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Platone

Cratilo

Platone Cratilo

Platone

CRATILO

ERMOGENE: Vuoi dunque che mettiamo a parte di questo nostro discorso ancheSocratequi presente?

CRATILO: Se a te pare.

ERMOGENE: Cratilo(1) qui presentesostiene che ciascun essere possiede lacorrettezza del nome che per natura

gli conviene e che il nome non è quello col quale alcunicome accordatisi achiamarlolo chiamanomettendo fuori una

piccola parte della propria vocema che una correttezza riguardo i nomiesista per natura per Greci e barbari ed è la

stessa per tutti. Io gli domando dunque se egli ha a nome Cratilo conformeverità ed egli ne conviene. «E che dire»gli

chiedo«per Socrate?» «Socrate»mi risponde. «Dunque anche per tuttigli altri uominiil nome col quale chiamiamo

ciascunoquesto è il nome che a ciascuno conviene?» «Ma non per tedicertoil nome è Ermogene»(2) ha risposto

«anche se tutti gli uomini ti chiamano così». E benché io gli domandi edesideri sapere cosa mai dicanon si spiega per

nullae si prende gioco di mefingendo di pensare qualcosa entro se stessocome se ben conoscesse in merito tali cose

chese volesse dire chiaramentefarebbe in modo che anch'io concordassi edicessi quello che lui dice. Se tu dunque in

qualche modo sei in grado di cogliere il responso di Cratiloti ascoltereivolentieri.

Anzi ancor con più gusto vorrei imparare da te che te ne pare sullacorrettezza dei nomisempre che tu sia d'accordo.

SOCRATE: O Ermogenefiglio di Ipponicoè un proverbio antico che èdifficile capire le cose belle come stanno

realmente.

Ed anche questo sul nome non è certo un apprendimento da poco. Perché se ioavessi ascoltato da Prodico quel suo

saggio da cinquanta dracmeche per chi lo segue si trova ad esserecompletamente preparato su questoe quanto lui

dicenulla potrebbe impedire che tu in breve conoscessi la verità sullacorrettezza dei nomi. Ma io non ho ascoltato

questo ciclo di lezionima soltanto quello da una dracma.(3) E così non socome stia il vero a questo riguardo. Sono

pronto però a farne ricerca assieme a te e a Cratilo. Che poi il tuo nome inrealtà non sia Ermogenecome lui sostiene

io ho l'impressione che lui scherzi. Intende dire forse che tupuredesiderando ricchezzenon riesci ad ottenerne

neanche una volta. Macome dicevo poco fasapere queste cose è difficile:occorre che noici mettiamo qui insieme a

vagliarle se è come dici tu oppure come dice Cratilo.

ERMOGENE: Ma ioo Socratepur avendone discusso molte volte con costui econ molti altrinon posso

convincermi che esista altra correttezza di nome se non la convenzione el'accordo comune. A me pare infatti che

quando uno dà il nome a qualcosaquesto sia il nome giusto: e se poi nemette al suo posto un altroe non la chiama più

con quelloper nulla l'ultimo nome è meno giusto del primocome quando noicambiamo nome ai nostri familiari(4)

non per nulla questo nome cambiato come secondo è meno giusto di quello cheera stato dato prima.

Infatti da natura non c'è cosa alcuna che abbia nomema soltanto per laregola e la consuetudine di coloro che si

sono abituati a chiamare in una determinata maniera e così chiamano. E sepoi la questione non sta in questi termini

sono pronto a imparare e ad ascoltare non solo da Cratiloma anche daqualunque altro.

SOCRATE: Forse tu dici beneErmogene; ma riflettiamo.

Sostieni dunque che il nome con il quale uno chiama ciascuna cosaquesto èil vero nome per essa?

ERMOGENE: A me pare così.

SOCRATE: Ebbene? Se io pongo nome a uno qualunque degli esseriad esempioquello che noi ora chiamiamo

uomose io a questo pongo il nome di cavalloe a quello che ora è cavallodo il nome di uomolo stesso essere dunque

avrà in pubblico il nome di uomo e in privato quello di cavallo? Ea suavoltal'altroin privatoil nome di uomo e in

pubblico di cavallo? Dici questo?

ERMOGENE: A me pare di sì.

SOCRATE: Suvviadunquedimmi anche questo: c'è un qualcosa che tu chiamidire vero e dire falso?

ERMOGENE: Ma sì.

SOCRATE: E dunque ci può essere anche un discorso vero e un discorsofalso.(5) ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: E dunque quello che dice gli esseri come sono è veroe quelloinvece che li dice come non sono è falso.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E dunque è possibile questo: dire col discorso le cose che sono equelle che non sono.

ERMOGENE: Certamente.

SOCRATE: E dunque il discorsoquello veroè tutto veroe le sue parti nonvere9 ERMOGENE: Noma anche le

parti.

SOCRATE: Sono forse vere le parti grandie le piccole no? Oppure tutte?

ERMOGENE: Tutteio penso.

SOCRATE: Dunquedici tu che qualche altra parte del discorso è più piccoladel nome?

ERMOGENE: No: questa è la più piccola.

SOCRATE: Si dice dunque che anche questa è parte del discorso vero?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: è vero come tu dici.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E la parte del discorso falsonon è falsa?

ERMOGENE: Dico di sì.

Platone Cratilo

SOCRATE: è possibile dunque dire nome falso e nome verose anche èpossibile del discorso?

ERMOGENE: Come no?

SOCRATE: E il nome dunque che ognuno dà a qualcosaquesto è il nome veroper ciascun oggetto?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E quanti nomi uno dice che appartengono a ciascun oggettotanti neavràe proprio allora quando glieli

attribuisce?

ERMOGENE: Io non conoscoSocratealtra correttezza di nome che questachea me sia possibile di attribuire a

ciascun oggetto quel nome che io stesso ho postoe a te quello che hai postotu. Così anche nelle città vedo nomi che

sono stati posti uno per volta per gli stessi oggetti e da Greci diversamenteda altri Grecie da Greci diversamente da

stranieri.

SOCRATE: SuvviaErmogeneriflettiamo se a te pare che anche per gli enti laquestione stia così: che la sostanza

delle cose sia propria particolarmente per ognunocome sosteneva Protagoradicendo che «di tutte le cose misura» è

l'uomosicché quali a me esse sembrinotali esse siano per mee qualisembrino a tetali esse siano per te. O sembra a

te che esse di per se stesse abbiano una loro saldezza nella loro sostanza?

ERMOGENE: Vi è già stata una voltao Socrateche io trovandomi in dubbiofui attratto proprio làalle cose che

Protagora dice; ma non mi pare proprio che la questione stia così.

SOCRATE: Cosa? A questo ti sei lasciato attrarre così da credere che nonpotesse esistere alcun uomo malvagio?

ERMOGENE: Noper Zeus! Anzi molte volte ho provato che di uomini malvagi cene siano e comepiuttosto

parecchi.

SOCRATE: E non ti è parso che ce ne fossero anche del tutto buoni?

ERMOGENE: Sìma molto pochi.

SOCRATE: Ma credevi che ce ne fossero?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E come dunque poni questo problema? Forse così: che gli uomini deltutto buoni sono anche del tutto

assennatie quelli del tutto malvagi sono anche del tutto dissennati?

ERMOGENE: A me pare così.

SOCRATE: è possibile dunquese Protagora diceva il vero e questa è laverità che quali le cose sembrino a ciascuno

tali anche siano e che alcuni di noi siano assennatialtri invece stolti?

ERMOGENE: Certamente no.

SOCRATE: E anche questocome io ritengoa te sembrerà certamente chesiccome esistono assennatezza e

dissennatezzanon è affatto possibile che Protagora (6) sostenga il vero:per nulla assolutamenteinfattiun uomo

potrebbe essere più assennato di un altrose quello che a ciascuno pare èper ciascuno il vero.

ERMOGENE: è così.

SOCRATE: E neppureio pensopotrà sembrare a tesecondo Eutidemo (7) chetutte le cose per tutti siano insieme

e sempre allo stesso modo: infatti neppure in questo modo gli uominipotrebbero essere in parte buoniin parte malvagi

se tutti in egual modo fossero sempre partecipi della virtù e dellamalvagità.

ERMOGENE: Tu dici il vero.

SOCRATE: Dunquese tutte le cose non sono per tutti insieme allo stesso modoe semprené per ciascuno ogni cosa

di quelle esistenti si trova ad essere in un modo particolareè chiaro chele cose stesse hanno in sé una sostanza certa

che non ci riguarda e che esse non si lasciano trascinare da noi su e giùsecondo il nostro estroma che sono di per se

stesse secondo la loro sostanza così come l'hanno ottenuto da natura.

ERMOGENE: A me pare che sia cosìo Socrate.

SOCRATE: Dunque le cose stesse sarebbero così secondo naturae le loroazioni non allo stesso modo? Oppure

anche questele azioninon sono un qualche aspetto di enti.

ERMOGENE: Certamente anche queste.

SOCRATE: Secondo la loro stessa natura poi si compiono le azioni e nonsecondo il nostro avviso. Come se noi ci

mettiamo a tagliare un qualcosaforse che si deve tagliare come vogliamo econ quello che vogliamo. Se invece

vogliamo tagliarlo secondo la natura del tagliare e dell'essere tagliato econ quello che si è richiesto per naturalo

taglieremo e a noi ne verrà un qualcosa in più (8) e faremo bene questopassome se invece è contro natura

sbaglieremo e non ne ricaveremo nulla?

ERMOGENE: A me pare così.

SOCRATE: Dunque anche se ci mettiamo a bruciare qualcosa non si devebruciarla secondo una maniera qualsiasi

ma soltanto secondo quella giusta? E questa è la maniera secondo la qualeciascun oggetto va bruciato secondo natura e

brucie con quel mezzo che per natura è richiesto?

ERMOGENE: è così.

SOCRATE: E non è così anche per le altre cose?

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: E dunque il dire non è esso stesso un'azione?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Dunque dirà bene uno che dica nel modo che a lui sembra debbadirsioppure se egli dice nella maniera

e per la via che la natura pretende che le cose si dicano e vengano dette enon quello che è necessarioallora ne ricaverà

un qualcosa in più e dirà; se no sbaglierà e non verrà a capo di nulla?

Platone Cratilo

ERMOGENE: A me sembra così come tu dici.

SOCRATE: E dunque il denominare è parte del dire: infatti assegnandodenominazione in qualche modo si

compiono i discorsi.

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: Dunque anche il denominare è un'azionese anche il dire eraun'azione che riguardava le cose?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E non ci è parso che le azioni non sussistano rispetto a noimache abbiano di per se stesse una loro

particolare natura?

ERMOGENE: è così.

SOCRATE: E dunque non occorre dare le denominazioni così nella maniera e perla via con cui la natura pretende

che le cose siano denominatee non nella maniera in cui vogliamo (9) seanche questo deve concordare con quello che

si diceva primae così ricaveremo un qualcosa in più e assegneremo i nomidiversamente no?

ERMOGENE: Mi pare di sì.

SOCRATE: Ebbeneciò che occorre tagliarecon qualche cosadiciamocheoccorre tagliarlo?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E ciò che bisogna tesserecon qualche cosa bisogna tesserlo? Equello che occorre forarecon qualche

cosa occorre forarlo?

ERMOGENE: Ma certo SOCRATE: E ciò che bisogna denominareoccorre denominanocon qualche cosa?

ERMOGENE: E così.

SOCRATE: E quale è lo strumento che serve a forare?

ERMOGENE: Il trapano.

SOCRATE: E quale ancora quello con cui tessere?

ERMOGENE: La spola.

SOCRATE: E quale quello con cui dare denominazioni?

ERMOGENE: Il nome.

SOCRATE: Dici bene. Anche il nome dunque è uno strumento. (10) ERMOGENE:Certo.

SOCRATE: Se io ora domandassi: «Che strumento è la spola?». Non quello concui tessiamo?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Etessendoche cosa facciamo? Non distinguiamo forse la trama egli stami confusi insieme?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E non avrai modo di dire così anche del trapano e degli altristrumenti?

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: E hai modo di dire lo stesso anche del nome? Quando diamodenominazioni con il nomeche è uno

strumentoche cosa facciamo?

ERMOGENE: Non so cosa rispondere.

SOCRATE: Non insegniamo qualcosa gli uni agli altri e distinguiamo le cosecome stanno?

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: Il nome dunque è un mezzo suscettibile di insegnare e di farcicogliere l'essenza come la spola a

proposito del tessuto?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: La spola è un mezzo per tessere?

ERMOGENE: Come no?

SOCRATE: Il tessitore si servirà bene della spola: e bene vuol dire datessitorecosì chi è atto a insegnare si servirà

bene del nome e bene vuol dire da insegnante.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Il tessitore poi dell'opera di chi dovrà servirsi benequando fauso della spola?

ERMOGENE: Di quella del falegname.

SOCRATE: Falegname poi è chiunque o chi possiede l'arte?

ERMOGENE: Chi possiede l'arte.

SOCRATE: E il perforatore dell'opera di chi dovrà servirsi bene quando fauso del trapano?

ERMOGENE: Di quella del fabbro.

SOCRATE: Fabbro poi è chiunque o chi possiede l'arte?

ERMOGENE: Chi possiede l'arte.

SOCRATE: Bene. E il maestro dell'opera di chi dovrà servirsi bene quando fauso del nome?

ERMOGENE: Neppure questo ho modo di dire.

SOCRATE: Neppure questo hai modo di direchi ci assegna i nomi di cui ciserviamo?

ERMOGENE: Proprio no.

SOCRATE: Non ti sembra che sia la legge (11) ad assegnarceli?

ERMOGENE: Pare di sì.

SOCRATE: Il maestro dunque quando si serve del nome dovrà fare usodell'opera del legislatore.

ERMOGENE: A me pare di sì.

SOCRATE: E a te pare che legislatore sia chiunque o chi possiede l'arte?

Platone Cratilo

ERMOGENE: Chi possiede l'arte.

SOCRATE: Dunque non è proprio di ogni uomo porre dei nomiErmogenema solodi chi è artefice di nomi. E

questi ècome pareil legislatoreche tra gli uomini è il più rarodegli artefici.

ERMOGENE: Così pare.

SOCRATE: Orbene considera a cosa badando il legislatore pone i nomi: erifletti da quanto si è detto in precedenza:

a cosa badando il falegname fa la spola? Non forse a un qualcosa che per suanatura è tale da essere atto a tessere?

ERMOGENE: Ma certamente.

SOCRATE: Dunque? Se gli si spezza la spola mentre la costruiscene faràun'altra guardando a quella che gli si è

spezzatao piuttosto a quella idea guardando la quale costruiva quella chegli si è spezzata?

ERMOGENE: A quell'idea: a me sembra così.

SOCRATE: E non potremmo chiamare quell'idea ciò che è la spola in sé?

ERMOGENE: A me pare di sì.

SOCRATE: Ora poiché bisogna costruire spole per tessuti leggeri o pesantiodi linoo di lana o di qualunque altra

specieoccorre pure che tutte abbiano l'idea della spola(12) e che qualeper natura risulta bellissima per ciascun lavoro

questa natura appunto bisogna conferire alla spola per ciascun lavoro.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E anche per gli altri strumenti è la stessa cosa: una volta che siatrovato lo strumento per natura adatto a

ciascun lavoro occorre riportarlo su quel materiale del quale costruiscel'operanon quale lo vuole lo stesso artefice ma

quale si impone per natura.

Un trapano infatti che per sua natura è adatto a ciascun lavorobisognacome paresaperlo fare in ferro.

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: E la spola per sua natura adatta a ciascun lavoro bisogna farla inlegno.

ERMOGENE: E così.

SOCRATE: Ciascuna spola poiper sua natura è adattacome pareper ognitipo di tessutoe così le altre spole.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E dunquecarissimoanche il nome che per sua natura è adatto aciascun oggetto bisogna che quel

legislatore sappia imprimerlo nei suoni e nelle sillabe e guardando proprio aquello che è ii nome in séfaccia e

imponga tutti i nomi se vuole essere uno che autorevolmente pone i nomi. Eanche se ciascun legislatore non lo pone

nelle stesse sillabenon bisogna in questo essere dubbiosi: infatti neppureogni fabbropur facendo lo stesso strumento

per lo stesso scopofa ricorso allo stesso ferro; ma tuttavia purché rendala stessa ideasia pure in un ferro diverso

tuttavia lo strumento riesce bene lo stesso sia che lo costruisca qui sia trai barbari. O non è così?

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: Dunque tu farai la stessa considerazione del legislatore sia qui tranoi che tra i barbarifinché dia

l'aspetto del nome adeguato a ciascun oggettosia pure con le sillabe che sivuolenon sarà per nulla peggiore il

legislatore di qui che quello di qualunque altro luogo.

ERMOGENE: Certamente.

SOCRATE: Chi dunque dovrà sapere se in un qualunque legno è stata impressal'idea adeguata della spola? Colui

che l'ha costruitail falegnameo chi dovrà farne usoil tessitore?

ERMOGENE: E più probabileSocratechi dovrà farne uso.

SOCRATE: E chi dunque dovrà fare uso dell'opera del costruttore di lire?

Non è forse quello che sa ben dirigere colui che la costruisce euna voltache sia costruitasa riconoscere se è stata

costruita bene o no?

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: Chi?

ERMOGENE: Il citarista.

SOCRATE: E chi si servirà dell'opera del costruttore di navi?

ERMOGENE: Il nocchiero.

SOCRATE: E chi bene potrebbe dirigere l'opera del legislatore e una volta chesia compiuta saprebbe ben

giudicarne qui e tra i barbari? Non forse chi dovrà farne uso?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E dunque costui non è uno che sa ben interrogare?

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: Ed è anche lo stesso che sa ben rispondere?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Ma colui che sa interrogare e rispondere in che altro modo lochiamerai tu se non dialettico?

ERMOGENE: No; proprio in questo modo.

SOCRATE: Opera del falegname dunque è costruire un timone sotto la direzionedel nocchierose timone dovrà

riuscire buono.

ERMOGENE: è evidente.

SOCRATE: è compito del legislatore dunque porre i nomiavendo a guida undialettico se vorrà porre bene i nomi.

(13) ERMOGENE: è così.

SOCRATE: C'è ben da supporre dunqueo Ermogeneche non sia cosa di pococonto l'apposizione del nomecome

Platone Cratilo

tu pensiné di uomini da poconé dei primi capitatie dice bene Cratilosostenendo che gli oggetti traggono i nomi da

natura e che non tutti sono artefici di nomima soltanto colui che guardabene quello che è per natura il nome per ogni

singolo oggetto e che è in grado di introdurne l'idea sia nelle lettere chenelle sillabe.

ERMOGENE: Non soo Socratecome si debba confutare quello che tu dici;tuttavia non è facile esserne convinti

così su due piedima io penso che sarei meglio persuaso da parte tuase tumi mostrassi quella che sostieni essere per

natura la giustezza del nome.

SOCRATE: O mio beato Ermogeneio non posso proprio dirtene alcuna; ma tu haidimenticato quanto dicevo poco

fa che io non ne so nulla ma che intendo farne ricerca insieme a te. E oramentre stiamo conducendo la ricercae a me e

a te questo appare chiaro contrariamente ai punti precedenti che il nome haper natura una sua correttezza e che non è da

ogni uomo saper porre il nome a un qualsivoglia oggetto. O no?

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: Dunquedopo di ciòoccorre cercarese tu desideri saperloqualemai sia questa sua correttezza.

ERMOGENE: Ma io desidero proprio di saperlo.

SOCRATE: Fanne ricerca dunque.

ERMOGENE: E come bisogna farla questa ricerca?

SOCRATE: La maniera più dirittaamicoè che tu la conduca con quelli chese ne intendonopagandoli con denaro

e riconoscendo loro anche gratitudine. Questi sono i sofistiai quali tuofratello Callia(14) pagando molto denarone ha

tratto fama di essere saggio. E poiché tu non sei più in possesso dei benipaternidevi insistere presso tuo fratello e

pregarlo di insegnarti la giustezza che circa questi argomenti egli haimparato da Protagora.

ERMOGENE: Sarebbe ben fuori luogo la mia preghierao Socratesementre nonaccetto affatto la "verità" di

Protagoradesiderassi poi accogliere come degne di un qualche valore leargomentazioni addotte con una tale verità.

SOCRATE: Ma se neppure questo ti appagaoccorre imparare da Omero e daglialtri poeti.

ERMOGENE: E cosa dice Omeroo Socratea proposito dei nomi e dove?

SOCRATE: In molti passima in modo più profondo e più bello in quelli incui distingue i nomi che agli stessi

oggetti attribuiscono gli uomini e gli dèi. Non ritieni forse che egli inquesti luoghi dica qualcosa di grande e di

meraviglioso sulla correttezza del nomi?

è chiaro infatti che gli dèi quanto alla correttezza dei nomi fanno usoproprio di quelli che sono tali per natura. (15)

O forse tu non lo credi?

ERMOGENE: So bene anch'io che se li chiamanoli chiamano nella manieragiusta. Ma quali sono questi nomi dei

quali tu parli?

SOCRATE: Non sai dunque che del fiume nella Troadequello che venne acombattimento con Efesto egli dice

«che gli dèi chiamano Xantosma gli uomini Scamandro»? (16) ERMOGENE: Iosì.

