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Mark Twain

Wilson lo svitato

 

a cura di

Patrizio Sanasi

 

UNA PAROLINA CONFIDENZIALE AL LETTORE

Chi è ignorante di faccende legali può sempre commettere errori quandotenta di fotografare conla penna una

scena di tribunale; per questo non ero disposto a mandare alle stampe icapitoli «legali» di questo librosenza prima

sottoporli a una revisione e correzione severa ed esauriente da parte di unavvocato con tutti i crismise è così che si

dice. Questi capitoli adesso sono a posto nei minimi dettagliperché sonostati riscritti sotto la diretta sorveglianza di

William Hicks che ha studiato legge nel sudovest del Missouritrentacinqueanni fae poi è venuto qui a Firenze per

motivi di salute e tuttoraper fare un po' d'esercizio e in cambio di vittoe alloggiodà una mano nel ristoro per

quadrupedi di MacaroniVermicelliche si trova nelvicolo non appena volti l'angolo da piazza del Duomo subito dietro

la casa nel cui muro è incastrata la pietra dove Dante era solito sedersiseicento anni faquando fingeva di osservare la

costruzione del campanile di Giotto e invece poi si stufava non appenapassava di lì Beatrice che andava a comprarsi

una fetta di castagnaccio per difendersi nel caso ci fosse una rivoltaghibellina prima che arrivasse a scuola.

L'acquistava alla stessa vecchia bancarella dove anche oggi si vende lostesso antico dolce che è leggero e buono

proprio come allorae questo non lo dico per complimentoanzi. Hicks era unpo' arrugginito in fatto di leggema si

aggiornò per l'occasionequindi quei due o tre capitoli «legali» adessosono aggiustati ed esatti. Me l'ha detto lui stesso.

Steso di mia mano il secondo giorno del gennaio 1893 a Villa Vivianivillaggio di Settignanoa tre miglia da

Firenzein collina - un posto che ti offre il panorama più incantevole chesi possa trovare su questo pianetae insieme il

tramonto più incantevole e fiabesco che si possa trovare in qualsiasipianeta o sistema solare che sia - e stesoper

giuntanel salone principalecoi busti dei senatori Cerretani e altricelebri personaggi della stessa casata che mi

guardano con approvazionecosì come guardavano con approvazione Dantechiedendomi senza parlare di adottarli

nella mia famigliail che io faccio con gioia perché anche i miei piùremoti antenati son solo dei pollastrelli in

confronto a queste antichità togate e maestosee sarà una grandesoddisfazione e un gran lustro per me fare ciò che i

seicento anni desiderano.

Mark Twain

I

Non c'é persolialitàper quanto schietta e rispettabileche non possaessere schiacciata dal ridicoloanche se insipido e

a buon mercato. Prendete l'asinoper esempio: ha un carattere perfetto e fratutti gli animali più umili ha l'animo più

nobile; eppure guardate come l'ha ridotto il ridicolo. Invece di sentircionorati quando ci danno dell'asinorestiamo

perplessi.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Dì la verità o la bleffa - ma prendi il piatto.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

La scena di questa cronaca è la cittadina di Dawson's Landingsulla spondadel Mississippi dal lato del

Missouria mezza giornata di viaggioin vaporettoa sud di St. Louis.

Nel 1830 era un piccolo agglomerato compatto di modeste case di legno a uno odue pianicon le facciate a

calce seminascoste da un groviglio dl rose rampicantidi caprifogli e dicampanule. Davanti a ogni casa c'era un

giardinetto recintato da una staccionata bianca e riccamente fiorito dimalvarosecalendole e altri fiori che usavano

allorae sui davanzali si allineavano cassette di legno e vasi diterracottadove cresceva una varietà di geranio dal

colore rosso intenso che accendeva come una vampata sulle facciate rivestitedi rose. Quando sul davanzaleoltre ai

vasi e alle cassettec'era spazio per il gattoil gatto era lìnellegiornate di solesdraiato in tutta la sua lunghezza

sonnolento e beatocol pancino peloso al sole e una zampa arricciata intornoal naso. Allora la casa era completae la

sua pienezza e la sua pace erano rese note al mondo da questo simbolola cuitestimonianza è infallibile. Una casa senza

il gatto - un gatto ben pasciutoben trattato e debitamente riverito -potrà anche essere una casa perfettama come può

dimostrarlo?

Lungo le stradedai due latial limite esterno dei marciapiedi di pietrasi allineavano i rarrubi con i tronchi

protetti da un'incassatura di legnoe offrivano ombra d'estate e una dolcefragranza a primaveraquando sbocciavano i

primi grappoli di germogli. La strada principaleche correva parallela alfiumeda cui lo separava un isolatoera la sola

dove prosperasse il commercio. Si componeva di sei isolatie in ciascuno diquesti isolatidue o tre emporiedifici di

tre pianiin mattonitorreggiavano su un intrico di bottegucce in baracchedi legno. Le insegne oscillanti cigolavano al

vento per tutta la lunghezza della strada. Il palo a strisce che a Venezialungo i canali bordati di palazzista a indicare

una nobiltà orgogliosa e anticanella strada principale di Dawson's Landingcontrassegnava semplicemente la bottega

del barbiere. All'angolo più importante della strada c'era un palo altoaddobbato da cima a fondo con pentolepadelle e

ciotole di metallorumorosa insegna con cuiquando soffiava il ventoillattoniere annunciava al mondo intero che lì a

quell'angolo il negozio era a disposizione della rispettabile clientela..3

La fronte della cittadina era lambita dalle limpide acque del grande fiume;dietro il corpo centrale si estendeva

verso l'interno per un lieve pendioe la parte più arretrata si sfrangiavasparpagliando le case qua e là ai piedi delle

colline; le colline salivano alte a racchiudere l'abitato in una curva amezzalunaammantate di foreste dalle falde alle

vette.

I battelli andavano avanti e indietro ogni ora o giù di lì. Quelli dellepiccole linee di Cairo e di Memphis si

fermavano sempre; i grandi vapori di Orleans si fermavano solo a richiestaoppure per sbarcare passeggeri e merci. E lo

stesso valeva per la grande flotta dei battelli «in transito». Questiultimi provenivano da una dozzina di fiumi diversi -

l'Illinoisil Missouril'Alto Mississippil'Ohioil MonongahelailTennesseil Red Riveril White Rivere così via; e

viaggiavano in tutte le direzioni ed erano carichi di tutti gli articolipossibili e immaginabilivoluttuari e di prima

necessitàche potevano rispondere alle esigenze delle varie comunità delMississippidalle gelide cascate di St.

Anthonyattraverso nove climi diversifino alla torrida New Orleans.

Dawson's Landing era una cittadina schiavistasu cui gravitava una campagnadove gli schiavi coltivavano

grano e allevavano maiali. La cittadina era sonnolentaagiata e soddisfatta.Aveva una cinquantina d'anni e cresceva

lentamente - molto lentamente anzi - ma cresceva.

Il cittadino più importante era York Leicester Driscollsulla quarantinagiudice del tribunale della contea.

Fiero della sua ascendenza virginianamanteneva vive le tradizioni delproprio casato sia nell'ospitalità che nei modi

piuttosto formali e solenni. Era una persona nobilegiusta e generosa.Essere un gentiluomo - un gentiluomo senza

macchia né difetto - era la sua unica religionea cui rimase sempre fedele.Era rispettatostimato e amato da tutta la

comunità. Di condizione agiatacontinuava ad aumentare sistematicamente ilproprio capitale. Lui e sua moglie erano

quasi felicima non interamente perché non avevano figli. Il desiderio diun figlio loro si era andato facendo sempre più

forte col passare degli annima quella benedizione non arrivavané sarebbearrivata mai.

Insieme alla coppia viveva la sorella del giudicela signora Rachel Prattuna vedova anche lei senza figli:

senza figli e perciò afflitta e inconsolabile. Le donne erano buone esemplicifacevano il loro doveree ne ricavavano la

ricompensa di una coscienza pulita e dell'approvazione della comunità. Eranopresbiterianementre il giudice era un

libero pensatore.

Pembroke Howardavvocato e scapolosulla quarantinaera un altro illustrediscendente delle prime famiglie

della vecchia Virginia. Era un bell'uomocoraggioso e imponenteungentiluomo secondo tutte le regole della Virginia

presbiteriano devotoun'autorità in fatto di «codici» e semprecortesemente dispostose una qualche sua azione o parola

vi fosse parsa dubbia o sospettaa scendere sul terreno e a chiarirvelalasciando a voi la scelta dell'arma: dal punteruolo

all'artiglieria. Godeva di grande popolaritàed era il più caro amico delgiudice.

Poi c'era il colonnello Cecil Burleigh Essexun altro grosso calibroanchelui oriundo della Virginia;

comunquecon lui non avremo nulla a che fare.

Percy Northumberland Driscollfratello del giudice e di cinque anni piùgiovaneera sposato e aveva avuto

figli intorno al proprio focolare; ma uno ad uno erano stati aggrediti dagliorecchionidalla difterite e dalla scarlattina

cosa che aveva dato modo al dottore di applicare efficacemente i propriinfallibili metodi antidiluviani; e così le culle

erano vuote. Era un uomo riccoaveva il bernoccolo delle speculazionie ilsuo patrimonio aumentava. Il 1° febbraio

1830 nacquero in casa sua due maschiettiil suo e quello di una delle sueschiavedi nome Roxana. Roxana aveva

vent'anni. Il giorno stesso era già in piediindaffaratissimaperchédoveva occuparsi di tutti e due i neonati.

La signora Percy Driscoll morì nel giro di una settimana. Roxy restò condue bambini da accudire. Con loro

aveva carta biancaperché il signor Driscoll presto s'immerse nellespeculazioni e l'abbandonò alle sue incombenze.

In quello stesso mese di febbraio Dawson's Landing si arricchì di un nuovocittadino. Costui era il signor

David Wilsonun giovanotto di origine scozzese. Aveva vagato fino a questaremota regione dal suo luogo di nascita

nell'interno dello stato di New Yorkin cerca di fortuna. Aveva venticinqueanniuna laureae due anni prima aveva

terminato un corso di specializzazione in legge in un'università dell'Est.

Era un tipo bruttinolentigginosobiondiccionei cui intelligenti occhiazzurridallo sguardo franco e cordiale

si accendeva a tratti un guizzo malizioso. Se non fosse stato per una frasepoco feliceavrebbe immediatamente

percorso una brillante carrieraa Dawson's Landing. Ma disse la frase fataleil primo giorno che ci arrivòe questa lo

«bollò». Aveva appena fatto la conoscenza di un gruppo di cittadiniquando un cane invisibile cominciò ad abbaiare

guaireulularee a rendersi manifestamente molestoper cui il giovaneWilson dissecome pensando ad alta voce:

«Vorrei possedere la metà di quel cane.»

«Perché?» chiese qualcuno.

«Perché ammazzerei la mia metà.»

Gli uomini lo scrutarono in viso con curiositàperfino con ansiasenzatrovare nessun barlumenessuna

espressione che riuscissero a interpretare. Si allontanarono da lui come daqualcosa di soprannaturale e si ritirarono in

privato a discutere. Uno disse: «Pare un matto.»

«Pare?» disse un altro. «Secondo me faresti meglio adire è.»

«Dice che vorrebbe possedere mezzo canel'idiota» disse un terzo. «Checosa pensa che accadrebbe all'altra

metàse lui ammazzasse la sua metà? Secondo voipensa che vivrebbe?»

«Mahdeve averlo pensatoa meno che non sia il più completo imbecilledella terra; perché se non lo avesse

pensatoavrebbe voluto possedere il cane intero sapendo che se ammazzava lapropria metà e l'altra metà moriva

sarebbe stato responsabile di quella metà esattamente allo stesso modo chese avesse ucciso quella metà invece della

propria. Non pare così anche a voi?».4

«Sì. Se possedesse una metà qualunque del canesarebbe così. Sepossedesse un'estremità del cane e un'altra

persona possedesse l'altrasarebbe pure lo stesso; specialmente nel primocasoperché se uno ammazza una metà

qualunque di un cane non c'è nessuno che possa dire di chi sia quella metàma se possiede un'estremità del cane forse

potrebbe uccidere la sua estremità e...»

«Nonon potrebbe farlo; non potrebbe farlo senza assumersi laresponsabilità se l'altra metà morissee

morrebbe. Secondo me quell'uomo è malato di mente.»

«Secondo me non ce l'ha neppure una mente.»

Il numero 3 disse: «Behad ogni modo è un lunatico.»

«Ecco quello che è» disse il numero 4: «E un cretinoun puro e semplicecretinose mai ce n'è stato uno.»

«Sissignoreper me è un maledetto idiota» disse il numero 5. «Non èdetto che tutti la debbano pensare come

mema questo è il mio parere.»

«Sono d'accordo con voisignori» disse il numero

6. «Un perfetto asinosì; e non sarebbe eccessivo dire che è uno svitato.Se lui non è uno svitatoio non sono

un buon giudice.»

Il signor Wilson raccolse così il suffragio popolare. L'incidente furaccontato in giro per tutta la cittàe tutti ne

discussero con gravità. Di lì a una settimana aveva perso il nome dibattesimosostituito con quello di Svitato. Col

tempo riuscì a farsi benvoleree anche molto; ma ormai il soprannome gli siera incollato addosso e lì stava. Il verdetto

di quel primo giorno aveva stabilito che era uno scioccoed egli non riuscìa farlo dimenticare e neppure modificare.

Ben presto il soprannome cessò di essere l'espressione di sentimentioffensivi e ostilima gli rimase e continuò a

rimanergli per venti lunghi anni.

II

Adamo era semplicemente un essere umanoe questo spiega tutto. Non voleva lamela per amore della mela. La voleva

soltanto perché era proibita. Lo sbaglio fu di non proibirgli il serpente;perché allora avrebbe mangiato il serpente.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Wilson lo Svitato era arrivato con un po' di soldie si comprò una casettaall'estremità occidentale della

cittadina. Fra questa casetta e quella del giudice Driscoll c'era soltantouno spiazzo erbosocon in mezzo una

staccionata che divideva le due proprietà. Affittò un piccolo ufficio alcentro della città e appese di fuori una targa con

questa scritta:

DAVID WILSON

Avvocato e consulente legale

Stimecessioni ecc.

Ma la frase letale gli aveva rovinato la piazzaper lo meno in campogiuridico. Non venne nessun cliente.

Dopo un po' tolse la targa e la mise davanti a casacancellandovi tutte lequalifiche legali. Offrì i propri servigi come

agrimensore e contabile. Di tanto in tanto gli affidavano qualche rilievotopograficoe alcuni commercianti gli facevano

sistemare i libri mastri. Con pazienza tipicamente scozzese decise di sfatarela cattiva fama e di tornare a farsi strada nel

campo legale.

Povero diavolonon poteva prevedere che gli sarebbe costato tanto tempo etante pene.

Aveva una quantità enorme di tempo liberoma non gli pesavaperchés'interessava a tutto ciò che di nuovo

nasceva nell'universo delle idee; le trasformava in oggetto di studio e diesperimento lì a casa sua. Una delle sue

passioni era la chiromanzia. Un'altra passione rimase senza nomee non vollemai spiegare a nessuno a cosa servisse

limitandosi a definirla un divertimento. Aveva scoperto infatti che le suemanie gli accrescevano la fama di svitatoper

cui si guardava bene dal parlarne troppo. La mania senza nome aveva a chefare con le impronte digitali. Si portava

nella tasca della giacca una scatola piattaa intacchidove erano sistematelastrine di vetro lunghe dodici centimetri e

larghe sette. Sul bordo inferiore di ogni lastrina era incollata unastriscetta di carta bianca. Wilson pregava le persone di

passarsi la mano fra i capelliper raccogliervi un leggero strato di grassonaturalepoi di premere su una lastrina il

pollice euno dopo l'altroi polpastrelli di tutte le altre dita. Sottoquesta fila di impronte leggermente unte scriveva

sulla striscetta di cartauna annotazione tipo:

John Smithmano destra

e aggiungeva il giorno del mese e l'anno; poisu un'altra lastrinaprendevale impronte della sinistra di Smith e

aggiungeva la data e le parole «mano sinistra». Le lastrine venivano quindirimesse nella scatola e andavano ad

allinearsi tra quelle che Wilson chiamava le sue «schede».

Spesso studiava quelle «schede» esaminandole e concentrandovisifino anotte fondama quello che ricavava

ammesso che ne ricavasse qualcosanon lo rivelava a nessuno. Talvoltaricopiava sulla carta i tortuosi e delicati.5

arabeschi lasciati da un polpastrello e poi li ingrandiva con un pantografoin modo da poter esaminare con tutto agio la

ragnatela di linee ricurve.

Un pomeriggio soffocante - era il 1° luglio del 1830 - stava cercando disbrogliare una serie di conti

ingarbugliati nel suo laboratorio che a occidente si affacciava su unadistesa di lotti abbandonatiquando lo distrasse

una conversazione che si svolgeva all'esterno. La conversazione era condottaa base di urlail che stava a dimostrare che

le persone che parlavano non erano vicine tra loro.

«EhiRoxycome ti cresce il pupo?» questa era la voce distante.

«Benone; e a te come ti vaJasper?» questo da distanza ravvicinata.

«Mica male; non mi posso lagnare. Un giorno o l'altro verrò a dichiararmiRoxy.»

«Ah sìbrutto grugno nero? ah ah ah! Ho meglio da fare io che perderetempo con un negro nero come te. Che

la Nancy della vecchia Cooper t'ha mollato un calcio nel sedere?» E Roxyaccompagnò la battuta con un'altra allegra

risata.

«Sei gelosaecco cosa seipiccola sciacquetta. Ah ah ah. Finalmente t'hopizzicato!»

«Ah sìm'hai pizzicato? Parola miaJasperse la spocchia ti cascaaddossosicuro che ci rimani. Se

appartenevi a me ti vendevo giù al fiume per tutte le libertà che ti pigli.La prima volta che mi capita di incontrare il tuo

padroneglielo dico ioeccome.»

Il futile battibecco continuò all'infinito per la gioia dei dueinterlocutori che si godevano un mondo quel duello

amichevoletutt'e due pienamente soddisfatti della propria arguzia: perchédi arguzia ritenevano si trattasse.

Wilson si accostò alla finestra per osservare i contendenti; non potevalavorare finché seguitavano a

chiacchierare. Laggiùnei lotti abbandonatic'era Jaspergiovanenerocome il carboneun fisico meravigliososeduto

su una carriola in pieno solleone eteoricamenteal lavoro; in realtà sistava concedendo un'ora di riposo prima di

cominciare. Davanti al porticato di Wilson c'era Roxycon una carrozzina daneonati fabbricata da un artigiano del

luogoalle cui opposte estremità erano sedutiuno di fronte all'altroisuoi due pupilli. A giudicare dal modo di parlare

un estraneo avrebbe dedotto che Roxy era negrama non lo era. Solo per unasedicesima parte era negrae quella

sedicesima parte non si vedeva. Aveva un aspetto maestosoatteggiamentiimponenti e statuarigesti e movenze

improntati a una grazia nobile ed elegante. Di carnagione chiarissimaavevagote luminose e rosate che testimoniavano

una salute vigorosa. Il volto era pieno di carattere e di espressione; gliocchi scuri e languidi. I capelliscuri anch'essi

formavano un riccosoffice mantocelato al momento dal fazzoletto a quadriche le fasciava il capo. Il viso era ben

modellatointelligente e gradevolebello perfino. Aveva un'aria fieradisinvoltaquando si trovava fra la gente della sua

razza. E anche un certo modo di fare altezzoso e «impunito»; manaturalmente in mezzo ai bianchidiventava umile e

docile. Sotto tutti i punti di vista Roxy era bianca come chiunque altromaquella sedicesima parte negra predominava

sulle altre quindicie faceva di lei una negra. Era una schiava e come talemerce da vendere. Suo figlio era per trentun

parti bianco e anche lui schiavo eper un capriccio della legge e delleusanzeun negro. Aveva occhi azzurri e riccioli

biondicome il suo compagno bianco; perfino il padre del bimbo biancoriusciva a distinguerli - per quel tanto che se ne

occupava - unicamente dai vestiti. Perché il bambino bianco portava unavestina di leggerissima mussolatutta crespe e

gale e una collanina di corallimentre l'altro aveva indosso una semplicecamicina di lino grezzoe niente monili.

Il bambino bianco si chiamava Thomas Becket Driscoll; l'altro Valet deChambre. Nessun cognome: gli

schiavi non avevano questo privilegio. Roxana aveva sentito da qualche partequell'espressione: suonava bene e le era

piaciutae convinta che si trattasse di un nome propriolo aveva affibbiatoal suo tesoro. Naturalmente venne ben presto

abbreviato in «Chambers».

Wilson conosceva Roxy di vistae mentre l'arguto duetto volgeva al termineera uscito per raccogliere un paio

di «schede». Jaspervedendo che il suo ozio era stato notatoattaccòenergicamente a lavorare.

Wilson guardò i bambini e chiese:

«Che età hannoRoxy?»

«Tutt'e due la stessasignore. Cinque mesi. Nati il 1° febbraio.»

«Belle creature. E tutti e due ugualmente belli.»

Un sorriso beato mise in mostra i bianchi denti della ragazzache disse:

«Siate benedettosignor Wilson. Siete molto gentile a dire cosìperchéuno è solo un negro. Un piccolo negro

di prim'ordineio dico semprema dico così per forza perché è mio.»

«Come fai a riconoscerliRoxyquando non hanno addosso i vestiti?»

Roxy rise con una risata proporzionata alla sua mole e disse: «Ohliriconosco sìsignor Wilson; ma ci

scommetto che padron Pierce non è capace mai.»

Wilson continuò a chiacchierare per un poco e subito dopo prese le improntedigitali di Roxy per la sua

collezione - la mano destra e la sinistra - su due lastrine. Poi leetichettò e datòe prese le «schede» di entrambi i

bambiniche pure etichettò e datò.

Due mesi dopoil 3 settembreprese per la seconda volta questo terzettod'impronte. Gli piaceva averne una

«serie»: due o tre «riprese» a intervalli regolari durante il periododell'infanziaalle quali facevano seguito altrea

intervalli di parecchi anni.

Il giorno dopo - vale a dire il 4 settembre - accadde una cosa che turbòprofondamente Roxana. Al signor

Driscoll venne a mancare un'altrapiccola somma di denaroil chesignifica che non si trattava di un fatto nuovoma

che esso era accaduto anche prima. A dire il vero era già accaduto trevolte. La pazienza di Driscoll era esaurita. Era

piuttosto umano verso gli schiavi e altri animali; estremamente umano quandosi trattava di condonare gli errori di gente.6

della propria razza. Il furto non lo sopportavae chiaramente in casa suac'era un ladro. Di necessità il ladro doveva

essere uno dei suoi negri. Andavano prese misure energiche. Convocò davantia sé i propri servi. Erano treoltre a

Roxy: un uomouna donna e un ragazzino dodicennenon imparentati tra loro.

Il signor Driscoll disse:

«Siete stati già avvertiti in passato. Non è servito a nulla. Questa voltavi darò una lezione. Venderò il ladro.

Chi di voi è il colpevole?»

Rabbrividirono tutti alla minacciaperché quella era una buona casa eun'altra avrebbe probabilmente

rappresentato un cambiamento in peggio. Ci fu un diniego generale. Nessunoaveva rubato nullanon soldi per lo meno.

Un po' di zuccheroqualche dolcedel miele o cose del genereche a padronPierce non interessavanoneanche se ne

sarebbe accortoma soldi noneanche un centesimo. Le loro proteste furonoeloquentima il signor Driscoll non si

lasciò commuovere. A ciascuno di loro intimò severamente: a Fuori il nomedel ladro!»

In verità tutti erano colpevolitranne Roxana; lei sospettava che gli altrifossero colpevolima non lo sapeva

con certezza. Le faceva orrore pensare quanto lei stessa fosse stata lì lìper divenire colpevole; l'aveva salvata in

extremis un «risveglio religioso» della chiesa metodista di colorequindici giorni primaquando aveva «ricevuto la

fede». Il giorno dopomentre ancora fresca di quella benedetta esperienzasi pavoneggiava della sua condizione di

purificatail suo padrone aveva lasciato un paio di dollari a portata dimano sullo scrittoioe lei si era imbattuta in

quella tentazione mentre stava lustrando la stanza con uno straccio daspolvero. Guardò per un po' il denaro con un

risentimento che crescevacrescevae poi proruppe in un:

«Al diavolo il "risveglio". Magari lo rimandavano a domani!»

Poi coprì il denaro tentatore con un libroe un altro membro della servitùse lo prese. Consumò quel sacrificio

in nome di un'etica religiosacome un fatto necessario al momentoma chenon avrebbe a nessun costo segnato un

precedente. Nouna settimana o due avrebbero reso più flessibile la suareligiositàpoi avrebbe recuperato il proprio

raziocinio; e i primi due dollariderelitti e abbandonatiavrebbero trovatochi li consolasse - e lei sapeva bene il nome

di quell'anima buona.

Era cattiva? Peggiore della media della sua razza? No. Nella lotta della vitaloro avevano una posizione di

svantaggioe non ritenevano peccato approfittarsi del nemicoin misuramodesta; in misura modestanon su larga scala.

Sgraffignavano le provviste dalla dispensa ogni volta che si presentaval'occasioneoppure un ditale d'ottoneun

tocchetto di ceraun oggettino smerigliatouna cartina d'aghiun cucchiaiod'argento o un dollaroo piccoli effetti di

vestiarioo qualsiasi altro oggetto di poco contoed erano talmente lontanidal considerare peccaminosi questi furtarelli

che andavano in chiesa a cantare e pregare con quanto fiato avevano in corpoe con tutta sinceritàpur tenendo in tasca

la refurtiva. Nelle fattorieil magazzino delle carni affumicate dovevaessere munito di un robusto catenaccioperché lo

stesso diacono negro non avrebbe resistito alla visione di un prosciutto sela Provvidenza gli avesse indicatoin sogno o

altrimentidove una simile delizia stava a penzolare tutta solain attesadi qualcuno che la sapesse amare. Ma se ce

n'erano centoa penzolare davanti ai suoi occhiil diacono non ne prendevamai duecioè non nella stessa sera. Nelle

notti di gelatail ladruncolo negro dal cuore d'oroera capace diriscaldare l'estremità di una graticciata e metterla sotto

ai piedi freddi delle galline appollaiate su un albero; accadeva che unagallina insonnolita saltava su quella confortevole

impalcatura chiocciando sommessa la propria gratitudinee il ladruncolo sela faceva cadere prima nella borsa e poi

nello stomacoperfettamente convinto che nel sottrarre quell'inezia all'uomoche giornalmente lo privava di un tesoro

inestimabile - la libertà - non stava commettendo alcun peccato che ilGiorno del Giudizio Dio gli avrebbe rinfacciato.

«Fuori il nome del ladro!» Ripeté il signor Driscoll per la quarta volta esempre con lo stesso tono duro. E

aggiunse queste parole tremende:

«Vi do un minuto di tempo.» Tirò fuori l'orologio. «Se in capo a unminuto non avrete confessatonon solo vi

venderò tutti e quattroma vivenderò a valle del fiume!»

Era come condannarli all'inferno! Nessun negro del Missouri aveva dubbi inproposito. Roxy vacillò e il

colorito le svanì dal viso; gli altri caddero in ginocchiocome abbattutida una fucilata; le lacrime sgorgarono dagli

occhile mani si alzarono supplichevolie tre risposte furono emessecontemporaneamente:

«Sono stato io!»

