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Pane e cacio

C'erano una volta due poveri bambini che nessuno sapeva di chi fossero figli.Si erano incontrati un giorno in una strada di campagna:- Dove vai tu?- Alla ventura; e tu?- Alla ventura. Andiamo insieme?- Andiamo insieme. Tu che cosa fai?- Niente; chiedo l'elemosina.- Anch'io.- Hai babbo e mamma?- Non li ho mai visti. E tu?- Non li ho mai visti neppur io.- Come ti chiami?- Non lo so. E tu?- Non lo so. Uguali in tuttocome fratelli.- E saremo come fratelli. Ti piace?- Mi piace.Uno era biondol'altro era bruno. Scalzi con quei quattro stracci addossoispiravano pietà a tutti quando chiedevano l'elemosina a voce bassatendendo le mani; pareva si vergognassero di chiederla.Vedendoli andare attorno sempre insiemeallegri e sorridenti appena avevano ricevuto di che sfamarsila gente li aveva soprannominati Pane e Cacio: Pane il bruno e Cacio il biondoche sembrava avesse qualche anno meno dell'altro.Una mattina Pane aveva trovato per terra uno zufolo di canna e si era provato a suonarlo; poi lo aveva dato a Cacio perché si provasse anche lui.- Senti- disse Cacio- tu sonerai lo zufolo ed io canterò. Ci guadagneremo il pane così.- Bravo. Io soneròe tu canterai; ci guadagneremo il pane così.E per poco quella mattina non dimenticarono di chieder l'elemosinadivertendosi l'uno a canticchiare e l'altro ad accompagnarlo con lo zufolo.Alcuni giorni dopo si erano già impratichitie andavano per le viefermandosi davanti alle botteghedavanti alle porte delle case. Cominciava Pane: Tiùtiùtiù; per attirare l'attenzione della gente; poi Cacio si metteva a cantare una strana canzonetta di sua invenzione:

Buona gentebuona genteLa canzone non val niente;L'ha composta l'appetito.E lo zufolo: Tiù! Tiù! Tiù! Tiù!

Quando noi avrem finitoTocca a voi di fare il più.

E lo zufolo: Tiù! Tiù! Tiù! Tiù!

Le canzoni sono belleMa son meglio le ciambelleNocifichipere cotte...E lo zufolo: Tiù! Tiù! Tiù! Tiù!

Cose pochecose molteTocca a voi di fare il più!E lo zufolo: Tiù! Tiù! Tiù! Tiù!

Un giorno si fermarono davanti al portone del palazzo del Re. Pane cavò di tasca lo zufolo e cominciò la sua sonatina. Si affacciarono a un balcone il Rela Reginala Reginotta e due sue sorelle minori. Cacio fece una bella riverenza cominciò a cantare. Quando giunse al punto che diceva:

Tocca a voi di fare il più!il Re gli buttò una moneta d'oro e la Regina una d'argento; la Reginotta e le sorelle tre manciate di monetine di rame. Pane: Tiùtiùfece anche lui una bella riverenza e si mise a raccogliere assieme con l'altro le monete sparse per terra.Quel giorno fecero baldoria; non avevano mai guadagnato tanto da che si erano messi a sonare e cantare.Lasciarono trascorrere una settimana e tornarono di nuovo davanti al portone del palazzo reale. Alle prime note dello zufolo di Paneecco al balcone il Rela Reginala Reginotta e le due sorelle minori.Lo zufolo: Tiù! Tiù! Tiù! Tiù!E Cacio intonava un'altra canzonetta composta da lui:

Sonare a pancia vuota è brutta cosaCantare a pancia vuota e peggio assai.Lo zufolo: Tiù! Tiù!Il Rela Regina e le Principesse ridevano.E Cacio:

Sonare a pancia piena è bella cosaCantare a pancia piena è meglio assai!Lo zufolo: Tiù! Tiù!Il Rela Regina e le Principesse ridevano.E Cacio:

