente: gli oplitiin un attimosi allinearono su file di ottomentre i peltastidi corsaerano già andati in

posizione sulle due ali. 24Il luogodettoil Tracioè adattissimo allo spiegamento dell'esercitoprivo com'è di case e

pianeggiante. Quand'ebbero deposto le armi e si furono calmatiSenofonte sirivolse alla truppa con le seguenti parole:

25 «Non mimeravigliovalorosi soldatiche siate incolleriti e pensiate di essere statiraggiratidi aver patito un

sopruso gravissimo. Ma considerate quali saranno le conseguenzeseindulgeremo alla nostra ira ecome vendetta per

l'inganno subìtoce la prenderemo con gli Spartani presenti mettendo asacco la cittàche non ha nessuna colpa. 26

Saremo additati come nemici degli Spartani e dei loro alleati. E c'è modo dicongetturare quale guerra ne scaturirebbe:

basta riflettere sul recente passato e richiamarlo alla mente. 27Noi Ateniesisiamo scesi in guerra con gli Spartani e i

loro alleati: avevamo non meno di trecento triremiparte in marepartenegli arsenalicon grandi risorse economiche in

città e con un'entrata annua non inferiore ai mille talentiche provenivanodai tributi interni ed esterni; poieravamo

signori di tutte quante le isole e controllavamo parecchie città in Asia ein Europa e molte altre ancoracome la stessa

Bisanziodove ora siamo. Ebbenepur disponendo di tante risorsesiamostati sconfitti come voi tutti sapete. 28

Dunquepensiamo a cosa dovremo patire adesso che gli Spartanioltre aconservare i vecchi alleatihanno pure

l'appoggio degli Ateniesi e di tutti i loro alleati di un tempo. E nondimentichiamopoil'ostilità di Tissaferne e di tutti i

popoli barbari della costa e quel nostro acerrimo nemicoil re dell'internocontro cui abbiamo marciato per spodestarlo

e ucciderlose riuscivamo. Contro tutti questi nemici insiemechi è cosìinsensato da credere in una nostra vittoria? 29

Per gli dèinon facciamo pazzieevitiamo una morte turpedopo esserediventati nemici della patriadei nostri amici e

familiari. Vivono tutti in città che saranno pronte a organizzare unaspedizione contro di noie a ragionese è vero che

non abbiamo voluto prender possesso di nessuna città barbarapur avendonealla nostra mercémentre mettiamo a ferro

e fuoco la prima città greca in cui capitiamo. 30Per conto miomi auguro di sprofondare diecimila orgie sotto terra

prima di vedervi compiere atti del genere. Siete Greci! Perciò vi consigliodi obbedire a chi comanda sui Greci e di

cercare così di ottenere giustizia. E se anche non vi riuscissealloranonostante il torto subìtodovete tentare almeno di

non essere privati della Grecia. 31Al momentoattuale il mio parere è di avvertire Anassibio che siamo penetrati in

città non per commettere atti di violenzamase possibileper vederciaccordato qualche privilegio oppurein caso.58

contrarioalmeno per dimostrare che siamo noi a lasciare la cittàper ilnostro senso di disciplinae non perché

ingannati».

32 La suaproposta fu approvata. Mandano Ieronimo dell'Elidel'arcade Euriloco e l'acheoFilesio per

informare Anassibio della decisione. I tre partirono per l'ambasceria.

33 Mentre isoldati sono ancora seduti in assembleasi fa avanti il tebano Ceratadechevagava di città in città

non perché l'avessero bandito dalla Greciama perché voleva offrirsi comestrategose mai qualche città o popolazione

avesse avuto bisogno di un comandante. Si presentò allora e si disse prontoa guidarli al cosiddetto Delta della Tracia

dove avrebbero potuto trovare beni d'ogni sorta; finché non fosseroarrivatigarantiva cibi e bevande a non finire. 34

Mentre i soldati ascoltano le parole di Ceratadevengono a conoscenza anchedella risposta di Anassibio: aveva detto

che non si sarebbero pentiti di obbedire; avrebbe informato i magistrati inpatria e si sarebbe impegnato a prendere

provvedimenti in loro favorenei limiti delle sue possibilità. 35A quel puntoisoldati accettano Ceratade come

stratego ed escono dalla cinta di Bisanzio. Ceratade si accorda con loro perraggiungere l'esercito il giorno successivo

portando con sé animali da sacrificioun indovinocibo e bevande per latruppa. 36 Nonappena furono fuori città

Anassibio chiuse le porte e promulgò un bando: chi dei soldati fosse statosorpreso entro le murasarebbe stato venduto

come schiavo. 37Il giornoseguenteCeratade giunse con gli animali per il sacrificio e l'indovino. Loseguivano venti

persone che trasportavano farinaaltri venti con vinotre con oliveunocon una cesta di aglio così carica che più non si

poteva e un altro con delle cipolle. Ceratadedopo aver deposto tutto aterra per la distribuzioneprocedette al sacrificio.

38 Senofonteintanto aveva convocato Cleandro e lo pregava di adoperarsi per fargli avere ilpermesso di

entrare in città e di salpare da Bisanzio. 39Cleandroalsuo ritornodisse: «Che fatica riuscire a ottenere il permesso!

Ma ce l'ho fatta. Anassibio sostiene che non è prudente che tu metta piedein città mentre i soldati sono nei pressi delle

mura. I Bizantini sono in fermento e ci sono ostilità tra le varie fazioni.Comunqueti concede di entrarea patto che ti

imbarchi con lui». 40Senofontedopoaver salutato i soldatientra in città con Cleandro.

Ceratade il primo giorno non ebbe responso favorevole dalle vittime e nondistribuì nulla ai soldati. Il giorno

dopole vittime erano pronte accanto all'altare e Ceratade aveva il capoincoronato per celebrare il sacrificio

quand'ecco sopraggiungere Timasione di DardanoNeone di Asine e Cleanore diOrcomeno: gli dissero di non fare

sacrificiperché non avrebbe avuto il comando dell'esercitose prima nonavesse fornito i viveri. Ceratade allora ordinò

di procedere alla distribuzione. 41Ma ci volevaben altro perché fosse assicurata una razione a testaanche solo per

quel giorno. Allora riprese le sue vittime e se ne andòrinunciando alcomando.

2

1 Neone diAsineFrinisco l'acheoFilesio l'acheoSanticle l'acheo e Timasione diDardano rimasero alla testa

dell'esercito espintisi fino ai villaggi traci nei dintorni di Bisanzioposero lì il campo. 2Tra glistrateghi si verificò un

contrasto: Cleanore e Frinisco volevano condurre le truppe da Seuteche liaveva corrotti donando all'uno un cavallo

all'altro una donna. Neone insisteva per passare nel Chersonesoconvinto cheil comando assoluto sarebbe toccato a lui

se l'esercito si fosse trovato sotto l'autorità spartana. Timasione invecedesiderava ricondurre le truppe sull'altra sponda

del canalein Asiasicuro di poter così tornare a casa. E anche i soldatiavevano lo stesso desiderio. 3Col passare del

tempomolti soldati o salparono alla bell'e megliovendute le loro armi neivillaggioppureregalandole [le armi nei

villaggi]si mescolarono agli abitanti delle città. 4Anassibio sirallegròquando venne a sapere che l'esercito andava in

pezzi: con una situazione del genere credeva di poter compiacere moltissimoFarnabazo.

5 Levate leancore da BisanzioAnassibio a Cizicoincontra Aristarcoil successore diCleandro come armosta

di Bisanzio. Gira voce chedi lì a poconell'Ellesponto sarebbe giuntoPolodestinato a rilevare Anassibio nella carica

di navarco. 6AlloraAnassibio dà compito ad Aristarco di vendere come schiavi tutti i soldatidell'armata di Ciro che

avesse sorpreso ancora entro le mura di Bisanzio. Cleandro invece non avevavenduto nessunoanzi aveva prestato

soccorso agli ammalatiprovandone compassione e costringendo gli abitanti adar loro ricovero nelle case. Aristarco

non appena mise piede in cittàprocedette alla vendita di non meno diquattrocento soldati. 7Anassibiocheintanto era

sbarcato a Pariomanda un messaggio a Farnabazo secondo gli accordi.Farnabazo perònon appena apprese che

Aristarcoil nuovo armostaera giunto a Bisanzio e che Anassibio era statodestituito dalla carica di navarcomise da

parte quest'ultimo e si rivolse ad Aristarco per definire l'intesa giàtracciata con Anassibio riguardo all'esercito di Ciro.

8 Anassibioallora convoca Senofonte e lo invita a salparein ogni modo e manieraperraggiungere quanto

prima l'esercito: doveva riunirloradunando il maggior numero possibile diuomini che si erano disseminati qua e là

condurlo a Perinto e trasbordarlo in Asiaal più presto. Gli affida unatriacontere e una lettera; lo fa accompagnare da

un messo per intimare ai Perinti di fornire a Senofonte la scorta di unosquadrone di cavalleria fino alle sue truppecon

la massima celerità. 9Senofonteattraversa lo stretto e raggiunge l'esercito. I soldati lo accolsero con gioia esùbito si

dichiararono felici di lasciare la Tracia per l'Asia.

10 Quandoseppe dell'arrivo di SenofonteSeute gli inviò per la seconda volta Medosadevia mare

chiedendogli di raggiungerlo con l'esercito: gli prometteva mari e montipurdi convincerlo. Ma Senofonte rispose che

niente di tutto ciò era possibile. Medosadedi fronte a tale rispostasene andò. 11 Quandoi Greci furono a Perinto

Neone si separò e si accampò per conto propriocon ottocento uomini. Tuttoil resto dell'esercito rimase riunito sotto le

mura di Perinto..59

12 DopoSenofonte cercò qualche nave per salpare in fretta. Nel frattempocon duetriremigiunge da

Bisanzio l'armosta Aristarco esu pressione di Farnabazoproibisce aiproprietari di navi di trasportare le truppe

sull'altra sponda; poiraggiunto l'esercitoingiunge ai soldati di nonpassare in Asia. 13Senofonteprotestò: «È un

ordine di Anassibiomi ha mandato qui appositamente». Aristarco replicò:«PrimoAnassibio non è più navarco;

secondosono io l'armosta. E se sorprenderò qualcuno di voi in marelocolerò a picco». Quindi rientra in città. Il

giorno dopoconvoca gli strateghi e i locaghi dell'esercito. 14Quando sonoormai nelle vicinanze della cintaqualcuno

avverte Senofonte: se avesse messo piede in cittàl'avrebbero arrestatoper poi condannarlo a morte sul posto oppure

consegnarlo nelle mani di Farnabazo. Allora Senofonte manda gli altri inavanticon la scusa di voler celebrare un

sacrificio. 15Tornatoindietroimmola vittime per sapere se gli dèi lo assistevano nel suo tentativodi condurre

l'esercito da Seute. Era consapevole delle difficoltà della traversataperché chi gliela voleva impedire disponeva di

triremi; del restonon intendeva andare a chiudersi nel Chersonesodovel'esercito si sarebbe trovato a corto di tutto e

avrebbe dovuto sottostareper forza di coseall'armosta della regione; letruppe inoltre non avrebbero avuto neppure la

possibilità di rifornire l'esercito di vettovaglie.

