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Platone

Le leggi

2

Platone

LE LEGGI

PREMESSA

Le Leggi furono scritte alcuni anni prima che la morte cogliesse il grandefilosofo ateniese e costituiscono la fase

finale della sua lunga riflessione politica sullo stato. è impossibileriassumere il dibattito che la criticasin dall'antichita

ha sviluppato intorno al problema della cronologia e dell'autenticitàdell'operasicché in questa sede ci limiteremo ad

alcune considerazioni di carattere generale.

Innanzitutto la data del 353 a.C.anno in cui avvenne verosimilmente lavittoria dei Siracusani sui Locresi ricordata

nel libro 1 (638b)appare come il termine di riferimento cronologico piùsicuro per datare la composizione del dialogo.

In secondo luogoun'attenta analisi dell'opera ha messo in luce alcuneimperfezioni contenutistiche e stilistiche

(frequenti ripetizioni e omissioniad esempio) che hanno fatto pensare adun'opera non pienamente compiutama forse

ancora in fase di elaborazione e in attesa di revisione.

Si può allora concludere che dopo la morte del filosofoavvenutapresumibilmente nel 348 a.C. - e quindi qualche

anno dopo la composizione delle Leggi -spettò al segretario del maestroFilippo di Opunteprovvedere ad una

sistemazioneperaltro sommariadell'operanonché all'attuale divisione indodici libri.

Le Leggi dunquecome si è appena dettorappresentano la fase finale delpensiero politico di Platone ma è stato

anche osservato cheprima ancora che indagine filosofica purapossonoessere quasi considerate come una specie di

trattato storico sulla legislazione ateniesespartanae cretese del tempo.Ed è forse proprio in questa storicità delle

Leggi che si scorge un elemento di rottura rispetto ai dialoghi precedentiche avevano affrontato il problemadello stato

e delle costituzioni: nella Repubblicaad esempiosi dovevano creare lefondamenta di uno stato che sarebbe peraltro

esistito soltanto su di un piano idealerazionale (dove la ricerca dellaGiustizia e le speculazioni sul Sommo Bene

coincidevano con le fondamenta dello stato ideale)mentre l'intento delleLeggi è quello di tradurre nella realtà storica

mediante l'attività del legislatore e il suo sforzo normativolo statoideale delineato in precedenza. Si spiegano così

l'analisi e la critica nei confronti delle legislazioni e delle costituzionispartane e cretesile riflessioni storico-politiche

sui fallimenti dell'impero persiano (determinato da un eccesso di dispotismo)e su quelli dello stato ateniese (determinati

da un eccesso di libertà)il confrontorigoroso e serratocon il dirittopositivo dell'epoca. Platone dichiara apertamente

l'intento "pratico" del dialogo al termine del libro terzoricorrendo ad un semplice espediente: Cliniauno dei

personaggi del dialogoè stato incaricato dalla città di Cnosso di emanarequelle leggi che ritiene migliori per una

colonia che i Cretesi hanno intenzione di fondareragion per cui rivolge unappello ai suoi due interlocutoriovvero

quello di fondare "con la parola"il nuovo stato. In altriterminila riflessione puramente teorica sulle leggi dovrà ogni

volta adattarsi alle esigenze pratiche della nuova colonia cretese.

I primi tre libri costituiscono dunque una lunga introduzione al vero eproprio trattato sulle leggi: il libro 1 si apre

con la splendida descrizione della campagna cretese nelle prime ore delmattino di una calda giornata estiva. Tre vecchi

prendono parte al dialogo: l'Atenieseidentificato sin dall'antichità conPlatone stessoil cretese Clinia e lo spartano

Megillo. L'Ateniese propone ai suoi compagni di discutere di costituzioni edi leggi lungo la strada che da Cnosso

conduce all'antro di Zeus: essi incontreranno molti ed alti alberi che con laloro frescura permetteranno loro di sfuggire

alla canicola estiva. La discussione entra subito nel vivo: il cretese Cliniadopo aver constatato che a Creta le

consuetudini (l'uso dei pasti in comunead esempio) e la legislazione siispirano alla guerraa causa della

conformazione geografica del luogo che è aspra ed accidentatasostiene cheil legislatore dovrebbe legiferare soltanto in

vista della guerradal momento che la condizione umana si trova in uno statodi guerra permanente. Ma l'Ateniese non è

d'accordo con le posizioni del cretese: la guerra rappresenta senz'altro unevento necessario nel complesso delle

relazioni umanema non costituisce certamente la normae dunque illegislatore non deve legiferare solo in vista della

guerrama anche in vista della pacerealizzando le virtù della giustiziadella saggezzae dell'intelligenza.

Di qui sorge la critica verso l'eccessiva severità delle legislazionispartane e cretesi: esse non sono solo carenti

perché legiferano unicamente in vista del coraggio che si manifesta inguerrama si caratterizzano anche per la loro

eccessiva severità di costumi.

L'Ateniese dimostra ad esempio che il divieto di bere vino imposto dallalegislazione spartana non ha un

fondamento logico: se la consuetudine del bere vino viene regolataall'interno dei simposicosì come accade ad Atene

essa non è affatto da respingeremaanzisi rivela utile ai finidell'educazionein quantorendendo temporaneamente

impudenticontribuisce in seguito a contrastare l'impudenza stessa e adacquistare di conseguenza la virtù del pudore.

Il libro 2 affronta il tema dell'educazione che verrà ripreso nel 7L'educazione si raggiunge attraverso i corile

danzee la musica che ad essi è connessa. A questo proposito l'Atenieseavverte che le belle danzei bei corie l'arte in

genere non possono essere sottoposti al giudizio dei poeti perché fondano laloro arte sulla mimesie quindi il loro

giudizio non sarebbe attendibile: l'arte infatti non dev'essere giudicatasoltanto in base al piacere che essa procurama

anche in base ai fini educativi che è in grado di realizzare. Tenendo contodi questi princìpiil legislatore ordinerà tre

tipi di coriovvero quello dei fanciulliquello dei giovani sino aitrent'annied infine quello degli uomini fra i trenta e i

sessant'anni. Il terzo coro è quello dei cantori che cantano in onore diDioniso: seguono così alcune pagine in cui

Platone si abbandona ad una appassionata difesa del dionisismoaffermandoche i cori di Dionisose sono guidati da

persone sobriesi rivelano vantaggiosi per l'educazione e per lo stato ingenerale.

Nel libro 3 si affronta la questione riguardante l'origine dello stato in unachiave che potremo definire storica:

Platone Le leggi

3

Platone ripercorre la storia del genere umano tornando ai suoi alboriquandoun diluvio universale ciclicamente

annientava uomini e cose. Ogni volta si salvavano soltanto quegli uomini cheabitavano i luoghi più altii quali però

come in una sorta di età dell'oronon avevano bisogno né di leggi né dilegislatoriperché vivevano nella concordia

reciproca.

In un secondo momento le famiglie scesero nelle pianure e presero aradunarsi: si innalzarono mura di siepi per

delimitare e separare una proprietà dall'altra e vennero fondati i primiorganismi politici. Seguì la fase delle costituzioni

delle città che coincise con la fondazione e la distruzione di Troia. Dopodi che si apre una prima parentesi sull'analisi

dei fallimenti delle esperienze politiche di Argo e di Micene: l'ignoranzadegli affari umani e l'assenza di un potere

moderato hanno causato la rovina di quegli stati. Nel corso della secondadigressione storica si prendono invece in

esame i mali della costituzione persiana e di quella ateniese: quando iPersiani raggiunserosotto Ciroil giusto mezzo

fra servitù e libertàlo stato prosperava e dominava sugli altri popolima in seguito una malvagia educazioneunita

all'accentuato dispotismo di sovrani come Cambisesegnò il definitivodeclino della potenza persiana; quanto alla

costituzione ateniesei poeti ingenerarono con le loro opere una temerariatrasgressione nel campo artistico che ben

presto si estese ad ogni altro aspetto dello stato determinando la nascitadell'illegalità e della licenza.

Conclusa dunque la lunga introduzione delle Leggisi gettano le basi dellacostituzione del nuovo stato che verrà

discussa dal libro 4 all'8. Il libro 4 si apre con l'elenco dei requisiti chela geografia del nuovo stato deve possedere:

oltre alla capitale situata nell'internoesso deve avere abbondanza diportibenché convenga in ogni caso limitare il più

possibile i rapporti commerciali con gli altri statidato che il commerciorende infidi i cittadini e la gran quantità d'oro e

d'argento corrompe i loro animi. Per quanto riguarda la scelta dellacostituzionele varie forme di costituzioni

storicamente esistenti (democraziaoligarchiaaristocraziamonarchia)presentano aspetti positivi e negativi che

difficilmente si combinano in una costituzione ideale. Ci si deve dunqueappellare alla divinità che indicherà i criteri di

giustizia che si devono seguire nella realizzazione dello stato e delleleggi. Le ultime pagine del libro 4 sono infine

dedicate all'esposizione del metodo con cui verranno redatte le leggi: inprimo luogo esse non devono apparire soltanto

minacciosema anche persuasivee in secondo luogo occorre fornire ognilegge di un proemio che introduce alla legge

vera e propria.

All'inizio del libro 5 troviamo ancora un proemio dal carattere squisitamenteetico: dopo gli dèi si deve onorare

l'animae dopo l'anima il corpo. L'uomo virtuoso deve conformarsi allatemperanzaall'intelligenzae al coraggioe

deve combattere contro gli egoismi e gli eccessi delle gioie e dei dolori. Sientra quindi nel vivo della costituzione del

nuovo stato: si fissano le norme relative alla distribuzione delle terre e ilnumero dei 5.040 cittadini che parteciperanno

di diritto a questa distribuzione. I cittadini vengono divisi in quattroclassi censuarie e tutta la popolazione dello stato

viene ripartita in dodici tribù.

La materia trattata nel libro 6 è meramente tecnica e riguarda la nomina el'istituzione dei magistrati. Innanzitutto

vengono istituiti i custodi delle leggi che rivestono un'importanzafondamentale all'interno del nuovo stato. Quindi si

procede all'elezione degli strateghidei tassiarchidei filarchie deipritani. Seguono le magistrature degli astinomi (per

gli affari interni alla città)degli agoranomi (per quel che accadesull'agorà)dei sacerdotied infine degli agronomi (per

la custodia e la sorveglianza delle campagne). Assai importanti sono i dueministri dell'educazioneuno per la musica ed

un altro per la ginnastica.

Ed è proprio il libro 7 che riprende e sviluppa il tema dell'educazione dicui s'era fatto un rapido cenno nel libro 2: si

affrontano i problemi relativi alla prima infanziae quindi quelli deibambini dai tre ai sei anni. Dodici donneuna per

tribùsi occuperanno dell'educazione. Ma l'educazione si ottiene anchegrazie alla ginnastica per il corpo e alla musica

per l'anima. La questione si sposta quindi sul problema dell'istruzione edella scuola: essa dev'essere obbligatoria tanto

per le donne quanto per gli uominie a scuola si devono studiare le letteree i componimenti dei poeti. Fra le altre

discipline che si devono apprendere vi sono la matematicala geometriael'astronomia.

Con il libro 8 ci avviamo ormai verso la parte finale delle Leggi.

Gettate le fondamenta del nuovo stato bisogna ora dotarlo di un vero eproprio codice di leggi che siano in grado di

rispondere alle esigenze più diverse che sorgono in uno stato. Sistabiliscono innanzitutto le festività del nuovo statoe

le varie esercitazioni che si devono compiere in tempo di pace e di guerra.Vi sono poi alcune pagine interessanti sulle

norme che regolano i costumi sessuali dei cittadini in cui Platone condannaesplicitamente l'omosessualitàpratica assai

diffusa nel suo tempoe fissa una legge che regola i rapporti eterosessualie l'astinenza. L'ultima parte del libro 8 passa

in rassegna i problemi legati all'agricoltura e alle attività degliartigiani.

Nel libro 9dopo l'esame dei casi di spoliazione dei benisi apreun'interessante digressione sull'origine del male che

si genera all'interno di una società umana: viene ribadito in questo caso ilvecchio principio socratico secondo il quale

nessuno compie il male volontariamentema per ignoranza del bene. Ed èproprio l'ignoranza del beneinsieme all'ira

ed al piacereche determina i crimini peggiori in uno stato. Si passanoallora in rassegna le varie specie di omicidi - essi

possono essere commessi volontariamente ed involontariamentee i moventipossono essere l'irao la passioneo

ancora la legittima difesa -e analogamente i casi di ferimenti e diviolenze.

Il libro 10 è una lunga riflessione filosofica sull'ateismo che interrompela dettagliata esposizione del codice di leggi:

Platone condanna fermamente l'ateismo e confuta le tesi di chi sostiene chegli dèi non esistonoo esistono ma non si

prendono cura degli affari umanioancoracrede che essi si possanocorrompere con doni votivi. A questo proposito

non soltanto si può adeguatamente dimostrare l'esistenza degli dèiattraverso l'esistenza dell'animama si può anche

affermare l'esistenza della provvidenza divina. Seguono le pene relative aireati commessi per empietà e per ateismo.

Nel libro 11 riprende l'esposizione delle leggiin gran parte dedicata allenorme relative ai contratti che i cittadini

Platone Le leggi

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stipulano fra loro.

La materia è assai vasta e complessa e spazia dalla normativa riguardantegli schiavi e i liberti a quella che regola il

commercio degli artigianidalla spinosa questione dei testamenti al divorziodei coniugiper citare soltanto i casi più

significativi.

L'esposizione del codice delle leggi prosegue ancora in tutta la prima partedel libro 12e fra queste leggi possiamo

ricordarea titolo di esempiola diserzione dei soldatil'istituzione deimagistrati inquisitorile leggi sul giuramentole

normative sulle mallevadorie.

Il dialogo giunge così alle sue battute finali. Nelle ultime pagine Platoneper bocca dell'Atenieseavverte l'esigenza

di ribadire il fine cui mira tutto il corpo delle leggi oggetto della lungaesposizionevale a dire quello di realizzare il

complesso delle virtù nello stato.

Un'intelligenza superiore a tutte le altre istituzioni dello stato dovràquindi essere in grado di cogliere la ragion

d'essere di ogni leggee come la testa è a capo del corpocosì unconsiglio n otturnosupremo organo politico composto

dai dieci più anziani custodi delle leggi - custodi-filosofidunquechehanno appreso l'arte della politica attraverso la

dialettica - dovrà sorvegliare e presiedere le leggi e la costituzione delnuovo stato.

ENRICO PEGONE

Platone Le leggi

5

LIBRO PRIMO

ATENIESE: Un dio o un uomo presso di voistranieriha fama di esserel'autore delle istituzioni delle leggi?

CLINIA: Un diostranieroun diose vogliamo esprimerci nel modo piùgiusto: presso di noi Zeuspresso gli

Spartanidonde questi è venutopenso che dicano che sia stato Apollo. Ono?

MEGILLO: Sì.

ATENIESE: Forse tu affermicome Omeroche Minosse (1) ogni nove anni sirecava dal padre per incontrarlo e

chesecondo gli oracoli di quellostabiliva le leggi per le vostre città?

CLINIA: Così si dice presso di noi: e si dice anche che suo fratelloRadamante - avete già sentito questo nome - sia

stato uomo di grande giustizia. E noi Cretesi potremmo dire che costui si ègiustamente meritato questo elogio per il

modo con cui allora ha ammimstrato la giustizia.

ATENIESE: E bella è questa famae ben si addice al figlio di Zeus. Epoiché tu e lui siete stati allevati nelle

consuetudini di tali leggipenso che non vi dispiacerà se ora faremo unaconversazione sulla costituzione dello stato e

sulle leggiparlando ed insieme ascoltando lungo il cammino. In ogni caso lastrada che da Cnosso porta all'antro di

Zeus e al suo tempio ci sarà sufficientecome sappiamoe lungo la stradami parevi sono luoghi ombreggiati per

riposarsisituati in mezzo ad alti alberidato che a quest'ora il caldo ètorridoe alla nostra età sarà conveniente fermarci

di frequente in quei luoghie confortandoci l'un l'altro con i discorsicompiere facilmente tutto il cammino.

CLINIA: Proseguendo nel camminostranierosi trovanonei boschi sacrisplendide piante di cipresso per la loro

altezza e bellezzae prati in cui potremo riposare e conversare.

ATENIESE: Dici bene.

CLINIA: Certamente. E quando li vedremo lo diremo ancora più volentieri. Maandiamoe la sorte ci sia benevola.

ATENIESE: Sia così. Dimmi: perché la legge ha stabilito da voi i pasti incomunei ginnasie quel modo che avete

di portare le armi?

CLINIA: Credostranieroche a chiunque sia facile comprendere le nostreusanze. Come vedetela natura di tutta la

regione di Creta non è pianeggiante come quella dei Tessali(2) ed è perquesto motivo che quelli si servono per lo più

di cavallimentre noi corriamo a piedi: il nostro territorio infatti èirregolareed è più adatto alla pratica della corsa. In

questa regione è necessario possedere armi leggere e correre senza portarecon sé cose pesanti: la leggerezza degli archi

e delle frecce sembra dunque essere adatta. Tutte queste cose ci preparano adaffrontare la guerraemi sembratutto è

stato ordinato dal legislatore in vista di questo obbiettivo: perché ancheper i pasti in comuneforse li ha introdotti

vedendo che tuttiquando fanno una guerrasono costretti dalla situazionestessa a mangiare insieme durante questo

tempo per motivi di sicurezza. Del resto mi sembra che abbia volutocondannare la stoltezza della maggior parte di

coloro i quali non capiscono che ogni stato si trova sempre in una guerraincessante contro un altro stato finché vive. Se

allora in tempo di guerra bisogna mangiare insieme per ragioni di sicurezzae comandanti e soldati devono essere

addestrati per la guardiaquesto dev'essere fatto anche in tempo di pace.Infattiquella che la maggior parte degli

uomini chiama paceè soltanto un nomeperché di fatto ogni stato è pernatura sempre in guerraanche se non

dichiaratacontro un altro stato. Considerando la cosa da questo punto divistascoprirai che il legislatore di Creta

stabili tutte le nostre consuetudini pubbliche e private in vista dellaguerrae che per questa ragione ci comandò di

osservarlepoiché pensava che nessun'altra ricchezza o possesso fosseutilese non si vincesse in guerradato che tutti i

beni dei vinti finiscono nelle mani dei vincitori.

ATENIESE: Benestranieromi sembra che ti sia esercitato a comprendere lalegislazione di Creta. Ma spiegami

questo punto con maggior chiarezza: mi pare che in base al criterio da testabilito per giudicare uno stato ben governato

affermi che tale stato deve essere organizzato e guidato in modo tale dapoter vincere in guerra le altre città. O no?

CLINIA: Certo. E penso che anche costui sia d'accordo con me.

MEGILLO: In quale altro modo potrebbe risponderedivinouno spartanoqualsiasi?

ATENIESE: Forse questo sistema vale per i rapporti fra stato e statoed èdiverso per i rapporti fra villaggio e

villaggio?

CLINIA: Nient'affatto.

ATENIESE: Allora vale lo stesso sistema?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: E così tra una famiglia ed un'altra di un villaggioe addiritturatra un uomo e un alt roè valido lo stesso

sistema?

CLINIA: Lo stesso sistema.

ATENIESE: E cosìdi fronte a se stessibisogna considerarsi come nemico difronte a nemico? O come dobbiamo

dire?

CLINIA: Straniero Ateniese - infatti non vorrei chiamarti Atticopoiché misembri più degno di un nome vicino a

quello della dea - riportando giustamente il discorso al suo principiolohai reso più chiarosicché scoprirai più

facilmente che quello che abbiamo detto adesso era giustoe cioè che inpubblico tutti sono nemici di tuttie in privato

ciascuno lo è di se stesso.

ATENIESE: Che cosa hai dettoo uomo meraviglioso?

CLINIA: Anche in quell'occasione il vincere se stessi è la principale e lapiù nobile vittoriamentre l'essere vinto da

se stessi è la peggiore e più turpe sconfitta. Questo è dunque un segnoche ciascuno di noi è in guerra con se stesso.

ATENIESE: Torniamo allora indietro nel ragionamento. Poiché ciascuno di noipuò vincere o esser vinto da se

Platone Le leggi

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stessodiciamo che la stessa cosa vale per la famigliail villaggioe lostato?

CLINIA: Stai dicendo che uno vince se stesso e l'altro è vinto?

ATENIESE: Sì.

CLINIA: Giusta anche questa domanda: questo accade senza dubbiosoprattuttonegli stati. Infattiquando in uno

stato i migliori vincono la massa e i peggiorigiustamente si può dire chequello stato domina se stessoe ancor più

giustamente lo si loderà per tale vittoria: tutto il contrarionaturalmentenel caso opposto.

ATENIESE: Lasciamo stare la questione se ciò che è peggiore può maidominare ciò che è migliore - infatti sarebbe

un discorso troppo lungo -ma ora capisco quel che hai dettoe cioè chetalvolta cittadini affini e originari dello stesso

statomalvagi e riuniti molti insiemetentano con la violenza di rendereschiavi una minoranza di cittadini giustie se

riescono a dominaresi può dire giustamente che quello stato è inferiore enel contempo malvagiomentre se sono

dominatiquello è più forte e migliore.

CLINIA: E assai stranoo stranieroquel che ora si è dettotuttaviadobbiamo convenire che è così.

ATENIESE: Stai attento. Facciamo ancora attenzione a questo. Molti fratellipossono nascere da un solo uomo e da

una sola donnae non vi è nulla di incredibile se fra di loro i più sonoingiustimentre vi è una minoranza di giusti.

CLINIA: Nocerto.

ATENIESE: E non sarebbe conveniente né a me né a voi cercare di saperequestoe cioè che se dominano i malvagi

bisogna dire che la famiglia o tutta la stessa parentela è inferiore a sestessamentre è superiore se sono dominati: infatti

ora non dobbiamo valutare l'eleganza o meno dei terminiin relazione allaparlata della maggior parte di personema

ciò che per natura è giusto o sbagliato in relazione alle leggi.

CLINIA: Quello che dici è verissimostraniero.

MEGILLO: Beneanche a me sembra così per ora.

ATENIESE: Vediamo anche questo: vi può essere un giudice per quei fratellidi cui abbiamo appena parlato?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E quale giudice sarebbe migliore? Quello che farebbe morire quantidi essi sono malvagie

comandasse ai migliori di governarsi da solio quello che facesse governarei buonie lasciasse in vita i peggiori

obbligandoli a sottomettersi volontariamente al potere? Oppurein relazionealla virtùdiciamo che vi è un terzo giudice

cheadottando una famiglia discordenon uccide nessunoma riappacificandoi componenti per il tempo futuro e

stabilendo per loro delle leggiè in grado di garantire che essi siano l'unl'altro amici.

CLINIA: Di gran lunga migliore sarebbe un giudice e un legislatore di questogenere.

ATENIESE: Ed egli darebbe loro delle leggi non in vista della guerrama alsuo contrario.

CLINIA: Questo è vero.

ATENIESE: E che dire di chi mette ordine in uno stato? Dovrà ordinare lavita di questo stato in vista di una guerra

esterna piuttosto che a quella guerra che ogni volta nasce al suo interno eche si chiama sedizione? E a proposito di

questa guerranessuno mai vorrebbe che nascesse nel proprio statoeunavolta sortavorrebbe che terminasse il più

presto possibile.

CLINIA: In vista di questa guerra internaè chiaro.

ATENIESE: E sarebbe preferibile che la pace nascesse dalla sedizionedopoche una parte fosse stata annientata e

un'altra avesse avuto la megliooppure che l'amicizia e la pace nascesserodalla riconciliazionein modo tale da prestare

necessariamente attenzione verso i nemici esterni?

CLINIA: Ognuno preferirebbe per il proprio stato questa soluzione piuttostoche l'altra.

ATENIESE: E anche un simile legislatore?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Non è forse in vista dell'ottimo bene che ogni legislatorestabilisce tutto il complesso delle leggi?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: E l'ottimo bene non è la guerra e neppure la sedizione - anzi èabominevole avere bisogno di esse -ma

è la pace reciproca e la benevolenza. Inoltrevincere se stesso per unostato non èpareil bene più grandema una

necessità. Come sead esempiosi ritenesse che un corpo malato sottopostoa cure mediche è in ottima salutee non si

prestasse attenzione a quel corpo che non ha bisogno di nessuna curaallostesso modoquando si rifletta in questi

termini sulla felicità della città o del singolo cittadinonon si è maiun vero politicose si guarda solo e principalmente

alle guerre esternee neppure si è diligenti legislatorise non sistabiliscono in vista della pace le leggi sulla guerra

piuttosto che in vista della guerra le leggi sulla pace.

CLINIA: Mi pare che questo discorsostranierosia giustoanzimimeraviglio che la nostra legislazione e anche

quella spartana non abbia indirizzato ogni sforzo in vista di queste cose.

ATENIESE: Può darsi: ma ora non dobbiamo polemizzare aspramente con loromainterrogarli serenamentepoiché

tanto noi quanto loro ci occupiamo col massimo impegno delle stesse cose.Seguitemi nel ragionamento: invochiamo

Tirteo(3) ateniese di nascita ein seguitocittadino di Spartapoichéfra tutti gli uomini di più si è occupato di queste

cosee ha detto: «Non potrei ricordare né tener conto di un uomo»(4)neppure se fosse il più ricco degli uomini

continuané se possedesse molti benie li dice quasi tuttise in guerranon fosse sempre il migliore. Anche tu avrai

ascoltato questi versi: e Megillocredone sarà sazio.

MEGILLO: Certamente.

CLINIA: Anche da noi sono giuntiportati proprio da Sparta.

ATENIESE: Avantiinterroghiamo insieme il poeta con queste parole: «OTirteoil più divino fra i poeti - infatti tu

Platone Le leggi

7

ci sembri saggio e buono perché hai lodato in modo eccellente coloro che inmodo eccellente si distinsero in guerra -io

Megilloe Clinia di Cnosso che è qui siamo d'accordo con teo almenosembra: tuttavia vogliamo sapere con chiarezza

se stiamo o no parlando delle stesse persone. Dicci dunque: ritieni anche tuche vi siano due specie di guerracome noi

sicuramente pensiamoo che cosa pensi?». Credo che ad una domanda comequesta anche una persona meno importante

di Tirteo direbbe il veroe cioè che vi siano due generi di guerra: l'unoche chiamiamo tutti "sedizione"e che fra tutte le

guerre è la più duracome abbiamo appena detto; l'altro genereinvece - ecredo che su questo punto siamo tutti

d'accordo - riguarda quella guerra che ci impegna contro i nemici esterni edi altra stirpeed è molto più mite della

prima.

CLINIA: Come non potrebbe essere così?

ATENIESE: «Coraggioquali uomini hai elogiatoe per quale delle due guerreli hai elogiatiumiliando gli altri?

Pare che tu abbia elogiato coloro che si trovano di fronte a nemici esterni:perché nelle tue poesie tu hai detto di non

sopportare affatto quel genere di persone che non hanno il coraggio diguardare un'uccisione cruenta"e non colpiscono

un nemico incalzandolo da vicino".(5) Dunquedopo queste parolepotremmo dire che il tuo elogiTirteosi indirizza

a quanto pareverso coloro che si sono segnalati nella guerra esterna controlo straniero». Dirà che è così e sarà

d'accordo?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E noibenché costoro siano uomini valorosidiciamo che di granlunga migliori e molto più valorosi

sono coloro che si distinguono nella guerra più importante: e chiamiamo atestimone un poetaTeognide(6) cittadino

di Megara in Siciliache dice: «L'uomo fedele è stimato alla pari dell'oroe dell'argentoo Cirnanel terribile giorno

della discordia».(7) Diciamo infatti che costui nella guerra più aspra èdi gran lunga migliore di quell'altronella misura

in cui giustiziatemperanzae prudenza messe insieme al coraggio sonomigliori del coraggio stesso preso da solo.

Perché non è possibile mantenersi fedeli ed integri durante le sedizionise si è privi della virtù nel suo complesso:

mentre nella guerra di cui parla Tirteo sono moltissimi i mercenari cheresistendo e combattendo desiderano la mortee

fra costoro la maggior parte diventano insolentiingiustiviolentie ipiù dissennati fra tuttifatta eccezione per pochi.

Come possiamo ora concludere questo discorso? E che cosa mai ha volutodimostrare dicendo le cose che ha detto?

Questo chiaramentee cioè che ogni legislatoreanche di scarso valoremasoprattutto questo di qui che è stato

consigliato da Zeusstabilirà sempre le leggi tenendo conto di nient'altrose non della virtù più importante: e questa

virtùcome dice Teognideconsiste nel mantenersi fedeli nei momentidifficilie si potrebbe definire come l'aspetto più

completo della giustizia. Quanto alla virtù sommamente elogiata da Tirteoessa è bella ed è stata adornata in modo

conveniente dal poetama è al quarto posto secondo il numero e il valorese vogliamo parlare correttamente.

CLINIA: Stranieroallora respingiamo il nostro legislatore considerandolofra i più lontani dalla giustizia.

ATENIESE: Ma nocarissimo amicocondanniamo noi stessi se pensiamo chetutto il complesso di leggi che sono a

Sparta e in questo luogo sia stato stabilito da Licurgo (8) e da Minosseproprio in vista della guerra.

CLINIA: Che cosa dovevamo dire allora?

ATENIESE: Quello che è vero e giusto direcome credoquando si discorre diuno stato che ha fondamenta divine

e cioè che il dio stabilì le leggi badando non ad una parte di virtùeper giunta a quella di v alore più scarsoma a tutta la

virtù nel suo complessoe che cercò le leggi secondo ciascuno degliaspetti della virtùe non secondo gli aspetti che si

propongono gli attuali legislatori nelle loro ricerche. Oggi ciascuno ricercae si propone di esaminare solo quegli aspetti

della legge di cui ha bisogno - uno si interessa della legislazioneriguardante l'eredità e gli erediun altro delle leggi

concernenti gli oltraggialtri ancora di innumerevoli altre cose -mentrenoi diciamo che chi vuole svolgere una corretta

ricerca intorno alle leggi deve muoversi come noi adesso abbiamo cominciato afare. E mi rallegro moltissimo con te

per l'interpretazione che hai cominciato a dare alle leggi: perché ècorretto cominciare dalla virtùdicendo che in vista di

quella il legislatore ha stabilito le leggima quando hai affermato chequello ha legiferato riferendo tutto il complesso di

leggi ad una parte di virtùe per giunta a quella di più scarso valoremiè parso che tu non parlassi più correttamentee

perciò ho fatto tutto quest'ultimo discorso. Come dunque avrei volutosentire che tu esponessi il tuo discorso? Vuoi che

te lo dica?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: «Forestiero»bisognava dire«le leggi dei Cretesi non sonoinvano stimate in maniera eccellente

presso tutti i Greci: esse sono giuste perché rendono felici coloro che leapplicanopoiché procurano tutti i beni. E i beni

si dividono in due specie: quelli umani e quelli divini. Da quelli divinidipendono gli umanie se uno stato possiede quei

beni più grandi possiede di conseguenza anche i piccoliin caso contrario eprivo di entrambi. Fra i beni minori viene

inclusa innanzitutto la salutecome secondo la bellezzaterzo la forzafisica nella corsa e in tutti gli altri movimenti del

corpoquarto la ricchezza che non è cieca ma è dotata di perspicacia e siaccompagna alla prudenza. Fra i beni divini

inveceil primo bene è proprio la prudenzail secondodopo l'intellettola saggia disposizione dell'animada questi

beni mescolati al coraggio deriva il terzoe cioè la giustiziaquarto ilcoraggio.

Tutti questi beni sono per natura disposti prima di quegli altrie illegislatore deve rispettare tale disposizione. Dopo

di ciò deve avvertire i suoi concittadini che tutte le altre prescrizioniloro impartite sono pensate in vista di questi beni

così come i beni umani sono pensati in vista di quelli divinie quellidivini in vista dell'intelletto che è la guida di tutti.

Deve quindi occuparsi dei matrimoni contrattiedopo di ciòdella nascitae dell'educazione dei figlimaschi e

femmine - partendo dalla loro giovinezza per giungere attraverso la maturitàfino alla vecchiaia - premiandoli o

punendoli quando è opportuno. E sorvegliando osservando in ogni altra lororelazione i dolorii piacerii desiderie la

cura di tutte le passionideve correttamente criticarli ed elogiarlimediante le leggi stesse: e così nei momenti d'irae

Platone Le leggi

8

nelle pauree nei casi in cui l'anima è sconvolta per la cattiva sorte oquando per una buona sorte trova scampo da quei

patimentie in tutte le circostanze che accadono agli uomini nel corso dimalattieguerrepovertàma anche in eventi

contrari a questiin tutti questi casialloraegli deve insegnare edefinirein relazione alla disposizione d'animo di

ciascunociò che è bene e ciò che non lo è. Dopo di che il legislatoredeve controllare come avvengono gli acquisti e le

spese dei cittadinie come stabiliscono le relazioni fra loro e come lesciolgonovolontariamente o noe osservare se in

ciascuno di questi rapporti vi sia o no giustiziae distribuire onori a chiubbidisce alle leggie punizioni ben determinate

a chi non ubbidiscefinchégiunto al termine di tutta la costituzioneveda anche per i morti quale dev'essere la

sepoltura più adatta per ciascuno e quali onori gli si debbano assegnare.Considerato ciòchi ha stabilito queste leggi

dovrà porre dei custodi per tuttee di questi custodi alcuni agirannomediante la prudenzaaltri mediante la vera

opinionein modo che l'intellettoconnettendo insieme tutte queste normedimostri che esse si accompagnano alla

temperanza e alla giustiziae non alla ricchezza e alla brama di onori».Così stranieriavrei volutoe ancora adesso lo

desideroche voi mi spiegaste come nelle leggi che si dice siano di Zeus edi Apollo Pizio(9) e che Minosse e Licurgo

hanno stabilitovi siano tutte queste normee come nell'ordine che hannoassunto si mostrino in tutta la loro evidenza a

chi abbia fatto esperienza delle leggi mediante lo studio o una praticaabitualementre restano oscure a noi altri.

CLINIA: Comestranierodobbiamo continuare dopo queste cose?

ATENIESE: Mi sembra che si debba riprendere ad esaminare nuovamente dalprincipio così come avevamo

cominciato: in primo luogo le pratiche del coraggioe in seguitose voletele altre specie di virtù esaminandole una

dopo l'altra. Non appena avremo terminato questa prima analisitenteremostabilendo questo modello e discutendo in

questo modo delle altre cosedi alleviare la fatica del viaggioe poidopoaver trattato di tutta quanta la virtù

mostreremose il dio lo vuoleche proprio in vista della virtùèconcepito tutto il complesso delle leggi.

MEGILLO: Dici benee prova prima di tutto a giudicare costui che elogia Zeused è qui con noi.

ATENIESE: Proveròe anche tu con mepoiché la discussione è comune.

Dite dunque: dobbiamo affermare che i pasti in comune e i ginnasi sono statiescogitati dal legislatore in vista della

guerra?

MEGILLO: Sì.

ATENIESE: E come terza e quarta istituzione che cosa ha trovato?

Bisognerà infatti usare tale enumerazione anche per le altre parti dellavirtù - parti o come si debbano chiamare

purché si indichi chiaramente ciò di cui si parla -.

MEGILLO: Come terza istituzionedirei io e allo stesso modo qualsiasi altrospartanoegli escogitò la caccia.

ATENIESE: Cerchiamo di dire che cosa ha esogitato come quarta e come quintaistituzionese siamo capaci.

MEGILLO: Posso provare a dire che cosa escogitò come quarta. Si tratta diesercitazioni per sopportare le

sofferenze che sono praticate presso di noi nelle lotte di pugilato e incerti saccheggi che ogni volta si verificano con

molte percosse. E vi è ancora quella che si chiama mirabilmente "lascorreria segreta"assai faticosama che ci abitua a

resistere al dolore e alla faticae d'inverno l'andare scalzi e il dormiresulla nuda terrae il soccorrersi da soli senza

l'aiuto di servivagando notte e giorno per tutta la regione. E ancoradurante le ginnopedie vi sono presso di noi terribili

esercitazioni per lottare contro la forza del caldo e molte altre ancora chequasi non si finirebbe più di esaminarle tutte.

ATENIESE: Dici benestraniero di Sparta. Ma viacome possiamo definire ilcoraggio? Forse diremo che è solo

una semplice lotta contro le paure e i dolorio anche contro i desideriipiacerie contro quelle terribili lusinghe degli

adulatori che rendono morbido come cera l'animo di chi pensa di esserevenerabile?

MEGILLO: Credo sia così: una lotta contro tutte queste passioni.

ATENIESE: Se dunque ricordiamo i discorsi precedenticostui diceva che unostato o un individuo può cedere a se

stesso. è cosìstrapero di Cnosso?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E adesso chi diciamo che sia malvagio: chi cede ai dolori o aipiaceri?

CLINIA: Chipiuttostosoccombe ai piacerimi pare: tutti infattitendenzialmente diciamo che chi si lascia vincere

dai piaceri cede a se stesso più vergognosamente di chi si lascia vinceredai dolori.

ATENIESE: Ma allora il legislatore di Zeus e quello di Apollo non hanno forsestabilito per legge un coraggio

zoppocapace di resistere solo a sinistrama incapacea destradiresistere ad ingannevoli lusinghe. O forse resiste

all'una e all'altra parte?

CLINIA: Credo che resista ad ambedue le parti.

ATENIESE: Diciamo di nuovo quali sono nei vostri due stati le consuetudinichefacendovi gustare i piaceri senza

rifuggire da essicome non facevano sfuggire ai dolorima vi conducevano inmezzo ad essivi costringono e vi

persuadono con gli onori a dominarli? Dove viene previsto qualcosa del generenelle vostre leggi riguardo ai piaceri?

Ditemi cos'è mai che da voi rende gli stessi individui ugualmente coraggiosidi fronte alle sofferenze e ai piacerie

vincitori di ciò che si deve vinceree per nulla inferiori a nemici chesono loro così vicini e che sono i più terribili.

MEGILLO: Così allorastranierocome avevo la possibilità di citare molteleggi schierate contro il doloresarei in

difficoltà a parlare delle leggi concernenti i piacerisecondo grandi e bendistinti raggruppamenti: ma forse potrei farlo

con piccoli dettagli.

CLINIA: Neppure ionelle leggi di Cretapotrei fare chiaramente qualcosadel genere.

ATENIESE: Nulla di stranocarissimi stranieri. Ma se uno di noi volessecriticare le leggi di ciascuno dei nostri

staticon l'intenzione di mettere in evidenza l'elemento autentico emiglioreaccettiamo sereni questa critica

vicendevolesenza essere maldisposti.

Platone Le leggi

9

CLINIA: Quello che dici è giustostraniero di Atenee bisogna obbedirti.

ATENIESE: CertoCliniache a uomini della nostra età non sarebbeconveniente una polemica di quel genere.

CLINIA: Nocertamente.

ATENIESE: Se sia giusto o no criticare la costituzione spartana e creteseèun altro discorso: ma su ciò che

comunemente si dicesarei in grado di parlarne io più di voi due. Presso divoi infattiquand'anche il complesso delle

leggi sia stato perfettamente organizzatouna delle leggi più belleconsiste nel non permettere ad alcun giovane di

ricercare in esse ciò che è buono e ciò che non lo èma ad una voce solae da una sola bocca devono tutti asserire che

tutte sono buone perché sono state poste dagli dèie se qualcuno dice inaltro modonon si tollera affatto che lo si

ascolti. Se poi qualcuno dei vecchi vuole fare delle considerazioni sullevostre leggipuò fare questi discorsi dinanzi ai

magistrati e a persone della sua etàma nessun giovane dev'essere presente.

CLINIA: Hai parlato nel modo più giustostranieroe come un indovinocosì lontano dal pensiero di chi allora

stabilì quelle leggiora mi sembra che hai avanzato delle perfettecongetture e che dici l'assoluta verità.

ATENIESE: E non è forse vero che in questo momento non vi è alcun giovanepresente? E a noigrazie alla nostra

vecchiaianon è forse concesso dal legislatore di discorrere tra noisoltanto proprio di questi argomentisenza compiere

alcun fallo?

CLINIA: è proprio cosìe allora non tralasciare neppure un particolare chesi possa criticare nelle nostre leggidato

che non è disonorevole riconoscere che vi è qualcosa di non belloma anziavviene che di qui possa scaturire un

rimedio per chi accoglie le critiche non con animo invidiosoma conbenevolenza.

ATENIESE: Bene: non farò alcuna critica nei confronti delle vostre leggi seprima non le avrò attentamente

esaminate. Piuttosto posso avanzare qualche perplessità. A voi soltantofrai Greci e fra i barbari di cui abbiamo notizie

il legislatore ha ordinato di astenervi dai più grandi piaceri e daidivertimenti e di non gioirnee pensòcome abbiamo

spiegato poco fache se qualcuno sin da giovane evita continuamente i dolorie le paurequando per necessità viene a

trovarsi di fronte a travaglipauree dolorinon potrà evitare coloro chein essi si sono esercitati e diventerà loro

schiavo. A mio avviso il legis1atore avrebbe dovuto fare la stessaconsiderazione intorno ai piaceridicendo fra sé e sé

che se qui da noi i nostri cittadini fin da giovani saranno inesperti deipiù grandi piacerie non si esercitano a resistere

loroe non si fanno costringere a compiere qualcosa di turpeessisubirannoin virtù della dolce condiscendenza verso i

piacerilo stesso destino di chi cede ai dolori: e in un modo diverso maancor più vergognoso saranno schiavi di chi è

capace di resistere ai piaceri ed è in grado di possederliindividuitalvolta assolutamente malvagied avranno la loro

anima da una parte schiava e dall'altra liberae non saranno degni dellapura e semplice definizione di uomini

coraggiosi e liberi. Riflettete allora se almeno qualcosa delle parole che hodetto adesso vi sembra giusto.

CLINIA: Ci sembra di sìmentre tu parlavi: e tuttavia aderire subito e conestrema facilità intorno a questioni così

importanti è proprio dei giovani e di persone poco assennate.

ATENIESE: Ma seo Clinia e straniero di Spartadopo di ciò trattassimo ilsecondo degli argomenti proposti - dopo

il coraggio dobbiamo parlare della temperanza -troveremo qualche differenzain queste costituzioni rispetto a quelle

ordinate a casocome ora si è notato per le costituzioni riguardanti laguerra?

MEGILLO: Non è certo facilema mi pare che i pasti in comunei ginnasisiano stati ben escogitati in vista di

entrambe le virtù.

ATENIESE: Mi parestranieriche sia difficile che le costituzionifunzionino incontestabilmente bene tanto sul

piano pratico quanto in quello teorico. Si rischia infatticome nei corpiche non sia possibile prescrivere ad un solo

corpo una sola dieta senza che questa stessa risulti dannosa da una parte eutile dall'altra ai nostri corpi. Perché anche

questi ginnasi e i pasti in comune sono adesso per molte altre ragioni utiliagli statima sono dannosi nelle sedizioni - lo

dimostrano i figli dei Milesidei Beotie dei Turii -; (10) ed inoltre pareche questo costume abbia guastato un'antica

legge naturalevale a dire i piaceri dell'amore non solo degli uomini maanche delle bestie. E di questi mali si

potrebbero ritenere responsabili per primi i vostri stati e quanti fra glialtri si occupano soprattutto dei ginnasi: e sia che

tali considerazioni si debbano fare per scherzosia sul seriooccorreriflettere che un simile piacere è stato concesso

dalla natura al sesso femminile e a quello maschile perché si unisseroinsieme in vista della generazionementre

l'unione dei maschi con i maschi e delle femmine con le femmine è contronatura ed è un'impresa temeraria compiuta da

coloro che per primi erano mossi dall'intemperanza del piacere. Tuttiaccusiamo i Cretesi di aver inventato il mito di

Ganimede: (11) poiché si credeva che le loro leggi provenissero da Zeusessi attribuirono a Zeus questo mitoaffinché

seguendo il diosi potesse godere anche dei frutti di questo piacere. Maadesso lasciamo la favola: quando gli uomini

riflettono sulle leggiquasi tutta la loro riflessione verte sui piaceri esui dolori negli stati e nei costumi privati. Questi

sono come due sorgenti che vengono lasciate liberamente scorrere dallanaturae chi vi attinge - e dovee quandoe

comenon ha importanza - è felicesia che si tratti dello statoo di unprivato cittadinoodi un qualsiasi essere vivente

mentre chi vi attinge senza criterio e nel momento meno opportuno vive in unacondizione contraria.

MEGILLO: Si dice questostranieroe va bene: ma ci sorprende come un'afasiaintorno al modo in cui si deve

rispondere a queste cose.

A me in ogni caso sembra giusto che il legislatore a Sparta prescriva difuggire i piaceri: quanto alle leggi di Cnosso

costuise vuolele difenderà. Mi pare dunque che le leggi di Sparta inmateria di piacere siano le più belle fra quelle

poste dagli uomini: infatti la nostra legge bandisce dall'intera regione ciòche fa cadere gli uomini nei più grandi piaceri

nell'insolenzae in ogni genere di stoltezzae non ti capiterà di vedereper i campi o nelle città che sono sotto la

protezione degli Spartani né simposi né tutto ciò che si accompagna adessi e mette in moto i piaceri più sfrenati. Inoltre

non vi è nessuno cheincontrando un tale che cammina per la strada pieno divinonon lo punisca immediatamente e

Platone Le leggi

10

con grande severitàe non lo lasci andare neppure se avesse il pretestodelle Dionisie(12) come invece talvolta ho visto

da voi la gente sui carrie a Tarantopresso la nostra coloniahoassistito come spettatore ad una città intera in

condizione di ubriachezza: da noi una cosa simile non succederebbe.

ATENIESE: Straniero di Spartatutte queste cose sono encomiabili se si ha lacapacità di sopportarlema se tali

capacità si allentanoallora si diventa indolenti: e se qualcuno volessedifendere le nostre usanze potrebbe

immediatamente coglierti di sorpresa citando la licenza delle vostre donne.Ma per tutti i casi di questo generea

Taranto come da noi o da voimi sembra che valga un'unica risposta perrisolverlila quale evidenzi che queste usanze

non sono cattivema giuste. Perché chiunque risponde ad uno straniero chesi meraviglia di vedere costumi per lui

insoliti dirà: «Non meravigliartistraniero: presso di noi vi è unasimile leggee forse presso di voi per le stesse cose ve

n'è un'altra».

E ora il nostro discorsoamicinon verte sugli altri uomini in generalemasui difetti e sui pregi dei legislatori stessi.

Parliamo ancora un momento dell'ubriachezza in generale: non è unaconsuetudine di poco contoe il compito di

prenderla in esame non può spettare ad un legislatore di scarso valore. Enon parlo del vinose lo si possa bere o noma

dell'ubriachezza stessae cioè se bisogna avere con essa lo stesso rapportoche hanno gli Sciti e i Persianie ancora i

Cartaginesie i Celtie gl'Iberie i Traci(13) che sono tutti popoliguerrierioppure se si debba fare come fate voi: voi

infatticome dici tu stessonon lo bevete affattomentre gli Sciti e iTraci lo bevono assolutamente purouomini e

donnee se lo versano anche sui vestitie ritengono di osservare una bellae fortunata usanza. I Persianipoisi

abbandonano ad altri lussi che voi respingetema lo fanno con piùmoderazione di quei popoli.

MEGILLO: Carissimonoi tutti costoro li allontaniamoquando prendiamo inmano le armi.

ATENIESE: Non dire cosìottimo uomo: molte fughe e molti inseguimentiimprevisti ci sono stati e ci saranno;

perciò quando citiamo la vittoria o la sconfitta in battaglianon possiamoconsiderare questo come un chiaro criterio per

valutare le usanze buone da quelle che non lo sonoma del tutto discutibile.Perché gli stati più grandi vincono in

battaglia quelli più piccoli e li rendono schiavicome i Siracusani con iLocresi (14) - anche se questi sembrano avere le

leggi migliori fra gli abitanti di quei luoghi -e gli Ateniesi con gliabitanti di Ceoe ancora molti altri casi che

potremmo trovare. Ma proviamo a parlare di ciascuna usanza presa di per sépersuadendoci di essae lasciamo per ora

fuori dal discorso le vittorie e le sconfittedicendo che questa cosa èbuona e quella non lo è. Prima di tutto ascoltatemi

su come in tali questioni si debba esaminare ciò che è utile e ciò che nonlo è.

MEGILLO: Come dici?

ATENIESE: Non mi sembra affatto giusto l'atteggiamento di chi decide diparlare di un'usanzae dopo averla

espostasubito la biasima o la elogiasoltanto a pronunciarne il nome: essisi comportano come quel tale chesentendo

elogiare il frumento come un buon alimentoimmediatamente lo critica senzainformarsi né delle sue proprietàné

dell'usoné in che modoné per mezzo di quali mezziné con chiné inquali condizioni viene prodotto e si può

utilizzare. Ora mi sembra che noi facciamo la stessa cosa nei nostridiscorsi: perché basta soltanto sentire la parola

ubriachezzache già alcuni di noi la criticano e altri la elogianomasempre in modo inopportuno. Noi infatticiascuno

dal suo punto di vistatessiamo l'elogio sulla base di testimoni esostenitorie mentre alcuni di noi credono che abbia

più validità la propria opinione per il fatto di procurarsi moltisostenitorialtri pensano la stessa cosa poiché vedono

vincere in battaglia coloro che non bevono vino: ma questo fatto lo riteniamodiscutibile. Se procediamo così anche per

ciascuno degli aspetti della restante legislazionenon procediamo secondo lemie intenzioni.

In un altro mododunqueche mi sembra di dover esporrevoglio alloraparlare di questa stessa questione

l'ubriachezzacercandose possodi mostrarvi la via giusta che bisognaseguire nelle discussioni di questo genere

poiché moltississimi popolitrovandosi in disaccordo con voi sulle vostreusanzeentrerebbero in contesa con i vostri

due stati.

MEGILLO: Se allora disponiamo di un corretto metodo di indagine su taliquestioninon dobbiamo esitare ad

ascoltarti.

ATENIESE: Esaminiamo la cosa in questo modo. Coraggiose qualcuno elogiassel'allevamento delle capre e la

capra stessa come un buon possessoed un altroavendo visto delle caprepascolare senza pastore su terreni coltivati

recandovi dei dannile biasimassee biasimasse così ogni animale senza unaguida o accompagnato da una guida

cattivadobbiamo ritenere che il biasimo di quel tale sia in ogni casoinattaccabile?

MEGILLO: E come?

ATENIESE: Un capitano di una nave è valente solo se conosce la scienza dellanavigazionesia che soffra il mal di

mare sia che non lo soffrao come dobbiamo dire?

MEGILLO: Non lo è affatto se alla scienza si aggiunge anche quel malesseredi cui parli.

ATENIESE: E un generale di soldati? Se è fornito della scienza della guerrasarà in grado di comandareanche se è

vile dinanzi ai pericoli e se la paura lo fa stare male come se fosseubriaco?

MEGILLO: E come potrebbe?

ATENIESE: E se non è fornito dell'arte ed è vile?

MEGILLO: Parli di una persona totalmente priva di valoreche non potrebbemai comandare degli uominima

qualche donnetta.

ATENIESE: E che dire di quel tale che loda o critica una qualsiasi comunità- che per natura ha bisogno di una

guida con il quale può recare vantaggio -che forse non ha mai visto unacomunità perfettamente associata sotto la

guida di un capoma sempre senza guida oppure unita a guide malvagie?Crediamo che simili osservatori di comunità

di questo genere forniscano una critica o una lode attendibili?

Platone Le leggi

11

MEGILLO: Come potrebberose non hanno mai visto e non hanno mai fatto partedi nessuna di quelle comunità

perfettamente associate?

ATENIESE: Attenzione! Fra le molte comunità potremmo considerare come unaqualsiasi comunità quella dei

convitati e i simposi?

MEGILLO: Ma certamente.

ATENIESE: E qualcuno ha mai assistito a un simposio ben ordinato?

E a voi due è facile rispondere: «Nomaiassolutamente». Infatti pressodi voi non vi sono queste usanze e non sono

neppure consentite dalla legge. Per quanto mi riguardainvecene hofrequentati molti e in molti luoghie per giunta

tutti quantise così si può direli ho interrogatie non mi è quasi maicapitato di vederne o sentirne nessuno che fosse

perfettamente organizzatose non in qualche minuscolo e trascurabileaspettomentre la maggior parte di essi era per

così dire viziata.

CLINIA: Che cosa vuoi dire con queste parolestraniero? Parla in modo ancorapiù chiaro: noi infatticome anche

tu hai dettosiamo inesperti di tali riunionie neppure se lefrequentassimosaremmo forse subito in grado di

riconoscere ciò che in esse è giusto da ciò che non lo è.

ATENIESE: Quello che dici è vero: ma io ti rispiego la cosa e tu cerca dicapire. Capisci che in ogni assembleain

ogni associazionequale che sia la sua attivitàè giusto che vi siasempre una guida?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: E adesso dicevamo che chi è alla guida di uomini che combattonodev'essere valoroso.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: E chi è valoroso viene turbato dalla paura meno dei vili.

CLINIA: Anche questo è giusto.

ATENIESE: E se con qualche espediente si riuscisse a porre a capo di unesercito una persona che non viene affatto

sfiorata dalla paura e non è turbata da nullanon faremmo questo in ognimodo?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ora però non parliamo del capo di un esercito che dovrà guidaregli scontri fra uomini nemici contro

altri nemici durante la guerrama di chi dovrà presiederein tempo dipacela benevola unione di amici con altri amici.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Una riunione come questase si svolgesse fra l'ubriachezzanonpotrebbe essere ordinata. O no?

CLINIA: E come potrebbe? Anzisarebbe tutto l'opposto.

ATENIESE Dunque innanzitutto c'è bisogno di una guida anche per questi?

CLINIA: Certocome in nessun altro caso.

ATENIESE: Bisognerebbe allora procurarese fosse possibileuna guida privadi turbamenti?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: E bisognerebbe che fosse accorto nelle riunioni: infatti diventa ilcustode dell'amicizia che si stabilisce

fra i partecipantied inoltre si prende cura affinchénel corso dellariunionequesta si rafforzi sempre di più.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: E quindi non bisognerà che una persona sobria e saggia sia messa acapo di persone ubriachee non

tutto l'opposto?

Infatti se la guida degli ubriachi fosse un ubriacoe per giunta giovaneprivo di saggezzasarebbe assai fortunato se

non causasse una grave disgrazia.

CLINIA: Molto fortunato davvero.

ATENIESE: Se dunque uno critica le adunanze di tal genereche nel modo piùcorretto si svolgono negli stati

biasimando la cosa in sépuò darsi che la sua critica sia giusta: ma seattacca a fondo un'usanza perché la vede del tutto

errataper prima cosa è chiaro che non riconosce l'anormalità di quel cheaccadee in secondo luogo che ogni cosa

appare in ogni modo malvagiase avviene senza un padrone o una guida sobri.Non vedi che un nocchiere ubriacoo

una qualsiasi altra guida manda tutto in rovinanavicarriesercitieogni altra cosa guidata da lui?

CLINIA: Quello che hai detto è tutto verostraniero. E dopo di ciòspiegaci questo: quale bene deriverebbe a noi se

questa usanza dei simposii si svolgesse correttamente? Secondo l'esempio dicui ora parlavamose un esercito è guidato

rettamentei soldati che si attengono a tale guida vinceranno in guerraenon è un bene di scarso valoree così sarà in

altri casi: ma un simposio guidato correttamente quali vantaggi procurerà aiprivati cittadini o allo stato?

ATENIESE: E dunque? Se un solo fanciullo o anche un solo coro di fanciulliviene educato come si devequale

vantaggio possiamo dire che derivi per lo stato? Se fossimo interrogati inquesto mododiremmo che dall'educazione di

un solo fanciullo deriverebbe uno scarso vantaggio per lo statoma se sidomanda in generale quale vantaggio deriva

allo stato dall'educazione di tutti coloro che vengono educatinon èdifficile rispondere che coloro che vengono educati

rettamente diventeranno uomini valorosie diventando tali agiranno bene intutte le altre cosee soprattutto avranno la

meglio sui nemici in battaglia. L'educazione può dunque portare con séanche la vittoriamentre la vittoria talvolta

rende privi dell'educazione: molti infatti diventarono insolenti per levittorie riportate in guerra e per questa insolenza si

riempirono di innumerevoli altri malie mentre l'educazione non è mai statauna vittoria di Cadmomolte vittorie sono

state e saranno tali per gli uomini.

CLINIA: Ci sembraamicoche tu parli di quelle conversazioni che si tengonofra bevitoricome di cosa che

contribuisce in grande misura all'educazionese si svolgono correttamente.

ATENIESE: E allora?

Platone Le leggi

12

CLINIA: Sei in grado di dimostraredopo di ciòche quello che hai dettoora è vero?

ATENIESE: Sostenere con vigore che in realtà le cose stanno cosìquandomolti sono in disaccordoè impresa

degna di un dio: ma se devo dire come la pensonon vi è alcun problemadalmomento che oggi abbiamo cominciato a

fare questi discorsi sulle leggi e sulla costituzione.

CLINIA: è proprio questo che cerchiamo di saperee cioè il tuo parere suqueste e controversie che oggi ci

impegnano.

ATENIESE: Allora bisogna fare cosìe pertanto voi dovete sforzarvi diapprenderementre io proverò a spiegarvi

tale questione. Prima di tutto ascoltate quanto segue: tutti i Greci sonoconvinti che il nostro stato sia amante di molti e

bei discorsie che Sparta e Creta siano l'una caratterizzata da brevidiscorsie l'altra esercitata nella riflessione piuttosto

che nell'abbondanza di discorsi.

Ecco perché devo fare attenzione a non darvi l'impressione che io dica moltecose intorno ad un piccolo problema

svolgendo intorno ad una questione di poca importanza come quelladell'ubriachezzaad esempioun discorso troppo

lungo. Ma non è possibile fornire una spiegazione chiara e sufficiente delgiusto valore dell'ebbrezzaconformandola in

modo corretto alla sua naturasenza aver definito la natura della musicaed'altra parte non si può parlare della musica

senza trattare l'educazione nel suo complesso: e tutto ciò richiederebbe unenorme discorso.

Vedete dunque che cosa possiamo faree cioè se dobbiamo lasciar perderequeste cose nella circostanza presente e

passare ad un altro aspetto che riguardi le leggi.

MEGILLO: Straniero di Ateneforse non sai che la mia famiglia è ospite (15)del vostro stato. Probabilmente

dunque a tutti i ragazzinon appena vengono a sapere di essere ospiti di unostatocapita questo: fin da giovani si

insinua immediatamente in ciascuno di noi ospiti una certa benevolenza versolo stato ospitantecome se fosse la

seconda patria dopo la propria. Ed è proprio lo stato d'animo che è sortoin me. Infatti ascoltando i fanciulli spartani che

criticavano o elogiavano in qualcosa gli Ateniesi dicendo: «O Megilloilvostro stato ci ha fatto quel bene o quel male»

ascoltando questoallorae difendendovi sempre contro chi muoveva questecritiche al vostro statonutrivo un profondo

sentimento di benevolenzae anche adesso mi è assai cara la vostra voceequel detto comune che afferma che se gli

Ateniesi sono buoni lo sono in modo eccellente mi sembra assai rispondentealla verità: essi soliinfattisono buoni

senza essere costretti da necessità alcunama proprio in virtù della loronaturaper una sorte divinae non lo sono in

modo fittizioma veramente.

Per quanto mi riguardaallorapuoi dire tutto quello che vuoi.

CLINIA: E anche da parte miastranieroascolta e accogli un discorsoe inseguito di' pure quello che vuoi. Forse

hai sentito che in questo paese nacque Epimenide(16) uomo divinonostroparente ancorache venne da voi dieci anni

prima delle guerre persianesecondo l'oracolo del dioe compì alcunisacrifici che il dio gli aveva ordinato. E poiché gli

Ateniesi temevano la spedizione persianadisse che non sarebbero giuntiprima di dieci annie quando fossero giuntisi

sarebbero allontanati senza aver compiuto nulla di ciò che era nelle lorosperanzesubendo invece molti più mali di

quanto ne avrebbero compiuti. In quel tempo dunque i nostri antenatistabilirono con voi rapporti di ospitalitàe da

allora io e i miei famigliari nutriamo un sentimento di benevolenza nei vostnconfronti.

ATENIESE: A quanto pare voi siete preparati ad ascoltarementre io vorreiesser pronto a parlaree anche se non è

faciletuttavia ci proverò. Prima di tutto definiamoin relazione a questodiscorsoche cos'è l'educazione e qual è la sua

validità. Per questa stradadiciamodeve procedere il discorso che oggiabbiamo intrapresofinché non giunga al

cospetto del dio.

CLINIA: Sìfacciamo pure cosìse ti piace.

ATENIESE: Quando dico che cosa mai si deve dire che sia l'educazioneverificate se la mia definizione vi piace.

CLINIA: Parla pure.

ATENIESE: E allora parloe dico che chi vuole diventare eccellente inqualsiasi cosafin da giovane deve

esercitarsi in essae sia quando gioca sia quando si applica deve cercarequei singoli aspetti che si riferiscono a quella

cosa. Ad esempiochi vuole diventare un bravo contadino o un bravoarchitettobisogna che giochiuno a costruire

quelle case che i fanciulli amano costruirel'altro a coltivare la terraechi li educa dovrà procurare ad entrambi piccoli

strumenti che imitano quelli veri. E ancoraè necessario che essiapprendano tutte le nozioni che bisogna apprendere da

fanciulliad esempioper l'architetto il misurare e l'usare il filo apiomboper il militare il cavalcare giocandoo

compiere qualche altro esercizio del generein modo da cercare di volgeremediante il giocoi piaceri e i desideri dei

fanciulli verso il punto in cui un giorno dovranno giungere e realizzarsi. Enoi diciamo che il punto essenziale

dell'educazione consiste in un corretto allevamento chetramite il giocodiriga il più possibile l'anima del fanciullo ad

amare quello chedivenuto uomodovrà renderlo perfetto nella virtùpropria della sua professione.

Vedete dunque se quello che ho detto fino ad ora vi piace.

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Non lasciamo allora nel vago ciò che chiamiamo educazione.

Ora infatticriticando ed elogiando l'educazione di ciascunodiciamo chequellofra noiè ben educato e quell'altro

privo di educazionee anchetalvoltaci riferiamo a chi è ben addestratonei commerci e nei traffici marittimie ad altri

uomini assai esperti in altre attività. Ma il nostro ragionamentoa quantoparenon è proprio di chi pensa che

l'educazione consista in queste cosema di chi piuttosto crede chel'educazione formi sin da giovani alla virtù

suscitando l'amore e il desiderio di realizzarsi come cittadiniin modo dasaper governare ed essere governati secondo

giustizia. Dopo aver circoscritto questo tipo di educazionequesta sola ilnostro discorsoper quel che mi sembra

intende definire con il termine di educazionementre quella che tende allericchezze o alla forza o a qualche altra abilità

Platone Le leggi

13

che sia priva dell'intelletto e della giustiziaè volgareservilee nonè affatto degna di essere chiamata educazione. Ma

ora non discutiamo sul nomee rimaniamo invece fedeli al termine sul qualepoco fa ci siamo accordatidicendo che

coloro che sono stati rettamente educati sono buonie che non si deveaffatto disprezzare l'educazionepoiché è il più

importante fra gli splendidi beni che ricevono gli uomini migliori: e setalvolta ci allontaniamo dalla strada maestra

possiamo correggere il nostro camminoe questa cosa chiunque deve fare nelcorso della sua vitanel limite delle sue

possibilità.

CLINIA: Giustosiamo d'accordo con quello che dici.

ATENIESE: E anche prima eravamo d'accordo che i buoni sono in grado didominare se stessii cattivi no.

CLINIA: Quello che dici è giustissimo.

ATENIESE: Riprendiamo ancora più chiaramente proprio questo concetto chestiamo dicendo. E lasciate che vi

mostri quello che dirò con un'immaginese sono capace.

CLINIA: Di' pure.

ATENIESE: Stabiliamo allora che ciascuno di noi è uno?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: E non è fornito di due consiglieri opposti e dissennati chechiamiamo piacere e dolore?

CLINIA: è così.

ATENIESE: E oltre a questi due vi sono le opinioni sul futurocuicomunemente si dà il nome di "speranza"e in

particolare si dice "timore" l'attesa del doloree"fiducia" l'attesa di ciò che è contrario: sopra tutti questi statid'animo vi

è come un calcolo che stabilisce qual è di essi il migliore e quale ilpeggioreche diventando pubblico decreto per la

città assume il nome di "legge".

CLINIA: A stento ti seguoma dimmi pure il seguito del ragionamento come tiseguissi.

MEGILLO: Anch'io provo la stessa sensazione.

ATENIESE: Riflettiamo allora in questo modo su tali cose. Dobbiamo pensareche ciascuno di noiesseri viventiè

come una macchina prodigiosa realizzata dagli dèivuoi per lorodivertimentovuoi per uno scopo serio; questo non lo

sappiamo. Ciò che invece sappiamo è che queste passioniche sono in noicome corde o funicelleci tiranoed essendo

opposte fra loroci tirano in senso contrariotrascinandoci verso azioniopposteed è così che si stabilisce la differenza

fra la virtù e il vizio. La ragione ci consiglia di seguire sempre uno solodi questi stimolidi non abbandonarlo affattoe

di resistere a tutti gli altri fili: questa è la regola d'oro della ragionequella sacra condotta che viene chiamata la

pubblica legge dello statoe se le altre sono dure come fossero di ferro eassumono le forme più svariatequesta è

duttileperché è d'oro. Bisogna collaborare sempre con la splendida guidadella legge: poiché la ragione è bellamitee

priva di violenzala sua guida ha bisogno di collaboratori affinché in noila stirpe d'oro vinca sulle altre stirpi. E così il

mito della virtùsecondo cui noi siamo come macchine prodigioseverràsalvaguardatoe in un certo senso

comprenderemo più chiaramente il senso dell'espressione: «essere superiorio inferiori a se stessi». E per quanto

riguarda lo stato e il privato cittadinobisogna che il privato cittadinoaccolga dentro di sé la vera ragion d'essere di

questi stimoli e ad essa conformi la propria vitamentre lo statoricevendoda un dio o da quel cittadino che abbia

conosciuto tale ragionedeve stabilirla come legge sia nelle relazioni conse stessosia in quelle con gli altri stati. Così

avremo distinto più chiaramente il vizio e la virtù: e chiariti questiconcettianche l'educazione e tutte le altre usanze

saranno forse più evidentie addirittura la questione riguardante isimposi. A questo proposito si potrà pensare che

intorno ad un argomento di scarsa importanza si è fatto un giro di paroletroppo lungo e superfluoma forse non sembra

affatto indegno di tante parole.

CLINIA: Dici benema adesso cerchiamo di trattare quei problemi che sonodegni della nostra discussione di oggi.

ATENIESE: Dimmi: se in questa macchina prodigiosa aggiungiamo del vinoinquale condizione mai la rendiamo?

CLINIA: Che cosa vuoi indagare con questa domanda?

ATENIESE: Nullama voglio solo sapere questo in generalee cioè cosadiventeràse essa partecipa di quello stato.

Cercherò di spiegare ancor più chiaramente ciò che voglio dire. Ecco ladomanda: il bere vino rende più intensi i piaceri

e i doloril'ira e l'amore?

CLINIA: Certo!

ATENIESE: E che dire delle sensazioni e della memoriadelle opinioni e deipensieri? Saranno allo stesso modo più

intensi?

Oppure abbandonano del tutto chi è pieno di vino?

CLINIA: Sìlo abbandonano del tutto.

ATENIESE: E la condizione della sua anima non diviene identica a quella diquand'era bambino?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E non sarà affatto padrone di se stesso?

CLINIA: Affatto.

ATENIESE: E tale condizionediremonon è la peggiore?

CLINIA: Non c'è dubbio.

ATENIESE: Non solo il vecchioa quanto parediviene bambino una secondavoltama anche l'ubriaco.

CLINIA: Dici benissimostraniero.

ATENIESE: Vi può essere un argomento che cercherà di convincerci che taleconsuetudine dev'essere assaporata

senza evitarlaper quanto possibilecon ogni sforzo?

CLINIA: Mi pare che ci sia: sei tu che lo hai dettoanzi un momento fa eripronto ad esporlo.

Platone Le leggi

14

ATENIESE: Quello che ricordi è vero: anche adesso sono prontodato cheavete detto di volermi ascoltare

volentieri.

CLINIA: Come infatti non ascoltarti? Ne vale la penase non altro perchéascolteremo qualche cosa di incredibile e

assurdoovvero per quale ragione un uomo deve gettarsi volontariamente nellapiù totale miseria.

ATENIESE: Parli dell'anima? O no?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: E allora? Se un taleamicorendesse il suo corpo bruttomagrodeformee debilitatoci stupiremmo se

giungesse volontariamente in tale condizione?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: E dunque? Pensiamo che chi si reca dal medico per prendere unamedicina non sappia che subito dopo

e per molti giorni il suo corpo sarà in condizioni tali che se per sempredovesse essere cosìnon accetterebbe l'idea di

vivere? E quanti si recano nei ginnasi a compiere esercizi fisicinonsappiamo che sul momento sono deboli?

CLINIA: Sappiamo bene tutto questo.

ATENIESE: E che si recano volentieri pensando al vantaggio che seguirà?

CLINIA: Benissimo.

ATENIESE: Dunque anche per le altre usanze non si deve pensarla allo stessomodo?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Bisogna allora pensarla così anche riguardo ai passatempi delvinose in essi si può correttamente

pensare qualcosa di utile.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Se dunque ci risultano avere un qualche vantaggio che non siaaffatto inferiore a quello degli esercizi

del corposin dal principio essi saranno superiori all'esercizio fisicoperché quello si accompagna alla sofferenza

mentre essi ne sono esenti.

CLINIA: Quello che dici è giustoma mi stupirei se fossimo in grado diosservare qualcosa di simile nel vino.

ATENIESE: Ma proprio questo adessoa quanto paredobbiamo ormai cercare dispiegare. E dimmi: non possiamo

osservare due generi opposti di timori?

CLINIA: Quali?

ATENIESE: Questi qui: noi temiamo i maliquando ci aspettiamo che accadano.

CLINIA: Sì.

ATENIESE: Spesso temiamo le opinionipensando di essere considerati malvagise facciamo o diciamo qualcosa

che non è bene: e questo genere di timore noi tutti lo chiamiamoio credo"pudore".

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Questi sono i due generi di timori di cui parlavo: e di essi ilsecondo è opposto alle sofferenze fisiche e

alle altre paure in genereed è oppostoinoltrealla maggior parte deipiaceri e a quelli più intensi.

CLINIA: Quello che dici è giustissimo.

ATENIESE: Dunque non dovrebbe un legislatoreo chi abbia un benché piccolovalorevenerare con grandi onori

questo genere di timoree chiamandolo pudorenon dovrebbe invece definirecon il nome di "impudenza" l'audacia che

ad esso si opponee stimarla come il male più grave per tuttiin pubblicoe in privato?

CLINIA: Quello che dici è giusto.

ATENIESE: E non è forse vero che questo timore ci mette in guardia da moltialtri grandi mali? E che non vi è nulla

in confronto che abbia una forza tale da poterci garantire in guerra vittoriae salvezza? Due infatti sono gli elementi che

determinano la vittoria: il coraggio dinanzi ai nemicie la paura dellavergogna di fronte agli amici.

CLINIA: è così.

ATENIESE: Bisogna che ciascuno di noi da un lato non abbia timore edall'altro sia timoroso: abbiamo già spiegato

la ragione dell'uno e dell'altro atteggiamento.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Volendo liberare ciascuno da molti timorilo rendiamo taleconducendolocon l'aiuto della legge

dinanzi al timore.

CLINIA: è chiaro.

ATENIESE: E che facciamo quando intendiamo rendere un tale timoroso secondogiustizia? Non dobbiamo fare in

modo cheimbattendosi nell'impudenza ed esercitandosi in essadiventicapace di combattere e contrastare i suoi

piaceri? O non deve forse combattere e vincere la viltà che è dentro disédiventando così perfetto per quanto riguarda il

coraggiodal momento che se non si fa esperienza e non ci si esercita intali esercizi nessuno può diventare virtuoso

neppure la metà? E sarà forse perfettamente saggio chi non avràcontrastato e vinto quei numerosi piaceri e desideri che

incitano all'impudenza e all'ingiustizia mediante la ragionel'azioneel'artetanto nel divertimento quanto nel serio

impegnoma al contrario non abbia mai fatto tali esperienze?

CLINIA: Non sarebbe un discorso verosimile.

ATENIESE: E allora? Vi è un dio che abbia dato agli uomini una pozione persuscitare timoresicché quanto più

uno desideri bernetanto più ad ogni bevuta ritenga di diventaresventuratoe abbia paura per tutto ciò che gli può e gli

potrà accaderee addirittura il più coraggioso degli uomini giunga atemere di tuttofinchésvegliatosi e liberatosi dagli

effetti di quella bevandaritorni nuovamente a essere se stesso?

CLINIA: Estranieroquale bevanda simile possiamo dire che vi sia fra gliuomini?

Platone Le leggi

15

ATENIESE: Nessuna. Ma se da qualche luogo provenissenon sarebbe utile allegislatore per il coraggio? A questo

proposito potremo ad esempio rivolgerci a lui con queste parole: «Avantilegislatoretu che emani leggi per i Cretesi e

per altri popolinon accetteresti come prima cosa di aver la possibilità dimettere alla prova il coraggio e la viltà dei tuoi

cittadini?».

CLINIA: Chiunque chiaramente direbbe di sì.

ATENIESE: «E come? Con sicurezza e senza grandi rischioppure tutto ilcontrario?».

CLINIA: Anche su questo punto ci si troverebbe tutti d'accordo: consicurezza.

ATENIESE: «Useresti questa pozione per condurre i cittadini dinanzi allepaure e criticarli quando vengono a

trovarsi in quello stato d'animocosì da costringerli a diventare impavidiesortandoammonendoe onorando da un

latoma disonorando chi non ti obbedisca e si rifiuti di essere sotto ogniaspetto così come gli comandi di essere? E

lascerai andare senza punirlo colui che si esercita bene e valorosamentementre punirai chi si comporta in modo

malvagio? Oppure non te ne serviresti affattopur non dovendo criticare inalcun modo la bevanda?».

CLINIA: E come non potrebbe servirsenestraniero?

ATENIESE: Essa sarebbeamicoin confronto agli esercizi attualiunesercizio straordinariamente facile per una

sola personaper pochiper quanti si voglia: e agirebbe bene tanto chi dasoloin un luogo solitariocon il pretesto della

vergognaritenendo di non dover essere visto prima di aver imparato acomportarsi rettamentecosì si allenasse contro

le paureprocurandosi la sola pozione in luogo di innumerevolicomplicazioni; quanto chiconfidando in se stesso e

ritenendo di essere ben preparato grazie alla sua natura e all'allenamentosvoltonon si vergognasse affatto di esercitarsi

fra molti convitatidimostrando di superare e vincere l'inevitabile potereesercitato dalla bevandain modo da non

vacillare rovinosamente sotto il peso dell'indecenza e così da nonalterarsigrazie alla sua virtùe si allontanasse prima

di giungere all'ultima bevutatemendo di subirecome tutti gli altriuominila sconfitta da parte della bevanda.

CLINIA: Sìstranierosarebbe saggio chi si comportasse in tal modo.

ATENIESE: Rivolgiamo nuovamente al legislatore queste parole: «Ebbenelegislatorenessun dio ha dato agli

uomini una simile pozione per suscitare timoree noi stessi da soli non neabbiamo escogitato uno - naturalmente non

tengo in conto i maghi -.

Possiamo invece dire che esiste o no una pozione che liberi dalla paura esusciti un'audacia eccessiva e

sconveniente?».

CLINIA: Dirà che essa esistee spiegherà che si tratta del vino.

ATENIESE: E questa bevanda non è all'opposto di tutto quello che abbiamoappena detto? Non rende subito

innanzituttoogni uomo più allegro di primae quanto più ne gusta tantopiù si riempie di molte e belle speranze e si

crede potente? E alla fine quel tale non è totalmente pieno della libertàdi parlarecome fosse un saggioe della libertà

in generee non è del tutto privo del timoresicché parla ed agisce inqualsiasi modo senza remora alcuna? Chiunqueio

credosarebbe d'accordo su questo punto.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ricordiamoci che abbiamo detto che nella nostra anima bisognaprendersi cura di due cosee cioè di

essere il più possibile coraggiosi da un latoeal contrariodi essere ilpiù timorosi possibili.

CLINIA: Cosa che dicevi far parte del pudorecrediamo.

ATENIESE: Ricordate bene. E poiché bisogna esercitarsi nei timori perdiventare coraggiosi e spavaldisi deve

considerare se bisogna coltivare queste opposte qualità con metodi opposti.

CLINIA: Questo potrebbe essere vero.

ATENIESE: Quando ci troviamo in una condizione naturale che ci rendeparticolarmente audaci e insolenti

bisognerebbea quanto pareesercitarsi ad essere il meno carichi possibiledi impudenza e di insolenzae a divenire

ogni volta timorosicosì da non avere il coraggio di direo di fareo disubire qualcosa di turpe.

CLINIA: Mi pare.

ATENIESE: E dunque non sono proprio questi gli stati d'animo in cui civeniamo a trovareovvero l'iral'amore

l'insolenzal'ignoranzal'amore per i guadagnila viltàeancoralaricchezzala bellezzala forzae tutto ciò che

ubriacandoci di piacereci fa uscire di senno? Per fare innanzitutto unaprova semplice e assai innocua di questi vizie

per esercitarci in seguito contro di essiquale piacere possiamo citare chesia più adatto di quella prova che per

divertirci abbiamo effettuato con il vinoe che comunque avvenga conprecauzione? Vediamo un po': è più pericoloso

saggiare un tale dall'indole scorbutica e selvaticacapace di innumerevoliingiustizieentrando in certe relazioni d'affari

che per lui sarebbero rischioseoppure incontrare costui durante le feste diDionisio? O ancoraper provare un tale che

ha un carattere che cede ai piaceri sessualiesamineremo tale indoleaffidandogli figliefiglie moglimettendo così a

rischio quel che abbiamo di più caro? E anche citando innumerevoli altricasinon si sarebbe in grado di indicare quanto

è differente l'osservazione che avviene per gioco la quale diversamentedalle altre non implica un prezzo troppo

svantaggioso. Pertanto a questo riguardo crediamo che né i Cretesinénessun'altra persona la penserà diversamente su

questo puntosostenendo che questa prova che noi facciamO vicendevolmentenon sia convenientee che rispetto alle

altre prove non differisca per la sua semplicitàla sua sicurezzae la suarapidità.

CLINIA: Questo è vero.

ATENIESE: Questa è senz'altro la cosa più vantaggiosaovvero il conoscerele indoli e le disposizioni delle anime

per quell'arte che deve curarsi di queste cose. E questo diciamoio credoche sia proprio della politica. O no?

CLINIA: Certamente.

Platone Le leggi

16

NOTE: 1) Mitico re di Cretafiglio di Zeus ed Europae fratello delRadamanto menzionato nella battuta

successiva. Secondo la tradizioneogni nove anni si recava dal padresulmonte Idaper ricevere le leggi che avrebbe

imposto ai sudditi Cretesi.

2) Abitanti della Tessagliaregione deila Grecia nordorientalecaratterizzata dalle sue ampie pianure.

3) Platone presta fede ad una tradizioneperaltro inattendibilesecondo laquale Tirteo fosse un maestro di scuola

ateniese inviato a Sparta.

4) Tirteoframmento 91-10 Gentili-Prato.

5) Tirteoframmento 911-12 Gentili-Prato.

6) Teognide (prima metà del sesto secolo a.C.)poeta elegiaco greco diMegara.

7) Teognidelibro 177-78.

8) Leggendario legislatore spartanoche secondo la tradizione gettò le basidella costituzione spartana.

9) Divinità greca venerata a Delfisede del celeberrimo oracolo di Delfi alui dedicato.

10) Per quanto riguarda i Milesiessi erano gli abitanti di Miletocittàgreca ionicasituata sulla costa dell'Asia

minore; i Beoti abitavano invece la Beoziaregione della Grecia centrale; iTuriiinfineerano gli abitanti dell'omonima

colonia greca situata nell'Italia meridionale presso Taranto.

11) Figlio di Troore di Troiail mito greco racconta che fosse statorapito dagli dèi o da Zeus stesso a causa della

sua bellezza.

12) Feste in onore di Dionisio.

13) Dei popoli antichi che Platone elenca rapidamentepossiamo ricordare chegli Sciti abitavano la regione

compresa tra i Carpazi e il fiume Don; i Persiani vivevano nell'ampia regionegeografica che si spingevaad occidente

sino all'Indoe a settentrionesino alla Russia meridionale; i Cartaginesierano gli abitanti della celebre città sulle coste

tunisine dell'Africa settentrionale; i Celti abitavano una vasta zona a norddel Mediterraneo; gli Iberi vivevano in quella

regione che corrisponde all'odierna Georgia; i Traci infineoccupavano lazona più settentrionale della Grecia.

14) Siracusa era allora una colonia fondata da Corintosituata sulla costasudorientale della SiciliaLocri era invece

una colonia dorica posta nell'estremità meridionale dell'odierna Calabria.

15) Secondo l'istituto della prosseniache corrisponde all'odierno istitutodel consolato.

16) Profeta cretese che venne ad Atene dieci anni prima dello scoppio delleguerre persiane (ma al di là della notizia

che Platone qui ci riferisceresta soprattutto un personaggio leggendario).

Platone Le leggi

17

LIBRO SECONDO

ATENIESE: Dopo di ciòa quanto parebisogna esaminarea questo riguardose i simposi hanno soltanto questo

benee cioè quello di esaminare la disposizione della nostra indoleoppurese nell'uso corretto delle riunioni dove si

beve vino vi sia qualche altro grande vantaggio degno di molta attenzione.Che cosa dunque diciamo? Che questo

vantaggio esistecome pare che il mio discorso voglia dimostrare: ma dove ecome lo si ottengaascoltiamo e facciamo

attenzioneper non rimanere noi stessi vittima del nostro stessoragionamento.

CLINIA: Parla dunque.

ATENIESE: Desidero ricordare ancora una volta che cosa mai intendiamo perretta educazione. La sua salvezza

consiste infattiper quel che ora capisconello svolgimento corretto diquesta pratica.

CLINIA: Quello che dici è importante.

ATENIESE: Dico dunque che le prime sensazioni infantili dei bambini sonopiacere e doloreed è in quest'ambito di

piacere e dolore che si insediano per la prima voltanella loro animavirtù e vizimentre per quanto riguarda la

prudenza e le opinioni vere e stabilipuò ritenersi fortunato colui cheriesce a venirne in possesso quando giunge alla

vecchiaia: perfetto è dunque quell'uomo che possiede questi beni e tuttiquelli che vi sono inclusi.

Denomino educazione quella virtù che per la prima volta si insedia neifanciulli: e se il piacere e l'amoree il dolore

e l'odio nascono correttamente nelle loro animequando ancora non sono ingrado di coglierli con la ragionee senon

appena potranno cogliere la ragionesi accordano ad essaessendo statiabituati a farlo nei modi più convenienti

proprio quest'accordo rappresenterà la più completa virtù. Se alloraindividuiamo con il ragionamento quello che

costituisce il corretto orientamento verso i piaceri e i dolorisicché siodia quel che si deve odiaresubitodall'inizio

sino alla finee si ama quel che si deve amaree chiamiamo questo complessodi cose educazionea mio avviso gli

assegneremo una denominazione corretta.

CLINIA: E infattistranieroci sembra che anche primacosì come in questomomentotu abbia parlato in modo

corretto dell'educazione.

ATENIESE: Bene dunque. E poiché l'educazioneche consiste in quel correttoorientamento verso i piaceri e i

dolorisi allenta e si corrompe in molte circostanze della vitagli dèiprovando pietà per il genere umano che è

destinato a vivere in mezzo ai travaglistabilironoper gli uomini comedelle pause fra questi travagliche sono

rappresentate dall'alternarsi delle feste in onore degli dèie diedero lorole Musee Apollo signore delle Musee

Dionisio perchécelebrandole con lorofossero resi migliorie la loroeducazione fosse seguita nelle feste dagli dèi

stessi. Bisogna allora vedere se per noi è veritiero o noe conforme allasua naturail discorso che oggi celebriamo. Si

dice che ogni giovane essere viventeper così direnon riesca mai a starequieto con il corpo e con la vocema cerchi

sempre di muoversi e di parlare fortee alcuni saltano e balzanocome sedanzassero con piacere e giocasseroaltri

emettono ogni sorta di suoni. E mentre gli altri esseri viventi non hannopercezione dell'ordine e del disordine che si

verifica in questi movimenti e a cui diamo il nome di "ritmo" ed"armonia"a noi invece quegli dèi cheabbiamo detto

primaci furono dati come compagni di danzafecero anche dono dellapercezione del ritmo e dell'armonia

accompagnati al piacerecon cui ci muovono e guidano i nostri corilegandoci gli uni agli altri con canti e danzee li

hanno chiamati "cori" per quel senso di gioia che in essi èconnaturato.

Accetteremointantoquesto discorso? Stabiliamo che la primitiva educazionefu opera delle Muse e di Apolloo

come diremo?

CLINIA: Così va bene.

ATENIESE: Dunque sarà secondo noi privo di educazione chi non conosce l'artedei corie consideriamo invece

educato chi ha di essi una buona conoscenza?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: I cori consistono nell'unione di danza e canto.

CLINIA: Necessariamente.

ATENIESE: Chi è educato bene sarà capace di cantare e danzare bene.

CLINIA: Mi pare.

ATENIESE: Vediamo che cosa significa quello che ora è stato detto.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: «Canta bene»diciamo«e danza bene». Ma aggiungiamo o no:«Se anche belli sono i canti e le

danze»?

CLINIA: Aggiungiamolo.

ATENIESE: E che dire se uno ritiene bello ciò che è belloe brutto ciòche è bruttoe in questo modo se ne serve?

Per noi sarà meglio educata nella danza e nella musica una persona simileochi potendo ogni volta imitare

adeguatamente con il corpo e con l'intonazione della voce ciò che vieneconcepito come bellonon gioisce del belloné

detesta ciò che bello non è? O chi non sia affatto in grado di esprimerecon la voce e con il corpo ciò che pensae senta

con il piacere e con il dolorerallegrandosi di ciò che è bello edevitando infastidito ciò che invece non è bello?

CLINIA: Grande è la differenza di educazionestraniero.

ATENIESE: Se dunque noi tre siamo a conoscenza del bello nel canto e nelladanzanon sappiamo anche

individuare correttamente chi sia fornito di educazione e chi ne sia privo?Ma se non sappiamo ciònon possiamo

neppure sapere se vi sia e dove sia una salvaguardia dell'educazione. O nonè così?

CLINIA: è così.

Platone Le leggi

18

ATENIESE: Proprio questo noi dobbiamo investigarecome fossimo cagne sulletracce della preda: la bellezza della

movenzadella melodiadel canto e della danza. E se tutto ciò ci sfuggissedi mano e sparissesarebbe inutile tutto il

nostro discorso successivo intorno alla retta educazione dei Greci e deiBarbari.

CLINIA: Sì.

ATENIESE: Ebbene: qual è mai la movenza o la melodia che dobbiamo direbella? Avantimovenze e gesti di un

uomo dall'animo virile e di un altro dall'animo vile saranno somigliantiquando si vengano a trovare in mezzo ad

identici ed uguali travagli?

CLINIA: E come potrebberoquando in comune non hanno neppure il colore delviso?

ATENIESE: Beneamico. Ma nella musica vi sono movenze e melodiepoiché lamusica si fonda sul ritmo e

sull'armoniasicché è giusto dire che una musica è ben ritmata e benarmonizzatamentre è improprio diremediante

un'immagineche una melodia o una movenza sono ben coloriticome fanno imaestri dei cori: del resto esiste la

movenza o la melodia dell'uomo vile e di quello valorosoe si puògiustamente definire bello quello degli uomini

valorosie turpe quello dei vili. E per non fare un discorso troppo lungointorno a tutto ciòsi dica semplicemente che

tutte le movenze e le melodie dell'anima o del corpo che esprimonodirettamente la virtù o ne sono immagine sono

bellementre quelle che esprimono il vizio sono tutto il contrario.

CLINIA: è giusta la tua provocazionee noi adesso rispondiamo che siamod'accordo con te.

ATENIESE: Voglio aggiungere ancora questo: proviamo tutti lo stesso godimentoper ogni coroo è ben lontano

dall'essere così?

CLINIA: è ben lontano dall'essere così.

ATENIESE: Che cos'è allora che diciamo che ci induce in errore?

Forse le stesse cose non sono belle per noi tuttioppure lo sonoma nonsembrano tali? Infatti nessuno dirà che i cori

che sono espressione del vizio sono più belli di quelli che sono espressionedella virtùe neppure che mentre trae

godimento da malvagie movenzegli altri godono di un'opposta Musa: eppure lamaggioranza dice che la regolarità

della musica consiste nella capacità di procurare diletto all'anima. Maquesto modo di esprimerci è del tutto intollerabile

ed empio a dirsie questa è verosimilmente la causa del nostro errore.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Poiché le rappresentazioni corali sono imitazione di modi di vitache riguardano azioni e circostanze di

ogni generee ciascuna avviene grazie alla pratica dell'imitazioneèinevitabile che coloro che trovano corrispondenti

alla loro natura o alla loro sensibilità - o all'una e all'altra cosainsieme - ciò che viene detto o cantatoe in ogni caso

rappresentato dai corine traggano godimentoe lo esaltino con lodie lodefiniscano bellomentre coloro che lo

trovano contrastante con la loro naturacon la loro sensibilitàe con iloro costumi di vita non potranno trarne

godimento e neppure elogiarloma diranno che è brutto.

Quelli poi che hanno una buona indole naturalema cattive abitudini di vitaoppure quelli che hanno corrette

abitudini di vitama una cattiva indole naturalerivolgono i loro elogi inmodo opposto ai loro piaceri: perché

affermano che ciascuna di queste danze è piacevole ma malvagiae dinanzi adaltre persone che credono che siano

sagge si vergognano di muoversi con il corpo secondo tali movenzee sivergognano di cantare tali melodiecome se

volessero dimostrare seriamente che sono bellementre dentro di sé netraggono godimento.

CLINIA: Quello che dici è giustissimo.

ATENIESE: E godere delle movenze o delle melodie del male porta forse con séqualche dannomentre il ricevere

piaceri da cose opposte reca qualche vantaggio?

CLINIA: è verosimile.

ATENIESE: è verosimile o anche necessario che accada la stessa cosa come seun taleessendo in relazione con

cattive abitudini di uomini malvaginon le detestima le accetti e netragga godimentoe le rimproveri solo per scherzo

vedendo in sogno la propria depravazione? Allora è inevitabile che chi godedivenga simile a queste cose di cui gode

benché si vergogni di lodarle: ebbene quale bene o quale male più grande diquesti possiamo dire che necessariamente

ci possono capitare?

CLINIA: Nessunomi sembra.

ATENIESE: Laddove siano stabilite buone leggio lo saranno per il tempofuturorelative all'educazione delle

Muse e al divertimentopensiamo che sarà possibile ai poeti insegnare neicori ai giovani e ai figli dei cittadini retti da

ottime leggi ciò che nella poesia riscalda l'animo del poeta stesso per ilritmola melodiae la parolaconducendoli al

vizio o alla virtù così come capita?

CLINIA: Questo discorso non ha senso: come infatti potrebbero?

ATENIESE: Ora questoper così direpuo essere compiuto in tutti gli statifatta eccezione per l'Egitto.

CLINIA: E come dici che in Egitto le leggi amministrano una simile materia?

ATENIESE: è incredibile anche solo a sentirne parlare. Perché anticamentea quanto parefu riconosciuto da quelli

quel criterio che noi ora affermiamoe cioè che i giovani negli statidevono abituarsi ad avere a che fare con le belle

movenze e i bei canti: stabilite quali e come dovevano essereli misero inmostra nei templie oltre a questi non era

permesso né ai pittoriné a tutti gli altri che riproducono figure e altrecose del generedi trasformarle o di concepirne

altre che non fossero quelle patriee neppure ora è lecitoné in questoambitoné in tutto il campo della musica. E se

vuoi indagaretroverai che in quel luogo sculture e pitture di diecimilaanni fa - di diecimila anni fa veramentee non

così per dire -non sono né più belle né più brutte di quellerealizzate adessoperché sono realizzate con la stessa

tecnica.

Platone Le leggi

19

CLINIA: Davvero incredibile quello che dici.

ATENIESE: E questo discorso vale specialmente per ciò che concerne le leggie la politica. Anche lì puoi trovare

delle cose di scarso valore: ma per quel che riguarda la musica è vero edegno di considerazione il fatto che era

possibile dettare con sicurezza leggi intorno a tali questioniconfidando inmelodie che offrivano per loro natura

rettitudine. E ciò sarebbe opera di un dio o di un uomo divinocosì comelì si dice che le melodie che si sono conservate

per un tempo così lungo sono opera di Iside. (1) Sicchédicevose sipotesse afferrarein qualunque modoil giusto

valore di queste cosebisognerebbe coraggiosamente fissarle nella legge enell'ordinamento: in questo modo la ricerca

di piacere e di dolore che va sempre alla scoperta di nuove forme musicali dautilizzare non è così forte da poter

annientare la danza consacrata rimproverandone l'antichità. In Egitto pareche non avesse affatto alcuna forza di

annientarlama avvenne il contrario.

CLINIA: Da ciò che ora hai detto risulta che questo sia così.

ATENIESE: Possiamo tranquillamente affermare che l'uso della musica e delgioco insieme alla danza sia corretto

solo se viene impiegato in tale modo? Non pensiamo forse di provare godimentoquando ci troviamo in una felice

circostanzao di trovarci in una felice circostanza quando proviamogodimento? Non è così dunque?

CLINIA: Sìè così.

ATENIESE: E quando in una simile circostanza proviamo godimentononriusciamo a stare tranquilli.

CLINIA: è così.

ATENIESE: E quelli che fra noi sono giovani non sono sempre pronti a danzare?Ma quando invecchiamonon

riteniamo più conveniente essere spettatori dei giovanirallegrandoci delloro gioco e della loro festadato che l'agilità

ora ci abbandona? E rimpiangendo e congendandoci da quest'agilitànonproponiamo delle gare per chi sia in grado di

ridestarcialmeno con la memoriaverso la giovinezza trascorsa?

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Non dobbiamo forse ritenere senza dubbio vano il ragionamento cheora viene fatto intorno a chi

partecipa alle festee cioè che si deve ritenere più sapiente e dev'esseregiudicato vincitore colui che fa in modo di

dilettarci e di procurarci il massimo godimento? Bisogna allorase è veroche in tali occasioni ci siamo concessi di

divertirciche sia maggiormente onorato ecome ora dicevoriporti ilpremio della vittoria chi riesca a procurare il

maggior godimento presso il numero più ampio possibile di persone. Nonsarebbe giusto parlare e comportarci cosìse

avvenisse una situazione simile?

CLINIA: Può darsi.

ATENIESE: Maamiconon diamo un giudizio affrettato riguardo ad unaquestione del genere. Dividiamola invece

in parti ed esaminiamo così: se un tale bandisse una garacosìsemplicementesenza specificare se si tratti di una gara

ginnicamusicaleo ippicamaradunati tutti quanti i cittadiniproponesse dei premi per i vincitori e dicesse che

chiunque può venire a gareggiare a condizione soltanto di procurare piaceree se colui che riesce a divertire il maggior

numero possibile di spettatori vinceràsenza che per lui vengano stabilitealtre regolema solo in virtù del fatto che si

rivela capace di divertire moltissimoe sarà giudicato il più piacevolefra i concorrentiche cosa pensiamo che

accadrebbe in seguito a questo bando?

CLINIA: Che cosa vuoi dire?

ATENIESE: è verosimile che uno declamerebbe una rapsodiacome Omerounaltro eseguirebbe un motivo con la

cetraun altro ancora una tragediaun altro infine una commediae non cisarebbe da stupirsi se uno ritenesse di vincere

proponendo uno spettacolo di marionette: e noi saremmo in grado di stabiliregiustamente il vincitorese si

presentassero questi ed altri innumerevoli concorrenti?

CLINIA: La tua domanda è assurda: chi potrebbe risponderticome se siconoscessero prima di averli ascoltati e di

aver assistito personalmente alle prove dei singoli concorrenti?

ATENIESE: E allora? Volete che sia io a rispondervi a questa assurda domanda?

CLINIA: E dunque?

ATENIESE: Se a giudicare fossero i bambini più piccolidarebbero la loropreferenza a chi propone uno spettacolo

di marionette. O no?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Se fossero i ragazzi più grandila preferenza andrebbe a chimette in scena la commediamentre

darebbero la preferenza alla tragedia le donne coltei giovanie in generela maggioranza delle altre persone.

CLINIA: Probabilmente sì.

ATENIESE: E se un rapsodo recitasse in modo perfetto l'Iliadel'Odisseaoqualche passo di Esiodo(2) forse noi

vecchiascoltandolo piacevolmentediremmo che costui vince senz'altro. Chiè dunque il vero vincitore? E questo che

dobbiamo dire. O no?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: è chiaro che per me e per voi è necessario affermare che i verivincitori sono coloro che sono stati

giudicati da persone della nostra età. Infatti il nostro modo di viveresembra essere senz'altro migliore rispetto a quello

di coloro che ora vivono in tutti gli stati e dovunque.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Anch'io sono d'accordo con la maggioranza delle persone che lamusica dev'essere giudicata in base al

piacerema non del piacere di una persona a caso: la Musa più bella èquella che rallegra gli animi dei migliori e di

coloro che hanno ricevuto un'adeguata educazionema soprattutto quella cherasserena quel solo che si distingue per

Platone Le leggi

20

virtù e formazione. Perciò diciamo che i giudici di queste prove hannobisogno della virtùperché debbono prendere

parte della prudenza e del coraggio. Il vero giudice non deve imparare agiudicare a teatroturbato dal chiasso della

folla e dalla propria incompetenzae neppureper debolezza o viltàse èconsapevole di ciò che giudicadeve

proclamare a cuor leggero un verdettopronunciando il falso con quellastessa bocca con cui aveva invocato gli dèi

prima di accingersi a giudicare: non come scolaroma piuttosto come maestrodegli spettatori deve sedere il giudiceed

è giusto che sia cosìe deve opporsi a quanti procurano agli spettatori unpiacere sconveniente ed ingiusto. Anticamente

anche l'antica legge dei Greci consentiva ciò che ora è permesso dallalegge in Sicilia e in Italia doveaffidandosi alla

maggioranza degli spettatori che giudica il vincitore per alzata di manolalegge ha rovinato i poeti stessi - essi

compongono i loro versi per soddisfare il piacere di basso livello di questigiudicisicché sono gli spettatori stessi che li

educano -e ha rovinato i piaceri del teatro stesso: se infatti glispettatoriascoltando vicende che propongono costumi

di vita più nobili dei lorodovrebbero trarre un più nobile piacereoraavviene che per colpa loro facciano tutto

l'opposto. Che cosa dunque vuole mettere in luce tutto ciò che ora è statoesposto?

Vedete se è questo.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Mi sembra che per la terza o la quarta volta il nostro discorsodopo averci girato intornogiunga allo

stesso puntoe cioè che l'educazione consiste nell'attrarre e nel guidare ifanciulli verso quel retto criterio stabilito dalla

leggee che è garantito come veramente tale da parte dei cittadini piùvirtuosi e da quelli piu anziani per la loro

esperienza. Perché dunque l'anima del fanciullo non si abitui a godere o asoffrire di qualcosa che sia contrario alla

legge e a coloro che ad essa obbedisconoma le sue gioie e i suoi doloriseguano fedelmente le gioie e i dolori dei

vecchiper queste ragioni sono stati composti quelli che chiamiamo"canti"e che a tutti gli effetti ora sono per le anime

parole che incantanoadattate diligentemente in modo da realizzarequell'armonia di cui parliamo. E poiché le anime dei

giovani non sono in grado di sopportare un serio impegnosi chiamano giochie cantie si praticano come taliproprio

come ai malati e a coloro che sono in condizioni fisiche precarie quelli cheli hanno in cura cercano di somministrare il

nutrimento conveniente sotto forma di cibi e di bevande piacevolimentreciò che è dannoso sotto forma di alimenti

sgradevoliin modo che si abituino correttamente a desiderare i primi e adevitare i secondi. Secondo questo stesso

ragionamentoil retto legislatore convincerào addirittura costringerà senon si lascerà convincereil poetaquando

componea comporre in modo conveniente - servendosi di un linguaggio nobileed elogiativo - le movenzenei ritmi

delle danzee le melodienelle armonieche sono proprie di uomini saggivalorosie buoni sotto ogni aspetto.

CLINIA: Oraper Zeusstranieroti sembra che negli altri stati si facciacosì? Per quanto ne so iotranne che da noi

e presso gli Spartaninon so dove si facciano le cose di cui parlimentresono al corrente di certe cose sempre nuove

che avvengono nell'ambito delle danze e in tutto il resto della musicaequesto continuo mutare non è determinato dalle

leggima da certi confusi desideriche non solo sono assai lontanidall'essere identici e allo stesso modocome invece

tu asserisci che accada in Egittoma addirittura non sono mai i medesimi.

ATENIESE: BenissimoClinia. Se ti è parso che parlassi delle cose di cuihai appena detto come di cose attualinon

mi stupirei di aver provocatocon le dovute conseguenzeil malintesoproprio per non aver espresso chiaramente il mio

pensiero: ma io dicevo semplicemente ciò che vorrei si realizzasse per quelche riguarda la musicasicché

probabilmente ti è sembrato che ti parlassi di queste cose come fosseroreali. Biasimare mali incurabili e che si sono

spinti molto innanzi sulla via dell'errore non è affatto piacevoleeppuretalvolta è necessario. Ma poiché la pensi come

mecoraggiodimmi: pensi che tali cose avvengano maggiormente da voi epresso quelli di qui che presso gli altri

Greci.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ma se avvenisse così anche presso tutti gli altridiremmo chetali cose sarebbero migliori di quanto lo

sono nella condizione attuale?

CLINIA: Vi sarebbe un'enorme differenza se le cose andassero così come vanno presso quelli di qui e da noied

inoltre come tu ora dici che dovrebbero andare.

ATENIESE: Avantiadesso mettiamoci d'accordo. Intorno al complessodell'educazione e della musica non si dice

da voi null'altro se non queste cose? In sostanza voi costringete i poeti adire che l'uomo buonoche è prudente e giusto

è felice e beatosia egli grande e fortepiccolo e debolericco o no;mentre se fosse anche più ricco di Cinira (3) e di

Mida(4) ma ingiustoè un miserabile e vive la sua esistenza in mezzo aitravagli. «Non vorrei ricordare»dice il vostro

poetase lo dice correttamente«e neppure vorrei prendere inconsiderazione quell'uomo» che non compia e non

acquisti secondo giustizia tutto ciò che si dice che sia bello compiere edacquistareed essendo tale «incalzi un nemico e

lo colpisca»; ma se è ingiusto non avrà il coraggio di «assistere allacruenta uccisione» né in corsa supererà «il tracio

vento Borea»e non possiederà mai nessuno di quelli che sono chiamatibeni. Quelli che infatti la maggior parte delle

persone chiama beni non è corretto chiamarli così. Si dice che il bene piùimportante sia la salutecome secondo la

bellezzaterzo la ricchezzae si chiamano beni innumerevoli altre cose:avere vista e udito acutie possedere ogni altra

facoltà sensitiva ben sviluppataed inoltre far tutto ciò che si vuolecome un tirannoepunto di arrivo della più totale

beatitudinediventare il più rapidamente immortali grazie al fatto dipossedere tutti questi beni. Ma voi ed io diciamo

che tutti questi beniche sono splendidi tesori per gli uomini giusti e piisono tutti quanti pessimi per gli ingiustia

cominciare dalla salute: la vistal'uditoil provare le sensazionie ilvivere sono tutti gravissimi mali per colui chepur

essendo in ogni tempo immortale e possedendo tutti quelli che vengonochiamati beniè privo di giustizia e di ogni

virtù; allora il male minore sarebbe che costui vivesse nello spazio ditempo più breve possibile. Credo dunque che voi

persuaderete e costringerete i poeti che sono presso di voi a dire le stessecose che dico io adessoed inoltre ad educare i

Platone Le leggi

21

vostri figli conformando ritmi ed armonie a queste cose che ho detto. Non ècosì? Fate attenzione. Per quanto mi

riguardadico chiaramente che quelli che sono chiamati mali sono beni pergli ingiustie sono mali per i giustie che

quelli che sono chiamati beni sono effettivamente un bene per i buonie unmale per i malvagi.

Come vi ho domandato primasiamo d'accordoio e voio no?

CLINIA: Per quel che riguarda alcune questioni mi sembra di sìper quel cheriguarda altrenient'affatto.

ATENIESE: Se dunque uno possiede salutericchezzae potere incondizionato -e per farvi un piacere aggiungo una

forza straordinariae il valore che si accompagna all'immortalitàel'immunità da ogni altro cosidetto male -e abbia in

sé soltanto ingiustizia ed insolenzanon riuscirei a convincervi che chivive in questo modo non è felicema è

chiaramente miserabile?

CLINIA: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: Ebbene: che cosa vi devo dire dopo di ciò? Non vi sembra allorache un uomo valorosofortebelloe

riccoe libero di fare tutto ciò che desidera per tutta la vitase èingiusto e insolenteconduca necessariamente una vita

turpe? O forse questo lo concederetee cioè che vive vergognosamente?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E dunque? Che conduce anche una vita malvagia?

CLINIA: Non è la stessa cosa.

ATENIESE: Allora che la sua vita è ripugnante e nociva a se stessa?

CLINIA: E come potremmo essere d'accordo su questo punto?

ATENIESE: Come? A quanto pareamicisolo se un dio ci concedesse unaccordodato che adesso siamo in

disaccordo gli uni dagli altri. Le cose che ho detto mi sembrano necessariecome neanche può esserlo il fatto evidente

che Creta sia un'isolacaro Clinia: e se fossi legislatore cercherei dicostringere i poeti e tutti i cittadini ad esprimersi in

questo modoe poco ci manca che applicherei la pena capitalese qualcunoandasse dicendo nella regione che vi sono sì

uomini malvagima che conducono una vita piacevoleo che una cosa èguadagnare e fare i propri interessi e un'altra

essere giusti. E inoltre persuaderei i miei cittadini a parlare diversamenteda come oraa quanto sembraparlano i

Cretesi e gli Spartani e tutti gli altri uomini. Coraggioper Zeus e perApolloo voi che siete i migliori fra gli uominise

interrogassimo così tutti questi dèi che hanno stabilito le vostre leggi:«La vita più giusta è quella più dolceoppure vi

sono due generi di vitauna assai dolce e l'altra assai giusta?»e se cirispondessero che vi sono due generi di vita

potremmo nuovamente interrogarli cosìse è giusto fare questa domanda:«Dobbiamo dire che sono più felici coloro

che trascorrono la vita soprattutto all'insegna della giustizia o all'insegnadel piacere più intenso?». Se rispondessero che

sono coloro che vivono all'insegna del piacere più intensola loro rispostasarebbe senza dubbio assurda. Ma non voglio

che si pensi che gli dèi si esprimano così: piuttosto potrebbero essere inostri padri e legislatori a parlare in questo

modo. E in base alle domande precedentisi interroghi allora il padre o illegislatoree si immagini che costui risponda

che è assai beato chi conduce la vita all'insegna del massimo piacere. Inseguitodopo di ciògli direi: «Padrenon

desideravi che io vivessi una vita felice al massimo grado? Ma non smetteviaffatto di consigliarmi di vivere una vita

che fosse la più giusta possibile». E così sarebbe evidente che sia illegislatoresia il padre che abbiamo i mmaginato si

troverebbe nell'assurda difficoltàio pensodi essere coerente con sestesso. Se poi dichiarasse che la vita più giusta è

quella più felicechiunque lo udisse cercherebbe di saperecredoqualebene vi è in essa più potente del piacerequale

bellezza che viene elogiata dalla legge. Quale bene può mai esistere per ungiusto che sia separato dal piacere?

