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Walt Whitman

Giorni rappresentativi

 

a cura di

Patrizio Sanasi

 

ISPIRAZIONE DI UN' ORA FELICE

Tra i boschi2 luglio 1882. Sedevo farlonon posso più indugiare. Note di diarioappunti di guerra

(18621865)impressioni di paesaggio (1877-81) e successive note sul West esul Canadà affastellate alla rinfusa e

legate in un sol fascio con un grosso spago - tutto così incongruopieno disalti e lacune - ed ecco che quest'oggi

quest'ora (e che giornata! che ora quella che sta passando! il lussodell'erba ridente e della brezzalo sfarzo del sole e

del cieloe una temperatura perfettache m'empiono anima e corpo come maiprima) viene a me la risoluzioneil

mandato anzidi tornare a casa svolgere quel fascio e sdipanare appunti eframmenti di diario così come sonograndi e

piccoliuno dopo l'altroin pagine stampate e lasciare che le lacune e leassenze di nessi del mélangesi sistemino dasé.

Servirà comunque a illustrare una fase dell'umanitàe quei pochi giorni eore della vita di cui prendiamo nota (e questi

non per adeguata valutazione o convenienzama per mero caso). Probabilmentec'è anche un altro puntoe cioè che

dedichiamo lunghi preparativi a qualche nostro progettofacendo pianiscavando e costruendoper poigiunto il

momento della messa in opera vera e propriatrovarci affatto impreparati egettar tutto in pentolalasciando che la fretta

e la nudità raccontino la loro storia meglio di una sapiente elaborazione.Ad ogni modo io obbedisco all'ispirazione

della mia ora feliceche appare curiosamente imperativa. E forse finirò perpubblicare *se non altroil più immediato

spontaneo e frammentario libro che sia mai stato stampato.

* Le pagine 1-35 corrispondono quasi parola per parola a una lettera da mecasualmente scritta in risposta alle

insistenze di un amico. Riporto di seguito alcune tristi esperienze. Laguerra di tentata secessione è stata ovviamente

l'evento distintivo del mio tempo. Alla fine del 1862per poi continuaresenza interruzione fino a tutto il '65cominciai

a visitare i malati e i feriti dell'esercito sia sui campi di battaglia chenegli ospedali di Washington e dintorni. Sin dal

primo momento tenni dei taccuini su cui annotare li per li nomicircostanzecose di cui vi fosse particolare bisogno

ecc.si da rinfrescarle alla memoria. Qui registrai casipersonecoseviste o accadute sul campopresso il letto dei feriti

e non di rado accanto ai cadaveri dei caduti. Alcune furono scarabocchiate infretta dietro storie da me udite e annotate

mentre osservavo quelle sceneo aspettavoo mi prendevo cura di qualcuno. Itaccuini rimasti sono ora dozzinee

formano una storia di quegli anni tutta particolareper me soloricca diassociazioni che non potrebbero mai esprimersi

né con la parola né col canto. Sarebbe bello trasmettere al lettore quantoè legato a questi appunti macchiati e sgualciti

ognuno di un foglio o due piegati e ripiegati per portarli in tascae tenutiinsieme con uno spillo. Li lascio cosìcome li

gettai da parte dopo la guerrasegnati qua e là da più di una macchia disanguescritti in frettatalvolta in ospedalenon

di rado nell'eccitazione dell'incertezzadella disfattadi una marciadell'azione o della preparazione ad essa. La più

parte delle pagine da 44 a 145 è una copia fedele di quei drammaticitaccuini macchiati di sangue.

Molto diversi sono per lo più i ricordi che seguono. Poco dopo la fine dellaguerra fui colpito da un attacco di

paralisi che ebbe a prostrarmi per diversi anni. Nel 1876 cominciai asuperare la fase peggiore. Passai da allora diverse

stagionianzi parti di stagionemassime l'estatein un appartato rifugionella contea di CamdenNew Jersey -Timber

Creekpiccolo fiume (si stacca dal grande Delawaredodici miglia più inlà)- con solitudini primitiveserpeggiar

d'acquesponde isolate e boscosesorgenti d'acqua dolce e tutti gli incantiche uccellierbafiori selvaticiconigli e

scoiattolivecchie quercenociecc. possono offrire. In questi scorci ditempo e in questi luoghi fu scritto il diario da

pag. 147 in poi.

La MISCELLANEA che segue raccoglie tutte le scartoffie su cui sto riuscendo ametter ora le manibrani

scritti in passato in momenti diversiimbrigliandoli tutti assieme comepesci nella rete.

Penso che il mio desiderio di pubblicare l'intera raccolta così come sitrova sia dovuto in primo luogo a quella

eterna tendenza a perpetuare e preservare che è ovunque latente in Naturainclusi gli scrittori; e in secondo luogoper

dar veste di simbolo a due o tre interni tipicipersonali e nonscelti trale miriadi del mio tempola metà del secolo

diciannovesimo nel Nuovo Mondouno stranosconnessomeraviglioso tempo. Macon ogni probabilità il libro è scritto

senza alcun proposito di cui possa darsi una enunciazione definita (N.d.A.).

RISPOSTA A UN AMICO INSISTENTE

Mi chiedi notiziedettagli dei miei primi anni-della mia genealogia eparentelain particolare delle donne della

mia ascendenza e la lontana origine olandese del ramo materno - della regionedove nacqui e crebbie mio padre e mia

madre prima di mee i loro prima di loro - con l'aggiunta magari di unaparola su Brooklyn e New Yorke sui periodi

che ebbi a passarvi da ragazzo e da giovane. Dici di volere questiparticolari soprattutto in quanto antecedenti e

embrioni di Foglied'Erba.Benissimo; ne avrai se non altro qualche campione. Ho pensato spesso alsignificato di

simili cose - che sia possibile abbracciare e conchiudere argomenti delgenere spingendo l'esplorazione direttamente

dietro le cosemolto indietro forsefin entro la loro genesigliantecedenti e i vari stadi di accumulazione. Poitempo

facome fortuna vollepresi a ingannare il tedio di una settimana diinfermità e isolamento collazionando queste

medesime notema per un altro scoponon ancora realizzato e probabilmenteormai abbandonato; e se vorrai

accontentarti di esse così come sonosemplicemente autentiche nelle date enei fattie raccontate alla mia garrula.3

manieraeccotele. Non esiterò a fare degli estrattipoiché mi attacco atutto ciò che può risparmiarmi fatica; ma

costituiranno sempre la miglior versione di quanto è mia intenzione dire.

GENEALOGIA - VAN VELSOR E WHITMAN

Gli ultimi anni del secolo scorso trovarono la famiglia di mia madrei VanVelsornella loro fattoria a Cold

SpringLong Islandnello stato di New Yorkpresso il confine orientaledella contea di Queensa circa un miglio dal

porto.* La mia famiglia paternaprobabilmente la quinta generazione daiprimi stanziamenti nel New England

coltivava in quello stesso periodo un suo appezzamento di terra a un due otre miglia di distanzaa West Hills nella

contea di Suffolk - (e che bel podere era500 acritutta terra buonaleggermente in pendio a est e a sudcirca un

decimo piantato a boscocon una quantità di vecchi alberi maestosi). Ilnome dei Whitman deve indubbiamente la sua

apparizione negli stati dell'Estda cui diramò poi ad Ovest e a Suda uncerto John Whitmannato nel 1602 nella

Vecchia Inghilterra dove crebbesi sposò ed ebbe il primo figlio nel 1629.Venne in America con la True Lovenel

1640e visse a WeymouthMassachusettsluogo che doveva divenire ilfocolaio di tutti gli americani del New England

di quel nome: morì nel 1692. Suo fratelloil Rev. Zechariah Whitmanarrivò anche lui con la TrueLovein quello

stesso periodo o immediatamente dopoe visse a MilfordConnecticut. Unfiglio di questo Zechariaha nome Joseph

emigrò a HuntingtonLong Islanddove si stabilì definitivamente. Il Dizionariogenealogico delSavage (vol. IVp.

524) dà la famiglia Whitman stabilita a Huntingtontramite codesto Josephprima del 1664. Èormai certo che da quel

momento e da quel Joseph cominciarono a irradiarsi i Whitman di West Hill etutti gli altri della contea di Suffolkme

incluso. Sia John che Zecheriah andarono e tornarono dall'Inghilterra varievolte; avevano famiglie numerosee

parecchi dei loro figli nacquero nell'antica patria. Abbiamo anche notiziadel padre di John e ZechariahAbijah

Whitmancon il quale si risale al 1500ma poco sappiamo sul suo contotranne che lui fu per qualche tempo in

America.

Queste annose reminiscenze genealogiche mi occorrono in modo così vivograzie a una visita da me compiuta

non molto tempo fa (a 63 anni) a West Hills e ai cimiteri dei miei antenatidi ambo i rami. Traggo quanto segue da note

prese alloranel luogo stesso della mia visita:

* Long Island fu colonizzata dapprima dagli Olandesi sul lato occidentale epoi dagli Inglesi su quello orientale

-la linea divisoria tra i due gruppi nazionali restava un poco ad ovest diHuntingtondove viveva la famiglia di mio

padre e dove nacqui io (N.d.A.).

I CIMITERI DEI VECCHI WHITMAN E VAN VELSOR

29 luglio 1881.Tornato a Long Island per una visita di una settimana ai luoghi dove sono natoa trenta miglia

da New Yorkdopo un'assenza di più di quarant' anni (tranne una brevevisita per accompagnarvi un'ultima volta mio

padredue anni prima che morisse). Girato per i vecchi luoghi familiariosservando minuziosamentemeditando

indugiando nei miei pensieri. Tutto tornava alla memoria. Mi recai all'anticaresidenza dei Whitman sulla collinae di lì

volsi lo sguardo ad estpiegando quindi a sud sulla bella distesa di terreché erano state di mio nonno (1780) e poi di

mio padre. Là era la casa nuova (1810)con la gran quercia dicentocinquantaforse duecento anni; là il pozzoe

l'orticello un po' in discesae a breve distanzaancora in piedipersino iresti ben conservati della casa del mio bisnonno

(1750-60) con le sue travature possenti e i soffitti bassi. Lì pressounboschetto solenne di noci neri alti e vigorosi

bellissimiapollineiper certo figli e nipoti di noci già esistenti nel1776 se non prima. Dall'altro lato della strada si

stendeva il famoso pometo di più di venti acrialberi piantati da maniormai da tempo sfatte nella tomba (quelle di mio

zio Jesse)ma molti ancora evidentemente capaci di metter fuori ogni annofiori e frutti.

Scrivo ora queste righe seduto su una vecchia tomba (senza dubbio di almenoun secolo fa) sulla collina dove

sono sepolti i Whitman di molte generazioni. Cinquanta tombeforse piùsono chiaramente individuabili; altrettante

hanno perso ogni forma nello sfacelo del tempo- tumuli appiattitipietrespezzate e sbriciolatecoperte di muschio - la

collina sterile e grigia e fuori le macchie compatte di castagnie ilsilenziovariato appena dall'uggiolìo del vento.

Ciascuno di codesti vecchi cimiteridi cui Long Island è riccaha in séla più profonda eloquenza di cui sermone o

poema sia capace; che cosa dunque non sarà stato questo per me? L'interastoria della mia famiglia con la sua

successione di legami dal primo stanziamento sino ad oggi narrata qui: tresecoli concentrati in questo sterile acro di

terra.

Dedicai l'indomani30 luglioai luoghi di mia madree ne rimasi se èpossibile ancor più penetrato e colpito.

Scrivo questa paginetta nel cimitero dei Van Velsor presso Cold Springilpiú significativo luogo d'inumazione che si

possa immaginareprivo del minimo ausilio dell'arte e tuttavia quantosuperiore all'arte stessaterra sterileun pianoro

di mezz'acro in gran parte brullo a sommo di un collee tutt'intorno siepidi sterpaglia e alberi rigogliosi e fitti boschi

un luogo assai primitivoniente visitatoriniente strade (non si arriva incarrozza quassùi morti bisogna portarveli a

piedie a piedi seguirli)- quarantaforse sessanta tombe ancora benvisibilie altrettante pressoché cancellate. Qui sono.4

sepolti mio nonno Cornelius e mia nonna Amy (Naomi)e un gran numero diparenti stretti o remotidel ramo di mia

madre. Il quadro nell'insiemeche l'osservassi in piedi o sedutol'odoredelicato e selvaggio dei boschiun rado

piovigginarel'atmosfera emotiva del luogo e le reminiscenze racchiuse inessoerano perfetto accompagnamento.

LA CASA MATERNA

Da questo antico luogo di tombe scesi per un quattro o cinquecento iarde sinoalla dimora dei Van Velsordove

nacque mia madre (1795) e dove da bambino e poi da ragazzo non c'era statoangolo che non mi fosse familiare. Era

stataa quel tempouna costruzione lunga e disorganica con muri a listellidi legno grigio scurocon capannonirecinti

pel bestiameun bel granaio e grandi spiazzi carrabili Di tutto ciò ora nonuna traccia; tutto era stato abbattuto

cancellatol'aratro e l'erpice passati sulle fondamentagli spiazzi e ognialtra cosaper molte estati - chiuso adesso nel

giro di una staccionatacon biada e trifoglio che vi crescono come inqualsiasi altro buon campo. Solo una gran buca

residuo della cantinacon qualche mucchietto di pietre sbriciolate tutteverdi d'erbe e di gramignarestava a indicare il

luogo. Persino il vecchio ruscello e la fonte un tempo così ricchi d'acquasembravano essersi esauritidileguati. L'intera

scenacon tutto ciò che ridestava in mericordi dei miei giovani giornitrascorsi in quello stesso luogo mezzo secolo

primal'ampia cucina e il gran camino eaccantoil salottoil mobiliosemplicei pastila casa piena di gente allegrail

dolce viso di vecchia di mia nonna Amy nella sua cuffia quacqueramio nonno«il maggiore»giovialerubizzoben

piantatocon quella voce sonora e la fisionomia caratteristicatali coseinsieme a quanto mi si offriva allo sguardo

fecero di quella mezza giornata l'esperienza più viva di tutta la mia gita.

Lì infattiin quel salubre ambiente di colline e boschicrebbe la miacarissima madreLouisa Van Velsor - (sua

madreAmy Williamsdella congrega dei Quacqueri o Amici - la famigliaWilliamssette sorelle e un fratello - marinai

il padre e il fratelloe morti ambedue in mare) I Van Velsor erano noti peri loro bei cavallibestie di razza che gli

uomini allevavano e addestravano. Mia madre da giovane era un'arditaamazzonee non passava giorno che non

montasse a cavallo. Quanto al capofamiglia in personaritengo che l'anticarazza olandesecosì ben innestata nell'isola

di Manhattan e nelle contee di Kings e Queensnon abbia mai esibito campionepiù caratteristico e più completamente

americanizzato del Maggiore Cornelius Van Velsor.

DUE VECCHI INTERNI DI FAMIGLIA

Ecco due esempi di vita domestica e privata al centro di Long Islanda queltempo o poco prima:

«All'inizio di questo secolo i Whitman vivevano in una lunga casa dicampagna di un piano e mezzocostruita

con travi poderose che reggono ancora. Una estremità della casa eracostituita da una grande cucina sempre sotto una

cappa di fumocon un vasto focolare e un gran camino. L'esistenza dellaschiavitù nello stato di New York a quel

tempoe il fatto che la famiglia possedesse una dozzina o quindicina dischiavi addetti ai servizi della casa e dei campi

conferiva all'insieme un aspetto patriarcale. Verso il tramonto si vedevanoin quella cucina sciami di negretti accoccolati

in circolo sul pavimento cenare con dolce di granturco e latte. Tutto nellacasadal cibo alla mobiliaera rozzo ma

essenziale. Non si sapeva cosa fossero tappetistufe o caffè; tè ezucchero erano per le donne soltanto. Vivaci fuochi di

legna davano calore e luce alle notti d'inverno. C'era grande abbondanza dicarne di porcodi manzo e di polloe di tutte

le verdure e i cereali comuni. Il sidro era la bevanda abituale degli uominie veniva presa ai pasti. Gli abiti erano per lo

più tessuti in casa. Uomini e donne viaggiavano a cavallo. Ambo i sessisvolgevano lavori manuali - gli uomini nei

campile donne a casa o nei pressi. I libri erano scarsi. La copia annualedell'almanacco era un avvenimentoe veniva

letta e riletta nelle lunghe sere d'inverno. Vorrei anche ricordare cheambedue queste famiglie vivevano abbastanza

vicino al mare da poterlo osservare dalle alturee ascoltare nelle ore dicalma il muggito dei marosi: di nottedopo una

tempestaquesti avevano un suono tutto particolare. Tutti poimaschi efemmineusavano scendere sovente in gruppi

alla spiaggiaper sostarvi o bagnarsi; gli uomini talvolta per spedizionipratichecome tagliar fieno salatoraccoglier

telline e pescare».

(dalle NOTE di JohnBurroughs)

«Gli antenati di Walt Whitmansia dal lato materno che paternotenevanobuona tavolacuravano l'ospitalità

le forme e la propria reputazione sociale nella conteache era eccellenteed avevano spesso personalità spiccate. Mi

piacerebbespazio permettendosoffermarmi su alcuni di essi che mi paiondegni di una menzione specialesoprattutto

tra le donne. La bisnonna di parte paternaad esempioera un donnone dalcolorito bruno che visse fino a tardissima età.

Fumavacavalcava come un uomosapeva domare la bestia più ombrosa; piùtardirimasta vedovausava recarsi ogni

giorno nelle sue terresovente in sellaa dirigere il lavoro degli schiavicon un linguaggio in cuiall'occasionenon

erano risparmiate le bestemmie. Le due nonne di primo grado di Whitman furonodonne superiorinel senso migliore

della parola. La nonna maternaAmy Williamsda ragazza era una quacquerao"amica"di carattere dolce e sensibile.5

donna di casa per indolee di natura profondamente intuitiva e spirituale.L'altra (Hannah Brush) era un carattere

egualmente nobile e forse più forteebbe vita lunghissima e figliolanzanumerosaera una signora per naturain

gioventù aveva fatto la maestra di scuolaaveva una grande solidità dimente. Lo stesso W. W. tiene in grande

considerazione le donne della sua famiglia».

(lo stesso)

Da questi antecedenti di ambienti e persone nacqui ioil 31 maggio 1819. Misoffermerò ora un poco sulla

località in sédal momento che le successive fasi della mia infanziaadolescenzagiovinezza e maturitàtrascorsero

tutte in questa isola di Long Island che sento a volte quasi entrata a farparte di me stesso. Vi ho vagabondato da

ragazzo e poi da uomo; ho vissutosi può direquasi in ogni parte di essada Brooklyn alla punta di Montauk.

PAUMANOK. LA MIA INFANZIA E LA MIA GIOVINEZZA

Degna invero di completa e minuziosa attenzione questa Paumanok (per dare alluogo il suo nome indigeno * )

che si slunga ad est attraverso le contee di KingsQueens e Sufflokper untotale di centoventi miglia- a nordlo stretto

di Long Islanduna splendidavaria e pittoresca serie di insenaturebraccied espansioni marine per un centinaio di

miglia fino a punta Oriente. Dalla parte dell'Oceano la grande baiameridionale punteggiata di innumerevoli secche

piccole per lo piùalcune piuttosto ampiequa e là lunghe creste disabbia distanti da riva da un mille iarde a un miglio

e mezzo. Altrove invececome accade a Rockaway e nell'estrema parteorientale lungo gli Hamptonsla spiaggia cinge

direttamente l'isolacol mare che vi si precipita sopra senza impedimenti disorta. Diversi fari sulle coste orientali: una

lunga storia di tragici naufragialcuni anche di questi ultimi anni. Daragazzo io vivevo nell'atmosfera e nelle tradizioni

di molti di codesti naufragi - di uno o due fui anzi quasi spettatore. Fu allargo della spiaggia di Hempsteadper

esempioche avvenne nel 1040 il disastro della nave Mexico(cui si alludene "I dormienti"in F.d'e.); e aHampton

qualche anno dopola distruzione del brigantino Elizabethuna cosa terribiledurante una delle peggiori burrasche

invernali; vi perse la vita Margaret Fullercol marito e il figlio.

All'interno dei banchi e delle secche questa baia meridionale è ovunquerelativamente poco profonda; la

superficie negli inverni più freddi tutta una spessa coltre di ghiaccio. Daragazzo mi recavo sovente con uno o due

compagni su quei campi gelaticon una slitta a manoascia e fiocinaacaccia di nidi di anguille. Scavavamo buche nel

ghiacciocapitando a volte su vere miniere di anguillee riuscendo ariempire i nostri cestini di capitoni grassigrossi

dalla carne bianca e dolce. Il paesaggioil ghiacciotirar la slittascavar buche e fiocinare anguilleecc. costituivano

naturalmenteper dei ragazziil più gran divertimento del mondo. Le rivedi questa baiad'estate e d'invernoe le

imprese della mia fanciullezza sul loro sfondo sono una trama che corre pertutte le mie F.d'e. Un altrodei miei

divertimenti preferiti a quel tempo erano le battute sulla baiad'estatealla ricerca di uova di gabbiano (i gabbiani

depongono due o tre uova alla voltaun po' più grandi di un mezzo uovo digallinadirettamente sulla sabbiae li le

lasciano a schiudersi col calore del sole).

Anche l'estremità orientale di Long Islandla regione della baia Peconicmi era parecchio familiare - ho fatto

più di una volta il giro per mare dell'isola Shelterscendendo fino aMontauk - e quante ore non ho trascorso sulla

collina della Tartatuga all'estremo capo dell'isolapresso il vecchio farospaziando con lo sguardo sull'incessante rollio

dell'Atlantico. Mi piaceva spingermi fin laggiù a fraternizzare con ipescatori di spigole o con le squadre annuali di

pescatori di branzini. M' accadeva di incontrare a volte sulla penisola diMontauk (lunga una quindicina di migliae

tutta buon pascolo) quegli straniincolti e semibarbari pastori che vivevanoallora incuranti di ogni forma di vita sociale

e civilesorvegliando su quei ricchi pascoli vaste mandrie di cavallipecore e bovini di proprietà degli agricoltori delle

città dell'Est; e talora anche qualcuno degli ultimi indiani o mezzosanguerimasti ancora nella penisola di Montaukma

che ora credo completamente estinti.

Più al centro dell'isola si trovavano le ampie pianure di Hempsteada queltempo (1830-40) molto simili a

praterieapertedisabitatepiuttosto sterilicoperte di erbacce ecespugli di sorboeppur ricche di ottimo foraggio per il

bestiamespecie vacche da latteche vi pascolavano a centinaiamigliaia avoltee si vedevano a sera (anche le pianure

erano proprietà cittadinae questo era l'uso che ne faceva la comunità)prendere la via di casa diramandosi regolarmente

al punto dovuto. Più di una volta mi sono trovato fuoriverso il tramontoai bordi di queste praterie; e rivedo ancora

con gli occhi della fantasia le interminabili processioni di mucchee riodola musica dei campani di latta o di rame

vicini o distantie respiro ancora la fragranza di quell'aria serotina dolcee lievemente aromaticae seguo attento il

tramonto.

Nella medesima regione dell'isolama più verso estsi stendevano vastezone centrali di pini e querce nane (era

qui che in genere si faceva il carbone) monotone e sterili. Ma quante bellegiornate e mezze giornate non ho passato a

vagabondare per quei viottoli solitarirespirando profondamente ilparticolare aroma selvatico. Quicome in ogni

angolo dell'isola e delle sue costeho vissuto ad intervalli per molti anniin tutte le stagionigirando ora a cavalloora

in barcama per lo più a piedi (ero un buon camminatore a quei tempi)assorbendo campiriveincidenti di maretipi

umanila gente della baiacontadinipiloti - ebbi sempre molte amicizietra questi ultimi e tra i pescatori - ogni estate.6

facevo escursioni in barca - e sempre mi piacque la nuda spiaggia a sudcheha visto alcune delle ore più felici della

mia vita sino ad oggi.

Mentre scrivoa distanza di quarant'anni e piùl'intera esperienzarifluisce in me - il cullante sciabordìo delle

ondel'odore della salsedine - le gioie della fanciullezzala pesca deimolluschi a piedi nudicoi calzoni rimboccati -

spinger la barca giù per il ruscello - il profumo dei prati di carice - lachiatta del fienole spedizioni per pesci e

molluschi da mangiare a zuppa; oin anni più recentibrevi viaggi per labaia di New York e anche fuorinelle barche

dei piloti. In quegli stessi anni inoltrequando cioè vivevo a Brooklyn(1836-50)me ne andavo regolarmente ogni

settimana durante la buona stagione a Coney Islandallora una lunga spiaggianuda e desertatutta per medove mi

piacevadopo il bagnofare gran corse su e giù sulla sabbia duradeclamando per ore Omero o Shakespeare alla risacca

e ai gabbiani. Ma sto procedendo troppo rapidamentee debbo mantenermi neilimiti del tracciato.

* «Paumanok (o Paumanakeo Paumanacknome indiano di Long Island): oltrecento miglia di lunghezzaa

forma di pesce - gran copia di costesabbiosebattute dalle tempestepocoinvitantil'orizzonte sterminatol'aria troppo

forte per i malatie le sue baie splendide riserve per gli uccelliacquaticii campi a sud ricoperti di fieno salatoil suolo

in genere duroma buono pei carrubii meli e il morascoe ricco diinnumerevoli sorgenti della più dolce acqua del

mondo. Anni fatra la gente della baia - una razza forte e selvaggia oraestintao piuttosto radicalmente mutata-un

nativo di Long Island veniva definito un Paumanackeseo Creolo-Paumanackes(John Burronghs)(N.d.A.).

PRIME LETTURE. LAFAYETTE

Dal 1824 al '28 la nostra famiglia visse a Brooklynin Front StreetCranberry Street e Johnson Street

nell'ordine. In quest'ultima mio padre si costruì una bella casettaeun'altra ne costruì in seguito in Tillary Street. Le

abitammo una dopo l'altrama erano ipotecatee così le perdemmo. Ricordoancora la visita di Lafayette. * Durante la

maggior parte di quegli anni frequentai le scuole pubbliche. Dev'essere statointorno al 1829 o '30 che mi recai in

compagnia di mio padre e mia madre a sentir predicare Elias Hicksin unasala da ballo sulle alture di Brooklyn. A un

dipresso nello stesso periodo mi impiegai come ragazzo d'ufficio presso duelegalipadre e figlioi Clarkea Fulton

Streetvicino Orange Street. Avevo un bel tavolo e il cantuccio dellafinestra tutto per me; Edward C. mi aiutò

gentilmente a migliorare nella calligrafia e nella composizione e mi iscrisse(l'evento più memorabile della mia vita sino

a quel momento) a una grossa biblioteca circolante. Alloraper un buonperiodo di tempodiguazzai in letture

romanzesche d'ogni sorta; per prima cosa Lemille e una nottetutti i volumiun vero festino; poicon qualche sortita in

altre direzionidivorai uno dopo l'altro tutti i romanzi e tutte le poesiedi Walter Scott (e ancor oggi leggo con piacere

sia le une che gli altri).

* «Durante la sua visita nel nostro paesenel 1824il Generale Lafayettevenne a Brooklyn in gran pompa e

attraversò la città a cavallo. I ragazzi uscirono dalle scuole per unirsial saluto della cittadinanza. Si stava proprio allora

cominciando a costruire una biblioteca pubblica e gratuita per i giovanieLafayette acconsentì a fermarsi per porre la

prima pietra. Poiché i bambini si riversavano a frotte sul luogo dove eragià stata scavata una enorme buca per le

fondamentachiusa da mucchi di rozzi pietronimolti signori si prestarono asollevare i bambini affinché potessero

seguire la cerimonia da posizioni più sicure e più comode. Lo stessoLafayette che anche aiutava i bambinisollevò tra

gli altri il piccolo Walt Whitmanche aveva allora cinque anni estrettoloper un attimo al petto e baciatololo posò

nuovamente a terrain un angolo sicuro dello sterro».

(John Burroughs)

IN TIPOGRAFIA. VECCHIA BROOKLYN

Circa due anni dopo mi impiegai come apprendista nella tipografia di ungiornale settimanale. Il giornale era il

Long Island Patriot di S. E. Clementsche era anche direttore dell'ufficiopostale. Nell'ufficio c'era un vecchio tipografo

William Hartsborneun tipo di rivoluzionario che aveva conosciuto Washingtone che divenne mio grande amico; con

lui si facevano lunghe chiacchierate sui bei tempi andati. Gli apprendistime inclusostavano a pensione presso una sua

nipote. Ogni tanto facevo una passeggiata a cavallo con il capufficioilquale era per la verità assai gentile con noi; alla

domenica ci portava tutti con sé a una gran chiesa di pietravecchia e inrovinaalquanto simile a una fortezzain

Joralemon Str.vicino a dov'è ora il municipio di Brooklyn (a quel tempoc'eranotutt'intornocampi aperti e strade di

campagna). * Lavorai in seguito per il Long Island Staril giornale di AldenSpooner. Per tutti questi anni mio padre

continuò con alterna fortuna il suo lavoro di falegname e costruttore. Lanostra era una famiglia che cresceva-otto figli

di cui mio fratello Jesse era il più anziano e io il secondoseguiti dallemie care sorelle MaryHannah e Lonisae poi

dai miei fratelli AndrewGeorgeThomas Jeffersonfino al più piccoloEdwardnato nel 1835 e sempre tormentato nel

fisiconon diversamente da me negli ultimi anni..7

* Della Brooklyn di quel tempo (1830-40) non rimane quasi nullaeccetto iltracciato delle vecchie strade. La

popolazione oscillava tra le dieci e le dodicimila anime. Fulton Str. erafiancheggiata per un buon miglio da magnifici

olmi. Il luogo nel complesso aveva caratteristiche affatto rurali. Comeesempio del divario di valori tra allora e adesso si

potrebbe ricordare che venticinque acri di quella che è ora la parte piùcostosa della cittàtra Flatbush e Fulton Avenue

vennero acquistati da certo signor Parmentieremigrato franceseper 4.000dollari. Chi ricorda più com'erano i vecchi

luoghi? Chi i vecchi cittadini di quei tempi? Tra i primiil caffè di Smith& Woodquello di Coe Downing e gli altri nei

pressi del ferryil vecchio ferry stessoe Love Lanele Heights com'eranoallorail Vallabout col suo ponte di legnoe

il tratto di strada che da Fulton Str. conduce fino al vecchio ponte apedaggio. Tra i secondiil geniale e maestoso

generale Jeremiah Johnsone gli altriGabriel Furmanil rev. E. M. JohnsonAlden Spooneril signor Pierrepontil

signor JoralemonSamuel WilloughbyJonathan TrotterGeorge HallCyrus P.SmithN. B. MorseJohn Dikeman

Adrian Hegeman e William Udalloltre al vecchio signor Dufloncol suoritrovo per militari (N.d.A.).

ADOLESCENZASALUTELAVORO

Tra il '33 e il '35 mi trasformai in un ragazzone sano e robusto (crebbituttavia troppo in frettaa 15-16 anni

avevo già quasi le proporzioni di un uomo). In questo periodo la miafamiglia tornò a vivere in campagnala mia cara

madre fu malata gravementee a lungoma si riprese. Più o meno ogni estateper tutti questi anni io ritornai a Long

Islandrestandovi a volte per mesiora nella parte orientale ora in quellaoccidentale. A 16-17 anni e per qualche tempo

dopoebbi la passione dei circoli di dibattitocui partecipavo attivamentepur senza molta continuitàa Brooklyn e in

una o due cittadine dell'isola. Lettore direi onnivoro di romanzidivorai inquesti anni e in quelli che seguirono qualsiasi

cosa mi capitasse sotto mano. Amante del teatroinoltrea New Yorkmi cirecavo ogni volta che potevoassistendo

talora a ottime rappresentazioni.

1836-37lavoro come compositore in varie tipografie di New York City. Poiappena passati i diciotto annie

per qualche tempo in seguitoandai a insegnare nelle scuole di campagnadelle contee di Queens e Suffolkandando a

pensione ora da questa ora da quella famiglia (considero quest'ultima tra lemigliori esperienze della mia vitae tra le

più profonde lezioni sulla natura umana nascosta dietro le quinte e tra lemasse). Nel 1839-40 fondai e pubblicai un

settimanale nella mia cittadina nataleHuntington. Ritornato a New York Citye a Brooklyncontinuai il mio lavoro di

tipografo e scrittoreprosa per lo piùma con qualche sporadico assaltoalla poesia»

LA MIA PASSIONE PER I FERRY

Stabilitomi dunque a Brooklin e a New York Cityla mia vita in quel periodoe ancor più negli anni che

seguironocominciò curiosamente a identificarsi con il ferry di Fultonchegià allora si avviava a divenire il più grande

del mondo nel suo genereper importanzavolumerapiditàe per il suoaspetto pittoresco. Più tardi (specialmente tra il

'50 e il '60) presi l'abitudine di compiere quasi ogni giorno la miatraversata in battelloil più delle volte su nella cabina

del pilotada dove potevo spaziare con lo sguardo e assorbire le sceneglisfondii paesaggi. Che correnti oceaniche

che maree sotto di me-e quei grandi flussi e riflussi di umanitàin unperenne turbinio di movimenti. Per la verità ho

sempre avuto una passione per i ferry: a me essi offrono poesie viveimpareggiabilifluidein inesausta corrente. Il

Dume e lo scenario della baia tutt'intorno all'isola di New York in qualsiasimomento di una bella giornata-le maree

tumultuosespumeggianti-il mutevole panorama di battelli a vapore di ognigrandezzasovente al largo una lunga Ela di

grossi bastimenti diretti a porti lontani-miriadi di golette dalle bianchevelecorvette e palischermii fantastici yacht-i

massicci battelli che spuntavano maestosi verso le cinque di pomeriggio dopoaver doppiato la Batteriapuntando a est-la

vista che s'apriva al largo in direzione di Staten Island o lungo lo Strettoo dall'altra parte risalendo lo Hudson-quale

ristoro spirituale non mi han dato codeste esperienze e visioni in queglianni lontanie quante volte dopo d'allora. E

come ricordo bene tutti i miei vecchi amici piloti - i BalsirJohnny ColeIra SmithWilliam Whitee il mio giovane

compagno del ferryTom Gere.

SCENE DI BROADWAY

Oltre al ferry di Fulton ho conosciuto e frequentato per annipiù o menosaltuariamenteBroadwayla celebre

strada dove si affolla tutta la mista umanità newyorkese e tanta gentefamosa. Fu qui che vidi in quegli anni Andrew

JacksonWebsterClaySewardMartin Van BurenWalker il FilibustiereKossuthFitz-Greene HalleckBryantil

principe di GallesCharles Dickensi primi ambasciatori giapponesi e tantealtre celebrità del tempo. Sempre qualcosa

di nuovo e stimolante: ma più d'ogni altra cosa per me l'incalzantelasterminata ampiezza di quelle incessanti correnti

umane. Ricordo di aver visto James Fenimore Cooper in una aula di tribunalein Chambers Streetdietro il Municipio

(stava seguendo una causacredo si trattasse di una querela per diffamazioneda lui sporta contro qualcuno). Ricordo.8

anche di aver visto Edgar A. Poe e di aver avuto con lui una breveconversazione (dev'essere stato nel 1845 o 46) nel

suo ufficio al secondo piano di un caseggiato d'angolo (in Duane o PearlStreet). Egli era allora direttore e proprietario

o comproprietariodel BroadwayJournal. Lavisita fu occasionata da un mio scritto che egli aveva pubblicato. Poe fu

molto cordialedi una cordialità sommessaaveva un bell'aspettoeravestito beneecc. Mi è rimasto un ricordo nitido e

piacevole della sua espressione e del suo parlaresia nella forma che nellasostanza; molto gentile e umanoma come

spentoun po' sfinito forse. Ed ecco un'altra delle mie reminiscenze. Quinella parte ovest di New Yorkproprio sotto

Houston Streetvidi una volta (dev'essere stato circa il 1832una giornatadi gennaio luminosa e pungente) un uomo

vecchissimobarbutodal gran corpoma curvo e deboletutto ravvolto inricche pellicce e con un gran berretto

d'ermellino in capoassistito e fatto scendere quasi a braccia per l'altascalinata frontale della sua casa (una dozzina di

amici e servitori facevano a gara nel sostenerlo e guidarlo amorevolmente)sollevato quindi e sistemato in una

splendida slittaravvolto in altre pelliccepronto infine per lapasseggiata. La slitta era trainata dalla più bella pariglia di

cavalli che io abbia mai visto (non dovete pensare che le bestie migliorivengan su oggigiorno; non si sono mai visti

cavalli come quelli che c'erano cinquant'anni fa a Long Islando nel Sudoa New York City; la gente a quel tempo

cercava in un puledro temperamento e brioe non soltanto una andatura senzasorprese). Beneio (allora un ragazzetto

di forse tredici o quattordici anni) mi fermai e rimasi a lungo a rimirare lospettacolo di quel vecchio fasciato di pellicce

circondato da amici e servitoriche tra mille cure veniva adagiato nellaslitta. Ricordo i cavalli tutto fuoco che

mordevano il frenoil cocchiere con la frusta e il secondo cocchiere al suofiancoper maggior prudenza. Il vecchio

oggetto di tanta attenzionemi sta ora quasi dinanzi agli occhi. Era JohnJacob Astor.

Gli anni 1846-47 e quelli che seguono mi vedono ancora a New Yorkscrittoree tipografolavorare in buona

salute come sempre e passarmela nel complesso bene.

CORSE IN OMNIBUS E VETTURINI

V'è un aspetto di quei giorni che assolutamente non può andaretaciuto-voglio dire gli omnibus di Broadway

coi loro vetturini. Ancor oggi quei veicoli (scrivo nel 1881) danno aBroadway buona parte del suo carattere - le linee

della Quintadi Madison Avenue e della Ventitreesima sono tuttora infunzione. Ma i tempi d'oro dei tramvetti della

vecchia Broadwaycosì numerosi e caratteristicisono ormai finiti; sparitii «Canarini»i «Pettirossi»i primi di

Broadwayquelli della Quarta Avenuei Knickerbocker e una dozzina d'altridi venti o trent'anni fa. E gli uomini che in

particolar modo si identificavano con questidando ad essi vitalità esignificatoi vetturini-meravigliosa razza di gente

strana e spontaneadallo sguardo pronto (non solo Rabelals o Cervantesmaanche Omeroo Shakspere se li sarebbero

divorati con gli occhi) - li ricordo tutti così benee devo proprio dedicarloro qualche parola. Quante oremattine e

pomeriggi - che notti esilaranti ho passato - a giugno o a luglioquandol'aria è più fresca - a scarrozzare da un capo

all'altro di Broadway ascoltando qualcuna delle loro storie (e che storieeranole più colorite del mondoe con la

mimica più straordinaria) - o magari declamando brani tempestosi dal GiulioCesare o dal Riccardo (uno poteva sgolarsi

a piacimento in mezzo a quel pesantedensoininterrotto ronzio di bassodella strada). Davvero li conoscevo tutti i

vetturini a quel tempoJack di Broadwayil SartoBill LagnaGeorgeBufereVecchio Elefante e suo fratello Giovane

Elefante (che venne più tardi)TippyRiso SoffiatoFrank il GrossoJoeil GialloPete CallahanPatsy Deee dozzine

di altriperché erano centinaia. Avevano qualità immenseanimali per lopiù- mangiarebereandare a donne-ea modo

loroun grande orgoglio personale - qualche sbucciafatiche. si incontravaogni tantoma io in genere mi sarei fidato

della maggior parte di essiper quella buona volontà e quel loro semplicesenso dell'onorein qualsiasi circostanza. Non

solo per cameratismo e talora per affetto -li trovavo anche splendidi oggettidi studio. (Immagino che a questo punto i

critici rideranno di cuorema l'influenza di quelle scarrozzate in omnibusper Broadwayi vetturini e le declamazioni e

le scappatelleè senza dubbio entrata nella gestazione di Foglied'erba).

ANCHE IL TEATRO E L'OPERA

Ma anche certi attori e cantanti ebbero la loro brava parte nella cosa.Durante tutti quegli anni frequentai più o

meno regolarmente il vecchio teatro Parkil Boweryil Broadway e quello diChatham Squareoltre all'Opera italiana

in Chambers Streetall'Astor o alla Batteriagratis per molte stagionicome corrispondente di giornalipur essendo

ancora in tutto un ragazzo. Il vecchio Park - che nomi e che ricordiritornano a quete parole! PlacideClarkela Vernon

FisherClara F.la Woodla SeguinEllen TreeHackettKean il giovaneMacreadyla RichardsonRice - attori

tragicicomicicantanti. Quanta recitazione perfetta! Henry Placide ne «Lavecchia guardia di Napoleone»o in

«Nonno Whitehead» - e «Il marito provocato» di Cibber con Fanny Kemblenella parte di Lady Townley - Sheridan

Knowles nel sua lavoro «Virginius» - o l'inimitabile Power in «Nato per lafortuna». Questie molti altrinegli anni

della mia giovinezza e oltre. Fanny Kemble - nome che da solo evocaistantaneamente grandi scene drammatiche - le

più grandi forse. Ricordo perfettamente come rese il personaggio di Biancain «Fazio» e quello di Marianna ne «La

moglie». Il teatro non aveva mai offerto nulla di più bello - cosìdicevano veterani d'ogni paesee il mio cuorela mia

mente di ragazzo approvavano con ogni minima cellula. La signora Kemble erauna donna appena giunta a maturità.9

fortequalcosa di più che una mera bellezza; nata tra le luci della ribaltae venuta a offrire all'Americadopo tre anni di

tirocinio a Londra e in varie città inglesiquella sua giovane maturità equel suo roseo potere in tutto il loro meridiano o

piuttosto mattutino fulgore. È stata davvero una fortuna per me poterlavedere quasi ogni sera per tutto il periodo in cui

recitò al Park-senza dubbio in tutte le parti fondamentali del suorepertorio.

In quegli anni ascoltaiin buona edizionetutte le opere italiane e lealtre allora in vogala «Sonnambula»«I

Puritani»«Der Freischutz»«Gli Ugonotti»«La figlia delreggimento»«Faust»«La stella del Nord»«Polluto»ecc.

Tra quelle che gustavo maggiormente erano l' «Ernani»il «Rigoletto» e«Il trovatore» di Verdiinsieme alla «Lucia»

la «Lucrezia» e «La favorita» di Donizettiil «Masaniello» di Auber oil «Guglielmo Tell» e «La gazza ladra» di

Rossini. Andai a sentire l'Alboni ogni volta che cantò a New York o nellevicinanze - ed anche Grisiil tenore Mario e il

barirono Badialiil più bravo del mondo.

Questa passione musicale seguì da presso la mia passione per il teatro.Nella mia fanciullezza e giovinezza

avevo visto (sempre dopo una attenta lettura) tutti i drammi di Shakspereallora sulle scenein interpretazioni

meravigliose. Ancor oggi non riesco a immaginare niente di meglio del vecchioBooth in «Riccardo Terzo» o «Lear» (

né so dire in quale dei due fosse più bravo) o nelle vesti di Jago (e inquelle del Pescara e di Sir Giles Overreachper

allontanarci da Shakspere) - e ancora Tom Hamblin in «Macbeth»o ilvecchio Clarke sia come spettro nell' «Amleto»

che come Prospero ne «La tempesta»con la Austin nella parte di Ariel ePeter Richings in quella di Calibano. Poi altri

drammisempre con buoni attoriForrest ad esempionella parte di Metamorao Damone o Bruto - John R. Scott in

quella di Tom Cringle o Rolla - o Lady Gay Spanker della «AssicurazioneLondinese» nella interpretazione di Charlotte

Cushman. Ricordo ancora le splendide stagioni della troupemusicaledell'Avana al Castle Garden (Batteria)qualche

anno più tardisotto la direzione di Maretzek - la bella orchestralefresche brezze marinel'inimitabile virtuosismo

delle voci - SteffanoneBrosioTruffiMarini in «Marino Faliero»«DonPasquale» o «La favorita». New York non ha

mai visto recitazione o canto migliore. Fu ancora qui che udii in seguitoJenny Lind. ( La Batteria - i ricordi ad essa

legati - quante e quali cose saprebbero raccontare quei vecchi alberiquellungomarequei bastioni!).

ALTRI OTTO ANNI

Nel 1848 e 49 lavorai come direttore del DailyEagle diBrooklyn. Nel '49 intrapresi un piacevole viaggio per

motivi di lavoro (mio fratello Jeff con me) attraverso gli Stati centrali elungo i fiumi Ohio e Mississippi. Vissi per

qualche tempo a New Orleans dove lavorai alla redazione del giornale DailyCrescent. Dopoun poco ripresi la via del

ritorno verso il Nordma con calma lungo la linea del Mississippi e leregioni circostantiquindi per la via dei grandi

laghiil Michiganlo Huronl'Eriefino alle cascate del Niagara e ilconfine meridionale del Canadàper rientrare

Enalmente nello stato di New Yorkpercorrendone la parte centrale e seguendoinfine lo Hudson - un viaggio nel

complesso di forse ottomila miglia tra andata e ritorno.

'51-53: lavoro come costruttore edile a Brooklyn (nella prima parte di questoperiodo stampo un giornale

quotidiano e settimanaleil Freeman).'55 perduto mio padre. Iniziato una volta per tutte a dare alle stampe Foglie

d'erbapresso la tipografia dei fratelli Romemiei amicia Brooklyndopo un granlavoro sui manoscrittiun continuo

fare e disfare - (penai molto a espungere tutti i "tocchi poetici"d'usoma alla fine vi riuscii). Oggi (1856-57) sono nel

mio 37mo anno d'età.

FONTI DEL MIO CARATTERE. RISULTATI. 1860

A voler tirare le somme di quanto è stato qui detto sin dall'inizio (il nondetto restando naturalmente la più gran

parte) tre ritengo siano state le fonti principali e le impronte formativedel mio carattereormai consolidate in meglio o

in peggioe del suo successivo sviluppoletterario e non: una (e senzadubbio la migliore) è il ceppo maternoportato

qui dai lontani Paesi Bassi - la sotterranea tenacia e la solida struttura dibase (ostinazionetestardaggine) derivate

dall'elemento inglese paternocostituiscono la seconda - e la combinazionedi scene d'infanziaspiaggecose variamente

assorbite a Long Islandmio luogo natalecon la vita brulicante di Brooklyne New Yorkinsiemesuppongoalle mie

successive esperienze durante la guerra di secessionela terza.

Nel 1862 infatticolpito dalla notizia che mio fratello Georgeufficialedel 51° volontari di New Yorkera

stato seriamente ferito (prima battaglia di Fredericksburg13 dic.)miprecipitai al fronte in Virginia. Ma devo

retrocedere un poco.

INIZIO DELLA GUERRA DI SECESSIONE

La notizia dell'attacco a Forte Sumter e alla bandieradel porto diCharlestonnella Carolina del Sudgiunse a

New York a tarda notte il 13 aprile 1861e fu immediatamente diffusa daigiornali in edizione straordinaria. Quella sera.10

ero stato all'operanella Quattordicesimae verso mezzanotte dopo lospettacolo scendevo per Broadway diretto a

Brooklyn quando udii in distanza le grida degli strilloniche in men che nonsi dica dilagarono per la strada urlando e

correndo da una parte all'altra anche più furiosamente del solito. Compraiun giornale e me ne andai di fronte al

Metropolitan Hotel (da Niblo) dall'altro lato della stradae alla luce dellegrandi lampade ancora tutte accese lessi le

notizieevidentemente autentichein mezzo a un capannello di gente che siera radunata d'improvviso. Uno di noi lesse

il telegramma al alta voce per quelli che non avevano giornalementre tuttiascoltavano attentamentein silenzio. Non

un commento si levò dalla piccola follache raggiungeva ora le trenta oquaranta personema rimasero tutti in silenzio

ricordoper un minuto o due prima di disperdersi. Mi sembra di vederliancorasotto le lampadea mezzanotte.

SOLLEVAZIONE NAZIONALE E VOLONTARIATO

Ho già detto in qualche parte che le tre Presidenze precedenti al 1861mostrarono come la debolezza e la

perversità dei governanti siano possibili qui in Americain regimerepubblicanoné più né meno che in Europa in

regime dinastico. Ma che cosa dire di quella immediata e splendida reazioneallo schiavismo secessionistail nemico

incarnatonello stesso istante in cui esso esibì senza possibilità dierrore il suo vero volto? Il vulcanico sollevarsi della

nazione dopo la sparatoria sulla bandiera di Charleston confermò qualcosache sino ad allora era rimasto in grave

dubbioe in un attimo sostanzialmente decise la questione della secessione.Esso rimarrà a mio avviso il più grande e

incoraggiante spettacolo che mai epoca antica o moderna abbia offerto alprogresso politico e alla democrazia. E non

tanto per ciò che affiorò alla superficiebenché importantema per ciòche rivelò negli strati profondila cui importanza

è eterna. Giù negli abissi dell'umanità del Nuovo Mondo si era formato econsolidato un nucleo primigenio di volontà di

Unione nazionalerisoluto e di gran maggioranzache rifiutava alterazioni ediscussionipronto ad ogni emergenza e

capace di scoppiare in qualsiasi momentospazzar via gli ostacoli disuperficie e dilagare come un terremoto. Questa è

indubbiamente la più bella lezione del secoloo dell'Americaed è statoun enorme privilegio parteciparvi. (Due grandi

spettacolidue prove immortali di democrazia senza paragone nella storia delpassatosono stati offerti dalla guerra di

secessione - uno all'inizio e l'altro alla fine. Da una parte la sollevazionearmatagenerale e volontariadall'altra il

pacifico e armonioso scioglimento degli eserciti nell'estate del 1865).

SENTIMENTI DI DISPREZZO

Anche dopo il bombardamento di Forte Sumtertuttavianessuno al Nord trannepochi si rese conto della

gravità della rivolta e della capacità e decisione degli Stati schiavistidi opporre una resistenza militare forte e continua

all'autorità nazionale. I nove decimi della popolazione degli Statiabolizionisti guardarono alla ribellione iniziata nella

Carolina del Sud con un sentimento per metà di disprezzo e per metà diincredula rabbia. Non si riusciva a credere che

si sarebbero aggiunte anche la Virginiala Carolina del Nord e la Georgia.Un alto e prudente funzionario governativo

predisse che tutto sarebbe sbollito «in sessanta giorni»e la gente ingenerale prestò fede alla predizione. Ricordo di

averne parlato sul ferry di Fulton con il sindaco di Brooklyn il qualesperava solo «che quegli sputafuoco del Sud

commettessero qualche smaccato atto di resistenzaal che sarebbero statischiacciati subito e in modo così definitivo

che di secessione non si sarebbe sentito parlare mai più - ma (aveva paura)quelli di fatto non avrebbero mai avuto il

fegato di far nulla». Ricordo anche che gli uomini di un paio di compagniedel 13° Brooklyn radunati all'armeria della

città per partire come «soldati di trenta giorni»Si erano tutti munitidi pezzi di corda vistosamente legati alle canne dei

moschetticon cui ognuno si sarebbe portato a casacappio al collounprigioniero del temerario Sudil giorno non

lontano del trionfale ritorno!

BATTAGLIA DI BULL RUNLUGLIO 1861

Tutta questa corrente di sentimenti doveva essere arrestata e quindicapovolta da un colpo terribile - la prima

battaglia di Bull Run - da quel che ci risulta oggi senza dubbio uno degliscontri più strani che si ricordino. (Tutte le

battagliee i loro esitidipendono dal caso assai più di quantogeneralmente non si creda; ma questa fu un caso dal

principio alla fineun giuoco della sorte. Ambedue le parti ritennero finoall'ultimo minuto di aver vinto. Effettivamente

gli uni avevano le stesse buone probabilità degli altri di essere messi infuga. Per una supposizioneo una serie di

supposizioni infondatele forze nazionali all'ultimo istante furono coltedal panico e abbandonarono il campo). Le

truppe sconfitte cominciarono a riversarsi in Washington per il Ponte Lungoall'alba di lunedì 22 - un lungo giorno

piovigginoso. Il sabato e la domenica della battaglia (il 20 e il 21) ilcaldo era stato roventeeccezionale - strati di

polveresudiciume e fumo aspirati col sudore nella pellepoi altri stratidi nuovo riasciugati col sudoreassorbiti da

quelle anime eccitate - i loro abiti tutti impregnati della polvere calcinosache riempiva l'aria? sollevata ovunque dai

reggimentidalle salmeriedall'artiglieria ecc. che sciamavano per lestrade riarse e i campi calpestando ogni cosa- gli.11

uomini che adesso ritirandosi si riversavano sul Ponte Lungocon quellacoltre di nerumedi sudore e di pioggia

addosso - una orribile marcia di venti miglia per rientrare a Washingtonfrustratiumiliatiin preda al panico. Dove sono

le vanteriele orgogliose bravate con cui siete partiti? Dove le vostrebandierele fanfarele corde per tirarvi dietro i

prigionieri? Ebbenenon c'è una fanfara che suoni - e non una bandiera chenon penda vergognosa e floscia dall'asta.

Si leva il solema non splende. Gli uomini cominciano ad apparire per lestrade di Washingtonsparsi

dapprima e alquanto vergognosipoi sempre più fitti - li si vede inPennsylvania Avenuesui gradini e agli usci dei

seminterrati. Arrivano in masse disordinatealcuni in squadredrappellidistaccaticompagnie.

Di tanto in tanto un raro reggimento in perfetto ordinecon i suoi ufficiali(ecco dei vuotii mortii veri

valorosi) che marciano in silenzioi volti abbassatiseverilì lì percrollare dalla stanchezzatutti neri e sporchieppure

ogni uomo col suo moschettoe il passo spedito; ma queste sono eccezioni. InPennsylvania Avenue nella

Quattordicesima ecc.marciapiedi affollatistinati di cittadininegriimpiegatigente qualunquecuriosi; donne alle

finestree un succedersi di espressioni strane sui volti mentre queglisciami di reduci incrostati di sporco (ma non

finiranno mai?) continuano a passare; e tuttavia non una parolanon uncommento; (metà degli spettatori sono

secessionisti del tipo più velenoso - non dicono nulla. ma il demoniosogghigna nei loro volti). Alla fine della mattinata

Washington brulica tutta di questi soldati sconfitti - esseri strani avedersiocchi e visi alteratitutti fradici (il piovischio

continua insistente per tutto il giorno) e stanchi da far pauraaffamatiinselvatichitii piedi piagati. Persone di buon

cuore (ma nemmeno troppe! arrangiano in fretta qualcosa da metter sotto identi. Mettono sul fuoco marmitte da bucato

per la minestra e il caffè. Sistemano tavoli sui marciapiedi - si comprapane a vagonisi tagliano velocemente le

pagnotte in grossi tocchi. Ecco due anziane signorebellele prime dellacittà per cultura e grazia; stanno in piedi dietro

un tavolo improvvisato con rozze assicolmo di bevande e di roba damangiaree distribuiscono il ciboe provvedono a

che ogni mezz'oraper tutto il giornola scorta sia rimpinguata conprovviste fatte venire da casa: e lì rimangonosotto

la pioggiaattive e silenziosecoi loro capelli bianchia distribuir cibocon le lacrime che per tutto il tempoquasi

ininterrottamenterigano loro le guance. Tra la profonda eccitazionelafolla e il movimentol'ansia disperatasembra

strano vedere moltimoltissimi soldati addormentati - dormono profondamentein mezzo alla gran confusione. Crollano

dove capitasogli scalini delle caseai piedi di un caseggiato o di unastaccionatasui marciapiedi o in qualche spiazzo

da costruzionee dormono di sasso. Sulla scalinata di una casa signorile stadisteso un povero ragazzo di forse

diciassette o diciotto anni; dorme così quietocosì profondo. Alcunistringono ancora forte il fucile nel sonno. Altri

dormono a gruppi - amicifratelli stretti insieme - e su di loro così stesigoccia tetra la pioggia.

Come passa il pomeriggio e si fa seraovunque nelle stradenei caffèassembramenti di gentechi ascoltachi

fa domandestorie terribilistregoneriebatterie mascherateil nostroreggimento tutto a pezzi ecc.- storie e narratori di

storieventosispacconivacui centri d'attenzione di folle che siraccolgono per le strade. Decisione e fermezza

sembrano aver disertato Washington. L'albergo principaleil Willardèpieno di spalline - zeppostipatoformicolante

di spalline. (Li vedoe devo proprio dir loro due parole. Eccovi quisignori decorati! - ma dove sono le vostre

compagnie? Dove sono i vostri uomini? Incompetenti! Non venite a parlarmi deicasi imponderabili di una battagliadi

come ci si può smarrire e cose simili. Io penso che dopo tutto questaritirata è opera vostra. Infilatevi di soppiatto nei

sontuosi salotti o nelle sale di ristoro del Willard o dovunque vi piacciagonfiatevimettete su arie - nessuna

spiegazione potrà salvarvi. Bull Run è opera vostra; se voi valeste solo lametà o un decimo di quel che valgono i vostri

uominiquesto non sarebbe mai accaduto).

Frattanto a Washington tra le personalità più in vista e il loro entourageun misto di spaventosa costernazione

incertezzarabbiavergognaimpotenzae delusione pietrificante. Il peggionon solo è imminentema è già qui. Tra

poche ore - forse prima del prossimo pasto - i generali secessionisti cisaranno addosso con le loro orde vittoriose. Il

sogno dell'umanitàquella vantata Unione che abbiamo creduto così forteinespugnabile - guardatela orasembra già in

frantumicome un piatto di porcellana. Un'ora amaraamara - forsel'orgogliosa America non ne conoscerà più una

simile. Deve far bagagli e fuggirenon c'è un attimo da perdere. Queicandidi edifici - il Campidoglio che si alza

maestoso con la sua cupola sopra gli alberi là sulla collina - dovremoabbandonarli - o distruggerli prima? Poiché è

certo che nelle conversazioni svoltesi per ventiquattro ore dopo Bull Run aWashington e dintorni tra certi magnati

ufficialiimpiegati e funzionarisi finì per ammettere ad alta voce esenza mezzi termini l'opportunità di cedere

incondizionatamentedi installare il regime sudistafar abdicare Lincoln eallontanarlo al più presto. Se gli ufficiali e le

forze secessioniste avessero seguito da presso la ritiratae con un'audacemosso alla Napoleone fossero entrati in

Washington il primo giorno (o anche il secondo)avrebbero avuto lasituazione in mano e per di più una poderosa

fazione del Nord a sostenerli. Uno dei nostri colonnelli reduci da Bull Runespresse quella sera in pubblicoin una sala

affollata da gruppi di ufficiali e borghesil'opinione che era inutilecombattereche i sudisti avevano ormai reso

incontestabili le loro pretesee che la miglior via da seguire per ilgoverno nazionale era desistere da ogni ulteriore

tentativo di arrestarlie riconoscere la loro supremazia alle condizionimigliori che essi volessero concedere. Non una

voce si levò in quella larga folla di ufficiali e cittadinicontro codestaopinione. (Il fatto è che questo era uno dei tre o

quattro momenti di crisi che attraversammoallora come in seguitoduranteil dubbioso corso di quei quattro anni

quando parve che ad occhi umani fosse dato di vedere con le stesseprobabilità l'Unione esalare l'ultimo respiro o

continuare a vivere).

LO STUPORE PASSACOMINCIA QUALCOS'ALTRO.12

Ma l'orail giornola notte passaronoe qualsiasi cosa ritorniun'oraungiorno e una notte come quelle non

torneranno mai più. Il Presidente si riprendesi mette all'opera quellastessa notte - con rapidità e decisione si accinge al

compito di riorganizzare le sue forze e approntarsi una posizione più sicuraper il lavoro a venire. Quand'anche non vi

fosse null'altro per consegnare Abramo Lincoln alla storiasarebbesufficienteper tramandarlo ai tempi futuri con una

corona di gloriail solo fatto che egli superò quell'ora e quel giorno piùamari del fiele - invero un giorno di

crocifissione - che non se ne lasciò sopraffare - e con estrema fermezzaseppe anzi arginarlorisolvendo di trarne fuori

se stesso e l'Unione.

Allora sui grandi giornali di New York subito apparvero (cominciando daquella sera stessae poi il mattino

seguente e così per molti giorni senza interruzione) editoriali che fecerorisuonare per tutto il paese il più sonoroil più

alto squillo di limpida trombapregno di ancoraggiamentosperanzaispirazioneorgogliosa sfida. Quei magnifici

articoli! non persero mai vigore per una buona quindicina di giorni.Cominciò lo Herald- ricordo benei suoi editoriali.

Il Tribune fuegualmente persuasivo e incoraggiante - e il Timeslo Evening Post egli altri giornali più importanti non

rimasero indietro di un millimetro. Vennero al momento opportunopoiché cen'era bisogno. Ché nell'umiliazione di

Bull Run il sentimento popolare del Nord dai suoi estremi di spavalderia eraprecipitato in abissi di depressione e di

ansia.

(Di tutti i giorni di guerra ve ne sono in particolare due che non potrò maidimenticare. Furono il giorno che

seguì la notizia di quella prima disfatta di Bull Run a New York e aBrooklyne il giorno della morte di Abramo

Lincoln. In ambedue le occasioni io mi trovavo a casaa Brooklyn. Il giornodell'assassinio la notizia giunse di primo

mattino. La mamma preparò la colazione - e poi tutti gli altri pasti - comeal solito; ma né lei né io in tutta la giornata

riuscimmo a ingoiare un boccone. Bevemmo una mezza tazza di caffè e fututto. Si parlò ben poco. Prendemmo tutti i

giornali del mattino e della serae le edizioni straordinarie cosìfrequenti in quel momentoe ce li passavamo in

silenzio).

AL FRONTE

FALMOUTHVirginiadifronte a Fredericksburg21 dic. 1862.-cominciavano le mie visite agli ospedali da

campo dell'armata del Potomac. Passo buona parte della giornata in una grandecasa di mattoni sulle rive del

Rappahannockadibita a ospedale dopo la battaglia - sembra che vi sianostati accolti solo i casi peggiori. Di fronte alla

casaai piedi di un albero a un dieci iarde di distanzanoto un mucchio dipiedigambebracciamani amputatetante

da riempire un carro a un cavallo. Diversi cadaveri giacciono lì accantoognuno ricoperto dal suo telo di lana marrone.

Nel cortile dalla parte del fiumesi vedono tombe frescheper lo più diufficialicon i nomi incisi su doghe di botte o

assi spezzate conficcate nel terreno. (Gran parte di questi corpi vennero inseguito riesumati e trasportati a Nord per

essere restituiti agli amici). L'edificiopur così grandeè stipato soprae sottotutto vi è improvvisatosenza sistema e

piuttosto malema non ho dubbi che è il meglio che possa farsi; le feritetutte piuttosto gravialcune spaventevoligli

uomini nei loro vecchi abitisporchi e insanguinati. Con uno di questi hoparlato un pocoun capitano del Mississippi

ferito in malo modo a una gamba; mi ha chiesto dei giornaliche gli ho dato(lo rividi tre mesi dopo a Washingtongli

avevano amputato la gambase la portava bene). Ho girato per le stanzealpiano terra e di sopra. C'era chi moriva. Non

avevo da dar niente questa voltama ho scritto un po' di lettere allefamigliealle madri ecc. Anche mi son fermato a

parlare con tre o quattro che apparivano i più bisognosi di questo tipo diattenzionee i più sensibili ad essa.

DOPO LA PRIMA FREDERICKSBURG

23-31 dicembre.- I risultati dell'ultima battaglia sono visibili ovunque qui intornoinmigliaia di casi (ne

muoiono a centinaia ogni giorno)negli ospedali da campodi brigata e didivisione. Questi non sono altro che tende

talora assai mal ridottecoi feriti in terrafortunati quando le lorocoperte posano su strati di frasche d'abete di pinoo di

foglie. Mente lettinie rarissimi i materassi. Fa alquanto freddo. Ilterreno è indurito dal geloogni tanto nevica. Giro da

un ferito all'altro. Ho l'impressione di non star facendo molto per questagente ferita o in punto di morte; ma non posso

lasciarli. Di tanto in tanto un ragazzo si aggrappa a me in modo convulsoiofaccio quel che posso per luimi fermo in

ogni casoe se lo desidera gli resto seduto accanto per ore.

Oltre agli ospedali faccio ogni tanto anche lunghi giri per gli accampamentiparlando con gli uomini ecc. - a

volte di nottetra i gruppi raccolti intorno ai fuochi nelle loroprovvisorie baracche di cespugli. Sono scene curiosecon

tanti tipi e gruppi diversi. Ben presto mi conoscono tutti al campoufficiali e soldatie tutti mi trattano bene. Talvolta

mi unisco ai reggimenti che conosco meglionel servizio di picchetto. Quantoalle razionipare che qui per ora l'esercito

sia discretamente fornitoi soldati hanno cibo bastantequello che èperlo più carne di porco salata e gallette. La

maggior parte dei reggimenti alloggia in piccole tende di scarsa consistenza.Alcuni si sono costruiti capanni di tronchi

e fangocon un focolare..13

RITORNO A WASHINGTON

Gennaio '63.Ho lasciato il campo di Falmouth qualche giorno fa con un gruppo di feritiesono venuto qui

prima con la ferrovia del torrente Aquia e quindi con uno dei vapori federaliche risalgono il Potomac. C'erano con noi

molti feritinei vagoni come sul battello. I vagoni erano dei comunipianali. Il tragitto per ferroviadieci o dodici

migliafu compiuto in massima parte prima dell'alba. I soldati di guardiasulla strada ferrata venivano fuori dalle tende

o dalle loro baracche di cespugli coi capelli arruffati e lo sguardoinsonnolito. Quelli di sentinella facevano la ronda tra

una postazione e l'altraalcuni sulle scarpateal di sopra di noialtrigiù in bassoparecchio al di sotto del livello dei

binari. Piuttosto distanti dalla strada ferrata vidi anche molti e grandiaccampamenti di cavalleria. Alla stazione di

sbarco del torrente Aquia c'erano masse di feriti diretti a nord. Trascorsile tre ore circa d'attesa girando tra loro. Alcuni

volevano mandare due righe a casa ai genitorii fratellila moglie ecc.cosa che io feci di buon grado (impostando le

lettere il giorno dopo da Washington). Sul battello me ne ritrovai le manipiene. Un poveretto morì durante il viaggio.

Mi trattengo ora a Washington e dintornivisitando quotidianamente gliospedali. Sto per lo più al Palazzo dei

Brevettinell'Ottava stradain via H o in Piazza dell'Armeria o in altriospedali. Adesso ho la possibilità di fare un po' di

benepoiché dispongo di danaro (come elemosiniere per conto di altririmasti a casa) eormaidi una certa esperienza.

Oggidomenica pomeriggiosono stato in visita all'ospedale Campbell finoalle nove di seradedicandomi in modo

particolare a un caso della corsia 1piuttosto gravepleurite e febbretifoideaD. F. Russellun giovanefiglio di

agricoltoricompagnia E60° New Yorkmolto depresso e debole; ci vollemolto per risvegliare in lui un qualche

interesse; scrissi infine una lettera a sua madre a Malonecontea diFranklinNew Yorksu sua richiesta; gli diedi della

frutta e qualche altro regaletto; misi la lettera in una bustaserissil'indirizzo ecc. Mi recai poi nella corsia 6 che percorsi

tuttaosservando ogni singolo casosenza credo tralasciarne uno; distribuiipiccoli doniarancemelegallette dolci

fichiecc.a forse venti o trenta persone.

Giovedì 21 gennaio. Trascorsala maggior parte della giornata all'ospedale di piazza dell'Armeria; visitate le

corsie FG e Hpressoché da cima a fondouna cinquantina di degenticiascuna. A tutti i feriti della corsia F ho portato

l'occorrente per scriverecartabustefrancobolli; diviso in piccoleporzioni tra i soggetti adatti un grosso vaso di ciliege

conservatedi prima qualitàdono di una signora che le aveva preparate conle sue mani Trovati anche diversi casi in

cui mi è sembrato opportuno far dono di piccole somme di denaro (i feritiarrivano spesso senza un centesimoe poter

disporre anche della piccola somma che io do contribuisce a tenerli su dimorale). Sparita dunque tutta la mia carta e le

mie bustema anche una buona riserva di materiale di amena lettura; oltre atabaccoarancemele ecc.come mi parve

giudizioso fare.

Casi interessanti nella corsia I: Charles Millerletto 19Compagnia D53moPennsylvaniasolo sedici anni

molto intelligenteun ragazzo coraggiosogamba sinistra amputata sotto ilginocchio; vicino a lui un altro ragazzo

molto malato: a ciascuno ho dato appropriati regaletti. Nel letto dall'altraparteancora una amputazione della gamba

sinistra; dato qui un vasetto di marmellata di lamponi. Letto lstessacorsiadato una piccola somma; e anche a un

soldato con le grucceseduto sul letto accanto a... Sono sempre piùsorpreso dall'enorme numero di giovani dai quindici

ai ventun anni che trovo nell'esercito. (Ne trovai in seguito in proporzioneanche maggiore tra i sudisti).

Sera dello stesso giornovisita a D. F. R.cui ho già fatto cenno: stavadecisamente meglioalzato e vestito - un

vero trionfo; in seguito si rimise del tutto e tornò al suo reggimento.Distribuita nelle corsie una quantità di carta da

letteree quaranta o cinquanta buste con i francobolli-ne àvevo fatto unabella riservasapendo quanto gli uomini le

desiderassero.

CINQUANTA ORE FERITO SUL CAMPO

Ed ecco il caso di un soldato che ho incontrato in una delle affollate corsiedel Palazzo dei Brevetti. Gli fa

piacere aver qualcuno con cui parlaree noi lo ascoltiamo di buon grado.Venne ferito gravemente alla gamba e al

fianco a Fredericksburgil 13 dicembrequel sabato memorabile. Durante idue giorni e le due notti che seguirono

rimase sul campo nel più totale abbandonotra la città e i tetri scaglionidelle batterie: la sua compagnia e il suo

reggimento erano stati costretti a lasciarlo al suo destino. A peggiorar lecose accadde che egli si trovasse disteso con la

testa leggermente più in bassosenza potersi muovere. Fu raccolto etrasportato altrove dopo circa cinquanta ore

insieme ad altri feritiprotetti da una bandiera bianca. Gli chiedo come loabbiano trattato i ribelli in quei due giorni e

quelle due notti in cui giacque non lontano da loro - se si avvicinònessunose fu insultato. Risponde che vennero

parecchisoldati e altria varie riprese. Dueche erano insiemeglirivolsero parole rudi e sarcastichema niente di più.

Ci fu tuttavia un uomo di mezza etàil quale pareva aggirarsi pel campo trai morti e i feriti a scopo beneficoche ebbe a

comportarsi nei suoi riguardi in un modo chedicenon potrà maidimenticare: lo trattò con gentilezzagli bendò le

feritecercò di fargli coraggiogli diede un paio di biscotti e unasorsata di whisky allungato con acqua; gli chiese se se

la sentiva di mandar giù un po' di carne di manzo. Codesto secessionista dibuon cuoread ogni modonon mutò di

posizione il nostro soldato poiché così facendo avrebbe potuto causargliuna emorragiariaprendo le ferite ormai

coagulate e stagnate. Il nostro ragazzo è della Pennsylvania; l'ha passatapiuttosto brutta; le ferite si son rivelate gravi;.14

eppure conserva il suo buon umore e adesso è in via di miglioramento (non èraro che i feriti rimangano in siffatto modo

sul campo per un giorno o duetalvolta anche quattro o cinque).

PERSONAGGI E SCENE DI OSPEDALE

Corrispondenza.Quando non è sconsigliabilesono io stesso che incoraggio i soldati a scrivereese richiesto

scrivo per loro ogni sorta di lettere (comprese quelle d'amoretenerissime).Quasi contemporaneamente a queste mie

note discontinuesto scrivendo adesso una lettera alla moglie di un nuovopazienteM. de F. del 17° Connecticut

compagnia Happena arrivato (il 17 febbraio) da punta Windmill e sistematonella corsia H dell'ospedale di Piazza

dell'Armeria. È un uomo dal viso intelligentel'accento forestieroocchi ecapelli neritratti somatici da ebreo. Vuole

spedire un messaggio telegrafico a sua moglie a New Canaannel Connecticut.Approvo l'idea del messaggio - ma per

maggior sicurezza mi siedo e scrivo anche una lettera che consegnoimmediatamente all'ufficio postale (teme che la

moglie parta per venire a trovarlo e non vuolepoiché è sicuro di guarirepresto).

Sabato 30 gennaio.Nel pomeriggiovisita all'ospedale Campbell. Scena della pulizia della corsiala 6ae della

consegna degli indumenti puliti - ovunque i pazienti che si vestono o vengonovestiti - i corpi nudi fino alla cintola - gli

scherzi e il buon umore - camiciemutandonilenzuola ecc. e l'aria dipreparativi per la domenica. Dati 50 centesimi a J.

L.

Mercoledì 4 febbraio.Visita all'ospedale di Piazza dell'Armeriaesaminate quasi per intero le corsieE e D. Ho

dato carta e buste a tutti quelli che lo desideravano - c'era come sempre ungran numero di soldati che ne avevano

bisogno. Scritto lettere. Chiacchierato con due o tre uomini del 14°Brooklyn. In corsia D un povero ragazzo con una

spaventosa feritain condizioni terribili - gli stavano estraendo delleschegge d'osso disseminate nella carne in

prossimità della ferita. L'operazione era lungae molto dolorosa - purenon appena fu cominciata e sembrò mettersi

beneil soldato la sopportò in silenzio. Stava sedutopuntellato daicuscini - appariva emaciato - era rimasto a lungo

quietosempre nella stessa posizione (e non per giornima per settimane) -il viso esanguela pelle come

incartapecoritae gli occhi pieni di risoluzione - faceva parte di unreggimento di New York. C'era una insolita folla di

chirurghistudenti di medicinainfermieri ecc. attorno al letto - pensaiche la cosa veniva fatta con tenerezzae fatta

bene. C'eraaccanto a un altro lettinouna moglie che vegliava il marito(febbre tifoideapiuttosto brutta); ea un altro

una madre - aveva sette figlimi dissee questo era il più giovane (unabuona madrepremurosasanagentiledi

aspetto gradevolenon molto anziana; portava un cappello ed era vestita comeper casa - un tocco di grazia a tutta la

corsia). Mi piaceva l'infermiera della corsia E - notai come rimase seduta alungo al capezzale di un poveretto che

proprio quella mattinain aggiunta alle altre sue infermitàaveva soffertouna brutta emorragia - lo assisteva con

delicatezzalo aiutava a liberarsi dal sangue che gli saliva in gola a ogniaccesso di tossetenendogli un tampone alla

bocca - lui era così debole da poter appena muovere la testa sul cuscino.

C'era poi un giovane di New Yorkdal bel viso intelligenteaveva trascorsomolti mesi a letto in seguito a una

spiacevole ferita ricevuta a Bull Run. Una pallottola lo aveva colpito allavescicapenetrando nel basso ventre e

riuscendo da dietro. Aveva molto sofferto - l'acqua continuò a uscire dallapiaga per molte settimanein piccole quantità

ma ininterrottamentesicché si trovava quasi sempre immerso in una speciedi pozza a parte altre spiacevoli circostanze.