«Sono stato io!»

«Sono stata io! Pietàpadrone. Signoreabbi pietà di noi poveri negri!»

«Va bene» disse il padroneriponendo l'orologio. «Vi venderò quiancile se non ve lo meritate. Dovreste

essere venduti a valle del fiume.»

I colpevoli si gettarono a terra in un'estasi di gratitudine e gli baciaronoi piedidichiarando che mai avrebbero

dimenticato la sua bontà e mai avrebbero cessatoper tutta la vitadipregare per lui. Erano sinceriperchécome un dio

egli aveva teso la sua mano possente a chiudere per loro le portedell'inferno. Anche lui sapeva di aver compiuto un

gesto nobile e generosoe intimamente si sentì molto soddis fatto dellapropria magnanimità; e quella sera stessa riportò

l'accaduto nel suo diario così che suo figlionegli anni a venirepotesseleggerlo e sentirsi a sua volta ispirato a

compiere azioni buone e umanitarie.

III.7

Chiunque abbia vissuto abbastanza da capire cosa sia la vitasa qualeprofondo debito di gratitudine dobbiamo ad

Adamoil primo grande benefattore della nostra razza. Egli portò nel mondola morte.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Percy Driscoll dormì benissimo la notte in cui salvò i suoi servi dallasorte di finire a valle del fiumema

neppure un'ombra di sonno calò sogli occhi di Roxy. Un terrore profondo siera impadronito di lei. Suo figlio sarebbe

cresciuto e sarebbe stato venduto a valle del fiume! Quel pensiero la rendevafolle d'orrore. Se si addormentava e

perdeva coscienza per un istanteun istante dopo era già in piedi chevolava alla culla del bimbo per vedere se fosse

ancora lì. Allora se lo stringeva al cuore e lo ricopriva di tutto il suoamore in un parossismo di bacidi lamentidi

piantidicendo: «Non lo farannonon lo faranno. Povera mamma tua piuttostoti ucciderà!»

Una voltamentre lo rimboccava nella cullal'altro bambino si rigirò nelsonno e attrasse la sua attenzione.

Allora gli andò vicina e rimase accanto a lui monologando:

«Che ha fatto il povero bambino mio che non gli tocca la fortuna che tocca ate? Niente ha fatto. Dio stato

buono con te; perché non è stato buono con lui? A te non ti possono venderegiù al fiume. Io lo odioil tuo papà; non ha

cuore - per lo meno non ce l'ha per i negri. Lo odio e mi sento che loammazzo!» Si fermò un momento a pensare; poi

proruppe di nuovo in violenti singhiozzie si allontanò dicendo: «Oh dioche mi tocca ammazzare il bambino mionon

mi scampo - accoppare lui nonci salva che il bambino mio lo vendono giù al fiume. Oh dio che mi tocca che lofaccio

la povera mamma tua ti deve ammazzareamore mio.» Si strinse al petto ilbambino e prese a soffocarlo di carezze.

«Ammazzare ti deve mamma tua - che altro può fare? Ma non t'abbandona mammatuano no non piangere - con te

viene mamma tuapure mamma s'ammazza. Vieni tesorovieni insieme a mammatua; andiamo che ci buttiamo dentro

al fiumeche la facciamo finita con tutte le tribolazioni di questo mondo -là dove andiamo non si vendono i negri giù al

fiume.»

Si avviò verso la porta ninnandolo e tentando di zittirlo. A metà stradad'improvviso si fermò. Le era caduto lo

sguardo sul suo vestito nuovo della domenica - una cosetta da pochi soldidicotonina stampatauno scoppio di colori

vivaci e disegni fantastici. Lo osservò a lungo meditabonda e piena didesiderio.

«Non me lo sono ancora messo mai addosso; eppure quanto è bello.»

Poiannuendo col capoin risposta a un pensiero piacevoleaggiunse: «Noche non mi faccio mica pescare

fuori dal fiumecon tutta la gente intorno che mi guardain questimiserabili stracci di lana.»

Posò il bambino e si cambiò d'abito. Si guardò allo specchio e stupìdella propria bellezza. Decise di

perfezionare al massimo l'acconciatura funebre. Si tolse il turbante epettinò alla maniera delle «bianche» la massa di

capelli lucidi; aggiunse qualche ritaglio di nastro alquanto sbiadito e unmazzetto di fiori artificiali; poi si gettò sulle

spalle una specie di scialle vaporoso («nuvola» lo chiamavano a quel tempo)di colore rosso fiammae fu pronta per la

tomba.

Prese su il bambino; ma quando le caddero gli occhi sulla misera camiciolagrigia di lino grezzoe notò il

contrasto fra la straccioneria del povero piccolo e la propria esplosionevulcanica di infernali splendoriil suo cuore di

madre si commosse e provò una grande vergogna.

«Notesoro miomamma non ti tratterà così. Pure gli angeli ti devonoammirare come mamma tua. Mica si

devono coprire gli occhi con le mani mentre dicono a David e Golia e a tuttigli altri profeti: "Quel pupo sta vestito

indelicato per questo posto."»

E intanto gli aveva tolto la camiciola. Ora la creaturina nuda era statarivestita con una di quelle lunghe

candide vesticciole di Thomas Becketcon i fiocchetti azzurri e i delicatifronzoli di trine.

«Ecco quaora sì che sei bello e pronto.» Issò il bambino su una sedia esi allontanò un poco per esaminarlo

meglio. Rimase con gli occhi sgranati dallo stupore e dall'ammirazionebatté le mani ed esclamò: «Ma guarda che roba!

E chi se ne era mai accorto che eri tanto bello! Padron Tommy non è perniente meglio di tema per niente.»

Si girò a guardare l'altro bambino; poi lanciò un'occhiata al propriofiglio; e ancora un'altra all'erede della casa.

Ora una strana luce le accendeva gli occhie per un istante sprofondò neipropri pensieri. Sembrava in trance;quando si

riebbe borbottò: «Ierimentre che li lavavo dentro la bagnarolapropriosuo padre mi ha chiesto quale era il suo.»

Prese a muoversi come in sogno. Spogliò Thomas Beckettogliendogli tuttociò che aveva indossoe gli infilò

la camiciola di lino grezzo. Passò la collanina di coralli intorno al collodel proprio figlio. Poi mise i due bambini vicini

e dopo un attento esame borbottò: «Chi lo credeva che quattro pezzefacevano tanta scena! Che mi viene un colpo se

pure io ce la faccio più a riconoscere questo da quell'altroe figuriamocisuo padrepoi.»

Mise il proprio piccolo nell'elegante culla di Tommy e disse:

«Da adesso in avanti tu sei padroncino Tom e devo far pratica a chiamarticosìtesoro miosennò prima o poi

mi capita che sbaglio e sai che guai per noi due. Ecco quaora te ne staizitto e buono e non ti pigli pena proprio di

nientepadron Tomoh! benedetto il buon Dio! salvo sei! salvo! Adesso piùnessuno può vendere giù al fiume il piccolo

tesoro della mamma sua!»

Mise l'erede della casa nella culla d'abete grezzo del proprio bambinoedissecontemplando un po' a disagio

quel corpicino addormentato:

«Mi dispiace per tetesoro mioDio lo sa se mi dispiacema che ci possofare? che ci posso fare? Tuo padre

me lo vendeva a qualcunoprima o poie lui finiva giù al fiume e io nonpotevononon potevo sopportarlo.»

Si buttò sul lettoe pensava e si rigiravasi rigirava e pensava. Ma dilì a poco si alzò a sedereperché nella

mente turbata le era balenato un pensiero consolante..8

«No che non è peccato - pure i bianchi l'hanno fattopure loro! No che nonè peccato! Dio sia lodatono che

non è peccato! L'hanno fatto pure loroeppure erano gente finarenientedimeno!»

Si mise a pensare; cercava di pescare nella memoria tutti i particolari diuna certa storia che aveva sentito

raccontare. Finalmente esclamò:

«Ecco che me lo ricordo; ecco che me lo ricordo. Lui e stato. il vecchiopredicatore negro che ce lo diceva

quando veniva dall'Illinois e predicava nella chiesa negra. Diceva chenessuno può salvarsi da soloneanche con la fede

neanche con le opere. Niente da fare. Ci sta soltantola grazia e la grazia nessunote la mandaDio soltanto te la manda;

ci sta soltanto lui chela può mandare a chi gli paresanto o peccatore - luinon ci fa caso. Lo fa perchéè il ministrolui.

Si sceglie chi gli vae al posto suo ce ne mette un altroe il primo lo fabeato per sempree quell'altro a bruciare con

Satana lo manda. Il predicatore diceva che così era successo in Inghilterrauna voltatanto tempo fa. La regina aveva

lasciato il figlio suo guardato male e a fare visita se n'era andata; e unadelle negre che da quelle parti gironzolava

quella che pareva più bianca di tuttedi lì passa e vede il pupo e alfiglio della regina i vestiti del figlio suo gli mette e lì

lo lasciae si porta a casa suaproprio nel quartiere negroil figliodella reginae nessuno se ne accorgevae suo figlio

diventava ree un giorno che spartiva la proprietàil pupo della regina lovendeva giù al fiume. Sìsìil predicatore

proprio lui lo diceva che non era peccatoperché i bianchi l'hanno fatto.L'hanno fatto pure lorosìpure loro;e neppure

persone da nientema gente fina. Oh che gioia che mi sono ricordata diquella storia!»

Si alzòtutta sollevata e felicee si avvicinò alla cullae passò ilresto della notte «a far pratica». Dava una

sculacciatina al proprio figlio e gli diceva umilmente: «BuonopadroncinoTom»; poi dava al vero Tom una robusta

sculacciata e gli diceva con tono severo: «BuonoChambers! Vuoi che te lesuoni con la scopa?»

Mentre continuava a far pratica' si stupì nel notare come il rispetto cheaveva tenuto a freno la sua lingua e reso

umili i suoi gesti nei confronti del padroncino si trasferivanella voce enei modi che usava con l'usurpatore; e notò che

le riusciva assai facile usare il suo linguaggio bruscoi suoi modiperentori di madre coll'infelice erede dell'antica casata

dei Driscoll.

Di tanto in tanto si riposava dall'«allenamento» per concentrarsi nelcalcolo delle probabilità.

«Oggi vendono i negri che hanno rubato i soldi e poi comprano altri che nonconoscono questi bambini - e

questo sta bene. Poi quando li porto a spassoappena giro l'angologliimpiastriccio con la marmellata la boccacosì

nessuno scopre che sono scambiati. Sìfaccio così fino a quando tutto s'ècalmato anche se mi ci va un anno.

«Ci sta solo una persona che mi fa pauraWilson lo Svitato. Lo chiamanoSvitato e dicono che è scemo. Ma io

credo non è più scemo di me. È l'uomo più intelligente di tutta lacittàa parte Giudice Driscoll e forse Pem Howard.

Accidenti a lui che con quei suoi maledetti vetrini mi mette pensiero. Hoidea che è uno stregone. Ma chi se ne importa.

Un giorno o un altro capito dalle parti sue e gli dico che mi pareva chevoleva pigliare ancora le impronte ai due

bambini; e se non se ne accorge luiche sono scambiatinessuno sene accorge mai e sto sicura. Mi sa che però è meglio

che mi porto dietro un ferro di cavallocosì è certo che il malocchio nonlo piglio.»

Naturalmente i nuovi negri non procurarono fastidi a Roxy. Il padroneneancheperché temeva per una delle

sue speculazionie la sua testa era così assorbita dai pensieri che a malapena li vedevai bambiniquando li guardavae

tutto quello di cui Roxy si doveva preoccupare era di farli scoppiare tutti edue in una risata appena lo vedeva arrivare.

Allora le loro faccine diventavano due cavità con le gengive messe a nudoeprima ancora che la contrazione passasse e

le creature riprendessero aspetto umanolui già se n'era andato.

Nel giro di pochi giorni le sorti della speculazione in corso si fecero cosìincerte che il signor Percy andòcon

suo fratello il giudicea vedere il da farsi. Come al solito si trattava diuna speculazione terrieracomplicata da una

vertenza legale. I due uomini rimasero fuori sette settimane. Prima del lororitorno Roxy era andata a far visita a

Wilsoned era stata esaudita. Wilson aveva preso le improntele avevaetichettate coi nomi e la data ( 1° ottobre)

riposte con curae aveva continuato a chiacchierare con Roxy che sembravaansiosa di fargli ammirare i progressi dei

bambinisia in peso che in bellezzada quando gli aveva preso le impronteun mese prima. Lui si complimentò per i

progressie lei ne fu felice. Ma i bambini non erano stati imbrattati né dimarmellata né d'altro e lei non aveva fatto che

fremere e temere che da un momento all'altro lui...

Ma non accadde nulla. Non se ne accorse. E lei tornò a casa giubilante eabbandonò per sempre ogni

preoccupazione al riguardo.

IV

Adamo ed Eva godettero di molti vantaggima il più grosso fu quello dievitare la dentizione.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

C'è questo di bruttoin certi particolari interventi della Provvidenza -che spesso sorge il dubbio su chi debba esserne il

beneficiario. Nel caso dei bambinidegli orsi e del profetagli orsi dellastoria si presero maggiori soddisfazioni del

profetaperché a loro toccarono i bambini.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Da ora in poi questa storia si deve adeguare allo scambio effettuato daRoxana e chiamare quindi «Chambers».9

il vero erede e «Thomas Becket» il piccolo schiavo usurpatoreabbreviandogli il nome in «Tom»per uso quotidiano

come faceva la gente che gli stava attorno. «Tom» fu un bambino cattivo findai primi giorni della sostituzione.

Piangeva per nulla; si abbandonava a infernalisubitanee crisi di nerviemetteva strilli su strilli e coronava il tutto

«trattenendo il respiro»terrificante specialità dei lattanti sottodentizionequando la creaturacoi polmoni spossatiè

scossa da silenziose convulsioni e spasima e scalcia nello sforzo diriprendere fiatomentre le labbra si fanno livide e la

bocca si spalanca e rimane rigidaesibendo un minuscolo dentino sporgentenella coroncina di gengive arrossate; e

quando l'immobilità spaventosa è giunta al punto da far credere che ilrespiro perduto non tornerà mai piùuna

bambinaia arriva di volata e spruzza acqua sul viso del bambino e... là! ipolmoni aspirano ed emettono all'istante uno

strilloo un urlo o un ululato che lacera le orecchie degli astantii qualiinopinatamente si abbandonano a locuzioni

abbastanza disdicevoli per un'aureolacaso mai l'avessero. Il piccolo Tomera solito graffiar e chiunque si trovasse a

portata delle sue unghiee spesso colpiva col sonaglio chi gli capitavasotto. Chiedeva l'acqua urlando selvaggiamente

finché non gliela portavanoe allora scaraventava per terra la tazza etutto il resto per poi urlare di nuovo che ne voleva

ancora. Tutti i suoi capricci erano soddisfattianche i più esasperanti esfibranti. Gli permettevano di mangiare tutto

quello che volevaperfino le cose che potevano procurargli un mal di pancia.

Quando fu abbastanza grande e cominciò a camminarea pronunciare mozziconidi parole e a capire che uso

poteva fare delle proprie manisi fece più pestifero che mai Roxy nonpoteva riposarsi un minutoquando lui era

sveglio. Voleva tutto ciò che vedeva e lo esigeva dicendo: «'o voio.»Quando l'avevadiceva freneticamente

allontanandolo da sé con le mani«no 'o voiono 'o voio»ma non appenala cosa spariva cacciava urla forsennate a

base di «'o voio 'o voio 'o voio» e Roxy doveva mettersi le ali ai piediper riprenderla prima che lui avesse il tempo di

farsi venire le convulsioni.

Andava pazzo per le molle da fuoco. Questo perché «suo» padre gliele avevaproibite per paura che spaccasse i

vetri e la mobilia. Non appena Roxy gli voltava le spalletrotterellavaverso le molle e diceva «piace» e sbirciava con la

coda dell'occhio se Roxy lo stesse osservando; poi «'o voio»e davaun'altra sbirciatapoi «'o pendo»e un'altra

sbirciata; e finalmente «l'ò péso» e il trofeo era suo. In un baleno ilpesante strumento veniva sollevato in altoe un

istante dopo si udiva uno schianto e un urloe il gatto fuggiva come unrazzo; e Roxy arrivava giusto nel momento in

cui una lampada o una finestra andava irrimediabilmente in frantumi.

Tom riceveva un mucchio di carezzeChambers neanche una. A Tom toccavanotutte le leccorniea Chambers

polenta e latte e latte cagliato senza zucchero. Di conseguenzaTom eramalaticcio e Chambers no. Tom era «bizzoso»

come diceva Roxye insopportabile; Chambers era mite e docile.

Nonostante tutto il suo buon senso e le sue doti praticheRoxy era una madreindulgentestupida addirittura.

Era stupida verso il proprio figlio e anche qualcosa di più che stupida: lafinzione da lei stessa creata aveva fatto di lui il

suo padrone; la necessità di riconoscere pubblicamente questo rapporto e diperfezionarsi nelle forme richieste per

esprimere questo riconoscimento l'aveva indotta a tale disciplina e lealtànella pratica del suo ruolo che ben presto

l'esercizio si consolidò in abitudine: divenne automatico e inconscio eprodusse infine una conseguenza naturale: le

finzioni destinate esclusivamente agli altri divennero a poco a pocoauto-inganni; il falso ossequio divenne ossequio

realeil falso rispetto rispetto reale; il falso omaggioomaggio reale;l'esiguafittizia «spaccatura» tra pseudo-schiavo e

pseudo-padrone si allargò sempre più fino a diventare un abissoe unabisso reale. Così da un lato c'era Roxyla vittima

della propria finzionee dall'altro suo figlio che non era piùper leiunusurpatorema il suo padrone riconosciuto e

accettato. Era a un tempo il suo tesoroil suo padrone e il suo dioe Roxynella propria adorazionedimenticò chi era

lei e chi era stato lui.

Da bambino Tom rifilava impunemente a Chambers pugnigraffi e ceffonieChambers imparò ben presto che

fra sopportare docilmente e risentirsila soluzione più vantaggiosa era laprima. Le poche volte che quelle persecuzioni

gli avevano fatto perdere il controllospingendolo a reagirel'aveva pagatacara; non per mano di Roxyperché anche

quando la punizione di lei andava al di là di un aspro rimprovero per«essersi dimenticato chi fosse il suo padroncino»

si limitava a uno scapaccione. Nochi bisognava temere era Percy Driscoll.Lui aveva detto a Chambers che nessuna

provocazione al mondo gli avrebbe mai dato il privilegio di alzare la manocontro il suo padroncino. Chambers trasgredì

all'ordine tre volte e ne ebbe in cambio tre bastonate così convincentidall'uomo che era suo padre e non lo sapevache

da quel momento non ci provò più e accettò in totale sottomissione lecrudeltà di Tom.

Fuori di casadurante tutta la fanciullezzai due ragazzi furonoinseparabili. Chambers era molto forte per la

sua etàe un buon lottatore; era forte perché era stato nutrito in modoprimitivo e costretto a lavorare sodo in casa; e un

buon lottatore perché Tom gli forniva molte occasioni di far pratica su queiragazzini bianchi che odiava e che temeva.

Chambers gli faceva costantemente da guardia del corpo nel tragittocasa-scuola e viceversa; ed era presente all'ora

dell'intervallo per difendere il suo protetto. Col tempo si fece una talereputazione di lottatore che Tom avrebbe potuto

cambiare d'abito con lui e «cavalcare in pace» come Sir Kay con l'armaturadi Lancillotto.

Era bravo anche nei giochi di destrezza. Tom gli passava le biglie pergiocare «a palline» e poi gli portava via

tutta la vincita. D'inverno Chamberscon gli abiti smessi di Tomi guantidi lana bucatile scarpe bucate ei pantaloni

bucati ai ginocchi e sulsederedoveva essere sempre pronto a trascinare la slitta su per la collinacosì che Tom potesse

scivolare a vallema non capitava mai che fosse invitato a montarci sopra.Seguendo le istruzioni di Tomdoveva

costruire pupazzi di neve e fortini di neve. Faceva pazientemente dabersaglio quando a Tom veniva voglia di tirare

palle di neveun bersaglio che non poteva mai rispondere al tiro. Chambersportava i pattini di Tom fino al fiume e

glieli infilavapoi gli trotterellava vicinosul ghiaccioper essere aportata di mano in caso di bisognoma lui non

veniva mai invitato a infilarseli..10

D'estate il passatempo preferito dei ragazzini di Dawson's Landing era quellodi rubare melepesche e meloni

dai carretti dei contadinipiù che altro per il rischio che correvano difarsi spaccare la testa col manico della frusta dal

proprietario. In queste ladruncolerie Tom era bravissimo... per procura.Chambers rubava per luie riceveva la sua parte

di bottino sotto forma di noccioli di peschetorsoli di mela e bucce dimelone.

Tom pretendeva che Chambers andasse a nuotare con lui e gli rimanesse vicinoper proteggerlo. Quando Tom

era stufo di nuotareusciva dall'acqua e faceva tanti nodi alla camicia diChamberspoi li immergeva nell'acqua perché

fosse più difficile scioglierli; poi si rivestiva e rimaneva seduto asghignazzare mentre l'altronudo e scosso dai brividi

cercava di sciogliere i nodi coi denti. Tom giocava questi brutti tiri al suoumile compagno un po' per la sua innata

perfidiaun po' perché odiava la prestanza fisica dell'altroil suocoraggio e le sue molteplici abilità. Tom non poteva

fare i tuffi perché gli venivano certi mal di testa da impazzire. Chamberspoteva tuffarsi senza inconvenienti e ci si

divertiva un mondo. Un giorno suscitò tale ammirazione fra un gruppo diragazzini bianchifacendo salti mortali

all'indietro dalla prua della canoache Tom s'impermalì e mentre Chambersera a mezz'ariagli spinse sotto la canoa

così da fargli battere la testa sul fondo; e mentre lui se ne stava lìprivo di sensimolti vecchi nemici di Tom capirono

che era giunto il tanto atteso momento c suonarono al falso erede tali etante legnate che più tardisebbene sorretto

validamente da Chambersriuscì a stento a trascinarsi a casa.

Un giorno - i ragazzi avevano più o meno quindici anni - Tom si stava«esibendo» nel fiume quando fu preso

da un crampo e si mise a urlare aiuto. Era urlo scherzo frequente fra iragazzispecialmente in presenza di estranei

fingere di avere un crampo e chiedere aiuto; poiquando l'estraneo siprecipitava a soccorrerloil «pericolante»

continuava a dimenarsi e a urlare finché quello non gli era vicinodopo diche passava dalle urla a una risatina

sarcastica e si allontanava nuotando placidamente mentre i ragazzi del paeselanciavano all'indirizzo del gabbato una

salve di fischi e risate. Tom non si era ancora cimentato in questo scherzoma adesso pareva proprio che ci stesse

provandoper cui i ragazzi si tennero cautamente indietro; invece Chambersconvinto che il suo padrone facesse sul

seriosi buttò a nuoto esfortunatamentearrivò in tempo per salvarglila vita.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Tom era riuscito a sopportaretuttoma trovarsi pubblicamente e per

sempre debitore di un negroe di quel negro in particolareera propriotroppo. Scagliò ogni sorta d'improperi

all'indirizzo di Chambersper aver «finto» di credere che lui avessechiamato aiuto sul serioe aggiunse che chiunque

tranne che un idiota di negroavrebbe capito che stava scherzando e loavrebbe lasciato in pace.

I nemici di Tom erano lì presenti in gran numero e gli dissero in facciaquello che pensavano. Lo derisero e lo

chiamarono codardofalsointrigante e con ogni sorta di epitetie gliannunciarono che avevano deciso di dare a

Chambers un nuovo nome e di farlo conoscere a tutta quanta la città: «ilpapà negro di Tom Driscoll»a significare che

Tom era rinato e che Chambers era l'autore di questa seconda nascita. Aqueste provocazioni Tom diventò un ossesso e

urlò:

«Spaccagli la testaChambersspaccagli la testa! Perché te ne stai lìcon le mani in mano?»

Chambers lo supplicò: «Ma padron Tomsono in troppi...»

«Mi senti?»

«Per caritàpadron Tomnon mi costringete! Sono così tanti che...»

Tom gli si avventò contro e lo colpì due o tre volte con il temperino`prima che i ragazzi riuscissero a

trascinarlo viadando modo al ferito di scappare. Le ferite erano numerosema non gravi. Se la lama fosse stata un poco

più lungala carriera di Chambers si sarebbe chiusa lì.

Tom aveva già da tempo insegnato a Roxy a «stare al suo posto». Moltigiorni erano passati da quando lei

aveva osato fargli una carezza o chiamarlo con epiteti affettuosi. Questecosevenute «da una negra»gli facevano

ribrezzo. E l'aveva ammonita a mantenere le distanze e a ricordarsi chi era.A poco a poco lei capì che il suo tesoro

aveva cessato di essere suo figliovide queldettaglio dissolversi e sparireper sempre. Rimaneva solo il padroneil

padrone puro e semplicee non si trattava neppure di una padrone benevolo.Si sentì precipitare dalla sublime altezza

della maternità nello squallido baratro di una schiavitù irreversibile.L'abisso che la separava dal figlio era totale. Ormai

lei era soltanto una sua proprietàil suo oggettoil suo canela suaschiava succube e impotentel'umile e passiva

vittima del suo temperamento capriccioso e della sua natura malvagia.

Spesso non riusciva a dormireper quanto stanca e distruttaperché sisentiva bollire di rabbia ripensando alle

esperienze della giornata col figlio. Borbottava e biascicava tra sé e sé:

«M'ha menato quando avevo fatto niente. M'ha menato sulla faccia. Propriodavanti a tutti. E non fa che

chiamarmi strega negrabaldracca e tutti quei nomi cattivi quando io facciotutto per contentare lui. Oh Dio e con tutto

quello che ho fatto per luiio sono stata che l'ho innalzato da dove stava equesta è la ricompensa mia.»

Talvoltaquando subiva un oltraggio tanto offensivo da rimanerne ferita nelprofondo del cuoremeditava

piani di vendetta e si crogiolava a immaginare la scena di luidenunciatodavanti a tutti come un impostore e uno

schiavo; ma in mezzo a tanto godimentol'assaliva la paura: lo aveva resotroppo potente; non avrebbe avuto provee -

il cielo ne scampi - poteva essere venduta giù al fiume per quella suaazione. Così i suoi progetti andavano sempre in

fumo e li accantonava con un moto di rabbia impotente contro il destino econtro se stessa per essere stata tanto sciocca

quel fatale giorno di settembreda non procurarsi un testimone da esibire ilgiorno in cuiper appagare la sete di

vendettale fosse servito fare una cosa simile.

E tuttavia non appena Tom era buono con lei e gentile - e questo ogni tantoaccadeva - tutte le ferite si

rimarginavano e lei si sentiva felice; felice e fieraperché era suofigliosuo figlio negroquesto che spadroneggiava in

mezzo ai bianchi e vendicava impunemente i loro crimini contro la suarazza..11

Ci furono due grandiosi funerali a Dawson's Landingquell'autunnol'autunnodel 1845. Uno fu quello del

colonnello Cecil Burleigh Essexl'altro quello di Percy Driscoll.