Coraggio! La gloria e la lode sono per gli uomini una cosa buona e bellamaspiacevolee il contrario il disonore?

No certocaro legislatorediremo noi. E non commettere ingiustizie nésubirle da alcunoè spiacevoleanche se è

buono e bellomentre è piacevole il contrarioanche se è turpe emalvagio?

CLINIA: E come potrebbe?

ATENIESE: Dunque il ragionamento che non separa ciò che è piacevole da ciòche è giustobuonoe bello

persuadese non altroa voler vivere una vita pia e giustasicché per unlegislatore non vi sarebbe peggiore

ragionamento e così contrario alla sua opera di chi affermi che queste cosenon stanno in questi ter mini: nessuno infatti

vorrebbe volontariamente convincersi di fare ciò in cui non risulti piùpiacere che dolore. Se osserviamo un oggetto da

lontanotuttie per così dire anche i bambinilo vediamo con la vistaannebbiataa meno che il legislatore non ci

conduca dinanzi all'opinione contrariadissipando la nebbiae ci convincain qualunque modo con abitudinilodi

ragionamentiche ciò che è giusto e ciò che è ingiusto sono come pitturein prospettivae che l'ingiustostando di fronte

al giusto appare piacevole a chi lo guarda se è egli stesso ingiusto ecattivoe il giusto assai spiacevolema a chi osserva

dal punto di vista della giustizia appare tutto l'oppostosia nell'uno chenell'altro caso.

CLINIA: è chiaro.

ATENIESE: Quale dei due giudizi diciamo che ha più possibilità di esserevero? Quello dell'anima peggiore o

quello dell'anima migliore?

CLINIA: Quello dell'anima migliorenaturalmente.

ATENIESE: E naturalmente una vita ingiusta non solo è più turpe emiserabilema è anchein veritàmeno

piacevole di una vita giusta e pia.

CLINIA: Può essere cosìsecondo il ragionamento che ora abbiamo fattoamici.

ATENIESE: Un legislatore che abbia un minimo di capacitàquand'anche lecose non stessero così come il

ragionamento di adesso le ha prospettatese avesse il coraggio di mentire inqualche cosa per il bene dei giovanipensi

che possa mentire con una menzogna più utile di questala quale abbia unacapacità tale da far compiere a tuttinon con

la forzama volontanamenteogni cosa giusta?

Platone Le leggi

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CLINIA: Cosa bella e stabile è la veritàstraniero: e non pare che siafacile l'azione della persuasione.

ATENIESE: Ebbene: ma non è stato facile far credere il mito dell'uomo diSidone(5) che pure era così incredibile

e molti altri ancora?

CLINIA: Quali?

ATENIESE: Quello degli opliti nati dai denti seminati. Si tratta certamentedi un grande esempio per un legislatore

di come si possa persuadere le anime dei giovani a credere in ciò di cui sivuole convinceresicché nient'altro egli deve

indagare se non di che cosa deve convincerlo perché realizzi per lo stato ilbene più grandee quindideve scoprire con

ogni mezzo in che modo una simile comunitàcome è appunto lo statosempresu queste coseper tutta la vita

esprimaper quanto è possibileun'unica ed identica opinionenei cantinei mitie nei discorsi. E se vi sembra che le

cose stiano in modo diverso da cosìnon fatevi alcun problema ed avanzatele vostre perplessità.

CLINIA: Ma mi sembra che nessuno di noi due possa avanzare delle obbiezioniintorno a queste cose.

ATENIESE: Dopo di ciòalloradovrei essere io a parlare. E infatti dicoche tutti e tre i cori devono acquietare con

il canto le anime dei bambiniche sono ancora giovani e delicateraccontando tutte le nobili cose che prima abbiamo

passato in rassegna e che ancora esamineremo. E questo sia il puntoessenziale di tali cose: dicendo che la medesima

vita è ritenuta dagli dèi assai piacevole e ottima ad un tempodiremo lapiù importante veritàe insieme persuaderemo

chi dobbiamo persuadere di più che se ci esprimessimo in un qualsiasi altromodo.

CLINIA: Si deve per forza essere d'accordo con quello che dici.

ATENIESE: Innanzitutto sarà assai giusto che il coro delle Musecomposto dibambinientri per primo in mezzo

alla scena per cantare con grande impegno dinanzi alla città intera le cosedi cui si è detto; e che per secondo entri il

coro di coloro che giungono sino ai trent'anniil quale invochi Peana cometestimone della verità delle cose dette e lo

preghi di essere propizio per quanto riguarda la persuasione dei giovani.Bisogna poi che canti anche un terzo coro

composto di uomini di età compresa fra i trenta e i sessant'anni. Icittadini che superano i sessant'anniinvecepoiché

non sarebbero più in grado di cantaresiano lasciati liberi di raccontaremiti intorno agli stessi costumi di vitasecondo

l'ispirazione divina.

CLINIA: Vuoi spiegarcistranieroche cosa intendi per questa terza speciedi cori? Infatti non comprendiamo

chiaramente la spiegazione che tu fornisci di essi.

ATENIESE: Eppure sono proprio questi cori per i quali si è spesa la maggiorparte delle parole che si sono dette

prima.

CLINIA: Non abbiamo ancora capito: cerca di essere più chiaro ancora.

ATENIESE: Abbiamo dettose lo ricordiamoin principio di questadiscussioneche la natura di tutti i giovani

essendo come infuocatanon è in grado di stare in quietené con il corponé con la vocema urla e salta sempre in

modo disordinatoe che nessuno degli altri esseri viventi possiede il sensodell'ordine di questi due generi di

comportamentose non la sola natura umana: e "ritmo" si chiamal'ordine del movimentomentre quello della voce

quando il tono acuto si equilibra con il gravesi chiama"armonia"eancoral'unione di questi due elementi si chiama

"danza corale". Dicevamo anche che gli dèiprovando pietà pernoici diedero come compagni nelle danze e nei cori

Apollo e le Museese ci ricordiamoin terzo luogoabbiamo detto ancheDionisio.

CLINIA: Come non ricordarlo?

ATENIESE: Del coro di Apollo e di quello delle Muse si è già parlato: oraè necessario parlare del terzo coro che ci

è rimastoovvero quello di Dionisio.

CLINIA: E come? Parla! Sarebbe assai assurdocosìad ascoltare tutt'a untratto questa cosache vi sia u n coro di

vecchi consacrato a Dionisiose è vero che per lui danzano in coro uominiche sono oltre i trenta e i cinquant'anni di

etàfino ai sessanta.

ATENIESE: Quello che dici è verissimo. Bisognaio pensofare un discorso aquesto propositoper spiegare qual è

la ragione per cui vi sia un coro così composto.

CLINIA: E dunque?

ATENIESE: Siamo d'accordo su quello che è stato detto prima?

CLINIA: Su che cosa?

ATENIESE: Sul fatto che ognunouomo o fanciullolibero o schiavomaschio ofemminae in sostanza l'intero

stato deve incantare se stessotutto se stessoincessantementecon quellecose che prima abbiamo espostomutandole

in qualsiasi modo e variandole del tuttosicché i cantori abbiano sempreun'insaziabile desiderio e un piacere per il

canto.

CLINIA: Come possiamo non consentire che si debba fare così?

ATENIESE: E questa che a nostro avviso è la parte migliore dello statocheè la più capace di persuadere i cittadini

per età e per intelligenzacom'è che compirà i beni più grandi cantandole cose più belle? Oppure trascureremo in modo

tanto sconsiderato questa parte che è decisiva per quanto riguarda i cantipiù belli e più utili?

CLINIA: Ma è impossibile trascurarlaproprio per quel che è stato dettoora.

ATENIESE: Quale sarà allora il comportamento più conveniente?

Vedete un po' se è questo.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Chiunqueinvecchia esita ogni volta di più a cantaree godesempre meno nel farloecolto dalla

necessitàtanto più si vergognerà quanto più è vecchio e saggio. O nonè così?

CLINIA: Sìè così.

Platone Le leggi

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CLINIA: Cosa bella e stabile è la veritàstraniero: e non pare che siafacile l'azione della persuasione.

ATENIESE: Ebbene: ma non è stato facile far credere il mito dell'uomo diSidone(5) che pure era così incredibile

e molti altri ancora?

CLINIA: Quali?

ATENIESE: Quello degli opliti nati dai denti seminati. Si tratta certamentedi un grande esempio per un legislatore

di come si possa persuadere le anime dei giovani a credere in ciò di cui sivuole convinceresicché nient'altro egli deve

indagare se non di che cosa deve convincerlo perché realizzi per lo stato ilbene più grandee quindideve scoprire con

ogni mezzo in che modo una simile comunitàcome è appunto lo statosempresu queste coseper tutta la vita

esprimaper quanto è possibileun'unica ed identica opinionenei cantinei mitie nei discorsi. E se vi sembra che le

cose stiano in modo diverso da cosìnon fatevi alcun problema ed avanzatele vostre perplessità.

CLINIA: Ma mi sembra che nessuno di noi due possa avanzare delle obbiezioniintorno a queste cose.

ATENIESE: Dopo di ciòalloradovrei essere io a parlare. E infatti dicoche tutti e tre i cori devono acquietare con

il canto le anime dei bambiniche sono ancora giovani e delicateraccontando tutte le nobili cose che prima abbiamo

passato in rassegna e che ancora esamineremo. E questo sia il puntoessenziale di tali cose: dicendo che la medesima

vita è ritenuta dagli dèi assai piacevole e ottima ad un tempodiremo lapiù importante veritàe insieme persuaderemo

chi dobbiamo persuadere di più che se ci esprimessimo in un qualsiasi altromodo.

CLINIA: Si deve per forza essere d'accordo con quello che dici.

ATENIESE: Innanzitutto sarà assai giusto che il coro delle Musecomposto dibambinientri per primo in mezzo

alla scena per cantare con grande impegno dinanzi alla città intera le cosedi cui si è detto; e che per secondo entri il

coro di coloro che giungono sino ai trent'anniil quale invochi Peana cometestimone della verità delle cose dette e lo

preghi di essere propizio per quanto riguarda la persuasione dei giovani.Bisogna poi che canti anche un terzo coro

composto di uomini di età compresa fra i trenta e i sessant'anni. Icittadini che superano i sessant'anniinvecepoiché

non sarebbero più in grado di cantaresiano lasciati liberi di raccontaremiti intorno agli stessi costumi di vitasecondo

l'ispirazione divina.

CLINIA: Vuoi spiegarcistranieroche cosa intendi per questa terza speciedi cori? Infatti non comprendiamo

chiaramente la spiegazione che tu fornisci di essi.

ATENIESE: Eppure sono proprio questi cori per i quali si è spesa la maggiorparte delle parole che si sono dette

prima.

CLINIA: Non abbiamo ancora capito: cerca di essere più chiaro ancora.

ATENIESE: Abbiamo dettose lo ricordiamoin principio di questadiscussioneche la natura di tutti i giovani

essendo come infuocatanon è in grado di stare in quietené con il corponé con la vocema urla e salta sempre in

modo disordinatoe che nessuno degli altri esseri viventi possiede il sensodell'ordine di questi due generi di

comportamentose non la sola natura umana: e "ritmo" si chiamal'ordine del movimentomentre quello della voce

quando il tono acuto si equilibra con il gravesi chiama"armonia"eancoral'unione di questi due elementi si chiama

"danza corale". Dicevamo anche che gli dèiprovando pietà pernoici diedero come compagni nelle danze e nei cori

Apollo e le Museese ci ricordiamoin terzo luogoabbiamo detto ancheDionisio.

CLINIA: Come non ricordarlo?

ATENIESE: Del coro di Apollo e di quello delle Muse si è già parlato: oraè necessario parlare del terzo coro che ci

è rimastoovvero quello di Dionisio.

CLINIA: E come? Parla! Sarebbe assai assurdocosìad ascoltare tutt'a untratto questa cosache vi sia u n coro di

vecchi consacrato a Dionisiose è vero che per lui danzano in coro uominiche sono oltre i trenta e i cinquant'anni di

etàfino ai sessanta.

ATENIESE: Quello che dici è verissimo. Bisognaio pensofare un discorso aquesto propositoper spiegare qual è

la ragione per cui vi sia un coro così composto.

CLINIA: E dunque?

ATENIESE: Siamo d'accordo su quello che è stato detto prima?

CLINIA: Su che cosa?

ATENIESE: Sul fatto che ognunouomo o fanciullolibero o schiavomaschio ofemminae in sostanza l'intero

stato deve incantare se stessotutto se stessoincessantementecon quellecose che prima abbiamo espostomutandole

in qualsiasi modo e variandole del tuttosicché i cantori abbiano sempreun'insaziabile desiderio e un piacere per il

canto.

CLINIA: Come possiamo non consentire che si debba fare così?

ATENIESE: E questa che a nostro avviso è la parte migliore dello statocheè la più capace di persuadere i cittadini

per età e per intelligenzacom'è che compirà i beni più grandi cantandole cose più belle? Oppure trascureremo in modo

tanto sconsiderato questa parte che è decisiva per quanto riguarda i cantipiù belli e più utili?

CLINIA: Ma è impossibile trascurarlaproprio per quel che è stato dettoora.

ATENIESE: Quale sarà allora il comportamento più conveniente?

Vedete un po' se è questo.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Chiunqueinvecchia esita ogni volta di più a cantaree godesempre meno nel farloecolto dalla

necessitàtanto più si vergognerà quanto più è vecchio e saggio. O nonè così?

CLINIA: Sìè così.

Platone Le leggi

24

attenzione o discorso.

CLINIA: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: Non dovremmo allora direin base a quanto ora dettoche nonconviene affatto giudicare ogni

imitazione secondo il piacere e l'opinione non vera - e neppure ogni altrauguaglianza: infatti non è perché a uno sembri

o a un altro piaccia che l'uguale è uguale e il proporzionato proporzionatoin genere - ma solo e soprattutto sulla base

della verità e su nient'altro?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Non diciamo dunque che tutta la musica è rappresentativa emimetica?

CLINIA: Ebbene?

ATENIESE: Se uno sostenga che la musica si debba giudicare in base alcriterio del piacerenon dobbiamo per nulla

al mondo accettare questo discorsoe non è affatto da ricercare tale musicacome se fosse frutto di impegnose mai

esistama dovremo invece ricercare quella che possiede la sua somiglianza inrapporto all'imitazione della bellezza.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Quelli che ricercano il canto più bello non devonoa quanto parericercare la musa che offre piacere

ma quella autentica: infatti il valore dell'imitazionecome dicevamoconsiste nel realizzare l'oggetto imitato secondo la

sua esatta quantità e qualità.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: E a proposito della musica chiunque si troverà d'accordo nelsostenere che tutte le sue opere sono

imitazione e rappresentazione.

Su questo punto non saranno tutti d'accordopoetiascoltatori ed attori?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: A quanto pare bisogna conoscereriguardo a ciascuna operaciòche costituisce la sua essenzase non

si vuole sbagliare: se infatti non si conosce l'essenzache cosa mai essavuoleciò di cui essa è realmente immagine

difficilmente si potrà riconoscere se lo scopo che si era prefissato èstato correttamente raggiunto oppure non è stato

colto.

CLINIA: Difficilmente: e come no?

ATENIESE: E se non si conosce l'effettivo valorenon è vero che non sipotrà mai distinguere ciò che è buono da

ciò che è cattivo?

Ma non sto parlando in modo abbastanza chiaro: così forse mi esprimeròmeglio.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Vi sono innumerevoli rappresentazioni che possiamo cogliere con lavista.

CLINIA: Sì.

ATENIESE: Ebbenese si ignora che cos'è ciascuno dei corpi imitati in talirappresentazioni? Si potrà mai

riconoscere se la loro esecuzione è ben fatta? Voglio diread esempiosesi potrà sapere se sono state mantenute le

proporzioni numeriche del corpo e la disposizione delle singole partie sestando alcune sue parti in relazione con le

altrehanno conservato i loro reciproci rapporti secondo l'ordineconveniente - e anche i colori e le forme -oppure se

tutto ciò è stato fatto in modo confuso: vi sembra forse che possa maicomprendere tutto questo un tale che ignora come

sia fatto l'essere viventeoggetto di imitazione?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Se invece sapessimo che ciò che è stato raffigurato o modellatoè un uomoe che tutte le sue parti gli

sono state assegnate dall'artei colori come i contorni? Non è forsenecessario che chi conosce queste cose è anche

pronto a riconoscere se la composizione è bella oppure se essa manca dibellezza?

CLINIA: Tuttiper così direstranieroin tale circostanza saremmo ingrado di riconoscere la bellezza degli esseri

viventi.

ATENIESE: Quello che dici è giustissimo. E allora chi vorrà essere unsaggio giudice di ogni rappresentazione

imitativa - pittoricamusicaleo qualsiasi altra -non deve forse averequesti tre requisiti: primoconoscere l'oggetto in

questionequindi il suo valore in rapporto alla sua rappresentazioneeterzocapire se una rappresentazione qualsiasi

risulta ben realizzata con le parolele melodiee il ritmo?

CLINIA: Pare cosìdunque.

ATENIESE: Ma non possiamo rinunciare ad affermare quanto sia difficile talegiudizio quando riguarda la musica:

poiché essa viene celebrata in modo particolare rispetto alle altrerappresentazioniessa necessita di più attenzione

rispetto a tutte le rappresentazioni.

Chi infatti vi commette un errore può arrecare a se stesso un grandissimodanno abbracciando cattivi costumied è

difficilissimo che i poeti si rendano conto di questopoiché sono assaiinferiori rispetto alle stesse Muse. Mai le Muse

sbaglierebbero in modo tale da comporre parole per gli uominiassegnandovicolore e melodia che si adattano a donne

o così da comporre canto e movenze per uomini liberi armonizzandoli ai ritmidegli schiavi e di individui senza libertà

oancorain modo da comporre ritmi e movenze da uomo libero assegnando lorocanto o parole contrari a quei ritmi; ed

inoltre mai metterebbero insieme voci di animalidi uominidi organierumori di ogni generecome se volessero

imitare una sola cosa: i poeti umaniinveceintrecciando e mescolandoinsieme queste cose senza criteriofarebbero

ridere quegli uomini checome dice Orfeo(6) ebbero in sorte la felice etàdel godimento. Infatti essi vedono queste

cose mescolateed inoltre i poeti separano ritmo e movenza dal cantomettendo in versi le nude parolee d'altro canto

compongono melodia e ritmo senza paroleusando la nuda cetra e il flautoein questo caso è assai difficile riconoscere

Platone Le leggi

25

che cosa vogliono rappresentare ritmo e armonia senza parolee a quale delleimitazioni degne di considerazione siano

somiglianti. Ma è necessario rendersi conto che è assai grossolana talepropensione alla rapiditàe ad omettere le pause

che conviene porree alle voci di animalicosì da usare il flauto e lacetrasenza che vengano accompagnati dal coro o

dal cantoe l'uso dell'uno e dell'altro strumentosenza accompagnamentoèd'altra parte un prodigio che non riguarda

l'arte. Queste cose stanno allora in questi termini. D'altronde noi nonstiamo indagando le ragioni per cui chi abbia già

trent'anni o abbia superato la cinquantina non debba coltivare le Musema imotivi per cui debba coltivarle. E in base

alle cose dette mi sembra che il nostro discorso indichi ormai questa cosaecioè che coloro che hanno cinquant'anni e

ai quali convenga cantare debbano essere educati in modo migliore nell'artedel coro. è necessario che essi abbiano

eccellente sensibilità e conoscano alla perfezione i ritmi e le armonie: ocome potrebbero riconoscere l'autentico valore

delle melodiee a quale convenga il dorico e a quale non convengae se siagiusto o no il ritmo che il poeta vi ha

adattato?

CLINIA: In nessun modoè chiaro.

ATENIESE: Davvero ridicola è la gran folla che crede di riconoscere asufficienza ciò che nel ritmo e nell'armonia è

regolare e ciò che non lo èe si tratta di coloro che sono stati costrettia cantare accompagnati dallo strumento e a

muoversi secondo il ritmoma non si accorgono che fanno queste cose senzaconoscerne i singoli elementi. Ogni

melodia è infatti corretta se possiede ciò che deve possedereerrata sepossiede ciò che non è conveniente.

CLINIA: Necessariamente.

ATENIESE: E chi non conosce neppure gli elementi che compongono una melodiapotrà mai riconoscerecome

dicevamoil loro intrinseco valore?

CLINIA: E in che modo?

ATENIESE: Adesso mi pare che siamo giunti alla scoperta di questo fattoecioè che questi nostri cantori che ora

invitiamoein un certo sensocostringiamo a cantare con animo bendisposto devono essere stati educati fino al punto

in cui ciascuno di essi sia in grado di seguire la cadenza dei ritmi e lenote della musicain modo che esaminando le

armonie e i ritmisappiano scegliere quelli che sono convenienti e chedevono essere eseguiti da persone della loro età e

della loro condizionee così cantinoe cantando provino immediatamenteinnocui piacerie divengano guida per i più

giovani verso un giusto amore di onesti costumi. Raggiunto questo livello dieducazioneavranno in mano

un'educazione più accurata di quella che possiede la massa e di quella deipoeti stessi. Non vi è alcun bisogno che il

poeta conosca quel terzo requisitoe cioè se una rappresentazione è bellaoppure noma soltanto l'armonia e il ritmo:

quanto agli altriinveceessi devono conoscere tutti e tre i requisiti perscegliere l'opera più bellapreferendola a quella

che per bellezza è secondaperché altrimenti non potranno mai incantare igiovani come si deveguidandoli lungo la via

della virtù. E così abbiamo dettonei limiti delle nostre possibilitàciò che il discorso si proponeva all'inizioe cioè

dimostrare che valeva la pena venire in soccorso al coro di Dionisio:verifichiamo se questo è avvenuto. Capita che

un'adunanza del generequanto più si procede nel berediventi dinecessità sempre più turbolenta: e in principio

abbiamo premesso che ciò fosse inevitabile riferendoci a quelle riunioni dicui parliamo.

CLINIA: Necessariamente.

ATENIESE: Ed ognuno si sente più leggerosi esaltaè allegroha moltavoglia di parlare e non vuole ascoltare i

vicinie crede di essere diventato capace di guidare se stesso e gli altri.

CLINIA: Ebbene?

ATENIESE: E non dicevamo chequando si verificano fatti del generele animedei bevitoridiventando

incandescenti come ferrosi fanno più morbide e più teneresicchéavviene che si concedano docili a chi possa e sappia

educarle e plasmarleproprio come quand'erano giovani? E questo scultore nonè lo stesso di allorail buon legislatore

che deve stabilire leggi in materia di simposi le quali siano capaci di farsì che colui che è pieno di buone speranzee

audacee più sfrontato del necessarioe che non vuole sottostareall'ordine di fare silenzioe di parlaree di bere e di

cantare quando è il suo turnodivenga desideroso di fare tutto ilcontrario? Leggi checon l'ausilio della giustizia

oppongono a quell'audacia non bella che sempre si insinua la più bellapauraquel divino timore che chiamammo

pudore e vergogna?

CLINIA: è così.

ATENIESE: Custodi di queste leggi e loro collaboratori saranno gli uomini chenon si lasciano condizionare dai

tumultie i sobri guideranno quelli che sobri non sonosenza i quali èpiù pericoloso combattere l'ubriachezza che i

nemicise non si hanno delle guide capaci di mantenere la calma. E chi nonè in grado di voler obbedire a costoro e alle

guide di Dionisioche hanno oltre i sessant'anni di etàrecherà con séuguale e maggior vergogna di chi non obbedisce

alle guide di Ares.(7) CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Dunque se tale fosse l'ubriachezzatale il divertimentonontrarrebbero vantaggio questi bevitorie non

si separerebbero gli uni dagli altri più amici di primae non come ogginemicidopo che sono stati insieme per tutta la

riunione secondo le leggiseguendo i sobri quando guidavano coloro che nonlo erano?

CLINIA: Giustose fosse così come ora dici.

ATENIESE: Non disprezziamo più allora con tanta semplicità il dono diDionisiocome fosse malvagio e indegno

di essere accolto in uno stato. Altre coseinfattisi potrebbero passare inrassegna: ma si ha qualche esitazione a parlare

alla massa del più grande bene di cui ci fa donoper timore che sia maleinterpretato dagli uomini e non capiscano ciò

che di esso viene detto.

CLINIA: Che cosa vuoi dire?

ATENIESE: Si tratta di una leggendae nel contempo di una voce che inqualche modo si è diffusasecondo la

Platone Le leggi

26

quale egli fu privato del senno dalla matrigna Erae che allora comevendetta suscita le orge e ogni folle danza: e che

quindiproprio per questo motivoci avrebbe donato il vino. Ma lascio chequeste cose le dicano coloro che credono

che si possa parlare con sicurezza degli dèimentreper quanto miriguardaio so che ogni essere viventequando

nascenon è a quel livello di ragione che dovrebbe raggiungere quandogiunge al compimento della sua maturità: e in

quel tempo in cui non possiede ancora quell'intelligenza che è propria e lasua naturaè completamente follee grida in

modo scompostoe se riesce a sollevarsi in piedisalta in modo scoordinato.Ora ricordiamo che questicome dicemmo

sono i princìpi della musica e della ginnastica.

CLINIA: Lo ricordiamo. E come no?

ATENIESE: E non dicevamo che tali princìp i suscitavano in noi uomini lapercezione del ritmo e dell'armoniae

che fra gli dèi furono causa Apollole Musee Dionisio?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: E il vinoa quanto parefu datosecondo la comune credenzaagliuomini per vendettaper farci

impazzire. Noi ora invece diciamo che ci venne dato per una ragione oppostaperché l'anima acquistasse pudoree il

corpo la salute e la forza.

CLINIA: Hai ricordato benissimo il discorso che abbiamo fatto.

ATENIESE: E dunque abbiamo condotto a termine metà della trattazioneriguardante la danza corale: per quanto

riguarda l'altra metà possiamo trattarla o lasciarla perderea seconda dicome voi volete fare.

CLINIA: Che cosa vuoi diree come distingui le due parti?

ATENIESE: Il complesso della danza corale rappresentava per noi l'educazionenella sua interezzadi cui fanno

parteper quanto riguarda la vocei ritmi e le armonie.

CLINIA: Sì.

ATENIESE: D'altro cantociò che si riferisce al movimento del corpo avevain comune con il movimento della voce

il ritmocome elemento proprio la movenza. Il movimento della voceinveceaveva come elemento caratteristico la

melodia.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Alla voce che giunge sino all'anima educandola alla virtùnon soin che modo abbiamo dato il nome di

musica.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Per quanto riguarda quel movimento del corpo che abbiamo definitodanza di uomini che si divertono

se tale movimento si svolge con l'intento di educare il corpo alla virtùpossiamo chiamare ginnastica quell'arte di

guidarlo verso tale mèta.

CLINIA: Giustissimo.

ATENIESE: Per quanto riguarda la musicasi dica anche ora ciò che adessodicevamo che è stato trattato e svolto

come quasi metà della danza corale: quanto all'altra metàdobbiamo dirlao come dobbiamo comportarci?

CLINIA: Carissimostai discorrendo con Cretesi e Spartanie dunquedopoaver trattato la musicatralasciando la

ginnasticain quale modo pensi che potremo rispondere alla tua domanda?

ATENIESE: Direi che hai già risposto con sufficiente chiarezzainterrogandomi in questo modoe capisco che

questa domanda vale adesso come una rispostaanziun ordineperché siesponga l'argomento relativo alla ginnastica.

CLINIA: Hai capito benissimo. Allora fai così.

ATENIESE: Bisogna dunque fare così: d'altra parte non è affatto difficileparlarvi di una questione che conoscete

benedato che avete molta più esperienza di quest'arte che di quell'altra.

CLINIA: è vero quello che dici.

ATENIESE: Dunque il principio di questo divertimento si basa su quellanaturale abitudinepropria di ogni essere

viventedi saltellare. E l'uomocome dicemmodopo aver acquisito lapercezione del ritmofece nascere e generò la

danzae poiché la melodia richiamava e risvegliava il ritmolacombinazione reciproca di questi due elementi diede

luogo alla danza corale e al divertimento.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Ediciamouna parte di essa è già stata trattataquantoall'altra cercheremo di trattarla in seguito.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Prima stabiliamo una conclusione sull'uso smodato del vinoseanche voi siete d'accordo.

CLINIA: Cosa vuoi dire? E qual è questa conclusione di cui parli?

ATENIESE: Se uno stato praticherà con serie intenzioni la consuetudine dicui si è appena parlatosecondo le leggi

e l'ordinecome se praticasse un esercizio di temperanzae non si asterràdagli altri piaceri allo stesso modo e per la

stessa ragionee cioè per trovare un mezzo per dominarliquellaconsuetudinecoltivata in questo modopotrà risultare

utile per tutti: ma se per divertimento sarà possibile bere vino a chiunquelo vuolee quando lo vuolee con chi vuole

accompagnandosi a qualsiasi altra consuetudinenon darei il mio consensoenon riterrei che un cittadino o uno stato

come questi debbano far uso del vinoeandando oltre l'usanza di Creta e diSpartaaderirei alla legge dei Cartaginesi

per cui nessuno in guerra deve assaggiare tale bevandama durante tuttoquesto tempo bisogna bere acquae in città né

serva né servo mai deve assaggiare vinoné i magistrati nel corsodell'anno in cui sono in caricané i nocchieriné i

giudici nell'esercizio delle loro funzioniné chiunque si reca ad unimportante consiglio per prendere una decisionee

nessuno durante il giornose non per esercizio fisico o per malattiaeneppure di notte quandouomo o donnasi ha

intenzione di concepire dei figli. E si potrebbero citare molti altri casi incui chi ha un po' di intelligenza e una legge

Platone Le leggi

27

giusta non deve bere vino: sicchéin base a questo ragionamentouno statonon ha bisogno di molte vitie si dovranno

regolamentare anche tutte le altre colture nonché il tenore di vita deicittadinie la produzione di vino sarà quella che fra

tutte subirà le limitazioni più considerevoli e sarà prodotta in minimaquantità. Questastranierise siete d'accordosia

la conclusione del discorso sul vino che prima si è svolto.

CLINIA: Benesiamo d'accordo.

NOTE: 1) Dea egiziasorella e moglie di Osiride e madre di Oro. Il culto diquesta dea giunse in Grecia intorno al

quarto secolo a.C.

2) Esiodovissuto intorno al 700 a.C.ed autore della Teogoniae delleOpere e i giorni.

3) Mitico re di Ciprodivenne proverbiale per la sua ricchezza e bellezza.

4) Mitico re della Frigiacui è associata la celebre leggenda secondo laquale aveva espresso il desiderio che

qualunque cosa toccasse si trasformasse in oro.

5) Per questo mito cfr. Apollonio Rodiolibro 34; EuripidePhoenissae 638e seguenti; Pausanialibro 95;

OvidioMeramorphoseslibro 31 eseguenti.

6) Mitico cantore greco.

7) Dio greco della guerra.

Platone Le leggi

28

LIBRO TERZO

ATENIESE: Così stanno allora queste cose. E quale diciamo che sia statal'origine delle costituzioni politiche? Non

è forse da questa parte che la si potrebbe scorgere più facilmente e nelmodo migliore?

CLINIA: Da quale?

ATENIESE: Da quella parte donde è possibile ogni volta osservare ilprogredire e il mutarsi degli stati verso la virtù

o il vizio.

CLINIA: Da quale parte intendi dire?

ATENIESE: Credo che bisognerebbe porsi dalla parte della sconfinata lunghezzadel tempo e dai mutamenti che in

tale lasso di tempo avvennero.

CLINIA: Che cosa vuoi dire?

ATENIESE: Coraggio: da quando esistono gli stati e gli uomini che sonogovernati dalle costituzionicredi di poter

calcolare quanto tempo è trascorso?

CLINIA: Non è affatto facile.

ATENIESE: Sarà dunque immenso e incalcolabile?

CLINIA: Questo senz'altro.

ATENIESE: In tutto questo tempo non furono mille e più di mille gli statiche vennero alla lucee in numero non

inferioreanzisecondo la stessa proporzionequelli che vennero distrutti?E non sono stati dovunque amministrati da

ogni sorta di costituzione?

E ora da piccoli sono diventati grandie da grandi sono diventati piccoli? Eda migliori che erano sono diventati

peggiorie da peggiori migliori?

CLINIA: Necessario.

ATENIESE: Cerchiamo di capire la causa di questi mutamentise possiamo:forseinfattiessa potrebbe mostrarci la

prima origine delle costituzioni e il loro cambiamento.

CUNIA: Dici benee allora bisogna che ci disponiamo in modo che tu mostriciò che pensi riguardo a quellee noi ti

seguiamo.

ATENIESE: Vi sembra dunque che le antiche leggende contengano una certaverità?

CLINIA: Quali leggende?

ATENIESE: Quelle riguardanti i frequenti stermini degli uomini dovuti adinondazionia malattiee a molti altri

eventi ancoranel corso dei quali una piccola parte del genere umano riuscìa scampare.

CLINIA: Chiunque potrà prestare fede a queste credenze.

ATENIESE: Coraggioprendiamo in considerazione una delle molte distruzioniquella ad esempio che un tempo

avvenne a causa del diluvio.

CLINIA: E quale considerazione dobbiamo fare riguardo ad essa?

ATENIESE: Dobbiamo pensare che coloro che allora scamparono a quelladistruzione dovevano essere pastori delle

montagneultime e piccole scintille del genere umano che si sono salvatistando sui luoghi più alti.

CLINIA: è chiaro.

ATENIESE: è inevitabile che costoro non avessero esperienza di ogni altraartee di quei mezzi che nelle città gli

uomini escogitano gli uni contro gli altrie che sono volti al guadagno eall'ambizionee di tutte quante le altre

malvagità che essi intendono arrecarsi l'un l'altro.

CLINIA: è vero.

ATENIESE: Non dobbiamo supporre che le città edificate in pianura e pressoil mare venissero in quel tempo rase al

suolo?

CLINIA: Dobbiamo supporlo.

ATENIESE: Non diremo che in quell'occasione vennero distrutti tutti glistrumentie se qualcosa che riguardi l'arte

o la politica o qualsiasi altra forma di sapienzaera stato diligentementescoperto andò tutto quanto in rovina? Come

carissimosi sarebbe potuto scoprire qualcosa di nuovose tali cose fosserorimaste per tutto il tempo nella condizione

in cui sono disposte ora?

CLINIA: Questo significa che tali conoscenze rimasero celate agli uomini diallora innumerevoli volte e per migliaia

di annie sono mille o duemila anni che sono sorteed alcune si mostraronoa Dedalo(1) altre ad Orfeo(2) altre ancora

a Palamede(3) e quelle riguardanti la musica a Marsia (4) e ad Olimpoquelle concernenti la lira ad Anfione(5) e ad

altri tutte le altrele quali sono sorteper così direieri o l'altroieri.

ATENIESE: BenissimoCliniadato che hai tralasciato il tuo amico che èsenza dubbio nato ieri.

CLINIA: Alludi forse ad Epimenide?

ATENIESE: Sìproprio a lui: secondo voi egli superò di gran lunga tuttigli altri per quello che inventòamicoe ciò

che Esiodo con la parola aveva anticamente predetto nei fatti quello lorealizzòcome voi dite.

CLINIA: Sìlo diciamo.

ATENIESE: Possiamo allora dire che questa era la condizione umana quandoavvenne quella distruzione:

un'immensa e paurosa solitudinela maggior parte della terra abbandonatascomparsi tutti gli altri animalie

sopravvissuti soltanto pochi armenti e qualche capraein ogni casoanchequesti troppo scarsi perché i pastori

potessero vivere in quei tempi.

CLINIA: Certamente.

Platone Le leggi

29

ATENIESE: Ma dello statodella costituzionedella legislazionedi ciò checi ha fornito l'occasione per il discorso

attualeriteniamoper così direche sia rimasto almeno il ricordo?

CLINIA: Nient'affatto.

ATENIESE: Dunque da ciò che si trovava in tale condizione non deriva tuttoquanto è in nostro possesso: stati

costituzioniartileggimolti vizi e molte virtù?

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Crediamo forsecarissimoche gli uomini di allorache nonavevano esperienza dei molti beni che vi

sono nella città e del loro contrarioavessero realizzato la virtù e ilvizio?

CLINIA: Dici benee capiamo quello che vuoi dire.

ATENIESE: Dunque con il passare del tempo e con il moltiplicarsi della nostrastirpetutto è progredito sino a

giungere così com'è ora?

CLINIA: Giustissimo.

ATENIESE: Non all'improvvisoa quanto parema gradualmentein un ampiolasso di tempo.

CLINIA: Ed è assai conveniente che sia così.

ATENIESE: In tuttiio credoera ancora recente la paura che impediva discendere dai luoghi alti al piano.

CLINIA: E come no?

ATENIESE: E non erano lieti di vedersi in quel tempoper il fatto di essereun esiguo numero? E i mezzi di

trasporto con cui allora per terra e per mare si recavano gli uni dagli altrinon erano stati tutti pressoché distruttiper

così direinsieme alle arti? Credo allora che non fosse possibile che essisi mescolassero fra di loro: erano infatti

scomparsi il ferroil bronzoe tutti i metalli mescolati insiemesicchéla difficoltà di estrarli e di purificarli era assoluta

e vi era scarsità di provviste di legno. E se sui monti era rimasto qualchestrumentoconsumandosi rapidamente era

scomparsoe non era possibile realizzarne un altroprima che giungessenuovamente agli uomini l'arte dei metalli.

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Dopo quante generazioni pensiamo che questo sia avvenuto?

CLINIA: Dopo moltissimeè chiaro.

ATENIESE: E dunque anche tutte quelle arti che avevano bisogno del ferrodelbronzoe di tutti i metalli non

scomparvero per lo stesso lasso di tempoe anche più a lungoin quelperiodo?

CLINIA: E allora?

ATENIESE: E allora sedizioni e guerre in quel tempo erano scomparse.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Prima di tutto quegli uomini si amavano e usavano benevolenza gliuni verso gli altri a causa della loro

solitudinein secondo luogo il nutrirsi non rappresentava per loro motivo dicontesa. I pascoli non mancavanose non in

principio per alcunie soprattutto dei pascoli in quel tempo vivevano: nonmancavano affatto né latte né carnee inoltre

andando a caccia si procuravano un non vile né scarso nutrimento. Ed eranoforniti di vestitidi copertedi casee di

vasi da mettere sul fuoco e da usare in altro modo: le arti plastiche etessiliinfattinon hanno affatto bisogno del ferro

e un dio le donò perché procurassero agli uomini tutto ciò che si èappena dettoe perché quando il genere umano

venisse a trovarsi in simili difficoltà avesse come un germoglio per potersisviluppare. Essi non erano del tutto poverie

la povertà non li costringeva ad essere ostili fra loro: ma non eranoneppure ricchipoiché non possedevano né oro né

argentoe questa era in quel tempo la loro condizione.

E quando in una comunità non convivono né ricchezza né povertànasconoin essa i più nobili costumi: e non vi

possono essere né violenzané ingiustiziané invidiené gelosie. Perqueste ragioni erano buoni e per quella che viene

definita semplicità: se ascoltavano qualcosa di bello o di bruttoritenenevanonella loro semplicitàche ciò che era stato

detto fosse verissimo e vi prestavano fede. Nessuno sapeva sospettare ilfalso abilmente come orama tenendo per vero

ciò che si raccontava degli dèi e degli uomini vivevano in questo modo:perciò erano tali quali noi ora li abbiamo

descritti.

CLINIA: Siamo d'accordo su queste cosecostui ed io.

ATENIESE: Non dobbiamo allora dire che molte sono state le generazionivissute in questo modoed erano meno

progrediti di quelli che vissero prima del diluvio e di quelli che vivonoadessoe più ignoranti rispetto alle altre arti che

sarebbero comparsee alle arti della guerrasia quelle che ora si praticanoper terra e per maresia anche quelle che si

esercitano solo nelle città e che prendono il nome di processi e sedizionidove si escogitano tutti gli espedienticon le

parole e con i fattiper farsi vicendendevolmente del male e per compiereingiustizie? Non possiamo dire anche che

quegli uomini di allora erano d'animo più semplicee più valorosie piùsaggie sotto ogni aspetto più giusti? La

ragione di queste cose l'abbiamo già detta.

CLINIA: Dici bene.

ATENIESE: Tutto questo sia da noi dettoe quanto seguirà ancora si dica perquesta ragionee cioè per capire quale

bisogno delle leggi avevano quegli uomini di allorae qual era il lorolegislatore.

CLINIA: Hai detto bene.

ATENIESE: E dunque non è forse vero che quelli non avevano bisogno dilegislatorie nulla di simile è solito

sorgere in quei tempi?

Coloro che vivono in questo periodo di tempo non possiedono la scritturamavivono seguendo i costumi e le leggi

che si dice che siano dei padri.

CLINIA: è verosimile.

Platone Le leggi

30

ATENIESE: E questa è già una forma di costituzione politica.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Mi sembra che tutti chiamano signoria la costituzione politica diquel tempo e che ancora adesso viene

attuata in molti luoghie presso i Greci e presso i barbari. Omero sostieneche essa si ritrova nel governo dei Ciclopi

quando afferma: «Essi non hanno assemblee che danno consiglio né leggimavivono sulle cime di altissimi monti in

profonde cavernee ciascuno stabilisce leggi sui figli e sulle donnee nonsi occupano l'uno dell'altro». (6) CLINIA: Mi

pare che questo vostro poeta sia davvero elegante. E noi abbiamo letto altrisuoi passi di grande acutezzaanche se non

moltiper la verità: noi Cretesiinfattinon coltiviamo molto la poesiastraniera.

MEGILLO: Noi invece la leggiamoe ci sembra che Omero domini i poeti del suogenereanche se ogni volta

descrive la vita ionica più di quella della Laconia. Ora però mi pare cherenda una valida testimonianza a sostegno del

tuo discorsoavendo imputatomediante il mitoalla feroce natura selvaggiai loro antichi modi di vita.

ATENIESE: Sì. Rende questa testimonianzaed anzipossiamo ritenerlo comeuna fonte ch e ci indica che tali

costituzioni sono in quel tempo esistite.

CLINIA: Bene.

ATENIESE: E queste costituzioni non nascono forse da questi uomini dispersiin famiglie e stirpi da una terribile

situazione causata dalle distruzionicostituzioni in cui i più vecchi hannoil potereil quale è loro derivato dal padre e

dalla madree gli altriseguendolì come fanno gli uccelli formano un sologreggee sono retti dalle leggi paterne e

governati dal governo più giusto di tutti i governi?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Dopo di che si riuniscono in comunità più numeroseformandoorganismi politici più grandie si

rivolgono dapprima alla coltivazione dei campi che si trovano ai piedi delmontee costruiscono intorno dei muri di

cintacome di siepeper proteggersi dalle fiererealizzando una solagrande dimora comune.

CLINIA: è verosimile che le cose stiano in questi termini.

ATENIESE: Ebbene? E questa cosa non è verosimile?

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Che questi organismi familiari più grandi si svilupparono grazie aquei primi e più piccoli organismie

ciascuno dei più piccoli era presente con la propria stirpeavendo come suaguida il più anziano e portando con sé

alcune proprie usanzeper il fatto di essere vissuti separati gli uni daglialtri; e avendo avuto antenati ed educatori

diversi fra lorodiversi erano stati anche i rapporti che avevano instauratocon gli dèi e fra di loropiù disciplinati quelli

di coloro che discendevano da antenati più disciplinatipiù virili quellodei progenitori più virili. E in questo modo

ciascun organismo formò i figli e i figli dei figli secondo le proprieconcezioniecome dicevamoentrarono a far parte

della comunità più grande con le proprie norme particolari.

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Ed è inevitabile che a ciascuno sono più gradite le proprie normee si preferiscono a quelle degli altri.

CLINIA: è così.

ATENIESE: A quanto pare senza accorgecene siamo giunti all'origine dellalegislazione.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Dopo di che è allora necessario che tutti costoro che si sonoriuniti in una comunità scelgano alcuni di

loroi qualiesaminate le norme di ciascun gruppomostrino con chiarezzaai capi e ai condottieri dei popoli come si

farebbe coi requelle norme che secondo loro sono le più adatteper quantoriguarda il comune interessee le affidino

loro perché siano discusse.

E quelli verranno chiamati legislatorie stabiliranno dei magistratiedalle signorie formeranno l'aristocrazia o anche

una monarchiae governeranno nel corso di questo cambiamento dellacostituzione.

CLINIA: Le cose non possono che succedersi in tale sequenza.

ATENIESE: Diciamo che la terza forma di costituzione politica è quella incui si incontrano ogni specie di

costituzioni e di statie i loro peculiari comportamenti.

CLINIA: Qual è questa forma?

ATENIESE: Quella che segue la secondae che Omero ha contrassegnatoaffermando che la terza era così. Ed egli

disse: «Fondò Dardaniaché la sacra Ilio non ancora in pianura era stataedificatacittà di uomini mortaliche ancora

abitavano le falde dell'Ida dalle molte sorgenti».(7) In questi versi e inquelli riguardanti i Ciclopi egli parla

esprimendosi come un dioseguendo la natura delle cose.

Divina è infatti la stirpe dei poeticantando inni ispiratiogni voltariesce a cogliere la verità di molti fatti con l'aiuto

delle Grazie e delle Muse.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Procediamo ancora innanzi in questo mito che ora si è presentatoai nostri occhi: forse potrebbe

indicare qualcosa che ha ache fare con il nostro intento. O non dobbiamo farecosì?

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Ilio fu fondatadicevamoquando gli abitanti scesero dai monti inuna grande e bella pianurasu di un

colle non troppo altoe ricco di molti fiumi che sorgevano dalle sommitàdell'Ida.

CLINIA: Così dicono.

ATENIESE: Non pensiamo che ciò sia avvenuto molto tempo dopo il diluvio?

CLINIA: E come non potrebbe essere avvenuto molto tempo dopo?

Platone Le leggi

31

ATENIESE: A quanto pare si trovava allora presso di loro un terribile obliodella distruzione di cui ora stiamo

parlandoquando in tal modo fondarono la città collocandola vicino a moltifiumi che scorrevano dalle alturefidandosi

di luoghi non eccessivamente alti.

CLINIA: è chiaro che un periodo di tempo assai lungo doveva separarli daquel fatto.

ATENIESE: E molti altri statiio credovenivano ormai fondatimoltiplicandosi la popolazione umana.

CLINIA: E allora?

ATENIESE: E questi stati ad un certo punto mossero guerra contro Ilioeforse per marepoiché tutti ormai

solcavano il mare senza paura.

CLINIA: Può essere.

ATENIESE: E rimasti là dieci annigli Achei distrussero Troia.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Dunque in questo periodo di tempoche durò appunto dieci anniincui Ilio venne assediataaccaddero

molte sventure all'interno di ciascuno degli stati assedianti causate dallerivolte dei giovani che non accolsero bene e

neppure secondo giustizia i soldati che giungevano nei loro stati e nelleloro caseal punto che vi furono innumerevoli

mortiuccisionie fughe: e i fuggitivi fecero ritorno cambiando nomee sichiamarono Dori anziché Acheipoiché Doro

raccolse quelli che allora erano fuggiti.(8) E tutti questi miti che voiSpartaniraccontate ed esponete in modo

completohanno origine da questo punto.

MEGILLO: Ebbene?

ATENIESE: Ora siamo nuovamente ritornaticome per un intervento divinoaquel punto da cui in principio ci

eravamo discostatiquandodiscorrendo sulle leggici siamo imbattuti nellamusica e nell'uso smodato del vino. Ed è

proprio il discorso che ci offre l'occasione di tornare al punto di partenza:infatti esso è giunto alla fondazione dello

stato spartanoche voi avete detto che si trattò di una giusta fondazionee a Cretale cui leggi sono come sorelle. Ora

grazie a questo divagare del discorso abbiamo tratto un certo guadagnopoiché abbiamo passato in rassegna alcune

costituzioni politiche e fondazioni di stati: abbiamo visto una prima formadi statouna secondae una terza checome

crediamovennero fondate l'una dopo l'altra nel corso di sconfinati spazi ditempo. In questo momento si impone alla

nostra attenzione un quarto statoo se volete un popoloche un tempo fufondato e ancora adesso si regola su quei

princìpi. Se dunque da tutte queste cose possiamo capire che cos'è che fubene o male regolatoe quali l eggi conservano

ciò che viene conservato e quali invece distruggono ciò che vienedistruttoe quali cambiamenti potrebbero rendere

felice uno statoo Megillo e Cliniabisogna riprendere tutte queste cosedal principiose non vi è nulla da obiettare nei

discorsi che abbiamo fatto.

MEGILLO: Se dunquestranieroun dio ci promettesse chericominciandoun'altra volta l'indagine sulla

legislazionenoi ascolteremmo discorsi non peggiori né meno estesi diquelli che abbiamo fatto oraio vorrei percorrere

un lungo camminoe il giorno presente mi parrebbe breve. Eppure si è vicinia quel periodo in cui il dio volge la

stagione estiva in quella invernale.

ATENIESE: Dobbiamo compierea quanto parequesta indagine.

MEGILLO: Senza dubbio.

ATENIESE: Andiamo con il pensiero a quel tempo in cui SpartaArgoe Messenee le loro terre erano passate

nelle mani dei vostri antenatiMegillo: dopo questi fattiparve loroopportunocome dice il mito(9) dividere l'esercito

in tre partie fondare tre statiArgoMessenee Sparta.

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: E Temeno diventò re di Argo(10) di Messene (11) CresfontediSparta Prode ed Euristene.

MEGILLO: Come no?

ATENIESE: E tutti in quel tempo giurarono di soccorrersise qualcuno fossevenuto a distruggere il loro regno.

MEGILLO: Ebbene?

ATENIESE: Si dissolve un regnoper Zeuso si è mai dissolto un governoper causa di altri piuttosto che per causa

degli stessi governanti che lo detengono? O non è vero che proprio oraimbattendoci poco fa in questi discorsiabbiamo

stabilito queste cose di cui forse ora ci siamo dimenticati?

MEGILLO: E come sarebbe?

ATENIESE: Dunque ora rafforzeremo ancora di più questo punto: essendociimbattuti in eventi che sono realmente

avvenutia quanto paresiamo ritornati allo stesso discorsosicché nonfaremo una ricerca su di un argomento

inesistentema su ciò che avvenne e che si fondò sulla verità. Accadderoqueste cose: le tre monarchie strinsero un

giuramento con i tre stati loro sudditisecondo le leggi comuni che essiavevano stabilito e che riguardavano il rapporto

fra governanti e sudditigli uni impegnandosi a non rendere più violento ilcomando con il passare del tempo e delle

generazionigli altrisempre che i governanti mantenessero queste promesseimpegnandosi a non far cadere quel potere

e a non permettere ad altri di farloeinoltrei re giurarono di venire insoccorso ai re e ai popoli vittime di soprusie i

popoli a loro voltadi venire in aiuto ai re e ai popoli vittime diingiustizie.

O non è così?

MEGILLO: Sìè così.

ATENIESE: Dunque questo non era forse l'elemento più importante nellaformazione delle costituzioni politiche e

nella legislazione di quei tre statisia che fossero i re a dare le leggisia che fossero altri ancora?

MEGILLO: Quale elemento?

ATENIESE: Il fatto che vi erano sempre due stati pronti ad accorrere insoccorso di quel terzo che disobbedisse alle

Platone Le leggi

32

leggi stabilite.

MEGILLO: è chiaro.

ATENIESE: E la maggioranza ordina ai legislatori di stabilire leggi tali chepossano essere accolte di buon grado dai

popoli e dalle massecome se si ordinasse ai maestri di ginnastica o aimedici di curare e di guarire piacevolmente i

corpi che sono oggetto di cure.

MEGILLO: Senza dubbio.

ATENIESE: Ma spesso ci si deve accontentare se i corpi possono riacquistarevigore e salute con un dolore non

eccessivo.

MEGILLO: Certo.

ATENIESE: Anche questo non era un elemento di scarsa importanza per renderepiù facile l'istituzione delle leggi.

MEGILLO: Quale?

ATENIESE: Il fatto che quei legislatori non erano oggetto di feroci critichecercando di fondare una certa

uguaglianza dei beni; e queste critiche prendono corpo in molti altri statiche sono regolati da una costituzionequando

qualcuno cerca di riformare il possesso della terra e di annullare i debiticonsiderando che senza queste riforme non si

potrebbe conseguire adeguatamente l'uguaglianza.

Allora ognuno si oppone al legislatore che tenta di promuovere questeriformedicendo di non muovere ciò che non

si può muoveree maledice contro chi introduce nuove divisioni della terrae la rescissione dei debitiin modo che ogni

legislatore si trova in grande difficoltà. Ma per i Dori anche questo andòbene e non suscitò critichee infatti si divisero

la terra senza entrare in controversiee i debiti non erano enormi od'antica data.

MEGILLO: Vero.

ATENIESE: Perché alloracarissimifinirono così male la loro costituzionee il complesso delle loro leggi?

MEGILLO: Che cos'è che rimproveri e in che modo?

ATENIESE: Il fatto cheessendoci tre statidue di essi distrusserorapidamente la loro costituzione e le leggie

l'unico che rimase fu proprio il vostro stato.

MEGILLO: Non è certo facile quello che domandi.

ATENIESE: Ma bisogna che indagando ed esaminando tale questione in questomomentogiocando al gioco delle

leggiun saggio divertimento proprio dei vecchipercorriamo la strada senzaaffaticarcicome abbiamo detto quando

abbiamo intrapreso il cammino.

MEGILLO: Ebbene? Bisogna fare come dici.

ATENIESE: E quale più bella indagine potremmo fare intorno alle leggi diquesta che si occupa di quelle leggi che

regolarono questi stati? Di quali stati più illustri e anche più grandiprenderemo in esame la fondazione?

MEGILLO: Non è facile citarne altri che sostituiscano questi.

ATENIESE: è chiaro che quegli uomini pensavano che una simile compagine distati doveva garantire un'adeguata

difesa non solo al Peloponneso ma anche a tutti i Grecise qualche barbarovolesse recare offesacosì come allora quelli

che abitavano ad Iliofidando nella potenza assira che era sorta con Ninodivennero insolenti e suscitarono la guerra di

Troia. Non era infatti di poca importanza quel che si era conservato dellastruttura di quella potenza: come ora temiamo

il Gran Reanche in quel tempo si temeva quella compatta alleanza. La grandeaccusa nei loro confronti consisteva

nella seconda presa di Troiaquando essa faceva parte del loro impero.Contro tutte queste forze venne allestito un

esercito solodiviso allora in tre parti come i tre statie comandato daitre re fratellifigli di Eraclechea quanto

sembraera ben studiato e ordinatosuperiore a quello che si era recato aTroia. Prima di tutto si riteneva di avere negli

Eraclidi condottieri migliori dei Pelopidi(12) in secondo luogo si pensavache quest'esercito superasse in virtù quello

che si era recato a Troia: questi infatti erano vincitorimentre quelligliAcheierano stati vinti dai Dori. Non dobbiamo

allora pensare che quelli si prepararono sulla base di una simileconsiderazione?

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: è dunque anche verosimile che essi ritenessero stabile questa loropotenza e capace di durare per molto

tempoché avevano condiviso insieme molte fatiche e pericoligovernaticom'erano da re fratelli di una sola stirpeed

inoltre poiché avevano consultato molti indovinie fra gli altriancheApollo di Delfo?

MEGILLO: Come non potrebbe essere verosimile?

ATENIESE: E questa potenza considerata così grande caddea quanto pareinquel tempo e assai velocementefatta

eccezionecome dicevamoper quella piccola parte del vostro paesee chefino ad ora non ha mai smesso di combattere

contro le altre due parti: perché se quella armonia di intenti che allora siera realizzata fosse rimasta unitaavrebbe

formato in guerra una potenza irresistibile.

MEGILLO: Come no?

ATENIESE: Come e perché si dissolse? Non è degno di attenzione indagarequale sorte abbia annientato un

apparato così antico e così importante?

MEGILLO: Sarebbe inutile guardare altrovevolendo trascurare queste coseper vedere se vi sono altre leggi o

costituzioni che siano in grado di conservare belle e grandi istituzionioal contrariodi mandarle del tutto in rovina.

ATENIESE: A questo punto mi pare che ci siamo fortunatamente messi sullastrada di una indagine adeguata.

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: Dunquecarissimoanche noi ora non ci siamo forse sbagliaticometutti gli uominiritenendo che

ogni volta che vediamo una nobile istituzionerealizzata in modo splendidoquesto sia dovuto al fatto che qualcuno

sappia servirsene bene e in modo appropriatoe che quindi noi adesso propriosu di essa non abbiamo pensato

Platone Le leggi

33

correttamentené secondo quella che è la sua naturae così tutti nonriflettono correttamente su tutte le altre cose

quando riflettono in questo modo?

MEGILLO: A che cosa alludi? E a proposito di che cosa dobbiamo dire che tuhai fatto questo discorso.

ATENIESE: Amico mioora ho preso in giro me stesso. Avendo infatti rivoltola mia attenzione a quell'esercito di

cui abbiamo parlatomi parve che fosse assai bello e capace di procuraresplendide ricchezze ai Grecisecome dicevo

qualcuno fosse stato allora capace di utilizzarlo bene.

MEGILLO: Allora tu non hai parlato bene e in modo saggio di tutte queste cosee noi in modo non assennato ti

abbiamo approvato?

ATENIESE: Forse: e io rifletto sul fatto che chiunquequando vede unqualcosa di grandioso e dotato di molta

potenza e forzaprova immediatamente questa impressioneper cui se chipossiede questa cosa così importante sapesse

servirsenerealizzerebbe molte imprese meravigliose e sarebbe felice.

MEGILLO: E questo non è giusto? O come dici?

ATENIESE: Considera qual è l'aspetto cui deve prestare attenzione chi elogiaqualsiasi cosase vuole far questo in

modo corretto: prima di tuttoriferendoci alla questione di cui stiamoadesso parlandose quelli che allora ordinarono

l'esercito avessero saputo disporlo in modo convenienteavrebbero potuto inqualche modo sfruttare l'occasione? Non

forse se lo avessero solidamente ordinato e lo avessero mantenuto tale per iltempo futuroin modo da restare essi stessi

liberi e di comandare tutte le altre genti che volesseroe di compiereessistessi e i loro discendentitutto ciò che

volessero a tutti gli altri uominiGreci e barbari che fossero? Nondovrebbero meritarsi lodi per questo?

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: E un tale che veda una grande ricchezzae onori che rendonosuperiore una famigliae altre cose di

questo generee dica le stesse parole di lodenon le dice pensando aquestoe cioè che con quei mezzi si potranno

realizzare tutte le cose che si desideranoe la maggior parte di esse equelle più degne di considerazione?

MEGILLO: Mi pare.

ATENIESE: Coraggionon vi è forse un desiderio comune a tutti gli uominiche ora è stato messo in evidenza da

queste parolecosì come lo stesso discorso afferma?

MEGILLO: E qual è?

ATENIESE: Il desiderio che le cose avvengano secondo quanto è statopredisposto dalla nostra animatutte quante

se possibileoaltrimentialmeno quelle umane.

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: Se tutti vogliamo sempre una cosa del genereda quando siamogiovani fino a quando siamo vecchi

non sarà inevitabile che proprio questo sia incessantemente l'oggetto dellenostre preghiere?

MEGILLO: Come no?

ATENIESE: E pregheremo insieme ai nostri cari perché le loro preghierevengano esaudite.

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: E il figlio è caro al padreegli che è un bambino all'uomoadulto.

MEGILLO: Come no?

ATENIESE: E di quelle cose che il figlio si augura che si avverinomolte ilpadre scongiurerà gli dèi perché non

avvengano affatto secondo le preghiere del figlio.

MEGILLO: Parli di un figlio che è ancora privo della ragione e che pregaancora da bambino?

ATENIESE: E quando il padreessendo vecchio o anche troppo giovanee nonavendo cognizione del bene e del

giustoprega con grande fervore trovandosi in condizioni simili a quelle incui si trovava Teseo nei confronti di Ippolito

(13) che fece una misera finee il figlio invece abbia cognizione di questecosealloratu crediil figlio pregherà

insieme al padre?

MEGILLO: Capisco quello che stai dicendo. Mi sembra che tu voglia dire chenon si deve pregare e desiderare che

tutto segua il nostro volerema piuttosto che sia il nostro volere a seguirel'intelligenza: lo stato ed ognuno di noi deve

pregare e sforzarsi in ogni modo di possedere dunque la mente.

ATENIESE: Sìe mi viene in mente che l'uomo politico che è legislatoredeve sempre tenere presente questo

principio quando stabilisce gli ordinamenti delle leggi; e ora vi ricordosenon abbiamo dimenticato quanto abbiamo

detto all'inizioche secondo il vostro precetto era necessario che il buonlegislatore disponesse tutto il complesso delle

leggi in funzione della guerramentre io sostenevo che tale precettoindirizzava le leggi verso una sola virtù - ed esse

sono quattro -mentre bisognava tenerle tutte presentee soprattuttoe perprimaquella che è guida di tutta la virtùe

cioè la prudenzae l'intelletto e l'opinioneinsieme all'amore e aldesiderio che ad essi si accompagnano.

Il discorso è così giunto di nuovo allo stesso puntoed io che parlo oradico di nuovo ciò che dicevo alloraper

scherzose voleteo seriamentee cioè che è pericoloso far voti se si èprivi dell'intellettoe che avviene il contrario di

quel che si vuole.

E se volete assicurarvi che io parlo seriamenteassicuratevi pure: prevedosicuramente che voi ora scoprirete

seguendo quel ragionanto che poco fa abbiamo espostoche la causa dellarovina di quei re e di tutto quello che loro

concepirono non fu la viltà né il fatto che i capi e quanti dovevanoobbedire non conoscevano a fondo le cose della

guerrama quei regni andarono in rovina a causa di tutti i loro viziesoprattutto per l'enorme ignoranza intorno alle

questioni umane. E che queste cose sono avvenute in questo modo allora eanche adessose avvengonoe non altrimenti

avverranno nel tempo futurose voletecercherò di scoprirloprocedendonel discorsoe di mostrarloper quanto mi è

possibilea voi che siete amici.

Platone Le leggi

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CLINIA: Stranierolodarti a parole è cosa troppo molestae dunque lofaremo con i fatti: seguiremo volentieri le tue

paroleed è in questo caso che l'uomo libero manifesta assai bene ciò cheapprova e ciò che non approva.

MEGILLO: BenissimoCliniae facciamo come dici.

CLINIA: Sarà cosìse il dio lo vuole. Avantiparla.

ATENIESE: Diciamo dunqueprocedendo lungo la strada che ancora ci resta dapercorrere del nostro discorsoche

la più grande ignoranza annientò allora quella potenzae che ancora adessodetermina questa stessa conseguenzasicché

il legislatorese le cose stanno cosìdeve sforzarsi di ingenerare neglistatisecondo le sue possibilitàun'assennata

prudenzalevando viaper quanto gli è possibilela stoltezza.

CLINIA: è chiaro.

ATENIESE: Qual è quella che si deve giustamente definire la più grandeignoranza? Vedete se siete d'accordo

anche voi con quello che dico: io propongo una definizione di questo genere.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Quella secondo cui un taleritenendo una cosa bella o buonanonla amama la detestamentre

predilige e brama ciò viene ritenuto malvagio ed ingiusto. Dunque io dicoche questa dissonanza di piacere e dolore con

l'opinione conforme alla ragione costituisce il caso più estremo diignoranzae il più graveperché occupa la parte più

ampia dell'anima: infatti il soffrire e il godere sono in essa come popolo emassa sono nello stato.

E quando l'anima si oppone alla conoscenzaall'opinionee alla ragionecheper natura sono preposte al comando

chiamo questo atteggiamento stoltezzae la stessa cosa avviene in uno statoquando la massa non obbedisce ai

governanti e alle leggieancoranel singolo individuoquando i beiragionamenti che si trovano nell'anima non fanno

nulla di più che essercima in realtà avviene tutto il contrario di quelloche essi dicono: e tutte queste forme di

ignoranza io le considero fra le più sconvenienti per lo stato e per isingoli cittadinie non certo quella degli artigianise

capitestranieriquello che voglio dire.

CLINIA: Capiamoamicoe siamo d'accordo con quello che dici.

ATENIESE: Pertanto si stabilisca questoproprio come è stato fissato edefinitoe cioè che ai cittadini che vivono in

una simile ignoranza non conviene affidare alcun poterema si devonorimproverare per il fatto di essere ignoranti

anche se siano in grado di ragionare assai bene e siano esercitati in ognisorta di sottigliezza o in tutto ciò che per natura

favorisce l'agilità dell'animamentre quelli che sono il contrario diquesti bisogna chiamarli sapientianche seper così

direnon sanno scrivere né nuotaree si deve affidare loro il potere comea persone assennate. Comeamicipotrebbe

esserci una forma anche minima di assennata prudenza senza l'armonia? Non èpossibilema si può assai giustamente

dire che la più bella e la più grande delle armonie sia la più grandesapienzadi cui è partecipe chi vive secondo ragione

mentre chi ne è privo distrugge la propria casa e non può affatto salvarelo statoma appare ogni volta tutto il contrario

essendo appunto ignorante. Tali cose siano dunque dette e stabilite cosìcome si è detto un momento fa.

CLINIA: Sia stabilito così.

ATENIESE: è necessario che negli stati vi siano governanti e governati.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ebbene: quali e quanti sono i princìpi del governare e dell'essergovernati nei grandi stati come in

quelli piccoli e nelle famiglie? Non è forse vero che uno di essi riguardail padre e la madre? E non è ovunque un giusto

principio che i genitori debbano esercitare il comando assoluto sui figli?

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: A questo segue il principio per cui coloro che sono nobili pernascita comandano coloro che non sono

nobili: e a questi due segue il terzo secondo cui i più vecchi devonocomandaree i più giovani devono essere

comandati.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Il quarto dice che gli schiavi devono esser comandatie i padronidevono comandare.

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Il quintoio credoche il più forte deve comandaree il piùdebole deve essere comandato.

CLINIA: è del tutto inevitabile questa forma di comando di cui tu parli.

ATENIESE: Ed è quella cheper naturasi ritrova in più larga misura fragli esseri viventicome disse un giorno il

tebano Pindaro.(14) Ma il più importantea quanto paredei princìpi è ilsestoche prescrive all'ignorante di seguiree

al saggio di guidare e di comandare. E questoo sapientissimo Pindarononpotrei dire che si verifichi contro naturama

secondo naturaperché il comando della legge vale per chi lo accettavolontariamentee non è per natura violento.

CLINIA: Quello che dici è giustissimo.

ATENIESE: Citando ancora una forma di comando caro agli dèi e fortunatociavviciniamo alla sortee diciamo

che è assai giusto che comandi chi è stato scelto da leimentre colui alquale essa si è opposta si ritiri e obbedisca.

CLINIA: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: «Vedilegislatore»potremmo dire per scherzo ad uno di quelliche si accingono a stabilire le leggi con

troppa faciloneria«quanti sono i princìpi c he riguardano i governantiecome per loro natura sono opposti fra di loro?

Ora infatti noi abbiamo scoperto una fonte di sedizioni che tu devi curare.Per prima cosa considera con noi come e

perché i re di Argo e di Messenecontravvenendo a questi princìpidistrussero se stessi e insieme la potenza dei Greci

davvero mirabile in quel tempo. Non erano forse all'oscuro di quel giustodetto di Esiodo secondo il quale "la metà è più

del tutto"? (15) Quando prendere il tutto è dannosoe la metàinveceè segno di moderazioneallora Esiodo ritenne che

il moderato è meglio di ciò che è eccessivoessendo migliore del secondoche appunto è peggiore.

Platone Le leggi

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CLINIA: Giustissimo.

ATENIESE: Dobbiamo forse pensare che una corruzione del genere coinvolga ognivolta i re prima dei popoli?

CLINIA: Naturalmente questo è un male che colpisce soprattutto i re chevivono nell'arroganza e nello sfarzo.

ATENIESE: Non è dunque chiaro che i re di allora patirono dapprima questomalequello cioè di andare oltre le

leggi stabilite e di non essere coerenti con se stessiriguardo a ciò checon le parole e i giuramenti avevano approvatoe

che la mancanza di armonia checome diciamoè la forma più grave diignoranzaprendendo le sembianze della

sapienzamandava in rovina tutte quelle cosea causa della discordanza e diun'amara mancanza di armonia?

CLINIA: Così pare.

ATENIESE: Bene. E quali misure doveva allora adottare il legislatore perguardarsi dal sorgere di questo male? Per

gli dèinon ci vuole ora una grande saggezza per riconoscere questa cosaenon è difficile da dirsi: ma se in quel tempo

fosse stato possibile prevederlochi lo avrebbe previsto non sarebbe statopiù sapiente di noi?

MEGILLO: Che cosa vuoi dire?

ATENIESE: Considerando ciò che è avvenuto presso di voiMegillooggi èfacile saperee sapendolodire ciò che

allora bisognava che avvenisse.

MEGILLO: Parla più chiaramente.

ATENIESE: In questo modo sarò forse chiarissimo.

MEGILLO: Quale modo?

ATENIESE: Se si dà di più a ciò che richiede di menoandando oltre lamisuravele alle navi e nutrimento ai corpi

e potere alle animetutto viene sconvoltoe per l'esuberanza i corpi vannoincontro alle malattiee le anime

all'ingiustizia che è figlia della tracotanza. Che cosa mai vogliamo dire?Forse questoe cioè che non esistecari amici

natura d'anima mortale che possa mai reggere il supremo potere fra gliuominise essa è giovane ed irresponsabilein

modo che la sua mente non sia del tutto occupata dalla più grave malattiala stoltezzae non abbia l'odio degli amici più

stretticosa chequando avvienedistrugge la sua mente e annulla tutta lasua potenza? Guardarsi da questo male

conoscendo la giusta misuraè proprio dei grandi legislatori. E adesso nonè difficile congetturare quanto avvenne

allora: pare le cose andarono così.

MEGILLO: Come?

ATENIESE: Vi era un dio che si preoccupava di voiil quale prevedendo ilfuturo fece nascere per voi una doppia

stirpe di re da una che erariducendola di più a giusta misura. Dopo di cheun uomola cui natura si era combinata con

una certa potenza divinavedendo che il vostro potere era piuttosto accesounì il moderato potere dei vecchi alla

superba forza della nobiltàe fece in modo che il potere dei ventottovecchi avesse lo stesso diritto di suffragionelle

questioni più importantidi quello dei re. Il vostro terzo salvatore(16)vedendo che il potere ribolliva ancora d'orgoglio

ed era intemperantecome un freno vi introdusse il potere degli eforiaccostandolo al potere della sorte: e per questa

ragione il potere regio che è presso di voirisultando composto di queglielementi che dovevano comporlo e possedendo

la giusta misuradopo aver salvato se stessofu causa di salvezza per glialtri. Poiché per Temeno e Cresfonte e per i

legislatori di allora - chiunque fossero quelli che stabilivano le leggi -nemmeno la parte di Aristodemo (17) si sarebbe

mai salvata: perché non erano abbastanza esperti di legislazione. Nonavrebbero mai pensato che una giovane anima si

sarebbe potuta tenere a bada con giuramentiquando essa avesse assunto unpotere da cui era possibile che scaturisse la

tirannide. E ora il dio ha indicato quale doveva e quale deve essere ilgoverno più stabile.

Il fatto che noi conosciamo queste cosecome si è già detto primanon èindice di sapienzaora che esse sono

avvenute - svolgere infatti delle considerazioni sull'esempio di ciò che èavvenuto non è per nulla difficile -ma se in

quel tempo vi fosse stato qualcuno in grado di prevedere queste cose e dicontemperare insieme i tre poterifacendone

uno soloallora avrebbe salvato tutto quello che di bello era stato pensatoin quel tempoe né l'esercito Persianoné

nessun altro esercito si sarebbe mosso alla volta della Greciadisprezzandoci come persone degne di scarsa

considerazione.

CLINIA: Quello che dici è vero.

ATENIESE: E si sono difesi in modo vergognosoClinia. E per vergognoso nonintendo dire che quelli di allora non

hanno vinto delle belle battaglie vincendo per terra e per mare. Ma è questociò che dico che allora fu vergognosoe

cioè cheinnanzituttodi quei tre stati uno solo difese la Greciamentregli altri due erano così corrotti dalla malvagità

che uno impedì anche a Sparta di prenderne le difesefacendole guerra contutta la sua forzal'altroche al tempo d ella

suddivisione aveva primeggiatolo stato di Argochiamato a respingere ilbarbaronon ascoltò né portò soccorsi. E chi

volesse ricordare i fatti che allora capitarono nel corso di quella guerrapotrebbe rimproverare alla Grecia molte cose del

tutto prive di dignità. E neppure direbbe bene colui che dicesse che laGrecia si difese: mase grazie al comune intento

di Ateniesi e di Spartani non fosse stata respinta la schiavitù cheincalzavale stirpi dei Greci sarebbero ormai tutte

mescolate fra loroquelle dei barbari con i Greci e quelle dei Greci con ibarbaricosì come adesso quelle stirpi su cui i

Persiani esercitano il loro dominiodisseminate e raccolte insiemevivonosciaguratamente disperse. Queste cose

Clinia e Megillodobbiamo rimproverare ai cosidetti uomini politici elegislatori di un tempoe anche a quelli attuali

perchéricercando le cause di quegli eventiscopriamo che cos'altro sidoveva fare al posto di ciò che si è fatto: ad

esempioanche in questo momento abbiamo detto che non bisogna stabilirepoteri troppo grandiné che non siano

contemperati da altri elementipensando che uno stato dev'essere libero edotato di intelligenza e coerente con se stesso

e che chi stabilisce le leggi deve legiferare tenendo presente questiprincìpi. Non meravigliamoci se proponendoci di

frequente certi scopiabbiamo detto che il legislatore deve legiferare invista di quellie che poi gli scopi proposti non ci

sembrano ogni volta gli stessi: ma bisogna calcolare chequando diciamo chebisogna prestare attenzione alla

Platone Le leggi

36

temperanzao all'intelligenzao all'amiciziaquesto fine non è diversoma è sempre lo stessoe non preoccupiamoci se

useremo molte altri termini come questi.

CLINIA: Cercheremo di fare cosìquando ritorneremo a questi d iscorsi: eora parla dell'amiciziadell'intelligenza e

della libertàe spiegaci a che cosa desideravi che il legislatore dovessemirarequando stavi per parlare.

ATENIESE: Ora ascolta. Vi sono due forme di costituzione che sono come duemadridalle quali non sarebbe

sbagliato dire che sono nate tutte le altre: e una di queste si puògiustamente chiamare monarchial'altra democraziae

la prima ha il suo punto più alto nella stirpe dei Persianil'altra qui danoi. Le altre come dicevorisultano dalla varia

unione di queste due. Bisogna dunqueed è anche necessarioche si prendaparte dell'una e dell'altrase è vero che

dovrà esserci libertà ed amiciziaaccompagnata dall'intelligenza: e questoè ciò che il nostro discorso vuole prescrivere

dicendo che uno stato non potrà mai essere ben governato se non prende partedi costituzioni come queste.

CLINIA: E come potrebbe infatti?

ATENIESE: Poiché l'una ama unicamente e più di quanto deve la monarchiael'altra la libertànessuna delle due

costituzioni possiede la giusta misurama le vostrequella spartana e lacretesela possiedono in misura maggiore: gli

Ateniesi e i Persiani una volta di piùora di meno. Proviamo ora a spiegarele ragioni di questi fattio no?

CLINIA: Assolutamente sìse voglia mo giungere allo scopo che ci siamoproposti.

ATENIESE: Ascoltiamo. I Persianiquando sotto Ciro (18) si erano avvicinatidi più alla giusta misura di schiavitù

e di libertàprima di tutto diventarono liberie in seguito signori dimolti altri popoli.

Poiché i comandanti rendevano partecipi della libertà i loro sottoposti eli conducevano verso l'uguaglianzai soldati

erano legati ai comandanti da vincoli di amicizia più strettie siesponevano volentieri ai pericoli. E se qualcuno di essi

era intelligente e capace di dare consiglipoiché il re non era invidiosoma concedeva piena libertà dì parola e onorava

coloro che erano in grado di dare consiglimetteva in comune e adisposizione della comunità questa sua capacità di

fornire intelligenti consiglie ogni cosa allora progrediva presso di essigrazie alla libertàall'amiciziae alla

partecipazione comune dell'intelligenza.

CLINIA: Pare che la situazione stesse proprio nei termini che tu haiillustrato.

ATENIESE: Perché allora quell'impero andò in rovina sotto Cambise (19) peressere di nuovo quasi salvato sotto

Dario? (20) Volete che cerchiamo di capirlo servendoci della divinazione?

CLINIA: Questo porta la nostra indagine nella direzione in cui si è mossa.

ATENIESE: Secondo quel che ora posso congetturare riguardo a Cirosuppongoche eglicomandante valoroso e

amante della patria fra le altre cosenon abbia affatto ricevuto una buonaeducazionee non abbia mai prestato

attenzione all'amministrazione della casa.

CLINIA: Come possiamo dire una cosa del genere?

ATENIESE: Pare che fin da giovane egli abbia condotto guerree per tutta lavitaaffidando alle donne l'educazione

dei figli.

E queste li allevarono come se fin da bambini fossero già subito felici ebeatie come se non avessero alcun bisogno

di queste cose: e quasi fossero già completamente feliciimpedivano achiunque di opporsi ad essi su qualsiasi cosae

costringevano tutti ad approvare qualsiasi cosa quelli dicevano o facevanoequindi li allevarono tali quali erano.

CLINIA: è bellaa quanto parel'educazione di cui hai parlato.

ATENIESE: Si trattava di un'educazione da donne; e di donne regali divenutericche in tempi recentie che

allevavano i figli senza la presenza di uominipoiché costoro non avevanotempo libero a causa delle guerre e dei molti

pericoli che dovevano affrontare.

CLINIA: Questo ragionamento ha un senso.

ATENIESE: Il padre conquistava per loro greggi di pecoree mandrieeschiere di uominie molte altre cosema

ignorava che quelli cui avrebbe consegnato queste cose non erano statieducati secondo l'arte dei padriquella persiana -

i Persiani infatti erano pastori e provenivano da una terra aspra -che eraun'educazione severa e capace di formare

pastori molto fortie tali da dormire sotto il cielo aperto e vegliaree difar guerra se ce ne fosse stato bisogno: trascurò

il fatto che i suoi figli venivano educati da donne e da eunuchi secondol'educazione dei Medi (21) corrotta dalla

cosidetta felicitàper cui essi diventarono tali quali era verosimile chediventasseroallevati com'erano in maniera

permissiva. E quando alla morte di Ciro i figli (22) ricevettero il regnopieni di lusso e di dissolutezzaper prima cosa

uno uccise l'altro(23) mal sopportando che gli fosse ugualee dopo di cheimpazzito lui stesso a causa dell'ubriachezza

e per la mancanza di educazione perdette il poter e per opera dei Medie dicolui che allora veniva chiamato "l'eunuco"

(24) che disprezzava la stoltezza di Cambise.

CLINIA: Si dicono queste cosee pare che le cose avvennero all'incirca inquesto modo.

ATENIESE: E si dice che il potere sia di nuovo tornato nelle mani deiPersiani per opera di Dario e dei Sette.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Osserviamo questa cosa seguendo il discorso. Dario non era figliodi re e non fu allevato con

un'educazione sfarzosa; magiunto al potere e impadronitosi come settimolodivise separandolo in sette partidi cui

anche adesso sono ancora rimaste piccole tracce come in sogno. E ritenneopportuno governare fissando delle leggi con

cui introdusse una certa comune uguaglianzae per legge stabilì il tributoche Ciro aveva promesso ai Persiani

procurando amicizia e alleanza a tutti i Persiani e cattivandosi il popoìodei Persiani con ricchezze ed onori: e dunque

gli eserciti conquistarono con benevolenza per lui delle terre che nonavevano minore estensione di quelle lasciate da

Ciro. Dopo Dario venne Serse(25) che era stato nuovamente allevato secondoun'educazione regale e sfarzosa - «O

Dario»si potrebbe forse dire con ragione«che non hai capito l'errore diCirohai allevato Serse negli stessi costumi in

Platone Le leggi

37

cui Ciro allevò Cambise!» - e questi dunquepoiché proveniva dallamedesima educazionecommise quasi tutti gli

errori che aveva commesso Cambise: e press'a poco da quell'epoca non nacquepiù fra i Persiani alcun re davvero

grandese non per il nome. E la causa non è da imputarsi alla sortecomesottolinea il mio discorsoma alla vita

malvagia che i figli di coloro che sono particolarmente ricchi e dei regeneralmente conducono: non può infatti nascere

da un'educazione come questa bambinouomoo vecchio che si distingua pervirtù. Ed è proprio questo il puntonoi

diciamoche il legislatore deve prendere in esamee anche noi nellacircostanza presente. Ed è giustoSpartani

assegnare questo riconoscimento al vostro statoe cioè che non attribuitenessun onore o educazione particolare al

povero e al riccoal privato cittadino e al rese non quelli che inprincipio il divino legislatore abbia determinato per voi

ricevendoli da un qualche dio. Infatti non bisogna che in uno stato sianoattribuiti onori eccessivi ad un tale perché si

distingue per ricchezzao perché è agilebellofortema è privo dellavirtùe di quella virtù che manchi di temperanza.

MEGILLO: Che cosa vuoi dire con questostraniero?

ATENIESE: Il coraggio non è una parte della virtù?

MEGILLO: E come no?

ATENIESE: E giudica dunquedopo aver ascoltato il discorsose accetterestidi avere uno che viva con te o un

vicino assai coraggiosoma privo di temperanza e addirittura privo diqualsiasi freno.

MEGILLO: Silenzio!

ATENIESE: Ebbene? E un artigiano competente nel suo mestierema ingiusto?

MEGILLO: Nient'affatto.

ATENIESE: Ma ciò che è giusto non nasce senza la temperanza.

MEGILLO: Come potrebbe?

ATENIESE: E neppure l'uomo saggio che ora noi abbiamo presentatoquello chepossedeva piaceri e dolori in

armonia con i giusti ragionamenti con cui si accompagnano.

MEGILLO: Noinfatti.

ATENIESE: Esaminiamo ancora questa cosa a proposito degli onori che vengonoassegnati negli statiper vedere

quali sono giusti e quali noin ogni circostanza.

MEGILLO: Che cosa?

ATENIESE: Se la temperanza abitasse da sola in un'anima senza tutte le altrevirtùsarebbe giusto che fosse onorata

o disonorata?

MEGILLO: Non so come risponderti.

ATENIESE: E hai detto come si doveva dire: se infatti tu avessi risposto inun modo o nell'altro alla domanda che ti

ho fattomi sembra che avresti risposto in modo sbagliato.

MEGILLO: Allora è andata bene così.

ATENIESE: Bene. E ciò che costituisce un'appendice che riguarda onori edisonori non è degno di discorsoma

piuttosto di un silenzio privo di parole.

MEGILLO: Mi sembra che tu parli della temperanza.

ATENIESE: Sì. E ciò che fra le altre virtù ci è maggiormente utileinsieme a questa aggiunta sarà assai giustamente

degno di ricevere molti onorimentre ciò che viene per secondoper secondoviene onorato: e così secondo la logica

successioneciascun bene avrà successivamente gli onori che gli spettanocome è giusto.

MEGILLO: è così.

ATENIESE: E allora? E non diremo che spetta al legislatore distribuire anchequeste cose?

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: Vuoi che gli si affidi il compito di distribuire tutti gli onoriin base ad ogni atto che abbiamo compiuto

e fino a giungere a quelli più insignificantimentre noidal momento chesiamo desiderosi di fissare le leggifacciamo

una triplice divisionecercando di separare le cose più importanti daquelle di secondo e di terzo grado?

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: Diciamo allora che lo statoa quanto pareche vuole salvaguardarese stesso ed essere feliceper

quanto è umanamente possibiledeve di necessarità distribuire in modocorretto onori e disonori. Ed è giusto stabilire i

beni riguardanti l'animaquando in essa vi sia la temperanzacome i piùdegni di onorie per primiper secondi la

bellezza e i beni riguardanti il corpoe terzi quelli riguardanti lasostanza e la ricchezza: chi si allontani da questa

sequenzalegislatore o statoelevando al rango di onori le ricchezze ocollocando primafra gli onoriciò che andava

posto doponon compie un'opera né moralmente lecita né giusta dal punto divista politico. Dobbiamo dire così o no?

MEGILLO: Certodobbiamo chiaramente dire così.

ATENIESE: E l'indagine intorno alla costituzione dei Persiani ha fatto sìche noi parlassimo più diffusamente di

queste cose: e troviamo che essi si sono corrotti sempre di piùe diciamoche la ragione consiste nel fatto che tolsero in

modo eccessivo la libertà al popoloe condussero lo stato verso ildispotismo più di quanto era necessarioannientando

la concordia e la comunità che si forma in seno allo stato. Annientatequeste coseil consiglio dei governanti non decide

più in vista dei governati e del popoloma in vista del proprio potereeogni volta che ritengono di poter possedere

anche una piccola cosa in piùsaccheggiano cittàsaccheggiano popoliamici distruggendoli con il fuocoe in modo

ostile e senza pietà odiano e sono odiati: e quando si trovano nellanecessità che i popoli combattano per loronon

trovano in essi né un'alleanzané una benevola disponibilità a voleresporsi ai pericoli e combatterema pur avendo

incalcolabili migliaia di uominisono tutti inutilizzabili ai fini dellaguerrae come avessero bisogno di uominili

paganoritenendo di essere messi in salvo da uomini mercenari e stranieri.Sono inoltre costretti ad agire da stupidi

Platone Le leggi

38

dicendo in pratica che quelle cose che ogni volta sono dette onorevoli ebelle nello stato sono una sciocchezza in

confronto all'oro e all'argento.

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: Quanto agli affari Persianie al fatto che il loro attuale governonon si basa su giuste fondamenta a

causa dell'eccessiva schiavitù e del dispotismoil discorso abbia fine.

MEGILLO: Senza dubbio.

ATENIESE: Allo stesso modo ora noi dobbiamo passare in rassegnadopo diciòla costituzione attica

evidenziando come la libertà assoluta e slegata da ogni potere è di granlunga peggiore di un potere che è limitato da

altri fattori: in quel tempo in cui i Persiani assaltarono i Grecieprobabilmente quasi tutti gli abitanti dell'Europanoi

avevamo un'antica costituzione e delle magistrature che provenivano daquattro classi basate sul censoe come un

padrone vi era dentro di noi un senso del pudoreper cui desideravamo vivereasserviti alle leggi di allora. A questo si

aggiunga che la grandezza smisurata di quella spedizione che si muoveva perterra e per mareincutendo un

insostenibile timoreci rese ancor più schiavi dei governanti e delleleggie per tutte queste ragioni avvenne che fra noi

vi fossero dei vincoli di amicizia molto stretti. Infatticirca dieci anniprima della battaglia navale di Salamina(26)

giunse Dati alla guida di una spedizione persianainviato espressamente daDario contro gli Ateniesi e gli Eretriesi (27)

perche li portasse al suo cospetto in catenee minacciandolo di morte se nonavesse agito così. E in un breve lasso di

tempo Dati prese con la forza tutti gli Eretriesi grazie ad un numeroinfinito di uominie fece pervenire una notizia

terribile presso la nostra cittàsecondo la quale nessun Eretriese gli erascampatoe i soldati di Datitenendosi per

manoavevano preso tutta la città di Eretria come in una rete. La notiziasia che fosse fondatasia che giungesse chissà

da dovesconvolse gli altri Greci e gli Ateniesie avendo mandato ovunquedegli ambasciatori per richiedere aiuto

nessuno volle rispondere all'appello se non gli Spartani: e questipoichéerano impediti dalla guerra in corso con

Messene e da qualche altra ragione - ma non sappiamo che cosa dissero dipreciso -giunsero il giorno successivo alla

battaglia di Maratona. (28) Dopo di che si sparse la voce di grandipreparativi e di innumerevoli minacce da parte del

Re. Con il passare del tempo si disse che Dario era mortoe che suo figliogiovane e pieno di ardore aveva ricevuto il

poteree non desisteva affatto dall'ardore dell'assalto.

Gli Ateniesi pensarono che tutti questi preparativi fossero diretti propriocontro di loroa causa di ciò che era

avvenuto a Maratonae sentendo che il monte Athos era stato foratochel'Ellesponto era stato unitoe che vi era una

quantità formidabile di navipensarono che non si sarebbero salvati né perterra né per mare e che nessuno sarebbe

venuto loro in soccorso. Ricordavano infatti che nessuno era venuto a portareloro aiutoné aveva voluto correre il

rischio di scendere in battaglia insieme a loroquando quelli erano venutiper la prima volta ed erano accaduti i fatti di

Eretriae prevedevano che anche allora sarebbe avvenuta la stessa cosa perterra: e per mared'altra partevedevano che

sarebbe stata assolutamente impossibile la salvezzadinanzi all'avanzata dimigliaia e anche più navi. Pensavano ad una

sola salvezzadebole e disperatama anche l'unicaconsiderando uanto eraavvenuto in passatoe come da situazioni

impossibili anche allora era apparsa la vittoria in battaglia: appoggiandosia questa speranza trovarono una via di

scampo a questa situazione soltanto in loro stessi e negli dèi. Tutto ciòsuscitava in essi la reciproca amicizia: sia la

paura che allora era presentesia quella che scaturiva dalle leggiprecedenti.

Questa paura essi l'avevano acquistata dal fatto di essersi asserviti alleleggi precedentie noi spesso nei discorsi di

prima l'abbiamo chiamata pudoree ad essa dicevamo che deve asservirsi chivuole diventare onestomentre è libero e

non nutre timore nei suoi confronti la persona meschina: ma se in quellacircostanza il timore non avesse colto anche il

meschinonon si sarebbe mai unito agli altri per la difesae non sarebbevenuto in soccorso per difendere i templie le

tombee la patria e le altre cose che gli erano familiari e nel contempocarecosì come fecema in quella circostanza

ciascuno di noidisperdendosi a poco a pocosi sarebbe allontanato chi dauna parte chi da un'altra.

MEGILLO: E certamentestranieroquello che dici è giustoe si addice a testesso e alla tua patria.

ATENIESE: Sìè cosìMegillo: è giusto raccontarti quello che avvennealloradato che prendi parte della natura dei

tuoi padri. Verificatetu e Cliniase quello che diciamo ha attinenza conla legislazionedal momento che non ho

raccontato queste cose per il solo gusto di raccontarema per il fine dìcui parlo. Vedete un po': perch é in un certo senso

ci è capitato lo stesso inconveniente che è capitato ai Persiani - aquelliinfattiper aver ridotto il popoìo ad una totale

schiavitùa noial contrarioper aver esortato la massa verso la piùcompleta libertà. Per stabilire allora come e che

cosa diremo da questo punto in poii discorsi che abbiamo tenuto primasembrano in un certo senso ben fatti.

MEGILLO: Dici bene. Ma cerca di indicarci ancora più chiaramente ciò cheora hai detto.

ATENIESE: Farò così. Nelle antiche leggiami ciil nostro popolo non erapadrone di qualche cosama in un certo

senso si asserviva volontariamente ad esse.

MEGILLO: A quali leggi?

ATENIESE: Prima di tutto alle leggi che riguardavano la musica di allorasevogliamo esaminare dal principio lo

sviluppo di una vita eccessivamente libera. Allora la musica era stata da noidivisa secondo certe specie e figuree una

specie di canto era costituita dalle preghiere agli dèie la chiamavano conil nome di "inni": e vi era un'altra specie di

canto opposta a questa - e si potevano chiamare "treni" -eun'altra "peani"e un'altra ancoracheio credoriguardava

la nascita di Dionisioera detta "ditirambo".

Un'altra forma di canto aveva lo stesso nome delle leggie tali leggivenivano chiamate "canti citaredici". Stabiliti

questi princìpi ed alcuni altrinon era possibile ricorrere ad una speciedi melodia in cambio di un'altra: e l'autorità di

riconoscere queste coseeuna volta riconosciutedi giudicarle e di punirechi non aveva obbeditonon consisteva nei

fischiné nelle grida scomposte della follacome ogginé in applausi cheassegnavano lodima si era stabilito che

Platone Le leggi

39

coloro che erano provvisti di buona educazione ascoltassero in silenzio finoalla finementre per i bambinii pedagoghi

e in genere per la folla vociantevi era una verga per ammonirli eriportarli all'ordine. Fissate in tal modo queste cosela

massa di cittadini era desiderosa di obbedire e non aveva il coraggio digiudicare nel tumulto: dopo di checon il

passare del tempoi poeti diventarono i signori incontrastati delletrasgressioni compiute a danno della musicapoeti per

indole naturalema ignoranti del giusto e del lecito in poesiae colti dafurore bacchico e invasi dal piacere più del

necessariomescolavano insieme i treni con gli innie i peani con iditirambie imitando con la musica della cetra

quella del flautoe confondendo tutto con tuttopur senza volerlodicevanodelle menzogne contro la musica a causa

della loro ignoranzae cioè che la musica non ha alcuna normae chequalunque persona - buona o cattiva che sia - può

giudicarne il valore dal piacere che gli procura. Facendo tali opere eaggiungendo ad esse tali discorsiinculcarono nella

maggior parte delle persone questa licenza nella musica e l'ardire disentirsi in grado di erigersi a giudici: e quindi i

teatri da muti diventarono vocianticome se chiunque avesse orecchio percapire ciò che nella musica è bello e ciò che

non lo èe in luogo di un'aristocrazia competente in tale campo sisostituì una cattiva "teatrocrazia". Se una democrazia

formata da uomini liberi si fosse limitata al solo ambito musicalenonsarebbe accaduto nulla di terribile: ma orapresso

di noiha preso origine dalla musica l'opinione per cui tutti sanno tutto eun'illegalità che si è accompagnata alla licenza.

Tutti infatti non avevano più paure perché si credevano sapientie questasicurezza ha generato l'impudenza: perché

nel non avere timorea causa della propria insolenzadell'opinione di chiè migliore consiste la malvagia impudenza che

nasce da una libertà eccessiva.

MEGILLO: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: A questa libertà segue quella di non volersi sottomettere aimagistratieconnessa con questaquella di

sfuggire alla sottomissione e agli ammonimenti del padre e della madre e deipiù anziani; e proseguendo e

avvicinandoci alla finesi cerca di non obbedire alle leggie giunti ormaial terminenon ci si cura dei giuramenti e

delle promessee neppure degli dèima indicando ed imitando quella che sidiceva fosse l'antica natura dei Titani(29)

si ritorna di nuovo a quello stadioe si vive una penosa esistenzasenzache i mali possano cessare. Per quale ragione si

è detto questo? Mi sembra che ogni volta si debba riprendere il discorsomettendogli dei freni come ad un cavalloe

senza farsi trasportare dalla forza delle parolecome se non si avesse freniin boccacadendosecondo quel che dice il

proverbioanche da un asinobisogna ripetere la domanda che ci siamo fattiora: per quale motivo abbiamo detto queste

cose?

MEGILLO: Bene.

ATENIESE: Queste cose sono state dette per questi motivi.

MEGILLO: Quali?

ATENIESE: Dicemmo che il legislatore deve tenere conto di tre princìpiquando fissa le leggi: e cioè che lo stato

che è regolato dalla legislazione sia liberoche vi sia amicizia al suointernoche sia intelligente. Abbiamo detto questo

o no?

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: Per queste ragioni la nostra scelta è ricaduta sulla forma dicostituzione più dispotica e su quella più

liberae ora stiamo indagando quale di queste due risulta ben regolata: eavendo preso ciò che in esse costituiva la

giusta misural'una nei confronti del dispotismol'altra della libertàabbiamo osservato che allora vi era in esse

un'eccellente prosperitàma avvicinandosi l'una e l'altra verso i loroestremil'una verso la schiavitùl'altra in direzione

oppostanon traevanoné l'una né l'altraalcun vantaggio.

MEGILLO: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: Per le stesse ragioni abbiamo anche osservato come si costituìl'esercito doricoe le pendici di

Dardano(30) e le città fondate presso il maree i primi uomini che sisalvarono dalla distruzionee inoltre i nostri

discorsi precedenti a questi sulla musica e sul beree quelli ancora primadi questi. Tutto questo è stato detto per

studiare come uno stato può essere governato nel modo miglioree come unprivato cittadino possa perfettamente

condurre la propria vita: e quale prova potremo portare dinanzi a noi stessiMegillo e Cliniadi aver compiuto qualcosa

di utile?

CLINIA: Stranieromi sembra di scorgerne una. Mi pare dunque che ilcomplesso di tutti questi discorsi che

abbiamo pronunciato sia dovuto alla sorte: e ora sono quasi giunto al puntodi aver bisogno di quei discorsie tu e

questo Megillo siete arrivati proprio al momento giusto. Non vi nasconderòciò che adesso mi sta capitandoanzilo

considero un presagio fortunato. La maggior parte della popolazione cretesesta intraprendendo la fondazione di una

coloniae ha ordinato ai Cnossi (31) di prendersi cura dell'impresae lostato dei Cnossi ha a sua volta affidato l'incarico

a me ed altre nove persone: intanto mi prescrivono di stabilirefra le leggivigenti in questo luogoquelle che

preferiamoe altre ancora provenienti da altri luoghisenza tenere conto segiungono da stati stranieriche ci sembrino

essere le migliori. Ora dunque concediamo questo favore a me e a voi:prendendo spunto dalle cose detteformiamo

razionalmente uno statocome se lo dovessimo costruire dalle fondamentaecosì la nostra indagine intorno a ciò che

stiamo ricercando proseguiràe nel contempo io potrò servirmi dellaformazione di questo stato ideale per il futuro stato

che dovrà sorgere.

ATENIESE: Non stai dichiarando guerraClinia! Ma se Megillo non ha nulla incontrarioper quanto mi riguarda

ritieni pure chenei limiti del possibilesarà tutto secondo la tuavolontà.

CLINIA: Dici bene.

MEGILLO: Anche per me va bene.

CLINIA: Avete detto benissimo! Cerchiamo allora prima di tutto di gettare lefondamenta di questo stato.

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NOTE: 1) Mitico artigiano che si pensava fosse vissuto ai tempi di Minossequi forse ricordato per aver inventato

l'architettura.

2) Qui Orfeo viene menzionato come inventore della poesia.

3) Mitico eroe di grande ingenioinventore di alcune lettere dell'alfabeto edella matematica.

4) Satiro e suonatore di flautoaveva sfidato Apollo in una gara musicale.

5) Figlio di Zeus ed Antiopeebbe in dono da Hermes una lira e divenne unabile suonatore.

6) OmeroOdyssealibro 20versi 112-115.

7) OmeroIliaslibro 20versi 215-218.

8) Qui Platone ricorda l'ultima grande invasione che interessò la Greciaquella dei Dori che intorno al 1000 a.C.

giunsero da settentrione.

9) Allusione al mito del ritorno degli Eraclidi (figli o discendenti diEracle)saga eroica con cui sono connessi tanto

la discesa dei Dori nel Peloponnesoquanto la spartizione del territoriopeloponnesiaco in tre parti.

10) Città situata nella regione nordoccidentale del Peloponnesoe abitatasin dall'epoca prestorica.

11) Città fondata nel 369 a.C. e situata nel Peloponneso.

12) I Pelopidi sono Agamennonere di Micene e di Argoe Menelaore diSpartai quali condussero la guerra

contro Troia.

13) Teseo aveva pregato il padre Posidone di far morire il figlio Ippolito.

14) Poeta lirico greco (518-446 a.C.). Qui il riferimento è al frammento 169Maehler.

15) EsiodoOpera et dies40.

16) Probabile allusione a Teopompo.

17) Aristodemo diede origine ai due rami della diarchia spartana.

18) Ciro il Grande (559-530 a.C.).

19) Cambisefiglio di Ciro il Grande (530-522 a.C.).

20) Dario primo (522-486 a.C.).

21) I Medi erano una popolazionesotto certi aspetti affine ai Persianicheabitava la regione montuosa a sud-ovest

del Mar Caspio.

22) Cambise e Smerdi.

23) Cambise uccise Smerdi.

24) Il falso Smerdi.

25) La morte di Dario avviene nel 486 a.C. e gli succede Serse sino al465-464 a.C.

26) La battaglia di Salamina avviene nel settembre del 480 a.C.

27) Città situata nell'isola di Eubea.

28) La battaglia di Maratona avviene appunto nel 490 a.C.

29) Divinità che precedono gli dèi olimpicifigli di Urano (Cielo) e Gaia(Terra).

30) Figlio di Zeus ed Elettrafu il capostipite della dinastia realetroiana. Dardano fondò appunto una città sulle

pendici del monte Idaa sud-est di Troia (Dardaniada cui "Dardani"venivano detti i Troiani).

31) Abitanti della celebre Cnossosituata sulla costa settentrionale diCreta.

Platone Le leggi

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LIBRO QUARTO

ATENIESE: Coraggiocome dobbiamo pensare che sarà il nuovo stato? E la miadomanda non si riferisce al suo

nomee cioè a come si chiama adesso o a come si dovrà chiamare inavvenire: a questo propositoprobabilmentela sua

stessa fondazioneo un luogo particolareo il nome di un fiume o di unafonte o degli dèi localipossono dare il loro

nome al nuovo stato che sorge. Quello che piuttosto voglio sapere riguardo adessofacendo questa domandaè se sarà

in prossimità del mare o all'internonel continente.

CLINIA: All'incircastranierolo stato di cui ora si sta parlando dista dalmare ottanta stadi.

ATENIESE: E vi sono dei porti in quella zona vicino al mare o non ve ne sonoaffatto?

CLINIA: Avrà porti bellissimi da quella partei più belli che ci possanoesserestraniero.

ATENIESE: Oh! Che cosa dici! E la regione intorno ad esso?

Produce qualsiasi cosa o manca di alcuni prodotti?

CLINIA: Non manca quasi di nulla.

ATENIESE: E nelle vicinanze vi sarà qualche stato confinante con esso?

CLINIA: Noaffattoe questo è anche il motivo per cui si fonda unacolonia: in tempi antichiinfattisi verificò

un'emigrazione da quel luogo che lo lasciò deserto per un periodo di tempoincredibilmente lungo.

ATENIESE: E le pianurei montie le foreste? In quale proporzione ciascunadi esse ci toccò in sorte?

CLINIA: La natura del luogo assomiglia all'intera regione cretese.

ATENIESE: Dirai che è più accidentata che pianeggiante?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Non vi è nulla dunque che impedirebbe il procacciarsi dellavirtù. Se dovesse infatti sorgere presso il

maree avere dei bei portie non essere del tutto fertilema anzimancante di molti prodottiavrebbe bisogno di un

grande salvatore e di legislatori divinise per la sua stessa posizionenaturale non volesse ricevere una gran varietà di

malvagi costumi di vita. Ma ora ci confortano gli ottanta stadi dal mare. Inverità è più vicino del necessario al mare

tanto più che tu dici che è fornito di buoni portie tuttavia questo cipuò andare bene. Il fatto che il mare sia vicino ad

una regione è cosa piacevole ogni giornoma in realtà si tratta di unasalata ed amara vicinanza: infatti riempiendo lo

stato di traffici e di affari dovuti al commerciofa nascere negli animimodi di vita incostanti e infingardie rende lo

stesso stato infido e nemico di se stessoe allo stesso modo nei confrontidegli altri uomini. A questo riguardo è

confortante il fatto che esso è fertile per ogni specie di culturama se ilsuo terreno è accidentatoè chiaro che non potrà

portare varie ed abbondanti specie di prodotti: se avesse questa peculiaritàpotrebbe fare numerose esportazionie in

cambio si riempirebbe di monete d'argento e d'oroe di questoper cosìdirenon c'è male più grandepreso uno per

unoper quello stato che voglia acquisire costumi nobili e giusticomedicevamose ci ricordiamonei precedenti

discorsi.

CLINIA: Certo che lo ricordiamoe anche adesso ci troviamo d'accordo neldire che allora avevamo parlato in modo

corretto.

ATENIESE: Ebbene? In che modo il luogo della nostra regione è fornito dilegname per costruzioni navali?

CLINIA: Non vi sono né abeti né pini marittimi degni di considerazioneeneppure il cipresso è abbondante: si

potrebbe trovare qualche pinoe pochi platanidi cui i costruttori di navihanno bisogno ogni volta che fabbricano le

parti interne delle navi.

ATENIESE: Anche questo non è un male per la natura del luogo.

CLINIA: Perché?

ATENIESE: è un bene che uno stato non possa imitare facilmente i nemicinelle loro malvagie imitazioni.

CLINIA: A quale delle cose dette pensi dicendo ciò che hai detto?

ATENIESE: Divino amicofai attenzione a mee osserva quel che si è dettoin principioquandoa proposito delle

leggi cretesisi diceva che esse tendevano ad un unico scopoe voi duedicevate che esso consisteva nella guerra

mentre iointervenendo nella discussionedicevo che era un bene il fattoche quelle leggi erano state stabilite in vista

della virtùma che non ero per nulla d'accordo sul fatto che si riferisseroad una parte di essa e non a tutta quanta nel

suo complesso: ora voia vostra voltaseguitemi e fate attenzione alla miapresente legislazioneper vedere senell'atto

di stabilire le legginon miri a tutta la virtù piuttosto che ad una partedi essa. Io stabilisco infatti che è ben fondata

soltanto quella legge che come un arciere mira ogni volta unicamente aqualcosa che abbia attinenza sempre ed in modo

continuo con il benee trascuri tutto il restosi tratti di una certaricchezzao di una qualsiasi altra cosa che è priva dei

requisiti che sono stati detti. E dicevo che l'imitazione malvagia dei nemiciavviene quandovivendo in prossimità del

maresi è molestati dai nemici. Come ad esempio - e dico questo senza lavolontà di rinfacciarvi alcunchè - Minosse

che disponeva di una grande forza navaleobbligò una volta gli abitantidell'Attica a pagare un gravoso tributoe quelli

come oranon avevano navi da guerrané la loro regione era ricca dilegname per costruire imbarcazionicosì da

allestire facilmente una potenza navale: non furono allora capaci di cacciareimmediatamente i nemici mediante

l'imitazione della loro arte navalee con il diventare essi stessi marinai.Sarebbe stato certamente più vantaggioso per

loro perdere ancora molte volte sette fanciulliprima chediventati marinaida fanti e fedeli oplitisi abituassero a

sbarcare di frequente dalle navi per saltarvi nuovamente sopra di corsa erapidamentee a credere che non si fa nulla di

turpe se non si ha il coraggio di farsi uccidere rimanendo al proprio postomentre i nemici avanzanoma ad avere finti

pretesti e sempre pronti per abbandonare le armi e darsi a quelle fughe checome dicono quellinon sono turpi. Queste

sono le parole che solitamente giungono dai soldati della marina e non sonodegni di quelle lodi che spesso gli si

Platone Le leggi

42

attribuisconoma tutto il contrario: non bisogna mai abituarsi a costumi divita malvagie soprattutto non deve agire

così la parte migliore dei cittadini.

