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Giordano Bruno

LE OMBRE DELLE IDEE

 

1

Coinvolgenti l'arte di Cercare

TrovareGiudicare

Ordinare e Applicare:


Esposte per una scrittura internae non volgari operazioni con la memoria.


A ENRICO TERZOSERENISSIMO RE

dei Francesi e dei Polacchieccetera.

 

DICHIARAZIONE.

Ombra profonda siamo; non tormentatecio inetti.

Non voi richiede un'opera così seriama i dotti.


PARIGI

Presso Egidio Gorbino

 

all'insegna della Speranza

 

dalla regione del ginnasio Cameracense.


1582

CON PRIVILEGIO DEL RE.


FILOTEO GIORDANO BRUNO NOLANO AL LETTORE AMICO E ZELANTE.


E' in alto posto

di Diana in Chio il volto

che triste sembra a chi nel tempio entra

allegro a chi ne esce.


Anche la lettera di Pitagora

eseguita con bicorne linea

a chi mostra il truce aspetto del destro sentiero

offre un'ottima fine.


Dell'ombreche dalle profonde

tenebre emersero

alfin diventeran graditiora più aspri

e il volto e la lettera.


A ENRICO TERZO SERENISSIMO RE DEI FRANCESI E DEI POLACCHIECCETERA

Filoteo Giordano Bruno Nolano.

 

A sue spese.


Chi ignorao santissima Maestàche i doni importanti sono riservati aipersonaggi importantiquelli più importanti ai più importantie quelliimportantissimi ai massimi personaggi? Nessuno perciò dubiti perchéquest'operadegna di essere annoverata tra le più grandi sia per la nobiltàdel soggetto che trattasia per la singolarità dell'invenzione su cui sifondasia per la serietà della dimostrazione con la quale è comunicatasiastata dedicata a teegregia meraviglia dei popoliragguardevolissimo per ilvalore dell'animo prestanteceleberrimo per l'altezza del sublime ingegnoeperciò illustrissimomagnanimo e degnissimo del giusto ossequio di tutti idotti. E' proprio di tepoiché sembri eminentemente generosopotente esaggioaccogliere quest'opera con animo corteseproteggerla con grande favoreed esaminarla con maturità di giudizio.


STA BENE.


MERLINO ARTISTA.


Un tale ha dipinto galli domestici

chepoiché non è del tutto inesperto

affinché non possano essere sorpresi più gravemente

i tratti inettida inetto artista

ha ordinato a servitorelli e compagnelli

di cacciar lontano i polli naturali.


Non ignorando ciòdovrai temere

mentre tuvero galloti avvicini ai dipinti

che fan meravigliare gli orecchiutiche

cacciato da un servo importunote ne dolga.


MERLINO AL GIUDICE SOBRIO.


C'è un fiume nella Frigia detto Gallo

chese ne bevi poco

guarisce i mali fisici.


Se assorbirai insobriamentet'assorbirà

al punto che l'animo caccerai

e una seconda volta non berrai.


Così pure le lettere di saggezzapoco toccate

giovano alla vita civile

e danno grandissimo diletto.


Se troppo ne ingurgititi turberanno

e alla pazzia ti condurranno

o alla rovinosa gloria.


Perciòessendo stato finora prudente

per non incorrere in così gran danno

con l'approvazione dei maestri


Soltanto ti è piaciuto la saggezza assaggiare

solo con le labbra gustare

e con le nari annusare.


Perciò dichiaro che tu bene non fai

mentre da giudice qui ti affretti

per scrollare le orecchie di Mida.


MERLINO AL GIUDICE IDONEO.


C'è un motivo per cui il cane s'è avvicinato per arare

per cui il Cammello vuol salire alle stelleper cui

trascinandolo la ranail sorcio passa a nuoto il fiume

per cui i pigri asini corrono a cacciare

per cui il cuculo tenta di catturare i lupic'è un motivo per

cui i porci bramano volare:

è qualcosa di sconveniente per natura.


Non è invece di Organete questo difetto dell'arte

o quando invita a scavare

sia a pescare

sia a trascorrere l'aria con le penne adatte

o quando insegna a cacciare e uccellare.


Se voi vi sentite abili scavatori

e per nulla inadatti a volare

a pescarecacciare e uccellare

e perciò quindi non ci sono lamenti

sarò d'accordo con voise concordate che

siete entrati nel labirinto senza filo.


FILOTEO GIORDANO

BRUNO NOLANO


Preliminare dialogo apologetico in difesa delle ombre delle idee per la suainvenzione della memoria.


INTERLOCUTORI : ERMES. FILOTIMO. LOGIFERO.


ERMES.- Continua liberamente; infatti sai bene che il sole è lo stesso el'arte è la stessa. Lo stesso sole innalza all'onore le gesta dell'unoconduceal biasimo le azioni del l'altro. Per la sua presenza si rattristano ibarbagianni notturniil rospoil basiliscoil gufoesseri solitarinotturnie sacri a Plutoneinvece smaniano il gallola feniceil cignol'ocal'aquilala lincel'ariete e il leone. Al suo stesso sorgere quelli cheoperano nelle tenebre si raccolgono nelle tanema l'uomo e gli animali diurniescono per la loro opera . Invita questi al lavorospinge quelli nell'ozio. Alsole si volgono il lupino e l'elitropiama da esso si ritirano le erbe e ifiori della notte. Innalza i vapori rarefatti sotto forma di nuvolainvecerovescia a terra i vapori condensati in acqua. Ad alcuni distribuisce una luceperenne e continuaad altri vicissitudinale. L'intelletto che non erra insegnache esso sta fermoma il senso fallace induce a credere che si muove. Questosorge per questa parte esposta della terra ruotantenello stesso tempo tramontaper quella posta agli antipodi. Il medesimo apparentemente gira intorno aicircoli che dicono artici attraverso le differenze di quello destro e sinistroma a molti altri sembra percorrere un arco che passa al di sopra e al di sotto.Questo appare più grande alla terra che occupa il punto più alto del suo giroma appare più piccolo a quella regione che occupa il punto più basso (proprioperché è più distante da esso). In alcune parti dei semicerchi viene amancare lentamentema in altre velocemente. Questo risulta più boreale per laterra che si protende verso l'Austroma più australe per la terra che volgeverso Borea. Per coloro che hanno l'orizzonte retto riceve una latitudine inmisure uguali da una parte e dall'altra; ma disuguali per coloro che lo hannoobliquo. Il medesimo distribuisce le tenebreperennemente commisurate allaluceagli abitanti della regione posta tra i due paralleli medi di questa mole;agli altri invece in un determinato tempo. Nel caso che la divina terrache cialimenta con la sua crostagli mostri la nostra fronteotterrà per noi i suoiraggi obliqui; retti invece per coloro di cui gli avrà sottoposto la sommitàdella testa. Alcuni pianeti (che molti pensano siano animati e Dèi secondarisotto l'egida di un solo capo)avvicinàti appunto al solericevono sempre laluce dall'auge o dall'apogeo (così lo chiamano); invecegli altri; perchél'hanno di frontela ricevono piuttosto a medie (come le chiamano) latitudini eintervalli. Quando la luna (che moltissimi tra i filosofi pensano sia un'altraterra) nel suo emisfero rivolto al sole riceve la libera luce di tutto quelmedesimoallora la terratriste per l'interposizione di quel globomostraall'emisfero opposto della luna la faccia ombrata in direzione del sole. Perciòil soleche resta e permane sempre uno e identico si presenta diverso di voltain volta a alcuni e a altridato che sono disposti chi in un modo chi in unaltro. Non diversamente potremmo credere che questa arte solare sarà di voltain volta diversa per gli uni e per gli altri.

FILOTIMO. - Per quale motivoo Ermesparli fra te? Qual è mai il libelloche hai tra le mani?

ERMES. - E' il libro "Le ombre delle idee"raccolte per unascrittura interna; sono incerto se debba essere pubblicato oppure continuare arimanere nelle stesse tenebre in cui un tempo è stato nascosto.

FILOTIMO. - Perché mai?

ERMES. - Perché (come dicono) il suo autore si porta nel segno in cuivolgono insieme i Sagittari armati non di un sol genere.

FILOTIMO. - Se in verità tutti dovessero temere e evitare ciònessuno maiavrebbe tentato opere degne e niente di buono e di egregio si sarebbe mairealizzato. La provvidenza degli Dèi (lo dissero i Sacerdoti egiziani) nonsmette di mandare agli uomini alcuni Mercuri in certi tempi stabilitibenchésappiano in anticipo che questi non saranno accolti per niente o saranno maleaccolti. Né l'intellettocome anche questo sole sensibilecessa d'illuminarecontinuamente per il motivo che né sempre né tutti ce ne accorgiamo.

LOGIFERO. - Io sarei facilmente d'accordo con quegli stessi che pensasseroche le cose di tal genere non devono essere affatto divulgate: sento cheFilotimo ha dubbi a questo proposito; però se avesse ascoltato con le sueorecchie quelle cose che abbiamo sentito noicertamente le getterebbe sul fuocoper bruciarleanziché farle pubblicare. Infatti queste fin qui hanno recato alloro maestro una messe non propizia; ora ignoro cosa mai si possa sperare per ilfuturo; infattitranne pochissimi che già da sé possono capire queste coseper niente potranno dare un giudizio obiettivo sul le cose stesse.

FILOTIMO. - Senti cosa dice costui?

ERMES.- Sento; ma perché io senta di piùdiscutete tra voi.