Aveva comunque un temperamento allegro. Adesso stava relativamente benesoffriva di mal di gola e accettò con gioia

un bastoncino di mentastro che gli diediinsieme ad altre cosette.

L'OSPEDALE DEL PALAZZO DEI BREVETTI

23 febbraio.Non vorrei passar oltre senza un cenno al grande ospedale del Palazzo deiBrevetti. Qualche

settimana fa la spaziosa area del secondo piano di quello che è tra i piùnobili edifici di Washington rigurgitava di

soldati malatiferiti gravi e moribondiin lunghe file. Erano sistemati intre appartamenti molto ampi. Mi ci sono recato

varie volte. Lo spettacolo era stranosolennee nonostante la suafisionomia di sofferenza e di mortedirei affascinante.

Talvolta ci vado anche di seraper recar conforto e sollievo a certi casiparticolari. Due di codesti immensi appartamenti

sono occupati in gran parte da alte e pesanti teche di vetrostipate dimodelli in miniatura di ogni tipo di utensile

macchina o invenzione che mente umana abbia avuto la fantasia di concepireinsieme a curiosità varie e a doni

provenienti dal]'estero. Tra una vetrina e l'altra si aprono lateralmente deivani alquanto profondilarghi forse otto piedi

e qui erano collocati i feritisenza contare la grande e lunga doppia-filadi lettini che correva da un capo all'altro della

salanel centro. Molti erano casi gravissimiferite e amputazioni. V'erapoi una galleria che correva sopra la salae

c'erano letti anche qui. Era una scena davvero stranaspecie a seracon leluci accese. Le vetrinele brande con quelle

forme distesela galleria in alto esottoil pavimento di marmo - lasofferenzae il coraggio nel sopportarne la varia

intensità - a tratti un lamento che qualcuno non è riuscito a reprimere - oun povero ragazzo che muoreil viso emaciato

gli occhi vitreil'infermiere al suo fiancoe anche il dottorema non unparenteun amico - ecco quanto si poteva.15

vederesino a poco tempo faal Palazzo dei Brevetti (poi i feriti sonostati trasportati altrove e l'edificio è nuovamente

vuoto).

LA CASA BIANCA AL LUME DI LUNA

24 febbraio.Un poco di tempo buonoaria tiepida. Faccio un gran passeggiaretalvolta dinotte sotto la luna.

Stasera ho osservato a lungo la casa del Presidente. Il portico bianco - lecolonne regalialterotondeimmacolate come

neve - e così i muri - la tenera e morbida luce lunare che inonda il pallidomarmo e crea strane ombraturevelate e

languidenon vere ombre - ovunque un delicatosottileazzurro merlettolunare di vaporosa trasparenzasospeso

nell'aria - i brillanti e copiosissimi grappoli di lampade a gassullafacciata e in giro per le colonneil portico ecc. - tutto

così biancocosì abbagliante nella sua purezza di marmoeppur delicato -la Casa Bianca dei poemidei sogni e dei

drammi futurilà nella morbida traboccante luna - la splendida fronte tragli alberisotto la lucida onda lunarepiena di

realtàpiena di illusione - le forme degli alberi nude di fogliesilenzioseun tronco e un'angolare miriade di ramisotto

le stelle e il cielo - la Casa Bianca della nostra terrae della bellezza edella notte - sentinelle ai cancelli e lungo il

porticosu e giù silenziose nei loro pastrani azzurri (non ti fermanomati seguono con occhi penetranti in qualsiasi

direzione ti muova).

LA CORSIA DI UN OSPEDALE MILITARE

Lasciate che vi descriva ora nei dettagli una visita da me compiuta aquell'assembramento di edifici a un piano

simili a baraccamentiche è l'ospedale Campbellfuori cittàin pianuraal termine di quella che allora era la linea degli

omnibus della Settima. Per ogni padiglione c'è un lungo edificio. Entriamonel padiglione 6. Oggi contiene direi ottanta

o cento pazientimetà malati e metà feriti. L'edificio non è che uninsieme di assi ben imbiancate all'internocon le

solite brandine di ferro strette e semplici. Se camminate per il corridoio dimezzone avrete una fila per latocoi piedi

verso di voi e la testa alla parete. Vi sono grandi stufe accesee il biancoche domina le pareti è rallegrato da

decorazioni di sempreverdestellecerchiecc. L'intero edificio con i suoioccupanti può essere abbracciato con uno

sguardo solopoiché non esistono pareti divisorie. Da due o tre lettiniudrete forse qualche lamento o altri suoni di una

sofferenza che non si riesce a controllarema nel complesso vi è calma -quasi un'assenza penosa di qualsiasi sfogo; e

tuttavia il pallore del visogli occhi inebetiti e l'umidore delle labbrasono segni bastanti. Di codesti malati o feriti i più

sono visibilmente ragazzi di campagnafigli di agricoltori e simili.Osservatene la bella taglia poderosal'espressione

aperta e prontae i molti altri segni ancora rimasti di una costituzione edi un fisico vigorosi. Osservate il

comportamento silenzioso e paziente dei feriti americanimentre giacciono insì mesto assembramento - rappresentanti

di tutto il New Englanddi New York e del New Jersey e della Pennsylvania -invero di tutti gli Stati e tutte le città - in

massima parte dell'Ovest. I più non hanno qui né un amico né unaconoscenza - non un volto familiaree a malapena

una parola di sensata simpatia o di incoraggiamento durante tutto il decorsodella malattiatalora lungo e tediosoo tra

gli spasmi di ferite che s'aggravano.

UN FERITO DEL CONNECTICUT

Questo giovane del letto 25 è H. D.B.del 27° Connecticutcompagnia B. Lafamiglia vive a Northfordpresso

New Haven. Seppur abbia a un dipresso ventun anninon piùha giratoparecchio il mondoper terra e per maree ha

visto vari combattimenti sull'uno e sull'altra. Quando lo conobbi la primavoltastava assai malee soffriva di

inappetenza. Rifiutò qualsiasi offerta di denaro - disse che non avevabisogno di nulla. Ma mostrandomi io ansioso di

far qualcosa per luimi confessò di desiderare follemente un buon budino diriso fatto in casa - pensava fosse l'unica

cosa che avrebbe potuto gustare davvero. A quel tempo il suo stomaco eramolto indebolito (il dottoreche consultai

disse che mangiare gli avrebbe fatto un gran bene; ma sembrava che il cibod'ospedalepur migliore del solitolo

rivoltasse). Senza por tempo in mezzoprocurai a B. il suo budino di riso.Una signora di WashingtonMrs. O'C.

venuta a conoscenza di questo desideriopreparò con le proprie mani unbudinoche gli portai l'indomani. In seguito mi

disse di esserne vissuto per tre o quattro giorni. Questo B. è un buonprototipo di giovane americano dell'Est - il tipico

Yankee. Iolo presi particolarmente a benvolere e gli regalai per ricordo una bella pipa.Qualche tempo dopo ricevette un

pacco di roba da casae volle a tutti i costi che dividessi la cena con luicosa che fecie fu in verità una cena coi

fiocchi.

DUE RAGAZZI DI BROOKLYN.16

In questo medesimo padiglione si trovano due giovani di Brooklyndel 51°New York. Li conoscevo già a

casaquand'erano ragazzie per questo li sento vicini. Uno dei dueJ. L.ha avuto un braccio amputato - il troncone si

sta ora rimarginando piuttosto rapidamente (lo avevo veduto disteso per terraa Fredericksburglo scorso dicembre

tutto insanguinatosubito dopo la operazione. Sembrava prendesse la cosa congran flemma - con la mano rimastagli

andava sgranocchiando una galletta - non faceva storie). Guariràe giàimmagina e descrive il momento in cui si

scontrerà di nuovo con i Johnny Rehs.

UN EROE SUDISTA

I grandi soldati non si trovano nelle file di un esercito più che in quelledell'altro.

Ecco l'esempio di uno sconosciuto sudistaun ragazzo di diciassette anni. AlMinistero della Guerrapochi

giorni faho assistito alla cerimonia in cui un gruppo di bandiere catturateal nemico venivano consegnate al Ministro.

Tra gli altri un soldato a nome Gantdel 104° volontari Ohiopresentò unostendardo sudista chemi disse un ufficiale

era stato portato fin sotto la bocca di uno dei nostri cannoni e piantato lìda un ragazzo di soli diciassette anniil quale

realmente tentòdi chiudere l'imboccatura del mortaio con dei piuoli di staccionata. Il ragazzofu ucciso nel tentativoe

l'asta dello stendardo spaccata in due da un colpo di fucile dei nostri.

I FERITI DI CHANCELLORSVILLE

Maggio '63. Mentrescrivo queste notedal quartier generale di Hooker sono cominciati a arrivare iferiti della

sanguinosa Chancellorsville. Ero presente ai primi arrivi. Gli uominiincaricati di scortare i feriti mi dissero che i casi

peggiori dovevano ancora giungere. Se così è li compiangopoiché questisono già abbastanza terribili. Dovreste vedere

la scena dei feriti che arrivano qui al molo in fondo alla Sesta Stradadisera. Ieri ne sono arrivati due battelli carichi

intorno alle sette e mezzo. Poco dopo le otto venne giù un lungo e violentoacquazzone. I soldatipallidi e sfinitierano

stati già sbarcati e giacevano sparsi sul molo e nei pressidove capitava.Probabilmente gradivano la pioggia: in ogni

caso vi erano esposti. Poche torce illuminavano lo spettacolo.

Tutt'intorno - sul pontileper terra o poco discosti - uomini distesi suvecchie imbottitecoperteecc.con

stracci pieni di sangue legati intorno alla testale bracciale gambe. Gliassistenti sono pochie poca anche la gente che

s'avventura fuori la sera - solo un numero esiguo di portantini e cocchieriduramente provati dal lavoro (i feriti

cominciano a diventare cosa di tutti i giorniil cuore della gentes'incallisce). Gli uominiquali che siano le loro

condizionirestano là distesi aspettando pazientemente che venga il loroturno per esser portati via. Vicinoarrivano ora

in massa le ambulanze: una dopo l'altra le fanno indietreggiare per prendersu il carico. I casi più gravi sono mandati via

in barella. I feriti in genere si sentono poco o nullanonostante lesofferenze. Qualche gemito che non si è potuto

tratteneree a tratti un grido di dolore mentre li sollevano per caricarlisull'ambulanza. Oggimentre scrivose ne

attendono altre centinaiae ancor più domani e posdomanie così pergiorni e giorni. Non di rado il ritmo degli arrivi è

di un migliaio al giorno.

UNA BATTAGLIA NOTTURNACIRCA UNA SETTIMANA FA

12 maggio.V'è una parte della recente battaglia di Chancellorsville (la secondaFredericksburg) svoltasi poco

più di una settimana fatra sabatosabato notte e domenicaagli ordinidel Gen. Joe Hookerdi cui vorrei darvi non più

che un'idea (come la visione di un attimo durante una terribile tempesta dimaredi cui è sufficiente dar cenni e

impossibile una descrizione dettagliata. Il combattimentoche era statoassai violento durante il giornofu ripreso a sera

dopo un'interruzione nel tardo pomeriggio e si protrasse con furiosa energiafino alle tre del mattino. Quel pomeriggio

(cioè sabato) un subitaneo e gagliardo attacco sferrato da Stonewall Jacksonaveva avvantaggiato di molto l'esercito

sudista e rotto le nostre lineepenetrando in esse come un cuneo elasciandoci in quella situazione al sopravvenire del

buio. Ma alle 11 di sera Hooker con uno sforzo disperato ricacciò indietrole forze secessionisteripristinò le sue linee

nella posizione originaria e riprese i suoi piani. Questa mischia notturna fumolto emozionante e offrì un numero

infinito di scene strane e terribili. Il combattimento si era fatto generaletanto a Chancellorsville quanto a nordesta

Fredericksburg (c'è chi parla di scarso rendimentoincidenticasi di fugada parte dei nostri. Io non vi bado. Penso al

fiero coraggio che costituì la norma generale). Un corpoil 6°quello diSedgewickcombatte quattro furiose e cruente

battaglie nello spazio di trentasei oresi ritira in situazione precariasubisce gravi perdite ma si mantiene compatto e

impegnandosi in ogni circostanza con la forza della disperazioneriesce asuperare il Rappahannockper il rotto della

cuffia magarima ci riesce. Ha perso moltimolti valorosima ha anchetratto vendettaampia vendetta..17

Era tuttavia la mischia di sabato seradurata poi tutta la notte e domenicamattinache volevo ricordare in

special modo. Si svolse in gran parte tra i boschie con una partecipazionepressoché generale. La notte era assai dolce

con una luna che si mostrava a tratti nitida e pienae la Natura in sécosì quietacosì folta la prima erba estiva e il

fogliame sugli alberi - eppure era lì che infuriava la battagliae moltibravi ragazzi giacevano a terra stroncatie sempre

altri se ne aggiungevanoe ad ogni minuto tra il crepitio dei fucili e ilrombo dei cannoni (ci fu anche uno scontro di

artiglieria) il rosso sangue di vita scolava via da testetronchimembra suquell'erba verde fresca di rugiada. Tratti di

bosco prendono fuoco e molti feritiincapaci di muoversisono arsi vivi -l'incendio divora vaste areebrucia anche i

morti - alcuni soldati hanno capelli e barba abbruciacchiatialtri ustionisul viso e sulle manialtri ancora gli abiti

sforacchiati dal fuoco. Le fiammate dei cannonii saettanti globi di fuocoil fumo e il rombo immenso - la sparatoria

ormai generalementre il giorno schiarendo rende quasi visibile l'una parteall'altra - lo scalpiccio degli uomini in corsa

le grida - faccia a faccia ormai - sentiamo le urla dei sudisti - i nostririspondono con altre grida d'incitamentospecie se

Hooker è nei pressi - scontri all'arma biancale due parti reggonomagnificamentecoraggiosirisoluti come demonici

caricano a più riprese - migliaia di azioni degne di essere celebrate inpiù nuovi e più grandi poemi a venire - e sempre il

bosco che brucia - sempre molti non soltanto ustionati - tantitroppiincapaci di muoversiperiscono tra le fiamme.

Poi gli accampamenti dei feriti. O cieloche scena è mai questa? È questa umanità- questoscempio da

macellai? Ve n'è diversi di codesti campi. Ecconel più grandein unaradura tra i boschida due a trecento poveri

ragazzi - i gemiti e gli urli - l'odore del sangue che si mescola al frescoprofumo della nottedell'erba e degli alberi -

questo carnaio! Ohè bene che le madrile sorelle non possano vederli -che non sappiano concepire e mai abbiano

concepito cose del genere. Uno è stato colpito da un bossolo al braccio ealla gamba - gli vengono amputate tutte e due -

ecco da un canto le membra tagliate. Alcuni hanno avuto le gambeletteralmente asportate - chi il petto trapassato dai

proiettili - altre orrendeindescrivibili ferite al viso o alla testatuttimutilatirivoltantiin pezzigli occhi fuori dalle

orbite - altri al ventre - certuni sono solo ragazzi - molti ribelli feritiin modo grave (aspettano regolarmente il loro turno

insieme agli altrii chirurghi lì trattano allo stesso identico modo).Questo è il campo dei feriti - e non è che un

frammentoun pallido riflesso di quella scena cruenta - mentre su tuttosilenziosa emerge a tratti la lunagrande

limpidacon la sua placida luce. Tra i boschi quella scena di anime che sipartono - tra gli scoppi il fracasso e le urla - il

profumo impalpabile dei boschi - e ancora il fumo acresoffocante - ilsoffuso raggiar della luna che a tratti sogguarda

così placidadal cielo - il cielo stessoparadisiaco - e i chiaroscurilassùquei fluttuanti oceani dell'etere - più in alto

poche grandi stelle tranquilleche appaiono silenziose e languide per poiscomparire - il melanconico drappeggio della

notte sopra e intorno a noi. E là sulle stradenei campi e tra i boschiquella lottanessuna mai più disperata in qualsiasi

epoca o paese - ambo le parti ora in completo spiegamento di forze - masse -non battaglia per gioco né pantomima

bensì demoni selvaggi accaniti nel combattimento - coraggio e sprezzo dellamorte unica regolaeccezioni quasi

nessuna.

Quale storia mi chiedo potrà mai rendere - perché chi veramente può sapere- il pazzo e risoluto scontro delle

armate in tutti i loro contingenti piccoli e grandi - come qui - l'una el'altra parte immerse da capo a piedi in propositi

disperatimortali? Chi può sapere la mischia all'arma bianca - i moltiduelli nel buioquell'intrico d'ombrei boschi

lampeggianti al lume di luna - i gruppi e le squadre che si contorcono - gliurlilo strepitoil crepitio di fucili e pistole -

il cannone in distanza - gl'incoraggiamenti i richiami le minacce e laspaventosa musica delle bestemmie -

l'indescrivibile mischia - gli ordinile parole di persuasione od'incitamento degli ufficiali - i demoni del cuore umano

completamente scatenati - il grido poderoso Caricateragazzicaricate! -il lampo della spada snudatagli attorti nugoli

di fiamme e di fumo? E sempre ancora il lume di luna che con argenteadelicatezza piove su ogni cosa le sue chiazze

raggianti. Chi saprà dipingere la scenail panico subitaneo e parziale delpomeriggioal crepuscolo ? Chi l'inarrestabile

avanzata della seconda divisione del terzo corpoordinata all'improvviso daHooker e condotta da lui stesso - quello

sfilar veloce di fantasmi pei boschi? Chi svelerà che cosa si muove laggiùnell'ombrafluido e fermo - per salvare il

nome dell'esercito (riuscendovi) e forse la nazione stessa? Poiché lì sonoi veterani che tengono il campo (il valoroso

Berry non cade ancora - ma la morte lo ha già marcato - ecco che subitocade).

SENZA NOME IL SOLDATO PIU' VALOROSO

Di scene come questedicochi scrive? chi mai potrà narrarne la storia? Diquelle centinaiamigliaia anzi di

ignoti eroi del Nord e del Suderoismi sconosciutidisperazioniincredibilifulminee e nobilissime - chi ci parlerà? Non

la storia - nessun poema canta e nessuna musica celebra quegli uominitratutti i più valorosiquelle imprese. Nessuno

dei rapporti ufficiali che i generali stendononessun libro di biblioteca ocolonna di giornale provvede a imbalsamare i

più prodiNord o SudEst o Ovest. Senza nome e sconosciuti rimangonosemprei più valorosi. I nostri cari - i più forti

- i nostri coraggiosi ragazzi; non c'è quadro che li rappresenti. Eccoprobabilmente il tipico esempio di quelle centinaia

certo anzi migliaia di soldatiricevuto il colpo mortale si portastrisciando in disparte dietro un gruppo di arbusti o una

gobba di felci - vi si ripara per un poco inzuppando di rosso sangue leradicil'erba e il terreno - la battaglia intanto

avanzarecedesparisce dalla scenalo sfiora veloce - e làforse traspasmi e sofferenze (eppur menomolto meno che

non si creda) l'estremo letargo gli si avvolge intorno come un serpe - gliocchi nell'agonia si fanno vitrei - nessuno vi

bada - con ogni probabilità tra una settimanadurante la treguale squadreincaricate della sepoltura non perlustreranno

quell'angolo recondito - e là infine il Soldato più valoroso ritornasfattoin seno a madre terrainsepolto e ignoto..18

ALCUNI CASI TIPICI

18 giugno.In uno degli ospedali trovo Thomas Haleycompagnia M4° cavalleria New York -tipico ragazzo

irlandeseun bell'esempio di vigore fisico giovanile - colpito ai polmoni -sta morendonon c'è scampo - era venuto fin

qui dall'Irlanda per arruolarsi - non ha un amiconon una sola conoscenza -in questo momento dorme profondamente

(ma è il sonno della morte)- il proiettile gli ha forato il polmone da partea parte. Vidi Tom per la prima volta quando lo

portarono qui tre giorni fae allora pensai che non potesse vivere nemmenoaltre dodici ore (tuttavia presenta una cera

abbastanza buonaagli occhi di un osservatore casuale). Sta lì disteso conil corpo scoperto dalla cintola in sunudoper

via del caldoben proporzionatol'abbronzatura non ancora sbiadita dalleguance e dal collo. È inutile parlargli: quella

triste feritagli stimolanti che gli somministranoe la totale estraneitàdegli oggetti che lo circondanovoltimobili ecc.

han fatto del povero ragazzoanche quando è sveglioun timido animaleatterrito. Per lo più dormeo è assopito (varie

volte ho pensato che capisca più di quanto non dia a vedere). Vengo quispesso e mi siedo accanto a lui in perfetto

silenzio; allora per dieci minuti forse il suo respiro sarà lieve e uniformecome quello di un bimbo addormentato.

Povero giovanecosì bellocon quel corpo d'atletaquella profusione dibei capelli lucenti. Una voltamentre gli sedevo

accanto guardandolo dormired'un trattosenza il minimo sussultosidestòaprì gli occhi e mi rivolse uno sguardo

lungo e fermovolgendo lievemente il capo per vedere meglio - un solo lungosguardolimpidosilenzioso - appena un

sospiro - poi si rigirò e ricadde nel suo sopore. Conosceva ben pocopoveroragazzo segnato dalla morteil cuore dello

straniero che vegliava lì accanto.

W. H. E. Co. F2° N. J. Malato di polmonite. Prima di essere trasportatoqui è rimasto per sette o otto giorni

nell'infelice ospedale a sud del torrente Aquia. Distaccato dal suoreggimento per andarvi a prestare opera di infermiere

era stato subito colpito egli stesso dalla malattia. È un uomo anzianodalviso olivastropiuttosto sparutocapelli grigi;

è vedovo con figli. Mi disse di avere un gran desiderio di un buon tèverdeforte. Un'ottima signoraMrs. W. di

Washingtongliene inviò subito un pacchetto insieme a una piccola somma didenaro. Il dottore disse di dargli tè a

piacere; glielo lasciavano sul tavolino accanto al lettoed egli ne bevevatutti i giorni. Dormiva parecchio; non poteva

parlare un gran cheessendo divenuto sordo. Occupava il letto 15padiglione1all'Armeria. (La stessa signora

menzionata sopraMrs. W.mandò ai feriti anche un grande pacco ditabacco).

J. G. occupa il letto 52padiglione 1; è del 7° Pennsylvaniacompagnia B.Gli ho dato una sommetta di denaro

un po' di tabaccodelle buste. Anche ad un altro feritoli accantoho dato25 centesimi; è arrossito quando glieli ho

offerti - sulle prime rifiutavama io l'ho forzato a prenderlipoichéavevo scoperto che non possedeva davvero un

centesimo e gli piaceva molto avere dei quotidiani da leggere. Ne è statoevidentemente assai contentoma ha detto

poco o nulla.

L. T D.della compagnia F del 9° New Hampshireoccupa il letto 37padiglione 1. Gli piace molto il tabacco.

Gliene procuro un pococui aggiungo un po' di danaro. Ha la cancrena aipiedi; un caso piuttosto brutto; finirà

certamente per perdere tre dita. È un tipico esemplare di campagnolo del NewEngland dei tempi andatirozzo e di gran

cuoree mi fa pensare a quella famosa gatta strinata che era assai miglioreche non sembrasse a guardarla.

Letto 3padiglione EArmeria - ha una gran voglia di sottacetiqualcosa dipiccante. Dopo aver consultato il

dottore in propositogli ho portato un vasetto di rafano; anche delle mele;e un libro. Alcuni degli infermieri qui sono

ottimi. L'infermiera di questo padiglione 1 mi piace particolarmente (Mrs.Wright - un anno dopo dovevo rivederla

nell'ospedale di Mansion Housead Alexandria - è un'infermiera perfetta).

In un altro letto c'è un giovane malato di dissenteria e febbre tifoidea -Marcus Smallcompagnia K7° Maine -

un caso critico - parliamo sovente - dice che morirà - e infatti èprobabile. Gli scrivo una lettera a casaEast Livermore

Maine - lo lascio chiacchierare un pocoma non troppogli consiglio distarsene il più tranquillo possibile - porto avanti

quasi tutta la conversazione da solo - mi trattengo piuttosto a lungodacché egli si aggrappa alla mia mano - gli parlo in

modo da tenerlo suma pianomisuratamente e a bassa voce - parlo dellalicenza e del ritorno a casa non appena sarà in

grado di viaggiare.

Thomas Lindly1° cavalleria Pennsylvaniauna bruttissima ferita a un piede- povero ragazzosoffre

orribilmentedevono continuamente drogarlo con la morfina - viso cinereo elustrogiovani occhi vivaci - gli porto una

bella mela grande e gliela lascio lì in vistadicendogli di farsela cuocereal forno per il mattinoquando solitamente

trova un po' di sollievo e può fare una piccola colazione. Gli scrivo duelettere.

Dalla parte oppostauna vecchia signora quacquera siede al capezzale di suofiglioAmer Moore2° artiglieria

U.S.A. - ferito alla testa due settimane famolto debole nel complessomaragiona - paralizzato dai fianchi in giù -

sicuramente morirà. Tutti i giornitutte le sere mi fermo a dirgli pocheparole -risponde di buon grado - non desidera

nulla (subito appena arrivato mi parlò delle cose di casa suala madre erastata molto malata ed egli aveva paura di farle

conoscere il suo stato). Morì appena lei arrivò.

I MIEI PREPARATIVI PER LE VISITE.19

Durante le mie visite agli ospedali scoprii che il mio successo e l'aiuto cheriuscivo a dare si spiegavano più

con il semplice fatto della presenza personale e del normale magnetismo ebuonumore che ne emanavano che non con

l'assistenza medica che potevo prestarele ghiottoneriei doni in danaro oqualsiasi altra cosa. Durante la guerra ero in

possesso di una salute fisica perfetta. Era mia abitudinecircostanzepermettendoprepararmi a quei giri di duequattro

e anche cinque ore sia di giorno che di nottecorroborandomi con un adeguatoriposoun bagnoabiti pulitiun buon

pasto e un aspetto il più sereno possibile.

PROCESSIONI DI AMBULANZE

25 giugnotramonto.Mentre scrivo questo paragrafovedo un convoglio di circa trenta enormicarrozzoni a

quattro cavalliadibiti ad ambulanza e rigurgitanti di feritisfilare perla Quattordicesima diretto con ogni probabilità

verso gli ospedali di ColumbiaCarver e Mount Pleasant. E così che adessoarrivano i feritidi rado in piccoli gruppie

quasi sempre in queste lunghetristi processioni. Per tutto lo scorsoinvernoquando il nostro esercito si trovava di

fronte a Fredericksburgsimili cortei di ambulanze furono uno spettacolofrequente lungo la Settima: avanzavano

lentamente dal molo dei vaporetticon il carico fatto al torrente Aquia.

BRUTTE FERITE - I GIOVANI

I soldati sono quasi tutti giovanie il numero di americani tra loro èassai più alto che in genere non si credaun

nove decimi di natividirei. Tra quelli arrivati da Chancellorsville hotrovato un'ampia percentuale di gente dell'Ohio

dell'Indiana e dell'Illinois. Come sempre vi sono feriti di ogni sorta.Certuni ustionati in modo spaventoso

dall'esplosione di cassonetti d'artiglieria. In un padiglioneuna lunga filadi ufficialialcuni con ferite molto brutte. Ieri è

stato forse peggio del solito. Continuano le amputazioni - gli assistentimedicano ferite. Quando passate di là dovete far

bene attenzione a dove posate gli occhi. In uno di questi padiglioni ho vistol'altro giorno un signorevenuto

presumibilmente per curiositàfermarsi e volgersi un istante a guardareun'orribile ferita che stavano sondando con uno

specillo. Impallidìe un minuto dopo era piombato a terra privo di sensi.

GLI SPETTACOLI PIU' ESALTANTI DI TUTTA LA GUERRA

29 giugno.Poco prima del tramonto stasera è sfilato un grosso contingente di cavalleria -qualcosa di bello a

vedersi. Erano evidentemente veterani. Prima veniva una fanfara a cavallocon sedici trombetamburi e cembaliche

suonava focosi motivi marziali - mi fece balzare il cuore in petto. Seguivanoi comandanti in capopoi le varie

compagnieognuna col suo ufficiale in testache naturalmente costituivano]a parte più cospicua della cavalcata; poi un

lungo corteo di soldati coi cavalli tenuti alla briglia e un gran numero dinegri montati su bestie speciali - poi una ]unga

fila di carriaggiognuno trainato da quattro cavalli - e infine unaeterogenea retroguardia. Era uno spettacolo alquanto

guerresco e gaio; le sciabole tintinnavanogli uomini avevano un aspettogiovanilesano e robusto; l'elettrico calpestio

di tanti cavalli sul fondo duro della stradainsieme al portamentobaldanzosola bella positural'aria gioviale di quel

migliaio e più di bei ragazzi americanierano cose che facevan bene avedersi. Un'ora dopo passò un'altra truppapiù

piccolaforse trecento uomini. Anche questi sembravano reduci dal serviziogente usa al campo e alla battaglia.

3 luglio. Anchequesto pomeriggioper più di un'oralunghe sfilate di cavalleriavarireggimentiuomini e

cavalli splendidiquattro o cinque per fila. Li ho visti nellaQuattordicesimaentravano in città dalla parte nord

affiancati da diverse centinaia di cavalli di riservae molte cavalle coiloro puledriche seguivano al trotto (sembra ci

fosse anche un certo numero di prigionieri). Come sono entusiasmantisemprei reggimenti di cavalleria. I nostri

soldati montano in genere belle bestieappaiono disinvoltisono giovaniallegri in sellala coperta arrotolata dietrole

sciabole tintinnanti al fianco. Questo rumore e il movimento e lo scalpicciodi tanti zoccolihanno su di me un effetto

curioso. Le trombe suonano - adesso si sentono lontanissimesmorzatemistead altri rumori. Poierano appena passati

tuttidalla parte opposta cominciò una sfilata di ambulanze che risalivanola Quattordicesima dirette a nordlentamente

una dopo l'altratrasportando una gran quantità di feriti agli ospedali.

BATTAGLIA DI GETTYSBURG

4 luglio. Iltempo oggi nel complesso è assai bellol'aria tiepidama sufficientementefresca grazie a una bella

pioggia ier serae non c'è polvereche è un gran sollievo per questacittà. Verso mezzogiorno in Pennsylvania Avenue

ho visto la parata che dalla Quindicesima strada scendeva verso ilCampidoglio. C'erano tre reggimenti di fanteria

(quelli che prestano servizio di guardia quicredo)due o tre società di"Odd Fellows"una quantità di bambini in

calesse e una squadra di poliziotti (tutto ciò è solo un inutile gravameimposto ai soldati - hanno già abbastanza lavoro

sulle spalle per accumularvi cose del genere). Mentre percorrevo il vialesul quadro dei comunicati della redazione di.20

un giornale scorsi un vistoso manifesto che annunciava "Gloriosavittoria per l'esercito dell'Unione!". Meade si era

scontrato con Lee a GettysburgPennsylvaniail giorno innanzi e quelloprecedentee lo aveva respinto in modo

clamorosofatto 3.000 prigionieriecc. (vidi in seguito il bollettino diMeade. molto modestoe anche una specie di

ordine del giorno emesso dal Presidente in personad'ispirazione piuttostoreligiosache rendeva grazie al Supremo e

invitava la popolazione a fare altrettanto). Proseguii per l'ospedaledell'Armeria - portai con me parecchie bottiglie di

sciroppo di more e di ciliegiebuono e forte ma innocuo. Passai per varipadiglioni annunciando ai soldati la notizia di

Meadee a tutti offrii un buon bicchiere di sciroppo con acqua ghiacciatache è alquanto rinfrescante - lo preparai con

le mie mani e andai in giro a servirlo. Frattanto le campane di Washingtonhanno intonato il loro concerto vespertino

per il 4 luglioaccompagnato dalla tradizionale salva di cannonimortarettie pistole di ragazzi.

UN ACCAMPAMENTO DI CAVALLERIA

È quasi il tramonto; scrivo osservando una compagnia di cavalleria (delservizio segnalazioni)arrivata da poco

sotto un acquazzonementre si accampa per la notte in un ampio spiazzodesertouna specie di collina proprio di fronte

alla mia finestra. Ecco gli uomini con le loro giacche a bande gialle. Sonosmontati tutti; i cavalliuna volta liberi

restano in piedi con la testa bassa e i fianchi tutti bagnati; tra pocosaranno portati in gruppi a abbeverarsi. In breve ecco

spuntare le piccole tende a parete verticale e quelle da riparo. Vedo già ilbrillio dei fuochicon su pentole e marmitte.

Alcuni soldati piantano in terra i picchetti delle tendeassestando conl'ascia colpi forti e scanditi. Scorgo grandi

assembramenti di cavalliballe di fienogruppi di uomini (qualcuno con lasciabola ancora affibiata al fianco)qualche

ufficialecataste di legnamele fiamme dei bivacchisellefinimentiecc.Si alza il fumoaltri uomini arrivano e

smontano - chi pianta paletti e vi lega il cavallochi va per acqua consecchie; chi ancora taglia la legnae così via.

6 luglio. -Pioggia insistentescura e fitta e calda. È appena passato un convoglio dicarri a sei muli che

trasportava pontonigrandi chiatte quadrangolari e pesanti tavole con cuiricoprirle. Veniamo a sapere che poco più su il

Potomac è uscito dagli arginie ci chiediamo se Lee sarà capace diriattraversarloo se Meade questa volta non lo farà

davvero a pezzi. L'accampamento di cavalleria sulla collina rimane per me unininterrotto campo di osservazione. Nel

pomeriggio ecco lì i cavallilegati insiemefradicifumantichebiascicano fieno. Gli uomini emergono dalle tende

anch'essi fradici. I fuochi sono semispenti.

10 luglio. -Sempre il campo di fronte - cinquantaforse sessanta tende. Gli uominiripuliscono le sciabole (fa

bello oggi)lucidano stivalise ne stanno sdraiati a leggere o a scrivere -alcuni cucinanoaltri dormono. Su una lunga

fila di trespoli improvvisati dietro le tende c'è l'equipaggiamento deicavalleggeri - coperte e cappotti stesi a prender aria

- e i cavalli anchelegati a gruppiche mangiando continuano a scalpicciaree a sferzare attorno la coda per tener

lontane le mosche. Resto a lungo alla mia finestraal terzo pianoe osservola scena - cento piccole attività - oggetti

particolari connessi con la vita del campo che non potrebbero esseredescritti adeguatamenteuno per unosenza

disegnarli e colorarli minutamente con le parole.

UN SOLDATO DI NEW YORK

Questo pomeriggio22 luglioho passato molto tempo con Oscar F. Wilbercompagnia G154a New York

stremato da dissenteria cronicaoltre a una brutta ferita. Mi chiese dileggergli un capitolo del Nuovo Testamento.

Accondiscesie domandai che cosa dovessi leggere. Disse"Sceglietevoi". Aprii verso la fine di uno dei primi libri

degli evangelisti e lessi i capitoli che descrivevano le ultime ore di Cristoe le scene della crocefissione. Il povero

giovane divorato dal male mi chiese allora di leggere anche il capitoloseguentecome Cristo risorse da morte. Lessi

molto lentamenteperché Oscar era assai debole. Gli fece molto piaceremaaveva gli occhi pieni di lacrime. Mi

domandò se traessi beneficio dalla religione. Risposi"Forse non nelmodo che intendi tucaroeppure forse è la

medesima cosa". Egli disse"È il mio primo sostegno". Parlòdella mortediceva di non temerla. Dissi"SuvviaOscar

non pensi di guarire?". E lui"Potrebbe anche esserema non èmolto probabile". Parlava con calma del suo stato. La

ferita era molto bruttaversava continuamente. Inoltre la diarrea avevafinito per prostrarloed io sentivo che poteva

morire in quello stesso momento. Il suo contegno era virile e affettuoso. Mirestituì quattro volte il bacio che gli diedi al

momento di andarmene. Mi diede l'indirizzo di sua madreMrs. Sally D. Wilberufficio postale di Alleghanycontea di

CattaraugusN. Y. Ebbi molti di questi colloqui con lui. Morì pochi giornidopo l'incontro ora descritto.

MUSICA FATTA IN CASA.21

8 agosto.Questa sera mentre sedevo al capezzale di un soldato ferito nell'ospedaledell'Armeriatentando di

mostrarmi serenofui attratto da un gradevole canto in una delle corsieattigue. Il mio soldato dormiva; lo lasciaientrai

nella corsia dov'era la musicane percorsi una metà e mi misi a sedereaccanto al lettuccio di un mio giovane amico di

BrooklynS. R.il quale aveva ricevuto una brutta ferita alla manoaChancellorsvillee aveva sofferto moltoma in

quel momento della sera appariva completamente sveglio e alquantorinfrancato. Si era girato sul fianco sinistro per

veder meglio quelli che cantavanoma le zanzariere dei lettini vicinigl'impedivano la vista. Io allora feci un giro e le

tirai tutte suannodandolesì che egli potesse godersi intera la scena;poi mi rimisi a sedere accanto a luiosservando e

ascoltando. Il cantore principale era una giovane infermiera di una dellecorsie: si accompagnava su un melodion

seguita dal canto delle infermiere delle altre corsie. Erano sedute - ungruppo pieno di graziacon quei bei visi

sprizzanti salute; alle loro spalleun pochino discosti e in piediv'eranodieci o quindici soldati convalescentie poi

giovaniinfermieriecc.coi libri in manoe cantavano. Certo non una diquelle esecuzioni dell'Opera di New York cui

prendono parte grandi solisti; e tuttavia mi chiedo se il piacere che provaiin questa circostanzastandomene là seduto

non equivalesse a quello procuratomi dalle migliori opere italianenell'interpretazione di cantanti di fama mondiale.

Gli uomini stesi nei loro lettucci in tutte le direzioni nell'ospedale(alcuni con gravi feritealtri destinati a non

rialzarsi mai più)i letti coi loro drappeggi di bianche tendee le ombreche si allungavano nella parte superiore e

inferiore della corsia; poi il silenzio degli uominile espressionilepositure che prendevano - tutto ciò costituiva una

scena da ripercorrere più e più volte con lo sguardo. E qui dolcemente silevavano le voci fino all'alto soffitto di travi

imbiancateche garbatamente le restituiva. Cantavano molto beneper lo piùcuriose vecchie canzoni e inni

declamatorisu arie appropriate. Questoper esempio:

Fuggono i giorni veloci per me pellegrino e straniero

Eppur non vorrei trattenere quelle ore di stento e paura

Siamo già sulla costa Giordanae gli amici oh stan passando

Tra poco anche noi scorgeremo la riva abbagliante.

Vedendo la patria lontana cingeremo le armi o fratelli

L'assente Signore ha lasciato un messaggiorisplenda ogni luce

Siamo già sulla Costa Giordana e gli amici oh stan passando

E tra poco anche noi scorgeremo la riva abbagliante.

ABRAMO LINCOLN

12 agosto.Vedo il Presidente quasi ogni giorno: abito infatti nella via dov'egli passarecandosi alla sua

residenza fuori cittào tornandone. Non dorme mai alla Casa Bianca nellastagione caldabensì in una salubre località a

circa tre miglia a nord di Washingtonalla Casa del Soldatouna fondazionedell'esercito statunitensedove dispone di

un appartamento. L'ho visto stamani recarsi al lavoro verso le otto e mezzopassava a cavallo per Vermont Avenue

all'altezza di via L. Ha sempre una scorta di venticinque o trentacavalleggericon le sciabole sguainateappoggiate

verticalmente alla spalla. Dicono che egli personalmente non desiderassequesta guardia del corpoma che alla fine i

suoi consiglieri l'hanno spuntata. La comitiva non costituisce di per séspettacoloné per le uniformi né per i cavalli. Il

signor Lincoln compare generalmente in sella a un grosso cavallo grigiodall'andatura placidaindossa un vestito tutto

neroun po' scolorito e impolveratouna tuba anch'essa nerae nelcomplessoabiti... non si presenta in nulla diverso

dal più comune dei mortali. Alla sua sinistra cavalca un tenente con lespalline gialle; dietroa due a dueseguono i

cavalleggeri con le loro giacche a bande gialle. Procedono generalmente alpiccolo trottoessendo questo il passo fissato

da quegli che essi scortano. Le sciabole e i finimenti tintinnanoma ilcorteoin sé così poco ornamentalenon desta al

suo passaggio sensazione alcunamentre si dirige al trotto verso piazzaLafayette; solo qualche forestiero si ferma a

guardare incuriosito. Scorgo chiaramente il volto bruno di Abramo Lincolnisuoi solchi profondie gli occhi in cui

sempre mi par di scorgere una espressione di profonda' latente tristezza.Ormai arriviamo a scambiarci inchinie anche

molto cordiali. Talvolta il Presidente va e torna in calesse scoperto. Losquadrone dei cavalleggeri lo accompagna

semprecon le spade sguainate. Spesso quando va via la sera - ma a volteanche la mattinase torna di buon'ora - lo

vedo svoltare e fermarsi di fronte al]a grande e bella residenza del Ministrode]la Guerrain via Ke trattenersi lì in

colloquio. Se è in calessenon scende (lo vedo dalla mia finestra) marimane seduto in vetturae il signor Stanton esce

di casa a conferire con lui; lo accompagna a volte uno dei suoi figliunragazzetto di dieci o dodici anni che cavalca alla

sua destrasu un pony. All'inizio dell'estate ho visto di tanto in tanto ilPresidente e la moglie in carrozzain giro di

piacere per la cittànel pomeriggio sul tardi. La signora Lincoln eravestita completamente di nerocon un lungo velo di

crespo. Il tiro è dei più semplicidue cavalli soltantoe anche questiniente di straordinario. Mi passarono una volta

molto vicinoe poiché procedevano lentamente potei scorgere in tuttachiarezza il viso del Presidente. Accadde che il

suo sguardobenché astrattofosse fisso in direzione del mio; eglis'inchinò e sorrisema celata sotto il sorriso io ben

notai quella espressione cui ho già alluso. Nessun artista e nessun ritrattoha mai colto l'espressione profondama sottile

e indirettadel viso di quest'uomo. V'è in esso qualche altra cosa. Civorrebbe uno dei grandi ritrattisti di due o tre secoli

fa..22

CANICOLA

Ultimamente abbiamo sofferto molto il caldoqui sono adesso undici giorniche ci grava addosso. Io vado in

giro con l'ombrello e il ventaglio. Ieri ho visto due casi di insolazioneuno in Pennsylvania Avenuel'altro nella Settima

strada. La compagnia trasporti del Municipio perde ogni giorno qualchecavallo. Eppure questo agosto è il più vivace

che Washington abbia mai avutoe l'estate che sta esibendo probabilmente lapiù energica e soddisfacente. C'è forse più

elettricità umanapiù gente a crearlapiù fervore d'affarimaggiorspensieratezza. Gli eserciti che l'avevano circondata

subito dopo Fredericksburgproseguirono la marcialottarono e combatteronofino al momento decisivo del possente

corpo a corpo di Gettysburg - poicon una conversioneritornarono alle lorolineelambendoci ancorama senza

veramente toccarcisia all'andata che al ritorno. E Washington sente ora cheil peggio è passato; forse sente che da

questo momento è padrona della situazione. Così adesso se ne sta nel belmezzo di colline pullulanti di cannonicon la

consapevolezza di avere acquistatonel breve spazio di cinque o seisettimaneun carattere ed una identità nuovie

anche considerevolmente più piacevoli e dignitosi.

STORIE DI SOLDATI

Soldatisoldatisoldatine incontrate ovunque per la cittàspesso uominimagnificianche se invalidi dalle

uniformi consunte che s'aiutano con bastoni e grucce. Parlo spesso con loroe a volte le conversazioni sono lunghe e

interessanti. Uno di questiper esempiodeve aver percorso tutta lapenisola agli ordini di McClellan - mi narra gli

scontrile marcele strane e improvvise conversioni di quella campagnaricca di eventilasciando intravedere cose di

cui non v'è cenno nei rapporti ufficialinei libri o nei giornali. E sonoqueste le cose più genuinepreziose. Quest'uomo

era làè stato al fronte due anni' è passato attraverso una dozzina dicombattimenti - da gran tempo ormai il suo discorso

ha perduto ogni oncia di carne superfluae quel che egli m'offre è pocomafatto di solida carne e di muscoli. (Io li

sento come una ventata d'aria frescaquesti ragazzi americanicoraggiosisveltiintuitivi - soldati provati a dispetto

della loro giovinezza). Il giuoco della voce con le sue sfumature disignificato è più efficace di qualsiasi libro. C'è poi

sempre qualcosa di maestoso in un uomo che ha avuto la sua parte in variebattagliespecialmente sequando voi più

desiderate di vederlo abbandonarsi allo sfogoegli sembra riguardar la cosacon quieto distacco. Io continuo ad essere

disorientato dall'assenza di millanteria e di millantatori tra questigiovani-vecchi militari americani. Ho incontrato gente

che ha partecipato a tutte le battaglie della guerradalla prima all'ultimae le abbiamo discusse insieme una per unaper

ogni angolo degli Stati Uniticompresi molti degli scontri avvenuti suifiumi e nei porti. Qui si trovano uomini di tutti

gli Stati dell'Unione nessuno escluso (nell'esercito federale vi è piùgente del Sud di quanto si pensi comunemente

specie degli Stati di confine).* Adesso io dubito che ci si possa fare unabuona idea di che cosa sia in pratica questa

guerrae del carattere genuino dell'Americasenza un'esperienza del tipo diquella che io sto facendo.

* Cfr. discorso di Garfield alla Camera dei Rappresentanti 15 aprile 1879:"Sanno lor signori chea prescindere

dagli Stati di confinenell'esercito che lottava per l'Unione v'erano bencinquanta reggimenti e sette compagnie di

bianchi provenienti dagli Stati ribelli? Sanno che dal solo stato delKentucky sono venuti a combattere sotto la nostra

bandiera più uomini di quanti Napoleone ne portò a Waterloo - più diquanti Wellington ne mise insieme contro

Napoleone? E ricordano lor signori che 186000 uomini di colore hannocombattuto per la nostra bandiera e per l'Unione

contro i secessionistie che di questi 90000 provenivano dagli statiribelli?" (N.d.A.).

MORTE DI UN UFFICIALE DEL WISCONSIN

Ecco un'altra scena tipica di quel buiocruento anno 1863 - sono note presedurante una mia visita all'ospedale

dell'Armeriain una calda ma bella giornata d'estate. Nel padiglione H ciavviciniamo al lettino di un giovane tenente di

uno dei reggimenti del Wisconsin. Camminando sfioriamo appena il nudotavolato del pavimentopoiché in questo

lettuccio abitano lo strazio e l'ansimo della morte. Ho conosciuto questotenente quando fu portato qui da

Chancellorsvillee mi sono intrattenuto con lui varie voltesia di giornoche di notte. Se l'era cavata abbastanza bene

sino a ier l'altroquando fu colto all'improvviso da una emorragia che nonè stato possibile fermaree che continua

anche oggia intervalli. Guardate quel bacile accanto al lettoquasiricolmo di sangue e di garze insanguinate: parla da

sé. Il povero giovane sta lottando penosamente per riuscire a respirareigrandi occhi scuri già vitreie un rantolo

flebilema distintoin gola. Un inserviente gli siede accanto: non lolascerà fino all'ultimosebbene vi sia poco o nulla

da fare. Morirà quitra un'ora o duesenza un amico o un parente. Eintantoappena un po' più in làil normale

chiacchiericcio e andirivieni della corsia prosegue indifferente. Alcuni deiricoverati ridono o scherzanoaltri giuocano

a scacchi o a cartealtri leggonoecc..23

Nella maggior parte degli ospedali ho potuto notare cheper quanto grave siaun malatofinché esiste una

speranza il medico e gli infermieri si prodigano indefessamentetalora conuna curiosa tenaciaper salvargli la vita: non

lasciano niente di intentatogli tengono sempre accanto qualcuno che eseguagli ordini del medico e si prenda cura di

lui in ogni minuto del giorno e della notte. Osservate quel paravento.Provate ad avvicinarvinella penombra delle

prime candele accesee un'infermiera si farà avanti in punta di piedi esilenziosamente ma imperiosamente vi inviterà a

non fare il minimo rumoremagari a non avvicinarvi affatto. Lì dietrovacilla la vita di qualche soldatosospesa tra la

guarigione e la morte. Forse in questo momento il povero corpo esausto èscivolato in un lieve sonno che anche un

passo potrebbe turbare. Dovete ritirarvi. I pazienti vicini si muoveranno apiedi nudi. Molte volte sono stato colpito da

questi sforzi così evidenti- ogni singola azione tesa a sottrarre allegrinfie della distruzione una vita umana. Ma una

volta che quella presa si sia fatta salda e stabilesenza più possibilitào speranzeil medico abbandona il paziente. Se si

tratta di un caso in cui uno stimolante sia di qualche sollievol'infermieresomministrerà adlibitum punchdi latte o

cognac. Non si fanno storie. Negli ospedali da campo non mi è mai capitatodi notare sentimentalismi o piagnistei al

letto di un morentebensì una generaleimpassibile indifferenza: èfinitaper quanti sforzi siano stati fatti; è inutile

affannarsi o dar via libera alle emozioni. Finché c'è uno spiraglio tengonoduro e lottanoo almeno così fa la maggior

parte dei medici; ma una volta sicura ed evidente la morteabbandonano ilcampo.

COMPLESSI OSPEDALIERI

Agostosett. e ott. '63.Ormai ho preso l'abitudine di recarmi in tutti gli ospedalianche al seminariodi Fairfax

ad Alessandriae al grande campo dei Convalescenticui si accede per ilPonte Lungo. I giornali ne forniscono un

regolare elenco - una lunga lista. Se volete un esempio-tipo di uno di questiospedali più grandiimmaginatevi un'area

da tre a venti acri di terrenodove sono aggruppati dieci o dodici enormibaracconi di legno insieme a una dozzinao

venti (a volte anche più) costruzioni minoricapaci nel complesso diaccogliere da cinquecento a mille o

millecinquecento persone. Talvolta questi baraccamenti di legno o padiglionilunghi da cento a centocinquanta piedi

ognunosono sistemati in una lunga fila uniforme con la fronte rivolta allastrada; altri sono spiegati sì da formare una

immensa V; altri ancora sono ordinati attorno a uno spiazzo quadrato. Tuttiinsiemeconsiderando le tende

supplementarii padiglioni per i casi contagiosila stazione di guardiaimagazzini delle vettovaglie e l'alloggio del

cappellanocostituiscono un aggregato enorme; al centro vi sarà con ogniprobabilità una costruzione con gli uffici del

capochirurgodei chirurghi dei vari padiglionidei membri della direzionedegli impiegatiecc. I singoli padiglioni

sono contrassegnati da lettere dell'alfabeto (padiglione Gpadiglione K) oda numeri123ecc. Ognuno ha il suo

medico e il suo corpo infermieri. Nell'aggregato si trova naturalmente unbuon numero di impiegatie a capo di tutti il

medico in carica. Qui a Washingtonquando questi ospedali militari sonocompleticome è già accaduto diverse volte

la massa di persone in essi contenuta supera in numero la popolazionedell'intera Washington di dieci o quindici anni fa.

Dal Campidogliomentre scrivosono visibili forse trenta o quarantacomplessi di questo tipoche ospitano non di rado

cinquanta e anche settantamila uomini. Io li uso come punti di riferimentodurante i miei vagabondaggiquando mi

fermo in qualche luogo soprelevato a osservare e a studiare la topografia.Guardate lìtra il ricco fogliame degli alberi

d'agostoquel candido gruppo di costruzioni all'estrema periferia; poiquell'altro assembramento a un mezzo miglio di

distanza dal primosulla sinistra; poi un terzoa un miglio sulla destraun quarto un miglio più oltree un altro ancora

tra noi e il primo. In effetti non v'è direzione in cuispingendo losguardoil paesaggio e i dintorni non appaiano

punteggiati di questi aggruppamenti. Quella piccola città (ché tale lacredereste) in cima a un colle laggiùè sì una città

ma di feritedi malattie e di morte. È l'ospedale Finleya nord-est diWashingtonsul parco Kindallcome si chiamava

un tempo. L'altro è l'ospedale Campbell. Ambedue sono molto grandi. Hosaputo che questi due da soli ospitavano da

duemila a duemilacinquecento pazienti. C'è poi l'ospedale Carverancorapiù ampiouna vera cittadella a pianta

regolarecinta da mura e guardata da squadre di sentinelle. Più fuoriaestl'ospedale Lincolnanche più grande; e un

mezzo miglio più oltrel'Emory. Se lasciamo scorrere lo sguardo seguendo ilfiume in direzione di Alessandria

troviamo sulla destra il luogo dove sorge il Campo Convalescenticoi suoicinqueottotalora diecimila ricoverati. Ma

persino questi non costituiscono che una piccola parte. Tra quelli cherestano sono gli ospedali HarewoodMount

PleasantPiazza dell'Armerial'ospedale Giudiziariotutti molto grandi.

PASSEGGIATA IN UNA NOTTE SILENZIOSA

20 ottobre.Questa seralasciato l'ospedale alle 10(dopo circa cinque ore di serviziovolontarioquasi senza un

attimo di libertà) ho vagato a lungo per Washington. La notte era dolcechiarissimaabbastanza frescacon una

voluttuosa mezzaluna lievemente doratal'alone intorno sfumato in untrasparente grigioazzurro. Ho percorso

Pennsylvania Avenue fino alla Settima stradae sono rimasto a passeggiareintorno al Palazzo dei Brevetti. Nella

delicata luce lunare l'edificio aveva un che di accigliato e forteunaspetto maestoso. Il cieloi pianetile costellazioni

tutto così luminosocosì calmod'un silenzio così espressivo erasserenante dopo quelle scene d'ospedale. Continuai a

vagare nei paraggi fin quando l'umida luna non fu tramontatamolto dopo lamezzanotte..24

FIGURE MORALI DI SOLDATI

Esistono degli esseri che di tanto in tanto incontro negli ospedali o sulcampo - vivi esempi di distacco dal

mondodi disinteressedi purezza animale e eroismo - gente inconsapevoledella propria naturanativi dell'Indiana o

forse dell'Ohio o del Tennessee - sulla cui nascita sembra esser discesa lacalma del cieloe alla cui crescita graduale

(quali che fossero le circostanze di lavoroi mutamentile asperità e ilbasso o addirittura inesistente livello di cultura

che l'hanno accompagnata) sembra aver presieduto uno strano potere disoavità spiritualenerbo e salute interiore.

Spesso nel comportamento di questi esseri si avverte un qualcosa di velato edi astratto. Ne ho incontratiripetonon di

rado nell'esercitosul campo e negli ospedali. Se ne trovano nei reggimentidell'Ovest. Spesso sono giovani che

obbediscono agli eventi e alle circostanze entrando nell'esercitomarciandocombattendoraccogliendo foraggio

cucinandooprima della guerralavorando in campagna o in qualche ramo delcommercio - inconsapevoli della loro

natura (ma quanto a questochi è conscio della propria natura?) - mentrequelli che li attorniano intuiscono solo che

sono diversi dagli altripiù silenziosiche "hanno qualcosa distrano"e che sono capaci di staccarsi dal resto e

andarsene a meditare e a riflettere in solitudine.

MANDRIE PER LE VIE DI WASHINGTON

Tra gli altri spettacoli vi sono immense mandrie coi loro bovariche passanoper le vie della città. Alcuni degli

uomini hanno un modo tutto loro di guidare la mandriacon un richiamostranoun grido gutturale e selvaggiopensoso

molto musicaleprolungatoindescrivibilequalcosa a mezzo tra il tubaredel colombo e il chiurlare del gufo. Mi piace

fermarmi a osservare lo spettacolo di una di queste mandrie immense - un po'in disparteper il gran polverone. Ci sono

sempre uomini a cavallo che fan schioccare la frusta e lanciano grida - lebestie mugghiano - qualche bue o manzo

testardo cerca di scappare - ecco allora una scena movimentata - i mandriania cavallosempre ottimi cavallerizzi e

montati su belle bestiesi precipitano dietro il ribellein un turbine dicerchi e giravolte -una dozzina a cavalloassai

pittoreschi coi loro grandi cappelli flosci a larghe tese - un'altra dozzinaa piedi - tutti coperti di polvere - i lunghi

pungoli in mano - una mandria immensaforse mille bestie - il gran vociarele urla di richiamoil movimento ecc.

CONFUSIONE NEGLI OSPEDALI

In aggiunta alle altre difficoltàè pressocché impossibilenellaconfusione di questo grande esercito di malati

che un forestiero riesca a trovare un amico o un parentea meno che nonconoscaper cominciarela collocazione

specifica del paziente. Oltre all'elenco pubblicato dai giornali del luogoesistono uno o due altri elenchi degli ospedali

presso il quartier generale di poliziama sono tutt'altro che completi; nonsono mai aggiornati né del restocosì come

stanno le cosein questo mare di arrivipartenzespostamenti quotidianipotrebbero esserlo. Ho saputo di certi casi - un

contadino per esempiovenuto qui dal nord dello Stato di New York a trovareun fratello feritoche dopo aver

fiduciosamente cercato per ogni dove per una settimana è stato costretto adesistere e a tornarsene a casa senza averne

scoperto traccia. Arrivato a casa trovò una lettera del fratello che g]iforniva l'indirizzo esatto.

LA FRONTE

CulpepperVirginiafebbraio '64.Qui mi trovo parecchio avantinon troppo lontano dalla prima linea. Tre o

quattro giorni fa il generale S.ora comandante in capo (credo che Meade siaassentemalato forse) spostò dal campo un

forte contingente di truppe muovendo a sudcome se intendesse fare grandicose. Sono arrivati fino al Rapidan; da

allora si è avuto qualche spostamento e qualche scontroma niente didecisivo. I bollettini giunti la mattina di lunedì

scorso per telegrafo mi sembra abbiano dato troppa importanza alla cosa.Quali fossero le intenzioni del generale S. qui

non sappiamoma abbiamo fiducia in questo esperto comandante. C'è stata sìun po' di eccitazione (ma nemmeno

troppa) domenicatutto il giorno e anche la nottequando cominciarono adarrivare ordini di far bagagli e sellare i

cavalli e tenersi pronti a evacuare e a ripiegare su Washington. Ma io avevoun gran sonno e me ne andai a letto.

Svegliato nel cuore della notte da grida tremendeuscii e scoprii cheprovenivano dagli uomini di cui soprache

tornavano. Parlai con alcuni di loro; come sempre notai in essi allegria ecapacità di sopportazione ein molte piccole

cosei bei segni della miglioredella più eletta gioventù del mondo. Erauno spettacolo curiosoquelle colonne

indistinte che si muovevano nella notte. Io rimasi nel buioinosservatoaguardare. Il fango era assai profondo. Gli

uomini portavano il solito caricocappottizainifucili e coperte.Sfilarono e sfilaronoa breve distanza da me - ogni.25

tanto una risatauna canzoneuna battutama non una sola parola discontento. Può sembrar stranoma mai come allora

compresi la realtà e la maestà del popolo americano enmasse. Miinvestì con la forza di un terrore sacro. I possenti

squadroni procedevano né veloci né lenti. Avevano già marciato per sette ootto miglia nello scivoloso untume del

fango. Il valoroso I° corpo si ferma qui. L'egualmente valoroso terzo corpoprocede alla volta della stazione di Brandy.

Il famoso 14° Brooklyn si trova a guardia della città: le loro gambe rossesempre in gran movimentostanno

dappertutto. Hanno persino un teatro tutto loro; vi danno spettacolimusicalie direi che ogni cosa vi è fatta in maniera

eccellente. Naturalmente l'uditorio è un bailamme. Assistere a uno di questispettacoli del 14° è una buona distrazione.

Più che la scena sul palcoscenicomi piace osservare i soldati intorno el'assembramento generale sotto il sipario.

IL PAGAMENTO DEI PREMI

Una delle cose da notare adesso è l'arrivo dell'ufficiale pagatore con lasua cassafortee il pagamento dei premi

ai veterani che si riarruolano. Oggi c'è qui il maggiore H.con unamontagnuola di bigliettoni che fa allargare il cuore

alla 2a divisione del I° corpo. Il maggiore H. e l'impiegato Eldridgecondavanti i registri e una gran quantità di soldi

siedono dietro un tavolino al centro di una casupola traballante. Unriarruolato riceve circa 200 dollari in contanti (più

ricche rate che verranno saldate una dopo l'altra nei vari giorni di paga).Lo spettacolo degli uomini che si affollano

intorno è davvero esilarante: mi piace star lì a guardare. Si sentonoinebriaticon le tasche rigonfie e la licenza che

verràe la visita a casa. Una visione di occhi scintillanti e guancecolorite. Il soldato ha sulle spalle molte tristi e dure

esperienzee tutto ciò riesce a compensarlo in parte. Il maggiore H. hal'ordine di pagare anzitutto gli uomini del I°

corpopremi e paghe arretratee quindi il resto. Si sente il suonocaratteristico e ininterrotto delle banconote nuove che

schioccano e frusciano nelle agili dita del maggiore e del mio amicol'impiegato E.

CHIACCHIEREMUTAMENTIECC.

A proposito dell'eccitazione di domenica scorsae dell'ordine di tenersipronti a partireho sentito dire in

seguito che i suddetti ordini erano venuti da qualche prudente comandante insecondae che le autorità non solo non ne

sapevano nullama neanche pensavano a movimenti del genere: il che èprobabile. Le voci che correvano quie il

diffuso timoreaccennavano a una grande manovra di accerchiamento da partedi Lee e a un attacco sul nostro fianco

destro. Ma io tenevo lo sguardo sul fangoche era allora della massimaprofondità e gonfiezzae mi ritirai

compostamente a riposare. Pure devono esservi mutamenti in vista perCulpepper. Le autorità si sono date la caccia qui

come nuvole in un cielo burrascoso. Prima di Bull Run (la prima) questo erail centro di riunione e di addestramento

delle truppe secessioniste. Momentaneamente io alloggio presso una signorache è stata testimone di tutte le memorabili

evoluzioni della guerra su questa strada calcata da eserciti opposti. Èvedovacon figli in tenera etàvive con la sorella

in una casa grande e piacevole. A pensione da loro vi è un buon numero diufficiali dell'esercito.

VIRGINIA

Rovinataindifesa e calpestata dalla guerra com'è oggi la Virginiaogniqualvolta ne calco il suolo io mi scopro

pieno di sorpresa e di ammirazione. Che grande capacità di produzione e diprogressodi sostenimentodi vita e di

espansione! Ovunque io sia andatonell'Old Dominion (la sottile ironia diquesto nome oggi ! ) sono stato preso da

queste riflessioni. Il suolo è ancora superiore di molto a quello diqualsiasi stato del Nord. E che respiro nel paesaggio

ovunque montagne che si perdono in lontananzaovunque utili corsi d'acqua.Tuttora prodiga di boschi e forestequesta

terra è certamente ottima per tutti i tipi di fruttacolture e fiori. Ilcielo e l'atmosferane son certomi appaiono più dolci

dopo un anno e più di residenza in questo Statocon continui spostamenti eritorni. Molto salubri. direida un punto di

vista generale. E poi con una qualità particolare di ricchezza eelasticitàdi giorno come di notte. Il sole si delizia della

sua potenzabarbaglia e bruciae tuttavia non mi provoca mai spiacevoliinfiacchimenti: non è un calore tropicalenon

toglie il respiroanzi dà vigore. È il nord che lo tempera. Le notti sonospesso incomparabili. Ieri sera (8 febbraio) ho

visto entrare la luna nuova - con dietro stagliato nitidamente il profilodella vecchia fase; il cielo e l'aria così limpidi

con una tal trasparenza di sfumatureche io pensai di non aver mai vedutoprima la luna nuova. Era la falce più sottile

che si sia mai vista. Stava delicata mente sospesa proprio sopra l'ombrascontrosa delle Montagne Azzurre. Potesse

rivelarsi un buon presagiouna breve profezia per questa terra infelice!

ESTATE 1864.26

Eccomi di nuovo a Washingtonpreso dai miei soliti giri diurni e notturni.Vi sono naturalmente molti casi

peculiari. In ogni padiglione si trovano sparsi qua e là poveri ragazzicostretti a lunghe sofferenze da ferite testardeo

indeboliti e scuorati da febbre tifoidea o simili; casi speciali' cheabbisognano di nutrimento particolare e appropriato. È

da questi che vado a sedermie scambio qualche parolao cerco dirincuorarli in silenzio. A loro piace immensamente

(e anche a me). Ogni caso poi ha le sue peculiaritàcui occorre di volta involta adattarsi. Anch'io ho appreso queste

leggi di adattamento - ho assimilato molta della saggezza d'ospedale. Alcunidi questi poveri ragazzilontani da casa per

la prima volta in vita lorosono affamatiassetati di affetto; spesso èquesta l'unica cosa che riesce a toccarlinel loro

stato.

I ricoverati amano in genere avere una matita e qualcosa su cui scrivere. Hodato loro delle agendine da pochi

soldi e degli almanacchi del 1864 con dei fogli bianchi. Per la lettura hosempre qualche vecchia rivista illustrata o

periodici con racconti - sono sempre graditi; anche i quotidianidel mattinoo della sera. I libri migliori non li regalo; li

distribuisco invece in prestito nei padiglioni per poi riprenderlidarli adaltrie così via; sono molto puntuali nel

restituirli. In questi ospedalio sul campocontinuando ad andare in giroho imparato a adattarmi a ogni necessità

secondo il tipo e l'urgenzaumili o dignitose che siano - ognunagiustificata e resa reale dalle sue circostanze - non solo

visite e parole incoraggianti e piccoli doni - non solo lavare e bendareferite (vi sono dei casi in cui il paziente non vuole

altri che me per quest'ufficio) - ma letture di passi della Bibbiaconcommentopreghiera al capezzalespiegazione

della dottrinaecc. (a questa confessione mi par di vedere i miei amicisorriderema io non sono mai stato così serio in

vita mia). Sul campo o dovunque fossiavevo l'abitudine di leggere erecitare per loro. Era una cosa che amavano

moltissimospecie i brani di declamazione poetica. Ci riunivamo in un largogruppodopo cenaper conto nostroe

passavamo il tempo in queste lettureo conversandoe di tanto in tanto conun giuoco divertente chiamato il giuoco

delle venti domande.

UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE MILITARE PER L'AMERICA

Dagli eventi della guerraa Nord e Sude da tutte le altre considerazionimi risulta chiaro che la teoriala

pratical'organizzazione e le norme militari correnti (ereditate dagliistituiti feudali europei con l'aggiuntaovviamente

delle "migliorie moderne" mutuate in larga parte dai francesi)perquanto in generale accettate e seguite tacitamente

dagli ufficialinon sono affatto consone né agli Stati Unitiné al nostropopoloné al nostro tempo. Che cosa ne verrà

fuorinon so - ma so che alla fine dovrà necessariamente attuarsi unatotale sconfessione dell'attuale sistemamilitare e

navaleseguita da una ricostruzione su basi e centri radicalmente diversi ea noi appropriatiallo stesso modo che il

nostro sistema politico si è sviluppatodiverso dall'Europa feudalecrescendo poi su se stessoda premesse originali

perennidemocratiche. È indubbio che qui negli Stati Uniti abbiamo la piùgrande forza militare del mondodi qualsiasi

nazioneforse di tutte le nazioni - truppe instancabiliintelligenticoraggiose e fidate. Il problema è organizzare questa

forza in maniera in tutto consona ad essa e ai principi della repubblicaetrarne il rendimento migliore. Nella guerra in

corsocome è già stato detto e ridettoforse i tre quarti delle perditeuominiviteecc.sono state mero eccesso

capricciospreco.

MORTE DI UN EROE

Mi chiedo se riuscirò mai a comunicare ad altri - a te per esempiolettorecaro - la tenera e terribile realtà di

certi casi (e quanti ce ne son stati) simili a quello che voglio menzionare.Stewart C. Glovercompagnia E5°

Wisconsin - ferito il 5 maggioin una di quelle feroci mischie del Deserto -morto il 21 maggio - circa 20 anni. Era

piccolo e imberbe - uno splendido soldato - in effetti quasi l'americanoideale della sua età. Prestava servizio da quasi

tre anni e pochi giorni dopo avrebbe avuto diritto al congedo. Si trovava nelcorpo di Hancock. Il combattimento per

quel giorno era quasi cessatoe il generale che comandava la brigata fece ungiro a cavallo chiedendo volontari per

andare a raccogliere i feriti. Glover fu tra i primi a rispondere - uscìallegramente - ma nell'atto di riportare alle nostre

linee un sergente feritofu colpito al ginocchio da un tiratore scelto deiribelli; conseguenza: amputazione e morte.

Prima viveva con il padreJohn Gloverun uomo anziano e infermoa Bataviacontea di GeneseeN. Y.ma si trovava

a scuola nel Wisconsin poco dopo lo scoppio della guerrae lì si arruolò -si adattò subito alla vita militaregli piacque

anziera molto coraggiosoe amatissimo da ufficiali e compagni. Come tantialtri soldatiteneva un piccolo diario. Il

giorno della sua morte vi scrisse le seguenti paroleoggiil dottore dice che debbo morire -tutto è finitoper me - ah

morire così giovane.Su un altro foglio bianco appuntò queste parole per suo fratellocarofratello Thomassono stato

coraggioso ma peccatore -prega per me.

SCENE DI OSPEDALE. - INCIDENTI.27

È domenica pomeriggiomezza estatecaldo opprimentee un gran silenzionel padiglione. Dedico le mie cure

a un caso criticoche in questo momento è immerso in un semi-letargo.Vicino a dove io son seduto giacesofferente

un soldato ribelle; è dell' 8° Louisianasi chiama Irving. Si trova qui daparecchio tempocon una brutta feritagli

hanno amputato da poco una gamba. Dalla parte opposta proprio di fronte a megiace un soldato-bambinol'hanno

messo giù con tutti i vestitidormeappare consumato dal maleil voltopallido reclinato sul braccio. Dalla bordura

gialla della giacca vedo che è un cavalleggere. Mi avvicino silenziosamentee scopro dalla sua cartella che si chiama

William Coneè del I° cavalleria Mainei suoi vivono a Skowhegan.

Gelato per tutti.Verso la metà di giugnoin una giornata di gran caldoho offerto il gelato atutti i ricoverati

dell'Ospedale Carverprocacciandone in gran quantità e passando quindi daun padiglione all'altro con la scorta del

dottore o dell'infermiere-capo per provvedere personalmente alladistribuzione.

Un incidente.In uno degli scontri di fronte a Atlantaun soldato sudistadi corporaturapossente

evidentemente giovanevenne ferito mortalmente alla testatanto che lamateria cerebrale in parte fuoriuscì . Visse

ancora tre giornisteso supino nel punto dove era caduto. Durante quei tregiorni egli scavò nel terrenocon il calcagno

una buca capace di contenere due zaini di grandezza media. Giacendo lìall'aria apertacontinuò giorno e nottequasi

senza interruzionea muovere il calcagno a quel modo. I nostri soldati lotrasportarono poi in una casa vicinama in

pochi minuti morì.

Un altro.Dopo i combattimenti di Columbia nel Tennesseedove riuscimmo a respingere unaventina di

impetuose cariche dei ribellii sudisti lasciarono sul campo un gran numerodi feritiper lo più a tiro dei nostri. Ogni

volta che un ferito tentava in qualche modo di allontanarsigeneralmentestrisciandoi nostri uomini lo abbattevano con

un colposenza eccezioni. Non ne lasciarono sfuggire neppur unoquali chefossero le sue condizioni.

UN SOLDATO YANKEE

Svoltando dalla Avenue nella Tredicesima stradauna fresca sera d'ottobrec'era all'angolo un soldato con

zaino e cappotto che chiedeva la strada. Scoprii che doveva percorrere untratto nella mia stessa direzionee

proseguimmo insieme. Attaccammo subito a conversare. Era piccolo di persona enon molto giovaneun tipetto robusto

a quanto potei giudicare alla luce della serasbirciandolo quando passavamovicino a un lampione. Le sue risposte

erano brevi ma chiare. Si chiamava Charles Carroll; apparteneva a uno deireggimenti del Massachusetts ed era nato a

Lynn o nei pressi. I genitori erano ancora vivima in età molto avanzata.Erano quattro figlie si erano arruolati tutti.

Due erano morti di fame e di disperazione nella prigione di Andersonvilleuno era stato ucciso nell'Ovest. Lui se ne

stava andando a casae dal modo in cui parlava dedussi che era prossimo alcongedo definitivo. Faceva gran progetti di

starsene con i suoi vecchiper dare un po' di conforto ai giorni cherestavano loro da vivere.

PRIGIONIERI UNIONISTI NEL SUD

Michael Stransbury48 annimarinaiomeridionale di nascita e educazionegià capitano del pontone-faro

statunitense Long Shoel di stanza a Punta Long Shoalstretto di Pamlico -benché meridionaleunionista convinto - fu

catturato il 17 febbraio 1863e ha trascorso quasi due anni nelle prigionidei Confederati. A un certo momento il

governatore Vance ordinò che fosse rilasciatoma un ufficiale dei ribellilo riarrestò; inviato quindi a Richmond per uno

scambio di prigionieriinvece di essere restituito fu mandato più a sudaSalisburyCarolina del Nord (come cittadino

sudistanon soldato) dove rimase fino a poco tempo faquando riuscì afuggire mischiandosi con il nome di un soldato

morto a un gruppo di prigionieri scambiatie arrivando fin qui insieme aglialtri via Wilmington. A Salisbury era

rimasto per circa sedici mesi. Dopo l'ottobre del '64 in quei recinti sitrovavano circa 11.000 prigionieri unionistitra cui

un centinaio di unionisti del Sud e circa duecento disertori dell'Unione.Durante lo scorso inverno 1500 di questi

prigionieriper aver salva la vitapassarono alla Confederazionea pattodi essere assegnati soltanto a servizi di guardia.

Di quegli 11.000 non ne usciron vivi più di 2500; di questi500 eranorottami umaniin condizioni pietosesviliti - il

resto era in grado di viaggiare. Al mattino v'erano spesso 60 cadaveri daseppellire; la media giornaliera si aggirava sui

quaranta. Il cibo quotidiano era costituito da una pappa di granturcofattadi torso e pula macinata insiemee

occasionalmentenon più di una volta alla settimanauna razione di melassadi sorgo. Poteva anche succedereuna

volta al mesenon più spessodi ricevere una microscopica razione dicarne. All'interno dello steccato che racchiudeva

gli 11.000 uominic'era uno scarso gruppo di tende sufficienti sì e no perduemila persone. Una gran quantità di

prigionieri viveva in buche scavate nel terrenonel più totale abbandono.Alcuni morirono di freddoaltri ebbero mani e

piedi congelati. Ogni tantoal minimo pretestole sentinelle sudistesparavano all'interno della prigioneper puro gusto

demoniaco. Tutti gli orrori immaginabiliinediaprostrazionesporciziainsettidisperazionerapida perdita di ogni

rispetto per se stessiidioziademenza e frequenti assassinierano lìdentro. Stansbury ha moglie e un figlioche vivono.28

a Newbern - ha scritto loro da qui - conserva il suo impiego al faro dellamarina statunitense (era andato a Newbern a

trovare la famigliae fu proprio mentre ritornava alla nave che vennecatturatonel suo stesso battello). Ha visto portare

a Salisbury uomini vigorosi quant'altri mai - spacciati in poche settimanespesso a forza di rimuginare sulla loro

condizione - sparita in loro ogni speranza. Egli stesso ha una sorta diespressione dura e tristestranamente inebetita

come di uno lasciato per anni a gelare nel buio e nel freddoin un luogodove la sua natura virile e buona non avesse

modo alcuno di esercitarsi.

