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La fiaccola dei desideridi Guido Gozzano--------------------------------------------------------------------------------
  Quando in quella che fuggìsettimana veritierasi contò tre Giovedìc'eraallorac'era... c'era...... un vecchio contadino che viveva in una povera capanna. Questo contadino aveva un figliuolo malaticciogobbodistorto; e per colmo d'ironia questo figliuolo si chiamava Fortunato. Sui diciott'anni Fortunato decise di lasciare la capanna paterna e di mettersi alla ventura.Salutò il padreche lo benedì piangendo; si fabbricò un paio nuovissimo di grucce scolpite e prese la via di levanteattraversò monti e pianurepatì la fame e la setein attesa sempre della fortuna. E la fortuna non veniva.Un giornosul crepuscolos'attardò per un sentiero sconosciutoin una foresta d'abeti.Camminava in frettaper giungere prima di notte a qualche capanna dove ripararee sentiva il cuore balzargli dal terrore alle prime grida degli uccelli notturnial primo ululato dei lupi.Ad un trattotra la ramaglia e i tronchi dirittigli parve di scorgere un chiarore tremulo: affrettò il passo sulle stampellegiunse ad una capanna di legnopicchiò freddoloso.La porta si aprì: una vecchietta minuscolacurvacanutagrinzosaapparve nel vanoal chiarore del focolare.- Buona donnami sono perduto; accoglietemi per carità.- Vieni avantifigliuolo mio.Fortunato entrò nel tepore della capanna.- Ti farò parte della mia cena; ti accontenterai di quel poco.- Anche troppomadre mia.Si sedettero al desco.La vecchia pose in mezzo un piattello ed una ciotola minuscolacon una briciola e due chicchi di riso. Fortunato la guardava stupito.«Non aveva torto» pensava tra sé «a dirmi che mi accontentassi del poco.»Ma la vecchietta fece un segno imperioso con la mano destra: ed ecco la briciola crescerecrescereprendere la forma d'un passerod'un colombod'un pollod'un tacchino arrostitodagli appetitosi riflessi d'oro. Ed ecco la ciotola crescereconvertirsi in una zuppiera elegantedove fumigava una minestra dal soave profumo. Fortunato credeva di sognare.Mangiò con appetitomeravigliato di sentire sotto i denti quei cibi creati dall'arte magica. E guardava di sott'occhi l'ospite misteriosa.Dopo cena la vecchietta fece sedere Fortunato presso gli alarisotto la cappa del caminoe gli si accoccolò di contro.- Figliuoloraccontami la tua storia.Fortunato le disse delle sue vicende e del suo vano pellegrinare in cerca di fortuna.- Aiutatemi voiche dovete essere una fata potente.- Io non sono una fata potente e i miei incantesimi sono pochi... Ti gioverò confidandoti un segreto che tutti ignorano. Ti indicherò la via che conduce al castello dei desiderî...All'alba del domani la vecchietta accompagnò Fortunato attraverso i boschisi fermò ad un croceviae gli indicò la strada da scegliere.- Cammina tre giorni e tre notti senza voltarti indietroqualunque cosa tu senta. Da secoli nessuno osa affrontare il mistero di quelle mura. Picchierai con questa pietra alla gran portache s'aprirà per incanto. Attraverserai cortili e stanzeandroni e corridoi. Nell'ultima stanza troverai un vecchio addormentato in piedicon il braccio tesorecante fra le dita un cero verde; è quello il talismano che tu devi carpire e che esaudirà ogni tuo desiderio. Bada che il castello è pieno di frodi magiche e di orrori diabolici. Ma il negromantei draghigli spiriti si addormenteranno dal mezzogiorno al tocco. Se tu ti fermassi scoccato il toccosaresti perduto...Fortunato prese la pietraringraziò la vecchia e proseguì la strada sulle sue stampelle. Verso sera si sentì chiamare alle spalle:- Fortunato! Fortunato! Fortunato!Non ricordò l'avvertimento della vecchia e si voltò. Ed eccolo ricondotto d'improvviso al punto donde era partito.- Pazienzaricomincerò.- Mi ammazzano! Aiuto! Giovineper carità!Si voltò impietositoed eccolo ricondotto al punto di partenza. Ebbe un moto d'irapoi riprese pazientemente il cammino sulle sue stampelle.Camminò due giorni: al tramonto del secondo giorno sentì un fragore d'armiuno scalpitìo di cavalli; si voltò impaurito ed eccolo ricondotto al crocevia di partenza.