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LA CENA DE LE CENERI

 

DESCRITTA IN

 

CINQUE DIALOGIPER QUATTRO INTERLOCUTORI

 

CON

 

TRE CONSIDERAZIONICIRCA DOI SUGGETTI

 

*

 

All'unico refugio de le Muse

l'illustrissimo

 

MICHEL DI CASTELNOVO

 

Signor di MauvissierConcressalto e di Ionvilla

Cavalier de l'ordine del Re Cristianissimo e Conseglier

nel suo privato ConseglioCapitano di 50 uomini d'arme

Governator e Capitano di S. Desiderio ed Ambasciator

alla Serenissima Regina d'Inghilterra.

 

*

 

L'universale intenzione è dechiarata nel proemio.

 

1584

AL MAL CONTENTO

 

Se dal cinico dente sei trafitto

lamentati di tebarbaro perro;

ch'invan mi mostri il tuo baston e ferro

se non ti guardi da farmi despitto.

Perché col torto mi venesti a dritto

però tua pelle straccioe ti disserro:

e s'indi accade ch'il mio corpo atterro

tuo vituperio è nel diamante scritto.

Non andar nudo a tôrre a l'api il mele;

non morderse non sai s'è pietra o pane;

non gir discalzo a seminar le spine.

Non spreggiarmoscad'aragne le tele;

se sorce seinon seguitar le rane;

fuggi le volpio sangue di galline.

E credi a l'Evangelo

che dice di buon zelo:

dal nostro campo miete penitenza

chi vi gettò d'errori la semenza.

PROEMIALE EPISTOLA

 

SCRITTA ALL'ILLUSTRISSIMO ED ECCELLENTISSIMO

 

SIGNOR DI MAUVISSIERO

 

CAVALIER DE L'ORDINE DEL RE E CONSEGLIER DEL SUO

PRIVATO CONSEGLIOCAPITANO DI CINQUANT'UOMINI

D'ARMAGOVERNATOR GENERALE DI S. DESIDERIO ED

AMBASCIATOR DI FRANCIA IN INGHILTERRA

 

Or eccoviSignorpresentenon un convito nettareo de l'Altitoanteper una maestà; non un protoplasticoper una umana desolazione; non queld'Assueroper un misterio; non di Luculloper una ricchezza; non di Licaoneper un sacrilegio; non di Tiesteper una tragedia; non di Tantaloper unsupplicio; non di Platoneper una filosofia; non di Diogeneper una miseria;non de le sanguisugheper una bagattella; non d'un arciprete di Poglianoperuna bernesca; non d'un Bonifacio candelaioper una comedia; ma un convito sìgrandesì picciolo; sì maestralesì disciplinale; sì sacrilegosìreligioso; sì allegrosì colerico; sì asprosì giocondo; sì magrofiorentinosì grasso bolognese; sì cinicosì sardanapalesco; sìbagattellierosì serioso; sì gravesì mattacinesco; sì tragicosìcomico; checertocredo che non vi sarà poco occasione da dovenir eroicodismesso; maestrodiscepolo; credentemescredente; gaiotriste; saturninogioviale leggieroponderoso; caninoliberale; simicoconsulare; sofista conAristotelefilosofo con Pitagora; ridente con Democritopiangente conEraclito. Voglio dire: dopo ch'arrete odorato con i peripateticimangiato con ipitagoricibevuto con stoicipotrete aver ancora da succhiare con quello chemostrando i dentiavea un riso sì gentileche con la bocca toccava l'una el'altra orecchia. Perchérompendo l'ossa e cavandone le midollatrovaretecosa da far dissoluto san Colombinopatriarca de gli Gesuatifar impetrarqualsivoglia mercatosmascellar le simie e romper silenzio e qualsivogliacemiterio.

Mi dimandarete: che simposioche convito è questo? È unacena. Che cena? De le ceneri. Che vuol dir cena de le ceneri? Fuvi posto forsequesto pasto innante? Potrassi forse dir qua: cinerem tamquam panemmanducabam? Nonma è un convito fatto dopo il tramontar del solenel primo giorno de la quarantanadetto da' nostri preti dies cinerumetalvolta giorno del memento. In che versa questo convitoquesta cena?Non già in considerar l'animo ed effetti del molto nobile e ben creato sig.Folco Grivelloalla cui onorata stanza si convenne; non circa gli onoraticostumi di que' signori civilissimicheper esser spettatori ed auditorivifurono presenti; ma circa un voler veder quantunque può natura in far duefantastiche befanedoi sognidue ombre e due febbri quartane; del chementresi va crivellando il senso istorialee poi si gusta e masticasi tirano aproposito topografiealtre geograficealtre raziocinalialtre morali;speculazioni ancoraaltre metafisichealtre matematichealtre naturali.

 

ARGOMENTO DEL PRIMO DIALOGO

 

Onde vedrete nel primo dialogo proposti in campo doi suggetticon la raggion di nomi lorose la vorrete capire; secondoin grazialorocelebrata la scala dei numero binario; terzoapportate lecondizioni lodabili della ritrovata e riparata filosofia; quartomostratodi quante lodi sia capace il Copernico; quintopositivi avanti glifrutti de la nolana filosofiacon la differenza tra questo e gli altromodi di filosofare.

 

ARGOMENTO DEL SECONDO DIALOGO

 

Vedrete nel secondo dialogo: prima la causa originalede la cena; secondouna descrizion di passi e di passaggiche piùpoetica e tropologicaforseche istoriale sarà da tutti giudicata; terzocome confusamente si precipita in una topografia moraledove par checon gliocchi di Linceo quinci e quindi guardando (non troppo fermandosi) cosa per cosamentre fa il suo caminooltre che contempla le gran machinemi par che non siaminuzzariané petrucciané sassettoche non vi vada ad intoppare. Ed inciò fa giusto com'un pittore; al qual non basta far il semplice ritratto del'istoria; ma ancoper empir il quadroe conformarsi con l'arte a la naturavi depinge de le pietredi montide gli arboridi fontidi fiumidicolline; e vi fa veder qua un regio palaggioivi una selvalà un straccio dicieloin quel canto un mezo sol che nascee da passo in passo un ucellounporcoun cervioun asinoun cavallo; mentre basta di questo far veder unatestadi quello un cornode l'altro un quarto di dietrodi costui l'orecchiedi colui l'intiera descrizione; questo con un gesto ed una minache non tienequello e quell'altrodi sorte che con maggior satisfazione di chi remira egiudica viene ad istoriarcome diconola figura. Cossìal propositoleggetee vedrete quel che voglio dire. Ultimosi conclude quel benedettodialogo con l'esser gionto a la stanzaessere graziosamente accolto ecerimoniosamente assiso a tavola.

 

ARGOMENTO DEL TERZO DIALOGO

 

Vedrete il terzo dialogosecondo il numero de le propostedel dottor Nundiniodiviso in cinque parti. De quali la prima versacirca la necessitá de l'una e de l'altra lingua. La seconda esplical'intenzione dei Copernicodona risoluzione d'un dubio importantissimo circa lefenomie celestimostra la vanità del studio di perspettivi ed optici circa ladeterminazione della quantità di corpi luminosie porge circa questo nuovarisoluta e certissima dottrina. La terza mostra il modo della consistenzadi corpi mondani; e dechiara essere infinita la mole de l'universoe che invanosi cerca il centro o la circonferenza del mondo universalecome fusse un de'corpi particulari. La quarta afferma esser conformi in materia questomondo nostroch'è detto globo della terracon gli mondiche son gli corpidegli altri astri; e che è cosa da fanciulli aver credutoe crederealtrimente; e che quei son tanti animali intellettuali; e che non meno in quellivegetano ed intendono molti ed innumerabili individui semplici e composticheveggiamo vivere e vegetar nel dorso di questo. La quintaper occasiond'un argomento ch'apportò Nundinio al finemostra la vanità di due grandipersuasionicon le qualie similiAristotele ed altri son stati acciecatisìche non veddero esser vero e necessario il moto de la terra; e son statisì impeditiche non han possuto credere quello esser possibile; il chefacendosivengono discoperti molti secreti de la natura sin al presente occolti.

 

 

 

ARGOMENTO DEL QUARTO DIALOGO

 

Avete al principio del quarto dialogo mezzo per rispondere atutte raggioni ed inconvenienti teologalie per mostrar questa filosofia esserconforme alla vera teologia e degna d'esser faurita da le vere religioni. Nelresto vi se pone avanti unoche non sapea né disputarné dimandar aproposito il quale per essere più impudente ed arrogante pareva a gli piùignoranti più dotto ch'il dottor Nundinio; ma vedrete che non bastarebbonotutte le presse del mondo per cavar una stilla di succhio dal suo dire perprender materia da far dimandar Smithoe rispondere il Teofilo; ma è a fattosoggetto de le spampanate di Prudenzio e di rovesci di Frulla. E certo mirincresse che quella parte ve si trove.

 

 

ARGOMENTO DEL QUINTO DIALOGO

 

S'aggionge il quinto dialogovi giuronon per altrorispettoeccetto che per non conchìudere sì sterilmente la nostra cena. Ivi primamentes'apporta la convenientissima disposizione di corpi nell'eterea reggionemostrando che quelloche si dice ottava sferaCielo de le fissenon è sifattamente un cieloche que' corpich'appaiono lucidisiano equidistanti dalmezzo; ma che tali appaiono vicìniche son distanti di longhezza e latitudinel'un da l'altro più che non possa essere l'uno e l'altro dal sole e da laterra. Secondoche non sono sette erranti corpi solamenteper talcaggione che sette n'abbiamo compresi per tali; ma cheper la medesima raggionesono altri innumerabiliquali da gli antichi e veri filosofi non senza causason stati nomati aetherache vuol dire corridoriperché essison que' corpiche veramente si muovonoe non l'imaginate sfere. Terzochecotal modo procede da principio interno necessariamentecome da propria naturaed anima; con la qual verità si destruggono molti sognitanto circa il motoattivo della luna sopra l'acqui ed altre sorte d'umoriquanto circa l'altrecose naturaliche par che conoscano il principio de lor moto da efficienteesteriore. Quartodetermina contra que' dubiiche procedeno con lastoltissima raggione della gravità e levità di corpi; e dimostra ogni motonaturale accostarsi al circolareo circa il proprio centroo circaqualch'altro mezzo. Quintofa vedere quanto sia necessarioche questaterra ed altri simili corpi si muovano non con unama con più differenze dimoti; e che quelli non denno esser piùné meno di quattro semplicibenchéconcorrano in un composto; e dice quali siano questi moti ne la terra. Ultimopromette di aggiongere per altri dialogi quel che par che manca al compimento diquesta filosofia; e conchiude con una adiurazione di Prudenzio.

 

Restarete maravigliatocome con tanta brevità e sufficienzas'espediscano sì gran cose. Or quase vedrete talvolta certi men gravipropositiche par che debbano temere di farsi innante alla superciliosa censuradi Catonenon dubitate; perché questi Catoni saranno molto ciechi e pazzisenon sapran scuoprir quel ch'è ascosto sotto questi Sileni. Se vi occoreno tantie diversi propositi attaccati insiemeche non par che qua sia una scienzamadove sa di dialogodove di comediadove di tragediadove di poesiadoved'oratoria; dove laudadove vituperadove dimostra ed insegna; dove ha or deifisicoor del matematicoor del moraleor del logico; in conclusionenon èsorte di scienzache non v'abbia di stracci. ConsiderateSignoreche ildialogo è istorialedovementre si riferiscono l'occasionii motiipassaggii rancontrii gestigli affettii discorsile propostelerispostei propositi ed i spropositiremettendo tutto sotto il rigore delgiudizio di que' quattronon è cosache non vi possa venir a proposito conqualche raggione. Considerate ancorache non v'è parola ociosa; perché intutte parti è da mietere e da disotterrar cose di non mediocre importanzaeforse più là dove meno appare. Quanto a quello che nella superficie sipresentaquelli che n'han donato occasione di far il dialogoe forse unasatira e comediahan modo di dovenir più circonspettiquando misurano gliuomini con quella vergacon la quale si misura il vellutoe con la lance dimetalli bilanciano gli animi. Quelliche sarrano spettatori o lettorie chevedranno il modocon cui altri son tocchihanno per farsi accorti ed imparar al'altrui spese. Que'che son feriti o puntiapriranno forse gli occhi; evedendo la sua povertànuditàindignitàse non per amoreper vergognaalmen si potran correggere o cuoprirese non vogliono confessare. Se vi par ilnostro Teofilo e Frulla troppo grave e rigidamente toccare il dorso d'alcunisuppositiconsiderateSignorche questi animali non han sì tenero il cuoio;che se le scosse fussero a cento doppia maggiorinon le stimarebono punto osentirebbono più che se fussero palpate' d'una fanciulla. Né vorrei che mistimate degno di riprensione per quel che sopra sì fatte inepzie e tantoindegno campoche n'han porgiuto questi dottoriabbiamo voltito exaggerar sìgravi e sì degni propositi; perché son certoche sappiate esser differenza datogliere una cosa per fondamentoe prenderla per occasione. I fondamenti inverodenno esser proporzionati alla grandezzacondizione e nobiltà de l'edificio;ma le occasioni possono essere di tutte sorteper tutti effetti; perché coseminime e sordide son semi di cose grande ed eccellentisciocchezze e pazziesogliono provocar gran consegligiudizii ed invenzioni. Lascio ch'è manifestoche gli errori e delitti han molte volte porgiuta occasione a grandissime regoledi giustizia e di bontade.

Se nel ritrare vi par che i colori non rispondanoperfettamente al vivoe gli delineamenti non vi parranno al tutto propriisappiate ch'il difetto è provenuto da questoche il pittore non ha possutoessaminar il ritratto con que' spacii e distanzeche soglion prendere i maestride l'arte; perchéoltre che la tavolao il campo era troppo vicino al volto egli occhinon si possea retirar un minimo passo a dietroo discostar da l'unoe l'altro cantosenza timor di far quel saltoche feo il figlio del famosodefensor di Troia. Purtal qual èprendete questo ritrattoove son que' doique' centoque' milleque' tutti; atteso che non vi si manda per informarvi diquel che sapetené per gionger acqua al rapido fiume del vostro giudizio edingegno; ma perché soche secondo l'ordinariobenché conosciamo le cose piùperfettamente al vivonon sogliamo però dispreggiar il ritratto e larapresentazion di quelle. Oltre che son certoch'il generoso animo vostrodrizzarà l'occhio della considerazion più alla gratitudine dell'affetto concui si donache al presente della mano che vi porge. Questo s'è drizzato avoiche siete più vicino e vi mostrate più propizio e più favorevole alnostro Nolanoe però vi siete reso più degno supposito di nostri ossequi inquesto climadove i mercanti senza conscienza e fede son facilmente Cresiegli virtuosi senz'oro non son difficilmente Diogeni. A voiche con tantamunificenza e liberalità avete accolto il Nolano al vostro tetto e luogo piùeminente di vostra casa; dovese questo terrenoin vece che manda fuori milletorvi gigantoniproducesse altri tanti Alessandri Magnivedreste più dicinquecento venir a corteggiar questo Diogeneil quale per grazia de le stellenon ave altroche voi che gli venga a levar il solese pur (per non farlo piùpovero di quel cinico mascalzone) manda qualche diretto o reflesso raggio dentroquella bucache sapete. A voi si consacrache in questa Britannia rapresentatel'altezza di sì magnanimosì grande e sì potente Reche dal generosissimopetto de l'Europacon la voce de la sua fama fa rintronar gli estremi cardinide la terra; quello chequando irato fremecome leon da l'alta speloncadonaspaventi ed orror mortali a gli altri predatori potenti di queste sciveequando si riposa e si quietamanda tal vampo di liberale e di cortese amorech'infiamma il tropico vicinoscalda l'Orsa gelatae dissolve il rigor del'artico desertoche sotto l'eterna custodia del fiero Boote si raggira. Vale.

 

 

DIALOGO PRIMO

 

INTERLOCUTORI

 

SMITHOTEOFILO filosofo PRUDENZIO pedante FRULLA

 

SMI. Parlavan ben latino?

TEO. Sì.

SMI Galantuomini?

TEO. Sì.

SMI. Di buona riputazione?

TEO. Sì.

SMI Dotti?

TEO. Assai competentemente.

SMI. Ben creaticortesicivili?

TEO. Troppo mediocremente.

SMI. Dottori?

TEO. Messer sìpadre sìmadonna sìmadesìcredo daOxonia.

SMI.Qualificati?

TEO. Come non? uomini da sceltadi robba lungavestiti divelluto; un de' quali avea due catene d'oro lucente al colloe l'altroperDiocon quella preziosa manoche contenea dodeci anella ìn due ditasembravauno ricchissimo gioiellieroche ti cavava gli occhi ed il corequando lavagheggiava.

SMI. Mostravano saper di greco?

TEO. E di birra eziandio.

PRU. Togli via quell'eziandioposcia che è unaobsoleta ed antiquata dictione.

FRUL. Tacetemaestroché non parla con voi.

SMI. Come eran fatti?

TEO. L'uno parea il connestabile della gigantessa e l'orcol'altro l'amostante della dea de la riputazione.

SMI. Sì che eran doi?

TEO. Sì per esser questo un numero misterioso.

PRU. Ut essent duo testes.

FRU. Che intendete per quel testes?

PRU. Testimoniessaminatori della nolana sufficienza. Atme hercleperché avete dettoTeofiloche il numero binario èmisterioso?

TEO. Perché due sono le prime coordinazionicome dicePitagorafinito ed infinitocurvo e rettodestro e sinistroe vadiscorrendo. Due sono le spezie di numeripare ed imparede' quali l'una èmaschiol'altra è femina. Doi sono gli Cupidisuperiore e divinoinferiore evolgare. Doi sono gli atti della vitacognizione ed affetto. Doi sono glioggetti di quelliil vero ed il bene. Due sono le specie di moti: rettocon ilquale i corpi tendeno alla conservazionee circularecol quale si conservano.Doi son gli principii essenziali de le cosela materia e la forma. Due lespecifiche differenze della sustanzararo e densosemplice e misto. Doi primicontrarii ed attivi principiiil caldo e il freddo. Doi primi parenti de lecose naturaliil sole e la terra.

FRU. Conforme al proposito di que' prefati doifaròun'altra scala del binario. Le bestie entrorno ne l'arca a due a due; neuscirono ancora a due a due. Doi sono i corifei di segni celesti: Aries eTaurus. Due sono le specie di nolite fieri: cavallo e mulo. Doison gli animali ad imagine e similitudine de l'uomo: la scimia in terrae 'lbarbagianni in cielo. Due sono le false ed onorate reliquie di Firenze in questapatria: i denti di Sassetto e la barba di Pietruccio. Doi sono gli animalichedisse il profeta aver più intellettoch'il popolo d'Israele: il bove perchéconosce il suo possessoree l'asino perché sa trovar il presepio del padrone.Doi furono le misteriose cavalcature del nostro redentoreche significano ilsuo antico credente ebreo ed il novello gentile: l'asina e il pullo. Doi sono daquesti li nomi derivativich'han formate le dizioni titulari al secretariod'Augusto: Asinio e Pullione. Doi sono i geni degli asini: domestico e salvatico.Doi i lor più ordinarii colori: biggio e morello. Due sono le piramidinellequali denno esser scritti e dedicati all'eternità i nomi di questi doi ed altrisimili dottori: la destra orecchia del caval di Silenoe la sinistra del'antagonista del dio degli orti.

PRU. Optimae indolis ingeniumenumeratio minimecontemnenda!

FRU. Io mi gloriomesse Prudenzio mioperché voi approvateil mio discorsoche sete più prudente che l’istessa prudenziaperciò chesete la prudentia masculini generis.

PRU. Neque id sine lepore et gratia. Orsùisthaecmittamus encomia. Sedeamusquiaut ait Peripateticorum princepssedendo etquiescendo sapimus; e cossìinsino al tramontar del soleprotelaremo ilnostro tetralogo circa il successo del colloquio del Nolano col dottor Torquatoe il dottor Nundinio.

FRU. Vorrei sapere quel che volete intendere per queltetralogo.

PRU. Tetralogodissi io: id estquatorum sermo; comedialogo vuol dire duorum sermotrilogo trium sermo; e cossìoltrede pentalogoeptalogoed altriche abusivamente si chiamano dialogicome dicono alcuni quasi diversorum logi: ma non è verisimile che ligreci inventori di questo nome abbino quella prima sillaba «di» pro capiteillius latinae dictionis «diversum». `

SMI. Di graziasignor maestrolasciamo questi rigori digramaticae venemo al nostro proposito.

PRU. O saeclum! voi mi parete far poco conto dellebuone lettere. Come potremo far un buon tetralogose non sappiamo chesignifichi questa dizione tetralogoequod peius estpensaremoche sia un dialogo? Nonne a difinìtione et a nominis explicationeexordiendumcome il nostro Arpinate ne insegna?

TEO. Voimesser Prudenziosete troppo prudente. Lasciamovi priegoquesti discorsi grammaticali; e fate contoche questo nostroraggionamento sia un dialogoatteso che benché siamo quattro in personasaremo dui in officio di proponere e risponderedi raggionare e ascoltare. Orper dar principio e reportar il negocio da capovenite ad inspirarmio Muse.Non dico a voiche parlate per gonfio e superbo verso in Elicona: perchédubito che forse non vi lamentiate di me al finequandodopo aver fatto sìlungo e fastidioso peregrinaggiovarcati sì perigliosi marigustati sì fiericostumivi bisognasse discalze e nude tosto repatriareperché qua non sonpesci per Lombardi. Lascioche non solo siete stranierema siete ancor diquella razzaper cui disse un poeta:

 

Non fu mai greco di malizia netto.

 

Oltre che non posso inamorarmi di cosach'io non vegga.Altrealtre sono che m'hanno incatenata l'alma. A voi altredunquedicograziosegentilipastosemorbidegiovenibelledelicatebiondi capellibianche guancevermiglie gotelabra succhioseocchi divinipetti di smalto ecuori di diamante; per le quali tanti pensieri fabrico ne la mentetantiaffetti accolgo nel spirtotante passioni concepo nella vitatante lacrimeverso da gli occhitanti suspiri sgombro dal petto e dal cor sfavillo tantefiamme; a voiMuse d'Inghilterradico: inspiratemisuffiatemiscaldatemiaccendetemilambiccatemi e risolvetemi in liquoredatemi in succhioe fatemicomparir non con un picciolodelicatostrettocorto e succintoepigrammama con una copiosa e larga vena di prosa lungacorrentegrande esoda: ondenon come da un arto' calamoma come da un largo canalemande irivi miei. E tuMnemosine' miaascosa sotto trenta sigillie rinchiusa neltetro carcere dell'ombre de le ideeintonami un poco ne l'orecchio.

Ai dì passati vennero doi al Nolano da parte d'un regioscudierofacendogl'intendere qualmente colui bramava sua conversazioneperintender il suo Copernico ed altri paradossi di sua nova filosofia. Al cherispose il Nolanoche lui non vedea per gli occhi di Coperniconé di Ptolomeoma per i propriiquanto al giudizio e la determinazione; benché quanto alleosservazionistima dover molto a questi ed altri solleciti matematicichesuccessivamentea tempi e tempigiongendo lume a lumene han donati principiisufficentiper i quali siamo ridutti a tal giudicioquale non possea se nondopo molte non ociose etadi esser parturito. Giongendoche costoro in effettoson come quelli interpretiche traducono da uno idioma a l'altro le paroli: masono gli altri poiche profondano ne' sentimentie non essi medesimi. E sonsimili a que' rusticiche rapportano gli affetti e la forma d'un conflitto a uncapitano absente: ed essi non intendono il negociole raggioni e l'arteco' laquale questi son stati vittoriosi; ma coluiche ha esperienza e megliorgiudicio ne l'arte militare. Cossì a la tebana Mantoche vedevama nonintendevaTiresiaciecoma divino interpretediceva:

 

visu carentem magna pars veri latet

sed quo vocat me patriaquo Phoebussequar.

Tu lucis inopem gnata genitorem regens

manifesta sacri signa fatidici refer.

 

Similmente che potreimo giudicar noisi le molte e diverseverificazioni de l'apparenze de' corpi superiori o circostanti non ne fusserostate dechiarate e poste avanti gli occhi de la raggione?

Certonulla. Tuttaviadopo aver rese le grazie a gli dèidistributori de' doniche procedono dal primo ed infinito onnipotente lumeedaver magnificato il studio di questi generosi spirticonoscemo apertissimamenteche doviamo aprir gli occhi a quello ch'hanno osservato e vistoe non porgereil consentimento a quel ch' hanno conceputointeso e determinato.

SMI. Di graziafatemi intendereche opinione avete delCopernico?