SOCRATE: Ebbenenon pensi tu che sia qualcosa di ragguardevole sapereperché mai vada correttamente chiamato

Xanto anziché Scamandro? Ese vuoidell'uccello del quale dice che Calcidelo chiamano gli dèicimindide (17) gli

uomini(18) credi che sia da poco l'apprendere quanto sia più correttochiamare calcide invece che cimindide lo stesso

uccello? E così di Batiea e di Mirine (19) e molte altre cose di questopoeta e di altri? Ma forse è cosa più grande che da

me e da te scoprire questi nomi.

Mentre di Scamandrio e di Astianatte che sono i nomi che egli dice attribuitial figlio di Ettoreè cosa più umana

come a me paree più facile scoprire quale mai sia la correttezza che eglidice. Tu conosci certamente i versi nei quali si

trova quello che io dico.

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: Ora di questi due nomi quale pensi che Omero giudichi più correttoassegnare al fanciullo: Astianatte o

Scamandrio?

ERMOGENE: Non so che dire.

SOCRATE: Ora considera in questo modo: se qualcuno ti domandasse: credi tuche attribuiscano i nomi più

correttamente i più intelligenti o i meno intelligenti?

ERMOGENE: Ovviamente i più intelligentirisponderei.

SOCRATE: E dunque nelle città ti sembrano più assennati gli uomini o ledonneper fare così un discorso in

generale?

ERMOGENE: Gli uomini.(20) SOCRATE: E sai dunque che Omero dice che ilfiglioletto di Ettore veniva chiamato

Astianatte dagli uominiScamandrio invece è chiaro che veniva chiamatodalle donnedal momento che gli uomini lo

chiamavano Astianatte?

ERMOGENE: Pare così.

SOCRATE: Dunque anche Omero non riteneva più saggi i Troiani delle lorodonne?

ERMOGENE: Penso di si.

SOCRATE: Dunque riteneva egli pure che al fanciullo fosse attribuito piùgiustamente il nome di Astianatte che di

Scamandrio?

ERMOGENE: è evidente.

SOCRATE: Cerchiamo dunque di scoprire il perché: o non ce lo indica eglistesso nel modo migliore il perché?

Dice infatti: Egli solo difendeva per essi la città e le grandi mura(21) eper questo dunquecome parepuò andare bene

chiamare Astianatte ('padrone''re della città') il figlio del difensorecioè padrone di quello che il padre di lui salvava

come dice Omero.

Platone Cratilo

ERMOGENE: A me pare così.

SOCRATE: E come mai? Perché in verità io ancora non lo capisco: e tuErmogenelo capisci?

ERMOGENE: Per Zeusio no!

SOCRATE: Mamio buon amicoanche ad Ettore il nome lo dette lo stessoOmero?

ERMOGENE: Che vuol dire?

SOCRATE: Che anche questo nomecome a me sembraè un pressappoco comeAstianatte e che questi nomi hanno

somiglianza con quelli Greci: infatti anax e hektor significavano su per giùla stessa cosa e sono ambedue nomi regali

perché quello di cui uno è anax di questo certamente è anche hektor; èchiaro infatti che lo dominalo ha in proprio

possessolo 'ha'.(22) Oppure sembra a te che io non dica nullama tragga ininganno anche me stesso pensando di

appigliarmi come a una traccia del pensiero di Omero circa la correttezza deinomi?

ERMOGENE: Noper Zeustu certamente nocome a me pare; anzi a qualcosa tuti afferri certamente.

SOCRATE: è giustocosì a me parechiamare leone il nato da leone ecavallo il nato da cavallo; e non dico se come

per un portento da un cavallo nasce qualche altra cosa che non sia cavalloma di quello che secondo natura è

discendenza di quel genere: di questo parlo io.

Perché se un cavallo contro natura genera un vitello che secondo natura èprole di una muccanon bisogna

chiamarlo puledroma vitello.

E neppure io penso se da un uomo non nasce ciò che è prole di uomoquestonato debba essere chiamato uomo.

Oppure a te non pare così?

ERMOGENE: A me sì.

SOCRATE: Tu dici bene: ora però bada che io non ti tragga in errore:infattisecondo lo stesso ragionamentoanche

un nato da re bisogna chiamarlo re; se poi il nome in alcune sillabe e inalcune altre significa la stessa cosanon v'è

alcun problema. Ma se si aggiunge poi o si toglie qualche lettera neppurequesto non cambia nullapurché la sostanza

dell'oggetto risulti chiaramente prevalente nel nome.

ERMOGENE: E come dici questo?

SOCRATE: Nulla di complicato: ma come tu sai delle lettere noi diciamo inomima non le stesse lettereeccetto

quattro: l'el'yl'ol'ô;(23) alle altre vocali poi e alle consonantitusai che noi le pronunciamoaggiungendo altre

letterequando diamo loro i nomi.

Ma purché vi poniamo chiara la forza espressiva della lettera va benechiamare la lettera con quel nome che ce la

renda chiara. Ad esempio il beta tu vedi che pur con l'aggiunta dell'edeltdell'anon ne ha avuto alcun dannotanto da

non manifestare chiaramente con il nome al completo la natura di quellalettera che voleva il legislatore; così egli seppe

porre bene i nomi alle lettere.

ERMOGENE: Mi pare che tu dica il vero.

SOCRATE: Lo stesso discorso non val pure a proposito del re? Infatti da un rediscenderà un reda uno buono un

buonoda uno bello un bello e così per ogni altra cosa: da ogni generenascerà altra siffatta prolea meno che non

intervenga un prodigio: bisognerà perciò usare gli stessi nomi. èpossibile ad ogni modo fare variazioni con le sillabeal

punto da sembrare all'incompetente che i nomi sono diversi tra di loromentre sono gli stessi. Così a noi i farmaci dei

medici resi vari nei colori e negli odori sembrano diversi mentre sono glistessi; al medico inveceproprio perché

considera la potenza dei farmacisembrano gli stessie non si fa colpire daquel che viene aggiunto.

Cosìcon ogni probabilitàchi si intende di nomi considera la loro forzaespressiva e non si lascia colpire se viene

aggiunta qualche letterao viene spostatao viene toltao se anche inlettere completamente diverse sta la forza

espressiva del nome. Come quanto dicevamo poco faAstianax e Hektor nonpresentano alcuna lettera eguale eccetto il

tauma significa pure la stessa cosa. E Archepoli ('reggitore di città')quale lettera presenta in comune con quelli?

Eppure significa la stessa cosa.

E ve ne sono molti altri che non significano niente altro se non re.

E altri ancora stratego come Agis e Polemarco e Eupolemo;(24) e altri sononomi di medici quali Iatrocle e

Achesimbroto.(25) E forse potremmo trovarne molti altri che suonano bendiversamente nelle sillabe e nelle letterema

che per la loro capacità espressiva fanno risuonare lo stesso concetto.Sembra così anche a teo no?

ERMOGENE: Sìcertamente.

SOCRATE: E dunque agli esseri che sono generati secondo natura occorreattribuire gli stessi nomi?

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: Ma a quelli che sono generati contro naturaquelli che nasconosotto l'aspetto di un portento? Per

esempio quando da un uomo buono e pio viene generato uno empionon è comenegli esempi precedenti? E se un

cavallo genera prole di muccanon si dovrebbe a questa attribuire il nomedel generantema quello della specie cui

appartiene?

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: E così a chi viene generato empio dal pio occorre dare il nomedella propria specie.

ERMOGENE: è così.

SOCRATE: E dunquea quanto parenon si deve chiamare Teofilo ('caro aglidèi') né Mnesiteo ('memore degli

dèi')né con alcun altro nome similema con quelli che significano ilcontrario di questise ai nomi si vuole conferire

una loro correttezza.

ERMOGENE: Non c'è alcun dubbioSocrate.

SOCRATE: Come anche il nome di Oreste ha ogni probabilità di esser statoapposto correttamente sia che glielo

Platone Cratilo

abbia attribuito il caso sia anche un poeta che voleva indicare con il nomequel che di ferino e di selvatico e anzi di

'montanaro' era proprio della sua indole.

ERMOGENE: Pare cosìSocrate.

SOCRATE: E pare anche che suo padre abbia un nome in accordo con natura.

ERMOGENE: Pare.

SOCRATE: E certamente l'Agamennone (26) è uomo tale da sapere sopportareogni fatica e affanno alle imprese

che si proponeva e ponendo fine con la sua virtù ai suoi proponimenti. Delsuo modo di sentire e della sua costanza

prova ne è la sua moné ('permanenza') davanti a Troia. Che quest'uomodunque fosse agastos ('ammirevole') per la sua

epimone ('costanza') lo prova il nome di Agamennone. E forse anche il nome diAtreo (27) sta correttamente.

Infatti l'uccisione di Crisippo da parte sua e le atrocità che egli compìcontro Tieste sono tutte cose queste dannose

anzi atera'rovinose' rispetto alla virtù. Ma l'eponimia dello stesso nomeun poco devia e quasi viene nascosta tanto da

non rivelare a tutti la natura dell'uomo. Ma a chi ha dimestichezza con inomi Atreo manifesta sufficientemente quel che

vuol dire.

Infatti o che venga avvicinato a ateires ('indistruttibile') o a atresfon ('intrepido')o a ateron ('rovinoso') in ogni modo

il nome è apposto bene. A me pare anche che per Pelope (28) il nome calziperfettamente bene: questo nome infatti

significa 'colui che vede le cose vicine' ed è degno di questadenominazione.

ERMOGENE: Come?

SOCRATE: Si dicead esempiosu quest'uomoche nell'uccisione di Mirtilo(29) non fu in grado di presagire né di

prevedere tutte le cose che a distanza di tempo sarebbero cadute su tutta lastirpedi quante sciagure l'avrebbe riempita

vedendo soltanto il vicino e l'immediatoe questo è il pelas ('vicino')quando spasimava di ottenere a ogni costo le nozze

con Ippodamia. Anche per Tantalo chiunque potrebbe ritenere che il nome èstato posto giustamente e secondo natura

se sono vere le cose che si dicono a suo riguardo.

ERMOGENE: E quali sono queste cose?

SOCRATE: Le sventure molte e terribili che lo colsero ancora in vitadellequali l'ultima la rovina completa della

propria patriapoida mortonell'Adequella talanteia ('sospensione')della pietra sul suo capo che si intona così

mirabilmente con il suo nome e in realtà pare proprio come se uno avessevoluto chiamarlo talantaton (30)

('infelicissimo')velandone un po' il nomelo chiamasse e dicesseinvecedi quelloTantalo; questo nome dunque anche

a lui pare che glielo abbiano procurato i casi delle dicerie sul suo conto. Esembra anche che al padre di lui che viene

detto Dia il nome sia stato apposto benissimo: ma non è facile capirlo. Inrealtà il nome Dia è quasi come una frasee

dividendolo in due parti alcuni se ne servono di una e altri ci serviamodell'altrae così alcuni lo chiamano Zena altri

Dia. Ma queste due parti fuse insieme rivelano la natura del nome che èappunto quello che noi sosteniamoche un

nome deve essere in grado di fare. Infatti non esiste per noi né per tuttigli altri uno che sia maggiormente causa dello

zen ('vivere') se non chi è padrone e re di tutte le cose. Accade dunque chea ragion veduta questo dio sia chiamato colui

mediante il quale (di'hon) il vivere (zen) è proprio di tutti gli esseriviventi. Ma come ho detto il nomeche è uno soloè

stato diviso in due parti: Dia e Zena.(31) E che questo poi sia figlio diCrono (32) può sembrare insolente per uno che lo

ascolti una prima voltainvece è ben ragionevole che Dia sia prole di unagrande intelligenza: il nome infatti significa

coron non fanciulloma quello che è puro di lui e insomma l'aspettoimmacolato della mente. Questi poi (Crono) è

figlio di Urano come vuole il mito: e sta bene che la contemplazione versol'alto sia chiamata con questo nome urania

(33) perché guarda le cose di lassù e appunto di là i meteorologi diconoche derivi la purezza della mente e che

all'ouranos ('cielo') sia stato dato giustamente questo nome. E se ioricordassi la genealogia di Esiodo quali dèi ancora

andando a ritrosoegli dice progenitori di questinon cesserei didimostrare come ad essi siano stati posti giustamente i

nomifino a che non avessi messo alla prova cosa farà questa sapienzaseverrà meno o noche oraall'improvvisomi

è caduta addosso e non so da dove.

ERMOGENE: In veritào Socratemi sembra che ti metta a dare vaticini cosìall'improvvisocome quelli che sono

ispirati.

SOCRATE: E io ho l'impressioneo Ermogeneche essa mi sia caduta addosso adopera di Eutifrone di

Prospalta.(34) Stamane infatti sono stato a lungo assieme a lui e gli hoprestato ascolto. Può darsi anche che eglicosì

ispirato come ènon solo mi abbia riempito le orecchie della sua divinasapienzama che me l'abbia attaccata anche

nell'anima. Mi pare dunque che sia bene fare così: per oggi servircene econtinuare le ricerche sui restanti problemi

riguardanti i nomidomani poise anche a voi sembrerà benerigettarla epurificarcenetrovando qualcuno che sia

capace di purgarci da tali esperienzesia esso un sacerdote o un sofista.

ERMOGENE: Io sono d'accordoperché volentieri ascolterei quello che restada dire sui nomi.

SOCRATE: Bisogna dunque fare così: da dove vuoi che cominciamo a indagarepoiché ci siamo mossi su una certa

improntaper venire a sapere se i nomi stessi ci attesteranno di non esserestati posti così a caso a uno a unoma di

avere una loro giustezza?

Ora i nomi che vengono usati per gli eroi e per gli uomini forse possonotrarci in inganno: molti di essi infatti sono

stati posti così per eponimia con quelli degli antenatipur nonconfacendosi per alcunicome dicevamo all'inizio; molti

vengono posti come buon augurio come Eutichide (35) ('fortunato')Sosias ('salvatore')Teofilo ('caro agli dèi') e molti

altri. Ma a me pare che noi dobbiamo tralasciare nomi di tale fattamentremi pare verisimile che noi troveremo

particolarmente nomi posti con giustezza nelle cose che si trovano semprenella stessa condizione e sono così per

natura.

Conviene che qui particolarmente l'apposizione del nome sia stata realizzatacon gran cura. E forse alcuni di essi

Platone Cratilo

furono posti da un potere più divino che umano.

ERMOGENE: Mi pare che tu dica beneo Socrate.

SOCRATE: Non è giusto dunque cominciare dagli dèiper comprendere perchémai furono chiamati giustamente

con questo nome di theoi?

ERMOGENE: Mi pare di sì.

SOCRATE: Io dunque faccio questa supposizione: mi pare che i primi uomini cheabitavano in Grecia

considerassero dèi soltanto quelli che ora anche molti barbari stimano talie cioè il solela lunala terragli astri e il

cieloe siccome li vedevano tutti andare sempre di corsa e correredaquesta loro natura del thein ('correre')li

chiamarono theous ('dèi'); in seguito poiriconosciute le altre divinitàle chiamarono tutte con questo nome. Ti pare che

quel che dico in qualche modo si avvicini al vero oppure in niente?

ERMOGENE: Mi pare del tutto verisimile.

SOCRATE: E cosa dobbiamo cercare oradopo questo?

ERMOGENE: è chiaro: i daimones ('demoni')gli heroes ('eroi')e glianthropoi ('uomini').

SOCRATE: E in veritàErmogenecosa pensi mai voglia dire il nome daimones?Considera se ti pare che io dica

qualcosa di serio.

ERMOGENE: Ebbenedilla.

SOCRATE: Lo sai tu quali dica Esiodo essere i daimones?

ERMOGENE: Non l'ho presente.

SOCRATE: E neppure perché dice che la prima stirpe degli uomini era d'oro?

ERMOGENE: Questo lo so.

SOCRATE: E dunque di essa dice: Ma dopo che tale stirpe la Moira nascosesottoterradaimones sacrisotterranei

essi son chiamati buoniprotettori dai malicustodi degli uominimortali.(36) ERMOGENE: E che vuol dire?

SOCRATE: Io credo che egli chiamasse quella stirpe dorata non perchégenerata dall'oroma perché buona e bella.

E ne è prova per me che dice di noi che siamo una stirpe di ferro.

ERMOGENE: Tu dici il vero.

SOCRATE: E non pensi tu che anche oggi direbbe che appartiene a quella stirpedorata se pure ancora ve n'è

qualcuno dei buoni?

ERMOGENE: è verisimile.

SOCRATE: E che altro sono i buoni se non intelligenti?

ERMOGENE: Intelligenticerto.

SOCRATE: A me dunque pare questoche egli soprattutto li chiami daimones;poiché erano intelligenti e daemones

('savi')(37) li ha chiamati daimones. Anche nella nostra lingua anticaricorre in tal senso questo nome. Egli dice dunque

bene e così gli altri poeti quanti dicono che un uomo realmente buono dopola morte ottiene una grande sorte e onore e

diviene daimon secondo l'eponimia della sua saggezza. Allo stesso modoritengo anch'io che ogni uomo che sia buono

sia appunto daimonios ('divino') da vivo e da morto e che sia chiamatogiustamente demone.

ERMOGENE: E anche a me pareo Socrate; esprimerei il mio voto insieme a te.Ma heros ('l'eroe') che cos'è poi?

SOCRATE: Questo non è molto difficile da capire: di poco infatti èmodificato il loro nomemostrando la propria

origine da eros ('amore').

ERMOGENE: Come dici?

SOCRATE: Non sai che gli heroes ('eroi') sono semidei?

ERMOGENE: E con questo?

SOCRATE: Tutti dunque sono nati o da un dio innamorato di una mortaleo daun mortale innamorato di una dea.

Se dunque tu consideri questo secondo la lingua attica antica lo capiraimeglio; ti dimostrerà infatti che dal nome di eros

('amore') da cui sono nati gli eroipoco si è deviato in grazia del nome. Equesto appunto che significa «eroi»o perché

erano saggi e retorie abilissimi e dialetticiessendo capaci di erotan ('interrogare');infatti eirein significa 'dire'. Come

dunque dicevamoquelli che sono detti eroi nella lingua atticaaccade chesiano alcuni dei retori e degli individui

espertissimi ad interrogaretanto che stirpe di retori e di sofisti diventala tribù "eroica". Ma questo non è difficile da

intendere; piuttosto il nome di uominiperché mai vengono chiamatianthropoi ('uomini'): sapresti dirlo tu?

ERMOGENE: E da quale presuppostoo mio caropotrei saperlo?

Neppure se fossi capace di trovare qualcosanon mi ci impegnerei perchépenso che tu lo troverai meglio di me.

SOCRATE: Tu dunque confidi nell'ispirazione di Eutifronecome pare.

ERMOGENE: è chiaro.

SOCRATE: E ben a ragione ti rimetti a quella: come anche a meorapare diaverla pensata proprio con finezzae

corro il rischiose non sto attentodi divenire oggi anche più sapientedel necessario.

Presta pure attenzione a quel che dico. In primo luogoinfattia propositodei nomi bisogna pensare nel modo

seguenteche spesso aggiungiamo delle letterespesso ne togliamorispettoa ciò che vogliamo denominare e cambiamo

gli accenti. Ad esempio Dii philos ('caro a Zeus') perché possa diventarciun nome anziché una frasettanoi vi togliamo

il secondo iota e pronunciamo grave anziché acuta la sillaba di mezzo.(38)Al contrarioin altri nomi inseriamo delle

letteree delle sillabe con accento grave le pronunciamo con l'accentoacuto.

ERMOGENE: Dici la verità.

SOCRATE: Uno di questi fenomeni è avvenuto anche per il nome anthropoi ('uomini')come a me pare. è diventato

nome da locuzionedopo che è stata tolta una lettera: l'alpha ed essendodivenuta grave la parte finale.

Platone Cratilo

ERMOGENE: Come dici?

SOCRATE: Così. Questo significa il nome anthropos ('uomo')che mentre glialtri animali non consideranonon

ponderanonon riflettono attentamente sulle cose che vedonol'uomo invececome ha vistocosa che diciamo anche

opope ('ha visto')si mette anche a ponderare e a riflettere bene su ciòche ha visto. Di qui giustamente soltanto l'uomo

tra gli animalifu chiamato anthroposcioè anathron ha opope ('cheriflette su ciò che ha visto').

ERMOGENE: E dopo di questo posso domandarti ancora ciò che mi piacerebbe disapere?

SOCRATE: Ma certo.

ERMOGENE: A mio parere è una cosa che viene di seguito a quelle dette:dell'uomo dunque noi diciamo in parte

psyche ('anima')e in parte soma ('corpo').

SOCRATE: Come no?

ERMOGENE: Tentiamo dunque di esaminare anche queste come le precedenti.

SOCRATE: Tu dunque dici di esaminare la psyche come mai verisimilmente ebbequesto nome e poi dopo anche

soma?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Per rispondere così alla sveltaio penso che quelli cheattribuiscono all'anima il nome di psyche

abbiano stimato un pressappoco che questa è la parte che quando è presentenel corpo è quella che è cagione di vita per

lui ponendogli la capacità di respirare e l'anapsychon ('quello che ristora')e insiemequando questa facoltà di ristoro

viene menoil corpo cade in rovina e muore. Per questa ragione mi pare cheessi chiamarono psyche l'anima. E se vuoi

fermati un attimo; mi sembra di intravvedere una spiegazione più affidabiledi questa per Eutifrone e il suo seguito. Essi

infattia mio parerepotrebbero sottovalutare e considerare grossolanaquesta che è stata data.

