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L'uccello turchino
C'era una volta un Remolto ricco di quattrini e di terre: la sua moglie morìed egli ne fu inconsolabile. Per otto giorni intieri si chiuse in un piccolo salottinodove picchiava il capo nel murotanto era il dolore che gli straziava l'anima; per paura che finisse coll'ammazzarsifurono accomodate delle materasse fra il muro e i parati della stanza. Così poteva sbatacchiarsi a suo piaceree non c'era caso che potesse farsi del male. Tutti i suoi sudditi si messero d'accordo per andare a trovarlo e dirgli quelle ragioni credute più adatteper iscuoterlo dalla sua tristezza. Alcuni prepararono dei discorsi molto seri: altri uscirono fuori con delle cose piacevoli e anche allegre: ma tutte queste ciarle non fecero su lui né caldo né freddo. Esso non badava neppure a quello che gli dicevano.
Alla fine gli si presentòfra gli altriuna donna tutta abbrunata e coperta di veli neridi mantiglie e di strascichi da gran luttola quale piangeva e singhiozzava così fortee con urli così acuti e sfogatiche il Re ne rimase sbalordito. Ella gli disse che non aveva intenzione di fare come gli altri: e che andava non per iscemargli il suo dolorema piuttosto per accrescerloperché non sapeva che ci potesse essere una cosa più giusta nel mondo di quella di piangere una buona moglie perduta: e che ellaa cui era toccato il migliore di tutti i maritifaceva conto di piangerlofinché avesse avuto lacrime e occhi. A questo puntoraddoppiò le sue grida e i suoi piantie il Resull'esempio di leisi messe a berciare come un bambino.
Egli la ricevé meglio di tutti gli altri: e le raccontò la storia delle belle doti della sua cara defuntamentre ella faceva altrettanto dei pregi del suo caro defunto; e discorsero tanto e tantoche nessuno dei due sapeva più che cosa si dire sul conto della loro grande afflizione. Quando la furba vedovella si accorse che l'argomento era agli sgocciolialzò un pochino il velo e il Re poté ricrearsi la vista nel mirare questa bella sconsolatache sotto due lunghe ciglia nerissime girava e muoveva con moltissim'arte un paio d'occhigrandi e turchinicome l'azzurro d'un cielo stellato. Il suo carnato era sempre fresco. Il Re cominciò a guardarla con molta attenzione: a un poco per voltaparlò meno della sua mogliee fini col non parlarne più. La vedova badava a dire di voler piangere sempre il suo marito: e il Re la consigliava a non voler rendere eterno il suo dolore. Per farla cortatutti cascarono dalle nuvolenel sentire che il Re l'aveva sposatae che il nero s'era cambiato in verde e in color di rosa.
Spesso e volentieri basta conoscere il debole delle personeper impadronirsi del loro cuore e farne quel che ci pare e piace.
Il Redal suo primo matrimonionon aveva avuto che una sola figliala quale passava per l'ottava meraviglia del mondo; e si chiamava Fiorinaperché somigliava alla Floratanto era frescagiovine e bella. Ella non portava mai vestiti sfarzosi; preferiva invece la seta leggeracon qualche fermaglio di pietre preziose e molte ghirlande di fioriche facevano una figura magnifica intorno ai suoi bellissimi capelli. Aveva quindici anniquando il Re si rimaritò.
La novella Regina mandò a prendere una sua figliache era stata allevata in casa della sua comarela fata Sussio: ma non per questo era diventata più bella e più graziosa.
La fata ci aveva messo un grand'impegno: ma senza concluder nulla di buono: nondimeno le voleva moltissimo bene.
La chiamavano Trotonaperché aveva sul viso delle macchie rossastrecome quelle della trota: i suoi capelli erano così grassi e imbiosimatida non giovarsene a toccarli e dalla sua pelle giallastra gocciolava l'unto.
La Regina le voleva un bene dell'anima e non aveva altro in bocca che la sua cara Trotona; e perché Fiorina era stata in ogni cosa molto più favorita della sua figliane sentiva una grande spina al cuoree faceva di tutto per mettere Fiorina in uggia al padre.
Non c'era giorno che la Regina e Trotona non inventassero qualche marachella a danno di Fiorina; ma la Principessacosì dolce di carattere e piena di spiritoci passava sopra e faceva finta di non darsene per intesa.
Il Re disse un giorno alla Regina che Trotona e Fiorina erano tutte e due da maritoe che appena si fosse presentato un Principe in Cortebisognava fare in modo di dargliene una.
"Io voglio"disse la Regina"che mia figlia sia maritata la prima: ha più anni della vostrae siccome è anche mille volte più graziosacosì non c'è nemmeno da esitare e da pensarci sopra."
Il Rea cui non piaceva mettersi a tu per tudisse che per parte sua era contentissimoe che la lasciava padrona di fare e disfare.
Di lì a poco tempo si venne a sapere che stava per giungere il Re Grazioso. Non c'era ricordanza d'un altro Re più galante e più splendido di lui. Il suo spirito e la sua persona rispondevano a capello al suo nome.
Appena la Regina venne a saperlomesse subito in moto tutte le sarte e tutti i lavoranti di modeper allestire il corredo alla sua Trotona.
Di piùpregò il Re a non fare nessun vestito di nuovo a Fiorina; emessa su la cameriera di leile fece portar via tutti i suoi abitile pettinature e le gioieil giorno stesso in cui arrivò il Principe Grazioso; e così Fiorinaquando andò per vestirsinon trovò nemmeno il biracchio d'un nastro e mandò alle bottegheper comprare delle stoffe: ma risposero che la Regina aveva loro proibito che le fosse venduta la più piccola cosa. Ragione per cui ella si trovò con un vestituccio da casaabbastanza indecentee n'ebbe tanta vergogna cheall'arrivo del Re Graziosoandò a rincattucciarsi in un angolo della sala.
La Regina lo ricevé con grandi salamelecchi e gli presentò sua figliache era più risplendente del solee più brutta del solitoa cagione dei tanti fronzoli che aveva addosso. Il Re si voltò da un'altra parte per non vederla: e la Regina intestata a credere che gli piacesse troppo e che non volesse impegnarsicercava tutti i mezzi per mettergliela dinanzi agli occhi. Egli domandò se non vi fosse anche un'altra Principessachiamata Fiorina.
"Si" disse Trotona indicandola col dito "eccola là che si nascondeperché è una broccola."
Fiorina arrossì e diventò bellama tanto bellache il Re Grazioso ne rimase abbagliato. Si alzò subitofece un grand'inchino alla Principessae le disse:
"La vostra bellezza è taleche non ha bisogno di fronzoli e di altri ornamenti."
"Signore"ella rispose"vi giuro che non è mia abitudine di portare dei vestiti sconvenienticome questo: e mi avreste fatto un gran regalo a non voltarvi verso di me."
"Impossibile"esclamò Grazioso"che una Principessa così meravigliosatrovandosi presente in qualche luogosi possano avere degli occhi per le altree non per lei!"
"Ah!"disse la Regina stizzita"spendo proprio bene il mio tempo a stare a sentire i vostri discorsi. Credetelo a mesignore: Fiorina è già abbastanza civetta e non ha bisogno di essere stuzzicata con tante galanterie."
Il Re Grazioso capì per aria le ragioni che facevano parlare così la Regina; ma non essendo uomo da peritarsi o da pigliar soggezionelasciò libero sfogo alla sua ammirazione per Fiorinae ci parlò insieme per tre ore di seguito.
La Regina che aveva un diavolo per capello e Trotona che non sapeva darsi pace di vedersi preferita la Principessaandarono tutte e due a lamentarsi risentitamente dal Re e lo costrinsero a consentire che Fiorina venisse rinchiusa in una torre per tutto il tempo che il Re Grazioso fosse rimasto alla Corteperché così non avessero modo di vedersi fra loro. Detto fattoappena Fiorina fu tornata nella sua stanzaquattro uomini mascherati la portarono in cima alla torre e ce la lasciarono nella più grande costernazioneperché ella capiva benissimo che con questo tiro si voleva toglierle l'occasione di piacere al Reil quale piaceva già tanto a leiche avrebbe desiderato averlo per suo sposo.