TEO. Lui avea un graveelaboratosollecito e maturoingegno; uomo che non è inferiore a nessuno astronomo che sii stato avanti luise non per luogo di successione e tempo; uomo chequanto al giudizio naturaleè stato molto superiore a TolomeoIpparco Eudoxo e tutti gli altrich'han caminato appo i vestigi di questi. Al che è dovenuto per essersiliberato da alcuni presuppositi falsi de la comone e volgar filosofianonvoglio dir cecità. Ma però non se n'è molto allontanato; perché luipiùstudioso de la matematica che de la naturanon ha possuto profondar e penetrarsin tanto che potesse a fatto toglier via le radici de inconvenienti e vaniprincipiionde perfettamente sciogliesse tutte le contrarie difficuità evenesse a liberar e sé ed altri da tante vane inquisizioni e fermar lacontemplazione ne le cose costante e certe. Con tutto ciò chi potrà a pienolodar la magnanimità di questo germanoil qualeavendo poco riguardo a lastolta moltitudineè stato sì saldo contra il torrente de la contraria fedee benché quasi inerme di vive raggioniripigliando quelli abietti e rugginosifragmenti ch'ha possuto aver per le mani da la antiquitàle ha ripolìtiaccozzati e risaldati in tantocon quel suo più matematico che naturaldiscorsoch'ha resa la causagìà ridicolaabietta e vilipesaonoratapreggiatapiù verisimile che la contrariae certissimamente più comoda edispedita per la teorica e raggione calculatoria? Cossì questo alemanobenchénon abbi avuti sufficienti modiper i qualioltre il resisterepotesse abastanza venceredebellare e supprimere la falsitàha pure fissato il piedein determinare ne l'animo suo ed apertissimamente confessarech'al fine sidebba conchiudere necessariamenteche più tosto questo globo si muova al'aspetto de l'universoche sii possibile che la generalità di tanti corpiinnumerabilide' quali molti son conosciuti più magnifici e più grandiabbiaal dispetto della natura e raggioni che con sensibilissimi moti cridanoil contrarioconoscere questo per mezzo e base de' suoi giri ed influssi. Chidunque sarà sì villano e discortese verso il studio di quest'uomocheavendoposto in oblìo quel tanto che ha fattocon esser ordinato dagli dèi come unaaurorache dovea precedere l'uscita di questo sole de l'antiqua vera filosofiaper tanti secoli sepolta nelle tenebrose caverne de la ciecamalignaprotervaed invida ignoranza; voglinotandolo per quel che non ha possuto faremetterlonel medesmo numero della gregaria moltitudineche discorresi guida e siprecipita giù per il senso de l'orecchio d’una brutale e ignobil fede; che[non] vogli computarlo tra queiche col felice ingegno s'han possuto drizzareed inalzarsi per la fidissima scorta de l'occhio della divina intelligenza?

Or che dirrò io del Nolano? Forseper essermi tantoprossimoquanto io medesmo a me stessonon mi converrà lodarlo? Certamenteuomo raggionevole non saràche mi riprenda in ciòatteso che questo talvoltanon solamente convienema è anco necessariocome bene espresse quel terso ecolto Tansillo:

 

Bench'ad un uomche preggio ed onor brama

di se stesso parlar molto sconvegna

perché la linguaov'il cor teme ed ama

non è nel suo parlar di fede degna;

l'esser altrui precon de la sua fama

pur qualche volta par che si convegna

quando vien a parlar per un di dui:

per fuggir biasmoo per giovar altrui.

 

Purese sarà un tanto superciliosoche non vogli aproposito alcuno patir la lode propriao come propriasappiache quellatalvolta non si può dividere da sui presenti e riportati effetti. Chiriprenderà Apelleche presentando l'opraa chi lo vuol saperedicequellaesser sua manifattura? Chi biasimarà Fidias'a unche dimanda l'autoredi questa magnifica scolturarisponda esser stato lui? Or dunquea finch'intendiate il negocio presente e l'importanza suavi propono per unaconclusioneche ben presto facile e chiarissimamente vi si provarà: chesevien lodato lo antico Tifi per avere ritrovata la prima navee cogli Argonautitrapassato il mare:

 

Audax nimiumqui freta primus

rate tam fragili perfida rupit

terrasque suas post terga videns

animam levibus credidit auris;

 

se a' nostri tempi vien magnificato il Colomboper essercoluide chi tanto tempo prima fu pronosticato:

 

Venient annis

saecula serisquibus Oceanus

vincula rerum laxetet ingens

pateat tellusTiphysque novos

detegat orbesnec sit terris

ultima Thule;

 

che de' farsi di questoche ha ritrovato il modo di montareal cielodiscorrere la circonferenza de le stellelasciarsi a le spalli laconvessa superficie del firmamento? Gli Tifi han ritrovato il modo di perturbarla pace altruiviolar i patrii genii de le reggionidi confondere quel che laprovida natura distinseper il commerzio radoppiar i difettie gionger vizii avizii de l'una e l'altra generazionecon violenza propagar nove follie epiantar l'inaudite pazzie ove non sonoconchiudendosi alfin più saggio quelch'è più forte; mostrar novi studiinstrumenti ed arte de tirannizar esassinar l'un l'altro; per mercé de' quai gesti tempo verràcheavendonoquelli a sue male spese imparatoper forza de la vicissitudine de le cosesapranno e potranno renderci simili e peggior frutti de sì pernicioseinvenzioni.

 

Candida nostri saecula patres

videre procul fraude remota.

sua quisque piger littora tangens

patrioque senex fractus in arvo

parvo divesnisi quas tulerat

natale solumnon norat opes.

Bene dissepti foedera mundi

traxit in unum Thessala pimis

Iussitque pati verbera pontum

partemque metus fieri nostri

mare sepostum.

 

Il Nolanoper caggionar effetti al tutto contrariihadisciolto l'animo umano e la cognizioneche era rinchiusa ne l'artissimocarcere de l'aria turbulento; onde a penacome per certi buchiavea facultàde remirar le lontanissime stellee gli erano mozze l'alia fin che nonvolasse ad aprir il velame di queste nuvole e veder quello che veramente là susi ritrovassee liberarse da le chimere di queicheessendo usciti dal fangoe caverne de la terraquasi Mercuri ed Apollini discesi dal cieloconmoltiforme impostura han ripieno il mondo tutto d'infinite pazziebestialità eviziicome di tante vertùdivinità e disciplinesmorzando quel lumecherendea divini ed eroici gli animi di nostri antichi padriapprovando econfirmando le tenebre caliginose de' sofisti ed asini. Per il che già tantotempo l'umana raggione oppressatal volta nel suo lucido intervallo piangendola sua sì bassa condizionealla divina e provida menteche sempre nel'interno orecchio li susurrasi rivolge con simili accenti:

 

Chi salirà per memadonnain cielo

a riportarne il mio perduto ingegno?

 

Or ecco quelloch'ha varcato l'ariapenetrato il cielodiscorse le stelletrapassati gli margini del mondofatte svanir lefantastiche muraglia de le primeottavenonedecime ed altreche vi s'avesserpotuto aggiongeresfereper relazione de vani matematici e cieco veder difilosofi volgari; cossì al cospetto d'ogni senso e raggioneco' la chiave disolertissima inquisizione aperti que' chiostri de la veritàche da noi aprirsi posseanonudata la ricoperta e velata naturaha donati gli occhi a letalpeilluminati i ciechi che non possean fissar gli occhi e mirar l'imagin suain tanti specchi che da ogni lato gli s'opponenosciolta la lingua a' muti chenon sapeano e non ardivano esplicar gl'intricati sentimentirisaldati i zoppiche non valean far quel progresso col spirto che non può far l'ignobile edissolubile compostole rende non men presenti che si fussero proprii abitatoridel solede la luna ed altri nomati astridimostra quanto siino simili odissimilimaggiori o peggiori quei corpi che veggiamo lontano a quello che n'èappresso ed a cui siamo unitie n'apre gli occhi a veder questo numequestanostra madreche nel suo dorso ne alimenta e ne nutriscedopo averne produttidal suo gremboal qual di nuovo sempre ne riaccogliee non pensar oltre leiessere un corpo senza alma e vitaad anche feccia tra le sustanze corporali. Aquesto modo sappiamo chesi noi fussimo ne la luna o in altre stellenonsarreimo in loco molto dissimile a questoe forse in peggiore; come possonoesser altri corpi cossì buonied anco megliori per se stessie per la maggiorfelicità de' propri animali. Cossì conoscemo tante stelletanti astritantinumiche son quelle tante centenaia de migliaiach'assistono al ministerio econtemplazione del primouniversaleinfinito ed eterno efficiente. Non è piùimpriggionata la nostra raggione coi ceppi de' fantastici mobili e motori ottonove e diece. Conoscemoche non è ch'un cieloun'eterea reggione immensadove questi magnifici lumi serbano le proprie distanzeper comodità de laparticipazione de la perpetua vita. Questi fiammeggianti corpi son que'ambasciatoriche annunziano l'eccellenza de la gloria e maestà de Dio. Cossìsiamo promossi a scuoprire l'infinito effetto dell'infinita causail vero evivo vestigio de l'infinito vigore; ed abbiamo dottrina di non cercar ladivinità rimossa da noise l'abbiamo appressoanzi di dentropiù che noimedesmi siamo dentro a noi; non meno che gli coltori degli altri mondi non ladenno cercare appresso di noil'avendo appresso e dentro di séatteso che nonpiù la luna è cielo a noiche noi alla luna. Cossì si può tirar a certomeglior proposito quel che disse il Tansillo quasi per certo gioco:

 

Se non togliete il ben che v'è da presso

come torrete quel che v'è lontano?

Spreggiar il vostro mi par fallo espresso

e bramar quel che sta ne l'altrui mano.

Voi sete quel ch'abandonò se stesso

la sua sembianza desiando in vano:

voi sete il veltroche nel rio trabocca

mentre l'ombra desia di quel ch'ha inbocca.

Lasciate l'ombreed abbracciate il vero;

non cangiate il presente col futuro.

Io d'aver di meglior già non dispero;

maper viver più lieto e più sicuro

godo il presente e del futuro spero:

cossì doppia dolcezza mi procuro.

 

Con ciò un solobenché solopuò e potrà vencereed alfine arà vintoe trionfarà contra l'ignoranza generale; e non è dubio se lacosa de' determinarsinon co' la moltitudine di ciechi e sordi testimonidiconvizii e di parole vanema co' la forza di regolato sentimentoil qualbisogna che conchiuda al fine; perchéin fattotutti gli orbi non vaglionoper uno che vedee tutti i stolti non possono servire per un savio.

PRU.

Rebus et in censu si non est quod fuitante

fac vivas contentus eoquod temporapraebent.

Iudicium populi nunquam contempseris unus

ne nulli placeasdum vis contemnere multos.

 

TEO. Questo è prudentissimamente detto in proposito delconvitto e regimento comone e prattica de la civile conversazione: ma non giàin proposito de la cognizione de la verità e regola di contemplazioneper cuidisse il medesmo saggio:

 

Discesed a doctis; indoctos ipse doceto.

 

È ancoquel che tu diciin proposito di dottrinaespediente a molti; e però è conseglioche riguarda la moltitudine: perchénon fa per le spalli di qualsivoglia questa somama per quelliche possonoportarlacome il Nolano; o almeno muoverla verso il suo terminesenzaincorrere difficoltà disconvenientecome il Copernico ha possuto fare. Oltrecolor ch'hanno la possessione di questa veritànon denno ad ogni sorte dipersona comunicarlasi non vogliono lavarcome se diceil capo a l'asinosenon vuolen vedere quel che san far i porci a le perlee raccogliere que' fruttidel suo studio e faticache suole produrre la temeraria e sciocca ignoranzainsieme co' la presunzione ed incivilitàla quale è sua perpetua e fidacompagnia. Di que' dunque indotti possiamo esser maestrie di que' ciechiilluminatoriche non per inabilità di naturale impotenzao per privaziond'ingegno e disciplinama sol per non avvertire e non considerare son chiamatiorbi; il che avviene per la privazion de l'atto soloe non de la facultàancora. Di questi sono alcuni tanto maligni e sceleratiche per una certaneghittosa invidia si adirano ed inorgogliano contra coluiche par loro vogliainsegnare; essendocome son creduti equel ch'è peggiosi credonodotti edottoriardisca mostrar saper quel che essi non sanno. Qua le vederete infocare rabbiarsi.

FRU. Come avvenne a que' doi dottori barbareschide' qualiparlaremo; l'un de' qualinon sapendo più che si rispondere e che argumentares'alza in piedi in atto di volerla finir con una provisione di adagi d'Erasmoover coi pugni: cridò: - Quid? nonne Antyciram navigas? Tu illephilosophorum protoplastesqui nec Ptolomaeonec tot tantorumque philosophorumet astronomorum maiestati quippiam concedis? Tu ne nodum in scirpo quaeritas?;- ed altri propositidegni d'essergli decisi a dosso co' quelle verghe doppiechiamate bastonico' le quali i facchini soglion prender la misura per far igipponi agli asini.

TEO. Lasciamo questi propositi per ora. Sono alcuni altricheper qualche credula pazziatemendo che per vedere non se guastinovogliono ostinatamente perseverare ne le tenebre di quello c'hanno una voltamalamente appreso. Altri poi sono i felici e ben nati ingegniverso gli qualinisciuno onorato studio è perso: temerariamente non giudicanohanno liberol'intellettoterso il vedere e son prodotti dal cielosi non inventoridegniperò esaminatoriscrutatorigiodici e testimoni de la verità. Di questi haguadagnatoguadagna e guadagnarà l'assenso e l'amore il Nolano. Questi sonque' nobilissimi ingegniche son capaci d'udirlo e disputar co' lui. Perché invero nisciuno è degno di contrastargli circa queste materiechesi non viencontento di consentirgli a fattoper non esser tanto capacenon glisottoscriva almeno ne le cose moltemaggiori e principalie confesse chequelloche non può conoscere per più veroè certo che sii più verisimile.

PRUD. Sii come la si vuoleio non voglio discostarmi dalparer de gli antichiperchédice il saggionell'antiquità è la sapienza.

TEO. E soggionge: in molti anni la prudenza. Si voiintendeste bene quel che ditevedresteche dal vostro fondamento s'inferisceil contrario di quel che pensate: voglio direche noi siamo più vecchi edabbiamo più lunga etàche i nostri predecessori: intendoper quel cheappartiene in certi giudiziicome in proposito. Non ha possuto essere sìmaturo il giodicio d'Eudossoche visse poco dopo la rinascente astronomiasepur in esso non rinacque come quello di Calippoche visse trent'anni dopo lamorte d'Alessandro magno; il quale come giunse anni ad annipossea giongereancora osservanze ad osservanze. Ipparcoper la medesma raggionedovea sapernepiù di Calippoperché vedde la mutazione fatta sino a centononantasei annidopo la morte d'Alessandro. Menelaoromano geometraperché vedde ladifferenza de moto quatrocentosessantadui anni dopo Alessandro mortoèraggione che n'intendesse più ch'Ipparco. Più ne dovea vedere MacomettoAracense milleducento e dui anni dopo quella. Più n'ha veduto il Copernicoquasi a nostri tempi appresso la medesma anni milleottocentoquarantanove. Ma chedi questi alcuniche son stati appressonon siino però stati più accortiche quei che furon primae che la moltitudine di que' che sono a nostri tempinon ha però più salequesto accade per ciò che quelli non visseroe questinon vivono gli anni altruiequel che è peggiovissero morti quelli e questine gli anni proprii.

PRU. Dite quel che vi piacetiratela a vostro bel piacerdove vi pare: io sono amico de l'antiquità; e quanto appartiene a le vostreopinioni o paradossinon credo che sì molti e sì saggi sien stati ignoranticome pensate voi ed altri amici di novità.

TEO. Benemaestro Prudenzio; si questa volgare e vostraopinione per tanto è vera in quanto che è anticacerto era falsa quando la funova. Prima che fusse questa filosofia conforme al vostro cervellofu quelladegli caldeiegiziimaghiorficipitagorici ed altri di prima memoriaconforme al nostro capo; da' quali prima si ribbellorno questi insensati e vanilogici e matematicinemici non tanto de la antiquitàquanto alieni da laverità. Poniamo dunque da canto la raggione de l'antico e novoatteso che nonè cosa nova che non possa esser vecchiae non è cosa vecchia che non siistata novacome ben notò il vostro Aristotele.

FRU. S'io non parloscoppiaròcreparò certo. Avete detto ilvostro Aristoteleparlando a mastro Prudenzio. Sapetecome intendocheAristotele sii suoidest lui sii peripatetico? (Di graziafacciamoquesto poco di digressione per modo di parentesi). Come di dui ciechi mendichi ala porta de l'arcivescovato di Napoli l'uno se diceva guelfo e l'altroghibellino; e con questo si cominciorno sì crudamente a toccar l'un l'altro conque' bastoni ch'aveanochesi non fussero stati divisinon so come sarebbepassato il negozio. In questo se gli accosta un uom da benee li disse: -Venite quatu e tuorbo mascalzone: che cosa è guelfo? che cosa èghibellino? che vuol dir esser guelfo ed esser ghibellino? - In veritàl'unonon seppe punto che risponderené che dire. L'altro si risolse dicendo: - Ilsignor Pietro Costanzoche è mio padroneed al quale io voglio molto beneèun ghibellino. - Cossì a punto molti sono peripateticiche si adiranosescaldano e s'imbraggiano per Aristotelevoglion defendere la dottrinad'Aristoteleson inimici de que' che non sono amici d'Aristotelevoglionvivere e morire per Aristotele; i quali non intendono né anche quel chesignificano i titoli de' libri d'Aristotele. Se volete ch'io ve ne dimostri unoecco costuial quale avete detto il vostro Aristotelee che a volte avolte ti sfodra un Aristoteles nosterPeripateticorum princepsun Platonosteret ultra.

PRU. Io fo poco conto del vostro contoniente istimo lavostra stima.

TEO. Di grazianon interrompete più il nostro discorso.

SMI. Seguitesignor Teofilo.

TEO. Notòdicoil vostro Aristotelechecome è lavicissitudine de l'altre cosecossì non meno de le opinioni ed effettidiversi: però tanto è aver riguardo alle filosofie per le loro antiquitàquanto voler decidere se fu prima il giorno o la notte. Quello dunqueal chedoviamo fissar l'occhio de la considerazioneè si noi siamo nel giornoe laluce de la verità è sopra il nostro orizonteovero in quello degli aversariinostri antipodi; si siamo noi in tenebreover essi: ed in conclusionesi noiche damo principio a rinovar l'antica filosofiasiamo ne la mattina per darfine a la notteo pur ne la sera per donar fine al giorno. E questo certamentenon è difficile a determinarsianco giudicando a la grossa da' frutti de l'unae l'altra specie di contemplazione.

Or veggiamo la differenza tra quelli e questi. Quelli nelviver temperatine la medicina espertine la contemplazione giudiziosine ladivinazione singolarine la magia miracolosine le superstizioni providinele leggi osservantine la moralità irreprensibiline la teologia diviniintutti effetti eroici; come ne mostrano lor prolongate vitei meno infermicorpil'invenzioni altissimele adempite pronosticazionile sustanze per loropra transformateil convitto pacifico de que' popoligli lor sacramentiinviolabilil'essecuzioni giustissimela familiarità de buone e protettriciintelligenze ed i vestigiich'ancora duranode lor maravigliose prodezze.Questi altri contrarii lascio essaminargli al giudizio de chi n'ha.

SMI. Or che diretese la maggior parte di nostri tempi pensatutto il contrarioe spezialmente quanto a la dottrìna?

TEO. Non mi maraviglio; perchécome è ordinarioquei chemanco intendeno credono saper piùe quei che sono al tutto pazzipensanosaper tutto.

SMI. Dimmiin che modo si potran corregger questi?

FRU. Con toglierli via quel capoe piantargliene un altro.

TEO. Con toglierli via in qualche modo d'argumentazìonequella esistimazion di saperee con argute persuasioni spogliarlequanto sipuòdi quella stolta opinionea fin che si rendano uditori; avendo primaavvertito quel che insegnache siino ingegni capaci ed abili. Questisecondol'uso de la scuola pitagorica e nostranon voglio ch'abbino facultà diesercitar atti de interrogatore o disputante prima ch'abbino udito tutto ilcorso de la filosofia; perché allorase la dottrina è perfetta in sée daquelli è stata perfettamente intesapurga tutti i dubii e toglie via tutte lecontradizionì. Oltres'avviene che ritrove un più polito ingegnoallora quelpotrà vedere il tantoche vi si può aggiongeretoglierecorreggere emutare. Allora potrà conferire questi principìi e queste conclusioni a quellialtri contrarii principii e conclusioni; e cossì raggionevolmente consentire odissentireinterrogare e rispondere; perché altrimente non è possibile sapercirca una arte o scienzadubitar ed interrogar a proposito e co' gli ordini chesi convengonose non ha udito prima. Non potrà mai esser buono inquisitore egiodice del caso prima non s'è informato del negocio. Peròdove la dottrinava per i suoi gradiprocedendo da posti e confirmati pricipii e fondamenti al'edificio e perfezione de coseche per quella si possono ritrovarel'auditoredeve essere taciturnoeprima d'aver tutto udito ed intesocredere che con ilprogresso de la dottrina cessarranno tutte difficultadi. Altra consuetudinehanno gli Efettici e Pirronii qualifacendo professione che cosa alcuna nonsi possa saperesempre vanno dimandando e cercando per non ritrovar giamai. Nonmeno infelici ingegni son queiche anco di cose chiarissime vogliono disputarefacendo la maggior perdita di tempo che imaginar si possa; e queiche per parerdotti e per altre indegne occasioninon vogliono insegnarené impararemasolamente contendere ed oppugnar il vero.

SMI. Mi occorre un scrupolo circa quel ch'avete detto: cheessendo una innumerabil moltitudine di quei che presumeno di sapere e se stimanodegni d'essere costantemente uditicome vedete che per tutto le università eacademie so' piene di questi Aristarchiche non cederebbono uno zero a l'altitonanteGiove; sotto i quali quei che studianonon aranno al fine guadagnato altrocheesser promossi da non sapereche è una privazione de la veritàa pensarsi ecredersi di sapereche è una pazzia ed abito di falsità; vedi dunquechecosa han guadagnato questi uditori: tolti da la ignoranza di semplice negazioneson messi in quella di mala disposizionecome la dicono. Orachi me faràsicurochefacendo io tanto dispendio di tempo e di faticae d'occasione dimeglior studi ed occupazioninon mi avvenga quel ch'a la massima parte suoleaccaderechein luogo d'aver comprata la dottrinanon m'abbi infettata lamente di perniziose pazzie? Come ioche non so nullapotrò conoscere ladifferenza de dignità ed indignitàde la povertà e ricchezza di que' che sistimano e son stimati savi? Vedo beneche tutti nascemo ignoranticredemofacilmente d'essere ignoranti; crescemoe siamo allevati co' la disciplina econsuetudine di nostra casae non meno noi udiamo biasimare le leggigli ritile fede e gli costumi de' nostri adversari ed alieni da noichequelli de noi e di cose nostre. Non meno in noi si piantano per forza di certanaturale nutritura le radici del zelo di cose nostreche in quelli altri moltie diversi de le sue. Quindi facilmente ha possuto porsi in consuetudineche inostri stimino far un sacrificio a gli dèiquando arranno oppressiuccisidebellati e sassinati gli nemici de la fé nostra; non meno che quelli altrituttiquando arran fatto il simile a noi. E non con minor fervore e persuasionedi certezza quelli ringraziano Idio d'aver quel lumeper il quale si promettenoeterna vitache noi rendiamo grazie di non essere in quella cecità e tenebrech'essi sono. A queste persuasioni di religione e fede s'aggiongono lepersuasioni de scienze. Ioo per elezione di quei che me governaropadri epedagoghio per mio capriccio e fantasiao per fama d'un dottorenon men consatisfazione de l'animo miomi stimarò aver guadagnato sotto l'arrogante efortunata ignoranza d'un cavalloche qualsivoglia altro sotto un meno ignoranteo pur dotto. Non sai quanta forza abbia la consuetudine di credereed essernodrito da fanciullezza in certe persuasioniad impedirne da l'intelligenza decose manifestissime; non altrimente ch'accader suole a quei che sono avezzati amangiar velenola complession de' quali al fine non solamente non ne senteoltraggioma ancora se l'ha convertito in nutrimento naturaledi sorte chel'antidoto istesso gli è dovenuto mortifero? Or dimmicon quale arte ticonciliarai queste orecchie più tosto tu ch'un altroessendo che ne l'animo diquello è forse meno inclinazione ad attendere le tue proposizioniche quelledi mill'altri diverse?

TEO. Questo è dono de gli dèise ti guidano e dispensanole sorte da farte venir a l'incontro un uomoche non tanto abbia l'esistimaziondi vera guidaquanto in verità sii taleed illuminano l'interno tuo spirto alfar elezione de quel ch'è megliore.

SMI. Però comunemente si va appresso al giudizio comoneafin chese si fa errorequello non sarà senza gran favore e compagnia.

TEO. Pensiero indegnissimo d'un uomo! Per questo gli uominisavii e divini son assai pochi; e la volontà di dèi è questaatteso che nonè stimato né prezioso quel tanto ch'è comone e generale.

SMI. Credo beneche la verità è conosciuta da pochie lecose preggiate son possedute da pochissimi; ma mi confonde che molte cose sonpoche tra pochie forse appresso un soloche non denno esser stimatenonvaglion nulla e possono esser maggior pazzie e vizii.

TEO. Benema in fine è più sicuro cercar il vero econveniente fuor de la moltitudineperché questa mai apportò cosa preziosa edegnae sempre tra pochi si trovorno le cose di perfezione e preggio. Le qualise fusser solo ad esser rare ed appresso rariognunobenché non le sapesseritrovarealmeno le potrebbe conoscere; e cossì non sarebbono tanto prezioseper via di cognizionema di possessione solamente.

