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Platone

Amanti

Edizione Acrobat

a cura di

Patrizio Sanasi

(patsa@tin.it)

Platone Amanti

Platone

AMANTI

Entrai nella scuola di Dionisio e vidi che c'erano lì i giovani più invista per la loro bellezza e la nobiltà di stirpe

insieme ai loro amanti. Dunque due tra i giovinetti stavano litigandoma nonriuscivo a capire esattamente per cosa.

Tuttavia mi sembrò che stessero litigando per Anassagora o Enopide;(1) misembrò anche che tracciassero dei cerchi ed

essi imitavano con le mani delle inclinazionistando piegati con impegno efervore. E io - poiché sedevo vicino

all'amante di uno di essi - dopo averlo toccato con il gomito chiesi in cosamai i due fanciulli fossero così seriamente

impegnati e dissi: «Che problema importante e bello è quello a cui dedicanocosì tanta attenzione?».

Ed egli rispose: «Altro che grande e bello! Costoro stanno solo facendochiacchiere di astronomia e ciance di

filosofia».

E iostupito per la sua rispostadissi: «Giovanottola filosofia ti parecosa brutta? Perché ne parli in modo così

ostile?».

E un altro seduto vicino a luiun suo rivale in amoreudita la mia domandae la sua rispostadisse: «Non è da te

Socratecomportarti così e chiedere proprio a lui se ritiene cosa brutta lafilosofia.

Non sai che costui ha trascorso tutta la vita a farsi mettere le mani intornoal colloa riempirsi il ventre e a

dormire? Sicché cosa pensavi ti rispondesse se non che la filosofia è unacosa brutta?».

Dei due rivali in amore questi era versato nella musicamentre l'altrocheegli aveva biasimatoera dedito alla

ginnastica; mi sembrò opportuno allontanarmi da quello che avevo appenainterrogatopoiché non dava l'impressione di

essere tanto esperto di discorsi ma di cose pratichee decisi di interrogarequello che appariva sufficientemente colto

per ricavare qualcosa da lui se avessi potuto. Dissi dunque: «La domandal'ho fatta a entrambima se credi che potresti

rispondere meglio di costuiti faccio la stessa domanda che ho fatto a luise cioè ti sembra che praticare la filosofia sia

una cosa bella o no».

Appena ci udirono dire questoi due ragazzi tacquero einterrotta la litesi misero ad ascoltarci. Non so cosa

provarono gli amantima io mi sentii venir meno: infatti sono sempre colpitodai bei giovani. Però mi sembrò che anche

uno dei due amanti non provasse meno turbamento di mema tuttavia mi risposecon molta serietà: «Socrateil giorno

in cui dovessi ritenere la filosofia una cosa bruttanon mi considerereineppure un uomocome non considererei uomo

chiunque la pensasse così»indicando il rivale in amore e parlando a vocealta perché l'amato l'udisse.

E io domandai: «Dunque ritieni che praticare la filosofia sia una cosabella?» «Certo»rispose.

«E allora?»ripresi. «Credi forse di poter sapere se una cosa sia bella obrutta senza sapere prima di tutto cosa essa

sia?» «No»rispose.

«Dunque sai in cosa consista il dedicarsi alla filosofia?»domandai.

«Certo»rispose.

«Cos'è?»chiesi.

«Che cos'altro potrebbe essere se non il detto di Solone? Solone infattidisse: "Invecchio sempre molte cose

imparando"(2) e mi sembra che così chi vuole dedicarsi alla filosofiadebba continuamente imparareda giovane e da

vecchioper apprendere il maggior numero di cose possibili durante lavita». E dapprima mi sembrò che parlasse in

modo sensatoma poidopo averci riflettutogli chiesi se ritenesse lafilosofia erudizione.

Ed egli rispose: «Certo».

«E pensi che la filosofia sia solo una cosa bella o anche una cosa buona?»chiesi io.

«Anche una cosa buonacerto»rispose.

«Forse allora pensi che l'essere una cosa bella e buona sia unacaratteristica peculiare della filosofia o ti sembra

essere propria anche di altri ambiti? Per esempio non ritieni che l'amore perla ginnastica sia solo una cosa bella ma

anche buonavero?».