DISERTORI

24 ottobre.Veduto oggi sfilare per Pennsylvania Avenue uno squadrone di disertori delnostro esercito (più di

trecento)serrati da un cordone di guardie armate - la più disparatacollezione ch'io abbia mai vistocon divisecappelli

e berretti d'ogni genere e speciemolti bei ragazzialcuni vergognosi invisoaltri malaticcisporchi i piùcon camicie

molto sudicie e liseecc. Si trascinavano senz'ordinesenza fileuna granmassa confusa. C'era tra gli spettatori chi

ridevama io di tutto avevo voglia fuorché di ridere. Codesti disertorisono assai più numerosi che non si creda. Ogni

giorno ne vedo qualche drappellotalvolta solo di due o tre con una scortaridottatalora di dieci o dodici con una scorta

maggiore (dicono che ora le diserzioni sul campo abbiano spesso raggiunto lamedia di 10.000 al mese. Una squadra di

disertori è uno degli spettacoli più comuni a Washington).

UNA PALLIDA IMMAGINE DEGLI ORRORI DELLA GUERRA

Durante uno degli ultimi movimenti delle nostre truppe nella vallata (pressoUppervillecredo) un forte

contingente di guerriglieri a cavallo di Moseby attaccò un convoglio diferiti e la guardia di cavalleria che li scortava.

Le ambulanze trasportavano circa sessanta ferititra cui un buon numero dialti ufficiali. I ribelli erano superiori di

numeroe la cattura del convoglio con la sua scorta ridotta venneagevolmente effettuata dopo una breve scaramuccia.

Come i nostri si furono arresiimmediatamente i ribelli cominciarono asaccheggiare il treno e a trucidare i prigionieri

compresi i feriti. Ed ecco la scenao meglio un'idea della scenadieciminuti dopo. Tra gli ufficiali feriti nelle

ambulanze si trovavano un tenente delle truppe regolari e un ufficialesuperiore. Questi due erano stati tirati fuori

trascinati per terra sulla schienae si trovavano ora al centro di una follaindemoniata di guerriglieri che si accanivano

su di loro pugnalandoli in varie parti del corpo. Uno degli ufficiali aveva ipiedi inchiodati al suolo con due baionette

che lo passavano da parte a parte ed erano saldamente confitte nel terreno.Questi due ufficialicome si scoprì in seguito

esaminandoliavevano ricevuto ognuno circa venti di questi colpialcuni inboccain visoecc. I feriti (anche per

agevolare il saccheggio) erano stati tutti trascinati fuori dai vagoni;alcuni erano stati spacciati lì per lìe i loro corpi

giacevano lì accantoimmoti e lordi di sangue. Altrinon ancora morti maorribilmente mutilatigemevano o si

lamentavano. Di quelli che si erano arresi; più vennero in tal modomutilati o massacrati.

A questo punto uno squadrone della nostra cavalleria che aveva seguito ilconvoglio a una certa distanza

piombò inaspettatamente sui ribelli assalitoriil quali cercarono subitoscampo come meglio potevano. La maggior parte

riuscì a svignarselama mettemmo le mani su due ufficiali e diciassettesoldati sorpresi negli atti appena descritti. Lo

spettacolo era di quelli che non ammettono discussionicome si puòfacilmente immaginare. Per quella notte i

diciassette uomini e i due ufficiali catturati vennero posti sottosorveglianzama fu deciso seduta stante che dovevano

morire. La mattina dopo i due ufficiali furono portati in cittàin luoghiseparatimessi al centro della strada e fucilati. I

diciassette uomini furono condotti in uno spazio liberoun po' fuori manoesistemati in un quadrato chiuso per metà da

due dei nostri reggimenti di cavalleria: uno di questi reggimenti avevatrovato tre giorni prima i corpi insanguinati di tre

dei suoi uominicoi tendini tagliatiappesi pei calcagni ai rami deglialberi dai guerriglieri di Mosebye l'altro non

molto tempo innanzi aveva trovato dodici dei suoi uccisi (dopo essersiarresi) e impiccati per il collo agli albericon

delle iscrizioni di scherno appuntate al petto di uno dei cadaveriquello diun sergente. Quei tre e questi dodicidico

erano stati trovati dai reggimenti che circondavano lo spiazzo: coi lororevolver questi ora formavano la trista cintura

dei diciassette prigionieri. Questi ultimi vennero piazzati al centro eslegatie fu comunicato loro ironicamente che ora

gli sarebbe stata offerta "una possibilità di salvarsi". Qualcunosi mise a correre. Ma a che pro? Da ogni lato piovvero le

pillole mortali. Pochi minuti dopo sullo spiazzo erano disseminatidiciassette cadaveri. Io ero curioso di sapere se

qualcuno dei soldati dell'Unionepochi magari (almeno unoo duedei piùgiovani)si fosse astenuto dallo sparare su

degli esseri inermi. Nessuno. Non ci fu esultanzasi parlò pocoanzi quasinienteeppure ogni singolo uomo contribuì

con la sua pallottola.

Moltiplicate tutto ciò per ventiper cento anzi- verificatelo in tutte lepossibili forme proposte da circostanze

luoghiindividui diversi - accendetelo delle passioni più foschel'ingordasete di sangue del lupo e del leone -

gl'infocatiribollenti vulcani dell'umana vendetta per compagni e fratelliuccisi - il bagliore delle fattorie in fiammei

cumuli di nere braci fuligginose ancora ardenti - e ovunque nel cuore umanobraci ancora più nere e più triste - e avrete

una pallida immagine di questa guerra..29

DONI - DENARO - DISCRIMINAZIONE

Trovandosi la maggior parte dei feriti che giungevano dal fronte senza uncentesimo in tascacompresi subito

che la cosa migliore da farsi per sollevarne il morale e mostrar loro chec'era chi si preoccupavachi si interessava

praticamente a loro con sentimenti di padre e di fratelloera donare a chisi trovava in queste condizioni delle piccole

somme di denaroma con discrezione e tatto. A questo scopo io vengoregolarmente rifornito di fondi da persone di

buon cuoreuomini e donne di BostonSalemProvidenceBrooklyn e New York.Mi provvedo allora di una quantità di

monete nuove fiammanti da dieci e da cinque centesimie ogni volta che loreputo necessario regalo venticinque o

trenta centesimie anche cinquantae di tanto in tantoin casiparticolarisomme anche maggiori.

Avendo ormai toccato l'argomentocolgo l'occasione per ventilare laquestione finanziaria. Le fonti delle mie

riserve di denarotutte assolutamente spontaneemoltissime per vie affattoconfidenzialispesso tali da sembrar opera

della Provvidenzaerano numerose e varie. C'erano ad esempio due ricchesignoredue sorelleche vivevano lontanoe

continuarono a inviare regolarmente per due anni somme piuttosto grosseconla preghiera di tener segreto il loro nome.

Questa forma di delicatezza era in realtà un fatto frequente. Parecchi midiedero carteblanche. Moltierano persone

assolutamente sconosciute. Grazie a queste fontiper un periodo di due o treannie nella maniera sopra descrittapotei

distribuire negli ospedalicome elemosiniere per conto di terzidiversemigliaia di dollari. Una cosa in particolare

appresi da tutto ciò - che sotto l'apparente avidità e cinismo dei nostritempinon c'è limite alla benefica generosità degli

uomini e donneamericaniuna volta che lo scopo di essa sia chiaro.Un'altra cosa mi si fece evidente - che mentre "gli

spiccioli" sono sì utili nelle retrovieuna simpatia magneticatattoe amorevolezzasono sovranie lo saranno sempre.

DAI MIEI QUADERNI DI APPUNTI

Alcune delle mie note (semi cancellate e pressocché illeggibili a distanzadi tempo) delle cose desiderate da

questo o da quel pazientepotranno essere dei buoni indici. D.S.G.letto52vuole un buon libro; ha la voce rauca e il

mal di golagli piacerebbe qualche caramella di mentastro; è del NewJersey28° reggimento.- C.H.L.145°

Pennsylvanialetto 6soffre di itterizia e risipolaè anche ferito;stomaco facilmente soggetto a nausee; gli porto delle

arance e un po' di gelatina dolce di frutta; un giovane allegropieno divitalità (si è poi ripreso in pochi giorni e adesso è

a casa in licenza). - J.H.G.letto 24; ha bisogno di una canottierapantaloni e calze; sono diversi giorni che non può

cambiarsi; è un tipico ragazzo del New England ordinato e pulito (gli hoportato quanto desiderava; e anche un pettine

spazzolino da dentisapone e asciugamani; potei notare in seguito che era ilpiù pulito e curato del padiglione). - La

signora G.infermierapadiglione Fdesidera una bottiglia di brandy - duedei suoi pazienti hanno urgente bisogno di

qualche stimolantesono sfiniti dalle ferite e dal deperimento (le hoportato una bottiglia di brandy di prima qualità

avuta dall'ufficio del Comitato Cristiano).

UN FERITO DELLA SECONDA BULL RUN

Dunque il povero John Mahay è morto. Morto ieri. Il suo è stato un casodoloroso e lungo (v. p. 52). In questi

quindici mesi sono stato a trovarlo varie volte. Apparteneva alla compagniaA101° New York; era stato colpito al

basso ventre nella seconda Bull Runnell'agosto del '62. La descrizione diuna sola scena al suo capezzale sarà

sufficiente a darvi un'idea di questa agonia durata quasi due anni. Lavescica gli era stata perforata da un proiettile che

lo aveva passato da parte a parte. Non molto tempo fa sono rimasto una buonaparte della mattinata accanto al suo letto

nel padiglione E di Piazza dell'Armeria. Dagli occhi gli sgorgavano lelacrime per l'intenso dolorei muscoli del viso

erano contrattima dalla bocca non gli usciva una parola trannea trattiun roco lamento. Gli furono applicati sulla

ferita panni umidi e caldiche gli diedero qualche sollievo. Povero Mahaysolo un ragazzo per gli anni ma già vecchio

per la sventura. Non aveva mai conosciuto l'amore dei genitori; da bambinoera stato collocato in un istituto di carità a

New Yorke mandato quindi a servizio presso un tirannico padronenellacontea di Sullivan (sulla schiena ancora le

cicatrici della sua frusta e del suo bastone). La ferita era delle piùspiacevoliessendo egli un ragazzo gentilecurato

affettuoso. Durante la vita di ospedale si era fatto degli amici ed erainvero prediletto da tutti. Ha avuto un bel servizio

funebre.

MEDICI MILITARI. - PENURIA DI AIUTI

Vorrei qui testimoniare il mio entusiasmo per lo zeloil coraggiolospirito e la capacità professionale

predominanti tra gli ufficiali medicimolti dei quali assai giovani. Non midilungherò sulle eccezionidacché sono.30

poche (tuttavia mi sono imbattuto in alcune di questee che gente di estremaincompetenza e gran boria erano! ). Tra i

medici degli ospedali ho continuato a trovare gli uomini miglioriilavoratori più instancabili e disinteressati. Sono per

giunta pieni di genialità. Ne ho conosciuti a centinaia e so quel che midico. Esistono tuttavia serie deficienzesprechi

tristi lacune nel sistema delle provvigionidei contributie in generale intutto il corpo infermierisia volontari che

governativicome anche nel reparto cibimedicinaliprovvisteecc. (nonparlo qui dell'assistenza medicaperché i

medici non possono fare più di quanto la resistenza umana consenta).

Questa è la verità dei fattichecché raccontino i giornali di New Yorknei loro ampollosi resoconti. Nessuna

preparazione accurataniente organizzazioneprevisione o genialità. Scortesempre in gran copiaindubbiamentema

mai dove ce n'è veramente bisogno e mai che se ne faccia l'uso appropriato.Nessuna esperienza è più angosciosa di

quella dei giorni che seguono una grossa battaglia. Decinecentinaia diuominii migliori del mondogiacciono

abbandonatisenza un lamentomutilatidebolissimisolie finiscono permorire dissanguatio di sfinimento - non li

hanno magari nemmeno toccatio giusto stesi da una parte e lasciati lì -quando ci dovrebbero assolutamente essere dei

mezziun sistema organizzato per salvarli.

"GIUBBE AZZURRE" DAPPERTUTTO

La cittài sobborghiil Campidogliolo spazio davanti la Casa Biancailuoghi di divertimentol'Avenue e

tutte le strade principali quest'inverno brulicano di soldaticome non s'eramai visto. Alcuni sono usciti di ospedalealtri

vengono dai campi nelle vicinanze. Quale che sia la provenienzasi riversanoqui in gran copia e costituiscono direi

l'elemento caratteristico del movimento e del costume della nostra capitale.Quei pantaloni e quei pastrani azzurri sono

un po' dappertutto. Per le scale dell'ufficio dell'ufficiale pagatore sisente il ticchettio delle gruccealcuni si assembrano

alle porteformando dei gruppi caratteristicie lì aspettanospesso alungo nella stanchezza e nel freddo. Nel tardo

pomeriggio si vedono i congedati avviarsi alla stazione di Baltimorasoli oin piccole squadre. Tutto il giorno tranne la

mattina prestoma soprattutto nelle prime ore della seraci sono in giropattuglie di polizia che esaminano i permessi e

arrestano tutti quei soldati che vengono trovati senza. Non lo richiedonoagli invalidia quelli che hanno perso una

gambaai mutilati gravi - ma tutti gli altri vengono fermati. A sera siaggirano anche per gli auditori dei teatri chiedendo

a tuttianche agli ufficialidi esibire il permesso che giustifichi la loropresenza in quel luogo.

UN OSPEDALE MODELLO

Domenica 29 gennaio 1865.Sono andato questo pomeriggio in Piazza dell'Armeria. I padiglioni si presentano

molto benepavimenti nuovi e pareti imbiancate a calceun modello di ordinee pulizia. Credo proprio chedopo tutto

questo sia un ospedale modelloper molti e importanti rispetti. Mi sonoimbattuto qui in diversi casi tristiferite che si

trascinavano a lungo. Un soldato del DelawareWilliam H. Millis diBridgevillecon cui avevo passato delle ore nel

maggio scorsodopo le battaglie del Deserto in cui aveva riportato unabrutta ferita al petto e un'altra al braccio sinistro

(il suo statoper sopraggiunta polmonitesi era mantenuto assai grave pertutto giugno e luglio dello scorso anno) sta

ora molto megliotanto da poter fare qualche lavoruccio. Per tre settimanein quel periodo che ho appena ricordatoera

rimasto sospeso tra la vita e la morte.

RAGAZZI NELL'ESERCITO

Tornando a casa verso il tramonto ho visto nella Quattordicesima strada unsoldato giovanissimovestito con

abiti leggieriproprio vicino all'edificio dove stavo per entrare. Mi fermaiun momento di fronte alla porta e lo chiamai.

Sapevo che un vecchio reggimento del Tennessee e uno dell'Indiana eranoprovvisoriamente accampati in certe caserme

di nuova costruzione nei pressi della Quattordicesima. Questo ragazzocomescopriiapparteneva al reggimento del

Tennessee. Ma non capivo come facesse a portare un moschetto. Non aveva chequindici annie con tutto ciò era in

servizio da dodici mesi e aveva avuto la sua brava parte in diversebattagliealcune di importanza storica. Gli chiesi se

non soffriva il freddose non aveva un pastrano. Nonon soffriva il freddoe non aveva un pastranoma poteva

procurarsene uno quando voleva. Suo padre era mortosua madre viveva inqualche parte nell'est del Tennessee: nel suo

reggimento venivano tutti da quella regione. Il mattino dopo vidi ireggimenti dell'Indiana e del Tennessee percorrere

l'Avenue a passo di marcia. Il mio ragazzonel secondoallungava il passocon gli altri. Ce n'erano molti non più

anziani di lui. Rimasi a guardarli mentre sfilavano a passi lentifortipesantiregolari. Sembrava non ci fosse un sol

uomo sopra i trent'anniin gran parte andavano dai 15 ai 22forse 23 anni.E tutti avevano l'aria di veteranilogori

sporchiimpassibili e una certa andatura rilassata e indolente; moltiinaggiunta alle armi e allo zaino regolamentare

portavano una padellauna scopaecc. Avevano tutti una fisionomiagradevoleniente raffinatezzené pallori da.31

intellettuali: così come mi balzarono agli occhi mentre avanzavano una filadopo l'altranon mi sembrò esservi tra loro

un solo viso repellenteo brutaleo risolutamente stupido.

FUNERALE DI UN'INFERMIERA

È appena accaduto in uno degli ospedali. Una donnacerta signora osignorina Billingsche per lungo tempo

era stata una compagna attiva dei soldati e infermiera presso l'esercitoaffezionandovisi in un modo concepibile solo da

chi ne abbia avuto esperienzauomo o donnacadde malata all'inizio diquesto invernorimase in condizioni stazionarie

per un certo tempoe alla fine morì in ospedale. Era stato suo desiderioessere seppellita tra i soldati e secondo il

costume militare. Questo desiderio venne soddisfatto punto per punto. La barafu trasportata da un gruppo di soldati

fino alla tomba con la scorta d'usoe calata nella fossa: sopra di essa ifucili spararono a salve. È accaduto a Annapolis

pochi giorni fa.

INFERMIERE TRA I SOLDATI

Si trovano molte donne con varie occupazioni negli ospedalisoprattutto comeinfermiere qui a Washingtone

nelle postazioni militari; in buona parte giovani che prestano serviziovolontario. Sono d'aiuto in certi casie meritano di

essere menzionate con rispetto; resta comunque da notare che ben poche opunte di queste giovani donnesotto

l'irresistibile peso delle convenzioni socialirispondono in pratica airequisiti indispensabili a una buona infermiera per

soldati. Donne di mezza età o anche più anzianesane e di buon caratteremadri di famigliasono sempre preferibili. Si

presentano di necessità centinaia di cose cui non ci si può rifiutare e chedevono essere fatte. La presenza di una buona

signora attempata o di mezza etàil magnetico tocco e i lineamentiespressivi della madreil tacito potere rasserenante

della sua presenza e delle sue parolei privilegi di una conoscenzaconseguita solo attraverso i figlisono qualifiche

preziose e determinanti. È una facoltà naturale quella che si richiede qui;non si tratta soltanto di avere una ragazza

beneducata seduta dietro un tavolo nel padiglione. Una delle miglioriinfermiere che io abbia mai incontrato era

un'analfabetauna vecchia irlandese dal viso rossiccio: l'ho vista prenderetra le braccia con una tale tenerezza quei

poveri ragazzi martoriati e nudi. V'è inoltre una quantità di ottime donnedi coloreanziane e lindeche sarebbero

certamente infermiere di prim'ordine.

SUDISTI FUGGIASCHI

23 febbraio '65.Ho visto una lunga processione di giovani dell'esercito ribelle (disertorilichiamanoma il

termine non si può riferire a costoro nel senso usuale) sfilare oggi per laAvenue. Ce n'erano circa duecentoarrivati ieri

in battello dal fiume James. Mi sono fermato a guardarli mentre sitrascinavano in una sorta di logora marcialenta e

stanca; moltissimi ragazzi dai capelli chiari o biondigli occhigrigio-chiaro. Le divise avevano l'uniformità della

sporcizia; dovevano essere state in massima parte grigie; certuni indossavanopezzi della nostra uniformechi i

pantalonichi la giacca o il pastrano; credo che fossero per lo più dellaGeorgia o della Carolina del Nord. Destavano

poca o punta curiosità. Io mi trovavo piuttosto vicino a loroe parecchigiovanipiuttosto belli (ma quale storia di

disperazione narrava la loro persona!) mi facevano passando un cenno col capoo mi rivolgevano una parolaleggendo

di certo nel mio viso pietà e affetto paternoché il mio cuore ne eragonfio. Molti nella fila si trascinavano tenendosi

abbracciati al compagnofratelli forsequasi temendo che qualcosa potessesepararli. Sembravano quasi tutti quel che si

direbbe gente semplicema anche intelligente. Taluni avevano sulle spallepezzi di vecchi tappetialtri copertealtri

ancora vecchie bisacce. Sebbene si notassero qua e là dei bei voltierasempre una processione miserabile. I duecento

erano accompagnati da una mezza dozzina di guardie armate. In questasettimana ho veduto ogni giorno di codeste

processionipoco più o poco meno numeroseche il battello sbarcavaregolarmente. Il governo fa per loro quanto è

possibilee li smista verso Nord e a Ovest.

27 febbraio.Altri tre o quattrocento fuggiaschi dell'esercito confederato sono arrivati colbattello. Data la

giornata davvero bella (dopo un lungo periodo di maltempo)ho gironzolato unbel po'senz'altro scopo che quello di

stare all'aria aperta e godermela; e ho incontrato questi fuggiaschi in tuttele direzioni. Il loro abbigliamento è quello già

descrittocenciosologoro e eterogeneo. Ho parlato con parecchi di loro.Alcuni sembrano intelligentie hanno anche

un certo stilea dispetto dei loro abiti miserevoli - un certo sussiego nelcamminarecol vecchio copricapo buttato da

una partealla sbarazzina. Trovo confermate in lorocome già durantequesti quattro annile vecchie e inconfutabili

prove della tirannia priva di scrupoli esercitata dal governo secessionistanell'arruolarea forza e ovunquela gente

comunesenza mai chiedersi se il loro periodo fosse scaduto - e continuandoa tenerli egualmente in servizio. Un

gigantesco ragazzo della Georgiaalto non meno di sei piedi e tre pollicidi struttura massicciacoperto dagli stracci più.32

luridibisunti e incoloritenuti su con pezzi di spagoi calzoni tuttifilacce e brandelli all'altezza del ginocchiose ne

stava fermo da una parte con aria compiaciuta mangiando pane e carne.Sembrava abbastanza soddisfatto. Qualche

minuto dopo lo vidi marciare lentamente con gli altri. Era chiaro che nullagli stava più a cuore.

28 febbraio.Passando di fronte al quartier generale delle truppe della cittànon lontanodalla casa del

Presidentemi sono fermato a parlare con qualcuno dei fuggiaschi che siammassavano oziosamente là intorno.

Nell'aspetto non differivano da quelli che ho già descritto. Con due diquestiuno sui diciassettel'altro sui venticinque

forse ventisei anniho chiacchierato per un poco. Erano ambedue nati ecresciuti nella Carolina del Norddove avevano

anche le famiglie. Il più grande aveva militato con i secessionisti perquattro anni. Lo avevano arruolato dapprima per

due anni; poi era stato mantenuto arbitrariamente in servizio. Questo è ilcaso di una gran parte dell'esercito sudista. Nei

modi di questi giovani non c'era alcun segno di svilimento; il più giovaneaveva prestato servizio per circa un anno; era

stato arruolato obbligatoriamente; erano sei fratelli nell'esercito (tutti imaschi della famiglia)quale coscrittoquale

volontario; tre erano stati uccisi; un quarto si era imboscato circa quattromesi prima; ora era toccato a lui: era un

ragazzo simpaticoparlava benecon quell'accento particolare della Carolinadel Nord (per nulla spiacevole ai miei

orecchi). Erano della medesima compagnialui e l'altroerano fuggitiinsieme - e desideravano rimanere insieme.

Pensavano di trovare un mezzo di trasporto fino al Missourie di lavorarelì; non erano tuttavia sicuri che fosse la cosa

più giudiziosa da farsi. Io gli consigliai di andarsene piuttosto inqualcuno degli Stati più propriamente a Nord e di

trovarsi per il momento un lavoro in qualche fattoria. Il più giovane avevaricavatosul battellosei dollari da un po' di

tabacco che aveva con sée gliene restavano tre e mezzo. Il maggiore non neaveva neanche uno; io gli diedi qualcosa.

Poco dopo ho incontrato John Wormleydel 9° Alabamaun ragazzo cresciutonel Tennessee occidentale - i genitori

morti tutti e due - aveva l'aria di chi ha vissuto a lungo di razioni ridotte- parlava assai poco - masticava tabacco a una

velocità spaventosasputando in proporzione - grandi e limpidi occhi brunimolto belli - non sapeva che farsenedi me

- alla fine mi disse che desiderava molto avere della biancheria pulita e unpaio di pantaloni decenti. Non gli

interessavano pastrani o berretti. Voleva solo lavarsi bene e indossare lasua biancheria. Ebbi il grande piacere di

aiutarlo ad attuare quei sani propositi.

1 marzo.Ancora sciami di fuggiaschi color nocciola o argillatutti i giorni. Oggi nesono arrivati circa 160

gran parte sono della Carolina del Sud. In genere prestano giuramento difedeltà e vengono mandati a Nordo a Ovesto

nell'estremo Sud-Ovest quando lo desiderano. Molti di loro mi hanno riferitoche nell'esercito sudista i casi di uomini

che se ne tornano a casapermesso o non permessosono assai più numerosidelle diserzioni vere e proprie al campo

nemico. Oggi nel tardo pomeriggio ne ho visto un drappello di circa uncentinaiodall'aria molto abbattutadiretti alla

stazione di Baltimora.

IL CAMPIDOGLIO ALLA LUCE DEI LAMPIONI

Stasera ho passeggiato un poco per il Campidoglioche è tutto illuminato.La rotonda sotto la luce è molto

bella. Mi piace fermarmi in dispartealzare lo sguardo alla cupola econtemplarla a lungo: mi dà una specie di conforto.

Il Senato e la Camera sono rimasti in seduta fino a tardi. Ho sbirciatodentroma solo per pochi minuti: lavoravano

intensamente intorno a certe leggi sulle tasse e l'appropriazione. Hogirovagato per i lunghi e fastosi corridoi e

appartamenti situati sotto il Senato: vecchia abitudine degli invernipassatiora più gradita di sempre. Non molte

persone lì attorno - di quando in quando una figura in distanzasubitoscomparsa.

L'INAUGURAZIONE

4 marzo. IlPresidente si è recato silenziosamente al Campidoglio con la sua carrozzapersonaleda soloal

trottoverso mezzogiornovolendo forse trovarsi lì a disposizione perfirmare leggio piuttosto per evitare di sfilare con

l'assurda processione di oggiil tempio di mussola della libertà e ilmonitore di cartapesta. L'ho visto mentre ritornava

alle trea cerimonia finita. Viaggiava nel suo semplice calesse a duecavallie appariva tiratostanchissimo: i segni di

enormi responsabilitàdi questioni intricate e problemi di vita o di morteincisi più profondamente che mai nel suo volto

bruno - e tuttaviasotto i solchitutta l'antica bontàla tenerezzalatristezzala sapiente abilità che gli sono proprie (non

posso vedere quest'uomo senza avvertire in lui uno di quegli esseri cui ci siattacca in modo personaleper quella sua

combinazione di purissima e generosa tenerezza con il coraggio che è propriodel West). Gli sedeva al fianco il

figliolettodi dieci anni. Non c'erano soldatisolo un gruppo di borghesi acavallo intorno al calessecon grandi

fazzoletti gialli sulle spalle (alla inaugurazione di quattro anni faegliera andato e tornato in mezzo a una fitta massa di

cavalleggeri armatiotto per filacon le sciabole sguainate; e lungo ilpercorso c'erano tiratori scelti stazionati a ogni

angolo di strada). Ma voglio accennare all'udienza di chiusura di domenicasera. Non s'era mai vista una calca così

compatta di fronte alla Casa Bianca - tutto il parco gremitofin fuori sugliampi marciapiedi. C'ero anch'iom'era venuta

l'idea di andarci - mi trovai dentronella ressainsieme alla folla -dilagai con questa per i corridoinella sala Azzurra e.33

nelle altrefino al salone dell'ala orientale. Masse di gente di campagnataluni molto buffi. Echi di buona musica

eseguita dalla banda della Marinain qualche luogo appartato. Vidi il signorLincolnvestito interamente di nerocon

guanti bianchi di capretto e abito a codericevere la gente come per doveree stringer mani con un'espressione

sconsolata in viso come colui che darebbe qualsiasi cosa pur di trovarsialtrove.

ATTEGGIAMENTI DEI GOVERNI STRANIERI DURANTE LA GUERRA

Sfogliando i miei sparsi appunti trovo quanto seguescritto nel 1864. Ciòche sta accadendo alla nostra

Americaall'estero come all'internoin questi anniè veramentestranissimo. La repubblica democratica le ha fatto oggi

un terribile e luminoso complimentoil desiderio univococioèdi tutte lenazioni del mondo di vedere infranta la sua

unioneeliminato il suo futuroed essa stessa costretta a scendere allivello di qualsiasi altro grande regno o impero.

Non v'è certo oggi in Europa un solo governo che non stia guardando allaguerra in questo paese con l'ardente preghiera

che gli Stati Uniti ne escano divisiparalizzati e smembrati. Non ve n'èuno solo chese appena osassenon

contribuirebbe a questo smembramento. Talevi dicoè oggi l'ardentedesiderio dei governi di Inghilterra e di Francia e

di tutte le nazionio meglioi governi europei. Credo anzi che esso sia ilrealeil sentito desiderio di tutte le nazioni del

mondocon la sola eccezione del Messico - il Messicol'unico a cui abbiamofatto veramente del malee adesso l'unico

che preghi per noi e il nostro trionfo con preghiera genuina. Non è strano?L'Americafatta di tuttie che a tutti ha

gioiosamente aperto le braccia fin dall'inizio- il risultato e lagiustificazione di tuttiInghilterraGermaniaFrancia e

Spagna - tutti qui - l'accoglitricel'amicala speranzal'ultima risorsa ela casa universale di tutti - lei che non ha

nuociuto a nessuno ma è stata generosa con tanticon milionimadre distranieri e di esuli di ogni paese - proprio adesso

dovevadicoricevere questo terribile ringraziamento di odio e di pauragenerale da parte dei vari governi. Siamo forse

indignati? allarmati per questo? ci sentiamo minacciati? No; aiutatiuniticoncentratipiuttosto. Siamo tutti troppo

propensi a straniarci da noi stessia voler impressionare l'Europaastudiarne cipigli e sorrisi. Questa bruciante lezione

di odio generale ci è anzi necessariae d'ora in poi non dovremo maidimenticarla. Mai più da questo momento ci

fideremo del senso morale e dell'astratta simpatia di un solo governodel vecchiomondo.

CHE LA STAGIONE SIMPATIZZI COI TEMPI?

Se le pioggeil caldo e il freddo e quanto li determina siano influenzati daciò che colpisce l'uomo in massa e

seguano il giuoco della sua azione appassionatain una tensione più fortedel solitoe su scala più vasta del solitoè

dubbio - ma è indubbio chein questa parte settentrionale del continenteamericanosi stanno avendo adesso e si sono

avute in questi ultimi venti mesi se non piùmolte e copiosemanifestazionidavvero senza precedentidel sottile mondo

d'aria che ci sovrasta e circonda. Sin dall'inizio della guerra e della vastae profonda agitazione nazionaleecco strane

analogiecombinazioni nuoveil sole ha una luce diversao non ne haaffattopersino dalla terra nascono prodotti

diversi. Dopo ogni grande battagliaecco una grande tempesta. E lo stessoper gli eventi civili. Domenica scorsauna

mattinata come un turbine di demonibuiarabbiosacon raffiche oblique dipioggia; e poi un pomeriggio di una tale

calmatutto intriso del dilagante splendore del più fantastico soledalasciar trasparire le stelle moltomolto prima del

tempo. Quando il Presidente uscì sul portico del Campidogliouna strananuvoletta biancal'unica in quella parte del

cielosi librò proprio sopra di lui come un uccello ad ali tese.

Effettivamente i cielitutte le potenze metereologichesi sono abbandonatenelle ultime settimane a eccessi

d'ogni genere. Non avevo mai visto simili capricciun tal fulmineoalternarsi di corruccio e bellezza. È impressione

generale (specialmente dopo i periodi di intensa calura che hannodifferenziato la scorsa estate da qualsiasi altra) che

l'inverno appena finito sia stato senza precedenti; e così si è mantenutofino ad oggifino al momento in cui sto

scrivendo. Le giornate del mese scorso sono state in gran parte cupecon unapesantezza plumbeanebbiaintervalli di

freddo pungente e qualche folle uragano. Vi sono stati tuttavia motivi perben altre descrizioni. La terra e il cielo non

hanno mai conosciuto spettacoli di più superba bellezza di alcune delleultime notti qui. La stella d'occidenteVenere

non è mai stata così chiara nelle prime ore della sera; era come se volessesignificare qualcosacome se intrattenesse un

rapporto d'indulgenza con l'umanitàcon noi americani. Cinque o sei sere faera sospesa a fianco della lunaallora

appena uscita dal suo primo quarto. La stella era meravigliosala luna comeuna giovane madre. Il cielod'un azzurro

cupola notte trasparentei pianetiil venticello di ponentelatemperatura elasticail miracolo di quella grande stellae

la giovane luna rigonfia che nuotava nel cielo occidentalemi pervaserol'anima. Poi udiilente e chiarele note precise

di una tromba levarsi dal silenziocosì squisite nel mistero della nottesenza frettafiduciose e fermeora fluttuantiora

impennateora in agile decrescendocon a tratti una nota più sostenuta: labrava tromba che suonava il silenzio in uno

degli ospedali militari nelle vicinanzenei cui lettucci giacevano i feriti(alcuni dei quali a me personalmente cari) e

molti poveri ragazzi precipitati nella guerra dall'Illinoisdal Michigandal Wisconsindallo Iowa e dalle altre regioni.

IL BALLO DELL'INAUGURAZIONE.34

6 marzo.Sono salito al Palazzo dei Brevetti a dare uno sguardo alla sala da ballo e aquella dei banchetti in

occasione del ballo dell'Inaugurazione; e non potei fare a meno di pensarequanto fosse diversa la scena che esse

avevano esibito ai miei occhi non molto tempo primastipate com'erano dimasse di feritii più gravi di tutta la guerra

arrivati lì dalla seconda Bull Runda Antietam e da Fredericksburg. Mastaserabelle donneprofumiil dolce suono dei

violiniil valzer e la polka; e alloral'amputazioneil viso bluastroilgemitolo sguardo vitreo del morentelo straccio

insanguinatol'odore delle ferite e del sanguee molti poveri figli perdutitra gente forestierache si spegnevano senza

nemmeno un po' di cure (ché grande era la massa dei feriti gravie enormeil da fare degli infermieri e dei chirurghi).

UNA SCENA AL CAMPIDOGLIO

Non posso non accennare a una strana scena avvenuta al CampidoglioCameradei Rappresentantiil mattino

di sabato scorso 4 marzo. Il giorno sbiancava appenama ancora in unasemioscurità in cui le cose apparivano fosche

pesantifradice. In quella luce opaca i membri della Camerainnervositi dallavoro protrattoapparivano esaustichi

assopitochi addormentato del tutto. La luce delle lampade a gasmista allasporca luce dell'albaproduceva un effetto

irreale. I poveri valletti che incespicavano insonnolitil'odore particolaredella salai Rappresentanti con la testa

reclinata sui banchila voce degli oratori carica di inflessioni insolite -la tipica atmosfera moraleinoltrealla chiusura

di una seduta importante come questa - la forte speranza che la guerra sistia ormai approssimando alla fine - la sottile

paura che tale speranza possa rivelarsi falsa - la solennità della salal'effetto delle grandi ombre slungate in alto verso i

pannelli e gli spazi sopra le gallerie - tutto ciò si fondeva in un insiemeaffatto particolare.

Nel bel mezzo di tutto questocon la repentinità di un fulminescoppiòuna delle più violente e fragorose

tempeste di pioggia e grandine che si siano mai udite. Venne giù come undiluvio sbattendo sul pesante tetto di vetro

dell'aulail vento ululava e ruggiva nel senso letterale della parola. Perun attimo i Rappresentantinervosi e assonnati

si fecero travolgere dalla confusione. Quelli che sonnecchiavano si destaronoper la pauraqualcuno si diresse con un

balzo verso la portaaltri levarono gli occhi al tetto con le guance e lelabbra sbiancatementre i valletti cominciarono a

piangere; era davvero uno spettacolo. Ma tutto finì non appena quegli uominiinebetiti dalla stanchezza furono

completamente svegli. Si ripresero; la tempesta continuò a infuriaresferzando impetuosatalora con grande fragore; ma

la Camera procedette con i suoi lavoriesibendo in quel momento tanta calmae deliberazione quantacredomai prima

nella sua carriera. Forse la scossa era stata utile. (Si ha dopotuttol'impressionetrovandosi tra i membri del Congresso

di ambedue le Camereche se la piatta routinedei lavorifosse bruscamente interrotta da una circostanza grave che

implicasse vero pericolo e richiedesse qualità personali di prim'ordinecodeste qualità non tarderebbero a emergeree in

uomini che ora non ne sono ritenuti dotati).

UNO YANKEE DI STAMPO ANTICO

27 marzo 1865.Sergente Calvin F. Harlowecompagnia C 29° Massachusetts3a brigata9°corpo - un

notevole esempio di eroismouna splendida morte (c'è chi dice bravataiodico eroismoe del più grandedi stampo

antico) - è stato durante l'ultimo attacco delle truppe ribelli contro ForteSteadman e la temporanea caduta di questo

nottetempo. Il Forte era stato sorpreso nel cuore della notte. Strappativiolentemente al sonno e precipitatisi fuori dalle

tendeHarlowe e gli altri si trovarono nelle mani dei secessionisti - gli fuchiesto di arrendersi - risposeMaifinché vivo

(era inutilenaturalmente. Gli altri si arresero. C'era troppa disparità).Di nuovo gli dissero di arrendersiun capitano

questa volta. Perfettamente calmo benché già circondatoegli rifiutòancorae prese anzi a esortare vigorosamente i

compagni perché continuassero a combatterementre egli stesso vi siprovava. Allora il capitano dei ribelli gli sparò

contro ma in quell'attimo egli sparò sul capitano - caddero entrambi feritia morte. Harlowe spirò quasi all'istante. In

brevissimo tempo i ribelli furono ricacciati. Il corpo di Harlowe fu sepoltoil giorno dopoma ben presto venne

disseppellito e mandato a casa (contea di PlymouthMassachusetts).

Harlowe aveva solo 22 anni - era un ragazzo altosnellobruno di capelliocchi azzurri - aveva cominciato a

distinguersi nel 29° Mass.e fu in questo modo che incontrò la morte dopoquattro anni di campagne. Aveva preso parte

alla battaglia dei Sette Giorni di fronte a Richmondalla seconda Bull Runa Antietamalla prima Fredericksburga

VicksburgJacksonagli scontri del Deserto e a quelli che seguirono - erail miglior soldato che mai avesse indossato la

giubba azzurrae ogni ufficiale del suo reggimento potrà testimoniarlo.Benché tanto giovanee soldato sempliceaveva

uno spirito coraggioso e risoluto al pari di qualsiasi eroeantico omodernodi cui si parli nei libri - troppo nobile per

pronunciare le parole Miarrendo - e perquesto morì. (Quando penso a cose similiche conosco tanto benecadono in

secondo piano tutti i vasti e complicati eventi bellici su cui la storia sisofferma e di cui nutre i suoi volumie per un

poco almeno io non vedo altro che la figura del giovane Calvin Harlowe rittanella notteche sdegnosamente rifiuta la

resa)..35

MALATTIE E FERITE

La guerra è finitama gli ospedali sono più pieni che maipazienti vecchie nuovi. In larga percentuale si tratta

di ferite alle braccia e alle gambe. Ma ve n'è di ogni genereper ogniparte del corpo. Da quanto ho potuto osservare

direi che le malattie prevalenti sono la febbre tifoidea e le febbri da campoin generecome diarreaaffezioni catarrali e

bronchialireumatismi e polmonite. Queste sono le forme di malattia chepredominano; tutte le altre seguono. Il numero

dei malati è doppio di quello dei feriti. Tra i pazienti sotto curalamortalità va dal sette al dieci per cento.*

* Nell'Ufficio Generale dei medici militarii casi formalmente registrati diferiti trattati da medici governativi

sono 253.142. Ma quale sarà il numero non ufficialeindiretto - per nonparlare degli eserciti sudisti? (N.d.A.).

MORTE DEL PRESIDENTE LINCOLN

16 aprile 1865.Tra i miei appunti di quel periodo trovo queste righe sulla morte di AbramoLincoln: Alla

storia e alla biografia americana egli lascia non solo il ricordo piùdrammaticosino ad oggi - ma lascia a mio avviso la

più nobilela migliorela più caratteristica personalità artistica emorale. Non che non avesse difetti (e li mostrò durante

la Presidenza); ma onestàbontàabilitàcoscienza e (virtù nuovaquestasconosciuta ad altre nazioni e ancora malnota

quie tuttavia fondamento e legame di ogni altracome grandiosamenterivelerà il futuro) unionismonel senso più vero

e ampio della parolaformavano il nucleo del suo carattere. Queste virtùegli suggellò con la vita. Il tragico splendore

della sua mortepurgando e illuminando tutto il restodisegna intorno allasua figuraal suo capouna aureola che

durerà e si farà più fulgida col tempofinché viva la storia e duril'amor di patria. Molti hanno collaborato a questa

Unione; ma se deve scegliersi un solo nomeun solo uomoegli più diqualsiasi altro ne sarà il depositario presso il

futuro. È stato assassinato - ma l'Unione non è assassinata - çaira! Il primocadeil secondo cade - il soldato crolla a

terraè inghiottito come un'onda - ma le file oceaniche eternamenteincalzano. La morte compie il suo lavorone

oblitera centomille - presidentegeneralecapitanosoldato semplice - mala Nazione è immortale.

IL GIUBILO DELL'ARMATA DI SHERMANE COME FU SUBITO SPENTO

Durante la marcia delle armate di Sherman attraverso la Carolina del Sud edel Nordparecchio dopo aver

lasciata Atlantanon fu percorso un miglio senza che da una parte odall'altra delle linee (le nuove della capitolazione di

Lee erano giunte passata Savannah) si levassero continueentusiastichegrida. La musica selvaggia di queste tipiche

grida soldatesche risuonòa intervalliper tutto il giorno. Partivano daun reggimento o da una brigata e venivano

immediatamente riprese da altrisicché alla fine erano interi corpi dibattaglioni a prender parte a quei selvaggi cori di

trionfo.

Eraquestauna caratteristica espressione delle truppe dell'Ovestedivenne in breve un'abitudine che per i

soldati significava sollievo e sfogo - effusione di sentimenti di vittoriaritorno alla paceecc. Al mattinoa

mezzogiornonel pomeriggiocon o senza un motivospontaneamentequesteimmense gridadiverse da qualsiasi altra

la cui eco si spargeva nell'aria libera per molte migliae in cui siesprimevano giovinezzagioiaebbrezzaforza

irreprimibile e idee di avanzata e conquistarisuonavano per le paludi e lealture del Sudinvadendo il cielo. ("Non si

sono mai visti uomini che mantenessero uno spirito migliore nel pericolo onella sconfitta- mi disse in seguito uno del

15° corpo. - Che cosa dunque non dovevano fare nella vittoria?").Questa esuberanza continuò finché le truppe

arrivarono a Raleigh. Qui si seppe la notizia dell'assassinio del Presidente.Allora non più grida né urliper una

settimana. La marcia ne risultò come soffocata. E fu molto significativo - amalapena una parola ad alta voceo una

risatain molti reggimenti. Ovunque uno zittìoun silenzio.

NESSUN BUON RITRATTO DI LINCOLN

Al lettore sarà capitato di vedere certe fisionomie (spesso vecchicontadinilupi di mare e tipi simili) che sotto

la loro semplicità o magari bruttezza celano dei tratti più nobilicosìsottili e un tempo così palpabiliche rendono

pressocché impossibile dipingere la vita reale di quei volti non più che unaroma selvaticoil sapore di un frutto o il

tono appassionato di una viva voce. Tale era il volto di Lincolncon quelcolore particolare' quei solchiquegli occhila

boccal'espressione. Bellezzain senso tecniconon ne aveva - maall'occhio di un grande artista offriva un raro studio

diletto e fascino. I ritratti che ne abbiamo sono tutti fallimenti - lamaggior parte anzi caricature..36

PRIGIONIERI UNIONISTI DI RITORNO DAL SUD

I prigionieri di guerra che sono stati rilasciati stanno ora arrivando dalleprigioni del Sud. Ne ho veduti

parecchi. È uno spettacolo peggiore di qualsiasi campo di battagliadiqualsiasi assembramento di feritianche il più

sanguinoso. Ve n'è stato (per citare un esempio) un grande carico di diversecentinaiaarrivati in battello a Annapolis

intorno al 25; ebbenesolo tredi tutta quella massafurono in grado discendere da soli dal battello. Gli altri furono

trasportati a riva e sistemati a terra in un posto o nell'altro. Saranno uominicostoro -questi nani d'un color bruno livido

sporchi di ceneresimili a scimmie? - o non saranno in realtà cadaveriraggrinzitimummificati? Stanno qui distesi

calmi per lo piùma con una luce di orrore negli occhile labbra ridotte apelle (spesso senza neanche carne abbastanza

per coprire i denti). Forse sulla terra non si è mai visto nulla di piùorrendo. Esistono azionicriminiche si possono

dimenticare: ma non questo. Questo sprofonda coloro che l'hanno perpetratonella dannazione più nerasenza speranza

e senza fine. Più di 50.000 sono stati costretti alla morte per fame - (haimai provatolettorea immaginarti cosa sia

veramente lafame? - inquelle prigioni - e in una terra d'abbondanza). Indescrivibile bassezzatiranniacon l'aggravante

di offese quotidiane quasi incredibili - questa è stata evidentemente lanorma in tutte le prigioni militari del Sud. Non

tanto i morti saranno da commiserarequanto alcuni dei vivi che ne sonousciti - se pure puoi chiamarli vivi - molti di

loro mentalmente deficientiné si riprenderanno mai più.*

* Da una recensione del volume Andersonville. Storia delle prigioni militaridel Sudapparso in un primo

momento a puntatenel 1879ne "La lama di Toledo" (N.d.A.):

"C'è un fascino profondo nel tema "Andersonville" - poichéquel Golgota in cui giacciono le biancheggianti

ossa di 13.000 gagliardi giovanirappresenta il più caroil più costososacrificio della guerra per la preservazione della

nostra unità nazionale; ed è anche un prototipo della sua specie. Leecatombi ivi avvenutepiù di un centinaio

rappresentanose moltiplicate in proporzionequelle di tutti gli altrifratelli per i quali le prigioni di Belle IsleDanville

SalisburyFlorenceColumbia e Cahaba hanno aperto i cancellidell'eternità. Vi sono poche famiglie nel Nord che non

abbiano almeno un congiunto o un amico tra quei 60.000 la cui triste sorte fudi chiudere il servizio per l'Unione

languendo e morendo per essa in uno dei recinti per prigionieri del Sud. Ilmodo della loro mortegli orrori che

affollarono ogni minuto della loro esistenzala fedele e incrollabilefermezza con cui essi sopportavano quel che il fato

aveva loro offertotutto ciò non è mai stato adeguatamente descritto. Nonfu come per i loro compagni di campole cui

azioni si svolsero tutte alla presenza di coloro che avevano appunto comecompito quello di osservarle e riferirle al

mondo. Celati com'erano allo sguardo dei loro amici del Norddall'impenetrabile velario che le operazioni militari dei

ribelli tiravano attorno alla cosiddetta Confederazionela gente seppe pocoo nulla del loro modo di vivere e delle loro

sofferenze. In quei recinti ne morirono migliaiaseguiti con assai minoreattenzione che non le centinaia che perivano

sui campi di battaglia. Grant non lasciò tanti uomini sul campo nellaterribile campagna del Deserto al fiume James - 43

giorni di lotta disperata - quanti ne perirono tra luglio e agosto aAndersonville. E dal giorno in cui Grant passò il

Rapidan fino a quando mise le trincee di fronte a Petersburgne morì quasiil doppio. Morti dell'Unione giacciono sotto

il solenne mormorio dei pini intorno a quel dimenticato villaggio dellaGeorgia del Sud in numero quattro volte

maggiorese non piùdi quelli che punteggiano il percorso di Sherman daChattanooga a Atlanta. La nazione guarda

atterrita allo spreco di vite umane che accompagnò le due cruente campagnedel '64 da cui la Confederazione uscì

praticamente frantumatama nessuno ricorda che dietro le linee sudisteperirono più soldati dell'Unione di quanti ne

vennero uccisi di fronte a quelle linee. I grandi eventi militari chespazzarono via la rivolta finirono per distogliere

l'attenzione dal triste dramma che la fame e la malattia andavanorappresentando in quei cupi recintinei più remoti

recessi delle oscure foreste del Sud".

* Da una lettera di Johnny Bouquetnel "N. Y. Tribune" del 27marzo 1881:

"A SalisburyCarolina del Nordho visitato il recinto dei prigionieri;o meglio l'area da cui erano state avviate

alla sepoltura circa 12.000 vittime della politica sudistarimasteconfina" te entro uno steccato senza ripari di sorta

esposte a tutti i capricci degli elementia tutte le malattie che possonoscoppiare ammassando delle bestie una sull'altra

a tutte le forme di crudeltà e di fame che un governo incompetente eprofondamente vigliacco riesce a mettere in opera.

Questo luogo è ormai decaduto dalla conversazione e forse anche dal ricordodella gente del Nordma non certo dai

discorsi della popolazione di Salisburyquasi tutta concorde nel sostenereche una buona metà dei fatti non è mai stata

raccontata; e che la natura degli oltraggi inflitti qui era tale che quandoqualcuno dei prigionieri federali riusciva a

fuggirela gente del luogo dava loro rifugio nei granaitemendo che lavendetta divina sarebbe ricaduta su di loro se

avessero restituito degli esseri viventianche se nemici a simili crudeltà.Diceva un vecchio che era entrato nella

conversazione alla Boyden House: "Spesso fuori di quel recinto siseppellivano uomini ancora vivi. Ho la testimonianza

di un medico che li vide tirar fuori dalla carretta dei morti con gli occhiaperticoscienti ma troppo deboli per alzare un

dito. Non esisteva la minima giustificazione per un comportamento del generedal momento che la Confederazione si

era impadronita di tutte le segherie della regione e poteva benissimo mettersu dei ripari per i prigionieridata la grande

abbondanza di legno da queste parti. Sarà comunque difficile sentire unqualsiasi onest'uomo di Salisbury sostenere che

vi fosse la benché minima necessità di far vivere quei prigionieri invecchie tendein caverne o buche semipiene

d'acqua. Furon fatte anche delle rimostranze al governo Davis contro gliufficiali in caricama non vennero neanche.37

prese in considerazione. Lì la crudeltà era punita con la promozione. Idetenuti erano scheletri. L'inferno non aveva

terrori per chi moriva quise non per gli inumani padroni del campo".(N.d.A.).

MORTE DI UN SOLDATO DELLA PENNSYLVANIA

Frank H. Irwincompagnia E93° Penn.- morto il 1°maggio '65 - Lettera da me scritta alla madre.Cara

signora: senza dubbio voi e gli amici di Frank avrete già appresa la tristenuova della sua morteavvenuta qui in

ospedaledallo zio o dalla signora di Baltimora che si è incaricata deisuoi effetti personali (io non ho conosciuto né

l'uno né l'altrasapevo solo che venivano a visitare Frank). Vi scriveròpoche righe - nella mia veste di amico casuale

che gli è stato accanto sul letto di morte. Vostro figlioil caporale FrankH. Irwinfu ferito presso il Forte Fisher

Virginiail 25 marzo 1865 - la ferita era al ginocchio sinistropiuttostobrutta. Fu portato a Washingtone ricoverato nel

padiglione C dell'Ospedale dell'Armeria il 28 marzo - la ferita peggiorò eil 4 aprile gli fu amputata la gamba un po'

sopra il ginocchio - l'operazione fu eseguita dal Dr. Blissuno dei migliorichirurghi dell'esercito - fece tutto con le sue

mani - c'era un brutto grumo di pus - la pallottola fu trovata nel ginocchio.Per un paio di settimane sembrò che le cose

andassero benino. Andavo spesso a visitarlo e gli restavo vicinodacchéegli amava avermi con sé. Gli ultimi dieci o

dodici giorni di aprile mi accorsi che la situazione era critica.Precedentemente aveva avuto febbri accompagnate da

freddo. Passò l'ultima settimana di aprile per lo più in delirio - ma pursempre mansueto e gentile. Morì il primo

maggio. Causa determinante della sua morte fu la piemia(l'assorbimentocioè del pus nell'organismo in luogo dello

spurgo). Franka quel che ho potuto vedereha avuto tutto il necessariocome trattamento chirurgicoassistenzaecc.

C'era sempre chi lo vegliavala maggior parte del tempo. Era così buonobeneducato e affettuosoche anch'io non potei

non amarlo intensamente. Avevo l'abitudine di andarci nel pomeriggioesedermi accanto a luicercando di

rasserenarloe a lui faceva molto piacere - gli piaceva tirar fuori ilbraccio e posare la mano sul mio ginocchio - la

teneva così a lungo. Verso la finela notte cominciò a farsi piùsmaniosodelirava - spesso si credeva ancora nel suo

reggimento - dal modo di parlare a volte sembrava che fosse offeso nei suoisentimenti da un rimprovero degli ufficiali

per qualcosa di cui era affatto innocente - diceva"Mai in vita mia misi è creduto capace di una cosa similené lo sono

mai stato!". Altre volte fantasticava di star parlando a dei bambiniparevao qualcosa del generesuoi congiunti credo

e dava buoni consiglie chiacchierava con loro a lungo. Per tutto il tempoin cui rimase fuori di sennomai gli sfuggì

una brutta parola o una sola idea cattiva. Qualcuno ebbe a notare che uominiin pieno possesso delle loro facoltà non

mostravanonei loro discorsimetà del senno di Frank nel delirio. Sembravaormai disposto a morire - era assai

indebolitopovero ragazzo. Io non conosco la sua vita passata; ma sento chedeve essere stata una vita onesta. In ogni

casoper come l'ho conosciuto quinelle circostanze più durecon unaferita dolorosa e tra gente ignotaposso ben dire

che si è comportato in modo davvero superioresempre così coraggioso ecompostocosì dolce e affettuoso. E ora come

tanti altri uomini nobili e onestidopo aver servito da soldato il suopaeseegli ha ceduto la sua giovane vita proprio

quando cominciava a sbocciare. Queste sono cose di grande tristezza - pure viè un passo nelle scritture"Dio fa bene

ogni cosa"il cui significato più tardi si svelerà all'anima.

Ho pensato che forse poche parole su vostro figlioanche se da parte di unosconosciutoqualcuno che è stato

con lui nei suoi ultimi istantiavrebbero potuto servire a qualcosa -perchéio ho amato questo ragazzosebbene l'abbia

conosciuto solo per perderlo. Sono semplicemente un amico che di tanto intanto visita gli ospedali per portare conforto

a feriti e malati.

W.W.

LE TRUPPE RITORNANO

7 maggio. Domenica.Oggi mentre camminavocirca un miglio o due a sud di Alexandriami sonoimbattuto

in parecchi grossi squadroni dell'armata del West (uomini di Shermansifanno chiamare)in tutto circa un migliaio di

soldatiper lo più malaticci o convalescentidiretti a un ospedale dacampo. Codesti scaglioni frammentari che si

snodavano lentamente - le inconfondibili fisionomie e i tipici dialetti delWest - questi uomini sbattuti quaggiùfuori

latitudineper così diredopo una grande campagna - m'incuriosironoe mimisi a chiacchierare con lorocon qualche

interruzioneper più di un'ora. Qualcuno era molto malato; ma tuttipotevano camminareeccetto forse certi nelle ultime

fileche avevano ceduto e se ne stavan seduti per terraspossati eavviliti. A questi io mi rivolsicercando di

incoraggiarligli dicevo che il campo dov'erano diretti era appena un pocopiù su sulla collinae così riuscii a farli

alzare e riprendere il camminoaccompagnando bensì per un tratto di stradaquelli in condizioni peggioriaiutandoli io

stesso o affidandoli a qualche camerata più forte per sostegno.

21 maggio.Visto oggi il generale Sheridan con il suo corpo di cavalleggeri - unospettacolo forte e attraente.

Erano in gran parte giovani (pochissimi di mezza età)ragazzi superbiabbronzatiasciuttitesicon gli abiti logori

parecchi con pezzi di impermeabile che pendevano dalle spalle. Sfilarono apasso sostenutoin lunghe file serratetutti

schizzati di fangouna brigata dopo l'altracerto non soldatini da giuoco.Sarei rimasto a guardarli per una settimana..38

Sheridan stava in piedi su un balconesotto un grosso alberofumandofreddamente un sigaro. La sua figura e i suoi

modi mi impressionarono favorevolmente.

22 maggio.Passeggiata per Penusylvania Avenue e il tratto nord della Settima strada. Lacittà è piena di soldati che

corrono da tutte le parti. Ovunque ufficialid'ogni grado. Tutti conquell'aria logorata dalla vita all'apertotipica di chi è

in servizio attivo. È uno spettacolo di cui non mi stanco mai. Tutte letruppe (o gran parte di esse) sono ormai quiper la

parata di domani. Le vedi sciamare per ogni dovecome api.

LA GRANDE PARATA

Da due giorni ormai gli ampi tratti di Pennsylvania Avenue fino a TreasuryHill eseguendo la curvaintorno

alla casa del Presidente e poi su fino a Georgetown e al pontedell'acquedottosono ravvivati da un magnifico

spettacoloil ritorno delle truppe. Per due giorni interi resto qui aguardarli mentre passano a piedi o a cavallo con le

grandi file che si snodano nitide per il vialea passo sostenuto -fanteriacavalleriaartiglieria- qualcosa come 200.000

uomini. Qualche giorno dopoun altro corpo d'armatadue; e ancora piùtardi una gran parte dell'immensa armata di

Shermanrisalita da CharlestonSavannahecc.

SOLDATI DEL WEST

26-27 maggio.Le stradegli edifici pubblici e i parchi di Washington brulicano ancora disoldati dell'Illinois

dell'Indianadell'Ohiodel Missouridello Iowa e di tutti gli Stati delWest. Continuo a incontrarnea parlare con loro.

Spesso sono loro a parlarmi per primie sembrano sempre assai socievolifelici di fare una bella chiacchierata. Questi

soldati del West sono in genere più lenti degli altrinei movimenti e ancheintellettualmente: non hanno alcuna vivacità

che possa dirsi spiccata. Sono di struttura più massiccia ed hanno unafisionomia più seriavi guardano sempre quando

passano per la strada. Sono esseri prevalentemente animalima in modo bello.Durante la guerra mi sono trovato varie

volte con il 14° corpoil 15°il 17° e il 20°. Mi sento sempre attrattoda questi uominie mi piace il loro contatto

personale quando ci si trova raggruppati insiemecome accade sovente inquesti giorni nelle carrozze pubbliche. Del

generale Sherman pensano tutti un gran benelo chiamano "vecchioBill" e talvolta "zio Billy".

OPINIONE DI UN SOLDATO SU A. LINCOLN

28 maggio.Oggi in ospedalementre vegliavo un soldato malatodel Michiganunconvalescente si alzò dal

letto accantosi avvicinòe cominciammo subito a conversare. Era un uomodi mezza età; apparteneva al 2° reggimento

della Virginia ma viveva a RacineOhiodove aveva famiglia. Parlando delPresidente Lincoln disse: "La guerra è

finitamolti sono scomparsi; e ora abbiamo perduto anche il più onestoilpiù gentileil più leale uomo d'America.

Prendetelo nell'insiemeera l'uomo migliore che questo paese abbia maiprodotto. Per un po' la mia opinione è stata

assai diversa; ma qualche tempo prima dell'assassiniocominciai a pensarlaproprio così". C'erain questo soldatouna

grande serietà (scoprii poicontinuando a parlareche aveva conosciuto ilsignor Lincoln di personae piuttosto bene

anni prima). Era un veteranoquesto era il suo quinto anno di servizio;cavalleggereaveva preso parte a un gran

numero di battaglie assai dure.

DUE FRATELLIUNO DEL SUD L'ALTRO DEL NORD

28-29 maggio.Sono rimasto a lungo stasera al capezzale di un nuovo pazienteun giovane diBaltimora sui 19

anniW. S. P. (2° Marylandsudista) - debolissimogamba destra amputatanon riesce quasi a dormire - ha preso

grandi dosi di morfinache come sempre si dimostra più costosa cheefficace. Evidentemente molto intelligente e bene

educato - affettuosissimo - si teneva attaccato alla mia manose l'accostavaal visonon voleva lasciarmi andare. Io

indugiavoconfortandolo nella sua sofferenzaquand'egli a un tratto midice"Non posso credere che voi sappiate chi

sono io - né vi voglio ingannare - sono un soldato ribelle". Risposiche non lo sapevoma che non faceva alcuna

differenza. Nelle visite quotidiane che gli feci dopo d'allora per circa duesettimanefinché visse (ché la morte lo aveva

segnatoed era molto solo) imparai ad amarlteneramentelo baciavo sempreed egli baciava me. In un padiglione

vicino trovai suo fratello - ufficiale di alto gradocombattentedell'Unioneuomo religioso e di grande coraggio

(colonnello K. Prentiss6° fanteria Maryland6° corpoferito il 2 aprilein uno degli scontri di Petersburg - tirò avanti

per un pocosoffrì moltomorì a Brooklyn il 20 agosto '65). Erano rimasticolpiti ambedue nella stessa battaglia. Uno.39

era unionista convintol'altro secessionista; ognuno combatté per la suaparte - feriti ambedue gravemente - riuniti qui

dopo una separazione di quattro anni. Morirono ciascuno per la propria causa.

ANCORA QUALCHE CASO TRISTE

31 maggio.James H. Williams21 anni3° cavalleria Virginia - il caso più notevole dame osservato di uomo

robusto messo a terra da complicazioni di malattie (laringitefebbreastenia e diarrea) - ha un fisico superboil colorito

è rimasto brunoma arrossato e acceso dalla febbre - è in preda al delirio- la carne del gran petto e delle grandi braccia

percorsa da tremitiil polso che galoppa a una velocità tripla delnormale-è immerso la più gran parte del tempo in una

parvenza di sonnoma con borbottii sordi e gemiti - un sonno senza riposo.Per quanto di fisico poderoso e così

giovanenon sarà certo in grado di sopportare per molti giorni ancora losforzo e la temperatura divorante di ieri e oggi.

La gola è mal ridottala lingua e le labbra riarse. Quando gli chiedo comesi sentariesce appena ad articolare un

"sempre malucciovecchio mio"e mi guarda coi grandi occhilucidi. Il padre è John Williams di MillensportOhio.

9-10 giugno.Sono rimasto stasera fino a tardi al capezzale di un capitano feritomio caroamicoricoverato in

uno di questi ospedali con una dolorosa frattura alla gamba sinistrain unpadiglione parzialmente vuoto. Le luci erano

tutte spenteeccetto una piccola candelalontana da noi. La luna pienaentrava dalle finestre proiettando sul pavimento

oblique chiazze d'argento. Tutto era immobileanche il mio amicosilenziosobenché non potesse dormire; e io stavo lì

seduto accanto a luimuovendo lentamente il ventagliopreso dallemeditazioni cui la scena invitavail lungo

padiglione pieno d'ombrela bella e spettrale luce della luna sul pavimentoil candore dei lettie qua e là la forma

confusa di qualche pazientele coperte gettate da un canto. Dopo le rivistemilitari dei giorni scorsi gli ospedali ospitano

parecchi casi di insolazione e astenia da caloremolti del 6° corpoaseguito della parata nel gran caldo dell'altro ieri

(queste manifestazioni costano talora la vita a decine e decine di uomini).

10 settembredomenica.Visitati gli ospedali Douglas e Stanton. Sono gremiti. Molti casi graviferiteche non

voglion risolversivecchie malattie. Si nota più disperazione del solitonei visi di molti: la speranza li ha abbandonati.

Sono passato da un padiglione all'altrochiacchierando come sempre. Vi sonomolti ricoverati provenienti dall'esercito

secessionistache ho già visti in altri ospedalie mi hanno riconosciuto.Due di questi erano ormai prossimi a morire.

IL VERO MONUMENTO A CALHOUN

Oggi mentre ero intento a bendare una nuova amputazionein una delle tenderiservate ai casi specialiho udito

due soldati che si parlavano da un lettino all'altro. Unoprostrato dallafebbre ma già in via di miglioramentoera stato

trasferito qui da pocoda Charleston; l'altro era quello che ora si usadefinire "un vecchio veterano" (vale a direera un

giovanotto del Connecticutprobabilmente sotto i venticinquema che avevatrascorso gli ultimi quattro anni in servizio

attivo di guerra in ogni parte del paese). I due chiacchieravano del più edel meno. Il soldato con la febbre parlava del

monumento a .Tohn C. Calhoundescrivendolo (lo aveva visto). Allora ilveterano disse "Anch'io ho visto il

monumento a Calhoun. Quello che hai visto tu non è il vero monumento. Ma iol'ho visto. Ed è il Sudnella sua

desolazione e rovina un'intera generazione di giovani dai diciassette aitrent'anni quasi completamente distrutta o

storpiata; le vecchie famiglie insultate - i ricchi impoveritilepiantagioni coperte d'erbaccegli schiavi lasciati liberi e

divenuti i padronie il nome "sudista" insozzato d'ogni infamia -questo è il vero monumento a Calhoun".

GLI OSPEDALI CHIUDONO

3 ottobre.Ormai rimangono solo due ospedali militari. Mi sono recato oggi nel più grandedi questi (il

Douglas)vi ho trascorso il pomeriggio e la serata. Vi si trovano molti casitristiferite di vecchia datamalattie

incurabilie alcuni feriti degli scontri di marzo e aprile di fronte aRichmond. Pochi si rendono conto di quanto aspre e

sanguinose siano state queste battaglie di chiusura: i nostri si esposeropiù del solitocontinuando a incalzare anche

senza vera necessità. Allora i sudisti lottarono con una disperazionestraordinaria. Ambo le parti sapevano bene che una

volta cacciata da Richmond la cricca dei ribellie occupata la città dalletruppe federaliil giuoco avrebbe avuto fine. I

morti e i feriti furono insolitamente numerosi. Gli ultimi gruppetti diferiti sono stati portati qui in ospedale. Trovo molti

ribellie oggi mi sono dato molto da fare per prendermi curainsieme aglialtridei più gravi fra questi.

Domeniche di ottobrenovembre e dicembre.In questi mesi mi sono recato ogni domenica in visita all'ospedale

Harewoodsituato fuori cittàtra i boschi - un luogo piacevole eappartatoun due o tre miglia a nord della collina del

Campidoglio. La posizione è salubree il terreno intorno assai inegualependii erbosi e boschetti di querce dai grandi.40

alberibelli a vedersi. Questo era uno degli ospedali più capacioraridotto a quattro o cinque padiglioni occupati solo in

partevuoti tutti gli altriche sono un buon numero. A novembreeral'unico tenuto aperto dal governo - tutti gli altri

chiusi. Qui trovate le ferite peggioriincurabilimalattie ostinateepoveri ragazzi che non hanno una casa dove andare.

10 dic.domenica.Di nuovo una giornata dedicata in gran parte a Harewood. Manca circa un'ora altramonto

mentre scrivo. Ho camminato per qualche minuto fino al margine del bosco pertrovare conforto nel paesaggio e

nell'ora. È un pomeriggio immobilegloriosotiepidodorato dal sole.Unico rumore un gracchiar di cornacchie

aggruppate su qualche albero a un trecento iarde di distanza. Sciami dimoscerini che nuotano e danzano nell'aria in

ogni direzione. Il fogliame delle querce è fitto sotto i tronchi nudiemanda un asprodelizioso profumo. All'interno dei

padiglioni tutto è cupo. Vi abita la morte. Me la sono trovata subitodinanziappena entrato: il cadavere di un povero

soldatomorto di febbre tifoidea. Gli inservienti ne avevano appena distesole membra e coperto gli occhi con monete di

ramee ora lo stavano portando fuori.

Le strade.Motivi di grande distrazione durante i tre anni passati sono state le lunghepasseggiate fuori

Washington - cinquesetteanche dieci miglia di camminopiù il ritorno;in genere insieme al mio amico Peter Doyle

che ama queste cose come me. Belle notti di lunasulle perfette strademilitarisolide e levigate - o qualche domenica -

passeggiate delizioseda non dimenticare mai più. Le strade che colleganoWashington con i numerosi forti sparsi

intorno alla cittànate dalla guerrahanno avuto se non altro almeno unuso positivo.

SOLDATI ESEMPLARI

Anche a considerare solo quei soldati esemplari con cui ho avuto rapportipersonali d'amiciziacredo che se

dovessi compilarne una lista ne sortirebbe qualcosa di simile a un elencomunicipale. Solo un numero esiguo è stato

ricordato nelle pagine precedenti - i più sono morti - qualcuno vive ancora.C'è Reuben Farwell del Michigan (little

Mitch);Benton H. Wilsonportabandiera185° New York; Wm. StransberryManwillWintersteinOhio; Bethuel

Smith; il capitano Simmsdel 51° New York (ucciso dalle mine diPetersburgh); capitano Sam. Pooley e tenente

Frederic Mc Readystesso reggimento. Nello stesso anche mio fratello GeorgeW. Whitman - in servizio attivo per tutti

i quattro anniriarruolatosi due volte - promosso (sovente subito dopo unabattaglia) gradualmente a tenentecapitano

maggiore e tenente colonnello - prese parte alle azioni di RoanokeNewbern2a Bull RunChantillySouth Mountain

AntietamFredericksburgVicksburgJacksonai sanguinosi scontri delDesertoSpottsylvaniaCold Harborepiù

tardiagli scontri attorno Petersburg; in uno di questi ultimi fu fattoprigionieroe trascorse quattro o cinque mesi nelle

prigioni militari sudisteriuscendone a malapena vivo dopo una violentafebbree la fame e il freddo che v'aveva

soffertoseminudonell'inverno. (Che storia ha avuto quel 51° New York!Tra i primi a partire - marciando e

combattendo ovunque - si trovò in maretra le tempesterischiando ilnaufragio - all'assalto di forti - batté in lungo e in

largo la Virginiadi giorno e di nottenell'estate '62 - poi il Kentucky eil Mississippi - quindi secondo arruolamento - e

tutte le azioni e le campagne menzionate prima). Io trovo forza e confortonella certezza che la capacità di produrre

reggimenti come questo (ma centinaiamigliaia) è inesauribile negli StatiUnitie che in tutta la repubblica non esiste

una sola contea o giurisdizione cittadina - né una sola stradain qualsiasicittà - che non possa e all'occasione non voglia

tirar fuori un numero infinito di codesti soldati esemplarise solo ve nefosse bisogno.

«CONVULSIONE»

Riguardando le bozze delle pagine precedentiho provato una o due volte iltimore che il mio diario non si

riducessenel migliore dei casiche a una infornata di reminiscenze redattein modo convulso. Ebbenesia pur così.

Anch'esse non sono che particole della disperazionedel clima arroventatodel fumo e dell'eccitazione di quei giorni. La

guerra stessa d'altrondee lo stato d'animo che la precedette nell'opinionepubblicanon potrebbero descriversi meglio

che con quella parolaconvulsione.

TRE ANNI: RICAPITOLAZIONE

Durante questi tre anni negli ospedalinegli attendamenti o sui campi dibattagliaho compiuto più di seicento

visite o girie penso di aver assistitocalcolando tuttodagli ottanta aicentomila tra malati e feritipassando tra loro in

veste per così dire di consolatore dello spirito e del corponel momento dimaggior bisogno. Tali visite variavano da

un'ora o due a un intero giorno o nottata; ero solito infatti vegliare tuttala notte quando c'era un caso a me caro o

particolarmente critico. Qualche volta finivo per stabilirmi direttamente inospedalee lì dormivo o vegliavo per

parecchie notti di seguito. Quei tre anni (malgrado tutte le eccitazionifebbrilile privazioni fisiche e i pietosi spettacoli).41

io li considero come il più gran privilegiola maggior soddisfazione enaturalmentela lezione più profonda della mia

vita. Posso dire chenella mia opera di assistenzafurono compresi tuttichiunque si trovasse sulla mia viadel Nord o

del Sude che nessuno fu escluso. Tutto ciò ha risvegliatoportato allasuperficie e chiarito impensate profondità di

emozioni. Mi ha fornito le più fervide immagini del vero ensemblee della realeportata degli Stati. Mentre mi dedicavo

a malati e feriti (e son stati migliaia di casi) del New EnglandNew YorkNew Jersey e Pennsylvaniao del Michigan

WisconsinOhioIndianaIllinois e di tutti gli Stati dell'Ovestmi sontrovato più o meno con gente di tutti gli Stati

Nord e Sudsenza eccezioni. Fui anche con molti che venivano dagli Stati diconfinesoprattutto Maryland e Virginiae

in quei cupi anni 1862 e '63 scoprii nelle file dell'Unione molta più gentedel Sudspecialmente Tennessianidi quanto

generalmente non si creda. Ho trovato tra i nostri feriti molti ufficiali esoldati secessionistie ho sempre dato loro tutto

ciò che avevoe cercato di confortarliproprio come tutti gli altri. Hoanche passato parecchio tempo con i carrettieri

dell'esercitoe in verità mi sono sempre sentito attratto verso di loro.Anche dai soldati di coloremalati o feritio nei

campi dei profughimi recai sempre ogni qualvolta mi trovavo nellevicinanzee sempre feci per loro quanto potevo.

