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Il gatto nero

 


 

 

Per il racconto piu' straordinarioe al medesimo tempopiu' comuneche sto
per narrarenon aspetto ne' pretendo di essere creduto.Sarei davvero pazzo a
pretendere che si presti fede a un fatto a cui persino imiei sensi respingono
la loro stessa testimonianza. Eppure pazzo non sonoecertamente non vaneggio.
Ma domani morro'e oggi voglio scaricare la mia anima. Mioscopo immediato e'
di porre innanzi al mondoin modo pianosuccintoe senzacommentiuna serie
di casi semplicemente domestici. Nel loro concatenarsiquesti fatti mi hanno
terrificatomi hanno torturatomi hanno annientato. Nontentero' tuttavia di
spiegarli. Per me essi non hanno rappresentato che orrore;a molti invece piu'
che terribili essi sembreranno BAROQUES. In seguito forseun intelletto sapra'
condurre il mio fantasma al senso comuneun intellettopiu' calmopiu'
logicomeno eccitabile del mioil quale scorgera' nellecircostanze che io
descrivo con terrorenull'altroche un normale susseguirsidi cause e di
effetti naturalissimi.
 
Sin dall'infanzia sono stato conosciuto per la docilita' ela mitezza del mio
carattere. Ero talmente tenero di cuoreanziche i mieicompagni mi avevano
preso a soggetto delle loro beffe. Amavo soprattutto glianimalie i miei
genitori mi avevano concesso di possedere una grandevarieta' di bestiole
preferite. Passavo con questi animaletti la maggior partedel mio tempoe la
mia piu' perfetta felicita' consisteva nel nutrirli enell'accarezzarli. Questo
tratto caratteristico della mia indole crebbe in me coll'andaredegli anni e
divenuto adultotrassi da cio' una delle mie principalifonti di
soddisfazione. A coloro che abbiano provato un vivo affettoverso un cane
fedele e intelligente non occorrera' che io spieghi lanatura e l'intensita'
del piacere derivante da questa tendenza. Vi e' qualcosanell'amore spoglio di
egoismo e ricco di sacrificio di una bestia senz'animacheva direttamente al
cuore di colui che abbia frequenti occasioni di saggiare lapacchiana amicizia
e l'instabile fedelta' del cosidetto UOMO.
 
Mi sposai giovanee fui felice di ritrovare in mia moglieuna tendenza non
contrastante con la mia. Avendo notato la mia debolezzaverso gli animali
domesticinon perdeva occasione di procurarmi quelli chemi piacevano. Avevamo
diversi uccellidei pescioliniun bel canealcuniconigliuna scimmiettae
UN GATTO. Quest'ultimo era un animale bellissimodigrossezza notevole
completamente neroe straordinariamente intelligente.Parlando della sua
intelligenzamia moglie che in cuor suo non era scevra diuna certa punta di
superstizionefaceva frequenti allusioni all'anticacredenza popolare secondo
la quale tutti i gatti neri siano streghe travestite. Nonche ella si
esprimesse mai SERIAMENTE su questo puntoe cito questoparticolare soltanto
perche' mi capita oraproprio per casodi ricordarlo.
 
Plutocosi' si chiamava il gattoera il mio animalepreferito e il mio
compagno di giochi. Io soltanto gli davo da mangiareedegli mi seguiva
dovunqueper casa: anzi duravo fatica a impedirgli diaccompagnarmi persino
per la strada.
 
La nostra amicizia si protrasse cosi' per parecchi annidurante i quali il mio
temperamento e il mio carattere in generead opera deldemone Intemperanza
(arrossisco nel confessarlo)subirono un radicalemutamento verso il peggio.
Ero divenuto di giorno in giorno piu' scontrosopiu'irritabilesempre piu'
incurante dei sentimenti altrui. Ero giunto a usare versomia moglie un
linguaggio sconveniente. Alla fine arrivai persino allaviolenza personale
contro di lei. Naturalmente anche le mie besrtiole ebbero asoffrire di questo
mutamento del mio carattere. Non solo le trascuravoma lemaltrattavo. Verso
Pluto comunque sentivo ancora abbastanza tenerezza pertrattenermi dal
picchiarlomentre non mi facevo srupolo di perquotere iconiglila scimmia
persino il canese essi per caso o per affetto mi simettevano tra i piedi. Ma
il mio male peggioravaquale male infatti e' peggioredell'alcool? E infine
persino Plutoil quale ormai invecchiavaed era diconseguenza alquanto
stizzosopersino Pluto comincio' a subire gli effetti delmio cattivo
carattere.
 