FILOTIMO.- Quindi discetterò con teo Logiferoe per prima cosa direiquesto: il tuo discorso non è di nessuna persuasionetanto che il vigore deltuo ragionamento non valga anzi a confermare l'opinione contraria. Infatti queipochi che avranno compreso questa tua invenzione (e tra questi siamo io e Ermes)la esalteranno con non piccole lodi; ma coloro che non capiranno minimamente ildiscorsonon potranno né lodarla né biasimarla.

LOGIFERO. - Tu dici ciò che dovrebbe esserenon ciò che saràè stato.Molti non comprendendoper il fatto stesso che non comprendonoper giuntaanche con malanimodal quale sono spintiraccolgono calunnie contro l'autorestesso e la sua arte. Non hai forse sentito con le tue orecchie il dottore Boboche disse che non esiste alcuna arte della memoriama che essa viene procuratasolamente con l'abitudine e con la frequente ripetizione delle lezionicheavviene rivedendo molte volte le cose già viste e riascoltando molte volte lecose già sentite con le orecchie?

FILOTIMO. - Se questi avesse la codasarebbe un cercopiteco.

LOGIFERO. - Cosa risponderai al maestro Anthocil quale considera maghi oindemoniati o uomini di qualche altra specie siffatta quelli che presentanooperazioni della memoria oltre alle solite volgari? Tu vedi quanto si èincanutito nelle lettere!

FILOTIMO. - Non dubiterei che costui è nipote di quell'asino che fu salvatosull'Arca di Noè per la conservazione della specie!

LOGIFERO. - E poi il maestro Roccoarchimaestro delle arti e della medicinail quale preferisce la mnemonica empirica a quella teoricastimerebbe questecose sciocchezzuole più che precetti fondati su un'arte.

FILOTIMO. - Non oltre il pitale!

LOGIFERO. - Uno degli antichi dottori disse che quest'arte non può essereaccessibile a tuttima solo a coloro che sono forniti di memoria naturale.

FILOTIMO. - E' il parere di un ultrasessantenne!

LOGIFERO. - Farfaconedottore in entrambi i diritti e filosofo eruditoèdell'opinione che quest'arte arrechi più aggravi che sollievi: e infattiquando dobbiamo ricordare le cose senz'arteormai siamo obbligati a ricorrereall'arte per ricordare le cosei luoghi e moltissime immaginida cui non c'èdubbio che la memoria naturale sia maggiormente confusa e impacciata.

FILOTIMO. - Il pensiero acuto di Crisippo dev'essere cardato con un grandepettine di ferro.

LOGIFERO. - Il dottor Berling disse che dal discorso di costui anche i piùdotti non possono mietere nientecredo perché egli stesso niente miete.

FILOTIMO. - Sotto quei ricci neppure una castagna?

LOGIFERO. - Il maestro Maines ha detto: anche se piaccia a tuttia me nonpiacerà mai.

FILOTIMO. - Né il vino che giammai gusterà.

LOGIFERO. - Cosa credi che penserà riguardo a questa cosa chi conosci cometuo amico?

FILOTIMO. - L'inchiostro di seppia aggiunto alla lucerna fa sembrare Etiopigli uomini; così pure una mente corrotta da livore giudica turpi anche le coseindubbiamente belle.

LOGIFERO. - Si racconta che anche l'eccelso maestro Scoppetdi gran lunga ilprimo tra i medici di questa nostra epocadisse all'autore di mostrargli la suanaturale memoria prima dell'arte della memoria; ed è incerto se per sdegno oper incapacità quegli non ha voluto mostrargliela.

FILOTIMO. - Se gli avesse detto: "Mostrami la tua urina prima che ioesamini gli escrementi più solidi"forse il nostro autore lo avrebbecompiaciuto e trattato in modo più ospitaleurbano e più conveniente alla suadignitàal suo ufficio e all'arte?

LOGIFERO. - Cosa diremo del maestro Clysterdottore medicoche non èlecito che si accosti al discorso? Infatti non differisce affatto da quelmedesimo chesecondo Aknaldo e Tiberidesostiene che una lingua di upupatrapiantata su uno smemorato conferiscea chi la portauna memoriatenacissima.

FILOTIMO. - Aristotele disse: "Suonando la cetra si diventacitaredo". Se qualcuno trapianterà su questo infelicissimo un altrocervello dopo avergli tolto quello stesso che haforse medicando diventeràmedico.

LOGIFERO. - Anche il dottor Carpoforosecondo Proculo e Sabino itacesedisse che la sede della mente e della memoria è distinta in tre parti. Infattitra la poppa e la prua c'è in mezzo la nave la qualegiacché apertaquandocon la memoria cerchiamo di revocare qualcosada prua a poppa offre accessoallo spirito animato. Del resto mai fece progressi uno spirito animatose nonserenolucidochiaro; d'altra partelo spiritoottuso da un'eccessivafreddezzainebetisce e illanguidisce la nostra memoria. Inverose questafreddezza sarà unita a secchezzaarrecherà veglie eccessive e insonnia; sesarà unita a umiditàarrecherà il letargo. Per allontanare questi malisonostati escogitati con arte questi rimedi: l'esercizio che stimola e eccita isensi e quasi risveglia gli spiriti assopiti da una turpe insensatezza edall'abbandono; l'accoppiamento moderato; la malinconia scacciata e la letiziaricondotta dal piacere; una purga di tutti i meati del corpo; lo sfregamentodella testa con un pettine d'avorio e un panno ruvido; l'uso di vini piuttostoleggeri o annacquatiaffinché le veneaprendosi per l'ardore del vinononbrucino il sangue; l'occlusione dello stomaco con cose che procuranonaturalmente o artificialmente la stitichezzaaffinché la fumositàevaporando dallo stomaco con l'ebollizione del cibonon provochi il sonno cheoscura la mente e l'ingegno; l'astinenza dai cibi freddi e umidicome dai pesciin generaledal cervello e dalle midollanon meno che dai porri scottanti efumantidai ravanellidagli aglidalle cipolleche non siano stati consumatidal fuoco; l'uso di sostanze aromatiche; la pulizia del capo e dei piedi con lacottura dell'acqua in cui abbiano bollito la melissale foglie d'alloroifinocchile camomillele canne e simili; l'esercitazione pitagorica che sitenga nel crepuscolo notturnoproprio perché giova massimamente alla memoriaalla mente e all'ingegno. Queste sono le cose che possono sollevare la memoriacome pure quelle che DemocritoArchigeneAlessandro e il peripateticoAndronico affidarono alla testimonianza degli scrittinon codeste arti futiliche si vantano di formare una memoria solida con non so quali immagini e figure.

FILOTIMO. - Ha concluso il discorso altrui con un proprio raglio; ilvenerabile dottore ha sostenuto la parte del pappagallo e dell'asino.

LOGIFERO. - Il maestro Arnofagoesperto di diritto e di leggie moltolodatoha detto che ci sono moltissimi dotti che non hanno quella periziamal'avrebbero se esistesse.

FILOTIMO. - La ragione è una bambina che non mette ancora i denti; perciònon gli tiriamo un cazzotto.

LOGIFERO. - Il dottissimo teologo e patriarca Psicoteomaestro sottilissimodi letteredichiara di avere conosciuto l'arte di TullioTommasoAlbertoAlulide e di altri autori sconosciuti e di non avere potuto trarre da loro alcunfrutto.

FILOTIMO. - Giudizio di prima tonsura!

LOGIFERO. - E infineper sintetizzare tutto in una sola parolavari uominihanno varie opinioni; diversi dicono cose diverse; quante sono le testetantisono i pareri.

FILOTIMO. - E tante le voci. Perciò i corvi gracchianoi cuculi fannocucùi lupi ululanoi maiali grugnisconole pecore belanoi buoimuggisconoi cavalli nitrisconogli asini ragliano. E' turpedisseAristoteleessere sollecito a rispondere a chiunque faccia domande; i buoimuggiscano ai buoii cavalli nitriscano ai cavalligli asini raglino agliasini: a noi tocca nel colloquio fare un qualche esame dell'invenzione dicostui.

LOGIFERO. - Benissimo! Perciò Ermes si compiaccia di aprire il libroaffinché esaminiamo i pensieri dell'autore.

ERMES. - Lo farò con molto piacere. Eccoleggo la prefazione dell'opera."A nessuno (dice) penso che sfugga che sono state pubblicate da altri moltearti della memoriadelle quali tutte e ognuna singolarmenteservendosi propriodegli stessi canonisi trovano quasi nella stessa difficoltà: per questo noiabbiamo provveduto a presentare piuttosto i frutti di questa invenzionecon iquali fosse trattata più seriamentepiù facilmente e più agevolmente unaquestione tanto illustreper raggiungere un'arte che si desidera tanto. Lescuole più antichericercando una quotidiana esercitazionetroppoinopportunamente distoglievano gli ingegni più fecondi dalla prosecuzione diesse e dallo studio: infatti gl'ingegni sono meno costanti e (per dirla piùfrancamente) più intolleranti quanto più sono sottili e pronti; alcuni di lorosi preoccupano più di sfiorare tutte le cose che apprenderne fino in fondo unasola".

FILOTIMO. - Mi piaceappuntodi questo autore che non appartiene allaschiera di coloro cheraccogliendo insieme di qua e di là i pensieri deglialtriper ottenere l'immortalità a spese altruisi mettono nel numero degliautori che lavorano per i posteri ecome la maggior parte di colorosipresentano dottori di quelle discipline di cui non hanno certamente alcunaconoscenza e comprensione; e per giunta molte volte non possono evitare (dopoessersi adattata addosso alla meglio la pelle del leone con le invenzioni deglialtri) di rientrare abbastanza spesso nella propria pelle e infine forzare lavocequando lanciano qualcosa fuori dal loro fiacco Marte (poiché è facileaggiungere alle invenzioni altrui)o gettano fuori qualcosa dalla deficienza diuna stupida sensibilità. Quelle cose sono gli arieti delle incapacitàoratoriele catapulte degli errorile bombarde delle sciocchezzee i tuoniilampile folgori e le grandi tempeste delle ciucaggini.

