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De Divinatione

di

Cicerone

 

libro primo

 

 

I 1 È un'opinione anticarisalente ai tempi leggendari e corroboratadal consenso del popolo romano e di tutte le gentiche vi siano uomini dotatidi una sorta di divinazione - chiamata dai greci mantiké -cioè capacidi presentire il futuro e di acquisirne la conoscenza. Capacità magnifica esalutarese davvero esistegrazie alla quale la natura di noi mortali siavvicinerebbe il più possibile alla potenza degli dèi! E come in altri casinoi romani ci esprimiamo molto meglio dei grecicosì anche a questastraordinaria dote i nostri antenati dettero un nome tratto dalle divinitàmentre i grecicome spiega Platonederivarono il nome corrispondente dallafollìa. 2 Non conoscoin veritàalcun popolodai più civili e coltifino ai più efferati e barbariche non creda che il futuro si manifesti consegni premonitorie che esistano persone capaci di comprenderli e di spiegarliin anticipo. Incominciamo dalle testimonianze più antiche: per primi gli assiriabitando vasti territori pianeggianti e potendo perciò vedere il cielo apertofino all'orizzonte in ogni direzioneosservarono assiduamente i passaggi e imoti delle stelleequando li ebbero registratitramandarono ai posteri qualepresagio costituissero per ciascun individuo. Tra gli assirisi ritiene che inparticolare i caldèi - nome di una gentenon della loro arte - conl'incessante osservazione delle stelle abbiano fondato una scienza chepermetteva di predire che cosa sarebbe accaduto a ciascuno e con quale destinociascuno era nato. La stessa maestria si crede che abbiano raggiunto anche gliegizianinel corso di un tempo lunghissimodurante secoli pressochéinnumerevoli. Ancora: gli abitanti della Cilicia e della Pisidia e quelliconfinanti con lorodella Panfilia (gentitutteche io ho governato) credonoche il volo e il canto degli uccelli servano a predire con la massima certezzail futuro. 3 E la Grecia inviò mai dei propri abitanti a fondar coloniein Eoliain Ioniain Asiain Siciliain Italia senza aver prima consultatol'oracolo di Delfi o quello di Dodona o quello di Ammone? E quale guerra fuintrapresa dai greci senza aver consultato gli dèi?

II Né è stato praticato un solo genere di divinazionesia peraffari di Stato sia per prendere decisioni private. Anche a prescindere daglialtri popoliil nostro a quanti tipi di divinazione è ricorso! Innanzi tuttoil padre della nostra cittàRomolonon solo fondò Roma dopo aver preso gliauspiciimaa quanto si narrafu egli stesso un ottimo àugure. Dopo di luigli altri re consultarono sempre gli àuguri; e dopo la cacciata dei re nessunadecisione riguardante lo Statoin pace come in guerrasi prendeva senza essereprima ricorsi agli auspicii. E siccome credevano che la scienza degli arùspiciavesse grande importanza sia nel cercar di ottenere buoni eventi e nel riceverebuoni consiglisia nell'interpretare i prodìgi e nello stornare con espiazionila loro forza maleficaattingevano tutta questa dottrina dall'Etruriaperchénessun genere di divinazione venisse trascurato. 4 E poiché le animeumanequando non le governano la ragione e il saperesono eccitatespontaneamente in due modinegli accessi di follìa e nei sognii nostriantenatiritenendo che la divinazione manifestantesi nella follìa fosseinterpretata soprattutto nei versi sibilliniistituirono un collegio di dieciinterpreti di tali libriscelti fra i cittadini. Riguardo a questo genere didivinazionecredettero spesso di dover dare ascolto anche alle profezie gridatein stato di esaltazione dagl'indovini e dai vati: per esempioa quelle diCornelio Culleolo nella guerra di Gneo Ottavio contro Cinna. Né il sommoconsessoil senatotrascurò i sognise per la loro importanza sembravanonecessari a prender decisioni riguardanti lo Stato. Ancora ai nostri tempi LucioGiulioconsole insieme con Publio Rutilioper decreto del senato restaurò iltempio di Giunone Sòspita in séguito a un sogno di Ceciliafiglia di CecilioBaliarico.

III 5 Gli antichia mio parerecredettero alla verità delladivinazione più perché impressionati dall'avverarsi delle profezie che perargomentazioni razionali. Ma quanto ai filosofisono stati raccolti i lorosottili ragionamenti per dimostrare che la divinazione corrisponde al vero. Traessi (mi rifaccio dai più antichi)Senofane di Colofone fu il solo chepurcredendo all'esistenza degli dèinegò ogni fede nella divinazione. Tutti glialtrieccettuato Epicuro che sulla natura degli dèi disse cose assurdeapprovarono la divinazionema non nella stessa misura. Socrate e tutti isocraticiZenone stoico e i suoi seguacisi attennero alla dottrina deifilosofi più antichie dello stesso parere furono l'Accademia antica e iperipatetici; già prima di essiPitagora aveva attribuito alla divinazionegrande autorità (egli stessoanzisi considerava un àugure)e Democritofilosofo di grande valorein molti passi delle sue opere dichiarò di credereai presentimenti del futuro. Invece il peripatetico Dicearco consideròveritieri soltanto i sogni e le profezie gridate in accessi di follìanegòfede a ogni altro genere di divinazione e il mio intimo amico Cratippoche ioconsidero pari ai peripatetici più grandiegualmente credette a quei due tipidi profezieripudiò tutti gli altri. 6 Ma avendo gli stoici difeso ingenerale ogni divinazione (poiché Zenone nelle sue opere avevaper così diresparso qua e là i semi di questa dottrina e Cleante li aveva sviluppatialquanto)ecco sopraggiungere un uomo d'ingegno acutissimoCrisippoil qualeespose tutta la dottrina della divinazione in due librie poi in un altro librotrattò degli oracoliin un altro ancora dei sogni; dopo di lui scrisse unlibro sulla divinazione Diogene di Babilonia suo discepolodue Antipatrocinque il mio Posidonio. Ma dagli stoici si discostò il maggior pensatore diquella scuolaPaneziomaestro di Posidonioscolaro di Antipatro; tuttaviaegli non si spinse fino a negare la validità della divinazionema dichiarò didubitarne. Ciò che fu lecito di fare fino a un certo punto a luistoicocontro l'aspro dissenso degli altri stoicigli stoici non concederanno di farloa noi fino in fondo? Tanto più che ciò di cui Panezio dubitaè consideratopiù chiaro della luce del sole dagli altri della stessa scuola. 7 Maquesto titolo di merito dell'Accademia ha la conferma del giudizio e dellatestimonianza di un filosofo di gran valore.

IV Io stesso mi sono chiesto quale giudizio si debba dare sulladivinazionepoiché Carneade aveva discusso a lungo contro gli stoici conacutezza e facondiae ho temuto di dare il mio assenso con troppa facilità auna dottrina falsa o non sufficientemente approfondita. Mi sembra dunque che ilmeglio sia mettere a confronto più e più voltecon attenzionegli argomentia favore e controcome ho fatto nei tre libri Sulla natura degli dèi. Ineffettise in ogni questione è disonorevole la precipitosità nell'aderire auna tesi e l'uscire dalla retta viatanto più lo è dove si tratta digiudicare quanta autorità dobbiamo attribuire agli auspiciiai ritiallareligione. C'è infatti il pericolo di cadere o in un'empia aberrazionesetrascuriamo queste coseo in una superstizione da vecchierellese leaccettiamo.

V 8 Di questi problemi ho discusso spessoma con particolare impegnorecentementequando mi trovavo con mio fratello Quinto nella mia villa diTusculo. Eravamo saliti al Liceo per passeggiare (così son solito chiamare ilpiano superiore del ginnasio). Egli mi disse: «Ho letto per interopoco tempoaddietroil terzo libro del tuo Sulla natura degli dèinel quale lapolemica che tu fai pronunciare a Cotta ha scosso la mia opinionenon l'hatuttavia completamente annientata.» «Giustissimo» risposi; «in veritàCotta svolge la sua discussione in modo da confutare gli argomenti degli stoicisenza per questo distruggere la religione degli uomini.» E Quinto: «Cotta lodichiaraanzi lo ripete più volteallo scopocredodi non esser preso perun trasgressore dei principii comuni a tutti; ma a me sembra cheper troppozelo di polemizzare contro gli stoicifinisca col negare completamente glidèi. 9 Benintesonon sento il bisogno di replicare al suo discorso: lareligione è già stata difesa a sufficienza nel secondo libro da Lucilio Balbola cui trattazione tu stesso consideri più vicina alla veritàcome dichiarialla fine del terzo libro. Ma c'è un argomento che è stato tralasciato in queitre libriperchésuppongohai ritenuto che fosse più opportuno indagarlo ediscuterne a parte: la divinazionecioè la predizione e il presentimento diquelle cose che si considerano effetto del caso. Se sei d'accordovediamo qualepotere essa abbia e quale natura. Io sono di questa opinione: se sono veritieriquei generi di divinazione che ci sono stati tramandati e che pratichiamoallora gli dèi esistono; e sea loro voltagli dèi esistonovi sono personecapaci di predire il futuro.»

VI 10 «Tu difendi la roccaforte degli stoiciQuinto» io risposi«se davvero c'è reciproca implicazione tra questi due enunciati: se c'è ladivinazioneci sono gli dèie se gli dèi ci sonoc'è la divinazione. Mané l'uno né l'altro enunciato vien dato per vero con tanta facilità quanto tucredi. Da un latoil futuro può essere indicato da eventi naturalisenzal'intervento della divinità; dall'altroanche ammesso che gli dèi esistanopuò darsi che essi non abbiano concesso al genere umano alcuna capacità didivinazione. » E Quinto: «Ma per me il fatto stesso che vi sianoa miogiudiziogeneri di divinazione chiari ed evidenti costituisce una provasufficiente dell'esistenza degli dèi e della loro provvidenza nei riguardidelle cose umane. Ti esporrò volentieri il mio parere su tutto ciòa pattoche tu sia libero da altre occupazioni e non abbia qualcosa da anteporre aquesta nostra conversazione.» 11 «Per la filosofia» risposi«io hosempre l'animo dispostocaro Quinto; e poiché adesso non ho nient'altro a cuipossa dedicarmi volentieritanto più son desideroso di sentire il tuo pareresulla divinazione.»

«Non dirò nulla di nuovo» incominciò Quinto«né opinioni miedivergenti da quelle altrui: io seguo una dottrina antichissima eper di piùconfermata dal consenso di tutti i popoli e di tutte le genti. Due sono i generidi divinazionel'uno che riguarda l'artel'altro la natura. 12 Qualepopolo c'èd'altrondeo quale cittàche non rimanga impressionata dallapredizione degli indagatori delle viscere di animali o degli interpreti deiprodìgi e dei lampi o degli àuguri o degli astrologi o di coloro cheestraggono le "sorti" (questi che ho enumerato si riferisconoall'arte)ovvero dai presagi dei sogni e delle grida profetiche (questi due siconsiderano naturali)? Di tutto ciò io credo che vadano indagati i risultatipiuttosto che le cause. C'èdifattiuna dote naturale cheo dopo lungaosservazione degl'indizi profeticio per qualche istinto e ispirazione diorigine divinapreannuncia il futuro.

VII La smetta perciò Carneade di incalzarci (come faceva anchePanezio) chiedendo se è stato Giove a ordinare alla cornacchia di gracidare dasinistraal corvo da destra. Questi fenomeni sono stati osservati da tempoinfinitosi è tenuto conto di ciò che accadeva dopo che si erano manifestaticerti segni. Del restonon c'è nulla chenel lungo scorrere del tempononpossa essere chiarito e messo in evidenza mediante il ricordo dei fatti e laconsultazione dei documenti scritti. 13 È lecito constatare con lietameraviglia quali specie di erbe e di radici atte a curare le morsicature dellebestiele malattie degli occhile feritesiano state scoperte dai medicisenza che la ragione abbia mai spiegato il motivo della loro efficacia: eppurela loro utilità ha dato credito all'arte medica e allo scopritore. Osserviamoun po' quei fenomeni chepur appartenendo a un genere diversosono tuttaviaalquanto affini alla divinazione: «E anche il mare gonfio indica spessol'appressarsi dei ventiquando all'improvviso e fin dal profondo si sollevaegli scogli biancheggiantibattuti dalla spuma nivea dell'acqua salatagareggiano con Nettuno nel mandar lugubri vocio quando un fitto stridoreproveniente dall'alta vetta d'un montesi accresceripercosso dalla barrieradegli scogli.»

VIII Di questi presagi sono pieni i tuoi Prognostici. Ebbenechi potrebbe scoprire le cause dei presagi? Vero è che lo ha tentatoa quelche vedolo stoico Boetoil quale riuscì in parte a spiegare i fenomenimarini e celesti. 14 Ma chi saprebbe dire con qualche probabilitàperché avvengano questi altri fatti?

"Del pari la grigia fòlagafuggendo dal gorgo profondo del marecolsuo grido annunzia che incombono orribili tempesteed effonde dalla tremulagola alte voci. Spesso anche l'acrèdula fa sgorgare dal petto una neniatristissima e persiste nel suo canto mattutino: persiste nel suo canto e lanciadalla bocca continui lamentiappena l'aurora fa cadere la fredda rugiada. E nondi rado la nera cornacchiascorrazzando per la spiaggiaimmerge la testa e faspruzzare i flutti sul collo."

IX 15 Vediamo che questi indizi non mentono quasi maieppure nonvediamo perché ciò accada.

"Anche voinutrite di acqua dolcevedete i segni della tempestaquando vi apprestate a lanciare vani richiami a gran vocee con stridule gridaturbate le fonti e gli stagni."

Chi potrebbe immaginare che le ranocchie prevedano la tempesta? Ma è insitonelle ranocchie un potere di presagire qualcosa: un potere difficilmentenegabile in quanto taleanche se non ben comprensibile alla ragione umana.

"E i bovi che incedono lenticon lo sguardo rivolto al cielo luminosoaspirano dalle narici l'umido vapore dell'aria."

Non domando il perchédal momento che constato che il presagio si avvera.

"Inoltresempre verde e sempre carico di baccheil lentiscoche suolearricchirsi di un triplice fruttotre volte effondendo la sua messe preannunciai tre tempi dell'aratura."

16 Nemmeno questo chiedoperché quel solo albero fiorisca tre volteo perché con la fioritura indichi che è tempo di arare; mi accontento disapere che cosa accadapur ignorando perché accada. In difesa di ogni generedi divinazionedunquedarò la stessa risposta che ho dato per quei presagiche ho menzionato.

X Quale utilità ha la radice del convolvolo come purgantequaleefficacia ha l'aristolochia contro il morso dei serpenti? (questa pianta sichiama così dal nome del suo scopritoreil quale la trovò in seguito a unsogno); io vedo che ciò è possibilee mi basta; perché sia possibilenonso. Allo stesso modo non sono in grado di capir bene a quale legge razionaleobbediscano i segni annunciatori dei venti e delle pioggedi cui ho parlatoprima; ma riconoscosoconstato il loro potere e il risultato che ne consegue.Parimentiso che significato abbia la fenditura nelle viscere degli animalisacrificatio la fibra; la causa di questi presaginon la so. E in tutta lanostra vita ci troviamo in questa condizione: poiché quasi tutti credono agliindizi delle viscere. E possiamo forse dubitare del valore profetico deifulmini? Fra i tanti esempi di tali miracoliquesto è soprattutto degno diricordo: l'immagine di Summanoche allora era di argillaposta in cima altempio di Giove Ottimo Massimofu colpita da un fulminené si riusciva aritrovare in alcun luogo la testa della statua. Gli arùspici dissero che eracaduta nel Teveree fu trovata nel punto che da essi era stato indicato.

XI 17 Ma di quale autoritàdi quale testimone migliore di te potreiservirmi? Ricordo anche a memoria - e li ricordo con gioia - i versi che la musaUrania dice nel secondo libro del tuo Consolato:

"Innanzi tutto Gioveinfiammato dal fuoco etereoruota e rischiara conla sua luce tutto il mondoe mira a penetrare il cielo e la terra con la suamente divina chechiusa e celata nelle cavità dell'etere eternopreserva finnell'intimo i sensi e la vita degli uomini. E se vuoi conoscere i movimenti e ipercorsi vaganti delle stelle che si trovano nella zona delle costellazioniechea quanto dicono ingannevolmente i greci e secondo il nome che essi han loroattribuitovanno errandoma in realtà si muovono con velocità regolare entroun'orbita determinatavedrai che tutto ciò ha il contrassegno della mentedivina. 18 Giacchéin primo luogosotto il tuo consolatoquandocompisti i riti lustrali sulle alture nevose del monte Albano e con copiosolatte onorasti le Ferie latinetu stesso vedesti movimenti alati di astri econgiunzioni male auguranti di stelle che splendevano ardendo; vedesti le cometetremolanti di splendente fuoco. E pensasti a grandi sconvolgimenti in una stragenotturnapoiché le Ferie latine erano cadute press'a poco in quel temponefasto in cui la lunaaddensando la sua luceaveva nascosto il suo voltosplendente e tutt'a un tratto era scomparsa nella notte cosparsa di stelle. Eche dire della fiaccola di Feboannunziatrice di triste guerrache volava conardore di fuoco a guisa di immane colonnadirigendosi verso la parte dove ilcielo precipitaverso il tramonto? O quando un cittadinocolpito dal terribilefulmine a ciel serenoabbandonò la luce della vitao quando la terra tremòcol corpo gravido di vapori? E già nelle ore della notte si vedevano varispettri terribilie annunziavano guerra e sommossee gl'indovini qua e làeffondevano dal petto invasato molte profezie che minacciavano tristi eventi; 19e quei fatti chedopo lungo trascorrere di tempo alfine accadderoil padredegli dèiegli stessoli preannunziava al cielo e alla terraripetendol'annunzio con segni continui ed evidenti.

XII Ed ecco che tutti gli eventi che un temposotto il consolato diTorquato e di Cottaaveva profetato l'arùspice lidio della gente etruscatutti insiemestabiliti dal fatoli porta a termine l'anno del tuo consolato.Ché il Padre altitonanteergendosi sull'Olimpo stellatocolpì col fulmine ilcolle una volta a lui caro e il suo tempioe appiccò il fuoco alla sua dimorasul Campidoglio. Allora l'antica e venerata effigie bronzea di Natta si abbattéal suoloe scomparvero le tavole delle leggi di vetustasacra autoritàe lavampa del fulmine annientò le immagini degli dèi. 20 Qui c'era lasilvestre nutrice marzia della gente romanache con le turgide mammellealimentava di rugiada vitale i piccoli nati dalla stirpe di Marte: essa alloracolpita insieme coi fanciulli dal fulmine fiammeggiantecadde edivelta dallabasevi lasciò l'impronta dei piedi. Chi in quel tempoleggendo e rileggendogli scritti e i documenti dell'arte divinatorianon ricavava dalle carteetrusche lugubri presagi? Tutti avvertivano che una grande sciagura per tutta lacittàun flagello stava per scatenarsiper opera di una famiglia nobile; eannunziavano anchecon parole sempre ripetutela rovina delle leggi eordinavano soprattutto di sottrarre dalle fiamme i templi degli dèi e lacittàe di guardarsi da una strage e da un massacro orribile. Dicevano chequeste cose erano immutabilmente fissate da un tremendo destinoa meno cheprimauna sacra immagine di Giovefatta con artecollocata su un'altacolonnafosse rivolta verso la chiara luce d'oriente. Soltanto allora il popoloe il santo senato avrebbero potuto scoprire queste mene occultese la statua diGioverivolta verso il sorgere del soleavesse potuto di lì vedere le sedidei senatori e del popolo. 21 Questa effigieeseguita con gran ritardo eattesa per molto tempofinalmente sotto il tuo consolato fu collocata sulla suaalta sede; e in uno stesso momentostabilito e fissato dal destinoGiovefaceva risplendere il suo scettro in cima alla colonnae la rovina dellapatriapreparata col ferro e col fuocoveniva rivelata dalle parole degliAllobrogi ai senatori e al popolo.

XIII A ragionedunquegli antichidei quali voi custodite gliinsegnamentie che con moderazione e virtù governavano popoli e città- aragione anche i vostri compatriotila cui religiosità e il cui ossequio ainumi superò tutti e di gran lunga li vinse la loro sapienzaonorarono più chemai gli dèi insigni per potenza. Questi insegnamentid'altrondeli intesero afondocon indagine sagacecoloro che lieti trascorsero in nobili studi iltempo libero da fatiche quotidiane22 e chenell'ombrosa Accademia e nelluminoso Liceodiffusero le splendide dottrine del loro ingegno fecondo.Strappato ad essi fin dal primo fiorire della giovinezzatu fosti collocatodalla patria in mezzo al faticoso mondo delle virtù attive. E tuttaviadandoun po' di tregua alle ansiose preoccupazioni della vita civilehai consacrato aquegli studi e a noi il tempo che la patria ti lascia libero."

Tu dunqueche hai fatto quel che hai fatto e hai scritto con la massimaesattezza i versi che or ora ho recitatohai il coraggio di opporti a ciò cheio dico sulla divinazione? 23 Perché stai a domandareCarneadeperqual motivo queste cose avvengano o con quale arte possano essere comprese? Ioconfesso di non saperloma affermo che tu stesso devi riconoscere cheavvengono. "Per caso"dici tu. Ma davvero può accadere per caso ciòche ha in sé tutti i caratteri della verità? Quattro dadilanciati a casodànno il "colpo di Venere"; ma se lancerai quattrocento dadieotterrai il colpo di Venere per tutte e cento le voltecrederai che ciò siadovuto al caso? Dei colori schizzati a caso su una tavola possono produrre ilineamenti di un volto; ma crederai che schizzando colori a caso si possaottenere la bellezza della Venere di Coo? Se una scrofa col suo grifo avràtracciato sul terreno la lettera Ala crederai per questo capace di scrivere l'Andromacadi Ennio? Carneade immaginava che nelle cave di pietra di Chioin seguitoalla spaccatura di un macignofosse venuta in luce per caso la testa di unpiccolo Pan: sono disposto a credere che si trattasse di una qualche formasomigliantema certamente non tale da potere essere giudicata opera di Scopa.Le cosenon c'è dubbiostanno così: il caso non può mai imitareperfettamente la verità.

XIV 24 "Ma" si obietta"talvolta cose che sono statepredette non accadono." Rispondo: "Quale arte è immune da questaeventualità?" Mi riferiscos'intendea quelle arti che si basano sucongetture e sono opinabili. Forse non si deve considerare come un'arte lamedicina? Eppure in molti casi cade in errore. E quelli che guidano le navinonsbagliano mai? Non accadde forse che le truppe acheecon tanti comandanti dinaviripartissero da Ilio "guardandolieti per la partenzai pesciguizzanti in mare" come dice Pacuvio"né venissero presi dasazietà di godersi lo spettacolo?".

Ma "frattantoquando il sole già sta per calareil mare incomincia adagitarsiil buio si raddoppiail nero della notte e quello dei nembi acciecanolo sguardo..."

Dunque il naufragio di tanti famosissimi condottieri e sovrani ha tolto ognicredito all'arte di pilotare le navi? Oppure l'arte militare non val nienteperil fatto che poco tempo fa un comandante supremo è fuggito lasciando l'esercitosconfitto? O la capacità e l'avvedutezza nel governare lo Stato non esistonoperché in molti errori incorse Gneo Pompeoin parecchi Marco Catoneinqualcuno anche tu? Uguale è il caso dei responsi degli arùspicie ogni generedi divinazione è opinabile: si basano su congettureoltre le quali non èpossibile spingersi. 25 Può darsi che talvolta la congettura siaingannevolema spessissimo conduce alla verità: il suo iniziodifattisiperde nella notte dei tempie siccome innumerevoli voltedopo che si eranomanifestati gli stessi presagiaccadevano quasi sempre gli stessi eventisi ècostituita l'arte divinatoria con l'osservare e col registrare più volte lestesse cose.

XV Quale valorepoihanno i vostri auspicii! 1 qualiinveroattualmente vengono ignorati dagli àuguri romani (non te ne avere a male se lodico)mentre sono ancora in vigore presso gli abitanti della CiliciadellaPanfiliadella Pisidiadella Licia. 26 Non ho bisogno di rammentare ilnostro ospiteil re Deiòtarouomo insigne ed eccellenteil quale non fa mainulla se non dopo aver preso gli auspicii. Una volta egli aveva progettato einiziato un viaggio. Ammonito dal volo sfavorevole di un'aquilatornòindietro; ebbenela stanza nella quale avrebbe sostato se avesse proseguito ilsuo percorsocrollò la notte seguente. 27 Da lui stesso ho sentito direche più volte ritornò sui suoi passi dopo aver già compiuto un percorso dimolti giorni. E di Deiòtaro è particolarmente splendido ciò che ora dirò.Dopo essere stato punito da Cesare con la perdita della tetrarchiadel regnodi un'ingente somma di denarocontinua a dire che non si lagna di quegliauspicii che gli si rivelarono favorevoli quando partì per unirsi all'esercitodi Pompeo: ché le sue armi difesero l'autorità del senatola libertà delpopolo romanola dignità del suo comandoe perciò gli uccelli perammonimento dei quali egli seguì la via del dovere e della lealtà gli detteroun buon consiglio: la sua gloria doveva valere di più che i suoi possessi. Luisì chea mio parereha seguito con spirito di verità l'arte augurale! Inostri magistratiinvecepraticano auspicii forzati: è inevitabile cheofferto il ciboun pezzetto di esso cada giù dalla bocca del pollo mentre stamangiando. 28 Ma quanto alla prescrizione dei vostri libriche èfavorevole l'auspicio se dalla bocca dell'uccello cade a terra un pezzo delcibovoi considerate particolarmente favorevole anche questo auspicio che hochiamato forzato. Perciò molti auguriimolti auspicii sono stati del tuttoobliati o trascurati per negligenza del collegio: di ciò si duole Catoneilnostro saggio antico.

XVI Nemmeno quanto agli affari privatise avevano qualche importanzasi soleva fare alcunchénei tempi andatisenza ricorrere agli auspicii.Tuttora ciò è indicato dagli "àuspici delle nozze"i qualiandatoin disuso il loro còmpitomantengono solo il nome. Come ora all'osservazionedelle viscere (sebbene anche questa pratica sia alquanto meno in vigore che untempo)così allora eran solitiin cose importantichiedere consiglio al volodegli uccelli. Perciòse non ricerchiamo con cura i presagi favorevoliandiamo soggetti a quelli malauguranti e infausti. 29 Per esempio PublioClaudiofiglio di Appio il ciecoe il suo collega Lucio Giunio persero ingentiflotteperché avevano preso il mare con auspicii contrari. Parimenti ciòaccadde ad Agamennoneil qualepoiché gli Achei avevano incominciato "aschiamazzare tra loro e a denigrare apertamente l'arte degli scrutatori diviscereordina di salpare col plauso delle truppe e con l'ostilità deipresagi."

Ma a che scopo rievocare fatti remoti? Che cosa sia accaduto a Marco Crassolo sappiamoper avere spregiato il divieto dei presagi infausti. In questacircostanza Appiotuo collega e bravo àugure (come spesso mi hai detto)conscarsa cognizione di causain qualità di censoreinflisse un biasimo a GaioAteioottimo uomo ed egregio cittadinoperché (questa la motivazione) avevaannunziato auspicii falsi. Sia pureammettiamo che quello fosse il suo doveredi censorese giudicava che Ateio avesse trasgredito quel divieto; ma non feceil suo dovere di àuguredal momento che aggiunse per iscritto che per quellacausa il popolo romano aveva subìto una gravissima sciagura. Seinfattifuquella la causa della sciagurala colpa non va attribuita a chi la predissemaa chi non obbedì alla dissuasione. Che la dissuasione fosse giustacome disseAppioàugure e censore nello stesso tempofu dimostrato dagli eventi; sefosse stata falsaAppio non avrebbe saputo addurre alcuna altra causa dellasciagura. E in realtà le predizioni infaustecome gli altri auspiciipresagisegninon ci dicono le cause per cui qualcosa avverràma ci annunziano chequalcosa di male avverrà se non correrai ai ripari. 30 La premonizionedi Ateiodunquenon creò la causa della sventuramamostrando il segnoinfaustoavvertì Crasso di che cosa sarebbe avvenuto se egli non avesserinunciato ai suoi progetti. Dunque o quell'ammonimento non valeva nienteosevaleva (e di ciò Appio era persuaso)la colpa doveva essere non di chi avevaammonitoma di chi non aveva obbedito.

XVII E quel vostro lituoche è la più cospicua insegna degli àuguridonde vi è stato tramandato? Fu con esso che Romolo tracciò le regioni delcielo quando fondò la città. Questo lituo di Romolo - cioè un bastoncinocurvo e leggermente piegato nella parte superioreche derivò questo suo nomedalla somiglianza col lituotromba di guerra - era conservato nella curia deiSaliisul Palatinoequando essa fu distrutta dalle fiammefu ritrovatointatto. 31 E ancora: c'è qualche scrittore antico che non racconticomemolti anni dopo Romolosotto il regno di Tarquinio Priscosia statafatta da Atto Navio una ripartizione delle regioni celesti mediante il lituo?Costui era un povero ragazzo che menava al pascolo le scrofe. Si dice cheavendone perduta unafece voto a un dio chese l'avesse ritrovatagli avrebbeofferto la più bella uva di una vigna che c'era lì. Trovata la scrofadiconosostò in mezzo alla vignarivolto verso sude divise la vigna in quattroparti. Tre parti ricevettero dagli uccelli segni sfavorevoli; avendo alloradistribuita in regioni la quarta parte restantetrovò (lo tramandano gliscrittori) dell'uva di meravigliosa grandezza. La cosa si seppe: tutto ilvicinato si rivolgeva a lui per chieder consigli; aveva acquistato granderinomanza e prestigio. 32 Avvenne quindi che il re Tarquinio Prisco lomandasse a chiamare. Desideroso di mettere alla prova le sue doti di àugureilre gli disse che stava pensando a una cosa: gli chiese se questa cosa si potevafare. Attodopo avere compiuto il rito auguralegli rispose che era possibile.Tarquinio allora disse che aveva pensato alla possibilità di tagliare una cotecon un rasoioe ordinò ad Atto di provare a far ciò. Ed ecco che una pietraportata nel comizioalla presenza del re e del popolo fu spaccata con unrasoio. In seguito a ciò Tarquinio assunse Atto Navio come àuguree il popoloandava a chiedergli consiglio per il da farsi. 33 Quanto a quella pietrae al rasoiofurono deposti in una fossa scavata nel comizioe tutt'intorno fuinnalzato un parapetto: così si narra.

Neghiamo pure tutto ciòbruciamo gli annalidiciamo che son tuttefinzionidichiariamo che tutto è possibile tranne che gli dèi si curino dellecose umane. Ma ciò che tu stesso hai scritto quanto a Tiberio Gracco nonconferma la dottrina degli àuguri e degli arùspici? Egli per sbadataggineaveva posto la tenda augurale violando le leggi divineperché avevaattraversato il pomerio senza prendere gli auspicii; e presiedette i comizi pereleggere i nuovi consoli. Che cosa accadde alloraè noto e tu stesso lo haitramandato nella tua opera. Ma Tiberio Graccoàugure egli stessoavvaloròl'autorità degli auspicii confessando il proprio erroree ne risultò moltoaccresciuto il prestigio della dottrina degli arùspicii qualifatti venirein senato poco dopo che si erano iniziati i comizidichiararono che colui cheaveva presieduto i comizi non aveva agito secondo le regole.