Il Re Graziosoche non sapeva nulla della violenza usata alla Principessaaspettava smaniando l'ora di poterla rivedere. Parlò di lei alle persone che il Re gli aveva messo dintorno per dargli un corteggio d'onore; ma questeper ordine della Reginagliene dissero tutto il male possibile: che era una fraschettauna capricciosad'indole cattivail supplizio dei conoscenti e dei servitoriche non si poteva essere più sudici di lei e che spingeva la spilorceria fino al segno di vestirsi peggio d'una pecoraiapiuttosto che comprarsi delle belle stoffecoi denari che le passava suo padre. A sentire tutte queste storieGrazioso si rodeva dentro di sée aveva certi scatti di collerache durava fatica a frenarli.
"No"diceva esso fra sé e sé"non è possibile che il cielo abbia messo un'anima così volgare in quell'opera così bella della natura. Sia pure che quando la vidinon fosse vestita con molta decenzama il rossore che n'ebbeprova abbastanza che quella non è la sua abitudine. Come può essere cattivacon quell'aria di modestia e di dolcezza che innamora? non mi va giù: e credo invece che la Regina ne dica tanto male apposta. Le matrigne ci sono per qualche cosa in questo mondo: e quanto alla Principessa Trotonaè una così brutta versierache non mi farebbe punto specie se invidiasse a morte la più perfetta fra tutte le creature."
Mentre egli fantasticava cosìi cortigiani che gli stavano dintorno capirono dalla sua cerache a dirgli male di Fiorinanon gli avevano fatto un gran piacere. Ce ne fu uno più svelto degli altriil quale mutando linguaggio e registroper arrivare a conoscere i sentimenti del Re si fece a dire le più belle cose sul conto della Principessa. A quelle paroleegli si svegliò come da un sonno profondoprese parte alla conversazione e la gioia brillò sul suo viso. AmoreAmore... quant'è difficile a saperti nascondere! Tu fai capolino dappertutto: sulle labbra di un amantene' suoi occhinel suono della sua voce: quando si ama davveroil silenzio e la conversazionela gioia e la tristezzatutto palesa quello che si sente dentro.
La Regina impaziente di sapere se il Re Grazioso fosse rimasto fortemente preso di Fiorinamandò a chiamare coloro che egli aveva ammessi alla sua confidenza e passò il resto della notte a interrogarli.
Tutte le cose che essi le raccontavano valevano a confermarla sempre più nell'idea che il Re amasse Fiorina.
Ma che cosa vi dirò io dell'abbattimento di spirito della povera Principessa? Ella stava distesa per terra nella parte più alta di quell'orribile torredove era stata portata quasi di peso dagli uomini mascherati.
"Sarei meno da compiangere"diceva essa"se mi avessero rinchiusa quiprima di conoscere quel simpatico Re. La memoria che serbo di lui non può servire che a far crescere i miei tormenti. Si vede bene che la Regina mi tratta in questo modo per impedirmi di poterlo vedere. Povera me! quanto mi dovrà costar cara questa po' di bellezza che il cielo mi ha dato!"
E dopo piangevae piangeva tanto dirottamenteche la sua stessa nemica ne avrebbe avuto pietàse avesse veduto il suo dolore. E così passò la nottata.
La Reginache voleva amicarsi il Re a furia di moine e di segni particolari di riguardo e d'attenzionegli mandò degli abiti splendidissimid'una magnificenza senza pari e tagliati sulla moda del paese: e piùle insegne dei cavalieri dell' Amoreordine cavalleresco istituito dal Reper voler di leiil giorno stesso del loro matrimonio. Era un cuore d'orosmaltato color di fiammacontornato da parecchie frecce e trapassato da una di questecol motto: "una sola mi ferisce".
La Regina aveva fatto tagliare per il Re Grazioso un rubino grosso come un uovo di struzzo: ogni freccia era di un solo diamantelungo quanto un ditoe la catena alla quale era appeso il cuoretutta fatta di perledelle quali la più piccola pesava un mezzo chilogrammo: insommadacché mondo è mondonon s'era mai veduto nulla d'eguale.
A quella vista il Re rimase così stupitoche per qualche minuto non seppe trovare il verso di dire una parola. Nel tempo medesimo gli fu presentato un librodi cui i fogli erano in carta velinacon miniature meravigliose e la copertina tutta d'oro e carica di gemmee dove erano scritti con un linguaggio molto appassionato e galante gli statuti dell'Ordine de' Cavalieri d'Amore.
Dissero al Re che la Principessada lui vedutalo pregava a voler essere suo cavaliere; e che intanto gli mandava questi regali.
A queste paroleegli osò lusingarsi che questa Principessa fosse appunto quella amata da lui.
"Come! "esclamò egli"la bella Principessa Fiorina pensa a me in una maniera così generosa e cortese?"
"Signore"gli dissero"voi pigliate sbaglio sul nome; noi veniamo qui da parte dell'amabile Trotona."
"È la Trotona che mi vuole per suo cavaliere?"disse il Recon una fisionomia seria e ghiacciata "mi dispiace di non potere accettare tanto onorema un sovrano non è padrone di prendere gl'impegni che vorrebbe. Io conosco i doveri d'un cavalieree vorrei adempirli tutti: preferisco dunque non avere la graziache ella mi offrepiuttosto che dovermene rendere indegno."
E rimesse subito nella cestina il cuorela catena e il libroe rimandò ogni cosa alla Reginala quale ci corse poco cheinsieme a sua figlianon affogasse della bile per il modo disprezzante col quale il Re straniero aveva accolto un favore così singolare.
Appena Grazioso ebbe il tempo di recarsi dal Re e dalla Reginaentrò nel loro appartamento colla speranza di trovarvi Fiorina. La cercò cogli occhi dappertutto: e quando sentiva qualcuno entrare nella stanzasi voltava subito a guardare; si vedeva che era inquietoe di cattivo umore. La maliziosa Regina aveva indovinato appuntino quel che il Principe rimuginava nel cuorema faceva l'indifferente come non ne sapesse nulla.
Essa gli parlava di partite di piacere; ed egli rispondeva a rovescio. Alla fine Grazioso domandò dove fosse la Principessa Fiorina.
"Signore"gli disse fieramente la Regina"il Re suo padre le ha proibito di uscire dalle sue stanzefino a tanto che mia figlia non abbia preso marito."
"E qual motivo"replicò il Re"vi può essereper tener prigioniera la bella Principessa?"
"Non lo so"disse la Regina"e quand'anche lo sapessi non mi crederei punto obbligata a dirvelo."
Al Re era salita la bizza fino alla punta dei capelli. Dava delle occhiataccedi traversoa Trotonae pensava fra sé che era per colpa di quel mostriciattolose gli era stato tolto il piacere di veder la Principessa. Si congedò in quattro e quattr'otto dalla Reginaperché la sua presenza gli faceva male al cuore.
Quando fu tornato nella sua cameradisse a un giovane Principe che lo aveva accompagnato e al quale voleva un gran benedi spendere tutto quello che ci fosse volutopur di tirargli dalla sua qualche cameriera della Principessae aver così il modo di parlarle un solo momento.
Questo Principe trovò senza fatica alcune dame di Corte che s'intesero con lui: e fra le tantece ne fu una che gli dètte per sicuro che quella sera stessa Fiorina sarebbe stata a una finestrina bassache dava sul giardino; e che di lì il Principe avrebbe potuto parlarle: s'intende beneadoperando tutte le cautele da non essere scopertoperchédiceva essail Re e la Regina sono tanto severiche se scoprissero che io ho tenuto di mano agli amori del Principe Graziosoper me sarebbe morte sicura.
Il Principecontento da non potersi dire di aver menata la cosa fino a quel puntole promise tutto quello che vollee corse a fare la sua parte col Reavvertendolo dell'ora fissata per il ritrovo. Ma la confidenteche era di malafedeandò subito a risoffiare ogni cosa alla Reginae si messe ai suoi ordini.
Il primo pensiero della Regina fu quello di mandare la propria figlia alla piccola finestra; e la imbeccò così beneche Trotonasebbene fosse una grande stupidanon dimenticò un etto di quello che doveva dire e fare.