Sul letto di morte Driscoll affrancò Roxy e rimise solennemente il proprioidolatrato figlio presunto nelle mani

del giudice suo fratello e di sua moglie. Quella coppia senza figli fu lietadi accoglierlo. La gente senza figli è di facile

accontentatura. Il giudice Driscoll si era recato segretamente dal fratelloun mese primae aveva. comprato Chambers.

Gli era giunta voce che Tom stava tentando d; convincere il padre a venderloa valle del fiume e voleva impedire lo

scandaloperché l'opinione pubblica non approvava che si trattassero cosìsenza ragione o per motivi futilii servi di

famiglia.

Percy Driscoll aveva consumato tutte le sue energie nel tentativo di salvareil proprio patrimonio terriero

accumulato mediante grandiose speculazionied era morto senza riuscirvi. Eracalato da poco nella tomba quando ci fu

il crack chedi punto in bianco fece del suo tanto invidiato e scapestrato erede unpoveraccio. Poco male comunque; lo

zio gli disse che sarebbe diventato suo erede e avrebbe avuto tutti i suoibeniquando lui fosse mortoe così Tom si

consolò.

Roxy adesso era senza una casa; così decise di andare a salutare tutti isuoi amici per poi far fagotto e girare il

mondo: in altre parolesarebbe diventata cameriera di bordo su un piroscafoambito sogno di quelli della sua razza e

del suo sesso.

L'ultima visita la fece al gigante nero Jasper. Lo trovò che stava spaccandola legna per la provvista invernale

di Wilson lo Svitato. Wilson stava chiacchierando con lui quando arrivò Roxy.Le domandò come poteva sopportare

l'idea di tare la cameriera di bordolasciando i suoi ragazziebonariamente si offrì di copiarle tutta la serie delle loro

impronte digitalifino ai dodici annida tenere per ricordo; ma lei si fecesubito seriachiedendosi se egli non

sospettasse qualcosa; poi disse che non le voleva. Wilson si disse: «Quellagoccia di sangue negro che è in lei la rende

superstiziosa; pensa che ci sia qualcosa di diabolicodi magico nei mieivetrini misteriosi; veniva sempre qui con un

vecchio ferro di cavallo; può darsi che fosse un casoma ne dubito.»

V

L'evoluzione è tutto. La pescaun tempoera una mandorla amara; ilcavolfiore non è che un cavolo che ha frequentato

l'università.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Opinione del dottor Baldwin sulla gente venuta dal nulla: a nessuno piacemangiare funghi che si credono tartufi.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

La moglie di York Driscoll ebbe in dono due anni di beatitudine col suoimpareggiabile Tom... una beatitudine

un poco turbataa voltema pur sempre una beatitudine; poi morìe suomarito e la sorella senza figlila signora Pratt

si gestirono l'affare-benedizione secondo i vecchi moduli. Tom fuvezzeggiatoaccontentatoviziato a suo piacimentoo

quasi. La storia andò avanti fino a quando compì diciannove annipoi fumandato a Yale. Arrivò doviziosamente

munito di «esoneri»ma per il resto laggiù non si distinse affatto.Rimase a Yale per due anni e poi abbandonò il campo.

Quando tornò a casai suoi modi erano notevolmente migliorati; aveva persol'antica scontrosità e rudezza di trattoed

era diventato abbastanza malleabile e disinvolto. Aveva un modo di parlare avolte subdolamente e a volte apertamente

ironicoe tendeva a pungere delicatamente sul vivo il suo prossimoma lofaceva con un'aria bonaria e quasi

inconsapevoleche gli consentiva di passarla lisciasenza ficcarsi neiguai. Era indolente come sempre e sembrava che

non ambisse a cercarsi una qualche occupazione; la gente ne dedusse chepreferiva farsi mantenere dallo ziofino a

quando le scarpe dello zio non fossero rimaste «vacanti». Si portò dietroun paio di nuove abitudiniuna delle qualiil

berepraticata abbastanza apertamente; ma l'altrail gioco d'azzardolatenne celata. Non gli conveniva giocare dove

qualcuno poteva riferirlo allo zioquesto lo sapeva bene.

I modi raffinati di Tomda uomo dell'Estnon gli attirarono le simpatie deigiovanotti del luogo. Li avrebbero

forse accettati se Tom si fosse fermato lì; ma lui portava i guantiequesto non lo sopportavano né lo avrebbero

sopportato mai; così non aveva amici. Era tornato a casa con un guardarobadi stile e di taglio così insoliti - moda

dell'Estmoda cittadina - che tutti ne rimasero profondamente esacerbaticonsiderandolo come un affronto

particolarmente spudorato. Quanto a Tomgli piaceva «far sensazione»e sipavoneggiava tutto il giorno in cittàfelice

e contento; ma i giovanottiuna nottemisero al lavoro un sartoe quandoTom la mattina seguente uscì per fare la sua

passeggiatasi ritrovò il banditore negrovecchio e deformeche glitrotterellava dietro tutto azzimato in una sfarzosa

imitazionein cotonina stampatadei suoi abiti raffinatiscimmiottandocome meglio poteva le sue arie aristocratiche da

uomo dell'Est.

Tom s¦ arresee da allora si vestì secondo la moda locale. Ma l'uggiosavita di paese lo annoiava da quando

aveva conosciuto posti più animatie ogni giorno la noia cresceva.Cominciò a fare qualche puntata a St. Louis per

respirare un poco. Lì trovò compagnia adatta e distrazioni consone ai suoigustioltre a una libertà per alcuni aspetti

maggiore di quella che poteva trovare a casa sua. Cosìper i due annisuccessivile visite alla città divennero più

frequenti e le soste laggiù più prolungate. Ma si stava cacciando in brutteacque. Correva segretamente certi rischi che.12

un giorno o l'altro lo avrebbero incastrato. E così fu.

Nel 1850 il giudice Driscoll si era ritirato dal foro e dagli affarie datre anni conduceva una vita placidamente

oziosa. Era presidente della Società dei Liberi Pensatoridi cui Wilson loSvitato era l'altro membro. Le riunioni

settimanali della Società rappresentavano ora l'interesse primario dellavita del vecchio giurista. Wilson lo Svitato

seguitava a restare in ombraall'ultimo gradino della scala socialesottoil maleficio di quella disgraziata frase che si era

lasciato sfuggire ventitré anni primaa proposito del cane.

Driscoll gli era amicoe sosteneva che Wilson aveva un cervello superiorealla mediatesi accolta come una

fisima del giudiceche non riuscì mai a modificare l'opinione pubblica. Adire il vero questa era soltanto una delle

ragioni per cui non ci riuscìma ce n'era un'altraanche migliore. Se ilgiudice si fosse limitato a una semplice

dichiarazioneavrebbe sortito lo scopo; ma commise l'errore di volercomprovare la validità della propria presa di

posizione. Da qualche anno Wilson stava lavorando per conto proprio e perpuro sfizio a un astruso almanaccoun

calendario dove un tocco di pura filosofiasolitamente esposta in formaironicacorredava ogni data. Il giudice riteneva

che queste lepidezze e stravaganze fossero originali e ben scritte; così ungiorno se ne portò dietro una manciata e le

lesse ad alcuni cittadini di riguardo. Ma l'ironia non si addiceva a quellagentee la loro visione non riusciva a

focalizzarla. Lessero quelle facezie con la massima diligenza e deciserosenza esitazione che se mai avessero dubitato -

e non dubitavano - che Dave Wilson era uno svitatoquesta rivelazionetroncava una volta per sempre ogni dubbio. Così

va il mondo. Un nemico può rovinarti in parte; ma per completare l'opera erenderla perfetta ci vuole un amico incauto e

bene intenzionato. Dopo di ciò il giudice si sentì più tenero che mai neiriguardi di Wilsone più sicuro che mai che il

suo Calendario avesse dei meriti.

Il giudice Driscoll riusciva ad essere un libero pensatore e allo stessotempo una persona socialmente accettata

perché era la figura più eminente del paesee come tale poteva permettersidi fare a modo suo e vivere secondo le sue

regole. L'altro membro della sua amata organizzazione godeva della stessalibertà perchénella stima della genteera un

essere insignificante e nessuno attribuiva la minima importanza a quello chepensava o diceva. Era benvolutoe tutti lo

accoglievano con piacerema non contava proprio nulla.

La vedova Cooper - chiamata affettuosamente da tutti «zia Patsy» - vivevain una casetta graziosa e

confortevolecon la figlia Rowenauna ragazza di diciannove anniromanticaamabilee molto carinama per il resto

senza importanza. Rowena aveva due fratellianche loro senza importanza.

La vedova aveva una grande stanza in piùche affittavaquando trovava unpensionantema erano ormai anni

che con suo grande dispiacere la stanza rimaneva vuota. Le entrate bastavanoappena a mantenere la famiglia: e il

denaro dell'affitto le occorreva per le piccole spese extra. Ma orafinalmentein una infuocata giornata di giugnozia

Patsy ritrovò la felicità: la tediosa attesa era finita. Era arrivata larisposta alla sua inserzione di un anno prima: e non da

uno del paeseno! La lettera veniva da molto lontanodal granderemotomondo del Nord: da St. Louis. Zia Patsy si

sedette sulla veranda fissandosenza vederlala luccicante distesadell'immenso Mississippitutta presa dal pensiero

della sua buona stella. E di buona stella si trattava davveroperchéavrebbe avuto due pensionanti invece di uno.

Aveva letto la lettera alla famiglia riunitae Rowenasaltando di gioiaera corsa ad assicurarsi che la vecchia

schiava Nancy pulisse e arieggiasse la camerae i ragazzi si eranoprecipitati in città a divulgare la grande notizia

perché si trattava di una cosa di pubblico interessee il pubblico sarebberimasto meravigliato e spiaciuto se fosse stato

tenuto all'oscuro. Poco dopo Rowena tornòrossa in viso per la gioia el'eccitazionee chiese di poter rileggere la lettera.

Diceva: «Distinta signoramio fratello ed io abbiamo letto per caso la suainserzione e la preghiamo di metterci a

disposizione la stanza che lei offre. Abbiamo ventiquattro anni e siamogemelli. Siamo italiani di nascitama abbiamo

vissuto in vari paesi europeie per molti anni anche negli Stati Uniti. Cichiamiamo Luigi e Angelo Capello. Lei

desidera un solo ospite; macara signorase ci permetterà di pagare perduenon le daremo alcun disturbo. Arriveremo

giovedì.»

«Due italiani! Che cosa romantica! Pensama'... non ci sono mai statiitaliani qui in cittàe tutti moriranno

dalla voglia di vederlie sono tutti nostri!Pensa!»

«Sìcredo che la cosa farà scalpore!»

«Certo che lo farà! Tutta la città sarà sottosopra! Pensasono stati inEuropa e un po' dappertutto! Non

abbiamo mai avuto viaggiatori qui in città. Saima'non mi meravigliereise avessero visto anche qualche re!»

«Behnon si sa mai... Comunquefaranno scalpore lo stesso.»

«Ma certo! LuigiAngelo... Che bei nomie così nobili ed esotici!... noncome Johns e Robinson eccetera.

Arrivano giovedìe oggi è appena martedì. Che peccato dover aspettaretanto. C'è al cancello il giudice Driscoll. Deve

averlo saputo. Vado ad aprire.»

Il giudice era pieno di curiosità e fece le sue congratulazioni. La letterafu letta e discussa. Di lì a poco arrivò

Robinsonil giudice di paceper complimentarsi anche luie la lettera furiletta e dis cussa daccapo. Ma questo non era

che l'inizio. Per tutta la giornata e la serata e per tutta la giornata dimercoledì e di giovedì fu una processione di vicini

d'ambo i sessi. La lettera fu letta e riletta fino a consumarsi o quasi;tutti ne ammirarono il tono elegante e corteselo

stile piano e scorrevoletutti si mostravano felici ed eccitatie in tuttoquel frangente i Cooper sprizzavano felicità.

A quei tempicon l'acqua bassagli orari dei battelli erano approssimativi;quella volta alle dieci di sera il

vaporetto del giovedì non era ancora arrivatoper cui la gente aspettòinutilmente alla banchina per l'intera giornata. Un

violento temporale li costrinse tutti a rincasare senza aver visto gliillustri passeggeri.

Alle undici la casa dei Cooper era la solain cittàche avesse tutte leluci accese. La pioggia e i tuoni

continuavano a imperversaree la famiglia aspettava sempreansiosa e pienadi speranza. Finalmente si udì bussare alla.13

portae la famiglia si precipitò ad aprire. Entrarono due negricon unbaule ciascunoe salirono di sopra alla camera

degli ospiti. Poi entrarono i gemelli: i due giovanotti più bellipiùelegantipiù distinti che l'Ovest avesse mai visto.

Uno era un poco più biondo dell'altroma per il resto erano perfettamenteidentici.

VI

Sforziamoci di vivere in modo tale che quando moriremo perfino il becchino nesia addolorato.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

L'abitudine è abitudinee nessuno può buttarla dalla finestra; si puòsemmaispingerla giù dalle scale un gradino alla

volta.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Il mattinoa colazionei modi affascinanti dei gemelli e il lorocomportamento distinto e disinvolto

conquistarono subito la famiglia. Ogni riserbo e formalismo scomparverod'incanto per cedere il passo a un clima di

cordiale spontaneità. Quasi dal primo momento zia Patsy li chiamò coi loronomi di battesimo. Era curiosissima nei loro

riguardi e non ne faceva mistero; e loro furono compiacenti: parlaronoliberamente di sée ciò la rese molto felice. Si

venne così a sapere che da piccoli avevano conosciuto la miseria e glistenti. Man mano che parlavano la vecchia

signora aspettava il momento propizio per far cadere qualche domanda inpropositoe quando le capitò disse al gemello

biondo che faceva ora da biografomentre l'altroil brunosi riposava:«Se non sono indiscretasignor Angelocome

mai vi siete trovati senza amici e in tante difficoltàquando eravatepiccoli? Le dispiace dirmelo? Ma se le dispiacenon

me lo dica.»

«Ohnon ci dispiace affattosignora: nel nostro caso si è trattato disfortuna; non fu colpa di nessuno. I nostri

genitori erano ricchiin Italiae noi eravamo i loro unici figlioli.Discendevamo da una nobile famiglia di Firenze» il

cuore di Rowena diede un gran balzole narici le si dilatarono e gli occhile si empirono di luce«ma quando scoppiò la

guerramio padre si trovò dalla parte perdente e dovette fuggire. Si videconfiscare i suoi beniperse le sue proprietàe

ci ritrovammo in Germaniastranierisenza amici e poveri. Mio fratello e ioavevamo dieci anni ed eravamo molto

istruiti per la nostra etàstudiosiappassionati di librie conoscevamobene il tedescoil franceselo spagnolo e

l'inglese. Inoltre eravamo dei veri prodigi in fatto di musicase mi èlecito dirlodato che è la pura verità.

«Nostro padre sopravvisse un mese alle sue disgrazienostra madre lo seguìben prestoe noi ci ritrovammo

soli al mondo. I nostri genitori avrebbero potuto arricchirsi esibendoci inun circoe infatti avevano ricevuto molte

offerte del generema la sola idea offendeva il loro orgoglioedichiararono che avrebbero preferito piuttosto morire di

fame. Ma quello che loro rifiutaronolo dovemmo accettare noisenza laformalità del consenso. Fummo sequestrati per

via dei debiti contratti per la loro malattia e per i funeralie messi frale attrazioni di un baraccone di Berlinoa

guadagnarci i soldi del riscatto. Ci vollero due anni per liberarci da quellacatena. Viaggiavamo per tutta la Germania

senza ricevere né la paga né i soldi per il mantenimento. Dovevamo esibircigratis e chiedere l'elemosina.

«Ebbenesignoraquel che segue non è molto interessante. Quandoa dodiciannisfuggimmo alla schiavitù

eravamo in un certo senso già adulti. L'esperienza ci aveva insegnato coseimportanti; tra le altread aver cura di noi

stessiad evitare gli avventurieri e i furfantie combatterli; a curare inostri affari con nostro profitto e senza l'aiuto di

nessuno. Abbiamo viaggiato ovunqueanni e annifacendoci un'infarinatura dilingue esoticheabituandoci a usanze e

luoghi straniaccumulando esperienze di ogni tipo. È stata una vitapiacevole. Siamo stati a Veneziaa Londraa Parigi

in Russiain Indiain Cina e in Giappone.»

A questo punto Nancyla schiava negrafece capolino dalla porta edesclamò: «Signorala casa è piena zeppa

di gente che scoppia dalla voglia di vedere i signori!» e con un cenno delcapo indicò i gemelli; poi si ritrasse.

Era un'occasione di prestigio per la vedovae lei si riprometteva un'enormesoddisfazione nell'esibire le sue

due rarità ad amici e parenti; gente sempliceche non aveva mai visto unforestiero in vita suae comunque mai uno di

qualche rilievo. E tuttavia i sentimenti di lei erano piuttosto blandiparagonati a quelli di Rowena. Rowena era al settimo

cielosembrava librata in aria; questo doveva essere il giorno più bellol'episodio più romanticonella storia scolorita di

quella monotona cittadina di provincia. E lei sarebbe statafamiliarmenteaccanto alla sorgente di tanta gloriae si

sarebbe sentita travolgere dalla sua piena: le altre ragazze avrebberosoltanto assistitoinvidioseescluse.

La vedova era prontaRowena era prontae i forestieri pure. La comitiva simossecon i gemelli in testae

varcò l'uscio aperto del salotto da cui veniva un brusio di voci. I gemellisi fermarono sulla sogliala vedova si mise a

fianco di LuigiRowena a fianco di Angelola gente cominciò a sfilare edebbero inizio le presentazioni. La vedova era

tutta sorrisi e contentezza. Riceveva la sfilata e poi la passava a Rowena.

«Buongiornosorella Cooper» - stretta di mano.

«Buongiornofratello Higgins - il conte Luigi Capelloil signor Higgins»- stretta di manoseguita da

un'occhiata indagatricepoi: «Piacere» da parte del signor Higginse uncortese cenno del capo con un cordiale: «Molto

lieto» da parte del conte Luigi.

«BuongiornoRowena» - stretta di mano.

«Buongiornosignor Higgins - le presento il conte Angelo Capello» -stretta di manoocchiata di.14

ammirazione: «Felice di conoscerla» - cortese cenno del caposorriso:«Felicissimo!» e Higgins passa oltre.

Nessuno dei visitatori si sentiva a proprio agioma da gente onestanonfingeva di esserlo. Nessuno di loro

aveva mai visto una persona fregiata di titolo nobiliarené era preparato avederla orae ovviamente il titolo nobiliare fu

una sorpresa in più e li prese tutti alla sprovvista. Qualcuno tentò diessere all'altezza della situazione e tirò fuori un

imbarazzato «Milord» o «Vostra Signoria» o qualcosa di similema lagrande maggioranza fu sopraffatta dalla parola

inconsueta e dalla sua vaga e augusta associazione con auree corticerimoniemaestose e regalità consacratecosì che

davano la manoannaspandoe passavano oltreammutoliti. Di tanto in tantocome accade sempre in tutti i ricevimenti

qualcuno più esuberante bloccava la sfilata tenendo tutti impalatimentres'informava se ai gemelli piacesse la cittadina

se si sarebbero fermati a lungose la famiglia stava benee c'infilavanoanche il tempoc'era speranza che presto

rinfrescassee ogni sorta di cosetutto per poter direuna volta a casa:«Ho fatto una lunga chiacchierata con loro» ma

nessuno disse o fece nulla di disdicevolecosì che il grande evento andòin porto nel modo più decoroso e

soddisfacente.

Seguì una conversazione generalee i gemelli si spostavano da un gruppoall'altrochiacchierando spediti e

disinvolticonquistandosi l'approvazioneimponendosi all'ammirazioneriscuotendo il favore di tutti. La vedova

seguiva con occhi fieri la loro ascesa trionfalee di tanto in tanto Rowenasi ripeteva con profonda soddisfazione: «E

pensare che sono nostritutti nostri!»

Madre e figlia non ebbero più un attimo di riposo. Domande incalzanti suigemelli si rovesciavano

ininterrottamente nelle loro orecchie estasiate; ciascuna era al centro di ungruppo di gente che ascoltava col fiato

sospeso; ciascuna sentiva cheper la prima voltain quel momentocoglievail vero significato della grande parola

Gloriae ne captaval'esaltante valore e capiva perché gli uomini di tutte le epoche erano statidisposti a buttar via

felicità di minor contotesorila vita stessa per assaporare quella gioiasublime e suprema. Ora Napoleone e gli altri

come lui erano spiegatigiustificati.

Quandoalla fineRowena ebbe assolto ai propri doveri verso le persone chestavano in salottosalì al piano di

sopra per soddisfare il desiderio di coloro che si erano riversati lassùgiacché il salotto non era grande abbastanza per

accogliere gli ultimi arrivati. Anche lì fu assediata dalle domande deicuriosi e di nuovo guazzò nei mari sfolgoranti

della gloria. E mentre s'appressava il meriggioprovò una fitta al cuorenel constatare che quell'episodio meraviglioso

della sua vita era giunto al termine; nulla al mondo poteva prolungarlonulla di simile le sarebbe mai più capitato. Ma

pazienzaera già qualcosa: la grande occasione volgeva al suo trionfantefinalee il successo era nobile e memorabile.

Se i gemelli ora avessero compiuto un qualche gesto inusitatoeccezionaleacoronare l'operaqualcosa che

polarizzasse la più alta ammirazione della compagniaqualcosa di simile auna scossa elettrica...

A questo punto un prodigioso clangore dilagò al piano di sottoe tutti siprecipitarono giù a vedere. Erano i

gemelli che si esibivano magistralmente al pianoforte in un pezzo a quattromani. Rowena si sentì appagataappagata

fin nel profondo dell'animo.

I giovani forestieri furono costretti a restare a lungo al pianoforte. Icittadini erano sorpresi e incantati dalla

bellezza dell'esecuzionee non sopportavano l'idea che terminasse. Tutta lamusica che avevano ascoltato fino allora

sembrava un piattume dilettantesco e privo di stile e di suggestioneseparagonata a questa inebriante ondata di suoni

melodici. Capirono che per una volta in vita loro stavano ascoltando dei verimaestri.

VII

Una delle più vistose differenze fra un gatto e una bugia è che il gatto hasolo nove vite.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

La compagnia si sciolse con riluttanza e si sparpagliò nelle varie casechiacchierando vivacemente. Tutti erano

d'accordo che ci sarebbero voluti parecchi anni prima che Dawson's Landingvedesse di nuovo una giornata come

quella. Nel corso del ricevimento i gemelli avevano accettato diversi invitie si erano anche spontaneamente offerti di

suonare qualche duetto a una serata per dilettanti organizzata a beneficio diun locale ente assistenziale. Tutta la

migliore società era ansiosa di accoglierli nel suo grembo. Il giudiceDriscoll ebbe la fortuna di monopolizzarli subito

per una passeggiata in carrozzacosì da essere il primo a esibirli inpubblico. Salirono in carrozza con lui e scesero in

parata giù per la strada principalementre la gente si assiepava allefinestre e sui marciapiedi per vederli.

Il giudice mostrò ai forestieri il nuovo cimiteroe la prigionee doveabitava l'uomo più ricco della cittàe la

loggia massonicae la chiesa metodistae la chiesa presbiterianae illuogo dove sarebbe sorta la chiesa battista non

appena ci fossero stati i soldi per costruirlae mostrò loro il municipioe il mattatoioe fece uscire la compagnia dei

pompieri in uniforme perché spegnessero un incendio immaginario. Poi feceloro ammirare i moschetti della milizia

localee si profuse in elogi di fronte a questi splendorie sembrò moltosoddisfatto della reazione degli ospiti perché i

gemelli ammiravano la sua ammirazione e facevano di tutto per adeguarvisi:anche se sarebbero stati tanto più entusiasti

senza le quindici o sedicimila analoghe esperienze in vari paesiche neavevano notevolmente deteriorato il carattere di

novità.

Il giudice si prodigò perché si svagasserocon grande spirito diospitalitàe se qualche pecca ci funon fu certo

colpa sua. Raccontò un'infinità di aneddoti spiritosi dimenticando sempreil punto essenziale; ma i due erano sempre in.15

grado di fornirglieloperché quelle tiritere erano ormai stagionate e primad'allora i gemelli avevano già avuto parecchie

occasioni per gustarle. E parlò delle sue numerose carichee di come avevacoperto questo o quell'incarico onorifico o

remunerativoe di come aveva fatto parte del foro e adesso era Presidentedei Liberi Pensatori. Disse che la Società era

stata fondata quattro anni prima e contava già due membrie si erasolidamente affermata. Avrebbe riunito i confratelli

quella serase i gemelli avessero gradito presenziare a una riunione.

Così passò a prenderlie strada facendo parlò di Wilson lo Svitatoperpredisporli favorevolmente e prepararli

ad apprezzarlo. Il piano riuscì alla perfezionee i gemelli si formaronoun'ottima impressione. In seguito questa venne

confermata e consolidata quando Wilson propose cheper riguardo verso iforestierisi accantonassero i soliti argomenti

e si dedicasse quell'ora a una conversazione su temi genericie sul modo dicoltivare l'amicizia e la socievolezza. La

proposta fu messa ai voti e approvata all'unanimità.

L'ora passò velocemente in animati conversarie al termine il solitario enegletto Wilson si trovò arricchito di

due nuovi amici. Invitò i gemelli ad andarlo a trovare non appena si fosseroliberati da un altro impegnoed essi

accettarono con gioia.

Verso la metà della serata erano già in marcia verso casa sua. Lo Svitatoli attendevae stava ingannando il

tempo strizzandosi il cervello su una cosa che aveva notato quella mattina.Si trattava di questo: si era alzato molto

presto - anziproprio all'alba - aveva attraversato l'atrio che divideva ametà la casettaed era entrato in una stanza a

prendere un oggetto. La finestra della stanza era senza tendeperché quellato della casa era disabitato da molto tempo

e attraverso i vetri vide una cosa che lo sorprese e attirò la suaattenzione. Era una giovane donna - una giovane donna

in un luogo dove non avrebbe dovuto esserci nessuna giovane donna; perchéquella era la casa del giudice Driscolle lei

stava nella camera da lettosituata sopra lo studio privato o salotto chefossedel giudice. Era la camera da letto di Tom

Driscoll. Lui e il giudice e la sorella vedova del giudicela signora Pratte tre servi negrierano le uniche persone che

abitavano nella casa. Chidunquepoteva mai essere la giovane donna? Le duecase erano separate da uno spiazzo

erboso diviso nel mezzo da una staccionatache andava dalla strada suldavanti fino al viale sul retro. Non era una gran

distanzae Wilson riuscì a vedere benissimo la ragazzaperché le persianedella stanza erano aperte e così anche la

finestra. La ragazza indossava un vestito leggerolindo e graziosoa largherighe bianche e rosae aveva un cappellino

munito di una veletta rosa. E si stava esercitandoa quel che sembravainmovenzeandatureatteggiamenti diversi. Lo

faceva in modo aggraziatoed era tutta intenta a quella sua occupazione. Chimai poteva esseree perché si trovava

nella camera del giovane Tom Driscoll?