XVIII 34 Io sono dunque d'accordo con quelli che hanno sostenutol'esistenza di due generi di divinazionel'uno partecipe dell'artel'altroestraneo all'arte. Si attengono all'arte coloro che interpretano per congetturai fatti nuoviconoscono quelli vecchi per le osservazioni del passato. Sonoinvece privi d'arte coloro che presagiscono il futuro non con ragionamenti econgetturein base ai segni osservati e registratima in seguito a non soquale eccitazione psichicaper un moto dell'animo libero e sciolto dalraziocinio: ciò accade spesso in sognotalvolta a quelli che gridano profeziein stato di esaltazionecome Bacide in Beoziacome Epimenide a Cretacome laSibilla eritrea. Di questo genere sono da considerare anche i responsi deglioracolinon quelli che vengono dati mediante sorti "pareggiate"maquelli che vengono pronunciati per ispirazione e afflato divino. Tuttavianemmeno le sorti sono da disprezzarese sono anche autorevoli per la loroantichitàcome quelle chea quanto ci assicuranosono state estratte dalterreno; se poitratte a casoaccade che formino un discorso di sensocompiutocredo che ciò possa attribuirsi a intervento divino. Gli interpretidi tali sorticome i filologi interpreti dei poetisembranopiù di tuttivicini alla natura di quegli dèi che essi interpretano. 35 Che maliziaè questadunquedi volere infirmare con cavilli cose che attingono forzadalla loro antichità? "Non trovo una causa di questi fatti"ripetono. Probabilmente la causa è ascosasepolta nell'oscurità della Natura:ché la divinità non ha voluto che io sapessi queste cosema soltanto che mene servissi. Dunque me ne serviròe non mi lascerò indurre a credere chequanto ai presagi delle viscerel'Etruria tutta sragioniné che quel popolosi sbagli riguardo ai fulmininé che interpreti falsamente i prodigipoichétante volte i rumori e i boati sotterranei e i terremoti hanno predetto alnostro Stato e alle altre genti molti fatti gravi e veri. 36 E ancora:questo famoso parto di una mutache viene derisonon è stato dichiarato dagliarùspici eccezionale parto di sventureproprio perché in un organo genitalesterile si era formato un feto? E Tiberio Gracco figlio di Publioche fu duevolte console e censore e àugure di grande autorità e uomo saggio e cittadinoesemplarenon chiamò forse gli arùspici perché aveva trovato in casa sua unacoppia di serpenti? Ce ne ha lasciato notizia scritta suo figlio Gaio Gracco.Gli arùspici risposero chese avesse lasciato andar via il serpente maschioentro breve tempo sarebbe morta sua moglie; se la femminasarebbe morto luiConsiderò più giusto morire luigià arrivato vicino al termine della vitapiuttosto che sua mogliefiglia ancor giovane di Publio Scipione Africano:lasciò andar via il serpente femminae pochi giorni dopo morì.

XIX Deridiamo pure gli arùspicichiamiamoli ciurmadori e sciocchispregiamo la loro dottrina che pur fu dimostrata vera da un uomo di sommasapienza e da ciò che in effetti gli accadde. Condanniamo anche i Babilonesi ecoloro cheosservando gli astri dall'alto del Caucasocoi loro calcoliindagano i movimenti delle stelle. Condanniamolidicoper stoltezza oleggerezza o malafedeessi cheper loro stessa dichiarazioneconservano leregistrazioni scritte riguardanti 470.000 annie sentenziamo che mentiscono enon temono il giudizio che su di loro pronunceranno i secoli futuri. 37Masi dirài barbari sono infidi e mentitori. È intessuta di menzogna anchela storia dei greci? Chi non sa - parlo della divinazione naturale - i responsidati da Apollo delfico a Cresoe poi ancora agli ateniesiagli spartaniaitegeatiagli argiviai corinzi? Crisippo raccolse innumerevoli oracoliciascuno con copiose testimonianze e documenti. Poiché li conoscinon sto aenumerarli. Questa cosa sola voglio asserire: l'oracolo di Delfi non sarebbe maistato così frequentato e così famosoné arricchito di così splendidi donidi tutti i popoli e i rese in ogni tempo non si fosse sperimentata laveridicità dei suoi responsi. 38 "Ma" dicono"già datempo non si comporta più così." Ebbenecome adesso gode minore famaperché la verità delle sue profezie è meno insignecosì allora non avrebberaggiunto una fama così grande se non in virtù della sua somma veridicità.Può darsidel restoche quella potenzaemanante dalla terrache investivadi afflato divino la mente della sacerdotessasi sia affievolita col passaredel tempoallo stesso modo in cui vediamo che certi fiumi sono svaporati e sisono inariditio hanno cambiato direzione e si sono avviati per un itinerariodiverso dal precedente. Scegli pure l'ipotesi che preferisci (poiché si trattadi una questione molto incerta)a condizione che rimanga fermo ciò che nonpuò esser negato se non vogliamo sovvertire tutta la storia: per molti secoliquell'oracolo fu verace.

XX 39 Ma lasciamo stare gli oracoliveniamo ai sogni. Nel trattare diessi Crisipporaccogliendo molti sogni anche di scarsa importanzasegue lostesso sistema a cui si è attenuto poi Antipatrocioè indaga quelli chespiegati mediante l'interpretazione di Antifonterivelanocertol'acumedell'Interprete; ma meglio sarebbe stato ricorrere a esempi di maggior rilievo.La madre di Dionisiodi quello che fu tiranno di Siracusaa quanto si legge inFilistouomo dotto e accurato e vissuto in quegli stessi tempimentre eraappunto incinta di Dionisio sognò di aver partorito un satiretto. Gliinterpreti dei prodigiche allora in Sicilia si chiamavano Galeotile dissero(ce lo testimonia ancora Filisto) che il figlio che essa stava per dare allaluce sarebbe stato l'uomo più famoso della Grecia e avrebbe avuto una fortunacostante 40 Vuoi che ti rammenti le leggende narrate dai poeti nostri odai greci? Anche in Ennio quella famosa vestale narra:

"E appena la vecchiafrettolosaebbe portato una lucerna con manitremantiessa così dice piangendosvegliatasi spaurita dal sonno: 'O figliadi Euridiceche nostro padre amòio sento tutto il mio corpo privo di forza edi spirito vitale. Mi parevain sognoche un uomo bello mi rapisse portandomiper ameni filari di salici e per rive e per luoghi mai visti. E cosìpoisolami sembrava di vagaresorella mia carae di avanzare a passi incerti e dicercare tema di non poter raggiungerti nella mia mente: nessun sentieroguidava sicuro il mio piede. 41 Poco dopoeccomi sembra che il padremi rivolga queste parole: - O figliadapprima dovrai sopportare affannipoi latua fortuna riemergerà da un fiume -. Come ebbe detto ciòsorella miailpadre scomparve d'un trattoné si mostrò al mio sguardo benché nel mio cuorelo desiderassi: a nulla valse che più volte io tendessi le mani all'azzurravolta del cielo e lo invocassi con tenere parole. Or ora il sonno mi haabbandonato lasciando il mio cuore afflitto.'"

XXI 42 Anche se tutto ciò è invenzione poeticanon si discosta datanti altri tipi di sogni realmente accaduti. Ammettiamo pure che sia inventatoquel sogno dal quale Priamo rimase turbatoperché "la madreEcubamentre era incintasognò che partoriva una fiaccola ardente. In seguito a ciòil padreil re Priamo in personapreso da timore in cuor suo per questo sognoafflitto da ansie che si effondevano in sospiricompiva sacrifici di vittimebelanti. Quindiimplorando pacechiede un responsoscongiura Apollo di farglisapere a che cosa accennino presagi di sogni così gravi. Allora con voce divinaApollo rispose dall'oracolo: il bambino che per primo nascesse tra breve aPriamosi guardasse bene dall'allevarlo: sarebbe stato rovina a Troiasciaguraa Pergamo."

43 Ammettiamo pureripetoche queste siano leggende immaginariee aesse aggiungiamo anche il sogno di Eneachecome ben sainegli Annali scrittiin greco da Fabio Pittore è narrato in modo che tutto ciò che fu poi compiutoda Enea e che gli accadde corrisponda esattamente alle cose a lui apparse mentreera immerso nel sonno.

XXII Ma vediamo eventi meno remoti. Che dire del sogno di Tarquinio ilSuperboche egli stesso narra nel Bruto di Accio?

44 "Dopo cheal cadere della notteebbi abbandonato il corpo alsonnorilasciando nel sopore le membra stanchemi apparve in sogno un pastoreche spingeva verso di me un gregge lanoso di straordinaria bellezza; mi parevache da quel gregge venissero scelti due arieti consanguinei e che io immolassiil più imponente dei due; poi il fratello dell'ucciso puntava le cornasiavventava per colpirmi e con quell'urto mi abbatteva. Io alloraprostrato aterragravemente feritoalzavo supino gli occhi al cielo e vedevo un fattoimmenso e straordinario: il disco fiammeggiante del soleeffondendo i suoiraggisi dileguava verso destra invertendo il suo cammino nel cielo."

45 Ebbenevediamo quale fu l'interpretazione di quel sogno da partedegl'indovini:

"O rele cose che nella vita gli uomini sogliono farele cose chepensanocuranovedonoe che da svegli compiono e alle quali s'affaccendanonon c'è da meravigliarsi se accadono a qualcuno in sogno; ma in una circostanzacosì straordinaria non senza motivo le visioni si presentano. Sta dunqueattentoche colui che tu stimi sciocco al pari di una bestianon abbia unamente munita di ingegnoal di sopra del greggee non ti sbalzi dal trono. Chéquello che ti è apparso riguardo al soledimostra che avverrà per il popoloun mutamento assai vicino nel tempo. Possa tutto ciò volgersi in bene per ilpopolo! Il fatto che l'astro più potente abbia intrapreso il suo corso versodestra da sinistraè un faustissimo augurio che lo Stato romano saràeccelso."

XXIII 46 Suvviatorniamo ora a fatti di paesi stranieri. EraclìdePonticouomo dottouditore e scolaro di Platonescrive che alla madre diFalàride sembrò di vedere in sogno le immagini degli dèi che essa stessaaveva consacrato nella sua casa. Una di questel'immagine di Mercuriosembravaversasse del sangue dalla coppa che teneva con la mano destra; appena avevatoccato terrail sangue ribollivasì che tutta la casa era un lago di sangue.Questo sogno della madre fu confermato dall'efferata crudeltà del figlio. C'èbisogno che io citi dai Libri persiani di Dinone la profezia che i maghirivelarono a Ciroquel famoso antico re? Scrive Dinone chein sognoparve aCiro che il sole gli si posasse ai piedi; tre volte Ciro cercò di toccarlo conle manima invano: il solegirando su se stessogli sfuggiva e siallontanava. I maghi - venerati in Persia come una stirpe di sapienti e di dotti- da questo triplice tentativo di afferrare il sole trassero la profezia cheCiro avrebbe regnato per trent'anni. E così avvenne: giunse fino all'età disettant'annie il suo regno incominciò quando ne aveva quaranta.

47 C'è senza dubbio anche nei popoli barbari una capacità dipresentimento e di divinazione. L'indiano Callanorecandosi alla mortenell'atto di salire sul rogo ardenteesclamò: "Ohsplendida separazionedalla vita! Come accadde a Ercoledopo che sarà incenerito questo corpomortalela mia anima ascenderà al regno della luce." E siccome Alessandrogli chiese di dire se desiderava qualcosa prima di morireegli rispose:"Grazie: fra poco ti rivedrò." E così avvenne: pochi giorni dopoAlessandro morì a Babilonia. Mi sto allontanando per un poco dai sogniaiquali presto ritornerò. Si sa chenella stessa notte in cui fu distrutto dallefiamme il tempio di Diana EfesiaOlimpiade diede alla luce Alessandroe appenasi fece giorno i maghi si misero a gridare che nella notte allora trascorsa eranata la rovinala sciagura per l'Asia.

XXIV 48 Basti ciò quanto agli indiani e ai maghi; ritorniamo aisogni. Celio Antipatro scrive che Annibaledesideroso di portar via una colonnad'oro che si trovava nel tempio di Giunone Laciniama dubbioso se fosse d'oromassiccio o soltanto dorata all'esternola fece trapanare eaccertatosi cheera tutta d'orodecise di asportarla. Durante il sonno gli apparve Giunone e loammonì a non farlominacciandolo chese l'avesse fattoessa gli avrebbefatto perdere anche l'unico occhio con cui vedeva bene. Quell'uomo sagace nontrascurò l'ammonimento econ quella parte d'oro che era stata tolta nellatrapanazionefece fare una piccola effigie d'una giovenca e la fece collocarein cima alla colonna. 49 Un altro episodio è riferito nella storiascritta in grecodi Silenoda cui lo attinse Celio (Sileno narrò con grandeaccuratezza le imprese di Annibale). Dopo la presa di SaguntoAnnibale sognòche era chiamato da Giove nel concilio degli dèi. Giunto làsi sentìordinare da Giove di portar guerra all'Italiae gli venne dato come guida undio del concilio. Seguendo le indicazioni di costuiincominciò a mettersi inmarcia con l'esercito. Quel dioalloragli ordinò di non voltarsi a guardareindietro. Ma Annibale non riuscì a resistere a lungoecedendo alla bramosiadi vederesi voltò. Vide una belva enorme e orrendacinta da serpentilaqualedove passavaabbatteva ogni alberoogni virgultoogni casa. Annibalestupefattochiese al dio che lo guidava che cos'era mai un mostro di quellasorta; e il dio rispose che quella era la devastazione dell'Italia e gli ordinòdi continuare il camminosenza curarsi di ciò che avveniva dietroalle suespalle. 50 Nella Storia di Agatocle si legge che ad Amilcarecartaginesementre assediava Siracusaparve di udire una voce che gli diceva:"Domani cenerai a Siracusa." Appena spuntata l'alba del giorno doponel suo accampamento sorse una grande rissa fra i soldati cartaginesi e quellisiculi. I siracusani se ne accorserofecero un'irruzione improvvisanell'accampamento e presero vivo Amilcare: così i fatti confermarono la veritàdel sogno. Di esempi analoghi è piena la storiaè addirittura ricolma la vitaquotidiana. 51 Esempio più illustre che maiPublio Decio figlio diQuintoil primo della famiglia dei Decii che fu eletto consolequando eratribuno militare sotto i consoli Marco Valerio e Aulo Cornelio e il nostroesercito era incalzato dai sannitipoiché affrontava con eccessiva temerità ipericoli del combattimento e lo ammonivano a esser più prudentedisse - lonarrano le storie - che in sogno gli era parso di morire gloriosissimamente nelfolto della mischia. E quella volta rimase incolume e liberò l'esercito dallamorsa dei sanniti; ma tre anni dopoquando fu consoleoffri se stesso insacrifizio agli dèi eindossate le armisi lanciò contro l'esercito deilatini. Grazie al suo impetoi latini furono sconfitti e annientati; e la suamorte fu così gloriosache suo figlio volle ottenerne una uguale.

XXV 52 Mase sei d'accordopassiamo ai sogni dei filosofi. Si leggein Platone che Socratetrovandosi in carceredisse al suo amico Critone chegli sarebbe toccato di morire tre giorni dopo: aveva visto in sogno una donnabellissima chechiamatolo per nomegli aveva detto un verso press'a pococosìsimile a uno di Omero: "Il terzo giorno di bel tempo ti faràgiungere a Ftia." E si trova scritto che ciò accadde proprio come erastato detto. Senofontediscepolo di Socrate (quale uomo e di quanto valore!)nel racconto dell'impresa militare che compì sotto Ciro il giovaneriferisce isuoi sogniche mirabilmente si avverarono. 53 Diremo che Senofonte diceil falso o è fuor di senno? E Aristoteleuomo d'ingegno eccezionale e direiquasi divinos'inganna o vuole ingannare gli altri quando narra l'episodio cheora riferirò? Eudemo di Ciprosuo intimo amicodurante un viaggio verso laMacedoniaarrivò a Ferecittà della Tessagliaassai rinomata a quei tempima oppressa dalla feroce tirannide di Alessandro. In quella cittàdunqueEudemo si ammalò così gravementeche tutti i medici disperarono della suasalvezza. Gli apparve in sogno un giovane di bellissimo aspettoe gli disse chefra breve sarebbe guaritoche entro pochi giorni il tiranno Alessandro sarebbemortoe che luiEudemosarebbe ritornato in patria dopo cinque anni. ScriveAristotele che i primi eventi accaddero subito: Eudemo guarìil tiranno fuucciso dai fratelli di sua moglie. Verso la fine del quinto annopoiquandoquel sogno dava a Eudemo la speranza che dalla Sicilia sarebbe ritornato aCiproegli cadde in combattimento sotto le mura di Siracusa. Il sognoquindifu interpretato nel senso che l'anima di Eudemoliberatasi dal corpoeraritornata alla sua vera patria. 54 Ai filosofi aggiungiamo un uomodottissimoSofoclepoeta davvero divino. Era stata sottratta dal tempio diErcole una coppa d'oro massiccio. Sofoclein sognovide proprio Ercole che glidisse chi aveva commesso il furto. Una prima e una seconda volta non si curòdel sogno. Ma poiché la stessa apparizione si ripetevasalì all'Areòpagodenunciò il fatto. Gli Areopagiti ordinano che sia arrestato quel tale di cuiSofocle aveva fatto il nome; costuisottoposto a interrogatorioconfessò erestituì la coppa. In seguito a ciò quel tempio fu chiamato il tempio diErcole Rivelatore.

XXVI 55 Ma a che scopo dilungarsi sui greci? Non so perchémipiacciono di più le cose nostre. Questo episodio lo raccontano tutti glistoricicome Fabiocome Gellioma per ultimo Celio: durante la guerra latinamentre avvenivano per la prima volta i ludi votivi massimiimprovvisamentetutti i cittadini furono chiamati alle armi; perciòessendo stati interrottiquei ludifurono celebrati i "ludi sostitutivi". Prima che essiincominciasseroquando già gli spettatori si erano sedutiuno schiavo fustrascinato per il circocostretto a portar la forcamentre intanto lo sipercuoteva con le verghePoco dopo un romano del contado vide in sognopresentarglisi un tale che gli disse che nei ludi il capo dei danzatori sacrinon gli era stato ben accettoe gli ordinava di far noto ciò al senato. Queltale non osò obbedire al sogno. Una seconda volta egli ricevette in sognoquest'ordine e fu ammonito a non sfidare la potenza di colui che gli appariva;ma nemmeno allora osò obbedire. Dopo di ciò suo figlio morìe in sogno perla terza volta si ripeté quell'ammonizione. Allora egligià indebolitoriferì il fatto agli amicie per loro consiglio fu portato in lettiga nellaCuria; e dopo che ebbe raccontato ai senatori il sognopoté tornarsene a casaa piedi sano e salvo. Accertata la veridicità del sognoil senato indisse dacapo quei ludi: così si narra. 56 Un altro esempio: Gaio Graccoraccontò a molti - lo riferisce il medesimo Celio - che nel periodo in cuiaspirava alla questura gli apparve in sogno il fratello Tiberio e gli disse cheindugiasse pure quanto volevama sarebbe morto della stessa morte che eratoccata a lui. Celio scrive cheprima che Gaio Gracco fosse eletto tribunodella plebeegli aveva sentito dire ciò da lui stessoe che lo aveva detto amolti altri. Che sogno si può citare più sicuro di questo?

XXVII Chipoipuò negar fede a quei due sogni che sono tante voltecitati dagli stoici? Il primo riguarda Simonide: egli vide il cadavere di unosconosciuto abbandonato a terralo seppellìe si proponeva poi d'imbarcarsi;quel tale a cui egli aveva dato sepoltura gli apparve in sogno e lo dissuase dalsuo proposito: se si fosse imbarcatosarebbe perito in un naufragio. Simonideallora tornò indietrogli altri che si erano imbarcati perirono. 57L'altro sognofamosissimoè il seguente: due àrcadiamici intimiviaggiavano insieme e arrivarono a Mègara. Uno dei due prese alloggio in casad'un tavernierel'altro presso un suo ospite. Cenarono e andarono a dormire. Anotte già inoltrata quello dei due che dormiva presso l'ospite vide in sognol'altro che lo pregava di recargli soccorsoperché il taverniere si apprestavaa ucciderlo. In un primo momento egli balzò suatterrito dal sogno; poiriavutosi dallo spaventopensò che a quell'apparizione non si dovesse darpesoe tornò a letto. Di nuovoalloragli apparve in sogno l'amicoe lopregò chenon avendogli recato aiuto quando era ancora vivoalmeno nonlasciasse invendicata la sua morte; il suo cadavere era stato buttato daltaverniere su un carroe vi era stato sparso sopra del letame; gli chiedeva ditrovarsi alla porta della città all'albaprima che il carro uscisse verso lacampagna. Emozionato da questo sognoegli si recò di buon mattino alla portafermò il carrettieregli domandò che cosa c'era nel carro. Quelloatterritoscappò via; il morto fu tratto fuori; il tavernierevenuto in luce il suodelittofu condannato a morte. Quale sogno si può considerare più profeticodi questo?

XXVIII 58 Ma a che scopo continuare con altri esempied esempiantichi? Spesso io ti ho raccontato un mio sognospesso me ne hai raccontatouno tuo. Ioquando erocome proconsolegovernatore della provincia d'Asiavidi in sogno te che andavi a cavallo verso la riva di un gran fiumetislanciavi d'un tratto escivolato giù nel fiumenon ricomparivi piùmentreioatterritoero preso da tremore. Poiall'improvvisotu riemergevi conaspetto lieto esu quello stesso cavallorisalivi l'altra sponda del fiumeenoi ci abbracciavamo. Era facile l'interpretazione di questo sognoe in Asiagli esperti mi predissero ciò che poi in effetti accadde. 59 Ed eccomial tuo sogno: l'ho udito da te direttamentema ancor più spesso me l'hanarrato il nostro Sallustio. Quandoin quell'esilio glorioso per noirovinosoper la patriatu ti trovavi in una casa di campagna del territorio di Atina eper gran parte della notte eri rimasto sveglioverso l'albafinalmentetiabbandonasti ad un sonno greve e profondo. E sebbene il tempo stringessetuttavia Sallustio ordinò che si facesse silenzio e non permise che tisvegliassero. Quando poi ti svegliasti verso le otto del mattinogli narrastiun sogno: ti era sembrato chementre vagavi mestamente in un luogo desertoGaio Mariocoi fasci ornati di alloroti domandasse perché eri addolorato; eavendogli tu detto che eri stato con la violenza cacciato via dalla patriaegliti strinse la manoti esortò a star di buon animoordinò al littore piùvicino a lui di condurti al tempio da lui fatto costruire e ti disse che inquello avresti trovato la salvezza. Sallustio narra di avere allora esclamatoche il destino ti riserbava un ritorno prossimo e gloriosomentre tu stessoapparivi rasserenato da quel sogno. Anche a me fu ben presto riferito che tuquando apprendesti che nel tempio edificato da Mario era stata presa quellasplendida decisione del senato sul tuo richiamo dall'esilio su proposta delconsole di allorauomo eccellente e ragguardevolissimoe che il decreto erastato accolto con incredibili grida di gioia e applausi dal popolo assiepato nelteatrodicesti che nulla avrebbe potuto accadere di più presàgo di quel sognoche avevi avuto presso Atina.

XXIX 60 "Ma molti sogni son falsi." Piuttostoforsesonoper noi di difficile comprensione. Ma ammettiamo che ve ne siano di falsi:contro quelli veri che cosa diremo? E risulterebbero veri molto più spesso seci disponessimo al sonno in perfette condizioni. Oraripieni di cibo e di vinovediamo in sogno cose alterate e confuse. Rammenta le parole di Socrate nella Repubblicadi Platone. Egli dice: "Poiché nel sonno quella parte dell'anima cheappartiene alla sfera razionale è assopita e debolequella invece in cuirisiede un istinto ferino e una rozza violenza è abbrutita dal bere e dal ciboeccessivoquesta si sfrena e si esalta smoderatamente mentre dormiamo. Ad essaperciòsi presentano visioni d'ogni genereprive di senno e diragionevolezza: si ha l'impressione di unirsi carnalmente con la propria madre ocon qualsiasi altro essere umano o divinospesso con una bestia; di trucidareaddirittura qualcuno e di macchiarsi empiamente le mani di sangue; di fare moltealtre cose impure e orrendesenza ritegno né pudore. 61 Ma chiconducendo una vita e una dieta salubre e moderatasi lascia andare al sonnoquando quella parte dell'anima che partecipa della ragione è attiva e vigorosae saziata dal cibo dei buoni pensierie l'altra parte dell'anima che èalimentata dai piaceri non è né sfinita dalla fame né gravata da troppasazietà (l'una e l'altra di queste due condizionio che l'organismo sia privodi qualcosa o che ne sovrabbondisuole offuscare l'acutezza della mente)einfine anche la terza parte dell'animanella quale risiede l'ardore dellepassioniè calma e smorzata- allora accadrà cheessendo tenute a freno ledue parti intemperanti dell'animala terza partequella del senno e dellaragionevolezzarifulga e si disponga a sognare piena di vigore e di acume: queltalealloraavrà nel sonno apparizioni tranquille e veritiere." Hotradotto proprio le parole di Platone.

XXX 62 Daremo rettadunquepiuttosto a Epicuro? Ché Carneadeperil gusto di polemizzare contro tuttidice ora questoora quello. Epicuro nodice quel che pensa; ma non pensa mai niente di belloniente di onorevole.Costuidunquelo anteporrai a Platone e a Socrate? I qualianche se nondimostrassero appieno le loro dottrineegualmente supererebbero per autoritàquei filosofucci. Platonedunqueprescrive che ci si abbandoni al sonno colcorpo in condizioni tali da non arrecare nessun motivo di errore o di turbamentoall'anima. Per la stessa ragione si ritiene che anche ai pitagorici fossevietato di mangiar favepoiché questo cibo produce una grande flatulenzadannosa alla tranquillità della mente che ricerca la verità. 63 Quandodunquenel sonno l'anima è sottratta all'unione col corpo e al contagio che nederivaallora si ricorda del passatoscorge il presenteprevede il futuro:ché il corpo del dormiente giace come quello d'un mortomentre l'anima èdesta e viva. E in questa condizione si troverà tanto più dopo la mortequando sarà del tutto uscita dal corpo. Perciòall'approssimarsi della morteè molto più dotata di virtù profetica. Quelli che sono affetti da malattiagrave e mortale questo anzitutto prevedonol'imminenza della loro morte. A essidi solito appaiono le immagini dei mortie in quei momenti più che maidesiderano di meritarsi lodee se sono vissuti in modo sconvenienteallorasoprattutto si pentono. 64 Che i morenti abbiano capacità divinatoria lodimostra anche Posidonio adducendo quel famoso caso: uno di Rodiin punto dimortefece i nomi di sei coetanei e disse quale di essi sarebbe morto perprimoquale per secondoe così di seguito tutti gli altri. In tre modidelrestoPosidonio ritiene che gli uomini sognino per impulso divino: nel primoperché l'anima prevede da séessendo unita da parentela con gli dèi; nelsecondoperché l'aria è piena di anime immortalinelle quali i segni dellaverità appaionoper così direchiaramente impressi; nel terzoperché glidèi stessi parlano coi dormienti. E che le anime predicano il futuro avvienepiù facilmente all'appressarsi della mortecome ho detto or ora. 65 Sicomprende così quell'episodio di Callanoa cui ho accennato primae quellodell'Ettore omericochemorentepredice ad Achille la morte vicina.

XXXI Né l'uso avrebbe consacrato a caso quella parola"presagire"se a essa non corrispondesse proprio alcuna realtà:"Me lo presagiva il cuoreuscendo di casache sarei venutoinutilmente." Sagiredifattisignifica aver buon fiuto; donde sichiamano sagae le vecchie fattucchiereperché pretendono di sapermoltoe "sagaci" son detti i cani. Perciò chi ha la sensazione (sagit)di qualcosa prima che accadasi dice che "pre-sagisce"ossiasente in anticipo il futuro.

66 C'è dunque nelle anime una capacità di presagire infusadall'esterno e penetrata per opera della divinità. Se questa capacitàs'infiamma con più veemenzasi chiama "follìa profetica"quandol'anima svincolatasi dal corpo è eccitata da un impulso divino:

(Ecuba) "Ma come maid'un trattosei apparsa in preda alfurorecon gli occhi fiammeggianti? Dov'è più quella saggiavirginalemodestia di poco prima?" - (Cassandra): "Madre miadi granlunga la migliore donna delle nobili donne troianeio sono assalita da deliriprofeticie Apollo mi istiga a direfollecontro la mia volontàil futuro.Mi vergogno dinanzi alle fanciulle mie coetanee; ho rossore di ciò che faccioperché disonoro mio padreuomo eccelso; di temadre miaho compassione; dime stessa mi dolgo. Tu hai partorito a Priamo figli eccellentitranne me: èquesto che mi addolora: che io sia di dannoessi di aiutoio riottosaessiobbedienti!" Ohbrano di poesia dolceespressivodelicato! 67 Maesso non riguarda da vicino il nostro argomento; quello che c'interessa il poetal'ha espresso in quest'altro passo: come la follìadi solitopredìca ilvero:

"Eccolaeccola la torcia avvolta nel sangue e nelle fiamme! Per moltianni rimase occulta. Cittadinirecate soccorso e spegnetela!"

Non è più Cassandra che parlama il dio che è penetrato in un corpoumano.

"E già nel vasto mare una flotta veloce vien costruita; essa trascinauno sciame di sciagure; arriveràferoceun esercito su navi volanti con leveleriempirà le nostre spiagge."

XXXII 68 Può sembrare che io spacci per verità finzioni sceniche. Maproprio da te ho udito un fatto dello stesso generenon inventato maeffettivamente avvenuto. Gaio Coponiouomo eminente per saggezza e Culturaneltempo in cui comandava la flotta di Rodi con la carica di pretorevenne da te aDurazzo e ti disse che un rematore di una quinquireme dei rodii aveva vaticinatoche entro meno di trenta giorni la Grecia sarebbe stata immersa in un bagno disanguesarebbero avvenute rapine a Durazzomolti marinai avrebbero dovutoimbarcarsi e fuggire per mare enell'allontanarsisi sarebbero volti aguardare il tristissimo spettacolo degli incendi; soltanto alla flotta rodiasarebbe stato concesso un prossimo ritorno e rimpatrio. Neppure tu sfuggisti aun grave turbamentoe Marco Varrone e Marco Catoneuomini dottiche sitrovavano lì anch'essirimasero gravemente atterriti. Pochissimi giorni dopoarrivò Labieno fuggiasco da Farsàloe dopo che ebbe recato l'annunzio delladisfatta dell'esercitoin breve tempo si avverarono le altre cose che eranostate vaticinate. 69 Il grano sottratto ai depositi e sparso qua e làaveva ricoperto tutte le strade e i vicolie voiatterritivi imbarcastesenza indugioe nella notteguardando verso la cittàvedevate le navi dacarico in preda alle fiammeincendiate dai soldati perché non avevano volutoseguirvi. Quandoinfinefoste abbandonati dalla flotta rodiavi accorgesteche l'indovino aveva detto il vero.

70 Ho esposto il più brevemente che ho potuto le predizioni del sognoe dell'eccitazione divinachecome avevo dettosono estraneeall'"arte". Di entrambi questi tipi di divinazione unica è lamotivazionealla quale suole richiamarsi il nostro Cratippo: le anime umanederivano e sono tratte in parte dall'esterno - e da ciò si comprende come visia al di fuori di noi un'anima divinadalla quale è derivata l'umana -; maquella parte dell'anima umana che consiste in sensazionein movimentoinappetizione non è separata dall'influsso del corpo; quellainveceche èpartecipe della razionalità e dell'intelligenza è più che mai vivida quandoè distanziata il più possibile dal corpo. 71 Pertantodopo averecitato esempi di vaticinii e sogni veridiciCratippo suole argomentare inquesto modo: "Se senza occhi non può svolgersi la funzione e il còmpitodegli occhie tuttavia può accadere talvolta che gli occhi non adempiano beneal loro còmpitochi anche una volta sola ha usato gli occhi in modo dascorgere le cose come sono in realtàpossiede il senso della vista capace dipercepire la realtà. Allo stesso mododunquesenon esistendo ladivinazionenon può svolgersi né la funzione né il còmpito delladivinazione stessae tuttavia può accadere talvolta che qualcunopur dotatodi capacità divinatorieerri e non veda la realtàè sufficiente adimostrare l'esistenza della divinazione che anche una volta sola un fatto siastato divinato in circostanze tali da non sembrare che ciò possa in alcun modoattribuirsi al caso. Ma ci sono esempi innumerevoli di questo genere: bisognadunque ammettere che la divinazione esiste."