La notte era così buiache sarebbe stato impossibile al Re di accorgersi della trappoleriaquand'anche non avesse avuto ragione di credersi sicuro del fatto suo: di modo che si avvicinò alla finestra con un trasporto di gioia incredibile.
E lì disse a Trotona tutte quelle cose che avrebbe dette a Fiorinaper assicurarla del suo grand'amore.
Trotonaprofittando dell'equivocogli rispose che era la creatura più infelice di questo mondoa motivo di una matrigna così spietata e che avrebbe dovuto passarne ancora chi sa quanteprima che la figlia di lei non si fosse maritata.
Il Re disse e giurò che se ella lo avesse voluto per suo spososarebbe stato più che felice di metterla a parte della sua corona e del suo cuore.
E nel dir questosi cavò un anello di dito e infilandolo nel dito a Trotona aggiunse che quello era un pegno eterno della sua fedee che stava a lei fissare l'ora della partenza. Trotona risposecome meglio potéa tutte queste calorose premure.
Egli s'era accorto benissimo che nelle risposte di lei non c'era un chicco di buon senso: la quale cosa gli avrebbe fatto dispiacerese già non fosse stato persuaso che la paura dell'apparizione improvvisa della Regina doveva essere la cagione di quei discorsi sconclusionati.
Egli la lasciòa patto che sarebbe tornata il giorno dopo: ed ella promise con tutto il cuore.
La Reginasaputo il buon esito del primo colloquiocominciò a sperar bene. Di fattofissato il giorno della partenzail Re la venne a prendere in un cocchio volantetirato da ranocchi alatiregalo fattogli da un Mago amico suo.
La notte era buia di molto. Trotona uscì misteriosamente da una piccola portae il Reche la stava attendendola prese fra le sue braccia e le giurò cento e cento volte fedeltà eterna!
Ma siccome non si sentiva in vena di seguitare a volare per lungo tempo nel suo cocchio volantesenza sposare la Principessache amava tantocosì le chiese dove voleva che si facessero le nozze: ella rispose che aveva per comare una fata chiamata Sussiomolto conosciutaed era suo avviso di andare al castello di lei.
Il Re non sapeva la stradama bastò che dicesse ai suoi grossi ranocchi: conducetemi là. Essi sapevano la carta geografica dell'Universoe in pochi minuti portarono lui e la Trotona dalla fata Sussio.
Il castello era così bene illuminatoche il Rearrivandovisi sarebbe subito avvisto del suo errorese la Principessa non avesse avuto la malizia di coprirsi tutta col velo. Chiese della comare: la chiamò a quattr'occhie le raccontò il come e il quando avesse ingannato il Principe Graziosopregandola a fare in modo di rabbonirlo.
"Ah! figlia mia!"disse la fata"la cosa non sarà facile: egli ama troppo Fiorinae son sicura che ci farà disperaree dimolto."
Intanto il Re le aspettava in una salale cui pareti erano di diamanticosì nitide e così trasparentida lasciargli vederea traverso di essila Sussio e Trotonache parlavano fra di loro.
Credé di sognare.
"Possibile"diceva"che io sia stato tradito? O sono i diavoliche hanno portata qui questa nemica della nostra gioia? Vien'ella forse per avvelenare il nostro matrimonio? E la mia diletta Fiorina non si vede venire! Chi sa che il padre suo non l'abbia inseguita fin qui!"
Molte altre cose gli passavano per la testache lo mettevano in grande agitazione; ma il peggio fu quando le due donne entrarono nella salae che Sussio gli disse con voce di comando:
"Re Graziosoecco qui la Principessa Trotonaalla quale avete dato la vostra parolaessa è mia figliocciae desidero che la sposiate subito".
"Io"esclamò il Principe"io sposare quel brutto scarabocchio? Si vede proprio che mi avete preso per un uomo di pasta frollaa farmi certi discorsi. Sappiate intanto che io non le ho fatta nessuna promessae se ella dice il contrariosi merita il titolo..."
"Non proseguite"disse Sussio"e badate bene di non mancarmi di rispetto."
"Sia pure"replicò il Re"che io debba rispettarviper quanto può meritarlo una fata: ma voglio peraltro che mi rendiate la mia Principessa."
"E non son io la tua Principessaspergiuro?"disse Trotonamostrandogli l'anello"A chi l'hai tu dato quest'anello in pegno di fede? Con chi hai parlato alla piccola finestrase non con me?"
"Come mai?"egli rispose"dunque sono stato tradito... ingannato? Nomille volte no! Non voglio essere la vittima e lo zimbello degli altri. Susuranocchi! miei bravi ranocchi! voglio partir subito."
"Non è una cosa che possiate farla senza il permesso mio"disse Sussio. Ella lo toccòe i suoi piedi si attaccarono all'impiantitocome se ci fossero rimasti inchiodati.
"Quand'anco mi lapidaste"le disse il Re"quand'anche mi scorticaste vivonon sarò mai d'altri che di Fiorina; la mia risoluzione è presae fate pure di me quello che più vi piace."
Sussio messe in opera tuttodolcezzemanierepromessepreghiere; Trotona piansestrillòsinghiozzòandò in convulsionie si calmò. Il Re non aprì più boccae guardandole tutte e due con grandissimo disprezzonon rispose sillaba alle loro cicalate.
E così passarono venti giorni e venti nottisenza che le due donne si chetassero un minutoe senza che sentissero il bisogno di mangiaredi dormire e di mettersi a sedere.
Alla fine Sussiostanca morta da non poterne piùdisse al Re:
"Ebbenevoi siete un ostinataccioné c'è verso di farvi intendere la ragione: scegliete dunque: o sett'anni di penitenzaper aver dato la vostra parola senza mantenerlao sposare la mia figlioccia".
Il Reche fin allora aveva serbato un profondo silenziogridò subito:
"Fate di me tutto quel che voletepurché io sia liberato da questa sguaiata".
"Sguaiato voi"replicò Trotona inviperita. "Ci vuol davvero una bella faccia frescacome la vostrasovranuccio da un soldo la serquaa venire con un equipaggio da ranocchiai fino nel mio paeseper dirmi delle insolenze e per mancarmi di parola. Se aveste un brindello d'onoreterreste forse questo contegno?"
"I vostri rimproveri mi straziano l'anima" disse il Rein atto di canzonatura. "Capisco anch'io che ho un gran torto a non sposare questa bella fanciulla!"
"Nononon la sposerai mai"gridò Sussio tutta stizzita. "A te non rimane altre che volare da questa finestraperché per sett'anni interi tu sarai l'uccello turchino."
A queste parole il Re cominciò a cambiare d'aspetto; le braccia si vestono di penne e formano le due ali: le gambe e i piedi diventano neri e sottili; gli crescono delle unghie appuntate; il corpo si assottiglia e si cuopre tutto di lunghe piume finissime e macchiate di turchino; gli occhi si fanno tondi e brillano come due soli; il naso ha preso il garbo di un becco d'avorio; sul suo capo spunta un ciuffetto biancoin forma di diadema; canta da innamorare e parla nello stesso modo.
Ridotto in quello statomanda un grido di dolore nel vedersi così trasfigurato epigliando il volo a ali spiegatefugge dal funesto palazzo di Sussio.
Pieno l'anima di tristezza infinitava svolazzando di ramo in ramoscegliendo a preferenza gli alberi consacrati all'amore o alla malinconia; e ora si posa sui mirtiora sui cipressi: e canta delle arie pietosecolle quali piange sulla sua trista sorte e su quella di Fiorina.
"Dove l'avranno nascosta i suoi nemici?"egli diceva"che sarà mai accaduto di quella bella infelice? Il cuore spietato della Regina l'avrà lasciata ancora in vita? Dove potrò cercarla? E sarò dunque condannato a passare sette anni senza di lei? Forse in questo tempo le daranno uno sposoe io perderò per sempre l'unica speranza che mi faccia cara la vita."
Questi pensieri accuoravano così forte l'uccello turchinoche gli venne voglia di lasciarsi morire.
Intanto la Sussio aveva rimandato Trotona dalla Regina madrela quale stava in gran pensiero sul come fosse andato a finire lo sposalizio.