16 Talipensieri rimuginava Senofonte. Intanto gli strateghi e i locaghidi ritornodall'incontro con Aristarco

annunciavano che per il momento li aveva congedatima dovevano ripresentarsinel pomeriggio: era ancor più chiaro

che si trattava di una trappola.

17 Senofontedunquepoiché i responsi delle vittime sembravano favorevoli per lui el'esercito in vista di un

trasferimento da Seute senza correre rischiprese con sé il locago ateniesePolicrate e un uomo di fiducia di ciascun

strategoeccetto Neone: di notte s'avviò verso l'esercito di Seutechedistava sessanta stadi. 18Quando eranoormai

nelle vicinanzeSenofonte si imbatte in falò abbandonati. In un primo tempopensò che Seute si fosse spostato da

qualche altra partema poi sentì del frastuono e si accorse che i soldatidi Seute si mandavano segnali. Comprese allora

che i fuochi erano stati accesi volutamente da Seute davanti ai posti diguardia delle sentinelle notturne: cosìtra le

tenebrenon si potevano vedere le sentinelle né capire quante fossero odove fosseromentre chi sopraggiungeva non

poteva sfuggire all'avvistamentoperché la luce lo illuminava in pieno.

19 Quando sene rende contomanda in avanti l'interprete che era al suo séguito e loincarica di riferire a Seute

che Senofonte era arrivato e voleva un incontro. All'interprete chiesero sesi trattasse dell'Ateniese che faceva parte

dell'esercito. 20Alla suarisposta affermativabalzarono a cavallo e partirono a briglia sciolta. Pocodopo erano di

ritorno duecento uomini circaarmati alla leggerache scortarono Senofontee i suoi da Seute. 21Seute era inuna torre

circondata da un imponente servizio di sorveglianzacon tutt'intorno cavalligià pronti col morso in bocca: per timore

infatti di giorno faceva pascolare i cavallimentre di notte stava inguardia tenendoli col morso in bocca. 22Si

raccontava infatti che un tempo un suo avoTereproprio in quella regionepur disponendo di un forte esercitoaveva

perso molti uominiinsieme alle salmerieper mano di un popolo indigenoiTiniche avevano fama di essere i

combattenti più valorosi di tuttispecialmente di notte.

23 Quandofurono nei pressiSeute ordinò a Senofonte di entrare insieme a due uomini asua scelta. Una volta

che furono dentro la torreprima di tutto si salutarono esecondo l'usotraciobevvero da corni pieni di vino. Con Seute

c'era anche Medosadeche lo rappresentava in tutte le ambasceriedovunque. 24Senofontequindi cominciò a parlare:

«Seutemi hai mandato Medosadequi presenteper la prima volta aCalcedoneper chiedermi di collaborare

attivamente per la partenza dell'esercito dall'Asiadietro promessa chesefossi riuscito nell'intentomi avresti

degnamente ricompensatocosì ha detto Medosade». 25Allora domandòa Medosade se fosse vero. Rispose di sì.

«Medosade in séguito si è ripresentato»proseguì Senofonte«quando miero ricongiunto con l'esercito dopo la

traversata venendo da Pario. In quell'occasione mi assicurava chese ioavessi condotto da te l'esercitonon solo mi

avresti trattato come un amico e un fratelloma mi avresti anche donato lelocalità in riva al mare che sono sotto la tua

autorità». 26A quel puntoSeute si rivolse nuovamente a Medosadechiedendogli se erano parole sue. Anchequesta

volta confermò. «Su dunque»riprese Senofonte rivolto a Medosade«spiega a Seute che cosa ti ho risposto nel primo

casoa Calcedone». 27«Mi hairisposto che l'esercito sarebbe passato a Bisanzio e chea tale scopononc'era nessun

bisogno di pagare nientené a te né ad altri. E avevi aggiunto cheunavolta sull'altra riva dello strettosaresti partito per

conto tuo. E proprio così sono andate le cose». 28«E che cosa tiho dettoquando mi hai raggiunto a Selimbria?». «Che

la cosa non si poteva fare e che sareste andati a Perinto per poi passare inAsia». 29 «Adessocomunque sono qui»

riprese Senofonte«insieme a Friniscouno degli strateghie a Policrateeccoloun locago. All'esterno ci sono gli

uomini di fiducia inviati da tutti gli strateghi meno che da Neone il lacone.30 Seperciò vuoi che la faccenda abbia

maggiori garanziechiama dentro anche loro. Per quanto riguarda le armiva'tuPolicratee avvisali di lasciarle a terra.

Lascia fuori anche la tua spadaprima di rientrare».

31 Nell'udiretali paroleSeute disse che non avrebbe diffidato mai di un Ateniese. Sapeva diavere legami di

parentelali considerava buoni amici. Quindiuna volta entrati gli uominiper prima cosa Senofonte domandò a Seute a

quale scopo gli servisse l'esercito. 32Ecco la suarisposta: «Mesademio padregovernava su MelanditiTini e

Tranipsi. Dopo il declino della supremazia degli Odrisifu scacciato daquesta regionesi ammalò e morì. Io rimasi

orfano e fui allevato alla corte di Medocol'attuale re. 33Ma non appenagiunsi all'adolescenzacominciai a non

sopportare più di vivere con gli occhi bassi su una tavola altrui. Alloraandai a sedermi accanto a Medoco

supplicandolo di concedermi quante più truppe potesseper vendicarmiseriuscivodi chi mi aveva scacciato e per

vivere senza dover più tenere gli occhi bassi alla sua tavola. 34Allora mi diedegli uomini e i cavalieri che vedrete non

appena si farà giorno. Adesso vivo con lorocostretto a depredare la stessaterra su cui i miei padri regnavano. Se mi.60

darete il vostro aiutocol favore degli dèi credo che riuscirei ariprendermi facilmente il regno. Ecco a che cosa mi

servite».

35 ESenofonte: «Se passassimo dalla tua parteche cosa potresti dare all'esercitoai locaghi e agli strateghi?

Parlacosì costoro potranno riferire». 36Seute promiseun ciziceno per i soldati sempliciil doppio per i locaghi e il

quadruplo per gli strateghie poi terre a volontàbuoi da tiro e unafortezza sul mareben munita. 37«Ma se»riprese

Senofonte«nonostante l'impegnodovessimo fallire nell'impresa e averpaura degli Spartanisarai disposto ad

accogliere nelle tue terre chi vorrà cercar rifugio presso di te?». 38Seute rispose:«Li tratterò addirittura come fratelli

siederanno alla mia tavola e parteciperanno di tutte le ricchezze di cuiriusciremo a impossessarci. E a teSenofonte

darò in sposa mia figlia ese ne hai unala compreròcome vuole l'usotracio. Inoltreti darò come dimora Bisantela

più bella località che posseggo sul mare».

3

1 Dopo averudito la sua propostasi strinsero le destre e i Greci si allontanarono. Primache spuntasse il sole

rientrarono al campo e ognuno fece rapporto a chi l'aveva mandato. 2Quando fugiornoAristarco chiamò di nuovo gli

strateghiche però decisero di rinunciare alla sua convocazione e diriunirepiuttostol'esercito in assemblea. Si

presentarono tuttitranne i soldati di Neoneche erano a una distanza dicirca dieci stadi. 3Quando furonotutti

convenutisi alzò Senofonte e parlò così: «UominiAristarco con le suetriremi ci impedisce di far vela dove vogliamo:

imbarcarci è rischioso. Anziè proprio lui a insistere perché passiamocon la forza nel Chersoneso attraverso il Monte

Sacro. Se riusciremo nell'impresa e giungeremo làassicura che non vivenderà più schiavicome aveva fatto prima a

Bisanzioné vi ingannerà ancoraanzi garantisce che vi sarà pagato ilsoldo e non permetterà più di vedervicome oraa

corto di viveri. 4Ecco cosa hadetto. Seute invece promette che vi ricompenseràse vi metterete ai suoiordini. Ora

comunque considerate seprima di tuttovolete restar qui a decidere sullaquestione o se preferite uscire in cerca di

rifornimenti. 5A mio avvisosiccome qui non abbiamo soldi per comprare i viveri e senza soldi non cipermettono di

farne incettadobbiamo ritornare ai villaggi dove gli abitantipiù debolidi noinon potranno ostacolare le nostre razzie;

una volta làquando avremo i viveriascolteremo le varie proposte esceglieremo quale ci sembrerà la migliore. 6Chi è

d'accordoalzi la mano». La alzarono tutti quanti. «Sciogliamol'assemblea»concluse Senofonte«e andate a preparare

i bagagli: quando vi sarà comunicatoseguite il vostro comandante».

7 QuindiSenofonte si mise alla testa e gli altri lo seguirono. Neone e altri emissari diAristarco cercarono di

convincerli a tornare indietroma i soldati non diedero ascolto. Quandoavevano già percorso una trentina di stadiSeute

si fece loro incontro. Senofontecome lo videlo invitò a venire avantiperché il maggior numero di gente potesse udire

ciò che ritiene utile dire. 8Quando Seute sifu avvicinatoSenofonte gli rivolse la parola: «Ci dirigiamo dove l'esercito

avrà modo di trovare cibo. Là presteremo un orecchio attento alle tueproposte e a quelle del Lacone e poi prenderemo il

partito che ci sembrerà migliore. Se ora ci guiderai dove ci sianorifornimenti in grande abbondanzafaremo conto di

aver stretto con te vincoli di ospitalità». 9E Seute:«Certoconosco parecchi villaggil'uno vicino all'altro: lì non

mancano viveri di alcun genere e distano quel tanto che basta per stuzzicarvil'appetito». «Guidaci allora»disse

Senofonte. 10Appenaraggiunsero i villaggi nel pomeriggioi soldati si riunirono e Seute tenne undiscorso: «Uomini

vi chiedo di combattere al mio fianco e prometto un ciziceno per i soldatisemplici e la solita paga per i locaghi e gli

strateghi. Inoltresaprò ricompensare chi lo merita. Cibi e bevande liprenderete nella regionecome adesso; ma il resto

del bottino lo esigo ioper potervi pagaredopo che lo avrò venduto. 11Abbiamo forzesufficienti per inseguire e

braccare i fuggiaschi e i disertori; ma se qualcuno opporrà resistenzainsieme a voi cercheremo di schiacciarlo». 12

Senofonte chiese: «Fino a che distanza dal mare pretenderai che si spingal'esercito per seguirti?». Rispose: «A non più

di sette giorni di camminoma nella maggior parte dei casi anche meno».

