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Il riso di MarinaLa guerra durava ormai da diversi anni; presente ed avvenire erano sempre più incerti.I bombardamenti aerei su Milano erano diventati frequenti e la gente sfollava in campagna dove si adattava ad ogni situazione pur di sfuggire alle notti di terrore. Nelle nuove località campestrigiungevano pur sempre i lampi ed i boati delle esplosioni delle bombeche di notte rimbombavano nell'aria propagando un senso cupo e svegliando la gente. Il cielo di Milano era solcato da fasci di luce di fari che cercavano gli aeroplani nemicie qui e là apparivano i bagliori degli scoppi della contraerea come se fossero giochi pirotecnicie ciò divertiva Marina seppur rimproverata dai genitori che le richiamavano la povera gente rintanata nei rifugiche non erano altro se non le cantine dei palazzi che abitavano.
Marina frequentava la IV elementareportava vestiti oltremodo lunghi perché sarebbero andati bene anche per l'anno prossimocosì diceva la mammasennonchè il precoce sviluppo li rendeva poi cortie così per ogni biennio. Il villaggio e la campagna le offrivano una vita diversa da quella di città: le Stagioni erano vissute e sentite come mai primae incuriosiva la quantità e varietà degli animali come non se ne vedevano in città. Tanti compagni non erano mai stati a Milano e nel fare tante domandela guardavano e ascoltavano le risposte con stupefazione.Giovanniinvece era diverso: mentre Marina rispondeva lui mangiavadi fronte a leila merenda di "pane bianco" e salame con ostentazioneanche perché sapeva che lei mangiava il "pane nero" tesserato che era tanto poco da non permetterle la merenda scolastica; quando tornava a casa ammorbidiva il pane nero che c'era nell'acquatanto era già diventato duroe gli dava sapore cospargendovi un cucchiaino di zucchero. 
Fu promossa alla IVche Giovanni dovette ripeteree passò alla V: al vestito accorciatosisi aggiunse la camicetta ristrettasi; era tanto leggiadra quanto la bicicletta Bianchi con la quale di Domenica faceva gite con le compagne: le gonne ed i pensieri al vento. 
Più la guerra duravae meno cibo c'era. Per sopravvivere bisognava integrare il "tesseramento". C'era chi faceva viaggi in bicicletta oltre il Ticinoin Piemonteper fare scorta di riso. Per gli uomini era molto rischioso perché se sorpresi dai gendarmie quindi accusati di "mercato nerorischiavano d'essere inviati nei campi di lavoro in Germania; erano pertanto le donne che si incaricavano dell'approvvigionamento e fu così che Marinacon le compagnesi aggregò alle Signore che pedalavano fino al Vercellese per comperare un sacco di dieci kili di riso. Era una lunga distanzaquattro ore per arrivarci con qualche canto in coro per tener su il moralee ancor più faticosa al ritornosenza canti. Marina non aveva mai visto le risaie e ne fu incantata proponendosi di descriverle in famiglia. Il gruppo giunse al ponte sul Ticinoquasi un traguardo per il ritorno a casa con la gioia per il cibo abbondante e varietà di ricettema improvvisamente un rumore dal cieloun sibilo e una grande esplosione sul ponte. Tutto in un tempo tanto breve da non capire e sapere quanto accaduto.Marina continuava a pedalare sulla sua Bianchi senza alcuna fatica o stanchezzala gonna non era più alzata dal vento e il sacco di riso non c'era più; tutt'intorno era silenzio e freschezzala stradaad una carreggiata leggermente in salita e diritta fino all'orizzonte ove spariva nel cieloera fatta di nuvole in un prato verde senza fine pieno di papaveri rossigialli e rosa come piacevano a Marina. I fiorellini stampati sulla camicetta si staccavanodiventavano veri e andavano in cielo dove brillavano come stelle in pieno giorno e quì Marina si trovò smarritaansiosae fu allora che sentì stringersi la mano sulla quale cadde una goccia che la svegliò; tutt'intorno era bianco: bianco era il lettobianca la suora e bianca l'infermiera che la guardavano. Marina sentì un'altra goccia e allora vide il viso della mamma con tante lacrime negli occhi che scendendo su di lei le ridavano la vita.
Idillio Pozzi 



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