Rifletti dunque sequesta che seguepiaccia anche a te.

ERMOGENE: Dilla pure.

SOCRATE: La natura dunque di tutto il corpotanto da consentirgli di viveree di andare in girocos'altro pensi tu

che la tenga insieme (echein) e la sostenga (ochein) se non l'anima?

ERMOGENE: Niente altro.

SOCRATE: E dunque? Non credi tu con Anassagora che anche per la natura ditutte le altre cose non siano la mente

e l'anima a dare loro ordine e a tenerle insieme?

ERMOGENE: Io sì.

SOCRATE: A questa potenza che tiene insieme e sostiene la natura physin ocheikai echei si addice bene questo

nome e anche chiamarla phiseche; maabbellendolasi può anche dire: psyche.

ERMOGENE: Ma certamente: questa derivazione mi pare fatta maggiormente adarte rispetto all'altra.

SOCRATE: Ed è così. Ma sembra ridicola se la chiamiamo col nome che le fuposto.

ERMOGENE: Ma come possiamo dire per quello che viene dopo?

SOCRATE: Dici il corpo?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: In parecchie manierea mio parere. Ese poi si cambia un po'inmolte. Alcuni infatti dicono che esso è

il sema (la 'tomba') dell'animain quanto l'anima vi sta riposta in questavita presente.

E siccome l'anima segnala attraverso il corpo quel che vuole significareanche per questa ragione è giusto chiamarlo

sema. E mi pare che questo nome gliel'abbiano posto quelli del seguito diOrfeopoiché l'anima paga lo scotto di quelle

colpe che deve pagare e che abbia questo involucroad immagine d'un carcereper essere salvata sozetai. Questo

dunque sia per l'animafino a che non abbia pagato quel che devecomeappunto esso viene denominatoun somacioè

un mezzo di salvezza e non occorre cambiarvi nullaneppure una lettera.

ERMOGENE: Su questi argomentio Socratemi pare che sia stato dettoabbastanza. Sui nomi degli dèicome poco

fa tu dicevisu quello di Zeuspotremmo esaminare alla stessa maniera se iloro nomi sono stati posti con una qualche

giustezza?

SOCRATE: Certoper Zeuso Ermogenese noi avessimo sennoavremmo un modoil più bello di tuttipoiché

degli dèi nulla sappiamoné di loroné dei loro nomi con i qualichiamano se stessi: è chiaro infatti che essi si chiamano

con nomi veri. Un secondo modo di correttezza poicome noi abbiamol'abitudine di invocarli nelle nostre preghiere

quali che siano i nomi e donde piaccia loro di essere chiamatidi chiamarlinoi stessi con quei nomiperché di essi

niente altro sappiamoperché mi sembra che ci si sia abituati bene. Ma setu vuoifacciamo questa indagine

premettendo prima agli dèi che su di essi non faremo affatto questa ricercagiacché non riteniamo di essere in grado di

farlama intorno agli uominiper conoscere con quale opinione mai essiposero loro nomi. Questa infatti non è cosa

empia.

ERMOGENE: A me pareSocrateche tu parli proprio come è giusto.

SOCRATE: Da quale altro nome se non da quello di Hestiadobbiamo cominciaresecondo la consuetudine?

ERMOGENE: è proprio giusto.

SOCRATE: E cosa si può dire dunque che abbia pensato colui che le diede ilnome di Hestia?

ERMOGENE: Non mi pare davveroper Zeusche anche questo sia facile.

SOCRATE: Ci sono molte probabilitàmio buon Ermogeneche i primi cheattribuirono i nomi non fossero gente di

poco contoma meteorologi e cervelli fini.

ERMOGENE: Perché?

SOCRATE: A me pare che l'assegnazione dei nomi sia opera di uomini comequesti; se uno poi considera anche

Platone Cratilo

nomi stranierinon di meno scopre quello che ciascuno vuole dire. Adesempioanche a proposito del termine che noi

chiamiamo ousia ('essenza''sostanza') ci sono anche di quelli che lachiamano essia e altri ancora osia. In primo luogo

dunque dal secondo di questi nomi avviene secondo ragione che l'ousia ('essenza'sostanza') delle cose sia chiamata

Hestia e che poi noi diciamo che è (estin) quello che ha parte dell'essenzadelle cosee secondo questo venga chiamata

giustamente Hestia. Sembra infatti che anche noi anticamente chiamassimoessia l'ousia. E ancora pensando ai sacrifici

si può considerare che valutassero a questo modo coloro che posero i nomi:è verisimile infatti che prima che a tutti gli

dèi sacrificassero innanzitutto a Hestia coloro che denominarono essia l'ousia(l"essenza')(39) di tutte le cose. Ma quanti

invece la denominarono osiamolto verosimilmente questisecondo il pensierodi Eraclitopensarono che tutte le cose

esistenti sono in movimento e nulla resta fermo; dunque se causa e principiodel loro essere in movimento è l'othoun

('spingere''mettere in moto') di qui sta bene chiamarla osia ('la forza cheprovoca il movimento'). E tutto ciò sia pur

detto così da parte di gente che nulla sa. Ma dopo Hestia è giusto farericerche sui nomi di Rhea e di Kronos. Ma quello

di Kronos è già stato esaminato da noi. Maprobabilmenteio non diconulla di sicuro.

ERMOGENE: PerchéSocrate?

SOCRATE: Maamico mioho in mente uno sciame di saggi pensieri.

ERMOGENE: E quale mai è questo?

SOCRATE: Assolutamente ridicolo a dirsima con una certa credibilitàiopenso.

ERMOGENE: E quale è questa?

SOCRATE: Mi pare di vedere Eraclito che pronuncia certe sue antiche massimedi saggezzaaddirittura del tempo

di Crono e di Rea (40) delle quali anche Omero ha parlato.

ERMOGENE: E a qual proposito dici questo?

SOCRATE: Dice Eraclito «che tutto si muove e nulla sta fermo» econfrontando gli esseri alla corrente di un fiume

dice che «non potresti entrare due volte nello stesso fiume».

ERMOGENE: è così.

SOCRATE: E dunque? Credi tu che la pensasse diversamente da Eraclito chi posea nome dei progenitori degli altri

dèi Rea e Crono? O pensi tu che così per caso egli abbia posto i nomi difiumi? (41) Come a sua volta Omero chiama

«Oceano genesi degli dèi» e «madre Tethys».(42) E così anche Esiodo iopenso. E anche Orfeo in un passo dice:

Oceano dalla bella correnteper primo iniziò il connubio egli che prese inmoglie la sorella di Thetysfiglia della stessa

madre.(43) Rifletti dunque come tutte queste testimonianze siano in accordotra di loro e tendano tutte alle teorie di

Eraclito.

ERMOGENE: Mi pare che tu dica bene qualcosao Socrate. Però io non riesco acapire cosa vuoi dire il nome di

Thetys.

SOCRATE: Manca poco in verità che questo non lo dica lo stesso nome che ècontraffatto da fonte: infatti il termine

diattomenon ('quello che cola') e l'altro hethoumenon ('ciò che sgocciola')sono immagine di fonte. Da ambedue questi

nomi è composto il nome di Thetys.

ERMOGENE: Questao Socrateè un'ipotesi proprio arguta.

SOCRATE: E perché non dovrebbe? Ma cosa c'è dopo di questo? Di Zeus abbiamogià detto.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Diciamo allora dei suoi fratellidi Poseidone e di Plutone edell'altro nome con il quale il secondo viene

chiamato.

ERMOGENE: Molto bene.

SOCRATE: Dunque questo nome di Poseidonil primo che glielo assegnòmipare che glielo desseperchémentre

camminava la natura del mare lo trattenne e non lo lasciò più andareavantima divenne per lui come un desmos ton

podonun 'legame dei piedi'. Chiamò dunque il dio che domina questa potenzadel mare Poseidoncome se fosse Posi

desmos ('legame ai piedi'). E la e è stata aggiuntaforseal fine dieleganza.

Probabilmente invece non vuol dire questoma invece del sigma veniva dettoun tempo con due lambdacome dio

polla eidos ('che molte cose sa'). Ed è possibile inoltre che dal seiein(44) ('dallo scuotere') fosse chiamato ho seion ('lo

scuotitore').

Dunque la pi e il delta sono aggiunte. Per quel che riguarda Ploutonquestonome gli fu attribuito dal ploutou dosis

('dono della ricchezza')in quanto la ricchezza si ricava da sotto la terra;per quel che riguarda Haidesinvecemi pare

che i più intendano che con questo nome si voglia dire l'aides (45) ('l'invisibile')ma poitemendo questo appellativolo

chiamano Plutone.

ERMOGENE: E a te cosa ne pareSocrate?

SOCRATE: A me pare che gli uomini per molte ragioni siano in errore riguardola potenza di questo dio e lo temano

benché egli non ne abbia colpa. E lo temono perché quando ciascuno di noimuorese ne sta sempre làe poiché la

nostra animanuda del proprio corpogiunge da luilo temono anche perquesto. A me pare invece che tutto tenda alla

stessa cosae il potere del dio e il suo nome.

ERMOGENE: E come?

SOCRATE: Ti dirò dunque quello che è il mio parere; dimmi però: per unessere vivente qualsiasiil legame più

sicuro perché resti fermo ovunquequal è: necessità o desiderio?

ERMOGENE: C'è molta differenzaSocrate: il desiderio.

SOCRATE: E credi tu che molti non sfuggirebbero a questo dio se egli nonlegasse con il legame più forte quelli

che vanno là?

Platone Cratilo

ERMOGENE: è chiaro.

SOCRATE: Con un qualche desiderio dunque egli li legase li lega con il piùforte dei legamie con la necessità.

ERMOGENE: Pare così.

SOCRATE: Ea loro voltai desideri sono molti?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E dunque li lega con il maggiore dei desideri(46) se vuoletrattenerli con il più grande dei legami.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E c'è dunque un desiderio maggiore quando unostandosene insieme aun altropensa di divenire un

uomo migliore per mezzo di quello?

ERMOGENE: Assolutamentein nessun modo può essercio Socrate.

SOCRATE: Per questo diciamoo Ermogeneche nessuno di quelli di là se nevuole tornare quaneppure le stesse

Sirenema si sentono esse stesse ammaliate come anche tutti gli altri. Cosìbelliparesono i discorsi che Ade sa dire; e

così da questo discorso ne viene che egli è un perfetto sofista e un grandebenefattore di quelli che sono insieme a lui

egli che così tanti beni riesce a dispensare anche a quelli di qua.(47) Elui ne ha tanto numerosipolla houtodei beni

che sovrastano làe per questo si ebbe il nome di Plutone. E del resto ilfatto che non voglia stare insieme agli uomini

quando hanno ancora il corpoma lo stare insieme a loro soltanto alloraquando l'anima è pura da tutti i mali e tutte le

passioni legate al corponon sembra a te che sia proprio di un filosofo e dichi ha bene considerato che soltanto così può

tenerlilegandoli con il desiderio della virtùmentre quando hanno ancorale passioni e le follie che si congiungono al

corponeppure Crono potrebbe trattenerli con quei legami che si narrano sudi lui?

ERMOGENE: Mi pare proprio che tu dica beneo Socrate.

SOCRATE: E dunqueErmogeneil nome Haides è così lontano da derivare daaides'l'invisibile'ma è ben più

probabile chedall'eidenaidal 'sapere' lui ogni cosa belladallegislatore fu chiamato Haides.

ERMOGENE: Bene. Ma di Demeter ed Hera e Apollon e di Athena ed Hephaistos eAres come diciamo?

SOCRATE: Demeter sembra che sia stata chiamata in questo modo per il dono delcibo come la didousa hos meter

'che dà come una madre'ed Hera in quanto è erate ('amabile')come dunquesi dice anche di Zeus cheinnamorato di

lei la tiene con sé.

Ma forseoccupandosi di cose celestiil legislatore chiamò l'aer('l'aere') Hera camuffando un po' il suo

intendimento ponendo il principio alla fine (ponendo alla fine la primalettera del nome).

E tu puoi capirlo se ripeti spesso il nome di Hera.(48) Riguardo Pherrephatta(Persefone)molti hanno paura anche

di questo nome e quello di Apollonper inesperienzacome è verisimiledella correttezza dei nomie così scambiando

alcune lettere volgono la mente a Phersephone ('portatrice di morte') e pareloro cosa terribile;(49) esso indica invece

che la dea è sapiente.

Infatti le cose pheromena'che sono portate'l'ephaptomenon ed epaphon'quello che sovrasta' e 'quello che tocca'e

in definitiva che può seguire potrebbe essere sapienza.(50) Questa deadunque per la saggezza e per il 'toccamento di

quel che viene portato'dia ten epaphen tou pheromenou potrebbe esserechiamata correttamente Pherepaphao

qualcosa di simile; perciò con lei convive Adeche è saggio e perché essaè tale; ora invece ne pervertono il nome

facendo maggiore conto della gradevolezza di pronuncia che della veritàtanto da chiamarla Pherrephatta. La stessa

cosa avviene anche per Apolloncome si dicevamolti infatti sono impauritidal nome del dio come se significasse

qualcosa di terribile; o non vi avevi fatto caso?

ERMOGENE: Ma certamente; tu dici proprio la verità.

SOCRATE: Questo nome invecea mio parereè stato posto splendidamenteproprio per la potenza del dio.

ERMOGENE: E come?

SOCRATE: Tenterò di dirti quello che è il mio parere: infatti non puòesserci nomechepur essendo unicosi

armonizzi di più alle quattro potenzialità del diocosì da comprenderletutte e da mostrarne in qualche modo la sua

attinenza alla musicaalla nauticaalla scienza medica e alla capacità discagliare dardi.

ERMOGENE: Parlane dunque: perché tu mi dici che questo nome è un po' fuoridel comune.

SOCRATE: Ma ben armonizzato perché il dio è musico; perchéanzitutto lapurificazione e le purgazioni sia

secondo la scienza medica sia secondo quella manticae le lustrazioni con ifarmaci previsti dalla scienza medica e da

quella mantica e le abluzioni che sono insite in queste e le aspersionitutte queste cose possono avere questo solo scopo

di rendere l'uomo puro nel corpo e nell'animao no?

ERMOGENE: Ma certamente.

SOCRATE: E dunque non deve essere questo il dio che lava (apolouon) e chescioglie (apolion) da siffatti mali?

ERMOGENE: Senza dubbio.

SOCRATE: E dunque per questi lavacri (apolouseis) e per questi scioglimenti (apoliseis)siccome egli è medico di

codesti malanni dovrebbe essere chiamato correttamente Apolouon'colui chelava'quanto poi alla scienza nauticaal

veroal semplice haplounche poi sono la stessa cosapotrebbe esserechiamato correttamente Aploun: così infatti

chiamano questo dio tutti i Tessali. E ancora siccome egli è sempre padronedei lanci (aei bolon enkrates) per le sue

capacità nel tirareegli è Aei ballon ('che sempre colpisce').(51) Quantoall'arte musicale occorre tenere presentecome

in akolouthon kai ten akoitin ('seguace e coniuge') che la alpha (a) spessosignifica to omou ('insieme')ed anche qui ten

homou polesin ('il movimento insieme') sia per quel che riguarda il cieloche chiamano polisia per quel che riguarda

l'armonia nel canto che viene chiamata sinfoniapoiché tutte queste cosecome dicono gli intenditori in fatto di musica e

di astronomiasi muovono tutte insieme a una certa armonia. Questo dioinfatti sovrintende all'armonia muovendo tutte

Platone Cratilo

queste cose così presso gli dèicome presso gli uomini.

Come dunque l'homokeleuthon ('compagno di via') abbiamo chiamato akolouthos('seguace') e l'homokoitis ('che

giace insieme') abbiamo chiamato akoitis ('compagna di letto')(52) cambiandoinvece dell'homo in alpha (a) così

abbiamo chiamato Apollon quello che era Homopolonaggiungendovi un altrolambda (l) poiché diveniva omonimo e

quel nome sgradito (apolon 'che ucciderà''che darà morte'). Ed è proprioquello per cui anche ora alcunistando in

sospetto per non considerare correttamente la forza espressiva del nomehanno paura come se avesse il significato di

'strage''rovina'. E invece è stato posto molto benecome si diceva pocofaperché abbraccia tutte le possibilità del dio

che è schiettoche sempre colpisceche purificache tutto muove. AlleMuse poi e in generale alla musica il legislatore

pose questo nomecome è verisimiledel verbo mosthai ('investigare') edalla ricerca e dalla filosofia. E Letho (Latona)

dalla bontà della deaperché essa è benevola (ethelemon) delle cose cheuno può chiederle. Ma forse è come la

chiamano gli stranieri: molti infatti la chiamano Lethopare verisimile perl'assenza di durezza della sua indole ma anzi

per l'affabilità e la dolcezza (leion) del carattere viene chiamata Letho dacoloro che così la chiamano. Ad Artemide poi

sembra che il nome sia stato posto per l'artemes ('l'integrità') per l'ornatezzae per il suo desiderio di verginità. E

probabilmente chi le assegnò il nome volle chiamarla esperta di virtù (areteshistor) o forse anche che detesta l'aratura

(ton araton misesasa) del maschio nella femmina: o per uno di questi motivioppure per tutti questi insieme le pose

questo nome colui che pose il nome alla dea.

ERMOGENE: E che dire poi di Dionysos e di Aphrodite?

SOCRATE: Sono grandi le domande che mi faio figlio di Ipponico.

Ma il nome attribuito a questi due dèi fu dato sul serio e per scherzo:quello serio domandalo pure ad altri; ma nulla

impedisce che si esamini quello scherzosoperché anche gli dèi sidilettano dello scherzo. Dunque Dionysos nel suo

significato scherzoso sarebbe 'colui che dà il vino'Didoinysos; il vinopoipoiché fa credere a parecchi di quelli che

bevono di avere sennomentre in realtà non ne hannopotrebbe esserechiamato a buon diritto oionous ('che fa credere

d'avere senno').(55) Per quanto riguarda Aphrodite non va bene contraddireEsiodoma ammettere con lui che fu

chiamata Afrodite per aver tratto la propria nascita dall'aphros ('schiuma')del mare.

ERMOGENE: Ma nemmeno di AthenaSocratetu che sei Ateniesevorraidimenticarti: e nemmeno di Hephaistos

e di Ares.

SOCRATE: E non sarebbe neppure giusto.

ERMOGENE: Nocerto.

SOCRATE: Dunquel'altro nome suo non è difficile dire per quale motivo leè stato dato.

ERMOGENE: Quale?

SOCRATE: Pallas: la chiamiamo anche così.

ERMOGENE: Come no?

SOCRATE: Se riteniamo che questo nome le sia stato posto dal suo danzare inarminoi riterremmo una cosa giusta.

Infatti noi chiamiamo pallein e pallesthai il sollevare in alto o se stessi oqualcos'altro o da terra o nelle manie orchein

e orcheisthai il 'far danzare' e il 'danzare'.

ERMOGENE: Certamente.

SOCRATE: Per questa ragione dunque noi diciamo Pallas.

ERMOGENE: E giustamente. Ma dell'altro nome cosa ne dici?

SOCRATE: Quello di Athena?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Questo è più osticoamico. Pare che anche gli antichi lapensassero a proposito di Athena come oggi i

critici valenti di Omero. I più di essiinfattistudiando il poeta diconoche egli in Athena volle personificare il nous e la

dianoiavale a dire la 'mente e il pensiero'e colui che le assegnò i nomisembra che abbia pensato qualcosa di simile;

anzi chiamandola con maggiore solennità theou noesis ('mente del dio') diceche essa è ha theonoa'la mente divina'

usando alla maniera dei forestieri l'alpha invece dell'eta ed eliminando loiota e il sigma. E nulla manca che egli volesse

chiamarla Ethonoe essendo quella che ha il pensiero nell'indoleen thoiethei noesis. Ma poi o lo stesso o altri in

seguitoper farne più bello il nomecome essi credevano la chiamaronoAthenaa.

ERMOGENE: E di Ephaistos poicosa dici?

SOCRATE: Mi chiedi dunque di quel nobile phaeos histor ('conoscitore di luce')?

ERMOGENE: Sìcerto.

SOCRATE: Ma non è chiaro a tutti che costui è Phaistos'il luminoso'?

ERMOGENE: è forse cosìse anche a te non pare altrimenticome è purprobabile.

SOCRATE: Ma perché a me non paiachiedimi di Ares.

ERMOGENE: Te ne chiedo.

SOCRATE: Dunquese tu vuoipotrebbe essere chiamato Ares per l'arren eandreion per il suo tratto 'maschile e

coraggioso';(54) se poi per il suo lato 'duro' (skleron) e 'inflessibile' (ametastrophon)che viene chiamato appunto

arraton(55) in ogni modo a un dio della guerra conviene essere chiamato Ares.

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: Ma oraper gli dèistacchiamoci dagli dèiperché io temo aparlare di essi. Mase tu vuoiproponi pure

il nome di alcuni altri«affinché tu sappia chi sono i cavalli diEutifrone».(56) ERMOGENE: Farò cosìpure

chiedendoti ancora una sola cosa su Hermesperché Cratilo dice che io nonsono Ermogene.(57) Tentiamo di vedere

cosa anche significa questo nomeper sapere se costui dice qualcosa.