SMI. Lasciamo dunque questi discorsie stiamo un poco adudire ed osservare i pensieri del Nolano. È pure assaiche sin ora s'abbiaconciliato tanta fedech'è stimato degno d'essere udito.

TEO. A lui basta ben questo. Or attendete quanto la suafilosofia sii forte a conservarsidefendersiscuoprir la vanità e far apertele fallacie de' sofisti e cecità del volgo e volgar filosofia.

SMI. A questo fineper essere ora nottetornaremo domaniqua a l'ora medesmae faremo considerazione sopra gli rancontri e dottrina delNolano.

PRU. Sat prata biberunt; nam iam nox humida caelopraecipitat.

 

 

 

FINE DEL PRIMO DIALOGO

 

 

 

DIALOGO SECONDO

 

 

TEO. Allora gli disse il signor Folco Grivello: - Di graziasignor Nolanofatemi intendere le raggíoniper le quali stimate la terramuoversi. - A cui risposeche lui non gli arebbe possuto donar raggione alcunanon conoscendo la sua capacità; e non sapendo come potesse da lui essereintesotemerebbe far come queiche dicono le sue raggioni a le statue e andanoa parlare cogli morti. Pertanto gli piaccia prima farsi conoscere con proponerequelle raggioniche gli persuadeno il contrario; perchésecondo il lume eforza de l'ingegnoche lui dimostrarà apportando quellegli potranno esserdate risoluzioni. Aggiunse a questoche per desiderioche tienedi mostrar laimbecillità di contrari pareri per i medesmi principiico' quali pensano esserconfirmatise gli farebbe non mediocre piacere di ritrovar personele qualifussero giudicate sufficiente a questa impresa; e lui sarebbe sempreapparecchiato e pronto al rispondere. Con questo modo si potesse veder la virtùde' fondamenti di questa sua filosofia contra la volgare tanto megliormentequanto maggior occasione gli verrebe presentata di rispondere e dechiarare.

Molto piacque al signor Folco questa risposta. Disse: - Voimi fate gratissimo officio; accetto la vostra proposta e voglio determinare ungiornonel quale ve si opporranno personeche forse non vi faran mancarmateria di produr le vostre cose in campo. Mercoldì ad otto giorniche saràde le cenerisarete convitato con molti gentilomini e dotti personaggia finchedopo mangiaresi faccia discussione di belle e varie cose. Vi prometto -disse il Nolano - ch'io non mancarò d'esser presente allora e tutte volte chesi presentarà simile occasione; perché non è gran cosa sotto la mia elezioneche mi ritarde dal studio di voler intendere e sapere. Mavi priegoche non mifate venir innanzi persone ignobilimal create e poco intendenti in similespeculazioni. (E certo ebbe raggione di dubitareperché molti dottori diquesta patriacoi quali ha raggionato di lettereha trovato nel modo diprocedere aver più del bifolcoche d'altro che si potesse desiderare.) Risposeil signor Folcoche non dubitasse; perché quelliche lui proponesonmorigeratissimi e dottissimi. Cossì fu conchiuso. Oressendo venuto il giornodeterminatoaggiutatemiMusea raccontare!

PRU. Apostrophepathosinvocatiopoetarum more.

SMI. Ascoltatevi priegomaestro Prudenzìo.

PRU. Lubentissime.

TEO. Il Nolanoavendo aspettato sin dopo pranso e non avendonuova alcunastimò quello gentiluomo per altre occupazioni aver posto inoblioo men possuto proveder al negocio. Esciolto da quel pensieroandò arimenarsie visitar alcuni amici italiani; e ritornando al tardidopo iltramontar del sole...

PRU. Già il rutilante Feboavendo volto al nostro emisferoil tergocon il radiante capo ad illustrar gli antipodi sen giva.

FRU. Di graziamagisterraccontate voiperché ilvostro modo di recitare mi sodisfa mirabilmente.

PRU. Oh s'io sapessi l'istoria!

FRU. Or tacete dunquein nome del vostro diavolo.

TEO. La sera al tardigionto a casaritrova avanti la portamesser Florìo e maestro Guin; i quali s'erano molto travagliati in cercarloequando il veddero venire: - Odi grazia- dissero - prestosenza dimoraandiamoché vi aspettano tanti cavallierigentilomini e dottorie tra glialtri ve n'è un di quelli ch'hanno a disputareil quale è di vostro cognome.Noi dunque - disse il Nolano - non ne potremo far male. Sin adesso una cosa m'èvenuta in falloch'io sperava di far questo negocio a lume di solee veggioche si disputarà a lume di candela. - Iscusò maestro Guin per alcunicavallieriche desideravano esser presenti: non han possuto essere al desinaree son venuti a la cena. Orsù- disse il Nolano - andiamo e preghiamo Diochene faccia accompagnare in questa sera oscuraa sì lungo caminoper sì pocosicure strade.

Orbenché fussemo ne la strada dirittapensando di farmeglioper accortar il caminodivertimmo verso il fiume Tamesiper ritrovarun battelloche ne conducesse verso il palazzo. Giunsemo al ponte de palazzodel milord Beuckhurst; e quincicridando e chiamando oares (idestgondolieri)passammo tanto tempoquanto arrebbe bastato a bell'agio dicondurne per terra al loco determinatoed avere spedito ancora qualche piccolonegozio. Risposero al fine da lungi dui barcaroli; e pian pianinocomevenessero ad appiccarsigiunsero a la riva; dovedopo molte interrogazioni erisposte del dondedovee perchée comee quantoapprossimorno la proda al'ultimo scalino del ponte. Ed ecco di duiche v'eranounche pareva ilnocchier antico del tartareo regnoporse la mano al Nolanoe un altrochepenso ch'era il figlio di quellobenché fusse uomo di sessantacinque anni incircaaccolse noi altri appresso. Ed ecco chesenza che qui fusse entrato unErcoleun Eneaover un re di SarzaRodomonte

 

gemuit sub pondere cymba

sutiliset multam accepit limosa paludem.

 

Udendo questa musicail Nolano: - Piaccia a Dio- disse-che questo non sii Caronte; credoche questa è quella barca chiamata l'emulade la lux perpetua: questa può sicuramente competere in antiquità conl'arca di Noè e per mia féper certopar una de le reliquie del diluvio. -Le parti di questa barca ti rispondevano ovonque la toccassie per ogni minimomoto risuonavano per tutto. - Or credo- disse il Nolano- non esser favolache le muragliasi ben mi ricordodi Tebe erano vocalie che talvoltacantavano a raggion di musica. Si nol credeteascoltate gli accenti di questabarcache ne sembra tanti pifferi con que' fischiche fanno udir le ondequando entrano per le sue fessure e rime d'ogni canto. - Noi risemoma Dio sacome.

 

... Annibalquando a l'imperio afflitto

vedde farsi fortuna sì molesta

rise tra gente lacrimosa e mesta.

 

PRU. Risus Sardonicus.

TEO. Noiinvitati sì da quella dolce armoniacome da amorgli sdegnii tempi e le staggioniaccompagnammo i suoni con i canti. MesserFloriocome ricordandosi de' suoi amoricantava il «Dovesenza medolce miavita». Il Nolano ripigliava: «Il Saracin dolenteo femenil ingegno»e vadiscorrendo. Cossì a poco a pocoper quanto ne permettea la barcache(benché dalle tarle ed il tempo fusse ridutta a talech'arrebe possuto servirper subero) parea col suo festina lente tutta di piomboe le braccia dique' dua vecchi rotte; i qualibenché col rimenar de la persona mostrassero lamisura lunganulla di meno coi remi faceano i passi corti.

PRU. Optime descriptum illud «festina» con il dorsofrettoloso di marinai; "lente ' col profitto de' remiqual malioperarii del dio de gli orti.

TEO. A questo modoavanzando molto di tempo e poco dicaminonon avendo già fatta la terza parte del viaggiopoco oltre il locoche si chiama il Tempioecco che i nostri patriniinvece d'affrettarsiaccostano la proda verso il lido. Dimanda il Nolano: - Che voglion far costoro?voglion forse riprendere un po' di fiato? - E gli venne interpretatoche queinon erano per passar oltre; perché quivi era la lor stanza. Priega e ripriegama tanto peggio; perché questa è una specie de rusticinel petto de' qualispunta tutti i sui strali il dio d'amor del popolo villano.

PRU. Principio omni rusticorum generi hoc est a naturatributumut nihil virtutis amore faciantet vix quicquam formidine poenae.

 

FRU. È un altro proverbio anco in proposito di ciaschedunvillano:

 

Rogatus tumet

pulsatus rogat

pugnis concisus adorat.

 

TEO. In conclusionene gittarono là; e dopo pagategli eresegli le grazie (perché in questo loco non si può far altroquando sericeve un torto da simil canaglia)ne mostrorno il diritto camino per uscire ala strada. Or qua te vogliodolce Mafelinache sei la musa di Merlin Cocaio.Questo era un caminoche cominciò da una buazzala quale né per ordinarioné per fortunaavea divertiglio. Il Nolanoil quale ha studiato ed hapratticato ne le scuole più che noidisse: - Mi par veder un porco passaggio;però seguitate a me. - Ed ecconon avea finito quel direche vien piantatolui in quella fanga di sorteche non possea ritrarne fuora le gambe; e cossìaggiutando l'un l'altrovi dammo per mezzosperando che questo purgatoriodurasse poco. Ma ecco cheper sorte iniqua e duralui e noinoi e lui neritrovammo ingolfati dentro un limoso varcoil qualcome fusse l'orto de lagelosiao il giardin de le delizieera terminato quinci e quindi da buonemuraglia; e perché non era luce alcuna che ne guidassenon sapeamo fardifferenza dal camino ch'aveam fatto e quello che doveam faresperando ad ognipasso il fine: sempre spaccando il liquido limopenetravamo sin alla misuradelle ginocchia verso il profondo e tenebroso Averno. Qua l'uno non possea darconseglio a l'altro; non sapevam che direma con un muto silenzio chi sibilavaper rabbiachi faceva un bisbigliochi sbruffava co' le labbiachi gittava unsuspiro e si fermava un pocochi sotto lengua bestemmiava; e perché gli occhinon ne serveanoi piedi faceano la scorta ai piediun cieco era confuso in farpiù guida a l'altro. Tanto che

 

Qual uomche giace e piange lungamente

sul duro letto il pigro andar de l'ore

or pietreor carmeor polveed orliquore

sperach'uccida il grave malche sente:

mapoi ch'a lungo andar vede il dolente

ch'ogni rimedio è vinto dal dolore

disperando s'acqueta; ese ben more

sdegna ch'a sua salute altro si tente;

 

cossì noidopo aver tentato e ritentatoe non vedendorimedio al nostro maledesperatisenza più studiar e beccarsi il cervello invanorisoluti ne andavamo a guazzo a guazzo per l'alto mar di quella liquidabuache col suo lento flusso andava del profondo Tamesi a le sponde.

PRU. O bella clausola!

TEO. Tolta ciascun di noi la risoluzione del tragico ciecod'Epicuro:

 

Dov'il fatal destin mi guida cieco

lasciami andare dove il piè mi porta;

né per pietà di me venir più meco.

Trovarò forse un fossoun specoun sasso

piatoso a trarmi fuor di tanta guerra

precipitando in loco cavo e basso;

 

maper la grazia degli Dei (perchécome dice Aristotelenondatur infinitum in actu)senza incorrer peggior malene ritrovammo al finead un pantano; il qualebenché ancor lui fusse avaro d'un poco di margine perdarne la stradapure ne relevò con trattarci più cortesementenon inceppandooltre i nostri piedi; sin tanto chemontando noi più alto per il sentieronerese a la cortesia d'una lavala quale da un canto lasciava un sì petrosospazio per porre i piedi in seccoche passo passo ne fe' cespitar comeubriachinon senza pericolo di romperne qualche testa o gamba.

PRU. Conclusioconclusio!

TEO. In conclusionetandem laeta arva tenemus: neparve essere ai campi Elisiiessendo arrivati a la grande ed ordinaria strada;e quivi da la forma del sitoconsiderando dove ne avesse condotti quelmaladetto divertiglioecco che ne ritrovammo poco più o meno di vintidui passidiscosti da onde eravamo partiti per ritrovar gli barcarolie vicino a lastanza del Nolano. O varie dialetticheo nodosi dubiio importuni sofismiocavillose capzionio scuri enigmio intricati laberintio indiavolate sfingerisolvetevio fatevi risolvere.

 

In questo bivioin questo dubbio passo

che debbo farche debbo dirahilasso?

 

Da qua ne richiamava il nostro allogiamento; perché ne aveasì fattamente imbottati maestro Buazzo e maestro Pantanoch'a pena posseamomovere le gambe. Oltrela regola de la odomantia e l'ordinario de gli auguriiimportunamente ne consegliavano a non seguitar quel viaggio. Li astriperesserno tutti ricoperti sotto l'oscuro e tenebroso mantoe lasciandoci l'ariacaliginosone forzavano al ritorno. Il tempo ne dissuadeva l'andar sì lungiavanteed essortava a tornar quel pochettino a dietro. Il loco vicinoapplaudeva benignamente. L'occasionela quale con una mano ci avea risospintisin quaadesso con dui più forti pulsi facea il maggior empito del mondo. Lastanchezza alfinenon meno ch'una pietra da l'intrinseco principio e natura èmossa verso il centrone mostrava il medesmo camino e ne fea inchinar verso ladestra.

Da l'altro canto ne chiamavano le tante fatichetravagli edisaggii quali sarrebono stati spesi invano. Ma il vermine de la conscienzadiceva: se questo poco di camino n'ha costato tantoche non è vinticinquepassiche sarà di tanta strada che ne resta? Mejor es perder que mas perder.Da là ne invitava il desio comonech'aveamodi non defraudar la espettazionedi que' cavallieri e nobili personaggi; dall'altro canto rispondeva il crudorimorsoche quellinon avendo avuto curané pensiero di mandar cavallo obattello a gentiluomini in questo tempoora ed occasionenon farebbono ancorascrupolo del nostro non andare. Da là eravamo accusati per poco cortesi alfineo per uomini che van troppo sul pontiglioche misurano le cose dai meritied ufficie fan professione più di ricever cortesia che di farnee comevillani ed ignobili voler più tosto esser vinti in quella che vencere; da quaeravamo iscusatiché dove è forza non è raggione. Da là ne attraea ilparticolare interesse del Nolanoch'avea promessoe che gli arrebono possutoattaccar a dosso un non so che; oltre c'ha lui gran desioche se gli offraoccasione di veder costumiconoscere gl'ingegniaccorgersisi sia possibiledi qualche nova veritàconfirmar il buono abito de la cognizioneaccorgersidi cosa che gli manca. Da qua eramo ritardati dal tedio comone e da non so chespirtoche diceva certe raggioni più vereche degne a referire. A chi toccadeterminar questa contradizione? chi ha da trionfar di questo libero arbitrio? achi consentisce la raggione? che ha determinato il fato? Ecco questo fatopermezzo de la raggioneaprendo la porta de l'intellettosi fa dentroe comandaa l'elezioneche ispedisca il consentimento di continuar il viaggio. O passigraviorane vien dettoo pusillanimio leggeriincostanti ed uomini dipoco spirto....

PRU. Exaggeratio concinna!

TEO. …non ènon è impossibilebenché sii difficilequesta impresa. La difficoltà è quellach'è ordinata a far star a dietro glipoltroni. Le cose ordinarie e facili son per il volgo ed ordinaria gente; gliuomini rarieroichi e divini passano per questo camino de la difficoltàafine che sii costretta la necessità a concedergli la palma de la immortalità.Giungesi a questo chequantunque non sia possibile arrivar al termine diguadagnar il paliocorrete pure e fate il vostro sforzo in una cosa de sìfatta importanzae resistete sin a l'ultimo spirto. Non sol chi vence vienlodatoma anco chi non muore da codardo e poltrone: questo rigetta la colpa dela sua perdita e morte in dosso de la sortee mostra al mondo che non per suodifettoma per torto di fortuna è gionto a termine tale. Non solo è degno dionore quell'uno ch'ha meritato il palioma ancor quello e quell'altro c'ha sìben corsoch'è giudicato anco degno e sufficiente de l'aver meritatobenchénon l'abbia vinto. E son vituperosi quellich'al mezzo de la carrieradesperatisi fermanoe non vannoancor che ultimia toccar il termine conquella lena e vigor che gli è possibile. Venca dunque la perseveranzaperchése la fatica è tantail premio non sarà mediocre. Tutte cose preziose sonposte nel difficile. Stretta e spinosa è la via de la beatitudine; gran cosaforse ne promette il cielo:

 

Pater ipse colendi

haud facilem esse viam voluitprimusqueper artem

movit agroscuris acuens mortalia corda

nec torpere gravi passus sua regna veterno.

 

PRU. Questo è un molto enfatico progressoche converrebe auna materia di più grande importanza.

 

FRU. È lecitoed è in potestà di principide essaltar lecose basse; le qualise essi farran talisaran giudicate degnee veramentesaran degne; e in questo gli atti loro son più illustri e notabiliche siaggrandissero i grandiperché non è cosache non credeno meritar per la suagrandezza; overo che si mantenessero i superiori ne la sua superioritàperchédirannoquello convenirgli non per graziacortesia e magnanimità di principema per giusticia e raggione. Cossì non essaltano per ordinario degni evirtuosiperché gli pare che quelli non hanno occasione di rendergli tantegraziequante un aggrandito poltrone e feccia di forfanti. Oltrehanno questaprudenzaper far conoscere che la fortunaalla cui cieca maestà son obligatimoltoè superiore a la virtù. Se tal volta esaltano un uom da bene ed onoratotra quellidi rado li faran tener quel gradonel quale non se gli prepona untaleche gli faccia conoscerequanto l'autorità vale sopra i meritie che imeriti non vaglionose non quanto quella permette e dispensa. Or vedete conqual similitudine potrete intendereperché Teofilo essaggere tanto questamateria: la qualquantunque rozza vi paiaè pur altra cosa ch'esaltar lasalzal'orticelloil culicela moscala noce e cose similicon gli antichiscrittori; e con que' di nostri tempiil palola steccail ventagliolaradicela gniffeguerrala candelail scaldalettoil ficola quintanailcircelloed altre coseche non solo son stimate ignobilima son anco molte diquelle stomacose. Ma si tratta dell'andar a ritrovar tra gli altri un par disuppositiche portan seco tal significazioneche certo gran cosa ne prometteil cielo. Non sapete che quando il figlio di Cischiamato Saulandava cercandogli asinifu in punto d'esser stimato degno ed esser ordinato re del popoloisraelita? Andateandate a leggere il primo libro di Samuele; e vi vedretechequel gentil personaggio tuttavia fea più conto di trovar gli asiniche d'esseronto re. Anzi par che non si contentava del regnose non trovava gli asini.Ondetutte volte che Samuele gli parlava di coronarlolui rispondeva: - E doveson gli asini? gli asini dove sono? Mio padre m'ha inviato a ritrovar gli asinie non volete voi ch'io ritrove gli miei asini? - In conclusionenon si quietòmaisin tanto che non gli disse il profetache gli asini eran trovati; volendoaccennar forse ch'avea quel regnoper cui possea contentarsiche valeva pergli suoi asinie d'avantaggio ancora. Ecco dunque come alle volte tal cosa siè andata cercandoche quel cercare è stato presagio di regno.

Gran cosa dunque ne promette il cielo. Or séguitaTeofiloil tuo discorso. Narra i successi di questo cercareche facea il Nolano; fanneudire il restante dei casi di questo viaggio.

PRU. Bene estpro bene estprosequereTheophile.

SMI Ispedite prestoperché s'accosta l'ora d'andar a cena.Dite brevemente quel che vi occorse dopo che vi risolveste di seguitar piùtosto il lungo e fastidioso camino che ritornar a casa.

TEO. Alza i vanniTeofiloe ponti in ordinee sappi ch'alpresente non s'offre occasione di apportar de le più alte cose del mondo. Nonhai qua materia di parlar di quel nume de la terradi quella singolare erarissima Damache da questo freddo cielovicino a l'artico paralleloa tuttoil terrestre globo rende sì chiaro lume: Elizabetta dicoche per titolo edignità regia non è inferiore a qualsivoglia reche sii nel mondo; per ilgiodiciosaggezzaconseglio e governonon è facilmente seconda ad altrocheporti scettro in terra: ne la cognizione de le artinotizia de le scienzeintelligenza e prattica de tutte lingueche da persone popolari e dotte possonoin Europa parlarsilascio al mondo tutto giudicare qual grado lei tenga tratutti gli altri principi. Certose l'imperio de la fortuna corrispondesse efusse agguagliato a l'imperio del generosissimo spirto ed ingegnobisognerebbeche questa grande Amfitrite aprisse le sue fimbrieed allargasse tanto la suacirconferenzache sì come gli comprende una Britannia ed Iberniagli desse unaltro globo intieroche venesse ad uguagliarsi a la mole universaleonde conpiù piena significazione la sua potente mano sustente il globo d'una generaleed intiera monarchia.

Non hai materia di parlar di tanto maturodiscreto e providoconsegliocon il quale quell'animo eroicogià vinticinque anni e piùcolcenno de gli occhi suoinel centro de le borasche d'un mare d'adversitàhafatto trionfar la pace e la quietemantenutasi salda in tanto gagliardi fluttie tumide onde di sì varie tempeste; con le quali a tutta possa gli ha fattoimpeto quest'orgoglioso e pazzo Oceanoche da tutti contorni la circonda.Quivibench'io come particolare non le conoscané abbia pensiero diconoscerliodo tanto nominar gl'illustrissimi ed eccellentissimi cavallieriungran tesorier del regnoe Roberto DudleoConte di Licestra; la generosissimaumanità di quali è tanto conosciuta dal mondonominata insieme con la famadella Regina e regnotanto predicata ne le vicine provinzecome quellach'accoglie con particolar favore ogni sorte di forastieroche non si rende altutto incapace di grazia ed ossequio. Questiinsieme co' l'eccellentissimosignor Francesco Walsingamegran secretario del Regio Consegliocome quelliche siedono vicini al sole del regio splendorecon la luce de la lor granciviltade son sufficienti a spengere ed annullar l'oscuritàe con il caldo del'amorevol cortesia desrozzir e purgare qualsivoglia rudezza e rusticitàcheritrovar si possa non solo tra brittannima anco tra scitiarabitartaricanibali ed antropofagi. Non ti viene a proposito di referire l'onestaconversazionecivilità e buona creanza di molti cavallieri e molto nobilipersonaggi del regnotra' quali è tanto conosciuto ed a noiparticolarissimamenteper fama primaquando eravamo in Milano ed in Franciaepoi per esperienzaor che siamo ne la sua patriamanifestoil molto illustreed eccellente cavallierosignor Filippo Sidneo; di cui il tersissimo ingegnooltre i lodatissimi costumiè sì raro e singolareche difficilmente tra'singolarissimi e rarissimitanto fuori quanto dentro Italiane trovarete unsimile.

Maa propositoimportunissimamente ne si mette avanti gliocchi una gran parte de la plebe; la quale è una sì fatta sentina chese nonfusse ben ben suppressa da gli altrimandarebbe tal puzza e sì mal fumocheverrebbe ad offuscar tanto il nome di tutta la plebe intierache potrebevantarsi l'Inghilterra d'aver una plebela quale in essere irrespettevoleincivilerozzarusticasalvatica e male allevata non cede ad altrachepascer possa la terra nel suo seno. Ormessi da canto molti soggettiche sonoin quella degni di qualsivoglia onoregrado e nobiltàeccovi proposta avantigli occhi un'altra partechequando vede un forastierosembraper Diotantilupitanti orsiche con suo torvo aspetto gli fanno quel visoche saprebe farun porco ad un che venesse a torgli il tinello d'avanti. Questa ignobilissimaporzioneper quanto appartiene al propositoè divisa in due specie;…

PRU. Omnis diviso debet esse bimembrisvel reducibilis adbimembrem.