13 Alloraviene concesso a tutti il diritto di parlare. Moltisulla stessa lineadisseroche bisognava tenere nella

massima considerazione le parole di Seute: era invernoper cuianchevolendonon si poteva alzar le vele verso casa

né d'altronde era possibile restare in terra amicase si doveva camparesborsando denaro per i viveri; nel caso invece

che si dovesse trascorrere un certo periodo in terra nemica e procurarsi lìi viveriera meno rischioso stare con Seute

che rimaner soli. E setra i tanti altri vantaggiprendevano per di piùanche una pagasembrava proprio un colpo di

fortuna. 14 Senofonteallora: «Se c'è qualcosa in contrarioditelo; altrimenti passo allavotazione». Poiché nessuno

sollevò obiezioniSenofonte mise ai voti la propostache venne approvata.Comunicò sùbito a Seute che l'esercito

avrebbe combattuto al suo fianco.

15 Dopoilresto dell'esercito si attendò diviso per repartimentre gli strateghi e ilocaghi furono invitati a

pranzo da Seuteche si trovava in un villaggio vicino. 16Mentre eranolì nei pressi e si apprestavano a entrare per il

pranzospuntò un certo Eraclide di Maronea. Costui si rivolseuno allavoltaa chi - a suo avviso - poteva avere

qualcosa da donare a Seutein primo luogo ad alcuni di Pario che erano lìper concludere un'alleanza con Medocore

degli Odrisie recavano doni per lui e sua moglie. Eraclide disse che Medocosi trovava a dodici giorni di strada dal

mare e che adesso Seuteforte dell'esercito assoldatosarebbe divenutogovernatore della regione costiera. 17

«Diventerà un vostro vicino e disporrà di ogni mezzo per farvi del benecome del male. Se avete buon senso

consegnate a lui i doni che avetesarà per voi più vantaggioso cheportarli a Medocoche abita nell'interno». Con tali

parole cercava di convincerli. 18Poiquandoseppe che Timasione di Dardano aveva coppe e tappeti barbaricilo

avvicinò e gli disse chesecondo l'usanzagli invitati alla tavola diSeute si dovevano presentare con dei doni: «Seute.61

diventerà signore della regione e avrà i mezzi tanto per rimandarvi inpatria quanto per rendervi ricchi qui». E

consigliava con discorsi del genere avvicinando tuttiuno a uno. 19Accostatosi aSenofonte disse: «Tu vieni da una

città potente e godi di grandissima rinomanza presso Seute. Forse tiriproporrai di ottenere in questa regionefortezze e

territoricome già alcuni altri di voi Ateniesi. Ti conviene allora onorareSeute con regali che si addicano a tanta

grandezza d'animo. 20Ti spingo afarlo nel tuo interesseperché so bene che quanto più magnifici saranno ituoi doni

tanto più grandi saranno i benefici che da lui riceverai». Nell'udire taliparoleSenofonte non seppe più che fareperché

era salpato da Pario senza portare nulla con sése non uno schiavo e lostretto indispensabile per il viaggio.

21 Quandofurono fatti accomodare per il pranzoi più autorevoli Traci lì presentiinsieme agli strateghiai

locaghi e i rappresentanti venuti in ambasceria dalle cittàsi sedettero incerchio. Poi vennero portati a tutti dei tavoli a

tre piedi colmi di porzioni di carne eoltre a ciòerano state infilzatein spiedi grosse forme di pane lievitato. 22I

tavoliper lo piùerano posti sempre davanti agli ospiticome voleva laconsuetudine. Il primo a rispettarla fu Seute:

prendeva i pani disposti davanti a luili spezzava in piccole parti e legettava a chi gli pareva; con le carni faceva lo

stessotenendo per sé quel tanto che bastava per un assaggio. 23Gli altricommensali che avevano i tavoli dinnanzi a

loro si comportavano allo stesso modo. Ma un Arcadedi nome Aristaun veroingordonon si curò del lancio del cibo

afferrò un pane di almeno tre chenicisi mise la carne sulle ginocchia enon smise un attimo di divorare. 24Poi vennero

fatti circolare corni pieni di vino e tutti ne presero. Quando il coppieregli si avvicinò porgendogli il cornoArista

vedendo Senofonte che aveva smesso di mangiaresaltò su: «Dallo a luicheha tutto il tempo che vuoleio ho ancora

da fare». 25Seute udì lasua voce e chiese cosa avesse detto al coppiere. E il coppiereche parlavagrecoglielo

tradusse: allora scoppiò una risata generale.

26 Mentre labevuta proseguivaentrò un Trace con un cavallo bianco etenendo in mano uncorno pieno di

vinodisse: «Bevo alla tua saluteSeutee ti dono questo cavallo: con luipotrai catturare qualsiasi nemicoquando ti

lancerai al suo inseguimentooppurese ripiegherainon dovrai temerenessuno». 27 Unaltro si presenta con un

fanciullo e ne fa dono a Seutesempre brindandoun altro ancora gli regalauna veste per la sposa. Timasionebevendo

alla salute di Seutegli donò una coppa d'argento e un tappeto del valoredi dieci mine. 28Poi un certoGnesippo

ateniesesi alzò in piedi e disse che era bellissima l'antica usanzasecondo cui i ricchi facevano doni al re per rendergli

omaggiomentre il re elargiva ai poveri: «Perciò»concluse«anch'io homodo di offrirti doni e di onorarti». 29

Senofonte non sapeva che fare. Tra l'altrostava seduto al posto d'onoresul seggio più vicino a Seute. Intanto Eraclide

ordina al coppiere di porgere il corno a Senofontecheormai un po' brillotrovò il coraggio di alzarsi eprendendo il

cornodisse: 30«Io inveceSeuteti faccio dono di me stesso e dei miei uominiper dimostrarci lealiamici: nessuno si

offre a malincuorema tuttiancor più di measpirano alla tua amicizia. 31E ora i mieisoldati sono quinon per

ottenere qualche favorema per prodigarsi e affrontare fatiche e pericoliper tespontaneamente. Con lorose gli dèi

vorrannoriconquisterai una grande terrala terra che era dei tuoi padriene sottometterai un'altraavrai a disposizione

molti cavalli e ancora molti uomini e belle donnesenza doverli piùcatturare come predeanzi saranno loro stessi a

venire da te e a portarti doni». 32Seute si alzòin piedivuotò d'un fiato il corno insieme a Senofonte e con lui versò a

terra le ultime gocce. Poi fecero il loro ingresso dei suonatori con cornisimili a quelli che si usano per mandare segnali

e trombe di pelle di bue non conciata: davano la cadenzacome si fa con lamagadi. 33 AncheSeute saltò in piedi

lanciando l'urlo di guerra econ grande agilitàspiccò un balzocome perschivare un proiettile. Entrarono anche dei

buffoni.

34 Quando ilsole volgeva al tramontoi Greci si alzarono e dissero che era venuto ilmomento di disporre le

sentinelle notturne e di trasmettere la parola d'ordine. Chiesero a Seute didiramare l'ordine che nessuno dei Traci

penetrasse di notte nel campo greco: «I Traci sono nostri nemici»dissero«anche se voi ci siete amici». 35Quando si

apprestavano a uscireSeute si alzò in piedi insieme a loro: non davaaffatto l'impressione di esser ubriaco. Uscito

chiamò a sé gli strateghi: «I nostri nemici non sono ancora al correntedella nostra alleanza. Se piomberemo su di loro

prima che possano guardarsi da un attacco improvviso o prepararsi alladifesapiù grande sarà il bottino di uomini e

cose». 36 Glistrateghi assentironoinsistendo perché assumesse il comando. Seute disse:«Preparatevi e aspettate.

Quando sarà il momentovi raggiungerò einsieme a voi e ai peltasticonl'aiuto degli dèivi guiderò contro il nemico».

37 IntervenneSenofonte: «Considera peròin caso di marcia notturnase non sia meglioassumere l'assetto che di regola

usano i Greci. Di giorno infattidurante gli spostamentiprende la testadella colonna il contingente chedi volta in

voltaè più adatto alla natura del terrenoche siano gli oplitiipeltasti o la cavalleria. Di notte invece è norma per i

Greci che stiano davanti le truppe più lente. 38Così è piùdifficile che l'esercito si spacchi in diversi tronconi e che

senza accorgersenesi perdano i contatti. Capita spesso che i gruppi rimastistaccati si scontrino tra di loro e che

infliggano o subiscano gravi perditeperché non si riconoscono». 39Seute rispose:«Ben dettoanch'io adotterò la

vostra norma. Vi darò come guide gli anziani che conoscono meglio il paese;dal canto miovi seguirò in retroguardia

con i cavalieri: non ci metterò molto a riportarmi in testase sarà ilcaso». Stabilirono «Atena» come parola d'ordine

vista la comune discendenza. Dopo andarono a riposare.

40 Si eraintorno alla mezzanottequando giunse Seute con i cavalieri che indossavanocorazze e con i peltasti

armati. Dopo aver assegnato le guidesi misero in cammino: gli opliti intestaquindi i peltasti e poi i cavalieri in

retroguardia. 41Quando fugiornoSeute si spinse in avanti e spese parole di elogio per l'assetto dimarcia greco: «Mi è

capitato spesso di marciare di nottemaanche se avevo reparti piccolisicreava una frattura tra cavalieri e fanti: ora

allo spuntar del giornoci presentiamo tutti compatticome si deve. Adessorimanete qui e riposatevi»soggiunse«io

vado in perlustrazione e poi sarò di ritorno». 42Dopo aver cosìparlatopartì al galoppoprendendo una strada verso la

montagna. Quando giunse dove la neve era altacontrollò se si scorgesseroimpronte di uominiin una direzione o.62

nell'altra. Siccome vide che la via non era stata battutatornò indietrorapidamente e disse: 43«Uominiandrà tutto

benese la divinità lo vorrà concedere. Piomberemo addosso a quella gentesenza che si accorgano del nostro arrivo.