Chi l'ha provato o non lo vuol provareA pancia piena ci faccia cantare.E lo zufolo: Tiù! Tiú!Il Re gli buttò due monete d'oro e la Regina due d'argento; la Reginotta e le sorelle doppie manciate di monetine di rame. Pane e Cacioraccolte allegramente le monete sparse per terrafecero due belle riverenze e andarono via.Erano proprio Pane e Cacio; non litigavano mai. Quel che voleva l'uno voleva pure l'altro. Si erano rivestitiavevano un gruzzoletto da parteche portavano addosso un giorno per uno nella tasca interna della giacchettae non dormivano più a cielo aperto come prima. Avevano affittata una cameretta in casa di una povera donnacon un solo lettinoe la seraprima di coricarsipassavano in rassegna il guadagno della giornata.- Panetu sei un principe!- Caciotu sei un barone!Ripetevano ogni sera questa faceziae ridevano. Facevano tutt'un sonno fino alla mattina dopo.Trascorsa un'altra settimanasi presentaronoal solitodavanti al palazzo del Re. Pane stava per cavar di tasca lo zufoloquando si accostò una guardia.- Ordine di Sua Maestàsalite a sonare nelle stanze reali.Pane e Cacio erano confusi per tanto onore; e appena si trovarono al cospetto del Redella Reginadella Reginottadelle due principesse sue sorelle e di molti dignitari di cortesi smarrirono talmenteche Pane non aveva fiato per soffiare nello zufolo e Cacio si sentiva stringere la gola da non poter cacciare fuori un filo di voce. Il Reper rinfrancarlidomandò al bruno:- Come ti chiami?- PaneMaestà!Il Re si rabbuiò in viso e lo guardò con certi occhi!- E tu? - domandò al biondo.- CacioMaestà!Il Re si rabbuiò ancor più in viso e lo guardò con certi occhi come se lo volesse divorare!- Andate via! Viafuori dal mio regno! Quanto più lontano potete. E guardatevi bene dal capitarmi tra i piedi!Nessuno sapeva spiegarsi quelle minacciose parole.Pane e Cacioatterritierano scoppiati in un gran pianto.- GraziaMaestà! - pregava la Regina intenerita.- Voi non sapete! Voi non sapete! - rispondeva il Re voltandole le spalle.E Pane e Caciola mattina dopoancora sbalorditi e con le lacrime agli occhisi avviarono per recarsi lontanofuori del regno.La Regina era rimasta assai mortificata della risposta e del gesto del Re davanti alle persone di corte. E la serain camerainsisté:- Maestàperché mi avete detto: «Voi non sapete! Voi non sapete! » E mi avete voltato le spalle?- BadateRegina! È un segreto che non deve essere conosciuto da altri. Ricordate quel Mago che venne a corte anni addietro?- Lo ricordo.- Consultato intorno all'avvenire della nostra famiglia e del nostro regnoegli rispose: «MaestàPane e Cacio vi daranno grandi guai!» E non volle dirmi di più.Ed ecco che Pane e Cacio sono arrivati. Se non fossero così ragazzili avrei fatti ammazzare.- Che male possono fare quei due poverini?- Non lo sappiamo. I nomi però sono quelli. E non ragioniamone piùper il nostro beneRegina.Di lì a non moltocominciarono i guai.Una delle principessine cadde malata di sfinimento. Dimagrivaimpallidiva ogni giorno di piùstava muta con gli occhi chiusi e ogni tanto sospirava.- Perché sospiratefigliola mia?- Maestàvoglio Pane.La Regina ordinò subito che le portassero del pan frescomanipolato apposta per lei. La principessina non si degnava neppure di guardarlo.Ed ecco l'altra principessina che cade malata anche lei. Dimagrivaimpallidiva ogni giorno di piùstava muta con gli occhi chiusi e ogni tanto sospirava.- Perché sospiratefigliola mia?- Maestàvoglio Cacio.La Regina ordinava subito che le recassero del cacio; ma la principessina non si degnava neppure di guardarlo.E tutt'e due le sorelle languivanosenza che i medici di corte riuscissero a trovar rimedio a quella misteriosa malattia.