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Serafino il fantasma
In un paese piccino piccino sulla cima di una collina c'era un vecchio castellopiccino piccino anch'esso e molto malandato. Era così malandatoin veritàche la pioggia entrava dal tettoe sulle mura crescevano piante dai fiori di mille colori. Non vi abitava più nessunonessun uomo voglio direperché topolini e pipistrelliserpenti e tantissimi uccellini ne avevano fatto il loro rifugio. E cespugli e alberi d'attorno erano tutti uno squittioe un canto di merli e usignoli e allodoleun canto che in primavera entrava dalle finestre nelle casee faceva spuntare il sorriso sul volto severo degli abitanti del paese. 
Una notte si scatenò un violento temporalecon tuoni e lampi e fulmini e un vento furibondo. Mentre gli animaletti si nascondevano in nidi e taneecco che da una finestra entrò -non visto- un fantasma. Era piccino anche luie tutto bagnato. Scese a terrae quasi rotolò sul pavimentoavendo inciampato nel lenzuolo. Tremando per il freddo si raggomitolò in un angolo e si addormentò. La mattina dopoil sole entrava allegro dalle finestre. Gli animali si svegliarono e si prepararono chi a volare verso il cielo chi a zampettare in cerca di cibo. Improvvisamente si accorsero del fantasma piccino. Con uno strillosi nascosero di nuovo nelle tane e nei nidi. Ma lo strillo aveva svegliato il fantasma chespaventato anche luivolò fino al vecchissimo lampadario che pendeva sopra di loro. In breveperòguardandosi e annusandosisiccome erano piccini tutti quantifecero amicizia. E poiché il fantasma era in cerca di un castello dove vivere perché il suo era stato distrutto per far posto ad un albergolo accolsero tra loroe cominciarono a vivere insieme. 
Non era male. Perchè Serafinoquesto era il nome del fantasma piccinoera molto pazientee non si arrabbiava quando qualche topolino si preparava il letto tra le pieghe del suo lenzuolo; e poi sapeva moltissime storie (di fantasminaturalmente) e ogni sera si sedevano tutti vicini vicini ad ascoltare i suoi racconti. 
Insommatutto sarebbe andato bene se Serafino non avesse avuto la pessima abitudine di ululare dalla torre del castello nelle notti di luna. Dapprima gli abitanti del paese scambiarono i suoi gemiti per il soffio del ventopoi pensarono fossero arrivati i lupiinfine capirono che c'era sotto qualcosa di più. E cominciarono a indagare. Curiosa di quacuriosa di làalla fine si accorsero di quella macchiolina bianca sulla torre del vecchio castelloe visto che le macchie bianche non ululanocapirono che era un fantasma. Cosìsi armarono di zappe e badiliscope e bastonie marciarono verso il castello sulla cima della collina. Perché non volevano un fantasma tra loro. Neanche un fantasma piccino piccino. 
Guai in vistapensarono gli animali del castelloe corsero ad avvertire Serafino che dormiva. Il povero fantasma divenne triste triste. Non voleva proprio abbandonare il castelloe gli amici animali. Ma il tempo era poco; gli abitanti del paese erano ormai in fondo al sentieroe Serafino sollevò il suo lenzuolo e salutò con un singhiozzo i suoi amici. Poi incominciò a volare. Gli animaletti si guardaronoe tutti insieme cominciarono ad andargli dietrochi volandochi strisciandochi zampettando veloce. Quando Serafino se ne accorsebattè felice le sue mani bianche e si fermò ad aspettarli. Gli animali e il fantasma camminarono per tutta la notte fino a quando trovarono una vecchia grande casa in una verde grande vallatadove nessuno li avrebbe cacciatie vi andarono ad abitare. 
E da alloraquando gli abitanti del paese piccino aprirono le finestre al sole di primavera non sentirono più cantare gli uccellinie nessun sorriso illuminò più il loro viso severo. 
Cristina Prizzi



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