Anche da Omero si poteva capire che questa consuetudine non è bella. PressoOmeroinfattiUlisse rimprovera

Agamennonequandoprevalendo i Troiani in battaglia sugli Acheiordina difar scendere le navi in mare. Ed ecco che

adirato contro di luigli dice: «Tu ordinie c'è ancora la battagliaditrarre in mare le navi dai forti pontiin modo che

ancora di più si compiano le preghiere che hanno in cuore i Troianiaffinché terribile rovina piombi su di noi. Gli Achei

infatti non resisteranno più la guerraquando le navi vedranno tratte inmarema volgeranno indietro lo sguardo per

fuggire e abbandoneranno la battaglia.

Allora sarà deleterio il tuo consiglioa coloro a cui lo dici». (1)Conosceva dunque anche lui queste cosee cioè che

è un male la presenza in mare delle triremi per gli opliti in battaglia:anche i leoni si abituerebbero a fuggire dinanzi ai

cervise coltivassero questi costumi. Inoltrela potenza di quegli statiche si basano sulle flotte navalie insieme la loro

salvezzanon recano onori alla parte migliore dei soldati: essa infatti èottenuta dall'arte dei timonieridall'arte di

comandare cinquanta rematoridall'arte dei rematori stessipersone d'ognirazza e non certamente virtuosee quindi non

si potrebbero assegnare nel modo più giusto gli onori a ciascuno. Eppurecome potrebbe una costituzione essere retta se

mancasse questa possibilità?

CLINIA: è quasi impossibile. Mastranieronoi Cretesi diciamo che labattaglia navale combattuta a Salamina dai

Greci contro i barbari salvò la Grecia.

ATENIESE: In effetti molti fra i Greci e i barbari vanno ripetendo questecose. Noi inveceamicoio e costui

Megillodiciamo che le battaglie combattute sulla terra ferma a Maratona e aPlatea (2) segnarono una l'inizio della

salvezza per i Grecil'altra la sua realizzazione finalee che quelleresero migliori i Grecimentre le altre noper parlare

di tutte le battaglie che allora ci trassero in salvo: e oltre alla battagliadi Salamina aggiungo la battaglia navale

dell'Artemisio. (3) Ma oraconsiderando la virtù applicata allacostituzione politicaosserviamo la natura del luogo e

l'ordinamento delle leggiritenendo che il mettersi in salvo e il solo fattodi esistere non rappresentano per gli uomini il

bene più degno di onoricome molti pensanoma il diventare il piùpossibili migliori e il mantenersi tali per tutto il

tempo della propria vita: anche questocredosi è detto nei discorsiprecedenti.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Prestiamo soltanto attenzione a questoe cioè se stiamopercorrendo quella che è la strada migliore

nella fondazione degli stati e nel fissare l'ordinamento delle leggi.

CLINIA: Ed è davvero la migliore.

ATENIESE: Proseguendo nel discorso dimmi: quale popolo fonderà la vostracolonia? Forse chi lo vorràgiungendo

da ogni parte di Cretadato che in ciascuna città vi è una massa diabitanti superiore al nutrimento che proviene dalla

terra? Non penso che accoglierete tutti i Greci che vogliono venire. Eppurevedo che stirpi provenienti da Argoda

Eginae da altre parti della Grecia hanno fondato colonie nella vostraregione. Per il momentoperòdimmi da dove

dici che arriverà questo vero e proprio esercito di cittadini di cui orastiamo parlando?

CLINIA: Per quel che mi sembra giungeranno da tutta Cretae fra tutti glialtri Grecimi pare che verranno accolti

come abitanti soprattutto quelli che provengono dal Peloponneso. Infattiquando affermi che gli attuali abitanti

giungono da Argo dici la veritàe infatti la stirpe che attualmente inquesto luogo gode di maggior reputazione è quella

di Gortinache appunto venne ad abitare qui da quella Gortina che si trovanel Peloponneso.

ATENIESE: In effetti non risulta ugualmente facile la fondazione di unacolonia per gli statiquando non avvenga

come fanno gli sciamie cioè quando vi sia una sola stirpe che colonizza eproviene da una sola regione - in sostanza

una stirpe amica che si separa dagli amici -assediata dalla strettezzadella terra o costretta da qualche altro simile

evento. Talvolta una parte dello stato viene obbligata e costretta dallesedizioni civili ad emigrare altrovein un paese

straniero: ed è già accaduto che un'intero stato fu costretto a fuggireacausa di una guerra che lo sbaragliò

completamentein cui ebbero la meglio forze superiori. Sotto un certoaspetto queste cose facilitano la fondazione di

una colonia e l'istituzione dell'ordinamento delle leggisotto un altroaspettoesse sono un ostacolo. Perché il fatto di

essere un'unica stirpe e di parlare la stessa lingua e di avere le stesseleggi implica certamente una concordia e una

comunanza di pratiche religiose e di altre cose di questo generema sifinisce per non tollerare con animo sereno leggi

diverse e costituzioni che non siano quelle interne allo stato. Talvoltapoiaccade che l'essersi ribellati alla malvagità

delle leggi e il cercare di vivereper abitudinesecondo quegli stessicostumi di vita che in precedenza furono causa di

rovinarappresenti un ulteriore ostacolo per chi vuole fondare la colonia eistituire le leggie sarà difficile persuaderli

dell'opposto. Al contrariouna stirpe eterogenea che confluisce in unmedesimo luogo sarà più ben disposta a prestare

orecchio a nuove leggima il trovarsi in sintoniaecome in una parigliadi cavallilo sbuffare ciascuno in accordo con

l'altrocome si dicerichiede molto tempo ed è assai difficile. Ma ineffetti è compito di uomini che abbiano conseguito

la perfezione nella virtù stabilire le leggi e fondare nuovi stati.

CLINIA: è vero: ma spiegaci ancor più chiaramente in base a qualiconsiderazioni hai detto questo.

ATENIESE: Carissimo amicotornando ad occuparmi e ad esaminare i legislatoridovrò direalmeno mi pareanche

qualcosa di negativo: ma se lo diciamo opportunamentequesta fatto noncostituirà alcun ostacolo. E allora perché

questo dovrebbe rendermi scontento? Tutte le questioni umane avvengonoperquel che mi sembrain questo modo.

CLINIA: Di che cosa parli?

ATENIESE: Volevo dire che mai nessun uomo stabilisce per nulla al mondo leleggima sono la sorte ed ogni

genere di eventi cheverificandosi in ogni modostabiliscono il complessodelle nostre leggi. Infatti o una guerra con la

sua forza sconvolge la forma della costituzione e muta le leggioppure unadifficile situazione determinatasi a causa di

Platone Le leggi

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una molesta povertà: e molte volte sono anche le malattie che costringono acompiere delle innovazionie il verificarsi

di pestilenzee il frequente perdurarein un ampio periodo di tempo e permolti annidi stagioni cattive.

E osservando tutte queste cose uno si sentirebbe autorizzato a direcomefaccio io adessoche nessun mortale può

legiferare in alcuna materiama che solo la sorte guida gli affari umani: echi dice le stesse cose intorno alla

navigazioneall'arte del pilotarealla medicinaall'arte militaresembrache dica benema è ugualmente possibile

parlando di tali questionidire giustamente questa cosa.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Che è il dioinsieme alla sorte e all'occasione propiziacheguida tutti gli affari umani. Smorzando un

po' i toni del discorsosi può convenire che un terzo elemento deve seguirequeste cosee cioè l'arte: il fatto di poter

contare o menoad esempiosull'arte del pilota quando si scatena unatempestasecondo me costituisce un grande

vantaggio. O no?

CLINIA: è così.

ATENIESE: Dunque anche per il resto vale lo stesso discorsoe questo stessoprincipio si può applicare allora alla

legislazione: premesso che in una regione ci siano tutte le altre circostanzefavorevoli tali da consentire ad uno stato di

vivere felicementein uno stato come questo la sorte deve inviare unlegislatore che possegga la verità.

CLINIA: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: E chi possiede l'arte in relazione a ciascuna delle cose dette nonpregherebbe giustamentese pregasse

perché mediante la sorte si verifichi per lui quella condizione per cuiabbia bisogno soltanto della sua arte?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E tutti gli altri di cui ora abbiamo parlatose li invitassimo adesprimere la loro preghierala direbbero.

Non è vero?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: La stessa cosaio credofarà anche il legislatore.

CLINIA: Lo credo proprio.

ATENIESE: «Avantilegislatore»gli possiamo dire«che cosa vuoi cheabbia e come dev'essere costituito lo stato

che ti affidiamoperchéuna volta che lo hai ricevutotu possa in seguitogovernarlo in modo soddisfacente?».

CLINIA: Quale risposta corretta potremo dare dopo queste parole?

ATENIESE: Diciamo questa risposta come fosse del legislatoreo no?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: La risposta è questa: «Datemi uno stato che sia in mano ad untiranno»dirà«e questo tiranno sia

giovanedotato di memoriaintelligentevalorosoe magnanimo per natura: eciò che anche nei precedenti discorsi

dicevamo che deve accompagnarsi a tutte le parti della virtùanche ora siaccompagni all'anima del tirannose vorrà che

le altre doti abbiano una qualche utilità».

CLINIA: Mi sembraMegilloche lo straniero affermi che sia la temperanza laqualità che deve accompagnarsi. O

no?

ATENIESE: Quella che si intende comunementeCliniae non quella di cuiqualcuno potrebbe parlare

magnificandola e provando con il ragionamento che l'essere temperantiequivale all'intelligenza.

Ma si tratta di quella qualità che fiorisce immediatamente nei fanciulli ein certi animalied è loro connaturataper

cui alcuni si abbandonano in modo disordinato ai piacerimentre altri nefanno un uso regolato. E dicevamo che se

viene divisa da tutti i molti altri beni non è degna di considerazione.Capite quello che dico.

CLINIA: Certo.

ATENIESE: Il nostro tiranno abbia dunque questa natura oltre a quelle altrese lo stato vuole il più rapidamente

possibile e nel migliore dei modi dotarsi di una costituzionela qualeunavolta ottenutagli permetterà di vivere assai

felicemente. Non c'è infattie non ci sarà mai un modo più rapido emigliore di ordinare questa costituzione.

CLINIA: Come e con quale criteriostranierochi sostiene questa cosa puòconvincersi di sostenerla a ragione?

ATENIESE: è facileCliniacomprendere come questa cosa sia secondo natura.

CLINIA: Come dici? Se vi fosse un tirannovuoi diregiovanetemperanteintelligentedotato di memoria

valorosomagnanimo?

ATENIESE: E fortunatoaggiungise non altro perché vi sia nel suo tempo unlegislatore degno di lode e una sorte

felice lo abbia condotto verso il medesimo fine. Quando questo avvienesipuò dire che il dio abbia realizzato quasi

tutto ciò che può farequando desidera che uno stato sia particolarmenteprospero. Se ci sono due capi di questo genere

la prosperità passa in secondo pianoe quindi in terzo pianoe cosìsecondo la stessa proporzionevi saranno

condizioni più difficili nella misura in cui vi saranno più capieviceversail contrario.

CLINIA: Tu dici che dalla tirannide derivaa quanto sembrala formamigliore di statoinsieme ad un valente

legislatore e a un saggio tirannoe che il passaggio dall'una all'altraforma di stato avviene nel modo più facile e più

rapido possibileuna seconda forma di stato deriva dall'oligarchia - o comela chiami -e una terza forma dalla

democrazia.

ATENIESE: Nient'affattoma dalla tirannide la prima forma dello statolaseconda dalla costituzione regiala terza

da una specie di democrazia. La quarta formal'oligarchiaassaidifficilmente potrebbe accogliere la nascita dello stato

migliore: in essa sono moltissimi i principi che detengono il potere. E noidiciamo che tali cambiamenti possono

avvenire quando nasce un vero legislatore che sia tale per natura e abbia insorte una forza da spartire con quelli che

detengono i massimi poteri nello stato: dove infatti questo potere sia inmano ad un numero assai ristretto di uominima

Platone Le leggi

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sia fortissimocome nella tirannideallora questi mutamenti sono solitiavvenire rapidamente e assai velocemente.

CLINIA: Come? Non capiamo?

ATENIESE: Ma noi abbiamo parlato di questoe non una volta solamacredospesso: forse voi non avete mai

visto uno stato governato da un tiranno.

CLINIA: Ed io non ho neppure desiderio di vederlo.

ATENIESE: Eppure in quello stato vedresti proprio ciò di cui parlavo.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Un tiranno che voglia mutare i costumi di uno stato non ha bisognodi molte fatiche né di molto tempo

ma deve dapprima procedere in quella direzione lungo la quale desiderivolgere i cittadinisia alla pratica della virtù sia

al suo contrariodelineando in un primo tempo egli stesso tutto ciò che sideve fare con il proprio agireora elogiando

ed onorandoora criticandoora punendo chi non ha obbedito in ciascunaazione.

CLINIA: E come possiamo pensare che gli altri cittadini ubbidirannoprontamente a chi adotta una simile forma di

persuasione insieme ad una violenza del genere?

ATENIESE: Nessuno ci persuadaamiciche uno stato possa mutare le sue leggicosì rapidamente e facilmente con

un altro mezzo che non sia il comando assoluto dei potentiné che ora o infuturo possa mai avvenire diversamente. Per

noi non è allora impossibile né difficile che ciò si realizzi. Quest'altracosainveceè difficile che si realizzie in effetti

si è verificata raramente e nell'arco di lunghi periodi di tempoe quandoavvieneproduce innumerevoli beni nello stato

in cui mai avvenga.

CLINIA: A che cosa alludi?

ATENIESE: Penso a quando un divino amore per le consuetudini sagge e giustenasce in alcune grandi potenzesia

che il loro potere sia retto da governo monarchicosia che quel potere sidistingua per la sovrabbondanza di ricchezze o

per la nobiltà di stirpeoppureancorase mai in qualcuno ritorni lanatura di Nestore(4) il quale dicono che superasse

tutti gli uomini nell'abilità retoricaed ancor di più si distinguessenella saggezza. Ma questo avvenne ai tempi di Troia

come diconoe non ai nostri tempi: e se dunque c'è statoo anche ci sarào è adesso fra noi un individuo similecostui

vive felicementee beati sono quelli che possono ascoltare le sue parole dauna bocca tanto saggia! Lo stesso discorso

vale allo stesso modo per ogni poteree cioè quando in un uomo si vengano atrovare la massima forza unita

all'intelligenza e alla saggezzaallora nascono la migliore forma dicostituzione e le leggi migliorialtrimenti non può

nascere nulla dì tutto questo. Ciò sia detto come un mito e valga come unoracoloe si dica che se da un lato è difficile

che uno stato abbia buone leggid'altro cantose avvenisse ciò chediciamoquesta sarebbe la cosa di gran lunga la cosa

più rapida e più facile di tutte.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Cerchiamo di formare le leggi con il discorsoecome vecchidiventati bambiniadattiamole al tuo

stato.

CLINIA: Procediamo allorae non indugiamo oltre.

ATENIESE: Invochiamo un dio in vista della costituzione di questo stato: equello ci ascoltie dopo averci ascoltati

giunga presso di noi benevolo e ben disposto per contribuire all'ordinamentodello stato e delle leggi.

CLINIA: E allora che giunga presso di noi.

ATENIESE: E quale costituzione abbiamo in mente di dare a questo stato?

CLINIA: Non capisco quello che vuoi dire. Spiega ancor più chiaramente.

Alludi ad una democraziaad un'oligarchiaad un'aristocraziaad unamonarchia? Non vorrai pensare ad una

tirannidecome noi crediamo.

ATENIESE: Coraggio allorachi di voi due vuole rispondere per primodicendoqual è fra queste la forma di

governo che si trova nel suo stato?

MEGILLO: Non sarebbe giusto che parlassi per primo io che sono il piùvecchio?

CLINIA: Forse.

MEGILLO: A pensarci benestranieronon saprei dirti come si dovrebbechiamare la costituzione spartana. Ora mi

pare che assomigli ad una tirannide - è incredibileinfatticome il poteredegli efori sia diventato tirannico in essa -ora

invece mi sembra che più di ogni altro stato somigli ad una democrazia.D'altronde sarebbe del tutto assurdo non

definirla un'aristocrazia: in essa esiste una monarchia a vita che da tuttele genti e da noi stessi è ricordata come la più

antica. Io cosìin questo momentointerrogato all'improvvisocome dicevonon so effettivamente rispondere né

stabilire a quale fra queste costituzioni appartenga.

CLINIA: Mi sembra di trovarmi nella stessa condizioneMegillo: mi riesceinfatti abbastanza difficile affermare e

sostenere con sicurezza a quale forma di governo appartenga la costituzionedi Cnosso.

ATENIESE: Carissimi amicivoi infatti siete partecipi di costituzionipolitiche realmente esistenti: per quanto

riguarda invece quelle che abbiamo nominato oranon sono costituzionimastrutture politiche in cui una parte di

cittadini è dominata ed asservita da un potere assolutoe ciascuna di esseprende il nome dal potere esercitato dal

signore. E se lo stato dovesse prendere il nome da uno di quei signorisidovrebbe citare il nome di quel dio che è

veramente signore di quanti sono dotati dell'intelletto.

CLINIA: E qual è questo dio?

ATENIESE: Non dobbiamo forse servirci ancora un poco del mitose vogliamochiarire come si deve quel che ora è

stato domandato?

CLINIA: Dunque non bisogna comportarsi così?

Platone Le leggi

45

ATENIESE: Senza dubbio. Si dice dunque che molto tempo prima che sorgesseroquegli stati dì cui in precedenza

abbiamo esaminato la formazione fosse sortoal tempo di Crono(5) un regnoed un governo assai felicidi cui i

governi migliori che abbiamo noi oggi non sono che un'imitazione.

CLINIA: è assolutamente necessario ascoltartia quanto parementre parlidi questa forma di governo.

ATENIESE: Mi sembra di sì: ed è per questo che l'abbiamo condotta in mezzoai nostri ragionamenti.

CLINIA: Ti sei comportato nel modo più giusto: e se vorrai qui di seguitoesporre il mitosempre che si adatti al

nostro discorsofarai ancor meglio.

ATENIESE: Bisogna fare come dite. Accogliamo dunque per tradizione unanotizia che ci riferisce di una vita beata

degli uomini di allora e di come ogni cosa crescesse abbondante e si offrissespontaneamente. Si dice anche che questa

fosse la ragione di tali fatti. Sapendo Cronocome noi abbiamo vistoche lanatura dell'uomo non è affatto capace di

guidare autonomamente tutte le azioni umanesenza che si riempia ditracotanza e di ingiustiziariflettendo su queste

cosemise a capo dei nostri staticome re e governantinon uominimademoni appartenenti ad una stirpe più divina e

migliorecome adesso noi facciamo con gli armenti e con tutte le mandrie dianimali domestici: non mettiamo buoi a

capo di buoiné capre a capo di caprema siamo noi che li dominiamoperché la nostra stirpe è migliore della loro.

Allo stesso modo anche il dioche amava gli uominimise a capo di noi lastirpe dei demonimigliore della nostra

ed essicon grande facilità per loro ed enorme sollievo per noisi preserocura di noi e ci procurarono pacepudore

buone leggi e giustizia in abbondanzarendendo la stirpe degli uomini privadi sedizioni e felice. Come dice anche

questo raccontoattingendo alla veritàin quegli stati in cui non sia algoverno un dioma un comune mortalenon vi è

scampo per essi ai mali e alle sofferenze: ma questo mito ritiene che noidobbiamo imitare con ogni mezzo la vita che si

racconta ai tempi di Cronoe cheprestando ascolto a tutto ciò che in noivi è d'immortale guidiamoin pubblico e in

privatole nostre famiglie e gli statidando il nome di legge a questadirezione dell'intelletto. Ma se un singolo

individuoun'oligarchiao anche una democrazia hanno un'anima che tende aipiaceri e ai desiderie chiede di esserne

riempitae non solo è del tutto incapace di trattenersima è ancheoppressa da un male incessante ed insaziabilese

dunque persone come queste governeranno uno stato o un singolo individuocalpestando le leggicome ora dicevamo

non ci sarà modo di salvarsi.

Questo è dunque il racconto che noi ora dobbiamo prendere in esameCliniaper vedere se dobbiamo prestargli fede

o che cosa dobbiamo fare.

CLINIA: è senz'altro necessario prestargli fede.

ATENIESE: Hai mai dunque considerato il fatto che alcuni affermano che visono tante specie di leggi quante sono

le forme di costituzionele forme di costituzioneper intendercicheabbiamo passato in rassegna poco fae di cui

parlano la maggior parte delle persone?

E non ritenere che l'attuale questione sia di scarso valoremaalcontrarioritienila di importanza capitale: il

problemadunqueche siamo di nuovo tornati a dibattereriguarda ladirezione in cui dobbiamo rivolgerci per

distinguere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Si dice infatti chele leggi non devono mirare né alla guerrané alla

virtù nel suo complessoma a ciò che è vantaggioso alla costituzioneinqualunque modo essa sia stata formataperché

essa detenga sempre il comando senza venire abbattutae la naturaledefinizione di ciò che è giusto sarebbe detta

benissimo in questo modo.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Che il giusto consiste nel vantaggio del più forte.

CLINIA: Parla ancora più chiaramente.

ATENIESE: In questo modoallora. Chi fissa le leggi nello statodiconoècolui che ogni volta detiene la forza. O

no?

CLINIA: Vero.

ATENIESE: Forse pensidiconoche quando una democraziao una qualsiasialtra costituzioneo un tiranno

risultino vittoriosi fisseranno di loro spontanea volontà delle leggi cheinnanzitutto non mirino a nient'altro se non al

vantaggio di mantenere a se stessi il comando?

CLINIA: Come non potrebbe essere così?

ATENIESE: E chi violerà queste leggi che sono state fissatenon saràpunitocome se avesse commesso ingiustizia

da chi le ha stabilite e le ha definite giuste?

CLINIA: Pare.

ATENIESE: E sempre in tal modo e così si regolerà ciò che è giusto.

CLINIA: Lo dice il ragionamento stesso.

ATENIESE: Questo è infatti uno dei princìpi che riguardano il comando.

CLINIA: Quali princìpi?

ATENIESE: Quelli che abbiamo già preso in esamee che riguardano chi debbacomandare e chi debba essere

comandato. E risultò evidente che i genitori devono comandare i figliipiù vecchi i più giovanii nobili chi nobile non

èe innumerevoli altri casi del generese ci ricordiamoed alcuni eranoanche di ostacolo ad altri: e uno di essi era

proprio questoe cioè dicevamo che Pindaro giustifica la massima forzacome egli dicericonducendola alla natura.

CLINIA: Sìquesto è quello che allora si diceva.

ATENIESE: Esamina a chi dei due il nostro stato dev'essere affidato.

Infinite volte è accaduta una cosa del genere in alcuni stati.

CLINIA: Che cosa?

Platone Le leggi

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ATENIESE: Quando ci si è scontrati in battaglia per il poterei vincitorisi appropriano a tal punto degli affari dello

stato che non permettono ai vinti di partecipare neppure in minima parte delpoteree non solo a loroma neppure ai

loro figlie vivono tenendosi d'occhio l'un con l'altroperché nessuno maigiunga al potere e insorga contromemore dei

mali subiti in passato. Noi ora naturalmente diciamo che queste non sonocostituzioni e non sono giuste quelle leggi che

non sono stabilite nel comune interesse dello stato: e se le leggi vengonoistituite nell'interesse di alcuninoi diciamo

che costoro sono uomini di partee non cittadinie ciò che quelli chiamanogiustizia è un termine vano.

E parliamo in questi termini perché non intendiamo affidare le cariche neltuo stato a un tale solo perché è riccoo

perché possiede un'altra di queste qualitàcome la forzala grandezzalanobiltà: chi invece è assai obbediente alle leggi

stabilite e riporta questa vittoria nello statoa costuidiciamodev'essere affidato anche l'incarico di servire gli dèiche

è l'incarico più importante per lui che è primoe quello che è secondoper importanza a chi è secondo per valoree così

secondo questa proporzionebisogna affidare ciascun incarico che viene dopodi questi a quelli che seguono. Ora questi

governanti che sono stati appena definiti "servitori delle leggi"non li ho chiamati così per la novità di creare termini

nuovima perché sono convinto che sia soprattutto questo fatto adeterminare la salvezza dello stato o il contrario.

In quello stato in cui la legge sia comandata e priva di autoritàin quelluogo vedo che la rovina è imminente:

laddove invece detenga il potere assoluto sui governantie i governantisiano asserviti alla leggeintravedo la salvezza

e tutti quei beni che gli dèi affidarono agli stati.

CLINIA: Sìper Zeusstranierograzie all'età hai una vista acuta.

ATENIESE: Un giovane vede infatti queste cose con la vista offuscatamentrela vista di un vecchio si fa

acutissima.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: E che dire dopo di ciò? Non possiamo immaginare che i coloni sianogiunti e siano qui presentie che

dunque si debba loro esporre il discorso che segue?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: «Uomini»diciamo allora rivolgendoci loro«il diocome recitaanche l'antica tradizioneavendo in sé

il principiola finee il mezzo di tutte le cose che sonocompieperfettamentesecondo la sua naturaun moto circolare.

Sempre lo accompagna la giustizia vendicatrice di coloro che hanno lasciatola legge del dio: e chi vuole essere felice

segue questa facendosi umile e disciplinatochi invece si inorgoglisce e siesalta per le ricchezze o gli onorio anche si

infiamma prepotentemente nell'anima per la bellezza e la giovinezza delcorpoe per la stoltezza crede di non aver

bisogno né di una guida né di un capoma addirittura di essere capace diguidare gli altriviene lasciato solo dal dioe

una volta abbandonatoaccogliendo altri individui come lui salta in modoscomposto sconvolgendo tutto quantoe a

molti pare un gran personaggioma dopo non molto tempo subisce un giustocastigo da parte della giustiziae allora

distrugge completamente se stessola sua famigliae lo stato. Dinanzi aduna situazione del generecome deve o non

deve agire o pensare l'uomo assennato?» CLINIA: Questoè chiaro: chiunquedeve pensare di essere fra quelli che

seguiranno il dio.

ATENIESE: «Qual è il modo di agire che è caro e che è conforme al dio?Uno soloe contiene un solo antico

precetto: il simile ama il suo similequando è moderatomentre le cose chenon hanno misura non si amano fra di loro e

non sono amate da ciò che contiene la misura. Il dio è per noi misura ditutte le cosee molto di più dell'uomocome

alcuni pensano: e chi vorrà diventare caro a un essere come questoènecessario che per quanto gli è possibile diventi

tale quale esso èe secondo questo ragionamento colui che fra noi ètemperante è caro al dio perché gli è similechi

invece non lo è gli è dissimileed è nemico ed ingiustoe lo stessodiscorso vale così per le altre cose. Consideriamo

inoltre questo precetto che segue a quelli già dettie cheio credoè ilpiù bello e il più vero dì tutti i precettisecondo

cui per l'uomo buono far sacrifici in onore del dio ed innalzare sempre adessi preghiere e fare offerte e venerarli in ogni

modoè il mezzo più bellopiù nobilee più efficace per conseguire lavita felicee gli si addice in modo particolare

mentre al malvagio avviene per natura tutto il contrario. Il malvagio infattinon è puro nell'animamentre è puro chi ha

qualità oppostee non è bene che un uomo buono o un dio ricevano doni daparte di uno che si è macchiato di colpe:

vano infatti è l'enorme sforzo compiuto dagli empi per pregare gli dèimentre è assai opportuno quello compiuto da

tutte le persone pie. Questo è dunque il fine cui si deve mirare: ma qualisono i dardi per questo finee come si possono

scagliare? Eancoraquali cose possiamo portare fra le cose dette come lepiù giuste? Prima di tutto gli onoridiciamo

che dopo aver assegnato agli dèi Olimpici e a quelli che proteggono lacittàassegnamo agli dèi sotterranei: e

distribuendo loro in numero pari le parti sinistre delle vittime che sono diseconda qualitàsi raggiungerà il fine della

pietà nel modo più giustomentre le parti destre che a queste sonosuperioriin numero dispariagli dèi che poco fa

abbiamo menzionato.

Dopo questi dèil'uomo assennato celebrerà anche i demonie dopo di essigli eroi. Seguiranno gli omaggi che

verranno tributati alle statue proprie degli dèi patrisecondo la leggeedopo di chegli onori ai genitori ancora in vita:

perché per volontà divina il debitore deve regolare i primi e più grandidebitie i più antichi fra tuttie deve ritenere che

tutte le cose che si è procurato e che possiede sono tutte quante diproprietà di chi lo ha generato ed allevatoe deve

metterle al servizio di questi con ogni sforzoa cominciare dalla ricchezzae quindiin secondo luogoi beni del corpo

e infine quelli dell'animae bisogna che saldi così i debiti con chianticamente ha prestato le proprie curesin dalla

gioventùsopportando pene e sacrificidando pertanto ai vecchi ciò di cuisi ha bisogno durante la vecchiaia. Per tutta la

vita è opportuno mantenere e aver mantenuto parole assai rispettose neiconfronti dei propri genitoriperché è

gravissimo il castigo per quelle parole pronunciate con leggerezza d'animo eche volano via - Nemesi(6) nunzio della

giustiziaè stata posta come custode di tutte quelle mancanze che siriferiscono a quest'ambito -; mentre si deve cedere

Platone Le leggi

47

ai genitori che si adirano e che danno libero sfogo alla loro collerasiache lo facciano con le parole o con i fatti

riconoscendo che quando un padre crede di essere stato offeso dal figlioènaturale che si adiri con particolare

veemenza. E quando i genitori morirannola tomba più sobria sarà la piùbellasenza superare da un lato i fasti abituali

e senza essere inferioridall'altroa quelle che gli antenati posero per iloro genitori; e allo stesso modo ogni anno

nell'anniversario della loro mortesi paghi il tributo d'onore. E se non sitrascurerà di conservare la loro perenne

memoriasi potrà così onorarli sempre di piùe si assegnerà ai defuntiquella giusta porzione di spesa che fu concessa

dalla sorte. Compiendo queste cose e vivendo in questo modo ciascuno siguadagnerà ogni volta la stima degli dèi e di

quelli che fra noi hanno più valoretrascorrendo il resto della vita inmezzo alle buone speranze».

Per quel che riguarda i doveri verso i figlii parentigli amicie iconcittadinie tutte quelle attenzioni volute dagli

dèi nei confronti degli ospiti e i rapporti che si hanno con tutti questi -e chi riesce ad assolvere questi doveri secondo la

legge dovrà rendere splendente e nobile la propria vita - vi sono le leggistesse che ora esporremole qualiora

persuadendoora punendo con la forza e la giustizia chi non sa piegarsi allapersuasione dei costumirendono il nostro

statosempre che gli dèi lo voglianobeato e felice. Vi sono altre coseche il legislatore dovrebbe dire e che coincidono

con il mio pensieroma che non converrebbe dire sotto forma di legge: misembra che a proposito di queste cose

dovrebbe recare una prova a se stesso e a coloro per i quali egli legiferaesaminando tutto quel che rimaneper quanto è

possibilee dopo di che cominciare a stabilire le leggi. E sotto quale formasi potranno trattare meglio simili cose? Non

è certamente facile dirle in una sola parola come in uno schizzomacerchiamo di coglierle cosìse riusciamo a fissare

per quelle dei sicuri punti di riferimento.

CLINIA: Dicci quali.

ATENIESE: Vorrei che i cittadini fossero il più possibile obbedienti allavirtùed è chiaro che il legislatore tenterà

di far ciò nell'approntare la sua legislazione.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Mi pare allora che quanto è stato detto serva a fare in modo che imoniti che sono stati espressi siano

ascoltati con più dolcezza e benevolenzase non vengano colti da un animodel tutto rozzo: sicchéanche se non di

moltoma di pocorenderanno colui che ascolta ciò che dice il legislatorepiù sereno e più ben dispostoquesto ci

renderà già contenti. Non si trovano facilmente e non sono molti queicittadini che desiderano diventare il più possibile

e il più rapidamente migliorie molti dichiarano che è saggio Esiodoquando afferma che la strada che porta al vizio è

piana e si può percorrere senza sudoreperché è assai brevementre eglidice«dinanzi alla virtù gli dèi immortali hanno

posto il sudore e lunga e ripida la strada che porta ad essaaspraall'inizio: ma quando tu sia giunto al punto estremo è

facile alloraanche se prima è stata dura».(7) CLINIA: Mi pare che dicabene.

ATENIESE: Senza dubbio. Voglio però esporvi ciò che il precedente discorsoha determinato in me.

CLINIA: Esponi pure.

ATENIESE: Diciamo allora al legislatore conversando con lui: «Diccilegislatore: se tu sapessi che cosa noi

dobbiamo fare e direnon è chiaro che tu lo diresti?».

CLINIA: Necessariamente.

ATENIESE: «Non ti abbiamo sentito dire un momento fa che il legislatore nondeve permettere che i poeti facciano

ciò che a loro piace? Non saprebbero infatti che cosa mai direbbero così darisultare contrario alle leggie quindi

danneggerebbero lo stato».

CLINIA: Quello che dici è vero.

ATENIESE: E se invece dei poeti gli parlassimo in questo modononrisulterebbero opportune queste parole?

CLINIA: Quali parole?

ATENIESE: Eccole: «Vi è un antico mitolegislatoreche viene semprenarrato da noi e che molti altri approvano

secondo il quale il poetaquando siede sul tripode della musicanon è piùin se stessoma come una fonte lascia

scorrere subito ciò che gli affluiscee dato che la sua arte consistenell'imitazionesi vede costrettoquando rappresenta

uomini che hanno stati d'animo opposti gli uni agli altriad affermarespesso il contrario di quello che pensae non sa

neppure se fra le cose dette siano vere queste o quelle altre. Ma illegislatore non può far così nell'abito della leggevale

a dire stabilire due norme intorno ad un unico casoma deve sempre mostrareun solo criterio intorno ad un unico fatto.

Vedi un po' questo ricavandolo dalle stesse cose che hai detto ora. Se vi èuna sepoltura troppo sfarzosaun'altra troppo

poverae un'altra mediascegliendo una sola di questequella mediaquestaprescrivi e lodi senza giri di parole: ma io

se dovessi rappresentare una donna che si distingue per la sua ricchezzachemi ordinasse nel corso del poema di

seppellirlatesserei l'elogio della sepoltura eccessivamente sfarzosaseinvece l'ordine arrivasse da un uomo economo e

poveroelogerei la forma di sepoltura poveraed infine chi possegga unaricchezza in proporzioni moderate e sia egli

stesso moderatoelogerebbe quel tipo di sepoltura che è come lui. Ma tu nondevi dire così come hai detto adesso

quando hai detto "medio"ma devi dire in che cosa consiste questomedio e quantificarloaltrimenti non pensare che un

discorso come questo possa mai diventare legge».

CLINIA: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: Forse dunque chi ha ricevuto da noi l'incarico di redigere le legginon formulerà alcuna avvertenza

all'inizio delle leggima spiegherà subito quel che si deve e quel che nonsi deve faree dopo aver minacciato la pena

rivolgerà le sue attenzioni ad un'altra leggesenza aggiungere a quanto èstato fissato per legge neppure un'esortazione o

una parola di persuasione?

Potrebbe a questo riguardo valere l'esempio di un medico: uno è solitocurarci ogni volta in questo modoun altro in

quell'altro modo. Ricordiamoci allora l'uno e l'altro metodoper pregare illegislatore proprio come bambini che

Platone Le leggi

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domandano al medico di curarli nel modo più dolce. Che cosa vogliamo dire?Vi sono dei medicidiciamoe certi

collaboratori dei medicied anche questi li chiamiamo medici.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Che siano liberi o schiaviapprendono l'arte conformandosi agliordini dei padronie all'osservazione

e all'esperienzama non secondo la loro naturacosì come invece gliindividui liberi hanno imparato l'arte e la

insegnano ai propri figli.

Ammetti che queste siano due categorie di quelli che si chiamano medici?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Dunque ti rendi anche conto del fatto cheessendoci negli statimalati che sono schiavi e malati che

sono liberigli schiavi curano gli schiavicorrendo spesso a casa loro oaspettandoli negli ambulatorie nessuno di tali

medici fornisce o accoglie ragione alcuna intorno alle singole malattie diciascunoma prescrive ciò che gli sembra

opportuno in base all'esperienza che hacome se fosse perfettamentecompetentecon vanagloria come un tirannoe

quindi se ne va da un altro schiavo malatoe allevia così al padrone lacura dei malati: il medico liberoinvececura e

studia nella maggior parte dei casi le malattie dei liberiesaminandole sindal principio e secondo la loro naturae rende

partecipe l'ammalato stesso e i suoi amici della sua indagine e lui stessoapprende qualcosa dai malatienello stesso

tempoper quanto gli è possibileinsegna al malato; e non prescrive nullaprima di averlo convintoe allorarendendo

docile e preparando il paziente mediante la persuasionetenta di riportarloperfettamente alla salute. è migliore allora

quel medico che procede nel primo modo o nel secqndo? E quale maestro diginnastica nel praticare la ginnastica? è

migliore chi esprime la propria capacità con due metodi o chi si serve diuno soloe per giunta del peggiore e del più

rozzo dei due?

CLINIA: è assai superiorestranieroil doppio metodo.

ATENIESE: Vuoi che osserviamo come questo doppio metodo e quello semplice sirealizzano nella legislazione?

CLINIA: E come non vorrei?

ATENIESE: Coraggioper gli dèiquale sarà la prima legge che illegislatore stabilirà? Non stabiliràper natura

nelle sue disposizioniil principio riguardante l'origine degli stati?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E il principio della nascita di ogni stato non consiste forsenell'unione e nella relazione coniugale?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Probabilmente allorase si stabiliscono per prime le leggiconiugalirisultano ben stabilite ed orientano

lo stato nella giusta direzione.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Formuliamo in primo luogo la forma semplice della leggeche puòsuonare così: «Ognuno si deve

sposaretra i trenta e i trentacinque anni; in caso contrariosia punitocon una multa o con la privazione dei diritti civili

e la multa ammonti a tanto e a tantoe in questo e in quel modo avvenga laprivazione dei diritti civili». Sia tale la

formulazione semplice della legge riguardante i matrimonimentre quelladoppia sia così: «Ognuno si deve sposaretra

i trenta e i trentacinque anniconsiderando che in certo modo il genereumano per una certa sua natura prende parte

dell'immortalitàdi cui ognuno ha innato e profondo desiderio: e questodesiderio consiste nel diventare celebri

evitando dì rimanere senza nome una volta che si è morti.

La stirpe degli uomini è connaturata con il tempo nella sua totalitàperché lo accompagna e lo accompagnerà sino

alla finee in tal modo è immortaleper cuilasciando i figli e i figlidei figli e restando sempre identica ed una

mediante la generazione dei figli prende parte dell'immortalità: privarsiallora volontariamente di ciò non è cosa affatto

piae deliberatamente agisce così chi trascura moglie e figli. Chi dunquerispetta la legge non sarà oppresso dalla

punizionechi al contrario non obbediscee non si è ancora sposato puravendo raggiunto l'età di trentacinque annisia

punito ogni anno con una multa che ammonta a tanto e a tantoin modo che nonpensi che il celibato gli porti qualche

guadagno o sollievoe non prenda parte di quegli onori che in uno stato ipiù giovani rendono ogni volta ai più anziani».

Ascoltata la legge formulata in questo modo e messala a confronto conquell'altraè possibile considerareriguardo a

ciascuna formase le leggi debbano essere in tal modo doppieanche se dilunghezza limitatae facciano ricorso alla

persuasione e insieme alla minacciaoppure se debbano servirsi della solaminaccia e siano semplici per quel che

riguarda la lunghezza.

MEGILLO: Per il costume laconicostranierola brevità è sempre dapreferirsi: in ogni caso se mi si invitasse ad

essere giudice di questi due testi di legge per scegliere quale preferireistabilire nello statola mia scelta ricadrebbe sul

più lungoe anche per quanto riguarda ogni leggesecondo questo modellose ve ne fossero duesceglierei sempre lo

stesso. E a questo nostro Clinia non devono dispiacere le leggi che adessoabbiamo stabilito: è suo infatti lo stato che

ora pensa di servirsi di tali leggi.

CLINIA: Hai detto beneMegillo.

ATENIESE: Discorrere allora sulla lunghezza e sulla brevità dei testi delleleggi è davvero opera vana: credo infatti

che bisogna stimare ciò che è migliorenon ciò ciò che è più breve opiù lungo.

E fra le leggi di cui ora si è parlatonon solo vi è un genere che è duevolte migliore dell'altro in relazione all'utilità

praticama come ora dicevoè stato assai opportuno presentare duecategorie di medici. A questo proposito pare che

nessuno dei legislatori abbia mai preso in considerazione questo fattoecioè che essendo possibile servirsi di due mezzi

per stabilire le leggila persuasione e la forzasecondo quello che si puòfare con la massa inesperta di educazioneessi

si servono soltanto di uno solo: infatti nell'atto di legiferare nonmescolano l'impetuosità con la persuasionema si

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servono solo della pura forza. Quanto a meo beativedo che c'è bisogno diuna terza via che sin'ora non si è mai

seguita.

CLINIA: A quale via alludi?

ATENIESE: Essa è scaturitagrazie ad un diodalle cose che ora abbiamodetto nel corso della nostra discussione.

Direi che da quando abbiamo cominciato a discorrere delle leggi - ed eral'albamentre ora si è fatto mezzogiorno e noi

abbiamo raggiunto questo splendido luogo di riposo - pur non avendo fattoaltro che conversare di leggimi sembra che

solo un momento fa abbiamo cominciato a parlarnementre tutto quanto abbiamodetto prima valeva come proemio ad

esse. Perché ho detto ciò?

Quello che intendevo dire è che di tutti i discorsi e di tutto ciò che haattinenza con la voce vi sono dei proemi e

quasi dei preludi che rappresentano un abile punto di partenza utile per ciòche si dovrà sviluppare. E per le cosiddette

leggi del canto citaredico e per ogni altro genere di musica vi sono proemirealizzati con mirabile cura: mentre per

quelle che sono leggi a tutti gli effetticome appunto affermiamo che sianoquelle politichenessuno disse mai che vi

fosse un proemioe neppure venne composto e dato alla lucecome se nonpotesse esistere per natura. Ma la

discussione che noi ora abbiamo affrontatoper quel che mi sembraindicache il proemio esistee che quelle leggi che

poco fa mi sembrarono e chiamai doppienon erano doppie cosìsemplicementema erano effettivamente due realtà

distintela legge e il proemio della legge: e la prescrizione che abbiamodefinito tirannica e che assomiglia alle

prescrizione dei medici che abbiamo chiamato non liberi è la vera e proprialegge allo stato puromentre ciò ciò che fu

detto prima di questoe che fu da costui definito persuasivoè in effettipersuasivoe ha il valore di un proemio dei

discorsi. Mi pare evidente che tutto questo discorso - e chi lo tiene lopronuncia per persuadere - sia detto proprio per

questa ragionee cioè perché colui al quale si rivolge l'attivitàlegislativa del legislatore accolga benevolmente

quell'ordine che è appunto la leggee grazie alla benevolenzadiventi piùdocile ad apprenderla: perciò secondo il mio

ragionamentobisognerebbe più giustamente chiamare questa cosa proemioenon testo di legge.

Detto questoche cosa vorrei quindi aggiunere? Questoe cioè che illegislatorebadando a tutte quante le legginon

deve lasciarle prive di proemioma deve assegnarlo a ciascunain modo chele leggi differiscano da se stesse nella

misura in cui differivano le due leggi di cui ora si è detto.

CLINIA: A mio avviso dovremmo comandare chi conosce queste cose di nonlegiferare diversamente.

ATENIESE: Mi sembraCliniache tu dica bene quando affermi che ogni leggedeve avere il suo proemio e che

cominciando a stabilire il complesso delle leggibisogna premettere a tuttoil testo il proemio che si adatti naturalmente

a ciascuna parte - non è di scarso valore ciò che si dirà in seguitoeneppure riveste scarsa importanza ricordarsi

chiaramente o no queste cose -ed è fuor di dubbio che se comandassimo dipremettere ugualmente proemi tanto

dinanzi a leggi di grande importanza quanto a quelle di scarsa importanzanon diremmo bene. Non bisogna farlo né

prima di un discorso o di un canto qualsiasi - anche se per natura essi sonoin tutti i componimentinon sono però

necessari in tutti i casi - ma bisogna ogni volta affidare tale compito dicomporli al retoreal musicistae al legislatore.

CLINIA: Quello che dici mi pare verissimo. Mastranieronon stiamo qui aperdere più tempoe ritorniamo al

discorsocominciando da quelle cosese vuoiche tu allora hai detto senzala precisa intenzione di voler fare un

proemio. Ritorniamo dunque nuovamente indietrodato checome dicono igiocatorila seconda prova è migliore della

primasvolgendo quindi il proemionon un discorso a casocome abbiamofatto poco fa: riprendiamo dall'inizioe

accordiamoci sul fatto che facciamo il proemio. Per quel che riguarda l'onoreverso gli dèi e il rispetto verso i genitori

quanto si è appena detto può bastare: proviamo a dire quel che seguefinché non ti sembri che il proemio sia stato detto

in modo adeguato. Dopo di che passerai ad esporre le leggi stesse.

ATENIESE: Dunque sugli dèi e su coloro che li seguonosui genitori ancorain vita e su quelli già mortisi è già

fatto un adeguato proemiocome ora abbiamo detto: ora mi sembra che tu micomandi di portare quasi alla luce quella

parte di proemio che ancora resta da esporre.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ma dopo tali cosesarebbe conveniente e di grande interesse pertutti riflettere sul modo con cui

bisogna tendere o allentare la tensione nei confronti delle animedei corpie delle sostanzecosì che chi parla e chi

ascolta consegueper quanto gli è possibilel'educazione: e queste sono lecose che noi dobbiamo effettivamente dire ed

ascoltare dopo di quelle.

CLINIA: è giustissimo quello che dici.

NOTE: 1) OmeroIliaslibro 14versi 96-101.

2) La battaglia di Platea avviene nel 479 a.C.

3) Promontorio sulla costa nordoccidentale dell'isola di Eubea. La battagliadell'Artemisio avvenne nel 480 a.C.

4) Cfr. OmeroIliaslibro 1versi 247-252.

5) Personaggio della mitologia grecail più giovane dei Titani. Qui siallude alla leggenda secondo la quale Crono

dopo aver rovesciato il potere del padre Uranoavrebbe regnato sulla terrain una sorta di età dell'oro.

6) Figura mitologicafiglia della notte e personificazione dell'ira chepunisce l'insolenza umana.

7) EsiodoOpera e dies289-292.

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LIBRO QUINTO

ATENIESE: Presti attenzione chiunque ha appena udito ciò che ho detto suglidèi e sui cari antenati: infatti fra tutti i

beni che si possiedono l'anima è quello più divino dopo gli dèiil piùintimo.

Tutte le cose che ognuno possiede si dividono in due generi.

Il primo generesuperiore e migliorecomandail secondoinferiore epeggioreserve: bisogna allora preferire

quelle cose che dentro noi comandano rispetto a quelle che servono. Dicendoallora che dopo gli dèiche sono i padroni

e dopo quelli che seguono gli dèibisogna onorare come seconda la propriaanimaformulo una giusta esortazione:

eppure nessuno di noiper così direonora rettamente la propria animaanche se lo pensa.

L'onore infatti è un bene divinomentre nessuno dei mali è degno di onoree chi crede di accrescere la propria

anima mediante discorsio donio certe concessioni non la rendeassolutamente migliore da peggiore che erae anche

se crede di renderle onorenon lo fa affatto. Non appena ogni individuodiventa uomo ritiene di essere in grado di

conoscere ogni cosa e pensa di onorare la propria anima elogiandolae lepermette volentieri di fare ciò che vuole; ma

secondo quel che diciamo oracomportandosi in questo modola si danneggia enon la si onora: bisogna alloracome

diciamoconsiderarla seconda per importanza dopo gli dèi. E quando un uomonon ritiene di essere responsabile dei

propri sbagli e di moltissimi e gravissimi malima incolpa gli altriesimendosi sempre da ogni responsabilitànon rende

certo onore alla propria animacome credema ne è ben lontano: ladanneggia. E quando trae godimento dai piaceri

oltre la norma e l'approvazione del legislatoreallora non le rende affattoonoreanzi la disonora riempiendola di mali e

di pentimenti. E neppure quandoal contrarionon si esercita a resisterema cede dinanzi alle fatichealle paurealle

sofferenze e ai dolori che vengono elogiatiallora cedendo non la onora: nonla rende degna di onoridunquequando

compie tutte queste cose. E neppure quando ritiene che il vivere sia sottoogni aspetto un benela onoraanzila

disonora: quando infatti l'anima ritiene che tutto ciò che si trova nell'Adesia malvagiol'uomo cede e non sa reagire

invece di insegnarle e di dimostrarle che essa non sa neppure sealcontrariopresso gli dèi in quel luogovi sono i beni

più grandi per noi. E se si preferirà la bellezza alla virtùnon saràaltro che un effettivo e assoluto disonore per l'anima.

Questo discorso dice infatti che il corpo è più degno di onori dell'animaed è fallace: perché nessun essere nato dalla

terra è più degno di onori degli dèi olimpima chi sull'anima haun'opinione diversatrascura il fatto di possedere un

bene meraviglioso. E quando si prova l'ardente desiderio di possederedisonestamente delle ricchezze e non ci si

tormenta di tale possessocon questi doni non si onora la propria anima -tutt'altro - dato che l'onore e la sua bellezza

vengono venduti per poco oro: e tutto l'oro che si trova sulla terra e sottoterra non è equivalente alla virtù. In sintesichi

non voglia da un lato staccarsi in alcun modo dalle cose che il legislatoreha giudicato e sancito malvagie e turpi

cercando dall'altro di coltivare con ogni sforzo quelle che di contro sonobelle e buoneogni uomo che si comporta così

non sa che tratta l'animail bene più divinonel modo più disonorevole epiù sconveniente. E nessunoper così dire

calcola la pena che viene definita come la più grave e che è da porre inrelazione con la malvagità: è pena gravissima il

rendersi simili a chi è malvagioe una volta diventati similievitare gliuomini e i discorsi onestie separarsi da essie

congiungersi invece a quegli altri inseguendoli e intrecciando con loro fittirapporti; è inevitabile che chi frequenta

questo genere di persone faccia e subisca ciò che quelle persone sono solitefare e subire fra loro. E questa condizione in

cui ci si viene a trovare non coincide con la giustizia - la giustizia e ilgiusto sono realtà belle - ma con la punizioneche

è la condizione che si accompagna all'ingiustiziaed è infelice sia chis'imbatte sia chi non s'imbatte in tale punizione

questo perché non guariscequello perché si annienta affinché molti altrisi salvino. In sostanzal'onore consiste per noi

nel seguire il meglioe di rendere il peggioche contiene la facoltà dimigliorarsiil meglio possibile.

Nell'uomo non vi è dunque nessun bene che più dell'anima sia nato alloscopo di evitare il maleda un latoe a

mettersi sulle tracce e ad afferraredall'altrol'ottimo benee una voltaafferratolovivere con esso per tutto il resto dela

vita: perciò abbiamo stabilito che l'anima fosse seconda quanto ad onorementre il terzo posto spetta - e chiunque può

intenderlo - all'onore che per natura si riserva al corpo. Bisogna quindiprendere in esame gli onorie di questi alcuni

sono veritieried altri illusorima questo compito spetta al legislatore.Mi sembra che egli indichi gli onori e dica che

sono questi e che alcuni siano così: il corpo è onorato non perché èbellofortevelocegrandee sano - anche se molti

lo pensano -e neppure per le sue qualità oppostema ciò che partecipadel giusto mezzo di tutte queste proprietà è

quanto di più saggio e sicuro possa essercipoiché le une rendono le animevanitose e sfrontatele altre misere e senza

libertà. Lo stesso vale per il possesso di ricchezze e di benii cui onorivengono scanditi in egual modo: l'eccesso infatti

di tutti questi beni determina inimicizie e sedizioni negli stati e fra iprivati cittadinie la loro mancanza la schiavitù

nella maggior parte dei casi. Nessuno ami eccessivamente le ricchezze per ifigliper lasciarli quanto più ricchi è

possibileperché non è la cosa migliore né per loroné per lo stato. Unpatrimonio lasciato ai giovani che non li renda

intemperantie neppure bisognosi del necessarioè il più eccellente e ilmiglioreperché accordando e armonizzando

tutti gli aspetti della nostra vita la rende priva di sofferenze. Ai figlibisogna lasciare in grande misura il senso del

rispettonon l'oro. Noi crediamo che castigando i giovani che mancano dirispetto lasceremo loro questa virtù: non si

può però far questo con le esortazioni impartite oggi ai giovanisecondole quali si dice al giovane che deve aver

rispetto di ogni cosa. Il legislatore assennato consiglierà piuttosto i piùanziani a rispettare i giovanie a fare attenzione

chepiù di ogni altra cosanessun giovane li veda o li ascolti mentrefanno o dicono qualcosa di turpeperché se i

vecchi mancano del pudoreè inevitabile che anche i giovani siano piùsfacciati: un'educazione eccellente per i giovani

così come per noi non è costituita dall'impartire ammonizionima nelcomportarsi espressam entenel corso della vita

secondo gli ammonimenti che vengono impartiti ad un altro. E chi onora evenera la parentela e tutti quelli che con lui

condividono gli dèi protettori della famiglia e la natura dello stessosangue avrà ragionevolmente gli dèi tutelari della

Platone Le leggi

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nascita benevoli verso il seme dei suoi figli. E si procurerà amici ecompagni benevoli nelle relazioni della vitase

riterrà i servizi che quelli gli rendono più importanti e ragguardevoli diquanto quelli credanoe sed'altro canto

considererà i favori ch'egli rende agli amici meno grandi di quanto liritengano invece gli amici e i compagni. Per lo

stato e i cittadini sarà dunque di gran lunga migliore chiinvece divincere nelle gare di Olimpia e in tutte le

competizioni che si svolgono in guerra e in pacepreferirà vincere per lafama di aver servito le leggi della sua patriae

di averle servite più nobilmente di tutti gli altri uomini nel corso dellasua vita. Bisogna inoltre ritenere che i rapporti

con gli stranieri sono sacri al massimo grado: infatti tutte le colpecommesse dagli stranieri e quelle commesse nei loro

confronti dipendono da un dio vendicatore più di quelle che riguardano icittadini.

Poiché infatti lo straniero è solosenza compagni e parentimerita piùpietà da parte degli uomini e degli dèi: chi ha

la possibilità di vendicarlo lo aiuta più volentierie chi ha questaspeciale possibilità è un demone che protegge ogni

straniero e un dio che si accompagna a Zeus Ospitale. Con molta precauzioneanche per chi abbia una scarsa

previdenzasi può trascorrere tutta la vita sino alla fine senza compierealcuna mancanza nei confronti degli stranieri.

Ma fra tutte le colpe che riguardano gli stranieri e i conterraneila piùgrave per ciascuno è quella che si commette

contro i supplici: perché il suppliceattraverso le sue supplichechiamaun dio a testimoniare i suoi votie questo dio

diviene un protettore particolare di colui che ha subitosicché chi hasofferto non subirà mai senza vendetta ciò che ha

sofferto.

Abbiamo allora passato in rassegna i doveri che bisogna osservare neiconfronti dei genitoridi se stessie dei propri

averiquelli riguardanti lo statogli amicie la parentelaeancoraquelli verso gli stranieri e anche i conterranei.

Quanto alla disposizione in cui ci deve trovare per trascorrere la vita nelmodo migliorelo esaminiamo qui di seguito:

sul fattocioèche non la leggema l'azione educativa della lode e delbiasimo rendono ogni persona docile e ben

disposta alle leggi che stanno per essere fissateproprio questo diremo quidi seguito. La verità dunque guida tutti i beni

tanto per gli dèiquanto per gli uomini: e possa subito in principioprenderne parte chi vuole diventare beato e felicein

modo che trascorra la maggior parte del tempo insieme ad essa. Questiinfattiè una persona sincera: infido invece chi

ama mentire volontariamentestolto chi lo fa contro la sua volontà. Nél'uno né l'altro si devono invidiare. Senza amici è

infatti chiunque sia infido e stoltoecon il passare del tempodivenutonoto per i suoi difettiriserva per sé una totale

solitudinequando alla fine della vita si appressa la difficile vecchiaiasicchésiano ancora in vita i suoi compagni e i

suoi figli o non lo siano piùvive quasi come un orfano la sua esistenza.

Degno di onoriinvecechi non commette ingiustizia alcunae chi non lasciaagli ingiusti commettere ingiustizie è

più del doppio degno di onori rispetto a quell'altro: l'onore del primoinfattiequivale ad un solo uomoquello del

secondo a molti altripoiché segnala ai magistrati l'ingiustizia deglialtri. E chi concorre con i magistratinei limiti delle

sue possibilitàad infliggere punizionilo si consideri uomo grande eperfetto nell'ambito dello statoe lo si proclami

vittorioso nella gara della virtù.

Questo stesso elogio si deve dire anche riguardo alla temperanza eall'intelligenza e a tutti gli altri beni che uno non

solo ha la possibilità di averema di cui può anche rendere partecipi glialtri: e colui che rende partecipe dei propri beni

dev'essere onorato come il più valentementre bisogna lasciare al secondoposto chi non è in grado di rendere partecipe

gli altrima lo vorrebbeinfinechi è invidiosoe di sua volontà nonrende amichevolmente partecipi di alcun bene gli

altriallora costui bisogna biasimare; mentre non si deve affatto biasimareil bene per chi lo possiedebisogna bensì con

ogni sforzo cercare di possederlo.

Chiunque gareggi con noi per la virtùma senza invidia. Un uomo come questoincrementerà gli statigareggiando

lui stessosenza ostacolare gli altri con la calunnia; chi invece èinvidiosocredendo di dover superare gli altri con la

calunniadiminuisce la sua tensione verso la vera virtù e getta nelloscoramento quelli che gareggiano con lui

biasimandoli ingiustamentee per queste ragioni rende l'intero stato privodi allenamento alla gara per la virtù e

sminuisceper quel che è il suo contributola buona fama. Ogni uomodev'essere irascibilema ancheper quel che gli è

possibilemite. Non vi è infatti altro modo di sfuggire alle cattiveriedegli altrise esse sono moleste e difficili a curarsi

o addirittura del tutto incurabiliche quello di combattere e difendersiriportando la vittoriae di punire senza fare

alcuna concessione: e non è possibile che ogni anima compia questo se non haun cuore nobile. Quanto agli errori di

quelli che compiono ingiustiziee sono curabilibisogna innanzituttoriconoscere che ogni persona ingiusta è

involontariamente ingiusta: nessuno vorrà mai per nulla al mondo procurarsispontaneamente alcuno dei mali più

grandisoprattutto fra i suoi beni più degni di onore.

L'animaabbiamo dettoè in verità il bene per tutti più degno di onori:e dunque in ciò che è più degno di onori

nessuno riceverà mai spontaneamente il male più grande vivendo tutta lavita nel suo possesso. Ma degno di pietà è

l'ingiustocome colui che ha in sé i malied è lecito provare pietà perchi ha un male curabile e trattenendo la propria ira

cercare di mitigarlae non sdegnandosi ed inasprendosì come una donnamentre verso chi assolutamente ed

inesorabilmente si trova nell'errore e nel male bisogna dar libero corso allapropria collera: ecco perché diciamo che

l'uomo onesto dev'essere ogni volta irascibile e mite.

Il più grande di tutti i mali è connaturato nell'anima di moltie usandoognuno indulgenza nei propri confronti per

questo malenon escogita alcun mezzo per sfuggirlo: questo è quel che sidice per sostenere che ogni uomo per natura è

caro a se stessoe che è giusto che debba essere così. In veritàlaragione di tutti gli errori di ogni persona risiede ogni

volta in un eccessivo amor proprio. Chi ama infatti è cieco riguardo a ciòche amae giudica male il giustoil buonoe il

belloritenendo di dover sempre preferire alla verità ciò che lo riguarda:chi allora vuol essere un grande uomo non

deve amare né se stessoné le sue cosema il giustosia che vengacompiuto da lui stessosia soprattutto che sia stato

fatto da altri. Da questo stesso errore è scaturito quell'errore per cuitutti pensano di identificare la propria ignoranza con

Platone Le leggi

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la sapienza: per questa ragionepur non sapendo nullaper così direcrediamo di sapere tuttoe non affidiamo ad altri

ciò che non sappiamo fareessendo così costretti a sbag liare facendolo dasoli. Bisogna perciò che ogni uomo eviti

l'eccessivo amor proprioe segua sempre ciò che è migliore di luisenzaporre innanzi il pretesto della vergogna che

proverebbe in quel caso.

Vi sono cose meno importanti di queste e di cui spesso si parlama non menoutilie di cui bisogna ricordarsi di

parlare: come infatti bisogna che quando qualcosa scorre viaqualcos'altroal contrario affluiscacosì il ricordo affluisce

quando l'intelligenza vien meno. Bisogna perciò trattenersi dalle risa e daipianti eccessivied ogni uomo deve

ammonire un altro uomoe nascondendo una grande gioia come un grande dolorebisogna cercare di mantenere un

comportamento dignitososia quando nella buona sorte il demone si mantienestabilesia quando nell'avversità alcuni

demoni contrastano le nostre opere che vengono così a trovarsi come difronte ad ostacoli altissimi ed insormontabilie

si deve sperare sempre che il diomediante i beni che ci donarenderà piùtenui invece che più pesanti le sventure che ci

piombano addossoeancorache trasformerà in meglio la situazionepresentee che tutti i beni contrari a queste

sventure sempre giungeranno insieme alla buona sorte. Con queste speranzeciascuno deve viverericordandosi di

queste cosesenza astenersene affattoe tanto nei divertimenti come nelleoccasioni serie deve ricordarli espressamente

a sé e agli altri.

Parlando dunque dei comportamenti che bisogna tenere e di come dev'essereciascun individuoci siamo mantenuti

in un ambito divinomentre ora dobbiamo dire dei comportamenti umani:conversiamo infatti con uomininon con dèì.

Connaturati in modo particolare alla natura umana sono i piacerii doloriei desiderida cui è inevitabile che ogni

essere mortale dipenda e sia come sospeso con i più grandi affanni. Bisognaallora tessere l'elogio della vita più bella

non solo perché grazie alla sua forma esteriore ha la forza di procurarcibuona famama anche perchése si vuole

gustarne e non evitarla quando si è giovaniessa prevale anche sottoquell'aspetto che tutti cerchiamoe cioè il godere di

più e il soffrire di meno per tutta la vita. E che sarà cosìse si gustarettamenterisulterà subito e assolutamente in tutta

la sua evidenza. Ma cos'è tale rettitudine? Questo dev'essere ormaiesaminato attingendolo dal nostro discorso: sia che

la nostra vitadisposta in un determinato modosia conforme a naturasiache sia disposta in un altro e sia contro

naturaconfrontando un genere di vita con un altrobisogna prendere inesame la vita più piacevole e quella più

dolorosa in questo modo.

Noi da un lato vogliamo per noi il piaceredall'altro non scegliamo e nonvogliamo il dolorementre quando non vi

sono né l'uno né l'altronon vogliamo sostituire questa condizione con ilpiacerema desidereremmo scambiarla con il

dolore: e se vogliamo minor dolore accompagnato da maggior piacerenonvogliamo minor piacere accompagnato da

maggior dolorementre non saremmo in grado di dire con certezza se vorremmoche piacere e dolore si equivalessero.

Tutti questi casi differiscono o menoa seconda della volontà che si hanella scelta di ciascuna di queste coseper

numero e grandezzaper intensità e uguaglianzae per quanto è ad essicontrario. Essendo le cose inevitabilmente

ordinate in questo modovogliamo vivere in quella vita in cui piaceri edolori siano abbondantigrandied intensima

soprattutto i piaceri siano prevalentimentre non vogliamo vivere in unavita dove piaceri e dolori siano pochipiccoli e

quietie dove soprattutto siano i dolori a prevaleree vogliamo vivere inuna vita in cui vi sia tutto l'opposto. Quanto al

vivere in una vita in equilibrio fra piaceri e doloribisogna rifletterecome si è fatto prima: vogliamo una vita equilibrata

se prevale quel che ci è caronon la vogliamo se prevale quel che ci èostile. Bisogna considerare tutti questi generi di

vita come legati a queste proprietàe bisogna vedere quali per naturavogliamo: se affermiamo di volere qualcosa di

contrario a quel che si è dettofacciamo queste affermazioni per ignoranzae inesperienza della vita reale.

Quali e quanti sono i generi di vitariguardo ai quali si deve preferireciò che spontaneamente si desidera rispetto a

ciò che non si vuole e non si desideraconsiderandolo alla stregua di unalegge stabilita in sé e preferendo così ciò che è

caro e nello stesso tempo dolcee ottimo e bellissimosicché l'uomo vivanel modo più beato possibile? Diciamo che un

genere consiste nella vita temperanteun altro nella vita assennataunaltro ancora in quella valorosae stabiliamone

ancora uno che coincide con la vita sana. A questi generi di vita che sonoquattro corripondono altri quattro generi di

vita opposti: la vita dissennataquella vilequella intemperantee lamalata. Chi conosce la vita temperante ammetterà

che essa è mite sotto ogni aspettoed offre quieti dolori e quieti piaceriteneri desideri e amori che non sono furenti;

mentre la vita intemperante è impetuosa sotto ogni aspettoed offre intensidolori e intensi piaceriforti e furibondi

desideri e amori che sono il più possibile furenti; che nella vitatemperante i piaceri prevalgono sui dolorimentre nella

intemperante i dolori superano i piaceri per grandezzanumeroe frequenza.

Di qui deriva necessariamente chesecondo naturala prima è per noi lapiù piacevole delle vitela seconda la più

dolorosae non è possibile che chi voglia vivere piacevolmente vivavolontariamente in modo intemperantema risulta

invece ormai chiaro chese è giusto quello che abbiamo detto oraogni uomoè di necessità intemperante contro la sua

volontà: infatti o per ignoranza o per debolezzao per entrambe le coseinsiemela parte degli uomini vive senza la

temperanza. Le stesse considerazioni si possono fare a proposito della vitamalata e di quella sanae cioè che hanno in

sé piaceri e dolorie che i piaceri superano i dolori nella vita sanamentre i dolori superano i piaceri nelle malattie.

Nell'atto di scegliere i generi di vita non vogliamo affatto che la parte didolore sia eccessivama anzigiudichiamo più

piacevole quella vita in cui il dolore sia superato.

Possiamo dunque dire che la vita temperantequella assennataquellavalorosa hanno in sé piaceri e dolori meno

numerosipiù debolie più rari della vita intemperantedissennataevilee che poiché le prime prevalgono sulle

seconde per il piaceree le seconde prevalgono sulle prime per il doloreilvaloroso vince il vile e l'assennato vince lo

stoltosicché vi è una vita più piacevole delle altrevale a dire lavita temperantevalorosaassennata e sana sono più

piacevoli della vita vilestoltaintemperantee malata: in sintesiallorala vita che possiede la virtù relativamente al

Platone Le leggi

53

corpo e all'anima è più piacevole di quella vita che contiene laperversitàe sotto ogni altro aspetto eccelle per bellezza

rettitudinevirtù e buona famasicché in tutto e per tutto chi vivequesta vita è più felice di chi segue quella opposta.

E qui abbia fine il proemio sulle leggi che abbiamo pronunciato.

Dopo il proemio segue di necessità la leggeo meglioin veritàsi devonotracciare le leggi della costituzione. E

come dunque per un tessuto o una qualsiasi opera di intreccio non èpossibile che la trama e l'ordito siano realizzati con

lo stesso materialema è necessario che ciò che costituisce l'ordito siadi valore differente - infatti è forte ed ha una certa

resistenza quando lo si piegamentre la trama è più morbida e presenta unagiusta pieghevolezza - così in un certo

sensoallo stesso modosi devono ogni volta dividere coloro cheeserciteranno il potere negli stati da quelli che

secondo alcune proverisultano avere una scarsa educazione. Vi sono infattidue forme di costituzione: l'istituzione

delle magistrature con la conseguente nomina di ciascun magistratoel'assegnazione delle leggi alle magistrature.

Ma prima di affrontare queste cose conviene fare le seguenti riflessioni. Ilpastoreo il bovaroo l'allevatore di

cavalli o di qualsiasi altra specie di animali che abbia ricevuto un interogreggenon comincerà mai ad occuparsene se

prima non lo abbia purificato secondo quelle purgazioni che convengono aciascun grupposeparando quelli sani da

quelli che non lo sonoquelli di razza e quelli bastardie spedirà inaltre greggi gli uni e si occuperà degli altri

pensando che vana e inefficace sarebbe quella fatica riguardante quei corpi equelle anime checorrotte dalla natura e da

una malvagia educazionecorrompono inoltre quella parte che in ciascungregge è sana e integra tanto nell'indole

quanto nei corpise nessunoappuntooperasse una purificazione deglianimali posseduti. L'allevamento degli altri

animali richiede uno sforzo minoree si è creduto opportuno di inserirlonel discorso soltanto come esempio: quanto

all'allevamento degli uominiinveceesso richiede il massimo sforzo daparte del legislatore per esaminare ed indicare

l'epurazione che convenga in ciascun caso e tutti gli altri metodi daseguire. Per venire subito a noil'epurazione dello

stato dovrebbe avvenire secondo questa modalità: fra i molti sistemi dipurificazione alcuni sono più blandialtri più

durie questi ultimi che sono duri sono anche i migliorima solo un tirannoche sia nello stesso tempo legislatore

potrebbe usarlimentre un legislatore che privo di quel potere tirannicoistituisca una nuova costituzione e nuove leggi

se riuscisse a operare purificazioni secondo la più blanda delle epurazionifacendo così dovrebbe già ritenersi

soddisfatto. è doloroso il sistema migliorecome tutti medicamenti diquesto generepoiché conduce alla punizione

mediante il giusto castigo applicando alla fine la pena della morte edell'esilio: esso è solito disfarsi di coloro che hanno

commesso i più gravi reatie che sono ormai incurabili e rappresentano ungravissimo danno per lo stato. Il sistema di

epurazione più blandosecondo noiavviene così: tutti quelli che permancanza di cibo si dimostrano pronti e preparati

a seguire i loro capi per assaltareessi che non hanno alcun benequelliche invece possiedono i benicostoro dunque

che sono come un morbo sviluppatosi nella cittàvengono allontanati il piùbenevolmente possibile con un eufemismo

stabilendo il nome di "colonia". Questo in principioin un modo onell'altrodeve fare il legislatorema noi ora ci

troviamo in una situazione meno penosa di quelle che adesso abbiamoesaminato: nella circostanza presente non si deve

infatti escogitare il sistema della colonia né operare una selezionemacome le acque che scorrono da molte fonti e da

molti fiumi in un solo lagoè necessario prestare attenzione e sorvegliareaffinché l'acqua che scorre sia la più pura

possibileattingendo una parte di essadeviandone un'altra e facendolarefluire altrove. E la faticaa quanto paree il

rischio sono connessi alla costituzione dello stato. Ma poiché ora noicompiamo queste operazioni solo con la parola e

non nei fattisia già avvenuta questa raccolta di uominiesecondo ilnostro progettoanche l'epurazione: dopo che

infatti avremo messo alla prova con ogni sistema di persuasione e per tuttoil tempo necessario i malvagi fra quanti

tentano di venir ad essere cittadini del nostro statoimpediremo loro dientrarvimentre con benevolenza e con gioia

introdurremonei limiti delle nostre possibilitàle persone oneste.

Non dobbiamo ignorare la buona sorte che ora ci tocca e cheabbiamo dettoaccompagnò la formazione delle

colonie degli Eraclidisecondo cui è possibile evitare quella terribile epericolosa contesa riguardante la remissione dei

debiti e la distribuzione delle terre. E quando uno stato fondato in tempiantichi si vede costretto a fissare leggi su tale

materia non può da un lato lasciare la situazione immutatama neppuremutarla secondo un certo orientamento: allora

gli rimane soloper così direuna preghiera e il deside rio di una piccolae cauta riforma che operi gradualmente e in un

lungo arco di tempo le novità seguenti. Se ci sono sempre dei riformatoriche dispongono di un'abbondanza di terrae

hanno molti debitorie se desiderano venire incontro alle loro difficoltàrendendoli partecipi dei loro benigrazie ad un

loro sentimento di equitàora rimettono i debitiora distribuiscono lericchezzeusando un criterio di moderazione e

ritenendo che la povertà consista non nella diminuizione della ricchezzamanell'aumento dell'insaziabilità. Questo è

allora il principio più importante della salvezza dello statoe su questoprincipio come su una solida base è possibile per

chiunque edificare in seguito quell'ordinamento politico che si adatta ad unasimile formazione dello stato: ma se questa

base è marcianon vi sarà in alcun stato azione politica successiva chesia praticabile. E a tale inconvenientecome

diciamonoi riusciamo a sfuggire: e tuttavia sarebbe assai giusto direnelcaso non fossimo riusciti a sfuggiredove mai

potremmo trovare un modo per evitare un simile inconveniente. E ora possiamodire che non c'è altra via di scamponé

largané strettache non sia quel mezzo per cui si rinuncia ad amare inmodo eccessivo le ricchezze secondo giustizia: e

questo ora noi dobbiamo porre come base su cui poggia lo stato. Bisogna chele ricchezze non diano luogo in un modo o

nell'altro a litigi fra i cittadinie non è opportuno per coloro cheabbiano un po' di cervello procedere volontariamente in

nuovi affari se prima non abbiano regolato le antiche questioni concernenti idissidi reciproci: e per quanticome per noi

orail dio diede un nuovo stato da abitare senza che vi fossero inimiciziereciprocheil fatto di diventare causa di odio

reciproco per la distribuzione della terra e delle case costituirebbe unatotale malvagità e un'ignoranza non concepibile

in termini umani.

Qual è dunque il modo di procedere ad una giusta spartizione?

Platone Le leggi

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In primo luogo bisogna stabilire il numero dei cittadini e vedere quantodev'essere grandequindi bisogna convenire

sulla distribuzione dei cittadini in classie cioè in quante classi bisognadividerli e quanto numerose devono essere: in

base a queste divisioni si devono spartire la terra e le case nel modo piùequo possibile.

Quanto al numero ideale degli abitantiesso non può essere scelto secondonessun'altra corretta procedura che non

sia quella di rapportarlo alla terra e agli stati delle regioni vicine.

La terra sarà tanto grande quanto può nutrire adeguatamente i cittadini chevivono secondo uno stile di vita

temperantee non dev'essere più grande; quanto al numero di cittadiniessidevono essere in un numero tale da poter

scacciare le popolazioni vicine che cercano di aggredirli e venire in loroaiuto nel caso in cui fossero aggreditisempre

che non si trovino in una condizione di assoluta necessità. E queste cosenoi possiamo stabilire non solo in praticama

anche in teoriadopo aver osservato la regione e i vicini: ed ora come sevolessimo completare una figura o un disegno

il nostro discorso si sposti sulla legislazione.

Se si deve fissare un numero convenientesiano stabiliti nel numero dicinquemilaquaranta i proprietari terrieri che

siano anche in grado di difendere la loro porzione di terra: terra e caseallo stesso modosiano divisi in altrettanti lottie

ad ogni uomo corrisponda perfettamente un lotto. Si divida dapprima il numerocomplessivo in due partie poi in tre

parti: per natura è divisibile in quattroin cinquee così di seguitosino a dieci. Ri guardo ai numeri ogni legislatore deve

fare una considerazione di questo generee cioè quale numero e di qualnatura possa essere più utile per gli stati.

Dobbiamo dire che quel numero è quello che contiene in sé più divisori eche siano soprattutto uno di seguito all'altro. Il

numero nel suo complesso implica ogni sorta di divisione in vista di ognifine: e il numero di cinquemilaquarantaper

quel che riguarda la guerra e tutti i contratti e gli affari che si stipulanoin tempo di pacee relativamente ai tributi e alle

distribuzioninon può essere diviso da più di cinquantanove divisoridicui il numero dall'uno al dieci sono consecutivi.

Bisogna che con tutta tranquillità comprendano stabilmente queste divisionicoloro cui la legge ha affidato il

compito di riceverle: non può essere infatti che cosìma bisogna ora chequeste cose siano dette a chi fonda uno stato

per questi motivi. Sia che un tale edifichi un nuovo stato dal principiosiache ricostruisca un antico stato che era stato

distruttoper quanto riguarda gli dèi e i templi che in uno stato devonoessere eretti in onore di ciascuna divinitàe

riguardo alle denominazioni che si devono assegnare agli dèi e ai demoninessuno che abbia un po' di intelligenza

tenterà di mettere in scompiglio quanto hanno rivelato gli oracoli di Delfidi Dodonae di Ammone(1) o quelle

antiche leggende che sono diventate oggetto di credenza e che hanno svolto laloro opera di persuasione con la nascita

di visioni o grazie alla cosidetta ispirazione divina; e una volta prestatafede a questi fenomeniinfattisi istituirono

sacrifici combinati insieme a cerimonie religiosee sia che fossero sortinella regionesia che giungessero dalla

Tirreniadalla Cipriao da qualsiasi altra regionein virtù di taliracconti si consacrarono oracolistatuealtaritemplie

un recinto cinse ciascuno di queste costruzioni sacre. Orail legislatorenon deve mutare neppure il particolare più

insignificante di queste cose sacrema a ciascuna parte dello stato dovràassegnare un dioo un demoneo un eroee

nella divisione della terra darà a queste parti per prime gli appezzamentiscelti e tutto ciò che loro convengain modo

che in periodi di tempo prefissati avvengano riunioni di cittadini diciascuna parte dello stato le quali forniscano loro

delle agevolazioni in merito ad ogni cosa cui hanno necessitàed essi sitrattino amichevolmente fra loro durante i

sacrificie acquisiscano familiarità e si conoscano; e in uno stato non viè alcun bene più grande di questo e cioè

dell'acquisire appunto familiarità reciproca. Dove non c'è la lucemaombra nelle loro relazioni reciprochenessuno

potrà mai ottenere rettamente quell'onore di cui è degnoné le carichené mai quella giustizia che gli spetta: bisogna

che ogni uomo in ogni stato si sforzi di far questoe cioè di non mostrarsimai ingannevole verso alcuna personama

sempre schietto e sinceroe faccia in modo che nessun altro lo inganniessendo tale.

Dopo queste cose operiamo uno spostamento nell'ordinamento delle leggicomese spostassimo delle pedine dalla

linea sacraspostamento certamente inconsuetoe che forse meraviglierà chilo ascolta per la prima volta: ma ad un tale

che rifletta con attenzione e abbia un po' di esperienza apparirà come unaseconda fondazione dello stato dopo quello

ideale. Probabilmente qualcuno non vorrà accettarlo in quanto non adatto adun legislatore che non sia tiranno: ma la

cosa più giusta che si può fare è quella di esporre la costituzionemigliorepoi la secondaed infine la terzae

esponendoleconcedere la scelta a ciascuna persona che abbia l'autorità difondare uno stato. Secondo questo

ragionamento facciamo così anche noi adessodicendo la forma dicostituzione che è prima per virtùla seconda e la

terza: a Clinia concediamo ora la sceltae anche a qualcun altro che semprevolesseprocedendo lungo una scelta del

genereriservarsi secondo il suo costume ciò che gli è caro della suapatria.

La prima forma di statoe la costituzione e le leggi migliorisi ritrovanoladdove si realizzi quanto più è possibile

quell'antico detto che dice: davvero comuni sono le cose degli amici.

Se dunque questo detto trovi ora attuazione o la troverà un giorno - averecioè in comune le donnein comune i figli

in comune tutte quante le ricchezze -se con ogni mezzo sia dovunqueestirpato dalla vita ciò che si considera privato

se si escogiti il sistema che renda possibile di mettere in qualche modo incomune ciò che per natura è personalecome

se ad esempio occhiorecchie mani sembrino vedereascoltaree agiresempre in comunein modo che tutti quanti

insiemeper quanto è possibilefacciano elogi o biasimi e per le stessecose provino gioia o doloresein sostanzasi

voglia stabilire un altro criterio per giudicare la superioritàrispettoalla virtùdi quelle leggi che cercano di unificare

quanto più possono uno statonon se ne troverebbe un altro più giusto emigliore di questo. In tale statodove sia dèi

sia figli di dèi lo abitano e sono più di unoi suoi abitanti vivonofelici conformandosi a queste regole: perciò non

bisogna cercare altrove un modello di costituzionema prendendo questa comepunto di riferimentobisogna ricercare

quella che le si avvicini il più possibile. Quanto allo stato cui oraabbiamo messo manoesso sarà vicinissimo

all'immortalità e secondo quanto ad unità: per quanto riguarda il terzoseil dio lo vuolelo prenderemo in esame in

Platone Le leggi

55

seguito. Ma ora come definiremo questa seconda forma di stato e quale diremoche è la sua formazione?

Innanzitutto i cittadini si dividano terra e casee non lavorino i campi incomunedato che si è già detto che una

cosa del genere sarebbe superiore a uomini che hanno ricevuto l'attualenascitaformazioneed educazione: ma si divida

in ogni caso tenendo presente questa considerazionee cioè chi ha ricevutoin sorte questa porzione deve considerarla

come proprietà comune di tutto lo statoe poiché sua patria è la terradeve venerarla di più di quanto i figli devono

venerare la madreed essendo una deaè signora degli esseri mortali; ebisogna avere le stesse opinioni riguardo agli dèi

locali e ai demoni. Perché questo assetto si conservi per tutto il tempo sideve considerare che il numero dei focolari che

ora noi abbiamo distribuito deve rimanere sempre invariatoe non deve néaumentarené diminuire.

Tale ordinamento può essere mantenuto stabilmente in tutto lo stato inquesto modo: chi abbia ricevuto in sorte un

lotto lasci fra i figli uno solo erede di questo patrimonioquello che gliè più caroche gli succederà e si occuperà degli

dèidella famigliadello statodi quanti vivono e dì quanti hanno ormairaggiunto il termine della vita. Quanto agli altri

figliper quelli che ne hanno più di unodiano in spose le femmine secondola legge che stabiliremo in materiae

distribuiscano i maschi come figli a chi manca di discendenzasoprattuttoper fare un favorema se ad alcuni manchino

le occasioni per fare i favorio se i figli maschi o femmine siano più deldovutoo ancheal contrariosiano in numero

minoreper una crisi delle nascitedi tutti questi problemi dovràoccuparsi l'autorità che abbiamo stabilito come la più

importante e la più degna di onorila qualevalutando che cosa si debbafare in caso di eccesso o di mancanza di figli

fornisca un sistema grazie al quale le famiglie saranno sempre e soltantocinquemilaquaranta. I sistemi sono molti: si

può vietare di procreare a quelli che nella procreazione sono troppofecondie così al contrario si possono attuare le

cure e le sollecitudini per incrementare le nascite mediante onoricastighie precetti formulati dai più vecchi e rivolti ai

più giovani sotto forma di discorsi di esortazioneche permettono diraggiungere lo scopo di cui parliamo. E se alla fine

ci troveremo nell'assoluta difficoltà di mantenere invariato il numero dicinquemilaquaranta famiglieverificandosi un

esubero di cittadini a causa dell'amore reciproco dei coniugiper questoimbarazzo esiste l'antico rimedio di cui spesso

abbiamo parlatocioè l'invio di colonieovvero amici che si separano daamiciformate secondo il criterio

dell'opportunità: se al contrario avviene una sciagura che porta con séun'ondata di malattieo una rovina a seguito di

guerreerimanendo orfanala popolazione diminuisce rispetto al numerostabilitonon bisogna introdurre

volontariamente come cittadini coloro che hanno ricevuto un'educazioneillegittimae neppure il diosi dicepuò fare

violenza sulla necessità.

Giunti a questo puntosupponiamo che il discorso che ora stiamo facendo ciesorti con queste parole: «O voi che

siete i migliori di tutti gli uomininon cessate mai di onorare secondonatura la somiglianza e l'uguaglianzal'identità e

ciò che viene stabilito di comune accordosia in relazione al numerosiain relazione alla determinazione propria delle

azioni belle e nobili: e anche adesso conservate innanzitutto per tutta lavita il numero di cui si è dettoe quindi non

disprezzate l'importanza e la grandezza di quel patrimonio cheprecedentemente vi siete divisi secondo la giusta misura

con la reciproca compravendita - perché in tali azioni non è vostra alleatané la sorte che fece quelle divisioni e che è un

dioné il legislatore -. Ora infatti la legge comanda per la prima volta altrasgressorepremettendo che chi vuole può o

no partecipare alle distribuzioni per sorteggio della terracheessendo laterra prima di tutto cosa sacra a tutti gli dèie

quindi dovendo i sacerdoti e le sacerdotesse fare voti nei primineisecondie anche nei terzi sacrificichi effettui

compravendite di case o terre ricevute in sorte subisca pene adeguate peroperazioni di questo genere. Questi sacerdoti

collocheranno nei templi tavole di cipresso che essi avranno scrittomemoriescritte per il tempo futuroe inoltre come

custodi di queste normeaffinché siano attuatesaranno nominati queimagistrati che sembrino possedere vista assai

acutain modo che non sfuggano loro le trasgressioni che ogni voltaavvengono contro quellema puniscano chi

disobbedisce alla legge e insieme al dio. Quanto grande sia il benedell'attuale legge per tutti gli stati che la accettanoe

l'ordinamento corrispondente ché ad essa si aggiungasecondo l'anticoproverbionessuno che sia malvagio potrà

saperloma solo chi è esperto e possiede nobili costumi. In taleordinamento non c'è spazio per gli affarie ad esso

segue la norma per cui nessuno deve e può accumulare ricchezze facendoaffari propri di persone che non sono libere

in quanto un mestiere considerato così vergognoso devia l'indole liberaragi on per cui non si ammetterà affatto un tale

modo di raccogliere ricchezze».

A tutte queste regole segue inoltre la legge secondo cui non è possibile adalcun privato cittadino possedere oro o

argentoma solo la moneta per gli scambi giornalieri che sono necessarìagli artigiani e a tutti coloro che svolgono

simili mansioni e devono pagare lo stipendio ai salariatischiavi estranieri. Per questi motivi diciamo che essi devono

possedere una moneta che abbia un valore internoma che non abbia alcunvalore presso le altre genti: si può pensare ad

una moneta comune a tutta la Grecia coniata per spedizioni militari e viaggiall'estero presso altre genticome le

ambascerie o qualche altra missione diplomatica di cui abbia bisogno lostatoquandoin sostanzasi debba inviare un

cittadino all'estero; solo per queste ragioni è allora necessario che lostato possegga ogni volta una moneta greca. Se un

privato cittadino ha bisogno dì recarsi all'esterosi rechi puresempreche abbia il permesso dei magistratie se

tornando a casa abbia ancora con sé danaro stranierolo versi allo statocambiandolo con valuta locale: e se risulta che

qualcuno se ne è appropriatogli venga confiscatoe chi è a conoscenzadel fattoma non lo denunciasia sottoposto

alla maledizione e all'oltraggio insieme al colpevoleed inoltre ad unamulta non minore della quantità di danaro

straniero che aveva importato. Chi prende moglie o sposerà la figlia non diané riceva affatto dote di alcun genere;

nessuno poi depositi danaro presso una persona che non sia di sua fiduciané presti danaro ad interessepoiché è

consentito a chi ha ricevuto il prestito non pagare gli interessi nérestituire il capitale. Queste sono le consuetudini

migliori che uno stato possa coltivarese le si osservi in tal modo e le sigiudichi rettamenteriferendole sempre ai

principi e alle intenzioni che sono alla base del nostro discorso.L'intenzione di un uomo politico che abbia un po' di

Platone Le leggi

56

intelligenzanoi diciamonon è quella che molti ricordanosecondo cui ilvalente legislatore deve proporsi uno stato

che sia il più esteso possibileal quale rivolga il suo pensiero perstabilire buone leggie assai ricco e fornito di oro e di

argentoe capace di comandare il maggior numero possibile di popoli perterra e per mare: e forse aggiungerebbero che

chi legifera rettamente deve desiderare che lo stato sia il migliore e ilpiù felice possibile. Di tutte queste cose alcune

sono possibilialtre no: e chi ordina uno stato potrà dunque volere ciòche è possibilementre sarà una sua velleità

volere e tentare l'impossibile. è quasi una necessità che chi è felice sianel contempo onesto - e questo potrà volerlo -

ma è impossibile essere assai ricchi ed onesti ad un tempoalmeno se pensoa quelli che la maggior parte delle persone

considera ricchi: la maggior parte delle personeinfatticonsidera ricchi ipochi uomini che dispongono di ricchezze

quantificabili in grandi quantità di danaro; ricchezzequesteche anche unmalvagio vorrebbe avere. Se la questione sta

in questi termininon potrò mai trovarmi d'accordo con chi sostiene che ilricco può diventare davvero felice anche se

non è onesto: è impossibile che un tale sia superiore per onestà e perricchezza nel contempo. «Perché?»domanderà

qualcuno. «Perché»risponderemmo noi«l'entrata che proviene daun'azione giusta e da una ingiusta è più del doppio

di quella che proviene solo dall'azione giustae le spese di chi non vuolespendere né bene né male sono doppiamente

minori di chi desidera fare spese oneste e per onesti motivi: non può alloradiventare più ricco chi si comporta

esattamente all'opposto di coloro che hanno doppie le entrate e dimezzate lespese». Fra questi l'uno è onestol'altro non

è malvagio se è economoanche se talvolta può essere assai malvagioinogni caso non può essere mai onesto nel senso

in cui lo si è inteso ora. Chi si è arricchito in modo giusto o ingiusto enon spende né in modo giustoné in modo

ingiustose è anche economoè riccochi invece è assai malvagioessendo scialacquatore sotto molti aspettisarà

assolutamente povero: ma chi fa spese oneste e chi si procura ricchezza soloattraverso giusti guadagni non potrà

facilmente distinguersi per ricchezza e neppure diventare troppo povero.Sicché è corretto il nostro ragionamento

secondo il qualeappuntocoloro che sono assai ricchi non possono essereonestiedi conseguenzase non sono onesti

non possono neppure essere felici.

Il progetto delle nostre leggi si orientava in questa direzione: fare in modocioè che i cittadini siano il più possibile

felici e quanto più concordi fra di loro. E i cittadini non saranno maiconcordi dove molti saranno i processi celebrati gli

uni contro gli altri e molte le ingiustiziema lo saranno dove queste cosesaranno di scarsa importanza e ridotte ad un

numero piccolissimo. Noi diciamo allora che nello stato non devono esserciné oroné argentoné un eccessivo volume

di affari procurato mediante vili mestieriusurae turpe commercio dibestiamema quanto offre e produce la

coltivazione della terrae anche di questi non ci si deve arrichire inmisura tale da trascurare il fine per cui nascono le

ricchezze: mi riferisco all'anima e al corpoche senza la ginnastica ed ilresto dell'educazione non possono diventare

degni di considerazione. Perciò abbiamo detto più di una volta che bisognariservare alla cura delle ricchezze l'ultimo

posto negli onori: poiché fra tutte le cose sono tre quelle intorno a cui siconcentrano le attenzioni degli uominila cura

delle ricchezze occupa l'ultimo e terzo postose è correttamente intesolecure del corpo la posizione intermediae la

cura dell'anima il primo posto. E anche adessoa proposito dellacostituzione che stiamo trattandose si rispetta questa

scala di valoriessa risulterà perfettamente costituita: ma se qualcunadelle leggi che sono stabilite risulterà nello stato

rendere onore alla salute prima che alla temperanzao alla ricchezza primache alla salute e alla temperanzaè evidente

che questa legge non sarà concepita in modo giusto. Bisogna che illegislatore sottolinei frequentemente questo punto:

«Che cosa intendo compiere?»e «Mi accade che questo si verifichioppuremi allontano dallo scopo?». Così

probabilmente potrà realizzare la legislazioneliberando gli altri daquesta responsabilitàmentre non potrà mai fare in

altro modo.

Chi dunque abbia ricevuto in sorte il proprio lottodiciamolo posseggasecondo le condizioni di cui prima si è

detto.

Sarebbe bello che ciascuno giungesse nella colonia avendo uguali anche tuttele altre cose: e dato che ciò non è

possibilema vi giungerà chi possiede più ricchezze e chi ne possiede dimenobisogna che per molte ragionie

specialmente perché vi sia una certa uguaglianza nelle diverse fasi dellavita dello statoci siano classi di cittadini

disuguali per censoin modo che carichetributie distribuzionichevengono rapportati al valore di ciascunonon siano

regolati soltanto in base all'onore degli antenati o al proprioné in basealla forza o alla bellezza dei corpima anche

secondo l'uso della ricchezza e la povertàper cuiricevendo onori ecariche nel modo più equo possibile proprio grazie

a questa proporzonata disuguaglianzanon nascano discordie. Per questeragioni bisogna costituire quattro classi

censuarie in base all'entità del patrimonioassegnando ai componenti dellesingole classi i nomi di primiseconditerzi

e quartio con quali altri nomi li si vogliono chiamaresia che rimanganonella stessa classesia che - diventati più

ricchi da poveri che eranoo poveri da ricchi - passino ciascuno nellaclasse che loro si adatta.

Su queste basiio stabilirei il seguente progetto di legge: bisogna che inuno statodiciamoche non vuole convivere

con quel gravissimo male che sarebbe più giusto chiamare"divisione" piuttosto che "sedizione"non vi sia né una

molesta condizione di povertà presso alcuni suoi cittadini e neppure laricchezzaperché l'una e l'altra condizione

determinano rispettivamente questi due mali: ora dunque il legislatore devedefinire il limite di questi due mali. Come

limite della povertà sia fissato il valore del lotto ricevuto in sorteilquale deve rimanere così com'èe nessun magistrato

e allo stesso modo nessuno fra gli altri che sia ambizioso di conseguire lavirtù permetterà ad alcuno di renderlo minore.

Fissato quel limite come unità di misurail legislatore permetterà che sipossegga il doppioil triplosino al quadruplo

di quel lotto: e se uno possiederà sostanze oltre questi limitio perchéle ha trovateo perché gli sono state donateo

perché le ha guadagnateo perché ne è venuto in possesso per altrecircostanze di questo generedistribuendo le

ricchezze in eccesso allo stato e agli dèi che reggono lo statogodrà dibuona fama e non sarà punito; ma se qualcuno

disobbedisce a questa leggechiunque lo voglia potrà denunciarlo con lacondizione di avere la metà di quel patrimonio

Platone Le leggi

57

in eccessoe il colpevole stesso pagherà un'altra parte corrispondenteall'intero suo acquistomentre l'altra metà sarà

versata agli dèi. Ogni acquisto che superi il lotto che tutti hanno ricevutoin sorte sia iscritto in un pubblico registro

tenuto in custodia dai magistrati incaricati dalla leggein modo che iprocessi riguardanti gli arricchimenti illeciti siano

facili e assolutamente

Platone Le leggi

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alimenti migliori o peggiorima è non meno capace di sortire gli stessieffetti sulle anime. Fra tutti questi luoghi

saranno assolutamente superiori quelli in cui spira un certo soffio divino eche sono stati assegnati in sorte a demoni

che possono accogliere benevolmente o meno quelli che sempre verranno adabitarli.

E un legislatore che abbia un po' di intelligenzasulla basedell'osservazione di questi fattoriper quanto un uomo è

capace di osservare tali cosetenterà di stabilire in questo modo le leggi.

E questo è quello che devi fare tuCliniadato che questa è la prima cosacui deve pensare chi vuole colonizzare una

regione.

CLINIA: Quello che dici è giustissimostraniero di Ateneed io devo farecosì.

NOTE: 1)L'oracolo di Dodona si trovava in Epiroquello di Zeus Ammone neldeserto libico.

2) Vergine figlia di Crono e Readea del focolare e della famiglia.

3) Divinità protettrice di Atene.

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LIBRO SESTO

ATENIESE: Dopo tutto quello che è stato detto oracredo che tu possaistituire nel tuo stato le magistrature.

CLINIA: è così.

ATENIESE: Vi sono allora due fasi nell'ordinamento dello stato: la prima faseriguarda l'istituzione delle

magistrature e la nomina dei magistratiquante devono essere e in che modovengono istituite; in seguito si devono

assegnare le leggi per ciascuna magistraturae vedere quante e quali sonoadatte a ogni singola magistratura.

Ma prima di fare questa scelta fermiamoci un momentoe facciamo un certodiscorso che si rivela adatto a questo

proposito.

CliNIA: Quale?

ATENIESE: Questo. è chiaro a chiunque il fatto chepur essendo di grandeimportanza l'opera legislativase uno

stato ben costituito mettesse a capo delle sue leggi ben stabilite magistratiincapacinon solo non si avrebbe alcun

vantaggio da quelle leggi ben stabilitederivandone anzi una grande risatama da esse credo che scaturirebbero i danni

più ingenti e le vergogne più turpi per gli stati.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Dobbiamo pensare che questo è il rischio che ora può capitarenella tua costituzione e nel tuo stato

amico. Anche tu ti rendi conto che coloro che vogliono accedere correttamentealle cariche pubbliche devono prima di

tutto aver fornito una prova adeguataessi stessi e la famiglia di ciascunodalla giovinezza sino all'età dell'elezionee in

secondo luogo è necessario che coloro che dovranno compiere la scelta sisiano formati nelle consuetudini delle leggi e

siano stati ben educati in modo da essere in grado di scegliere ed escludererettamentecon la loro disapprovazione o

approvazionechi sia degno dell'una o dell'altra sorte: e allora nel nostrocasopersone che si sono appena riunite e non

si conoscono fra di loroancora prive di educazionecome potrebberocompiere una scelta eccellente dei magistrati?

CLINIA: Non sarebbe possibile.

ATENIESE: Ma dicono che la gara non ammette scuse: e ora io e te dobbiamoallora fare questa cosapoiché tu hai

dato la tua parola al popolo dei Cretesi per impegnartiinsieme ad altrinovenella fondazione di quello statocome ora

dicie io perché ti ho promesso che ti avrei aiutato in questo racconto cheora noi stiamo facendo. Dunque non lascerei

volentieri senza una testa il discorso che sto facendo: infattivagando inogni luogo in tali condizioni sembrerebbe senza

forma.

CLINIA: Quello che dici è giustissimo.

ATENIESE: Non soloma farò cosìper quanto mi è possibile.

CLINIA: Senza dubbiofacciamo così come diciamo.

ATENIESE: Sarà cosìse il dio lo vuole e se vinceremo la nostra vecchiaiasino a tal punto.

CLINIA: è verosimile che il dio lo voglia.

ATENIESE: Sìè verosimile. Seguiamolo e prendiamo in esame questo punto.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Il fatto che con coraggio e a costo di correre dei pericoli nellapresente circostanza verrà da noi fondato

questo stato.

CLINIA: A che cosa pensie come soprattutto hai ora potuto fare questaaffermazione?

ATENIESE: Mi riferisco al fatto che con estrema facilità e senza timori noistiamo legiferando per uomini inesperti

perché mai accolgano un giorno le leggi che ora sono state fissate. In ognicaso è chiaro a chiunqueCliniaanche a chi

non ha affatto sapienzache in principio nessuno le accetterà facilmentema bisognerà che noi attendiamo che i giovani

abbiano gustato le leggie cresciuti insieme a quelle e acquisita nei loroconfronti una sufficiente familiaritàpossano

prendere parte all'elezione dei magistrati che si svogono nello stato:avvenuta questa cosa di cui parliamosempre che

avvenga secondo un certo meccanismo e in modo correttoio credo che d'ora inpoi vi saranno probabilità assai sicure

che uno stato educato in questo modo sarà destinato a durare.

CLINIA: E questo è logico.

ATENIESE: Vediamo allora se procedendo lungo questa direzione troviamo unastrada adatta alla nostra ricerca. Io

sostengoCliniache i Cnosiidiversamente dagli altri Cretesinon debbanoconsacrare in maniera sbrigativa la regione

che voi ora colonizzatema impegnarsi intensamente perché le principalimagistraturenei limiti del possibilesi basino

sulle fondamenta più solide e migliori. Per quanto riguarda le altresitratta di un lavoro più brevementre è assai

necessario che con ogni sforzo noi scegliamo per primi i custodi delle leggi.

CLINIA: Qual è la strada che porta a questo scopoe quale criteriotroveremo?

ATENIESE: Eccola. Io dicoo figli di Cretache i Cnossiper il fatto diavere una tradizione politica più antica

rispetto agli altri statidevono scegliereinsieme agli altri che sonogiunti per fondare questa coloniafra loro e fra

quellitrentasette uomini in tuttodiciannove fra i colonigli altri fragli abitanti della stessa Cnosso: i Cnossi daranno al

tuo stato questi uominie ti persuaderannofacendoti una lieve violenzaadessere cittadino di questa coloniaed uno

dei diciotto.

CLINIA: Perché anche tu e Megillostranieronon venite a far parte delnostro stato?

ATENIESE: Troppo orgogliosaCliniaè Atenee troppo orgogliosa è ancheSpartae le une e le altre sono troppo

distanti: per teinvecela cosa è ragionevole sotto tutti gli aspettielo stesso discorso vale per gli altri abitanti della

colonia. E se ciò che avviene adesso è quanto di più opportuno puòavvenire in seguito a questi fattisi dica come

avverrà l'elezione dei magistratiquando sarà passato un po' di tempo e lacostituzione dello stato avrà consolidato le

Platone Le leggi

60

sue basi. All'elezione dei magistrati prendano parte tutti coloro che portanole armi come cavalieri o come fantie

abbiano partecipato alla guerranei limiti delle forze consentite dalla loroetà: l'elezione si tenga nel tempio che la città

ritiene più degno di onorie ciascuno porti all'altare del dio il suo votodopo aver scritto sopra una tavoletta il nome del

padre del candidatodella tribù e del demo al quale appartienee abbiaaggiunto accanto il proprio nomesecondo lo

stesso procedimento.

Sia concesso a chi lo vuole di levar via una qualsiasi tavoletta che nonappaia opportunamente scrittae di collocarla

sulla piazza per un periodo non inferiore ai trenta giorni. I magistratimostrino pubblicamente a tutto lo stato le tavolette

che saranno scelte fra le primesino al numero di trecentoesecondo lestesse procedurelo stato torni nuovamente a

votare chi di questi ciascuno vorrà votaree i primi cento candidatiprescelti in questo secondo turno siano nuovamente

mostrati a tutti. Si voti infine per la terza volta e si scelga il candidatoche si vuole fra quei centofacendo riti di

giuramento: e i trentasette cui andranno la maggioranza dei votisianogiudicati e dichiarati magistrati.

Ma quali uominiClinia e Megilloorganizzeranno tutto ciò nel nostro statoriguardo alle magistrature e alla

valutazione dei magistrati? Non pensiamo che in stati appena uniti insieme sipresenti la necessità che ci siano alcune

persone preposte a tutte le magistraturema che in realtà non è possibileche ci siano? In un modo o nell'altro bisogna

trovarlie non uomini di scarso valorema assai validi. Nei proverbi sidice che il principio è a metà di tutta l'operae

noi ogni volta elogiamo quando si comincia bene: ed anziper quel che misembracominciare bene è già più della

metàe nessuno lo ha mai elogiato abbastanzaquando si è ben realizzato.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Consapevoli di questonon trascuriamo la questione lasciando chepassi sotto silenziosenza cercare di

chiarire a noi stessi in quali termini si può risolverla. Quanto a menonsaprei trovare nessun altro discorso se non uno

soltanto che in questo momento mi sembra necessario ed utile.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Io dico che questo stato che abbiamo intenzione di fondare non haper così direun padre o una madre

che non sia lo stato stesso che lo fondapur non essendo ignaro del fattoche vi sono state e vi saranno sempre molte

discordie fra gli stati che sono stati fondati e quelli fondatori. Oranellacircostanza presenteil nostro statocome un

bambinose anche un giorno entrerà in discordia con i suoi genitoriama edè amato dai genitorivenendosi ancora a

trovare nelle difficoltà proprie della fanciullezzae sempre si rifugiapresso i familiaritrovando soltanto in essi i

necessari alleati: e questi rapporti di cui ora parlo hanno immediatamenteriguardato i Cnossi nei confronti del nuovo

statograzie all'impegno che essi si sono assunti nei confronti di quellacoloniae il nuovo stato nei confronti dei Cnosii.

Io dicocome ho detto adesso - ma ripetere due volte la cosa ben detta nonfa male - che i Cnosii devono insieme

prendersi cura di tutte queste cosescegliendo non meno di cento uomini fracoloro che sono giunti nella coloniapresi

nei limiti del possibile fra i più anziani e i migliori; e ad essi siaggiungano altri cento presi tra gli stessi Cnosii. Bisogna

che costoroe lo ripetouna volta giunti nel nuovo statouniscano i lorosforzi insieme a quei cento per istituire le

magistrature secondo le leggiedopo che sono state istituiteesaminare imagistrati: svolti questi compitii Cnosii

torneranno ad abitare a Cnossomentre il nuovo stato cercherà da solo dimantenersi e di prosperare. Quelli che fanno

parte dei trentasette magistratiora e in futuroper tutto il temposianoeletti per queste funzioni: prima di tutto siano

custodi delle leggie in seguito di quei registri sui quali ciascuno avràdenunciato per scritto ai magistrati l'entità del

proprio patrimoniofatta eccezione di quattro mine per chi appartiene allaprima classedi tre per chi appartiene alla

secondadi due per la terzae di una per la quarta. Se qualcuno risulteràpossedere altro patrimonio oltre a quello che ha

denunciatogli venga confiscata questa eccedenzaed inoltre chi vuoleintenti una causa contro di luinon bella e

neppure onoratama turpese viene riconosciuto colpevole di disprezzare leleggi a causa dei guadagni che ha

realizzato. Dopo averlo denunciato per turpe guadagnochi vuole lo conducain tribunale dinanzi agli stessi giudici

custodi delle leggi: e se l'accusato viene riconosciuto colpevolenon prendaparte dei beni comunie se vi sia una

distribuzione nello statorimanga escluso tranne per il lotto ricevuto insortee sia scritta la sua condannafinché vive

in un luogo dove chiunque vuole potrà prenderne conoscenza. Il custode delleleggi non rimanga in carica più di

vent'annie non sia eletto a tale magistratura prima dei cinquant'anni: echi viene eletto a sessant'anni rimanga in carica

solo dieci annie così di seguitosecondo la stessa proporzionein modoche chi oltrepassi i settant'anninon pensi di

esercitare una carica così autorev ole fra questi magistrati.