Ma quando vide la figliae che riseppe da lei tutto l'accadutoprese una furia spaventosala quale di contraccolpo andò a ricascare sulla povera Fiorina.
"Voglio"ella disse"che abbia da pentirsi più di una volta di aver saputo innamorare il Re Grazioso."
Ella salì nella torre insieme con Trotonala quale era vestita de' suoi abiti più sfarzosi: e portava in capo una corona di brillanti e le reggevano lo strascico del manto reale tre figli de' più ricchi baroni dello Stato.
Nel dito grosso aveva l'anello del Re Graziosoquello stesso che aveva dato nell'occhio a Fiorinail giorno che parlarono insieme.
Ella rimase sbalordita e non sapeva cosa pensarenel vedere Trotona in tutta quella gala.
"Ecco mia figlia"disse la Regina"che è venuta a portarvi i regali delle sue nozze; essa è stata sposa del Re Graziosoil quale ne è innamorato morto: non c'è da figurarsi una coppia più felice di loro!..."
E nel dir cosìfurono spiegate davanti alla Principessa le stoffe d'oro e d'argentole trinei nastrile pietre preziose che stavano in una gran cesta di filigrana d'oro. Nel presentarla di tutte queste coseTrotona s'ingegnò di metterle sott'occhio l'anello del Re; per cui la Principessa Fiorina non poteva ormai più dubitare della sua disgrazia. Ella gridò con l'accento della disperazione che le togliessero davanti agli occhi tutti quei regali tanto funesti; che non voleva più vestirealtro che di nero; o piuttosto morire subito. E cadde svenuta. La crudele Reginacontentissima del tiro fattonon volle che le fosse prestato alcun soccorso; la lasciò sola in quello stato compassionevolee corse malignamente a raccontare al Re che sua figlia era talmente invasata dall'amorefino al segno di commettere delle stravaganze senz'esempio: e che bisognava stare attentiperché non potesse fuggire dalla torre.
Il Re rispose che era padrona di regolare questa faccenda a modo suoe chequanto a luinon avrebbe avuto nulla da ridire in contrario.
Quando la Principessa si fu riavuta dallo svenimento e poté ripensare al contegnoche tenevano con leiai mali trattamenti che riceveva dall'indegna matrigna e alla speranza perduta per sempre di sposare il Re Graziosoil suo dolore si fece così acutoche pianse tutta la notte: e affacciatasi alla finestrasi sfogò in lamenti che straziavano il cuore. Quando vide albeggiarerichiuse la finestra e seguitò a piangere.
La notte di poi aprì la finestrae sospirando e singhiozzando versò un fiume di lagrime; ma appena fatto giorno tornò a nascondersi nella sua stanza.
Intanto il Re Graziosoo per meglio direil bell'uccello turchinonon finiva mai di svolazzare intorno al palazzo: egli pensava che la sua cara Principessa vi era rinchiusa: e se i lamenti di lei erano straziantii suoi non lo erano di meno.
Egli si avvicinava alle finestre più che potevaper metter gli occhi dentro alle stanze: ma la paura che Trotona non lo scorgesse e non le nascesse il sospetto che fosse luilo teneva indietro dal fare quanto avrebbe voluto.
"Ci va della mia vita"diceva egli fra sé"e se quelle due versiere mi scuoprisserosarebbero capaci di qualunque vendetta; e così bisognerebbe o che io mi allontanassi di qui o che mettessi a repentaglio i miei giorni."
Questi ragionamenti lo persuasero a pigliare tutte le precauzioni immaginabilieper il solitocantava soltanto di notte.
Rimpetto alla finestradove stava Fiorinac'era un cipresso di una grandezza maravigliosa: l'uccello turchino venne a posarvisi sopra. Appena si fu posatosentì una voce che si lamentava in questo modo:
"Dovrò ancora soffrire per molto tempo? e la morte non verrà a liberarmi da queste pene? Quelli che hanno paura della mortese la vedono arrivare anche troppo presto: io la desideroe la crudele mi sfugge. Ah! Regina senza cuore! che t'ho io fatto per tenermi così iniquamente imprigionata? Non puoi inventare altri modi per martoriarmi? Oramai non ti manca altro che farmi vedere coi propri miei occhila felicità che gode la sua indegna figlia col Re Grazioso".
L'uccello turchino non aveva perso una sillaba di questo lamento: ne rimase stupitoe aspettò con una smania indicibile che il sole si levasseper vedere la donna che si disperava tanto. Ma quando il sole si levòella aveva già richiusa la finestrae s'era ritirata.
L'uccellocuriosofu puntuale a tornare la sera dopo. Era chiaro di luna. E vide una fanciulla alla finestra della torreche ricominciava la storia de' suoi affanni.
"Ohsortesorte!"diceva essa"tu che mi cullasti nella speranza d'un trono: tu che mi avevi reso l'amore del padre mioche t'ho mai fattoper dovermi sommergere in quest'oceano di grandi amarezze? È proprio scritto che si debba cominciare fin da un'età così giovanecome la miaa provare la tua incostanza? Ritornao barbararitorna da me: io non ti domando che una grazia sola; poni fine al mio spietato destino."
L'uccello turchino stava tutto in orecchie più ascoltavapiù si persuadeva che la donna che lamentavasi a quel mododoveva essere la sua graziosa Principessa.
E le disse:
"Adorata Fiorinamaraviglia de' nostri giorniperché volete por fine così repentinamente ai vostri? C'è sempre speranza di trovare un rimedio alle vostre afflizioni".
"Come?... chi è che mi volge queste parole di consolazione?" diss'ella.
"Un Re infelice"rispose l'uccello"il quale vi ama e non amerà che voi sola."
"Un Re che mi ama?"ella soggiunse"non sarebbe per caso un laccio teso da' miei nemici? Main fin dei contiche cosa ci guadagnerebbe la Regina? Se ella vuol conoscere i miei sentimentison pronta a dirglieli colla mia stessa bocca."
"NoPrincipessa mia"rispose l'uccello"l'amante che vi parla non è capace di un tradimento."
Nel dir queste paroleandò a posarsi sulla finestra. Fiorina dapprincipio ebbe una gran paura di un uccello così singolareche parlava con tant'animacome se fosse un uomosebbene avesse una vocina compagna a quella dell'usignolo; ma la bellezza delle sue pennee più che altro le cose gentili che le dissela rassicurarono.
"M'è egli dunque concesso di potervi rivederePrincipessa mia?"esclamò. "Posso io bearmi in tanta contentezzasenza morire di gioia? Maohimè! quanto questa gioia è avvelenata dal vedervi costì in prigionee dallo statonel quale l'iniqua Sussio mi ha trasfigurito per sette anni!"
"E voi chi sietegrazioso uccello?"disse la Principessafacendogli delle carezze.
"Voi avete pronunziato il mio nome"soggiunse il Re"e fate finta di non riconoscermi?"
"Come!"disse la Principessa. "Possibileche il più gran Re del mondo!... possibile che il Re Grazioso si sia cambiato in quest'uccellino?"
"Ohimè! Pur troppo è cosìmia bella Fiorina"egli riprese a dire"e l'unica cosa che in tanta disgrazia mi sia di sollievogli è di sapere che ho preferito questo martirio a quello di dover rinunziare alla gran passione che ho per voi."
"Per me?"disse Fiorina. "Ah! per caritànon cercate di ingannarmi. Lo solo soche avete sposato Trotona: ho riconosciuto il vostro anello nel suo dito: l'ho veduta tutta fiammante dei vostri brillanti. Essa è venuta a insultarmi quiin questa orribile prigionecarica del peso di una corona e di un manto realeavuto in dono da voimentre io ero carica di catene e di ferri!..."
"E voi vedeste Trotona in questo abbigliamento?"interruppe il Re"ed essa e sua madre ebbero tanta sfacciataggine da dirvi che tutti quei gioielli erano un regalo mio? Oh cielo! si può essere più sfacciatamente bugiardi di così? E non potermi vendicare come vorrei!... Sappiate dunque che tentarono di mettermi in mezzo: chevalendosi del vostro nomemi fecero rapire quella brutta megera di Trotona; maappena avvistomi dello sbagliol'ho piantata lìe ho preferito piuttosto diventare per sette anni l'uccello turchinoche mancare alla fede che vi ho giurata."