TEO. …de quali l'una è de arteggiani e bottegaricheconoscendoti in qualche foggia forastieroti torceno il mussoti ridonotighignanoti petteggiano co' la boccati chiamanoin suo lenguaggiocanetraditorestraniero; e questo appresso loro è un titolo ingiuriosissimoe cherende il supposito capace a ricevere tutti i torti del mondosia pur quanto sivoglia uomo giovane o vecchiotogato o armatonobile o gentiluomo. Or quaseper mala sorte ti vien fatto che prendi occasione di toccarne unoo porre manoa l'armiecco in un punto ti vedraiquanto è lunga la stradain mezzo d'unoesercito di coteconi; i quali più di repente checome fingono i poetida'denti del drago seminati per Iasone risorsero tanti uomini armatipar chesbuchino da la terrama certissimamente esceno da le botteghe; e facendo unaonoratissima e gentilissima prospettiva de una selva de bastonipertichelunghealebardepartesane e forche rugginenti (le qualibenché ad ottimo usogli siano state concesse dal prencipeper questa e simili occasioni han sempreapparecchiate e pronte); cossì con una rustica furia te le vedrai avventarsoprasenza guardare a chiperchédove e comesenza ch'un se ne referisca al'altro: ognuno sfogando quel sdegno naturale c'ha contra il forastierotiverrà di sua propria mano (se non sarà impedito da la calca de gli altricheponeno in effetto simil pensiero) e con la sua propria vergaa prendere lamisura del saio; e se non sarai cautoa saldarti ancora il cappello in testa. Ese per caso vi fusse presente qualch'uomo da beneo gentiluomoal quale similvillania dispiacciaquelloancor che fusse il conte o il ducadubitandoconsuo dannosenza tuo profittod'esserti compagno (perché questi non hannorispetto a personaquando si veggono in questa foggia armati)sarà forzato arodersi dentro ed aspettarstando discostoil fine. Oral tandemquando pensi che ti sii lecito d'andar a trovar il barbieroe riposar il stancoe mal trattato bustoecco che trovarai quelli medesimi esser tanti birri ezaffii qualise potran fengere che tu abbi tocco alcunopotreste aver laschena e gambe quanto si voglia rottecome avessi gli talari di Mercurioofussi montato sopra il cavallo Pegaseoo premessi la schena al destrier diPerseoo cavalcassi l'ippogrifo d'Astolfoo ti menasse il dromedario diMadiano ti trottasse sotto una delle ciraffe degli tre Magia forza dibussate ti faran correreaggiutandoti ad andar avanti con que' fieri pugnichemeglio sarrebe per te fussero tanti calci di bued'asino o di mulo: non tilasciaranno maisin tanto che non t'abbiano ficcato dentro una priggione; equame tibi comendo.

PRU. A fulgure et tempestateab ira et indignationemalitiatentatione et furia rusticorum

FRU. … libera nosdomine.

TEO. Oltre a questi s'aggionge l'ordine di servitori. Nonparlo de quelli de la prima cottai quali son gentiluomini de' baronie perordinario non portano impresa o marcase non o per troppa ambizione de gli unio per soverchia adulazion de gli altri: tra questi se ritrova civilità.

PRU. Omnis regula exceptionem patitur.

TEO. Maeccettuando però di tutte specie alcuniche viposson essere men capaci di tal censuraparlo de le altre specie di servitori;de' quali altri sono de la seconda cotta; e questi tutti portano la marcaaffibbiata a dosso. Altri sono de la terza cottali padroni de' quali non sontanto grandiche li convegna dar marca a' servitorio pur essi son stimatiindegni ed incapaci di portarla. Altri sono de la quarta cottae questisiegueno gli marcati e non marcatie son servi de' servi.

PRU. Servus servorum non est malus titulus usquequaque.

TEO. Quelli de la prima cotta son i poveri e bisognosigentiluominili qualiper dissegno di robba o di favorese riducono sottol'ali di maggiori; e questi per il più non son tolti da sua casae senzaindignità seguitano i sui milordison stimati e fauriti da quelli. Quelli dela seconda cotta sono de' mercantuzzi falliti o arteggianio quelli che senzaprofitto han studiato a leggere scrivereo altra arte; e questi son tolti ofuggiti da qualche scuolafundaco o bottega. Quelli de la terza cotta son que'poltronicheper fuggir maggior faticahan lasciato più libero mestiero; equesti o son poltroni acquaticitolti da' battelli; o son poltroni terrestritolti dagli aratri. Gli ultimide la quarta cottasono una mescuglia didesperatidi disgraziati da' lor padronide fuorusciti da tempestedepelegrinide disutili ed inertidi que' che non han più comodità di rubbaredi que' che frescamente son scampati di priggionedi quelli che han disegnod'ingannar qualcunoche le viene a tôrre da là. E questi son tolti da lecolonne de la Borsa e da la porta di San Paolo. De similise ne vuoi a Parigine trovarai quanti ti piace a la porta del Palazzo; in Napolia le grade di SanPaolo; in Veneziaa Rialto; in Romaal Campo di Flora. De le tre ultime speciesono queicheper mostrar quanto siino potenti in casa suae che sono personedi buon stomacoson buoni soldati e hanno a dispreggio il mondo tutto: ad unoche non fa mina di volergli dar la piazza largagli donaranno con la spallacome con un sprone di galerauna spintache lo faran voltar tutto ritondofacendogli veder quanto siino fortirobusti e possentie ad un bisogno buoniper rompere un'armata. E se costuiche se farà incontro sarà un forastierodònigli pur quanto si voglia di piazzache vuole per ogni modo che sappiaquanto san far il Cesarel'Anniballel'Ettore ed un bue che urta ancora. Nonfanno solamente come l'asinoil qualemassimamente quando è carcosicontenta del suo dritto camino per il filo; d'ondese tu non ti muovinon simuoverà anco luie converrà che o tu a essoo esso a te doni la scossa; mafanno cossì questi che portan l'acquache se tu non stai in cervellotifarran sentir la punta di quel naso di ferro che sta a la bocca de la giarra.

Cossì fanno ancora color che portan birra ed ala; i qualifacendo il corso suose per sua inavertenza te si avventaranno soprate faransentire l'émpito de la carca che portanoe che non solamente son possenti aportar su le spallima ancora a buttar una casa innante e tirarse fusse uncarroancora. Questi particolari per l'autoritàche tegnono in quel caso cheportano la somason degni d'escusazioneperché hanno più del cavallomuloed asino che de l'uomo; ma accuso tutti gli altrili quali hanno un pochettinodel razionalee sonopiù che gli predettiad imagine e similitudine del'uomo: ed in luoco di donarte il buon giorno o buona seradopo averti fatto ungrazioso voltocome ti conoscessero e ti volessero salutareti verranno adonar una scossa bestiale. Accusodicoquell'altrii quali talvolta fingendodi fuggireo voler perseguitare alcunoo correre a qualche negocio necessariose spiccano da dentro una bottega; e con quella furia ti verranno da dietro o dacosta a donar quella spinta che può donar un toro quando è stizzatocomepochi mesi fa accadde ad un povero messer Alessandro Citolino; al qualeincotal modocon riso e piacer di tutta la piazzafu rotto e fracassato unbraccioal che volendo poi provedere il magistratonon trovò manco che talcosa avesse possuto accadere in quella piazza. Sì chequando ti piace uscir dicasaguarda prima di farlo senza urgente occasioneche non pensassi come divoler andar per la città a spasso. Poi sègnati col segno de la santa croceàrmati di una corazza di pazienzache possa stare a prova d'archibugioedisponeti sempre a comportar il manco male liberamentese non vuoi comportar ilpeggio per forza. Ma di che devi lamentartiahi lasso? Ti par ignobiltàl'essere un animale urtativo? Non ti ricordiNolanodi quel ch'è scritto neltuo libro intitolato L'arca di Noè? Ivimentre si dovean disponerequesti animali per ordinee doveasi terminar la lite nata per le precedenzeinquanto pericolo è stato l'asino di perdere la preeminenzache consistea nelseder in poppa de l'arcaper essere un animal più tosto di calci che di urti?Per quali animali si rapresenta la nobiltà del geno umano nell'orrido giornodel giudizioeccetto che per gli agnelli e gli capretti? Or questi son que'viriliintrepidi ed animoside' quali gli uni da gli altri non saran divisicome oves ab haedis; maqual più venerandiferoci ed urtativisarandistinticome gli padri de gli agnelli da' padri di capretti. Di questi però iprimi nella corte celestiale hanno quel favoreche non hanno gli secondi; e senon il credetealzate un poco gli occhie guardate chi è stato posto per capode la vanguardia di segni celesti: chi è quelloche con la sua cornipotentescossa ne apre l'anno?

PRU. Aries primo; post ipsumTaurus.

TEO. Appresso a questo gran capitano e primiero prencipe dele mandrechi è stato degno d'essergli prossimo e secondoeccetto ch'ilgranduca de gli armentia cui s'aggiongonocome per doi paggi o doi Ganimedique' bei gemegli garzoni? Considerate dunquequale e quanta sia cotal razza dipersoneche tengono il primato altrove che dentro un'arca infracidita.

FRU. Certonon saprei trovar differenza alcuna tra costoro equel geno d'animalieccetto che quelli urtano di testa ed essi urtano di spallaancora. Malasciate queste digressionie tornate al proposito di quelch'avvenne in questo residuo del viaggioin questa sera.

TEO. Or dopo ch'il Nolano ebbe riscosse da vinti in circa diqueste spuntonateparticolarmente alla piramide vicina al palazzo in mezzo ditre stradene si ferno incontro sei galantuominide' quali uno gli ne dié unasì gentile e gordache sola possea passar per diece; e gli ne fe' donarun'altra al muroche possea certo valer per altre dice. Il Nolano disse: - Tanchimaester -. Credo che lo ringraziasse perché li dié di spallae non diquella punta ch'è posta per centro del brocchiero o per cimiero de la testa.Questa fu l'ultima borasca; perché poco oltreper la grazia di San Fortunniodopo aver discorsi sì mal triti sentieripassati sì dubbiosi divertiglivarcati sì rapidi fiumitralasciati sì arenosi lidisuperati sì limosifanghispaccati sì turbidi pantanivestigate sì pietrose lavetrascorse sìlubriche stradeintoppato in sì ruvidi sassiurtato in sì perigliosi scogligionsemo per grazia del cielo vivi al portoidest alla porta; la qualesubito toccatane fu apperta. Entrammotrovammo a basso de molti e diversipersonaggidiversi e molti servitori i qualisenza cessarsenza chinar latesta e senza segno alcun di riverenzamostrandone spreggiar co' la sua gestane ferno questo favore de monstrarne la porta. Andiamo dentromontamo sutrovamo chedopo averci molto aspettatodesperatamente s'erano posti a tavolaa sedere. Dopo fatti i saluti e i resaluti -

PRU. Vicissim.

TEO. …ed alcuni altri piccoli ceremoni (tra' quali vi fuquesto da ridereche ad un de' nostri essendo presentato l'ultimo locoe luipensando che là fusse il capoper umiltà voleva andar a seder dove sedeva ilprimo; e qua si fu un picciol pezzo di tempo in contrasto tra quelli che percortesia lo voleano far sedere ultimoe colui che per umiltà volea seder ilprimo); in conclusionemesser Florio seddé a viso a viso d'un cavallierochesedeva al capo de la tavola; il signor Folco a destra de messer Florio; io e ilNolano a sinistra de messer Florio; il dottor Torquato a sinistra del Nolano; ildottor Nundinio a viso a viso del Nolano. Quaper grazia di Dionon viddi ilceremonio di quell'urciuolo o becchieriche suole passar per la tavola a mano amanoda alto a bassoda sinistra a destraed altri latisenza altro ordineche di conoscenza e cortesia da montagne; il qualedopo che quelche mena ilballose l'ha tolto di boccae lasciatovi quella impannatura di pinguedineche può ben servir per collaappresso beve questo e vi lascia una mica dipanebeve quell'altro e v'affigge all'orlo un frisetto di carnebeve costui evi scrolla un pelo de la barba; e cossìcon bel disordinegustandosi da tuttila bevandanessuno è tanto malcreatoche non vi lasse qualche cortesia de lereliquieche tiene circa il mustaccio. Orse a qualcunoo perché non abbiastomacoo perché faccia del grandenon piacesse di berebasta che solamentese l'accoste tanto a la boccache v'imprima un poco di vestigio de le suelabbra ancora. Questo si fa a fineche sicome tutti son convenuti a farsi uncarnivoro lupo col mangiar d'un medesmo corpo d'agnellodi caprettodi montoneo di un Grunnio Corocotta; cossìapplicando tutti la bocca ad un medesimobocalevenghino a farsi una sanguisuga medesimain segno d'una urbanitàunafratellanzaun morboun cuoreun stomacouna gola e una bocca. E ciò sipone in effetto con certe gentilezze e bagattelleche è la più bella comediadel mondo a vederloe la più cruda e fastidiosa tragedia a trovarvisi ungalantuomo in mezzoquando stima esser ubligato a farcome fan gli altritemendo esser tenuto incivile e discortese; perché qua consiste tutto iltermine della civilità e cortesia. Maperché questa osservanza è rimastanelle più basse tavolee in queste altre non si trova oltrese non con certaraggione più venialeper tantosenza guardare ad altrolasciamoli cenare; edomani parlaremo di quel ch'occorse dopo cena.

SMI. A rivederci.

FRU. A Dio.

PRU. Valete.

 

 

 

FINE DEL SECONDO DIALOGO

 

 

DIALOGO TERZO

 

TEO. Or il dottor Nundiniodopo essersi posto in punto de lapersonarimenato un poco la schenaposte le due mani su la tavolariguardatosi un poco circum circaaccomodatosi alquanto la lingua inboccarasserenati gli occhi al cielospiccato dai denti un delicato risetto esputato una voltacomincia in questo modo:

PRU. In haec verbain hosce prorupit sensus.

 

prima proposta di nundinio.

 

TEO. - Intelligisdominequae diximus? - E glidimandas'intendea la lingua inglesa. Il Nolano rispose che noe disse ilvero.

FRU. Meglio per luiperché intenderebbe più cosedispiacevoli e indegneche contrarie a queste. Molto giova esser sordo pernecessitàdove la persona sarebbe sorda per elezione. Ma facilmente mipersuaderei che lui la intenda; ma per non togliere tutte l'occasioniche segli porgeno per la moltitudine de gli incivili rancontrie per posser megliofilosofare circa i costumi di quei che gli se fanno innanzifinga di nonintendere.

PRU. Surdorum alii naturaalii physico accidentealiirationali voluntate.

TEO. Questo non v'imaginate de lui; perchébenché siiappresso un annoche ha pratticato in questo paesenon intende più che due otre ordinariissime paroli; le quali sa che sono salutazionima non giàparticolarmente quel che voglian dire: e di quellese lui ne volesse proferireunanon potrebbe.

SMI. Che vol direch'ha sì poco pensiero d'intendere nostralingua?

TEO. Non è cosa che lo costringa o che l'inclini a questo;perché coloroche son onorati e gentiluominico' li quali lui suolconversaretutti san parlare o latino o francese o spagnolo o italiano; iqualisapendo che la lingua inglesa non viene in uso se non dentro quest'isolase stimarebbono salvaticinon sapendo altra lingua che la propria naturale.

SMI. Questo è vero per tuttoch'è cosa indegna non solo adun ben nato inglesema ancora di qualsivoglia altra generazionenon saperparlare più che una lingua. Pure in Inghilterracome son certo che anco inItalia e Franciason molti gentilomini di questa condizionecoi quali chi nonha la lingua del paesenon può conversare senza quella angoscia che sente unche si faed a cui è fatto interpretare.

TEO. È vero che ancora son moltiche non son gentilominid'altro che di razzai quali per più loroe nostro espedienteè bene chenon siano intesiné visti ancora.

 

da la seconda proposta di nundinio.

 

SMI. Che soggionse il dottor Nundinio?

TEO. - Io dunque - disse in latino - voglio interpretarviquello che noi dicevamo: che è da credereil Copernico non esser statod'opinioneche la terra si movesseperché questa è una cosa inconveniente edimpossibile; ma che lui abbia attribuito il moto a quellapiù tosto che alcielo ottavoper la comodità de le supputazioni. - Il nolano dissecheseCopernico per questa causa sola disse la terra moversie non ancora perquell'altralui ne intese poco e non assai. Ma è certoche il Copernico laintese come la dissee con tutto suo sforzo la provò.

SMI. Che vuol dirche costoro sì vanamente buttorno quellasentenza su l'opinione di Copernicose non la possono raccogliere da qualchesua proposizione?

TEO. Sappi che questo dire nacque dal dottor Torquato; ilquale di tutto il Copernico (benché posso credere che l'avesse tutto voltato)ne avea retenuto il nome de l'autoredel librodel stampatoredel loco ove fuimpressode l'annoil numero de' quinterni e de le carte; e per non essereignorante in gramaticaavea intesa certa Epistola superliminare attaccata nonso da chi asino ignorante e presuntuoso; il quale (come volesse iscusando faurirl'autoreo pur a fine che anco in questo libro gli altri asinitrovando ancorale sue lattuche e frutticelliavessero occasione di non partirsene a fattodeggiuni)in questo modo le avvertisceavanti che cominciano a leggere illibro e considerar le sue sentenze.

«Non dubitoche alcuni eruditi»(ben disse alcunide'quali lui può esser uno)«essendo già divolgata la fama de le novesupposizioni di questa operache vuole la terra esser mobile ed il sole starsisaldo e fisso in mezzo de l'universonon si sentano fortemente offesistimandoche questo sia un principio per ponere in confusione l'arte liberali già tantobene e in tanto tempo poste in ordine. Mase costoro vogliono meglio considerarla cosatrovarannoche questo autore non è degno di riprensione; perché èproprio agli astronomi raccôrre diligente- e artificiosamente l'istoria di moticelesti; non possendo poi per raggione alcune trovar le vere cause di quelligli è lecito di fengersene e formarsene a sua posta per principii di geometriamediante i quali tanto per il passatoquanto per avenire si possano calculare;onde non solamente non è necessarioche le supposizioni siino verema néanco verisimili. Tali denno esser stimate l'ipotesi di questo uomoeccetto sefusse qualcuno tanto ignorante de l'optica e geometriache credache ladistanza di quaranta gradi e piùla quale acquista Venere discostandosi dalsole or da l'una or da l'altra partesii caggionata dal movimento suo nel'epiciclo. Il che se fusse verochi è sì ciecoche non veda quel che neseguirebbe contra ogni esperienza: che il diametro de la stella apparirebbequattro volteed il corpo de la stella più di sedici volte più grande quandoè vicinissimane l'opposito de l'augeche quando è lontanissimadove sedice essere in auge? Vi sono ancora de altre supposizioni non meno inconvenientiche questaquali non è necessario riferire.» E conclude al fine: «Lasciamocidunque prendere il tesoro di queste supposizionisolamente per la facilitàmirabile ed artificiosa del computo; perchése alcuno queste cose fenteprenderà per vereuscirrà più stolto da questa disciplinache non v'èentrato».

Or vedeteche bel portinaio! Considerate quanto bene v'aprala porta per farvi entrar alla participazion di quella onoratissima cognizionesenza la quale il saper computare e misurare e geometrare e perspettivare non èaltro che un passatempo da pazzi ingeniosi. Considerate come fidelmente serve alpadron di casa.

Al Copernico non ha bastato dire solamenteche la terra simove; ma ancora protesta e conferma quello scrivendo al Papae dicendo che leopinioni di filosofi son molto lontane da quelle del volgoindegne d'essereseguitatedegnissime d'esser fugitecome contrarie al vero e dirittura. Edaltri molti espressi indizii porge de la sua sentenza; non ostante ch'alfineparch'in certo modo vuole a comun giudizio tanto di quelli che intendenoquesta filosofiaquanto degli altriche son puri matematicichese per gliapparenti inconvenienti non piacesse tal supposizioneconviene ch'anco a luisii concessa libertà di ponere il moto de la terraper far demostrazioni piùferme di quellech'han fatte gli antichii quali furno liberi nel fengeretante sorte e modelli di circoliper dimostrar gli fenomeni de gli astri. Da lequale paroli non si può raccôrreche lui dubiti di quello che sìconstantemente ha confessatoe provarà nel primo librosufficientementerespondendo ad alcuni argomenti di quei che stimano il contrario; dove non solofa ufficio di matematico che supponema anco de fisico che dimostra il moto dela terra.

Ma certamente al Nolano poco se aggiongeche il CopernicoNiceta Siracusano PitagoricoFilolaoEraclide di PontoEcfanto PitagoricoPlatone nel Timeobenché timida- ed inconstantementeperché l'avea più perfede che per scienzaed il divino Cusano nel secondo suo libro De la dottaignoranzaed altri in ogni modo rari soggetti l'abbino dettoinsegnato econfirmato prima: perché lui lo tiene per altri proprii e più saldi principiiper i qualinon per autoritate ma per vivo senso e raggioneha cossì certoquesto come ogni altra cosa che possa aver per certa.

SMI. Questo è bene. Madi graziache argumento è quelloche apporta questo superliminario del Copernicoperché gli pare ch'abbia piùche qualche verisimilitudine (se pur non è vero)che la stella di Venere debbaaver tanta varietà di grandezzaquanta n'ha di distanza?

TEO. Questo pazzoil quale teme ed ha zelo che alcuniimpazzano con la dottrina del Coperniconon so se ad un bisogno avrebe possutoportar più inconvenienti di quelloche per aver apportato con tantasolennitàstima sufficiente a dimostrarche pensar quello sii cosa da untroppo ignorante d'optica e geometria. Vorrei sapere de quale optica e geometriaintende questa bestiache mostra pur troppo quanto sii ignorante de la veraoptica e geometria lui e quelli da' quali ave imparato. Vorrei sapere come da lagrandezza de' corpi luminosi si può inferir la raggione de la propinquità elontananza di quelli; e per il contrariocome da la distanza e propinquità dicorpi simili si può inferire qualche proporzionale varietà di grandezza.Vorrei sapere con qual principio di prospettiva o di optica noi da ogni varietàdi diametro possiamo definitamente conchiudere la giusta distanza o la maggior eminor differenza. Desiderarei intendere si noi facciamo erroreche poniamoquesta conclusione: da l'apparenza de la quantità del corpo luminoso nonpossiamo inferire la verità de la sua grandezza né di sua distanza; perchésì come non è medesma raggione del corpo opaco e corpo luminosocossì non èmedesma raggione d'un corpo men luminoso ed altro più luminoso e altroluminosissimoacciò possiamo giudicare la grandezza o ver la distanza loro. Lamole d'una testa d'uomo a due miglia non si vede; quella molto più piccola deuna lucernao altra cosa simile di fiammasi vedrà senza molta differenza (sepur con differenza) discosta sessanta miglia; come da Otranto di Puglia siveggono al spesso le candele d'Avellonatra' quai paesi tramezza gran trattodel mare Jonio. Ognunoche ha senso e raggionesa chese le lucerne fusserodi lume più perspicuo a doppia proporzionecome ora son viste ne la distanzadi settanta migliasenza variar grandezzasi vedrebbono ne la distanza dicento quaranta miglia; a tripla di ducento e diece; a quatrupla di ducentoottantamedesmamente sempre giudicando ne l'altre addizioni di proporzioni egradi; perché più presto da la qualità e intensa virtù de la luceche da laquantità del corpo accesosuole mantenersi la raggione del medesmo diametro emole del corpo. Volete dunqueo saggi optici ed accorti perspettivi chese ioveggo un lume distante cento stadiiaver quattro dita di diametrosaràraggione chedistante cinquanta stadiidebbia averne otto; a la distanza divinticinquesedeci; di dodici e mezzotrentadue; e cossì va discorrendosintanto chevicinissimovenghi ad essere di quella grandezza che pensate?

SMI. Tanto che secondo il vostro direbenché sii falsanonperò potrà essere improbataper le raggioni geometricela opinione diEraclito Efesioche disse il sole essere di quella grandezzache s'offre agliocchi; al quale sottoscrisse Epicurocome appare ne la sua Epistola aSofocle; e ne l'undecimo libro De naturacome referisce DiogeneLaerziodice cheper quanto lui può giudicarela grandezza del solede laluna e d'altre stelle è tanta quanta a' nostri sensi appare; perchédiceseper la distanza perdessero la grandezzaa più raggione perderebbono il colore;e certodicenon altrimente doviamo giudicare di que' lumiche di questichesono appresso noi.

PRU. Illud quoque epicureus Lucretius testatur quintoDe natura libro:

 

Nec nimio solis maior rotanec minor ardor

esse potestnostris quam sensibus essevidetur.

Nam quibus e spaciis cumque ignes luminapossunt

adiicere et calidum membris adflarevaporem

illa ipsa intervalla nihil de corporelibant

flammarumnihilo ad speciem estcontractior ignis.

Lunaque sive Notho fertur loca luminelustrans

sive suam proprio iactat de corpore lucem.

quicquid id estnihilo fertur maiorefigura.

Postremo quoscumque vides hinc aetherisignes

dum tremor est clarusdum cernitur ardoreorum

scire licet perquam pauxillo posse minores

essevel exigua maiores parte brevique

quandoquidem quoscumque in terris cernimusignes

perparvum quiddam interdum mutare videntur

alterutram in partem filumcum longiusabsint.

 

TEO. Certovoi dite beneche con l'ordinarie e proprieraggioni invano verranno i perspettivi e geometri a disputar con Epicurei; nondico gli pazziqual è questo luminare del libro di Copernicoma di quellipiù saggi ancora; e veggiamo come potran concludereche a tanta distanzaquanta è il diametro de l'epiciclo di Veneresi possa inferir raggione ditanto diametro del corpo del pianetaed altre cose simili.

Anzivoglio avertirvi d'un'altra cosa. Vedete quanto ègrande il corpo de la terra? Sapeteche di quello non possiamo veder se nonquanto è l'orizonte artificiale?

SMI. Cossì è.

TEO. Orcredete voi chese vi fusse possibile di retirarvifuor de l'universo globo de la terra in qualche punto de l'eterea regionesiidove si vuoleche mai avverrebbe che la terra vi paia più grande?

SMI. Penso di non; perché non è raggione alcunaper laquale de la mia vista la linea visuale debba esser forte più ed allungar ilsemidiametro suoche misura il diametro de l'orizonte.

