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LA VERGINITA'
(S. Gregorio di Nissa)

 

I. La verginità praticata dagli eretici non comporta ricompense.

1. I Giudei non riconoscono la bellezza della verginità: non c'è dameravigliarsenegiacché non hanno rispettato neppure Cristonato da unavergine. I Greciinvecel'ammirano e la veneranoma solo la Chiesa di Dio laimita con zelo. Quanto alle vergini degli ereticiio non le chiamerei verginisoprattutto perché non sono pure: non vengono riservate ad un unico sposocosì come vuole il beato apostolo che prepara le nozze di Cristo là dove dice:"Vi ho destinati ad un unico uomoper presentarvi a Cristo come unavergine pura". Queste paroleanche se si riferiscono a tutta la Chiesanella sua pienezzariguardano purtuttavia anche le vergini. Le donne che nonamano un unico marito e se ne sposano un secondocome possono essere caste?

2. Innanzituttoin base a questo ragionamentonon sonovergini. In secondo luogosi astengono dal matrimonio perché lo disprezzano.Avendo stabilito in linea di principio che esso è una cosa cattivasi privanofin dal primo momento dei premi della verginità. Vuole la giustizia che coloroche non commettono azioni delittuose restino solo esenti da penesenza perquesto essere premiaticome si può vedere non solo nelle prescrizioni dellenostre leggima anche in quelle delle leggi pagane. La legge dice: "Chiuccide venga mandato a morte"ma non aggiunge "chi non uccide vengaonorato". "Il ladro venga punito": ma non è prescritto che chinon danneggia le cose altrui riceva un dono. Così purele leggi che condannanoa morte l'adultero non ritengono degno di un'onorificenza colui che non rovinail matrimonio altrui. In questo hanno perfettamente ragionegiacché la lode el'ammirazione devono andare a chi realizza il benenon a chi non commette ilmale: per questi ultimiun premio sufficiente è rappresentato dal non subirealcuna punizione.

3. Per questo anche nostro Signore ha minacciato la Geenna a chi si adiracontro il proprio fratello a capriccio e senza motivo e lo chiama sciocco.Purtuttavianon ha promesso il regno dei cieli a coloro che non si adiranosenza ragione e che non muovono dei rimproveri: dicendo "Amate i vostrinemici"Egli ha preteso qualcosa di più importante e di più grande.Nell'intento di mostrare come il non adirarsi con i propri fratelli sia una cosainfimadi poco conto ed indegna di una qualsiasi ricompensaha detto cheneanche l'amore per loro - che pure vale già molto di più dell'altroatteggiamento - è sufficiente per essere ritenuti degni di un premio. E comepotrebbe esserlose comportandoci così non abbiamo nulla in più dei pagani?Per poter chiedere un premiooccorre fare in aggiunta un'altra cosa molto piùimportante. "Non ritenerti degno di una corona - dice il Signore - soloperché non ti condanno alla Geenna perché non hai rimproverato e non ti seiadirato. Io non mi limito a pretendere questa piccola misura di bontà: anche sedici che non solo non biasimi tuo fratello ma lo amiresti ancora in basso estai in compagnia dei pubblicani. Se invece vuoi essere perfetto e diventaredegno dei cielinon fermarti a questo ma sali più in altoe pensa ad una cosache oltrepassa la natura stessa: si tratta dell'amore per i nemici..

4. Una volta ammessa l'assoluta verità di queste parolecessino gli eretici di mortificarsi senza ragione: tantonon riceveranno alcunaricompensa. Non è che il Signore sia ingiusto - lungi da me quest'idea! Alcontrariosono essi a comportarsi da stolti e da malvagi. Come mai? Abbiamomostrato che nessun premio tocca a chi si limita a non compiere azioni cattive.Gli eretici evitano il matrimonioperché lo ritengono una cosa cattiva. Comepotranno dunque richiedere un premioper essersi tenuti lontani da una cosacattiva? Come noi non riteniamo degno di una ricompensa chi non è statoadulterocosì essi dovrebbero comportarsi verso chi non si sposa. Chi in quelgiorno li giudicherà dirà loro: "Io non ho riservato gli onori a chi siè limitato soltanto a non commettere azioni cattive - questo è per me troppopoco - ma conduco all’eredità dei cieli che non invecchia mai coloro chehanno percorso tutta quanta la strada della virtù". Come mai allora voiche ritenete il matrimonio una cosa impura ed abominevolesolo perché loevitate pretendete i premi riservati a chi compie delle buone azioni?

5. Per questo Cristo mette alla sua destra le pecorelebenedice e le conduce nel regno dei cieli: esse non si sono limitate a nonrubare le cose altruima hanno distribuito agli altri i loro averi. ParimentiEgli accoglie colui al quale erano stati affidati cinque talenti non perché nonha fatto diminuire quanto gli era stato datoma perché l'ha accresciutoed harestituito in misura doppia il danaro depositato. Quando cesserete dunque dicorrere a vuotodi stancarvi senza ragionedi dare pugni a caso e dipercuotere l'aria? E se si trattasse solo di un capriccio! Dopo avere tantofaticato ed avere atteso una ricompensa maggiore delle fatiche sopportatenonè un piccolo castigo vedersi messial momento della premiazionetra coloroche rimangono senza premio.

II. Gli eretici vengono puniti perché praticano laverginità.

1. Ma ciò che essi devono temere non consiste solo inquestoe le loro pene non si limitano alla mancanza di ricompensa: altre moltopiù gravi li attendonoquali il fuoco inestinguibilei vermi che non muoionola tenebra esternai tormentii gemiti. Ci occorrerebbero infinite lingue e lapotenza degli angeli per ringraziare in modo degno Dio della sua sollecitudinenei nostri riguardi. Ma neanche in tali condizioni questo sarebbe possibile. Ecome potrebbe esserlo? Noi e gli eretici dobbiamo compiere un uguale sforzo perrealizzare la verginità: anzipuò darsi che le loro fatiche siano molto piùaspre delle nostre. Il frutto degli sforzi non è però lo stesso: per loro sonoriservate le catenele lacrimei gemiti e le punizioni eterne; per noilacondizione degli angelile luci risplendentie l'intimità con lo sposocheè come la somma di tutti i beni.

2. Come mai allora gli stessi sforzi portano a ricompensecontrarie? Ciò accade perché essi hanno scelto la verginità per violare lalegge di Diomentre noi la pratichiamo per osservare i suoi voleri. Che Diovuole che tutti gli uomini si astengano dal matrimoniolo testimonia colui chefa parlare Cristo in se stesso: "Voglio - egli dice - che tutti gli uominisiano come me"vale a dire continenti. Purtuttavia il Signorevolendocirisparmiare e sapendo bene che "lo spirito è prontoma la carne èdebole" non ha fatto della continenza un precetto obbligatorioma haconcesso alla nostra anima la facoltà di sceglierla. Se si trattasse di uncomandamento e di una leggechi la pratica non godrebbe di un’onorificenzama si sentirebbe dire "Avete fatto ciò che dovevate fare"ed ipeccatori non otterrebbero il perdonoma sarebbero soggetti alla punizioneassegnata ai trasgressori. Con le parole "Chi è in grado di comprenderecomprenda"il Signore non ha condannato chi non è capace di praticare laverginitàma ha voluto mostrare l'importanza e la sublimità della lotta chedeve sostenere chi ha la forza di realizzarla. Per questo anche Paoloseguendole tracce del maestrodice: "Non ho con me un ordine del Signoreesprimosolo il mio parere".

III. L’orrore per il matrimonio è proprio di una satanicamancanza di umanità.

Né Marcione né Valentino né Mani si sono attenuti a talemoderazione. Non parlava in loro Cristo che aveva riguardo per le sue pecore eche offriva la propria vita per loroma il padre della menzognail distruttoredegli uomini. Per questo essi mandano alla perdizione tutti i loro seguaci: inquesto mondoli caricano di fatiche sterili ed insopportabili; nell'al di làli trascinano con sé nel fuoco preparato per loro.

IV. Gli ereticipraticando la verginitàvanno incontro adun destino più penoso di quello dei Greci.

1. Quanto siete più sfortunati dei Greci! I Greci infattianche se gli orrori della geenna li attendonoriescono purtuttavia a godere inquesto mondogiacché si sposano e traggono profitto dalle ricchezze e daglialtri piaceri della vita. Per voi ci sono invece soltanto i tormenti e i dolorisia in questa che nell'altra vita: in questa vita siete voi a sopportarlivolontariamentenell'altra li dovrete sopportare pur non volendoli. I Greci nonverranno né ricompensati né puniti per i loro digiuni e per la loroverginità; voiinvecesubirete l'estremo castigo per la condotta dalla qualevi aspettavate infinite lodie mischiati agli altri rei sentirete le parole:"Andatevene via da me nel fuoco preparato per il diavolo e per i suoiangeliperché avete digiunato e siete rimasti vergini.

2. Il digiuno e la verginità non rappresentano in se stessiné un bene né un malema diventano l'una o l'altra cosa a seconda delladisposizione di coloro che li praticano. Per i Greci tale virtù è sterile:ricevono la ricompensa che meritanogiacché non l’hanno praticata nel timoredi Dio. Voi inveceche combattete Dio e calunniate le sue creaturenon solonon riceverete alcuna ricompensama sarete anche puniti. Per quanto riguarda lavostra dottrinasarete messi insieme a loro perché come loro avete rinnegatoil Dio esistente ed introdotto il politeismo; per quanto riguarda invece lavostra condotta di vitaessi staranno meglio di voi: mentre infatti la loropena consiste soltanto nel non ricevere alcun beneper voi consiste nel patirein aggiunta dei mali; e mentre essi possono godere di tutto in questa vitavoisiete privi sia dei beni presenti che dei futuri.

3. C'è forse un castigo maggiore di quello che consiste nelricevere una punizione come ricompensa delle proprie fatiche e dei proprisudori? L'adulterol'avidocolui che si approfitta dei beni altrui e che siprende quelli del suo prossimo hanno una consolazionesia pure piccola: per lomenosono puniti a causa di quelle cose di cui hanno goduto in questa vita. Nelcaso invece di colui che accetta di buon grado di sopportare la povertà peressere ricco nell’altra vita e di sostenere le fatiche della verginità perfar parte dei cori degli angeli nell'al di làe che inveceimprovvisamente econtro ogni sua aspettativaè punito per quella condotta grazie alla qualesperava di godere di un'infinità di beninon è possibile esprimere con leparole il suo doloredovuto al fatto che deve soffrire in questo modo controtutte le sue speranze. A mio parereegli è tormentato ugualmente dal fuoco edalla sua coscienzagiacché deve fare questa constatazione: mentre coloro chehanno faticato come lui si trovano assieme a Cristoegli è sottoposto alcastigo estremo per quella condotta che fa godere agli altri i beni ineffabili;epur avendo vissuto in modo austeroè costretto a soffrire più deidissoluti e dei lussuriosi.

V. La verginità degli eretici è più impura dell'adulterio.

1. In effettila temperanza degli eretici è peggiore diogni tipo di dissolutezza. Mentre l’ingiustizia di quest'ultimo si ferma agliuominila prima combatte Dio ed offende la sua infinita sapienza. Tali trappolei1 diavolo tende a coloro che lo venerano. Che la verginità degli eretici siaproprio un ritrovato della sua malvagità non sono io a dirloma colui che nonignora i suoi pensieri.

2. Che cosa soggiunge dunque costui? "Lo spirito diceapertamente che negli ultimi momenti alcuni si allontaneranno dalla fede perseguire gli spiriti ingannatori e gl'insegnamenti dei demoni checome ipocritimentitorimarchiano la propria coscienzache vietano di sposarsi e cheimpongono l'astinenza dei cibi creati da Dio per essere presi". Come fadunque ad essere vergine colei che abbandona la fedeche segue l’errorecheascolta i demoni e che onora la menzogna? Come può essere vergine colei chemarchia la propria coscienza? La vergine che vuole ricevere il santo sposo deveessere pura non solo nel corpo ma anche nell'anima. Ma tale vergine come fa adessere purase ha dei marchi così forti? Come può preservare la bellezzadella verginità quando un pensiero empio si agita in leise deve scacciaredalla camera nuziale anche i pensieri temporali perché non può rimanerecomposta se li fa albergare in sé?

VI. Gli eretici quando praticano la verginità contaminanonon solo la loro anima ma anche i loro corpi.

1. In effettianche se il suo corpo rimane purosi corrompesempre la parte migliore della sua animavale a dire i suoi pensieri. Cheutilità c'è nel far restare in piedi il recintoquando il tempio è andatodistrutto? O quale guadagno si ricava dal fatto che la sede del trono restapulitaquando il trono è stato sporcato? Ma neanche in tal caso il corpo restaesente dalla contaminazione. Le parole blasfeme e cattive nascono dentrol'animama non vi rimangono: quando vengono fuoritramite la bocca che leproferisce contaminano sia la lingua che l'orecchio che le ricevee dopoessersi riversate nell'anima come dei farmaci deleteri ne corrodono la radice inmodo più grave di qualsiasi vermefinendo con il distruggere assieme ad essatutto quanto il corpo. Se dunque la verginità consiste nella santità di corpoe di spiritoe se una donna simile è empia e contaminata in entrambi questielementicome può essa dirsi vergine? Ma mi mostra un viso pallidodellemembra consunteuna veste semplice ed uno sguardo mite. Ma che utilità c'è inqueste cosese lo sguardo interiore è sfrontato? Quale sguardo è piùsfrontato di quello che induce gli occhi esterni a considerare cattive lecreature di Dio?

2. "Tutta la gloria della figlia del re viene dal didentro". Costei ha invertito l'ordine illustrato da tale frase: all’esternosi riveste di gloriamentre dentro ospita ogni infamia. Il brutto consisteproprio in questo: di fronte agli uominiessa fa mostra di una grande mitezzamentre nei riguardi di Dio suo creatore dà prova di un'enorme folliae pur nonsopportando di guardare in viso un uomo - ammettiamo pure che tra le lorovergini ce ne siano alcune di tal fatta - guarda il signore degli uomini conocchi sfrontati e fa salire in alto i suoi discorsi ingiusti. Il loro volto ègiallo come il legno di bossoe simile a quello di un cadavere. Per questo sonodegne di essere molto compiante e commiserate: lo stato miserando che hannoaccettato non solo è inutilema le rovina e ricade sulla loro testa.

VII. Bisogna giudicare la verginità non dalle vestimadall'anima.

1. La veste è modesta. La verginità non risiede però nellevesti né nel colore della pellema nell’anima e nel corpo. Se il filosofonon si giudica né dai capelli né dal bastone né dalla bisaccia ma dal suomodo di fare e dall'animae se il soldato non si valuta in base al mantello oalla cinturama in base alla forza ed al coraggionon sarebbe assurdoattribuire ad una giovane la virtù della verginità - una cosa così mirabileche trascende ogni qualità umana - servendosi di criteri così semplici esecondari come i capelli sudiciil volto dimesso e la veste lugubresenzamettere a nudo la sua anima ed esaminare quindi per bene la sua disposizione?

2. Questo non è consentito da colui che ha stabilito leregole di tale gara. Egli ci ordina di giudicare coloro che vi s'impegnano nondalle loro vestima dalle loro convinzioni e dalla loro anima. "Chicompete - dice - è temperante in tutto"vale a dire in tutto ciò chepregiudica la salute dell'animaed aggiunge: "Nessuno può essereincoronatose non gareggia secondo le regole". Quali sono dunque le regoledi questa gara? Ascolta di nuovo le sue paroleo piuttosto Cristo stessol'istitutore della gara: "Affinché la vergine sia pura nel corpo e nellospirito"" prezioso è il matrimonioed il letto nuziale èincontaminato".

VIII. E' dannoso per la vergine mostrarsi altera neiconfronti delle persone sposate.

1. La vergine potrebbe rispondermi: "Che cosa m'importadi queste coseuna volta che ho detto addio al matrimonio?". Ma è propriola convinzione di non avere niente a che fare con la dottrina del matrimonio aperdertio misera. Disprezzando senza misura quest'istituzionerechi offesaalla sapienza di Dio e calunni tutta la creazione. Se infatti il matrimonio èuna cosa impuratutti gli esseri viventi che vengono generati tramite esso sonoimpuried impure siete anche voiper non parlare della natura umana. Come puòdunque una donna impura essere vergine? Avete escogitato un secondoo piuttostoun terzo modo di contaminare e di sporcare: quando rifuggite dal matrimonio comeda una cosa impuraproprio perché ne rifuggite diventate le donne più impuree rendete la verginità più abominevole della fornicazione.

2. Con chi vi metteremo allora? Assieme agli Ebrei? Ma essinon lo consentirebberoperché onorano il matrimonio ed ammirano l'operacreatrice di Dio. Oppure insieme a noi? Ma non volete ascoltare Cristoquandodice per bocca di Paolo: "Il matrimonio è onorato da tuttied il lettonuziale è incontaminato". Vi resta un posto vicino ai Greci. Anche questiperò vi respingeranno come empi. Dice infatti Platone: "Chi ha formatoquest’universo è buono". Nessuna invidia tocca una cosa buona in nessuncaso. Tu invece consideri Dio cattivoed autore di opere cattive. Ma nontemere: il tuo insegnamento è condiviso dal diavolo e dai suoi angeli; ma noneanche essi sono d'accordo: non credere che la pensino così solo perché t’induconoa nutrire dei pensieri così stolti. Che si rendono conto della bontà di Diopuoi sentire dalle loro grida: ora dicono "Sappiamo chi seiil santo diDio"ora invece "Gli uomini che annunziano la strada della salvezzasono i servi del Dio altissimo".

3. Continuerete dunque a parlare di verginità e avantarvene? Non andrete piuttosto a rinchiudervi ed a piangere sulla vostrastoltezzaservendosi della quale il diavolo vi ha legate come prigioniere pergettarvi nel fuoco della Geenna? Non ti sei sposata? Ma non per questo seivergine. Io chiamo vergine colei che pur essendo padrona di sposarsi non hascelto il matrimonio. Se invece tu dici che il matrimonio è una cosa proibitala tua azione non dipende più da una scelta ma dalla costrizione della legge.Per questo noi ammiriamo i Persiani che non commettono l'incestoma non iRomani. Questi ultimi lo considerano una cosa assolutamente abominevolementrenel caso dei primi l'impunità di cui gode chi osa praticarlo attira le lodi sucoloro che si astengono da tali accoppiamenti.

4. Secondo lo stesso criterio va esaminato il matrimonio.Poiché esso è consentito tra noiabbiamo tutte le ragioni per ammirare chinon si sposa. Voi invecerespingendolo ad un livello inferiorenon potetereclamare le lodi dovute all'astinenza: l'astenersi dalle cose proibite non siaddice ad un’anima nobile e generosa. La virtù perfetta non consiste nel noncommettere azioni chese vengono commesseci fanno sembrare a tutti cattivima nel distinguersi in pratiche che non mettono in cattiva luce coloro che nonle abbracciano e che non solo allontanano da una reputazione cattivama fannoentrare nella schiera dei buoni coloro che le scelgono e le seguono.

5. Come nessuno sarebbe disposto a lodare la verginità deglieunuchi per il fatto che non si sposanocosì nessuno loda voi. Ciò che perloro è dettato dalla necessità naturalediventa in voi un pregiudizio dellavostra coscienza perversa. E come la mutilazione corporea priva gli eunuchidella gloria derivante dall'astinenzacosìnel vostro casoanche se ilfisico resta integroil diavolo distrugge ogni retto pensierovi mette nellacondizione di non sposarvivi sforza con delle fatiche e vi priva di ognionore. Tu vieti il matrimonio? Per questo dalla tua rinunzia non ti verrannopremima solo supplizi e castighi.

IX. Esortare alla verginità non significa vietare il matrimonio.

1. "E tu - mi si dice - non proibisci ilmatrimonio?". Non sia mai! Mi auguro di non essere mai pazzo come te."E come mai allora - si continua a dirmi - esorti le persone a nonsposarsi?". Io lo faccio perché sono convinto che la verginità è moltopiù pregevole del matrimonioma non per questo considero il matrimonio unacosa cattiva: anzilo lodo molto. Per coloro che intendono farne un buon usoesso è il porto della continenzagiacché impedisce alla natura d'inferocirsi.Presentando l'accoppiamento legittimo come una diga e ricevendo così i fluttidel desideriointroduce in noi una grande calma e ci custodisce. Ci sono peròalcuni che non hanno bisogno di questa protezione: invece di ricorrere ad essaplacano le follie della natura con i digiunicon le vegliecon il dormire perterra e con altri duri esercizi. Pur non vietando il matrimonioio esortoquesti ultimi a non sposarsi.

2. C'è una grande differenza tra una cosa e l'altratra lacostrizione e la libera scelta. Chi consiglia lascia l'ascoltatore padrone dellascelta tra le cose sulle quali consigliachi invece pone dei divieti prival'altro di questa facoltà. Inoltrequando esortoio non considero cattivo ilmatrimonioné accuso chi non mi ubbidisce. Tu invececalunniandolo edichiarandolo cattivousurpi la funzione del legislatore senza essere unconsiglieree non puoi non odiare chi non ti ascolta. Io non mi comporto così:ammiro chi si iscrive a tale garama non condanno coloro che rimangono fuoridella competizione.

3. L'accusa sarebbe giusta se si propendesse per qualcosa cheè cattiva per comune ammissione. Chi però ha un bene minore e non puòraggiungere il maggioreanche se resta privo delle lodi e dell’ammirazioneche quest'ultimo comportanon merita di essere condannato. Come posso dunquevietare il matrimoniose non condanno chi si sposa? Io vieto la fornicazione el'adulterionon il matrimonio. Punisco coloro che osano praticare le prime duecose e li bandisco dal corpo della chiesama continuo a lodare coloro checontraggono il matrimoniose sono continenti. Ci sono così due vantaggi: dauna partenon si calunnia l’opera creatrice di Diodall'altra non solo nonsi distrugge la dignità della verginitàma la si rende ancora piùvenerabile.

X. Chi denigra il matrimonio reca un torto alla verginità.

1. Chi denigra il matrimonio reca anche un torto allaverginità; chi invece lo lodaeleva e fa risplendere ancora di più la naturastraordinaria dello stato verginale. Ciò che sembra bello solo in rapporto aciò che è brutto non può essere molto bello; quella che è invece la miglioredelle cose considerate buoneè la cosa più bella in senso assoluto: è sottoquesta luce che vogliamo mostrare la verginità. Come coloro che denigrano ilmatrimonio nuocciono anche alle lodi della verginitàcosì chi lo tienelontano dalle critiche fa le lodi non tanto di esso quanto della verginità.Anche nel caso dei corpinoi chiamiamo belli non quelli che sono migliori deicorpi mutilatima quelli che sono migliori dei corpi ben fatti e privi didifetti.

2. Il matrimonio è una bella cosa? Allora la verginità èuna cosa straordinaria perché è superiore ad una cosa che è già bella; e leè superiore nella misura in cui il pilota è superiore ai marinaio i1generale è superiore ai soldati. Ma comenel caso della navese si eliminanoi rematori si fa affondare l'imbarcazionee come in guerra se si allontanano isoldati si consegna il generale prigioniero al nemicocosì anche nel caso chestiamo trattandose si priva il matrimonio del suo rango elevato si tradisce lagloria della verginità e la si fa cadere al livello più basso.

3. La verginità è bella? Son d'accordo anch'io. E'superiore al matrimonio? Ammetto anche questo. Se vuoiper dare un'idea dellamisura della sua superioritàposso citare come esempi la superiorità delcielo sulla terrao quella degli angeli sugli uomini; se poi dovessi esprimermiin modo più arditodirei che si tratta di una superiorità ancora maggiore. E'vero infatti che gli angeli non sposano né vengono sposati: ma essi non sonostrettamente uniti alla carne ed al sanguenon soggiornano sulla terranondevono sopportare una moltitudine di desiderinon hanno bisogno di cibi ebevandenon possono essere blanditi da un dolce canto né impressionati da unavisione stupenda o da altre simili cose; come si può osservare la purezza delcielo nel pieno pomeriggioquando non è offuscata da nessuna nuvolacosì leloro nature non possono non rimanere trasparenti e luminose quando nessundesiderio le ottenebra.

XI. La verginità trasforma in angeli gli uomini che l'abbracciano veramente.

1. Il genere umanoper natura inferiore agli angeli beatifa violenza alle proprie facoltà e cerca con il suo impegno di uguagliarli perquanto è possibile. Come può avvenire questo? Gli angeli non sposano névengono sposati: ma neanche la vergine lo fa; gli angeli rimangonoininterrottamente vicini a Dio e lo servono: ma così si comporta anche lavergine. Anche Paolo vuole che le vergini restino lontane da ognipreoccupazioneperché possano essere assidue senza distrarsi. E seadifferenza degli angelinon possono salire al cielo perché sono trascinate inbasso dalla carnepurtuttavia anche in questo mondo godono di una grandeconsolazione: se rimangono sante nel corpo e nello spiritopossono ricevere ilpadrone dei cieli in persona.

2. Comprendi la dignità della verginitàe come essa rendala vita di coloro che vivono sulla terra simile a quella di coloro che stanno incielo? Essa impedisce a chi ha un corpo di restare inferiore alle potenzeincorporeee porta gli uomini ad emulare gli angeli. Ma nulla di tutto ciòriguarda voi ereticiche danneggiate un simile statoche calunniate il Signoree che lo chiamate cattivo. Vi attende il castigo riservato al servo cattivo;alle vergini della chiesa si presenteranno invece molti e grandi benisuperioriagli occhialle orecchie ed ai pensieri umani. Lasciamo quindi gli eretici - neabbiamo già parlato abbastanza - e rivolgiamoci d'ora in poi ai figli dellachiesa.

XII. Paoloquando disse: "Agli altri sono io a parlarenon il Signore"non diede un consiglio umano.

1. Da dove è bene far cominciare il nostro discorso? Dalleparole stesse che il Signore pronunziò per bocca del beato Paolo. Paoloinfattiquando dice "Agli sposati non sono io a parlarema ilSignore" non intende dire che le sue parole sono una cosae quelle delSignore un'altra. Colui che fa parlare Cristo in séche non si preoccupaneppure di vivere in modo che Cristo possa vivere in luiche pospone all'amoreper lui i regnila vitagli angelile potenzeogni altra creatura ed in unaparola ogni cosacome potrebbe di buon grado - specie quando dà dei precetti -dire o pensare qualcosa che non piace al Signore?

2. Che cosa significano le sue parole "Io" e"Non io"? Cristo ci ha dato le leggi e gl'insegnamenti in partedirettamentein parte tramite gli apostoli. Che egli non stabilì tuttodirettamentelo puoi sentire dalle sue stesse parole: "Avrei molte cose dadirvima non potete ancora sopportarne il peso". Il precetto "Ladonna non si separi dall'uomo" Egli l'aveva dato già primaquando sitrovava ancora su questa terra rivestito di carne. Per questo Paolo dice:"Agli sposati non sono io a parlarema il Signore". Agl'infedeliinvece Egli non parlò direttamentema diede delle prescrizioniispirando atal fine l'anima di Paolo e facendogli dire: "Chi ha una moglie noncredente che desidera abitare con luinon la ripudi; e la moglie che ha unmarito non credente che desidera abitare con lei non lo ripudi".

3. Per questa ragionequando disse "Non è il Signore aparlarema sono io"non volle affermare che le sue parole erano umane - ecome avrebbero potuto esserlo? - ma che il Signore ha dato questo comandamentonon quando si trovava assieme agli apostolima adessotramite lui. Come dunquele parole "Il Signorenon io" non indicano una contrapposizione neiconfronti dei comandamenti di Cristocosí le parole "Ionon ilSignore"non sono state pronunziate da chi vuol dire qualcosa di personalee di diverso da ciò che piace a Diorna da chi vuol far vedere soltanto che ilcomandamento viene dato ora per suo tramite.

4. Parlando della vedovaPaolo dice "A mio parereèpiú beata se resta cosí". E perché nessunosentendo le parole "Amio parere"pensasse che il suo fosse un pensiero umanoeliminò ognisospetto aggiungendo: "Penso di avere anch'io lo spirito di Dio". Comedunque noi non possiamo dire che le sue siano affermazioni umanesolo perchécolui che parla in nome dello spirito dice "A mio parere"cosí anchenel nostro casoquando dice "Sono io a parlarenon il Signore"nonbisogna credere che la frase sia di Paolo. Egli faceva parlare Cristo in sé enon avrebbe osato fissare tale insegnamento in una sua affermazionese non ciavesse portato questa legge da lassú.

