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LA FONTANA DELLA BELLEZZAC'era una volta un Re e una Reginache avevano una figliuola bruttissima e contraffatta nella personae non se ne davano pace.
La tenevan rinchiusasola solain una camera appartata eun giorno il Reun giorno la Reginale portavan da mangiare in una cesta. Quando erano lìsfogavansi a piangere.
- Figliuola sventurata! Sei nata Reginae non puoi godere della tua sorte!
Diventata grandea sedici annilei disse al padre:
- Maestàperché tenermi rinchiusa qui? Lasciatemi andar pel mondo. Il cuore mi presagisce che troverò la mia fortuna.
Il Re non voleva acconsentire:
- Dove sarebbe andatacosì sola e inesperta? Era impossibile!- Lasciatemi andareo m'ammazzo!
A questa minaccia disperatail Re non seppe resistere:
- Figliuola miaparti pure!
La diè quattrini a sufficienzae una nottementre tutti nel palazzo reale dormivanola Reginotta si messe in via. Camminacamminaarrivò in una campagna. Il soleal meriggioscottava; e lei riparossi sotto un albero. Di lì a poco ecco un lamentìo:
- Ahi! Ahi! Ahi!
Leidalla paurasi voltò di qua e di làma non vide nessuno.
- Ahi! Ahi! Ahi!
Allorafattasi coraggioavvicinossi a quel punto d'onde il lamento partivae tra l'erba scoperse una lucertolinache agitava il moncherino della coda e nicchiava a quel modo.
- Che cosa è statolucertolina?- Mi hanno rotto la coda e non ritrovo il pezzettino. Ose tu me lo trovassiti farei un gran regalo.
La Reginottaimpietositasi dié a frugare: e fruga e rifruga in mezzo a quell'erbefinalmente eccolo lì!
- Grazieragazza mia. Pel tuo regaloscava qui sotto.
Scavato un tantinola Reginotta tirò fuori una cipolla poco più grossa d'una nocciuola.
- Che cosa debbo farne?- Tienla cara. Un giornoforseti servirà.
La Reginotta se la mise in tasca.
Strada facendoincontrò una povera vecchia con un sacco di grano sulle spalle. A un tratto si rompe il saccoe tutto il grano le va per terra. La vecchia cominciò a pelarsi dalla stizza.
- Non è nulla disse la Reginotta. Ve lo raccatterò io.- Ahi chicchi son contati! Se ne mancasse uno solomio marito mi ammazzerebbe!
E la Reginottacon una santa pazienzaglielo raccattò tuttochicco per chiccosenza che ne mancasse uno solo.
- Graziebuona. figliuola; non posso darti altro che questo.
E le dette un coltellino da due soldidi quelli col manico di ferro.
- Che cosa volete che ne faccia?- Tienlo caro. Un giornoforseti servirà.
La Reginotta se lo mise in tasca.
Camminacamminaarrivò all'orlo d'un fosso profondo. Sentiva un belato tremolante. Guardò e vide laggiù una capretta:
- Caprettache cosa è stato?- Son cascata nel fosso e mi son rotta una gamba.
Scese laggiùla prese in colloe poi la fasciò così bene con un fazzolettoche quellaalla megliozoppicandopoté camminare.
- Grazieragazza. Che darti? Il mio sonaglino.- Che cosa vuoi me ne faccia?- Tienlo caro. Un giornoforseti servirà.
La Reginotta le staccò dal collare il sonaglino e se lo mise in tascainsieme con la cipolletta e il coltellino da due soldi.
Camminacamminauna sera capitò presso una fattoria fuori di mano.
- Anime cristianedatemi alloggio per questa notte!
La padrona pareva una buona donnae si misero a ragionare in cucinamentre la pentola bolliva.
- Chi siete? Dove andate?
La Reginotta cominciò a raccontarle la sua storia.
- Zittazittachiacchierona! Zittazitta!
Era la pentola che brontolava; ma la sentiva lei sola.
Non le diè retta e continuò un altro pochinofino al punto della sua partenza del palazzo reale.
- Zittazittachiacchierona! Zittazitta!
Era la pentola che brontolava; ma la sentiva lei sola. Rimase colpita; e si fermò.
- E dopo? - domandò la donna.- Eccomi qui.
Quando giunse il maritoquella donna gli riferì minutamente ogni cosa.
- Sai che ho pensatomarito mio? Noi abbiamo una figliuola che è un sole: conduciamola dal Re. Gli diremo che è la sua figliuolaresa così bella da una Fata. La Reginotta la chiuderemo nel granaio e ve la lasceremo morire.- Ma il Re come potrà crederlo?- Ci ho tutti i segnali.
Così fecero. Nel mezzo della notteafferrarono la povera Reginottala chiusero in un granaioe il giorno dopo condussero la loro figliuola al palazzo reale.
