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Platone

Eutifrone

Platone Eutifrone

2

Platone

EUTIFRONE

EUTIFRONE: (1) Cosa è successo di nuovoSocrateperché tuabbandonate ledispute al Liceo (2)ora ti trattieni

qui presso il portico del Re? Perché non credo che anche a te capiti diavere una causa presso il Re (3) come ho io.

SOCRATE: VeramenteEutifronegli Ateniesi non la chiamano causama accusa.

EUTIFRONE: Che dici? Qualcuno dunque ti ha accusatoa quel che pare; iocerto non riuscirò a convincermi di

questo: che tu accusi un altro.

SOCRATE: Proprio no.

EUTIFRONE: Dunque un altro accusa te?

SOCRATE: Proprio così.

EUTIFRONE: Ma chi è costui?

SOCRATE: Neppure io lo conosco del tuttoo Eutifronequesto tizio. Sembrache sia uno giovane e non molto

conosciuto.Lo chiamanocredoMeletoed è del demo Pitteose tu hai inmente un tal Meleto Pitteoche porta i capelli

lunghinon è ancora del tutto ricoperto dalla barbae ha il naso adunco.

EUTIFRONE: Non lo ricordo proprioo Socratema quale accusa ti muovecostui?

SOCRATE: Quale? Davvero non ignobilealmeno a me sembra; che unodi cosìgiovane etàabbia una piena

conoscenza di una questione di tale importanzanon è certo cosa da poco.Costui infatticome egli stesso asserisce

conosce in che modo i giovani vengono corrotti e chi sono i loro corruttori.E può darsi che sia un saggio: eresosi

conto della mia ignoranzacome di uno che corrompe i suoi coetaneisi muoveper accusarmi presso la cittàcome di

fronte alla madre. E mi sembra il solo che dia inizio alle attivitàpolitiche dalla parte giusta. É giusto infattianzitutto

darsi pensiero dei giovani al fine di renderli i migliori al possibilecomeè naturale che un buon agricoltore si prenda

cura anzitutto delle piante giovani e poi anche delle altre. E così ancheMeletoforsetenta di togliere via noi che

corrompiamocome lui sostienei germogli giovanì. E dopoè chiarosioccuperà dei più vecchi e sarà artefice per la

città di moltissimi e grandissimi beneficicome è verosìmile che capiti auno che prende le mosse da un tale inizio.

EUTIFRONE: Io lo vorrei proprioo Socratema temo che accada il contrario:mi sembra infatti che egli dia inizio

a rovinare completamente la città proprio dal focolare (4) apprestandosi amuovere un'accusa contro di te. Ma dimmi:

cosa sostiene che tu fai per corrompere i giovani?

SOCRATE: Cose fuori dall'ordinariocosìalmenoa sentire lui: sostieneinfatti che io sono creatore di nuovi dèi

mentre non considero nulla gli antichie mi ha accusato proprio a causa diquesti stessi motivicome lui sostiene.

EUTIFRONE: ComprendoSocrateperché tu dici che sempre presso di te hai undemone. E dunque tì muove

questa accusache tu vai introducendo delle novità rispetto agli dèi ecosì se ne viene in tribunale per calunniarti

sapendo bene che tali calunnie sono ben credibili presso la moltitudine.Anche a mequando nell'assemblea dico

qualcosa intorno alla divinità e predico loro il futuromi deridono come sefossi pazzo. E dire che non c'è cosa alcuna

fra quante io ho predettoche poi non sia risultata vera; maad ogni modoportano invidia a tutti noi e a quelli del

nostro stesso stampo. Ma non bisogna poi darsi pensiero per nulla di essimaaffrontarli.

SOCRATE: Mao caro Eutifronel'essere derisiforseè cosa da nulla. AgliAteniesi del restoa mio giudizionon

importa granchése pensano che uno sia in gambapurché non si atteggi amaestro della sua sapienza; se la prendono

invece con colui che credono voglia rendere tali anche gli altrisia perinvidiacome tu dicisia per qualche altro

motivo.

EUTIFRONE: A questo riguardocome mai la pensino nei miei confrontiio nondesidero proprio di provarlo.

SOCRATE: Probabilmente perché tu sembri poco incline a fare dono di testesso e comunque non hai desiderio di

insegnare la tua sapienza; io inveceproprio per la mia indole aperta aglialtritemo di apparire ad essi di volere dire a

ogni uomo senza riserva tutto quello che ho entro me stesso e non solo senzaalcuna ricompensa (5)ma anzi

rendendomi lietamente disponibile se qualcuno vuole ascoltarmi. Se dunquecosa che dicevo poco faessi volessero

prendersi gioco di mecosì come tu dici che fanno di tenon sarebbe pernulla spiacevole passare un po' di tempo in

tribunale ridendo e scherzando; se poi invece faranno sul serionon è benchiaro dove tutto questo andrà a parare

eccetto che a voigli indovini.

EUTIFRONE: Maprobabilmentela faccenda non sarà un bel nullae tuSocrateaffronterai il processo secondo

il tuo intendimentocosìcome iosperososterrò anche il mio.

SOCRATE: E dunqueEutifronehai qualche causa anche tu? Sei accusato oaccusi?

EUTIFRONE: Accuso.

SOCRATE: E chi?

EUTIFRONE: Uno che ad accusarlo sembrerà che io sia matto.

SOCRATE: Perché mai? Accusi forse uno che vola?

EUTIFRONE: Quanto a volare ci manca proprio molto: egli si trovaormaiaessere molto vecchio.

SOCRATE: Ma chi è costui?

EUTIFRONE: Mio padre.

SOCRATE: Tuo padreo benedetto amico?

EUTIFRONE: Proprio così.

SOCRATE: E quale è l'imputazione? E di che cosa l'accusi?

EUTIFRONE: Di omicidioo Socrate.

Platone Eutifrone

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SOCRATE: Per Ercole! Certoo Eutifronei più ignorano come mai una cosasimile stia in piedi; non penso proprio

che il primo capitato metterebbe in piedi giustamente una causa similemapiuttosto unoche in fatto di saggezzasi sia

fatto molto avanti.

EUTIFRONE: Piuttosto avantiper Zeuso Socrate!(6)

SOCRATE: è forse uno dei tuoi parentiquello che è stato ucciso da tuopadrenon è vero? (7) Certamentedel

restonon accuseresti d'omicidio proprio lui per un estraneo.