5. Qualcuno avrebbe potuto dirgli: "Io che ho la fede eche sono puro non sopporto di stare assieme ad una donna che non possiedenessuna fede e che è impura. Tu stesso hai detto prima che sei une non ilSignorea dire queste cose. Quale sicurezza e certezza posso avere?". MaPaolo gli avrebbe risposto: "Non temere. Ho detto che faccio parlare Cristoin me e che credo di possedere lo spirito di Dio proprio perché non ti venisseil sospetto che le mie parole fossero umane. Se esse lo fosseronon avrei maidato ai miei pensieri tanta autorità. I calcoli degli uomini sono vilii loropensieri ingannevoli. Anche la chiesa universale mostra la forza di questa leggecustodendola severamente: non la custodirebbe cosíse non fosse fermamenteconvinta che queste parole rappresentano un comandamento di Cristo".

6. Che cosa dice dunque Paoloricevendo l'eco delle paroledi Cristo? "Per quanto riguarda ciò su cui mi avete scrittoè bene perun uomo non toccare una donna". A tal proposito ci si potrebbe rallegrarecon Corinziche pur non avendo ricevuto alcun consiglio dal maestro sullaverginitàlo prevengono interrogandolo e facendo mostra cosí dei progressicompiuti sotto l'azione della grazia. Nel Vecchio Testamento non sussistevanodubbi sul matrimonio: non solo tutto il popoloma anche i Levitii sacerdoti elo stesso gran sacerdote gli attribuivano una grande importanza.

XIII. Perché i Corinzi scrissero a Paolo sulla verginitàe perché egliprima di allora non aveva rivolto loro alcuna esortazione.

1. Come mai dunque i Corinzi giunsero a rivolger questadomanda? Data la loro perspicaciasapevano bene di avere bisogno di un piúalto grado di virtúgiacché erano stati ritenuti degni di un dono piúgrande. Vale anche la pena di chiedersi come mai Paolo non avesse mai rivoltoloro quest'esortazione: se avessero sentito qualcosa in propositoessi non gliavrebbero scritto di nuovo facendogli domande su questo argomento. Anche inquesto caso ci si può rendere conto della profondità della sapienza di Paolo.Non rivolse senza motivo né a caso un’esortazione su di un tema cosíimportantema aspettò che in loro nascessero prima il desiderio ed il pensierodi quest’ideale: se si fosse trovato di fronte ad anime già preparate allaverginitàavrebbe potuto gettare con piú efficacia i suoi semigiacché ladisposizione d'animo degli ascoltatori nei riguardi dell'argomento avrebbefacilitato di molto l’accoglimento dei suoi consigli. D’altra partel'apostolo volle anche far notare l'importanza e la grande solennitàdell'impresa.

2. In caso contrarionon avrebbe aspettato la loro buonadisposizione d'animoma avrebbe subito spiegato i termini del problemapresentandolose non come un’ingiunzione o un comandamentoper lo meno comeun'esortazione o un consiglio. Non avendo osato fare neppure questoci ha fattovedere che la verginità richiede molto sudore e grandi lotte. Anche in questocaso si comportò cosí perché volle imitare nostro Signole. Anche nostroSignore parlò infatti della verginità soltanto quando i suoi discepoli glifecero domande in proposito.

3. Quando essi dissero: "Se questa è la condizionedell'uomo quando si trova in compagnia della donnaconviene non sposarsi"rispose: "Vi sono degli eunuchi che si sono resi tali per il regno deicieli". Quando la virtù da realizzare è molto alta e per questo non puòessere rinchiusa nella costrizione di un comandamentobisogna attendere labuona disposizione di coloro che intendono realizzarlainfondendo in loro lavolontà necessaria in un altro modo e senza destare sospetti: cosí feceappunto Cristo. Non li portò a desiderare la verginità parlando di essa:discorrendo solo sul matrimoniomostrando il peso di questo stato e limitandoil suo discorso a quest'argomentocon la sua accortezza fece in modo che essipur non avendo sentito parlare della verginitàdicessero di propriainiziativa: "E' meglio non sposarsi".

4. Per questa ragione Paolol'imitatore di Cristodisse"Riguardo a ciò su cui mi avete scritto"quasi volesse scusarsi conloro parlando cosíe dire "Io non osavo condurvi ad un cosí alto idealedata la difficoltà dell'impresama poiché voi mi avete scritto di vostrainiziativaho trovato il coraggio di darvi questo consiglio: è una buona cosaper l'uomo non toccare una donna". Come maipur avendo i Corinzi scrittosu molti argomentiegli non aveva mai aggiunto quest'esortazione? Solo per ilmotivo che ho spiegato adesso: per evitare che qualcuno accogliesse male il suoconsiglioricordò la lettera da loro inviata. Ma neanche allorapur avendoavuto tale spuntorivolse un’esortazione veemente: usò invece un tonodimessoimitando anche in questo Cristo. Il Salvatore infatticoncluso ildiscorso sulla verginitàaggiunse: "Chi è in grado d’intendereintenda". E l'apostolo cosa disse? "Riguardo a ciò su cui mi avetescrittoè una buona cosa per l'uomo non toccare una donna".

XIV. Obiezione di coloro che rifiutano la verginità e sua confutazione

1. Ma qualcumo potrebbe forse obiettare: "Se è bene nontoccare la donnaa che scopo il matrimonio si è introdotto nella vita? Qualealtro uso potremo fare della donnase non ci può essere utile né per ilmatrimonio né per la procreazione? Che cosa potrà impedire la distruzione delgenere umanose ogni giorno la morte si pascola di esso e lo falciamentretale ragionamento vieta di far sorgere altri al posto di quelli caduti? Se tuttivolessimo realizzare questo bell'ideale e non toccassimo la donnatuttoandrebbe distrutto: le cittàle casei campile artigli animalilepiante. Come infatti quando cade il generale l'esercito perde necessariamente ilsuo ordinecosí una volta eliminato con l'astinenza dal matrimonio l'uomoilre della terranessun'altra cosa potrà conservare la sua sicurezza ed il suoordinee questo bel consiglio riempirà la terra d'infiniti mali".

2. Se queste parole fossero pronunziate soltanto dai nostrinemici e dagl'infedelinon me ne curerei molto. Poiché però parlano cosíanche molti presunti membri della chiesache per debolezza di volontà nonriescono a sobbarcarsi alle fatiche richieste dalla verginità e che cercano dinascondere la propria pigrizia denigrando questa pratica e mostrandonel'inutilitàin modo da dare l'impressione di essere rimasti indietro non pertrascuratezza ma per un retto modo di ragionarelasciamo pure da parte i nemici- "l'uomo psichico non comprende infatti le cose dello spiritoche per luisono sciocchezze" - ed insegniamo due cose a coloro che fingono di staredalla nostra parte: da un latola pratica della verginità non è superfluamaal contrario di grande utilità e necessaria; dall'altrol'accusa rivoltacontro di essa non può restare impunitama attira sui detrattori dei pericolipari ai premi ed alle lodi che toccano a chi riesce a realizzare lo statoverginale.

3. Dopo che tutto l'universo fu creato e tutto fu approntatoper il nostro riposo ed il nostro usoDio formò l'uomoper il quale avevacreato il mondo. L'uomouna volta formatorimase nel paradiso: del matrrmonionon si faceva parola. Aveva bisogno di un aiuto; l'aiuto gli vennee neancheallora il matrimonio sembrava necessario. Non s'intravedeva neppure: essivivevano ignorandolosoggiornando nel paradiso come in cielo e rallegrandosidella familiarità con Dio. Il desiderio di unioneil concepimentoi doloridel partole generazioni e qualsiasi tipo di corruzione erano banditi dallaloro anima. Simili ad un corso d'acqua trasparente che sgorga da una fonte purase ne stavano in quel luogo adorni della verginità.

4. Allora tutta la terra era priva di uomini: c'era proprioquello che ora temono certe personeche si preoccupano del mondo abitatochesi danno gran pensiero delle cose altrui ma che non sopportano neppure ilricordo delle proprieche temono la scomparsa di tutto il genere umano ma chetrascurano la propria anima come se fosse una cosa estranea; eppureper quantoriguarda quest'ultimadovranno rendere conto esattamente anche delle mancanzepiú piccolementre non dovranno fornire neanche la piú piccola spiegazionesulla nascita degli uornini.

5. Non c'erano allora né cittàné artiné casedi cuivoi tanto vi preoccupate: tutto questo non esistevae purtuttavia nullaostacolava o impediva quella vita beatatanto rnigliore della presente. Ma dopoavere disobbedito a Dio ed essere divenuti terra e cenerepersero insieme aquell’esistenza beata anche la bellezza della verginitàche li abbandonòper ritirarsi con Dio. Finché rimasero insensibili al diavolo e riverirono illoro padroneanche la verginità rimase ad adornarli piú di quanto i diademi ole vesti d'oro facciano con i re. Ma quandodivenuti prigionieri del diavolodovettero deporre questa veste regale e l'ornamento celesteattirando su di séla corruzione propria della mortela maledizionei dolori e le fatiche dellavitaallora assieme a tutti questi mali sopraggiunse anche il matrimoniounabito mortale e degno di uno schiavo.

6. "Chi infatti si sposa - dice l'apostolo - sipreoccupa delle cose del mondo". Vedi qual è l'origine del matrimonio?Perché sembrò necessario? Esso deriva dalla disobbedienzadalla maledizionedalla morte. Dove c'è la mortelì c'è anche il matrimonio: se la morte nonc'èneanche il matrimonio sopravviene. La verginitàinvecenon fa parte diquesta catenama è sempre utilesempre bella e sempre beataed esiste siaprima che dopo la mortesia prima del matrimonio che dopo di esso. Qualematrimoniodimmiha fatto nascere Adamo? Quali dolori hanno generato Eva? Nonpuoi risponderrmi. Perché allorasenz'alcun motivotemi tanto checessandoil matrimonioscompaia anche il genere umano? Un'infinità di angeli serve Diomigliaia e migliaia di arcangeli gli sono vicinie nessuno di loro è natodalla generazionedal partodai dolori e dal concepimento. Non avrebbe dunquepotuto Dioa maggior ragionecreare gli uomini prescindendo dal matrimorno?Cosí creò i primi progenitoridai quali discendono tutti gli uomini.

XV. Non è il matrimonio ad accrescere il genere umano

1. La nostra razza è conservata non dalla forza delmatrimonioma dalla parola del Signoreche disse all'inizio: "Crescetemoltiplicatevi e riempite la terra". Che cosa infattidimmiha spintoAbramo alla procreazione? Non è forse vero chedopo avere usufruito per tantianni del matrimoniopronunziò infine questa frase: "O Signoreche cosami dirai? Dovrò morire senza figli?" Come allora Dio fece di corpiconsunti il principio e la radice di tante miriadi di personecosí ancheall'iniziose Adamo e la sua compagna avessero obbedito al suo ordine e saputodominare il piacere acceso dall'albero proibitonon gli sarebbe mancato il mododi accrescere la razza umana. In effettiné il matrimonio è in grado dimoltiplicare uomini esistenti se Dio non lo vuolené la verginità didiminuirne il numerose Egli vuole che siano molti. Egli cosí dispose - dicela Scrittura - per colpa nostra e della nostra disobbedienza.

2. Perché infatti il matrimonio non comparve prima dellatrasgressione? Perché nel paradiso non vi furono congiungimenti? Perché idolori del parto non esistevano prima della maledizione? Perché allora tuttoquesto era superfluomentre divenne poi necessario a causa della nostradebolezza; mi riferisco sia a ciò di cui ho parlatosia a tutto il resto: allecittàalle artialla necessità d'indossare gli abitie a tutti gli altriinnumerevoli bisogni. E' stata la morte ad introdurre tutto questotrascinandoselo con sé. Non devi quindi onorare piú della verginità ciò cheti fu concesso a causa della tua debolezzae non devi neppure mettere le duecose sullo stesso piano: procedendo secondo questo ragionamentogiungerai adire che è meglio avere due mogli piuttosto che contentarsi di una solagiacché anche questo fu consentito dalla legge di Mosè; allo stesso modopreferirai le ricchezze alla povertà volontariail lusso alla vita temperantee la vendetta alla nobile sopportazione delle offese.

XVI. II matrimonio è una concessione

1. "Ma tu denigri tutto questo"mi si obietta. Ionon denigro affatto: Dio l’ha concessoed a suo tempo si è rivelato utile.Quello che però dicoè che si tratta di ben poca cosadi una virtú propriapiú dei bambini che degli uomini. Per questo Cristonell’intento di renderciperfettici ha comandato di spogliarci di esso come se fosse un vestito perbambini che non può ricoprire un uomo perfetto né essere un ornamento adatto"all'età della pienezza di Cristo"e d'indossare altri abiti piúconvenienti e piú perfetti dei primisenza contraddirsi nelle sue prescrizionima rimanendo in perfetto accordo con se stesso.

2. Infattianche se questi comandamenti sono piú severi diquelli antichilo scopo del legislatore resta identico. Di che cosa si tratta?Si tratta di eliminare il vizio della nostra anima e di ricondurla alla virtúperfetta. Se si fosse preoccupato non di dare comandamenti piú severi deiprecedentima di lasciare le cose sempre nello stesso stato e di non elevarlemai al di sopra della loro mediocritàallora veramente sarebbe stato incontraddizione con se stesso. Se all'inizioquando il genere umano era piúinfantileavesse prescritto questa rigida norma di vitanoi non avremmoricevuto un comandamento proporzionato alle nostre possibilitàe tutta lanostra salvezza sarebbe stata compromessa da tale mancanza di proporzioni. Allostesso modose dopo tanto tempo ed il tirocinio fatto sotto la legge ci avessefatto rimanere sulla terra mentre il momento ci chiamava a questa celestefilosofianon avremmo tratto nessum giovamento apprezzabile dalla suaconcessionegiacché non avremmo realizzato quello stato perfetto al quale laconcessione mirava.

XVII. Della condiscendenza divina

1. Ora questo caso è simile a quello dei piccoli uccelli. Lamadredopo averli nutritili spinge fuori dal nido. Se però vede che sonoancora deboliche cadono e che hanno ancora bisogno di rimanere dentro il nidoli lascia lì ancora per vari giorni non perché vi rimangano per sempremaperché possano volare con tutta sicurezza una volta che le loro ali si sono benfissate e che essi sono divenuti abbastanza forti. Cosí anche nostro Signorefin dall’inizio ci ha trascinati verso il cielo e ci ha indicato la strada checonduce ad esso; non ignoravama sapeva bene che non eravamo capaci di volaree voleva mostrarci che la caduta si verificava non per suo volerema per lanostra debolezza. Dopo avercelo mostratoci lasciò crescere per molto tempo inquesto mondo e nel matrimoniocome in un nido.

2. Ma quandodopo un lungo intervallo di tempoci crebberole ali della virtúritornòe con delicatezza e piano piano ci portò fuorida questa dimora insegnandoci a volare piú in alto Chi è ancora pigro e dormein un sonno profondoama trattenersi nel nidorimanendo inchiodato alle cosedel mondo. Chi invece è veramente nobile ed ama la luceabbandona il nido congrande disinvolturavola verso l'alto e tocca il cielolasciando tutte le coseterrene: il matrimoniole ricchezzei pensieri e tutto ciò che è solitotrascinarci sulla terra.

3. Non dobbiarno dunque scambiare il permesso del matrimonioconcesso all'inizioper un obbligo che c’impedisce di rinunziare ad esso. IlSignore vuole che vi rinunciamo: ascolta le sue parole "Chi è in gradod'intendereintenda". Non meravigliarti del fatto che non abbia prescrittoquesto fin dall'inizio. Neanche il medicoinfattiprescrive ai malati tutte lecure insieme e nello stesso momento: quando sono in preda alla febbreproibisceloro i cibi solidimentre quando non ci sono piú né la febbre né ladebolezza fisica da essa prodottasopprime i cibi sgradevoli e li riporta alladieta consueta. Come gli elementi dei corpiscontrandosi tra loro e rimanendoin eccesso o in difettoprovocano una malattiacosí anche nel caso dell’animala mancanza di misura nelle passioni distrugge la sua salute. Bisogna avere unaprescrizione per queste passioni soprattutto nel momento piú adatto: senzaquesti due fattorila legge da sola non basta a correggere il disordine che siforma nell'anima. Cosí pureneanche le medicine possono eliminare la piaga:quello che le medicine fanno per le feritelo fanno le leggi per i peccati.

4. Tu non importuni il medico quandointervenendo sullestesse feritetagliao bruciao spesso non fa nessuna di queste due coseanche se di sovente non riesce nel suo intento; quando invece si tratta di Dioche non sbaglia mai e che regola tutto in modo degno della sua sapienza tupuressendo uomopretendi d'immischiartigli chiedi ragione dei suoi comandamentie non ti sottometti alla sua infinita sapienza? Non è questo il segno di un’estremastoltezza? Dio disse: "Crescete e moltiplicatevi". Allora il momentorichiedeva questogiacché la natura umana era come impazzitanon potevasopportare lo stimolo delle passioni e non poteva rifugiarsi in un alto portotrovandosi in mezzo a quella tempesta.

5. Che cosa avrebbe dovuto comandare Dio? Di vivere nellacontinenza e nella verginità? Ma quest’ordine avrebbe prodotto una cadutaancora più grave ed avrebbe reso più violenta la fiamma. Se ai bambini chehanno bisogno soltanto del latte si togliesse questo nutrimento e li sicostringesse a prendere il cibo degli adultinulla potrebbe impedire la lororapida morte: tanto grande è il male dell’inopportunità. Per questo laverginità non fu concessa all’inizio. Per meglio direci apparve all’inizioprima ancora del matrimonioma quest'ultimo sopraggiunse successivamente e furitenuto necessario per le ragioni prima spiegate; se Adamo avesse continuato adobbedirenon ne avrebbe avuto bisogno. E come - mi si obietta - avrebberopotuto nascere tante moltitudini di uomini? Ed iogiacché questa pauracontinua ad agitarti tantoti chiedo di nuovo: "Com'è nato Adamocom'ènata Evase non c'era il mezzo del matrimonio?". "E che? - mi sichiederebbe -. Tutti gli nomini avrebbero dovuto nascere così?". Sefossero nati così o in un altro modonon sono in grado di dirlo. Ciò che orac'importa di stabilireè che Dio non aveva bisogno del matrimonio permoltiplicare gli uomini sulla terra.

XVIII. Non la verginitàma il peccato riduce il genere umano

Che non la verginitàma il peccato e gli accoppiamentifuori luogo sono la causa dell'estinzione del genere umanolo mostral'annientamento degli uominidelle bestie ed in una parola di tutti gli esseriche respiravano sulla terra verificatosi ai tempi di Noè. Se i figli di Dioavessero allora resistito a quell’innaturale desiderio ed onorato laverginitàse non avessero gettato degli sguardi peccaminosi sulle figlie degliuominitale calamità non li avrebbe colpiti. Non si creda che io intendaaddossare sul matrimonio la colpa della loro rovina; non sto dicendo questo:dico che la rovina e la distruzione della nostra razza dipendono non dallaverginitàma dal peccato.

XIX. Anticamente il matrimonio aveva due ragioniora ne ha una sola

1. Certoil matrimonio fu concesso per la procreazione; maancora di più fu concesso per spegnere il fuoco della nostra natura. Lotestimonia Paololà dove dice "per evitare la fornicazioneciascunoabbia la propria moglie": della procreazione non fa parola. Inoltreeglinon invita la coppia a restare unita perché procrei molti figli; per qualeragione allora raccomanda questo? "Perché Satana non vi tenti": sonole sue parole. Più avantinon dice "si sposino se desiderano ifigli" ma "si sposinose non riescono a rimanere continenti".All’iniziocome ho dettoil matrimonio aveva queste due funzioni;successivamente invecedopo che la terrail mare e tutte le regioni abitabilifurono popolaterimase solo un motivo per contrarlol’eliminazione dellasfrenatezza e della scostumatezza.

2. In effetticoloro che anche adesso si rotolano in questepassioniche desiderano vivere come i porci e corrompersi nei lupanarivengononon poco aiutati dal matrimonioche li allontana dall’impurità e dallaschiavitù e li conserva nella santità e nel decoro. Ma fino a quando dovròcontinuare a combattere contro ombre? Anche voi che parlate così conoscetequanto me l’eccellenza della verginità: tutte le cose da voi dette non sonoche delle scuse e dei pretesti che mirano a velare l'incontinenza.

XX. Anche ammettendo che coloro che disprezzano la verginità non corranoalcun pericolonondimeno tale denigrazione non è esente da rischi

Ma anche se non si corresse alcun pericolo parlando cosìbisognerebbe ora porre fine alle calunnie. Chi infatti assume un atteggiamentoostile di fronte alle cose bellepronunziando un giudizio così depravato edingiustooltre a danneggiare se stesso dà anche di fronte a tutti una nonpiccola prova della propria malvagità. Dovreste quindi tenere a posto lalinguase non per altre ragioniper lo meno per evitare di attirarvi unareputazione così cattiva: dovete ricordare chementre chi ammira coloro che sidistinguono nelle gare più impegnative può trovare presso tutti comprensionese non riesce a raggiungere gli stessi risultatichi invece non solo nonriescema denigra le imprese degne di molte coroneè giustamente odiato datutti come un acerrimo nemico della virtù e come più miserabile degli stolti;questi ultimi infatti non sanno cosa fannoné sopportano volontariamente lapropria sorte. Perciòanche se oltraggiano i potentinon solo non vengonopunitima sono oggetto di commiserazione da parte di coloro che hanno offeso.Ma se qualcuno osasse fare consapevolmente ciò che essi fanno senza volerlosarebbe giustamente condannato con giudizio unanime come nemico della nostranatura.

XXI. Coloro che disprezzano la verginità corrono un grave pericolo

1. Come ho dettoanche se tale accusa non facesse correredei pericolibisognerebbe abbandonarla: ne ho spiegato le ragioni. In realtàperò il fatto comporta un grave pericolo: sarà punito non solo "chi siedeparlando male del proprio fratello e sollevando scandali contro il figlio di suamadre"ma anche chi cerca di calunniare le cose che sembrano belle a Dio.Ascolta le parole di un altro profetalà dove parla di quest'argomento:"Guai a chi chiama buono il cattivo ed il cattivo buonoa chi trasforma latenebra in luce e la luce in tenebrail dolce nell'amaro e l'amaro neldolce". E che cosa c’è di più dolcedi più bello e di piùrisplendente della verginità? Essa emette degli splendori più luminosi deiraggi del solee mentre ci allontana da tutte le cose materialici mette incondizione di guardare fissicon occhi puria sole della giustizia. Questegrida lanciava Isaia contro coloro che ospitavano in sé tali idee distorte.

2. Ascolta che cosa dice un altro profeta su coloro chepronunziano contro altri queste parole pestifere; egli comincia con la stessaesclamazione: "Guai a chi versa al vicino una sporca bevanda". Laparola "guai" non è un semplice modo di direma una minaccia che ciannunzia una punizione indicibileche non conosce perdono; nelle Scritturetale avverbio è usato a proposito di coloro che non possono sfuggire allapunizione imminente.

3. E un altro profetaaccusando gli Ebreidisse da partesua: "Avete dato da bere il vino ai santi". Se chi fa bere il vino aiNazirei dovrà sopportare una punizione così grandechi versa una bevandasudicia nelle anime dei semplici di quale punizione non sarà degno? Se chielimina una piccola parte dell'ascesi prevista dalla legge subisce un castigoinesorabilechi dileggia tutta quanta la santitàquale condanna subirà?"Se - dice il Signore - qualcuno scandalizzerà uno di questi piccolisarà meglio per lui attaccarsi al collo una macina da mulino e gettarsi inmare". Che cosa potranno dire allora coloro che con queste parolescandalizzano non solo un piccoloma molte persone? Se chi chiama sciocco ilproprio fratello sarà condotto direttamente al fuoco della Geennachi calunniaquesto modo di vita uguale a quello degli angeli quanta ira non attirerà sulsuo capo?

4. Una volta Miriam parlò contro Mosè non con il tono chevoi usate contro la verginitàma in modo molto meno grave ed in termini piùmoderati. Non schernì l'uomoné derise la virtù di quel beatoche anziammirava molto: si limitò a dire che anche lei godeva dei suoi stessiprivilegi. Purtuttaviaattirò su di sé l'ira divina a tal puntoche neanchele molte preghiere del presunto offeso valsero ad ottenere qualcosa per lei:anziil suo castigo andò molto al di là di quello che Mosè stesso avevapensato.

XXII. La morte dei fanciulli al tempo di Eliseo fu utile

1. Ma perché parlare di Miriam? Alcuni fanciulli chegiocavano vicino a Betlemmesolo per aver detto ad Eliseo "Salicalvo"provocarono a tal punto Dioche questi fece piombare su di lorodegli orsi proprio mentre parlavano; erano quarantaduee tutti furono dilaniatifino all’ultimo da quelle bestie. Né la giovane etàné il numeroné ilfatto che scherzassero valse a proteggere quei bambini: ed era giusto. Se coloroche si sobbarcano a così grandi fatiche dovessero essere dileggiati dai bambinie dagli uominiquale persona più debole accetterebbe mai di sopportare faticheche attirano le risa e gli scherni? Quale uomo ordinario cercherà più d’imitarela virtùvedendo che è così ridicola?

2. Ora la virtù è universalmente ammirata non solo dacoloro che la praticanoma anche da coloro chein seguito a delle cadutesene allontanano; eppuremolti esitano ed indietreggiano di fronte a questefatiche: chi sarebbe allora più disposto ad abbracciarla subitose vedesse chenon solo non è ammiratama è calunniata da tutti gli uomini? Le persone moltofortiche si sono già trasferite in cielonon hanno bisogno dellaconsolazione della gente ordinariaperché a consolarle basta la lode di Dio.Chi invece è più debole e solo da poco si fa guidare m tale praticariceve unnon piccolo aiuto anche dalla spinta prodotta dall'opinione del volgo: solo mseguitoquando sarà completamente educatopotrà mettersi piano piano incondizione di non aver più bisogno di tale aiuto.

3. Questi eventi si verificano non solo per costoroma ancheper la salvezza degli schernitorii quali procederebbero oltre nella loromalvagitàse vedessero impuniti i loro misfatti precedenti. Ma mentre parlavomi sono tornati in mente certi episodi della storia di Elia. La sorte che gliorsi fecero subire a quei fanciulli a causa di Eliseotoccò anchea causa delsuo maestroa cinquantadue uomini ed ai loro capiquando il fuoco si accese incielo. Allorché essicon un fare molto ironicovennero a chiamare il giustoinvitandolo a scendere tra loroin sua vece scese un fuocoche li divoròtutti cosi come fecero quelle bestie.

4. Voi tuttio nemici della verginitàriflettete dunque suquesto e mettete sulla vostra bocca una porta ed una sbarraper non dover direil giorno del giudiziovedendo rifulgere in quel luogo le persone vergini:"Questi sono coloro che deridevamo ed a cui lanciavamo oltraggi; e noistolti ritenevamo pazza la loro vitaed ignominiosa la loro morte. Come possonoessere stati annoverati tra i figli di Dio ed avere la sorte dei santi? Ci siamodunque allontanati dalla strada della veritàe la luce della giustizia non habrillato per noi". Ma a che cosa gioveranno queste parolese il pentimentonon sarà più efficace in quel frangente?

XXIII. Come mai coloro che commettono gli stessi peccati non vengono punitiallo stesso modo

Ma forse qualcuno di voi chiederà: "Nessuno dunque dopoquei tempi insultò i santi?" Moltied in molti punti della terral’hannofatto. "Come mai allora non sono stati puniti allo stesso modo?".Sappiamo che molti di loro lo sono stati. Se poi alcuni sono sfuggiti alcastigonon sfuggiranno ad esso per sempre. Secondo il beato Paolo "ipeccati di alcuni sono evidenti e portano al giudiziomentre per altri sirivelano successivamente". Come i legislatori mettono per iscritto le penedei trasgressoricosì anche nostro Signore Gesù Cristoquando punisce uno odue peccatori e scrive per così dire i loro castighi su di una colonna dibronzosi serve della loro sorte per parlare a tutti; Egli dice che coloro cheosano commettere gli stessi peccati di chi è stato punitoanche se per ilmomento non vengono punitiin futuro subiranno un castigo più severo.