Queste dunque sono le tre tre regole che riguardano i magistrati checustodiscono le leggieprocedendo innanzi la

legislazionesarà ciascuna delle leggi che prescriverà a questi uomini diche cosa essi dovranno occuparsioltre alle

cose che sono state dette ora: adesso parliamoqui di seguitodell'elezionedelle altre magistrature. Dopo i custodi delle

leggibisogna eleggere gli strateghie assegnare lorocome aiutanti inguerragli ipparchii filarchie coloro che

ordinano le schiere di fanti per tribùai quali si adatterebbe benissimoquel nome di "tassiarchi" con cui generalmente li

chiamano. Fra tutti questi i custodi delle leggi propongano gli strateghiscelti da tutto il corpo dello statoe fra coloro

che sono stati proposti venga effettuata la scelta da parte di tutti quelliche hanno partecipato alla guerra in gioventùe

vi partecipano ogni volta che si presenti la necessità. Se a qualcuno sembriche uno degli esclusi sia migliore di

qualcuno di quelli che invece sono stati propostifaccia il nome di chipropone e di chi vuole sostituitoe dopo aver

giurato faccia la contro proposta: chi dei due risulti eletto mediante alzatadi manosia giudicato fra gli eleggibili. I tre

che avranno ricevuto più voti per alzata di mano saranno strateghieamministreranno gli affari della guerradopo

essere stati esaminati come i custodi delle leggi. Gli strateghi elettiproporranno i loro dodici tassiarchiun tassiarco per

ogni tribùe la contropropostala votazionee l'esame avverranno per itassiarchi secondo le stesse modalità seguite per

gli strateghi. Questa assembleaal momento attualeprima che siano eletti ipritani e il consigliosarà convocata dai

Platone Le leggi

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custodi delle legginel luogo più sacro e più adattoe vi siederanno gliopliti separati dai cavalierie in terzo luogo

tutto quanto il contingente militare: tutti eleggeranno per alzata di manogli strateghi e gli ipparchi; per i tassiarchi

votino coloro che portano gli scudi; tutta quanta la cavalleria elegga ifilarchi; mentre gli strateghi eleggano i capi dei

fanti armati alla leggeradegli arcieri e di qualche altro settoredell'esercito. Ci rimane ancora da parlare dell'elezione

degli ipparchi. Questi siano proposti da coloro che proposero anche glistrateghie la scelta e la controproposta

avvengano secondo le stesse modalità: la cavalleria li voterà alla presenzae sotto gli occhi della fanteriae i due cui

andrà la maggioranza dei voti saranno i comandanti di tutti i cavalieri. Lecontestazioni per alzata di mano possono

essere sino a due: se si farà una terza contestazione decideranno coloro cuiè affidata l'enumerazione di ciascun voto.

Il consiglio dev'essere composto di trenta dozzine - il numero ditrecentosessanta membri si adatterebbe bene alle

suddivisioni -: e si dividano allora questi membri in quattro parti dinovanta membri ciascunain modo che in ogni

classe si votino novanta consiglieri. In primo luogo dovranno tuttinecessariamente votare per quelli della prima classe

e chi non obbedisca sia punito secondo la pena stabilita: concluse levotazionii voti siano contrassegnatiil giorno dopo

si voti per quelli della seconda classe seguendo le stesse procedure diprimail terzo giorno per quelli della terza classe

e voti chi vuolema il voto è obbligatorio per gli appartenenti alle primetre classimentre quelli della quarta ed ultima

classe siano liberi da pena se non vogliono votare. Il quarto giorno tuttivotino per la quarta e ultima classee siano

liberi da pena gli appartenenti alla quarta o terza classe che non abbianointenzione di votare: ma chi non voti e

appartiene alla seconda e alla prima classe sia punitoquelli della secondaclasse con una pena tripla rispetto a quella del

primo giornoquelli della prima con una pena quadrupla. Il quinto giorno imagistrati renderanno pubblici i nomi

contrassegnatiperché tutti i cittadini possano venirne a conoscenzaetutti dovranno votarealtrimenti vi sarà la pena

pari a quella del primo giorno: scelti così centottanta da ogni c lasseneverranno tratti a sorte la metàeuna volta

esaminatisaranno i consiglieri per quell'anno.

Il sistema elettorale che avvenga in questi termini si trova ad essere inmezzo fra la costituzione monarchica e quella

democraticae sempre in mezzo ad esse deve trovarsi la costituzione: infattischiavi e padroni non potranno mai

diventare amicie neppure uomini di scarso valore e uomini valenti lodiventeranno in base ad un decreto

sull'uguaglianzadato che per gli ineguali l'uguaglianza diventaineguaglianzase non vi è la misura.

E a causa di questi due elementile costituzioni sono piene di sedizioni. èvero quell'antico dettosecondo cui

l'uguaglianza produce amiciziaed è un detto assai giusto e conveniente: mapoiché non si capisce con sufficiente

chiarezza quale sia questa uguaglianza che è in grado di produrre questacosaquesto dubbio ci mette in grande

difficoltà. Vi sono infatti due specie di uguaglianzache hanno sì lostesso nomema in pratica sono quasi oppostesotto

molti aspetti: per quanto riguarda la prima speciequalsiasi stato equalsiasi legislatore può introdurla nella

distribuzione degli onorie riguarda l'uguaglianza nella misuranel pesoenel numeroe nelle suddivisioni si può

regolare con il sorteggio; quanto alla secondaessa è la più autentica ela migliore uguaglianzae non tutti possono

vederla facilmente. Solo Zeus è in grado di scorgerlae agli uomini vienesempre raramente in soccorsoma per quanto

venga in aiuto a stati e a privati cittadinirealizza ogni sorta di beni: almaggiore distribuisce di piùal minore di meno

assegnando all'uno e all'altro quanto è conveniente secondo loro naturaeattribuisce onori maggiori a chi possiede

maggiore virtùmentre a coloro che si trovano nella condizione opposta pervirtù ed educazione assegna ciò che loro

conviene in proporzione. Questa giustizia riguarda secondo noi anche la sferapolitica: e prendendo di mira e

considerando questa uguaglianzaClinianoi dobbiamo costruire lo stato cheora sta nascendo. E se qualcuno mai fondi

un altro statodeve legiferare in vista dì questo stesso finee nonnell'interesse di un piccolo numero di tirannio di uno

soloo del potere del popoloma sempre in vista della giustizia intesa nelsenso che abbiamo detto adessoe cioè capace

di assegnare ogni volta agli ineguali l'uguaglianzache spetta loro pernatura. è necessario che ogni stato adoperi tali

denominazionise non vuole partecipare in qualche sua parte delle sedizioniche talvolta possono nascere: l'equità

infattie l'indulgenza sono un'infrazione del significato compiuto eperfetto della giustizia autenticaquando ciò

avvienee perciò bisogna servirsi dell'uguaglianza della sorte percontrastare il malumore della follainvocando allora

nelle nostre preghiereil dio e la buona fortuna perché dirigano la sortenella direzione di ciò che è più giusto. Così ci si

deve necessariamente servire delle due forme di uguaglianzama il piùraramente possibile della secondaperché

necessita della sorte.

Per queste ragioniamiciuno stato che vuole conservarsi in modo duraturodeve comportarsi in questo modo:

perché come una nave che traversa il mare ha bisogno sempregiorno e nottedi protezionecosì uno stato che passa in

mezzo ai marosi degli altri stati e vive nel continuo pericolo di esserecolto dalle insidieha bisogno che dal giorno sino

alla nottee dalla notte sino alla venuta del giornoi magistrati sisuccedano ai magistratii guardiani sì sostituiscano ai

guardianisenza mai cessare di trasmettersi le consegne. E poiché la massanon sarà mai in grado di svolgere nessuna di

queste operazioni con rapiditàè necessario chementre la maggior partedei consiglieri viene lasciata riposare per

lunghi periodi di tempoattendendo ai propri affari e disponendo in ordinele proprie casesi assegni lo statonel corso

dei dodici mesialla dodicesima parte di essiin modo chea turnoquesticustodi sappiano trattare prontamente con chi

viene da fuori o anche dallo stato stessosia che costui venga conl'intenzione di recare notiziesia che voglia richiedere

qualcuna di quelle informazioni che conviene che uno stato fornisca ad altristatio delle quali conviene che riceva

rispostase lo stato abbia interrogato altri stati; ed inoltre essi dovrannovigilare perché non si verifichino quelle

insurrezioni politiche di ogni genere che ogni volta sono solite avvenirenello statoe se accadonodovranno informare

il più presto possibile lo stato perché ponga rimedio a quanto è accaduto.Per tali ragioni questo corpo che è a capo dello

stato deve sempre avere l'autorità di convocare o di sciogliere leassembleesia quelle che si svolgono secondo la legge

sia quelle che si tengono in situazioni di emergenza improvvisa per lo stato.Sarà la dodicesima parte del consiglio che

Platone Le leggi

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disporrà tutte queste cosementre si riposerà negli altri undici mesidell'anno: ma questa parte del consiglio deve

esercitare tale vigilanza sullo stato in comune accordo con gli altrimagistrati.

Tutto ciò che riguarda lo stato è stato ordinato come si doveva: qualecurainvecee quale disposizione bisogna

assegnare a tutto il resto della regione? E dal momento che tutta la città etutta la regione sono state divise in dodici

partinon bisogna designare dei soprintendenti che si prendano cura dellestrade della stessa cittàdelle casedegli

edificidei portidella piazzadelle fontanedei luoghi sacrideitemplie di altre cose simili?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Diciamo allora che ai templi si devono assegnare guardianisacerdotie sacerdotesse. Quanto alle

stradeagli edificie al loro ordineaffinché sia gli uominisia lebestie non causino dannie perché venga mantenuto

l'ordine che si conviene alle città tanto all'interno della stessa cintamuraria della cittàquanto nei sobborghi esterni

bisogna eleggere tre specie di magistrati e chiamare "astinomi"quelli che si occupano di quanto si è appena detto

"agoranomi" invece coloro che si occupano dell'ordine relativo allapiazza. Non si devono toccare quei sacerdoti e

quelle sacerdotesse dei templi che hanno ricevuto la dignità sacerdotale daipadri: ma secom'è naturale che avvenga in

tali stati che vengono fondati per la prima voltanon ve ne sianoo ve nesiano pochise non sono stati istituitibisogna

istituire sacerdoti e sacerdotesse che siano guardiani degli dèi. Nell'attodi istituire tutte queste carichebisogna che

alcune siano elettealtre tirate a sortemescolandoin vista dellareciproca concordiail demo con chi non appartiene al

demoin ogni regione e cittàper giungere alla massima concordia. Quantoalle cariche sacerdotalisia lasciata al dio

stesso la facoltà di scegliere quello che più gli è graditoe si procedaal sorteggioaffidando così l'elezione alla sorte

divina: si esamini quindi il sorteggiato per vedere se in primo luogo siafisicamente integro e di nobile stirpee sein

secondo luogoproviene da una famiglia conservatasi il più possibile purae ancorase lo stesso sorteggiatoe allo

stesso modo suo padre e sua madre abbiano vissuto immuni da uccisione e datutte le altre colpe del genere che si

commettono dinanzi agli dèi. Bisogna che le leggi riguardanti tutte le cosedivine provengano da Delfie si devono

seguiredopo che si sia ricorsi ad interpreti appositamente istituiti peresse. Ciascuna carica sacerdotale deve durare un

anno e non più a lungoe chi vuole adeguatamente esercitare i riti divinisecondo le sacre leggi non deve averesecondo

noimeno di sessant'anni: le stesse regole abbiano validità anche per lesacerdotesse. Gli interpreti siano eletti in tre

tempie volta a volta quattro tribù eleggano quattro interpretie ciascunoprovenga da una tribù. I tre ai quali andrà la

maggioranza dei voti vengano esaminatigli altri nove siano inviati a Delfidove il dio ne sceglierà uno per ogni terna:

quanto alle procedure dell'esame e all'età valgano le stesse regole adottateper i sacerdoti. Costoro però siano interpreti

per tutta la vitae se uno viene a mancarele quattro tribù eleggano unsostituto dalla tribù donde quello è mancato. Per

ciascun tempio siano elettifra coloro che appartengono alla prima classein qualità di amministratori responsabili delle

sacre ricchezzedei luoghi sacridei frutti provenienti da questie degliaffittitre amministratori per i tempi più grandi

due per quelli più piccoliuno per i più modesti: quanto alla loroelezione e al relativo esame valgano le stesse norme

seguite per gli strateghi.

Tali dunque siano le norme che regolano questi riti sacri.

Nulla per quanto è possibile rimanga incustodito. La sorveglianza dellostato sia di competenza degli strateghidei

tassiarchidegli ipparchidei filarchidei pritanidegli astinomi e degliagoranomidopo che siano da noi eletti e

adeguatamente preparati.

Quanto al resto della regione sia interamente sorvegliato in questo modo. Noiabbiamo diviso l'intera regione in

dodici parti il più possibile uguali: ogni tribùcui è stata assegnataper sorteggio ciascuna di queste partioffra ogni

anno cinque persone in qualità di agronomi e di frurarchi; e a questi cinquesia consentito di scegliere dalla propria tribù

dodici giovani che non abbiano meno di venticinque anni e non superino latrentina. Ad essi vengano assegnate mese

per mese le parti di regioneogni parte a ciascunoaffinché diventinotutti quanti esperti e competenti di tutta la regione.

Questo comando e questa sorveglianza abbiano la durataper le guardie e icapidi due anni. Quale che sia la parte

ricevuta in sorte per la prima voltavale a dire i diversi luoghi dellaregionesi trasferiscano sempreogni mese

spostandosi nel luogo adiacentee siano guidati dai frurarchi circolarmenteverso destrae per destra si intende verso

oriente.

Trascorso il primo annonel corso del secondoaffinché la maggior partedelle guardie non diventi soltanto esperta

della regione per una sola stagione dell'annoma perché apprendaoltrealla topografiaanche le peculiarità di ciascun

luogo in ciascuna stagionecoloro che allora li guidano li conducanonuovamente verso sinistrafacendoli

continuamente mutare luogofino a che sia trascorso il secondo anno. Nelcorso del terzo anno si scelgano altri cinque

agronomi e frurarchi che si prenderanno cura di dodici giovani. Ecco di checosa dovranno occuparsi nel corso della

loro permanenza in ciascun luogo: prima di tutto che il luogo sia il piùpossibile ben fortificato contro i nemici

scavando fossatidove se ne presenti l'esigenzae costruendo trincee efabbricando fortificazioni per tenere il più

possibile lontano qualsiasi tentativo di recar danno alla regione e alle suericchezze.

Per questi lavori potranno servirsi di bestie da soma e degli schiavi cheincontreranno in ciascun luogoe mediante

quelli lavorerannodirigendoli durante il lavoroe sceglieranno il piùpossibile quei momenti in cui essi saranno liberi

dalle occupazioni domestiche. Si faccia in modo di rendere ogni parte delterritorio inaccessibile ai nemicimentre lo si

renda accessibile agli amiciuominibestie da somaed armentiprendendosicura delle stradeperché sianociascuna di

quelle stradeil più possibile tranquillee delle acque piovaneperchénon rechino danno alla regionema piuttosto sì

rivelino utili scorrendo dalle alture verso le profonde valli fra i monti:allora tentino di convogliarle in canali

rinchiudendole con sbarramenti e fossatiin modo che quelle valliassorbendo l'acqua e imbibendosigenerino ruscelli

e sorgenti per tutti i campi e i luoghi sottostantie rendano anche i luoghipiù aridi ricchi e abbondanti di buona acqua.

Platone Le leggi

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Cerchino di abbellire le acque sorgive - fiumi o fonti che siano - con piantee costruzionirendendole più decorosee

facendo confluire le acque dei ruscelli mediante canali sotterranei rendanofertile ogni parte del luogo; e se vi sia un

bosco o un luogo sacro nelle vicinanzemediante le irrigazioni in ognistagione dell'annolo abbelliscano indirizzando i

corsi d'acqua verso i luoghi sacri degli dèi. Dovunquein luoghi delgenerebisogna che i giovani allestiscano ginnasi

per sé e per i vecchidotandoli di bagni caldi per i vecchie fornendoliabbondantemente di legna secca: tali ginnasi

recheranno vantaggio a coloro che sono spossati dalle malattie e a quantihanno il corpo consumato dalle fatiche dei

campie vi troveranno benevola accoglienzaaccoglienza che sarà di granlunga migliore di un medico non troppo

saggio.

Tutti questi lavori e gli altri simili a questi renderanno ordinati queiluoghi e saranno loro di utilitàoffrendo nel

contempo un divertimento che non sarà affatto privo di godimento: mal'aspetto serio delle loro occupazioni sia il

seguente. I sessanta agronomi custodiscano ciascuno il proprio luogo non solodai nemicima anche da coloro che

assicurano di essere amici: se un vicino o un altro cittadino commetteingiustizia a danno di un altrosia egli schiavo o

liberorendano giustizia a chi afferma di averla subitae se si tratta dìcause di scarsa importanza siano gli stessi cinque

capi a rendere giustiziase invece si tratta di cause più importantisinoa giungere al valore di tre minesiano i

diciassette a giudicarevale a dire i cinque e i dodici giovaniegiudichino tutte le accuse che un cittadino avanza nei

confronti di un altro. Nessun giudice o magistrato deve giudicare o governaresenza essere tenuto a rispondere delle

proprie azionise non chi giudica in ultima istanzacome i re. E se questiagronomi si mostrano prepotenti nei confronti

di quelli di cui si prendono curadando ordini iniqui e tentando di prenderee portar via i prodotti dell'agricoltura senza

domandare permessoe se accettano qualcosa che viene donato loro percorromperlio se amministrano ingiustamente

la giustiziaper aver ceduto a tali lusinghe sopportino il peso del disonorein tutto lo stato; per le altre colpe commesse

ai danni della gente del luogo fino al valore di una minasi rimettanospontaneamente alla pena decisa dagli abitanti del

luogo e dai vicini; per quelle più graviogni volta che avvengonoo ancheper quelle minorinel caso in cui non

vogliano sottomettersiconfidando nel fatto di potervi sfuggire dato cheogni mese si trasferiscono in un altro luogoa

tal propositodunquechi ha subito l'ingiustizia si rivolga ai pubblicitribunalie se vince la causaesiga da questi che

voleva sfuggire e non voleva sottomettersi spontaneamente alla punizione ildoppio della pena. Questi magistrati e

questi agronominel corso dei loro due anniconducano un tenore di vita chesia il seguente: vi sia innanzitutto in ogni

luogo l'istituzione dei pasti in comunenei quali tutti devono prendere incomune il vitto. Chi anche per un giorno solo

non partecipa ai pasti in comuneo se ne vada via di nottesenza che imagistrati glielo abbiano permesso o senza che si

sia presentata una stretta necessitàse i cinque lo denunciano estabiliscono di esporre il suo nome scritto sulla piazza

come di persona che ha trascurato il suo turno di guardiasubisca ildisonore come se avesse tradito la costituzioneper

quel che gli competevae sia punito impunemente con percosse da chi siimbatta in lui e voglia punirlo. E se è uno degli

stessi capi che compie qualcosa di similebisogna che si occupino del casotutti i sessantae chi si accorge del fatto o ne

viene informato e non intenti una causa sia sottoposto alle stesse leggi esia punito con una pena più severa di quelle dei

giovani: sia inoltre dichiarato indegno di esercitare ogni carica relativa aigiovani. I custodi delle leggi sorveglino

attentamente queste illegalità perché esse non avvenganoo nel casoavvenganosiano punite secondo la giusta pena.

Bisogna che ogni uomo consideriestendendo la riflessione a tutti gliuominiche chi non è stato schiavo non potrà

neppure essere un padrone degno di lodee che bisogna compiacersìmaggiormente del fatto di avere servito bene ch e di

aver ben comandatoprima di tutto le leggipoiché questo è un servizioreso agli dèie in secondo luogose si è

giovanii più vecchi e coloro che hanno vissuto in modo onorevole.

Dopo di che bisogna che chi è stato agronomo in questi due anni abbiaassaporato quel quotidiano tenore di vita

frugale e rustico. Non appena eletti i dodiciriuniti agli altri cinquedecidanocome fossero dei serviche non avranno

per sé altri servi e altri schiavie non utilizzeranno i servi degli altricontadini e degli abitanti del luogo per i loro servizi

privatima solo per le faccende di carattere pubblico: per il resto devonopensare di vivere servendosi essi stessi

reciprocamenteesplorando inoltre tutta la regione d'estate e d'invernogirando armatiper sorvegliare e conoscere tutti

i luoghi. Probabilmente non c'è conoscenza migliore che conoscere conesattezza la propria regione. Per questo un

giovane deve dedicarsi alla caccia con il cane o ad altri generi di caccianon meno che per il piacere e il vantggio che

tutti possono trarre da attività di questo tipo. E sia che jostoro - e laloro attività - li si chiami "cripti" o "agronomi"o

comunque li si voglia chiamareogni uomonei limiti delle sue possibilitàdeve dedicarsi volentieri a quest'attività

almeno quelli che vogliono salvaguardare il loro stato in modo adeguato Dopodi che seguiva per noiriguardo

all'elezione dei magistratil'elezione degli agoranomi e degli astinomi. Aisessanta agronomi seguono tre astinomii

qualidividendo per tre le dodici parti della cittàad imitazione degliagronomisi prendano cura delle vie della città e

di quelle strade che dalla regione conducono sempre verso la cittàe degliedificiperché siano tutti conformi alle leggi

e delle acque che saranno loro consegnate ed affidate dalle guardie dopoessersene presi curain modo che giungano

alle fonti in quantità sufficiente e puree abbelliscano e siano diutilità alla città. è necessario che anche costoro siano

uomini capaci e abbiano tempo disponibile per occuparsi dei pubblici affari:perciò ogni persona potrà proporre chi

vuole purché provenga dalla prima classee dopo che siano stati eletti peralzata di mano e coloro che hanno ottenuto la

maggioranza dei voti siano giunti al numero di seichi è preposto a questeoperazioni estragga a sorte quei tre chedopo

essere esaminatidiventino magistrati secondo le leggi stabilite per essi.

Subito dopo si eleggano cinque agoranomi tratti dalla seconda e dalla primaclasseper il resto l'elezione segua le

stesse procedure adottate per gli astinomi: fra i dieci che rispetto aglialtri avranno ottenuto più voti per alzata di mano

si estraggano a sorte cinquee dopo un esame siano dichiarati magistrati.Chiunque deve votare per tutti: e chi non

vuolese viene denunciato ai magistratisia punito con una multa dicinquanta dracmeoltre a meritarsi la fama di

Platone Le leggi

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cattivo cittadino. Chiunque voglia può recarsi all'assemblea e alla pubblicaadunanzamentre sia obbligatorio per gli

appartenenti alla prima e alla seconda classeche saranno multati di diecidracme se verrà provata la loro assenza alle

riunioni: l'obbligo non sussiste per gli appartenenti alla terza e allaquarta classee non siano puniti con la multase non

nel caso in cui i magistrati abbiano intimato a tutti di parteciparvi per unaqualche necessità. Gli agoranomi abbiano il

compito di sorvegliare l'ordine relativo alla piazza stabilito dalle leggiessi prendano cura dei templi e delle fontane che

sorgono sulla piazzaperché nessuno rechi danno ad alcuna cosa; e chi causidanni sia punitocon percosse e catene se

si tratta di schiavi o stranierise invece sia uno del luogo che commettetali disordinisino a cento dracme siano gli

stessi agoranomi ad avere l'autorità di infliggere la penamentre per unapena sino alle duecento dracme condannino il

colpevole insieme agli astinomi.

Allo stesso modo anche agli astinomi sia consentito di multare e di punirenell'ambito della propria giurisdizioneed

essi possano multare sino ad una minamentre infliggano il doppio dellamulta insieme agli agoranomi.

Dopo di che converrà istituire i magistrati che si occupano di musica e diginnasticae dell'una e dell'altra vi siano

due specie magistrati: quelli che si occupano dell'educazione e quellirelativi alle gare. Quanto ai magistrati

dell'educazione la legge intendede riferirsi a coloro che si occupanodell'ordine e dell'educazione che viene impartita nei

ginnasi e nelle scuoleprendendosi cura della frequenza in tali scuole edegli alloggi dei giovani e delle giovani; quanto

ai magistrati delle gareinvecela legge intende riferirsi a coloro chegiudicheranno gli atleti che affrontano le gare

ginniche e musicalie questi si divideranno di nuovo in due speciequelliche si occupano della musica e gli altri che si

occupano della ginnastica. Per le gare degli uomini e per le gare ippiche igiudici siano sempre gli stessiper la musica

invececonverrebbe che alcuni fossero giudici del canto monodico e di quelloimitativoaltridei rapsodiad esempio

dei citaredie dei flautistie di altri similialtri dei canti corali. Inprimo luogo bisogna eleggere i magistrati che

sovrintendano a quel divertimento corale di fanciullidi uominie difanciulle che si realizza nella danza e in tutto ciò

che viene ordinato dalla musica: in questo caso è sufficiente un solomagistrato che abbia non meno di quarant'anni. E

uno solo sia sufficiente anche per il canto monodicoil quale non abbia menodi trent'anni: costui abbia il compito di

introdurre alle gare i concorrenti e sia in grado di giudicare in modoadeguato. Ed ecco il modo con cui si dovrà

eleggere il magistrato preposto all'ordine dei cori. Quanti amano la danzacorale si rechino insieme alla riunionee siano

puniti con una multa se non si recano - di questo fatto siano giudici icustodi delle leggi -mentre non vi sia alcun

obbligo per gli altrise non hanno intenzione di parteciparvi. Chi avanza laproposta deve farla scegliendo fra gli esperti

dell'artee nel corso dell'esame l'unico argomento favorevole o contrariosia questo: per gli uni il candidato sarà

inespertoper gli altri esperto dell'arte. E quell'unico che fra i dieci chehanno raccolto più voti per alzata di mano sia

sorteggiato e sia sottoposto all'esame sia per un anno il magistrato dei corisecondo la legge. Allo stesso modo e

secondo le stesse procedurechi viene sorteggiato fra coloro che si sonopresentati per essere giudicati eserciti per

quell'anno la magistratura sui canti monodici e sulla musica strumentaledopo che il sorteggiato sia stato affidato al

giudizio dei giudici. Dopo di che è necessario eleggere dalla terza e anchedalla seconda classe coloro che presiedono le

gare riguardanti le competizioni di uomini e quelle ippiche: vi sia l'obbligodi recarsi all'elezione per le prime tre classi

mentre l'ultima sia esente da pena. Siano tre i sorteggiati fra i venti piùvotati per alzata di manoe questi tre abbiano

anche ottenuto il voto favorevole degli esaminatori che li valutano: sequalcuno viene respinto all'esame in relazione a

qualsiasi caricasia quando si sorteggiasia quando si giudicase neelegga un altro con la stessa procedurae allo

stesso modo si conduca l'esame.

Rimane ancora un magistrato riguardo a quel che abbiamo detto prima: sitratta di chi sovrintende l'educazione

maschile e femminile.

Uno solo siasecondo le leggichi detiene questa caricanon abbia meno dicinquant'annisia padre di figli legittimi

se possibile figli maschi e figlie femminealtrimenti dell'uno o dell'altrosesso. Tanto chi viene preferito quanto chi lo

preferisce nel giudizio rifletta sul fatto che questa carica è assolutamentela più importante fra le massime cariche che vi

sono nello stato.

Infatti il primo germoglio di ogni piantase comincia a crescere benehamoltissime possibilitàin relazione al

valore della sua naturadi compiere qualcosa di vantaggiosoe questo nonvale solo per le piante in generema anche

per gli animali domestici e selvaticie per gli uomini: e l'uomonoidiciamoè un essere domesticoe tuttavia se ha

ottenuto in sorte una retta educazione e un'indole feliceè solitodiventare il più divino e il più mite degli esseri viventi

ma se non è stato allevato in maniera adeguata o in modo non onorevolediventa il più selvaggio fra gli esseri che la

terra fa nascere. Per queste ragioni il legislatore non deve permettere chel'educazione dei fanciulli diventi un fatto

secondario o puramente accessorioma bisognerà prima di tutto cominciare ascegliere bene chi dovrà occuparsi dei

bambinienei limiti del possibilebisognerà far sovrintendere alla loroeducazione colui che sotto ogni aspetto risulti il

migliore fra quelli che vi sono nello stato. Tutti i magistratiallorafatta eccezione per il consiglio e i pritanisi

riuniscano presso il tempio di Apollo e votino in gran segretofra icustodì delle leggiquello che ciascuno ritiene che

possa detenere nel modo migliore questa carica che riguarda l'educazione: chiabbia avuto la maggioranza dei voti e sia

stato esaminato dagli altri magistrati che abbiano preso parte all'elezionefatta eccezione per i custodi delle leggi

detenga la carica per cinque anni; nel sesto annocon la stessa procedurasi elegga un altro per questa carica.

Nel caso in cui chi detiene una carica pubblica muoia più di trenta giorniprima dello scadere del suo mandato

secondo la stessa procedurachi si deve occupare di queste cose losostituisca con un altro nella magistratura. E se

muoia un tutore di orfanii parenti che risiedono nello statoda parte dipadre e di madresino ai figli dei cuginine

nominino un altro entro dieci giornio ciascuno sia punito con una multa diuna dracma al giornofinché non abbiano

nominato un tutore ai bambini.

Platone Le leggi

65

Uno stato in cui i tribunali non fossero istituiti come si deve non sarebbepiù uno stato: un giudice che non parlae

che nelle fasi istruttorie non dice una parola in più di quanto dicono leparti in causacome negli arbitratiun giudice

come questo non sarà mai in grado di giudicare nelle questioni concernentila giustizia. Per questi motivi non è facile

giudicare bene se si è in moltima neppure se si è in pochi e di scarsovalore. Bisogna che ciò che costituisce il fulcro

della controversia sia messo sempre in chiaro da una parte e dall'altra; e iltempoe insieme la lentezzae la serrata

indagine preliminare servono a mettere in luce questa controversia. Eccoperché prima di tutto bisogna che le parti in

causa si rivolgano ai viciniagli amicia coloro che conoscono maggiormentei fatti che sono oggetto della controversia

e se non si ottenga in questi tribunali una sentenza soddisfacenteci sirechi presso un altro tribunale. Il terzo tribunale

se i primi due tribunali non siano in grado di portare ad unariappacificazioneponga fine alla causa.

In un certo senso anche le istituzioni dei tribunali rappresentano una formadi elezione dei magistrati: è inevitabile

infatti che ogni magistrato sia anche giudice di alcune questionied ilgiudicepur non essendo magistratoin un certo

senso lo diventie non un magistrato di scarso valorenel giorno in cuifornendo la sentenzapone fine alla causa.

Considerando allora anche i giudici come magistratidobbiamo dire qualisiano quelli adattiin quale ambito possono

giudicaree quanti devono essere per ciascun ambito. Il tribunale piùautorevole sia dunque quello che ciascuna delle

parti avrà indicato l'una all'altrascegliendo in comune alcuni giudici.Per il restovi siano due corti di giustizia: l'una

quando un privato accusa un altro di aver commesso ingiustizia contro di luie lo porta in giudizio e vuole che sia

giudicato; l'altra quando un cittadino ritiene che un privato abbia arrecatodanno allo statoe vuole venire in soccorso

della comunità.

Bisogna ora dire chi devono essere i giudici e quale dev'essere la loronatura. Prima di tutto dobbiamo avere un

tribunale comune a tutti i privati che sono in controversia fra loro dopoaver fatto ricorso per la terza voltae tale

tribunale sia organizzato in questo modo. Tutti i magistrati che sono incarica per un anno e anche più di un annoil

giorno prima dell'inizio del nuovo annonel mese seguente al solstiziod'estatebisogna che si riuniscano tutti in un

tempioe dopo aver giurato in nome del diooffrano al diocome unaprimizia di ogni magistraturaun giudice che

nella propria carica si stimi essere stato il più valentee dial'impressione di amministrare la giustizia per i cittadini

nell'anno seguentenel modo migliore e più santo. Non appena siano statielettisiano sottoposti all'esame da parte degli

stessi che li hanno elettie se uno viene respintovenga eletto un altro alsuo posto seguendo le stesse procedure; quelli

che risultano eletti e hanno ottenuto l'approvazione giudicheranno le causedi chi ha lasciato gli altri tribunalie daranno

il loro voto senza scrutinio segreto. Uditori e spettatori di questi processisiano necessariamente i consiglierie gli altri

magistrati che li hanno elettie tutti gli altri che lo desiderano. Se untale accusa un giudice di aver emesso

volontariamente una sentenza ingiustadeponga la sua accusa presso i custodidelle leggi: e quello che sia ritenuto

colpevole in tale processo sia condannato a pagare alla parte lesa la metàdel danno recatoe se si ritiene che meriti una

pena maggiorei giudici che si sono occupati della causa facciano una stimadelle pena che deve subire oltre a quella

che gli è stata comminatao quanto in più deve pagare alle casse dellostato o all'accusa. Quanto alle imputazioni che

riguardano i delitti contro lo statoè in primo luogo necessario che ilpopolo partecipi al giudizio - tutti infatti hanno

ricevuto ingiustizia quando uno ha recato danno allo statoe quindiavrebbero ragione di sopportare a malincuore di

essere esclusi da processi dì questo genere - ma bisogna che al popoìosiano affidate la fase inziale e quella finale di una

simile causamentre la fase investigativa dev'essere lasciata alle tremagistrature più importanti sulle quali si

metteranno d'accordo accusatore e accusato: se essi non saranno in grado digiungere ad un accordoil consiglio

giudicherà la scelta dell'una e dell'altra parte.

Bisogna che anche per le cause private tutti vi partecipinonei limiti delpossibile: e chi non partecipa di questa

facoltà di giudicarenon si ritiene affatto partecipe della vita dellostato. Per questi motivi è necessario che vi siano i

tribunali per le tribùe i giudiciestratti a sortegiudichinoimmediatamente senza lasciarsi corrompere da nessuna

richiesta; ma il giudizio finale di tutte queste cause spetta a queltribunale di cui abbiamo parlato e che abbiamo cercato

di renderenei limiti delle umane possibilitàil più incorruttibilepossibilein modo che sia in grado di risolvere le

vertenze di coloro che non sono riusciti a rinconciliarsi né presso itribunali dei vicininé presso quelli delle tribù.

Ora a proposito dei nostri tribunali - e in tal caso non è facile dire inmaniera incontestabile se si tratta o no di

magistrature - abbiamo tracciato uno schizzo e delineato i suoi contorniprecisando alcune cose e tralasciandone altre:

infatti solo al termine della legislazione si possono esattamente stabilire eripartire nel modo assolutamente più corretto

le leggi che si occupano della giustizia. E queste cosedunqueci attendonoalla finementre per quanto riguarda invece

l'istituzione delle altre magistraturepossiamo dire che esse hanno assuntoun ruolo assai esteso nella legislazione.

Naturalmenteuna conoscenza complessiva e precisa di ognuna e di tuttequante le strutture che regolano lo stato e la

vita civilenon può diventare del tutto evidente prima che la trattazioneche è partita dall'inizio e ha sviluppato una

seconda parte e poi quella intermediasia completa di tutte le sue parti egiunga alla fine. E oranella circostanza

presentesi possa dare un'adeguata conclusione a quella parte che giungesino all'elezione dei magistratie si cominci a

fissare le leggi che non ammettono più ritardo o incertezze.

CLINIA: Sono pienamente d'accordostranierocon quel che hai detto prima: eora il fatto di collegare l'inizio di ciò

che dovrai dire con la fine di ciò che è stato detto mi soddisfa ancora dipiù.

ATENIESE: Sin qui ci siamo allora intrattenuti bene in questo saggiopassatempo di vecchi.

CLINIA: Mi pare che alluda evidentemente ad una onorevole occupazione propriadi uomini valenti.

ATENIESE: è vero: ma vediamo se anche tu sei d'accordo con me su questopunto.

CLINIA: Quale punto? E di che cosa si tratta?

ATENIESE: Tu sai che l'attività dei pittoriquando ritraggono un qualsiasioggettonon sembra avere mai finee

Platone Le leggi

66

pare che non finiscano mai di abbellire l'opera caricando o attenuando icolorio come chiamano questa tecnica gli

allievi dei pittorisicché i dipinti non possano più evolversi in bellezzaed espressione.

CLINIA: Capisco anch'io quello che dicialmeno per quel che ho sentito diredato che non mi sono mai dedicato a

tale arte.

ATENIESE: E non hai perso niente. Ma noi serviamoci di questo ragionamentosull'arte che ora si è presentato nella

nostra discussionee facciamo la seguente considerazione. Se un pittorepensasse di rappresentare l'opera più bellatale

da non perdere mai il suo valorema da migliorare continuamente con ilpassare del tempoti rendi conto cheessendo

mortalese non nascerà un successore che restauri i danni provocatidall'azione del tempocapace inoltre di abbellirla

colmando quelle mancanze determinate dalla sua stessa incapacità tecnicaquesta fatica gli sopravviverà per ben poco

tempo?

CLINIA: Vero.

ATENIESE: E allora? Non credi che questa sia l'intenzione del legislatore?Prima di tutto deve tracciare le leggi nel

modo più preciso possibile e in quantità sufficiente; in seguitocon ilpassare del tempomettendo alla prova dei fatti le

sue decisionicredi che vi sarà un legislatore così stolto da nonriconoscere che inevitabilmente ha lasciato molti aspetti

incompiutie che quindi un successore dovrà correggerliperché lacostituzione non peggiorima migliorie l'ordine

regni sempre nello stato da lui fondato?

CLINIA: Questa - e come non potrebbe esserlo - potrebbe verosimilmente esserela volontà del legislatore.

ATENIESE: E se qualcuno possedesse un qualche sistema per giungere a questofinee con i fatti e con le parole

insegnasse ad un altromigliore o peggiore di luiin che modo si acquisiscela nozione per custodire e correggere le

legginon è vero che non finirebbe mai di spiegare questa cosa prima digiungere al fine proposto?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E in questo momento io e voi non dobbiamo fare così?

CLINIA: Di che cosa parli?

ATENIESE: Dato che stiamo per legiferaree abbiamo già scelto i custodidelle leggie poiché siamo al tramonto

della vitamentre quelli rispetto a noi sono giovanicome andiamo dicendodobbiamo legiferaree nello stesso tempo

tentare di rendere anche costoro legislatori e custodi delle leggineilimiti del possibile.

CLINIA: Certamentesempre che siamo abbastanza capaci!

ATENIESE: Dobbiamo in ogni caso tentare e impegnarci.

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Diciamo dunque loro: «Amici che salvaguardate le legginoitralasceremo - ed è inevitabile -

moltissimi elementi riguardanti ogni questione di cui si occupano le leggiche stabiliamoma ciò che è di importanza

essenziale e tutto l'insieme non lasceremo che non venga spiegatomacercheremo di delinearlo: bisognerà che voi

completiate quest'abbozzo. Ora dunque ascoltate che cos'è che doveteconsiderare nel compiere quest'impresa. Megillo

Cliniaed io ne abbiamo parlato non poche volte fra di noie abbiamoconvenuto che si è parlato bene: dunque

vogliamo che anche voi siate dello stesso avviso e diventiate nostridiscepolitenendo in considerazione quegli stessi

princìpi sui quali abbiamo convenuto insieme che il custode delle leggi e illegislatore devono concentrare la loro

attenzione. Il punto principale sul quale ci siamo trovati d'accordo eraquestoe cioè che in qualunque modo un uomo

possa diventare onestopossedendo la virtù dell'anima che si addice ad unuomograzie ad una consuetudinead un

costume di vitaad un possessoad un desiderioad un'opinionead unaqualche disciplinasiano coloro che vivono

nello stato maschi o femminegiovani o vecchiegli deve tendere per tuttala vita con qualsiasi sforzo al fine di cui

parliamo; e che nessunochiunque siadeve mostrare di preferirefra lealtre cosequelle che costituiscono un

impedimento a questo scopoe questo infine vale anche per lo statonel casoin cui risulti necessario che esso venga

distrutto prima ch'esso accetti di piegarsi al giogo servile e di esseregovernato dalle persone più malvageo se sarà

necessario abbandonarlo volontariamente con l'esilio. Bisogna sopportaretutte queste coseprima di passare sotto una

forma di governo che per sua natura rende gli uomini malvagi. Questi sono ipunti sui quali noi ci siamo

precedentemente messi d'accordoe ora voiin vista dell'uno e dell'altrofine che ci siamo propostielogiate e biasimate

le leggie biasimate quelle che non sono in grado di perseguirlimentreprediligete e accogliete benevolmente quelle

che possono perseguirlie in esse vivete: quanto alle altre consuetudiniche tendono ad altri cosidetti benibisogna dire

loro addio».

E il principio delle leggi che noi qui di seguito stabiliremo sia questoeprenda avvio dalla materia sacra. Dobbiamo

innanzitutto riprendere il numero cinquemilaquarantae tutte le utilisuddivisioni che conteneva e che contienesia nella

sua totalitàsia diviso per tribù; e abbiamo stabilito che questa tribùfosse la dodicesima parte dell'interola quale risulta

esattamente dal prodotto di ventuno per venti. Come il numero intero èdivisibile per dodicidodici è anche il numero

delle tribù: e ciascuna parte dev'essere considerata come sacradono deldiopoiché si accompagna ai mesi e alla

rivoluzione annuale dell'universo.

Perciò l'innato principio divino guida tutto lo stato e rende sacre ledivisioni stesse: altri forse avranno diviso più

correttamente di altrie le avranno consacrate al dio più felicemente. Noiora in ogni caso diciamo di aver scelto nel

modo migliore il numero cinquemilaquarantache ha per divisori tutti inumeri dall'uno al dodicieccezion fatta per

l'undici - ma si tratta di cosa facilmente rimediabilee si risanerà inambedue i casi se si tolgono due famiglie -; e che le

cose stanno davvero cosìse avessimo tempopotremmo darne dimostrazionecon un discorso neppure troppo lungo.

Prestando ora fede a questa voce e a questo ragionamento dividiamo lo statoe dopo aver attribuito a ciascuna sua parte

un dio o un figlio di dèiassegnando loro altari e ciò che è convenienteper il cultofacciamo delle riunioni presso di

Platone Le leggi

67

essi due volte al mese per fare sacrifici: dodici nella frazione dellatribùe dodici nella suddivisione dello statoin primo

luogo per ottenere il favore degli dèi e di tutti quelli che hanno rapporticon essiin secondo luogo per acquisire con essi

familiaritàper favorire la conoscenza reciprocacome diciamoe perstringere ogni sorta di relazione. Per quanto

riguarda le relazioni e le unioni matrimoniali è necessario fare piena lucesulla famiglia da cui proviene la sposae su

chi la prende in sposae a quali condizioni viene stipulato il pattovalutando con estrema attenzione il fatto di non

commettere errorinei limiti del possibilein circostanze come queste. Perqueste motivazioni così serie bisogna

organizzare le feste corali in cui fanciulli e fanciulle danzinoe nellostesso tempo osservino e si lascino osservarenudi

tanto gli uni quanto le altrenella misura in cui lo ammette un saggio sensodel pudore che è in ciascunosecondo criteri

ragionevolie in quanto la loro età fornisce giustificazioni plausibili. Siprenderanno cura di tutte queste cosee le

ordinerannoi magistrati dei corie diventeranno legislatoriinsieme aicustodi delle leggiper quanto noi tralasciamo di

ordinare: è necessariocome dicevamoche il legislatore tralasci moltiparticolari di scarsa importanza come questi

mentre coloro che anno dopo anno diventano esperti di queste coseapprendendole dalla praticastabiliscano regolee

correggendolele riformino di anno in annofinché non si giunga adun'adeguata definizione di tali norme e delle

relative consuetudini. Pertanto un periodo di tempo giusto e sufficiente peracquisire esperienza potrà essere

rappresentato da dieci anni di sacrifici e di danze coralinel corso delquale si disporrà ogni cosain generale e in

particolare: finché vive il legislatore che ha ordinato queste cosebisognaaccordarsi con luima quando muorele

singole magistraturepresentando ai custodi delle leggi gli aspetti carentidella loro magistraturali corregganofinché

non si pensi che ogni cosa ha raggiunto il termine ultimo della perfezione;allora tali norme diventino immutabilie si

ricorra ad esse insieme alle altre leggi che in principio il legislatoreaveva fissato stabilendole per le magistrature.

E queste ultime normeper nulla al mondonessuno deve mai riformare di suaspontanea volontàe se mai sembra

che se ne presenti una qualche necessitàbisogna consultare tutti imagistratitutto il popoìoe tutti gli oracoli degli dèi

e se tutti sono d'accordosi potrà così procedere alla riformaaltrimentimaiin alcun modosarà possibileed anzi avrà

sempre la megliosecondo la leggechi impedirà le riforme.

Quando un uomocompiuti venticinque anniosservando ed essendo osservatodagli altriè convinto di aver trovato

una persona che corrisponda ai suoi propositie gli sembri adatta allacomune procreazione dei figlichiunqueallorasi

sposientro i trentacinque annima prima ascolti come si deve ricercareciò che risulta conveniente ed adatto: prima

della leggeinfatticome dice Cliniabisogna premettere quel proemio chesi adatta a ciascuna.

CLINIA: Ricordi benissimostranieroe nel discorso hai colto un'occasioneche mi sembra assai adatta.

ATENIESE: Dici bene. «Figlio»diciamo allora a chi proviene da valorosiantenati«bisogna sposarsi secondo le

nozze approvate dai saggii quali ti consiglieranno di non evitare le nozzedei poverie neppure di inseguire con

particolare desiderio quelle dei ricchi: se invece tutte le condizioni siequivalgonoconviene sempre preferire di unirsi

in nozze con chi è leggermente inferiore.

Tali matrimoni saranno vantaggiosi tanto per lo statoquanto per le famiglieche si verranno a formare: infatti

l'omogeneità e la misura sono per la virtù mille volte superioridell'intemperanza.

Chi sa di essere più impetuoso e di lasciarsi trasportare con più veemenzadel dovuto in ogni sua azione deve

sforzarsi di diventare genero di padri equilibratimentre chi per natura èil contrario bisogna che vada a cercare parenti

opposti. E in generale una sia la regola sul matrimonio: bisogna che ciascunoaspiri a nozze che risultino vantaggiose

per lo statoe non a quelle che procurano il massimo piacere a se stessi.Ogni individuo viene sempre attrattoper

naturaverso chi gli è simileper cui l'intero stato risulta eterogeneoper ricchezze e modi di vita: di qui nascono quei

mali che non vogliamo che accadano presso di noimentre accadono assaifrequentemente presso la maggior parte degli

stati. Il fatto di prescrivere e di redigere queste norme sotto forma dileggeper cui il ricco non sposi il riccoe chi è in

grado di compiere molte azioni non sposi un'altra persona che gli sia similema si costringa la natura esuberante ad

unirsi in nozze con chi è più tranquilloe chi è più tranquillo con chiha natura esuberanteoltre a suscitare risain molti

potrebbe risvegliare l'ira: non è facile capire che lo stato dev'esseremescolato secondo giuste proporzioni come una

coppanella quale il vinoappena versatoè forte e ribollema se vienemoderato da un altro dio temperanteottiene una

buona mescolanza e diventa una buona e temperata bevanda. Nessunoper cosìdireè in grado di ved ere che una cosa

del genere accade nell'unione per la procreazione dei figli: per questimotivi è necessario che si lascino perdere tali

aspetti dal punto di vista della leggema bisogna tentare di persuadereciascunoquasi con un incantesimoa stimare più

importante il conseguire l'omogeneità nell'avere figli piuttosto checontrarre nozze uguali che portano verso un

insaziabile desiderio di ricchezzee a dissuaderemediante il rimproverochi nel proprio matrimonio si occupa

esclusivamente di ricchezzesenza però costringerlo con una leggescritta».

Queste siano le esortazioni riguardanti il matrimonioe così quelle che sisono dette in precedenzasecondo cui

bisogna attenersi alla natura che spinse continuamente a procreare lasciandodopo di sé i figli dei figli in qualità di

servitori al dio che prendano il nostro posto. Tutte queste ed altre coseancora si potrebbero dire riguardo alle nozzee

su come bisogna sposarsise si vuole comporre correttamente un proemio: e sequalcuno non obbedisce volentierie

vive nello stato come uno stranieroe non prende parte ad alcun legamesocialee giunge a trentacinque anni senza

essersi sposatopaghi ogni anno cento dracme se appartiene alla primaclassesettantase alla secondasessantase alla

terzae trentase è alla quarta. Questo danaro sia sacro ad Era. E chianno dopo anno non pagasia condannato a pagare

il decuplo: e questa operazione venga compiuta dall'amministratore della deae se non la compiesia condannato a

pagare lui stessoed ognunonel rendicontorisponda di questo danaro. Chinon vuole sposarsi sia allora condannato a

pagare una multa come questae sia privato degli onori che i più giovanigli dovrebbero tributaree nessuno dei giovani

voglia mai spontaneamente obbedirlo in qualcosa: se tenta di punire qualcunoognuno venga in soccorso di chi è

Platone Le leggi

68

vittima dell'ingiustizia e lo difendama chi non presta aiutopurtrovandosi presente al fattosia dichiarato dalla legge

cittadino vile e malvagio.

Della dote abbiamo già parlato anche primama si ripeta ancora che i poverinon hanno minori possibilitàper la

mancanza di ricchezzedi unirsi in matrimonio o di sposare la propriafigliaquando invecchiano: infatti in questo stato

tutti possiedono il necessarioe quindi minore sarà l'insolenza delledonnee minore quella meschina e servile schiavitù

che a causa delle ricchezze può sorgere nei mariti. Chi segue queste normefarà del bene: ma chi non obbediscee dào

ricevepiù di cinquanta dracme per il vestito della sposase appartieneall'ultima classepiù di una minase appartiene

alla terzapiù di una mina e mezzase è della secondae più di dueminese è della primaversi altrettanto alle casse

dello statoe la somma data o ricevuta sia sacra a Era e a Zeuse siariscossa dagli amministratori delle due divinità

secondo quanto si è detto che gli amministratori di Era ogni volta debbonofare riguardo a coloro che non si possono

sposarese non vogliono pagare la multa di tasca propria.

La promessa di matrimonio più autorevole sia in primo luogo quella delpadreseconda per autorità sia quella del

nonnoterza quella dei fratelli nati da uno stesso padre; e se mancanoqueste personesia ugualmente autorevole la

promessa fatta da parte maternasecondo lo stesso ordine; se poi siverificherà una sorte del tutto inconsuetavalga

sempre l'autorità dei parenti più prossimiinsieme ai tutori.

Quanto ai riti preliminari delle nozzee ad ogni altro sacrificio che devonocompiere coloro che si devono sposare

quelli che si stanno sposandoe quelli che sono sposatibisogna che ognunopensi che tutto può avvenire in modo

convenientese interroga gli interpreti e da quelli si lascia guidare.

Per quanto riguarda i banchetti nuzialibisogna invitare non più di cinqueamici dello sposo e non più di cinque

amici della sposae altrettanti devono essere i rispettivi parenti ed amici.Nessuno faccia una spesa superiore al proprio

patrimonioe quindi per chi è della prima classe il massimo della spesa èuna minamezza mina per chi è della seconda

e così viasecondo la classe cui appartiene ciascuno. Tutti devono avereparole di elogio per chi obbedisce a questa

leggementre i custodi delle leggi puniscano chi disubbidisce come personarozza che non è stata formata dalle leggi

delle Muse nuziali. Non conviene bere sino ad ubriacarsise non nelle festein cui il dio offre il vinoe questo

atteggiamento non garantisce sicurezza alcunasoprattutto per chi si impegnaseriamente nell'esperienza delle nozzenel

corso delle quali conviene invece che lo sposo e la sposa siano assaiassennatidal momento che compiono un

cambiamento di vita non piccoloe perché i figlinei limiti del possibilenascano sempre da genitori assennati: non è

mai chiaroinfattiin quale notte o in quale giorno il figlio vengaconcepito con l'aiuto del dio. E inoltre bisogna che il

concepimento dei figli non avvenga da corpi disgregati dall'ubriachezzamail figlio deve formarsi robustosolidoe

tranquillo. L'uomo in preda al vino si muove in ogni direzionee tutto mettein movimentoessendo furioso nel corpo e

nell'anima: l'ubriaco depone incerto e malamente il suo semesicché generafigli anormaliinfidisenza un'indole retta

né un corpo linearecom'è verosimile che sia. Perciò piuttosto per tuttol'anno e per tutta la vitama specialmente in

quel tempo in cui si generabisogna prestare attenzione perché non siagisca in modo da contrarre malattie e non si

faccia nulla che contenga in sé violenza o ingiustizia: è inevitabileinfattiche l'ubriaco imprima l'impronta del proprio

male nelle anime e nei corpi dei suoi figlie dia in ogni caso alla luceesseri inferiori. In modo particolare quel giorno e

quella notte gli sposi devono astenersi da quel che si è detto: il principiodella vita che è collocato negli uomini è un dio

che mette in salvo ogni cosase riceve il dovuto onore da parte di ciascunodi quelli che se ne servono.

Bisogna che l'uomo che si sposa consideri una delle due case che sono nel suolotto come luogo in cui nasceranno e

verranno allevati i suoi figlie quiseparato dal padre e dalla madrecelebrerà le nozzee abiterà e nutrirà sé e i figli. Se

nelle relazioni amichevoli vi sia un certo desiderioesso cementa e legainsieme tutti i rapporti affettivi: ma una molesta

compagniache non tenga vivo attraverso il tempo il desideriofa in modo diallontanare gli uni dagli altri a causa di

un'eccessiva sazietà. Per queste ragioni bisogna lasciare al padreallamadree ai parenti della moglie le loro casee

come se fossimo giunti in una coloniaqui bisogna abitarefacendo lorovisite e ricevendolee generare e allevare i

figlie consegnare gli uni agli altri la vitacome una fiaccolaprendendosi cura degli dèisecondo le leggi.

Dopo tale questionepassiamo al possesso dei beni: quali sono le sostanzepiù adatte che un tale può possedere?

Pensare o possedere molte di esse non è difficilementre è in ogni casodifficile possedere i servi. E la ragione risiede

nel fatto che di essi si dicono cose giuste e cose che in un certo senso sonosbagliate: i nostri discorsi infatti ora vanno

nel senso opposto agli usi che ne facciamoora sono conformi ad essi.

MEGILLO: Che cosa stiamo dicendo? Non capiamostranieroche senso ha quelloche ora stai dicendo.

ATENIESE: Ma è del tutto verosimileMegillo: fra tutti i Greciinfatti lacondizione degli Iloti a Sparta potrebbe

dare adito a molte perplessità e fornire occasione di disputa fra chiritiene che si tratta di una buona istituzione e chi la

disapprova - minori occasioni di disputa offre la schiavitù che gli abitantidi Eraclea esercitano sui Mariandini (1) che

hanno asservitoo sulla servitù dei Penesti (2) presso i Tessali -; edunqueconsiderando tutti questi casi ed altri simili

come dobbiamo comportarci riguardo al possesso dei servi? Ecco quello che disfuggita mi è capitato di dire nel

discorsoe di cui tu mi hai giustamente domandato spiegazioni: comesappiamotutti noi diciamo che bisogna

acquistare schiavi assolutamente ben disposti e ottimi; e molti di essiineffettifurono per qualcuno più che fratelli e

figliper quel che concerne la virtùe hanno messo in salvo padronibenie tutte le loro case. Sappiamo che questo si

dice degli schiavi.

MEGILLO: Certamente.

ATENIESE: E non si dice forse anche il contrarioe cioè che un'animaservile non ha nulla di sanoe che chi ha un

po' di intelligenza non deve mai fidarsi di una razza come questa? Il piùsapiente dei nostri poeti ha anche dichiarato

parlando di Zeusche «Metà della menteZeus dall'ampio sguardo toglieagli uominisui quali si abbatte il giorno della

Platone Le leggi

69

schiavitù». (3) Ciascuno può considerare in modo diverso questeriflessionie così alcuni non prestano fede alcuna nella

categoria dei servie come se avessero natura di bestie col pungolo e lafrustra rendono non solo tre voltema infinite

volte schiava la loro animaaltriinvecefanno tutto il contrario.

MEGILLO: Certamente.

CLINIA: Come dobbiamo allora comportarcistranierodato che ci sonoopinioni così diverseriguardo al possesso

e alla disciplina degli schiavi che vi sono nella nostra regione?

ATENIESE: Che cosa faremoClinia? Dal momento che è evidente che l'uomo èun animale difficile a trattarsi e

non sembra affatto prestarsi a quella necessaria divisione secondo la qualedividiamo lo schiavoil liberoe il padrone

si tratta di un difficile possesso: e questo nei fatti viene spessodimostrato dalle frequenti ed abituali rivolte dei Messeni

e da quei mali che avvengono in quegli stati dove si possiedono molti serviche parlano la stessa linguaeancorada

quei furti di ogni specie e da quelle sventure causate da coloro che vengonochiamati vagabondi e sono in Italia.

Considerando tutti questi fattisi potrebbero nutrire non poche perplessitàsul comportamento da assumere in casi del

genere. Non restano che due sistemi: chi vuole possedere senza difficoltàgli schiavi faccia in modoper quanto è

possibileche non siano dello stesso paese e non parlino la stessa linguain secondo luogo li allevi come si devenon

solo nel loro interessema preoccupandosi soprattutto per se stessi; eallevare questa gente significa non usare violenza

verso i serviese possibileessere nei loro confronti meno ingiusti diquanto lo si sarebbe verso i propri eguali. Chi per

sua naturae non con la finzionevenera la giustizia e detesta realmentel'ingiustiziaapparirà evidentemente tale nei

rapporti con quelle persone con le quali sarebbe facile per lui commettereingiustizia. E chi nelle sue consuete relazioni

e nel suo modo di comportarsi con gli schiavi non è contaminatodall'empietà e dall'ingiustiziasarà perfettamente

capace di seminare quei semi che faranno germogliare la virtùe lo stessodiscorso sì può giustamente fare a proposito

di un signoredi un tirannoe di chiunque detiene la sua signoria su chi èpiù debole di lui. Bisogna giustamente punire

gli schiavima non si deve fare in modo di svigorirli ammonendoli come si facon gli individui liberi: bisogna che la

parola che si rivolge al servo sia quasi un comandoe non si deve maischerzareper nulla al mondocon i servi

femmine o maschi che siano. Molti amano instaurare con i propri servirapporti di questo generee assai

sconsideratamente li svigorisconorendendo a quelli più difficile la vita el'obbedienzae a se stessi il comandarli.

CLINIA: Quello che dici è giusto.

ATENIESE: Quando allora un cittadino si sia procurato dei servi cheneilimiti del possibileper numero e per

capacità siano in grado di prestare aiuto al padrone in ogni suo lavorononbisogna alloradopo di ciòfare una

descrizione delle abitazioni?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Parlando di uno stato nuovo e disabitato in precedenzabisognaaquanto pareprendersi cura di tutto

l'aspettoper così direriguardante gli edificiper vedere q uale saràla disposizione di ciascuno di quellisia rispetto ai

templisia rispetto alle mura. Queste cose andavano dette prima deimatrimoniCliniamapoiché lo stato nasce solo in

teoriaè assolutamente possibile trattarle ora in questo modo: quandoinvece esso si realizzerà concretamenteprima dei

matrimoni bisognerà occuparci di questa materiase il dio lo vuoleequindi con i matrimoni ultimeremo tali cose.

Adessoperòbrevementecerchiamo di delinearle almeno in un abbozzo.

CLINIA: Certo.

ATENIESE: Bisogna edificare i templi tutt'intorno alla piazzae costruire lacittà intera in cerchìo presso i luoghi

elevati per ragioni di difesa e di igiene: presso i templi vi siano gliedifici dei magistrati e i tribunalidovecome in

luoghi quanto mai sacrisi riceveranno e si emaneranno le sentenzesiaperché in questi luoghi ci si occupa di cose

sacresia perché vi sono le dimore degli dèie fra queste vi saranno itribunaliin cui si celebreranno quei processi che

riguardano gli omicidie tutte quante le azioni delittuose che meritano lapena di morte. Per quanto riguarda le mura

Megillosarei d'accordo con Sparta: lasciare cioè che dormano distese aterrae non alzarleed ecco le ragioni.

è bello quel canto che i poeti intonano a tal propositodicendo che le muradevono essere di bronzo e di ferro

piuttosto che di terra: ed inoltre ci esporremmo giustamente al ridicoloseda un latoogni anno inviassimo i giovani

nella regione a scavare fossatia costruire trinceee a fermare i nemiciattraverso fortificazioniper non permettere loro

di varcare i confini della regionee intanto costruissimodall'altradellemura che in primo luogo non sono affatto utili

alla salute degli statie in secondo luogo rendono solitamente effeminatigli animi degli abitantiinvitandoli a rifugiarsi

al loro interno senza respingere i nemicie a non cercar salvezzacollocando alcune guardie che sorvegliano di notte e

durante il giornoma a pensare cheprotetti in questo modo da mura e daporteanche quando dormono avranno

realmente dei mezzi per stare al sicurocosì da essere nati per nonfaticaresenza sapere che è dalle fatiche che in realtà

nasce la comoditàmentreio credoda una vergognosa comodità edall'indolenza derivano nuovamente le pene. Ma se

le mura sono necessarie agli uominibisogna che sin dal principio si gettinole basi delle case privateperché tutta la

città sia come un solo muroe tutte le case siano dispostesecondo criteridi uniformità e somiglianzalungo le stradein

modo da essere adatte alla difesa: e non è spiacevole vedere uno stato cheabbia la forma di un'unica casaed essendo

più semplice la sorveglianza esso si distinguerebbe totalmente e sotto ogniaspetto per la sicurezza.

E proprio di queste cosedi mantenere cioè l'assetto urbanisticooriginariosarebbe bene che si occupassero

soprattutto gli abitantima in ogni caso sono gli astinomi che se ne devonooccuparecostringendo a mettersi in regola

con delle multe colui che non si dà pensieroe devono curarsi di tuttoquello che attiene alla pulizia della cittàperché

nessun privato invada il terreno pubblico né con costruzioniné con scavidi ogni genere. Essi devono anche

preoccuparsi affinché le acque piovane scorrano agevolmentee devono curarequanto conviene regolare dentro e fuori

la città: diventando consapevoli di tutto ciò grazie all'esperienzaicustodi delle leggi stabiliranno a questo proposito le

Platone Le leggi

70

norme relativee su tutto quanto il resto la legge ha tralasciato per ledifficoltà che si presentano. Ora però che questi

edificiquelli che sorgono sulla piazzai ginnasie tutte le scuole sonostati costruiti e attendono i loro frequentatorie

così i teatri i loro spettatoriprocediamo verso la materia che vien dopo imatrimonie occupi amoci della legislazione

successiva.

CLINIA: Certo.

ATENIESE: Supponiamo che le nozze siano già avvenuteClinia: vi èinseguitoun periodo di vitaprecedente alla

nascita di bambiniche dura non meno di un annoe la cosa più difficilefra tutte - e ciò si riferisce a quel che si diceva

adesso - è proprio dire in che modo uno sposo e una sposa devono viverequesto periodo all'interno di uno stato che

vuole superare tutti gli altri. E poiché non sono poche le norme di questogenere di cui prima abbiamo parlatoquesta

ancor più difficilmente di quelle verrà accettata dalla massa. Ma ciò chesembra giusto e vero bisogna in ogni caso dirlo

Clinia.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Chi pensa di emanare leggi per gli stati sul modo in cui essedevono regolare la vita civile e compiere

gli affari pubblici e di comune interessee ritiene che non vi sianecessità di fare la stessa cosa nell'ambito degli affari

privatipensando che ciascuno debba avere libertà di vivere la giornatacome vuole; e tutto non debba per forza

avvenire secondo un determinato ordinee lascia che gli affari privati nonsiano regolamentati dalle leggicredendo che

i cittadini vorranno vivere secondo le leggi nella vita pubblica enell'adempimento degli affari comuninon pensa in

modo corretto. Perché mai ho detto questo? Perché noi affermeremo che inostri sposi devono prendere i pasti in

comune non meno di come facevano nel tempo precedente le nozze.

E questa usanzache provocò stupore quando in principio entrò in vigoreper la prima volta presso di voifu una

qualche guerra che la fissò verosimilmente come leggeo qualche altro fattodi grande valoreper chi si trovò ad avere

penuria di uominitrovandosi in gravi difficoltà. E dopo che siassaggiarono quei pasti in comune e ci fu la necessità di

servirsenel'istituzione di quella consuetudine sembrò diventare assaiimportante per la salvezza dello statoe in questo

modo venne fondata la pratica dei pasti in comune.

CLINIA: Mi pare di sì.

ATENIESE: Quello che volevo dire è che se allora tale usanza destò stuporee timore in alcuniora non dovrebbe

essere ugualmente difficile stabilirla come legge per chi volesse fissarla:quell'usanza che invece verrebbe

immediatamente dopo questae che se si attuasse sarebbe ottima cosama cheoggi non trova attuazione da nessuna

parte e che per poco costringerebbe il legislatorecome si dice per scherzoa cardare il fuocoe a compiere molte altre

cose ma senza risultatonon è facile a dirsinéuna volta che si èdettaa realizzarsi.

CLINIA: Che cos'èstranieroquesta cosa che cerchi di direpur sembrandoin grande esitazione?

ATENIESE: Ascoltateperché non si indugi troppo a lungo ed invano su unamateria come questa. Tutto ciò che

avviene nello stato e partecipa dell'ordine e della legge produce ogni sortadi benimentre ciò che è privo di ordine o è

disposto in cattivo modo dissolve molte altre di quelle cose che erano stateben disposte. E proprio la questione sulla

quale ci siamo fermati riguarda quello che sto dicendo. Presso di voiCliniae Megilloi pasti in comuneriguardo agli

uominisono stati istituiti giustamenteecome dicevodestando stuporeper una qualche necessità divinama per

quanto riguarda lo stile di vita delle donne si è permesso che del tuttoingiustamente non fosse regolato da legge alcuna

e per loro non è venuta alla luce la consuetudine dei pasti in comune: ecosì questo genere umano che rispetto al nostro

tende maggiormenteper naturaalla dissimulazione e all'astuziail generefemminile appuntoa causa della sua

debolezzail legislatorefacendo un'ingiusta concessionerinunciò adordinarlo.

A causa di tale rinunciamolte cose vi sfuggirono di manoe sarebberoandate molto meglio di come vanno orase

vi fosse stata una legge: il fatto di permettere che le donne siano prive diordine non rappresenta solo metà del danno

come parrebbema nella misura in cui la natura femminile è peggioresottol'aspetto della virtùdi quella maschiledi

tantoed è più del doppioè il danno che ne deriva. Sarebbe alloramegliopensando alla felicità dello statoriprendere

rivederee riordinare insieme tutta la materia che regola l'insieme delleconsuetudini riguardanti le donne e gli uomini:

ma ora il genere umano è stato condotto verso una sorte così s venturatache in altri luoghi e in altri stati dove i pasti in

comune non sono affatto entrati a far parte delle consuetudini dello statonon è proprio di persona assennata neppure

farne menzione. E allora come qualcuno potrà tentaresenza essere ridicolodi costringere praticamente le donne ad

assumere cibi e bevande sotto gli occhi di tutti? Non c'è alcuna cosa chequel genere sopporterebbe più difficilmente di

quella: abituate come sono a vivere ritirate e nell'ombratrascinate conviolenza alla lucesi opporrebbero con ogni

resistenzae avrebbero di gran lunga la meglio sul legislatore.

Altrovecome diconon sopporterebbero neppure di sentirne parlarequand'anche si facesse un discorso giusto

senza sollevare gridaqui forse ci ascolterebbero. Se vi sembra che ilragionamento che abbiamo affrontato sulla

costituzionecosìper il desiderio di discorreresia riuscitovogliospiegarvi come quello che dico è buono e

convenientese voi siete d'accordo ad ascoltarmialtrimenti lasciamoperdere.

CLINIA: Mastranieronoi siamo straordinariamente d'accordo sul fatto cheti vogliamo ascoltare.

ATENIESE: Ascoltiamo. E non stupitevi se vi sembrerò ricominciare da un pocoindietro: noi abbiamo il vantaggio

di aver tempo a disposizionee nessuna urgenza ci impedisce di esaminaresotto ogni aspetto la materia concernente le

leggi.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Torniamo nuovamente alle cose che abbiamo detto prima.

Conviene che ogni uomo comprenda bene questo fattoe cioè che lagenerazione degli uomini o non ha mai avuto

Platone Le leggi

71

alcun principioe non avrà mai una finema era e sarà sempre in ognicasooppure dev'essere trascorso un periodo di

tempo incredibilmente lungo dal principio della sua nascita.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ebbene? Non pensiamo che vi furono fondazioni e distruzioni distatie ogni sorta di consuetudini

ordinate e prive di ordineinfiniti modi di cibarsie ogni sorta didesideri di bere e di mangiaredappertutto in ogni

regione della terraeancoraogni specie di rivolgimenti delle stagioninel corso delle quali è naturale che gli animali

subissero moltissimi mutamenti?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: E allora? Crediamo che le viti siano apparse in un certo momentoeche prima non ci fossero? E così

anche gli ulivi e i doni sacri a Demetra e a Core? (4) E che un Trittolemo(5) divenne servo di questi doni? E non

crediamo che in quel tempo in cui queste cose non c'eranogli animali sivolgessero a divorarsi l'un l'altrocome

adesso?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E ancora oggi vediamo che presso molti popoli si è conservatal'usanza dei sacrifici umani: eal

contrariosentiamo che presso altri popoli non vi eraun temponeppure ilcoraggio di gustare la carne di buee agli dèi

non si sacrificavano animalima focaccee frutti inzuppati nel mieleesimili altre incontaminate offertee non si

toccava carnequasi fosse empio mangiarnee così macchiare di sangue glialtari degli dèima quelli che di noi allora

vivevano seguivano le cosidette regole orfichenutrendosi di esseriinanimati e astenendosi al contrario da tutto ciò che

era animato.

CLINIA: Hai parlato di cose che sono state ripetute frequentemente e degne diessere credute.

ATENIESE: Per quale motivoqualcuno potrebbe chiederevi ho detto tuttequeste cose ora?

CLINIA: Giusta supposizionestraniero.

ATENIESE: Allorase possocercherò di spiegare le cose che seguonoClinia.

CLINIA: Parla.

ATENIESE: Vedo che tutto presso gli uomini dipende da tre specie di bisogni edesideriper cuise sono

opportunamente guidatiscaturisce la virtùse sono guidati malederivatutto il contrario.

Essi sono il mangiare e il bere che sono presenti non appena si nascee peri quali ogni essere vivente nutre un

amore innatoed è pieno di ardente furoree non presta ascolto a chi glidice di fare qualcos'altro che non sia il

soddisfare i piaceri e i desideri legati a tutte queste cosee che ènecessario liberarsi da tutti quei tormenti: vi è quindi il

terzo desiderio che è in noila necessità più urgentel'amore piùviolento che per ultimo rompee rende gli animi degli

uomini del tutto ardenti di folliae bruciando costringe gli uomini con lasua smisurata violenza a spargere il seme della

generazione. Bisogna cercare di arrestare questi tre malivolgendoli inmeglio contrariamente a quello che viene

definito come il massimo piaceremediante tre grandi mezziche sono lapaurala leggee il veritiero ragionamento

valendosi della collaborazione delle Muse e degli dèi prsenti nelle garemitigando lo sviluppo e il dilagare di quelle

passioni.

Dopo i matrimonidefiniamo ora la questione riguardante la nascita deibambinie dopo la loro nascitail problema

della loro formazione ed educazione: e forseprocedendo così nei discorsiciascuna nostra legge verrà sviluppata

andando avantiquando giungeremo ai pasti in comune - e vedremo megliomescolandoci da vicino ai partecipantise

in tali riunioni devono partecipare le donne o solo gli uomini - e quantoprecede queste cosee ancora adesso non è

disciplinato dalla leggenoi ci proporremo di ordiriarlo per tutelarloequindicome si diceva adessoesamineremo con

maggior precisione i pasti in comunee assegneremo loro le leggi convenientied adatte.

CLINIA: Giustissimo.

ATENIESE: Conserveremo nella memoria quello che abbiamo appena detto: forseavremo bisogno di tutto questo.

CLINIA: Che cosa ci esorti a conservare nella memoria?

ATENIESE: Quelle cose che abbiamo distinto con tre termini: mangiaredicevamoe per secondo beree terzo un

forte impulso sessuale.

CLINIA: Cercheremo di ricordare assolutamentestranieroquanto tu ciconsigli di ricordare.

ATENIESE: Bene. Ritorniamo ai nostri sposiinsegnando loro come e in qualmodo bisogna avere figlie se non

obbedisconominacciamoli con alcune leggi.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Bisogna che la sposa e lo sposo si convincano di offrire allo statoi figli più belli e i migliori possibili.

Tutti gli uomini che insieme prendono parte ad un'azionequando controllanose stessi e riflettono sull'azione che

stanno compiendorealizzano ogni cosa bella e buonase invece nonriflettono o non prestano attenzionefanno tutto il

contrario. Lo sposo allora presti attenzione alla sposa e alla procreazionedei figlie allo stesso modo la sposa

soprattutto in quel periodo in cui non si hanno ancora figli. Controllinoqueste cose quelle donne che scegliamoe che

saranno ora di piùora di menoa seconda di quante e di quando sembreràopportuno ai magistrati stabilire: ogni giorno

esse si riuniranno nel tempio di Ilitia (6) per almeno venti minutie unavolta riunite insiemesi informeranno l'una con

l'altranel caso in cuiad esempioabbiano visto un uomoo anche unadonnache stanno per avere figliche si

orientano in direzioni diverse rispetto a ciò che era stato stabilito daisacrifici e dai riti sacri nel corso delle nozze. La

procreazione dei figli e la sorveglianza su quelli che li concepiscono sia didieci annie non oltrepassi questo periodo di

tempoquando il matrimonio sia risultato fecondo: quelli che invece inquesto periodo di tempo sono rimasti senza figli

si separinoconsigliandosi con i parenti e con le donne preposte a questocompito sul meglio da farsi per l'uno e per

Platone Le leggi

72

l'altra. Se sorgono delle controversie intorno a ciò che è conveniente opiù utile per l'uno e per l'altradopo aver scelto

dieci custodi delle leggi ai quali affideranno la vertenzagli sposidovranno attenersi alle prescrizioni che essi hanno

ordinato. Le donneentrando nelle case dei giovaniora per ammonireoraper minacciareli facciano desistere

dall'errore e dall'ignoranza: e se non riesconosi rechino dai custodi delleleggi per spiegare la questionee siano allora

questi a trattenerli dall'errore. E se neppure quelli sono in grado di farciòlo denuncino pubblicamentescrivendo i

nomi degli sposie assicurando con un giuramento di non essere stati ingrado di renderli migliori. Chi abbia il proprio

nome affisso pubblicamentea meno che in tribunale non vinca la causa controi suoi accusatorisia privato dei seguenti

diritti: non può assistere alle nozzené alle cerimonie per la nascita deibambinie se si reca ugualmentechiunque

voglia lo punisca impunemente con percosse. Le stesse regole valgano ancheper la donna: non potrà uscire insieme alle

altre donnenon potrà godere di onorie non potrà prendere parte allafrequentazioni in occasione di nozze e della

nascita dei figlise per la sua indisciplina sia stato affisso pubblicamenteil suo nome e non abbia vinto la causa. Se si

generano i figli secondo le leggied un tale abbia rapporti sessuali con ladonna di un altro per un simile scopoo una

donna con un altro uomonel caso in cui possano ancora avere figlisubiscano le stesse pene che si sono già dette per

chi è ancora in età da generare: dopo questo terminechiuomo o donnasia saggio e temperantegoda di buona

reputazione in tutto questo campochi si comporta in modo oppostogoda dionori oppostianzivenga disonorato. E

dove la maggior parte delle persone si comporti in maniera moderata intorno aquesta materianon si stabiliscano delle

leggi e si mantenga il silenziose invece regni l'indisciplina sistabiliscano delle leggi e si agisca secondo le leggi

stabilite. Il primo anno di vita sia considerato per ciascuno il principio ditutta la vita: e bisognerebbe scriverlo nei

templi dei padri come principio della vita. Al bambino e alla bambina vengascrittosopra una parete bianca in ogni

fratriail numero degli arconti da cui si calcola il numero degli anni: imembri viventi della fratria siano sempre scritti

vicinie si cancellino quelli che lasciano la vita. Per una ragazza i limitidi tempo per sposarsi siano compresi fra i

sedici e i vent'anniper un ragazzo tra i trenta e i trentacinque anni. Perl'accesso alle cariche pubbliche le donne devono

avere quarant'annie gli uomini trenta.

Alla guerra siano abili gli uomini compresi fra i venti e i sessant'anni dietà: alla donnase si ritiene che debba

risultare di qualche utilità alle necessità della guerradopo avergenerato i figlisi ordininei limiti delle sue possibilità e

dell'opportunità di ciascunadi prestare servizio sino ai cinquant'anni.

NOTE: 1) Popolazione dell'Asia Minore.

2) Così si chiamarono gli Achei dopo l'invasione dorica della Tessaglia(letteralmente l'epiteto significa 'ope raio'

'lavoratore').

3. OmeroOdyssealibro 17versi 322-323.

4) Demetrafiglia di Crono e Reasorella di Zeusdivinità delle messicercò la figlia Persefone che Ade aveva

rapita per farla regina dell'oltretomba.

5) Trittolemo era stato scelto dalla dea Demetra perché andasse ad insegnarele tecniche dell'agricoltura.

6) Dea greca del parto.

Platone Le leggi

73

LIBRO SETTIMO

ATENIESE: Una volta che i figlimaschi o femminesono natisarebbe assaigiusto che di conseguenza noi

parlassimo della loro formazione e dell'educazionesu cui non èassolutamente possibile tacere; e quel che diremo

risulterà chiaro che somiglia di più ad una serie di insegnamenti e diconsigli piuttosto che a delle leggi. In privato e

all'interno delle case avvengono molte cose insignificanti che non sonoevidenti a tuttied essendo facilmente

determinate dal doloredal piaceree dai desideri di ciascuno sono cosìdiverse aspetto alle decisioni del legislatore che

renderebbero assai vari e dissimili gli uni dagli altri i costumi deicittadini. Ma questo è un male per gli stati: in ogni

casoa causa dell'insignificanza e della frequenza con cui avvengono questecosesarebbe inopportuno e sconveniente

stabilire in questo campo leggi e relative penesenza considerare che questecose annientano le leggi scrittedato che gli

uomini sono soliti violare la legge proprio in quelle azioni insignificantiche avvengono di frequente. Sicché ci troviamo

in difficoltà non sapendo se si deve legiferare intorno a queste cosemanon potendod'altra partetacere. Bisogna che

metta chiaramente in evidenza le cose che dicoportandole alla luce condegli esempi: perché ora sembra che queste

parole rimangano nell'ombra.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Il fatto che una corretta formazione deve assolutamente mostrare diessere capace di rendere bellissimi

e il più possibile virtuosi i corpi e le animeè un'affermazione benfatta.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: I corpi bellissimiio credoed è la cosa più semplicedevonoessere sviluppati il più regolarmente

possibile sin da quando i bambini sono giovani.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ebbene? Non abbiamo mai riflettuto su questo puntoe cioè che ilprimo sviluppo di ogni essere

vivente è senz'altro il più importante e il più ampiocosì da offrire amolti lo s punto per una disputa sul fatto che il

corpo umano dai primi cinque anni per tutti i restanti vent'anni non sisviluppa in grandezza neppure del doppio?

CLINIA: Vero.

ATENIESE: E non sappiamo forse che quando interviene uno sviluppo eccessivoprivo di molti e convenienti

esercizi fisiciquesto sviluppo determina un'innumerevole serie di mali neinostri corpi?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Dunque c'è bisogno di un maggior numero di esercizi fisicinelmomento in cui maggiore è la crescita

dei corpi.

CLINIA: Che cosa vuoi direstraniero? Ai bambini appena nati e aigiovanissimi noi dovremo prescrivere un

grandissimo numero di esercizi fisici?

ATENIESE: Nient'affattoma ancor primaquando ricevono il nutrimento dentrole loro madri.

CLINIA: Che cosa vuoi direcarissimo? Parli di quelli che sono nel grembomaterno?

ATENIESE: Sì. E non è per nulla incredibile che voi non conosciate laginnastica di esseri così piccolicheanche

se sembra assurdavorrei illustrarvi.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Presso di noi sarebbe più facile comprendere una cosa del genereper il fatto che molti si dilettano in

certi divertimenti più di quanto si dovrebbe: da noi infattinon solo igiovanima anche certi anziani allevano certe

specie di uccelli per farli combattere fra di loro. Essi sono ben lontani dalcredere che in tali esercitazioni possano

bastare quegli esercizi che gli fanno fare l'uno contro l'altronel corsodei quali li spingono ad allenarsi: e inoltre

prendendo ciascuno di nascosto questi animalettii più piccoli fra le manie i più grandi sotto il bracciose ne vanno a

spasso percorrendo molti stadial fine di rinvigorire non i propri corpimaquello delle bestiolee mettono in luce

questo fattoper chi è in grado di comprenderee cioè che tutti i corpimossi instancabilmente da ogni sorta di scosse e

di movimentiricevono giovamentosia che si muovano da se stessio su diun'altalenao per mareo anche trasportati

sui cavallio per effetto di qualsiasi altro corpoe facendoci perciòdigerire il nutrimento di cibi e di bevandesono in

grado di conferirci salutebellezzae tutte le altre forze. Che cosapotremmo direstando così le coseche si deve fare

dopo di ciò? Volete che spieghiamopur con il rischio di esporci alridicoloe stabiliamo per legge che le donne incinte

devono passeggiaree plasmare il bambino come se fosse di cerafinché èteneroe avvolgerlo in fasce sino a due anni?

E dobbiamo costringere le nutricipunendole con la leggea portare ibambini in campagnao nei templio dai parenti

finché non stiano in piedi da solie anche allorale obbligheremo avigilare affinchéessendo ancora giovani e

appoggiandosi con violenzanon si sloghino le membrae poi ad assumersi lafatica di portarli in braccio sino all'età di

tre anni? E bisogna prescrivere che esse siano le più forti possibilee nonuna sola? E per ciascuna di queste regolenel

caso in cui non vengano rispettatedobbiamo stabilire per iscritto una multaper i trasgressori? O siamo molto lontani da

ciò? Perché quel che abbiamo appena dettosarebbe davvero eccessivo.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Saremmo veramente assai ridicolioltre al fatto che le nutrici nonvorrebbero ubbidireper la loro

indole di donne e di schiave.

CLINIA: Ma per quale ragione dicevamo che bisognava parlarne?

ATENIESE: Per questa ragione: i padronigli uomini liberi che vi sono nellostatograzie all'indole che hanno

ascoltando tutte queste cosegiungerebbero alla giusta considerazione chesenza una corretta amministrazione privata

all'interno dello statoinvano si potrebbe pensare di averenell'amministrazione pubblicauna certa stabilità dal punto di

Platone Le leggi

74

vista legislativoe in considerazione di queste coseci si potrà serviredi quelle leggi di cui ora si è parlatoe servendosi

di quellesi potrebbe amministrare bene la propria casa ed insieme ilproprio statoed essere felici.

CLINIA: Parli in modo assolutamente verosimile.

ATENIESE: Non potremo allora smettere di trattare questa legislazioneseprima non avremo assegnato la condotta

che le anime dei bambini ancora piccoli devono tenerecosì come abbiamocominciato a fare sviluppando i discorsi

relativi agli esercizi del corpo.

CLINIA: è assai giusto.

ATENIESE: Prendiamo dunquecome elemento fondamentale per l'una e perl'altra cosaper il corpo e l'anima dei

bambini ancora piccoliil fatto che sono vantaggiosi per tuttiesoprattutto per i neonatil'assistenza e il movimento

quando siano il più possibile costanti per tutta la notte e per tutto ilgiornoe se fosse possibileessi dovrebbero vivere

come se navigassero continuamente: e ora noi dovremmo fare in modo di aderireil più possibile a questa regola

riguardo ai neonati. Questa cosa noi possiamo argomentarla dal fatto che lenutrici dei bambini e quelle donne che

hanno trovato un rimedio ai Coribanti (1) hanno appreso questo metododall'esperienza riconoscendone la validità:

quando infatti le madri vogliono mettere a dormire i loro bambini che nonriescono ad addormentarsinon li tengono

fermima al contrario li muovonocullandoli di continuo fra le bracciaenon stanno in silenzioma cantano loro

qualche melodiaammaliandolicosì come vengono guariti coloro che sonofuori di sé per i furori bacchiciricorrendo

alla danza corale e alla musica.

CLINIA: E qual è la causa di simili effetti per noistraniero?

ATENIESE: Non è difficile riconoscerla.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Entrambe queste due condizioni rappresentano una situazione ditimoree questo timore è determinato

da un particolare stato di debolezza dell'anima. Quando qualcuno dall'esternoimprime uno scossa a tali condizioniil

movimento che viene impresso dal di fuori supera il movimento della paura edella follia internae dominandolo

sembra determinare nell'anima una tranquilla serenitàe acquieta i molestibattiti del cuore: ed è cosa davvero

desiderabileperché agli uni permette di prendere sonnoe agli altricheinvece rimangono sveglie danzano e suonano

il flauto insieme a quegli dèi cui ciascuno ha innalzato sacrificipropiziatorifa in modo di renderli sani di menteda

quella condizione di follia in cui si trovavano.

Questaanche se in breveè la ragione plausibile di questi effetti.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Se queste cose hanno tale potereoccorre considerarein relazionead esseche ogni anima che sin da

giovane vive insieme alla paurasi abituerà ad essere timorosa: e chiunquepotrebbe dire che questo è un esercizio di

viltà e non di virilità.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Al contrario potremmo affermare che sin da giovani la pratica dellavirilità consiste nel vincere le

paure e i timori che ci assalgono.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Possiamo allora dire che la ginnastica che i bambini praticanoquando fanno movimento contribuisce

grandemente a quella parte di virtù dell'anima.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E la tranquillità o meno nell'anima riveste un ruolo non piccoloin relazione alla buona o cattiva

disposizione dell'anima.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Bisogna spiegare in che modo possiamo allora ingenerare nel neonatouno dei due stati d'animo che

vorremmoquale che sia il modo e in che misura riusciamo a realizzarli.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Io dico chesecondo il nostro modo di vederela mollezza rende leindoli dei giovani inquiete

irascibilied eccessivamente mutevoli per delle piccolezzementre alcontrario una soggezione troppo violenta

facendoli meschinischiavie misantropili rende persone del tuttomalevole.

CLINIA: Come dunque lo stato deve educare chi non è ancora in grado diintendere parola e non può gustare il resto

dell'educazione?

ATENIESE: Così: ogni essere viventequando nasceè solito emettere altegridae soprattutto la stirpe umanache

oltre alle gridaè più degli altri esseri viventi incline al pianto.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Dunquele nutrici che cercano di sapere quali sono i desideri deibambinilo deducono proprio da

questi segninell'atto di offrire qualcosa: se quando offrono qualcosa ilbambino sta in silenziocredono che la loro

offerta sia buonase piange e gridal'offerta non è buona. Per i bambinii pianti e le grida sono una manifestazione di

ciò che amano ed odianoe non sono affatto segni di buon augurio: questoperiodo di tempo non dura meno di tre anni

e non è una piccola parte della vita per essere vissuta bene o male.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Non vi sembra che una persona scontenta e per nulla gioiosa piangafacilmente si lamentimolto di più

di quanto farebbe una persona valente?

CLINIA: Mi sembra.

Platone Le leggi

75

ATENIESE: E allora? Se nel corso di quei tre anni si tentasse di proporre unqualsiasi mezzo perché il bambino che

è oggetto delle nostre cure abbia a che fare il più raramente possibile conla sofferenzale pauree il dolorenon

pensiamo di rendergli l'anima ilare e gioiosa?

CLINIA: è chiarosoprattutto nel casostranieroche gli si riesca aprocurare un gran numero di piaceri.

ATENIESE: Su questo punto non sarei d'accordo con Cliniao uomomeraviglioso. Infatti un simile comportamento

rappresenterebbe la più grande rovinaperché si verificherebbe alprincipio dell'educazione. Ma vediamo se quello che

diciamo ha un senso.

CLINIA: Dicci quale.

ATENIESE: Il nostro attuale discorso non ha poca importanza.

Considera anche tue giudica insieme a noiMegillo. Ora il mio discorsovuole dire che una vita vissuta rettamente

non deve inseguire i piacerie neppured'altro cantoevitare del tutto idolorima deve invece prediligere quella via di

mezzo che ora abbiamo definito "serenità"disposizione che tuttisenza sbagliarcisecondo la voce profetica di una

divinazioneattribuiamo alla divinità. E dico che chiunque di noi vogliadiventare un essere divino deve inseguire

questa condizionee non essere del tutto incline ai piacericome se potesseevitare i dolorie non deve permettere ad un

altrogiovane o vecchiomaschio o femminadi subire questa stessacondizionee soprattutto se si tratta di un bambino

appena nato: in quella fase della vitainfattiin ogni individuo si formail caratteree si forma grazie all'abitudine.

Se non dessi l'impressione di scherzaredirei ancora che bisogna prendersicura delle donne che sono incintein

quell'anno in cui sono gravideperché non abbiano a che fare con molti esmodati piaceri o dolorima trascorrano tutto

quel tempo prediligendo la serenitàla benevolenzae la mitezza.

CLINIA: Non c'è bisognostranieroche tu chieda a Megillo chi di noi dueha detto meglio: io infatti sono d'accordo

con te che tutti devono fuggire una vita di puro dolore e anche di puropiaceree che bisogna sempre tendere alla via di

mezzo. Dunque hai detto benee bene mi hai ascoltato.

ATENIESE: PerfettoClinia. Adesso noi tresempre riguardo a queste coseriflettiamo su questo punto.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Il fatto è che tutte queste norme che ora stiamo passando inrassegna sono definite da molti "leggi non

scritte": e quelle che alcuni chiamano "leggi patrie" altronon sono se non queste stesse norme. E inoltre la discussione

da noi svolta ha detto bene che non si deve permettere di definire leggiqueste cosema che non bisogna neppure

tacerle: queste norme sono i legami di ogni costituzionee stanno in mezzofra le leggi scritte e stabilite e quelle che

ancora devono esserloproprio come quelle norme patrie ed arcaichelequaliessendo ben stabilite e diventate ormai

consuetudineavvolgono e salvaguardano le leggi scritte; ma se invece siallontanano sconvenientemente dal bene

come se cadessero giù i puntelli centrali che sorreggono le costruzionifanno cadere insieme tutto il restoe ogni cosa

giace sotto l'altranon solo quegli stessi puntelli ma anche le parti che inseguito erano state ben costruitein seguito alla

caduta dei primi. In considerazione di queste coseCliniabisognaconnettere insieme ogni parte del tuo nuovo stato

senza tralasciarenei limiti del possibi enessun particolare di grande odi scarsa importanzanulla di ciò che viene

chiamato con il nome di leggicostumiconsuetudini: uno stato risultaconnesso insieme attraverso tutti questi legamie

nessuno di quelli è stabilmente unito senza un sostegno reciprocosicchénon bisogna stupirsi se affluiscono molte

consuetudini ed usanze che ci sembrano senza importanza e che conferisconoalle leggi una lunghezza eccessiva.

CLINIA: Quello che dici è giustoe anche noi siamo dello stesso parere.

ATENIESE: Se dunque queste norme vengono scrupolosamente applicate ad unbambino e ad una bambina di tre

annie non si ricorre superficialmente ai principi che abbiamo dettoderivaun non piccolo vantaggio per quei bambini

che stiamo allevando: il carattere di un bambino di tredi quattrodicinquee di sei anni ha bisogno di giochima

bisogna già tenerli lontani dalla mollezza mediante punizionie non condisprezzomacome quandoparlando degli

schiavisi diceva che si deve evitare di punirli violentemente per nonsuscitare in coloro che sono stati puniti l'irae

neppure lasciarli impuniti per non determinare in loro mollezzaquestostesso atteggiamento dev'essere mantenuto nei

confronti di individui liberi. Per bambini di questa età vi sono giochinaturali che essi scoprono quando si riuniscono

insieme. Bisogna allora che tutti i bambini di questa etàdai tre sino aisei annisi riuniscano nei luoghi sacri presso

ogni villaggioe quelli di ciascun villaggio presso lo stesso luogo: eancorale nutrici si devono occupare di loro perché

rispettino l'ordine e non siano indisciplinatimentre a capo delle nutricistesse e di tutto il loro gruppo sarà stabilitaal

fine di mantenere l'ordineuna delle dodici donne di cui prima si parlavauna per ogni villaggioe la stabiliranno ogni

anno i custodi delle leggi. Le scelgano le donne che sono responsabili dellacura delle nozzeuna da ciascuna tribùe

della loro stessa età: e quella che assume la caricala esercitifrequentando ogni giorno il luogo sacroe punisca sempre

chi commette ingiustiziaservendosi di qualche schiavo dello stato se sitratta di uno schiavo o di una schiavae di uno

straniero o di una straniera; conducendo invece al cospetto degli astinomiperché lo giudichinoquel cittadino che

contesti la punizionee punendolo essa stessa se non vi è motivo dicontestazione. Dopo che i bambini e le bambine

avranno compiuto sei annisi separino gli uni dagli altri: i fanciullitrascorrano il loro tempo con i fanciullie allo stesso

modo le fanciulle stiano insieme fra di loro. Bisogna intanto che gli uni egli altri si rivolgano agli studi: i maschi

devono andare dai maestri di equitazioned'arcodi giavellotto e di fiondae le femminese acconsentonosi rivolgano

pure a questi studialmeno a livello di conoscenzae apprendano soprattuttol'uso delle armi. E a tal proposito tutti

hanno un pregiudizio di cui non riescono quasi a rendersi conto.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Il fattocioèche in noi la destra e la sinistra sono per naturadiverse rispetto al loro impiego in

ciascuna azione che svolgiamorelativamente alle azioni che compiamo con lemanimentre per quanto riguarda i piedi

Platone Le leggi

76

e gli altri arti inferiori non risulta esserci alcuna differenza in relazionealla loro attività: ma per quel che riguarda le

mania causa della stoltezza di nutrici e di madrisiamo diventati ciascunocome zoppi. E se per natura l'uno e l'altro

arto si equivalgononoi stessiper abitudineli abbiamo resi differentiusandoli in modo scorretto. Vi sono alcune

azioni in cui è irrilevante l'uso dell'una o dell'altra manocome adesempio il tenere la lira con la mano sinistra e il

plettro con la destraed altre simili azioni: ma servirsi di queste cosecome di modelli anche per altri casi dove non

bisognerebbe servirseneè quasi da stolti. La dimostrazione arrivadall'usanza degli Sciti che non usano soltanto l'arco

con la sinistratirando verso di sé la freccia con la destrama usanoindifferentemente entrambe le mani per l'una e

l'altra operazione: e vi sono molti altri esempi del generecome nel caso ditenere le redini e in a1tri ancorain cui è

possibile rendersi conto che agiscono contro natura coloro che rendono lasinistra più debole della destra.

E queste cosecome dicevonon rivestono grande importanza se si tratta diplettri di corno o di altri strumenti

musicali come questi: ma quando si devono usare armi di ferro per la guerraarchigiavellotti e ognuna di queste armi

la cosa riveste invece una grande importanzaed è ancora più importante sebisogna usare armi contro armi. E vi è una

grandissima differenza fra chi conosce l'arte e chi non la conoscee fra chiè esercitato e chi non lo è. Come infatti chi è

ben allenato al pancrazioal pugilatoalla lotta è capace di combattereanche con la sinistrae non zoppicae non si

trascina in modo sconvenientenel caso in cui l'avversario lo costringa aspostare dalla parte opposta il peso della lotta

allo stesso modo io credo che anche nelle armi e in tutti gli altri casibisogna correttamente preventivare che chi dispone

di due braccia per difendersi e per assalire gli altri non deve lasciarliinattivi e privi di allenamentoper quanto è

possibile: e se qualcuno nascesse con una natura simile a quella di Gerione odi Briareo (2) bisognerebbe che con le

cento mani fosse in grado di scagliare cento dardi. Bisogna che si occupinodi queste cose magistrati uomini e donne: le

donne sorveglieranno i giochi e la formazione dei bambinigli uominivigileranno sull'apprendimento delle varie

disciplineperché tuttimaschi e femmineabbiano piedi e mani robusteecon le loro abitudini non danneggino le loro

naturenei limiti del possibile.

Le disciplineper così diresaranno di due speciee dipenderanno dal lorouso: la ginnas tica è in relazione al corpo;

la musica alla fortezza d'animo. Vi sono poi due specie di ginnastica: ladanza e la lotta. Della danza vi è una parte che

rappresenta mimicamente la parola della Musacercando di custodire lamagnificenza e la liberalitàun'altra è

funzionale al benessereall'agilitàalla bellezza delle membra e delleparti del corpo e studia come convenientemente

quelle possono flettersi e distendersiassegnando a ciascuna di esse un lororitmico movimento che si diffonde e si

accompagna adeguatamente per tutta la danza. Per quanto riguarda la lottanon merita discorrere di ciò che Anteo o

Cercione (3) escogitarono nelle loro arti per un vano desiderio dicompetizioneonel pugilatodei ritrovati di Epeo ed

Amico(4) poiché non hanno alcuna utilità in vista della guerra: perquanto riguarda la lotta erettanella quale si cerca

di liberare il collole manie i fianchie si combatte con ardoredeterminazioneed eleganza per procacciare forza e

saluteessendo vantaggiosa sotto ogni aspettonon si deve trascuraremabisogna imporla agli scolari e ai maestri

quando si giungerà a quel punto nella nostra legislazioneaffinché i primisappiano donare tutte queste cose con

benevolenzae gli altri perché ne facciano volentieri tesoro. Non si devonoinoltre trascurare tutte quelle imitazioni che

nella danza corale è conveniente imitarecome le danze armate dei Cureti(5) che sono diffuse in questo luogoo quelle

dei Dioscuri a Sparta. (6) Anche da noi la vergine e signora(7)dilettandosi nel divertimento della danzanon ritenne di

doversi divertire a mani vuotema ornata dell'intera armaturacosì svolgela danza: e questa cosa sarebbe bene che i

ragazzi e le ragazze la imitassero completamenterendendo onore allabenevolenza della deae preparandosi al bisogno

della guerra ed alle feste.

I bambini subitoe fino a quando non sia giunto per loro il tempo di andarein guerradevono prendere parte alle

processioni e ai cortei in onore di tutti gli dèisempre adornati di armi edi cavallie danzando e procedendo ora più

rapidiora più lentinelle danze e nelle processionirivolgerannosupplici le loro preghiere agli dèi e ai figli degli dèi.

Ed anche le gare e gli esercizi preliminari ad esse non devono avere nessunaltro scopo se non questo: questi esercizi

sono infatti utili tanto in pace quanto in guerrasia allo statosia aiprivatimentre le altre fatichegli altri divertimenti

e le altre occupazioni riguardanti il corpo non sono proprie di uominiliberiMegillo e Clinia.

Quella ginnastica che nelle battute iniziali della discussione dicevo chebisognava trattarel'abbiamo trattata oraed

è terminata: e se voi ne avete una migliore di questaesponetela emettetela in comune.

CLINIA Non è facilestranieroandando oltre quanto è stato espostotrovare altre cose migliori da dire riguardo alla

ginnastica e alle gare.

ATENIESE: Quanto a quello che viene dopo queste cosei donicioèdelleMuse e di Apolloalloracome se

avessimo parlato di tuttocredevamo che rimanesse soltanto la ginnastica: maora è evidente ciò che si doveva dire e

che viene prima di tutte le altre cose. E allora diciamolo qui di seguito.

CLINIA: Dobbiamo senz'altro dirlo.

ATENIESE: Ascoltatemicosì come mi avete ascoltato in precedenza: in ogn icasochi parla e chi ascolta deve stare

in guardia rispetto ad argomenti strani ed insolitie così deve essereanche per noi ora. Ora farò un discorso che non si

può pronunciare senza timoree tuttaviafacendomi coraggionon rinunceròa pronunciarlo.

CLINIA: Qual è questo discorso che vuoi direstraniero?

ATENIESE: Io dico che in tutti gli stati si disconosce generalmente l'enormeimportanza che il genere del

divertimento riveste nell'ordinamento delle leggiriguardo al fattocioèche esse siano più o meno stabili. Se questo

genere di divertimento sia stabilito in modo che le stesse persone prendanosempre parte degli stessi divertimenti nello

stesso modo e si dilettino degli stessi giochiciò permette allora cheanche il complesso delle leggistabilito con serie

intenzionisia stabile; se invece mutano e si rinnovanoessendo sempresoggetti ad altri cambiamentise i giovani non

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definiscono mai piacevoli le stesse cosese non riescono mai a stabilire dicomune accordo ciò che è conveniente e ciò

che non lo è negli atteggiamenti del corpo e nel modo di vestirsimentreprediligono in modo particolare chi porta una

qualche innovazione e introduce una novità diversa dal solito per quantoriguarda i loro atteggiamenti del corponei

colori e in tutte le altre cose di questo generenoi possiamo allora diresenza sbagliarci che non vi sarebbe per lo stato

rovina più grande di questa cosa. Tale cosa fa in modo che inconsapevolmentesi mutino i costumi dei giovanie ciò che

è antico venga da essi disprezzatomentre sia onorato ciò che rappresentala novità.

Ripeto di nuovo che per qualsiasi stato non vi è danno più grande di undiscorso e di una simile credenza: ma

ascoltate bene quanto è grave questo male.

CLINIA: Intendi il fatto che negli stati si disprezzi l'antichità?

ATENIESE: Certamente.

CLINIA: Avrai allora ascoltatori non disinteressati nei confronti di questodiscorsoma il più possibile bendisposti.

ATENIESE: è verosimile.

CLINIA: Parla allora.

ATENIESE: Avantiprestiamo maggior attenzione nell'ascoltare noi stessienel parlarci reciprocamente. Noi

troveremo che il mutamento di qualsiasi cosafatta eccezione per ciò che ègià malvagio di per séè assai pericoloso -

come il mutamento nelle stagioninei ventinelle diete dei corpinelleabitudini delle anime -e non dico in alcune cose

sìin altre nose noncome ho appena dettoper le malvagie: sicchéseuno prende in considerazione i corpipuò

vedere come essi si abituano a tutti i cibia tutte le bevandea ognispecie di faticae chese in un primo tempo sono

turbati da quelliin seguitocon il passare del tempograzie all'azione diquei cibi e di quelle bevandele loro carni si

adattano naturalmente ad essie accettando e abituandosi e familiarizzandosiad un tale regimevivono ottimamente in

vista del piacere e della salute; e se mai si è costretti a mutare unoqualsiasi di quei regimi di vita giudicati buoniturbati

in principio da malattiea stento ci si riesce a rimetterequando ci siabitui alla nuova alimentazione. Bisogna dunque

pensare che la stessa cosa avvenga anche per la mente degli uomini e lanatura delle anime. Se quelle leggi in cui sono

cresciute le anime degli uomini sono rimaste immutateper una sortefortunata e divinaper molti e lunghissimi tempi

in modo che nessuno ricordi o abbia sentito dire che esse un tempo eranodiverse da come sono oraogni anima nutre

rispetto nei loro confronti e si mostra timorosa nel voler mutare ciò che èrimasto immutabile. Bisogna allora che il

legislatore escogitiin un modo o nell'altroun mezzo perché questecondizioni si verifichino nel suo stato. E io lo trovo

in questo modo: tutti pensano che anche se si mutano i giochi dei bambinicome dicevamo primarimangono

effettivamente dei giochie ritengono che da questi cambiamenti nonscaturisca un serio motivo di preoccupazione o un

gravissimo dannoper cui non li dissuadonoma li assecondano compiacenti; enon calcolano che questi bambini che

innovano continuamente i loro giochi diventeranno necessariamente uominidiversi dai bambini che erano in

precedenzae diventando altre personericercheranno un'altra vitaericercandolasaranno desiderosi di altre

consuetudini e di altre leggie quindi alla fine si verificherà quel malegravissimo per lo stato di cui parlavo primae del

quale nessuno di essi mostra di aver timore. Gli altri mutamenti cheriguardano solo gli aspetti esteriori determineranno

mali minorima quei frequenti mutamenti che riguardano l'elogio o la criticadei costumi di vitaio credosono i più

gravi di tuttie necessitano della più scrupolosa cautela.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Ebbene? Dobbiamo prestare fede ai nostri discorsi di primaquandodicevamo che tutto ciò che

riguarda i ritmi e la musica in genere è imitazione dei costumi migliori opeggiori degli uomini? O come?

CLINIA: Quella nostra opinione non può essere affatto cambiata.

ATENIESE: Dunquediciamonon si deve assolutamente escogitare un sistemaperché i nostri bambini non abbiano

desiderio di intraprendere altre imitazioni nelle danze e nel cantoenessuno tenti di incantarli con piaceri di ogni sorta?

CLINIA: Giustissimo.

ATENIESE: E nessuno fra noi possiede un'arte migliore di quella cheposseggono gli Egizi. Non è vero?

CLINIA: Di quale arti parli?

ATENIESE: Di quell'arte per cui si consacra ogni danza e ogni cantostabilendo dapprima le feste e calcolando

anno per annoquali feste e in quali tempi bisogna celebrarlee a qualidèi e figli di dèie demoni devono devono essere

dedicate. Dopo di che bisogna stabilire i canti che devono essere intonati inoccasione dei singoli sacrifici in onore degli

dèie vedere con quali danze bisogna celebrare i vari sacrifici. Alcunidovranno stabilire tutto ciòe una volta stabilito

tutti i cittadinidopo aver celebrato sacrifici in onore delle Moire e ditutti gli altri dèie facendo libazioniconsacrino

ciascun canto ai singoli dèi e agli altri esseri: se qualcuno introdurràaltri inni o canti contrari a questi già stabilitii

sacerdoti e le sacerdotesse insieme ai custodi delle leggi glieloproibiscanoe tale proibizione sia dovuta a motivi di

santità e sia conforme alle leggie se chi è stato impedito non accettavolontariamente questa proibizionechiunque

voglia potrà accusarlo di empietà per tutto il corso della sua esistenza.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Giunti ora a questo punto del discorsodisponiamoci nello statod'animo più conveniente a noi stessi.

CLINIA: Di che cosa parli?

ATENIESE: Ogni giovanee non soloma anche un vecchiovedendo o ascoltandoqualcosa di insolito e di strano

non correrebbe immediatamente per mostrare il suo assenso a quelle cose dicui è dubbiosoma arrestandosi come se

fosse giunto ad un incrocio di tre strade e non sapendo assolutamente qualestrada prenderesia che viaggi da solo o in

compagnia di altriinterrogherà se stesso e gli altri sul suo dubbioe nonsi muoverà prima di aver valutato con

sicurezza dove conduce quella strada. E anche noi dobbiamo fare così nellapresente circostanza: essendoci imbattuti in

Platone Le leggi

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uno strano discorso sulle leggiè necessario condurre un'attenta analisiealla nostra età non possiamo parlare con

faciloneria di un argomento tanto importantesostenendo di avere qualcosa dichiaronon appena si presenta una

questione.