TEO. Bene giudicate. Però è da crederechediscostandosipiù l'orizontesempre si disminuisca. Ma con questa diminuzione de l'orizontenotate che ne si viene ad aggiongere la confusa vista di quello che è oltre ilgià compreso orizonte; come si può mostrare nella presente figura [fig. 1]dove l'orizonte artificiale è 1-1al quale risponde l'arco del globo A A;l'orizonte de la prima diminuzione è 2-2al quale risponde l'arco del globo BB; l'orizonte de la terza diminuzione è 3-3al quale risponde l'arco CC; l'orizonte de la quarta diminuzione è 4-4al quale risponde l'arco DD. E cossì oltreattenuandosi l'orizontesempre crescerà la comprensionede l'arcoinsino alla linea emisferica ed oltre.

Alla quale distanzao circa quale postivedreimo la terracon quelli medesmi accidenti coi quali veggiamo la luna aver le parti lucide edoscuresecondo che la sua superficie è aquea e terrestre. Tanto chequantopiù se strenge l'angolo visualetanto la base maggiore si comprende de l'arcoemisfericoe tanto ancora in minor quantità appare l'orizonte; il qualvogliamo che tutta via perseveri a chiamarsi orizontebenchésecondo laconsuetudineabbia una sola propria significazione. Allontanandoci dunquecresce sempre la comprensione de l'emisfero ed il lume; il qualequanto più ildiametro si disminuiscetanto d'avantaggio si viene a riunire; di sorte chesenoi fussemo più discosti da la lunale sue macchie sarrebono sempre minorisin alla vista d'un corpo piccolo e lucido solamente.

 

SMI. Mi par aver intesa cosa non volgare e non di pocaimportanza. Madi graziavengamo al proposito de l'opinion di Eraclito edEpicuro; la qual dite che può star costante contra le raggioni perspettiveperil difetto de' principii già posti in questa scienza. Orper scuoprir questidifettie veder qualche frutto de la vostra invenzionevorrei intendere larisoluzione di quella raggioneco' la quale molto demostrativamente si provach'il sole non solo è grandema anco più grande che la terra. Il principiodella qual raggione èche il corpo luminoso maggiorespargendo il suo lume inun corpo opaco minorede l'ombra conoidale produce la base in esso corpo opacoed il conooltre quellone la parte opposita: comene la seguente figura[fig.2]M corpo lucido dalla base di Cla quale è terminata perH Imanda il cono de l'ombra ad N punto. Il corpo luminosominoreavendo formato il cono nel corpo opaco maggiorenon conosceràdeterminato locoove raggionevolmente possa designarsi la linea de la sua base;e par che vada a formar una conoidale infinita; come quella medesma figura Acorpo lucidodal cono de l'ombra ch'è in Ccorpo opacomanda quelledue linee H DI Ele qualisempre più e più dilatando laombrosa conoidalepiù tosto correno in infinitoche possino trovar la baseche le termini.

La conclusione di questa raggione èche il sole è corpopiù grande che la terraperché manda il cono de l'ombra di quella sinappresso alla sfera di Mercurioe non passa oltre. Che se il sole fusse corpolucido minorebisognarebbe giudicare altrimente: onde seguitarebbe chetrovandosi questo luminoso corpo ne l'emisfero inferioreverrebbe oscurato ilnostro cielo in più gran parte che illustratoessendo dato o concessochetutte le stelle prendeno lume da quello.

 

TEO. Or vedetecome un corpo luminoso minore può illuminarepiù della mittà d'un corpo opaco più grande. Dovete avvertire quello cheveggiamo per esperienza. Posti dui corpide' quali l'uno è opaco e grandecome Al'altro piccolo lucidocome Nse sarà messo il corpolucido nella minima e prima distanzacome è notato nella seguente figura[fig.3]verrà ad illuminare secondo la raggione de l'arco piccolo C Dstendendo la linea B1. Se sarà messo

nella seconda distanza maggioreverrà ad illuminare secondola raggione de l'arco maggiore E Fstendendo la linea B2; se sarà nellaterza e maggior distanzaterminarà secondo la raggione de l'arco più grande GHterminato dalla linea B3. Dal che si conchiude che può avvenire che ilcorpo lucido Nservando il vigore di tanta lucidezza che possa penetraretanto spacioquanto a simile effetto si richiedepotràcol moltodiscostarsicomprendere al fine arco maggior che il semicircolo; atteso che nonè raggione che quella lontananzach'ha ridutto a tale il corpo lucido checomprenda il semicircolonon possa oltre promoverlo a comprendere di vantaggio.Anzi vi dico de piùcheessendo ch'il corpo lucido non perde il suo diametrose non tardissima- e difficilissimamentee il corpo opacoper grande che siafacilissimamente e improporzionalmente il perde; peròsì come per progressode distanza dalla corda minore C D è andato a terminare la cordamaggiore E F e poi la massima G Hla quale è diametro; cossìcrescendo più e più la distanzaterminarà l'altre corde minori oltre ildiametrosin tanto ch'il corpo opaco tramezzante non impedisca la reciprocavista de gli corpi diametralmente opposti. E la causa di questo èchel'impedimentoche dal diametro procedesempre con esso diametro si vadisminuendo più e piùquanto l'angolo B si rende più acuto. Ed ènecessario al fineche l'angolo sii tanto acuto (perché nella fisica divisioned'un corpo finito è pazzo chi crede farsi progresso in infinitoo l'intenda inatto o in potenza) che non sii più angoloma una lineaper la quale dui corpivisibili oppositi possono essere alla vista l'un de l'altrosenza che in puntoalcunoquel ch'è in mezzovaglia impedire; essendo che questo ha persa ogniproporzionalità e differenza diametralela quale nei corpi lucidi persevera.Però si richiede che il corpo opacoche tramezzaritegna tanta distanza dal'un e l'altroper quanta possa aver persa la detta proporzione e differenzadel suo diametro: come si vede ed è osservato nella terra; il cui diametro nonimpedisceche due stelle diametralmente opposte si veggano l'una l'altracossì come l'occhiosenza differenza alcunapuò veder l'una e l'altra dalcentro emisferico N e dalli punti de la circonferenza A N O(avendoti imaginato in tal bisognoche la terra per il centro sii divisa in dueparte uguali a fin ch'ogni linea perspettivale abbia il loco). Questo si famanifesto facilmente nella presente figura [fig.4]. Doveper quella raggioneche la linea A Nessendo diametrofa l'angolo retto ne lacirconferenza; dove è il secondo locolo fa acuto; nel terzo più acuto;bisogna ch'al fine dovenghi a l'acutissimoed al fine a quel termine che nonappaia più angoloma linea; e per conseguenza è destrutta la relazione edifferenze del semidiametro; e per medesma raggione la differenza del diametrointiera A O si destruggerà. Là onde al fine è necessario che dui corpipiù luminosii quali non sì tosto perdeno il diametronon saranno impeditiper non vedersi reciprocamente; non essendo il lor diametro svanitocome quellodi non lucido o men luminoso corpo tramezzante. Concludesidunqueche un corpomaggioreil quale è più atto a perdere il suo diametrobenché stia perlinea rettissima al mezzonon impedirà la prospettiva di dui corpiquantosivoglia minoripur che serbino il diametro della sua visibilitàilquale nel più gran corpo è perso. Quaper disrozzir uno ingegno non tropposullevatoa fin che possa facilmente introdurse a comprendere la apportataraggione e per ammollar al possibile la dura apprensionefategli esperimentarech'avendosi posto un stecco vicino a l'occhiola sua vista sarà di tuttoimpedita a veder il lume de la candela posta in certa distanza: al qual lumequanto più si viene accostando il steccoallontanandosi da l'occhiotantomeno impedirà detta vedutasin tanto cheessendo sì vicino e gionto al lumecome prima già era vicino e gionto a l'occhionon impedirà forse tanto quantoil stecco è largo.

Or giongi a questoche ivi rimagna il steccoed il lumealtrettanto si discoste: verrà il stecco ad impedir molto meno. Cossìpiù epiù aumentando l'equidistanza de l'occhio e del lume dal steccoal finesenzasensibilità alcuna del steccovedrai il lume solo. Considerato questofacilmente quantosivoglia grosso intelletto potrà essere introdutto adintendere quel che poco avanti è detto.

SMI. Mi parquanto al propositomi debba molto esseresatisfatto; ma mi rimane ancora una confusione nella mentequanto a quel cheprima dicesti: come noialzandoci da la terra e perdendo la vista del'orizontedi cui il diametro sempre più e più si va attenuandovedreimoquesto corpo essere una stella. Vorrei che a quel tanto ch'avete dettoaggiongessivo qualche cosa circa questoessendo che stimate molte essere terresimili a questaanzi innumerabili; e mi ricordo de aver visto il Cusanodi cuiil giodizio so che non riprovateil quale vuole che anco il sole abbia partidissimilaricome la luna e la terra; per il che dice chese attentamentefissaremo l'occhio al corpo di quellovedremo in mezzo di quel splendorepiùcirconferenziale che altrimenteaver notabilissima opacità.

TEO. Da lui divinamente detto e intesoe da voi assailodabilmente applicato. Se mi recordoio ancor poco fa dissi che- per tantoche il corpo opaco perde facilmente il diametroil lucido difficilmente-avviene che per la lontananza s'annulla e svanisce l'apparenza de l'oscuro; equella de l'illuminato diafanoo d'altra maniera lucidosi va come ad unire; edi quelle parti lucide disperse si forma una visibile continua luce. Peròsela luna fusse più lontananon eclissarebbe il sole; e facilmente potrà ogniuomo che sa considerare in queste cose che quella più lontana sarebbe ancorpiù luminosa; nella quale se noi fussemonon sarrebe più luminosa a gli occhinostri; comeessendo in questa terranon veggiamo quel suo lume che porge aquei che sono ne la lunail quale forse è maggior di quelloche lei ne rendeper i raggi del sole nel suo liquido cristallo diffusi. Della luce particolaredel sole non so per il presentese si debba giudicar secondo il medesmo modooaltro. Or vedete sin quanto siamo trascorsi da quella occasione; mi par tempo dirivenire all'altre parti del nostro proposito.

SMI. Sarà bene de intendere l'altre pretensionile qualilui ha possute apportare.

 

la terza proposta del dottor nundinio.

 

TEO. Disse appresso Nundinioche non può essere verisimileche la terra si muoveessendo quella il mezzo e centro de l'universoal qualetocca essere fisso e costante fundamento d'ogni moto. Rispose il Nolanochequesto medesmo può dir colui che tiene il sole essere nel mezzo de l'universoe per tanto inmobile e fissocome intese il Copernico ed altri moltiche hannodonato termine circonferenziale a l'universo; di sorte che questa sua raggione(se pur è raggione) è nulla contra quellie suppone i proprii principii. Ènulla anco contra il Nolanoil quale vuole il mondo essere infinitoe perònon esser corpo alcuno in quelloal quale simplicemente convegna essere nelmezzoo nell'estremoo tra que' dua terminima per certe relazioni ad altricorpi e termini intenzionalmente appresi.

SMI. Che vi par di questo?

TEO. Altissimamente detto; perchécome di corpi naturalinessuno si è verificato semplicemente rotondoe per conseguenza aversemplicemente centrocossì anco de' motiche noi veggiamo sensibile- efisicamente ne' corpi naturalinon è alcunoche di gran lunga non differiscadal semplicemente circulare e regolare circa qualche centro; fòrzensiquantosivoglia colorche fingono queste borre ed empiture de orbi disugualididiversità de diametri ed altri empiastri e recettarii per medicar la natura sintanto che vengaal servizio di maestro Aristotele o d'altroa conchiudere cheogni moto è continuo e regolare circa il centro. Ma noiche guardamo non a leombre fantastichema a le cose medesme; noi che veggiamo un corpo aereoetereospiritualeliquidocapace loco di moto e di quietesino immenso einfinito- il che dovamo affermare almenoperché non veggiamo fine alcunosensibilmente né razionalmente- sappiamo certo cheessendo effetto eprincipiato da una causa infinita e principio infinitodevesecondo lacapacità sua corporale e modo suoessere infinitamente infinito. E son certoche non solamente a Nundinioma ancora a tutti i quali sono professori del'intendere non è possibile giamai di trovar raggione semiprobabileper laquale sia margine di questo universo corporalee per conseguenza ancora liastriche nel suo spacio si contengonosiino di numero finito; ed oltreessere naturalmente determinato centro e mezzo di quello.

SMI. Or Nundinio aggiunse qualche cosa a questo? Apportòqualche argomento o verisimilitudine per inferire che l'universo prima siifinito; secondoche abbia la terra per suo mezzo; terzoche questo mezzo siiin tutto e per tutto inmobile di moto locale?

TEO. Nundiniocome colui che quello che dicelo dice peruna fede e per una consuetudinee quello che niegalo niega per unadissuetudine e novitàcome è ordinario di que' che poco considerano e nonsono superiori alle proprie azioni tanto razionali quanto naturalirimasestupido e attonitocome quello a cui di repente appare nuovo fantasma. Comequello poiche era alquanto più discreto e men borioso e maligno ch'il suocompagnotacque; e non aggiunse paroliove non posseva aggiongere raggioni.

FRU. Non è cossì il dottor Torquatoil quale o a torto o araggioneo per Dio o per il diavolola vuol sempre combattere; quando ha persoil scudo da defendersi e la spada da offendere; dicoquando non ha piùrispostané argumentosalta ne' calci de la rabbiaacuisce l'unghie de ladetrazioneghigna i denti delle ingiuriespalanca la gorgia dei clamoria finche non lascie dire le raggioni contrarie e quelle non pervengano a l'orecchiede' circostanticome ho udito dire.

SMI. Dunque non disse altro?

TEO. Non disse altro a questo propositoma entrò inun'altra proposta.

 

quarta proposta del nundinio.

 

Perché il Nolanoper modo di passaggiodisse essere terreinnumerabili simile a questaor il dottor Nundiniocome bon disputantenonavendo che cosa aggiongere al propositocomincia a dimandar fuor di proposito;e da quel che diceamo della mobilità o immobilità di questo globointerrogadella qualità degli altri globie vuol sapere di che materia fusser quellicorpiche son stimati di quinta essenziad'una materia inalterabile eincorrottibiledi cui le parti più dense son le stelle.

FRU. Questa interrogazione mi par fuor di proposizio benchéio non m'intendo di logica.

TEO. Il Nolanoper cortesianon gli volse improperarquesto; madopo avergli detto che gli arebbe piaciuto che Nundinio seguitassela materia principaleo che interrogasse circa quellagli rispose che li altriglobiche son terrenon sono in punto alcuno differenti da questo in specie;solo in esser più grandi e picciolicome ne le altre specie d'animali per ledifferenze individuali accade inequalità; ma quelle sfereche son foco come èil soleper oracrede che differiscono in speciecome il caldo e freddolucido per sé e lucido per altro.

SMI. Perché disse creder questo per orae non lo affirmòassolutamente?

TEO. Temendo che Nundinio lasciasse ancora la questionechenovamente aveva toltae si afferrasse ed attaccasse a questa. Lascio cheessendo la terra un animalee per conseguenza un corpo dissimilarenon deveesser stimata un corpo freddo per alcune partimassimamente esterneeventilateda l'aria; che per altri membriche son gli più di numero e di grandezzadebba esser creduta e calda e caldissima; lascio ancora chedisputando consupponere in parte i principii de l'adversarioil quale vuol essere stimato efa professione di peripateticoed in un'altra parte i principii propriie gliquali non son concessima provatila terra verrebbe ad esser cossì caldacome il sole in qualche comparazione.

SMI. Come questo?

TEO. Perchéper quel che abbiamo dettodal svanimentodelle parti oscure ed opache del globo e dalla unione delle parti cristalline elucide si viene sempre alle reggioni più e più distante a diffondersi più epiù di lume. Or se il lume è causa del calore (comecon esso Aristotelemolti altri affermanoi quali vogliono che anco la luna ed altre stelle permaggior e minor participazione di luce son più e meno calde; ondequandoalcuni pianeti son chiamati freddivogliono che se intenda per certacomparazione e rispetto)avverrà che la terra co' gli raggiche ella mandaalle lontane parti de l'eterea reggionesecondo la virtù della luce venghi acomunicar altrettanto di virtù di calore. Ma a noi non costa che una cosa pertanto che è lucida sii caldaperché veggiamo appresso di noi molte coselucidema non calde. Orper tornare a Nundinioecco che comincia a mostrar identiallargar le mascellestrenger gli occhirugar le cigliaaprir lenarici e mandar un crocito di cappone per la canna del polmoneacciò che conquesto riso gli circostanti stimassero che lui la intendeva benelui avearaggionee quell'altro dicea cose ridicole.

FRU. E che sia il verovedete come lui se ne rideva?

TEO. Questo accade a quelloche dona confetti a porci.Dimandato perché ridesserispose che questo dire e imaginarsi che siino altreterreche abbino medesme proprietà ed accidentiè stato tolto dalle Verenarrazioni di Luciano.

Rispose il Nolanoche sequando Luciano disse la lunaessere un'altra terra cossì abitata e colta come questavenne a dirlo perburlarsi di que' filosofi che affermorno essere molte terre (e particolarmentela lunala cui similitudine con questo nostro globo è tanto più sensibilequanto è più vicina a noi)lui non ebbe raggionema mostrò essere nellacomone ignoranza e cecità; perchése ben consideriamotrovarremo la terra etanti altri corpiche son chiamati astrimembri principali de l'universocomedanno la vita e nutrimento alle cose che da quelli toglieno la materiaed a'medesmi la restituiscanocossì e molto maggiormentehanno la vita in sé; perla qualecon una ordinata e natural volontàda intrinseco principio semuoveno alle cose e per gli spacii convenienti ad essi. E non sono altri motoriestrinseciche col movere fantastiche sfere vengano a trasportar questi corpicome inchiodati in quelle; il che se fusse veroil moto sarrebe violento fuorde la natura del mobileil motore più imperfettoil moto ed il motoresolleciti e laboriosi; e altri molti inconvenienti s'aggiongerebbeno.Consideresi dunquechecome il maschio se muove alla femina e la femina almaschioogni erba e animalequal più e qual meno espressamentesi muove alsuo principio vitalecome al sole e altri astri; la calamita se muove al ferrola paglia a l'ambra e finalmente ogni cosa va a trovar il simile e fugge ilcontrario. Tutto avviene dal sufficiente principio interiore per il qualenaturalmente viene ad esagitarsee non da principio esteriorecome veggiamosempre accadere a quelle coseche son mosse o contra o extra la propria natura.Muovensi dunque la terra e gli altri astri secondo le proprie differenze localidal principio intrinsecoche è l'anima propria. - Credetedisse Nundiniochesii sensitiva quest'anima? - Non solo sensitivarispose il Nolano - ma ancointellettiva; non solo intellettivacome la nostrama forse anco più. - Quatacque Nundinioe non rise.

PRU. Mi parche la terraessendo animatadeve non averpiacere quando se gli fanno queste grotte e caverne nel dorsocome a noi viendolor e dispiacere quando ne si pianta qualche dente là o ne si fora la carne.

TEO. Nundinio non ebbe tanto del Prudenzioche potessestimar questo argomento degno di produrlobenché gli fusse occorso. Perchénon è tanto ignorante filosofoche non sappia chese ella ha sensonon l'hasimile al nostro; se quella ha le membranon le ha simile a le nostre; se hacarnesanguenerviossa e venenon son simile a le nostre; se ha il corenon l'ha simile al nostro; cossì de tutte l'altre partile quali hannoproporzione a gli membri de altri e altriche noi chiamiamo animaliecomunmente son stimati solo animali. Non è tanto buono Prudenzio e mal medicoche non sappiache alla gran mole de la terra questi sono insensibilissimiaccidentili quali a la nostra imbecillità sono tanto sensibili. E credo cheintendache non altrimente che ne gli animaliquali noi conoscemo per animalile loro parti sono in continua alterazione e motoed hanno un certo flusso ereflussodentro accogliendo sempre qualche cosa dall'estrinseco e mandandofuori qualche cosa da l'intrinseco: onde s'allungano l'unghiese nutriscono ipelile lane ed i capellise risaldano le pelles'induriscono i cuoii; cossìla terra riceve l'efflusso ed influsso delle partiper quali molti animalianoi manifesti per taline fan vedere espressamente la lor vita. Come è piùche verisimileessendo che ogni cosa participa de vitamolti ed innumerabiliindividui vivono non solamente in noima in tutte le cose composte; e quandoveggiamo alcuna cosa che se dice morirenon doviamo tanto credere quellamorirequanto che la si mutae cessa quella accidentale composizione econcordiarimanendono le cose che quella incorrenosempre immortali: piùquelleche son dette spiritualiche quelle dette corporali e materialicomealtre volte mostraremo. Orper venire al Nolanoquando vedde Nundinio tacereper risentirse a tempo di quella derisione nundinica che comparava le posizionidel Nolano e le Vere narrazioni di Lucianoespresse un poco di fiele; eli dissechedisputando onestamentenon dovea riderse e burlarse di quelloche non può capire. - Ché se io - disse il Nolano - non rido per le vostrefantasiené voi dovete per le mie sentenze; se io con voi disputo concivilità e rispettoalmeno altretanto dovete far voi a meil quale vi conoscodi tanto ingegno chese io volesse defendere per verità le dette narrazioni diLucianonon sareste sufficiente a destruggerle. - Ed in questo modo conalquanto di còlera rispose al risodopo aver risposto con più raggioni alladimanda.

 

quinta proposta di nundinio.

 

Importunato Nundinio sì dal Nolanocome da gli altrichelasciando le questioni del perchée comee qualefacesse qualcheargomento....

PRU. Per quomodo et quare quilibet asinus novit disputare.

TEO.... al fine fe' questodel quale ne son pieni tutticartoccini: che se fusse vero la terra muoversi verso il lato che chiamiamoorientenecessario sarrebbe che le nuvole de l'aria sempre apparisserodiscorrere verso l'occidenteper raggione del velocissimo e rapidissimo moto diquesto globoche in spacio di vintiquattro ore deve aver compito sì gran giro.- A questo rispose il Nolanoche questo aereper il quale discorrono le nuvolee gli ventiè parte de la terra; perché sotto nome di terra vuol lui (e deveessere cossì al proposito) che se intenda tutta la machina e tutto l'animaleintieroche costa di sue parti dissimilari: onde gli fiumigli sassiglimaritutto l'aria vaporoso e turbulentoil quale è rinchiuso negli altissimimontiappartiene a la terra come membro di quellao pur come l'ariach'è nel pulmone ed altre cavità de gli animaliper cui respiranosedilatano le arterie ed altri effetti necessarii a la vita s'adempiscono. Lenuvole dunque da gli accidentiche son nel corpo de la terrasi muoveno e soncome nelle viscere de quellacossì come le acqui. Questo lo intese Aristotelenel primo de la Meteoradove diceche «questo aereche è circa laterraumido e caldo per le exalazioni di quellaha sopra di sé un altro aereil quale è caldo e seccoed ivi non si trovan nuvole: e questo aere è fuoridella circonferenza de la terra e di quella superficieche la definiscea finche venga ad essere perfettamente rotonda; e che la generazion de' venti non sifa se non nelle viscere e luochi de la terra»; però sopra gli alti monti nénuvole né venti appaionoed ivi «l'aria si muove regolarmente in circolo»come l'universo corpo. Questo forse intese Platone allor che disse noi abitarenelle concavità e parte oscure de la terra; e che quella proporzione abbiamo agli animaliche vivono sopra la terrala quale hanno gli pesci a noi abitantiin un umido più grosso. Vuol direche in certo modo questo aria vaporoso èacqua; ed il puro ariache contiene più felici animaliè sopra la terradovecome questa Amfitrite è acqua a noicossì questo nostro aere è acqua aquelli. Eccodunqueonde si può rispondere a l'argomento referito dalNundinio: perché cossì il mare non è nella superficiema nelle viscere de laterracome l'epatefonte de gli umoriè dentro noi; questo aria turbolentonon è fuorima è come nel polmone de gli animali.

SMI. Or onde avvieneche noi veggiamo l'emisfero intieroessendo che abitiamo ne le viscere de la terra?

 

TEO. Da la mole de la terra globosa non solo nella ultimasuperficiema anco in quelle che sono interioriaccade che alla vista del'orizonte cossì una convessitudine doni loco a l'altrache non può avvenirequello impedimentoqual veggiamo quando tra gli occhi nostri e una parte delcielo se interpone un montecheper esserne vicinone può togliere laperfetta vista del circolo de l'orizonte. La distanza dunque di cotai montiiquali siegueno la convessitudine de la terrala quale non è piana maorbicolarefa che non ne sii sensibile l'essere entro le viscere de la terra.Come si può alquanto considerare nella presente figura [fig.5]: dove la verasuperficie de la terra è A B Centro la quale superficie vi sono molteparticolari del mare ed altri continenticome per essempio M; dal cuipunto non meno veggiamo l'intiero emisferoche dal punto Aed altri del'ultima superficie. Del che la raggione è da dui capi: e dalla grandezza de laterra e dalla convessitudine circunferenziale di quella; per il che Mpunto non è in tanto impedito che non possa vedere l'emisfero; perché glialtissimi monti non si vengono ad interporre al punto Mcome la linea MB (il che credo accaderebbequando la superficie de la terra fusse piana)ma come la linea M CM D; la quale non viene a caggionar taleimpedimentocome si vedein virtù de l'arco circonferenziale. E notad'avantaggioche sì come si riferisce M a C ed M a Dcossì anco K si riferisce a M; onde non deve esser stimato favolaquel che disse Platone delle grandissime concavità e seni de la terra.