Platone Cratilo

SOCRATE: In realtà sembra pure che questo nome abbia una qualche attinenzacon la parolae l'essere hermeneus

('interprete')nunzioladroingannatore nei discorsi e trafficante èquesta tutta una attività che riguarda la potenza della

parola. Quello che dicevamo anche primal'eirein e l'uso del 'parlare'.L'altra parte poicome anche Omero spesso dice

adopera emesato ('escogitò') che vuol dire 'macchinare'mechanesasthai.(58)Servendosi dunque di queste due parti il

legislatore ci presenta questo dio come ho mesamenos ('colui che escogitò')il parlare e la parolail parlare infatti è

eireine quasi ci ordina: «O uominicolui che escogitò il parlareègiusto che da voi venga chiamato Eiremes».

Ora noiabbellendocome crediamoil suo nomelo chiamiamo Ermes. Ed ancheIris fu chiamata sempre da eirein

perché è messaggera degli dèi.

ERMOGENE: Per Zeus! Mi pare davvero che Cratilo dica che io non sonoErmogene; non sono certo molto agile

nel parlare.

SOCRATE: E che Pan sia figlio a doppia natura di Ermesha verisimiglianzaamico mio.

ERMOGENE: E come?

SOCRATE: Tu sai che la parola significa 'ogni cosa'pan: e va in giroed èsempre in movimentoè vera ed è falsa.

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: E dunque la componente vera di essaliscia e divina abita lassùtra gli dèimentre quella menzognera

aspra e caprina sta quaggiù tra la moltitudine degli uomini. Qui infattisono molti i miti e le menzognenella vita

tragica.(59) ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: Giustamente dunque chi significa 'ogni cosa' (pan)ed 'è sempre inmovimento' (aei polon)può essere

Pan aipolosfiglio a doppia natura di Ermesnella parte superiore liscioin quella inferiore aspro e caprigno.

E quindi Pan è la parola o il fratello della parolase è figlio di Ermes;e non v'è alcuna meraviglia che il fratello

somigli al fratello. Macome ti dicevo primao tu beatoallontaniamocidagli dèi.

ERMOGENE: Su questio Socratechiudiamo purese vuoi. Ma di questi altricosa ti impedisce di trattarecome

del soledella lunamateria tragica.

degli astridella terradell'eteredel fuocodell'acquadelle stagionidell'anno?

SOCRATE: Tu me ne chiedi proprio parecchi; tuttaviase a te riusciràgraditodesidero farti contento.

ERMOGENE: Sìmi farai piacere.

SOCRATE: Quale desideri dunque per primo? Ocome dicevi poco fatrattiamodel Soledi Helios?

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: Sembra dunque più chiaro questo nome se ci si avvalesse della formadorica: i Dori infatti lo chiamano

halios. Halios dunque può derivare dal fatto che 'aduna'halizeinellostesso luogo gli uomini non appena sorgeoppure

anche perché sempre 'gira su se stesso andando' (aei heilei ion)intornoalla terrao anche perchésembratinge di vari

colori le cose che derivano dalla terra. Del resto poikillein ('tingere divari colori') e aiolein ('screziare') significano la

stessa cosa.

ERMOGENE: E cosa dici riguardo selene ('la luna')?

SOCRATE: Pare che questo nome metta alle strette Anassagora.(60) ERMOGENE:Perché?

SOCRATE: Sembra infatti che renda chiaro che è più antica l'affermazioneche egli sosteneva invece come recente

che la luna prende la propria luce dal sole.

ERMOGENE: Come?

SOCRATE: Ma perché selas ('splendore') e phos ('luce') sono più o meno lastessa cosa.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Ora questa luce (phos) intorno alla luna è sempre nuova e vecchiase gli Anassagorei dicono il vero; il

sole infatti andando in giro in cerchio sempre attorno ad essa la inondasempre di luce nuovamentre invece è vecchia

quella del mese precedente.

ERMOGENE: Certo.

SOCRATE: E molti la chiamano Selenaia.

ERMOGENE: Vero.

SOCRATE: E siccome ha sempre 'uno splendore vecchio e nuovo' (selas neon kaihenon aei)potrebbe essere

chiamata con il più giusto dei nomi (Selaenoneoaeia)che poiuna voltacompostoviene chiamata Selenaia.

ERMOGENE: è proprio un nome da ditirambo questoo Socrate. Ma cosa dici delmese (men) e degli astri (astra)?

SOCRATE: Men o meis da meiousthai ('diminuire') potrebbe correttamente esserechiamato meies ('quello che

diminuisce')mentre gli astri derivano il proprio nomepareda astrape ('luminosità''lampo'); astrape poiin quanto fa

volgere lo sguardota opa anastrepheisarebbe con esattezza anastrope: mapoiabbellitaviene chiamata astrape.

ERMOGENE: E che dici del fuocopyre dell'acquahudor?

SOCRATE: Quanto al fuoco sono in imbarazzoe c'è rischio che la Musa diEutifrone mi abbia abbandonato

oppure questo è un nome molto difficile.

E bada bene a quale trovata mi volga per tutte le questioni per le quali mitrovo in imbarazzo.

ERMOGENE: E quale?

SOCRATE: Te lo dirò: rispondimi dunque. Potresti dirmi per qual maniera ilfuoco si chiama pyr?

ERMOGENE: Io noper Zeus!

SOCRATE: Osserva dunque quello che io suppongo su questo problema.

Ritengo che i Greci e in particolare quelli che vivono sotto ai barbarimolti nomi li abbiano derivati proprio da essi.

ERMOGENE: Ebbene?

Platone Cratilo

SOCRATE: Se uno dunque cerca secondo la lingua greca con quale criterioquesti nomi sono stati attribuiti e non

secondo quella dalla quale il nome è stato eventualmente postotu sai beneche può trovarsi alle strette.

ERMOGENE: è naturale.

SOCRATE: Bada dunque che anche questo nomepyrnon sia barbarico.

Infatti non è facile adattarlo alla lingua greca; è evidente invece chesono i Frigi a chiamarlo così facendo una

piccola modificae così anche di acqua (hudor)e di cani (kynes) e dimolti altri nomi.

ERMOGENE: è così.

SOCRATE: Non bisogna dunque fare su di loro violenzaanche quando si avessequalcosa da dire in merito. In

questo modo dunque io mi sbarazzo di pyr e di hudor. Ma aer ('l'aere') èstato chiamato cosìo Ermogeneperché

'solleva'airei(61) le cose da terra? Oppure perché 'scorre sempre'aeirhei? Oppure perché da essoquando fluisce

sorge il vento? E infatti i poeti chiamano i venti aetai.(62) E forse vuoidire aetorroun ('vento che scorre') come se si

dicesse pneumatorroun ('soffio che scorre'). E dell'etereaitherio lapenso a questo modopoiché 'corre sempre' (aei

thei)fluendo intorno all'aere potrebbe essere chiamato giustamente aeitheer.

E ghe ('terra') significa meglio quel che vuol direse si ricorre all'altrosuo nome gaia. Infatti gaia potrebbe essere

chiamata giustamente ghenneteira ('genitrice')come dice Omero; egheghennesthai ('essere generata'). E sia! Cosa ci

aspettava dunque dopo questo?

ERMOGENE: Horaile stagionio Socratee eniautos'l'anno'e etos'anno'ancora.

SOCRATE: Horai va pronunciato horai come in attico anticose vuoi saperne ilprobabile significato: e sono dette

horai da horizeindal 'determinare' gli inverni e le estatii venti e ifrutti della terra.

E poiché sono horizousai 'determinanti'possono chiamarsi correttamentehorai. Eniautos ed etos sono

probabilmente una sola cosa. Infatti quello che porta alla luce le cose chenascono e si sviluppanoognuna a suo tempo

e questo en hautoi exetazei ('ricerca in se stesso')come nelleconsiderazioni fatte primail nome di Dios veniva diviso

in due partie alcuni lo chiamavano Zenaaltri Diacosì anche in questocaso alcuni perché en heautoi lo chiamano

eniautosaltri etos poiché etazei. Ma l'intera locuzione è en heautoietazei ('fa ricerca in se stesso')e questopur

essendo uno solo viene denominato in due moditanto che da una sola parolasono derivati due nomi: eniautos ed etos.

ERMOGENE: CertoSocratetu ti fai molto avanti!

SOCRATE: Pare anche a meormaidi spingermi avanti in fatto di sapienza.

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: Presto potrai dirlo meglio.(63) ERMOGENE: Madopo questo aspettovolentieri io esaminerei con

quale correttezza mai sono stati posti questi bei nomi che riguardano lavirtùquali ad esempio la phronesis ('il senno')

la synesis ('intelligenza')la dikaiosyne ('la giustizia') e tutti gli altridi questo genere.

SOCRATE: Tu richiamiamicoun genere di nomi non da poco: tuttaviapoichého messo indosso la pelle di

leone(64) non bisogna spaventarsima fare ricercacome convienesuphronesis ('senno')synesis ('intelligenza')ma

anche su gnome ('discernimento')episteme ('scienza''conoscenza') e tuttiquanti gli altri che tu chiami bei nomi.

ERMOGENE: Certo e non bisogna tirarci indietro prima.

SOCRATE: In realtàper il canemi pare di non essere stato un indovino dapoco pensandocosa che avevo in

mente anche poco fache quegli uomini antichi che imposero i nomi ebbero aprovare quello che capita oggi alla

maggior parte dei sapientiche per il loro parecchio volgersi da ogni partecercando ove stia la realtàvengono colti da

continui capogiri: e così a loro sembra che le cose girino e vengano portatein ogni senso. E non chiamano in causa di

questa loro opinione la propria condizione internama le cose stesse checredono che siano così fatte per disposizione

naturale si ché nessuna di esse è salda e sicura e scorre e si muove ed èpiena sempre di ogni movimento e generazione.

Dico questo pensando a tutti i nomi or ora ricordati.

ERMOGENE: Come mai questoo Socrate?

SOCRATE: Forse non hai posto mente a quello che si diceva ora: e cioè che inomi sono stati attribuiti alle cose

come se si muovesseroscorressero e divenissero tutte.

ERMOGENE: Nonon ci ho fatto assolutamente caso.

SOCRATE: E in primo luogoil nome che abbiamo detto per primo è propriocome se riguardasse cose di questo

tipo.

ERMOGENE: E quale?

SOCRATE: Phronesis ('senno'); è infatti 'intendimento di movimento e dicorrente'phoras kai rou noesis. Ma

sarebbe possibile intenderlo anche come utilità di movimentoonesis phoras.Dunque riguarda sempre il pheresthai

('essere portato''muoversi'). E se vuoila gnome ('discernimento')significa sostanzialmente gones skepis ('indagine'

'studio di generazione): infatti noman ('studiare') e skopein ('investigare''ricercare') significano la stessa cosa. Del resto

se vuoilo stesso vocabolo noesis è neou esis ('tendenza al nuovo')e ilfatto che le cose esistenti siano nuove significa

che sono generate in continuità. Chi dunque assegnò il nome di noesishavoluto significare che l'anima tende sempre al

nuovo; infatti anticamente non veniva chiamata noesisma invece dell'etabisognava pronunciare due epsilon: noeesis.

Sophrosune ('saggezza')poiè salvezza di quello che abbiamo esaminato ororacioè della phronesis ('senno'). E

episteme ('scienza''conoscenza') significa che l'animaquella degna diconsiderazionetiene dietrohepetaialle cose

che sono in movimento e non le lascia indietro e nemmeno corre loro innanzi.Noi perciò introducendo una e bisogna

che la chiamiamo epeisteme.(65) Synesis ('intelligenza ''comprensione') asua volta parrebbegrosso modoequivalere

a sylloghismos ('ragionamento''conclusione'); e dunque quando si dicesynienai accade di dire proprio lo stesso che

epistasthai ('comprendere'). Synienai infatti vuol dire che l'anima avanzainsieme con le cose. Sophia ('saggezza')poi

Platone Cratilo

significa ephaptesthai phoras ('toccare il movimento')ma è un terminealquanto oscuro e strano. Ma occorre pure

ricordarsi che i poetiassai spessoquando si imbattono in qualcuna diquelle cose che cominciano ad avanzare

rapidamentedicono esythe ('balzò su').(66) Uno spartanotra i piùillustriaveva nome Sousvocabolo questo che gli

Spartani chiamano il movimento rapido.

Sophia dunque significa 'contatto con il movimento'phoras epaphecome dicose che si muovono continuamente.

Agathonquesto nome vuole essere attribuito a tutto ciò che di 'ammirevole'agasthonè in tutta la naturagiacché

tutte le cose camminanoma in alcune è velocitàin altre lentezza. Nontutta la velocità infatti è agasthonma soltanto

una parte di essa; dunque a questa parte del thoon del 'veloce'(67) che èagaston si attribuisce il nome di tagathon.

Dikaiosune ('giustizia'): che questo nome sia stato attribuito per la'comprensione del giusto'dikaiou suneseiè facile

capire: difficile invece cosa vuol dire 'giusto' in sé. Sembra infatti chefino a un certo punto ci sia accordo da parte di

moltima poi ci siano contese. Quanti poi ritengono che il tutto sia inmovimentopensano che il più di esso sia tale da

non avere alcun'altra essenza che non mutare sedeche però attraversoquesto tutto vi è un qualcosa che scorrecon il

quale si genera tutto ciò che è generato. E tutto questo è velocissimo esottilissimo. Diversamenteinfattinon potrebbe

andare attraverso tutto l'esistentese non fosse sottilissimotanto chenulla può essergli di impedimentoe velocissimo

tanto da fare uso delle altre cosepassando attraverso di essefu chiamatocorrettamente con questo nome di dikaion

dopo aver preso a sostegno la forza di un k per comodità di pronuncia. Finoa questo puntocosa che dicevamo or ora

da parte di molti si riconosce che questo è to dikaion. Ma ioche sonocosì attaccato al giustoo Ermogenesono venuto

a sapere per vie riservate che il dikaion ('giusto') è anche la causa 'percui'di'hoavvienequesta è appunto la causae

qualcuno disse che stava bene di chiamarlo non di meno Dia.(68) E io poiudite queste cosecontinuo a interrogare

piano piano costoro: «Cosa mai dunque è il giustoo ottimo uomose questosta così?».

E così do l'impressione di chiedere più a lungo del lecito e di saltareoltre il fosso. E dicono che io ne ho saputo a

sufficienzae mettono manovolendo bene riempirmichi a sostenere una cosae chi un'altrae non vanno più d'accordo.

E l'uno mi dice che questo è giustodikaionil sole; egli soloinfattidirige le cose 'passando attraverso' di essediaion

e 'riscaldandole'kaon. E quando dico la stessa cosa a un altrolieto peraver sentito qualcosa di bellosi mette a ridere

di me udendomi e mi chiede se io penso che non esista niente di giusto tragli uomini quando è tramontato il sole. E

siccome insisto perché a sua volta lo dica luimi risponde che è il fuoco;ma questo non è facile da capire. Un altro

ancora sostiene che non è il fuoco in séma proprio il calore che si trovanel fuoco. Ma un altro ancora afferma di

ridersela di tutte queste trovate e sostiene che il giusto è quel che diceAnassagoracioè la mente; e dice che questa

indipendente com'è e non mescolata a nessun'altra cosale governa tuttepassando attraverso di esse.

A questo punto ioamico caromi trovo in molto maggior imbarazzo che primadi aver tentato di apprendere del

giusto cosa mai esso sia. Marispetto a quello per cui facevamo la nostraricercapare che questo nome gli sia stato

attribuito per queste ragioni.

ERMOGENE: Mi pareo Socrateche queste cose tu le abbia sentite da un altroe non le esponga ora

improvvisandole.

SOCRATE: E cosa dici delle altre?

ERMOGENE: Noassolutamente.

SOCRATE: Ascolta dunqueperché forse potrei farti credere che anche lerimanenti le dico non avendole udite da

altri. Ma dopo la giustizia di che cosa ci resta da parlare? Il coraggioandreianon l'abbiamo ancora esaminatoio credo.

è chiaro infatti che l'adikia è di impedimento per l'ente 'che passaattraverso'diaion; andreiainvece'il coraggio'

significa come se questo nome di coraggio gli fosse stato attribuito inbattaglia; e battaglia è nell'entese questo scorre

niente altro se non la 'corrente contraria'enantia rhoe. Se dunque sielimina il delta dal nome di andreiail nome anreia

significa proprio questa opera. E pur sempre chiaro che non la correntecontraria a ogni corrente è coraggioma quella

che contrasta alla corrente che si oppone al giusto: diversamente infatti nonverrebbe lodato il coraggio. E così arren

('virilità') e aner ('uomo') si riferiscono a un qualcosa simile a questoano rhoe ('corrente verso l'alto'). Gyne ('donna')

poipare a me voglia significare 'generazione'gonee thely ('femminile')pare che sia chiamato così da thele

('mammella'). E la theleErmogenenon ritieni che sia detta così perché'fa fiorire'tethelenai(69) come tutto quello che

viene annaffiato?

ERMOGENE: Mi pare di sìo Socrate.

SOCRATE: E anche lo stesso thallein ('fiorire') mi sembra che rapresenti lacrescita dei giovani perché è rapida e

improvvisa. Ed è proprio quello che il legislatore ha imitato con il nomecomponendolo con il thein ('correre') e

hallesthai ('saltare'). Ma tu non ti rendi conto che io mi lascio trascinarefuori dal seminato non appena imbocco un

tratto liscio. E sì che restano ancora molte questioni di quelle chesembrano impegnative.

ERMOGENE: Dici il vero.

SOCRATE: E una di queste è vedere anche techne ('arte') che cosa mai vuoldire.

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: E non significa dunque techne hexis nou ('condizione della mente')per chi toglie il tau e vi aggiunge

ou tra il ch e il n e tra il n e l'eta?

ERMOGENE: Sìma in modo molto cavillosoo Socrate.

SOCRATE: Mate beatonon sai che i primi nomi sono stati seppelliti daparte di coloro che volevano solennizzarli

aggiungendovi o togliendovi delle lettere per una buona pronuncia estravolgendoli da ogni parte e per abbellimenti e

per il tempo? Giacché in katoptron ('specchio') non ti pare strano l'averinserito un ro?(70) Ma compiono tali mutamenti

quelli che non si preoccupano affatto della veritàma compongono soltantola boccatanto che aggiungendo molte

Platone Cratilo

novità sui primi nomi riescono col fare in modo che neppure uno degli uominigiunga a comprendere cosa mai voglia

dire il nome; e così anche la Sfinge chiamano Sphinx anziché Phinx (71) ecosì per molti altri nomi.

ERMOGENE: Avviene proprio cosìSocrate.

SOCRATE: Ma se si ammetterà di aggiungere o toglier tutto quello che sivuole dai nomigrande sarà la facilità a

chiunque riuscirà ad adattare ogni nome ad ogni cosa.

ERMOGENE: Dici il vero.

SOCRATE: è vero sì. Ma io penso che tuda saggio sovrintendentedebbaosservare il senso della misura e della

verisimiglianza.

ERMOGENE: Io lo vorrei.

SOCRATE: E con teErmogenelo voglio anch'io: ma sta attentocaro amicoanon fare troppe sottigliezzeche tu

non abbia a snervare il mio coraggio(72) perché raggiungerò la cima diquel che ho detto quandodopo tekhne avremo

ben considerato mekhane ('mezzo''macchina').

Mekhane infatti mi sembra essere il significato di anein epi poly ('andareavanti parecchio'). E infatti il mekos

('lunghezza' )significa un press'a poco il molto. Da queste due paroledunqueil mekos e l'anein è stato posto il nome di

mekhane. Macome dicevo poco fa; bisogna giungere in cima delle coseenunciate; occorre ricercare cosa significano i

nomi arete ('virtù') e kakia ('malvagità''vizio'). Di questi due l'unonon riesco ancora a sbroccarlol'altro invece mi

appare chiaro: si accorda infatti con tutte le cose dette prima. E siccome lecose sono sempre in movimento (73) il kakos

ion ('l'andante male') è la malvagitàil vizio.

E quando questo 'andare male' verso le cose si trovi nell'animaallorasoprattutto assume la denominazione

dell'interocioè di malvagitàvizio.

Poiche cosa sia mai questo 'male andare' a me par chiaro che si trovi anchein deilia ('viltà')nome che noi non

abbiamo ancora preso in considerazioneanzi abbiamo saltatomentre sidoveva esaminare dopo andreia ('coraggio').

Mi sembra poi che ne abbiamo saltato anche molte altre. E dunque la deiliadesmos ('viltà') dell'anima a me pare essere

un legame forte: perché lian ('troppo') è in qualche modo una forza.

Dunque il legame più forte e più grande dell'anima sarebbe la deilia. Cosìanche l'aporia (74) ('mancanzadifetto') è

un male ecome parelo è tutto ciò che è di impedimento all'andarealfarsi avanti. Sembra dunque che significhi

questo il kakos ienai ('il male andare')cioè il farsi avanti molto astento e con impaccioe quando l'anima ce l'ha

diventa ripiena di kakia ('vizio'). E se in tali condizioni dell'anima si dàil nome di kakiail contrario di questo dovrebbe

essere arete ('virtù')che vuoi dire in primo luogo euporia ('facilità aprocedere')poi che la rhoe ('corrente') dell'anima

buona è sempre scioltatanto che quando scorre senza impacci e senzaimpedimenti ha assunto questo nomementre

sarebbe giusto chiamarlo aeireite ('che sempre scorre') - e forse vuol direhairete ('scelta''eletta') in quanto è molto da

'scegliere' questa abitudine -invece si è contratta ed è chiamata areté.Probabilmente tu dirai che io ancora meno il can

per l'aia.