RICAPITOLAZIONE ANCHE DEL MILIONE DI MORTI

I morti di questa guerra - eccolidisseminati sui campi e i boschi e levallate e i campi di battaglia del Sud - la

Virginiala Penisola - la collina di Malvern e Fair Oaks - le rive delChickahominy - le terrazze di Fredericksburg: - il

ponte di Antietam - i sinistri dirupi del Manassas-la sanguinosa passeggiatadel Deserto - la moltitudine di morti

introvabili (ilbollettino del Ministero della Guerra dà 25.000 soldati federali uccisi inbattaglia e mai sepolti5.000

annegati -15.000 inumati da estraneio durante le marcefrettolosamenteinlocalità rimaste ignote - 2.000 tombe

sepolte sotto la sabbia e il fango dalle piene del Mississippi -3.000spazzati via da argini franatiecc.) - Gettysburg

l'Ovestil Sudovest - Vicksburg - Chettanooga - le trincee di Petersburg -il raccolto mietuto da quei possenti mietitori

che sono il tifola dissenteriale infiammazioni-epiù nere e più infamidi tutto il restole fosse dei morti e dei vivii

campi di AndersonvilleSalisburyBelle Isleecc. (nemmeno l'infernodescritto da Dantecon tutte le sue sofferenzele

sue degradazioni e sozzi tormentisupera queste prigioni) - i mortiimortii mortii morti - i nostrimorti - nostritutti

del Sud o del Nord(e tuttituttituttifinalmente cari al mio cuore) -dell'Est o dell'Ovest - costa atlantica o valle del

Mississippi - si sono trascinati a morire da soli in qualche luogo tra icespugliin burroni profondisui fianchi delle

colline - (e lìin angoli sperdutiancora si scoprono ogni tanto i loroscheletriossa sbiancateciuffi di capellibottoni

pezzi di vestiario) - i nostri ragazziuna volta così bellicosì allegriche ci sono stati strappati - il figlio alla madreil

marito alla mogliel'amico all'amico più caro - i gruppi di tombe sui campidella Georgiadelle Carolinedel Tennessee

- le tombe abbandonate nei boschi o lungo la strada (centinaiamigliaiaobliterate) - i cadaveri trascinati a valle dai

fiumiripresitumulati (a dozzinea ventinegalleggiarono e scesero peril Potomac superiore dopo gli scontri di

cavalleria e l'inseguimento di Lee che seguì Gettysburg) - alcuni giaccionoin fondo al mare - il milione di morti d'ambo

le partie i cimiteri speciali in quasi tutti gli Stati - gl'infiniti morti- (l'intero paese saturatoprofumato dall'esalazione

delle loro ceneri impalpabili distillate dalla chimica della Naturae cosìper semprein ogni futuro chicco di frumento

in ogni pannocchia di granturcoe in ogni fiore che cresce e ogni respiroche respiriamo) - non soltanto morti del Nord

che lievitano il suolo del Sud - ma migliaiaanzi decine di migliaia del Sudsi sfanno oggi nella terra del Nord.

E ovunque tra queste tombe senza fine - nei molti cimiteri militari dellanazione (oggi ve ne sonocredopiù di

settanta) - come allora nelle vaste trinceedeposito degli uccisiNord eSud insiemedopo le grandi battaglie - non solo

dove in quegli anni passò la tempesta distruggitricema irradiandosi daquel momento per tutte le contrade del paese

rimaste intatte - noi vediamoe le età a venire potranno ancora vederesuimonumenti e sulle pietre tombaliisolate o in

massaper migliaia e decine di migliaiala significativa parola IGNOTO.

(Vi sono cimiteri dove quasi tuttii morti sonoignoti. A SalisburyCarolina del Nordper esempioquelli noti

sono solo 85 e gli ignoti 12.02711.700 dei quali sepolti nelle trincee. Unmonumento nazionale è stato innalzato qui

per volontà del Congressoa contrassegnare il luogo - ma quale monumentovisibilematerialepotrà mai commemorare

debitamente quel luogo?).

LA GUERRA VERA NON ENTRERÀ MAI NEI LIBRI

E così addio alla guerra. Non so che cosa sia stata o cosa possa essere pergli altri - per mel'interesse

principale l'ho trovato (e lo trovo ancorarievocando) nella semplice truppad'ambo gli esercitinei tipi incontrati negli

ospedalie persino nei morti sul campo. Per mei punti che illustrano ilcarattere personale e le capacità latenti di questi

Stati in quei due o tre milioni di americanigiovani e di mezza etàdelNord e del Sudincorporati negli eserciti - e

specialmente in quella parte di loroun terzo o un quartoche in un qualchemomento del conflitto fu colpita da ferite o

malattie - ebbero più importanza degli stessi interessi politici coinvoltinella guerra (dacché tantonel carattere di una

razzadipende da come essa sa affrontare la mortedal modo in cui sopportal'angoscia personale e la malattia. Così

negli sprazzi di emozione in certe situazioni critichenei tocchi indirettie negli "a parte" di Plutarcoscopriamo una

chiave interpretativa del mondo antico assai più penetrante di tutte quelleforniteci dalla storia più convenzionale)..42

Gli anni a venire non sapranno mai la ribollente bolgia e il nero sfondoinfernale di infinite scene e interni

minori (non l'ufficiale cortesiatutta di superficiedei generalinon lepoche battaglie famose) della Guerra di

Secessione; ed è meglio che non lo sappiano - la guerra vera non entreràmai nei libri. Nell'infrollito clima dei tempi che

corronoinoltrela fervida atmosfera e gli eventi tipici di quegli annirischiano di essere totalmente dimenticati. In

ospedale io ho vegliato di notte al capezzale di un malatouno che non avevamolte ore da vivere. Ho visto i suoi occhi

lampeggiare e bruciare mentre si drizzava sul letto ricordando le crudeltàperpetrate sul fratello che si era arreso epoi

le mutilazioni al cadavere. (Confrontatenelle pagine precedentil'episodiodi Upperville - i diciassetteuccisi come ho

descrittofurono lasciati per terra. Poi che caddero mortinessuno litoccò più - tutticomunquevollero accertarsene. I

cadaveri vennero lasciati ai cittadini che li seppellissero o menoa piacerloro).

Questa è stata la guerra. Non una quadriglia in una sala da ballo. La suastoria interiore non sarà scritta mai -

non soloma il suo aspetto pratico e quotidianoi dettagli di azioni epassioni non saranno mai neppure suggeriti. Il vero

soldato del 1862-65Nord o Sudcoi suoi modiil suo incredibile coraggiole sue abitudiniazionigusti e linguaggio

la sua fiera amiciziail suo appetitola sua rozzezzala sua superba forzaanimaleil suo passo arditoe centinaia di luci

e ombre della vita di camponon mai precisatetutto questodiconon saràmai scritto - né forse deve né dovrebbe

esserlo.

Le note che precedono possono forse fornire qualche sprazzo fugace di quellavitadi quegli interni cupi che

non saranno mai interamente trasmessi al futuro. La parte rappresentata dagliospedali nel dramma del '61-65 merita

invero di essere ricordata. In quel dramma dal molteplice intrecciocon lesue subitanee e strane sorpresele profezie

smentitei momenti di disperazioneil terrore di interferenze stranierelecampagne interminabilile battaglie

sanguinosegli eserciti possenti ma poco maneggevoli e inespertilecoscrizioni e i premi - l'immensa spesa di denaro

una pioggia pesante e interminabile - e per tutto il paesegli ultimi treanni del conflittoun'incessanteuniversale

lamentazione funebre di mogligenitoriorfani - il midollo della tragediaconcentrato in quegli Ospedali Militari

(sembrava talora che tutto l'interesse della nazioneNord e Sudnon fosseche un soloenorme ospedale centralee tutto

il resto meri accessori) - là tutta la storia non narrata né scritta dellaguerra - infinitamente più grande (come la vita

stessa) delle poche briciole e deformazioni che sempre si scrivono e sinarrano. Pensate a quantoe di che importanza

rimarrà - a quantosia civile che militareè già rimasto - sepolto nellatombain un buio eterno.

PARAGRAFO PER UN INTERREGNO

Passano adesso molti anni prima che io riprenda il mio diario. Continuai alavorare a Washingtonal Ministero

della Giustiziaper tutto il 66-67 e per qualche tempo dopo. Nel febbraio1873 fui colpito da paralisilasciai il posto e

emigrai a CamdenNew Jerseydove passai il '74 e il '75piuttosto male insalute - ma poi cominciò a andar meglio; me

ne andavo per settimanea volte per mesiin campagnain una localitàdeliziosamente rustica e solitaria nei pressi di

Timber Creeka dodici o tredici miglia dal punto in cui questo si versa nelDelaware. Alloggiando nella fattoria dei miei

amici Staffordappunto da quelle partipassavo una buona metà del miotempo lungo il torrentenei campi e pei sentieri

lì intorno. Ed è forse alla vita in codesto luogo che io devo la miaparziale ripresa (una sorta di seconda vitao quasi - un

rinnovo del contratto vitale) dalla prostrazione del '74-'75. Se sololettore caroi miei appunti di quella vita all'aria

aperta potessero avere per te la stessa sfolgorante luminosità che ladiretta esperienza ebbe per me! Nel corso di quanto

segueil fattore infermità farà indubbiamente capolino qua e làtra lerighe (io mi definisco un semi-paraliticoin questo

periodoe ringrazio umilmente il Signore che non vada peggio) - ma anch'ioho la mia parte di gioiale mie ore di

salutee cercherò di metterle in evidenza (il trucco staho scopertonell'abbassare di una buona misura il tono dei

propri gusti e desideri; e trarre il massimo da cose negativee apprezzarela semplice luce del giornoe il cielo).

NUOVI ARGOMENTI

1876-77.Scopro che i boschi a metà maggio e agli inizi di giugno sono il luogo miglioreper scrivere.* Qui ho

buttato giù quasi tutti gli appunti che seguonoseduto sui tronchisuceppi d'albero o appoggiato a una staccionata.

Dovunque io vada infattiestate o invernocittà o campagnasolo a casa oviaggiandoio devoprendereappunti (la mia

passione dominantetuttora forte malgrado l'età e la malattiae persinol'approssimarsi della...- ma non bisogna ancora

dirlo). E poisotto i brani che seguono - mentre taglio le te metto ipuntini sulle i di certo moderato vivere degli ultimi

anni - mi piace immaginare le fondamenta di una profonda lezione ormaiappresa. Dopo aver esaurito quel che t'offrono

affaripoliticaallegri simposiamore e così via - e aver scoperto cheniente di tutto ciò alla fine soddisfa o dura in

eterno - che cosa ti resta? Resta la Natura; portar fuori dai loro torpidirecessi le affinità tra un uomo o una donna e l'aria

apertagli alberii campiil volgere delle stagioni - il sole di giorno ele stelle del firmamento la notte. Noi prenderemo

l'avvio da queste convinzioni. La letteratura ha voli sì alti ed è conditadi spezie così piccanti che le nostre note non

potranno sembrare più che semplici boccate d'ariasorsate d'acqua fresca.Ma questo fa parte della nostra lezione.

Carerasserenantisalubri ore di ristoro - dopo tre anni di paralisiimmobilizzato - dopo il lungo spasmo della

guerracon le sue ferite e la sua morte..43

* Senza scusarmi per il brusco mutamento di scena e di atmosfera - dopo quelche ho raccontato nelle

cinquanta o sessanta pagine che precedono - episodi transitorigrazie alcielo! - riporto il mio libro al solido e

corroborante equilibrio della Natura concreta e aperta unica e permanentesalvaguardia della sanità dei libri e della vita

umana.

Chissà (è un sognoun'ambizione che porto in me) che le pagine seguentinon portino un raggio di soleo

odore d'erba e di granturcoo voce d'uccelloo splendore notturno distelleo mistica e fresca pioggia di fiocchi di neve

agli ospiti di accaldate case di cittàa un operaio o a un'operaia stanchidal lavoro? - o magari nella stanza di un malato

o in una cella di prigione - quasi brezza rinfrescantearoma della Naturaper una bocca arsa dalla febbre o un polso

affievolito (N.d.A.).

UN LUNGO VIOTTOLO DI CAMPAGNA

Ognuno ha la sua piccola passione; io ce l'ho per un viottolo di campagnachiuso ai lati da vecchie staccionate

di castagno che muschi e licheni picchiettano di macchie verde-grigioconcespi d'erbe e rovi che crescono

lussureggianti negli spazi tra un mucchietto di pietre e l'altroalla basedello steccato-nel mezzoviottoli irregolari

tracciati dall'usoe piste di cavalli e mucche - e poi tutto quel seguito dielementi caratteristici chenella loro stagione

danno una nota o un profumo tipico al paesaggio - fiori di melo nel tardoaprile - suinipollame - un campo di grano

saraceno agostano - in un altrole lunghe barbe pendole del granturco - eancora lo stagnolo slargo del ruscelloil bel

solitariocon alberi vecchi e giovanie altri recessi e scenari del genere.

VERSO LA SORGENTE E IL RUSCELLO

Cosìsempre vagabondandofino alla sorgente sotto i salici - musicale cometintinnio delicato di bicchieri - il

getto d'acqua piuttosto consistentedella grossezza del mio collopuro ecristallinoche sgorga dalla sua bocca laddove

la sponda s'inarca come un gran sopracciglio cespuglioso e brunoo un palato- gorgogliandogorgogliando senza fine -

che vuol dire e dice anzicertamentequalcosa (se solo si potesse tradurlo)- gorgogliando perennemente laggiùin ogni

momento dell'anno - senza chetarsi mai -oceani di menta e more l'estate -varietà di luce e di ombra - proprio il posto

adatto ai miei bagni di lugliodi sole e anche d'acqua - ma soprattuttol'inimitabile dolcezza dei suoi gorgogliimentre

resto seduto lì accantonei pomeriggi di caldo. Come quel suonoe tutto ilrestodiviene parte di me giorno per giorno -

tutto in armonia - l'aroma selvatico appena avvertibilel'ombra screziatadel fogliamee tutte le influenze del luogouna

medicina della naturauna morale elementare.

Continua a mormorareruscellocon quella tua inconfondibile voce! Anch'ioesprimerò quanto di nativodi

sotterraneodi passatoho raccolto nel corso dei miei giorni-e ora anchete. Segui il tuo corso capriolando e

serpeggiando - io con teper un poco almeno. Mentre io vengo a trovartistagione per stagionetu non mi conosci né ti

curi di me (ma perché esserne così certo? chi può dirlo?) - ma ioimparerò da teti studierò - per riceverecopiare

prendere la tua impronta.

SVEGLIA DI PRIMA ESTATE

Via dunque a sciogliereslegare l'arco divinocosì lungo e teso. Via datendetappetisofàlibri - dalla

"società" - dalle case della cittàdalle sue stradeda tutti iritrovati e i conforti moderni - via verso il primitivo

serpeggiante ruscello tra i boschi di cui ho parlatocon i suoi cespugli noncimatile sue sponde erbose - via da legacci

stivali strettibottoni e tutto il ferreo sistema della vita civile - tuttoquell'entourage artificialedi negozimacchine

studioufficiosalotto - via dal regno del sarto o dell'abito alla moda - epossibilmente da qualsiasi abitoper il

momentocon la canicola che incalzalaggiù tra quelle ombrose solitudinid'acque. Via dunque anima mia (e tu lascia

lettore caroche ti prenda da parte da solo e ti parli in perfetta libertàsenza badare alla formaconfidenzialmente) per

un giorno e una notte almenoper tornare alla nuda fonte di vita di tuttinoi - al seno della grandesilenziosa e selvaggia

Madre che tutto accoglie. Ahiméquanti di noi sono ormai così saturi -quanti hanno deviatoallontanandosi tanto che il

ritorno è quasi impossibile.

Ma torniamo alle mie noteprendiamole come vengonocosì a caso dalmucchiosenza una selezione

particolare. C'è poco ordine nelle date: coprono confusamente un periodo dicirca cinque o sei anni. Sono state buttate

giù a matita sul momento e sul luogosenza attenzione. I tipografi loimpareranno a loro speseprobabilmentedato che

un buon numero delle copie in mano loro deriva da quelle prime note vergatefrettolosamente.

UCCELLI MIGRANTI A MEZZANOTTE.44

Vi è mai capitato di udire a metà notte il volo di uccelli che passanoeserciti sterminatialti nell'aria e nel buio

mutando la loro sede all'inizio o alla fine dell'estate? È qualcosa che nonsi dimentica. Un amico mi ha svegliato la notte

scorsa poco dopo le dodici perché udissi anch'io il particolare rumore distormi insolitamente immensi che migravano

verso nord (piuttosto tardi quest'anno). Nel silenzionell'ombra e neldelizioso odore di quell'ora (il profumo naturale

che appartiene soltanto alla notte) mi parve rara musica. Si poteva sentireil loromovimento caratteristico - e una volta

o due «l'impeto di ali possenti»ma più spesso un fruscìo vellutatosostenuto - talora piuttosto vicino - tra un fischiare

continuoun cinguettaree qualche nota di canto. Durò dalle 12 sin dopo letre. A tratti era possibile distinguere

chiaramente le varie specie di uccelli; riuscii a riconoscere il bobolincola tanagrail tordo di Wilsonil passero testa-bianca

e di tanto in tanto dall'alto venivano le note del piviere.

CALABRONI

Maggio - mese di uccelli che sciamanocantanosi accoppiano - il mese deicalabroni - mese del lillà in fiore -

(e infine il mese della mia nascita). Sto prendendo queste note fuoriall'apertopoco dopo l'auroradalle parti del

ruscello. Luciprofumimelodie - pettazzurribeccafichi e pettirossiovunque - il loro concerto naturaleil chiassoi

vocalizzi. Come sottofondoun picchio nelle vicinanze che tamburella il suoalbero ein distanzala buccina di un

gallo. Poi i freschi profumi della terra - i colorii delicati beige e gliazzurri sfumati della prospettiva. Il verde lucente

dell'erba ha acquistatoin questi due ultimi giorni di temperatura mite e diumiditàuna tonalità nuova. Come si leva

silenziosamente il sole nel gran cielo limpidoper il suo viaggioquotidiano! Come inondano ogni cosa i suoi tiepidi

raggicome fluiscono carezzevoliquasi ardenti sul mio viso!

Poco faecco il gracidìo delle rane dello stagnoe il primo biancore delcorniolo fiorito. E ora la bocca-di-leone

doratache in infinita profusione chiazza ovunque il terreno. Le bianchemasse fiorite del ciliegio e del pero - le

viole selvatiche coi loro occhi azzurri levati a salutare i miei com'io passogironzolando al bordo del bosco - la vampa

rosata dei meli in boccio - la luminosa sfumatura smeraldina dei campi difrumento - il verde più cupo della segala - una

tiepida elasticità diffusa nell'aria - le macchie di cedro ricoperte da unaprofusione di piccoli frutti bruni - l'estate in

pieno risveglio - i convegni di merli radunati in garruli stormi su qualchealbero non lontano da dove io sto sedutoche

riempiono del loro chiasso il luogo e l'ora.

Più tardi.La Natura sfila in parataa scaglionicome i corpi d'armata d'un esercito. Etutti hanno fattoe fanno

ancoramolto per me. Ma negli ultimi due giorni è stata soprattutto lagrossa ape selvaticail calabrone o «bombo»

come lo chiamano i bambini. Quando percorro passeggiandoo meglioclaudicandoil tratto tra la casa e il ruscelloio

attraverso di solito il viottolo cui ho già fatto cennofiancheggiato dallavecchia staccionata tutta spaccatureschegge

interruzionibuchiecc.che è la sede preferita di quegli insettirombanti e pelosi. Su e giù lungo lo steccato e intorno e

in mezzo essi sciamano e sfrecciano e volano a miriadi infinite. Spessomentre mi trascino lentamentemi seguono in

una mobile nuvola. Hanno un ruolo centrale nei miei vagabondaggi mattutinimeridiani o vespertinie riescono talora a

dominare il paesaggio in un modo per me incredibileinvadendo il sentiero intutta la sua lunghezza - non dozzinené

centinaiabensì migliaia. Grossi e vivaci e velocicon fantastici slanci equel ronzìo in perenne crescendo variato a tratti

da qualcosa come uno stridosaettano in rapidi lampiavanti e indietrodandosi la cacciae (sebbene così piccoli) mi

comunicano un nuovo e spiccato senso di forzadi bellezzavitalità emovimento. È questa forse la stagione degli

amori? o qual'è allora il significato di tutta questa pienezzavivacitàtensionesfoggio? Camminandopensavo di essere

seguito da un unico sciamema osservando vidi che si trattava di una rapidasuccessione di sciami che si alternavano

uno dopo l'altro.

Scrivo seduto sotto un gran ciliegio selvatico - il calore del giornotemperato da qualche nuvola sparsa e da una

fresca brezzanon troppo forte né troppo lieve - e qui resto seduto per unlungolunghissimo tempoavviluppato nel

profondomusicale ronzìo di questi calabroni che a centinaia volteggianosi libranosfrecciano avantiindietrointorno

a me - grossi insetti in giacchetta giallo chiarogran corpi rigonfi elustritesta tozza e ali di garza - vibrando quel loro

perennericcopastoso ronzìo (non v'è qui forse lo spunto di unacomposizione musicale di cui esso dovrebbe costituire

il sottofondo? una qualche «sinfonia del calabrone»?). Come tutto ciò minutremi cullanel modo che più mi è

necessario - l'aria apertai campi di segalai pometi. Gli ultimi duegiorni sono stati perfetti quanto a solebrezza

temperaturatutto; mai viste due giornate più perfettee ne ho godutoimmensamente. La mia salute va un pochino

meglioil mio spirito è in pace (e tuttavia si avvicina a gran passil'anniversario della perdita più tristedel dolore più

grande della mia vita).

Altre notealtro giorno perfetto: in mattinatadalle 7 alle 9due oreimmerso nei suoni dei calabroni e nella

musica degli uccelli. Tra i meli e su un cedro qui accanto c'erano tre oquattro tordi dal dorso color rugginecantavano

ognuno dando il meglio di sée con gorgheggi di cui non ho mai uditol'eguale. Per due ore mi sono abbandonato a loro

ascoltandoliassorbendo indolente la scena. Quasi ogni uccello da meosservato ha un suo periodo particolare ogni anno

- limitato talora a pochi giorni - in cui dà il meglio del suo canto; eadesso è appunto il periodo di codesti tordi. Intanto.45

da una parte all'altra del sentierosfrecciano musicalironzantiicalabroni. Ecco un altro grande sciame che mi fa da

scorta mentre torno a casaseguendomi al passocome prima.

Due o tre settimane più tardi - scrivo seduto presso il ruscellosotto unliriodendro alto 70 pieditutto gonfio

della fresca verzura della sua prima maturità - una cosa bella - perfetto inogni ramoogni foglia. Brulica da capo a piedi

di miriadi di queste api selvatiche alla ricerca del dolce succo dei fiorieil cui sonoro e persistente ronzìo fa da

contrappunto alla scenaal mio stato d'animo e all'ora. A chiusura del tuttociterò alcuni versi dal volumetto di Henry A.

Beers:

Mentre ero steso nell'erba alta

passò un calabrone ubriaco

inebriato di succo di miele.

La cinta d'oro intorno al corpo

riusciva appena a tenergli la pancia

gonfia d'umor di caprifoglio.

Liquor di rosa e linfa di pisello

gli avean colmato l'anima di canti;

molto aveva bevuto nella tèpida notte

le cosce pelose eran umide di rugiada

e a che giochi bizzarri s'era dato

mentre il mondo ruotava nell'ombra e nel sonno.

Quante volte era sceso con labbra assetate

a sugger di un fiore le nettàree dolcezze;

e o scivolava sui petali vellutati

o in stami intricati s'invischiava

oa capofitto nel polline caduto

ne usciva tutto spolverato d'oro;

o inciampava con le grosse zampe

sopra una gemmae capitombolava

in mezzo all'erba - e lì restavain quel suo tono

dolce di basso a brontolare - povero

bomboquerulo beone!

COCCOLE DI CEDRO

Girando oggi in calesse per la campagna - una gitarella di dieci o dodicimiglia - il piacere più grande m'è

venuto proprio da questi frutti affatto particolarila loro bellezza modestae nuova (non li avevo mai visti così beneo

non li avevo mai notati prima)- quella profusione di seriche frangeofilacce giallo-chiarolunghe un polliceche in

numero infinito picchiettavano il verde cupo dei piccoli cedri - un ottimocontrasto col color bronzo delle zolle - le

masse dei cespugli tutte ricoperte dai filamenti spumosicome matasse dicapelli arruffati su teste di elfo. Più tardi

passeggiando presso il ruscellone spiccai una dal suo cespuglioche voglioconservare. Queste coccole di cedro durano

tuttavia solo un breve spazio di tempopoi subito si crepano e sfanno.

SCENE ESTIVEINDOLENZA

10 giugno.Sono qui presso il ruscelloa scrivere - 5 e mezzo pomeridiane - niente puòeguagliare il quieto

splendore e la freschezza che mi circondano. A metà giornata s'è avuto unviolento acquazzonecon tuoni e lampima

breve; e dopoalto sopra di noiuno di quei cieli non rariforsemaindescrivibili (per qualitànon nelle forme o nei

dettagli) - di un azzurro terso con cumuli roteanti di nubi dalle frangeargentatee la pura luce di un sole abbagliante.

Per sottofondoalberi nella pienezza di teneri fogliami - e liquidesottilistrascicate note d'uccellicui fan da supporto

lo smanioso miagolio di una querula dumetellae i deliziosi gridolìi etrilli di due martin-pescatori. Ho trascorso

quest'ultima mezz'ora a osservarli nei loro giuochi d'ogni seradentro esopra il pelo dell'acqua: evidentemente in una

delle loro baldorie più vivaci. Si inseguono volteggiando in cerchi emulinellituffandosi d'un tratto con un guizzo

gioiososchizzando diamantine gocce di spuma - e poi via in un'impennataleali inclinate in voli pieni di grazia

talvolta così vicini a me ch'io posso agevolmente distinguerne il corpopiumato grigio-scuro e il collo d'un bianco latteo.

PROFUMO DEL TRAMONTOLE NOTE DELLA QUAGLIAIL TORDO EREMITA.46

19 giugnodalle 4 alle 6.30 pomeridiane.Seduto presso il ruscelloda solo - solitudine intornoma il

paesaggio abbastanza vivido e luminoso - c'è il solee un vento piuttostofresco (violenti sgrulloni di pioggia ieri notte)

erba e alberi nella loro veste migliore - il chiaroscuro dei molti verdiombre e penombree negli interstizi il lampeggiar

dell'acquacon variegati effetti di luce - le note di flauto silvestre diuna quaglia vicina - eproprio oralo sciacquio di

qualche raganella laggiù nello stagno - cornacchie che crocidano in distanza- un branco di maialini che grufola nella

terra morbida presso la quercia dov'io sono seduto - alcuni mi si accostanomi annusanoe sgambettano via subito

grugnendo. E sempre le limpide note della quaglia - il tremolìo dell'ombradelle foglie sulla carta mentre scrivo - il cielo

altissimocon nuvole bianchee il sole che già scende a ponente - rondiniripariemolteche sfrecciano velocivanno e

vengonoi nidi scavati in un costone di marna qui vicino - l'aroma del cedroe della querciasempre più acuto come

avanza la sera - profumocoloreil bronzo-oro del grano ormai quasi maturo- campi di trifoglio dall'odore di miele - il

granturco ormai altocon le lunghe foglie fruscianti - le grandi chiazzeverde cupo delle patate in pieno rigogliotutte

picchiettate di biancoi fiori - l'anticaverrucosavenerabile querciasopra di me - e semprecommisto alla duplice nota

della quagliail sospiro del vento tra un gruppo di pini qui accanto.

Mi alzo per ritornarema indugio ancora a un delizioso canto d'epilogo (èil tordo eremita?) che viene da

qualche angolo cespuglioso laggiù nella chianaripetuto più voltelentamentepensosamente. E questo tra le girandole

delle rondini che volano a dozzine in anelli concentrici negli ultimibarbagli del tramontoquasi scintille di un'aerea

ruota.

POMERIGGIO DI LUGLIO ALLO STAGNO

Caldo roventema tanto più sopportabile in quest'aria pura - i fiori rosa ebianco delle piante acquatichecon

grandi foglie a forma di cuore; la superficie di vetro dello stagnolesponde fitte di cespuglie i faggi pittoreschie

l'ombra e il tappeto dell'erba; il fischio esiletremulodi un uccello cheda qualche angolo nascosto viene a rompere

questo silenzio caldoindolentequasi voluttuoso; di tanto in tanto unavespa) un calabroneuna pecchia o un bombo

(mi ronzano attorno alle mani e al visoma non mi disturbanocome io nondisturbo lorodacché vengonosembraa

esaminarmie non trovando nulla di interessante se ne vanno) - in altol'ampio spazio del cielocosì limpidoe lassù la

poiana che spiega le sue lente ruote in un solenne intreccio di cerchi espirali; quasi a fior d'acqua sullo stagnodue

grandi libellule color ardesiaali di merlettoche ruotano e sfrecciano e atratti si librano immobilile ali sempre

frementi (non staran forse dando spettacolo per mio godimento?) - e lo stagnopoicoi suoi calami a forma di spada; le

bisce d'acqua - talora il trasvolar veloce d'un merloil dorso picchiettatodi rossodi sbieco - i suoni che fanno più

spiccata la solitudineil caldola luce e l'ombra - lo starnazzare diun'anitra - (cavallette e grilli sono muti nella calura

meridianama già sento il canto delle prime cicale); - poia una certadistanzalo sbacchiare e il frullare di una

mietitrice che i cavalli tirano a passo veloce per un campo di segaledall'altra parte del ruscello - (ma che cos'era

quell'uccello giallo o color ocragrosso come una pollancail collo tozzo ele zampe disteseche ho appena visto

svolazzare goffamente laggiù tra gli alberi?) - il profumo dominantecosìdelicatoeppur nettamente percepibile

pungented'erba e di trifoglio che ho nelle nari; e su tuttoin un grandeabbraccioil libero spazio del cieloper i miei

occhi e per la mia animatrasparente e azzurro - elibrata laggiù adoccidenteuna massa di quelle nuvole lanose tra il

bianco e il grigio che i marinai chiamano «banchi di maccarelli» - il cielocon bioccoli argentei come riccioli di una

capigliatura scompostache si espande e protende - un vasto simulacro senzavocesenza forma - e tuttavia forse la

realtà più realequella in cui si formulano tutte le cose - chissà?

CATIDI E LOCUSTE

22 agosto.Acute monodie di locusteo suoni di catidi - odo questi a serale altre sia digiorno che di notte. Ho

sempre ritenuto incantevole il gorgheggio mattutino degli uccellio quellodella sera; ma sto scoprendo ora di poter

ascoltare con altrettanto gusto questi strani insetti. Si sente adesso mentrescrivo un'unica locustapoco prima di

mezzogiornoda un albero a un duecento piedi di distanza - un frullìolungosostenutopiuttosto forteche si scandisce

gradatamente in mulinelli e giri ritmaticrescendo in forza e velocità finoa un certo punto - poi una caduta palpitante

che va a smorzarsi quieta. Codesti slanci si protraggono per uno o dueminuti. Il canto della locusta è molto appropriato

alla scena - vien fuori a fiottiha un senso suoè virileè come un buonvino vecchionon dolcema assai meglio che se

fosse dolce.

Ma la catide - come descrivere le sue frasi mordenti? Ce n'è una che cantasu un salice proprio di fronte alla

finestra aperta della mia camera da lettoa venti iarde di distanza; inqueste ultime due settimane è stata lei a cullarmi al

sonno quando la notte era bella. L'altra sera ho percorso in calesse untratto di bosco di un cinquecento iardee ho udito

catidi a miriadi - molto interessanteper una volta; ma io preferisco la miasolitaria vicina del salice.

Ma lasciatemi dire ancora qualcosa sul canto della locustaanche a costo diripetermi: quel crescendo

cromaticoprolungato e tremulosimile a un disco d'ottone che turbini su sestesso emettendo ondate di note.47

principiando con un certo ritmo o misura che direi moderatiaumentandoquindi rapidamente velocità ed enfasi fino a

raggiungere un punto di grande energia e suggestioneper poi decrescerevelocemente e con grazia fino a spegnersi del

tutto. Non la canora melodia dell'uccello - nulla di simile - un musicistagrossolano potrebbe anzi trovarlo affatto privo

di melodia - ma un canto che certo svela a un orecchio più raffinatoun'armonia tutta particolare; monotono - ma che

ritmo in quel bassoondulato ronzio come d'ottoneo cembali - o piuttostodischi di rame che ruotino vorticosamente.

LA LEZIONE DI UN ALBERO

1 settembre.Non ricorrerò all'albero più grande né al più pittoresco per illustrarla.Ecco di fronte a me uno dei

miei preferitiun bel pioppo giallodritto come un fusoforse 90 piedi dialtezza e quattro di spessore alla base. Come è

fortevitalepaziente! come eloquente nel suo silenzio! E come sasuggerirvi imperturbabilità e essenzain contrasto

con la caratteristica tutta umana della mera parvenza.E poi le qualitàquasi emotivevisibilmente artistichee eroiche

proprie dell'albero: così innocente e innocuoe tuttavia così selvaggio. Esistee non dice verbo. Ma con la sua solida e

inalterabile serenità come si fa beffe delle stagioni e di quel moscerinoventoso che è l'uomoche al primo sbruffo di

pioggia o di neve si precipita dentro casa. La scienza (o meglio la mezzascienza) deride ogni memoria di driadi e

amadriadi e alberi parlanti. Mase non parlanogli alberi si esprimonoaltrettanto bene della maggior parte dei discorsi

libripoesie e sermoni - o piuttosto assai meglio. Direi anzi che quelleantiche reminiscenze driudiche sono quanto mai

veritieree più profonde della maggior parte delle nostre reminiscenze.(«Ritagliate l'avviso»come dicono i medicastri

potrebbe servirvi). Vai a sederti in una macchia o nei boschicon uno o piùdi quei muti compagnileggi quanto si è

appena dettoe medita.

Una delle lezioni che derivano dalla comunanza con un albero - forse la piùgrande lezione morale che ci venga

comunque dalla terradalle rocce e dagli animali - è appunto questamedesima lezione di sostanzadi ciòche la cosa è

senza riguardo alcuno per quel che l'osservatore (il critico) possa supporreo direo se gli piaccia o meno. Quale

malattia peggiore - quale più generalmente diffusa tra noitutti eciascunonella nostra letteraturacultura

atteggiamenti dell'uno verso gli altri (e anche verso noi stessi)di quellamorbosa preoccupazione per le apparenze (e in

genere apparenze del momento)accompagnata dall'assenza totale o quasi diqualsiasi preoccupazione per i lati sanidi

lenta maturazioneduraturireali del carattere umanodei libridell'amiciziadel matrimonio - le fondamenta invisibili e

il tessuto connettivo dell'umanità? (giacché la base del tuttoil nerboil gran simpaticoil solido nucleo interno

dell'umanitàquello che dà l'impronta a ogni cosaè necessariamenteinvisibile).

4 agosto6 pom.Luci e ombreeffetti prodigiosi sul fogliame degli alberi e l'erba -trasparenze di verdigrigiecc.il

tutto nella screziata pompa del tramonto. I vividi raggi cadono ora in moltiluoghi inusisulla parte inferiore degli

alberiinclinatascalfitad'un color bronzo slavatosempre in ombratranne a quest'ora - ne investono adesso con forte

luce l'antica eppure giovane rugosità colonnaredispiegando ai miei sensinuove e stupefacenti fattezze d'un fascino

silenzioso e ispidola solida corteccial'espressione di innocuaimpassibilitàle molte protuberanze e i nodi mai notati

prima. Tra le rivelazioni di questa lucedi questa ora eccezionale e diquesto stato d'animonon ci si stupisce più delle

favole antiche (dopo tuttoperché favole?) in cui gli uomini erano presid'amore per gli alberirapiti in estasi dal mistico

realismo della forza in essi racchiusatacita e irresistibile - forzachedopo tutto è forse l'estremala più completala più

alta forma di bellezza.

Alberi che conosco bene qui.

Querce (molte varietà - un quercione antico pieno di vitaverdefrondosocinque piedi di spessore alla base

sotto il quale vado a sedermi ogni giorno).

Cedriin quantità.

Tulipiferi (il Liriodendrodella famiglia delle magnoglie - nel Michigan e nell'Illinois del Sud ne hovisti di alti

140 piedi8 di spessore alla base;* trapianto difficile; viene su meglio dalseme - i boscaioli lo chiamano pioppo giallo).

Sicomori.

Alberi della gommadolce e amara.

Faggi

Noci neri.

Sassafrassi.

Salici

Catalpe

Ebani

Sorbo selvatico

Noci americani

Acerimolti tipi

Carrubi.

Betulle.48

Corniolo

Pino

L'olmo

Castagno

Tiglio

Pioppo tremulo

Abete rosso

Carpine

Alloro

Agrifoglio

* C'èa un tiro di schioppo da Woodstownun liriodendro la cuicirconferenza misura venti piedi a tre piedi da

terrae il diametro quattro piedi a circa diciotto di altezza del troncoche è spezzato tre o quattro piedi più su. Dal

fianco volto a mezzogiorno è spuntato un braccio da cui s'alzano due ramiambedue fino a novantunonovantadue piedi

circa dal suolo. Venticinque anni fa (o più) la cavità alla base del troncoera tanto ampia che nove uomini potevano

pranzarci dentrotutti insieme. Si crede che oggi potrebbero starvi in piedida dodici a quindici uomini alla volta.

Sembra che i terribili vènti del 1877 e '78 non gli abbiano arrecato dannoe i due rami metton fuori ogni anno i loro

boccidiffondendo subito nell'aria intorno il loro soave profumo. Si trovasu una collinacompletamente privo della

protezione di altri alberi - WoodstownN. Y. «Gazzetta»15 Aprile '79 (N. d. A.).

SCORCI AUTUNNALI

20 settembre.Sotto una vecchia quercia neralucida e verdeche alita aromi - in unboschetto che avrebbe

potuto ospitare i druidi d'Albione - ravvolto nel tepore e nella luce delsole meridianoe sfreccianti sciami d'insetti - tra

il roco crocidio di molte cornacchie a un cinquecento iarde di distanza -eccomi seduto in solitudineassorbendo

godendo ogni cosa. Il granturco ammassato in covoni conici d'un colore tra ilruggine e il giallo vizzo - un gran campo

tutto picchiettato di zucche oro-scarlatto - e un altroconfinantedicavoliche fan bella mostra nel loro verde perlaceo

screziato dalla luce e dall'ombra copiose - campi di meloni coi loro ovalirigonfi e le grandi foglie striate d'argento

ricciuteslabbrate - e molte altre immagini e suoni d'autunno - lo stridolontano d'un branco di faraone - e profusa su

tutto la brezza settembrinacol suo ritmo pensoso tra le vette degli alberi.

Un altro giorno.Il suolo tutto disseminato dei relitti d'una tempesta. Percorro lentamente lasponda del Timber

il torrente s'è abbassatoe mostra i segni della piena turbolentadell'ultimo equinozio. Mi guardo intorno e faccio

l'inventario - erbe e arbustidossiviottoliqua e là ceppi d'alberoalcuni levigati in cima (parecchi mi fanno da sedile

quando mi riposo ora in un posto ora nell'altroè da uno di questi che orasto prendendo appunti) - molti fiori selvatici

macchioline bianche a forma di stellao il rosso cardinalizio della lobeliae i semi rotondi simili a ciliegie della rosa

perenneo le viti dai molti viticci che s'arrampicano avviluppandosi intornoagli alberi.

12 e 3 ottobre.Ogni giorno di nuovo nella solitudine del ruscello. Sereno sole autunnale ebrezza di ponente oggi (il 3)

mentre sto qui seduto e dinanzi a me la superficie dell'acqua s'increspa congrazia al vento. Sopra un vecchio enorme

faggio sul ciglio dell'acquaimputridito e pencolantequasi caduto nelruscelloma con le membra muschiose ancora

ricche di vita e di fogliescorrazza uno scoiattolo grigio in esplorazionesventaglia la codabalza a terraal vedermi si

ferma ritto sulle cosce (un indizio darwiniano?) e risale precipitosamentesull'albero.

4 ottobre.Nuvoloha rinfrescato; segni dell'inverno incipiente. Eppure bello quicon lefoglie che cadono fitte

e la terra che ne è già fatta bruna; sfarzo di coloritutti i toni delgialloverdi pallidi e cupigradazioni di rosso dal più

tenue al più carico - tutti incorniciati e smorzati dal bruno dominantedella terra e dal grigio del cielo. Dunque sta

venendo l'invernoe io sono sempre malato. Rimango qui seduto tra questevisioni incantevoli e queste influenze vitali

e mi abbandono a quel pensierocon tutto il suo errabondo corteo dimeditazioni.

IL CIELO - GIORNI E NOTTI - FELICITÀ

20 ottobre.Giorno tersofrizzante - aria asciutta e ricca d'ossigenoun po' di brezza.Tra i salubrisilenziosi e

splendidi miracoli che mi avvolgono e mi commuovono - alberiacquaerbasole e prime brine - quello che oggi sto

osservando di più è il cielo. Ha l'azzurro delicato e trasparente propriodell'autunnole sue uniche nuvole sono candide

piccole o poco più grandie trasmettono alla gran conca il loro movimentocalmo e spirituale. Durante la prima parte

del giorno (diciamo dalle 7 alle 11) si mantiene d'un azzurro puro ma vivido.Ma approssimandosi mezzogiorno il

colore sbiadiscesi fa grigio per due o tre ore - poi ancora più pallidoper un breve periodofino al tramonto -.49

quest'ultimo mi fermo a contemplarlo mentre sfiamma tra gli interstizi di unpoggio fitto di grossi alberi - dardi di fuoco

e fantastico sfoggio di giallo-chiarorosso-bruno e scarlattocon undisteso lucore argenteo obliquo sull'acqua - ombre

diafanefrecciate di lucesfavillìoe colori vividi come nei quadri nonsi son mai visti.

Non so perché né comema mi sembra che proprio grazie a codesti cieli(talora penso che pur avendoli

naturalmente visti ogni giorno della mia vitain realtà io non abbia maivisto i cieli prima d'ora) ho goduto

quest'autunno alcune ore di meravigliosa contentezza - o non potrei forsedire di felicità perfetta? Ho letto che Ryron in

punto di morte disse a un amico di non aver conosciuto in tutta la sua vitache tre ore di felicità. Sullo stesso argomento

v'è anche l'antica leggenda tedesca della campana del re. Mentre mi trovavolassù presso il boscocon quel bel tramonto

tra gli alberiripensavo a Byron e alla storia della campanae si fecestrada in medi colpola consapevolezza che stavo

vivendo un'ora di felicità. (Sebbene forse dei momenti migliori io nonriesca mai a prender nota: quando giungono non

posso permettermi di spezzare l'incanto redigendo memorie; mi abbandono allospirito del momentonull'altroe lo

lascio fluire e trascinarmi nella sua placida estasi).

Che cos'èin fondola felicità? È questa un'ora di felicitào qualcosache le somiglia? - così impalpabile - solo

un soffiouna sfumatura evanescente? Non saprei dirlo - mi lascerò ilbeneficio del dubbio. Forse nelle Tue profondità

azzurrineTu sommamente luminosohai un rimedio per casi come il mio? (ahlo sfacelo fisico e lo spirito tormentato

di questi miei tre anni!) Non starai Tu ora distillandolo sottilmentemisticamente nell'ariache piova invisibile su di

me?

Notte del 28 ott.I cieli di una trasparenza insolita - le stelle fuori a miriadi - il gransentiero della Via Lattea

con tutte le sue diramazionivisibili solo in notti limpidissime - Gioveche sta tramontando a ponentesembra un

enorme schizzo lanciato a casoe ha una piccola stella per compagna.

Vestito dei suoi abiti bianchi

Lentamente nella tonda arena deserta entrò il bramino

Conducendo un bimbo per la mano

Come la luna Giove in un cielo notturno senza nubi.

(Antico poema indù)

Primi di novembre.All'altra estremitàla terra che ho descritto s'apre in un ampio pianoroerboso di più di

venti acriche declina leggermente dalla parte sud. Qui vengo solitamente apasseggiare quando voglio godermi la vista

del cielo o alcuni effetti particolarisia al mattino che al tramonto. Suquesti campi oggi la mia anima è in pace e

dilatata oltre ogni possibile descrizionedopo l'intera mattinata trascorsaquigrazie alla gran cupola di limpido azzurro

senza nubisenza nulla di specialesolo cielo e luce. Come dolceaccompagnamentofoglie d'autunnol'aria secca e

frizzanteil lieve aroma - corvi che gracchiano in distanza - due grandipoiane che ruotano lente e aggraziate lassù - di

quando in quando il murmure del ventotalora delicatissimo- poi minacciosotra gli alberi - un gruppo di contadini che

caricano covoni in un campo di granturco non distantee i cavalli cheattendono pazienti.

COLORI - UN CONTRASTO

Un tal giuoco di colori e di lucicome variano le stagionile ore delgiorno - le linee del lontano orizzonte dove

l'orlo sfocato del paesaggio si perde nel cielo.

Mentre ripercorro zoppicando il sentieroal morire del giornoecco scoppiaun tramonto incomparabilezaffiro

e oro liquefattipioggia di dardi tra i filari del granturco dalle lunghefogliea mezza via tra me e l'occidente.

Un altro giorno.Il sontuoso verde-cupo dei magnoli e delle querceil grigio dei salicid'acquitrinoi toni spenti

dei sicomori e dei noci americanilo smeraldo dei cedri (dopo la pioggia)eil giallo delicato dei faggi.

8 NOVEMBRE 1876

Mattinata plumbeanuvolosanon proprio freddo né umidoma preludiodell'uno e dell'altro. Scendo quaggiù

zoppicandomi siedo presso lo stagno silenzioso - quanto lontanal'eccitazione con cui oggi milioni di persone nelle

città attendono notizie dell'elezione del Presidenteavvenuta ierinericevono e discutono i risultati - in questo luogo

tagliato fuori dal mondodi cui nessuno si cura e che nessuno conosce.

CORNACCHIE A STORMI.50

14 novembre.Un tiepido languore di sole mi inondamentre sto qui seduto presso il ruscelloa riposaredopo la

mia passeggiata. Non suoni se non un gracidar di cornacchienon movimenti senon le loro nere forme in volo riflesse

dall'alto nello specchio dello stagno sottostante. Invero uno dei lineamentiessenziali della scena di oggi sono proprio

queste cornacchieil loro gracchiare incessantevicino o lontanoe i loroinnumerevoli stormiprocessioni trasmigranti

da un luogo all'altromiriadi d'uccelliche a volte quasi abbuiano l'aria.Mentre mi siedo un attimo sulla sponda a

scrivere queste noteriflesse giù nello stagno scorgo le loro nerenitideforme trasvolare lo specchio dell'acqua a unaa

dueo in lunghe file. Tutta notte ho udito il chiasso del loro gran nido inun bosco vicino.

GIORNATA D'INVERNO SULLA SPIAGGIA

Un luminoso meriggio di dicembre ho trascorso recentemente sulla spiaggia delNew Jerseyraggiunta in poco

più di un'ora di treno sulla vecchia linea Camden-Atlantic. Ero partito pertemporinfrancato da un bel caffè forte e da

una buona colazione (preparata dalle mani che amoquelle della mia carasorella Lou - come migliora allora il gusto

delle vivandecome si assimilano facilmentee vi dan forzarendendo magaripiù piacevole l'intera giornata che viene).

A cinque o sei miglia dal terminela strada ferrata entrò in una vastaregione di prati salatiintersecati da lagune e

frastagliati per ogni dove da corsi d'acqua. Il profumo dei carícidelizioso alle mie naricimi ricorda il mashe la baia

meridionale della mia isola nativa. Avrei potuto continuare a viaggiarefelice fino a notte in quelle praterie marine piatte

e odorose. Dalle undici e mezzo alle due rimasi quasi ininterrottamente sullaspiaggiao in vista dell'oceano

ascoltandone il mormorìo roco e respirando a pieni polmoni le sue brezzetonificanti e gradite. Dapprima una corsa

veloce di cinque miglia sulla sabbia dura - le ruote della nostra carrozzaquasi non vi lasciavano segno. Poidopo

pranzo (c'erano circa due ore libere)mi incamminai in un'altra direzione(direi di non aver visto né incontrato anima

viva)e insediatomi in quella che all'apparenza sembrava la sala di ritrovodi un vecchio stabilimento di bagniebbi

tutta per me la vista di un'ampia distesa di paesaggio - stranoapertovivificante - un'asciutta area di carici e d'erba

indiana immediatamente di fronte e tutt'intorno a me - spaziosemplicespazio disadorno. Vascelli in distanzae il

remoto e appena visibile filo di fumo di un vapore diretto a terra; piùchiari in vistabastimentibrigantinigolettei più

con tutte le vele spiegate al ventoche era robusto e costante.

L'attrazioneil fascino del mare e della costa! Come ci si perde nella lorosemplicitàvacuità persino! Che cosa

c'è in noiche viene risvegliato da quei suggerimenti diretti e indiretti?Quella distesa d'onde e di rena bianco-grigia

salatamonotonaottusa - un'assenza così totale d'artelibriconversazionieleganza - così indescrivibilmente

rasserenante persino in questa giornata d'inverno - austerama con un che didelicatocosì spirituale - capace di

smuovere impalpabili abissi di emozionepiù sottili di qualsiasi poesiapittura o musica ch'io abbia mai lettovisto o

udito. (Ma a esser sincerinon sarà proprio perché ho letto quelle poesiee ascoltato quella musica?)

FANTASIE DELLA SPIAGGIA

Sin da bambino avevo la fantasiail desiderio di scrivere qualcosaforseuna poesiasulla spiaggia marina -

quella linea divisoria e allusivacontattounioneil solido che sposa illiquido - quella cosa inafferrabile e strana (al

modo cheimmancabilmenteogni forma oggettiva finisce per apparire allospirito soggettivo)che significa molto di

più di quanto non sembri a prima vistaper grandiosa che sia - fusione direale e idealee l'uno fatto parte dell'altro. Ore

e giorni ho passatodurante la mia giovinezza e prima virilità a LongIslandvagabondando per le spiagge di RocLaway

e Coney Island opiù a estfino agli Hamptons o Montauk. In quest'ultimoposto una volta (presso il vecchio faro

senz'altro in vista che lo scavallar del mare in ogni direzionefin dovegiungeva lo sguardo) sentiiricordo benedi

dover un giorno scrivere un libro che desse forma a questo liquidomisticotema. E rammento come venne in seguito

l'intuizione cheanziché il tema di un particolare tentativo liricoepicoo letterariola riva del mare dovesse costituire

una influenzainvisibilelapervasiva presenzanella mia composizionedi una misura e di un controllo.(Permettete che

io dia qui un suggerimento ai giovani scrittori. Non so seinconsciamenteio non abbia seguito la stessa norma con altre

potenze naturalioltre al mare e alla spiaggia - evitandoleevitando cioèogni aprioristica intenzione di farne poesiain

quanto troppo vaste per un trattamento formale - ben contento se soloriuscissi indirettamente a suggerire che ci siamo

incontrati e fusianche una volta solama a sufficienza - che ci siamorealmente assorbiti a vicenda e ci comprendiamo).

V'è un sognoun'immagineche per annia intervalli (molto lunghi a voltema sempre con la certezza del

ritorno a tempo dovuto) mi si è silenziosamente ripresentatae che ioveramente credopur se mera finzioneentrata in

larga misura nella mia vita d'ogni giorno - nei miei scritti senza dubbiocui ha dato forma e colori. Questa è null'altro

che un'interminabile distesa di sabbia bianco-sporcodura e liscia e largacon l'oceano che perennemente

maestosamentevi si rovescia sopra con ritmo lento e misuratoe fruscìi efischi e schiumae molti colpi sordi come di

timpani scuri. Questa scenaquest'immaginedicomi si è ripresentata avolte per anni. Talora svegliandomi la notte

posso udirne il suono e vederla nitidamente..51

IN MEMORIA DI THOMAS PAINE

Conferenza tenuta alla Lincoln Hall di Filadelfia domenica 28 genn. '77peril 140° anniversario della nascita

di T. P.

Circa trentacinque anni faa New Yorkalla Tammany Halldi cui ero a queltempo un frequentatoreconobbi

casualmente e presi a praticare l'amico forse più intimo di Thomas Paineeper certo il compagno più fedele dei suoi

ultimi anniil colonnello Fellowsun vecchio signore assai distinto cheforse qualcuno degli sparsi superstiti di quel

tempo e di quel luogo ricorda ancora. Se me lo permettetevorrei primadescrivervi il Colonnello in persona. Era alto

portamento militaredirei sui 78 annicapelli bianchi come nevefaccia benrasatamolto accurato nel vestiremarsina

azzurra con bottoni di metallopanciotto di pelle scamosciatapantalonicolor beigee il colloil petto e i polsi su cui

spiccava la biancheria più candida della terra. Bei modi in qualsiasicircostanza; buon parlatore ma non verboso

pienamente padrone di séequilibratovivace e limpido quant'altri mai.Godeva di ottima salute sebbene così anziano.

Come impiego - era povero infatti - aveva un posto di usciere in qualchetribunale superiore: io usavo immaginarmelo ai

bordi di una follamolto pittorescocon una lunga mazza in manocon quellasua statura eretta e quella splendida testa

scopertacoi fitti capelli tagliati cortissimi. I giudici e i giovaniavvocatiche lo avevano sempre in gran simpatia e

rispettolo chiamavano Aristide. Era opinione generale tra questi chesemai esisteva ancoratra il municipio di New

York e la Tammanyqualche residuo vitale di virile rettitudine e istinti digiustizia assolutaquesti erano da ricercarsi

nel Col. Fellows. Egli amava i giovanie gli piaceva intrattenersi con lorodopo una giornata di lavoro a chiacchierare a

bell'agio tra un bicchiere di ponce e l'altro (tuttavia in queste occasioniegli non ne beveva mai più d'uno); e fu proprio

nelle frequenti riunioni di questo generenella vecchia saletta internadella Tammany Hall di allorache egli mi parlò a

lungo di Thomas Paine. Durante uno di quei nostri incontri mi fece unresoconto dettagliato della malattia e della morte

di Paine. In breveda quei colloqui io uscii convintoe lo sono ancoracheil mio vecchio amicograzie ai suoi notevoli

vantaggiavesse ben calibrato mentalmentemoralmente e emotivamentel'autore di Common Sense e cheoltre a

offrirmi un ritratto soddisfacente della sua persona e dei suoi modiavessecolto con esattezza la misura interiore della

sua personalità.

L'atteggiamento pratico di Painecome gran parte del suo credo teoricoeraun misto della scuola francese e di

quella inglese di un secolo fae il meglio di ambedue. Come molta gente deitempi andatibeveva un bicchiere o due al

giornoma non era né un bevitore né un intemperantee men che mai unubriacone. Viveva in modo semplice e sobrio

ma piuttosto bene - sempre allegro e corteseforse ogni tanto un po' bruscocome chi ha idee perentorie e sue sulla

politicala religione eccetera. Che egli abbia svolto bene e saggiamente ilsuo lavoro per gli Stati nel difficile periodo

della loro gestazione e durante la germinazione profonda del loro caratteremi sembra fuori dubbio. Non saprei dire

quanto di ciò che la nostra Unione oggi possiede e di cui usufruisce -l'indipendenza - l'ardente fede nei diritti

fondamentali dell'uomo e il loro riconoscimento pratico - la separazione delgoverno da ogni potere ecclesiastico e dalle

superstizioni - non saprei dire quanto di tutto ciò sia dovuto a ThomasPainema sono propenso a credere che in buona

parte decisamente lo sia.

Non era tuttavia mia intenzione addentrarmi in una analisi o in un elogiodell'uomo Paine. Volevo riportarvi

indietro di una generazione o duee darvi per via indiretta la visione di unmomento - e ventilarvi anche un'opinioneo

meglio convinzione di quel tempomolto onesta e credo autenticafrutto deicolloqui cui ho fatto cennodi inchieste e

contraddittòrie confermata in seguito dal meglio delle mie informazioni -l'opinione cioè che Thomas Paine possedesse

una nobile personalitàriconoscibile nella sua stessa persona fisicavisovoceabiti e modie in quel che potrebbe

definirsi la sua atmosfera personaleil suo magnetismo; specialmente negliultimi anni. Su questo io non ho dubbi.

Quanto alle storie false e assurde che ancora circolano sulle circostanze delsuo decessola cosa assolutamente fuor di

dubbio si è checom'egli visse una buona vita nel suo generecosìserenamente e filosoficamente trapassòsecondo che

a lui si addiceva. Egli servì l'Unioneancora in stato embrionaleconpreziosissimo servigio - un servigio di cui ogni

uomodonna o bambino dei nostri trentotto stati sta oggi ricevendo inqualche misura i benefici; e quanto a mecon

animo gioioso e reverente ecco io depongo il mio ciottolo sul tumulo dellasua memoria. Come tutti sappiamoquesto

momento richiede - ma ci sarà mai un momento che non lo richieda? - chel'America apprenda a soffermarsi con più

attenzione su ciò che di più eletto possiedeil lascito dei suoi uominipiù onesti e fedeli - che ne preservi debitamente la

famase questa è riconosciuta - o chese necessarioprovveda a sgombrarele eventuali nubi che su tale fama si siano

addensate elustrandolala renda perennemente più nuovapiù rispondentea veritàpiù luminosa.

DUE ORE DI NAVIGAZIONE TRA I GHIACCI

3 febb. '77.Dalle 4 alle 6 del pomeriggio tra i ghiaccidurante la traversata del Delaware(di ritorno alla mia

casa di Camden) senza riuscire a prender terra.

Un battello solido e robusto il nostroe abilmente pilotatoma vecchio ebizzosoe poco disposto a seguire il

timone. (La forzacosì importante in poesia e in guerraè anche il primorequisito di un vapore che batta acque

invernalicon lunghi banchi di ghiaccio da combattere). Vagammo per più didue oresballottati di qua e di là;

l'invisibile flusso della marea ci trascinava spesso contro la nostravolontà per tratti lunghissimilenta ma irresistibile..52

Guardandomi intornomentre baluginava ormai il crepuscolopensai che scenapiù agghiacciantearticadeprimente

nella sua sinistra vastità non potesse presentarsi. Ci si vedeva ancorachiaramente: per miglia e miglia a nord e a sud

ghiaccio e ghiaccio e ghiacciospezzettato per lo piùma con qua e là ungrosso blocco isolatoe l'acqua che sembrava

scomparsa. La costai molispiazzitettiimbarcazionitutto ammantato dineve. Un sottile vapore invernale si librava

intorno e sopra il paesaggioacconcio accompagnamento a quella sterminatadistesa bianchicciadandole appena una

sfumatura tra il metallico e il bruno.

6 Febb. Dinuovo sul battello delle 6 pom.diretto a casa; la trasparenza delle ombreviene man mano riempita

ovunque da fiocchi di neve curiosamente radima grossissimiche scendonopianoleggermente di sbieco. Sulle coste

vicino o lontanol'intermittente bagliore dei lampioni a gas appena accesi.Ghiaccio ora in blocchi crestatiora in

banchiglie galleggiantitra cui il nostro battello procede scricchiolando.La luce tutta permeata di quella particolare

foschia vespertinasubito dopo il tramontoche rende talora distintissimioggetti molto lontani.

OUVERTURES PRIMAVERILI - RICREAZIONI

10 febb.Oggi il primo ciangottìo di un uccellogià quasi canto. Ho notato poi unacoppia di pecchie che

piroettavano ronzando intorno alla finestra apertanel sole.

11 febbr.Nel rosa smorzato e oro pallido della luce che smuorequesta bella serahoudito il primo brusìola

preparazione della primavera al risveglio - debolissimo - nella terra forseo nelle radicio era lo smuoversi degli insetti

non so - ma lo potevo sentirementre me ne stavo appoggiato a unastaccionata (sono tornato per un poco alla mia

dimora di campagna) con lo sguardo fisso sull'orizzontea ponente.Volgendomi a estcome s'infittirono le ombrevidi

Sirio balzar fuori in accecante splendore. E il grande Orione; e poco più anord-estil Gran Carro a pernio sull'asse.

20 febb.Un'ora solitaria e piacevole trascorsa al calar del sole presso lo stagnoesercitando braccia e torace e

tutto il corpo su un gagliardo rampollo di quercia non più spesso del miopolsoalto dodici piedi - tirando e spingendoe

aspirando l'aria buona. Dopo aver lottato per un poco con l'alberosentozampillare dal suolo la sua giovane linfa e il

suo valoree spandermisi brucianti per il corpo dalla testa ai piedicomeun vino di salute. Alloracome completamento

e diversivomi tuffo nei miei vocalizzi: urlo brani declamatorisentimentidoloreira ecc. da poeti e drammi di

repertorio - oppure mi riempio i polmoni e attacco i motivi e i ritornelliselvaggi che ho udito dai negri nel Sudo i canti

patriottici imparati nell'esercito. E ne sveglio di echiparola mia! Alcalar del crepuscolodurante una pausa di queste

mie ebollizionida qualche parte sull'altra riva del ruscello un gufolanciò un tuù-tuùbasso e pensoso(e anche un

tantino sarcasticoa parer mio) che ripeté poi quattrocinque volte. Forseun applauso per i canti negri - o forse un

ironico commento al doloreall'ira e allo stile dei miei poeti.

UNA UMANA STRANEZZA

Come avviene che nonostante la serenità e l'isolamento della solitudinequaggiù nel silenzio della foresta o

come ho notatonella desolazione della prateria o nella immobilità dellamontagnasolinon ci si libera mai

completamente dell'istinto di guardarsi attorno (io maie neppure altriaquanto mi confidano)come se da un istante

all'altro dovesse comparire qualcunobalzando magari dalla terrao dadietro un albero o una roccia? È forse un residuo

ereditariopersistentedella primitiva sospettosità dell'uomoavvezzoagli animali selvatici? O dei suoi selvaggi

antenati addietro nel tempo? Non è affatto nervosismoo paura. È come sequalcosa di ignoto fosse davvero in agguato

tra quei cespugliin quei luoghi deserti. Anzidirei che sicuramente c'è -qualche non vista presenza vitale.

PAESAGGIO POMERIDIANO

22 febb.Ieri e oggicielo pesante e pioggia fino a metà pomeriggio quandomutato ilventole nubi

velocemente si ritrassero come un siparioe il sereno apparvee con esso ilpiù belloil più superbo e fantastico

arcobaleno che io abbia mai vistocompletosmagliante alle estremitàcheeffondeva per tutto il cielo vaste irradiazioni

di vapore luminescenteviolettogialloverdastrotra cui dardeggiava ilsole - un profluvio indescrivibile di colore e di

lucecosì sfarzoso e a un tempo delicato quale non avevo mai contemplatoprima. E poi la durata: un'ora buona

trascorse prima che l'ultima delle sue falde sparisse completamente. Il cielodietro era tutto soffuso d'un traslucido

azzurrocon molte nuvolette e creste bianche. A tanto si aggiunse untramonto chesontuosopienovenne a saziare e a

dominare ogni senso estetico e ogni facoltà dell'anima. Termino questoappunto presso lo stagnoluce appena quanto.53

basta per discerneretra le ombre della serai riflessi del cielo a ponentenello specchio dell'acqua. A tratti il flapdi un

luccio che balza increspando la superficie.

S'APRONO I CANCELLI

6 apr.Primavera tangibile ormaio almeno i suoi sintomi. Sono seduto in pieno solesul ciglio del ruscellola

superficie appena increspata dal vento. Tutto è solitudinefrescuramattutinaabbandono. Unica compagnia i miei due

martin-pescatori che plananopiroettanosfreccianosi tuffanoseparandosia volte capricciosamente per poi tornare a

volare appaiati. Ascoltoripetuto innumerevoli volteil loro gutturalezufolio; per un poco non v'è altro suono al di fuori

di questo così particolare. Approssimandosi mezzogiorno altri uccellicominciano a scaldarsi. Ecco le note esili del

pettirossoe un passaggio musicale in due partidi cui una un gorgheggiolimpidodeliziosoinsieme alle voci di

parecchi altri uccelli che non riesco a distinguere. A queste si unisce(eccoloproprio ora) l'ansimare rocointermittente

di certe raganelle smaniose al bordo dell'acqua. Di quando in quando ilmormorio di una brezzolina vigorosa sibilante

fra gli alberi. Poiuna povera fogliolina mortagelata ormai da temposcende a spirale da chissà dove lassù

riguadagnando in un selvaggio tripudio di libertà lo spazio e la luceeprecipita quindi nell'acquache l'afferra tenendola

sospesa e subito l'ingoia sottraendola alla vista. Alberi e arbusti sonoancora nudima i faggi han conservato dall'ultima

fioritura molte delle loro foglie gialle e grinzosemolti cedri e pini sonotuttavia verdie l'erba non senza indizi della

pienezza vicina. E su tutto una meravigliosa cupola di limpido azzurroilgiuoco della luce che viene e vae immensi

velli di nuvole candide che nuotano silenziosamente.

LA SEMPLICE TERRAIL SUOLO

Anche il suolo - che altri tratteggino in punta di penna il marel'aria (lofaccio anch'io talvolta) - ma in questo

momento io mi sento di scegliere come tema il semplice suoloe null'altro.Questa terra brunaqui (proprio tra la fine

dell'inverno e gl'inizi della primavera e della vegetazione) - il rovescio dipioggia la notte e il fresco odore la mattina

dopo - i lombrichi che sbucano contorcendosi dal terreno - le foglie mortel'erba nascentee la vita che urge sotto - lo

sforzo per dare inizio a qualcosa - già qualche fiorellino negli angoli piùriparati - in distanza la pompa smeraldina del

grano invernale e dei campi di segale - gli alberi ancora nudicon dei vuotinetti che lasciano intravvedere prospettive

nascoste poi in estate - il duro maggese e i cavalli all'aratrocon ilragazzotto robusto che li incita fischiando - e intorno

la grassa terra scurarivoltata in lunghe strisce oblique.

UCCELLIUCCELLIUCCELLI

Un po' più tardi - tempo splendido.Un'insolita atmosfera melodicain questi giorni (ultimi d'aprile e primi di

maggio) dovuta ai merli; o meglio a tutte le possibili specie di uccellichesvolano e fischiano e saltellano o se ne

stanno posati sui rami. Mai dianzi ne ho visti e uditi e avuti intorno in sìgran numeroa farmi sommergere a saturare

dai loro concerticome in questo mese. Una vera mareaun'ondata dopol'altra. Permettete che vi faccia la lista di quelli

che trovo qui:

Merli (moltissimi)

Allodole (moltissime)

Palombelle

Dumetelle (moltissime)

Civette

Cuculi

Picchi

Beccaccini (in quantità)

Paradisee

Pipili

Cornacchie (in quantità)

Aironi notturni

Scriccioli

Pettirossi

Martin-pescatori

Corvi

Quaglie.54

Grigie

Poiane

Aquile

Falchi

Picchi verdi

Cardellini

Aironi

Tordi

Cince

Doliconici

Piccioni selvatici

I primi a venire sono stati:

Pettazzurro

Allodola

Piviere

Rondone a petto bianco

Vanello

Piovanello

Pettirosso

Tordo di Wilson

Beccaccia

Picchio americano

NOTTI STELLATE

21 maggio.Di nuovo a Camden. Ecco spuntare una di quelle notti d'insolita trasparenzabrulicanti di stelledi

un blu quasi nerocome a provare che esistenel non-giornoqualcosa capace di umiliare il giorno più lussureggiante e

fastoso. Dal tramonto fino alle 9 di serai più bellii più rari esempidi chiaroscuro prolungato che si sian mai visti.

Sono sceso al Delaware e ho compiuto la traversata più volte. Venere alta aoccidentecome infocato argento. La gran

felce sottile e pallida della nuova lunasorta già da mezz'oraaffondalanguida dietro una banda di vapori riaffiorandone

subito dopo. Da sud folate leggiere di fragranza marina. Il crepuscololadelicata frescuraogni particolare della scena

così indicibilmente tonico e rasserenante - è questa una di quelle orericche di suggerimenti per l'anima che è

impossibile chiudere in una definizione. (Ahdove mai si troverebbe cibo perlo spiritosenza la notte e le stelle?) La

vacua spaziosità dell'aria e l'azzurro velato dei cieli sembravano giàmiracoli bastanti.

La notteavanzandoassunse spirito e abiti di più distesa solennità. Ioavevo quasi la consapevolezza di una

presenza ben precisala Natura silenziosamente vicina. La grandecostellazione dell'Idra protendeva i suoi tentacoli per

più di metà della volta celeste. Il Cigno scendeva ad ali spiegate per laVia Lattea. La Corona Borealel'Aquilala Lira

tutte su al loro posto. Da tutta la gran cupolaattraverso il nero-blu deglispazipiovevano punte di lucecomunicazione

con il mio essere. Il normale senso del moto e ogni concetto di vita animalesembravano rifiutatiapparivano frutti

dell'immaginazione; subentrò invece uno strano poteresimile al placidoriposo delle divinità egiziema non meno

possente di quelle per essere così impalpabile. Poco prima avevo visto moltipipistrelli sospesi nel luminoso crepuscolo

le piccole forme nere che guizzavano qua e là sul fiume; ma ora eranocompletamente scomparsi. Andate anche la stella

della sera e la luna. Tensione e pace giacevano quietamente assieme nellefluide ombre dell'universo.

26 ag. Lagiornata è stata bellae il mio morale in continuo forzando. Ed ecco viene lanottediversa

ineffabilmente pensosacon quello splendore tenero e moderato che le èproprio. Venere indugia a occidente in un

voluttuoso fulgore mai esibito ancora questa estate. Marte si leva per tempoe con lui il rosso broncio della luna che due

giorni fa era piena; Giove sul meridiano della nottee a sud la lungaspirale inclinata dello Scorpione con Aretusa

incastonata sul collo. Marte incede adesso per gli spazisignore assoluto;ogni seraper tutto questo mesesono uscito a

cercarloalzandomi talora a mezzanotte per dare un altro sguardo a quellasua impareggiabile lucentezza. (Mi consta

che un astronomo ha accertato poco tempo facon il nuovo telescopio diWashingtonche Marte possiede per certo una

lunae forse due). Pallido e distantema vicino nel cielolo precedeSaturno.

VERBASCO A PROFUSIONE.55

Grandiplacidi verbaschicome avanza l'estatefibra di vellutodelicatocolor verde smortosempre più fitti

ovunque nei campi - aggruppati dapprimaquasi grosse coccarde della terrain quei bassi cespi di grandi foglieotto

dieciventi foglie per pianta - rigogliosi sul terreno incolto di unaventina d'acri alla fine del sentieroe in ispecie sulle

spallette di terra a ridosso delle palizzate - per un poco vicini al suoloma poi subito scattanti verso l'alto - foglie larghe

quanto la mia mano ele più basselunghe il doppio - così fresche erugiadose al mattino - gli steli adesso già alti

quattro o cinque piedia volte anche sette o otto. I contadinimi diconostimano il verbasco erba umile e disutilema io

ho preso ad amarlo teneramente. Ogni oggetto racchiude in sé la sua lezionein cui è implicita l'allusione a tutte le altre

cose - e io ultimamente ho cominciato a pensare che tutto sia concentratoper mein queste erbacce gagliarde dai fiori

gialli. Al mattino prestoquando esco e percorro il vialettomi fermo difronte a quei soffici fiocchi lanuginosi e steli e

grandi foglie su cui scintillano innumerevoli diamanti. Da un anno all'altroe sono ormai due o tre estatici siamo dati

silenziosamente convegno: e a intervalli sì lunghi di tempo io torno asedermi o semplicemente a stare tra loro

meditandoinsieme a tutto il restosulle molte ore e stati d'animo diparziale ripresasui momenti di salute o di

squilibrio del mio spirito - qui veramente vicino alla pace.

SUONI LONTANI

L'ascia del boscaioloi tonfi misurati di un'unica trebbiatriceil canto diun gallo nell'aia (con le immancabili

risposte da altre aie) e il mugghiare delle mandrie - ma più di ogni altracosavicino o lontanoil vento - tra gli alti

vertici degli alberi o i bassi cespugliquando ti lambisce leggiero mani evisoin questo profumato meriggio di luceil

più fresco da molto tempo a questa parte (2 sett.) - Non voglio chiamarlo sospiroper me rimanesempre un'espressione

definitasanagioiosaanche se monotonae capace di molte variazionioralente ora velocidelicate o intense. Il vento

nella pineta laggiùcome sibila! O sul mareposso immaginarmelo in questomomento squassar le ondecon spruzzi di

spuma che volano lontanoe il libero fischioe l'odore del sale - e ilgrandioso paradosso per cuinonostante tutto

quell'agitarsi e quella irrequietezzavi comunica in qualche modo un sensodi infinito riposo.

Altre note.Ma il sole e la lunaqui e in questa stagione! Mai più splendido in pienogiornoil fantastico orbe

imperialecosì vastocosì ardentemente e amorevolmente prodigo di calore- e mai più gloriosa lunaspecialmente in

queste ultime tre o quattro notti. E anche i pianeti maggiori - Marte maivisto così fiammeggianteun globo di lucecon

pallide sfumature gialle (dicono gli astronomi - sarà poi vero? - che da unsecolo a questa parte non è mai stato così

vicino alla terra) - eormai altopadre Gioveche solo poco fa eravicinissimo alla luna - e a occidentesparito il solela

voluttuosa Venerelanguida adesso e spoglia di raggicome per un qualchedivino eccesso.

UN BAGNO DI SOLE - NUDITÀ

Domenica 27 agosto.Un altro giorno libero da prostrazione e da sofferenze degne di nota. È anzicome se dal

cielo sottilmente filtrassero in me nutrimento e pacementre mi trascinoclaudicando per questi viottoli di campagna e

per i campinell'aria buona - quando sono qui seduto in solitudine con laNatura - apertamutamisticaremotama

palpabile ed eloquente Natura. Mi immergo nella scenanel giorno perfetto.Chinandomi sulle limpide acque del

ruscelloeccoqui mi conforta il suo gorgoglìo sommessolì il murmurepiù roco della sua cascatella alta tre piedi.

Venitevoi sconsolaticui sia rimasta ancora qualche possibilitàsia purlatente - venite a godere le sicure virtù della

spondadel bosco e del campo. Per due mesi (luglio e agosto '77) io le hoassorbitee ora esse cominciano a fare di me

un uomo nuovo. Tutti i giorni completa solitudine - tutti i giorni almeno dueo tre ore di libertàbagniniente

chiacchiereniente ingombriniente abitilibribellemaniere.

Debbo dirtilettorea che cosa io attribuisco la mia salute già tantoristabilita? All'esser stato più o meno due

anni senza decotti né medicinee sempreogni giornoall'aria aperta. Lascorsa estate scopriiun po' discosta dal mio

ruscellouna valletta singolarmente solitariaoriginariamente una grossacava di marnapoi abbandonatae riempita ora

da cespuglialberierbaun gruppetto di saliciuno spallone scosceso diterra e una polla di acqua deliziosa che la taglia

giusto nel centrocon due o tre cascatelle. Qui usavo rifugiarmi nei giornidi gran caldoe continuo a farlo questa estate.

Qui acquista un senso il discorso del buon vecchio che asseriva di sentirsiraramente meno solo di quando era solo. Mai

prima ero giunto così vicino alla Naturae mai prima ella s'era tantoavvicinata a me. Seguendo un'antica abitudinedi

tanto in tanto annotavolì per lì e quasi automaticamentestati d'animo epaesaggioresfumature e contorni. In modo

particolare vorrei oggi fermare sulla carta il senso di pienezza di questamattinatacosì serena e primitivacosì

convenzionalmente straordinarianaturale.