SMI. Vorrei sapere se quelli che sono vicini a gli altissimimontipatiscono questo impedimento.

TEO. Nonma quei che sono vicini a' monti minori; perchénon sono altissimi gli montise non sono medesmamente grandissimi in tantochela loro grandezza è insensibile alla nostra vista: di modo che vengono conquello a comprendere più e molti orizonti artificialinei quali gli accidentide gli uni non possono donar alterazione a gli altri. Peròper gli altissiminon intendiamo come l'Alpe e gli Pirenei e similima come la Francia tuttach'è tra dui marisettentrionale Oceano ed australe Mediterraneo; da' quaimari verso l'Alvernia sempre si va montandocome anco da le Alpe e gli Pireneiche son stati altre volte la testa d'un monte altissimo. La qualvenendo tuttavia fracassata dal tempo (che ne produce in altra parte per la vicissitudine dela rinovazione de le parti della terra) forma tante montagne particolarilequale noi chiamiamo monti. Però quanto a certa instanzia che produsse Nundiniode gli monti di Scoziadove forse lui è statomostra che lui non può capirequelloche se intende per gli altissimi monti; perchésecondo la veritàtutta questa isola Britannia è un monteche alza il capo sopra l'onde del mareOceanodel qual monte la cima si deve comprendere nel loco più eminente del'isola: la qual cimase gionge alla parte tranquilla de l'ariaviene aprovareche questo sii uno di que' monti altissimidove è la reggione de'forse più felici animali. Alessandro Afrodiseo raggiona del monte Olimpodoveper esperienza delle ceneri de' sacrificii mostra la condizion del montealtissimo e de l'aria sopra i confini e membri de la terra.

SMI. M'avete sufficientissimamente satisfattoed altamenteaperto molti secreti de la naturache sotto questa chiave sono ascosi. Da quelche respondete a l'argomento tolto da' venti e nuvolesi prende ancora larisposta de l'altro che nel secondo libro Del cielo e mondo apportòAristotele; dove diceche sarebbe impossibile che una pietra gittata a l'altopotesse per medesma rettitudine perpendicolare tornare al basso; ma sarrebbenecessario che il velocissimo moto della terra se la lasciasse molto a dietroverso l'occidente. Perchéessendo questa proiezione dentro la terraènecessario che col moto di quella si venga a mutar ogni relazione di rettitudineed obliquità: perché è differenza tra il moto della nave e moto de quellecose che sono nella nave. Il che se non fusse veroseguitarrebe chequando lanave corre per il maregiamai alcuno potrebbe trarre per dritto qualche cosa daun canto di quella a l'altroe non sarebbe possibile che un potesse far unsalto e ritornare co' piè onde le tolse.

 

TEO. Con la terra dunque si muoveno tutte le cose che sitrovano in terra. Se dunque dal loco extra la terra qualche cosa fusse gittatain terraper il moto di quella perderebbe la rettitudine. Come appare nellanave A B [fig. 6]la qualpassando per il fiumese alcuno che seritrova nella sponda di quello C venga a gittar per dritto un sassoverrà fallito il suo tratto per quanto comporta la velocità del corso. Maposto alcuno sopra l'arbore di detta naveche corra quanto si voglia velocenon fallirà punto il suo tratto di sorte che per dritto dal punto Echeè nella cima de l'arbore o nella gabbiaal punto D che è nella radicede l'arboreo altra parte del ventre e corpo di detta navela pietra o altracosa grave gittata non vegna. Cossìse dal punto D al punto Ealcuno che è dentro la navegitta per dritto una pietraquella per la medesmalinea ritornarà a bassomuovasi quantosivoglia la navepur che non facciadegl'inchini.

SMI. Dalla considerazione di questa differenza s'apre laporta a molti ed importantissimi secreti di natura e profonda filosofia; attesoche è cosa molto frequente e poco considerata quanto sii differenza da quel cheuno medica se stesso e quel che vien medicato da un altro. Assai ne èmanifestoche prendemo maggior piacere e satisfazione se per propria manovenemo a cibarciche se per l'altrui braccia. I fanciulliallor che possonoadoprar gli proprii instrumenti per prendere il cibonon volentieri si servonode gli altrui; quasi che la natura in certo modo gli faccia apprendereche comenon v'è tanto piacerenon v'è anco tanto profitto. I fanciullini che poppanovedete come s'appigliano con la mano alla poppa? Ed io giamai per latrocinio sonstato sì fattamente atterritoquanto per quel d'un domestico servitore:perché non so che cosa di ombra e di portento apporta seco più un familiareche un strangieroperché referisce come una forma di mal genio e presagioformidabile.

TEO. Orper tornare al propositose dunque saranno duide'quali l'uno si trova dentro la nave che corree l'altro fuori di quellade'quali tanto l'uno quanto l'altro abbia la mano circa il medesmo punto de l'ariae da quel medesmo loco nel medesmo tempo ancora l'uno lascie scorrere una pietrae l'altro un'altrasenza che gli donino spinta alcunaquella del primosenzaperdere punto né deviar da la sua lineaverrà al prefisso locoe quella delsecondo si trovarrà tralasciata a dietro. Il che non procede da altroeccettoche la pietrache esce dalla mano de l'uno che è sustentato da la navee perconsequenza si muove secondo il moto di quellaha tal virtù impressaqualenon ha l'altrache procede da la mano di quello che n'è di fuora; benché lepietre abbino medesma gravitàmedesmo aria tramezzantesi partano (sepossibil fia) dal medesmo puntoe patiscano la medesma spinta. Della qualdiversità non possiamo apportar altra raggioneeccetto che le coseche hannofissione o simili appartinenze nella navesi muoveno con quella; e la unapietra porta seco la virtù del motore il quale si muove con la navel'altra diquello che non ha detta participazione. Da questo manifestamente si vedechenon dal termine del moto onde si partené dal termine dove vané dal mezzoper cui si moveprende la virtù d'andar rettamente; ma da l'efficacia de lavirtù primieramente impressadalla quale depende la differenza tutta. E questami par che basti aver considerato quanto alle proposte di Nundinio.

SMI. Or domani ne revedremoper udir gli propositi chesoggionse Torquato.

FRU. Fiat.

 

 

 

FINE DEL TERZO DIALOGO

 

 

DIALOGO QUARTO

 

 

SMI. Volete ch'io vi dica la causa?

TEO. Ditela pure.

SMI. Perché la divina Scrittura (il senso della quale nedeve essere molto raccomandatocome cosa che procede da intelligenze superioriche non errano) in molti luoghi accenna e suppone il contrario.

TEO. Orquanto a questocredetemi chese gli Dei sifussero degnati d'insegnarci la teorica delle cose della naturacome ne hanfatto favore di proporci la prattica di cose moraliio più tosto mi accostareialla fede de le loro revelazioniche muovermi punto della certezza de mieraggioni e proprii sentimenti. Macome chiarissimamente ognuno può vederenelli divini libri in servizio del nostro intelletto non si trattano ledemostrazioni e speculazioni circa le cose naturalicome se fusse filosofia;main grazia de la nostra mente ed affettoper le leggi si ordina la pratticacirca le azione morali. Avendo dunque il divino legislatore questo scopo avantigli occhiinel resto non si cura di parlar secondo quella veritàper la qualenon profittarebbono i volgari per ritrarse dal male e appigliarse al bene; ma diquesto il pensiero lascia a gli uomini contemplativie parla al volgo dimaniera chesecondo il suo modo de intendere e di parlarevenghi a capire quelch'è principale.

SMI. Certo è cosa convenientequando uno cerca di faristoria e donar leggiparlar secondo la comone intelligenzae non essersollecito in cose indifferenti. Pazzo sarrebe l'istoricochetrattando la suamateriavolesse ordinar vocaboli stimati novi e riformar i vecchie far dimodo che il lettore sii più trattenuto a osservarlo e interpretarlo comegramaticoche intenderlo come istorico. Tanto più unoche vuol dare al'universo volgo la legge e forma di viverese usasse termini che le capisselui solo ed altri pochissimie venesse a far considerazione e caso de materieindifferenti dal fine a cui sono ordinate le leggicerto parrebbeche lui nondrizza la sua dottrina al generale ed alla moltitudineper la quale sonoordinate quellema a' savii e generosi spirti e quei che sono veramente uominili quali senza legge fanno quel che conviene. Per questo disse Alchazelefilosofosommo pontefice e teologo mahumetanoche il fine delle leggi non ètanto di cercar la verità delle cose e speculazioniquanto la bontà de'costumiprofitto della civilitàconvitto di popoli e prattica per lacommodità della umana conversazionemantenimento di pace e aumento direpubliche. Molte voltedunqueed a molti propositiè una cosa da stolto edignorante più tosto riferir le cose secondo la veritàche secondo l'occasionee comodità. Come quando il sapiente disse«nasce il sole e tramontagira peril mezo giornoe s'inchina a l'Aquilone»avesse detto: la terra si raggira al'orientee si tralascia il soleche tramontes'inchina a' doi tropicidelCancro verso l'Austroe Capricorno verso l'Aquilonesarrebbono fermati gliauditori a considerare. - Comecostui dice la terra muoversi? che novelle sonqueste? - L'arrebono al fine stimato un pazzoe sarrebe stato da dovero unpazzo. Pureper satisfare a l'importunità di qualche rabbino impaziente erigorosovorrei saperese col favore della medesma Scrittura questo chediciamosi possa confirmare facilissimamente.

TEO. Vogliono forse questi reverendiche quando Mosè disseche Dio tra gli altri luminari ne ha fatti dui grandiche sono il sole e lalunaquesto si debba intendere assolutamente perché tutti gli altri siinominori della lunao veramente secondo il senso volgare ed ordinario modo dicomprendere e parlare? Non sono tanti astri più grandi che la luna? Non possonoessere più grandi che il sole? Che manca alla terrache non sii un luminarepiù bello e più grande che la lunachemedesmamente ricevendo nel corpo del'Oceanoed altri mediterranei mari il gran splendore del solepuò comparirlucidissimo corpo a gli altri mondichiamati astrinon meno che quelliappaiono a noi tante lampeggiante faci? Certoche non chiami la terra unluminare grande o piccolo e che tali dichi essere il sole e la lunaè statobene e veramente detto nel suo grado; perché dovea farsi intendere secondo leparoli e sentimenti comonie far come unoche qual pazzo e stolto usa dellacognizione e sapienza. Parlare con i termini de la verità dove non bisognaèvoler che il volgo e la sciocca moltitudinedalla quale si richiede lapratticaabbia il particular intendimento; sarrebe come volere che la manoabbia l'occhiola quale non è stata fatta dalla natura per vederema peroprare e consentire a la vista. Cossìbenché intendesse la natura dellesustanze spiritualia che fine dovea trattarnese non quanto che alcune diquelle hanno affabilità e ministerio con gli uominiquando si fannoambasciatrici? Benché avesse saputoche alla luna ed altri corpi mondanichesi veggono e che sono a noi invisibiliconvenga tutto quel che conviene aquesto nostro mondooalmenoil similevi par che sarrebbe stato ufficio dilegislatore di prenderse e donar questi impacci a' popoli? Che ha da far laprattica delle nostre leggi e l'essercizio delle nostre virtù con quell'altri?

Dove dunque gli uomini divini parlano presupponendo nellecose naturali il senso comunmente ricevutonon denno servire per autorità; mapiù tosto dove parlano indifferentementee dove il volgo non ha risoluzionealcunain quello voglio che s'abbia riguardo alle paroli degli uomini divinianco a gli entusiasmi di poetiche con lume superiore ne han parlato; e nonprendere per metafora quel che non è stato detto per metaforae per ilcontrario prendere per vero quel che è stato detto per similitudine. Ma questadistinzione del metaforico e vero non tocca a tutti di volerla comprenderecomenon è dato ad ogniuno di posserla capire. Orse vogliamo voltar l'occhio dellaconsiderazione a un libro contemplativonaturalemorale e divinonoitrovaremo questa filosofia molto faurita e favorevole. Dico ad un Libro diGiobquale è uno de' singularissimi che si possan leggerepieno d'ognibuona teologianaturalità e moralitàcolmo di sapientissimi discorsi; cheMosècome un sacramentoha congionto ai libri nella sua legge. In quello undi personaggivolendo descrivere la provida potenza de Diodisse quello formarla pace negli eminenti suoicioè sublimi figli; che son gli astrigli Deide' quali altri son fuochialtri sono acqui (come noi diciamo: altri solialtri terre); e questi concordanoperchéquantunque siino contrariituttavia l'uno vivesi nutre e vegeta per l'altro; mentre non si confondeno insiemema con certe distanze gli uni si moveno circa gli altri. Cossì vien distintol'universo in fuoco ed acquache sono soggetti di doi primi principii formalied attivifreddo e caldo. Que' corpi che spirano il caldoson gli soli che perse stessi son lucenti e caldi; que' corpi che spirano il freddoson le terre;le qualiessendo parimente corpi eterogeneison chiamate più tosto acquiatteso che tai corpi per quelle si fanno visibilionde meritamente le nominiamoda quella raggioneche ne sono sensibili; sensibili diconon per se stessimaper la luce de' soli sparsa ne la lor faccia. A questa dottrina è conformeMosèche chiama firmamento l'aria; nel quale tutti questi corpi hannola persistenza e situazionee per gli spacii del quale vengono distinte edivise le acqui inferioriche son queste che sono nel nostro globoda l'acquisuperioriche son quelle de gli altri globi; dove pure se diceesserno divisel'acqui da l'acqui. Ese ben considerate molti passi della Scrittura divinagli Dei e ministri de l'altissimo son chiamati acquiabissiterre e fiammeardenti: chi lo impedivache non chiamasse corpi neutriinalterabiliimmutabiliquinte essenzeparti più dense delle sfereberillicarbuncoli edaltre fantasiede le qualicome indifferentinientemanco il volgo s'arrebepossuto pascere?

SMI. Ioper certomolto mi muovo da l'autorità del librodi Giobbe e di Mosè; e facilmente posso fermarmi in questi sentimenti realipiù tosto che in metaforici ed astratti: se non chealcuni pappagallid'AristotelePlatone ed Averroedalla filosofia de' quali son promossi poi adesser teologidicono che questi sensi son metaforici; e cossìin virtù delor metaforele fanno significare tutto quel che gli piaceper gelosia dellafilosofianella quale son allevati.

TEO. Or quanto siino costante queste metaforelo possetegiudicar da questoche la medesma Scrittura è in mano di giudeicristiani emahumetistisètte tanto differenti e contrarieche ne parturiscono altreinnumerabili contrariissime e differentissime; le quali tutte vi san trovarequel proposito che gli piace e meglio gli vien comodo: non solo il propositodiverso e differentema ancor tutto il contrariofacendo di un sì un nonedi un non un sìcomeverbigraziain certi passidove dicono che Dio parlaper ironia.

SMI. Lasciamo di giudicar questi. Son certo che a loro nonimportache questo sii o non sii metafora; però facilmente ne potranno farstar in pace con nostra filosofia.

TEO. Dalla censura di onorati spirtiveri religiosied anconaturalmente uomini da beneamici della civile conversazione e buone dottrinenon si de' temere; perché quando bene arran consideratotrovaranno che questafilosofia non solo contiene la veritàma ancora favorisce la religione piùche qualsivoglia altra sorte de filosofia; come quelle che poneno il mondofinitol'effetto e l'efficacia della divina potenza finitile intelligenze enature intellettuali solamente otto o diecela sustanza de le cose essercorrottibilel'anima mortalecome che consista più tosto in un'accidentaledisposizione ed effetto di complessione e dissolubile contemperamento edarmonial'esecuzione della divina giustizia sopra l'azioni umaneperconsequenzanullala notizia di cose particolari a fatto rimossa dalle causeprime ed universalied altri inconvenienti assai; li quali non solamentecomefalsiacciecano il lume de l'intellettoma ancoracome neghittosi ed empiismorzano il fervore di buoni affetti.

SMI. Molto son contento di aver questa informazione dellafilosofia del Nolano. Or veniamo un poco a gli discorsi fatti col dottorTorquato; il quale son certo che non può essere tanto più ignorante cheNundinioquanto è più presuntuosotemerario e sfacciato.

FRU. Ignoranza ed arroganza son due sorelle individue in uncorpo ed in un'anima.

TEO. Costuicon un enfatico aspettocol quale il divumPater vien descritto nella Metamorfose seder in mezzo del concilio degli Dei per fulminar quella severissima sentenza contra il profano Licaonedopoaver contemplato la sua aurea collana....

PRU. Torquem aureamaureum monile.

TEO.... ed appresso remirato al petto del Nolanodove piùtosto arrebe possuto mancar qualche bottone; dopo essersi rizzatoritirate lebraccia da la mensascrollatosi un poco il dorsosbruffato co' la boccaalquantoacconciatasi la beretta di velluto in testaintorcigliatosi ilmustaccioposto in arnese il profumato voltoinarcate le cigliaspalancate lenaricimessosi in punto con un riguardo di rovesciopoggiatasi al sinistrofianco la sinistra mano per donar principio a la sua scrimaappuntò le treprime dita della destra insiemee cominciò a trar di mandritti in questo modoparlando: - Tune ille philosophorum protoplastes? - Subito il Nolanosuspettando di venire ad altri termini che di disputazionegl'interroppe ilparlaredicendogli: - Quo vadisdominequo vadis? Quidsi egophilosophorum protoplastes? quidsi nec Aristotelinec cuiquam magis concedamquam mihi ipsi concesserint? Ideone terra est centrum mundi inmobile? - Conqueste ed altre simili persuasionicon quella maggior pazienza che posseval'essortava a portar propositicon i quali potesse inferire demostrativa oprobabilmente in favore de gli altri protoplasti contra di questo novoprotoplaste. E voltatosi il Nolano agli circostantiridendo con mezzo riso: -Costuidissenon è venuto tanto armato di raggioniquanto di paroli escommiche si muoiono di freddo e fame. - Pregato da tutti che venesse a gliargumentimandò fuori questa voce: - Unde igitur stella Martis nunc maiornunc vero minor apparetsi terra movetur?

SMI. O Arcadiaè possibile che sii in rerum naturasotto titolo di filosofo e medico....

FRU. …e dottore e torquato

SMI. …che abbia possuto tirar questa consequenza? Il Nolanoche rispose?

TEO. Lui non si spantò per questo; ma gli risposeche unadelle cause principaliper le quali la stella di Marte appare maggiore ominorea volte a volteè il moto della terra e di Marte ancora per gliproprii circolionde aviene che ora siino più prossimi ora più lontani.

SMI. Torquato che soggionse?

TEO. Dimandò subito della proporzione de' moti degli pianetie la terra.

SMI. Ed il Nolano ebbe tanta pazienzache vedendo un sìpresuntuoso e goffonon voltò le spallied andarsene a casae dire a coluiche l'avea chiamatoche....

TEO. Anzi risposeche lui non era andato per leggere né perinsegnarema per rispondere; e che la simmetriaordinee misura de' moticelesti si presuppone tal qual'èed è stata conosciuta da antichi e moderni;e che lui non disputa circa questoe non è per litigare contra gli matematiciper togliere le lor misure e teoriealle quali sottoscrive e crede; ma il suoscopo versa circa la natura e verificazione del soggetto di questi moti. Oltredisse il Nolano: - Se io metterò tempo per rispondere a questa dimandanoistaremo qua tutta la notte senza disputare e senza ponere giamai gli fondamentidelle nostre pretensioni contra la comone filosofia; perché tanto gli uniquanto gli altri condoniamo tutte le supposizionipur che si conchiuda la veraraggione delle quantità e qualità di motied in questi siamo concordi. A chedunque beccarse il cervello fuor di proposito? Vedete voi se dalle osservanzefatte e dalle verificazioni concesse possiate inferire qualche cosacheconchiuda contra noi e poi arrete libertà di proferire le vostre condannazioni.

SMI. Bastava dirgliche parlasse a proposito.

TEO. Or qua nessuno di circostanti fu tanto ignorantechecol viso e gesti non mostrasse aver capitoche costui era una gran pecoraccia auratiordinis.

FRU. Idest il tosone.

TEO. Pureper imbrogliar il negociopregorno il Nolanocheesplicasse quello che lui volea defendereperché il prefato dottor Torquatoargumentarebbe. Rispose il Nolanoche lui s'avea troppo esplicato e chese gliargumenti degli aversarii erano scarsiquesto non procedeva per difetto dimateriacome può essere a tutti ciechi manifesto. Puredi nuovo gliconfirmavache l'universo è infinito; e che quello costa d'una inmensa etereareggione; è veramente un cieloil quale è detto spacio e senoin cui sonotanti astriche hanno fissione in quellonon altrimente che la terra: e cossìla lunail sole ed altri corpi innumerabili sono in questa eterea reggionecome veggiamo essere la terra; e che non è da credere altro firmamentoaltrabasealtro fundamentoove s'appoggino questi grandi animali che concorrenoalla constituzion del mondovero soggetto ed infinita materia della infinitadivina potenza attuale; come bene ne ha fatto intendere tanto la regolataraggione e discorsoquanto le divine rivelazioniche dicono non essere numerode' ministri de l'Altissimoal quale migliaia de migliaia assistonoe diececentenaia de migliaia gli amministrano. Questi sono gli grandi animalide'quali molti con lor chiaro lumeche da' lor corpi diffondenone sono di ognicontorno sensibili. De' quali altri son effettualmente caldicome il sole edaltri innumerabili fuochi; altri son freddicome la terrala lunaVenere edaltre terre innumerabili. Questiper comunicar l'uno all'altroe participarl'un da l'altro ìl principio vitalea certi spaciicon certe distanzegliuni compiscono gli lor giri circa gli altricome è manifesto in questi setteche versano circa il sole; de' quali la terra è unochemovendosi circa ilspacio di 24 ore dal lato chiamato occidente verso l'orientecaggional'apparenza di questo moto de l'universo circa quellache è detto moto mundanoe diurno. La quale imaginazione è falsissimacontra natura ed impossibile:essendo che sii possibileconvenientevero e necessarioche la terra si muovacirca il proprio centroper participar la luce e tenebregiorno e nottecaldoe freddo; circa il sole per la participazione de la primaveraestadeautunnoinverno; verso i chiamati poli ed oppositi punti emisfericiper la rinovazionedi secoli e cambiamento del suo voltoa fin chedove era il mare sii l'aridaove era torrido sii freddoove il tropico sii l'equinoziale; e finalmente siide tutte cose la vicissitudinecome in questocossì ne gli altri astrinonsenza raggione da gli antichi veri filosofi chiamati mondi.

Ormentre il Nolano dicea questoil dottor Torquatocridava: - Ad remad remad rem! - Al fine il Nolano se mise a rideree gli disseche lui non gli argomentavané gli rispondevama che gliproponeva; e però: - Ista sunt resresres. - E che toccava alTorquato appresso de apportar qualche cosa ad rem.

SMI. Perché questo asino si pensava essere tra goffi ebalordicredeva che quelli passassero questo suo ad rem per un argumentoe determinazione; e cossì un semplice cridoco' la sua catena d'orosatisfaralla moltitudine.

TEO. Ascoltate d'avantaggio. Mentre tutti stavano ad aspettarquel tanto desiderato argumentoecco chevoltato il dottor Torquato a glicommensalidal profondo della sufficienza sua sguaina e gli viene a donar sulmostaccio un adagio erasmiano. - Anticyram navigat.

SMI. Non possea parlar meglio un asinoe non possea udiraltra voce chi va a pratticar con gli asini.

TEO. Credo che profetasse (benché non intendesse lui medesmola sua profezia) che il Nolano andava a far provisione d'elleboroper risaldaril cervello a questi pazzi barbareschi.

SMI. Se quelli che v'eran presenticome erano civilifussero stati civilissimigli arrebbono attaccatoin loco della collanauncapestro al colloe fattogli contar quaranta bastonate in commemorazione delprimo giorno di quaresima.

TEO. Il Nolano gli disseche il dottor Torquatonon luiera pazzo perché porta la collana; la quale se non avesse a dossocertamenteil dottor Torquato non valerebbe più che per suoi vestimenti; i quali peròvagliono pochissimose a forza di bastonate non gli saran spolverati sopra. Econ questo dire si alzò di tavolalamentandosi ch'il signor Folco non aveafatto provisione de miglior suppositi.

FRU. Questi sono i frutti d'Inghilterra; e cercatene purquanti voleteche le troverete tutti dottori in gramaticain questi nostrigiornine' quali in la felice patria regna una costellazione di pedantescaostinatissima ignoranza e presunzione mista con una rustica incivilitàchefarebbe prevaricar la pazienza di Giobbe. E se non il credeteandate in Oxoniae fatevi raccontar le cose intravenute al Nolanoquando publicamente disputòcon que' dottori in teologia in presenza del prencipe Alasco polacco ed altridella nobiltà inglesa. Fatevi dire come si sapea rispondere a gli argomenti;come restò per quindeci sillogismi quindeci volte qual pulcino entro la stoppaquel povero dottorchecome il corifeo dell'Academiane puosero avanti inquesta grave occasione. Fatevi dire con quanta incivilità e discortesiaprocedea quel porcoe con quanta pazienza ed umanità quell'altroche in fattomostrava essere napolitano nato ed allevato sotto più benigno cielo.Informatevi come gli han fatte finire le sue publiche letturee quelle deimmortalitate animaee quelle de quintuplici sphaera.