XXIV. Coloro che peccano e non sono puniti non devono rassicurarsimapiuttosto temere

1. Di conseguenzase non soffriamo alcun male pur avendopeccato oltre misuranon dobbiamo rassicurarcima piuttosto temere. Se infattiqui non siamo giudicati da Diolì saremo condannati assieme al mondo. Anche inquesto casole parole non sono miema di Cristo che parla in Paolo. Parlando acoloro che prendono i sacramenti senza esserne degniegli dice: "Perquesto tra voi ce ne sono molti che sono deboli e malatimentre un buon numerodorme. Se ci giudicassimonon saremmo giudicati; ora invecese siamogiudicativeniamo educati dal Signore per non essere condannati assieme almondo". Vi sono alcuni che hanno bisogno soltanto di una condanna su questaterraquando nei loro peccati non oltrepassano una certa misura e quandodopoessere stati punitinon corrono più verso di essiimitando il cane che sivolge verso ciò che ha vomitato; vi sono poi altri che per l'enormità delleloro colpe sono puniti sia qui che lì; altriinfinesaranno puniti solo lìper avere commesso le colpe più gravinon essendo stati ritenuti degni diessere sferzati assieme agli uomini. "Non saranno sferzati assieme agliuomini" - è detto -in quanto sono destinati ad essere puniti con idemoni. "Andate via da me - dice il Signore - verso la tenebra eternapreparata per il diavolo ed i suoi seguaci".

2. Molti sono riusciti ad ottenere il sacerdozio pagandosenza essere rimproverati da nessuno e senza ascoltare le parole che Simone udìa suo tempo da Pietro. Non per questo però sfuggono al castigo: ne subirannouno molto peggiore di quello che avrebbero dovuto subire quigiacché neanchel'esempio è valso a renderli più saggi. Molti hanno osato fare quello che feceCore; non hanno subito la sua sortema soffriranno in seguito una pena piùgrave. Molti che hanno imitato l'empietà del Faraone non sono annegati comeluima sono attesi dall'oceano della Geenna. Neanche coloro che chiamanosciocchi i propri fratelli sono stati punitima il castigo è riservato perloro nell'al di là.

3. Non pensate dunque che le minacce di Dio siano soloparole. Egli ha dato esecuzione ad alcune di esse come nel caso di Saffiradisuo maritodi Carmidi Aaron e di molti altriperché chi non crede alle sueparoleconvinto dall'evidenza dei fattiin futuro non s'illuda più disfuggire alla punizione ed impari che la bontà di Dio consiste non nel nonpunire affatto chi persevera nei suoi peccatima nel concedere una proroga aipeccatori.

4. Si potrebbe parlare anche più a lungoper dare un’ideadi tutto il fuoco che si preparano coloro che disprezzano la bellezza dellaverginità. Ma queste parole sono sufficienti ai saggimentre neanche undiscorso più lungo del presente potrebbe allontanare gl’incorreggibili ed ipazzi dalla loro mania. Chiudiamo quindi questa partee rivolgiamo il nostrodiscorso ai saggiritornando al beato Paolo. "Riguardo a ciò su cui miavete scritto - dice - è bene per l'uomo non toccare la donna". Sivergognino ora entrambe le categorie di personesia quelli che denigrano ilmatrimoniosia quelli che lo esaltano oltre il dovuto. Ad entrambi il beatoPaolo chiude la bocca sia con queste parole che con quelle che seguono.

XXV. Il matrimonio è necessario ai deboli

Il matrimonio è una bella cosaperché conserva l’uomonella temperanza e gl’impedisce di rotolare nella fornicazione e di morirvi.Non va quindi calunniato. E' in effetti di grande utilitàgiacché nonconsente alle membra di Cristo di diventare membra di una prostitutae vietache il sacro tempio venga profanato ed insozzato. E’ bello perché sostiene erimette in piedi chi sta per cadere. Ma di quale utilità può essere per coluiche sta già in piedi e che non ha bisogno del suo aiuto? In tal casoesso nonè né utile né necessarioma è solo d’impedimento alla virtùnon soloperché le frappone molti ostacolima anche perché la priva della maggiorparte degli elogi.

XXVI. Chi si sposa pur essendo in grado di restare verginereca ungravissimo torto a se stesso

Chi ricopre di armi un uomo che può combattere nudo evincerenon solo non gli giovama gli fa il più grande tortoprivandolodell'ammirazione e delle più grandi corone: impedisce alla sua forza dirivelarsi in modo completoe fa perdere al suo trofeo molta fama. Nel caso delmatrimonioil danno è ancora più grave: si priva l'uomo non solo della grandeconsiderazione della gente ordinariama anche dei premi riservati alla vergine.Per questo vien detto: "E' bene per l'uomo non toccare donna". Perchéallora permetti di toccarla? "A causa della fornicazioneciascuno abbia lapropria moglie". "Esito - dice l'apostolo - a condurti finoall'altezza della verginitànel timore che tu possa precipitare nel baratrodella fornicazione. Le tue ali non sono ancora abbastanza leggereperché iopossa sollevarti fino a quella vetta". Eppureessi hanno deciso dicimentarsi e si sono slanciati verso la bellezza della verginità. Perchéallora hai paura e tremio beato Paolo? "Perché - risponderebbe forse -mostrano tanta voglia in quanto ignorano di che cosa si tratta; io inveceavendo esperienza e conoscendo già questa battagliaesito a consigliarla aglialtri".

XXVII. La verginità è un gran bene e dispensa grandi beni

1. Conosco le difficoltà di quest’impresal’asprezza diquesto combattimentola pesantezza di questa guerra. Bisogna avere un'animacombattivaviolentadisperatamente decisa nella sua lotta contro i desiderigiacché si deve camminare sui carboni senza bruciarsi e sulle spade senza farsicolpire. La forza del desiderio è infatti pari a quella del fuoco e del ferro;e l'animase non impara a non voltarsi verso questi doloriben presto perisce.Ci occorrono un pensiero di diamanteun occhio che non si addormenta maimoltapazienzadelle mura robuste[dei muri esterni] e delle sbarredelle guardievigili e prodie prima di ogni altra cosal’intervento superiore: "Seil Signore non custodisce la cittàinvano vegliano i suoi custodi".

2. Come potremo dunque far giungere a noi quest'aiuto?L'otterremo solo dopo che avremo dato tutto il nostro contributo: mi riferiscoai pensieri sanialla forte intensità dei digiuni e delle veglieallascrupolosa osservanza della leggeal rispetto dei comandamentie soprattuttoalla sfiducia in noi stessi. Anche se riusciamo a realizzare grandi cosedobbiamo infatti dire sempre: "Se non è il Signore a costruire la casainvano hanno lavorato i suoi costruttori. "Noi non lottiamo contro ilsangue e la carnema contro le dominazionicontro le potestàcontro i capidelle tenebre di questo mondocontro gli spiriti maligni che si trovano neglispazi celesti". Restando armati di giorno e di nottedobbiamo tener destii nostri pensieri e mettere paura ai desideri impudenti. Basta che i pensieri sirilassino un po'che compare il diavolo con in mano il fuocoche scaglia perincendiare il tempio di Dio. Dobbiamo dunque essere fortificati da ogni parte.La nostra è una battaglia contro le necessità naturali; cerchiamo d'imitare ilmodo di vita degli angeli e di correre assieme alle potenze incorporee. Noiterra e cenerefacciamo di tutto per renderci uguali agli esseri che vivono incielo: la corruzione vuole gareggiare con l’incorruttibilità.

3. Dimmi: qualcuno oserà ancora paragonare il piacere delmatrimonio a tale stato? Come non sarebbe oltremodo sciocco? Paolosapendo benetutto questodisse: "Ognuno abbia la propria moglie". Per questo simostrava ritrosoper questo non osava parlare loro subito della verginitàmasi soffermava a discorrere sul matrimonionell’intento di distaccarli da essoa poco a poco; le poche parole che diceva sulla continenza le mescolava ai suoilunghi discorsi sul matrimonioin modo che l'udito non fosse colpito dallaseverità dell’esortazione. Chi infatti intreccia in tutto il suo discorsoargomenti troppo severi si rende molesto all'ascoltatoree costringe spessoalla ribellione l'anima che non sopporta il peso di ciò che vien detto. Chiinvece lo variae vi mescola più argomenti piacevoli che argomenti spiacevolievita di renderlo pesantee facendo riposare l'ascoltatore riesce meglio apersuaderlo e ad attirarlocome fece appunto Paolo.

4. Subito dopo aver detto "E' bene per l'uomo nontoccare la donna"passò al matrimonio con le parole: "Ognuno abbiala propria moglie". Benedisse la verginità e la mise da parte limitandosia dire: "E' bene per l'uomo non toccare la donna". Per quanto riguardainvece il matrimoniodà dei consigli e degli ordini e ne spiega il motivo:"A causa della fornicazione"; sembra così voler giustificare ilpermesso che dà di sposarsi. In verità egliparlando del matrimoniofanascostamente l'elogio della continenza: non lo svela apertamentema lo lasciaalla coscienza degli ascoltatori. Chi infatti si rende conto che Paolo l'esortaal matrimonio non perché lo consideri il sommo della virtù ma perché glirimprovera una sensualità troppo forteche non può essere scacciata senza diessopieno di rossore e di vergogna cerca di abbracciare subito la verginità edi allontanare da sé tale reputazione.

XXVIII. Ciò che viene detto sul matrimonio è un'esortazione alla verginità

1. Perché Paolo dice quindi "Il marito dia alla mogliel’affetto dovutoe similmente si comporti la moglie con il marito"? Perspiegare queste parole e renderle più chiareaggiunge: "La moglie non èpadrona del proprio corpoma solo il marito lo è; similmenteil marito non èpadrone del proprio corpoma solo la moglie lo è". Queste parole sembranodette in favore del matrimonio. In realtà però Paolo riveste un amo con l'escaconsuetae lo getta nelle orecchie dei suoi discepoli nell'intento didistoglierli dal matrimonio parlando di esso. Chi infatti sente che dopo ilmatrimonio non sarà più padrone di sé ma dipenderà dalla volontà dellamogliecerca di liberarsi subito da questa schiavitù così amarao piuttostonon vuole neanche cominciare a sottomettersi a questo giogoperché una voltache vi si è sottomesso deve restare schiavo finché lo vuole la moglie.

. Che io non faccio delle semplici congetture sul pensiero diPaolo lo si può capire facilmentese si pensa ai discepoli del Signore:costoro non ritennero il matrimonio una cosa pesante e molesta finché non siavvidero che il Signore voleva rinserrarli nello stesso obbligo in cui Paoloavrebbe poi rinchiuso i Corinzi. Le frasi "Chi ripudia la propria mogliequando non ricorre il motivo della fornicazione la spinge all'adulterio" e"il marito non è padrone del proprio corpo" esprimono lo stessopensieroanche se con parole diverse.

. Se si esaminano più attentamente le parole di Paolosivede che esse accrescono la tirannide del matrimonio e ne rendono più pesantela schiavitù. Se infatti il Signore non consente al marito di scacciare lapropria moglie dalla sua casaPaolo lo priva perfino della facoltà di disporredel proprio corpodando tutto il potere alla moglie e mettendolo al di sotto diun servo comprato. Quest’ultimo può spesso ottenere la completa libertà sedivenuto riccoriesce a pagare il prezzo al padrone. Il marito inveceanche seha la moglie più terribilesi vede costretto a fare buon viso alla suaschiavitùnon potendo trovare il modo di liberarsi da tale dominio o disfuggirne.

XXIX. Le parole "Non negatevi l'uno all’altro" sonoun'esortazione alla verginità

1. Paolodopo aver detto "La moglie non è padrona delproprio corpo"aggiunge: "Non negatevi l'uno all'altro se non quandosiete d'accordonel momento più opportunoin modo che possiate attendere allapreghiera ed al digiuno; dopo di cheritornate a stare insieme". Penso orache molti di coloro che hanno abbracciato la verginità arrossiscano e sivergognino della grande indulgenza di Paolo. Ma non abbiate timoree non siatesciocchi. Queste parole sembrano essere state dette da chi vuole compiacere glisposatima chi le esamina attentamente si accorge che sono animate dallo stessopensiero delle frasi precedenti. Se infatti le si ascoltassero staccandole dallaquestione che precedesembrerebbero degne più di una pronuba che di unapostoloma una volta spiegato il significato di tutto il contestosi vedrebbeche anche quest'esortazione è conforme alla dignità dell'apostolo.

Perché Paolo si dilunga su questo discorso? Una voltaindicato il suo pensiero in modo più dignitoso con le parole precedentinonavrebbe potuto contentarsi di limitare ad esse la sua esortazione? Che cosa dicein più la frase "Non negatevi l’uno all'altro se non quando sieted'accordonel momento più opportuno" delle altre "Il marito dia allamoglie l’affetto dovuto" e "il marito non è padrone del propriocorpo"? Certonon dice nulla di più; ma qui l’apostolousando piùparoleha reso più chiaro ciò che prima aveva detto più brevemente ed inmodo più oscuro.

2. Agendo cosìegli ha voluto imitare Samueleil santo diDio. Come questi spiegò al popolo con la maggiore esattezza possibile le leggidi chi regna non perché accettasse un re ma perché lo rifiutasse (il suodiscorso sembrava un insegnamentoma in realtà mirava a distogliere il popoloda un desiderio inopportuno)così anche Paolo dibatte con maggiore continuitàe chiarezza la questione della tirannia del matrimonio nell'intento didistogliere da esso gli ascoltatori con le sue parole. Dopo aver detto "lamoglie non è padrona del proprio corpo"aggiunge "Non negatevi l'unoall'altro se non quando siete d'accordoin modo che possiate attendere aldigiuno ed alle preghiere". Vedi come conduce alla pratica della continenzale persone sposatesenza destare sospetti e senza rendersi molesto? All’iniziosi limitò a lodare la continenzadicendo: "E' bene per l'uomo non toccarela donna". Orainveceaggiunge un'esortazione: "Non negatevi l'unoall'altrose non quando siete d'accordo". Tale discorso è più gentileerivela il pensiero del maestroche non accampa pretese con veemenzasoprattutto quando il mettere in pratica i suoi consigli richiede una grandebontà. Egli non cerca di consolare l'ascoltatore soltanto così: trattato conpoche parole l'aspetto più austeroprima ancora che l'ascoltatore si addoloripassa all'aspetto più piacevole e vi si sofferma più a lungo.

XXX. Come mai Paolopur ritenendo il matrimonio una cosa pregevoleraccomanda a chi digiuna di astenersi dai rapporti coniugali

1. Vale la pena di esaminare come mai"se il matrimonioè una cosa pregevole e se il letto coniugale è esente da contaminazione"Paolo non consente il rapporto coniugale nel periodo del digiuno e dellapreghiera. Sarebbe del tutto assurdo che mentre gli Ebrei - nei quali tutti ibisogni corporei sono profondamente impressie che hanno il permesso di averedue moglidi ripudiarle e di sposarne altre al loro posto - si preoccupanodella continenza fino al punto di astenersi dal rapporto legittimo non per ungiorno o due soltanto ma per più giorni quando devono ascoltare la parola diDionoi invece - che godiamo di una grazia così grandeche abbiamo ricevutolo spiritoche siamo morti e siamo stati sepolti assieme a Cristoche siamostati ritenuti degni di essere figli adottivi di Dioche siamo stati elevati aduna dignità così grande e che abbiamo goduto di tanti e così grandi beni -non dobbiamo avere neppure la stessa preoccupazione di quei piccoli.

2. Se qualcuno poi insistesse a ricercare il motivo per cuiMosè proibì agli Ebrei questi rapportidirei cheanche se il matrimonio èuna cosa pregevolepuò soltanto giungere a non contaminare chi ne fa uso;mettere in mostra i santirientra però non nelle sue possibilitàma inquelle della verginità. Mosè e Paolo non sono stati i soli a dare taliprecetti: ascolta le parole di Ioel: "Santificate il digiunoannunziate laguarigioneradunate l'assembleafate venire gli anziani". Ma cerchi forseil passo in cui ha ordinato di tenersi lontani dalle mogli? "Lo sposo escadal suo letto e la sposa esca dalla sua camera nuziale". Quest’ordine vaal di là di quello di Mosè. Se lo sposo e la sposain cui il desiderio è alculminein cui la giovinezza è piena di vigorein cui il desiderio èindomabilenon devono avere rapporti nel periodo del digiuno e della preghieranon devono comportarsi così a maggior ragione gli altriche non sonosottoposti ad una costrizione così grave? Chi vuol pregare e digiunare nel modogiusto deve eliminare ogni desiderio terrenoogni pensiero ed ogni motivo didispersionee presentarsi a Dio dopo essersi ben raccolto in sé sotto ognirispetto. Il digiuno è bello perché recide le preoccupazioni dell’animaperché allontana la pigrizia che circonda la menteperché fa sì che ilpensiero si raccolga tutto in se stesso. Alludendo a tutto questoPaolo vietail rapporto e fa uso di parole ben appropriate. Non dice infatti "Perchénon veniate contaminati"ma "perché possiate attendere al digiuno edalla preghiera"come se il rapporto con la propria moglie fosse causa nond'impuritàma di una perdita di tempo.

XXXI. Paolo era obbligato a vietare i rapporti a coloro che intendevanoattendere alla preghiera

Se anche oranonostante la grande sicurezza di cui godiamoil diavolo cerca di ostacolarci nel momento della preghieraammesso che troviun’arsura dissoluta e rammollita dalla passione per una donnache cosa non ècapace di farequando svia in un senso o nell’altro gli occhi del pensiero?Per non metterci in condizione di subire questa sorte e di offendere Dio con unapreghiera così inutile proprio quando cerchiamo di rendercelo propizioegli ciordina di astenerci dai rapporti.

XXXII. Quando preghiamo con negligenza non solo non ci propiziamo Dioma l’irritiamo

1. Se coloro che avvicinano i re - ma perché parlare dei re?basta pensare ai più bassi magistrati; se gli schiavi che avvicinano i padronio perché hanno subito un torto da altrio perché hanno bisogno di un favoreo perché cercano di mitigare l'ira che si è levata contro di loroincontranoquesti potenti solo dopo avere concentrato su di loro tutti i loro sguardi ed iloro pensieried alla minima negligenza non solo non ottengono ciò di cuihanno bisognoma ricevono in aggiunta una punizione e vengono cacciati via; secoloro che cercano di fermare l'ira degli uomini stanno così attentiqualipene non dobbiamo soffrire noi miseriquando ci accostiamo con tanta negligenzaa Dioil padrone universalee ci rendiamo meritevoli di una collera tanto piùgrande? Né il servo né il suddito irritano tanto il padrone o il re quanto noiirritiamo Dio ogni giorno.

2. Alludendo a questoCristo chiama "cento denari"i peccati verso il prossimo e "diecimila talenti" i peccati verso Dio.Poiché dunque ci accostiamo alla preghiera per spegnere la sua ira e perriconciliarci con colui che combattiamo ogni giornoa ragione l’apostolocerca di tenerci lontani dal piacerecome se dicesse: "O miei dilettièdell'anima che si parla; corriamo i più gravi pericoli: dobbiamo tremareaverepaura e mostrarci contriti; ci accostiamo ad un padrone terribileche abbiamomolto offeso e che ha da muoverci gravi accuse per gravi mancanze. Non è ilmomento delle carezze e dei piacerima delle lacrimedegli amari lamentidelle prostrazionidelle confessioni scrupolosedelle suppliche ferventidelle preghiere assidue. Sarà già una buona cosa se potremo mitigare la suaira accostandoci a lui con tanto riguardonon perché nostro Signore siainsensibile o crudele - al contrarioè assai mite e pieno di amore per gliuomini - ma perché l’enormità dei nostri peccati non permette neanche a chiè così buonoben disposto e misericordioso di perdonarci tanto presto. Perquesto egli dice: "In modo che possiate attendere al digiuno ed allapreghiera". Che cosa c'è di più amaro di questa schiavitù? "Vuoi -ci chiede - progredire verso la virtùvolare verso il cielotogliere lasporcizia dalla tua anima insistendo senza interruzione nei digiuni e nellepreghiere? ". Ma se la moglie non vuole acconsentire a questo tuo progettodevi rimanere schiavo della sua sensualità. Per questo all’inizio l'apostolodisse: "E' bene per l'uomo non toccare la donna"; e per questo idiscepoli dissero al Signore: "Se questa è la condizione dell'uomo quandosta con la moglienon conviene sposarsi". Pronunciarono tali paroleperché pensarono agl’inconvenienti che necessariamente si verificano nell'unoo nell'altro casoe perché furono messi in imbarazzo da tali riflessioni.

XXXIII. Quando si parla due volte dello stesso argomento si imita Cristo

Anche Paolo tratta continuamente lo stesso tema per indurre iCorinzi a fare questa riflessione. "Ognuno abbia la propria moglieilmarito dia alla moglie l’affetto dovutola moglie non è padrona del propriocorponon negatevi l'uno all’altrotornate a stare insieme". Questibeati ascoltatori non rimasero colpiti dalle sue prime parole; solo dopo averlesentite una seconda voltasi resero conto dell'obbligo contenuto in quelcomandamento. Anche Cristoquando si sedette sul monteparlò di questo etornò a parlarne dopo avere toccato molti altri argomenti; in tal modopotécondurre i suoi ascoltatori all'amore per la continenza. Le stesse cose ripetutecontinuamente hanno maggiore efficacia. Il discepolo quindiimitando anche inquesto il maestroparla continuamente delle stesse cosee non dà il permessodi sposarsi senza dire altroma ne spiega il motivo: "a causa dellafornicazionedelle tentazioni sataniche e dell'incontinenza"; cosìsenzadestare sospettimentre parla del matrimonio tesse l'elogio della verginità.

XXXIV. La verginità è ammirevolee degna di molte corone

1. Se Paolo ha paura di separare per molto tempo coloro chevivono nel matrimonionel timore che il diavolo trovi il modo d'introdursidiquante corone non sono degne le donne che non hanno bisogno di questaconsolazione neanche all’inizioe che rimangono invitte fino alla fine?Eppure il diavolo non ricorre ad uguali mezzi contro queste due categorie dipersone. A mio avvisoegli non molesta le persone sposatesapendo bene chehanno a portata di mano un rifugio: se si accorgono di essere oggetto di unattacco più fortequest'ultime possono subito rifugiarsi nel portogiacchéil beato Paolo non permette loro di spingersi troppo lontano nella navigazionema le esorta a tornare indietro se sono stancheinvitandole a stare di nuovoinsieme. La vergine è invece costretta a restare sempre in alto maree anavigare su di un oceano senza porti; anche se si leva una tempesta piùviolentanon può fare ondeggiare la sua nave e concedersi un riposo.

2. I pirati non attaccano i naviganti quando si trovanovicini ad una cittàad una rada o ad un porto: sarebbe un rischio vano. Seinvece riescono ad intercettare la nave in alto mareincoraggiati nella loroaudacia dalla mancanza di aiutotutto muovono e sconvolgonoe non desistonofinché non fanno affondare i naviganti o non subiscono essi stessi questasorte. Allo stesso modo il terribile tentatore suscita contro la vergine unagrande tempestaun violento uragano ed enormiirresistibili ondatetuttosconvolgendoin modo da sommergere la nave con la sua violenza ed impetuosità.Ha sentito dire infatti che la vergine non può "tornare a stareinsieme" ma è obbligata a lottare e a combattere sempre contro gli spiritidel malefinché non approda nel porto veramente tranquillo.

3. Paolo chiude la vergine fuori delle mura come se fosse unsoldato valorosoe non permette che le si aprano le porteanche se il nemicosi accanisce molto contro di leianche se diventa più violento perché l’avversarionon può godere di nessuna tregua. Non solo il diavoloma anche il pungolo deldesiderio molesta maggiormente i non sposati. E questo è chiaro a tutti. Noinon diveniamo facilmente preda del desiderio di quelle cose di cui possiamogoderegiacché la sicurezza consente all’anima di starsene tranquilla. Ce lotestimonia un proverbiopopolare ma pur sempre vero: ciò di cui si dispone -esso dice - non suscita violenti desideri. Se però ci viene vietato l'uso diciò di cui eravamo padroni da temposi produce l’effetto contrarioe ciòche prima disprezzavamoquando sfugge al nostro potere risveglia un desideriopiù violento.

4. Questa è la prima ragione per cui gli sposati godono diuna più grande serenità; la seconda è dovuta al fatto che la fiammaanche secerca di alzarsiè subito soffocata dall’unione che sopravviene. La vergineinvecenon sapendo come spegnere il fuocolo vede allungarsi ed alzarsie nonriuscendo ad estinguerlo si preoccupa unicamente di combatterlo per nonlasciarsi bruciare. C'è forse qualcosa di più paradossale del fatto che essasopporti dentro di sé tutto il peso del fuoco e non si bruci? O del fatto checovi la fiamma nelle parti più riposte della sua anima e che conservi ilpensiero intatto? Nessuno le permette di liberarsi di questi carboni gettandolifuorie lei si vede costretta a sopportare nella sua anima ciò che l'autoredei proverbi considera impossibile se riferito ai colpi. Che cosa dice costui?"Potrà qualcuno camminare sui carboni ardenti senza bruciarsi ipiedi?". Ma guarda: la vergine vi camminae sopporta il tormento."Qualcuno metterà il fuoco nel senoe non si brucerà le vesti"?. Lavergine ha un fuoco rabbioso e rimbombante non nelle vesti ma dentro di séeppure sopporta la fiamma e la ripara.

5. Dimmiqualcuno oserà ancora paragonare il matrimonioalla verginità? Oserà ancora guardarlo in faccia? Non lo permette il beatoPaoloche ha posto una grande distanza tra le due cose. "La donna vergine- dice - si preoccupa delle cose del Signorequella sposata delle cose delmondo". Ascolta come rimprovera le persone sposatedopo averle ricongiunteed avere concesso loro questo favore: "Tornate a stare insieme - dice loro- perché Satana non vi tenti". Allo scopo di dimostrare che tutto nondipende tanto dalla tentazione quanto dalla nostra debolezzaegli adduce ilmotivo principale con le parole: "A causa della vostra intemperanza".

6. Chi non arrossirebbesentendo queste parole? chi noncercherebbe di sfuggire alla taccia d’intemperanza? Quest'esortazione nonriguarda tuttima quelli che cadono troppo in basso. "Se sei così schiavodei piaceri - dice Paolo -se sei così molle da disperderti sempre nell’accoppiamentoe da desiderarlosta' pure con tua moglie". Dando questo permesso egli nonapprova né lodama deride e condanna. Se non avesse voluto colpire veramentel'anima delle persone libidinosenon avrebbe usato la parola"intemperanza"che è così espressiva e così pregna di rimprovero.Perché non ha detto "A causa della vostra debolezza"? Perché conquest'ultima frase avrebbe mostrato piuttosto di perdonarementre usando parola"intemperanza" ha voluto far rilevare l'enormità del lororilassamento. E' dunque proprio dell'intemperanza il non potersi tenere lontanidalla fornicazionese non si sta sempre attaccati alla moglie e non si godedell'unione coniugale.

7. Che cosa potrebbero dire ora coloro che ritengonosuperflua la verginità? Mentre quest’ultima merita lodi tanto più grandiquanto maggiore è il suo impegnoil matrimonio inveceproprio quando lo siusa a sazietàviene a perdere ogni merito. "Quello che io dico - affermaPaolo - è una concessionenon un ordine". Dove c'è la concessionenonc'è posto per la lode. Ma anche quando parla delle verginiegli dice:"Non ho un ordine del Signorema esprimo un parere". Ha forse volutorespingere la verginità? Niente affatto. Nel caso della vergine esprime unparerenell’altro caso invece fa una concessione. In nessuno dei due casi dàun ordinema non per lo stesso motivo: nel caso del matrimonioonde evitareche qualcuno che voglia liberarsi dell'intemperanza riceva un divieto perchévincolato dall’obbligo di un comandamento; nel caso delle verginiper evitareche qualcunonon riuscendo ad elevarsi fino alla verginitàvenga condannatocome trasgressore di un precetto. "Non comando di restare vergini - eglidice - perché temo la difficoltà dell'impresa. Non comando di avere continuirapporti con la moglieperché non voglio legittimare l'intemperanza. Ho detto"state insieme" perché voglio impedirvi di precipitarenon perchévoglio ostacolare il desiderio di salire in alto".