Circa un'ora dopo colazione m'incamminai verso gli angoli solitari di codestavallettache io e certi tordi e

dumetelle ecc. avevamo tutta per noi. Tra le cime degli alberi spirava unleggero vento di sud-ovest. Erano proprio il

luogo e l'ora del mio bagno d'aria adamitico e delle mie frizioni da capo apiedi. Cosìappesi gli abiti a una staccionata

lì pressoma tenendomi in capo la mia vecchia paglia a larghe tese e aipiedi un paio di scarpe da strapazzoche

divertimento queste ultime due ore! Dapprima a sfregar bracciapetto efianchi con setole elastiche e dure finché non.56

furon scarlatti - poi un mezzo bagno nelle limpide acque del ruscello -prendendo tutto con comodotra pause e riposi -

andandomene di tanto in tanto a sguazzar scalzo in qualche gora nerastra lìintorno per ristorarmi i piedi con un untuoso

bagno di fango - poi una seconda e una terza risciacquatura veloce nell'acquacristallina del rivo - una strofinata con

l'asciugamano di bucato - lente passeggiatine neghittose sull'erbasu e giùnel solevariate da occasionali riposi e

ulteriori frizioni con la spazzola - a volte tirandomi dietro da un postoall'altro la mia sedia pieghevoledacché il mio

raggio d'azione qui è piuttosto ampioun centinaio circa di pertiche in cuimi sento completamente al sicuro da ogni

intrusione (la qual cosa peraltro non mi innervosirebbe affattoanche sedovesse incidentalmente accadere).

Mentre camminavo lentamente sull'erbail sole facendosi più vivido mise inrisalto l'ombra che si muoveva

con me. Parvemi allora che in qualche modo io mi stessi identificando conognuna e tutte le cose intorno a menella

loro condizione naturale. La Natura era nudae così ero io. Era unasensazione di troppo pigradistesa e placida gioia

per specularci su. Tuttavia i miei pensieri avrebbero potuto avereun'intonazione di questa sorta: Forse quell'intimo e

mai perduto rapporto che noi conserviamo con la terrala lucel'ariaglialberiecc.non dev'essere verificato solo

attraverso gli occhi e la mentebensì con tutto il corpoche non milascerò accecare o bendare più che non gli occhi.

Dolcesanatranquilla nudità della Natura! - ohse la poveramalatapruriginosa umanità cittadina potesse realmente

tornare a conoscerti! Allora non è indecente la nudità? Nonon in sé.Sono i vostri pensierila vostra sofisticazione

paurarispettabilitàche sono indecenti. Vengono per noi dei momenti incui queste nostre vesti divengono non solo

troppo fastidiose a portarsima indecenti in sé. Forse anzi colui o coleiche non ha mai gustato la liberaesilarante estasi

della nudità in seno alla Natura (e quante migliaia ve ne sono!) non ha mairealmente saputo che cosa sia la purezza - né

che cosa siano in realtà fedearte o salute. (Probabilmente l'interocomplesso di altissima filosofiabellezzaeroismo e

forma illustrato dall'antica razza ellenica - il vertice più alto e lamassima profondità che la civiltà abbia toccato in quei

settori - procedette dalla loro concezione naturale e religiosa dellanudità).

Molte ore similisparse nelle due ultime estati - ad esse io attribuisco ingran parte la mia parziale ripresa.

Qualche benpensante potrà ritenere insulsose non proprio pazzoidequestomodo di impiegare il proprio tempo e i

propri pensieri. Può anche darsi che lo sia.

LE QUERCE E IO

5 sett. '77.Scrivo (sono le 11 del mattino) sotto una folta quercia nei pressi del ruscellodove ho trovato riparo

da un acquazzone improvviso. Ero sceso quaggiù (alla prima schiaritaun'orafadopo un'intera mattinata di tetra

acquerugiola) per praticare il semplice esercizio quotidiano di cui hoparlato e che tanto mi piace - tirare quel giovane

rampollo di noce lassù - barcollando per poi arrendermi al suo fusto erettoa un tempo flessibile e duro - forse perché

parte della sua fibra elastica e della sua limpida linfa passi nei mieimuscoli invecchiati. In piedi sull'erbami

sottopongo per circa un'ora a queste sferzate di salutema con moderazione ea intervalli inalando l'aria fresca a grandi

sorsate. Per riposarmi durante i miei vagabondaggi lungo il ruscellohosempre tre o quattro posticini naturalmente

ospitali - a parte la sedia che mi trascino dietro e che uso soltanto indeterminate occasioni. In altri luoghi appropriati ho

scelto come attrezzi della mia palestra naturaleoltre al noce giàmenzionatocerti rami di faggio o caprifogliorobusti

ed elastici e facilmente raggiungibiliper esercitar bracciatorace e imuscoli del busto. Subito posso sentirne il vigore e

la linfa montare in me come mercurio al calore. Mi afferro con carezzevolepresa ai rami e agli alberelli sottili

nell'intrico di sole e d'ombralotto per un poco contro la loro gagliardiainnocente - e in quello so che la loro virtù si

trasfonde in me. (O forse è un vicendevole scambio - forse gli alberi nesono più consapevoli di quanto io abbia mai

pensato).

Ma adessopiacevolmente imprigionato qui sotto la grande quercia - lapioggia che stilla e il cielo coperto di

nuvole plumbee - solo lo stagno da un latoe dall'altro una chiazza d'erbapunteggiata dai lattei fiori delle carote

selvatiche - il suono di un'ascia che picchia su una catasta di legna lontana- in questo paesaggio monotono (come lo

definirebbe molta gente)come avviene che io sia tanto (quasi completamente)felice e solo? Perché qualsiasi

intrusioneanche di persone a me carespezzerebbe l'incanto? Ma sono poisolo? Certo giunge per tutti un momento - e

forse è già giunto per me - in cui si sente con tutto il proprio essereein ispecie con la parte emotiva di essoquella

identità tra l'io soggettivo e la Natura oggettiva che Schelling e Fichteamano tanto sottolineare. Come avvenga non so

ma spesso io percepisco qui una presenza - nei momenti di chiarezza ne sonoanzi certoe né chimica né logica né

estetica sapranno mai darmene la benché minima spiegazione. Per tutto iltempo delle due scorse estati essa ha

corroborato e nutrito come non mai dianzi il mio corpo e la mia anima malati.Ti ringrazioinvisibile medicoper il tuo

dolcissimo farmaco silenziosoper i tuoi giorni e le tue nottiper le acquee l'ariale rivel'erbagli alberi eperché no

la gramigna!

CINQUE VERSI.57

Mentre la pioggia mi costringeva sotto il riparo della mia gran quercia(perfettamente all'asciutto e a mio agio

e tutt'intorno il ticchettio delle gocce)ho annotato il sentimento diquest'ora in una piccola strofa di cinque versiche

ora voglio leggervi:

Oziando con la Natura

Ricettivo e a mio agio

Distillo l'ora presente

Quale e dove che sia -

E sul passatol'oblio.

Mi seguicaro lettore? e ad ogni modoti piace?

PRIMA GELATA (APP.)

Ho visto la prima brina vera nel luogo dove mi son fermato durante la miasolita passeggiata mattutinaall'alba

del 6 ottobre: su tutto il prato ancora verdeun velo leggierogrigiazzurroche conferiva all'intero paesaggio una nuova

magnificenza. Non ebbi per osservarla che pochi minutiché il sole sorsesenza nubi e con ricco teporesicché quando

ritornai per il sentiero s'era già mutata in scintillanti chiazze d'umido.Camminandonotò le turgide capsule del cotone

selvatico (canapa indianala chiamano qui) che scoppiando rivelano il lorocontenuto serico e spumoso e i semi scuri

d'un marrone rossiccio: ecco un coniglio che trasalisce; io strappo unamanciata di balsamico semprevivo e me la infilo

nella tasca dei pantaloni per profumarmene.

MORTE DI TRE GIOVANI

20 dicembre.Non so perché oggi ho cominciato a pensare a come muoiono i giovani - non contristezza o

sentimentalismoma gravementerealisticamentee forse un po' comescrittore. Lasciate ch'io vi esponga i tre casi

seguentitolti da un fascio di appunti personali che in questo pomeriggio dipioggiasolo nella mia stanzaho preso a

rovistaretirando le fila e meditando. Chi è che non viene toccato nel vivoda questo argomento? Non so veramente

come sia per gli altrima per me non solo non esiste nulla di triste o dideprimente in casi come questi - al contrario

come reminiscenze le trovo dolcifortificantisalutari.

ERASTUS HASKELL. [Mi limito qui a trascrivere parola per parola una letterascritta di mio pugno in un

ospedale militaresedici anni fadurante la guerra di secessione].

Washington28 luglio 1863.- Cara M.- Scrivo queste righe in ospedaledal letto di un soldato cui noncredo

siano rimaste molte ore di vita. Il suo destino è stato duro - sembra abbiasolo 19 o 20 anni - Erastus Haskellcompagnia

K141° N. Y. - in servizio per circa un annoe infermo o seminfermo peruna buona metà - è stato sulla penisola - poi

fu distaccato per entrare nella banda come suonatore di piffero.

Quando era già malatoil medico gli disse di non farsi lasciare indietrodagli altri - (probabilmente continuò a

lavorare e a marciare per troppo tempo). È un ragazzo timido emi sembraassai sensibile - modi gentili - non si

lamenta mai - sulla penisolamalatorestò in un vecchio magazzino - febbretifoidea. Lo hanno portato qui la prima

settimana di luglio - viaggio pessimosenza comodità né nutrimentosoltanto duri sbalzi e freddo quanto bastava per far

ammalare un uomo sano (è quel che succede a molti in questi spaventosiviaggi) - arrivato qui l'11 luglio - giovane

silenziosocarnagione brunatipo spagnolocon grandi occhi blu-scuroun'aria un po' strana. Il Dr. F. di qui diede poco

peso alla malattia - disse che si sarebbe rimesso prestoecc.; ma io lapensavo assai diversamentee lo dissi a F.tante e

tante volte (rischiai di litigare con lui a questo propositosin dal primomomento) - ma lui ridevae non mi dava ascolto.

Circa quattro giorni fa dissi al dottore che a mio avviso ormai quel ragazzonon lo avrebbe salvato più - ma ancora una

volta F. rise di me. Mutò parere il giorno dopo - io avevo fatto venire ilcapochirurgo della postazione - questi disse che

il giovane probabilmente sarebbe mortoma che avrebbero lottato per lui contutte le forze.

Gli ultimi due giorni è rimasto disteso respirando a faticaansimando - unospettacolo penoso. Io gli sono stato

vicino forse ogni giorno e ogni notte da quando è arrivato. Il caldo lo fasoffrire molto - dice poco o nulla - da tre giorni

ogni tanto sragiona - tuttavia mi riconosce sempre - mi chiama «Walter»(talora ripete questo nome più e più e più

voltea se stessoin modo assorto e distaccato). Suo padre vive aBreesportcontea di ChemungN. Y.è un operaio

con una famiglia numerosaun uomo solido e religioso; anche la madre èancora in vita. Ho già mandato loro una

letterae oggi scriverò ancora - sono mesi che Erastus non riceve unaparola da casa.

Vorrei oramentre sono qui seduto a scrivertiche vedessi l'intero quadroM. Questo ragazzo è disteso supino

a un passo da mele mani avvinghiate sul pettoi neri capelli tagliaticorti; è immerso nel soporerespira faticosamente

ogni respiro uno spasmo - tutto ciò è troppo crudele. È un nobile ragazzo- io lo considero ormai al di là di ogni

speranza. Spesso rimane a lungo senza nessuno vicino. Io sto qui quanto piùmi è possibile..58

WILLIAM ALCOTTpompiere. CamdenNovembre 1874. Lunedìscorsonel pomeriggioal funerale di

questo giovane cresciuto qui e conosciuto da tuttisi radunarono la vedovala madrei parentii compagni della

caserma dei vigili del fuoco e altri amici (io ero uno di questida pocotempoè veroma il nostro affetto era divenuto

intimo e profondo in quelle otto settimane passate notte e giorno accantoalla sedia dove iniziò il suo rapido declinoe al

letto di morte). Sebbene non vi sia forse nulla degno di speciale notavorrei dedicare qualche parola alla sua memoria.

Per carattere e qualitàegli m'appariva un esemplare non inappropriato diquella vena perenne della buona razza media

americana che fluisce e scorre sotto questa schiuma di superficie. Di manieresempre assai quietepulito nella persona e

negli abitidi buon caratterepuntuale e industrioso nel lavoro fino algiorno in cui non poté più lavorareegli non fece

che vivere la sua vita disciplinataquadratadiscretanell'umile ambitoche le era proprioe certo assolutamente

spontanea (benché credo esistessero in lui profondeinarticolate correntidi emozioni di vita intellettualenon sospettate

da chi lo conosceva - e tanto meno da lui stesso). Non era un parlatore. Isuoi problemiquando ne avevali teneva per

sé. Come in vita era stato sempre alieno da querimoniecosì non silamentò mai durante la malattia finale. Era una di

quelle personeBilly Alcottalle quali coloro che ne dividono la vita nonsi sognano mai di attribuire alcun particolare

talentoo grazia - eppure tuttiinconsciamenteconcretamentelo amavano.

Anch'io lo amavo. All'ultimodopo un lungo periodo passato con lui - dopoore e giorni di respirazione penosa

ansimantela maggior parte del tempo in stato di incoscienza (benché inveroil mal sottile che covava da tempo nel suo

organismouna volta scoppiatoavesse fatto rapidi progressic'era ancorain lui una grande vitalitàe rimase difatti in

coma quattro o cinque giorni prima della fine) - a tarda notte mercoledì 4novembrementre eravamo intorno al suo

letto in silenziovi fu una sospensione improvvisa - un respiro piùprofondouna pausaun fievole sospiro - un altro -

un respiro più fiocoun altro sospiro - un'altra pausa infine e appena untremito - e il volto del povero giovane divorato

dal male (aveva solo 26 anni) scivolò piano sulla mia mano sopra il cuscinonella morte.

CHARLES CASWELL [Estraggo quanto seguefedelmenteda una lettera speditamiin data 29 settembre dal

mio amico John Burronghs da Esopus-on-HudsonStato di New York]. Quando cigiunse il vostro quadro S. non c'era -

si trovava al capezzale del fratello malatoCharlesche morìeventoquesto che mi ha rattristato molto. Charlie era più

piccolo di S.e un giovane oltremodo attraente. Lavorava con mio padreormai da due anni. Eradireiil miglior

esemplare di giovane bracciante che io abbia mai conosciuto. Voi lo avresteamato. Era come una delle vostre poesie.

Con la sua gran forzai suoi capelli biondila sua allegria e il suospirito di adattamentola sua generale buona volontà

i modi virili e silenziosiera un giovane difficilmente eguagliabile. Èstato assassinato da un vecchio dottore. Aveva una

febbre tifoidea e il vecchio pazzo lo salassò per ben due volte. Visse finoa debellare la febbrema gli mancò la forza di

lottare. Era quasi sempre in stato di delirio. Al mattino (morì poi nelpomeriggio)mentre S. era in piedi chino su di lui

lo baciò. S. disse poi di aver compreso in quel momento che la fine eraprossima (non lo abbandonò un istantegiorno e

nottefino all'ultimo). Quando mi trovavo a casa in agosto e Charlie erasulla collina che falciavaera uno spettacolo

vederlo camminare nel frumento. Qualsiasi lavoro era un giuoco per lui. Nonaveva più vizi di quanti ne abbia Natura

ed era amato da tutti quelli che lo conoscevano.

Vi ho scritto questo di lui perché giovani simili vi appartengono: era dellavostra razza. Se lo aveste

conosciuto! Aveva la dolcezza di un bambinoe la forzail coraggio el'alacrità di un giovane vichingo. Suo Dadre e sua

madre sono poveri: posseggono un pezzo di terra duro e incolto. La madrelavora nei campi col marito quando il lavoro

preme. Ha avuto dodici figli.

GIORNATE DI FEBBRAIO

7 febbraio 1878.Sole splendido oggicon una lieve foschiaaria abbastanza tiepidae tuttaviafrizzantementre

me ne sto qui seduto all'apertonel mio rifugio campestresotto un vecchiocedro. Per due ore ho girovagato pigramente

tra i boschi e lo stagnotirandomi dietro la mia sediascegliendo qua e làun posticino privilegiato dove sedermi un

poco - poi in piedi di nuovoe via in camminolentamente. Qui tutto èpace. Certo mancano i rumori e la vitalità

dell'estate; ma oggi anche quelli invernalisi direbbe. Io mi dò bel tempoesercitando la voce con declamazioni

cantando su tutti i toni ogni singola vocale e suono dell'alfabeto. Nonun'eco; solo il gracchio di un corvo solitario che

trasvola a qualche distanza di qui. Lo stagno è un'unica distesa piatta elucentesenza un'increspatura - un grande

specchio alla Claude Lorrain in cui o vado studiando il cielola luceglialberi nudie di quando in quando una

cornacchia che mi vola alta sul capo schioccando l'ali. Nei campi bruni sonorimaste poche chiazze bianche di neve.

9 febb. Dopoaver girellato per un'ora eccomi in fase di ritiro e di ripososeduto presso lostagnoin un

angolino tiepido al riparo dalla brezzaa prender queste notepoco prima dimezzogiorno. Quali aspetti e influssi

emotivi hala Natura! Anch'iocome tuttisento questa tendenza moderna (visibile in tuttigli atteggiamenti intellettuali

la letteratura e la poesia che vanno per la maggiore) a svolgere ogni cosa inpathosennuimorbositàinsoddisfazione

morte. E tuttavia vedo chiaramente come codesti effetti e poteri non sianoaffatto insiti nella Naturaquanto piuttosto

dovuti alla deformazionemalattia o sciocchezza dell'anima nostra - quiinquesto scenario libero e selvaggiocosì sana

e felicecosì pulitavigorosadolce!.59

Metà pomeriggio.Uno di quei miei posticini è a sud del granaioed è qui che mi trovo adessoseduto su un

tronco a riparo dal ventoancora a crogiolarmi al sole. Vicino a melemucche pascolano tra le stoppie. Ogni tanto una

vacca o un torello (com'è ben fatto e focoso!) viene a raschiare e asgranocchiare l'altro capo del tronco su cui sono

seduto. Si percepisce chiaramente il fresco odore del lattee anche ilprofumo di fieno che viene dalla stalla.

L'ininterrotto fruscio delle stoppie seccheil sospiro profondo del ventoattorno agli spigoli del tettoil grugnito dei

maialiil fischio lontano di una locomotiva e a tratti la cantata di ungallosono gli unici suoni.

19 febb.Freddo pungente iersera - sereno e non molto vento - luna pienae uno splendidotappeto di

costellazioni e stelle piccole e grandi - Sirio fulgidissimatra le prime alevarsi preceduta da Orione pluristellato

sfolgoranteenormea caccia col suo cane e la sua spada. La terra induritadal geloe sullo stagno una rigidalucente

lastra di ghiaccio. Attratto dal quieto splendore della nottemi avventuraifuori per una breve passeggiatama fui

ricacciato indietro dal freddo: troppo severo per meanche stamane quandosono uscito alle 9sicché son dovuto tornare

indietro un'altra volta. Ma ora che è quasi mezzogiornomi sono crogiolatoal sole per tutta la stradalungo il sentiero

(questa fattoria ha una bella esposizione a sud) ed eccomi qua seduto alriparo di un ciglio di terravicinissimo

all'acqua. Già volavano intorno i pettazzurrie odo un gran pigolare ecinguettaree anche due o tre canti veri e propri

sostenuti anzi piuttosto a lungo nel tepore e nella brillantezza meridiani(ma eccouna canzone vera! viene fuori

coraggiosaa più ripresecome se il cantore ce la mettesse proprio tutta).Poimentre il mezzogiorno si fa più intenso

ecco l'agile trillo del pettirosso - a mio sentire la più gioiosa tra lemelodie d'uccelli. A tratticome battute e pause

musicali(emergendo su quell'indistinto murmure cheper quanto silenziosoil paesaggioè sempre presente a un

orecchio delicato) gli scricchiolii del ghiaccio rappreso sul ruscello che sischianta cedendo gradualmente ai raggi del

sole - ora con un sospiro smorzato - ora con strattoni testardi e rochi soffid'ira.

(Dice Robert Burns in una lettera: «Non credo esista cosa al mondo che midia tantonon so se dire piacere -

qualcosa comunque che mi esaltami rapisce - quanto camminare per la parteriparata d'un bosco in una nuvolosa

giornata d'invernoe ascoltare il vento di bufera che ulula tra gli alberi espazza la pianura. È la mia miglior stagione di

preghiera». Alcune delle sue poesie più caratteristiche furono appuntocomposte tra questi scenari e in queste stagioni).

L'ALLODOLA MATTOLINA

16 marzo.Mattinata incantevolelimpidaabbaglianteil sole già alto da un'oral'ariafrizzante al punto giusto.

Che impronta riceve tutta la mia giornataprima ancora di cominciaredalcanto di quell'allodola mattolina appollaiata

laggiùa venti pertiche di distanzasul piolo di una staccionata! Due otre note di liquida semplicitàripetute a intervalli

piene di spensierata gaiezza e di speranza. Con il suo tipico modo dimuoversilento e tutto sfarfalliie con la rapida e

silenziosa azione delle alitrasvola un po' più in làsi posa su di unaltro piuolopoi un altro ancorae così dall'uno

all'altrosempre sfarfallando e cantandoper molti minuti.

LUCI DEL TRAMONTO

6 maggio5 pom .È questa l'ora dei più strani effetti di luce e di ombra - tali da fardelirare un colorista -

lunghi dardi d'argento fuso avventati orizzontalmente tra gli alberi (inquesto periodo nel loro più tenero e luminoso

verde)ogni foglia e ramo della smisurata verzura un accesso miracolopoiprostrati e completamente distesi sulla

interminabile erba nella sua fresca maturitàdando a ogni stelo il suofulgore individualeoltre a quello d'insiemein

guise sconosciute a ogni altra ora del giorno. Io so certi posti particolaridove riesco a cogliere codesti effetti in tutta la

loro perfezione. Una gran chiazza di luce è posata sull'acquacon moltibarbagli e scintillìi sulle increspaturecui

contrasta il verde cupo e la bruna trasparenza delle ombre che s'abbuianoveloci sullo sfondoe a tratti per tutta la

lunghezza della sponda. Questeinsieme alle grandi frecciate di fuoco che ilsole calando scaglia orizzontalmente tra gli

alberi e sull'erbaproducono effetti sempre più straordinarisempre piùsuperbiirrealidi accecante ricchezza.

PENSIERI SOTTO UNA QUERCIA - UN SOGNO

2 giugno.Oggiquarto giorno di una buia tempesta da nord-estcon vento e pioggia. Ierl'altro era il mio

natalizio. Sono entrato così nel sessantesimo anno. Ogni giorno dellatempestaprotetto da calosce e da un telo

impermeabilesono sceso regolarmente allo stagnosistemandomi al riparodella gran quercia; qui mi trovo oramentre

scrivo queste righe. Le buie nubi color del fumo rotolano in furioso silenzioda una parte all'altra del cielo; tutt'intorno a

me oscillano le tenere foglie verdi; sopra il mio capo il vento continua conquella sua roca musica pacificatrice

possente sussurro della Natura. Seduto qui in solitudine ho meditato sullamia vita - ho connesso eventi e date come.60

anelli di un'unica catenasenza tristezza né esultanzama in qualche modooggiquisotto la quercia e nella pioggia

con un insolito spirito di concretezza.

Ma la mia grande quercia - massicciavitaleverdecinque piedi di spessorealla base: passo molto del mio

tempo seduto vicino o sotto di essa. E poi il liriodendro qui accanto -l'Apollo dei boschi - alto e aggraziato e tuttavia

robusto e tutto nerviinimitabile nella pendula massa delle foglie e nelloslancio delle membra; quasi che la bellavitale

e fogliuta creatura potesse camminare se solo volesse. (L'altro giorno caddiin una specie di trance o sogno in cui vidi i

miei alberi prediletti farsi avanti e passeggiare su e giù e tutt'in giroin modo assai curioso - e uno di loro bisbigliarmi

chinandosi su di me nel passarmi accantoFacciamoquestooggieccezionalmentesoltanto per te).

PROFUMI DI TRIFOGLIO E DI FIENO

345 luglio.Tempo serenocaldoinvitante - è stata una buona estate - l'erba e iltrifoglio oramai in gran parte

mietuti. Il loro profumo familiare e delizioso riempie le stalle e iviottoli. Passando si vedono i campi d'un color bianco-grigiastro

appena sfumato di gialloi fasci di biade un po' dappertuttoi carri chepassano lentie i contadini nei campi

che aiutati da ragazzotti robusti lanciano i covoni e fanno il carico. Trapoco il granturco metterà le barbe - ed ecco

allora ovunquenegli Stati del centro e del sudgli sterminati battaglionilanceolatiricurvisventolanti - lunghi e

smaltati piumaggi verde scuro per il gran cavalierela terra. Odo le allegrenote della mia vecchia conoscenzala

quaglia maschio; ma è troppo tardi per il caprimulgo (seppur ho udito ancoral'altro ieri notte un ritardatariotutto solo).

Seguo con gli occhi l'ampio volo maestoso di una poianatalvolta altissimotalaltra abbastanza basso da poterne

discernere le forme stagliate contro il cielopersino le penne aperte. Mi èaccaduto negli ultimi tempi di scorgere qui

una volta o due una aquila volare basso alle prime luci della sera.

UNO SCONOSCIUTO

15 giugno.Ho notato oggi un nuovogrande uccellodella grossezza di una pollastra - unfalco superbocorpo

bianco e ali scure - suppongo fosse un falco a causa del becco e dell'aspettocomplessivo - solo che aveva un grido

nitidoforte' alquanto musicaleuna sorta di squillache andava ripetendopiù voltea intervallidal vertice di un

maestoso albero morto che pende sull'acqua. Rimase lassù a lungoe iosull'altra riva a osservarlo. Poi piombò giù di

colpoandando quasi a radere l'acqua - si levò lentamenteuna visionemagnificae veleggiò con ferme ali distese

senza un solo battitodue o tre volte attraverso lo stagnovicino a meinruote ben visibiliquasi per mio speciale

diletto. Una volta mi passò sulla testavicinissimoe distinsi chiaramenteil rostro uncinato e i duri occhi irrequieti.

IL FISCHIO DEGLI UCCELLI

Quanta musica (selvaggiasempliceprimitiva senza dubbioma agra e dolceinsieme) v'è nel semplice fischiar

che fanno gli uccelli - che è poi i quattro quinti della loro espressione.Ve n'è di ogni sorta e stile. Durante questa ultima

mezz'oramentre me ne stavo qui sedutoqualche pennuto amico laggiù tra icespugli non ha fatto che ripetere quel

ch'io chiamerei una sorta di fischio «vibrato». E adesso è comparso unuccello delle dimensioni circa di un pettirosso

tutto d'un color moratoche vola tra i rovi - testaali e ventre rossocuponon smagliante - ma non cantaa quanto m'è

parso. 4 delpom. Ecco unvero concerto intorno a me - una dozzina di uccelli diversi che ce la mettonotutta. Abbiamo

avuto piogge abbastanza frequentie ovunque sono visibili i segni della loroazione vivificante. Mentre finisco queste

righeseduto su un tronco ai bordi dello stagnosi ode in distanza un grancinguettare e gorgheggiaree nei boschi qui

presso un piumato eremita che canta deliziosamente - non molte notema unamusica ricca di simpatia quasi umana -

protratta per un lungolunghissimo tempo.

FIORI DI MENTA

22 ag.Non un essere umano in vistaquasi si direbbe che non esistano. Dopo il primodei miei due brevi bagni

quotidianiresto qui a sedere per un pocotra lo scroscio musicale delruscello e le variazioni cromatiche di una

dumetella irrequieta laggiù tra i cespugli. Due ore fapassando per i campie il vecchio sentierodiretto quaggiùmi

sono fermato varie volte a osservare il cieloo i boschi sulla collina a unmiglio di distanzao i pometi. Che contrasto

pensando alle strade di New York o di Filadelfia! Ovunque gran chiazze dipallidi fiori di mentache esalano nell'aria

specialmente a serail loro forte aroma. Ovunque astree in fioree leroselline della fava selvatica..61

NOI TRE

14 luglio. Imiei due martin-pescatori frequentano ancora lo stagno. Nel gran solela brezzae la perfetta

temperatura di oggi (è mezzogiorno) sto qui seduto presso uno dei moltiruscelli gorgogliantiintingendo nel flusso

cristallino una penna ad acqua che uso per scrivere queste righee studiandoun'ennesima volta la coppia pennuta che

frulla e scherza sull'acqua tanto basso da sfiorare la superficie. Ma inverità parrebbe che siamo in tre. Da circa un'ora li

osservo indolente e mi unisco a loro mentre sfrecciano e virano e s'impennanonelle loro aeree capriolescomparendo a

volte per qualche minuto più sulungo il ruscelloper poi tornareinvariabilmente a eseguire la più gran parte dei loro

voli proprio sotto i miei occhiquasi sapessero che io apprezzo e assorbo laloro vitalitàspiritualità e costanzae quelle

rapideeffimeredelicate linee di palpabile ma quieta elettricità ch'essivanno disegnando per me contro la distesa

dell'erbagli alberi e il cielo azzurro. Nel mentreil ruscello bisbigliaborbottae le ombre dei rami intorno a me si

frastagliano nella luce del solee il fresco vento che viene danord-nord-ovest sospira appena tra i fitti cespugli e i

vertici degli alberi.

Tra le cose belle e gli oggetti d'interesse che ora cominciano a mostrarmisiin abbondanza in questo luogo

solitarionoto il colibrìla libellula con le sue ali di garza colorardesiae molte varietà di farfalle belle e sempliciche

svolazzano pigramente tra le piante e i ciuffi di fiori selvatici. Ilverbasco è scattato su dal suo nido di larghe foglie in

un gran culmo che torreggia a volte fino a un'altezza di cinque o sei piediora tutto tempestato di escrescenze di fiori

dorati. Le asclepiadee (su una di esse mentre scrivo vedo posarsi una grandefantastica creatura arancione e nera) sono

anch'esse fioritecon una delicata bordura rossa; e si vedono profuseciocche di infiorescenze piumose ondeggiare al

vento su esili steli. Ne scorgo moltissimequeste e altre ancorain ognidirezionesia che vada in giro o resti seduto.

Nell'ultima mezz'ora un uccello in mezzo ai cespugli ha continuato insistentea modulare un suo semplice cantodolce e

melodioso. (Mi sono decisamente convinto che alcuni di questi uccelli cantinoe altri volino e sfarfallino qua intorno per

mio speciale diletto).

MORTE DI WILLIAM CULLEN BRYANT

New York City.13 giugnoarrivato con il treno delle 14 a Jersey City da Filadelfia Ovest;quindi subito dai

miei amiciil signore e la signora J.H.J.la loro grande casa e grandefamiglia (e gran cuore) dove mi sento

perfettamente a mio agioe in pace - nella parte alta della Quinta Avenuepresso la Ottantaseiesimafresca e ventilata

da cui si dominano le fitte frange boscose del parco - spazio e cielo inabbondanzacinguettio d'uccelliaria

relativamente fresca e priva di odori. Due ore prima di partire avevo lettol'annunzio del funerale di William Cullen

Bryante subito sentii il forte desiderio di assistervi. Avevo conosciuto ilsignor Bryant più di trenta anni faera stato

particolarmente gentile con me. Saltuariamentema per anniin tutto quelperiodocontinuammo a vederci e a fare

chiacchierate. Lo stimavo un uomo a modo suo assai socievoleun essere cuici si affeziona. Eravamo ambedue buoni

camminatorie quando io lavoravo a Brooklyn egli veniva parecchie volte aprendermia metà pomeriggioe allora si

cominciava a girare senza meta per migliafino a scurospingendoci versoBedford o Flatbushfacendoci compagnia. In

queste occasioni egli mi fece dei quadri precisi dell'ambiente europeo - lecittài paesaggil'architettural'arte

specialmente l'Italia - dove aveva viaggiato a lungo.

14 giugno. -Il funerale.Dunque il vecchio cittadino e poetabuonoincorrottonobilegiace in quellabara

sigillata - e questo è il suo funerale. Scena solenne e semplicechecolpisce lo spirito e i sensi. Notevole assembramento

di teste grigiegente famosa - l'inno così bene eseguitoe le altremusiche - la chiesa sempre in ombraanche adesso che

mezzogiorno è vicinocon quella luce che entra dalle vetrate policrome - ildiscorso in lode del bardo che amò così

appassionatamente la Natura e seppe cantarne così bene aspetti e stagioniappropriatamente chiuso da questi versi ben

noti:

Contemplavo il cielo stupendo

E il cerchio di verdi montagne

E pensai che quando avverrà

Ch'io riposi in seno alla terra

Sarebbe bellonel giugno fiorito

Quando i rivi hanno voci gioiose

E i boschi un suono di festa

Che il becchino scavasse la tomba

nella ricca e verde terra montana.

GITA SULLO HUDSON.62

20 giugno.Sul Mary Powellun godimento senza precedenti. Giornata estiva deliziosacalda al punto giusto-

il panorama sempre nuovoma sempre bellissimosu ambo le rive (risalimmo ilfiume di un centinaio di miglia) - le alte

pareti pietrosea strapiombodelle Palisades - bella YonkersbellaIrvington - colline interminabiliper lo più in linee

arrotondatefasciate di verde - gobbe lontane simili a spalle enormiravvolte in veli azzurri - i frequenti toni di grigio e

di bruno delle rocce più elevate - e poi il fiumeche ora si stringe oras'espande - le molte vele bianche di yacht e cutter

etc.quali vicinequali in distanza - il rapido succedersi di bei villaggie città (il nostro è un battello velocee fa poche

fermate) - la Race - e West Point pittorescacome del resto tutta la costa -le residenze lussuose e spesso adorne di torri

che occhieggiano continuamente tra i boschi nei loro chiari colori allegri -di tutte queste cose è fatto lo scenario.

FELICITÀ E LAMPONI

21 giugno.Eccomi sulla riva occidentale dello Hudson80 miglia a nord di New YorkpressoEsopusnella

bella e spaziosa villetta di campagna di John Burroughs chiusa tra pergole dicaprifoglio e di rose. Il luogoi giorni e le

notti perfette di giugno (che van facendosi fresche e frizzanti)l'ospitalità di J. e della signora B.l'ariala frutta (e in

particolare il mio piatto preferitolamponi e ribes mescolati con zuccherofreschi di rovo e ben maturili colgo io stesso

con le mie mani) - la camera che occupo la notteil letto impeccabilel'ampia veduta che s'apre dalla mia finestra sullo

Hudson e le rive oppostemeravigliosa all'ora del tramontoe il musicalerullìo dei treni che passano lontano laggiù - il

tranquillo riposo - l'alba precoce cui Venere fa da araldo - il silenziosozampillìo dell'auroral'indescrivibile gloria della

luce e del primo calorein cui (non appena il sole è abbastanza alto) io mifaccio una superba frizione e sfregatura con

l'apposita spazzola (la strigliata finale sulla schiena è opera di Al. J.che è qui con noi) - tutto ciò serve a rianimare la

mia carcassa di invalido con un soffio di vita nuovaper l'intera giornata.Poidopo qualche boccata d'aria mattutina

ecco il delizioso caffè della signora B.insieme a pannafragole e variecose sostanzioseper colazione.

UNA TIPICA FAMIGLIA NOMADE

22 giugno.Questo pomeriggio siamo andati (J.B.Al e io) a fare un bel giro in campagna.Paesaggio con gli

immancabili muriccioli di pietra (certuni vecchissimi e venerabilimaculatidi scuro dai licheni)molti carrubiassai

belliacque che corrono gorgogliandospesso su pendìi rocciosi - tuttequeste cose e molto altro. È una fortuna che le

strade siano così buone qui (e lo sono davvero)perché il percorso ètutto salite e discesee talora parecchio ripide. B.

ha un cavallo di prim'ordinefortegiovanedall'andatura insieme dolce eveloce. Dalla parte del fiume la contea di

Ulster presenta una gran quantità di terreni e colline affatto disabitaticon un fantastico rigoglio di cespugli e fiori

selvaticie quanto a alberimi sembrauna vitalità mai vista - abetieloquentiricchezza di carrubi e aceri bellissimi

oltre al balsamo di Gilead che esala all'intorno il suo aroma. Nei campi e albordo della stradainsoliti ciuffi di

margheritoni selvatici a stelo altobianco-latte e giallo-oro.

Sorpassammo per via un gran numero di nomadisoli o a coppie - e un gruppouna famigliasu un carro

sconquassato a un solo cavallocon certe ceste che evidentemente essicostruivano e rivendevano - l'uomo alla guida

seduto su un'assicella in basso - la donna al suo fiancosparutacon unbimbetto tutto infagottato in braccioi piedini

arrossati e la parte inferiore delle gambette che sbucavan fuori propriodalla parte nostrache li stavamo sorpassando -

dietronel carrovedemmo due (forse tre) bambini accucciati. Era un quadrostranocommovente e alquanto triste. Se

mi fossi trovato solo e a piedimi sarei certo fermato per far duechiacchiere. Ma sulla via del ritornocirca due ore

dopoli ritrovammo un buon tratto più in làsempre sulla stessa stradain sosta da una parteil carro staccatoin uno

spiazzo solitarioche preparavano evidentemente il campo per la notte. Ilcavalloscioltose ne stava non lontano a

brucare placido l'erba. L'uomo si dava da fare intorno al carroil ragazzoaveva radunato un po' di legna secca e stava

accendendo il fuoco - un poco più avanti incontrammo la donnaa piedi. Nonriuscii a scorgere il suo viso sotto il gran

cappello da solema in qualche modo la sua figurae il passoparlavano diinfelicitàterroreprivazioni. Teneva ancora

in braccio il suo bambino denutrito fasciato di straccie in mano due o tredi quelle cesteche stava evidentemente

portando alla casa più vicina nella speranza di venderle. Una ragazzinascalza sui cinque anni le trotterellava accanto

attaccata alla gonna. Ci fermammo a chiedere il prezzo dei cestichecomprammo. Mentre pagavamoella continuò a

tenere il viso celato nell'ombra del cappello. Quandouna volta ripartitici fermammo di nuovoAl. (in cui si era

evidentemente destata la compassione)ritornò all'accampamento a comprareun'altra cesta. Riuscì finalmente a

intravedere il viso di leie s'intrattenne a parlarle per un poco. Occhivoce e gesti erano quelli di un cadavere azionato

elettricamente. Era molto giovane - l'uomo con cui viaggiavadi mezza età.Povera donna - che storia nascondevano le

vicende della sua vitaper giustificare quell'atteggiamento di pauraindescrivibilequegli occhi vitreiil suono vuoto di

quella voce?

MANHATTAN DALLA BAIA.63

25 giugno.Tornato a New York ieri sera. Oggi sul mareper un giro nella grande baia asud-est di Staten

Island - navigazione difficilegran sballottioe vista libera - la lungadistesa di Sandy Hookle alture di Navesink e i

molti battelli che entravano e uscivano. Siamo risaliti passando nel belmezzo di tutto ciòin pieno sole. Sono state belle

soprattutto le ultime due oreo l'ultima. S'era levata una moderata brezzadi maree tuttavia sulla città e le acque

adiacenti restava una nebbiolina sottile che non nascondeva nullaanziaggiungeva qualcosa alla bellezza della scena. A

mio avvisomentre scrivo con questa brezza delicata e questa temperaturamarinanon esiste al mondo in codesto

genere di spettacoli nulla che possa superare quanto ho di fronte. A sinistrail North River coi suoi sfondi lontani - più

vicinotre o quattro navi da guerra pacificamente ancorate - la costa delJerseyle rive del Weehawkenle Palisades

l'azzurro che gradualmente recede e in lontananza si perde - a destra l'EastRiver - le coste frangiate d'alberi di

imbarcazioni - le maestose torri del pontesimili a obelischiuna per latoimmerse nella foschia e tuttavia ben stagliate

gemelli giganti che si lanciano liberi e aggraziati intrecci di fili da unaparte all'altra della tumultuosa corrente che

galoppa al di sotto (la marea s'inverte proprio adesso) - l'ampio specchiod'acqua affollato in ogni direzione - nonon

affollatobensì brulicantecome stelle in cielodi vascelli d'ogni sortae dimensionea vela e a vaporeferry che

bordeggianobattelli costieri che arrivano e partonoe i grandi signoridell'oceanocolor nero-acciaiomoderni

magnifici per dimensioni e potenzacon il loro inestimabile carico di viteumane e merci preziose - estaccate dal resto

quelle creature di grazia e di meraviglia che sbandano spericolate qua e làquei bianco-sfumatisfreccianti rondoni di

mare (mi chiedo se esiste altrove mare o costa capace di umiliarli) semprecon l'alberatura inclinata e la fierapura

bellezza di falchi in azione - panfili e golette newyorkesi di prima classechecon questa bella giornata e il vento buono

corrono il libero mare. E in mezzoscattante verso l'altofrangiata dinavimodernaamericana eppur stranamente

orientaleManhattan a forma di Vcon la sua massa compattale sue gugliei suoi edifici raggruppati al centro che

sfiorano le nuvole - il verde degli alberi e tutto il biancoil marrone e ilgrigio delle architetture armoniosamente fusiai

miei occhisotto un miracolo di cielo limpidoluce deliziosa dall'alto efoschia di giugno sulla superficie sottostante.

UMANAEROICA NEW YORK

L'impressione complessiva personale di New York e Brooklyn che sto ricavandoda questa visita (quando sarà

dunque che i due municipi vengano riuniti sotto l'unico nome di Manhattan?) -quello cioè che io definirei il paesaggio

umano interiore ed esteriore di queste grandi moltitudini oceaniche inperenne fermento - è per me uno dei piaceri più

grandi. Dopo un'assenza di molti anni (me ne andai allo scoppio della guerradi secessionee da allora non sono più

tornato a vivere qui) eccomi pieno di curiosità a riprendere contatto con lefollele strade che conosco così benecon

Broadwayi ferryil lato ovest della cittàla democratica Bowery - con lesembianze e gli atteggiamenti umani che

s'incontrano in tutti questi luoghio intorno ai molio in mezzo alperpetuo viavai delle vetture a cavallonei battelli

gremiti di gitanti o in Wall Street e Nassau Streetdi giorno - e di nottenei locali di divertimento - qualcosa di

vorticosorigurgitante e fluido come le acque che lo circondano - umanitàsterminatain tutti i suoi vari stadi -

Brooklynanche - tutto questo ho riassorbito nelle ultime tre settimane. Nonv'è bisogno di ricorrere ai dettagli - basti

dire in breve che (fatte le dovute riserve sui lati in ombra e le venaturemarginali di una città di un milione di anime) il

risultato finale delle impressioni di queste vaste cittàcon le loroqualità umaneè per me confortantepotrei dire eroico

al di là di ogni definizione. Vivacitàfigure generalmente ben fatteocchi limpidi che ti guardano in facciauna

combinazione singolare di reticenza e padronanza di sée un'indole buona esocievole - il prevalere di una gamma

conforme di modigustiintelligenzapiù di quanto non si trovi certamentein qualsiasi altro luogo del mondo - e la

fioritura palese di quel senso di cameratismo personale al quale io guardocome al più sottile e più tenace legame futuro

di questa variegata Unione - tali cose non solo sono sempre visibili quiinquesti imponenti canali di umanitàma

costituiscono ovunque la norma e la media. Direi che oggigiorno - e qui sfidocinici e pessimistima con piena nozione

delle loro riserve - uno studio valutativo e penetrante dell'attuale umanitànewyorkese potrebbe fornire la prova più

diretta fino ad oggi della riuscita della Democrazia - nonché dellasoluzione pratica di quell'altro paradossola

compatibilità di un individuo libero perfettamente sviluppato e lacollettività dominante. Giunto ormai alla vecchiezza

invalido e malatodopo aver soppesato per anni i molti punti dubbi e ipericoli di questa nostra repubblica - e

pienamente conscio di tutto quanto può dirsi dall'altra parte - io vadoscoprendo durante questa mia visita a New York

nel rapporto e nel contatto quotidiano con le sue miriadi di persone(proporzioni enormioceanimaree) il farmaco

migliore e più efficace di cui l'anima mia abbia mai usufruito - el'ambiente fisico e lo sfondo di terre e d'acque più

grandioso che il globo offra - voglio dire l'isola di Manhattan e Brooklynche il futuro dovrà ricongiungere in una sola

città - sede di una democrazia superbae al centro di un superbo scenarionaturale.

ORE PER L'ANIMA.64

22 luglio 1878. Tornatoa vivere in campagna. Meravigliosa coincidenza di tutto ciò che riesce a creareil

miracolo di certe ore dopo il tramonto - così vicinee insieme tantolontane. I giorni perfettiho osservatoo quasi

perfettinon sono dopo tutto così rari: ma rare sono le combinazioni chedeterminano notti perfetteanche nello spazio

di tutta una vita. Stasera abbiamo una di quelle perfezioni. Il tramontoaveva lasciato le cose alquanto nitide; le stelle

più grandi si mostrarono non appena lo permisero le ombre. Poco dopo leottod'improvviso s'alzarono tre o quattro

grandi nuvole nereapparentemente da punti diversile quali galoppandosotto gran buffi vorticosi di ventoma senza

tuonidilagarono ovunque sottraendo gli astri alla vistae preannunziaronoun violento temporale dovuto al caldo. Ma

non ci fu temporalee nuvolebuio e tuttotrascorsero e si dileguarono conla stessa fulmineità con cui s'erano levate;

poco dopo le 9fino alle 11l'atmosfera e l'intera veduta sopra di noierano in quello stato di eccezionale chiarezza e

gloria cui ho alluso poc'anzi. A nordovest ruotava il Gran Carro con l'asseverso la Stella Polare. A orienteun poco

verso sudla costellazione dello Scorpione già al culminecon la rossaAntares rutilante sul collo; intanto il maestoso

Giovelevatosi già da un'ora e mezzofluttuava superbo a est (niente lunafin dopo le 11). Una estesa parte del cielo

sembrava esser stata sottoposta a gran zampilli di fosforo. Lo sguardopenetrava più a fondopiù lontano di sempre; i

corpi celesti fitti come spighe di grano in un campo. Non che vi fosse unaparticolare brillantezza - niente di così nitido

come in certe pungenti notti d'invernobensì una strana luminosità soffusaovunqueagli occhiai sensiall'anima.

Quest'ultima entrava nella cosa in modo particolare (sono convinto cheesistano in natura certe orespecie

dell'atmosferamattini e sereindirizzate all'anima; in tal senso la nottetrascende il giorno più superbo). Adesso

veramentese mai era accaduto primai cieli testimoniavano la gloria diDio. Era invero il cielo della Bibbia

dell'Arabiadei profeti e dei poemi più antichi. Làassorto e immobile(mi ero appartato per assorbire la scena da soloe

godermi intatto l'incanto)silenziosamente penetrarono in me la ricchezzairemoti spazila vitalitàla brulicante

pienezzapur distaccata e chiaradi quella conca stellare slanciata soprail mio capocosì liberainterminabilmente alta

protesa a esta ovesta nord e a sud - e io sottonel centrosolo unpuntoma in cui tutto s'incorporava.

E invero come per la prima voltala creazione silenziosamente lasciòpiovere in meattraverso mela sua

placida inesprimibile lezionesuperiore - ohcosì infinitamente superiore!- a tutte le lezioni dell'artedei libridei

sermoni e della scienza antica e nuova. L'ora dello spirito - ora diadorazione - il visibile suggerimento di Dio nello

spazio e nel tempo - adesso chiaramente delineaticome forse mai più.L'ineffabile additato ovunque - ne erano

lastricati i cieli. La via Latteaquasi una sinfonia sovrumanaun'ode diuniversale vaghezza sdegnosa di sillabe e suoni -

lampeggiante sguardo di Divinità rivolto all'anima. E tutto in silenzio - lanotte e le stelle indescrivibili - lontanissime

tacite.

L'ALBA. 23luglio.Stamaneun'ora o forse due prima del sorgere del soleuno spettacolo elaboratosul

medesimo scenarioma di bellezza e significato assai dissimili. La luna benaltagià oltre il primo quarto

luminosissima - l'aria e il cielo di un qual cinico nitorela verginalefreddezza di Minerva - non il peso del sentimento o

del misteroo l'estasi indefinibile della passione - non quel sensoreligioso della molteplicità del Tutto distillata e

sublimata in unitàdella notte or ora descritta. Ogni stella adesso simostra per quello che èsemplicementestagliata

contro l'etere incolore; il carattere del mattino che si annunziaineffabilmente dolce e fresco e limpidoè tuttavia solo

per il senso esteticoper una purezza senza sentimento. Ho parlato deilineamenti della notte - ma oserò fare altrettanto

con l'alba senza nubi? (Che sottile legame è mai questo tra un'anima umana eil levarsi del giorno? Similie tuttavia non

due sole notti o due spettacoli mattutini che possano dirsi veramentesimili). Preceduto da una stella immensaquasi

ultraterrena nella sua effusione di bianco splendorecon due o tre lunghiraggi ineguali di diamantina lucentezza che si

perdevano giù nella fresca aria antelucana - un'ora cosìe poi il sole.

L'ORIENTE. Che argomento per una poesia! E invero dove trovarne uno piùpregnantepiù splendido - più

idealistico e reale a un tempopiù sottile e delicatamente sensuoso?L'Oriente che risponde a tutti i paesile epochei

popoli; che tocca tutti i sensiquiadessosenza mediazionie tuttaviacosì indescrivibilmente remoto - con tali

retrospettive nel tempo! L'Oriente - così estesofino a perdersi -l'Orientei giardini dell'Asiagrembo primo della storia

e del canto - procreatore di tutte quelle strane e fosche cavalcate -

Fiorente di sanguepensosorapito nella meditazione

caldo e appassionato

In ampie vesti fluttuantiacri profumi

Il volto arso dal solel'anima intensaocchi lucenti.

Sempre l'Oriente - anticocosì inconcepibilmente antico! Ma egualmente quiancora nostro - fresco come una

rosaper ogni mattinoper ogni vitaoggi - e così per sempre.

17 sett. Altrapresentazione - stesso tema - di nuovo poco prima del sorgere del sole (unadelle ore che

prediligo). Il cielo grigiotersoun tenne bagliore nel viola opacodell'orienteil fresco odore fragrantela rugiada - le

mandrie di buoi e cavalli che pascolano laggiù nei campi - e di nuovo lastella Venerelevatasi da due ore. Quanto a

suonilo stridìo dei grilli nell'erbala buccina sonora del galloilcrocidare lontano d'una cornacchia mattiniera.

Silenziososulla densa bordura di cedri e di pinis'alza abbagliantevividoil rosso disco di fiamma; in bassole cortine

di bianco vapore si dissolvono vorticando..65

LA LUNA. 18maggio. Ierisera andai a letto per tempoma mi trovai sveglio poco dopo la mezzanottee

rigiratomi un poco in uno stato d'insonnia e di febbre mentalemi alzaimivestiiuscii e m'incamminai per il mio

sentiero. La luna pienagià su da un tre o quattro ore - una spruzzata dinuvole per lo più leggiereche viaggiavano

pigre - Giove alto da un'ora a levantee qua e là per l'ampio spazio delcielo il casuale occhieggiare di una stellapoi

subito spento. Cosìmeravigliosamente velata e diversa (l'aria già conquel profumo di prima estatenient'affatto umida

o pungente) Diana emergeva languidaa volte nel suo più ricco fulgore peralcuni minutipoi di nuovo parzialmente

coperta. Lontanoun caprimulgo passava e ripassava senza fine le sue note.Era quell'ora silenziosa tra l'una e le tre.

Questa prodigiosa scena notturnacome seppe subito distendermiplacarmi!Non v'è forse per noi nella luna

qualcosaun rapporto o uno stimolo della memoriache nessun poema e nessunaletteratura è riuscita sinora a cogliere?

(pure in ballate antichissime e primitiveio mi sono imbattuto in versispunti che sembravano suggerirlo). Dopo

qualche tempo le nubi diradarono scomparendo quasi del tuttoe la lunaproseguendo il suo fluttuante cammino

tremula e mutevoleportava con sé delicati effetti cromatici di pellucidoverde e vapori rossastri. Permettete che io

concluda questi appunti con un brano di non so quale scrittore (estratto dal Tribunedel 16 maggio1878):

Nessuno mai si stanca della luna. Dea per il privilegio della sua eternabellezzama vera donna per il tatto che

le è proprioella conosce il fascino che nasce dal mostrarsi raramenteapparire di sorpresa e trattenersi per poco; non

porta mai lo stesso abito per due notti di seguitoe mai allo stesso modonella medesima notte; si raccomanda alla gente

pratica per la sua utilità e si fa adorare per la sua inutilità da poetiartisti e innamorati di ogni terrasi presta a ogni

simbolismo a ogni emblema: è l'arco di Dianalo specchio di Venere e iltrono di Maria; è una falceuno scialleun

sopracciglioun volto di uomo o di donna a seconda che sia lei o lui aguardarlaè l'inferno del folleil paradiso del

poeta il giocattolo del bambino lo studio del filosofo e mentre i suoiadoratoriincapaci di staccarsi dai suoi maliosi

sembiantine seguono i passiella sa serbare il suo femmineo segreto - ilsuo secondo volto - sconosciuto e

inconoscibile.

Continuando. 19 febbraio 1880. Pocoinnanzi le dieci di seradi nuovo freddo e cielo completamente sgombro

lo scenario in altoverso sud-ovestdi fantastica e brulicantemagnificenza. La luna nella sua terza fase - i gruppi delle

Iadi e delle Pleiadi con il pianeta Marte in mezzo - tutta spiegata da uncapo all'altro del cielo la grande X egizia (Sirio

Procione e le stelle maggiori delle costellazioni della Navedella Colomba edi Orione); a orienteappena spostata verso

nordBoote esul suo ginocchioArturogià su da un'orache continua ascalare il cielogrosso e ambiziosamente

sfavillantequasi volesse contendere a Sirio la supremazia stellare.

Il sentimento delle stelle e della luna in notti come queste mi offre tutti iliberi margini e le inafferrabili linee

della musica e della poesia fusi nella più assoluta esattezza geometrica.

PSICHI PAGLIERINE E ALTRE

4 agosto.Vista deliziosa! Seduto all'ombra - giorno caldoil sole che splende da uncielo senza nubimattino

inoltrato - percorso con lo sguardo un campo di dieci acri lussureggiante ditrifoglio (seconda fioritura) - il rosso

avvinatomaturodei fiori e le chiazze marrone che in agosto screzianoovunque il verde-cupo predominante. Su tutto

palpitano miriadi di farfalle giallo-chiaro cheora sfiorando la superficiedel campoora tuffandosi e oscillando

infondono nella scena una curiosa animazione. Le belle creatureinsettispiritualipsichi paglierine! Di quando in

quando una di loro lascia le compagne e sale nell'ariaora a spirale ora inlinea rettafrullando verso l'altosempre più

fino a svanire letteralmente alla vista. Lungo il sentiero poco famentrevenivoho notato un puntoforse dieci piedi

quadridove se n'erano radunate più di un centinaio a dar spettacolounasarabanda o divertimento da farfallee qui

s'avvitavano e ruotavanoa capofitto e di traversoma sempre restando neiconfini. Codeste creaturine sono spuntate di

colpo negli ultimi pochi giornie sono adesso copiosissime. Se siedoall'aperto o passeggioè raro ch'io mi guardi

attorno senza vederne da qualche parte due (sempre in due) che svolano perl'aria in amorosi armeggi. E poi quel loro

colore inimitabilela fragilitàil modo così singolare di muoversi - equello strano e frequente abito di abbandonar lo

sciame e salirsene su nel libero etereapparentemente per non tornarne maipiù. Osservando il campoovunque il

delicato sfavillio di queste ali giallee i molti fiori nivei della carotaselvatica graziosamente reclini sugli steli alti e

affusolati - e quanto a suoniil gridio gutturale d'un lontano branco digalline faraone mi giunge all'orecchiostridulo e

tuttavia in qualche modo musicale. E adessoda nordun brontolío smorzatodi tuoni prodotti dalla calura - e sempre il

basso ronfare del vento che s'alza e precipita tra le vette degli aceri e deisalici.

20 agosto. Nugolidi farfalle (venute a sostituire i calabroni di tre mesi faormai scomparsi)continuano a

svolazzare avanti e indietrod'ogni speciebianchegiallebruneporporine - a tutti il lampo di una splendida creatura

che ti passa accanto pigramente su ali che paiono tavolozze d'artista tantoson screziate d'ogni colore. Sulla linea dello

stagno ne scorgo parecchiebiancheche passano da una parte all'altraseguitando indolenti il loro volo capriccioso.

Vicino a dove sono sedutocresce un'erba selvatica dall'alto stelo coronatoda una profusione di fiori rosso-sanguesu

cui vanno a posarsi e a trastullarsi i nivei insettitalora in gruppi diquattro o cinque. Di tanto in tanto un caprimulgo.66

visita questa medesima piantae io lo osservo mentre va e vienesi libra ofrulla elegantemente qua e là. Codeste

farfalle bianche creano nuovi bei contrasti di contro ai puri verdi delfogliame d'agosto (abbiamo avute piogge copiose

negli ultimi tempi) e al bronzo lucente della superficie dello stagno. Potetepersino addomesticarliquesti insetti: io ho

un farfallone quaggiùgrosso e belloche mi riconosce e viene a cercarmie gli piace ch'io lo tenga sul palmo della

mano.

Un altro giornopiùtardi. Ungran campo di dodici acri di cavoli maturicon quella tinta dominante di un

verde-malachitee sopra di essie in mezzomiriadi delle medesime farfallebianche che volano e fluttuano in ogni

direzione. Risalendo il sentiero oggi ne ho visto come un gran globo vivodidue o tre piedi di diametrodecine e decine

in grappoliche avanzavano rotolando nell'aria e sempre aderendo a quellaforma di sferaa forse sei o otto piedi dal

suolo.

RICORDO NOTTURNO

25 agosto (9-10 del mattino).Seduto sul bordo dello stagnotutto è quietel'ampia superficie lisciadistesa

innanzi a me - l'azzurro del cielo e le nuvole bianche che vi si rifrangono -e a trattiriflessala fuggitiva sagoma di un

uccello. Ieri sera sono rimasto quaggiù con un amico fin dopo la mezzanotte:ogni singola cosa un miracolo di

splendore - la gloria delle stelle e il disco perfetto della luna - nuvolepasseggereargenteeo d'una luminosità giallastra

- di quando in quando masse di vaporosa nuvolaglia luminescente - e insilenzio al mio fianco il mio caro amico. Le

ombre degli alberile chiazze di luna sull'erba - la dolce brezza e l'odoreappena avvertibile del granturco qui vicino che

va maturando - la notte indolente e spiritualeindicibilmente riccatenerasuggestiva - qualcosa che ti filtra attraverso

l'animae per lungo tempo poi continua a nutrirealimentareconfortare lamemoria.

FIORI DI CAMPO.

Questa è stata (e lo è ancora) una grande stagione per i fiori selvatici:ve ne sono oceaniai bordi delle strade

dei boschilungo le sponde dei ruscelli e le linee delle vecchie palizzatee disseminati ovunque in profusione nei campi.

Assai diffuso è un certo fiore di otto petali d'un giallo-oro chiaro eluminosocon al centro un ciuffetto marrone della

grandezza circa di un mezzo dollaro d'argento; l'ho notato ieri per un lungotratto di stradache rivestiva fitto le sponde

dei ruscelli. C'è poi una bella erba tutta coperta di fiori azzurri(l'azzurro delle tazzine da tè cinesi che le nostre prozie

serbavano gelosamente) che mi fermo sempre a ammirarepoco più grande diuna moneta da dieci centesimie molto

diffusa. Il bianco comunque è il colore dominante: la carota selvatica dicui ho già parlato; e anche il fragrante

semprevivo. Ma ve n'è d'ogni sfumatura e bellezzasoprattutto in quellemacchie semiaperte di quercioli e cedri nani

piuttosto frequenti qua intorno - astree selvatiche d'ogni colore. Nonostantela prima folata di gelo questi tipetti

gagliardi si mantengono in pieno fiore. Anche le foglie degli alberi -certune cominciano a farsi gialleo d'un verde

sbiadito e opaco. Già è visibile il cupo rosso-vivo del sommaco edell'albero della gommae il color paglierino del

corniolo e del faggio. Permettete che io dia qui i nomi di alcuni tra questifiori perenniqueste erbe amiche che ho

imparato a conoscere nell'una o nell'altra stagione durante le miepasseggiate in questi paraggi:

Azalea selvatica

Dente di leone

Caprifoglio selvatico

Millefoglie

Rose selvatiche

Coreosside

Verga aurea

Pisello selvatico

Consolida reale

Vite del Canada

Croco precoce

Sambuco

Calamo aromatico (grandi distese)

Elleboro

Rampicantigelsomino della Virginia

Girasole

Maggiorana odorosa

Camomilla

Serpentaria

Viole.67

Ginocchietto (o sigillo di Salomone)

Clematide

Melissa dolce

Sanguinaria

Menta (moltissima)

Magnolia dei paludi

Geranio selvatico

Asclepiedee

Eliotropo

Pratolina (molta)

Bardana

Crisantemo selvatico

UNA GENTILEZZA RIMANDATA PER TROPPO TEMPO

Le note che precedono mi ricordano qualcosa. Poiché le creature che io amomaggiormente ritrarre sono state

sempre sottovalutate da quelli che se ne servono per i loro quadrivolumi epoesie - io quia inadeguata testimonianza

della mia gratitudine per molte ore di pace e conforto in periodi diseminvalidità (ma per nulla certo che prima o poi non

abbiano a metter su arie per il complimento) dedico la seconda metà diquesti «Giorni rappresentativi» a

Api

Merli

Libellule

Tortore acquatiche

Verbascotanacetomenta peperita.

Macaoni (grandi e piccolicerti splendidi)

Lucciole (sciamimilioni di lucciole indicibilmente belle e strane di nottesullo stagno e sul ruscello)

Bisce d'acqua dolce

Cornacchie

Maggiolini

Zanzare

Farfalle

Vespe e calabroni

Dumetelle (e tutti gli altri uccelli)

Cedri

Liriodendri (e tutti gli altri alberi)

e ai luoghi e ai ricordi di quei giorni e del ruscello.

IL FIUME DELAWARE: GIORNI E NOTTI

5 aprile 1879. Conil ritorno della primavera nel cielonell'aria e nelle acque del Delawareritornano anche i

gabbiani. Non mi stanco mai di contemplarne l'ampio e agile volole spiralio quando oscillano lenti senza un colpo

d'ala o guardano in basso col becco ricurvo o si tuffano in acqua a caccia dicibo. I corviparecchio numerosi durante

tutto l'invernosono scomparsi col ghiaccio. Non se ne vede neppur unoadesso. Sono rispuntati invece i battelli a

vapore - in gran movimentolindiridipinti a nuovo per il lavoro estivo -il Columbial'Edwin Forrest (ilRepublic non

si è ancora visto)il Reyboldil NellyWhiteil Crepuscolol'Arieleil Warneril Perryil Taggartil Jersey Blue -

persino il vecchio e sconquassato Trenton- per nonparlare poi di quegli impertinenti torelli delle acquei rimorchiatori.

Ma lasciate che riassuma e cataloghi il tutto - il fiume stessodal maresino a qui - Capo Island da una parte e il

faro di Henlopen dall'altra - l'ampia distesa della baia a norde poi giùverso Filadelfiafino a Trenton; le scene che

conosco meglio (vivendo per la maggior parte del tempo a Camden guardo lecose da quel punto di vista) - i grossi

transatlantici che entrano e esconoa pieno caricoarroganti e neri - ilgrande spazio che separa le due cittàtagliato a

mezzo dall'isola di Windmill - qualche volta una nave da guerramagaristranieraall'ancoracoi suoi cannoni e i

boccaportile scialuppei marinai abbronzatila cadenza regolare dei remila gaia folla che si raccoglie nei giorni «di

visita» - le molte golette a tre alberigrandi e belle (una dellecostruzioni marinare che ha avuto maggior fortuna da

queste parti negli ultimi anni)certune nuove e elegantissime con le lorovele bianco sporco e l'alberatura in legno di

pino giallo - i cutter che volano col vento buono (ecco ne vedo uno venire avele spiegatela controranda splendente al

solealtissima e pittorescacreatura di bellezza tra il cielo e l'acqua) -i moli gremiti che frangiano la città - le bandiere

di nazioni diversela risoluta croce inglese accampata sullo sfondosanguignoil tricolore franceselo stendardo del.68

grande impero della Germania del Nordi colori italiani e spagnoli - non diradonel pomeriggiol'intera scena

ravvivata da una flottiglia di yacht che tornano pigramentenell'aria quasifermada Gloucester dove han preso parte a

una gara; e il vapore Hamiltondella guardiadi finanzadi forme nitide e snellein mare apertola bandiera che sventola

perpendicolare a poppa - e a volger lo sguardo a nordecco lunghe filacce divapore d'un bianco lanosoo di color fumo

nero-sporcoche s'allungano a ventaglio e si spiegano in diagonale dallecoste di Kensington o Richmondnel vento di

ovest-sud-ovest.

SCENE SUL FERRY E SUL FIUMESERATE DELLO SCORSO INVERNO

Poi il ferry di Camden. Di giornoeccitazionevarietàgentegrandaffare. Di notteche silenziose ore di

meraviglia e di pacedurante la traversata in battelloquasi sempre solo -su e giù per il pontea poppa o a prua. E

alloraquale comunione con le acquel'ariail chiaroscurosquisito - ilcielo e le stelle che non hanno paroleniente per

l'intellettoe tuttavia così eloquenticosì comunicativi per l'anima. Egli uomini del ferry - certo non sanno che cosa

abbiano voluto dire per megiorno e notte - quanti penosi stati di inerzianoiadebolezza abbiano dissipato con quei

loro modi aperti e con la loro presenza. E i piloti - capitan HandWalton eGiberson di giornocapitan Olive di notte;

Eugene Crosby le cui braccia giovani e forti mi hanno sostenuto tante volteabbracciatoscortato in salvo a bordo sopra

i vuoti del pontetra mucchi di bagagli; e invero tutti i miei amici delferryil sovrintendente capitano Frazeee poi

LindellHiskeyFred RanchPrinceWatson e una dozzina d'altri. Infine lostesso ferry con le sue scene curiose - un

bimbo che viene alla luce all'improvviso in una sala d'aspetto (un fatto vero- e accaduto più di una volta) - talora un

veglione in mascherafino a tarda nottecon l'orchestraa ballare epiroettare come matti sul gran pontecon quegli abiti

fantastici indosso; talvolta il signor Whitalll'astronomo (che ogni tantoviene a mettermi al corrente su questioni di

stellecon una lezione dal vivoe risposte per qualsiasi domanda) - oppureuna bella famiglia prolificaun gruppo di

ottonovediecipersino dodici! (ierinella sala di soggiorno del ferrydurante la traversatamadre e padre con otto

figlidiretti a estnon so dove).

Ho già accennato ai corvi. Li osservo sempre dal battello. Hanno una parteimportante nelle scene invernali sul

fiumedi giorno. In quella stagionesi scorgono ovunque le loro sagome nerestagliate contro la nave e il ghiaccio - ora

nel remeggio del voloora su qualche banco di ghiaccio più o meno grossoalla deriva sulla corrente. Un giorno il fiume

era completamente sgombro - c'era solo una lunga cresta di ghiaccio spezzatouna fettuccia sottile che vidi correre

trascinata dalla correntepiuttosto veloceper più di un miglio: su questacresta bianca stavano radunati i corvi -

centinaia - una buffa processione - («mezzo lutto»fu il commento diqualcuno li intorno).

Poi il salone d'imbarcoper i passeggeri in attesa - la vita illustrata intutti i suoi aspetti. Prendiamo una delle

mie descrizioni buttate giù sul posto due o tre settimane faa marzo.Pomeriggiocirca le tre e mezzocomincia a

nevicare. C'è stato uno spettacolo a teatrouna matinée;tra le quattro e mezzo e le cinqueecco una fiumana di signore

che rientrano alle loro case. La sala non ha mai presentato una scena cosìgaia e vivace - donne e ragazze del Jersey

piacentiben vestitedecine e decinecontinuano a rifluire qui per quasiun'ora - occhi luminosi e visi accesivenendo

dall'aria aperta - qualche sbruffo di neve rimasto sul cappello o sugliabitiquando entrano - l'attesa di cinque o dieci

minuti - il chiacchiericcio e le risate (le donne si divertono un mondo tradi lorotra battute scherzosepranzetti e

effusioni d'allegria) - Lizziel'inserviente della sala d'attesacon quelsuo fare simpatico - e come accompagnamento i

vari scampanellìi e le sirene a vapore dei battelli in partenzacon le loropause ritmiche sulla nota bassa di fondo - i

quadretti domesticimadri circondate da una frotta di figli e figlie (unavisione deliziosa) - bambinigente di campagna

- ferrovieri in uniforme e berretto azzurro - i personaggi più svariatidella città e della campagna rappresentati quio

almeno suggeriti. Poifuoriqualche passeggero in ritardo che corre a balzifrenetici per raggiungere il battello. Verso le

sei la corrente umana gradualmente infittisce - ora una ressa di veicolifurgonicataste di colli ferroviari - ora una

mandria di bestie che provoca una certa eccitazionei mandriani armati dipungoli con cui battono i fianchi fumanti dei

bestioni terrorizzati. Nella sala imbarco si concludono affarisi civettasi fa all'amoresi danno éclaircissementse si

fanno proposte - ecco il simpatico Phil con la sua faccia onesta e il suopacco di giornali del pomeriggio - oppure Joo

Charley (quest'ultimo la settimana scorsa si è gettato dal molo e ha salvatouna massiccia signora che stava per

affogare) che si accingono a ricaricare la caldaia dopo averla ripulita conun lungo palanchino.

Oltre a tutta questa «commedia umana»il fiume offre nutrimenti di piùalto livello. Ecco alcune mie note

dell'inverno scorsocosì come furono buttate giù sul momento.

Notte di gennaio.Viaggi piacevoli sul grande Delaware. Marea piuttosto altacon forte riflusso.Poco dopo le

ottofiume pieno di ghiaccioper lo più in pezzima con certi blocchipiù grossi cheurtati dalla navela fan tremare e

cigolare tutta benché costruita in solido legno: essi dilagano nella chiaranotte di luna sin dove si spinge il mio sguardo

straniirrealiargenteibaluginanti. Tra urtitremitie talora fischicome di mille serpentisale la mareae a noi che

avanziamo ora seguendola ora tagliandolaessa offre un grandiosoaccompagnamento musicale che ben si accorda allo

spirito della scena. Sopra di noilo splendore indescrivibile; ma c'è unche di alterodi sprezzante quasinella notte. Mai

prima avevo sentitoin quei silenziosiinfiniti astri lassùtantosentimento latentequasi passione.In una notte simile si

capisce perchésin dai tempi dei Faraoni e di Giobbela cupola celestecostellata di pianeti ci abbia fornito le critiche

più sottili e più profonde all'orgogliola gloria e le ambizioni umane..69

Altra notte d'inverno.Non conosco nulla di più pienoche trovarmiin una limpida e fresca raggiante notte di

lunasul ponte ampio e solido di un potente battello che avanzaaltero eirresistibilefrantumando lo spesso marmo di

questo ghiaccio scintillante. L'intero fiume ne è ora ricoperto - qua e làblocchi immensi. C'è un'aria di sortilegio nella

scena - dovuta in parte alla qualità della lucecon le sue sfumatureazzurreil crepuscolo lunare - solo le stelle più

grandi resistono al raggiar della luna. Temperatura rigidapiacevole se cisi muovesecca e ricca di ossigeno. Ma questo

senso di potenza - la spinta tenace e sprezzanteimperiosadella nostranuova macchinacosì forteche s'apre la strada

come un vomere tra blocchi di ghiaccio grandi e piccoli.

Un'altra. Nellospazio di due ore ho compiuto più volte la traversataper mero piacere - allaricerca di una

quieta eccitazione. Il cielo e il fiume hanno subìto intanto variemetamorfosi. Il primo ha mostrato per qualche tempo

due immensi scaglioni di cirria ventagliotramezzo ai quali viaggiavalenta la lunaora irradiando e trascinando seco

un'aureola di un trasparente colore bruno-fulvoora inondando l'interaestensione del cielo di un verde-chiaro brillante e

vaporosoper il qualecome attraverso un velo illuminatola si vedevamuoversi con discreto passo femmineo. Poi

un'altra traversatae il cielo era assolutamente tersoe Diana in tutto ilsuo fulgore; a nord il Gran Carrocon la doppia

stella sul timone visibile meglio del solito. E poi lo scintillante solco diluce nell'acquaondulatodanzante. Tante

trasformazionitanti quadri e poemi inimitabili.

Un'altra ancora. Stanottestudio le stelle mentre attraversiamocogliendo il momento favorevole (siamo in

febbraio avanzatoil cielo di nuovo limpidissimo). Alte a ponente lePleiadiche occhieggiano con delicati scintillìi nel

morbido cielo. Ecco Aldebaran alla testa delle Iadi a forma di Ve propriosopra di noi Capella con i suoi piccoli. Ma il

più maestosocompletamente spiegato in alto a sudè Orioneimmensodistesocapocomico della compagniacon la

splendente rosetta gialla sull'omeroe i suoi tre Re - e un po' spostataverso estSiriotacitamente arrogantefantastica

stella solitaria. A tarda seraarrivati a terramentre indugiavo lìintorno o passeggiavo lentamente (non riuscivo a

staccarmi dalla bellezza rasserenante della notte) mi giungeva dalla stazionedi deposito di Jersey Ovest l'eco delle grida

dei ferrovieri che spostavano e manovravano trenimacchineecc.: nel totalesilenzio d'ogni altra cosa e per una qualche

qualità acustica dell'ariaesse avevano effetti musicaliemotivimaiimmaginati prima. Rimasi lì per lunghissimo

tempoascoltandoli.

Notti del 18 marzo 1879.Una di quelle notti calmepiacevolmente freschedell'inizio della primavera

squisitamente limpide e senza nubi - l'atmosfera ancora di quel raro coloreblu-nerovitreoprediletto dagli astronomi.

Alle otto di sera lo scenario sopra di noi è senza dubbio di una bellezzapiù che solennesenza precedenti. Venere molto

bassa a ponenteenorme e fulgida quasi volesse superare se stessa prima disparire. Fecondo orbe materno - ecco io ti

riprendo. Ricordo quella primavera che precedette l'assassinio di AbramoLincolnquando vagando enza pace lungo le

rive del Potomacnei dintorni di Washingtonio ti guardavo lassù tristecome me:

Quando passeggiammo su e giù per il cupo mistico azzurro

Quando percorremmo in silenzio la trasparente notte di ombre

Quando seppi che avevi qualcosa da dirmida come ti spiegavi su di me ogninotte

Quando scivolasti dal cielo fin quasi a toccarmi (e le altre stelleguardavano)

Quando insieme errammo per la notte solenne.

