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IL LEONE E IL TOPODa EsopoUna voltamentre il leone stava dormendoun topolino comincio' a passeggiare avanti e indietro su di lui.Il leone si sveglio'mise la sua grossa zampa sopra il topolino e apri' le fauci per inghiottirlo."Perdonomaesta' - grido' il topolino - lasciami andarenon lo dimentichero' mai e forse un giorno potrei ricambiarti il favore".Il leone sorrise a quelle parolema alzo' la zampa e lo lascio' libero.Qualche tempo doposuccesse che il leone fu preso in una trappola e i cacciatoriche volevano portarlo vivo al loro relo legarono ad un albero e si allontanarono per andare a cercare un mezzo adatto dove caricarlo.In quel momento passo' di li' il nostro topolino.Vide subito in quale guaio era finito il leonesi avvicino' e rosicchio' con i suoi dentini aguzzi la corda che teneva prigioniero il re degli animali."Non avevo ragione? - esclamo' - Piccoli amici possono essere grandi amici".

IL CONTADINO E I PANTALONI LUNGHIC'era una volta un marito che disse alla moglie:"Vado a comprarmi i pantaloni".Arrivato al negozione provo' un paio: erano troppo lunghima glieli tirarono su e gli dissero:"Questi vanno bene".Tornato a casali indosso' e si accorse che ne avanzava un bel pezzo.Chiese alla moglie di accorciarli ma lei ribatte':"Te lo avevo detto che te li avrebbero dati come non dovevano essere.Non dovevi comprarli".Allora ando' dalla mammama questa rifiuto' e cosi' pure la sorella.Cosi' l'uomo torno' a casaposo' i pantaloni e ando' a fare una passeggiata nel bosco.La moglie nel frattempo aveva cambiato idea e taglio' quattro dita di stoffa dai calzoni.Poiusci' di casa per andare a fare la spesa.Poco dopo arrivo' la mamma del contadino e disse:"Se non glieli taglia nessunolo faro' io" e via altre quattro dita.La sorella penso' la stessa cosa e siccome in casa non c'era ancora nessunofece la sua parte.Quando il contadino arrivo' a mettersi i pantalonierano ormai diventati dei bermuda.

COME VENNE LA PIOGGIA(Racconto Bantu')Quando il mondo fu creatola pioggia non esisteva.Gli animali erano preoccupati e si riunirono a gruppi per invocare la pioggia lanciando le loro voci verso il cielo.Prima provarono gli elefanticoi loro barritipoi gli ippopotami e poi i leonima la pioggia non arrivava.Poi tocco' alle giraffee agli animali piu' piccoli: i fenicotterii conigli e i topi.Ancora niente.Per ultime toccava alle rane.Tutti gli animali le implorarono di gridare verso il cielo il loro bisogno di acqua.Le rane non aspettavano altro per mettersi a gracidare e cosi' presero a cantare tutte insieme e il loro grido era talmente assordante e sgradevole che il cielo si stanco' di sentirlo e si copri' di nubi per attutire quel suono.Ma fu inutile: il gracidio penetrava attraverso la cortina di nubi e cosi' il cielo penso' di affogare le rane per farle smettere una volta per tutte.Mando' giu' tanta di quella pioggia che le rane finalmente tacquero contente.E da allora si credono padrone dell'acquaperche' furono loro a far pioveree vivono in ogni stagno nella melmae continuano a gracidare per chiedere la pioggia.

IL CAGNOLINO SENZA BIGLIETTOC'era una volta una signora che voleva far viaggiare senza biglietto il suo cagnolinoma arrivo' il controllore e le disse:"Cara signoradeve pagare anche l'altro biglietto".E lei di rimando:"Ma e' cosi' piccoloio non pago".Dopo una animata discussione nella quale la signora e il controllore portavano le loro ragioniper forza contrastantiil controllore approfitto' del fatto che il treno stava rallentando per afferrare il cagnolino per la collottola e sporgerlo fuori dal finestrinolasciandolo lentamente cadere nel vuoto.La signora era disperata e chiedeva conforto agli altri passeggeri.C'era chi le dava ragione e chi le suggeriva di rivolgersi alla "Protezione degli animali".Il controllore era ormai pentito di quello che aveva fatto e si stava allontanando dallo scompartimento quando la signoramolto infuriatagli strappo' dalle mani la pipa e la scaravento' fuori del treno.Alla stazione successiva scesero tutti i due inferociti:lui per l'affronto fatto alla pipalei per l'offesa al cane.Non ebbero il tempo di scambiarsi altre parole perche' comincio' un battimani dei compagni di viaggio:stava arrivando il cagnolino con la pipa del controllore in bocca.Poco manco' che i due contendenti si abbracciassero. E tutto fini' per il meglio.

E' ARRIVATO CARNEVALEIl febbraio pazzerelloci ha portato carnevalea caval d'un asinelloe con seguito regale:Pantalone e Pulcinellae Rosaura e ColombinaBalanzone con Brighellae Pieretta piccolina.A braccetto con Gioppinoche dimena un gran bastonevan Gianduia e Meneghinosempre pronti a far questione.Arlecchin chiude la schierache fra canti e balli e lazzilieta vada mane a seracon gran coda di ragazzi.Vafra salti e piroetteseminando per la viatra un frastuono di trombettedi coriandoli una scia.

LA STORIA DI UNA GOCCIA D'ACQUADi certo non conosci la storia della goccia d'acquache trema sulla corolla del fiore.La gocciolinache brilla al sole come se fosse d'argentoviveva un giorno in un torrentello limpido e chiacchierino.Dopo aver corso a lungo fra due rive fiorite di margheriteun bel giorno la gocciolina precipito' in un grande fiume e comincio' a correre forte e a vedere tante cose belle.Un giorno arrivo' al mare e lo vide bellopareva un altro cieloquando era serenoe invece quando si infuriava diventava una distesa di schiuma bianca.Poi venne un gran caldo e pareva che il sole volesse bersi il mare.La nostra gocciolina si senti' sollevare su verso il cielo: era diventata una specie di fumo leggero e invisibile.E in cielo si trasformo' in una nuvoletta bianca.Aveva molte amiche e con loro giocava volentieri a rincorrersifino a quando venne un ventaccio violento e freddo.E tutte le nuvolette si unirono formando un unico pesante nuvolone neroche fini' per disciogliersi e cadere sulla terra sotto forma di pioggia.La nostra gocciolina ora si dondola di nuovo sulla corolla del fiore.

LA LEPRE E LA TARTARUGADa EsopoUn giorno la lepre si vantava con gli altri animali:"Nessuno puo' battermi in velocita'. Sfido chiunque a correre come me".La tartarugacon la sua solita calmadisse:"Io accetto la sfida".La lepre scoppio' in una risata e la tartaruga replico':"Non vantarti prima di aver vinto. Accetti la gara?".E cosi' fu stabilito un percorso e dato il via.La lepre parti' come un fulmine: quasi non si vedevatanto era gia' lontana.Poi si fermo' e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraio' a fare un sonnellino.La tartaruga intanto camminava con faticaun passo dopo l'altroe quando la lepre si sveglio' la vide vicina al traguardo.Allora si mise a correre con tutte le sue forzema ormai era troppo tardi per vincere la gara.La tartaruga sorridendo disse:"Non serve correrebisogna partire per tempo".

LA RAPA(Racconto russo)C'era una volta un vecchietto che pianto' una piccola rapa e disse: "Cresci carnosa e forte".E la rapa crebbe carnosaforte e tanto grande.Un giorno il vecchietto ando' nell'orto per coglierlama tira tira non riusci' a strapparla.Chiamo' allora una vecchinache si mise a tirare il vecchiettoche a sua volta tiro' la rapa.Tira tiranon riuscirono a sradicarla.Allora la vecchina chiamo' la nipotinache tiro' la vecchinache tiro' il vecchiettoche a sua volta tiro' la rapa.Ma nemmeno questa volta riuscirono a strapparla.La nipotina chiamo' allora il suo cagnolino nero.Il cane tiro' la nipotinache tiro' la vecchinache tiro' il vecchiettoche tiro' la rapa.Tira e tirala rapa non si muoveva di un millimetro.Il cane nero chiamo' il gattoil gatto tiro' il cane neroil cane nero tiro' la nipotinala nipotina tiro' la vecchinala vecchina tiro' il vecchiettoil vecchietto tiro' la rapa.Tutti insieme tirarono e tirarono ancorama la rapa rimaneva salda al suo posto.Il gatto chiamo' il topoil topo tiro' il gattoil gatto tiro' il cane neroil cane nero tiro' la nipotinala nipotina tiro' la vecchinala vecchina tiro' il vecchiettoil vecchietto tiro' la rapa. E finalmentegrazie ad un topolinola rapa venne fuori.