8. Paolo non vuole dunque in primo luogo che si abbianosempre rapporti con la moglie: è stata l’intemperanza dei pigri a prescriverequesto. Se vuoi sapere qual è il desiderio di Paoloascolta: "Voglio -egli dice - che tutti siano come me"vale a dire continenti. Se vuoi chetutti siano continentivuoi che nessuno si sposi. "Non per questo peròvieto il matrimonio a chi lo desidera né accusoma faccio voti e desidero chetutti siano come me; d'altra partepermetto il matrimonio a causa dellafornicazione. Per questo all’inizio dissi: "è bene per l’uomo nontoccare la donna".

XXXV. Era necessario che Paolo s'indicasse come esempio di continenza

1. Perché mai Paolo parla qui di sé dicendo "voglioche tutti gli uomini siano come me"? Non certo per esaltarsi: egli eracolui chepur essendosi distinto tra gli apostoli nella fatica dellapredicazionesi riteneva indegno perfino di essere chiamato apostolo. Dopoavere detto infatti "Sono il più piccolo degli apostoli"nel timoredi avere pronunziato una parola che oltrepassava i suoi meritisi ripresesubito aggiungendo: "Non sono degno di essere chiamato apostolo". Comemai allora qui si aggiunge come esempio alla sua esortazione? Non l'ha fattosenza motivo o a casoma perché sapeva bene che i discepoli si lascianocondurre all'imitazione delle cose belle soprattutto quando ricevono l'esempiodai maestri. Come colui che è saggio solo nelle parole e non nelle opere non èdi grande aiuto all'ascoltatorecosì colui che è in grado di mostrare diavere messo in pratica i consigli che dà riesce a trascinare meglio l’uditorio.InoltrePaolo si mostra libero dall'invidia e dall'orgoglio: vuole che i suoidiscepoli siamo partecipi di questo privilegionon cerca di avere nulla in piùdi loro e desidera che essi l'eguaglino in tutto.

2. Devo ricordare anche il terzo motivo. Di che cosa sitratta? La cosa sembrava difficilee non alla portata dei più. Nell'intento dimostrare che era invece molto facileegli cita come esempio colui che l'avevarealizzataperché i discepoli non credessero che costasse molta fatica eperchéguardando la loro guidapotessero anch'essi incamminarsi fiduciosi perla stessa strada. Così si comporta anche in un'altra occasione. Parlando aiGalatie cercando di dissipare la paura che avevano della leggee che lifaceva ricadere nelle vecchie usanze e li costringeva ad osservare molti di queiprecettiche cosa dice? "Diventate come meperché anch'io sono comevoi". Ciò che vuol dire è questo: "Non potete affermare che ioconvertitomi ora dal paganesimo senza conoscere la paura prodotta dallatrasgressione della leggevi voglio insegnare impunemente tutte queste cose.Anch'io sono stato una volta asservito a questa schiavitù come voi: misottomettevo alle prescrizioni della leggene osservavo i precettima unavolta illuminato dalla grazia ho trasferito tutto me stesso a quest'ultimaabbandonando la prima. Questo non rappresenta più una trasgressione "se cisottomettiamo ad un altro uomo": di conseguenzanessuno di voi può direche io agisco in un modo ed esorto in un altroné chebadando alla miasicurezzavi caccio in un pericolo. Se la cosa fosse stata pericolosanonavrei tradito me stesso trascurando la mia salvezza". Come in quest'altrocaso dissipò la loro paura citandosi come esempiocosì anche nel nostromettendosi in mezzointende eliminare la loro angoscia.

XXXVI. L'apostolo chiama "grazia" la verginità perché vuoleessere umile

1. "Ma ciascuno — dice Paolo — ha la propria graziachi in un modochi in un altro. Osserva come i tratti caratteristicidell'umiltà dell'apostolo non svaniscano maima risplendano sempre in mododistinto. Egli chiama grazia di Dio la propria azione virtuosaed attribuisceal Signore tutto il frutto delle sue grandi fatiche. Ma perché ci si dovrebbemeravigliare se si comporta così a proposito della continenzaquando assume lostesso atteggiamento nei riguardi della predicazioneper la quale sopportòinfinite fatichetormenti continuisofferenze indicibilied andò incontro aquotidiani pericoli di morte? Che cosa dice in proposito? "Mi sonoaffaticato più di tutti loro: non io peròma la grazia di Dio che è inme". Non attribuisce una parte del merito a sé ed un'altra a Dioma farisalire tutto a Dio. E' proprio di un buon servo credere che nulla gliappartenga e che tutto sia del padrone [e ritenere che nulla sia suo ma tuttodel Signore].

2. Paolo si comporta così anche altrove. Dopo avere detto"Riceviamo dei favori differentisecondo la grazia che ci è stataconcessa "un poco più avanti annovera tra questi favori le caricheleopere di misericordia e le elargizioni. A tutti è chiaro che queste cose sonoazioni virtuosee non favori. Ho voluto ricordarloperché quando gli sentidire "Ognuno ha la propria grazia" tu non ti scoraggi e non dica a testesso: "La cosa non richiede il mio impegnose Paolo l’ha chiamatagrazia". Egli parla così per umiltànon perché voglia annoverare latemperanza tra le grazie. Non era infatti sua intenzione contraddire in tal modose stesso e Cristo; Cristo aveva detto: "Ci sono degli eunuchi che si sonoresi eunuchi per il regno dei cieli"ed aveva aggiunto: "Chi è ingrado d'intendereintenda"; ed egli stesso aveva condannato le donne chedopo avere scelto la vedovanza non avevano voluto tener fede a questo proposito.Se si tratta di una graziaperché le minacci dicendo "Vengono giudicateperché hanno rinnegato la fede primitiva"? Cristo non ha mai punito coloroche non avevano la graziama ha condannato sempre coloro che non davano provadi una vita retta: le cose che soprattutto cercavaerano la perfetta condottadi vita e le azioni irreprensibili. La distribuzione delle grazie non dipendedalla scelta di chi le ricevema dal giudizio di chi le offre. Per questoCristo non loda mai gli autori dei miracolie toglie ai discepoli che se nevantano questa soddisfazionedicendo: "Non rallegratevi perché i demonivi ubbidiscono". Coloro che vengono sempre considerati beati sono gliumilii mitii puri di cuorei pacificicoloro che hanno tutte questequalità ed altre simili.

3. Lo stesso Paoloenumerando i propri atti virtuosiricorda tra essi anche la continenza. Dopo aver detto "Nella grandeperseveranzanei tormentinelle necessitànelle persecuzioninelleoppressioninei colpinelle prigionienelle sofferenzenei tumultinelleveglienei digiuni. aggiunge: "nella purezza": non l'avrebbe fattose si fosse trattato di una grazia. Egli deride coloro che non la possiedonochiamandoli intemperanti Perché colui che non dà in sposa la propria figliavergine si comporta meglio? Perché la vedova che resta tale è più felice?Come ho detto primale beatitudini ed i castighi dipendono non dai miracolimadalle opere. Perché mai Paolo dovrebbe insistere ancora sulle stesseraccomandazioni se la cosa non ci riguardasse ed oltre all'intervento di Dio nonfosse necessario il nostro impegno? Dopo aver detto "Voglio che tutti gliuomini siano come me"vale a dire continentiaggiunge: "Dico aicelibi ed alle vedove che è meglio restare come me". Di nuovoe per lostesso motivosi cita come esempio: a suo parerei suoi ascoltatoriavendo unesempio così vicino e direttoavrebbero affrontato con più impegno le fatichedella verginità. Non meravigliarti sedopo aver detto prima "Voglio chetutti siano come me"e dopo avere aggiunto qui "E' bene per lororestare come me"non ne spiega affatto il motivo. Non fa questo pervanagloriama perché pensa che sia sufficiente la sua convinzione personalecon la quale realizzò questa virtù.

XXXVII. Nelle seconde nozze accadono molte cose spiacevoli

1. Chi vuole ascoltare anche dei ragionamentiesamini inprimo luogo l'opinione comunee poi ciò che si verifica in tali frangenti.Anche se i legislatori non puniscono le seconde nozze ma le consentono e leautorizzanomolte personesia in privato che in pubblicone parlano spessomaledileggiandolebiasimandole e rifiutandole. Tutti respingono coloro che lecontraggono come se fosseroper così diredegli spergiuri; nessuno se lasente di farseli amicio di stringere accordi con loroo di concedere loro labenché minima fiducia. Le persone infattiquando vedono che costoro scaccianodalla loro mente con tanta disinvoltura il ricordo di una familiaritàdi unamoredi un’intimitàdi una vita comunesono vittime di una sorta diparalisi; non possono avvicinarli con animo del tutto sinceroperché liconsiderano volubili ed instabilie li allontanano non solo per questi motivima anche per le cose spiacevoli che si verificano.

2. Dimmi: che cosa c'è di più spiacevole del fatto che aimolti gemitiai lamentialle lacrimeai capelli in disordinealle vestineresubentrino improvvisamente gli applausile camere nuzialie delleagitazioni opposte alle precedenticome se degli attori recitassero sulla scenae diventassero ora l'unoora l'altro personaggio? Sulla scenasi può vederelo stesso attore nelle vesti ora di un reora del più povero degli uomini; nelnostro casocolui che prima si rotolava vicino alla tombadiventaimprovvisamente sposo; colui che si strappava i capelliporta di nuovo sullostesso capo la corona; colui che era abbattuto e cupoche spesso pronunziavapiangendo molti elogi della sposa defunta di fronte a coloro che cercavano diconsolarloche diceva che la vita gli era divenuta impossibileche s'irritavacontro chi cercava di distoglierlo dai suoi lamentispessoproprio nel mezzodel suo luttosi abbellisce e si adorna di nuovosorride alle stesse personecon gli stessi occhi con cui prima piangevasi mostra affabile ed accoglietutti con la stessa bocca con cui prima pronunciava degli scongiuri controtutto.

3. Ma la cosa più pietosa è la guerra condotta contro ifigliprovocata dalla leonessa che abita assieme alle figlie: tale veste assumesempre la matrigna. Da lei si originano i disordini ed i litigi quotidianiel'animosità strana ed insolita contro la defunta che non le dà alcun fastidio.I vivi colpiscono con l'invidia e ne sono colpitima con i morti anche i nemicisi rappacificano. Ciò non avviene però in questo caso: la polvere e la ceneresono oggetto d’invidiala sepolta è bersaglio di un odio indicibilecoleiche è divenuta terra riceve biasimimotteggi ed accuse; un'inimiciziaimplacabile si accende contro colei che non ha fatto alcun male. Che cosa c'èdi peggiore o di piú crudele di questa follia? La nuova sposache non haricevuto alcun torto dalla defunta — ma perché usare quest'espressione? Lanuova sposache trae profitto dalle sue fatiche e che gode dei suoi beninoncessa di combattere contro la sua ombra; ogni giorno colpisce con infinitimotteggi colei che spesso non ha neppure vistosi vendica di colei che non èpiúfacendo del male ai suoi figlie spessoquando non riesce nel suointentoaizza il marito contro di loro. Eppuregli uomini trovano tutto questofacile e sopportabilepur di non essere costretti a sottomettersi alla tiranniadella concupiscenza.

4. La vergineal contrarionon prova le vertigini di frontea questo combattimentoe non fugge lo scontro che sembra cosí insostenibile aipiúmagrazie alla sua nobiltà d'animorimane ferma ed accetta la battagliavoluta dalla natura. Come la si può ammirare secondo i suoi meriti? Mentreinfatti gli altri per non bruciare hanno bisogno di nuove nozzeleiche non siè sposata neanche una voltaresta sempre santa ed incolume. Per questo motivoed ancora di piú perché pensava ai premi riservati nei cieli alla vedovanzacolui che fa parlare Cristo in sé disse: "E' bene per loro se rimangonocome me". Non hai avuto la forza di salire fino alla cima piú alta?Raggiungi almeno quella che si trova subito dopo di essa: la vergine ti siasuperiore solo in questonel non essersi lasciata vincere dal desiderio neancheuna volta; nel tuo casoinvecela concupiscenzadopo averti vinto in un primotemponon è riuscita a tenerti sempre in suo potere. Tu hai vinto dopo unasconfittalei gode di una vittoria che non conosce sconfitte: solo all'inizioti superamentre alla fine ti è pari.

XXXVIII. Perchè Paolo consola tanto le persone sposatementre non concedetregua alle fatiche della vergine

1. Come mai dunque Paolo consola le persone sposate fino alpunto da non farle separare se una delle due non vuolee da non prolungare ildistacco avvenuto di comune accordo? Inoltrese voglionoconcede un secondomatrimonioperché non brucino. Verso le persone verginiinvecenon si mostraaffatto cosí indulgente: mentredopo un breve intervallolascia di nuovolibere le persone sposatealla vergine che non ha un attimo di respiro e checombatte continuamenteingiunge di stare sempre al suo posto e di farsibersagliare dai desiderisenza concederle neanche una piccola pausa. Perchémai non ha detto anche a proposito di lei: "Se non è continentesisposi"? Perché neanche all'atleta si potrebbe diredopo che ha gettatovia la vesteche si è untoche è entrato nell'arena e che si è cosparso dipolvere: "Ritirati e fuggi via dall'avversario"; al contrariononpuò non verificarsi una di queste due eventualità: l'atleta se ne andrà o conla corona della vittoriao pieno di vergognadopo essere caduto. Nel ginnasioe nella palestraquando si esercita con altri che conosce benequando affrontagli amici come se fossero avversaril'atleta è padrone d'impegnarsi o no;quando è invece iscritto alla garaquando la folla si raduna nel teatroquando l'arbitro è presentequando gli spettatori sono seduti e l'avversariogli si trova di frontela legge della gara non gli lascia scelta.

2. Anche per la vergineprima che decida se sposarsi o noil matrimonio non presenta alcun pericolo. Ma dopo che ha preso la decisione esi è iscrittaallora fa il suo ingresso nello stadio. Quando il teatro èaffollatoquando gli angeli la guardano dall'altoquando Cristo fa da arbitroquando il diavolo s'infuriadigrigna i dentiè stretto nella lotta ed èafferrato alla vitachi oserebbe farsi avanti e dirle: "Fuggi via dalnemicorinunzia alle tue fatichelascia la presanon abbattere l'avversarionon fargli lo sgambettoe lasciagli la vittoria"?

3. Ma perché parlare delle vergim? Neanche alle vedovequalcuno oserebbe fare tale discorsoma pronuncerebbe al loro indirizzo questeterribili parole: "Se mettono da parte Cristo e vogliono sposarsisarannogiudicateperché sono venute meno al primo impegno". EppurePaolo stessodice: "Dico ai non sposati ed alle vedove che è megho se rimangono comeme; se però non riescono ad essere continentisi sposino". E ancora:"Se suo marito muoreè libera di sposare chi vuolepurché lo faccia nelSignore".

XXXIX. A quali vedove ed a quali vergini Paolo permette di sposarsi

1. Come mai danque Paolo condanna colei che lascia liberaegiudica illegittimo il matrimonio che dice "essere nel Signore"? Nontemere: non si tratta dello stesso matrimonioma di due matrimoni diversi.Comequando dice "Se la vergine si sposanon pecca"intende parlarenon di colei che ha rinunziato al matrimonio (è evidente a tutti che costeicommette un peccatoed un peccato intollerabile)ma di colei chenon ancorasposatanon ha preso ancora nessuma decisione in meritoma resta indecisa trale due soluzionicosíper quanto riguarda la vedovanel secondo caso intendeparlare di quella chenon avendo piú il maritonon è ancora legata alladecisione presa liberamente e che è ancora libera di scegliere l'una o l'altrasoluzionementre nel primo caso si riferisce a quella che non è piú padronadi stare con un altro sposoe che si è impegnata nelle lotte della continenza.

2. La vedovase non ha ancora accettato di rimanere talepuò infattipur essendo vedovanon essere ammessa alla digmtà di questostato. Per questo Paolo dice: "Venga ammessa alla dignità di vedova coleiche ha non meno di sessant'anni e che è stata la moglie di un unico marito.Alla semplice vedova consentese vuoledi risposarsimentre condannaaspramente la vedova chedopo avere promesso a Dio di rimanere talepoi sirisposa calpestando il patto stretto con Dio. Non parla a quest'ultimama allaprima quando dice: "Se non sono continentisi sposino; è meglio sposarsiche bruciare". Non vedi che il matrimonio non è mai ammirato di per séma solo in rapporto alla fornicazionealle tentazioni ed all'incontinenza? Inprecedenza aveva impiegato questi termini; ora invecedopo averli fatti segnodi violenti rimproveriusa per la stessa cosa parole piú benevolechiamandolaincendio e fuoco.

3. Neanche qui però è riuscito a passare oltre senzarimproverare l'ascoltatore. Non ha detto infatti "Se subiscono violenze daparte dei desiderise vengono sconvoltise non possono". Non ha usatonessuna di queste espressioniche si addicono a chi soffre ed è degno diperdono. Che cosa ha detto invece? "Se non sono continenti"frase chesi riferisce a coloro che per pigrizia non vogliono impegnarsi: in tal modoegli fa vedere che costoropur potendo riuscirenon riescono perché nonvogliono faticare. Ciò nonostantenon li punisce né li condanna alla penamasi imita a non lodarli ed a mostrarsi severo solo con rimproveri verbali; nonricorda la procreazioneil motivo piú bello e piú nobile del matrimoniomasolo il fuocol'imtemperanzala fornicazione e le tentazioni satanicheconsentendo le nozze solo per evitare quei mali.

4. "E che importanza ha questo? — mi si potrebbeobiettare —. Finché il matrimonio tiene lontana la punizionesopporteremo dibuon grado ogni condanna ed ogni offesa: basta che ci sia consentito di goderedei piaceri e di soddisfare sempre i nostri desideri". E che cosasuccederebbeo carosenon potendo piú godere dei piacerici attirassimosolo il biasimo? "Come? — mi si direbbe — non si può goderedopo chePaolo ha detto "Se non sono continentisi sposino"?".

5. Ascolta però anche le parole che vengono dopo di queste.Hai sentito che è meglio sposarsi che bruciare; hai accolto di buon grado ilpiacerehai lodato la concessionehai ammirato la condiscendenzadell'apostolo; ma non fermarti a questo: accetta anche quello che viene dopogiacché l'una e l'altra prescrizione provengono dalla stessa persona. Che cosadice dunque dopo? "Agli sposati prescrivo — non ioma il Signore — chela moglie non si separi dal marito; se si separala moglie non si risposio siriconcili con il marito; ed il marito non ripudi la propria moglie.

XL. Aspra ed inevitabile è la schiavitú del matrimonio

1. Che cosa succede quando il marito è affabilementre lamoglie è cattivaincline al biasimociarlieraprodiga — malattiaquest'ultima che è comume a tutte le donne — e piena di molti vizi? Comefarà il poveretto a sopportare questo tormento quotidianoquest'orgoglio equest'impudenza? E che cosa succedese al contrario la moglie è modesta emitementre il marito è insolenteportato al disprezzoirascibile e gonfiodi orgoglio per le sue ricchezze e la sua potenzae tratta la consorte — chepure è libera — come una schiavasenza amarla piú delle ancelle? Come faràla sposa a sopportare tale costrizione e violenza? E che cosa succedese ilmarito non fa che allontanarlae continua a comportarsi cosí per tutta lavita? "Sopporta — dice l'apostolo — tutta questa schiavitú: sarailibera solo quando morirà; finché vividelle due l'una: o dovrai impegnartimolto per educarlo e renderlo miglioreoppurese questo è impossibiledovraisopportare nobilmente questa guerra implacabile e questa battaglia senzatregua".

2. Prima aveva detto: "Non separatevi se non di comuneaccordo". Quiingiunge alla sposa che si è separata di restare d'ora inpoi continente anche contro la sua volontà. Dice infatti: "Non si risposioppure si riconcili con il marito". Vedi com'è presa tra due fuochi? Odeve sopportare la violenza del desiderioose non vuole farloadulare chil'offende e consegnarsi a lui perché faccia di lei ciò che vuole: egli puòinfierire con le percossesommergerla di rimprovericonsegnarla al disprezzodei servi o fare altre simili cose.

3. Molti mezzi sanno escogitare i maritiquando voglionopunire le loro mogli. Se la sposa non sopporta tutto questodeve praticare unacontinenza sterile: dico sterile perché le manca il presupposto adattoinquanto è prodotta non dal desiderio di santitàma dall'ira verso il marito"Non si risposi — dice l'apostolo — o si riconcili con il marito"."Che cosa accadese non vuole piú riconciliarsi?" ci si potrebbechiedere. Hai un'altra soluzione ed un'altra via di uscita. Quale? Attendi lasua morte.

4. Come infatti la vergine non può mai sposarsi perché ilsuo sposo vive sempre ed è immortalecosí alla donna sposata è consentito dirisposarsi solo quando muore il marito. Se infattimentre vivepotesse passareda lui ad un altro uomoe poi da quest'ultimo ad un altro ancoraa che cosaservirebbe piú il matrimonio? In tal casogli uomini si prenderebbero gli unile mogli degli altri senza piú distinzionie tutti si unirebbero con tutte ledonne. E come non si deteriorerebbero i nostri rapporti con coloro che coabitanocon noise ora l'unoora l'altroora altri ancoraconvivessero con la stessadonna? Giustamente il Signore ha chiamato tale condotta adulterio.

XLI. Perché Dio consentì ai Giudei il ripudio

1. Come ha potuto dunque Dio permettere questo ai Giudei? E'chiaro che l’ha fatto a causa della durezza dei loro cuoriperché nonriempissero le loro case del sangue dei congiunti. Dimmicos'è meglioscacciare la sposa odiata o trucidarla in casa? Avrebbero fatto questose nonavessero avuto il permesso di scacciarla. Per questo è detto: "Se la odiripudiala". Quando invece parla con le persone piú miti e con quelle allequali non permette neppure di adirarsiche cosa dice l'apostolo? "Se siseparanon si risposi". Vedi la costrizionela schiavitú inevitabileillegame che stringe entrambi? Un vero e proprio legame è infatti il matrimonionon solo a causa del gran numero di preoccupazioni e di angustie quotidiamemaanche perché costringe i coniugi a sottostare l'uno all'altroin un modo piúsevero di quello usato con i servi.

2. E' detto: "Il marito abbia autorità sullamoglie". Ma quale guadagno ricava da tale signoria? Dio infattirendendoloa sua volta schiavo di colei che gli è sottopostaha escogitato un nuovo estrano scambio di schiavitú. Come i servi che hanno cercato di fuggirequandovengono legati dai padroni sia uno per uno che l'uno all'altro e fissati daentrambe le parti ai ceppi con una breve catenanon possono camminareliberamente perché l'uno è costretto a seguire l'altro; cosí anche le animedelle persone sposatepur avendo dei pensieri proprisubiscono la costrizionedovuta al legame che le stringe l'una all'altra: si tratta di una costrizionepiú pesante di qualsiasi catenaperché le soffocale priva entrambe di ognilibertànon dà mai il comando a nessuna delle dueed insegna ad entrambe lafacoltà di decidere. Dove sono coloro che sono pronti a sopportare tutte lecondanne pur di essere consolati dal piacere?

3. In effettiquando le liti e gli odi reciproci portano viamolto tempouna non piccola parte del piacere viene spesso annullata. Laschiavitú dovuta al fatto che l'uno è costretto a sopportare suo malgrado lacattiveria dell'altrobasta a gettare un’ombra su ogni godimento. Per questoquel beato apostolo cercò in un primo tempo di frenare con le esortazionil'impulso del desiderioricordando la fornicazionel'intemperanza ed il fuoco.Accortosi però che queste parole di rimprovero non avevano molta presa suipiúper distoglierli ricorse ad un argomento molto piú fortequello cheaveva fatto dire ai discepoli "Non conviene sposarsi": si tratta delfatto che nessuna delle persone sposate è piú padrona di sé. Egli nonl'introduce sotto forma di esortazionema dà ad esso la costrizione delprecetto e del comandamento. Mentre dipende da noi lo sposarsi o nonon dipendepiú da noi sopportare la schiavitú non volontariamentema nostro malgrado.

4. E perché mai? Perché quando all'inizio la scegliemmonon l'ignoravamoma conoscevamo bene le sue prescrizioni e le sue leggie cisottomettemmo spontaneamente al suo giogo. Dopo avere parlato di coloro checoabitano con mogli non credentiavere passato in rassegna minutamente tutte leleggi del matrimonioavere fatto un discorso su servi ed avere consolato questiultimi in misura sufficienteesortandoli a non degradare con lo stato dischiavitú la loro nobiltà spiritualePaolo passa quindi a parlare dellaverginità: già da tempo teneva dentro di sé queste parole e desideravaspargerle come semima solo ora le fa venire alla luce; neanche durante ildiscorso sul matrimonio era però riuscito a tacere del tutto.

5. Nella sua esortazione al matrimonio ne aveva infattiparlatosia pure in modo breve e frammentario: esercitate le orecchie edisposte bene le menti degli ascoltatori con quest'ottimo metodopreparò perle sue parole il migliore ingresso. Dopo avere rivolto un'esortazione ai servi— "siete stati comprati ad un certo prezzonon diventate schiavi degliuomini" -dopo avere ricordato i benefici del Signore; dopo avere cosíinnalzato ed elevato al cielo i pensieri di tuttipronunziò il discorso sullaverginità dicendo: "Per quanto riguarda le vergininon ho un ordine delSignorema esprimo un pareregiacché se sono credentelo devo alla suamisericordia". Eppurepur non avendo degli ordiniquando parlavi deicredenti sposati alle non credenti legiferavi con grande autorità eprescrivevi: "Agli altri parlo ionon il Signore: un fratello che ha unamoglie non credentese costei desidera vivere con luinon la scacci".

6. Perché allora non ti esprimi allo stesso modo a propositodelle vergini? Perché su quest’argomento Cristo ha chiaramente manifestato ilsuo volerevietando che la cosa assumesse la costrizione propria di un ordine.La frase "chi è in grado d'intendereintenda" lascia l'ascoltatorelibero di scegliere. Parlando della continenzal'apostolo dice: "Voglioche tutti gli uomini siano come me"vale a dire continenti. E ancora:"Dico ai non sposati ed alle vedove: è una buona cosa se rimangono comeme". Parlando invece della verginitànon si cita mai come esempioma siesprime con molta riservatezza e circospezioneperché egli stesso non erariuscito a realizzare questa virtú: "Non ho un'ordinedice.

7. Egli dà il suo consiglio solo dopo avere lasciata liberala scelta ed essersi conquistato il favore dell'ascoltatore. Poiché infatti laparola "verginità"non appena profferitafa subito pensare ad ungran numero di fatichenon dà subito inizio alla sua esortazionemapredispone prima il discepololasciandolo libero di vedere o no nelle sueparole un ordine e rendendo la sua anima docile e malleabile: solo dopo averfatto questo si spiega meglio. Hai sentito parlare di verginitàparola checomporta fatiche e sudori. Non temere: non hai a che fare con un ordinené conla costrizione di un comandamento; la verginità concede in cambio i propri benia coloro che l'abbracciano spontaneamentedi loro libera sceltamettendo sulloro capo una corona splendida e fiorentementre non punisce né forza controil suo volere chi la rifiuta e non la vuole avvicinare.

8. L'apostolo ha saputo eliminare dal suo discorso ogniaspetto sgradevole e renderlo piacevole non solo cosíma anche dicendo che nonera luima Cristoa concedere questo favore. Non ha detto infatti: per quantoriguarda le vergini non comandoma "non ho un comando". E' come seavesse detto: se avessi rivolto quest’esortazione mosso dai miei pensieriumaninon avrei meritato alcuna fiducia; ma poiché essa corrisponde ai voleridi Dioil pegno della fiducia è sicuro. Sono privo della facolta di dare unsimile ordinema se volete ascoltare uno che come voi è schiavo di Cristoricordatevi che "esprimo un parerecome un uomo che deve alla misericordiadel Signore la sua fede in lui".

9. E' giusto ammirarein questo contestola grande abilitàed intelligenza del beato apostolo: preso tra due esigenze contrarieraccomandare la sua persona in modo che il suo consiglio trovasse una buonaaccoglienza e non vantarsi troppo giacché non aveva saputo raggiungere questavirtúriuscí subito in entrambi gl’intenti. Dicendo "Come un uomo chedeve alla misericordia del Signore"raccomanda in un certo senso sestesso; d'altra partenon mettendosi troppo in luce nel momento in cui agiscecosísi umilia e si abbassa.