LOGIFERO. - Non pensi la stessa cosa circa i nostri raccoglitori di poesie eversificatorii qualiservendosi delle invenzionisemiversi e versi altruivogliono passare ai nostri occhi al posto dei loro poeti?

FILOTIMO. - Lascia perdere i poeti. Infatticome sappiamo che i re a secondadelle occasioni hanno le mani lunghecosì i poeti a tempo e luogo soglionoavere voci alte e lunghe.

LOGIFERO. - Parlavo dei versificatorinon dei poeti!

FILOTIMO. - Beneperciò pochi o nessuno stimerà che la cosa si riferisca alui. Ma questo che ci interessa? Basta che nell'intenzione degli autori ci siastata la cognizione di quest'arte.

LOGIFERO. - Non dei poeti.

FILOTIMO. - Ma andiamo avanti: leggi il seguito.

HERMES. "Di qui (dice) avendo applicato l'animo a ossequiare alcuni mieiamicidopo altre arti della memoria di genere diversole quali abbiamoindirizzato privatamente a diversi destinatari esecondo i vari indirizziabbiamo comunicato ad altri per la loro dignità e intelligenzaabbiamocomposto quest'arte che è preferibile a tutte le altre per il valore deiprincìpi che sono contenuti in essa e non è da posporre a nessuna in base airisultati. In questa prometto certamente un sistema facile e una scienza pernulla faticosa al posto della prassima un libro per nulla accessibile a tutticon i suoi pensiericontro l'abitudine di coloro che hanno tramandato librifacili e brevi intorno a questa artema l'arte stessa difficile e prolissa.Pochi eruditi la comprendano epoicon la loro comprensione venga in uso pertutti; e sia tale che tuttisia i rozzi sia gli eruditipossano facilmentesaperla ed esercitarla; e tale che senza una dotta guida possano comprenderlasoltanto quelli ben versati nella metafisica e nelle dottrine dei Platonici.Questa arteinfattioffre il vantaggio cheper quanto è contenuta in terminidifficiliche presuppongono capacità speculativetuttavia potrà esserespiegata a ognuno (purché non si tratti di un ingegno assolutamente ottuso);contiene infatti termini molto appropriati e massimamente adatti a significarele cose. Quest'arte non porta a una semplice arte della memoriama avvia eintroduce anche alla scoperta di molte facoltà. Inoltre coloro ai quali saràdato di coglierne i valori più interniricordino: non la rendano familiarestando alla sua regale dignitàa chicchessia senza una selezione e spieghino isuoi canoni esplicitamente ai singoliin modo più intenso e più dilazionato aseconda dei meriti e della facoltà ricettiva di coloro ai quali deve esserecomunicata. Inoltresappiano nelle mani di chi è giunta questa arte: il nostroingegno non è tale né da essere legato a una determinata corrente di filosofiaaltrui né da disprezzare universalmente qualunque indirizzo filosofico. Davveronon c'è nessuno che non teniamo in gran conto tra coloro che si sono appoggiatial proprio ingegno per contemplare le cose e che hanno costruito qualcosa conarte e metodo. Non trascuriamo i misteri dei Pitagoricinon sminuiamo la fededei Platonici e non disprezziamo neppure i ragionamenti dei Peripateticifinché hanno trovato un fondamento reale. Questo lo diciamo proprio perattenuare la preoccupazione di coloro che vogliono misurare gl'ingegni altruicon il proprio ingegno; di tal fatta è quel genere sventurato chepur avendospeso la propria fatica troppo a lungo sui migliori filosofinon spinse ilproprio animo fino al punto di non servirsisempre fino alla fine dell'ingegnoaltrui; essendo privo del propriotuttaviabisogna compatirlo più di colorocheignorando la propria povertàosano cose che non devono osaree sotto uncerto aspetto (se non vi rimanga per incuria) bisogna anche lodarlo. Similiuominiin quanto riempiti di spirito aristotelico (perché sia lecito ormaivedere i libri sonori e progressivi)quando udranno o leggeranno "Le ombredelle idee"ormai si appiglieranno alla parola dicendo che le idee sonosogni o fantasmi. Quando abbiamo ammesso che è cosìsi chiede allora se siaconveniente che ciò che si conforma alla natura corre sotto le ombre delleidee. Quando invece attaccheranno il luogo dell'anima raziocinante"OGiordano" diranno"ormai tu affermi che l'anima tesse o fila".Gonfiando le bocche similmente anche in alcune altre sciocchezzeper una speciedi nemico interno saranno distolti dal partecipare al frutto di questadisciplina. A costoro vogliamo dire apertamente quanto segue: anche noipuressendo meno dottici siamo applicati nelle stesse cose; allora infatti ciservivamo (com'era giusto) della fede per conquistare le scienze. Ma ora chepossiamo servircicon l'aiuto divinodei mezzi acquisiti e ritrovati perulteriori proprie operazioni senza un giusto rimprovero di contraddizionese èvantaggioso il limite platonico e l'intenzione è vantaggiosasi accettano; seanche le intenzioni peripatetiche si adoprano per una migliore esposizionedell'oggetto in questa artesono fedelmente ammesse. Similmente si giudichidelle altre. Infatti non riusciamo a trovare un unico artigiano che forniscatutte le cose necessarie a uno solo. Non sarà lo stesso artigianodicochefonderà e foggerà l'elmolo scudola spadale lancei vessilliiltimpanola tromba e tutti gli altri armamenti militari. Così l'officina delsolo Aristotele e del solo Platone non basterà a coloro che tentano operemaggiori in altre invenzioni: anche se talvolta (e per giunta raramente)sembreremo usare termini non consueticiò accade perché desideriamo spiegarecon essi intenzioni non consuete. D'altra parteci serviamo in generale deglistudi diversi di vari filosofi per presentare meglio il proposito della nostrainvenzione. Perciò non c'è nulla che impedisca agli esperti in vari indirizzifilosofici di potere capire da se stessi facilmente (purché vi prestinoattenzione) questa e altre nostre arti. Trattiamo quest'arte sotto una dupliceforma e viadelle quali una è sia più alta e generale per ordinare tutte leoperazioni dell'animosia anche è principio di molti metodicon i qualicomecon strumenti diversipuò essere tentata e inventata la memoria artificiale.Essa consiste in primo luogo in trenta intenzioni delle ombrein secondo luogoin trenta concetti d'ideein terzo luogo in parecchi collegamenti che possonoderivare da intenzioni e concetti attraverso un industrioso adattamento deglielementi della prima ruota agli elementi della seconda. La seconda parte chesegue è più limitata a un determinato modo di acquistare la memoria attraversol'artificio".


TRENTA INTENZIONI DELLE OMBRE.

A. PRIMA INTENZIONE.

Con l'assensoquindidell'unico Dio e con il favore dei grandi Numi sottola protezione dello stesso altissimo Principecosi incominciamo. Il più saggiodegli Ebreipresentando la perfezione dell'uomo e la conquista della cosamigliore che si possa ottenere in questo mondofa dire così alla sua amica:"MI SONO SEDUTA ALL'OMBRA DI COLUI CHE AVEVO DESIDERATO (Cantico deicantici23). Infatti questa nostra natura non è così grande da potereabitaresecondo la sua capacitàil campo stesso della verità. Infatti èstato detto: "L'uomo vivente è vanitàsoltanto vanità". (Qoelet12). E ciò che è vero e buono è la prima e unica cosa. D'altronde comepotrebbe accadere che ciò il cui essere non è propriamente vero e la cuiessenza non è propriamente verità abbia in sé efficacia e atto di verità?Perciò a esso bastaed è anche moltoche sieda all'ombra del bene e delvero. Non dico all'ombra del vero e del bene naturale e razionale (così infattisi direbbe male e falsamente)ma metafisicoideale e sovrasostanziale; dondeè reso partecipe di ciò che è bene e verosecondo la sua facoltàl'animocheanche se non possiede tanto da essere l'immagine di quellotuttavia è aimmagine di quello; allora la trasparenzache è l'anima stessadelimitatadall'opacitàche è il corpo stessoesperimenta nella mente dell'uomoqualcosa dell'immaginefinché approda a essa; ma nei sensi interni e nellaragionenei quali ci volgiamo nella nostra vita animaleesperimenta l'ombrastessa.


B. SECONDA INTENZIONE.

Io vorrei che tuproprio in considerazione di ciòti ricordassi anche ditenere distinta l'ombra dalla proprietà delle tenebre. Infatti l'ombra non ètenebrema o traccia delle tenebre nella luce o traccia della luce nelletenebre o partecipe della luce e delle tenebre o un composto di luce e ditenebre o un miscuglio di luce e di tenebre o nessuna delle due coseseparatadalla lucedalle tenebre e da entrambe. E questo deriva o dal fatto che laverità non sia piena di luce o perché sia una luce falsaoppure perché nonsia né vera né falsama traccia di ciò che è veramente o falsamenteeccetera. Perciò si tenga presente che l'ombra è traccia di lucepartecipe dilucema non piena luce.