Fiorina provava un piacere così grandeudendo parlare in questo modo il suo caro amanteche non sentiva più i tormenti della sua prigionia. Che cosa mai non gli seppe dire per consolarlo del suo tristo caso e per accertarlo che ella avrebbe fatto per luiciò che esso aveva fatto per lei?
Il giorno cominciava a farsi chiaro. Molti ufficiali della corte erano già alzati: e l'uccello turchino e la Principessa parlavano ancora fitto fitto fra loro. Alla fine si separarono con gran dispiaceredopo essersi scambiata la promessa che tutte le notti si sarebbero riveduti.
La gioia di ritrovarsi insieme fu tanto grandeda non potersi ridire. Ciascunoper la sua parteringraziava l'amore e la fortuna.
Intanto Fiorina stava in pensiero per l'uccello turchino.
"Chi me lo assicura dai cacciatorio dalle grinfie di qualche aquila o di qualche avvoltoio affamatocapace di mangiarselo con tanto gustocome se non fosse un gran Re? Oh Dio! che sarebbe di memeschinase le sue penne fini e leggiereportate dal ventogiungessero fino nel mio carcere per annunziarmi la sciagurache io temo sempre?"
Questo tristo pensiero fece sì che la Principessa non poté chiudere un occhio; perchéquando si ama davverole paure pigliano l'aspetto di veritàe quel che prima pareva impossibile diventa possibilissimo; e fu cosìche ella passò tutta la giornata a piangerefinché non venne l'ora fissata per andare a mettersi alla finestra.
Il grazioso uccellonascosto dentro lo spacco d'un alberoin tutto il giorno non aveva fatto altro che pensare alla sua bella Principessa.
"Quanto sono contento"diceva egli"di averla ritrovata: e com'è premurosa per me! Le gentilezze che mi usale sento tutte qui nel cuore!"
L'appassionato amante contava fino al minuto secondo il tempo della sua penitenzache gli impediva di sposarla; e si struggeva più che mai dal desiderio di veder finita la sua condanna.
E perché voleva usare a Fiorina tutte quelle galanterieche aveva in poter suo di farevolò fino alla capitale del suo regnoandò nel suo palazzoentrò nel suo gabinetto dal buco d'un vetro rotto: prese un paio d'orecchini di diamanticosì belli e così perfettida non trovarli egualie li portò la sera a Fiorinapregandola di volerseli mettere.
"Me li metterei"diss'ella"se voi mi vedeste di giorno; ma siccome non vi parlo che di nottecosì non me li metterò."
L'uccello le promise di fare in modo di venire alla Torre nell'ora che ella avesse voluto: allora s'infilò gli orecchinie passarono tutta la notte in colloqui fra lorocome avevano fatto la sera avanti.
Il giorno dopo l'uccello tornò nel suo regno: andò al palazzoentrò nel suo gabinetto per il solito vetro rottoe portò via con sé i più splendidi braccialetti che si fossero mai visti: erano formati di uno smeraldo tutto di un pezzosfaccettato e bucato nel mezzo per potervi passare la mano e il braccio.
"Credete forse"gli disse la Principessa"che il mio amore per voi abbia bisogno di essere coltivato a furia di regali? Ah! si vede proprio che mi conoscete male!"
"Noo signora"replicò egli"io non ho mai creduto che i ninnoli che vi offro sieno necessari per conservarmi il bene che mi volete; ma sarei mortificatose trascurassi la più piccola occasione per mostrarvi l'attenzione che ho per voi: e poiquando non mi avete dinanzi agli occhiquesti piccoli gioielli saranno buoni a richiamarmi alla vostra memoria."
Fiorinadal canto suogli disse un'infinità di cose gentilialle quali egli ne rispose mille altrepiù gentili che mai.
La notte seguente l'uccello turchino si fece un obbligo di portare alla sua bella un orologiod'una giusta grandezzache stava dentro a una perla; eppure la materia era vinta dall'eccellenza del lavoro.
"È inutile"diss'ella con grazia squisita"di venirmi a regalare un orologio. Quando voi siete lontano da mele ore mi paiono eterne: quando siete con mepassano come un sogno. Come posso fare a dar loro una misura giusta?"
"OhimèPrincipessa mia"esclamò l'uccello turchino"io la penso precisamente come voi su questo puntoperché in quanto a sensibilità di cuore son sicuro di non restare indietro a nessuno. Difattivedendo quel che soffrite per conservarmi il vostro cuoresono in grado di giudicare che avete portato l'amicizia e la stima all'estremo limitedove possono arrivare."
Quando appariva il giornol'uccello volava dentro lo spacco del suo alberoe li si nutriva di frutti. Qualche volta cantava delle belle ariette: il suo canto innamorava i passantiche lo udivanosenza che potessero vedere alcuno. Così si sparse la voce che lì dintorno ci fossero degli spiriti.
E questa credenza si diffuse tantoche nessuno aveva più coraggio di entrare nel bosco. Si raccontavano mille avventure favoloseaccadute in quel luogo: e lo spavento generale fu cagione della maggior sicurezza dell'uccello turchino.
Non passava giornosenza che egli facesse un regalo a Fiorina: ora un vezzo di perle: ora anelli con brillantidi finissimo lavoro: ora fermagli di diamantispillonimazzolini di pietre preziosecolorite a imitazione dei fiorilibri piacevoli e medaglie: per farla cortaessa aveva messo insieme un ammasso di ricchezze maravigliose. Con queste si adornava soltanto la notte per far piacere al Re: il giornonon sapendo dove riporlele nascondeva dentro al saccone del letto.
In questo modo scorsero due annisenza che Fiorina avesse da lagnarsi una sola volta della sua prigionia. E come poteva lagnarsene? Essa aveva la consolazione di parlare tutte le notti con la persona amata; né c'è ricordanza che fra due innamorati si sieno mai scambiate tante paroline graziosecome accadeva fra loro. Benché ella non vedesse anima viva e l'uccello passasse le giornate rinchiuso dentro lo spacco dell'alberonondimeno avevano sempre mille cose nuove da raccontarsi; la materia era inesauribileperché il loro cuore e il loro spirito fornivano abbondantemente il soggetto dei lunghi colloqui.
Intanto la maliziosa Reginache la teneva così crudelmente imprigionatasi dava un gran da fare per vedere di maritare la figlia. Mandava ambasciatori a proporla a tutti i principidei quali sapeva il nome: ma appena gli ambasciatori arrivavanosi trovavano congedati senza tante cerimonie.
"Oh! se si trattasse della Principessa Fiorina"dicevan loro"sareste ricevuti a braccia aperte: ma in quanto a Trotonapuò farsi monaca se vuole; ché nessuno si opporrà dicerto."
A sentire questi discorsila madre e la figlia andavano su tutte le furie e se la pigliavano contro la povera Principessavittima delle loro persecuzioni.
"Come!"dicevano esse"sebbene chiusa in prigionequest'insolente sarà dunque per noi un bastone fra i piedi? Come perdonarle i brutti tiriche ci fa tutti i giorni? Bisogna dire che ell'abbia delle corrispondenze segrete nei paesi stranieri: in questo casoper lo menoè rea di Stato: trattiamola dunque come talee si faccia di tutto per convincerla del suo delitto."
Il loro conciliabolo finì così tardiche era già mezzanotte suonataquando si decisero a salire nella torre per interrogarla. Essa per l'appunto stava alla finestracoll'uccello turchinoornata delle sue gemmee coi suoi belissimi capelli pettinati con tutta quella attenzioneche non è punto naturale nella persona afflitta da un gran dolore. La sua camera e il suo letto erano seminati di fiorie qualche pasticca di Spagnache essa aveva bruciato pochi momenti primaspandeva per la stanza un buonissimo odore.
La Regina messe l'orecchio alla portae le parve sentir cantare un'aria a due voci: perché anche Fiorina aveva una voce angelica. Le parole di quest'aria le parvero molto teneree dicevano press'a poco così:
"Come è trista la nostra sorte: e quanti affanni ci costa il nostro amore!... Ma invano si provano a vincere tanta fermezza: a dispetto dei nostri nemicii nostri cuori rimarranno uniti per sempre."