- Avete capitoReginache il Mago ha predetto il vero? Le principessine sono colpite da qualche brutta malìa. Quando dicono: «Vogliamo panevogliamo cacio» intendono quei due! Era meglio farli ammazzare.Quell'annoi seminati promettevano uno straordinario raccolto. Avevano avuto in tempo piogge abbondantie già s'indoravano sotto il sole degli ultimi giorni di maggio. Ma che è che non èingiallisconointristiscono prima di maturare le spighee il promettente raccolto va interamente perduto. Gran desolazione per tutto il regno.E quasi questo non bastasseche è che non èsi sviluppa una gran morìa tra gli animali da pascolo; in meno di pochi mesi non rimasero vive né una vaccané una pecorané una capra. Quell'anno non si poté fare neppure una forma di cacio. Gran desolazione per tutto il regno.Il popolo mormorava:- Se il Re non avesse mandato via Pane e Cacioqueste disgrazie non sarebbero accadute!Immensa folla si radunava sotto il palazzo reale.- Vogliamo Pane! Vogliamo Cacio!E intendevano quei dueche non si sapeva dove fossero andati.Il Re fu costretto a mandare banditori per il regno e fuori.- Chi trova i due ragazzi chiamati Pane e Cacione dia notizia a Sua Maestà; riceverà una buona mancia.Passarono settimanepassarono mesie di Pane e Cacio nessuna nuova!- Avete capitoReginache il Mago ha predetto il vero? Era meglio farli ammazzare!- Non dite cosìMaestà! Ci sarebbero capitati guai peggiori.Finalmenteuno dei banditori andato fuori del regno venne a dire:- Li ho trovati. Sono diventati due signori; hanno palazzogiardiniterrema... pretendono troppo.- Che cosa pretendono?- Che sua Maestà vada a pregarli fino a casa loro.Il Redal dispettosi morse le labbra; sentendo però le urla della folla davanti al palazzo: «Vogliamo Pane! Vogliamo Cacio!» si fece forza e rispose:- Andrò a pregarli fino a casa loro!- E pretendono...- Che cos'altro pretendono?...- Che Sua Maestà dia parola di Re di sposare con loro le due giovani principesse.Il Redal dispettosi morse le labbra; sentendo però le urla della folla davanti al palazzo reale: «Vogliamo Pane! Vogliamo Cacio!» si fece forza e rispose:- Parola di Redarò ad essi in spose le due giovani principesse.Il Re si mise subito in viaggio. Pane e Cacio lo accolsero con grandi onori nel loro palazzo.- Vostra Maestà ha voluto incomodarsi...Pareva che volessero canzonarlo.- Noi siamo agli ordini di Vostra Maestà.- Parola di Re non va indietro; sposerete le principesse mie figliema bisogna prima far cessare la carestia e la morìa.- Per la carestiaci vuol poco.E Pane spiegò minutamente quel che occorreva fare.- Per la morìa delle vacche e delle pecore ci vuole anche meno.E Cacio spiegò minutamente quel che occorreva fare.- Intanto- soggiunse Panela mia principessa bionda si prepari il corredo.- Intanto- soggiunse Caciola mia principessa bruna si prepari il corredo.- E ricordateviMaestà: parola di Re non va indietro! - conclusero tutt'e due a una volta.Il Re tornò verde dalla bile e più rabbuiato di quando era partito.- Avete capitoReginache il Mago ha predetto il vero? Era meglio farli ammazzare. Ora Pane e Cacio dettano leggi.Per far cessare la carestia ecco cosa bisognava fare: preparare la farina per una fornata di pane; la Regina stacciarlale principesse impastarlail Re ardere il forno e infornare le pagnotte lievitate. Nello stesso momento ardere i forni in tutte le case del regnospazzarlitapparli e attendere. Appena cotta la fornata di palazzo realetutti i forni delle case del regno si sarebbero trovati pieni anch'essi di pagnottelle bell'e cotte.Al Re non andava giù di dover fare il fornaio; ma per amore delle figliole e del popolo non osava rifiutarsi. La Reginainvecestacciava volentieri la farina e le principesse si divertivano a impastarla e a ridurla in pagnotte.Le principesse erano già guarite e preparavano i corredi.La sera scendevano in giardinomungevano una capra che