C. TERZA INTENZIONE.

 

Inoltrequando accade di cogliere una luce doppiasia nell'ambito dellasostanzasia nell'ambito di quelle cose la cui consistenza è in relazione allasostanza o nella sostanza (donde si assume come principio l'ombra secondo unaduplice opposizione)bisogna che tu ricordi questo: la luce che è intorno allasostanzacome ultima traccia di essaparte dalla luce che è detta atto primoe anche l'ombra che è intorno alla sostanza emana dall'ombra chesi diceproviene dalla sostanza. Proprio essa è il primo soggetto che i nostri fisicichiamano anche materia prima: tutte le cose che partecipano a essanonricevendo una luce purasi dice che sono e operano all'ombra della luce.


D. QUARTA INTENZIONE.

Conseguentemente non ti sfugga chepoiché l'ombra ha qualcosa dalla luce equalcosa dalle tenebreaccade che qualcuno è sotto un'ombra duplice:evidentemente è l'ombra delle tenebre e (come dicono) della morte; e ciò siverifica quando le potenze superiori o s'infiacchiscono e si rilassanoodiventano sottoposte a quelle inferiorifinché l'animo rimane legato a unavita soltanto corporale e al senso. E poi è l'ombra della lucecosa che siverifica quando le potenze inferiori sono sottoposte a quelle superiori rivoltea mete eterne e più eccellenticome accade all'animo aggirantesi nei cieliilquale con lo spirito soffoca gli eccitamenti della carne. Nel primo caso l'ombrasi getta nelle tenebrenel secondo l'ombra si getta nella luce. Inveronell'orizzonte della luce e delle tenebre nient'altro possiamo comprendere chel'ombra. Quest'ombra si trova nell'orizzonte del bene e del maledel vero e delfalso; quest'ombra è proprio ciò che può essere reso buono e cattivofalsatoe conformato a veritàe chetendendo in quasi dice che sia sotto l'ombra diquesto (cioè del male e del falso)ma chetendendo in làsi dice che siasotto l'ombra di quello (cioè del bene e del vero).


E. QUINTA INTENZIONE.

 

In proposito noi consideriamo sopratutto quelle ombre che sono obiettividegli appetiti e della facoltà cognitivaconcepiti sotto l'aspetto del vero edel beneche lentamente allontanandosi da quell'unità sovrasostanzialeavanzanoattraverso una moltitudine crescente fino all'infinita moltitudine(per dirla alla maniera dei Pitagorici); queste ombre di quanto si separanodall'unitàdi tanto si allontanano anche dalla verità stessa. Infattil'allontanamento avviene proprio dal sovraessenziale alle essenzedalle essenzealle cose stesse che sonoda quelle alle traccealle immaginiai simulacri ealle ombre: sia verso la materiaperché siano prodotte nel suo senosia versoil senso e la ragioneperché siano riconosciute attraverso la facoltàsensibile e razionale.


F. SESTA INTENZIONE.

L'ombra si fonda sulla materia o naturasulle cose naturali stessesulsenso interno e esternocome sul moto e sull'alterazione. Ma nell'intellettodato che la memoria consegue all'intellettoè come in uno stato. Perciò quelsaggio presenta la vergine soprannaturale e soprasensuale come una conoscenzaraggiuntache siede all'ombra di quel primo vero e bene desiderabile. La qualepositura o statopoiché non perdura molto nella vita naturale (infatti prestoe all'istante le sensazioni ci assalgono e ci turbanoe proprio le nostreguidei fantasmici seducono circuendoci)quella positura è indicata daltempo perfetto o dall'imperfettoanziché dal tempo presente. Infattidice: misono seduta all'ombra o sedevo.


G. SETTIMA INTENZIONE.

 

Ma poiché in tutte le cose c'è una connessione ordinatain modo che icorpi inferiori succedono a quelli mediani e questi ai superioriallora i corpicomposti si uniscono ai semplici e quelli semplici ai più sempliciquellimateriali si accostano agli spirituali e quelli spirituali a loro volta a quelliimmaterialisicché uno solo è il corpo dell'Ente universaleuno solol'ordineuno solo il governouno solo il principio e una sola la fineunosolo il primo e uno solo l'ultimo. E poiché è data (come non ignorarono i piùautorevoli tra i Platonici) una migrazione continua dalla luce alle tenebre(quando alcune mentiattraverso una conversione alla materia e una digressionedall'attosi sottopongono alla natura e al fato)niente impedisce che al suonodella cetra universale di Apollo le cose poste in basso a poco a poco sianorichiamate a quelle altee quelle più basse attraverso le mediane si accostinoalla natura delle superiori: come anche dalla sensazione risulta chiaro che laterra si trasforma per rarefazione in acqual'acqua in arial'aria in fuococome pure per condensazione il fuoco si trasforma in arial'aria in acqual'acqua in terra. Così in generale vediamo in quelle cose che mutano che ilmoto confina sempre con lo stato e lo stato con il moto. Che poi ciò esistesempre e si verifica anche in cieloottimamente lo hanno considerato alcuni deiPeripatetici; proprio perché dicono che il cielo stesso ha l'atto misto con lapotenza (per quanto anche altri siano i modi di questa commistione)intendonoche il suo moto èalla finerivolto verso il passato eal principioversoil futuro. Quindiqualunque cosa sia la discesa da un'altra speciedella qualepotrebbero giudicare i Teologi con la loro sapienzadobbiamo assolutamentesforzarci - avendo davanti agli occhisecondo le eccelse operazioni dell'animola scala della natura - di tendere sempreattraverso operazioni intrinsechedal moto e dalla moltitudine allo stato e all'unità; quando eseguiremo ciòsecondo la nostra facoltàanche secondo la facoltà ci conformeremo alle operedivineammirate da tutti. A ciò stesso ci confortino e esortino il vincoloprestabilito delle cose e le conseguenti connessioni. Invero gli antichi sepperoe insegnarono come giovi il trascorrere dell'uomo che ascende dai moltiindividui alla specie e dalle molte specie a un solo genere; inoltrecome poil'infima delle intelligenze attraverso tutte le forme comprenda le speciedistintamentee le intelligenze inferiori concepiscano distintamente tutte lespecie attraverso più numerose e molte forme stessementre quelle superioriattraverso un numero minore di formela suprema attraverso una sola e quellacosa che è sopra ogni cosa comprenda senza bisogno di qualche forma. E inoltrese gli antichi seppero come giovi la memoriaprocedendo da molte speciericordabili a una sola specie di molte cose ricordabilicertamente però questonon lo insegnarono.


H. OTTAVA INTENZIONE.

In verità la cosa vicina inferiore è spinta dalla stretta somiglianza allacosa più vicina superiore attraverso alcuni gradi; certamenteuna voltaconseguiti tutti questi gradiormai dovrà essere considerata non similemaidentica a quella. Invero come ciò avvengalo apprendiamo proprio per mezzodel fuocoche non attrae l'acqua se non assimilata in calore rarefatto. Perciòattraverso una comune somiglianza si verifica l'accostamento dalle ombre alletraccedalle tracce alle immagini specularida queste a altre cose.


I. NONA INTENZIONE.

Mapoiché ciò che è simile al simile è anche simile ai simili a essomedesimo sia per salita sia per discesa sia per ampiezzada qui accade che(entro i suoi limiti) la natura può fare tutte le cose da tutte e l'intellettoo ragione può conoscere tutte le cose da tutte. Come la materia-dico-èmodellata in tutte le forme da tutte le coseanche l'intelletto passivo (comelo chiamano) può essere modellato in tutte le forme da tutte le cosecosìanche la memoria in tutte le cose ricordabili da tutte le cosepoiché ognisimile è fatto dal simileogni simile è conosciuto dal simileogni simile ècontenuto dal simile. A sua volta il simile lontano tende al suo simile distanteattraverso il simile mediano e vicino a esso. Da qui la materiaspogliata dellaforma dell'erbanon immediatamente assume la forma di questo animalemaattraverso le forme mediane di chilosangue e seme. Di conseguenzachiconoscerà i medi connessi agli estremipotrà ricavare e naturalmente erazionalmente tutte le cose da tutte.


K. DECIMA INTENZIONE.

Del restoquella somiglianza che scorre in modo eguale e che finisce peridentificarsi con l'uniformità (ciò che diciamo equiparazione) ritienilainutile e non giovevolenel senso proposto delle altre operazionisia inriferimento alle sensazioni interne sia alle esterne. Infatti in un'uniformitàdi calore accade che tu non avverta l'affezionené se l'affezione è similené se l'affezione consiste in un grado inferiore a quella somiglianza (discorrimento). Avvertirai invece solo quella somiglianza che supera lasomiglianza già presente nel soggetto sensitivo. Da qui potrai prevedere diquale somiglianza tu debba in pratica tenere contoaffinché le cose cercatedagli adepti non trovino impedimento al loro realizzarsi.


L. UNDICESIMA INTENZIONE.

Considera che questo mondo corporeo non avrebbe potuto essere bellose lesue parti risultassero del tutto simili. Perciò la bellezza delle parti simanifesta nella connessione di vari elementi e la bellezza del tutto consistenella varietà stessa. Segue da ciò che la visione umbratile di una cosa è lapiù imperfetta delle visionipoichémentre l'immagine mostra le cose convarietàl'ombra presenta quasi senza varietà ciò che è all'interno deicontorni di una figura esternacontorni per altro massimamente falsati. Questodirei per ciò che riguarda l'ombra come ombra: non certo quale l'assumiamo nelproposito.