Questo piccolo concerto fu chiuso da alcuni sospiri.
"Ah! Trotona miasiamo tradite!" esclamò la Regina spalancando screanzatamente l'uscio ed entrando nella camera.
Come restò Fiorina a quella vista! Chiuse subito la finestraper dar tempo al real uccello di volar via. Le stava più a cuore la salvezza di luiche la propria: ma egli non ebbe la forza di allontanarsi: col suo sguardo penetrantissimoaveva capito il pericolo al quale si trovava esposta la Principessa. Egli aveva vista la Regina e Trotona: che dolore per lui di non essere in grado di difendere la sua bella!
Le due megere si avventarono su di essacome se la volessero mangiare.
"Si sanno le vostre trame contro lo Stato!"esclamò la Regina. "Non sperate che il vostro grado basti a salvarvi dal meritato castigo."
"E con chi posso aver tramatoo signora?" replicò la Principessa. "Da due anni in quanon siete forse voi la mia carceriera? Ho mai vedute altre personefuor di quelle mandatemi da voi?"
Mentre parlava così la Regina e sua figlia la guardavano con tanto d'occhi. Erano rimaste abbagliate dalla sua bellezza meravigliosa e dalla sua acconciatura veramente straordinaria.
"E chi vi ha datoo signora"disse la Regina"tutte codeste pietre prezioseche brillano come il sole? Volete forse darci ad intendere che in questa torre ci sono delle miniere? "
"Ce l'ho trovate"disse Fiorina"è tutto quello che io ne so."
La Regina la guardò fissa negli occhiper iscuoprire ciò che passava nel fondo del suo cuore.
"Noi non ci lasceremo infinocchiare da voi"disse la Regina. "Voi credete di darcela a bere: ma noi sappiamo benissimoPrincipessatutto quello che fate dalla mattina alla sera: e queste gioie vi furono regalateper mettervi sue per impegnarvi a vendere il regno di vostro padre."
"Davveroche sono in uno stato da poter vendere i regni!..."essa risposecon un sorriso di sdegno. "Una povera Principessa che languisce nei ferri da tanto tempoè proprio la persona che ci vuoleper macchinare i complotti di Stato."
"E come va dunque"replicò la Regina"che siete così tutta agghindatacome una civettuolae che la vostra camera è piena di profumie che la vostra persona è così magnifica e risplendenteche a Corte non potreste fare una figura migliore?"
"Ho molto tempo da perdere"disse la Principessa"per cui non c'è nulla di strano se ne spendo un poco a farmi bella: ne passo tanto a piangere sulla mia disgraziache non c'è ragione di rimproverarmi."
"Animovia"disse la Regina"vediamo un po' se questa innocentinanon abbia per caso qualche corrispondenza coi nemici dello Stato."
E da se stessa si mise a frugare dappertutto: e arrivata al sacconeche ella fece vuotareci trovò dentro una quantità così sterminata di diamantiperlerubinismeraldi e topaziche ella non sapeva raccapezzarsi di dove fossero usciti. E perché aveva fissato dentro di sé di mettere in qualche nascondiglio della stanza alcune carteche potessero compromettere la Principessacosì quando nessuno ci badavale nascose nel camminetto; ma per buona fortuna l'uccello turchinodal posto dove s'era posatoci vedeva meglio di una lince e udiva ogni cosa; per cui gridò:
"GuàrdatiFiorina: ecco la tua nemica che ti prepara un tradimento".
Questa voce così inattesa spaventò la Regina a tal puntoche non osò fare quanto aveva meditato.
"Vedete benesignora"disse la Principessa"che gli spiriti che volano per l'ariasono tutti per me."
"Io credo piuttosto"disse la Regina fuori di sé dalla collera "che ci sieno dei diavoliche vi vogliono bene: maa loro marcio dispettovostro padre saprà farsi giustizia."
"Dio volesse"esclamò Fiorina"che io non avessi da temere altro che il furore di mio padre: ma quello che mi spaventaè il vostroo signora."
La Regina se ne andò via tutta sottosopra per le cose che aveva vedute e sentitee tenne consiglio sul da farsi contro la Principessa. Alcuni consiglieri le fecero notarechenel caso che qualche fata o qualche mago avessero preso la Principessa sotto la loro protezioneil vero segreto per irritarli sarebbe stato quello di tormentare più che mai la Principessa; e chein fin dei contibisognava scuoprire a ogni costo la ragione del suo armeggìo. La Regina dette il benestare a questo consiglio: e mandò a dormire nella camera della Principessa una giovinettache pareva l'innocenza in personacol dire che c'era mandata apposta per servirla.
Ma come restar presi a un chiapperello così grossolano?
La Principessafin dal primo giornola ritenne per una spia e n'ebbe un grandissimo dispiacere.
"Come!"essa diceva"io dunque non potrò più parlare a questo uccello turchinoche è tutto l'amor mio? Era essoche mi aiutava a sopportare le mie sciagure: e io lo consolava nelle sue. Il nostro amore ci compensava di tutto. Che avverrà di lui? che cosa sarà di me?" E pensando a tutto questopiangeva come una vite tagliata.
Non aveva coraggio di affacciarsi alla finestrasebbene lo sentisse svolazzare lì dintorno; perché si struggeva dalla voglia di aprirglima temeva di mettere in pericolo la vita del suo caro amante. Passò un mese interosenza che essa si facesse vedere: e intanto l'uccello turchino si dava alla disperazionee piangeva e si lamentava da far pietà!
D'altra partecome poteva fare a vivereluisenza la sua Principessa? Non aveva mai provatocome allorai tormenti della lontananza e quelli della sua metamorfosi. Invano cercava qualche pretesto per consolarsi: dopo essersi lambiccato il cervellonon trovava nulla che valesse a dargli un po' di conforto.
La spia della Principessache da un mese non chiudeva occhio né giorno né nottesi sentì alla fine così presa dal sonno che si addormentò profondamente. Quando Fiorina se ne accorseaprì la sua finestrinae disse:
Uccello turchinocolor del cielo
Vola e ritorna subito a me.
Sono queste le sue precise parolee non c'è stata cambiata una virgola.
Appena l'uccello la sentìvolò subito sulla finestra. Che gioia quando si rividero! e quante cose avevano da dirsi! Mille e mille volte ripeterono le loro tenerezze e i loro giuramenti di fedeltà! La Principessa non poté trattenere le lacrime; l'amante s'intenerìe fece di tutto per consolarla.
Venuta finalmente l'ora di lasciarsisenza che la carceriera sorvegliante si fosse ancora svegliatasi dettero l'addio più tenero e più commovente che possa immaginarsi.
La spia si addormentò anche il giorno dopoe la Principessapuntualeandò alla finestra e dissecome la volta avanti:
Uccello turchinocolor del cielo
Vola e ritorna subito a me.
E subito l'uccello vennee quella notte passò come l'altra avantisenza rumori e senza improvvisatecon grandissima soddisfazione dei nostri amanti; i quali si figurarono che la sorvegliante avrebbe preso tanto gusto a dormireda poter ripetere la medesima storia tutte le sere. Di fattoanche la terza sera passò felicemente: ma alla quartala dormigliona avendo sentito un po' di rumoresenza dar segno di nulla si pose in orecchio; e guardando benevide al chiaro di luna il più bell'uccello dell'universoche stava a parlare colla Principessae la carezzava colle zampine e le dava delle beccatine amorose: e fra le altresentì molte di quelle cosine che si dicevano fra loro e ne rimase molto maravigliataperché l'uccello parlava come se fosse un innamoratoe Fiorina gli rispondeva con grande tenerezza.
Sul far del giorno si dissero addio: e quasi il cuore presagisse loro qualche vicina disgrazianon trovavano il verso di lasciarsi. La Principessa si gettò sul suo letto tutta piangentee il Re tornò dentro allo spacco dell'albero. La sorvegliante corse dalla Reginae le raccontò quanto aveva visto e sentito. La Regina mandò a chiamare Trotona e la sua confidentee dopo un lungo ciarlare conclusero che l'uccello turchino doveva essere il Re Grazioso.