LA CORNACCHIA E LA BROCCADa EsopoUna cornacchiamezza morta di setetrovo' una brocca che una volta era stata piena d'acqua.Ma quando infilo' il becco nella brocca si accorse che vi era rimasto soltanto un po' d'acqua sul fondo.Provo' e riprovo'ma inutilmentee alla fine fu presa dalla disperazione.Poile venne un'idea e volle provare subito.Prese un sasso e lo getto' nella brocca.E uno per volta ne getto' dentro diversifino a che pian piano l'acqua comincio' a salire.Allora ne getto' altri e cosi' riusci a bere e a salvarsi la vita.Morale della favola: a poco a poco si arriva a tutto.

IL MIO GATTODa Vincenzo CardarelliTornando a casa mi imbatto spesso in un bel gatto selvatico e vagabondocon una grossa faccia baffuta da Gatto Mammonearrivato dalla Toscana insieme al nuovo portiere e subito ambientato attorno all'aiuola in mezzo al cortile.E' lui che funesta le mie lunghe veglie d'inverno con i suoi miagoliiche mi fa trovare il secchio dell'immondizia scoperchiato e rovesciato sulla sogliache gioca fra i vasi allineati sul murofacendone cadere sempre qualcuno e fuggendo poi spaventato.Una sera di pioggiarincasai piu' tardi dall'ufficio e trovai il gatto accovacciato al riparo sulla soglia di un negozio vicino a casa.Li' per li' non lo riconobbi e feci per accarezzarlo: lui spalanco' la bocca e mi mostro' due bellissime fauci color rosa.Ritrassi subito la manotemendo un morso e lui miagolo' come per rimproverarmi.Pensai allora che fosse contrariato del mio ritardo e dell'esser rimasto sotto la pioggiaaspettando di poter tornare al riparo nel suo nascondiglioin un angolo del cortile del palazzo.Appena mi mossisalto' giu' dalla soglia e mi segui' come un cagnolino.Ogni volta che incontrandolo sul portone gli cedo il passoda allora mi ripaga con una graziosa alzatina di coda.

I FIUMI RACCONTANOAnche i fiumi d'Italia cantanopassando fra i montifra gli argini e sotto i ponti delle citta'.Il Po dice:"Sono il fiume piu' grande d'Italiascendo dal Monvisoattraverso Torino e poi solco la pianura Padana fino al mare Adriatico.Ci sono tanti fiumi e torrenti che mi portano la loro acqua.!."E L'Adige dice:"Ci sono anch'io. Arrivo dalle Alpipasso vicino al lago di Garda e quando siamo vicinianziche' rispondere al tuo richiamo mi piego a sinistra e in solitudine raggiungo anch'io l'Adriatico".Ecco l'Arno:"Il mio cammino e' molto piu' breve del vostro: nasco nel Casentino e in poco tempo raggiungo Pisa. Pero' io attraverso Firenze e nella mia acqua si specchio' Danteil divino poeta".La voce del Tevere e' lenta e solenne:"Alle mie foci approdarono le navi dei guerrieri venuti da lontanoguidati da Enea. Suo figlio fondo' Albalongapoi nacque Roma sui colli che si elevano dalle mie sponde. E la mia acquache in tanti secoli ha visto tanta storiariflette ancora la mole dell'imperatore Adriano".Sommessa e' invece la voce del Volturno:"Presso la mia riva cavalco' Garibaldi che guido' la battaglia per portare il regno di Napoli nell'Italia unita".Ancora piu' al suddue fiumi parlano insieme:"Siamo l'Ampollino e il Selefigli della Sila e della Campania. Usando le nostre acque con certi macchinarigli uomini hanno ottenuto l'elettricita' che fa funzionare altre macchine e illumina intere citta' e paesi".

PERCHE' L'ORSO HA LA CODA MOZZAEra inverno ed un giorno l'orso incontro' la volpe che sgattaiolava di soppiatto con una lunga filza di pesci rubati.Le chiese dove gli avesse presi e lei rispose di averli pescati.Cosi' l'orso decise di imparareper non patire piu' la fame.E la volpe spiego':"E' molto semplice. Devi andare sul ghiaccioscavare un bucointrodurvi la coda e tenervela il piu' a lungo possibile. Se ti fa un po' malenon preoccuparti: sono i pesci che mordono e tanto piu' la terrai quanto piu' farai una ricca pesca. Alla finedevi tirar fuori la coda con uno strattone forte forte".L'orso fece come la volpe gli aveva spiegato: sentiva freddo e la coda gli doleva e non si accorse che si stava congelando.E quando la tiro' fuori con forzala coda si spezzo'.Ecco perche' da quel giorno l'orso va in giro con la coda mozza e ancora non ha trovato il modo di procurarsi da mangiare.Vuoi provare tu a dargli un buon suggerimento?

C'E' UNA TANA PER TUTTIDi Fanny FaifoferEra invernofaceva un gran freddola neve aveva vestito di bianco tutti gli alberi del bosco e uno scoiattolo con i suoi piccoli e la moglie se ne stava al calduccio nel nido.Appena cessato il vento forte che faceva dondolare la casettail babbo scoiattolo usci' dal nido per andare a prendere le noci e le nocciole che aveva ben nascosto in una cavita' dell'albero.Era quasi l'ora di pranzo.Era appena sceso che subito senti' una vocina lamentarsi; si volto' e vide uno scoiattolino che aveva freddo e fame.Se ne impietosi' e lo porto' con se' fino al nido."Vi ho portato un compagno che ho trovato sperduto in mezzo alla neve - disse ai suoi piccoli - volete che lo facciamo entrare nella nostra casetta?".Fu un coro di si'. I piccoli si strinsero di piu' l'uno all'altro per fargli posto. Lo scoiattolino entro'si accoccolo' in mezzo e non gli pareva vero d'essere in quel calduccio.Poi ebbe la sua noce e tutti quanti mangiarono di gustoe trovarono il gheriglio piu' dolce del solitoperche' erano contenti di aver aiutato quel loro compagno.

LE CAMPANEDin do londin do lonle campane di Sant'Alo'. Tutto il giorno le suonaipane e vino guadagnai.Guadagnai un bel capponelo portai al mio padroneil mio padron non c'erac'era la camerierache faceva le frittelle.Me ne dette unala misi sul banco.Il banco era rottosotto c'era il pozzo.Il pozzo era scopertosotto c'era il lettoil letto rifattosotto c'era il gatto.Il gatto in camiciache moriva dalle risa.Piovi piovicelloL'acqua nel corbelloMi ci lavai le maniMi ci casco' l'anello.Pesca e ripescapescai un pesciolinovestito di turchino.Lo portai a monsignoremonsignor non c'era.C'era la camerierache faceva le frittelle.Gliene chiesi unami dette la piu' dura.Gliene chiesi un'altrami dette la piu' marcia.La mise sul bancoil banco era rotto.Sotto c'era il pozzo.Pozzo scopertosotto c'era il letto.Letto rifattosopra c'era il gatto.Gatto in camiciache moriva dalle risa.

IL CONTADINELLO E IL DIAVOLOC'era una volta un contadinello che vide sul suo camposopra un mucchio di carboni ardentiun diavoletto."Sei seduto sopra un tesoro"disse il bambino e il diavolo rispose:"lo soc'e' piu' argento e oro di quanto tu non abbia mai visto".Il contadinello allora gli fece notare che era tutto suo perche' il tesoro era sulla sua terra.Il diavolo accetto' "di oro e argento i diavoli ne hanno sempre molto" ma in cambio volle per due anni i frutti della terra.Era infatti un diavoletto goloso.Trovarono un accordo: quello che cresceva sopra la terra era del diavoloquello che nasceva sotto terra era del contadino.Il bambino furbo semino' e come da accordo al momento del raccolto si presenta il diavoletto per avere la sua parte.Ma il contadinello aveva seminato rape: belle rosse sotto terracon foglie gialle e appassite sopra la terra.Arrabbiatoil diavoletto disse:"per il prossimo anno facciamo al contrariotu prendi quello che nasce in superficie io quello che sta sotto terra".Il contadinello furbo non semino' le rape ma il frumento e cosi' in primavera ecco un campo di spighe gialle.Una bella burla per il diavolo che se ne ando' arrabbiato.Come erano d'accordoal contadinello lascio' il tesoro.