M. DODICESIMA INTENZIONE.

Il vero Caos di Anassagora è una varietà senza ordine. Proprio così comenella varietà stessa delle cose distinguiamo un ordine meravigliosocheinstaurando una connessione degli elementi sommi con gli infimi e degli infimicon i sommifa concorrere tutte le parti insieme a costituire il bellissimoaspetto di un solo grande essere animato (qual è il mondo)poiché tantadiversità richiede tanto ordine e un così grande ordine tanta diversità. Nonci può essereinfattinessun ordine dove non risulti alcuna diversità.Perciò non è lecito intendere il primo principio né ordinato né in unordine.


N. TREDICESIMA INTENZIONE.

Certamentese una concordia pressoché indissolubile connette le estremitàfinali dei primi elementi agli inizi dei secondi e unisce il calcagno di quelliche precedono alle teste di quelli che seguono immediatamentetu sarai capacedi abbracciare con la mente quell'aurea catena che si forma sempre tesa dalcielo alla terra; così purecome puoi avere fatto una discesa dal cielofacilmente potrai ritornare al cielo per una salita ordinata. Possiamosperimentare un grande sollievo della memoria con questa connessioneartificialela quale vale anche a presentare ordinate le cose che a loro voltadi per sé non mantengono affatto la successione della memoria. Proprio questosi manifesta nel carme seguente: in essocomprendendosi che l'Ariete avanzacontro il Toro e questomosso da un diverso genere di azioneavanza contro iGemelli epoiquestimossi da una diversa e conseguente azionesi portanonel Cancro esimilmentesi verifica a turno negli altri segni zodiacaliaccadrà che dalla vista di uno ci guadagneremo l'incontro dell'altro che segueimmediatamente.

Il capo del greggelevatosi in ira su due piedi

con impetuosa fronte ferisce il re dell'armento.

Donde vìndicefuori di sennospintosi il TORO assale

con sfrenato colpo i fratelli GEMELLI.

Subito le onde accolgono i fratelli giovani parenti.

Il CANCRO si dirige ai rugiadosi prati.

Repente in moto obliquo il Cancroalunno delle onde

s'accosta al fiero volto del villoso LEONE.

Perciò irritato s'alza il Leone sulle spalle crinite

onde vagante è apparsa alla rapace fiera la VERGINE.

L'assale: ella fugge e folle con fugace passo

s'imbatte nell'uomo che BILANCIA con un piatto persiano.

Questi arde d'amoree mentre incalza in cupidi abbracci

lo ferisce l'adunco pungiglione del duro VERME.

Mentretemendo la mortericorre alle mediche arti

avverte che dietro s'accosta un SAGITTARIO.

Questioffeso per la vergine che crede violentata

con il dardocon cui assale costuiecco ferisce il CAPRO.

Appena di malanimo avverte confitto il ferro

fugge precipitoso alle rapide ACQUE.

Così il capro infelicetrascinato dal gorgo delle acque

è dato come insolita esca agli immersi PESCI.


O. QUATTORDICESIMA INTENZIONE.

 

Invero l'ascesa che avviene per elementi connessi e concatenatia propositodelle ombre idealinon è tramite una catena continua di anelli similicomes'intende dalle cose dette ultimamente e da quelle che saranno enunciate inseguito. Né l'anello di questa catena deve essere l'ombra sotto cui s'intendeche dorme il Leviatan: non dico dunque l'ombra che allontana dalla lucema checonduce alla lucela qualeper quanto non sia veritàtuttavia deriva dallaverità e porta alla verità; e perciò non devi credere che in essa ci sial'errorema il nascondiglio del vero.


P. QUINDICESIMA INTENZIONE.

Perciò cerca assolutamente di non incappareconfondendo il significatodelle ombre per un'occulta omonimiain questo genere di stoltezzacioè dipensareragionare e giudicare senza discernimento intorno alle ombre; infattiquell'ombrache le altre ombre proteggono (per la quale si dice: "Le ombreproteggono la sua ombra")si oppone a quella che si eleva al di sopradell'altezza dei corpi al confine delle intelligenzeper la quale si dice:"La sua ombra coprì i monti". Da essa sono tratte e emanano quellecose che producono in noi intelligenza e memoriae in essa infine terminanoquelle che salgono verso la luce. Questa ombrao una simile a questal'hannofigurata coloro che sono detti Cabalistipoiché il veloche eraallegoricamente o figurativamente sul volto di Mosè (Esodo3433-35)mafiguratamente sul volto della leggenon mirava a ingannarema a spingereavanti ordinatamente gli occhi degli uomininei quali si provoca una lesionenel caso che all'improvviso passino dalle tenebre alla luce. E infatti la naturanon sopporta un progresso immediato da uno degli estremi all'altroma con lamediazione delle ombre e con la luce adombrata gradualmente. Parecchi hannoperso la naturale capacità della vistaavanzando repentinamente dalle tenebrealla luce: fino a tal punto essi sono lontano dal raggiungere l'obiettivoricercato. Perciò l'ombra prepara la vista alla lucel'ombra tempera la luceper mezzo dell'ombra la divinità tempera e propina le apparenze che anticipanole cose all'occhioavvolto da caliginedell'anima che è affamata e assetata.Perciò riconosci quelle ombre che non estinguonoma conservano e custodisconola luce in noie per le quali siamo avviati e condotti all'intelligenza e allamemoria.


Q. SEDICESIMA INTENZIONE.

A suo modoil Teologo ha detto: "Se non crederetenoncomprenderete"e a loro modo i filosofi confermano che bisogna conquistarele scienze sulla base di quelle ipotesi e di quei presupposti nei quali si dicedi confidare (questa fede presso i Pitagorici era intorno alle cose nondimostratepresso i Peripatetici intorno a quelle non dimostrabilipresso iPlatonici intorno a entrambe); e da quelle cose che si fondano sulla virtùsull'origine e su una certa implicazione dobbiamo procedere con un corso sianaturale sia razionale alla spiegazione delle forme. La natura dà immaginiinvolute prima di presentarcele chiare; similmente fa Diosimilmente anche learti che perseguono un ordine divino e naturale per dignità. Ma se ad alcunisembra arduo esercitarsi sulle ombre per il sospetto che sia vano attendersi daesse un accesso alla lucesappiano che tale difetto non deriva dalle ombre;sappiano anche preparare adeguatamente o tenere celato ciò che non si potrebbecogliere nudo.


R. DICIASSETTESIMA INTENZIONE

Riguardo alle ombre fisicheve ne sono che derivano dagli alberi e dalleerbeche fugano i serpenti e accolgono animali più docilie ve ne sono anchecontrarie a esse. Ma riguardo alle ombre ideali (nel caso siano veramenteideali)poiché tutte si rapportano all'intelletto e al senso interiorepurificatonon ve ne sono che non facciano ottimamente da guidase avvienetramite esse un'ascesa e non si dorme sotto esse medesime.


S. DICIOTTESIMA INTENZIONE.

Non dormirai se dall'osservazione delle ombre fisiche procederai a unaconsiderazione proporzionale delle ombre ideali. Quando un corpo allontanato dainostri occhi si avvicina alla luce distantela sua ombra si accorcia ai nostriocchi; ma se quel corpo stesso si allontana di più dalla lucel'ombra emessada esso diventa maggiore ed è arrecato alla vista un ostacolo maggiore.

 


T. DICIANNOVESIMA INTENZIONE.

L'ombra diventa più penetrabile alla vista per una maggiore intensità dellaluce e densità del corpo: è resa più delineata - ripeto - e più definitacosa che dipende dal fatto che imita il corpo in densità e raritàcontinuitàe discontinuità. Ma in vero tale imitazione è svelata per mezzo del corpo.


V. VENTESIMA INTENZIONE.

L'ombra segue contemporaneamente il moto del corpo e della luce. Il corpo simuove? L'ombra si muove. La luce si muove? L'ombra si muove. Si muovono l'uno el'altra? L'ombra si muove. Contro le norme fisiche il medesimo soggetto (intendoil soggetto del moto) è sottoposto a spostamenti diversi e contrari. E perché?Forse che l'ombra non segue necessariamente il moto del corpo verso la luce e ilmoto della luce verso il corpo? Forse che questa necessità è eliminata dalmovimento concorde di entrambi [corpo e luce]quando si sposteranno indirezioni opposte? Inoltre fa' attenzione al modo in cui l'ombra al moto dellaluce si muove quasi fuggendoinvece quasi seguendo al moto del corpo; pertantonon sembra essere implicata la contrarietàma la concordanza nella fugadell'una e nella scorta dell'altro opposto e contrario. Del resto tu stessoindaga e rifletti come avvenga in queste e nelle altre cose proporzionalmente:infatti per opera nostra la cosa è rivelatapiù di quanto bastaa coloro chevolgeranno l'attenzione a queste e altre cose.


X. VENTUNESIMA INTENZIONE

Non ti sfugga infine la simiglianza delle ombre con le idee; infatti sia leombre sia anche le idee non sono contrarie dei contrari. In questo genereattraverso una sola specie si conosce il bello e il turpeil conveniente e losconvenienteil perfetto e l'imperfettoil bene e il male. Infatti il malel'imperfetto e il turpe non hanno idee proprie con cui siano conosciuti; poichétuttavia si dice che sono conosciuti e non sono ignorati e quanto è conosciutointelligibilmente lo è attraverso le ideeallora il malel'imperfetto e ilturpe vengono conosciuti in una specie altruinon nella propriache non esisteaffatto. Infatti quel che è a essi proprioè un non-ente nell'ente o (perdirla più chiaramente) un difetto nell'effetto.