il Re aveva dovuto comprare e lasciavano il latte al fresco. I pecoraigià avvisatipreparavano le caldaiee la mattina dopo le trovavano colme di latte.Così in tutte le mandre del regno potevano venir preparate ricotta e forme di cacio.E il popolocontento e soddisfattoandava in folla a gridare sotto il palazzo reale:- Viva Pane! Viva Cacio!Intanto si avvicinava il tempo che essi sarebbero arrivati per sposare le principesse.Il Re non ne poteva più di dover ardere il fornodi spazzarlo e d'infornare il pane due volte nella giornatadue volte nella nottata. E quando uno dei ministriper adularlogli disse: - A Vostra Maestà stan bene in mano tanto lo scettro quanto la scopa- ci mancò poco che non lo inseguisse a colpi di scopa per le scale.Ma come fare? Se non infornava il pane lui nel forno del palazzo realesarebbe venuto meno il pane agli altri forni e la popolazione sarebbe morta di fame.Le principessine erano allegre; tra otto giorni dovevano arrivare i loro futuri maritiPane e Cacio. Se non che da mattina a sera esse ora si bisticciavanocon gran noia di tutta la corte.- Il mio bruno e più bello del tuo biondo!- Il mio biondo è più bello del tuo bruno!- Il tuo bruno ha gli occhi e il naso così e così.- Il tuo biondo ha le labbra e gli orecchi così e così!E facevano certi gesticerte smorfie!- Il tuo bruno non lo vorrei neppure per servo!- Il tuo biondo non lo vorrei neppure per sguattero!E si voltavano le spallecon due smorfiacce.- Voialtre vi bisticciate- disse un giorno la Reginotta- ma prima di voialtre dovrò sposare io!- Se nessuno ti vuole!- Se nessuno ti chiede!E doveva intervenire il Reminacciandole con la scopaper farle stare zitte. Il Rein cuor suopensava:«Ecco un bel pretesto per rimandar a tempo indeterminato le nozze di Pane e Cacio. La Reginotta ha ragione: deve sposare lei prima delle sorelle minori».Intanto la gente aveva arato i campibuttata la sementee il grano già verdeggiavapromettendo un gran raccolto. Le stalle si erano popolate di bestiamele mandre di pecore. E quantunque fosse comodo avere il pane e i latticini con quella facile manieratutti godevano di veder prossimo il tempo di liberarsi dalla soggezione di dover stare alla merce di Sua Maestà. Un giorno o l'altro poteva venire il capriccio alla Regina di non stacciare piùalle principesse di non impastare più la farinaal Re di non ardere più il forno e infornare le pagnotte lievitatee il popolo avrebbe corso il pericolo di morire di fame.Per questo Pane e Cacioal loro arrivoebbero accoglienze trionfali; per questo tutti volevano concorrere a preparare feste mai viste per i prossimi sponsali.Pane e Cacio erano diventati due bei giovanotti e facevano sfoggio di abiti sfarzosi. Avevano portato alle principesse magnifici donie regali alla Regina e alla Reginotta. Alloggiati nel palazzo realepranzidivertimenticene sontuosema di nozze neppure una parola.Avevano notato che la Reginotta non interveniva nei divertimentinei pranzinelle cene.Panein disparteaveva interrogato la sua principessa bionda:- Perché?- Perché è sciocca e vanitosa.Cacio aveva fatto la stessa domanda alla sua principessa bruna:- Perché?- Perchè è sciocca e vanitosa.Intanto pranzidivertimenticenema di nozze neppure una parola.E Pane e Caciouna mattinadissero al Re:- Maestàparola di Re non va indietro.- Lo so; ma prima deve prender marito la Reginotta.- Il marito sta per arrivare. Tra giorni verra a chiederla il Reuccio di Spagna.Il Re voleva menar le cose per le lunghetrovava una scappatoia per non adempiere alla parola data; e perciò fu contrariato dalla notizia ricevuta.- Chi sa se il Reuccio di Spagna piacerà alla Reginotta?- Se non sposera il Reuccio di Spagna non trovera più un altro marito.- E poi... le principessine vogliono prima sapere chi sietedonde venite.