Wilson si era scelto una posizione dalla quale poteva osservare la ragazzasenza correre il rischio di essere

visto da leie rimase lì nella speranza che sollevasse la veletta escoprisse il volto. Ma rimase deluso. Dopo una ventina

di minuti la ragazza scomparve e sebbene lui rimanesse al suo posto per piùdi mezz'oranon tornò più.

Verso mezzogiorno Wilson passò dal giudice e chiacchierò con la signoraPratt del grande evento della

giornatail ricevimento in onore dei distinti forestieria casa di ziaPatsy Cooper. S'informò di suo nipote Tom e lei gli

disse che stava per tornare e che lo aspettava prima di notte; aggiunse chesia lei che il giudice erano soddisfatti di

sentire dalle sue lettere che si stava comportando bene e onorevolmente; allaqual cosa Wilson ammiccò fra sé e sé. Non

chiese se in casa ci fosse un'ospitema fece delle domande che avrebberopotuto provocare risposte rivelatricise la

signora Pratt avesse avuto qualche rivelazione da fare; così se ne andòtutto soddisfatto al pensiero di essere a

conoscenza di cose che accadevano in quella casae di cui lei era ignara.Adesso stava aspettando i gemelli e intanto si

spremeva a pensare chi potesse essere la fanciulla e come mai si trovassenella stanza di quel giovanottosul far del

mattino.

VIII

La sacra passione dell'amicizia è di natura così dolce e salda e leale eduratura che può resistere tutta una vita se non le

si chiede denaro in prestito.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Considera attentamente le proporzioni delle cose. È meglio essere unagiovane coccinella che un vecchio uccello del

Paradiso.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

A questo punto è indispensabile metterci alla ricerca di Roxy. All'epoca incui fu affrancata e se ne andò a fare

la camerieraaveva trentacinque anni. Ottenne un posto di cameriera di bordosul battello di Cincinnatiil Grand

Mogulche portava merci daNew Orleans. Dopo due viaggi era già assuefatta e padrona del suo mestierees'innamorò

della vita di bordoavventurosa e indipendente. Poi salì di grado e divennecapocameriera. Era la prediletta degli

ufficiali e si sentiva fiera del modo gioviale e amichevole con cui latrattavano. Per otto anni aveva continuato a

lavorare su quella nave per nove mesi all'anno ed'invernosul postale diVicksburg. Ma poi si era presa i reumatismi

alle braccia e da due mesi ormai era stata costretta ad abbandonare latinozza. Così si licenziò. Ma era ben provvista -

riccacome si sarebbe autodefinita; perché aveva vissuto parcamente e messoin banca quattro dollari al mesea New

Orleansin previsione della vecchiaia..16

Diceva che «aveva infilato le scarpe a un negro scalzo per farsi metteresotto i piedi»e che uno sbaglio così si

fa una volta sola; d'ora in poi se lavorare sodo ed economizzare potevanocompiere quel miracolosi sarebbe resa per

sempre indipendente dalla schiavitù degli uomini.

Quando il vapore toccò l'argine a New Orleanssalutò i compagni del GrandMogul e portò a terra il suo

bagaglio. Ma dopo un'ora era già di ritorno. La banca era fallita e i suoiquattrocento dollari erano sfumati. Era povera e

senza tetto. E inoltre malandata in salutealmeno per il momento. Gliufficiali si commossero alle sue disgrazie e fecero

una piccola colletta. Lei decise di tornare al paese natio: lì aveva degliamici fra i negrie gli sventurati si aiutano

sempre fra loroquesto lo sapeva bene. Quegli umili compagni degli anni digioventù non l'avrebbero lasciata morire di

fame.

Prese il piccolo battello postale al Cairoe ora stava sulla strada di casa.Il tempo aveva cancellato la sua

amarezza contro il figlioe poteva pensare a lui serenamente. Cacciò dallamente il ricordo dei suoi lati peggiori e si

abbandonò alle memorie delle rare gentilezze che le aveva usato. Abbellì eindorò quelle immagini finché divennero

assai piacevoli a contemplarsi. Cominciò a desiderareintensamentedirivederlo. Sarebbe andata da luie lo avrebbe

adulato come una schiava - perché questoovviamentedoveva essere il suoatteggiamento - e poteva darsi che nel

frattempo lui fosse cambiato e provasse piacere a rivedere la vecchia baliada tempo dimenticatae le facesse festa.

Sarebbe stata una cosa bellissima che le avrebbe fatto dimenticare letribolazioni e la miseria.

La miseria! Quel pensiero le suggerì un altro sognoun altro castello inaria: forse di tanto in tanto lui le

avrebbe regalato qualche cosucciamagari un dollarouna volta al mese;qualunque regalino le sarebbe stato di aiutodi

tanto aiuto.

Quando raggiunse Dawson's Landing era la stessa di sempre; svanite lemalinconiesi sentiva tutta baldanzosa.

Certose la sarebbe cavata; c'erano tante cucine dove i negri avrebberovolentieri diviso con lei i loro pastie

rubacchiato per lei zucchero e miele e altre leccornie; oppure le avrebberodato il modo di rubacchiarlee sarebbe

andato bene lo stesso. E poi c'era la chiesa. Roxy era più che mai unadevota e fanatica metodistae la sua non era

ipocrisiama fede sincera e convinta. Sìd'ora in poicon tante animeintorno a confortarla e il suo vecchio

inginocchiatoio nell'angolo della chiesasarebbe stata perfettamente felicefino alla fine dei suoi giorni. Prima di tutto si

recò nella cucina del giudice Driscoll. Lì fu ricevuta con tutti gli onorie con enorme entusiasmo. I suoi viaggi

meravigliosigli strani paesi che aveva visitato e le sue avventure facevanodi lei un'eroina da romanzoun oggetto di

meraviglia. I negri se ne stavano incantati ad ascoltare la storia delle sueesperienze e la interrompevano con domande

risateesclamazioni di gioia e di approvazione; e lei dovette confessare ase stessa chese c'era al mondo una cosa

migliore del viaggiare sui battelliquesta cosa era la soddisfazione che sene ricavava a parlarne. Gli astanti la

rimpinzarono di ciboe poi depredarono la dispensa per riempirle la sporta.

Tom era a St. Louis. I servi le dissero che negli ultimi due anni avevatrascorso lì la maggior parte del tempo.

Roxy tornò ogni giornoe parlò molto della famiglia e dei suoi affari. Unavolta chiese perché Tom stesse lontano così a

lungo.

Il presunto «Chambers» disse:

«Il fatto è che il vecchio padrone se la passa meglio quando il giovanepadrone sta lontano che quando sta in

città. Sìe gli vuole anche più bene; così gli dà cinquanta dollari almese...»

«Ma va'davvero? Chambersnon stai mica scherzandoeh?»

«Quant'è vero Dionon scherzomammy. Padron Tom stesso me lo ha detto. Matanto non gli basta neppure

quello.»

«Oh cieloe per che ragione non gli basta?»

«Behte lo dico se mi lasci parlaremammy. La ragione è che padron Tomgioca d'azzardo.»

Roxy alzò le mani al cielo in segno di stuporee Chambers continuò: «Ilvecchio padrone l'ha scoperto perché

ha dovuto pagare duecento dollari per i debiti di gioco di padron Tomequesta è la pura veritàmammysicuro come io

sono io e tu sei tu.»

«Due... duecento dollari! Ma che dici? Duecento dollari! Per la miseriaèquasi il prezzo di un discreto negro

di seconda mano. Sei sicuro che non stai a mentiredolcezza. Non è che glidici una bugia alla tua vecchia mammy

vero?»

«Quant'è vero Dioè come ti ho detto. Duecento dollari. E che non possapiù fare un passo se non è vero. E

poioh cieloil vecchio padrone sembrava uscito pazzoaveva la schiumaalla bocca te lo dico io! E così ha preso e lo

ha diseredato!»E dopo aver pronunciato quella parola così importante si leccò le labbracompiaciuto. Roxy per un po'

cercò di raccapezzarcisipoi si arrese e disse:

«Dise... che?»

«Diseredato.»

«Ma che roba è? Che significa?»

«Significa che ha stracciato il testamento.»

«Stracciato il testamento! Non può essere che l'ha fatto! Ritira tuttomiserabile imitazione di negropartorito

con tanto dolore e tribolazione.»

Il castello di Roxy - un dollaro di tanto in tanto dalle tasche di Tom -stava crollando davanti ai suoi occhi. Non

poteva sopportarlo; non poteva neanche pensarci. La sua uscita divertìChambers: «Ah ah ahsenti questa! Se io sono

una imitazionetu che sei? Tutti e due siamo una imitazionedi bianchiecco che siamoeuna buona imitazione anche.

Ah ah ah! Come imitazione di negrinon siamo niente di che - e perquello che...».17

«Piantala di fare lo scemo o ti do uno schiaffone; parla del testamento. Di'che non è vero che è stato stracciato

ti pregodolcezzadimmelo e non ti dimenticherò mai.»

«Behno... perché poi ne ha fatto un altroe padron Tom è di nuovosistemato. Ma perchémammystai tanto a

penare? Non sono mica fatti tuoi!»

«Non sono mica fatti miei? e di chi se nosi può sapere? Non sono stata iola mamma sua fino a che ha fatto

quindici anni? Rispondi. Ti pare che devo stare a vedere che è diventatopovero e solo al mondo senza sentirmi il cuore

sconsolato? Se tu eri una madreValet de Chambrete lo dico ionon ladicevi una scemata così.»

«Behallora statti contentache il vecchio padrone l'ha perdonato e hariaggiustato il testamento.»

Sìora era contenta e felice e commossa. Continuò a venire ogni giornoefinalmente le dissero che Tom era

tornato a casa. Cominciò a tremare tutta per l'emozionee gli mandò subitoa dire che la sua «povera vecchia mammy

negra» lo supplicava di vederlo per poi morire di gioia.

Tom era disteso comodamente sul sofà quando Chambers gli portòl'ambasciata. Il tempo non aveva scalfito

l'antico odio per l'umile servo e protettore della sua infanzia: era ancoraferoce e implacabile. Si tirò sue guardò

severamente il bel viso del giovanotto di cuisenza saperlousava il nome esfruttava i privilegi. Continuò a guardarlo

finché la vittima fu sufficientemente impallidita per il terrorepoi disse:«Che diavolo vuole da me quella vecchia

stracciona?»

La petizione fu ripetuta con umiltà.

«Chi ti ha dato il permesso di disturbarmi con le moine di una negra?»

Tom si era alzato. L'altro ora tremava visibilmente. Capì qual che stava percapitargli e piegò il capo da una

parte mentre alzava il braccio sinistro a proteggersi. Tom gli fece piovereuna scarica di pugni sulla testa e sul braccio

senza una parola. La vittima a ogni colpo supplicava: «Pietàpadron Tom!Ohpietàpadron Tom!»

Sette colpi. Poi Tom disse: «Voltati e fila» e lo seguì da presso conunoduetre robusti calci. L'ultimo

scaraventò al di là della soglia lo schiavoil bianco autenticoche se neandò zoppicando e asciugandosi gli occhi con la

manica vecchia e sdrucita. Tom gli urlò dietro: «Falla entrare!»

Poi si gettò ansimante sul sofà e scatarrò: «È arrivato proprio intempo; ero pieno di rabbia fino al gozzo e non

sapevo con chi prendermela. È stato un vero sollievo! Mi sento molto meglioora.»

Entrò la madre di Tomchiudendosi dietro la portae si avvicinò al figliocon tutte le moine e i servili

convenevoli di cui la paura e l'interesse possono improntare le parole e gliatteggiamenti di chi è nato schiavo. Si fermò

a un metro dal suo ragazzo ed emise due o tre esclamazioni ammirate per lasua alta statura e per la sua prestanza in

generee Tom mise un braccio sotto la testa e appoggiò la gamba sulloschienale del divano per assumere un'aria

adeguatamente indifferente.

«Cielodolcezza miaquanto sei cresciuto! In fede mia mai non ti avreiriconosciutopadron Tom! Per

davvero! Guarda bene me; la vecchia Roxy tua te la rammenti? La vecchia mammytuadolcezzala riconosci? Ora sì

che posso morire in pace dopo che ti ho potuto rivedere.»

«Taglia corto... taglia corto! Che cosa vuoi?»

«Lo sentite? Sempre il solitoil padron Tomsempre così allegro escherzoso con la vecchia mammy sua.

Sicura ero...»

«Taglia cortoti dicoe di' cos'è che vuoi!»

Era una grossa delusione. Per giorni e giorni Roxy aveva tanto covato enutrito e accarezzato l'idea che Tom

sarebbe stato contento di rivedere la sua vecchia balia e l'avrebbe resafelice e fiera fin nel midollo con un palo di parole

cordialiche non le ci vollero più di due rabbuffi per convincersi che luinon stava scherzando affattoe che il suo bel

sogno era solo una sciocca illusioneuno sbaglio grossolano e penoso. Sisentì ferita nel vivo e così umiliata che per un

attimo non seppe che dire e che fare. Poi il petto cominciò a sollevarsilelacrime a sgorgaree nella sua desolazione

provò l'impulso di ricorrere all'altro suo sognol'appello alla generositàdel suo ragazzo; e cosìd'istinto e senza

rifletteregli sciorinò la supplica:

«Oh padron Tomla povera vecchia mammy tua di questi tempi è cosìsfortunata; nelle braccia sta mezza

impedita; non può lavorare; e se tu gli puoi dare un dollaro... sìsolo unpiccolo doll...»

Tom balzò in piedi così bruscamente che la supplice sobbalzò anche lei.

«Un dollaro! Darti un dollaro! Vorrei strangolarti piuttosto! È questa laragione della tua visita? Fuorie

subito!»

Roxy indietreggiò lentamente fino alla portama a metà strada si fermò edisse in tono lamentoso: «Padron

Tomquando stavi in fasce ti ho allattatoe da sola ti ho tirato su finquando sei stato quasi un giovanotto; e ora che sei

giovane e ricco e io povera e mezza vecchiae vengo qui e mi credo che tu lapovera vecchia mammy tua vuoi aiutare

per i giorni che gli restano da camparee...»

Tom gradì questa solfa ancor meno di quella che l'aveva preceduta perchégli andava risvegliando un'eco nella

coscienza; così l'interruppe e dissein tono deciso ma senza asprezzachenon era in grado di aiutarla e non aveva

intenzione di farlo.

«Allora mai non mi aiuteraipadron Tom?»

«No! E adesso vattene e non mi seccare più.»

Roxy aveva chinato il capo in atteggiamento di umiltàma adesso il ricordodi tutti i torti subiti tornò a

divamparle nel pettoardendo furiosamente. Sollevò lentamente il capomentre il suo corpo maestoso assumeva

inconsciamente una posa fiera e imperiosa che aveva in sé tutta la maestà ela grazia della giovinezza svanita. Sollevò.18

un dito e con esso sottolineò ogni parola: «L'hai detta la tua. La tuaoccasione l'hai avuta e sotto i piedi te la sei ficcata.

Quando un'altra ti si presentain ginocchio ti dovrai buttaree dovrai supplicare!»

Tom si senti agghiacciare il cuoreneanche lui sapeva perché; non riflettéche a produrre tale effetto era la

stessa incongruenza della situazione: quelle parolepronunciate con tantasolennitàda quella persona.Comunque fece

quello che era naturale che facesse: rispose con arroganza e con scherno.

«Tudarmi un'occasione... tu!Forse dovrei mettermi in ginocchio subito! Ma nel caso che non lo facciatanto

per curiositàche cosa dovrebbe succedermisecondo te?»

«Ecco quello che ti succedeche da tuo zio vado dritta e gli ripeto tuttoquello che so sul conto tuo.»

Tom impallidìe lei se ne accorse. Pensieri inquietanti cominciarono arincorrersi nel cervello del giovane:

«Come può saperlo? Eppure deve averlo scoperto: ne ha tutta l'aria. Horiavuto il testamento da tre mesie sono di

nuovo pieno di debiti e sto facendo mari e monti per coprirmi dallo scandaloe dalla rovinacon una ragionevole

speranza di farla francase mi lasciano in pace. E ora questa maledetta hatrovato la maniera di scoprire tutto. Chissà

fino a che punto è informata? Oh oh ohce n'è abbastanza da spezzarti ilcuore! Ma devo fingere di assecondarla... non

c'è altro scampo.»

Poi abbozzò la brutta copia di un'allegra risata econ una sorta di scialbagaiezzaesclamò:

«Bene bene beneRoxy cara. Due vecchi amici come noi non devono litigare.Eccoti il tuo dollaro. E adesso

dimmi quello che sai.»

Tirò fuori un «verdone»; Roxy rimase dov'erasenza scomporsi. Toccava alei adessofarsi beffe delle sue

sciocche lusinghee non si lasciò sfuggire l'occasione. Dissecon unatorva implacabilità nella voce e nei modi che

fecero sospettare a Tom come perfino una ex-schiava possa ricordarsiperdieci minutidegli insulti e delle ingiurie

ricevuti in cambio di complimenti e adulazionie possa anche conoscere ilpiacere di vendicarsiquando se ne offre

l'opportunità.

«Che cos'è che so? Te lo dico ioche cos'è che so. Abbastanza ne so chein mille pezzi quel tuo testamento può

andare a finire... e anche di piùbadaanchedi più!»

Tom era esterrefatto.

«Di più?» disse. «Che cosa significa di più? C'è forse posto perdell'altro?»

Roxy se ne uscì in una risata di schernobuttò il capo all'indietro elemani sui fianchidisse beffardamente:

«Ahcosì vorresti saperlotu col tuo miserabile straccio di dollaro.Perché proprio a te dovrei dirlo? I soldi non ce li hai.

Lo dirò a tuo zio - e subito anche - e lui cinque dollari mi darà per lanotiziae sarà pure contento.»

Si voltò con fare sdegnoso e fece le mosse di andarsene. Tom fu preso dalpanico. L'afferrò per la gonna e

l'implorò di aspettare. Lei si voltò e disse altezzosamente:

«Eccoti lìche t'avevo detto?»

«Tutu... non ricordo più. Che cosa m'avevi detto?»

«T'avevo detto che alla prima occasione ti buttavi in ginocchio e misupplicavi.»

Per un attimo Tom rimase interdetto. Ansimava per l'emozione. Poi disse:

«OhRoxynon vorrai mica che il tuo giovane padrone faccia una cosa tantoorribile! Non dici sul serio!»

«Subito te lo faccio vedere se dico sul serio o no! Prima m'insulti e misputi addosso quando vengo qui

miserabileabbandonata e sconsolatae ti parlo di quando ti allattavo e tiaccudivo e ti curavo quando stavi malato e

un'altra mamma non tenevi che me al mondo; e ti supplico di dare alla poveravecchia negra un dollaro per procurarsi

qualche cosa da mangiaree tu giù a insultaregiù a insultare. Chevergogna! Sissignoreun'altra occasione sì che te la

posso daree adesso tela posso daree hai solo mezzo secondo per decidere... mi senti?»

Tom si buttò in ginocchio e cominciò a supplicare dicendo:

«Lo vedi che ti supplicoe in tutta onestà! Ora parlaRoxyparla!»

L'erede di due secoli d'insulti e di oltraggi impuniti lo guardò dall'altocome degustando a grosse sorsate quella

soddisfazione. Poi disse:

«Che bello vedere un giovanotto bianco che si sta a inchinare davanti a unavecchia negra! Era una cosa che

volevo vedere almeno una volta prima che mi chiamavano a morire. E orasoffia pure nella tua trombaGabriele

perché io sono pronta... Alzati!»

Tom si alzò. Disse umilmente:

«SuRoxynon mi punire oltre. Ho meritato quello che ho avutoma siibuona e assolvimi. Non andare dallo

zio. Dillo a me... ti darò io i cinque dollari.»

«Sìsto sicura che per dare me li daie neanche ti fermerai lì. Ma nonte lo dico qui...»

«Noper carità!»

«Hai paura della casa stregata?»

«N...no.»

«E allora alla casa stregata fatti trovare fra le dieci e le undici distasera. E devi salire per la scala a pioli perché

l'altra scala sta tutta sfasciatae mi troverai là. Nella casa stregata misono fatta una cucciaperché non tengo un altro

posto dove stare.» Si avviò verso la portama si fermò e disse: «Mi devidare il dollaro!» Lui glielo dette. Lei lo

esaminò e disse: «Mmm... Non mi faccio meraviglia se la banca è fallita.»Si mosse di nuovoe si fermò un'altra volta:

«Whisky ce n'hai?»

«Sìun po'!»

«Prendilodai.».19

Lui corse nella sua stanza al piano di sopra e portò giù una bottigliapiena per due terzi. Lei la sollevò e bevve

una sorsata. Gli occhi le splendevano di soddisfazione e si ficcò labottiglia sotto lo scialle dicendo: «È roba finame la

piglio.»

Umilmente Tom le tenne aperta la portae lei uscì con passo marzialetorvaed eretta come un granatiere.

IX

Perché ci rallegriamo a una nascita e ci addoloriamo a un funerale? Perchénon siamo noi la persona in questione.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

È facile trovare dei difetti quando ci si è portati. C'era una volta unuomo che non riuscendo a trovare altro difetto al

carbonesi lamentava che contenesse troppi rospi preistorici.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Tom si buttò sul sofàsi prese tra le mani la testa che gli scoppiava eappoggiò i gomiti sulle ginocchia

dondolandosi avanti e indietro e gemendo:

«Mi sono inginocchiato davanti a una sporca negra!» borbottava. «Credevodi aver già raggiunto il massimo

della degradazionemaoddioquello era niente al confronto... Behmirimane una sola consolazione: questa volta ho

toccato il fondo e non posso andare più giù di così.»

Ma era una deduzione affrettata.

Quella sera alle dieci saliva la scala a pioli nella casa stregatapallidodeboledisperato. Roxy lo aveva sentito

e stava in piedi sulla porta di una stanza.

Era una casa di tronchi d'albero a due pianiche due anni prima avevaacquistato fama di essere abitata dagli

spiriti e da allora era caduta in disuso. Nessuno aveva più voluto abitarlané avvicinarcisi di nottee molti giravano al

largo anche di giorno. In assenza di «concorrenti»fu chiamata la casastregata. Era instabile e pericolante per il lungo

abbandono. Distava dalla casa di Wilson lo Svitato trecento metrioccupatisoltanto da uno spiazzo deserto. Era l'ultima

casa della cittadinada quel lato.

Tom seguì Roxy nella stanza. In un angolo c'era un mucchio di paglia pulitache le serviva da letto eappesi al

muroalcuni indumenti modesti ma ben tenuti; una lanterna di lattapunteggiava di piccoli punti luminosi il pavimento

e parecchie cassette da sapone e da candeletutt'intornoservivano dasedie. I due sedettero. Roxy disse:

«Ebbenecomincio subitoe poi mi piglio i dollari; fretta non la teniamo.Che ti credi che ti sto per dire?»

«Beh... tu... tu... ohRoxynon farmela troppo difficile! Parlae dimmiin quale modo hai scoperto la

situazione tragica in cui mi trovo a causa della mia dissolutezza e della miastoltezza.»

«Dissolutezza e stoltezza? Nossignoretutto questo non conta nienterispetto a quello che tengo in mente.»

Tom la guardò e disse:

«Ma comeRoxyche vuoi dire?»

Lei si alzòincombendo su di lui come il Fato.

«Questo voglio direed è la sacrosanta verità. Tu non sei del sangue dipadron Driscoll più che non lo sono io!

Ecco quello che vogliodire!» e i suoi occhi lampeggiarono di trionfo.

«Cosa?»

«Sissignore sissignoree mica è tutto qua! Tu un negrosei! Natonegro e schiavoper di più! E un negro sei

ora come orae schiavo pure; e se apro bocca ioil vecchio padron Driscollti vende giù al fiume prima che invecchi di

altri due giorni.»

«È una bugiavecchia cialtronauna bugia colossale.»

«Non è una bugia proprio per niente. È la verità e niente altro che laveritàtant'è vero Dio. Sissignore... tu mio

figlio sei.»

«Demonio!»

«E quel povero ragazzo che hai preso a calci e pugniè il figlio di PercyDriscollè il padrone tuo...»

«Mostro!»

«E il nome suo èTom Driscolle il tuo èValet de Chamberse tu il cognome nonce l'hai perché i negri nonce

l'hanno.»

Tom con un balzo afferrò un ceppo e lo sollevò in alto; ma sua madre silimitò a ridere e disse:

«Statti sedutostupido! Credi che mi metto spavento? Non è né da te néda quelli come tepiuttosto mi spari

alla schienase ti viene l'occasioneperché questo è quello che sai fare.Io ticonosco bene fino in fondo... Ma a me non

me ne importa niente se mi levi dal mondoperché tutto quello che ti stodicendo sta scritto chiaro e tondo sulla cartae

in mani sicure sta custoditoe la persona che lo tiene sa chi è l'uomo daricercare quando viene a sapere che sono morta.

Poverettose ti credi che tua madre è una sciocca come teti sbagli digrossolasciatelo dire! Perciò statti seduto e

portati come si devee non ti alzare finché non te lo senti comandare!»

Per un po' Tom si agitò e si contorse in un turbine di sensazioni e diemozioni contrastanti. Alla fine dissecon

tono che sembrava convinto:.20

«È tutta una fandonia; va' pure a far danni come ti pare; con te hochiuso.»

Roxy non rispose. Prese la lanterna e si avviò alla porta. ImmediatamenteTom fu invaso dal timor panico.

«Torna indietrotorna indietro!» gemeva. «Non volevoRoxy; mi rimangiotutto e non lo dirò mai più. Ti

pregotorna indietroRoxy!»

La donna si arrestò per un attimopoi disse in tono grave:

«C'è una cosa che te la devi smettere di fareValet de Chambers; ed è chemi chiami Roxyda pari a pari. Non

è così che i figli devono parlare alle loro madri. Ma' o mammy mi devichiamareecco come mi devi chiamares'intende

quando non c'è nessuno che sente. Dillo!»

Costò una gran fatica a Tomma poi lo cacciò fuori.

«Così sta bene. Non te lo scordare mai piùaltrimenti... e prometti chemai più chiamerai le mie parole bugie e

fandonie. Badati voglio avvertire: un'altra volta che te lo sento dire èpure l'ultima. Me ne vado di filato dal giudice e

gli racconto chi sei e gli porto le prove.Ci credi a quello che ti dico?»

«Oh» gemette Tom. «Non solo ci credo ma lo so.»

Roxy capì che l'opera era compiuta. Non avrebbe mai potuto provare nullaela minaccia della carta scritta era

una bugia; ma sapeva con chi aveva a che faree aveva fatto quelle duedichiarazioni senza dubitare minimamente

dell'effetto che avrebbero sortito.

Andò a sedere sulla cassetta da candele che la fieratrionfante maestà delsuo atteggiamento parve trasformare

in un trono. Disse:

«DunqueChambersadesso di affari dobbiamo parlaree senza tantestupidaggini. Prima di tuttotu intaschi

cinquanta dollari al mese; la metà la molli a mammy tua. Tirali fuori!»

Ma Tom possedeva in tutto sei dollari. Glieli dette e promise che acominciare dalla prossima mesata

avrebbero fatto a metà.

«Chambersquanti sono i debiti che tieni?»

Tom rabbrividì e disse:

«Circa trecento dollari.»

«E come pensi che li puoi pagare?»

Tom gemette forte: a Oh non lo sonon mi fare queste domande terribili.»