Y. VENTIDUESIMA INTENZIONE.

Se chiami l'ombra accidente del corpo da cui è proiettata hai l'accidentedel solo soggetto da cui eventualmente si separa o cui ritornao secondo lamedesima specie o secondo il medesimo numero. Se stabilirai che essa siaaccidente di quel soggetto su cui è proiettataormai la considererai accidenteseparabile da un solo soggettotanto cheidentico per numeropercorra diversisoggetti; come quando per il moto della luce o del cavallo l'ombra equinacheveniva proiettata sulla pietraora è proiettata sul legno. Ciò è contro laproprietà fisica dell'accidentea meno che tu non ti getti in braccio a Scilladicendo che l'ombra non è accidente. Inoltreche diciamo delle ombre ideali?Potresti ben intendere che esse non sono né sostanze né accidentima unacerta nozione di sostanza e di accidente. Se a qualcuno piacerà dire che essesono accidenti dell'animo e della ragionemostreràdicendoloinesperienza;infatti non sono atteggiamenti né disposizioni né facoltà innate o aggiuntema da esse e per esse sono prodotte e esistono alcune disposizioniatteggiamenti e facoltà. Infattise si esaminano rettamentela sostanza el'accidente non dividono tutto quanto si dice che sia per l'universocomesolitamente supponiamo. Questa considerazione vale non poco per farsi unaconoscenza razionale delle ombre.


Z. VENTITREESIMA INTENZIONE.

L'ombra non è soggetta al tempoma al tempo di questanon al luogoma alluogo di questanon al motoma al moto di questa. Similmente bisogna intendereriguardo agli opposti. Perciò è astratta da ogni veritàma non è senza essae non rende incapaci di raggiungerla (nel caso sia un'ombra ideale): infatti faconcepire i contrari e i diversipur essendo una sola cosa. Infatti niente èil contrario dell'ombrae precisamente né la tenebra né la luce. Perciòl'uomo si rifugiò all'ombra dell'albero della scienza per la conoscenza dellatenebra e della lucedel vero e del falsodel bene e del malequando Dio glichiese: "Adamodove sei?" (Genesi39).


(psi greca). VENTIQUATTRESIMA INTENZIONE.

Non bisogna neanche tralasciare di considerare che un solo corpo opacoopposto a due o più sorgenti di luceproietta due o più ombre. Perciòcapisci in che modo e in virtù di che l'ombra segue il corpo e in che modo e invirtù di che segua insieme la luce; e considera come una luce moltepliceproduca un'ombra molteplice da un solo corpo e come innumerevoli luci producanoinnumerevoli ombreanche se non appaiono in modo sensibile. Perciò l'ombrasegue la luce in un modosebbene sembra che la fugga in un altro modo.


A. VENTICINQUESIMA INTENZIONE

Né ti sfugga che l'ombraaffinché fugga la lucesimula una quantità dicorpo; e soltanto in una precisa e unica distanzaluogo e disposizionesecondola lunghezza e larghezza uguale al corpol'ombra è prodotta dalla luce oppostain modo che nulla sembra fuggire la stessa luce più che insinuare una quantitàdi corpo attraverso l'ombra. Infatti il sole in alcuni luoghi non rende mail'ombra uguale al corpoinvece in altri più raramente e per un po' di tempo.


E. VENTISEIESIMA INTENZIONE.

Nel caso che la grandezza di un corpo opaco superi la grandezza di un corpolucidoproduce un cono d'ombra sul corpoma proietta la base a un'infinita oindeterminata distanza. Ma nel caso che la grandezza della luce superi lagrandezza di un corpo opacoallora produce una base di ombra sul corpomadeterminerà un cono nella sua proiezione al di fuori del corpo stesso a tale etanta distanza per quanta misura proporzionale la grandezza del corpo lucidorisulta ottenere al di sopra della grandezza del corpo opaco. Di quil'ombrache il corpo lucido della luna producesse dalla terra nella parte opposta (postoche il sole sia lontano dall'emisfero inferiore) avrebbe per cono un precisomargine della terrama la base di essa al di fuori della terraquasi crescendoall'infinitonon sarebbe determinabile. Invece l'ombra che il corpo del soleproduce dalla terra ha determinati limiti della terra per basema il cono nontocca la sfera di Mercurio stesso. Similmente ormai giudicherai delle idee edelle loro ombre.


VENTISETTESIMA INTENZIONE.

Di conseguenzanota come dalla luce e dalla tenebra (infatti chiamo tenebrala densità del corpo) nasce l'ombradi cui la luce è padre e la tenebra èmadre: e essa non ha luogo se non in presenza di questa e di quelloe segue laluce in modo da fuggirlacome se si vergognasse di presentare al padrel'aspetto stesso della madreper dimostrare almeno con il pudore la sua regaleprogeniecome i nobili per nascita chenon potendo mostrare la nobiltà con ilproprio comportamentola dimostrano abbastanza con il pudore stesso del propriocomportamento. Da quicrescendo la lucesi attenua l'ombrache si dilata sela luce si contrae; se questa medesima circonda tutto il corpol'ombra fugge.


VENTOTTESIMA INTENZIONE.

Come dallo gnomone posto perpendicolarmente sopra un piano tra Arcton [l'OrsaMaggiore] e l'occhiodall'ombra immaginabile traiamo una linea meridiana einfallibilmente molte altre differenze di tempiche nel notturno cerchio dellestelle polari portano alle differenze delle parti del circoloche sonomanifestate attraverso i numeri dalla linea tesa verso la circonferenza diquello; così anche le ombre ideali attraverso i corpi fisici potrannomanifestarti le proprietà e le differenze delle cose per innumerevoli idee.


VENTINOVESIMA INTENZIONE.

E come il sole emana sei differenze fondamentali di ombre; unaquandosorgendoproietta l'ombra del corpo verso occidente; una secondaquandotramontandola estende verso oriente; una terza a mezzogiorno e nellalatitudine australe la estende verso Borea; una quartanella latitudinesettentrionale verso Austro; una quintase non ammette alcuna latitudine: dalla"zona" del cielo (così la chiamano) stendendo i raggi perpendicolariproduce l'ombra della terra verso il suo nadìr; di poidall'antipodo stessodell'altro emisfero espanderà verso l'auge un'ombra che dovrà attenuarsiproprio avanzando; così per noi che ci troviamo nell'orizzonte della natura enella sua equilibrata e retta sferasotto l'equinoziale del senso o sotto l'equidialedell'intellettosi formano sotto le idee eterne sei differenze di ombredallequali possiamo ricevere ogni tipo di conversione verso la luce.


A. TRENTESIMA INTENZIONE

Ma come comprendi che tutte le differenze delle ombre si possono infinericondurre a sei fondamentalinondimeno devi sapere che tutte infine dovrebberoessere ridotte a una sola fecondissima e a una generalissima fonte delle altre.Nel nostro proposito - ripeto - una sola può essere l'ombra di tutte le ideeche accrescegiudica e presenta tutte le altre con l'addizionela sottrazionee l'alterazione generalmente dettecome nell'arte materialmente per mezzo delsostantivo soggettoformalmente poi per mezzo dell'aggettivoche accolgono inse stessi gli elementi che alteranotraspongono e universalmente diversificano.Una certa analogiainfattiammettono la metafisicala logica e la fisicacioè le cose prenaturalinaturali e razionalicome veritàimmagine e ombra.D'altra parte l'idea nella mente divina è in atto totale simultaneamentecompiuto e unico; nelle intelligenze le idee sussistono con atti discreti; nelcielo sussistono in una potenza attiva molteplice e successiva; nella natura amodo di traccia come per un'impressione; nell'intenzione razionale a modo diombra. Ecco l'esempio di una sola ideala quale ha in atto infinite differenzedelle cosee di una sola ombra nella possibilità d'infinite differenze. Lalinea orizzontale A B riceve la linea C Dche cade perpendicolarmente e formadue angoli retti. Oranel caso che la linea perpendicolare s'inclini verso Brenderà l'angolo da una parte acutoma dall'altra ottuso. Inclinata semprepiù in EFGHIK e così viadarà gli angoli più acuti di qua e piùottusi di là. [...] Così risulta chiaro come nella possibilità di quelle duelinee rette ci siano infinite differenze di angoli acuti e ottusi. Questapossibilità non differisce dall'atto nella prima causala quale e nella qualeè tutto ciò che può esseredal momento che essere e potere s'identificano inessa. Pertanto nel punto D stesso le differenze degli angoli sono nello stessotempo infinite e una sola cosa. Nel motore celeste è in potenza attivacomenella mano che può muoversi al punto EFG e altri innumerevolituttavia nonsi muove; nel cielocome in un misto di attivo e passivocome nella linea C Dche può muoversi per formare questo e quell'angolo; appunto in base a molteragioni i Peripatetici comprendono che il cielo ha l'atto misto alla potenza.Nei movimenti conseguenti e nella materia è in potenza passivasignificata peril punto Dche accoglie le innumerevoli differenze di angolo acuto e di angoloottuso attraverso il modo di essere nella materia e nell'efficientee il modoche partecipa dell'atto e della potenzacome appare chiaramente. Ciò cheabbiamo detto delle differenze degli angoli riferiscilo alle differenze dellespecieche si dice sono come numeri. Per cui è chiaro che qualsivoglia cosa sipuò raffigurare in tutte le cose e per mezzo di tutte le cose.



TRENTA CONCETTI DI IDEE.

Accostiamoci ora successivamente a trenta concetti d'Ideedapprima in modosemplice; in un secondo momento con le intenzioni delle ombre da concepire inmodo complesso.


