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la torta di castagnaccioCorrevano gli anni '40ed era una mese di Novembre con lunghi giorni uggiosifatti di quella pioggerella tanto leggera quanto fitta che bagna dappertutto e rialza i torrenti come non ci riescono gli scrosci dei temporali. Il cielo era grigio scuro e avvolgeva la campagna e la città senza orizzonti. Faceva freddo e lo scarso ciborazionato e tesseratometteva più freddo che fame.Ercole e Fulvia erano compagni di scuolaterza elementare. Ercolea dispetto del nomeaveva gambe magre i cui piedini calzavano zoccoloni di legnocon tomaia di pelle che arrivava alla caviglia: quando camminava sembrava ne sentisse il pesoma non la sproporzione. Era di famiglia poverae pertanto portava calzoni che finivano sopra il ginocchiocostavano menoe la famiglia era così povera che per sostenere i pantaloni di Ercole non poteva permettersi due bretellebensì una soltanto: in diagonale sopra una spalla. Si copriva con una mantellina neradono del Patronato prelevata dalle dotazioni degli Avanguardisti.Anche Fulvia calzava zoccoli di legno con sopracalze di lana di diversi colorifatte ai ferretti dalla mamma che le diceva che così era protetta dall'umidità. Sopra il grembiulino nero portava un paletòcosì lo chiamavanodi color verde con rattoppe ai gomiti di color marrone.Accadeva che ogni mattinoandando a scuolasi incontrassero allo stesso crocevia dalla parte dove c'era il negozio dell'Unicala miglior Pasticceria della città. I tempi non consentivano grande varietà di dolciumie la grande attrazione era una larga torta rotonda di castegnaccio fregiata di uvetta e pinoli chesolitamente a quell'orala Sciura Pasticciera deponeva in vetrinafragrante e fumanteaccompagnata dai suoi grandi senisoffici e caldi.L'avvenimento era di grande attrazione per entrambi'sì che indugiavano in ammirazione e golositàsperando e sognando di gustare una fettina pur non sapendo come averla. Ma quel mattinouna Signora con lungo cappotto e cappellomentre usciva dall'Unica notò la loro contemplazione; si avvicinò e osservò gli zoccolila bretella in diagonale di Ercole e i rattoppi ai gomiti di Fulvia: "Vi piace la torta di castagnaccioeh? Seguitemive la offro!" Entrati nel negoziola Signora ordinò due fette da un etto che Ercole e Fulvia accolsero con entrambe le mani aperte: sentirono un tepore sulle palme e un grande odore di buono nel naso; guardarono la Signoracompiaciutae quindi addentarono la "gnaccia"; Ercole ci mise anche il naso e in un baleno la divoròmentre Fulvia era ancora a metà e sentiva gli occhi di Ercole pesare sulle sue mani. Era generosae glie la offrìma lo era anche Ercoleche rifiutò; allora Fulvia gli depose un bacio sulla guancia e mangiò la sua metà ridendo contenta. La Sciura Pasticcera che osservavasi intenerì tanto da avere un magone che le faceva sussultare il grande seno. La generosa Signora accarezzò la testa di Ercolesorrise a Fulviaed uscì.Erano in ritardoe per arrivare a scuola in orario dovettero correree quel mattinolo fecero tenendosi per mano.
Idillio Pozzi. 



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