Una seraritornando a casa dai miei vagabondaggi per lacitta'ubriaco
fradicioebbi la sensazione che il gatto evitasse la miapresenza. Lo
afferraie l'animalealloraspaventato dalla miaviolenzami produsse sulla
manocon i suoi dentiuna lieve ferita. In un attimo fuiinvaso da una furia
demonica. Non mi riconoscevo piu'. Era come se la mia animaoriginaria mi si
fosse a un tratto spiccata dal corpoe una malvagita'peggio che infernale
alimentata dal ginpervase ogni fibra del mio essere. Mitolsi di tasca un
temperinolo apersiafferrai la povera bestia per lagolae deliberatamente
gli feci saltare l'occhio dall'orbita. Arrossiscoavvamporabbrividisco
mentre la mia penna descrive questa inaudita atrocita'.
 
Allorche' col mattino la ragione mi ritorno'dopo che ilsonno aveva fatto
dileguare lungi da me i fumi dell'orgia notturnaprovai unsentimento per
meta' di orroreper meta' di rimorsoper il delitto dicui mi ero reso
colpevole; ma non era che un sentimento debole e ambiguoel'anima ne rimase
intatta. Mi rituffai nei miei eccessie ben presto affogainel vino ogni
ricordo del mio misfatto.
 
Coll'andare del tempo tuttavia il gatto guari'. Certo lasua occhiaia vuota
aveva un aspetto paurosoma l'animale non pareva soffrirepiu' alcun dolore.
Si aggirava per la casa come al solitoma com'era daaspettarsifuggiva
terrorizzato non appena mi vedeva. Mi era rimasto ancoraabbastanza del mio
vecchio cuore per sentirmi a tutta prima addolorato daquesto evidente disgusto
da parte di una creatura che un tempo mi aveva tanto amato.Ben presto pero' a
questo sentimento succedette una viva irritazione. E infinesi impadroni' di
meper sommergermi in modo definitivo e irrevocabilelospirito della
PERVERSITA'. Di questo spirito la filosofia non si cura.Eppure sono sicuro
quanto sono sicuro che la mia anima viveche laperversita' e' uno degli
impulsi piu' primitivi del cuore umanouna di quellefacolta' o sentimenti
primari non analizzabili che dirigono il caratteredell'Uomo. Chi non ha almeno
cento volte commessa un'azione sciocca o vileper nessunaltro motivo se non
perche' sa che non dovrebbe commetterla? Non proviamo noiuna tendenza perenne
a dispetto di ogni nostra migliore saggezzaa violare cio'che e' la LEGGE
soltanto perche' la riconosciamo tale? Questo spirito diperversita'ripeto
produsse in me il decadimento finale. Era questoinsondabile anelito dell'anima
A TORTURARE SE STESSAa violentare la propria stessanaturaa fare il male
soltanto per amore del maleche mi sospinse a continuare einfine a consumare
l'offesa che avevo inflitta alla bestia innocente.
 
Un mattinoa sangue freddo le passai un cappio al collo ela impiccai al ramo
di un albero; la impiccaicon le lagrime che mi sgorgavanodagli occhi e col
piu' amaro rimorso nel cuore; la impiccai PERCHE' sapevoche mi aveva amatoe
PERCHE' sentivo che non mi aveva dato alcun motivo dioffesa; la impiccai
PERCHE' sapevo che cosi' facendo commettevo un peccatounpeccato mortale che
avrebbe posto in tale pericolo la mia anima immortale dasottrarla (se una cosa
simile fosse possibile) perfina all'infinita misericordiadell'Infinitamente
Misericordioso e Infinitamente Terribile Iddio.
 
La notte di quel giorno in cui avevo compiuto questo gestocrudele fui
risvegliato nel sonno da grida di "al fuoco! Alfuoco!". I cortinaggi del mio
letto erano in fiammetutta la casa ardeva. Fu con grandedifficolta' che mia
moglieuna domestica e io stesso riuscimmo a salvarcidall'incendio. La
distruzione fu totale. Tutta la mia sostanza venneinghiottita dal disastroe
da quel momento in avanti io mi abbandonai alladisperazione.
 