A. PRIMO CONCETTO.

Dio (dice Plotino) ha creato sul viso occhi luciferi e ha aggiunto strumentiagli altri sensi affinché con ciò e fossero conservati naturalmente e anchecontraessero qualcosa con la luce a essi congiunta. Invero con queste parolemanifesta che c'è qualcosa di precipuo che si estende a essi dal mondointelligibile.


B. SECONDO CONCETTO.

Non è lecito pensare che questo mondo abbia più signori e di conseguenzaabbia più ordini tranne uno solo. Econseguentementese uno solo è l'essereordinatole sue parti sono unite e subordinate alcune ad alcune partialtre adaltresicché le parti superiori si collocano subito dopo l'essere più veroespandendosi in una mole estesa e in molteplice numero verso la materia; di quil'accesso dall'ente che è massimamente per sé a quello che ha il minimo dientità e che non a caso è detto quasi nulla. Chi concepirà con la mentequest'ordine con i suoi gradicontrarrà una somiglianza del grande mondodiversa da quella che ha in se stesso secondo natura. Dondequasi agendo pernaturatrascorrerà senza difficoltà le universe cose.


C. TERZO CONCETTO.

Poiché non c'è ricerca e argomentazione a proposito di quelle cose cheaccadono semprese sarà noto che qualche cosa fa sempre la stessa cosasidistoglierà da essa ogni attività argomentativa e ogni ragionamentocome nelcaso di una forma che manifesti se stessa quasi naturalmente o che porti aeffetto le sue opere liberando e diffondendo ciò che è proprio della suanatura. A questo modo di operare si avvicina di più in somiglianza quella cosache fa la stessa cosa quanto più e più frequentemente possibile. Infattiaccadrà che essa proceda all'atto perfetto e eccellente con un minimo dipensiero e di decisione. Chiperciòconsistendo nel luogo e nel tempolibererà le ragioni delle idee dal luogo e dal temposi conformerà agli entidivini nelle sue opere sia che esse riguardino l'intelletto sia le volontà.Ciò faceva forse colui che disse: "Consistendo in carneviviamo nonsecondo la carne" (PaoloLettera ai RomaniOttavo12).


D. QUARTO CONCETTO.

Se ciò è possibile e veroè lecito apprendere che l'anima intellettivanon è veramente insitafissa e insistente nel corpoma in verità comeassistente e governante del corpotanto che può vantare una specie perfettaseparatamente dal corpo. Alla quale opinione (senza controversia) aderiscemassimamente quel Teologo cheintitolandola con un nome più precisolachiamò "uomo interiore". Chese in base all'affermazione di questotu ricercassi operazioni possibili alla stessa anima senza corpoecco che essasi unisce alle ideenon determinate da luogo certo e da tempoogniqualvoltal'uomo libero nella mente o nell'animo abbandona la materia e il tempo.


E. QUINTO CONCETTO.

L'anima ha una sostanza che si comporta verso gli intelletti superioricomeil corpo diafano verso le luci (come anche i più importanti Platonici hannocompreso)poichésecondo la sua diafanezza e trasparenzaaccoglie una certaluminosità come innata. Questa è sempre in attoquando è spogliata delcorpocome se abitasse la regione della luce. Ma quando permane nel corpocomeun cristallo la cui diafanezza è limitata dall'opacitàha visioni sensibilivaghe che si avvicinano e si allontanano attraverso una convergenza e divergenzasecondo le differenze dei tempi e dei luoghi.


F. SESTO CONCETTO.

Le forme delle cose sono nelle ideesono in un certo modo in se stessesonoin cielosono nel cerchio del cielosono nelle cause prossime seminalisononelle cause prossime efficientisono individualmente nell'effettosono nellalucesono nel senso esterno e sono in quello internosecondo il loro modo.


G. SETTIMO CONCETTO.

Perciò la materia non è riempita dalla ricezione delle forme (come essaindica attraverso un'eterna ricerca di nuove forme)poiché né accoglie quellevere né veramente riceve quel che sembra ricevere. Infatti le cose che sonoveramente non sono di per sé sensibili e individualicome pensa chi le chiamaanzituttoprincipalmente e massimamente sostanze. Infatti le cose che sonoveramente permangono sempre; quelle cheinvecesono soggette alla generazionee alla corruzionesi dice che non sono veramente. Il che non solo si accordacon un corretto filosofarema anche con il fatto che alcuni dei Teologicomesentiamochiamano vanità l'uomo esterioresoggetto com'è alla condizionenaturale. E altri invero sostengono che sono affette da un universale caratteredi vanità tutte le cose che accadono sotto il solecioè che abitano laregione della materia. Perciò alle ideealle idee l'anima chieda la fissionedelle concezionise ben ragiona.


H. OTTAVO CONCETTO.

Plotinoquando tratta della proprietà della moltitudine delle ideechiamaidea il primo uomoanima il secondoma il terzo quasi ormai non più uomo. Ilsecondo dipende dal primoil terzo dal secondomentre per mezzo di unordinamentouna contrazione e una composizione si dispone all'esistenza fisica.Perciòsecondo il concetto metafisicoil terzo salga al secondoil secondoal primo.


I. NONO CONCETTO.

L'identicoil permanente e l'eterno coincidono. Infattil'identicopoichéidenticopermane ed è eterno. L'eternoin quanto eternopermane ed èidentico. Il permanentein quanto permanenteè identico e eterno. Perciòbisogna che tu ti appoggi proprio all'identico o a ciò che ha una condizioned'identitàperché tu l'abbia in modo permanente e perseverante. Se capiraiciòavrai un principio con cui tu possa operare una fissione delle specienell'anima.


K. DECIMO CONCETTO.

Questo pensiero è ben degno di ricevere l'attenzione della mente. L'intellettoprimoAmfitrite (VEDI NOTA) della lucecosì effonde la sua luce dall'internoall'esterno e l'attira dalle estremità che qualsivoglia cosa possa da essosecondo la capacitàtrarre tutte le cose e qualsivoglia cosasecondo lafacoltàpossa volgere a esso per la via della luce stessa. Ciò è forse quelche un tale intese dicendo: "Attinge dalla fine sino alla fine" e unaltro dicendo: "Non c'è chi si separi dal calore di esso". Qui iointendo la luce come intelligibilità delle cose che sono da esso e tendono aessoe ciò che accompagna l'intelligibilità. Queste cosequando sgorganoquale da una e quale da un'altradiverse da diversesi moltiplicanoall'infinitotanto che le può determinare solo chi conta il numero dellestelle; quando invece rifluisconosi uniscono fin proprio a quell'unità che èfonte di tutte le unità.

 


L. UNDICESIMO CONCETTO.

L'Intelletto primo con la sua fecondità a suo modo propaga idee non nuovené in modo nuovo. La natura produce nuove cose nel numeroma tuttavia senzanovità (nel suo modo)se opera sempre allo stesso modo. La ragione formaspecie nuove e in modo nuovo all'infinito: componendodividendoastraendocontraendoaggiungendosottraendomettendo e togliendo ordine.


M. DODICESIMO CONCETTO.

Le forme degli animali deformi divengono belle in cielole forme dei metalliche non risplendono in se stesse risplendono nei loro pianeti. Infatti nél'uomo né gli animali né i metalli là esistono come sono qui. Ciò che quicorre di qua e di làlì si trova in attoin un livello superiore. Infatti levirtùche si moltiplicano andando verso la materiasi uniscono e sicoimplicano andando verso l'atto primo. Donde è chiaro ciò che dicono iPlatonicicioè che una qualsivoglia idea anche delle cose che non vivono èvita eper così direintelligenza; egualmente anche nella mente prima unasola è l'idea di tutte le cose. Pertanto illuminandovivificando e unendoc'è motivo per cuiconformandoti agli agenti superioritu giunga allaconoscenza e al ricordo delle specie.


N. TREDICESIMO CONCETTO.

La lucela vital'intelligenza e l'unità prima contengono tutte le speciele perfezionile veritài numeri e gradini delle cosementre quelle cose chenella natura sono differenticontrarie e diverserisultano in essa identicheconcordanti e una sola cosa. Perciò tenta se puoi con le tue forzed'identificareconciliare e unire le specie recepite; così non affaticherail'ingegnonon turberai la mente e non confonderai la memoria.


O. QUATTORDICESIMO CONCETTO.

Quando perverrai alla ragione conforme al cielo corporeo che contiene leforme degli esseri animali inferiori anche spregevoliin un modo nonspregevolenon poggiarvi il piedema cerca di giungere alla conformità delcielo intellettivoche possiede le forme di tutto il mondo in un modo superiorea quello celeste.


P. QUINDICESIMO CONCETTO.

Certamente allora ti accorgerai di fare veramente un tale progresso e losperimenterai accostandoti da una pluralità confusa a un'unità distinta. Ciòinfatti non equivale ad accumulare gli universali logici che dalle infime speciedistinte traggono le medie specie confuse e da queste le supreme più confuseancorama equivale quasi a prepararsipartendo da parti informi e numeroseununo e un tutto ben formato. Come la mano congiunta al braccio e il piede allagamba e l'occhio alla frontequando sono collegatidiventano più facilmenteconoscibili di quando sono posti separatamentecosìdato che nessuna delleparti dell'universo e delle specie è posta in disparte e sottratta all'ordine(che semplicissimoperfettissimo e senza numero è nella mente prima)se noile concepiamo connettendo le une alle altre e unendole secondo un processologicoqual è la ragione per cui non possiamo capirericordare e agire?

 


Q. SEDICESIMO CONCETTO.

Una sola cosa è quella che definisce tutte le coseuno solo è lo splendoredella bellezza in tutte le coseun solo fulgore luccica dalla moltitudine dellespecie. Se tu congetturi ciòtra i tuoi occhi e le cose visibili in modouniversale interporrai un tale oculare che non c'è niente che possaassolutamente sfuggirti.