"Che vergogna"esclamò la Regina"che vergognafiglia mia! questa Principessa insolenteche io credeva rifinita dai dispiacerise ne sta godendo tranquillamente gli amorosi colloqui del vostro ingrato! Ah! voglio vendicarmie la vendetta dev'essere di quelle da ricordarsene per un pezzo."
Trotona la pregò di non perdere neppure un minutoe siccome in questa faccenda le pareva di essere più interessata della stessa Reginacosì sentiva andarsi in deliquio dalla contentezzasoltanto a pensare al martirio che avrebbero dovuto patire i due disgraziati amanti.
La Regina rimandò alla torre la spiacon ordine di non dar segni né di sospetto né di curiosità; e anzidi mostrarsi più addormentata del solito. Infatti andò a letto di prima serae russava e russavatanto che la Principessaingannata a quel modoaprì la finestra e disse:
Uccello turchinocolor del cielo
Vola e ritorna subito a me.
Ma invano essa lo chiamòper quanto fu lunga la notte: ei non comparve maiperché la trista Regina aveva fatto attaccare ai cipressi delle spadedei coltellidei rasoidei pugnali: motivo per cuiquando egli venne a buttarsi a volo su quelle piantesi tagliò i piedi e le ali: e tutto feritocom'eraarrivò a stento all'albero suolasciando dietro a sé una lunga striscia di sangue!
Oh! perchébella Principessanon eravate presente per soccorrere l'uccello reale? Ma ella sarebbe morta se l'avesse veduto in quello stato da far compassione!
Fisso nell'idea che questo brutto scherzo gli venisse fatto per colpa di Fiorinanon volle prendere nessuna cura per la sua vita.
"Ah spietata!"diceva egli dolorosamente"è così che ricompensi la passione più pura e più tenerache siasi mai data al mondo? Se volevi la mia morteperché non domandarmela colla tua bocca? La mortedata da temi sarebbe stata cara! Con quanto amore e con quante confidenze io veniva a trovarti! Io soffriva per tee soffriva senza lamentarmi. Come! e avesti cuore di sacrificarmi alla più crudele di tutte le donne? Essa era la nostra comune nemicae tu hai fatto la pace con essa a spese mie? Sei tuFiorinasei tu che mi ferisci di pugnale! Tu hai preso in prestito la mano di Trotona e l'hai portata fino al mio cuore!"
Questi funesti pensieri lo angustiarono tantoche risolvé di morire.
Ma il Magosuo amicoavendo veduto tornare a casa i ranocchi volanticol carrosenza avere nessuna notizia del Resi mise in così gran pensiero che potesse essergli accaduta qualche disgraziache fece otto volte il giro della terra per trovarlo; e non lo trovò. Stava per cominciare il nono giroallorché traversando il boscodov'era l'uccello turchinosuonò a distesa il cornosecondo le regole prescritte: e dopo gridò per cinque volte con quanta ne aveva in gola:
"Re Grazioso! Re Graziosodove siete voi?".
Il Re riconobbe la voce del suo migliore amico:
"Accostatevi a quest'albero"egli disse "e vedrete lo sventurato Real quale volete tanto beneimmerso nel proprio sangue!".
Il Magosbalorditoguardò da tutte le partisenza che potesse veder nulla.
"Io sono l'uccello turchino"disse il Re con voce sfinita e languente.
A queste parole il Mago lo trovò senza fatica nel suo piccolo nido. Chiunque altro fuori di lui si sarebbe maravigliato molto di più: ma egli conosceva tutti gli artifici della magia. Bastarono poche parole che disseper far cessare il sangue che grondava ancora: e con alcune erbe trovate nel boscoe sulle quali mormorò alcune formule magicheguarì il Re così perbeneche pareva non fosse stato nemmeno graffiato. Quindi lo pregò a volergli raccontare per quale avventura era diventato uccelloe chi l'aveva ferito così crudelmente!
Il Re contentò la sua curiositàe gli disse che era Fiorina quella che aveva rivelato il mistero amoroso delle visite segrete che ei le facevae che per amicarsi la Reginaella aveva acconsentito a lasciar mettere fra i rami del cipresso i pugnali e i rasoiche l'avevano tagliato e fatto quasi a pezzetti: si sfogò molte volte sull'infedeltà della Principessa e giurò che avrebbe avuto più caro a morirepiuttosto che conoscere un cuore tanto cattivo. Il Magosi scatenò contro Fiorina e contro tutte le donnee consigliò il Re a dimenticarla affatto.
"Che disgrazia sarebbe la vostra"diss'egli"se vi ostinaste a voler bene a quell'ingrata! Dopo quello che vi ha fattoc'è da aspettarsene di tutti i colori."
L'uccello turchinosu questo puntonon andava d'accordo perché egli era ancora troppo innamorato di Fiorina: e il Magoche gli leggeva nel cuoresebbene facesse di tutto per dissimulare i propri sentimentigli cantò una canzonetta graziosa che diceva su per giù così:
"Quando si ha nell'anima una grande spinasono inutili i discorsi e i ragionamenti; si dà retta soltanto al nostro dolore e non ai consigli degli altri. Bisogna lasciar fare al tempoperché per ogni cosa c'è un momento opportunoe fino a tanto che questo momento non è arrivatoè inutile tormentarsi lo spirito con ingegnosi ripieghi".
L'uccello turchino se ne persuasee pregò l'amico di portarlo a casa sua e di metterlo in una gabbiadove fosse al sicuro dalle unghie del gatto e da ogni arme pericolosa. Ma saltò su a dire il Mago:
"Vi rassegnate dunque a restare ancora per cinque anni in uno stato così compassionevole e si poco confacente ai vostri interessi e alla vostra dignità? Perché dovete sapere che avete dei nemici i quali giurano e spergiurano che siete morto e vogliono invadere il vostro regno; e ho una gran paura che questo regno lo dobbiate perdere avanti di aver ripreso le vostre vere sembianze".
"Non potrò andare nel mio palazzo"egli replicò"e governare secondo il solitocome facevo prima?"
"Oh!"esclamò l'amico"è difficile. C'è chi è contento di obbedire a un uomoma non intende obbedire a un pappagalloc'è chi oggi vi temeperché siete un Re circondato di grandezze e di fastoe che domani vi strapperebbe le pennese vi vedesse trasformato in un uccello."
"Ahumana debolezza! ohprestigio di un brillante esteriore!..."esclamò il Re"sebbene tu non significhi nulla per il merito e le virtùnon cessi per questo di avere una potenza affascinatricedalla quale è difficilissimo difendersi. Ebbene"egli continuò"mostriamoci filosofie disprezziamo quello che non si può avere: la nostra risoluzione non sarà delle peggiori."
"Io non mi do per vinto così alla prima"disse il Mago"e spero ancora di trovare qualche buon espedienteche faccia al caso nostro."
Intanto Fiorinala povera Fiorinadesolata di non rivedere il Repassava le giornate e le nottate alla finestraripetendo senza tregua:
Uccello turchinocolor del cielo
Vola e ritorna subito a me.
La presenza della sorvegliante non le dava più soggezione; la sua disperazione era arrivata a tal puntoche non aveva riguardi per nessuno.
"Che n'è stato di voiRe Grazioso?"esclamava"forse i nostri comuni nemici vi hanno fatto provare i tristi effetti della loro rabbia? siete forse stato sacrificato al loro furore? Povera me! me meschina! non siete forse più vivo? non potrò dunque rivedervi mai più? Oppure stanco delle mie tante sciagurem'avete abbandonata alla dura sorte che mi perseguita?"
E quante lacrime e quanti singhiozzi tenevano dietro a questi pietosi lamenti! E come le ore parevano eterneper la lontananza del caro amante! La Principessa abbattutamalatadivenuta magra e tale da non riconoscersi più da quella di primaaveva appena tanto fiato da reggersi in piedi. Ella era persuasa che al Re fosse capitata ogni maggior disgrazia che possa darsi sulla terra.