Ed eglicon molta ironiami diede due risposte: «Di fronte a costuilasciami dire che non è cosa né bella né buona

invece di fronte a teSocrateconcordo che è cosa bella e buona: infattipenso in modo corretto».

Allora gli chiesi: «Non credi che anche negli esercizi fisici l'amore per laginnastica consista in un allenamento

continuo?».

E quello rispose: «Certocome nel dedicarsi alla filosofia credo chel'erudizione sia filosofia».

E io dissi: «Tu credi che i cultori della ginnastica desiderinoqualcos'altro se non questocioè che essa li porti ad

avere una buona condizione fisica?» «Desiderano questo»fu la suarisposta.

Chiesi: «Sono dunque i molti esercizi che portano il corpo a una buonacondizione?» «Sìinfatti come si farebbe

ad avere una buona condizione fisica facendo pochi esercizi?» E a questopunto credetti di dover tirare in ballo il cultore

di ginnastica perché mi aiutasse con la sua esperienza nella ginnastica;quindi gli chiesi: «E tu perché taciottimo

amicomentre egli dice questo? Pensi che gli uomini siano in una buonacondizione fisica grazie a molti esercizi o a un

numero misurato di essi?».

Rispose: «Socratecredevo che la risposta la conoscesse chiunque(3) cioèche sono gli esercizi misurati che

permettono di acquisire una buona condizione fisica; e perché non lo saquest'uomo che non dormenon mangia e ha il

collo delicato e incapace di reggere il peso degli affanni?».

E mentre diceva questoi fanciulli si compiacquero e riseromentre l'altroarrossì.

E io dissi: «E allora? Tu concedi ora che non sono i molti né i pochiesercizi a contribuire alla buona condizione

fisica degli uominibensì quelli misurati? O vuoi discutere con noi due diquesto argomento?».

E quello rispose: «Con costui discuterei volentieri e so bene che sarei ingrado di difendere la mia tesi e ce la farei

Platone Amanti

anche se ne avessi proposta una ancora più sciocca - infatti questa non valenulla -però non ho necessità di discutere

con te andando contro ciò che penso: sono d'accordo sul fatto che non moltima misurati esercizi conferiscano una

buona condizione fisica agli uomini».

«E i cibi? Dovranno essere misurati o abbondanti. »chiesi.

Anche per i cibi fu d'accordo che dovessero essere moderati.

E lo indussi ancora a convenireanche circa tutti gli altri casi relativi alcorpoche la giusta misurae non l'eccesso

o il difettoè la cosa più utilee pure su questo fu d'accordo con me.

«E per ciò che riguarda l'anima? Le gioveranno gli apporti che le giunganoin modo equilibrato o in modo

smisurato?»chiesi.

«Quelli che le giungeranno in modo equilibrato»rispose.

«E dunque uno degli apporti all'anima non è forse costituito dallecognizioni?»domandai io.

Diede il suo assenso.

«Quindi anche di queste giova la misura e non l'eccessovero?». Assentì.

«Pertanto chi sarebbe giusto interrogare per sapere qual è la misuraadeguata di fatiche e cibi per il corpo?».

Tutti e tre d'accordo rispondemmo che occorreva interrogare il medico o ilmaestro dì ginnastica.

«E chi sarebbe giusto interrogare riguardo alla giusta misura di semi dapiantare?».

D'accordo anche su questo rispondemmo che era il contadino.

«E quanto a seminare e piantare le cognizioni nell'animachi sarebbe giustointerrogare se volessimo sapere

quante e quali sono in giusta misura?».

A questo punto ci trovammo tutti in gran difficoltàe scherzando domandai:«Visto che ci troviamo in difficoltà

volete che lo chiediamo ai ragazzi? O forse vi vergognatecome Omero dissedei Procipoiché pensavano che nessun

altro potesse tendere l'arco?».(4) Avendo l'impressione che fossero turbatiper l'argomento della discussionetentai di

indagare in altro modo e dissi: «Quali cognizioni soprattutto pensiamo chespetti al filosofo apprenderedato che non

può apprenderle tutte né può apprenderne molte?».