XXXIII 72 Quanto a quei segni profetici che vengono spiegati medianteinterpretazione oppure risultano osservati e registrati in coincidenza con ciòche accade in séguitoessicome ho detto sopravengono chiamati non naturalima artificiali; in questo campo si annoverano gli arùspicigli àuguriglialtri interpreti. Questi generi di divinazione sono negati dai peripateticidifesi dagli stoici. Alcuni sono basati sui documenti e sulla dottrinaquale èesposta nei libri aruspicinifulgorali e rituali degli etruschinonché neivostri libri augurali; altri invece vengono spiegati dagli indovinisull'istanteper interpretazione immediatacome in Omero Calcanteche dalnumero dei passeri aveva predetto il numero degli anni della guerra di Troiaocome leggiamo nelle Memorie di Silla - e tu stesso fosti presente alfatto - : mentre egli nel territorio di Nola compiva un sacrificio dinanzi alpretoriodal di sotto dell'altare sbucò all'improvviso un serpentee alloral'arùspice Gaio Postumio lo esortò a muovere all'offensiva con l'esercito.Silla gli diede ascoltoe dinanzi alla città di Nola espugnò l'accampamentodei sannitiben fornito di armi e vettovaglie. 73 Anche a proposito diDionisio fu fatta una profezia poco prima che salisse al trono. Viaggiava per ilterritorio di Lentini e fece scendere in un fiume il suo cavallo; travolto daigorghiquesto sprofondò nelle acque. Dionisiodopo lunghi e vani sforzi difarlo venir susi allontanò amareggiatocome narra Filisto. Ma dopo avercamminato per un pocoa un tratto udì un nitrito e si allietò vedendo ilcavallo vivo e frementesulla cui criniera si era posato uno sciame d'api.L'effetto di questo prodigio fu che Dionisio divenne tiranno di Siracusa pochigiorni dopo.

XXXIV 74 E ancora: quale presagio toccò agli spartani poco primadella battaglia di Leuttraquando nel tempio di Ercole le armi risonarono e lastatua di Ercole si coprì tutta di sudore! E contemporaneamentecome narraCallistenea Tebe nel tempio di Ercole i battenti delle portechiusi dasbarresi aprirono da sé all'improvvisoe le armi che erano appese allepareti furon trovate sul pavimento. E ancora nel medesimo tempomentre pressoLebadìa si svolgeva un rito in onore di Trofonioi galli in tutta quellacontrada incominciano a cantare così insistentemente da non smetterla più. Gliàuguri della Beozia dissero allora che la vittoria sarebbe spettata ai tebaniperché i galli sogliono tacere quando son vinticantare quando hanno vinto. 75Frattanto gli spartani ricevevano molti preannunci del disastro nella battagliadi Leuttra. C'era a Delfi una statua di Lisandroil più famoso degli spartani;sulla testa della statua comparve all'improvviso una corona di erbe spinose eselvatiche; e le stelle d'oro che erano state poste a Delfi dagli spartani dopola famosa vittoria navale riportata da Lisandroche segnò la rovina degliateniesigiacché si diceva che in quella battaglia Càstore e Pollùce eranoapparsi dalla parte della flotta spartana- le stelle d'oro che ho dettodunqueposte a Delfi come insegne di quegli dèicaddero giù poco prima dellabattaglia di Leuttra e non si ritrovarono più. 76 Ma il prodigio piùgraveancora a danno degli spartanifu quest'altro: quando chiesero unresponso a Giove dodonèo per sapere se avrebbero vintoe i messi ebberocollocato al suo posto il recipiente in cui si trovavano le sortiuna scimmiache il re dei molossi aveva molto carascompigliò e buttò qua e là le sortie tutti gli altri oggetti che erano stati portati per compiere il sorteggio. Sinarra che allora la sacerdotessa preposta all'oracolo disse che gli spartaniavrebbero dovuto pensare alla loro salvezzanon alla vittoria.

XXXV 77 E nella seconda guerra punica Gaio Flaminioconsole per laseconda voltanon trascurò i presagi del futurocon grande sventura dellarepubblica? Dopo che ebbe compiuto la cerimonia di purificazione dell'esercitoavendo intrapreso la marcia in direzione di Arezzo per condurre le sue legionicontro Annibaleecco che egli stesso e il suo cavallo caddero tutt'a un trattosenza alcuna causa dinanzi alla statua di Giove Statore; gli esperti giudicaronoche questo segno doveva dissuaderlo dal dare battagliama egli non si fecealcuno scrupolo di ciò. Poiquando prese gli auspicii mediante il tripudiumfu consigliato dal pullario a rimandare il giorno del combattimento. Flaminioallora gli domandò: "Se nemmeno in seguito i polli avranno voglia dimangiareche cosa ritieni che si dovrà fare?" Il pullario rispose che sisarebbe dovuto stare ancora fermi. E Flaminio: "Belli davvero questiauspicii! Quando i polli avranno fame si potrà dar battagliaquando sarannosazi non si potrà far più nulla." Ordinò dunque che si svellessero dalsuolo le insegne e lo si seguisse. Il portatore dell'insegna del primo manipolodi astati non riuscì a smuovere l'insegnanemmeno con l'aiuto di parecchialtri; Flaminioquando ciò gli fu annunziatosecondo il. suo solito non sicurò del prodigio. E così in quelle tre terribili ore l'esercito fu trucidatoe Flaminio stesso fu ucciso. 78 È importante anche quello che aggiungeCelio: proprio nel tempo in cui si svolgeva quella disastrosa battagliavifurono in Liguriain Galliain parecchie isole e in tutta l'Italia terremoticosì forti che molte città furono distruttein molte località avvennerofrane e sprofondamenti del suoloi fiumi invertirono il loro corsoil marepenetrò nei corsi d'acqua.

XXXVI Gli esperti sono capaci di prevedere spesso con certezza ilfuturo. A quel famoso Mida frigioancora bambinodelle formiche ammucchiaronoin boccamentre dormivachicchi di grano. Fu predetto che sarebbe divenutoricchissimo; e la predizione si avverò. Ma a Platoneda piccolodelle api siposarono sulle labbra mentre dormiva in culla. Gli indovini dettero il responsoche egli sarebbe stato dotato di straordinaria dolcezza di eloquio: così la suaeloquenza futura fu prevista quando era ancora un neonato. 79 E Roscioda te tanto amato e ammiratomentiva egli stesso o mentiva per lui tuttaLanuvio? Era ancora in culla ed era allevato nel Solonioche è una localitàcampestre presso Lanuvio. Di nottela sua nutrice si svegliò (una lampadaaccanto faceva luce)e vide che il bambino addormentato era avvolto entro lespire di un serpente. Atterrita da quella vistalanciò un grido. Il padre diRoscio riferì la cosa agli arùspicii quali risposero che nulla al mondosarebbe stato più insignepiù famoso di quel bambino. E questa scena Pasitelela cesellò in argento e il nostro Archia la narrò in poesia.

Che cosa aspettiamodunque? Che gli dèi immortali s'intrattengano con noinel fòroper la stradain casa? Certoessi non si presentano a noidirettamentema diffondono per lungo e per largo il loro influsso; e ora loimmettono negli antri sotterraneiora lo infondono in anime umane. La forzadella terra ispirava la Pizia a Delfila forza della sua stessa indole incitavala Sibilla. E non vediamo dunque quanto varii siano i tipi di terra? Ve ne sonodi mortifericome Ampsancto in Irpinia e i Plutonia che io ho visto inAsia; vi sono plaghealcune pestiferealtre salubri; in alcune nascono uominidi ingegno acutoin altre ottuso; tutto ciò dipende sia dalla diversità deiclimisia dalle differenti esalazioni dei terreni.

80 Avviene anche che spesso per qualche apparizionespesso per vociprofonde o cantil'animo umano subisca una particolare eccitazione; spessoanche per ansia e timorecome quella "con l'animo sconvoltocome invasatao scossa dal furore dei riti bacchicisu per i colliinvocando il suo Teucro".

XXXVII E anche quell'esaltazione dimostra che nell'anima c'è unaforza divina. Democritoin effettisostiene che nessuno può essere un grandepoeta senza una specie di follìae la stessa cosa dice Platone. La chiami purefolliapurché ne venga fatto un elogio come nel Fedro. D'altrondeidiscorsi di voi oratori nei processii vostri gesti stessipossono essereveementielevatieloquentise anche l'animo di chi parla non è alquantocommosso? In veritàspesso ho veduto in teoper passare a un genere menosolennenel tuo amico Esopo un tale ardore di espressioni del volto e dimovimentoche si sarebbe detto che una forza misteriosa lo avesse tratto fuoridalla piena consapevolezza di sé.

81 Spesso anche si presentano alla vista delle immagini che non hannorealtà alcunama ne hanno l'apparenza. Ciòsi narraaccadde a Brenno e aiGalli suoi soldatiquando quel re scatenò un'empia guerra contro il tempio diApollo delfico. Dicono che allora la Pizia parlò solennemente cosìdall'oracolo: "A questo provvederò ioe con me le bianche vergini."

Accadde allora che delle vergini sembrassero avanzarsi armatee che inrealtà l'esercito dei Galli fosse sepolto sotto la neve.

XXXVIII Aristotele riteneva che anche i veri e propri ammalati dipazzia furiosa e i cosiddetti atrabiliari avessero nelle loro anime qualcosa diprofetico e divinatorio. Ma io non direi che questa qualità vada attribuita aibiliosi e ai frenetici: la divinazione è dote di anime integrenon di corpiammalati.

82 Che davvero la divinazione esista si dimostra con questaargomentazione degli stoici: "Se gli dèi esistono e non fanno sapere inanticipo agli uomini il futuroo non amano gli uominio ignorano ciò cheaccadrào ritengono che non giovi affatto agli uomini sapere il futuroostimano indegno della loro maestà preavvertire gli uomini delle cose cheavverrannoo nemmeno gli dèi stessi sono in grado di farle sapere. Ma non èvero che non ci amino (sonoinfattibenèfici e amici del genere umano)néè possibile che ignorino ciò che essi stessi hanno stabilito e predispostoné si può Ammettere che non ci giovi sapere ciò che accadrà (chése losapremosaremo più prudenti)né essi ritengono che CIò non si confacciaalla loro maestà (niente èdifattipiù glorioso che fare il bene)népossono essere incapaci di prevedere il futuro. 83 Dunquedovremmoconcluderegli dèi non esistono e non predìcono il futuro. Ma gli dèiesistono; dunque predìcono. E se dànno indizinon è ammissibile che ciprecludano ogni mezzo di interpretare tali indizi (ché darebbero gli indizisenza alcun frutto)nése essi ci forniscono quei mezzi d'interpretazioneèpossibile che non vi sia la divinazione. Dunque c'è la divinazione."

XXXIX 84 Di questa argomentazione si servono CrisippoDiogene eAntipatro. Che motivo c'èdunquedi rimanere incerti sull'assoluta verità diciò che ho espostose dalla mia parte stanno la ragionel'avverarsi deipresagii popolile gentii grecii barbarii nostri stessi antenatiseinsomma a queste cose si è sempre credutose vi hanno creduto i più grandifilosofii poetii saggissimi uomini che istituirono gli stati e fondarono lecittà? Forsenon bastandoci la concorde autorità degli uominiaspettiamo cheparlino le bestie? 85 Del restochi sostiene che i generi di divinazionedi cui parlo non hanno alcun valoreobietta soltanto questo: che apparedifficile dire quale sia il procedimento razionalequale la causa di ciascunadivinazione. Che motivo può addurre l'arùspice per cui un polmone che presentauna fendituraanche se le viscere sono in complesso di buon auguriodebba farsospendere il tempo di un'azione e farla rinviare a un altro giorno? Che motivoha l'àugure di sentenziare che un corvo che gràcida da destrauna cornacchiada sinistrasono di buon augurio? Che motivo ha l'astrologo di dire che l'astrodi Giove o di Venere in congiunzione con la luna è di buon auspicio per lanascita dei bambinimentre gli astri di Saturno o di Marte sono infausti? Eancoraperché la divinità ci ammonisce mentre dormiamonon si cura di noiquando siamo svegli? Che ragione c'è per cui Cassandra veda il futuro in statodi folle esaltazionee non sia in grado di far ciò Priamo trovandosiperfettamente in senno? 86 Tu chiedi perché ciascuna di queste coseavvenga. Curiosità del tutto legittima; ma qui non di questo si tratta: sidiscute se quei fatti avvengano o no. Sarebbe come sedicendo io che lacalamita è una pietra che alletta e attrae a sé il ferro ma non sapendo direperché ciò avvengatu negassi senz'altro il fatto. È ciò che fai riguardoalla divinazioneche constatiamo di personadi cui sentiamo parlare eleggiamola cui dottrina ci è giunta dai nostri antenati. E già primadell'inizio della filosofiache risale a tempi recentil'opinione comune nonebbe alcun dubbio quanto a ciò; e quando si fece avanti la filosofianessunfilosofo dotato di un minimo di autorità la pensò altrimenti. 87 Homenzionato PitagoraDemocritoSocrate; tra i più antichi non ho dovuto fareccezioni per nessuno tranne per Senofane. Ho aggiunto l'Accademia anticaiperipateticigli stoici. Dissente solo Epicuro; ma che cosa c'è di più turpedel fatto che il medesimo Epicuro sostiene che non esiste alcuna virtùdisinteressata?

XL Chid'altra partenon rimane impressionato dall'antichità deifatti testimoniati e garantiti da documenti di gran valore? Omero dice cheCalcante fu l'àugure di gran lunga migliore di tuttie che guidò le navigreche fino a Iliograzie alla sua conoscenza degli auspiciicredo benenon aquella dei luoghi. 88 Anfiloco e Mopso furono re degli argivima ancheàugurie fondarono città greche sulla costa della Cilicia. E ciò feceroprima di loro Anfiarao e Tiresianon gente bassa e ignotanon simili a quellidi cui parla Ennio"che per bisogno di guadagnare inventano falseprofezie"ma uomini famosi e valentiche interpretando il volo degliuccelli e i segni premonitori dicevano il futuro. Del secondo di essi Omero diceche anche negl'inferi è l'unico ad aver sennogli altri errano al pari diombre; quanto poi ad Anfiaraola fama acquistatasi presso i greci gli procuròtanto onoreche fu considerato un dio e gli si chiedevano oracoli cheemanassero dal suo suololà dove era stato sotterrato. 89 E Priamoilre dell'Asianon aveva due figli capaci di divinazioneEleno e Cassandrailprimo mediante gli auguriil'altra per esaltazione e follìa divina? Profeti diquesto secondo genere furono presso di noi in tempi antichi (ne abbiamo menzionescritta) certi fratelli Marciidi famiglia nobile. E Poliido corinziononpredisse la morte - lo narra Omero - al figlio che partiva per la guerra diTroiae molte altre cose ad altri? In generalenei tempi antichi i sovranierano anche maestri di arte augurale: consideravano come una dote regale ladivinazione al pari della sapienza nel governare. Ne è testimone la nostracittànella quale dapprima furono àuguri i repoi alcuni privati cittadinimuniti di questa stessa carica sacerdotalegovernarono la repubblica conl'autorità promanante dalle credenze religiose.

XLI 90 Questi procedimenti divinatorii non sono trascurati nemmeno daibarbari. In Gallia vi sono i Druidi: ne ho conosciuto uno anch'iol'èduoDivizíacotuo ospite e ammiratoreil quale dichiarava che gli era nota lascienza della naturachiamata dai greci physiologíae in parte con gliauguriiin parte con l'interpretazione dei sognidiceva il futuro. Tra ipersianiinterpretano gli augurii e profetano i maghii quali si riuniscono inun luogo sacro per meditare sulla loro arte e per scambiarsi ideeil che anchevoi eravate soliti fare nel giorno delle None; 91 né alcuno può esserere dei persiani se non ha prima appreso la pratica e la scienza dei maghi. Èfaciled'altrondevedere famiglie e genti dedite alla divinazione. In Cariac'è la città di Telmessonella quale l'arte degli arùspici si distingueparticolarmente; così pure Èlide nel Peloponneso ha due determinate famigliequella degli Iàmidi e quella dei Clìtidifamose più di tutte per l'aruspicìna.In Siria i Caldei eccellono per conoscenza degli astri e per acutezzad'interpretazione. 92 L'Etruria conosce profondamente i presagi trattidai luoghi colpiti dal fulminee sa interpretare il significato di ciascunprodigio e di ciascuna apparizione portentosa. Giustamenteperciòal tempodei nostri antenatiquando il nostro Stato era in pieno fioreil senatodecretò che dieci figli di famiglie eminentiscelti ciascuno da una dellegenti etruschefossero fatti istruire nell'aruspicìnaper evitare che un'artedi tale importanzaa causa della povertà di quelli che la praticavanoscadesse da autorevole disciplina religiosa a oggetto di traffico e di guadagno.Quantopoiai frigiai pisidiiai cilicial popolo araboessi obbedisconoscrupolosamente ai segni profetici dati dagli uccelli; e sappiamo che lo stessoè avvenuto per lungo tempo in Umbria.

XLII 93 E a me sembra che l'opportunità di praticare i diversi generidi divinazione sia derivata anche dai luoghi che erano abitati dai vari popoli.Gli egiziani e i babilonesiche abitavano in distese di campi pianeggiantipoiché nessuna altura poteva ostacolare la contemplazione del cieloposerotutto il loro studio nella conoscenza degli astri. Gli etruschipoichésommamente religiosiimmolavano vittime con zelo e frequenza particolaresidedicarono soprattutto all'indagine delle viscere; e siccomeper l'aria pregnadi vaporierano frequenti nella loro patria i fulminie per lo stesso motivosi verificavano molti fatti straordinari provenienti in parte dal cieloaltridalla terrataluni anche in seguito al concepimento e alla generazione degliesseri umani e delle bestieacquistarono una grandissima perizianell'interpretare i prodigi. Il cui significatocome tu sei solito direèdimostrato dalle parole stesse foggiate sapientemente dai nostri antenati:poiché fanno vedere (ostendunt)prognosticano (portendunt)mostrano(monstrant)predicono (praedicunt)vengono chiamati apparizionimiracolose (ostenta)portenti (portenta)mostri (monstra)prodìgi(prodigia). 94 Gli arabii frigi e i cilicipoiché sonosoprattutto dediti alla pastoriziapercorrendo le pianure d'inverno e lemontagne d'estatehanno perciò notato più agevolmente i diversi canti e volidegli uccelli; e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti dellaPisidia e quelli di questa nostra Umbria. E ancoratutti i carii e inparticolare gli abitanti di Telmessodi cui ho detto soprasiccome vivono inplaghe ricchissime ed estremamente fertilinelle quali per la fecondità delterreno molte piante e animali possono formarsi e generarsiosservarono conaccuratezza gli esseri abnormi.

XLIII 95 Chidel restonon vede che in ogni Stato bene ordinato gliauspicii e gli altri tipi di divinazione hanno sempre goduto altissimo credito?Quale re c'è mai statoquale popolo che non ricorresse alle predizioni divine?E questo non solo in tempo di pacema anchemolto di piùin guerraperchétanto maggiore era la posta in giuoco e in più grave rischio la salvezza.Lascio da parte i nostrii quali non intraprendono nulla in guerra senza averesaminato le viscerenulla fanno in pace senza aver preso gli auspicii; vediamogli stranieri. Gli ateniesi in tutte le pubbliche deliberazioni ricorsero semprea certi sacerdoti divinatori che essi chiamano mánteise gli spartaniposero a fianco dei loro re un àugure come consiglieree volleroparimentiche un àugure partecipasse alle riunioni degli anziani (così chiamano ilconsiglio statale); e così purein tutte le questioni importantichiedevanosempre responsi a Delfi o ad Ammone o a Dodona. 96 Licurgoche dette lacostituzione allo Stato spartanovolle confermare le proprie leggi conl'approvazione di Apollo delfico; e quando Lisandro le volle riformarene fuimpedito dal divieto del medesimo oracolo. Non basta: i governanti deglispartaninon ritenendo sufficienti le cure che davano al governo durante ilgiornoandavano a giacereper procurarsi dei sogninel tempio di Pasifaesituato nella campagna vicina a Spartaperché consideravano veritiere leprofezie avute nel sonno.

97 Eccoritorno alle cose nostre. Quante volte il senato ordinò aidecemviri di consultare i libri sibillini! In quanto importanti e numeroseoccasioni obbedì ai responsi degli arùspici! Ogni volta che si videro duesolie tre lunee fiamme nell'aria; ogni volta che il sole apparve di notteegiù dal cielo si sentirono dei rumori sordi e sembrò che la volta celeste sifendessee in essa apparvero dei globi. Fu anche annunziato al senato ilfranamento del territorio di Privernoquando la terra s'abbassò fino ad unaprofondità immensa e la Puglia fu squassata da violentissimi terremoti. E daquesti portenti erano preannunciate al popolo romano grandi guerre e rovinosesedizionie in tutti questi casi i responsi degli arùspici concordavano coiversi della Sibilla. 98 E ancoraquando a Cuma sudò la statua diApolloa Capua quella della Vittoria? E la nascita di un andrògino non fu unprodigio funesto? E quando le acque del fiume Atrato si tinsero di sangue? E chedire del fatto che più volte cadde giù una pioggia di pietrespesso disanguetalvolta di terrauna volta anche di latte? E quando sul Campidoglio fucolpita dal fulmine la statua di un Centaurosull'Aventino porte delle mura euominia Tùsculo il tempio di Càstore e Pollùcea Roma il tempio dellaPietà? In tutte queste circostanze gli arùspici non dettero responsi conformia ciò che poi accaddee nei libri sibillini non furono trovate le stesseprofezie?

XLIV 99 Non molto tempo fadurante la guerra màrsicain seguito aun sogno di Ceciliafiglia di Quintoil tempio dedicato a Giunone Sospita fufatto ricostruire dal senato. Sisenna aveva dimostrato che quel sognocorrispondeva mirabilmentealla letteracoi fatti; poiinaspettatamentecredo per influsso di qualche epicureosi mette a sostenere che non bisognacredere ai sogni. Eppure contro i prodìgi non obietta nullae narra cheall'inizio della guerra màrsica le statue degli dèi sudaronoe scorsero fiumirossi di sanguee che il cielo si spaccòe si udirono voci misteriose cheannunziavano pericoli di guerrae a Lanuvio alcuni scudi furono rosicchiati daitopi: agli arùspici questo parve un presagio funestissimo. 100 E chedire di ciò che leggiamo negli annali? Durante la guerra contro Veioessendocresciute oltre misura le acque del lago Albanoun nobile di Veio passò dallanostra parte e disse chesecondo i libri profetici che i veienti conservavanoVeio non poteva esser presa finché il lago non fosse giunto a traboccare; ma sele acquefuoriuscendosi fossero scaricate in mare secondo il loro deflussospontaneosarebbe stata una rovina per il popolo romano; se invece fosserostate incanalate in modo da non poter raggiungere il maresarebbe stata lavittoria per i nostri. In seguito a ciò i nostri antenati scavarono quelmirabile canale di scarico dell'acqua del lago Albano. Ma quando i veientispossati dalla guerramandarono ambasciatori al senato per trattare la resaallora uno di essi - si narra - disse che quel disertore non aveva avuto ilcoraggio di dire tutto al senato: ché in quegli stessi libri profeticiposseduti dai veienti si diceva che tra breve Roma sarebbe stata conquistata daiGalli: e in effetticome sappiamociò avvenne sei anni dopo la presa di Veio.

XLV 101 Spesso anche si narra che nelle battaglie si udirono le vocidei Faunienel corso di tumultiparole che predicevano il veroprovenientichissà da dove. Tra i molti esempi di questo generebastino due solima digran rilievo. Non molto prima che la città fosse presa dai Gallisi udì unavoce proveniente dal bosco sacro a Vestache dai piedi del Palatino scendeverso la Via Nuova: la voce ammoniva che si ricostruissero le mura e le porte;se non si provvedevaRoma sarebbe stata presa dai nemici. Di questoammonimentoche fu trascurato alloraquando si era in tempo a evitare ildannofu fatta espiazione dopo quella terribile disfatta: dirimpetto a quelluogofu consacrato ad Aio Loquente un altareche tuttora vediamo protetto daun recinto. L'altro esempio: molti hanno scritto chedopo un terremotounavoce proveniente dal tempio di Giunone sul Campidoglio ammonì che sisacrificasse in segno di espiazione una scrofa gravida: perciò la Giunone a cuiera dedicato quel tempio fu chiamata Moneta. Questi fattidunqueannunciatidagli dèi e sanzionati dai nostri antenatili disprezziamo?

102 Ma i pitagorici consideravano assiduamente non solo le voci deglidèima anche quelle degli uominichiamate òmina. E siccome i nostriantenati ritenevano che esse avessero valore profeticoogni volta che dovevanocompiere un atto importante incominciavano col dire: "Sia questa cosabuonafaustafelice e fortunata"; e nelle pubbliche cerimonie religiosesi ordinava che i presenti "facessero silenzio"enel proclamare leferieche "si astenessero da liti e risse". Così purenel fondarecon un rito di purificazione una coloniacolui che la fondava sceglievaperché conducessero le vittime al sacrificiopersone dai nomi di buon augurio;e così faceva il comandante quando purificava l'esercitoil censore quandopurificava il popolo. Alla stessa norma si attengono i consoli nella leva: cheil primo soldato arruolato abbia un nome di buon augurio. 103 Tu sai benechequando sei stato console e comandante militarehai osservato queste normecon grande scrupolo. Anche riguardo alla centuria che votava per prima neicomizii nostri antenati ritennero che per il suo nome essa costituisse un buonauspicio di elezioni conformi alla legge.

XLVI Ed io ti rammenterò ben noti esempi di òmina. LucioPaoloconsole per la seconda voltaessendogli toccato l'incarico di condurrela guerra contro il re Persequando in quello stesso giornosull'imbrunireritornò a casanel dare un bacio alla sua bambina Terziaancora molto piccolaa quel temposi accorse che era un po' triste. "Che è successoTerzia?" le chiese; "perché sei triste?." E lei:"Babbo" disse"è morto Persa." Egli alloraabbracciandola fortedisse: "Accetto il presagiofiglia mia." Eramorto un cagnolino che si chiamava così. 104 Ho udito raccontare iostesso da Lucio Flaccoflàmine marzialeche Ceciliamoglie di Metellovolendo far sposare la figlia di sua sorellasi recò in un tempietto perricevere un presagiosecondo l'uso degli antichi. La nipote stava in piediCecilia era seduta; per molto tempo non si sentì nessuna voce; allora laragazzastancachiese alla zia che le permettesse di riposarsi un poco sullasua sedia. E Cecilia: "Certobambina miati lascio il mio posto." Eil detto si avverò: Cecilia morì poco dopoe la ragazza sposò colui che erastato il marito di Cecilia. Lo capisco fin troppo bene: queste cose si possonodisprezzare o si può anche riderne; ma disprezzare i segni inviati dagli dèi enegare la loro esistenzaè tutt'uno.

XLVII 105 E degli àuguriche dire? È materia di tua pertinenza; atedicodeve spettare la difesa degli auspicii. Quando eri consolel'àugureAppio Claudio ti annunziò - avendo giudicato ambiguo l'"augurio dellasalvezza" - che vi sarebbe stata una guerra civile funesta e tempestosa. Epochi mesi dopo scoppiòe tu la soffocasti in ancor più pochi giorni. Quell'àugureio lo stimo altamenteperché egli solodopo molti anninon si limitò aripetere le solite formule auguralima mantenne in vita l'arte delladivinazione. I tuoi colleghi lo deridevanolo chiamavano àugure di Pisidia odi Sora: essi credevano che negli augurii non vi fosse nessun presentimentonessuna conoscenza della realtà futura; erano stati accortidicevanoquelliche avevano inventato le credenze religiose per darle a intendere agliignoranti! Ma la realtà è ben diversa: né quei pastori di cui Romolo fu ilrené Romolo in persona poterono essere tanto smaliziati da inventare delleparvenze di religione per trarre in errore la moltitudine. Ma la difficoltà ela fatica d'imparare hanno reso eloquenti i fannulloni: meglio fare forbitidiscorsi sul valore nullo degli auspiciiche apprenderne con cura l'essenza. 106Che c'è di più profetico di quell'auspicio che si legge nel tuo Mario?Della tua testimonianza mi piace servirmi più che di ogni altra:

"Allorad'improvvisol'alata ministra di Gìove altitonanteferitadal morso del serpentelo strappa a sua volta dal tronco dell'alberotrafiggendo con gli artigli spietati il rettile semivivoguizzante a gran forzacol collo variegato. Essa dilania e insanguina col becco il serpente che sidivincola; poiormai saziata l'iraormai vendicato l'aspro dolorelo lasciacader giù spirantelo fa precipitare nelle onde già ridotto a brani; ed essasi rivolge dal lato dove il sole tramonta verso il lato donde sorge splendente.Appena Marioàugure della volontà divinaebbe visto l'aquila che volavascorrendo per il cielo con le ali velocied ebbe inteso il fausto presagiodella propria gloria e del proprio ritornoecco che il Padre stesso degli dèituonò dalla parte sinistra del cielo. Così Giove confermò lo splendidopresagio dell'aquila."

XLVIII 107 E quell'augurio ottenuto da Romolo fu un augurio dapastorenon da esperto cittadinonon inventato per dar soddisfazione allecredenze degli ignorantima ricevuto da persone fededegne e tramandato aiposteri. Or beneRomolo àugurecome leggiamo in Ennioe suo fratello àugureanche lui"procedendo con gran curae desiderosi di regnaresi accingonoall'auspicio e all'augurio. +Sul monte+ **** Remo si dedica all'auspicio e dasolo attende che appaia qualche uccello; dal canto suoRomolo dall'aspettodivino osserva il cielo sull'alto Aventinoattende la stirpe degli altovolanti.Gareggiavano per decidere se dovessero chiamare la città Roma o Rémora; tuttiattendevano ansiosamente chi sarebbe stato il sovrano. Aspettanocome quando ilconsole sta per dare il segnale nella corsa dei carritutti guardano avidamentele aperture dei cancelli108 attenti al momento in cui lascerà usciredalle dipinte imboccature i carri: allo stesso modo il popolo aspettava coivolti pallidi nell'attesa degli eventichiedendosi a quale dei due sarebbetoccata la vittoria nella gara per il gran regno. Frattanto il sole lucente sicalò nelle profondità della notte. Ed eccola fulgida luce riapparveraggiantespinta fuori nel cielo; e nello stesso tempolontanodall'altovolò un uccello bellissimodi buon augurioda sinistra. Appena sorge l'aureosolescendono dal cielo dodici corpi sacri di uccellisi posano su luoghifausti e bene auguranti. Da ciò Romolo comprese che a lui era stata data lapreferenzache in seguito all'auspicio gli era assicurato il seggio regale e ilterritorio."