Ma lei tenne duro finché non gli estorse una confessione: era andato in girotravestitorubando piccoli oggetti

di valore da varie abitazioni private; e proprio una quindicina di giorniprima aveva fatto razzia in parecchie case dei

compaesanimentre tutti credevano che fosse a St. Louis; ma non era sicurodi aver pareggiato il conto e aveva paura di

avventurarsi di nuovocon tutto il fermento che c'era in città. Sua madreapprovò la sua condotta e si offrì di aiutarlo

ma lui si spaventò. Tremebondosi arrischiò a dire che se lei se ne fosseandata dalla cittàsi sarebbe sentito meglio e

più al sicuroe avrebbe potuto tenere la testa alta; e stava continuando suquesto tono quando lei lo interruppee gli

disselasciandolo gradevolmente sorpresoche era prontache non leimportava niente dove vivevapurché percepisse

regolarmente la sua parte di mesata. Disse che non sarebbe andata lontano esarebbe tornata una volta al mese alla casa

stregata per prendere il denaro. Poi aggiunse:

«Non ti odio troppo orama per anni e anni t'ho odiatosarebbe successo atutti. Avevo fatto quello scambio

per dare a te una buona famiglia e un nome buono e farti diventare un signorebianco ricco e benvestito... e che cosa ci

ho ricavato? Tu in continuazione mi disprezzavi e non facevi che insultarmidavanti a tutti e non mi facevi mai

dimenticare di essere una negra... e...»

Scoppiò in singhiozzi e s'interruppe. Tom disse:

«Ma lo sai bene che io non lo sapevo che eri mia madree poi...»

«Behlasciamo perdere adesso; lasciamo perdere. Me lo levo dalla mente.»Poi aggiunse minacciosa: «E fa' in

modo che non me lo ricordo maio te ne pentiraite lo dico io.»

Quando stavano per separarsi Tom dissecol tono più convincente di cui eracapace:

«Ma'ti dispiacerebbe dirmi chi è mio padre?»

Credeva di farle una domanda imbarazzantema si sbagliava. Roxy si drizzòcon un fiero moto del capo e

rispose:

«Se mi dispiace? Affatto! Non hai nessuna ragione di provare vergogna di tuopadrete lo assicuro. Veniva da

una delle famiglie più illustri della città: vecchia Virginiauna dellefamiglie più signore. Sìdella stessa razza dei

Driscoll e degli Howard dei tempi migliori.»

Con aria se possibile ancora più fieraaggiunse solennemente:

«Te lo ricordi il colonnello Cecil Burleigh Essexche è morto lo stessoanno del papà del tuo padroncino Tom

Driscolle tutti i massoni e tutte le congregazioni e le chiese si sonomesse insieme e gli hanno fatto il funerale più

grande che s'era mai visto in questa città? Era lui.»

L'orgoglio che ispirava le sue parolesembrava averle ridato la perdutagrazia degli anni giovanili; il suo

portamento prese una dignità e una maestosità che si sarebbero potute direregali se lo scenario fosse stato un po' più

all'altezza della situazione.

«Non ci sta un altro negro in città che è aristocratico come lo sei tu. Eadesso va! Sìtieni pure la testa alta

quanto ti pareil diritto ce l'haiquesto posso giurartelo.»

X.21

Tutti dicono «Che disgrazia dover morire»: strana lagnanza da parte digente che ha dovuto vivere.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Quando sei in colleraconta fino a quattro; quando sei molto in colleralancia un moccolo.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

A lettoquella notteTom si svegliò parecchie volte di soprassaltoe ognivolta il suo primo pensiero era: «Oh

che gioiaè tutto un sogno!» Poi ricadeva giù pesantemente con un gemitoe borbottava: «Un negro! sono un negro! oh

vorrei essere morto!»

Si svegliò all'alba con un crescente senso di orrore e decise di non cederepiù a quel sonno traditore. Si mise a

pensare. Ed erano pensieri molto amari. Seguivano press'a poco questo schema:

«Perché c'erano negri e bianchi?Quale delitto aveva commesso il primo negroprima di nascereperché alla

nascita gli fosse decretata quella condanna? E perché si fa questa tremendadistinzione fra bianchi e neri?... Come

sembra duro il destino di un negro questa mattina! Eppuresoltanto ieriquesto pensiero non mi passava per la testa.»

Sospirò e mugolò per più di un'ora. Poi «Chambers» entrò a dirgliumilmente che la colazione era quasi pronta.

«Tom» si fece di fiamma alla vista di quel giovane bianco aristocratico chesi umiliava di fronte a luiun negroe lo

chiamava a Padroncino». Disse bruscamente:

«Sparisci dai miei occhi!» E quando il giovane se ne fu andatoborbottò:a Non mi ha fatto alcun malepovero

disgraziatoma per me rappresenta un incubo adessoperché lui è Driscollil giovane gentiluomoe io sono... ohvorrei

essere morto!»

Una gigantesca eruzionecome quella del Krakatoaalcuni anni addietroaccompagnata da terremoti

maremoti e nubi di cenere vulcanicacambia la faccia del paesaggiocircostantefino a renderlo irriconoscibile

sprofondando le terre altee sollevando quelle basseformando bei laghidove c'era stato il desertoe deserti dove

avevano sorriso verdi praterie. La tremenda catastrofe che si era abbattutasu Tom aveva mutato il suo paesaggio morale

press'a poco allo stesso modo. Alcune zone basse se le ritrovava elevate aidealie alcuni ideali erano finiti a vallee lì

giacevano col saio e la testa cosparsa di cenere e zolfo.

Per giorni e giorni vagabondò per luoghi solitaripensandopensandopensandocercando di raccapezzarcisi.

Era un'esperienza nuova. Se incontrava un amicoscopriva che le abitudini ditutta una vita erano misteriosamente

sparite. Il braccio gli pendeva giù senza vitainvece di tendersiautomaticamente per una stretta di mano. Il a negro» che

era in lui rivendicava la propria umiltàe lui ne arrossiva e se nevergognava. Il «negro» che era in lui si meravigliava

quando l'amico bianco tendeva la mano a stringere la sua. Il «negro» cheera in lui dava il passoautomaticamentesul

marciapiedeall'attaccabrighe e allo sfaccendato. Quando Rowenala personapiù cara al suo cuorel'idolo della sua

segreta adorazionelo invitò a entrareil «negro» si scusò imbarazzatotimoroso di varcare la soglia e sedersi nel

consesso dei temutissimi bianchi. Il «negro» che era in lui se ne andavaqua e làchiuso in se stesso e immusonito

credendo di leggere in ogni visotono e gestoil sospetto e forse lascoperta della verità. La condotta di Tom era

talmente atipica insolita e strana che la gente la notòe al suo passaggiosi voltava a guardarlo; e quando lui a sua volta

si girava - cosa chenonostante tutti gli sforzinon riusciva a evitare - ecoglieva l'espressione incuriosita della persona

ne provava una specie di nauseae si dileguava il più velocementepossibile. A volte aveva l'aria di un animale braccato

si sentiva braccatoe allora fuggiva verso le colline e la solitudine. Siripeteva che sul suo capo pesava la maledizione di

Cam. E c'era il terrore dei pastiquando il «negro» si vergognava disedere alla tavola dei bianchi e temeva di venire

scoperto. Una volta il giudice Driscoll disse: «Che ti succede? Mi sembrimansueto come un negro» e Tom provò la

stessa sensazione che si dice provi l'assassino quando «l'accusatore» losmaschera dichiarando: «Ecco il colpevole!» Il

giovane disse di non sentirsi bene e lasciò la tavola.

Le premure e le moine della sua presunta «zia» erano diventate un incubo ele evitava.

E intanto gli cresceva dentro l'odio per il suo presunto «zio» perché sidiceva: «Lui è biancoe io sono il suo

schiavola sua proprietàun suo benee può vendermi come venderebbe ilsuo cane.»

Per tutta una settimana Tom pensò che il proprio carattere avesse subito uncambiamento radicale. Ma non

conosceva bene se stesso. Per molti versi le sue idee erano completamentemutatee non sarebbero mai più state le

stesse. Ma la struttura di base del suo carattere non era né poteva esserediversa. Si era modificata sotto due o tre aspetti

e col tempoall'occasionese ne sarebbero visti gli effetti: effetti diassai grave natura Sotto l'influenza di questo grande

sconvolgimento mentale e morale la sua personalità e le sue abitudinimostravano esteriormente segni di un completo

mutamentoma dopo qualche tempocalmatasi la tempestacominciarono aricomporsi nel modo di sempre. A poco a

poco ricadde negli antichifrivolivacui modi di pensiero e di linguaggioe neppure i più intimi avrebbero potuto

scorgere in lui qualcosa che lo differenziasse dal Tom debole e menefreghistadei giorni andati.

La razzia che aveva perpetrato nel villaggio fruttò meglio di quanto avessesperato. Gli procurò la somma

necessaria per pagare i debiti di gioco evitandogli di essere smascheratodallo zio e di essere diseredato un'altra volta.

Lui e sua madre cominciarono a simpatizzare. Roxy non poteva amarloperchénon valeva «niente di niente»come lei

stessa diceva; ma la sua natura reclamava qualcosa o qualcuno su cuiesercitare la propria autoritàe lui era pur meglio

di niente. Il carattere forte di leii suoi modi aggressivi e imperiosisuscitavano l'ammirazione di Tom anche se gli.22

esempi che gli si offrivano erano un po' troppo frequenti per i suoi gusti.Comunquein linea di massimala

conversazione di Roxy era piena dei pettegolezzi tipici della sua razza sullefamiglie più in vista della città (li andava

raccogliendo nelle cucine ogni volta che tornava a Dawson's Landing) e Tom cisi divertiva. Era una cosa che gli

piaceva. Lei ritirava puntualmente la sua metà della mesatae perl'occasione lui si trovava sempre nella casa stregata

per scambiare quattro chiacchiere. Di tanto in tanto lei andava a trovarlo alsolito postoanche fra un pagamento e l'altro

Ogni tanto Tom faceva una corsa a St. Louis per qualche settimanae cosìcedette di nuovo alla tentazione.

Vinse molto denaroma lo perse - e anche molto di più - ma promise ditrovarlo al più presto.

Così progettò un altro furto nel villaggio. Non voleva operare in altriposti perché temeva di avventurarsi in

case di cui non conosceva l'entrata né l'uscitané le abitudini degliabitanti. Arrivò travestito alla casa stregatail

mercoledì precedente l'arrivo dei gemelli - dopo aver scritto alla zia Trappche non sarebbe stato di ritorno prima di due

giorni - e se ne rimase nascosto lì con sua madre fin verso l'alba divenerdìquando andò a casa dello zio ed entrò dalla

porta sul retrousando la propria chiavee sgusciò in camera suadovepoteva servirsi dello specchio e degli articoli da

toletta. Portava in un fagotto un corredo di abiti femminili e indosso unvestito della madrecon guanti neri e velo da

lutto. All'alba era pronto per il colpoma cols e lo sguardo di Wilson loSvitato alla finestradall'altra parte della strada

e capì che lo Svitato lo aveva visto. Cosìper un po'intrattenne Wilsoncon una pantomima di mossette e pose affettate

poi sparì dalla vista e si rimise l'altro travestimentoe poco dopo scesee uscendo dalla porta sul retro si avviò verso il

villaggio per passare in ricognizione i luoghi che intendeva saccheggiare.

Ma si sentiva a disagio. Si era rimesso il vestito di Roxye per completareil travestimento camminava con le

spalle curve come una vecchiacosì che Wilsonse per caso fosse sempre aspiarenon si sarebbe occupato di un'umile

vecchia che usciva dalla casa vicina dalla porta posterioredi mattinapresto. Ma supponendo che Wilson lo avesse visto

usciree avesse considerato la cosa sospetta e lo avesse seguito? Il solopensiero gli fece gelare il sangue. Rinunciò

all'idea del furtoper quel giornoe corse alla casa stregata per le viepiù deserte che conosceva. La madre se n'era

andata; ma più tardi tornò con la notizia del ricevimento da Patsy Coopere lo persuase che quella era un'occasione

mandatagli dalla Provvidenzatanto era invitante e perfetta. Così se neandò a far razzia e ne ricavò un bel bottino

mentre tutti stavano da Patsy Cooper. Il successo gli dette coraggioanziuna vera e propria spavalderiaper cuidopo

aver consegnato il malloppo alla madrein una stradetta nascostaandòanche lui al ricevimento e aggiunse al bottino

precedente parecchi oggetti di valore asportati in quella casa.

Dopo questa lunga digressione eccoci di nuovo al punto in cui Wilson loSvitatomentre attendeva l'arrivo dei

gemelli quella stessa sera di venerdìsi era seduto a meditare sulla stranaapparizione del mattino: una ragazza nella

camera da letto del giovane Tom Driscoll; ci pensò e ripensò e ci siarrovellò domandandosi chi potesse essere quella

sfacciata.

XI

Ci sono tre modi infallibili per far cosa gradita a un autore; tutti e treformano un crescendo di complimenti: 1. dirgli

che avete letto uno dei suoi libri; 2. dirgli che avete letto tutti i suoilibri; 3. chiedergli di farvi leggere il manoscritto del

suo prossimo libro. Il n. 1 vi assicura il suo rispetto; il n. 2 vi assicurala sua ammirazione; il n. 3 vi assicura un posto

nel suo cuore.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Uso dell'aggettivo: se sei in dubbiocancellalo.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

I gemelli arrivaronoe cominciò la conversazione che si svolse in modosciolto e affabilee in quel clima la

nuova amicizia acquistò forza e disinvoltura. Wilsonsu richiestatiròfuori il Calendarioe ne lesse uno o due passaggi

che i gemelli lodarono con viva cordialità. L'autore ne fu molto compiaciutoe quando essi gli chiesero di prestar loro

qualche foglio da leggere a casali accontentò di buon grado. Nel corso deiloro numerosi viaggi i gemelli avevano

scoperto che ci sono tre modi sicuri per far cosa gradita a un autore e oramettevano in atto il migliore dei tre.

Ad un certo punto ci fu un'interruzione. Il giovane Tom Driscol1 venne adunirsi alla compagnia. Quando i due

distinti forestieri si alzarono per stringergli la manoTom fece mostra divederli per la prima volta; ma era una finzione

perché aveva già avuto modo di dargli una occhiata al ricevimentomentresaccheggiava la casa. I gemelli annotarono

mentalmente che Tom aveva un viso liscio e piuttosto bello e un portamentodisinvolto e flessuoso: anziaggraziato.

Angelo pensò che aveva un bello sguardo; Luigi pensò che in esso ci fossequalcosa di ambiguo; Angelo pensò che il

suo modo di parlare era gradevole e disinvolto; Luigi pensò che era piùdisinvolto che gradevole. Angelo pensò che era

un giovanotto simpatico; Luigi rimandò ogni giudizio in proposito. Il primocontributo di Tom alla conversazione fu

una domanda che Wilson si era sentito porre un centinaio di volte. Era unadomanda fatta in tono allegro e bonarioe

che sempre gl'infliggeva una piccola fittaperché risvegliava una feritasegreta. Ma questa volta la fitta fu più acuta

perché erano presenti dei forestieri. «E alloracome va lo studio legale?Hai avuto qualche causa?»

Wilson si morse il labbroma rispose: «Nonon ancora» con tuttal'indifferenza di cui era capace. Il giudice

Driscoll aveva magnanimamente omesso dalla biografia di Wilsonpresentata aigemellila faccenda della laurea in.23

legge. Il giovane Tom rise amabilmente e disse:

«Wilson è avvocatosignorima per il momento non esercita.» Quelsarcasmo ferì Wilsonma si controllò e

dissepacatamente: «Non esercitoè vero. Ed è vero che non ho mai avutouna causa e mi sono guadagnato da vivere

modestamenteper vent'annifacendo il contabile in una cittadina dove nonci sono tanti libri mastri quanti vorrei. Ma è

anche vero che mi sono preparato coscienziosamente alla pratica legale. Allatua etàTommi ero scelto una

professione ed ero in grado di esercitarla.» Tom fece una smorfia.«Purtroppo non mi si è mai presentata l'occasione di

cimentarmie forse non l'avrò mai; tuttaviase mai mi si presenteràmitroverà prontoperché per tutti questi anni ho

continuato i miei studi.»

«Bravoquesta sì che si chiama grinta! Mi piacerebbe vederti all'opera. Hointenzione di metterti in mano tutti

i miei affari. I miei affari e il tuo studio legale farebbero una bellacoppiaDave» e il giovanotto rise di nuovo.

«Se mi metterai...» Wilson pensava alla ragazza nella camera di Tom e stavaper dire: «Se mi metterai in mano

la parte clandestina e losca dei tuoi affarine potrebbe venir fuoriqualcosa.» Ma ci ripensò e disse: «Comunquequesto

argomento è fuori luogo in una conversazione generale.»

«Benissimocambiamolo; ho idea che stavi per darmi un'altra punzecchiata;perciò sono più che disposto a

parlar d'altro. Del tuo Gran Misteroper esempio. Come va di questi tempi?Giàperché Wilson ha in mente di

accaparrarsi tutti i vetri trasparenti e di decorarli con impronte di grassoe di arricchirsi vendendolia prezzi esorbitanti

alle teste coronate d'Europa perché li espongano nei loro palazzi. Valli aprendereDave.»

Wilson prese tre dei suoi vetrinie disse:

«Eccola persona si passa le dita della mano destra tra i capelliperchévi si formi un leggero strato di grasso

naturalepoi preme i polpastrelli sul vetro. Ne risulta un'impronta sottilee delicata delle linee della pelleche non si

altera a meno che non venga a contatto con qualcosa che la cancelli. CominciatuTom.»

«Perché? Mi pare che hai già preso le mie impronte più di una volta.»

«Sìma l'ultima volta eri ancora un bambinoavevi solo dodici anni.»

«Davvero? Behcertoda allora sono completamente cambiato; e le testecoronate esigono la varietà

immagino.»

Si passò le dita tra i capelli corti e folti e le premetteuna dopol'altrasul vetro. Angelo mise le impronte delle

sue dita su un altro vetrino e Luigi su un terzo. Wilson contrassegnò ivetrini coi nomi e la datae li ripose. Tom fece

un'altra delle sue risatine e disse:

«Non volevo dir nientema se è la varietà che cerchihai sprecato unpezzo di vetro. Le impronte di un

gemello sono uguali a quelle dell'altro.»

«Behora è fattae in ogni caso mi piace averle tutte e due» disseWilsonsedendosi di nuovo al suo posto.

«Ma sentiDave» disse Tom«una volta avevi l'abitudine di predire ilfuturo alla gentequando gli prendevi le

impronte. Dave è un genio in tutti i campiun genio di prim'ordinesignori; un grande scienziato che sta andando in

malora in questo villaggioun profetadegno di tutti gli onori chegeneralmente ricevono i profeti in patria... perché qui

non gli darebbero un soldo per la sua scienzae parlano del suo cranio comedi una fabbrica di idee bislacche... Eh

Davenon è così? Ma non importa; un giorno o l'altro lascerà la suaimpronta - impronta digitalevoglio direeh eh eh!

Ma a parte gli scherzidovreste farvi dare un'occhiata alla manoè unacosa che vale il doppio del biglietto d'ingressoo

vi sarà restituito il denaro all'uscita. Vedreteleggerà tutte le pieghedella mano come se leggesse un libroe non solo vi

dirà una cinquantina di cose che vi capiterannoma anche altrecinquantamila che non vi capiteranno. AndiamoDave

mostra ai signori che pozzo di scienza abbiamo in questa cittàsenza che cene rendiamo conto.»

Wilson fece una smorfia a queste beffe pungenti e tutt'altro che cortesie igemelli soffrirono per lui e con lui.

Ritennero giustamente che il modo migliore per venirgli in aiuto era quellodi prendere la cosa sul serio e trattarla con

rispettoignorando l'ostentata presa in giro di Tom. Così Luigi disse:

«Abbiamo avuto modo d'incontrare dei chiromantidurante le nostreperegrinazionie sappiamo benissimo che

cose meravigliose sanno fare. Se la loro non è una scienzae una dellemaggiori anchenon saprei che altro nome dargli.

In Oriente...»

Tom sembrò sorpreso e incredulo. Disse: «Quella cialtroneria una scienza?Non dirà sul serio!»

«Sìassolutamente. Quattro anni fa ci hanno letto la mano come se fosse unfoglio stampato.»

«Vuol dire che c'era del vero in quello che vi hanno detto?» chiese Tommentre la sua incredulità cominciava

un poco a vacillare.

«Precisamente» disse Angelo. «Anzitutto quello che ci dissero sui nostricaratteri era minuziosamente esatto:

noi stessi non avremmo potuto fare di meglio. Inoltre ci parlarono di due otre fatti memorabili che ci erano

effettivamente accaduti: fatti di cui nessuno dei presentiad eccezione dinoipoteva essere a conoscenza.»

«Ma questa è stregoneria bella e buona!» esclamò Tomche si stavavivamente interessando alla cosa. a E

come se la cavarono riguardo a quello che vi sarebbe accaduto nel futuro?»

«Grosso modopiuttosto bene» disse Luigi. «Due o tre cose importanti checi furono predette si sono avverate;

la più importante di tuttepoiaddirittura nel corso di quello stessoanno. Delle predizioni minorialcune Si sono

avverate; altreminori o maggiorinon ancorama c'è sempre tempo; einfatti mi stupirei di più se non si verificassero

che se di fatto accadessero.»

Tom si era fatto serioed era molto impressionato. Dissein tono di scusa:

«Davenon avevo intenzione di farmi beffe di quella scienza; stavo soloscherzando: o megliostavo dicendo

sciocchezze. Vorrei tanto che leggessi la mano a questi signori. Sutiprego.».24

«Ma certose proprio lo desideri: ma sai che non ho avuto modo di diventareun esperto in materiae non

pretendo di esserlo. Quando un avvenimento del passato è registrato in modoprominente sul palmoin genere so

riconoscerloma quelli meno importanti mi sfuggono: non semprenaturalmentema spesso. E poi non mi fido molto di

me stesso quando si tratta di leggere l'avvenire. Sto parlando come sestudiassi ogni giorno la chiromanziama non è

vero. Avrò esaminato sì e no una mezza dozzina di mani negli ultimi seianni; sapetela gente ci scherzava su e io ho

smessoper lasciar cadere la cosa. Faremo cosìconte Luigi: proverò colsuo passatoe se avrò successo... Notutto

sommatopreferisco lasciar perdere il futuro: è una faccenda da esperti.»

Prese la mano di Luigi. Tom disse:

«Un momento... non guardare ancoraDave! Conte Luigiecco carta e penna.Ci scriva sopra quella predizione

così importante checome ci dicevasi è verificata entro l'annoe la diaa mecosì vedrò se Dave sa leggerla sulla sua

mano.»

Luigi scrisse un rigosenza farsi vederepiegò il foglio e lo dette a Tomdicendo:

«Le indicherò io quando è il momento di guardarese il signor Wilson lascopre.»

Wilson prese a esaminare il palmo di Luigile linee della vitadel cuoredell'intelligenza e così viaannotando

accuratamente il loro rapporto con la ragnatela di segni e linee più sottilie delicate che le intersecavano da tutte le parti;

tastò la sporgenza alla base del pollice e ne osservò la forma; tastò laparte carnosa della manofra il pollice e la base

del mignoloe osservò la forma anche di quella; con cura minuziosa esaminòle ditala formale proporzioni e il modo

naturale in cui si disponevano in posizione di riposo. L'intero processo eraseguito col massimo interesse dai tre

spettatori chechini sulla mano di Luiginon osavano turbare il silenzioneanche con un fiato. Wilson tornò a esaminare

il palmoattentamentee le sue rivelazioni cominciarono.

Fece un quadro del carattere e delle inclinazioni di Luigidei suoi gustitendenzeambizioni ed eccentricitàe

Luigi a volte reagiva con una smorfiaaltre con una risatama entrambi igemelli dichiararono che la «mappa» era stata

tracciata con arte ed era esatta.

Poi Wilson parlò della vita di Luigi. Adesso procedeva cautoesitantementre muoveva le proprie dita

lentamente lungo le linee del palmoe di tanto in tanto si fermava di frontea una «stella» o altri segnied esaminava

minuziosamente la zona. Menzionò uno o due avvenimenti passati; Luigiconfermòe la faccenda andò avanti. Poi

Wilson alzò gli occhi improvvisamentecon una espressione di sorpresa.

«Qui c'è la testimonianza di un incidente che forse lei non desidera...»

«Dica pure» disse Luigi affabilmente. «Le assicuro che non ne saròimbarazzato.»

Ma Wilson esitava ancora e pareva incerto sul da farsi. Poi disse:

«Ritengo che sia una faccenda troppo delicata per... per... Penso sia meglioche io la scriva o gliela dica in un

orecchio. Deciderà lei se vuole o meno che se ne parli.»

«Buona idea» disse Luigi. «Lo scriva.»

Wilson scrisse qualcosa su un foglietto di carta e lo dette a Luigichelesse e disse a Tom:

«Apra il suo foglietto e leggasignor Driscoll.»

Tom lesse:

«Mi era stato profetizzato che avrei ucciso un uomo. Accadde prima delloscadere dell'anno

«Perbacco!» disse Tom.

Luigi porse a Tom il biglietto di Wilson dicendo:

«E ora legga questo.»

Tom lesse:

«Lei ha ucciso qualcunoma non riesco a capire se si tratti di un uomodiuna donna o di un bambino

«Per tutti i diavoli!» commentò Tom esterrefatto. «Non ho mai udito unacosa simile! Come! La mano di un

uomo è il suo più mortale nemico! Pensate un po'! La mano contiene latestimonianza dei segreti più profondi e fatali

della vita di un uomoed è pronta a metterli in luce a qualsiasi stregonesconosciuto che gli capiti d'incontrare. Ma

perché si lascia leggere la manocon quella tremenda storia che vi èscritta?»

«Oh» disse Luigi tranquillamente«non ha importanza. Ho ucciso perchéavevo le mie buone ragioni e non

me ne rammarico.»

«E che ragioni erano?»

«Behera necessario uccidere.»

«Ve lo dico ioperché lo ha fattodal momento che lui non vuole» disseAngelo con calore. «L'ha fatto per

salvarmi la vitaecco perché l'ha fatto. È stato un gesto nobile e nonqualcosa da tenere nascosto.»

«È cosìè così» disse Wilson. «Fare una cosa del genere per salvarela vita del proprio fratello è un'azione

nobile e grande.»

«Andiamo» disse Luigi«è molto bello sentirvi dire queste cosee certoquando si tratta di altruismodi

eroismodi magnanimità non c'è niente da eccepire. Ma voi non avetepensato a un dettaglio: supponiamo che io non

avessi salvato la vita ad Angeloche cosa sarebbe accaduto a me? Se avessilasciato che quell'uomo lo uccidessenon

avrebbe forse ucciso anche me? Ho salvato la mia vitacapite!»