LA PAPPA DOLCEC'era una volta una bambina che viveva sola con la sua mamma.Non aveva un babbo che andava a lavorare per portare a casa qualche soldo per mangiare.Lei e sua madre erano molto povere ed avevano tanta fame.Un giornomentre era nel boscola bimba manifesto' il desiderio di mangiare.Apparve subito una vecchina che le dette un pentolino e le spiego':"Se dici - Fa' la pappapentolino - avrai da mangiare. Quando non ne vuoi piu' basta tu dica - Fermati pentolino - ".E cosi' fu.Per giorni e giorni la mamma e la bambina mangiavano tutte le volte che avevano famema un giorno la mamma rimase sola proprio mentre aveva fame.Chiese al pentolino di fare la pappa ma poi non si ricordava la frase giusta per farlo fermare.Tutte le strade del paese furono sommerse dalla pappa buona finche' a casa non torno' la bambina e disse alpentolino di fermarsi.E come leichi voleva tornare a casa doveva percorrere la strada mangiando.

PER OGNUNO I PROPRI FIGLI SONO I PIU' BELLIC'era una volta un cacciatore che ando' nel bosco per cacciare qualche uccellino.Una beccaccia da un albero lo vide e spaventata chiese:"Per favore non uccidere i miei bambini".Il cacciatore ci penso' un po'poi decise di accogliere la preghiera di quella mamma ecosi' le chiese quali fosseroper riconoscerli.La beccaccia gli disse:"Sono i piu' belli del boscoli noterai di sicuro".Il cacciatore fece di si' con la testa e prosegui' il suo cammino.Verso sera passo' nuovamente vicino allo stesso albero dove la mattina c'era la mamma beccaccia.Tra le mani aveva tanti piccoli uccellini morti.La mamma li vide e piangendo disse:"Mi avevi promesso di non uccidere i miei figliperché l'hai fatto?". "Sono i tuoi figli?" rispose il cacciatore - "Ma io ho sparato ai piu' brutti che vedevo".Il cacciatore non sapeva che per un genitore i propri figli sono sempre i piu' belli.

LA STORIA SENZA FINEC'era una volta un re che voleva dare in sposa sua figliama solo a quell'uomo che avrebbe saputo raccontargli una storia senza fine:chi falliva il tentativosarebbe stato espulso dal regno.Davanti al cancello della reggia si formo' una coda lunghissima. Arrivarono molti principi da tutte le parti del mondo e tutti provarono a raccontare una storia eppure finivano sempre.Nessun pretendente aveva fantasia all'infinito.Un giorno al cancello si presento' un contadinoun ragazzo povero che voleva tentare la fortuna.Il re lo fece entrare e comincio' ad ascoltare la storia che faceva cosi': "Un uomo decise di costruire un granaio alto fino al cielo e grande come molti campi messi insieme. In cima lascio' solo un foro grande solo per far passare una cavalletta alla volta.La prima entro' e porto' via un chicco di grano.Poi entro' la secondapoi la terza...La storia era davvero senza fine e cosi' il restanco di ascoltaredette in sposa la principessa al bravo contadino.

IL PICCOLO GRILLOChe gran ronzionel cielo dorato! Il piccolo grillonascosto nell'erba del pratolo guardo' e per la prima volta vide le api e le vespe. Volle provare anche lui a volare e così apri' le alette e spicco' un saltoma ricadde subito a terra.Quel gran salto gli era pero' piaciuto ed era molto contentocosi' ne fece un altro.Era finito in un orto e senti' una gran puzza d'aglio.Poi il piccolo vide del prezzemolosi avvicino' e incuriosito ne assaggio' una fogliolina.Non fece in tempo a gustarsela che all'improvviso un enorme drago gli si paro' davanti: era una lucertola che stava cercando il suo pranzo.Il piccolo grillo non ci penso' due volte e con un salto fuggi' a rifugiarsi nella sua tana.Quello che aveva visto del mondo gli sembro' abbastanzaper quel giorno.E pensando alla nuova esplorazione dell'indomanisi addormento'.

LA MAGIA DEL BOSCOOggi andiamo nel boscoun posto meraviglioso che nasconde tante belle sorprese.Vi sono tanti alberi che vivono come in famiglia e si vogliono bene.Vi sono quelli vecchi come i nonniquelli giovani come i bambini.Il fresco che sentiamo è il loro respirocustodito dall'ombra di sole.Tu raccoglierai le profumate fragoline e le moretu i funghitu le ghiande per il porcellino che ne va matto.Tu invece un mucchietto di legni caduti dagli alberiper il fuoco nel caminetto.Nel bosco vivono mille creature e ognuna puo' trovare quello che cerca: la farfalla e l'ape i fiorilo scoiattolo le nocciole da sgranocchiarela formica le briciolegli uccelli le bacche.Il ruscello vi trova refrigerioi bambini l'albero di natale.Per tuttiil bosco riserba dei doni.Per ringraziarlobasta dargli il nostro rispetto.

LA GALLINELLAAppena aprono la portala gallinella salta a zampe unite nel pollaio.E' una gallina comunenon di quelle dalle uova d'oro.Appena entrata nel pollaiovede un mucchietto di cenere e come ogni mattina vi si rotolapoi scuotendo forte le aligonfiando le piumescuote le pulci della notte.Appena terminata la toiletteva a bere un po' d'acqua dalla ciotola nell'angolo.Beve a piccoli sorsi e drizza il colloguardando qua e la' in cerca di cibo.vede le erbettequalche insettobriciole di pane sparse per terra.Ha proprio una gran fame e cosi' comincia a beccare fitto fittointerrompendosi ogni tanto per salutare le sue amiche che stanno arrivando nel pollaio.Alcune hanno al seguito i loro piccoli pulciniche pigolano chiedendo con insistenza la colazione.La gallinella salutacontenta della nuova compagniacon la cresta dritta sulla testae continua a cercare altre briciole per finire la sua colazione.Cammina tenendo le zampe rigideallarga le dita e le posa piano piano senza far rumore.Quando ormai e' bella saziava incontro ad una chioccia coi pulcini e comincia a chiacchierare del piu' e del meno.Deve passare la giornata e prima di tornare a dormire deve trovare il modo di non annoiarsi.

IL MAGO BRUSCOLINOC'era una volta un mugnaio molto povero che aveva cinque figli: quattro maschi e una bambina che non si lamentava mai.Un giorno qualcuno busso' alla porta: era un uomo molto vecchio. "Sono stanco e ho fame... disse... Potete aiutarmi?".Allora la mamma mugnaia gli dette un po' di pane e la sedia meno zoppa della casa.Dopo che ebbe mangiato e dormitola mattina dopo il vecchietto doveva partire e disse:"Io sono il mago Bruscolino che aiuta l'uomo poverino e vorrei ricompensarvi dell'accoglienza".E cominciando dal figlio piu' grande del mugnaiochiese ad ognuno cosa desiderassero.Il primo voleva diventare grande come il babbo per andare nel mondo a cercar fortunail secondo una bacchetta magica per fare i compitiil terzo un gran palazzo con tanti sacchi pieni d'oro per comprare tutti i dolci del mondoil quarto tanti gatti con la coda lunga per divertirsi a tirargliela.Il mago scuoteva la testasenza dire ne' si ne' no.Poi fu la volta della piccolina."Davvero ho gli occhi dolci?... disse... Allora vorrei fossero ancora piu' dolci e che guardando ogni mattina le tazze dei miei fratelli il latte diventasse dolce come se la mamma vi avesse messo dentro dello zucchero".Sentendo queste paroleil mago sorrise:"Esaudiro' il tuo desiderio e mandero' la fortuna su questa casa".E cosi' il mugnaio e la sua famiglia non furono piu' poveri.