XLII. Dell'umiltà di Paolo

1. Egli non ha detto infatti: esprimo un parere perché mi èstato affidato il messaggio evangelicoperché sono stato ritenuto degno diessere il predicatore dei popoliperché sono stato incaricato di dirigerviperché sono il vostro maestro e la vostra guida. Che cosa dice invece?"Perché devo alla misericordia del Signore la mia fede in lui": intal modoadduce un motivo meno importante. L'essere semplicemente un fedele èinfatti meno importante dell'essere il maestro dei fedeli. Ma anche ad un altromodo di umiliarsi egli ha pensato. A quale? Non ha detto: perché sono divenutoun fedele di Cristoma perché "devo alla misericordia del Signore la miafede". Non ritenere doni di Dio solo l'apostolatola predicazione el'insegnamento: anche la mia fede in lui viene dalla sua misericordia. Sonostato ritenuto degno della fede non perché ne fossi degnoma solo perché sonostato commiserato; e la misericordia è frutto della grazianon del merito.

2. Di conseguenzase Dio non fosse stato tantomisericordiosonon avrei potuto essere chiamato non solo "apostolo"ma neanche "fedele". Hai notato la buona disposizione d'animo delservitoree la contrizione del suo cuore? Non si attribuisce nulla in piúdegli altrie quello che ha in comune con i suoi discepoli derivaa suo direnon da lui stesso ma dalla misericordia e dalla grazia di Dio usando questeparolecome se volesse dire: non rifiutatevi di accogliere il mio consigliogiacché Dio non mi ha rifiutato la sua misericordia. Non rifiutateviancheperché si tratta di un parerenon di un ordine: dò un consiglionon unalegge. Nessuna legge ci proibisce di rivelare le cose utili che vengono in mentead ognuno di noispecie poi quando ciò avviene in seguito ad una richiestadegli ascoltatoricome nel vostro caso. "Penso — dice — che questa siauna buona cosa. Non vedi che il suo discorso si fa di nuovo umilee si priva diogni autorita? Avrebbe anche potuto dire: poiché il Signore non ha comandato laverginitàneanch'io la comando; visto che sono il vostro apostolomi limito aconsigliarla e vi esorto ad imitarla.

3. Piú avantiinfattirivolgendosi a lorodice: "Seper gli altri non sono l'apostololo sono però per voi". Quiinvecenondice nulla di tutto questoma usa le sue parole con molta circospezione: invecedi "consiglio" dice "esprimo un parere"invece di"come maestro" dice "perché devo alla misericordia del Signorela mia fede im lui". E come se tutto ciò non bastasse a rendere dimesso ilsuo discorsonel momento in cui comincia a dare i consigli ne diminuisce ancorpiú l'autoritàin quanto non si limita ad enunciarlima ne spiega il motivo."Penso che ciò sia una buona cosa — dice — a causa delle necessitàpresenti". Eppureparlando della continenzanon aveva detto"penso"né aveva fornito spiegazionima aveva detto soltanto"per loro è bene rimanere come me"; quiinvecedice: "Pensoche sia una buona cosaa causa delle necessità presenti". Dicendo questonon nutre dubbi sull'argomento — non sia mai! — ma intende rimettere tuttoal giudizio degli ascoltatori. Il consigliere non pronunzia il verdetto con lesue parolema lascia dipendere tutto dalla decisione dell'uditorio.

XLIII. Quali sono le necessità presenti di cui parla Paolo

Quali sono le necessità presenti di cui parla qui? I bisogninaturali? Niente affatto. Innanzituttose avesse voluto alludere a questiricordandoli avrebbe prodotto un effetto contrario alle sue intenzionigiacchéchi vuole sposarsi intende soddisfarli sempre. In secondo luogonon li avrebbechiamati "presenti"giacché sono stati piantati nel genere umano nonorama da molto tempo; e mentre prima erano molto forti ed indomabiliorainvecedopo la venuta del Signore e la crescita della virtúpossono esserevinti piú facilmente. Di conseguenzanon di essi parla l’apostoloma di unaltro bisognoche assume molte forme e molti aspetti. Di quale si tratta? Dellaperversione che regna nelle vicende della vita. Tale è la confusionetale èla tirannia esercitata dalle preoccupazionitale è il numero delledifficoltàche spesso chi si sposa è costretto anche suo malgrado acommettere peccati ed azioni cattive.

XLIV. E' piú facile raggiungere il regno dei cieli con la verginità che conil matrimonio

1. Anticamentein effettinon ci veniva proposto un cosìalto grado di virtú: potevamo difenderci dalle offeserispondere a chi cibiasimavapreoccuparci delle ricchezzeimpegnarci con un giuramentoapplicarela norma "occhio per occhio"odiare i nemici: non ci era proibito névivere nel lussoné adirarciné scacciare una moglie e prenderne un'altra.Non soloma la legge ci consentiva di avere due mogli nello stesso tempoemostrava una grande indulgenza sia in queste cose che in tutte le altre. Dopo lavenuta di Cristola strada si è fatta invece molto piú stretta: non solo èstata sottratta al nostro potere l'indescrivibileenorme licenza che regnava intutte le cose che ho enumeratoma dobbiamo anche tenerci in casa la mogliechespesso c'induce e ci costringe a peccare nostro malgrado; nel caso in cuivolessimo scacciarla saremmo infatti rei di adulterio.

2. Non solo per questo motivo ci è difficile raggiungere lavirtúma anche perchépur ammettendo che la donna che abita con noi abbia uncarattere sopportabileil gran numero di pensieri che ci circondacausato dalei e dai suoi figlinon ci lascia alzare lo sguardo verso il cielo neanche unmomento: a guisa di un turbinescuote da ogni parte la nostra anima e lasommerge. L'uomoanche se vuole condurre una vita senza rischi e quieta come unprivato cittadinoquando si vede intorno i figli e la moglie che ha bisogno dimolto danarosuo malgrado si tuffa nell'onda degli affari pubblici. Una voltacadutovinon si possono descrivere i peccati che è costretto a commettereadirandosiusando modi violentigiurandorimproverandocomportandosi daipocrita e compiendo molte azioni per compiacere o perché spinto dall'odio.Quando è sbattuto da tale tempesta e vuole diventare famosocome può evitaredi tirarsi addosso la grande sporcizia dei peccati? Se poi si considerano lefaccende domestichesi vede che il maritoa causa della moglieè sommersodalle stesse difficoltàe anche da altre maggiorigiacché deve preoccuparsidi tante cose di cui non avrebbe bisogno se fosse solo. Questo succede quando lamoglie è buona e mite. Se invece è cattivaodiosa ed insopportabilenon sipuò piú parlare di bisognima di supplizi e punizioni. Come potrà percorrerela strada che porta in cieloche richiede piedi liberi e leggeri ed un'animaagile e speditase su di lui incombe il peso di tante faccendese è legato aceppi cosí fortise è sempre trascinato verso il basso da tale catenarappresentata dalla malvagità della moglie?

XLV. Per coloro che escogitano delle difficoltà superfluenon c'è nessuna ricompensa

1. Ma qual è il saggio discorso che la gente comune fa perrispondere a tutte le difficoltà che abbiamo enumerato? Si dice: "Chirealizza la virtú pur tra così grandi costrizioninon merita forse un onoremaggiore?". "Per quale motivoo mio caro?". "Perchésposandosi si è sobbarcato ad una fatica piú forte". E chi l'ha costrettoa portare un tale carico? Sesposandosiavesse ubbidito ad un comandamento enon sposandosi avesse trasgredito la leggequesto discorso sarebbe accettabile.Ma sepur essendo libero di non sottoporsi al giogo del matrimoniopreferiscemettersi in mezzo a così gravi difficoltà senza esservi costretto da nessunoin modo da rendersi piú aspra la lotta per la virtútutto questo non riguardal'arbitro della gara. Quest'ultimoinfattiha comandato una cosa sola: dicondurre una guerra contro il diavolo fino al conseguimento della vittoria sullamalvagità. A lui non interessa affatto se questo fine viene raggiunto con ilmatrimoniocon i piaceri e con le molte preoccupazionioppure con l'ascesilamortificazione e la noncuranza per tutto il resto. Egli dice che il mezzo perottenere la vittoria e la strada che conduce al trofeo sono rappresentati daldistacco da tutte le cose mondane.

2. Poiché tupur avendo la mogliei figli e lepreoccupazioni che questi si trascinano dietrovuoi fare una campagna ecombattere per raggiungere gli stessi risultati conseguiti da coloro che non sitrovano impigliati in nessuna di queste cose e per conquistarti quindi una piúgrande ammirazioneforse ci tacceresti ora di presunzionese ti dicessimo chenon puoi arrivare alla loro vetta. Alla fine però il momento della premiazioneti farà capire che la sicurezza è di gran lunga preferibile alla vuotaambizionee che è meglio ubbidire a Cristo che alla vanità dei propripensieri. Cristo dice infatti che per raggiungere la virtu non basta che cistacchiamo dalle nostre cosese non odiamo noi stessi. Tu invecepur essendosporcato da essedici di poterle superare. Macome ho dettoin quel momentocapirai bene quale ostacolo rappresentino per la virtú la moglie e lepreoccupazioni relative.

XLVI. Come mai la Scrittura chiama la donna "aiuto dell'uomo" segli è di ostacolo nella vita perfetta

1. "Come mai dunque — si dirà — la Scrittura chiamaaiuto colei che è di ostacolo? E' detto infatti: facciamo un aiuto simile alui". Ed io ti chiederò: come può essere un aiuto colei che ha privatol'uomo di tanta sicurezzae che l’ha scacciato da quel meraviglioso soggiornonel paradisogettandolo nel tumulto della vita presente? Tutto ciò può farenon chi aiutama chi insidia. "La donna — è detto — è il principiodel peccatoed a causa sua noi tutti moriamo". Ed il beato Paolo dice:"Adamo non fu ingannato; fu la donna cheingannatacommise latrasgressione.

2. Come può dunque essere un aiuto colei che ha messo l'uomoin balia della morte? Come può essere un aiuto colei a causa della quale ifigli di Dioo per meglio dire tutti gli abitanti della terramorironosommersi assieme alle bestieagli uccelli ed a tutti gli altri animali? Nonsarebbe stata la donna la causa della perdizione del giusto Giobbese questinon fosse stato veramente uomo. Non fu la donna a provocare la rovina diSansone? Non fece la donna del suo meglioperché tutto il popolo Ebreo fosseiniziato al culto di Beelfegor e venisse trucidato per mano dei suoi fratelli? Echi piú di ogni altro consegnò al diavolo Acaabe prima di lui Salomonenonostante la sua grande sapienza e fama? Anche oranon inducono spesso ledonne i loro mariti ad offendere Dio? Non ha forse detto per questo il saggio"Qualsiasi cattiveria è piccolase paragonata alla cattiveria delladonna"?

3 "Come mai dunque — mi si chiede — Dio ha detto:"Facciamogli un aiuto simile a lui"? Dio non mente". Neanch'io lodico — non sia mai! la donna fu fatta a tale scopo e per questo motivomaalpari del suo compagnonon volle rimanere nella dignità che le era propria.L'uomo era stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza: "Facciamo —disse infatti Dio — l'uomo a nostra immagine e somiglianza"cosí comedisse "facciamogli un aiuto". Una volta creato però l'uomo persesubito entrambe queste prerogative. Non seppe conservare né l'immagine né lasomiglianza — e come avrebbe potutose si consegnò all'assurdo desideriosedivenne preda dell'ingannoe se non riuscí a vincere il piacere? L'immaginesuo malgradogli fu tolta per tutto il tempo successivo.

4. Dio lo privò di una non piccola parte del suo poteredelprivilegio cioè di essere temuto da tutti come un padrone: allo stesso modoilpadrone fa sì che il servo ingrato che l'ha offeso venga disprezzato daglialtri servi. All'inizioinfattil'uomo incuteva paura a tutti gli animali. Dioli aveva condotti tutti da luie nessuno osava fargli del male o insidiarloperché si vedeva risplendere in lui l'immagine regale. Ma dopo che oscurò conil suo peccato questo carattereDio lo privò del potere.

5. Il fatto che egli non comanda su tutti gli animali dellaterrama trema di fronte ad alcuni di essi e li temenon fa apparire falsal'affermazione di Dio "Comandino sugli animali della terra": lamutilazione del potere dipese non da chi l'aveva concessoma da chi l'avevaricevuto. Allo stesso modole insidie che le donne tendono agli uomini nonrendono vana la frase "Facciamogli un aiuto simile a lui". La donna fufatta a tale scopoma non vi restò fedele. A parte questosi può ancheobiettare che la donna dà il suo aiuto nel tipo di vita presenteper quantoriguarda la procreazione dei figli ed il desiderio fisico; ma quando questa vitaera fuori questione e non esistevano né la procreazione né il desiderioperché si parla di "aiuto" senza ragione? L'uomose nelle coseimportanti ricorre all'aiuto di colei che è capace di assisterlo solo in quelledi pochissimo conto si accorge che non solo non gli è utilema l'incatena conle sue preoccupazioni.

XLVII. Come può la donna essere di aiuto nelle cosespirituali

1. Mi si obietterà: "Come potremo allora rispondere aPaoloquando dice: "Come puoi sapereo donnase salverai tuomarito?" e quando dimostra che il suo aiuto è necessario nelle cosespirituali?". Io pure sono d'accordo. Non escludo affatto la donna dallacollaborazione nelle cose spirituali — non sia mai! Dico solo che vi riescequando non si occupa del matrimonio mapur rimanendo donna nella sua naturasieleva alla virtú degli uomini beati. Non quando si adornanon quando si dà aipiacerinon quando chiede al marito sempre piú danaronon quando è prodiga eportata a spendereè in grado di conquistarlo: al contrariopuò farlo soloquandoelevatasi al di sopra di tutte le cose contingentiimprime in sé ilcarattere della vita apostolica; quando fa mostra di una grande mitezzadi unagrande modestiadi un grande disprezzo per le ricchezze e di una granderassegnazione; quando dice: "Se abbiamo di che nutrirci e di che coprircici contentiamo"quando con il suo comportamento fa vedere di praticaretale filosofia edisprezzando la morte del corponon attribuisce nessun valorealla vita presente; quandosecondo il detto del profetaritiene la gloria diquesta vita un fiore di campo.

2. La moglieinfattinon è in grado di salvare il maritounendosi a lui nella sua qualita di sposama soltanto facendo mostra di unavita condotta secondo il vangelo; molte donne sono riuscite in quest'intentoanche al di fuori del matrimonio. Si racconta che Priscillaaccolto presso disé Apollogli fece da guida per tutta la strada della verità. Anche se oraquesto non è piú possibilele spose possono sempre mostrare lo stesso impegnoe raccogliere gli stessi frutti. Come ho detto primala sposa non trascina consé il marito per il fatto di essere sposagiacchè nessun marito che ha lamoglie credente rimarrebbe non credentese i rapporti coniugali e lacoabitazione realizzassero veramente questo. Ma ciò non si verifica affatto:solo il far mostra di una grande filosofia e di una grande pazienzail deriderele difficoltà del matrimonioe l'adozione continua di una tale condottagiovano alla salvezza del coniuge; se invece la sposa insiste nella ricerca deisuoi dirittinon solo non aiuta il maritoma lo danneggia. Per capire cheanche cosí si tratta di un'impresa molto difficiledevi ascoltare ciò chedice l'apostolo: "Come puoi sapereo donnase salverai tuo marito?".Siamo soliti far uso di questo tipo di domandaquando parliamo di eventiinverosimili.

3. Che cosa dice dopo? "Sei legato ad una donna? Noncercare di liberartene. Sei libero dal legame con una donna? Non cercarneuna". Vedi come passa di frequente da un argomento al suo opposto e comemescola bene le due esortazioni dopo un breve intervallo? Come nel discorso sulmatrimonio aveva speso alcune parole sulla continenza per risvegliarel'ascoltatorecosí anche qui pronunzia delle parole sul matrimonio per farloriposare. Comincia a parlare della verginitàma prima di dire qualcosa sul suoconto si rifugia subito nel discorso sul matrimonio. La frase "Non ho unordine" è di chi consente ed introduce il matrimonio. Dopo essere passatoalla verginità ed avere detto "Penso che sia una cosa buona"accortosi che la frequente ripetizione del suo nome disturbava molto le orecchiedelicatenon usa spesso questo termine: pur avendo fornito una ragione che dasola bastava ad incoraggiare le fatiche necessarie a realizzarla — si trattavadei bisogni presenti — non ha il coraggio di parlare di nuovo di"verginità". Che cosa dice invece? "E' bene per l'uomo restarecosí". Non procede nel suo discorsoma dopo averlo troncato prima chesembrasse troppo severospende di nuovo delle parole sul matrimonio dicendo:"Sei legato ad una donna? Non cercare di liberartene". Se questo nonfosse stato il suo scopose qui non avesse voluto incoraggiarenon avrebbeavuto alcun motivo di fare della filosofia sul matrimonio mentre dava deiconsigli sulla verginità. Ritorna quindi a parlare della verginitàma neancheora la chiama con il suo vero nome. Che cosa dice? "Sei libero dal legamecon una donna? Non cercarne una".

4. Ma non temere. Paolo non ha svelato tutto il suo pensieroné ha legiferato. Il discorso sul matrimonio ritorna subitodissipando itimori e dicendo "Se però ti sposinon pecchi". Non devi peròscoraggiarti: ti trascina di nuovo alla verginità. Questo è infatti propriol'intento delle sue parolelà dove ci fa sapere che chi si sposa devesopportare un forte tormento carnale. Come i medici più valenti e piú gentiliquando devono somministrare una medicina amara o fare un taglio o unacauterizzazione o qualcun'altra di queste cose non fanno tutto insieme ma adintervallie solo dopo avere fatto respirare un po' l'ammalato applicano quelloche c'è ancora da applicareallo stesso modo anche il beato Paolo non intessenel suo discorso i consigli sulla verginità tutti insiemesenz'interruzione econtinuamentema l'interrompe spesso parlando del matrimonio: nascondendo cosìla loro asprezzarende le sue parole piú piacevoli e piú accette. Questo èil motivo per cui il suo discorso è cosí vario.

5. Vale ora la pena di esaminare le parole "Sei legatoad una donna? Non cercare di liberartene. Questa è una frase non di chiconsiglia il matrimonioma di chi vuol mostrare la natura inesorabile del suolegameche non offre scampo. Perché non ha detto "Hai una moglie? Non lalasciare. Convivi con leinon allontanarti"ma ha chiamato"legame" quest'unione? Qui ha voluto mostrare la pesantezza di talecondizione. Poiché infatti tutti corrono al matrimonio come se si trattasse diuna cosa piacevoleegli fa vedere come gli sposati non differiscano in nulla daprigionieri legati. Anche nel matrimonio se uno dei due tira anche l'altro deveseguirloe se uno dei due si ribella anche l'altro deve perire con lui.

Che cosa accade dunquese mio marito è portato a cadere in basso ed iovoglio essere continente? Devi seguirlo. La catena che il matrimonio ti ha messointorno ti trascina e tit tira tuo malgrado verso colui che fin dall’inizio èlegato assieme a te; se opponi resistenza e cerchi di romperlanon solo non tiliberi dai suoi legamima vai incontro alla più grave punizione.

XLVIII. La moglie che pratica la continenza contro il volere del marito saràpunita più di quest’ultimoche pure si dà alla fornicazione.

1. La moglie che intende praticare la continenza contro ilvolere del marito non solo si priva dei beni che spettano alla continenzama sirende anche responsabile della sua fornicazione e viene accusata ancora più dilui. Come mai? Perchèprivandolo dell’unione legittimalo spinge nelbaratro della lussuria. Se non le è permesso di essere continente neanche perun breve periodo contro il volere del maritoquale perdono può trovarequandolo priva costantemente di tale consolazione? Si ptrà dire: "Che cosa c’èdi più grave di questa costrizione e di quest’insolenza?". Anch’iosono d’accordo. Perchè dunque ti ci sei sottoposta? Avresti dovuto farequesto ragionamento non dopo il matrimonioma prima.

2. Per questo anche Paolo ricorda in un secondo tempo lacostrizione derivante dal legame matrimoniale e passa quindi a parlare dell’assenzadi tale legame. Dopo aver detto "Sei legato ad una donna? Non cercare diliberartene" aggiunge "Sei libero dal legame con una donna? Noncercarla". Si comporta così perchè tuuna volta esaminata bene ecompresa la forza del giogosia più disposto ad accettare il discorso sulcelibato. "Se ti sposi - egli dice - non pecchi; se la vergine si sposanon pecca". Ecco dove finisce la grande virtù del matrimonio: nel nonessere accusatinon nell’essere ammirati. L’ammirazione è infatti unaprerogativa della verginitàmentre chi si sposa deve contentarsi di sentirsidire che non ha peccato. "Perchè dunque - mi si dice - esorti a noncercare una moglie?". "Perchè una volta legati non ci si può piùliberareperchè la cosa comporta molti tormenti". "Dimmi - mi siribatte -l’unico guadagno che ricaviamo dalla verginità è la fuga daitormenti di questa vita? E chi potrà sopportare la verginità per questopremio? Chi oserà impegnarsi in tale gara per prendere solo questa ricompensadopo tanti sudori?".

XLIX. Perchè Paolo c’indirizza verso la verginitàpartendo dai piaceri di questa vita.

1. Che cosa dici? Mentre mi esorti a combattere contro idemoni - "la nostra lotta non si svolge contro il sangue e la carne" -mentre mi spingi a resistere alle follie della naturamentre chiedi a mefattodi carne e di sanguedi realizzare la stessa virtù delle potenze incorporeericordi solo i beni della terrae ti limiti a dire che non avremo i tormentiderivanti dal matrimonio? Perchè mai non ha detto "La verginese sisposanon peccama si priva dei beni della verginitàdei doni grandi edineffabili"? Perché non ha passato in rassegna i beni riservati allevergini assieme all'immortalità? Perché non ha ricordato che esseprese lelampade per andare incontro allo sposoentreranno assieme al re nella cameranuziale coperte di gloria e fiduciosee cne risplenderanno piú di ogni altrorestando vicine a1 suo trono ed agli appartamenti regali? Di tutto ciò non fala benché minima menzionementre dal principio alla fine del suo discorsoricorda la liberazione dai dispiaceri della vita. "Credo — egli dice —che questo sia una cosa buona". Tralasciando di aggiungere "a causadei beni futuri"dice invece "a causa delle necessitàpresenti". Quindidopo aver detto "La vergine se si sposa nonpecca"tace sull’argomento dei doni celesti di cui si privaed aggiungesoltanto "Costoro avranno i tormenti della carne".

2. Egli mantiene quest'atteggiamento non solo fino a questopuntoma fino alla fine. Non mette avanti la verginità parlando dei benifuturima si rifugia sempre nello stesso motivodicendo "Il tempo èbreve". Invece di dire "Voglio che voi nei cieli brilliate e che siatemolto piú splendenti delle persone sposate"si trattiene sulle cose diquaggiú dicendo "Voglio che non abbiate preoccupazioni". Non sicomporta cosí solo qui. Anche quando parla della sopportazionebatte nei suoiconsigli la stessa strada. Dopo aver detto "Se il tuo nemico ha fame daglida mangiarese ha sete dagli da bere"dopo avere dato un tale ordinedopo avere comandato di fare violenza ai bisogni naturali e di schierarsi inbattaglia contro un fuoco cosí insopportabiledopo avere evitato di parlaredel cielo e dei beni celesti nel suo discorso sui premifa consistere laricompensa nel danno subito da chi ha commesso il male: "Facendo cosí.accumulerai dei carboni ardenti sul suo capo".

3. Perché dunque ricorre a questo tipo di esortazione? Nonper erroreo perchè ignori il modo di trascinare e convincere l'ascoltatorema perché possiede piú di tutti gli uomini la facoltà di persuadere. E questoda che cosa risulta? Dalle sue parole. In che modo? Parliamo innanzitutto diciò che disse sulla verginità: si rivolgeva ai Corinzipresso i qualigiudicava opportuno di non dover conoscere nulla oltre a Cristo crocifissoaiquali non poteva parlare come avrebbe parlato a persone spiritualiai qualidava da bere il latte perché erano ancora carnalied ai qualiquandoscrivevamuoveva questi rimproveri: "Vi ho fatto bere il lattenon vi hodato un cibo solido. Non eravate in grado di prenderlo; neanche ora lo siete:siete ancora carnalie camminate come gli uomini".

4. Per questoquando li esorta alla verginità e cerca didistoglierli dal matrimonioprende le mosse dalle cose di questa terravale adire dalle cose visibili e sensibili. Sapeva bene chepartendo dalle coseterreneavrebbe potuto trascinare meglio questi miseriancora attaccati allaterra ed attratti da essa. Perché mai infattidimmimolti uomini ancora piúrozzi e materiali nelle piccole e grandi cose giurano su Dio e non hanno pauradi spergiurarementre non sarebbero mai disposti a giurare sulla testa dei lorofigli? Eppurelo spergiuro e la punizione sono molto piú gravi nel primo chenel secondo caso; purtuttaviatali uomini sono trattenuti piú dal secondo chedal primo giuramento.

5. Anche per quanto riguarda l'aiuto ai povericostoro nonvengono stimolati tanto dai discorsi sul regno dei cielianche se ripetuti piúvoltequanto dalla speranza in qualcosa di utile per i loro figli e per lorostessi in questa vita. Diventano zelanti in tali aiuti soprattutto quandoguariscono da una lunga malattiaquando riescono a scampare ad un pericoloquando ottengono una carica od una magistratura; per farla brevesi puòconstatare che la maggior parte degli uomini viene spinta dalle cose che sitrovano a portata di mano. Queste infattiproprio perché si fanno maggiormentesentire data la loro vicinanzanei momenti buoni rappresentano il piú forteincentivomentre in quelli dolorosi incutono maggiore paura. Per questo Paoloprese le mosse dalle cose piú vicine quando parlò ai Corinzi e cercò diabituare i Romani alla sopportazione.

6. In effetti l'anima debolequando riceve un tortonon silibera tanto facilmente dal veleno dell'irase sente fare dei discorsi sulregno dei cieli e le vengono offerte delle speranze a lungo termine; questoinvece si verificaquando attende il momento di vendicarsi dell'offensore.Paolovolendo distruggere il rancore alla radice e svuotare l'iraricorda ciòche riesce maggiormente a consolare l'offeso: senza privarlo dell'onore a luiriservato nella vita futuraper il momento cerca di farlo incamminare inqualche modo per la strada della filosofia e di aprirgli la porta dellariconciliazione. La cosa piú difiicile è incominciare a realizzare la virtú:dopo quest'iniziola fatica non è piú tanta.

7. Non si comporta però cosí nostro Signore Gesú Cristoquando parla della verginità o della tolleranza. Nel primo casoricorda ilregno dei cieli: "Vi sono degli eunuchi — dice — che si sono resi taliper il regno dei cieli". E quando esorta a pregare per i nemicinon parladel danno che l'offensore deve riceverené ricorda i carboni ardenti: lasciache tutte queste cose vengano dette alle persone piccole e meschinee nelle sueesortazioni prende le mosse da pensieri piú elevati. Di quali si tratta?"Affinché diveniate — dice — simili al padre vostro che è neicieli". Guarda quant'è grande il premio. Coloro che ascoltavano questeparole erano PietroGiacomoGiovanni e la rimanente schiera degli apostoli:per questo li attirava ricordando i premi spirituali. Paolo avrebbe fatto lostessose il suo discorso si fosse rivolto a simili persone. Poiché peròparla ai Corinziancora imperfetticoncede loro subito il frutto delle lorofaticheaffinché si mettano a praticare la virtú con maggiore impegno.

8. Per questo anche Dio rinunziò ad annunziare agli Ebrei ilregno dei cielied accordò loro solo i beni terreni. Per le cattive azioniminacciò non la geenna ma le disgrazie di questa vitaquali la famelapestilenzale malattiele guerrele prigionie ed altre simili. Da questi maliinfatti vengono piú trattenuti gli uomini materialie questi mali temonomaggiormentementre non tengono in nessun conto le cose che non si vedono e chenon sono vicine. Per questo anche Paolo si dilunga di piú sugli argomenti chesono maggiormente in grado di far presa sulla loro rozzezza. Voleva inoltremostrare che mentre alcuni degli altri beni ci caricano di fatiche in questavita e riservano tutti i premi alla vita futurala verginità invecenelmomento in cui viene realizzataconcede una non piccola ricompensaliberandocida tante fatiche e preoccupazioni. Assieme a questi due scopi egli ne raggiunseanche un terzo. Quale? Il far ritenere la verginità non impossibilema benpossibile. A tale scopoegli mostra che il matrimonio procura molte piúdifficoltà. E' come se dicesse a qualcuno: "La verginità ti sembra fontedi pene e di fatiche? Io ti dico invece che la devi praticare: è cosí facileche ci procura un numero di gran lunga inferiore di preoccupazioni rispetto almatrimonio". "Proprio perché desidero risparmiarvi — egli dice —e non voglio che subiate tormentipreferisco che non vi sposiate".