EUTIFRONE: Ma è ridicoloSocrateche tu pensi che ci sia qualchedifferenza se l'ucciso è un estraneo o un

familiare; a questo solo si deve badare se chi ha ucciso lo ha fatto congiustiziaoppure no. E se ha agito giustamente

lasciare perderese noperseguirloanche se l'uccisore è un tuo familiaree siede alla tua tavola. Perché la

contaminazione avviene lo stesso se tu convivi con questo taleessendoconsapevole della sua colpae non purifichi te

stesso ed anche lui trascinandolo in tribunale. In questo caso il morto eraun mio bracciante che prestava la sua opera

presso di noi quando lavoravamo la terra in Nasso. Un giorno dopo essersiubriacato si adirò con uno dei nostri servi e

lo uccise. Mio padrefattegli legare le mani e i piedilo buttò in unpozzo e mandò qualcuno quadall'esegeta(8) a

sentire cosa occorreva fare. In tutto questo tempo mio padre non si davapensiero di quell'uomo incatenatoanzi lo

trascurava poiché era un assassinocome se fosse una cosa da nulla se anchepoi moriva: ciò che in realtà accadde. Egli

morì infatti per la fameil freddo e le catene prima che fosse tornato ilmesso da parte dell'esegeta. Oramio padre e gli

altri familiari si rammaricano di questoche ioper un assassinoaccusi diomicidio mio padreche poi non ha ucciso

come essi sostengono; e se poi avesse anche uccisodato che il morto era unassassinonon bisognava affatto darsi

pensiero di un tale soggetto: che poi è cosa empiaper un figlio accusareil proprio padre dì omicidiomal distinguendo

o Socrateriguardo alle cose della divinitàche cosa sia il santo e cosail non santo.

SOCRATE: E tuo Eutifronecredi proprio di sapere così esattamente comestanno le cose riguardo le divinità e

cosa sia il santo e cosa il non santotanto da non aver paurapur stando lecose così come tu le hai espostedi non

trovarti a compiere tu stesso qualche cosa empiaaccusando tuo padre diomicidio?

EUTIFRONE: Ma noo Socratee certamente nessun utile vi sarebbe da me e innulla differirebbe Eutifrone dalla

maggior parte degli uominise non mi trovassi a conoscere proprio bene tuttequeste cose.

SOCRATE: Ma allorao ammirabile Eutifronela scelta migliore per me è ildiventare tuo scolaro e prima ancora

della discussione della causa che ho con Meleto invitarlo a considerarequesto stesso argomento e dirgli così: che iogià

nel passatofacevo gran conto di conoscere le questioni sulla divinità; orainvecesiccome egli afferma che riguardo

alle cose divine parlando senza ponderazione e introducendo delle novità hocommesso delle colpesono diventato tuo

scolaro; «E se»gli direi«o Meletotu ammetti che Eutifrone èprofondo su tali argomenti allora pensa pure che

anch'io valuto rettamente e non intentarmi un processo; in caso contrario ilprocesso devi intentarlo prima a lui che a

me; a lui come maestroperché corrompe i vecchime e suo padre; meinquanto mi impartisce l'istruzionesuo padre

perché vuole riprenderlo e che sia anche punito». E se non mi dà ascolto enon mi solleva dall'accusa o non denuncia te

al posto miooccorre dire in tribunale queste cose con le quali mi rivolsi alui?

EUTIFRONE: Ma per Zeuso Socratese metterà mano ad accusare metroveròbeneio pensoil punto in cui è

vulnerabile e fra noi due in tribunale la questione si farebbe prima sulconto suo che sul mio.

SOCRATE: Anch'io per questoo caro amicoconoscendo queste cose desiderodiventare tuo scolarosapendo che

anche un altro qualsiasi quanto questo Meleto non sembra neppure accorgersidi tementre di me si è accorto così

profondamente e alla svelta tanto che mi accusa di empietà. Ora dimmidunqueper Zeusquello che poco fa sostenevi

di conoscere sicuramente: cosa è mai quello che sostieni è santo e nonsanto riguardo l'omicidio e tutte le altre

questioni? Il santo dunque non è identico a se stesso in ogni azioneel'empioa sua voltanon è il contrario di tutto ciò

che è santoed esso poi è simile a se stesso e contiene una sola formarispetto all'empietàtutto ciò che sta per non

essere santo?

EUTIFRONE: è assolutamente cosìsenza dubbioo Socrate.

SOCRATE: Ebbene dunquedì: cosa sostieni essere il santo e il non santo?

EUTIFRONE: Affermo dunque che è santo quello che faccio oracioètrascinare in tribunale chi si rende colpevole

o di omicidio o del furto di cose sacre o commette qualche altro reatosimileanche se costui è tuo padreo tua madre o

qualunque altro congiunto; mentre è empio non trascinarlo in giudizio. Eosserva bene o Socrate che io ti esporrò una

grande provache la legge sta cosìnon concedere tregua all'empiochiunque esso si trovi ad essere; cosa che dicevo

anche ad altri che queste questioni si risolverebbero rettamente soltanto inquesto modo. Del resto proprio gli uomini si

trovano a pensare che Zeus sia il migliore e il più giusto di tutti glidèie convengono che abbia legato il proprio padre

perché aveva ingoiato i suoi figli non secondo giustizia e che quelloa suavoltaabbia mutilato il suo stesso padre (9)

per altre simili ragioni. Ora proprio costoro se la prendono contro di meperché denuncio un padre che ha commesso

ingiustizia e così si contraddicono di per se stessi e riguardo agli dèi esul conto mio.

SOCRATE: è cosìEutifronequesto è il punto per cui sono accusatoperché quando uno espone sugli dèi tali

dicerie io le ascolto piuttosto mio malgrado? É proprio per questi motivicome pareche qualcuno dirà che io sono

colpevole. Orase le cose sembrano stare così anche a teche ben seiprofondo in tali questioniè necessariocome pare

convenirne anche con noi. Cosa potremmo diredel restonoi che su taliproblemi ammettiamo di non sapere nulla? Ma

dimmi pureper Zeus protettore dell'amiciziapensi anche tu che queste cosesiano avvenute in tale maniera?

EUTIFRONE: Ma cose ancora più sorprendenti di questeo Socrateche lamoltitudine non conosce.

SOCRATE: E dunque pensiin realtàche tra gli dèi vi sia guerra tra diloro e inimicizie terribili e scontri e altre

questioni di questo generecome sono cantate dai poeti e dipinte per noi daibravi pittori e di cuinelle grandi

Platone Eutifrone

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Panateneeil peplo adorno di siffatte raffigurazioni viene portato in cimaall'Acropoli? Diremo dunque che sono vere

queste coseo Eutifrone?

