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PROMETEO
o
IL CAUCASO.

di LUCIANUS

MercurioVulcanoPrometeo.

Mercurio. Eccoo Vulcanoil Caucasodove dobbiamo inchiodare questo sventurato Titano. Andiamo guardando se v'è qualche rupe acconciaqualche balza nuda di neveper fermarvi salde le catenee sospenderlo alla vista di tutti.
Vulcano. Andiam guardandoo Mercurio: non conviene crocifiggerlo in luogo basso e vicino alla terrachè gli uomini da lui formati verrebbero ad aiutarlo: nè troppo in cimachè non saria veduto da quei di giù. Se ti parequi è una giusta altezzasu questo precipizio potrà esser crocifisso: stenderà una mano a questa rupeed un'altra a questa dirimpetto.
Mercurio. Ben dici: queste rocce son brulleinaccessibili da ogni parteed alquanto pendenti; e nella rupe c'è appena questo poco di sportodove poggiare le punte de' piedi: per croce non troveremmo di meglio. Non indugiamoo Prometeo: montaed accónciati ad essere affisso al monte.
Prometeo. Almeno voio Vulcanoo Mercurioabbiate pietà di me sventurato immeritamente.
Mercurio. Vuoi che abbiamo pietà di teo Prometeoaffinchè siamo crocifissi noi in vece tuaper aver trasgredito ad un comando? Ti pare egli che sul Caucaso non ci sia luogo per inchiodarvi due altri? Viastendi la mano destrae tuo Vulcanolegalafermala ad un chiodomena di forza il martello. Dammi l'altra: stia salda anche questa. Ora va bene. Tosto discenderà l'aquila a roderti il fegatoe così avrai tutta la ricompensa delle tue ingegnose invenzioni.
Prometeo. O Saturnoo Giapetoo Terra madre miamirate che soffro io infeliceche non ho fatto alcun male.
Mercurio. Non hai fatto alcun maleo Prometeo? Primamente quando avevi l'uffizio di spartire le carnifacesti parti ingiuste e l'inganno di serbare il meglio per tee di mettere innanzi a Giove ossa nascoste sotto bianco grasso. Mi ricorda che Esiodo ha detto così. Dipoi hai formati gli uominimaliziosissimi animalispecialmente le donne. Infine hai rubato il fuocopossessione preziosissima degli Deie l'hai dato agli uomini. Hai fatti questi gran malie dici che sei incatenato senza veruna colpa?
Prometeo. Pareo Mercurioche anche tucome dice il poetaincolpi un incolpabile: che mi accusi di tali cose per le qualise vi fosse una giustiziaio sarei giudicato degno d'essere nutrito dal pubblico nel Pritaneo. Se tu avessi tempoio vorrei chiarirti come son false queste accusee dimostrarti come Giove è ingiusto verso di me. E tu che sei sì bel parlatore e difensore di causedifenderai poi anche questasìdirai che ha fatto un giudizio giustoa mettermi in croce presso queste porte Caspiesul Caucasoe farmi miserando spettacolo a tutti gli Sciti.
Mercurio. Troppo tardio Prometeovuoi appellarnee senza pro: ma di' pure; tanto èio debbo rimaner qui finchè non discenda l'aquila a conciarti il fegato; mi piace d'impiegar questo tempo a udir ragionare un sofista sì scaltrito come se' tu.
Prometeo. Parla tu primoo Mercurio: fammi un'accusa gagliardae non tralasciar mezzo per difendere tuo padre. E teo Vulcanoio prendo a mio giudice.
Vulcano. Giudice? altro! io sarò tuo accusatore. Tu mi rubasti il fuocoe mi lasciasti fredda la fucina.
Prometeo. Bene: dividerete l'accusa: tu parlerai di questo rubamento: e Mercurio m'accuserà d'avere formati gli uominie male spartite le carni. Tutti e due siete valentie vi sta bene la lingua in bocca.
Vulcano. Mercurio parlerà anche per me: cose di tribunali non ne so iodi fucina sìte ne direi quante ne vuoi: egli è oratoree di queste cause ne ha avute per mano.