Il più colto dei due prese la parola e disse: «Le cognizioni migliori epiù alteda cui si possa ottenere la più grande

fama in filosofiae la massima fama consisterebbe nel mostrarsi esperto intutte le arti o almeno nel maggior numero

specie in quelle più nobiliapprendendo quelle che si addicono agli uominiliberi e che sono di pertinenza

dell'intelligenza e non del lavoro manuale».

«Dunque non ritieni valido lo stesso principio anche nel'ambitodell'architettura? Anche in questo caso puoi

assicurarti un costruttore per cinque o sei minema un valente architettonon lo troveresti neppure per diecimila dracme

e ce ne sarebbero pochi anche tra tutti i Greci.

Non vuoi forse dire qualcosa del genere?»chiesi. Ed eglidopo avermiascoltatoconvenne che voleva dirmi

qualcosa del genere.

Gli chiesi allora se non fosse impossibile che la stessa persona potesseimparare in questo modo due sole arti -

figurarsi poi molte e importanti! -ed egli rispose: «Socratenon pensareche io sostenga la necessità che il filosofo

conosca ciascuna arte con la perfezione con cui lo fa chi possiedequell'arte: intendo dire che è naturale che un uomo

libero ed istruito sia in grado più degli altri di seguire le paroledell'artigiano e di dire la sua opinionesì da risultare il

più colto e sapiente tra quelli che sono sempre presenti a quanto si dice ea quanto si fa nelle arti».

E iopoiché ero ancora in dubbio su cosa volesse direchiesi: «Capiscobene quale uomo dici che sia il filosofo?

Mi sembra sia tale e quale sono i pentatleti (5) in gara contro i velocisti oi lottatori. Infatti i pentatleti restano indietro a

costoro nelle singole gare e arrivano secondi rispetto a questima rispettoagli altri atleti arrivano prima e vincono.

Forse vuoi dire che anche la filosofia porta coloro che la praticano allostesso risultato: il filosofo resta indietro a coloro

che sono i primi nel possesso delle singole artima avendo il secondo postoè superiore agli altrie così chi si è dedicato

alla filosofia è in ogni campo un poco al di sotto della perfezione. Credoche tu abbia questa idea del filosofo».

«Socratemi pare che tu abbia colto nel segno riguardo alla mia concezioneparagonandolo al pentatleta. Infatti il

filosofo è semplicemente questouna persona tale da non essere schiavo dinessuna faccendada non affaticarsi in nulla

esageratamente sì da trascurare tutto il resto per dedicarsi a una cosasolacome fanno gli artigianima si occupa di tutte

con la giusta attenzione».

Dopo questa risposta io desideravo ardentemente sapere con chiarezza cosavolesse diree gli chiesi se pensasse

che i buoni fossero utili o inutili.

«Senza dubbio utiliSocrate»rispose.

«Allora se i buoni sono utilii buoni a nulla sono inutili?».

Diede il suo assenso.

«E allora? Consideri i filosofi uomini utili o no?».

Egli concordava con me sul fatto che fossero utili e aggiunse anzi diritenerli utilissimi.

«Sucerchiamo di capire se dici la verità: in che cosa ci sono utiliquesti che stanno sempre al di sotto della

perfezione? Infatti è chiaro che il filosofo è inferiore a ciascuno diquelli che esercitano la propria arte».

Fu d'accordo.

«Su»dissi«se tu o uno dei tuoi amici per i quali hai una grandepremura vi ammalastevolendo riacquistare la

salutefaresti venire a casa tua colui che sta al di sotto della perfezioneo chiameresti un medico?» «L'uno e l'altro»

rispose.

«No»dissi io«non dirmi entrambi ma chi dei due di preferenza e primadell'altro».

Platone Amanti

«Non ci sarebbe da discutere sul fatto che chiamerei il medico di preferenzae prima del filosofo»disse.

«E allora? In una nave sbattuta dalla tempesta a chi affideresti dipreferenza te stesso e le tue coseal timoniere o

al filosofo?» «Al timoniere».