Non ho affatto la debolezza di cercar di stabilire un nessodi causa e di
effetto tra questa sciagura e l'atrocita' da me commessa.Ma sto enumerando una
catena di fattie non desidero percio' lasciare incompiutoanche un solo
eventuale anello. Il giorno successivo all'incendio mirecai a ispezionare le
macerie. Tutti i muri della casa erano cadutia eccezionedi uno solo. Si
trattava di un muro divisorionon molto massiccioche sitrovava verso il
mezzo della casae contro il quale aveva sempre poggiatola testa del mio
letto. In questo punto l'intonaco aveva in gran parteresistito all'azione del
fuocoun particolare che io attribuii al fatto esserestata quella parete
appunto ripulita di fresco. Intorno a questo muro si eraradunata una densa
follae molte persone sembravano esaminare un certo trattodi parete con
attenzione minutissima e ansiosa. Le parole"Strano!"e "Incredibile!"e altre
espressioni consimili eccitarono la mia curiosita'. Miavvicinai e vidiquasi
fosse scolpita in BAS-RELIEF sulla superficie biancal'immagine di un gatto
gigantesco. L'effetto era reso con una precisione che avevaveramente del
fantastico. Intorno al collo dell'animale penzolava unacorda.
 
A tutta primanel trovarmi di fronte a quella apparizionepoiche' non potevo
considerarla altrimentifui invaso da uno sbalordimento eda un terrore
incontrollabili. Ma in seguito la ragione mi venne insoccorso. Mi rammentai di
avere impiccato il gatto in un giardino adiacente allacasa. Quando era stato
dato l'allarme d'incendio questo giardino era statoimmediatamente invaso dalla
follae tra questa qualcuno doveva aver tolto l'animaledall'albero e doveva
averlo gettato attraverso la finestra apertanella miastanza. Forse avevano
fatto questo con l'intenzione di svegliarmi. La caduta dialtre pareti aveva
schiacciato la vittima della mia crudelta' nella massadell'intonaco spalmato
di fresco; e la calce di questounitamente alle fiamme aall'AMMONIA esalante
dalla carogna avevano poi compiuto la raffigurazione che ioora vedevo dinanzi.
 
Per quanto riuscissi a placare con questa riflessione ilmio cervellose non
completamente la mia coscienzae giustificare cosi' ilfatto sorprendente che
ho teste' narratonon mi fu tuttavia possibile sottrarmialla profonda
impressione che esso aveva provocato sulla mia fantasia.Per mesi interi non
riuscii a liberarmi del fantasma del gattoe durante tuttoquel tempo il mio
spirito fu tormentato da un sentimento indefinito chepoteva sembrarema non
erarimorso. Giunsi sino al punto di rimpiangere laperdita dell'animale e a
guardarmi attornonei sordidi ambienti che ormaifrequentavo d'abitudinein
cerca di qualche altro esemplare della stessa speciesenon proprio del tutto
identicoda poter coccolaree grazie al quale sostituirela bestiola perduta.
 
Una nottementre sedevoin stato di semistupidimentoinuna taverna
malfamatala mia attenzione fu improvvisamente attratta daun oggetto nero che
posava sul coperchio di una delle tante botti enormi pienedi gin o di rum
costituenti il principale arredamento della stanza. Gia' daalcuni minuti stavi
fissando proprio il coperchio di quella bottee fuipercio' sorpreso di non
essermi accorto prima dell'oggetto che vi era adagiatosopra. Mi avvicinai e lo
toccai con la mano. Era un gatto nero enormegrosso quantoPlutoe che gli
assomigliava in tutto tranne che per un unico particolare.Pluto non aveva un
solo pelo bianco in tutto il corpomentre questo gattoaveva l'intera zona del
petto ricoperta di una larga se pure indefinita macchiabianca.
 
Non appena lo toccai l'animale si alzo' immediatamentesimise a ronfare
fortesi strofino' contro la mia manoparve insommafelice della mia
attenzione verso di lui. Era dunque proprio il gatto di cuiandavo in cerca.
Offersi subito al taverniere di acquistarloma l'uomodichiaro' di non avere
alcun diritto su quella bestiapoiche' non ne sapevanullane' mai l'aveva
veduta prima.
 
Seguitai ad accarezzarloe mentre mi disponevo a ritornarea casal'animale
dimostro' subito una evidente intenzione di accompagnarmi.Naturalmente ne fui
ben contentoe di quando in quando mi chinavo a lisciargliil pelo pur
seguitando a procedere nel mio cammino. Non appena giunto acasa la bestia si
addomestico' subito e divenne immediatamente il coccolo dimia moglie.
 