Io sostengo invece che se quanto dicevo prima di kakiaandava beneva beneanche questo nome di areté.

ERMOGENE: Ma il nome kakon ('cattivo')tramite il quale tu hai parlato dimolti tra i nomi esaminati in

precedenzacosa vuol significare?

SOCRATE: Una cosa stranaper Zeusmi paree anche dura da imbroccare.

Anche per questo ricorro a quella scappatoia.

ERMOGENE: E qual è?

SOCRATE: Quella di dire che anche questa è parola forestiera.

ERMOGENE: E sembra che anche questa volta tu dica bene. Mase sei d'accordolasciamo andare questo e

cerchiamo invece di vedere kalon ('bello') e aischron ('brutto') con qualeragionevolezza sono stati posti.

SOCRATE: Cosa significhi aischron a me pare chiaro: concorda infatti conquanto si è detto in precedenza. A me

pare infatti che chi attribuì i nomi se la prendesse del tutto contro ciòche è di impedimento e trattiene gli esseri dal

flussoe quindi toi aei ischonti ton rhoun'a quello che sempre trattienela corrente' pose il nome di eaischoroun; ma

oraavendolo contrattolo chiamano aischron'che arresta il divenire'.

ERMOGENE: E di kalon cosa dire?

SOCRATE: Questo è più difficile da capire. Eppure lo dice direttamente.

Soltanto si è differenziato in armonia e nella lunghezza dell'omicron ('opiccolo').

ERMOGENE: Come mai?

SOCRATE: Questo nome a me pare che sia quasi un soprannome del pensiero.

ERMOGENE: Come dici?

SOCRATE: Ebbenequale pensi tu che sia la causa dell''essere chiamato'klethenaiper ciascun essere? Non è forse

ciò che ha posto i nomi?

ERMOGENE: Certamentesì.

SOCRATE: E tutto ciò non è dunque il pensiero degli dèi e degli uomini ol'una e l'altra cosa insieme?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Dunque ciò che ha dato nome alle cose (to kalesan) e ciò che dàloro il nome (to kaloun) non sono la

stessa cosacioè il pensiero?

ERMOGENE: Pare.

SOCRATE: E dunque anche tutte le cosequante ne hanno compiute il pensiero ela mentequeste sono da lodare e

quelle no invece sono da vituperare?

Platone Cratilo

ERMOGENE: Certamente.

SOCRATE: E dunque tutto ciò che si presta a curare compie una curae tuttociò che si presta a costruirecompie

costruzioni. O come la metti tu?

ERMOGENE: Cosìanch'io.

SOCRATE: E dunque to kaloun ('ciò che dà il nome') compie kale ('cosebelle')? (75) ERMOGENE: Bisogna che

sia così.

SOCRATE: è questocome noi diciamopensiero?

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: E dunque a ragione il kalon è una sorta di soprannome del pensieroche compie cose di questo genere

che noi abbiamo care quando diciamo che sono belle.

ERMOGENE: Pare.

SOCRATE: E quale ci resta ancora dei nomi di questa fatta?

ERMOGENE: Quelli che si riferiscono al buonoal belloal 'conveniente' (sympheron)all''utile' (lysiteloun)al

vantaggioso (ophelimon)a quanto arreca guadagno (kerdaleon)e ai lorocontrari.

SOCRATE: Dunquequanto a sympheron ('conveniente') può darsi che lo scopraanche da te conducendo la ricerca

da quanto si è detto in precedenza.

Sembra in qualche modo fratello della cognizioneperché non ha altrosignificato che 'mossa simultanea'hama

phoradell'anima insieme alle cose; e le cose che vengono determinate daquesto movimentocome parevengono

chiamate 'convenienti'sympheronta e symphora ('giovevoli') dall'essere inmovimento tutte insieme in cerchio. E

kerdaleon ('utile') deriva da kerdos ('utilità''guadagno')per chisostituisce un ny invece del delta a questo nomerivela

quel che vuol dire: infattisecondo un'altra maniera rende il nome al bene.E poiché si frammischia a tutte le cose

passando attraverso di esse il legislatore gli affibbiò codesto nome cheindica questa sua forza; ma frapponendo un delta

al posto del ny pronunciò kerdos.

ERMOGENE: E su lysiteloun ('utile') cosa dire?

SOCRATE: Sembrao Ermogeneche non come lo usano i bottegai quando emettonola ricevuta della spesanon in

questo modo a mio parereè da intendere lysiteloun ('utile')ma poichél'essenza della realtà è velocissima non consente

che i fenomeni si arrestinoné l'impulso si fermi e si arresti avendoconseguito il telos ('fine') ma poiché lo libera (lyei)

sempre se una qualche fine (telos) si appresta a sopraggiungere e lo rendesenza posa e sempre eternoper questa

ragione mi pare che il legislatore chiamò il bene lysiteloun ('utile').(76)In definitiva siccome 'libera la fine' (lyei to

telos) dell'impulso lo chiamò lysiteloun.

Ophelimon d'altra parte ('giovevole')è un nome straniero: e anche Omero siservì spesso di ophellein ('giovare'). E

questo è dare il nome del crescere e del fare.

ERMOGENE: E come sta la questione per noi circa i nomi che significano ilcontrario di questi?

SOCRATE: Per quanti sono in netta contrapposizione con essicome a mesembranon c'è alcun bisogno di

prenderli in esame.

ERMOGENE: E quali sono questi?

SOCRATE: Asymphoron ('non conveniente')anopheles ('non giovevole')alysiteles ('non utile')akerdes ('non

fruttuoso').

ERMOGENE: Dici il vero.

SOCRATE: Blaberon ('dannoso') e zemiodes ('svantaggioso').

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E blaberon vuol dire che 'danneggia la corrente' (blapton ton rhoun)blapton a sua voltasignifica 'che

vuol annodare'boulomenon haptein; del resto 'haptein ('connettere') e deinhanno lo stesso significato; e questo è

sempre da rimproverare. 'Quello che vuole fermare la corrente'to boulomenonhaptein rhounnella maniera più corretta

sarebbe boulapterounmareso più belloa mio parereviene chiamatoblaberon.

ERMOGENE: Emanano da te in varia foggiao Socratei nomi; e mi sembrava orache tu imitassi con la bocca il

preludio del suono del flauto dell'inno di Atenaquando pronunciavi questonome: boulapteron.

SOCRATE: Non ne sono io la causama chi ha dato questo nome.

ERMOGENE: Dici il vero; ma di zemiodes ('svantaggioso''dannoso') cosa sipotrebbe dire?

SOCRATE: Cosa mai vuol dire zemiodes? RiflettiErmogenecome io dica laverità dicendo che gli uomini

frapponendo o eliminando delle letterealterano gravemente il senso deinomial punto che anche operando mutamenti

di nessun contofanno sì che talvolta essi vengano a significare ilcontrario. Ad esempio nel caso di to deon ('ciò che è

necessario'). Ho pensato a questo e me ne sono ricordato poco faproprio daquello che stavo per dirtiche questa lingua

moderna che noi abbiamo ha stravolto a significare il contrario i terminideon e zemiodesriuscendo a nascondere quel

che ne era il sensomentre la lingua dimostra con chiarezza quello che l'unoe l'altro nome vogliono dire.

ERMOGENE: Come dici?

SOCRATE: Te lo dirò: tu sai che i nostri antichi si avvalevano molto delloiota e del deltasoprattutto le donneche

al di sopra di ogni altroconservano l'antico modo di parlare. Ora invecemettono una eta invece di uno iota e il delta al

posto di una zetacome se si trattasse di tonalità splendide.

ERMOGENE: Come mai?

SOCRATE: Ad esempio i più antichi chiamavano 'il giorno' himeraaltri poihemerae altri ora hêmera.(77)

ERMOGENE: è così.

Platone Cratilo

SOCRATE: Dunque sai tu che fra questi solo il nome più antico rivela ilproposito di chi lo ha posto? Siccome

infatti per uomini contenti e himeirontes ('desiderosi') dall'oscuritàsorgeva la luceper questa ragione essi chiamarono

imera il giorno.

ERMOGENE: Pare proprio così.

SOCRATE: Ora invece che viene fatto pomposamente risuonare tu non potrestineppure avvertire cosa vuol dire

hemera. Ora invece siccome il giorno (hemera) rende mansueti (hemera)(78) lecose per questo pensano che sia stato

denominato così.

ERMOGENE: Sembra anche a me.

SOCRATE: E sai tu che zugon ('il giogo') gli antichi lo chiamavano dyogon('traino a due')?(79) ERMOGENE: Ma

certo.

SOCRATE: Benezugon non vuol dire nientel'altro invecea causa del legamedei due per il trainoagoghe è stato

chiamato dyogon e a ragioneora invece è chiamato zugon e così avviene inmolti altri casi.

ERMOGENE: Pare di sì.

SOCRATE: Allo stesso modo dunque in deondetto così in un primo temposignifica il contrario rispetto a tutti i

vocaboli che richiamano il bene; infatti essendo il deon idea di bene appareessere 'legame' (desmos) e ostacolo al

movimentocome se fosse fratello di blaberon ('dannoso').

ERMOGENE: CertamenteSocrate. Pare proprio così.

SOCRATE: Ma se si fa uso del termine anticoche è verisimile che sia statoposto più correttamente di quello d'ora

ma che sarà in consonanza con quelli di prima che riguardano il beneallasola condizione che rimetta lo iota al posto

dell'eta come nell'antichità; infatti in questo modo vuol dire 'quel chepassa attraverso'diionma non deon ('che lega'); è

il bene che ('il legislatore') loda. E così non si trova in contraddizionecon se stesso colui che pone i nomima deon e

ophelimon e lysiteloun e kerdaleon e agathon e sympheron e euporon sembranola stessa cosasignificando con nomi

diversi quello che dà ordine e passa dappertutto e dappertutto viene lodato.E così anche zemiodes ('svantaggioso') sein

conformità alla lingua anticatu rimetti un delta invece della zetaapparirà a te che demiodes fu così denominato per

essergli posto il nome per to doun to ion ('quel che lega quel che va').

ERMOGENE: E che significato hanno hedone ('piacere')lype ('dolore')epitymia ('desiderio') e nomi di tal fatta

Socrate?

SOCRATE: Non mi sembrano molto difficiliErmogene. Infatti la hedone ('piacere')- l'azione è rivolta all'onesis

('giovamento')(80) - è probabile abbia questo nomema vi è stato inseritoun deltacosicché viene chiamata edone

anziché eone. E la lype ('dolore') forse è stata chiamata così dalladialysis in conseguenza della 'dissoluzione' del corpo

che esso sopporta proprio in quella sofferenza (pathos).

Ania poi ('afflizione') è ciò che è d'ostacolo all'andare. Mi sembra poiche alghedon ('sofferenza') sia un termine

forestiero così chiamato da algheinon ('sofferente').

A sua volta odune ('dolore') pare venga chiamato così dalla intromissionedel dolore. E akhthedon (81) riesce chiaro

a chiunque che il nome è tratto dalla gravità del movimento. Quanto a chara('gioia') sembra che sia stata chiamata così

('espansione')diachysise 'della scioltezza del flusso' euporia tes rhoesdell'anima.

E terpsis ('godimento') viene da terpnon ('godibile'). E terpnon è statocosì denominato dalla herpsis dallo 'strisciare'

attraverso l'anima che rassomiglia a un 'soffio' (pnoe).(82) Correttamentedoveva essere detto herpnounma col tempo

si è cambiato in terpnon. Quanto a euphrosyne ('gaudio')non c'è affattobisogno che sia detto il perché: è chiaro a

chiunque che prese questo nome dal 'portarsi bene' (eu sympheresthai)dell'anima insieme con le cose: sarebbe stato

corretto ('dire') eupherosynetuttavia la chiamiamo euphrosyne.

Neppure epithimia ('desiderio') è difficile. è chiaro infatti che questonome fu assegnato a quella forza che 'va contro

l'animo' (epi ton thymon iousa). Thymos poi ('animo') avrebbe questo nomedall''impeto' (thysis)e dal bollore

dell'anima. Himeros ('struggimento d'amore') fu così denominato da quellasorta di 'corrente'rhouscheal di sopra di

ogni altra cosa trascina l'anima. E infatti siccome 'fluisce affrettandosi eslanciandosi' (hiemenos rhei kai ephiemenos)

verso le cose e così trascina con forza l'anima per 'la brama dellacorrente' (hesis tes rhoes)da tutta questa forza dunque

fu chiamato desiderio. Ed anche pothos a sua volta è così denominatosignificando che è 'desiderio' non di cosa

presentema di un qualcosa 'che si trova in qualche modo altrove ed èlontano' (allothi pou on kai apon)ed è di qui che

è stato denominato appunto pothosallora quando è presente quello di cuiqualcuno aveva bramaviene chiamato

imeros ('desiderio'). Ed eros ('amore') poiché 'scorre dentro dall'esterno'(eisrei exothen)e questa corrente non è

interiore a chi la hama vi è condotta dentro attraverso gli occhi;(83) perqueste ragioni dallo 'scorrere dentro' (esrein)

anticamente fu chiamato esros allora si faceva uso dell'o breve (omicron)anziché dell'o lunga (omega). Ma cosa ancora

dici tu che dobbiamo prendere in esame?

ERMOGENE: E quanto a doxa ('opinione''parere') e altri nomi eguali che tene pare?

SOCRATE: Doxa fu così denominata 'dall'incalzare' (dioxis) che l'animaconduce inseguendo il saperecome stiano

gli avvenimenti o dal lancio dell'arco; e sembra proprio più da questo. E laoiesis ('convinzione') concorda con questo.

Pare infatti che mostri l'oisis ('il portare') dell'anima verso ogni cosaper conoscere quale è in realtà ciascuno degli

essericome anche boule ('volontà') è vicina a un di presso a bole ('lancio')e boulesthai ('volere') è vicino per significato

a ephiesthai('avere desiderio''brama') e a bouleuesthai ('prenderedecisioni'). Tutti questi vocaboli che vengono di

seguito a doxa sembrano rappresentazioni di bole ('lancio')come a sua voltail contrario aboulia ('mancanza di volontà')

sembra essere invece atychia ('mala sorte')come di uno che non centrò enon 'raggiunse' (etychen)quello a cui mirava

e che voleva e su cui prendeva deliberazioni e a cui aspirava con bramosia.

Platone Cratilo

ERMOGENE: Su questi puntiSocratemi pare che tu vada avanti molto allasvelta.

SOCRATE: Infatti io corroormaialla fine. Però voglio ancora venire altermine con ananke ('necessità')che è di

seguito a questi e con hekousion ('volontario'); hekousion dunque e 'ciò chesi ritira' (to eikon) e che non recalcitrama

come dico'si ritrae davanti a ciò che va' (eikon toi ionti)e con questonome si darebbe indicazione a ciò che accade

secondo volontà. L'anankaion poi ('il necessario') è recalcitranteessendocontrario alla volontàpuò essere cosa che ha

un nesso con l'errore e l'ignoranzae viene avvicinato ad una marciaattraverso le gole delle montagnein quanto esse

malagevoli al passaggioaspreirte di vegetazione sono di impedimentoall'andare. Probabilmente di qui fu detto

anankaionperché paragonato alla marcia attraverso una di queste gole.

Ma finché perdura in noi la forza non lasciamola perdere: e anche tu nonsmetterema fa' pure delle domande.

ERMOGENE: E io ti domanderò le cose più grandi e più belle come l'aletheia('la verità')lo pseudos ('la

menzogna')l'on ('ciò che è') e questo stesso vocaboloonoma ('nome') delquale stiamo discutendoperché si chiama in

questo modo.

SOCRATE: E maiesthai ('cercare')come lo chiami tu?

ERMOGENE: Iocercareappunto.

SOCRATE: Somiglia dunque a un nomeonomacontratto da una fraseche vuoldire che questo è un nome del

quale avviene una ricerca. E tu puoi capirlo meglio in quello che diciamo l'onomaston('il nominabile'); qui infatti dice

chiaramente che esso è on ou masma estin ('l'essere sul quale esisteindagine'). Aletheiapoi('la verità') è questo pure

un nome che assomiglia agli altri quanto a essere formato insieme. Sembrainfatti che il moto divino dell'essere sia

espresso con questo termine di aletheiacome se si trattasse di una corsadivina. Lo pseudos ('falsità')è contrario al

movimento: ancora una volta infatti viene fatta riserva su quanto ètrattenuto ed è costretto a starsene calmoe viene

accostato 'a quelli che dormono'katheudontes. Lo psi che vi è statoaggiuntonasconde quel che intende significare il

nome. D'altra parte on ('essere') e ousia ('essenza') sono in consonanza conla verità se recuperano lo iota.

Infatti vuol dire ion ('quello che va')e a sua volta to ouk on ('ciò chenon è') vuol direcome alcuni lo chiamano ouk

ion'che non va'.

ERMOGENE: Mi pareSocrateche tu abbia sottoposto al vaglio con molto acumequesti nomi. Ma se uno ti

domandasse questo ion ('che va')e rheon ('che scorre')e doun ('checongiungeche lega')quale correttezza hanno

questi nomi?

SOCRATE: Tu chiedi: «Cosa potremmo rispondergli?»o no?

ERMOGENE: Proprio così.

SOCRATE: Un elemento dunque ce lo siamo procurati poco fatanto da darel'impressione di dire qualcosase

rispondiamo.

ERMOGENE: E qual è questo?

SOCRATE: Sostenerequanto a ciò che non conosciamoche si tratta di unqualche termine forestiero. E

probabilmente qualcuno di questi in realtà è tale; e ancora i primi fra inomiper la loro antichitàpotrebbero essere

inspiegabili; e siccome i nomi sono stati stravolti in ogni senso non è pernulla sorprendente se l'antica voce ormai in

nulla differisce da quella attuale dei forestieri.

ERMOGENE: Tu non dici nulla fuori luogo.

SOCRATE: Infattidico cose verosimili. Questa non mi sembra però unadiscussione che consenta dei pretestima

occorre considerare bene questi punti con molto impegno. Pensiamoci su; seuno ci chiedesse sempre quelle parole dalle

quali è stato tratto il nomee poi ancora voglia conoscere da quali altresiano state tratte quellee non la smetta mai di

fare cosìnon è forse necessario che chi risponde non finisca perinterrompere di parlare?

ERMOGENE: A me pare di sì.

SOCRATE: Dunquechi rispondequando - ragionevolmente - dovrebbe cessaredal dare risposta? Forse non

quando sia arrivato a quei nomi i quali sono come i principi dei nomi stessie delle frasi? Perché se sono tali non è

giusto che sembrino composti da altri nomise stanno realmente così.

Ad esempioor ora dicevamo che l'agathon ('il bene') è combinato da agaston('che suscita meraviglia') e da thoon

('rapidoveloce') e parimenti potremmo sostenere che il thoon deriva daaltri principie quelli da altri ancora. Ma se una

buona volta prendiamo quello che non è combinato da alcuni altri nomigiustamente potremmo dire che siamo ormai a

un principio e che questo non dobbiamo più riferirlo ad altri nomi.

ERMOGENE: A me pare che tu parli giustamente.

SOCRATE: Ora dunque anche i nomi che adesso tu mi chiedi si trovano ad essereprincipi: occorre che in qualche

altro modo ormai noi mettiamo sotto esame la loro correttezzaquale è mai?

ERMOGENE: è verisimile.

SOCRATE: Sìè probabileErmogene; tutti i nomi infatti visti inprecedenza sembrano ricondurre a questi. E se la

questione sta proprio in questi terminicome a me pare che stiasuvviaconsidera ancora insieme con me che io non dia

i numeri dicendo quale deve essere la correttezza dei primi nomi.

ERMOGENE: Parla soltantocheper quanto di forza è in meio condurròl'esame assieme a te.

SOCRATE: Dunque che una sola sia la correttezza di ogni nomedel primo edell'ultimoe che nessuno di essi sia

differente nel fatto di essere nome io penso che sembri così anche a te.

ERMOGENE: Certamente.

SOCRATE: Ma la correttezza dei nomi dei quali abbiamo fatto la disamina finqui intendeva essere tale da poter

rivelare quale è ciascuno degli enti.

Platone Cratilo

ERMOGENE: Come no?

SOCRATE: E questa caratteristica devono averla non meno i primi che gliultimi nomiche sono realmente nomi.

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: Ma gli ultimicome sembraerano in grado di compiere questopermezzo di quelli precedenti.

ERMOGENE: Pare così.

SOCRATE: E sia. Ma i primi nomiquelli ai quali ancora non ne sono congiuntialtriin quale modo per quanto è

possibile al di sopra di tutti ci renderanno evidenti le cosese pure devonoessere nomi? (84) Rispondi a questo: se non

avessimo né voce nè lingua e volessimo rendere chiare vicendevolmente lecosenon tenteremmocome fanno ora i

mutidi manifestarle con le manila testae con tutto il resto del corpo?