Prometeo. Non avrei mai creduto che Mercurio volesse parlar di furtoed accusar me di ciò che è arte sua ancora. Ma se anche di questoo figliuolo di Maiavuoi incaricarticomincia l'accusa.
Mercurio. Veramenteo Prometeoci vuole un lungo discorrere e un gran meditare su quello che tu hai fatto! Non basta esporre in due parole le colpe tue? Quando ti fu commesso lo spartir delle carniserbasti il miglior boccone per teed ingannasti il tuo signore: formasti gli uominiquando non ce n'era necessità: rubasti il fuoco a noie lo portasti a loro. Parmio caro mioche non vuoi capirlache dopo tutto questoGiove t'ha usato clemenza assai. Se tu negassi di aver fatte queste cosedovrei sciorinare una lunga diceria per convincerti reoe chiarir tutto il veropunto per punto: ma tu dici di avere spartite le carni a questo mododi aver fatta la invenzione degli uominie di aver rubato il fuocoio dunque ho finita l'accusa: se dicessi piùsarebbero inezie.
Prometeo. E inezie sono tuttecome tosto vedremo. E giacchè dici che queste accuse bastanoio tenteròcome possodi purgarmi di queste colpe: e prima comincerò da quella delle carni. Giuro al cieloche a parlar di questoho vergogna io per Giove; il quale è d'animo così grettoè così ghiottoche per un ossicino trovato nella sua porzionemanda alla croce un dio antico come mesenza ricordare che ho combattuto per luie senza pensare qual era infine la cagione di tanto sdegno. I fanciulli fanno il broncio e si corrucciano quando non hanno la parte più grossa. Queste burleo Mercurioquesti dispettuzzi che si suol fare nei convitinon bisogna tenerli a menteanzi le offese stesse stimarle scherzie lasciarne lo sdegno nel banchetto. Serbar l'astionutrir l'odio sino al dimanie non dimenticare l'offesanon è da iddionè da re. Se dai banchetti si bandiscono cotali piacenteriee le burleed i mottie le occhiatee le risatenon vi resta che l'ubbriachezzala sazietàil silenziocose triste e noiosee sconvenienti ad un banchetto. Io non potevo mai credere che Giove se ne ricorderebbe il dimaniche se ne sdegnerebbe tantoche si terrebbe gravemente offeso ch'io nello spartire le carni feci uno scherzo per provare se egli sapesse scegliere la porzione migliore. Ma ponio Mercurioun caso più graveche invece di dare a Giove la porzione più piccolanon gliene avessi data affattodoveva egli per questo rimescolare cielo e terrapensare a catenea crocial Caucasomandare giù aquile a straziarmi il fegato? Queste furie dimostrano un animo gretto ed ignobiledi poca conoscenzae facile a sdegnarsi per nulla. E che avrebbe fatto egli se avesse perduto un buequando per un ciccioletto di carne si corruccia tanto? Con quanta maggior temperanza si conducono gli uomini in questi casi: eppure dovrebbero essere corrivi allo sdegno più degli Dei! Nessuno di essi farebbe crocifiggere il cuocoche lessando le carniavesse intinto il dito nel brodoe leccatoseloo spiccato un pezzo dell'arrostol'avesse ingoiato. L'è colpa che s'assolve cotesta: o pure uno stizzoso ti daria un cazzottouna ceffata: ma nessuno mai tra gli uomini saria messo in croce per sì lieve cagione. E questo è il mio delitto delle carni: io ho vergogna a scolparmenema è maggior vergogna a Giove l'accusarmene.