Il Re e la Reginasentita quella storia della Fatarimanevano ancora incerti. Allora la ragazzaindettatadisse:
- Maestànon vi ricordate di quando venivate nella mia camera colla cestae poi vi mettevate a dire piangendo: "Figliuola sventuratasei nata Regina e non puoi godere della tua sorte"?
Il Re e la Regina rimasero. Quelle parole non potea saperle nessun altroche la loro figliuola! Abbracciarono la ragazzae bandirono feste reali.
Ai due che l'avean condotta regalarono un monte di monete d'oro.
Intanto la povera Reginottadopo essersi per tre giorni stemperata in lagrimecominciò a sentire anche fame. Chiamò più voltedomandando per carità almeno un tozzo di pan duro!
Non accorreva anima viva. Allora rammentossi della cipolletta:
- Poteva ingannare un po' lo stomaco!
E la cavò di tasca.
- Comanda! Comanda!- Da mangiare!
Ed ecco pietanze fumantitovagliuoloposatacoltellobottiglia e bicchiere.
Terminato di mangiareogni cosa sparì.
Cavò di tasca il coltellino.
- Comanda! Comanda!- Spacca quell'uscio per legna.
Ein un attimol'uscio fu ridotto un mucchio di legna.
Cava di tasca il sonaglino e si mette a suonarlo. Ed ecco una mandria di capreche non poteva contarsi.
- Comanda! Comanda!- Pascolate per questi campifinché ci sia un filo d'erba.
E in un minuto i seminatile vignegli alberi di quella fattoria eran distrutti.
La Reginotta partì e arrivò in una cittàdove c'era un Re che avea l'unico suo figliuolo gravemente ammalato. Tutti i medici del mondoi più dottii più valentinon n'avean saputo conoscere la malattia. Dicevano ch'era matto: ma egli ragionava benissimo. Aveva soltanto dei capriccie dimagravadimagrava a segno che era ridotto una lanterna.
Un giorno il Reuccio trovossi affacciato a una finestra del palazzo realee vide passar la Reginotta.
- Oh! Com'è brutta! La voglio qui! La voglio qui!
Il Re la fece chiamare:
- Ragazzavorresti entrare a servizio?- Maestàvolentieri.- Dovresti servire il Reuccio.
E si mise a servire il Reuccio.
- Bruttonafai questo! Bruttonafai quello.
Il Reuccio non la comandava altrimenti: volea perfino che rigovernasse i piatti.
Una volta al Reuccio gli venne la voglia dei bacelli; ed era d'autunno! Dove andare a pescarli?
- Bacelli! Bacelli!
Non diceva altroe rifiutava di mangiare. Il Re avrebbe pagato quei bacelli a peso d'oro.
La Reginotta rammentossi della cipolletta e la cavò di tasca.
- Comanda! Comanda!- Un bel piatto di bacelli!
Ed ecco un bel piatto di bacelli.
Il Reuccio se li mangiò con gran gustoe dopo disse:
- Mi sento meglio!
Un'altra volta gli venne voglia d'un pasticcio di lumache. Ma non era la stagione.
- Pasticcino di lumache! Pasticcino di lumache!
Non diceva altroe rifiutava di mangiare. Il Re avrebbe pagato quelle lumache a peso d'oro.
La Reginotta corse di bel nuovo alla cipolletta.
- Comanda! Comanda!- Un pasticcino di lumache!
Il Reuccio se lo mangiò con gran gustoe dopo disse:
- Mi sento assai meglio.
Infattis'era rimesso un po' in carne.
Un'altra volta finalmente gli venne la voglia delle polpettine di rondine. Non era la stagione. Dove andare a pescarle?
- Polpettine di rondine! Polpettine di rondine!
Il Re quelle rondini le avrebbe pagate a peso d'oro.
La Reginottaal solitocavò di tasca la cipolletta.
- Comanda! Comanda!- Polpettine di rondine!
Il Reuccio se le mangiò con gran gusto e dopo disse:
- Sto benissimo.
Era diventato fresco come una rosa: non si rammentava neppure d'essere stato malato. Eun giornovista la Reginotta:
- Ohcome è brutta! - esclamò. - Ma chi è costei? Cacciatela via!
La Reginotta andò via piangendo:
- La sua stella voleva così!
E incontrò la vecchiaquella del grano.
- Che cosa è accadutofigliuola?
In poche parole le raccontò l'accaduto.
- Sta' allegrafigliuola mia! Ti aiuterò io. Vieni con me.
E la condusse davanti a una grotta.
- Ascolta: lì dentro c'è la fontana della bellezza. Chi può tuffarvisi a un trattodiventa bella quanto il sole. Ed orabada bene: questa grotta ha quattro stanze. Nella prima c'è un drago: buttagli in gola la cipollettae ti lascerà passare. Nella seconda c'è un gigante tutto coperto d'acciaiocon una mazza di ferro brandita: mostragli la lama del coltellinoe ti lascerà passare. Nella terza c'è un leone affamato: appena ti viene incontroscuoti il sonaglino: non ti toccherà neppur esso. Ma non bisogna aver paura; se noaddio; sei spacciata. Nella quarta stanza c'è la fontana. Appena entrata lìsenza esitare un momentotùffati dentro l'acqua con tutte le vesti.