Per parte mia mi accorsi ben presto che in me sorgevacontro l'animale una viva
antipatia. Era proprio il contrario di quanto avevoprevedutoma non so
perche' o come fossela sua manifesta tenerezza verso lamia persona mi
indispettiva e disgustava. Gradatamente questi sentimentidi ribrezzo e di
insofferenza si tramutarono in un odio profondo. Evitavol'animale; un vago
senso di vergogna e il ricordo del mio precedente atto dicrudelta' mi impediva
di maltrattarlo fisicamente. Per alcune settimane mitrattenni dal picchiarlo
o dal fargli comunque del dannoma a poco a pocoohperlentissimi gradi
giunsi a considerarlo con un ribrezzo indescrivibile e afuggire
silenziosamente la sua odiosa presenza come sarei fuggitodal lezzo
pestilenziale di una malattia contagiosa.
 
Quel che alimentava senza dubbio il mio odio versol'animale era stata la
scopertail mattino successivo alla sua venuta nella miacasache anche
questo gattoal pari di Plutoera cieco di un occhio.Questo particolare
invece non aveva fatto che renderlo ancora piu' caro a miamogliela quale
come gia' ho dettopossedeva in sommo grado quellaumanita' di sentimenti che
era stata un tempo il mio tratto caratteristicoe la fontedi molte tra le mie
piu' semplici e piu' pure soddisfazioni.
 
Ma quanto piu' la mia avversione per questo gatto crescevatanto piu' sembrava
aumentare da parte sua la tenerezza verso di me. Seguiva imiei passi con una
ostinazione che sarebbe difficile far comprendere allettore. Dovunque mi
sedessisubito si accovacciava sotto la mia seggiolao mibalzava sulle
ginocchiaimportunandomi con le sue insopportabili feste.Se mi alzavo per
passeggiareecco che correva a mettermisi fra i piedie perpoco non mi faceva
cadereoppure conficcando nel mio vestito i suoi unghiolilunghi e aguzzisi
arrampicava con questo sistema sino al mio petto. In queimomentibenche' mi
divorasse il desiderio di distruggerlo con un colpo soloero trattenuto dal
far cio'in parte dal ricordo del mio precedente delittoma soprattutto
lasciate che lo confessi subitoda un vero e proprioTERRORE dell'animale.
 
Questo terrore non era esattamente il terrore di unpossibile male fisicoe
tuttavia non saprei come altrimenti definirlo. Ho quasivergogna di ammettere -
si'persino in questa cella d'infamiaho quasi vergognad'ammettere- che il
terrore e l'orrore ispiratimi dall'animale erano statirafforzati da una tra le
piu' chimeriche assurdita' che sia possibile immaginare.Mia moglie aveva piu'
d'una volta richiamata la mia attenzione sulla stranezzadella macchia di peli
bianchi di cui ho gia' accennatoe che costituiva la soladifferenza visibile
tra questo misterioso gatto e quello che io avevo ucciso.Il lettore si
rammentera' che questo segnoper quanto grandedapprincipio era molto
indefinitomentre invece in seguito (per gradi lentissimiquasi
impercettibilie che la mia Ragione si rifiuto' a lungo diammettere
respingendoli come un'assurda fantasia) aveva infineassunto nettezza di
contorni e una forma precisa. Esso era divenuto ora larappresentazione di un
oggetto che rabbrividisco a nominaree per questosoprattutto odiavo e
paventavo e avrei voluto sbarazzarmi di quel mostro SESOLTANTO LO AVESSI OSATO
poiche' questo segnoripetosi era finalmente trasformatonella figurazione
limpidissima di un oggetto odioso e ributtante: eradivenuto una FORCAoh
lugubre e terribile macchina di orrore e di delittodiagonia e di morte!
 
E adesso la mia miseria superava la miseria tutta dell'Umanita'intera. E una
BESTIA BRUTAil cui simile io avevo cosi' sprezzantementeannientatouna
BESTIA BRUTA doveva foggiare per MEper me uomofatto aimmagine
dell'Altissimo Iddioun cosi' intollerabile tormento?Ahime'! Non conobbi piu'
ne' di notte ne' di giorno la benedizione del riposo! Digiorno l'animale non mi
lasciava solo neppure per un istante; e di notte misvegliavo di ora in ora
di soprassaltoda incubi grevi di indicibile paurapersentirmi l'alito caldo
di QUELLA COSA sulla facciae la vasta massa del suocorpo. Incubo incarnato
che non avevo il potere di scuotermi di dossoeternamenteincombente sul mio
CUORE!
 