Col tramonto di Venereenorme fino all'ultimo e luminosissima ancora sullalinea dell'orizzontequale

spettacolo offre in questo momento la vasta conca celeste! Subito dopo iltramonto era visibile Mercurio - una visione

rara. Arturo s'è levato adesso a orienteun poco verso nord. In calmagloria tutte le stelle di Orione mantengono il loro

posto d'onoreal culminea sud - il Cane spostato un poco sulla sinistra.Ed ecco levarsi tra le ultime la Spigabassaun

poco velata; CastoreRegolo e le altre splendono tutte con insolitachiarezza (fino al mattino non si vedranno né Marte

né Giove né luna). Sul filo del fiume il tremolìo di molte luci - un paiodi miglia più sudue o tre enormi ciminiere

vomitano ininterrotteliquide fiammecome di vulcanoilluminando ogni cosaintornoe a tratti una sostanza vetrosa

elettricaforse calciobagliori d'inferno dantescoin lunghi darditerribilidi orrida potenza. Nelle notti di fine maggio

mi piace osservare durante la traversata i gavitelli dei pescatori coi lorolumicini -

così graziosifiabeschi - come i lumini dei morti - che ondeggiano delicatie solitari sulla superficie delle acque

immerse nell'ombrafluttuando sulla corrente.

PRIMO GIORNO DI PRIMAVERA A CHESTNUT STREET

L'inverno allenta la sua presae ci ha già concesso un assaggio preliminaredi primavera. La mitezza e la

luminosità di ieri pomeriggio (dopo una mattinata di nebbia che le diedeper contrastomaggior risalto) presentarono

Chestnut Street - diciamo tra Broad Street e la Quarta - nel suo aspettomigliore da tre mesi a questa partecon i suoi

angolettii negozie la gente vestita per lo più con colori allegri (misovviene mentre scrivo). Ho fatto una passeggiata.70

tra l'una e le due Si notava indubbiamente sui marciapiedi una quantità digente dall'aspetto stentoma i nove decimi di

quel panorama umano di miriadi di persone in movimento apparivanosotto ognipunto di vistaprosperosi e ben nutriti

gente insomma a cui non mancava nulla. In ogni caso è stato un piaceretrovarsi a Chestnut Street ieri. I venditori

ambulanti sui marciapiedi («bottoni da camiciatre per cinque centesimi»)- il simpatico ometto degli zufoli - i venditori

di bastoni da passeggiogiocattolistuzzicadenti - la vecchia accoccolatacome un fagotto sulle pietre fredde

dell'impiancito col suo cesto di fiammiferispilli e fettucce - la giovanemadre negra che mendicava seduta con in

braccio due piccoli gemelli color caffè - la bellezza della serrarigurgitante di fiori rari a palazzo Baldwinpresso la

Dodicesimauno sfarzo di rossi e di giallidi gigli nivei e di orchideeincredibili - l'esposizione di pollamecarne e

pesce di prima qualità nei ristoranti - i negozi di chincaglierie pieni dioggetti di vetro e di statuette - i succulenti frutti

tropicali - gli omnibus che devono avanzare a faticascampanellando - iveicoli a un cavallo dell'ufficio postaleuna

sorta di grassi biroccisempre di corsa e sempre stipati di postini chevanno e vengonocosì sanivirili e belli a vedersi

nelle loro uniformi grigie - le curiositài quadrii libri costosi nellevetrine - i poliziotti giganteschia ogni angolo o

quasi - queste cose verranno facilmente riconosciute e ricordate come tratticaratteristici della strada principale di

Filadelfia. Chestnut Street infatticome ho scopertonon è priva diindividui e di motivi singolarianche a paragone

delle grandi «passeggiate» di altre città. Non sono mai stato in Europama ho acquistato familiaritàattraverso anni di

esperienzacon quella grande arteria di New York (o del mondo?) che èBrondwaye possiedo una certa conoscenza

personaleda girellonedi St. Charles Street a New Orleansdi TremontStreet a Bostonoltre agli ampi trottoirsdi

Pennsylvania Avenne a Washington. È certamente un peccato che ChestnutStreet non sia diciamo due o tre volte più

ampia; ma in qualsiasi bella giornata questa strada esibisce una vivacitàun movimentouna varietà difficilmente

superabili (occhi vividivolti umanimagnetismodonne eleganti chepasseggiano su e giù - e tutte le belle cose nelle

vetrine - non sono forse più o meno le medesime in tutto il mondo civile?)

Come volano rapide incontro le figure!

Un viso dolceuno fierouno di pietra;

Uno lucente di spensierato riso -

L'altro coi segni di lacrime segrete.

Qualche giorno fa si vide lo spazio dietro il cristallo della vetrina di unodei magazzini d'abbigliamento a sei

pianidiviso in modo da formare un recinto per bestiame in miniaturaabbondantemente cosparso di fieno e trifoglio

fresco (si sentiva l'odore da fuori) su cui riposavano due splendide pecoregrasseben cresciute ma giovani - le più belle

creature della specie che io abbia mai visto. Rimasi a lungocon la follaaosservarle - una ruminava distesal'altra

rittaguardava fuori con gli occhi pazienti orlati di spessa lanugine. Ilmanto era di color fulvo chiaro con striature di un

nero lucente - una scena decisamente singolarenel bel mezzo diquell'affollato passeggio di dandynababbi e belle

donzelle.

SULLO HUDSONVERSO LA CONTEA DI ULSTER

23 aprile. ANew York per una breve visitae partenza per un'escursione. Lascio la dimoraospitalefamiliare

dei miei buoni amiciil signore e la signora J.H. Johnston - prendo ilbattello delle 4 pomeridianeche risale lo Hudson

per un centinaio circa di miglia. Bel tramonto e bella serata - piacevolesoprattutto quell'ora dopo la fermata a Cozzen -

la notte rischiarata dalla mezzaluna e da Venere che ora nuotava in teneragloria e ora si celava dietro le alte rocce e le

alture della sponda occidentalecui ci tenevamo accosto (gli altri diecigiorni li trascorro nella contea di Ulster e

dintornicon frequenti scarrozzate sia al mattino che alla seraosservazioni del fiume e brevi vagabondaggi).

24 aprilemezzogiorno. Pocopiù di tanto e il sole diventerebbe opprimente. Le api tutte fuori a farraccolta di

cibo sui salici e altri alberi. Le osservo mentre ritornano sfrecciandonell'aria o si posano sugli alvearile zampe tutte

gialle del dorato alimento. Un pettirosso solitario canta qui presso. Me nesto seduto in maniche di camicia a un bovindo

aperto sulla scena indolente - la lieve foschiale colline di Fishkill inlontananza - sul fiumeal largoun cutter con la

vela maestra tutta inclinatae due o tre barchette da pesca. Sulla ferroviadi frontelunghi treni merci appesantiti talvolta

da serbatoi cilindrici di petrolio - trentaquarantacinquanta vagoni inun'unica fila che avanzano ansimando e

rombando spiegati alla vistail suono tuttavia smorzato dalla distanza.

GIORNATE DAI B.FUOCHI D'ERBECANTI DI PRIMAVERA

26 aprile.Allo spuntar del solela pura e limpida voce dell'allodola mattolina. Un'oradopo le note rade e

semplici e tuttavia delizioseperfettedel passero delle siepi - versomezzodì il trillo acuto del pettirosso. La giornata è

tra le più belle e dolci finora - un tepore penetrante - un velo amabilenell'aria dovuto in parte a vapori di caldoin parte

ai fuochi d'erbe che chiazzano ovunque le campagne. Qui accanto un gruppo diaceri rossi silenziosamente esplode in.71

punte di color cremisitra un incessante brusio di api affaccendate. Bianchevele di lance e golette scivolano su e giù per

il fiume; sulla riva oppostaquasi senza interruzionelunghe file divagonicon un rollìo poderosoo un fioco

scampanellare. Ecco i primissimi fiori selvatici nei boschi e sui pratil'aromatico corbezzolol'erba epaticaazzurrail

fragile anemone e gli aggraziati fiorellini bianchi della sanguinaria. Miavventuro alla loro scopertain lenti

vagabondaggi. Mi piacecamminando lungo le stradevedere i fuochi deicontadinia chiazzeche bruciano la

sterpaglial'erbafrasche; e come il fumo strisci piatto a terraprendendoun'inclinazione di sbiecoe s'alzi poi

lentamenteallontanandosi e infine perdendosi. Mi piace il suo odore acre -le folate arrivano sino a me - più gradite di

un profumo francese.

Di uccelli ve n'è moltissimi; di qualsiasi tipo sianoo di due o tre tipisoltantostranamente non se ne vede

tracciafinché d'un trattoun qualche tiepidoesuberante giorno di solein aprile (e financo in marzo)eccoli qui! da un

ramoscello all'altroda siepe a siepea amoreggiare e a cantaree qualis'accoppianoquali preparano il nido. Ma i più

sono enpassant - duesettimaneun mese da queste partie poi via. Come in ogni sua fase la Naturaserba il suo ritmo

vitalecopiosoeterno. Tuttavia una gran quantità di uccelli sosta daqueste parti per tutta la stagioneo gran parte di

essa - questo è tempo di amoriperiodo di nidi. Trovo a volare sul fiumecorvigabbiani e falchi; odo il grido

pomeridiano di questi ultimi che sfrecciano attorno preparandosi a nidiare.Tra breve s'udrà il rigogoloe il nasale mìu-mìu

della dumetella; e poi l'uccello del paradisoil cuculo e le bigie. Trecanti tipici della primavera risuonano

continuamente - quello dell'allodola mattolinacosì dolcesveglio erisentito (quasi dicesse«ma non vedete?» oppure

«ma non capite?») - le note gaiepieneumane del pettirosso (sono anniche cerco un termine concisoo un'espressione

che definisca e descriva questa voce d'uccello) - e il fischio d'amore delpicchio dorato. Gl'insetti sono tutti in giro

copiosissimia mezzogiorno.

29 aprile.Mentre percorrevamo lentamente la strada in vetturaudimmo subito dopo iltramonto il canto del

tordo. Ci fermammo senza una parolae restammo a lungo in silenzio. Quellenote deliziose ci inondarono i sensi e

l'anima - un inno dolcesenz'artespontaneo e sempliceche s'allargavanell'aria crepuscolare come i toni di flauto dalle

canne di un organo - rimbalzando nitido sino a noi dalla base di un roccioneperpendicolare dovenei recessi di qualche

fitto gruppetto di giovani alberidoveva trovarsi l'uccello.

INCONTRO CON UN EREMITA

Durante uno dei miei vagabondaggi sulle colline ho scoperto un vero eremita;vive in un angolo solitario

difficile a raggiungersicon una bella vista e un pezzetto di terra di duepertiche quadrate. È un uomo di mezza età

piuttosto giovanilenato e cresciuto in cittàè stato a scuolahaviaggiato in Europa e in California. L'avevo già

incontrato una o due volte sulla strada e ci si era salutatiscambiando soloqualche parola; poila terza voltami chiese

di proseguire con lui e di fermarmi alla sua capanna (un complimento quasisenza precedentia quanto mi fu riferito da

altri in seguito). Era d'origine quacqueracredo; parlava senza sforzo e conuna certa libertàma senza aprirsi mai sulla

sua vitastoria o tragedia che fosse.

UNA CASCATA D'ACQUE NELLA CONTEA DI ULSTER

Vado annotando questi pensieri al centro di uno scenario selvaggio di boschie collinedove siamo venuti a

vedere una cascata. Non avevo mai visto abeti più belli o più fittiparecchi assai grandialcuni vecchi e canuti. C'è un

tale sentimento in lororiservato e irsuto - quel ch'io chiamo morso-del-tempoe lasciatemisolo - e quelricco tappeto di

felcirampolli di tasso e muschiogià screziato dai fiori selvaticidell'estate incipiente. Su tutto e intorno a tuttoil

liquido e monotono gorgoglio della cascataraucaimpetuosaabbondante - leacque fulvo-verdastred'una trasparenza

cupache precipitando rapide giù tra le rocce chiazzandosi di latteaschiuma - una colata d'ambra in corsalarga trenta

piedinata lassù tra le alture e i boschi e che ora il volume rende semprepiù tumultuosa - un salto ogni cento pertichee

a volte anche ogni tre o quattro. Una foresta primitivadruidicasolitariae selvaggia - in un anno non arriveranno

quassù dieci visitatori - ovunque rocce spaccate - sopra di noi l'ombraesotto i piedi il folto tappeto di foglie eappena

avvertibileun aroma selvatico e delicato insieme.

WALTER DUMONT E LA SUA MEDAGLIA

Passeggiando ieri lungo la strada maestrami fermai a osservare un uomo chea breve distanza arava un campo

pietroso con una coppia di buoi. Un lavoro del genere abbonda per solito di arri!e ha!agitazionechiasso ininterrotto

bestemmie; ma dovetti notare quanto diversoquanto semplice e silenzioso etuttavia tenaceefficientefosse il lavoro

di questo giovane aratore. Si chiamava Walter Dumontcontadino figlio dicontadiniche lavoravano per conto proprio..72

Tre anni primaquando il vapore Sunnysidenaufragò inuna pungente notte di gelo qui sulla costa occidentaleWalter si

mise in mare con la sua barca - fu il primo ad accorrere - si aprì un varconel ghiaccio fino a rivariuscì a assicurare una

corda di salvataggioeseguì insomma un lavoro di prim'ordine per prontezzacoraggiorischi affrontatie salvò molte

vite. Qualche settimana più tardimentre si trovava una sera a Esopus tra isoliti oziosi che affollano il negozio

principale e l'ufficio postaleecco arrivare al silenzioso eroel'insospettato dono di una medaglia d'oro ufficiale. La

consegna avvenne lì per liin modo improvvisatoma egli arrossìesitavaa prenderlae non trovò niente da dire.

VEDUTE SULLO HUDSON

È stata un'idea geniale quella di costruire la ferrovia dello Hudson propriosulla costa. A superare le difficoltà

ha già pensato natura: una buona ventilazione da un lato è assicurata - enon si è d'impiccio a nessuno. Senza

interruzione laggiùnotte e giornovedo e sento locomotive e vagonirombare e ruggiremandar fiamme e fumo - a

meno d'un miglio di distanzae in piena vista di giorno. A me piace siaguardare che ascoltare. Gli espressi passano

come un lampotuonando; di treni merci (lunghissimi i più) ne passano nonmeno di un centinaio al giorno. Di notte

vedete lontanissime le luci di testa che s'approssimanoavanzano implacabilicome meteore. Il fiume di notte ha le sue

bellezze particolari. I pescatori di alose escono con le loro barche emollano le reti - uno siede avanti e rema l'altro a

poppain piedile lascia filare con mano esperta - la linea viene man manocontrassegnata con minuscoli galleggianti

con su dei candelottiche scivolando sull'acqua comunicano un sentimentoindescrivibile e paiono raddoppiare la luce.

Anche mi piace osservare a notte i rimorchiatori con le loro luci tremuleeascoltare il roco ansito dei vapori; o scovare

nell'ombra le fantomatiche forme di cutter e golettebianchesilenzioseindefinite laggiù. E poi lo Hudson nelle chiare

notti di luna.

Ma vi è un altro spettacoloe il più sublime. Talvolta nel più asproinfuriare di una tempesta di ventopioggia

grandine o neveapparirà sul fiume una grande aquila che si innalzerà oracon volo fermo ora con gran colpi d'alama

sempre affrontando la burrascamagari precipitandovisi dentroo a volteletteralmente posandosisu di essa. Ècome

leggere qualche sublime tragedia o epopea naturalecome ascoltare la squilladi trombe marziali. Lo splendido uccello

gode del tumulto degli elementi - è in armonia con essoda pari a pari - neè l'estremo complemento artistico. Le penne

che oscillano appena - la posizione della testa e del collo - l'irresistibilevolocon qualche diversione occasionale - qui

un avvitamentolà un'impennata - le nere nuvole in corsa esottola furiadell'acqua - il sibilo della pioggialo strido

lamentoso del vento (forse il ghiaccio in collisione che brontola) - e leiche vira o s'impunta di colpoe adessocome per

amor del nuovos'abbandona al turbinefacendosene trasportare a unavelocità spaventosa - ma per riprendere il

controllo e tornare a attaccaresignora della situazione e della tempesta -nel cuore di essasignora di potenza e di gioia

selvaggia.

Taloraa mezzo di un pomeriggio di sole (come adesso mentre scrivo) ecco ilvecchio vapore Vanderbilt

avanzare maestoso (odo nettamente il ritmico sciaguattio di pale delleeliche) tirandosi dietro con lunghe gomene un

immenso e eterogeneo corteo («la vecchia scrofa coi maialini»dice lagente del fiume). Prima viene una gran chiatta

con su una sorta di casae l'alberatura che torreggia al di sopra del tetto;poi i barconi del canalelegati e agganciati tra

loro in un lungo convoglioa gruppi - quello nel mezzo con un alto pennoneda cui sventola una gran bandiera

sgargiante - altri con le quasi immancabili filze di abiti lavati di frescostesi ad asciugare; due lance e una goletta

affiancate al cavo di rimorchio - poco vento e contrario - e tre lunghechiattenere e vuoteche chiudono la fila. C'è

gente sulle imbarcazioni: uomini che ozianodonne con cappelli da solebambini; e tubi di stufe col loro filo di fumo.

DUE AREE CITTADINE IN ORE PARTICOLARI

New York24 maggio 1879. Forsenon vi sono altri quartieri in questa città (eccomi qui di nuovoper poco) che

offrano scene umane più brillantianimategremitespettacolariin questibei pomeriggi di maggio dei due che ho

intenzione di descrivervi sulla base di osservazioni personali. Primo:quell'area che comprende la Quattordicesima (e

precisamente il breve tratto tra Broadway e la Quinta)Union Square eadiacenzee segue ancora Broadway un mezzo

miglio circa in senso opposto. I marciapiedi qui sono larghigli spazi ampie liberie inondati adesso dal liquido oro che

le ultime due ore di sole sfolgorante hanno lasciato. Nei giorni in cui l'hoosservataalle cinque del pomeriggiocodesta

area avrà contenuto forse trenta o quarantamila personetutte ben vestitetutte in movimentomoltissime piacenti

parecchie belle donnespesso gruppi di giovanio di bambini con lebambinaie - i marciapiedi stipati ovunqueun vero

e proprio groviglio (e tuttavia niente urtiniente confusione)con chiazzedi colori vivacigran viavai e abiti di gusto

(penso che oggi le donne vestano meglio di quanto non abbiano mai fattoecosì gli uomini). Come se New York in

questi pomeriggi volesse mostrare ciò di cui è capace esibendo il suomateriale umanole forme e le fisionomie più

sceltela sua profusione di movimentovestilustromagnetismo efelicità.

Secondo: anche qui dalle 5 alle 7 del pomeriggio: tutto quel tratto dellaQuinta dai cancelli di Central Park

(sulla Cinquantanovesima) fino alla Quattordicesimaparticolarmente sullasalita della Quarantesima e giù per il

pendio. Un Mississippi di cavalli e vetture di lussonon decine né dozzinebensì centinaia e migliaia - la grande arteria.73

ne appare pienagremita - una fiumana in motoscintillantefrettolosaperpiù di due miglia (mi chiedo se non si creino

punti di intoppoma penso che non succeda mai). Questa è ai miei occhi inogni senso la vera meraviglia di New York.

Mi piace salire su uno degli omnibus della Quinta e percorrerla tuttasolcando quella rapida processione. Mi chiedo se

Londrao Parigio qualsiasi altra città del mondopossa esibire uncarnevale di equipaggi quale ho veduto qui già

cinque o sei voltein questi bei pomeriggi di maggio.

PASSEGGIATE E CHIACCHIERE A CENTRAL PARK

16-22 maggio.Adesso quasi ogni giorno faccio la mia visitina a Central Park - me ne stosedutoo gironzolo in

lente passeggiateo scarrozzo qua e là. In questo mese l'intero luogomostra la sua faccia migliore - il pieno rigoglio

degli alberiil bianco e il rosa copiosi dei cespugli in fioreil verdesmeraldo dell'erba che dilaga ovunque ancora

picchiettata dal giallo delle bocche-di-leone - la singolarità dei numerosiroccioni grigitipici di quiche spuntano

all'intorno per miglia e miglia - e su tuttotre giorni su quattrola purabellezza del nostro cielo estivo. Mentre me ne sto

placidamente seduto (prime ore del pomeriggio) dalla parte che guarda laNovantesimapiuttosto fuoriil poliziotto

C.C.un giovane dal bel fisico e dalla carnagione doratasi avvicinasiferma accanto a me. Diventiamo subito amicie

di conseguenza loquaci. È newyorkesenato e cresciuto qui; poiché glielochiedomi parla della vita delle guardie

addette ai parchi di New York (mentre parla tiene orecchi e occhi ben apertivigilima ogni tanto s'interrompe e si

sposta in modo da abbracciare completamente con lo sguardo la strada da ambole parti e tutt'intorno). La paga è di 2

dollari e 40 al giorno (sette giorni su sette) - arrivano qui e restano inservizio otto ore consecutiveche è la somma di

lavoro loro richiesta su ventiquattro ore. Codesto lavoro presenta piùrischi di quanto non si supponga - se ad esempio

un cavallo o più cavalli sfuggono di mano (cosa che avviene giornalmente)ci si aspetta in tal caso non solo che la

guardia stia pronta ma chesprezzando la propria incolumitàriesca afermare la bestia o le bestie (farlocioèsenza

pensare alla faccia o alle ossa)e dare inoltre il fischio d'allarme perchéle altre guardie possano ripeterloavvertendo

così le vetture che passano su e giù per i viali. Accade di continuo chegli uomini rimangano feriti. V'è in loro molta

alacrità e una forza tranquilla. (Pochi apprezzanol'ho pensato spessolacapacità ulissicala temerarietàla scattante

prontezza che i giovani e i lavoratori americani dimostrano nei casi diemergenzail loro spirito praticola devozione

spontanea e l'eroismo - i pompierigli impiegati delle ferroviegliequipaggi dei battelli a vapore e dei ferryla poliziai

conduttori di treni e i vetturini - tutta la splendida media della gente delnostro paesecittà e campagna). Tuttavia è un

bel lavoroe in fin dei conti piace ai poliziotti addetti ai parchi.Osservano la vitae l'eccitazione li tiene su. Le difficoltà

non stanno tantocome si potrebbe pensarenell'avere a che fare convagabondi e teppistio nel tenere «lontano

dall'erba» la gente. I guai peggioria chi lavori regolarmente in un parcovengono da febbri malaricheraffreddori e

simili.

UN BEL POMERIGGIODALLE 4 ALLE 6

Diecimila vetture a tutta velocità per il Parco in questo pomeriggioperfetto. Che spettacolo! e io l'ho visto tutto

- osservato da vicinoe con comodo. Baroccini privaticalessini e coupébei cavalli - cani da salottolacchégente alla

modaforestiericappelli con coccardesottosella frangiati - insommal'oceanica piena di tutta la ricchezza e

l'aristocrazia di New York. Era un circo imponente e sfarzosointerminabilesu vasta scalache nella bellezza del

giornosotto il limpido sole e la molle brezzaappariva pieno di movimentoe di colore. Gruppi familiaricoppieo

vetture con una sola persona - ovviamente molta eleganza - molto «stile»(ma forseanche in questa direzionepoco o

nulla di pienamente giustificato). Dietro i vetri degli equipaggi più ricchiho scorto volti quasi cadavericitanto

apparivano esangui e svogliati. In veritàla cosa nel suo insieme mettevain scena un'America assai meno genuinanello

spirito come nei modidi quel ch'io mi aspettassi da uno spettacolo di massadi quella scelta. Come testimonianza di

ricchezza sfrenataagi e «aristocrazia»come s'è già dettoerastraordinario. Tuttavia ciò che vidi in quelle ore (e altre

due voltedue pomeriggi che scelsi per gustarmi la stessa scena) viene aconfermare un pensiero che mi ossessiona ogni

volta che rimetto gli occhi sugli alti livelli di ricchezza e mondanità diquesto paesediffusi o eccezionali che siano - il

pensiero cioè che costoro vivano in fondo a disagiotroppo consci di sestessiammantati di troppi sudarie ben lontani

dall'essere felici; che non esista nulla in loro che noigente povera esemplicesi debba invidiare - e che in luogo del

perenne profumo dell'erbadei boschi e delle riveil loro sia un sentore disaponette e essenzeprezioso forsema che

anche ricorda la bottega del barbiere - qualcosa ad ogni modo che nel giro dipoche ore si fa rancido e stantio.

Forse lo spettacolo del maneggio è stato il più grazioso. Molti cavalieriin gruppo (tre sembrava essere il

numero preferito)quali in coppiachi solo - diverse signore - spessocavalli isolati o intere comitive che sfrecciavano al

galoppo - di normaequitazione eccellente - e poi qualche vero purosangue.Avanzando il pomeriggioil numero delle

carrozze cominciò a scemarementre quello dei cavalieri sembrava aumentare.Si trattennero a lungo - vidi delle figure

aggraziate e dei bei volti.

PARTENZA DEI TRANSATLANTICI.74

15 maggio.Gita di tre ore sulla baia questo pomeriggiodalle 12 alle 3per scortare il Cittàdi Bruxelles fino

allo Strettoe accomiatarci con un cordiale «buon viaggio» da alcuni amiciin partenza per l'Europa. Il nostro piccolo e

focoso rimorchiatoreil SethLowseguiva abrevissima distanza il grosso e nero Bruxellesaffiancandolo ora da una

parte ora dall'altrama sempre tenendosi al passotalvolta anzi passando intesta (come il puledro purosangue che

precede l'elefante reale). Fin dal primo momento la scena nel suo insieme eracaratteristicamente newyorkeseanimata e

veloce: la gran folla di gente elegantedi bell'aspettoall'estremità delmolo (uomini e donne venuti ad accompagnare

gli amici in partenza e augurar loro buon viaggio) - i fianchi della navebrulicanti di passeggeri - gruppi di marinai dal

volto abbronzatoufficiali in uniforme ai loro posti - il pacato susseguirsidegli ordinimentre la nave leva spedita gli

ormeggi e si stacca puntualissima - i volti emozionatigli addiiifazzoletti che sventolanosul molo molti sorrisi e

qualche lacrima - e le faccei sorrisi e i fazzoletti che rispondono dallanave (esiste qualcosa di più sottile e bello di

questo giuoco di volti tra due folle che si rispondono - qualcosa di piùtoccante?) - il maestoso transatlantico che

silenziosamente fende le acque della baialento e superbo - e noi cheacceleriamo seguendola per qualche miglio

affiancatiper poi virare e tornare indietro tra una babele di selvaggiurràsaluti gridatifischi laceranti di sirenemani

che mandano baci e fazzoletti che sventolano.

Queste partenze di transatlanticidi mattina o nel pomeriggio - credo nonesista medicina migliore per chi si

trovi in uno stato di svogliata vaghezza. Mi piace scendere al porto ilmercoledì o il sabatoi giorni dei transatlantici -

osservare i bastimentii moli affollatii passeggeri che sbarcanoiltrambusto e il movimento generalele facce protese

e attentele voci squillanti (una straniera che ha molto viaggiatounamusicistami diceva l'altro giorno che le folle

americane secondo lei posseggono le più belle voci del mondo)la vedutacomplessiva delle grandi e belle navi nere

tutte in gruppo e con le fiancate allineate - nello scenario della nostrabaiacon quel cielo azzurro di sopra. Due giorni

dopo il giorno ora descrittoassistetti alla partenza del Britannicdel Donaudell' Elvetìa edello Schiedamtutti alla

volta dell'Europa - uno spettacolo magnifico.

DUE ORE SUL «MINNESOTA»

Dalle 7 alle 9 a bordo della nave-scuola della marina statunitense Minnesotaammarata nelNorth River. Verso

il tramonto il capitano Luce ci mandò a prendere con la sua lanciaa uncapo della Ventitreesima stradae ci ricevette a

bordo con una ospitalità da ufficiale e una cordialità da marinaio. Il Minnesotaospita diversecentinaia di giovani che

vengono addestrati per equipaggiare efficientemente la marina federale.L'idea mi piace molto; ed anche mi piacea

quanto ho potuto constatare staserail modo in cui la cosa viene condotta suquesto enorme vascello. Sottoin plancia

erano radunati un centinaio di allievipronti a offrirci qualche eserciziocanoro con l'accompagnamento di un melodion

suonato da uno del gruppo. Cantarono con grande trasporto; ma la partemigliore restava comunque lo spettacolo offerto

dai giovani stessi. Girai un poco tra loro prima che il canto avesse iniziochiacchierando per alcuni minuti

amichevolmente. Provengono da tutti gli Stati; chiesi se vi fosse nessuno delSudma ne trovai solo unoun ragazzo di

Baltimora. L'età variasembradai quattordici ai diciannove-venti anni.Sono tutti americani di nascitaprima di essere

ammessi devono passare un rigido controllo medico: ragazzi ben sviluppaticarne solidaocchi brillanti che vi fissano

con franchezzasaniintelligenti - non riuscireste a trovare fra loro néun fannullone né un essere servile - in ognuno v'è

la promessa di un uomo. Nella mia vita mi sono trovato molte volte a riunionipubbliche di gente giovane o anzianain

scuole e collegi; ma confesso di non essermi sentito mai così confortatoquasi soddisfatto (sia della scuola in sé che

della splendida testimonianza del nostro paesedella nostra razza compositain quei campioni-promessa delle sue

capacità mediedel suo futuro) come in mezzo a quella varia rappresentanzadi ogni parte degli Stati Uniti sulla nave-scuola.

(«Ma ci saranno uominilà?» fu lasecca e pregnante risposta di Emerson a uno che gli veniva sciorinando le

ricche possibilità materiali e le statistiche di una qualche regione delWest o del Pacifico).

26 maggio.Di nuovo a bordo del Minnesota. Il tenente Murphy è venuto gentilmente aprelevarmi con la sua

lancia. Ho goduto in modo particolare quelle brevi corse all'andata e alritorno - i marinai abbronzati e fortidall'aria

così sveglia e espertache spingevano a lunghi colpi di remo la barca checi trasportavaimmergendoli con forza di

fianco secondo lo stile militare. Vidi i ragazzidivisi per compagnieesercitarsi con armi di piccolo calibro; conversai un

poco con il cappellano Rawson. Alle 11 ci radunammo tutti per la colazioneintorno a una lunga tavola nello spazioso

quadrato degli ufficiali - io con gli altri - un pranzo in ogni sensocordialeospitaleabbondante - cibo copiosoe del

migliore; feci conoscenza con diversi nuovi ufficiali. Questa seconda visitacon le sue osservazionei discorsi (due o tre

chiacchiere qua e là con i ragazzi)non fece che confermare le mie primeimpressioni.

GIORNI E NOTTI DI PIENA ESTATE.75

4 agosto.Mattino - seduto all'ombra del salice (mi sono di nuovo ritirato in campagna) -in mezzo al ruscello

un uccellino si tuffa e svolazza a suo gustocosì vicino che potreitoccarlo. Evidentemente non mi teme - mi prende per

qualcosa che fa parte del paesaggiole rive terrosei cespugli in liberacrescitale erbe selvatiche. Ore8 pom. Questi

ultimi tre giorni sono stati perfetti per la stagione (quattro sere fapioggia copiosa con tuoni e lampi violenti). Scrivo

queste note seduto presso il ruscello mentre osservo i miei duemartin-pescatori nei loro giuochi vespertini. Creature

gioiosefortibelle! Le ali scintillano ai raggi inclinati del solementr'essi turbinano attornoora tuffandosi e schizzando

acquaora svolando su e giù per il ruscelloper lunghi tratti. Dovunque iovada nei campilungo i sentieriin angoli

appartatiecco sbocciare la carota selvatica con i suoi fiori bianchiqueltocco delicato di fiocchi di neve che ne corona

lo stelo esile oscillante leggiadro alla brezza.

IL PALAZZO DELL'ESPOSIZIONE - IL NUOVO MUNICIPIO - GITA SUL FIUME

Filadelfia26 agosto.La notte scorsa e staseracielo eccezionalmente tersodopo due giorni dipioggia;

splendore di luna e splendore di stelle. Trovandomi fuori nei pressi delgrande Palazzo dell'Esposizionenella parte

occidentale di Filadelfiae vedendolo illuminatopensai di entrarvi. C'eraun ballodemocratico ma piacevole; molte

giovani coppie impegnate nel valzer e nella quadriglia e una buona orchestrad'archi. Mi abbandonai per più di un'ora a

quello spettacolo e a quei suoni - a lente passeggiatine su e giù per ilocali spaziosi - appartandomi talora a riposare in

una poltronarestando a lungo con lo sguardo fisso all'alto soffittograndioso veramentecon quei leggiadri e

multiformi intrecci di ferro battutorette e angolitoni di grigiogiuochidi luce e ombra che svanivano in contorni

sfocati - a gustarminegli intervalli dell'orchestrai superbi assololevolute e i capricci del grande organo dall'altra

parte dell'edificio - ad adocchiare nel corridoio accantoo più lontanol'ombra fugace di una figurao un gruppoo

un'occasionale coppia di innamorati.

Sulla via di casamentre percorrevamo Market Street in una vettura apertaestivaqualcosa ci obbligò a una

sosta tra la Quindicesima e Broad Streete io ne approfittai per scendere aosservare meglio il nuovo edificio in marmo

del municipioormai compiuto per tre quintidi proporzioni maestose - unascena leggiadra e solenne ai lume di luna -

ogni cosale facciatele miriadi di linee bianco-argentole teste scolpitee i cornicioniinondate dal vellutato fulgore -

silenziomagiabellezza - eccoora so che una volta finitaquestasplendida massa non potrà mai avere su nessun altro

l'effetto che ebbe su di me durante quei quindici minuti.

Da allora per tutto il resto della seratasono rimasto lungo il fiume.Guardo la Corona Boreale a forma di C

(con la stella Alshacca che anni fauna notterifulse improvvisamente diallarmante splendore). La luna nella terza fase

visibile in cielo per quasi tutta la notte. E volgendomi ad estecco le miePleiadirimaste assenti per tanto tempo e di

nuovo così gradite ai miei occhi. Per un'ora assaporo la scena vitale erasserenatrice al suono delle onde che sciacquano

basse - nuove stelle intanto si levano una dopo l'altra silenziosamente aoriente.

Sul battello mentre attraversiamo il Delawareun mozzoF. R.mi raccontadi una donna che non più di due

ore fa si è gettata in acqua e è affogata. È accaduto a metà percorso delcanale - è saltata giù dalla parte anteriore del

battelloe questo le è passato sopra. Lui l'ha vista risalire dall'altrapartenel turbinio dell'acqualanciare in alto le

braccia e le mani serrate (mani bianche e braccia nude come un lampo allaluna) e quindi sparire. (Scoprii in seguito che

questo giovane non aveva esitato a tuffarsi in acqua prontamente cercando diraggiungere a nuoto la povera creaturae

che aveva compiuto gli sforzi più coraggiosiseppur sfortunatipersalvarla; maparlandoquesta parte della storia non

venne nemmeno accennata da lui).

RONDINI SUL FIUME

3 sett. Nuvolee umidovento che soffia verso est; non vera e propria nebbiama aria assaipesante d'umidità -

piacevoleper cambiare. Ho notato un numero inconsueto di rondini in volo -descrivono cerchi o sfrecciano rapide a

pelo dell'acquaaggraziate oltre ogni dire. Quando il ferry era ancorato almolovolavano fitte intorno alla prua; e

quando ci staccammoal di là delle teste di molo e del gran tratto d'acquapotei seguirne con lo sguardo il movimento

vorticosocappi e nastri che s'intersecavano e tagliavano a fior d'acqua.Benché io abbia visto rondini tutta la vitami

parve di non averne mai compresa la singolare bellezza e il valore cheassumono nel paesaggio. (Tempo facontinuando

a osservare per un'ora il volo di questi uccelli da una grande e vecchiarimessa di campagnami sovvenne il libro

ventiduesimo dell'Odisseadove Ulisse uccide i Proci portando gli eventi all'éclarcissementmentre Atenain veste e

corpo di rondineguizza per gli alti spazi dell'aulasi poggia su una travee lascia cadere uno sguardo compiaciuto sulla

scena della carneficinasentendosi nel suo elemento esultantefelice).

INIZIO DI UN LUNGO GIRO NEL WEST.76

Nei tre o quattro mesi che seguirono (da sett. a dic. 1879) compii un belviaggio nel Westarrivando fino a

DenverColoradoe di lì penetrando nella regione delle Montagne Rocciosequel tanto che è bastato per ricavarne una

buona idea generale. Partii dalla stazione Ovest di Filadelfia una sera dimetà settembredopo le novein un

confortevole vagone letto. Nessun ricordo delle due o trecento migliaattraverso la Pennsylvania; il mattino seguente

colazione a Pittsburg. Bella veduta della città e di Birmingham - nebbia eumidofumofornaci di carbonefiamme

case di legno stintogruppi enormi di chiatte per il trasporto del carbone.Adesso un poco di bel paesaggiola Virginia

occidentalei Panhandle eattraversato il fiumel'Ohio. Una giornata inquest'ultimo Statopoi l'Indiana - e infine il

rollio mi prepara al sonno della seconda nottementre voliamo con lavelocità della folgore attraverso l'Illinois.

NEL VAGONE-LETTO

Che stranoacutissimo piacere passare la notte nella mia cuccetta in questolussuoso vagone-reggia tirato da

una potente Baldwin - che ha in corpo (e riesce a trasfonderlo anche nel mio)il movimento più velocela forza più

irresistibile! È tardiforse mezzanotteforse più tardi ancora - distanzeravvicinate come per magia - passiamo veloci

HarrisburgColumbusIndianapolis. L'elemento del rischio non fa cheaggiungere gusto alla cosa. E si va oltre

rombando e mandando lampilanciando a volte alti nitritio forse squilli ditrombenel buio; oltre le case degli uomini

le fattoriei granaiil bestiame - i silenziosi villaggi. E poi lacarrozza-lettocon le tendine tirate e le luci basse - e nelle

cuccette gli uomini assopitimolte donne con i figli - mentre continuiamo acorrerea volare come fulmini nella notte -

come stranamente profondo e dolce è il loro sonno! (Dicono che il franceseVoltaire avesse all'epoca sua individuato

nell'opera lirica e nella nave da guerra le raffigurazioni più significativedella crescita dell'umanità e del progresso

dell'arte oltre la barbarie primitiva. Chissà se il sagace filosofotrovandosi qui in questo periodoe anzi viaggiando in

questo stesso vagone da New York a San Franciscocon le stesse attrezzatureperfette per il cibo e per il sonnonon

deciderebbe di adottare come esempio tipico uno di questi vagoni-lettoamericani).

MISSOURI

Avremmo dovuto coprire un percorso di 960 miglia da Filadelfia a St. Louis in36 orema avemmo un

incidente e alcune serie avarie alla locomotiva per circa due terzi delviaggioil che ci fece ritardare. Cosìfermatomi

solo per la notteper questa voltaa St. Louisproseguii verso ovest.Attraversando da un capo all'altro lo Stato del

Missouri sulla linea St. Louis-Kansas CityFerrovia del Nordin una bellagiornata di primo autunnopensai di non

aver mai posato lo sguardo su un paesaggio pastorale di maggior bellezza. Perpiù di duecento miglia un succedersi di

praterieperfette da un punto di vista agricolo agli occhi di un uomo dellaPennsylvania o del New Jerseye punteggiate

qua e là di belle aree boscose. Tuttavia ammessa la bellezza della regionequesta non è la parte migliore (sotto questa

zona corre uno strato di argilla e di roccia impermeabile che trattienetroppo l'acqua«affoga la terra nella stagione

umida e l'arrostisce in quella secca»mi ha detto cinicamente unagricoltore). Verso sud si hanno delle zone più ricche

per quanto forse i luoghi più pittoreschi dello Stato si trovino nellecontee nord-occidentali. Nel complesso mi appare

chiaro (ora in particolar modoanche per tutto quello che ho visto eimparato nel frattempo) che il Missouriper clima

suoloposizionefrumentopascoliminiereferroviee insomma per tuttociò che abbia qualche importanza materiale

si colloca in primo piano tra gli Stati dell'Unione. Sulla situazionegenerale del Missourisia politicamente che

socialmenteho udito ogni sorta di opinionie anche abbastanza severe - maper quel che mi riguardaio mi sentirei al

sicuro e a mio agio ovunque tra i missouriani. Producono tabacco inabbondanzaqui; in questo periodo si vedono

grandi ammassi di foglie di un colore chiaro tra il grigio e il verdestaccate e stese ad asciugare su impalcature

provvisorie o bastoni allineati. Somiglia parecchio al verbascocosìfamiliare a chi vive nell'Est.

LAWRENCE E TOPEKAKANSAS

Pensavamo di fermarci a Kansas Cityma al nostro arrivo trovammo un trenogià pronto e una folla ospitale di

gente del luogo disposta a accompagnarci fino a Lawrenceverso cuiproseguii. Ci vorrà del tempo prima che io riesca a

dimenticare le belle giornate trascorse a L. in compagnia del giudice Usher edei suoi figli (particolarmente John e

Linton)vera gente del West e del tipo più nobile; o le giornatesimilitrascorse a Topeka; o la fraterna gentilezza dei

miei amici della ferroviadei vari funzionari del municipio o dello Stato.Lawrence e Topeka sono centri grossimolto

attivisemiruraligraziosi. In quest'ultimo ho compiuto due o tre lunghigiriin una vettura tirata da un paio di cavalli

focosi sulle strade levigate.

LE PRATERIE (E UN DISCORSO MAI PRONUNCIATO).77

In occasione di un grande comizio a Topeka - forse quindici o ventimilapersoneper le «nozze d'argento»

dello Stato del Kansas - era stato erroneamente annunciato sui manifesti cheio avrei letto una mia poesia. Dacché

sembrava che vi si attribuisse parecchia importanzae non volendo ioapparire sgarbatoappuntai in fretta il discorsetto

che segue. Per sfortuna (o fortuna) mi stavo talmente divertendo e riposandoin compagnia dei ragazzi U.tra una

chiacchierata e un buon pranzoche lasciai scorrere le ore e non mi recaipiù al raduno a leggere il mio discorsetto. Ma

eccolo egualmente:

Amici mieii vostri manifesti mi han messo in programma con una poesiamaio non ho poesie - non ne ho

composta nessuna per l'occasione. E posso onestamente dire che ora ne sonocontento. Sotto questi cieli che risplendono

nella bellezza di settembre - di fronte a un paesaggio cui voi siete usimache è nuovo per me - queste sterminate

solenni praterie - nella libertàil vigore e il sano entusiasmo che sirespirano nella perfetta aria del Westin questo sole

autunnale - a me sembra che una poesia sarebbe quasi un'impertinenza. Ma seproprio volete che vi dica qualcosapotrei

parlarvi di queste praterie: esse mi colpiscono straordinariamente tra tuttigli spettacoli naturali che vedo o ho già visto

durante questa mia prima vera visita al West. Sono giunto qui volando perpiù di mille migliaattraverso il bell'Ohio e

l'Indiana e l'Illinoisterre del granoe il grande Missouridove c'è ditutto e cresce di tutto; ho parzialmente esploratoin

questi ultimi due giornila vostra graziosa cittadinae dal colle Oreadnei pressi dell'universitàho spinto lo sguardo su

vaste distese di verde vivoin ogni direzione - e ancoraripetopiù chemai mi sono sentito colpitoe lo resterò tutta la

vitada quel tratto singolare nella topografia del vostro mondoil MiddleWest- quel grande Qualcosa che dilaga

sterminato nelle sue infinite proporzionie che esiste in codeste prateriequalcosa in cui si fondono reale e idealee

bello come i sogni.

Mi chiedo invero se le popolazioni di questo territorio all'interno del Westsappiano quanta nobile arteessi

posseggano in queste praterie e di che originalitàe tutta vostra - quantaparte di ciò che influenzerà il vostro futuro

carattereampiopatriottico ed eroico e nuovosia racchiusa in esse - comeesse eguaglino sulla terra la maestà e la

superba monotonia dei cielie l'oceano con le sue acque - quale potere diliberazione serenità nutrimento esse abbiano

per l'anima?

E poiper qualche sottile ragionenon sono loro che ci hanno dato i nostrimoderni capi americaniLincoln e

Grant? - uomini che s'incontrano ovunqueuomini comuni - caratteri in primoluogo pratici e realistici e tuttavia (a chi

abbia occhi per vedere) provvisti delle più nobili fondamenta idealidavvero superbe. Non vediamo forse in loro

preannunciate le future razze che popoleranno queste praterie?

Non che gli stati «Yankee» e quelli sull'Atlantico e in ogni altra partedell'Unione - il Texas e gli stati del Sud-Est

e quelli che costeggiano il Golfo del Messico - l'impero sulla costa delPacifico - i territori e i laghi e la linea

canadese (è ancora lontanoma verrà il giorno in cui l'intero Canadàsarà incluso) - non che tali Stati non siano in

ragione egualeintegrale e indissolubilequestaNazioneil sinequa non delNuovo Mondo nei suoi aspetti umani

politici e commerciali. Ma quest'area centraleprivilegiatadi (più omeno) duemila miglia quadratemi sembra

destinata a essere la culla di quelle che io definirei le idee e le realtàtipiche dell'America.

IL VIAGGIO CONTINUA: DENVER. UN INCIDENTE DI FRONTIERA

Il viaggio di cinque o seicento miglia da Topeka a Denver mi condusseattraverso una varietà di contrade tutte

inconfondibilmente westernamericanefertilie di proporzioni immense. Seguiamo per un lungo tratto lalinea del

fiume Kansas (personalmente preferisco l'antico nomeKaw)un'estensione diterra grassa e scurafamosa per il suo

granochiamata la Cinturad'oro - poipianure e pianureper ore - la contea di Ellsworthil centro dello Stato - equi

debbo fermarmi un momento per raccontarvi una caratteristica storia dei tempiandati - la scenaesattamente il luogo

dove sto passando ora - l'annoil 1868. Durante una rissa avvenuta in unqualche raduno pubblico in cittàun certo A.

aveva sparato a un certo B.ferendolo ma senza ucciderlo. I cittadini sobridi Ellsworth si consultarono e decisero che

A. meritava una punizione. Poiché desideravano dare un buon esempio e farsiuna reputazione di città dedita a tutt'altro

che a linciaggicostituirono un tribunale ufficioso e vi trascinaronoambedue gli uomini per una deliberazione

processuale. Come ha inizio il processoviene introdotto il ferito a porgeretestimonianza. Ma al vedere il nemico

ammanettato e inermeB. all'improvviso fa un balzo in avanti in un accessod'ira e sparacolpendolo alla testa - a morte.

La corte viene aggiornata all'istante e i membriall'unanimità e senza unasola parola di dibattitoportano l'assassino B.

fuori cittàferito com'èe lo impiccano.

Arriviamo in orario a Denvercittà questa di cui mi innamoro a prima vista;e più vi rimangopiù questo

sentimento si consolida. Una delle giornate più piacevoli l'ho passata ingita a Leadvilleraggiunta via cañonPlatte.

UN'ORA SULLA VETTA DEE KENOSHA.78

Appunti dalle montagne Rocciosevergati per lo più sulla linea delSouth-Park tornando da Leadville dopo una

gita di un giornoe in particolare durante quell'ora in cui ci toccò disostare (con mia grande soddisfazione) sulla vetta

del Kenosha. Avanzando il pomeriggionuovi vasti splendori s'accumulano inquest'aria purasotto il fulgido sole. Ma è

meglio cominciare dall'inizio della giornata.

L'apparizione del cañonPlatte proprioall'alba dopo una corsa di dieci miglia in treno da Denver nell'oscurità

del primissimo mattino - l'opportuna sosta all'imboccatura del cañoncon una buonacolazione a base di uovatrota e

deliziose focacce al forno - poiripreso il viaggio e inoltratici nellagolatutte le meravigliela bellezzala selvaggia

potenza della scena - il torrente impetuososgorgato dalle nevichescroscia sempre in vista da un lato - il sole

abbacinante e sulle rocce le luci del mattino - le svolte e gliscoscendimenti della strada ferrata che si contorce intorno

alle angolatureo su e giù per i pendii - in distanza squarci di picchimontania centinaiaalture titaniche estese a nord e

a sud - l'enorme roccia giustamente chiamata la Cupola - ed altre similisemplici ed elefantiachementre passiamo in un

lampo.

UNA «SCOPERTA» EGOCENTRICA

«Ho scoperto la legge della mia poesia»: era questo il sentimento chesenza parole ma sempre più decisosi

faceva strada in me mentreun'ora dopo l'altrapassavo attraversoquell'inesorabile eppur gioioso abbandono degli

elementi - quella pienezza di materiatotale assenza d'artelibero giuocodi primigenia Natura - l'abissola golail

torrente cristallinosolchi profondi iterati per centinaia di miglia - lagrande duttilità e l'assoluta mancanza di rigidezza -

le forme fantasticheimmerse in trasparenze brunerosso-pallido e grigieche torreggiano da un'altezza ora di mille ora

di due o tremila piedi - qua e là sulle vetteenormi massi in bilico che siperdono tra le nuvolevisibili solo i contorni

sfumati avvolti in vapori violacei. («Nei più solenni spettacoli dellaNatura - dice un antico scrittore olandeseun

ecclesiastico - di fronte alle profondità dell'oceanose questo fossepossibileo di fronte agli infiniti mondi che ruotano

nella notte sopra di noil'uomo considera tali cose e le soppesanon in sestesse o in astrattobensì in rapporto alla sua

propria personalitàin che modo cioè esse possono influire su di luidareun colore al suo destino»).

NUOVI SENSINUOVE GIOIE

Seguiamo la corrente d'ambra e di bronzo che scroscia nel suo letto confrequenti cascateschiumando bianca

come neve. Passiamo il cañonin volo -montagne non solo da una parte e dall'altrama in apparenzafinché non ci

avviciniamoproprio di fronte a noi - a ogni metro il lampo di un paesaggionuovoe ogni lampo una sfida a qualsiasi

descrizione - abbarbicati sui fianchi rocciosiquasi perpendicolaripinicedriabeti rossicespugli scarlatti di sommaco

chiazze d'erba selvatica - ma su tuttodominatriciquelle torri di rocciarocciarocciasoffuse di delicate variazioni

cromatichee sopra ancora il limpido cielo d'autunno. Nuovi sensinuovegioie sembra che nascano. Dite quel che

voletema un tipico cañondelle Roccioseo una di quelle sterminate estensioni piatte simili a un oceano che si vedono

nel Kansas o nel Coloradoviste in condizioni favorevolirispecchiano eforse esprimonodi certo risveglianotutte

quelle sublimisottilissime emozioni elementari dell'anima umana che nésculture o templi di marmo da Fidia a

Thorwaldsenné quadri o reminiscenze o poemie nemmeno la musicasannorisvegliare.

FORZA-VAPORETELEGRAFI ETC.

Durante una sosta di dieci minuti al torrente Deerscendo per godermil'impareggiabile combinazione di alture

roccia e bosco. Ripartiamo veloci - granito giallo nel solecon le sueguglie e i suoi minareti naturalii suoi turriti

avamposti lassù - poi lunghe fughe di roccioni a piccocolor rinoceronte equindi arancio-resina e giallo sfumato. Tra le

cose che mi danno maggior piacerela frizzante atmosfera del Coloradofresca ma sufficientemente mite. Ovunque

segni della instancabile presenza dell'uomo e della sua attività dipionieredura come il volto della natura - rifugi scavati

a dozzine nella roccia e abbandonati - la baracca di traviil palo deltelegrafoil fumo di un focolare improvvisato o di

un falò - a intervalli piccoli assembramenti di capanne di tronchiocompagnie di ispettori del suolo e di costruttori di

linee telegrafiche nelle loro comode tende. Euna voltaun ufficiosistemato sotto una tenda da cui si potevano inviare

tramite l'elettricitàmessaggi in qualsiasi parte del mondo! Sìtraccemanifeste dell'uomo di questi tempiimpegnato in

una temeraria lotta contro le sinistre visioni dell'antico cosmo. In diversiluoghi segherie a vapore con cataste di tavole e

tronchie gli sbuffi dei fumaioli. Il cañonche di tanto intanto si slarga in uno spiazzo erboso di pochi acri. Verso la

finein uno di codesti luoghi (il treno si era fermato ed io ero sceso persgranchirmi le gambe) guardando il cieloo

piuttosto le vette delle montagneecco un enorme falcoforse un'aquila(spettacolo raro da queste parti) che s'alza

pigramentesi libra nell'etere sulle aliadesso precipita fino a farsivicinissimapoi su di nuovoin cerchi languidi

solenni - poi altasempre più altapiega verso norde gradualmentescompare alla vista..79

LA SPINA DORSALE DELL'AMERICA

Prendo queste note né più né meno che dalla vetta del Kenoshadove siamotornati nel pomeriggio a goderci

un lungo riposo - 10.000 piedi sul livello del mare. Da questa immensaaltezza il South Park si stende sotto i miei occhi

per cinquanta miglia. Catene e picchi montuosi disposti secondo tutte lepossibili varietà della prospettiva e tutte le

sfumature della panoramicasfrangiano la vista a ogni distanzapiccola omedia o anche così grande da rendere

indistinte le cose - quando non si perdono sull'orizzonte. Abbiamo ormairaggiuntopenetrato anzi le Rocciose (quella

che Hayden chiama Catena Frontale) per un centinaio di miglia circa; ebenché codeste giogaie si diramino in tutte le

direzionispecialmente a nord e a sudmigliaia di miglia più oltreio hopotuto ammirarne gli esemplari più eccelsie

almeno so che cosa sonoche aspetto hanno. E anche qualcosa di più -poiché essi caratterizzano zone e aree di mezzo

globo e sono in effetti la spina dorsale del nostro emisfero. Come l'uomo adetta degli anatomistinon è che una spina

dorsale fornita di una testadue piediun torace e varie ramificazioniallo stesso modo l'intero mondo occidentale èin

certo sensonon altro che una espansione di queste montagne. Nel Sud Americasi chiamano le Andenell'America

centrale e nel Messico le Cordigliere; nei nostri Stati hanno nomi diversi -in California la catena della Costa e quella

delle Cascate - quindipiù verso estla Sierra Nevada - ma al di sopra dituttee più centraliquestele Montagne

Rocciose propriamente dette (con varie altezze tutte al di sopra dei 14.000piedicome i picchi LincolnGreyHarvard

YaleLong e Pike - ad est le cime più alte degli Allegani delleAndirondacksdelle Catskill e delle Montagne Bianche

variano dai 2000 ai 5500 piedi - solo il monte Washingtonnell'ultimacatenatocca i 6.300 piedi).

I PARCHI

Nel cuore di tutto questo si trovano splendidi contrasticome i bacinidepressi dei parchi del Norddel Centro e

del Sud (in questo momento io mi trovo di fianco a quest'ultimosteso sottodi me) ciascuno delle dimensioni di una di

quelle ampielivellatequadrangolarierbose contee del Weste ognunocintato da un muro di alture; in ogni parco

nasce un fiume. Quelli che sto indicando sono i più ampi del Coloradomal'intero Statocome anche lo Wyoming

l'Utohil Nevada e la California occidentalesono costellati di similiradure e spiazzitra le loro sierre e le loro gole

molti dei qualii più piccolidi paradisiaca grazia e perfezionecon iloro speroni montuosii loro corsi d'acquae

un'atmosfera e delle sfumature di colore senza eguali.

LINEAMENTI ARTISTICI

Non venite a parlarmi di andare in Europa a visitare rovine di castellifeudaliresti di colossei o palazzi reali -

quando potete venire qui.Anche la varietà che vi si offre: dopo le praterie dell'Illinois e del Kansaspiù di mille miglia

(le dolci e morbide terre del frumento e del granturco di dieci milioni difuture campagne democratiche)ecco spuntare

e mostrarsi in ogni possibile forma queste masse che nulla hanno diutilitaristicoche mettono una cappa al cieloe da

cui emanano una bellezzaun terrore e una potenza sconosciuta anche a Danteo a Michelangelo. Sìio penso cheper

essere definitivamente assimilatoil bolo alimentare non solo della poesia edella pittura ma anche dell'oratoria e

persino della metafisica e della musica adeguate al Nuovo Mondoesiga perprima cosa delle nutrienti visite in questi

luoghi.

Acque montane.Il carattere etereo e di contrasto spirituale dell'intera regione risiede a mioavvisoin quei corsi

d'acqua così particolari di cui non è mai priva - nevi che da zone piùalteinaccessibilisi sciolgono e precipitano senza

sosta per le gole. Nulla che sia paragonabile alle acque dei grandi pascolio ai ruscelli dalle sponde fitte di boschi e

d'erbeo a qualsiasi altra cosa del genere in altri luoghi. Le forme checodesto elemento assume nei vari paesaggi del

globo non saranno mai comprese appieno dall'artista che non abbia studiatoquesti straordinari ruscelletti.

Effetti di cielo.Ma forseguardandomi attornolo spettacolo più prezioso sta nelle sfumaturedell'atmosfera. Le

praterie - attraversandole in viaggio - e codesti monti e parchi sembranorivelare nuove luci e nuove ombre. Inimitabili

ovunquele gradazioni dell'erba e gli effetti del cielo - in nessun altroluogo mai spettacoli come questililla e grigi

d'una simile trasparenza. Mi viene spontaneo pensare a qualche eccellentepittore di paesaggiqualche buon colorista

che dopo aver lavorato per un poco da queste parti a schizzi e abbozzidisdegni ogni sua precedente opera (quelle che

fanno la delizia degli amatori delle mostre d'arte tradizionali) cometorbidarozza e artificiosa. Un'infinita varietà si

dispiega sotto i vostri occhi: lassùoltre la linea dei boschiun nudocolore nocciola-pallido; qua e là in distanza chiazze

di nevein qualsiasi periodo dell'anno (ma non alberi né fiori né uccellia quelle gelide altezze). Mentre scrivo distinguo

nella nebbia azzurrina la Catena Nevosabella e remotale sue chiazze dineve chiaramente visibili.

IMPRESSIONI DI DENVER.80

Nella protratta luce crepuscolare della più splendida delle serefacemmoritorno a Denver: vi rimasi per diversi

giornidedicandomi a tutt'agio alle mie esplorazioni e annotando impressionidi cui penso di servirmi per tagliare un

poco questi appuntielencando cioè semplicemente ciò che vidi. La cosamigliore erano gli uominii tre quarti grandi

praticicalmiprontiamericani. E il denaro! poiché qui davvero lofabbricano. Fuorinelle fonderie (le più grandi e più

perfezionate del mondo per i metalli preziosi) ho visto lunghe file di tini evaschette coperti di gorgoliante acqua in

ebollizione e pieni di argento liquidoquattro o cinque polliciogni tinodel valore di svariate migliaia di dollari. Il

sovrintendente che mi stava guidando nella visita prese a rimestarlo con unapaletta di legnocon noncuranzacome si

rimesterebbero dei fagioli. Poi grossi lingotti d'argentociascuno delvalore di 2.000 dollarie accastati in gruppi di

ventidecine e decine di gruppi. In un campo di minatori sulle montagneavevo vistopochi giorni primamucchi di

verghe d'argento grezzo per terraall'apertosimili a quelle piramidi che ipasticceri dispongono sui tavoli dei pranzi

chic a NewYork (una tale leccornia per uno scrittore povero come meche vien vogliad'intingerci la penna - e questo

par proprio il momento giusto perché la produzione d'argento del Colorado edell'Utahinsieme alla produzione aurea di

CaliforniaNuovo MessicoNevada e Dakotaapporta alla produzione monetariamondiale un contributo notevolmente

superiore ai cento milioni).

Cittàquesta Denverdisposta assai bene - particolarmente belle LaramieStreetla 15mala 16ma e Champa

Streete altre ancora - qua e là enormi magazzini in pietra e acciaio convetrine di cristallo - ogni strada fornita di

cunette dove corre acqua montana - molta gente«affari»modernità - etuttavia non senza un certo sapore selvatico

tutto suo. Posto di cavalli da corsa (molte giumente coi loro puledri) - e hoveduto anche molti e grossi levrieri per la

caccia all'antilope. Qua e là gruppi di minatorichi arriva chi parteassai pittoreschi.

Uno dei giornali locali ha voluto un'intervistae mi ha attribuito poiqueste parolecome lasciate cadere per

caso: «Ho visitato e ho vissuto in tutte le grandi città di quel terzodella Repubblica che dà sull'Atlantico - Boston

Brooklyn con le sue altureNew OrleansBaltimorala solenne Washingtonlagrande Filadelfiale popolose Cincinnati

e Chicago - e per trent'anni in quella meraviglia bagnata da maree tumultuosee scintillantila mia New Yorkla citydel

Nuovo Mondoanzi del mondo intero - e tuttavia a Denvere facendomiirrorare dalle sue cariche di ozono atmosferico

e umano per tre o quattro giorni soltantomi sento ora come chiincontrandocerte personeprova subito verso di loro

un caldo trasportoe non riesce a capire perché. Neanch'io saprei direperchéma arrivato in città nella sottile foschia di

un tardo pomeriggio di settembredopo averne respirato l'ariaaver dormitobene la notte e vagabondato a mio piacere a

piedi o in vettura guardando la gente che arriva e che parte dagli alberghie assorbendo il magnetismo climatico di

questa regione stranamente affascinanteho sentito crescere continuamente inme un sentimento di affetto per questo

luogoil qualenonostante la sua subitaneitàsi è fatto così definito eforte che sento di doverlo registrare».

E tanto basti circa il mio sentimento per questa città regina di pianure edi vettetra le quali essa si stende in

quella sua atmosfera deliziosa e raraa più di 5.000 piedi sul livello delmareirrigata da acque montane - un latoad

estche guarda sulle praterie per forse mille miglia - e dall'altro latoaovestsempre in vista di giorno nel loro

drappeggio di foschia violettainnumerevoli cime di monti. Sìveramente misono innamorato di Denvere ho sentito

persino il desiderio di venire a trascorrere qui i giorni del mio declinofino alla morte.

VERSO SUD - POI DI NUOVO A EST

Lasciata Denver alle 8 del mattino sulla linea «Rio Grande»direzione sud.Sempre montagne in vistaa una

distanza che appare stranamente ravvicinatacome in un lieve veloma purnitide e solenni - le forme conichei colorii

pendii stagliati contro il cielo - centinaiae sembravano migliaiainterminabili collane di monticime e pendii ravvolti

in quella foschia grigiazzurrapiù o meno lieveper più di cento migliasotto il sole d'autunno - la visione più spirituale

della natura oggettiva che io abbia mai godutoo financo creduto pensabile.A tratti la luce s'avvivacreando contrasti di

sfumature giallo-argento da una parte contro un grigio ombrato e cupodall'altra. Ho osservato a lungo Pike's Peak

rimanendone un poco deluso (forse mi aspettavo qualcosa di sbalorditivo).Sulla sinistra il nostro sguardo spazia sulle

praterie; qua e là recinti per il bestiameovunque cactus e salvia deicampimandrie al pascolo. E così per circa 120

migliafino a Pueblo. In quest'ultima città ci imbarchiamo sul comodo e benattrezzato treno della linea di Atchison-Topeka-

Santa Fèdirigendoci a est.

DESIDERI INCOMPIUTI. IL FIUME ARKANSAS

Avrei voluto raggiungere la regione del fiume Yellowstone - vederesoprattutto il Parco Nazionalei geyser e

la zona degli hoodooo follettimaligninello stesso territorio; in realtà cominciai a avere qualche dubbio aPueblodove

era la biforcazione - volevo valicare il passo Veta - volevo proseguire sullalinea di Santa Fè spingendomi a sud verso il

Nuovo Messico - ma finii per indirizzarmi a estlasciandomi alle spalleprovocanti visioni del Colorado sud-orientale.81

Puebloil monte Calvoi picchi della catena Spagnola Sangre de Christoslacurva «Mile-shoe» (che eraa detta del

mio amico veterano della locomotiva«la signora delle curve ferroviariedell'universo»)il forte Garland tra le pianure

il passo Veta e i tre picchi della Sierra Blancas.

Il fiume Arkansas ha un ruolo piuttosto importante nel complesso di questaregione - ora lo vedoora ne seguo

con gli occhi la sponda nordalta e rocciosatagliata a piccoper miglia emiglia; lo attraverso e riattraverso molte volte

mentre si avvolge e contorce come un serpe. Le pianure esibiscono qui unavarietà anche maggiore del solito - talora

una distesa sterile che s'allunga per decine e decine di miglia - poi terraverdefertile e erbosadi simile vastità. Qua e là

immensi greggi (a scrivere di queste pianure si sente la necessità di parolenuove - i termini lontanograndevasto e

similisono insufficienti).

UN PICCOLO ACCOMPAGNATORE SILENZIOSO: LA COREOSSIDE

Qui occorrerà dedicare qualche parola a un minuscolo accompagnatoresemprepresenteanche adessoai miei

occhi. Da Barnegat fino Pike's Peakper tutta la durata del viaggiosonostato seguito da un simpatico amico florealeo

meglio da milioni di codesti amici - null'altro che un tenace fiorellinoselvatico a cinque petaligiallocaratteristico dei

mesi di settembre e ottobreche penso cresca ovunque negli Stati del centroe del nord. Lo avevo notato sullo Hudson e

a Long Islandlungo le rive del Delaware e qua e là nel New Jersey (anni faanche nel Connecticute un autunno presso

il lago Champlain). Durante questa gita mi ha seguito regolarmenteconquello stelo sottile e quei bocci doratida Cape

May alla valle del Kawe poi lungo i cañonsfino a questepianure. Nel Missouri ne ho veduto prati immensi

sfolgoranti. All'incirca nella parte ovest dell'Illinoisquando mi svegliaila mattina in trenonella mia cuccettala prima

cosa che vidi scostando le tendine e guardando fuori fu il suo visoaggraziatoil collo reclino.

25 sett. Mattinapresto - andiamo ancora a est dopo aver lasciato SterlingKansasdove hosostato per un

giorno e una notte. Il sole è su da circa mezz'ora: non può esservi nulladi più fresco e più bello di quest'ora in questa

regione. Vedo un bel campo dei miei fiori gialli in pieno rigoglio. Aintervallimentre passiamo velocigruppetti di

graziose case a due pianicome puntolini. Sull'immensa distesa piatta comeun pavimentovisibile per un raggio di

venti miglia in ogni direzione nell'aria pulitadomina l'autunnale monotoniadi un'erba rosso-fulva - biche di fieno e

recinti per bestie spezzano il paesaggio - frotte di galline selvatichetrasaliscono quando passiamo rombando. Bel

paesaggio tra Sterling e Florence (a S.andato a salutare E. L. miovecchio-giovane amico soldato dei tempi di guerrae

sua moglie e suo figlio).

LE PRATERIE E LE GRANDI PIANURE IN POESIA

(dopo aver viaggiato per l'Illinoisil Missouriil Kansas e il Colorado)

Per quanto meraviglioso sia immaginare già nato colui che vedrà codesteprateriele grandi pianure e la vallata

del Mississippiabitate forse da cento milioni di personela più prosperae progredita popolazione del mondonon

posso fare a meno di pensare che ancora più meraviglioso sarebbe vederequeste impareggiabili regioni d'America fuse

tutte nell'alambicco di un poema perfettoo altra opera esteticacompiutamente westernfresca e libera - assolutamente

nostrasenza la minima traccia o sapore di suoloricordirealtàtecnicao spirito europei. I miei giorni e le mie notti

viaggiando qui - che cosa esilarante! - e non l'aria soltantoo il senso divastitàma ogni paesaggioogni caratteristica

locale. Ovunque qualcosa di tipico - i cactusi garofanil'erba dei bufalila salvia selvatica - la prospettiva che recede

l'ampio circolo dell'orizzonte a qualsiasi ora del giornospecialmente almattino - questo trasparentepurofresco

rarefatto nutrimento dei polmonisconosciuto prima - le chiazze nere e lestriature lasciate da conflagrazioni di

superficie - il solco profondo del «parafuoco»- la linea inclinata deiparapetti costruiti lungo tutta la strada ferrata per

proteggerla dalla neve che s'accumula d'inverno - i cani delle praterie e ibranchi d'antilopi - gli strani «fiumi asciutti» -

di tanto in tanto un rifugio scavato nel terreno o un recinto - il forteRiley e il forte Wallace - e quelle cittadine delle

piane del nord come navi sul mareCoda d'aquilaCoyoteCheyenneAgateMonotonyKit Carson - e sempre i

formicai e i pantani frequentati dai bufali - sempre le mandrie di bovini e icow-boys («spunzonatoridi vacche»)una

classe per me stranamente interessanteocchi vivi di falcocarnagioniabbronzatecappelli a larghe tese - a quanto pare

sempre a cavallocon le braccia abbandonatesollevate un pochinocheoscillano mentre essi cavalcano.

LA CATENA SPAGNOLA. SERA SULLE PIANURE

Tra Pueblo e il Forte Bentverso sudin un momento di sole di un serenopomeriggioriesco a cogliere delle

fuggevoli ma ottime vedute della Catena Spagnola. Ci troviamo nel sud-est delColorado - oltrepassiamo immense.82

mandrie di bestiamela nostra superba locomotiva ci trascina via volando -attraversiamo due o tre volte il fiume

Arkansasche seguiamo per molte miglia e di cui mi si offrono belle vedute -taloraper un lungo trattole sue sponde

pietrosea piombonon molto alteallineate - poi le sue spianate di fango.Passiamo Forte Lyon - molte case di cotto -

pascoli sterminaticonvenientemente punteggiati qua e là da quelle grandimandrie - puntualeil sole cala a occidente -

un cielo d'un limpido colore di perla sopra ogni cosae poi la sera sullegrandi pianure. Un paesaggio quietopensoso

sconfinato - i roccioni perpendicolari dell'Arkansasa nordvelati nelcrepuscolo - una sottile linea violacea

sull'orizzonte a sud-ovest - la palpabile freschezza dell'ariail lievearoma - un cow-boyattardatosidietro qualche capo

ribelle della sua mandria - un carro di emigranti che avanza a faticaicavalli lenti e stanchi - due uominiforse padre e

figlioseguono a piedia rilento- e soffusi su tuttol'indescrivibile chiaroscuroe il sentimento(più profondo di quello

che v'ispira il mare) che percorre da una parte all'altra queste infiniteregioni selvagge.

IL VERO PAESAGGIO AMERICANO

Se vogliamo parlare in senso lato della capacità e dell'indubitabile futurodestino di quest'area di pianure e

praterie (più vasta invero di qualsiasi regno europeo)essa ci appare comel'inesauribile terra del grano e del maisdella

lanadel linodel carbone e dell'acciaiodella carne di bue e di porcodiburro e formaggimele e uova - la terra di dieci

milioni di poderi vergini (a vederlaadessoselvaggia e improduttiva; magli esperti dicono cheuna volta irrigatapuò

crescervi tanto grano da nutrire il mondo intero). Quanto al paesaggio(propongo qui il mio pensiero e il mio sentire)

benché sappia quel che si sostiene comunementee cioè che gli scenarinaturali più splendidi sono offerti dallo

Yosemitedalle cascate del Niagaradallo Yellowstone superiore e similimichiedo se in fondo le Praterie e le grandi

Pianurepur se a prima vista colpiscano menonon siano più duraturenonsoddisfino maggiormente il senso estetico

non eccellano su tutto il resto e non costituiscano il tipico paesaggio delNord America.

E infatti di tutto il viaggiononostante la gran varietà di spettacolilacosa che più mi ha colpito e che più a

lungo rimarrà in me sono proprio codeste medesime praterie. Giorno pergiornouna notte dopo l'altrasi sono

dispiegate ai miei occhia tutti i miei sensi - ma - soprattutto a quelloestetico - generosamentein silenzio. Persino la

più semplice statistica che le concerne sembra straordinaria.

IL FIUME PIU' IMPORTANTE DEL MONDO.

La valle del fiume Mississippi con i suoi tributari (codesto corso d'acquacon le sue diramazioni copre gran

parte dell'argomento) abbraccia più di un milione e duecentomila migliaquadratein massima parte praterie. È di gran

lunga il fiume più importante del globoe lo si direbbe pianificato avederlo correre lento da nord a sud attraverso una

dozzina di climi diversi tutti sani e favorevoli all'insediamento umanoconla foce che si mantiene tutto l'anno sgombra

di ghiaccie il corso che costituisce un'arteria di commercio e di trafficosicura e poco costosadalla zona temperata

settentrionale a quella torrida. Nemmeno l'imponente Rio delle Amazzoni (purse di volume maggiore) con un corso che

va da ovest a estné il Nilo in Africa o il Danubio in Europa o i tregrandi fiumi della Cina possono paragonarsi al

Mississippi. Solo il mar Mediterraneo ha avuto nel passato un ruolo storicocommisurabile a quello che il Mississippi è

destinato ad avere in futuro. Tramite le regioni del suo bacinoirrigate esaldate insieme dai rami secondari (il Missouri

l'Ohiol'Arkansasil fiume Rossoil Yazooil St. Francis e altri) essogià amalgama venticinque milioni di uomininon

soltanto dei più pacifici e produttivima anche dei più irrequieti ebellicosi della terra. La sua vallatao bacinosta

rapidamente concentrando il potere politico dell'Unione - si penserebbe quasiche essa sia l'Unione- o che lo sarà tra

non molto. Provate a eliminarlainsieme alle sue diramazioni - che cosarimarrebbe? Dai finestrini del trenopassando

per l'Indianal'Illinoisil Missourio fermandosi un giorno qua uno làlungo la linea Topeka-Santa Fènel Kansas

meridionalee in verità dovunque io sia andato in questa regionepercentinaia e migliaia di migliai miei occhi sono

stati rallegrati da distese primitive e fertilialcune già parzialmentepopolatema nel complesso di gran lunga

immensamente più integre e intatte (e per gran tratti più belle e fecondenella loro mai solcata innocenza) che non i

costosi e bei campi delle più ricche campagne dello Stato di New YorkdellaPennsylvania. del Maryland o della

Virginia.

LA PRATERIA: ANALOGIE. LA QUESTIONE DEI BOSCHI.

Il termine prairieè franceseesignifica letteralmente prateria. Le analogie cosmiche delle pianure dellanostra

America del Nord sono le steppe dell'Asiale pampase gli llanosdel SudAmerica. Certuni ritengono che in origine le

praterie fossero alveilacustri; altriattribuiscono l'assenza di foreste agli incendi che annualmente vi divampano(causa

secondo la credenza popolaredell'estate di San Martino). La questione deiboschi ben presto si farà seria. Pur se la

costa atlanticala regione delle Rocciose e la zona meridionale della valledel Mississippi sono ricche di boschi.83

esistono estensioni di centinaia e migliaia di miglia dove o non crescealbero o spesso ha prevalso una inutile

distruzione; e la questione della coltura delle foreste e del rimboschimentodovrebbe a questo punto imporsi a quei

pensatori che guardano alle generazioni avvenire degli Stati delle praterie.