 


R. DICIASSETTESIMO CONCETTO.

Cadiamo nell'errore e nell'obliopoiché presso di noi vige la composizionedella forma con l'informe. In quanto formazione di un mondo corporeoquesta èuna forma inferiorepoiché è composta dalla deforme traccia del mondo stesso.Perciò ascendi là dove le specie sono puredove niente è informe e dove ogniessere formato è la forma stessa.

 


S. DICIOTTESIMO CONCETTO.

Plotinoprincipe dei Platoniciannotò: "Finché qualcuno si occupad'indagare intorno alla figuramanifesta solo agli occhinon è preso ancorada amore; ma appena l'animoallontanandosi da essaconcepisce in se stesso lafigura indivisibile e ultravisibilesubito sorge l'amore". Il giudiziointorno agli oggetti intelligibili è simile a quello che è intorno agliappetibili. Perciòpartendo da questoinvestiga e contempla come le speciepossono essere concepite più in frettapiù vivacemente e più tenacemente.

 


T. DICIANNOVESIMO CONCETTO.

Plotino comprese che è fatta di sette gradini (cui ne aggiungiamo due) lascala per la quale si ascende al principio. Il primo gradino è la purificazionedell'animoil secondo l'attenzioneil terzo l'intenzioneil quarto lacontemplazione dell'ordineil quinto il confronto proporzionale secondol'ordineil sesto la negazione o separazioneil settimo il desideriol'ottavola trasformazione di sé nella cosail nono la trasformazione della cosa in sestesso. Così si aprirà la vial'accesso e l'ingresso dalle ombre alle idee.


V. VENTESIMO CONCETTO.

Tutto ciò che è dopo l'uno è inevitabilmente molteplice e numeroso.Perciòtranne l'uno e primotutte le cose sono numero. Donde sotto l'infimogradino della scala della natura c'è il numero infinito o materia; invece nelsommo gradino c'è l'infinita unità e atto puro. Pertantola discesaladispersione e l'espansione avvengono verso la materia; l'ascesal'aggregazionee la delimitazione avvengono verso l'atto.


X. VENTUNESIMO CONCETTO.

Attraverso i numeri (dicono alcuni) gli enti si rapportano a ciò cheveramente èo vero entecome la materia attraverso l'abbozzo delle forme sirapporta alle forme.


Y. VENTIDUESIMO CONCETTO.

Considera la forma quadruplice. Di esse la prima è quella dalla quale toccaalla cosa stessa di essere formataproprio in quanto produce l'atto: e questachiamiamo non propriamente ideao forma della produzione delle cose; la secondaè quella dalla quale è formata la cosa stessa come da una parte: e a questanon si addice essere detta somiglianza di quella di cui è parte; la terza èquella checome una qualità inerentedelimita e raffigura qualcosa: essa nonpuò accogliere la proprietà dell'idea poiché non si separa da ciò di cui èforma. Ce n'è una quarta secondo la quale si forma qualcosa e che è imitata daqualcosa: e questasecondo l'uso del parlaresuole avere il nome d'idea. Equesta è chiamata in quattro modi: nelle cose artificiali stesseprima dellarealizzazione delle cose artefatte; nelle intenzioni primeprima delle seconde;nei principi della naturaprima delle cose naturali; nella mente divinaprimadella natura e di tutte le universe cose. Nelle prime l'idea è detta tecnicanelle seconde logicanei terzi fisicanella quarta metafisica.

 


Z. VENTITREESIMO CONCETTO.

Alcune forme imitano come per naturacome l'immagine nello specchio imita laforma di una cosa riflessa; alcune per istituzionecome una figura impressaimita il sigillo; e ancora alcune imitano come di per sécome una pittura cherappresenta qualcuno secondo l'intenzione del pittore; alcune in un modointermedio fra l'imitazione per accidente e quella di per sécome se fossefatta una pittura per presentare quello che può presentare. Ma alcune imitanocome capitaa caso: come quando accade che un'immagine dipinta imita qualcunoin modo preterintenzionale. Alcune poi imitano né per sé né per casolequali inoltre non si riferiscono né possono essere riferite a imitare nessunose è possibile che tali siano le forme. Nelle prime c'è una maggioreproprietà idealenelle seconde minorenelle terze minimanelle quarte non cen'è assolutamente.


I. VENTIQUATTRESIMO CONCETTO.

Ciò che agisce secondo natura o a caso e non secondo una deliberazione dellavolontànon presuppone le idee. Se tale fosse il primo efficientenon cisarebbero le idee e nessun agente opererebbe secondo una volontà. Del restovalgano DemocritoEmpedocle e Epicuro. Se ritieni impossibile che la ragionedell'agente venga separata da chicchessiaallora ricercherai minuziosamenteproprio ciò che è più inaccessibile a tutti così chese non ti sirenderanno tutte le cose possibilimoltissime almeno lo diventeranno.


E. VENTICINQUESIMO CONCETTO.

Uno dei nostri compatrioti disse: "La forma esemplare possiede laragione del fine e da essa l'agente riceve la forma con cui compie ciò che siafuori di lui". Non è invece conveniente credere che Dio agisca per un finediverso da sé e riceva da un'altra parte ciò con cui sia sufficiente ad agire:per questa ragione non ha idee fuori di sé. Invece noipoiché abbiamo in noisoltanto le loro ombrebisogna che le indaghiamo fuori e sopra di noi.


I. VENTISEIESIMO CONCETTO.

Attraverso l'immagineche è nell'intellettosi apprende qualcosa meglioche non attraverso l'immagine che è nel soggetto fisicopoiché essa è piùimmateriale. Similmente si conosce qualcosa attraverso l'immagine della cosache è nella mente divinameglio di quanto si possa conoscere attraverso la suastessa essenza. Due cose si richiedono per l'immagine che è mezzo diconoscenza: la rappresentazione della cosa conosciutala quale si uniscesecondo la vicinanzaal conoscibilee l'essere spirituale e immaterialecomeha da essere nel conoscente.


O. VENTISETTESIMO CONCETTO.

Come le idee sono forme principali delle cose secondo le quali è formatotutto ciò che nasce e muore; e non solo hanno riferimento a ciò che si generae si corrompema anche a ciò che può essere generato e morire: così alloraè vero che noi ci siamo formate in noi le ombre delle ideedato che esseammettono una tale facoltà e plasmabilità da essere adattabili a tutte leformazioni possibili. E' con una certa somiglianza che abbiamo formato quelleche consistono nella rivoluzione delle ruote. Se puoi tentare un'altra viatentala.


V. VENTOTTESIMO CONCETTO.

Platone non stabilì le idee degli accidenti proprio perché comprendeva cheesse sono le cause prossime delle cose; dondese qualche cosaeccetto l'ideafosse la causa prossima della cosanon voleva considerarla ideae perciòsostenne che non c'è idea comune in quelle cose che sono dette per ciò che èprima e dopoma che il primo fosse idea del secondo. Donde il filosofo Clementeaffermava che le cose superiori negli enti sono idee delle cose inferiori.Sostengono che ci sono le idee degli accidenti i teologii quali intendono cheDio è causa immediata di ciascuna cosaper quanto non escludano secondi Dei ecause. Perciò anche noi in proposito affermiamo che ci sono le idee di tutte lecose poiché risaliamo a esse medesime da ogni cosa concepibile. Di tutte lecoseinfattiformiamo ombre ideali. Né per questo distruggiamo la dottrinaplatonicacome è chiaro per chi capisce.


A. VENTINOVESIMO CONCETTO.

Platone non stabilì idee delle singole cosema solamente delle speciesiaperché le idee riguardano soltanto la produzione delle formenon dellamateriasia anche perché principalmente le forme sono intese per naturanoninvece i generi e gli individui. I teologi pongono le idee delle singole cosepoiché asseriscono che Dio è causa totale e per quanto attiene alla materia eper quanto attiene alla forma. Anche noi in proposito ammettiamo le idee dellesingole cosepoiché poniamo come principio la conoscenza razionale di ciò cheè "ideato" secondo la somiglianza universale di ciò che è figuratoe compresosia che essa sia 'ante rem' sia in 're'sia 'res' sia 'post rem'così pure e nella sensazione e nell'intellettoe questo sia pratico siaspeculativo.


TRENTESIMO CONCETTO.

Certuni collocano la nascita delle idee meno comuni nelle idee più comuni einfine uniscono i generi di tutte le idee proprio nell'ente primo che chiamanosommo intelligibile. Tu ricordati di collocare le ombre delle idee meno comuniin quelle più comuni e i soggetti esterni di esse meno comuni in quelli piùcomuni.


INTORNO ALLA COMPLESSIONE CHE SI VERIFICA PER L'INCONTRO DELLA PRIMA RUOTACON LA SECONDA.


Occorrerà perciò che chi vuole conquistare da sé l'arte generale perl'attitudine dell'intellettodella volontà e della memoria (per quanto noi alpresente la limitiamo alle percezioni della memoria)per prima cosa conosca iprincìpi elementari con i loro significatiper seconda i princìpi secondariper terza tragga i princìpi secondari per mezzo dei primari. I primi duechesono ottimamente accessibili a quelli versati nelle dottrine peripatetiche eplatonicheli abbiamo forniti noi. La terza cosa l'affidiamo alla diligenza diquello stesso che vuole apprenderla. E' ora di affrontare l'applicazione praticae la concentrazione dell'intenzione universale per raggiungere l'arte dellamemoria.

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