TREMOTINOUn giorno un mugnaio racconto' al suo re che aveva una figlia molto bella e che soprattutto sapeva filare la paglia trasformandola in oro. Naturalmente non era vero e cosi'quando il re chiese di vederlail mugnaio si senti' perso.Ma non aveva scelta e il mattino seguente si presento' al castello con la figlia.Il re le promise di sposarla se avesse trasformato davvero la paglia in oroaltrimentise non ce l'avesse fatta in una notteper lei c'era la prigione a vita.La bella mugnaia non sapeva come fare e comincio' a piangere.Tra le lacrime vide pero' che nella stanza c'era un omino piccolo piccolo che le propose uno scambio: il suo primo figlio in cambio della magia.La ragazza non aveva scelta. La paglia si trasformo' in oroil re la sposo'nacque un figlio e l'ominopuntualesi presento' per portarsi via il bambino.Ma la mamma non volevacomincio' a piangere e cosi' l'omino le disse: "Se entro domani non riuscirai a scoprire il mio nome portero' via il bambino".Fortunatamente ormai la mugnaia era una reginacosi' un suo servitore l'aiuto' a scoprire il nome dell'omino: si chiamava Tremotino.E cosi' il bambino rimase per sempre insieme alla sua mamma.

I MESI DELL'ANNOI bimbi lo sanno che i mesi dell'annofra grandi e piccinison dodici in tutto.Se ognuno ha il suo fiorese ognuno ha il suo frutto nessuno e' fra loro piu' bello o piu' brutto.Son tutti fratelliognuno ha un mestiere: chi cura i pisellichi porta un paniere; chi potachi innestachi arachi miete; chi porta una brocca di acqua a chi ha sete; chi versa uno scroscio di pioggia lucente... nessuno sta in ozio guardando la gente.Piu' bella famiglia nessun vedra' mai.Son dodici mesi e tutti operai.

LA SAGGIA GHITAC'era una volta una cuoca che si chiamava Ghita e che viveva da un buon padrone.Aveva pero' un difetto: era golosa.Ed ogni volta che cucinava assaggiava le pietanze e beveva bicchieri di vino.Un giorno il suo padrone le dette da cucinare due polli perche' aveva invitato un ospite.La donna li spenno'poi inizio' a cuocerli.Arrivata l'ora di pranzo l'ospite ancora non c'era cosi' il padrone decise di andarlo a cercare.Grave errore... la cuoca golosa inizio' prima con un'alapoi con l'altra finche' tra un bicchiere di vino ed un altromangio' tutti e due i polli. Quando l'ospite arrivo'del pranzo non era rimasta neanche una briciolaallora la furba donna gli disse:"Voi pensate di essere venuto a pranzo ma io vi dico che il padrone vuole invece farvi mangiare e bere per poi rapinarvi. Vi conviene correre via".E cosi' fece l'ospite.Ma la bugia non era ancora finita.La cuoca al padrone disse invece che l'uomo era entrato in cucina e aveva rubato i due polli.Il padrone si arrabbio' moltissimo e comincio' a rincorrerlo ma l'ospiteche aveva paura di perdere tutti i suoi soldi corse piu' velocelontano lontano.

LA GIRAFFA VANITOSAIn una foresta viveva una giraffa dal collo alto alto.Era bellissimaagile e snella.Tutti gli animali l'ammiravano e le facevano i complimenti.Ma la giraffa aveva il difetto di essere molto vanitosa cosi' passava tutto il suo tempo a guardarsi negli specchi d'acqua senza mai stare in compagnia degli altri animali.E quando questi avevano bisogno di un favoreera troppo presa a guardarsi allo specchio per aiutarli.Cosi' un giorno una scimmietta decise di darle una lezione e le disse: "Esiste un albero che ha tanti frutti dolci dolci. Con il tuo collo potresti mangiarli. Vieni che ti faccio vedere qual e'".La giraffa si mise sotto l'albero ma era cosi' alto che neppure allungando il suo collo gia' lungo riusciva a mangiare i frutti.La scimmietta allora le salto' sul dorsopoi le sali' sul collo fino alla testa e con le sue manine prese il frutto e glielo regalo'.Ma le disse anche:"Vedinella vita arriva il momento per tutti di aver bisogno di un amico".E la giraffa vanitosa imparo' la lezione.

IL RIVENDITORE DI STOFFEC'era una voltaad Istambulun uomo che vendeva le stoffe che tesseva sua moglie.Erano stoffe bellissimedi setamolto preziose.Un giorno l'uomo andò al mercato per venderne un pezzo e poter così comprare da mangiare per sé e per i figli.Incontrò tre uomini che si mostrarono subito interessati alla stoffa.Ma erano commercianti molto avidi e non volevano pagare il giusto prezzo.Al venditore dissero che la stoffa era poca per quel prezzoma era una scusa.L'uomo capì che lo volevano imbrogliare e decise di non venderla.La seraa casainsieme alla moglie decise di punire l'avarizia di quei commercianti.Presero scarpe vecchieborse rottesciarpe ormai usurate e le avvolsero in un pezzo di seta che cosi' sembrava molto piu' grande e lunga di quanto fosse in realta'.Il mattino seguente l'uomo ando' al mercato ed inizio'con i soliti mercantila contrattazione ad un prezzo maggiore di quello che aveva chiesto il giorno prima.E a quel prezzo la stoffapiena di cose vecchieriusci' a venderla. Cosi' l'uomo ebbe il giusto prezzo per il lavoro di sua moglie e i commercianti la giusta stoffa per il prezzo pagato.

LA TARTARUGA FURBAUn giorno una volpe affamata vide una rana sulla riva di un lago e decise di mangiarla. Ma una tartaruga capi' le sue cattive intenzioni e le diede un morso sulla coda.La volpe si arrabbio' tanto che decise di mangiarsi anche la tartarugama si fece solo male ai denti che non riuscirono neppure a scalfire il guscio del piccolo animale.Allora la volpe disse:"Ora ti butto nel fuoco"e la tartaruga:"Grazieho un gran freddocosi' mi riscaldo".La volpe cambio' idea:"Allora ti butto in aria cosi' morirai cadendo"."Grazie - rispose la tartaruga - cosi' potro' giocare con le nuvole" . "Allora di butto in acqua"."No - grido' la tartaruga - non so nuotarenon mi uccidere cosi'".E la volpe allora la butto' nel lago.Ma la tartarugain realta'sapeva nuotare molto bene e cosi'ridendoraggiunse la sua amica rana.E insieme iniziarono a prendere in giro la volpe cheinvecenon sapendo nuotarenon poteva raggiungerle.

I MUSICANTI DI BREMAc'ERa una volta un asinoormai vecchio e stancoe il suo padrone voleva disfarsene.L'asino capi' le intenzioni e parti' per Brema: voleva entrare nella banda e campare facendo musica.Per la strada incontro' un caneanche lui avanti con gli annie lo invito' a seguirlo per Brema.Cammina camminaincontrarono un gattoanche lui male in arneseche ormai preferiva dormire vicino alla stufa anziche' dare la caccia ai topi."Vieni a Brema con noi a fare il musicante"gli disse il cane e cosi' i tre proseguirono insieme il viaggiofino a che si imbatterono in un gallo che strillava a piu' non possoperche' volevano tagliargli la gola."Non strillare e seguici"gli disse l'asino.Arrivo' la sera e i quattro decisero di fermarsi a dormire in un bosco.Il gallo era salito su un albero che gli pareva sicuro e vide una casa con una tavola apparecchiata con ogni ben di dio e quattro briganti che mangiavano a quattro palmenti.Arrivati vicino alla casai quattro decisero di fare un bel concerto: l'asino comincio' a ragliareil cane ad abbaiareil gatto a miagolare e il gallo a fare chicchirichi'.Poi spalancarono la finestra e si lanciarono nella stanza.I briganti si impaurirono cosi' tanto che fuggirono nel bosco a gambe levate.Uno di loro torno' alla casa per vedere cosa era successoma ebbe a pentirsene: il gatto lo graffio' tuttoil cane gli morse una gambal'asino gli diede un bel calcio e il gallo canto' chicchirichi con tutto il fiato che aveva in gola.Il brigante torno' dai suoi compari per riferire e la paura lo fece prendere lucciole per lanterne: racconto' che una strega lo aveva graffiatoun uomo col coltello lo aveva ferito alla gamba e un uomo nero lo aveva aggredito con una mazzamentre sul tetto il giudice gridava: "Portatemi quel birbante". E cosi' i nostri amici musicanti poterono levarsi la fame prima di riprendere il viaggio per Brema.