La Regina e Trotona gongolavano e il piacere di vedersi vendicate era più forte in loro del dolore provato per l'offesa ricevuta. E alla fin finequal era poi questa offesa? Il Re Grazioso non aveva voluto sposare una brutta befanache doveva essergli antipatica e odiosa per mille ragioni.
In questo frattempo il padre di Fiorinache era in là cogli annisi ammalò e morì. La fortuna della Regina e della sua figlia allora cambiò d'aspetto; tutti le riguardavano come due imbroglione che avessero abusato del loro ascendentee il popolo ammutinato corse al palazzo a domandare la Principessa Fiorinaproclamandola per sua sovrana. La Regina irritata voleva trattare la cosa con grande alterigia; si affacciò al balcone e minacciò i rivoltosi. In quel puntola sommossa diventa generale: si sfondano le porte del suo quartieresi saccheggia tuttoe la lasciano morta a sassate. Trotona si rifugiò presso la Sussioperché correva lo stesso pericolo della madre.
I grandi del regno si radunarono subitoe salirono sulla torre dove era la Principessa molto malata. Ella non sapeva nulla né della morte di suo padrené della brutta fine toccata alla sua nemica. Quando sentì tutto quel rumore credé in buona fede che venissero a prenderla per condurla alla morte. E non ebbe nessuna pauraperché al giorno che aveva perduto l'uccello turchinola vita per lei era diventata odiosa. Ma i suoi sudditigettandosi ai suoi piedile dettero a conoscere il cambiamento che era accaduto nella sua fortuna. Ella non se ne fece né in qua né in là. La portarono nel suo palazzoe lì la incoronarono. Le grandi attenzioni che le furono usate e la passione che aveva di rivedere l'uccello turchino contribuirono molto a farla rimettere in salute e a darle abbastanza forza per nominare un consiglio che avesse cura del regno durante la sua assenza: quindi prese con sé mille milioni di pietre preziosee una notte se ne partìtutta solasenza che alcuno sapesse per dove s'era incamminata.
Il Magoche aveva preso a cuore gli affari del Re Graziosonon avendo tanto potere da distruggere l'incantesimo che la Sussio aveva fattopensò bene di andarla a trovare e proporle qualche accomodamentoper vedere se ella avesse voluto rendere al Re la sua sembianza naturale; e senza mettere tempo in mezzo attaccò i suoi ranocchi e volò dalla fatala quale in quel momento stava discorrendo con Trotona.
Da un mago a una fata non c'è un grande stacco. Essi si conoscevano già da circa seicent'annie in questo lasso di tempo erano stati fra loro mille volte amici e mille volte si erano guastati.
"Che desidera il mio compare?"ella gli disse. (È questo il nome che si danno tuttifra di loro.) "Posso esservi utile in qualche cosa che dipenda da me?"
"Sìcomare mia"disse il Mago. "Voi potete far tutto per rendermi contento. Si tratta del mio migliore amico: di un Reche voi avete reso infelice."
"Ah! intendocompare"disse Sussio"me ne dispiace proprio nell'animama non c'è da sperar grazia per luifin tanto che si ostina a non volere sposare la mia figlioccia: eccola qui bella e frescacome vedete. Ora tocca a lui a decidersi."
Al Mago gli restò la parola in boccatanto la ragazza gli parve brutta: nondimeno non trovava il verso di venirsene via senza aver combinato qualcosasegnatamente perché il Redal giorno che era in gabbiaaveva corso mille pericoli.
Il chiododove la gabbia stava attaccatas'era rotto: la gabbia era cascata per terrae sua maestàcolle pennenella caduta s'era fatto molto male. Il gattoche si trovava presente a questo casogli dette una graffiata nell'occhioe ci corse poco non l'accecasse. Un'altra volta s'erano scordati di dargli da bereed era già a tocco e non tocco di beccarsi una bella pipitase per fortuna non giungevano in tempo a salvarlo con alcune gocce d'acqua. Un frugolo di scimmiottoscappato non si sa di dovegli pettinò ben bene le penne attraverso i ferri della gabbiastrapazzandolo senza nessun complimentocome se fosse stata una gazza o un merlo.
Ma la cosa più triste di tutte era questa: che egli stava a un pelo per perdere il tronoperché i suoi eredi ne inventavano ogni giorno una delle nuovepur di provare come e qualmente egli fosse morto e morto davvero.
Alla fine il Mago combinò con la comare Sussioche ella condurrebbe Trotona nel palazzo del Re Graziosoche lì vi resterebbe alcuni mesidurante i quali il Re doveva prendere una risoluzione circa allo sposarla: e intanto la fata renderebbe al Re la sua figura naturalesalvo sempre a farlo tornare uccellonel caso che si fosse ostinato a non voler sposare la sua figlioccia.
La fata diede a Trotona dei vestiti d'oro e d'argento; quindi la fece montare in groppadietro a sésopra un dragoe si recarono al regno di Re Graziosoil quale vi giungevaanche luiin quello stesso punto insieme al Mago suo amico. Con tre colpi di bacchettaegli ritornò quello stesso che era stato primabelloamabilespiritosomagnifico: ma gli costava salata questa diminuzione di penitenzaperché il solo pensiero di sposare Trotona gli metteva i brividi addosso. Il Mago aveva un bel persuadere colle migliori ragioni di questo mondo: ma tutti i suoi discorsi lasciavano il tempo com'era! Il Re si dava meno pensiero delle cure di Statoche di trovare ogni ammennicolo per mandare in lungo il termine fissato dalla Sussio per le nozze con Trotona.
Intanto la Regina Fiorinacoi capelli tutti sciolti e arruffati apposta per nascondersi il visocon un cappello di paglia in capo e con un sacco di tela sulle spalle cominciò il suo viaggio un po' a piedi e un po' a cavalloora per mareora per terra. Faceva dappertutto le più minute ricerche: ma non sapendo con certezza che strada prenderetemeva sempre di andare da una partementre il suo Re pigliava da quell'altra.
Un giornoessendosi fermata sull'orlo d'una fontana le cui acque cristalline rimbalzavano sopra un letto di sassolini minutissimile venne voglia di lavarsi i piedi. Si sedé sull'erbae raccolti e fermati i capelli con un nastrotuffò i piedi dentro l'acqua. A vederlac'era da scambiarla con Diana che si bagna di ritorno dalla caccia. In quel mentre passò di lì una vecchierellatutta ripiegatala quale si appoggiava a un grosso bastone: si fermòe le disse:
"Che fate costìmia bella figliuola? Mi fa male a vedervi sola così!".
"Non son solamia buona nonna"rispose la Regina"sono invece in numerosa compagniaperché ho qui con me un mondo di disingannid'inquietudini e di dispiaceri."
E nel dir cosìi suoi occhi si empirono di pianto.
"Come? così giovinee piangete!"disse la buona vecchina. "Animofiglia mianon vi date alla disperazione. Raccontatemi sinceramente quello che avetee spero di consolarvi."
La Regina non se lo fece dire due volte: le raccontò le sue disgraziela parte che in tutta questa faccenda vi aveva avuto la Sussioe finalmente le disse che andava in cerca dell'uccello turchino.
La vecchierella si rizza sulla personapiglia un altro contegnocambia improvvisamente di figura e apparisce giovinebellamagnificamente vestita: poi guardando la Regina con un grazioso sorriso:
"Incomparabile Fiorina"le dice"il Re che voi cercate non è più uccello: mia sorella Sussio gli ha rese le sue prime sembianze: e ora trovasi nel suo regno. Non state a tormentarvi più: perché voi arriverete a veder coronate le vostre speranze. Eccovi quattro uova: nei grandi bisogni della vita le romperetee ci troverete dentro delle cose che vi saranno di un grande aiuto".
Detto questosparì. Fiorina si sentì rinascere a queste parole; ripose le uova nel saccoe s'incamminò verso il regno di Grazioso.
Dopo aver camminato otto giorni e otto nottigiunse a piè di una montagna d'un'altezza prodigiosatutta quanta d'avorio e così tagliata a piccoche non c'era verso di arrampicarcisi soprasenza cadere.
Ella fece mille sforzi inutili: sdrucciolavasi affaticava; finchédisperata di vedersi di fronte



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