Vengo ora a parlare della formazione degli uomini. Questa accusao Mercurioha due parti; ed io non so di che più m'incolpateo che gli uomini non dovevano esistere affattoed era meglio che rimanevano terra inerte ed informe; o pure che dovevano esser fattima di forma e d'aspetto diversi da quel che sono. Io parlerò dell'una cosa e dell'altra: e primamente mi sforzerò dimostrareche gli Dei non hanno avuto alcun male che gli uomini son venuti alla vita; e dipoi che ne hanno avuto beneed utile molto maggiore che se la terra fosse rimasta deserta e senza uomini. In principio (e mi fo dal principio per chiarire più facilmente ch'io non feci novità nocevole e pericolosa quando formai gli uomini) v'era la sola specie divina e abitatrice del cielo; la terra era una cosa selvaggia ed informetutta ispida di foreste dove non penetrava il giornoe non aveva altari nè templi degli Dei: chè dov'erano allora le statuei simulacrie gli altri monumenti che or si veggono per ogni partee con tanto onore venerati? Ioche sempre ripenso al bene comunee considero come accrescere la gloria degli Deidando novelle bellezze al mondoio pensai che saria cosa buona prendere un po' di cretae comporne alcuni animali dando loro una forma simile alla nostra; perchè io credetti che saria mancata sempre qualche cosa alla divinitàse non ci fosse stato un essere a cui ella paragonarsie così sentire quant'ella è più beata: però volli che quest'essere fosse mortalema pieno d'industriadi sennoe di sentimento del bene. Laondecome dicono i poetimescendo terra ed acquae fattone una poltigliafeci gli uomini: e chiamai Minerva per aiutarmi nell'opera. Questo è il mio gran peccato verso gli Dei. Vedi che danno ho recato loro a fare di creta alcuni animalie a dare il moto a cosa fino allora immota. Pare che gli Dei abbiano perduto un pezzo della loro deità dacchè sulla terra ci sono animali che pur muoiono: e Giove se ne sdegnacome se gli Dei fossero rabbassati per la nascita degli uomini: e forse teme che questi non si rivoltino contro di luie non portino guerra agli Deicome i giganti. Ma voi non aveste mai offesa da meo Mercurionè dalle mie fatturee tu il sai: o dimmene anche una sola piccolissimaed io mi taceròed avrò meritato questa pena che voi mi fate patire. Il bene che io ho fatto agli Dei per mezzo di essivedilogetta uno sguardo su la terra non più squallida ed orridama abbellita di cittàdi campi coltivatidi alberi fruttiferi; vedi il mare coperto di navile isole abitatealtarisacrifizitemplisolennità in ogni partepiene di Giove tutte le viepiene tutte le piazze. Se io li avessi formati per sola utilità miaper esserne signore iosarei un furfante ed un avaro; ma io mi sono travagliato pel vostro bene comune: in tutti i luoghi ci sono templi di Giovedi Apollodi Giunonedi teo Mercurioe di Prometeo no. Io dunque pensare a me solo? io tradire il comun bene? io rabbassare gli altri? Considera meco un po'o Mercuriose puoi immaginare un bene che non abbia spettatoriuna possessioneuna fattura che nessuno debba mai vedere nè lodaree che pure sia piacevole e gradita a chi la possiede. Che vo' dire con questo? che non essendovi gli uominila bellezza dell'universo saria senza spettatori; e noi saremmo ricchi d'una ricchezza che nessuno ammirerebbee che neppure agli occhi nostri avrebbe pregioperchè non potremmo paragonarla ad una inferiore; non comprenderemmo che beatitudine noi godiamoperchè non vedremmo altri privi di quello abbiamo noi: così il grande non si terrebbe grande se non si misurasse col piccolo. E voi che dovreste onorarmi per questo benefizio che ho renduto a tuttivoi mi avete messo in crocee mi date questo merito per l'opera ch'io pensai di fare. Ma ci ha de' ribaldi tra lorotu mi diraima fanno adulteriisi sgozzano nelle guerresforzano le sorelleinsidiano alla vita dei genitori. E fra noi non si fanno assai di queste cose? però dobbiamo accusare il cielo e la terra che ci han data l'esistenza? Forse mi diraiche per aver cura degli uomini è necessità che sofferiamo la noia di molte faccende. Dunque così anche il pastore si lamenterà di avere la greggiaperchè è necessità che ne abbia cura. Questa fatica è una dolcezza; questo pensiero non è senza dilettoperchè ci dà un'occupazione. Che faremmo noi se non avessimo a pensare a nulla? Ce la passeremmo così in ozio a bere il nèttarea riempirci d'ambrosiasenza far niente. Ma il maggior mio dispetto è che voii quali mi biasimate di aver formati gli uominie massimamente le donnevi innamorate di essee non cessate di scender sulla terra divenendo ora toriora satiri e cignie non disdegnate di generar Dei con esse. Ma si dovevaforse diraiformare gli uominisìma d'altra formae non simili a noi. E quale altro esempio migliore di questo io poteva propormie del quale io conosceva l'altissima bellezza? Conveniva forse che l'uomo fosse un animale stupidoferocee salvatico? E come avrebbe fatto sacrifizi agli Deie renduti altri onori a voise egli non fosse stato quale egli è? Eppure quando vi offrono le ecatombevoi non le rifiutateancorchè doveste andare sino all'Oceanoagl'incolpabili Etiopi. E chi vi ha procacciati questi onori e questi sacrificivoi l'avete messo in croce. Ma basti questo intorno agli uominipassiamo ora a parlare del fuocoa quel bruttissimo delitto che voi m'apponete.