Prenderò la testa con i cavalieriperché cosìse vedremo qualcunopotremo impedirgli di fuggire e di avvisare i nemici.

Voi teneteci dietro: se rimarrete staccatiseguite le orme dei cavalli. Dopoaver superato i monti giungeremo in molti

ricchi villaggi».

44 Amezzogiorno è già in vetta escrutando dall'altoavvista i villaggi. Ritornadi gran carriera presso gli

opliti e dice: «Tra poco darò ai cavalieri via libera per piombare nellapianura e ai peltasti per assalire i villaggi.

Seguiteci con la massima celerità: nel caso che dovessimo trovareresistenzaci darete manforte». 45Senofonteallora

smontò da cavallo. E Seute: «Perché scendiora che c'è bisogno disbrigarci?». «So»rispose«che non hai bisogno solo

di me: gli opliti correranno più veloci e con maggior entusiasmose anch'iosarò a piedi». 46Seute quindi siallontanò

seguito da Timasione con una quarantina di cavalieri greci. Senofonte passòl'ordine a coloro che avevano meno di

trent'anni - i più agili - di staccarsi dai loro reparti. Egli stesso simise a correre seguito da costoromentre alla guida

degli altri c'era Cleanore. 47Una voltaarrivati ai villaggisopraggiunse Seute con una trentina di cavalieri e disse:

«Senofonteè andata proprio come avevi detto: li abbiamo in pugno. Ma imiei cavalieri si sono lanciati

all'inseguimento in tutte le direzionirimanendo isolatie ora temo che inemici si raccolgano da qualche parte e ci

procurino dei guai. È il caso che alcuni di noi rimangano nei villaggiperché sono pieni di uomini». 48«Io»rispose

Senofonte«vado a prendere il controllo delle alture con gli uomini che ho.Tu da' ordine a Cleanore di dispiegare la

falange giù in pianuralungo la linea dei villaggi». Grazie a talimanovrecatturarono un migliaio di schiaviduemila

buoi e altri diecimila capi di bestiame. Quindi alloggiarono sul posto.

4

1 Il giornosuccessivo Seute incendiò completamente i villaggi senza risparmiare nemmenouna casa: voleva

seminare il pànico anche nelle altre genti dando una dimostrazione di cosali avrebbe aspettatise non avessero

obbedito. Poi tornò indietro. 2A Perintomandò Eraclide a vendere il bottinoper aver il denaro con cui pagare i

soldati. Intantocon i Grecisi accampò nella piana dei Tinicheevacuarono la zona e si rifugiarono sui monti.

3 C'era laneve alta e un gelo taleche l'acqua presa per la cena si ghiacciavacome pureil vino nelle anfore;

molti Greci ebbero anche il naso e le orecchie congelate. 4Fu chiaroallora perché i Traci portano sul capo e sulle

orecchie berretti di pelo di volpe e vesti che coprono non solo il bustomaanche le cosce equando vanno a cavallo

non indossano mantellima cappe lunghe fino ai piedi.

5 Seutemanda sulle montagne alcuni prigionieriper dire chese non fossero ritornatialle loro case e non

avessero obbeditoavrebbe dato fuoco sia ai loro villaggi sia alle scorte dicibo e sarebbero morti di fame. Di

conseguenza scesero a valle le donnei bambini e gli anziani: i giovanirimasero alloggiati nei villaggi ai piedi del

monte. 6 Quandolo venne a sapereSeute ordinò a Senofonte di prendere gli opliti più giovanie di seguirlo. Si

mossero di notte: alle luci del giorno erano nei pressi dei villaggi. Lamaggior parte dei nemici fuggì: il monte era infatti

vicino. Ma dei prigionieri Seute non ne risparmiò nessunoli massacròtutti a colpi di giavellotto.

7 C'era uncerto Epistene di Olintouno a cui piacevano i ragazzi. Costui vide un belfanciullo che era appena

entrato nella pubertà: stava col suo scudo imbracciatoin attesa di morire.Epistene allora si precipitò da Senofonte e lo

supplicò di soccorrere un bel fanciullo. 8Senofonte siavvicina a Seute e gli chiede di non uccidere il ragazzo; gli

spiega le abitudini di Epistene e aggiunge chequando costui aveva sceltogli uomini per il suo locoaveva guardato

unicamente alla bellezza di ognuno; eppurecon loro al fiancosi eradimostrato valoroso. 9Seute domandò:«Epistene

saresti disposto a morire al posto suo?»; l'altroporgendo il collo:«Colpisci purese è il fanciullo a chiedertelo e se

saprà serbarmi gratitudine». 10Seute allora sirivolse al ragazzodomandandogli se doveva uccidere l'altro in vece sua.

Il giovane disse di noanzi prese a supplicarlo di risparmiarli entrambi. Aquel punto Epistene gettò le braccia intorno al

ragazzo dicendo: «AdessoSeutedovrai vedertela con me per il fanciullo:non lo lascerò». 11Seute scoppiòa ridere e

si disinteressò della cosa: decisepiuttostodi stabilire lì il campoper impedire che i nemici rifugiatisi sui monti si

rifornissero di viveri in quei villaggi. Poi scese in pianura e piantò letendementre Senofonte rimase nel villaggio più

altoai piedi della montagnacon le truppe scelte. Gli altri Greci siattendarono nelle vicinanzetra i Traci cosiddetti

montanari.

12 Nonpassarono molti giorni che i Traci rifugiatisi sui monti scesero da Seute atrattare tregua e scambio di

ostaggi. Anche Senofonte raggiunse Seute per dirgli che erano alloggiati malee troppo vicino al nemico: avrebbe

preferito accamparsi all'apertoma in una zona sicurapiuttosto che sottoun tettoper finire magari ammazzato. Seute

lo esorta a star tranquillo e gli mostra gli ostaggi nemici in sua mano. 13Alcuni deiTraci che erano sui monti scesero

per chiedere anche a Senofonte di collaborare con loro ai negoziati per latregua. Senofonte acconsentì e li rassicurò

garantendo che non avrebbero sofferto alcun malese si fossero sottomessi aSeute. Ma i Traciin effettierano venuti a

colloquio solo per spiare.

14 Ecco cosaaccadde di giorno. Al sopraggiungere della notte invece i Tini calarono dalmonte per un attacco.

Li conducevano i padroni di ciascuna casaperché sarebbe stato difficilebuio com'erarintracciare le abitazioni nei

villaggi. Le caseinfattierano tutt'attorno circondate da alti recinti percustodire il bestiame. 15Quando furonodavanti

alle porte di ciascuna abitazionealcuni cominciarono a scagliaregiavellottialtri a vibrare colpi con randelli che

avevano con sé - dissero - per spezzare le punte delle lancealtri ancora adar fuoco. Chiamavano per nome Senofonte e.63

gli dicevano di venir fuori a morirese non voleva bruciar vivo. 16Si vedevanogià le fiamme sul tetto. Dentro si

trovavano gli uomini di Senofontearmati di corazzacon scudospada edelmoquand'ecco che Silano di Macistoun

giovane sui diciott'annidà con la tromba il segnale d'attacco: sùbitobalzano fuori con le spade sguainatecome pure

chi era nelle altre tende. 17I Traci sidanno alla fugacom'è loro costumegettandosi gli scudi sulle spalle. Alcuninel

tentativo di saltare i recintirimasero appesiperché gli scudi si eranoimpigliati nella palizzata: vennero catturati. Altri

inveceche non avevano raggiunto l'uscitafurono uccisi. I Greciprotrassero l'inseguimento fuori dal villaggio. 18Ma

alcuni dei Tinitornando sui loro passi nell'oscuritàcoi giavellotticolpivano chi passava davanti alla casa in fiamme

scagliandoli dalle tenebre verso la luce. Così ferirono Ieronimo e il locagoEuodea e il locago Teogene di Locri. Ma

nessuno morì. A dire il veroqualcuno perse le vesti e i bagaglidivoratidalle fiamme. 19Seute giunse insoccorso con

sette cavalieri dell'avanguardia e il trombettiere trace. Non appena capiscecome stanno le cosefa suonare il corno per

tutto il tempo della marciail che produsse spavento nei nemici. Poi arrivastringe la destra ai Greci e dice che pensava

di trovarsi di fronte a una carneficina.

20 Senofontegli chiede di consegnarli gli ostaggi ese volevadi unirsi a una spedizionesul monte. In caso

contrariodesse a lui via libera. 21Il giorno dopoSeute gli consegna gli ostaggigente piuttosto anzianaovvero i

notabili - a quanto si diceva - dei Traci montani; ed egli stesso giunge conle sue truppe. L'esercito di Seute era ormai

triplicato: molti Odrisialla notizia delle sue impreseerano scesi daimonti per unirsi alla sua spedizione. 22I Tini

quando videro dai monti tanti oplitipeltasti e cavalieriscesero a valle ecominciarono a supplicare e a chiedere tregua:

davano garanzie che avrebbero eseguito ogni ordine e premevano perchéaccettassero i loro pegni di fede. 23Seute

convocò Senofonte e gli espose le loro proposteaggiungendo che non avrebbesancito una treguase Senofonte stesso

avesse voluto vendicarsi dell'attacco subìto. 24Senofonte peròrispose: «Per parte miaritengo che sia sufficiente la

punizione che scontano già adessoseda liberi che eranodiventerannoschiavi». Ma suggerivaper il futurodi

prendere come ostaggi gli individui in grado di nuocere maggiormentelasciando a casa i vecchi. Tutti gli abitanti della

regionecomunqueaccettarono le condizioni imposte.

5

1 Oltrepassanoi monti puntando contro i Traci che vivono al di là di Bisanzioin direzionedel cosiddetto

Delta. La regione non apparteneva più al dominio di Mesadema a Terel'odriso [un vecchio]. 2Eraclide eraquicon il

denaro ricavato dalla vendita del bottino. Seute si fece portare tre coppiedi mulitutte quelle che c'erano - le altre erano

composte da buoi - convocò Senofonte e lo invitò a prenderle e adistribuire il resto agli strateghi e ai locaghi. 3

Senofonte ribatté: «Per quanto riguarda meprenderò il bottino un'altravolta. Questi animali regalali agli strateghi che ti

hanno seguito con me e ai locaghi». 4Delle trecoppie di muliuna toccò a Timasione di Dardanol'altra a Cleanore di

Orcomenola terza a Frinisco l'acheo. Le coppie di buoi vennero distribuitetra i locaghi. Pagò il soldo per venti giorni

anche se era già trascorso un mese: Eraclide aveva detto chenella venditanon era riuscito a ottenere niente di più. 5

Senofonte a quel puntoinfuriatoinvocando gli dèi sbottò: «Non mi pareEraclideche tu ti dia pensiero per Seute

come dovrestialtrimenti ti saresti presentato con l'intero stipendioanchea costo di prendere a prestito il denaro che

mancava o di vendere il tuo mantellose non potevi far diversamente».