CLINIA: Vero.

ATENIESE: Concediamo un po' di tempo a tale questionee decideremo consicurezza quando l'avremo

adeguatamente esaminata: e per non impedire invano lo sviluppodell'esposizione delle leggi che ora stiamo ordinando

in sequenzaprocediamo alla loro conclusione. Forsese il dio lo vuolelastessa esposizione delle leggiuna volta che

sia adeguatamente conclusaindicherà la via di uscita alla presentedifficoltà.

CLINIA: Benissimostranieroe facciamo come dici.

ATENIESE: Rimanga stabilitadiciamoquesta stranezzae cioè che per noi icanti sono divenuti leggi. E come gli

antichi così chiamavanoa quanto parei canti che si accompagnavano con lacetra - in modo che forse neppure quelli si

allontanavano del tutto da ciò che ora diciamoe forse qualcuno nel sonno oanche da svegliocome in un sognoebbe

tale divinazione -così dunque sia stabilito questo decreto riguardo aquesto punto: nessuno cantiné danzi in modo

contrario a quei canti che sono dello stato e sono sacrie a tutte le danzedei giovanie nessuno trasgredisca questo

decreto più di qualsiasi altra legge. E chi farà in tal modo sia lasciatoandare libero da penama per chi disobbedisce

come si è detto orai custodi delle leggii sacedotie le sacerdotesse lopuniscano. Dobbiamo introdurre ora tali regole

nel nostro piano legislativo?

CLINIA: Sìintroduciamole.

ATENIESE: Ma come potrebbe un legislatore non esporsi completamente alridicolo stabilendo tali norme?

Vediamo ancora questa cosa a tal proposito. La cosa più sicura da fare ècominciare innanzitutto a formare con la parola

alcuni esempi che si riferiscano a queste normee fra questi esempi ve n'èunoil seguentedi cui voglio parlare: se

diciamodopo un sacrificiobruciate le sacre offerte secondo la leggequalcunofiglio o fratello del sacrificantestando

insolitamente dinanzi agli altari e alle sacre offerteproferisse ogni sortadi bestemmienon diremmo che parlando così

susciterebbe nel padre e negli altri famigliari uno scoramentoe un malvagioaugurioe un triste presagio?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Questo fatto si verificaper così direnei nostri luoghiinquasi tutti gli statisalvo rare eccezioni:

quando infatti un qualche magistrato ha compiuto pubblicamente un sacrificioin seguito non un solo coroma una

moltitudine di cori si avvicinae stando non lontano dagli altarimavicinissimi agli altaririversano ogni sorta di

bestemmie sulle sacre offertee con paroleritmie armonie lamentevolistimolano l'anima degli ascoltatorie vince il

premio della vittoria che riesce a far piangere improvvisamente la cittàmentre compie sacrifici. Non aboliremo questa

usanza? E se i cittadini devono ascoltare questi lamenti quando i giorni nonsiano puri ma nefastinon bisognerebbe

forse che vengano da fuori cori pagati per cantarecome avviene nei funeralidove alcuni vengono pagati per

accompanare il morto con nenie carie? Questo sarebbe adatto anche per i cantidi questo genere: e come abbigliamento

non coronenon ornamenti d'oro sarebbero adatti a questi canti funebrimatutto il contrarioper non dilungarmi ancora

su tali questioni. A questo punto torno di nuovo a interrogare noi stessi pervedere sefra gli esempiquesto primo

esempio che riguarda i nostri canti ci sia di nostro gradimento e possaessere stabilito fra le nostre leggi.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Che si pronuncino parole di buon augurioe anche che il genere delcanto sia per noi in ogni caso

favorevole?

O non dovrei fare questa domandama stabilire così la cosa?

CLINIA: Stabiliscila senz'altro: questa legge vince con tutti i voti.

ATENIESE: E dopo la legge sul buon augurioquale sarà la seconda leggedella musica? E i canti non sono

preghiere rivolte agli dèi cui ogni volta si fanno sacrifici?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: La terza leggeio credoconsiste nel fatto che i poeti devonoriconoscere che le preghiere sono

richieste rivolte agli dèie che dunque essi devono prestare moltaattenzione a non domandare inconsapevolmente il

male al posto del bene: si verrebbe a verificareio credouna situazioneridicolase le preghiere avvenissero in tal

modo.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ma non ci siamo persuasiun poco sopra nel discorsoche néricchezza d'argentoné d'oro deve abitare

ed essere collocata nello stato?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Per quale ragione abbiamo mai riportato questo esempio nel presentediscorso? Forse per questo

motivoe cioè perché la stirpe dei poeti non è del tutto idonea ariconoscere ciò che è buono da ciò che non lo è? Se

dunque un poeta tanto nelle parole quanto nel canto commetterà tale erroree quindi non formulerà preghiere in modo

correttofarà in modo che i nostri cittadiniper le loro questioni piùimportantirivolgeranno agli dèi preghiere opposte

rispetto a ciò che desiderano. E senza dubbiocome dicevamonon troveremomolti errori più gravi di questo.

Stabiliamo anche questa norma fra le leggi attinenti alla musica e fra i suoicaratteri distintivi?

CLINIA: Quale? Spiegacelo più chiaramente.

ATENIESE: Il poeta non può comporre null'altro che sia contrario a quanto leleggi dello stato hanno stabilito come

giusto. belloe buono; le composizioni non devono essere mostrate a nessunodei privati cittadinise non sono state

prima giudicate ed approvate dai giudici e dai custodi delle leggi che sonostati designati a questo scopo: e noi abbiamo

Platone Le leggi

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designato quei giudici che abbiamo scelto per la musica e la curadell'educazione. Ebbene?

Come io domando di frequentedobbiamo stabilirecome leggeanche questoterzo tratto distintivoquesto terzo

esempio. O come è meglio fare?

CLINIA: Dobbiamo stabilirla senz'altro.

ATENIESE: Dopo di che si potranno assai rettamente intonare inni e canti dilode agli dèi insieme alle preghieree

dopo gli dèiallo stesso modosi potranno innalzare preghiereinsieme aicanti di lodei quali siano più convenienti per

tutti questirivolte ai dèmoni e agli eroi.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Dopo di che seguirà immediatamentesenza suscitare invidiaalcunala seguente legge: quei cittadini

che siano giunti al termine della vitaavendo compiuto belle ed ardue operecon il corpo e con l'animae avendo

obbedito alle leggisì ritenga opportuno di elogiarli.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Non è cosa sicura rendere onori con encomi e con inni a coloro chesono ancora in vitaprima che uno

abbia percorso tutta la sua esistenza e sia arrivato alla conclusione in modoonorevole: tutti questi onori siano per noi

comuni agli uomini e alle donne che si sono distinti per il loro valore. Intal modo si devono stabilire i canti e le danze.

Vi sono delle belle e numerose composizioni musicali di antichi poetiecosì delle danze per i corpi; e fra questesenza

alcun problemapotremo scegliere quella che più conviene e si adatta allacostituzione che stiamo fondando. Il loro

esame e la relativa scelta devono essere compiuti da persone che non abbianomeno di cinquant'anni selezionate per

questo incarico; essi sceglieranno fra le opere antiche quelle chesembreranno essere più adattementre respingeranno

nel modo più assoluto quelle difettose o del tutto inadatte: quanto a quellecomposizioni che sono da riprendere e

correggerele correggerannoassumendo come collaboratori poeti e musicieservendosi delle loro competenze

artistichenon concederanno nullao al limite ben pocoai loro gusti o ailoro desiderima spiegheranno loro le

intenzioni del legislatoresecondo le quali la danzail cantoe tuttaquanta l'arte corale devono essere composti in modo

conforme allo spirito di quelle intenzioni. Ogni brano poetico che siadisordinatoquando assume un ordineanche se

non avrà in sé la dolcezza della musicasarà mille volte migliore: inogni caso il piacere è comune a tutte le opere. Chi

da bambino fino all'età adulta della ragione è vissuto coltivando una musasaggia ed ordinataascoltando quella

contrariala detestae la definisce illiberalementre chi è statoallevato nella musa volgare e dolcedice che quella

opposta è fredda e sgradevole: sicchécome ora dicevorelativamente alpiacere e all'assenza di essonessuna delle due

supera l'altrase non che l'una rendeogni voltamiglioril'altrapeggiori coloro che in essa sono stati allevati.

CLINIA: Bene.

ATENIESE: Inoltre bisognerebbe separarestabilendo un certo criterioicanti che sono convenienti per le donne e

quelli per gli uominie occorrerebbe adattarli a ritmi ed armonie: sarebbepreoccupante infatti che si cantasse in

disaccordo con l'intera armoniao non si rispettassero i ritmisenzaassegnare a ciascuno di questi canti tali elementi

che loro si adattano. Bisogna fissare per legge un progetto di massima anchein questo campo. è possibile assegnare

l'uno e l'altro di questi elementi all'uno e all'altro sessoperchénecessariamente vi si adattinoed è necessario

distinguere con chiarezza ciò che appartiene all'uomo e ciò che appartienealla donnasulla base della distinzione stessa

che passa fra la diversa natura dei due sessi. E quindi bisogna dire che lanobiltà d'animo e la tendenza al coraggio sono

propri del maschiomentre la propensione all'ordine e alla saggezza sidevono riconoscere alla natura femminiletanto

nella leggequanto nel nostro discorso. E questo è l'ordinamento generaledella materia.

Dopo di che si deve parlare dell'insegnamento e della trasmissione di talicosee in che modo vanno fatte ciascuna di

queste cosee da chie quando. Come ad esempio un costruttore di naviquando comincia la sua operacostruendo la

carenatraccia quella che sarà la forma delle navianche a me pare di farla stessa cosaquando cerco di tracciare i vari

schemi delle vitedistinguendole a seconda dei tratti distintivi dellediverse animee mi sembra in effetti di fabbricare la

loro carenavalutando correttamente con qual mezzoe con quali costumivivendocompiremo questa navigazione della

vita. Le questioni umane non sono degne di grande interessema bisognainteressarsi ad esse: e non si tratta certo di una

cosa fortunata. Ma dal momento che siamo giunti a questo puntosarà forseper noi conveniente fare questa cosa come

si deve. Che cosa mai voglio dire? Se qualcuno replicasse in questo modo almio discorsoreplicherebbe bene.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Io dico che dobbiamo occuparci di ciò che è serioe non di ciòche serio non è: e per natura ciò che è

divino è degno di ogni interessecome un essere beatomentre l'uomocomedicevamo primaè soltanto un giocattolo

fabbricato dagli dèied in effetti questa è la sua parte migliore. Inconseguenza di questa concezioneogni uomo e ogni

donna devono vivere giocando al meglio possibile questo giocopensando ilcontrario di ciò che oggi si pensa.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Oggi si pensa che le cose serie siano in funzione dei divertimenti:si ritienead esempioche le

questioni riguardanti la guerrache sono appunto cose seriedebbano essereben stabilite in funzione della pace. Ma ciò

che accade in guerra non è per natura un divertimentoe non ha e non avràmai una funzione educativa che meriti la

nostra attenzionementre questa diciamo che secondo noi è la cosa piùimpegnativa: ognuno deve trascorrere il più

possibile e il meglio possibile la propria esistenza in pace. Quale saràallora un retto criterio per vivere? Bisogna vivere

giocando i propri giochifacendo sacrificicantando e danzandoin modo dapoter rendere benevoli a se stessi gli dèi

respingendo i nemici e vincendoli in battaglia. Quali siano i canti e qualile danze che bisogna compiere per realizzare

questi due obiettivilo si è detto almeno nei suoi lineamenti generaliele strade attraverso le quali si deve procedere

sono state aperteprevedendo che anche il poeta dirà bene quando afferma:«Telemacoalcuni pensieri penserai tu

Platone Le leggi

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stesso nel tuo animoaltri il tuo demone te li suggerirà: non credo infattiche tu sia nato e cresciuto contro il volere degli

dèi».(8) Le stesse cose dovranno pensare i nostri allievie dovrannoritenere che quanto è stato detto è sufficientee che

quel che manca intorno ai sacrifici e alle danze sarà loro suggerito da undemone o da un dio: essi suggeriranno cioè a

quali divinità bisogna fare sacrificie quando ciascuno deve esserecelebratoe quali renderanno propiziin modo da

poter vivere conformemente alla natura umanaessendo per lo più come dellemarionettee partecipando in piccola

parte della verità.

MEGILLO: Stranierotu nutri nei confronti del genere umano un assolutodisprezzo.

ATENIESE: Non stupirtiMegilloe piuttosto perdonami: ho parlato con losguardo rivolto alla divinitàe in queste

condizioni ho detto le cose che ho appena detto. Non sia di scarso valore ilnostro generese ti piacema sia degno di un

qualche interesse.

Per quanto riguarda quel che seguesi è già parlato delle costruzioni deiginnasi e delle scuole pubbliche che si

troveranno nel centro della città in tre luoghi distinti; mentre all'esternodella cittàin altri tre luoghi intorno ad essavi

saranno dei maneggi e dei vasti campi adeguatamente allestiti per il tiro conl'arco e gli altri lancie saranno in funzione

dell'istruzione e dell'allenamento dei giovani: se allora queste regole nonsono state stabilite in modo adeguato

ripetiamole ora nel discorso insieme alle nostre leggi. In tutti questiedifici abiteranno in qualità di ospiti i maestri di

ogni disciplinaattratti e convinti dal compensoe insegneranno agliallievi che frequenteranno le lezioni tutte quante le

discipline attinenti la guerra e la musica; e per quanto riguarda lafrequenzanon si frequenteranno le lezioni se il padre

lo vuolementre se non lo vuolesi trascurerà l'educazionema tutticomesi diceuomini e ragazzinei limiti del

possibiledovranno necessariamente istruirsipoiché appartengono di piùallo stato che ai genitori. La mia legge direbbe

per le donne le stesse cose dette per gli uominie cioè che anche le donnedovrebbero praticare gli stessi esercizi: e farei

questo discorso senza temere neppure quel che si dice dell'equitazione edella ginnasticae cioè che quegli esercizi sono

più convenienti per gli uominie non lo sono per le donne. Mi sono convintodi queste cose ascoltando antichi racconti

e anche ora soper così direche vi è un numero immenso di donne chevivono nel Pontoe che chiamano

Sauromatidi(9) alle quali non viene soltanto ordinatocome i maschidiprendere confidenza con i cavallima anche

nell'uso degli archi e delle altre armieallo stesso modo dei maschidiesercitarsi in tali pratiche. Inoltre a tal proposito

posso fare quest'altra riflessione: io dico che se queste cose possonoavvenire in tal modola cosa più stolta di tutte che

oggi avviene nei nostri luoghi è che uomini e donne non si applicano conogni sforzo concordemente a queste pratiche.

E in un certo senso uno stato che si trova o viene ad essere in talicondizionipartendo con gli stessi fini e dovendo

affrontare le stesse faticheottiene la metà dei risultatianziché ildoppio: e questo sarebbe un incredibile errore del

legislatore.

CLINIA: Pare di sì. Però molte delle regole di cui stiamo parlando vanno insenso contrario alle consuete forme di

governo. Ma tu hai detto di lasciare che il discorso si sviluppassee unavolta sviluppatosi doveva scegliere quel che

sembrava miglioree hai detto cosìparlando in modo assai convenienteeora hai fatto in modo che io rimproveri me

stesso per aver detto queste cose: continuaallorae parla di quello chepreferisci.

ATENIESE: QuestoCliniavorrei diree l'ho già detto primae cioè chese non si desse adeguata dimostrazione

con i fatti che tali cose possono avveniresolo allora si potrebbecontestarle col discorso; ma ora chi non voglia

accettare questa leggedeve ricercarne un'altramentre la nostraesortazione a tal proposito non smetterà di sostenere

che il genere femminile presso di noi deve prendere parte dell'educazione edi tutto il resto come il sesso maschile. Ed

ecco la riflessione che a tal proposito si dovrebbe fare. Avantise le donnenon partecipassero insieme agli uomini del

loro modo di viverenon sarebbe forse necessario predisporre per loro unaltro ordinamento?

CLINIA: Necessario.

ATENIESE: Quale fra le regole che oggi si presentano noi preferiremmo alposto di questa comunanza di vita che

ora noi abbiamo loro ordinato? Dovremmo comportarci come i Traci e moltealtre genti che si servono delle donne per

coltivare la terrapascolare gli animali e le greggie compiere altriservizisenza che vi sia alcuna distinzione con gli

schiavi? O fare come facciamo noi e i nostri vicini? Presso di noi la cosaavviene in questo modo: dopo aver ammassato

insiemecome si dicetutti i beni in un'unica abitazioneaffidiamo alledonne il compito di amininistrarlee di

coordinare i lavori al telaio e tutta la tessitura in genere.

OppureMegilloproponiamo quel sistema che sta a metà fra questiquelloLaconico? E quindi le ragazze devono

trascorrere la vita prendendo parte della ginnastica e della musicamentrele donnepur non occupandosi délla tessitura

devono vivere secondo uno stile di vita severoche non sia per nulla vile evolgaree che raggiunga una via di mezzo

fra la cura della casal'amministrazione domestica e l'allevamento deifiglisenza partecipare alla guerra? Sicchése per

caso vi fosse necessità di combattere in battaglia per lo stato e i figlinon sarebbero capaci di usare con l'arte l'arco

come le Amazzoni(10) o le altre armi da lancioné di imitare la deaquando prende in mano lo scudo e la lanciacosì

da opporsi nobilmente al saccheggio della patriamase non altrosarebberoforse in grado di provocare la paura nei

nemici presentandosi schierate. Vivendo secondo questo stile di vitaessenon avrebbero affatto il coraggio di imitare le

Sauromatidima accanto ad altre donne queste donne sembrerebbero uomini.Colui che fra di voi voglia elogiare su

questo punto i vostri legislatorilo faccia pure; per quanto mi riguardainvecenon muterò parere: il legislatore non

deve lasciare le cose a metàma deve completarle; se egli permette che ledonne si concedano alla mollezzae le perde

abbandonandole ad un tenore di vita sconsideratoprendendosi cura solo deimaschiegli lascia in eredità allo stato una

vita che è felice solo a metàe non doppia.

MEGILLO: Che faremoClinia? Lasceremo che questo straniero assalti in questomodo la nostra Sparta?

CLINIA: Sì. Poiché gli abbiamo lasciato libertà di parolaora dobbiamolasciarlo parlare finché non abbiamo

Platone Le leggi

81

esposto completamente e in modo adeguato le leggi.

MEGILLO: Giusto.

ATENIESE: Dunque devo cercare di spiegare quello che segue?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Quale sarà il tenore di vita di uomini che si sono procurati ingiusta misura le cose necessariea

vantaggio dei quali sono stati affidati ad altri i mestierie affidata aglischiavi la coltivazione dei campiche offrono le

primizie della terra sufficienti per vivere decorosamenteuomini per i qualisono stati preparati i pasti in comune

tenendo separati quelli dei maschi e avvicinando ad essi quelli delle lorofamigliebambinidonnee madri?

Uomini per cui tutti i pasti in comune sono affidati ai magistrati dientrambi i sessi con il compito di scioglierli

dopo aver osservato e controllato ogni giorno la condotta dei commensali? Edopo aver assolto questi doveriessii

magistratie gli altri fanno libagioni agli dèi cui quella notte e quelgiorno sono consacratie fatto ciòse ne vanno a

casa? Per uomini che vivono secondo un ordine simile non rimane nessun'altraattività necessaria e assolutamente

opportuna se non quella di dover vivereciascuno di quelliingrassando comebuoi? Noi diciamo che questo non è

giusto e non è belloe chi vive in questo modo non potrà sfuggire allasorte che gli meritacosì come l'animale pigro e

che con noncuranza è ingrassato diventerà preda di un altro animale che ilcoraggio e le fatiche hanno reso magro ed

agile. Se noi ricercassimo con sufficiente precisione queste coseforse nonraggiungeremmo mai lo scopofinché

avremo donnefiglie abitazioni privatee privatamente avremo tutte lealtre cose del genereappositamente allestite

per ciascuno di noi: ma se avessimo ciò che abbiamo detto che occupa ilsecondo posto dopo quelle cosel'avremmo in

misura del tutto conveniente.

Agli uomini che vivono in questo modo diciamo che rimane un'attività nonpiccolae neppure di scarso valorema

anziforse la più importante di tutte che possa essere stabilita da unagiusta legge: e infattiin confronto a quella vita

che non assicura tempo libero per tutte le altre attivitàla vita cioè dichi cerca di conseguire la vittoria nelle gare Pitiche

e Olimpiche(11) quella vita che con assoluta correttezza si è detto che siprende cura del corpo e dell'anima in funzione

della virtùè priva in misura doppia e anche di più di tempo libero.Nessun impegno superfluo in altre attività deve

essergli d'impedimento durante l'apporto di quegli esercizi fisici e delnutrimento che convengono al corpoo di nozioni

e di abitudini all'anima; ma direi quasi che tutta una notte e un giorno nonsono sufficientiper chi voglia agire in questo

modoa realizzare in modo compiuto ed adeguato questo genere di vita: standoin questi termini la natura di tali cose

bisogna che tutti gli uomini liberi occupino il loro tempo secondo un ordinestabilitocominciando dall'aurorasenza

interruzionesino all'altra aurorae al sorgere del sole.

Se un legislatore enunciasse quelle numerosee frequentie piccole normeconcernenti il governo di una casanon

apparirebbe dignitosoe neppure apparirebbe dignitoso se enunciasse tuttequelle altre norme sulla veglia notturna e su

coloro che desiderano prestare una completa e scrupolosa sorveglianza sututto lo stato. Tutti però devono ritenere

vergognoso e indegno di un uomo libero che un qualsiasi cittadino trascorratutta la notte dormendoe non si mostri

dinanzi ai suoi servi sveglio e alzato per primoin qualsiasi modo si debbachiamare questo fatto"legge" o

"consuetudine": e che una padrona in una casa si faccia svegliaredalle ancellee non sia essa stessa la prima che svegli

le altreebbenelo schiavola schiavail figlioe se possibiletuttal'intera famiglia devono denunciare questo fatto

vergognoso.

Bisogna che di notte tutti stiano svegli e ognuno svolga i propri compitiriguardanti lo stato e l'amministrazione

dello statoi magistrati nello statoi padroni e le padrone nelle caseprivate.

Il sonno eccessivo non si adatta per natura né ai nostri corpiné allenostre animené alle azioni che essi devono

compiere. Se uno dorme non è degno di alcuna considerazionenon di piùalmenodi chi non vive: ma chi di noi si

preoccupa maggiormente di vivere e di riflettererimane sveglio il più alungo possibilecustodendo soltanto quella

parte di sonno che gli serve per mantenere la salutee in realtà non èmolto il sonnose uno ha preso una buona

abitudine. I magistrati che negli stati rimangono svegli di notte incutonopaura nei malvagisiano essi nemici o cittadini

ma sono amati e onorati dalle persone giuste e assennateperché sono utilia se stessi e allo stato.

Una notte trascorsa in tal modooltre a tutti i vantaggi di cui si è dettoinfonde un certo coraggio nelle anime dei

singoli cittadini: e quando si fa giorno bisogna mandare i ragazzi daimaestriperché come nessun gregge e nessun altro

animale può vivere senza il pastoreneppure i ragazzi possono fare a menodei pedagoghiné i servi dei padroni. Il

bambino è senza dubbio il più difficile a trattare fra tutti gli altrianimali: quanto più la sua fonte del pensiero non ha

ancora raggiunto un suo ordinetanto più diviene insidiososcaltroilpiù ribelle di tutti gli animali.

Perciò bisogna tenerlo a freno con molti legamicome le briglie deicavallie innanzituttoquando si libera dalla

sorveglianza di nutrici e di madribisogna affidarlo ai pedagoghi perché siprendano cura della loro giovane etàe poi ai

maestri che insegneranno loro quelle discipline che si convengono ad un uomolibero. E qualsiasi uomo libero punisca

come se fosse uno schiavoil ragazzo stessoe il pedagogoe il maestronel caso in cui uno di questi compiano un

qualche sbaglio. E se pur presentandosi l'occasione non lo punisce secondogiustiziadiventi innanzitutto oggetto della

più grave vergognae in seguito quel custode delle leggi che sia statoscelto in qualità di sovrintendente all'educazione

dei bambini sorvegli questo individuo cheimbattendosi nelle persone di cuiparliamonon le puniscepur dovendole

punireo le punisce in modo non correttoe lo stesso custodetenendo sottostretta osservazione e curandosi in modo

particolare della formazione dei ragazzicerchi di correggere le loro indolinaturalirivolgendole sempre in vista del

beneconformemente alle leggi. Come la legge potrebbe adeguatamente istruirequel custode delle leggi? Sino a questo

momentoinfattinon si è parlato per niente in modo esplicito edesaurientema qualche volta sìaltre volte no: nei

limiti del possibilenulla si deve allora tralasciarema tutto il discorsodev'essergli spiegatoperché questi a sua volta

Platone Le leggi

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diventi interprete ed educatore nei confronti di altri. Per quel che riguardail complesso della danza coraleovvero il

canto e le danzesi è già dettoe così quali componimenti si debbanoscegliere e quali tratti distintivi devono averee

come devono essere corretti e consacrati: ma per quanto riguarda icomponimenti in prosae cioè con quali

componimenti devono avere a che faree in che modoi giovani da te educatinon lo abbiamo ancora dettoo

nobilissimo sovrintendente della gioventù. Eppurementre attraverso ilnostro discorso sei venuto a conoscenza di

quelle cose che essi debbono imparare per la guerra e nelle quali devonoesercitarsiper quanto riguarda le lettere

innanzituttoe in secondo luogo per quel che concerne la lira e quei calcolidi cui diciamo che ciascuno deve avere

conoscenza per farne uso in guerrae nell'economia domesticaenell'amministrazione dello statoe per quanto riguarda

ancora quelle utili conoscenzein vista sempre di questi stessi finisullerivoluzioni dei corpi celestidegli astricioè

del solee della lunatutte cose che risultano necessarie per la guida diogni statoebbeneche cosa voglio dire con

queste cose? Mi riferisco cioè alla disposizione dei giorni nell'arco deimesie dei mesi nell'arco di ogni annoperché le

stagionii sacrificie le festeassumendo ciascuna un proprio ordinesiano condotti secondo naturae rendano vivo e

sveglio lo statoe onorino gli dèie rendano gli uomini maggiormente saggiin tali cose. Tutto ciòamiconon è stato

ancora suffficientemente delineato dal legislatore: presta dunque attenzionea quel che sarà detto ora.

Abbiamo detto che in primo luogo non sei stato sufficientemente istruito perquel che riguarda le lettere; ma che

cosa rimproveravamo a quel che si disse? Questa cosa: non ti è stato ancoraspiegato se chi aspira a diventare un buon

cittadino deve procedere in drezione di una perfetta conoscenza di questadisciplina o se deve metterla da partee lo

stesso si dica della lira. Noi sosteniamo che lo studio di queste disciplinevadano affrontate. Tre anni sono un tempo

ragionevole per apprendere la grammatica per un bambino di dieci annimentrepossono cominciare a prendere in mano

la lira a tredici annie potranno continuare per altri tre anni. E questitermini di tempo non siano allungati o ridotti dal

padre o dall'allievo stesso; e all'allievoche ami la disciplina o ladetestinon sia concesso di occuparsi di un tempo

maggiore o minore di tali coseandando contro la legge: e chi non obbediscesia privato degli onori dell'educazionedi

cui dovremo parlare fra poco. Prima di tutto impara che cosa i giovani devonoapprendere e che cosa i maestri devono

insegnare in questo periodo di tempo. I giovani devono esercitarsi nellagrammaticafinché non siano capaci di leggere

e scrivere: lasciamo stare se ad alcuni la natura non è venuta in aiutonegli anni stabilitiper perfezionare la scrittura e

la lettura sotto l'aspetto della bellezza e della velocità. Quanto agliinsegnamenti dei poeti che ci sono rimasti per iscritto

ma che non sono adatti all'uso della liraalcuni in versialtri senzadivisioni ritmichee che in ogni caso sono stati scritti

con uno stile discorsivoe sono privi di ritmo ed armoniasi tratta diopere che noi dobbiamo considerare pericolosee

ci sono state lasciate da molti uomini di questo genere: come vi regolereteo voi che siete fra tutti i migliori custodi

delle leggi? Come il legislatore potrà introdurle nello statosecondocorrette disposizioni? Prevedo che si troverà in

grande difficoltà.

CLINIA: Perché maistranieromostri di parlare a te stesso con così tantaincertezza?

ATENIESE: Giusta osservazioneClinia. E dato che insieme discutiamo sulleleggiè necessario spiegare tanto quel

che appare semplicequanto quello che non lo è.

CLINIA: Ebbene? Che cosa vuoi dire a proposito di quest'argomento e qual èil tuo stato d'animo a questo riguardo?

ATENIESE: Lo dirò: non è affatto semplice fare delle affermazioni contrariea quelle che escono da moltissime

bocche.

CLINIA: E dunque? Ti sembra che fra le cose che in precedenza abbiamo dettosulle leggi sono poche e di scarso

interesse quelle che contrastano con l'opinione della maggioranza?

ATENIESE: è proprio vero quello che dici: tu mi esortialmeno così miparea percorrere la stessa strada che a

molti è ostilema che da altrinon inferiori di numero - e se inferiorinon per il loro valore - è invece prediletta. Insieme

a costoro mi esorti allora a percorrere l'attuale via della legislazione cheè stata aperta dai precedenti discorsi

affrontando i dovuti rischi e con animo coraggiososenza arrendersi.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E non mi arrenderò. Dico allora che noi abbiamo moltissimi poetiche hanno composto in esametriin

trimetrie in tutti gli altri generi che si dicono "metri"alcunimossi verso serie intenzionialtri tendenti al riso; e sono

molti quelli che dicono che i giovani che aspirano ad essere educatirettamente devono essere allevati in mezzo a quelle

composizioni e che bisogna renderli sazifacendo sì ch'essi ascoltino conattenzione e si erudiscano nelle loro letture

imparando per intero i poeti a memoria. Alcuni poiscegliendo fra tutte lecomposizioni quelle più importanti e

radunando insieme alcuni passi per interodicono che si devono imparare amemoriase uno vuole diventare buono e

saggiograzie ad una molteplice esperienza e a un lungo apprendimento. Tu miconsigli allora di mostrare a costoro

con franchezzache cosa dicono o che cosa non dicono di buono?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Come potrei adeguatamente spiegare in una parola tutte queste cose?Questoio credodirei in linea di

massima - e su questo punto chiunque potrebbe trovarsi d'accordo con me -ecioè che ciascuno di loro ha detto molte

cose buonee molte cose che al contrario non lo sono: e se le cose stannocosìdico che un'erudizione approfondita è

assai rischiosa per i giovani.

CLINIA: Che cosa consiglieresti allora al custode delle leggi?

ATENIESE: Riguardo a che cosa?

CLINIA: Riguardo al modello cui dovrebbe rivolgere la propria attenzioneein base a cui permette che tutti i

giovani apprendano alcune cosevietandone altre. Parla e non avereesitazioni.

ATENIESE: Mio buon Cliniapuò darsi che in qualche modo ci sia riuscito.

Platone Le leggi

83

CLINIA: In che cosa?

ATENIESE: Nel fatto che non ho assolutamente difficoltà per il modello.Considerando ora i discorsi che noi

abbiamo passato in rassegna dall'aurora sin qui - e mi pare che non siamancata l'ispirazione divina - mi sembrano

assolutamente simili ad un'opera di poesia. E così non si insinua in mealcun sentimento di meravigliaquando

provando un certo piaceregetto uno sguardo su tutti questi discorsiormaifamiliaririuniti insieme: e mi sembrano i

più convenienti e i più adatti da fare ascoltare ai giovanifra i moltiche ho appreso e ascoltato in poesia e in prosa.

Non avrei altro modello migliore di questocredoda esporre al custodedelle leggiall'educatorese non appunto

quello di esortare i maestri ad insegnare ai ragazzi queste stesse coseedaltre simili a queste; e se avviene che

scorrendo le opere dei poeti e gli scritti in prosao anche semplici dettigiunti cosìsenza essere stati scrittialcuni siano

come fratelli di questi discorsiin alcun modo li lascino sfuggirema liscrivano. E in primo luogo costringa i maestri ad

apprenderli e a farne l'elogioe non si serva della collaborazione di queimaestri cui queste opere non piaccionomentre

si deve valere del contributo di coloro che trova concordi nell'elogioe acostoro affidi l'istruzione e l'educazione dei

giovani. A questo punto e in tal modo abbia termine questo mio racconto sullelettere e sui maestri di grammatica.

CLINIA: Secondo le nostre premessestranieronon mi pare che ci siamoallontanati dai discorsi che avevamo

stabilito di fare: se poi essi nel complesso siano corretti o menosarebbedifficile affermarlo con sicurezza.

ATENIESE: Ma questoCliniarisulterà con maggior chiarezzaa quanto parequandocome abbiamo detto spesso

saremo giunti alla conclusione di tutto questo trattato sulle leggi.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Dunque dopo il maestro di grammaticanon dobbiamo parlare delmaestro di cetra?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Se ci ricordiamo i discorsi precedentiio credo che noi dobbiamoassegnare ai maestri di cetra ciò che è

conveniente al loro insegnamento e a tutta l'educazione che è relativa aquest'ambito.

CLINIA: Di che cosa parli?

ATENIESE: Dicevamocredoche i sessantenni cantori di Dionisio devonopossedere una spiccata sensibilitàsia

nei ritmi sia nelle combinazioni delle armonieperché ciascuno possadistinguere e scegliere l'imitazione musicale

buona da quella malvagiaquando l'anima si trovi in tali passionie queicanti che assomigliano all'imitazione buona e a

quella contrariain modo da respingere gli uni e presentare gli altrieseguendoli e incantando le anime dei giovanied

invitando ciascuno di loro ad acquistare la virtùaccompagnandoloattraverso le rappresentazioni.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Bisogna che per queste ragioni il maestro di cetra e il suo allievosi servano dei suoni della lirain virtù

del suono puro delle sue cordefacendo in modo che i suoni della lira sianoaccordati con quelli della voce: quanto alle

diversità di voci e alle variazioni sulla lirae ai differenti suoni che lecorde possono dare rispetto a quelli che ha

stabilito il poeta quando ha composto il cantoe per quanto riguardal'accostamento e ì'opposizione di suoni frequenti e

rarirapidi e lentiacuti e gravieallo stesso modoper l'adattamentoai suoni della lira di ogni sorta di variazione dei

ritmiebbenetutte queste cose non servono ai ragazziche in tre annidevono scegliere con rapidità quel che vi è di

utile nella musica. Infatti elementi opposti fra di loro procurano turbamentoe sono difficili da apprenderementre

bisogna che i ragazzi possano imparare il più possibile con facilità: e lediscipline che essi necessariamente hanno

l'ordine di apprendere non sono pochené di scarso valoree le indicheràlo stesso discorsoprocedendo nel tempo. In

ogni caso l'educatore si prenda cura in questo modo di queste coseconcernenti la musica. Quanto ai canti stessi e alle

loro parolein che modo e quali i maestri dei cori devono insegnareanchequesti punti noi li abbiamo tutti trattati nei

discorsi che precedonoquando dicevamo che questi canti devono essereconsacratiadattando ciascuno di essi alla sua

festain modo da procurare allo stato un fortunato e vantaggioso piacere.

CLINIA: Anche queste cose che hai detto sono vere.

ATENIESE: Verissime davvero. E quindi il magistrato scelto a sovrintere lamusicaricevendo questa nostra verità

se ne prenda curaaccompagnandosi a una sorte benevolamentre noiaggiungeremo qualche parola a quanto abbiamo

detto prima sul complesso della danza e sulla ginnastica del corpo: come perla musica abbiamo detto ciò che restava da

dire sul suo insegnamentocosì facciamo anche per la ginnastica. Bisognache ragazzi e ragazze imparino a da nzare e a

praticare la ginnastica. O no?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: I ragazzi avranno rispettivamente i loro maestri e le loro maestredi danza perché si esercitino nel modo

più opportuno.

CLINIA: Sia così.

ATENIESE: Chiamiamo di nuovo colui che ha la la maggior parte dellaresponsabilitàil sovrintendente

dell'educazioneil qualeoccupandosi della musica e della ginnasticanonavrà molto tempo libero.

CLINIA: Come sarà possibile che una persona così vecchia si occupi diquestioni così importanti?

ATENIESE: Facilmenteamico. La legge gli ha dato e gli darà facoltà diassumerein vista di questo gravoso

incaricoquei cittadiniuomini o donne che sianoch'egli vorrà; econoscerà chi deve sceglieree non vorrà sbagliarsi in

questa sua sceltanutrendo saggiamente un senso di rispetto e riconoscendol'importanza della caricae rifletterà sul

fatto che se i giovani sono stati e sono bene allevatitutto nella nostranavigazione funzionerà correttamente

altrimenti... ma si tratterebbe di un discorso sconvenientee noi non lodiremo parlando di un nuovo statoper rispetto

nei confronti di coloro che sono amanti delle profezie.

Molte parole sono state spese su questi argomentisia riguardo alle danzesia riguardo a ogni movimento della

Platone Le leggi

84

ginnastica: noi stabiliamo fra gli esercizi ginnici tutte quelleesercitazioni fisiche riguardanti la guerracome l'arte di

tirare con l'arco e l'arte del lancio in generel'arte di combattere conarmi leggere e quella che nel suo complesso

riguarda le armi pesantile evoluzioni tattichele marcel'accamparsietutte le nozioni riguardanti l'equitazione. I

maestri di tutte queste arti devono essere pubblicie saranno remuneratidallo statomentre i loro discepoli saranno non

solo i ragazzima anche gli uomini adulti che sono nello statoe le ragazzee le donne che evono imparare tutte queste

cose. Quando sono ancora ragazzeesse devono esercitarsi in ogni specie didanza armata e di combattimentoquando

diventano donnedevono conoscere le disposizioni tattichel'ordine delleschiereil deporre e il riprendere le armise

non altro perchése vi fosse mai la necessità di uscire in massa acombattere con tutto l'esercito abbandonando lo stato

coloro che custodiscono i bambini e il resto dello stato siano capaci di farequesto; onel caso contrario - ma si tratta di

casi di cui è impossibile giurare che avvengano -se dall'esterno i nemicisiano essi barbari o Grecidiano l'assalto con

una grande forza militare ed una inaudita violenzae mettano lo stato nellanecessità di dover combattere per la sua

stessa salvezzasarebbe un grave male per il nostro stato che vi fosserodelle donne allevate in modo così vergognoso

da non essere pronte a morire e ad affrontare tutti i pericolicosì comefanno le femmine degli u ccelli che per i figli

combattono contro qualsiasi degli animali più ferocima capaci soltanto dicorrere immediatamente ai luoghi sacri

affollando tutti gli altari e i templie contribuendo così a diffondere lafama secondo la quale il genere umano sar ebbe

per natura la più vile fra tutti gli animali.

CLINIA: Noper Zeusstranieroquesto fatto non sarebbe affatto convenienteper lo stato dove avvenissesenza

considerare che si tratterebbe di un male.

ATENIESE: Dobbiamo allora stabilire questa leggee cioè che sino a talpunto le donne non devono trascurare gli

affari riguardanti la guerrama che anzitutti i cittadini se ne devonooccuparemaschi e femmine indistintamente?

CLINIA: Sono d'accordo.

ATENIESE: Della lottadunqueabbiamo parlatomaio direinon abbiamodetto la cosa più importanteche d'altra

parte non è facile da dirsi a parolesenza mostrarla con i movimenti delcorpo.

Giudicheremo meglio questa cosa quando la parolaaccompagnandosi al gestodarà adeguata dimostrazione delle

altre cose che abbiamo già detto e ci dimostrerà che questa stessa lotta èquella che si avvicina molto di più di tutti gli

altri movimenti al combattimento bellicoe che deve essere praticata infunzione della guerramentre non si deve

apprendere l'arte militare in vista della lotta.

CLINIA: Dici bene.

ATENIESE: E sia sufficiente quel che si è detto sin qui sul valore degliesercizi praticati nella palestra: per quanto

riguarda gli altri movimenti del corposi potrebbe far rientrare la maggiorparte di essisecondo una giusta definizione

nella danza. Bisogna considerare che vi sono due aspetti della danzalaprima che rappresenta mimicamente i corpi più

bellirivolgendosi alla loro nobiltàl'altra i corpi più deformirivolgendosi alla loro viltà; e ancora vi sono due altre

speciea seconda che si imiti ciò che è vile o ciò che è nobile.L'imitazione di ciò che è nobile consisteda un lato

nell'imitare i corpi belli in atteggiamenti di guerramentre si esercitanoin fatiche impegnativee nell'imitazione di

un'anima viriledall'altro nella rappresentazione di anime sagge etemperanti che vivono nella prosperità e in moderati

piaceri: quest'ultima danza si potrebbe chiamaresecondo la sua natura"danza di pace". Si potrebbe invece

correttamente definire "pirrica"(12) la danza della guerrache èdiversa da quella della pace; essa rappresenta

mimicamente come si evitano tutti i colpi ìnferti e quelli delle armi dagettopiegandosie retrocedendo in ogni modoe

saltando in alto e abbassandosie rappresenta i movimenti contrari a questiquelli che portano alle movenze d'attacco

nei lanci delle frecce e dei dardicercando di rappresentare mimicamenteogni altro tipo di colpo. Se le danze sono

eseguite correttamente e anche in modo energicoquando vi sia l'imitazionedi corpi e di anime valorosiuna perfezione

ritmica pervade tutte le membra del corpoe allora tale danza è davverocorrettain caso contrarionon possiamo

accettarla come tale.

Quanto alla danza di pace bisogna osservarla così in ciascuno dei due casie vedere cioè seafferrando

correttamente la bellezza della danza o muovendosi contro naturatali danzesi eseguono in modo conveniente a

cittadini ben governati. Bisogna innanzitutto separare e distinguere la danzache è oggetto di contestazione da quella che

invece non lo è. Quali sono allora queste danze?

E come si devono separare le une dalle altre? Tutte le danze bacchiche equelle che ad esse si accompagnanoche

prendono il nomecome diconoda NinfePanSileni e Satiri(13)rappresentano uomini ebbrie vengono eseguite nel

corso di alcuni riti di purificazione e di iniziazione: tutto questo generedi danzedunquenon si può facilmente definire

né di pacené di guerrae non è facile dire qual è il loro intento. Misembra allora che la cosa più giusta da fare sia

quella di tenere appunto distinto questo genere di danzeseparandolo sia daquello della guerrasia da quello della pace

e affermare che questo genere di danza non ha attinenza con lo statoequindi lo si può lasciare qui dove lo si è trovato:

ora possiamo ritornare alle danze della pace e a quelle della guerra dellequali dobbiamo indiscutibilmente occuparci. Il

genere della musica non di guerra di coloro che nelle danze onorano gli dèie i figli degli dèi forma un unico genere e si

sviluppa nella convinzione della prosperità. Possiamo dividerlo in duespecie: la prima speciequando si sfugge da certe

fatiche e da certi pericoli per giungere ad una situazione miglioreproducepiaceri più intensil'altra speciemantenendo

il benessere conquistato precedentemente e accrescendoloprocura piacerimeno intensi dei primi. In queste danze ogni

uomo si muove secondo un numero maggiore di movimenti del corpose i piacerisono più intensisecondo un numero

minorese sono meno intensi; e l'uomo ben regolato e che è soprattutto benesercitato al coraggio si muove secondo un

numero minore di movimentimentre l'individuo meschino che non si èesercitato alla temperanza muta in misura

maggiore e in modo eccessivo i suoi movimenti. In generalechi si esprimesia con il cantosia con le parolenon è

Platone Le leggi

85

certamente in grado di stare fermo con il corpo; ecco perché larappresentazione delle parole compiuta attraverso i gesti

ha permesso di realizzare tutto il complesso dell'arte della danza. Dunquefra di noivi è chi in tutti questi casi si muove

con grazia e armoniosamentechi invece scompostamente.

E se pensiamo ai nomi che gli antichi hanno dato alle cosesiamo costrettiad elogiarne molti in quanto sono

convenienti e conformi alla natura delle cose: e fra questi ve n'è unoeriguarda le danze di coloro che si trovano nella

buona sortee che sono moderati nei confronti dei piacerie con questo nomeappropriato e attinente al campo musicale

un talechiunque fossechiamò tutte queste danze "emmelie"(14)ed esso fu imposto ad esse secondo il procedimento

analogico. Egli stabilì così due forme di nobili danzequella "pirrica"propria della guerrae quella "emmelia" propria

della paceassegnando così a ciascu na il nome più conveniente ed adatto.Il legislatore dovrà allora illustrare i tratti

distintivi di tali danzementre il custode delle leggi dovrà ricercarleeuna volta scopertedovrà ordinare la danza

insieme al resto della musicae assegnandola a tutte le festedistribuiràquella adatta per ogni sacrificio. Dopo aver

consacrato così tutto quanto e disposto secondo un preciso ordinenon devemutare più nulla per il resto del temponé

per quel che riguarda la danzané per quel che riguarda il cantoeparimenti lo stesso stato e i cittadinitrascorrendo il

loro tempo nei medesimi piacerisaranno sempre simili a se stessi nei limitidel possibilee vivranno bene e

felicemente.

Abbiamo dunque portato a termine quella parte riguardante le danze proprie dibei corpi e di nobili animedicendo

come queste danze devono essere; ora occorre osservare e conoscere meglio lerappresentazioni imitative di corpi e di

pensieri deformie ciò che si orienta verso le canzonature ridicolepermezzo della dizionedel cantodella danzae

delle imitazioni comiche che si realizzano in tutti questi casi. Non èpossibile infatti comprendere ciò che è serio senza

il ridicoloe ogni cosa senza il suo relativo contrariose si vuole esserepersone assennatema non si può fare l'una e

l'altra cosase si vuole partecipareanche in piccola partedella virtù:si devono dunque apprendere anche queste cose

di per se stessee cioè proprio perché mai si compia o si dicaa causadell'ignoranzaquanto è ridicolosenza alcuna

necessità. Bisogna invece che sia ordinato a schiavi e a stranieristipendiati di fare tali rappresentazionisenza mai

interessarsi direttamente di nessuna di tali occupazioni; e nessun individuoliberouomo o donna che siafaccia sapere

pubblicamente di apprendere tali cosee sempre nuove appaiano questerappresentazioni.

Queste dunque siano le disposizioni che stabiliamo secondo la legge e ilnostro ragionamento per quel che riguarda

quei giochi che hanno come fine quello di suscitare il riso.

Quanto ai nostri poeti sericome si diconoquelli che si occupano dellatragediase alcuni di loro venissero da noi e

ci interrogassero così: «Stranieripossiamo frequentare il vostro stato ela vostra regione oppure no? E possiamo portare

ed introdurre la nostra poesiao come avete stabilito che dobbiamocomportarci a questo riguardo?». Quale risposta

daremo alle domande di questi uomini divini? Una risposta del generemipare: «Ospiti nobilissiminoi stessi siamo

poeti di una tragedia chenei limiti del possibileè la più bella e lapiù nobile: tutta la nostra costituzione politica si è

formata sull'imitazione della vita più bella e più nobilee in questo noidiciamo che consiste in realtà la tragedia più

vera. Poeti siete voipoeti lo siamo anche noipoeti della stessa materiavostri rivali nell'artevostri antagonisti nel

comporre il dramma più bello che soltanto la vera legge può per naturacompierecome noi ora speriamo: non pensate

che vi lasceremo tanto facilmente venire da noi a piantare le vostre scenenella piazzae di introdurvi attori con una

bella voceche strepitano più di noinon pensate che vi lasceremo parlareda demagoghi ai bambinialle donnee a tutta

la folla di personelasciando che voi diciateriguardo agli stessi costumicose diverse dalle nostreed anziper lo più e

nella maggior parte dei casicontrarie. Saremmoper così direcompletamente pazzinoi e tutto lo statose vi

lasciassimo fare ciò che abbiamo appena dettoprima che i magistratiabbiano giudicato se le vostre composizioni

possono essere rese pubbliche oppure no.

Ora dunquefigli delle tenere Musemostrate prima di tutto i vostri cantiai magistrati confrontandoli con i nostrie

se risulterà evidente che voi dite le stesse cose che diciamo noie inmaniera anche migliorenoi vi daremo un coro

altrimentiamicinon potremo affatto».

Queste dunque siano le normestabilite per leggeriguardanti il complessodella danza corale e l'insegnamento di

queste materiee una partese vi sembra opportunoriguarderà gli schiavied un'altra i padroni.

CLINIA: Come ora non potrei essere d'accordo con te?

ATENIESE: Vi sono ancora tre discipline che le persone libere devonoapprendere: la prima è costituita dai calcoli e

dalla scienza dei numerila seconda dall'arte di misurare le lunghezzelesuperficie i solidila terza studia le

rivoluzioni degli astri e la natura dei loro percorsi reciproci. La maggiorparte delle persone non sarà tenuta ad

esercitarsi in tutte queste disciplineil cui studio richiede una certaprecisionema soltanto alcuni pochi - e di questi

procedendo nel discorsoparleremo alla finequando sarà conveniente -.Quanto alla massavi sono tutte quelle nozioni

relative a queste discipline checome si dice assai giustamentesononecessarie e per i molti è una vergogna non sapere

anche se non è facile e non è assolutamente possibile ricercarle tutte conestrema precisione. Non si può in ogni caso

rigettare quel che di queste scienze è necessarioe pare che a questopensasse chi per primo parlò per proverbi sulla

divinitàdicendo che neppure il dio risulta combattere la necessitàquelle necessitàio credoche sono divine: parlare

infatti delle necessità umanealle quali molti pensano quando dicono questoproverbiosarebbe il discorso di gran lunga

più stolto fra tutti.

CLINIA: Quali sonostranierole necessità non umane ma divine nell'ambitodi tali discipline?

ATENIESE: Ritengo che siano quelle necessità per cuise uno non le praticao non le conosce affattonon potrà mai

essere per gli uomini né un dione un demonené un eroe capace diprendersi seriamente cura degli uomini: sarebbe

assai lontano dal divenire uomo divino chi non conosce l'unoe il duee iltrené il complesso dei numeri pari e dispari

Platone Le leggi

86

se non sa affatto contarese non è in grado di calcolare i giorni e lenottise si trova in difficoltà sulle rivoluzioni delle

orbite della lunadel solee degli altri astri. Se si ritenesse che tuttequeste nozioni non fossero necessarie per chi aspira

a conseguire qualsiasi delle scienze più belleebbenequesta sarebbe unaconsiderazione assai sciocca.

Ma quali di ciascuna di queste nozionie quantee quando si devonoapprenderee quali insieme ad altre e quali

separatamente dalle altree come si possono combinare tutte insiemequestesono le prime cose che dobbiamo

correttamente comprenderee quindipassare ad apprendere le altre sotto laguida di quelle.

Questa è la necessità stabilita dalla natura contro la quale noi diciamoche nessun dio può né potrà mai combattere.

CLINIA: Mi parestranieroche le parole che ora hai detto siano giuste econformi alla natura delle cose.

ATENIESE: Ed è cosìCliniasoltanto che è difficile legiferarenell'ambito di questa materia che è stata

precedentemente ordinata in tal modo: ma in un'altra occasionese vi parepotremo legiferare in modo più preciso.

CLINIA: Ci sembrastranieroche tu abbia paura della nostra consuetainesperienza in materia. Ma si tratta di una

paura sbagliata: prova a parlare senza nascondere le vere ragioni delle cose.

ATENIESE: In effetti ho paura di queste cose che tu ora dicima temo ancoradi più coloro che si sono avvicinati a

queste disciplinee si sono avvicinati malamente. La totale ignoranza non èaffatto un male terribilee neppure il più

grave o il più grandema l'esperienza e l'erudizione che si rivolgono inmolteplici direzioniinsieme ad una cattiva

guidarappresentano un danno molto più grande.

CLINIA: Vero.

ATENIESE: Va dunque affermato che gli uomini liberi devono apprendere diciascuna di queste discipline tutto

quanto in Egitto apprende anche una gran massa di bambiniinsieme allelettere. In primo luogo si sono ritrovate

riguardo al calcolodelle nozioni semplici da insegnare ai bambiniche siaccompagnano a piacevoli divertimenticome

le distribuzioni di mele o di corone ad un numero più grande e più piccolodi bambiniadattando sempre gli stessi

numerio l'attesa dei pugili e dei lottatoriche sono già accoppiaticuiviene assegnato il turno e la successione per il

combattimentocome per natura avviene in queste cose. E giocando ora amescolare coppe d'orodi bronzoe d'argento

e di altri materiali in genereora a separarli tuttidevononecessariamentecome dicevousare i numeri per adattarli al

loro giocoe questo serve agli allievi per apprendere le disposizioni degliesercitie a guidare le marce e le spedizioni

militarima anche per condurre l'amministrazione della propria casaerendono gli uomini più utili a se stessi e più

desti: e inoltrela capacità di misurare tutto ciò che ha lunghezzalarghezzaprofonditllibera tutti gli uomini da

quell'ignoranza ridicola e vergognosa che si insinua in essi e che riguardatutte queste cose.

CLINIA: Di quale ignoranza parli e in che cosa consiste?

ATENIESE: Caro Cliniaho sentito io stesso molto tardi parlare di questanostra condizione e mi sono

assolutamente stupito: mi sembrò che essa non fosse degna di uominimapiuttosto di maialie provai vergogna non

solo per mema anche per tutti i Greci.

CLINIA: Di che cosa? Dillostraniero.

ATENIESE: Te lo dicoo piuttosto te lo dimostrerò con delle domande.

E rispondimi un po': sai che cos'è la lunghezza?

CLINIA: Certo.

ATENIESE: E la larghezza?

CLINIA: Ma certamente.

ATENIESE: E che queste sono due dimensionie la terza è la profondità?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: E non ti sembra che tutte queste dimensioni sono commensurabili fraloro?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: La lunghezzasecondo quel che pensiamosi può allora misurarecon la lunghezzala larghezza con la

larghezzae ugualmente la profondità con la profondità.

CLINIA: Assolutamente sì.

ATENIESE: E se alcune dimensioni non sono né molto né poco commensurabilima alcune sìaltre nomentre tu le

ritieni tuttecome credi che ti disporrai nei loro confronti?

CLINIA: Maleè evidente.

ATENIESE: E quanto alla lunghezza e alla larghezza in relazione allaprofonditào alla larghezza e alla lunghezza

nelle loro relazioni reciproche? Non pensiamo tutti noi Greci che sonocommensurabili fra di loro in un modo o

nell'altro?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E se vi sono dei casi in cui è impossibile fare questemisurazionimentre tutti noi Grecicome dicevo

pensiamo che sia possibilenon dovremmo forse vergognarci di tutti loro edire: «O nobilissimi fra tutti i Greciquesta

non è forse una di quelle cose di cui dicevamo che è turpe non conoscereenon è affatto un bene conoscere le cose

necessarie?» CLINIA: Come no?

ATENIESE: E inoltre ci sono altri casi affini a questi in cui noi cadiamo inerroree in errori che sono fratelli di

questi.

CLINIA: Quali?

ATENIESE: La natura delle relazioni reciproche fra grandezze commensurabilied incommensurabili. E queste cose

vanno analizzate e studiate con attenzionese non si vuole essere persone discarso valoree proponendoci sempre uno

all'altro la questionepasseremo il tempo in modo molto più piacevole diquanto faremmo giocando al tavolierecome

Platone Le leggi

87

fanno i vecchie potremo così gareggiare in dispute che sono all'altezzadì questi problemi.

CLINIA: Può essere. Ma mi pare che non bisogna poi tenere così distinti fraloro il gioco del tavoliere e queste

discipline.

ATENIESE: Io dicoCliniache i giovani devono apprendere queste cose: einfatti non sono dannose né difficilie

se si apprendono con il giocosaranno utili e non danneggeranno affatto ilnostro stato. se qualcuno dice in modo

diversobisogna ascoltarlo.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Se queste discipline risultano essere così come si è dettoèchiaro che le giudicheremo opportune per il

nostro statoaltrimenti le respingeremo.

CLINIA: è chiaro.

ATENIESE: Dunquestranieridobbiamo stabilirle fra le disciplinenecessarieperché non vi siano lacune nel nostro

sistema di leggi?

Stabiliamole allorama come un pegno che si può staccare dal resto dellacostituzionese a noi che le abbiamo poste

o anche a voi per cui sono state stabilite non soddisfassero più.

CLINIA: Questa è una giusta proposta.

ATENIESE: Vedi se dopo queste cose dobbiamo approvare o meno lo studio degliastri per i giovaniche ora

esporremo.

CLINIA: Parla!

ATENIESE: Riguardo a tali questioni si verifica un fatto assai strano e pernulla tollerabile.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Noi solitamente affermiamo che non si deve ricercare l'essenzadella divinità suprema o dell'intero

universoné ci si deve preoccupare di indagarne le ragioni - non sarebbeun'azione pia - ma pare che sarebbe meglio

fare tutto il contrario.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Quel che dico è assai singolaree si potrebbe pensare che non siaadatto a dei vecchi: ma se uno crede

che si tratti di una disciplina nobile e verae inoltre vantaggiosa per lostato e cara al dionon potrà in alcun modo

rinunciare ad esporla.

CLINIA: Quello che dici è giusto: ma quale disciplina simile troverai fragli astri?

ATENIESE: Carissiminoi tutti Greci affermiamo oggi il falsoper cosìdirequando ci riferiamo alle divinità

supremeil Sole e la Luna.

CLINIA: E qual è questa menzogna?

ATENIESE: Diciamo che essi non percorrono mai la stessa stradae cosìalcuni altri astri che sono insie me a questi

e che chiamiamo appunto "pianeti".

CLINIA: Per Zeusstranieroquello che dici è proprio vero: spesso infattinel corso della mia vita ho visto io stesso

che LuciferoVesperoe alcuni altri astri non percorrono mai la stessaorbitama planano in ogni luogoe che il sole e

la luna si comportano come tutti sappiamo.

ATENIESE: Queste sono le coseMegillo e Cliniache ora dico che i nostriconcittadini e i giovani devono sapere

sugli dèi del cieloe per quel tanto che non debbano bestemmiare su diessima possano invece dire parole di buon

augurio quando compiono sacrifici ed innalzano religiose preghiere.

CLINIA: Questo è giustose in primo luogo si può apprendere ciò di cuiparli: in secondo luogose ora non diciamo

nulla di giusto riguardo ad essima lo diremo quando lo apprenderemosonod'accordo sul fatto che si deve imparare

nel modo che tu hai detto.

Se le cose stanno allora in questi terminiprova a darne completaspiegazionementre noi ti seguiremo e

impareremo.

ATENIESE: Ma non è facile apprendere quello che dicoe neppure del tuttodifficilee non richiede neanche un

tempo lunghissimo. Ecco la prova: benché né da giovanené anticamenteioabbia avuto notizia di queste coseora

sarei in grado di mostrarvele in non molto tempo. Se fossero difficilinonsarei mai capaceall'età che hodi mostrarle a

voi che avete raggiunto una veneranda età.

CLINIA: Vero. Ma qual è questa disciplina che definisci così singolareeche sarebbe opportuno che i giovani

imparassero e noi non conoscessimo? Cerca di fornire di essa la spiegazionepiù chiara possibile.

ATENIESE: Ci proverò. Intanto non è giustacarissimiquella credenzasecondo la quale la lunail solee gli altri

astri sono errantima se mai tutto il contrario: ciascuno di essi compieinfatti la stessa stradae non moltema una sola e

sempre circolarmentecosì da sembrare di percorrerne molte. E non èneppure corretto pensare che il corpo più veloce

sia il più lentoe viceversa.

Se tale è la natura delle cosema le nostre convinzioni non si conformanoad essase pensiamo allo stesso modo dei

cavalli che corrono ad Olimpia e degli uomini che corrono la lunga corsadefinendo più lento il più velocee più veloce

il più lentose nel comporre gli elogi cantiamo il vinto come se fossevincitorecredo che la nostra attribuzione degli

elogi ai corridoriche sono uomininon risulterebbe né giustanégradita: ora noi facciamo gli stessi errori nei confronti

degli dèie non pensiamo che ciò che allorain quell'esempio che abbiamofattorisultava ridicolo e ingiustoorain

questo casoe in questioni così importantinon è affatto ridicolomasgradito agli dèipoiché innalziamo inni agli dèi

affermando false dicerie.

CLINIA: Verissimose le cose stanno così.

Platone Le leggi

88

ATENIESE: E se dimostreremo che stanno effettivamente cosìnon si dovrannoapprendere tutte queste cose sino al

punto che abbiamo indicatomentre se non riusciremo a darne dimostrazionedovremo lasciar perdere? Anche su

questo siamo d'accordo?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Possiamo ormai dire di aver terminato la legislazione riguardantel'educazione e l'insegnamento: e allo

stesso modo si deve pensare riguardo alla caccia e a tutte le altre cosesimili.

Può essere che quanto viene ordinato al legislatore non si limiti soltantoal compito di stabilire le leggima ci sia

qualche altra cosa in più cheoltre le leggista naturalmente in mezzo fral'ammonimento e le leggi stessee si tratta di

una cosa in cui ci siamo imbattuti spesso nei nostri discorsicome adesempio riguardo all'allevamento dei bambini

piccoli. Noi diciamo che queste cose non si debbono tacerema quando sidiconosarebbe assai stolto che si pensasse di

stabilirle come leggi. E supponendo che tutte le leggi siano già statescritte e così l'intera costituzione nel modo in cui

noi le abbiamo concepiterisulta imperfetto l'elogio del cittadino che vuoledistinguersi per la sua virtùse si dirà che il

cittadino onesto è colui che serve nel modo migliore le leggi e ad esseassolutamente obbedisce: sarebbe infatti più

completo dire cosìe cioè che cittadino onesto è colui che abbiatrascorso un'esistenza all'insegna della purezza

obbedendo non solo alle leggi scrittema anche ai consigli del legislatoresia quando approvasia quando critica.

Questo è il più giusto discorso con cui si possa elogiare un cittadinoechi è effettivamente un legislatore non deve

soltanto scrivere le leggimaoltre alle leggideve scrivere edintrecciare insieme ad esse ciò che gli pare buono e ciò

che non gli pare buonoe il cittadino perfetto si sentirà vincolato daquesti giudizi non meno che dalle pene che sono

state stabilite dalle leggi. E se chiamiamo a testimone il discorso che inquesto momento stiamo facendopotremmo

dimostrare meglio ciò che vogliamo dire. La caccia è un'attività che sipresenta in modo assai varioche ora è compresa

sotto un unico nome. Una buona parte di essa riguarda gli animali acquaticiun'altra i volatilie molti sono i tipi di

caccia che riguardano anche gli animali terrestrie non solo animaliperché anche la caccia agli uomini si può pensare

come cacciacome quella che si svolge in guerra o come buona parte di quellache avviene in amorel'una degna di

lodel'altra di critica. E anche i furti commessi da predoni o da eserciti adanno di altri eserciti sono delle cacce. Un

legislatore che deve legiferare in materia di caccia non può non chiarirequesti aspettie neppure può stabilire su tutte le

cacce indiscriminatamente ordini e punizionifissando delle norme checontengano minacce. Come dunque deve

comportarsi a tal proposito? Il legislatoreda un latodeve elogiare ecriticare quel che riguarda la cacciain vista degli

esercizi e delle pratiche che i giovani devono seguirementre il giovanedall'altroascoltandolodeve obbediree né il

piacere né la fatica gli devono essere d'impedimentoe renda onore agliammonimenti che il legislatore enuncia insieme

a parole di elogio ancora di più che alle norme che per ogni singolo casosono fissate per legge e che si accompagnano

alle minacce delle peneed esegua quanto gli viene ordinato.

Dette queste premessepotrebbe seguire un conveniente elogio e unconveniente biasimo della caccialodando

quella caccia che rende migliori le anime dei giovanie biasimando quellaopposta.

Diciamo dunque quel che segue rivolgendoci ai giovani sotto forma dipreghiere: «Amicinon vi colga mai la

passione e l'amore per la caccia in marené per la pesca con l'amoné ingenerale per la caccia di animali acquaticie

non esercitatevi in quella caccia che si pratica pigramente con le retisiada svegli che addormentati. Non vi prenda il

desiderio di cacciare gli uomini sul marené quello della pirateriache virenderebbe cacciatori crudeli e fuori legge: e

non vi sfiori neppure nell'anticamera del cervello il fatto di compiere deifurti nella regione e nello stato.

E mai assalga alcuno dei giovani il seducente desiderio di cacciare ivolatiliche non è degno di uomini liberi». Ai

nostri atleti rimane soltanto la caccia e la cattura degli animali terrestrifra le quali ve n'è una che è chiamata "notturna"

praticata da cacciatori che dormono a turnouomini pigriche non è degnadi lodené degna di lode è quella caccia che

offre pause di riposo in quantità non minore di quante sono le fatiche e checonsiste nel dominare la forza selvaggia

delle fiere non con la vittoria di un'anima che ama la faticama con reti econ lacci: rimane una per tuttied è la

migliorela caccia ai quadrupedi che si effettua con i cavallicon i canie con le proprie forzema su tutte queste cose

dominano i cacciatori che con le proprie mani corronocolpisconoscaglianofreccee mi riferisco a quanti coltivano il

divino coraggio.

Il discorso che abbiamo appena esposto sarà un punto di riferimento per lalode o il biasimo di queste cose; questa

invece sia la legge: nessuno impedisca a questi che sono effettivamente icacciatori sacri di cacciare dove e come

vorrannoe nessuno mai permetta al cacciatore notturno di cacciare in alcunluogofidando nelle reti e nei lacci. Non si

impedisca al cacciatore di uccelli di cacciare nei campi selvatici e suimontima nei campi coltivati e nei boschi sacri lo

impedisca chiunque vi s'imbatte. Quanto al cacciatore di animali acquaticigli sia consentito di cacciare in tutti gli altri

luoghi fatta eccezione per i portii fiumi sacrigli stagni e i laghienon si serva di veleni.

Ora conviene dire che che tutto il complesso della legislazione che riguardal'educazione è terminato.

CLINIA: Puoi ben dirlo.

NOTE: 1) I Coribanti erano i sacerdoti della dea Cibeledivinità frigiadella fertilità e della natura selvaggiae il suo

culto fu introdotto in Grecia nel quinto secolo a.C.

2) Giganti mitici dalle cento braccia. Gerionefiglio di Crisaore e Calliroepascolava una mandria di bestiame

sull'isola di Eritiaoltre le colonne d'Ercole; Briareofiglio di Urano eGaia combatté contro i Titani insieme a Zeus.

3) Anteomitico gigantefiglio di Posidoneil quale era in grado divincere nella lotta contro l'avversario grazie alla

forza che riceveva dal contatto con la terra; Cercionemitico lottatore.

4) Epeovincitore della gara di pugilato nei giochi funebri in onore dellamorte di Patroclo (Iliaslibro 23versi 664

Platone Le leggi

89

e seguenti)collaborò alla costruzione del cavallo di Troia (Odyssealibro8verso 493); Amicofiglio di Posidonefu

l'inventore del guanto del pugile.

5) Ministri della dea Reaabitavano l'isola di Creta. Secondo la tradizioneavrebbero danzato intorno al piccolo

Zeus per coprirne i vagiti e nasconderlo così al padre Crono.

6) Castore e Polluceoriginari di Spartadove avevano la sede del loroculto.

7) Pallade Atena.

8) OmeroOdyssealibro 3versi 26-28.

9) Si tratta delle Amazzoni (cfr. 806b).

10) Popolazione di donne guerriere che abitavanosecondo la leggendaleregioni nordorientali dell'Asia.

11) Le gare Pitiche venivano celebrate a Delfi in onore di Apollo; le gareolimpiche si tenevano ogni quattro anni ad

Olimpia (nel Peloponneso nordoccidentale) ed erano celebrate in onore diZeus.

12) Danza mimica spartana di guerra.

13) Le ninfe sono nel mito greco personificazioni femminili di varie realtànaturali; Pan è il dio greco dei pastori e

delle greggi; i Sileni e i Satiri sono figure mitologiche per metà uomini eper metà animali.

14) Danza che caratterizza la tragedia greca.

Platone Le leggi

90

LIBRO OTTAVO

ATENIESE: In relazione a queste cose bisogna ordinare e fissare per legge lefestecon l'ausilio dell'oracolo di

Delfivedendo quali sacrifici sarebbe meglio e preferibile che lo statoeseguissee per quali dèi; e quando e quanti di

numero. Credo che forse su alcune di queste cose sarebbe nostro compitolegiferare.

CLINIA: Probabilmente sul numero.

ATENIESE: Parliamo per primo del numero: essii sacrificinon dovrannoessere di meno di

trecentosessantacinquein modo che un magistrato faccia sempre sacrifici aqualcuno degli dèi o dei demoni in favore

dello statodei cittadini stessie delle loro ricchezze. Interpretisacerdotisacerdotessee indovini si riuniscano insieme

ai custodi delle leggi e stabiliscano ciò che il legislatore devenecessariamente tralasciare: e dovranno essere essi stessi

ispettori di ciò che viene tralasciato. La legge fisserà dodici feste inonore dei dodici dèi da cui trae il nome ciascuna

tribùe per ciascuno di questi ogni mese si faranno sacrificicon cori eagoni musicali e altre gare ginniche

distribuendoli in modo conveniente agli dèi e ad ogni singola stagione eripartendo le feste femminili in quelle che è

conveniente celebrare senza gli uomini e in quelle che non è conveniente. Einoltre non bisogna confonderemaanzisi

devono tenere ben distinti i sacrifici in onore degli inferi e quelli inonore di quegli dèi che dobbiamo chiamare

"celesti"e quanti ad essi si accompagnanoassegnando per leggeai primi il dodicesimo mesequello di Plutone. (1) E

questa divinità non sia odiata dagli uomini che si trovano in guerramavenga onorata come la divinità migliore per il

genere umano: l'unione di anima e di corpo non è infatti migliore della lorodissoluzionecome vorrei dire parlando

seriamente. Inoltre coloro che vorranno ripartire in modo adeguato questefeste devono avere in mente tale pensieroe

cioè che fra gli stati attuali non si troverebbe alcun altro stato come ilnostro che abbia abbondanza di tempo libero e di

occupazioni necessariecosì da poter vivere bene come vivrebbe un singoloindividuo.

Coloro che vogliono vivere felici non devono innanzitutto compiere essistessi ingiustiziané devono subirla da altri:

la prima di queste due condizioni non è difficile da realizzarementre èassai difficile da ottenere la secondavale a dire

avere tanta forza da evitare le ingiustizieed essa non si puòperfettamente conseguire se non si diventa completamente

buoni cittadini. La stessa cosa avviene per lo statoche se sarà buonovivrà in pacese sarà malvagiovivrà in guerra

dentro e fuori i suoi confini. Se le cose stanno press'a poco cosìognunonon deve esercitarsi alla guerra in guerrama in

tempo di pace. Bisogna che lo stato che abbia intelligenza ogni mese sieserciti alla guerraper un giorno almenoo

anche piùse i magistrati lo ritengono opportunosenza tener conto delfreddo e del caldoe tuttianche donne e

fanciulli vi prendano partese ai magistrati parrà opportuno condurre fuoridallo stato tutto il popoìoora separatamente

ora a turno: e alcuni bei divertimenti si devono allestire insieme aisacrifici perché le battaglie della festa imitino le

battaglie della guerra il più chiaramente possibile. Si distribuiscano premie ricompense ai vincitori di ciascuna di

queste garee ci si faccia reciprocamente elogi o critichea seconda dicome ciascuno si è comportato negli agoni e nel

corso di tutta la vitaesaltando chi si è ritenuto migliore e criticandochi non lo è stato. Poeta di questi componimenti

non sia una persona qualunquema innanzitutto uno che non abbia meno dicinquant'annie non sia scelto fra coloro che

posseggono in se stessi un'adeguata capacità poetica e musicalema nonhanno mai composto alcuna opera bella ed

illustre: si cantino invece le composizioni di coloro che sono buoni eonorati nello statoe sono autori di nobili opere

anche se per natura non sono musicali. La scelta di questi poeti sia dicompetenza dell'educatore e degli altri custodi

delle leggiche assegneranno loro il privilegio di godere essi soli dellalibertà di parola in poesiamentre nessun altro

avrà mai questa libertàné oserà cantare un canto che non sia passato alvaglio e non sia stato giudicato favorevolmente

dai custodi delle leggineppure se si tratta di un canto più dolce diTamiri e di quelli di Orfeo.

Riceveranno l'approvazione solo i componimenti giudicati sacri e dedicatiagli dèìe quelliopera di uomini

valorosiin cui si critica o si biasima qualcunoe chesempre secondo ilgiudizio generaleabbiano svolto

adeguatamente questo compito. Lo stesso discorso che ho fatto sulleesercitazioni militari e sulla libertà poetica deve

valere ugualmente per le donne e per gli uomini.

Bisogna che il legislatorerivolgendosi a se stessosi proponga questodiscorso: «Avantiquali cittadini allevodopo

che ho allestito tutto lo stato? Atleti preparati a gare impegnativedinanziai quali stanno un numero incalcolabile di

avversari?» «Certamente»risponderebbe giustamente qualcuno. Ebbene?

Se allevassimo degli atleti per il pugilato o per il pancrazio o per qualchealtra gara di questo genereli faremmo

scendere in gara senza averli precedentemente allenati con nessunogiornodopo giorno? E se noi stessi fossimo pugili

non cercheremmo di imparare a combattere molti giorni prima della garae nonci eserciteremmo ad imitare tutte quelle

mosse di cui in seguito potremo aver bisogno quando gareggeremo per lavittoria? E avvicinandoci il più possibile alla

verosimiglianza della gara non ci legheremmo delle palle al posto di cestiper allenarci a dare e a parare i colpi nel

modo migliore? E se fossimo in grande difficoltà nel reperire compagni diallenamentotemendo il riso degli sciocchi

non avremmo il coraggio di appendere un fantoccio e di esercitarci con esso?E trovandoci in tale difficoltà da non

riuscire a reperire né uomininé fantocciin assenza di compagni diallenamento non avremmo il coraggio di

combattere contro noi stessi combattendo effettivamente contro la nostraombra?

O in quale altro modo si potrebbe dire che si svolge l'allenamento del pugileche mena le mani di qua e di là?

CLINIA: Direistranieroin nessun altro modo se non in quello che tu orahai enunciato.

ATENIESE: Ebbene? La forza militare del nostro stato oserà ogni volta andareincontro alla più importante delle

gare meno preparata di questa gentequando si combatte per la propria vitaper quella dei figliper le ricchezzee per

tutto lo stato? E il legislatoretemendo che gli esercizi in cui i cittadinisi esercitano reciprocamente appaiano ridicoli a

qualcunonon dovrà stabilire leggi in propositoordinando soprattutto dicompiere ogni giorno piccole esercitazioni

Platone Le leggi

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militari senza l'uso delle armiorientando in questo senso i cori e tuttaquanta la ginnastica? E non comanderà che si

facciano più grandi e anche meno grandi esercitazioni militari non meno dìuna volta al meselasciando che i cittadini

facciano gare fra di loro in tutta la regione e si esercitino ad occupareluoghi e a tendere imboscateed imitino la guerra

in ogni suo aspettolottando come nel pugilato e lanciando dardi che siavvicinino il più possibile a quelli veri

servendosi di pericolose armi da gettoin modo che il gioco che vedeimpegnati gli uni contro gli altri non sia del tutto

privo di timorema susciti invece qualche preoccupazionemettendo così inun certo senso in evidenza chi è coraggioso

e chi non lo è? E distribuendo rettamente onori e disonori agli uni e aglialtrinon preparerà lo stato intero perché nel

corso di tutta la sua vita sia pronto ad affrontare la vera battaglia? E sequalcuno viene ucciso nel corso di queste

esercitazionidato che l'uccisione è stata involontariail legislatorestabilirà che l'uccisoredopo aver compiuto i riti

purificatori previsti dalla legge abbia le mani purepensando che da un latonon sono molti gli uomini che muoiono

mentre d'altro canto altri nasceranno non peggiori di quellima che semorirà il timorenon si riuscirà più a mettere alla

provanel corso di tali esercitazionii migliori e i peggiorie questo perlo stato sarebbe un male ben più grave di

quell'altro.

CLINIA: Anche noi siamo d'accordostranieroche tutto lo stato devestabilire per legge tali pratiche e in esse deve

esercitarsi.

ATENIESE: Conosciamo tutti la ragione per cui ora in questi stati talicompetizioni corali non abbiano affatto

luogose non in piccola misura? O diciamo che ciò avviene a causadell'ignoranza della maggior parte di persone e di

coloro che stabiliscono le leggi?

CLINIA: Forse.

ATENIESE: Nient'affattocaro Clinia: conviene affermare che due sono leragioni di questi fenomenie sono

ampiamente sufficienti.

CLINIA: Quali sono?

ATENIESE: La prima è costituita dall'amore per la ricchezza che occupa tuttoil tempoimpedendo di curare altre

faccende che non siano la cura dei propri benie dalla cura di questi benidipende ogni anima di ogni cittadino che non

può più occuparsi di altre cose che non siano il guadagno quotidiano: e sevi sia un qualche studio o anche una certa

pratica che conduca a questi scopoogni cittadino privatamente èprontissimo ad apprenderla e ad esercitarsi in essa

facendosi beffe di tutto il resto. E conviene dire che tutto ciò è una solacosae che questa è l'unica ragione per cui uno

stato non vuole seriamente occuparsi di questa pratica né di nessun altrache sia bella e buonama ogni cittadinoper il

desiderio insaziabile di oro e di argento si piega volontariamente aqualsiasi mestierea qualsiasi espedientebello o

disonorevole che siapur di diventare riccoe accetta di compiere unaqualsiasi azionelecita o illecita che siao

addirittura vergognosasenza farsi remore alcunesolo perché possa averela possibilitàcome un animaledi mangiare

ogni genere di cibi e allo stesso modo di bere tutto quel che vuolee disaziare completamente il desiderio di sesso.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Questa ragione di cui parlo sia da noi stabilita come una dellecause che impedisce e non permette agli

stati di esercitarsi in modo adeguato a nessun bene e neppure alla guerramafa in modo che quegli uomini che

sarebbero moderati per natura siano mercantiimprenditori marittimie ingenere servie rende gli individui coraggiosi

ladriscassinatoriprofanatori di templiattaccabrighe e tirannitrasformandoli così in sventuratianche se talvolta non

sono privi di qualche dote naturale.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Come dovrei chiamare costoro se non assolutamente disgraziatidalmomento che trascorrono

necessariamente tutta la vita con un'incessante fame nell'anima?

CLINIA: Questa dunque è la prima ragione: qual è allora la seconda ragionedi cui parlistraniero?

ATENIESE: Me l'hai ricordata a proposito.

CLINIA: Questacome tu diciè una delle due causee consiste inquell'insaziabile ricerca che dura tutta la vitae

non lasciando a nessuno neppure un momento di libertàimpedisce ai singolidi esercitarsi come si deve in relazione

alla guerra.

Ebbeneora dicci la seconda.

ATENIESE: Vi do l'impressione che invece di parlare stia indugiandoperchémi trovo in difficoltà?

CLINIA: Noma ci sembra che che tu abbia punito questo costume di vita piùdel dovutocome se lo detestassicon

il discorso che ora si è presentato.

ATENIESE: Avete fatto benissimo a rimproverarmistranieri: e ascoltate quelche seguese vi pare.

CLINIA: Parla.

ATENIESE: Direi che la seconda ragione consiste in quelle non costituzioni dicui spesso ho parlato nei precedenti

discorsie che sono la democrazial'oligarchiae la tirannide. Nessuna diqueste è una costituzione politicama si

potrebbero più correttamente definire tutte quante "sedizioni":nessuna di esse esercita volontariamente il suo potere su

sudditi che volontariamente l'accettanoma comanda deliberatamente contro lavolontà dei sudditisempre con una

qualche violenzae poiché chi comanda teme coloro che sono governati nonpermetterà volentieri ch'essi diventino

nobiliricchifortivalorosie assolutamente non addestrati alla guerra.Queste sono dunque le due cause di tutti i mali

in generalee di questi in particolare. Ma l'attuale costituzionedellaquale stiamo dicendo le leggisfugge all'una e

all'altra: essa gode infatti del massimo tempo liberoe liberi sono icittadini gli uni dagli altrie sono assai poco amanti

delle ricchezzeio credograzie a queste leggisicché verosimilmente eragionevolmente una costituzione fondata in

modo simile è l'unicafra quelle attualicapace di accogliere l'educazioneche abbiamo appena esposto e insieme la

Platone Le leggi

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formazione alla guerrache è stata portata a termine dal nostro discorso.

CLINIA: Bene.

ATENIESE: E in conseguenza di queste cosenon dobbiamo ricordareriguardo atutte le gare ginnicheche bisogna

praticare quante di esse costituiscono delle esercitazioni finalizzate allaguerra e bisogna stabilire dei premi per la

vittoriamentre quelle che non offrono tutto questo bisogna lasciarleperdere? Sarebbe meglio dire dal principio quali

sonoe fissarle per legge. Non dobbiamo innanzitutto fissare quelle gare cheriguardano la corsa e in genere la velocità?

CLINIA: Dobbiamo fissarle.

ATENIESE: L'agilità del corpo in generetanto dei piediquanto delle maniè la qualità che più di tutte ha attinenza

con la guerra: quella dei piedi serve per fuggire ed afferrare i nemicimentre nella mischia la battaglia e lo scontro

hanno bisogno di vigore fisico e di forza.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Nessuna delle due ha grande utilità se si è sprovvisti di armi.

CLINIA: Come potrebbero averle?

ATENIESE: In primo luogo il nostro araldosecondo la consuetudine attualechiamerà in gara chi corre uno stadio

e questi entrerà in gara armato: non stabiliremo nessun premio per l'atletache è sprovvisto delle armi. Per primo allora

entrerà in gara colui chearmatocorrerà lo stadioper secondo quelloche correrà il diaulo(2) terzo chi correrà la corsa

a cavalloquarto chi correrà la lunga corsaquinto il corridore cheprimofra gli armati con armi pesantilasceremo

partire perché percorra una distanza di sessanta stadi sino al tempio diAresritornando indietroe lo chiameremo

"oplita"proprio perché armato con l'armatura più pesanteedeffettuerà la sua gara percorrendo una strada più

pianeggianteun altroinfinel'arcierecorreràcon tutta l'armaturapropria dell'arcierecento stadi sino al tempio di

Apollo e di Artemidesuperando nella gara le montagne e una gran varietà diregioni: e noi che abbiamo stabilito la

gara li attenderemo finché non giungano al traguardoe assegneremo ilpremio al vincitore di ogni gara.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Consideriamo queste gare divise in tre categorieuna per ibambiniun'altra per gli adolescentie

un'altra ancora per gli uomini: per le gare degli adolescenti stabiliremo chela lunghezza della corsa sia di due terziper i

bambini la metà di questi due terzisia che gareggino armati da opliti o daarcieri. Quanto alle donnese sono bambine

che non hanno ancora raggiunto la pubertàstabiliremo che percorrano nudelo stadioil diaulola corsa a cavalloe la

lunga corsagareggiando così nelle stesse corsese hanno tredici annidevono continuare sino alle nozzeper un periodo

di tempo che non vada oltre i vent'anni e non sia inferiore ai diciotto: equeste ultime dovranno gareggiare in tali corse

con un armamento che sia loro adatto. Queste le norme circa le corse degliuomini e delle donne. Quanto alle gare di

forzainvece della lotta e di altre simili gareche oggi si consideranopesantisi possono introdurre combattimenti

armatiin cui si combatte uno contro unodue contro duesino a dieciavversari che combattono fra loro contro dieci

avversari. Per definire che cosa si debba fare e che cosa non si debbasubiree quale sia il punteggio per vincerecosì

come attualmente nella lotta quelli che si occupano della lotta stessa hannostabilito qual è l'attività del buon lottatore e

quale quella di quello cattivoallo stesso modo bisogna chechiamando imigliori nel combattimento ad armi pesanti

ordiniamo a costoro di disporre insierme leggi per stabilire chi sia illegittimo vincitore di questi combattimentiquali

colpi deve infliggere o evitaree così per chi perdein base a qualeordinamento sia giudicato tale. Le stesse norme

valgano anche per le donne sino all'età del matrimonio. Bisogna che alcombattimento del pancrazio sia contrapposto

l'arte del peltastae si gareggerà con archiscudi leggerigiavellottipietre scagliate a mano o con la fiondae si

stabiliranno leggi anche in tale ambitoe si debbono attribuire premi evittorie a chi avrà osservato nel modo migliore

tali norme. Dopo di che bisogna stabilire le norme relative ai concorsiippici: noi non abbiamo un grande bisogno di

molti cavallie non sono di grande utilitàdata la conformazione fisica diCretasicché è inevitabile che anche

l'interesse relativo al loro allevamento e alle gare che con essi si possonodisputare sia minore. Qui da noi non c'è

assolutamente nessuno che allevi cavalli da corsae nessuno nutreragionevolmente questa ambizionesicché non

avrebbe senso e non parrebbe intelligente istituire simili garedato che nonsono conformi all'usanza della regione: se

stabilissimo invece gare per cavalli da sella - per puledri di primadentizioneo per puledri adulti ma solo per metàe

per coloro che abbiano raggiunto la maturità - potremmo così fornireinconformità con la natura della regioneil

divertimento ippico che le spetta. Le gare e le contese di questi atletiabbiano luogo secondo la leggee ai filarchi e agli

ipparchi sia affidato in comune il giudizio di tutte queste corse e di tuttiquelli che scendono in gara con le armi: non

sarebbe invece opportuno stabilire per legge delle garené ginnichenéquelle dì cui ora stiamo parlandoper coloro che

sono sprovvisti di armi. Gli arcieri a cavallo non sarebbero inutili a Cretae neppure i lanciatori di dardisicché anche

quelli abbiano le loro contese e le loro gare finalizzate al divertimento.

Quanto alle donnenon si può costringerle a prendere parte a queste garecon la forza delle leggi e delle prescrizioni:

ma se a causa della educazione ricevuta in precedenza esse vi si abituanoela loro natura accetta tali gare e non è

maldispostabambine e vergini non ancora sposate vi prendano partee non lesi critichi.

Per quanto riguarda le gare e la disciplina della ginnasticaquella relativaagli allenamenti nelle gare e quella che

apprendiamo ogni giorno dai maestri di ginnasticaabbiamo ormai completatoil discorso. Allo stesso modoanche la

parte relativa alla musica è già stata in buona misura trattata; mentre perquanto riguarda i rapsodi e quanti ad essi si

accompagnanoe 1e gare dei cori che necessariamente si svolgono nelle festestabiliti i mesii giornigli anni dedicati

agli dèi e alle altre divinitàsi potranno allora ordinarestabilendo cheabbiano luogo ogni tre annioppure ogni cinque

e distribuendole a seconda dell'ordine che gli dèi intendano attribuire.Bisogna prevedere che in questi casi si terranno a

turno anche le gare musicalie saranno stabilite dai giudici di garadaisovrintendenti all'educazione dei giovani e dai

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custodi delle leggiche si riuniranno insieme per decidere in proposito ediverranno legislatoristabilendo quandoe chi

e con chi si terranno le competizioni relative a tutte le specie di coro ealla danza corale. Come debbano essere ciascuna

di queste composizionisecondo la parolai cantie le armonie combinaticon i ritmi e le danzeè stato ripetuto più

volte dal primo legislatoree dunque i legislatori che verranno in unsecondo tempo devono legiferare in conformitàe

attribuiranno le gare convenienti a ciascun sacrificio nei tempi opportuniassegnando allo stato le feste da celebrare. In

ogni caso non è difficile sapere in che modo tutte queste cose ed altresimili ad esse devono assumere un ordine stabilito

dalla leggee neppure mutando qualcosa qua e là si potrebbe avere un grandevantaggio o un grande danno per lo stato:

vi sono invece questioni che non hanno scarso rilievoalle quali èdifficile persuaderee che dovrebbero essere

soprattutto opera di un diose tali ordini provenissero mai da quello. Orainvece può darsi che occorra un uomo

coraggiosoil qualetenendo in particolar conto la libertà di paroladirà quel che gli sembra meglio per lo stato e per i

cittadiniordinando ad anime corrotte ciò che conviene e si adatta alcomplesso della nostra costituzioneed affermando

il contrario di quel che suggeriscono i desideri più intensisenza averenessun uomo come aiutantema seguendo

unicamente la sola ragione.

CLINIA: Qual è il discorso che ora stiamo facendostraniero? Non capiamo.

ATENIESE: è naturale: ma cercherò di spiegarvelo più chiaramente.

Non appena giunsi nel mio discorso alla questione riguardante l'educazionevidi ragazzi e ragazze che si facevano

reciprocamente manifestazioni d'affetto: e fui naturalmente colto dal timorepensando che cosa si dovesse fare in uno

stato simile in cui i giovani e le giovani sono bene allevatiliberi dallefatiche più pesanti che attenuano il desiderio di

eccessioccupati tutti quantiper tutta la vitaa fare sacrificifesteecori. In che modo allorain questo statosi potrà

stare lontani da quelle passioni che gettano la maggior parte delle personein condizioni di estrema gravitàpassioni da

cui la ragione ordina di astenersise solo potesse diventare legge? E nonc'è da stupirsi se le norme precedentemente

stabilite tengono a freno la maggior parte di quelle passioni - il proibireinfatti di arricchirsi eccessivamente costituisce

un bene non piccolo per la temperanza; e tutto il complesso dell'educazioneè stato ordinato secondo delle leggi che

mirano a questi stessi scopi; ed inoltre l'occhio dei magistratiobbligato anon guardare altrovema a controllare sempre

e soprattutto i giovanicerca di frenareper quanto è umanamentepossibilele altre passioni -; ma come guardarsi dagli

amori dei bambinimaschi e femminee da quelli delle donne che assumono ilruolo di uominio da quelli degli uomini

che assumono il ruolo di donnedonde scaturisce tutta una serie di mali siaper gli uomini in privatosia per gli stati

interi? E quale farmacoadatto in ciascuno di questi casisi potrebbetrovare per sfuggire ad un simile rischio? Non è

per nulla facile la questioneClinia. E infattise tutta Creta e Sparta civengono non poco in aiuto in tutte le altre cose

quando fissiamo delle leggi che sono diverse dalle comuni consuetudiniintorno agli amori - diciamolo con franchezza

dato che siamo fra di noi - ci sono assolutamente contrarie. Se qualcunoalloraconformandosi alla naturaristabilisse la

legge in vigore prima di Laio(3) affermando che è giusto che i maschi nonsi uniscano con i maschi o con i ragazzi

come se fossero donnenell'unione sessualee chiamasse a testimone lanaturale inclinazione degli animali

dimostrando a tal proposito che nessun maschio ha relazioni con un altromaschio perché questo è contro natura

ricorrerrebbe forse a un'argomentazione persuasivama in totale disaccordocon i vostri stati. Inoltreproprio quel fatto

su cui diciamo che il legislatore deve riporre la massima attenzionenon siaccorda con questa materia. Noi infatti

cerchiamo sempre qualefra le leggi stabiliteconduce alla virtù e qualeno: coraggioallorase fossimo d'accordo nel

stabilire per legge che le consuetudini attuali sono buone oin ogni casonient'affatto vergognosequale contributo

potrebbero darci per incrementare la virtù? Forse esse susciterannonell'anima di chi viene persuaso l'inclinazione al

coraggioo in quella di chi persuade il genere della temperanza? O nessunodovrebbe mai lasciarsi persuadere da queste

cosefacendopiuttostotutto il contrario? E non biasimerà ognuno lamollezza di chi cede ai piaceri e non è in grado di

resistervi? E non criticherà quell'uomo che imita la donna e cerca di farsisimile ad essa?

Chi fra gli uomini stabilirà per legge questo costume di vita?

Nessunocredose ha in mente che cos'è la vera legge. Ma come possiamodire che quello che diciamo è vero? In

effetti è necessario osservare qual è la natura dell'amiciziadellapassionee dei cosiddetti amorise si vogliono

comprendere rettamente tali questioni: due sono le specie di questi statid'animoe da queste due specie scaturisce

un'altra terza speciema poiché vi è un solo nome che tutte le comprendenascono difficoltà di ogni genere che rendono

oscura l'intera materia.

CLINIA: E come è possibile?

ATENIESE: Noi diciamo che il simile ama il suo simileriguardo ad unaqualche virtùe l'uguale il suo ugualema

diciamo anche che l'indigenza ama la ricchezzache è di genere opposto: oraquando l'una o l'altra di queste inclinazioni

si fanno intensediamo il nome di amore.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: L'attrazione che scaturisce dai contrari è terribile e selvaggiae spesso non trova in noi rispondenza

mentre quella che scaturisce dai simili è dolce e trova tutta la vitarispondenza: quella che nasce dalla combinazione

delle due innanzitutto non è da intendersiné è facile comprendere checosa vuole che accada chi ha in sé questa terza

specie d'amore; e poi si è perplessiperché uno è trascinato in oppostedirezionie uno stato d'animo lo incita a cogliere

la stagione della giovinezzae l'altro glielo vieta. Chi infatti ama ilcorpoe ha fame della giovinezza come di un frutto

maturoincita se stesso a saziarsenee non attribuisce alcun onore alladisposizione dell'anima della persona amata: chi

invece assegna un valore secondario al desiderio del corpoosservandolopiuttosto che amandolomentre la sua anima

concupisce un'altra animaritiene oltraggioso che un corpo voglia saziarsidi un altro corpoe rispettando e venerando la

temperanzail coraggiola nobiltà d'animol'intelligenzavorrebbe semprevivere castamente insieme al casto oggetto

Platone Le leggi

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del suo desiderio. Questa è la terza specie d'amore che risulta dallamescolanza di quelle duee che ora abbiamo trattato

per terza.

E se tale è la natura di queste tre specie d'amoreforse bisogna che lalegge le impedisca tutte e trevietando che

nascano in noio non è chiaro che vorremmo che nel nostro stato vi fossel'amore per la virtùquell'amore che desidera

che il giovane diventi il migliorementre impediremmonei limiti delpossibilegli altri due? Come dobbiamo parlare

caro Megillo?

MEGILLO: Quello che hai detto ora intorno a queste cose è assolutamentegiustostraniero.

ATENIESE: Dunquea quanto paresei d'accordo con meamicoe del resto lopensavo: non ho bisogno di

esaminare che cosa la vostra legge pensi a tal propositoma mi èsufficiente accettare il fatto che tu in questo discorso

sia d'accordo con me. Dopo di chepiù avanticercherò di persuadere ancheCliniaincantandolo.

Questa è dunque una concessione che fate a mema ora torniamo a darecompleta esposizione delle leggi.

MEGILLO: Giustissimo.

ATENIESE: Dovendo stabilire questa leggeposseggo in questo momento un'arteper certi versi facilema chein

un certo sensoè in assoluto la più difficile.

MEGILLO: Come dici?

ATENIESE: Noi sappiamo che anche ora la maggior parte degli uominibenchéviva illegalmenteevita a proposito

e diligentemente le relazioni intime con le belle personee non lo fainvolontariamentema il più possibile di sua

spontanea volontà.

MEGILLO: E quando?

ATENIESE: Quando un tale abbia ad esempio un bel fratello o una bellasorella. E allo stesso modo la stessa legge

non scritta che riguarda il figlio e la figlia osserva in modo assaiconveniente che non ci si corichi con loroné

apertamentené di nascostoo che non si abbiano contatti con costoro perun affetto inteso diversamente da come lo si

dovrebbe intendere: e in ogni caso non si insinua affatto nella maggior partedelle persone il desiderio di simili

relazioni.

MEGILLO: Vero.

ATENIESE: Dunque un piccolo discorso spegne tutti i piaceri come questi?

MEGILLO: Quale discorso?

ATENIESE: Affermare cioè che queste sono azioni assolutamente empieodiosealla divinitàe le più turpi fra tutte

le azioni vergognose. E non è forse questo il motivocioè che a talproposito tutti dicono la stessa cosae ciascuno di

noi come nasce sente sempre e ovunque raccontare le stesse cosetanto nellacommedia destinata a suscitare riso

quanto in ogni rappresentazione seria che viene detta "tragedia"quando vengono introdotti in scena i Tiestegli Edipi

o i Macarei(4) inconsapevoli amanti delle loro sorellecheavendo vistola verità dei fattiinfliggono prontamente a se

stessi la morte come castigo della loro colpa?

MEGILLO: Quel che dici è giustissimovale a dire che questa fama tramandataha un'incredibile potenzase

nessuno emette in alcun modo neppure un soffio che sia contrario alla legge.

ATENIESE: è dunque giusto ciò che si diceva un momento fae cioè che illegislatore che vuole assoggettare quella

passione che rende particolarmente schiavi gli uomini può vedere facilmentecome trattarla: rendendo sacra presso tutti

questa tradizioneallo stesso modo presso gli schiavi e i liberiifanciulli e le donnee così presso tutta la cittàdarà

solidità a questa legge.

MEGILLO: Certamente. Ma come sarà possibile far sì che tutti sostenganovolentieri una cosa di questo genere?

ATENIESE: Giusta osservazione: e proprio questo ho detto primae cioè cheero in grado di possedere un'arte in

vista di questa legge che regola secondo natura le unioni carnali finalizzatealla procreazioneevitando che ci si astenga

dall'unione fra maschiin modo che non si elimini premeditatamente il genereumano disperdendo il seme sulle pietre e

sui sassidove mai il seme potrà mettere le sue radici e trovare una naturafecondae lo si possa tenere lontano da ogni

grembo di donna nel quale tu non vorresti che nascesse. Se questa legge avràdurata e poterecosì come ora ha potere

sulle unioni carnali con i genitorise giustamente vincerà anche nellealtre unioni illeciteallora determinerà una serie

infinita di beni. Prima di tutto si fonda sulla naturaequindifa in mododi tenere lontani gli uomini dal furore e dalla

follia eroticada tutti gli adulterida tutti gli eccessi nel bere e nelmangiaree li rende affettuosi verso le loro mogli: ma

molti altri beni potrebbero nascerese si riuscirà ad essere padroni diquesta legge. Forse potrebbe comparire dinanzi a

noi un uomo energico e giovanepieno di molto spermae ascoltando la leggeche abbiamo stabilito ci insulterà

aspramente come se avessimo stabilito delle norme sciocche e impossibilieurlerà dappertutto: in considerazione di

queste cose io feci quel discorsoe cioè che possedevo un'arteda un latola più facile di tuttee dall'altro la più difficile

che controllasse che questa leggeuna volta stabilitadurasse nel tempo. èinfatti assai facile comprendere quale legge è

possibile applicaree come - diciamo infatti che se questa norma verràadeguatamente consacrata renderà schiava ogni

anima e farà in modo che con senso di timore obbediscano alle leggistabilite -ma ora siamo giunti ad un punto che

sembra che ciò non possa verificarsicosì come non si crede possibile cheuno stato intero trascorra tutta la vita

praticando la consuetudine dei pasti in comune. Ma i fatti provano che anchepresso di voi avviene cosìbenché neppure

nei vostri stati viene ritenuto conforme a natura il fatto che Le donne viprendano parte. Per questa ragioneallorae

cioè per la forza dell'incredulitàho detto che era assai difficilestabilire per legge queste due consuetudini.

MEGILLO: Quello che tu dici è giusto.

ATENIESE: Volete che io faccia il tentativo di dirvi un certo discorsocheha in sé un certo grado di persuasione

dicendo qualcosa che non è al di sopra delle umane possibilitàma puòavvenire?

Platone Le leggi

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CLINIA: Come no?

ATENIESE: Si asterrà più facilmente dai piaceri d'amore e si conformeràvolentieri e in modo conveniente alla

norma stabilita intorno a questa materia chi ha un bel corpo e non trascuradi esercitarlooppure chi ha un corpo debole?

CLINIA: Molto dì più chi non trascura di esercitare il proprio corpo.

ATENIESE: E non abbiamo mai sentito parlare del Tarantino Icco (5) aproposito della gara olimpica e di altre

competizioni?

Per l'ambizione di vincere queste garepossedendo tanto l'arte quanto ilcoraggioinsieme alla temperanzanel suo

animosecondo quanto si raccontanon toccò mai donna o bambino in tuttoquel periodo in cui l'allenamento era più

intenso: e lo stesso discorso vale per CrisoneAstioDiopompo(6) e moltialtri. Eppure erano educatiper quanto

riguarda le animein maniera di gran lunga peggiore rispetto ai miei e aituoi concittadiniCliniamentre pieni di vigore

erano i loro corpi.

CLINIA: Quello che dici è vero. Anche gli antichi sostengono con forzaparlando di questi atletiche allora le cose

avvennero effettivamente così.

ATENIESE: Ebbene? Costoro per conseguire una vittoria nella lottanellecorsee in altre gare del genere ebbero il

coraggio di astenersi da quella pratica che molti definiscono felicementrei nostri figli non riusciranno a resistere in

vista di una vittoria molto più nobilevittoria di cui noi parleremo lorosin da bambini nei mitie nei raccontie nei

canticome della più bella che si possa conseguiree della qualeincantandolili affascineremo?

CLINIA: Di quale vittoria parli?

ATENIESE: Della vittoria sui piaceriper cuise si riesce a dominarlisivive felicimentre se si è dominatiaccade

tutto il contrario. Ed inoltre la paura di compiere qualcosa che non siaaffatto lecito non avràsecondo noiuna forza

tale che li farà dominare su quelle passioni sulle quali altriinferiori alorohanno dominato?

CLINIA: è naturale.

ATENIESE: Poiché siamo giunti a questo punto parlando di questa leggeesiamo caduti in difficoltà a causa della

malvagità dei moltiio dico che la nostra legge deve assolutamenteprocederedicendoriguardo a queste stesse

questioniche i nostri cittadini non devono essere peggiori degli uccelli edi molti altri animalii qualigenerati in

grandi frottesino all'età della procreazionenon ancora accoppiativivono casti e purie quando giungono all'età giusta

il maschio si accoppia con la femmina che più gli è graditae la femminacon il maschioe vivono tutto il resto del

tempo nella santità e nel rispetto della giustiziamantenendo stabili iprimi accordi del loro amore: bisogna che i nostri

cittadini siano appunto migliori delle bestie. E se si lasciano corromperedagli altri Greci e dalla maggior parte dei

barbarivedendo e anche sentendo dire che quell'Afrodite (7) che è dettapriva di ordine ha grande potere presso di loro

e così quelli non siano più capaci di dominarsibisogna che i custodidelle leggidiventando legislatoricerchino di

escogitare una seconda legge.

CLINIA: Quale legge hai deciso di stabilire per lorose la legge che ora èstabilita sfugge loro di mano?

ATENIESE: è chiaro che è quella che viene per secondasubito dopo questaClinia.

CLINIA: Di quale parli?

ATENIESE: Parlo di una legge che renda quanto più è possibile senzaallenamento la forza dei piacerivolgendo in

altre parti del corpoattraverso le fatichel'afflusso e il nutrimento diquella forza. Questo potrebbe avvenirese nel

comportamento riguardante i piaceri sessuali non vi fosse una totale mancanzadi pudore: se per vergognainfattiquelli

facessero scarso uso dei piaceri sessualianche la padrona che hanno in sérisulterà indebolita.

Ritengano dunque nobile compiere tali pratiche di nascostoe questaconsuetudineconsiderata come usanza e legge

non scrittadiventi leggementre sia turpe il non nascondersima non ilnon agire affatto in tal modo. E così questo

comportamento vergognoso e nobile sia stabilito nella nostra leggesecondariamenteavendo un valore di secondaria

importanzae comprendendo in tre generi quell'unico genere formato da quelliche sono corrotti nella loro naturae che

diciamo che sono inferiori a se stessili si costringerà a non andarecontro la legge.

CLINIA: Quali sono questi generi.

ATENIESE: La pietà verso gli dèil'amore per gli onorie il desiderio nondi bei corpima delle nobili indoli

dell'anima. Queste cose che abbiamo detto come in un mito sono dellepreghiere chese si realizzassero

rappresenterebbero un gran bene per tutti gli stati. Forsese il dio vorràriusciremo con la forza ad ottenere l'una o

l'altra di queste due condizioni riguardo ai piaceri d'amore: o che nessunoabbia il coraggio di toccare nessun cittadino

libero e legittimo che non siaper il maritola sua sposae che nessunosparga semi illegittimi e bastardi su concubine

oessendo sterilesui maschiandando contro natura; oppure che sieliminino del tutto le relazioni intime fra maschie

riguardo alle donnese qualcuno avrà relazioni intime con qualcuna che nonsia entrata in casa sua con l'auspicio degli

dèi e con le sacre nozzesia essa comprata o sia stata acquistata inqualche modoe questo fatto non sia nascosto a

nessunouomini e donnerisultino da noi fissate correttamentea quantoparele leggise stabiliamo la norma per cui

egli sia privato dei diritti civilicome fosse realmente uno straniero.Questa leggesia che si debba dire che è unao

anche che sono duesia stabilita a proposito dei piaceri sessuali e di tuttii piaceri d'amore in genere chemossi da questi

desiderifanno in modo che noi intrecciamo delle relazionicomportandocipiù o meno rettamente.

MEGILLO: Per quanto mi riguardastranieroaccetto molto volentieri questaleggee lo stesso Clinia esprima il suo

parere in merito.

CLINIA: Questo avverràMegilloquando mi sembrerà che sia giuntal'occasione propizia: ma ora lasciamo che lo

straniero proceda ancora nella sua esposizione delle leggi.

MEGILLO: Giusto.

Platone Le leggi

96

ATENIESE: E ora procedendo innanzi siamo ormai giunti all'istituzione deipasti in comune - e abbiamo detto che

altrove tale consuetudine è difficile da realizzarementre a Creta nessunopenserebbe di dover fare diversamente -:

quanto alle modalità con cui devono avvenirese come in questo luogoocome a Spartao se vi è una terza specie di

pasti in comune che sia diversa e migliore di queste duequesto non misembra difficile da scoprireanche se non penso

cheuna volta scopertapossa determinare grandi vantaggidato che ancheadesso essi hanno una buona organizzazione.

Ai pasti in comune segue l'organizzazione pratica della vitae il modo incui essa debba conformarsi a quelli. La vita

negli altri stati è organizzata nei modi più diversi e le renditeprovengono da molte partie anzisono doppie rispetto a

quelle di questo stato: il nutrimento viene fornito alla maggior parte deiGreci dalla terra e dal marementre ai nostri

cittadini viene solo dalla terra. Questo fatto rappresenta una facilitazioneper il legislatore: basteranno infatti non

soltanto la metà delle leggima molte di menoe solo quelle che siadattano agli uomini liberi.