Fui frumento e poi farinaPane ho nome e pane sono.Alla mia principessinaIo non voglio dir di più.Cavò di tasca lo zufolo e fece: Tiù! Tiù!

Erba fui e latte appressoCacio ho nome e cacio sono.Io di più non ho promessoE non voglio dir di più.E l'altro con lo zufolo fece di nuovo: Tiù! Tiù!

Le principesseche stavano ad origliare dietro l'uscioirruppero furiose nella stanza:- Non è vero! Noi non vogliamo saper niente. Tu devi essere il mio Pane! Tu devi essere il mio Cacio!Che cos'altro poteva inventare il Re per tirare in lungo le nozze? E si afferrò di nuovo al pretesto:- Prima deve sposare la Reginotta!Non aveva finito di dirloch'entra uno dei ministri:- Maestàè arrivato un ambasciatore di Spagna.Veniva a chieder la mano della Reginotta per il Reuccio del suo sovrano.- Ha fretta di sposarequesto Reuccio?- Fra otto giorni precisiMaestà.- Reuccio e Reginotta sono troppo giovani. Sarà meglio aspettare a sposarli tra un anno.- O sposano tra otto giornio mai più.- Allora!...Il Re si strinse nelle spalle e inghiotti anche questo amaro boccone; da un pezzo non faceva altropovero Re!La Reginotta e il Reuccio erano partiti da una settimana.- Maestàparola di Re non va indietro!- Ne riparleremo tra un mese.- Maestàparola di Re non va indietro!- Ne riparleremo tra quindici giorni.Intanto egli macchinava il modo di disfarsi di Pane e Cacioche diventavano più insistenti che mai.Una mattinacerca cerca le corone reali e non si trovano. Tutto il palazzo reale fu in subbuglio. Erano state riposte nell'armadio la sera avantidopo una festa da ballo. Chi poteva averle rubate durante la notte? Persone che abitavano nel palazzo reale. Si fruga di quasi fruga di là; tutte le stanze son messe sossopra. Eall'ultimodove vengon trovate le due corone? Quella del Re in camera di Panesotto le materasse del letto; quella della Regina in camera di Cacioin fondo a un cassetto dell'armadio.Pane e Cacioper ordine del Refurono ammanettati come ladrie gettati nel fondo di un carcere.Mentre li conducevano viascherzavano con le guardieridevanoquasi niente fosse stato.- Dite a Sua Maestà: «Parola di Re non va indietro!»Quando il capo delle guardie glielo riferìil Re rispose:- Sta bene; ho detto che li farò impiccare e manterrò.Le principessine erano inconsolabili. Non sapevano persuadersi come mai Pane e Cacio avessero potuto commettere quella mala azione. Non se ne sapeva persuadere neppure la Regina. Ma non osavano di parlarne al Retanto appariva adirato.Pane e Cacioquasi per irrisione dei loro nomiricevevano ogni giornoper mantenimentodue fette di pane nero e due fette di cattivo cacio. I guardiani però sentivano venir fuori tali odori di squisite pietanze da far venire l'acquolina in bocca; entravano nella cella dei prigionieri e non trovavano niente; le fette di pane e di cacio si ammonticchiavanoinduritein un cantoe quei due erano floridiroseicome se desinassero e cenassero da gran signori.Ogni notte poi accadeva questo nel palazzo reale.Di tanto in tantol'uscio della camera del Re veniva scosso da due forti colpi.Sua Maestà saltava giù dal lettoapriva l'uscio e non scorgeva nessuno. Si rimetteva a lettoe di li a poco di nuovo bum! bum! Il Reche era sul punto di appisolarsitrasaliva; saltava giùapriva l'uscio e non scorgeva nessuno. Non gli passava per la testa che quei colpi potessero provenire da Pane e Cacio.Anche le principessine sentivano ogni notte lievi colpi agli usci delle loro camerema avevano subito indovinato.- Tic! Tic!- Sei tuPane? Se sìdài un colpo solo.- Tic!- Toc! Toc!- Sei tu Cacio? Se sìdài un colpo solo.- Toc!- Panevuol dire che ci sposeremo?- Tic!- Caciovuol dire che ci sposeremo?