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Birba il Cucciolo

Birba era un cucciolotto chea volerla dire giustaper la sua et'a' era troppo viziato.Si dava arie da spavaldo enon sapendo valutare le sue capacitàsi riteneva anche superiore agli altri animaletti.Cane di buona razzaera stato allevato e vezzeggiato come un cocchino. Birba aveva approfittato di questo particolare trattamento ed ora passava il tempo sempre fuori di casagiorno e nottea divertirsi ed a scorazzare aggregato ad una compagnia della peggiore rismadella quale sperava diventare il capo.A nulla valevano le benevoli paternali dei genitori e questo perchè non avevano mai pensato di dargli una severa lezione.Senza ascoltare consigli Birba continuavainsensibilea frequentare la compagnia di Ramazza e Stecco.Ramazza era un vero birbante che portava sul groppone i segni dei pallini partiti dal fucile di un contadino al quale aveva assalito e devastato il pollaio.Stecco certamente non era da meno.Fra tutticento ed una ne avevano combinate!Pollai e nidi vuotatiorti devastati; i bambiniquando li vedevanofuggivano a gambe levate.Non parliamo poi dei gatti... poveretti!Pensate che non osavano più mettere il muso fuori dalla porta quando in paese compariva Ramazza.Una nottementre ritornavano da una delle solite impresei tre amici si trovarono di fronte ad un largo fossato.Ritenendolo anche quello un diversivosi misero in fila indiana euno dopo l'altrocon una buona rincorsasaltarono il fosso facendo la gara per il salto più lungo.Birbache era l'ultimo della fila e checome sapeteessendo così borioso non sapeva mai misurare le proprie forzeprese anch'egli la rincorsa.Spiccò il salto equando toccò terranon era sull'altra rivabensì nel mezzo del fossodove sprofondò in un mare di fango.Gli amiciintantoerano andati via e Birba dovette faticare molto per tirarsi fuori da quel guazzabuglio equando finalmente vi riuscìlascio immaginare a voi in quali condizioni si trovasse.Era così sporco e nero da spaventare un lupo.Man mano che il fango nero gli si asciugava addossoil pelo si rizzava... insomma sembrava un mostro!Pensate che un vecchio Gufoche aveva assistito alla scenacominciò a ridere ed a beffeggiarlo.- Gli animaletti disubbidienti - gli disse - finiscono sempre per trovarsi nei pasticci!Siccome Birba era stato l'ultimo della fila a saltareRamazza e Stecco non si accorsero dell'accaduto e si allontanarono per i campi.Cosicchè il povero Birbaconciato a quel modosi incamminò solo verso la cuccia paterna.Quando si presentò alla portala sua mammaper lo spaventoincomincio ad urlare di terrore svegliando tutto il vicinato.- Aiuto! C'è un mostro! - gridava.A quelle gridai vicini si radunarono con forchescopebastoni mentre Birbainutilmentechiamava ed implorava la sua mamma di riconoscerlo.- Sono Birba! Il tuo Birba! non sono un mostro!Ma nella confusione che si era creatanessuno più l'ascoltava.- Addosso! Addosso! - gridavano i vicini.Le scope cominciarono a volare esul groppone di Birbaarrivarono botte a non finire.Il nostro cagnolino cercava disperatamente di sottrarsi a quell'uragano di botte.Quandofinalmenteriuscì a sfuggire all'accerchiamento scappò nella campagna con la lingua che arrivava fino a terra. Era tutto pestogonfiopieno di graffi e saltava e correva senza vedere dove andavapur di allontanarsi dai suoi persecutori. All'improvviso scorse i suoi amici. - Ramazza! Stecco! - li chiamò.I due si voltarono ma non lo riconobberoanzispaventati più che maisi diedero alla fuga.DesolatoBirba riprese il suo cammino ead un trattosentì il vuoto sotto di sé e con un tonfo inaspettato cadde nel bel mezzo del canale che conduceva l'acqua al vecchio mulino.- E due! - mormorò tra i dentiabbaiando debolmente.Questa volta peròanche se inaspettatala caduta nel canale fu provvidenziale.Annaspando e nuotando nell'acqua freddail nostro cagnolino riuscì a liberarsi del fango nero che aveva addosso ed adesso il suo pelo era ritornato lucido e pulito.Anche il dolore per le bastonate avute si era calmato.Birba raggiunse la riva e si lasciò cadere sull'erba per riposare e meditare un po' sull'accaduto.- Povero me! - si disse - Aveva ragione il vecchio Gufo! Ma come hanno potuto scambiarmi per un mostro?!Alcuni uccellini gli si avvicinarono preoccupati.- Torna nella tua cucciaBirba! - gli dissero - C'è un terribile mostro in giro per il bosco.- Non temete! - esclamò Birba - Il mostro non c'è più perchè... io l'ho messo in fuga!Poiscrollandosi l'acqua di dossoriprese lentamente la via del ritorno.La mammadopo quella brutta apparizioneattendeva con ansia il ritorno del suo Birba e temeva per la sua sorte qualora avesse fatto qualche brutto incontro.Quando finalmente lo vide arrivare tutto pestogli corse incontro abbracciandolo ed accarezzandogli i bernoccoli cheper la veritàerano piuttosto numerosi.- Piccolo mio! - gli dissecommossa - sono stata tanto in ansia per te.Birba raccontò di aver messo in fuga il terribile mostro e la sua mammaorgogliosa per il coraggio dimostrato dal suo piccolofece una grande festa e preparò un pranzetto succulento in onore di Birba.Tutti gli animaletti lodarono il cagnolino per il suo coraggio e gli offrirono molti doni.Il vecchio Gufoperòche sapeva la veritàdisse al cagnolino:- Non bisogna mai dire bugiema se tu prometti di diventare un cagnolino buono ed ubbidiente io non racconterò a nessuno come si sono svolti i fatti!Birba promise eda quel giornoiniziò una nuova vita. Ubbidiva sempre alla sua mammaseguiva docilmente il suo padrone e...non frequentò mai più Ramazza e Stecco.




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