«Dunque non è così anche in tutte le altre circostanzecioè finché c'èlo specialista il filosofo non è utile?» «Così

pare»rispose.

«E allora forse il filosofo non ci è inutile? Infatti abbiamo sempre inqualche modo a disposizione gli specialisti: e

prima abbiamo convenuto che i buoni sono utili e i buoni a nulla inutili».

Si vide costretto ad assentire.

«Cosa diciamo dopo di ciò? Continuo a farti domande o è troppo scortesecontinuare a farlo?».

«Chiedi cosa vuoi».

«Non cerco altro»dissi«se non di verificare quanto detto. Le cosestanno così. Abbiamo dato il nostro assenso al

fatto che la filosofia sia una bella cosaal pari degli stessi filosofichei filosofi sono buoni e i buoni sono utilimentre i

buoni a nulla sono inutili.

E di nuovo abbiamo dato il nostro assenso al fatto chefinché ci sono glispecialistii filosofi sono inutilie che di

specialisti ce ne sono sempre. Non eravamo d'accordo su questo?» «Certo»rispose.

«Allorain base al tuo ragionamentosiamo d'accordopareche sepraticare la filosofia consiste nell'essere

competenti nelle articome tu dicii filosofi sono buoni a nulla e inutilifinché le arti esistano tra gli uomini. Ma bada

amico mioche i filosofi non sono in questa condizione e che far filosofianon consiste nell'interessarsi alle arti né nel

vivere da intrigantiperdendo tempo e dedicandosi a tuttoma consiste inaltropoiché pensavo che questo fosse

disonorevole e che fossero chiamati operai coloro che si occupano delle arti.Così sapremo più chiaramente se dico la

veritàse mi rispondi: chi sono coloro che conoscono il modo giusto diallevare i cavalli? Quelli che li rendono migliori

o altri?» «Quelli che li rendono migliori».

«E allora? Coloro che conoscono il giusto modo di allevare i caninon sannoanche renderli migliori?» «Sì».

«Dunque è la stessa arte che rende migliori e alleva nel modo giusto?»«Così mi pare»rispose.

«E allora? L'arte che rende migliori e alleva nel modo giustoquindiè lastessa arte che sa anche quali sono gli

elementi utili e quelli inutili o è un'altra?» «è la stessa»rispose.

«E vorrai certamente ammettere che questo valga anche per gli uomini: l'arteche rende migliori gli uomini è la

stessa che li educa in modo giusto e che sa distinguere gli uomini buoni daquelli che non valgono nulla?» «Certo»

rispose.

«E dunque quella che vale per uno vale anche per molti e quella che vale permolti vale anche per uno?» «Sì».

«E anche per i cavalli e per tutti gli altri esseri viventi?» «Sì».

«E qual è la scienza che corregge in modo giusto coloro che nelle cittàsono ribelli e trasgrediscono le leggi? Non

è la giustizia?» «Sì».

«Ed è un'altra scienza quella che chiami giustizia o è questa?» «Noèquesta».

«Non è dunque la scienza grazie alla quale si corregge in modo giusto e concui si possono riconoscere gli

elementi buoni e quelli di cattiva qualità?» «Sìè la stessa».

«E chi riconosce unoriconoscerà anche molti?» «Sì».

«E chi non riconosce molti non ne riconoscerà nemmeno uno?» «Dico che ècosì».

«Dunque se un cavallo non riconoscesse i cavalli utili e quelli che nonservono a nullaanche di se stesso

ignorerebbe com'è?» «Sì».

«E se un bue non riconoscesse i buoi che non servono a nulla e quelli inveceutilianche di se stesso ignorerebbe

com'è?» «Sì»rispose.

«E non è così anche nel caso di un cane?».

Disse di sì.

«E allora? Se un uomo non riconosce gli uomini di valore e quelli che nonvalgono nullanon ignorerà forse anche

di se stesso se è un uomo di valore o un buono a nulladal momento cheanche egli è un uomo?».

Fu d'accordo.