EUTIFRONE: Non soloo Socratema come ti dicevo poco fate ne esporròanche molte altrese vorraisulle

questioni divinee so bene che tu ascoltandole resterai molto colpito.

SOCRATE: Non me ne meraviglierei: ma mi esporrai tutto questo un'altra voltacon comodo. Ora invece cerca di

dirmi in modo più chiaro quello che ti chiedevo poco fa. Perchéamico mionon m'hai istruito abbastanza quando ti

chiedevo che cos'è mai il santoma tu mi hai risposto che il santo èproprio quello che vai facendo tuoraaccusando

tuo padre d'omicidio.

EUTIFRONE: E dicevo la verità o Socrate.

SOCRATE: Può essere; peròEutifronetu affermi che sono sante molte altrecose.

EUTIFRONE: è cosìsenza dubbio.

SOCRATE: Tu ricordi certamente che io non ti chiedevo questodi insegnarmiuna o due delle molte azioni sante

ma proprio quell'idea per la quale tutti gli atti sono santi: dicevi infattiun pressappoco che gli atti empi sono empi in

virtù di una sola idea e i santi sono santio non ricordi?

EUTIFRONE: Iosì.

SOCRATE: Allora insegnami dunque questa idea in séquale mai èaffinchémirando ad essa e avvalendomene

come modelìoquello che è somigliante fra le azioni che tu o qualche altrofate io possa dire che è santomentre non

abbia la possibilità di dirlo su quello che somigliante non è.

EUTIFRONE: Se tu vuoi cosìSocrateti risponderò così.

SOCRATE: Ebbenevoglio proprio così.

EUTIFRONE: Ecco dunque: è santo ciò che è caro agli dèie ciò che nonè caro non è santo.

SOCRATE: BenissimoEutifrone. Così come cercavo che tu mi rispondessicosì mi hai risposto. Se poi in modo

conforme al veroquesto non so ancora. Ma è chiaro che tu sapraidimostrarmi che è vero quel che tu dici.

EUTIFRONE: Ma certamente.

SOCRATE: Orsùdunqueconsideriamo cosa stiamo dicendo: ciò che è caroagli dèi è santomentre ciò che è in

odio agli dèi e l'uomo che è in odio agli dèi non è santo; non sono delresto la stessa cosama il santo è del tutto

contrario all'empio.

Non è così?

EUTIFRONE: è proprio così.

SOCRATE: E sembra essere stato detto bene?

EUTIFRONE: Lo credo davveroo Socrate.

SOCRATE: Non è stato detto anche questoo Eutifroneche gli dèi litiganoe ci sono anche discordie tra loroed

esiste inimicizia tra di essigli uni contro gli altri?

EUTIFRONE: è stato dettosì.

SOCRATE: Ma intorno a quali cose il dissenso produce inimicizie e ire?Facciamo attenzione dunquecosì. Se

facessimo questione io e tu intorno a un numerosu quale dei due è piùgrandeforse che il dissenso potrebbe renderci

nemici ed adirarci l'uno contro l'altrooppureuna volta giunti al calcolointorno a tali cosesubito ci trarremmo fuori

dall'impaccio?

EUTIFRONE: Ma certamente.

SOCRATE: E se facciamo questione su ciò che è più grande e ciò che èpiù piccolouna volta giunti alla

misurazionenon cesseremmo subito dalla contesa?

EUTIFRONE: è così.

SOCRATE: E quando avessimo pesatocome io pensosapremmo pure giudicarequale dei due oggetti è più

pesante e quale più leggero?

EUTIFRONE: E come no?

SOCRATE: Su che cosa dunqueessendo discordie a quale giudizio non potendogiungere noi potremmo essere

nemici l'un l'altro e trovarci in collera? Forse la risposta non ti è allamanoma presta attenzione mentre io parlose

sono questi i punti e cioè il giusto e il non giustoil bello e il bruttoil buono e il cattivo. Non sono questi i puntisu cui

trovandoci in discordia e non essendo in grado di raggiungere un giudiziosoddisfacentenoi possiamo diventare nemici

gli uni agli altriquando lo diventiamo ed ioe tue tutti gli altriuomini?

EUTIFRONE: Ma è precisamente qui il dissensoSocratesu questi punti.

SOCRATE: Dunqueo Eutifrone: gli dèi se hanno qualche dissensonon l'hannoproprio a causa di queste cose?

EUTIFRONE: Per forzaè così.

SOCRATE: E dunque tra gli dèio nobile Eutifronesecondo il tuo discorsoalcuni stimano alcune cose giuste e

belle e turpi e buone e cattive: ìnfatti non sarebbero in discordia tra diloro se non dissentissero intorno a questi motivi.

Non è così?

EUTIFRONE: Dici bene.

SOCRATE: E dunque le cose che ciascuno di essi stima buone e giustequestele amano veramentementre odiano

quelle che ne sono l'esatto contrario?

EUTIFRONE: Certamente.

SOCRATE: Ma alloracome tu sostienialcuni reputano certe cose giustealtri ingiuste; e facendo questione su di

queste si trovano in lite e in guerra tra di loro. Non è così?

Platone Eutifrone

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EUTIFRONE: è così.

SOCRATE: Allora dunqueè evidente ormaidagli dèi sono odiate ed amate lestesse cose; e dunque le cose in odio

agli dèi e quelle care sarebbero la stessa cosa.

EUTIFRONE: Pare proprio così!

SOCRATE: E alloraEutifronesecondo il tuo ragionamentosarebbero sante enon sante.

EUTIFRONE: Parrebbe proprio così.

SOCRATE: Ma tu non hai rispostoo amico meravigliosoa quel che tichiedevo; io non ti domandavo quello che a

un tempo si trova ad essere santo e non santo; quello chepur essendo caroagli dèi è anche in odio ad essia quanto

sembra. Tantoo Eutifronequello che vai compiendo oraintendendo puniretuo padrenon v'è alcuna meravigliase

facendo questo tu compi azione gradita a Zeusma odiosa a Crono e Uranocara a Efestoma in odio a Era. E se fra gli

dèi v'è alcun altro che su questo punto dissente da qualcun altroancheper quelli sarà la stessa cosa.