ERMOGENE: E come sarebbe possibile in altro modoo Socrate?

SOCRATE: Se dunqueio pensovolessimo indicare quel che sta in alto ed èleggerosolleveremmo le mani verso il

cielocercando di imitare la stessa natura della cosa; se invece ciò chesta in basso ed è pesantele piegheremmo verso

la terra. Se poi volessimo indicare un cavallo mentre corre o qualche altroanimaletu sai bene che renderemmo i nostri

corpi e i nostri atti il più possibile simili ai loro.

ERMOGENE: Mi sembra necessario che sia proprio come tu dici.

SOCRATE: Così infattiio pensoci sarebbe una dimostrazioneallorché ilcorpocome paresi metta a imitare quel

che vuole indicare.

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E siccome vogliamo segnalare con la vocecon la linguacon labocca un qualcosasoltanto allora ciò

che ne viene sarà per noi la manifestazione di ciascuna cosaquandopermezzo di questi organiavvenga l'imitazione

circa qualunque oggetto.

ERMOGENE: Mi pare necessario.

SOCRATE: Nome dunquecome pareimitazione con la voce di quella cosa che siimita; e chi compie l'imitazione

dà nome con la voce a ciò che imita.

ERMOGENE: A me pare di sì.

SOCRATE: Ma a meper Zeusnon sembra ancora che si dica bene.

ERMOGENE: E perché?

SOCRATE: Allora saremmo costretti ad ammettere che quelli che imitano lepecorei galli e gli altri animali danno

il nome alle bestie che imitano.

ERMOGENE: Dici il vero.

SOCRATE: Ti pare dunque che la cosa stia bene?

ERMOGENE: A me no. Ma quale imitazioneo Socratesarebbe allora il nome?

SOCRATE: In primo luogocome a me parenon allorché facciamo l'imitazionedelle cosecosì come le imitiamo

con la musicaanche sepure alloranoi le imitiamo con la voce; poi non misembra che noi apponiamo nomiquando

imitiamo anche noi quello che imita la musica. Dico questo: le cose hannociascuna di per sé voce e formae molte

anche il colore?

ERMOGENE: Ma certamente.

SOCRATE: Sembra dunque che non quando uno si mette a imitare queste cose enemmeno riguardo queste

imitazioni possa sussistere l'arte di dare nomi.

Queste arti infatti sono la musicala pitturao no?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: E cosa dunque? Non ti sembra che ciascuna cosa abbia una suasostanzacome possiede pure il colore e

tutto ciò che dicevamo poco fa?

E in primo luogo lo stesso colorela vocenon hanno ciascuno una loroessenza (85) e così tutte le altre cose che

sono ritenute degne di questa denominazione dell'essere?

ERMOGENE: A me pare di sì.

SOCRATE: Dunque se qualcuno fosse in grado di imitare proprio questo diciascuna cosacioè l'essenzacon le

lettere e con le sillabenon rivelerebbe quel che è ciascuna cosa? O no?

ERMOGENE: Ma certamente.

SOCRATE: E che cosa diresti di uno che ha la possibilità di fare questocome anche quelli di prima quando uno

l'hai chiamato musicistal'altro pittore: e a costui quale nome daresti?

ERMOGENE: Questo a me pareSocrateciò che andiamo cercando da tempo: equesto potrebbe essere chi è

capace a dare i nomi.

SOCRATE: Dunque se questo è veropare ormai che si debba condurre l'esameintorno a quei nomi di cui mi

domandavicome rhoe ('corrente') e ienai ('andare') e schesis ('ritenzione')se chi ha messo il nome con le lettere e con

le sillabe giunge a possedere il loro essere tanto da imitarne la sostanzaoppure no?

ERMOGENE: Ma certo.

SOCRATE: Suvvia dunqueconsideriamo se vi sono soltanto questi tra i priminomi o anche molti altri.

ERMOGENE: Io credo anche altri.

SOCRATE: Ed è probabile. Ma quale può essere il modo della distinzionedadove chi imita comincia a imitare?

Siccome l'imitazione dell'essenza avviene per mezzo di sillabe e di letterenon è la cosa più corretta distinguere anzitutto

i principicome coloro che mettono mano ai ritmidistinguono in primo luogoil valore dei principipoi delle sillabe e

Platone Cratilo

giungono così a compiere l'esame sui ritmi e prima no?

ERMOGENE: Sì.

SOCRATE: Dunque anche noi dobbiamo distinguere in primo luogo le componentivocalichequindi tra le altre

secondo le qualitàquelle afone e mutecosì infatti le chiamano unpress'a poco quelli che sono esperti in tale materiae

quelle che non sono ancora vocalima non sono neppure mute. E tra le stessevocali quante differenti qualità hanno tra

di loro? E quando avremo compiuto queste distinzionioccorre distinguereancora tutte le cose a cui apporre i nomise

ve ne sono di quellecome i principi a cui si possono fare risalire tuttedalle quali è possibile esaminarle di per se

stessee se in esse sono insite qualità come nei principi. Quando avremoesaminato tutti questi problemioccorre sapere

ricondurre ciascun principio a seconda della somiglianzasia che si debbariportarne uno solo a una sola cosasia che

bisogni mescolarne molti a uno solocome i pittori che quando voglionorendere un'immaginequalche volta ricorrono

alla sola porporaqualche altra volta invece a qualunque altro coloreeaccade anche che mescolandone molticome

quando si apprestano a raffigurare il colore della carne umana equalcos'altro di similea seconda checome penso io

ciascuna immagine sembri aver bisogno di ogni colore; così anche noiriporteremo i principi alle coseuno solo a una

sola cosalà ove pare che si debba fare cosìe molti insiemefacendociò che chiamano sillabe e poi ancora ponendo

insieme sillabe da cui vengono composti i nomi e le parole. E poi di nuovodai nomi e dalle parole noi metteremo

insieme un qualcosa di grandedi bello e di completocome là l'immaginecon la pitturaqua invece un periodo con

l'onomasticacon la retorica o quale che ne sia l'arte. O piuttosto non noi:ma io nel parlare mi sono lasciato andare:

infatti furono gli antichi a mettere insieme i nomi nella foggia in cui orasono composti. Occorre invece che noise

sapremo vagliarli tutti quanti con periziafacendo così delle distinzioniconsideriamo con attenzionese tanto i primi

nomi quanto gli ultimi sono stati posti secondo un buon criteriooppure no.Ma il combinarli in altro modocaro

Ermogenebada che non sia sciocco e fuori dalla strada giusta.

ERMOGENE: Forseper Zeuso Socrate!

SOCRATE: Ebbene? Hai fiducia tu di essere in grado di per te stesso didistinguere questi nomi in tale maniera? Io

per quel che mi riguardano.

ERMOGENE: Io poi ne sono ben lontano.

SOCRATE: Dobbiamo lasciare perdere dunqueo vuoi che noicosì comepossiamoanche se siamo in grado di

vedere non un granchéfacciamo una provapremettendo peròcome poco fa aproposito degli dèiche noipur non

conoscendo nulla del verotentavamo di rappresentarci le idee degli uominidicendo chese noi o qualsiasi altro

dovesse distinguerlicosì come occorreva distinguerliora secondo il dettoin vogaoccorrerà che ci diamo da fare

secondo le nostre forze. Ti pare cosìo cosa ne dici?

ERMOGENE: A me pare assolutamente che vada bene così.

SOCRATE: Ci appariranno ridicolia mio parereo Ermogenegli oggettiunavolta che ci siano ben chiari per

averli imitati con le lettere e con le sillabe. Tuttavia è necessario. E nonabbiamo nulla di meglio a cui riportarci circa la

verità dei primi nomia meno checome fanno i tragici quando non hannomodo di risolvere qualche difficoltàfanno

ricorso alle macchine (86) sollevando in alto degli dèinon voglia anche tuche ci sottraiamo allo stesso mododicendo

che i primi nomi li hanno posti gli dèi immortali e per questo vanno bene. Epotrà essere per noi questo il miglior

consiglio? Oppure quest'altro: che noi li abbiamo accolti da alcuni barbarie i barbari sono più antichi? O perchédata

la loro antichitàè impossibile sottoporli al vagliocome anche i nomiforestieri? E tutti questi sarebbero espedienti

anche molto acutiper chi non vuole dare conto dei primi nomi se sono statiposti correttamente. E sì che chi non

conosce la correttezza dei primi nomi è impossibile che conosca quella degliultimi che necessariamente vengono resi

chiari da quelli di cui nessuno sa nulla. Ma è chiaro chechi va dicendo diessere esperto di tali cosedeve mostrare di

esserlo particolarmente sui primi nomi e nel modo più chiaroo essere benconsapevole che sugli ultimi nomi non potrà

dire che delle sciocchezze. Oppure a te sembra diversamente?

ERMOGENE: In modo diversoSocrate? Niente affatto.

SOCRATE: Le impressioni dunque che mi sono venuto formando sui primi nomi misembrano del tutto avventate e

anche comiche. Io dunque te ne metterò a partese lo vuoi. Tu poise daqualche parte hai qualcosa di meglio da portare

avantitenta di metterne a parte anche me.

ERMOGENE: Lo farò; ma tuforzaparla!

SOCRATE: In primo luogo mi pare che il rho sia come lo strumento di quellakinesis ('movimento')di cui non

abbiamo detto per quale ragione ha questo nome; ma è chiaro che vuole esserehesis ('tensione'): infatti anticamente non

facevano uso della eta (e lunga) ma dell'epsilon (e breve). Il principio diquesta parola è da kieinvocabolo forestiero;

esso significa 'andare'.

Se uno dunque volesse trovarne il nome antico corrispondente alla nostralingua attualedovrebbe chiamarla

correttamente hesis.

Ora invece da questa parola forestiera kiein con il cambiamento dell'eta econ la frapposizione del ni viene detta

kinesismentre occorrerebbe chiamarla kieinesis o eisis. La stasis poi ('sosta')vuole essere la negazione dell'andareper

un fatto di abbellimento si è chiamata stasis.

Il rho come principiolo ripetoparve essere un bello strumento di moto acolui che poneva i nomi per rappresentare

il concetto di phora ('portare') e assai spesso dunque egli se ne è avvalsoper questo fine. E in primo luogo nello stesso

rhein ('scorrere') e in rhoe ('corrente') attraverso questa lettera egliimita la phorae così anche in tromo ('tremito')

trechein ('correre') e ancora in vocaboli come questi: kronein ('percuotere')thrauein ('rompere')ereikein ('fendere')

thryptein ('tritare')kermatizein ('spezzettare')rhymbein ('far girare'):tutte queste parole per lo più raffigurano il

Platone Cratilo

movimento tramite il rho. Egli infatti notavaio pensoche la linguainquesto frangente(87) stava ferma il meno

possibilementre si agitava al massimo. Per questo a me pare che egli si siaavvalso di questa a questo scopo; dello iota

si è avvalso per tutto quello che è sottileche al di sopra di tutte lealtre può andare dappertutto. Per questi motivi l'ienai

('andare') e lo hiesthai ('lanciarsi''scagliarsi') li imita attraverso loiotacome mediante il philo psiil sigma e lo zeta

poiché queste lettere sono spirantiegli le ha imitate tutte quantechiamandole con questequali lo psychron ('il

freddo')lo zeon ('il bollente')il seiesthai ('scuotersi''agitarsi') ein definitiva il seismon ('lo scotimento'). E quando

imita qualcosa che è pieno d'ariaovunque in questi casicolui che haposto i nomi pare servirsi per lo più di queste

lettere. Al contrario la forza che al delta e al tau deriva dallacompressione e dall'applicazione della lingua pare che egli

la considerasse utile all'imitazione del desmos ('legame') e della stasis ('sosta').E accortosi che la lingua sdrucciola

particolarmente nel lambdaper assimilarle le denominò le cose lisce (leia)e lo stesso olisthanein ('sdrucciolare') e

liparon ('untuoso')e kollodes ('vischioso') e tutte le altre cose di questogenere. E siccome quando la lingua scivola le fa

resistenza la forza del gamma imitò il gliskhron ('vischioso')il glyky ('dolce')e il gloiodes ('glutinoso').

E avvertendo poi nel ni l'interiorità della vocechiamò endon ('interno')e entos ('dentro') come per dare immagine

alle cose con le lettere.

E ancora attribuì l'alpha alla grandezza e l'eta alla lunghezzaperchéqueste lettere sono grandi. E avendo bisogno di

un segno o per ciò che è tondo (gongilon)lo mescolò moltissimo a questonome. E così sembra che vada avanti il

legislatore anche per gli altri nomifacendo con delle lettere e dellesillabe un segno e un nome per ciascuna delle cose

esistentie da questisempre con gli stessi nomi mette insieme tutti glialtrifacendone l'imitazione. QuestaErmogene

a me pare che voglia essere la correttezza dei nomia meno che Cratiloquipresentenon voglia dire qualche altra cosa.

ERMOGENE: DavveroSocratemi offre spesso molto filo da torcerecomedicevo all'iniziodicendo che esiste sì

una correttezza dei nomima non rivelando mai chiaramente quale essa siatanto che io non posso saperese di

proposito o casualmenteegli parla così oscuramente ogni volta di questecose. OraCratilodimmidi fronte a Socrate

se a te piace quello che Socrate dice a proposito dei nomio sein qualchealtro modohai qualcosa da dire di meglio.

E se l'haiparla pureaffinché tu possa imparare da Socrate oppure sia tua insegnare a noitutti e due.

CRATILO: E cheErmogene? Ti pare che sia facile imparare o insegnare cosìalla svelta una cosa qualunquee

tanto meno questa che sembra essere gravissima tra le più gravi?

ERMOGENE: Per Zeusa me no! Ma a me pare che sia detto bene il motto diEsiodoche se anche uno aggiunge

poco al poco è pur sempre utile.(88) Se dunque sei in grado di fare anche unpo' di piùfallonon tirarti indietroma fa'

questo favore a Socratequi presentene sei obbligatoed anche a me.

SOCRATE: E del resto anch'ioo Cratilonon persisterei troppo in nessunadelle cose che ho dettomanel modo

che a me sembrava opportunole ho vagliate con Ermogene; cosìproprio perquestofatti coraggio e se hai qualcosa di

meglio dillache io sono pronto ad accettarla. E se tu in realtà haiqualcosa di più bello da dire rispetto a queste cose

non me ne farei meraviglia. Mi pare infatti che tu stesso abbia fattoricerche su tali questioni e ne abbia appreso anche

da altri. Se dunque tu dirai qualcosa di più bellosegna pure anche me comeuno dei tuoi discepoli sulla correttezza dei

nomi.

CRATILO: è veroSocrateio mi sono interessatocome tu dicidi questiproblemi e forse potrei farti mio

discepolo. Ma temo anche che sia tutto il contrario di questoperché a menon so comeviene da dirti il discorso di

Achillequello che nelle Preghiere (89) rivolge ad Aiace. Dice egli: Aiacerampollo di ZeusTelamoniosignore di

popoli in tutto secondo il mio cuore hai saputo inviarmi parole.

E a meSocratepare che tuopportunamente secondo il mio sentiredia ilvaticiniosia perché tu sei ispirato da

Eutifrone(90) sia perché da tempo una Musa è entrata in tedi nascosto.

SOCRATE: O buon Cratilomi sorprendo anch'ioda tempodella mia sapienza ene ho diffidenza. Mi pare dunque

che occorra che io torni ad esaminare di nuovo quel che vado dicendo. Infattiil lasciarsi trarre in inganno da solo a solo

è la cosa peggiore fra tutte. Poiché quando colui che sta per ingannartinon se ne sta lontano neanche un pochinoma ti

sta sempre al fiancocome potrebbe non essere una sciagura? Occorre perciòcome paretornare ancora sulle cose già

dette in precedenzae tentaresecondo il detto del famoso poetadi vedere«avanti e indietro

contemporaneamente».(91) Dunqueora soprattuttoguardiamo quel che èstato detto. Noi diciamo dunque: la

correttezza del nome è quella che riesce a dimostrare quale è la cosa.Possiamo sostenere che è stato detto a sufficienza?

CRATILO: Certamente: a me par moltoSocrate.

SOCRATE: E i nomi dunque si dicono al fine di insegnare?

CRATILO: Certo.

SOCRATE: Possiamo affermare dunque che questa è un'arte e che ci sonoartefici di essa?

CRATILO: Sicuro.

SOCRATE: E quali?

CRATILO: Quelli che tu ricordavi in principio: i legislatori.

SOCRATE: E possiamo sostenere che quest'arte si incontra negli uomini comeanche le altreo no? Intendo dire

questo: di pittori ce ne sono in qualche modo: quali peggiori e qualimigliori.

CRATILO: Certo.

SOCRATE: Dunque i migliori rendono più belle le loro operei loro dipinti;gli altri invece le fanno più brutte? Allo

stesso modo quelli che costruiscono le case: alcuni le fanno più bellealtri invece più brutte?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: E dunque anche i legislatorialcuni rendono più belle le lorooperealtri più brutte?

Platone Cratilo

CRATILO: Questo ancora non mi pare proprio.

SOCRATE: E non ti paredunqueche le leggi alcune siano migliorialtrepeggiori?

CRATILO: Nocertamente.

SOCRATE: E neppure i nomiprobabilmentea te pare che l'uno sia stato postopeggio e l'altro meglio?

CRATILO: Nosicuramente.

SOCRATE: Dunque tutti i nomi sono stati posti bene?

CRATILO: Quanti almeno sono nomi.

SOCRATE: Ebbene? Ciò che si diceva poco faa Ermogenequi presentepossiamo dire che neppure sia stato posto

questo nome se a lui non riguarda neppure un poco 'la stirpe di Ermes' (Hermougenesis)oppure è stato posto sìma

non giustamente?

CRATILO: Che non sia stato postoSocratea me parema sembra anche che glisia attribuito e che questo sia il

nome di un altrodel quale è anche la natura che il nome non rivela?

SOCRATE: E non dice il falso neppure chi sostiene che costui è Ermogene?

E infatti neppure questo potrebbe essereil dire che costui è Ermogenesenon è.

CRATILO: Come dici?

SOCRATE: Che affermare il falsodunquenon è assolutamente possibilesequesto vale il tuo discorso; sono in

parecchio caro Cratiloa sostenere questoe ora e da tempo.

CRATILO: E infattiSocrateunodicendo ciò che dicecome può non direciò che è? E non è dunque questo dire il

falsocioè dire quel che non è?

SOCRATE: Questo è un discorso troppo fine e per me e per la mia etàoamico.

Tuttavia rispondimi in questo: forse non ti sembra possibile dire il falsoma sostenerlo sì?

CRATILO: A me non pare neppure il sostenerlo.

SOCRATE: E neppure dire né rivolgere la parola in modo falso? Per esempiose uno incontrandoti in terra

stranierastringendoti la mano ti dicesse: «Salveo straniero Ateniesefiglio di Smicrione Ermogene»costui queste

cose le direbbeoppure le sosterrebbeo le indirizzerebbe o le rivolgerebbenon a tema a questo Ermogene quio a

nessuno?

CRATILO: Costuio Socratea parer miofarebbe in questo modo deglistrepiti e non altro.

SOCRATE: Anche questa è bella: ma chi facesse di questi strepiti griderebbeil vero o il falsooppure parte di vero

e parte di falso? Perché anche questo potrebbe bastare.

CRATILO: Direi che fa del chiasso costuiscuotendo invano se stesso come unoche agiti un recipiente di bronzo

battendovi sopra.

SOCRATE: OrsùCratilomettiamoci d'accordo in qualche modo: non diresti tuche altro è il nome altro quello di

cui è nome?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Dunque sei d'accordo che il nome è una imitazione della cosa.

CRATILO: Soprattutto di questo.

SOCRATE: E dunque non sostieni che le pitture in qualche altro modo sonoimitazioni di certi oggetti?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Orsùdunque. Forse io non riesco ad afferrare quello che tuintendi direed è facile che tu parli

correttamente: è possibile spartire ambedue queste imitazionile pitture equei nomi e attribuirle a quegli oggetti di cui

sono imitazioneo no?

CRATILO: è possibile.

SOCRATE: Oraper prima cosarifletti su questo: è possibile l'immagine diun uomo attribuirla a un uomo e quella

di una donna a una donna e le altre così?

CRATILO: è possibile anche questo.

SOCRATE: E dunque queste attribuzioni sono giuste tutte e due o soltantol'una delle due?

CRATILO: L'una delle due.

SOCRATE: Quellaa mio parereche conviene a ciascuna cosa e ne riproduce lasomiglianza.

CRATILO: A me pare così.

SOCRATE: E dunqueper non polemizzare a paroleio e te che siamo amiciriconoscimi quello che dico. Codesta

o amicoio la chiamo attribuzione per l'una e l'altra di queste imitazioniper le figure e per i nomigiustoe per i nomi

poioltre al fatto di essere giustaanche vera(92 l'altra invecel'attribuzione e il conferimento del dissimile non è

correttaed è anche falsa quando sia inerente ai nomi.

CRATILO: Attenzione peròSocrateche questoil non fare giusteattribuzionicapiti nelle figurema non nei nomi

quando è necessario attribuire sempre in maniera corretta.