6 AlloraEraclide si risentì e temette di perdere le grazie di Seuteper cui da quelgiornonon appena gli si

presentava l'occasionescreditava Senofonte agli occhi di Seute. 7I soldatiinveceper il mancato pagamento del soldo

se la presero con Senofonte. E pure Seute s'irritò con luiperchéreclamava energicamente la paga per i soldati. 8Fino

ad alloraogni volta gli ricordava cheritornati al maregli avrebbeaffidato BisanteGano e Nuova Muraglia; a partire

da quel momento invecenon ne fece più parola. Eraclideinfattiavevainsinuato che era rischioso affidare delle

fortezze a un uomo con un esercito.

9 Diconseguenza Senofonte valutò il da farsise proseguire la spedizione versol'interno. Intanto Eraclide

introducendo da Seute gli altri strateghili esortò a riferire cheavrebbero potuto guidare l'esercito non meno bene di

Senofonte e promise chein pochi giorniavrebbero ricevuto la paga interadi due mesiper cui li invitava a unirsi

all'impresa. 10Timasionedisse: «Nemmeno se dovessi prendere una paga di cinque mesi continuerei laspedizione

senza Senofonte». Frinisco e Cleanore si dichiararono d'accordo conTimasione. 11 Aquel punto Seute ricoprì d'insulti

Eraclide perché non aveva convocato anche Senofonte. Allora convocano luisoloma Senofonteben conscio degli

intrighi di Eraclidee cioè che voleva solo calunniarlo di fronte aglialtri strateghisi presenta insieme a tutti gli

strateghi e ai locaghi.

12 Quandotutti furono d'accordoripresero la spedizione etenendo sulla destra ilPontoattraverso le terre dei

Traci cosiddetti Melinofagipervennero a Salmidesso. In questa zona moltedelle navi che fanno rotta verso il Ponto si

arenano e naufragano: ci sono le secche per un gran braccio di mare. 13I Traci cheabitano sulla costa lì antistante

hanno diviso le spiagge con cippi di confine e saccheggiano i relitti checapitano nella zona sotto il loro controllo. Si

raccontainfattiche prima della demarcazione del territoriopersaccheggiare si massacrassero tra di loro. 14Lì i Greci

trovarono molti divanimolte casse e molti rotoli scrittinonché tutti glialtri oggetti che i proprietari delle navi di solito

trasportano nelle loro casse di legno. Da qui invertirono la marcia etornarono indietro.

15 A questopunto Seute dunque disponeva di un esercito ormai doppio rispetto al contingentegreco: dalle

terre degli Odrisi lo avevano raggiunto uomini in gruppi ancor piùconsistenti e anche le genti che via via si

sottomettevano a lui si univano alla spedizione. Si accamparono nella pianasopra Selimbriaa circa trenta stadi dal.64

mare. 16 Dellapaganeanche l'ombra: i soldati cominciarono a risentirsi aspramente conSenofonte e Seute non lo

trattava più con familiaritàanziquando Senofonte si recava da lui peravere un incontroa Seute spuntavano sùbito

mille impegni.

6

1 Inquest'arco di tempo - erano trascorsi ormai circa due mesi - da parte di Tibronegiungono Carmino il

lacone e Polinico e spiegano la situazione: gli Spartani avevano deciso diattaccare Tissaferne; Tibrone si era messo in

mare per muovergli guerrama aveva bisogno dell'esercito greco e promettevauna paga di un darico a testa al meseil

doppio per i locaghi e il quadruplo per gli strateghi.

2 GliSpartani fanno appena in tempo ad arrivareche Eraclide viene sùbito a sapereche erano lì per l'esercito;

informa allora Seute che era capitata un'occasione splendida. «Agli Spartaniserve l'esercitomentre tu non ne hai più

bisogno. Se concedi loro le truppete li ingrazieraie poi i soldati nonverranno più da te a reclamare il soldoanzi se ne

andranno da questa terra». 3Allora Seuteordina di introdurre gli emissari. Quando costoro dissero che erano lì per

l'esercitorispose che metteva le truppe a loro disposizionevoleva essereloro amico e alleatoli ospitava a banchetto. E

la sua ospitalità fu davvero magnifica. Comunquenon convoca né Senofontené alcuno degli altri strateghi. 4Quando

gli Spartani gli chiesero che tipo fosse Senofonterispose che in generalenon era un cattivo uomoma era troppo

attaccato ai soldati: era il suo difetto. Allora gli emissari replicarono:«Cerca forsecon atteggiamenti demagogicidi

ingraziarsi i suoi uomini?». Intervenne Eraclide: «Non c'è dubbio». 5«Allora»ripresero«cercherà di opporsi al nostro

tentativo di portar via le truppe?». «Se li chiamate in adunata»disseEraclide«e promettete loro una pagaavranno

pochi riguardi per lui e correranno dietro a voi». 6«Come potremoconvocarli?». «Domanidi buon mattino»disse

Eraclide«vi porteremo da loro. E so»aggiunse«che appena vi vedrannovi correranno incontro con gioia». Così

terminò la giornata.

7 Il giornosuccessivo Seute ed Eraclide conducono i Laconi presso l'esercitoche vieneradunato. I due Laconi

dissero che gli Spartani avevano deciso di muovere guerra a Tissaferne«l'uomo»aggiunsero«che vi ha fatto tanti

torti. Se vi unirete a noivi vendicherete di un nemico e riscuoterete lapaga di un darico a testa al meseil doppio per i

locaghiil quadruplo per gli strateghi». 8I soldatiascoltarono con gioia le loro parole e sùbito si alzò uno degli Arcadi

per accusare Senofonte. Era presente anche Seuteche voleva vedere come sisarebbe messa la questione: si teneva a

una distanza tale da poter udireassistito da un interpreteanche se capivaquasi tuttodel greco. 9Allora l'Arcade

disse: «Spartanigià da un pezzo saremmo dalla vostra partese Senofontenon ci avesse convinti a venire quadovetra

i rigori dell'invernoabbiamo combattuto di giorno e di nottesenza unattimo di tregua. Ma il frutto delle nostre fatiche

è lui a raccoglierlo: sottobanco Seute lo ha coperto di ricchezzementrenoi siamo defraudati della paga. 10Così [sono

il primo a dirlo] se vedessi Senofonte lapidato e punito per le sofferenzein cui ci ha trascinatisarebbe come ricevere la

mia paga e non mi roderei più per le pene passate». Dopo di lui si alzò unaltro a dir cose dello stesso tenore e poi un

altro ancora. Allora Senofonte replicò:

11 «Bisognaproprio che un uomo nella sua vita si aspetti di tutto! Ma quel che è peggioè che mi accusate

proprio di una cosa in cuicredoin tutta coscienzadi aver mostrato ilmassimo zelo nei vostri confronti! Me ne stavo

andando a casama poi sono tornato sui miei passie non certoper Zeusperché avevo sentito dire che ve la passavate

benema piuttosto perché mi era giunta voce che eravate nei guai e volevodarvi una manoper quanto potevo. 12Al

mio arrivoSeutequi presentemi mandò più di un emissario con millepromessese vi avessi persuaso a recarvi da lui:

ma non ci ho neanche provato - voi stessi lo sapete bene - e vi ho guidatidove pensavo che sarebbe stato più rapido per

voi il passaggio in Asia. Ero convinto che fosse la cosa migliore per voi esapevo che eravate d'accordo. 13Ma quando

Aristarco ci impediva con le sue triremi di passare lo strettoallora vi hoconvocati per decidere il da farsied era

senz'altro giusto. 14E voidopoaver ascoltato le disposizioni di Aristarco che vi ingiungeva di avviarvi versoil

Chersoneso e le parole di Seute che cercava di convincervi a unirvi alla suaspedizioneavete detto concordemente di

seguire Seute e avete votato tutti a favore. Perché mai sono colpevole diavervi guidato quise eravate tutti d'accordo?

15 Ma poiSeute ha cominciato a contravvenire ai patti per il pagamento del soldo: se lolodassiavreste ragione di

accusarmi e odiarmi; se invece prima ero il suo amico più caro fra tutti eadesso il più estraneocome potrebbe essere

giusto chedopo aver preferito voi a luiproprio da voi debba subirel'accusa per le questioni che mi hanno alienato il

suo animo?

16 Qualcunopotrebbe dire forse che mi sono intascato il denaro di Seute che spettava a voie adesso recito la

parte. Ma un punto almeno è chiaro: se Seute mi avesse pagatonon avrebbecerto tirato fuori dei soldi per perdere ciò

che dava a me e per rimanere debitore con voi. Piuttosto credo chese liavesse sborsatil'avrebbe fatto nell'intento di

spendere di meno con me anziché pagare di più con voi. 17Ma se sieteconvinti che le cose stiano cosìavete

l'occasione di mandare all'aria i nostri calcoli d'un colpo solo: vi bastapretendere il denaro dovuto. È chiaro che Seute

se davvero ho preso dei soldi da luine esigerà la restituzionee con ognidirittose non gli garantisco la riuscita

dell'affare per cui mi ha comprato. 18Ma da che ioabbia intascato il vostro denaroce ne passa. Vi giuro sugli dèi tutti

e le dee che non ho ricevuto neppure quanto Seute mi aveva promesso a titolopersonale. Anche lui è presente e ascolta

per cui sa se sto spergiurando. 19Stupiteviancora di più: vi giuro anche che non ho preso quello che hanno ricevuto gli

altri strateghi e neppure quello che è toccato ad alcuni locaghi. 20E perchél'avrei fatto? Credevouominiche quanto.65

più mi fossi conformato a lui quando era poverotanto più me lo sarei resoamico quando fosse diventato potente. Ma

adesso lo vedo vivere nell'agiatezza e capisco qual è il suo vero carattere.