«Sìquesto è quello che dici tu» disse Angeloa ma io ti conosco. Noncredo affatto che tu abbia pensato a te

stesso. L'ho conservatoil pugnale con cui Luigi uccise quell'uomo e ungiorno ve lo mostrerò. E un'arma

interessantissima: non solo a causa di quell'episodioma perché prima cheLuigi ne venisse in possesso aveva già una

storia. Fu regalata a Luigi da un grande principe indianoil Gaikowar diBarodae apparteneva alla sua famiglia da due.25

o tre secoli. In epoche diverse aveva già ucciso un buon numero di personepoco graditeche avevano dato guai a quel

casato. Non è un gran che a vedersia parte il fatto che non ha la forma ditutti gli altri pugnali o daghe o come si

chiamano. Ora ve lo disegno.» Prese un foglio di carta e fece un rapidoschizzo. «Eccola: una lama larga e letalecon un

filo tagliente come un rasoio. Sopra vi sono incise le iniziali o i nomi ditutta la lunga serie dei suoi possessori. Come

vedeteio vi ho fatto aggiungerein caratteri latiniil nome di Luigi e ilnostro stemma. Avrete notato lo strano manico.

È di avoriolucidato a specchioe lungo circa dodici centimetri; èrotondo e grosso come il polso di un uomo robusto

ma diventa piatto laddove vi si appoggia sopra il polliceperché va tenutocol pollice premuto sulla parte non affilatae

va alzato in aria e poi abbassato per colpire. Il Gaikowar ci mostrò comeandava usatoquando lo regalò a Luigie

prima che la notte fosse trascorsaLuigi aveva usato il pugnale e ilGaikowar si ritrovò con un suddito in meno. Il

fodero è decorato splendidamente con gemme di grande valore. Naturalmente lotroverete molto più interessante del

pugnale stesso.»

Tom disse fra sé:

«Meno male che sono venuto qui. Avrei venduto quel coltello per pochi soldi.Credevo che le pietre fossero

false.»

«Continuila prego» disse Wilson. «Siamo curiosi di saperedell'omicidio. Ce ne parli.»

«Behil pugnale fututto sommatola causa di tutto. Quella notte un servoindigeno s'insinuò nella nostra

stanza per ucciderci e rubare il pugnaleattratto senza dubbio dall'immensovalore delle gemme incastonate nel fodero.

Luigi lo aveva messo sotto il cuscino. Eravamo nello stesso letto e la stanzaera fiocamente illuminata. Io dormivoma

Luigi era sveglio e gli parve di vedere una vaga forma che si avvicinava alletto. Estrasse il pugnale dal fodero e si tenne

pronto. I suoi movimenti non erano impacciati dalle coperte perché facevacaldo e non ne avevamo. A un tratto

l'indigeno fu vicino al lettosi piegò su di me e levò la destra armata diuna daga puntandomela alla gola. Ma Luigi gli

afferrò il polsogettò a terra l'uomo e gl'infilò il proprio pugnale nelcollo. Questo è tutto.»

Wilson e Tom cacciarono un sospiro profondoe dopo qualche commento generalesulla tragedialo Svitato

disse afferrando la mano di Tom:

«A propositoTomnon ho mai dato un'occhiata al tuo palmo; forse haiqualche piccolo segreto poco

rispettabile che ha bisogno di... Ehi!»

Tom tirò via di scatto la mano e prese un'aria imbarazzata.

«Tohè diventato rosso!» disse Luigi.

Tom gli gettò un'occhiata cattiva e disse aspro:

«Behse sono diventato rosso non è certo perché sono un assassino.» Lafaccia di Luigi avvampò ma prima

che riuscisse a muoversi o a parlare Tom si affrettò ad aggiungere: «Lechiedo mille scuse; non volevo dir questo; mi è

uscito senza volere; mi dispiacemi dispiace davveromi perdoni!»

Wilson si prodigò per salvare la situazione e di fatto ci riuscì in pienoper quanto riguardava i gemellii quali

si dolevano più per l'affronto inflitto a lui dall'ospite coi suoi modiineducati che per l'insulto fatto a Luigi. Ma con il

colpevole ebbe meno successo. Tom tentò di mostrarsi a suo agioe ciriuscì anche abbastanzama dentro di sé provava

un profondo risentimento per i tre testimoni della sua scenata. Il fatto chevi avessero assistito e l'avessero notata lo rese

furibondo - al punto che quasi si dimenticò di prendersela con se stesso peraver dato luogo a una simile esibizione.

Comunqueaccadde subito qualcosa che lo mise un po' a suo agio e gli feceritrovare una certa indulgente bonomia.

Questo qualcosa fu uno screzio fra i gemelli; non proprio un grosso screzioma pur sempre uno screzio; e prima che

passasse molto tempoi due erano decisamente assai irritati l'uno conl'altro. Tom andò in brodo di giuggiole; era così

contentoche cautamente fece del suo meglio per attizzare il fuoco purpretendendo di essere indotto dalle più

rispettabili intenzioni. Col suo aiutoil focolaio si animò quasi al puntodi esploderee di lì a poco Tom avrebbe avuto

la soddisfazione di vedere le fiamme levarsi se una bussata alla porta nonavesse interrotto il tutto: una interruzione che

contrariò Tom e confortò in pari misura Wilson. Questi aprì la porta.

Il visitatore era un irlandese di nome John Buckstoneun uomo di mezza etàbonaccioneignoranteenergico

un politicante spicciolopronto a intromettersi in ogni tipo di faccendepubbliche. In quei giorni la città era tutta

sossopra per la questione del whisky. C'era una forte fazione pro-whisky euna forte fazione anti-whisky. Buckstone

che militava nella primaera stato incaricato di rintracciare i gemelli perinvitarli ad una riunione generale di tutti i

«whiskisti». Fece l'ambasciata e aggiunse che la gente si stava giàradunando nella grande sala che occupava il piano

superiore del mercato. Luigi aderì cordialmente all'invitoAngelo un po'menoperché non gli piaceva la folla e non era

uso ai forti beveraggi intossicanti americani. Anziquando la saggezzaglielo suggerivaera completamente astemio. I

gemelli uscirono con Buckstonee Tom Driscollsebbene non invitatosi unìa loro.

In lontananza si vedevalungo la strada principaleuna lunga fila di torceondeggianti e si udiva il rullio del

tamburoil clangore dei cimbaliil pigolio di uno o due pifferie l'eco diremoti urrah. La coda della processione stava

salendo le scale dell'edificio del mercato quando i gemelli giunsero nellevicinanze. Quando entrarono nella salaquesta

era già piena di gentedi torcedi fumodi rumore e d'entusiasmo. Furonopilotati sul palco da Buckstone - con Tom

Driscoll alle calcagna - e affidati al presidente tra un prodigioso scoppiodi grida di «benvenuto». Quando il chiasso si

fu un poco calmatoil presidente disse: «Propongo che i nostri illustriospiti siano immediatamente elettiper

acclamazionemembri della nostra gloriosa associazioneparadiso degliuomini liberi e perdizione degli schiavi.»

Questo breve saggio di oratoria aprì nuovamente le cateratte dell'entusiasmoe l'elezione fu approvata con

tuonante unanimità. Poi si levò un uragano di urla:

«Bisogna bagnarli! Bisogna bagnarli! Dategli da bere!».26

Un bicchiere di whisky fu porto a ognuno dei due gemelli. Luigi lo alzòpoilo portò alle labbra; ma Angelo

posò il suo. Altro uragano di urla:

«Che gli succede a quello? Perché il biondino si tira indietro?Spiegazioni! Spiegazioni!»

Il presidente s'informòpoi riferì:

«C'è stato uno spiacevole erroresignori. Apprendo ora che il conte AngeloCapello non è del nostro credo:

infatti è contrario all'alcool e non aveva nessuna intenzione di farsimembro della nostra organizzazione. Ci chiede di

rivedere la votazione con cui lo abbiamo eletto. Che cosa decidel'assemblea?»

Ci fu un generale scoppio di risasottolineato da fischi e pernacchimal'uso energico del martelletto riportò

subito una parvenza di ordine. Poi dalla folla un tizio prese la parola edisse che pur rammaricandosi dell'errore

commessonon era possibile rettificarlo durante la presente seduta. In baseallo statutola discussione doveva essere

rinviata alla prossima seduta ordinaria. Personalmentenon intendevapresentare una mozionedal momento che non ce

n'era bisogno. Desiderava porgere le sue scuse a quel signore a nomedell'assembleae ci teneva a rassicurarlo cheper

quanto era in loro poterei Figli della Libertà gli avrebbero resagradevole quella temporanea permanenza nell'Ordine.

Il discorso fu accolto da grandi applausi misti a grida di: «Ben detto! Èuna brava personaanche se è astemio

per principio! Beviamo alla sua salute!»

Circolarono i bicchieri e tuttisul palcobevvero alla salute di Angelomentre l'assemblea intonava in coro:

For he's a jolly good fel-low

For he's a jolly good fel-low

For he's a jolly good fel-low

Which nobody can deny.

Tom Driscoll bevve. Era il suo secondo bicchiereperché aveva già bevutoquello di Angelo non appena questi

l'aveva posato. I due whisky lo resero molto allegro - stupidamente allegro -e prese a partecipare attivamente

mettendosi bene in vistaa quanto stava accadendoparticolarmente per quelche riguardava la musicale pernacchie e i

commenti.

Il presidente era sempre in piedi con i gemelli a lato. La straordinariarassomiglianza dei due fratelli suggerì a

Tom Driscoll una battuta di spiritoe proprio mentre il presidente stava periniziare il discorsosi fece avanti e con quel

tono confidenziale tipico degli sbronzidisse agli astanti:

«Ragazzipropongo che lui stia zitto e lasci che questo doppione umano cisforni un discorsetto.»

La calzante icasticità della frase soggiogò l'assemblea che reagì con unoscoppio di risate.

L'atroce umiliazione di questo insulto subito alla presenza di quattrocentostranierifece ribollire

immediatamente il sangue meridionale di Luigi. Non faceva parte della naturadel giovanotto lasciar correre né ritardare

la resa dei conti. Mosse un paio di passi e si arrestò dietro all'ignaroschernitore. Poi si piegò all'indietro e gli sferrò un

calcio di tale titanica violenza che sollevò Tom al di sopra della ribalta elo fece planare sulle teste dei Figli della

Libertà seduti in prima fila.

Perfino una persona sobriaquando non sta facendo nulla di malesi secca divedersi rovesciare addosso un

essere umano; una persona che sobria non sianon lo sopporta affatto. Il«nido» dei Figli della Libertà su cui atterrò

Driscoll non contava un solo uccello sobrio: infattimolto probabilmentenon ce n'era neanche uno in tutta la sala.

Driscoll fu prontamente scaraventato sulle teste dei Figli seduti in secondafilae questi lo passarono alle retrofile e poi

immediatamente ingaggiarono una colluttazione coi Figli della prima filaautori del lancio. Questo piano d'azione fu

puntualmente imitato da tutte le filementre Driscoll volava in untumultuoso viaggio aereo verso la porta lasciandosi

dietro una interminabile scia di umanità inferocitache si picchiavalitigava e imprecava. Le torce caddero a decine

una dopo l'altrae all'improvvisoal di sopra del battito assordante delmartellettoil fragore di voci irate e lo schianto e

il crollo delle panchesi levò un grido orripilante: «Al fuoco!»

La rissa cessò immediatamente; cessarono le imprecazioni; per un istante cifu un silenzio di morteuna calma

immobilelà dove c'era stata una tempesta; poicon impulso simultaneolafolla si scosse e si mise a premere e a

ondeggiaredi qua e di làmentre le frange esterne trovavano sfogoattraverso porte e finestree gradualmente

alleggerivano la pressione. Mai i pompieri furono più solleciti: questavoltainfattinon dovevano andare lontanovisto

che la caserma si trovava sul retro dell'edificio del mercato. C'erano duesquadre di pompieri: una si occupava delle

pompel'altra delle scale. Ogni squadra era composta per metà di «whiskisti»per metà di «antiwhiskisti»secondo il

principio etico e politicocomune alle città di frontiera dell'epocadell'equa ripartizione. In caserma era comunque

rimasto un numero sufficiente di «anti»; in due minutiindossarono giubberosse ed elmetti (non si muovevano mai per

ragioni ufficiali in abiti non ufficiali) e mentre la massa dei convenutierompeva dalle numerose finestre e si abbatteva

sul tetto del porticatoi soccorritori erano già pronti ad accoglierli conun potente getto d'acqua che spazzò alcuni giù

dal tetto e per poco non affogò i rimanenti. Ma l'acqua era sempre megliodel fuocoe così il fuggi fuggi dalle finestre

continuòsotto i getti impietosifinché l'edificio si fu svuotato. Inseguito i pompieri salirono nella sala e vi

rovesciarono tanta di quell'acqua da spegnere un incendio quaranta volte piùgrande; infatti i pompieri di una cittadina

come quella non avevano molte occasioni di mettersi in mostra e quando necapitava unacercavano di sfruttarla al

massimo. Tra gli abitanti di Dawson's Landingquanti erano per temperamentoassennati e riflessivinon si

assicuravano contro gli incendisi assicuravano contro i pompieri..27

XII

Il coraggio è la capacità di resistere alla pauradi dominare la paura:non è l'assenza di paura. Se un essere non è un

tantino codardochiamarlo coraggioso non è un complimento: è solo un usoimproprio della parola. Prendiamo la pulce!

Incomparabilmente la più coraggiosa delle creature di Diose l'ignoranzadella paura fosse coraggio. Sveglio o

addormentato che tu siati attacca comunqueincurante del fatto che permole e forza tu seial suo confrontocome gli

eserciti uniti della terra rispetto a un poppante; essa vive giorno e notte etutti i giorni e tutte le notti nel grembo stesso

del pericolo e nell'immediata presenza della mortee tuttavia non ha piùpaura di quanta ne abbia l'uomo che cammina

per le strade di una città minacciata dieci secoli prima da un terremoto.Quando diciamo di CliveNelson e Putnam che

erano uomini «che non sapevano cosa fosse la paura»dovremmo aggiungereall'elenco la pulce e metterla m testa al

gruppo.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Alle dieci di sera di venerdìil giudice Driscoll era già a letto eaddormentatoe prima dell'alba seguente era

già in piedi e se n'era andato a pesca col suo amico Pembroke Howard. I dueerano stati ragazzi insieme nella Virginia

al tempo in cui quello Stato era considerato il principale e più augustomembro dell'Unionee quando parlavano della

loro terra aggiungevano tuttora il fiero e affettuoso aggettivo di«vecchia». Nel Missourichiunque provenisse dalla

vecchia Virginia godeva di una riconosciuta superioritàe questasuperiorità assurgeva a supremazia quando la persona

che vantava simili natali poteva anche provare di discendere da una delleprime famiglie virginiane. Gli Howard e i

Driscoll appartenevano a questa aristocrazia. Ai loro occhi si trattava dinobiltà. Aveva le sue leggi non scrittema ben

definite e rigide come quelle contenute fra gli statuti stampati del Paese.

Chi apparteneva alle prime famiglie nasceva gentiluomo; il suo più altodovere nella vita era aver cura di

quella grande eredità e mantenerla inviolata. Il suo onore doveva esseresenza macchia. Quelle leggi erano come una

mappa sulla quale era tracciato il corso delle sue azioni; se l'ago dellabussola si spostava anche di mezzo gradociò

significava il naufragio del suo onore edi conseguenzala degradazione dalsuo rango di gentiluomo. Quelle leggi

richiedevano da lui cose che la religione avrebbe potuto vietargli; in talcaso la religione doveva cedere: le leggi non

potevano essere mitigate per compiacere la religione o altro. L'onore venivaprima di tutto; e le leggi definivano cosa

fosse e in che modo differisseper certi dettaglidall'onore così come erainteso dai credo religiosidalle norme sociali e

dai costumi di alcune trascurabili parti del globo che erano rimaste fuoridei sacri confini della Virginiaal tempo in cui

erano stati tracciati.

Se il giudice Driscoll era riconosciuto da tutti come il primo cittadino diDawson's LandingPembroke Howard

ne era senz'altro riconosciuto il secondo. Era chiamato il «grandegiurista»: un titolo più che meritato. Lui e Driscoll

erano della stessa etàavevano passato di un anno o due la sessantina.Sebbene Driscoll fosse un libero pensatore e

Howard un convinto e intransigente presbiterianola loro salda amicizia nonne soffriva. Le loro opinioni erano loro

proprietà esclusivanon soggetta a ripensamenti ed emendamenticonsigli ocritiche da parte di chicchessiafosse anche

degli amici. Finita la giornata di pescai due discendevano il fiume sullaloro barca parlando di politica e di altri

importanti argomentiquando incrociarono una imbarcazione che veniva dallacittà. L'unico uomo a bordo li apostrofò:

«Lo sagiudiceche uno dei nuovi gemelli ha preso a calci suo nipoteierisera?»

«E la fatto cosa?»

«Lo ha preso a calci.»

Le labbra del giudice sbiancaronoe gli occhi mandarono fiamme. Per unattimo la rabbia lo soffocòma poi

riuscì a pronunciare le parole che tentava di dire:

«Susucontinuate! Ditemi i particolari.»

L'uomo glieli disse. Quando ebbe finitoil giudice rimase in silenzio per unminutoraffigurandosi nella mente

lo spettacolo vergognoso del volo di Tom al di là della ribalta; poi dissecome pensando ad alta voce: «Ehmnon

capisco. Ero a casa che dormivoe non mi ha svegliato. Avrà pensato disaper sbrigare gli affari suoi senza il mio

aiuto.» A quell'idea il volto gli si illuminò di gioia e disse tuttoallegro e compiaciuto:

«Così mi piace: degno del vecchio sangueehPembroke?»

Howard gli rivolse un sorriso adamantinoe chinò il capo in segno diapprovazione. Poi il messaggero parlò di

nuovo:

«Ma Tom ha vinto la causa contro il gemello.»

Il giudice guardò l'uomo con aria stupita:

«La causa? Quale causa?»

«Be'Tom lo ha portato davanti al giudice Robinson per aggressione epercosse.»

Il vecchio si afflosciò all'improvvisocome chi abbia ricevuto un colpomortale. Howard fu pronto a prenderlo

tra le braccia mentre cadeva in avanti svenutoe lo adagiò sul fondo dellabarca; poi gli spruzzò un po' d'acqua in faccia

e disse all'uomo dell'altra barca che guardava allibito:

«Andateadesso; non deve trovarvi qui quando rinviene; vedete che effettohanno avuto le vostre parole

sconsiderate; avreste dovuto avere qualche riguardoinvece di andareblaterando una così crudele calunnia.»

«Sono profondamente addoloratosignor Howarde non lo avrei fatto se ciavessi pensato: ma non si tratta di.28

calunnia; è tutto assolutamente veroproprio come ho detto.»

Si allontanò remando. Ben presto il vecchio giudice rinvenne e guardòpietosamente la faccia costernatachina

su di lui.

«Dimmi che non è veroPembroke; dimmi che non è vero!» supplicò condebole voce.

L'altro gli rispose con tono fermo:

«Lo sai meglio di me che è una menzognavecchio mio. Nelle vene di Tomscorre il miglior sangue del

vecchio Dominio.»

«Dio ti benedica per quello che hai detto» esclamò con fervore il vecchiogentiluomo. «AhPembrokeche

colpo ho avuto!»

Howard rimase con l'amicolo accompagnò a casaed entrò con lui. Erabuioe l'ora di cena era già passata

ma il giudice non pensava alla cena; era ansioso di sentir confutare lacalunnia dalla fonte direttae altrettanto ansioso

che Howard fosse presente. Fu chiamato Tomche arrivò immediatamente. Eraammaccato e zoppicante e non offriva

certo un bello spettacolo. Suo zio lo fece sedere e disse:

«Abbiamo sentito delle tue avventureTomcon l'aggiunta di una bellamenzognatanto per gradire. Ora devi

cancellare quella menzognaridurla in polvere! Che misure hai preso? A chepunto stanno le cose?»

Tom rispose con franchezza: «Non stanno a nessun punto. È tutto fatto. L'hoportato in tribunale e ho vinto.

Wilson lo Svitato lo ha difeso: era la prima causa e l'ha perduta. Il giudiceha multato quel cane miserabile di cinque

dollariper l'aggressione.»

Howard e il giudice erano balzati in piedi alla prima frasenessuno dei duesapeva perché; poi rimasero lì a

guardarsi con occhi vacui. Howard restò in piedi per un pocopoi sedettemestamentesenza proferire parola. La rabbia

del giudice cominciò ad attizzarsipoi esplose:

«Bastardo! Feccia! Rifiuto della società! Vuoi dirmi che il sangue del miosangue ha ricevuto un insulto ed è

andato a piangere in tribunale? Rispondi!»

Tom abbassò il capo e rispose con un silenzio eloquente. Suo zio lo guardòcon un'espressione mista di

stuporedi sdegno e d'incredulità che faceva pena a vedersi. Da ultimodisse:

«Quale dei gemelli è stato?»

«Il conte Luigi.»

«E lo hai sfidato?»

«N... no» esitò Tomfacendosi pallido.

«Lo sfiderai stasera. Howard se ne incaricherà.»

Tom stava malee si vedeva. Continuava a rigirarsi il cappello fra le manimentre lo zio si faceva sempre più

torvo mentre i secondi passavano lentamente; infine si mise a balbettare edisse pietosamente:

«Ti pregozionon me lo chiedere! È un diavolo omicida - non potrei mai -io... io ho paura!»

La bocca del vecchio Driscoll si aprì e si chiuse ben tre volte prima chegli riuscisse di farla funzionarepoi

tuonò:

«Un codardo nella mia famiglia! Un Driscoll codardo! Ahche cosa ho fattomai per meritarmi questa

infamia!»

Si avvicinòtraballandoal suo scrittoio nell'angoloripetendo incontinuazione quel lamentoda spezzare il

cuoree tirò fuori dal cassetto una carta che lentamente stracciò in millepezzisparpagliando distrattamente i frammenti

ai suoi piedi mentre camminava su e giù per la stanzasempre gemendo elamentandosi. Alla fine disse:

«Eccoloancora una volta ridotto in mille pezziil mio testamento. Ancorauna volta mi hai costretto a

diseredartiignobile rampollo di un nobilissimo padre! Via dai miei occhi!Vatteneprima che ti sputi in faccia!»

Il giovanotto non indugiò oltre. Allora il giudice si rivolse a Howard:

«Vuoi essere il mio padrinovecchio mio?»

«Ma certo.»

«Eccoti penna e carta. Prepara il cartello di sfida senza perdere un minutodi tempo.»

«Fra quindici minuti sarà nelle mani del conte» disse Howard.

Tom aveva il cuore grosso. Il suo appetito se n'era andato insieme alla suaproprietà e al rispetto di se stesso.

Uscì dalla porta posteriore e si avviò tristemente per la stradetta buiadomandandosi se mai la sua condotta futuraper

quanto avvedutacorretta e controllataavrebbe potuto restituirgli ilfavore dello zio persuadendolo a rifare quel

generoso testamento che poco prima era stato fatto a pezzi sotto i suoiocchi. Alla fine concluse che la cosa era

possibile. Si disse che già una volta era riuscito in un'impresa del generee quello che era stato fatto in passato poteva

essere fatto di nuovo. Si sarebbe messo d'impegno. Avrebbe dedicato tutte lesue energie a quel compitoe ancora una

volta avrebbe finito col trionfare a qualsiasi costosia pure a costo disacrificare la sua vita frivolainsofferente di

limitazioni.

«Per prima cosa» si disse«sistemo i debiti col ricavato della razziaepoi devo smettere di giocare

completamente. È il vizio peggiore che mi ritrovoalmeno dal mio punto divistaperché è quello che lui può scoprire

più facilmenteper l'impazienza dei creditori. E si credeva che duecentodollari fossero una grossa somma! Grossa

somma quella!Certomi è costata tutta la suafortuna! Ma naturalmente aquesto lui non pensa; certa gente vede le cose

solo dal suo punto di vista. Se sapesse in che situazione mi trovo orailtestamento sarebbe andato in fumo anche senza

l'aiuto del duello. Trecento dollari! È un bel mucchio! Ma grazie al cielonon ne sentirà mai parlare. Non appena avrò

saldato i miei debiti sarò salvoe non toccherò più una carta da gioco.Per lo meno fin tanto che lui vive; e questo posso.29

giurarlo. È l'ultima possibilità che ho di redimermilo so; e ce la farò.Ma se sgarro di nuovosono perduto.»

XIII

Quando penso al numero di persone sgradevoli di mia conoscenza che sonopassate a un mondo miglioremi viene

voglia di condurre una vita diversa.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Ottobre: questo è uno dei mesi particolarmente pericolosi per speculare inBorsa. Gli altri sono lugliogennaio

settembreaprilenovembremaggiomarzogiugnodicembreagosto efebbraio.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Dialogando mestamente con se stesso Tom proseguì per la stradetta chepassava davanti alla casa di Wilson lo

Svitato e proseguiva tra palizzate che su entrambi i lati cintavano lottivacanti fino alla casa stregata. Poi tornò sui suoi

passisempre sospirando e oppresso dai suoi problemi. Aveva un grandesiderio di compagnia allegra. Rowena! A quel

pensiero il cuore gli diede un balzoma il pensiero successivo gli tolseogni entusiasmo: da Rowena avrebbe incontrato

gli odiati gemelli.

Si trovava ora dalla parte disabitata della casa di Wilsone mentre siavvicinava notò che il salotto era

illuminato. Be'si sarebbe accontentato; altria voltegli facevanosentire che non era il benvenutoma Wilson non era

mai stato scortese con luie un atto di cortesiaanche se non pretende diessere un benvenutoperlomeno risparmia

l'amor proprio di una persona.

Wilson sentì dei passi alla portapoi qualcuno che si schiariva la gola.

«È quel giovane scioccovolubile e dissipato. Povero diavolonon ne trovamolti di amicidopo l'episodio

vergognoso di oggi: ricorrere al tribunale perché uno gliele ha suonate...»

Un timido tocco alla porta. «Avanti.» Tom entrò e cadde a sedere su unasediasenza parlare. Wilson disse

gentilmente: «Ragazzo miomi sembri affranto. Non te la prendere così.Cerca di dimenticare di essere stato preso a

calci.»

«Oh Dio» disse Tom disperato«non si tratta di questoSvitatonon sitratta di questo. È mille volte peggio.

Sìun milione di volte peggio.»

«Ma che diciTom? Forse Rowena...?»

«Mi ha scacciato? No. Ma lo ha fatto il vecchio.»

Wilson disse fra sé «Ahah!» e pensò alla misteriosa ragazza nellacamera da letto. «I Driscoll hanno fatto

qualche scoperta!»

Poiad alta vocein tono grave:

«Tomci sono alcune forme di dissolutezza che...»

«Ohsciocchezzenon ha nulla a che vedere con la dissolutezza. Lui volevache sfidassi quel maledetto

selvaggio d'un italianoe io non ci sono stato.»

«Be'è naturale che lo volesse» disse Wilson meditabondo. «Piuttosto michiedo perché non ci ha pensato ieri

sera ein secondo luogoperché ti ha permesso di portare una questionesimile in tribunaleprima o dopo il duello che

fosse. Non era il luogo adattoe non è cosa degna di lui. Non l'ho capita.Come mai è andata così?»

«È andata così perché lui non ne sapeva nulla. Dormivaquando sonoarrivato a casa ieri sera.»

«E tu non lo hai svegliato? Ma come è possibileTom?»

Neanche Wilson gli era di gran conforto. Tom esitò un pocopoi disse:«Sono io che ho deciso di non dirglielo

ecco tutto. Doveva andare a pesca prima dell'alba con Pembroke Howarde seio mandavo i gemelli in galera - ed ero

certo di riuscirci (non mi sognavo neppure che se la sarebbero cavata con unastupida multaper una offesa così

oltraggiosa) - behuna volta dentrosarebbero stati svergognatie lo zionon avrebbe certo voluto un duello con quel

tipo di gentee non lo avrebbe mai permesso.»