Sotto l'incalzare di siffatte torturequel poco di beneche ancora restava in
me scomparve. Pensieri malvagi divennero i miei solicompagnied erano i piu'
tetrii piu' malvagi dei pensieri. L'ombrosita' abitualedel mio carattere si
tramuto' in un odio forsennato di tutte le cose edell'intera umanita'; mentre
degli scoppi improvvisifrequentiincontrollabili dicollera ai quali ora io
ciecamente mi abbandonavola mia docile moglieeradivenutaahime! la vittima
piu' consueta e piu' paziente.
 
Un giorno ella mi accompagno' per necessita' domestichenello scantinato del
vecchio edificio dove la nostra poverta' ci costringeva oraad abitare. Il gatto
naturalmente mi aveva seguito giu' per i ripidi scalinieavendo io evitato
per vero miracolo di cadere lungo disteso per causa suamiaveva esasperato
sino alla follia. Sollevai una scure e dimenticando nellamia collera il terrore
puerile che sino a quel momento mi aveva trattenuto lamanodiressi contro
l'animale un colpo che certo lo avrebbe ucciso all'istantese fosse calato come
io avrei voluto. Ma questo colpo fu arrestato dalla mano dimia moglie. La sua
intromissione mi colmo' di furore demoniaco e liberandoviolentemente il mio
braccio dala sua stretta le affondai la scure nel cervello.Ella cadde morta
stecchitasenza emettere un gemito.
 
Appena compiuto questo odioso criminemi posiimmediatamente e con frdda
deliberazione all'impresa di occultare il cadavere. Sapevoche non mi era
possibile rimuoverlo dalla casane' di giorno ne' dinottesenza correre il
rischio di essere notato dai vicini. Formai nella mia mentemolti progetti. A
tutta prima pensai di tagliare il cadavere in pezzi minutie di distruggerli nel
fuoco. In un secondo tempo decisi di scavare una fossa nelpavimento della
cantina. Poi architettai di gettarlo nel pozzo del cortileoppure di porlo
dentro una scatolacome se fosse della mercee ordinareal portiere di
portarlo via da casa. Infine escogitai quello che mi parvel'espediente
migliore. Decisi di murarlo nella cantina stessacome sinarra solessero murare
le proprie vittime i monaci medievali.
 
La cantina era adattissima a uno scopo come il mio. Le suepareti erano state
costruite rozzamentee di fresco intonacate con cementogrossolanocui
l'umidita' atmosferica aveva impedito d'indurirsi. Inoltrein una delle pareti
vi era uno sportoprovocato da un falso caminoocaminettoche era stato
riempito e trasformato in modo da somigliare al resto delloscantinato. Mi
assicurai che mi sarebbe stato facile spostare i mattoni inquel punto
inserirvi il cadaveree tornare a murare il tutto comeprimain modo che
nessun occhio umano potesse scorgervi alcunche' disospetto.
 
I miei calcoli non dovevano ingannarmi. Con l'aiuto di unasbarra di ferro
scostai facilmente i mattonie dopo avere accuratamentedeposto il cadavere
contro la parete internalo puntellai in quella posizionementre andavo via via
riaccomodando senza fatica l'intera opera muraria cosi'come era stata
originariamente costruita. Mi ero procurato con tutte lepossibili cautele della
calce e della sabbiaavevo preparato l'intonaco in modoche non era
assolutamente possibile distinguerlo dal vecchioe conesso ricopersi
accuratamente la nuova opera muraria. Quando ebbi finito miaccorsi con
soddisfazione di aver compiuto un buon lavoro. Il muro nonsembrava essere stato
manomesso minimamente. Spazzai con attenzione minutissimail pavimento dei
rifiuti e delle scorie di cui lo avevo sporcato. Mi guardaiattorno trionfante e
dissi a me stesso: "Meno male! Le mie fatiche non sonostate vane".
 
Subito dopoil mio primo pensiero fu quello di andare incerca dell'animale che
era stata la causa di tanta sciagurapoiche' ero ormaifermamente deciso ad
ucciderlo. Se fossi stato in grado di acchiapparlo in quelmomentoil suo
destino sarebbe stato indubbiamente segnatomaa quel chepareval'astuta
bestia si era spaventata del mio precedente accesso dicollerae si guardava
bene dal presentarsi al mio cospettodate le attualicondizioni del mio umore.
Mi e' impossibile descrivereo fare immaginare al lettoreil senso profondo
quasi estatico di sollievo che la constatazione dellascomparsa dell'odiata
creatura suscito' nel mio petto. Per tutta quella notte nonsi fece vederee
cosi' per una notte almenoda quando si era introdottonella mia casariuscii
a dormire di un sonno profondo e pacifico; si'DORMIInonostante il peso del
delitto che mi gravava sull'anima!
 