21 Qualcunopotrebbe obiettare: "Ma non ti vergogni di esserti lasciato ingannare cosìstupidamente?". Per

Zeusmi vergognerei sìse mi avesse raggirato un nemico. Maquando sitratta di un amicomi sembra che sia più

turpe ingannare che essere ingannati. 22E se bisognaanche guardarsi dagli amiciso che avete preso ogni precauzione

per non lasciargli un valido pretesto che gli permettesse di non darci quantopromesso: non ci siamo macchiati di colpe

nei suoi confronti né abbiamo mandato a rotoliper la nostra trascuratezzale sue iniziative né tanto meno ci siamo

mostrati mai vili nelle azioni in cui ha chiesto il nostro aiuto.

23 Allorapotreste direbisognava esigere garanzie primain modo che non potesseraggirare neppure

volendolo. Allora ascoltate quello che non avrei mai detto in sua presenzase non mi aveste dato l'impressione di essere

completamente insensati e troppo ingrati nei miei confronti. 24Ripensate inquale situazione versavate quando vi ho

portati da Seute. E a Perinto? Vi avvicinavate alla cittàma Aristarco lospartano vi impediva l'ingressosbarrandovi le

porteo no? Vi eravate accampati all'apertoin pieno invernovi toccavaacquistare i viveri al mercato e c'era poca roba

come pure erano pochi i soldi per comprarla. 25Comunque eragiocoforza rimanere in Tracia: le triremi alla fonda

bloccavano il portoimpedendo la traversata. Se qualcuno avesse volutorestareera in terra ostilecon di fronte un gran

numero di cavalieri e peltasti. 26Noi invece nonavevamo altro che opliti con cuicompattiavremmo forse potuto

marciare contro i villaggi e così procurarci viverima non certo in grandequantità. Comunque siase ci fossimo lanciati

all'inseguimento con gli oplitinon avremmo avuto modo di catturare gente ebestiame: tra di voi non ho più trovato un

contingente organizzato di cavalleria né di peltasti.

27 Sedunquein una situazione così disperataanche senza ottenere per voi unapagavi avessi procurato

l'alleanza di Seuteforte di quei cavalieri e peltasti di cui avevate tantobisognoavreste forse giudicato che la mia era

una decisione a vostro svantaggio? 28Unendovi aloroinfattiavete avuto la possibilità di procurarvi nei villaggi cibo

in quantità maggioreperché i Traci erano costretti a fuggire in tuttafrettae vi siete anche impossessati di un numero

maggiore di bestiame e di schiavi. 29Del restononabbiamo visto più un nemicoda quando si è unita a noi la

cavalleria; fino ad allora invece i nemici ci seguivano con baldanza eostacolandoci con la cavalleria e i peltastinon ci

permettevano mai di dividerci in piccoli gruppi per procurarci scorte diviveri più abbondanti. 30Se chi ha avutoil

merito di garantirvi questa sicurezza non è riuscito ad aggiungervi un lautocompenso per i rischi che non correvate più

è davvero una sciagura gravissimaal punto da ritenere che io non possauscire da qui vivo?

31 Adessotra l'altrocome partirete? Non avete svernato tra viveri a volontànon aveteottenuto da Seute caso

mai anche il superfluo? Certosperperavate i beni dei nemici. E mentre ve lapassavate cosìnon avete mai visto morire

uno dei vostri né l'avete perso perché caduto vivo in mano nemica. 32Se avetecompiuto grandi gesta contro i barbari

dell'Asiala vostra gloria rimane intattaanzi non vi pare che ad essaaggiungiate oggi un altro motivo di vantodopo

aver piegato i Traci d'Europa contro i quali avete mosso guerra? Io a pienotitolo affermo cheper le cose di cui mi

accusatedovreste invece rendere grazie agli dèiperché si tratta dibenefici. 33 Questoper quanto riguarda voi.

Ma io? Per gli dèiconsiderate adesso come vanno a me le cose. Quandoinpassatome ne stavo tornando a

casami mettevo in cammino tra i vostri grandi elogi egrazie a voicon lastima degli altri Greci. Godevo della fiducia

degli Spartanialtrimenti non mi avrebbero mandato da voi una seconda volta.34 Adessoinvece me ne vadomesso in

cattiva luce da voi agli occhi degli Spartani eper aver preso le vostrepartiinviso a Seute; e dire che presso di luiin

ragione dei grandi servigi prestati insieme a voisperavo di trovare unrifugio per me e per i miei figlise ne avrò. 35

Ma voiper i quali mi sono creato tante inimicizie presso persone ben piùpotenti di mela pensate così sul mio conto

anche se neppure ora ho smesso di brigare per procurarvi i vantaggi cheposso.

36 Sumiavete in pugno: non fuggonon cerco di svignarmela. Se farete ciò che ditesappiate che avrete

ucciso un uomo che ha vegliato per voi tante nottiche molte sofferenzemolti pericoli ha affrontato con voiquando

toccava a lui e quando non gli toccavaun uomo checon il favore deglidèiinsieme a voi ha innalzato tanti trofei sui

barbari: inoltreho messo in campo ogni mia risorsa perché non diventastenemici di nessun greco. 37Ecco perchéora

avete la possibilità di dirigervi dove voleteper terra e per maresenzaesporvi ad attacchi. Adesso intravvedete grandi

ricchezze e state per far vela verso le terre che agognate da tempoi piùpotenti vi cercano e si delinea la speranza di una

pagavi hanno raggiuntoper prendere la vostra testagli Spartaniconsiderati più autorevoli: vi pare adesso il momento

adatto per mettermi a morte in fretta e furia? 38Non era cosìquando eravate nei guaiquando mi chiamavate padre e

promettevate che vi sareste ricordati per sempre di me come vostrobenefattore: ma nessuno ha la memoria corta come

voi. Comunque non sono certo privi di discernimento gli Spartani che sono oragiunti qui per voi. Per cuinon darete

credouna gran bella impressionecomportandovi così nei miei confronti».Detto ciòtacque.

39 Carminolo spartano si alzò e disse: «Per i Dioscurimi pare che non abbiate motivodi prendervela con

quest'uomo. Anch'io posso testimoniare in suo favore. Seutequando io ePolinico lo abbiamo interpellato su che tipo

fosse Senofonteci ha risposto che in generale non aveva particolari appuntida muoverglise non il suo eccessivo

attaccamento ai soldatiil che poteva danneggiare noi Spartani e Seutestesso». 40 Dopodi lui si levò in piedi Euriloco

di Lusi [arcade] e prese la parola: «A parer mioSpartaniil primo attoche dovreste compiere come nostri comandanti

è di esigere la nostra paga da Seutevolente o nolentesenza portarci viaprima di ottenerla». 41Intervennel'ateniese

Policratesu pressione di Senofonte: «Uominivedo qui presente ancheEraclide: è lui che ha preso le ricchezze che

abbiamo conquistato col nostro sudorele ha vendute e non ha restituito ilricavato né a Seute né a noice le ha rubate e

se le tiene per sé. Se abbiamo la testa sul colloprendiamolo: non è untraceè un greco che fa torto ad altri Greci»..66

42 Eraclideè molto colpito da tali parole. Si avvicina a Seute e dice: «Se anche noiabbiamo la testa sul collo

andiamocene dalle loro grinfie». Montarono a cavallo e partirono di grancarriera verso il loro accampamento. 43

Quindi Seute manda a Senofonte il proprio interpreteAbrozelmepregandolodi rimanere con lui insieme a mille opliti

e garantendo che gli avrebbe dato sia le fortezze sul mare sia tutti glialtri beni promessi. E in segreto lo informa di aver

udito da Polinico chese fosse finito nelle mani degli Spartanisarebbestato sicuramente messo a morte da Tibrone. 44

Anche molti altri misero Senofonte al corrente di voci similidicendogli chesi erano sparse calunnie sul suo conto e che

doveva stare in guardia. Allora Senofonte prese due vittime e le sacrificò aZeus rechiedendogli se per lui fosse meglio

e più conveniente rimanere con Seute alle condizioni di Seute oppure partirecon l'esercito. Il dio gli indica di partire.

7

1 Seute poisi spostòportando più lontano il campo. I Greci si acquartierarono neivillaggi: da qui poi

volevano far rifornimento e raggiungere il mare. Erano i villaggi che Seuteaveva concesso a Medosade. 2Costui

vedendo le proprie scorte dei villaggi dilapidate dai Grecirimasecontrariato. Preso con sé un Odrisoil più potente tra

quanti erano scesi dai monticon una trentina di cavalieri si reca al campogreco e chiama fuori Senofonteche si avvia

insieme ad alcuni locaghi e altri uomini adatti alla situazione. 3Medosade alloragli dice: «Senofontesiete nel torto a

saccheggiare i nostri villaggi. Pertanto ioa nome di Seutee costuiinviato da Medocoil re della regione internavi

intimiamo di abbandonare il paese. Altrimenti non vi lasceremo faremasedevasterete la nostra terraci difenderemo

da voi come da nemici».

4 AlloraSenofonte ribatté: «Il tuo tono non merita neanche risposta. Ma voglio parlareper questo giovane

perché sappia che razza di gente siete voi e come invece siamo noi. 5Prima didiventare vostri alleatici muovevamo

in questa regione in lungo e in largodevastando se volevamo oppureincendiando. 6 Etuogni volta che ci hai

raggiunto in missionealloggiavi presso di noi senza timore di nessunnemico. Voi invece non mettevate piede in questo

paeseo se mai accadevavi accampavate come si fa nelle terre di genti piùpotentitenendo i cavalli sempre con il

morso in bocca. 7Una volta chesiete diventati nostri alleatiper merito nostro e con l'aiuto degli dèi visiete

impadroniti di questa terra e adesso ci scacciate dal paese che avetericevuto dalle nostre manidopo che l'avevamo

conquistato con la forza. Come sai anche tui nemici non erano in grado dispazzarci via. 8Oraanzichécongedarci

sdebitandoti con doni e benefici in cambio dei favori ricevutinon ciconsenti neppureper quanto almeno sta in tuo

poteredi accamparci quibenché ci accingiamo alla partenza. 9E mentre parlinon provi vergogna di fronte né agli

dèi né a quest'uomoche adesso ti vede riccomentre prima di diventarenostro alleato trovavi di che vivere dalle razzie

come hai confessato tu stesso. 10Ma perchéqueste cose le vieni a raccontare a me? A comandare non sono più ioma

gli Spartaniai quali avete consegnato l'esercito perché se lo portasseroviasenza neppure avvisarmistrani come siete.

E se prima mi ero attirato la loro ostilità perché avevo condotto da voil'esercitoadesso avrei anche potuto rientrare

nelle loro grazie restituendoglielo».