Dunque il legislatore si libera dalle leggi che riguardano armatoricommercianti all'ingrosso e al minuto

albergatoririscossori di imposteminatorie quanti fanno prestiti ecercano di realizzare interessi su interessie da altre

leggi che riguardano molte altre questioni come questedicendo loro addiomentre fisserà leggi per gli agricoltoriper i

pastoriper gli apicultoriper coloro che custodiscono i loro prodottieper quanti fabbricano i loro strumenti di lavoro

avendo già del resto stabilito leggi sulle questioni più importantiovverosulle nozzee sulla generazione e

sull'allevamento dei figlie ancora sulla loro educazioneesull'istituzione delle magistrature nello stato: ora sarebbe

dunque necessario che il legislatore si volgesse a legiferare per quelli cheprocurano il nutrimento e per i loro aiutanti.

Vi siano in primo luogo le leggi che prendono il nome di "agrarie".

Prima legge sia quella dì Zeusdio dei confinie reciti così: nessunorimuova i confini della terrané se è di un

vicino che è suo concittadinoné se è di uno straniero di uno statoconfinantenel caso in cui abbia acquistato un terreno

ai confini dello statopensando che questo vorrebbe dire muovere veramenteciò che non si può muovere. Chiunque

preferisca tentare di muovere la pietra più grandema che non costituiscaun confinepiuttosto che una piccola pietruzza

che delimita l'inimicizia e l'ostilità stabilita dai giuramenti degli dèi:e dell'uno è testimone Zeus protettore di chi è della

stessa tribùdell'altro Zeus protettore degli stranierii quali sirisvegliano con le guerre più feroci. E chi obbedirà alla

legge non subirà alcun male proveniente da essama chi la disprezza saràsottoposto a doppia punizioneuna derivante

dagli dèied è la primae la seconda dalla legge.

Nessuno allora rimuova volontariamente i confini della terra dei suoi vicini:e se qualcuno invece li rimuove

chiunque lo voglialo segnali agli agricoltorie quelli lo conducano intribunale. Se in questa causa viene riconosciuto

colpevole di invalidare la suddivisione delle terre con la frode e laviolenzail tribunale decida quale multa o pena egli

deve pagare.

Vi sono poi molti e piccoli torti che avvengono fra vicinima che a causadella loro frequenza determinano una mole

considerevole di inimicizia e rendono assai molesta la vicinanza. Perciòbisogna che il vicino eviti nel modo più

assoluto di fare qualcosa di spiacevole al vicinoevitando sempre in modoparticolarefra il restodi non coltivare il

campo altrui: danneggiare infatti non è affatto cosa difficile da fareedanzi ogni uomo è capacementre il recare

vantaggio non è affatto semplice per nessuno.

Chi allorasuperando i confinilavora nel campo del vicinopaghi il dannoe per rimediare alla sua impudenza e

alla sua illiberalitàpaghi al danneggiato il doppio del danno: di questi edi tutti gli altri delitti di questo genere siano

arbitrigiudicied estimatori dell'entità della pena gli agronomi; perquelli più gravicome si diceva in precedenzail

giudizio spetti all'intero ordine di ciascuna delle dodici partiper i menogravi ai frurarchi.

E se qualcuno fa pascolare sul terreno di un altro il suo bestiameconstatando l'entità del dannoessi giudichino e

stabiliscano la pena. E se qualcuno si appropria degli sciami d'api di unaltroeadattandosi a quello che le api

avvertono come un piacereproduce un rumore metallico e così se le porta acasapaghi il danno. E se un tale bruciando

il bosco non ha riguardi per i beni del vicinosia punito in base alla multadecisa dai magistrati. E se uno piantando

delle piante non rispetti le misure di distanza dai terreni del vicinosubisca quelle pene che sono già state formulate

adeguatamente da molti legislatorilegislatori di cui si possono utilizzarele leggie non è affatto necessario che il più

importante ordinatore dello stato venga a legiferare su tutte le numerosequestioni di scarso interesseche possono

essere benissimo di competenza di un qualsiasi legislatore: poiché infattianche per quanto riguarda le acque sono

stabilite delle antiche e belle leggi che interessano gli agricoltorinon èil caso di farle scorrere nei nostri discorsi. Ma

chi vuole condurre l'acqua nel suo terrenola conduca pure facendoladerivare dalle pubbliche fontanee senza

intercettare le fonti che appartengono chiaramente ad un privato; conducaallora l'acqua per dove vuolema non

attraverso caseluoghi sacrie monumentilimitando i danni alla solacostruzione del canale. Se un'aridità connaturata a

certi luoghiper le caratteristiche specifiche della terratrattienel'acqua piovanae viene così a mancare l'acqua potabile

necessariasi faccia uno scavo nel proprio terreno sino a trovare l'argillae se a questa profondità in alcun modo si

incontra l'acquala si attinga dai vicinisino a giungere alla quantitànecessaria d'acqua per ciascun familiare. E se

anche i vicini dispongono di una quantità limitata entro precisi terminigli agronomi stabiliscano la quantità d'acquain

modo che ogni giorno ciascuno si porti via quanto gli spettae in tal modosi prenda parte con i vicini dell'acqua. E se

quando pioveun contadinostando più in bassoreca danno a chi sta piùin alto o anche a chi gli è attiguonon

lasciando che l'acqua defluiscaoal contrariochi sta in alto danneggiachi sta in basso lasciando che i corsi d'acqua

scorrano a casoe su tali cose non ci si voglia mettere d'accordovicendevolmentechiunque lo voglia chiami in città

l'astinomoin campagna l'agronomoe si stabilisca che cosa bisogna fare perl'una e per l'altra parte in causa. E chi non

si sottomette alla decisione sia denunciato come persona invidiosa emalevolae l'accusato paghi il doppio del danno

alla parte lesapoiché non ha voluto obbedire ai magistrati.

Platone Le leggi

97

Bisogna che tutti partecipino della stagione dei frutti maturi nel modo chesegue. La dea di questa stagione ci offre

due graditi doni: uno è costituito dal divertimento dionisiacoche non puòessere custoditol'altro per natura nasce per

essere riposto. E questa sia la legge riguardante i frutti autunnali: chidegusti frutta selvaticauva o fichiprima che sia

giunta la stagione della raccolta che si accompagna al sorgere della stelladi Arturo(8) sia che si trovi nel suo terreno

sia che si trovi in quello altruipaghi a Dionisio cinquanta dracme se hacolto i frutti dal suo campouna dracma se ha

colto da quello dei vicinie due parti di minase da altri ancora. Chivuole cogliere l'uva che ora si dice pregiata o i fichi

pregiatie li coglie nel suo terrenoli colga come e quando vuolese licoglie da altri senza autorizzazionesia punito in

conformità alla legge secondo cui non si deve toccare ciò che non è statodeposto: se uno schiavosenza l'autorizzazione

del padrone tocca questi prodotti della terrasia frustato con un numero dicolpi pari agli acini d'uva e ai fichi che ha

preso. Lo straniero immigrato colgase vuolela frutta pregiatama devepagarlae se lo straniero di passaggio ha

desideriostrada facendodi mangiare fruttaprenda quella pregiatasevuoleinsieme ad uno che lo accompagnisenza

pagarla e ricevendola come dono ospitalema la legge vieti qui da noi aglistranieri di prendere parte della frutta

selvatica e di prodotti simili: e se lo straniero o uno schiavoignorandotale disposizionetocca questa fruttalo schiavo

sia punito con la vergamentre il libero sia spedito via dopo che lo si èammonito e gli si è insegnato di cogliere l'altra

frutta che non è adatta ad essere conservata per farne uva passavinoefichi secchi. Non sia ritenuto vergognoso

cogliere di nascosto peremelemelegrane e tutti gli altri frutti delgenerema chi viene colto e abbia meno di trent'anni

sia battuto e allontanato senza feritee anche ad un uomo libero non siaaffatto consentito ricorrerre alla giustizia per tali

percosse.

Allo straniero sia consentito di prendere parte di questi prodotti così comesi è visto per i frutti maturi: se un

cittadino più vecchio di trent'anni tocca questa fruttae se la mangia sulposto senza portarsela viaprenda parte di

questi frutti come lo straniero; ma se non obbedisce alla leggecorra allorail rischio di non partecipare alle

competizioni per la virtùnel caso in cui si ricordino ai giudici dellagara i precedenti che lo riguardano.

L'acqua è assai indicata per nutrire gli ortima si inquina facilmente: néla terrané il solené i ventiche con l'acqua

concorrono al nutrimento dei vegetali che crescono dalla terrasi possonofacilmente inquinare con i velenio deviareo

rubarementre per quanto riguarda la natura dell'acquaè possibile cheavvenga tutto questo; ecco perché essa ha

bisogno dell'aiuto della legge. Questa sia dunque la legge sull'acqua: se unoinquina volontariamente con veleni l'acqua

di un altrosia di fonte o anche raccoltao con scavi la devia e la rubail danneggiato lo denunci agli astinomimettendo

per iscritto la stima del danno. E se quel tale risulti colpevole di averdanneggiato con dei velenioltre alla multa

purifichi la fonte o la riserva d'acquaa seconda delle modalità indicatedalle norme degli interpreti delle leggi secondo

le quali deve ogni volta avvenire la purificazione per ciascuno.

Per quanto riguarda il trasporto di tutti i prodotti agricolisia consentitoa chi vuole di trasportare i propri prodotti in

ogni luogofacendo però in modo da non danneggiare nessuno in alcun modooche il suo guadagno sia triplo rispetto

al danno arrecato al vicino: arbitri di tali questioni siano i magistratiecosì di tutti gli altri danni che vengono

volontariamente arrecaticon la violenza o con la frodea chi non vuolesubirli - alla persona e al suo patrimonio -

nell'uso dei propri beni; in tutti questi casi la parte lesa segnali lasituazione ai magistrati e sporga denunciaper ottenere

la punizione della contropartese il danno non supera le tre mine. Se unoaccusa un altro di aver subito un danno

maggioreportando la causa dinanzi ai pubblici tribunalisi punisca chi haarrecato l'offesa. E se uno dei magistrati

sembra giudicare il danno con un'ingiusta sentenzasia condannato a pagareil doppio alla parte lesa: e a proposito delle

ingiustizie dei magistratichiunque lo voglia denunci ogni singolaingiustizia dinanzi ai pubblici tribunali. E poiché vi

sono tutta una serie di piccole norme che stabiliscono come devono avvenirele punizionie riguardano le querele

l'istituzione dei processile citazioni in giudiziola convocazione deitestimonise bisogna convocarne due o quantie

tutte le altre questioni di questo genereesse non possono non esseredisciplinate dalla leggee non sono neppure degne

di un legislatore anziano. Sono dunque i giovani che devono regolare questamateria con delle leggi imitando la

normativa dei precedenti legislatorile norme piccole ad imitazione dellegrandie devono ricorrere all'esperienza che

gli deriva dalla pratica necessaria con tali cosefinché tutto non risultiessere adeguatamente disposto: allora le

renderanno immobilie finché vivono si serviranno di esse che risponderannofinalmente a dei criteri ben precisi.

Quanto agli artigianiconviene comportarsi così. In primo luogo nessunoindigenoo nessun servo di uomo

indigenosi accosti alle attività degli artigiani. Il cittadino infatti ègià sufficientemente impegnato in un'attività che

richiede molto esercizio e molto studioal fine di salvaguardare e mantenerel'ordine nello statoed è un'impresa che

non richiede un impegno marginale: nessuna natura umana può coltivare consufficiente precisione due occupazioni o

due professionie non è in grado di esercitarsi in una di questee dicontrollare che un altro si eserciti nell'altra. Questa

condizione deve innanzitutto realizzarsi nel nostro stato: nessun fabbroeserciti il mestiere di falegnamee a sua volta

nessun falegname si prenda cura degli altri fabbri più che del suo mestierecon il pretesto secondo cuidovendo

occuparsi di molti servi che lavorano per luisarà naturalmente piùimpegnato nel seguire costorodato che guadagnerà

di più facendo in quel modo che occupandosi della propria arte; mentre nellostato ciascuno abbia un solo mestiere e

tragga da quello il necessario per vivere. Sarà cura degli astinomisalvaguardare questa leggee l'indigenose ripiega

verso un certo mestiere piuttosto che verso la cura della virtù sia punitocon pubblici biasimi e privazioni di diritti

finché non lo abbiano ricondotto sulla retta strada; e se uno stranieroesercita due mestierilo puniscano con carcere

con multecon l'espulsione dallo statocostringendolo ad essere un solouomoe non molti. Per quanto riguarda il loro

pagamento e i lavori che si incaricano di compierese qualcuno commettaingiustizia nei loro confrontio siano essi

stessi che la compiono nei confronti di qualcun altrosino a cinquantadracme giudichino gli astinomioltre a questa

somma siano i pubblici tribunali a giudicare secondo la legge.

Platone Le leggi

98

Nessuno paghi alcuna tassa nello stato né per i beni esportatiné perquelli importati: per quanto riguarda l'incenso e

tutti i profumi stranierisimili a quelloche si usano nei sacrifici aglidèie per quanto riguarda la porpora e tutte le

tinture che non sono prodotte nella regioneo qualsiasi altra materia primadi cui si richieda l'importazione per una

qualche artese non vi è reale necessitànon li si dovranno importarené si esporti ciò che necessariamente deve

rimanere nello stato: arbitri e sovrintendenti di tutte queste questionisianocon l'eccezione dei cinque anzianii dodici

custodi delle leggi che seguono per età.

Per quanto riguarda le armi e tutti gli strumenti che servono per la guerrase c'è bisogno di importare o una qualche

arteo una piantao metallio una legao animaliproprio per quest'usogli ipparchi e gli strateghi siano i responsabili

dell'importazione e dell'esportazione di queste cosecome se fosse lo statoa dare e a riceverementre i custodi delle

leggi fisseranno delle leggi convenienti ed adeguate alla materia: e in ognicaso non si faccia commercio al minuto di

queste cose né di nient'altroa scopo di lucrosia in tutta la regionesia nella nostra città.

Circa l'alimentazione e la distribuzione dei prodotti della regionemi pareche sarebbe giusto aderire in un certo

senso alla legge cretese.

Bisogna dividere tutti i prodotti della regione in dodici partie bisognaconsumarli così: ogni dodicesima parte - ad

esempio di frumento o d'orzoe di tutti gli altri prodotti che ad essi siaccompagnano e che devono essere distribuitie

così di tutti gli animali da vendere che sono nei singoli luoghi - siasuddivisa in tre partisecondo una proporzionee

cioè una parte per i liberiuna per i loro servi; la terza per gliartigiani e per gli stranieri in generesia quelli chevenuti

ad abitare stabilmente da noi hanno bisogno del nutrimento necessariosiaquelli che ogni volta giungono per trattare un

qualche affare con lo stato o con un privato. Di tutti questi generi di primanecessitàquesta terza parteuna volta

distribuitaè l'unica che si dovrà obbligatoriamente venderementre nonvi sia alcun obbligo di vendere le altre due

parti. Ma come si potranno vendere nel modo più giusto queste cose? Prima ditutto è chiaro che per certi versi si

dividerà in parti ugualimentre per certi altri disuguali.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: è inevitabile che la terra faccia nascere e nutra ciascuno diquesti prodottiin modo peggiore o

migliore.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Sotto questo aspetto nessuna delle partiche sono treabbia nullain piùné quella assegnata ai padroni

o ai serviné quella degli stranierima la distribuzione assegni a tuttiuna parte che risponda a criteri di uguaglianza: una

volta che ciascuno dei cittadini abbia ricevuto le due partiabbia facoltàdi distribuirle a schiavi e liberiquanto e come

vuole. Quel che avanza bisogna distribuirlo cosìsecondo le misure e ilnumero: calcol ato il numero di tutti gli animali

che necessitano del nutrimento che proviene dalla terrasi divida in base aquel numero.

Dopo di che bisogna che le case di queste persone siano disposteseparatamente: questo è l'ordine che si adatta a tali

cose. Bisogna che vi siano dodici villaggiciascuno al centro di ognunadelle dodici parti dello stato; in ciascun

villaggio si scelga innanzitutto il luogo per i templi e per la piazzaluoghi sacri agli dèi e ai demoni che seguono gli dèi

sia che siano divinità locali dei Magneti(9) sia che siano costruzionisacre di antiche divinità di cui si sia conservata

memoriacui si dovranno rendere gli onori già loro tributati dagliantenati; e ovunque sorgano costruzioni sacre in onore

di EstiaZeusAtenae a qualsiasi altra divinità che sia a capo diciascuna delle dodici parti. I primi edifici costruiti

siano situati intorno a queste costruzioni sacredove il luogo sia piùelevatoe servano da ricovero fortificato per le

guardieed esso sia il più possibile munito: il resto della regione siatutto quanto fornito di artigiani divisi in tredici

gruppie uno di questi gruppi si stabilisca in cittàdiviso anche questo asua volta nelle dodici parti della città intera; ed

essi siano distribuiti all'esterno e circolarmente; in ciascun villaggioavranno sede quelle categorie di artigiani che sono

utili ai contadini. Responsabili di tutta questa gente siano i capi degliagronomi che decideranno di quanti e di quali

artigiani ciascun luogo ha bisognoe dove andando ad abitare procureranno iminori fastidi e il vantaggio più grande ai

contadini. Allo stesso modo saranno gli astinomi che si prenderanno curadegli artigiani che risiedono in città.

Gli agoranomi devono occuparsi di ogni cosa che riguarda l'agorà.

Dopo aver controllato che nessuno rechi danno ai templi che sono pressol'agoràsi prendano cura in secondo luogo

delle relazioni fra gli uominivigilando sulla temperanza e sull'insolenzae punendo secondo il necessario. Quanto alle

cose che sono messe in venditae soprattutto riguardo a ciò che i cittadinidevono vendere agli straniericontrollino in

primo luogo se tutto avviene secondo la legge. Ed ecco la legge per ognicaso: il primo giorno del mese gli incaricati

gli stranieri per i cittadini o anche gli schiaviportino al mercato quellaparte di derrate che devono essere vendute agli

stranieriprima di tutto la dodicesima parte del granoe gli stranieri inquel primo giorno facciano provvista di frumento

e delle altre granaglie per tutto il mese; il decimo giorno del mese gli univendano e gli altri acquistino i liquidiche

siano in quantità sufficiente per tutto il mese. Il ventitreesimo giornoavvenga la vendita degli animali: si dovranno

vendere e comprare a seconda delle esigenze di ciascunoe si effettuerà lavendita agli agricoltori di tutti gli utensili e di

tutti i benicome ad esempio pelli e vestiti di ogni generetessutifeltrie altre cose simili che gli stranieri sono

necessariamente costretti a comprare da altri. Per quanto riguarda ilcommercio al minuto di queste cosedell'orzo o

delle farineo anche per tutto il resto del nutrimentonon si deve vendereai cittadini e ai loro schiavie non si deve

comperare da questa gente; mentre lo stranieroall'interno dei mercatiriservati agli stranieripossa vendere agli

artigiani e ai loro schiaviscambiando vino e grano e vendendolied èappunto questa operazione che i più definiscono

"commercio al minuto". I macellaitagliata a pezzi la carne deglianimalila vendano agli stranieriagli artigianie ai

loro servi. Lo straniero che lo voglia potrà comprare ogni giornoall'ingrosso tutta la legna da ardere da coloro che

localmente sono incaricati della vendita di tale mercee potrà rivenderlaagli stranieriquanta e quando vuole. Quanto a

Platone Le leggi

99

tutti gli altri beni ed utensili che possono essere necessari a ciascunosivendano portandoli al mercato comune e

sistemando ogni cosa nel luogo dove i custodi delle leggi e gli agoranomiinsieme agli astinomiavranno indicato come

la sede adatta; quindi si stabiliranno i confini del luogo dove la merceviene vendutae all'interno di tali confini si

possono scambiare danaro con merci e merci con danaropurché uno non facciacredito all'altro: chifidandosifa

creditoche sia pagato o nosi rassegni pure perché non si può intentarealcuna azione giudiziaria per dei contratti

simili.

Per quanto riguarda la merce comprata o venduta in quantità maggiore o ad unprezzo più alto di quello consentito

dalla leggepoiché la legge ha già stabilito quali sono i due parametri aldi sotto o al di sopra dei quali non si devono

effettuare queste due operazionipresso i custodi delle leggi sia annotatal'eccedenzamentre sia cancellata la differenza.

Le stesse norme siano valide anche per gli stranieri per quel che riguardal'iscrizione del patrimonio. Chiunque lo voglia

può venire ad abitare nel nostro statoma a determinate condizioni: laresidenza viene concessa a quegli stranieri che

vogliono e possono venire ad abitarepurché abbiano un mestiere e rimanganoper non più di vent'anni da quando sono

stati registratie non dovranno pagare neppure la più piccola tassa diresidenza se non la buona condottané alcuna altra

tassa sulla compravendita. Trascorso il tempo stabilitoprendano le propriecose e se ne vadano. E se in questi vent'anni

è accaduto che uno di questi si sia distinto per aver reso qualcheimportante beneficio allo statoe confida dì persuadere

il Consiglio e l'Assembleacredendo di avere tutto il diritto di avere unadilazione della sua partenzao anche la

possibilità di fermarsi per tutta la vitasi rechi dinanzi al consiglioequel che in seguito alle sue richieste gli viene

accordato abbia valore definitivo.

Per i figli degli stranierise artigiani e giunti ai quindici anni d'etàil periodo della loro residenza comincerà dall'età

di quindici anniein aggiunta a questi annichiunque potrà rimanere pervent'anni ancorae quindi se ne vada dove

vuole; e se vuole rimanererimanga pure ma con l'autorizzazione richiestasecondo le stesse procedure di prima: chi se

ne vase ne vada purema dopo essere stato cancellato dai registri suiquali i magistrati lo avevano precedentemente

iscritto.

NOTE: 1) Dio dell'oltretomba.

2) Corsa di un doppio stadio.

3) Secondo la leggendaLaioleggendario re di Tebe e padre di Ediposi erainnamorato di Crisippofiglio di

Pelope e lo aveva condotto a Tebedando così origine alla pedofilia.

4) Platone enumera alcuni celebri amori incestuosi: Tiestefiglio di Pelopesi unì alla propria figlia Pelopia da cui

ebbe il figlio Egisto; Edipo unendosi alla madre Giocastaebbe quattro figli(EteoclePoliniceAntigoneIsmene);

Macareoinfinesi unì con la sorella Canace.

5) Icco di Tarantoatleta e maestro di ginnastica.

6) Atleti che vinsero alle Olimpiadi.

7) Dea greca dell'amore.

8) Equinozio d'autunno.

9) Si tratta della popolazione che un tempo abitava la regione dove verràfondato il nuovo stato di cui si parla.

Platone Le leggi

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LIBRO NONO

ATENIESE: Dopo di che si dovrebbero trattare i procedimenti giudiziari chesecondo l'ordine naturale delle nostre

leggidovrebbero seguire tutti quei fatti di cui si è dettoprecedentemente.

Riguardo ai fatti per cui devono aver luogo questi procedimentialcuni sonostati dettie si tratta di quelli che

riguardano l'agricoltura e quanto ad essa è connessomentre gli altriquelli più importantinon li abbiamo ancora

trattatie non abbiamo ancora parlato di essi singolarmente: e proprioquesti bisogna allora trattare qui di seguito

stabilendo quale pena richiede ciascun fattoe a quali giudici ci si debbarivolgere.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: è cosa in un certo senso vergognosa stabilire tutte queste leggicome ora stiamo per farein uno stato

checome diciamodovrà essere ben governatoe fornito di ogni perfezioneutile alla pratica della virtù: anche il

credere che in un simile stato possa nascere qualcuno che prende parte diquelle degenerazioni più gravi della malvagità

proprie degli altri statisicché bisogna legiferare facendo azione diprevenzione e di minaccia nei confronti di chi

potrebbe diventar tale e si devono porre leggi per questi individuicome sefossero già nel nostro statoper distoglierli

dai delitti o per punirlinel caso li abbiano già commessiquesto fattodunquecome dicevoè in un certo senso

vergognoso. Ma dato che non siamo più nelle condizioni in cui si trovavanogli antichi legislatori che legiferavano per

gli eroi figli di dèicome ora si dicee provenendo essi stessi dagli dèilegiferavano per altri che similmente

discendevano dagli dèima siamo uomini e dobbiamo ora legiferare per stirpidi uomininon deve dispiacerci se

temiamo che qualcuno dei nostri cittadini sia duro come i semi toccati dallecorna di buoi (1) e abbia una natura

talmente inflessibile da non poterla ammorbidire: e come quei semi resistonoal fuocoora temiamo che costoro non si

lascino ammorbidire dalle leggianche se quelle hanno la stessa forza delfuoco. Per queste ragionimi toccherà

l'ingrato compito di esporre per prima la legge riguardante il saccheggio deiluoghi sacrise mai vi sia qualcuno che

abbia il coraggio di compiere un tale delitto. Noi non vorremmo e non avremmoaffatto motivo di sperare che uno dei

cittadini che sono stati rettamente educati si ammalasse di tale malattiamentre i loro servie gli stranierie i loro

schiavi avranno molte possibilità di porre mano a tali delitti.

Per queste persone soprattuttopur essendo tuttavia vigile nei confrontidella debolezza della natura umana nel suo

complessoformulerò la legge sui ladri sacrileghie su tutti gli altricrimini di questo genere che sono difficili a guarire

e addirittura insanabili. A tutte queste leggi si deve premettere unbrevissimo proemiosecondo gli accordi che abbiamo

preso in precedenza.

Conversando e nello stesso tempo consigliandolosi potrebbe parlare inquesto modo all'uomo che un malvagio

desiderio di compiere furti sacrileghi nei luoghi sacri stimola di giorno etiene sveglio di notte: «Straordinario uomo

non è un male umanoné divino ciò che ora ti muove e ti spinge a compiereun furto sacrilegoma un assillo che si è

generato in te a causa di antiche ed inespiate colpe degli uominie chefunesto si aggirae sul quale con ogni sforzo devi

vigilare. Cerca di capire in che cosa consiste questa vigilanza. Quando ticapita di essere colto da questi pensierivai a

compiere sacrifici espiatorivai supplice presso i templi delle divinitàtutelarivai a cercare la compagnia di quelle

persone che da voi sono dette onesteora ascoltandoleora tentando di diretu stesso che ogni uomo deve onorare ciò

che è bello e giusto: e fuggi senza voltarti dalla compagnia di uominimalvagi. E se ti comporterai in questo modoil

male cesserà; altrimenti considera più onorevole la morte e abbandona lavita».

Questo è il proemio che noi cantiamo per coloro che concepiscono di compieretutte queste azioni empie e dannose

allo statoe se uno vi obbedisce bisogna che la legge stia in silenziomase uno non obbediscedopo il proemiobisogna

cantare a gran voce così: chi è s orpreso a rubare nei templise schiavo ostranierosia segnato con il segno della

sventura sulla fronte e sulle manie sia frustato tante volte quantosembrerà opportuno ai giudicie quindi sia bandito

nudodai confini della regione. Forseinfliggendogli questa penadiventerà migliore e avrà modo di rinsavire. Nessuna

pena stabilita secondo la legge mira allo scopo di far del malema realizzasemplicemente una di queste due condizioni:

o rende miglioreose non altromeno malvagio chi la subisce. Se invece èun cittadino che risulta compiere un tale

delittocompiendo gravi ingiustizie - di cui non si potrebbe neppure parlare- contro gli dèio i genitorio lo statoil

giudice deve ritenerlo ormai incurabileconsiderando il fatto chenonostante l'educazione e la formazione ricevuta sin

da bambinonon si è astenuto da questi gravissimi mali. Per lui la penaconsisterà nella morteil minore dei malie il

suo esempio servirà a tutti gli altrie senza onore sparirà al di fuoridei confini della regione: i suoi figli e la sua stirpe

se evitano i costumi del padreconseguano gloria ed onore per il fatto cheallontanandosi dal malesi sono rivolti con

onestà e coraggio verso il bene. Ad una costituzione come la nostracheprevede di dover mantenere sempre identici ed

uguali i lottinon conviene confiscare i beni di queste persone. Quanto alpagamento delle multequando qualcuno

risulti arrecare un danno che si può materialmente quantificarepaghi se cisia un eccedenza rispetto al valore del lotto

di cui ciascuno è stato dotatoe la multa rimanga in questi terminie nonpaghi di più: i custodi delle leggiesaminando

con la dovuta precisione i registririferiscano sempre ai giudici il chiaroammontare dei patrimoniperché qualche lotto

non sia lavorato per mancanza di ricchezze. E se si ritiene che uno debbameritare una multa maggiorenel caso non vi

sia qualche amico che voglia farsi garante per lui e così liberarlopagandola somma dovutalo si metta in carcere per

lungo tempo e pubblicamentee lo si punisca con alcuni alte oltraggiosicastighima assolutamente nessuno sia mai

privato dei diritti civiliné per una delle sue colpené se tenta la fugaoltre i confini dello stato: sia condannato a morte

o al carcereo alle frustateo a sedere o a stare in piedi in atteggiamentisconvenientio all'allontanamento verso templi

situati presso gli estremi confini della regioneo a pagare delle multesecondo le procedure indicate prima. Giudici della

pena di morte siano i custodi delle leggi e un collegio di magistratisceltisecondo il meritofra quelli che erano in

Platone Le leggi

101

carica l'anno prima: per quanto riguarda le ammissioni di queste causelecitazionie tutte le altre operazioni simili e il

modo in cui debbono avvenirespetta ai legislatori più giovani occuparsenementre nostro compito è quello di

presentare la legge sulle modalità di voto. Il voto assegnato sia palesemaprima di esso i nostri giudici seggano vicini

uno accanto all'altro secondo l'anzianitàdi fronte all'accusatore eall'accusatoe tutti i cittadini che hanno tempo libero

siano uditori attenti del processo. Parleranno a turnoprima l'accusatoreedopo l'accusato: dopo questi discorsi

comincerà a interrogarli il giudice più anzianoprocedendo a un attentoesame dei fatti esposti; dopo il più anziano tutti

uno dopo l'altrodevono cercare di sapere dalle due parti in causa che cosasi desidera che sia detto o non sia detto.

Chi non desidera sapere nullalasci ad un altro l'inchiesta. Fra le cosedette vengano secretati i punti che si ritengono

di particolare importanzaesuggellati da tutti i magistratisiano depostisull'altare di Estia. Il giorno dopo si riuniscano

di nuovo nello stesso luogoe interrogandoli allo stesso modoporterannoavanti l'inchiestafirmando le deposizioni

rese: ripetute queste operazioni per tre voltedopo che si è raccolto unnumero sufficiente di prove e di testimonianze

ciascuno deponga il sacro votoe prometta in nome di Estia di giudicare neilimiti del possibile secondo giustizia e

veritàe così il processo abbia fine.

Dopo i delitti contro gli dèivi sono quelli contro lo stato.

Chi asservisce le leggi conducendole sotto il potere degli uominie rende lostato suddito di una fazione politicae si

muove contro le leggi facendo tutto ciò in modo violento e risvegliando lasedizionecostui va considerato il nemico

peggiore di tutto lo stato: bisogna che al secondo posto per malvagità siaconsiderato quel cittadino chepur non

prendendo parte ad alcuno di quei delittima detenendo le più importanticariche dello statosia che sia stato informato

oppure che sia rimasto all'oscuro di questi fattiper viltà non vendichi lapatria stessa. Ogni uomoanche se è scarso il

vantaggio che arrecadenunci ai magistraticonducendolo in tribunalecoluiche trama una trasformazione violenta e

illegale della costituzione: i giudici siano gli stessi che giudicavano iladri sacrileghie tutto il processo avvenga

secondo quelle stesse modalitàe si decreti la morte con la maggioranza deivoti.

In una parolaconviene ripetere che il disonore e i castighi del padre nondevono accompagnare nessuno dei figlia

meno che qualcuno non abbia il padreil nonnoe il bisnonno che siano statiuno dopo l'altro condannati a morte: lo

stato li mandi in esiliorimandandoli alla loro antica patriae conceda diportarsi via le loro sostanzeescludendo

completamente tutto ciò che è stato fornito in sorte. E cosìfra icittadini che abbiano più di un figlio che non abbia

meno di dieci anni si traggano a sorte dieci di questi bambinie il padre oil nonno paterno o materno li presentinoe i

nomi dei sorteggiati siano inviati a Delfi: quello che il dio sceglieràsiastabilitocome eredenella casa di coloro che

sono andati viae lo accompagni migliore fortuna.

CLINIA: Bene.

ATENIESE: Vi sia una terza legge comune ed uguale a quelle che precedonosiariguardo ai giudici che devono

emettere la sentenzasia riguardo alle modalità dei processie questovalga per coloro che sono condotti in tribunale con

un'accusa di tradimento: allo stesso modo vi sia un'unica legge per idiscendenti di questi treil traditoreil ladro

sacrilegoe colui che ha annientato con la violenza le leggi dello statolaquale regola la permanenza o l'espulsione

dalla patria. Per il ladrosia che abbia commesso un grande o un piccolofurtovi sia una sola legge e una sola pena

valida per tutti: si deve innanzitutto pagare il doppio di quello che èstato rubatose uno viene condannato in una causa

come questa e dispone di un altro patrimoniooltre il lotto che ha ricevutoin sortesufficiente a pagare la multa

altrimentisia incarcerato fino a quando non abbia pagato o non abbiaconvinto il suo avversario a concedergli il

condono. Se un tale viene riconosciuto colpevole di aver rubato il patrimoniopubblicodopo aver persuauso lo stato a

concedergli il condonoo dopo aver pagato il doppio di ciò che ha rubatovenga scarcerato.

CLINIA: Come possiamo direstranieroche non vi è differenza alcuna frachi ha commesso un grande furto e chi

porta via poche cosee fra furti sacri e furti profani? E così per ognialtra differenza che riguardi l'intera materia del

furtoalla cui varietà il legislatore deve adeguarsievitando di stabilirepene simili.

ATENIESE: BenissimoClinia. Mi stavo lasciando trasportareper così diredal discorsoquando tuurtandomimi

hai svegliatorichiamandomi alla memoria una riflessione già fatta ancheprimae cioè che la materia riguardante la

formulazione delle leggi non ha mai richiestoin alcun modouno sforzocosì impegnativo come nell'argomento di cui

ora ci è toccato di parlare.

Che vogliamo dire con questo? Non era malvagia l'immagine che abbiamo trovatonel descrivere tutti coloro che

sono governati dalla legge come schiavi curati da medici schiavi. Bisognasapere con certezza che se uno di quei medici

che pratica la medicina grazie alla sua esperienzama senza il supportodello studiosorprendesse un medico libero

mentre discorre con un suo pazientecittadino liberousando un linguaggioassai vicino a quello filosoficoe tratta la

malattia sin dall'origine risalendo alla natura del corpol'altro si farebbesubito una sonora risatae non direbbe altre

parole se non quelle che la maggior parte di questi cosiddetti medici hasempre a portata di mano in questi casi:

«Sciocco»direbbe«tu non curi il malatoma quasi pretendi di educarlocome se volesse diventare medicoe non

uomo sano».

CLINIA: E parlando così non direbbe bene?

ATENIESE: Forse sìma solo se pensasse che chiunque espone la materiaconcernente le leggicosì come noi ora

stiamo facendoeduca i cittadinie non vuole solo fissare delle leggi. Enon avrebbe ragione se si esprimesse in questo

modo?

CLINIA: Forse.

ATENIESE: Felice è in ogni caso la condizione in cui ora ci troviamo.

CLINIA: Quale?

Platone Le leggi

102

ATENIESE: Essa consiste nel fatto che non siamo incalzati da alcuna urgenzadi legiferareper cuitrovandoci nella

circostanza di esaminare una costituzione politica nel suo complessocerchiamo di scorgere in essa l'elemento migliore

e quello assolutamente necessarioe in che modo potrebbero realizzarsi. E ciè anche possibilea quanto parese lo

vogliamoesaminare l'elemento migliore ese vogliamoquello assolutamentenecessario riguardo alle leggi: prendiamo

quello dei due che preferiamo.

CLINIA: Ma è ridicolastranierola scelta che ci proponiamo di fareesaremmo senz'altro simili a quei legislatori

che sono costretti da una grave necessità a legiferare immediatamentecomese l'indomani non fosse già più possibile:

ma a noi è concessograzie a un diocome a muratori o a chi comincia amettere insieme qualsiasi altra cosadi

ammassare confusamente il materialeda cui sceglieremo ciò che ci è utileper la costruzione che stiamo per realizzare

e di fare questa scelta in tutta tranquillità. Supponiamo allora di esserenon come costruttori incalzati dalla necessitàma

come chi con tranquillità mette insieme una parte del materialee un'altraparte la sistema: sicché è giusto dire che

ormai una parte delle leggi ha già avuto una sua sistemazionementreun'altra parte è in attesa di essere sistemata.

ATENIESE: DunqueCliniail nostro sguardo generale sulle leggi è semprepiù conforme alla loro natura.

Facciamo allora questa considerazioneper gli dèiriguardo ai legislatori.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Negli stati vi sono opere scritte e discorsi scritti lasciati damolti altri scrittorima anche i discorsi del

legislatore sono opere scritte.

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Forse dobbiamo prestare attenzione agli scritti degli altrisiadei poetisia di quantiscrivendo in prosa

o in versihanno deposto nella memoria i loro consigli di vitae nondobbiamo invece rivolgere attenzione alle opere

dei legislatori?

Oppure dobbiamo prestare molta più attenzione a costoro?

CLINIA: Molta di più a costoro.

ATENIESE: Ma non dovrebbe essere soltanto il legislatore chefra gliscrittorifornisce consigli sulla bellezza

l'onestàe la giustiziainsegnando in che cosa consistonoe come devonoessere praticati da coloro che vogliono essere

felici?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: Ma sarebbe forse più turpe per OmeroTirteoe gli altri poetifissare negli scritti consigli malvagi circa

la vita e le consuetudinie meno per LicurgoSolonee quantidivenutilegislatorilasciarono opere scritte? O non è

giusto chefra tutte le opere scritte che vi sono negli statiquelle chesvolgono la materia delle leggi appaiano come le

più belle e le più nobilimentre tutte le altre o devono adeguarsi aquesteo se sono discordi devono essere ridicole?

Dobbiamo allora immaginarcia proposito delle leggi scritteche la lororedazione negli stati sia come un padre e una

madre pieni di amore e di attenzioneo come un tiranno o un signore chescolpisce sui muri i suoi ordini minacciosie

quindi se ne va? Vediamo anche noi ora se dobbiamo provare a parlare delleleggi immaginandole come in quel primo

casoesia che ne siamo capacisia che non lo siamomettiamoci d'impegno:e procedendo lungo questa stradase

anche ci fosse qualche difficoltà da affrontareaffrontiamola.

Speriamo che così tutto vada benese anche il dio lo vorrà.

CLINIA: Hai detto benee facciamo come dici.

ATENIESE: Bisogna innanzitutto prendere accuratamente in esamecome giàabbiamo cominciato a farela legge

riguardante i furti sacrileghie il furto in generee tutte le ingiustizieche vengono compiutee non dobbiamo

infastidirci se nell'atto di legiferareabbiamo già fissato alcune leggimentre altre attendono ancora di essere esaminate:

infatti stiamo per diventare legislatorima non lo siamo ancorae forse lodiventeremo. Se vi sembra allora opportuno

che si prendano in esame le questioni di cui ho parlatoe nei termini in cuine ho parlatoprendiamole in esame.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Riguardo alla bellezza ed alla giustizia nel loro complessocerchiamo di vedere dove ci troviamo ora

d'accordoe dove invece dissentiamonoi che diciamo di sforzarcise nonaltrodi distinguerci dalla maggior parte delle

personeproprio dove i più dissentono fra loro.

CLINIA: A quali nostri dissensi intendi alludere?

ATENIESE: Tenterò di spiegarvelo. Siamo tutti d'accordo nel sostenere che lagiustizia in generee gli uomini

giustie i fatti e le azioni giuste sono tutte cose bellesicchéneppurese un tale affermasse con sicurezza che gli uomini

giustianche se sono deformi nel corposono assai belli proprio per ilfatto di tenere una condotta all'insegna

dell'assoluta giustizianessunoper così direparlando cosìpenserebbedi dire q ualcosa di stonato.

CLINIA: E non è giusto?

ATENIESE: Forse. Ma vediamo comese tutto ciò che prende parte dellagiustizia è belloanche i nostri stati

d'animo appartengono a tutte queste cosee in ugual misura alle nostreazioni.

CLINIA: E allora?

ATENIESE: Un'azionese è giustanella misura in cui prende parte dellagiustiziapartecipa in altrettanta misura

della bellezza.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E dunque anche a proposito di uno stato d'animo che partecipa dellagiustizia. se ammettessimo che

esso è tanto bello quanto è giustonon faremmo un discorso discordantenon è vero?

CLINIA: Vero.

Platone Le leggi

103

ATENIESE: Se ammettessimo che uno stato d'animopur essendo giustoèturpeforse metteremmo in

contraddizione il giusto e il bellodicendo appunto che ciò che giusto èassai turpe.

CLINIA: Che senso ha quello che hai detto?

ATENIESE: Non è difficile da capire: quelle leggi che abbiamo fissato pocofa sembrano dichiarare tutto il

contrario di quello che ora stiamo dicendo.

CLINIA: Quali cose?

ATENIESE: Noi prima abbiamo considerato che il ladro sacrilego e il nemicodelle leggi ben stabilite sono

giustamente condannati a morteed essendo sul punto di stabilire altre normesimilici siamo fermativedendo che esse

vengono a determinare infiniti stati d'animo per numero e grandezzache sonoi più giusti e nello stesso tempo i più

turpi fra tutti gli stati d'animo. E così le cose giuste e belle non ciappariranno ora tutte la stessa cosaora del tutto

opposte fra loro?

CLINIA: Può darsi.

ATENIESE: Così la m aggior parte delle persone parla di queste cose in modocontradditorioseparando il bello dal

giusto.

CLINIA: Pare di sìstraniero.

ATENIESE: Per quanto ci riguardaCliniavediamo di nuovo come possiamostabilire un accordo intorno a questi

problemi.

CLINIA: Quale accordo e su quale problema?

ATENIESE: Nei precedenti discorsi credo di aver parlato chiaramentee se nonl'ho fatto primalasciate che ve lo

dica ora.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Che tutti i malvagi sono in ogni caso involontariamente malvagi:stando così la questioneè inevitabile

che ad essa si accompagni il discorso che segue.

CLINIA: Di quale discorso parli?

ATENIESE: Alludo al fatto che l'uomo ingiusto è malvagioe il malvagio ètale involontariamente. Non ha senso

ritenere che chi agisce involontariamente compie un'azione volontaria: chicrede involontario il compiere ingiustizia

ritiene che l'ingiusto compie l'ingiustizia involontariamentee anch'io oraconcordo su questo punto. Affermo infatti che

tutti compiono ingiustizia involontariamenteanche se qualcuno per amor dipolemica o per ambizione sostenesse che

certogli ingiusti sono tali involontariamentema molti commettonovolontariamente ingiustizia; e in ogni caso il mio

discorso è quell'altronon questo. Ma come potrò essere d'accordo con imiei discorsi? Se voiClinia e Megillomi

chiedeste: «Stranierostando le cose in questi terminiche ci consigli difare circa la legislazione dello stato dei

Magneti?

Bisogna legiferare oppure no?» «Come no?»dirò. «Ma distinguerai perloro ingiustizie involontarie e volontariee

stabiliremo punizioni maggiori per le colpe e le ingiustizie commessevolontariamentee minori per le altre? Oppure

saranno uguali per tuttecome se non ci fossero affatto ingiustizievolontarie?».

CLINIA: Quello che dici è giustostraniero: e come ci regoleremo con questeparole che ora hai detto?

ATENIESE: Bella domanda. Prima di tutto regoliamoci così.

CLINIA: Come?

ATENIESE: Ricordiamoci che poco fa dicevamo bene che intorno al giusto vi èda parte nostra grande confusione e

disaccordo.

Riprendendo di nuovo questo puntointerroghiamo noi stessi così: «Se nondiamo una soluzione a questa difficoltà

e non teniamo conto che queste cose sono distinte le une dalle altree inbase a questa distinzione in tutti gli stati e da

tutti i legislatori si ritiene vi siano due specie di ingiustiziele unevolontariele altre involontariee di conseguenzain

base ad essa si stabiliscono legginon è vero che il discorso che oraabbiamo pronunciatocome se fosse pronunciato da

un diodopo aver detto solo questo avrà termineenon avendo datospiegazione di quel che giustamente è stato detto

in un certo senso fisseremo leggi che vanno in senso contrario a quel che siè detto?». Non è possibilema è necessario

che prima di legiferare si dimostri che queste sono due specie di ingiustiziee che vi sono altre differenzecosì che

quando si stabiliscono le pene per l'una o per l'altra specieognuno possaseguire i nostri discorsie sia in grado di

giudicare la pena che è stata convenientemente stabilita e quella che non loè.

CLINIA: Quel che dici ci pare giustostranieroe quindioradelle duel'una: o non si deve affermare che tutte le

ingiustizie sono involontarieoppurefacendo prima la dovuta distinzionesi deve dimostrare che questa affermazione è

corretta.

ATENIESE: Di queste due affermazioninon riesco assolutamente a tollerareche la prima abbia sensonon dire

cioè quel che io credo sia il vero - poiché questo non sarebbe lecito népermesso -.

Dunque in che modo possiamo dire che vi sono due specie di ingiustiziesenon vale la distinzione in ingiustizie

involontarie e volontarie? Ma in un modo o nell'altro dobbiamo dimostrare chevi è un altro criterio di distinzione.

CLINIA: Assolutamente sìstranieronoi non possiamo pensarla in mododiverso.

ATENIESE: Sarà così. Ebbenenei loro commerci e nelle loro relazioni sonomolti i danni che i cittadinia quanto

parearrecano gli uni agli altrie una grande quantità di essi sonovolontari ed involontari.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Non si creda alloraconsiderando tutti i danni come delleingiustizieche anche nell'ambito dei danni le

ingiustizie siano di due speciealcune volontariealtre involontarie: idanni involontariinfattinon sonoin genere

Platone Le leggi

104

inferiori né per numero né per importanza a quelli volontari. Vedete un po'se quello che sto per dire ha sensoo se non

lo ha affatto. Non dicoClinia e Megilloche se un tale danneggia un altrosenza volerloinvolontariamentecommette

ingiustiziainvolontaria certamentee non farò una legge in base a questoprincipiostabilendo una legge come se

questa fosse una colpa involontariama anzi non considererò affattoun'ingiustizia un simile dannosia che abbia colpito

qualcuno in misura maggiore sia minore: spesso noi diremose ho ragionechecommettere ingiustizia consiste nel

determinare un vantaggio tale da non risultare un giusto vantaggio.

Non bisognaamiciaffermare cosìcon semplicitàche è giusto oingiusto ciò che uno dà o sottrae ad un altroma

un legislatore deve osservare se un tale arreca vantaggio o danneggia unaltro con un'indole e un comportamento ispirati

a giustiziae a questi due termini deve guardareingiustizia e danno:quanto al dannodeve risanarlonei limiti del

possibilecon le leggisalvando ciò che va in rovinaristabilendo ciòche uno aveva fatto caderecurando ciò che è

condannato a morire o è feritoe dopo aver conciliato con le ammendepreviste dalle leggi quelli che hanno compiuto e

subito ciascun dannodeve sempre cercare di riportarli all'amicizia da unaprecedente condizione di discordia.

CLINIA: Bene.

ATENIESE: Per quanto riguarda i danni e i guadagni ingiustinel caso in cuicioèun talecomportandosi

ingiustamentefaccia guadagnare un altrodi questi maliin quanto essisono mali dell'animabisogna curare quelli

curabili: e la guarigione dell'ingiustizia dobbiamo dire che si volge inquesta direzione.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: La legge dovrà istruire chiunque commette un'ingiustiziagrande opiccola che siae dovrà costringerlo

a non avere neppure più il coraggio di commettere volontariamente una simileingiustizia in avvenireo comunque in

misura molto minoreoltre al risarcimento del danno. Questo deve avveniresia con i fattisia con le parolecon i piaceri

o con i doloricon gli onori o i disonoricon le multe o i donio anche inqualsiasi altro modo si dovrà far sì che si

detesti l'ingiustiziae si amio per lo meno non si detesti la natura delgiustoe questo è appunto compito delle leggi più

belle. E se il legislatore si rende conto che uno è incurabile sotto questoaspettoquale pena e quale legge stabilirà in

questi casi? E sapendo che per tutti costoro sarebbe meglio non viveree chegioverebbero doppiamente agli altri se

abbandonassero la vitadiventando da un lato un esempio per gli altriperché non commettano ingiustiziee facendo in

mododall'altroche lo stato venga abbandonato dagli uomini malvagicosìriguardo a questa genteè necessario che il

legislatore punisca le colpe commesse assegnando loro la mortee non sicomporti affatto in alcun altro modo.

CLINIA: Mi pare che tu parli in modo assai convenientema noi ascolteremmocon molto più piacere

un'esposizione ancora più chiara che riguardi la differenza fra ingiustiziae dannofra azioni volontarie e involontariee

su come queste cose si compongono variamente fra loro.

ATENIESE: Tenterò di agire e di parlare come mi consigliate.

è chiaro che parlando fra di voi e sentendo parlare dell'animasapete cheuna sua proprietà e una parte della sua

natura è costi- tuita dall'iralitigiosa e ribellesuo naturale possessoche insieme ad una violenza irrazionale determina

molti sconvolgimenti.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Noi dunque diciamo che il piacereche non lo si può propriodefinire identico all'iraesercitando il suo

dominio con una forza contraria all'irariesce a far farecon lapersuasione unita ad una seducente violenzatutto ciò

che la sua volontà desidera.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E se si dicesse che l'ignoranza è la terza causa dei delittinonsi direbbe una menzogna: a questo

proposito sarebbe meglio che il legislatore la dividesse in dueritenendoche di essa vi è una forma semplice che è causa

di errori leggerie una forma doppiaquando non si è soltanto oppressidall'ignoranzama anche da una certa credenza

di saggezzaper cui si crede di essere pienamente sapienti riguardo a ciòche non si conosce affatto.

Il legislatore considererà tali maliaccompagnati dal vigore e dalla forzacausa di gravi e di grossolani delitti

mentre se accompagnati dalla debolezzali considererà errori propri deibambini e dei vecchie pur tuttavia li

considererà errorie per essi stabilirà delle leggianche se più miti epiù indulgenti.

CLINIA: Quello che dici è naturale.

ATENIESE: Noi tutti diciamo che il piacere e l'iraper così direora cidominanoe ora li dominiamo: e in effetti le

cose stanno così.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: E invece non abbiamo mai sentito dire che l'ignoranza ora cidominae ora la dominiamo.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Noi diciamo che tutte queste forzetraendoci ciascuna al propriovolerespesso ci spingono a compiere

azioni contrarie a quelle che faremmo.

CLINIA: Assai spesso.

ATENIESE: Ora ti posso fornire una spiegazione chiara e senza troppi fronzolicirca la distinzione fra ciò che è

giusto ed ingiustosecondo la mia definizione. Definisco assolutamenteingiustizia la tirannide dell'iradella pauradel

piaceredel doloredell'invidiae dei desiderisia fonte o meno di danniche ha luogo nell'anima: per quanto riguarda

l'opinione dell'ottimodovunque uno stato o dei privati cittadini ritenganoche possa esserese essaesercitando il suo

potere sull'animamette in regola ogni uomoanche se in qualcosa cade inerrorebisogna affermare che è giusto tutto

ciò che viene compiuto in conformità con essaed è cosa ottima checiascuno si pieghi a tale potereanche nel corso di

tutta la vita umana. Eppuremolti credono che un tale danno siaun'ingiustizia involontaria. Ora non possiamo discutere

Platone Le leggi

105

sui nomima poiché abbiamo dimostrato che vi sono tre specie di errorisipotrebbero innanzitutto richiamare alla

memoria.

Vi è una specie di sofferenza che abbiamo chiamato ira e paura.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Una seconda specie è costituita dal piacere e dai desideriun'altra ancorala terzadalla brama di

speranze e della vera opinione intorno all'ottimo. Dividendo questa terzaspecie in tre parti per due sezionipossiamo

dire di aver ottenuto cinque specie: per queste cinque specie bisognastabilire leggi fra loro differentidivise in due

generi.

CLINIA: Quali sono questi?

ATENIESE: L'uno è costituito da ciò che ogni volta viene compiutoviolentemente e alla luce del solel'altro da ciò

che avviene di nascosto con la complicità delle tenebre e dell'inganno.Talvoltapoisi agisce in tutti e due i modi: in

questo caso le leggi saranno durissimese saranno fatte come conviene.

CLINIA: Naturale.

ATENIESE: Dopo di chetorniamo di nuovo al punto da cui siamo partiti perquesta digressioneportando a termine

questo nostro compito di stabilire le leggi. Abbiamo già stabilito leggiriguardanti i ladri sacrileghicredoe i traditori

ed inoltre quelli che corrompono le leggi per far cadere il governo incarica. Si possono compiere alcuni di questi delitti

per folliaovvero oppressi da malattie o dalla vecchiaia che avanzaovivendo in modo infantilee a questo proposito

non vi sarebbe alcuna differenza con gli altri casi citati. E se uno diquesti casi diventerà manifesto ai giudici che ogni

volta sono scelti per questo incaricograzie alla deposizione resa da chi hacommesso il fatto e di chi lo difendee

secondo il loro verdetto chi si sia comportato in tal modo è andato controle leggil'imputato risarcisca assolutamente il

semplice danno arrecato ad altrie non sia soggetto ad altre penese nonchiavendo uccisoabbia le mani impure per

l'omicidio commesso: e cosìpartendo per un'altra regioneper un luogostranieroabiti lon tano dalla patria per un anno

e se vi fa ritorno prima del tempo prescritto dalla leggeo entra inqualsiasi luogo della terra patriasia incarcerato nelle

pubbliche carceri dai custodi delle leggi per due annie in seguito lo siliberi.

Poiché abbiamo preso le mosse dall'omicidiocerchiamo di stabilire in modocompleto le leggi riguardanti ogni

specie di omicidioe parliamo prima di tutto di quelli violenti edinvolontari.

Se uno in una gara o nelle pubbliche competizioni uccide involontariamente unamicosia che la morte giunga

immediatamentesia che giunga qualche tempo dopo in seguito alle feriteoallo stesso modo in guerrao nelle

esercitazioni finalizzate alla guerramentre compie esercitazioni a corpoliberoo con le armi simula l'attività bellica

sia ritenuto puro da ogni colpadopo essersi purificato secondo le leggiriguardanti questi delitti e provenienti da Delfi:

per quanto riguarda i medici in generalese chi viene curato da essi muoresenza però che vi sia una loro responsabilità

sia ritenuto puro secondo la legge. Se un tale uccide un altro di sua manoinvolontariamentesia disarmatosia con uno

strumento o un'armao con la somministrazione di bevande e di cibioesponendolo al fuoco o al geloo soffocandolo

mediante il suo corpo o altri corpisia considerato in ogni caso comeassassino di sua manoe condannato alle seguenti

pene: se uccide uno schiavocredendo di aver ucciso il propriorisarciscail danno e la perdita al padrone dello schiavo

mortooppure sia soggetto al pagamento di una multa doppia rispetto alvalore del mortoe i giudici dovranno stimare

l'entità della pena; inoltre dovrà compiere sacrifici espiatori piùimportanti e più numerosi di coloro che uccidono nelle

garee di questi sacrifici saranno autorevoli interpreti coloro che verrannoscelti dal dio. Se uno uccide il proprio

schiavodopo essersi purificatosia liberato dall'accusa di omicidiocomeprevede la legge. Se involontariamente

uccide un libero cittadinosi purifichi seguendo gli stessi riti dipurificazione di chi uccide uno schiavoe non disprezzi

quel che nei tempi più remoti si dice negli antichi miti. Si dice infattiche chi viene ucciso di morte violentase abbia

vissuto con animo libero ed elevatoappena morto si adira contro chi lo hauccisoe ancora pieno di paura e di terrore

per la violenza avvenutavedendo il suo uccisore aggirarsi nei luoghi a luifamiliariè colto da pauraesconvolto

sconvolge l'autore del fattoper quanto gli è possibilelui e ogni suaazioneavendo la memoria come alleata. Perciò è

necessario che chi ha commesso il fatto si allontani dalla tomba dellavittima per tutte le stagioni che vi sono in un anno

e abbandoni tutti i luoghi familiari che vi sono in patria: e se l'ucciso èuno stranierostia lontano anche dalla terra dello

stranieroper lo stesso periodo di tempo. Se l'uccisore obbedisce di suaspontanea volontà a questa leggeil parente più

prossimo al mortosorvegliando che tutte queste cose avvengano comestabilitousi indulgenza nei suoi confrontie se

farà addirittura la pace con lui si dimostrerà uomo assolutamente moderato:ma se non obbediscee in primo luogonon

essendo ancora purificato avrà il coraggio di recarsi nei templi percompiere sacrificie se inoltre non vuole trascorrere

il tempo stabilito per l'esilioil parente più prossimo del morto accusil'uccisore di omicidioe se viene riconosciuto

colpevolesia condannato al doppio di tutte le pene. Se il parente piùprossimo non lo accusa per il male subitocome se

la macchia del delitto ricadesse su di luichi ha subito il fatto si appellaalla sua disgraziae chiunque vuole potrà

portarlo in tribunaleesecondo la leggecostringerlo ad allontanarlodalla sua patria per cinque anni. Se uno straniero

involontariamente uccide uno degli stranieri residenti nello statochiunquevuole lo denunci in base alle stesse leggi; se

si tratta di straniero residentesia condannato ad un anno di esilioseinvece è straniero a tutti gli effettinel caso in cui

abbia ucciso un altro stranierouno straniero residenteo un cittadinooltre ai riti di purificazionestia lontano per tutta

la vita dalla regione dove queste leggi esercitano il loro potere: e se vi faritorno in modo illegalei custodi delle leggi lo

puniscano con la mortee se possiede un patrimoniosia esso assegnato alparente più prossimo della vittima. Se invece

vi fa ritorno involontariamentenel caso in cui andando per mare siasbattuto sulle spiagge della regionedopo aver

piantato una tendametta i piedi a bagno nel mare e controlli lanavigazionee se uno con la violenza lo trascina sulla

terrail primo magistrato dello stato che incontralasciandolo andareliberolo spedisca senza avergli fatto violenza

Platone Le leggi

106

fuori dei confini dello stato.

Se uno di propria mano uccide un uomo liberoe il fatto avviene a causadell'irabisogna innanzitutto distinguere il

caso in due modi. Agiscono sotto l'impulso repentino dell'ira quantiall'improvviso e senza la premeditazione di

uccidereuccidono con percosse o in altro modoe subito giunge ilpentimento di ciò che hanno compiuto; e agiscono

per ira quantioltraggiati da parole o da fatti disonorevoliperseguendo lavendettaalla fine uccidono qualcuno con la

chiara volontà di uccideree non provano alcun pentimento per il fattocompiuto. Bisogna allora stabilire che queste

uccisioni sono di due speciecome apparee direi che entrambe hanno la loroorigine dall'irae assai giustamente si può

dire che esse stanno a metà fra il delitto volontario e quello involontario.Ed una è l'immagine dell'altra: chi sorveglia la

propria ira e non uccide sul momentoall'improvvisoma con premeditazionemolto tempo dopopersegue la sua

vendettasembra agire volontariamentementre chi non controlla la propriairae all'improvvisoimmediatamente

senza premeditazione agisceè simile a chi agisce in modo involontanoanche se costui non agisce involontanamente

ma solo in apparenza è involontario. è perciò difficile distinguere gliomicidi che vengono compiuti sotto l'impulso

dell'irae vedere se la legge li deve considerare volontario alcuniinvolontari. Sarebbe meglio e più corrispondente alla

verità che si considerassero entrambi come immaginie si dividesserosecondo il criterio della premeditazione e della

mancanza di premeditazionee la legge dovrebbe stabilire pene più gravi perquelli che uccidono con premeditazione e

con collerae pene più miti per quelli che agiscono senza premeditazione eall'improvviso: ciò che è immagine di un

male più grande si deve punire con una pena maggiorementre ciò che èimmagine di una pena minorecon una pena

minore.

Devono fare così anche le nostre leggi.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Ritornando un poco indietroripetiamo di nuovo: se un tale dipropria mano uccide un libero cittadino

e il fatto viene commesso senza premeditazione e sotto l'impulso dell'irasubiscaoltre al restoquella pena che deve

subire chi ha ucciso senza irama trascorra necessariamente due anni inesiliomettendo così un freno alla propr ia ira.

Chi ha ucciso con irae premeditatamenteoltre al restodeve subire lastessa pena del precedentema starà in esilio tre

annicome l'altro se ne stava due anniin quanto alla maggiore intensitàdell'ira corrisponde un periodo di tempo più

lungo. Ed ecco come deve avvenire il loro ritorno in patria. è difficile inproposito fissare leggi precise: infatti di questi

due omicidiquello che la legge considera come più grave potrebbe esserepiù mitequello che considerato più mite

potrebbe essere più gravee uno può commettere l'omicidio in modo piùferoceun altro in modo più mite; e

generalmente avviene come ora noi diciamo. I custodi delle leggi devonoessere arbitri di tutti questi casie dopo che

per gli uni e per gli altri condannati è trascorso il tempo dell'esiliodevono inviare dodici loro giudici ai confini della

regionei qualidopo aver indagatoin questo periodo di tempoin modoancora più chiaro la condotta degli esiliati

dovranno giudicare se sono degni di compassione e se si possono accettarenello statoe questi ultimi devono rimettersi

alle decisioni di tali magistrati. E se uno di questi due assassinitornatoin patriaè vinto dall'ira e commette lo stesso

fattovada in esilio e non faccia più ritornoe se vi fa ritornosubiscale stesse pene che subisce lo straniero che cerca di

ritornare. Chi uccide per ira il proprio schiavo compia riti dipurificazionechisempre per irauccide lo schiavo di un

altropaghi il doppio del danno al proprietario. Se uno qualsiasi di tuttiquesti uccisori non obbedisce la leggema senza

essersi purificato macchia con la sua colpa la piazzale garee gli altriluoghi sacrichiunque lo vuole faccia comparire

in processo il parente del morto che lo permette e chi ha compiutol'assassinioe li costringa a pagare il doppio della

multa in danaroe anche a sostenere le altre spesee l'ammenda sia ricevutadall'accusatore stesso per sécome

prescrive la legge. Se uno schiavospinto dall'irauccide il suo padroneiparenti del morto possono fare all'assassino

ciò che vogliono ma in ogni caso non devono usare alcuna misericordiaesiano ugualmente puri: se un altro schiavo

uccide per l'ira un cittadino liberoi padroni consegnino lo schiavo aiparenti del mortoe quelli dovranno

necessariamente infliggergli la mortenel modo m cui vorranno. Se un padre ouna madre a causa dell'ira uccidono un

figlio o una figlia con percosseo con qualsiasi altra violenza - ed è unacosa possibileanche se rara - si purifichino

secondo gli stessi riti di purificazione previsti per gli altri omicidiesiano esiliati per tre annie dopo il loro ritornola

donna sia separata dall'uomo e l'uomo dalla donnae non potranno più farefigli insiemené vivere con coloro che essi

hanno privato di un figlio o di un fratelloné prendere parte delle cosesacre: chi a tal proposito si comporta in modo

empio e non obbedisce alle leggisia accusato di empietà da parte di chi lovuole. Se il marito uccide per ira la moglieo

la moglie fa la stessa cosa uccidendo suo maritocompiano purificazioniseguendo le stesse forme di purificazione e

trascorrano tre mesi in esilio. Dopo il loro ritornol'autore di questofatto non partecipi più ai riti sacri con i propri figli

e non segga più con loro alla stessa tavola: e se il genitore o il figliodisobbediscesia accusato di empietà da parte di

chi vuole. E se un fratello o una sorella per ira uccidono un fratello o unasorellasi dica che anche costoro devono

compiere purificazioni e andare in esilio per un annocosì come si dicevaper i genitori e per i figlie non possano

vivere insiemené prendere parte dei sacrifici con i fratelli che abbianoprivato di fratelli o con genitori che abbiano

privato dei figli: e se uno disobbediscepuò essere a buon diritto esecondo giustizia sottoposto alla legge di cui si è

dettorelativa a questi casi di empietà. Se uno si lascia a tal puntodominare dall'ira verso i genitorida avere il coraggio

di ucciderefolle per la collerauno di essie se il genitore morenteprima di spirareproscioglie volontariamente

l'autore del tragico gesto dall'omicidiodopo essersi purificato così comefa chi compie un omicidio involontarioe

seguendo tutte le altre modalità di questo casosia alla fine puroma senon viene proscioltol'autore di un gesto simile

sia sottoposto alle numerose leggi: e infatti dovrebbe essere sottoposto allegravissime pene relative all'offesa personale

e all'empietà allo stesso modo dell'accusa del furto sacrilegopoiché hasottratto in modo sacrilego la vita al genitore

sicché se fosse possibile che la stessa persona morisse più voltesarebbeassai giusto che il parricida o il matricidache

Platone Le leggi

107

ha compiuto il gesto spinto dall'iramorisse di molte morti. A lui soloinfattineppure se dovesse difendersi dalla

morteproprio mentre sta per morire ucciso dai genitorinessuna leggeprocurerà un valido pretesto che giustifichi

l'uccisione del padre e della madrevale a dire quelle persone che hannodato alla luce la sua naturama anzi la legge gli

ordinerà di sopportare e di subire qualsiasi cosaprima di compiere ungesto simile: e allora come sarebbe opportuno

che costui per legge subisse una pena diversa? Per chi uccide il padre e lamadre sotto l'impulso dell'ira vi sia la pena di

morte. Se il fratello uccide il fratello nel corso di un combattimento sortodurante una sedizione o in un'altra circostanza

del generedovendosi difendere da chi per primo ha cominciato a menar lemanisia puro come se avesse ucciso un

nemicoe allo stesso modo se un cittadino uccide un cittadinoo unostraniero uno straniero. Se un cittadino uccide uno

stranieroo uno straniero un cittadino per legittima difesaallo stessomodo siano ritenuti puri. E lo stesso discorso vale

per uno schiavo che uccide uno schiavo: se uno schiavo uccide un libero perlegittima difesasia soggetto alle stesse

leggi di chi uccide il padre. Quel che si è detto a propositodell'assoluzione concessa dal padre all'assassino valga per

tutte le altre assoluzioni che in simili casi possono essere concessee seun tale vuole di sua spontanea volontà

prosciogliere dall'accusa un'altra personacome se l'uccisione fosseavvenuta involontariamentel'autore del fatto

compia i riti di purificazionee stia un anno in esiliocome prevede lalegge. E sia sufficiente quel che si è detto sugli

omicidi violenti e involontarie su quelli commessi a causa dell'ira: perquanto riguarda invece quei delitti volontari e

che avvengono secondo ogni forma di ingiustizia e premeditatamentegraziealla vittoria dei piaceridelle passioni e

delle invidiesono proprio questi di cui ora dobbiamo parlare dopo queglialtri.

CLINIA: Quello che dici è giusto.

ATENIESE: In primo luogo parliamo di nuovo di essi e diciamo quanti sono. Ilpiù importante è la passione che

domina l'anima esasperata dai desideri: il che avviene soprattutto quandonella maggior parte delle persone è più

frequente e più forte il desiderio capace di generare infiniti amori chespingono all'infinito ed insaziabile possesso di

ricchezzedesiderio che sorge a causa di una malvagia natura e anche permancanza dì educazione.

E la causa della mancanza di educazione consiste nel lodare in modo malvagiola ricchezzaed essa è nota presso

Greci e barbari: giudicando la ricchezza come primo benee non come terzooltraggiano i loro discendenti e se stessi.

La cosa più bella e migliore di tutte sarebbe dire la verità sullaricchezza in tutti gli statie cioè che essa è in funzione

del corpoe il corpo è in funzione dell'anima: se dunque la ricchezza èper natura in funzione di questi beniessa sarà

terza dopo la virtù del corpo e dell'anima. Questo discorso dovrebbeinsegnarci che chi aspira ad essere felice non deve

cercare di arricchirsi e bastama di arricchirsi secondo giustizia emoderazione: e così non dovrebbero verificarsi negli

stati uccisioni da purificarsi per mezzo di uccisioni. Oracome abbiamodetto all'inizio di questo discorsoquesta è la

prima ed è la causa più importante che fa in modo che si celebrino i piùgravi processi per omicidio volontario. La

seconda consiste in quella condizione dell'anima che desidera onori e generainvidiemolesti compagni soprattutto per

lo stesso invidiosoe in secondo luogo per i cittadini migliori. La terza èrappresentata dalle paure vili ed ingiuste

responsabili di molti delittiquando si compiono o si sono compiuti moltifatti di cui nessuno vuole che alcuno sappia

che stanno avvenendo o sono avvenuti: con la morte si fanno sparire glieventuali delatori di questi fattiquando non sia

possibile seguire nessun'altra procedura. Quanto si è detto abbia alloravalore di proemio di tutta questa materiaed

inoltre si aggiunga il discorso che molti ascoltano nei riti di iniziazioneda parte di chi si occupa di tali cosee a cui

prestano fede assolutae cioè che nell'Ade si sconta la punizione perquesti delittie che una volta ritornati qui è

necessario che si paghi la pena naturalesecondo la quale si subirà quelche si è fattoe per un simile destino terminerà

la vita per mano di un altro. Se uno obbedisce e si mostra assolutamentetimoroso nei confronti di una simile pena

enunciata da questo proemiobisogna che la legge non canti nulla a costuima se uno non obbedisceuna legge scritta

dica così: chi premeditatamente ed ingiustamente uccide d i propria mano unodei suoi concittadiniprima di tutto stia

lontano dalle consuetudini del vivere civilee non contamini con le propriecolpe i templila piazzai portio un'altra

pubblica adunanzasia che qualcuno glielo vietisia che nessuno glielovietie allora sarà la legge a vietarglieloe

sempre risulta e risulterà vietarglielo in nome di tutto lo stato. E chipur dovendolo farenon lo porta in tribunale o non

gli vieta di rimanere lontano dai luoghi pubblicied è parente del mortoper via paterna o maternasino al grado di

cuginoin primo luogo riceverà su di sé la macchia della colpa e l'odiodegli dèicosì come la legge dichiarain secondo

luogo si presenti al processo se qualcuno vuole prendere vendetta in nome delmorto. E chi vuole vendicare il morto

compia tutto ciò che è relativo alle libagioni da farsi in questo caso e atutte le norme che il dio assegna a tal riguardoe

depositato l'invito a comparirevada a costringere l'autore del fatto asottoporsi all'azione della giustizia come prevede

la legge. è facile per il legislatore dichiarare che tutto ciò deveavvenire insieme a certe preghiere e a certi sacrifici agli

dèi che si occupano di tali questionie cioè che negli stati non avvenganoomicidi: quali siano gli dèi e quale la modalità

più correttasecondo la divinitàper avviare tali processisaranno icustodi delle leggi insieme agli interpreti e agli

indovini del dio che lo stabiliranno per leggeed avvieranno i processi.Giudici di questi processi siano gli stessi che si

sono detti competenti a giudicare i ladri sacrileghi: e il colpevole siapunito con la mortee non sia sepolto nella regione

della sua vittima per la sua empietà oltre che per la sua iniquità. Sefugge e non vuole sottostare al giudiziosia

condannato a fuggire di continuo; e se giunge per caso nella regione del delmortoil primo che lo incontra dei parenti

del mortoo anche dei cittadinilo uccida impunementeoppuredopo averlolegatolo consegni ai magistrati che lo

hanno giudicato nel processo perché lo uccidano. L'accusatore pretendamallevadori dall'accusato: e questo glieli

procurie questi devono essere giudicati degni di fede dal collegio deigiudici che sono preposti a questo incaricotre

mallevadori degni di fede che garantiranno che l'accusato si presenta alprocesso. E se non vuole o non può nominare i

mallevadorii magistrati lo arrestino e lo tengano in custodia e lopresentino nel giorno del processo. Se uno non uccide

di sua manomaessendo stata decisa la morte di un altroè colpevole diaver ucciso in base a quella volontà e per

Platone Le leggi

108

mezzo dell'insidiae risiede nello stato con l'anima ancora impura perl'omicidioanche costui sia giudicato secondo la

stessa procedura adottata in questi casifatta eccezione per la malleveriae se risulta colpevolegli sia consentito di

essere seppellito in patriamentre per tutto il resto sia punito così comesi è detto in precedenza.

Le stesse norme abbiano valore per gli stranieri verso gli stranieriper icittadini e gli stranieri nelle loro reciproche

relazioniper gli schiavi verso gli schiavisia nei delitti compiuti dipropria manosia in quelli in cui si adopera

l'insidiae si faccia esclusione per la malleveria: e questa non soltanto èobbligata a darlacome si è dettochi uccide di

propria manoma chi accusa di omicidio è obbligato a richiederla anche acostoro. Se uno schiavo volontariamente

uccide un uomo liberosia di propria manosia mediante insidiae vienegiudicato colpevoleil boia pubblico dello

statoconducendolo verso il monumento funebre del mortodonde possa vederela tombalo frusti tante volte quante ha

ordinato l'accusatoree se l'assassino in tal modo non cessa di viverelosi uccida direttamente. Se uno uccide uno

schiavo senza che abbia commesso alcun malee lo uccide per paura chediventi delatore dei fatti turpi e malvagi che

egli ha commessoo per un altro motivo di questo generesia perseguito perla morte di questo schiavo allo stesso modo

e seguendo le stesse procedure che si sarebbero seguite se fosse statoaccusato di aver ucciso un cittadino libero.

Se avvengono dei delitti per i quali è terribile e nient'affatto piacevolestabilire leggima per i quali non si può non

legiferaresiano essi omicidi di parenti commessi di propria mano o conl'insidiavolontari o assolutamente ingiustii

quali avvengono generalmente negli stati che sono male governati e maleallevatima che possono avvenire anche in

quella regione in cui uno non se l'aspetterebbebisogna ripetere il discorsoche si è fatto poco fain modo che qualcuno

ascoltandocisia in grado di astenersi più volentierigrazie a questenostre paroleda queste uccisioni che sono sotto

ogni aspetto le più empie. Il mitoo discorsoo come lo si debba chiamareche viene chiaramente raccontato dagli

antichi sacerdotisostiene che la giustizia vendicatrice del sangue deiconsanguinei è vigilee si serve della legge di cui

si è appena detto e stabilisce che chi ha commesso un fatto simile dovrànecessariamente subire le stesse cose che ha

compiuto: se uno ha ucciso il padredeve subire la stessa sorte violenta daparte dei figli in un determinato periodo di

tempoe se uccide la madrenecessariamente rinasce partecipe della naturafemminilee diventato taleabbandona la

vitain un tempo successivoper mano dei suoi figli. Non vi è altrapurificazione per quel sangue comune che è stato

macchiatoné tale macchia potrà essere lavata prima che l'anima di chi hacompiuto il fatto non abbia pagatouguale

omicidio con uguale omicidioe non abbia placato l'ira di tutti iconsanguinei. Temendo così questi castighi che

provengono dagli dèibisogna stare lontano da tali vendette. Ma se unamisera sventura coglie qualcuno in modo tale da

avere il coraggio di privare del corpo l'anima del padreo della madreodei fratelli o dei figlie di farlo

premeditatamente e volontariamentequesta sarà la legge che stabilirà illegislatore mortale a tal proposito: l'ordine di

astenersi dalle consuetudini dello stato e le malleverie siano le stesse chesi sono dette prima. Se un tale viene

riconosciuto colpevob di un simile omicidioavendo ucciso una di questepersonei servi dei giudici e i magistrati lo

uccideranno e lo getteranno nudo in un determinato triviofuori dellacittà; e allora tutti i magistratiin nome dello stato

portino ciascuno un sassoe gettandolo sul capo del cadaverepurifichino lostato interoe dopo di ciò lo conducano

presso i confini della regionee lo gettino al di fuori di quei confinisenza sepolturacome prevede la legge.

E che cosa dovrà subire chi uccide ciò che ha di più intimo ed ècome sidicepiù caro? Alludo a chi uccide se

stessoprivandosi con la violenza della sorte stabilita dal destinosenzache una qualche pena gli sia stata imposta dallo

statoné perché sia stato costretto da una dolorosa ed inevitabiledisgrazia che gli sia capitatae neppure perché abbia

ricevuto in sorte una qualche insormontabile ed insopportabile vergognamasolo perché per ignavia e per una viltà

dovuta alla mancanza di coraggio impone a se stesso questa pena ingiusta. Aquesto riguardo il dio conosce tutte le altre

norme di legge che regolano le purificazioni e le sepolture che si devonoseguiree bisogna che i parenti più stretti

interroghino gli interpreti di queste norme e le leggi relative a questicasie si comportino secondo quanto da esse viene

ordinato: e per quanti muoiono in tal modole tombe siano in primo luogoisolate e non vi sia nessuno sepolto nella

stessa tombain secondo luogo siano seppelliti senza gloriaai confinidelle dodici partiin luoghi incolti ed anonimie

le tombe non siano segnalate né da stelené da nomi.

Se un animale da tiro o un altro animale uccide un uomoescludendo il casoin cui il fatto avvenga mentre quegli

animali stanno gareggiando nelle pubbliche garei parenti del mortointentino un processo contro l'uccisoree siano

giudici gli agronomi - e il parente della vittima stabilirà quali e quantidevono essere -: se viene riconosciuto colpevole

dopo averlo uccisolo gettino fuori dai confini della regione. Se è unessere inanimato che priva gli uomini della vita -

escludendo il caso del fulmine o di qualche altra saetta scagliata dal dio -quandocioèun qualsiasi oggetto uccideo

perché uno ci cade soprao perché quello stesso oggetto cade addosso aqualcunoil parente stabilisca come giudice il

più prossimo dei vicinie quindi purifichi se stesso e tutta la suaparentelamentre l'oggetto riconosciuto colpevole sia

gettato oltre i confini dello statocome si è detto per il genere deglianimali.

Se viene scoperto un mortoma l'identità dell'omicida rimane oscuraeneppure dopo accurate ricerche si riesce a

scovarlosi facciano le stesse intimazioni che si erano seguite negli altricasie si accusi di omicidio l'autore del fattoe

dopo aver celebrato il processol'araldo proclami sulla piazza all'assassinorisultato colpevole di omicidio di non entrare

nei templi né in tutta la regione della vittimapoichése verrà scopertoe riconosciutosarà ucciso e gettato fuori dei

confini della regione della vittima senza ottenere sepoltura. Questa sia lalegge da noi stabilita che ha competenza in

materia di omicidi.

E cosìin tale materiastiano le cose sin qui stabilite. Per quantoriguarda invece chi ha ucciso in circostanze tali per

cui a buon diritto si sente puroqueste siano le norme specifiche: se untale di notte scopre ed uccide un ladro che si è

introdotto in casa sua per rubare dei soldisia puro; e se un tale uccideper legittima difesa un malviventesia puro. Se

un tale arreca una violenza a sfondo sessuale ad una donna libera o ad unbambinosia ucciso impunemente da chi ha

Platone Le leggi

109

ricevuto violenzao dal padreo dai fratellio dai figli: se un uomo percaso scopre la propria moglie mentre viene

violentatadopo aver ucciso il violentatoresia purocome prevede lalegge. Se un tale viene in soccorso del padre

condannato a morte pur senza aver commesso alcuna empietào della madreodei figlio dei fratellio della madre dei

suoi figlied uccide qualcunosia assolutamente puro.

Queste siano dunque le norme che devono disciplinare l'allevamento e l'educazìonedell'anima finché viveper cui

se essa prende parte di quelle normevale la pena viverementre se non viprende parteavviene tutto il contrario; ed

esse stabiliscano le pene che devono essere seguite nel caso di mortiviolente. Per quanto riguarda l'allevamento e

l'educazione del corpo si è già dettomentre ora dobbiamo definireneilimiti del possibileuna materia che ha una certa

attinenza con queste cosee cioè quali e quante sono le azioni violenteinvolontarie e volontarieche uno compie nei

confronti dell'altroe quali pene spettino a ciascuna di esse: sarebbegiustoa quanto pareche si legiferasse su queste

cosedopo che si è legiferato su quelle altre.

Anche la persona di più scarso valore che si occupa di leggi collocherebbeal secondo postodopo le morti per

omicidiole ferite e le mutilazioni derivanti dalle ferite. E pure per leferite bisogna distinguerecome già si erano

distinte le varie specie di omicidioquelle involontariequelle causatedall'iradalla paurae tutte quelle che avvengono

volontariamente e con premeditazione: anche in tutti questi casi bisognaaffermarein via preliminareche gli uomini

devono necessariamente stabilire delle leggi e vivere conformandosi ad esseoppure non differiranno in nulla dalle

bestie che sono sotto ogni aspetto le più selvagge. E la ragione dellanecessità di queste leggi risiede nel fatto che la

natura degli uomini viene generata in modo tale da non essere in grado diriconoscere ciò che è vantaggioso agli uomini

in vista della costituzione dello statoe anche se fosse in gradononpotrebbe e non vorrebbe compiere sempre il

meglio. In primo luogo è difficile rendersi conto che un'arte che siaautenticamente arte politica si occupa

necessariamente non dell'interesse privato ma di quello pubblico -l'interesse comune unisce gli statiquello privato li

lacera -e capire che l'interesse comunese è ben stabilitoè utiletanto all'interesse comune quanto a quello privatoad

ambedue in sostanzamolto più di quello privato: in secondo luogoanche sequalcuno comprendesse ed accogliesse

nella sua arte il fatto che queste cose stanno per natura in questi terminie dopo di che governasse nello statosenza

rendere conto a nessuno ed esercitando un potere assolutonon potrebbemantenersi fedele a questo criterio e vivere

tutta la sua vita coltivando al primo posto nello stato l'interesse comuneedopo l'interesse comunequello privatoma la

sua natura mortale lo spingerà sempre verso l'avidità e la curadell'interesse privatoevitando irrazionalmente il dolore

ed inseguendo il piaceree preferirà queste due cose a ciò che è giusto emiglioree generando questa natura le tenebre

dentro se stessa alla fine riempirà di tutti i mali se stessa e tutto lostato. Perché se mai un uomonato grazie ad una

sorte divinasarà per natura capace di comprendere queste cosenon avràbisogno di alcuna legge che lo guidi: nessuna

legge e nessun ordinamento è superiore alla scienzae non è possibile chel'intelletto sia soggetto e servo di alcunoma

tutto deve guidarese effettivamente sia per natura autentico e libero. Maora non è affatto cosìtranne rare eccezioni:

perciò dobbiamo scegliere ciò che è al secondo posto dopo l'intellettol'ordinamento delle leggi e la legge vera e propria

che osservano e tengono in considerazione la maggior parte di ciò cheavvieneanche se non sono in grado di

comprendere la totalità. Per queste ragioni ho detto queste cose: ma oradovremo stabilire quale pena deve subire o

quale multa deve pagare chi ferisce o reca danni a qualcun altro. Chiunqueperòpotrebbe essere pronto ad obbiettare

giustamente intorno a tutto questo problema: «Che cosa intendi dire perpersona che ferisce? E chi è?

E come? E quando? Sono infatti innumerevoli i singoli casi a questo riguardoe assai differenti fra loro». è dunque

impossibile affidare tutti questi casi ai tribunali perché li giudichinomanon si può neppure non affidarne neanche uno.

Una cosa almenoin linea generaleè necessario sottoporre al giudizio deltribunalee cioè stabilire se ciascuno di quei

fatti è avvenuto o no: il non permettere affattoinveceche essistabiliscano quali multe deve pagare e quali punizioni

deve subire chi commette questo genere di delittiin modo che sia illegislatore stesso a fissare le leggi riguardo alla

totalità dei casidi scarsa o di grande importanzaè cosa pressochéimpossibile.

CLINIA: Qual è il discorso che ora segue?

ATENIESE: Questo: per alcune questioni il legislatore si può affidare aitribunaliper altre non è datoma deve lui

stesso legiferare.

CLINIA: E quali sono le questioni che devono essere regolate con le leggiequali quelle che devono essere affidate

ai tribunali per essere giudicate?

ATENIESE: Dopo queste cosesi potrebbe assai giustamente dire che in unostato in cui i tribunali sono spregevoli

e mutie nei quali i giudici nascondono la loro opinionee segretamenteemettono i loro verdettiecosa ancora più

terribilequando non sanno neppure stare in silenzioma facendo chiassocome fossero a teatro urlano i loro commenti

di approvazione o di critica all'uno e all'altro dei due oratori che a turnoprendono la parolaallora l'intero stato viene

solitamente a trovarsi in una penosa condizione.

Non è una circostanza feliceper il legislatore incalzato da una qualchenecessitàlegiferare per simili tribunalie

tuttavia è costretto dalla necessità ad affidare loro la definizione dellemulte riguardanti i casi di scarsa importanza

mentre lui stesso legifererà espressamente sulle questioni più importantise proprio si debba legiferare per una simile

costituzione: ma in uno stato in cui i tribunali sianonei limiti delpossibilerettamente costituitipoiché coloro che

aspirano ad essere giudici sono stati ben allevati ed esaminati con grandediligenzain quel casoalloraè giustoe bene

e bello che molte questioni siano affidate al giudizio di questi giudiciriguardo ai colpevoliperché definiscano quale

pena essi debbano subire o quale multa devono pagare.

Ora noi non dobbiamo essere rimproverati se non legiferiamo sulle questionipiù importanti e più numerosele quali

anche giudici educati in modo più spregevole potrebbero essere in grado diindividuareapplicando ad ogni errore

Platone Le leggi

110

commesso la pena adeguata a quel che si è subito e a quel che si è fatto: epoiché pensiamo che coloro per cui noi

stiamo legiferando diventeranno giudici assai competenti in tali questionibisogna che affidiamo loro la maggior parte

delle decisioni. E non soloma come spesso abbiamo detto e fatto quandoabbiamo fissato le leggi precedenti

delineando cioè lo schema e i caratteri generali delle pene e fornendo aigiudici quei modelli perché non oltre passassero

mai i limiti della giustiziarendendoci conto che quel che allora facevamoera assai giustocosì anche adesso dobbiamo

fareritornando di nuovo alle leggi. E questa sia la legge scritta che noistabiliamo sulle ferite: se un taledopo aver

pensato di uccidere deliberatamente un amicofatta eccezione per quellepersone per le quali la legge lo consentelo

feriscepoiché non è riuscito ad ucciderlochi ha avuto un similepensieroe in questo modo ha feritonon è degno di

pietàe non meritando compassione diversa da quella che spetta a chi hauccisosia costretto a subire l'accusa di

omicidio. E onorando la sua sorte che non è stata del tutto malvagia evenerando il suo demoneche ha avuto pietà di lui

e del feritoe all'uno ha evitato una ferita insanabilee all'altro unasorte e una disgrazia maledettesi renda grazie a

questo demone e non ci si opponga alla sua volontàe quindi venga rimossala pena di morte che aveva colpito il

feritoree lo si condanni a rimanere per tutta la vita in esilio nello statovicinolasciando che goda di tutta la ricchezza

frutto dei suoi guadagni. Paghi il danno al danneggiatose ha recato dannoal feritoe il danno sia stimato dal collegio di

giudici che giudica la causae giudichino coloro che avrebbero giudicatol'omicidio se fosse morto per i colpi che hanno

provocato queste ferite. Se allo stesso modo un figlio feriscepremeditatamente i genitorio uno schiavo il suo padrone

sia punito con la morte: e se parimenti un fratello o una sorella ferisconoun fratello o una sorellae siano riconosciuti

colpevoli di aver ferito premeditatamentesiano puniti con la morte. E seuna donna ferisce il proprio uomo con

l'intenzione di ucciderloo un uomo la propria donnasiano condannatiall'esilio perpetuo: e se hanno figli o figlie

ancora piccolii loro averi siano amministrati da tutori che si dovrannoprendere cura dei bambini come fossero orfani;

ma se i figli sono uomininon vi sia l'obbligo da parte dei figli dimantenere l'esiliatoed essi dispongano per sé di tutto

il patrimonio. Se la persona che si viene a trovare in una sventura similenon ha figlisi riuniscano i parenti sino ai figli

dei cugini dell'esiliatodall'una e dall'altra partemaschile e femminilee di comune accordo con i custodi delle leggi e

con i sacerdoti si stabilisca un erede per questa casache rappresenta lacinquemilaquarantesima casa all'interno dello

statoconsiderando in tal modo e in base a questo ragionamento che nessunadelle cinquemilaquaranta case appartiene a

chi vi abita e neppure a tutta la sua stirpema è proprietà pubblica eprivata dello statoe bisogna quindi che lo stato

disponga di case che siano il più possibile sante e felici. E nel caso incui una di queste dimore sia colpita da sventura e

venga profanatasicché colui che la possiede non vi lascia figliesposato o nomuore senza figliessendo riconosciuto

colpevole di un delitto volontario o di un'altra colpa contro gli dèi ocontro i cittadini per cui la legge preveda

esplicitamente la condanna a morteo anche un uomo senza figli vienecondannato all'esilio perpetuobisogna in primo

luogo purificare questa casa e scongiurare da essa la sventurasecondo quelche prevede la leggee in secondo luogoi

parenti si riuniscanocome si è detto orae prendano in esame insieme aicustodi delle leggi quale stirpefra quelle che

vi sono nello statosia la più degna di reputazione per virtù e anche lapiù fortunatae nella quale vi siano più figli:

facciano adottare uno di questi figli al padre del morto ed ai suoi antenaticome se fosse figlio loro e lo chiamino con un

nome che sia di buon augurioe dopo aver pregato perché abbia migliorfortuna del padre come genitorecustode della

casaministro delle cose profane e di quelle sacrelo nominino eredesecondo la leggee lascino il colpevole senza

nomesenza figlisenza quella parte di beni avuta in sortequando gliaccadono simili disgrazie.

Non sempre è possibilea quanto parecongiungere fra loro i limiti dellecosema se le cose possiedono un

elemento di confine che stia in mezzo fra i due confini e si trovi incontatto con l'uno e con l'altrotale elemento sarà

così in mezzo fra l'una e l'altra cosa: e noi dicevamo che i fatti cheavvengono sotto l'impulso dell'ira sono intermedi fra

quelli involontari e volontari. Questa sia dunque la legislazione circa leferite procurate a causa della collera: se uno è

colpevolepaghi innanzitutto il doppio del dannose la ferita è guaribileil quadruplo se non è più guaribile; e se la

ferita è guaribilema lascia il ferito deformato in maniera turpe evergognosapaghi ancora il quadruplo. E se il ferito

danneggia non solo la vittimama anche lo statorendendolo inabile aprestar soccorso alla patria contro i nemicioltre

alle altre multecostui risarcisca il danno anche allo stato: oltre al suoservizio militarepresti servizio anche per

quell'altro che risulta inabilee sia collocato nelle schiere dell'esercitoal suo postoe se non fa queste cosesia accusato

da parte di chi vuole di diserzionecome prevede la legge. I giudici chehanno emesso la sentenza di condanna

stabiliscano l'ammontare del dannose il doppioil triploo anche ilquadruplo. Se uno allo stesso modo ferisce un

consanguineoi capifamiglia e i parentisino ai figli dei cuginida partematerna e paternadonne e uominisì

riuniscanogiudichino ed affidino ai genitori naturali la stima del danno: ese la stima risulta controversa bisogna che

abbiano l'autorità di giudicare i parenti di parte maschilee se questi nonsono in gradoalla fine si affidi il caso ai

custodi delle leggi. Se i figli feriscono i propri genitorivi sia l'obbligodi istituire giudici che abbiano oltre sessant'anni

i quali non abbiano figli adottivima figli veri e proprie se uno vienericonosciuto colpevoledecidano se dev'essere

condannato a morteo deve subire un'altra pena maggiore di questao anchenon molto minore: e nessuno dei parenti di

chi ha compiuto il fatto giudichineppure se ha raggiunto l'età previstadalla legge. Se uno schiavo uccide un uomo

libero spinto dall'irail proprietario dello schiavo lo affidi al feritoperché ne faccia quello che vuole; e se non lo

consegnarisani il danno lui stesso. Se qualcuno accusa lo schiavo e ilferito di aver macchinato insieme il fattola

controversia finisca in tribunale: se non vince la causarisarcisca iltriplo del dannose vincecolui che ha ordito

l'inganno con lo schiavo sia condannato ad essere catturato come uno schiavo.Chi involontariamente ferisce un altro

paghi il danno puro e semplice - nessun legislatoreinfattiè in grado disovrintendere alla sorte -e giudici di queste

cause siano gli stessi che si occupano dei ferimenti dei genitori da partedei figlie valutino l'entità del danno.

Tutto ciò che noi subiamo e di cui abbiamo appena parlato sono attiviolentie violento è anche ogni genere di

Platone Le leggi

111

maltrattamento.

Così a tal proposito bisogna che ogni uomoo bambinoo donna tenga semprepresente che la vecchiaia è molto più

venerata della giovinezza presso gli dèi e presso gli uomini che voglionosalvarsi ed essere felici. Assistere dunque al

maltrattamento di un vecchio da parte di un giovane nello statoè cosaturpe ed invisa agli dèi: è opportuno invece che

qualsiasi giovanepercosso da un vecchiosopporti serenamente l'irariservandosi quest'onore per la vecchiaia. Ed ecco

la legge: chiunque di noi abbia rispetto per chi è più anziano di luineifatti e a parolee veneri chi ha vent'anni più di

luimaschio o femminaconsiderandolo come un padre o una madree perrispetto degli dèi della nascita si astenga dal

toccare chi ha un'età tale da poter essere suo padre o sua madre. Allostesso modoci si astenga dal toccare anche lo

stranierosia nel caso in cui risieda già da lungo temposia che siaappena giunto: nessuno abbia affatto il coraggio di

castigarlo con delle percossené attaccandoloné difendendosi.

Chi ritiene che uno straniero debba essere punito poiché con insolenza eprepotenza è stato battutolo prenda e lo

porti al cospetto della magistratura degli astinomima si astenga dalbatterloperché lo straniero sia ben lungi dall'aver

il coraggio di battere uno del luogo. Gli astinomi lo prendano e lointerroghinonel pieno rispetto del dio degli stranieri

e se lo straniero risulta aver battuto ingiustamente uno del luogosi dovràpercuoterlo con la frusta tante volte quanti

sono i colpi che lui stesso ha datoe facciano così cessare la suatracotanza: se non ha commesso ingiustiziadopo aver

minacciato e rimproverato chi lo ha trascinato in tribunaleli lascinoandare entrambi. Se uno percuote un coetaneoo

una persona più anziana di lui ma senza figlise un vecchio un vecchioese un giovane un giovanechi viene percosso

si difenda naturalmentesenza armicon le sole mani: e chiavendooltrepassato i quarant'anniha il coraggio di battersi

con qualcunosia attaccandosia difendendosisia dichiarato uomo rozzoservileed abbiettoe sostenendo

quest'accusa infamanteabbia quel che gli spetti. E se un tale obbediràbenevolmente a queste esortazioni sarà

facilmente guidato da un frenoma chi non obbedisce e non si cura affatto diquesto proemioaccolga prontamente

questa legge: se un tale batte uno che è più vecchio di lui di vent'anni oanche di piùinnanzitutto il primo che li

incontra li separise non ha la stessa età e non è più giovane deicontendentioppure sia dichiarato cattivo cittadino; se è

coetaneo di chi viene battutoo anche più giovanelo difenda come seprestasse aiuto ad un fratelloo a un padreo ad

un avo che sono vittima di ingiustizia. Inoltrechi avrà il coraggio dipercuoterecome si è dettouna persona più

anziana sia accusato di maltrattamentoe se riconosciuto colpevolesiacondannato a non meno di un anno di carcere: e

se i giudici decidono di aumentare la penaabbia valore quel periodo ditempo che gli è stato assegnato. Se uno

straniero o uno degli stranieri residenti batte uno più vecchio di vent'annio anche di piùriguardo all'aiuto delle persone

presenti valga la stessa legge con lo stesso poteree se lo straniero chenon risiede nello stato perde tale causapaghi

questa stessa causa con due anni di carcerementre lo straniero residenteche non obbedisce alle leggi sia condannato a

tre anni di carceresempre che il tribunale non decida di aumentargli iltempo della condanna.

Sia anche multato chi si trova presente ad uno di questi fatti e non portaaiuto secondo la leggee la multa sia di una

mina per chi appartiene alla prima classedi cinquanta dracme se appartienealla secondadi trenta se alla terzadi venti

se alla quarta: il tribunale che si occupa di tali questioni sia composto distrateghitassiarchifilarchied ipparchi.

A quanto parele leggi sono nate da un lato per gli uomini onestie cioèper insegnar loro il modo di vivere in

concordia quando fra loro stringono delle relazionie dall'altro per coloroche si sottraggono all'educazionei quali

hanno una certa durezza di natura che per nulla si riesce ad ammorbidireperché non scivolino del tutto verso la

malvagità. Ed è per queste persone che si fanno i discorsi che si devonofaree proprio per costoro il legislatore è

costretto a fissare delle leggianche se vorrebbe che non ci fosse alcunanecessità di esse. Chiunque avrà il coraggio di

levar la mano sul padresulla madreo sui genitori di questie limaltratterà ricorrendo alla violenzasenza temere la

collera degli dèi celestiné le pene che si dice vi siano negli inferimacome conoscesse perfettamente ciò che non

conosce affattodisprezza quelle antiche tradizioni che sono sulla bocca ditutti e va contro la leggeper costui dunque è

necessaria un'estrema azione preventiva. La morte non rappresenta una misuraestremamentre le pene che nell'Ade

vengono riservate a questa gente sono ancora più estreme di quellae puressendo assai vere le cose che in proposito si

raccontanonon riescono a distogliere tali anime dai delittiperchéaltrimenti non vi sarebbero matricidie forse non si

avrebbe l'empio coraggio di percuotere gli altri genitori.

Bisogna quindi che le punizioni che vengono inflitte quia costoro e pertali delittimentre essi sono in vitanon

siano inferiorinei limiti del possibilea nessuna di quelle che subirannonell'Ade. Dopo di che la legge sia espressa in

questi termini: se uno ha il coraggio di battere il padrela madreo igenitori di questisenza essere affetto da follia

prima di tutto chi si trova presente porti aiuto come si è detto inprecedenzae lo stranieroresidente o nose viene in

aiutosia chiamato a occupare il posto d'onore nelle garese non viene inaiutosia condannato all'esilio perpetuo fuori

della regione; se lo straniero non residente porta aiuto sia degno di lodese non porta aiutosia biasimato; se schiavo

porta aiutodiventi liberose non porta aiuto sia colpito con centofrustate dagli agoranomi se il fatto avviene sulla

piazzase invece avviene all'esterno della piazzama sempre in cittàvenga punito da uno degli astinomi che era

presente al fattose infine avviene nella campagna all'interno dellaregionelo puniscano i capi degli agoranomi. Se chi

è presente al fatto è uno del luogosi tratti di un bambinodi un uomoodi una donnalo difenda gridando all'empietà:

e se non lo difendericada su di lui la maledizione di Zeus protettore dellastirpe e dei padrisecondo la legge. Se uno

viene riconosciuto colpevole di maltrattamento nei confronti dei genitorisia innanzitutto condannato all'esilio perpetuo

dalla città nel resto della regioneed escluso da tutti i luoghi sacri: seperò non sta lontano da essigli agronomi lo

puniscano con delle vergatee facciano assolutamente come vorrannoe seritorna in città sia punito con la morte.

Se tutti i cittadini liberi mangerannoberrannoo avranno un qualsiasialtro simile rapporto con una persona del

genereo anche solo incontrandolo lo toccheranno volontariamentenonentrino in nessun tempioné sulla piazzané

Platone Le leggi

112

nello stato in genere se prima non si sono purificatiritenendo di prendereparte di una sorte funesta: se un tale non

obbedisce alla legge ed andando contro la legge contamina i templi e lostatoper quel magistrato chepur accortosi del

fattonon trascina in giudizio questa personaquando dovrà rendere contodel suo operatosia questa una delle accuse

più gravi a suo carico. Se uno schiavo batte un uomo liberostraniero ocittadinochi è presente al fatto venga in aiuto

oppure paghi la multa di cui si è detto a seconda della classe censuariaei presenti leghino lo schiavo insieme a chi è

stato percossoe lo consegnino a chi è rimasto vittima dell'offesa: equello ricevendolodopo averlo incatenato ai piedi

lo frusti per tutte le volte che vuolesenza però danneggiare il padronecui deve affidarloessendone per legge il

proprietario.

E questa sia la legge: se uno schiavo batte un uomo libero senza averricevuto l'ordine dei magistratiil suo

proprietario lo riceva in catene da chi è stato colpitoe non lo liberiprima che lo schiavo abbia convinto colui che è

stato ferito di essere degno di vivere libero. Le stesse norme valgano per ledonnein tutti i casi similiquando si

battono fra di loroe quando le donne battono gli uominie gli uominibattono le donne.

NOTE: 1) Antica credenza secondo la quale i semi toccati dalle corna dei buoidiventassero durissimi e resistenti

perfino all'azione del fuoco.

Platone Le leggi

113

LIBRO DECIMO

ATENIESE: Dopo i maltrattamentidiciamo la seguente norma che riguarda ingenerale gli atti di violenza: nessuno

porti viané sottragga ciò che è di altriné adoperi alcuna cosa delvicinose non ha l'autorizzazione del proprietario; da

questa norma dipendono tutti i mali di cui si è dettoi mali che sonostatiche sonoche saranno. Per quanto riguarda le

altre colpele più gravi sono le intemperanze e le insolenze dei giovaniesono tanto più gravi quando coinvolgono la

sfera sacrae sono graviin particolarequando riguardano le istituzionireligiose dello statoo quelle istituzioni che

soltanto in parte sono pubblichedi cui fanno parte i membri delle tribùoalcune altre comunità del genere: vengono al

secondo postoe sono di secondaria importanzaquelle che sono contro lareligiosità dell'individuo e le tombeal terzo

posto si collocano le colpe verso i genitoriquandofatta eccezione per icasi visti primasi sia tracotanti nei loro

confronti.

Il quarto genere dell'insolenza si verifica quando unosenza curarsi deimagistratisottraeporta viausa cose di

proprietà di quelli senza aver ottenuto l'autorizzazione; al quinto posto visono gli attentati ai diritti politici di ciascun

cittadinoper cui si richiede l'intervento della giustizia. Per ogni singolocaso si deve assegnare una legge comune. Si è

già parlato in sintesi del furto sacrilegoquando viene commesso con laviolenza o con la frodee abbiamo detto quale

pena si deve subire: per quanto riguarda gli oltraggi che a parole o neifattivengono compiuti a danno degli dèiquando

uno parla o agisce appuntobisogna dire ciò che si deve subiremapremettendo l'esortazione che segue.

Eccola: nessuno che crede nell'esistenza degli dèisecondo la leggecommetterà volontariamente un'azione empia

né emetterà discorso contrario alla leggema se si comporterà cosìsignifica che egli si trova in una di queste tre

condizionie cioèo non ritiene vero ciò che ho dettooed è ilsecondo casopur credendo che esistano gli dèi pensa

che non si prendano cura degli uominioterzo casocrede che gli dèipossano essere placati con sacrifici e preghiere.

CLINIA: Che cosa dobbiamo fare o che cosa dobbiamo dire a costoro?

ATENIESE: Caroascoltiamo prima di tutto quello che essi ci dicono - miaspetto - disprezzandoci o prendendoci in

giro.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Probabilmente scherzando direbbero queste cose: «StranieroAteniesee tuSpartanoe tu di Cnosso

voi dite la verità.

Alcuni di noi non credono affatto che esistano gli dèialtri pensano chesiano così come voi dite. Noi crediamo

allora checome voi avete ritenuto opportuno fare per le leggiprima diminacciarci duramenteproviate in un primo

tempo a persuaderci e ad insegnarci che gli dèi esistonoportando proveadeguatee dimostrando pure che sono troppo

superiori per lasciarsi allettare da certi doni così da volgersi contro lagiustizia. Oraascoltando queste ed altre

argomentazioni del genere da coloro che sono detti ottimi poetiretoriindovinisacerdoti e innumerevoli altre persone

la maggior parte di noi non si orienta a non commettere azioni ingiustemacerca poi di porre rimedio all'operato.

Da parte allora di legislatori che dichiarano di essere non spietatimamitiriteniamo che innanzitutto sappiano usare

la persuasione nei nostri confrontiparlando degli dèi esistentise non inmaniera di gran lunga migliorein modo

migliorealmenorispetto alla verità; e così riuscirete forse apersuaderci. E se quello che diciamo ha un sensoprovate

a rispondere sulle cose sulle quali vi abbiamo invitato a parlare».

CLINIA: Dunquestranieronon credi che sia facile dire la veritàsostenendo che gli dèi esistono?

ATENIESE: Come?

CLINIA: Prima di tutto la terrail solegli astrie tutti gli altri corpicelestie così l'ordine perfetto delle stagioni

diviso in anni e in mesie il fatto che tutti i Greci e i barbari ritengonoche gli dèi esistono.

ATENIESE: Temomio caroche i malvagi - e non potrei mai dire che nutrorispetto per loro - ci disprezzeranno.

Voi infatti non conoscete la ragione del loro differente punto di vistamapensate che soltanto per l'incapacità di

dominare i piaceri e le passioni le loro anime siano spinte versoun'esistenza empia.

CLINIA: Quale altra ragionestranieroci può essere oltre a queste?

ATENIESE: Una ragione che voivivendo fuori dal mondonon conosceteedanziproprio vi sfugge.

CLINIA: Qual è questa ragione che ora stai cercando di spiegare?

ATENIESE: Essa consiste in quell'ignoranza così grave da sembrare la piùimportante forma di intelligenza.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Vi sono presso di noi certi discorsi scritti che presso di voi nonesistonograzie al valore della vostra

costituzionecome ho appresoed alcuni in versialtri in prosaparlanodegli dèi. I discorsi più antichi spiegano come è

sorta la prima natura del cielo e degli altri corpie procedendo non moltooltre il problema dell'origineespongono la

nascita degli dèie quali erano i loro reciproci rapporti dopo la loronascita. Non è facile biasimare questi antichi

discorsivalutando se per coloro che li ascoltano sotto un altro punto divista fanno bene o noma certamenteper

quanto riguarda il rispetto e gli onori che si devono ai genitorinon potreiusare parole di elogio nei loro confronti

dicendo che essi sono di utilitàe neppure che dicono cose assolutamentevere. Questi discorsi sulle originiallora

lasciamoli andare e salutiamolie riguardo ad essi si parli nel modo che ègradito agli dèi: noi dobbiamo accusare i

nuovi sapienti di oggi che sono causa di mali. Ed ecco ciò che voglionoottenere i discorsi di questa gente: quando tu ed

io portiamo delle prove sull'esistenza degli dèie aggiungiamo questestesse cosee cioè il solela lunagli astrie la

terracome fossero dèi e cose divineallora quelli che si sono lasciatiingannare da questi sapienti affermano che queste

cose non sono altro che terra e pietreincapaci di curarsi delle questioniumanee queste loro opinioni sono rivestite ben

bene di belle parole così da essere persuasive.

Platone Le leggi

114

CLINIA: Grave discorsostranieroquello che hai dovuto pronunciareesarebbe già grave se fosse uno soltanto: ma

ora sono moltissimie la questione si fa ancora più grave.