SOCRATE: Come dici? In che cosa è differente questo da quello? Non puòessere che unofattosi vicino a un altro

uomogli dica: «Questa è la tua immagine» e gli mostrise gli viene atirol'immagine di luima se gli capitapure

quella di una donna? Quanto a mostrare io voglio direproporre un qualcosaalla sensazione degli occhi.

CRATILO: Certamente.

SOCRATE: Ebbene? Non è dato ancora che questoavvicinatosi allo stessouomodica: «Questo è il tuo nome».

Anche il nome è un'imitazione come la figura. Voglio dire questo: nonsarebbe possibile a costui dirgli «Questo è il tuo

nome»e dopo ciò proporre alla sensazione dell'uditose gli capitalaimitazione di luidicendo che è un uomoma se

Platone Cratilo

gli capita purequella dell'elemento femminile del genere umanodicendo cheè una donna? Non ti pare che questo sia

possibile e talvolta avvenga?

CRATILO: Io voglioSocrateconcordare con te: sia così.

SOCRATE: E fai bene carose questo sta così; e non occorre certopolemizzare su questo argomento. Ma se anche

in questo caso è dato di fare una tale regolal'una di queste noi vogliamochiamarla dire il verol'altra invece dire il

falso. E se la questione sta così è anche possibile non attribuirecorrettamente i nomi e non riportare a ciascun elemento

i nomi che gli convengonoma a volte quelli che non gli si addicono esarebbe possibile che avvenisse lo stesso anche a

proposito delle parole. E se è possibile porre in questo modo parole e nomiè necessario anche per i discorsi. I discorsi

infatticome a me parenon sono una composizione di quelli. O come dici tuCratilo?

CRATILO: Così: mi sembra infatti che tu dica bene.

SOCRATE: Dunque se ancora una volta confrontiamo i primi nomi alle letterepuò esserecome nelle pitture

attribuire tutti i colori e le forme che sono confacenti con essee nontutti poima alcuni lasciarli indietroaltri invece

aggiungerlie parecchi di più e più grandi. O non è forse possibile?

CRATILO: è possibile.

SOCRATE: Dunque chi mette in opera bene tutte queste risorse rende belli idisegni e le immaginichi invece ne

aggiunge o ne porta via crea egli pure delle immaginima brutte.

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Ma cosa dire di colui che mediante sillabe e lettere tenta diimitare la sostanza delle cose? E forse

secondo lo stesso criteriose riporta tutto ciò che si addicel'immaginecioè il nomesarà bellama se invece talvolta

tralascerà o aggiungerà anche pocosarà pure una immaginema non bella?Tanto che dei nomi ce ne saranno alcuni

combinati benee altri male? (93) CRATILO: Forse sì.

SOCRATE: E dunque forse vi sarà un buon artefice di nomi e uno cattivo?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Dunque costui non aveva il nome di legislatore?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: E dunque forseper Zeusci saràcome nelle altre artiun buonlegislatore e uno cattivose si è

d'accordo con noi su quelle cose di prima.

CRATILO: è così. Ma vediSocratequando queste lettere come l'alpha e ilbeta e ciascuno dei principinoi li

attribuiamo ai nomi in conformità dell'arte grammaticase poi togliamoaggiungiamo o cambiamo un qualcosada noi

non viene scritto il nomeo almeno non nella maniera correttama non loabbiamo scritto affattoma diventa subito

un'altra cosasolo che subisca uno di questi cambiamenti.

SOCRATE: Attento che a condurre la ricerca così noi non abbiamo a condurlamaleCratilo.

CRATILO: E come?

SOCRATE: Forse quanto tu dici può avvenire in tutte le cose le qualinecessariamente sussistono o non sussistono

per un dato numerocomead esempionello stesso dieci o qualunque altronumero tu vogliache se togli o aggiungi

qualcosasubito diventa un altro. Ma attento che la correttezza di unqualcosa di qualità e di tutta l'immagine non sia

proprio questamaal contrarioessa non debba riproporre del tutto qualeè la cosa alla quale vuol rendere somiglianza

se deve essere un'immagine. Osserva dunque se io dico qualcosa. Potrebberodunque essere due cose questeponiamo

Cratilo e l'immagine di Cratilose un dio non solo rappresentasse il tuocolore e il tuo aspetto come i pittorima

rendesse anche tutto quello che si trova nell'intimocome il tuo e poiriproducesse le tue morbidezze e gli stessi colori e

il movimento e l'anima e il pensiero vi iscrivesse all'interno come sono intee in una parola tutto quello che tu hai

questa e altre cose ponesse vicino a te? E tutto questo allora sarebbeCratiloo l'immagine di Cratilooppure due

Cratili?

CRATILO: A mio parereSocratedue Cratili.

SOCRATE: Tu capisci dunqueamicoche occorre ricercare un'altra correttezzadi immagine rispetto alle

considerazioni che dicevamo poco fae non considerare necessario che sequalcosa manchi o sia in eccessoquesta non

sia più immagine. O non ti rendi conto di quanto le immagini siano lontanedall'avere le stesse cose che hanno quelle di

cui sono le immagini? (94) CRATILO: Io sì.

SOCRATE: E sarebbe proprio ridicoloCratiloquello che a causa dei nomipotrebbe toccare alle cose delle quali i

nomi sono i nomise i nomi fossero in tutto simili a esse. Tutte le cosedunque assumerebbero un duplice aspettoe

nessuno avrebbe più la possibilità di dire di alcuna di essequale è lacosa stessa e quale il nome.

CRATILO: Dici la verità.

SOCRATE: Coraggio dunquevalent'uomo! E consenti che un nome si adatti apuntino e un altro no e non

pretendere per forza che abbia tutte le lettereperché sia esattamente talee quale l'oggetto di cui è il nomema consenti

pure che gli si aggiunga la lettera che non gli è confacente; e se unaletteraanche un nome in una frase; e se un nome

anche una frase in un discorso consenti che venga aggiuntaanche se non econfacente alle cosee nondimeno venga

nominata e detta la cosapurché vi sia dentro l'impronta dell'oggetto sulquale verte il discorsocome nei nomi dei

principise ricordi le cose che poco fa dicevamo io ed Ermogene.

CRATILO: Me ne ricordo bene.

SOCRATE: Benedunque. E quando questa impronta vi sia dentroanche se ilnome non possiede tutti quegli

elementi che gli sono propril'oggetto verrà ben denominato se ha tutti glielementimale se ne ha pochi. Ammettiamo

dunque che sia dettoo brav'uomoper non dover pagare una pena come gliabitanti di Egina (95) che vanno in giro di

Platone Cratilo

notte tardi per la stradae perché non sembri che anche noiun presso apoco cosìgiungiamo alla verità più tardi del

dovutooppure cerca un'altra correttezza del nome e non concedere che ilnome sia una dimostrazione di un oggetto con

lettere e sillabe.

Se infatti dirai l'una e l'altra di queste cosenon potrai più essered'accordo con te stesso.

CRATILO: Ma a meSocratesembra che tu parli adeguatamentee così lapenso.

SOCRATE: Benedato che su tali questioni andiamo d'accordodopo questopuntoesaminiamo il seguente. Se

sosteniamo che il nome deve essere posto bene occorre che egli abbia lelettere che gli sono confacenti?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: E gli si adattano quelle uguali agli oggetti?

CRATILO: Certamente.

SOCRATE: Dunque i nomi che sono stati apposti bene sono apposti in questomodo. Ma se qualcuno non fu dato

benela parte più cospicua di essoforseconsterà di lettere che gli siaddicono e che sono similise pur deve essere

un'immaginema avrà pure un qualcosa che non gli convienea causa delquale il nome non è bello e non è neppure

composto bene. Dobbiamo dire cosìo in altro modo?

CRATILO: Non pensoSocrateche occorra farne una polemica; perché a me nonsoddisfa dire che è nomema che

tuttavia non è posto bene.(96) SOCRATE: Forse non ti soddisfa questo: che ilnome sia dimostrazione di un oggetto?

CRATILO: A me questo sta bene.

SOCRATE: Ma i primi nomi se devono essere dimostrazioni di certi oggettihaitu un modo più bello per cui

diventino dimostrazionialtro che il formarli quanto più è possibile talie quali alle cose che essi devono dimostrare? O

ti soddisfa di più il modo che sostiene Ermogene con molti altriche i nomisono convenzioni e hanno un senso per

quelli che sono d'accordo e conoscono da prima gli oggettie che questa èla correttezza del nomecioè l'accordoe che

non fa alcuna differenza se uno concorda come ora i nomi sono postioppureanche al contrariodi chiamare grande

quel che ora è chiamato piccolo e piccolo quel che ora vien chiamato grande?Di questi due modi quale ti soddisfa?

CRATILO: MaSocratefa differenza in modo assoluto tra il dimostrare ciòche uno intende dimostrare con la

somiglianza e non con il modo che capita.

SOCRATE: Dici bene: dunque se il nome deve essere simile all'oggetto ènecessario che per natura siano simili agli

oggetti i principi mediante i quali uno dovrà comporre i primi nomi? Intendodire così: forse che qualcuno avrebbe mai

composto un dipinto (ciò che dicevamo poco fa)simile a qualcuna delle coseche sonose per natura non vi fossero

stati colori mediante i quali vengono compiute le pitturesimili a quelliche l'arte pittorica imita? Oppure è impossibile?

CRATILO: è impossibile.

SOCRATE: Dunque allo stesso modonon vi sarebbero mai nomi simili a nullase non vi fossero primacon una

certa somiglianzaquei principi mediante i quali si compongono i nomiconquelle cose di cui i nomi sono imitazioni?

E non sono i principi quelli da cui devono essere fatte le composizioni?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: E dunque anche tu prendi parteormaial discorso che facevo pocofa con Ermogene. Ti pare dunque

che noi diciamo bene che il rho si addice a phora ('portareessere portato')a kinesis ('movimento') e a sklerotes

('durezza')o non bene?

CRATILO: A me par bene.

SOCRATE: E il lambda al leion ('liscio')al malakon ('glutinoso') e allealtre caratteristiche delle quali dicevamo or

ora?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: E sai tu che a quella stessa cosa noi diciamo 'sklerotes'gliEretriesi invece skleroter?

CRATILO: Certo.

SOCRATE: Dunque il rho e il sigma si trovano a essere simili entrambi allastessa cosaed esprimono la stessa cosa

sebbene per loro il vocabolo termini col rho e per noi col sigmaoppure pernoi o per loro non esprimono la stessa cosa?

CRATILO: Esprimono la medesima cosa per entrambi.

SOCRATE: Perché rho e sigma sono simili o perché non lo sono?

CRATILO: Perché sono simili.

SOCRATE: E sono simili sotto ogni aspetto?

CRATILO: Forsealmenoa significare la phora.

SOCRATE: E anche il lambda che vi è frapposto? Non significa questo ilcontrario di sklerotes?

CRATILO: Forse vi è stato frapposto non correttamentecome anche tu dicevipoco fa a Ermogenesottraendo e

aggiungendo lettere ove si dovevae mi sembrava a ragione. E oraforseinvece del lambda occorre dire rho.

SOCRATE: Dici bene. Cosa dunque? Così come diciamo ora non ci capiamo tra dinoiquando uno dice skleron

('duro') e neppure tu intendi cosa dico ora io?

CRATILO: Io sìper l'abitudinecarissimo.

SOCRATE: Parlando di abitudine (97) pensi di dire qualcosa di diverso daaccordo? O quando parli di abitudine

intendi qualche altra cosa rispetto a quel che dico io che quando pronuncioquesto termine penso a quello e tu capisci

che proprio a quello io penso?

Non dici questo?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Dunquese tu comprendi quando io pronuncio una parolati giunge daparte mia una segnalazione

Platone Cratilo

27

chiara?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Ma ti è chiara a causa del dissimile da quello che pensando iopronunciose è pur vero che il lambda è

dissimile a quella che tu chiami la sklerotes. E se la cosa sta cosìchealtro significa se non che tu ti sei accordato con te

stesso e la correttezza del nome per te è una convenzionepoiché esprimonochiaramente un significato sia le lettere

simili quanto le dissimiliche hanno raggiunto parimenti abitudine econvenzione? Che se poi l'abitudine non è affatto

convenzionestarebbe meglio dire che non la somiglianza è dimostrazionemal'abitudineinvece; è questa infatticome

pareche significa per mezzo del simile e del dissimile. E siccome noi siamod'accordo su questoCratilo - io porrò il

tuo silenzio come assenso -è necessario in qualche modo che convenzione eabitudine giovino in qualche modo alla

dimostrazione di quello che diciamo pensando. Giacchéuomo eccellentissimose vuoi giungere al numeroda dove

pensi che potresti avere nomi simili da riportare a ciascuno dei numerisetu non acconsenti che il tuo accordo e la

convenzione abbiano la padronanza circa la correttezza dei nomi? Anche a mecerto dà particolare soddisfazione che i

nomiper quanto è possibilesiano simili agli oggetti. Ma facciamoattenzione che questa trazione della somiglianza

non sia veramentesecondo il detto di Ermogenevischiosae che non sia poinecessario avvalersi di questa goffaggine

l'accordoper la correttezza dei nomi?(98) Giacché probabilmente ci siesprimerebbe nella maniera migliorequalora si

parlasse con elementi o tutti o in massima parte similicioè convenientiagli oggettie nella maniera peggiore al

contrario. Ma dopo queste cose dimmi ancora questo: quale importanza hannoper noi i nomi e cosa diciamo che essi

compiono di bello?

CRATILO: Insegnare: a me pare cosìSocrate. E questo è molto semplice: chiconosce i nomi conosce anche gli

oggetti.

SOCRATE: ProbabilmenteCratilotu intendi questo: che quando uno conosce ilnome qual è - ed è quale l'oggetto

- egli saprà anche l'oggettopoiché si trova a essere simile al nomeeuna sola arte è questa di tutte le cose simili tra

loro. In questo modo mi pare che tu voglia dire che chi conosce i nomiconoscerà anche gli oggetti.

CRATILO: Dici cose molto vere.

SOCRATE: Fermati un po': vediamo qual è mai questo modo di insegnare le coseche tu ora dicie se ne esiste

anche un altroma questo è il miglioreo se non ve ne è altro all'infuoridi questo. In che modo la pensi tu?

CRATILO: Così io la penso: che non ce n'è affatto un altro e questo è ilsolo e il migliore.

SOCRATE: E ritieni che questa stessa sia la scoperta delle cosecioè checolui che scopre i nomi ha scoperto anche

quelle cose di cui essi sono i nomi? O che altro modo debba essere cercare escopriree questoinvecequello di

imparare?

CRATILO: Fra tutti particolarmentee cercare e scoprire il modo è questostesso secondo le stesse cose.

SOCRATE: DunqueCratiloriflettiamo: se uno cercando gli oggetti tienedietro ai nomiricercando quale ognuno

vuole esserenon pensi esista un rischio non piccolo di essere ingannati?

CRATILO: Come?

SOCRATE: è chiaro che colui che primo assegnò i nomi quali riteneva chefossero gli oggettitalicome noi

sosteniamoponeva anche i nomi. Non è così?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Ma se colui non la pensava correttamente e poneva i nomi così comepensavacosa pensi che potrà

accadere a noi che gli teniamo dietro? Cos'altro se non essere ingannati?

CRATILO: Ma non è così la questioneSocrate. è semmai necessario che chipose i nomi li assegnasse perché

conosceva le cose.

Altrimenticosa che vado dicendo da temponon sarebbero nomi. E la provapiù grande che non ha mancato il vero

colui che ha posto i nomi sia questa per te: mai gli sarebbero riusciti tutticosì in armonia tra di loro. O non la pensavi tu

stesso cosìsostenendo che i nomi erano stati combinati allo stesso modo eper lo stesso fine?

SOCRATE: Ma questobuon Cratilonon è affatto una difesa. Se dunque chiponeva i nomifallito nel primo

forzava anche gli altri dietro a questo e li costringeva a essere in armoniacon sénon è stranocome accade talvolta

delle forme geometricheche avvenuto un primo piccolo e anche invisibileerrorele rimanenti che seguonoanche se

sono moltesiano in consonanza tra di loro. Occorre dunque che sul principiodi ogni cosa ogni uomo abbia molta

considerazione e molta attenzione se sia stato posto correttamente o no; equando questo sia stato vagliato a sufficienza

tutto il resto apparirà fare seguito proprio a questo.

E io non mi meraviglierei certamente se anche i nomi si trovassero d'accordotra di loro. E di nuovo dunque

esaminiamo quelli che abbiamo passato in rassegna prima. Noi sosteniamo che inomi ci rivelano la sostanza come se il

tutto vadasi muovascorra. E non pare anche a te che la significhinocosì?

CRATILO: Proprio così: e la significano in modo corretto.

SOCRATE: Riprendendo dunque da questi nomianzitutto esaminiamo questo: l'episteme('la scienzaconoscenza')

come è ambiguoe assomiglia più a quel che significa la histesin (99)('ferma')sugli oggetti la nostra anima più che essa

venga portata in giro; ed è più corretto dire l'inizio di questa parolacome orapiuttosto cheframmettendovi un epsilon

e dire hepeisteme e fare l'inserzione anziché nell'epsilon nello iota. Peril termine bebaion ('sicuro') che è un'imitazione

di basis ('base') e di stasis ('stasi') ma non di phora ('movimento'). E poihistoria ('ricerca') che significa un press'a poco

che istesi ton rhoun ('ferma la corrente') e piston ('credibile') chesignifica del tutto histan ('che sta').

Poi la mneme ('la memoria') vale per ognuno che la mone è 'indugio'nell'anima e non phora ('movimento'). E se

vuoi l'hamartia ('l'errore') e la symphora ('la disgrazia')se qualcunoterrà dietro al nome appariranno essere la stessa

Platone Cratilo

28

cosa con la synesis ('comprensione') con l'episteme ('scienza') e con tuttigli altri nomi che riguardano cose serie.

E ancora l'amathia ('l'ignoranza') e l'akolasia ('intemperanza') sembranomolto simili a questi. E l'amathia sembra

essere il cammino di 'chi va insieme al dio' (hama theoi iontos) e l'akolasiasembra del tutto akolouthia tois pragmasin

('seguito alle cose'). E così quelli che noi stimiamo nomi per le cosepeggioriparrebbero molto simili a quelli per le

cose migliori. E credo anche che unose si desse molto da farenetroverebbe molti altridai quali sarebbe spinto a

ritenere che chi pose i nomi intendeva significare al contrario che le cosenon vannoné si muovono ma se ne stanno

immobili.

CRATILO: PeròSocratetu vedi che la maggior parte significavano a quelmodo.

SOCRATE: Cos'è questoCratilo? Dovremo contare i nomi come voti e in questosarà la loro correttezza? Quello

che la maggior parte dei nomi sembra significaresarà questo il vero?

CRATILO: Non sarebbe verisimile.

SOCRATE: Noassolutamenteamico. Ma abbandoniamo a questo punto taliquestioni e ritorniamo di nuovo là

donde siamo arrivati qui.

Poco fanelle tue precedenti argomentazionise te ne ricordisostenestiche era pur necessario che chi poneva i

nomi conoscesse bene le cose a cui doveva dare i nomi: ti sembra ancoracosìo no?

CRATILO: Ancora.

SOCRATE: E anche chi attribuisce i primi nomi dici che li attribuisceconoscendo?

CRATILO: Sìconoscendo.

SOCRATE: Da quali nomi dunque aveva imparato o scoperto gli oggettise iprimi nomi non erano stati ancora

attribuitimentre noi sosteniamo che è impossibile imparare o scoprire glioggetti se non per averne appreso i nomi o

per averli scoperti quali essi sono?

CRATILO: Mi pareSocrateche tu dica qualcosa di importante.

SOCRATE: In qual modo dunque possiamo sostenere che essi sapendoattribuissero i nomi o fossero legislatori

prima che fosse stato assegnato qualunque nome ed essi ne fossero aconoscenzase non è dato imparare gli oggetti se

non attraverso i nomi?

CRATILO: Io credo che sia il discorso più vero intorno a questi problemiSocrateche una potenza più grande

rispetto a quella umana fu quella che assegnò i primi nomi agli oggettitanto che è necessario che essi siano posti

correttamente.

SOCRATE: E credi tu che chi pose i nomilo fece in contraddizione con sestessofosse egli un demone o un dio?

Oppure ti sembra che poco fa non dicessimo nulla?

CRATILO: Può anche essereattentoche alcuni tra essi non fossero nomi.

SOCRATE: E qualio valent'uomo? Quelli che conducono alla quiete o quelliche portano al moto? Infattisecondo

quanto si è detto poco fanon si giudicherà dal numero.

CRATILO: Non sarebbe giustoSocrate.

SOCRATE: E dunquese c'è contesa tra i nomie alcuni affermano di essereproprio loro simili alla veritàgli altri

invece che lo sono essicon quale modo giudicheremo o a cosa faremo ricorso?Di sicuro non ad altri nomi differenti da

questiperché non è possibilema è chiaro che bisogna fare ricerca versoqualche altra cosa all'infuori dei nomiche ci

dimostrisenza i nomi stessiquali di questi sono verimostrandoci conchiarezza la verità delle cose.

CRATILO: Pare proprio così.

SOCRATE: è possibile dunqueCratilocome pareimpararesenza l'apportodei nomila realtà delle cosese la

questione sta in questo modo.

CRATILO: Pare.