9. "Ma di quali tonnenti si tratta? — mi si potrebbeforse obiettare —. Al contrariovediamo che il matrimonio procura un granderilassamento e molti piaceri. Innanzituttoil potere di soddisfare i propridesideri con tutta tranquillità senza dovere sopportare i violenti assaltidella natura contribuisce non poco alla serenità della vita. In secondo luogoil resto della vita non conosce piú né abbattimenti né squalloreed è pienodi allegriadi risa e di gioia. La tavola è sontuosale vesti sono molliilletto ancora più mollei bagni sono continuii profumi ed i vini noninferiori ai profumi sono a disposizioneal pari di tante altre cosedispendiosedi diverso genere: in tal modo essi servono la carneprocurandolemolti piaceri.

L. Il piacere è considerato illegittimo sia nell'Antico chenel Nuovo Testamento.

1. Innanzituttoqueste cose non sono consentite nelmatrimonioche è solito procurare soltanto la libertà degli accoppiamentienon quella di godere i piaceri. Ne è testimone il beato Paolo quando dice:"La donna che vive nella dissolutezza è morta". E se si obietta chequeste parole sono state pronunziate a proposito delle vedoveascolta ciò chedice alle donne sposate: "Analogamentele donne devono essere vestite inmodo decentee adornarsi con ritegno e temperanzanon con trecceoriperle evesti sfarzosema cosí come si addice alle donne che manifestano la lororeligiosità attraverso le buone opere". Non solo in questo passoma anchein altri si può notare la sua grande insistenza sulla necessità di nonricercare tali cose.

2. Dice infatti: "Se abbiamo di che nutrirci e coprircici contentiamo. Chi vuole essere riccodiviene preda di desideri stolti edannosiche fanno precipitare gli uomini nella rovina e nella perdizione".Ma perché parlare di Paoloche pronunziava tali parole all'epoca della sommafilosofia e dell'abbondante grazia dello spirito? Ascolta come il profeta Amosattacca aspramente coloro che si danno ai piaceri: eppureparlava agli Ebreiancora bambiniin un tempo in cui erano consentiti il lussolo sfarzo e percosì dire tutte le cose superflue. Dice: "Guai a coloro che vanno verso ilgiorno cattivoche si avvicinano ai falsi sabati fino a toccarliche dormonosu letti di avorioche sono dissoluti sui loro giacigliche mangiano icapretti del gregge ed i vitelli da latte presi dalle mandrie; che battono lemani al suono degli strumentiche bevono il vino filtrato e che si ungono con iprofuni piú preziosi: pensano che questi beni siano stabili e noncaduchi".

LI. Anche se il piacere fosse permessoi dolori prodotti dalmatrimonio basterebbero a distruggerlo.

Come ho dettoin primo luogo i piaceri non erano consentiti;ma anche se non fossero stati vietati e se tutto fosse stato permessovaricordato che altri fattori opposti sono causa di tristezza e di dolore; anzisono tanto piú numerosi e piú forti dei piaceriche non è possibile provarequesti ultimi neanche un poco: essi si dileguano completamente.

LII. Del grande male rappresentato dalla gelosia.

1. Dimmi: se un uomo è per natura gelosoo se un pretestoinfondato lo fa divenire preda di questo maleche cosa è piú pietoso diquest'anima? Quale guerraquale tempesta possiamo paragonare alla sua casaperottenere un'immagine fedele? Tutto gronda di doloridi sospettidi discordia edi confusione. Chi è colpito da tale pazzia non sta meglio degl'indemoniati odi coloro che sono vittime di una malattia mentale: continuamente scatta e sislanciaodia tutti e sfoga la sua ira sui presenti anche se non hanno colpasitratti dei servidei figli o di qualsiasi altro. Ogni gioia è scacciataetutto è pieno di tristezzadi dolore e di avversione. Rimanga a casavada inpiazza o intraprenda un viaggiofa sempre nascere questo terribile maleche èpeggiore della morte e che eccita ed irrita la sua anima senza lasciarla maitranquilla. In effettitale malattia è solita produrre non solo la tristezzama anche un'ira intollerabile. Ciascuno di questi mali è sufficiente da solo arovinare la sua vittima; quando però tutti insieme la cingono d'assedio e lastringono continuamente senza permetterle di respirare neanche per un brevemomentoquante morti sarebbero peggiori? Neanche l'estrema povertàneancheuna malattia inguaribileneanche il fuoco o il ferro possono essere definitimali uguali: soltanto coloro che l'hanno sperimentata lo sanno bene. Quando ilmarito si vede costretto a sospettare sempre della donna che ama piú di ognialtra personae per la quale darebbe volentieri la propria vitache cosa èpiú in grado di consolarlo?

2. Se deve mangiare e berel'uomo geloso pensa che la tavolasia piena di veleni mortali piuttosto che di vivande; e quando si corica e giacesul lettonon riesce a stare quieto neanche un momentoma si agita e sirivolta come se avesse sotto di sé dei carboni: né la compagnia degli amiciné il pensiero degli affariné la paura dei pericoliné lo smodato piacerené alcun'altra cosa è in grado di allontanarlo da tale tempestaches'impadronisce della sua anima più di qualsiasi gioia e dolore. Tenendopresente questoSalomone disse: "Dura come la morte è la gelosia"e"l'animo di suo marito è pieno di gelosia; nel giorno del giudizio non larisparmierà: nessuna ricompensa muterà il suo odioed i molti doni nonvarranno a dissolverlo".

3. Cosí forte è la pazzia prodotta da questa malattiacheneanche il castigo del colpevole riesce ad eliminare il dolore. Spesso moltimaritipur avendo ucciso l'adulteronon riescono ad estirpare l'ira e loscoraggiamento. Ci sono amche uomini chedopo avere ucciso le proprie moglisilasciano consumare dal fuoco della gelosia in misura simile o anche maggiore. Ilmarito vive in preda a questi malianche quando non c'è nulla di vero; e lamoglie misera e sfortunata deve sopportare dolori ancora piú forti di quellidel coniuge. Quando infatti vede imbestialirsi e diventare nemico piú di ognialtro l'uomo che avrebbe dovuto consolarla da tutti i dolori e da cui avrebbedovuto attendersi ogni assistenzadove potrà piú guardare? Dove dovràfuggire? Dove potrà trovare la liberazione dai suoi malise il porto ècoperto e pieno di un’infinità di scogli?

4. Allora i servi e le serve la trattano in modo piúoltraggioso di suo marito. Questa razza di persone è sempre infida ed ingratama quando può prendersi una maggiore libertà e vede padroni in discordia traloroconsidera tale guerra un ottimo pretesto per oltraggiare. In questimomentipossono infatti inventare ed immaginare tutto ciò che piace loro senzaalcun timoree con le loro calunnie accrescono i sospetti. L'anima del maritouna volta divenuta preda di tale funesta malattiacrede volentieri a tuttoedaprendo le orecchie a tutti indifferentementenon riesce a distinguere icalunniatori da coloro che non lo sono. Anzisembrano dire la verità piúcoloro che accrescono i sospetti che coloro che cercano di dissiparli.

5. La moglie deve quindi temere non meno del marito glischiavi pronti a fuggire che vivono nella sua casa e le loro moglie prendereil loro posto abbandonando il rango che le è proprio. Quando potrà viveresenza piangere? In quale notte? In quale giorno? In quale festa? Quando potràevitare i sospirii lamentii gemiti? Continuamente la colpiscono le minaccele offese e gli oltraggi sia del marito che ha ricevuto una ferita inunaginariasia dei servi miserabili; custodi e spie la sorveglianoe tutto è pieno dipaura e di tremito. Non solo vengono sorvegliate le sue entrate e le sue uscitema vengono esaminate con molta attenzione anche le sue parolei suoi sguardiisuoi sospiri: in tal casoo deve rimanere piú immobile di una pietrasopportare tutto in silenzio e restare sempre inchiodata alla camera nuzialepeggio di un prigioniero; ose vuole parlarelamentarsi ed usciredeverendere conto di tutto a questi giudici corrotti — parlo delle ancelle e dellafolla dei domestici.

6. Se vuoiin mezzo a tutte queste disgrazie metti pure lericchezze indescrivibilila sontuosità della mensale schiere dei servilosplendore della stirpela grande potenzala grande famail lustro degliantenati; non lasciare nessuna delle cose che sembrano rendere invidiabilequesta vita; metti tutto insieme con attenzionee raffrontalo con questitormenti: vedrai che il piacere prodotto da tali cose non è neanche unaparvenzae si dilegua com'è naturale che si spenga una scintilla che cade inun vasto mare. Ciò succede quando è il marito ad essere geloso; quando invecela malattia si trasferisce alla moglie — e questo accade non di rado — ilmarito si trova in migliori condizioni di leimentre la maggior parte deldolore si riversa di nuovo sulla poverettache non può fare uso delle stessearmi nei confronti del marito di cui sospetta. Quale marito potrebbe infatti maiaccettare l’ordine della moglie di rimanere sempre in casa?

7. Quale servo può d'altra parte avere il coraggio disorvegliare il padronesenza essere subito gettato da un precipizio? La moglienon può consolarsi con questi mezziné dare sfogo alla propria ira con leparole: il marito può forse sopportare questo suo malumore una o due voltemase lei continua sempre ad accusarlo le insegna subito che è meglio sopportaretutto in silenzio e consumarsi. Questo accade quando c'è un semplice sospetto.Quando invece il male è realenessuno può sottrarre la moglie alle mani delmarito offesocheinvocando in suo soccorso le leggiconduce in tribunale lapersona a lei piú cara e la fa uccidere. Il maritoal contrariopuò sfuggirealla pena della leggeanche se gli è riservata la condanna celestequella diDio. Ciò non basta però a consolare la miserache va necessariamente incontroad una morte lenta e pietosaprodotta dagl'incantesimi e dalle pozioniapprontate dalle adultere. Vi sono poi delle adultere che non hanno bisogno diricorrere a questi mezzi insidiosi nei confronti delle loro vittimeperchéqueste vengono rapite prima dalla mortedata la veemenza della lorodisperazione. Di conseguenzaanche se tutti gli uomini corrono al matrimoniole donne non devono inseguirlo. Non possono dire che la tirannia del desiderioè troppo forte; d'altra partecome il nostro discorso ha dimostratosono essea raccogliere il maggior numero dei mali del matrimonio.

8. "E che? — mi si obietta —. Questa disgrazia toccaa tutti i matrimoni?". Essa però non resta lontana da ogni matrimoniomentre si tiene ben lontana da ogni persona vergine. La donna sposataanche senon ne è vittimaè sempre vittima della paura che essa produce: colei cheintende convivere con un uomo non può non soppesare e temere le cose bruttecollegate con tale convivenza. La vergineal contrarioresta esente non solodalle disgraziema anche dai sospetti. "Questo però non si verifica intutti i matrimoni". Neanch'io lo dico; ma anche se non capita un malecene sono molti altrie se si sfugge ad unonon è possibile sfuggire a tuttiquanti: comenel caso delle spine che si attaccano alle vesti quando siattraversa una siepese ci si volta per toglierne una si è punti da moltealtrecosì nella vita matrimoniale chi sfugge ad un male è trafitto da unaltroe chi ne evita uno inciampa in un altro; in una parola non si puòtrovare un matrimonio in cui manchino completamente i dispiaceri.

LIII. Il matrimonio con una donna ricca non è invidiabileeprovoca piú dolori del matrimonio con una donna povera.

Mase vuoilasciamo da parte tutti gli aspetti spiacevolie prendiamo ora in esame più da vicino la cosa che nel matrimonio sembrarappresentare la somma felicità e che spesso moltianzi tutti si augurano diottenere. Di che cosa si tratta? Del prendere in sposaquando si è poverisemplici e modestiuna moglie discendente da una famiglia importantepotente emolto ricca. Ma questa cosa così invidiabile si rivela in realtà foriera didisgrazie non minori di quelle dell’altro matrimonio tanto detestato. Le donnesono una razza portata più di ogni altra all'alterigia ed alla debolezzaedivengono più facilmente preda di queste malattie. Quando poi hanno a portatadi mano un gran numero di pretesti per manifestare la loro alterigianulla piùle trattiene: come la fiamma che si attacca ad una materiasi gonfiano in unmodo indicibilee sconvolgono ogni ordinemettendo tutto sottosopra. In talcaso infatti la moglie non consente al marito di rimanere il capomaspintadalla sua presunzione e demenzalo scaccia da questo posto e lo relega in unaposizione subordinatache invece spetterebbe a lei: cosìè lei a diventareil capo. Che cosa c'è di peggio di quest'anomalia? Non parlo poi deirimproveridelle offesedei dispiacericose più insopportabili di ognialtra.

LIV. Se si riesce a sottomettere la moglie riccaidispiaceri si fanno ancora piu grandi .

E se si dicesse — l'ho sentito dire a moltiquando capitadi fare questi discorsi: "Mi basta che sia molto ricca; per menon è unproblema sottometterla ed umiliare la sua presunzione"; se si dicessequestoinnanzitutto si mostrerebbe d'ignorare che si tratta di un'impresa moltodifficile. In secondo luogoanche se si riuscisseil danno non sarebbe lieve.Il fatto che la moglie viene sottomessa al marito con la costrizioneil timoree la violenza è molto più penoso e doloroso dell'esercizio di un pieno poteresu di lui. Come mai? Perché questa violenza scaccia ogni amore ed ogni piacere;e quando non c'è né l'amore né il desiderio amorosoed al loro postosubentrano la paura e la costrizioneche cosa vale più un simile matrimonio?

LV. Sposare un uomo piu ricco è un male insopportabile.

Questo accade quando è la moglie ad essere ricca. Se invecela moglie non ha nulla mentre il marito è riccola moglieinvece di esseresposadiventa servae da donna libera che era si trasforma in schiava: perdutala sicurezza propria del suo rangonon si trova in una situazione migliore diquella degli schiavi comprati; e se il marito vuol fare lo sregolato oubriacarsi o portare nel suo letto una folla di cortigianedeve o sopportaretutto e fare buon visoo abbandonare la casa. E questa non è la sola cosabrutta: quando il marito è cosìla moglie non è in grado di comandareliberamente né i servi né le ancelle; vivendo come un'estraneagodendo dicose che non le appartengonoe coabitando con un padrone più che con unmaritoè costretta a fare tutto ed a soffrire. Qualora poi un uomo volessesposare una donna di condizione simile alla suala legge della sottomissionerovina ogni uguaglianzaanche se l'entità del patrimonio spinge la moglie aconsiderarsi uguale al marito. Che cosa si può fare di fronte a difficoltàcosì grandiche insorgono ad ogni passo? Non citarmi come esempio i matrimoni— molto pochi e facili a contarsi — che sfuggono a questi mali: è benedefinire le cose non in base alle eccezionima in base a ciò che capita diregola.

LVI. La donna sposata è costretta a soffrire molti dolori

1. E' ben difficileanzi è impossibile che questi mali sipresentino durante lo stato verginalementre è difficile che non capitinodurante il matrimonio. E se nei matrimoni che sembrano felici insorgono cosìforti dispiaceri e così gravi disgrazieche cosa si dovrebbe dire e aproposito dei matrimoni cheper comune ammissionesono fonte di dolori? E'fatale che la donnaanche se deve morire una volta solanon tema la morte diuna sola persona e che non si preoccupi di un'unica vitapur possedendone unasola: grande è la sua trepidazione per il maritoper i figliper le loromogli e per i loro figlie quanto più la radice si divide nei vari ramitantopiù si moltiplicano le sue ansie. Se a qualcuna di queste persone capita o undanno economico o una malattia fisica o qualche altro male non volutoessa deveaffliggersi e lamentarsi non meno delle vittime dirette. Quando tutti icongiunti muoiono prima di leiil dolore le diventa insopportabile; quandoinvece alcuni restano in vitamentre altri sono rapiti da morti prematureneanche in questo si può trovare una vera e propria consolazione.

2. L'ansia per le persone vive che continua a scuoterel'anima non è inferiore al dolore che prova per i morti ma lo superaperquanto strano ciò possa sembrare. Il tempo suole infatti mitigare la tristezzaprodotta dalle mortimentre le preoccupazioni per i vivi sono destinate acontinuare sempree a cessare solo con la morte. Quale vita conduciamo senoncontentandoci dei nostri dolorisiamo costretti a piangere sulle disgraziealtrui? Spesso molte donne discendono da genitori illustrivengono allevate neipiù grandi agi e vengono fatte sposare ad uomini molto potenti; eppure all’improvvisoprima ancora di potere assaporare questa felicitàal sopraggiungere di unacalamità simile ad una tempesta o ad una burrascavanno a fondo e sperimentanogli orrori del naufragio; dopo aver goduto di un'infinità di beni prima delmatrimoniouna volta sposatesi piombano nell'estrema disgrazia. "Ma questo— mi si obietta — non suole accadere in tutti i matrimoni né si verificasempre". Ed io torno a ripetere: non si può però neanche dire che tutti imatrimoni ne siano esenti: da una partealcune persone fanno diretta esperienzadi tali disgrazie; dall'altraquelle che sono riuscite ad evitare la prova sonoangustiate dall'attesa. Ogni vergineinvecerimane al di sopra di ogni prova edi ogni attesa.

LVII. Dei dolori che colpiscono ogni matrimonio.

1. Ma se vuoi lasciamo stare tutto questo ed esaminiamo ora imali che la natura assegna al matrimonio ed ai quali nessuno può sfuggirelovoglia o no. Quali sono? I dolori del partola generazione ed i figli. Mariprendiamo il discorso da un punto più altoe cerchiamo di capire ciò cheavviene prima del matrimonioper quanto ci è possibile (queste cose le conosceinfatti con esattezza soltanto chi le ha sperimentate). E’ giunto il tempo delfidanzamentoe subito preoccupazioni di vario tipo si affollano nella mentedella donna: l'uomo che sta per sposare può avere dei bassi natali o unacattiva reputazioneo può essere arroganteingannatoremillantatoreinsolentegelosomeschinoscioccomalvagioduroeffeminato. Certonon èdetto che tutti questi mali debbano colpire tutte le donne che si sposano; ma èfatale che tutte se ne preoccupino molto. Quando non si conosce ancora l'uomoassegnato e le speranze sono incertel'anima della donna trema piena di timoredi fronte a tutto e pensa a tutti i mali possibili. Chi poi dicesse che essapotrebbe rallegrarsi pensando ai beni contrarisappia che la speranza dei beninon ci consola nella stessa misura in cui ci addolora il timore dei mali. I beniproducono la gioia solo quando poggiano su speranze sicurementre i malianchequando vengono soltanto sospettatisubito scompigliano e sconvolgono l’anima.

2. Come nel caso degli schiavi l'incertezza sui futuripadroni non dà tregua alle loro animecosì l'anima delle verginiper tuttoil periodo del fidanzamentoassomiglia ad una nave sbattuta dalla tempesta.Ogni giorno i loro genitori accolgono o scacciano i pretendenti; il pretendenteche ieri ha vinto può essere oggi vinto da un altroil quale può a sua voltaessere scacciato da un altro ancora. Accade anche che alla vigilia stessa delmatrimonio quello che era ritenuto lo sposo se ne vada a mani vuotementre unaltro a cui non si pensava affatto riceve in sposa la ragazza dai genitori. Enon solo le donnema anche gli uomini hanno forti preoccupazioni: mentre sulconto degli uomini ci si può informarecome ci si può informare sul carattereo sull'aspetto di una donna che rimane sempre chiusa in casa? Questo accadeall'epoca dell'innamoramento. Quando poi si giunge al matrimoniol’angosciacresce e le paure soverchiano le gioie; la sposa teme di sembrare già dallaprima sera poco attraente e di gran lunga inferiore alle aspettative del marito.Essa può sopportare un disprezzo successivoche subentra all'ammirazioneiniziale; ma seper così diresuscita repulsione fin dal punto di partenzaquando potrà mai essere ammirata?

3. E non dire: "Che cosa succede invece se èbella?". Neanche in questo caso si libera dalle sue preoccupazioni. Moltedonne splendenti nella loro bellezza fisica non riescono a catturare i loromaritiche abbandonano per darsi ad altre inferiori a loro. E anche quandoquesta preoccupazione svaniscene sopraggiunge un'altra: nuovi dispiaceriinsorgono al pagamento della dotequando il suocero non la dà volentieriperché sa di dare un deposito a fondo perdutoe quando lo sposopur essendoansioso di prenderlasi vede costretto ad essere cauto nelle sue richieste diriscossione; la sposa si vergogna del ritardo ed arrossisce di fronte al maritoperché ha un padre che è il peggiore debitore. Ma ora tralascio tutto questo.

4. Anche se questa preoccupazione svaniscesubito subentranola paura della sterilità ein aggiuntaquella di una prole molto numerosa; senessuna di queste due eventualità è ancora chiarale spose fin dall'iniziodel matrimonio sono agitate da entrambi i pensieri. Se la sposa diventa subitoincintala gioia si mescola alla pauraperché da quest'ultima nulla nelmatrimonio è disgiunto; si teme che il feto concepito vada distrutto in unabortoe che la donna incinta corra l’estremo pericolo. Se invece prima delconcepimento intercorre un lungo periodo di tempola donna si perde d'animocome se il generare dipendesse da lei. Quando poi giunge il momento del partoil ventregià messo a dura prova per tanto tempoè colpito e tirato daidoloriche da soli bastano ad oscurare tutte le gioie del matrimonio. Oltre aquestoaltri pensieri la turbano. La povera e sfortunata ragazzapur essendotorturata da così forti doloriteme non meno di questi di dare alla luce unfiglio mutilato e storpio in luogo di un figlio integro e sanoo di avere unafemmina invece di un maschio. Quest’angosciain effettinon tormenta in quelmomento le partorienti meno dei dolori del parto: hanno paura dei mariti nonsolo nelle cose di cui sono responsabilima anche — e in misura non minore— in quelle in cui sono esenti da qualsiasi responsabilità. Trascurando lapropria sicurezza in un momento di così grave pericolosi preoccupano di nonfar succedere nulla che sia sgradito al marito. E dopo che il bambino è cadutoa terra ed ha emesso il primo vagitosi affacciano altre preoccupazioniquellerelative alla sua incolumità ed al suo allevamento.

5. Ed anche se il bambino generato ha una buona natura ed èportato alla virtùi genitori temono che gli capiti qualcosa di maleche siavittima di una morte prematurache si lasci prendere da qualche vizio. Non èvero soltanto che da cattivi si può diventare buoni: anche da buoni si puòdiventare vili e cattivi. E se si verifica qualcuno di questi eventi esecrabiliil dolore che ne deriva è più insopportabile di quello che si sarebbe provatose la stessa cosa fosse avvenuta all’inizio. Se poi tutte le qualità buonerestano saldela paura di un cambiamento continua sempre a scuotere l’animodei genitori e ad eliminare una buona parte del piacere. "Ma non a tutte lepersone sposate capita di avere figli". Ammetti dunque un altro motivo ditristezza? Quando gli sposi sono presi da differenti dolori e preoccupazionicisiano o no i figlio siano essi buoni o cattivicome possiamo chiamarepiacevole la vita matrimoniale?

6. Se poi gli sposi vivono d'amore e d'accordosi affacciail timore che la morte venga a recidere il piacere. E' più esatto dire che intal caso non si ha a che fare con una semplice paura: il male non consistesoltanto nella sua attesama fatalmente si realizza modo concreto. Nessuno èstato mai in grado d’indicare due persone sposate che siano morte entrambenello stesso giorno: non essendo ciò possibileresta solo l'obbligo disopportare una vita molto più dolorosa della mortesi sia vissuti insieme permolto tempo o per poco. Chi ha infatti sperimentato una lunga convivenzariceveun dolore in proporzione più grandegiacché la lunga dimestichezza rendeinsopportabile la separazione e chiquando il suo desiderio è ancora veementesi vede privato dell'amore che non ha potuto gustare e di cui non ha ancorapotuto saziarsipiange per questo ancora più dell'altro: per cause opposteentrambi sono vittime di uguali dolori.

7. E perché ricordare le separazioni che nel frattempo siverificanole lunghe assenzele ansie che le accompagnanoe le malattie?"Ma che cosa ha a che fare questo con il matrimonio?" mi si obietta.Spessomolte donne si ammalano soprattutto per colpa sua. Quando sono vittimedi violenza e d’irasi produce in loro una febbre dovuta ora alla rabbiaoraallo scoraggiamento. Se invecequando il marito è presentenon solo nonsoffrono nulla di tutto questoma godono delle sue continue gentilezzequandoegli si allontana incappano negli stessi dolori. Ma anche se lasciassimo andaretutto questo e non muovessimo più accuse al matrimonionon potremmoscagionarlo anche di un'altra colpa. Di quale? Il matrimonio non permetteall'uomo sano di stare meglio del malatoma lo fa piombare nello stessoscoraggiamento che prova l'uomo allettato

LVIII. Il matrimonioanche se sfugge ad ogni dolorenon hain sé nulla di grande

Vuoi cheprescindendo da tutto ciòsupponiamo nel nostro ragionamentol'impossibile ed ammettiamo l'esistenza di un matrimonio in cui sono presentitutti i benivale a dire la prole numerosa e buonala ricchezzauna mogliesaggiabella ed intelligentela concordia ed una lunga vecchiaia? Aggiungiamopure il lustro della stirpe e la grande potenzae supponiamo che un matrimoniosimile non venga disturbato dal timore di un cambiamentola malattia che èpropria della nostra natura; sia bandito ogni motivo di tristezzaogni pretestoche possa dar adito a preoccupazioni ed angustie; nessuna ragionenessuna morteprematura sciolga tale matrimonio; tutti e due i coniugi muoiano nello stessogiorno; oppure — e questa sembra la più grande felicità — i figli restinogli eredied accompagnino alla tomba i genitori morti dopo una lunga vecchiaia.Ma qual è la conclusione? Quale guadagno traggono i coniugi da questo piacerenel momento in cui partono per l'altra vita? Il lasciare molti figlil'averegoduto di una bella mogliedelle ricchezze e di tutte le altre cose che hoappena enumeratol'avere trascorso una lunga vecchiaiadi quale aiuto potrannomai essere di fronte a quel tribunalenella sfera delle cose eterne e vere? Dinessun aiuto. Tutto questo non è forse un'ombra ed un sogno? Che cosa accadedunquese mio marito è portato a cadere in basso ed io voglio esserecontinente? Devi seguirlo. La catena che il matrimonio ti ha messo intorno titrascina e ti tira tuo malgrado verso colui che fin dall’inizio è legatoassieme a te; se opponi resistenza e cerchi di romperlanon solo non ti liberidai suoi legamima vai incontro alla più grave punizione.

LIX. La verginità è una cosa facile

La vergine non è costretta a prendere informazioni sul suosposoné teme d'essere vittima di un inganno. Lo sposo è infatti Dionon unuomo; e il Signorenon un compagno di schiavitù: tanto grande è la differenzatra i due sposi. Esamina anche le condizioni dell'unione. I doni nuziali offertia tale fidanzata non sono rappresentati dagli schiavidalle misure di terreno eda un certo numero di talenti d'oroma dai cieli e dai beni celesti. Per dipiùla donna sposata teme la morte oltre che per altri motivi anche perché lasepara dal consorte. La vergineinvecedesidera la morte e considera la vitacome un pesoansiosa com'è di vedere il suo sposo "faccia a faccia"e di godere della sua gloria.

LX. La verginità non ha bisogno di nessuna delle cose che non dipendono danoi

1. Neanche una vita da miseria può danneggiare la verginecome accade invece nel matrimonio; anziessa rende ancora più gradita allosposo colei che la sopporta di buon grado. Lo stesso vale per i bassi nataliper l'assenza di una bellezza fisica risplendente e per le altre cose dellostesso genere. Ma perché parlarne? Neanche il non essere libera nuoce al suofidanzamento: le basta mostrare un'anima bella e raggiungere il primo posto. Intale statonon c'è motivo di temere la gelosia o di provare una dolorosainvidia nei confronti di un'altra donna che si è unita ad un uomo piùillustre. Nessun uomo è infatti simile o uguale al suo sposonessuno gli siavvicina neanche un po'; nel matrimonioinvecela donna sposataanche se haun marito molto ricco e potentepuò sempre trovarne un'altra con un marito dicondizione molto più alta.