EUTIFRONE: Ma io ritengoo Socrateche nessuno degli dèi può dissentireda un altrosul fatto cioè che non

debba pagare una pena colui che ha ucciso ingiustamente un altro.

SOCRATE: Cosa dunqueo Eutifrone? Hai mai sentito finora qualcuno che dubitisul fatto che occorre che chi ha

uccisoo ha compiuto ingiustamente qualunque altra azionenon debba pagareuna pena?

EUTIFRONE: Per la verità non la finiscono mai di discutere di queste cosesia altrove che nei tribunali; e quanti ne

hanno combinato di ogni colore dicono e fanno di tutto per potere sfuggirealle pene.

SOCRATE: Dunque ammettonoEutifronedi aver commesso delle colpe epurriconoscendolopretendono di non

dover pagare la pena?

EUTIFRONE: Questo noassolutamente.

SOCRATE: Allora essi non dicono e fanno di tutto; e io penso che questo nonabbiano l'ardire di confessarlo e di

discuterlochese hanno commesso delle colpenon devono scontarne le pene;sostengono piuttostoa mio pareredi

non avere commesso colpeo no?

EUTIFRONE: Tu dici il vero.

SOCRATE: Non è questa dunque la questione su cui dibattonoche colui che hacommesso delle colpe non debba

pagarne lo scotto. Discutono invece su questo punto: chi è che commettecolpacosa fa e quando.

EUTIFRONE: Tu dici il vero.

SOCRATE: E dunque non è la stessa cosa che provano anche gli dèiselitigano sulle azioni giuste e ingiuste

secondo il tuo discorsoe alcuni sostengono che gli uni hanno commessoingiustizia e gli altri no? Perché è questo il

puntoo mio carosul quale nessuno degli dèi e degli uomini osa affermareche non deve pagare una pena chi ha

commesso una colpa.

EUTIFRONE: Sìo Socratein sostanza è vero quello che tu dici.

SOCRATE: Ma è su ciascuna delle azioni compiute che disputano quelli chedisputanosia uomini che dèise pure

gli dèi discutono; e proprio perché sono in contraddizione su qualcheazione gli uni affermano che è stata compiuta

giustamentegli altri no. Non sta forse così?

EUTIFRONE: Proprio così.

SOCRATE: Orsù dunquecaro Eutifroneinsegna anche a me perché io divengapiù sapiente: quale è per te la

prova che tutti gli dèi ritengano che sia morto ingiustamente colui chelavorando a giornatadivenuto assassinomesso

in catene dal padrone dell'uccisoprevenga morendo a sua volta per lecateneprima che chi lo ha messo in ceppi venga

a sapere da parte degli esegeti cosa occorre faree se è giusto cheper untale soggettoil figlio intenti un processo e

accusi di omicidio il proprio padre? Suvviatenta di dimostrare a mequalcosa di chiaro su tali questionicioè che tutti

gli dèipiù di ogni altra cosastimano che sia giusta questa iniziativa.E se riuscirai a dimostrarmelo a sufficienzaio

non cesserò mai di lodarti per la tua saggezza.

EUTIFRONE: Probabilmenteo Socratenon è cosa da pocoper quanto iopotrei dimostrartelo in modo chiaro e

limpido.

SOCRATE: Capisco bene di sembrare a te più tardo a capire dei tuoi giudiciperché ad essi tu dimostrerai

chiaramente che questa faccenda è ingiusta e che gli dèi tutti la odianosenza eccezione.

EUTIFRONE: Certo e anche chiaramenteo Socratepurché essi mi ascoltinomentre parlo.

SOCRATE: Ti ascolteranno di sicuropurché sembri che tu parli bene. Poimentre tu parlavimi è venuta in mente

una cosa e vado rimuginando entro me stesso: «Se Eutifrone riuscirà adimostrarmi che tutti gli dèi ritengono ingiusta

questa mortecosa avrò appreso in più da Eutifrone su cosa mai è il santoe il non santo?». Sarà pure odiosa agli dèi

questa azionecome parema non per questo apparvero ben definiti poco fa ilsanto e il suo contrariogiacché è apparso

che quel che è in odio è pure caro ad essi; tanto che io ti lascio liberosu questo puntoo Eutifronese a te parestimino

pure ingiusta questa azione tutti gli dèi e la odino tutti. Ma alloranelnostro discorsocorreggiamo questo punto: cioè

che è empio tutto ciò che è in odio agli dèiè santo quello che loroamano. Ma quello che alcuni amano ed altri odiano

non è né l'una né l'altra cosaoppure è ambedue le cose insieme. (10)

EUTIFRONE: E cosa ce lo impedisceo Socrate?

SOCRATE: Nullaalmeno per quel che mi riguardao Eutifrone; ma vedi un po'tu il fatto tuoseammettendo

questopotrai dimostrare a me quello che promettevi.

EUTIFRONE: Ma io direi che questo è il santoquello che riesce caro a tuttigli dèi; e il contrario invecequello

che tutti gli dèi odianoè il non santo.

SOCRATE: OrbeneEutifronedobbiamo riconsiderare se è detto bene questoovogliamo lasciare correre. E

Platone Eutifrone

6

senz'altro l'accettiamo noi stessi e anche gli altrisolo che qualcuno dicache qualcosa sta cosìconvenendo che sta

proprio così? O dobbiamo esaminare bene cosa dice colui che parla?

EUTIFRONE: Dobbiamo esaminare bene; anche se io credo che questoorasiadetto proprio bene.

SOCRATE: Lo sapremo meglio alla sveltamio buon amico. Considera dunquequesto fatto: il santoproprio perché

è santoè amato dagli dèioppure è santo perché è amato da essi?

EUTIFRONE: Non so cosa vuoi direo Socrate.

SOCRATE: Ma io tenterò di dirlo più chiaramente. A proposito di una cosanoi diciamo che è portata e portache è

condotta e conduceche è vista e vede. E tu comprendi bene che tutte questecose sono diverse le une dalle altre e in che

cosa sono diverse?

EUTIFRONE: A me pare proprio di capire.

SOCRATE: E dunque anche la cosa amata non è forse diversa dall'altra cheama?

EUTIFRONE: Come no?

SOCRATE: Ora rispondi: la cosa portata è portata perché si porta o perqualche altra causa?

EUTIFRONE: No; proprio per questo.

SOCRATE: E allo stesso modo la cosa condotta perché viene condotta e la cosavistaperché viene vista?

EUTIFRONE: Certamente.