«Mi meraviglio di teTom! Non capisco come hai potuto trattare così tuozio. Gli sono più amico io di te; se

avessi saputo come stavano le coseavrei fatto rinviare la causa in modo daavvertirlo e dargli la possibilità di giungere

ad una soluzione onorevole.»

«Davvero?» esclamò Tomvivamente sorpreso. «Con tutto che era la tuaprima causae sapevi benissimo che

non ci sarebbe stata nessuna causase lui avesse avuto quella possibilità?E avresti finito i tuoi giorni ignorato da tutti

mentre oggi sei un avvocato lanciato e riconosciuto. E tuttavia dici che loavresti fatto?»

«Ma certo!»

Tom lo guardò per un momentopoi scosse il capo mestamente dicendo:

«Ti credogiuro che ti credo. Non so perchéma è così. Svitatosonoconvinto che tu sia il più grande sciocco

che abbia mai incontrato.»

«Grazie.»

«Prego.»

«Behti ha chiesto di batterti con l'italianoe hai rifiutato. Figliodegenere di una stirpe onorata! Mi vergogno.30

di teTom!»

«Ohquesto è niente! Non me ne importa nullaora che il testamento èstato strappato.»

«Dimmi la veritàTom: tuo zio se l'è presa solo perché hai portato lacosa in tribunale e ti sei rifiutato di

battertio aveva qualcos'altro da rimproverarti?»

Scrutò il viso del giovanotto che però era calmissimo: come anche la suavocedel resto:

«Noniente. Se avesse avuto qualcos'altro da rimproverarmiavrebbecominciato già ieriera proprio

dell'umore giusto. Ieri si è scarrozzato quella bella coppia in giro per lacittà e quando è tornato a casa non riusciva a

trovare il vecchio orologio d'argento di suo padreche non è mai giustomalui ci tiene tantoe non riusciva a ricordarsi

che cosa ne avesse fatto l'ultima volta che lo aveva vistotre o quattrogiorni fa. Cosìquando sono arrivato ioera tutto

affannatoe appena gli ho suggerito che forse non era andato perduto ma erastato rubatoè andato su tutte le furie e mi

ha dato dello scioccoil che mi ha convinto immediatamente che era proprioquello che temeva fosse accadutoma non

voleva crederci perché la roba perduta ha maggiori probabilità di essereritrovata di quella rubata.»

«Fffffii» fischiò Wilson«un altro da aggiungere alla lista.»

«Un altro cosa?»

«Un altro furto.»

«Furto?»

«Sìfurto. Quell'orologio non è andato perdutoè stato rubato. C'èstata un'altra razzia in cittàe non meno

misteriosa di quella dell'altra volta.»

«Ma no!»

«Se ti dico di sì! A te non è venuto a mancare niente?»

«No. Cioèmi mancava una matita d'argento che la zia Pratt mi avevaregalato per il mio ultimo compleanno.»

«Vedrai che è stata rubata.»

«Noinvece; perché quando ho suggerito allo zio che l'orologio potevaessere stato rubatoprendendomi una

lavata di caposono andato in camera miae mancava la matitama era solorotolata da qualche partee così l'ho

ritrovata.»

«Ma sei certo che non ti manca nient'altro?»

«Behniente d'importante. Non trovo più un anellino d'oro del valore didue o tre dollarima anche quello

scapperà fuori. Cercherò meglio.»

«Secondo me non lo troverai. C'è stata una razziati dico. Avanti!»

Entrò il giudice Robinsonseguito da Buckstone e dal poliziotto localeJimBlake. Sedetteroe dopo qualche

chiacchiera sul tempoWilson disse:

«A propositobisogna aggiungere un altro furto alla lista; forse due. Ilvecchio orologio d'argento del giudice

Driscoll è sparitoe Tomquidice che gli manca un anello d'oro.»

«Brutta faccenda» disse il giudice«e peggiora ogni giorno. Gli Hanksei Dobsoni Pilligrewgli Ortoni

Grangergli Halei Fullergli Holcombe di fatto tutti quelli che abitanodalle parti di Patsy Cooper sono stati derubati

di qualche oggettino: ninnolicucchiaini da tèe altri piccoli preziosifacilmente asportabili. E chiaro che il ladro ha

approfittato del ricevimento di Patsy Cooperquando tutti i vicini erano lìe i negri se ne stavano tutt'intorno alla

staccionata a godersi lo spettacoloper saccheggiare indisturbato le caselasciate vuote. Patsy è avvilita; avvilita per i

vicini e soprattutto per i suoi forestierinaturalmente; così avvilita perloroche non ha neanche il tempo di preoccuparsi

delle proprie perdite.»

«Si tratta sempre dello stesso ladro» disse Wilson. «Non mi pare che cipossano essere dubbi.»

«L'agente Blake non è di questo parere.»

«No» disse Blake. «Lei sbagliaWilson. Le altre volte si trattava di unuomo; c'erano tutti gli indizilo

sappiamo noi che siamo del mestiereanche se non siamo riusciti a metterglile mani addosso; rna questa volta si tratta

di una donna.»

Wilson pensò subito alla misteriosa fanciulla: l'aveva sempre in mente. Maancora una volta non si trattava di

lei. Blake continuò:

«È una vecchia dalle spalle curvecon una cesta appesa al braccioe unvelo neroda lutto. L'ho vista salire sul

ferryboat ieri. Abita nell'Illinoiscredo; ma non importa dove abita: laprenderò lo stessopuò starne certa.»

«Che cosa le fa credere che sia lei la ladra?»

«Behper prima cosa non c'è nessun altro; e poidei carrettieri negrichesi dà il casopassavano di lìla hanno

vista entrare e uscire dalle case e me lo hanno detto - esi dà il casoerano sempre case derubate.»

Tutti convennero che le prove indiziarie erano più che sufficienti. Seguìun meditabondo silenzioche durò

qualche minuto. Poi Wilson disse:

«C'è qualcosa di buonoin tutto questo: la vecchia non può né impegnarené vendere il prezioso pugnale

indiano del conte Luigi.»

«Mio Dio» disse Tom«è sparito anche quello?»

«Sì.»

«Quello sì che è stato un bel bottino! Ma perché non può essereimpegnato o venduto?»

«Perché ieri seraquando i gemelli sono tornati a casa dalla riunione deiFigli della Libertàla notizia del furto

si era già divulgatae zia Patsy era preoccupata che anche loro avesseroperduto qualcosa. Così hanno scoperto che il

pugnale era sparitoe hanno avvertito la polizia e i banchi di pegno dellediverse città. E stato un bel bottinocertoma.31

la vecchia non ci ricaverà nulla perché la prenderanno.»

«Hanno offerto una ricompensa?» chiese Buckstone.

«Sì. Cinquecento dollari per il pugnalee altri cinquecento per illadro.»

«Che idea balorda!» esclamò il poliziotto. «Così il ladro non osaavvicinarsi o mandare qualcuno. Chiunque ci

va rischia di essere beccatoperché nessuno strozzino si lascia scapparel'occasione di...»

Se qualcuno avesse notatoa questo puntola faccia di Tomil suo coloregrigio-verdastro avrebbe potuto

suscitare curiosità; ma nessuno lo notò. Lui pensava: «Sono spacciato! Nonriuscirò mai a mettermi in regola. Col resto

del bottinonon ci ricavo neppure la metà del debito. Ohnon c'è scamposono finitofinitoe questa volta senza

speranza. Ohè orribilenon so che farenon so a che santo votarmi!»

«Calmacalma» disse Wilson a Blake. «Ieri a mezzanotte gli ho preparatoun pianoe alle due di questa

mattina tutto era congegnato a meraviglia. Riavranno il loro pugnalee poivi spiegherò come è andata.»

Seguirono manifesti segni di curiosità generalee Buckstone disse:

«Behci sta tenendo sul filo del rasoioWilsone oserei dire chesevolesse raccontarci in confidenza...»

«Ohglielo direi molto volentieriBuckstonema dal momento che con igemelli ci siamo accordati di non dire

nientedobbiamo lasciare le cose come stanno. Ma le do la mia parola che nondovrete aspettare neanche tre giorni. Ben

presto si farà avanti qualcuno a chiedere la ricompensae allora vimostrerò ladro e coltello.»

Il poliziotto rimase deluso e perplesso anche. E disse:

«Sìsìpuò darsilo spero proprioma vigliacco se ci capiscoqualcosa. Troppo complicato per i gusti del

sottoscritto.»

L'argomento era esauritoe nessuno sembrava aver altro da dire. Dopo un pocoil giudice di pace informò

Wilson che luiBuckstone e il poliziotto erano stati delegati dal partitodemocratico a chiedergli di porre la sua

candidatura alla carica di sindacoperché la cittadina stava per diventareuna vera cittàe il giorno delle prime elezioni

amministrative si avvicinava. Era la prima volta che Wilson riceveva un segnod'interesse da parte di qualche partitoun

segno modestoma che rappresentava un riconoscimento del suo débutnella vita e nelle attivitàcittadine. Era un passo

avantie lui ne fu molto contento. Accettòe la delegazione se ne andòseguita dal giovane Tom.

XIV

Il vero cocomero del Sud è una manna che non ha ugualinon va confuso con iprodotti comuni. Principe fra i piaceri

del mondoèper grazia divinare di tutti i frutti della terra. Quando losi è assaggiatosi capisce quale sia il cibo degli

angeli. Non fu un cocomero del Sud quello che mangiò Eva; lo sappiamoperché si pentì.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Nel momento in cui Wilson s'inchinava a salutare la delegazione uscentePembroke Howard entrava nella casa

vicina per fare il suo rapporto. Trovò il vecchio giudice sedutotorvo erigidonella sua poltronache aspettava.

«EbbeneHoward... Che notizie?»

«Ottime.»

«Accettaallora?» E lo sguardo del giudice si accese di un lampobattagliero.

«Se accetta? Ma ha fatto un salto di gioia.»

«Davvero? Bene. Proprio bene. Così mi piace. E a quando?»

«Subitoadesso! Stasera! Una persona ammirevole... ammirevole!»

«Ammirevole? È impagabile! E un onoreoltre che un piacerebattersi conun uomo simile. Suvai! Prepara

ogni cosae portagli i miei più sinceri complimenti. Una persona raradavvero; un essere ammirevolehai detto bene!»

Howard scappò via dicendo:

«Lo farò venire fra un'ora sul terreno incolto tra la casetta di Wilson ela casa stregata. E porterò le mie

pistole.»

Il giudice Driscoll si mise a camminare su e giù euforico ed eccitato. Mapresto si fermò e cominciò a

pensare... cominciò a pensare a Tom. Due volte fece per andare verso loscrittoioe due volte gli voltò le spalle; ma

finalmente disse:

«Può darsi che sia la mia ultima notte su questa terranon devo rischiare.Tom è privo di meriti e non si merita

nullama in gran parte è per colpa mia. Mi fu affidato da mio fratello sulletto di mortee io l'ho viziato fino a

danneggiarloinvece di tirarlo su con severità e farne un uomo. Sono venutomeno al mio dovere e ora non debbo

caricarmi anche di un'altra colpaabbandonandolo. L'ho già perdonato unavoltae se continuassi a vivere lo sottoporrei

a una unga e dura prova prima di perdonarlo di nuovoma non posso correrequesto rischio. Nodebbo rifare il

testamento. Ma se sopravvivo al duellolo nascondoe lui non lo saprà mai.Non glielo dirò finché non si sarà riabilitato

eda parte mianon mi sarò convinto che si tratta di una riabilitazionedefinitiva.»

Redasse di nuovo il testamentoe il suo presunto nipote diventò ancora unavolta l'erede di una grossa fortuna.

Mentre il giudice terminava di scrivereTomstanco dopo un altro mestovagabondaggioentrò in casa e passò in punta

di piedi davanti alla porta del salottino. Gettò un'occhiata dentro e passòoltre di corsaperché quella sera la vista dello

zio gli suscitava solo terrore. Ma suo zio stava scrivendo! Era una cosainsolitaa quell'ora tarda. Che cosa poteva.32

scrivere? Un brivido di sgomento serrò il cuore di Tom. Forse qualcosa chelo riguardava? Aveva paura di sì. Rifletté

che quando la mala sorte comincia a perseguitartinon si tratta mai dipioggerellama di acquazzone. Si disse che

avrebbe dato un'occhiata al documento per scoprirne il contenuto. Poi udì unpasso che si avvicinavae si nascose in

modo da non essere visto o sentito. Era Pembroke Howard. Che cosa stavanomacchinando?

Howard disse con grande soddisfazione:

«È tutto a posto. È andato sul luogo dell'incontro col suo secondo e ilchirurgoe anche col fratello. Ho

preparato tuttoinsieme a Wils on. Wilson è il suo secondo. Ciascuno avràtre colpi a disposizione.»

«Benissimo. Com'è la luna?»

«Chiara come il giorno. Perfetta per la distanza... quindici metri. Nienteventoneanche un soffio; l'aria è calda

e ferma.»

«Benone; tutto a posto. EccoPembrokeleggi qui e firma.»

Pembroke lesse e firmò il testamentopoi strinse cordialmente la mano delvecchio e disse:

«Così va beneYork: lo sapevo che l'avresti fatto. Non potevi lasciarequel povero ragazzo a lottare senza

mezzi e senza una professionecon la prospettiva di una sconfitta sicura; losapevo che non potevi farlose non altro per

amore di suo padre.»

«Lo sonon potevoper amore di suo padre; per il povero Percy... tu lo saicos'era Percy per me. Ma attento

Tom non deve saperne nullaa meno che io non cada stasera.»

«Capisco. Manterrò il segreto.»

Il giudice ripose il testamentoe i due si avviarono al luogo dell'incontro.Un minuto dopo il testamento era

nelle mani di Tom. La sua tristezza svanì; i suoi sentimenti subirono untotale capovolgimento. Rimise con cura il

testamento al suo postoe spalancò la boccafacendosi piroettare ilcappello in testa unaduetre voltecome chi lanci

tre poderosi urràma nessun suono gli uscì dalle labbra. Si mise a parlaretra séeccitato e gioiosoe di tanto in tanto

lanciava un'altra salva di muti urrà.

Si disse: «Ora ho di nuovo il mio patrimonio; ma non farò capire che lo so.E questa volta non me lo lascio

scappare. Non correrò altri rischi. Non giocherò piùnon berrò piùperché... behperché non andrò più dove si fanno

queste cose. È il modo più sicurol'unico. Avrei dovuto pensarci prima...behsìse lo avessi voluto. Ma adessocaro

miomi sono preso una bella paurae non ci casco più. Neanche una volta.Cielo! Questa sera m'ero convinto che l'avrei

riconquistato senza troppi sforzima poi mi sono sentito scoraggiato edubbioso. Se me ne parladi questa cosava

bene. Se nofarò finta di niente. Io... behmi piacerebbe dirlo a Wilsonlo Svitatoma... noci penseròforse è meglio di

no.» Lanciò un altro muto urràe disse: «Sono rientrato in carreggiatae ora ci rimango di sicuro!»

Stava per concludere con un'ultima esplosione di gioia quando si ricordòimprovvisamente che Wilson gli

aveva tolto la possibilità d'impegnare o vendere il pugnale indianoe chequindi correva sempre il pericolo di essere

smascherato dai suoi creditori. La sua gioia si smorzò completamenteedegli si diresse verso la porta gemendo e

lamentandosi contro la sua amara sorte. Si trascinò al piano di soprae permolto tempo rimase nella propria stanza

afflitto e sconsolatoa contemplare il pugnale indiano di Luigi. Alla finesospirò e disse:

«Quando credevo che queste pietre fossero vetracci e questo avorio ossoquesto oggetto non m'interessava

perché per me non aveva valore e non poteva tirarmi fuori dai pasticci. Maora... ora mi interessa e come! Sìè una cosa

da spezzarti il cuore. È un sacchetto d'oro che si è tramutato in terra ecenere tra le mie mani.

Poteva salvarmie salvarmi facilmentee invece sto andando in rovina. Ècome annegare avendo a portata di

mano un salvagente. Tutte le sfortune sono miee tutte le fortune vanno aglialtri. A Wilson lo Svitatoper esempio;

persino la sua carriera si è avviataalla finee che cosa ha fatto permeritarselo? Sìsi è aperto la propria stradama non

contento di questodeve bloccare la mia. È un mondo sordidoegoistaevorrei esserne fuori.» Lasciò che la luce della

candela giocasse coi gioielli del foderoma quei luccichii e bagliori nonavevano fascino per lui: erano altrettante fitte al

cuore. «Non devo dire niente a Roxy di questa storia» disse. «Lei ètroppo spericolata. Estrarrebbe queste pietre e le

venderebbe e poi... l'arresterebberoindividuerebbero le pietreeallora...» Quel pensiero lo fece rabbrividire. Nascose il

pugnaletremando tutto e guardandosi attorno con aria furtivacome uncriminale che senta appressarsi l'accusatore. E

se avesse provato a dormire? Noil sonno non era per lui; il suo tormentoera troppo grandetroppo ossessionante.

Doveva trovare qualcuno con cui sfogarsi. Avrebbe portato la sua disperazionea Roxy.

Aveva udito vari spari in lontananzama la cosa era abbastanza comunepercui non ne fu impressionato. Uscì

dalla porta posteriore e si diresse verso ovest. Passò davanti alla casa diWilson e proseguì per la stradettae poi vide

parecchie figure che si avvicinavano alla casa di Wilsonattraverso i lottiabbandonati. Erano i duellanti che tornavano

dallo scontro. Credette di riconoscerlima poiché non aveva voglia dellacompagnia dei bianchirimase accoccolato

dietro la siepefinché quelli non furono passati.

Roxy era in piena forma. Disse:

«E dov'è che te ne stavifiglio? Non c'eri anche tu?»

«Dove?»

«Al duello.»

«Duello? C'è stato un duello?»

«Eccome che c'è stato. Il vecchio giudice ha fatto il duello con uno diquei gemelli.»

«Santo cielo!» esclamò Tom; poi aggiunse fra sé: «ecco che cosa l'haindotto a rifare il testamento. Ha pensato

che poteva restare ucciso e s'è commosso per me. Ecco perché lui e Howarderano tutti indaffarati... Oh Diose il

gemello l'ha ammazzatosarei fuori da...».33

«Che borbottiChambers? Dov'eri? Non lo sapevi che ci stava un duello?»

«Nonon lo sapevo. Il vecchio ha tentato di farmi battere col conte Luigima non c'è riuscito; cosìda quanto

capiscoha deciso di difendere l'onore della famiglia da solo.»

Quell'idea lo fece rideree poi continuò a raccontare in tutti iparticolari la sua conversazione col giudicee

quanto fosse rimasto scosso e offesoil giudicea scoprire che c'era uncodardo nella sua famiglia. Alzò gli occhi e restò

scosso anche lui. Il petto ansimante di rabbia repressaRoxana lo guardavadall'altocon uno sprezzo smisurato dipinto

sul volto.

«E tuti sei rifiutato di fare la prova con uno che ti aveva dato uncalcioinvece di acchiappare l'occasione? E

neanche vergogna sentidi venirlo a dire a meche ho partorito uno schifosoconiglio come te! Puah! Da vomitare mi

viene! È il negro che c'è in teecco che cos'è! Trentuno parti di te sonobianche e una parte sola è negrae quella povera

piccola parte è la tua anima. E non vale la pena che si salvae neanche chesi prende una pala e si butta nella fogna. La

tua nascitahai disonorato. Il tuo papà che può dire di te. Di sicurosistarà a rivoltare nella tomba.»

Le ultime tre frasi fecero infuriare Tom: se suo padre fosse stato vivosefosse stato possibile assassinarlosua

madre avrebbe fatto presto a capire che luiTomaveva un'idea ben precisadel suo debito verso quell'uomoe che era

pronto a saldarlo fino all'ultimoe lo avrebbe fattoanche a rischio dellavita. Ma si tenne per sé questi pensieri: era più

saggiovisto l'umore della madre.

«Il tuo sangue Essexche fine gli hai fatto fare? È una cosa che nonriesco a capire. E non è solo sangue Essex

quello che hai dentroneanche per niente! Il mio trisavolo e il tuo bis-trisavoloil vecchio capitano John Smithera il

sangue più nobile che è mai uscito fuori dalla vecchia Virginiae la suabisnonnao roba del generePocahontas erala

regina indianae suo marito era un re negro dell'Africa- e invece eccotiqua che ti tiri indietro da un duelloe tutti i

nostri antenati disonori come un cane bastardo! Sìè il negro che è inte!»

Si sedette sulla cassetta da candele e si abbandonò ai propri pensieri. Tomnon la disturbò. Poteva anche

difettare di prudenzaa voltema non in una circostanza come questa. A pocoa poco la tempesta che aveva sconvolto

Roxana si placòma ce ne volle prima che svanisse del tuttoe anche quandopareva che fosse finitaesplodeva in

qualche tuono lontano per così diresotto forma di esclamazioni soffocate.Una fu: «E così poco negro che neppure

nelle unghie gli si vede e sì che non ce ne serve molto - ce ne ha giustotanto quanto basta a colorargli l'anima.»

Poi mormorò: «Sissignoreabbastanza da colorare un ditale pieno...»Finalmente i borbottii cessarono e il viso

le si schiarìcon gran sollievo di Tomche conosceva bene il suotemperamento mutevole e capiva che adesso stava

ritornando di buon umore. Notò che di tanto in tanto si portava le dita allapunta del naso. Guardò meglio e le disse:

«Mammycome mai hai la punta del naso scorticata?»

Lei scoppiò in una di quelle risate fragorose di cui Dionella suaperfezioneaccordò il privilegio solo agli

angeli beati in Paradiso e ai tartassati schiavi negri sulla terrae disse:

«Al diavolo quel duello. Mi ci son trovata in mezzo anch'io.»

«Ma no! è stata una pallottolaallora?»

«Sissignoreproprio così.»

«Non è possibile! Ma come è successo?»

«È successo così; me ne stavo seduta quidormicchiavo al buio quando...ssss... bang... uno sparo proprio

laggiù. All'altro capo della casa me ne corro per vedere che stavasuccedendoe guardo dalla finestraquella dalla parte

di Wilson lo Svitato dove non ci sono le tende - ma quanto a questo nessunafinestra ce le ha - e me ne sto lì al buio a

guardare fuorie làalla luce della lunaproprio sotto a meci sta unodei gemelli che bestemmia - mica tantoma un po'

bestemmia - era quello bruno che bestemmiavaperché alla spalla era ferito.E il dottor Claypool appresso a lui tutto

affaccendato e Wilson lo Svitato che lo aiutavae il vecchio giudiceDriscoll e Pem Howard se ne stavano in piedi un

po' più in là a aspettare che quelli erano pronti un'altra volta. E quellisi mettono d'accordo e gli danno vocee allora

bang bang i colpi partono e il gemello dice ahi! A una mano lo aveva colpitoquesta volta - e sento il proiettile fare

«ciac» contro la legna che sta sotto la finestrae quando ancora sparanoil gemello dice ahi! e pure ioperché il

proiettile sulla guancia lo colpiscee me ne corro di quada questo latodella finestraa guardare e «zff»proprio sulla

faccia me lo sento passaree mi spela il naso - se stavo un mezzo centimetropiù in là il naso me lo staccava e rimanevo

sfregiata. Il proiettile eccolo qual'ho trovato.»

«Te ne sei stata lì tutto il tempo?»

«Che razza di domanda! E che altro dovevo fare? Checapita tutti i giorniche ti vedi un duello?»

«Ma comeeri proprio sulla linea di tiro! Non avevi paura?»

La donna sbuffò sprezzante.

«Paura! Gli Smith Pocahontas di niente tengono paurafiguriamoci deiproiettili!»

«Sìhanno coraggio da venderequello che gli manca è il cervello. Ionon ci sarei rimastolì!»

«Nessuno ti sta a accusare.»

«Non c'è stato nessun altro ferito?»

«Come no! Tutti feriti siamo rimastimeno che il gemello biondo e ildottore e i secondi. Il giudice non è stato

colpitoma ho sentito che lo Svitato diceva che il proiettile gli avevastrappato via un po' di capelli.»

«Per la miseria!» si disse Tom. «Stavo quasi per liberarmi dei miei guai eho fallito per meno di un centimetro!

Oh Dio Dioora lui vivrà e scoprirà tutto e mi venderà a qualche mercantedi schiavi; ohsìlo farebbe senza pensarci

sopra neanche un secondo.»

Poi ad alta voce disse:.34

«Mammastiamo in un bel pasticcio.»

Roxana trattenne il fiatoe poi disse:

«Figlio! Ma perché mi dai questi colpi? Che è successo?»

«Behc'è una cosa che non ti ho detto. Quando mi sono rifiutato dibattermilui ha stracciato di nuovo il

testamentoe...»

La faccia di Roxana si fece di un pallore mortalementre diceva:

«Adesso bello che fritto sei! E per sempre! È la fine. Moriremo di fametutti e due...»

«Aspettae stammi a sentire. Credo che quando lui si è deciso a battersiper me abbia pensato che poteva

restare ucciso senza la possibilità di perdonarmicosì ha fatto testamentoun'altra voltae io l'ho vistoe tutto è a posto.

Ma...»

«OhDio sia lodatoallora siamo salvi! Salvi. E allora perché te ne seiuscito con quelle terribili...»

«Aspettati dicolasciami finire. Il bottino che ho fatto non pagheràneppure metà dei debitie non passerà

molto tempo che i creditori... behlo sai quello che succederà.»

Roxana abbassò il mento e disse al figlio di non disturbarla: dovevapensarci su. Poco dopo disse

solennemente:

«Ora molto attento te ne devi starete lo dico io! Ecco quello che devifare: lui non l'hanno ammazzatoe se tu

gliene dai il più piccolo motivoil testamento lo ristrappae per sempre.Adesso sta a sentire. Tu gli devi mostrare

quello che sei capaceda oggi in poi devi startene buono come un angeloedevi fare in modo che lui se ne accorge e ti

ridà fiducia e devi mostrarti gentile con la vecchia zia Prattlei ilgiudice la sta molto a sentirelei è l'amica migliore che

tieni. Poi a St. Louis te ne vaie questo te lo fa diventare amico. Poivieni a patti con quella gente. Gli dici che a lui non

gli resta tanto da campare - e del resto è la verità - e gli dici che glipaghi gli interessianzi interessi grossidieci per...

come si dice?»

«Il dieci per cento mensile?»

«Ecco. Poi ti metti a vendere un poco alla volta il tuo malloppocosì cipaghi gli interessi. Quanto può

durare?»

«Credo che ce ne sia per cinque o sei mesi di interessi.»

«Allora stai a posto. Se non muore fra sei mesipoco importalaProvvidenza provvederà. Se ti sai comportare

benesei salvo.» Poi lo guardò con occhio severo e aggiunse: «E bene ticomporterai... Capito?»

Lui rise e disse che in ogni caso ci avrebbe provato. Ma lei non mollò.Dissegrave:

«Non è questione che ci provi. Lo fai. Neanche uno spillo rubi piùoraperché è pericolosoe coi cattivi

compagni non ci vai neanche una voltacapito? E neanche un gocciobevi -non un solo goccio - e neanche una partita

sola giochi. E non è questione che ci provi a nonfarlo: è quello che fai.E te lo dico io comecosì: io ti vengo dietro a

St. Louise tu ogni giorno vieni da me e ti guardo dritto dentro agli occhie se fai una mancanzauna solati giuro che

torno subito qui e al giudice gli dico che sei un negro e uno schiavogliporto le prove!» Fece una pausa perché le sue

parole avessero maggiore effetto. Poi aggiunse:

«Chamberstu mi credi quando ti dico queste cose?»