11 Alloral'Odriso sbottò: «Medosadevorrei sprofondare sotto terra per la vergognasentendo le sue parole. Se

l'avessi saputo primanon ti avrei seguito. E ora me ne vado. Medocoil miorenon approverebbe di certo il mio

comportamentose io scacciassi i nostri benefattori». 12Detto ciòmontò a cavallo e partì al galoppo con i suoi

cavalieritranne quattro o cinque. Medosade - lo angustiava infatti che lasua terra venisse saccheggiata - invitò

Senofonte a convocare i due Spartani. 13Senofonteinsieme ai suoi uomini più fidati si recò da Carmino e Polinico e

riferì che Medosade avrebbe loro intimatocome aveva già fatto con luidilasciare il paese. 14«Credo»proseguì

«che potreste ottenere il soldo dovuto all'esercitose diceste che letruppe vi hanno chiesto di esigere il pagamento da

Seutevolente o nolentee che sostengono chese l'ottengonovi seguirannocon entusiasmo. Aggiungete chesecondo

voihanno ragione e che avete promesso di partire solo quando avranno quelche spetta loro».

15 Alloragli Spartani dissero che avrebbero presentato le loro richieste ed esercitatoanche tutte le altre

pressioni possibili. Si avviarono immediatamente con tutti gli uomini piùadatti al caso. Giunto sul postoCarmino

disse: «Se hai qualcosa da dirciMedosadeparla; in caso contrario abbianonoi qualcosa da dire a te». 16A quel punto

Medosadeabbassando la cresta: «Io vi devo diree Seute è d'accordocheriteniamo giusto che chi è diventato nostro

alleato non subisca torti da voi. Qualsiasi danno inferto a loroconsideratelo ormai inferto a noi: è gente nostra». 17

«Noi allora»replicarono gli Spartani«partiremo da qui solo quandoavranno riscosso la paga i soldati che hanno

conquistato per voi tutto questo. Altrimentiverremo a portar loro aiuto e apunire la gente checontro i giuramentiha

commesso un'ingiustizia nei loro confronti. Se tra gli altri ci siete anchevoiallora cominceremo a far giustizia proprio

da voi». 18 IntervenneSenofonte: «Medosadesostenete che la gente che vive nel paese in cui citroviamo è vostra

amica: sareste allora disposti a lasciare a loro la sceltaquale che sia illoro votodi chi debba andarsenese noi o voi?».

19 Medosadedisse di no. Invitòpiuttostoi due Laconi a recarsi da Seute per laquestione del soldodichiarandosi

sicuro che l'avrebbero convinto. In caso contrariomandassero con luiSenofontee garantiva di prestare la propria

collaborazione. Comunquescongiurava di non incendiare i villaggi.

20 Allorainviano Senofonte econ luile persone che sembravano più indicate. Una voltagiuntosi rivolge a

Seute: «Non sono qui per avanzare richiesteSeutema per spiegartise miè possibile21che non aveviragione di

risentirti perché ti chiedevo energicamentea nome dei soldatidimantenere le promesse. Ritenevo infatti che fosse nel

tuo interesse darenon meno che nel loro ricevere. 22Primoso chesono stati lorodopo gli dèia darti notorietà.67

perché ti hanno reso sovrano di una grande regione e di molti uominipercui adesso non hai la possibilita di tener

nascoste le tue azionidignitose o turpi che siano.

23 Per unuomo di tal rango è importantemi parenon dar l'impressione di congedarenell'ingratitudine i

propri benefattoricome pure godere di buona reputazione tra seimila uominima la cosa principale è di non mancare

mai e poi mai alla parola data. 24Mi accorgoinfatti che le parole della gente sleale si perdono nel vuotoinefficaci e

disprezzate. Quelli invece che danno prova di sinceritàle loro parolesec'è bisognoraggiungono lo scopo meglio della

coercizione impiegata dagli altri. Se poi si vuol ricondurre a ragionequalcunoso che le minacce delle persone sincere

portano a rinsavire non meno delle punizioni immediate degli altri. E sequesti uomini leali fanno una promessa a

chicchessiaraggiungono lo scopo prefisso non meno di coloro che elargisconodoni sùbito.

25 Richiamaalla mente tu stesso quali doni ci hai anticipato nel momento in cui ci haipresi come alleati:

nessunolo sai bene. È stata concessa fiducia alla sincerità delle tueparole ecosìhai persuaso tanti uomini a unirsi alla

tua impresa e a procurarti un regno che vale non solo trenta talenti - che èquanto ritengono di dover riscuotere adesso -

ma ben di più. 26Dunquel'iniziale fiduciaquella fiducia che ti è valsa il regnola vendi per cosìpoco?

27 Suripensa a che grande impresa ti sembravaallorala conquista del regno cheoggi hai assoggettato. Son

sicuro che ti sarai augurato di portare a termine il progetto che seiriuscito a realizzarepiuttosto che possedere

ricchezze di molto superiori alla somma che ci devi. 28A me dunquepare un danno maggioreun'onta più grave

perdere quanto ora possiedi rispetto a non averlo acquistato primacosìcome diventare poveri da ricchi è più duro che

non essere mai stati ricchi; ed è più doloroso passare da re a semplicecittadino piuttosto che non aver mai avuto un

regno.

29 Sai beneche i tuoi attuali sudditi non si sono sottomessi al tuo dominio per amiciziama per necessitàe che

cercherebbero di ritornare liberise non li tenesse a freno la paura. 30Credi forse cheavrebbero maggior timoreche

sarebbero più ragionevoli nei tuoi confrontise vedessero i nostri soldatipronti a restare a un tuo ordinepronti ad

accorrere in caso di necessitàe se altri soldatisentendo i nostri parlarbene di tesi precipitassero quiquando tu lo

volessi? Viceversacome andranno le cosese sospetteranno che nessun altrovorrà mettersi ai tuoi ordini per la sfiducia

generata dagli avvenimenti attuali e se si faranno l'idea che simpatizzanopiù per loro che per te? 31Tra l'altrohanno

ceduto non perché vinti dal nostro numeroma per mancanza di capi. Ora c'èil pericolo che cerchino dei comandanti tra

la gente che pensa di aver subìto torti da te oppure che si rivolgano a chiè ancor più potenteagli Spartani. C'è

l'eventualità che i soldati promettano di marciare al loro fianco conmaggior entusiasmouna volta ottenuto quanto devi

loro e che gli Spartani soddisfino le loro richiesteperché hanno bisognodell'esercito. 32I Traci che tisono soggetti

combatterebbero con maggior ardore contro di te che con teè fuor didubbio. Se vinciper loro significa schiavitùse

perdilibertà.

33 Devidarti pensiero del paese che hai conquistato. Credi forse che patirà meno dannise questi soldati

quando avranno ottenuto i soldi che reclamanosi allontaneranno in paceoppure se rimarranno qui come in terra nemica

e tu cercherai di opporre altre forze più numerose delle loroforze cheavranno bisogno di vettovaglie? 34Dilapiderai

più denaro se pagherai la somma dovuta oppure sepur restando debitoredovrai stipendiare truppe ancor più

numerose? 35 Eraclidemi ha confidato che considera enorme la somma. Per te adesso trovare ecorrispondere una tale

cifra è più semplice di quanto lo sarebbe stato tirar fuori la decima partedi essa prima del nostro arrivo. 36Non è il

numero a far la differenza tra il molto e il pocoma la forza di chi paga etrova il denaro. Per te adesso l'entrata annua

supera il patrimonio complessivo di cui disponevi prima.

37 Seutemipreoccupo di tutto questo perché sei un amico e desidero che tu possadimostrarti degno di godere

dei benefici che gli dèi ti hanno accordato e perché io non perda creditotra le truppe. 38Sappi infatticheattualmente

non sono in gradocon questo esercitoné di colpire un nemico né diaccorrere ancora in tuo aiutopur con tutta la mia

buona volontàperché l'esercito è maldisposto verso di me. 39Eppureinsiemeagli dèi che tutto sannochiamo te a

testimone che non mi hai dato nulla che fosse destinato alle truppené tiho mai chiesto per me quello che spettava a

loro né ho preteso quanto mi avevi promesso. 40E ti giuro chese tu me ne avessi fatto dononon l'avrei accettatoa

meno che anche i soldati non ricevessero al contempo quanto loro spettava.Sarebbe stata un'infamia brigare per i miei

vantaggi e tollerare che i loro andassero maletanto più che godevo dellaloro stima. 41 Alcontrario Eraclide considera

che niente ha valorequando si tratta di intascar denaroa qualsiasi costo.Io inveceo Seutepenso che per un uomoe a

maggior ragione per un caponon ci sia tesoro più bello e fulgido dellavirtùdella giustiziadella generosità. 42Chi le

possiedeè ricco perché ha molti amiciè ricco perché molti altrivogliono diventare suoi amici; se la sua situazione è

prosperaavrà con chi dividere la sua felicitàse invece cadrànon glimancheranno persone pronte a tendergli una

mano.

43 Ma seprimasulla base delle mie azioninon hai capito che ti ero amico di cuore ese neppure adessodalle

mie paroleriesci a comprenderlocerca almeno di riflettere su tutti idiscorsi pronunciati dai soldati: eri presente e hai

sentito cosa dicevano i miei detrattori. 44Mi accusavanoal cospetto degli Spartanidi preoccuparmi dell'interesse tuo

più che di quello degli Spartani e mi imputavano di pensare più al tuovantaggio che al loroaggiungendo che mi avevi

corrotto con doni. 45Perciòpensiche mi abbiano accusato di aver ricevuto doni da parte tua perché scorgevano inme

una sorta di malanimo nei tuoi confronti o piuttosto perché capivano che miprodigavo per te? 46Credo che tuttigli

uomini ritengano che si debba mostrare benevolenza alla persona da cuiriceviamo i doni. E tuprima che io ti prestassi

i miei servigimi accoglievi con gioialo si capiva dai tuoi occhidallatua vocedai doni ospitali e non eri mai stanco

di farmi promesse. Ma non appena hai raggiunto il tuo scopo e sei diventatopotentissimo grazie al mio contributo

adesso hai il coraggio di tollerare che io sia disprezzato dai miei soldati. 47Ma son sicuroche deciderai di pagare il.68

soldo e che il tempo ti sarà maestro e non sopporterai di vedere che chi tiaveva elargito il proprio beneficio adesso si

erge a tuo accusatore. Ti prego perciòquando tu corrisponderai il soldodi sforzarti per restituirmi agli occhi della

truppa quel prestigio di cui godevo al momento in cui mi hai preso ai tuoiordini».