SOCRATE: Dunque una cosa non perché è vedutaper questo si vedema alcontrarioperché si vede per questo è

vedutae neppure perché è condotta si conducema perché si conduceproprio per questo è condottané perché è

portatasi portama proprio perché si porta è portata. É chiaroormaiEutifronequello che voglio dire? Voglio dire

questo: che se avviene una cosa o subisce un qualche fenomenonon perché èavvenuta essa avvienema poiché

avviene è avvenuta. E non patisce perché è pazientema perché èpaziente patisce. O non sei d'accordo così?

EUTIFRONE: Io sì.

SOCRATE: Dunque anche l'amato non è cosa che è avvenuta e che subisce alcunché da un'altra cosa?

EUTIFRONE: Ma certo.

SOCRATE: E allora anche questo sta così come ai punti precedenti: che nonperché è amata una cosa viene amata

da coloro che l'amanoma proprio perché si amaviene amata?

EUTIFRONE: Per forza!

SOCRATE: Ma intorno al santo allora cosa vogliamo direo Eutifrone? Nonviene amatosecondo il tuo discorso

da tutti gli dèi?

EUTIFRONE: Certo.

SOCRATE: Dunque è amato per questoperché è santoo per qualche altraragione?

EUTIFRONE: Noma per questo.

SOCRATE: Dunque perché è santo viene amatoe non perché viene amato èsanto?

EUTIFRONE: Pare così.

SOCRATE: Ma perché è amato dagli dèi è amato ed è anche caro agli dèi?

EUTIFRONE: Come no?

SOCRATE: Dunque non è santo ciò che è caro agli dèio Eutifroneeneppure è santo ciò che è caro agli dèicome

tu dicima questo è tutt'altra cosa da questo.

EUTIFRONE: Come dicio Socrate?

SOCRATE: Perché abbiamo concordato che il santo perché si ama è santomanon perché è santo in quanto si ama.

Non è così?

EUTIFRONE: Sì.

SOCRATE: Concordiamo poi che ciò che è caro agli dèiperché è amatodagli dèiproprio per questo essere amato

è caro agli dèima non perché è caro agli dèiper questo viene amato.

EUTIFRONE: Dici il vero.

SOCRATE: Mase fossero la stessa cosa ciò che è caro agli dèi e il santose il santo veniva amato proprio per il

fatto di essere santoanche ciò che è caro agli dèi sarebbe amato proprioper il fatto di essere caro agli dèi; se poi ciò

che è caro agli dèiera caro agli dèi proprio per il suo essere amatodagli dèianche il santo sarebbe santo proprio per

l'essere amato dagli dèi. Ma tu comprendi bene che queste due cose stanno inmaniera opposta e che sono assolutamente

diverse l'una dall'altra. Infatti l'una è tale da essere perché è amata;l'altra poiperché è tale da essere amata. Ma tu

rischiEutifronementre io ti chiedo cosa mai è il santodi non voleremanifestarne a me l'essenzama di dirmiintorno

a questosolo una qualità accidentaleun qualcosa che codesto santo haprovatocome appunto l'essere amato da tutti

gli dèi; ma cosa poi non l'hai ancora detto. Ma se per te è cosa gratanontenermela nascostama dimmi ancora un'altra

volta da capo che cosa mai è il santo; sia che venga amato dagli dèisiache qualunque cosa abbia a provare; non è

infatti intorno a questo particolare che ci saranno differenze tra noi. Madimmi dunque con cura cos'è il santo e cosa il

non santo?

EUTIFRONE: Ma Socrate io non so proprio come dirti quello che ho in mente;infatti quello che poniamo come

premessa gira continuamente intorno a noi e non vuole proprio rimanere saldonel punto dove noi lo collochiamo.(11)

SOCRATE: Le ragioni da te addotteo Eutifronesembrano appartenere al mioantico progenitore Dedalo.(12) E se

fossi io a dirle e a farlequeste definizioniforse potresti burlarti dimecome se anche a meper il vincolo di parentela

che ho con luile mie operefatte di parolemi scappassero via e nonvolessero rimanere dove uno le colloca. Ora però

le definizioni sono tue e quindi hai bisogno di qualche altro motto dispirito; perché proprio a te non vogliono stare

Platone Eutifrone

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fermecome pare anche a te stesso.

EUTIFRONE: A me pareSocrateche le cose belle abbiano bisogno dello stessomotto di spirito. Infatti non sono

io a porre in esse questo loro girare attorno e non stare ferme nello stessopostoma sei tu che a me sembri Dedalo;

perchéquanto a meesse rimarrebbero ferme così.

SOCRATE: E dunque io correrei il rischio di essere nell'arte divenuto piùabile di quell'uomo di tanto; in quanto lui

le sue sole statue costruiva in modo che non stessero ferme; io inveceoltrealle miea quel che sembrafaccio muovere

anche quelle degli altri. E la cosa più simpatica per me è questa che iosono abile senza volerlo. Desidererei infatti che i

miei discorsi rimanessero fermi e se ne stessero immobilmente insediati piùche a me venisse la ricchezza di

Tantalo(13) oltre alla capacità nell'arte di Dedalo. Ma basta di tuttoquesto. E siccome mi sembra che tu batta la fiacca

mi adopererò io in tuo favore per mostrare come tu possa istruirmi intornoal santo e non stancarti anzi tempo. Pensa

dunque se non ti sembra necessario che tutto il santo sia giusto.

EUTIFRONE: A me sì.

SOCRATE: E forsedunqueanche tutto il giusto è santoo il santo è tuttogiustoma il giusto non è tutto santoma

una parte di esso è santoun'altra invece è qualche altra cosa?

EUTIFRONE: Non riescoo Socratea tenere dietro alle tue parole.

SOCRATE: E dire che sei più giovane di mee non di pocoe tanto piùsapiente. Macome dicotu batti la fiacca

per la ricchezza del tuo sapere. Ma avanti dunquete beatoconcentrati unpo'perché non è difficile capire quello che io

dico. Io dico esattamente il contrario di quello che cantò il poeta quandoscrisse: Zeus che fece e che piantò tutte queste

cose tu non vuoi celebrare; infatti dove è pauralì è anche rispetto. Oraio differisco dal poeta:(14) devo dirti dove

differisco da te?

EUTIFRONE: Ma certo.

SOCRATE: A me non pare che sia giusto «dove è pauraivi è ancherispetto»perché a me pare che molti temano

malattiemiseria e molti altri simili malannima rispettare proprio questecose che temonoproprio no. Non sembra così

anche a te?