XLIX 109 Maper ritornare al punto da cui ha preso le mosse il miodiscorsoanche se io non fossi per nulla in grado di spiegare perché avvieneciascuno di questi fattie dimostrassi soltanto che i fatti che ho menzionatoavvengonosarebbe debole la mia replica a Epicuro e a Carneade? Ebbenechediremo se esiste anche la spiegazionefacile quella delle profezie ottenutemediante l'artealquanto più oscurain veritàquella delle profeziederivanti da esaltazione divina? Le profezie ricavate dalle visceredaifulminidai portentidagli astri si basano sulla registrazione di osservazionicostanti; e in ogni campo la lunga durataaccompagnata da lunga osservazioneci procura straordinarie conoscenze. Queste si possono ottenere anche senzal'intervento e l'impulso degli dèiquandocon frequenti esperienzesi arrivaa capire che cosa accada in conseguenza di ciascun segno e quale sia il valoredi premonizione di ciascun fenomeno. 110 L'altra forma di divinazionel'ho già dettoè quella naturale. Essacon sottili ragionamenti riguardantila scienza della naturava riferita all'essenza degli dèidalla qualesecondo i pensatori più dotti e sapientinoi abbiamo tratto le nostre animecome se le avessimo aspirate o bevute; e poiché il Tutto è compenetrato eriempito di spirito eterno e di intelligenza divinaavviene necessariamente chele anime umane subiscano l'effetto della loro affinità con le anime divine. Manello stato di vegliale nostre anime devono occuparsi delle necessità dellavitae quindi si disgiungono dalla comunanza con la divinitàimpedite comesono dai legami corporei. 111 Soltanto poche persone sono capaci diastrarsi dal corpo e di innalzarsimettendo in opera tutte le loro energiefino alla conoscenza delle cose divine. Le profezie di costoro non dipendono daafflato divinoma da ragionamento umano: essi prevedono i fenomeni cheavverranno per cause naturalicome le alluvioni o quella deflagrazione delcielo e della terra che un giorno avverrà; altri fra costoroavendo pratica dicose politichesanno prevedere con molto anticipo il sorgere di una tirannidecome sappiamo che fece l'ateniese Solone. Questi li possiamo chiamare"prudenti"cioè "preveggenti"ma certamente non dotati didivinazione. Lo stesso si può dire di Talete di Miletoil qualeper mettere atacere i suoi denigratori e per mostrar loro che anche un filosofose gliaggradapuò far guadagnicomprò - si racconta - tutti gli olivi delterritorio di Mileto prima che incominciassero a fiorire. 112 Si eraforse accortoper certe sue osservazioni scientificheche gli olivi avrebberodato un ottimo raccolto. Fu anche Talete chea quanto si diceprevide perprimo un'eclissi di soleche in effetti avvenne sotto il regno di Astiage.

L Molte previsioni giuste le fanno i medicimolte i navigantimolteanche i contadinima nessuna di esse io chiamo divinazione: nemmeno quellafamosa previsione con cui il filosofo della natura Anassimandro avvertì glispartani di lasciare la città e le case e vegliare armati nei campipoichéera imminente un terremoto: e in realtà tutta la città fu rasa al suolo e ilcontrafforte estremo del monte Taigeto fu divelto come la poppa di una nave.Nemmeno Ferècideil famoso maestro di Pitagoradovrà essere considerato comeun profeta anziché come un filosofo della naturaper aver detto che eranoimminenti dei terremoti dopo che ebbe esaminato dell'acqua attinta da un pozzoperenne. 113 La divinazione naturalel'anima umana non la compie se nonquando è talmente sciolta e libera da non avere assolutamente alcun legame colcorpo. Ciò accade soltanto ai vaticinanti e ai dormienti. Perciò questi duegeneri di divinazione sono ammessi da Dicearco e dal nostro Cratippocome hodetto. Se essi li ammettono perché derivano dalla naturadiciamo pure che sonoi più importantipurché non gli unici; ma se ritengono che l'osservazione deisegni profetici non valga nullasopprimono molti indizi utili per la condottadella vita. Ma poiché concedono qualcosa e non di poco conto [le profezie instato di esaltazione e i sogni]non c'è alcun motivoper noidi discutereviolentemente con essitanto più che vi sono quelli che non ammettono alcunadivinazione!

114 Dunque quelli le cui animesprezzando il corpovolano via etrascorrono fuoriinfiammati ed eccitati da una sorta di ardorevedono senzadubbio le cose che dicono nei loro vaticinii. Anime di questo generecapaci dinon rimanere attaccate ai corpisono infiammate da molte cause. Vi sonoperesempioquelle che subiscono l'eccitazione di qualche voce melodiosa o deicanti frigi. Molte sono esaltate dalla vista dei boschi e delle forestemoltedai fiumi o dai mari; e la loro mentein un accesso di folliavede il futuromolto prima che accada. A questo tipo di divinazione si riferiscono quei famosiversi: "Ahimèguardate! Qualcuno ha giudicato un giudizio memorabile fratre dèe; e per quel giudizio arriverà una donna spartanauna delleFurie."

Allo stesso modo molte profezie sono state spesso fatte da vaticinantie nonsolo in prosama anche "coi versi che un tempo cantavano i Fauni e ivati." 115 Similmente i vati Marcio e Publicio cantarono oracoliaquanto si dice; e allo stesso modo furono profferiti gli enigmi di Apollo. Credoanche che dalle fenditure della terra uscissero esalazioni che inebriavano lementi e le inducevano a effondere oracoli.

LI E questo è il modo di profetare dei vatinon dissimileinveroda quello dei sogni. Ciò che accade ai vari da svegliaccade a noi quandodormiamo. Nel sonno l'anima è in pieno vigorelibera dai sensi e da ognipreoccupazione che la frastornipoiché il corpo giace come se fosse morto. Epoiché l'anima esiste da sempre e ha avuto rapporti con altre innumerevolianimevede tutto ciò che esiste nell'universopurchégrazie a un ciboleggero e a bevande modichesi trovi nella condizione di essere essa destamentre il corpo è immerso nel sonno. Questo è il genere di divinazione di chisogna.

116 E qui si fa valere un'importante interpretazione dei sogni [dovutaad Antifonte]e anche degli oracoli e dei vaticinii: un'interpretazione basatanon sulla naturama sull'arte: ché vi sono interpreti di queste profeziecomei filologi sono interpreti dei poeti. Giacchécome la natura divina avrebbecreato invano l'oro e l'argentoil rameil ferrosenza poi insegnare il mododi arrivare ai loro giacimentie senza alcuna utilità avrebbe dato al genereumano le messi della terra e i frutti degli alberise non ne avesse insegnatola coltivazione e la conservazionee a nulla servirebbe il legnamese nonsapessimo l'arte di fabbricare con esso tante coseallo stesso modo con ognibeneficio che gli dèi hanno dato agli uomini è stata congiunta un'arte graziealla quale quel beneficio potesse essere goduto. Dunque anche ai sogniaivaticiniiagli oracolipoiché presentavano molte oscurità e ambiguitàfurono fornite le spiegazioni degli interpreti.

117 In qual modopoii vati o quelli che sognano vedano le cose cheancora non esistono in alcun luogoè oggetto di un'ardua discussione. Ma seindaghiamo ciò che dovrà essere discusso preliminarmentela soluzionediverrà più facile. Tutto questo problemadifattifa parte di quel piùvasto argomento riguardante la natura degli dèiche tu hai spiegato con granchiarezza nel libro secondo della tua opera. Se ci atterremo a quei princìpirimarrà accertato ciò di cui fa parte la questione che stiamo indagandoadesso. Si trattava di questo: gli dèi esistono; il mondo è governato dallaloro provvidenza; essi si curano delle cose umanenon solo nel loro insiememaanche per ciò che riguarda i singoli individui. Se teniamo fermi questi puntiche a me non sembrano confutabilisenz'altro è necessario che gli dèifacciano sapere il futuro agli uomini.

LII 118 Ma bisogna precisare in che modo ciò avvenga. Gli stoici nonammettono che la divinità si occupi delle singole fenditure del fegato delletante vittime o dei singoli canti degli uccelli (ciò non sarebbe decoroso nédegno degli dèi né possibile in alcun modo)ma ritengono che il mondo siastato formato fin dall'inizio in modo che determinati eventi fossero precorsi dadeterminati segnialcuni nelle viscerealtri nel volo degli uccellialtri neifulminialtri nei prodigialtri negli astrialtri nelle visioni in sognoaltri ancora nelle grida degli invasati. Coloro che sanno comprendere benequesti segnidi rado s'ingannano; le profezie e le interpretazioni compiuteinesattamente vanno a vuoto non per difetto della realtàma per imperiziadegli interpreti. Posto e concesso questo principioche esiste una forza divinala quale dà regola alla vita umananon è difficile supporre in che modoavvengano quelle cose checome vediamoavvengono senza dubbio. Per esempioascegliere una vittima può esserci guida un intelletto divino che pervade tuttoil mondo; e proprio nell'istante in cui stai per immolare la vittima puòavvenire nelle sue viscere un mutamentoin modo che qualcosa manchi o sia ditroppo: bastano alla natura pochi istanti per aggiungere o mutare o toglierequalcosa. 119 A impedirci di dubitare di ciòuna prova decisiva è datada quel che accadde poco prima della morte di Cesare. Quando compi un sacrificioin quel giorno in cui per la prima volta sedette su un seggio dorato e simostrò in pubblico con una veste purpureatra le viscere della vittimacheera un bove ben pasciutonon si trovò il cuore. Credi dunque che possaesistere un animale dotato di sangue che non abbia il cuore? Dalla stranezza diquesto fatto egli ‹non fu› sbigottitosebbene Spurinna gli dicesse chec'era da temere che egli perdesse il senno e la vita: l'uno e l'altrainfattihanno origine dal cuore. Il giorno dopoin un'altra vittima non si trovò laparte superiore del fegato. Questi segni gli erano mandati dagli dèi immortali.perché prevedesse la propria mortenon perché la evitasse. Dunquequandonelle viscere non si trovano quelle parti senza le quali l'animale destinato alsacrificio non avrebbe potuto viverebisogna concluderne che le parti mancantisono scomparse nel momento stesso in cui vien compiuto il sacrificio.

LIII 120 E lo spirito divino produce analoghi effetti sugli uccelliin modo che gli "alati" volino ora in una direzione ora in un'altrasi nascondano ora in un luogo ora in un altroe gli "uccelliprofetici" cantino ora da destra ora da sinistra. Ché se ogni animalemuove il proprio corpo a suo piacimentomettendosi ora pronoora di fiancoora supinoe piegacontorcestendecontrae le membra in ogni direzione dalui volutae spesso esegue questi movimentisi può direprima ancora diaverci pensatoquanto più facile dev'essere ciò alla divinitàal cui voleretutto obbedisce! 121 È anche la divinità quella che ci invia quei segniche in grandissimo numero ci tramanda la storia. Ad esempio leggiamo profeziecome queste: se la luna avesse avuto un'eclissi poco prima che il sole sorgessenella costellazione del LeoneDario e i persiani sarebbero stati sconfitti inguerra da Alessandro coi suoi macedoni e Dario sarebbe morto; se fosse nata unabambina con due testevi sarebbero state sommosse popolaricorruzioni eadulteri nelle famiglie; se una donna avesse sognato di partorire un leoneloStato in cui ciò fosse avvenuto avrebbe subìto una sconfitta da un popolostraniero. Dello stesso tipo è anche il fatto narrato da Erodotoche il figliodi Creso si mise a parlare mentre prima era muto: per il qual prodigio il regnodi suo padre e la dinastia andarono del tutto in rovina. Che a Servio Tulliomentre dormivabrillò una fiamma sulla testaquale storia non lo racconta?Comedunquechi si abbandona al sonno con animo ben preparato sia da buonipensierisia da cibi che predispongono alla tranquillitàvede in sogno cosecerte e verecosì l'anima di chinella vegliasi mantiene casto e puro èmeglio disposta a cogliere la verità insita negli astrinel volo degli uccellie negli altri segninonché nelle viscere degli animali.

LIV 122 Questo è appunto ciò che sappiamo riguardo a Socrate e cheegli stesso dice in tanti passi delle opere dei suoi discepoli: che in lui c'eraqualcosa di divinoda lui chiamato dèmoneal quale egli sempre obbedivaeche non lo sospingeva mai a fare qualcosama spesso lo distoglieva. E proprioSocrate (della cui autorità quale altra potrebb'essere migliore?)quandoSenofonte gli chiese se dovesse andare in guerra al seguito di Cirogli esposeprima la propria opinionee poi aggiunse: "Il mio è il consiglio di unuomo; matrattandosi di cose oscure e incerteritengo che si debba ricorrereall'oracolo di Apollo" al qualeanche gli ateniesi ricorrevano sempre perle questioni statali più importanti. 123 Di Socrate si legge anche cheavendo visto un giorno il suo amico Critone con un occhio bendatogli chieseche cosa gli era successo. Critone gli disse chementre passeggiava incampagnaun ramoscello da lui scostato e poi lasciato libero gli era andato acolpire l'occhio. E Socrate: "Ecconon mi hai dato retta quando ti dicevodi non andare in campagnae te lo dicevo per quell'ammonimento divino chespesso mi viene in aiuto." Ancora Socratequando gli ateniesi guidati daLachete avevano subìto una sconfitta presso Delioed egli batteva in ritiratainsieme con Lacheteallorché furono giunti a un trivionon volle prender lastrada che prendevano gli altri. E siccome quelli gli chiesero perché nonseguitava per il loro stesso camminorispose che il dèmone lo sconsigliava. Ein effetti quelli che avevano proseguito la fuga per l'altra strada si trovaronoalle prese con la cavalleria nemica. Antipatro ha raccolto moltissimi casi incui Socrate dette mirabile prova della sua capacità di prevedere il futuro; ioli tralascerò: tu li conosciio non ho bisogno di rammentarli per il mioscopo. 124 Ma un detto solosplendido edireidivinovoglio ricordaredi quel filosofo: condannato da un'empia sentenzadisse che moriva con pienaserenitàperchéné quando era uscito di casané quando era salito sullatribuna dalla quale aveva pronunciato la sua difesaaveva ricevuto dal dèmonealcuno dei soliti segni premonitori di qualche male.

LV Questo èin veritàil mio parere: sebbene molte volte coloroche hanno fama di indovini esperti nell'osservazione dei segni o nellaprevisione del futuro cadano in erroretuttavia la divinazione esiste; gliuominidel restopossono sbagliarsi in quest'artecome in tutte le altre.Può accadere che un segno dato come dubbio sia interpretato come sicuro; puòrimanere inosservato un segnoo un altro contrastante col primo. Ma perdimostrare la tesi che io sostengo è sufficiente che si accerti l'esistenzanemmeno di una maggioranza di previsioni e predizioni avveratesi ma anche solodi una minoranza. 125 Anzinon esiterei a dire chese un unico fattoqualsiasi è stato predetto e presentito in modo chevenuti al puntosiverifichi con esatta conformità alla predizionené in questa coincidenzaalcunché possa apparire dovuto al casola divinazione esiste senz'altroetutti devono ammetterlo.

Perciò mi sembra checome fa Posidonioogni capacità e maniera didivinare debba essere fatta risalire innanzi tutto alla divinità (riguardo allaquale abbiamo già detto abbastanza)in secondo luogo al fatoin terzo luogoalla natura. Che tutto avvenga per determinazione del fatola ragione cicostringe ad ammetterlo. Chiamo fato quello che i greci chiamano heimarménècioè l'ordine e la serie delle causetale che ogni causa concatenata conun'altra precedente produca a sua volta un effetto. Questa è la veritàsempiternasvolgentesi da tutta l'eternità. Stando così le cosenulla èaccaduto che non dovesse accaderee del pari nulla accadrà le cui causedestinate a produrre appunto quell'effettonon siano già presenti nellanatura. 126 Da ciò si comprende che il fato è da concepirenonsuperstiziosamente ma scientificamentecome la causa eterna in virtù dellaquale le cose passate sono avvenutele presenti avvengonole futureavverranno. Per questograzie all'osservazioneda un lato si può nellamaggior parte dei casi indicare quale effetto risulterà da una data causa(nella maggior parte dei casinon semprepoiché un'affermazione cosìperentoria sarebbe arrischiata); d'altro latoè verosimile che le medesimecause degli eventi futuri siano scòrte da coloro che hanno visioni in stato diesaltazione o in sogno.

LVI 127 Inoltresiccome tutto avviene per determinazione del fatocome dimostreremo altrovese potesse esservi un uomo capace di abbracciare colproprio intelletto l'intera concatenazione delle causecostui saprebbecertamente tutto. Chiinfatticonoscesse le cause degli avvenimenti futurinecessariamente conoscerebbe tutto il futuro. Ma poiché nessuno può far questotranne la divinitàbisogna che l'uomo si accontenti di prevedere il futuro inbase ad alcuni segni che gli indicano ciò che da essi conseguirà. Il futuronon sorge all'improvviso: come lo sdipanarsi di una gomenatale è lo scorreredel tempo che non produce nulla di nuovo e ritorna sempre al punto da cui mosse.Questo lo vedono sia coloro che hanno avuto in dote la divinazione naturalesiacoloro che con l'osservazione hanno compreso il corso degli eventi. Costoroanche se non scorgono le cause vere e propriescorgono però i segni e gliindizi delle cause; per di piùcon l'aiuto della memoriadell'attenzione e diciò che ci è stato tramandato dagli scritti dei nostri antenatiecco che siforma quella divinazione che è chiamata artificialebasata sull'esame dellevisceredei fulminidei prodigi e dei segni provenienti dal cielo. 128Non c'è dunque motivo di meravigliarsi del fatto che gli indovini prevedanociò che non vi è ancora in nessun luogo; tutte queste cose vi sonoma sonoancora lontane nel tempo. E come nei semi è ìnsita la potenza generativa dellefuture piantecosì nelle cause sono racchiusi gli eventi futuri; il loroavventolo prevede la mente invasata o immersa nel sonnoo anche ilragionamento e l'interpretazione. E come quelli che conoscono il sorgereiltramontarei moti del soledella luna e degli altri astri sono in grado dipredire con molto anticipo in quale tempo ciascuno di quei fenomeni avverràcosì quelli che con lunghe osservazioni hanno notato lo svolgersi dei fatti eil rapporto tra segni ed eventi comprendono il futuroo sempreose ciò puòsembrare arrischiatonella maggior parte dei casiose neppur questo mi sivuol concederealmeno parecchie volte. Questi argomentidunquee altri dellostesso genere a favore della divinazionesono tratti dall'esistenza del fato.

LVII 129 Un altro argomentopoisi desume dalla natura che ciinsegna quanto sia grande il potere dell'anima separato dalle sensazionicorporee; e ciò avviene soprattutto a chi dorme o a chi è invasato. Difatticome le anime degli dèisenza bisogno di avere occhiné orecchiné linguaintendono reciprocamente ciò che ciascuno intende (cosicché gli uominianchequando esprimono tacitamente un desiderio o un votopossono essere sicuri chegli dèi li odono)così le anime umanequandoimmerse nel sonnosonosciolte dal corpo oppureessendo invasatesi muovono da séliberecon tuttoil loro vigorevedono ciò che non possono vedere quando sono commiste alcorpo. 130 Questo argomento tratto dalla naturaforsenon è facileriferirlo a quel genere di divinazione checome si è dettoderiva dall'arte;e tuttavia Posidonioper quanto puòscruta anche questo campo. Egli ritieneche vi siano in natura dei segni premonitori del futuro. Sappiamoad esempioche gli abitanti di Ceo sono solitiogni annoosservare attentamente ilsorgere della Canicola e da ciò prevedere se l'annata sarà salubre o malsanacome riferisce Eraclìde Pontico: se l'astro sorgerà alquanto velato e quasicaliginosol'aria sarà densa e piena di vaporisicché la respirazionerisulterà penosa e nociva; se invece la costellazione apparirà chiara elucentevorrà dire che l'aria sarà sottile e purae quindi salubre. 131Democritoa sua voltaritiene che gli antichi saggiamente prescrissero diosservare le viscere delle vittime immolate: dalla loro forma e dal loro coloreegli dicesi possono trarre indizi sia di salubrità dell'aria sia dipestilenzaqualche volta anche di sterilità o di fertilità dei campi. E sel'osservazione e la pratica dei fenomeni naturali è in grado di prevederequeste cosemolte altre si possonocol lungo trascorrere del temposcrutare eannotare. Sicché non sembra che conosca affatto la natura quello scienziato chenel Crise di Pacuvio viene introdotto a dire: "Costoro che intendonoil linguaggio degli uccelli e traggono la loro sapienza più dal fegato deglianimali che dal proprioio ritengo che sia meglio starli a sentire che dar lororetta."

Perchédimmi un pocoparli cosìdal momento che tu stessopochi versidopodici in modo eccellente:

"Qualunque sia questo essereesso animaformanutreaccrescecrea;seppellisce e accoglie in sé tuttoe di tuttoal tempo stessoè padre; e lemedesime cose sorgono da esso di nuovo e in esso si dissolvono."

Perchédunquese la sede di tutti gli esseri è unica e a tutti comuneese le anime umane sono sempre esistite e sempre esisterannoperchédiconondovrebbero essere in grado di intendere quale effetto risulti da ogni singolacausa e quale segno preannunci ciascun evento? Questo"concluse Quinto"è ciò che avevo da dire sulla divinazione.

LVIII 132 Oraperòdichiarerò solennemente che io non do creditoai volgari estrattori di sortiné a quelli che fanno gl'indovini per trarneguadagnoné alle evocazioni delle anime dei mortialle quali ricorreva il tuoamico Appio. Non stimo un bel nulla gli àuguri marsiné gli arùspici distradané gli astrologi che fan quattrini presso il Circoné i profetid'Isidené i ciarlatani interpreti di sogni. Essi non sono indovini perscienza ed esperienzama sono "vati superstiziosi e impudenti spacciatoridi frottoleincapaci o pazzi o schiavi del bisogno: gente che non sa andare peril proprio sentieruccio e pretenderebbe d'indicare la strada al prossimo. Daquelli a cui promettono ricchezzechiedono un soldo. Da quelle ricchezzeprendano per sé un soldo di ricompensae ci dìanocome è dovutotutto ilresto!"

E questo lo dice Ennioche pochi versi prima afferma che gli dèi esistonoma ritiene che non si curino delle cose umane. Io inveceche ritengo che glidèi non solo se ne curino ma anche ci ammoniscano e ci predicano molte cosecredo nella divinazionequando se ne siano escluse le forme sciocchemendacifraudolente." Dopo che Quinto ebbe così finito di parlareio dissi:"Tu hai davvero sostenuto con bellissimi argomenti la tua tesi ****

 

LIBRO SECONDO

 

 

I 1 Mi sono chiesto e ho molto e lungamente riflettuto come avreipotuto giovare alla maggior parte dei miei concittadiniper non esserecostretto in nessun caso a smettere di agire a vantaggio dello Stato. Lasoluzione migliore che mi venne in mente fu di render note ad essi le vie perraggiungere le più elevate attività dello spirito. Credo di aver già ottenutoquesto scopo con molti miei libri. Nell'opera intitolata Ortensio hoesortato i lettoriquanto più ho potutoallo studio della filosofia; neiquattro Libri Accademici ho mostrato quale siaa mio parerel'indirizzofilosofico meno arrogante e più coerente ed elegante. 2 E poiché labase della filosofia consiste nello stabilire qual è il sommo bene e il sommomaleho chiarito a fondo questo argomento in un'opera composta di cinque libriin modo da far comprendere che cosa ciascun filosofo sostenesse e che cosa gliobiettassero i suoi avversari. Nei libri delle Discussioni Tusculanevenutisùbito dopoaltrettanti di numeroho esposto ciò che soprattutto ènecessario a raggiungere la felicità. Il primo di essi tratta del disprezzodella morte; il secondo del modo di sopportare il dolore fisico; il terzo delmitigare le afflizioni dello spirito; il quarto di tutte le altre perturbazionidell'anima; il quinto affronta quell'argomento che più di tutti dà splendorealla filosofiagiacché dimostra che la virtù basta a se stessa per ottenerela felicità. 3 Esposti quegli argomentiho portato a termine i trelibri Sulla natura degli dèinei quali questo problema è discusso daogni punto di vista. E perché l'esposizione fosse completa e del tuttoesaurienteho intrapreso a scrivere questi due libri Sulla divinazione. Sead essi aggiungeròcome mi ripromettoun'opera Sul fatotutto questoproblema sarà stato trattato in modo da soddisfare anche i più esigenti. Aquesti libriinoltrevanno aggiunti i sei Sulla Repubblicache scrissiquando reggevo il timone dello Stato: argomento fondamentale e appartenenteanch'esso alla filosofiagià trattato amplissimamente da PlatoneAristoteleTeofrasto e da tutta la schiera dei Peripatetici. E che dire della Consolazione?Anche a me essa arreca qualche conforto; agli altridel paricredo chegioverà molto. Poco fa ho inserito illibro Sulla vecchiezzache hodedicato al mio Attico; e siccome più che mai la filosofia rende l'uomo buono eforteil mio Catone è da annoverare fra i libri filosofici. 4 Ese Aristotele e con lui Teofrastoeccellenti sia per acume d'ingegno sia perfacondiaaggregarono alla filosofia anche i precetti dell'arte del direnerisulta che le mie opere retoriche devono appartenere anch'esse alla schiera deimiei libri filosofici: vi apparterrannodunquei tre libri Dell'oratoreperquarto il Brutoper quinto l'Oratore.

II A questo punto ero arrivato; al resto del lavoro mi accingevoconanimo alacrecol fermo proposito di non tralasciate alcun argomento filosoficola cui esposizione io non rendessi accessibile in lingua latinaa meno chequalche motivo più importante non si fosse frapposto. Quale servizio maggiore omigliorein effettiio potrei rendere alla mia patriache istruire e formarela gioventùspecialmente in questi tempi di corruzione morale in cui ètalmente sprofondata da rendere necessario lo sforzo di tutti per frenarla eridarle il senso dei dovere? 5 Non m'illudobenintesodi poterraggiungere lo scopoche non si può nemmeno pretenderedi indurre tutti igiovani a questi studi. Potessi indurvene anche pochi! La loro attività potràpur sempre espandersi largamente entro lo Stato. Del restoio mi consideroremunerato della mia fatica anche da quelli chegià avanti negli annitrovanoconforto nei miei libri. Dal loro desiderio di leggere trae sempre maggiorardoredi giorno in giornoil mio desiderio di scrivere; e ho saputo che essisono più numerosi di quanto io pensassi. È anche una cosa magnificae unmotivo di orgoglio per i romaniil non aver bisognoper la filosofiadi operescritte in greco; 6 e questo risultato lo raggiungerò certamenteseriuscirò a portare a termine il mio progetto.

A dire il verol'impulso a dedicarmi alla divulgazione della filosofia mivenne da un doloroso evento della patria: nella guerra civile non potevo nédifendere lo Stato secondo il mio solitoné stare senza far nulla; e nemmenotrovavo qualcosa di meglio da fareche fosse degno di me. Mi perdonerannodunquei miei concittadinio meglio mi saranno gratise ionel tempo in cuilo Stato era in potere di uno solonon mi sono tenuto nascosto né mi sonoperduto d'animo né mi son lasciato abbatterené mi sono comportato come sefossi preso da ira verso l'uomo o verso i tempinéd'altra parteho adulatoo ammirato la sorte altruiin modo da sembrare pentito della sfortuna che miero procurato. Proprio questoinfattiavevo imparato da Platone e dallafilosofia: che vi sono dei mutamenti naturali delle istituzioni politichepercui esse sono dominate talvolta da un gruppo di oligarchitalaltra dalla partepopolarein certe circostanze da un solo uomo. 7 E poiché quest'ultimocaso era accaduto al nostro Statoioreso privo delle mansioni politiche di untemporitornai a questi studisia per sollevare il più possibile l'animodall'angoscia in cui mi trovavosia per rendermi utile ai miei concittadini intutto ciò che potevo. Nei miei libri facevo le mie dichiarazioni di votopronunciavo i miei pubblici discorsiconsideravo la filosofia come un sostitutodi quella che per me era stata l'amministrazione dello Stato. Orapoiché siricomincia a chiedere il mio parere su questioni politicheè doverosooccuparsi di politicaanziad essa bisogna rivolgere ogni pensiero ed ogniattivitàriservando allo studio della filosofia solo il tempo che rimarràlibero dai compiti e dai doveri pubblici. Ma di questo parleremo più a lungoun'altra volta; ora ritorniamo alla discussione che avevamo intrapreso.

III 8 Dopo che mio fratello Quinto ebbe detto sulla divinazione ciòche ho riferito nel libro precedentee ci parve di aver passeggiato abbastanzaci mettemmo a sedere nella biblioteca che vi è nel Liceo. E io dissi: "ConimpegnoQuintoe da vero stoico hai difeso la dottrina degli stoici; econmio grandissimo piacereti sei servito di moltissimi esempi tratti da coseromane: esempi famosi e gloriosi. Io devo dunque rispondere alle cose che haidetto; ma in modo da non affermare nulla dogmaticamenteda porre sempre deiproblemiesponendo per lo più dei dubbi e diffidando di me stesso. Seinfattiavessi da dire qualcosa di sicuroanch'ioche nego l'esistenza delladivinazionemi comporterei come un indovino! 9 E in verità mi faimpressione ciò che soprattutto era solito domandare Carneade: a quali oggettisi riferisce la divinazione. A quelli che si percepiscono coi sensi? Ma questinoi li vediamoli udiamoli gustiamone sentiamo l'odoreli tocchiamo. C'èdunque in questi oggetti qualcosa che riusciamo a intuire mediante la previsioneo l'esaltazione della mente anziché con le sole nostre facoltà naturali? Oforse codesto presunto indovinose fosse cieco come fu Tiresiapotrebbe direquali cose sono bianchequali nere? ose fosse sordosaprebbe distinguere levarie voci o le tonalità del canto? Dunque la divinazione non è applicabile anessuna di quelle cose che sono oggetto di sensazione. D'altra partenon c'èbisogno della divinazione nemmeno in ciò che è còmpito dell'attivitàintellettuale e pratica. Al capezzale dei malati non siamo soliti chiamareprofeti o indovinima medici. Né quelli che vogliono imparare a suonare lacetra o il flauto ne apprendono la tecnica degli arùspicima dai musicisti. 10Lo stesso ragionamento vale per le lettere e per tutte le altre materie che sonooggetto d'insegnamento. Credi forse che quelli che hanno fama di essere indovinisiano capaci di dire se il sole sia più grande della terra o tanto grandequanto lo vediamoe se la luna risplenda di luce propria o riflessa dal sole?quale movimento abbiano il sole e la luna? quali le cinque stelle che chiamiamoerranti? Quegli stessi che son ritenuti indovini non presumono di saper direqueste cosené di pronunciarsi sulla verità o falsità delle nozioniacquisite mediante figure geometriche: queste son cose di pertinenza deimatematicinon dei profeti.

IV Quantopoialle questioni filosofichece n'è forse qualcuna acui qualsiasi indovino sia solito dare una rispostao per cui venga consultatoallo scopo di sapere che cosa sia beneche cosa maleche cosa indifferente?Nosono questioni proprie dei filosofi. 11 E ancora: c'è qualcuno checonsulta un arùspice su un dovere da compierequanto al modo di comportarsicoi genitoricoi fratellicon gli amicidi usare il proprio denarodigestire una carica pubblicadi esercitare una funzione di comando? Per taliproblemi ci si rivolge ai sagginon agl'indovini. E ancora: tra gli argomentiche sono trattati dai dialettici o dai filosofi della natura - se vi sia unmondo solo o piùquali siano i primi principii dell'universo dai quali ognicosa deriva -ce n'è qualcuno che possa essere risolto mediante ladivinazione? Nola competenza in codeste cose spetta ai filosofi della natura.Comepoitu possa confutare il sofisma del "mentitore"che in grecochiamano pseudómenoso come possa controbattere il sorìte (chesefosse necessariosi potrebbe chiamare in latino "acervàle"; ma nonce n'è bisogno: come la parola stessa "filosofia" e molte altretratte dal grecocosì "sorìte" è un termine divenuto abbastanzausuale in latino)anche queste cosedunquete le insegneranno i dialetticinon gli indovini. E poi? Quando si discute sulla migliorecostituzionepoliticasu quali leggi e quali usanze siano utili o inutilisi faranno veniredall'Etruria gli arùspicio la decisione spetterà a personaggi politici dialto grado e a uomini sceltiesperti di scienza dello Stato? 12 Ché senon esiste alcuna capacità divinatoria né riguardo alle cose sensibiliné aquelle di pertinenza delle varie tecnichené a quelle che sono argomento didiscussione filosoficané a quelle che rientrano nell'ambito della politicaquale sia l'oggetto della divinazione non lo capisco proprio affatto. Una delledue: o la divinazione deve riguardare ogni cosao bisogna attribuirle un campospecifico di sua competenza. Ma né la divinazione riguarda ogni cosa (ilragionamento ce lo ha dimostrato)né si riesce a trovare un campo o unargomento di cui possiamo assegnarle la giurisdizione.

V Sta attentodunquese per caso non esista divinazione alcuna. C'èun verso greco assai diffuso chequanto al significatodice così: "Chiprevederà benelo chiamerò il migliore indovino."