- Sono inganni che mi tende il negromante; ma saprò come fare.E si turò le orecchie con batuffoli di stoppa e proseguì tranquillo la stradasordo ai richiami. Dopo tre giorni giunse al castello disabitato. Attese lo scoccare delle dodici e picchiò con la pietra. La porta immensascolpita a disegni favolosis'aprì per incanto.Fortunato indietreggiòinorridito. Aveva innanzi un cortile pieno di salamandre giganteschedi rospidi viperedi scorpioni colossali. Ma tutti dormivano e Fortunato si fece animopassò con le stampelle tra i dorsi viscidile codele corazzei tentacoli inerti. Attraversò cortiliandronicorridoigiunse ad una sala tutta coperta di monete d'argento: si chinò e se ne empì le tasche. Giunse ad una seconda sala piena di monete d'oro: si chinògettò le monete d'argento e raccolse le monete d'oro. Giunse ad una terza salaingombra di alte piramidi di gemme: vuotò le tasche dell'oro e le empì di brillanti. Attraversò altri cortilialtri corridoigiunse in un'ultima sala immensa ed oscura.Il negromante decrepitodalla barba lunga e candidadormiva in piedirecando nella mano protesa il cero verde.Fortunato lo guardava stupitoguardava stupito le mille cose del laboratorio diabolico. Poi si sovvenne del tempo che passavatolse il cero di mano al negromanteritornò indietro di corsasi smarrì pei corridoi... Il tocco doveva essere imminente e s'egli non usciva primaera perduto... Ritrovò finalmente le sale dei diamantidell'orodell'argentoattraversò il cortile delle belve addormentatepassò colle sue stampelle tra i dorsi e le code viscideraggiunse la porta immensa. I battenti si rinchiusero alle sue spallecon fragore sordo.Il tocco suonò nell'istante.Un clamore spaventoso s'alzò dietro le mura del castello: gracidiiurla roche e furenti; erano i mostri guardiani che s'accorgevano del furto. Ma Fortunato era salvo.Subito accese il cero e comandò:- Mi sparisca la gobbami si raddrizzino le gambe!E la gobba disparve e le gambe si raddrizzarono. Fortunato gettò via le gruccespense il ceroperché consumava rapidamentee si diresse alla città. Giunse in città a notte fattascelse un'altura spaziosa e vi comandò un palazzo più bello di quello reale.All'alba i cittadini guardarono trasecolati l'edificio meravigliosole sue torrile loggele scaleei terrazzigli orti pensili fioriti in una sola notte. Fortunato stava ad un balconevestito da gran signore.Il Rech'era un tiranno malvagioarse di sdegno e d'invidia per l'ignoto forestiero e gli mandò un valletto intimandogli di recarsi a Corte.- Direte al Re che non m'inchino a nessuno. Se crede bene venga lui da me.Il Re fece decapitare il valletto che ritornò con tale rispostae giurò odio eterno al forestiero misterioso.Fortunato viveva la vita del gran signoreeclissando con lo sfoggio delle vestidelle cavalcaturedei levrieri la magnificenza della Corte Reale.Gli bastava accendere pochi secondi il cero verde e subito ogni suo desiderio era appagato. Ma intanto il cero s'accorciava sempre più e Fortunato cominciava ad inquietarsi e a diradare i comandi. E non era felice. Sentiva che una cosa gli mancava e non sapeva quale.Un giornocavalcando per la cittàvide ad una loggia della reggia la figlia unica del Re. La principessa sembrava sorridergli benevolama era circondata dalle dame e guardata a vista dai paggi e dai cavalieri.Il giorno dopo Fortunato passò ancora sotto la loggia e rivide la principessa fra le sue donne accennargli un sorriso compiacente.Fortunato s'innamorò perdutamente di lei. Una sera di plenilunio egli stava sul più alto dei suoi giardini pensiliappoggiato ai balaustri che dominavano la città.- Forse il cero potrebbe appagarmi anche in questo...E meditò a lungo come esprimere il suo desiderio.- Cerobel cerovoglio che la principessa sia fatta invisibile e venga trasportata all'istante nel mio giardino.Fortunato attese col cuore che gli palpitava forte...Ed ecco apparire la figlia del Revestita di una tunica bianca e con le chiome scomposte.- Aiuto! Aiuto! Dove sono? Chi siete voi?La principessa tremavafolle di terrore. Si era sentita sollevare dal suo lettotrasportare a volo attraverso lo spazio. Fortunato s'inginocchiòbaciandole il lembo della tunica.