 

SMI. Chi dona perle a porcinon si de' lamentarse gli soncalpestrate. Or sequitate il proposito del Torquato.

TEO. Alzati tutti di tavolavi furono di quelliche in lorlinguaggio accusavano il Nolano per impazientein vece che doveano aver piùtosto avanti gli occhi la barbara e salvatica discortesia del Torquato epropria.

Tutta volta il Nolanoche fa professione di vencere incortesia quelli che facilmente posseano superarlo in altrose rimesse; e comeavesse tutto posto in obliodisse amichevolmente al Torquato: - Non pensarfratelloch'io per la vostra opinione voglia o possa esservi nemicoanzi vison cossì amico come di me stesso. Per il che voglio che sappiatech'io primach'avesse questa posizione per cosa certissimaalcuni anni a dietrola tennisemplicemente vera; quando ero più giovane e men saviola stimai verisimile;quando ero più principiante nelle cose speculativela tenni sì fattamentefalsa che mi meravigliavo d'Aristoteleche non solo non si sdegnò di farneconsiderazionema anco spese più della mittà del secondo libro Del cielo emondoforzandosi dimostrar che la terra non si muova. Quando ero putto ed afatto senza intelletto speculativostimai che creder questo era una pazzia; epensavo che fusse stato posto avanti da qualcuno per una materia sofistica ecapziosa ed esercizio di quelli ociosi ingegniche vogliono disputar per giocoe che fan professione di provar e defendere che il bianco è nero. Tanto dunqueio posso odiar voi per questa caggionequanto me medesmoquando ero piùgiovanepiù puttomen saggio e men discreto. Cossìin loco ch'io mi devreiadirar con voivi compatiscoe priego Idio checome ha donato a me questacognizionecossì (se non gli piace di farvi capaci del vedere) almeno vifaccia posser credere che sete ciechi. E questo non sarà poco per rendervi piùcivili e cortesimeno ignoranti e temerarii. E voi ancora mi dovete amaresenon come quello che sono al presente più prudente e più vecchioalmeno comequel che fui più ignorante e più giovanequando ero in parte ne gli miei piùteneri annicome voi sete in vostra vecchiaia. Voglio chequantunque mai sonstatoconversando e disputandocossì salvaticomalcreato ed incivilesonstato però un tempo ignorante come voi. Cossìavendo io riguardo al statovostro presente conforme al mio passatoe voi al stato mio passato conforme alvostro presenteio vi amarò e voi non m'odiarete.

SMI. Essipoi che sono entrati in un'altra specie didisputazioneche dissero a questo?

TEO. In conclusioneche loro erano compagni d'AristotelediTolomeo e molti altri dottissimi filosofi. Ed il Nolano soggionseche sonoinnumerabili sciocchiinsensatistupidi ed ignorantissimiche in ciò sonocompagni non solo di Aristotele e Tolomeoma di essi loro ancora; i quali nonpossono capire quel che il Nolano intendecon cui non sononé possono essermolti consezientima solo uomini divini e sapientissimicome PitagoraPlatoneed altri. - Quanto poi alla moltitudineche si gloria d'aver filosofi dal cantosuovorrei che consideriche per tanto che sono que' filosofi conformi alvolgohan prodotta una filosofia volgare; e per quel ch'appartiene a voi che vifate sotto la bandiera d'Aristotelevi dono aviso che non vi dovete gloriarequasi intendessivo quel che intese Aristotelee penetrassivo quel che penetròAristotele. Perché è grandissima differenza tra il non sapere quel che lui nonseppee saper quel che lui seppe: perché dove quel filosofo fu ignorantehaper compagni non solamente voima tutti vostri similiinsieme con i scafari efachini londrioti; dove quel galantuomo fu dotto e giudiciosocredo e soncertissimoche tutti insieme ne sete troppo discosti. Di una cosa fortemente mimaraveglio: che essendo voi stati invitati e venuti per disputarenon avetegiamai posto tali fondamenti e proposte tale raggioniper le quali in modoalcuno possiate conchiudere contra mené contra il Copernico; e pur vi sonotanti gagliardi argumenti e persuasioni. - Il Torquatocome volesse orasfodrare una nobilissima demostrazionecon una augusta maestà dimanda: - Ubiest aux solis? - Il Nolano risposeche lo imaginasse dove gli piaceeconcludesse qualche cosaperché l'auge si muta e non sta sempre nel medesmogrado de l'eclittica: e non può veder a che proposito dimanda questo. Torna ilTorquato a dimandar il medesmocome il Nolano non sapesse rispondere a questo.Rispose il Nolano: - Quot sunt sacramenta Ecclesiae? Est circa vigesimumCancriet oppositum circa decimum vel centesimum Capricorni o sopra ilcampanile di San Paolo.

SMI. Possete conoscere a che proposito dimandasse questo?

TEO. Per mostrar a que'che non sapean nullache luidisputava e che diceva qualche cosa; ed oltretentare tanti quomodoquareubisin che ne trovasse unoal quale il Nolano dicesseche non sapea; sina questoche volse intendere quante stelle sono della quarta grandezza. Ma ilNolano disseche non sapeva altro che quello che era al proposito. Questainterrogazione de l'auge del sole conchiude in tutto e per tuttoche costui eraignorantissimo di disputare. Ad uno che dice la terra muoversi circa il soleilsole star fisso in mezzo di questi erranti lumidimandare dove è l'auge delsoleè a punto come se uno dimandasse a quello de l'ordinario pareredove èl'auge della terra. E pur la prima lezioneche si dà ad uno che vuole imparardi argumentareè di non cercare e dimandar secondo i proprii principiimaquelli che son concessi da l'avversario. Ma a questo goffo tutto era il medesmo;perché così arrebe saputo tirar argumenti da que' suppositi che sono aproposito come da que' che son fuor di proposito. Finito questo discorsocominciorno a raggionar in inglese tra loroe dopo aver alquanto trascorsoinsiemeecco comparir su la tavola carta e calamaio. Il dottor Torquatodistesequanto era largo e lungoun foglio; prese la piuma in mano; tira unalinea retta per mezzo del foglio da un canto a l'altro; in mezzo forma uncircolo a cui la linea predettapassando per il centrofacea diametro; edentro un semicircolo di quello scrive Terrae dentro l'altro scrive Sol.Dal canto de la terra forma otto semicircolidove ordinatamente erano glicaratteri di sette pianeti [fig. 7] e circa l'ultimo scritto: Octava SphaeraMobilis; e ne la margine: Ptolomaeus. Tra tanto il Nolano disse acostui che volea far di questoche sanno sin ai putti? Torquato rispose: - Videtace et disce: ego docebo te Ptolomaeum et Copernicum. -

SMI. Sus quandoque Minervam.

 

TEO. Il Nolano rispose chequando uno scrive l'alfabetomostra mal principio di voler insegnar gramatica ad un che ne intende più chelui. - Séguita a far la sua descrizione il Torquatoe circa il soleche eranel mezzoforma sette semicircoli con simili carattericirca l'ultimoscrivendo: Sphaera Inmobilis Fixarume ne la margine: Copernicus.Poi se volta al terzo circoloed in un punto della sua circonferenza forma ilcentro d'un epicicloal qualeavendo delineata la circonferenzain dettocentro penge il globo de la terra; ed a fin che alcuno non s'ingannasse pensandoche quello non fusse la terravi scrive a bel carattere: Terra; ed in unloco de la circonferenza de l'epiciclodistantissimo dal mezzofigurò ilcarattere della luna.

Quando vedde questo il Nolano: - Ecco - disse - che costui mivolea insegnare del Copernico quel che il Copernico medesmo non intesee piùtosto s'arrebe fatto tagliar il colloche dirlo o scriverlo. Perché il piùgrande asino del mondo sapràche da quella parte sempre si vedrebbe ildiametro del sole equale; ed altre molte conclusioni seguitarebbonoche non sipossono verificare. - Tacetacedisse il Torquato: tu vis me docereCopernicum? - Io curo poco il Copernico - disse il Nolano - e poco mi curoche voi o altri l'intendano; ma di questo solo voglio avertirvi: cheprima chevengate ad insegnarmi un'altra voltache studiate meglio. - Ferno tantadiligenza i gentilomini che v'eran presentiche fu portato il libro delCopernico; e guardando nella figuraveddero che la terra non era descrittanella circonferenza de l'epiciclo come la luna. Però volea Torquato che quelpuntoche era in mezzo de l'epiciclo nella circonferenza della terza sferasignificasse la terra.

SMI. La causa dell'errore fuche il Torquato aveacontemplate le figure di quel libro e non avea letto gli capitoli; e se pur leha lettinon l'ha intesi.

TEO. Il Nolano se mise a ridere; e dissegliche quel puntonon significava altroche la pedata del compassoquando si delineò l'epiciclodella terra e della lunail quale è tutto uno ed il medesmo. Orse voleteveramente sapere dove è la terrasecondo il senso del Copernicoleggete lesue paroli. Lessero e ritrovarno che dicea la terra e la luna essere contenutecome da medesmo epicicloecc. E cossì rimasero mastigando in lor linguasintanto che Nundinio e Torquatoavendo salutato tutti gli altrieccetto ch'ilNolanose n'andorno; e lui inviò uno appressoche da sua parte salutasseloro. Que' cavallieridopo aver pregato il Nolanoche non si turbasse per ladiscortese incivilità e temeraria ignoranza de' lor dottorima che avessecompassione alla povertà di questa patriala quale è rimasta vedova dellebuone lettere per quanto appartiene alla professione di filosofia e realimatematiche (nelle qualimentre sono tutti ciechivengono questi asinie nesi vendono per oculatie ne porgeno vessiche per lanterne) con cortesissimesalutazioni lasciandolose ne andaro per un camino. Noi ed il Nolanoper unaltroritornammo tardi a casasenza ritrovar di que' rintuzzi ordinariiperché la notte era profondae gli animali cornupeti e calcitranti non nemolestaro al ritorno come alla venuta; perchéprendendo l'alto riposos'eranonelle lor mandre e stalle retirati.

 

PRU.

 

Nox eratet placidum carpebant fessasoporem

corpora per terrassylvaeque et saevaquierant

aequoracum medio volvuntur sidera lapsu

cum tacet omnis agerpecudes etc.

 

SMI. Orsùabbiamo assai detto oggi. Di graziaTeofiloritornate domaniperché voglio intendere qualch'altro proposito circa ladottrina del Nolano. Perché quella del Copernicobenché sii comoda allesupputazionitutta volta non è sicura ed ispedita quanto alle raggioninaturalile quali son le principali.

TEO. Ritornarò volentieri un'altra volta.

FRU. Ed io.

PRU. Ego quoque. Valete.

 

 

 

FINE DEL QUARTO DIALOGO

 

 

 

DIALOGO QUINTO

 

 

TEO. Perché non son più né altramente fisse le altrestelle al cieloche questa stellache è la terraè fissa nel medesmofirmamentoche è l'aria; e non è più degno d'esser chiamato ottava sferadove è la coda de l'Orsache dove è la terranella quale siamo noi; perchéin una medesma eterea reggionecome in un medesmo gran spacio e camposonquesti corpi distinti e con certi convenienti intervalli allontanati gli uni dagli altri; considerate la caggioneper la quale son stati giudicati sette cielidegli errantied uno solo di tutti gli altri. Il vario motoche si vedeva insetteed uno regolato in tutte l'altre stelleche serbano perpetuamente lamedesma equidistanza e regolafa parer a tutte quelle convenir un motounafissione ed un orbee non esser più che otto sfere sensibili per gli luminariche sono com'inchiodati in quelle. Orse noi venemo a tanto lume e tal regolatosensoche conosciamo questa apparenza del moto mondano procedere dal giro de laterrase dalla similitudine della consistenzia di questo corpo in mezzo l'ariagiudichiamo la consistenza di tutti gli altri corpipotremo prima credereepoi demostrativamente conchiudere il contrario di quel sogno e quella fantasiache è stato quel primo inconvenienteche ne ha generati ed è per generarnetanti altri innumerabili. Quindi accade quello errorecome a noiche dalcentro de l'orizontevoltando gli occhi da ogni partepossiamo giudicar lamaggior e minor distanza datraed in quelle coseche son più vicinema daun certo termine in oltre tutte ne parranno equalmente lontane; cossìallestelle del firmamento guardandoapprendiamo la differenza de' moti e distanzed'alcuni astri più vicinima gli più lontani e lontanissimi ne appaionoinmobilied equalmente distanti e lontaniquanto alla longitudine; qualmenteun arbore talvolta parrà più vicino e l'altroperché si accosta al medesmosemidiametro; e perché sarà in quello indifferenteparrà tutt'uno: e purecon tutto ciò sarà più lontananza tra questiche tra quelli che songiudicati molto più discosti per la differenza di semidiametri. Cossì accadeche tal stella è stimata molto maggioreche è molto minore; tale molto piùlontanache è molto più vicina. Come nella seguente figura [fig. 8]dove ad Oocchiola stella A pare la medesma con la stella B; ese pur simostra distintagli parrà vicinissima; e la stella Cper essere in unsemidiametro molto differenteparrà molto più lontana; ed in fatto è moltopiù vicina. Dunqueche noi non veggiamo molti moti in quelle stellee non simostrino allontanarsi ed accostarsi l'une da l'altree l'une all'altrenon èperché non facciano cossì quelle come queste gli lor giri; atteso che non èraggione alcunaper la quale in quelle non siano gli medesmi accidenti che inquesteper i quali medesmamente un corpoper prendere virtù da l'altrodebbamuoversi circa l'altro. E però non denno esser chiamate fisse perché veramenteserbino la medesma equidistanza da noi e tra loro; ma perché il lor moto non èsensibile a noi. Questo si può veder in essempio d'una nave molto lontanalaqualese farà un giro di trenta o di quaranta passinon meno parrà che lastii fermache se non si movesse punto. Cossìproporzionalmenteè daconsiderare in distanze maggioriin corpi grandissimi e luminosissimide'quali è possibile che molti altri ed innumerabili siino cossì grandi e cossìlucenti come il solee di vantaggio. I circoli e moti di quali molto piùgrandi non si veggono; ondese in alcuni astri di quelli accade varietàd'approssimanzanon si può conoscerese non per lunghissime osservazioni; lequali non son state cominciatené perseguiteperché tal moto nessuno l'hacredutoné cercatoné presupposto; e sappiamo che il principio del'inquisizione è il sapere e conoscereche la cosa siio sii possibile econvenientee da quello si cave profitto.

PRU. Rem acu tangis.

TEO. Or questa distinzion di corpi ne la eterea reggione l'haconosciuta EraclitoDemocritoEpicuroPitagoraParmenideMelissocome nefan manifesto que' stracci che n'abbiamo: onde si vedeche conobbero un spacioinfinitoregione infinitaselva infinitacapacità infinita di mondiinnumerabili simili a questoi quali cossì compiscono i lor circolicome laterra il suo; e però anticamente si chiamavano etheracioè corridoricorrieriambasciadorinuncii della magnificenza de l'unico altissimoche conmusicale armonia contemprano l'ordine della constituzion della naturavivospecchio dell'infinita deità. Il qual nome di ethera dalla ciecaignoranza è stato tolto a questied attribuito a certe quinte essenzenellequalicome tanti chiodisiino inchiodate queste lucciole e lanterne. Questicorridori hanno il principio di moti intrinsecola propria naturala propriaanimala propria intelligenza: perché non è sufficiente il liquido e sottilearia a muovere sì dense e gran machine. Perché a far questo gli bisognarebbevirtù trattiva o impulsiva ed altre similiche non si fanno senza contatto didui corpi almenode' quali l'uno con l'estremità sua risospinge e l'altro èrisospinto. E certo tutte coseche son mosse in questo modoriconoscono ilprincipio de lor moto o contra o fuor de la propria natura; dico o violentooalmeno non naturale. È dunque cosa conveniente alla commodità delle cose chesono ed a l'effetto della perfettissima causache questo moto sii naturale daprincipio interno e proprio appulso senza resistenza. Questo conviene a tutticorpiche senza contatto sensibile di altro impellente o attraente si muoveno.Però la intendeno al rovescio quei che diconoche la calamita tira il ferrol'ambra la pagliail getto la piumail sole l'elitropia; ma nel ferro è comeun sensoil qual è svegliato da una virtù spiritualeche si diffonde dallacalamitacol quale si muove a quellala paglia a l'ambra; e generalmente tuttoquel che desidera ed ha indigenzasi muove alla cosa desideratae si convertein quella al suo possibilecominciando dal voler essere nel medesmo loco. Daquesto considerarche nulla cosa si muove localmente da principio estrinsecosenza contatto più vigoroso della resistenza del mobiledepende il considerarequanto sii sollenne goffaria e cosa impossibile a persuadere ad un regolatosentimentoche la luna muove l'acqui del marecaggionando il flusso in quellofa crescere gli umorifeconda i pesciempie l'ostreche e produce altrieffetti; atteso che quella di tutte queste cose è propriamente segnoe noncausa.

Segno ed indiziodicoperché il vedere questecose con certe disposizioni della lunaed altre cose contrarie e diverse concontrarie e diverse disposizioniprocede da l'ordine e corispondenza dellecosee le leggi d'una mutazione che son conformi e corrispondenti alle leggi del'altra.

SMI. Dall'ignoranza di questa distinzione procedeche disimili errori son pieni molti scartafazziche ne insegnano tante stranefilosofie; dove le coseche son segnicirconstanze ed accidentison chiamatecause; tra quali inezie quella è una delle reggineche dice li raggiperpendicolari e retti esser causa di maggior caldoe li acuti ed obliqui dimaggior freddo. Il che però è accidente del solevera causa di ciòquandopersevera più o meno sopra la terra. Raggio reflesso e direttoangolo acuto edottusolinea perpendicolareincidente e pianaarco maggiore e minoreaspettotale e quale son circostanze matematiche e non cause naturali. Altro è giocarecon la geometriaaltro è verificare con la natura. Non son le linee e gliangoliche fanno scaldar più o meno il fuocoma le vicine e distantisituazionilunghe e brieve dimore.

TEO. La intendete molto bene; ecco come una verità chiariscel'altra. Or per conchiudere il propositoquesti gran corpise fusser mossidall'estrinseco altrimente che come dal fine e bene desideratosarrebono mossiviolente- ed accidentalmente; ancor che avessero quella potenzala qual èdetta non repugnanteperché il vero non repugnante è il naturale; e ilnaturaleo vogli o nonè principio intrinsecoil quale da per sé porta lacosa dove conviene. Altrimente l'estrinseco motore non moverrà senza faticaopur non sarà necessarioma soverchio; e se vuoi che sia necessarioaccusi lacausa efficiente per deficiente nel suo effettoe che occupa gli nobilissimimotori a mobili assai più indegni; come fanno quelliche dicono l'azioni delleformiche ed aragne essernonon da propria prudenza e artificioma dal'intelligenze divine non erranti che gli donanoverbigraziale spinteche sichiamano istinti naturalied altre cose significate per voci senza sentimento.Perchése domandate a questi saviiche cosa è quello instintonon saprannodir altroche instintoo qualche altra voce così indeterminata escioccacome questo instintoche significa principio istigativoch'è un nomecomunissimoper non dir o un sesto senso o raggione o pur intelletto.

PRU. Nimis arduae quaestiones!

SMI. A quelli che non le vogliono intenderema che voglionoostinatamente credere il falso. Ma ritorniamo a noi. Io saprei benecherispondere a costoroche hanno per cosa difficileche la terra si muovadicendoch'è un corpo cossì grandecossì spesso e cossì grave. Pure vorreiudire il vostro modo di rispondereperché vi veggio tanto risoluto nelleraggioni.

PRU. Non talis mihi.

SMI. Perché voi siete una talpa.

TEO. Il modo di rispondere consiste in questo: che il medesmopotreste dir della lunail sole e d'altri grandissimi corpie tantiinnumerabiliche gli aversarii vogliono che sì velocemente circondino la terracon giri tanto smisurati. E pur hanno per gran cosache la terra in 24 ore sisvolga circa il proprio centroed in un anno circa il sole. Sappiche né laterrané altro corpo è assolutamente grave o lieve. Nessuno corpo nel suoloco è grave né leggiero; ma queste differenze e qualità accadeno non a'corpi principali e particolari individui perfetti dell'universoma convegnonoalle partiche son divise dal tuttoe che se ritrovano fuor del propriocontinentee come peregrine: queste non meno naturalmente si forzano verso illoco della conservazioneche il ferro verso la calamita; il quale va aritrovarla non determinatamente al basso o sopra o a destrama ad ognidifferenza localeovunque sia. Le parti della terra da l'aria vengono versonoiperché qua è la lor sfera; la qual però se fusse alla parte oppositaseparterebono da noia quella drizzando il corso. Cossì l'acquicossì ilfuoco. L'acqua nel suo loco non è gravee non aggrava quelliche son nelprofondo del mare. Le bracciail capo ed altre membra non son grievi al propriobusto; e nessuna cosa naturalmente costituita caggiona atto di violenza nel suoloco naturale. Gravità e levità non si vede attualmente in cosache possiedeil suo loco e disposizione naturale; ma si trova nelle coseche hanno un certoempito; col quale si forzano al loco conveniente a sé. Però è cosa assorda dichiamar corpo alcuno naturalmente grave o lieveessendo che queste qualità nonconvengono a cosa che è nella sua constituzione naturalema fuor di quella; ilche non aviene alla sfera giamaima qualche volta alle parti di quellalequali però non sono determinate a certa differenza locale secondo il nostroriguardoma sempre si determinano al locodove è la propria sfera ed ilcentro della sua conservazione. Ondese infra la terra si ritrovasse un'altraspezie di corpole parti della terra da quel loco naturalmente montarebbono; ese alcuna scintilla di foco si trovasseper parlar secondo il comonesopra ilconcavo della lunaverrebbe a basso con quella velocitàcon la quale dalconvesso de la terra ascende in alto. Cossì l'acqua non meno descende in sinoal centro della terrase si gli dà spacioche dal centro della terra ascendealla superficie di quella. Parimente l'aria ad ogni differenza locale conmedesma facilità si muove. Che vuol dir dunque grave e lieve? Non veggiamo noila fiamma talvolta andar al basso ed altri lati ad accendere un corpo dispostoal suo nutrimento e conservazione? Ogni cosa dunqueche è naturaleèfacilissima; ogni loco e moto naturale è convenientissimo. Con quellafacilitàcon la quale le cose che naturalmente non si muoveno persisteno fissenel suo locole altre cose che naturalmente si muovenomarciano pe gli lorspacii. E come violentemente e contra sua natura quelle arrebono motocossìviolentemente e contra natura queste arrebono fissione. Certo è dunque chesealla terra naturalmente convenesse l'esser fissail suo moto sarrebbe violentocontra natura e difficile. Ma chi ha trovato questo? chi l'ha provato? La comoneignoranzail difetto di senso e di raggione.

SMI. Questo ho molto ben capitoche la terra nel suo loconon è più grave che il sole nel suoe gli membri de' corpi principalicomele acquinelle sue sfere; da le quali diviseda ogni locosito e verso simoverrebono a quelle. Onde noi al nostro riguardo le potreimo dire non menogravi che lievegravi e lieve che indifferenti: come veggiamo ne le comete edaltre accensionile quali dai corpi che bruggiano alle volte mandano la fiammaa' luoghi oppositionde le chiamano comate; alle volte verso noiondele dicono barbate; alle volte da altri lationde le dicono caudate.L'ariail qual è generalissimo continenteed è il firmamento di corpisfericida tutte parti escein tutte parti entraper tutto penetraa tuttosi diffonde; e però è vano l'argomento che costoro apportanodella raggionedella fissione de la terraper esser corpo ponderosodenso e freddo.

TEO. Lodo Iddioche vi veggio tanto capacee che mitogliete tal faticaed avete ben compreso quel principiocol quale posseterispondere a più gagliarde persuasioni di volgari filosofie avete adito amolte profonde contemplazioni della natura.

SMI. Prima che venghi ad altre questionial presente vorreisaperecome vogliamo noi dire che il sole è l'elemento vero del fuocoe primocaldoe quello è fisso in mezzo di questi corpi errantitra' quali intendiamola terra. Perché mi occorre ch'è più verisimile che questo corpo si muovache li altriche noi possiamo veder per esperienza del senso.

TEO. Dite la raggione.

SMI. Le parti della terraovonque siino o naturalmente o perviolenza ritenutenon si muoveno. Cossì le parti de l'acqui fuor del marefiumi ed altri vivi continentistanno ferme. Ma le parti del focoquando nonhanno facultà di montare in altocome quando son ritenute dalle concavitàdelle fornacisi svolgeno e ruotano in tondoe non è modo che le ritegna. Sedunque vogliamo prendere qualche argumento e fede dalle partiil moto convienepiù al sole ed elemento di focoche alla terra.

TEO. A questo rispondo primache perciò si potrebeconcedereche il sole si muova circa il proprio centroma non già circa altromezzo; atteso che bastache tutti i circostanti corpi si muovano circa luipertanto che di esso quelli han bisogno; ed anco per quelche forse anco luipotesse desiderar da essi. Secondoè da considerareche l'elemento del focoè soggetto del primo caldo e corpo cossì denso e dissimilare in parti emembricome è la terra. Però quello che noi veggiamo muoversi di tal sorteè aria accesoche si chiama fiammacome il medesmo aria alterato dal freddodella terra si chiama vapore.