SOCRATE: E attraverso quale altro mezzo pensi tu di potere apprenderli?

Forse con un altro criterio che non sia questoma adatto e giustissimoecioè vagliarli tra loro se sono congeneri ed

essi stessi mediante loro stessi?(100) Infatti ciò che è altro e diverso daquelli può avere il significato di altro e di

diversoma non quelli.

CRATILO: Mi sembra che tu dica il vero.

SOCRATE: Pianoper Zeus! Non abbiamo già tante volte ammesso che i nomiposti bene sono rassomiglianti agli

oggetti di cui sono nomi e sono l'immagine delle cose?

CRATILO: Sì.

SOCRATE: Se dunque è possibile conoscere gli oggetti attraverso i nomimalo è anche attraverso loro stessi(101)

quale è l'apprendimento più bello e più chiaro? Imparare dall'immagineel'immagine in se stessa se è stata ben

rappresentatae la verità di cui è immagineo imparare dalla verità siala verità stessa e l'immagine sua se è stata

compiuta a dovere?

CRATILO: è necessario dalla veritàa mio parere.

SOCRATE: In qual modo dunque occorre imparare e scoprire le cose realiprobabilmentese la si conosceè cosa

più grande sia rispetto a me che a te. Ci si deve però accontentare di averriconosciuto almeno questo: che non dai nomi

ma molto di più da se stesse le cose vanno imparate e ricercate.

CRATILO: Pareo Socrate.

SOCRATE: E dunque dobbiamo ancora vagliare questo puntoperché tutti questinomi che tendono verso la stessa

direzione non abbiano ad ingannarcise in realtà coloro che li hannoattribuiti li abbiano assegnati con questa

convinzione che tutte le cose andavano e scorrevanoe anche a me pare cheessi ne fossero convintie se questoper

Platone Cratilo

29

casonon sta proprio cosìed essi stessiprecipitando come un turbinenesono sconvolti e trascinandosi dietro anche

noici buttano dentro. Fa' attenzioneo ineffabile Cratiloa quello chespesso io vado sognando.

Possiamo sostenere dunque che sono un qualcosa il bello in séil buono insé e così anche ciascuna delle cose reali

o no?

CRATILO: A me pare che sia cosìSocrate.

SOCRATE: Allora poniamo sotto esame quello stesso fatto in sénon già seun volto è belloo qualcosa di simile

son tutte queste cose che sembrano scorrere; ma possiamo affermare che ilbello in sé non è sempre tale qual è?

CRATILO: Necessariamente.

SOCRATE: Allora dunque è possibile dire giustamente questo bello per sésesempre si sottraeè anzitutto dire che

esso èpoi che è taleoppure è necessario dire che nel momento in cuiparliamo egli diventa subito un altro e sfugge e

non è più così?

CRATILO: Per forza.

SOCRATE: Come potrebbe dunque essere qualcosaciò che mai si trova nellastessa condizione? Infatti se una volta

mai sta fermo nello stesso modoè chiaro che in quel tempo non passaavanti. E se sta sempre nella stessa condizione ed

è lo stessocome potrebbe cambiare o innovarsi non spostandosi affattodalla propria idea?

CRATILO: In nessun modo.

SOCRATE: Ma allora non potrebbe essere conosciuto da nessuno.

Infattiavvicinandosi a lui chi volesse conoscerlodiverrebbe altro ediversotanto che non potrebbe essere

conosciuto quale ècome è.

CRATILO: è come tu dici.

SOCRATE: Ma neppure conviene sostenere che c'è conoscenzaCratilose tuttele cose cambiano e nulla resta

fermo. Se infatti questa stessa cosala conoscenzanon cambia dall'essereconoscenzala conoscenza potrebbe restare

ferma ed essere conoscenza; ma se l'idea stessa della conoscenza cambiaeinsieme cambiasse in una idea diversa dalla

conoscenzanon sarebbe conoscenza. Ma se cambia sempresempre non sarebbeconoscenza e secondo questo

ragionamento non vi sarebbero più né quel che deve conoscere né quello chedeve essere conosciuto. Ma se c'è sempre

quel che conosce e quello che viene conosciutoc'è anche il belloil buonoe c'è ciascuna delle cose reali; e non mi pare

che tutte queste cose di cui ora parliamo siano simili né alla correntenéal movimento.

Ora se tali questioni stiano in questo modo o in quelio che dicono Eraclito(102) e i suoi seguaci e molti altrinon è

facile da osservaree non è neppure da uomo che abbia senno volgerlo acurare se stesso e la propria anima con dei

nomie confidando in essi e in coloro che li hanno postisostenerefermamentecome uno che sa qualcosa e riprendere

se stesso e le cose reali come non vi fosse nulla di sanoma che tutte lecose come vasi di terracotta fluisconoe pensare

che come gli uomini che soffrono di catarro nella stessa situazione versinoanche le cose e che il tutto sia preso dalla

corrente e dal catarro.

ForseCratilola questione sta cosìo così non è.

Bisogna dunque fare ricerca con coraggio e bene e non accettare facilmente.Tu sei ancora giovane e hai l'età che si

prestae dopo aver riflettutose tu trovimetterne a parte anche me.

CRATILO: Lo farò. Sappi peròo Socrateche anche ora non sto senzameditare; ma quando ci penso e mi do da

fare mi pare che la questione stia molto di più nella maniera che sostieneEraclito.

SOCRATE: Me lo insegnerai in altra occasioneamicoquando tu ritorni qui.Ma oracome ti eri preparato a fare

va pure in campagna. Ti accompagnerà anche il nostro Ermogene.

CRATILO: Sarà cosìSocratema anche tu tenta ancora di meditarla laquestioneormai.

NOTE (le note di cui viene omesso il significato tratta di parole grechenonriportabili con questo set di caratteri):

1) Per quanto non senza discussione si identifica il Cratilo protagonista deldialogoche Platone ascoltò in gioventùcon

il Cratilo di cui parla Aristotele nella Metafisica.

2) Ermogene era un assiduo auditore di Socratepresente anche alla suamorte.

A differenza del fratello Calliaassai riccoegli era molto povero. Ancheper questo Cratilo ha buon gioco a

contestare la congruità del nome. Ermogene infatisignifica 'stirpe diErmes'che è dio dei traffici e dei ladri: insomma

dio del guadagno.

3) è evidente l'ironia di Socrate contro questo sapere acquistato apagamento.

4) Qui per familiari deve intendersi servi ai quali era possibile attribuireun nome e cambiarlo a proprio piacimento;

si dice che Diodoro della scuola di Megarafilosofo nativo di Iaso in Cariavissuto tra il quarto e il terzo secolo a.C.

convinto assertore della origine convenzionale della denominazione chiamasseuno dei suoi servi alla men che significa

'ma''ma invero'.

5) Più volte nei dialoghi di Platone viene evocata la questione del discorsovero e del discorso falso. In Aristofane

poi (Nuvole) il Discorso Giusto e il Discorso Ingiustoquasi personificatiattribuiti a Socrate più che ai Sofisti

contribuiranno non poco a creare di Socrate un'immagine non vera.

Ad Aristofane comunque non sfuggiva che il pensiero e l'atteggiamento moraledi Socrate era di uno spessore

diverso da quello dei Sofisti. Né Platone avrebbe altrimenti accoltoAristofane tra i personaggi del Fedro.

6) Il relativismo di Protagora qui viene combattuto con la contrapposizionedi vero al falso che deve andare sopra e

oltre il modo individuale di concepire e credere la verità.

7) Eutidemopartendo dai presupposti della scuola eleaticanon facevavariabili il vero e il falsoma li considerava

come indifferenti in ciascuno.

30

8) Qui Socrate insiste su un realismo dell'utileche può provenire da unvalore.

9) Da noi può dipendere il fine che ci prefiggiamo nella denominazionemanon il mezzo per raggiungerla.

10) A proposito del liguaggiodunquequi si pone in rilievo lostrumentalismo e non l'espressionismo o il finalismo

come sarà in altre teorie molto più modernecomead esempioquellacrociana.

11) è stato giustamente osservato in PlatoneCratilo a cura di C.

LicciardiMilano 1989che qui la parola greca potrebbe più opportunamenteessere resa con 'norma' anziché 'legge'.

12) Avere presenti le idee delle cose in sé e possederle realmente è comeavere una forza propulsiva per poter

realizzarle.

13) L'uso controlla la bontà dello strumento; il nocchiero dunqueche ne èespertosorveglierà il lavoro del

falegname al fine di ottenere un ottimo timone: così il dialogare (di qui ildialettico) si chiarisce la bontà in questo caso

del vocabolonoeticache è forma di 'conoscenza intellettuale' allo statoimmediatopercettivo (Aristotele). A questo

propositocomunquesi veda il Politico ove il saggio è modello digovernante.

14) Per callia (vedi nota 2) a differenza di Ermogene egli è ricchissimo. Fuospite dei Sofisticome appare anche nel

dialogo intitolato a Protagora.

Ermogeneinvecericco di interessi filosoficiassisté alla morte diSocrate come appare dal Fedone.

15) è una sorta di trascendentismo quasi mistico del nomequello chePlatone attribuisce agli dèi. Non sfugge

tuttavia ai critici che Platoneil quale nella Repubblica assumerà unaposizione di rigetto rispetto alla poesiaquando

assume a conforto delle sue argomentazioni citazioni omeriche o da altripoetilo fa quasi costantemente con tono

ironico. Qui comunque tale trascendentismo è sostenuto e giustificato con unsovrapposto trascenentismo metafisico?

16) OmeroIliade libro 20verso 74. Omero ricorda più volte lo Scamandrocome figlio di Zeus e protettore della

città: di qui Ettore appose al proprio figlio il nome di Scamandrio; ilfanciullo tuttavia sempre in Omeroviene chiamato

anche Astianatte ('signore della città'). Lo stesso fiume veniva chiamatoanche Xanto ('fulvo') per le acque gialle e

limacciose delle sue correnti.

17) è il nibbio.

18) OmeroIliade libro 14verso 291.

19) Mirine (OmeroIliade libro 2verso 813) significa 'colle'.

20) è ben nota la condizione di inferiorità in cui veniva tenuta la donnain Grecia: le donne che contavano erano

soltanto le etere (come Aspasiacompagnapoisegretamente sposa diPericle) donne coltissime e bellissimegenerose

all'occorrenza delle loro grazie. Tale condizione si alleviò durante l'etàellenisticaquando l'uomoimpossibilitato a fare

politica nell'agoràsi raccoglie nella propria casache abbellisce insiemealla sua donna.

21) OmeroIliadelibro 22verso 507 (soggetto è Ettore che difende iTroiani).

22) Qui Platone fa espresso riferimento a una sorta di etimologia omerica.

23) La denominazione completa di queste lettere (e-psilonu-psilono-microno-mega) risale a parecchi secoli dopo

Platoneall'età bizantina.

24) AgisAgide: da 'condurre'' guidare'; Polemarco: da 'guerra' e 'comandare';Eupolemo: da 'adeguatamente' e '

abile in guerra'.

25) Iatrocle: da 'medico' e 'gloria'; Achesimbroto: da 'guarire''risanare'e 'uomo''mortale'.

26) Agamennone vien fatto derivare qui da Platone da 'ammirevole' e da 'indugio''resistenza'.

27) Atreofra le varie etimologie proposte forse la più accettabile èquella che collega questo nome con 'sventura'

da cui anche 'accecamento''spinto alla rovina'. Atreo padre di Agamennone eMenelaoera figlio di Pelope e fratello di

Crisipponel timore che il padre lo preferisse nei propri affettiriuscì ascacciare Tiesteche aveva tentato di

spodestarlo dal trono e ne aveva pure sedotto la moglie. Poifingendo conlui una riconciliazioneriavuto presso di sé il

fratellogli imbandì le carni dei figli. è la stirpe maledetta di Tantalocheinsuperbito dalla consuetudine che aveva con

gli dèiaveva imbandito loro le carni del figlio di Pelope.

Ma nessun nume si cibò di quelle carnieccetto Demetra ancora frastornata eaddolorata dalla scomparsa di

Persefone. La maledizione di tanta tracotanza si tramanderà da padre infiglio e si concluderà soltanto nelle Eumenidi di

Eschiloquando il tribunale dell'Areopago assolverà Oreste dal matricidioconsumato ai danni della madre Clitennestra

che a sua voltacon il suo drudo Egistoaveva ucciso lo sposo Agamennonecolpevole di aver sacrificato la figlia

Ifigenia. Su questo mito e sul suo significato si può confrontare latrilogia eschilea: AgamennoneCoeforeEumenidie

il Tieste di Seneca.

28)..........

29) Sopravvissuto dunque all'imbandigione che di lui aveva fatto agli dèi ilpadre TantaloPelope fu amato da

Poseidonedio del mare; giunto in età di nozze si invaghì di Ippodamia cheil padre di leiEnomaoera disposto a

cedere soltanto a chi lo avesse battuto nelle corse con la quadriga. Perottenere la vittoriaPelope si valse della

complicità di Mirtiloauriga di Enomaoche però fu ucciso perché avevatentato di possedere Ippodamia.

Su questo mito si veda l'Olimpica 1 di Pindaro.

30) .............

31) .............

32) .............

33) Urania dunque vien fatta risalire come etimologia 'che guarda''checontempla le cose di lassù' 34) Prospalta è

uno dei demi (distretti di modesta estensione) attici.

Eutifroneprotagonista del dialogo omonimoè personaggio tutto pieno disé e sussiegosoche pretende di saper

Platone Cratilo

31

tutto intorno alla "santità" e al suo contrario. Mamesso allestrette dall'ironia e dalla dialettica di Socrate troncherà il

dialogo dandosi alla fuga.

35) ..............

36) Moira è una divinità che corrisponde grosso modoal destino: contro diessa neppure gli dèi immortali possono

nullanel senso che essi non possono sottrarre gli uomini alla loro sortecioè la morte. I versi riportati vengono da

EsiodoLe opere e i giorni; ma Platone li cita con una certaapprossimazione.

37) ...............

38) è questa una prova evidente della sensibilità dei Greci alle differenzed'accento (ma l'introduzione delle relative

notazioni nella grafia corrente avvenne molto più tardi).

39) .................

40) Crono e Rea sono i genitori di Zeuspadre degli dèi e degli uominiquindi appartengono al tempo delle più

remote origini. Secondo la Teogonia esiodea e altre fontisia pure inversioni diverseRea sottrasse a Crono l'ultimo dei

suoi figliZeusnel timore che il padre lo divorassecome aveva fatto congli altri figliper non essere spodestato da lui.

41) ..................

42) OmeroIliade libro 14 verso 201.

43) Probabilmente frammento di un inno all'Oceano: Orphicorum Graecorumfragmentapagina 87Kern.

44) Con questa derivazione del verbo 'scuotere'Poseidone ha spesso in Omerol'epiteto di 'scuotitore della terra'.

Platoneaccennando a questa aggiunta di lettere a scopo di eleganzaammetteche una sorta di estetismo si accompagna

alla formazione del linguaggio.

45) Questa etimologia di Adeè comunemente accettata.

46) Vien fatto di richiamare il celebre luogo dantesco: «Sì che la tema sivolse in disio» (Infernolibro 3verso 126).

L'analogia è sorprendentemente profonda: in questo passo della Commediaperl'acquisizione certa di una volontà

ineluttabilela paura si trasforma in desiderio; il richiamo è tanto piùsuggestivo se si pensa che Dante non conosceva il

greco e che difficilmente un'opera come questa di Platonecome tutte lealtre di Platonedovevano circolare ai suoi

tempinon certo in traduzionema neppure per epitomi o compendi.

47) Da ricordare che con il nome di Plutone il dio è dispensatore dellericchezze che si trovano sottoterra anche per

gli uomini che vivono sulla terra.

48) A parte lo spirito asprocome si vede 'aer' è l'anagramma di 'era' 49)................

50) ................

51) ................

52) ................

53) ................

54) ................

55) ................

56) Allusione scherzosa a un luogo omerico: Iliadelibri 5verso 221.

57) Si vedano le battute inizili del dialogo e la nota 2.

58) ................

59) ................

60) Anassagora di Clazomene (500? - 428 a.C.) filosofoastronomomatematicovisse a lungo in Ateneove fu

maestro di Pericle. Pose a base della sua realtà un numero infinito di"semi"particelle che avevano qualità e natura

identiche a quelle derivate dalla loro mescolanzachiamate "omeomerie".Per aver negato la divinità del sole e della

luna fu processato e condannato come empio; secondo altri il processo fucausato dal suo essere filopersiano.

Pericle comunque tramutò la pena capitale in esilio. Qui Socrate si limita aconfutare la pretesa novità della teoria

della luna che prendeva luce dal soleche il filosofo di Clazomeneattribuiva a se stesso.

61) ..................

62) ..................

63) Se non si esclude una vena di compiaciuta autoironia è un Socrate bendiversoquestoda quello abituale che

sempre afferma che egli «sa di non sapere!» 64) Si accetta comunemente chequi ci sia richiamo ad Eracle che vestì la

pelle di leone dopo la sua vittoria sul leone di Nemea.

65) ...................

66) ...................

67) ..................

68) ..................

69) ..................

70) ..................

71) ..................

72) OmeroIliadelibro 5 verso 265.

73) ..................

74) .................

75) Si può rilevare quicome in tanti altri casiche il nesso tra i duevocaboli si limita soltanto a una totale

coincidenza di consonanti e vocali.

Nulla di più: ma è ovviamente troppo poco per spiegare etimologicamente itermini.

32

76) Come si può osservarealla base di qusto dialogo sulla etimologia deivari nomi di dèidi uominidi cose

astratte e concreteSocrateoper meglio direPlatone ha posto ladottrina eraclitea dell'eterno fluire.

77) ....................

78) ....................

79) Parola altrimenti inattestatacerto inventata da Platone.

80) Il vantaggio è presentato come idea anteriore al piacere: il che ècontrario agli sviluppi filosofici: (dall'edonismo

all'utilitarismo) e alle intenzioni degli uomini (anche se non a quelle dellanatura!).

81) .....................

82) Non più impedimentodunquema dissolvimento onde il piacere comeunitàsintesiaccordo.

83) Si può scorgere qui una certa consonanza con la concezione stilnovistica:l'amorenel cuore nobile in cui

albergaviene stimolato solo dall'immagine della donna.

84) Qui dunque la giustezza dei nomi non consiste più nella lorocomprensionema nell'immagine che sanno dare

alle cose.

85) è qui accennata una distinzione tra essenza e qualità; ma anche lequalità hanno una loro essenza.

86) Platone accenna al noto espediente teatrale del deus ex machina: un dioissato sulla scena per via di carrucole

veniva a risolvere una situazione molto aggrovigliata e senza soluzione. Fuun epilogo molto praticato nel teatro di

Euripide: si ricorda per tutti il celebre finale della Medea.

87) ...................

88) Esiodo Le opere e i giorni.

89) Zenodoto di Efeso (340 - 265 circa a.C.) grammatico e primo bibliotecariodel Museo in Alessandriadivise per

la prima volta i poemi omerici in 24 libri ciascunoindicandorispettivamente con le lettere maiuscole e minuscole

dell'alfabeto greco i singoli libri. Fu il primo a dare un'edizione criticadi Iliade e Odisseaespungendo con una lineetta

fianco (obelo) i versi che riteneva spuri. Prima di tale suddivisione i duepoemi erano distinti in rapsodie ('unità di

canto') di cui unale Preghiere appuntoè ricordata quie corrisponde aIliadelibro 9versi 644-645.

90) Ancora un richiamo a Eutifronecome nella prima parte del dialogo.

Tale personaggiocome si è vistopretendeva di conoscere tutto sullasantità e il suo contrario: il suo nome dà il

titolo al primo dialogo del corpus platonico.

91) «Il famoso poeta»o meglioil poeta per antonomasiaè Omerodi cuiqui viene riportato un emistichio (un

mezzo verso) che si incontra talvolta nei poemi: per esempio Iliadelibro 1verso 343; libro 3verso 102.

92) Dopo aver rivelatopoco soprauna fallaperché tra riferimento eimitazione può nascere errore nei nomiqui si

comincia a sottolineare che il giusto dei nomi è il vero.

93) La bellezza dunque ha parte preponderante nei nomi come nei dipintialdi sopra della stessa verità; ma deve

pure sempre proporsi come fedeltà.

La bellezza quindi trova il suo pregio e il suo valore nella giustezzaimitativa.

94) Evidentemente se fossero uguali non sarebbero più immagini.

95) Riferimento non chiaroforse relativo a fatti che a noi sfuggono perchénon conosciuti.

96) Cratilo vien messo gradualmente alle strettema non vuole cedere deltutto.

97) L'abitudine è qui assunta come valore di comprensione: l'abitudinecomunque presuppone il rapporto.

98) Sarebbe proprio difficile creare nomi sulla base della sola somiglianza.

99) ....................

100) La conoscenza delle cose reali (gli enti) mediante i nomi presuppone laconoscenza diretta degli enti.

101) La conoscenza delle cose dunque può avvenire attraverso i nomimaanche attraverso le cose stesse.

102) Come si è vistoil richiamo a Eraclito e alla sua dottrina dell'eternofluire è stata una costante del dialogo.

Anche Cratilo di questa dottrina si rivela seguace ma in questa ultima partedel dialogo Socrate se ne stacca.




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