- Sono il cavaliere che passa ogni giorno sotto i vostri balconiprincipessae se vi feci trasportare quinon è con fine malvagioma per potervi umilmente parlare -. E Fortunato le dichiarò il suo amore e le disse che voleva presentarsi al Re per chiederla in isposa.- Non fate questo! Mio padre vi odia perché siete più potente di lui. Se vi presentate vi farebbe uccidere all'istante.Dopo quella sera Fortunato faceva convenire sovente sui suoi terrazzi la principessa Nazzarena.Essa appariva al richiamo dello sposonon più pallida e tremantema sorridendoimprovvisa come un'apparizione celeste. Passeggiavano sotto i palmizifra le rose e i gelsominie guardavano la città addormentata. All'alba Fortunato comandava al cero verde di trasportare la principessa nelle sue stanze e questa si ritrovavapochi attimi doponel suo letto d'alabastro. ma un'ancella malevola si era accorta di queste assenze notturne e riferì la cosa al Re.- Se non è vero ti faccio appiccare - aveva detto il Sovrano minaccioso.- Sacra Coronapotete accertarvene con gli occhi vostri.La sera dopo il Re si nascose dietro i cortinaggispiando la figlia addormentata.Ed eccoverso la mezzanotteuna voce remotissima che dice: - Cerobel ceroportami Nazzarena!Ed ecco la figlia farsi invisibile e la finestra aprirsi per incantesimo. Il Re era furente.E quando all'alba Nazzarena riapparve dormendo nel suo lettoil padre l'afferrò per le trecce d'oro:- Dove sei statadisgraziata?- Nel mio letto. Ho dormito tutta nottepadre mio.Il Re si calmò.- Allora si tratta di un malefizio che tu stessa ignori e che saprò bene scoprire.Si consigliò con un negromante.Questi consultò invano la sua scienza profonda.- Non c'è che un solo espedienteSacra Corona. Appendete alle vesti della principessa Nazzarena una borsa forata piena di farina: all'alba scopriremo la traccia del suo cammino.Con l'aiuto della fantesca fu appesa alla tunica notturna della principessa la borsa forata piena di farina. All'alba il Re armò tutto il suo esercito e con la spada in pugno seguì la sottile traccia candida... E la traccia lo condusse al palazzo del forestiero misterioso.Irruppe nelle stanze di Fortunato che dormiva. Prima che questi potesse ricorrere al cero salvatorelo fece legaretrasportare al palazzo realerinchiudere nei sotterraneiper decretarne la pena.Fu condannato a morte e il giorno del supplizio tutto il popolo s'accalcava sulla gran piazza. Ai balconi del palazzo reale stava tutta la Cortecol Rela Reginala principessa pallida e disperata.Fortunato salì tranquillo il palco del supplizio.Il carnefice gli disse:- Com'è usanza nel regnopotete esprimere a Sua Maestà un ultimo desiderio.- Chiedo soltanto mi sia recato un piccolo cero verdeche ho dimenticato a palazzoin un cofano d'avorio. È un caro ricordo e vorrei baciarlo prima di morire.- Gli sia concesso - disse il Re.Un valletto ritornò col cofano d'avorio efra l'attenzione di tutto il popoloFortunato trasse il cero verdelo accese mormorando:- Cerobel ceroche tutti i qui presentiche tutti i sudditi del regnoeccezion fatta della principessasprofondino in terra fino al mento.Ed ecco la follala Corteil Rela reginainabissarsi d'improvviso.La piazza e le vie della città apparivano coperte di teste che stralunavano gli occhi e invocavano aiuto. Fortunato distinse fra le innumerevoli teste brunebiondecalvecanutela testa coronata del Re che rotava gli occhi a destra e a sinistra e ordinava imperiosamente d'essere dissepolto. Ma in tutto il regno non era rimasto in piedi un suddito solo!Fortunato prese Nazzarena al braccio e s'appressò alla testa regale.- Maestàho l'onore di chiedervi la mano della principessa Nazzarena.Il Re guardò Fortunato con occhi irosi e non fece motto.- Se tacetepartirò oggi stesso con lei e lascerò voi e i vostri sudditi sepolti fino al mento.Il Re guardò Fortunatolo vide giovine e bellopensò che era più potente di luie che sarebbe stato un buon successore.- Maestàvi chiedo la mano di Nazzarena.- Vi sia concessa - sospirò il re.- Parola di Re?- parola di Re.Fortunato comandò al cero il disseppellimento di tutti e tutti risorsero per incanto...E nel giorno stessoinvece della condanna ferocefurono celebrate le nozze.



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