Dunque un indovino sarà più bravo di un navigatore nelle previsioni deltempoo diagnosticherà una malattia con più perspicacia di un medicoodeciderà in anticipo il modo di condurre una guerra meglio di un comandante?

13 Ma ho notatoQuintoche tu accortamente separi la divinazione siadalle previsioni che potrebbero dipendere dall'abilità e dall'intelligenzasiada tutto ciò che si potrebbe percepire mediante la sensazione o qualche tecnicaparticolaree la definisci così: la predizione e il presentimento di quellecose che sono dovute al caso. Mainnanzi tuttotorni a imbatterti nelle stessedifficoltà: ché la previsione del medicodel navigantedel comandante dieserciti riguarda appunto eventi casuali. Dunque un arùspice o un àugure o unvaticinante o uno che ha fatto un sogno saprà prevedere la guarigione d'unammalatoo la salvezza di una nave dal naufragioo di un esercito da unagguatomeglio di un medicodi un navigatoredi un comandante? 14Eppure tu dicevi che non appartiene alle prerogative del divinatore nemmeno ilprevederein base a certi indizil'imminenza dei venti o delle piogge (e aquesto proposito hai recitatomostrando buona memoriaalcuni brani dei miei Aratea)sebbeneanche tali eventi siano casuali: si avveranodifattiper lo piùnon sempre.Qual èdunqueo in che campo si esplica il presentimento degli eventicasualiche tu chiami divinazione? Tutto ciò che si può prevedere con lapratica o col ragionamento o con l'esperienza o con l'ipotesi ritieni di doverloattribuire non agli indovinima agli esperti. Non rimanequindialladivinazione nient'altro che la profezia di quegli eventi fortuiti che nonpossono essere preveduti con alcuna pratica o con alcuna scienza. Per esempiose qualcuno avesse detto con molti anni di anticipo che Marco Marcelloquegliche fu console per tre voltesarebbe perito in un naufragio avrebbe senzadubbio compiuto un atto di divinazione: ché non lo avrebbe potuto sapere permezzo di alcun'altra pratica o scienza. La divinazione è dunque ilpresentimento di eventi di questo generedipendenti solamente dalla sorte.

VI 15 Può dunque esservi una previsione di quegli eventi riguardo aiquali non c'è nessuna ragione per cui debbano accadere? Che altro èinrealtàla sortela fortunail casol'accadimentose non il capitarel'accadere di qualcosa che avrebbe anche potuto capitare e accadere altrimenti?Ma in che mododunquesi può presentire e predire quel che avviene allaventuraper cieco caso e per volubilità della sorte? 16 Il medicoprevede l'aggravarsi di una malattia seguendo il filo di un ragionamento; e allostesso modo il comandante prevede un agguatoil navigatore le tempeste; eppureanch'essinon di radosi sbaglianopur non formandosi alcuna opinione senzauna ragione ben precisa; così come il contadinoquando vede un olivo in fioreritiene che vedrà anche i fruttinon senza ragione; e tuttavia qualche voltasi sbaglia. E se si sbagliano coloro che nulla dicono senza aver fatto qualcheipotesi e qualche ragionamento probabileche cosa dobbiamo pensare delleprofezie di quelli che predicono il futuro in base alle viscereagli uccelliai prodigiagli oracoliai sogni? Non voglio ancora dire quanto sia nullo ilvalore di questi segni: delle fenditure nel fegato delle vittimedel canto d'uncorvodel volo di un'aquiladel cader di una stelladelle grida degliinvasatidelle sortidei sogni. Di tutte queste singole cose parlerò a suotempo; ora discuto il problema in generale. 17 Come si può prevedere cheavverrà qualcosa che non ha alcuna causa né alcun sintomo che denoti il motivoper cui avverrà? Le eclissi di sole e di luna vengono predette con anticipo dimolti anni da coloro che con calcoli matematici prendono nota del moto degliastri: essi predicono ciò che la necessità delle leggi di natura attuerà. Inbase al movimento regolarissimo della lunacomprendono in quale momento essatrovandosi in opposizione al soleentri nell'ombra della terrache è un conodi oscuritàsicché è inevitabile che essa scompaia alla nostra vistae inquale altro momento la luna medesimapassando sotto il sole e frapponendosi traesso e la terraoscuri la luce del sole ai nostri occhie in qualecostellazione ciascuno dei pianeti si troverà in ciascun tempoein ciascungiornoquale sarà il sorgere e il tramonto di una costellazione. Coloro cheprevedono tutti questi fenomenitu sai quali ragionamenti compiano.

VII 18 Ma quelli che predicono a qualcuno che scoprirà un tesoro oche avrà un'ereditàquali indizi seguono? In quale legge di natura è insitoche ciò avverrà? E se anche questi eventi e gli altri dello stesso genere sonosoggetti a una necessità di naturache cosa c'èin fin dei contiche sidebba credere che avvenga per caso o per mero giuoco della sorte? Nulla è tantocontrario alla razionalità e alla regolarità quanto il casofino al punto chemi sembra che nemmeno la divinità abbia il privilegio di sapere che cosaaccadrà per caso e fortuitamente. Seinfattila divinità lo sail fattoavverrà certamente; ma se avverrà certamenteil caso non esiste. Il casoinveceesiste; non è dunque possibile alcuna previsione di eventi fortuiti. 19Se poi neghi l'esistenza del casoe dici che tutto ciò che avviene e cheavverrà è fatalmente determinato ab aeternodevi mutare la tuadefinizione della divinazionechea quanto diceviè il presentimento dellecose fortuite. Se nulla può avvenirenulla capitarenulla attuarsi tranneciò che da tutta l'eternità è stato decretato che avverrà in un dato tempoa che cosa si riduce il caso? Etolto di mezzo il casoquale spazio rimanealla divinazionechetu l'hai dettoè il presentimento delle cose fortuite?È vero che dicevi anche che tutte le cose che avvengono o avverranno sonopredeterminate dal destino. Certola parola stessa "destino" è unaparola da vecchierellepiena di spirito superstizioso; tuttavia tra gli stoicisi parla spesso di codesto destino. Di esso discuteremo un'altra volta; oralimitiamoci allo stretto necessario.

VIII 20 Se tutto avviene per decreto del fatoa che mi serve ladivinazione? Ciò che l'indovino prediceavverrà senza dubbio; sicché non sonemmeno che valore abbia il fatto che un'aquila distolse il nostro amicoDeiòtaro dal proseguite un viaggio; se non fosse tornato indietrotu diciavrebbe dovuto dormire in quella stanza che nella notte seguente crollòedegli sarebbe morto sotto le macerie. Ma se era destinato che ciò accadessenonsarebbe sfuggito a quella sciagura; se non era destinatonon vi sarebbeincorso. Quale aiutodunquedà la divinazionequale avviso utile possonodarmi le sortile viscerequalsiasi presagio? Se era destinato che nella primaguerra punica le due flotte romane andassero perdutel'una per un naufragiol'altra affondata dai cartaginesianche se i polli avessero dato ai consoliLucio Giunio e Publio Claudio l'auspicio più favorevole di tuttile flottesarebbero egualmente andate perdute. Se invecequalora si fosse obbedito agliauspiciile flotte non sarebbero andate perdutenon è a causa del fato cheandarono perdute. Ma voi volete che tutto avvenga per decreto del fato; e allorala divinazione non vale nulla. 21 E se era destinato che nella secondaguerra punica l'esercito romano fosse distrutto presso il lago Trasimenosisarebbe forse potuto evitare ciòqualora il console Flaminio avesse dato rettaa quei segni e a quegli auspicii che gli vietavano di attaccar battaglia? Dunqueo l'esercito andò distrutto non per decreto del fato (ché il fato non si puòmutare)ose ciò avvenne per fato (e voi dovete certamente sostenere questatesi)anche se Flaminio avesse obbedito agli auspiciila sciagura sarebbeegualmente accaduta. Dov'èdunquecodesta divinazione degli stoici? Se tuttoaccade per decreto del fatoessa non può in nessun modo consigliarci di esserepiù prudenti: chéin qualsiasi modo avremo agitoaccadràciò nonostantequel che deve accadere. Se invece il corso degli eventi può essere deviatoil.fato si riduce a nulla; e allora si riduce a nulla anche la divinazionepoichériguarda gli eventi futuri; ma nessun evento futuro accadrà con certezzasecon qualche espiazione si può fare in modo che non accada.

IX 22 D'altrondeio credo che la conoscenza del futuro non ci sianemmeno utile. Che vita sarebbe stata quella di Priamose fin da giovane avessesaputo che cosa gli sarebbe toccato da vecchio? Lasciamo da parte le leggendevediamo fatti più vicini a noi. Nella Consolazione ho raccolto i piùgravi casi di morte dei personaggi più famosi della nostra patria. Ebbeneomettiamo i più antichi. Ma credi che a Marco Crasso sarebbe stato utilequando era al colmo della ricchezza e della fortunasapere chedopo averassistito all'uccisione di suo figlio Publio e alla distruzione del suoesercitoavrebbe dovuto egli stesso morireal di là dell'Eufrateconignominia e disonore? O ritieni che Gneo Pompeo si sarebbe allietato dei suoitre consolatidei tre trionfidella gloria acquistatasi con le più grandiimpresese avesse saputo cheabbandonato da tutti in terra egizianasarebbestato trucidato dopo la disfatta del suo esercitoe che dopo la sua mortesarebbero accadute cose che non riesco a rammentare senza piangere? 23 ECesare? Se mediante la divinazione avesse saputo che in quel senato che per lamaggior parte aveva riempito di suoi fedeli da lui nominatinella curia diPompeoproprio dinanzi alla statua di Pompeosotto gli occhi dei suoicenturionisarebbe stato trucidato da eminentissimi cittadinialcuni dei qualiegli stesso aveva colmato di onori d'ogni sortae sarebbe rimasto lì al suolosenza che al suo corpo non si avvicinasse non solo nessuno dei suoi amicimanemmeno dei suoi schiavi- con quale angoscia avrebbe trascorso tutta la vita?Dunque il non sapere i mali futuri è certamente più utile che il saperli. 24Ché in nessun modo si può diree meno che mai lo possono gli stoici:"Pompeo non avrebbe preso le armiCrasso non avrebbe attraversatol'EufrateCesare non avrebbe scatenato la guerra civile." Ciò vorrebbedire che le loro morti non erano fissate dal fato. Ma voi sostenete che tuttoaccade secondo il fato: a nientedunquesarebbe servita ad essi ladivinazionee per di più avrebbero perduto ogni gioia nella loro vitaanteriore alle disgrazie; che cosainfattiavrebbe potuto essere motivo diletizia per essial pensiero di come sarebbero morti? Sicchéda qualunqueparte si rivolgano gli stoiciè inevitabile che tutta la loro abilità giacciasconfitta. Se ciò che avverrà potrà avvenire in modi diversial caso bisognariconoscere la supremazia; ma ciò che è casuale non può esser saputo inanticipo. Se invece è già stabilito ciò che avverrà riguardo a ogni cosa inogni tempoche sorta d'aiuto possono darmi gli arùspici‹i quali›dopoaver detto che mi incombono eventi funestissimiX 25 aggiungonoallafineche tutto potrà andar meglio se si compiranno riti di espiazione? Senulla può accadere contro i decreti del fatonulla può essere alleviato concerimonie religiose. Lo ha inteso bene Omerolà dove ci mostra Giove che silamenta di non poter strappare alla morte suo figlio Sarpedonte contro i decretidel fato. Uguale è il significato di quel verso greco chequanto alsignificatodice: "Ciò che è decretato dal destino è più forte diGioveil dio sommo."

Il destino in generale mi sembra che sia giustamente deriso anche da un versodi un'Atellana; ma in faccende così serie non è il caso di scherzare.Concludiamo dunque la nostra argomentazione: se nessuno degli eventi cheaccadono per caso può essere previstopoiché non possono avveniresicuramentenon esiste alcuna divinazione; se invece gli eventi si possonoprevedereperché sono certi e predestinatiancora una volta non esiste alcunadivinazione: l'hai detto tuche la divinazione riguarda gli eventi casuali.

26 Ma questa io la considero come la prima sortita del mioragionamentocome quella delle truppe armate alla leggera; ora veniamo ai ferricorti e proviamo se ci riesce di attaccare alle ali la tua argomentazione.

XI Dicevi che vi sono due tipi di divinazionel'uno artificialel'altro naturale; che il tipo artificiale consiste in partenell'interpretazionein parte nell'osservazione assidua; che il tipo naturaleè quello che l'anima afferra o riceve dal di fuoridalla divinitàdallaquale tutte le nostre anime attingonoricevonolibano una parte. 1 generi didivinazione artificiale li consideravi press'a poco questi: le predizioni degliscrutatori di viscere e di quelli che interpretano il futuro dai fulmini e daiprodigiinoltre quelle degli àuguri e di chi spiega segni e òminaeinsomma collocavi a un dipresso in questa categoria tutte le profezie fattemediante interpretazione 27 Il genere naturaleinveceopinavi che fosseprodotto eper così direprorompesse o dall'esaltazione della mente odall'anima svincolata dai sensi e dalle preoccupazioni durante il sonno. Hai poifatto derivare la divinazione in generale da tre principii: dalla divinitàdalfatodalla natura. Manon riuscendo a spiegare nulla di tutto ciòti seidifeso adducendo una mirabile quantità di esempi immaginarii. Quanto a questomodo di procederevoglio anzitutto dirti che non ritengo degno di un filosofoavvalersi di testimonianze che possono essere o vere per puro casoo false einventate in mala fede. Con argomentazioni e con ragionamenti bisogna dimostrareper qual motivo ciascuna cosa è quello che è: non in base a meri eventiesoprattutto a eventi ai quali mi è lecito non prestar fede.

XII 28 Incominciamo dall'aruspicìnache io ritengo si debbaosservare per il bene dello Stato e della religione professata da tutti - ma quisiamo solie possiamo ricercare la verità senza procurarci l'odio di alcunoio specialmente che dubito riguardo alla maggior parte delle cose -. Esaminiamose sei d'accordoinnanzi tutto le viscere. È dunque possibile convincerequalcuno che quei presagichediconosono indicati dalle visceresiano statiappresi dagli arùspici con assidua osservazione? Quanto assidua è statacodesta osservazione? Per quanto tempo la si è potuta fare? O in che modo lesingole osservazioni furono confrontate tra l'uno e l'altro arùspiceperstabilire quale parte delle viscere fosse nemicaquale "familiare"quale fenditura denotasse un pericoloquale un beneficio? Forse gli arùspicietruschiquelli di Elidegli egizii cartaginesi confrontarono tra loroqueste osservazioni? Ma una cosa similea parte il fatto che non è potutaaccaderenon si può nemmeno immaginare. Vediamoinfattiche gli uniinterpretano gli indizi delle viscere in un modogli altri in un altro: nonesiste una dottrina comune a tutti. 29 E certamentese nelle viscerec'è qualche potere che sia in grado di rivelarci il futuroquesto poteredev'essere necessariamente collegato con la naturao determinato in qualchemodo dalla volontà degli dèi e da una forza divina . Ma con la naturacosìimmensa e splendidache pervade tutto l'universo e ne regola tutti i movimentiche cosa può avere in comune non dico il fiele di un pollo (eppure non mancachi dice che i fegati dei polli forniscono i presagi più ingegnosi!)- ma ilfegato o il cuore o il polmone di un toro ben pasciuto che cos'ha di congiuntocon la naturasì da poter indicare il futuro?'

XIII 30 Democritotuttaviamolto spiritosamente vuol prenderci ingiroda filosofo della natura quale è; nulla di più arrogante di questagente: "Nessuno bada a ciò che ha davanti ai piedi; scrutano le plaghe delcielo!"

E intantoanche Democrito ritiene che l'aspetto e il colore delle viscere ciindichino almeno la qualità di un pascolo e l'abbondanza o la scarsità di unraccolto; crede anche che le viscere denotino la salubrità dell'aria o ilsopraggiungere di una pestilenza. Fortunato mortalea cuine sono sicurononmancò mai la voglia di scherzare! È mai possibile che un tale uomo si siadivertito a spacciare sciocchezze così grossefino al punto da non vedere chequella asserzione sarebbe stata verosimile soltanto se le viscere di tutti glianimali avessero assunto contemporaneamente lo stesso aspetto e lo stessocolore? Ma se nello stesso momento il fegato di un animale è nitido etondeggiantequello di un altro è grinzoso e minuscoloche cosa si puòprevedere in base all'aspetto e al colore delle viscere? 31 O forsequesto modo di divinazione è analogo a quello di Ferecide da te ricordatoilqualeavendo osservato un po' d'acqua attinta da un pozzodisse che vi sarebbestato un terremoto? È ancora troppo poco sfacciatocredoil comportamento diquelli chea terremoto già avvenutoosano dire quale forza naturale lo abbiaprovocato; costoro prevedono addirittura un terremoto futuroin base al coloredi una sorgente d'acqua perenne? Molte cose di questo genere si insegnano nellescuolema ti consiglierei di riflettere se sia il caso di credere a tutte. 32Ma ammettiamo pure che quelle asserzioni di Democrito siano vere: quando mai noiinvestighiamo quelle cose mediante le viscere? o quando abbiamo sentito dire cheun presagio di quel genere sia stato annunciato da un arùspice dopo averosservato le viscere? Essi ammoniscono su pericoli derivanti dall'acqua o dalfuoco; predicono talvolta delle ereditàtalaltra dei dissesti finanziari;esaminano le fenditure "familiari" e "vitali" delle viscere;osservano da ogni parte con la massima attenzione la "testa" delfegato; sepoinotano che essa è mancanteritengono che nulla possa accaderedi più nefasto.

XIV 33 Tutte queste cose non hanno potuto essere osservate concostanzacome ho dimostrato sopra. Sono dunque ritrovati della tecnicanondell'antichitàse pure esiste una tecnica riguardante cose sconosciute. Con lanaturapoiquale legame hanno? Anche ammettendo che la natura sia tutta unitada un comune consenso e formi un tutto continuo (so che questa concezione ègradita ai filosofi della naturae specialmente a quelli che hanno sostenutol'unità di tutto l'essere)che connessione può esserci tra il mondo e ilritrovamento di un tesoro? Se l'esame delle viscere mi fa sperare un aumento delmio patrimonio e ciò avviene per effetto della naturain primo luogo quelleviscere sono connesse con tutto l'universoin secondo luogo il mio guadagno èincluso nella natura. Questi filosofi della natura non si vergognano di direcose simili? Anche se nella natura vi è una connessione di tutte le particosache io sono disposto a riconoscere (gli stoiciin effettihanno raccolto moltiesempi a favore di questa tesi: dicono che i fegatini dei topolini aumentano divolume nell'inverno; che il puleggio arido fiorisce proprio nel giorno delsolstizio d'inverno e che le vescichette si gonfiano e si romponoe che i semidelle meleracchiusi nell'interno dei fruttisi rivolgono verso direzioniopposte gli uni agli altri; cheinoltrese si pizzicano alcune corde dellacetraaltre risuonano anch'esse; che alle ostriche e a tutti i molluschi accadedi ingrossarsi e di diminuire di volume contemporaneamente al crescere e alcalare della luna; che si ritiene adatta per il taglio degli alberi la stagioneinvernalenel periodo in cui la luna è calanteperché il loro legno èallora ben secco; 34 e che dire ancora degli stretti marini e dellemareeil cui flusso e riflusso è determinato dai moti della luna? Si possonocitare innumerevoli esempi da cui risulta l'affinità naturale di cose distantitra loro) - concediamodunquetutto ciòché non ne risulta ostacolata lamia discussione; ma si può forse anche sostenere chese una fenditura d'uncerto tipo si nota in un fegatociò è presagio di un guadagno? In base aquale connessione naturalea quale armonia eper così direa quale consenso(che i greci chiamano sympátheia) vi può essere una relazione fra unafenditura d'un fegato e un mio guadagnucciofra un mio meschino lucro e ilcielola terrala natura tutta quanta?

XV Ese vuoiammettiamo anche questosebbene la mia causarisulterà assai indebolita quando avrò concesso l'esistenza di una qualsiasiconnessione della natura con le viscere degli animali. 35 Ma anche dopoaverla ammessacome maidomandocàpita che un talevolendo ottenere unauspicio favorevolesacrifichi un animale adatto al suo scopo? Questa era ladifficoltà che io credevo insuperabile. E invececon quale allegradisinvoltura viene superata! Mi vergogno non per te (anzi ammiro la tuacapacità di ricordare tutte queste dottrine)ma per CrisippoAntìpatroPosidonioi quali dicono precisamente quel che hai detto tu: una forzacosciente e divinadiffusa per tutto l'universoci guida nella scelta dellavittima! Ma ancor più bella è l'idea che tu hai esposto e che viene enunciatada quei filosofi: quando uno sta per eseguire il sacrificioproprio alloraavviene un mutamento delle visceredi modo che qualche parte di esse scompare osi aggiunge: ché tutto obbedisce al volere degli dèi. 36 Questecrédimison cose a cui non prestan fede più nemmeno le vecchierelle. Pensidavvero che il medesimo vitellose lo sceglierà un talelo troverà privodella "testa" del fegato; se lo sceglierà un altrolo troverà colfegato tutto intero? Questa scomparsa o questa aggiunta della testa del fegatopuò avvenire repentinamentein modo che le viscere si prestino ad assecondarela buona sorte del sacrificatore? Non vi accorgete che nella scelta dellevittime entra in giuoco un fattore casualetanto più che i fatti stessi lodimostrano? Difattiquando si sono trovate delle viscere estremamentemalaugurantisenza la testa del fegato (niente di più infaustodicono)lavittima che viene sacrificata subito dopo presenta indizi ottimi. E alloradovesono andati a finire i presagi minacciosi delle viscere precedenti? O come maiall'improvvisogli dèi si sono così interamente placati?

XVI Ma tu dici che tra le viscere di un toro ben pasciutoquandoCesare lo immolònon si rinvenne il cuore; e siccome sarebbe stato impossibilecheprima del sacrificioquell'animale fosse vissuto privo del cuorebisognaa tuo avvisoritenere che il cuore scomparve nel momento stesso in cui il toroveniva sacrifìcato. 37 Come mai tu capisci una delle due cosecioè cheun bovino non avrebbe potuto vivere senza avere il cuorema non comprendil'altrache il cuore non avrebbe potuto tutt'a un tratto volar via non so dove?Io potrei o non sapere qual è la funzione vitale del cuoreo supporre che ilcuore del boverimpiccolito da qualche malattiafosse esileminuscoloflaccidonon più simile a un cuore normale; ma tu che motivi hai di crederechese poco prima il cuore c'era nel corpo di un toro ben pasciutoall'improvviso sia venuto menoproprio mentre immolavano la bestia? Forseavendo visto Cesare cheuscito di sennoaveva indossato una veste purpureailtoro rimase anch'esso privo di cuore? Credi a mevoi abbandonate al nemico lacapitale della filosofiamentre perdete il tempo a difendere qualche piccolofortilizio: ostinandovi a sostenere la verità dell'aruspicinasovvertite tuttala fisiologia. Nel fegato c'è la "testa"tra le viscere c'è ilcuore: eccoscomparirà all'improvvisoappena avrai cosparso la vittima difarro e di vino; un dio lo sottrarràuna forza misteriosa lo consumerà o lodivorerà. Non sarà dunque la natura quella che regolerà la morte e la nascitadi tutti gli esserima ci sarà qualcosa che o sorgerà dal nulla o cadràimprovvisamente nel nulla. Quale filosofo della natura ha mai detto questo? Lodicono gli arùspici: a costorodunquecredi che si debba prestar fede piùche ai filosofi della natura?

XVII 38 E ancora: quando si fa un sacrificio in onore di più dèicome mai può accadere che per alcuni il sacrificio riesca propizioper altrino? E cos'è questa volubilità degli dèitale da minacciarci con le visceredel primo sacrificioda farci sperar bene con quelle del secondo? O c'è fraloro tanta discordiaspesso anche tra divinità imparentatesì che le visceredelle bestie immolate ad Apollo risultano graditequelle a Diana sgradite? Checosa può essere così evidente come il fatto cheessendo scelte a caso levittime condotte al sacrifiziole viscere saranno per ciascun sacrificante taliquale sarà la vittima che gli capiterà? "Ma" tu risponderai"il fatto stesso che a ciascuno tocchi una determinata vittima ha in séqualcosa di profeticocomea proposito delle sortiil fatto che a ciascuno necàpiti una determinata." Delle sorti parleremo in seguitoanche seinveritàtu non rafforzi la causa dei sacrifici con l'analogia delle sortimasvaluti le sorti paragonandole ai sacrifici. 39 O forsese ho mandato aprendere all'Equimelio un agnello da immolaremi vien portato proprioquell'agnello che ha le viscere adatte al mio propositoe lo schiavo che homandato è attratto verso quell'agnello non dal casoma da una divinità che loguida? Ché se tu mi dici che anche in questa circostanza il caso è una speciedi sorte collegata con la volontà degli dèimi dispiace che i nostri stoiciabbiano offerto agli epicurei una così ampia possibilità di prenderli in giro;sai certamente quanto gli epicurei deridano codeste teorie. 40 E certoessi possono farlo con più facilità degli altri: giacché Epicuro si èdivertito a immaginare gli dèi trasparenti e attraversabili dai soffi d'aria eabitanti tra due mondicome "tra i due boschi"per paura che uno deimondi crolli loro addosso; e dice che hanno le stesse nostre membrama senzaalcuna occasione di usarle. Egli perciòtogliendo di mezzo gli dèi con unasorta di raggirocoerentemente non esita a toglier di mezzo anche ladivinazione; ma se egli è d'accordo con se stessonon lo sono altrettanto glistoici. La divinità di Epicuronon avendo niente da fare né per se stessa néper gli altrinon può concedere agli uomini la divinazione. La vostradivinitàinvecepuò non concederlasenza per questo rinunciare a governareil mondo e a prendersi cura degli uomini. 41 Perchédunqueviintricate in quei cavilliche non sarete mai capaci di risolvere? Quandovogliono sbrigarsela più in frettagli stoici argomentano così: "se glidèi esistonoesiste la divinazione; ma gli dèi esistono; dunque esiste ladivinazione". Senonché riesce molto più convincente il dire: "ma nonesiste la divinazione; dunque non esistono gli dèi". Guarda con qualeavventatezza si espongono al pericolo chese la divinazione si riduce a nullasi riducano a nulla anche gli dèi. Ché la divinazione si elimina con tuttafacilitàmentre l'esistenza degli dèi dev'essere tenuta ferma.

XVIII 42 E quando si sia eliminata questa divinazione degli scrutatoridi viscereè eliminata tutta l'aruspicìna. Vengono poi i prodigi e i fulminio i lampi. Quanto a questi si fa valere l'osservazione assiduaquanto aiprodigi si usa per lo più la previsione basata sul ragionamento. Cheosservazionidunquesi sono fatte riguardo ai fulmini e ai lampi? Gli etruschidivisero il cielo in sedici parti. Fu cosa facile raddoppiare le quattro parti acui noi ci atteniamopoi eseguire un ulteriore raddoppiamentoin modo da poterdiresulla base di questa ripartizioneda quale parte venisse il fulmine. Main primo luogoche cosa importa ciò? e in secondo luogoche cosa significa?Non è evidente che in seguito alla meraviglia degli uomini primitivipoichétemevano i tuoni e il precipitare dei fulminisorse in loro la credenza che nefosse autore Gioveassoluto dominatore di tutto l'universo? Perciò nei nostrilibri si trova scritto: "Quando Giove tuona e fulminaè contrario alleleggi divine tenere i comizi." 43 Forse ciò fu stabilitonell'interesse dello Statopoiché i nostri antenati vollero avere dei pretestiper non tenere i comizi. Quindi solo per i comizi il fulmine è un segnosfavorevole: per tutto il resto lo consideriamo un ottimo auspiciose è cadutoa sinistra. Ma degli auspicii parleremo in seguito; ora proseguiamo sui fulminie sui lampi.

XIX Che cosadunquegli studiosi della natura hanno il dovere diastenersi soprattutto dal direse non questache fenomeni certi sianopreannunciati da segni incerti? Non credoinfattiche tu sia capace di credereche i Ciclopi foggiarono il fulmine per Giove nei recessi dell'Etna: 44sarebbe davvero strano che Giove lo scagliasse tante volteavendone adisposizione uno solo; né egli potrebbemediante i fulminiammonire gliuomini su ciò che devono fare o non fare. Gli stoici affermano che quelleesalazioni della terra che sono freddequando incominciano a fluirecostituiscono i venti; quando poi penetrano in una nube e incominciano ascindere e a squarciare le sue parti meno densee fanno ciò con particolarefrequenza e violenzaallora ecco che sorgono i lampi e i tuoni; sepoiunfuoco prodotto dal cozzo delle nubi si sprigionaecco il fulmine. Dunque daciò che vediamo prodursi per forza di naturasenza alcuna regolaritàinnessun tempo determinatoricaveremo un presagio di necessari avvenimentifuturi? Sta a vedere chese Giove volesse dare simili preannunciscaglierebbeinutilmente tanti fulmini! 45 Che cosa ottiene quando scaglia un fulminein alto mare? O su monti altissimiciò che avviene molto spesso? O insterminati deserti? O nelle terre abitate da quei popoli che non osservanonemmeno questi presagi?

XX "Ma la testa di quella statua fu rinvenuta nel Tevere."Come se io negassi che codesti osservatori di fulmini abbiano una qualcheperizia! È la divinazione che io nego. La ripartizione in zone del cieloa cuiho accennato soprae l'esame di determinati fatti permettono di capire donde unfulmine sia provenutodove sia andato a finire; quale significato profeticoabbiaperònessuna dottrina sa spiegarcelo. Ma tu mi vuoi mettere allestrette coi miei versi: "Ché il Padre altitonanteergendosi sull'Olimpostellatocolpì col fulmine il colle una volta a lui caro e il suo tempioeappiccò il fuoco alla sua dimora sul Campidoglio."

Allora la statua di Nattaallora le immagini degli dèi e Romolo e Remo conla belva che li allattò precipitarono colpiti dall'impeto del fulmineeriguardo a questi fatti furono pronunciati dagli arùspici responsi esattissimi.46 Un fatto straordinario fu anche quelloche proprio quando avvenne ladenuncia della congiura in senatola statua di Giove fu collocata inCampidogliodue anni dopo che era stata commissionata. "Tu dunque avrai ilcoraggio" così dicevi in polemica con me "di difendere codesta tuacausa contro quello che hai fatto e che hai scritto?" Sei mio fratello; perquesto ti devo rispettare. Ma in questo caso che cosainsommati ferisce? Larealtà delle coseche è quella che ho dettoo ioche voglio che la veritàsia dimostrata? Ioa ogni modonon dico niente contro di te: chiedo conto a tedi tutta l'aruspicina. Ma tu ti sei rifugiato in un magnifico nascondiglio:siccome capivi che saresti stato incalzato da presso quando io ti avessi chiestole cause di ciascun tipo di divinazionehai detto e ridetto chepoiché vedevii fattinon ti curavi di indagare la causa e il procedimento razionale; chel'importante era l'accadutonon il perché dell'accaduto; come se io ammettessiche queste cose accadonoo come se fosse degno d'un filosofo non ricercare lacausa per cui ogni singolo fenomeno avviene! 47 E a questo proposito hairecitato dei passi dei miei Prognostici e hai menzionato certe specie dierbela scammonia e la radice dell'aristolochiadelle quali constatavil'effetto e il potere medicinalepur ignorandone la causa.