SMI. E da questo mi par aver mezzo di confirmar quel chedicoperché il vapore si muove tardo e pigrola fiamma ed esalazionevelocissimamente; e però quelloche è più simile al focosi vede molto piùmobile che quello ariach'è simigliante più alla terra.

TEO. La caggione èche il fuoco più si forza di fuggire daquesta reggionela quale è più connaturale al corpo di contraria qualità.Come se l'acqua o il vapore se ritrovasse nella reggione del fuocoo locosimile a quellacon più velocità fuggirebbe che l'exalazionela quale ha conlui certa participazione e connaturalità maggiore che contrarietà odifferenza. Bastivi di tener questoperché della intenzione del Nolano nontrovo determinazione alcuna circa il moto o quiete del sole. Quel motodunqueche veggiamo nella fiammach'è ritenuta e contenuta nelle concavità de lefornaciprocede da quelche la virtù del foco perseguitaaccendealtera etrasmuta l'aria vaporosodel quale vuole aumentarsi e nodrirsie quell'altrosi ritira e fugge il nemico del suo essere e la sua correzione.

SMI. Avete detto l'aria vaporoso; che direste dell'aria puroe semplice?

TEO. Quello non è più soggetto di caloreche di freddo;non è più capace e ricetto di umorequando viene inspessato dal freddochedi vapore ed essalazionequando viene attenuata l'acqua dal caldo.

SMI. Essendo che nella natura non è cosa senza providenza esenza causa finalevorrei di nuovo saper da voi (perchéper quel ch'avetedettociò si può perfettamente comprendere): per qual causa è il moto localedella terra?

TEO. La caggione di cotal moto è la rinovazione e rinascenzadi questo corpo; il qualesecondo la medesma disposizionenon può essereperpetuo; come le cose che non possono essere perpetue secondo il numero (perparlar secondo il comune) si fanno perpetue secondo la speziele sustanze chenon possono perpetuarsi sotto il medesmo voltosi vanno tutta via cangiando difaccia. Perchéessendo la materia e sustanza delle cose incorrottibileedovendo quella secondo tutte le parti esser soggetto di tutte formea fin chesecondo tutte le partiper quanto è capacesi fia tuttosia tuttose non inun medesmo tempo ed instante d'eternitàal meno in diversi tempiin variiinstanti d'eternità successiva e vicissitudinalmente; perchéquantunque tuttala materia sia capace di tutte le forme insiemenon però de tutte quelleinsieme può essere capace ogni parte della materia; però a questa massaintieradella qual consta questo globoquesto astronon essendo convenientela morte e la dissoluzioneed essendo a tutta natura impossibilel'annichilazionea tempi a tempicon certo ordineviene a rinovarsialterandocangiandole sue parti tutte: il che conviene che sia con certasuccessioneognuna prendendo il loco de l'altre tutte; perché altrimentequesti corpiche sono dissolubiliattualmente talvolta si dissolverebbonocome avviene a noi particolari e minori animali. Ma a costorocome credePlatone nel Timeoe crediamo ancor noiè stato detto dal primoprincipio: «Voi siete dissolubilima non vi dissolverete». Accade dunquechenon è parte nel centro e mezzo della stellache non si faccia nellacirconferenza e fuor di quella: non è porzione in quella extima ed esternachenon debba tal volta farsi ed essere intima ed interna. E questo l'esperienzad'ogni giorno ne 'l dimostra; ché nel grembo e viscere della terra altre coses'accoglienoed altre cose da quelle ne si mandan fuori. E noi medesmi e lecose nostre andiamo e vegnamopassiamo e ritorniamoe non è cosa nostra chenon si faccia aliena e non è cosa aliena che non si faccia nostra. E non ècosa della quale noi siamoche tal volta non debba esser nostracome non ècosa la quale è nostradella quale non doviamo talvolta esserese una è lamateria delle cosein un genose due sono le materiein dui geni: perchéancora non determinose la sustanza e materiache chiamiamo spiritualesicangia in quella che diciamo corporale e per il contrarioo veramente non.Cossì tutte cose nel suo geno hanno tutte vicissitudine di dominio e servitùfelicità ed infelicitàde quel stato che si chiama vita e quello che sichiama mortedi luce e tenebredi bene e male. E non è cosa alla qualenaturalmente convegna esser eternaeccetto che alla sustanzache è lamateriaa cui non meno conviene essere in continua mutazione. Della sustanzasoprasustanziale non parlo al presentema ritorno a raggionar particularmentedi questo grande individuoch'è la nostra perpetua nutrice e madredi cuidimandaste per qual caggione fusse il moto locale. E dicoche la causa del motolocaletanto del tutto intiero quanto di ciascuna delle partiè il fine dellavicissitudinenon solo perché tutto si ritrove in tutti luoghima ancoraperché con tal mezzo tutto abbia tutte disposizioni e forme: per ciò chedegnissimamente il moto locale è stato stimato principio d'ogni altra mutazionee forma; e chetolto questonon può essere alcun altro. Aristotele s'hapossuto accorgere della mutazione secondo le disposizioni e qualitàche sononelle parti tutte de la terra; ma non intese quel moto localeche è principiodi quelle. Pure nel fine del primo libro della sua Meteora ha parlatocome un che profetiza e divina. Chébenché lui medesmo tal volta nons'intendapure in certo modo zoppigando e meschiando sempre qualche cosa delproprio errore al divino furoredice per il più e per il principale il vero.Or apportiamo quel che lui dicee vero e degno d'essere considerato; e poisoggiungeremo le cause di ciòquali lui non ha possuto conoscere. «Nonsempre»dice egli«gli medesmi luoghi della terra son umidi o secchi; masecondo la generazione e difetto di fiumisi cangiano. Però quel che fu ed èmarenon sempre è stato e sarà mare; quello che sarà ed è stato terranonèné fu sempre terra; macon certa vicissitudinedeterminato circolo edordine si de' credereche dov'è l'unosarà l'altroe dov'è l'altro saràl'uno». E se dimandate ad Aristotele il principio e causa di ciòrispondeche «gl'interiori de la terracome gli corpi delle piante ed animali hanno laperfezionee poi invecchiano. Ma è differenza tra la terra e gli altri detticorpi. Perché essi intieri in un medesmo tempo secondo tutte le parti hanno ilprogressola perfezione ed il mancamento come lui diceil stato e lavecchiaia: ma nella terra questo accade successivamente a parte a partecon lasuccessione del freddo e del caldoche caggiona l'aumento e la diminuzionelaqual séguita il sole ed il giro par cui le parti della terra acquistanocomplessioni e virtù diverse. Da qua i luoghi acquosi in certo tempo rimagnonopoi di novo si disseccano ed invecchianoaltri si ravvivano e secondo certeparti s'inacquano. Quindi veggiamo svanir i fontii fiumi or da picciolidovenir grandior da grandi farsi picciolie secchi al fine. E da questochegli fiumi si cassanoprovieneche per necessaria conseguenza si tolgano istagni e mutinsi gli mari; il che peròaccadendo successivamente circa laterra a tempi lunghissimi e tardia gran pena la nostra e di nostri padri lavita può giudicare; atteso che più tosto cade la età e la memoria de tuttegentied avvengono grandissime corrozioni e mutazioniper desolazioni edesertitudiniper guerreper pestilenze e per diluviialterazioni di lingue edi scritturetrasmigrazioni e sterilità de luoghiche possiamo ricordarci diqueste cose da principio sin al fine per sì lunghivarii e turbolentissimisecoli. Queste gran mutazioni assai ne si monstrano nelle antiquità del'Egittonelle porte del Nilo; le quali tuttetolto il Canobico esitosonfatte a opra di mano; nell'abitazioni della città di Memfidove i luoghiinferiori son abitati dopo i superiori; ed in Argo e Micenade' quali al tempodi troiani la prima reggione era paludosae pochissimi vivevano in quella;Micenaper esser più fertileera molto più onorata: del che a' tempi nostriè tutto il contrarioperché Micena è al tutto secca ed Argo è dovenutatemperata ed assai fertile.» Or come accade in questi luoghi piccioliilmedesmo doviamo pensar circa grandi e reggioni intiere. Però come veggiamo chemolti loghiche prima erano acquosiora son continenticossì a molti altriè sopravenuto il mare. Le quali mutazioni veggiamo farsi a poco a pococome legià dettee come ne fan vedere le corrosioni de monti altissimi e lontanissimidal mareche quasi fusser freschi mostrano gli vestigii dell'onde impetuose. Ene costa dall'istorie di Felice Martire Nolanoquale dechiarano al tempo suoche è stato poco più o meno di mill'anni passatiera il mare vicino alle muradella cittàdove è un tempioche ritiene il nome di Portoonde al presenteè discosto dodeci milia passi. Non si vede il medesmo in tutta la Provenza?Tutte le pietreche son sparse per gli campinon mostrano un tempo esser stateagitate da l'onde? La temperie della Francia parvi che dal tempo di Cesare alnostro sia cangiata poco? Allora in loco alcuno non era atta alle viti; ed oramanda vini cossì deliziosi come altre parti del mondoe da'settentrionalissimi terreni di quella si raccoglieno gli frutti de le vigne. Equesto anno ancora ho mangiate de l'uve de gli orti di Londranon già cossìperfette come de' peggiori di Franciama pur tale quali affermano mai esserneprodotte simili in terra inglesa. Da questo dunqueche il mare Mediterraneolasciando più secca e calda la Francia e le parti de l'Italiaquali io con limiei occhi ho visteva inchinando verso la Libiaséguita chevenendosi piùe più a scaldarsi l'Italia e la Francia e temprarsi la Britanniadoviamogiudicare che generalmente si mutano gli abiti de le reggionicon questo che ladisposizion fredda si va disminuendo verso l'Artico polo. Dimandate adAristotele: onde questo avviene? Risponde: dal sole e dal moto circolare. Nontanto confusa- ed oscuramentequanto ancora da lui divina- ed alta- everissimamente detto. Ma come? forse come da un filosofo? Non: ma più prestocome da un divinatoreo pur da uno che intendeva e non ardiva de direforsecome colui che vede e non crede a quel che vedee se pur il crededubitad'affirmarlotemendo che alcuno non venghi a constringerlo di apportar quellaraggionela qual non ha. Referiscema in modo col quale chiuda la bocca a chivolesse oltre sapere; o forse è modo di parlar tolto dagli antichi filosofi.Dice dunqueche il caldoil freddol'aridol'umido crescono e mancano sopratutte le parti della terrane la quale ogni cosa ha la rinovazioneconsistenzavecchiaia e diminuzione; e volendo apportar la causa di questodice: propter solem et circumlationem. Or perché non dice: proptersolis circulationem? Perché era determinato appresso luie conceduto appotutti filosofi di suoi tempi e di suo umoreche il sole con il suo moto nonpossea caggionar questa diversità; perchéin quanto che l'ecliptica declinadall'Equinozialeil sole eternamente versava tra i doi punti Tropici; e peròesser impossibile d'esser scaldata altra parte di terrama eternamente le zoneed i climi essere in medesma disposizione. Perché non disse: per circolazioned'altri pianeti? Perché era determinato giàche tutti quelli (se pur alcuniper qualche poco non trapassano) si muoveno sol per quanto è la latitudine delzodiaco detto trito camino degli erranti. Perché non disse: per circolazionedel primo mobile? Perché non conosceva altro motoche il diurno ed era a' suoitempi un poco de suspizione d'un moto di retardazionesimile a quello dipianeti. Perché non disse: per la circolazion del cielo? Perché non posseadirecome e quale ella potesse essere. Perché non disse: per la circolazion dela terra? Perché avea quasi come un principio suppostoche la terra èinmobile. Perché dunque lo disse? Forzato da la veritàla quale per glieffetti naturali si fa udire. Resta dunqueche sia dal sole e dal moto. Dalsoledicoperché lui è quell'unico che diffonde e comunica la virtù vitale;dal moto ancoraperchése non si movesse o lui agli altri corpi o gli altricorpi a luicome potrebbe ricevere quel che non hao donar quel ch'ha? Èdunque necessarioche sia il motoe questo di tal sorte che non sia parzialema con quella raggione con cui causa la rinovazione di certe partivenga adapportarla a quell'altrechecome sono di medesma condizione e naturahannola medesima potenza passivaalla qualese la natura non è ingiuriosadevecorrispondere la potenza attiva. Ma con ciò troviamo molto minor raggioneperla quale il sole e tutta l'università de le stelle s'abbino a muovere circaquesto globoche esso per il contrario debba voltarsi a l'aspetto dell'universofacendo il circolo annuale circa il solee diversamente con certe regolatesuccessioni per tutti i lati svolgersi ed inchinarsi a quellocome a vivoelemento del fuoco. Non è ragione alcunachesenza un certo fine ed occasioneurgentegli astri innumerabiliche son tanti mondianco maggiori che questoabbino sì violenta relazione a questo unico. Non è raggioneche ne faccia dirpiù tosto trepidar il polonutar l'asse del mondocespitar gli cardini del'universoe sì innumerabilipiù grandi e più magnifici globich'esserpossonoscuotersisvoltarsiritorcersirappezzarsieal dispetto de lanaturasquartarsi in tantoche la terra cossì malamentecome possonodimostrare i sottili optici e geometrivenghi ad ottener il mezzocome quelcorpo che solo è grave e freddo; il qual però non si può provar dissimile aqualsivoglia altroche riluce nel firmamentotanto nella sustanza e materiaquanto nel modo della situazione: perchése questo corpo può esservagheggiato da questo arianel quale è fissoe quelli possono parimente esservagheggiati da quelloche le circonda; se quelli da per se stessicome dapropria anima e natura possonodividendo l'ariacircuire qualche mezzoequesto niente meno.

SMI. Vi priegoquesto punto al presente si presupponasìperchéquanto a metengo per cosa certissimache più tosto la terranecessariamente si muovache sii possibile quella intavolatura ed inchiodaturadi lampe; sì ancoperchéquanto a quelli che non l'han capitoè piùespediente dechiararlo come materia principaleche in altro proposito toccarloper modo di digressione. Peròse volete compiacermivenite presto aspecificarme i motiche convegnono a questo globo.

TEO. Molto volentieri; perché questa digressione ne arebbefatto troppo differire di conchiudere quel che io volevo della necessità ed ilfatto de tutte le parti de la terrache successivamente devono participar tuttigli aspetti e relazioni del solefacendosi soggetto di tutte complessioni edabiti.

Or dunqueper questo fine è cosa conveniente e necessariache il moto de la terra sia taleper quale con certa vicissitudinedove è ilmaresia il continentee per il contrario; dove è il caldosii il freddoeper il contrario; dove è l'abitabile e più tempratosia il meno abitabile etempratoe per il contrario; in conclusioneciascuna parte venghi ad aver ognirisguardoc'hanno tutte l'altre parti al sole: a fin che ogni parte venghi aparticipar ogni vitaogni generazioneogni felicità. Primadunqueper lasua vita e delle cose che in quella si contengonoe dar come una respirazioneed inspirazione col diurno caldo e freddoluce e tenebrein spacio divintiquattro ore equali la terra si muove circa il proprio centroesponendo alsuo possibile il dorso tutto al sole. Secondoper la regenerazione delle coseche nel suo dorso vivono e si dissolvenocon il centro suo circuisce il lucidocorpo del sole in trecento sessantacinque giorni ed un quadrante in circa; oveda quattro punti della ecliptica fa la crida della generazionedell'adolescenziadella consistenzia e della declinazione di sue cose. Terzoper la rinovazione di secoli participa un altro motoper il quale quellarelazionec'ha questo emisfero superiore della terra a l'universovenga adottener l'emisfero inferioree quello succeda a quella del superiore. Quartoper la mutazione di volti e complessioni della terranecessariamente gliconviene un altro motoper il quale l'abitudinech'ha questo vertice de laterra verso il punto circa l'Articosi cangia con l'abitudinech'haquell'altro verso l'opposito punto de l'Antartico polo. Il primo moto si misurada un punto de l'equinoziale della terra; sin che torna o al medesmoo circa ilmedesmo. Il secondo moto si misura da un punto imaginario de l'ecliptica (ch'èla via della terra circa il sole)sin che ritorna al medesmoo circa quello.Il terzo moto si misura da la abitudinech'ha una linea emisferica della terrache vale per l'orizontecon le sue differenze a l'universosin che torni lamedesima lineao proporzionale a quellaalla medesma abitudine. Il quarto motosi misura per il progresso d'un punto polare de la terracheper il dritto diqualche meridiano passando per l'altro polosi converta al medesmoo circa ilmedesmo aspettodove era prima. E circa questo è da considerarechequantunque diciamo esser quattro motinulla di meno tutti concorreno in un motocomposto. Considerate che di questi quattro moti il primo si prende da quelchein un giorno naturale par che circa la terra ogni cosa si muova sopra i poli delmondocome dicono. Il secondo si prende da quel che apparech'il sole in unanno circuisce il zodiaco tuttofacendo ogni giornosecondo Tolomeo nellaterza dizione de l'Almagestocinquanta nove minuti8 secondi17 terzi13 quarti12 quinti31 sesti; secondo Alfonsocinquanta nove minuti8secondi11 terzi37 quarti19 quinti13 sesti56 settimi; secondoCopernicocinquanta nove minuti8 secondi11 terzi. Il terzo moto si prendeda quelche par che l'ottava sferasecondo l'ordine de' segnia l'incontrodel moto diurnosopra i poli del zodiaco si muove sì tardiche in ducentoanni non si muove più ch'un grado e 28 minuti; di modo che in quaranta novemilia anni vien a compir il circolo: il principio del qual moto attribuiscono aduna nona sfera. Il quarto moto si prende dalla trepidazioneaccesso e recessoche dicono far l'ottava sferasopra dui circoli equaliche fingono nellaconcavità della nona sferasopra i principii dell'Ariete e Libra del suozodiaco; si prende da quelche veggono esser necessarioche l'eclipticadell'ottava sfera non sempre s'intenda intersecare l'equinoziale ne' medesmipuntima tal volta essere nel capo d'Arietetalvolta oltre quello da l'una el'altra parte dell'ecliptica; da quelche veggonole grandissime declinazionidel zodiaco non esser sempre medesme; onde necessariamente séguitache gliequinozii e solstizii continuamente si variinocome effettualmente è stato damolto tempo visto. Consideratechequantunque diciamo quattro essere questimotinulla di meno da notarche tutti concorreno in un composto. Secondochebenché le chiamiamo circularinullo però di quelli è veramente circulare.Terzochebenché molti si siino

affaticati di trovar la vera regola de tai motil'han fattoe quei che s'affaticarannolo faranno invano; perché nessuno di que' moti è afatto regolare e capace di lima geometrica. Son dunque quattroe non dennoesser più né meno moti (voglio dir differenze di mutazion locale nella terra)de' quali l'uno irregolare necessariamente rende gli altri irregolarii qualivoglio che si discrivano nel moto di una palla che è gittata nell'aria.

Quella prima col centro si muove da A in B[fig. 9]. Secondointra tanto che con il centro si muove da alto a bassoo dabasso in altosi svolge circa il proprio centromovendo il punto I alloco del punto K ed il punto K al loco del punto I. Terzotornando a poco a pocoed avanzando di camino e velocità di girooverperdendo e scemando (come accade alla palla chemontando in alto da quel cheprima si moveva più velocementepoi si muove più tardi ed il contrario faritornando al bassoe in mediocre proporzione nelle mezze distanzeper lequali ascende e descende) a quella abitudine che tiene questa metà dellacirconferenzache è notata per 1234promoverrà quell'altra metà laquale è 5678. Quartoperché questa conversione non è rettaatteso chenon è come d'una ruotache corre con l'impeto d'un circoloin cui consista ilmomento della gravità; ma si va obliquandoperché è di un globoil qualefacilmente può inchinarsi a tutte partiperò il punto I e K nonsempre si converteno per la medesma rettitudine; onde è necessarioche o alungo o a breveo ad interrotto o a continuo andare si dovenghi a tantoche siadempisca quel motoper il quale il punto O si faccia dove è il punto Ve per il contrario. Di questi moti unoche non sii regolatoè sufficiente afar che nessuno de gli altri sia regolato; uno ignoto fa tutti gli altri ignoti.Tuttavolta hanno un certo ordinecon il quale più e meno s'accostano edallontanano dalla regolarità. Onde in queste differenze di moti il piùregolatoche è più vicino al regolatissimoè quello del centro. Appresso aquesto è quello circa il centro per diametropiù veloce. Terzo è quellochecon la regolarità del secondo (quale consiste nell'avanzar di velocità etardità) a mano a mano muta l'intiero aspetto dell'emisfero. L'ultimoirregolatissimo ed incertissimoè quello che cangia i lati; perché talvoltain loco d'andar avantitorna a dietroe con grandissima inconstanzia viene alfine a cangiar la sedia d'un punto opposito con la sedia d'un altro. Similmentela terra: prima ha il moto del suo centroche è annualepiù regolato chetuttie più che gli altri simile a se stesso; secondomen regolatoè ildiurno; terzol'irregolatochiamiamo l'emisferico; quartoirregolatissimoèil polare over colurale.

SMI. Questi moti vorrei saperecon qual ordine e regola ilNolano ne farà comprendere.

PRU. Ecquis erit modus? Novis usque semper indigebimustheoriis?

TEO. Non dubitatePrudenzioperché del bon vecchio non visi guastarà nulla. A voiSmithomandarò quel dialogo del Nolanoche sichiama Purgatorio de l'inferno; e ivi vedrai il frutto della redenzione.VoiFrullatenete secreti i nostri discorsie fate che non venghino al'orecchie di quelli ch'abbiamo rimordutia fin che non s'adirino contra di noie venghino e donarne nove occasioniper farsi trattar peggio e ricever megliocastigo. Voimaestro Prudenziofate la conclusione ed una epilogazione moralesolamente del nostro tetralogo; perché l'occasione specolativatolta dallacena de le ceneriè già conclusa.

PRU. Io ti scongiuroNolanoper la speranza ch'hainell'altissima ed infinita unitàche t'avviva e adori; per gli eminenti numiche ti protegeno e che onori; per il divino tuo genioche ti defende e in cuiti fidiche vogli guardarti di vileignobilibarbare e indegne conversazioni;a fin che non contrai per sorte tal rabbia e tanta ritrosiache dovenghi forsecome un satirico Momo tra gli dèie come un misantropo Timon tra gli uomini.Rimanti tra tanto appo l'illustrissimo e generosissimo animo del signor diMauvissiero (sotto l'auspicii del quale cominci a publicar tanto sollennefilosofia)che forse verrà qualche sufficientissimo mezzoper cui gli astrie' potentissimi superi ti guidaranno a termine taleonde da lungi possiriguardar simil brutaglia. E voi altriassai nobili personaggisietescongiurati per il scettro del fulgorante Gioveper la civilità famosa diPriamidiper la magnanimità del senato e popolo Quirinoe per il nettareoconvito che sopra l'Etiopia bugliente fan gli Deichese per sorte un'altravolta avviene che il Nolanoper farvi servizio o piacere o favorevenghi apernottar in vostre casefacciate di modoche da voi sii difeso da similirancontri; e dovendo per l'oscuro cielo ritornar a la sua stanzase non lovolete far accompagnar con cinquanta o cento torchii qualiancor che debbamarciar di mezo giornonon gli mancarannose gli avverrà di morir in terracatolica romanafatelo al meno accompagnar con un di quelli; o purse questovi parrà troppoimprontategli una lanterna con un candelotto di sevo dentro; afin ch'abbiamo faconda materia di parlar della sua buona venuta da vostre casedella qual non si è parlato ora.

Adiuro voso dottori Nundinio e Torquatoper il pastode gli antropofagiper la pila del cinico Anaxarcoper gli smisurati serpentidi Laocoonte e per la tremebonda piaga di san Roccoche richiamatese fussenel profondo abissoe dovesse essere nel giorno del giudizioquel rustico edincivile vostro pedagogo che vi dié creanzae quell'altro archiasino edignorante che v'insegnò di disputare; a fin che vi risaldano le male spese el'interesse del tempo e cervelloche v'han fatto perdere. Adiuro vosbarcaroli londriotiche con gli vostri remi battete l'onde del Tamesi superboper l'onor d'Eveno e Tiberinoper quali son nomati dui famosi fiumie per lacelebrata e spaciosa sepoltura di Palinuroche per nostri danari ne guidate alporto. E voi altriTrasoni salvatici e fieri mavorzii del popolo villanosietescongiurati per le carezze che ferno le Strimonie ad Orfeoper l'ultimoservizio che ferno i cavalli a Diomede ed al fratel di Semele e per la virtùdel sassifico brocchier di Cefeochequando vedete ed incontrate i forastierie viandantise non volete astenervi da que' visi torvi ed erinnicial menol'astinenza da quegli urti vi sii raccomandata. Torno a scongiurarvi tuttiinsiemealtri per il scudo ed asta di Minervaaltri per la generosa prole delTroiano cavalloaltri per la veneranda barba d'Esculapioaltri per il tridentedi Nettunoaltri per i baci che dierno le cavalle a Glaucoch'un'altra voltacon meglior dialogi ne facciate far notomia di fatti vostrio almen tacere.




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