LA PRINCIPESSA DEL PISELLOC'era una volta un principe che cercava moglie.Voleva una vera principessa e si mise a cercarla per mesi e mesi in tutti i paesi del regnoma non riusciva a trovarla.Il re suo padre era preoccupato e una sera di primavera che pioveva a catinellequalcuno busso' alle porte del palazzo.Il re si affaccio' e vide una ragazzacon gli abiti e i capelli inzuppati di pioggiae le chiese sgarbatamente chi fosse."Sono una principessa"rispose lei. Il re comincio' a ridereperche' non credeva a quelle parole.Allora sua moglie intervenne: "Con questo tempaccio si prendera' un malannodobbiamo darle un riparo per la notte".E cosi' la ragazza venne accolta al castello.Vista da vicinosia pure di bell'aspettotutto sembrava fuorche' una principessama il principe volle metterla alla prova e diede ordine alle cameriere di mettere un pisello sotto il materasso."Se riuscira' a sentirlononostante tuttocapiremo che e' una principessa".Il mattino dopo la ragazza si presento' nella sala del trono con gli occhi cerchiati e il volto pallido."Hai dormito bene?" chiese in coro la famiglia reale."Non ho chiuso occhio - rispose - C'era un sassonel mio materassoche mi ha tolto tutto il riposo".Il principe non stava piu' nella pelle.Cominciarono subito i preparativi per le nozzeche furono celebrate pochi giorni piu' tardi davanti a centinaia di invitati.

GIOVANNALE SUE AMICHE E UN PRINCIPEC'era una volta un contadino che aveva una figlia bellissima e sempre allegradi nome Giovanna.Nella citta' vicinac'era invece un re preoccupato perche' sua figlia era sempre triste e scontenta.Nemmeno i piu' bravi giullari riuscivano a far ridere la principessa e cosi' il re fece chiamare il contadinoper chiedergli di mandare Giovanna a corte a fare da damigella di compagnia alla principessa. Giovanna non ci penso' due volte: vestita com'eracorse in citta' e davanti al re non si intimori' per nulla.In pochi giornila ragazza riusci' a rendere allegra la principessa ma poi le venne il dubbio che potevano annoiarsi a passare tutto il tempo chiuse nel castello.E cosi' Giovanna propose alla principessa di viaggiaredi conoscere paesi e persone nuove.Il re non voleva saperneperche' temeva uno scandaloma quando Giovanna disse che potevano organizzare un viaggio con altre dieci amichetutte vestite ugualiil re non pote' piu' opporsi.Le dodici amiche visitarono posti bellissimifino a quando giunsero al palazzo di un re che aveva un figlio capriccioso e furono invitate ad un banchetto d'onore con undici amici del principe.Durante il pranzo Giovanna fu divertente piu' del solito e disse che fra di loro c'era una principessa.Alla finele ragazze ripartironoma il principe non si dava pace. Credeva che la principessa fosse Giovanna e aveva deciso di sposarla. Si mise a cercarla dentro e fuori dal regnofinche' giunse alla reggia e chiese subito al re la mano di Giovanna."Sono la figlia di un contadino - rispose lei ridendo - e non voglio diventare una principessa.E' leila figlia del re e io le voglio bene come ad una sorella.Con la mia allegria l'ho tolta dalla tristezzatu col tuo amore rendila felice".

IL CAVALLO DEL BAMBINOIl cavallo del bambinoVa pianinova pianinoIl cavallo del vecchiettoVa zoppettova zoppettoIl caval del signorinoVa lentinova lentinoIl caval del giovanottoVa di trotto va di trottoIl caval del signorottoVa al galoppo al galoppoIl caval del mio compareCome il vento sa volareE il caval che va alla guerra?..patapumfete tutti giù a terra!

LA FATA DEI DENTIEnrico è un bambino con i capelli rossi e il nasino pieno di lentiggini.Ha le guance tonde e un adorabile nasino a patata.Purtroppo gli sta succedendo qualcosa di molto imbarazzante.Ormai ha sei anni e comincia a perdere i dentini.Il primo a cadere è stato uno di quelli davanti.Che rabbiapovero Enrico. Gli amichetti della scuola lo prendono in giroma non solo.Anche la bambina con le trecce bionde della prima si mette a ridere quando Enrico la saluta e le fa un sorriso.Anche se mamma e papa' cercano di consolarlomagari mettendo alcune mille lire sotto il suo cuscino facendo finta che arrivano dalla Fata dei dentiniEnrico è sempre di cattivo umore."Perchè devono cadere i denti?" chiede sempre il piccolo alla nonna. "Non capisco perchèdopo avere sofferto per farli cresceredevono cadere ancora e poi ricrescere" si domanda spesso guardandosi allo specchio.La nonna gli ha spiegato che basta avere un po' di pazienza e poi tutti i denti torneranno al loro postopiu' forti di prima.Ma Enrico non si accontenta e vorrebbe accelerare i tempiper non dover più sopportare gli scherzi dei compagni di classe.Una mattinapero'arrivo' il momento della vendettaanche se pacifica. Arrivo' a scuola e vide che Micheleil bullo della classeera triste e chino sul banco."Ha perso il primo dente"sussuro' Eleonora.Quella mattina Enrico segui' le lezioni sereno e torno' a casa di buon umore.Finalmente poteva dividere con qualcuno la sua frustrazione!

UNA MONTAGNA DI ROSEC'era una volta un re che abitava una montagna dove migliaia di rose di tutti i colori crescevano rigogliose per tutto l'anno.In quel regno uominidonne e bambini vivevano in pace tra loro e con i paesi confinanti.Un giorno arrivarono nel Regno delle rose dei messaggeri che portarono cattive notizie.Il re di un paese lontano aveva cominciato un lungo e terrificante viaggio con i suoi esercitialla conquista di tutti i regni che incontravano sul loro cammino.Gli uomini dell'imperatore conquistatore proposero al re delle rose di arrendersi."Mairispose luiil mio regno dovra' restare libero da ogni schiavitu' o imperialismo".Purtroppo dopo pochi giorni arrivarono i cavalieri stranieri che iniziarono a distruggere i roseti e le case che incontravano sulla via per la fortezza.Il re che voleva difendere il suo regnofu fatto prigioniero e portato in una terra lontana.Riuscito a fuggiretorno' al suo regno.Sulla strada del ritornoda lontanoriusciva a vedere la montagnama niente altro.Infatti l'imperatore aveva distrutto tutte le piante di rose.Per vendicarsiil re decise che avrebbe ricostruito tutto come era prima.Ora che aveva sconfitto il potente imperatore e aveva scatenato contro di lui i popoli conquistatinon rimaneva che ricominciare.Il re ripenso' allo splendore del suo giardino di rose sotto il sole e comprese che cosa aveva attirato gli stranieri sulla sua montagna. Erano state la serenita' e la gioia di un paese bello e semplice come un fiore.Ma invece di arrendersi al grigio di una natura nascostail re volle acccrescere l'abbondanza di colori e di vita del suo giardino.All'arrivo della bella stagionela montagna era tornata la patria della felicita'.Ormai i roseti arrivavano fino ai piedi dell'alturanon si fermavano come prima della guerraintorno al castello.Da tutti i popoli confinantiquella era conosciuta come la "Montagna di rose".

LA DONNINA CHE SEMINA IL LINOLa donnina che semina il linovolta la pagina e vedi un bambino;Il bambino che gioca per terravolta la pagina e vedi la guerra;la guerra con tanti soldativolta la pagina e vedi i malati;i malati con tanto dolorevolta la pagina e vedi il dottore;il dottore che passa tra i lettivolta la pagina e vedi i confetti;i confetti che son tanto buonivolta la pagina e vedi i mattoni;i mattoni ammucchiati per viavolta la pagina e vedi Lucia;la Lucia con la veste di linovolta la pagina e vedi Arlecchino;Arlecchino che fa lo sgambettovolta la pagina e vedi il galletto;il galletto che canta più fortevolta la pagina e vedi le porte;dalle porte ci passa la gentevolta la pagina e non vedi più niente.