XXI Ma la differenza è totale. Le cause dei pronostici le hannoindagate lo stoico Boetoda te rammentatoe anche il nostro Posidonio; e anchese le cause di questi fatti non si fossero rintracciatei fatti in quanto talisi sono potuti osservare e registrare. Ma gli episodi della statua di Natta odelle tavole delle Leggi colpite dal fulmine che cos'hanno che sia statoosservato più volte e da gran tempo? "I Pinarii Natta sono nobili: dallanobiltàdunqueveniva il pericolo." Davvero ingegnoso questo presagioescogitato da Giove! "Romolo ancora lattante fu colpito dal fulmine: questoè dunque un presagio del pericolo che correva quella città che da lui fufondata." Con quanta abilità Giove ci avverte mediante simili indizi!"Ma la statua di Giove veniva collocata nello stesso tempo in cui venivadenunciata la congiura." E tus'intendepreferisci credere che ciò siaaccaduto per volontà degli dèi anziché per caso; e l'appaltatore che avevaricevuto da Cotta e da Torquato l'incarico di erigere quella colonnanon fupiù lento del previsto per pigrizia o per mancanza di denaroma fu fattoindugiare dagli dèi immortali fino a quel preciso momento! 48 Non mimanca del tutto la speranza che cose di questo genere siano vere; ma non ne sonulla e voglio una dimostrazione da te. Siccome mi sembrava che per puro casoalcuni fatti fossero avvenuti così com'erano stati predetti dagl'indovinituhai parlato a lungo del casoe hai dettoper esempioche si può ottenere il"colpo di Venere" lanciando a caso quattro dadimasu quattrocentolancinon può capitare cento volte quel colpo. Innanzi tutto non sapreiperché ciò sia impossibilema su questo non mi soffermo a discuterepoichéhai una collezione di esempi simili. Puoi citare i colori schizzati a casoilgrifo della scrofatante altre cose. Dici che Carneade ricorre anch'egli alcaso quanto alla testa del piccolo Pan: come se ciò non sia potuto davveroaccadere per casoe sia necessario che in ogni blocco di marmo non siano ascoseperfino teste degne di un Prassitele! Quelle sculturedifattisi eseguonoanch'esse per detrazione di pezzi di marmoe nemmeno un Prassitele vi aggiungealcunché; ma quando molto materiale è stato eliminato dallo scalpello e si èarrivati ai lineamenti di un voltoallora si può capire che quella statuaormai perfettamente levigatasi trovava dentro il blocco. 49 Dunquequalcosa del genere può essere avvenuto anche spontaneamente nelle cave dipietra di Chio. Ma ammettiamo pure che questo sia un esempio inventato: non haimai visto nubi che avevano assunto le forme di leoni o di Ippocentauri? Dunquepuò accadere ciò che poco fa negavi: che il caso imiti la realtà.

XXII Ma poiché abbiamo discusso a sufficienza quanto alle viscere eai lampiper portare a termine la trattazione di tutta l'aruspicìna rimangonoi prodigi. Hai rammentato il parto di una mula. È un fatto straordinarioperché non accade spesso; ma se non fosse potuto accaderenon sarebbeaccaduto. E questo argomento valga contro tutti i prodigi: ciò che non sarebbepotuto accadere non è mai accaduto; se invece è potuto accaderenon c'èmotivo di stupirsi. L'ignoranza delle cause produce meraviglia dinanzi a unfatto nuovo; se la medesima ignoranza riguarda fatti consuetinon cimeravigliamo. Colui che si meraviglia che una mula abbia partoritoignoraegualmente in che modo partorisca una cavalla ein generalequale processonaturale produca il parto di qualsiasi essere vivente. Ma siccome vede chequesti fatti avvengono di frequentenon si meravigliapur non sapendone ilperché; se invece avviene una cosa che egli non ha ancora vistoritiene chesia un prodigio. Il prodigio si è dunque verificato quando la mula haconcepitoo quando ha partorito? 50 Il concepimento potrebb'esserecontro naturaforse; ma il parto è pressoché necessario.

XXIII Ma a che scopo dilungarci? Vediamo l'origine dell'aruspicìna;così giudicheremo nel modo più facile quale autorità essa abbia. Si dice cheun contadinomentre arava la terra nel territorio di Tarquiniafece un solcopiù profondo del solito; da esso balzò su all'improvvisoun certo Tagete erivolse la parola all'aratore. Questo Tagetea quanto si legge nei libri deglietruschiaveva l'aspetto di un bambinoma il senno di un vecchio. Essendorimasto stupito da questa apparizione il contadinoe avendo levato un altogrido di meravigliaaccorse molta gentee in poco tempo tutta l'Etruria siradunò colà. Allora Tagete parlò a lungo dinanzi alla folla degliascoltatorii quali stettero a sentire con attenzione tutte le sue parole e lemisero poi per iscritto. L'intero suo discorso fu quello in cui era contenuta lascienza dell'aruspicìna; essa poi si accrebbe con la conoscenza di altre coseche furono ricondotte a quegli stessi principi. Ciò abbiamo appreso daglietruschi stessiquegli scritti essi conservanoquelli considerano come lafonte della loro dottrina. 51 C'è dunque bisogno di Carneade perconfutare cose del genere? O c'è bisogno di Epicuro? Può esserci qualcunotanto insensato da credere che un essere viventenon saprei dire se dio o uomosia stato tratto di sotterra da un aratro? Se devo considerarlo un dioperchécontro la natura degli dèisi era nascosto sotterrasì da veder la luce soloquando fu messo allo scoperto da un aratro? Non potevaessendo un dioesporreagli uomini la sua dottrina dall'alto? Sed'altra partequel Tagete era unuomocome poté vivere soffocato dalla terra? Da chiinoltrepoté averappreso egli stesso ciò che andava insegnando agli altri? Ma sono io piùsciocco di quelli che credono a queste coseio che perdo tanto tempo adiscutere contro di loro!

XXIV È molto spiritoso quel vecchio motto di Catoneil quale dicevadi meravigliarsi che un arùspice non si mettesse a ridere quando vedeva unaltro arùspice. 52 Quante delle cose predette da costoro si sonoverificate? E se qualche evento si è verificatoquali prove si possono addurrecontro l'eventualità che ciò sia accaduto per caso? Il re PrusiaquandoAnnibaleesule presso di luilo esortava a far guerra a oltranzadiceva dinon volersi arrischiareperché l'esame delle viscere lo dissuadeva. "Dicisul serio?" esclamò Annibale; "preferisci dar retta a un pezzetto dicarne di vitella che a un vecchio condottiero?" E Cesare stessodissuasodal sommo arùspice dall'imbarcarsi per l'Africa prima del solstizio d'invernonon s'imbarcò egualmente? Se non l'avesse fattotutte le truppe dei suoiavversari avrebbero avuto il tempo di concentrarsi in un solo luogo. Devomettermi a fare l'elenco (e potrei fare un elenco davvero interminabile) deiresponsi degli aruspici che non hanno avuto alcun effetto o lo hanno avutocontrario alle previsioni? 53 In quest'ultima guerra civilequantepredizioniper gli dèi immortali!ci delusero! Quali responsi di arùspici cifurono trasmessi da Roma in Grecia! Quali cose furono predette a Pompeo! E inverità egli credeva moltissimo alle viscere e ai prodigi. Non ho voglia dirammentare queste cosee non ce n'è bisognomeno che mai a teche eripresente; vedi benetuttaviache quasi tutto è accaduto al contrario di quelche ci era stato predetto. Ma di ciò non parliamo più; ritorniamo ai prodigi.

XXV 54 Molti versi hai recitatoscritti da meriguardanti l'anno delmio consolato; molte cose avvenute prima della guerra màrsicariferite daSisennahai rammentato; molte altrenarrate da Callistenehai citatochesarebbero accadute prima della sconfitta subìta dagli spartani a Leuttra. Diquesti singoli fatti dirò qualcosa in seguitoentro i limiti che misembreranno opportuni; ma bisogna discutere anche la questione nel suo insieme.Che cos'è codesta indicazione edireicodesta minaccia di sventureinviatadagli dèi? E che cosa vogliono gli dèi immortaliinnanzi tutto col mandarcidei segni che non possiamo capire senza interpretiin secondo luogo colpredirci sventure che non possiamo evitare? Ma questo non lo fanno neppure gliuomini onestidi preannunciare agli amici sciagure incombenti alle quali essinon possono sfuggire in alcun modo; per esempio i medicipur rendendosene contospessotuttavia non dicono mai agli ammalati che la loro malattia li condurràcertamente a morte: ché ogni predizione di un pericolo grave è da approvarsisoltanto quando alla predizione si aggiunge l'indicazione dei mezzi per poterguarire. 55 Che giovamento arrecarono i prodigi e i loro interpreti aglispartani in quei tempi remotiai nostri poco tempo addietro? Se dobbiamoritenerli segnali diviniperché erano così oscuri? Se erano mandati daglidèi perché comprendessimo che cosa sarebbe successobisognava che lepredizioni fossero chiare; oppurese gli dèi non volevano che noi sapessimonon dovevano mandarci nessun segnonemmeno occulto.

XXVI E in effetti ogni interpretazionesulla quale la divinazione sibasaspesso dalle diverse mentalità degli uomini è trascinata in direzionidiverse o addirittura opposte. Come nei processi una è l'interpretazionedell'accusatoreun'altra quella del difensoree nondimeno entrambe sonoplausibilicosì in tutti gli argomenti che sembra si debbano investigaremediante interpretazioni congetturali si nota la possibilità di discorsi dalsignificato ambiguo.

D'altra partedi fronte a eventi prodotti talvolta dalla naturatalaltradal caso (e spesso anche la somiglianza tra effetti della natura e del caso èfonte di errore)rivela una grande stoltezza chi li attribuisce all'azionedegli dèisenza ricercarne le cause. 56 Tu credi che a Lebadiagl'indovini della Beozia abbiano compresoin base al canto dei galliche lavittoria sarebbe spettata ai tebaniperché i galli son soliti tacere quandosono vinticantare quando sono vincitori. Dunque a una città di quella fattaGiove avrebbe dato il segnale della vittoria servendosi di miserabili galline? Oforse quegli uccelli non sogliono cantare se non in caso di vittoria? "Main quel caso cantavanoeppure non avevano ancora vinto: in questo" tudirai"consiste il prodigio." Gran prodigio davverocome se avesserocantato non i gallima i pesci! E qual tempo c'è in cui i galli non cantinosia di notte sia di giorno? Sequando sono vincitorisi sentono spinti acantare per una sorta di gioiosa eccitazioneavrebbe potuto accadere lo stessoanche per un altro motivo di allegrezzache li incitasse al canto. 57Democrito spiega con parole molto appropriate la ragione per cui i galli cantanoprima dello spuntare dell'alba: una volta che il cibo sia stato smaltito dallostomaco e distribuito per tutto il corpo e assimilatoessi cantano dopo averraggiunto un riposo ristoratore. Nel silenzio della nottecome dice Ennio"cantano di gioia con le rosse gole e starnazzano battendo le ali".Poichédunquequesta specie di animali è tanto canora per istintocome èvenuto in mente a Callistene di dire che gli dèi hanno fatto cantare i gallicome segno profeticodal momento che la natura o il caso avrebbero potutoottenere quello stesso effetto?

XXVII 58 Fu riferito al senato che era piovuto sangueche anche leacque del fiume Atrato si erano tinte di sangueche le statue degli dèiavevano sudato. Ritieni che Talete o Anassagora o qualsiasi altro filosofo dellanatura avrebbe prestato fede a simili notizie? Non c'è né sangue né sudoreche non fuoriesca da un corpo vivente. Ma un mutamento di coloreprovocato daqualche commistione con terrapuò render l'acqua estremamente simile a sangue;e l'umidità proveniente dall'esternocome vediamo sugli intonachi dei muriquando soffia lo sciroccopuò rassomigliare al sudore. Questi fattidelrestoappaiono più numerosi e più gravi in tempo di guerraquando c'è unostato di paura; in tempo di pace non ci si bada altrettanto. Si aggiunga ancheun'altra cosa: in momenti di terrore e di pericolo non solo ci si crede con piùfacilitàma si inventano più impunemente. 59 Ma noi siamo cosìleggeri e sconsiderati chese i topi han rosicchiato qualcosa (e questo èl'unico lavoro al quale si dedicano!)lo consideriamo un prodigio. Prima dellaguerra màrsicasiccome i topicome hai rammentatoavevano rosicchiato degliscudi a Lanuviogli arùspici dissero che questo era un prodigio dei piùterribili: come se ci fosse qualche differenza a seconda che i topii qualigiorno e notte rodono qualcosaavessero rosicchiato degli scudi o degli stacci!Se ci mettiamo per questa stradadovrei disperare delle sorti dello Stato peril fatto chepoco tempo fai topi hanno rosicchiato in casa mia la Repubblicadi Platoneoppurese mi avessero rosicchiato il libro di Epicuro Sulpiacereavrei dovuto prevedere che al mercato i prezzi sarebbero rincarati.

XXVIII 60 O ci spaventeremo se talvolta ci dicono che qualche creaturamostruosa è nata da un animale o da un essere umano? Di tutti questi fenomeni(non voglio dilungarmi troppo) una sola è la spiegazione. Tutto ciò che nascedi qualunque genere siaha necessariamente origine dalla naturadi modo cheanche se risulta inconsuetonon può tuttavia essere sorto al di fuori dellanatura. Ricercane dunque la causase ci riusciraiin qualcosa di insolito e distrano; se non ne troverai alcunatieni per fermo in ogni caso che nulla puòavvenire senza causae scaccia via dal tuo animosenza ricorrere alsoprannaturalequel terrore che ti avrà arrecato la stranezza del fatto. Cosìné i boati sotterranei né il fendersi della volta celeste né la pioggia dipietre o di sangue né una stella cadente né l'apparire di fiamme nel cielo tispaventeranno. 61 Se io chiedessi a Crisippo le cause di tutti questifenomenianche luiquel famoso sostenitore della divinazionenon direbbe maiche sono avvenuti a casoe di tutti indicherebbe una causa naturale. Nullainfattipuò avvenire senza causa; né avviene cosa alcuna che non possaavvenire; nése è avvenuto ciò che poteva avveniresi può considerarlo unprodigio; dunque non esistono prodigi. Ché se si deve considerare come unprodigio ciò che avviene di radoun uomo saggio è un prodigio: credoineffettiche una mula abbia partorito più spesso di quanto sia esistito un uomosaggio. Si compiedunquequesta argomentazione: né ciò che non può essereesistito è giammai esistitoné ciò che può essere esistito è un prodigio:pertantonon esiste alcun prodigio. 62 Una risposta di questo genere sidice che la dessecon molta arguziaun interprete di prodigi a un tale che gliaveva riferitocome se si trattasse di un prodigioche in casa sua un serpentesi era avvolto intorno alla sbarra di chiusura d'una porta: "Sarebbe statoun prodigio se la sbarra si fosse attorcigliata intorno al serpente!" Conquesta risposta fece intendere chiaramente che nullache possa accaderedev'essere considerato un prodigio.

XXIX Gaio Gracco scrisse a Marco Pomponio che suo padre aveva chiamatogli arùspici perché in casa sua erano stati presi due serpenti. Come mai tantotrambusto per dei serpenti e non per delle lucertoleper dei topi? Perchéquesti sono animali che càpita di vedere tutti i giornii serpenti no. Comesedal momento che un evento può accadereabbia importanza il considerarequanto spesso accada! Ma io non capisco una cosa: se il lasciare andar via ilserpente femmina era causa di morte per Tiberio Gracco padreil lasciare andarvia il maschio era invece letale per Corneliaperché egli lasciò andar viauno dei due serpenti? Per quel che scrive Gaio Graccogli arùspici non disseroaffatto che cosa sarebbe avvenuto se nessuno dei due animali fosse statolasciato andare. "Ma" tu dirai"sta di fatto che sùbito dopoavvenne la morte del vecchio Gracco." Morìcredoa causa di qualchemalattia particolarmente gravenon per aver lasciato andar via un serpente;poiché gli arùspici non sono sfortunati fino al punto che non possa accaderenemmeno una volta per caso ciò che essi hanno predetto.

XXX 63 Di quest'altra cosasìmi meravigliereise ci credessicioè del fatto checome hai ricordatoCalcantesecondo Omeropredisse ilnumero degli anni della guerra di Troia in base al numero dei passeri. Su quellasua profezia così parla Agamennone in Omero (te ne do la traduzione che hofatto in un momento di riposo):

"Non cedeteo guerrierie sopportate con coraggio i duri travagliinmodo che possiamo sapere se le profezie del nostro indovino Calcante abbiano unafonte d'ispirazione veridica o siano invece vane. Ché tutti quelli che nonhanno abbandonato la luce per un funesto destino serbano bene nella memoria quelportento. Appena Aulide si era ricoperta di navi argolicheche recavano rovinae sterminio a Priamo e a Troianoimentre vicino a gelide acque cipropiziavamo la volontà degli dèi col sacrificio di tori dalle corna doratesulle are fumantial riparo di un platano ombrosodonde sgorgava una sorgented'acquavedemmo un drago dall'aspetto feroce e dalle spire giganteschecome seper volere di Giove uscisse da sotto l'ara. Esso ghermì degli uccellininascosti da fitte fogliesu un ramo del platano; mentre ne divorava ottoilnono - la madre degli altri - volava lì sopra con tremule strida; e anche a leila belva dilaniò le viscere con un orrendo morso. 64 Quando poi ebbeucciso gli uccellini così teneri e la loro madrelo stesso padre Saturnio chelo aveva fatto uscire alla lucelo nascose alla nostra vista e lo irrigidìricoprendolo di una dura scorza di pietra della stessa sua forma. Noiparalizzati dal terroreavevamo visto l'immane mostro aggirarsi frammezzo alleare degli dèi. Allora Calcante disse con voce fiduciosa: 'Come maio achivisiete rimasti d'un tratto intorpiditi dal terrore? Il creatore stesso degli dèici ha mandato questo prodigiolento ad avverarsi e di esito tardivo fin troppoma segno di fama e di gloria perenne. Giacchéper quanti uccelli voi avetevisti uccisi dall'orribile denteper altrettanti anni di guerra noi soffriremosotto le mura di Troia; nel decimo anno essa cadrà e pagando il fio sazieràgli achivi'. Queste cose disse Calcante; vedete che ormai sono prossime acompiersi."

65 Ma che sorta di augurio è questoche dal numero dei passerideduce per l'appunto il numero degli anni piuttosto che quello dei mesi o deigiorni? E perché basa la sua profezia sui passerottiche non costituivanonulla di prodigiosomentre non fa parola del dragoil qualecosa che nonpoté accaderedivennea quanto si leggedi pietra? E infineche analogiac'è tra un passero e un susseguirsi di anni? Giacchéquanto a quel serpenteche apparve a Silla mentre compiva un sacrificiomi ricordo di tutt'e due lecose: l'unache Sillain procinto di iniziare la spedizione militarefece unsacrificioe un serpente sbucò da sotto l'altare; l'altrache in quellostesso giorno fu riportata una brillante vittoriaper l'accortezza non dell'arùspicema del comandante.

XXXI 66 Questi tipi di prodigi non hanno niente di strano. Una voltaaccaduti gli eventivengono utilizzati come profezia mediante qualcheinterpretazionesicché quei chicchi di grano ammucchiati in bocca a Midao leapi checome hai dettosi posarono sulle labbra di Platone bambinonon sonoprodigima piuttosto oggetto di previsione felicemente riuscita. Del restofatti simili possono essere di per sé falsioppure le predizioni che se netrassero possono essersi verificate per caso. Anche quanto a Roscio può esserefalso che sia stato avvolto nelle spire di un serpentema che nella sua cullavi fosse un serpente non è tanto stranospecialmente nel Soloniodove iserpenti sogliono radunarsi presso il focolarecome noi al mercato. Quantopoial responso degli arùspici - che non vi sarebbe stato nessuno più famosonessuno più insigne di lui - mi meraviglio che gli dèi immortali abbianopredetto la gloria a un futuro attorenon l'abbiano minimamente predetta aScipione l'Africano. 67 Hai anche enumerato i prodigi riguardantiFlaminio. Che egli e il suo cavallo siano caduti tutt'a un trattonon èdavvero un gran miracolo. Quanto al fatto che l'insegna del primo manipolo diastati non poté essere divelta da terrapuò darsi che il portatoredell'insegna desse prova di una certa timidezza nel divellerlamentre l'avevainfissa di buona lena! Quanto al cavallo di Dionisioc'era tanto dameravigliarsi per il fatto che emerse dal fiume e che delle api si posaronosulla sua criniera? Ma siccome poco dopo divenne reciò che era accaduto percaso assunse il valore d'un prodigio. "Ma" dirai ancora"aglispartani accadde che le armi appese nel tempio di Ercole risonassero e che aTebe le porte del tempio di questo stesso dioche eran chiusesi spalancasseroall'improvviso e gli scudiche erano infissi tanto in alto nelle paretivenissero trovati a terra." Siccome nulla di tutto ciò poté avveniresenza qualche scossache ragione c'è di dire che quegli eventi accaddero pervolere della divinità anziché per caso?

XXXII 68 "Ma a Delfisulla testa della statua di Lisandrocomparve una corona di erbe selvaticheeper di piùimprovvisamente."Davvero? Pensi che una corona d'erba possa essere sorta prima che ne sia statoconcepito il seme? Del restoio credo che dell'erba selvatica non sia stataseminata da uominima ammucchiata da uccelli; d'altrondetutto ciò che sitrova su una testa può apparire simile a una corona. Quanto poi al fatto che lestelle d'oroinsegne di Càstore e Pollùceposte a Delficaddero e non sitrovarono più in nessun luogocome hai rammentatoquesta mi pare un'impresadi ladri piuttosto che di dèi. Chepoila dispettosità di una scimmia diDodona sia stata tramandata dagli storici greciè cosa che non finisce distupirmi. 69 Che c'è di strano in questoche quella bruttissima bestiaabbia rovesciato l'urna e sparpagliato qua e là le sorti? E gli storici diconoche agli spartani non accadde alcun prodigio più malaugurante di questo! Quantoa quelle predizioni fatte ai veientichese il lago Albano fosse traboccato esi fosse riversato in mareRoma sarebbe andata incontro alla rovina; se invecel'acqua fosse stata trattenutala rovina sarebbe toccata a Veio‹io credoche› l'acqua del lago Albano fu incanalata per irrigare la campagna attorno aRomanon per salvare la roccaforte e la città. "Ma poco dopo fu udita unavoce che ammoniva i romani di provvedere perché Roma non fosse presa dai Galli;perciò fu consacrata nella Via Nuova un'ara in onore di Aio Loquente. Ma chedire del fatto che Aio Loquentefinché nessuno lo conoscevaparlava ediscorreva e in seguito a ciò ebbe questo nome; quando però ottenne la sua arae il suo nomeammutolì? La stessa cosa si può dire della dea Moneta; dallaqualeeccettuata l'esortazione a sacrificare una scrofa gravidaqualeammonimento abbiamo mai ricevuto?

XXXIII 70 Dei prodigi ho parlato anche troppo; rimangono gli auspiciie le sorti: intendo le sorti che vengono estratte a casonon quelle che vengonolargite durante un vaticiniole quali più appropriatamente si chiamanoresponsi di oracoli; di questi parleremo quando saremo arrivati alla divinazionenaturale. Rimane da dire qualcosa anche sui Caldei; ma innanzi tutto prendiamoin esame gli auspicii. "È un compito imbarazzanteper un àugurepolemizzare su questo argomento!" Per un àugure marso forse sìma per unromano è facilissimo. Noi non siamo di quegli àuguri che predicono il futuroin base all'osservazione degli uccelli e degli altri indizi. E tuttavia credoche Romoloil quale fondò la città prendendo gli auspiciiabbia creduto cheesistesse una scienza augurale capace di prevedere il futuro (su molte cose gliantichi erravano): una scienza checome vediamoha subito ormai dei mutamentioper l'uso stesso che se ne è fattoo per nuove dottrineo per il lungotempo trascorso; si conservano però - per non urtare le credenze popolari e peril grande vantaggio che ne deriva allo Stato - le pratichel'osservanza deiritile regoleil diritto augurale e l'autorità del collegio. 71 Néio nego che siano stati meritevoli di ogni più grave pena i consoli PublioClaudio e Lucio Giunioi quali presero il mare contro gli auspicii: eradoveroso obbedire alle prescrizioni religiose e non si doveva contravvenire alleusanze patrie in modo così arrogante. Giustamentedunquel'uno fu condannatoper giudizio del popolol'altro si dette egli stesso la morte."Flaminio"tu ancora ricordi"non obbedì agli auspiciieperciò morìlui e il suo esercito." Ma l'anno dopo Paolo obbedì: eforse per questo scampò alla morte con tutto l'esercito nella battaglia diCanne?

E inveroanche se gli auspicii valessero (e invece non valgono affatto)certamente quelli ai quali ricorriamo noisiano il "tripudio" o isegni provenienti dal cielosono simulacri di auspiciiauspicii no di certo. XXXIV"Quinto Fabiovoglio che tu mi assista nell'auspicio." Quellorisponde: "Ho udito." Al tempo dei nostri antenatiper questafunzione ci si valeva d'un esperto; oggi si prende uno qualsiasi. L'espertodev'essere uno che sappia che cos'è il "silenzio"; chiamiamo"silenzio"nel cerimoniale degli auspiciila situazione in cuiniente turba la cerimonia. 72 Rendersi conto di ciò è còmpito delperfetto àugure; ma quello a cui viene affidata al giorno d'oggi questamansionequando il magistrato che prende gli auspicii ordina: "Dimmiquando ti sembrerà che vi sia il 'silenzio'"non perde tempo né aguardare in alto né attorno; risponde sùbito che gli sembra che il"silenzio" ci sia. Allora l'altro: "Di' quando gli uccellimangeranno". "Stanno mangiando." Ma quali uccelli? E dove? Haportatodiconoi polli rinchiusi in una gabbia colui cheper questo suoufficioviene chiamato pullario. Questidunquesono gli uccelli messaggeri diGiove! Se essi mangino o noche valore ha? Ciò non ha alcun rapporto con gliauspicii. Ma siccomequando mangianoè inevitabile che qualche pezzetto dicibo caschi loro fuori dalla bocca e percuota la terra (ciò fu detto dapprima"terripavio"poi "terripudio"; ora è chiamato"tripudio")- quando dunque un pezzo di farina impastata cade dallabocca del polloecco che a colui che prende gli auspicii viene annunziato il"tripudio solìstimo".

XXXV 73 Può dunque aver qualcosa di divinatorio questo auspiciocosì coatto e tratto a forza? Che i più antichi àuguri non siano ricorsi aessolo dimostra il fatto che conserviamo tuttora un vecchio decreto del nostrocollegiosecondo il quale da ogni uccello si può ottenere il"tripudio". Allorasìsarebbe un vero auspicioa condizione chel'uccello fosse libero di mostrarsi; allora quell'uccello potrebbe sembrare uninterprete e ministro di Giove; ora invecechiuso in gabbia e stremato dallafamese si butta a divorare un pastone di farinae se un pezzetto di cibo glicade di boccacredi che questo sia un auspicio o che in questo modo Romolofosse solito trarre gli auspicii? 74 Non crediinoltreche coloro cheun tempo prendevano gli auspicii compissero da sé l'osservazione di ciò cheveniva dal cielo? Ora la fanno fare al pullario: quegli riferisce che è cadutoun fulmine proveniente da sinistrache consideriamo come il migliore auspiciotranne per i comizi; questa eccezione fu stabilita per motivi politiciperchéi più potenti nello Stato fossero gli interpreti dei comizi nei processipopolari o nell'approvazione delle leggi o nell'elezione dei magistrati."Ma" tu obietterai"in séguito a una lettera inviata daTiberio Gracco i consoli Scipione e Figulo dovettero rinunciare alla caricaperché gli àuguri avevano sentenziato che erano stati eletti con una procedurairregolare." Ma chi nega l'esistenza di una dottrina degli àuguri? È ladivinazione che io nego "Ma gli arùspici sono indovini; quando TiberioGraccoa causa della morte improvvisa di colui che era stramazzato al suolomentre raccoglieva i voti della centuria che votava per primali convocò insenatoessi dissero che il 'rogatore' non si era uniformato alle regole." 75Innanzi tutto rifletti se non si siano voluti riferire a colui che era stato il"rogatore" della prima centuria; quellodifattiera mortoe checiò costituisse un'irregolarità potevano dirlo senza avere doti divinatorieper semplice interpretazione delle regole. In secondo luogoforse dissero cosìper casoe il caso non si può mai escludere in fatti di questo genere. E ineffettiche cosa potevano sapere degli arùspici etruschi quanto al modo giustodi erigere la tenda o alle leggi sull'attraversamento del pomerio? In veritàio mi trovo d'accordo con Gaio Marcello piuttosto che con Appio Claudio -entrambi furono miei colleghi come àuguri - e ritengo che il diritto auguralesebbene all'inizio sia stato costituito in base alla credenza nella divinazionesia stato poi conservato e rispettato per utilità politica.

XXXVI 76 Masu ciòpiù a lungo altrove: ora basta. Esaminiamopiuttosto gli augurii stranieriche non appartengono tanto alla divinazioneartificialequanto alla superstizione. Gli stranieriper lo piùbadano atutti gli uccellinoi a pochissimi. Alcuni augurii sono considerati favorevolida loroaltri dai nostri. Deiòtaro era solito chiedermi notizie sulla nostradottrina auguraleio sulla loro. Per gli dèi immortaliquante differenze!fino al punto che alcuni precetti erano addirittura opposti. Ed egli ricorrevaagli auspicii sempre: noitranne nel periodo in cui abbiamo il diritto ditrarre gli auspiciiricevuto dal popoloin qual misura vi ricorriamo? I nostriantenati stabilirono che non si procedesse ad alcuna azione di guerra senza averprima tratto gli auspicii; ma da quanti anni ormai vengono condotte guerre daproconsoli e propretoriche non hanno diritto agli auspicii? 77 Perciòné prendono gli auspicii prima di attraversare corsi d'acquané ricorrono al"tripudio". Dov'è andata a finiredunquela divinazione trattadagli uccelli? Dal momento che le guerre sono condotte da chi non ha alcundiritto agli auspiciisembra che tale divinazione sia stata mantenuta in vigoreda chi si occupa del governo civilesoppressa nelle azioni militari. Chéquanto all'auspicio tratto dalle punte delle lanceche è esclusivamente dicarattere militaregià Marco Marcelloquello che fu console cinque voltelotrascurò del tutto: eppure fu ottimo comandanteottimo àugure. E invero eglidiceva che se talvolta voleva portare a compimento una spedizione militareerasolito viaggiare in una lettiga copertaper non essere impedito dagli auspicii.A questo comportamento somiglia ciò che noi àuguri raccomandiamodi fartogliere dal giogo i giumentiperché non càpiti un "auspicioaggiogato". 78 Che cos'altro èquesto non voler essere avvertitida Giovese non fare in modo che un auspicio non possa avvenire oqualoraavvenganon sia veduto?

XXXVII Quell'altra cosapoiè estremamente ridicola: chesecondoteDeiòtaro non si è pentito di aver dato retta agli auspicii che ricevetteal momento di partire per il campo di Pompeopoichétenendo fede alla lealtàe all'amicizia col popolo romanocompì il suo doveree considerò piùimportante l'onore e la gloria che il mantenimento del suo regno e dei suoipossessi. Questo io lo credo senz'altroma non ha niente a che vedere con gliauspicii: non fu certo una cornacchia che col suo gracchiare poté insegnargliche faceva bene a battersi per la libertà del popolo romano: era lui che ne eraconvintocome dimostrò coi fatti. 79 Gli uccelli predicono eventisfavorevoli o favorevoli; Deiòtaroio vedo che ricorse agli auspicii dellavirtùla quale vieta di badare alla fortunaquando si deve tener fede allaparola data. Ché se gli uccelli gli predissero eventi favorevoliloingannarono senza dubbio. Fu sconfitto in battaglia e costretto alla fuga alpari di Pompeo: tempi terribili! Si separò da lui: evento luttuoso! AccolseCesare nello stesso tempo come nemico e come ospite: quale situazione piùumiliante di questa? Cesaredopo avergli strappato la tetrarchia dei Trocmi perdarla a non so quale suo servitorello di Pergamodopo avergli tolto l'Armeniadatagli dal senatodopo essere stato da lui accolto con ospitalitàsuntuosissimalasciò ridotto in miseria e l'ospite e il re. Ma sto divagandoun po' troppo: ritornerò al mio argomento. Se badiamo agli eventiche si cercadi prevedere in base al volo degli uccelligli eventi non furono in alcun modofavorevoli a Deiòtaro; se invece badiamo al compimento del dovereesso fusuggerito a quel re dalla sua virtùnon dagli auspicii.