2. L'essere superati da persone più importanti nondiminuisce in lieve misura il piacere che si prova quando si superanogl'inferiori. Ma il grande sfarzo negli orinelle vestinella tavola e nellealtre comodità basta da solo ad incantare l'anima e ad attrarla. Ma quantedonne ne godono? La maggior parte uomini vive nella povertànelle ristrettezzee nelle fatiche. Se ci sono donne che possono godere di tali benisono moltopochee si possono facilmente contare; esse agiscono però contro il volere diDio. Come abbiamo mostrato in precedenza nel nostro discorsoa nessuno èconsentito vivere in questi piaceri.

LXI. I1 portare addosso gli ori produce più paura che piacere

Ma supponiamo pure nel nostro ragionamento che questo lussosia permessoe che né il profeta né Paolo si dichiarino contrari alle donneche amano troppo lo sfarzo. Ma di quale utilità sono i molti ori? Non produconoaltro che invidiepreoccupazioni e timori non indifferenti. Le donne che lipossiedono si agitano non solo quando li ripongono nello scrigno alsopraggiungere della nottema anche quando li indossano: quando è giornoprovano la stessa ansiao piuttosto un'ansia ancora più fortegiacché ibagni e le chiese sono frequentate da donne che li rubano. Ma anche non tenendoconto di queste ultimeaccade spesso che le donne che portano gli orispinte epremute dalla follanon si accorgono che qualche oggetto d'oro è caduto. Cosìpuremolte perdono non solo questi orima collane di valore ancora maggiorefatte di pietre preziose chestrappatefiniscono con il cadere. Ma ammettiamopure che non sussista neanche questa paurae che tale preoccupazione vengabandita.

LXII. I1 portare addosso gli ori nuoce alla bellezza e mette in risalto labruttezza

1. Si dice: "Altri vedono ed ammirano". Ammiranoperò non la donna che indossa gli orima gli oggetti indossatie spesso ladisprezzano per colpa lorocome se se ne fosse adornata senza esserne degna. Seinfatti la donna è bellagli ori danneggiano la bellezza naturaleperché imolti ornamenti non le permettono di mostrarsi così com'èe ne eliminano lamaggior parte; se invece è brutta e di aspetto sgradevoleessi la fannoapparire ancora più repellente: la bruttezzaquando appare da solasi rivelaunicamente per quello che è; ma quando si riveste di pietre risplendenti e dialtri materiali belliil suo aspetto sgradevole risalta ancora di più.

2. I1 colore nero di un corpo è fatto risaltare maggiormentedalla luce di una perla posta su di essoche risplende come nell'oscurità;allo stesso modogli ornamenti delle vestinon permettendo all'impressionevisiva di affrontare da sola il giudizio degli spettatoripeggiorano ladeformità dell'aspetto: di fronte a quella bellezza artificiale estraordinariala sconfitta diviene ancora più netta. L'oro disseminato sullevestila varietà dei lavori eseguiti in questo campoe tutti gli altriornamenti - al pari di un atleta valentein buone condizioni e vigorosocherespinge un avversario coperto di scabbiabrutto ed affamato - annullano losplendore del viso di colei che l'indossa ed attirano su di sé l'attenzionedegli spettatori: di conseguenzamentre la donna viene derisaessi vengonoammirati oltre misura.

LXIII. Quali sono gli ornamenti e qual è la bellezza della verginità

1. Gli ornamenti della verginità non sono però di talenatura. Non danneggiano colei che l'indossagiacché non sono corporeimaappartengono interamente all'anima. Per questoanche se la vergine è bruttasubito ne trasformano la bruttezzarivestendola di una bellezza straordinaria;se invece essa è bella e risplendentene accrescono lo splendore. Le animedelle vergini non sono infatti adornate dalle pietredagli oridalle vestisfarzosedai vari e ricchi ricami coloratio da qualcun'altra di queste cosecaduchemain loro vecedai digiunidalle veglie sacredalla mitezzadallabontàdalla povertàdal coraggiodall'umiltàdalla perseveranza - in unaparoladal disprezzo di tutte le cose della vita presente.

2. L'occhio della vergine è così bello ed incantevole chefa innamorarein luogo degli uominile potenze incorporee ed il loro padrone;è così puro e limpidoche è in grado di vedere in luogo delle bellezzecorporee quelle incorporeee così mite e tranquillo che non si adira mai e nonsi rivolta neppure contro chi le fa del male e le procura continuamente deidolori; al contrarioguarda costoro in modo dolce e soave. Tale modestia larivesteche anche gl'intemperantiguardandola benesi vergognanoarrossiscono e mitigano la propria follia. Come l'ancella che serve una padronamodesta deve assumere anch'essa questo carattere anche se non lo vuolecosìanche la carne della persona che pratica tale filosofia deve uniformarsi ai suoimovimenti ed impulsi. Lo sguardola lingual'aspettol'andatura ed in unaparola tutto ricevono un'impronta dall'ordine interiore. Come un profumopreziosoanche se è racchiuso in un vasoimpregna l'aria della propriafragranza ed inebria non solo quelli che si trovano in casa o che sono vicinima anche quelli che sono fuori; allo stesso modo la fragranza dell'anima dellaverginediffondendosi nei sensirivela la virtù interioremette a tutti icavalli le auree redini dell'ordine ed assicura il perfetto ritmo di ciascuno diloro; non permette alla lingua di pronunziare nessuna parola stonata edisarmonicané all'occhio di guardare senza pudore e con sospettonéall'orecchio di ascoltare qualche canto sconveniente. La vergine bada anche aipiediin modo da avere non un'andatura disordinata e mollema un passo privodi affettazione e di ricercatezza. Eliminato ogni ornamento dalle vestiraccomanda continuamente al volto di non distendersi nelle risadi nonsorridere neanche di nascostodi mostrare al contrario sempre una frontevereconda e seriae di essere sempre pronto al pianto e mai al riso.

LXIV. Ciò che soffriamo per Cristoanche se è fastidiosoè fonte dipiacere

Quando senti parlare di piantonon nutrire dei cupisospetti: queste lacrime procurano un piacere che neanche il riso di questomondo riesce a procurare. Se non ci crediascolta le parole di Luca:"Frustatigli apostoli si ritirarono dal cospetto del sinedrio pieni digioia". Eppurenon è questa la natura della frusta: di solitoessa nonprocura né piacere né gioiama dolore e sofferenza. Ma se la natura dellafrusta non riesce a procurare gioiala fede in Cristo è invece così forteche domina la natura delle cose. Se è vero che le fruste producono piacere acausa di Cristoperché ti meravigliquando le lacrime producono lo stessoeffettosempre a causa di Cristo? Per questo Egli chiama "giogo soave ecarico leggero" quella che prima aveva chiamato "strada stretta epiena di tormenti". Per sua naturala cosa è dolorosa ma diventa leggeragrazie alla scelta compiuta da chi realizza la virtù ed alla buona speranza.Per questo è possibile vedere che chi ha scelto la strada stretta e piena ditormenti in luogo di quella larga e pianeggiante vi cammina con maggioreimpegnonon perché non venga tormentatoma perché è superiore ai tormenti enon ne risentecom'è invece naturale che risentano gli altri. Anche la vitaverginale ha i suoi tormenti; ma quando li paragoniamo a quelli del matrimonionon possiamo più dare loro questo appellativo.

LXV. Tutte le fatiche richieste dalla verginità non equivalgono ai solidolori del partoconseguenza del matrimonio

Dimmi: la verginein tutta la sua vitasopporta forsequello che si può dire ogni anno deve sopportare la donna sposatavittima deidolori e dei gemiti causati dal parto? Così forte è la tirannia di questodoloreche anche la Scrittura divinaquando vuole alludere alla prigioniaalla famealla pestilenza ed ai mali più insopportabilichiama tutto questo"dolori del parto". Anche Dio li ha imposti alla donna come un castigoed una maledizione: non parlo della generazione pura e semplicema dellagenerazione in queste condizionidi quella cioè accompagnata da fatiche e dadolori. "Nei dolori - è detto infatti - genererai i tuoi figli". Lavergineinvecesi trova al di sopra di questi dolori e di questa maledizione.Chi ha abolito la maledizione della leggeassieme ad essa ha abolito anchequest'altra maledizione.

LXVI. E' più piacevole camminare che lasciarsi portare in giro dai muli

1. "Ma è piacevole farsi portare in giro dai muli perla piazza". Si tratta soltanto di un lusso inutileprivo di qualsiasipiacere. Come la tenebra non è migliore della lucecome l'essere rinchiusi nonè preferibile all'essere libericome l'aver bisogno di molte cose non si puòanteporre al non aver bisogno di nientecosì non si trova meglio neanche coleiche non usa i propri piedi. Tralascio tutti i fastidi che quest'abitudinecostringe a sopportare. Questa donna non può uscire da casa quando vuolemaspesso è costretta a rimanervianche se una ragione seria la spinge ad andarfuori: si trova nello stesso stato dei mendicanti cheavendo i piedi mutilatinon hanno modo di spostarsi. Se per caso il marito tiene impegnati i mulieccoaffacciarsi i meschini egoismile litii lunghi silenzi; se invece è lei adagire così senza pensare alle conseguenzefinisce con il rivolgere la propriarabbia contro se stessa per aver trascurato il maritoe con l'esserecontinuamente rosa dal rimorso prodotto dalla sua insolenza. Come sarebbe statomeglio per lei se avesse usato i piedi - per questo Dio ce li ha fatti -evitando tutti questi fastidipiuttosto che esporsi agl'inevitabili effetti dicosì forti crucci ed egoismi per amore della comodità! Non sono però soloquesti i motivi che la trattengono in casa: accade la stessa cosa se i mulihanno male ai piedi - si tratti di uno solo di essi o di tutti e due. Anchequando vengono condotti al pascolo - e questo capita ogni anno e per più giorni- è costretta a rimanere a casa come una prigioniera: non può uscire neanchese la chiama fuori un bisogno impellente.

2. Chi poi dicesse che in tal modo essa evita gl'incontri conla folla e non è costretta a subire gli sguardi di ogni suo conoscente e adarrossiremostra d'ignorare totalmente ciò che difende la natura femminile eciò che invece la ricopre di vergogna. A queste due cose sono estranee sia ilmostrarsi che il nascondersigiacché il secondo effetto è prodotto dallasfacciataggine interiore che non è in grado di tenere a freno l'animamentreil primo è prodotto dalla saggezza e dal pudore. Per questo molte donne chepure non conoscono la prigionia di cui si è parlato e che camminano in piazzain mezzo alla folla non solo non si attirano il biasimo dei detrattorimagrazie alla loro saggezza finiscono con l'avere molti ammiratori: attraverso illoro aspettoil loro incederele loro vesti poco ricercatefanno trapelare ilraggio risplendente della loro compostezza interiore. Al contrarionon poche diquelle che se ne stanno sedute in casa si fanno una cattiva fama. La donna cherimane chiusapiù di quella che appare in pubblicopuò infatti mostrarsi achi vuole vederla in tutta la sua sfacciataggine e sfrontatezza.

LXVII. E' fastidioso avere molte serve

"Ma forse il gran numero di ancelle fa piacere".Questo è il piacere peggioregiacché comporta un numero di preoccupazioniuguale a quello delle serve: quando una di loro si ammala e muorel'agitazionee lo scoraggiamento sono inevitabili. Ma forse sono sopportabili questiinconvenienti ed altri ancoracome ad esempio il darsi ogni giorno da fare perreprimere la pigriziaeliminare le frodifar cessare ogni forma d'inciviltàcorreggere tutti gli altri vizi. Ma la cosa più brutta - suole capitarespecialmente nel caso in cui le serve sono molte - si verifica quando nella loroschiera se ne trova una bella. E' inevitabile che questo si verifichi quando sene ha un gran numerogiacché i ricchi vogliono che le ancelle di loroproprietà siano non solo numerosema anche belle. Quando una di loro risplendetra le altresia che catturi il padrone con un incantesimosia che non riescaa produrre nulla in più di un’ammirazione nei propri riguardila padrona siaddolora ugualmentevedendosi superatase non sul piano dell'amoreper lomeno su quello della bellezza fisica e dell'ammirazione. Quando le cose che nelmatrimonio sembrano splendide ed invidiabili comportano tanti tormentiche cosasi può dire a proposito di quelle dolorose?

LXVIII. Della tranquillità offerta dalla verginità

1. La vergineal contrarionon sopporta nulla di tuttociò. La sua modesta casa non conosce agitazioneogni grido è bandito da essa:come in un porto calmo il silenzio domina su tutto ciò che vi si trova dentro.Un'altra tranquillitàsuperiore allo stesso silenziopermea poi la sua animagiacché essa non ha a che fare con nessuna cosa umanama discorrecontinuamente con Dio e tiene sempre fisso il suo sguardo su di Lui. Chipotrebbe misurare questo piacere? Quale discorso sarebbe mai in grado diesprimere la gioia dell'anima che si trova in questo stato? Nessuno. Coloro chegioiscono del Signore sono i soli a conoscere la grandezza di tale gioia e arendersi conto di come essa superi di gran lunga ogni possibile raffronto.

2. "Ma la vista di una gran quantità d'argento procurasempre un gran piacere agli occhi". Quant'è meglio invece guardare ilcielo e raccogliere da esso un piacere molto più grande! Come l'oro è moltopiù risplendente e luccicante dello stagno e del piombocosì lo è il cielorispetto all'oroall'argento e ad ogni altra materia. E mentre lacontemplazione del cielo non causa preoccupazionil'altra contemplazione èlegata a molte ansieche guastano sempre i nostri desideri. Non vuoi guardareil cielo? Almenopotresti guardare l'argento esposto in piazza. Come dice ilbeato Paolo"vi parlo per farvi vergognare"giacché vi mostratecosì sensibili all'amore per le ricchezze. Non so che cosa dire. A talpropositomi prende un grande imbarazzo: non riesco a capire come mai quasitutto il genere umano non consideri fonte di piacere la possibilità di ungodimento facile e rilassatoe provi al contrario piacere soprattutto nellepreoccupazioninelle tensioni e nelle inquietudini.

3. Come mai l'argento esposto in piazza non li rallegra comequello che si trova in casa? Eppure il primo è più risplendente e lascial'anima libera da ogni inquietudine. "Perché - si risponde - il primo nonè miomentre il secondo lo è". Ciò che produce il piacere è dunque lacupidigianon la natura dell'argento: se così fosseanche l'argento espostoin piazza dovrebbe procurare un piacere simile. Se poi tu volessi richiamartiall'usoallora ti farei notare che il vetro è molto migliore: potrebberodirtelo gli stessi ricchiche fanno fabbricare per lo più i loro bicchieri conquest'altro materiale. Se poi il loro orgoglio li costringe a far fare anche deibicchieri d'argentofanno prima mettere dentro il vetroe poi fanno rivestired'argento la parte esternamostrando in tal modo chequando si beveil vetroè più gradevole e più adattomentre l'argento serve solo all'orgoglio edalla millanteria. E che cosa significa la frase "Mio e non mio"? Sel'esamino benevedo che si tratta solo di semplici parole.

4. Molti durante la loro vita non riescono ad impedire chel'argento sfugga loro di mano. Chi riesce a conservarlo fino alla finealmomento della morte non ne è più padronelo voglia o no. Si può constatareche non solo nel caso dell'argento e dell'oroma anche nel caso dei bagnideigiardini e di tutto ciò che riguarda la casa l'idea del "mio e nonmio" non è che una semplice parola. Mentre tutti possono usare gli oggettipreziosii loro presenti proprietari hanno in più di chi non li possiedesoltanto le preoccupazioni che essi producono. Gli uni si limitano a goderseli;gli altripur preoccupandosi tantoraccolgono gli stessi frutti che i primiraccolgono senza darsi alcuna pena.

LXIX. Le mense sontuose sono fonti di molti disturbi

1. Chi poi ammira il gran lusso della tavoladi cui sonoprova la moltitudine delle carni tagliatei vini troppo dispendiosiimanicaretti ricercatile arti dei camerieridei pasticcieri e dei cuochie lafolla dei parassiti e dei convitatisappia che i ricchiin tali circostanzenon stanno meglio dei loro cuochi. Come infatti questi ultimi hanno paura deiloro padronicosì essi hanno paura degl'invitatinel timore che qualcuno diessi critichi le cose che sono state preparate per loro con tanta fatica e tantespese. In questo i padroni sono uguali ai servi; sotto un altro punto di vistaperòi servi si trovano avvantaggiati rispetto a loro: i padroni devonoinfatti temere non solo i criticima anche gl'invidiosi. Da tali banchettinascono spesso delle invidie che cessano solo dopo aver fatto correre i pericolipiù gravi. "Ma il potersi cibare spesso di molte cose è piacevole".Per carità!

2. Quale piacere possiamo mai provarequando da questi lussispuntano il mal di testale dilatazioni del ventrele depressioni psichicheicapogirile vertiginigli annebbiamenti della vista ed altri disturbi ancorapiù strani? Sarebbe augurabile che i danni prodotti da queste sregolatezze sifermassero ai disturbi di un solo giorno. Inveceproprio da tali mense sioriginano per lo più le malattie più incurabili: la gottala tisil'epilessiala paralisile convulsioniassediano il corpo fino all'ultimorespiro. Potremmo indicare un piacere capace di controbilanciare questi mali? Equale regime austero non saremmo disposti a seguirepur di liberarci da essi?

LXX. La semplicità è più utile e più piacevole del lusso

1. La semplicitàinveceè ben diversa: estranea a tuttiquesti inconvenientiproduce solo salute e benessere. Che essa è preferibileal lussolo puoi constatare tu stesso: innanzituttoresti sano e non seidisturbato da quelle malattieciascuna delle quali basta da sola a spegnere e adistruggere le fondamenta di ogni piacere; in secondo luogopuoi gustare megliogli stessi cibi. Come mai? Perché il piacere è prodotto dal desiderioe a suavolta il desiderio è prodotto non dalla sazietà e dalla pienezzama dalbisogno e dall'indigenza. Queste due cose non si trovano mai nei banchetti deiricchimentre compaiono sempre nei pasti dei poveri: meglio di qualsiasicameriere e cuocofanno gocciolare in abbondanza il miele sui cibi messi sullatavola. I ricchi mangiano senza aver famebevono senza aver setee si mettonoa dormire prima che sopravvenga un forte bisogno di sonno. I poveriinveceprima devono aver bisogno di tutte le varie cosee solo successivamente lepossono gustare: è proprio questopiù di ogni altra cosaad accrescere ilpiacere.

2. Perché maidimmiSalomone chiama dolce il sonno delservodicendo: "Dolce è il sonno per il servosia che mangi molto siache mangi poco"? Forse perché il suo letto è molle? Ma per lo piùdormono su di un pavimento o su di un pagliericcio. Forse per la libertà di cuigodono? Ma non possono disporre neanche di un istante. Forse per la loro vitafacile? Non c'è un momento in cui non siano battuti dalle pene e dalle miserie.Che cosa rende allora dolce il loro sonno? Le faticheed il poter prenderesonno solo dopo averne sentito il bisogno. I ricchi invecese la notte non lisorprende immersi nell'ubriachezzasono condannati a rimanere sempre svegliea rivoltarsi e ad agitarsi sui loro molli letti.

LXXI. I1 lusso guasta anche l'anima

Si potrebbe fare anche un'altra descrizione dei fastidideidanni e dell'indecenza del lussoenumerando le malattie che imprime sull'animadi gran lunga più numerose e pericolose di quelle corporee. Essoin effettirende mollideboliinsolentimillantatorilasciviviolentiintemperantiirascibilicrudeliignobilicupidiserviliinetti in quasi tutte le coseutili e necessarie; tutti gli effetti opposti sono invece prodotti dallafrugalità. Ma ora dobbiamo passare ad un altro argomento: fatta questa sempliceaggiuntaritorniamo alle parole dell'apostolo. Se le cose che sembranoinvidiabili sono così piene di mali e fanno cadere sull'anima e sul corpo unacosì fitta pioggia di malattiecome possiamo parlare delle cose dolorose? Miriferisco alla paura dei magistratiai movimenti popolarialle insidie deidelatori e degl'invidiosimali tutti che assediano soprattutto i ricchi e cheanche le donne sono destinate a sperimentare in maggior misuradata la loroincapacità di sopportare virilmente le relative vicissitudini.

LXXII. I1 lussooltre a causare gli altri mali di cui si è parlatorendeintollerabili le vicissitudini della vita

Ma perché parlare delle donne? Anche gli uomini diventanoinfatti infelice preda di tali vicissitudini. Chi vive nella semplicità nonteme i cambiamenti; chi invece si consuma nella vita molle e dissolutase percaso o per fatalità piomba nell'indigenzamuore prima ancora di potersopportare tale cambiamentonon essendovi né abituato né preparato. Perquesto il beato Paolo dice "Costoro soffriranno i tormenti della carne; iocerco di risparmiarvi"ed aggiunge subito dopo "Il tempo che resta èbreve".

LXXIII. I1 momento presente non si addice al matrimonio

1. "Ma cos'ha a che fare tutto questo con ilmatrimonio?" qualcuno potrebbe forse chiedere. Ha molto a che fare. Seinfatti il matrimonio è richiuso nella vita presentementre in quella futuragli uomini "nè sposano nè vengono sposati"; se il tempo presentevolge al termine e la resurrezione è alle portequesto non è il momento deimatrimoni e dei beni materialima dell'indigenza e di tutta quella rimanentesaggezza che ci può giovare nell'al di là. La verginefinché resta a casacon la madresi dà molto pensiero dei suoi giuochi infantili; una volta messolo scrigno nella sua stanzatiene con sè la chiave che racchiude tutti igiocattoli che vi sono ripostie ne può disporre pienamente: si preoccupa dicustodire quei piccoli e stupidi oggetti nella stessa misura in cui isovrintendenti delle grandi case si preoccupano di amministrarle. Quando peròsi fidanza ed il momento delle nozze la costringe a lasciare la casa paternaallorastaccatasi da quei vili ed umili balocchinon può non pensare algoverno della casaal gran numero dei beni e degli schiavialla cura delmaritoed a tutte le altre incombenze più gravi ancora di questeche puresono numerose. Così dobbiamo fare anche noi: quando siamo condotti alla vitaperfettadegna degli uomini adultidobbiamo lasciare tutte le cose di questaterra - veri e propri giocattoli infantili - e pensare al cieloed allosplendore e alla gloria della vita celeste.

2. In effettisiamo uniti ad uno sposo che esige di essereamato da noi a tal puntoche non dobbiamo esitare a separarci per amor suo nonsolo dalle cose di questa terrapiccola e di scarso valorema anche dalla vitastessaqualora fosse necessario. Poiché dunque dobbiamo passare all'altravitastacchiamoci dai pensieri meschini. Se dovessimo lasciare una povera casaper trasferirci in una reggianon penseremmo agli oggetti d’argillaaimobilied alle altre povere suppellettili domestiche. Neanche ora dobbiamoquindi preoccuparci delle cose terrene; il momento presente ci chiama ormai incielocome dice Paolo scrivendo ai Romani: "La salvezza è adesso piùvicina di quanto non lo fosse nel momento in cui ricevemmo la fede: la notte èavanzatail giorno è prossimo". Altrove dice: "Il tempo che ci restaqui è breve: chi ha la moglie si comporti come se non l'avesse ".

3. Perché dunque dovrebbero aver bisogno del matrimoniocoloro che non ne usufruiranno più e che si troveranno nelle stesse condizionidi chi non è sposato? E perché dovrebbero pensare alle ricchezzeai benialle cose della vita materialese il loro io è ormai fuori stagione edinopportuno? Se chi è in procinto di presentarsi ad un tribunale terreno perrendere conto dei suoi misfattiquando il giorno fatidico si avvicina non pensapiù non solo alla moglie ma neppure a mangiare ed a bere e concentra il propriopensiero unicamente sulla propria difesaa maggior ragione noiquando siamosul punto di presentarci non ad un tribunale terrenoma alla tribuna celesteper rendere conto delle nostre paroledelle nostre azioni e dei nostripensieridobbiamo staccarci da tutte le gioie e da tutti i dolori relativi allecose presenti e preoccuparci solo di quel terribile giorno. "Chi viene dame - dice il Signore - ma non è capace di odiare il padrela madrela mogliei figlii fratellile sorelle e la propria animanon può essere miodiscepolo. E non può essere mio discepolo neanche chi non carica su di sè lapropria croce e non mi segue".

4. E tu continui a perdere il tuo tempo desiderando tuamoglie e pensando alle risaalla dissolutezza ed al lusso? "Il Signore èvicino". Tu ti preoccupi e ti assilli per le ricchezze? "Il regno deicieli è prossimo". Tu badi alla casaal lusso ed agli altri piaceri?"Passa l'aspetto di questo mondo". Perché allora ti tormenti per lecose di quaggiù che non rimangono ma si consumanoe trascuri invece quelle cherestano e sono durature? Non ci saranno più nè matrimoninè partinèpiacerinè accoppiamentinè ricchezze abbondantinè cure dei benimaterialinè nutrimentinè vestinè coltivazioninè viaggi per marenèartinè costruzioninè cittànè case: ci saranno invece un’altracondizione ed un altro modo di vivere. Tutte le cose di quaggiù scomparirannotra breve. Questo significa la frase: "Passa l'aspetto di questomondo". Perché dunque mostriamo tanto zelo nel preoccuparci di cose da cuispesso ci separiamo prima di seracome se dovessimo rimanere quaggiù per tuttal’eternità? Perché scegliamo questa vita penosamentre Cristo ci chiama auna vita tranquilla? "Voglio - dice infatti l'apostolo - che non abbiatepreoccupazioni. Chi non è sposato pensa alle cose del Signore".

LXXIV. Come mai Paolopur volendoci liberi da ansieci comanda dipreoccuparci

1. Come puoi allora volerci liberi da ansiese poi ci gettiin un’altra preoccupazione? Perché questa non è una vera preoccupazionecosì come il provare tormenti per amore di Cristo non è un vero tormento: nonperché la natura delle cose cambima perché la volontà di chi sopporta congioia questi dolori riesce a dominare anche la natura. E' giusto dire che provaansie chi si preoccupa di cose di cui non potrà godere a lungoe spessoneanche per poco tempo; ma è anche del tutto logico mettere nella schiera dicoloro che se ne restano tranquilli chi dalle proprie preoccupazioni raccogliedei frutti maggiori. Ma a parte questola differenza tra la prima e la secondapreoccupazione è così grandeche la secondaparagonata alla primanon puòpiù essere ritenuta tale: tanto più leggera e sopportabile è rispetto all’altra.Tutto questo l'abbiamo dimostrato nel nostro discorso precedente. "L'uomocelibe si preoccupa delle cose del Signorel’uomo sposato di quelle delmondo"; ma quest’ultimo passamentre il Signore resta.

2. Non basta forse questo a dimostrare il valore dellaverginità? La differenza che c’è tra Dio ed il mondo corrisponde allasuperiorità della seconda preoccupazione rispetto alla prima. Come puoi dunquepermettere il matrimoniose esso c'inchioda alle preoccupazioni e ci allontanadalle cose dello spirito? "Per questo - risponde l’apostolo - ho detto"chi ha la moglie si comporti come se non l'avesse"; chi è giàlegato o sta per legarsi renda più lento questo legame in un altro modo".Giacchè non puoi romperlo una volta che te ne sei cintorendilo almeno piùsopportabile. Se vogliamopossiamo eliminare tutte le cose superflue ed evitaredi aggiungere alle preoccupazioni insite nella natura del matrimonio altremaggioriprodotte dalla nostra indolenza.