NINNA NANNA NINNA NANNAFai la nanna bimbo amatofai la nanna sopra un pratodi viole tutto adornoche profumino il tuo sonnoFai la nanna gioia miache la mamma non và viai suoi occhi come stellescalderanno la tua pelleFai la nanna pargolettofai la nanna stretto al pettosogna nuvole argentatedove regnano le fatesogna nuvole d'argentodove volano bambinicoccolati in braccio al ventocome tanti pallonciniFai la nanna tesorucciochiudi i sogni in un astuccioe conservali gelosolungo tutto il tuo riposoFai la nanna cuor di pannadormi stretto alla tua mammache ti canta la canzoneper donarti un'emozioneFai la nanna fiorellinofai la nanna nel giardinodove margherite giallefanno il nido alle farfalleDormi e sogna cuoricinoe percorri il tuo camminodi saggezza e di sapienzaconservando l'innocenza.

PERCHE' LE DONNE NON HANNO LA BARBATanto tempo fa le donne avevano la barba.Non era come quella degli uomini.La barba delle donne era piu' lungasottile e piu' bella.Le donne si prendevano grande cura della loro barba.La maggior parte ne andava cosi' orgogliosa da gareggiare con gli uominianche con fratellimariti o padri.Una delle donne piu' attente alla propria peluria del mento era Nkemdiche.Lei e le sue tre sorelle erano le figlie di un uomo chiamato Enyioma.Le ragazze erano ammirate da tutti per la loro bellezzasoprattutto per la raffinatezza della loro barba.Vicino alla loro casa abitava il re Enyi Mba.Il suo tesoro più prezioso era un anello d'oro.La figlia del re era una ragazza di buon cuore che quando c'era bisogno dava una mano ai servi che tenevano in ordine la casa.Un giorno stava lavando i piatti e non si accorse che l'anello del padre era stato dimenticato su uno di questi.Rassettando la cucinagetto' senza volere l'anello nell'acqua usata per risciacquare.L'anello finì' nelle fogne e poi in maredove venne mangiato da un pesce.Un giovane pescatorequello stesso pomeriggiopesco' cosi' tanto pesce da sfamare per un po' la sua famiglia e da avere abbastanza merce da portare al mercato.Mentre stava pulendo una delle carpetrovo' nelle sue viscere l'anello perso dal re.Allegro per la scopertaando' subito al mercato a vendere il gioielloche venne comprato da Nkemdiche.Mentre il pescatore non sapeva di chi fosse l'anelloNkemdiche lo aveva capito ma non volle ridare il monile al suo proprietario.Anzilo nascose nella barba. Quando il re si accorse di non avere piu' l'anellocomincio' a cercarlo ovunque.Nessuno aveva idea di dove fosse finito. Il pescatorevenuto a conoscenza della ricerca del recapi' di chi era l'anello trovato nel pesce.Sapendo che il re non lo avrebbe punito per la sua buona fedeando' al castello a raccontare la storia della sua pesca miracolosa e della vendita dell'oggetto.I servi del re cercarono ovunque Nkemdichema senza successo.La ragazza si era nascostasperando di cavarsela.Il re mise una taglia sull'anello.Allora Nkemdiche si presento' dal refacendo finta di avere trovato solo allora il gioiello.La giovane lo tiro' fuori dalla barba e tutti capirono che l'aveva sempre avuto lei.Gli uomini presenti si scandalizzaronoma le donne erano orgogliose che Nkemdiche avesse beffato i ricercatori grazie alla barba.Il re voleva condannare a morte la ragazzama i servi uomini dissero: "Perche' non la costringe a tagliare la barba?"."Si'anzi faro' in modo che tutte le donne non se la facciano mai piu' crescere"disse il re.Da allora le donne non hanno piu' avuto la barba.

UN CUCCIOLO CON DUE MAMMEViola e Margherita vivevano nello stesso palazzoa pochi passi dalla scuola.Ogni mattina si davano il buongiorno dai loro balconi fioritimentre facevano colazione.Viola e Margherita erano molto amiche e spesso organizzavano delle uscite insieme.Ogni pomeriggiodopo la scuolasedute davanti a una tazza di tè facevano merenda.Fu cosi' che passarono gli anni e Viola e Margherita diventarono sempre più unite.Un giornomentre Viola giocava con la bambola sul balconeMargherita la chiamo' a gran voce."GuardaViolaaffacciati alla ringhiera e guarda giu'!".La bambina mise a terra il giocattolo e diede ascolto all'amica.Sul marciapiedeproprio sotto le loro finestrec'era un cucciolo di cane. Evidentemente impauritol'animale non sapeva che cosa fare. Faceva due passi e poi si sedevatornava al posto di prima e poi si spostava di nuovo.Ogni poco guaivaagitava piano la coda e si rimetteva a sedere.Le due bimbe fecero a gara a chi si precipitava per prima in stradaper accogliere lo sfortunato cagnolino.Arrivate vicino all'animalecercarono di avvicinarlo con delicatezza per non spaventarlo.Appena gli porsero alcuni pezzi di biscotto da mangiareil cucciolo decise di fidarsi e mangiò quello che le piccole avevano portato per lui. Dopo aver coccolato il cane fino a stancarloViola e Margherita capirono che dovevano decidere chi avrebbe tenuto il loro nuovo amico."L'ho visto prima io- disse Margherita- quindi è mio di diritto"."Sìè veroma il biscotto l'ha mangiato dalle mie mani e quindi vuol dire che di me si fida già"disse Viola.Dopo una breve discussionele due amiche risolsero il problema in nome della loro amicizia."Visto che abitiamo così vicineci occuperemo entrambe del cucciolo. Avrà due piccole mamme che gli assicureranno una doppia dose di coccole e cibo!".

LA CASA DEI MATTILa casa dei mattiche sta al numero zeroè accanto all'ospedalee vicina al cimitero.La porta è di pietrai muri son di lana;dal camino esce acquafumo dalla fontana.Le sedie son di marmole scale di cartone;l'asino sta in soffittae nella madia il carbone.Gli spiedi di mosconigirano sull'acquaioe ronzano i capponiintorno al lampadario.Le galline fan limoniil nonno zappa il tettoil porco fa l'altalenae la capra bela a letto.Chi parte è benvenutodicono addio a chi arrivarequiescat a chi si sposae a chi muore: VivaViva!

SALTA IN GROPPASalta in groppasalta in groppaal cavallo che galoppa.Il cavallo ha peli bigisalta in groppa e va' a Parigi.A Parigi c'e'un giganteche cavalca un elefante.Elefante col trombonesalta in groppa e va' a Lione.A Lion c'e' un cavalieroche cavalca un lupo nero.Lupo neromamma mia!Salta in groppa e va' a Sorìa.A Sorìa c'e' un sorianelloche cavalca un pipistrello.Pipistrel con un orecchioche si guarda in uno specchio.Nello specchio ci sta un magoche cavalca sopra un drago.Drago fuocodrago fiammasalta in collo della mamma!

LA DONNA MISTERIOSAAgnomain di Crunniuc era un ricco latifondista irlandese.Sua moglie era morta dando alla luce uno dei bambini e ora l'uomo viveva solo con i tre figli in una casa solitaria tra le montagne.Un giornoquando era solo nella sua abitazionevide una donna che si avvicinava. Anche da lontanosembrava molto bella.Arrivata davanti alla portaentro' in casa comportandosi come se avesse sempre abitato li'.Comincio' a svolgere i lavori di casa e ad accudire i bambini non appena i piccoli tornarono dalla passeggiata a cavallo.Quando arrivo' la serala donna misteriosa preparo' la cenamise a letto i bambini e chiuse la casa per la notte.Da quel giorno la donna si comporto' come una moglie e una mamma e nessuno le chiese mai da dove veniva e perche' si era fermata nella casa di Agnomain.La vita della famiglia era migliorata di molto e tutti erano piu' felici. "Questa donna ha portato la prosperita' nella mia famiglia" era solito dire Agnomain.Un giorno Erinquesto era il nome della donnaporto' i bambini alla fiera di primaverain paese.Mise loro i vestiti piu' belli e li pettino' con cura.Quando stavano per uscireAgnomain vide che la donna stava piangendo."Perche' sei tristetesoroche cosa c'e' che non va?" le chiese l'uomo."Nientenon preoccuparti" disse lei e usci'.Per tutto il giorno l'uomo penso' alle lacrime di Erin e non si dava pace.Il giorno dopo la costrinse a raccontare tutta la verita'.Fu cosi' che scopri' le sofferenze di Erin.Aveva avuto un marito e un figlio che le erano stati strappati da una fata malvagia e invidiosa della sua felicita'.Erin aveva cercato un po' di sollievo alla solitudinegrazie ai bambini di Agnomain.Ma adesso per non mettere in pericolo tutta la sua famigliase ne doveva andare.A nulla valsero le proteste dell'uomo.Erin lascio' la casa la notte stessa.Forse in cerca di un'altra famiglia bisognosa d'affetto.