XXXVIII 80 Lascia da partedunqueil lituo di Romolochea quantodicinon bruciò nemmeno in quel grandissimo incendio; non tener conto dellacote di Atto Navio. Nella filosofia non dev'esserci spazio per storielleinventate. Un'altra cosapiuttostosarebbe stata compito di un vero filosofo:innanzi tutto indagare la natura di tutta la teoria auguralepoi rintracciarnel'origineinfine vedere se abbia una coerenza interna. Qual èdunquelalegge di natura che fa volare gli uccelli da ogni partedi qua e di làalloscopo di dare dei segni e di vietare talvolta di far qualcosadi comandarlotalaltrao col canto o col volo? E perché ad alcuni uccelli è stato dato ilpotere di fornire un auspicio valido dalla parte sinistraad altri da destra? Ecomequandoda chi diremo che siano state scoperte queste cose? Gli Etruschialmenoconsiderano come fondatore della loro dottrina quel bimbetto spuntato sudal solco durante un'aratura; noi a chi ci appelleremo? Ad Atto Navio? Ma furonopiù antichi di vari anni Romolo e Remoambedue àuguricome ci è tramandato.Oppure diremo che queste dottrine sono state scoperte dai pisidii o dai cilici odai frigi? Ammetteremo dunque che genti prive di civiltà umana siano stateautrici di una scienza divina?

XXXIX 81 "Ma tutti i rei popolile genti ricorrono agliauspicii. Come se ci fosse qualcosa di tanto diffuso quanto il non capir nullao come se anche tunel giudicare su qualche problemati attenessi all'opinionedella moltitudine! Quanti sono quelli che negano che il piacere sia un bene?secondo i piùè addirittura il sommo bene. Dunque il loro gran numero inducegli stoici ad abbandonare la loro dottrina? Od'altra partela moltitudinesegue per lo piùnel modo di comportarsil'autorità degli stoici? Qualmeravigliadunquese a proposito degli auspicii e di ogni genere didivinazione le menti deboli accolgono tutte queste credenze superstiziose e nonsono capaci di scorgere la verità? 82 Quale coerenzapoibasata suaccordo e comunanza di ideec'è fra gli àuguri? Uniformandosi all'usanzadella nostra pratica auguraleEnnio disse: "Allora tuonò da sinistra nelcielo perfettamente sereno." Ma l'Aiace omericolamentandosi con Achilledella combattività dei troianisi esprime press'a poco così: "Ad essiGiove diede presagi favorevoli con lampi inviati da destra." Dunquea noii segni da sinistra sembrano più propiziai greci e ai barbari quelli dadestra. Benintesonon ignoro che i presagi favorevoli li chiamiamo talvolta"sinistri"anche se vengono da destra; ma certamente i nostrichiamarono sinistro l'auspicio e gli stranieri lo chiamarono destroperchénella maggior parte dei casi esso sembrava loro migliore. Che grave discordanza!83 E che dire del fatto che dànno valore a uccelli diversia segnidiversiseguono metodi d'osservazione diversipronunciano responsi diversi?Non bisognerà ammettere che una parte di queste divergenze derivi da erroriun'altra da superstizionemolte da volontà d'imbrogliare?

XL E a queste superstizioni non hai esitato ad aggiungere anche ipresagi tratti da certe frasi pronunciate senza intenzione: Emilia disse a Paoloche Persa era mortoe il padre intese la frase come un presagio; Cecilia dissealla figlia di sua sorella che le cedeva il proprio posto. E poi quelle altrefrasi: "Fate silenzio" e "la centuria prerogativapresagio deicomizi". Questa è proprio un voler essere eloquente e facondo contro sestesso. Se ti metti a fare attenzione a codeste cosequando potrai aver l'animotranquillo e sgombro da ansietàin modo da avere come guida nell'agire non lasuperstizionema la ragione? Ma davverose un tale dirà qualcosa appartenenteai suoi affari e a un suo discorsoe una sua parola si potrà adattare per casoa quel che farai o penserai tuquesta coincidenza ti spaventerà o tiincoraggerà? 84 Quando Marco Crasso faceva imbarcare il proprio esercitoa Brindisiun tale chenel portovendeva fichi secchi di Caria provenienti daCaunoandava gridando: "Cauneas!" Diciamo purese ti fapiacereche quel tale ammoniva Crasso di guardarsi dal partiree che Crassonon sarebbe morto se avesse dato retta al presagio involontario. Ma seaccettiamo idee di questo generedovremo stare attenti a tutte le volte cheinciampiamoche ci si rompe la stringa d'una scarpache starnutiamo.

XLI 85 Rimangono ancora le sorti e i Caldeiper passare poi aiprofeti invasati e ai sogni. Credi dunque che ci si debba soffermare sullesorti? Che cos'è una sorte? È press'a poco lo stesso che giocare alla morraai dadialle "tessere": cose nelle quali vale l'azzardo e il casonon il ragionamento o la riflessione. Tutta questa faccenda è un'invenzioneingannatriceallo scopo di far quattrini o di fomentare la superstizione o ditrarre in errore la gente. Ecome abbiamo fatto a proposito dell'aruspicinavediamo un po' la tradizione sull'origine delle sorti più famose. Gli annali diPreneste raccontano che Numerio Suffustiouomo onesto e bennatoricevé infrequenti sogniall'ultimo anche minacciosil'ordine di spaccare una roccia inuna determinata località. Atterrito da queste visioninonostante che i suoiconcittadini lo deridesserosi accinse a fare quel lavoro. Dalla rocciainfranta caddero giù delle sorti incise in legno di querciacon segni discrittura antica. Quel luogo è oggi circondato da un recintoin segno divenerazionepresso il tempio di Giove bambinoil qualeeffigiato ancoralattanteseduto insieme con Giunone in grembo alla dea Fortuna mentre nericerca la mammellaè adorato con grande devozione dalle madri. 86 Edicono che in quel medesimo tempolà dove ora si trova il tempio dellaFortunafluì miele da un olivoe gli arùspici dissero che quelle sortiavrebbero goduto grande famae per loro ordine col legno di quell'olivo fufabbricata un'urnae lì furono riposte le sortile quali oggidì vengonoestrattesi diceper ispirazione della dea Fortuna. Che cosa di sicuro puòesserci dunque in queste sortiche per ispirazione della Fortunaper mano diun bambino vengono mescolate e tratte su? E in che modo codeste sorti furonoposte entro quella rupe? Chi tagliòchi squadrò quel legno di querciachi viincise quelle scritture? "Non c'è nulla" rispondono"che ladivinità non possa fare." Magari la divinità avesse elargito la saggezzaagli stoiciper evitare che prestassero fede a tutto con superstiziosa ansia einfelicità! Ma ormai l'opinione pubblica non dà più credito a questo generedi divinazione: la bellezza e l'antichità del tempio mantiene ancora in vita lafama delle sorti prenestinee soltanto tra il popolino. 87 Qualemagistratooggio quale uomo di un certo prestigio ricorre a quelle sorti? Intutti gli altri luoghipoil'interesse per le sorti si è raffreddatocompletamente. Ciò appare dal detto di Carneaderiferito da Clitomacoche nonaveva visto in nessun luogo una Fortuna più fortunata di quella di Preneste.

Lasciamo perderedunquequesta forma di divinazione(XLII) veniamoalle mostruose immaginazioni dei Caldei. Eudossoseguace di Platonesuperiorea tutti nell'astronomia per concorde giudizio dei più dottiritienee lo hascrittoche non bisogna minimamente credere ai Caldei quanto alla predizione ealla determinazione della vita di ciascuno in base ai segni del giorno dellanascita. 88 Anche Paneziol'unico degli stoici che negò fede allepredizioni astrologichericorda Anchialo e Cassandroi maggiori astronomi suoicontemporaneii qualimentre eccellevano in tutte le altre branchedell'astronomianon vollero servirsi di questo genere di predizioni. Scilace diAlicarnassoamico intimo di Panezioastronomo eccellente e capo eminente dellasua cittàripudiò tutto questo genere caldàico di predizione. 89 Malasciamo da parte gli autori e ricorriamo al ragionamento. Codesti difensoridelle "predizioni natalizie" dei Caldei argomentano così: è insitadicononel cerchio delle costellazioni che in greco si chiama"zodiaco"una forza di tal naturache ciascuna parte di quel cerchioinfluenza e trasforma il cielo in un modo diversoa seconda delle diversestelle che si trovano in quelle parti e nelle parti finitime in un dato tempo; equella forza viene variamente modificata da quelle stelle che son chiamateerranti; e quando le costellazioni sono venute in quella parte dello zodiacocoincidente con la nascita di colui che viene alla luceoppure in una che abbiaqualche contiguità o affinità con quellale figure che allora si formano sonochiamate dagli astrologi triangoli e quadrati. Inoltrepoiché nel corso di unanno e delle varie stagioni avvengono così notevoli rivolgimenti e mutamentidel cielo per l'avvicinarsi e l'allontanarsi delle stellee poiché questifenomeni che vediamo sono causati dall'influsso del solegli astrologiritengono non solo verosimilema verochea seconda della composizionedell'ariai bambini che nascono siano animati e conformati in un certo modoeche da essa risultino plasmati i caratterile qualità moralil'animailcorpolo svolgersi della vitai casi e gli eventi di ciascuno.

XLIII 90 Oh delirio incredibile! (ché non ogni errore può esserchiamato semplicemente "stoltezza"). E ad essi anche Diogene stoicoconcede qualcosacioè che sappiano predire soltanto quale carattere avràciascun singolo nato e a quale attività sarà particolarmente idoneo; negainveceche si possa in alcun modo sapere tutto il resto che essi pretendono dideterminare: difattiegli dicei gemelli hanno costituzione fisica egualemavita e sorte quasi sempre differenti. Procle ed Euristeneentrambi re diSpartafurono fratelli gemelli; ma non vissero lo stesso numero di anni (Proclemorì un anno prima di suo fratello) e Procle fu molto superiore al fratello perla gloria delle imprese compiute. 91 Ma io sostengo che è impossibilesapere anche quelle cose che l'ottimo Diogene concede ai Caldei per una speciedi accordo sottobanco. Se la lunacome essi stessi diconoregola le nascitedei bambinie i Caldei osservano e prendono nota di quelle costellazioni cheinfluiscono sulle nascite e che appaiono in congiunzione con la lunaalloraessi giudicano con l'ingannevolissima sensazione della vista ciò che avrebberodovuto vedere col ragionamento e con l'intelletto. I calcoli degli astronomiche costoro avrebbero dovuto conosceremostrano quanto sia bassa l'orbita dellalunatanto da sfiorare quasi quella della terraquanto la luna sia lontana daMercurioche è la stella più vicinae molto più lontana da Veneree ancoraun grande intervallo la separi dal soledalla cui luce si ritiene che siailluminata; gli altri tre intervallipoisono infiniti ed immensi: dal sole aMarteda Marte a Gioveda Giove a Saturno; e di qui alla volta celesteche èil limite estremo e ultimo dell'universo. 92 Quale influssodunquevipuò essere da una distanza pressoché infinita fino alla lunaopiuttostoalla terra?

XLIV E ancora: quando dicono - e devono dirlo per forza - che tutte lenascite di tutti coloro che son generati in ogni parte della terra abitata sonoidentichee che necessariamente accadranno le stesse cose a tutti quelli chesiano nati sotto la stessa posizione del cielo e degli astrinon rivelanocodesti interpreti del cielodi non conoscerne neanche la struttura? Poichéquelle circonferenze che dividonoper così direil cielo a metà e limitanola nostra visuale (i greci le chiamano horízontesnoi possiamo contutta esattezza chiamarle "limitanti") hanno la massima varietà esono diverse da un luogo all'altrone consegue che la nascita e il tramontodelle costellazioni non può avvenire dappertutto nello stesso tempo.

93 E se per il loro influsso il cielo assume ora unaora un'altracomposizionecome possono quelli che nascono ricevere una medesima improntadal momento che tanto grande è la dissimiglianza del cielo? In questa parte delmondo che noi abitiamo la Canicola sorge dopo il solstizio d'estateanziparecchi giorni dopo; ma nel paese dei trogloditia quanto si leggesorgeprima del solstizio; cosicchése anche ammettiamo che l'influsso del cielo siesplichi in qualche modo su coloro che nascono in terragli astrologidovrebbero pur riconoscere che coloro che nascono contemporaneamente possonoavere caratteri diversi per la dissimiglianza del cielo. Ma non hanno alcunavoglia di riconoscerlo: pretendono che tutti i nati nel medesimo tempoqualunque sia il luogo della loro nascitasiano votati alla stessa -sorte.

XLV 94 Ma che follìa è questadi credere chementre si prendono inconsiderazione i più grandi movimenti e mutamenti del cielonon importinonulla le differenze tra i ventile pioggei climi di ciascun luogo? Perfino inlocalità vicine tra loro tante sono le disparità tra questi fenomenichespesso le condizioni meteorologiche a Tuscolo sono diverse da quelle di Roma. Inaviganti se ne accorgono più che mai quandonel doppiare un promontorioavvertono spesso un grandissimo cambiamento del vento. Perciòse il clima ècosì variabileora serenoora perturbatosi può considerare sano di mentechi non dice che ciò influisca sulle nascite dei bambini (e in verità non viinfluisce)ma sostiene poi che eserciti un influsso sulle nascite stesse quelnon so che di evanescenteche non può in alcun modo essere oggetto disensazionea mala pena anche di attività pensantecioè la composizione delcielo prodotta dalla luna e dagli altri astri? E il non capire cheragionandocosìsi riduce a nulla l'influsso dei semi generativiche ha un'importanzadecisiva nel concepimento e nella procreazioneè forse un errore di pococonto? Chiinfattinon vede che i figli ritraggono dai genitori lacomplessione fisicail caratteretanti modi di atteggiarsi da fermi e dimuoversi? Ciò non accadrebbe se queste caratteristiche non provenisserodall'influsso e dall'efficacia dei generantima dal potere della luna e dallacomposizione del cielo. 95 E il fatto che i nati nell'identico istantehanno caratteri e vicende della vita dissimiliè forse una prova di poco contoa favore della tesi che il tempo della nascita non c'entra nulla con losvolgimento successivo della vita? A meno cheforseriteniamo che nessuno siastato concepito e sia nato nello stesso momento di Scipione l'Africano. C'èstatoin effettiqualcuno da mettergli a confronto?

XLVI 96 Può esser messo in dubbiopoiche moltinati con qualcheparte del corpo deforme e anormalesiano stati guariti e riportati allanormalità dalla Naturache ha corretto se stessao dalla chirurgia e dallamedicina? Per esempioad alcuniche avevano la lingua attaccata al palatocosì da non poter parlarequell'organo è stato reso libero con un taglio dibisturi. Molti altri eliminarono un difetto di natura mediante la continuaapplicazione e l'eserciziocome Demetrio Falereo riferisce quanto a Demosteneil qualenon essendo in grado di pronunciare la lettera errecolcontinuo esercizio riuscì a pronunciarla perfettamente. Se quei difetti fosserostati prodotti e trasmessi da un influsso astraleniente li avrebbe potuticorreggere. E la differenza dei luoghi non produce differenti tipi umani? Ditali differenze è facile dare esempimostrare quanto son diversi nel corpo enel carattere gli indiani e i persianigli etìopi e i siria tal punto che levarietà e le dissimiglianze sono addirittura incredibili. 97 Da ciò sicomprende cheriguardo alle nascitele diverse località della terra valgonopiù dei contatti della luna. E quanto a ciò che si diceche i babilonesicontinuarono a osservare e a sperimentare tutti i bambini che via via nascevanoper la durata di 470.000 anniè una menzogna: se lo avessero fatto davvero pertanto temponon avrebbero smesso. Non abbiamod'altrondealcun testimoneautorevole che ci assicuri che ciò venga fatto o sappia che sia stato fatto inpassato.

XLVII Come vedinon riferisco le argomentazioni di Carneademaquelle di Panezioil più eminente degli stoici. Iopoidomando anche setutti quelli che caddero nella battaglia di Canne erano nati sotto la stessacostellazione: poiché certo ebbero tutti una morte uguale. E quelli che hannoin dote un ingegno e una virtù eccezionalinascono anche loro sotto la stessacostellazione? Quale istante c'èin cui non nascono innumerevoli bambini?Eppure nessuno di loro è stato all'altezza di Omero. 98 E se haimportanza sapere sotto quale composizione del cielo e congiunzione delle stelleciascun essere vivente nascabisogna che ciò valga non solo a proposito degliuominima anche delle bestie. Si potrebbe dire una cosa più assurda di questa?Lucio Taruzio di Fermomio intimo amicoperfetto conoscitore della dottrinacaldèafaceva risalire anche il giorno natalizio della nostra città a quellefeste di Palein concomitanza delle quali si dice che essa fu fondata daRomoloe diceva che Roma era nata mentre la luna si trovava nella costellazionedella Librae non esitava a cantarne i destini. 99 Oh straordinariapotenza dell'errore! Anche il giorno natalizio d'una città dipendevadall'influsso delle stelle e della luna? Ammetti pure cheriguardo a unbambinoabbia qualche importanza lo stato del cielo nel quale egli abbia trattoil primo respiro; ma la stessa cosa avrebbe potuto valere anche per i mattoni oper le pietre con cui Roma fu costruita? Ma a che scopo dilungarsi? Ogni giornosimili profezie risultano smentite. Quante cose mi ricordo che furono predettedai caldei a Pompeoquante a Crassoquante a Cesare stessopoc'anzi ucciso!Nessuno di loro sarebbe morto se non da vecchiose non nel suo lettose nonnel pieno splendore della sua gloria. Cosicché mi sembra estremamente stranoche vi sia qualcuno che ancora creda a costorole cui predizioni egli stessoogni giornovede che sono confutate dalla realtà e dagli avvenimenti.

XLVIII 100 Rimangono due forme di divinazionechea quanto si diceci provengono dalla naturanon dall'arte: i vaticinii e i sogni.Discutiamone" dissi"Quintose ti piace." Rispose Quinto:"Certo che mi piace. In effetti io mi sento del tutto d'accordo con quelche hai sostenuto finora eper esser sinceroquantunque le tue parole abbianorafforzato la mia opinionetuttavia anche primadentro di meconsideravotroppo superstiziosa la dottrina stoica sulla divinazione. Mi seduceva di piùquest'altra teoriaquella dei peripatetici: del vecchio Dicearco e di Cratippoche attualmente è nel pieno fiore della sua fama. Essi ritengono che vi sianelle menti degli uomini una sorta di oracolo che faccia presentire il futuroquando l'anima o è esaltata da una divina follìa orilassatasi nel sonnopuò muoversi liberamente e senza vincoli corporei. Sarei davvero desideroso disentire che cosa pensi di queste forme di divinazione e con quali argomenti leconfuti."

XLIX 101 Quando egli ebbe detto ciòio a mia voltaquasirifacendomi di nuovo dall'iniziocosì presi a dire: "Non ignoroQuintoche tu hai sempre pensato così: sei stato dubbioso sulle altre forme didivinazionehai ritenuto vere soltanto queste duedell'esaltazione profetica edel sognoche sembrano derivate dalla mente libera dal gravame del corpo.Diròdunqueil mio parere anche su questi due generi di divinazione; ma primacercherò di esaminare il valore dell'argomentazione logica degli stoici e delnostro Cratippo. Hai detto che CrisippoDiogene stoico e Antipatro argomentanocosì: "Se gli dèi esistono e non fanno sapere in anticipo agli uomini ilfuturoo non amano gli uominio ignorano ciò che accadrào ritengono chenon giovi affatto agli uomini sapere il futuroo stimano indegno della loromaestà preavvertire gli uomini delle cose che avverrannoo nemmeno gli dèistessi sono in grado di farle sapere. 102 Ma non è vero che non ci amino(sonoinfattibenèfici e amici del genere umano)né è possibile cheignorino ciò che essi stessi hanno stabilito e predispostoné si puòammettere che non ci giovi sapere il futuro (chése lo sapremosaremo piùprudenti)né essi ritengono che ciò non si confaccia alla loro maestà(niente èdifattipiù glorioso che fare il bene)né possono essereincapaci di prevedere il futuro. Dunquedovremmo concluderenon esistono glidèi e non ci predìcono il futuro. Ma gli dèi esistono; dunque predìcono. Ese dànno indizi del futuronon è ammissibile che ci precludano ogni mezzo diinterpretare tali indizi (ché darebbero gli indizi senza alcun frutto)néseessi ci forniscono quei mezzi d'interpretazioneè possibile che non vi sia ladivinazione. Dunque c'è la divinazione." 103 Ohuomini acuti! Comecredono che in poche parole l'affare sia bell'e sbrigato! Per giungere alla loroconclusionedànno per accettate delle premesse nessuna delle quali vien dataloro per buona. Si deve approvare la conclusione di un ragionamento solo se ilproblema controverso viene risolto partendo da premesse sicure.

L Guarda un po' come Epicuroche gli stoici sogliono consideraresciocco e rozzoha dimostrato che quello che nella natura chiamiamo "iltutto" è infinito. "Ciò che è finito" egli dice "haun'estremità." Chi non è disposto ad ammettere questo? "Ciò che haun'estremità si può vedere da un punto che si trovi al di fuori." Anchequesto bisogna ammetterlo. "Ma ciò che è il tutto non può essere vedutoda un punto che si trovi al di fuori del tutto." Nemmeno questo si puònegare. "Non avendodunquealcuna estremitàè necessariamenteinfinito." 104 Vedi comeprendendo le mosse da premesse che tuttiammettonogiunge a dimostrare una cosa di cui si dubitava? Non così procedetevoi dialettici; e non solo non partiteper svolgere le vostre argomentazionida premesse che tutti concedonoma presupponete cose cheanche se vi venisseroconcesseegualmente non vi farebbero raggiungere la conclusione da voi voluta.Incominciatedifatticon questo presupposto: "Se gli dèi esistonosonobenèfici verso gli uomini." Chi ve lo darà per sicuro? Forse Epicuroilquale nega che gli dèi abbiano alcuna preoccupazione sia per gli altrisia perse stessi? Oppure il nostro Ennioil quale fa dire a un suo personaggiomentrela folla degli spettatori dimostra il proprio assenso con grandi applausi:"Io ho sempre detto e sempre dirò che esiste la stirpe degli dèi celestima credo che essi non si curino di quel che fa il genere umano." E aggiungesùbito il motivo di questa sua opinione; ma non è necessario che io reciti ilseguito; basta solamente che si capisca che costoro presuppongono come certociò che è dubbio e controverso.

LI 105 Segue quest'altro assunto: che gli dèi non ignorano nienteperché tutto è stato stabilito da loro. Ma su questo punto quanta polemicac'è da parte di uomini dottissimii quali non ammettono che questa realtà siastata stabilita dagli dèi! 106 "Ma è nel nostro interesse sapereil futuro." C'è un'ampia opera di Dicearco che sostiene che è meglioignorare il futuro che saperlo. Ancoragli stoici negano che sia alieno dallamaestà degli dèi.... certoandare a spiare dentro le casupole di tutti noimortaliper giudicare che cosa sia utile a ciascuno! "Né possono essereincapaci di prevedere il futuro." E invece ciò è contestato da queipensatori che ritengono che il futuro non sia predeterminato con certezza. Vedidunqueche i punti dubbi sono dati per certi e per ammessi da tutti? Poirovesciano l'argomentazione e ragionano così: "Dunquedovremmoconcluderegli dèi non esistono né indicano il futuro": credono che nonsia ammissibile altra possibilità. Poi soggiungono: "Ma gli dèiesistono"; e anche questo non è ammesso da tutti. "Dunque predìcono";nemmeno questa è una conseguenza necessaria: potrebbero non darci alcunapredizione e tuttavia esistere. Aggiungono anche chese inviano segnipremonitorinon è possibile che non ci forniscano qualche mezzo perinterpretarli. Ma invece anche questo è possibileche conoscano questi mezzima non li forniscano agli uomini; perchéin effettili avrebbero dati aglietruschi più che ai romani? "Nése essi ci forniscono quei mezzid'interpretazioneè possibile che non esista la divinazione." Ammettipure che gli dèi ce li forniscanoil che è già assurdo: a che servese noinon possiamo comprenderli? Ed ecco il finale: "Dunque la divinazioneesiste." Sia pure il finalema non è il raggiungimento delladimostrazione: ché da false premessecome abbiamo appreso proprio da lorononsi può giungere alla verità. Tutta l'argomentazionedunquegiace a terra.

LII 107 Veniamo ora al nostro amico e ottimo uomoCratippo. Dice:"Se senza occhi non può svolgersi la funzione e il còmpito degli occhietuttavia può accadere talvolta che gli occhi non adempiano bene al lorocòmpitochi anche una volta sola ha usato gli occhi in modo da scorgere lecose come sono in realtàpossiede il senso della vista capace di percepire larealtà. Allo stesso mododunquesenon esistendo la divinazionenon puòsvolgersi la funzione e il còmpito della divinazione stessae tuttavia puòaccadere talvolta che qualcunopur dotato di capacità divinatorieerri e nonveda la realtàè sufficiente a dimostrare l'esistenza della divinazione cheanche una volta sola un fatto sia stato divinato in modo tale da non sembrareche ciò possa in alcun modo attribuirsi al caso. Ma ci sono esempi innumerevolidi questo genere: bisogna dunque ammettere che la divinazione esiste."Arguto e conciso! Ma dopo che per due volte ha enunciato un presuppostoarbitrarioper quanto possa aver trovato in noi degli amici disposti aconcedergli moltonon è tuttavia assolutamente possibile concedergli ciò chevuole "aggiungere" nella sua argomentazione. 108 Egli dicedunque: "Se qualche volta gli occhi vedono maletuttaviasiccome qualchevolta hanno visto benesono forniti della capacità di vedere; del parise unoha detto anche una volta sola qualcosa di giusto nel divinaresebbene altrevolte si sbaglidev'essere ritenuto dotato della capacità di divinare."

LIII Guarda un po'ti pregocaro Cratippoquale somiglianza ci siatra queste due argomentazioni; poiché io non riesco a vederla. Gli occhiquando vedono giustosi servono di una sensazione dataci dalla natura; leanimese qualche volta o nell'esaltazione o nel sogno han visto cose che poi siavveranohanno avuto dalla loro la fortuna e il caso; a meno che tu non credache quelli che considerano i sogni nient'altro che sogniti concederanno chese talvolta un sogno si avveraciò non sia accaduto fortuitamente. Maconcediamoti pure quei due presupposti (che i dialettici chiamano"lemmi" con parola grecama io preferisco parlar latino); in ognicaso l'"aggiunta" (che quelli chiamano próslepsis) non tisarà concessa. 109 L'aggiunta di Cratippo è questa: "Vi sonoinnumerevoli presentimenti non casuali". Ioinvecedico che non ce n'ènemmeno uno: vedi quanto è grande il dissenso; euna volta che quell'aggiuntanon viene concessanessuna conclusione si può raggiungere. Masecondo luisono io uno sfrontatonel non voler ammettere quell'aggiuntamentre è tantoevidente. Che cosa è evidente? "Che molte predizioni risultano vere"risponde. E che dire allora del fatto che molte di più risultano false? Proprioquesta incostanza di risultatiche è caratteristica del casonon dovràdimostrarci che dal casonoti da una legge di naturaessi dipendono? Inoltrese codesta tua argomentazione è veracaro Cratippo (dal momento che è con teche sto attualmente discutendo)non ti accorgi che di essa possono servirsiegualmente gli arùspicigli interpreti dei fulmini e dei prodìgigli àugurigli estrattori di sortii caldei? Di tutte queste forme di divinazione non cen'è nemmeno una in base a cuiuna volta su tantel'evento non sia statoconforme alla predizione. Dunque o anche queste forme di divinazioneche tugiustissimamente ripudiisono valideose non lo sononon capisco perché losiano quelle due sole che tu ammetti. Grazie allo stesso ragionamento con cui tudài il benestare a quellepossono avere il diritto di esistere anche quelleche neghi.

LIV 110 Quale autoritàd'altrondepuò avere codesto stato di folleeccitazione che chiamate divinoin virtù del quale ciò che il savio non vedelo vedrebbe il pazzoe colui che ha perduto le facoltà sensoriali umaneavrebbe acquisito quelle divine? Noi crediamo ai carmi della Sibillache essasi dicepronunciò in stato di esaltazione. Si credeva poco tempo faper unadicerìa infondata diffusasi tra la genteche un interprete di tali carmi siapprestasse a dire in senato che colui che di fatto era già nostro re avrebbedovuto anche ricevere il titolo regalese volevamo esser salvi. Se questo èscritto nei libri sibillinia quale uomo e a quale tempo si riferisce? Coluiche aveva scritto quei versi aveva agito furbescamente: omettendo ogniprecisazione di persona e di tempoaveva fatto in modo chequalunque cosaaccadessesembrasse l'avveramento di una profezia. 111 Aveva aggiuntoanche l'oscurità dell'espressioneperché gli stessi versi potessero adattarsiora ad una cosaora a un'altra in diverse circostanze. Che quel carmepoinonsia il parto di uno spirito invasatolo rivela sia la fattura dei versi stessi(che sono un prodotto di arte raffinata e accuratanon di eccitazione e diimpeto)sia quel tipo di composizione che si suol chiamare"acrostico"nella qualeleggendo di séguito le prime lettere diciascun versosi mette insieme un'espressione di senso compiutocome in alcunepoesie di Ennio: "QUINTO ENNIO FECE". Un simile artifizio ècertamente caratteristico di una mente attentanon furente! 112 E neilibri sibillinil'intero carme risulta dal primo verso di ciascuna frasemettendo di séguito le prime lettere di quella frase. Questo è il modo diprocedere di uno scrittorenon di un invasato; di uno che lavora con minutaaccuratezzanon di un folle. Perciò teniamo ben appartata e segregata laSibillain modo checome ci è stato tramandato dai nostri antenatisenza unordine esplicito del senato non vengano nemmeno letti i suoi librie servano afar abbandonare i timori superstiziosi anziché a farli sorgere. Coi sacerdotiaddetti all'interpretazione di quei carmi facciamo un patto: che da quei libritirino fuori qualsiasi cosa tranne un repoiché d'ora in poi né gli dèi négli uomini permetteranno che un re vi sia a Roma.

LV "Ma" obietterai"molti hanno spesso vaticinato ilverocome Cassandra: 'E già nel vasto mare...'e poco dopo: 'Ahimèguardate!'" 113 Mi costringi dunque anche a credere alle invenzionidelle tragedie? Esse arrecheranno diletto artistico quanto vorraisi farannoammirare per le paroleper le frasiper i ritmiper la musica; ma nessunaautorità né credibilità dobbiamo attribuire a cose inventate. E allo stessomodo io sostengo che non si debba credere né a quel tale ignoto Publilio né aivati Marcii né agli enigmi di Apollo: alcune di queste profezie sonochiaramente delle invenzionialtre sono state proferite senza discernimento;nessunoneanche di mediocre levaturavi ha credutomeno ancora le personedotate d'ingegno. 114 "Ma come" dirai"quel rematoredella flotta di Coponio non predisse appunto ciò che poi avvenne?" Certo!Predisse appunto ciò che tuttialloratemevano che accadesse. Sentivamo direche in Tessaglia gli accampamenti dei due eserciti erano ormai l'uno di fronteall'altro; ritenevamo che l'esercito di Cesare avesse più sfrenato ardirepoiché aveva preso le armi contro la patriae più forza per la lungaesperienza nel guerreggiare; l'esito della battaglianessuno di noi c'era chenon lo temesse; macome si conveniva a persone dotate di fermezza d'animonondavamo segni di timore. Quel greco inveceche c'è di strano se per un eccessodi pauracome tante volte accadeperse il controllo e il senno e uscì fuoridi sé? In séguito a questa perturbazione d'animoquelle cose chefinché erasano di mentetemevaandava dicendo che sarebbero avvenute quand'ebbe perso laragione. Maper tutti gli dèi e gli uominiè più verosimile che la volontàdegli dèi immortali sia stata prevista da un rematore impazzito o da qualcunodi noi che allora eravamo lìda meda Catoneda Varroneda Coponio stesso?