EUTIFRONE: Certamente.

SOCRATE: Invecedove è rispettolì è anche paura. Perché chi ha pudoree vergogna di qualche sua azionenon

avrà paura e non ha timore della fama che gli viene dalla propriamalvagità?

EUTIFRONE: Ne ha vergogna sì.

SOCRATE: Dunque non sta bene dire: «Ove è paura ivi è anche rispetto»maove è rispetto ivi è anche paurae

non ove è paura lì c'è sempre rispetto; perché rispetto è parte dellapauracome il dispari è parte del numero; tanto che

non sempre ove è il numero ivi è anche il disparie dove è il dispariivi è anche il numero. E oraalmenoce la fai in

qualche modo a seguirmi?

EUTIFRONE: Sìcerto.

SOCRATE: Dunqueanche primadicendo una cosa simileio ti chiedevo: ove èil giustolì è anche il santo?

Oppure dove è il santoivi è anche il giustoma dove è il giustononsempre lì è anche il santo. Il santo infatti è parte

del giusto. Dobbiamo dire cosìo a te pare altrimenti?

EUTIFRONE: Nocosì. Mi pare proprio che tu dica bene.

SOCRATE: Badaoraa quel che segue. Se il giusto è parte del santooccorre che noia quanto paretroviamo

quale parte del giusto sia il santo. Così se tu mi chiedessi qualcuna dellecose di poco faper esempioquale parte del

numero è il parie quale si trovi a essere questo numeroio dovreirisponderti che è quello che non è scalenoma

isoscele. Non sembra così anche a te?

EUTIFRONE: A me sì.

SOCRATE: Tenta dunque di insegnarmi quale parte del giusto è il santoperché io possa dire a Meleto di non farmi

più ingiustizia e di non accusarmi ancora di empietàavendo da tesufficientemente imparato quali sono le cose pie e

sante e il loro contrario.

EUTIFRONE: Ebbenea me dunque pare o Socrate che la parte del giusto che èpia e santa è quella che riguarda la

cura degli dèiquella poi che riguarda la cura degli uomini è la rimanenteparte del giusto.

SOCRATE: Anche a me pare che tu parli beneo Eutifronema sono ancorabisognoso di una piccola

delucidazione: infatti non capisco ancora che razza di cura sia quella di cuitu parliperché tu non dici certamente che

quali sono le cure che si seguono per le altre situazionitale è anchequella per gli dèi. E noi lo diciamo in certo qual

modo; affermiamoad esempioche non tutti sanno curare i cavallimasoltanto colui che ha pratica di cavalli. O no?

EUTIFRONE: Ma certamente.

SOCRATE: Infattiè l'arte del cavallarola cura dei cavalli.

EUTIFRONE: Sì.

SOCRATE: E anche a proposito dei caninon tutti sanno curarlima soltantol'allevatore.

EUTIFRONE: è così.

SOCRATE: Infatti l'arte dell'allevatore è la cura dei cani.

EUTIFRONE: Certamente.

SOCRATE: E quella del bovaro è la cura dei buoi.

EUTIFRONE: Senza dubbio.

SOCRATE: E la santità dunque e la devozione sono la cura degli dèi?

Dici cosìEutifrone?

Platone Eutifrone

8

EUTIFRONE: Io sì.

SOCRATE: E dunque ogni cura non tende allo stesso risultato? Ad esempio: peril bene e per il giovamento di quel

che viene curato. Come tu vedi che i cavallicurati dall'arte del cavallarone traggono giovamento e diventano migliori.

Non pare anche a te?

EUTIFRONE: A me sì.

SOCRATE: E così i canidall'arte del loro allevatoree i buoida quelladel bovaroe tutte le altre cose alla stessa

maniera. Oppure tu pensi che la cura riesca di danno a quel che viene curato?

EUTIFRONE: Per Zeus! Io no!

SOCRATE: Ma per il giovamento?(15)

EUTIFRONE: Come no?

SOCRATE: Ma allora anche la santitàche è la cura degli dèirende anchegli dèi migliori? E tu dovresti ammettere

chequando compi un'azione santarendi forse migliore qualcuno degli dèi?

EUTIFRONE: Ma no per Zeusio no!

SOCRATE: Ma nemmeno ioEutifronepenso che dica questo. Ne son parecchiolontano. Ma proprio per questo io

ti chiedevo quale mai dicessi fosse la cura degli dèinon pensando proprioche tu indicassi quella.

EUTIFRONE: E giustamenteSocrateperché io non dico quella.

SOCRATE: E sia. Ma allora che tipo di cura degli dèi sarebbe la santità?

EUTIFRONE: Quellao Socrateche i servi compiono rispetto i loro padroni.

SOCRATE: Capisco: sarebbe allorapareun'arte di servire gli dèi.

EUTIFRONE: Certoè così.

SOCRATE: Ora dovresti dirmi: l'arte che serve ai medicial raggiungimento diquale scopo si trova a servire? Non

pensi al raggiungimento della salute?

EUTIFRONE: Io sì.

SOCRATE: E l'arte che serve ai costruttori di navi al raggiungimento di qualescopo serve?

EUTIFRONE: è chiaroSocrate: serve alla costruzione di una nave.

SOCRATE: E quella che serve ai costruttori di caseper la costruzione di unacasa?

EUTIFRONE: Sì.

SOCRATE: Dimmi dunquecarissimo: l'arte che serve agli dèi alraggiungimento di quale scopo serve? É chiaro

che tu lo saiperchései proprio a dire chein fatto di cose divinetene intendi assai più degli altri uomini.

EUTIFRONE: E dico la verità(16) o Socrate.

SOCRATE: Dimmiper Zeusquale è mai quel fine bellissimo che gli dèirealizzano quando si avvalgono di noi

come collaboratori?

EUTIFRONE: Sono molti e bellio Socrate.

SOCRATE: Infatti anche i generali realizzano molti fini e bellio amico!

Tuttavia potresti dirmi con facilità il fine sostanziale che raggiungono:non è forse la vittoria nella guerra?

Oppure no?

EUTIFRONE: Come no?

SOCRATE: Molti fini e belliio pensoraggiungono anche gli agricoltori.Tuttavia il fine sostanziale della loro

realizzazione è il nutrimento che deriva dalla terra.

EUTIFRONE: Certamente.

SOCRATE: Orbenedei molti e belli fini che gli dèi raggiungonoqual è ilfine sostanziale della loro attività?