LXXV. Com’è possibile non avere la moglie pur avendola

1. Chi poi volesse sapere con maggiore chiarezza che cosasignifica la frase "Non avere la moglie pur avendola"pensi allostato in cui si trovano i "crocifissi" che non l’hanno. Qual à laloro condizione? Non sono costretti a comprare un gran numero di ancelledioggetti d'oro e di collanecase splendide e grandie tante misure di terreno:lasciate tutte queste cosesi preoccupano di un’unica veste e del nutrimento.Si può giungere a praticare questa filosofia anche se si ha una moglie. Leparole dette prima "Non negatevi l’uno all’altro" riguardano solol'unione carnale: in questo caso specifico l'apostolo prescrive che l’uno deveseguire l'altroe non lascia nessuno dei due sposi padrone di sè; ma quando sitratta della pratica della filosofia riguardante le vestiil modo di vita etutte le altre cosei coniugi non sono più soggetti l’uno all'altro. Imariti possonoanche se le mogli non voglionoeliminare ogni lusso e scacciarela folla delle preoccupazioni che li sommerge; ed analogamente le moglidaparte lorose non vogliono non possono essere costrette a truccarsiad esserevanagloriose ed a preoccuparsi delle cose superflue. E' giusto che sia così. Ildesiderio carnale è infatti naturale: per questo è degno di moltacommiserazionee per questo nessuno dei due sposi può negarsi all’altrocontro la sua volontà. Al contrarioil desiderio del lussodella servitùsuperfluadelle preoccupazioni inutili non proviene dalla naturama nasce dall’indolenzae dalla grande tracotanza. Per questo l’apostolo non costringe le personesposate ad essere soggette l'una all'altra in tali casicome avviene invecenell'altro.

2. Non abbiamo la moglie pur avendola quando non diamoascolto ai pensieri superflui delle donnedettati dalla loro leziosità e dallaloro mollezzae quando ci limitiamo ad accogliere solo quella preoccupazioneaggiuntiva che riguarda l'anima della donna che ci è stata affidata e che hascelto una vita basata sulla saggezza e la semplicità. Che intende dire proprioquestol’apostolo lo mostra nelle parole seguenti: "Chi piange sicomporti come chi non piangechi gioisce dei beni come chi non gioisce".Chi non gioisce non si preoccupa dei benie chi non piange non sopporta amalincuore la povertà nè respinge la frugalità. Questo significa "nonavere la moglie pur avendola"questo significa fare uso del mondo senzaabusarne.

3. "Chi è sposato si preoccupa delle cose delmondo". Se dunque in entrambi i casi ci sono le preoccupazioni - nel primoperò sono vane ed inutilianzi dolorosegiacchècome dice l’apostolo"costoro soffriranno i tormenti nella carne"mentre nel secondoproducono dei beni ineffabili - perchè non scegliamo questo secondo tipo diansieche non solo ci procurano così belle e numerose ricompensema sonoanche meno forti delle altre? A che cosa pensa la donna non sposata? Forse allericchezzeai serviagli amministratoriai terreni ed al resto? Deve forsesorvegliare i cuochii tessitori e la rimanente servitù? Per carità! Nonpensa a nulla di tutto ciò ma soltanto ad edificare la propria anima e adadornare il suo santo tempio non con trecceori o perlenon con cosmetici ebellettinon con altre cose fastidiose e miserema con la santità di corpo edi spirito.

4. "La donna sposata - dice Paolo - si preoccupa invecedi piacere al marito". Sagace com’ènon si mette ad esaminare iparticolarie non ricorda le sofferenze fisiche e psichiche a cui vannoincontro le mogli per piacere ai mariti - il loro corpo è torturatoimbellettato e tormentato con altre punizionimentre la loro anima è riempitadi bassezzeadulazioniipocrisiemeschinità e pensieri superflui ed inutili.Alludendo a tutto ciò con una sola parolalascia riflettere sull'argomento lacoscienza degli ascoltatori; e dopo aver mostrato in tal modo l'eccellenza dellaverginità ed averla sollevata fimo al cielopassa di nuovo a parlare dellaliceità del matrimoniosempre nel timore che qualcuno scambi la verginità perun precetto. Non si contenta quindi delle esortazioni fatte in precedenza: dopoaver detto "Non ho un ordine del Signore" e "La vergine se sisposa non pecca"aggiunge qui "Non perché voglia gettare su di voiun laccio".

LXXVI. Il "laccio" non è rappresentato dalla verginitàma dallanostra mancanza di entusiasmo

1. A tal propositoci si potrebbe chiedere a buon dirittocome mai l'apostolo dica qui "Non perché voglia gettare su di voi unlaccio": eppurein precedenza aveva chiamato la verginità"liberazione dai legami"aveva detto che ci consigliava per il nostrobene per evitarci tormenti e preoccupazioni e per risparmiarcied aveva in talmodo mostrato che questa pratica era leggera e sopportabile. Di che cosa sitratta? A dire il vero egli ha chiamato "laccio" non la verginità -non sia mai! - ma la scelta di questo bene compiuta sotto la spinta dellaviolenza e della costrizione. In effettile cose stanno proprio così. Tuttociò che si accetta sotto la spinta della violenza e contro la propria volontàanche se è molto leggerodiventa la cosa più insopportabile e soffoca lanostra anima più di un laccio. Per questo Paolo ha detto "Non perchévoglia gettare su di voi un laccio". Queste parole significano: vi hoenumerato e mostrato tutti i beni della verginità; pur tuttaviadopo averfatto questolascio a voi la scelta e non voglio condurvi alla virtù contro lavostra volontà. Vi ho dato questi consigli non perché volessi tormentarvimaperché la vostra bella assiduità non venisse distrutta dalle occupazionimateriali.

2. Osserva anche qui la sagacia di Paolo: alla preghieraaggiunge di nuovo l'esortazionee attraverso la concessione fa trapelare ilconsiglio. Le sue parole "Non vi costringo ma vi esorto"e le altreche ha aggiunto "A causa del decoro e dell’assiduità"mostrano ilcarattere meraviglioso della verginitàed i grandi vantaggi che da essa siricavano nella vita conforme ai voleri di Dio. La donna non può essere assiduase è prigioniera di preoccupazioni materiali e se si lascia trascinare da ogniparteperché in tal caso il suo impegno ed il suo tempo libero si disperdonoin più direzioni: verso il maritoverso la cura della casa e verso tutte lecose che il matrimonio è solito trascinare con sè.

LXXVII. La donna che si affanna per le cose materiali non può essere vergine

Che cosa dice dunque Paolo quando scaccia dal coro dellevergini quella vergine che - non sia mai! - ha varie occupazioni ed è alleprese con i problemi materiali? Per essere vergini non basta infatti nonsposarsi: occorre anche la purezza dell'animae per purezza io intendo non solola lontananza dai desideri cattivi e turpidai belletti e dalle occupazionimaanche l'assenza di pensieri relativi a cose materiali. Se ciò non si verificadi quale utilità può essere la purezza fisica? Come non c’è nulla di piùvergognoso di un soldato che getta le armi e passa il suo tempo nelle bettolecosi non c’è nulla di più indecoroso delle vergini prigioniere dipreoccupazioni materiali. Anche le cinque vergini avevano le lampadeed avevanopraticato la verginitàma non ne avevano ricavato alcun frutto: le porte sichiuseroed esse rimasero fuori e perirono. La verginità è bella proprioperché elimina ogni motivo di preoccupazioni superflue e perché permette diconsacrare tutto il tempo libero alle opere gradite a Dio: se questo non siverificadiventa di gran lunga peggiore del matrimoniogiacchè ricopre dispine l’anima e soffoca tutti i semi puri e celesti

LXXVIII. Perché Paolo non condanna aspramente colui che pensa di comportarsiin modo sconveniente nei riguardi della figlia vergine

1. "Chi - dice Paolo - pensa di comportarsi in modo nonconveniente nei riguardi della figlia vergine se lascia passare l’età giustaper il matrimoniofaccia pure ciò che vuolese così deve essere; non pecca:ci si sposi pure". Perché dici "faccia pure ciò che vuole"?Perché non correggi quest'opinione sbagliatama autorizzi il matrimonio?Perché non hai detto "Se pensa di comportarsi in modo sconveniente neiriguardi della figlia vergine è un povero ed un infelicegiacchè ritienebiasimevole una cosa degna di ammirazione"? Perché - risponderebbe Paolo -si tratta di anime di uomini molto deboliche ancora si trascinano per terra:non è possibile fare accostare subito al discorso sulla verginità le anime chesi trovano in questo stato. Chi infatti è attaccato in modo così passionalealle cose del mondo ed ammira la vita presente a tal punto da ritenerevergognosononostante tali esortazioniciò che invece è degno dei cieli evicino al tipo di vita degli angelicome potrebbe tollerare un consiglio in talsenso? E perché ci si deve meravigliare del fatto che Paolo si comporta così aproposito di una cosa consentitaquando adotta lo stesso atteggiamento neiconfronti di cose proibite e contrarie alla legge?

2. Faccio un esempio: la scrupolosa osservanza dell’alimentazionein base alla quale alcuni cibi si possono accettarementre altri vannorespintiera una debolezza giudaica. Pur tuttaviac’era tra i Romani chi neera ancora vittima. EppurePaolo non solo non rimprovera severamente costoroma fa di più: lasciati andare i peccatoricritica chi vuole reprimere questapraticadicendo: "Perché giudichi il tuo fratello?". Non si comportaperò così quando scrive ai Colossesi: con molta libertà li rimprovera e liistruiscedicendo "Che nessuno vi giudichi in base ai cibi ed allebevande". Ed aggiunge: "Se siete morti in Cristo per quanto riguardagli elementi del mondoperché decretate ancoracome se foste ancora vivi nelmondo: non prenderenon gustarenon toccare? Tutto ciò è destinato adistruggersi con l'uso".

3. Perché dunque si comporta così? Perché i Colossesierano già fortimentre i Romani avevano bisogno di molta comprensione. Egliaspettava che la fede si rafforzasse nelle loro anime: temeva chese fosseandato a strappare il loglio prima del momento giustoanche le piante del rettoinsegnamento sarebbero state estirpate dalla radice. Per questo non li riprendeaspramenteanche se non li lascia andare senza avvertirli: li rimproverama inmodo velato e nascostonel momento in cui critica altri. Le parole "Ilfatto che stia in piedi o cadariguarda il suo Signore " sembrano infattichiudere la bocca ai detrattorima in realtà mordono l'anima dell’interessatogiacchè mostrano che così si comportano non le persone sicure che stanno benein piedima quelle che ancora vacillanoche non sanno stare dritte e cherischiano di cadere.

4. Anche nel nostro caso Paolo osserva la stessa regola acausa della grande debolezza di colui che si vergogna della verginità. Non glisi rivolge apertamentema lodando chi sa conservare vergine la propria figliagli assesta un forte colpo. Che cosa dice? "Chi resta saldo nel suo cuore". Queste parole sono state dette per porre in risalto il contrasto concolui che si lascia portare in giro con troppa facilità ed a casoe che non sacamminare con passo sicuro nè rimanere fermo coraggiosamente. Osserva quindicome Paoloaccortosi che le sue parole riescono a far presa sull’anima dell’interlocutorecerchi di temperarle adducendo un motivo che non merita biasimo. Dopo aver detto"Chi resta saldo nel suo cuore"aggiunge "non essendo sottopostoa costrizioni ed avendo piena libertà". Eppuresarebbe stato più logicodire: "Chi resta saldo e non considera la verità una vergogna". Maqueste parole sarebbero state troppo forti. Per questo ne usa al loro postoaltrecercando di consolare l’interlocutore e dandogli la possibilità diricorrere a quest'altro motivo. Impedire la verginità quando si è sottocostrizione non è così grave come impedirla per un senso di vergogna: la primaeventualità dipende da un'anima debole e miserala seconda da un’animadepravatache non è in grado di giudicare rettamente la natura delle cose.

5. Ma non era ancora giusto il momento di usare parole tropposevereche pure sarebbero state giustegiacchè neanche quando si èsottoposti ad una costrizione è lecito frapporre ostacoli alla figlia che hadeciso di rimanere vergine: occorreal contrarioopporsi nobilmente a tuttociò che mira ad annullare questo bell’impulso. Ascolta ciò che dice a talproposito Cristo: "Chi ama il padre e la madre più di me non è degno dime". Quando facciamo una cosa gradita a Diochi ci vuole ostacolare vaconsiderato un nemicosia egli il padrela madre o chiunque altro. Ma Paoloche doveva ancora sostenere il peso dell’imperfezione degli ascoltatorihascritto le parole: "Chi resta saldo senza essere sottoposto acostrizioni". Non si è però fermato ad esseanche se le frasi"senza essere sottoposto a costrizioni" ed "avendo pienalibertà" significano la stessa cosa. Allungando il discorso ed abbondandonelle concessionicerca di consolare le anime semplici e mediocri; per di piùaggiunge un’altra condizione: "Chi giura nel suo cuore". Non èinfatti sufficiente essere soltanto liberinè si è pienamente responsabilisolo grazie a questa libertà: la buona azione si verifica quando si decide e sigiudica. Quindiper fugare il rispetto che la sua grande condiscendenza annullila differenza tra i due statiegli la ricorda di nuovoanche se timidamente:Di conseguenzachi fa sposare la figlia agisce benee chi non la fa sposareagisce ancora meglio. Quisempre per lo stesso motivonon indica la misura diquesto è meglio; ma se vuoi rendertene contoascolta le parole di Cristo:"Non sposano nè vengono sposatima sono come gli angeli in cielo".Vedi qual è la differenzae come la verginitàquand’è veraeleval'essere mortale?

LXXIX. I seguaci di Elia non differivano in nulla dagli angeli; fu laverginità a renderli tali

1. In che cosadimmidifferivamo dagli angeli EliaEliseoe Giovanniquesti sinceri amanti della verginità? In nullaa parte il fattodi essere legati alla natura mortale. Se però si esaminano bene gli altriaspettisi vede che non erano affatto inferiori a loro; e quello che sembra unosvantaggiotorna a loro grande lode. Considera infatti quanto coraggio e quantasaggezza abbia richiesto loro - che pure vivevano sulla terra ed erano soggettialle necessità della natura mortale - il raggiungimento della virtù angelica.Che fu proprio la verginità a renderli talirisulta evidente dalla loro vita:se avessero avuto moglie e figli non avrebbero potuto abitare con tantafacilità nel desertonè disprezzare le loro case e le altre comodità dellavita. Staccati da tutti questi legamivivevamo sulla terra come se sitrovassero in cielo. Non avevano bisogno di muridi tettidi lettidi tavolee di nessun’altra di queste cose: il loro tetto era il cieloil loro letto laterrala loro tavola il deserto.

2. La sterilità del desertoche agli altri uomini sembracausa di fameper questi santi era fonte di una grande abbondanza: non avevanobisogno nè di vitinè di torchinè di campi coltivatinè di campimietuti. Abbondanti e dolci bevande erano fornite dalle fontidai fiumi e daglistagni; per quanto riguardava poi la tavolaal primo di loro un angelo neapparecchiò una meravigliosastraordinaria e più sontuosa di quelle a cuisono abituati gli uomini: "Un unico pane - è detto - è sufficiente peruna carestia di quaranta giorni. Il secondo fu spesso nutritomentre operavadei miracolidalla grazia dello spiritoche non nutrì solo luima anchealtri tramite lui. E Giovanniche era più di un profeta ed il più grandedegli uomini nati da una donnanon aveva neppure e bisogno di un nutrimentoumano: non il granoo il vinoo l’olioma le cavallette ed il mieleselvatico conservavano la vita del suo corpo. Vedi la forza della verginità?Essa ha messo in condizione di comportarsi come se non avessero più il corpocome se avessero già raggiunto il cielocome se fossero già immortalidegliuomini che erano ancora legati al sangue ed alla carneche camminavano ancoraper terrae che erano ancora soggetti alle necessità della natura mortale.

LXXX. In che cosa consistono il decoro e assiduità

1. Tutto era superfluo per loro: non solo le cose veramentesuperflue quali il lussole ricchezzela potenzala gloria e tutta la schieradelle chimerema anche le cose che sembrano necessariequali le caselecittà e le arti. In questo consiste l'essere "decorosi ed assidui"in questo consiste la virtù della verginità. Sono certo cose ammirevoli edegne di molte corone l'avere la meglio sulla furia dei desideri ed il saperfrenare l'anima impazzita; ma la verginità diventa veramente ammirevole quandole si accompagna una vita di questo tipoperché da sola essa è debole e nonbasta a salvare chi la possiede. Lo potrebbero testimoniare le donne chepurpraticando ancor oggi la verginitàsono così lontane da EliaEliseo eGiovanni quanto lo è la terra dal cielo.

2. Comese si eliminano il decoro e l’assiduitàsirecidono anche i nervi della verginitàallo stesso modose la si possiedeinsieme alla migliore condotta di vitasi possiedono anche la radice e la fontedei beni. Come la terra grassa e feconda nutre la radicecosì la migliorecondotta di vita nutre i frutti della verginità: per meglio direla vita"crocifissa" è la radice ed il frutto della verginità. Fu essainfatti ad ungere per la corsa meravigliosa quelle persone generoserecidendotutti i loro legami e mettendole in condizione di volare verso il cielo conpiedi agili e leggericome se fossero degli esseri alati. Se non si devepensare nè alla moglie nè ai figlila povertà è molto facile; essa avvicinaal cielo e libera non solo dalle pauredalle preoccupazioni e dai pericolimaanche da tutte le altre difficoltà

LXXXI. Della grande bellezza della povertà

1. Chi non ha nulla disprezza tutto come se possedesse tuttoed ostenta una grande sicurezza nei confronti dei magistratidei principi edanche di colui che è cinto di un diadema. Chi disprezza le ricchezzeproseguendo per la sua stradagiunge facilmente a disprezzare anche la morte.Elevatosi al di sopra di queste coseparla a tutti con grande sicurezzasenzaaver paura di nessuno e senza tremare. Chi invece si occupa delle ricchezzeèschiavo non solo di essema anche della gloriadegli onoridella vitapresente ed in una parola di tutte le cose materiali. Per questo Paolo chiamal'amore per le ricchezze "radice di tutti i mali". La verginità èpero in grado di essiccare questa radice e di piantarne in noi un’altra - lamigliore - che fa germogliare tutti i beni: la libertàla sicurezzailcoraggiolo zelo ardenteil caldo amore per le cose celestiil disprezzo pertutte le cose terrene. Così si realizzano "il decoro e assiduità".

LXXXII. Critiche mosse a coloro che affermano che chi pratica la verginitàsi augura di poter andare nel seno di Abramo

1. Ma qual è il sapiente discorso che fanno molti? "Ilpatriarca Abramo - si dice - aveva mogliefiglibenigreggi e mandrie; ciònonostantesia Giovanni battista che Giovanni evangelista - che erano entrambivergini -sia Paolo che Pietro - che rifulgevano per la loro continenza - siauguravano di poter andare nel suo seno". Ma chi ti ha detto questoo miocaro? Quale profeta? Quale evangelista? "Cristo in persona - mi si risponde-. Vista infatti la grande fede del centurioneCristo disse: "E moltiverranno dall'oriente e dall'occidentee si sdraieranno con AbramoIsacco eGiacobbe". Anche Lazzaro è visto dal ricco nell'atto di godere assieme alui". Ma cos’ha a che fare tutto questo con PaoloPietro e Giovanni?Paolo e Giovanni non erano Lazzaronè "i molti che verranno dall'orientee dall’occidente" rappresentano il coro degli apostoli. Il vostrodiscorso è quindi superfluo e vano.

2. Se invece vuoi conoscere esattamente i premi degliapostoliascolta le parole di chi li assegna: "Quando il figlio dell'uomosiederà sul trono della sua gloriaanche voi che mi avete seguito sederete sudodici troniper giudicare le dodici tribù d’Israele". Qui non si parlaaffatto nè di Abramonè di suo figlionè del figlio di suo figlionè delseno che li accoglieràma di una dignità molto più grande: essi sederanno agiudicare i loro discendenti. La differenza non risulta solo da questoma anchedal fatto che molti otterranno ciò che ha ottenuto Abramo: "molti - diceil Signore - verranno dall’oriente e dall'occidente e si sederanno con AbramoIsacco e Giacobbe"; nessuno invece prenderà posto sui tronicon la solaeccezione del coro dei santi apostoli.

3. Dimmi: pensate ancora ai greggialle mandrieaimatrimoni ed ai figli? Perché non dovremmo - mi si risponderebbe - se molti dicoloro che sono rimasti verginidopo avere tanto faticatosi augurano digiungere lì?". Ed io ricorderò una cosa ancora più importante: molti dicoloro che sono rimasti vergini non giungeranno nè nel seno di Abramo nè inuna sede inferiorema nella Geennacome stanno a dimostrare le vergini chiusefuori della camera nuziale. Ma allora la verginità non è ugualeo addiritturainferiore al matrimonio? Il tuo esempio la rende inferiore. Questo solo infattirimane da sospettare in base al vostro discorsose è vero che Abramoche pureera sposatoora riposa e godementre chi è rimasto vergine si trova nellaGeenna. Ma le cose non stanno affatto così: la verginità non solo non èpeggiorema è di gran lunga migliore del matrimonio. Come mai? Perché non fuil matrimonio a rendere cosi virtuoso Abramone la verginità a perdere quellesciagurate vergini: le virtù dell'anima fecero rifulgere il patriarcamentrela vita viziosa consegnò al fuoco le vergini. Abramo infattipur vivendo nelmatrimoniosi preoccupava di realizzare i pregi propri della verginitàvale adure il decoro e l’assiduità.

4. Le vergini invecepur avendo scelto la verginitàcaddero nel vortice della vita e nelle preoccupazioni proprie del matrimonio."Che cosa ci può dunque impedire - mi si obietta - di salvare l’assiduitàanche orarimanendo sposati ed avendo i figlii beni e tutte le altrecose?". Innanzi tuttonessuno è ora come Abramoe non gli si avvicinaneanche un po'. Egli infatti pur essendo riccodisprezzava i beni più deipoverie pur avendo una moglie sapeva dominare i piaceri più delle personevergini; mentre quest'ultime sono ogni giorno bruciate dal desiderioeglispense la fiamma e non si legò a nessuna affezione: non solo lasciò laconcubinama la scacciò anche dalla sua casaper eliminare ogni motivo dirissa e di discordia. Ora non sarebbe facile trovare qualcosa di simile.

LXXXIII. A noi non viene proposto lo stesso metro di virtù che era statoproposto agli uomini del Vecchio Testamento

1. Ma a parte questoripeto ciò che avevo detto alprincipio: non ci è richiesto lo stesso metro di virtù che veniva richiesto aipatriarchi. Ora infatti non si può essere perfetti se non si vende tutto e senon si rinunzia a tutto - non solo ai beni ed alla casama anche alla propriaanima; in quei tempiinvecenon si conoscevano ancora esempi di una moralitàcosì severa. "E allora? - mi si chiede -. Adesso conduciamo una vita piùsevera di quella del patriarca?". Lo dovremmo e ci è stato ordinatomanon la conduciamoe per questo siamo molto inferiori a quel giusto: che a noivengano richieste prove più difficiliè evidente a tutti. Per questo laScrittura non esprime la sua ammirazione per Noè in modo assolutoma con un’aggiuntalimitativa. Dice infatti: "Noèche era giusto e perfetto nella suagenerazionepiaceva a Dio". Non dice semplicemente "perfetto"ma aggiunge "in quel periodo": molti sono i tipi di perfezione che sideterminano a seconda delle differenti epochee con il passare del tempo ciòche prima era perfetto diventa imperfetto.

2. Faccio un esempio: allora la perfezione consisteva nelvivere secondo la legge. "Chi mette in pratica le prescrizioni - è detto -vivrà in esse". Cristo peròuna volta giunto tra noiha mostrato chequesta perfezione era in realtà imperfetta. Dice infatti: "Se la vostragiustizia non supera quella degli scribi e dei fariseinon entrerete nel regnodei cieli". Allora soltanto l'omicidio era ritenuto un misfatto; adessol’irae le offese possono da sole mandare nella Geenna. Allora era punito solol'adulterio; oraneanche lo sguardo cupido gettato su di una donna restaimpunito. Allora era considerato proveniente dal Maligno solo lo spergiuro;adessoè considerato tale anche il giuramento. "Ciò che si aggiunge -dice il Signore - proviene dal Maligno". Alloraagli uomini era richiestosolo di riamare chi li amava; adessoquesta cosa così importante ed ammirevoleappare così imperfettache noianche dopo averla realizzatanon possediamonulla in più dei pubblicani.

LXXXIV. E' giusto che per gli stessi atti virtuosi a noi ed agli uominidell'Antico Testamento non venga accordata la stessa ricompensa

1. Perché mai dunque per gli stessi atti virtuosi non vieneaccordata a noi ed agli uomini dell'Antico Testamento la stessa ricompensaeperché noise vogliamo ottenere lo stesso trattamento che è riservato lorodobbiamo dar prova di una virtù più grande? Perché ora si riversa su di noiin abbondanza la grazia dello spiritoe perché grande è il dono rappresentatodalla venuta di Cristoche da bambini che eravamo ci ha resi uomini perfetti.Quando i nostri figli arrivano all’adolescenzanoi pretendiamo da loro degliatti virtuosi molto più impegnativi: una volta che sono divenuti adultinonammiriamo più allo stesso modo gli atti che lodavamo all'epoca della loro primainfanziama ingiungiamo loro di dar prova di altre virtùd'importanza benmaggiore. Allo stesso modoDio ai primi tempi non pretese dei grandi attivirtuosi dalla natura umanaperché era ancora bambina Dopo avere fattoascoltare agli uomini i profeti e gli apostoli ed aver concesso loro la graziadello spiritoEgli accrebbe però l'importanza delle azioni virtuose dacompiere: era giustogiacchè assegnò anche dei premi maggiori e dellericompense molto più fulgide A chi realizza queste virtù non sono infattiriservate la terra e le cose della terrama il cielo ed i beni che superanoogni capacità di comprensione.

2. Non è dunque assurdodopo che si è divenuti uominicontinuare a rimanere piccoli come prima? Allora la natura umana era laceratanel suo intimo e vittima di una guerra implacabile. Spiegando questa situazionePaolo così parlò: "Vedo nelle mie membra un’altra legge che combattecontro la legge della mia mente e che mi cattura con la legge del peccato che sitrova nelle mie membra". Ma ora le cose non stanno più così. "Ciòche era impossibile alla legge perché era debole a causa della carneDio l’hareso possibile mandando a causa del peccato il proprio figlio rivestito di unacarne simile a quella del peccato e condannando il peccato della carne".Ringraziando Dio di questoPaolo disse: "O me miserochi mi libererà daquesto corpo di morte? Rendo grazie a Dio tramite Gesù Cristo".

3. La punizione che ci tocca è quindi giusta: pur essendoliberinon vogliamo correre come le persone legate; ma neanche se corressimocome loro potremmo sfuggire alla punizione. Chi infatti gode di una pace piùsicura deve innalzare dei trofei molto più grandi e splendenti di quelli chepuò innalzare chi è tanto oppresso dalla guerra. Se ci volgiamo verso lericchezzeil lussole donne e la cura degli affariquando mai potremodiventare uominiquando mai potremo vivere secondo lo spiritoquando maipotremo pensare alle cose del Signore? Forse quando ce ne andremo via di qui?Allora però non sarà più il momento delle fatiche e delle garema dellecorone e dei castighi. Allora anche la vergine se non avrà l'olio nella sualampadanon potrà farselo dare dalle altre verginie dovrà rimanere fuori; echi si presenterà con indosso un vestito sudicionon potrà uscire percambiarloma sarà gettato nel fuoco della Geenna: anche se invocherà Abramonon otterrà nulla. Quando il giorno del giudizio è giuntoquando la tribunaè prontaquando il giudice è già sedutoquando il fiume di fiamme giàscorre ed ha luogo l’esame delle nostre azioninon ci è più consentito dideporre i nostri peccatima siamovolenti o nolentitrascinati al castigo cheessi meritano. Nessuno potrà più intercedere per noineanche chi possiede lastessa sicurezza di quei grandi e straordinari uomini di alloraneanche unNoèun Giobbe o un Danieleneanche chi prega per i propri figli e le propriefiglie: sarà tutto inutile.

4. I peccatori dovranno essere puniti in eternocosì come i virtuosidovranno essere onorati in eterno. Che non ci sarà fine nè per i premi nè peri castighi l'ha mostrato Cristolà dove ha detto che sia la vita che lapunizione saranno eterne. Quando accoglierà quelli alla sua destra econdannerà quelli alla sua sinistraEgli aggiungerà: "Questi ultimiandranno al castigo eternomentre i giusti andranno alla vita eterna".Dobbiamo quindi sforzarci mentre siamo ancora qui: chi ha la moglie si comporticome se non l'avessee chi non l'ha veramente pratichi assieme alla verginitàtutte le altre virtù; solo così non avremo modo di lamentarci inutilmente dopola nostra dipartita da qui.




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