ATENIESE: Ebbene? Che cosa diciamo? Come dobbiamo comportarci?

Forse dovremo difenderci come se qualcuno ci accusasse dinanzi a questiuomini empied essendo accusati di fare

delle leggidicessero che stiamo facendo qualcosa di terribilepoichéstabiliamo per legge che gli dèi esistono? Oppure

lasciandoli perdereci rivolgeremo di nuovo alle leggiperché il nostroproemio sulle leggi non sia troppo lungo? Infatti

non sarebbe un breve discorsouna volta sviluppatose a costoro chedesiderano commettere empietà dimostrassimo

innanzituttocon argomentazioni adeguateciò di cui dicevano che dovevaessere spiegatoquindi facessimo loro paura

ed infinedopo aver fatto in modo ch'essi provino avversione verso quellecose che non devono essere stimate

passassimo in seguito a legiferare su quella materia su cui è convenientelegiferare.

CLINIA: Mastranieroabbiamo di frequente affermato in così poco tempoche nella circostanza presente non si

deve affatto preferire la brevità del discorso alla lunghezza - nessunoinfatti ci insegueincalzandocicome si dice -

mentre sarebbe ridicolo e sciocco mostrare di preferire ciò che è piùbreve a ciò che è migliore. Non ha certo scarsa

importanza il fatto che i nostri discorsi abbiano la capacità di persuadereche gli dèi esistonoe sono buonie onorano la

giustizia in misura maggiore degli uomini: e questodireiè il proemiopiù bello e più nobile che possiamo premettere a

tutto il complesso delle leggi. Senza essere maldisposti e senza perdere lapazienzanon lasciamo affatto da parte quella

forza che noi possediamo per dare persuasione a questi discorsimaesponiamolise possibilein modo adeguato.

ATENIESE: Il discorso che hai appena fatto mi pare che voglia evocare unapreghieradal momento che è animato

da una vivace tensione; in ogni caso non possiamo più aspettare a parlare.

Coraggiocome si potrebbe parlare dell'esistenza degli dèi senza non esserepresi dall'ira? è infatti inevitabile

sopportare a malincuore ed anziodiarequelli che sono statie anche oralo sonocausa di questi nostri discorsinon

prestando essi fede a quei miti che fin da bambiniquando ancora eranoallevati con il latteascoltavano da nutrici e da

madrimiti checome un incantesimo venivano raccontati un po' per scherzo eun po' sul serioe che quelli ascoltavano

nelle preghiere insieme ai sacrificie vedevano le visioni che ad essi siaccompagnavano - e queste visionimesse in

atto durante i sacrificiil giovane vede ed ascolta con grandissimo piacere- e allora osservano i propri genitori

impegnati con estrema serietà per se stessi e per lorodialogare conpreghiere e con suppliche agli dèi come

assolutamente esistentie infine ascoltano e osservano che al sorgere delsole e della luna e al loro tramontare tutti i

Greci e i barbari si prosternano e si inginocchianotanto nei diversimomenti di difficoltà quanto nella buona sortenon

come se gli dèi non esistesseroma come se esistessero nel modo piùassolutonon insinuandosi affatto in essi il

sospetto che gli dèi non esistano. Quelli che in sostanza disprezzano tuttequeste cose senza basarsi neppure su un solo

argomento che sia adeguatocome direbbe chi ha anche soltanto un po' diintelligenzaora ci costringono a dire quello

che stiamo dicendo: come allorasi potrebbe esortarli con miti discorsi edinsieme insegnare che innanzitutto gli dèi

esistono?

Bisogna avere il coraggio di farlo: non bisogna infatti che come alcuni dinoi diventano folli per il piacere provocato

dalla ghiottoneriaaltri lo diventino per l'ira che li muove contro questagente. Con l'animo sgombro dall'ira rivolgiamo

tale avvertimento a questi individui che hanno la mente così corrottaediciamo serenamentesmorzando ogni forma di

risentimentocome se conversassimo con uno di loro: «Figliolosei giovaneed il tempocon il suo procederefarà in

modo che molte delle opinioni che hai ora mutino e diventino opposte: attendiallora quel tempo per diventare giudice

delle questioni più importantie la cosa più importantealla quale tu oranon dai alcun valoreconsiste nel vivere più o

meno nobilmenteavendo un'idea corretta degli dèi. Prima di tutto nonmentirei se a tal proposito ti indicassi una cosa

che riveste grande importanza. Ed è questa. Non sei l'unicoe neppure losono i tuoi amiciche nutri per la prima volta

tale opinione sugli dèima sempre vi sono delle personee ora sono dipiùe ora di menoche sono affetti da questa

malattia: ti potrei allora spiegareper il fatto di averne incontrati moltiche non vi è nessuno il qualedopo aver accolto

questa opinione sugli dèi secondo la quale essi non esistonogiunga sinoalla vecchiaia mantenendosi fedele a questo

pensiero; non molti invecee solo alcunisi sono mantenuti fedeli aglialtri due atteggiamenti nei confronti degli dèi

quello cioèsecondo il quale gli dèi esistonoma non si curano affattodelle faccende umanee quello che segue a

questoper cui gli dèi si prendono certamente curama bisogna placarli consacrifici e preghiere. Dovrai allora attendere

che questa credenza intorno a tali argomenti si faccia più chiara dentro diteper quanto è possibilese mi vuoi obbedire

osservando se le cose stanno in questi termini o diversamentee informandotida altri e soprattutto dal legislatore: e in

questo tempo non devi avere il coraggio di compiere alcuna empietà controdegli dèi. E chi stabilisce per te le leggi

deve cercare di insegnarti ora e in avvenire come stanno queste cose».

CLINIA: Quello che hai detto sin qui va benissimostraniero.

ATENIESE: CertamenteMegillo e Clinia: ma non dobbiamo nascondere a noistessi che siamo capitati in un

discorso singolare.

CLINIA: Di quale discorso parli?

ATENIESE: Alludo a quel discorso che molti ritengono come il più saggio ditutti i discorsi.

CLINIA: Spiega ancor più chiaramente.

ATENIESE: Alcuni affermano che tutte le cose che sonoche sono statee chesarannosono opera alcune della

naturaaltre dell'artealtre ancora del caso.

CLINIA: E non va bene?

ATENIESE: Può essere che gli uomini saggi che si esprimono così parlinorettamente: seguendo costorovediamo

come la pensano quelli che si trovano su quelle posizioni.

Platone Le leggi

115

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Mi pare che dicano che fra quelle cose le opere più grandi e piùbelle sono realizzate dalla natura e

dalla sortequelle più piccole dall'artela qualeprendendo dalla naturail principio delle grandi e delle prime opere

modella e fabbrica tutto ciò che ha dimensioni più piccolee che noi tuttichiamiamo «artistico».

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: In questo modo parlerò più chiaramente. Essi dicono che il fuocol'acquala terrae l'aria sono tutti

dovuti alla natura e al casomentre nessuno di questi elementi è prodottodall'artee che i corpi che vengono dopo di

questiquelli della terradel soledella lunae degli astrisì sonoassolutamente generati da questi elementi inanimati: e

ciascuno di questi elementimosso a caso a seconda della proprietà diciascunoincontrandosi ed accordandosi

intimamente insieme - caldo con freddosecco con umidomolle con duroecosì tutti quanti i contrari che sono

costretti dalla sorte a mescolarsi insieme - hanno dato origine in questomodo all'intero cielo e a tutto quanto è compreso

nel cieloa tutti gli animali e a tutte le piantee da queste cause preseroorigine tutte le stagionie tutto ciò dicono non

sia opera di una mente ordinatricené di un qualche dio o di una qualcheartemacome diciamodella natura e del

caso. L'arte è nata in seguito e si è sviluppata da queste coseed essendoessa stessa mortale nata da cause mortaliha

dato origine a certi giochi che non prendono affatto parte della veritàmaconsistono in certe immagini affini alle arti

stessecome quelle che genera la pitturala musicae tutte quante le altrecompagne di queste: ma fra le arti vi sono

quelle che danno luogo a qualcosa di validoed esse sono quelle che unisconola propria forza con la naturacome la

medicinal'agricolturae la ginnastica. E dicono che anche la politicapartecipa in piccola parte della naturamentre è

connessa in larga misura con l'arte; e così tutto il complesso dellalegislazione non ha attinenza con la naturama con

l'artee quindi le sue fondamenta non si basano sulla verità.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Innanzitutto essi diconoamico mioche gli dèi sono operadell'artee non esistono per naturama

grazie a certe leggie questi dèi sono diversi a seconda della diversitàdel luogoe a seconda degli accordi che ciascun

popoìo prese con se stesso quando cominciò a legi ferare: e così per ciòche è bellovi è una bellezza per natura e una

bellezza per leggementre la giustizia non è affatto opera della naturamapoiché gli uomini passano tutta la vita a

litigare fra di loromutando sempre le regole di quellahanno valore divolta in volta quelle singole regole che vengono

mutate e nel momento in cui vengono mutatee quindi sono frutto dell'arte edelle leggima non della natura. Queste

amicisono tutte quelle parole che vengono pronunciate da quegli uominiritenuti saggi dagli uomini di oggiprivati

cittadini e anche poetii quali affermano che la giustizia riesce ad averela meglio con la violenza: per questa ragione le

varie forme di empietà colpiscono gli uomini contemporaneiche non credonoche gli dèi esistono così come la legge

ordina che dovrebbero pensaree per questa ragione vi sono le rivolte dicoloro che trascinano verso la giusta vita

secondo naturache in realtà consiste nel dominare gli altri e nel nonasservirsi agli altri secondo la legge.

CLINIA: Quale discorso hai espostostranieroe quanto è grande la vergognadegli uomini di oggisia

pubblicamente per gli statisia privatamente all'interno delle famiglie!

ATENIESE: Quel che dici è veroClinia. Come credi allora che dovràcomportarsi il legislatoredinanzi ad una

situazione che si presenta in questo modo sin dai tempi antichi? Dovrà solominacciarliimponendosi nello stato

dinanzi a tutti i cittadiniche se essi non ammetteranno l'esistenza deglidèi e non li penseranno ritenendoli così come la

legge dice che sono - e lo stesso vale per la bellezzala giustiziae tuttele altre questioni di grande rilievo che tendono

tanto alla virtù quanto al vizioe cioè che bisogna agire e pensare cosìcome il legislatore consiglia quando scrive le

leggi - e dovrà dire che se qualcuno non si offrirà docile alle leggil'uno dovrà morireun altro sarà frustato e

incarceratoun altro ancora privato dei diritti civilied altriinfinesaranno puniti con la povertà o l'esilio? Non unirà ai

suoi discorsi alcuna forma di persuasione per gli uomininel momento in cuistabilisce per loro le leggiin modo da

renderli il più possibile docili?

CLINIA: Nient'affattostranieroma se è possibile usare anche in piccolaparte la persuasione riguardo a tali cose

bisogna che il legislatoreanche quello di scarso valorenon sì stanchiaffatto di usarlama emettendo tutta la sua voce

come si dicedeve venire in soccorso con il discorso a quell'antica leggeche afferma l'esistenza degli dèi e tutto quanto

tu ora hai espostoe deve venire in aiuto alla legge stessa e all'artesostenendo che sono tutte due opera della natura e

non sono inferiori rispetto ad essase è vero che sono generatedall'intellettosecondo un corretto ragionamentocome

mi pare che tu voglia dire e come io ora voglio credereprestandoti fede.

ATENIESE: Cliniauomo assai premurosonon è difficile seguire questidiscorsise vengono pronunciati in questo

modo per la massadiscorsi che hanno anche un immensa lunghezza?

CLINIA: Ebbenestraniero? Siamo stati a sentire pazientemente i discorsicosì lunghi che abbiamo tenuto

sull'ubriachezza e sulla musicae adesso non abbiamo la pazienza di trattarequegli argomenti che riguardano gli dèi e le

altre questioni di questo genere?

E si avrebbe un grandissimo vantaggio anche per la legislazione che siaccompagna all'intelligenza e alla prudenza

perché i precetti delle leggi messe per iscrittodando ragione di sé inogni temposono assolutamente stabilisicché non

bisogna aver paura se in principio sono difficili da ascoltarema saràpossibile anche a chi li apprende con difficoltà

riprenderli di frequente ed esaminarli; e neppure bisogna aver paura dellaloro lunghezzaperché sono utilie per questo

motivo non ha alcun senso e non mi sembra cosa santa che ogni uomoneilimiti delle sue possiblitànon venga in

soccorso di questi discorsi.

MEGILLO: Mi sembra ottimo quello che ha detto Cliniastraniero.

ATENIESE: E bisogna fare davvero come diceMegillo. E infatti se i discorsiche abbiamo visto non fossero

Platone Le leggi

116

disseminatiper così direin tutti gli uomininon ci sarebbe bisogno diintervenire con questi nostri discorsi per

difendere la tesi dell'esistenza degli dèi; ma ora è necessario. Chi piùdel legislatore deve venire in soccorso delle leggi

più importanti che vengono corrotte dalla malvagità degli uomini?

MEGILLO: Nessun altro.

ATENIESE: Ma dimmi di nuovoCliniaanche tu - bisogna che anche tu prendaparte di questi discorsi -: può darsi

che chi sostiene queste teorie ritiene che fuocoacquaterra e aria sianogli elementi primi di tutte le cosee li chiama

con il termine di naturasostenendo che l'anima è venuta dopo questielementi. Anzimi pare che non può essere che la

pensi cosìma che proprio questo ci indichi effetti vamente con ildiscorso.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E dunqueper Zeusnon abbiamo trovato la fonteper così diredi quella stolta opinione di tutti gli

uomini che si occupano di ricerche riguardanti la natura? Considera edesamina il discorso da tutti i suoi punti di vista:

non sarebbe infatti un particolare di scarsa importanza se risultasse checoloro che si occupano di questi empi discorsi e

che guidano altri lungo questa stradafanno un uso erroneoe non buonodella ragione. Mi sembra che le cose stiano

così.

CLINIA: Dici benema cerca di spiegarci dove sbagliano.

ATENIESE: Pare che dobbiamo affrontare discorsi alquanto insoliti.

CLINIA: Non dobbiamo esitarestraniero. Mi rendo conto che tu pensi che seaffrontiamo questi discorsisi finisce

per sconfinare dalla legislazione: eppurese non vi è altro modo se nonquesto per mantenerci coerenti con quel che si è

dettoe cioè che gli dèi devono essere definiti così come dice la legge eche questo è il modo corretto di intenderli

bisogna allora parlare in questo modostraordinario amico.

ATENIESE: Dirò alloraa quanto pareun certo insolito discorso.

I discorsi che formano l'anima degli empi dichiarano che la causa prima dellagenerazione e della corruzione di tutte

le cose non è nata primama dopomentre quel che è nato dopoquellipensano che sia nato prima. Perciò essi si

ingannano sulla reale essenza degli dèi.

CLINIA: Non ho ancora capito.

ATENIESE: Quasi tutti corrono il rischioamicodi non riconoscere la veraessenza dell'anima e la sua proprietà

non solo in relazione a tutto il restoma anche relativamente alla suagenesipoiché essa esiste sin dai primi tempi

essendo nata prima di tutti i corpie più di ogni altra cosa presiede adogni loro mutamento e ad ogni loro

trasformazione: se allora le cose stanno cosìnon è inevitabile pensareche tutto ciò che per genere è affine all'anima è

nato prima di ciò che ha parentela con i corpidato che quella è piùvecchia del corpo?

CLINIA: Inevitabile.

ATENIESE: L'opinionele occupazionil'intellettol'artela legge sonovenuti prima del duro e del molledel

pesante e del leggero: e allora anche le prime e grandi imprese ed azionisono frutto dell'arteessendo nate prima

mentre quelle cose che sono opera della naturanonché la natura vera epropriala quale non è corretto chiamarla con

questo nomesono venute dopoe scaturiscono dall'arte e dall'intelletto.

CLINIA: Perché non è corretto chiamarla così?

ATENIESE: Essi intendono chiamare con il termine di «natura» la genesirelativa alle prime realtà: ma se apparirà

chiaro che l'anima è venuta primae non il fuoco né l'ariache l'anima ènata fra le prime realtàsi potrà dire assai

giustamente che essa è in modo particolare opera della natura. Ma le cosestanno in questi termini se si dimostra che

l'anima è anteriore al corpoin caso contrarionon è possibile.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Dopo di che non dobbiamo allora prepararci proprio a questa cosa.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Prestiamo allora attenzione ad un discorso assolutamenteingannevoleperchéessendo adatto a

giovaninon tragga in inganno noi che siamo vecchie sfuggendoci di manonon ci renda ridicolicosì da sembrare di

non cogliere neppure questioni di poco contoproprio nel momento in cuiaspiriamo a quelle di maggiore importanza.

Vedete un po'. Se ad esempio noi tre dovessimo attraversare un fiume dallacorrente impetuosaed ioche sono il più

giovane di noi e quello che ha maggiore esperienza di correntidicessi chespetta a me per primo controllare

lasciandovi in un luogo sicurose anche a voi che siete più vecchi siapossibile attraversarloo come si possa faree se

risultando possibile il guadoallora vi chiamassi e vi aiutassi adattraversarlo grazie alla mia esperienzama se invece

non fosse possibile per voi attraversarlomi assumessi tutto il pericolosembrerei fare un discorso ragionevole. Dunque

anche adesso il discorso che stiamo per fare è piuttosto impetuosoe sipotrebbe dire che probabilmente non è

percorribile con le sole vostre forze: perché allora il discorso non vifaccia venire capogiro e vertiginiconfondendovi

con domande cui non siete abituati a risponderee non faccia nascere in voiun misero e spiacevole senso di vergogna

bisogna che anch'io faccia cosìin prim o luogo rivolgendo domande a mestessomentre voi mi ascoltate standovene al

sicuroe dandomi in seguito le risposteesponendo così il discorsofinché non si sia completato l'argomento relativo

all'animae non si sia dimostrato che è nata prima l'anima del corpo.

CLINIA: Mi sembra ottimo quello che hai dettostranieroe allora fa' comedici.

ATENIESE: Avantidunquee se talvolta noi dobbiamo invocare la divinitàora si faccia così - si invochino gli dèi

in fondocon estrema serietàper dimostrare che essi stessi esistono - eaggrappandoci a loro come ad una fune sicura

inoltriamoci in questo discorso che ora cominciamo. E se intorno a taliquestioni qualcuno volesse confutarmi con le

seguenti domandemi sembra che questo sia il modo più sicuro di rispondere.Se uno mi dicesse: «Stranierotutto sta e

Platone Le leggi

117

nulla si muove? Oppure è tutto il contrario? Oancoraalcune di quellecose si muovonoe altre stanno ferme?»

«Alcune si muovono»dirò«altre stanno ferme». «E forse ciò che stasta in qualche spazioe ciò che si muove si

muove in qualche spazio?» «E come no?» «E alcune cose agiscono in un sololuogomentre altre in più luoghi».

«Alludi»diremo«a quelle cose che hanno la proprietà di essereimmobili al centro e che si muovono in un unico

luogocome i cerchi di cui si dice che stanno fermimentre la lorocirconferenza gira?» «Sì. E sappiamo che in questo

moto circolare tale movimentofacendo muovere insieme il cerchio più grandee quello più piccolosecondo la stessa

proporzione si distribuisce nei cerchi piccoli e in quelli più grandiessendo cosìin proporzioneminore e maggiore: e

questa è la ragione da cui scaturisce quella fonte di tutti quei fenomenimeravigliosiper cui lo stesso movimento

fornisce lentezza e velocitàin proporzione ai cerchi grandi e piccoliesembrerebbe appunto impossibileper quel che

uno si aspetterebbeche. si potesse verificare questa condizione».

«Verissimo». «Per quanto riguarda le cose che si muovono in più luoghimi sembra che tu alluda a quelle cose che

muovendosi con un movimento di traslazionepassano continuamente da un luogoall'altroe ora hanno un solo centro

come base d'appoggioora molti per il loro rotolare. E ogni volta che simcontrano con altri corpi che stanno fermi si

dividonomentre quando si incontrano con altri corpi che giungono dallaparte oppostariunendosi in un unico corposi

congiungono e si combinano in un unico composto». «Dico che le cose stannoproprio così come dici». «E quando si

combinano insieme diventano più grandie quando si dividono diventano piùpiccolinel caso in cui permanga la

costituzione di ciascun elementoquando invece questa viene menoessispariscono in virtù di queste due cause.

Quando e in quale condizione avviene la genesi di ogni cosa? è chiaro cheavviene quando un principioricevendo

un incrementopassa alla seconda trasformazionee da questa a quella piùvicinafinchégiunto alle tre dimensioni

diventa sensibile per coloro che hanno la sensibilità di coglierlo. Tuttocosì nasce in virtù del mutamento e del

movimento da uno stadio ad un altro: ed esiste effettivamente quando permanementre si annienta del tutto quando si

trasforma in un altro stadio». Non abbiamo così parlato di tutti imovimentienumerandoli secondo le speciefa tta

eccezione per dueamici miei?

CLINIA: Quali?

ATENIESE: Ottimo uomosi tratta di quei due movimenti per i quali noi stiamoconducendo tutta l'indagine attuale.

CLINIA: Parla più chiaramente.

ATENIESE: La nostra indagine non si svolge in funzione dell'anima?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Il primo movimentodunquesia quello che fa muovere altro ma nonpuò far muovere se stessoed è

sempre una specie di motoil secondo movimento sia quello che fa muovere sestesso ed altrosecondo combinazioni

divisioniincrementidiminuizionigenerazioni e corruzionied esso formaun'altra specie separata da tutti gli altri

movimenti.

CLINIA: Sia così.

ATENIESE: Considereremo come nona specie di movimento quel movimento chemuove sempre altro e da altro

viene messo in movimentomentre diremo che la decima specie è rappresentatada quel movimento chemuovendo se

stesso ed altro e accordandosi a tutto ciò che vien fatto e subitovieneeffettivamente definito come mutamento e

movimento di tutte le cose che sono.

CLINIA: Senza dubbio.

ATENIESE: Di questi dieci movimenti quale potremo assai correttamentescegliere come il più forte dì tutti e il più

importante quanto ad efficacia.

CLINIA: Credo che sia necessario affermare che il movimento che è in gradodi muovere se stesso sia infinitamente

superioree tutti gli altri vengano dopo questo.

ATENIESE: Dici bene. Ma delle cose che ora abbiamo detto in modo erratodobbiamo correggerne una o due?

CLINIA: Quali?

ATENIESE: Quando abbiamo parlato del decimo movimentonon abbiamo dettocorrettamente.

CLINIA: Perché?

ATENIESE: Esso è primo per genesi e per forzasecondo un correttoragionamento: e dopo questo abbiamo quel

secondo movimento che poco fain modo assurdoabbiamo definito nono.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Così. Quando un oggetto ne modifica un altroe questo ancora unaltroe via cosìvi sarà un primo

oggetto responsabile di tutti questi movimenti? E se un oggetto è mosso daun altrocome potrà esso essere il primo fra

gli oggetti che causano il movimento? è impossibileinfatti. Ma se unoggetto muovendo se stesso muove un altro

oggettoe quello un altro ancorae così gli oggetti che vengono mossi sonomigliaia e migliaianon è forse vero che il

principio di tutto il loro movimento consisterà in nient'altro se non inquel mutamento determinato dal movimento che

muove se stesso?

CLINIA: Benissimoe non si può non concordare con queste parole.

ATENIESE: Parliamo ancora in questo modoe di nuovo rispondiamo a noistessi. «Se tutte le coseessendo nate

insiemesi trovassero in quietecome hanno il coraggio di dire lamaggioranza di quei sapienti che abbiamo vistoquale

sarebbe in esse il primo dei movimenti che viene necessariamente ad esserefra quelli che abbiamo detto? Naturalmente

quello che muove se stesso: esso non avrebbe mai potuto essere modificato daaltro in precedenzanon essendoci in

quelle cose nessun precedente mutamento.

Il principio dunque di tutti i movimenti e il primo che viene ad essere tantonelle cose che sono in quiete quanto in

Platone Le leggi

118

quelle che sono in movimentovale a dire il movimento che muove se stessodiremo che questo è necessariamente il

mutamento più vecchio e più potentementre quello che è mosso da altro eche muove altroè il secondo movimento.

CLINIA: Quello che dici è verissimo.

ATENIESE: Ora che siamo giunti a questo punto del discorsorispondiamo aquesta domanda.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Se vedessimo che questo principio è presente in ciò che èformato dalla terrao dall'acquao dal fuoco

separato o mescolatoquale proprietà diremo che è presente in talesostanza?

CLINIA: Forse mi domandi se possiamo dire che tale sostanza vive quando muovese stessa?

ATENIESE: Sì.

CLINIA: Vive. E come no?

ATENIESE: Ebbene? Quando vediamo che l'anima è presente in alcune cosediciamo forse un'altra cosa o la stessa

cosa? Non dobbiamo cioè convenire ch'essa vive?

CLINIA: Non diciamo una cosa diversa.

ATENIESE: Un momentoper Zeus! Non vorrai pensare tre cose per ciascunarealtà?

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Una è il suo essereun'altra è la definizione dell'essereun'altra il nome: e inoltre si possono porre due

domande riguardo ad ogni realtà dotata di essere.

CLINIA: Come due domande?

ATENIESE: Oraproponendo il nome della cosadomandiamo la definizioneorainveceproponendo la

definizionedomandiamo il nome. E la questione che ora vogliamo dire non èla seguente?

CLINIA: Quale?

ATENIESE: Oltre a molte altre coseanche il numero si può dividere per due:e parlando del numeroil suo nome è

"pari"e la sua definizione "numero diviso in due partiuguali".

CLINIA: Sì.

ATENIESE: Ed ecco il punto che voglio chiarire. Non chiamiamo noi in ambeduei modi la stessa cosasia che

diamo il nome quando ci viene chiesta la definizionesia che diamo ladefinizione quando ci viene richiesto il nome

chiamando la stessa cosa sia con il nomee cioè "pari"sia conla definizionee cioè "numero diviso in due parti

uguali"?

CLINIA: Ma certamente.

ATENIESE: E qual è la definizione di ciò che ha nome anima? Ne abbiamoforse un'altraoltre a quella che è stata

detta orae cioè "movimento in grado di muovere se stesso"?

CLINIA: Affermi allora che si può definire come "ciò che muove sestesso" quell'essere che tutti chiamiamo con il

nome di "anima"?

ATENIESE: Sìlo affermo: e se la cosa sta in questi terminiavremo forseancora il rimpianto di non aver

sufficientemente dimostrato che l'anima si identifica con la genesi prima eil movimento delle cose che sonoche sono

statee che sarannoe di tutti i loro contraridato che è apparsa esserela causa del mutamento e del movimento dì tutte

le cose?

CLINIA: Noma anzisi è sufficientemente dimostrato che l'anima èanteriore a tutte le coseed è il principio del

movimento.

ATENIESE: E il movimento che si trova in un altro oggettocausato da unaltro fattoreche non fa mai in modo che

nulla muova se stesso in se stessonon viene per secondoo in una posizionearretrata di tanti numeri quanti uno ne

vuole contaretrattandosi del movimento proprio del corpo effettivamenteinanimato?

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Abbiamo dunque fornito una corretta e valida spiegazioneoltre chepienamente corrispondente al

verodel fatto che per noi l'anima si è generata prima del corpomentre ilcorpo per secondo e in un momento

successivoe che l'anima guida il corpo e quellosecondo naturaobbedisce.

CLINIA: Verissimo.

ATENIESE: Ricordiamo che prima ci eravamo trovati d'accordo nel dire che sel'anima fosse risultata essere

anteriore al corpoanche tutto ciò che ha attinenza con l'anima sarebbestato anteriore a ciò che ha attinenza con il

corpo.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: I modi di vitai costumile intenzionii ragionamentile vereopinionile occupazionii ricordisono

venuti prima della lunghezza dei corpie della larghezzae dellaprofonditàe della forzase è vero che l'anima è

anteriore al corpo.

CLINIA: Necessariamente.

ATENIESE: Dopo di che non è allora necessario accordarsi sul fatto che lacausa del bene e del maledel bello e del

bruttodel giusto e dell'ingiustoe di tutti i loro contrari è l'animaseè vero che stabiliremo che essa è la causa di tutte

le cose?

CLINIA: E come no?

ATENIESE: E non è necessario affermare che l'animache amministra ed abitain tutte le cose che in ogni modo si

muovonoamministra anche il cielo?

CLINIA: Certamente.

Platone Le leggi

119

ATENIE5E Un'anima o più di una? Più di unarisponderò io per voi. Nonpossiamo stabilirne meno di duevale a

dire quella che produce il bene e quella che ha la possibilità di realizzareil contrario.

CLINIA: Quello che dici è assolutamente giusto.

ATENIESE: Bene. L'anima allora guida tutte le cose che vi sono in cielointerrae in maree le guida con i

movimenti che le appartengono e che si chiamano "volontà""indagine""occupazione""decisione""opinione vera e

malvagia""godimento e sofferenza""coraggio epaura""odio e amore"e con tutti i movimenti affini a questi o

primariche dirigono i moti secondari dei corpi e guidano tutte le coseverso il loro incremento o la loro diminuizione

verso la loro dissoluzione e composizionee verso ciò che è connesso aqueste proprietà: caldo e freddopesante e

leggeroduro e mollebianco e neroaspro e dolce.

Quando l'anima ricorre a tutto ciòprendendo sempre come aiutantel'intellettoche è un dio e viene giustamente

stimato dagli dèidirige tutto verso la giustizia e la felicitàma se siunisce alla stoltezzaproduce tutto il contrario di

queste cose. Possiamo considerare che la questione stia in questi termini oancora dubitiamo che possa essere posta

diversamente?

CLINIA: Nient'affatto.

ATENIESE: E quale genere di anima diciamo che sia diventato padrone delcielodella terrae di tutta la

rivoluzione dell'univertso?

Quel genere assennato e pieno di virtùoppure quello che non possiede nél'una né l'altra qualità? Volete che

rispondiamo così a queste domande?

CLINIA: Come?

ATENIESE: Sestraordinario uomodiciamo che tutto il corso e il movimentodel cielo e di tutto ciò che è in esso

ha natura simile al movimentoalla rivoluzionee ai calcolidell'intellettoe se si muove secondo movimenti congeneri

allora è chiaro che si deve dire che l'anima migliore si prende cura ditutto l'universo e lo conduce lungo tale corso.

CLINIA: Giusto.

ATENIESE: Se procede in modo folle e privo di ordinel'universo è guidatodall'anima malvagia.

CLINIA: Anche questo è giusto.

ATENIESE: Ma quale natura possiede il movimento dell'intelletto?

Non è facileamicirispondere a questa domanda e dire parole assennate:perciò anch'io adesso vi devo aiutare nella

formulazione della risposta.

CLINIA: Dici bene.

ATENIESE: Non facciamo come quelli che rivolgono lo sguardo fisso al solefacendo venire notte a mezzogiorno

e non rispondiamo come se potessimo vedere e conoscere adeguatamente conocchi mortali l'intelletto: è più sicuro

osservare con lo sguardo rivolto verso l'immagine di ciò che vienedomandato.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Prendiamo come immagine quella di quei dieci movimenti cuiassomiglia l'intelletto: ve la richiamerò

alla memoriae insieme a voi cercherò di rispondere a quella domanda.

CLINIA: Dici benissimo.

ATENIE5E Delle cose che abbiamo detto prima non ricordiamo almeno questoecioè che abbiamo stabilito che di

tutte le cose alcune si muovono e altre stanno ferme?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: Efra quelle che si muovonoalcune si muovono in unico luogoaltre in più luoghi.

CLINIA: è così.

ATENIESE: Di questi due movimentiè inevitabile che quello che si muove inun unico luogo si muove sempre

intorno ad un centroimitando i cerchi lavorati al tornio e questo movimentoè assolutamentenei limiti del possibile

quello che è più affine e somigliante al movimento circolaredell'intelletto.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Affermando che l'intelletto e il movimento che si muove in un unicopunto si muovono ambedue in

modo uguale ed identiconel medesimo luogointorno al medesimo centronella medesima direzionee secondo

un'unica ragione ed un unico ordineformando un immagine somigliante aimovimenti della sfera al tornionon

daremmo mai l'impressione di essere scadenti artefici di belle immaginirealizzate con la parola.

CLINIA: Giustissimo.

ATENIESE: E il movimento che non è mai uguale ed identicoche non è mainel medesimo luogoné intorno al

medesimo centroe non si muove mai nella medesima direzioneche non avvienesecondo un'unica disposizioneun

unico ordineun'unica ragionenon potrebbe essere il movimento affine allastoltezza in genere?

CLINIA: è assolutamente vero.

ATENIESE: Ora non è affatto difficile dire in modo esplicito chedalmomento che l'anima guida tutte le cose

occorre affermare che il movimento circolare del cielo è necessariamenteguidato e ordinato dall'anima migliore o da

quella contraria.

CLINIA: Stranierodopo quello che ora abbiamo dettosarebbe empio affermareuna cosa diversa dal fatto che una

sola anima che contiene in sé tutte le virtùoallo stesso modoanchepiù animeguidano l'universo.

ATENIESE: BenissimoCliniahai ascoltato questi discorsi: ascolta ancoraquesto.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Se è vero che l'anima muove circolarmente il solela lunaetutti gli altri astrinon muove anche

Platone Le leggi

120

ciascuno di essi singolarmente?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Ragioniamo intorno ad uno di quellie così quel che risulterà sipotrà adattare a tutti gli altri astri.

CLINIA: Quale prendiamo?

ATENIESE: Ogni uomo vede il corpo del solema nessuno vede l'animaeneppure vede l'anima di nessun altro

corpo degli esseri viventivivo o morto che sia: ma abbiamo molte ragioniper attenderci che questo genere dell'anima

pur essendo completamente insensibile a tutte le sensazioni del corposiaintelleggibile.

Con il solo intelletto e con il solo pensiero noi possiamo afferrare questacosa intorno a tale genere.

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Se l'anima guida il solenon ci sbagliamo di molto nel dire cheessa compie una di queste tre cose.

CLINIA: Quali?

ATENIESE: Essatrovandosi all'interno di quel corpo che appare rotondolotrasporta in ogni luogocome l'anima

che è in noi ci porta in giro in ogni luogo; oppureprocurandosiall'esternochissà da doveun corpo composto di fuoco

o di ariacome alcuni diconospinge violentemente corpo contro corpo;oppure ancoraed è il terzo casospogliata del

corpopossiede altre sue straordinarie e miracolose potenze grazie allequali lo muove.

CLINIA: Sìquesto è inevitabilee cioè che l'anima guidi il tuttocompiendo una di queste operazioni.

ATENIESE: Ogni persona deve ritenere che quest'anima è superiore al solesia che lo conduca sopra un carro

perché porti a tutti la lucesia che lo muova dal di fuorio comunqueavvengano le cosee deve pensare che si tratta

quasi di una divinità. O no?

CLINIA: Sìalmeno colui che non ha raggiunto l'estremo grado di stoltezza.

ATENIESE: Riguardo a tutti gli astri e alla lunariguardo agli anni e aimesi e a tutte le stagioniquale altro discorso

diremo se non questo stesso discorsoe cioè chedal momento che un'anima omolte anime risultarono essere causa di

queste coseanime valorose provviste di ogni virtùdiremo che esse stessesono divinitàsia che trovandosi all'interno

dei corpicome fossero esseri viventimettono ordine in tutto il cielosiache agiscano in qualsiasi altro modo? Chi è

chetrovandosi d'accordo su queste cosesosterrà ancora che tutte lerealtà non sono colme di dèi?

CLINIA: Nessuno può essere così fuori di sennostraniero.

ATENIESE: Lasciamo allora stare tale questioneMegillo e Cliniadopo cheabbiamo fissato i termini per colui che

prima non credeva all'esistenza degli dèi.

CLINIA: Quali?

ATENIESE: O devono mostrarci che non abbiamo detto bene quando abbiamostabilito che l'anima era la genesi

prima di tutte le cosee quando abbiamo fatto tutte le altre affermazioniche si accompagnano a quel principiooppure

non potendo dire meglio di noidovranno prestar fede a noi e vivere credendonegli dèi per tutto il resto della loro vita.

Vediamo se abbiamo dimostrato a sufficienza che gli dèi esistono a coloroche non credono nell'esistenza degli dèio se

alla nostra dimostrazione manca ancora qualcosa.

CLINIA: Non manca assolutamente nullastraniero.

ATENIESE: Abbia dunque per noi termine questo discorso. Dobbiamo ora esortarechi crede negli dèima non

ritiene che si occupino delle faccende umane. «Ottimo uomo»diciamogli«tu credi all'esistenza degli dèi perché forse

una divina parentela ti spinge a stimare e ad onorare chi è della tua stessanatura: ma le sorti di uomini malvagi ed

ingiustisia privatamente che pubblicamentechepur non essendo veramentefonte di felicitàsono ritenute tali dalle

opinioni degli uominianche se in modo sconvenienteti spingono versol'empietàe così nell'arte e in ogni sorta di

discorsi non vengono correttamente celebrate. Oppurevedendo che moltiuomini sono giunti ormai vecchi al termine

della vitalasciando i figli dei figli fra grandissimi onoriora appunto titurbi nell'assistere a tutti questi fattisia che tu

abbia sentito parlare di queste cosesia che tu abbia visto con i tuoiocchiimbattendoti in molte e terribili empietà

attraverso le quali sono riusciti a giungere ai vertici delle tirannidi edelle più grandi fortune partendo da oscure

condizioni: e poiché allora è chiaro che tu non vuoi accusare gli dèi diessere i responsabili di questi fattia causa di

quella certa parentelaessendo in balia di uno stolto ragionamento e nonpotendo disapprovare gli dèisei giunto ora a

provare questa attuale stato d'animosicché ritieni che essi esistanomapensi che disprezzino e non si curino degli

affari umani. Perché allora questa tua credenza di adesso non degeneri inuna condizione più grave di empietàse siamo

in grado di respingerla con i discorsi prima che ti assalgaproviamounendoil discorso che segue a quello che abbiamo

svolto dal principio alla fine rivolgendoci contro chi non credeva affattoall'esistenza degli dèia ricorrere ora a

quest'ultimo».

Tu Cliniae tu Megilloassumete il ruolo di questo giovane nel risponderecome avete fatto nei precedenti discorsi:

se poi nei discorsi capita che vi sia qualche ostacoloiocome ora mi sonoassunto il vostro ruolovi aiuterò ad

attraversare il fiume.

CLINIA: Quello che dici è giusto: allora tu fai cosìe noinei limiti delpossibilefaremo come dici.

ATENIESE: Ma non sarebbe affatto difficile dimostrare questa cosae cioèche gli dèi non solo non si curano di

meno delle piccole cosema anzidi più che di quelle estremamenteimportanti.

Quel giovane ha sentito direpoiché era presente ai nostri discorsi diadessoche gli dèiessendo buonisono

assolutamente forniti di quella virtù che consiste nella cura di tutte lecosevirtù che è la più affine alla loro natura.

CLINIA: Ha ascoltato bene.

ATENIESE: Dopo di che si esamini insieme di quale loro virtù parliamo quandoconcordiamo nel dire che essi sono

buoni. Avantidiciamo che l'essere temperanti e il possedere intellettoappartengono alla virtùe tutte le opposte qualità

Platone Le leggi

121

appartengono invece al vizio?

CLINIA: Lo diciamo.

ATENIESE: Ebbene? E non diciamo che il coraggio appartiene alla virtùmentre la viltà al vizio?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E diremo che di queste qualità le une sono turpimentre le altresono nobili?

CLINIA: Necessariamente.

ATENIESE: E non diremo che di queste qualità quelle di scarso valore siaddicono a noise proprio si addicono a

qualcunoma né molto né poco agli dèi?

CLINIA: Ognuno la penserebbe così intorno a tali questioni.

ATENIESE: Ebbene? La negligenzal'ignaviala mollezzale considereremonell'ambito della virtù dell'animao

come dici?

CLINIA: E come potrei dire?

ATENIESE: Ma non è il contrario?

CLINIA: Sì.

ATENIESE: E le qualità contrarie a queste sono allora sul versante opposto?

CLINIA: Sìall'opposto.

ATENIESE: Ebbene? La persona mollenegligentepigrache il poeta (1) diceche è assai simile ai fuchi senza

pungiglionenon sarà tale anche per noi?

CLINIA: Parole giustissime.

ATENIESE: Non si deve dire che il dio abbia un simile costumecheanziluistesso detestae se qualcuno cerca di

pronunciare una cosa similenon si deve permettergli di pronunciarla.

CLINIA: Nonaturalmente: come sarebbe altrimenti possibile?

ATENIESE: E se a un tale spetta il compito dì fare e di prendersiparticolare cura di qualcosae così si occupa e

rivolge la propria mente soltanto agli aspetti più importanti dellaquestionee trascura invece quelli di scarsa

importanzacon quale discorso elogiandolo saremmo assolutamente sicuri dinon sbagliare?

Vediamo la cosa in questo modo. Non è vero che chi compie quest'operapuòcompierla tenendo presente questi due

aspettisia che sia un diosia che sia un uomo?

CLINIA: Quali aspetti?

ATENIESE: O ritiene che non sia affatto importantein relazione all'operanel suo complessoche si trascurino le

questioni di minor rilevanzaoppureper indolenza e per mollezzaanche sesono importantili trascura. O come può

avvenire in altro modo la negligenza? Infattise non è possibile occuparsidi tutti gli aspettiallora non sarà più

negligenzané delle cose piccole né di quelle grandiper chi non sioccupa di tali cosepoiché a questo puntodivinità o

uomo di scarso valore che siamanca della capacità e non è in grado dioccuparsene.

CLINIA: Comeinfatti?

ATENIESE: Ora che sono due rispondano a noi che siamo trequei due checonvengono sull'esistenza degli dèi

anche se il primo pensa che debbano essere placati con sacrifici e preghieree il secondo ritiene che non si prendano

cura delle questioni di poco conto. In primo luogo affermate che gli dèiconosconovedonoe ascoltano tutte le cosee

nessuna cosa che sia oggetto di sensazione e di conoscenza è possibile cherimanga loro celata: dite che le cose stanno

in questi terminio come?

CLINIA: Così.

ATENIESE: Ebbene? Ed esercitano la loro influenza su tutto quanto è inpotere dei mortali e degli immortali?

CLINIA: Come non essere d'accordo anche su questo punto?

ATENIESE: E tutti e cinque abbiamo concordato che essi sono buoni e ottimi.

CLINIA: Assolutamente sì.

ATENIESE: Dunque non è impossibile pensare che essi compiano qualsiasi cosacon indolenza e con mollezzase

abbiamo concordato che essi sono come abbiamo detto? L'ozioper noièfiglio della viltàl'indolenzainvecefiglia

dell'ozio e della mollezza.

CLINIA: è verissimo quello che dici.

ATENIESE: E nessuno degli dèi è negligente per ozio e per indolenzadatoche non partecipano della viltà.

CLINIA: Giustissimo.

ATENIESE: Allora non resta altra considerazione che questa: se è vero chegli dèi trascurano le piccole cosequelle

che sono insignificanti rispetto al tuttoo si comportano così perchériconoscono che non vale affatto la pena di

occuparsi di tali coseoppure che cos'altro resta se non il contrario dellaconoscenza?

CLINIA: Nulla.

ATENIESE: Forseottimo e carissimo amicodobbiamo ammettere che tu dici chegli dèi sono ignorantie che per

ignoranza trascurano ciò di cui dovrebbero occuparsioppure chepurconoscendo ciò che debbono faresi comportano

come si dice che facciamo i più vili fra gli uominii quali sanno che se sicomportassero diversamente da come si

comportano si comporterebbero meglioma comunque non si comportano in quelmodo perché sono vinti dai piaceri e

dai dolori?

CLINIA: Come possibile?

ATENIESE: Ma ogni cosa umana non prende parte della natura dell'animael'uomo non è fra tutti gli esseri viventi

l'essere più pio?

Platone Le leggi

122

CLINIA Mi pare.

ATENIESE: Diciamo che tutti gli esseri mortali sono proprietà degli dèicome anche il cielo intero.

CLINIA: Come no?

ATENIESE: Si può dire ormai che queste cose hanno scarsa o grande importanzaper gli dèi: non si addice ai nostri

signoriche sono i più diligenti e i miglioritrascurarci nell'uno onell'altro caso. Ma esaminiamo ancora un puntooltre

a quelli già detti.

CLINIA: Quale?

ATENIESE: La sensazione e la facoltà intellettiva non sono per naturaopposte fra loro in rapporto alla facilità ed

alla difficoltà?

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: è più difficile vedere ed ascoltare le cose piccole che quellegrandied è per chiunque più facile

sopportaredominareed occuparsi di poche e piccole cose che di quellecontrarie.

CLINIA: E anche di molto.

ATENIESE: Poniamo il caso che ad un medico sia ordinato di curare tutto uncorpoe che egli voglia e possa

occuparsi degli aspetti più importanti della malattiamentre trascuriquelle parti più insignificanti: tutto il suo corpo

starà bene in questo modo?

CLINIA: Nient'affatto.

ATENIESE: E non accade nulla di diverso ai nocchieriagli strateghiagliamministratori della casaa certi uomini

politicie ad altra gente simile se si occupano di un gran numero di coseimportantima lasciano da parte quei pochi

aspetti di scarsa importanza: e d'altra parte i muratori dicono che le pietregrosse non sono ben sistemate senza quelle

piccole.

CLINIA: E come potrebbero?

ATENIESE: Non consideriamo la divinità di valore inferiore rispetto agliartigiani mortalii qualinell'ambito di

loro competenzasi dimostrano migliori nella misura in cui le loro operegrandi o piccole che sianorisultano

perfettamente e compiutamente lavorate con un'unica arte: non possiamo allorapensare che il dioche è assai sapiente

e che vuole e può prendersi cura delle cosenon si occupi affatto dellecose di cui è più facile prendersi curain quanto

sono piccolee si prenda cura di quelle grandicome quel tale pigro o vileche per le fatiche diviene indolente.

CLINIA: In nessun modo accogliamostranieroun'opinione del genere suglidèì: se la pensassimo cosìil nostro

pensiero non sarebbe affatto santoné corrispondente al vero.

ATENIESE: Ormai mi sembra che abbiamo discusso in modo del tutto convenientedi chi si diverte ad accusare gli

dèi di negligenza.

CLINIA: Sì.

ATENIESE: Con i nostri discorsi lo abbiamo costretto ad ammettere che nonparlava correttamente: e tuttavia mi

sembra che abbia ancora bisogno di certi racconti incantatori.

CLINIA: Quali?

ATENIESE: Cerchiamo di persuadere questo giovane con i nostri discorsi chechi si occupa del tutto in vista della

salvezza e della virtù dell'insieme ha ordinato tutte le cose in modo cheogni più piccola parte di essenei limiti del

possibilesubisca e operi ciò che le spetta. A ciascuna di queste partisono state preposte delle guide che presiedono

anche la più piccola cosa ch'essa subisce e compiee fanno in modo chetutto si realizzi perfettamente sino all'ultima

divisione. Anche tuo miserosei una piccola frazione di queste parti chemira continuamente e tende al tuttoanche se

infinitamente piccolae proprio a tal propositoti sfugge il fatto che ognigenesi avviene in funzione di quelloe cioè

perché nella vita del tutto vi sia un'essenza di felicitàe quel tutto nonsi è generato in funzione di tema tu in funzione

di quello.

Ogni medicoinfattied ogni esperto artigiano realizza ogni sua opera infunzione del tuttoe tendendo al miglior

bene comunerealizza la parte in funzione del tuttoe non il tutto infunzione della parte: tu sei turbato perché ignori

che ciò che ti accade ed è ottimo per il tutto lo è anche per teinvirtù di quella proprietà che deriva dalla comune

origine. E poiché l'anima è sempre unita ora a quel corpoora aquell'altroe quindi subisce ogni sorta di mutamento a

causa sua o di un'altra animanon resta altra opera all'ordinatore se nonquella di collocare il costume migliore nel luogo

miglioree quello peggiore nel luogo peggioresecondo ciò che èconveniente a ciascunoperché ciascuno abbia il

destino che gli spetta.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Credo di poter dire che sia facile per gli dèi prendersi cura deltutto. Se infatti qualcunoguardando

sempre all'insiemeplasmasse e trasformasse il tuttoe trasformasse ilfuoco in acqua vivae non facesse derivare i

molti dall'uno o l'uno dai moltialloraavendo preso parte le cose dellaprimadella secondae della terza generazione

sarebbero infiniti di numero gli ordinamenti mutati: e ora vi è unafacilità straordinaria per chi si prende cura del tutto.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: In questo modo. Poiché il nostro re vide che tutte le azioni sonocausate dall'animae in esse vi è

grande abbondanza di virtù e di vizioe che quando si general'esseredell'anima e del corpo è indistruttibileanche se

non eternocome sono gli dèi secondo la legge - e se venisse a mancare unodi questi due elementi non vi sarebbe più

generazione di esseri viventi - e poiché considerò che tutto quanto vi èdi buono per natura nell'anima risulta

vantaggiosomentre ciò che è malvagio reca dannoconsiderando alloratutto questoescogitò il modo per cuiessendo

ogni parte collocata in un certo modopotesse assolutamente rendere neltuttonel modo più semplice e migliorela

Platone Le leggi

123

virtù vittoriosa e il vizio sconfitto. E in vista di questo tutto egli haescogitatoa seconda delle qualità che ogni essere

deve sempre averequale sede e quali luoghi mutando egli deve andare adabitare: quanto al generarsi delle qualità

individualiha lasciato alla volontà di ciascuno di noi la libertà dideterminarne le cause. Infatti quasi sempreo almeno

nella maggior parte dei casiciascuno di noi diviene così come desidera ecome è disposto relativamente alla propria

anima.

CLINIA: Naturale.

ATENIESE: Tutto ciò che prende parte dell'anima si trasformae ha in sé lacausa di tale mutamentoe mutando si

trasforma secondo l'ordine e la legge del destino: e se i costumi di vita dichi possiede l'anima mutano di rado e in

particolari insignificantisi muta di luogo sulla superficie della terramentre se mutano più di frequente e tali mutamenti

risultano più ingiustisi scivola nelle profondità della terra e neiluoghi che sono detti "sotterranei"e vengono chiamati

"Ade" o con altri nomi simililuoghi che sono assai temutie chevengono sognati sia in vitasia quando si è ormai

separati dal corpo. E se l'anima partecipa in misura maggiore del vizio odella virtùper sua volontà o per un rapporto

consolidato nel tempoquando si unisce ad una virtù divina divenendo essastessa talesi trasferisce in un luogo diverso

e del tutto santoe viene portata in un altro luogo migliore; ma se avvieneil contrarioanche la sua vita si muta al

contrario.

«Questa è la giustizia degli dèi che occupano l'Olimpo»(2) o figlioloogiovaneche ritieni di essere trascurato dagli

dèi! Chi diviene peggiore si muove verso le anime dei peggiorichi diventamigliore si dirige verso le anime dei

miglioriin vita e in tutte le morti successive subendo e facendo ciò che isimili devono fare ai loro simili. A questa

giustizia divina né tuné nessun altro sventurato può vantarsi disfuggirvi: coloro che la stabilirono la collocarono in un

luogo superiore rispetto a tutte le altre forme di giustiziaed èassolutamente necessario stare lontani da essa. Non sarai

mai trascurato da essa: e non sarai così piccolo da poter penetrare nelleprofondità della terrané così alto da poter

volare nel cieloma pagherai la pena che essi ritengono convenientesia chetu rimanga quio anche scenda nell'Adeo

ancorasia trasportato nel luogo più selvaggio di tutti questi. Lo stessovale per te e anche per quelli che tuvedendo che

sono partiti da origini modeste e sono diventati grandicompiendo empietà oaltre opere del generehai creduto che da

sventurati fossero diventati felicie come in uno specchio hai pensato divedere riflessa nelle loro azioni la negligenza

degli dèi verso tutte le cosenon sapendo in che modo il loro contributovenga in soccorso al tutto. E come puoi credere

o fra tutti assai temerarioche non bisogna conoscere questo contributo? Seuno non ne fosse a conoscenza non

potrebbe formarsi l'idea del vivere e non sarebbe in grado approfondire ildiscorso della vita a proposito della felicità e

della cattiva sorte. Se su tali questioni il nostro Clinia e tutti i vecchiqui presenti riescono a convincerti che sugli dèi

non sai quello che dicila divinità stessa farà bene a venire in tuoaiuto: ma se hai bisogno di qualche altro discorso

ascoltaci mentre parliamo alla terza categoria di avversarisempre che tuabbia un po' di cervello. Che gli dèi esistono e

si prendono cura degli uominimi sembradireidi averlo dimostratoe nonin modo del tutto scadente: quanto al fatto

che gli dèi possano essere placati dagli individui ingiustiricevendo iloro doninon dobbiamo concederlo ad alcunoe

in qualsiasi modonei limiti del possibiledobbiamo confutare questa tesi.

CLINIA: Dici benissimoe allora dobbiamo fare come dici.

ATENIESE: Avantiin nome degli dèi stessiin che modo potremmocorromperlisempre che si potessero

corrompere? E chi? E quali di essi? Bisogna che siano come dei condottieriessi che governano perfettamente tutto il

cielo.

CLINIA: è così.

ATENIESE: Ma a quali condottieri assomigliano? O quali condottieriassomigliano a lorose vogliamo confrontare i

più piccoli con i più grandi? Saranno simili ad essi quelli che guidano icarri nelle gare o i piloti delle navi? Forse si

potrebbero confrontare con i comandanti degli eserciti; ma si potrebberoparagonare anche ai medici che vigilano

sull'assalto nemico delle malattie che minacciano i corpio ai contadini cheaccolgono con timore le consuete stagioni

che sono difficili per lo sviluppo delle pianteo anche ai pastori digreggi. Poiché ci siamo trovati d'accordo sul fatto

che il cielo è pieno di molti benima anche di ciò che ad essi ècontrarioanche se i beni sono in maggior numero

diciamo che una battaglia simile è immortale e richiede una straordinariavigilanzae che gli dèi e i demoni sono nostri

alleatie noi siamo in loro possesso: ci corrompono l'ingiustizia e latracotanza insieme alla stoltezzamentre la giustizia

e la temperanza insieme all'intelligenza ci salvanole quali abitano nelleanime degli dèima che in minima parte sono

presenti in noicome si può chiaramente vedere. è chiaro che alcune animeche abitano sulla terra e posseggono un

ingiusto profitto sono simili a fiereeprostrandosi dinanzi alle anime deicustodisiano essi canipastorio anche

anime di padroni più eccellenticercano di convincerecon parole diadulazione e con certe preghiere di ringraziamento

come dicono i malvagiche è loro possibile avvantaggiarsi sugli altriuomini senza subire alcuna difficoltà: e noi

diciamo che l'errore di cui abbiamo parlatovale a dire il prevalere suglialtri uominiquando avviene nei corpi di carne

si chiama "malattia"se avviene invece nelle stagioni dell'anno enegli anni "peste"se infine colpisce gli stati e le

costituzioniquesta stessa parola bisogna mutarla nel termine"ingiustizia".

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: è necessario che pronunci questo discorso chi dice che gli dèisono sempre indulgenti con gli uomini

ingiusti e con i delitti che essi compionopurché assegnino ad essi unaparte degli ingiusti guadagni: sarebbe come se i

lupi dessero una piccola parte della preda ai canie i caniplacati daidonilasciassero venire i lupi a depredare le

greggi. Non è forse questo il discorso che fa chi sostiene che gli dèi sipossono corrompere?

CLINIA: è proprio questo.

ATENIESE: Ma non sarebbe ridicolo chiunque volesse paragonare gli dèi ad unoqualsiasi dei custodi di cui sopra si

Platone Le leggi

124

è detto? Forse li dobbiamo paragonare ai piloti delle naviche alterati dauna libagione dì vino e dall'odore di carni

arrostitemandano in rovina nave e marinai?

CLINIA: Nient'affatto.

ATENIESE: Ma neppure a coloro che in gara guidano i carri i qualischieratialla partenzasi lasciano corrompere

da doni e consegnano ad altri concorrenti la vittoria.

CLINIA: è terribile l'immagine che viene fuori da questo discorso.

ATENIESE: E neppure a strateghia medicia contadinio a pastorio acerti cani che vengono ingannevolmente

attirati dai lupi.

CLINIA: Taci! Come puoi dire queste cose?

ATENIESE: Mafra tutti i custodinon sono per noi gli dèi i piùautorevoli custodi delle più gravi questioni?

CLINIA: E di gran lunga i più autorevoli.

ATENIESE: Possiamo dire allora che coloro che custodiscono le cose piùnobilied eccellono per virtù nel loro

compito di custodiasono peggiori dei cani e degli uomini mediocriessi chenon tradirebbero mai la giustiziaallettati

da doni accettati empiamente da uomini ingiusti?

CLINIA: Nient'affatto: ma questo discorso è inaccettabilee fra tutti gliempi che si trovano nella totale empietà

ogni uomo che aderisce a questa opinione corre il rischio di essere giudicatoassai giustamente come il più malvagio e il

più empio.

ATENIESE: Possiamo dire di aver dimostrato a sufficienza le tre cose che cieravamo propostie cioè che gli dèi

esistonoche si prendono cura di noie che sono assolutamente inflessibilinei confronti dell'ingiustizia?

CLINIA: E come no? E anche noi concordiamo con questi discorsi.

ATENIESE: Essi sono stati certamente pronunciati con veemenzaa causa delnostro desiderio di avere la meglio

sugli uomini malvagi: ma il tono polemico delle mie parolecaro Cliniaeragiustificato dalla preoccupazione che quei

malvagiforti dei loro discorsiritenessero di avere la possibilità difare ciò che volevanoin relazione a tutto ciò che

pensano riguardo agli dèi. Per queste ragioni è sorto in noi un ardoreforse troppo giovanile di parlare: e se almeno in

parte siamo riusciti a fare in modo di convincere questi uomini ad odiare sestessi e ad amare i costumi opposti a questi

questo proemio alle leggi riguardanti l'empietà risulterà ben detto.

CLINIA: Questaalmenoè la speranza: in ogni casoun discorso del generenon pretende di mettere sotto accusa il

legislatore.

ATENIESE: Dopo il proemiodobbiamo tenere un discorso che si facciagiustamente interprete delle leggie ordini

a tutti gli empi di abbandonare i propri costumi di vitae di rivolgersiverso quelli delle persone pie. Ma per quelli che

non obbedisconoquesta sia la legge riguardante l'empietà: se un talecommette empietà nelle parole o nei fattichi per

caso si trova presente difenda la legge segnalando ai magistrati ilcolpevolee i magistrati che verranno informati per

primilo presentino al tribunale che è stato designato a giudicare inmerito a tali questionicome prevedono le leggi; se

un magistratodopo aver ascoltato questi fattinon compie ciò che dovrebbefaresia egli stesso accusato di empietàda

parte di chi vuole vendicare le leggi. Se uno viene riconosciuto colpevoleil tribunale fissi per ogni singolo casola

pena per chi commette empietà. Il carcere sia la pena comune per tutti: e lecarceri nel nostro stato devono essere tre;

unosituato presso la piazzasarà comune alla maggior parte dei criminalie servirà a salvaguardare la maggior parte

delle persone fisicheun altrosituato presso il luogo dove avvengono leadunanze notturnechiamato "carcere

correzionale"un altro ancorainfineal centro della regionedove visia un luogo deserto e assolutamente selvaggio

avrà un qualche nome che evoca la pena.

Dato che tre sono le cause che danno luogo all'empietàdelle quali ancheprima abbiamo parlatoe poiché da

ciascuna di esse ne scaturiscono duediventano sei i generi di coloro checommettono mancanze nei confronti del

divinoe meritano una distinzionedal momento che non richiedono peneugualiné simili. Vi è chi non crede

assolutamente all'esistenza degli dèima aderisce per natura ad un costumedi vista giusto; costui insieme ad altri

detesta i malvagie poiché disapprova l'ingiustizianon vuole compiereazioni ingiusteed evita gli uomini che non

sono giustimentre predilige quelli giusti. Vi sono poi quelli cheoltreall'opinione che tutto sia desolatamente privo di

dèicadono nell'intemperanza di piaceri e di dolorie possiedono buonamemoria e acute capacità di apprendere. In

ambedue i generi di persone è presente la comune disgrazia di non credereall'esistenza degli dèima i primi recano un

danno limitato agli altri uominimentre i secondi causano mali maggiori. Ilprimo infatti parlerà assai liberamente degli

dèidei sacrificie dei giuramentie suscitando il riso degli altriforse li renderebbe come luise non intervenisse la

pena; il secondoche ha la stessa opinione del primoè considerato uomoabile e pieno di astuzie e di insidie: da questo

genere di persone viene fuori tutta una serie di indovini e di gente che simuove intorno alla magiae talvolta nascono

anche tirannie demagoghie strateghicospiratori che tramano insidie conriti celebrati in privatoe altri ingannevoli

espedienti dei cosiddetti sofisti. Di questi empi vi possono essere moltespeciema due sono quelle per le quali merita

fissare le leggi: la prima è quella dei dissimulatorii quali per le colpeche commettonomeriterebbero non unae

neppure due condanne a mortel'altra esige soltanto ammonizione e nellostesso tempo carcere. Allo stesso modo anche

il pensare che gli dèi siano negligenti genera due altre specie di empietàe altre due il pensare che si possono

corrompere. Compiute tali distinzioniil giudice condannerà al carcerecorrezionalesecondo la leggeper un periodo di

tempo non inferiore ai cinque annichi per stoltezzae non per malvagiadisposizione o per cattivi costumi è divenuto

tale; in questo periodo nessun altro cittadino abbia rapporti con quellieccetto i magistrati che partecipano al consiglio

notturnoche avranno rapporti con loro per ammonirli e salvare le loroanime: trascorso per quelli il periodo della

detenzionechi di loro sembrerà aver riacquistato senno torni a vivere trale persone assennatealtrimentise verrà

Platone Le leggi

125

giudicato un'altra volta colpevole di un reato similesia punito con lamorte. Quelli che invecesimili a bestieoltre a

non credere all'esistenza degli dèio a ritenerli negligenti ocorruttibilidisprezzano gli uominie incantano l'anima di

molti viventivantandosi di saper evocare i morti e promettendo dipersuadere gli dèicome se li potessero raggirare con

sacrificipreghiereed incantesimie mettono manoper sete di ricchezzealla completa rovina di privati cittadinidelle

famiglie intere e degli statiper colui che fra costoro risulti dunquecolpevoleil tribunale per quello stabilisca che sia

condannato al carcere che sta in mezzo alla regionesecondo la leggee maialcun uomo libero si avvicini a questa

genteed essi ricevano il vitto stabilito dai custodi delle leggi da partedei servi. Quando muoresia gettato fuori dai

confini senza sepoltura; e se un uomo libero presterà il suo aiuto perseppellirlosia perseguito da chi vuole con l'accusa

di empietà. Se egli lascia figli adatti alle esigenze dello statoimagistrati che si occupano degli orfani si prendano cura

anche di questi come se fossero orfanie non in modo peggiore degli altridal giorno in cui il padre loro sia stato

riconosciuto colpevole.

Bisogna stabilire per tutti costoro una legge comune che faccia in modo chela maggior parte di essi commetta meno

errorisia nei fatti che a paroleverso gli dèie che siano meno stolti;e questo può avvenire mediante il divieto di

compiere ritì sacri a l di fuori di quelli concessi dalla legge. Per tuttiquesti sia allora stabilita una legge formulata

semplicemente così: nessuno possegga luoghi sacri all'interno delle caseprivate. Se uno intende compiere sacrifici

vada a sacrificare nei luoghi pubblicie consegni le vittime nelle mani deisacerdoti e delle sacerdotesse cui è affidata la

purificazione di questi sacrifici; preghi con loroe chi vuole preghi conlui. Queste disposizioni siano emanate per le

seguenti ragioni. Costruire templi e altari per gli dèi non è cosa facilee solo una mente assai dotata può compiere

correttamente l'impresa. è costume delle donnein particolaree di coloroche in ogni caso si trovano in una condizione

di debolezzaeancoradi quelli che corrono qualche pericolo e sono indifficoltàquale che sia il disagio in cui si

trovanoe ancheal contrariodi chi si trova in una fortunata condizionedi consacrare tutto ciò che si trova in loro

presenzadi pregare facendo sacrificie di promettere costruzioni in onoredi dèidemonie figli degli dèi; e svegliati

per la paura anche nei sognie ricordandosi allo stesso modo di moltevisionicercano un rimedio per ciascuna di esse

costruendo altari e templie così riempiono tutte le casetutti ivillaggie li costr uiscono non solo nei luoghi purima

anche in qualsiasi luogo in cui tali persone si vengano a trovare. Per tuttiquesti motivi conviene fare come la legge ora

prescrive: ed inoltre essa deve avere validità per gli empiperché noncompiano queste azioni furtivamentecostruendo

templi ed altari nelle case private e pensando di rendersi segretamentebenevoli gli dèi con sacrifici e preghieree

perchéaccrescendo all'infinito l'ingiustizianon attirino le colpe deglidèi su di sé e su quelli che li lasciano fare e sono

migliori di loroe così tutto lo stato non tragga guadagno dagli empiinqualche modo giustamente. Il dio non muoverà

critiche nei confronti del legislatore. E questa sia la legge: non si devonopossedere cose sacre in onore degli dèi nelle

case privatee quindi se uno risulta possederne e celebrare riti diversi daquelli dello statoe chi ha compiuto il fatto

uomo o donna che sianon ha commesso nessuna delle empietà gravi ed empiechi se ne accorge lo denunci ai custodi

delle leggie quelli gli dovranno intimare di trasportare gli oggettiprivati nei pubblici templie se non obbediscelo

puniscano finché non si decida a portarli; se invece uno risulta commettereatti empi non propri di bambinima di

uomini empisia costruendo templi nei luoghi privatisia facendo sacrificia qualsiasi divinità in pubblicocome se

impuro facesse sacrificisia condannato a morte. I custodi delle leggigiudicando se si tratta o meno di una colpa da

ragazzipresentino così queste persone in tribu naleed impongano loro lapena per l'empietà commessa.

NOTE: 1) EsiodoOpera et dies303-305.

2) OmeroOdyssealibro 19verso 43.

Platone Le leggi

126

LIBRO UNDICESIMO

ATENIESE: Dopo queste cosebisognerebbe ordinare convenientemente ciò cheha attinenza con i nostri contratti

reciproci.

Una semplice formula è la seguente: nessuno tocchinei limiti delpossibilele mie sostanzee non modifichi

neppure la più piccola cosase non ha ricevuto la mia autorizzazione; allostesso modo anch'io dovrò comportarmi con

le sostanze degli altrise sono assennato. Parliamo innanzituttonell'ambito di questa materiadi un tesoro che un tale

che non sia un discendente dei miei padri abbia conservato con cura per sé eper i suoi: non dovrò far voto agli dèi di

trovarloe se lo trovo non dovrò rimuoverloe neppure dovrò comunicarneil ritrovamento ai cosiddetti indovini che in

qualche modo mi consiglierebbero di portar via ciò che è stato consegnatoalla terra. Non mi arricchirei di tanto

prendendo quel tesorodi quanto invece potrei incrementare la virtùdell'anima e della giustiziase non lo prendessi

acquistando così un bene migliore in luogo di un altro bene in una partemiglioree preferendo appunto essere ricco di

giustizia nell'anima piuttosto che arricchirsi nel proprio patrimonio: quelche si dice nella maggior parte dei casie cioè

che non bisogna muovere ciò che è immobilevale anche per questo casocheè uno di quelli. Conviene inoltre prestare

fede a quei miti che vengono raccontati a tal propositosecondo i quali talierrori non sono vantaggiosi per la

procreazione dei figli. Chi non si dà pensiero dei figlietrascurandoanche chi ha fissato la leggesottrae senza alcuna

autorizzazione ciò che né egli stessoné il padre dei suoi padri haripostodistruggendo così la più bella e la più

semplice delle leggilegge stabilita da un uomo non privo di nobiltà - edessa dice: non devi portar via ciò che non hai

riposto - colui che dunque non rispetta le prescrizioni di questi duelegislatori e porta via ciò che non ha ripostoe non

porta via piccola cosama una quantità enorme di tesoroquale pena dovràsubire?

La divinità conosce quali sono le pene che deve subire da parte degli dèi:e chi per primo lo vedelo denunci agli

astinomi se il fatto avviene in cittàagli agoranomise avviene nellapiazza della cittàagli agronomi e ai loro capi se

avviene ne resto della regione. Dopo le denuncelo stato mandi a consultarel'oracolo di Delfi: e quel che il dio

risponderà intorno alle ricchezze e a chi le ha spostatea questo responsodunquelo stato obbediscae faccia così come

il dio ha prescritto. Se colui che sporge denuncia è un uomo liberoacquisti una fama virtuosase non sporge denuncia

una fama malvagia: se il delatore è uno schiavosia giustamente liberatodallo statoe si offra un risarcimento al suo

padronema se non denuncia il fattosia punito con la morte.

A questa legge segue e si accompagna una norma che vale sia per i reati discarsa importanzasia per quelli più

importanti.

Se un tale abbandona da qualche parte un suo oggetto volontariamente oinvolontariamentechi vi s'imbatte lo lasci

stare dov'èpensando che un demone delle strade custodisce questi oggettiche per legge sono consacrati a questa dea.

Se un talemuovendosi contro queste normedisobbedisce prendendo l'oggettotrovato e portandoselo a casanel caso

in cui l'oggetto sia di scarso valore e quel tale sia uno schiavosiapercosso con molte sferzate da chi lo incontripurché

non abbia meno di trent'anni: se invece si tratta di un uomo liberooltre adessere ritenuto illiberale ed incapace di

prendere parte delle leggipaghi a chi ha abbandonato l'oggetto il decuplodel valore dell'oggetto rimosso. Se un tale

accusa un altro di detenere le proprie ricchezze in quantità più o menograndee quello ammette di possederleanche se

non ritiene che siano dell'accusatorenel caso in cui il bene sia statoregistrato presso i magistrati come prevede la

leggel'uno inviti chi detiene questi beni a comparire dinanzi almagistratoe l'altro si presenti. Chiarita la questionese

nei registri risulta scritto quale dei due contendenti è il possessorecostui se ne vada: se invece risulta essere di qualche

altra persona che non è presentenel caso in cui uno dei due sia in gradodi presentare un mallevadore sicurolo porti

via in nome dell'assente per poi consegnarglielosulla base del diritto chel'assente avrebbe avuto di portarselo via. Se

l'oggetto che è al centro della controversia non è stato registrato pressoi magistratirimanga nelle mani dei tre magistati

più vecchi sino al processoe se il bene sequestrato è un animalechiperde la causa deve pagare ai magistrati il

nutrimento: entro tre giorni i magistrati devono concludere la causa.

Chiunque lo vuole e sia assennato si regoli con il proprio schiavo facendociò che vuolepurché si mantenga entro i

limiti del lecito: si regoli anche con lo schiavo che fuggein nome di unaltro dei familiari o degli amicial fine di

conservarlo al padrone. Se qualcuno rivendica la libertà di chi vienecondotto come schiavoil padrone dovrà

accordarlama chi rivendica la libertà presenti tre mallevadori sicuriein questo modo potrà rivendicare la libertàe in

nessun altro: se qualcuno rivendica la libertà contravvenendo a questenormesia accusato di violenza e paghi a chi ha

sottratto lo schiavo una somma pari al doppio del danno che è statoregistrato. Il padrone può anche condurre in

condizione servile lo schiavo che ha liberatose non si è preso cura di chilo ha liberatoo se non lo ha fatto in modo

adeguato: la cura nei confronti del padrone consiste nel fatto che il libertodeve frequentare tre volte al mese la dimora

di chi lo ha liberatoannunciandogli che si comporterà come si devecomportarepurché nei limiti del giusto e del

possibilee che per quanto riguarda le nozze agirà come sembrerà opportunoal suo padrone. Non può arricchirsi di più

di chi lo ha liberato: ciò che è in eccedenza sia considerato del padrone.Il liberto non rimanga più di vent'anni nello

statoma come avviene anche per gli stranierise ne vada prendendo leproprie cosese non ottiene l'autorizzazione a

rimanere da parte dei magistrati e di chi lo ha liberato. Se il patrimoniodel liberto o anche degli altri stranieri è

superiore al censo della terza classeentro trenta giorni dal giorno in cuiè avvenuta tale eccedenza prenda la sua roba e

se ne vadae non gli sia consentito di presentare ulteriore richiesta pressoi magistrati per rimanere: e se qualcuno

disubbidendo a queste regoleviene condotto dinanzi al tribunale ericonosciuto colpevolesia punito con la morte e le

sue ricchezze siano confiscate. I processi riguardanti questi reati sianocelebrati nei tribunali delle tribùse le accuse

reciproche non vengono risolte prima nei tribunali dei vicini e in quelliscelti dalle due parti in causa. Se un tale si

Platone Le leggi

127

appropria di un animale come se fosse suoo di un qualsiasi altro bene chenon sia suochi lo detiene lo restituisca al

venditore o a chi gliel'ha datoe la consegna avvenga tramite delle garanziee in modo legittimoe in ogni caso secondo

qualsiasi altra procedura che abbia validitàed entro trenta giorni se èun cittadino o uno straniero residente nello stato

se invece la cessione riguarda uno stranieroentro cinque mesidi cui ilmese centrale è quello in cui il sole estivo si

volge verso la stagione invernale. Tutti gli scambi che riguardano lacompravendita che uno fa con un altro avvengano

in un luogo prestabilito per ciascuna merceall'interno della piazzae ildanaro si dia e si riceva immediatamente. In tal

modo avvenga lo scambioe in nessun altro luogoe non si venda né sicomperi a credito: se uno scambia una qualsiasi

merce con un altro secondo una diversa modalitào in altri luoghifidandosi della persona con cui fa lo scambiofaccia

pure tale scambioconsiderando che la legge non prevede azioni giudiziarieper ciò che non viene venduto secondo le

modalità esposte ora. Per quanto riguarda le contribuzioni gratuitel'amicoche vuole raccogliere danaro lo raccolga

presso gli amici: ma se sorgono delle divergenze riguardanti lacontribuzioneagisca nella consapevolezza che non vi

sarà a tal proposito nessun genere di azioni giudiziarie. Chi cede unoggetto e ricava un prezzo non inferiore a cinquanta

dracmeè obbligato a rimanere in città per dieci giornie il compratoredeve conoscere la casa del venditoree questo

per i soliti reclami che in tali casi possono avvenire e per le rescissionipreviste dalle leggi. La rescissionesecondo la

leggepuò avvenire o meno in questo modo. Se un tale ha venduto uno schiavomalato di tisio di calcolio di

stranguriao del cosiddetto morbo sacroo anche di qualche altra malattiaignota ai moltimalattia grave e incurabile

che colpisce il corpo o la mentee se l'acquirente è un medico o un maestrodi ginnasticanon vi sia in tal caso

rescissionee non vi sia neppure se è stato venduto ad un altro acquirenteavvertendolo prima della verità. Se un

artigiano vende uno schiavo del genere ad un privato cittadinol'acquirentelo restituisca entro sei mesia meno che si

tratti di morbo sacro; per questa malattia è consentito fare la rescissioneentro un anno. Queste cause siano giudicate da

alcuni medici scelti in comune dalle parti che li propongono: e chi vienericonosciuto colpevole paghi il doppio del

prezzo per cui ha ceduto lo schiavo. Se lo scambio è avvenuto fra dueprivati cittadinivi sia la rescissione come si è

detto adessoe si discuta la causae il colpevole paghi semplicemente lasomma corrispondente al prezzo. Se un tale

vende uno schiavo omicidae le due parti sono consapevoli di questa cosanon vi sia rescissione da tale venditama se

l'acquirente non conosce la cosavi sia allora rescissione non appena loviene a saperee il giudizio in tal caso spetti ai

cinque custodi delle leggi più giovani: se viene rilevato durante ilprocesso che il venditore conosceva il fattopurifichi

la casa dell'acquirente secondo la legge degli interpretie paghiall'acquirente il triplo del prezzo dello schiavo.

Chi scambia danaro con danaroo anche qualsiasi altro animale o ancora altracosa che non sia animaledia o riceva

danaroin ogni scambioche non sia falsificatoconformandosi alla legge:accogliamo dunquecome per le altre leggi

il proemio riguardante questo genere di malvagità. Conviene che ogni uomoconsideri la falsitàla menzognae

l'inganno come un unico generee a questo proposito conviene riferire quelladiceria che solitamente si trova in bocca a

molte personele qualifacendo un'affermazione sbagliatasostengono cheogni volta che questo inganno avviene in un

momento opportuno può ritenersi giustoma poi lasciano indefiniti edindeterminati la circostanza opportunae il dove

e il quandoe così con questo modo di dire sono assai da nneggiati edanneggiano gli altri. Al legislatore non è

consentito di lasciare indeterminata questa materiama deve sempre mostrarnechiaramente i limiti più e meno ampi; e

così ora questi limiti siano fissati. Nessuno sia la causané con laparola né co n i fattidella menzognadell'ingannoo

della falsitàchiamando per giunta a testimone il genere degli dèise nonvuole essere l'uomo più odiato dagli dèi:

costui è quella persona che presta falsi giuramentie non si dà pensierodegli dèìed è in secondo luogo colui che mente

dinanzi ai suoi superiori.

I migliori sono superiori ai peggioricome ad esempioper parlare ingeneralei vecchi sono superiori ai giovanii

genitori ai figligli uomini alle donne e ai bambinii governanti aigovernati: sarebbe allora opportuno che chiunque

rispettasse tutte queste persone nell'esercizio della loro caricaesoprattutto in quelle politichedonde è partito il nostro

presente discorso. Ogni persona che sulla piazza falsifica la mercee menteed ingannae chiamando a testimone gli dèi

giura secondo le leggi e gli ammonimenti degli agoranomimanca di rispettoverso gli uomini e si macchia di empietà

nei confronti degli dèi. è assolutamente buona quella consuetudine di nonprofanare facilmente il nome degli dèie di

mantenerecome per lo più fa la maggior parte di noipurezza e santitànei loro confronti. E se uno non obbedisce

questa sia la legge: chi vende qualsiasi merce sulla piazza non dica mai dueprezzi di ciò che vendema sempre uno

soloe se non ottiene quel prezzofarà bene a riportare quella roba a casaper ripresentarla un'altra voltae per quel

giorno non alzi e non abbassi il prezzoe si astenga pure dalla lode o dalgiurare sulla buona qualità di ogni merce che

vende; e se uno disobbedisce a queste normequel cittadino che abbiaassistito al fatto e non abbia meno di trent'anni

punisca impunemente colui che giura e lo battama se trascura di farlo edisubbidisce sia accusato e biasimato di tradire

le leggi. Se uno vende merce falsificata e non è in grado di prestare fedeai nostri attuali discorsicolui che si trova

presenteed è uno di quelli che se ne intendonosempre che sia in grado didimostrare che si tratta di un falsolo

dimostri dinanzi ai magistrati: lo schiavo e lo straniero residente portinovia la merce falsificatamentre se è un

cittadino e non riesce a provare che si tratta di un falsosia accusato diessere malvagio in quanto priva gli dèi di

qualcosase invece riesce a dare dimostrazioneconsacri quella merce aglidèi della piazza.

Colui che è risultato vendere una tale merceoltre ad essere privato dellamerce falsificataa seconda del prezzo

della merce vendutaper ogni dracma sia battuto con un colpo di frustadall'araldo che sulla piazza annuncerà i motivi

per cui sta per essere battuto. Gli agoranomi e i custodi delle leggiinformandosi presso gli esperti di ciascun settore

sulle falsificazioni e sulle frodi dei commerciantiredigano delle normescritte su ciò che il venditore può fare e su ciò

che non può faree le scrivano su di una stele collocata dinanzi alla sededegli agoranomi: esse avranno valore di leggi e

indicheranno chiaramente che cosa devono fare coloro che si servono delmercato. Circa le mansioni degli astinomi si è

Platone Le leggi

128

già detto abbondantemente in precedenza. Se però sembrerà loro opportunoaggiungere qualche cosane diano

comunicazione ai custodi delle leggi e scrivano ciò che sembra loro mancare:collocherannno quindi su di una stele

posta dinanzi alla sede degli astinomi i primi regolamenti riguardanti laloro magistratura e i secondi stabiliti

direttamente da loro.

Alle consuetudini della falsificazioni seguono subito dopo le praticheriguardanti il commercio al minuto: riguardo a

tutta questa parte prima daremo i nostri consigli ragionando al riguardoein secondo luogo stabiliremo la legge. Tutto il

commercio al minuto che si pratica nello stato non è per sua natura nato perdanneggiarema proprio al contrario: come

infatti non potrebbe essere un benefattore chiunque conferisce omogeneità eproporzione a qualsiasi genere di beniil

quale è appunto privo di ordine e di omogeneità? Dobbiamo dire che questoè realizzato anche dal potere della moneta

ed inoltre conviene affermare che il mercante è proprio designato per questoincarico. E il salariatol'albergatoree altri

mestieri ancora che possono essere più o meno dignitosi possiedono tuttiquesta facoltàvale a dire quella di venire

incontro alle esigenze di tutti e di conferire omogeneità alla merce.Vediamo allora perché mai questo genere di mestieri

non è ritenuto onorevole e dignitosoe che cosa sia biasimatoin modo chesi possa attuare con la legge un'opera di

risanamento la qualeanche se non è totalesia almeno parziale.

Non è un'impresa di poco contoa quanto paree non richiede certamentescarso valore.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Amico Cliniasoltanto un piccolo gruppo di uominiristretto pernatura e allevato secondo la migliore

educazionequando si presenta la necessità o il desiderio di qualche cosaè in grado di trattenersi entro i limiti della

moderazionee quando avrebbe la possibilità di acquistare molti benisacontenersi e al molto preferisce ciò che ha in

sé moderazione. Ma la maggior parte degli uomini si comporta esattamente alcontrario di costoroed esige senza

moderazione ciò di cui ha bisognoe se ha la possibilità di fare guadagnionestipreferisce guadagnare in modo

insaziabile: per questa ragionealloratutta la categoria dei commerciantial minutodi quelli all'ingrossoe degli

albergatori è screditata ed è al centro dì critiche vergognose. Perché seuno costringesseanche se è una cosa che non è

mai accaduta e non accadrà maicostringesse dunque - e anche se è ridicoloa dirsituttavia bisognerà dirlo ugualmente

- gli uomini migliori che vi sono in ogni luogo a fare per un certo tempo glialbergatorio i commercianti al minutoo a

svolgere qualche altra simile attivitàe anche le donne fossero obbligateda una necessità fatale a prendere parte di tale

costume di vitapotremmo allora riconoscere che ognuna di queste attivitàpuò essere cara e desiderabilee se esse

diventassero incorrotte secondo ragionesarebbero tutte quante degne dionori come fossero una madre o una nutrice:

ora invece l'albergatorecostruendo edifici per fini commerciali in luoghisolitari che occupano in ogni direzione tutta la

lunghezza delle stradee accogliendo in confortevoli alloggi quelli che sitrovano in difficoltà o sono stati sospinti dalla

violenza di terribili tempesteoffrendo inoltre una tranquilla serenità oun fresco sollievo alla calura insopportabile

dopo tutti questi servizi non offre peròcome se accogliesse dei compagniquelle amichevoli attenzioni che si riservano

agli ospiti e che sono connesse con l'ospitalitàmacome se avesse fattoprigionieri dei nemicili libera dietro un

altissimoingiustoed impuro riscatto. Grazie dunque a tutti i casi diquesto generetutti questi errori ed altri simili

attirano giustamente le accuse calunniose verso questa attività che viene inaiuto a chi si trova in difficoltà.

Bisogna che il legislatore prepari sempre un rimedio per questi mali. Unantico e saggio proverbio dice che è

difficile combattere contro due cose e per giunta contrariecome avvienenelle malattie e in molte altre cose: e anche

adesso la battaglia che riguarda costoro e questi mali si combatte su duefronti oppostipovertà e ricchezzapoiché l'una

corrompe l'animo degli uomini con la lussuriae l'altracon i suoi dolorila trascina verso l'impudenza. Quale rimedio a

questa malattia si potrebbe trovare in uno stato assennato? In primo luogobisognerà avere a che fare il meno possibile

con la categoria dei commerciantiin secondo luogo bisogna affidare questeattività a quelle persone le qualianche se

si corrompononon causerebbero un grande danno per lo statoin terzo luogobisogna trovare un modo per impedire

proprio a quelli che prendono parte di queste occupazioni che le loro indoliprendano facilmente parte dell'impudenza e

che diventino servili nell'animo. Dopo quanto ora dettoecco la nostra leggein materiasperando che sia accompagnata

dalla buona sorte: nessuno di tutti quei Magneti che il diorisollevandonela sortestabilisce nel nuovo statoquelli che

fra le cinquemilaquaranta famiglie sono i proprietari di un lottonessunodunque sia volontariamente o meno

commerciante al minuto o all'ingrossoe non presti alcun tipo di servizio aprivati che non siano della sua stessa

condizionea meno che non si tratti del padredella madredi chi vieneancora prima nella discendenzae di tutti quelli

più vecchi chein quanto liberiliberamente serve.

Non è facile stabilire con esattezza per legge ciò che è proprio o non èproprio di un uomo liberoma giudichino tale

questione quelli che prendono parte della suprema virtùin base all'odio oalla predilezione nei confronti di queste cose.

Se qualcuno all'interno di una qualche arte partecipa di un commercio alminuto che è servilechiunque vuolelo accusi

dinanzi a quelli che sono giudicati primi per virtù di disonorare la suastirpee se risulta contaminare con una pratica

indegna il focolare dei suoi padrisia incarcerato per un anno e tenutolontano da tale praticae se recidivosia

condannato ad altri due anni di carceree ogni volta che viene preso nonverrà scarcerato se non ha raddoppiato la pena

precedente. Ed ecco la seconda legge: chi vuole fare il commerciante alminuto dev'essere straniero residente o straniero

di passaggio. In terzo luogoterza legge: perché tali persone che vivonocon noi nello stato siano le migliori possibili e

in ogni caso le meno malvagiei custodi delle leggi devono pensare dìessere non solo custodi di quelli che è facile

sorvegliare perché non agiscano contro la legge e non diventino malvagiealludo a quanti per stirpe ed educazione

sono stati ben allevatima devono soprattutto sorvegliare chi non è tale esi dedica ad occupazioni che hanno un peso

rilevante nello spingerli a diventare malvagi. Poiché il commercio al minutosi presenta sotto varie forme e contiene in

sé molti generi di occupazionibisognerà mantenere le occupazioni chesembrano essere assai necessarie allo statoe a

Platone Le leggi

129

tal proposito i custodi delle leggi dovranno riunirsi insieme agli esperti diogni settore commercialecome abbiamo

precedentemente stabilito per il problema della falsificazionequestioneaffine a questae una volta riuniti dovranno

vederein relazione alle entrate e alle spesequal è mai il guadagnoconveniente che deriva al commerciantee

stabiliranno per iscritto le spese e le entrate che risultanoe neaffideranno la sorveglianza agli agoranomiagli astinomi

e agli agronomi.

In questo modo si può dire che il commercio al minuto potrà giovare aisingolie i danni saranno assai ridotti per chi

nello stato se ne serve.

Se un taledopo aver preso certi accordinon realizza ciò che secondo gliaccordi doveva farea meno che non sia

stato impedito da leggi o decretio sia stato costretto da un'ingiustaviolenza a stipulare il contrattooancorasia stato

ostacolato da una sorte imprevista contro la sua volontàper tutti glialtri casi vi siano azioni giudiziarie per inadepienza

di contrattopresso i tribunali delle tribùse prima non si sia riusciti arisolvere la vertenza per arbitrato o nei tribunali

dei vicini. La categoria di quegli artigiani che con le loro arti ciprocurano i mezzi per vivere è sacra ad Efesto e ad

Atenamentre quelli che con altre arti che sono adatte a difenderesalvaguardano le opere degli artigiani sono sacri ad

Ares e ad Atena: giustamente la loro classe è consacrata a questi dèi.Tutte queste persone vivono al servizio della

regione e del popoìogli uni avendo una funzione di primaria importanzanelle gare della guerragli altri realizzando

strumenti e opere in genere per la guerra: ad essidunquenon convienementire a tal propositose nutrono rispetto nei

confronti degli dèi da cui discendono. Se un artigiano a causa della suamalvagità non realizza l'opera entro i termini di

tempo stabilitisenza alcun rispetto per il dio che gli ha dato i mezzi perguadagnarsi la vitapensandograzie alla sua

cecità mentaleche il dio userà indulgenza verso di lui per la suaaffinitàin primo luogo subisca la punizione divinain

secondo luogo si stabilisca la seguente legge che si conforma a lui: siacondannato a pagare il prezzo delle opere per le

quali ha ingannato il committentee un'altra volta dal principionel tempoprecedentemente stabilitorealizzi

gratuitamente l'opera. A chi si assume l'onere di un lavoro la legge forniscegli stessi consigli che aveva già fornito al

commerciantee cioè di non cercare di fissare un prezzo più alto delvalore effettivoma di seguire assai semplicemente

il suo valore: la stessa cosa ora ordina anche a chi si assume l'onere di unlavoroe l'artigiano conosce il valore del suo

lavoro. Negli stati in cui vi siano uomini liberi lo stesso artigiano nonpuò ingannare i privati cittadini con la sua arte

che per sua natura è limpida e non conosce menzognae dunque per taliquestioni vi siano azioni giudiziarie da parte di

chi subisce ingiustizie verso chi le commette. Se a sua volta chi hacommissionato il lavoro all'artigiano non lo paga

come dovrebbesecondo gli accordi stabiliti per leggee manca di rispettonei confronti di Zeus protettore dello stato e

di Atena che prende parte della costituzioneper desiderio di un piccologuadagnoe così diventa responsabile della

dissoluzione di grandi comunitàla legge venga in aiuto alla compaginedello stato insieme agli dèi: chi ha ricevuto il

lavoro in anticipoma non corrisponde il compenso pattuito nei tempi fissatidal contrattosia condannato a pagare il

doppio; e se trascorre un annopur essendo proibito trarre interessi dallericchezze date a prestitocostui sia condannato

a sborsare ogni mese un obolo di interesse per ogni dracma. Le azionigiudiziarie per tali questioni si risolvano nei

tribunali delle tribù.

Se a questo punto si vuole fare un'appendicepoiché abbiamo citato gliartigianiè giusto parlare di quegli artigiani

che in guerra realizzano la salvezzavale a dire gli strateghie quantisono esperti nell'arte di tali cose: quel tale che a

costorocome a quelli di primaquasi fossero altri artigianicorrispondeun giusto compensoovvero gli onori che

costituiscono il compenso per gli uomini impegnati in guerranel caso in cuiuno di loroassumendosi il compito di

realizzare un'impresa per lo statosia di sua spontanea volontàsia inbase ad un ordine ricevutola realizza

onorevolmentela legge non si stanchi di elogiarlo; ma sepur ricevendoanticipatamente una gloriosa impresa di

guerranon lo pagasia biasimato. Sia così stabilita questa nostra leggeche si combina con l'elogio per costorola quale

fornisce consiglisenza essere costrittivaalla maggior parte deicittadinied esorta a rendere onori a quegli uomini

valorosi che si sono impegnati nella salvezza dello stato interotanto conil coraggio quanto con espedienti guerreschi

ma al secondo posto: il premio più importante sia invece assegnato a quelliche per primi hanno saputo rendere

particolare onore alle leggi scritte da parte di valenti legislatori.

Abbiamo regolamentato quasi tutti i contratti più importanti che gli uoministringono fra di lorotranne quelli

riguardanti gli orfanie la cura degli orfani da parte dei tutori. Ed èproprio questa la materia che è necessario

regolamentare dopo quel che ora si è detto. I princìpi di tutta questamateria sono da un lato costituiti dai desideri di

coloro che sono sul punto di morte di redigere il testamentoe dall'altrodai destini che spesso impediscono di redigere il

testamento: ho detto "necessario"Cliniaconsiderando quel che viè di molesto e di difficile in questa materia. Non è

possibile lasciare priva di ordine questa materia: ciascuno infattistabilirebbe molte disposizioni testamentarieed esse

non sarebbero soltanto discordanti fra di loro e contrarie alle leggi e aicostumi dei viventima anche opposte ai propri

costumi precedenti alla stesura del testamentose venisse semplicementeconcessa facoltà di rendere valido il

testamento che uno redige prima di mortequali che siano le condizioni incui si trova. La maggior parte di noi si trova

in un certo senso in una condizione di stoltezza e di sfinimento moralequando ormai crede vicina la morte.

CLINIA: Come puoi dire questostraniero?

ATENIESE: è un essere difficileClinial'uomo che si accinge a morireela sua parola diventa temibile e molesta

per i legislatori.

CLINIA: In che senso?

ATENIESE: Sforzandosi di essere padrone incontrastato di tutti i suoi beniegliadirandosiè solito dire...

CLINIA: Che cosa?

ATENIESE: Dice: «è terribileo dèise non mi è possibile dare a chivoglio e a chi no le mie cosedando ad uno di

Platone Le leggi

130

più e ad un altro di menoin proporzione alla loro malvagità o alla lorobontà manifestata nei miei confrontidandone

sufficiente prova nelle malattienella vecchiaiae in tutte le altrecircostanze del genere».

CLINIA: E dunquestranieronon ti sembra che dicano bene?

ATENIESE: Mi sembraCliniache gli antichi legislatori siano stati troppomorbidie che per legiferare abbiano

rivolto le loro attenzioni e abbiano considerato solo una piccola parte dellefaccende umane.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Per paura di quel discorso pronunciato dal moribondocarissimoessi stabilirono la legge che dava

facoltà di disporre delle proprie cose nel modo più semplicecosì comeuno vuole.

Ma tu ed io daremo una risposta più conveniente a chi nel tuo stato sta permorire. Amicidiremouomini che vivete

senz'altro per un giorno soltantoè difficile per voi in questo momentoconoscere i beni che vi appartengonoed inoltre

conoscere voi stessicome recita anche l'iscrizione della Pizia. Io che sonoun legislatore stabilisco che né voi

appartenete a voi stessiné questo patrimonio vi appartienema appartienea tutta la vostra famiglia che vi ha preceduti

e che verrà dopo di voie così tutta la vostra stirpe e il patrimonioappartiene a maggior ragione allo stato: stando le

cose in questi terminise qualcuno cerca con adulazioni di conquistarvimentre vi trovate in una situazione di debolezza

a causa di malattie o della vecchiaiaconvincendovi a redigere testamenti ead andare contro quello che è il supremo

benenon posso darvi spontaneamente il mio assensoma dovrò legiferare invista di tutto ciò che è meglio per lo stato

e la stirpeassegnando giustamente una parte minore agli interessi delsingolo. Quanto a voicon animo lieto e ben

disposto nei nostri confronti procedete verso quella mèta in direzione dellaquale state procedendocosì come prevede

la natura umana: noi ci prenderemo cura di tutte le altre vostre cosedandoci assolutamente pensiero di tutte quantenei

limiti del possibilee non di alcune sìe di altre no. Queste paroledunque valgano come avvertimento e come proemio

per i viventiCliniae per i mortie questa invece sia la legge: chiscrive un testamento disponendo dei suoi benise è

padre con dei figliper prima cosa scriva quale dei suoi figli ritiene chesia degno di essere eredeeriguardo agli altri

figliscriva quale vuole dare in adozione ad un altro che sia disposto adaccoglierlo. Se gli rimane uno dei figli che non

è stato adottato non avendo l'ereditàe per il qualesecondo la leggevisono buone probabilità che venga inviato nella

coloniasia concesso al padre di lasciargli tutti gli altri beni che vuolefatta eccezione per il lotto paterno e tutti gli

utensili che servono ad esso; e se i figli sono di più di unoil padredivida i beni eccedenti il lotto ereditario dividendolo

in parti come più gli piace. Al figlio che possiede una casa non assegnialcun benee allo stesso modo non assegni nulla

alla figlia alla quale è già stato promesso il futuro maritoma in casocontrario assegni pure dei beni: se uno dei figli o

delle figlie risulti possedere un lotto ereditariodopo che è stato redattoil testamentolasci la sua parte all'erede

designato dal testatore. Se il testatore non lascia figli maschima femminescriva nel testamento il nome del marito di

una delle figliecome meglio preferiscee lo lasci come figlio: se aqualcuno muore il figlio ancora bambinoprima che

abbia potuto diventare uomosia esso figlio suo o adottatochi redige iltestamento scriva anche in tale circostanza

quale ragazzo deve diventare per lui come un secondo figlio con migliorfortuna. Se qualcuno non ha assolutamente

figli e redige un testamentoprenda la decima parte dei suoi beni ineccedenza e la donise ha intenzione di donarla a

qualcuno: ma il resto dovrà completamente assegnarlo al figlio adottivoesenza attirarsi rimproveri e con l'aiuto della

legge renderà il figlio benevolo. Se uno lascia figli che necessitano ditutorie muore dopo aver redatto il testamento e

aver scritto quali e quanti tutori vuole per i suoi figlitutori cheaccettino volentieri e siano d'accordo di prendersi dei

piccolila scelta dei tutori sia valida in base a queste disposizioniscritte: se uno muore senza lasciare affatto testamento

o tralasciando di nominare i tutoriabbiano l'autorità di tutori i parentipiù stretti per parte paterna e maternae cioè due

per parte paterna e due per parte maternaed uno scelto fra gli amici delmortoe i custodi delle leggi li nomineranno

tutori per quegli orfani che ne hanno bisogno. I quindici più anzianicustodi delle leggi si prendano cura di tutto ciò che

riguarda la tutela e gli orfanii quali si divideranno sempre secondol'anzianità per gruppi di trevale a dire tre un anno

e altri tre un altro annofinché non si completi il ciclo dei cinque turni:e quest'ordine non venga trascuratonel limite

del possibile.

Se uno muore senza aver fatto assolutamente testamentolasciando dei figliche hanno bisogno di tutelala necessità

dei suoi figli richieda l'intervento di queste stesse leggi: se uno muoreimprovvisamente lasciando delle figlieusi

comprensione nei confronti del legislatore se quello sposa le figlie tenendoconto soltanto di due dei tre doveri del

padree cioè dell'affinità della parentela e della salvaguardia del lotto;quanto alla terza cosa che un padre

esaminerebbeconsiderando fra tutti i cittadini quello che per costumi divita ed indole sia più adatto a diventare suo

figlio nonché lo sposo di sua figliabenequesta cosa la lasci perdereper l'impossibilità di condurre questo esame.

Ed ecco la legge che per quanto è possibile si può stabilire riguardo aquesta materia: se un cittadino muore senza

fare testamento e lascia delle figliemorto costuiil fratello del mortonato dallo stesso padre o dalla stessa madre e

privo dei lottisposi la figlia e abbia il lotto del morto; se non c'è unfratellola stessa regola valga per il figlio del

fratellosempre che fra di loro vi sia la stessa proporzione d'età. Se nonvi è neppure una di queste personema c'è il

figlio di una sorellavalga ancora lo stesso discorsoe poi quarto sarà lozio paterno del mortoquinto il figlio di questi

sesto il figlio della zia paterna. In questo modo allora si proceda sempreattraverso l'affinità della parentela all'interno

della stirpese qualcuno lascia delle figlie femminepartendo dai fratellie arrivando ai nipotie dando la precedenza ai

maschi rispetto alle femmine all'interno della stirpe. Il giudice giudichi sevi è o no proporzione d'età fra gli sposi

esaminando i maschi nudie le femmine nude sino all'ombelico: se nellafamiglia vi è mancanza di parenti sino ai nipoti

del fratello del mortoe così sino ai nipoti dei figli del nonnoerede delmorto e marito della figlia divenga quel

cittadino che appartiene ad altra stirpe e che la figlia sceglie insieme aitutoricon il consenso di entrambi. Ma in uno

stato vi può essere in molti casi una mancanza ancora più accentuata ditali persone: se dunque una giovaneavendo

Platone Le leggi

131

difficoltà a trovare marito fra quelli del luogovede un tale che vieneinviato in coloniae ha intenzione di farlo

diventare erede dei beni paternise appartiene alla sua stirpevenga adimpossessarsi del lotto come prevede

l'ordinamento della legge; e se non è della stessa stirpe e se nessuno diquelli che si trova nello stato è della sua stirpe

sia autorizzato a sposarlaaccettando la scelta dei tutori e della figliadel mortoeuna volta rientrato in patriaa

ricevere il lotto del padre della sposamorto senza aver fatto testamento.Per colui che muore senza fare testamentoe

non ha né figli maschi né figlie femminevalga per il resto la legge diprimae una femmina e un maschio della stessa

stirpein qualità di conviventivadano ad abitare la casa rimasta desertae il lotto diventi di loro proprietàin primo

luogo della sorella del mortoe poi per seconda la figlia del fratelloterza la figlia della sorellaquarta la sorella del

padrequinta la figlia del fratello del padresesta la figlia della sorelladel padre: queste andranno ad abitare insieme a

quelli sulla base dell'affinità della parentela e del dirittocome abbiamolegiferato in precedenza. Non dobbiamo

ignorare la gravità di leggi come questequando con una certa asprezzaimpongono al parente del morto di sposare una

sua parentee sembra che non tengano conto di tutta una serie di ostacoliche sorgono fra gli uomini dinanzi ad ordini

come questiper cui non vogliono affatto obbediremaanzisopporterebberopiuttosto qualsiasi cosaquandoad

esempiofra quelli che secondo gli ordini prestabiliti bisogna prendere permarito o per moglie vi sono alcuni che

presentano malattie o mutilazioni del corpo e della mente. Forse alcunipenseranno che il legislatore non si dia pensiero

di tutto questoma non è giusto pensare così. Dunque un preludio accomu nitanto il legislatore quanto chi è oggetto

delle leggie si chieda a coloro che sono oggetto di queste prescrizioni diavere indulgenza nei confronti del legislatore

perchédovendo badare ai pubblici affarinon può contemporaneamenteamministrare anche le disgrazie che

interessano i singolie così si chieda anche di avere indulgenza neiconfronti di quelli che ricevono tali ordinidato che

talvolta non possono naturalmente eseguire gli ordini del legislatore ilqualequando impartisce ordini.

non può essere a conoscenza di ogni singolo caso.

CLINIA: Qual è allora il comportamento più adatto da tenere in questi casistraniero?

ATENIESE: Bisogna scegliere degli arbitriCliniaper tali leggi e per chiè oggetto di queste leggi.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Può talvolta avvenire che il nipote del mortofiglio di un padrericconon voglia sposare volentieri la

figlia dello zioevivendo nei lussiaspiri a nozze migliori: e può anchecapitare cheavendo il legislatore prescritto la

più grande disgraziacostringendo ad esempio a sposare dei parenti pazzi oinfliggendo altre terribili disgrazie nei corpi

o nelle anime che rendono invivibile la vita di chi le possiedeuno siacostretto a disubbidire alla legge. E ora il discorso

intorno a tali questioni sia costituito dalla seguente legge: se vi èqualcuno che protesta contro le leggi che sono state

stabilite e che riguardano il testamentoe qualsiasi altra normae le nozzein particolaresostenendo che se lo stesso

legislatorese fosse vivo e presente non potrebbe costringere a comportarsicosìovvero a sposare una donna o a farsi

sposarecoloro che ora sono costretti a fare l'una e l'altra cosae se unodei familiari o dei tutori dirà invece di fare così

conviene affermare che il legislatore ha lasciato come arbitri e padri pergli orfani e le orfane i quindici custodi delle

leggi; a questi dunque si rivolgano quelli che sono in lite fra di loro pertali questionied essi giudichino e la loro

sentenza avrà valore definitivo. Se a qualcuno sembrerà che si affiditroppo potere ai custodi delle leggisi conducano le

due parti in causa dinanzi al tribunale dei giudici scelti per merito e cosìla vertenza sia giudicata in via definitiva: chi

perde la causa sia biasimato e criticato dal legislatoree per un uomo chepossiede intelligenza tale danno è ben più

grave di un'ingente somma pecuniaria.

Ora per tutti gli orfani vi sarà quasi una seconda nascita.

Dell'allevamento e dell'educazione dopo la loro prima nascita si è giàdetto. Dopo la secondache si verifica quando

si rimane senza padribisogna escogitare un modo perché la sorte di quelliche stanno diventando orfani rappresenti una

disgrazia che sia il meno pietosa possibile. Innanzituttodiciamolegiferiamo in modo che i custodi delle leggi siano

padri in luogo dei veri genitorie naturalmente non peggiori di quellieinoltre ordiniamo che essi ogni anno si

prendano cura di quelli come se si trattasse di familiaripremettendo peròun proemio per costorocome per i tutori

riguardante l'allevamento degli orfani. Mi sembra che con una certaopportunità abbiamo sostenuto nei discorsi

precedenti che le anime dei morti hanno poterequando sono mortedioccuparsi delle cose umane: questo è veroma i

discorsi che comprendono questa materia sono lunghied è necessarioprestare fede ad altre tradizioni che si raccontano

a tal propositoche sono numerose ed assai anticheed inoltre si deveprestare fede a quelli che per legge stabiliscono

che le cose stanno in questi terminisempre che non appaiano del tuttoinsensati. Se dunque tali cose stanno secondo

natura in quei terminiin primo luogo si abbia timore degli dèi celestiche sono attenti e sensibili alla solitudine degli

orfani; in secondo luogo si abbia timore delle anime dei mortialle qualiper natura spetta interessarsi in modo

particolare dei propri figlie sono benevoli con quelli che li onorano edostili verso quelli che li disonorano; ed inoltre si

abbia timore delle anime dei viventiquando raggiungono la vecchiaia e sonoassai onoratedovunque vi sia uno stato

che vive felice nel rispetto delle leggi e in cui i figli dei figli possanoteneramente amarle e vivere così serenamente:

intorno a tali questioni questi vecchi hanno udito e vista acutae sonobenevoli verso quelli che in queste cose si

dimostrano giustie disapprovano nel modo più assoluto quelli che invecemaltrattano gli orfani abbandonatiritenendo

che gli orfani sono il tesoro più grande e più sacro. Bisogna che tutori emagistratianche quelli che hanno scarse

capacitàrivolgano verso tutti quelli la loro attenzionee si comportinocon cautela nei confronti dell'allevamento e

dell'educazione degli orfanibeneficandoliper quanto è possibilein ognimodocome se apportassero un beneficio a se

stessi e ai loro familiari. Chi obbedirà a questo discorso che viene primadella legge e non maltratterà affatto gli orfani

non conoscerà evidentemente l'ira del legislatore che si scatena a talpropositoma chi disubbidirà e commetterà

ingiustizia verso chi è rimasto senza padre o senza madre paghi l'interodanno arrecato in misura doppia che se avesse

Platone Le leggi

132

maltrattatato chi ha ancora entrambi i genitori. Quanto al resto dellalegislazione che riguarda i doveri dei tutori verso

gli orfanie quelli dei magistrati nella sorveglianza dei tutorise nondisponessero di un modello di educazione per i

figli dei liberiallevando essi stessi i propri figli ed amministrando iloro patrimonie se anche avessero leggi esposte

convenientemente intorno a tali questionibisognerebbe stabilire leggiparticolari ed assai diverseche varierebbero a

seconda delle diverse pratiche che riguardano la vita degli orfani e quelladi chi invece non è orfano. Orapresso di noi

considerando tutti questi aspettila condizione dell'orfano non è poi cosìdiversa da chi si trova sotto l'influenza

dell'autorità paternaanche se onoridisonorie attenzioni solitamentenon si equivalgono affatto. Perciòproprio su

questo punto della legislazione riguardante gli orfanila legge si è presaparticolare cura nell'ammonire e nel

minacciare. Ed ecco una minaccia assai opportuna: chi abbia sotto la propriatutela una bambina o un bambinoe chi

fra i custodi delle leggiabbia il compito di vigilare sul tutorenon diameno amore di quel che dà ai suoi figli a chi

prende parte della sfortunata condizione di orfanoe non si prenda meno curadei beni dell'orfano che alleva di quanto

farebbe con le proprie ricchezzema anzi il suo impegno sia maggiore che sesi trattasse del proprio patrimonio. Grazie

a questa sola legge sugli orfaniognuno svolga il proprio compito di tutore:se uno in tali circostanze si comporta

diversamenteandando contro questa leggeil magistrato punisca il tutoreese invece si tratta del magistratoil tutore

trascini il magistrato dinanzi al tribunale dei giudici scelti per meritoelo si condanni a pagare il doppio della multa

stabilita dal tribunale. Se ai parenti o a qualche altro cittadino sembra cheil tutore trascuri o faccia del male al bambino

che gli è stato affidatolo si trascini dinanzi allo stesso tribunale:paghi allora il quadruplo del danno di cui è stato

riconosciuto colpevoledi cui metà andrà al bambino e metà a chi haintentato la causa. Quando un orfano giunge alla

pubertàse ritiene di essere stato tutelato malesino a cinque anni dalloscadere della tutela abbia facoltà di intentare un

processo per tutela: se uno dei tutori viene riconosciuto colpevoledecidail tribunale la pena che deve subire e la multa

che deve pagare; e se si tratta dì un magist rato che si ritiene che abbiafatto del male all'orfano per negligenzail

tribunale decida quale multa deve pagare al ragazzoe se è colpevole diingiustiziaoltre alla multasia allontanato dalla

magistratura dei custodi delle leggie la comunità dello stato elegga unaltro custode delle leggi al suo posto per la

regione e per lo stato.