EUTIFRONE: Te l'ho detto anche poco fao Socrateche è cosa che richiedeparecchia fatica imparare esattamente

come stanno tutte queste cose. Questo solo posso dirtiin tutta semplicitàche se uno sa dire e fare cose gradite agli dèi

sia con le preghiere che coi sacrificiquesto appunto è il santo ed èquesto che salva le cose private e il bene comune

delle città; il contrarioinvecedi ciò che è gradito agli dèièempio; ed è quello che tutto sconvolge e manda in rovina.

SOCRATE: Avresti potuto espormi la sostanza di quel che ti chiedevomoltopiù brevementeo Eutifrone. Ma tu

non sei disposto a istruirmi. É chiaro. E proprio ora che eri sul punto difarlohai deviato. Se invece avessi rispostoio

avrei già imparato sufficientemente da te cos'è la santità. Ora peròèpur necessario che l'amante tenga dietro all'amato

ove costui lo conduce: orbene dunque cosa dici che è il santo e la santità?Non è forse una scienza di pregare e fare

sacrifici?

EUTIFRONE: Sì.

SOCRATE: E fare sacrifici non è forse un donare agli dèimentre il pregareè avanzare loro delle richieste?

EUTIFRONE: Senza dubbioSocrate.

SOCRATE: Secondo questo discorso santità sarebbe allora una scienza di faredoni e fare richieste agli dèi.

EUTIFRONE: Molto beneo Socrate: hai capito quello che io dicevo.

SOCRATE: Sì perchéo amicoio sono così desideroso della tua sapienza evolgo la mente ad essatanto che

neppure un nulladi quello che tu dicimi cadrà a terra. Ma dimmidunquequal è questo servizio verso gli dèi? Dici

dunque che è un fare richieste ma anche donativi a loro?

EUTIFRONE: Io sì.

SOCRATE: E dunque chiedere rettamente ad essi non sarà proprio domandar loroquelle cose di cui abbiamo

bisogno da loro?

EUTIFRONE: E cosa d'altro?

Platone Eutifrone

9

SOCRATE: Eallo stesso modoil fare doni ad essi rettamentenon saràricambiare a loro proprio quelle cose di cui

si trovino ad avere bisogno da noi? Perché non sarebbe ragionevole fare donidando a uno quello di cui non ha bisogno.

EUTIFRONE: Tu dici beneSocrate.

SOCRATE: La santità allorao Eutifronesarebbe una sorta di artecommerciale fra gli dèi e gli uomini tra loro.

EUTIFRONE: Chiamala pure arte commercialese a te è più gradito chiamarlacosì.

SOCRATE: Ma a me non è per nulla più graditose non si identificaperfettamente col vero. Dimmi invece: qual è

l'utilità che può venirne agli dèi dai doni che essi ricevono da noi?Quanto a quelli che essi dannoè chiaro a tutti: non

abbiamo alcun bene che non ci venga da essi. Ma da quelli che essi ricevonoda noiche utile ricavano? Oppuretanto ci

avvantaggiamo noi su di essiin questo rapporto scambievoleal punto chenoi riceviamo da loro ogni bene ed essida

noiun bel nulla?

EUTIFRONE: Ma tu pensi veramenteo Socrateche essi traggano giovamento daibeni che ricevono da noi?

SOCRATE: Ma allora cosa sarebbero maio Eutifronequesti doni da partenostra agli dèi?

EUTIFRONE: Ma cos'altro hai in mente se non onoriofferteoquello che iodicevo poco fae gradita

benevolenza?

SOCRATE: Allora dunqueEutifroneil santo è quello che è gradito aglidèi e non quello che loro è caro e torna

utile?

EUTIFRONE: Sìciò che è caropensoal di sopra di ogni altra cosa.

SOCRATE: Santo allorapareè da capo quello che è caro agli dèi.

EUTIFRONE: Proprio così.

SOCRATE: E dunque ti meraviglifacendo queste affermazionise i tuoidiscorsi sembrano non stare fermima

anzi andare a spasso e rimproveri mecome fossi Dedalo che li fa camminarementre tu sei molto più abile di Dedalo e

li fai girare tutt'intorno? E non ti rendi conto che il discorsodopo averpercorso un giro tutto tondose ne torna di

nuovo allo stesso punto? Dovresti ricordare cheanche nel nostro precedenteragionamentoil santo e ciò che è caro agli

dèi non ci apparvero la stessa cosama l'una diversa dall'altra; o nonl'hai più in mente?

EUTIFRONE: Io sì.

SOCRATE: Oranon pensi dunque che dici santo ciò che è caro agli dèi;questo poi cos'altro è se non ciò che loro è

caro? O no?

EUTIFRONE: Certo.

SOCRATE: Dunqueo non ci si accordava bene poco fao se beneallora nondisponiamo beneorai nostri

ragionamenti.

EUTIFRONE: Pare.

SOCRATE: Allora noi dobbiamo esaminare attentamente di nuovo cos'è il santoperché ioprima che non l'abbia

appresonon mi lascerò spaventare di buon grado. Ma tu non dimostrarmiminore considerazionema concentra la

mente in ogni modo ora più che puoidimmi la verità. Perché tu laconoscise mai alcun altro uomoe non bisogna

lasciarti andarecome Proteo(17) prima che tu abbia parlato. Perché se tunon avessi una conoscenza sicura di ciò che

è santo e ciò che è empionon c'è ragione che tu avessi deciso per quellavorante di accusare di omicidio tuo padreche

è vecchioed anzial cospetto degli dèiavresti avuto timore dirischiare di compiere un'azione non giusta facendo

questoe avresti provato vergogna nel confronto degli uomini. Oraio sobene che tu pensi di conoscere con sicurezza

ciò che è santo e ciò che non lo è: dimmelo dunqueo carissimo Eutifronee non nascondermi cosa pensi di questo.

EUTIFRONE: Un'altra volta(18) o Socrateora mi affretto ad andare in unluogo ed è oraper meche vada.

SOCRATE: Ohche faiamico! Te ne vai e mi fai precipitare da una grandesperanza che avevoche avendo

appreso da te le cose sante e quelle non santemi sarei scrollato di dossol'accusa di Meletodimostrando a lui chein

fatto di cose divineio sono diventato sapiente a opera di Eutifronee nonavrei più agito con ignoranza né mi sarei

pronunciato con leggerezza riguardo ad essee avrei appunto vissuto meglioil resto della mia vita.