Passo' il secondo giornopasso' il terzoma il miotormentatore non comparve.
Tornai a respirare come un uomo libero. Certo il mostrospaventatoera fuggito
dalla mia casa per sempre! Non lo avrei piu' veduto! La miafelicita' era al
colmo! Non sentivo quasi la colpa del mio truce misfatto.Mi erano state rivolte
alcune domandema avevo saputo rispondere a tutte in modosoddisfacente. Era
stata persino ordinata un'inchiestama naturalmentenessuno aveva scoperto
nulla. Ero certo di avere ormai assicurato un avveniretranquillo e sereno.
 
Il quarto giorno successivo all'assassinio entro' pero'inaspettatamente in casa
mia una squadra di poliziontti che procedette a un rigorosoesame dei locali.
Sicuro pero' della inaccessibilita' del mio nascondiglionon provai alcun
imbarazzo. I funzionari di polizia mi pregarono diaccompagnarli nela loro
perquisizione. Ogni angoloogni ripostiglio fuattentamente esplorato. Infine
scesero in cantina per la terza o quarta volta. Non unosolo dei miei muscoli
tremo'. Il mio cuore batteva calmo come batte a chi dormenel sonno
dell'innocenza. Percorsi la cantina da un capo all'altrotenendo le braccia
incrociate sul pettoe aggirandomi di qua e di la' condisinvoltura. I
poliziotti si dichiararono soddisfatti e si disposero adandarsene. L'esultanza
del mio cuore era troppo intensa perche' potessitrattenerla.
Bruciavo dal dire ancora una parola solaper rafforzare ilmio trionfoe
rassicurarli doppiamente dela mia innocenza.
 
- Signori- dissi infinementre gia' stavano salendo igradini- sono lieto
di avere calmato i vostri sospetti. Vi auguro buona salutee vi porgo i miei
omaggi. A propositosignoriquesta... questa e' una casacostruita
meravigliosamente bene. - (Nel desiderio morboso di parlarecon disinvoltura
quasi non mi rendevo conto delle parole che proferivo). -Posso dire anzi che e'
una casa costruita in maniera ECCELLENTE. Queste paretivene state gia'
andandosignori? queste paretiguardate come sono solide!- E a questo punto
in una vera frenesia di sfidapicchiai pesantemente con lamazza che tenevo in
mano proprio su quel tratto di opera muraria dietro alquale stava il cadavere
della moglie che io avevo tanto amata.
 
Ma possa Iddio proteggermi e liberarmi dagli artiglidell'Arcidemonio! Non
appena gli echi dei miei colpi si furono spenti nelsilenzioecco che ad essi
una voce rispose dal segreto loculo! Era un piantodapprima soffocato e
interrottocome il singhiozzare di un bambinocherapidamente si enfio' sino a
divenire un unico lungoaltocontinuo urloindicibilmente strano e inumano
un ululatouno strido guaiolanteper meta' di orrore eper meta' di trionfo
quale solo avrebbe potuto levarsi dal fondo dell'infernose le gole di tutti i
dannati nella loro angoscia e tutti i demoni nell'esultanzadella dannazione
umana si fossero insieme congiunte.
 
Di quel che fossero i miei pensieri in quel momento e'follia parlare.
Sentendomi venir menoarretrai barcollando verso la pareteopposta. Per un
attimo i poliziottigiunti gia' in cima alle scaleristettero immobili
raggelati dall'orrore e da una specie di arcana paura. Unattimo dopo dodici
braccia robuste si davano da fare attorno alla parete.Questa cadde di colpo in
tutta la sua massa. Il cadaveregia' quasi interamentedecomposto e chiazzato
di sangue raggrumatoapparve eretto dinazi agli occhidegli agenti. Sul suo
capocon la sua rossa bocca spalancata e l'unico occhio difiammasedeva lo
spaventoso animale la cui malizia mi aveva indotto aldelittoe la cui voce
rivelatrice mi aveva consegnato al boia.
 
Avevo murato il mostro entro la tomba!



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