LVI 115 Ma eccomi giunto a te"O venerando Apolloche occupi ilvero ombelico del mondodonde primamente uscì la profetica voce orridaterribile." Dei tuoi oracoli Crisippo ha riempito un intero libro: alcunifalsia mio parerealtri avveratisi per casocome spessissimo avviene inqualsiasi discorsoaltri tortuosi e oscuri (cosicché l'interprete haa suavoltabisogno di un interpretee la sorte stessa va indagata ricorrendo allesorti)altri ancora a doppio senso e bisognosi dell'indagine di un dialettico.Quando fu dato quel famoso responso al più ricco dei re d'Asia: "Cresoattraversando l'Halys manderà in rovina una grande potenza" egli credetteche avrebbe mandato in rovina la potenza dei nemicimandò invece in rovina lapropria: 116 si fosse verificata l'una o l'altra delle due possibilitàl'oracolo sarebbe egualmente apparso vero. Perchéd'altra partedovreicredere che Creso abbia mai ricevuto realmente questo responso? O perché dovreiconsiderare Erodoto più verace di Ennio? Erodoto non poté forse essere statomeno fantasioso a proposito di Creso di quanto lo fu Ennio a proposito di Pirro?Chi è disposto a credere che Pirro ricevé dall'oracolo di Apollo il responso:"Dico teEacidepoter vincere i romani"? Innanzi tuttoApollo nonparlò mai in latino; poidi questo responso gli autori greci non sanno nulla;inoltreal tempo di Pirro Apollo aveva già smesso di far versi; e infinesebbene sia sempre statacome Ennio dice"Stolta la stirpe degli Eacidi -son potenti in guerra più che nella saggezza -"tuttavia Pirro avrebbepotuto capire che il doppio senso contenuto in quel verso"te vincere iromani"non era per nulla più favorevole a lui che ai romani. Ché queldoppio senso che ingannò Creso avrebbe potuto ingannare anche un Crisippomaquestorelativo a Pirronon avrebbe ingannato neanche Epicuro.

LVII 117 Mae questa è la cosa principalecome mai a Delfi nonvengono più pronunciati oracoli di questo generee non solo ai nostri tempima già da moltodi modo che niente può essere ormai oggetto di maggiordisprezzo? Quando vengono messi alle strette su questo puntorispondono che perl'antichità è svanita la forza di quel luogola quale produceva quelleesalazioni che esaltavano l'anima della Pizia e le facevano proferire glioracoli. Diresti che costoro parlino del vino o della salamoiache perdonosapore col tempo. Si tratta della. forza sprigionantesi da un luogoe di unaforza non meramente naturalema addirittura divina; come maidunqueessa èpotuta svanire? "Per il lungo tempo trascorso" tu dirai. Ma qualedurata di tempo può essere in grado di esaurire una forza divina? Ed'altraparteche cosa può esserci di tanto divino quanto un afflato prorompente dallaterracapace di eccitare la mente umana in modo da renderla presàga delfuturoin modo che la mente non solo lo veda con grande anticipoma anche loreciti in versi ben ritmati? E quando codesta forza è svanita? Forse quando gliuomini incominciarono a essere meno crèduli? 118 Demosteneche vissecirca trecento anni fagià allora diceva che la Pizia "filippeggiava"cioèper così direprendeva le parti di Filippo. Questa frase mirava a farintendere che la Pizia era stata corrotta da Filippo. È dunque lecito credereche anche in altri responsi dell'oracolo di Delfi vi sia stato qualcosa di nonveritiero. Manon so comesembra che questi filosofi superstiziosi estareiper direfanatici vogliano a tutti i costi far la figura degli sciocchi. Viostinate a sostenere che è svanita ed estinta una forza chese mai vi fossestatasarebbe senza dubbio eternapiuttosto che rinunciare a credere coseincredibili.

LVIII 119 Un errore analogo si commette a proposito dei sogni. Daquanto lontano prendono le mosse nel difenderli! Sostengono che le nostre animesiano divinee derivino dal di fuori di noie che il mondo sia pieno di unamoltitudine di anime "consenzienti": quindiin virtù della naturadivina dell'anima in quanto tale e della sua connessione con le anime cheriempiono l'universosarebbe possibile vedere il futuro. Zenone ritiene chel'anima si contragga ein certo sensoscivoli giù e giacciae che appunto inciò consista il sonno. Già Pitagora e Platoneautori di sommo valoreconsigliano di andare a dormire predisposti da un regime di vita e daun'alimentazione appropriataallo scopo di vedere in sogno cose piùrispondenti al vero; i pitagorici prescrivono di astenersi assolutamente dalmangiar favecome se quel cibo gonfiasse l'animanon il ventre. Manon socomenon si può immaginare nulla di tanto assurdo che non sia sostenuto daqualche filosofo. 120 Riteniamo dunque che le anime dei dormienti simuovano da sé mentre sognanooppure checome sostiene Democritosianocolpite da visioni esterne ed estranee? Sia vera questa opinione o quell'altrarimane il fatto che moltissime cose false possono apparir vere a chi sogna.Anche ai naviganti sembra che si muovano cose che stanno ferme; eper unasensazione degli occhi deviatil'unica luce di una lucerna può appariredoppia. E che dire dei pazzio degli ubriachi? Quante visioni fallaci essihanno! Ma se non si deve credere a visioni di questo generenon capisco perchési debba credere ai sogni. Giacchése volessimopotremmo sostenere aproposito di questi errori visivi le stesse cose che si sostengono a propositodei sogniedi conseguenzapotremmo dire che le cose fermequalora sembrinoin movimentosiano il segno premonitore di un terremoto o di una qualchesconfitta improvvisae che il veder doppia la fiamma di una lucerna siapresagio di discordie civili e di sedizioni.

LIX 121 E ancoradalle visioni dei pazzi o degli ubriachi sipotrebberocon l'arte congetturalededurre innumerevoli cose che dovrebberoaccadere in futuro. Chiin effettitirando l'arco per una giornata interanonfinirà col far centro una buona volta? Noi sogniamo per notti interee nonc'è quasi nessuna notte nella quale non dormiamo; e ci meravigliamo che unavolta o l'altra ciò che abbiamo sognato si avveri? Che c'è di tanto incertoquanto un colpo di dadi? Eppure non c'è nessuno chelanciandoli più volteottenga una volta il "colpo di Venere"talora anche dueanche trevolte. Diremo alloracome gli sciocchiche ciò avviene per un intervento diVenerenon per caso? E se nelle altre ore del giorno non bisogna credere allevisioni falsenon vedo quale condizione privilegiata abbia il sonnotale chein esso le cose valgano per vere. 122 E se la natura avesse predispostole cose in modo che i dormienti dovessero fare ciò che sognanobisognerebbelegare tutti quelli che vanno a dormire: ché durante il sogno siabbandonerebbero ad atti più inconsulti di quelli di qualsiasi pazzo. Sed'altra partenon dobbiamo prestar fede alle visioni dei pazzi perché sonofalsenon capisco perché si creda alle visioni di quelli che sognanole qualisono molto più confuse; forse perché i pazzi non narrano le loro visioniall'interpretementre le narrano quelli che han fatto un sogno?

Domando anche: se io voglio scrivere o leggere qualcosao cantare o sonarela cetrao risolvere un problema di geometriadi fisicadi dialetticadovròaspettare l'ispirazione dàtami da un sognoo sarà meglio che usi le miecognizionisenza le quali non si può fare né portare a soluzione nessuna diquelle attività? E ancora: nemmeno se volessi navigarereggerei il timonebasandomi su precetti ricevuti in sogno; ché ne pagherei sùbito un duroprezzo! 123 Comedunqueè plausibile che gli ammalati chiedano la curaall'interprete di sogni anziché al medico? Forse Esculapioforse Serapide cipuò prescrivere durante il sonno la cura per recuperare la salutee inveceNettuno non può dare egli stesso i precetti ai naviganti? E se Minervaprescriverà la medicina senza bisogno del medicole Muse non daranno in sognola capacità di scriveredi leggeredi esercitare tutte le altre arti? Ma seci venisse concessa in questo modo la facoltà di curarci la saluteciverrebbero concesse anche le altre doti a cui ho accennato; e siccome quelle nonci sono concessenon ci è concessa l'arte medica; esclusa la qualerisultaconfutata ogni autorità dei sogni.

LX 124 Ma ammettiamo che anche queste siano osservazioni superficiali;scaviamo ora più a fondo. O un potere divino che si prende cura di noi ci dàdirettamente i precetti per mezzo dei sognio gli interpretibasandosi su unacoerenza e concordanza della naturache chiamano sympátheiacomprendonoche cosanei sognicorrisponda a un determinato evento e quale ulteriorerisultato consegua da ciascun evento; o nessuna di queste due cose è veraetutto si fonda su un'osservazione lunga e costante di ciò che suole avvenirecome conseguenza di una visione avvenuta durante il sonno. In primo luogodunquebisogna comprendere che non esiste alcuna forza divina produttrice deisogni. E questoin effettiè evidente: che nessuna visione apparsa nel sonnoproviene dalla volontà degli dèi. Per il nostro beneinfattigli dèifarebbero sì che noi potessimo prevedere il futuro. 125 Ma quanti sonoquelli che davvero obbediscono ai sognili comprendonoli ricordano? Quantopiù numerosiinvecequelli che li disprezzano e li considerano unasuperstizione degna di un animo deboleda vecchierelle? Quale motivo c'èdunqueper cui la divinitàpremurosa verso tutti costoroli avverta mediantesognimentre essi non ritengono quei sogni meritevoli non dico di attenzionema nemmeno di ricordo? Ché da un lato la divinità non può ignorare come lapensa ciascuno di noidall'altro non è degno della divinità fare qualcosainutilmente e senza motivo; perfino gli uomini che agissero così simostrerebbero poco seri! Perciòse la maggior parte dei sogni sono ignorati otrascuratiuna delle due: o la divinità non sa che le cose stanno cosìoricorre senza frutto agli avvertimenti dei sogni; ma né l'una né l'altra cosasi addice alla divinità; bisogna quindi riconoscere che la divinità non ci dàalcun segno premonitore mediante i sogni.

LXI 126 Un'altra cosa vorrei sapere: se la divinità ci manda questevisioni per il nostro beneperché non ce le manda mentre siamo sveglinonmentre dormiamo. O che un impulso esterno ed estraneo ecciti le anime deidormientio che le anime si eccitino da séo che vi sia qualunque altra causache ci dia l'impressione di vedereudirefare qualcosa durante il sonnolamedesima causa poteva valere riguardo a noi durante la veglia; e se gli dèifacessero ciò per il nostro bene mentre dormiamofarebbero altrettanto mentresiamo sveglitanto più in quanto Crisippopolemizzando contro gli accademicidice che sono molto più chiare e sicure le cose da noi viste in stato di vegliache quelle che ci appaiono in sogno. Sarebbe stato quindi più degno dellabontà divina - se davvero gli dèi intendessero con questo mezzo curarsi di noi- inviare visioni più chiare a chi è sveglionon più oscure a chi dorme. Masiccome ciò non accadei sogni non sono da considerare di origine divina. 127E insommache bisogno ci sarebbe di tortuosità e di raggiritali dacostringerci a ricorrere agli interpreti dei sogni? La divinitàse volevadavvero giovarcinon poteva dirci senza intermediari "Fa' questonon farequest'altro"e apparirci mentre eravamo sveglinon mentre dormivamo?

LXII Del restochi oserebbe dire che tutti i sogni sono veri?"Alcuni sogni sono veri" dice Ennio"ma tutti veri non ènecessario che siano." Ma che distinzione è mai questa? Quali sognidovremo annoverare fra i veriquali fra i falsi? E se i veri sono inviati dalladivinitài falsi donde nascono? Se anch'essi sono diviniche cosa c'è dipiù incoerente della divinità? E che cosa di più sciocco che turbare le mentidei mortali con visioni false e menzognere? Se poi le visioni vere sono divinele false e inconsistenti umaneche cos'è codesta arbitraria facoltà diattribuzionetale che un sogno sarebbe prodotto dalla divinitàun altro dallanaturae non piuttosto o tutti dalla divinità (ma voi dite di no)o tuttidalla natura? Dal momento che negate la prima alternativaè necessarioammettere la seconda. 128 Chiamo natura quella condizione per cuil'animanon mai fermanon può essere esente da agitazione e da moto. Quandoper la stanchezza del corpol'anima non può fare uso né delle membra né deisensiincorre in visioni varie e confusederivanticome dice Aristoteledalla persistenza delle tracce di ciò che ha fatto o ha pensato durante laveglia. Dal mescolarsi incoerente di questi ricordi sorgono talvolta stranissimeimmagini di sogni; se alcuni di questi sogni sono falsialtri verisareidavvero curioso di sapere con quale criterio si possano discernere gli uni daglialtri. Se un tale criterio non c'èa che pro andiamo a consultare quegliinterpreti? Se invece ce n'è unobramerei di sapere qual è; ma rimarranno inimbarazzo.

LXIII 129 È venuto ormai il momento di discutere quale di questealternative sia più probabile: che gli dèi immortalisuperiori a qualsiasialtro esserescorrazzino e vadano a visitare non solo i letti ma anche i miserigiacigli di tutti i mortalidovunque essi si trovinoeogni qual volta vedonouno che russagli ispirino delle visioni confuse e oscureche quel talesvegliatosi in preda al terrorela mattina dopo riferisca all'interpreteoppure che per un fenomeno naturale l'animacontinuamente mossaabbial'impressione di vedere mentre dorme ciò che ha visto da sveglia. Che cosa siaddice di più alla filosofiainterpretare questi fatti ricorrendo allasuperstizione delle fattucchiere o alla spiegazione secondo la natura? Sicchése pur potesse esistere una verace interpretazione dei sognicostoroche laprofessanonon sarebbero capaci di compierla: sono infatti gente del tuttopriva di serietà e ignorantissima. I tuoi stoicid'altra partedicono chenessunotranne il sapientepuò essere indovino. 130 Crisippo definiscela divinazione con queste parole: "Una facoltà di conoscereravvisare espiegare i segni che vengono mostrati dagli dèi agli uomini"; e aggiungeche il còmpito della divinazione è di sapere in precedenza qualipredisposizioni abbiano gli dèi verso gli uominidi che cosa li avvisino conquei segniin che modo si possa ovviare ai cattivi presagi ed espiarli. AncoraCrisippo definisce così l'interpretazione dei sogni: una capacità di scorgeree di spiegare che cosa gli dèi intendono presagire agli uomini nei sogni. Echedunque? Per raggiungere un simile scopo basta un'intelligenza mediocre o civuole un ingegno eccezionale e un sapere perfetto? Ma un interprete fornito ditali doti non l'ho conosciuto mai.

LXIV 131 Attentodunque: anche se un giorno ti avrò concesso che ladivinazione esiste - ma non lo farò mai -rischieremo di non trovare nessunvero indovino. Di che sorta èpoicodesta provvidenza degli dèidal momentoche nei sogni non ci indicano né cose che siamo capaci di comprendere da noiné cose per le quali possiamo ricorrere a un interprete degno di fede? Se glidèi ci mettono innanzi dei segni dei quali non abbiamo né conoscenza néqualcuno che ce li spieghisi comportano come cartaginesi o spagnoli i qualivenissero a parlare nel nostro senato senza interprete. 132 E insommaache servono le oscurità e gli enigmi dei sogni? Gli dèì avrebbero dovutovolere che noi comprendessimo ciò di cui ci preavvisavano per il nostro bene."Ma" tu dirai"forse nessun poetanessun filosofo della Naturaè oscuro?" 133 Certoquel famoso Euforione è oscuro anche troppo;ma non lo è Omero: quale dei due è miglior poeta? È estremamente oscuroEraclìtonon lo è per nulla Democrito: si può fare tra loro un paragone? Peril mio bene mi dai un avvertimento che io non sono in grado di capire: con chefruttodunquemi avverti? Sarebbe come se un medico prescrivesse a un malatodi prender come cibo "la nata dalla terrastrisciante sull'erbaportatrice della propria casapriva di sangue" invece di direcomediciamo tutti"lumaca". E dopo che l'Anfione della tragedia diPacuvio ha detto in modo assai oscuro: "Una bestia quadrupededal camminolentoselvaticabassa di staturaruvidadalla testa cortadal collo similea quello d'un serpentedall'aspetto truceprivata delle viscereinanimataeppure capace di emettere un suono come un essere animato" gli atticireplicano: "Non comprendiamose non lo dici apertamente." E queglialloracon una sola parola: "una tartaruga." Non avresti dunquepotutoo citaredodire ciò fin dal principio?

LXV 134 Un tale riferisce all'interprete di aver sognato che un uovoera appeso a una fascia del suo letto (il sogno è narrato da Crisippo nel suolibro). L'interprete risponde che sotto il letto è seppellito un tesoro. Quelloscavatrova una certa quantità d'orocircondata d'argento. Manda comecompenso all'interprete un pochino di argentonon più di quanto gli sembravabastante. Allora l'interprete: "E del tuorlo dell'uovo non mi dàiniente?"; poiché riteneva che questa parte dell'uovo designasse l'oroilresto l'argento. Nessun altrodunquesognò mai un uovo? Perchéallorasoltanto questo tale trovò un tesoro? Quanti poverimeritevoli d'un aiutodegli dèinon sono indotti da alcun sogno a trovare un tesoro! E per qualmotivo quel tale fu messo sull'avviso da un sogno così difficilein modo chedall'immagine dell'uovo sorgesse per analogia l'idea del tesoroe non gli siconsigliò apertamente di cercare un tesorocome apertamente Simonide fuammonito a non imbarcarsi? 135 I sogni oscuridunquenon si addiconoaffatto alla maestà degli dèi.

LXVI Eccoci ai sogni chiari e palesicome quello riguardante l'amicoucciso dall'oste a Megaracome quello toccato a Simonideil quale fusconsigliato di imbarcarsi da quel tale che egli aveva seppellitocome anchequello concernente Alessandroche mi meraviglio tu abbia omesso. Un suo amicointimoTolomeoera stato colpito in battaglia da una freccia avvelenata e acausa di quella feritacon sommo dolore di Alessandrostava morendo. Mentregli sedeva accantoa un certo momento Alessandro fu vinto dal sopore. Allorasi narragli apparve in sogno quel serpente che sua madre Olimpiade teneva consé: esso recava in bocca una piccola radicee nello stesso tempo disse adAlessandro in quale luogo nasceva (era non molto distante da dove si trovavanoallora); tale era il potere di quella radiceda guarire facilmente Tolomeo.Alessandrosvegliatosinarrò agli amici il sogno; furono mandati in girodegli uomini a cercare la radice; fu trovatae si dice che da essa furonoguariti sia Tolomeosia molti soldati che erano stati feriti da frecce intintein quel medesimo veleno. 136 Tu hai menzionato anche molti altri sognitratti da narrazioni storiche: della madre di Falaridedi Ciro il vecchiodella madre di Dionisiodel cartaginese Amilcaredi Annibaledi Publio Decio;notissimo è inoltre quel sogno riguardante il prèsulee così pure quello diGaio Gracco e l'altrorecentedi Cecilia figlia di Metello Balearico. Maquesti sogni sono estranei a noi e perciò ci rimangono ignoti; alcuni forsesono anche inventati: chi ne è il garante? Quanto ai nostri sogniche cosapossiamo dire? Tu puoi menzionare quello riguardante me e il mio cavallo chevedesti riemergere e venire a rivaio quello di Mariochecoi fasci ornatid'alloroordinava che io fossi condotto nel tempio da lui edificato.

LXVII Di tutti i sognicaro Quintouna sola è la causa; e noipergli dèi immortalistiamo attenti a non oscurarla con la nostra superstizione econ le nostre idee distorte. 137 Quale Mario tu pensi che io abbia vistoin sogno? Una sua sembianzacredouna sua immaginecome ritiene Democrito.Donde sarebbe provenuta codesta immagine? Democrito sostiene che dai corpisolidi e da oggetti ben delimitati si emanano le immagini; a che cosa si eradunqueridotto ormai il corpo di Mario? "L'immagine" replicherà undemocriteo"provenne da quello che era stato il corpo di Mario." Eradunque codesta l'immagine di Mario che mi si fece incontro nella pianura diAtina? "Tutto lo spazio è pieno d'immagini: nessuna percezione èconcepibile senza che qualche immagine colpisca la nostra vista." 138Madunquecodeste immagini sono talmente obbedienti ai nostri ordini daaccorrere appena noi lo vogliamo? Anche le immagini di quelle cose che nonesistono? Ma quale figura c'ètanto giammai vedutatanto inesistentechel'anima non possa costruirsi con la fantasiadi modo che noi possiamorappresentarci dentro di noi cose che non abbiamo mai vistocittà collocate inuna data posizionesembianze di uomini? 139 Quandodunquepenso allemura di Babilonia o al volto di Omeroè forse una loro immagine che viene acolpirmi? In tal casotutto ciò che vogliamo può esserci notopoiché nonc'è niente a cui non possiamo pensare; nessuna immaginedunques'insinua daldi fuori nelle anime dei dormientinéin generalesi distacca dai corpisolidi; e io non ho avuto notizia di alcuno che con maggiore autorità dicessecose senza senso. Alle anime appartiene il potere e la caratteristica di esseresempre attive e vigilantinon per un impulso esternoma per il propriomovimento straordinariamente veloce. Quando le anime hanno al loro servizio lemembrail corpoi sensivedonopensanopercepiscono tutto con piùnitidezza. Quando questi ausilii vengono meno e l'anima rimane sola per ilsopore del corporimane da sola in stato di attività. Perciò in essa sipresentano visioni e azionie all'anima sembra di ascoltare molte cosedidirne molte. 140 Queste numerose impressioniconfuse e modificate inogni manierasi agitano nell'anima indebolita e abbandonata a se stessa; equelli che soprattutto si muovono e agiscono nelle anime sono i resti di ciòche abbiamo pensato o fatto quando eravamo svegli. Per esempioin quell'epocaio pensavo molto a Marioricordando con quale grandezza d'animocon qualefermezza aveva affrontato la sua grave sventura. Questacredofu la ragioneper cui io lo sognai.

LXVIII In un periodopoiin cui tu pensavi a me con preoccupazioneti apparii in un sognoimprovvisamente emerso da un fiume. Nell'anima tua comenella miadunquec'erano tracce di pensieri che avevamo avuto da svegli. Manei nostri sogni si aggiunse qualcosa in più: nel mio sogno il tempio fattoedificare da Marionel tuo il fatto che il cavallo sul quale io viaggiavosommerso insieme a meriemerse anch'esso all'improvviso. 141 O tu crediche ci sarebbe mai stata anche una sola vecchierella tanto svanita di mente dacredere ai sognise non capitasse qualche volta che essiper puro casocorrispondessero alla realtà? Ad Alessandro sembrò che un serpente parlasse.La cosa può essere completamente falsapuò essere anche vera; maancheammesso che sia veranon è prodigiosa: Alessandro non sentì parlare ilserpentema gli parve di sentirlo; eperché il fatto sembri ancor piùstraordinarioparlò tenendo in bocca una radice; ma nulla è straordinario perchi sogna! Vorrei saperepoiperché ad Alessandro capitò un sogno cosìchiarocosì sicuroma egli stesso non ne ebbe mai in altre circostanzee nonne ebbero molti di questa sorta le altre persone. A mecertotranne quel sognodi Marionon ne sono capitati altriche io ricordi. Invanodunquehoconsumato tante nottiin una vita così lunga! 142 Adessoperl'interruzione dell'attività forenseho eliminato le veglie trascorse nelpreparare i discorsi e mi sono concesso dei sonnellini pomeridianiai qualiprima non ero abituato; epur dormendo tantonon sono stato preavvisato daalcun sognononostante tutto quel che è accaduto; quando vedo i magistrati nelforo o il senato nella Curiaallora sìmi sembra di sognare come non mai.

LXIX Inoltre (passiamosecondo la nostra ripartizioneal secondopunto) che cos'è questa compattezza e concordia generale della naturachecome ho dettochiamano sympátheiatale che un uovo debba essere ilsegno di un tesoro nascosto? I medici comprendonoin base a certi sintomil'approssimarsi e l'aggravarsi di una malattia; dicono anche che alcuni tipi disogni possono fornire certe indicazioni sullo stato di saluteper esempio anchequestase siamo ben pasciuti o denutriti. Ma un tesoroun'ereditàunconseguimento d'una caricauna vittoria in battagliae molte altre cose diquesto genereda quale affinità naturale sono collegate ai sogni? 143Si narra che un talementre sognava di congiungersi sessualmente con una donnaemise dei calcoli dalla vescica. Qui vedo la sympátheia: in sogno gliapparve una visione tale che l'evento realmente accaduto fu prodotto da unimpulso della naturanon da un'illusione erronea. Ma quale forza naturale feceapparire a Simonide quel sogno dal quale fu sconsigliato di imbarcarsi? O qualeconnessione con la natura può aver avuto il sogno chea quanto si tramandafece Alcibiade? Eglipoco prima di moriresognò di essere ravvolto nelmantello della sua amante. Quando il suo cadavere giacque buttato a terra conspregioinsepolto e abbandonato da tuttil'amante lo ricoprì col suomantello. Ciò dunque era stato determinato in precedenza e aveva causenaturalioppure per un mero caso avvennero sia il sognosia l'evento?

LXX 144 Del restole previsioni degli interpreti non indicanoanch'esse le varie sottigliezze di costoro anziché il potere el'interconnessione della natura? Un corridore che si riprometteva di andare alleOlimpiadi sognò di esser trasportato da una quadriga. La mattina dopoeccolodall'interprete. "Vincerai" gli disse costui; "la velocità el'impeto dei cavalli hanno questo significato." Poi si recò da Antifonte."È destinato" gli rispose "che tu perda; non capisci che nelsogno quattro corridori ti precedevano?" Ecco un altro corridore (e diquesti sogni e di altri della stessa specie è pieno il libro di Crisippopienoquello di Antipatro; ma ritorniamo al nostro corridore): riferì a un interpreteche aveva sognato di essere trasformato in un'aquila. E quello: "Hai bell'evinto; ché nessun uccello vola con più impeto di questo." Ma Antifonte:"Stupido! Non capisci che sei già sconfitto? Quest'uccellol'aquilapoiché insegue e dà la caccia agli altri uccellivola sempre per ultimarispetto a loro." 145 Una matrona che desiderava aver figliincertase fosse o no incintasognò di aver la natura sigillata. Lo disse a uninterprete. Quello rispose chepoiché era sigillatanon aveva potutoconcepire. Ma un altro le disse che era incintaperché non si usa sigillarealcun recipiente vuoto. Che razza d'arte è questadell'interprete che con lesue sottigliezze si fa beffe della gente? Gli esempi che ho citatoe gliinnumerevoli altri che gli stoici hanno raccoltodimostrano forse qualche altracosa se non l'acume di uomini chein base a una certa analogiarivolgono laloro interpretazione ora in un sensoora in un altro? I medici conoscono certisintomi tratti dalle pulsazioni delle vene e dal respiro del malatoe in base amolti altri indizi prevedono l'andamento della malattia; i navigatoriquandovedono i tòtani guizzare a fior d'acqua o i delfini affrettarsi verso il portocapiscono che è indizio di burrasca. Questi fatti possono essere spiegatirazionalmente ed essere ricondotti a cause naturali; ma quelli che ho citatopoco fa non lo possono in alcun modo.

LXXI 146 "Ma l'assidua osservazionecon la registrazione deifatticreò l'arte divinatoria": questa è l'ultima difesa che resta. daprendere in esame. Ma lo credi davvero? "I sogni si possonoosservare." In che modo? Ve ne sono innumerevoli varietà. Non si puòimmaginare niente di così assurdoincoerentemostruoso che non possaapparirci in sogno: in che modo queste visioni infinite e sempre nuove sipossono ricordare o registrare mediante l'osservazione? Gli astronomi hannopotuto notare i movimenti dei pianeti: nei loro movimentiinfattisi èscoperta una regolarità di cui prima non si aveva alcuna idea. Ma dimmi un po'quale è l'ordine o la coincidenza dei sogni; in che modopoisi possonodistinguere i sogni veri dai falsipoiché gli stessi sogni dànno luogo arisultati diversi per le diverse personee nemmeno per la stessa personal'evento è sempre uguale? Sicché mi sembra stranissimo chementre a unbugiardo siamo soliti non credere nemmeno quando dice la veritàcodestifautori dei sognise una volta tanto un sogno si è avveratonon neghino fedea quell'unico fra tantiinvece di legittimarne innumerevoli sul fondamento diuno solo.

147 Sedunquené la divinità è causa dei sogniné vi è alcunaconnessione fra la natura e i sogniné la scienza dei sogni si è potutastabilire mediante l'osservazionela conclusione è che ai sogni non si deveattribuire assolutamente alcun valoretanto più che quelli che fanno sogni nonsanno prevedere nulla in base a essiquelli che li interpretano ricorrono aspiegazioni vaghenon a leggi naturalie il casonel volgere di innumerevolisecoliha prodotto in ogni campo più effetti mirabili che nelle visioni deisognie niente è più incerto dell'interpretazionela quale si puòtrascinare in varie direzionispesso in direzioni addirittura opposte.

LXXII 148 Si cacci via‹dunque› anche la divinazione basata suisognial pari delle altre. Chéper parlare veracementela superstizionediffusa tra gli uominiha oppresso gli animi di quasi tutti e ha trattoprofitto dalla debolezza umana. L'ho detto nell'opera Della natura degli dèie ne ho trattato più particolarmente in questa discussione. Ho pensato cheavrei arrecato grande giovamento a me stesso e ai miei concittadini se avessidistrutto dalle fondamenta la superstizione. Néd'altra parte (questo voglioche sia compreso e ben ponderato)con l'eliminare la superstizione si eliminala religione. Innanzi tutto è doveroso per chiunque sia saggio difendere leistituzioni dei nostri antenati mantenendo in vigore i riti e le cerimonie;inoltrela bellezza dell'universo e la regolarità dei fenomeni celesti ciobbliga a riconoscere che vi è una possente ed eterna naturae che il genereumano deve alzare a essa lo sguardo con venerazione e ammirarla. 149Perciòcome bisogna addirittura adoprarsi per diffondere la religione che èconnessa con la conoscenza della naturacosì bisogna svellere tutte le radicidella superstizione. Essa incalza e preme edovunque tu ti volgatiperseguitasia che tu abbia dato ascolto a un indovinosia a un detto casualesia che abbia compiuto un sacrificio o abbia veduto un uccelloo abbia appenascòrto un caldeoun arùspiceo abbia visto lampi o udito tuonio un luogosia stato colpito dal fulmineo sia nato o si sia prodotto qualcosa di simile aun prodigio. Qualcuno di questi eventi è inevitabile che spesso accadacosicché non è mai possibile sostare con animo pacato. 150 Puòsembrare che lo scampo da tutti i travagli e le ansie sia il sonno. Ma anche daesso sorgono in gran copia affanni e timorii qualidi per se stessiavrebbero minor forza e si potrebbero più facilmente trascurarese i filosofinon avessero assunto il còmpito di avvocati difensori dei sogni. E non parlo diquei filosofi disprezzati da tuttima di quelli particolarmente acuti e capacidi vedere le coerenze e le contraddizionidi quelli che sono ormai ritenutiperfetti e superiori a tutti. Se alla loro arroganza non avesse fatto fronteCarneadeforse sarebbero ormai considerati gli unici filosofi degni di questonome. Contro di essi è rivolta quasi tutta questa mia veemente discussionenonperché io li disprezzi più degli altrima perché può sembrare che essidifendano le loro idee con più acume e dottrina di tutti. Siccomed'altraparteè un principio basilare dell'Accademia non imporre mai alcun propriogiudiziodare il proprio assenso a quelle tesi che più appaiono vicine allaveritàmettere a confronto le ragioni di ciascuno ed esporre ciò che si puòdire contro ciascuna opinionelasciare agli uditori il loro giudizio libero eilleso senza far pesare in alcun modo su di essi la propria autoritàmanterremo questa consuetudine ereditata da Socrate e la metteremo in praticatra di noi - se a tefratello mio Quintopiacerà - il più spessopossibile."

«Per me» rispose Quinto«nulla può essere più piacevole.» Edettociòci alzammo.




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