- Toc!Il Re intanto non sapeva decidersi a fare impiccare i presunti ladri delle due corone reali. Era tormentatoogni giorno di piùdal rimorso di essere stato lui a nasconderle tra le materasse del letto in camera di Panee in fondo al cassetto dell'armadio in camera di Cacio. Cominciava ad aver paura di quei dueche dovevano essere Maghi o figli di Maghise avevano potuto far cessare la carestia e la morìa con quello stranissimo mezzo.Quando finalmente capì che i forti colpi di ogni notte all'uscio della sua camera potevano provenire da quei due Maghi o figli di Maghiil suo terrore non ebbe confine. E ordinò che gli conducessero al cospetto Pane e Cacio.- AhMaestàche disgrazia! Pane e Cacio sono scappati via non si sa come. I catenacci degli usci e delle finestre sono là ancora intatti. Noi abbiamo fatto buona guardia giorno e notte!Il Re rimase di sasso! Chi sa quanti altri guai sarebbero piombati sulla famiglia e sul regno tutto! E invece di prendersela con se stessose la prendeva con le principessinequasi la colpa fosse stata loro.- Maestàvoglio Pane! Maestavoglio Cacio!Ne contraffaceva i sospiri e il tono della voce di quando erano malatee aggiungeva gesti di minaccia. Sembrava ammattito.In quei giorni arrivarono gli ambasciatori di un Re di paesi lontani e chiesero udienza. Quando cominciarono a parlare nessuno li capiva: il Re e i ministri meno degli altri. E tra le stranissime parole che urlavanoirritati di non vedersi capitierano ripetute con più frequenza nepa e cioca: anzi ogni volta che le pronunziavanotutti gli ambasciatori facevano un profondo inchino fino a terra.C'era da disperarsi. Gli ambasciatori gesticolavanopestavano i piedi. Si indovinava che minacciavano un caso di guerra.Il Restizzitoesclamò:- Ma che cosa posson volere con questi lor nepanepanepa e ciocaciocacioca?Il Re si fermò allibito. Pronunziando frettolosamente quelle sillabegli erano risultati all'orecchio i nomi di Pane e Cacio!Quegli ambasciatori di un Re lontano parlavano pronunciando al rovescio tutte le parole; e perciò invece di dire panedicevano nepa; invece di dire caciodicevano cioca.Allora fu facile intendersi.Essi venivano in nome del loro Re a reclamare Pane e Cacioche erano suoi figli. Una strega glieli aveva rapiti bambiniPane di un anno e sei mesiCacio di un annoe il povero padre desolato non ne aveva saputo più nulla. Ora un mercanteandato da quelle partiaveva recata la notizia che due bei giovani chiamati Pane e Cacio erano stati arrestati e dovevano essere impiccati.Il Re era pronto a pagare qualunque tagliapur di riavere i figlioli. Se non gli si restituivano a questi pattisarebbe venuto a prenderseli con la forzamettendo a ferro e fuoco tutto il regno.Quando il Re disse che Pane e Cacio erano scappati di carcere e che nessuno sapeva dove fossero andatigli ambasciatoriincreduliintimarono la guerra e stavano per andar via.- Avete capitoReginache il Mago ha predetto il vero?- Capite oraMaestàche e stato bene non averli fatti ammazzare?- Ma come faremo? Dove andare a pescarli?Non aveva ancora finito di dir cosìche venne dalla piazza un gran tumulto.- Viva Pane! Viva Cacio! Viva! Viva!E pochi momenti dopo essi entravano nella gran sala con al braccio le principessine mezze pazze dalla gioia.- Questo è il mio Pane!- Questo è il mio Cacio!- Ora che sapete chi siamo...Il Reche si sentiva rivivereli abbracciòli baciò come figliolie disse:- Vi sposo sull'istante!Allora i Re potevanoe Pane e Cacio e le due principesse furono lì per lì mariti e mogli.La sera i due principiora dobbiamo chiamarli cosiraccontarono che erano stati tolti di mano alla strega da una Fata.

Stretta la fogliasia larga la viaDite la vostra che ho detto la mia.




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