La Reginotta entrò. Ed ecco il drago con tanto di boccache stendeva il collo per inghiottirsela. Gli butta in gola la cipollettae quello si ritirasi attorciglia chetamentee si mette a dormire.
Lei passa oltre. Ed ecco il gigante tutto coperto d'acciaioche si slancia incontro brandendo la mazzacacciando terribili urli. Gli mostra la lama del coltellinoe il gigante va a rannicchiarsi in un canto.
La Reginotta passa oltre nella terza stanza. Ed ecco il leonecolle fauci spalancatecolla coda rizzata che faceva tremar l'aria. Lei scuote il sonaglino e sbuca un branco di capre. Il leone si slancia su di essele sbrana e se le divora.
E lei passa oltre. Vede la fontanae vi si tuffa dentro con tutte le vesti. Si sentì diventar un'altra: lei stessa non si riconosceva. Da che il mondo è mondonon s'era mai vista una bellezza pari a quella.
Tornò nella cittàdov'era il Reuccioe prese a pigione una casa dirimpetto al palazzo reale.
Il Reuccio rimase sbalordito:
- Ohche bellezza! Ohche bellezza! Se fosse sangue realela prenderei per moglie.
Il Reche voleva bene al figliuolo quanto alla pupilla degli occhi suoimandò subito un ministro a domandarle se mai fosse di sangue reale.
- Sono. Ma se il Reuccio mi vuoledovrà farmi tre regali.- Che regali dovrebbe fare?- La cresta del gallo d'orola pelle del re Moroil pesce senza fiele. Gli do tempo tre anni. Se nonon mi può avere.
Il Reuccio partì alla ricerca del gallo d'oroche si trovava in certi boschi pieni di animali feroci. E c'era un gran pericolo: chi lo sentiva cantaremoriva. Dopo mille fatiche e mille stentiuna mattina il Reuccio scoperse il gallo d'oro appollaiato su d'un albero. Tirargli e ammazzarlo fu tutt'una. E tornò trionfante.
- Va bene - disse la Reginotta. - Mettetelo lì. Aspetto la pelle del re Moro.
Il re Moro era terribile. Con luifin allora non ce n'avea potuto nessun guerriero. Il Reuccio mandò a sfidarlo: ne voleva la pelle.
- Venga a prendersela.
Si combatterono colle spadee il re Moro lo aveva conciato così beneche il Reuccio grondava sangue da tutte le parti.
Ma in un punto questi ebbe l'agio d'assestargli un colpo al cuore.
- Son morto!
Il Reuccio lo scorticò con diligenza e portò la pelle alla Reginotta.
- Va bene: mettetela là. Aspetto il pesce senza fiele.
Questo era più difficile. Fra tante migliaia di pesci va a pescare per l'appunto quello lì! Eppure bisognava pescarlo.
Prese cannalenza ed amoe se n'andò in riva al mare.
Stette mesi e mesi: tempo perduto! E a compire i tre anni restavano intanto soli otto giorni!
L'ultimo giornotirò fuori un pesciolino di meschina apparenza. La fortuna lo aveva aiutato: era il pesce senza fiele.
- Va bene - disse la Reginotta; - mettetelo lì. Ora si mandi dal Re mio padre. Senza il suo consensonon voglio sposarmi.
Spedirono un ambasciatorema l'ambasciatore tornò presto:
- Quello dice che siamo matti. La sua figliuola l'ha lìchi volesse vederla.- Dunque tu ci hai corbellati!
E la misero in prigione.
Le rimaneva in tasca il sonaglino. Disperatasi diè a sonarlo furiosamente.
Accorse la capretta.
- Ahcaprettacapretta! Guarda a che sono arrivata! Non ho che teper aiutarmi.- Prendi quest'erbamasticala bene e trattienila in bocca.
E intanto che masticavala Reginotta ritornava bruttissima e contraffatta nella persona come una volta.
- Per ritornar bellati basterà sputarla fuori. Ora zittae vienmi dietro.
Uscirono di prigione senza che le guardie e i carcerieri se n'accorgesseroe la Reginotta in quattro salti andò a presentarsi ai suoi genitori.
Come la videroil Re e la Regina capiron subito l'inganno. E sentito il tradimento di quel marito e quella moglieli mandarono ad arrestare einsieme con la loro figliuolali fecero buttare in prigione.
La Reginotta sputò fuori l'erba e ridiventò bellissima.
Da che il mondo è mondo non si era mai vista una bellezza pari a quella!
Fu mandato a chiamare il Reucciosi sposaronoe vissero fino a vecchi felici e contenti.



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