Vi sono talvolta dei contrasti fra i padri e i propri figlie fra i figli ei propri genitori che sono più gravi di quel che

dovrebbero essere: nel corso di questi contrasti i padri riterrebbero che illegislatore dovrebbe stabilire delle leggi

secondo cui si concede loro la possibilitàqualora lo desiderinodiripudiare il figlio davanti a tutti per bocca

dell'araldopotendo così affermare ch'egli non è più figlio suo perleggementre i figli riterrebbero di dover avere

facoltà di sporgere denuncia scritta per demenza per i loro padri che acausa di malattie o della vecchiaia siano in cattive

condizioni. Queste cosein realtàsono solite scaturire da uomini chehanno un'indole assai malvagia: se la cattiveria è

dimezzatase ad esempio il padre non è cattivoma soltanto il figliooviceversanon avvengono eventi così sciagurati

che scaturiscono da un'ostilità tanto grave. Mentre in un'altra costituzioneil figlio che viene pubblicamente ripudiato

non perde necessariamente il diritto di cittadinanzain questaalla qualeapparteranno queste leggivi è la necessità che

chi è senza padre emigri in un'altra regione - non si può aggiungereneppure una unità alle cinquemilaquaranta dimore -;

ed è per questo che chi subirà secondo giustizia questa condanna deveessere ripudiato non da un solo padrema da tutta

la stirpe. In tal caso ci si deve comportare secondo la seguente legge: chiè invaso da uno stato d'animonient'affatto

feliceche lo spinga ad avere il desiderio di allontanaregiustamente omenodalla sua famiglia quel figlio che ha

generato e ha allevatonon potrà fare questo cosìalla buonadirettamentema prima dovrà riunire i suoi parenti sino ai

cuginie così i parenti del figlio per parte maternae davanti a costorolo accusimostrando le ragioni per le quali

dovrebbe meritare di essere scacciatocon decisione unanime di tuttidallasua stirpee dia anche al figlio la possibilità

di fare discorsi equivalenti e di dichiarare le ragioni per cui non è degnodi subire alcuna di queste cose. E se il padre

risulta convincente e ottiene più della metà dei voti di tutti i suoiparentiescludendo però dal voto il padre stessola

madree il figlio imputatoe partecipando invece alla votazione tutti glialtriuomini e donneche abbiano raggiunto

l'età adattacosì e a queste condizioni sia concesso al padre di bandireil figlioma per nulla al mondo se la cosa avviene

in altro modo. Se un cittadino vuole adottare come figlio colui che è statoripudiatonessuna legge glielo impedisca - i

caratteri dei giovani subiscono infatti per natura molti mutamenti nel corsodella loro vita -ma se nessuno vuole

adottare il figlio ripudiatoe questo bambino abbia ormai dieci annialloracoloro che si occupano dei figli non

primogeniti per inviarli in colonia si prendano cura anche di costoroperché anch'essi possano prendere

convenientemente parte della colonia.

Se una malattiao la vecchiaiao la durezza di carattereo anche tuttequeste cose insiemerendono un tale più

dissennato di quanto lo sia la maggior parte delle personee ciò rimaneignoto agli altrima non a quelli che vivono con

luie seessendo padrone assoluto del suo patrimoniolo manda in rovinaeil figlio d'altra parte non sa come fare ed

esita a sporgere denuncia per demenzavi sia una legge che gli consigliperprima cosadi recarsi dai più anziani

custodi delle leggi e di esporre la disgrazia che ha colpito il padre; equindiesaminata dettagliatamente la questione

essi decidano se si deve o meno sporgere denunciae se gli consigliano disporgerlasiano testimoni ed avvocati

insieme a colui che sporge denuncia. Se il padre viene riconosciuto dementesia spogliato per il tempo che gli rimane

della facoltà di disporre anche della parte più piccola dei suoi benieviva nella sua casa il resto della sua vita come un

bambino.

Se marito e moglie non vanno assolutamente d'accordo per una sfortunatacombinazione di caratteridieci uomini

scelti fra i custodi delle leggidi età mediadevono di continuo occuparsidi tali questionie allo stesso modo dieci

donne fra quelle che si occupano del matrimonio: se riescono a riconciliarliabbia valore questa riconciliazionema se i

loro animi sono più irrequieti del necessariocerchinonei limiti delpossibiledi trovare quelle persone che si adattino

Platone Le leggi

133

all'uno e all'altra. è naturale che individui simili non hanno caratteridolcied è per questo che si deve cercare di

accordare a queste persone caratteri e costumi di vitachein base ad unacerta affinitàsiano più seri e più tranquilli. Se

marito e moglie sono in contrasto fra di loro perché non hanno figli o nehanno pochisi faccia la nuova unione

pensando anche ai figli: quelli che invece hanno un numero sufficiente difigli devono separarsi e costituire una nuova

unione con lo scopo di invecchiare insieme e prendersi vicendevole cura. Sela moglie muore e lascia figli maschi e

femminela legge che stabiliamo consiglieràsenza peraltro obbligarediallevare i figli senza assumere una matrigna:

se invece non ci sono figliil marito dovrà necessariamente risposarsifinché generi figli in numero sufficiente per la

casa e lo stato. Se l'uomo muore lasciando figli in numero sufficientelamadre dei suoi figli che rimane li allevi: se pare

troppo giovane per vivere in salute senza un uomoi parentidi comuneaccordo con le donne che si occupano dei

matrimonisi consultino e agiscano secondo quel che in tal caso sembra piùopportuno fare a loro e a quelle donne. Se

non vi sono figlianche per i figli la moglie si risposie un maschio e unafemmina devono costituire un numero

sufficiente ed esatto previsto dalla legge. Quando si è d'accordo che ilfigliouna volta generatosia di coloro che lo

hanno concepitoe bisogna decidere chi deve seguiree se dunque una schiavasi è unita con uno schiavoun uomo

liberoo un libertoil figlio generato sia assolutamente del padrone dellaschiava; e se una donna libera si unisce con

uno schiavoil figlio generato appartenga al padrone dello schiavo; se poiil padrone ha un figlio dalla propria schiava o

la padrona dal proprio schiavoe la cosa è risaputale donne invieranno ilfiglio della donna con il padre in un'altra

regionee i custodi delle leggi il figlio dell'uomo con la madre.

Né un dioné un uomo che abbia un po' di intelligenza potrà maiconsigliare qualcuno di trascurare i genitori:

conviene considerare che un proemio come quello che segue sul rispetto deglidèi si potrebbe adattare perfettamente

agli onori e ai disonori che si devono tributare ai genitori. Le anticheleggi sugli dèi che sono state stabilite presso tutti i

popoli si dividono in due parti. Fra gli dèiinfattialcuni li onoriamovedendoli con chiarezzadi altriinvece

veneriamo le immaginifabbricandorie le statuee li veneriamo anche se sonosenza vitaritenendo che gli dèi viventi

proprio per questa ragione nutrono molta benevolenza e gratitudine nei nostriconfronti. Chi ha nella sua casacome un

tesoroun padre e una madree padri e madri di costoroconsumati ormaidalla vecchiaianon pensi di avere alcun'altra

immagine che abbia più valore di quella statua domestica che ha in casaseegli che la possiede è capace di venerarla

convenientementenel modo più giusto CLINIA: E ci puoi spiegare qual è ilmodo giusto?

ATENIESE: Lo dirò: infattiamicitali cose meritano di essere ascoltate.

CLINIA: Parla!

ATENIESE: Edipo(1) come noi raccontiamodisprezzato dai figlilanciòcontro di loro delle imprecazioniche

come ognuno dicevennero mandate a compimento ed ascoltate dagli dèi; e lostesso si dice di Amintore (2) che pieno

di ira maledì suo figlio Fenicioe di Teseo (3) con Ippolitoe di infinitialtri contro infiniti altrie da questi fatti risulta

chiaro che gli dèi ascoltano i voti che i genitori fanno contro i figli:funesto è infatti il genitore che si scaglia contro il

figlio come nessun altro contro altried è cosa giustissima. Non si pensiallora che un dio per natura ascolta le preghiere

di un padre e di una madrequando sono offesi e disonoratiin mododifferente da quel genitore cheessendo invece

onorato e ricevendo molte gioieper queste ragioni invoca insistentementegli dèi per chiedere loro ogni sorta di beni

per i figli: non dovremo allora ritenere che il dio ascolterà ugualmenteanche simili preghiereassegnandoci ciò che

abbiamo richiesto? In caso contrario non si comporterebbero giustamente nelladistribuzione dei benima questonoi

diciamonon si adatta affatto agli dèi.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Dunque noi dobbiamo pensarecome abbiamo detto poco fache nonpossediamo alcuna statua più

onorata per gli dèi di un padre e di un avo estenuati dalla vecchiaiae dimadri che sono nella stessa condizionee se

qualcuno li onorail dio si rallegramentrein caso contrarionon liascolterebbe. Sono per noi straordinarie le statue

dei progenitoriassolutamente diverse da quelle inanimate: quando infattiquelle statue viventi sono da noi venerate

esse ogni volta si uniscono nella preghieraquando invece sono disonorateaccade il contrario; mentre le altre non

fanno né l'unané l'altra cosasicchése uno riserva un trattamentocorretto nei confronti del padredell'avoe di tutti i

parentidi conseguenza ha a disposizione le statue più potenti di tutte perdomandare un destino caro al dio.

CLINIA: Benissimo.

ATENIESE: Chiunque abbia un po' di intelligenza teme e onora le preghiere deigenitorisapendo che per molti e

spesso sono state esaudite: poiché allora le cose sono ordinate in questomodoper i buoni sono un vero e proprio tesoro

i genitori anziani che vivono sino al termine della vitae se muoionogiovanisuscitano un grande rimpiantoe nei

malvagi tremende paure.

Ognuno veneri i propri genitori con tutti gli onori previsti dalla leggeprestando fede alle parole che ora abbiamo

detto. Se però lo invade una voce sorda a tali proemiecco la legge che èstata giustamente stabilita per questi casi: se

un tale in questo stato trascura i genitori più di quel che dovrebbee nonpresta attenzione e non soddisfa tutte le loro

richieste più di quanto esaudisce i desideri dei figlidi tutti idiscendentie di se stessochi subisce un tale tortolo

denunci - sia che lo faccia l'interessato in personasia che invii qualcunaltro - ai tre più anziani custodi delle leggie

alle tre donne che si occupano dei matrimoni.

Costoro si occupino della faccendapunendo quelli che commettono ingiustiziacon le frustate e il carcerese sono

ancora giovanivale a dire sino ai trent'annise sono uominimentre ledonne siano punite con le stesse punizionianche

se hanno dieci anni di più. Se queste personeoltrepassati questi limiti dietànon rinunciano tuttavia a trascurare i

genitorie alcuni faranno loro del malesiano condotti in un tribunalecomposto di cento cittadini più unoche siano i

più anziani di tutti: se uno viene riconosciuto colpevoleil tribunaledecida quale multa deve pagare e quale pena deve

Platone Le leggi

134

subiresenza porre limitazioni alle pene o alle multe che un uomo devepagare. Se uno dei genitori che subisce

maltrattamenti non può sporgere denunciaquel libero cittadino che vieneinformato del fatto lo denunci ai magistratiin

caso contrario sia ritenuto malvagioe chi vuole lo accusi didanneggiamento. Se il delatore è uno schiavoottenga la

libertàe se è lo schiavo di coloro che hanno arrecato o subito ilmaltrattamentosia liberato dai magistrati stessimentre

se è lo schiavo di un altro cittadinola comunità versi la sommacorrispondente al suo prezzo al padrone. I magistrati

devono poi sorvegliare che nessuno faccia del male a quel tale per vendicarsidella denuncia.

Per quanto riguarda i danni causati dal velenosi è già detto a propositodi quelli che portano alla mortementre gli

altriche sono fonte di dannie sono procurati mediante bevandecibiunguentivolontariamente o con premeditazione

non sono ancora stati trattati. Bisogna dunque distinguere due specie diveleni che sono in uso presso il genere umano.

L'unaed è quella di cui abbiamo parlato ora in modo esplicitodanneggia icorpi con l'azione naturale dei corpi: ma

l'altrache agisce mediante magieincantesimie i cosiddetti nodi magiciconvince quelli che hanno lo sfrontato

coraggio di arrecare danni di poterlo fare grazie alla magiamentre coloroche subiscono i danni sono convinti di subire

terribili danni da parte di queste persone che sono in grado di operare degliincantesimi. Non è facile sapere come

avvengono in natura tutte queste cose ed altre similinése uno ne fosse aconoscenzasarebbe agevole persuadere altri:

e non servirebbe a nulla il tentativo di persuadere le anime degli uominiche in queste cose si guardano l'un l'altro

sospettosamenteinvitandolise vedono delle statuette riprodotte in ceraposte sulle porte delle caseo presso i trivio

vicino alle tombe dei genitoria non darsi pensiero di simili cosepoichénon hanno al riguardo alcuna chiara opinione.

Distinguendo in due parti la legge sul veneficioa seconda di quale dei duemodi si cerca di attuarloprima di tutto si

preghisì consiglie si esorti perché non si debba mai cercare dicompiere tali azioniné di seminare terrore fra la

moltitudine degli uomini che hanno paura come i bambininé di costringereil legislatore o il giudice a trovare un

rimedio per simili paure degli uominipensando che in primo luogo chi compiequesti venefici non sa quello che fasia

per quanto riguarda il loro effetto sui corpia meno che non sia esperto dimedicinasia per quanto riguarda gli effetti

della magiaa meno che non sia un indovino o un interprete dei segni divini.Sia detto questo discorso il quale valga

come legge sui venefici: chi opera venefici contro qualcuno per arrecare undanno non mortale né alla sua personané ai

suoianche se procura un altro danno mortale per il suo bestiame e per lesue apise è un medico e viene riconosciuto

colpevole di veneficiosia punito con la mortese è un privato cittadinoil tribunale decida quale pena egli deve subire

o quale multa deve pagare. Chi risulta compiere danni con nodi magicievocazioniincantesimied ogni altro simile

veneficiose è un indovino o un interprete di segni divinisia condannatoa mortese invece è riconosciuto colpevole di

veneficio anche senza l'arte divinatoriasi proceda anche per lui secondo lastessa procedura: anche per questi il

tribunale decida quale pena deve subire o quale multa deve pagare.

Per quanto riguarda quei danni che uno arreca all'altro mediante il furto ola violenzanella misura in cui esso è più

gravesia maggiore il risarcimento che deve pagare al danneggiatominore seil danno è più piccoloe in ogni caso

risulti proporzionato al danno che ogni volta uno arrecafinché tale dannonon sia risanato: ciascunoin relazione ad

ogni azione malvagiasubisca inoltre un'altra pena che serva di ammonimentoper il colpevolee questa pena sia più

lieve per chi ha commesso l'azione malvagia a causa dell'altrui stoltezzaoper l'imprudenza dovuta alla giovane etào

per qualsiasi altro fattore; sia invece più pesante se la malvagità èdovuta alla propria stoltezzao all'intemperanza di

fronte ai piaceri e ai dolorio se si trovi immerso in vili paurepassioniinvidiee rancori incurabili; e sia punito non per

il male compiuto - il male compiutoormaiè compiuto -ma perché infuturo lui stesso e quelli che osservano la sua

punizione detestino l'ingiustiziao almeno si liberino da buona parte diquella sventura. Per tutte queste ragioni bisogna

che le leggitenendo conto di tutti i casi di questo generecome un abilearcieremirino alla gravità della pena da

infliggere in ciascun casoassegnando assolutamente quella più adatta: ebisogna che il giudice collabori con il

legislatorefacendo la stessa cosaquando la legge gli affida la facoltàdi decidere quale pena deve subire o quale multa

deve pagare colui che è stato giudicatomentre il legislatorecome unpittoredeve fare uno schizzo della sua opera

conformandosi a ciò che è stato tratteggiato. E questo è ciò che noi oradobbiamo fareMegillo e Clinianel modo più

bello e migliore possibile: dobbiamo dire quali devono essere le penerelative ai furti e agli atti violentinei termini in

cui gli dèi e i figli degli dèi ci concedono di legiferare.

Chi è affetto da pazzia non si mostri in giro per la città: i parenticustodiscano ciascuna di queste persone in casaa

seconda di come sono capaci di farloo paghino una multa di cento dracme perchi appartiene alla prima classesia che

venga lasciato in giro uno schiavo o un uomo liberodi quattro quinti di unaminase appartiene alla seconda classedi

tre per chi è della terzadi due se è della quarta. Molti impazziscono inmolti modi: quelli di cui abbiamo parlato adesso

impazziscono per malattiapoi vi sono quelli che hanno l'anima irascibile acausa di una malvagia natura unita ad una

cattiva educazione. Questi ultimi per la più piccola inimiciziagridano agran voce e si insultano pesantemente l'un

l'altroe questo fatto non si adatta in alcun modo ad uno stato dìcittadini che siano ben governati. Questa sia l'unica

legge stabilita a proposito delle accuse calunniose che tutti si lanciano:nessuno accusi nessuno. Colui che in un qualche

discorso si trovi ad avere una controversia con un altro mostri le proprieposizioni e apprenda quelle di chi è in

controversia con lui e degli altri presenti alla discussionee si astenganel modo più assoluto dal lanciare accuse

calunniose. Dalle imprecazioni e dalle maledizioni che ci si lanciareciprocamentee dai turpi nomi che ci si scambia e

che provengono da dicerie tipiche di donnedalle parolein un primo tempoche sono poca cosasi passain pratica

all'odio e a pesanti inimicizie: e chi parla compiacendosi di una cosa cosìspiacevole come l'irasaziando la propr ia

collera con alimenti malvaginella misura in cui un tempo era statoaddolcito dall'educazionerende nuovamente

selvaggia la propria anima e vive come una fiera in una condizione discontentezzaricevendo l'amara gratitudine della

sua ira. Tutti sono solitiin casi del generepassare a pronunciare delleparole per deridere l'avversarioe non c'è

Platone Le leggi

135

nessuno cheabituato a comportarsi cosìnon abbia finito per pregiudicarela serietà dei propri costumi e non abbia

annientato in gran parte la propria nobiltà d'animo. Per queste ragioninessuno gridi mai simili parole in un luogo sacro

né in certi sacrifici pubbliciné durante le garené sulla piazzanéin tribunalené in alcuna pubblica adunanza: ogni

magistrato che si occupa di queste cose punisca impunemente questi individuiin caso contrario non prenda parte alle

gare per il primo premio della virtùcome se non si prendesse a cuore delleleggi e non eseguisse gli ordini impartiti dal

legislatore. Se in altri luoghiattaccando o difendendosiun tale copre unaltro di oltraggi e non si astiene da tali

discorsichi è presente al fattoed è più vecchiodifenda la leggerespingendo chi si abbandona alla colleraaltro male

o sia condannato ad una pena determinata. Noi ora diciamo che chi attaccabrighe in modo oltraggioso non può parlare

senza usare espressioni ridicolee questo fatto lo condanniamoquando essoavvenga per l'ira. Ebbene? Possiamo

approvare l'impegno dei comici nel dire cose ridicole agli uominise senzaira cominciano a dire tali cose

ridicolizzando i nostri concittadini? Oppure dobbiamo distinguere il caso incui si scherza e quello in cui non si scherza

e a chi scherza dev'essere permesso di dire cose ridicole su qualcunomasenza iramentre non dev'essere permesso a

nessuno checome dicevamolo faccia intenzionalmente e con ira?

Questo punto non dev'essere affatto modificatoe così dobbiamo stabilireper legge a chi è lecito e a chi non è lecito

far questo.

Al poeta comicoa chi compone giambi o canti lirici non sia permesso né conparolené con immagininé con ira

né senza iramettere in ridicolo alcuno dei cittadini: se qualcunodisobbediscecoloro che stabiliscono le gare lo

caccino dalla regione il giorno stessoo sia multato con una multa di tremine da consacrarsi al dio della gara. Per

quanto riguarda quelli di cui prima si è detto che hanno facoltà diridicolizzare qualcunoa costoro sia lecito farlo fra di

lorosenza ira e per giocomentre non sia lecito farlo seriamente e conl'animo rigonflo d'ira. La valutazione di questo

fatto sia affidata al magistrato che sovrintende l'intera educazione deigiovani: sia lecito dunque all'autore di tali opere

renderle pubblichese il magistrato darà il suo giudizio di approvazione;se invece le respingeràl'autore non potrà

mostrarle a nessunoe non risulterà insegnarlo a nessunoné schiavonéliberooppure sia ritenuto malvagio e

trasgressore delle leggi.

Non è degno di pietà chi ha fame o è afflitto da qualche altro malesimilema lo è la persona temperante o quella che

possiede una qualche virtù o parte di essala quale acquista una tremendasventura: perciò sarebbe cosa singolare se

unoessendo talefosse del tutto abbandonatosicché giungesse in unacondizione di povertàschiavo o anche liberoin

una costituzione e in uno stato amministrati mediocremente. Perciò illegislatore potrebbe sicuramente stabilire per

queste persone una legge simile: nel nostro stato non ci sia alcunmendicantee se uno tenta di compiere un simile gesto

guadagnadosi la vita con incessanti preghieregli agoranomi lo caccino dallapiazzala magistratura degli astinomi lo

cacci dalla cittàgli agronomi lo spediscano fuori dalla regioneoltre iconfiniperché la regione sia del tutto purificata

dalla presenza di un simile essere.

Se uno schiavo o una schiava danneggia un qualsiasi bene altruisenza alcunacomplicità da parte del danneggiato

per inesperienza o anche per un suo impiego non correttoil padrone di coluiche ha arrecato il danno risarcisca

completamente il dannoo consegni lo schiavo stesso a chi ha subito ildanno: se il padrone li accusa affermando che

chi ha arrecato il danno e chi lo ha subito hanno commesso il fatto tendendodi comune accordo un'insidia per sottrargli

lo schiavointenti un'azione giudiziaria per truffa contro chi sostiene diessere stato danneggiatoe se vincericeva una

somma corrispondente al doppio del valore dello schiavo stimato daltribunalementre se perderisarcisca il danno e

consegni lo schiavo. Se un animale da tiroun cavalloun caneo qualchealtro animale da allevamento danneggiano un

bene dei viciniallo stesso modo paghi il danno.

Se un tale non vuole testimoniare di sua spontanea volontàsia citato dachi ha bisogno della sua deposizionee

quelloinvitato a presentarsisi presenti al processo; e se conosce i fattie vuole testimoniarerenda la sua

testimonianzase invece dice di non saperedopo aver giurato per i tredèiZeusApolloe Temidi non saperelasci il

processo: chi viene invitato a rendere la sua testimonianza ma non sipresenta dinanzi a colui che lo ha invitatosia

perseguito per danni contro la legge. Se uno chiama un giudice in qualità ditestimonequel giudice che ha testimoniato

non potrà più esprimere il suo giudizio per quella causa.

Sia concesso ad una donna libera di testimoniare e di parlare in difesadell'imputatose ha oltrepassato i

quarant'annie di intentare un'azione giudiziariase è vedova; ma se suomarito è vivole sia concesso soltanto di

testimoniare. Alla schiavaallo schiavoe ad un bambino sia soltantoconcesso di testimoniare e di parlare in difesa nei

processi per omicidiopurché uno presenti un mallevadore sicuro chegarantisca la loro presenza sino al termine del

processose sono accusati di falsa testimonianza. Sia concesso ad una delledue parti in causa di accusare di falsa

testimonianzase sostiene appunto che è stata resaper intero o solo inpartefalsa testimonianzaprima che sia espressa

la sentenza definitiva: i magistrati custodiscano le accuse sigillate daentrambi e le presentino al processo per falsa

testimonianza. Se uno è condannato due volte per falsa testimonianzanessuna legge lo obblighi a testimoniare ancora;

se tre voltenon gli sia data facoltà di testimoniare: se uno poi ha ilcoraggio di testimoniare dopo che è stato

condannato per la terza voltachiunque voglia lo accusi dinanzi almagistratoe il magistrato lo consegni al tribunalee

se viene ritenuto colpevolelo si condanni a morte.

Quanto alle testimonianze che sono state condannate nel processopoichésono risultate essere false testimonianze e

hanno procurato la vittoria a colui che ha vinto la causanel caso in cuisiano state condannate più della metà di tali

testimonianzela causaperduta sulla base di queste testimonianzesianuovamente giudicatae si discuta e si valuti se

quella causa è stata giudicata sulla base di quelle testimonianze o noecomunque si decidala nuova decisione ponga

fine ai precedenti processi.

Platone Le leggi

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Vi sono molti aspetti belli nella vita degli uominima nella maggior partedi essi nascono e si sviluppano come delle

sciagure che li contaminano e li insozzano: e anche a proposito dellagiustizia fra gli uominicome non dire che essa

non è un benedal momento che ha civilizzato ogni questione umana? Essendodunque bella questa giustiziacome non

dovrebbe essere bella per noi anche l'avvocatura? Stando queste cose inquesti terminiun vizio le rende odioseanche

se gli è stato posto il bel nome di arte. In primo luogo si dice che vi siaun espediente da usare nei processi - ed è il

medesimo sia che si intenti una causasia che uno difenda un altro - pervincere la causasia che le procedure di ciascun

processo siano giustesia che non lo siano: e si dice inoltre che il donodella stessa arte e dei discorsi che nascono

dall'arte venga fornitose qualcuno in cambio offre delle ricchezze.

La cosa migliore sarebbe che questo espedientesi tratti di un'arte o di unesercizio affinato dall'esperienza e privo di

artenon si generasse affatto nel nostro stato; e il legislatore devecercare di convincere l'avvocato a non pronunciare

parole contrarie alla giustiziao di andarsene in un'altra regione. E se lalegge tace per chi obbediscequesta sia la sua

voce per chi non obbedisce: se risulta che qualcuno cerca di volgere lapotenza della giustizia che alberga nelle anime

dei giudici in direzione contrariao cerca di intentare molte azionigiudiziarieo anche di intervenire in esse in qualità di

avvocato in modo inopportunosia denunciato da parte di chi vuole diintentare malvagie azioni giudiziarie o di

difendere in modo malvagioe sia giudicato nel tribunale composto da giudiciscelti. Se viene ritenuto colpevoleil

tribunale valuti se egli compie tali gesti per avidità di ricchezza o perambizione: e se è per ambizioneil tribunale

decida per quanto tempo una persona del genere non potrà più intentarecause né difendere; se è per ricchezzalo

straniero se ne vada dalla regione e non ritorni mai piùse non vuoleessere condannato a mortementre il cittadino sia

condannato a morte a causa di questa brama di danaro considerata da quello aldi sopra di ogni cosa. Se qualcuno per

ambizione si è comportato così per due voltesia condannato a morte.

NOTE: 1) Cfr. EschiloSeptem contra Thebas701-715; SofocleOedipusColoneus1440 e seguenti; Euripide

Phoenissae67.

2) OmeroIliaslibro 9versi 447 e seguenti.

3) Cgr. EuripideHippolytus2446887 e seguenti.

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LIBRO DODICESIMO

ATENIESE: Se unofingendosi ambasciatore o araldo dello statocompie unafalsa ambasceria presso uno statoo

seinviato come ambasciatorenon riferisce la vera ambasciata per cui èstato inviatoo se risulta con evidenza che non

riporta correttamente le ambascerie e i messaggi provenienti da nemici oanche da amicisia accusatoinsieme a tutti

quelli come luidi profanare empiamente contro la legge i messaggi e gliordini di Ermes e di Zeuse si valuti quale

pena deve subire o quale multa deve pagarese risulta colpevole.

Il furto di beni è un atto illiberalee compiere rapine è cosa vergognosa:nessuno dei figli di Zeussi è mai

compiaciuto né degli inganni né della violenzané sì è mai occupato dìnessuna di queste due attività. Nessuno dunque

ingannato da poeti o altrimenti da cattivi narratori di mitipresti lorofedené credarubando o facendo violenzedi non

fare nulla di turpema semplicemente ciò che fanno gli stessi dèi: questoinfatti non è né veroné verosimilema chi

compie un simile gesto andando contro la leggenon è né un dioné unfiglio degli dèi. Spetta al legislatorepiù che a

tutti gli altri poeticonoscere queste cose. Chi dunque obbedisce al nostrodiscorsoè felicee lo sarà per tutto il tempo

futuroma chi disobbediscedopo queste cosecombatta con la seguentelegge: se uno ruba un qualche grande o piccolo

benesia sottoposto alla medesima pena. Chi ruba una piccola quantità hainfatti rubato spinto dalla stessa bramama

con una minore capacitàe chi rimuove una quantità maggiore che non hadepostocompie interamente ingiustizia: la

leggealloranon ritiene giusto punire nessuno dei due ladri con una penaminore o maggiore in base all'entità del furto

compiutoma in base al fatto che ci sia o meno la possibilità di guarire.Se dunque uno accusa in tribunale uno straniero

o uno schiavo di aver rubato un qualche bene appartenente allo statocome sesi trattasse di una persona verosimilmente

curabilesi valuti la pena che deve subire e la multa che deve pagare: ma ilcittadino educato come sarà educatose è

condannato per aver commesso rapine ai danni della patria con la violenzacolto o no in flagranteessendo considerato

alla stregua di una persona incurabilesia condannato a morte.

Per quanto riguarda la disciplina degli esercitisi danno molti consiglimolte leggiin modo convenientema il

monito più importante è che nessuno sia senza una guidané maschionéfemminané l'anima di alcuno prenda

l'abitudinesul serio o per scherzodi agire da sola o di propriainiziativama in guerra e durante tutto il periodo di pace

si viva con lo sguardo sempre rivolto al comandante e ci si conformi ad essoe ci si lasci guidare da lui anche nelle cose

meno importanticome ad esempio quando ordina di fermarsidi marciarediesercitarsidi lavarsidi mangiaredi

svegliarsi di notte per montar di guardia e per portare messaggi; e neimomenti stessi di pericolo non si insegua nessuno

né si indietreggi davanti ad un altrosenza l'indicazione dei comandanti;in una sola parola si insegni all'anima con le

varie abitudini a non conoscere e a non sapere affatto che cosa significhil'agire separatamente dagli altrima la vita di

tutti sia sempre insieme e il più possibile in comune con tutti: di questacosainfattinon c'è e non ci sarà mai nulla di

superiorené di migliorené di più ingegnoso in vista della salvezza edella vittoria in guerra. Bisogna immediatamente

sin da ragazziesercitarsi a fare questo in tempo di pacee cioè acomandare gli altri e ad essere comandati dagli altri:

bisogna inoltre sradicare completamente dalla vita di tutti gli uomini edalle fiere sottoposte agli uomini l'anarchia. E si

danzino tutte le danze corali che abbiano come scopo la nobiltà dellaguerrae per gli stessi fini si pratichino quegli

esercizi che sono caratterizzati da agilità e destrezzae gli esercizi cheinsegnano a sopportare la fame e la seteil freddo

e il caldoe il duro giaciglioecosa più importantenon si deveannientare il potere della testa e dei piedi avvolgendoli

con ripari estranei e bloccando la generazione e la formazione di queicalzari che sono i nostri peli: poiché queste sono

le nostre estremitàse sono ben conservateconservano la massima potenzadi tutto il corpoe in caso contrario

agiscono al contrario; e mentre i piedi sono i servitori più importanti ditutto il corpola testa svolge un ruolo di

grandissima rilevanza nel comandarlocontrollando per natura tutti i suoisensi dirigenti. è opportuno che il giovane

ascolti questo elogio della vita guerrescamentre le leggi siano leseguenti: presti servizio militare chiunque sia stato

arruolato o abbia ricevuto l'ordine di svolgere una particolare missione. Chiper una qualche viltà si allontana senza il

permesso degli strateghisia accusato di diserzione dinanzi ai magistratimilitari non appena ritorna dalla campagna

militaree lo giudichi singolarmente ogni soldato che ha preso parte allacampagnaopliticavalierie ogni altro corpo

militareallo stesso modoe quindi gli opliti saranno condotti dinanzi aglioplitii cavalìeri dinanzi ai cavalierie allo

stesso modo gli altri dinanzi ai loro compagni: se uno viene riconosciutocolpevolesia escluso dalla gara per

conseguire la virtù militare nel suo complessoe non possa più accusare unaltro di diserzionené possa essere

l'accusatore in tali causeed inoltre il tribunale valuti la pena che devesubire o la multa che deve pagare.

Dopo queste coseterminati i processi per diserzionei comandanti di ognicorpo dovranno stabilire una nuova

riunionee chi vuole potrà giudicare quali sono le azioni che meritano unpremio senza presentare nulla che abbia a che

fare con la guerra precedentee senza fornire alcuna prova né garanziaattraverso i discorsi dei testimonima solo ciò

che riguarda quella campagna militare che allora essi hanno svolto. Il premiodella vittoria sia costituito da una corona

di ulivo per ciascuno: e il vincitore la appenda nei templi degli dèi dellaguerradi quel dio che egli preferiscee vi

aggiunga un'iscrizione che testimonierà per tutta la vita che gli è statoaggiudicato il primo premioe così per il secondo

e per il terzo. Se un tale parteciperà ad una campagna militarema torna acasa prima del temposenza che glielo

abbiano ordinato i comandantisia accusato di abbandono del proprio posto daquegli stessi giudici che giudicano la

diserzionee ai colpevoli siano inflitte le stesse pene stabilite inprecedenza per i disertori. Bisogna che ogni uomo

quando intenta una causa contro un altro uomoabbia timore di infliggerenei limiti del possibileun'ingiusta punizione

volontariamente o meno - si diceed è realmente vero che la Giustizia èfiglia del Pudoree la menzogna per natura è

odiosa al pudore e alla giustizia -; e dunquese in tutti gli altri casibisogna fare attenzione a non sbagliarsi contro la

giustiziabisogna prestare particolare attenzione anche per quanto riguardala perdita delle armiperché qualcuno

Platone Le leggi

138

sbagliandosi a proposito di quei casi in cui inevitabilmente si perdono learmie considerandoli vergognosi come se

fossero realmente turpinon intenti una causa indegna contro chi non lamerita. Non è affatto facile distinguere l'uno e

l'altro casoma tuttavia bisogna che la legge cerchi di distinguerlisuddividendoli in parti. Servendoci del mito

possiamo dire che se Patrocloportato alla sua tendafosse tornato arespirarecome accadde a molti altrisenza quelle

armi checome dice il poeta(1) furono consegnate a Peleo come dono nuzialedegli dèi a Tetiarmi di cui Ettore si era

impadronitoi malvagi di allora avrebbero potuto rimproverare il figlio diMenezio per la perdita delle armi. Einoltre

vi sono quelli che persero le armi precipitando da rive scosceseo per mareo nei travagli delle tempesteo sorpresi e

travolti all'improvviso da una violenta corrente d'acquao in altreinnumerevoli circostanze che si potrebbero cantare

per consolazionese si vuole abbellire un male che è facilmente espostoalla calunnia: bisognerebbe distinguerenei

limiti del possibileciò che costituisce un male più grave e più penosodal suo contrario. Credo che proprio

l'imposizione dei nomi che si danno a queste cosenelle espressionioltraggiosecomporti una certa distinzione: con

l'espressione "gettare via lo scudo"infattinon si possonodefinire tutti quei casi in cui avviene la perdita delle armi.

Non è certamente simile il caso di chi getta le armi in quanto ne è statoprivato con verosimile violenza e quello di chi le

ha deposte volontariamentema anzi vi è una totale differenza. E questa siala legge: se un soldatosorpreso dai nemici

ed essendo armatonon si rivolta contro e non si difendema volontariamentele depone o le gettapreferendo vivere

vergognosamente in compagnia del vizio piuttosto che affrontare una nobile efelice morte insieme al coraggiosia

intentata a suo carico un'azione giudiziaria per aver gettato le armiavendole perse in tal modoma il giudice non

trascuri di valutare i casi che abbiamo prima esposto. Bisogna sempre punireil malvagioperché diventi migliorenon

lo sventurato: non si può ottenere nulla di più contro la sventura. Ma qualè la punizione che si adatta a chi getta via una

potenza simile delle armi da difesa trasformandola nell'opposto? Non èinfatti possibile all'uomo fare l'opposto di

quanto dicono che un giorno abbia fatto il dioil quale trasformò Ceneo ilTessalo (2) dalla natura di donna a quella di

uomo: per un uomo che ha gettato via le armila generazione contraria aquella ricordatavale a dire la trasformazione

della natura di uomo in quella di donnasarebbe la punizione piùconveniente di tutte. Oraaccostandoci maggiormente

a ciòin virtù dell'attaccamento alla vitaperché uno viva senza corrererischi per la vita che gli rimane da viveree viva

la maggior parte del suo tempo nella malvagità e oppresso dalla vergognaper individui come questi vi sia questa legge:

l'uomo che nel processo viene riconosciuto colpevole di aver gettato le armida guerra in modo vergognosodi costui

nessuno strategané nessun altro di quelli che comandano in guerra si servacome di un soldatoe non lo collochino in

nessuna schiera. In caso contrario l'investigatore gliene chieda contoe sechi ha collocato il malvagio nelle schiere

appartiene alla prima classe lo punisca con una multa di mille dracmese èdella seconda di cinque minese è della terza

di tre minese è della quarta di una mina. Chi viene riconosciutocolpevoleoltre ad essere esclusoper la sua naturadai

rischi che corrono gli individui coraggiosisia condannato a pagare unamulta di mille dracme se appartiene alla prima

classedi cinque se è della secondadi tre se è della terzadi una minacome nei casi precedentise è della quarta.

Quale sarà dunque il criterio adatto che noi potremmo adottare per la nominadegli inquisitorise vi sono magistrati

che vengono estratti a sorte e durano in carica un annomentre altri duranoin carica per un numero maggiore di anni e

sono eletti da una rosa di magistrati prescelti? E chi sarà in grado di farel'inquisitore di tali magistrativalutando chi di

essi ha parlato e che cosa ha detto di contortopiegato dal peso della suacaricao per una mancanza di capacità

personale che sia adeguata alla sua stessa carica?

Non è affatto facile trovare quel magistrato che superi tutti gli altri invirtùe tuttavia bisogna cercare di trovare

alcuni censori che siano divini. Le cose stanno appunto così. Vi sono molteoccasioni per cui una costituzione si può

dissolverecome gli elementi che vi sono in una nave o in un qualche animalechepur avendo una sola naturasono

disseminati dappertutto e chiamiamo con molti terminicome"corde""fasciature""nervi" e"tendini": e la mansione

degli inquisitori costituisce una fra le più importanti occasioni disalvezza o di dissolvimento della costituzione. Se

coloro che chiedono conto del loro operato ai magistrati sono migliori diquelli e svolgono questo compito secondo una

giustizia irreprensibile e in modo irreprensibiletutta quanta la regione elo stato prosperano e sono felici: se invece

l'inquisizione dei magistrati segue procedure diverseallora vien meno illegame della giustizia che unisce insieme tutte

le strutture dello statoe in questo modo ogni magistratura viene separata estrappata dall'altrae non essendo più rivolte

allo stesso finedividono lo stato in molte unitàda uno che eraeriempiendolo di discordiein breve tempo lo

distruggono. Perciò bisogna assolutamente che gli inquisitori siano davverostraordinariper quanto riguarda il

complesso della virtù. Escogitiamo allora in qualche modo una loro genesi.Ogni annodopo che il sole volge dalla

stagione estiva a quella invernaletutto lo stato deve riunirsi nel recintosacro e comune al Sole e ad Apolloe indicare

al dio tre suoi uomini i quali mostreranno quello che ciascuno di essiritiene in assoluto il miglioreescluso se stessoe

che non abbia meno di cinquant'anni. Fra i prescelti si dia la preferenza aquelli che hanno ottenuto la maggioranza dei

voti sino alla metàse sono parie se sono disparisi escluda quello cheha ottenuto meno voti; si lasci da parte la metà

di quelli che ha riportato meno votie se alcuni hanno numero pari di votie fanno in modo che il numero superi la

metàsi elimini il di più escludendo il più giovanee approvando glialtrisi facciano nuove votazioni finché ne restino

tre con numero disuguale di voti.

Se tutti e tre o due di essi avranno un pari numero di votici si affidialla buona fortuna e alla sortee con la sorte sia

sorteggiato il vincitoree il secondo e il terzo saranno incoronati con unacorona d'ulivo: dopo aver assegnato ad essi i

premi della vittoriaa tutti si proclamerà che lo stato dei Magnetisalvato nuovamente dagli dèiha presentato al Sole i

suoi tre uomini migliorie li consacracome prevede l'antica leggecomeprimizie in comune ad Apollo e al Sole per

tutto quel tempo in cui essi si conformeranno a questa scelta. Il primo annosi devono nominare dodici inquisitori che

resteranno in carica sino a settantacinque anniper il futurose neaggiungano sempre tre ogni anno: questidopo aver

Platone Le leggi

139

diviso tutte le magistrature in dodici partimettano alla prova imagistratiricorrendo a tutte quelle forme di

investigazione che si addicono agli uomini liberi. Essi abitinoper tutto ilperiodo di tempo in cui esercitano la loro

carica di inquisitorinel recinto sacro ad Apollo e al Sole in cui èavvenuta la loro elezione: giudicando i magistrati

usciti di caricasia ciascuno singolarmentesia in comune insieme aglialtrirendano pubblico il giudizioesponendo il

decreto scritto sulla piazza in cui si diràper ogni magistraturaqualepena deve subire o quale multa deve pagare

secondo appunto la sentenza degli inquisitori.

E se uno dei magistrati non riconosce di essere stato giudicato secondogiustiziaconduca gli inquisitori dinanzi ai

magistrati scelti per meritoe se uno viene assolto relativamente alleinquisizioniaccusi gli inquisitori stessise lo

vuole: se invece è condannatose sia già stato condannato a morte daglistessi inquisitorìcome è necessariodeve

semplicemente morirema per tutte le altre pene che si possono scontareraddoppiatele sconti raddoppiate. Bisogna ora

stare ad ascoltare quali saranno e in che modo avverranno i rendiconti degliinquisitori. A costoroi quali sono stati

giudicati da tutto lo stato degni dei primi premiquando sono in vita sonoriservati i primi posti in tutte le solenni

adunanzee inoltre nei sacrifici comuni a tutti i Grecinelle sacreambasceriee in tutti gli altri riti sacri cui prendono

parte; fra loro vengano scelti quelli che saranno inviati come capi in ognisacra ambasceriaed essi soli fra tutti coloro

che abitano nello stato siano adornati con una corona d'alloro. Tutti sarannosacerdoti di Apollo e del Solee ogni anno

sarà primo sacerdote quello che sia giudicato primo fra i sacerdoti che visono in quell'annoe ogni anno il suo nome

venga registratoperché diventi misura del tempofinché lo statocontinuerà a vivere. Quando morirannol'esposizione

della salmail funeralee le tombe saranno superiori agli altri cittadini.Avranno tutti una bianca vestee non vi saranno

pianti e lamentazioni; un coro di quindici ragazze e un altro di quindiciragazziintorno al lettogli uni da un latogli

altri dall'altrocanteranno a turno un elogio composto come un inno in onoredei sacerdotiproclamando la sua felicità

per tutto il giorno con il loro canto. All'albail giorno seguentecentogiovani dei ginnasi scelti dai parenti del morto

porteranno il feretro alla tomba: per primi procederanno i celibirivestiticiascuno con l'armatura di guerrai cavalieri

con i cavalligli opliti con le armie allo stesso modo tutti gli altri; ei bambini davanti al feretro innalzeranno il canto

della patriamentre dietro al feretro seguiranno le fanciulle e le donne chehanno superato l'età dell'avere figliquindi i

sacerdoti e le sacerdotesseche seguiranno questo funerale in quantopurificatoreanche se sono esclusi da tutte le altre

sepolturepurché la Pizia sia d'accordo in questo senso. La loro tomba siacostruita sotto terraa volta oblungadi pietre

porose e resistenti il più possibile al tempoe con nicchie di pietracollocate l'una vicino all'altrain cui verrà posto il

beato defunto. Quindi si costruisca un terrapieno di forma circolareetutt'intorno si pianti un bosco sacrofatta

eccezione per un latoperché la tomba abbia modo di ingrandirsi versoquella parte per tutto il tempo futuroe

mancando il terrapienopossa accogliere coloro che saranno sepolti: sarannostabiliti ogni anno agoni musicaliginnici

ed equestri. E questi siano i privilegi che verranno tributati a chi hasuperato indenne l'inquisizione: ma se uno di loro

fidandosi dell'avvenuta elezionemostra la sua natura umana e divienemalvagio dopo l'elezionela legge comanderà a

chi vuole di accusarloe quellocondotto in tribunalesia giudicato inquesto modo.

Appartengano prima di tutto a questo tribunale i custodi delle leggipoi glistessi inquisitori in vitaed inoltre il

tribunale dei giudici scelti per merito; l'accusatore sostenga nel suo attodi accusa che il tale o il tal altro è indegno del

premio della virtù e della carica: se l'imputato viene condannatosiaprivato della magistraturadella tombae di tutti gli

altri onori che gli vengono tributatima se l'accusatore non ottiene laquinta parte dei votipaghi dodici mine se

appartiene alla prima classeotto se è della secondasei se è dellaterzadue se è della quarta.

Degno di ammirazione è il modo con cui si dice che Radamanto (3) giudicassele causeperché egli aveva osservato

che gli uomini di allora credevano chiaramente all'esistenza degli dèiedè cosa verosimiledato che in quel tempo

molti erano figli degli dèied uno di questi era Radamanto stessocomenarra la tradizione. A quanto pareegli pensava

di non doversi rivolgere a nessun giudice umanoma direttamente agli dèied è per questo che le decisioni delle cause

erano semplici e rapide: dando infatti la possibilità alle parti in causa digiurare su ogni punto della controversiale

lasciava andare rapidamente e in modo sicuro.

Ma ora checome abbiamo dettouna parte degli uomini non crede affattoall'esistenza degli dèimentre altri

pensano che essi non si occupino di noiesecondo l'opinione della maggiorparte delle persone e senz'altro di quelle

più malvagiegli dèiaccettando piccoli sacrifici e qualche adulazioneli aiutano a rubare un gran numero di ricchezze

e li liberano in molti casi da gravi punizionil'arte di Radamanto non siadatterebbe più nei processi agli uomini

contemporanei. Mutate negli uomini le opinioni riguardanti gli dèibisognamutare anche le leggi: bisogna che le leggi

stabilite con intelligenzaelimininonegli atti d'accusai giuramenti chele due parti in causa prestavanoe chi intenta

causa contro qualcuno dovrà deporre la sua accusa scrittasenza prestaregiuramentoe allo stesso modo l'accusato

presenti per iscritto il suo diniegosenza prestare giuramento. Sarebbeterribile sapere con certezza cheessendo molti i

processi che vengono celebrati nello statoquasi la metà dei cittadini haspergiuratoriunendosi insieme l'un con l'altro

senza problemi nei pasti in comunee nelle altre adunanze e nelle riunioniprivate di ciascuna categoria. Sia stabilita la

legge per cui il giudice che è in procinto di giudicare presti giuramentoecosì sempre presti giuramento chi istituisce le

pubbliche magistraturesia attraverso giuramentisia mediante votazione consassolini preso dai templie giuri il

giudice dei cori e di tutta la musicagli organizzatori e gli arbitri dellegare ginniche ed ippichee di tutte quelle attività

chesecondo l'opinione umananon comportano guadagno alcuno a chispergiura: ma quando sembra assai evidente che

negando con il giuramento si trae un grosso guadagnosi giudichino tutte lepersone che si accusano l'una con l'altra

attraverso processi ordinari e senza giuramenti. E nel processo i presidentidel tribunale non permettano a chi parla di

giurareper rendere più plausibili le proprie argomentazioniné diimprecare contro se stessi e la propria stirpené di

ricorrere a suppliche indecenti e a lamenti tipici di donnema facciano inmodo che sempre e sino alla fine si

Platone Le leggi

140

apprendano e si espongano le giuste ragioni con parole di buon augurioeincaso contrariocome se andasse fuori del

discorsoi magistrati lo invitino a riportare sempre il discorso sullaquestione proposta. Allo straniero nei suoi rapporti

con gli altri stranieri sia consentito di accettare i giuramenticome si usafare oggise lo vuolee di darli con piena

validità - essi non invecchieranno nello stato e non facendovi il nido nonprocureranno generalmente altri padroni della

regione allevati come loro -; per quanto riguarda gli atti d'accusa deiprocessi reciproci valga per tutti la stessa

procedura per giungere alla sentenza.

Se un libero cittadino disobbedisce allo statoma non è degno di percossené del carcerené della morte - e queste

disobbedienze riguardano la frequenza ad alcune danze coralio aprocessionio ad altre cerimonie pubbliche dello

stesso genereo a incarichi pubblici che hanno attinenza con i sacrifici chevengono organizzati in tempo di pace o con

le contribuzioni in tempo di guerra - in tutti questi casi bisogna in primoluogo risanare il danno; per chi non obbedisce

sia fatto un pignoramento che sarà riscosso da quelle persone indicate dallostato e dalla leggee se si rifiutano ancora di

obbediresi proceda alla vendita dei beni pignoratie il danaro vada allostato: se occorre una punizione maggiorele

singole magistrature che applicano le punizioni adatte ai disubbidienticonducano i trasgressori dinanzi al tribunale

finché si decidano ad eseguire gli ordini.

Al nostro statoche non ha altra fonte dì ricchezza se non quella cheproviene dai prodotti de l proprio suoloné ha

rapporti commerciali con l'esteroè necessario fornire consigli su come sideve regolare riguardo ai viaggi dei suoi

cittadini fuori dai confini della regione e all'accoglienza degli stranieriche giungono da fuori: il legislatore deve

innanzitutto fornire dei consigli mediante la persuasionese è possibile.Per naturala mescolanza di stati con altri stati

comporta una combinazione assai varia di costumi di vita dovuta alle novitàche gli stranieri introducono gli uni con gli

altri: questo fatto determina il danno più grave di tutti per quegli statiben governati mediante leggi giustementre per la

maggioranza degli statipoiché non sono affatto ben governatinon haalcuna importanza se i cittadini si mescolano

accogliendo gli stranierio se essi stessi partono alla volta di altristatidesiderando fare un viaggiodove e quando

voglionogiovani o vecchi che siano. D'altronde non è possibile vietarel'accoglienza agli stranieri o la partenza dei

nostri concittadini alla volta di altri luoghisenza contare che daremmol'impressione di essere rozzi e scortesi presso gli

altri uominiricorrendo a termini duri come ai cosiddetti bandi aglistranierie a costumi di vita prepotenti e inesorabili:

non dobbiamo pensare che sia un fatto di scarsa importanza la buona o lacattiva fama presso gli altri.

Non di quanto la maggior parte delle persone fallisce nel conseguimentodell'essenza della virtùdi tanto anche

fallisce nel giudicare se gli altri siano malvagi o buoni. Questo acumechein un certo senso è divinoè presente anche

nei cattivisicché moltissime personee anche quelle assolutamentemalvagiecon le parole e con le opinioni riescono a

distinguere gli uomini migliori da quelli peggiori. Perciò è bella quellamassima che presso molti stati consiglia di

tenere in conto la buona fama che si gode presso la maggioranza. La cosa piùgiusta e più importantese si è realmente

buoniè quella di mirare ad una vita accompagnata dalla buona reputazionema questa non deve affatto essere separata

dalla virtùse un uomo vuole essere perfetto; per cuianche a propositodello stato che viene fondato a Cretasarebbe

opportuno che si procurasse la fama più bella e migliorein relazione allavirtùpresso gli altri uomini. Nutriamo allora

l'assoluta e verosimile speranza chese esso corrisponderà a quanto abbiamodelineato nel nostro discorsoinsieme a

pochi altriil sole e gli altri dèi lo vedranno fra gli stati e le regioniben governate. In questo mododunqueci si deve

regolare a proposito dei viaggi in altre regioni e in altri luoghi e riguardoall'accoglienza degli stranieri. Prima di tutto

non sarà assolutamente possibile compiere un viaggio in alcun luogo a chiabbia meno di quarant'annie a nessuno

inoltre sia concesso di viaggiare privatamentementre per quanto riguarda iviaggi per conto dello statosia consentito

di viaggiare all'estero ad araldiambasciatorio anche ad alcuni checompiono sacre ambascerie: per quanto riguarda i

viaggi che si compiono per motivi di guerra o a causa di spedizioni militariessi non meritano di essere considerati fra i

viaggi di carattere politicocome se vi facessero parte. A Pito per Apolload Olimpia per Zeusa Nemeae a Istmo

bisogna inviare quei cittadini perché prendano parte ai sacrifici e agliagoni che vengono organizzati in onore di questi

dèienei limiti del possibilebisogna inviarne il maggior numeroe ipiù belli e i migliorii quali faranno in modo di

rendere onorato il nostro stato nei sacri e pacifici incontriprocurando unafama corrispondente a quella che ci

guadagneremo in guerra. Tornati a casainsegneranno ai giovani che ilcomplesso delle norme che regolano la

costituzione negli altri stati occupa il secondo posto rispetto alla nostra.

Bisognerà inviare altri osservatori di questo genere all'esterosempre chevi sia l'autorizzazione dei custodi delle

leggi: e se alcuni cittadini desiderano osservare le usanze degli altriuomini per un periodo di tempo più lungonessuna

legge li trattenga.

Uno stato infatti che sia inesperto di uomini malvagi e buoni non potrà maise vive senza instaurare relazioniessere

sufficientemente civilizzato e perfettoné conservare le leggi mantenendolenon soltanto con la forza delle abitudinima

anche con la forza della mente. Vi sono in molti luoghi uomini divininonmolti per la veritàche vale davvero la pena

di incontrareuomini che nascono non soltanto negli stati retti da buoneleggi ma anche in quelli che non lo sonodi cui

occorre sempre che chi vive negli stati retti da buone leggipurché siaincorruttibilericerchi le tracceandando per

mare e per terrasia per consolidare quelle usanze che erano state benstabilitesia per correggerlese in qualche punto

sono inefficienti. Senza questo tipo di osservazione e di ricercauno statonon potrà mai mantenersi perfettoe neppure

può esserlo se l'osservazione viene mal condotta.

CLINIA: Come dunque potranno avvenire queste due cose?

ATENIESE: In questo modo. In primo luogo un osservatore come questo deveavereper noipiù di cinquant'annie

in secondo luogo dev'essere fra quelli che godono buona reputazione nellealtre cose e soprattutto in guerrase deve

introdurre negli altri stati l'esempio dei custodi delle leggi: non sia piùun osservatore una volta che avrà oltrepassato i

Platone Le leggi

141

sessant'anni. Trascorra di questi dieci anni quelli che vuole a svolgereosservazionie giunto in patriasi rechi al

consiglio dei magistrati che studiano le leggi: questo consiglio sia misto digiovani e di più vecchie ogni giorno si

riunisca dall'alba al nascere del sole. Esso sia composto innanzitutto daisacerdoti che hanno ottenuto il primo premio

della virtùquindi dai dieci più anziani custodi delle leggied infinedal nuovo sovrintendente all'educazione e da coloro

che l'hanno preceduto e hanno ormai abbandonato questa carica.

Ognuna di queste persone non si rechi da sola al consiglioma vada insiemead un giovane fra i trenta e i

quarant'annie prenda con sé quello che preferisce. Oggetto della lororiunione e dei loro discorsi siano sempre le leggi

e l'amministrazione dello statoe anche l'eventuale notizia che altrove visia qualcosa di superiore riguardo a tali cose

nonchéinfinequelle discipline che in questa ricerca risultano utili arendere più chiare le opinioni di chi le apprendee

chese non si apprendesserorenderebbero i problemi relativi alle leggipiù oscuri e incerti.

E quegli argomenti che i più vecchi sceglierannoi giovani dovrannoapprendere con ogni sforzoe se qualcuno

degli invitati risulterà indegnol'intero consiglio criticherà chi lo hainvitato: tutto il resto dello stato vigili su quei

giovani che godono di buona reputazionerivolgendo loro lo sguardo eosservandoli con particolare attenzionee li

onori se si comportano benema li disonori più degli altrise diventanopeggiori dei molti. Si rechi allora a questo

consiglionon appena ritorna in patriacolui che ha osservato leistituzioni presso altre gentie se ha trovato qualcuno

che avesse delle notizie da riferire intorno alla legislazioneoall'educazioneo all'allevamentole riferiscaoppure se

anche lui stesso venga dopo aver formulato alcune riflessionile comunichi atutto il consiglio. Se quest'uomo ritornerà

in patria né peggiore né miglioresia elogiato per il suo grande zelomase ritorna assai miglioresia elogiato ancora di

più finché viveequando muorei consiglierigrazie al loro potereglirendano gli onori che gli spettano. Se invece

quando ritorna risulterà corrottonon incontri più nessunoné giovanené vecchioanche se si darà arie di persona

sapiente: e se obbedisce ai magistrativiva come un privato cittadinoincaso contrariosia condannato a morte se viene

accusato di intromettersi indebitamente nelle questioni riguardantil'educazione e le leggi. E sepur meritando di

presentarsi in tribunalenessuno dei magistrati lo conducesia questo unmotivo di biasimo per i magistratiquando si

deciderà di assegnare i primi premi della virtù.

Tale sia dunque colui che viaggia fuori dello stato e in questo modo effettuile sue trasferte. Dopo di che dobbiamo

accogliere benevolmente chi giunge dall'estero. Quattro sono allora le classidi stranieri di cui bisogna parlare: la prima

è costituita da quelli che si muovono continuamente d'estate e trascorronoper lo più il loro tempo a frequentare ora un

luogo ora un altrocome fanno gli uccelli migratorie in effetti la maggiorparte di questicome se volasse realmente sul

mare per fare guadagni con le loro attività commercialivola nella bellastagione verso gli altri stati. I magistrati

preposti a questo compito devono ricevere questi stranieri nelle piazzeneiportinei pubblici edificiall'esterno della

cittàma in ogni caso in prossimità di essa; e i magistrati stessidovranno sorvegliare che nessuno di questi stranieri

apporti una qualche innovazionee correttamente amministreranno per loro lagiustiziasoltanto per quel che è

necessariolimitando al minimo la loro azione. La seconda classe ècostituita da quelli che vengono ad assistere dal vivo

a quegli spettacoli artistici che possono essere visti ed ascoltati: pertutto questo genere di persone bisogna che vi siano

presso i templidegli alberghi allestiti per l'ospitale accoglienza; ebisogna che i sacerdoti e i custodi del tempio si

prendano cura e si diano pensiero di queste persone finchédopo che si sonofermate per un giusto periodo di tempoe

abbiano visto ed ascoltato lo spettacolo per cui sono venutise ne vadanosenza compiere o subire danni. Per questi

siano giudici i sacerdotinel caso in cui uno di loro commetteun'ingiustizia nei confronti di qualcuno o qualcuno la

commette a danno di qualcun altro di questie se il danno si limita allecinquanta dracmema se l'accusa nei loro

confronti risulta più graveper costoro bisogna celebrare il processodinanzi agli agoranomi. La terza classe di stranieri

dev'essere accolta a spese dello statoin quanto giunge da un'altra regioneper conto dello stato: li devono accogliere

soltanto gli strateghigli ipparchii tassiarchie dovrà prendersi curadi costoroinsieme ai pritaniquel cittadino presso

il quale uno di essiin qualità di ospitesarà alloggiato. La quartaclassese mai giungegiungerà raramente; e se in ogni

caso qualcuno venga mai da un'altra regionecon un incarico che corrispondea quello dei nostri osservatoriper prima

cosa non abbia meno di cinquant'annie inoltre richieda di voler vederequalcosa di bello nel nostro statoqualcosa che

si distingue per bellezza da ciò che si vede negli altri statio mostrianche quell'elemento che allo stesso modo si

distingue in un altro stato. Vada ognuno di questipresentandosi senzainvitoa bussare le porte dei ricchi e dei saggi

essendo anch'egli tale: si rechi infatti alla dimora di colui che sovrintendeil complesso dell'educazioneconfidando di

essere adeguato ospite per un tale ospiteoppure alla dimora di chi hariportato il premio per la virtùe dopo essere stato

insieme a costoroora insegnandoora apprendendose ne vadacome un amicoonorato da amicicon doni ed onori

adeguati. Con queste leggi bisogna accogliere tutti gli stranieri e lestraniere che provengono da un'altra regionee

inviare i nostri concittadini all'esteroonorando Zeus Ospitaleed evitandodi bandire gli stranieri dalle mense e dai

sacrificicome ora fanno i figli del Niloo di proclamare selvaggeintimazioni.

Se uno dà malleveriala dia esplicitamente e notifichi per iscritto tuttoquanto l'accordoalla presenza di non meno

di tre testimoni se si tratta di una somma compresa entro le mille dracmeedi non meno di cinque se la somma è

superiore alle mille dracme.

è mallevadore anche chi vende qualcosa in qualità di mediatore per conto dicolui che vende illegalmente o anche di

chi non può farsi garante della vendita: sia allora perseguibile anche ilmediatore come il venditore.

Chi vuole fare una perquisizione in casa di qualcunosi presenti nudoo conuna corta tunica senza cinturae dopo

aver giuratoin nome degli dèi indicati dalla leggech'egli spera ditrovare quello che cercacompia così la

perquisizione. Il padrone di casa conceda che la casa sia perquisitacontutto ciò che è sigillato e ciò che non lo è. Se

qualcuno non concede che venga fatta la perquisizione a chi vuole fare unaricercacolui che è stato impedito lo citi in

Platone Le leggi

142

giudizioedopo aver valutato l'oggetto ricercatose risulta colpevolerisarcisca il dannopagando il doppio del valore

dell'oggetto stimato. Se il padrone di casa è partito per un viaggioquelliche abitano nella casa concedano di fare

ricerche fra gli oggetti non sigillatimentre per quanto riguarda glioggetti sigillatichi compie la ricerca aggiunga i suoi

sigillie vi lascise vuoleun custode per cinque giorni: se il padrone siassenta per un tempo più lungochi vuole

compiere la perquisizioneprendendo con sé gli astinomicompia in tal modola perquisizionesciogliendo anche i

sigillie di nuovoinsieme ai familiari e agli astinomisigilli nuovamentetutto seguendo le stesse procedure.

Vi sia un limite di tempoper quanto riguarda i beni la cui proprietà vienecontestataoltre il qualese uno possiede

uno di quegli oggettinon sia più possibile contestarne la proprietà. Nonsi può contestare la proprietà di terreni e di

casequi da noi: circa invece gli altri beniqualsiasi bene uno possiedese mostra di servirsene in cittào sulla piazzao

presso i templisenza che nessuno li rivendichie un bel giorno salta fuoriun tale che afferma di averlo cercato per tutto

quel tempoed è chiaro che quell'altro non lo ha nascostose per un annodunqueuno ha posseduto in quel modo

l'oggettoe un altro così lo ha ricercatonon sia più consentito dirivendicarne la proprietàuna volta trascorso

quell'anno. Se uno non fa uso di questi oggetti né in cittàné sullapiazzama è evidente che se ne serve nei campied

entro cinque anni nessuno si presenta a reclamarliuna volta trascorsi icinque anninon sia più possibile a quest'ultimo

rivendicarne il possesso per l'avvenire. Se uno se ne serve in città fra lepareti di casa suail diritto di contestazione

abbia termine dopo tre anni; se ha esercitato il possesso in campagnama nonapertamentedopo dieci anni; se il diritto

di possesso è stato esercitato in un altro statoin ogni temponel caso incui qualcuno lo ritroviil diritto di rivendicarne

la proprietà non abbia termine.

Se uno con la violenza impedisce ad un altro di presentarsi in giudiziosiaalla stessa parte in causasia ai suoi

testimonise si tratta di uno schiavo suo o di altriil processo siadichiarato imperfetto e privo di validità; se si tratta di

un uomo liberooltre a rendere nullo il processoil colpevole siacondannato ad un anno di carceree chiunque vuole

potrà accusarlo in giudizio per sequestro di persona. Se un tale impediscecon la violenza ad un avversario di gare

ginniche o musicali o di qualche altra ancora di presentarsi alla garachivuole lo denunci agli organizzatori delle gare

e quelli lascino libero chi vuole di partecipare alla gara. Se si trovanonell'impossibilità di farloe se colui che impedisce

di gareggiare vince la garail premio della vittoria sia assegnato a chi èstato impeditoe in qualità di vincitore scriva il

suo nome nei templi in cui lo desideramentre a colui che ha impedito lapartecipazione alla gara non sia concesso di

porre alcun dono votivoné iscrizione che testimoni tale garae sia anziperseguito per dannosia che nella gara abbia

persosia anche che abbia vinto.

Se un tale accetta consapevolmente un qualsiasi oggetto rubatosia soggettoalla stessa pena del ladro: chi accoglie

un fuggitivoinvecesia condannato a morte.

Ognuno ritenga amica e nemica a se stesso la stessa persona che è amica onemica dello stato. Se qualcuno in

privato fa pace o guerra con qualcun altrosenza tener conto dellacomunitàanche costui sia punito con la morte: se

una parte dello stato fa pace o guerra con qualcuno da solagli strateghiconducano gli autori di questa azione in

tribunalee chi risulta colpevole sia condannato a morte.

Chi presta un servizio alla patria lo deve prestare senza ricevere doni incambioe nessun pretestonessun discorso

deve approvare il fatto che per le buone azioni si deve ricevere un compensoe non per quelle cattive: non è cosa

agevole riconoscere le azioni buone da quelle cattivee una voltariconosciuteleperseverare in questa distinzione; è

cosa più sicura ascoltare ed obbedire alla leggee non prestare servizi perricevere dei doni.

Chi non obbedisce sia condannato a morte senza alcun'altra proceduradopoessere stato condannato nel processo.

Per quanto riguarda le tasse per la collettivitàper molte ragionibisognerebbe fare la stima del patrimonio di

ciascunoe i membri di ogni tribù dovrebbero denunciare per iscritto illoro reddito agli agronomiperchéessendo due

le specie di tassel'erario pubblico ricorra a quella imposta alla qualefra le duepreferisce ricorreredecidendo ogni

anno di ricorrere ad una parte dell'intero patrimonio che è stato stimatooad una parte del reddito annualeescludendo

le spese relative ai pasti in comune.

L'uomo moderatoquando offre doni votivi agli dèideve offrire donimoderati. Tutti i cittadini ritengono la terra e il

focolare domestico sacri agli dèie quindi nessuno consacrerà due volte lecose sacre agli dèi. Negli altri stati l'oro e

l'argentoposseduti privatamente o anche nei templisono un bene cheprovoca invidia; l'avorio preso da un corpo che

abbia abbandonato la vita non costituisce un offerta pura; il ferro e ilbronzo sono strumenti di guerra: si offrano allora

come doni votivi per i templi oggetti di legno di un pezzo solocome unovuoleeallo stesso modooggetti di pietrao

anche tessutima che non richiedano più di un mese di lavoro ad una soladonna. Agli dèi si addice il colore bianconon

solo per gli altri donima anche per i tessuti; mentre non si aggiunganoaltri colori se non per gli ornamenti di guerra.

Sono doni assai divini gli uccellie anche quelle raffigurazioni che unpittore realizza in un solo giorno: e per il

restotutti gli altri doni votivi siano fatti ad imitazione di questi.

Ora che abbiamo distinto le parti di tutto quanto lo statodicendo quante ecome devono esseree si sono dettenei

limiti del possibilele leggi riguardanti tutti i più importanti contrattistipulati dai cittadinirimane da definire la

questione dell'amministrazione della giustizia. Fra i tribunaliil primo siacomposto da giudici scelti che l'accusato e

l'accusatore sceglieranno insiemee a costoro sarebbe più convenienteassegnare il nome di arbitri più che quello di

giudici. I giudici di secondo grado provengano dai villaggi o dalle tribùesiano distribuiti nelle dodici parti dello stato:

dinanzi a questi si presentino le parti in causase la causa non è statagiudicata presso i giudici del primo tribunalee si

gareggi per una pena maggioree se l'accusato perderà per la seconda voltapaghi la quinta parte della multa registrata

nel corso del processo. Se un talemuovendo delle critiche ai giudicidesidera ripetere per la terza volta il processo

porti la causa dinanzi ai giudici sceltie se perde nuovamente per la terzavoltapaghi una volta e mezzo la pena che era

Platone Le leggi

143

stata stabilita.

Se l'accusatoredopo aver perso la causa dinanzi ai primi giudicinon sidà per vinto e va dai giudici di secondo

gradonel caso in cui vincaottenga la quinta parte della multase inveceperdepaghi la medesima parte della multa.

Se al terzo tribunale ricorrono tutti quelli che hanno rifiutato le sentenzeprecedentinel caso in cui l'imputato perde

come si è dettopaghi una volta e mezzo la multase invece perdel'accusatorepaghi metà multa. Per quanto riguarda il

sorteggio dei giudici e il loro numeroe l'istituzione di servizi per ognisingola magistraturae i tempi in cui bisogna

svolgere ciascuno di questi compitie le votazioni e gli aggiornamenti delleudienzee tutte le altre simili operazioni che

si devono necessariamente svolgere per i processie gli atti d'accusapresentati in prima e in seconda istanzae la

necessità della difesa e delle comparizioni al dibattitoe tutto quanto èsimile a queste coseabbiamo già parlato anche

primama ciò che è giusto vale la pena ripeterlo anche due e tre volte.Per quanto riguarda tutte quelle norme di scarsa

importanza e facili da trovarese il legislatore anziano le ha tralasciateil legislatore giovane dovrà con la sua opera

compensare questa mancanza.

Se dunque i tribunali privati funzioneranno in questo modosaranno benregolati: per quanto riguarda i tribunali

pubblici e statalie tutto ciò di cui le magistrature si devono servire peramministrare ciò che spetta a ciascunavi sono

in molti stati non poche disposizioni di legge per nulla sconvenientistabilite da uomini valenti; di qui bisogna che i

custodi delle leggi prendano quelle che si possono adattare allo stato cheora sta nascendoprendendole in

considerazione e correggendolee mettendole alla prova dell'esperienzafinché ciascuna di esse risulti adeguatamente

stabilita. In quel momentoalloraterminata l'operapongano i sigillirendendola così immutabilee in tal modo uno se

ne servi per tutta la vita. Per quanto riguarda il silenzio dei giudicilaconvenienza del linguaggioe il contrario di

queste coseeancoraper quel che riguarda ciò che differisce dalle moltecose che negli altri stati sono considerate

giustebuonee bellealcune di queste cose le abbiamo dettealtredovranno essere ancora trattate alla fine del discorso.

Chi vuole essere giudice imparziale secondo giustizia deve rivolgere losguardo a tutte queste cose e studiarledopo

essersi procurato documenti scritti: e fra tutte le discipline che hannomaggior potere di rendere migliore chi le apprende

vi sono quelle stabilite intorno alle leggisempre che siano correttamentestabilite; in caso contrario la leggeche per noi

è cosa divina e meravigliosainvano avrebbe quel nome che ha attinenza conil nome della mente. (4) E di tutti gli altri

discorsitanto quelli in versi e che sono un elogio o un biasimo diqualcunoquanto quelli in prosasiano essi scritti

oppure tenuti ogni giorno in tutte le varie riunioninel corso dei quali sientra in controversia per ambizione o per

trovare accordi che talvolta sono assolutamente vanidi tutti questidiscorsi saranno un chiaro termine di paragone gli

scritti del legislatore.

Possedendo dentro di sé questi discorsicome antidoto agli altri discorsiil giudice buono deve guidare se stesso e lo

statoprocurando ai buoni il mantenimento e lo sviluppo della giustiziaaimalvagi una trasformazionenei limiti del

possibiledall'ignoranzadall'indisciplinadalla viltàe in una parolada ogni forma di malvagitàriferendomi

naturalmente a quei malvagi che si possono curare: ma per quelli che sonoeffettivamente legati ad un destino malvagio

per le anime disposte in tali condizioniquei giudici e quei capi dìgiudici che assegneranno loro la morte come rimedio

come spesso giustamente si è dettosaranno degni di elogio da parte ditutto lo stato.

Dopo che i processi dell'annoemesse le sentenzesono condotti a terminebisogna che vi siano le seguenti leggi per

le azioni disciplinari: innanzitutto la magistratura giudicante concederà alvincitore di prendere tutti i beni del

condannatoeccetto che per quelle che è necessario possederee questo deveavvenire immediatamente dopo ogni

lettura della sentenza da parte dell'araldomentre i giudici stanno adascoltare. Trascorso il mese successivo a quello in

cui è stata pronunciata la sentenzase chi ha perso la causa non ha ancorasoddisfatto volontariamente il vincitorela

magistratura giudicanteseguendo le richieste del vincitoreconsegni i benidel condannato: se non sanno dove prendere

i soldie manca non meno di una dracmail debitore non intenti causa controun altro se prima non ha regolato

completamente il debito con il vincitore della causa; gli altri invece sianoautorizzati ad intentare azioni giudiziarie

contro costui. Se unouna volta condannatoimpedisce l'azione dellamagistratura che lo ha condannatocoloro che

ingiustamente sono stati impediti lo conducano dinanzi al tribunale deicustodi delle leggie se viene ritenuto colpevole

di questa accusasia condannato a morte come se avesse distrutto l'interostato e le leggi.

Dopo di chequando un uomo è stato generato ed allevatoe a sua volta hagenerato ed allevato dei figliquando ha

stretto rapporti con altri uominicom'è giusto che siae ha pagato il fiose ha commesso qualche ingiustiziao è stato

risarcito se l'ha ricevuta da un altroed è invecchiato insieme alle leggiseguendo il proprio destinoè naturale che ad un

certo punto per costui sopraggunga la fine. Riguardo ai mortisiano essimaschi o femminegli interpreti abbiano

l'autorità di dichiarare quali consuetudini divine bisogna praticareconsuetudini che sono tipiche degli dèi sotterranei e

degli dèi della terra: non si costruiscano affatto tombe su tutti queiterreni che sono coltivabilie neppure monumenti

funebrigrandi o piccoli che sianoma si riempia quella parte di regioneche per natura ha soltanto questa funzionee

cioè quella di accogliere e nascondere i corpi dei morti in modo indoloreper i vivi; mentre nessun vivo e nessun morto

privi chi di noi è ancora vivo di quelle regioni che la terracome nostramadrevuole che diano nutrimento agli uomini.

Non si elevi un tumulo che sia più alto di quello che può essere realizzatoda cinque uomini in cinque giorni di lavoro:

non si faccia una stele sepolcrale in pietra che possa contenere più diquattro versi epici che costituiscano l'elogio della

vita del morto. L'esposizione del morto in casa non sia innanzitutto piùlunga del tempo necessario per dimostrare con

evidenza chi è morto in apparenza da chi lo è realmente; considerando lanatura umanasi può convenientemente

trasportare un morto alla tomba il terzo giorno.

Bisogna in ogni caso prestare fede al legislatorenon solo per tutte lealtre cosema anche quando afferma che

l'anima è totalmente diversa dal corpoe che nella vita stessa ciò cheoffre a ciascuno di noi la possibilità di essere come

Platone Le leggi

144

siamo non è nient'altro che l'animamentre il corpo segue ognuno di noicome un'apparenzae che è giusto dire che

quando si muore i corpi dei morti sono come delle immaginimentre la veraessenza di ciascuno di noiche è immortale

e chiamiamo animase ne va presso altri dèi a rendere contocome recita lalegge dei padri - e questo atto infonde

coraggio nella persona onestae paura nei malvagi - e sostiene che nessunaiuto viene prestato a quest'ultimo quando

muore. Bisognava infatti che tutti i parenti gli prestassero aiuto quand'eravivoperché vivesse una vita in una maggiore

giustizia e santitàeuna volta mortonon dovesse scontare le penenellavita che segue questa di quiper i malvagi

errori commessi. Se le cose stanno in questi terminisi capisce che nonbisogna mai mandare in rovina la propria

famigliaritenendo nel modo più assoluto che quella massa di carne cheviene sepolta sia un proprio familiarementre si

deve pensare che quel figlio o quel fratelloo chiunque sia quella personache con grande rimpianto si ritiene nel modo

più assoluto di seppellirese ne va dopo aver percorso e terminato il suodestinoe chenella circostanza presenteè

bene spendere moderatamentecome se si spendesse per un altare inanimato didèi inferi.

In ogni caso il legislatore stabilisca come un oracolo una spesa convenienteche non sia indecorosa. E questa sia la

legge: chi appartiene alla prima classe non spenda per la tomba più dicinque minese è della seconda non spenda più di

tre minese è della terza più di due minese è della quarta più di unamina; queste verranno considerate spese giuste. I

custodi delle leggi devono necessariamente fare molte altre cose ed occuparsidi molte questionie fra queste non sono

meno importanti quelle che riguardano la cura dei ragazzidegli uominie dipersone di ogni etàquando essi vivonoe

quel custode della legge presieda la fine di tuttiquel custode che iparenti del morto sceglieranno come sovrintendente

e sia per lui un onore se le esequie del morto si sono svolte in modoconveniente e sobrioe turpe se invece si sono

svolte in modo sconveniente. L'esposizione del morto e tutte le altreprocedure si svolgano secondo le leggi relative a

queste usanzema all'uomo politico che sta legiferando bisogna concedere distabilire anche queste disposizioni:

sarebbe sconveniente che ordinasse di piangere o meno il mortoma deve inogni caso vietare che lamenti e urla si

diffondano fuori della casae così deve impedire che il morto siapubblicame nte esposto sulla stradae che si urli nelle

vie al passaggio del corteo funebree che prima del giorno sia fuori dellacittà. Queste norme siano dunque stabilite in

questo modo intorno a tali usanzee chi obbedisce sia esente da penamentrechi non obbedisce ad uno dei custodi delle

leggi sia punito da tutti i custodi con una pena che verrà decisa di comuneaccordo. Per quanto riguarda tutte le altre

forme di esequienonché quei casi in cui non si ha diritto alla sepolturacome per i parricidii ladri sacrileghie altri

casi del generesi è già detto precedentemente e si sono stabilite lerelative leggisicché si potrebbe dire che la nostra

legislazione è quasi giunta al termine. D'altronde la fine di ogni cosa noncorrisponde ogni volta con ciò che si è fatto

acquistatofondatomapiuttostoquando si trova sempre e perfettamente unmodo di conservare ciò che è stato

generatoallora si può ritenere ormai che tutto quel che doveva esserecompiuto è stato realizzatomentre prima era

interamente incompiuto.

CLINIA: Hai detto benestraniero: ma spiega ancor più chiaramente per qualeragione hai detto quel che hai detto.

ATENIESE: Cliniamolte cose antiche sono state opportunamente magnificateenon meno opportunamente i nomi

dati alle Moire.

CLINIA: E quali?

ATENIESE: La prima è Lachesila seconda è Clotola terza è Atropo (5)che è la salvezza di ciò che fu detto dal

destinoe questi nomi sono ripresi ed assomigliano a ciò che viene tessutoe che è capace di realizzare una potenza

irreversibile al fuoco; e queste cose non devono solo procurare allo stato ealla costituzione salute e salvezza per i corpi

ma anche buone leggi per le animee soprattutto la salvaguardia delle leggi.Mi sembra dunque che questo manchi

ancora nelle nostre leggie cioè come si deve determinare in essesecondonaturaquella potenza irreversibile.

CLINIA: Non fai un'affermazione di scarsa importanzase è vero che non èpossibile trovare il modo in cui ogni

legge possegga questa qualità.

ATENIESE: Noè possibileper quel che ora mi risulta.

CLINIA: Non abbandoniamo in alcun modo la questioneprima di aver fornitoproprio questa cosa alle leggi che si

sono appena dette: sarebbe infatti ridicolo se avessimo speso invano lenostre fatiche intorno a qualsiasi cosa se poi lo si

poggiasse su di una base che non sia affatto solida.

ATENIESE: Giusta esortazionee troverai in me un altro che la pensa ancheallo stesso modo.

CLINIA: Dici bene. Qual è dunque la salvezza di cui parli? E in che modo sipotranno salvaguardare la costituzione

e le nostre leggi?

ATENIESE: Non abbiamo forse detto che nel nostro stato dev'esserci unconsiglio simile? E dicevamo che i dieci

più anziani custodi delle leggi devono riunirsi insieme a tutti quelli chehanno ottenuto i primi premi per la virtùe che

inoltre quelli che hanno compiuto un viaggio all'estero alla ricerca di unqualche elemento utile da apprendere per la

salvaguardia delle leggitornati a casa sani e salvidevono essere ritenutidegni di partecipare al consigliodopo essere

stati messi alla prova: dicevamo anche che oltre a questiciascuno deveprendere con sé uno dei giovani che non abbia

meno di trent'annigiudicandolo innanzitutto degno di far parte delconsiglio per natura ed educazionee così deve

presentarlo agli altrie se anche agli altri risulterà talesi potràaccettarlo nel consigliomentre in caso contrariola

decisione dovrà rimanere segreta agli altri e soprattutto al direttointeressato che è stato respinto. Il consiglio deve

riunirsi all'albaquando ognuno è più libero da tutte le altre occupazioniprivate e pubbliche. Non abbiamo detto una

cosa del genere nei precedenti discorsi?

CLINIA: Sìproprio questo.

ATENIESE: Vorrei allora tornare di nuovo a parlare di questo consiglio.

Io dico che se gettassi questo consiglio come un'ancora per tutto lo statoed essa avesse ogni elemento conveniente

Platone Le leggi

145

a se stessasarebbe in grado di mettere in salvo tutto ciò che vogliamo.

CLINIA: Come?

ATENIESE: A questo punto si presenta allora la nostra buona occasione perfornire una spiegazione correttasenza

risparmiare nulla del nostro ardore.

CLINIA: Dici benissimoe allora agisci secondo le tue intenzioni.

ATENIESE: Bisogna pensare per ogni cosaCliniache vi è verosimilmente unsalvatore in ciascuna operacome

nell'essere vivente l'anima e la testa sono appunto gli elementi piùimportanti generati per salvarci.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: La virtù di questi due elementi procura la salvezza ad ogni esserevivente.

CLINIA: E come?

ATENIESE: Nell'animaoltre alle altre facoltàè presente l'intellettoenella testaoltre agli altri sensila vista e

l'udito: in sintesi l'intellettocombinandosi con i sensi più nobili ediventato una sola cosasi può dire nel modo più

giusto che rappresenta per ogni cosa la salvezza.

CLINIA: Pare che sia così.

ATENIESE: Pare proprio così infatti. Ma quale intellettocombinandosi con isensicostituisce la salvezza delle

navi nelle tempeste e nel bel tempo? In una nave non avviene che il pilota ei marinaicombinando insieme i sensi con

l'intelletto allenato a piotaremettono in salvo se stessi e la nave?

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Non c'è bisogno di fare molti altri esempi a questo riguardo: mapensiamoa proposito degli esercitia

quale sia lo scopo che gli strateghi si prefiggonoe quale quello di tuttal'arte medica al servizio quando correttamente

mirano alla salvezza.

Non è la vittoria e il dominio sui nemici per gli strateghimentre per imedici e i loro aiutanti il procurare la salute al

corpo?

CLINIA: Come no?

ATENIESE: E se un medico non conoscea proposito del corpoche cosa siaquel che ora abbiamo chiamato salute

o uno stratega non sa che cosa sia la vittoria e tutte le altre cose cheabbiamo passato in rassegnacome potrà risultare

ch'essi abbiano intelletto relativamente a quelle cose che dovrebbero esseredi loro competenza?

CLINIA: Comeinfatti?

ATENIESE: E che dire dello stato? Se uno mostra di non conoscere lo scopo cheil politico deve sempre tenere

presentesi potrebbe innanzitutto chiamarlo ancora magistratoe poi sarebbein grado di salvare ciò di cui non conosce

neppure lo scopo?

CLINIA: Come potrebbe?

ATENIESE: Bisogna anche adessoa quanto parese vogliamo rendere perfettolo stato che abbiamo fondato nella

nostra regioneche esso abbia innanzitutto in sé la capacità di conoscereciò di cui stiamo parlandovale a dire lo scopo

dello statoche per noi non può essere che il politico; e in secondo luogoche conosca in qual modo si deve prendere

parte di questo fine; e quali leggi innanzituttoe poi quali uominipossonodecidere bene o no in vista di questo fine: se

uno stato manca di un'istituzione del generenon c'è da stupirsi seessendo privo di intelletto e di sensoin ogni

circostanza agisce ogni volta come capita.

CLINIA: Quello che dici è vero.

ATENIESE: Ora in quale parte del nostro statoo in quale consuetudinesipuò trovare una qualsiasi cosa che sia

organizzata e abbia la funzione di un tale presidio? Siamo in grado di dirlo?

CLINIA: No di certostranieroalmeno con chiarezza: ma se bisogna faredelle congetturemi sembra che questo

discorso tenda verso il consiglio che tu hai appena detto che si deve riuniredi notte.

ATENIESE: Hai supposto benissimoCliniae bisogna che questo consigliocome il presente discorso ci sta

indicandosia fornito di tutta la virtù: e la caratteristica principale diquesta virtù è quella di non errare di qua e di là

mirando a molteplici scopimaprendendo in considerazione un unico scoposcagliare tutte le frecce sempre in

direzione di questo scopo.

CLINIA: Assolutamente sì.

ATENIESE: Ora capiremo che non c'è da meravigliarsi se le legislazioni deglialtri stati vanno errandopoiché in

ciascuno di questi stati le leggi mirano ora ad un fine ora ad un altro. Egeneralmente non c'è da meravigliarsi che per

alcuni il criterio della giustizia consista nel fatto che alcune personesiano esse migliori o peggiorisi impadroniscano

del potere all'interno dello statomentre per altri consistanell'arricchirsisia che si sia schiavi o no di alcuni altried

infinelo sforzo di alcuni altri sia proteso verso una vita all'insegnadella libertà: e poi vi sono anche quelli che

legiferano avendo due scopi alla volta e li tengono in considerazioneambeduevale a dire quello di essere liberi e di

diventare padroni degli altri stati; quindi vi sono i più sapienticomepensano di essereche mirano a questi e ad altri

simili scopima non sono in grado di spiegare quale preferirebbero in modoparticolarecui bisognerebbesecondo loro

che anche tutti gli altri scopi mirassero.

CLINIA: Dunque il nostro scopoche è stato fissato già da molto tempoèstato fissato correttamente? Abbiamo

detto che tutto ciò che mira alle nostre leggi deve tendere ad un unicoscopoe ci siamo trovati assolutamente d'accordo

nel dire che questo è la virtù.

ATENIESE: Sì.

CLINIA: Abbiamo stabilito quattro specie di virtù.

Platone Le leggi

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ATENIESE: Certamente.

CLINIA: E che l'intelletto è la guida di tutte queste specieverso il qualetutto il resto e le altre tre virtù devono

rivolgere il loro sguardo.

ATENIESE: Segui benissimoClinia! E ascolta allora quel che rimane da dire.Abbiamo parlato dell'intelletto

allenato a pilotaree di quello medicoe di quell'altro proprio dellostrategae di quell'unico scopo cui devono tendere;

ed ora siamo arrivati a questo puntodovendo esaminare l'intelletto delpoliticoe dunqueinterrogandolo come un

uomogli diciamo: «Straordinaria personatudove guardi? Che cos'è maiquell'unica cosa che con chiarezza l'intelletto

del medico può indicare come proprio fine distintivoe che tu che tidistingui da tutte le altre ìntelligenzecome dici

non puoi indicare con chiarezza per te?». O tu Megilloe tu Cliniasaretein grado di spiegarmi in sua vece che cosa

mai dite che sia questo fine distintivocosì come di frequentein altricasiho fornito a voi spiegazioni e chiarimenti?

CLINIA: Proprio nostraniero!

ATENIESE: Che cos'è che bisogna sforzarsi di vedere nel suo insiemetantoin se stesso quanto in alcune sue

manifestazioni?

CLINIA: In quali manifestazioni dici?

ATENIESE: Quando per esempio abbiamo detto che quattro sono le specie dellavirtùè chiaro che se esse sono

quattrobisognerà dire che ciascuna di esse è una sola.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E chiamiamo tutte queste specie con un unico nome.

Diciamo infatti che il coraggio è virtùe l'intelligenza è virtùecosì anche le altre due speciecome se non fossero

molte ma una solale chiamiamo virtù.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Il motivo per cui queste due differiscono fra loro e abbianoricevuto due nomi diversie così le altre

duenon è difficile a dirsi; quel che non è facile da spiegare è ilmotivo per cui diamo ad ambedue l'unico nome di virtù

e così alle altre.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Non è difficile chiarire quello che dico. Distribuiamocireciprocamente domanda e risposta.

CLINIA: Che cosa vuoi dire?

ATENIESE: Domandami perché mai denominiamo con l'unico termine di virtùl'una e l'altra cosaper assegnare

loro nuovamente due nomicioè quello di coraggio e di intelligenza. Tidirò il motivoe cioè che l'unoil coraggioha

attinenza con la paura e vi prendono parte le fiere e i caratteri dei bambinipiccolissimi; senza la ragioneinfattie anche

solo per natural'anima può diventare coraggiosama senza la ragioned'altra partel'anima non divennenon èe non

diventerà mai in futuroassennata e dotata di intellettopoichél'intelligenza è diversa dal coraggio.

CLINIA: Quello che dici è vero.

ATENIESE: Tu hai appreso dal mio ragionamento i motivi per cui queste duespecie sono differenti e sono due: tu

ora dimmi perché sono un'unica e medesima cosa. Immagina di dover direperché sono un'unica cosase sono quattroe

chiedimiquando avrai dimostrato che sono unoperché sono nuovamentequattro.

Dopo di che esaminiamo se colui che conosce adeguatamente una cosa di cui viè il nome e anche la definizione

deve conoscere soltanto il nome e non la definizioneoppure se non èvergognoso ignorare entrambe queste cose

riguardo alle questioni di particolare rilevanza per grandezza e bellezza.

CLINIA: Mi pare che sia così.

ATENIESE: Per un legislatoreper un custode delle leggie per chi crede diessere superiore a tutti per virtù e ha

ottenuto i premi della vittoria per queste coseche cosa c'è di piùimportante di quelle realtà di cui ora parliamoe cioè

del coraggiodella temperanzadella giustiziae dell'intelligenza?

CLINIA: Nulla potrebbe essere più importante.

ATENIESE: E a questo proposito gli interpretii maestrii legislatoriicustodi delle altre cose non devono forse

essere superiori agli altriper chi ha bisogno di conoscere e di sapereoper chi ha bisogno di essere punito e corretto

perché sbagliainsegnando e mostrando completamente quale forza ha il vizioe quale la virtù? Oppure un poeta giunto

nel nostro stato o uno che dica di essere educatore dei giovani deverisultare migliore di chi ha vinto il premio della

virtù? E poise in uno stato i custodi non sono sufficientemente preparatiné in teoria né in praticae non conoscono in

modo adeguato ciò che riguarda la virtùperché ci si dovrebbemeravigliare se questo statolasciato senza custodia

subisce ciò che molti stati attuali subiscono?

CLINIA: Non ci sarebbe nulla da meravigliarsi.

ATENIESE: Ebbene? Dobbiamo fare o no quello che si è appena detto? Nondobbiamo preparare i nostri custodi

perché siano più competenti di molti altriin teoria e in praticaintornoalla virtù?

Oppure in che modo il nostro stato rassomiglierà alla testa e ai sensi degliuomini intelligentise al suo interno sarà

fornito di una simile custodia?

CLINIA: Come e in che modostranieropossiamo affermare di paragonarequesto stato a qualcosa di simile?

ATENIESE: è chiaro che se questo stato è simile ad un troncoi custodìpiù giovani se ne staranno presso l'estrema

sommitàscelti per la nobiltà della loro natura e per l'acutezza dellaloro animae getteranno il loro sguardo tutt'intorno

sull'intero statoe vigilando in questo modo trasmetteranno alla memoria leproprie sensazionie daranno notizia ai più

anziani di tutto ciò che accade nello stato; e costorosomigliandoall'intelletto grazie alla loro eccellente capacità di

riflettere intorno a molte questioni degne di considerazionegli anziani insostanzaprenderanno le decisioniservendosi

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146

ATENIESE: Certamente.

CLINIA: E che l'intelletto è la guida di tutte queste specieverso il qualetutto il resto e le altre tre virtù devono

rivolgere il loro sguardo.

ATENIESE: Segui benissimoClinia! E ascolta allora quel che rimane da dire.Abbiamo parlato dell'intelletto

allenato a pilotaree di quello medicoe di quell'altro proprio dellostrategae di quell'unico scopo cui devono tendere;

ed ora siamo arrivati a questo puntodovendo esaminare l'intelletto delpoliticoe dunqueinterrogandolo come un

uomogli diciamo: «Straordinaria personatudove guardi? Che cos'è maiquell'unica cosa che con chiarezza l'intelletto

del medico può indicare come proprio fine distintivoe che tu che tidistingui da tutte le altre ìntelligenzecome dici

non puoi indicare con chiarezza per te?». O tu Megilloe tu Cliniasaretein grado di spiegarmi in sua vece che cosa

mai dite che sia questo fine distintivocosì come di frequentein altricasiho fornito a voi spiegazioni e chiarimenti?

CLINIA: Proprio nostraniero!

ATENIESE: Che cos'è che bisogna sforzarsi di vedere nel suo insiemetantoin se stesso quanto in alcune sue

manifestazioni?

CLINIA: In quali manifestazioni dici?

ATENIESE: Quando per esempio abbiamo detto che quattro sono le specie dellavirtùè chiaro che se esse sono

quattrobisognerà dire che ciascuna di esse è una sola.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: E chiamiamo tutte queste specie con un unico nome.

Diciamo infatti che il coraggio è virtùe l'intelligenza è virtùecosì anche le altre due speciecome se non fossero

molte ma una solale chiamiamo virtù.

CLINIA: Certamente.

ATENIESE: Il motivo per cui queste due differiscono fra loro e abbianoricevuto due nomi diversie così le altre

duenon è difficile a dirsi; quel che non è facile da spiegare è ilmotivo per cui diamo ad ambedue l'unico nome di virtù

e così alle altre.

CLINIA: Come dici?

ATENIESE: Non è difficile chiarire quello che dico. Distribuiamocireciprocamente domanda e risposta.

CLINIA: Che cosa vuoi dire?

ATENIESE: Domandami perché mai denominiamo con l'unico termine di virtùl'una e l'altra cosaper assegnare

loro nuovamente due nomicioè quello di coraggio e di intelligenza. Tidirò il motivoe cioè che l'unoil coraggioha

attinenza con la paura e vi prendono parte le fiere e i caratteri dei bambinipiccolissimi; senza la ragioneinfattie anche

solo per natural'anima può diventare coraggiosama senza la ragioned'altra partel'anima non divennenon èe non

diventerà mai in futuroassennata e dotata di intellettopoichél'intelligenza è diversa dal coraggio.

CLINIA: Quello che dici è vero.

ATENIESE: Tu hai appreso dal mio ragionamento i motivi per cui queste duespecie sono differenti e sono due: tu

ora dimmi perché sono un'unica e medesima cosa. Immagina di dover direperché sono un'unica cosase sono quattroe

chiedimiquando avrai dimostrato che sono unoperché sono nuovamentequattro.

Dopo di che esaminiamo se colui che conosce adeguatamente una cosa di cui viè il nome e anche la definizione

deve conoscere soltanto il nome e non la definizioneoppure se non èvergognoso ignorare entrambe queste cose

riguardo alle questioni di particolare rilevanza per grandezza e bellezza.

CLINIA: Mi pare che sia così.

ATENIESE: Per un legislatoreper un custode delle leggie per chi crede diessere superiore a tutti per virtù e ha

ottenuto i premi della vittoria per queste coseche cosa c'è di piùimportante di quelle realtà di cui ora parliamoe cioè

del coraggiodella temperanzadella giustiziae dell'intelligenza?

CLINIA: Nulla potrebbe essere più importante.

ATENIESE: E a questo proposito gli interpretii maestrii legislatoriicustodi delle altre cose non devono forse

essere superiori agli altriper chi ha bisogno di conoscere e di sapereoper chi ha bisogno di essere punito e corretto

perché sbagliainsegnando e mostrando completamente quale forza ha il vizioe quale la virtù? Oppure un poeta giunto

nel nostro stato o uno che dica di essere educatore dei giovani deverisultare migliore di chi ha vinto il premio della

virtù? E poise in uno stato i custodi non sono sufficientemente preparatiné in teoria né in praticae non conoscono in

modo adeguato ciò che riguarda la virtùperché ci si dovrebbemeravigliare se questo statolasciato senza custodia

subisce ciò che molti stati attuali subiscono?

CLINIA: Non ci sarebbe nulla da meravigliarsi.

ATENIESE: Ebbene? Dobbiamo fare o no quello che si è appena detto? Nondobbiamo preparare i nostri custodi

perché siano più competenti di molti altriin teoria e in praticaintornoalla virtù?

Oppure in che modo il nostro stato rassomiglierà alla testa e ai sensi degliuomini intelligentise al suo interno sarà

fornito di una simile custodia?

CLINIA: Come e in che modostranieropossiamo affermare di paragonarequesto stato a qualcosa di simile?

ATENIESE: è chiaro che se questo stato è simile ad un troncoi custodìpiù giovani se ne staranno presso l'estrema

sommitàscelti per la nobiltà della loro natura e per l'acutezza dellaloro animae getteranno il loro sguardo tutt'intorno

sull'intero statoe vigilando in questo modo trasmetteranno alla memoria leproprie sensazionie daranno notizia ai più

anziani di tutto ciò che accade nello stato; e costorosomigliandoall'intelletto grazie alla loro eccellente capacità di

riflettere intorno a molte questioni degne di considerazionegli anziani insostanzaprenderanno le decisioniservendosi

Platone Le leggi

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contrario di quello che la maggior parte delle persone si attende. La massapensa che quelli che si occupano di tali studi

riguardanti l'astronomia e le altre arti che necessariamente si collegano aquesta diventano ateipoiché osservano che le

cose avvengono per necessitàe non per il pensiero di una volontà chedesidera la realizzazione dei beni.

CLINIA: In quali termini si definisce la questione?

ATENIESE: Tutto all'oppostocome dicevoora e quando pensavano che gliastri fossero inanimati. D'altronde

anche allora un certo sentimento d'ammirazione si insinuava nell'animo umanoalla vista degli astrie quelli che

studiavano con rigore queste cose nutrivano dei sospetti a proposito di ciòche ora è effettivamente appuratoe cioè che

mai i corpi inanimati avrebbero fatto uso con così tanta precisione dicalcoli tanto meravigliosinon essendo forniti

dell'intelligenza: e già allora alcuni avevano il coraggio di correre questorischiodicendo che l'intelletto aveva ordinato

tutte le cose del cielo. Ma gli stessisbagliandosi di nuovo a propositodella natura dell'anima che è più antica dei corpi

e pensando che fosse più giovanerovesciarono nuovamente tuttoper cosìdiree soprattutto se stessi: tutto ciò che

compariva dinanzi ai loro occhi e che si muoveva nel cielosembrava esserepieno di pietredi terrae di molti altri

corpi inanimatisicché essi assegnavano a queste cose le cause di tutto ilcosmo. Queste teorie avevano allora fatto in

modo che quelli venissero accusati di ateismo e che le stesse ricercherisultassero moleste; e non soloma giunsero

anche i poeti con le loro ingiuriei quali rappresentarono i filosofi similia cani che abbaiano invanoe dicono altre cose

insensate: ma oracome si dicevaè tutto il contrario.

CLINIA: E come?

ATENIESE: Mai nessun mortale diventerà sicuramente piose non accoglieràquei due princìpi che sono stati

appena enunciatie cioè che l'anima è la realtà più antica di tuttequelle che hanno preso parte della generazioneed è

immortalee guida tutti i corpi; e inoltrecome ora si è ripetuto piùvolteche negli astri vi è l'intelletto delle cose che

sono; e non è pio colui che non apprende le discipline che si devonoapprendere prima di questee cheavendo

osservato le relazioni fra la musica e questenon se ne servirà perregolare armonicamente le consuetudini e le norme

della propria indolee per quanto esse abbiano una ragionenon sia in gradodi assegnargliela. Chi non possiede queste

nozioni oltre alle virtù civilinon potrà mai diventare un magistratocapace di reggere tutto lo statoma un servitore ed

un aiutante di altri magistrati. Bisogna ora vedereClinia e Megilloseoltre a tutte le leggi che abbiamo enunciato e che

abbiamo passato in rassegna non sia il caso di aggiungere anche questacioèl'istituire un consiglio notturno formato dai

magistratiil quale vigilisecondo la leggesulla salvezza dello statoepartecipi di tutta l'educazione di cui abbiamo

parlato. O come faremo?

CLINIA: Macarissimocome non potremmo aggiungere questa leggeanche selimitatamente alle nostre

possibilità?

ATENIESE: E allora scendiamo tutti in gara in vista di questo fine.

Anch'io vi aiuterò volentieri in quest'impresa - oltre a me troverò forsealtre persone - grazie all'esperienza che ho

acquistato in propositoe per la riflessione assai lunga che vi ho dedicato.

CLINIA: Mastranieropiù di ogni altra cosa dobbiamo procedere per quellastrada lungo la quale anche il dio ci

guida: ed ora dobbiamo dire e ricercare quale sia il modo per giungerecorrettamente al nostro fine.

ATENIESE: Non si può legiferareMegillo e Cliniasu tali questioni seprima non sono ancora state ordinate; solo

allora si potrà stabilire per legge ciò su cui eserciteranno la loroautorità. Per il momentola fase organizzativa di tali

cose si limita ad uno studio che può avvenire in molti incontrisempre cheavvengano rettamente.

CLINIA: E come? Che cosa stiamo dicendo?

ATENIESE: In primo luogo bisogna fare una scelta di quanti saranno adatti pernatura a vigilare sullo statoper età

capacità di apprendereindoleed abitudini: dopo di che non è faciletrovare le discipline che essi devono apprenderee

non è neppure facile diventare discepolo di un altro che le ha trovate. Edinoltre sarebbe vano stabilire per iscritto i

tempi durante i quali ed entro i quali bisogna apprendere ciascunadisciplina: infatti non risulta chiaro neppure agli

stessi individui che apprendono una disciplina conoscere qual è il momentoopportuno per apprenderese non quando la

conoscenza di ogni disciplina si sia formata nell'anima di ciascuno. E cosìnon sarebbe giusto dire che non si deve

parlare di tutte queste cosema non si deve parlarne prima per il fatto chese se ne parlasse primanon si chiarirebbe

nulla.

CLINIA: Se le cose stanno cosìstranieroche cosa dobbiamo fare?

ATENIESE: Come dice il proverbioamicila questione pare che stia in comunee in mezzo a noie se vogliamo

rischiare intorno a tutta quanta la costituzione gettando i dadicomediconoper avere il tre volte seio soltanto il tre

bisogna fare così; io rischierò con voispiegando ed esponendo qual è ilmio pensiero a proposito dell'educazione e

dell'allevamento che ora abbiamo smosso con i nostri discorsi: non si trattadi un rischio di scarsa importanzae non si

può paragonare ad altri rischi. Io ti invitoCliniaad occuparti di questafaccenda: tu infattifondando rettamente lo

stato dei Magnetio come il dio vorrà chiamarloti procurerai immensagloriae non potrai senz'altro evitare di essere

considerato come il più coraggioso fra tutti quelli che verranno dopo di tein un'impresa del genere. E se questo nostro

divino consiglio nasceràcari amicisia affidato ad esso lo statoe nonvi sarà alcuna contestazionesu questo puntoper

così direda parte di nessuno degli attuali legislatori. Allora sirealizzerà ed assumerà contorni reali quel sogno di cui

abbiamo parlato poco fa nel corso del nostro ragionamentoquando conun'immagine abbiamo combinato insieme la

testa con l'intelletto; e questo avverrà se noi sceglieremo con attenzione inostri uominiuomini convenientemente

educatie seuna volta educatisi collocheranno presso l'acropoli dellaregionediventando così dei custodi perfetti

come noi non abbiamo mai visto nella nostra vita passatagrazie alla lorovirtù di salvaguardare lo stato.

MEGILLO: Caro Cliniadopo tutte le parole che ora noi abbiamo dettoodobbiamo lasciar perdere la fondazione

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dello statoo non dobbiamo lasciare andar via questo stranieroma conpreghiere e con ogni altro mezzo dobbiamo

renderlo partecipe della sua fondazione.

CLINIA: Quello che dici è verissimoMegilloe allora farò come dici tuetu aiutami.

MEGILLO: Ti aiuterò.

NOTE: 1) OmeroIliaslibro 16verso 194; libro 17versi 125 e seguenti;libro 18versi 84 e seguenti.

2) Secondo la leggendala fanciulla Cenideamata da Posidoneottenne daquesta divinità la possibilità di mutare

sesso.

3) Per quanto riguarda Radamantolibro 1nota 1.

4) Per la verità non vi è alcuna attinenzadal punto di vista etimologicotra "nómos" ("legge") e "nous"

("Intelletto").

5) Allusione alle tre Moire (cfr. le Parche latine)rappresentateallegoricamente da Omero e da Esiodo come vecchie

che filano.




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