LETTERATURA DELLA VALLE DEL MISSISSIPPI

Un giorno di pioggianel Missourime ne stavo sdraiato a riposare dopo unalunga escursione - sfogliai

dapprima un grosso volume trovato lìMiltonYoungGrayBeattie e Collinsmaci rinunciai alla fine - pur godendo

per un pococome tante altre voltela lettura del Lamentodell'ultimo menestrello edel Marmion diWalter Scott

eccetera - interruppimisi da parte il libroe presi a considerare l'ideadi una poesia che a tempo debito venisse a

esprimere e a servire la feconda regione al centro della quale io mi trovavoe di cui ho dato fuggevoli cenni. È

sufficiente un solo attimo di concentrazioneovunque ci si trovi negli StatiUnitiper vedere con chiarezza come tutti i

poeti più pubblicati e più diffusi nelle biblioteche oggigiornovuoiimportati dalla Gran Bretagna vuoi copiati e

scimmiottati quisiano estranei ai nostri Stati pur se vengono letti copiosamente da noi tutti.Ma per poter comprendere

appieno come molte di quelle pagine siano non solo assolutamente inopposizione ai nostri tempi e alle nostre terrema

anche limitate e rattrappitee quali anacronismi e assurdità esserappresentino rispetto ai fini dell'Americaoccorre

dimorare o viaggiare per alcun tempo nel Missourinel Kansas o nel Coloradoe stabilire un rapporto con la gente e la

natura di quei luoghi.

Verrà mai il giorno - per quanto lontano nel tempo - in cui quei modelli equei manichini che ci arrivano dalle

Isole Britanniche - e anche le preziose tradizioni dei classici - sarannosolo reminiscenzemeri oggetti di studio? L'aria

purala primitivitàl'ampiezza e la prodigalità senza limitila stranamistione di delicatezzacontinenza e forzadi reale

e idealee di tutti i nobili e originali elementi di codeste prateriedelleMontagne Rocciose e del Mississippi e del

Missouri - appariranno mai nella nostra poesia e nella nostra arte acostruirne in qualche modo un modello? (talora

penso che l'ambizione del mio amico Joaquin Miller di immettere tali elementinella sua arte e illustrarlibasti da sola a

staccarlo dalla gran massa).

Non molto tempo fa mi trovavo in battello nella baia di New Yorkecontemplavo il tramonto dietro le lontane

alture verde cupo di Navesinkspaziando con lo sguardo su quella inimitabiledistesa di coste e imbarcazioni e mare

intorno a Sandy Point. Poi un intervallo di una settimana o due; ed eccosotto i miei occhi gli sfumati contorni della

Catena Spagnola. Nelle duemila e più miglia che intercorrono tra questi duepuntiseppur di una varietà paradossale

infinitaè certamente in atto una fusione strana e totale che vagradualmente temperandocementando e integrando ogni

cosa. Ma ai fini di una tale cementazione) fattore assai più sottilepiùvasto e più solido che non le leggi degli Stati o la

base comune del Congresso e della Corte Supremao la tetra saldatura dellenostre guerre nazionalio i giunti d'acciaio

delle ferroviee insomma di tutti i progressi di fusione e d'impasto dellanostra storia materiale e economica passata e

odiernasarebbe a mio avviso una grande opera della fantasiao complesso diopereo letteraturapalpitante e viva

nell'edificazione della quale le Pianurele Praterie e il fiume Mississippicon l'ampio e variegato dominio della sua

vallatacostituissero lo sfondo concreto da una parte - e dall'altral'umanitàle passionile lotte e le speranze d'America

qui e adesso (quell'éclaircissementgià in attosulla scena del Nuovo Mondodi tutto il dramma di guerreavventure e

evoluzioni ordito sinora dal Tempo) fornissero il sottile fuoco dell'ideale.

REPORTAGE DI UN INTERVISTATORE

17 ott. '79.Uno dei giornali di St. Louis riporta oggi alcune mie notazioni estemporaneesulla letteratura

americanae in particolare del Westin questi termini: «Siamo andati ieria trovare il signor Whitmane dopo una

conversazione in certo senso frammentaria gli abbiamo chiesto a bruciapelo:Lei ritiene che avremo una letteratura

veramente americana? A me sembra - egli rispose - che il nostro compito oggiconsista nel gettare le fondamenta di un

paese grande nella produzionenell'agricolturanel commercionelle vie dicomunicazione e in tutto ciò che ha rapporto

con il benessere di masse enormi di uomini e famiglieinclusa la libertà diparolal'organizzazione ecclesiastica ecc.

Queste cose noi le abbiamo già fondatee le stiamo anzi sviluppando su unascala più grande che non sia mai stato fatto

sino ad oggie l'Ohiol'Illinoisl'Indianail Missouriil Kansas e ilColorado mi appaiono come la culla e il fecondo

terreno proprio di tali fatti e idee. Ci si dovrà preoccupare anzituttodella prosperità materiale in tutte le sue varie forme

insieme a quegli altri fattori che ho menzionatocomunicazioni e libertà.Una volta che queste cose abbiano dato i loro

frutti e si siano fatte stabiliallora una letteratura degna di noicomincerà a prender volto e forma. La superiorità e la

vitalità dell'America si trovano nella massa del popoloe non nelle classielevate come avveniva nel vecchio mondo. La

grandezza del nostro esercito durante la guerra di secessione si è rivelatanella semplice truppae lo stesso avviene per

la nazione. La vitalità di altri paesi risiede in una cerchia ristrettaunaclassema la nostra risiede nella massa del

popolo. Gli uomini che ci guidano non hanno molta importanzanon l'hanno maiavutama la media della nostra gente

ha un valore immensoche va oltre la storia. Penso sovente che sarà questala viain tutti i settoriincluse letteratura e.84

arteper la quale si manifesterà la nostra superiorità. Non avremo grandifigure né grandi leaderma la media sarà

grandedi una grandezza senza precedenti».

LE DONNE DEL WEST

Kansas City. Ciò che vedo in fatto di donne nelle città di prateria non misoddisfa molto. Sto scrivendo queste

righe seduto oziosamente in un negozio di Main Street a Kansas City; suimarciapiedi passano fiumi di gente. Le

signore (la stessa cosa a Denver) sono tutte vestite alla modahanno nelvoltonei modi e nei gesti l'aria della

«distinzione»; e tuttavia nonhannosia nelfisico sia nella mentalità adatta a loroalcun segno di nobile e innata

originalità di spirito o di corpo (che gli uomini invece certamenteposseggonoe adatta a loro). Sono «intellettuali» e

alla modama dall'aria dispeptica e in genere bamboleggiante; unica loroambizione èevidentementescimmiottare le

sorelle della costa atlantica. Per bilanciare e completare la superbamascolinità del Weste per mantenerla e perpetuarla

dovrebbe comparire qualcosa di molto diversoe che precorresse i tempi.

IL GENERALE SILENZIOSO

28 sett. '79. Dunqueil generale Grantdopo aver fatto il giro del mondoè ritornato a casa -sbarcato ieri a San

Francisco dalla nave Cittàdi Tokioproveniente dal Giappone. Che uomo èe che storia la sua! e che illustrazionela

sua vitadelle capacità di quella natura individuale americana comune a noitutti. Certi critici scettici si chiedono«che

cosa mai ci trovila gentein Grant» per farne tanto chiasso; dichiarano(cosa indubbia peraltro) che egli arriva a

malapena al livello medio di cultura letteraria e scolastica dei nostrigiorniche è totalmente privo di spiccata genialità e

di qualsiasi sorta di eccellenza tradizionale. Giusto: ma egli sta a provareche un agricoltore medio del Westun operaio

un barcaiolotrascinato dal flusso e forse dai capricci delle circostanzefino a una posizione di incredibili responsabilità

militari e civili (certo la storia non ne ha mai presentato di più ardueneppure a chi era nato rené ha mai fornito

bersaglio più facile all'invidia e agli attacchi) può riuscire adestreggiarsi bene e continuare a portare avanti il paese e se

stesso con autorità anno per anno - comandare più di un milione di uomini -combattere più di cinquanta battaglie

campali - dirigere per otto anni un paese più vasto di tutti i regnid'Europa messi insieme - e infine ritirarsi

silenziosamente (col suo sigaro in bocca) e farsi una passeggiatina per ilglobo tra corti e consorterierezar e mikado

tra lo sfarzo e i cerimoniali più splendidicon la medesima flemma con cuiavrebbe passeggiato dopo il pranzo sotto il

portico di un albergo del Missouri. Questodico ioè quel che piace allagente - a me sicuramente piace - direi che

trascende Plutarco. Come avrebbe incantato quegli antichi greci! Un uomosemplicenon altro - niente arteniente

poesia - solo senso praticoe capacità di eseguireo fare del suo meglioper eseguirei compiti che il destino gli

assegnava. Un normale commerciante dedito agli affariconciatoreagricoltore dell'Illinois - poi generale della

repubblica durante la terribile lotta intestinala guerra di tentatasecessione - quindi presidente (compito di pacepiù

difficile della stessa guerra) - nulla di eroicosecondo le fonti beninformate - e tuttavia il più grande degli eroi. Gli dèi

i fatisembrano essersi concentrati su di lui.

I DISCORSI DEL PRESIDENTE HAYES

30 sett. Ilpresidente Hayes dunque se n'è venuto nel Westspostandosi senza quasi farsinotare da un punto

all'altroin compagnia della moglie e con un piccolo seguito di altiufficialiapplaudito ovunquee facendo un discorso

al popolo ogni giornotalvolta anche due volte al giorno. A codesteallocuzioni - tutte improvvisatequalcuno direbbe

anzi non destinate a durare - vorrei dedicare qualche nota. Sono abilidiscorsi a tu per tubonarisu argomenti facili e

non troppo profondi; ma a me danno un'idea nuova dell'oratoria - di unadiversa e tempestiva teoria e pratica di

quell'arteassai mutata rispetto alle regole classiche e adattata ai nostritempialle nostre occasionialla democrazia

americana e alle popolazioni che affollano il West. Ho sentito criticarequesti discorsi come privi di dignità; per me

sono esattamente quello che devono esserese consideriamo le circostanze eda chi vengono e a chi sono rivolti. Sotto

vi sono le mète di Hayes - consolidare in fraterna unione gli Statiincoraggiarne lo sviluppo materiale e industriale

moderarne e a un tempo espanderne l'equilibrio individuale vincolando iltutto e i singoli con gli irresistibili e duplici

legami non solo degli scambi commercialima anche del cameratismo umano.

Da Kansas City proseguii per St. Louis dove mi trattenni per circa tre mesiinsieme a mio fratello T.J.W. e alle

mie care nipotine.

NOTE SU ST. LOUIS.85

Ottnov.dic.'79. Lerisorse di St. Louis sono la sua posizionela sua incontestabile ricchezza (unlungo

accumularsi nel tempo di commercipatrimoni solidi - una media probabilmentepiù alta che in qualsiasi altra città)la

vastità senza pari del paesaggio circostantepianori grandi e ben dispostipronti per l'espansione futura - e il grande

Stato di cui essa è il cuore. St. Louis combina a livello di perfezionequalità del Nord e del Sudqualità indigene e anche

forestiereforse; riunisce in un sol punto i corsi del Mississippi e delMissourie la sua elettricità tutta americana ben si

accompagna alla sua flemma tedesca. La Quartala Quinta e la Terza sonostrade di negozivistosemoderne

metropolitanecon folle frettoloseveicoliomnibusun gran vociaregentedappertuttomerci costosevetrine di

cristallofacciate a struttura metallica spesso di cinque o sei piani. A St.Louis potete comprare qualsiasi cosa (come in

tutte le grosse città del Westquanto a questo) con la stessa facilità econvenienza che sui mercato dell'Atlantico.

Girando per la cittàvi capiterà di vedere cose che vi ricordano unaciviltà più vecchia e forse decaduta. In alcune

località del West l'acqua non è buonama qui suppliscono con gran copia diottimo vino e con inesauribili quantità della

migliore birra del mondo. Ci sono qui immensi mattatoi di bovini e suini; eho veduto con i miei occhi greggi di pecore

di 5.000 capi (a Kansas City avevo precedentemente visitato uno stabilimentodove vengono uccisi e inscatolati 2.500

suini in media al giornodal primo all'ultimo giorno dell'annoperl'esportazione; un altro a AtchisonKansasdelle

stesse proporzioni; e altri ancoraquasi ugualiin altri luoghi. E quellidi qua altrettanto grandi).

NOTTI SUL MISSISSIPPI

293031 ott. Unameravigliacon la luna piena di settembreargentea e abbagliante. Ogni nottenegli ultimi

tempi ho preso ad andare al fiumea godermi il ponte al lume della luna. Ein verità è una costruzione d'una bellezza e

perfezione insuperabilied io non me ne stanco mai. Il fiume adesso è moltobasso; ne notavo oggi il coloreun azzurro

più limpido del solito. Odo lo sciabordio dell'acqua appena increspatal'aria è fresca e frizzantee il paesaggio

straordinariamente nitido in ogni direzionealla luce lunare. Si sta facendotardi e sono ancora fuori: è così affascinante

favolosoqui. L'aria pungente della nottee i vari influssie il silenziocon quelle eterne remotissime stellemi fanno

bene. Sono stato piuttosto male recentemente. Ed eccoquasi al centro delterritorio nazionalequeste belle visioni

notturne del Mississippi.

SULLA NOSTRA TERRA

«Dopo cena fate sempre una passeggiata di un mezzo miglio»dice un vecchioproverbioaggiungendo

acutamente: «e se possibileche sia sulla vostra terra». Io mi chiedo seesista altro paese che offra più opportunità del

nostro per una passeggiata di questo genere - o se altre epoche l'abbiano maiofferta. Nessunomi par di scoprirepuò

neanche cominciare a conoscere la realtà geografica e democratica dellaindissolubile Unione americana di ogginé a

sospettare come sarà in futurofinché non esplori questi Stati dal Centroe non si soffermi per qualche pococon spirito

di osservazionesulle praterie o tra le città industriose o presso ilpossente padre delle acque. Una corsa di due o tremila

miglia «sulla propria terra»senza interruzionisarebbe impossibile inqualsiasi altro paese al di fuori degli Stati Unitie

in qualsiasi altra epoca prima d'oggi. Se volete capire cos'è una ferroviae che data segna per il progresso civile - e

come riesca a dominare la rozza natura adattandola ai fini umanisu unascala minima non altrimenti che su una

grandissima - venite nel cuore del continente americano.

Tornai a casaa Estil 5 gennaio 1880dopo aver percorso tra andata eritorno e vari giri più di diecimila

miglia. Ripresi subito la mia vita appartata tra i boschi o presso ilruscelloe i miei bighellonaggi per le città e

saltuariamenteuna certa disquisizione di cui si parlerà subito.

IL SIGNIFICATO DI EDGAR POE

1 genn. '80.Nel diagnosticare questa malattia chiamata umanità - assumendo per l'occasionequello che appare

lo stato d'animo più frequente nella personalità e negli scritti del miopersonaggio - ho pensato che i poetia qualsiasi

livello della listaoffrono gli indizi più decisivi. Comprendendo inun'unica massa tutti gli artistimusicistipittori

attori e così viae considerandolisingolarmente e nell'insiemecomeraggi o flange di quella furiosa ruota turbinante

che è la poesiacentro e asse del tutto - dove altro mai potremmoinvestigare altrettanto bene le causegli sviluppii

contrassegni del tempo - l'essenza e la malattia del secolo?

Per consenso unanime non esiste per uomo o donna nulla di meglio di una vitanobile e perfettamoralmente

senza incrinaturefelicemente equilibrata nell'attivitàfisicamente sana epurae che dia alla parte emotivasimpatetica

della natura umanaquanto le è dovuto e non più - una vitain tuttequeste manifestazioninon affannosama fervidae

instancabile sino alla fine. E tuttavia v'è un'altra forma di personalitàmolto più cara alla sensibilità artistica (che si.86

compiace dei giuochi più violenti di luci e di ombre)la qualeseppur maiveramente attingendo la perfezione del

caratterela bontà e l'eroismomai li perde di vista e anzi tra fallimentie pene e momentanee cadute più e più volte vi

ritorna: e mentre spesso li violacontinua ad aderirvi appassionatamentefino a quando mente e muscoli e voce

obbediscano a quel potere che definiamo volizione. Questo tipo dipersonalità lo troviamo più o meno in BurnsByron

Schiller e George Sand - ma non in Edgar Poe. (Tutto ciò è il risultatodella lettura di un suo nuovo volume di poesie

che son venuto facendoad intervalliin questi ultimi tre giorni - me loportavo nei miei vagabondaggi giù allo stagnoe

un poco alla volta ho finito per leggerlo tutto). Ma il servigio che Poerende al carattere delineato all'inizio è proprio in

quel contrastoquella contraddizione totaleche è seconda solo a una pienaesemplificazione.

Quasi privi di ogni traccia di principi morali? o del mondo concreto e deisuoi eroismio dei più semplici

affetti del cuorei versi di Poe testimoniano una intensa disposizione perla bellezza tecnica e astrattacon un'arte della

rima portata all'eccessouna incorreggibile propensione ai temi notturnieun sottofondo demoniaco dietro ogni pagina -

ea una valutazione finalerientrano con ogni probabilità tra le lucielettriche della letteratura d'immaginazionefulgide

abbagliantima senza calore. V'è nella vita e nelle reminiscenze del poetaun indescrivibile magnetismocome nelle sue

poesie. A chi sapesse seguirne le fila sottili a ritroso nel tempoquesteultime rivelerebbero senza dubbio uno stretto

legame con la nascita dello scrittore e i suoi precedentila fanciullezza ela gioventùil suo fisicola sua cosiddetta

educazionegli studi e i compagnila vita letteraria e sociale diBaltimoraRichmondFiladelfia e New York a quel

tempo - e non solo i luoghi e le circostanze in séma spessomolto spessoun singolare spirito di disprezzo e di

reazione a queste e a quelli.

Il brano che segueda un articolo sullo Stardi Washingtondel 16 novembre 1875potrà forse offrire a chi lo

desideri un ampliamento del mio punto di vista su questa interessante figuraquesta emanazione della nostra epoca.

V'era stata in quei giorni a Baltimora una pubblica traslazione dei resti diPoecon la dedica di un monumento tombale

alla sua memoria: «Trovandosi in visita a Washington in quei giorni"il vecchio Grigio" venne a Baltimorae benché

sofferente per una forma di paralisi acconsentì a salirezoppicandosulpalcoe a prendervi silenziosamente postoma

si rifiutò di fare qualsiasi discorso spiegando: "Ho sentito il forteimpulso a venire qui ed essere anch'io presenteoggi

in memoria di Poee ho obbeditoma non sento il minimo impulso a fardiscorsie anche a questomiei cari amici

tocca obbedire". Conversando comunque in una cerchia di conoscenti dopola cerimoniaWhitman disse: "Per lungo

tempoe anzi fino a poco tempo faprovai avversione per gli scritti di Poe.Volevo allora per la poesiae voglio ancora

la limpida luce del solel'aria fresca - la forza e il potere della salutenon del deliriosia pure tra le passioni più

tempestose - e sempre sullo sfondo degli eterni principi morali. Pur nonsoddisfacendo questi requisitiil genio di Poe si

è conquistato uno speciale riconoscimentoe anch'io sono giunto adammetterlo senza riservee ad apprezzare sia il

genio che l'uomo.

Ebbi un sognouna voltain cui vidi un vascello in marea mezzanottenelcuore della tempesta. Non era una

gran nave a piena alberaturané un maestoso vapore che avanzasse sicuronella bufera: sembrava piuttosto uno di quei

superbipiccoli panfili che avevo visto spesso cullarsi graziosamenteall'ancora nelle acque di New Yorko lungo lo

stretto di Long Island - e che ora con le vele a brandelli e l'alberatura inpezzi volava senza controllo attraverso quella

furia di nevischio e venti e onde nella notte. Sul ponte stava una figurasottilefragilebellaun uomo che non si

distingueva benema che sembrava godersi tutto il terrorela tenebrailsommovimento di cui era il centro e la vittima.

Quella figura del mio tetro sogno potrebbe ben esemplificare Edgar Poeilsuo spiritole sue vicende e le sue poesie -

anch'esse non altro che tetri sogni".».

Si potrebbe dire molto di piùma io desideravo soprattutto svilupparel'idea accennata all'inizio. La portata di

un'epocai punti deboli dei suoi arginile sue correnti profonde (soventepiù significative delle più grosse correnti di

superficie) vengono infallibilmente indicate dai suoi poeti. Il gusto delvoluttuoso e dell'irreale che in misura così

straordinaria si è impossessato degli amatori di poesia del secolodecimonono - che può voler dire? L'inevitabile

propensione della cultura poetica al morbosoalla bellezza abnorme - lasostanza malaticcia di quel pensiero che si

limita alla tecnica in séalle raffinatezze - la rinuncia a tutte lerealtà concrete di prima manoperenni e democraticheil

corpola terra e il mareil sesso e simili e la loro sostituzione convalori di seconda o terza mano - che peso hanno negli

attuali studi di patologia?

UN SETTIMINO DI BEETHOVEN .

11 febbraio '80.Buon concerto stasera nel foyerdell'Opera diFiladelfia - orchestra piccola ma di alto livello.

Mai la musica s'era insinuata così profondamente in meplacandomi esaziandomi - mai come questa volta mi aveva

testimoniato il suo potere di elevazione spiritualela sua impossibilità didefinizione. Fu in particolare durante uno dei

grandi settimini di Beethovennell'esecuzione di strumenti ben scelti eperfettamente coordinati (violiniviolaclarino

cornovioloncello e contrabbasso)ch'io fui rapitoe vidi e assorbii moltemeraviglie. Squisiti abbandonitalvolta come

se la Natura ridesse su un pendio nel sole; «sostenuti» gravi e continuicome di venti; un suono di corno nell'intrico

della forestacon gli echi che muoiono; un dolce sciacquio d'onde che subitoperò si gonfiano in marosi grevi e

mugghiantifuriose staffilate d'acqua; e intercalatistriduli scrosci dirisa; a tratti un'aria di sortilegiocom'è della

Natura stessa in certi momenti - ma per lo più spontaneitàfacilitànoncuranza - spesso la sensazione delle positure dei

bambini quando giocano o dormono nudi. Mi faceva bene anche semplicementeosservare i violinisti manovrare.87

l'archetto con tanta maestria - ogni singolo movimento uno studio. Miabbandonaicome faccio talvoltasino a uscir da

me stesso. Mi occorse allora l'immagine di un ricco boschetto di uccelli incanto enel mezzoun semplice duetto

armonicodue anime umane che venivano proclamando il loro spirito pensosola loro disposizione di gioia.

UN ATTIMO DI NATURA SELVAGGIA

13 febbraio.Attraversando il Delawareho visto oggiproprio sopra il mio capoun grandestormo di oche

selvatichenon molto altospiegato a Vstagliarsi contro la nuvolagliameridiana color fumo-chiaro. Riuscii a coglierne

una visione superba per un momento - lo stormo primapoi il loro sfilaresempre più a sud-estfino a scomparire a poco

a poco (la mia vistaall'apertoe su grandi distanzeè ancora ottimamadebbo usare gli occhiali per leggere). Strani

pensieri si fusero in me durante quei due o tre minutiforse menoin cui ilcielo fu solcato da queste creature - l'aereo

regno dello spazio - persino quel color grigio-fumo predominante ovunque(niente sole) - le acque di sotto - il rapido

volo degli uccelliapparsi per un solo attimo - a suggerirmi in quel lampol'intera visione della Natura nella sua vastità

con la sua eternaprimitiva freschezzai mai penetrati recessi del maredel cielodelle rive - per dileguarsi poi nella

lontananza.

ORE D'OZIO NEI BOSCHI

8 marzo. Dinuovo in campagnama in un posto nuovo - scrivo seduto su un tronco nei boschi- caldosole

mezzogiorno. Rimasto qui a oziare nel fitto degli alberifusti altissimi dipiniquercenocicon un folto sottobosco di

allori e di viti - il suolo ricoperto ovunque di ramagliafoglie mortescheggiamemuschio - tutto così solitarioantico

cupo. Viottoli (chiamiamoli così) che portano in un luogo o nell'altro (comeformatisi non sodacché sembra che non

venga mai nessunoné uomini né bestiame). Temperatura oggi intorno ai 60F.vento tra le punte degli alberi; rimango

seduto a ascoltare il suo rauco sospiro lassù (e i momenti di immobilità)per un tempo lunghissimoche vario con

passeggiatine senza meta per le vecchie strade e i viottolio con esercizidi lotta con i giovani quercioliper evitare alle

mie giunture di arrugginirsi. Cominciano ad apparire pettazzurripettirossiallodole mattoline.

Il giorno dopo9 marzo.Tempesta di neve al mattinoprotrattasi per gran parte del giorno. Ma ho fatto

egualmente una passeggiata di più di due oretra il cadere dei fiocchipergli stessi boschi e sentieri. Niente ventoe

tuttavia sempre quel greve murmure musicale tra i pinipiuttosto fortecuriosocome un suono di cascata ora sospeso

ora a pieno flusso. Tutti i sensivistauditoolfattodelicatamentegratificati. Ogni fiocco di neve restava là dove

cadevasui sempreverdigli agrifogligli alloriecc.le innumerevolifoglie e i rami accatastati che si gonfiavano

bianchirifiniti da cimose smeraldine - le alte colonne verticali dei pinicolor bronzo in cima - un lieve aroma di resina

che si mescolava all'odore della neve (ché ogni cosa ha il suo odorepersino la nevese solo riuscite a individuarlo - non

esistono due luoghiforse nemmeno due oredovunque andiateesattamenteeguali - quanto diverso l'odore del

meriggio da quello della mezzanottee l'inverno dall'estateo un attimo divento da un momento di quiete!).

UNA VOCE DI CONTRALTO

9 maggiodomenica.Visita questa sera ai miei amici J. - buona cenacui ho fatto onore - vivacechiacchierata

con la signora J.e con I. e J. Più tardi mentre me ne stavo seduto fuoriguardando il vialeall'aria della serail coro e

l'organo della chiesa all'angolo opposto eseguirono l'inno di LuteroEinfeste bergconmolta grazia. La melodia era

intonata da una bella voce di contralto. Per quasi mezz'ora là nel buio (cifu una buona fila di strofe in inglese) piovve la

musicaprecisa e calmacon lunghe pause. L'argenteapiena raggiera dellaLira si levò silenziosamente sopra la linea

indistinta del tetto della chiesa. Nell'ombra degli alberi filtravano le lucimulticolori delle vetrate. E sotto tutto questo -

sotto la Corona Boreale alta lassùe nella fresca brezza della seranel chiaroscurodella notte -la liquida pienezza di

quella voce di contralto.

STRAORDINARIA VISIONE DEL NIAGARA

4 giugno '80. Perveramente penetrare un grande quadroo libroo brano di musicaarchitettura oscenario

sublime - o anche per la prima volta la normale luce del soleo ilpaesaggioo persino il mistero dell'individualitàtra

tutti il più curioso - sopravvengono nella vita di un uomo cinque fortunatiminutiinseriti in un concorso fortuito di

circostanzeche portano a culminazione in un breve lampo anni di letture eviaggi e pensamenti. Questo caso me l'ha.88

offerto oggi verso le due del pomeriggioil Niagaracon la superbaseverità del suo movimentodei colori e della mole

maestosain una breveindescrivibile visione. Stavamo attraversando assailentamente il Ponte Sospeso - senza mai

davvero fermarcima in verità quasi fermi - il giorno tersoassolatocalmo - e io fuori sulla passerella. Le cascate si

spiegavano completamente alla vistaa circa un miglio di distanzamachiarissimee senza che se ne udisse il rombo -

un murmure soltanto. Il fiume vorticava verde e bianco molto sotto di me - lealte rive scureil fitto fogliamemolti

cedri color bronzoin ombra; e a fondere nel suo arcuato abbraccio tuttaquell'immensa materiaun cielo terso con

poche nuvole bianchelimpidospiritualesilenzioso. Breve visionee calmaquanto breve - da ricordare per sempre. E

invero sono queste le cose ch'io vado serbando insieme alle rare briciole diore felici della mia vitacose legate ai

ricordial passato - la furiosa tempesta di mare che vidi una voltaungiorno d'invernoal largo di Fire Island - Booth

padre nella parte di Riccardoquella serata famosa di quarant'anni fa alvecchio Bowery - l'Alboni nella scena dei figli

nella Norma - le visioni notturne sui campi di battagliaricordodopo gliscontri in Virginia - o quella singolare

sensazione alla luce della luna e delle stelle sulle grandi PianurenelKansas occidentale - o le regate veloci nella baia di

New Yorkcon una brezza robusta e un buon panfiloal largo di Navesink. Èinsieme a queste coseripetoch'io colloco

adesso quella visionequel pomeriggioquell'accordo integralequei cinqueminuti di assimilazione perfetta del Niagara

- non la gran gemma maestosa in solitario rilievobensì incastonata ecompletata da tutta la varietà e pienezza del suo

indispensabile contorno.

GITA IN CANADA'

Per tornare un po' indietro: lasciai Filadelfia (incrocio Ninth-Green Street)alle otto di sera del 3 giugno su un

vagone-letto di prima classe della linea di Lehigh Valley (Pennsylvania delNord) che passa per Bethlehem

WilkesbarreWaverly e (via Erie) continua per Corning fino a Hornelsvilledove giungemmo alle 8 del mattinoin

tempo per una generosa colazione. Devo dire di non aver mai passato unanottata così buona in treno - una marcia dolce

e stabileil minimo di sobbalzi e tutta la velocità compatibile con lasicurezza. Cosìsenza cambiarefino a Buffalo; e di

qui a Cliftondove arrivammo nel primo pomeriggio; e poi via verso LondonOntario canadesealtre quattro ore -

meno di ventidue in tutto. Sono alloggiato presso i miei amici Dr. Bucke eSignoranella loro casa ospitale situata tra i

vasti e graziosi praticelli del nosocomio.

UNA DOMENICA TRA GLI ALIENATI

6 giugno.Assistito oggi al servizio religioso (episcopale) nel corpo centrale delnosocomioin un'ampia sala

dall'alto soffittoal terzo piano. Semplici panchepareti a calcemoltesedie da pochi soldinessun ornamento o colore

e tuttavia ogni cosa scrupolosamente pulita e aggraziata. Forse trecentopersonela maggior parte pazienti. Tuttole

preghiereil breve sermonela ferma e sonante voce del pastoremi colpìprofondamente; ma più di ogni altra cosaal

di là di ogni descrizione e evocazionequell'uditorio.Mi era stata data una poltrona vicina al pulpitoper cui mi trovavo

seduto col viso alla congregazioneeterogenea ma assolutamente composta eordinata. Qua e là i bizzarri abiti e berretti

di alcune donneparecchie vecchissime e grigiecome le teste dei quadriantichi. Ohgli sguardi che venivano da quelle

facce! Ce n'erano due o tre che probabilmente non dimenticherò mai. Nientedi segnatamente brutto o repulsivo - strano

forsema non riuscii a scorgerne una che potesse definirsi tale. Solo lanostra comune umanitàla mia e la tua

dappertutto:

Lo stesso vecchio sangue - Lo stesso rosso sangue fluente...

e tuttaviadietro la maggior parte di esse s'indovinava un tale sfondo ditempestedi naufragi e misteridi appassionati

amoritortisete di ricchezzeproblemi religiosicrucci - tutti i dolorie le tristi vicende di vita e di morte riverberati in

quei volti impazziti (eppure in questo momento così calmicome acqua ferma)- e ora che da ognuno di essi s'irraggiava

l'elemento della devozionenon era forse questa lapace di Dio che supera ogni intendimentoper strano che possa

sembrarvi? Io posso dire soltanto che mentre me ne stavo lì sedutocontinuai a volgere attorno lunghi sguardi

indagatoririsvegliandocosì almeno mi parvepensieri insospettatiproblemi senza risposta. Poi il coroe buonocon

accompagnamento di melodion. Dopo il sermone cantarono «Guidamilucegentile». Si unirono in molti al bell'innodi

cui il pastore lesse l'introduzione«Anchedurante il giorno Egli li guidò con una nuvolae per tutta la notte con un

bagliore di fuoco».Poi le parole:

Guidamiluce gentilenel buio che opprime

Guidami sulla mia via.

La notte è scurala mia casa lontana;

Guidami sulla mia via;

Sostieni il mio piede; non spero vedere.89

Il paesaggio lontano: un passo mi basta.

Non sempre fui talené mai ti pregai

Di guidarmi per via

Volli sceglier da solo la strada; ma ora

Guidami tu per la via.

Amai il dì festivoe sdegnando i timori

L'orgoglio guidò il mio volere: dimentica gli anni.

Un paio di giorni dopo mi recai al padiglione degli «Incurabili»con unpermesso speciale del Dr. Beemere

visitai quasi tutte le corsiesia quelle maschili che femminili. Da alloraho compiuto molte altre visite del genere al

nosocomioe anche ai padiglioni distaccati all'intorno. Stando a quel che hovistoquesto è uno degli istituti più

progrediti del generepiù perfezionati e meglio amministratiper umanitàe razionalitàin tutta l'America. È una vera

cittadinacon molti edifici e un migliaio di abitanti.

Vengo a sapere che il Canadàe in particolare questa grande e popolosaprovincial'Ontariopossiede il

maggior numero e le migliori istituzioni benefiche in tutti i settori.

RICORDO DI ELIAS HICKS

8 giugno. Oggi una lettera da Detroitdella signora E.S.L.in un piccoloplico postaleaccompagnata da una

vecchia e rara incisione raffigurante la testa di Elias Hicks (da un ritrattoa olio eseguito da Heury Inman per J.V.S.

sessanta anni fa se non piùa New York). Nella letteratra l'altroquesterighe su E.H.:

«Da bambina ho ascoltato tante volte i suoi sermonie partecipato insieme amio padre e a mia madre a molte

riunioni di cui egli era il centroe in cui tutti sempre erano cosìdeliziati e stimolati dalla sua conversazione. So che voi

meditate di scriverneo parlarne e mi son chiesta se possediate un suoritratto. Giacché io ne posseggo dueve ne invio

uno».

SPLENDIDO SVILUPPO AUTOCTONO

Tra pochi giorni andrò al lago Hurone può darsi che abbia qualcosa dadire su quella regione e la sua gente.

Da quanto posso già vederedirei che la giovane popolazione originaria delCanadà stia maturandodando vita a una

razza solidademocraticaintelligenteradicalmente sanae di indolealtrettanto buonaindividualistae americana

quanto la media della nostra gente migliore. Tra noipoimi piace pensareche codesto elementoanche se forse non

costituisce ancora la maggioranza promette però di diventare il lievito chealla fine farà lievitare l'intera massa.

UN PATTO DOGANALE TRA STATI UNITI E CANADA'

La stampa più liberale qui sta discutendo la questione di un patto doganaletra Stati Uniti e Canadà. C'è la

proposta di formare un'unione a scopi commerciali- di abolire completamentela barriera doganale e ambedue i corpi di

funzionari in servizio tra i due paesie di raggiungere l'accordo per unatariffa unica i cui proventi andrebbero divisi tra

i due governi sulla base della popolazione. Si dice che una grandepercentuale dei commercianti canadesi sia favorevole

a un tal passostimando che la cosa tornerebbe materialmente utile agliaffari del paeseperché eliminerebbe le

restrizioni ora esistenti nel commercio tra Canadà e Stati Uniti. Quelli chesi oppongono a questa proposta ritengono sì

che darebbe incremento al benessere materiale del paesema anche chefinirebbe per allentare i legami tra Canadà e

Inghilterra; e questo sentimento fa passare in secondo piano il desiderio diprosperità commerciale. C'è da chiedersi se

tale sentimento può continuare a reggere alla tensione cui è sottoposto.Molti ritengono che le considerazioni

commerciali dovranno alla fine prevalere. Sembra anche opinione comune chetale patto o unificazione doganale

porterebbe in pratica più benefici alle province canadesi che agli StatiUniti. (A me sembra un inevitabile portato dei

tempi che il Canadà formiprima o poidue o tre grandi stati sovrani eindipendenti insieme al resto dell'Unione

americana. Il San Lorenzo e i laghi sono destinati a segnare non una linea diconfinebensì un grande canale mediano o

interno di comunicazione).

LA LINEA DEL SAN LORENZO.90

20 agosto.Premesso che i miei tre o quattro mesi in Canadà avevano come scopo tra glialtri l'esplorazione

della linea del San Lorenzodal Lago Superiore fino al mare (gli ingegneriqui insistono nel considerarla come un unico

corso d'acqua di più di duemila migliache include i laghiil Niagara etutto)e che ho attuato solo in parte il mio

progetto (ma dopo le sette o ottocento miglia percorse mi sembra che la questioneCanadà siadavvero definita da

questa linea d'acque con i suoi lineamenti eccezionali e le suecaratteristiche di commercio e umanitàoltre a molte

altre) - premesso tutto ciòeccomi a scrivere queste note circa millemiglia a nord di Filadelfia (da cui sono partitovia

Montreal e Quebec)nel cuore di regioni che toccano punti più alti diorrore e di bellezza selvaggia(e una sorta di

quieta «timorosità» paganae tuttavia sono regioni cristiane mainabitabili e solo parzialmente fertili) che forse in

qualsiasi altra parte della terra. Il tempo si mantiene perfetto; qualcunopotrà definirlo un po' frescoma con il mio

vecchio pastrano grigio indosso io lo trovo ottimo. Le giornate sono ricchedi sole e di ossigeno. Passo la più gran parte

del mattino e del pomeriggio sul ponte di prua del vapore.

IL SELVAGGIO SAGUENAY

Più di cento miglia risalendo queste acque nere - sempre gagliarde eprofonde (centinaia di pieditalvolta

migliaia)sempre con alte balze di roccia come spondeverdi e grigie - unpaesaggio similea voltea certe parti dello

Hudsonma assai più marcato e sdegnoso. I dossi si levano più altisitengono in file più serrate. Il fiume è più diritto

la corrente è più risolutae il coloreseppur d'un nero - inchiostrosquisitamente levigato e brillante sotto il sole

d'agosto. Davvero diversoil Saguenayda ogni altro fiume - gli effettisono diversi - il giuoco d'ombre e di luci più

audace e veemente. Una singolarità e una semplicità di un raro fascino(come il canto dell'organo nella «Favorita»a

mezzanottedal vecchio convento spagnuolo - un'unica frasesemplice emonotona e spoglia - ma indicibilmente

penetrantesolennemagistrale). Gran posto questo per gli echi: mentre ilnostro battello era ormeggiato al molo di

Tadousac (Tagiù-sac)in attesae il fumaiolo mandava getti di vaporeiofui sicuro d'aver udito un'orchestra suonare su

all'albergo tra le rocce - riuscii anzi a individuare qualche motivo. Soloquando il fumaiolo cessò capii di che si trattava.

Poia capo Eternity e a punta Trinity il pilota che azionava la sirenaprodusse simili meravigliosi effettiechi

indescrivibilmente stranimentre eravamo ammarati nella baia tranquillasotto l'ombra delle due rupi.

CAPO ETERNITY E CAPO TRINITY

Ma i due capigrandialterisilenti: dubito che esista al mondo unpromontorio o altura o luogo di rinomanza

storica o altro del genere che possa superarli (li ho di frontesotto gliocchimentre scrivo). Sono semplicissiminon è

che sbigottiscano - almeno non hanno sbigottito me - ma vi restano nellamemoria per sempre. Sono vicinissimi l'uno

all'altrofianco a fiancodue monti che balzano su dritti dal Saguenay. Unbuon tiratore riuscirebbe a colpirli ambedue

con una pietrapassando - o almeno così sembra. Poi hanno forme bendistinte l'una dall'altracome un perfetto corpo

maschile da un perfetto corpo femminile. Capo Eternitynudosi leva comegià detto direttamente dall'acqua scabro e

severo (e tuttavia di una bellezza indescrivibile) fino a un'altezza di quasiduemila piedi. La rupe Trinitypersino un po'

più altascatta anch'essa su dall'acquacon una sommità arrotondata comeuna gran testa con una corta capigliatura di

verde. Io mi considero ben ripagato delle mie mille miglia di viaggio se hopotuto vedere e fermare nella memoria

questa fantastica coppia. Mi hanno commosso più profondamente di qualsiasialtra cosa del genere che abbia mai

contemplato. Se appartenessero all'Europa o all'Asiane sentiremmo senzadubbio parlare in ogni sorta di poemi e

rapsodie rispedite almeno dodici volte all'anno ai nostri giornali e riviste.

LA BAIA DI CHICOUTIMI E HA-HA

No davvero - la vitai viaggii ricordi non mi hanno mai offerto népossono avere in serbo per meper la gioia

del mio spiritoepisodipanorami e vedute più indimenticabili di quellidella baia di Chicoutimi e Ha-ha - i giorni e le

notti su e giù per questo fiume selvaggio e affascinante - montagne gibbosecertune brulle e grigiealtre d'un rosso

spentoaltre tutte ammantate d'un verde groviglio di fogliame o di vigne -le granditranquilleeterne rocce dovunque -

le lunghe striature di schiuma screziataun quaglio lattiginoso nel gremboscintillante della corrente - il piccolo

duealberi color giallo-sporco con le sue vele rattoppate ala contro alacheci si avvicina risalendo vivace la corrente

con a bordo un paio di uomini bruni dai capelli neri - e forti ombre checontinuano a cadere sui contorni grigio-chiaro o

gialli delle colline per tutta la mattinatamentre il nostro battello passaa un tiro di schioppo da loro - e su ogni cosa

sempre la pura e delicata distesa del cielo. E poi gli splendidi tramontilevisioni della sera - le solite vecchie stelle

(appena un poco diversemi paretrovandoci così a nord)Arturo e la Lirae l'Aquila e il gran Giove come un globo

d'argentoe la costellazione dello Scorpione. E poi le luci della CoronaBorealequasi ogni notte..91

GLI ABITANTI - UN BUON TENORE DI VITA

Per quanto cuporoccioso e nereggiante d'acque si presenti il paesaggio daqueste partinon dovete pensare che

non vi s'incontrino calore umanocomodità e buon tenore di vita. Prima dicominciare a prender noteho fatto stamane

un'ottima colazione a base di trota salmonata eper finirelamponiselvatici. Incontro ovunque sorrisi e cortesia -

fisionomie in genere stranamente simili a quelle che si vedono negli StatiUniti (rimasi oltremodo sorpreso nel

constatare la medesima rassomiglianza in tutta la provincia di Quebec).Generalmente gli abitanti di questa aspra

regione (le contee di CharlevoixChicoutimi e Tadousace il territorio delLago St. John) sono gente semplice e tenace

dedita a far legname nei boschialla caccia degli animali da pellicciaallanavigazione e alla pesca o alla raccolta di

bacchee solo in minima parte all'agricoltura Stavo proprio guardando ungruppo di giovani barcaioli che cenavano di

buon'ora - niente altro che un'immensa pagnotta in cui era certo finitoalmeno uno staio di farinadalla quale tagliavano

grossi tocchi con un coltello a serramanico. Dev'essere un paese terribiled'invernoquestoquando gelo e ghiaccio vi

s'insediano compatti.

NOMI COME COCCOLE DI CEDRO

(Di nuovo a Camden e nei boschi del Jersey)

Ho pensato una volta di chiamare questa raccolta Comecoccole di cedro (eanche oggi credo che non sarebbe

stato un brutto titoloné inappropriato). Un mélangedi oziditempo passato a guardarmi attorno o in lente camminate

a star seduto o far viaggi - un pizzico di pensiero messo lì come salemaben poco - non solo l'estatema tutte le

stagioni - non solo giornima notti - qualche riflessione letteraria - librie scrittori esaminatiCarlylePoeEmerson

sfogliati sempre sotto il mio cedroall'aria apertae mai in biblioteca -in genere le scene che chiunque può vederema

con un po' dei miei capriccimeditazioniegotismo - veramente un fruttodell'aria aperta e soprattutto dell'estate - sia

preso singolarmente che a grappoli - selvatico e spontaneo e talvolta acidulo- per vero assai più simile alle coccole del

cedro di quanto non appaia a prima vista.

Ma sapete cosa sono? (mi sto rivolgendo adesso al signore di cittào aqualche delicata frequentatrice di

salotti). Viaggiando per strade maestre o attraverso lande e campagne inqualsiasi parte di questo paesenegli Stati del

Centrodell'Estdell'Ovest o del Sudnoterete in certe stagioni dell'annole folte chiome lanose del cedro tutte

punteggiate di mazzi di bacche azzurro-porcellanagrosse a un dipresso comechicchi di lambrusca. Ma prima una

parola sull'albero: tutti sanno che il cedro è un legno sanopoco costoso edemocraticostriato di bianco e di rosso - un

sempreverde - che non viene coltivato- che tienelontane le tarme - che cresce all'interno o sulla costain qualsiasi

climacaldo o freddosu qualsiasi suolo - di fatto sembra preferire luoghisabbiosibrulli e isolati - contento se aratro

fertilizzanti e accette da pota si tengono al largo e lo lasciano in pace.Tante voltedopo una gran pioggiaquando le

cose sono tutte lucentimi sono fermato durante i miei vagabondagginel Sudo nel Nord o all'estremo Ovesta

gustarmi quel suo verde cupopulito e dolce dopo l'acquatae maculatoprofusamente da quei frutti d'un azzurro

limpido e deciso. Il legno del cedro è utile - ma che utilità potranno maiavere quei grappoli di coccole asprigne? Una

risposta soddisfacente non c'è. È vero che certi erboristi le propinano peimalanni di stomacoma il rimedio è perfido

quanto la malattia. Poi un giorno durante uno dei miei giri nella contea diCamdenscoprii una vecchia pazza che

andava raccogliendo quei grappoli con gran zelo e gioia. Ella manifestavacome mi venne riferito in seguitouna sorta

di infatuazione per codeste bacchee ogni anno ne raccoglieva e collocavagrandi mazzi nella sua stanzaa profusione

in tutti gli angoli. Avevano uno strano potere sulla sua povera testatravagliatale procuravano pace e mansuetudine (ma

era innocuae abitava da quelle parti con una sua figlia assai benmaritata). Se vi sia un rapporto tra quei grappoli e

l'uscir di senno non saprei direma anch'io ho per loro una debolezza tuttaspeciale. Veramente il cedro mi piace

comunque - mi piace quel suo essere ispido e nudoquell'aroma appenaavvertibile (così diverso da tutte le rarità dei

profumieri)il suo silenziola sua equanime accettazione del gelo invernalee della calura estivadi piogge o siccità - e

il riparo che a volte m'ha offerto da queste - le associazioni che stimola(insommaio non sono stato mai capace di

spiegare perché amo qualcuno o qualcosa). Il servigio per cui ora inparticolare sono in debito verso il cedro è che

mentre mi vado aggirando in cerca di un nome per la mia progettata raccoltaesitante e perplesso - dopo averne rifiutato

una lungalunghissima listaalzo gli occhied ecco! proprio la parola chemi ci vuole. In ogni caso non vado più oltre -

la ricerca mi stanca; prendo quel che qualche spirito invisibile mi hagentilmente messo davanti. Oltre tuttochi vorrà

dirmi che non esiste sufficiente affinità tra molti di questi brani ogranulazioni (o perlomeno il fascio di sterpi che li ha

prodotti) e quelle coccole azzurre? La loro crescita selvaticasenza usi -un certo aroma di Natura che mi piacerebbe

tanto avere nelle mie pagine - lo scarno suolo da cui fioriscono - quel loroaccontentarsi d'esser lasciate in pace -

l'ottusasorda ripugnanza a qualsiasi domanda (affinità di caratterequest'ultimatra tutte la più vicina e la più cara).

E per concluderecaro lettorequanto alla questione del titolo per questaraccoltaaccontentiamoci di averlo

un nome - qualcosa che la individui e la leghi assiemeche cementi tuttequelle note vegetalimineralipersonali

improvvise impennate criticherozzi cicalecci filosoficisabbie sparse earbusti - senza crucciarci se certe pagine non.92

vanno sotto il loro titolo con impeccabile appropriatezza e amabilità (èuna questione profondairritanteinesplicabile

questa dei nomi. Mi ha impegnato seriamente per tutta la vita).*

Dopo di cheil titolo Comecoccole di cedro sivide posto fuori combattimento; ma io non posso permettermi

di gettar via quanto sono venuto annotando laggiù sul sentieroal riparodel mio vecchio amicoun tiepido meriggio di

ottobre. Tra l'altro non sarebbe gentile nei riguardi del cedro.

* Nel risvolto del mio taccuino trovo una lista di suggerimenti (poiabbandonati)di titoli per questo volumeo

parti di esso; ad esempio:

Mentre ronza il bombo di maggio

E fiorisce in agosto il verbasco

E fiocca d'inverno la neve

E ruotan nel cielo le stelle

Via dai librivia dall'Arte

Ora solo il Giorno e la Notte - conclusa la lezione

Ora soltanto il Sole e le Stelle.

Note di un semi-paralitico

Settimana per settimana

Braci di giorni morenti

Anatre e germani

Flusso e riflusso

Chiacchiere a lume di candela

Echi e fughe

Come me... rugiade vespertine

Postille

Qui e làa 63 anni

Cumuli e cirri

Barbe di mais... ramaglia

Prima e dopo... Vestiboli

Scintilla dei 60 e dopo

Sabbie sulle rive dei 64 anni

Come voci al vespronascoste o lontane

Germi autoctoni... embrioni

Ala contro ala

Note e richiami

Solo verbaschi e calabroni

Gorgoglii di stagno... Tête-à-Tête

Echi di una vita del 19° sec. nel Nuovo Mondo

Flange dei cinquant'anni

Abbandoninote frettolose

Mosaico di vitaistanti nativi

Tipi e semitoni

Cianfrusaglie... relitti marini

Ancora e sempre (N.d.A.).

MORTE DI THOMAS CARLYLE

10 febb. '81.Dunque la fiamma del lumedopo una lunga consumazione e tremuli guizzisi èspenta del tutto.

Come autore rappresentativo e figura di letteratonessun altro come Carlylelascerà in eredità al futuro più

significativi indizi della nostra era tempestosadei suoi violentiparadossiil clangorei tormentati momenti del parto.

Inoltre egli appartiene al ceppo più nostro della razza: né latino négrecoma definitivamente gotico. Ispido

montagnosovulcanicoera una rivoluzione francese in personaassai più diqualsiasi suo libro. Per certi rispettisino a

tutt'oggi nel secolo decimononola mente più preparata e acutaanche dalpunto di vista accademicodi tutta la Gran

Bretagna; solo che aveva un corpo sofferente. Tracce di dispepsia si trovanoin ogni sua paginae talvolta la riempiono.

Tra le lezioni della sua vita - una vita peraltro di una lunghezzasorprendente - potrebbe includersi questa - come dietro

il computo del genio e della morale vi sia sempre lo stomacoa dare unasorta di voto decisivo.

Due elementi contrastanti e in lotta sembrano essersi contesi quest'uomotirandolo talora in direzioni opposte

come cavalli selvaggi. Era uno scozzese cautoconservatoreconscio di chefetido sacco di chiacchiere sia gran parte.93

del radicalismo moderno; ma poi il suo gran cuore chiedeva riformemutamenti- sovente in terribile contrasto con il

suo caustico ragionare. Nessuno scrittore ha mai messo tanto lamento e tantadisperazione nei suoi libriscoperti

talvoltama più spesso latenti. Mi viene in mente quel passo nelle poesiedi Young in cuicome la morte incalza più e

più da presso la sua predal'anima si getta da una parte e dall'altrainvocandogridando e imprecandoper sfuggire al

destino universale.

Di peccheper non dire macchie vere e propriedal punto di vista di unamericanoebbe la sua partee grave.

Non nei meriti puramente letterari (pur grandi)e nemmeno come «facitore dilibri»bensì nell'aver immesso

nella compiaciuta atmosfera dei nostri tempi un turbamentoun'agitazioneprovocatriceinquisitivasconvolgentesta il

valore ultimo di Carlyle. È tempo che i popoli di lingua inglese si faccianoun'idea esatta di che cosa sia la spina dorsale

del geniovale a dire la forza. Quasi dovessero sempre trovarselo tagliato ecucito all'ultima moda! come un mantello da

signora! Che provvidenziale servigio ci rende costui! Come riesce a scuoterei nostri comodi circoli letteraricon un

pizzico dello spirito profetico e dell'antica ira ebraica - ché tale la suaveramente può dirsi. Lo stesso Isaia non fu né più

sprezzante né più minaccioso: «La corona dell'orgogliogli ebbri diEfraimsaranno calpestati sotto i piedi: E la

gloriosa bellezza che adorna la testa della grassa valle sarà un fiorepresso a vizzire». (Il termine profezia viene spesso

adoperato in modo improprio: sembra ristretto al mero significato dipredizione. Ma non è questo il senso primo della

parola ebraica che si traduce con «profeta»: questa indica un uomo il cuispirito ribolle e trabocca come una fonte

grazie a una spinta interioredivinamente spontaneain cui si rivela Dio.La predizione non è che una parte secondaria

della profezia. Il punto centrale sta nel rivelare ed effondere isuggerimenti divini che premono nell'anima per venire

alla luce. Questa è in breve la dottrina degli Amici o Quacqueri).

E poi la semplicità esotto le manifestazioni di fragilitàla forzastraordinaria di quest'uomo - un gagliardo

nodo di quercia che non si riusciva a logorare - un vecchio contadino vestitodi scuro e non di bell'aspetto - le sue stesse

debolezze affascinavano. Che cosa ci importa che abbia scritto sul Dr.Franciae ShootingNiagarae Laquestione dei

negrie chenon sentisse nessunissima ammirazione per i nostri Stati? (mi chiedo anzi se nonabbia pensato o detto la

metà delle cattive parole che ci meritiamo). Guardate come solca daleviatano i mari della letteratura e della politica

moderna! È fuor di dubbioquanto a quest'ultimache si dovrebbe per primacosa constatare dal vivo lo squalloreil

vizio e la testardaggine radicati nella gran massa della popolazione delleisole britannichee la burocraziala fatuitàil

servilismo che dominano ovunqueper cogliere il significato ultimo delle suepagine. Per questi motivi (benché egli non

fosse né un radicale né un cartista) io considero quello di Carlyle come ilcommentoanzi la protesta di gran lunga più

indignata contro i frutti del feudalesimo contemporaneo in Gran Bretagna - lamiseria e la degradazione crescente dei

senzatettodi quei venti milioni che non possiedono nulla mentre pochemigliaia o meglio poche centinaia si godono

l'intero paeseil denaro e i posti al sole. Commercio e navigazioneclubs eculturae prestigioe armie una classe

raffinata e selezionata di borghesi e di aristocraticicon tutto il comfortdei tempi moderninon riescono minimamente a

salvare e tanto meno a giustificare una similestupefacente ingordigia.

Il miglior modo di accertare quanto egli abbia lasciato al suo paesesarebbedi considerareo cercar di

considerare per un momento il quadro del pensiero britannicoil risultatod'insieme degli ultimi cinquant'annicosì

come si presenta oggimalasciando fuori Carlyle.Sarebbe come un esercito senza artiglieria. La parata rimarrebbe

sempre vivace e ricca - ByronScottTennyson e molti altri - cavalleriafanteria velocesventolio di bandiere - ma il

gran rombo finalecosì caro all'orecchio del veteranoe che determina lavittoria e le sortiquello mancherebbe.

Negli ultimi tre anni qui in America ci sono arrivate sparse immagini di unuomo vecchissimoassottigliato nel

corposolitariosenza moglie né figlisteso su un divanoche solo unaindomita forza di volontà teneva lontano dal

lettoma non più in gradonegli ultimi tempidi uscire all'aria aperta.Ho trovato queste notizie di tanto in tanto in brevi

descrizioni sui giornali. Non più di una settimana fa ho letto un articolodel genereproprio prima di uscire per la mia

solita passeggiatina serale tra le otto e le nove. Nella bella notte frescainsolitamente limpida (5 feb. '81) mentre

camminavo su uno spiazzo aperto vicino casale condizioni di Carlylela suamorte imminente - o forse già accaduta -

mi riempirono di pensieri che eludevano ogni espressionee si fondevanocuriosamente con la scena. Il pianeta Venere

alto da un'ora ad occidentedi nuovo in tutta la sua pienezza e fulgore(dopo essersi mostrato scarno e languido per

quasi un anno)con in più un sentimento che non avevo mai notato prima -non meramente voluttuosala Venere di

Pafoinondanteaffascinante - ma ora con una calma gravitàun'alterigiaimperiosa - la Venere di Miloadesso. Più in

alto verso lo ZenitGioveSaturnoe la luna poco oltre il primo quartosfilavano in processione seguiti dalle Pleiadi

dalla costellazione del Toro e dalla rossa Aldebaran. Non una nube in cielo.Orione marciava a gran passi a sud-est con

la sua cintura scintillante - appena più sotto era sospeso Siriosole dellanotte. Ogni singola stella dilatatapiù vitrea

più vicina di sempre. Non come in certe notti terse quando le stelle piùgrandi offuscano completamente le altre. Ogni

stellina o grappolo di stelletutti nitidamente visibilie egualmentevicini. Ogni singola gemma in mostra sulla chioma

di Berenicequalcuna mai vista. A nord-est e a nordil Falcettola Capracon i suoi caprettiCassiopeaCastore e

Pollucee le due Orse. E intantoquesta silente indescrivibile visionecheassorbiva e impregnava totalmente di sé la

mia ricettivitàera tutta percorsa dal pensiero di Carlyle che moriva. (Perrasserenarespiritualizzare enell'ambito del

possibilesciogliere il mistero della morte e del genioconsiderateli sottole stellea mezzanotte).

E ora che si è partito di qui sarà possibile che Thomas Carlyleche lachimica della natura subito dissolverà in

cenere e i venti disperderannorimanga ancora una identità? In guise cheeludono forse tutti gli argomentiil sapere e le

speculazioni di diecimila anni - e ogni definizione concepibile da sensomortale - esiste egli ancoraessere definito e

vitalespiritoindividuo - che forse adesso vaga nello spazio tra queisistemi stellari chepur nella loro suggestiva

assenza di confininon sono che il semplice orlo di più illimitati esuggestivi sistemi? Io non ho dubbi. In una bella.94

nottea domande come queste l'anima riceve risposte nel silenziolemigliori che possano darsi. Per me è la stessa cosa

- quando mi sento depresso da qualche evento particolarmente triste o da unproblema angosciosoattendo di poter

uscire sotto le stelle a cercare quella spiegazione estrema senza parole.

ALTRI PENSIERI E NOTE

Carlyle da un punto di vista americano.

Esiste certamente oggi un inesplicabile rapporto(piùstuzzicante proprio per la sua intima contradditorietà) tra

lo scrittore scomparso e gli Stati Uniti d'America - quanto duraturonon haimportanza.* Mentre il nostro mondo

occidentale assume forme sempre più definiteesprimendosi in strutture efrutti sconosciuti prima d'oggiè straordinario

con che nuovi sensi noi volgiamo lo sguardo ai prodotti più rappresentatividelle crisi e delle figure eminenti del

Vecchio Mondo. È fuor di questione che con la morte di Carlyle e lapubblicazione delle memorie di Froudel'interesse

non solo per i libri del famoso scozzesema per qualsiasi inezia che loriguardi - la sua dispepsiale sue furie la

famigliala moglie modellola carriera a Edimburgoin quel solitario nidonella brughiera di Cralgenputtocke i tanti

anni a Londra - è oggi probabilmente più vasto e vivace da noi che nonnella sua terra d'origine. Io poi (riuscita o meno)

se dovessi attraversare l'Atlantico e considerare le oscure predizioni diquest'uomo sui destini dell'umanità e della

politicavi opporrei decisamente (è questa l'idea che mi viene) un altro eassai più profondo oroscopo sui medesimi temi

- quello di G. F. Hegel.*

Anzitutto un'ideaun mai realizzato vagheggiamento di questa «pallida ombradel pensiero» - questo britannico

Amleto di Cheyne Rowpiù sconcertante di quello danesecon tutti i suoistratagemmi per riacconciare le giunture rotte

e spaventose del governo del mondoe in special modo le sue slogaturedemocratiche. Carlyle ebbe in sorte il triste

destino di vivere e trovarsi al centro ed essere in larga misural'incarnazione dei tormenti e delle angosce di parto

dell'ordine antico nel momento in cuitra fitti cumuli di morbosi orroristava dando alla luce il nuovo. Ma provate a

immaginarvelo (lui o i suoi genitori prima di lui) venire in America e farsiconquistare dalle incoraggianti realtà e

dall'attività del nostro popolodel nostro paese - crescere e lavorare quirisolutamentefaccia a faccia con noie

possibilmente nel West - respirando la nostra aria e le nostre possibilitàsconfinate - dedicando il suo pensiero alle teorie

e agli sviluppi di questa Repubblica nella realtà dei suoi fattiquasi sonoesemplificati nel KansasMissouriIllinois

Tennessee o Louisiana. Dico fattie un guardare in faccia le cose - così diverso dai librie da tutti queicavilli e elenchi

di dati di biblioteca di cui il nostro uomo (si diceva arguta mente di luiquando aveva trent'anniche non esisteva un

altro in tutta la Scozia che avesse spigolato tanto e visto tanto poco) si èquasi esclusivamente nutritoe che anche la sua

mente robusta e vitale nel miglior dei casi non faceva che riflettere.

Poco mancò che qualcosa del genere non si verificasse. Nel 1835dopo piùdi una dozzina d'anni di tentativi e

di oscuritàl'autore di SartorResartus sitrasferiva a Londrapoverissimogià ipocondriaco senza scampoil suo Sartor

universalmente dileggiatonessuna prospettiva letterariae fermamentedeciso a un ultimo lancio di dadi nella partita

delle lettererisolveva di comporre e dare alle stampe un libro sul tema de LaRivoluzione Francese -e di abbandonare

per sempre il mestiere di scrittore qualora non ne traesse premio oguiderdone più alto di quanto ottenuto sino allorae

di emigrare in America. Ma l'avventura ebbe un esito fortunatoe non ci fuemigrazione.

L'opera di Carlyle nella sfera della letteraturacosì com'egli l'iniziò ela svolseè simileper uno o due aspetti

fondamentalia quella di Emanuele Kant nella filosofia speculativa. Mamancavano allo scozzese la stomatica flemma e

l'imperturbata placidità del saggio di Konigsberg néal contrariodell'altroegli seppe mai capire i propri limiti o

fermarsi quando l'ultimo era stato toccato. Egli spazza via giungla e vitivelenose e sterpaglia - o se non altro mena loro

fieri e ripetuti colpipicchiando di santa ragione. Kant fece la medesimacosa nell'ambito suoed era quanto poteva fare

niente di più; le sue fatiche hanno lasciato un terreno perfettamentepreparato - e mai forse servizio più grande fu reso

da essere mortale. Ma lo spasmolo iato di Carlyle sembra a me consistere (elo si legge ovunque nei suoi scritti) in quel

suo credere fermamentetra un turbine di nebbie e furie e contraddizionidipossedere una chiave per la cura dei mali

del mondo e che usarla fosse la sua sacra missione.*

V'erano tuttavia due ancoreancore di tonneggioper stabilizzare comeultima risorsa la nave carlyliana. Di una

si dirà subito. L'altrala più importante forseera da vedersi solo inuna qualche spiccata forma di energia personale

una misura estrema della volontà e un impeto adeguato - un uomoo degliuomini«nati per comandare». Correva

probabilmente in ogni vena e flusso del sangue dello scozzese) qualcosa chequesto tipo di elemento o carattere riusciva

a scaldare più di ogni altra cosa al mondoe che a mio avviso ne fa ilprimo celebratore e propugnatore in letteratura -

più di Plutarcopiù di Shakspere. Le grandi masse non significano nullaper lui - o almeno null'altro che materia

nebulosa e rozza; per luisolo i grandi pianeti e i soli fulgenti. Mentre leidee lo lasciavano quasi invariabilmente

tiepido o freddoera immancabile che una personalità possentedi primagrandezzarisvegliasse in lui la passione del

panegirico e una gioia selvaggia. Nel qual caso anche l'ideale del doveredicui si tratterà immediatamentesi trovava

all'istante sminuito e degradato. Tutto ciò che viene compreso sotto itermini "repubblicanesimo" e "democrazia" gli

riuscì sgradito sin dal primo momentoe con l'avanzar degli anni glidivenne anzi odioso e disprezzabile. Per le capacità

di franchezza e di penetrazione che egli indubbiamente possedevaerameravigliosa la pertinacia con cui ignorava i

nuovi orientamenti. Per esempio la promessala certezza anzi del principiodemocratico di offrire a ciascuno e tutti gli.95

stati del mondo attualenon solo un corpo legislativo ed esecutivo perfettoma l'unico metodo efficace per educare su

larga scala con sicurezzaseppur lentamentela gente a governarsi eorganizzarsi volontariamente da sé (meta ultima di

ogni sviluppo politico e di tutti gli altri) - di ridurre gradualmente alminimo il fattore governo in quanto tale

sottoponendo i vari organi e il loro operato ai telescopi e microscopi dicommissioni e partiti - ecosa tra tutte la più

grandedi offrirenon il ristagno o un ligio contentoche han fatto illoro tempo con il feudalesimo e il clericalismo del

mondo antico e di quello medioevalebensì una vasta e sana e ricorrenteazione di flusso e riflusso per quelle profonde

correnti sotterranee che hanno ormai in modo visibile travolto gli antichiimpedimenti - tutto ciò sembra non essere mai

entrato nel pensiero di Carlyle. È stata una cosa splendida come abbiarifiutato semprefino all'ultimoqualsiasi

compromesso. Era stranamente antiquato. Al suono di quella vocedi fronte aquella figura asprapittoresca e

imponentesi ha l'impressione di venire trasportati dalle Isole Britannichedi oggi a più di duemila anni fanel territorio

tra Gerusalemme e Tarso. Il suo biografo più completoe il miglioredicegiustamente di lui:

«Era un maestro e un profetanel senso ebraico della parola. Le profezie diIsaia e Geremia sono divenute parte

della eterna eredità spirituale del mondodacché gli eventi hanno provatoche essi avevano rettamente interpretato i

segni dei tempie le loro profezie si sono avverate. Come loroCarlylecredeva di avere uno speciale messaggio da

consegnare alla nostra epoca. Resta da vedere se la sua fede fosse esatta eil suo messaggio veto. Egli ci ha detto che

tutte le idee di libertà politica a noi più carenon i corollari connessisono mere illusionie che il progresso che finora è

parso accompagnarle non è altro che un progresso verso l'anarchia e ladissoluzione sociale. Se aveva tortovuol dire

che ha fatto un cattivo uso delle sue facoltà. I principi del suoinsegnamento allora sono falsi. Si è offerto come guida su

una strada di cui non aveva conoscenza alcuna; suo stesso desiderio sarebbestatoin quel casoil più rapido oblio della

sua persona e della sua opera. Sed'altra parteha avuto ragionee secome i suoi grandi predecessoriha saputo

veramente leggere nelle tendenze di questa nostra epoca moderna e il suoinsegnamento verrà autenticato dai fatti

allora anche Carlyle si collocherà tra i veggenti ispirati».

Come rettifica aggiungerò che in nessuna circostanzae comunque il tempo egli eventi abbiano a provar falsi i

suoi foschi vaticiniil mondo di lingua inglese dovrebbe dimenticarequest'uomoo mancare di rendere omaggio alla

sua insuperata coscienzaal suo metodo singolare e alla sua fama di onestà.Mai convincimenti furono più seri e

genuini. Mai vi fu uomo meno fatuo e meno opportunista. Mai il progressismopolitico ebbe un nemico più degno di

sincero rispetto.

L'altro punto fondamentale della dottrina di Carlyle era l'idea del compimentodel dovere (cheè solo un nuovo

codicillo - ammesso e non concesso che sia particolarmente nuovo - agliingialliti lasciti del principio dinasticogli

ammuffiti commi della legittimità e della regalità). Sembra che la suaintolleranza arrivasse talora alla follia se persone

il cui pensiero non era peraltro men profondo del suogli rammentavano checodesta formulaper quanto preziosaera

in fondo piuttosto vagae che esistono molte altre considerazioni valide peruna valutazione filosofica di ciascuno e di

tutti i settori della storia generaleo delle questioni individuali.

Insommaio non conosco nulla di più sorprendente di questa mente (forse lapiù ponderosala più acuta ed

erudita del tempo) che per tutto il secolo XIX fino a oggi ha continuato afar balzi e singulti in atteggiamento di sfida e

scontento per ogni cosasdegnosamente ignorando (sia per costituzionaleincapacità sia perchépiù probabilmenteegli

voleva una ben precisa panaceaqui e subito) l'unico conforto e l'unicasoluzione possibile.

Indipendentemente dal mero intellettoesiste nella formazione di ognisuperiore identità umana (nella sua

completezza moraleconsiderata come un insiemee non per il lato moralesoltanto ma per la totalità dell'essereincluso

il fisico) un meraviglioso "qualcosa" che senza processi logici espesso senza l'aiuto della cultura (benché a mio avviso

mèta e culmine di ogni cultura degna di tal nome) perviene a un'intuizionedell'assoluto equilibrio nel tempo e nello

spazio di tutto questo multiformefolle caos di frodifrivolezze e sporcaavidità - questa quadriglia di idioti e finzione

incredibile e precarietà universale che chiamiamo mondo; cioè una visionespirituale di quel nesso divinoil filo che

tiene insieme l'intera congerie delle cosetutta la storia e il tempoetutti gli eventiper quanto meschiniper quanto

importanticome un cane al guinzaglio nella mano del cacciatore. Di codestavisione spiritualeradice e centro della

mente umana - di cui il semplice ottimismo non spiega che la superficielezone periferiche - Carlyle era privoforse in

gran partema forse del tutto. Al contrario egli sembra essere statoperseguitatonel dramma della sua azione mentale

da uno spettro mai esorcizzato dall'inizio alla fine (gli studiosi di grecomi paretrovano che questa stessa fantastica

beffarda apparizione non abbandona mai Aristofane nelle sue commedie) - lospettro della distruzione del mondo.

Quanti trionfi o fallimenti della vita umanain guerra e in pacei piùgrandi anchepossono dipendere da un

piccolo nucleo segretopoco più di una goccia di sangueuna pulsazioneunrespiro! È indubbio che tutte queste gravi

questionila democrazia in Americail carlyleismoil temperamentonecessario per una analisi veramente profonda

della politica o della letteratura s'imperniano intorno a un solo semplicepunto di filosofia teoretica.

Il tema più profondo che possa occupare la mente dell'uomo - il problemadalla cui soluzione dipendono in

modo sottile e definitivoper una adeguata esposizione e disaminalascienzal'artele fondamenta e gli scopi delle

nazioni e ogni altra cosainclusa una intelligente felicità umana (quioggi1882New YorkTexasCaliforniao

qualsiasi altra epoca o paese)è senza dubbio implicito nel quesito: Qualè il nesso che fonde e spiega - quale il rapporto

tra il Me (radicaledemocratico)l'identità umana fatta di intelligenzaemozionispirito etc. da una partee il Non Me

(conservatore) dall'altrala totalità oggettiva dell'universo materiale conle sue leggicon tutto ciò che esse sottendono

nello spazio e nel tempo? Emanuele Kantbenché abbia spiegato oparzialmente spiegatopotrebbe dirsile leggi

dell'intelletto umanoha lasciato la questione aperta. La rispostaoaccenno di risposta di Schelling (e assai valida e

importante nei suoi limiti) è che la medesima intelligenza e passionesiagenerale che particolaree persino gli ideali di.96

bene e di male esistenti in un individuo allo stato di formulazionecoscienteesistono allo stato inconscio o in intuibili

analogie nell'intero universo della Natura esteriorein tutti i suoi oggettigrandi e piccoliin tutti i suoi movimenti e

processi - rendendo in tal modo convertibiliidentificandole anzi in nucleoed essenzal'impalpabile mente dell'uomo e

la Natura concretanonostante il dualismo che le separa. Ma la definizionepiù completa della questione ci è stata data

da G. F. Hegele rimane a tutt'oggi la parola più autorevolesull'argomento. Adottando in sostanza lo schema che si è or

ora compendiatoegli lo sviluppa e fortificae vi immerge ogni cosacolmando così per la prima volta certe serie

lacunesì che il tutto diviene un coerente sistema metafisicoe unarisposta sostanziale ( se mai risposta possa darsi) -

un sistema chepur dovendo io ammettere chiaramente che l'intelletto delfuturo potrà fare aggiunterevisionise non

addirittura ricostruirlo del tuttosfolgora comunque oggi nella suainterezza illuminando il pensiero dell'universo e

spiegandone il mistero alla mente umanacon una consolante sicurezzascientifica finora ignota.

Secondo Hegel la terra intera (antico fulcro di pensieroquestogià neiVedae senza dubbio anche primama

mai finora portato in primo piano con tanta assolutezzacon la scorta ancheeccessiva dei fatti e dello scientismo

modernie presentato come unico accesso al singolo e al tutto) nella suainfinita varietàil passatol'ambiente di oggi e

tutto ciò che potrà accadere in futuroi contrasti tra lo spirituale e ilmaterialeil naturale e l'artificialetutte queste cose

insomma agli occhi di colui che vede per ensemblenon sono chelatipieghe inevitabiligradini e nessi diversi

nell'infinito processo del pensiero Creativo: il qualetra un numerosterminato di contraddizioni e fallimenti apparentiè

tenuto insieme da una unità centrale e mai infranta - non contraddizioni efallimentiquindibensì irradiazioni di

un'unica finalità logica e eterna; l'intera massa delle cose cheperennemente e senza mai deviare tende e fluisce verso

1'utile ela moraleessenze permanenticome i fiumi agli oceani. Come la vita costituisce l'unicalegge e lo sforzo

incessante dell'universo visibilee la morte l'altro latoquelloinvisibileallo stesso modo 1'utilee la veritàe la salute

sono leggi continue e immutabili dell'universo moralementre il vizio e lamalattiamalgrado tutte le loro perturbazioni

non ne sono che espressioni transeuntianche se infinitamente più diffuse.

Alla politica in ogni sua parteHegel applica un principio e una fedesimiliuniversali. Nessun partito

particolarené alcuna forma di governo sono veri in modo assoluto oesclusivo. La verità consiste in giusti rapporti di

oggetti tra loro. Una maggioranza o una democrazia potrebbero governare inmodo altrettanto eccessivoe avere effetti

altrettanto maleficiquanto un'oligarchia o il regime di un despota - anchese molto meno probabile. Ma il gran male è

sempre una violazionesia dei rapporti cui si è appena fatto cennosiadella legge morale. Ciò che è capziosoingiusto

crudelee ciò che vien detto innaturaleseppure non solo permessi ma anziin certo senso inevitabili (come l'ombra alla

luce) nello schema divinoper l'intrinseca costituzione di quello stessoschema sono cose parzialiincongrue

momentaneee seppur abbiano in superficie una supremazia schiacciantesonoper certo destinate al fallimento dopo

aver causato molto soffrire.

La teologiaHegel la traduce in scienza.* Tutte le apparenti contraddizionidella natura Deifica secondo le

definizioni che ne han dato le varie epochenazionichiese e punti divistanon sono che espressioni frazionarie e

imperfette di una unità essenzialeda cui esse procedono tutte - rozzitentativiparti difformida esser considerati a un

tempo distinti e uniti. In breve (per metter la cosa a modo nostroe tirarle somme) quel pensatore o analizzatore o

spettatore il quale per una inscrutabile combinazione di saggezza acquisita enaturale intuizione accetti più pienamente

in perfetta fedel'unità morale e la sanità dello schema creativo nellastoria e nella scienzain tutta la vita e in ogni

tempopresente e futurocostui è sia il più vero adoratore e sacerdotecosmicoche il più profondo filosofo. Mentre

colui chesopraffatto dalla sua persona e dalle circostanzevede solotenebre e disperazione nella somma delle opere

della provvidenza divinae perciò diniega e prevaricaper quanta pietàaleggi sulle sue labbra è il più radicale dei

miscredenti e peccatori.