NOTTELa paura vien di notte con le scarpe tutte rotte e quando arriva il dì se ne va da chissachi'.La paura è grande cosi' soprattutto al giovedi'la paura va sui tetti e spaventa tutti i vecchiettila paura va via di qui quando arriva il di'.

ILMULINO DI FINCASTLETanto tempo fa nel mulino di Fincastlein Scoziaabitavano dei folletti. Una notte una fanciullaavendo finito la farina che stava usando per preparare la torta nuzialeando' al mulinodove nessuno osava mettere piede dopo il calar del sole.La giovane mise a bollire una pentola d'acqua e comincio' a macinare il grano quando fu "sorpresa" da Dobbieun folletto un po' stupido e dispettoso.La fanciulla gli chiese chi fosse e lui le rivolse la stessa domanda: "Proprio io!" rispose la fanciulla spaventata e subito gli scaglio' addosso l'acqua bollente.Dobbie fuggi' da sua madre Megche subito cerco' vendetta.Dopo essersi sposatala giovane si trovo' a raccontare cio' che le era successo e fu udita da Meg che le lancio' addosso uno sgabello a tre gambe.Il folletto ebbe cosi' la sua vendetta.Ma non le bastava.Cosi' Meg si stabili' nella nuova casa della sposadove aiutava la governante.La sposaapprofittandosi del suo aiutolicenzio' tutta la servitu'.Megallorase ne ando'lasciando la casa senza servitori.La governante non riusci' a riassumerliperche' i domestici si erano offesi e non volevano piu' tornare.Visto che si era sparsa la vocenessuno voleva andare a lavorare in quella casa.La sposa fu costretta allora a raddoppiare lo stipendio per avere ancora dei servitori per la sua famiglia.

GIROTONDO DELL'ANNOLo sapete che gennaioTiene i frutti nel solaioche febbraio piccolinobrevefreddo e biricchino?Arriva marzo pazzerello:esce il sole e prendi l'ombrello!Dietro a lui viene aprile:sbadigliasbadigliaè dolce dormire.Esplode maggio ed è beatoChi per tempo ha seminato.Biondo ondeggia di giugno il granoPronto sta il contadino con la felce in mano.Luglio "Lunghe son le giornate"Porta il pieno dell'estate.Eccotorrido d'agostoil solleone brucia il bosco.E' settembre un mese bello:sole misto a venticello.Davvero ottobre è generosoE di tutti è il più fruttuoso.A novembre i dì gelatiSon dannosi ai campi seminati.A dicembreneve abbondanteSalva il grano per il pane croccante.

LA PIGRIZIALa Pigrizia ando' al mercatoEd un cavolo compro'Mezzogiorno era suonatoQuando a casa ritorno'Mise l'acquaaccese il fuocoSi sedetteriposo'ed intanto a poco a pocoanche il sole tramonto'Cosi' persa ormai la lenaSolaal buioella resto'E a letto senza cenaLa meschina se ne ando'.

L'ANELLOTrucci trucci cavalluccisulla via dei princistruppiincontrai una fontanellami ci lavai le manimi ci cascò l'anellodel dito picciriellopesca e ripescanon lo riusci a trovaretrovai un pesciolinolo calzai e lo vestiilo portai a monsignoremonsignore non c'erac'erano le sue sorelleche facevano le frittellegliene chiesi unami piacque proprio tantogliene chiesi un'altrala misi sulla pancala panca era un po' cupasotto c'era il lupoil lupo era un po' vecchioe non sapeva rifarsi il letto.

STELLA STELLINAStella stellinala notte s'avvicinala fiamma traballala mucca è nella stallala mucca e il vitellola pecora e l'agnellola chioccia con i pulcinila gatta coi gattinila capra ha il suo caprettola mamma ha il suo bimbetto.Ognuno ha la sua mammae tutti fan la nanna.

L'ARROSTO FATATOUna serad'invernomarito e moglie stavano parlando dei loro viciniche erano piu' ricchi di loro."Se potessi avere tutto quello che vogliosarei di certo piu' contenta di loro"disse la donna.In quel momento apparve una fata che disse:"Esprimete tre desiderima tre soltanto"."Vorrei essere bellaricca e raffinata" rispose la moglie."Io vorrei saluteallegria e una vita piu' lunga" disse il marito."Perche' vivere a lungose si e' poveri?" disse la donna."Fino a domani pensiamo a quello che ci serve di piu' e chiediamoglielo" propose l'uomo."Va bene" disse lei."Con questo bel fuoco vorrei avere un pezzo di arrosto per la nostra cena! disse la donna senza pensarci.E infatti dalla cappa del camino venne giù un pezzo enorme di carne."Per colpa tuaora possiamo chiedere solo due cose! Mi fai cosi' arrabbiare che vorrei che ti venisse un bubbone sul naso!" urlo' il marito.E infatti cosi' accadde."Chiedero' di diventare ricchissimi cosi' ti faro curare" disse l'uomo."Sei mattoio voglio che subito il bubbone cada per terra" disse la donna.Il bubbone si stacco' e la donnache era furbadisse al marito: "La fata ci ha voluto far imparare la lezione. E' meglio avere meno voglie e prendere le cose come vengono".E quella sera cenarono in allegria con un ottimo arrosto.

SPINOSOMA BUONOUna sera un riccio usci'come tutti i giornifuori dalla sua gabbia per cercare da mangiare.Camminacamminasi fermo' sotto un albero. Vide che c'erano tante piccole mele che il vento aveva fatto cadere."Ne voglio mangiare tante da riempirmi la pancia. Poi ne portero' anche ai miei amici" penso'.E cosi' fece.Inizio' a mangiare avidamente.Le mele erano molto buonedolci e succose.Dopo aver mangiato abbastanzail riccio penso' di cominciare a raccogliere i frutti per gli altri ricci."Come posso raccogliere tante mele?"si chiese."Nella bocca posso tenerne una sola".Si giro' sulla schiena e molte mele si infilano nei suoi aculei.Con il corpo coperto di meletorno' verso la tana.Quando stava per arrivareurlo' che era pronta la cena."E' arrivato il riccio dai lunghi aculei con tante mele" dissero ridendo gli amici e tutti si avvicinarono.Certo gli aculei sono scomodi da portare e spesso fanno sentire i ricci brutti e goffima a volte diventano molto utili e rafforzano l'amicizia.

CANZONE ALLA ROVESCIASapevo una canzone alla rovesciaalla dritta non la so cantare.Mi levai una mattinaera di sera;presi una falce e me ne andai a vangare.Di sull'uscio montai sopra una querciae lì ciliegie cominciai a mangiare.Venne fuori il padron di quelle melee disse: Lascia sta quelle cipolle!."Avessi tanti occhi e tanto fiatoquante delle tue noci io t'ho mangiato!Avessi tanto fiato e tanti occhiquanto ho mangiato io dei tuoi finocchi".

IL PIU' GIOVANE DEGLI ANIMALIUn giorno tutti gli animali della savana si riunirono per decidere chi era il piu' intelligente.C'era il leonel'elefantela jenala scimmia e molti altri animali.Tutti naturalmente pensavano di essere il piu' intelligente ma il leone decise che lo era solo l'animale piu' giovane.Inizio' cosi' la gara per dire il proprio giorno di nascita.La cerva disse che era nata l'anno della grande siccita'quindi aveva appena tre anni.Lo sciacallo disse di essere nato solo tre lune fa.La scimmia ci penso' un po' e poi disse:"Io sono appena nata".E tutti la applaudirono pensando che fosse lei la piu' intelligente.Ma proprio in quel momento sentirono una vocina che stava dicendo:"Zitti tuttifatemi un po' di postosto nascendo".Era la lepreche cosi' dicendo fece capolino da dietro un cespuglio.Tutti allora iniziarono a ridere e il leonel'animale piu' saggio della savana disse:"Sei tu l'animale piu' intelligente perche' sei riuscito a dimostrare di essere il piu' giovane anche se non e' vero".