48 Nell'udiretali paroleSeute invocò la maledizione divina sul colpevolesu chi da tantotempo non aveva

permesso il pagamento del soldo. Tutti sospettarono che si riferisse aEraclide. «Io»disse«non ho mai pensato di

defraudarvi e pagherò». 49AlloraSenofonte riprese: «Dal momento che hai intenzione di pagareadesso ti chiedodi

svolgere l'operazione per mio tramite e di non permettere chea causa tuami debba trovare adesso nei riguardi

dell'esercito in un rapporto diverso rispetto a quando siamo venuti da te». 50L'altrorispose: «Non soloper causa mia

non perderai prestigio tra i soldatimase rimarrai con mebasta ancheinsieme a mille oplititi darò le fortezze e tutto il

resto che ti ho promesso». 51Senofonteribatté: «La cosa non è possibile. Congedaci». «Eppure»replicò Seute«so

che per tealmenosarebbe più sicuro rimaner qui piuttosto che partire». 52AncoraSenofonte: «Lodo le tue attenzioni

ma non mi è possibile restare. Dovunque crescerà la mia famatieni percerto che anche per te sarà un vantaggio». 53

Allora Seute disse: «Denaro non ne hose non in piccola parte. Eccoti untalento. Ho ancora seicento buoicirca

quattromila pecore e più o meno centoventi schiavi. Prendiliaggiungici gliostaggi delle genti che ti hanno dato fastidi

e va' pure». 54Senofontescoppiò a ridere e disse: «E se non mi bastassero per pagare il soldoda chidirò di averlo

preso un talento? Dal momento che la mia vita è in pericolonon è meglioche me ne vada di qui stando in guardia per

non finir lapidato? Hai sentito le minacce contro di me». Per quel giornorimase lì.

55 L'indomaniSeute diede loro ciò che aveva promesso e li fece accompagnare da alcuni uominiper guidare il

bestiame. Fino a quel momento i soldati facevano un gran parlare di Senofontedicendo che se n'era andato da Seute per

stabilirsi nella zona e per ricevere i doni promessi: ma quando lo viderogioirono e gli corsero incontro. 56Senofonte

non appena vide Carmino e Polinicodisse: «Grazie a voi è stato messo insalvo questo bestiame per l'esercito. Ve lo

consegno: vendetelo e distribuite il ricavato tra i soldati». I due preseroil bestiame enominati dei sovrintendenti alle

operazioniprocedettero alla venditasuscitando parecchie rimostranze. 57Senofonte sitenne in disparteanzi era

chiaro che si preparava al rientro in patria: in Atene infatti non era statoancora decretato il suo esilio. Comunque i suoi

amici più fidati tra quelli che erano al campo si recarono da lui e loscongiurarono di non partire prima di aver condotto

via l'esercito e di averlo rimesso nelle mani di Tibrone.

8

1 Da quifecero rotta verso Lampsacodove Senofonte incontrò l'indovino Euclide diFliunteil figlio di quel

Cleagora che ha eseguito i dipinti parietali nel Liceo. Costui si rallegròcon Senofonte che avesse portato in salvo la vita

e gli domandò quanto oro avesse con sé. 2Senofonte glidissegiurandoloche non aveva neppure il necessario per il

viaggio di ritorno in patriaa meno di non vendere il cavallo e le sue cosepersonali. L'altro non gli prestò fede. 3Ma

quando i Lampsaceni gli inviarono i doni ospitaliSenofonte sacrificò adApolloalla presenza di Euclide. Costuicome

vide le vittimedisse che adesso credeva alla storia che Senofonte non avevadenari. «E so anche»soggiunse«che se

caso mai tu dovessi avernetroveresti sulla tua strada un impedimento: senon altrosarai tu stesso quell'impedimento».

Senofonte ne convenne. 4L'altro ancora:«È Zeus Meilichio a ostacolarti»e gli chiese se avesse offerto al dio un

sacrificiopoi aggiunse: «come ero solito fare io a casaoffrendo per voisacrifici e olocausti». Senofonte rispose che

non aveva celebrato sacrifici al dio da quando aveva lasciato la patria.Allora Euclide gli consigliò di sacrificare

secondo l'usanzaasserendo che le cose si sarebbero volte in meglio. 5Il giornosuccessivo Senofonte si recò a Ofrinioe

offrì un sacrificio bruciando interi alcuni porci secondo il rito patrio: levittime diedero auspici favorevoli. 6Quel

giorno stesso giungono Bione e Nausiclide per consegnare del denaroall'esercito. Stringono vincoli d'ospitalità con

Senofonte esiccome quest'ultimo aveva venduto a Lampsaco il proprio cavalloper cinquanta daricii duesospettando

che si fosse risolto a venderlo per mancanza di mezzitanto più che avevanosaputo che era affezionato al suo cavallo

lo riscattarono e glielo restituironosenza voler accettare il prezzo delriscatto.

7 Allora simettono in marcia attraverso la Troade esuperato l'Idagiungono dapprima adAntandropoi

proseguendo lungo la costapervengono a Piana di Tebe in Misia. 8Quindiattraversano Adramittio e Certono edopo

esser giunti a Piana del Caicoarrivano a Pergamo in Misia.

Qui Senofonte è ospitato da Ellademoglie di Gongilo di Eretria e madre diGorgione e Gongilo. 9Costei

indica a Senofonte che nella pianura viveva un persianoAsidate: sel'avessero attaccato di notte con trecento uomini

avrebbero potuto catturarlo con la mogliei figli e le sue ricchezzecheerano ingenti. Per guidarli nell'azione inviò con

loro suo cugino e Dafnagorapersona di cui aveva altissima stima. 10Quando li ebbecon séSenofonte celebrò un

sacrificio. L'indovino Basia dell'Elideche era presentedisse che levittime erano propizie e che l'uomo poteva essere

catturato. 11Dopo avercenatoSenofonte si mise in cammino con i locaghi a lui più cari e con gliuomini che si erano

dimostrati più fidati in ogni circostanza: era un modo per ricompensarli. Masi unirono a luidi prepotenzaanche altri

seicento circa. I locaghi comunque si spinsero in avanti al galoppoper nondividere il bottinocome se le ricchezze

fossero già a loro completa disposizione.

12 Nonappena giunserointorno alla mezzanottelasciarono che gli schiaviche eranonei pressi della torresi

mettessero in salvo con la maggior parte delle ricchezzeperché miravano aprendere Asidate in persona e i suoi beni.

13 Attaccaronola torrema non riuscirono a espugnarla: era altagrandemunita di parapettie disponeva di parecchi

difensori agguerriti. Allora cercarono di aprire una breccia nella torre. 14Lo spessore delmuro era di otto mattoni.69

d'argilla. Sul fare del giorno la breccia fu aperta: non appena la luce vifiltròdall'interno un nemicocon uno spiedo da

buoitrafisse la coscia dell'assalitore più vicino. Inoltre cominciarono ascagliar fuori dardirendendo ormai pericoloso

anche il solo avvicinarsi alla breccia. 15Frattantopoiché da dentro levavano grida e mandavano segnali di fuoco

accorsero in loro aiuto Itamene con le sue truppereparti di opliti assiridi Comania e cavalieri ircani - erano

un'ottantinaanch'essi mercenari del re -altri peltastiottocento circae ancora truppe da Partenioda Apolloniae dai

dintorninonché cavalieri.

16 Eragiunto il momento di valutare come procedere alla ritirata. Formarono ilquadrato epresi tutti i buoi e

le pecore e gli schiavili misero all'interno. Non si curavano tanto diportare in salvo le predequanto temevano che la

ritirata si tramutasse in fugase abbandonavano il bottinoe avevano pauradi rendere più baldanzosi gli altri e di

scoraggiare i propri uomini: allora ripiegarono come se combattessero perdifendere i beni predati. 17Quando Gongilo

vide il numero esiguo dei Greci a confronto della massa degli inseguitorivolendo prendere parte all'azionecon le sue

truppe uscì lui pure allo scopertocontro il volere della madre. Rinforzigiunsero anche da Alisarne e dalla Teutrania

guidati da Proclefiglio di Damarato. 18Senofonte e isuoipoiché erano ormai messi alle strette dal lancio di frecce e

proiettilidisposti in cerchioin modo da opporre gli scudi ai lancinemiciguadarono a stento il fiume Carcasomentre

quasi la metà delle truppe era rimasta ferita. 19Nellacircostanza rimane ferito il locago Agasia di Stinfaloche stava

combattendo senza un attimo di tregua contro i nemici. Riescono a portare alsicuro circa duecento schiavi e pecore in

numero sufficiente per i sacrifici.

20 L'indomanidopo aver offerto un sacrificioSenofonte di notte ritira tutto l'esercitoperpercorrere il tratto

di strada più lungo possibile in Lidiain modo che i nemici non sispaventino per la sua vicinanzama allentino la

sorveglianza. 21Asidatevenutoal corrente che Senofonte aveva sacrificato per assalirlo una seconda volta con

l'esercito al completosi trasferisce nei villaggi che sorgono ai piedidella città di Partenio. 22È qui cheSenofonte e i

suoi si imbattono in lui e lo catturano con mogliefiglicavalli e tutto ilresto. Così si avverò il primo responso dei

sacrifici.

23 Poiritornano a Pergamodove Senofonte rese omaggio alla divinità. I Laconiilocaghigli altri strateghi e i

soldati si accordarono per consentirgli la scelta tra i cavallii buoi e ilresto del bottinoal punto che Senofonte ebbe

mezzi sufficienti per far doni a sua volta.

24 Nelfrangente arrivò Tibroneassunse il comando dell'esercito edopo averloaggregato a un altro

contingente grecocominciò la guerra contro Tissaferne e Farnabazo.

25 [Ecco inomi dei governatori del paese del reattraverso le cui terre siamo passati: inLidia Artimain Frigia

Artacamain Licaonia e Cappadocia Mitradatein Cilicia Siennesiin Feniciae Arabia Dernein Siria e Assiria Belesi

a Babilonia Roparain Media Arbacetra i Fasiani e gli Esperiti Tiribazo. ICarduchii Calibii Caldeii Macronii

Colchii Mossinecii Ceti e i Tibareni sono popoli indipendenti. InPaflagonia Corilatra i Bitini Farnabazotra i Traci

d'Europa Seute.

26 Il contocomplessivo della strada percorsa all'andata e al ritorno è dimillecentocinquanta parasangheossia

trentaquattromiladuecentocinquantacinque stadiin duecentoquindici tappe. Ladurata della spedizionetra andata e

ritornoè un anno e tre mesi.]




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