Platone Eutifrone

10

NOTE: 1) Il poco che sappiamo di Eutifrone si ricava soprattutto da questodialogo: Platone lo ricorda anche nel

Cratilo come appartenente al demo attico di Prospalte.

Qui l'interlocutore di Socrate viene presentato come una sorta di veggentedi profetauomo particolarmente versato

nelle questioni religiose.

2) I ginnasi (palestrema anche luoghi di incontri per discussioni) eranotre: il Cinosargel'Accademia e il Liceo

così detto perché dedicato ad Apollo Licio.

Si trovava fuori d'Atenevicino all'Ilisso: qui Socrate discuteva con quelliche erano i suoi discepoli veri e propri.

Sulle piazzeinveceSocrate discuteva un po' con tutti.

3) Il portico cui si fa riferimento si trovava vicino al mercato Ceramicoove aveva sede l'arconte rededicato

essenzialmente al cultoma anche ad alcuni processi.

4) Estia (latino Vesta) è il culto vitaleil cuorecioè il focolare dellacasaattorno al quale si riuniva la famiglia:

quindi è una sorta di focolare simbolico della città.

5) A parte ogni altra considerazione sul contenuto e sui valori che eglicomunicavaquesta era la nettissima

differenza tra Socrate e i Sofisti: che egli dai suoi incontri e dal suoconversareinsommadal suo insegnamentonon

pretendeva nullamentre essi si facevano pagare e anche profumatamente.

6) L'ironiauno dei mezzi più efficaci di Socrate per demolire le tesidell'interlocutorenon è colta da Eutifroneche

anzi ne trae motivo di lusinga.

7) Secondo il diritto ateniesei figli potevano accusare i padri di omicidiosoltanto in caso di uccisione di un

consanguineo.

8) Interprete del dirittol'esegeta era consultato nei casi dubbi.

9) Si tratta di Urano (il "Cielo")che per odio precipitò nelTartaro i Ciclopi e i Centaurifigli avuti da Gea (la

"Terra").

Questa gli volse contro i Titaniuno dei qualiCronomutilò il padreevirandolo mentre dormivae

impossessandosi del suo potere.

E poiché gli era stato predetto che sarebbe stato detronizzato a sua voltada un figlioingoiò tutti quelli che gli

nascevano dalla moglie Rea: questaperòriuscì a nascondere Zeuscheassalì il padre e lo costrinse a rivomitare i

fratellie lo incatenò con tutti gli altri Titanidivenendo così il redegli dèi.

10) Emergeanche agli occhi di Eutifronetutta l'assurdità delle sueaffermazionigiacché la stessa cosa verrebbe ad

essere a un tempo «santa» ed «empia»cioè non santa.

è questa la prima diretta critica di Socrate all'argomentare di Eutifrone.

11) Da questa contraddizionedopo giusta esigenza di approfondimentocondivisa anche da Eutifronederiva che la

«santità» è intrinseca alla cosaalla persona o all'azionementre laqualità di essere «cara»«amata»viene dall'esterno.

Eutifrone allora lamenta che i discorsiquando vengono affrontati daSocraterisultano estremamente «instabili»e

Socrate ribatte che la stabilità è tutta da cercare.

Si giunge così alla terza definizioneche il «santo» è parte del«giusto».

12) Dedalo - il cui nome non a caso viene posto in relazione con "lavoroartisticamente" - fu maestro di ogni arte.

Costruì il labirinto di Cretae aliper sé e il figlio Icaro.

Gli si attribuiva l'invenzione di statue che si muovevano come uomini vivi:probabilmente Dedalo sapeva conferire

alle sue statue un aspetto realisticamente dinamico.

Perciò era considerato il protettore degli arteficispecie degli scultori.

La «parentela» con Socrate si spiega dunque con il fatto che il padre diSocrate era scultore.

E il figlio di Sofroniscoa sua voltacostruisce discorsi checome lestatue di Dedalo«si muovono»: main questo

caso almenoè l'interlocutore (Eutifrone) a farli muoveresia pureinvolontariamente.

Da osservare il consolidamento ormai sicuro del "linguaggiofilosofico" (a parte la sempre viva freschezza del

dialogo): l'insistere puntiglioso su termini e concetti dice quanto ormaifosse radicata l'attitudine alla speculazione

anche e segnatamente per merito dei Sofistiche Socrate tuttavia confuta innome di principi superiori.

13) Tantalore di Sipilo in Lidiadi proverbiale ricchezza.

Reo di aver carpito la buona fede degli dèi con vari espedienti e loscheimpresefu precipitato nel Tartaro: la sua

punizionecom'è notoconsisteva nell'esser perennemente tentato da limpidaacqua e rigogliosi alberi da fruttama non

poter mai soddisfare sete e fame.

14) Il «poeta» per antonomasia era ovviamente Omeroritenuto autore anchedei Canti cipriicui appartengono i

versi citati.

Ritegno o paurapudore o rispetto stanno fra di loro come il «giusto» e il«santo».

Talvolta però si teme senza rispettare: si può forse rispettareargomentaSocrateun'ulcera o un serpente velenoso?

15) Nell'incalzare di domande e risposte comincia a emergere con evidenza laproficua tecnica socratica della

discussionequella che Socrate medesimoriferendosi all'arte ostetricadella madreamava definire "maieutica" (dal

greco "mâia" = "balia""levatrice").

Come la levatrice estrae gradualmente dal grembo materno il corpo delneonatocosì eglialtrettanto gradualmente

aiuta l'interlocutore a "dare alla luce" la verità.

16) Eutifrone non ha ancora ben compreso dove Socrate lo stia conducendo: nongli è bastato lo smantellamento di

tutte le ipotesi da lui sostenute.

La sua caduta sarà perciò tanto più fragorosa: e tuttavia dietro a essa siscorge il segno soltanto implicito di un

Platone Eutifrone

11

ravvedimento che il dialogo può forse far presagirema che non portanecessariamente a postulare.

17) Proteodivinità marinadotato di saggezza e di virtù profetichemasfuggente e abile ad assumere le sembianze

più svariate per eludere le domande di chi vuole indurlo a parlare.

Dal suo nomecom'è notoviene l'aggettivo italiano"proteiforme".

18) Eutifrone abbandona il campo per sfuggire alle incalzanti domande diSocratema non vuole ammettereo forse

non ne è del tutto consapevolela propria sconfitta.

E il dialogodall'impronta fresca e spontaneasi chiude nel segnodell'ironia.




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