Dehper gli Deinon t'incresca di rispondermi: Avete perduto voi qualche parte del fuocodacchè l'hanno anche gli uomini? Nocertamente: perchè tale è la natura di questa cosache la non diminuiscese ne daichè fuoco accende fuocoe non si spegne. È dunque schietta invidia la vostra di non volerne dare a chi ne ha bisognoquando voi non ne avete danno. Eppure voi che siete Deidovreste essere buonigenerosie lontanissimi da invidia. Se vi avessi imbolato anche tutto il fuoco e portatolo sulla terrasenza lasciarvene pure una scintillaio non vi avrei fatto gran dannoperchè esso non vi è utile a nientevoi non avete freddonon vi cocete l'ambrosianon avete bisogno di lume artificiale. Gli uomini per contrario non possono farne senzane usano a molte loro necessitàe specialmente pe' sacrifiziper profumare le vie con l'odor delle carni e degli incensiper bruciar le cosce delle vittime su gli altari. Ma io vedo che a voi piace il fumoe ve ne fate le satolle grandiquando l'odor delle carni sale sino al cielo tra vortici di fumo. Di che mi biasimate adunquedi quel che tanto vi piace? io non so come non avete proibito anche al sole di risplendere sugli uominiquantunque il suo fuoco sia più divino ed ardente. O biasimate anche luiche sparge così e diffonde la roba nostra? Ho detto. Voio Mercurio e Vulcanose vi pare che ho detto maleconfutatemiribadite pure l'accusaed io vi risponderò in mia difesa.
Mercurio. Non è facileo Prometeocontendere con un sì valente sofista. Ma buon per te che Giove non t'ha udito. Ti so dire che invece d'uno ti manderia sedici avoltoi a stracciarti le viscereperchè facendo vista di difendere tehai accusato lui acerbamente. Ma mi fa maraviglia che un profeta come te non hai preveduto questa tua pena.
Prometeo. I' lo sapevao Mercurioe so ancora che ne sarò liberato: e già un Tebano verrà tra breveun tuo fratelloe saetterà l'aquila che tu dici che sta per discendere.
Mercurio. Così fosseo Prometeo! Io vorrei vederti già discioltoal comune banchetto con noipurchè tu non faccia lo scalco.
Prometeo. Sta certo: tornerò al banchetto vostroe Giove mi discioglierà per compensarmi di un gran benefizio.
Mercurio. E quale? dimmelo.
Prometeo. Conosci Tetio Mercurio? Ma non bisogna dirloè meglio serbare il segretoaffinchè sia prezzo e riscatto della mia condanna.
Mercurio. E serbaloo Titanose è meglio così. Noi andiamo viao Vulcanochè già l'aquila si appressa. Soffri da forte: ohfosse già qui quell'arciero tebanoe ti togliesse allo strazio di questo uccello!





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