LA LEGGENDA DEI CORALLIIn un tempo lontano lontanoun pescatore stava tornando a terra con la sua barca.Il cielo si stava facendo scuronon solo a causa del tramonto.Ma anche perche' le nuvole si stavano addensando all'orizzonte.Ad un certo puntosenti' un urlo straziante.Riconobbe a fatica la voce di una ragazzavisto che la tristezza e la paura le avevano camuffato il tono.Nonostante non fosse molto coraggiosoil pescatore decise subito che avrebbe fatto di tutto per salvare la giovane in pericolo.Fermo' la barca sugli scogli e a fatica la tiro' in seccaper non farla andare alla deriva.Il pescatoreper la frettanon fece attenzione al carico di pesci che aveva con cura riposto sulla barca.Infattimentre trascinava la barca a rivail pesce cadde su alcuni ramoscelli.La ragazza urlava e si dibatteva perche' una fata malvagia e invidiosa della sua bellezza l'aveva legata a una rocciaproprio vicino alla riva.Il maresempre piu' agitato e freddola bagnava con onde altissime.Il pescatore si butto' in mareper liberare la giovane dalle catene che ormai si trovano sott'acqua.Intanto i ramoscelli venivano colorati di rosso dal sangue dei pesci.E a causa del freddo si indurivano immediatamente.La ninfa Malvina uso' quei ramoscelli per ornarsi e divertirsi.Quando si stanco' li lancio' in acqua.La leggenda narra che nacquero cosi' i primi coralli.

IL CAVALLO DEL CAVALIERE SENZA TESTAArnaldoArmando e Aldofigli di un ricco mercantegirando il mondo capitarono nella locanda di uno strano oste.Giocando a dadi con lui e perdendodovettero manterene una promessa.Avrebbero dovuto portargli il famoso cavallo del Cavaliere senza testa.L'oste malvagiointantoteneva prigioniero uno di loroArnaldo.I due fratelli partironoassicurando che sarebbe ro tornati con il cavallo.Avevano promessoma in realta' non avevano nessuna idea di dove poter cercare l'animale magico.Cominciarono a chiedere a tutti i viandanti che incontravanoma nessuno di loro aveva mai sentito parlare del cavallo del Cavaliere senza testa.O meglioqualcuno di loro ne aveva sentito parlarema credendo che si trattasse di una leggendanon avevano mai fatto caso al luogo dove rintracciare la bestia.Un giornopero'incontrarono un ometto basso e pelato che disse:"Certo che conosco quell'animale. L'ho visto proprio nel castello del Cavaliere senza testache in realta' la testa ce l'hama porta sempre un elmo".L'uomo li accompagno' nel maniero e si fece ricevere dal padrone di casa.Racconto' la storia dei tre fratelli e il Cavaliere non solo non si commossema li minaccio' di morte per averlo disturbato.Allora l'ometto si presento' come la persona che anni prima gli aveva salvato la vitadurante un inseguimento.Il Cavaliere lo abbraccio'regalo' il cavallo ai due ragazzi e tenne con se' l'ometto che da allora visse ricco e contento.

ISTINTO CACCIATOREUna gatta si innamoro' di un giovanotto bello e gentile.L'animale allora chiese a una fata di trasformarla in una ragazza.La fata acconsenti' alla richiesta e la tramuto' in una dolce e meravigliosa donna.In questo modoil ragazzo vedendola non avrebbe potuto ignorarla e anzi si sarebbe perdutamente innamorato di lei.Le avrebbe subito chiesto di sposarlo e cosi' i due sarebbero stati felici per sempre.La gatta-ragazza aveva avuto dalla fata anche bellissimi abiti e una casetta piccola ma molto accogliente.Un giornoi due giovani erano nella casa della gatta.La fata volle fare una provaper verificare che la gatta si fosse meritata il regalo che le era stato fatto.La maga allora fece apparire un topolino proprio nel salotto di casa.La gatta-ragazza fece un balzo e dal divano piombo' sul animalecon l'intenzione di mangiarlo.Si era completamente dimenticata della sua nuova condizione e delle promesse che aveva fatto.La fatache si era accorta di avere fatto un erroreperche' la gatta non era pronta a diventare umanaannullo' l'incantesimo.

LUCCIOLALucciolalucciolavieni da meti daro' pan da reti daro' pan da reginalucciolalucciolamaggiolina.Lucciolalucciolavien da meti daro' veste da ree poi manto da reginalucciolalucciolavespertina.Lucciolalucciolavien da me!Ti daro' letto da ree lenzuola da reginalucciolalucciolalucciolina.

FILASTROCCA DI CINCIRINELLAUnoduetrequattrocinqueseisetteottopan biscotto e mortadellaviva la moglie di Cincirinella.Cincirinella aveva un poderee tutti i dì l'andava a vedere:se gli mamcava un tozzo di panedava la colpa al povero cane;se gli mancava un fuscellinodava la colpa al contadino;se gli mancava una pera spinadava la colpa alla contadina.

CRISTINA E LA FANTASIA DI UN FIOCCO DI NEVESiamo in invernomamma neve e babbo gelo decidono di mandare i loro figli fiocchi sulla terra."IoCiccioti raccontero' tutta la spedizione neve" disse un fiocco a una bimba di nome Cristina."Noi tutti fratellini fiocchi siamo felici di "nevicare" poiche'tre stagioni su quattrodobbiamo stare nel frigorifero per paura del solepero' domani e' il grande giorno e si parte.La mamma ci accompagna nei frigoriferi letto per dormire presto poiche' domani sara' una giornata faticosa. Mentre noi tutti dormiamobabbo gelo va da nonno temporale e nonna nuvolaapre la porta e saluta: "Buongiorno Comare nuvola! Buon giorno nonno temporale! Avrei bisogno di un favorepoiche' domani devo mandare i miei bambini sulla terra.Prima di tutto tu nonno temporale dovrai tenere ben chiuso l'innaffiatoio dell'acqua e tu Comare nuvolaverso le otto di mattinaterrai a bada il sole coprendolo! Grazie e arrivederci".Sbattendo la porta babbo gelo escesi mette la sciarpa e la cuffia e scende sulla terra per fare calare la temperatura fino a raggiungere gli zero gradi.La mattina del giorno seguente alle ore otto Comare nuvola copre il sole e la mamma ci mette tutti in fila indiana e ci da gli ultimi consigli: "State attenti bambininell'aria danzate dolcemente e non abbiate paura!".Poi uno ad uno la mamma ci mette il cappottino biancoil cappellino biancole scarpine e la sciarpina biancaci allaccia il paracadute e... via!!! Incomincia il ballo della neve: il piu' bello.Io Cicciocon la mia amichetta Pimpa balliamo insiemementre zio venticello soffia leggermente e ci fa ondulare.Mamma neve intanto cuce ancora guantinisciarpine e cappelli perche' sa che quando ritorneremo sotto forma di acqua ognuno di noi sara' senza qualcosa".

LANCILLOTTOSettequattordici ventunoventottoquesto e' il gioco di Lancillotto.Lancillotto è giu' in cantinaa cercare la reginala regina e' andata viaa lavar la biancheria.La regina e' andata a Romaa cercare la coronala corona e' gia' vendutala regina e' svenutae' svenuto pure il rea vedere le cornacchievenir fuori dalla tazza di te'.

IL MIO REGNO PER UNA BUGIAC'era una volta un re che aveva una sola figlia. Quando la ragazza fu cresciutail re proclamo' che avrebbe concesso la sua mano alla persona che fosse riuscita a fargli dire per tre volte di seguito:"E' una menzognauna menzognauna menzogna".La notizia del proclama si sparse per il mondo e raggiunse anche l'Irlanda dove allora vivevano una povera vedova e suo figlio che era un celebre bugiardo.Una sera il ragazzo parti' per il regno da dove veniva il proclama.Quando giunse alla reggia del revenne fermato dalle guardie."Vado dal vostro reper sposare sua figlia" disse il bugiardo.Le guardie lo portarono al cospetto del reche lo condusse in un enorme pratodove i suoi greggi e armenti stavano pascolando e chiese:"Che cosa pensi del mio bestiame?""Questo non e' niente.Dovreste vedere il bestiame di mia madre"disse il ragazzo."Sono cosi' grandi che una voltasotto una foglia di un cavolo si pote' fare un ba




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