«E non conoscere se stessi è essere saggi o non esserlo?» «Non esseresaggi».

«Dunque conoscere se stessi è essere saggi?» «Dico di sì»rispose.

«Quindia quanto parea questo ci esorta l'iscrizione delficaaesercitarci nella saggezza e nella pratica della

giustizia».

«Così pare».

«è con questa stessa che sappiamo correggere in modo giusto?» «Sì».

«Dunque l'arte con cui sappiamo correggere in modo giusto è la giustiziamentre l'arte con cui conosciamo noi

stessi e gli altri è la saggezza?» «A quanto pare»rispose.

«Giustizia e saggezza sono pertanto la stessa cosa?» «Pare di sì».

«E dunque in questo modo anche le città sono ben amministratequandocoloro che commettono ingiustizia

pagano il fio».

«Dici la verità»disse.

«E questa è dunque la politica».

Fu d'accordo.

«Che nome ha un uomo quando amministra rettamente una città? Non lochiamiamo tiranno o re?» «Sì».

Platone Amanti

«Dunque governa attraverso l'arte regia e tirannica?» «Sìè così».

«E anche queste arti non sono identiche a quelle di prima?» «Così pare».

«E quale nome ha un uomoquando amministra in modo giusto una casa? Non lochiamiamo amministratore e

padrone?» «Sì».

«Dunque anche costui non governa bene la casa grazie alla giustizia o lo fagrazie a qualche altra arte?» «Grazie

alla giustizia».

«Dunquepareper un reun tirannoun politicoun amministratoreunpadroneun saggioun uomo dì giustizia

vale lo stesso. E l'arte è una solaquella propria del redel tirannodelpoliticodel padronedell'amministratore

dell'uomo di giustiziadel saggio».

«Così pare»disse.

«Quando un medico prescrive una medicina ai malatinon è vergogna per ilfilosofo non poter seguire quanto si

dice né contribuire in nulla a quanto si dice o si fae così pure quandoqualunque altro specialista si comporti in modo

analogovarrà lo stesso discorso. Ma quando si tratta di un giudice o di unre o di qualcun altro di coloro che abbiamo

passato in rassegnanon è vergogna per il filosofo non poterli seguire ocontribuire in qualcosa?» «E come non sarebbe

vergognaSocratenon poter contribuire in questioni di quell'importanza?».

«Dunque diremo riguardo a questo»dissi«che il filosofo deve esserecome un pentatletacioè sotto il limite della

perfezionee avere in quest'arte il secondo posto in tutte le prove edessere inutile fino a quando ci sia uno specialista?

O diremo che in primo luogo non deve affidare a un altro la propria casa nétenere in ciò il secondo postoma deve

correggere giudicando in modo giustose vuole che la sua casa sia benamministrata?»chiesi.

Fu d'accordo con me.

«E se gli amici gli affidano una decisione o la città gli ordina digiudicare o aniministrare la giustiziaè

vergognosoamicoche in questo risulti al secondo o al terzo posto e non aguidarli».

«Mi pare che sia così».

«Dunquecarissimosiamo molto lontani dal fatto che la filosofia consistanell'erudizione e nell'occuparsi delle

arti».

Non appena ebbi detto questoil ragazzo coltovergognandosi delle sueparole tacqueil rozzo diede il suo assenso

e gli altri approvarono quanto si era detto.

Platone Amanti

NOTE:

1) Viene qui riprodotto il cliché popolare polemico contro la filosofia e inparticolare contro quella anassagorea

ritenuta atea e irreligiosa poiché tra l'altro sosteneva che il sole fosseuna pietra incandescente e non una divinità.

Anassagoranato a Clazomene intorno al 500 a.C. e a lungo attivo in Atene(dove fu anche maestro di Pericle)è il

primo pensatore greco a tentare di istituire una connessione tra l'ordine delmondo e lo spirito umano. Enopide di Chio

era invece un astronomo e un matematico.

2) Soloneframmento 28 Gentili-PratO.

3) Letteralmentenel testo greco«anche un porco».

4) Il pentatleta gareggia in cinque specialità: corsalottasaltodisco egiavellotto.




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