Esporre qui Hegel un poco liberamente ** mi dà una maggior sicurezza - nonsolo per aver trovato un buon

contrappeso alla lettera e allo spirito di Carlyle - recidendoliseparatamente e in fascio fin dalle radicie da sotto le

radici - ma anche per controbilanciare le dottrine degli evoluzionistidalmomento della recente morte di Darwin e della

sua meritata apoteosi. Per quanto indicibilmente preziose per la biologiaequindi indispensabili a una giusta

valutazione e direzione negli studiqueste infatti non possono comprenderene spiegare ogni cosa - e anche dopo che

tali grida han toccato il diapasondovrà ancora essere alitata l'ultimaparola o sussurro che fluttui per sempre alto al di

sopra di esse e di ogni metafisica schematica. Seppure i contributi che itedeschi Kant e Fichte e Schelling hanno

lasciato in eredità al genere umano (come anche l'inglese Darwin nel suocampo) sono indispensabili alla cultura

americana del futuroio direi che in tuttianche i migliorise paragonatialle folgoranti e alate visioni degli antichi

profeti e exaltésdei poeti e della poesia spirituale di tutti i paesi (la Bibbia ad esempio)sembra esservie anzi

certamente v'èqualcosa di manchevole - un che di freddouna incapacitàdi gratificare le più profonde emozioni

dell'anima - un'assenza di quella luce viva: trasportocaloreche sannodarvi gli antichi poeti e exaltésma non i

moderni filosofianche i più acutialmeno fino ad oggi.

Nel complessoe per ciò che c'interessail nome di Carlyle si collocacertamente nella lista insieme a quei

nobilissimi medici morali dell'epoca attuale or ora menzionati - e insieme aEmerson e altri due o tre - per drastica e

forse distruttiva che sia la sua ricettamentre la loro è assimilativanormale e tonica Feudali come sono nel profondoe

invero proliferazione e irradiazione mentale del feudalesimoi suoi libripresentano tuttavia alcune affinità e lezioni

sempre valide per l'America democratica. Nazione o individuonoi riceviamocertamente le più profonde lezioni dalla

dissimiglianzada un'opposizione sinceradalla luce proiettata anche condisprezzo su punti pericolosi e responsabilità.

(Michelangelo invocava la speciale protezione del cielo contro gli amici egli adulatori più affezionati; coi nemici

scoperti poteva cavarsela da solo). Per molti aspetti particolari Carlyle erain veritàcome lo definisce il Froudeuno di.97

quegli antichi profeti ebraiciun novello Micah o Abacuc. Le sue paroletalora traboccano come sospinte da una

ispirazione abissale. Preziosi sempreuomini siffatti; e oggigiorno piùpreziosi che mai. I suoi toni crudiirritanti

ingiuriosicontraddittori - che cosa v'è di più desiderabilein mezzoalle voci leziose e forbite dell'America d'oggi

adoratrice di Mammonalivellatrice di Gesù e Giudacol suo strepito disovranità e suffragi? Egli ha rischiarato il

nostro secolo diciannovesimo con la luce di un intelletto di prim'ordinepossentepenetrante e perfettamente onesto

rivolto alla vita politica e socialealla letteratura e alle figure piùrappresentative d'Inghilterra e d'Europa - seppur

perennemente insoddisfatto e pronto a denudare senza pietà ogni piaga. Mamentre denuncia la malattia e va tuonando e

infuriandoegli stessonato e cresciuto nella medesima atmosferane è unacospicua illustrazione.

* A giudicare dai suoi libridalle sue antipatie personaliecc.il futurotroverà difficile spiegare la presa

profonda di questo scrittore sulla nostra epocae il modo in cui egli ne hacolorito i metodi e il pensiero. Quanto alla sua

influenza su di mesono certamente in imbarazzo a spiegarla. Ma ormai nonpuò esistere panorama o anche visione

parziale del secolo decimonono che non includae vistosamenteCarlyle. Nelsuo caso (come in tanti altriopere

letterarie o artistichepersonalità umaneeventi) v'è un qualcosa diimpalpabile che ha avuto più peso di ogni aspetto

palpabile. Inoltre io non trovo testo migliore (è sempre importante averecome punto di partenza un contemporaneo con

idee precise e sueanche se contrarie alle nostre) per mettere incircolazionead uso domesticocerte speculazioni e

certi confronti. Vediamo dunque a che cosa assommanoqueste dottrinereazionariequeste paure e sprezzanti analisi

della democrazia - anche se vengono dalla mente più erudita e sincerad'Europa. (N.d.A.).

* Parte non minima né trascurabile del caso (un toccoforse diquell'umorismo con cui la storia e il fato amano

controbilanciare la loro serietà) è il fatto che sebbene nessuno dei mieidue pensatori durante la sua vita considerò gli

Stati Uniti degni di seria attenzionele principali opere di ambedueavrebbero potuto non inappropriatamente essere

raccolte oggi e rilegate in volume sotto il cospicuo titolo «Speculazioniad uso del Nordamerica e della Democrazia

colàcon riferimenti alla Metafisicaincluse Lezioni e Avvertimenti(Incoraggiamentianche e dei più grandi) da parte

del Vecchio Mondo al Nuovo»(N.d.A.).

* Spero di non cadere io stesso nell'errore che imputo a luidi prescriverecioè uno specifico per mali

inevitabili. La mia massima aspirazione probabilmente non è altro che diconfutare la vecchiaesclusiva pretesa del

potere curativo degli individui di prima categoriacome leader e governantiproponendo invece la forza delle ideecon

i loro movimenti e risultati generali. Una di queste potrebbe essere latipica teoria americana della democrazia e della

modernità - ma dovrei dire piuttosto è la democraziaed è la modernità.(N.d.A.).

* Devo molto all'estratto di J. Gostick. (N.d.A.).

** L'ho ripetuto deliberatamentenon solo in opposizione al pessimismo eall'idea della decadenza del mondo

che è sempre latente in Carlylema in quanto rappresenta il puntodi vista più decisamente americano cheio conosca. A

mio avviso le formule di Hegel sopra citate costituiscono una giustificazioneessenzialeconclusivadella democrazia

del Nuovo Mondo nei domini creativi del tempo e dello spazio. V'è in essequalcosa che solo la vastitàla molteplicità e

la vitalità dell'America sembrerebbero poter comprenderemettere inprospettiva e illustrarepersino originareo per cui

sarebbe adatta. Mi sembra strano che siano nate in Germaniae nel vecchiomondo. Mentre un Carlyledireiè proprio

il legittimo prodotto che ci si aspetterebbe dall'Europa. (N.d.A.).

DUE VECCHIE CONOSCENZE. UN PASSO DI COLERIDGE

Fine aprile. Mene sono scappato al mio rifugio agreste per un paio di giorniche stotrascorrendo presso lo

stagno. Ho già riscoperto i miei martin-pescatori (ma uno solo - la compagnanon c'è ancora). In questa bella mattinata

luminosagiù al ruscelloè venuto fuori a un tratto a far baldoriadescrivendo anellidandosi arie trillando a tutto

spiano. Mentre scrivo queste righe si dà buon tempo con svolazzi e cerchisopra le parti più larghe dello stagnocontro

la cui superficie si tuffaunadue voltecon un sonoro splaff- la schiumache vola nel sole - bello! Si è degnato di

venirmi vicinissimoe ne distinguo chiaramente il manto bianco egrigio-scuroe la forma singolare. Nobilegrazioso

uccello! Ora sta appollaiato sul ramo di un vecchio alberomolto in altoesi sporge sull'acqua - sembra che mi stia

osservando mentre prendo note. Mi sfiora l'idea che mi riconosca. Tregiorni dopo. Ilmio secondo martin-pescatore è

quicon il suoo la suacompagna. Ho visto i due insiemevolare in cerchivorticosi. Avevo udito in distanza quel che

molte altre volte pensai fosse il distinto e stridulo staccatodegli uccelli -ma non fui sicuro che le note venissero da loro

due finché non li vidi insieme. Oggi a mezzogiorno sono ricomparsimaapparentemente solo per faccendeo per fare

un po' di ginnasticama poco. Non più quei giuochi follipieni di liberagioia e movimentosu e giù per un'ora. Certo in

questo momento hanno preoccupazionidoveriresponsabilità di covata. Igiuochi sono rimandati alla fine dell'estate.

Non credo che potrei completare meglio l'appunto odierno che con questi versidi Coleridgecuriosamente

appropriatie in più di un senso:.98

Tutta la natura sembra al lavoro - le chiocciole lasciano la tanaSisvegliano le api- gli uccelli spiccano il

volo

E l'inverno che sonnecchia nell'aria

Ha sul volto ridente un sogno di primavera;

E intanto iounica cosa oziosa

Non ho miele né amorené casané canto.

UNA SETTIMANA A BOSTON

1 maggio '81.È come se ormai in America tutti i sistemi e i mezzi di viaggio fossero statimessi a puntonon

solo per quanto riguarda la velocità e le comunicazioni direttema per lacomodità di donnebambiniinvalidi e

vecchioni come me. Sono venutosenza cambiarecon un diretto che percorrequotidianamente la distanza tra

Washington e la metropoli Yankee. Basta montare su un vagone-letto aFiladelfiaappena fa buioe dopo un'ora o due

passate a rimuginarevi fate preparare il lettose vi piacetirate letendinee vi c'infilate - attraversate volando il Jersey

fino a New York - nel dormiveglia vi arriverà il suono smorzato di unosbalzouno scossone o due - vi trasportano

nell'incoscienza da Jersey City con il battello di mezzanotte tutt'intornoalla Battery e sotto il gran ponte fino al binario

della linea di New Haven - qui riprendete il vostro volo verso est e lamattina dopodi buon'oravi svegliate a Boston.

Tutte cose sperimentate di persona. Volevo andare alla Revere House. Unsignore altoche non conoscevo (mio

compagno di viaggiodiretto a Newportavevamo chiacchierato un poco qualchemomento prima)mi aiutò a

attraversare la folla della stazionemi procurò una vetturami ci misesopra con la mia valigiae dicendo pianocon un

sorriso «Ora vorrei che lasciaste a mela corsa»pagò il fiaccheraio e prima che io potessi rimostrarecon un inchino

sparì.

Occasione della mia gitasuppongo sia meglio dirlo quiera una letturapubblica del saggio «Morte di Abramo

Lincoln»nel sedicesimo anniversario di quella tragedia: conferenza cheebbe luogo puntualmente la sera del 15 aprile.

Poi indugiai a Boston per una settimana - mi sentivo abbastanza bene (umorepropiziola malattia stazionaria) - girai

dappertuttovidi tutto quel che c'era da vederespecialmente gli esseriumani. L'immenso sviluppo materiale di Boston -

il commerciola finanzamagazzini all'ingrossola pletora di mercilestrade e i marciapiedi gremiti di folla -

costituivano naturalmente il primosorprendente spettacolo. Durante il mioviaggio nel Westlo scorso annopensai che

senza dubbio l'insegna della futura prosperità sarebbe stata ben prestobrandita da St. Louis o Chicago o dalla bella

Denver o magari da San Francisco; ma questa insegna la vedo ora piantataaltrettanto risolutamente qui a Bostone con

la stessa certezza di restarvi; prove di abbondanza di capitale - e inveronon v'è altro centro del Nuovo Mondo che la

superi in questo (metà delle grandi ferrovie del West sono costruite con ildenaro degli Yankeeche ne incassano i

dividendi). La vecchia Boston con le sue strade a zig-zag e una moltitudinedi angoletti (stringete in pugno un foglio di

carta da letterelasciatelo caderespianateloe eccovi una mappa dellavecchia Boston) - la nuova Boston con le sue

case grandi e costoseper miglia e miglia - Beacon StreetCommonwealthAvenue e un centinaio di altre. Ma il meglio

nei nuovi orientamenti ed espansioni di Boston come di tutte le città dellaNuova Inghilterraè in altra direzione.

LA BOSTON DI OGGI

Nelle lettere (interessanti ma dubbie) che riceviamo dal Dr. Schliemann circai suoi scavi laggiù nella remota

regione omericanoto che le cittàle rovineetc.man mano ch'egli letira fuori dalle loro sepolturesi mostrano

disposte a strati - cioè a dire che sulle fondamenta di un nucleo piùanticodi solito assai profondoesiste sempre

un'altra cittào altro blocco di rovinee su questosovrimpostoun altroancora - e talvolta anche più - ciascuno dei

quali rappresenta uno stadio di crescita o sviluppoora lento ora rapidodiverso sempre dal precedentemasenz'ombra

di dubbionato da quello e su di esso poggiato. Nell'ambito degli sviluppimoraliemotivieroici ed umani (il fulcro di

una razzaa mio avviso) qualcosa del genere deve essersi verificato qui aBoston. La metropoli del New England oggi

potrebbe descriversi come una città piena di sole (c'è qualche altra cosache causa questo calorepiù determinante dei

venti e delle condizioni metereologichebenché queste non siano dadisprezzarsi)gaiaaccoglientepiena di ardore

vivacitàcon un certo languoreuna magnanima tolleranzama non disposta afarsi menar pel naso; amante della buona

tavola e del berepreziosa negli abiti quanto la sua borsa le permette; eovunquenella media delle casedelle strade e

della sua gente migliorequell'inafferrabile qualcosa (ritenuto in genere ilclimama non è così - è un che di indefinibile

nella razzail pernio appunto del suo sviluppo) che da dietro il vortice di animazionestudi e affari emana una

disposizione generale alla felicità e alla gioiaben distinta dalladisposizione saturnina all'indolenza. Mi fa pensare alle

immagini che ci arrivano (dai libri del Symonds per esempio) delle gaiecittà della Grecia antica. E infatti v'è parecchio

di ellenico a Bostonpersino la gente sta diventando più bella - bene incarnemovimenti più scioltifacce colorite. Non

ho mai visto (benché questo non sia "greco") tantebelle donne dai capelli grigi.Durante la conferenza mi sono

sorpreso più di una volta a interrompermi per osservarletantesparseovunque nell'uditorio - facce sane di mogli e di.99

madristraordinariamente attraenti e belle - tanto che credo chenessun'altra epoca o terra al di fuori della nostra

potrebbe esibirne di simili.

IL MIO TRIBUTO A QUATTRO POETI

16 aprile.Visita breve ma piacevole a Longfellow. Io non sono di quelli che vanno a cercarla gente a casama

dacché l'autore di Evangelinemolto gentilmentesi era preso il disturbo di venirmi a trovare a Camden treanni fa

quando ero malatoho sentito non solo l'impulso di rinnovare il piacere giàprovato in quella occasionema il dovere di

farlo. È stata l'unica personalità che io abbia cercato di vedere a Bostone non dimenticherò facilmente quel suo viso

luminoso e il raggiante calore della sua cortesiaquelle maniere che si suoldefinire "di vecchia scuola".

E ora proprio qui sento l'impulso di interpolare qualcosa circa quei quattrograndi che hanno impresso su

questo primo secolo di America il marchio di nascita della letteraturapoetica. Recentementein una rivistauno dei miei

recensori - che dovrebbe informarsi meglio - ha parlato del mio«atteggiamento di spregiodisdegno e intolleranza»

verso i nostri maggiori poeti- del mio «deriderli» e delle mie«prediche» sulla loro «inutilità». Se v'è nessuno che

desidera conoscere quel che penso - e che ho pensato e professato per lungotempo - su di lorosono più che disposto a

dirlo. Io non riesco a immaginare sorte migliore per l'iniziazione e l'avviopoetico di questi Stati di quella toccata loro

con EmersonLongfellowBryant e Whittier. Per meEmerson sta sicuramentein testa al gruppoma quanto alla

precedenza da assegnare agli altri sono in forse. Ognuno è illustreognunocompletoognuno inconfondibile. Emerson

per la dolcezzail sapore vitale della sua melodiaper le sue rimefilosofiche e le sue poesie di una limpidezza d'ambra

come il miele delle api selvatiche che egli ama cantare. Longfellow per laricchezza del colorele forme aggraziate e gli

episodi che narra - tutto ciò che rende bella la vita e raffinato l'amore -per cui egli può ben competere con i cantori

d'Europa sul loro stesso terrenocon un'opera che nel complesso apparealtrettanto rifinita se non migliore delle loro

(con una sola eccezione). Bryantche suscita le prime intime pulsazionipoetiche di un mondo possente - bardo del

fiume e del boscoche sa evocare il sapore dell'aria apertacon profumicome di campi di fienodi uve e filari di betulle

- sempre sotterraneamente amante delle trenodie - l'inizio e la conclusionedella sua lunga carriera contrassegnati da

canti di mortetra cuiqua e làpoesie o brani di poesie ove vengonotoccate le più alte veritàentusiasmidoveri

universali - e una morale altrettanto perenne e cupase non ugualmentetempestosa e fatidicadi quella di Eschilo.

Mentre in Whittiercon quei suoi tempi particolari - la passione traboccanteper l'eroismo e la guerra a dispetto del suo

quacquerismoe quei versi simili a volte al passo cadenzato dei veterani diCromwell - in Whittier vivono lo zelo e

l'energia morale che fondarono la Nuova Inghilterra - la splendidarettitudine e l'ardore di LuteroMiltonGeorge Fox -

non vorrei né oserei dire la loro caparbietà e ristrettezza - seppurecertamente il mondo oggi ha bisognoe ne avrà

sempreproprio di questa ristrettezza e caparbietà.

I QUADRI DI MILLET. ALTRE NOTE RECENTI

18 aprile.Percorse tre o quattro miglia fino alla casa di Quincy Shawper vedere unacollezione di quadri di J.

F. Millet. Due ore di rapimento. Mai dianzi ero stato penetrato così a fondoda questo tipo di espressione. Sono rimasto

per un lungolunghissimo tempo dinanzi al Seminatore.Credo sia quello che la gente del mestiere designa come Primo

Seminatorepoiché l'artista ne eseguì una seconda e poi una terza copiasecondo alcunimigliorando continuamente. Ma

io ne dubito. V'è in questo qualcosa che sarebbe assai difficile riprodurre- una sublime cupezzae una genuina furia

rattenuta. Oltre a questo capolavoro ve n'erano molti altri (nondimenticherò mai la semplice scena vespertina de

L'abbeveratoio)tutti inimitabilitutti perfetti come quadriopere di pura arte; e in piùmiparvecon quell'estrema

impalpabile finalità etica da parte dell'artista (molto probabilmenteinconscia) che io cerco sempre. A me tutti questi

quadri narravano l'intera storia di quanto precedette e necessitò la granderivoluzione francese - il soffocamento

protratto delle masse di un popolo eroicoricacciate nella terrainpovertà abiettanella fame - ogni diritto negato -

un'umanità che per generazioni si tentò di conculcare - e malgrado tutto laforza della Naturatitanica quiresa più

violenta e audace dalla stessa repressione - terribile nell'attesa dieromperepronta alla vendetta - la pressione sulle

dighee finalmente il crollo - l'assalto alla Bastiglia - l'esecuzione delre e della regina - l'uragano di massacri e di

sangue. Ma chi può meravigliarsene?

Potremmo augurarci l'umanità diversa?

Potremmo augurarci gente di legno o di pietra?

O che non vi sia giustizia nel destino o nel tempo?

La vera Franciabase di tutto il restosi trova certamente in questiquadri. Comprendo in questa valutazione Il

riposo nei campiGli zappatoriL'Angelus.C'è gente che immagina sempre i francesi come una razza minutaalta

cinque piedi o cinque e mezzoe invariabilmente frivola e leziosa. Nientedel genere. La gran massa della popolazione

franceseprima della rivoluzioneera di alta statura ecome adessoindustriosa e semplice. La rivoluzione e le guerre.100

napoleoniche abbassarono la statura mediama si rialzerà. Se non per altrodovrei comunque serbare il ricordo della

mia breve visita a Boston per avermi schiuso il mondo nuovo dei quadri diMillet. L'America avrà mai un simile artista

cresciuto in leinato dal suo corpo e dalla sua anima?

Domenica 17 aprile.Un'ora e mezzo trascorsa ogginel tardo pomeriggioin silenzio e penombranella grande

navata della Memorial Hall di Cambridgele pareti fittamente ricoperte dapiccole lapidi con il nome di studenti e

laureati di questa università caduti nella guerra di secessione.

23 aprile.Ho fatto bene a ritirarmi in buon ordinepoiché se fossi rimasto un'altrasettimana sarei stato

soffocato di gentilezzepranzi e bevute.

UCCELLI. UN AVVERTIMENTO

14 maggio.Di nuovo a casa; una scappata tra i boschi del Jersey. Tra le 8 e le 9 delmattinoconcerto grosso

d'uccellida angoli diversiin armonia con il fresco aromala pace e lanaturalezza che mi circondano. Sto notandoin

questi ultimi tempiil tordo rossicciogrande come un pettirosso o forse untantino menopetto e dorso chiaristriati

irregolarmente di scuro - coda lunga - se ne sta appollaiato per oreinquesti giorniingobbito in cima a un grosso

cespuglio o a un grosso alberocantando allegramente. Poiché sembrapiuttosto domesticomi avvicino spesso per

ascoltarlo; mi piace osservare i movimenti del becco e della golala stranainclinazione del corpoil flettersi della lunga

coda. Odo il picchioe alla sera e al mattino presto la musicale spola delcaprimulgo - a mezzodì il gorgheggio delizioso

del tordoe il mìu-u-udelladumetella. Di molti non conosco il nome; ma non vado particolarmente a caccia di

informazioni (non dovete mai saper tropponé esser mai troppo precisi oscientifici con uccelli e alberi e fiori e barche -

un certo qual margine e persino vaghezzamagari ignoranza e superstizionevi aiutano a godere di queste cosee del

sentimento della Natura in generalesia essa pennutaboscosafluviale omarina. Non cercateripetodi sapere con

troppa esattezza il perché e il percome. Le mie note sono state scritteestemporaneamentenella spaziosità del New

Jersey centrale. Per quanto esse descrivano ciò che ho visto - ciò che hoavuto sotto gli occhi - sono sicuro che l'esperto

di ornitologiail botanico o l'entomologo vi troveranno ben più di unasvista).

DAL MIO TACCUINO DI CITAZIONI

Nel resoconto di questi giorniinteressimomenti di ritrovata salutenondovrei dimenticare di includere un

certo taccuino vecchio e consuntocon tutti i miei brani preferitiche misono portato in tasca per tre anni e ho riletto e

assorbito ripetutamenteogni volta che il mio stato d'animo mi ci portava.Predisposto da queste influenze naturalida

questa salubre libertàio lascio che una poesia o un bel suggerimentopenetrino in me profondamente (anche un

nonnulla allora vuol dire molto):

Stralci dal mio taccuino di citazioni giù al ruscello:

Nella mia faretra - dice il vecchio Pindaro - ho molte frecce velocicheparlano al saggioma che abbisognano

di un interprete per le teste vuote.

Un uomo che ci vogliono secoli a creare e secoli a comprendere. (H.D. Thereau)

Se odiate un uomo non uccidetelolasciate piuttosto che viva. (dettobuddista)

Le spade famose son fatte di scheggiame di scarto ritenuto inservibile.

La poesia è l'unica verità - l'espressione di una mente solida che parlasecondo l'idealee non le apparenze.

(Emerson)

Formula di giuramento presso gli Indiani Shoshone: «La terra mi ascolta. Ilsole mi ascolta. Posso mentire?».

Prova suprema di una civiltà non è né il censo né l'ampiezza delle cittào dei raccolti - bensì il tipo di uomo che

il paese esprime. (Emerson)

Il vasto etere non è che il volo di un'aquila

Tutta la terrala patria di un uomo coraggioso.

(Euripide).101

Le spezie tritate liberano il pungente aroma

I profumi calpestati emanano le loro dolcezze

Vuoi che la loro forza sia tutta svelata?

Getta l'incenso nel fuoco.

Matthew Arnold parla de «l'immenso Mississippi della falsità chiamatoStoria».

Il vento spira a nordil vento spira a sud

Il vento spira a ovest e ad est

Comunque spiri il libero vento

Per qualche nave sarà sempre il migliore.

Non andar predicando agli altri che cosa dovrebbero mangiaremangiapiuttosto come a te si conviene e taci.

(Epitteto )

Victor Hugo fa ragionare e parlare un asinello a questo modo:

Uomofratello miose vuoi sapere il vero

Ambedue dalle stesse cieche mura siamo chiusi;

Massiccio è il cancello e la cella robusta.

Pure guarda dal buco della chiavee di'

Che questa è conoscenza; ma non cercare

La chiave che apra il fatale lucchetto.

«William Cullen Bryant - scrive il critico di un giornale newyorkese - misorprese una volta dicendo che la

prosa è il linguaggio naturale del comporree che egli si chiedeva comepotesse venire in mente a qualcuno di scrivere

poesia».

Addio! non conobbi il tuo merito;

Ma ora che non sei più quivieni stimato;

Così in terra viaggiarono ignoti gli angeli:

Volarono viae furono riconosciuti.

(Hood)

John Burroughsparlando di Thoreauscrive: «Egli migliora con l'età; einfatti ci vuole l'età per togliergli un

poco della sua asprezzae maturarlo completamente. Al mondo piace chi saodiare e rifiutare quasi quanto chi sa amare

e accettare - solo che gli piace molto più tardi».

Louise Michel al funerale di Blanqui (1881):

Blanqui esercitò il proprio corpo a sottomettersi alla sua alta coscienza ealle sue nobili passionie sin da

giovane ruppe con tutto ciò che v'è di sibaritico nella civiltà moderna.Senza la forza di sacrificare l'iole grandi idee

non daranno mai frutti.

Dall'alta fiamma della fornace

Balzò una massa d'argento fuso

Che poitemperato in tre pezzi

Uscì ad affrontare il destino.

Dal primo fu tratto un crocefisso

Finì nella bisaccia di un soldato;

Dal secondo un fine medaglione

Per le ciocche di un figlio perduto;

Dal terzoun bracciale caldo e lucente

Per il braccio di una donna infedele.

Pena possente è quella d'amore

Ed è dolore quel dolor lasciare;

Ma di tutti il più grande dolore

È quello di amare senza amore.

Maurice F. Egan su De Guérin:.102

Ebbe cuor di pagano ma anima cristiana

Seguiva Cristo e sospirava per Pan

Finché cielo e terra non si fusero in lui:

Come se Teocrito in Sicilia

Imbattendosi nella Figura crocefissa

Avesse perso i suoi dèi nella pace profonda di Cristo.

E se pregola sola preghiera

Che muove per me le mie labbra

Èlasciami se vuoi questa mente

E dammi la libertà.

(Emily Brontè)

Viaggio sul non-conoscere

Lo eviterei se potessi;

Preferirei camminare nel buio con Dio

Che andare da solo nella luce;

Preferirei camminare per fede con Lui

Che scegliere con i miei occhi la via.

Da una recente conferenza del Prof. Huxley:

Personalmentecondivido il sentimento di Thomas Hobbes di Malmesburyche«scopo di ogni speculazione è

una azione o cosa da compiersi». Non ho infatti né grande rispetto néparticolare interesse per il «conoscere» in sé.

Principe di Metternich:

Napoleone era l'uomo al mondo che più profondamente disprezzava la razza.Aveva una mirabile intuizione

dei lati più deboli della natura umana (e tutte le nostre passioni non sonoche debolezze o cause di debolezze). Era un

piccolo uomo con un carattere straordinario. Era ignorante quanto puòesserlo un sottotenente: ma un notevolissimo

istinto suppliva alla deficienza di cultura. A causa della sua scarsaopinione degli uomininon conosceva altra paura che

quella di mettere un piede in fallo. Rischiò tuttoe fece quindi passiimmensi verso il successo. Gettandosi in un agone

prodigiosoriuscì a stupire il mondo e a farsene padronequando gli altriin genere non arrivano nemmeno a

padroneggiare il proprio cuore. Poi volle andare sempre più in là; finchénon si ruppe il collo.

DI NUOVO LA SABBIA E IL SALE DEI LUOGHI NATII.

25 luglio '81.Punta RochawayLong Island. Bella giornata passata in gita quaggiù tra lasabbia e il marecon

una brezza costante dall'oceanoil solel'odore di caricilo scroscio deicavalloniun misto di rombi e di sibiliricciute

creste lattiginose. Ho fatto un bagno deliziosoho passeggiato nudo come aibei tempi sulle sabbie grige e tiepide della

riva - i miei compagni fuori in barcadove l'acqua è più fonda - (e io agridar loro gli anatemi di Giove contro gli dèi

dall'Omero di Pope).

28 luglio. A Long Branch. 830 del mattinoa bordo del PlymouthRockdi frontealla 23maNew Yorkin

partenza per Long Branch. Un'altra bella giornatabei panoramile costeleimbarcazionila baia - tutto è ristoro per il

mio corpolo spirito mio (io trovo l'atmosfera umana e oggettiva di New YorkCity e di Brooklyn più affine a me di

qualsiasi altra). Un'oradopo. Sempresul vaporeora si gusta bene l'odore della salsedine - il lungo e pulsantescroscio

dell'acqua come il battello si muove verso il mare - le alture di Navesink ei molti vascelli che passano - ma l'aria è la

cosa più bella. Trascorsa a Long Branch la più gran parte del giornoscesoa un buon albergopreso tutto con comodo -

fatto un pranzo eccellente e quindi un giro di più di due ore per lalocalitàspecialmente Ocean Avenuela più bella

corsa che si possa immaginaresette o otto miglia tutte lungo le spiaggie.In ogni direzione ville costosepalazzi

milionari (matra questi ultimipochi che io stimi paragonabili al mioamico George W. Childsla cui integrità e

generosità e genuina semplicità di carattere sono al di sopra di qualsiasiricchezza mondana).

NEW YORK SOTTO LA CANICOLA.103

Agosto. Perun poco nella grande città. Anche nel cuore della canicola c'è sempre di chedivertirsi a New York

se solo non perdete la testa e sapete prendere tutta la sana allegria ch'essavi offre. E non ci si sta peggio di quel che

pensi molta gente. Un uomo di mezza etàcon molto denaro in tascamiracconta di aver passato un mese in tutte le

località alla moda e di avervi sperperato una piccola fortunasoffocandotuttavia dal caldo e sentendosi ovunque a

disagiofinché se n'è tornato a casaa New Yorke vi ha passato questedue settimane ben contento e di buon umore. La

gente dimentica che se qui fa caldoaltrove fa ancora più caldo. New Yorkha una tale posizione tra quei due fantastici

bracci di mare ricchi di ozonoda offrirvi anche le condizioni piùfavorevoli del mondo per la salute (se solo si potesse

dimezzare il sovraffollamento di certi suoi caseggiati). Scopro ora di nonaver mai apprezzato a sufficienza la bellezza

dei due terzi superiori dell'isola di Manhattan. Sono alloggiato a MottHavene in questi dieci giorni ho acquistato una

certa familiarità con la zona sopra la Centesima stradae lungo il fiumeHarlem e Washington Heights. Rimarrò per

alcuni giorni con i miei amiciil signore e la signora J.H.J.e la lorofestosa brigata di ragazze. Sto dando gli ultimi

ritocchi alla nuova edizione di Foglied'Erba - illibro definitivo finalmente. Vi lavoro per due o tre orepoi vado a

oziare sulle rive del fiume Harlem; proprio ora mi sono concesso una lungaricreazione di questo tipo. Il sole velato

quanto bastauna molle brezza da sudil fiume rigurgitante di schifi grandie piccoli (canotti leggerissimi) che

sfrecciano su e giùtaluni con un solo uomoe a tratti uno più lungo consei o otto giovani che fanno pratica - visioni

elettrizzanti. Al largo sono ancorati due bei panfili. Mi attardo a godermiil tramontoil riverbero della luceil cielo

striatoalturedistanzeombre.

10 ag.Gironzolando con varie soste per un'ora o due questo pomeriggio pei tratti piùappartati della rivao

seduto a mezzavia del colle sotto un vecchio cedrocol centro della cittàbene in vistavedo radunarsi parecchie

comitive di giovanigruppetti in genere di due o tre ragazziqualcuno piùnumerosoche vanno a bagnarsi o a nuotare

lungo la battigiao da un vecchio molo qui vicino. Uno strano e simpaticocarnevale - che arriva a riunire un centinaio

di ragazzetti e di giovanidal comportamento assai democratico ma semprecomposto. Le risatele vocichi chiama e

chi risponde - il balzo e quindi il tuffo dei bagnanti dalla lungaimpalcatura del molo abbandonatodov'essi si

arrampicano e restano ritti in lunghe filenudi e rosaticon movimenti epose che eccellono qualsiasi scultura.

Aggiungete a tutto questo il solecosì fulgidol'ombra verde-cupo dellecolline dall'altro latol'ambrato rollio delle

ondeche al sopraggiungere della marea trascolorano in una trasparenza ditè - i tonfi frequenti dei ragazzi che

scherzano tra loroallegri - le gocce scintillanti degli spruzzi e la bellabrezza che spira da ovest.

«L ULTIMA CARICA DI CUSTER»

Sono stato oggi a vedere questo quadroappena terminatodi John Mulvanyche si è recato sul luogo nel

lontano Dakotatra i forti e la gente di frontierasoldati e indianie viè rimasto questi ultimi due annicon l'intenzione

di ritrarre la realtà o per lo meno quanto gli riusciva di cogliere. Rimasiper più di un'ora seduto dinanzi al quadro

completamente assorbito dalla visione d'insieme. Una gran teladirei venti oventidue piedi per dodicigremitissima ma

non confusae animata da un tale fervido giuoco di colori che vi ci vuole unpoco per abituarvici. Non vi sono artifizi;

non pesanti giuochi di ombre; tuttoa prima vistavi è penosamente realeda schiacciarvi; v'occorrono nervi buoni per

osservarla. Quaranta o cinquanta figureforse piùperfettamente finite inogni dettaglioal centro; e un numero tre volte

più grandese non piùin tutto il resto - torme di Sioux selvaggi coiloro copricapi di guerrafreneticii più montati su

ponyche passano a sciami come un uragano di dèmoni nello sfondotra ilfumo. Vi sono una dozzina di figure

meravigliose. Decisamente una fase autoctona e westerndell'Americaquella delle frontiere - colta al suo culmine

tipicamortalestraordinariamente eroica - niente di simile nei librinonin Omeronon in Shakspere; più fosca e

sublime di ambeduetutta originale e nostrae tutta dato di fatto. Unnumero enorme di giovani muscolosi e abbronzati

che circostanze terribili hanno ridotto agli estremi - la morte aleggia su diloro e tuttavia non uno che mostri timore o

perda la testaognuno spreme la sua paga fino all'ultimo centesimo prima divendere la vita. Custer (i capelli tagliati

corti) sta ritto al centroil braccio teso e gli occhi dilatatiimpugnandouna pesante pistola da cavalleggere. C'è anche il

capitano Cookparzialmente feritosangue sul fazzoletto bianco che glifascia la testache punta freddamente la

carabinaginocchio a terra (il suo corpo fu poi trovato accanto a quello diCuster). I cavalli uccisi o semivivi che

servono da trincea danno un tocco particolare alla scena. In primo pianogiacciono i corpi di due erculei indianiche

stringono ancora i loro Winchestermolto caratteristici. Tutti quei soldatii loro visi e atteggiamentile carabinei tipici

cappelli del West con le larghe tesei nugoli di fumo delle armi da fuocoicavalli morenti che nell'agonia roteano occhi

quasi umanile torme di Sioux sullo sfondo coi copricapo di guerralefigure di Custer e Cook - e invero tutta la scena

terribilema con una sua bellezzaun suo fascino che si imprimono nellamemoria. Nonostante il forte colore e la

crudezza dell'azioneuna sobrietà greca sembra pervaderla. Un cieloluminoso e una limpida luce avvolgono ogni cosa.

Mancano quasi completamente i tratti tradizionali dei quadri di guerraeuropei. La fisionomia dell'opera è realistica e

western. Io l'ho osservata soltanto per circa un'ora - ma bisognerebbevederla molte voltestudiarla e ristudiarla. Potrei

guardare un'opera simile a piccoli intervalli per tutta la vitasenza maistancarmi; per me è un vero tonico; e sottintende

poi quel proposito etico che tutta la grande arte deve avere. L'artista midiceva che si era parlato di mandare l'opera

all'esteroforse a Londra. Io gli consigliaise doveva farlodi portarla aParigi; penso che lì saprebbero forse.104

apprezzarlaanzi ne sono certo. E poi mi piacerebbe mostrare a MessieurCrapeau che anche in America si sanno fare

certe cose.

VECCHIE CONOSCENZE RICORDI

16 ag. «Segnaquesto giorno con un gesso bianco»soleva dire un mio vecchio amico cacciatorequando la

fortuna era stata insolitamente buona con luie tornava a casa stanco mortoma con un bel paniere colmo di pesci e

uccelli. Ebbenela mia giornataoggigiustificherebbe un segno del genere.Tutto propizio fin dal primo momento.

Un'ora di fresca eccitazionepercorrendo dieci miglia sull'isola diManhattan prima in ferrovia e poi con l'omnibus delle

8. Poiottima colazione al ristorante Pfaff24ma strada. Il padron di casain personamio vecchio amicocomparve

immediatamente sulla scena a darmi il benvenuto insieme alle ultime notizieenon senza aver prima sturato una

panciuta bottiglia del miglior vino della sua cantinaa chiacchierare deibei tempi di prima della guerratra il '59 e il '60

e delle allegre cene nel suo localeallora a Broadway presso BleeckerStreet. Ah gli amicie i bei nomie gli habitués

quei tempiquel luogo! I più sono morti - Ada ClareWilkinsDaisySheppardO'BrienHenry ClappStanleyMullin

WoodBrougham Arnold - andatitutti. Eccoci dunque Pfaff e io al tavolinouno di fronte all'altroa commemorarli in

uno stile che avrebbe avuto la loro completa approvazionee precisamente congran bicchieri di champagne pieni fino

all'orlotraboccanticentellinati lentissimamentein astratto silenziofino all'ultima goccia. (Pfaff è un generoso

restaurateur tedescosilenziosomassicciogioviale edireiil miglior conoscitore di champagned'America).

UNA SCOPERTA DELLA VECCHIAIA

Il meglioforseè sempre cumulativo. Il mangiare e il bere uno li vuolefreschi per l'occasionee subitoda non

pensarci più - ma io non darei un centesimo per quella personao poesiaper quell'amico o cittào opera d'arte che non

risultasse più gradita la seconda volta della prima - e più ancora laterza. Anziio credo che nessuna delle qualità più

grandi si riveli mai a prima vista. Nella mia esperienza personale (dipersonepoesieluoghicaratteri) è molto raro che

il meglio mi si discopra subito (non v'è norma assoluta peraltro) - taloraerompe improvvisamentetalaltra mi si

dischiude in modo furtivomagari dopo anni di involontaria familiarità e diacritica consuetudine.

UNA VISITAINFINEAR.W. EMERSON

ConcordMass.Sono qui in visita - tempo elasticodolceda estate di San Martino. Arrivatooggi da Boston

(un piacevole viaggio di 40 minuti in trenoattraverso SomervilleBelmontWalthamStony Brooke altre cittadine

vivaci)scortato dal mio amico F.B. Sanborn fino alla sua ampia casae quiaccolto dalla gentilezza e ospitalità della

signora S. e della loro bella famiglia. Sto scrivendo all'ombra di alcunivecchi noci e olmi' poco dopo le quattro del

pomeriggiosul portico di casaa un tiro di pietra dal fiume Concord. Difronte a medall'altra parte del fiumesu un

campo e sul fianco di una collinauomini che raccolgono e abbarcano fienoprobabilmente la seconda o terza

fienagione. La distesa color verde smeraldo e bruciatoi poggiquei venti oquaranta piccoli covoni che punteggiano il

terrenoi carri stipatii cavalli pazientil'azione lenta e forte degliuomini coi loro forconi - tutto questo nel meriggio

che si va spegnendo tra chiazze gialle di sole screziate da lunghe ombre - lostrido acuto del grilloaraldo del crepuscolo

- una barca con due figure che scivola senza rumore sul fiumicello e passasotto l'arco del ponte di pietra - il velo

d'umidità dell'aria che si abbassa lieveil cielo e il senso di pace ches'espandono in ogni direzione e sopra di me - tutto

ciò mi pervade e conforta.

Stessa sera. Unafortuna migliore non mi era mai toccata; una lunga e felice serata in compagniadi Emersone

in un modo che non avrei potuto augurarmi migliore o diverso. Per circa dueore egli è rimasto tranquillamente seduto

accanto a medove potevo osservarne il viso nella luce migliore. Ilsalottino della signora S. era pieno di gente del

vicinatomolti visi freschi e attraentidonneper lo più giovanimaanche anziane. Il mio amico A.B. Alcott e sua figlia

Louisa erano arrivati per tempo. Un gran conversare - temaHenry Thoreau -nuovi spiragli sulla sua vita e le sue

vicendelettere sue e dirette a lui - una delle più belle da MargaretFulleraltre da Horace GreeleyChanningetc. - e

una dello stesso Thoreauquanto mai strana e interessante. (Io senza dubbiodevo esser sembrato ben balordo alla

compagnia che assiepava la stanzadal momento che non presi pressocchéparte alla conversazione; macome dice il

proverbio svizzeroavevo «la mia mucca da mungere»). Il posto in cuisedevo e la mia posizione rispetto agli altri erano

tali chesenza essere offensivo o alcunché del generepotevo guardaredirettamente in viso Emersonil che feci per

buona parte di quelle due ore. Entrandoegli si era rivolto con parole brevie compite a varie persone della compagnia

ma poi si era sistemato nella sua poltronatirata un tantino indietroe perquanto sembrasse ascoltaree con interesse

rimase in silenzio per tutta la conversazione e la discussione. Un'amicaandò a sederglisi accantosemplicementein.105

segno di speciale attenzione. Egli aveva un bel colore in visogli occhilimpidie quella sua ben nota espressione di

dolcezza eimmutatol'antico sguardo penetrante.

L'indomani.Parecchie ore a casa di Emersone pranzo con lui. Vecchia dimora familiare (viabita da

trentacinque anni) di cui la posizionel'arredamentola spaziositàl'abbondanza unita ad una eleganza spoglia

suggeriscono un benessere democraticouna moderata opulenza e un'ammirevolesemplicità d'altri tempi - il lusso

modernocon la sontuosità e l'affettazione che lo caratterizzanovi èappena accennatose non ignorato del tutto.

Parimenti il pranzo. Naturalmente il meglio della giornata (domenica 18settembre '81) è stato osservare Emerson in

persona. Come già notatole guance di un colorito sanouna bella lucenegli occhiun'espressione cordialee quel tanto

di conversazione che meglio si convenivavale a dire non più di una parolao una breve frase quando era indispensabile

e quasi sempre accompagnata da un sorriso. Oltre a Emersonla signoraEmerson con la figlia Ellenil figlio Edward

con la mogliei miei amici F.S. e la signora S.e altriparenti o intimi.La signora Emersonriprendendo il tema della

sera precedente (io ero seduto accanto a lei) mi fornì ulteriori e piùricche informazioni su Thoreauil qualedurante il

viaggio di Emerson in Europaaveva vissuto per qualche tempo con lafamigliadietro loro invito.

POSTILLE DA CONCORD

Sebbene la serata dai Sanborn e il memorabile pranzo di famiglia dagliEmerson mi abbiano piacevolmente - e

indelebilmente - occupato la memorianon voglio tralasciare altreimpressioni di concord. Mi recai al Vecchio

Presbiterioattraversai l'antico giardino e penetrai nelle stanzenotandola strana atmosferal'erba e i cespugli mal

tenutii piccoli vetri alle finestrei soffitti bassil'odore asproirampicanti che ingraticciavano la luce. Mi recai al

campo di battaglia di Concordche si trova lì vicinoosservai la statua diFrenchil Minutemanlessi lapoetica epigrafe

di Emerson alla basem'attardai sul pontesostai infine presso la tombadegli ignoti soldati inglesi sepolti qui il giorno

dopo la battaglia dell'aprile '75. Poicontinuando l'escursione (grazie allamia amica Miss M. e ai suoi focosi pony

bianchiche ella stessa guidava)una mezz'ora alla tomba di Hawthorne e diThoreau. Scesi dal calesse proseguendo

naturalmente a piedie sostai a lungo a meditare. Riposano uno accantoall'altro in un angolo piacevole e boscoso della

collina del cimiterolaValletta del sonno.La superficie piatta della tomba del primo era fittamente rivestita di mirti

con una siepe di tuia; l'altra aveva una pietra scuritapoco elaborataconiscrizioni. A fianco di Henry Thoreau giace

suo fratello Johnin cui sembravano riposte molte speranzema che morìgiovane. Proseguimmo quindi per lo stagno di

Waldenquello specchio d'acqua splendidamente incastonato nel verdedovetrascorsi più di un'ora. Nello spazio tra i

boschi dove Thoreau aveva la sua dimora solitaria c'è adessoacontrassegnoun grosso tumulo di pietre; ne volli

portare una anch'ioe deporla sul mucchio. Sulla via del ritorno vidi la Scuoladi filosofiamaera chiusae certo non

l'avrei fatta aprire solo per me. Non lontanomi fermai alla casa di W.T.Harrisl'hegelianoche uscì di casa e si

trattenne piacevolmente a chiacchierare con me che ero rimasto seduto incarrozza. Non dimenticherò facilmente questi

giri per Concorde soprattutto quell'incantevole mattinata domenicale con lamia amica Miss M. e i suoi pony bianchi.

IL PARCO DI BOSTON. ANCORA EMERSON

10-13 ott. Passobuona parte del mio tempo nel Parcoin queste giornate e sere deliziose - ognimattina dalle

1130 fino all'1 circa - e quasi sempre un'altra ora al tramonto. Conoscoormai tutti i grandi alberispecialmente i vecchi

olmi lungo Tremont e Beacon Street; sono arrivato anzicon la maggior partedi loroa una comprensione socievole e

silenziosamentre passeggio nell'aria piena di sole (ma abbastanza fresca efrizzante) per i grandi viali non asfaltati.

Proprio tra questi vecchi olmisu e giù per questo medesimo tratto neipressi di Beacon Streetun luminoso e pungente

meriggio di febbraio di ventun anni faho passeggiato per due ore incompagnia di Emersonallora nel fiore degli anni

vivodotato di magnetismo fisico e moraleagguerrito in tuttoe capace dicontrollare a suo piacimento le emozioni

come l'intelletto. Per tutte quelle due oreegli parlò e io ascoltai. Fuuna disaminaun passare in rassegnauna rivista

un attacco e inseguimento (come un reggimento ben schieratoartiglieriacavalleriafanteria) di tutto quanto potrebbe

dirsi contro quella parte (peraltro fondamentale) della costruzione della miapoesia rappresentata da Figlid'Adamo. Più

preziosa dell'oroper mequella dissertazione - da cui scaturìe persemprequesta lezione stranaparadossale: ogni

punto della diatriba di Emerson era inconfutabilemai requisitoria digiudice fu più completa e convincenteo i singoli

capi meglio esposti - ma poinel fondo dell'animaio sentii chiara einequivocabile la convinzione che avrei dovuto

disobbedire a tutto e seguitare per la mia strada. «Allora? - disse Emersonalla finefermandosi - che avete da

rispondere a tutte queste cose?». «Solo che - fu la mia franca risposta -mentre non saprei come controbatteremi sento

più che mai deciso a aderire alla mia teoriae a esemplificarla». Dopo diche ci recammo alla «American House» dove

facemmo un buon pranzo. E da allora non titubai più né fui mai sfiorato dascrupoli (come invecedevo confessareera

accaduto prima due o tre volte).

UNA NOTTE OSSIANICA. GLI AMICI MIGLIORI.106

Nov. '81. Dinuovo a Camden. Attraversando stanotte il Delaware in lunghe tappetra le 9 ele 11lo scenario

in alto è assai singolare - cortine di vaporicome di garzavolano viavelociincalzate da nuvole pesanti che gettano una

coltre d'inchiostro sulle cose. Poi uno squarcio di cielodi quellatrasparenza tra il nero e il grigio-acciaio che ho già

notato in simili circostanzee contro il quale la luna raggia per pochiistanti in calmo fulgoreproiettando giù sulle

acque una larga strada barbagliante di luce; poi di nuovo le masse di vaporiin corsa - in assoluto silenzioma

galoppando come sospinti dalle furieora sottiliora più densi - veramenteuna notte ossianica - e nel mezzo del turbine

per una qualche tenera suggestioneecco gli amici assenti o mortidel tempoanticodel passato - mentre dalle nebbie si

spandono le note dei canti gaelici («Benedetto il tuo spiritoo Carrilnelcuore dei tuoi vènti vorticosi! O potessi venire

nella mia casa quando sono solola notte! Ma tu veramente vieniamico mio.Tante volte sento la tua mano leggera

sulla mia arpa appesa al muro laggiùl'orecchio ne coglie il flebile suono.Perché non mi parli nell'ora del doloree non

mi dici quando potrò vedere i miei amici? Ma tu passisvanisci tra ilbrontolio delle raffiche: il vento fischia nei capelli

grigi di Ossian»)

Ma più che altro sono quei subiti mutamenti di lunaquelle cortine divapori in corsa e di nuvole nerecon

quell'azione rapida nel soprannaturale silenzioa richiamare alla mentel'antichissima credenza irlandese che fenomeni

siffatti fossero i preparativi per accogliere gli spiriti dei guerrieriappena caduti («Eravamo quella notte a Selmaintorno

alla forza della conchiglia. Il vento si sentiva fuori tra le querce. Lospirito della montagna ruggiva. Il soffio del vento

venne frusciando per la salasfiorò piano la mia arpa. Era un suono funebree fiococome la canzone della tomba.

Fingal fu il primo a udirlo. Dal suo petto s'alzarono affollati sospiri.Alcuni dei miei eroi sono tristidisse il grigio re di

Morven. Sull'arpa sento suono di morte. Ossiantocca la tremula corda. Fache si parta il doloresì che i loro spiriti

possano volare con gioia alle boscose colline di Morven. Toccai l'arpa alcospetto del re; il suono era funebre e fioco.

Sporgetevi dalle vostre nubidissispettri dei miei padri! piegatevi.Abbandonate il rosso terrore della vostra condotta.

Ricevete il condottiero che cadesia che venga da terra lontana o sorga dalmare ondoso. Si prepari il suo abito di

nebbiala sua lancia fatta di nuvola. Ponetegli al fianco una meteorasemispentanella forma della spada dell'eroe. E

oh! sia dolce il suo aspettoche gli amici si possano deliziare della suapresenza. Sporgetevi dalle vostre nubidissi

spettri dei miei padripiegatevi. Tale fu il mio canto a Selmaal tremulosuono leggero dell'arpa»).

Non so come né perché proprio adessoma anch'io vado sognando e pensandoai miei amici migliori nelle loro

case lontane - William O'ConnorMaurice BuckeJohn Burroughsla signoraGilchrist - amici dell'anima mia - amici

fedeli dell'altra mia animala mia poesia.

SOLO UN NUOVO FERRY

12 genn. '82. Unospettacolo come quello che il Delaware presentava iersera un'ora prima deltramontonel

lungo tratto tra Filadelfia e Camdenmerita l'inserimento di uno specialeparagrafo. Era alta mareacon una dolce

brezza da sud-ovestl'acqua d'un color fulvo pallidoe quel tanto dimovimento che bastava a rendere le cose gaie e

vivaci. A questo aggiungete l'approssimarsi di un tramonto di inusitatosplendoreun vasto tumulto di nubi tra molti

vapori dorati e una profusione di raggi e bagliori accecanti. Nel mezzo ditutto ciònel luminoso pallore della luce

pomeridianaecco venire sul fiume il nuovo grande battelloil Wenonahun oggetto quanto mai grazioso a guardarsi

mentre sfiora la corrente leggero e velocetutto bianco e lindoricopertodi bandiere trasparenti rosse e blu che volano

nella brezza. Solo un nuovo ferrye tuttavia paragonabilenella sua perfezioneai piú aggraziati prodotti dellasapiente

Naturae capace di competere con essi. Alti nell'etere trasparentequattroo cinque immensi falchi marini si libravano

con grazia o descrivevano cerchimentre quaggiùtra lo sfarzo pittorescodel cielo e del fiumenuotava questa creatura

artificiale di bellezzamovimento e potenzaa suo modo non meno perfetta.

MORTE DI LONGFELLOW

Camden3 aprile '82.Sono appena tornato da una escursione in un'antica foresta dove amo di tanto intanto

rifugiarmilontano da salottistrade asfaltategiornali e riviste - e doveun limpido mattinonel fitto dell'ombra di pini e

cedri e grovigli di antichi allori e viti selvatichemi colse di sorpresa lanotizia della morte di Longfellow. In mancanza

di megliolasciate che io intrecci delicatamente un virgulto della dolceedera che si snoda così copiosa qui tra le foglie

morte ai miei piedicon i pensieri di quella mezz'ora trascorsa là insolitudine e silenzioe la deponga come mio tributo

sulla tomba del bardo morto.

Sembra a me che Longfellownella sua voluminosa operanon solo eccella perlo stile e le forme di

espressione poetica che contrassegnano l'età attuale (una idiosincrasiaquasi una malattia di melodia verbale)ma che

offra quanto in poesia v'è di più caro al cuore e al gusto degli uomini ingenere (e dovrebbe esserlonell'ordine naturale

delle cose). Egli è certamente il tipo di bardo e di antidoto piùnecessario a queste nostre razze anglo-sassoni.107

materialisticheprepotentiadoratrici del danaro - e soprattutto all'epocaattualein America - un'epoca tirannicamente

regolata sulle esigenze dell'industrialeil mercanteil finanziereilpolitico e l'operaio a giornata - per i quali e tra i quali

egli giunge come il poeta della melodiadella cortesia e del rispetto -poeta del dorato crepuscolo del passatoin Italia

GermaniaSpagna e Nord Europa - poeta di ogni umana gentilezza - e poetauniversale delle donne e dei giovani.

Dovrei certo pensare a lungo prima di rispondere se mi venisse chiesto diindicare l'uomo che ha fatto di piùe in più

valide direzioniper l'America.

Dubito che sia mai esistito giudice o conoscitore di poesia più fine eintuitivo. Di molte delle sue traduzioni dal

tedesco o dallo scandinavo si dice che siano migliori degli originali. Eglinon stimola né sferza. L'effetto che viene da

lui è simile a un buon bicchiereo a una bella boccata d'aria. Non perquesto è tiepidoanzi sempre vitalee ha un

sapore suoe movimento e grazia. Si muove a uno splendido livello medio: noncanta passioni eccezionaliné le

contorte avventure dell'umanità. Non è un rivoluzionarionon vi portaniente di offensivo o di nuovonon mena colpi

forti. Al contrarioi suoi canti guariscono e placanoe se eccitanositratta di una eccitazione salutare e piacevole.

Perfino la sua ira è gentiledi seconda mano (in TheQuadroon Girl peresempioe in TheWitnesses).

Nei canti di Longfellow l'elemento della pensosità non è mai superfluo.Persino nella sua traduzione giovanile

il Manriqueil movimento è quello di un ventoo marearobusto e costanteche anima esostiene. Non che tra i suoi

molti temi venga evitata la morte; ma v'è sempre un che di trionfantequasiin quei suoi versi e modi originali di

trattare il pauroso argomento - come nella chiusa alla disputa di TheHappiest Land:

Allora la figlia del padrone

Al cielo alzò la mano

Dicendo: «Non disputate più

Là è la terra più felice».

Alla poco cortese accusao lagnanzache manchi in lui sia ogni genuinitàautoctona come ogni specifica

originalitàrisponderò solo che l'America e il mondo possono ben dirsireverentemente grati - e mai forse abbastanza -

per questo uccello canoro elargitoci dai secolisenza chiedere che le suenote siano diverse da quelle degli altri cantori;

aggiungendo a ciò quel che ho sentito dire dallo stesso Longfellowe cioèche prima che il Nuovo Mondo abbia una sua

degna originalità e possa proclamare se stesso e i suoi eroidovràsaturarsi a fondo di originalità altruie imparare a

considerare con rispetto gli eroi vissuti prima di Agamennone.

ATTIVITÀ GIORNALISTICA

Reminiscenze (dal«Camden Courier»).Ero seduto a bordo del grosso ferry Beverlyuna o due serefadurante

la mia solita traversata serotina del Delawarequando fui avvicinato da duegiovani reporter miei amici. «Ho un

messaggio per voi- disse uno - quelli del C. mi hanno incaricato di dirviche gradirebbero un pezzo con la vostra firma

per il primo numero. Potreste far questo per loro?». «Mi sa di sì»dissi; «e su che potrebbe essere?». «Mahqualsiasi

cosa sui giornalimagari su quel che avete fatto voi stessoquelli cheavete fondato voi». E se ne andaronoperché

avevamo toccato la costa di Filadelfia. L'ora era bella e dolcecon unalucente mezzaluna; Venere che tramontava a

ovest in un eccesso di fulgoree il grande Scorpione spiegato per più dimetà della sua lunghezza a sud-est. La

traversata continuò tranquilla per un'ora nella bella scena notturnamentrele parole dei miei giovani amici

risvegliavano una lunga catena di reminiscenze.

Cominciai quando non ero che un ragazzino di undici o dodici anniscrivendopezzetti sentimentali per il

vecchio LongIsland Patriot diBrooklyn; questo accadeva pressappoco nel 1832. Subito dopo mi pubblicarono unoo

due articoletti nell'allora decantato e alla moda Mirrordi New YorkCity. Ricordo con quale malcelata eccitazione

aspettavo ogni giorno il grossograssorossolento e vecchissimo fattorinoinglese che distribuiva il Mirrora Brooklyn

finchéavutone unolo sfogliavo e tagliavo le pagine con le dita tremanti;e con che ritmo raddoppiato mi battesse il

cuore a vedere il miopezzo sullabella carta biancain caratteri nitidi.

Ma la mia prima vera impresa fu il LongIslanderaHuntingtonla mia bella cittadina natalenel 1839. Avevo

allora circa venti anni. Per due o tre anni avevo insegnato in scuole dicampagna in varie parti della contea di Suffolk e

Queensma quel che mi piaceva era la stampa; ci avevo lavorato un poco daragazzoappresa l'arte del compositoree

mi sentivo incoraggiato a iniziare un giornale nella regione dove ero nato.Andai a New Yorkcomprai pressa e arnesi

pagai un assistente ma finii per fare quasi tutto il lavoro da solocompresala stampa. Tutto sembrava andare per il

meglio (fu solo la mia irrequietezza a impedire di costituirmi poco a pocouna proprietà duratura). Comperai un buon

cavalloe ogni settimana facevo il giro della regione distribuendo il miogiornalededicando a questo compito un giorno

e una notte. Non ho mai fatto gite più felici - scendere dalla partemeridionalea Babylonseguire la strada sud fino a

Smithtown e Comacpoi via a casa. L'esperienza di quei giriquei campagnolicon le loro moglicosì cari e all'anticale

soste lungo i campi di fienol'ospitalitài bei pranziuna seratina ognitantole ragazzele corse per la brughieratutto

ciò ha continuato a tornarmi alla memoria fino a oggi.

Fui poi all'Aurorail quotidianodi New York City - una sorta di «collaboratore indipendente». Scrivevo anche

regolarmente per il Tattlerun giornale della sera. Lavorai più o meno regolarmente a questicon qualchelavoretto.108

esternofinché non cominciai a dirigere il BrooklynEagledovericoprii per due anni uno dei posti migliori della mia

vita - paga buonail proprietario una brava personacomodi il lavoro el'orario. La crisi del partito democratico scoppiò

pressapoco in quel periodo (1848-49): io ruppi insieme ai radicalie questoportò a litigi sia con il «capo» sia con il

partitocosicché persi il posto.

Ero adesso senza lavoroquando inaspettatamente mi fu offerta l'occasione(accadde una sera durante

l'intervallo nel foyer del vecchio teatro di Broadwayvicino a Pearl Streeta New York City) di andare a New Orleans

alla redazione del Crescentun quotidiano che si sarebbe dovuto lanciare in quella cittàe dietro il qualec'era un grosso

capitale. Uno dei proprietariche si trovava al nord a caccia di materialemi incontrò mentre passeggiavo nel foyere

sebbene non ci fossimo mai visti primadopo quindici minuti di conversazione(e un bicchierino) raggiungemmo un

accordo formaleper cui mi pagò subito duecento dollari per vincolarmi alcontratto e sostenere le spese fino a New

Orleans. Partii due giorni dopo; me la presi comoda dal momento che ilgiornale non sarebbe dovuto uscire prima di tre

settimane. Il viaggio e la vita nella Louisiana mi piacquero molto. Tornato aBrooklyn uno o due anni dopofondai il

Freemandapprima settimanalepoi quotidiano. Ben presto scoppiò la guerra disecessionee fui travolto anch'io dalla

corrente che si dirigeva a suddove trascorsi i tre anni che seguirono (comedagli appunti precedenti).

Oltre a principiarnecome già dettoho avuto a che fare nella mia vita conuna lunga lista di giornalia più

riprese e in luoghi diversitalora nelle circostanze più strane. Durante laguerragli ospedali di Washington avevanotra

gli altri strumenti di ricreazioneun giornaletto che stampavano lìinquell'ambiente di ferite e di mortela Armory

Square Gazettecuicollaborai anch'io. La stessa cosa accaddecasualmenteparecchio tempo dopocon un giornale -

credo si chiamasse TheJimplecute -del Coloradodove mi trovavo momentaneamente. Nel 1880trovandomi nella

provincia di Quebecin Canadàentrai in una stranissimapiccola e anticatipografia francesepresso Tadousac. Era di

gran lunga più primitiva e arcaica di quella del mio amico di CamdenWilliam Kurtzin Federal Street. Ricordoda

ragazzo molti tipi caratteristici di vecchi stampatoriuna razza rara atrovarsi ai giorni d'oggi.

IL GRAN FERMENTO DI CUI SIAMO PARTE

Seduto oggi in solitudine nella penombra del ruscelloi miei pensieripresero a fluttuare su vaste correnti

mistiche - convergendo principalmente su due punti o centri. Uno dei temi dame vagheggiati per un poema mai

compiutoè sempre stato il duplice impulso dell'uomo e dell'universo - e inquest'ultimoil fermento incessante*la

desquamazione della natura (il concetto darwiniano di evoluzionesuppongo).E in veritàche cos'è la Natura se non

mutamentoin tutti i suoi processi visibilie ancor piú in quelliinvisibili? O che cos'è l'umanità con la sua fedeil suo

amoreil suo eroismola sua poesiapersino la sua moralese non emozione?

*«Cinquantamila anni fa la costellazione dell'Orsa Maggiore o Gran Carro erauna croce di stelle; tra centomila

anni l'immaginario carro sarà capovoltoe le stelle che formano la cassa eil timone avranno mutato posto. E in moto

sono le caliginose galassiele quali turbinano inoltre in grandi spiraliquali in un senso quali nell'altro. Ogni singola

molecola di materia nell'intero universo oscilla avanti e indietro; ogniparticella dell'etere che riempie lo spazio è in

vibrazionecome un corpo gelatinoso. La luce stessa è un tipo di movimentoil calore un altrol'elettricità un altro

ancorae così il magnetismoil suono. Tutti i sensi dell'uomo sonorisultato del movimento; ogni percezioneogni

pensieronon altro che movimento di molecole cerebrali tradotto da quellaindefinibile sostanza che chiamiamo mente.

I processi di crescitadi esistenza e decadimentosia di interi mondi chedi organismi microscopicinon sono che

movimento». (N.d.A.).

ALLA TOMBA DI EMERSON

6 maggio '82.Sostiamo senza tristezza presso la recente tomba di Emerson - con una gioia anzie una fede

solenneorgoglio quasi - la benedizione della nostra anima non ridotta a unsemplice:

«Riposa guerrieroil tuo compito è finito»

poiché è certamente al di sopra dei guerrieri del mondo colui che giace quisimboleggiato. Un uomo giusto

equilibrato in se stessopieno d'amorecomprensivoe sano e limpido comeil sole. Né sembra tanto la persona di

Emerson che siamo qui oggi a onorare - quanto piuttosto la coscienzalasemplicitàla culturagli attributi migliori

dell'umanitàapplicabili tuttavia se necessario alle cose di ogni giornoealla portata di tutti. Siamo così abituati a

pensare che una morte eroica possa scaturire solamente da battaglie otempesteo da possenti duellio da occasioni

drammatiche e rischi (non ce lo hanno forse insegnato per secoli in tutti ipoemiin tutti i drammi?)che ben pochi

anche tra coloro che più sinceramente piangono la recente dipartita diEmersonsapranno apprezzare in pieno la matura

grandezza di questo evento in cui pace e giustezza s'incontranocome nellaluce vespertina sul mare.

Quante volte in futuro ritornerò sulle ore felici in cuinon molto tempofaho contemplato quel volto buono

quegli occhi limpidila bocca che sorrideva in silenziola persona erettamalgrado l'età avanzata - fino all'ultimo capace.109

di tanta vivacità e cordialitàe con una tale assenza di decrepitezzachepersino il termine venerabilenon parevaadatto

per lui.

Forse questa vitagiunta adesso alla perfezione del suo sviluppo mortaleea cui più nulla potrà apportare

mutamento o dannotrova la sua aureola più luminosa non nei suoi splendidirisultati intellettuali o esteticibensì nel

fatto di costituirenella sua interezzauna delle poche (ahimé quantopoche!) perfette e inconfutabili giustificazioni

dell'intera classe dei letterati.

Potremmo ben direcome Abramo Lincoln a Gettysburg«Non siamo noi cheveniamo a benedire un morto -

noi veniamo colmi di reverenza a ricevere da luise è possibileunaqualche benedizione per noi stessi e per il nostro

lavoro quotidiano».

MENTRE SCRIVO - PERSONALE

(da una lettera a un amico tedesco).

31 maggio '82. «Daoggi sono entrato nel mio sessantaquattresimo anno. La paralisi che mi colpìcirca dieci

anni fa ha persistitose pur con alterno corso - sembra ora essersi a poco apoco stabilizzatae probabilmente continuerà

a questo modo. Mi stanco con facilitàsono molto impacciato nei movimenti enon posso camminare a lungo; ma il

morale è eccellente. Esco in pubblico quasi ogni giorno - ogni tanto facciouna lunga gitain treno o in battello

centinaia di miglia - vivo per lo più all'aria aperta - sono abbronzato erobusto (peso 190 libbre) - continuo la mia

attività e mantengo vivo il mio interesse per la vitala genteilprogresso e le questioni del giorno. Mi sento piuttosto

bene per circa due terzi del tempo. La mentalità che ho sempre avutoqualeche fosseè rimasta affatto inalterata

benché nel fisico io sia semi-paralizzato e verosimilmente destinato arimanerlo finché vivo. Ma lo scopo principale

della mia vita sembra raggiunto - ho gli amici più devoti e appassionatidei parenti affettuosi - e quanto ai nemiciper la

verità non me ne curo»

DOPO AVER SFOGLIATO UN CERTO LIBRO

Ho tentato di leggere un dotto volumestampato splendidamentesulla«teoria della poesia»che ho ricevuto

stamane per posta dall'Inghilterra - ma alla fine vi ho rinunziato. Ecco quialcune note buttate giú d'estro subito dopo

così come le trovo tra le mie carte:

Nella giovinezza e nella maturità la Poesia è ricca di luce e dellavariegata pompa del giorno; ma come a poco

a poco l'anima prende il sopravvento (senza tuttavia escludere i sensi) ilCrepuscolo diviene la vera atmosfera del poeta.

Anch'io ho cercato e cerco ancora il sole più luminosoe compongo i mieicanti in conformità. Ma avanzando gli anni

le mezze-luci della sera significano per me molto di più.

Il giuoco della Fantasiacon gli oggetti della natura sensibile comesimbolie la Fede - e con Amore e

Orgoglio come invisibile impulso e forza motrice del tuttocreano quelcurioso giuoco di scacchi che è una poesia.

Professori e critici di poco conto non fanno che chiedere «Che cosasignifica?». Ma la sinfonia di un buon

musicistaun tramontole onde che rotolano sulla spiaggia - che cosasignificano? Non v'è dubbio che nel senso più

sottile e elusivo significhino qualcosa - a quel modo che l'amoree lareligionee una grande poesia significano

qualcosa; - ma chi potrà scandagliare e definire quei significati? (Nonintendo qui fornire un alibi alla mancanza di

controllo e ai voli frenetici - ma piuttosto giustificare l'anima che spessosi delizia di ciò che rimane indefinibile per

l'intelletto e il calcolo).

Il meglio della tradizione poetica potrebbe assomigliarsi a una conversazioneal crepuscolo tra interlocutori

distanti e nascostidi cui ci giungano solamente pochi e spezzati mormorìi.Quel che non riusciamo a cogliere è molto

di più - e forse l'essenziale.

I più grandi brani di poesia vanno accostati solamente a una certa distanzaa quel modo che talvolta cerchiamo

di notte le stellenon fissandole direttamentema spostando lo sguardo dauna parte.

(A un amico e studente di poesia).Desidero soltanto metterti in rapporto. Il tuo cervelloil tuo cuorela tua

stessa evoluzionedevono non solo capire la materiama in gran partefornirla.

CONFESSIONI FINALI - CRITERI LETTERARI

Queste garrule note si approssimano dunque alla fine. Saranno certo occorseripetizionierrori tecnici

nell'ordine delle datenella precisazione di dettagli botaniciastronomiciecc.e forse anche altrove; - perché tra

raccoglierescriverespedire il materiale seduta stantecon questo caldo(fine luglio e tutto agosto '82)e non tener

sospesi gli stampatoriho dovuto andar di frettanon un minuto da perdere.Ma per quanto riguarda la più profonda.110

veracità dell'insieme - i riflessi di oggettisceneeffusioni dellaNaturasui miei sensi e sulla mia ricettivitàquali essi

m'apparvero - lo sforzo di offrirea dai l'avesse a cuorequalche squarcioautenticoi giorni rappresentativi della mia

vita - e infine lo spirito e i rapporti di buona fede tra autore e lettore sututti gli argomenti delineatientro i loro limiti -

su tutto ciò sento di poter avanzare aperte pretese.

La sinossi della mia vita giovanileLong IslandNew York City e così viae le note di diario della guerra di

secessionenarrano da sole la loro storia. Il mio pianonell'iniziare ciòche costituisce ampiamente la parte centrale del

libroera all'origine di raccogliere suggerimenti e dati per un poema sullaNaturache avrebbe dovuto sviluppare le

esperienze di una persona durante poche orecon inizio in pieno mezzogiornoe continuando poi per tutto il resto della

giornata - spinto a questa ideacredodal tardo pomeriggio della mia vitaormai sopraggiunto. Ma subito scoprii che

avrei potuto muovermi più a mio agio offrendo la narrazione di prima mano.(V'è poi quella lezione umiliante che si

apprende nelle ore serene di una bella notte o una bella giornata: quando lanatura sembra riguardare tutte le forme

ricercate di poesia e d'arte come qualcosa di quasi impertinente).

Così continuainegli anni che seguironoin varie stagioni e localitàdiversea dipanare il filo del mio pensiero

sotto la notte e le stelle (o nella mia stanzaquando vi ero confinato daipostumi della malattia)o a mezzogiorno

spaziando con lo sguardo sul mareo in battello su al Nordquando solcavoil nero grembo del Saguenay - di tutto

prendendo nota nell'ordine cronologico più assurdoper poi cominciare astampare qui direttamente da quegli appunti

estemporaneicon le stagioni a malapena raggruppatee senza nemmeno unacorrezione - con un tale timore di far

svanire quella fragranza di aria libera di sole o di stelle che poteva essererimasta attaccata a quelle righeche non ho

più avuto il coraggio di ficcarci il naso o di limarle. Ogni tanto (nonspessoe più che altro per contrasto) mi portavo in

tasca un libroo magari un gruppetto di pagine strappate da un volume malridotto o da un'edizione da pochi soldi;

avevo quasi sempre qualcosa del genere a portata di manoma non lo prendevose non quando lo stato d'animo lo

richiedeva. In tal modocompletamente al di fuori di ogni convenzioneletterariaho riletto molti autori.

Di una certa fame di lettura io non riesco a spogliarmima poi alla fine misorprendo a vagliarla alla luce della

Natura - premessaessenzialeladefiniscono molti; in realtà risultato culminante di ogni cosaleggirapportie prove.

(Non è mai venuto in mente a nessuno che i criteri decisivi applicabili a unlibro esulano totalmente dall'ambito tecnico

e grammaticalee che ogni opera veramente di prim'ordine ha ben poco o nullaa che fare con le regole e i metri dei

critici ordinari? o con lo stucco esangue del dizionario di Allibone? Io hoimmaginato che l'oceano e la luce del giorno

la montagna e la forestaimmettessero il loro spirito in un giudiziosui-nostri libri. Ho immaginato che una qualche

disincarnata anima umana pronunciasse il suo verdetto).

NATURA E DEMOCRAZIA - MORALE

Più di ogni altra cosa la Democrazia si accorda con l'aria aperta: solo acontatto con la Natura è solarerobusta

sana - proprio come l'Arte. V'è bisogno di qualcosa che temperi l'una el'altra - che le controlli trattenendole dagli

eccessidalla morbosità. Prima di andarmene ho voluto rendere unatestimonianza speciale a un criterioun

insegnamento antichissimo. La Democrazia americana con le sue miriadi dipersonalitàfabbrichelaboratorimagazzini

ed uffici - le sue strade e case di città gremite di gente con la loro vitamultiforme e sofisticata - se non trarrà vita e fibra

da un regolare contatto con la luce e l'aria e i prodotti della naturaipaesaggi agricoligli animalii campigli alberigli

uccelliil calore del sole e il libero cieloè certamente destinata avacillare e impallidire. A condizioni diverse da

questenoi non avremo mai grandi razze di artigianioperai e gente comune(unica mèta specifica dell'America). Io non

so concepire uno stadio fiorente ed eroico della Democrazia negli StatiUnitiné possibilità per essa di sopravvivere

senza l'elemento della Natura come parte essenziale - il suo elemento cioèdi salute e di bellezza - che stia veramente

alla base di tutta la politicala sanitàla religione e l'arte del NuovoMondo.

E infinela morale: «La virtù - diceva Marco Aurelio - cos'è mai se nonun sentimento entusiastico e vivo di

armonia con la Natura?». Forse veramente gli sforzi dei veri poeti e deifondatori delle religioni e delle letterature di

ogni epocasono stati e saranno semprenel nostro tempo come in quello avenireessenzialmente gli stessi - richiamare

cioè gli uomini dalle loro deviazioni testarde e dalle loro malsaneastrazioni alla divina mediasenza prezzooriginale e

concreta.




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