Ora Tom si era fatto serio. Nessuna fatuità nella sua voce quando rispose:

«Sìmamma. Ora lo so che sono cambiato e per sempre. Per sempre e al dilà di ogni tentazione umana.»

«Allora vattene a casa e comincia.»

XV

Niente ha bisogno di essere riformato quanto le abitudini degli altri.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Dice lo stolto: «Non mettere tutte le uova in un paniere solo»: è un modocome un altro per dire a Disperdi il tuo denaro

e la tua attenzione.» Ma il saggio dice: «Metti tutte le uova in un panierema... sorveglia il paniere.»

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Che giornate si stavano vivendo a Dawson's Landing! Da sempre era stata unacittadina sonnacchiosama ora

aveva a malapena il tempo di schiacciare un pisolinotanto rapidamente sisuccedevano uno dopo l'altro grossi

avvenimenti e incredibili sorprese: venerdì mattinaprima occhiata allavera nobiltàe anche grande ricevimento dalla

zia Patsy Cooper e anche grande rapina; venerdì seracalcione in grandestile all'erede del primo cittadinopresenti

quattrocento persone; sabato mattinadebutto in qualità di avvocatodiWilson lo Svitatoda gran tempo rimasto nel

dimenticatoio; sabato seraduello fra il primo cittadino e il titolatoforestiero.

Probabilmente la gente si sentiva più fiera del duello che di tutti glialtri avvenimenti messi insieme. Era una

gloria per la città che una simile cosa fosse accaduta proprio lì. Agiudizio di ciascuno i contendenti avevano toccato il

vertice dell'onore. Tutti s'inchinavano al loro nome; le loro lodi erano sututte le bocche. Anche i padrini dei duellanti si

presero la loro parte di pubblica approvazioneper cui Wilson lo Svitatodivenne di punto in bianco un personaggio

importante. Il sabato seraquando gli era stato chiesto di porre la suacandidatura alla carica di sindacorischiava di.35

essere battutoma la domenica mattina il suo successo era assicurato.

Il prestigio dei gemelli era più grande che mai e la città li accols e conentusiasmo nel suo seno. Un giorno dopo

l'altrouna sera dopo l'altraandavano di casa in casainvitati a cenaoppure in visitafacendosi nuovi amiciampliando

e consolidando la loro popolaritàincantando e meravigliando tutti coi lorovirtuosismi musicali edotati com'erano di

un bagaglio di rare e curiose cognizioniconquistandosi nuova fama con ladimostrazione di quel che sapevano fare in

altri campi. Erano così felici checon regolare preavviso di trenta giorniiniziarono le pratiche per ottenere la

cittadinanza di Dawson's Landingdecisi a finire i loro giorni in quellaamena località. Fu un trionfo. La comunità

entusiasta si alzò come un solo uomo ad applaudiree quando poi i gemellifurono invitati a porre la loro candidatura

come assessori nel prossimo consiglio comunalee accettaronoil giubilopopolare fu completo e totale.

Tutto questo non rallegrava affatto Tom Driscollil qualeanzine soffrivafin nel profondo. Odiava il gemello

che lo aveva preso a calcie l'altro per essere fratello del primo.

Di tanto in tanto la gente si chiedeva perché non si sapesse più nulla delladro né del pugnale rubato né del

resto del bottinoma nessuno sapeva far luce sull'affare. Era già trascorsaquasi una settimana e il mistero permaneva.

Il sabato l'agente Blake e Wilson lo Svitato si incontrarono per la stradaeTom Driscoll li raggiunse in tempo

per dare l'avvio alla conversazione. Disse a Blake: «Non ha una buona ceraBlake; sembra seccato. C'è qualcosa che

non va nelle sue indagini? Credo che lei vantie a ragioneuna buonareputazionecome investigatorenon è così?»

Blake restò lusingato e lo diede a vedere; ma Tom aggiunse: «Per essere uninvestigatore di paese...» E Blaketutt'altro

che lusingatonon solo lo diede a vedere ma col tono della voce tradì ilproprio disappunto.

«Sissignorece l'ho una reputazione; ed è valida quanto quella di chiunquealtro del mestierepaese o non

paese.»

«Ohchiedo scusa; non intendevo offendere nessuno. Volevo solo chiedere sesi sapeva nulla della vecchia che

ha saccheggiato la cittàsaquella mezza ingobbita. Aveva detto chel'avrebbe presae io ne ero sicuroperché lei ha

fama di non vantarsi mai e... Behinsommal'ha presala vecchia?»

«Al diavolo la vecchia!»

«Ma no! Non mi dirà che non l'ha presa!»

«Nonon l'ho presa. Se c'era uno che poteva prenderla ero ioma di fattoè una cosa impossibile a chiunque

non importa chi.»

«Mi dispiace davvero... per lei; perché se si sparge la voce che unpoliziotto si è espresso con tanta sicurezza e

poi...»

«Non si preoccupiecco tutto... Non si preoccupi; e in quanto agli altricittadinineanche loro devono

preoccuparsi. La vecchia è mia... Stia tranquillosono sulle sue tracce; hocerti indizi che...»

«Ottimo! E se poi riuscisse a farsi mandare qualche veterano della poliziadi St. Louis ad aiutarla a scoprire il

significato di questi indizi e dove conducono...»

«Sono abbastanza veterano anch'io e non ho bisogno di nessun aiuto. Nel girodi una sett... di un mesel'ho

presaposso anche giurarlo.»

Tom disse con aria indifferente:

«Bene bene bene bene... Ma da quel che capisco è piuttosto vecchiae nonsempre i vecchi tengono il passo

con gli investigatori di professione cheintenti a raccogliere indizisitrovano praticamente a un punto morto: può

succedere che muoiano prima.»

La faccia di Blake arrossì alla battuta sarcasticama prima che gliriuscisse di formulare una rispostaTom si

era rivolto a Wilson e stava dicendo con voce e modi placidi e indifferenti:

«Chi se l'è presa la ricompensaSvitato?»

Wilson fece una leggera smorfia e capi che era venuto il suo turno.

«Quale ricompensa?»

«Ma comela ricompensa per il ladro e quella per il pugnale.»

Wilson risposee a giudicare dall'esitazione con cui si espresse dovevasentirsi a disagio:

«Beh... il fatto è... che nessuno l'ha ancora reclamata.»

Tom apparve sorpreso.

«Ma davvero?»

Wilson rispose alquanto irritato:

«Sìdavvero. Perché?»

«Ohniente. Soltantocredevo che ti fossi fatto venire qualche ideaeavessi escogitato un sistema capace di

rivoluzionare gli antiquati e logori metodi del...» S'interruppe volgendosiverso Blake il quale era ben felice che un altro

avesse preso il suo posto sulla graticola. «Dica un po'Blake. Sbaglio oWilson le lasciò intendere che lei non avrebbe

avuto bisogno di dar la caccia alla vecchia?»

«Per Giove! Aveva detto che nel giro di tre giorni avrebbe preso e lavecchia e il bottino... E verol'ha detto

per la miseria! Ed è già passata una settimana. E io l'avevo detto chenessun ladro e nessun compare del ladro avrebbe

venduto o impegnato nientesapendo che lo strozzino si sarebbe beccato tuttee due le ricompense e agguantato in un

colpo solo ladro e bottino. Mai sentita un'idea più balorda!»

«Cambierebbe parere» disse Wilson con fare brusco e irritato«seconoscesse l'intera faccendaanziché una

parte soltanto.»

«Mah» fece il poliziotto in tono meditabondo«ho visto subito che ilpiano non avrebbe funzionatoe fino.36

adesso ho avuto ragione.»

«Io direi di dargli un'altra chance.In fondo non ha funzionato peggio dei suoi metodi. Non crede?»

Il poliziotto non trovò niente da ribattereper cui sbuffò con ariaseccata e tacque.

Dopo la sera in cui Wilson aveva in parte svelato il suo pianoTom avevatentato per giorni di indovinare il

restoma senza riuscirvi. Poi gli era venuto in mente di sottoporre ilproblema all'astuta Roxana. Aveva inventato un

caso immaginario e gliel'aveva esposto. Lei ci aveva pensato e aveva espressoil suo verdetto. Tom s'era detto: «Ha

colpito nel segnone sono sicuro!» Così ora pensò di verificare lavalidità di quel verdetto e dissein tono meditabondo

osservando il viso di Wilson:

«Wilsontu non sei uno sciocco: questo è stato appurato di recente.Qualunque fosse il tuo pianoaveva un

sensoanche se Blake è di parere contrario. Non ti chiedo di rivelarmeloti sottoporrò solo un caso ipoteticoun caso

che servirà come punto di partenza per quello a cui voglio arrivare. Non tichiedo altro. Tu hai offerto cinquecento

dollari per il pugnale e cinquecento per il ladro. Supponiamo cosìperamore di discussioneche la prima ricompensa

sia resa pubblica ela seconda venga offerta con letterariservata ai diversi monti dipegno...»

Blake si dette una manata sulla coscia e urlò:

«Per Giovel'ha messo nel saccoSvitato! Com'è che non ci sono arrivatoio o qualunque altro scemo?»

Wilson si disse: «Chiunquecon un cervello appena appena funzionanteavrebbe potuto arrivarci. Non mi

sorprende che Blake non ci abbia pensato; piuttosto sono sorpreso che ciabbia pensato Tom. Ha più intelligenza di

quanto si supponga.» Ma non disse nulla ad alta vocee Tom continuò:

«Benissimo. Il ladronon sospettando nessuna trappolaporta o manda ilpugnalee dice che lo ha comprato

per una manciata di faveo che lo ha trovato per stradao qualcosa delgeneree tenta di riscuotere la ricompensa e

viene arrestato: non è vero?»

«Sì» disse Wilson.

«Lo credo anch'io» disse Tom. «Non ci sono dubbi. Hai mai visto ilpugnale?»

«No.»

«L'ha visto qualche tuo amico?»

«Noche io sappia.»

«Benecomincio a capire perché il tuo piano è fallito.»

«Che vuoi direTom? Dove vuoi arrivare?» chiese Wilson sempre più adisagio.

«Ma è chiaro: per me il pugnale nonesiste.»

«SentaWilson» disse Blake. «Tom Driscoll ha ragioneci scommettereimille dollari... se li avessi.»

Il sangue di Wilson ribollì; si chiese se quei forestieri non si fosserofatti gioco di lui; sembrava proprio così.

Ma che ci avrebbero guadagnatochiese a Tom. Il giovane rispose:

«Guadagnato? Niente che avrebbe valore per teforse. Ma loro sono deiforestieri che vogliono farsi strada in

una nuova comunità. Ti sembra niente spacciarsi per i beniamini di unprincipe orientalee gratis? Ti sembra niente

abbagliare questa cittadina con ricompense da mille dollarisenza tirarfuori un soldo? Wilsonquel pugnale non esiste

altrimenti il tuo piano lo avrebbe fatto saltar fuori. Ose esistestaancora in mano loro. Per conto miocredo che i

gemelli abbiano visto un'arma del genere: Angelo ha disegnato il pugnale controppa facilità per esserselo inventato.

Naturalmente non potrei giurare che non lo abbiano anche posseduto. Ma di unacosa mi farei garanteed è che se lo

avevano con sé quando sono arrivati in cittàce l'hanno ancora.»

Blake commentò:

«Così come la mette Tomsembra una cosa ragionevole; non c'è dubbio.»

Tom fece per avviarsipoi si voltò e disse:

«Scovi la vecchiaBlakee se non ha addosso il coltellovada a perquisirei gemelli!»

Poi se ne andò a passi lenti. Wilson si sentiva molto depresso. Non sapevache pensare. Non voleva togliere la

propria fiducia ai gemellie non intendeva farlo in base a un indizio tantovago; ma... beneci avrebbe pensato sopra e

avrebbe deciso il da farsi.

«E lei che ne pensaBlake?»

«BehSvitatodevo ammettere che sono d'accordo con Tom. O il pugnale nonce l'hanno mai avuto; ose ce

l'avevanoce l'hanno ancora.»

I due si separarono. Wilson si disse:

«Per mel'avevano; se fosse stato rubatocol mio piano si sarebberitrovato; questo è certo. Per cui credo che

lo abbiano ancora.»

Tom non aveva in mente nessun fine precisoquando aveva incontrato Wilson eBlake. Aveva cominciato a

parlare cosìtanto per stuzzicarli e ridere un po' alle loro spalle. Maquando se ne andòil suo morale era alle stelle:

perché per puro casoe senza alcuno sforzoaveva ottenuto molte cosepiacevoli: aveva punto sul vivo quei due e li

aveva visti sobbalzare; aveva minato la fiducia che Wilson nutriva per igemelli lasciandogli in bocca un sapore amaro

di cui non si sarebbe liberato tanto presto; emeglio di tuttoaveva fattoscendere di un gradino la popolarità degli odiati

gemelli presso la comunità; perché Blakeda buon poliziotto di paesesarebbe andato in giro a spettegolaree di lì a una

settimana tuttia Dawson's Landingavrebbero riso sotto i baffi pensandoalla spettacolare ricompensa che quei due

avevano offerto per un oggetto che forse non avevano posseduto maio che nonavevano perduto. Tom era soddisfatto

di sé.

Per tutta la settimana il comportamento di Tomin casaera stato perfetto.Lo zio e la zia non avevano mai.37

visto nulla di simile. Non riuscivano a trovargli neppure un difetto.

Il sabato sera disse al giudice:

«C'è qualcosa che mi assillazioe dal momento che sto per andarmene eche forse non ti rivedrò piùnon

reggo a tenerla per me. Ti ho fatto credere di aver avuto paura a misurarmicon quell'avventuriero italiano. In un modo o

nell'altro dovevo tirarmene fuori e forsepreso alla sprovvistaho sceltola via sbagliatama nessun uomo d'onore

avrebbe acconsentito a misurarsi con lui sapendo quello che so io.»

«Davvero? E cioè?»

«Il conte Luigi è un assassino confesso.»

«Incredibile!»

«È assolutamente vero. Wilson l'ha scoperto leggendogli la manoe lo haaccusatoe l'ha messo tanto alle

strette che lui ha dovuto confessare; ma entrambi i gemelli ci hannosupplicato in ginocchio di mantenere il segreto

giurando che qui avrebbero condotto una vita ineccepibile; il tutto era cosìpatetico che abbiamo dato la parola d'onore

che fintanto avessero mantenuto la promessa non li avremmo smascherati. Loavresti fatto anche tuzio.»

«È veroragazzo miol'avrei fatto. Il segreto di un uomo è suaproprietàed è sacroquando gli viene estorto di

sorpresa. Hai fatto quel che dovevie sono fiero di te.» Poi aggiunseaccorato: «Ma avrei preferito che mi fosse stata

risparmiata la vergogna d'incontrarmi con un assassino sul campodell'onore.»

«Non c'era niente da farezio. Se avessi saputo che lo avresti sfidatomisarei sentito obbligato a venir meno

alla parola data per evitare lo scontroma non si poteva pretendere cheWilson facesse altrettanto.»

«Oh noWilson ha fatto benee non è da biasimare in alcun modo. TomTommi hai tolto un gran peso dal

cuore; mi sentivo straziare l'anima al pensiero di avere un codardo infamiglia.»

«Puoi immaginare quel che è costato a meaddossarmi quel ruolozio.»

«Ohlo somio povero ragazzolo so. E posso capire quanto ti sia costatoportare quell'ingiusto marchio per

tanto tempoma ora tutto è a postoogni male è passato. Mi hai ridato latranquillità e hai ritrovato la tua; abbiamo

sofferto a sufficienza tutti e due.»

Il vecchio rimase seduto per un po'immerso nei suoi pensieri; poi alzò ilcapo econ gli occhi che gli

brillavano di soddisfazionedisse: «Che questo assassino mi abbia fattol'affronto d'incontrarsi con me sul campo

dell'onorecome se fosse un gentiluomoè una faccenda che sistemerò benpresto: non oracomunque. Nonon gli

sparerò fin dopo le elezioni. Ma c'è un modo di rovinare quei due primae sarà la prima cosa cui mi dedicherò. Non

verranno elettiné l'uno né l'altrote lo garantisco. Sei sicuro che lacosa non sia trapelata in giroche nessuno sappia

che quel conte Luigi è un assassino?»

«Certissimozio.»

«Sarà una carta vincente. Il giorno delle votazioni butterò là unaccennodalla tribuna elettorale. Gli scaverà il

terreno sotto ai piedia tutti e due.»

«Senza dubbiosarà la loro fine.»

«Sìma bisognerà anche darsi da fare con gli elettori. Eccotu dovrestivenir quidi tanto in tantoa spargere la

voce tra la marmaglia. Ti servirà del denaroe io te lo fornirò.»

Ecco un altro punto di vantaggio sugli odiati gemelli. Per Tom quella eraindubbiamente una gran giornata.

Così si sentì incoraggiato a sparare un ultimo colpo al medesimo bersaglio.

«Sai quel meraviglioso pugnale indianodi cui i gemelli si sono tantovantati? Behnon ce n'è traccia; così in

città si comincia a ghignarea ridere e a spettegolare. Metà della gentecrede che non lo abbiano mai posseduto; l'altra

metà crede che l'abbiano avuto e l'abbiano tuttora. Oggi ho sentito unaventina di persone fare discorsi del genere.»

Sìla settimana-senza-macchia di Tom gli aveva restituito i favori dellazia e dello zio. Anche la madre era

contenta di lui. Dentro di sé cominciava a credere di amarloma non glielodisse. Gli disse che ora doveva andare a St.

Louis; lei lo avrebbe seguito. Poi fracassò la sua bottiglia di whiskyesclamando:

«Ecco qua! Dritto ti farò rigareChamberse così ti dico che nonriceverai dei cattivi esempi dalla tua mammy.

Ti ho detto che non devi frequentare le cattive compagnie. Behvisto chestarai in compagnia miami tocca rigare dritta

anche a me. Suvai adessofila!»

Quella notte stessa Tom s'imbarcò su uno dei grandi vapori in transito colgrosso fardello della refurtivae

dormì il sonno dell'ingiustoche è più sereno e profondo dell'altrocomesappiamo dalle cronache della vigilia

dell'impiccagione di milioni di furfanti. Ma quando al mattino si svegliòla fortuna gli aveva voltato di nuovo le spalle:

un altro ladro lo aveva derubato nel sonno ed era sbarcato a uno degli scaliintermedi.

XVI

Se raccogli un cane affamato e lo rimpinzi ben benenon ti morde. Questa èla differenza fondamentale tra cani e

uomini.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Sappiamo tutto sulle abitudini della formicasappiamo tutto sulle abitudinidell'apema non sappiamo nulla sulle.38

abitudini dell'ostrica. Sembra accertato che abbiamo scelto il momento menoadatto per studiare le ostriche.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Quando arrivòRoxana trovò il figlio in un tale stato di disperazione e diangoscia che il suo cuore si

commosse e il suo istinto materno si risvegliò più forte che mai. Adessoera rovinatosenza speranza; il disastro era

sicuro e imminente; sarebbe diventato un reietto privo di amici. Non eranomotivi sufficienti perché una madre amasse

il proprio figlio? E così lei lo amòe glielo disse. Lui reagì con unasmorfiaperché lei era una «negra» e il fatto che

anche lui lo fosse era ben lungi dal farlo riconciliare con quella razzadisprezzata.

Roxana lo sommerse di tenerezzealle quali lui rispose come meglio seppesentendosi a disagio. Cercava di

consolarloma non era possibile. Ben presto quelle moine gli riuscironoinsopportabili edopo un'oradecise di farsi

coraggio e di dirle che la smettesse o almeno si moderasse. Ma aveva paura dilei. Infine sopravvenne una pausaperché

Roxy aveva cominciato a riflettere: cercava di formulare un piano persalvarlo. Dopo un po' si riscosse e disse che aveva

trovato una via d'uscita. A quella notizia insperata Tom si senti soffocaredi gioia. Roxana disse:

«Il piano eccolo qua e non può essere che non riesce. Io sono una negraenessuno che mi sente parlare lo può

dubitare. Valgo seicento dollari. Prendimi e vendimi e salda questigiocatori.»

Tom rimase di sasso. Non era neanche sicuro di aver capito bene. Per unistante restò mutopoi disse:

«Vuoi dire che ti faresti vendere come schiava per salvarmi?»

«Non sei figlio mio? Non lo sai che non c'è niente che una madre non puòfare per il figlio suo? Non c'è niente

che le madri bianche non fanno per i figli loro. Chi le ha fatte cosi? IlSignore le ha fatte cosi. E chi ha fatto le negre? Il

Signore le ha fatte. Dentro di loro tutte le madri sono uguali. Il buon Diole ha fatte cosi. Io mi faccio vendere come

schiavae tra un anno tu ricompri la tua mammy e la liberi di nuovo. Tifaccio vedere io come. Questo è il mio piano.»

Le speranze di Tom cominciarono a rinasceree con esse il suo buonumore.Disse:

«È molto bello da parte tuamammy... È davvero...»

«Dillo ancora! E continuacontinua a dirlo! È tutto quello che uno puòdesiderare a questo mondo e anche di

più. Il Signore ti benedicadolcezza; quando mi toccherà servire daschiava e quelli mi maltratterannose so che da

qualche parte tu continui a dirlotutte le piaghe si sanano e io riesco asopportarle.»

«Certo che te lo ripetomammye continuerò a ripeterlo. Ma come faccio avenderti? Adesso tu sei libera.»

«Sai che differenza! I bianchi non ci vanno mica tanto per il sottile! Perlegge mi possono vendere subitose

mi dicono di lasciare lo Stato fra sei mesi e io mi rifiuto. Prepara uncertificato - un atto di vendita - e fa vedere che è

stato fatto laggiùda qualche partenel centro del "Kentak" e cifirmi su qualche nomee dici che mi vendi a poco

prezzo perché tieni preoccupazioni di soldi; vedrai che non provi nessunfastidio. Poi mi porti su al nordin campagna e

mi vendi in una fattoria. Quella gente non si mette a fare domandese mipuò avere a poco prezzo.»

Tom falsificò un atto di vendita e vendette sua madre a valle del fiume a unpiantatore di cotone dell'Arkansas

per poco più di seicento dollari. Esitava a commettere quel tradimentomail caso gli mise tra i piedi quel tizio e si trovò

risparmiata la fatica di andare al Nord in cerca di un compratorecolrischio di dover rispondere a una quantità di

domandementre quel piantatore fu così contento di Roxy che non chiesequasi niente. Per di più il piantatore ripeteva

che dapprincipio Roxy non avrebbe capito dove si trovavae quando lo avessescoperto si sarebbe già abituata. E Tom

si disse che era un gran vantaggio per Roxy ritrovarsi un padrone chedimostrava di essere tanto contento di leie quel

piantatore chiaramente lo era. Cosìcon tutta disinvolturaarrivò benpresto a convincersi di aver reso a Roxy uno

splendido serviziovendendola a sua insaputa a valle del fiume. E poicontinuava a ripetersi: «È solo per un anno. Fra

un anno pago e la libero; questo pensiero la terrà serena.» Sìquelpiccolo inganno non poteva fare alcun malee alla

fine tutto si sarebbe aggiustato nel modo migliore. Secondo l'accordo presoin presenza di Roxy si parlò esclusivamente

della fattoria «su nel Nord»e della piacevolezza del luogoe di quantofossero felici gli schiavi; così la povera Roxy fu

ingannata in pienoe senza faticaperché non si sarebbe mai sognata chesuo figlio potesse rendersi colpevole di

tradimento verso una madre che ritornando volontariamente alla schiavitùnon importa se mite o spietatase breve o

lungafaceva per lui un sacrificio paragonato al quale quello della vita eraben povera cosa. In privato sparse fiumi di

lacrime e lo coprì di carezze affettuosepoi se ne andò col suo padrone:se ne andò col cuore a pezzieppure fiera di

quel che aveva fattoe felice di avere avuto l'occasione di farlo.

Tom pagò i suoi debiti e decise di attenersi scrupolosamente ai suoipropositi di riabilitazione e di non mettere

mai più in pericolo il testamento. Gli erano rimasti trecento dollari.Secondo il piano di sua madre doveva metterli al

sicuro e aggiungervi la metà del suo mensile. In capo a un anno questogruzzolo l'avrebbe resa di nuovo libera.

Per tutta una settimana non riuscì a dormire benetanto la mascalzonatafatta alla madre gli turbava quello

straccio di coscienza; ma in seguito cominciò a sentirsi di nuovo a suoagioe riuscì a dormire come qualunque altro

furfante.

Il piroscafo partì da St. Louis alle quattro del pomeriggioe Roxy rimasedritta sul ponte inferiore di poppa a

guardare Tom attraverso un velo di lacrimefinché l'immagine di luidileguò nella ressa e scomparve; poi non guardò

più. Si mise seduta lì su un rotolo di funi e pianse fino a sera inoltrata.Quando finalmente si ritirò nella sua fetida

cuccetta di terza classein mezzo al fragore delle macchinenon fu perdormire ma per attendere il mattino enell'attesa

abbandonarsi al suo dolore.

S'erano immaginati che lei «non capisse» e credesse di risalire il fiume.Proprio lei! Lei che sul fiume aveva

navigato per anni! All'alba si alzò eirrequietatornò sul ponte e andòa sedersi di nuovo sul rotolo di funi. Passò molti.39

tronchi conficcati nel fondo del fiumedove il frangersi delle acque avrebbepotuto rivelarle cose da spezzarle il cuore

mostrandole che la corrente andava nella stessa direzione del piroscafo; ma isuoi pensieri erano altrovee non se ne

accorse. Alla fineperòun fragore più forte e più vicino la scosse dalsuo torpore; alzò gli occhi e il suo sguardo

esperto si volse al moto rivelatore dei flutti. Per un istante restò afissarliimpietrita. Poi lasciò cadere la testa sul petto e

disse:

«Oh che il Buon Signore Iddio abbia pietà di mepovera peccatrice... miha venduta giù al fiume

XVII

Anche la popolarità ha i suoi limiti. A Romasulle primesei pieno dirimpianto perché Michelangelo è morto; ma col

passare del tempo rimpiangi soltanto di non averlo visto morire.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

4 luglio - Le statistichedimostrano che in questo giorno scompaiono più imbecilli che non in tutti glialtri giorni

dell'anno messi insieme. Se ne deducestando al numero dei superstiticheun solo quattro luglio all'anno è ormai

insufficientevisto l'incremento della popolazione.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Le settimane estive si trascinarono lentamentepoi si aprì la campagnaelettorale. Si aprì in modo piuttosto

accesoe si andò surriscaldando di giorno in giorno. I gemelli ci sibuttarono con impetoperché ne andava di mezzo il

loro prestigio. La loro popolaritàdapprima vastissimasi era poiattenuatasoprattutto perché erano stati troppo

popolarie questo aveva comportato una reazione naturale. Inoltre qualcunoaveva messo in giro la voce che era curioso

- sìproprio curioso- che quel loro straordinario pugnale non fosse saltato fuoriseera tanto di valore o se eramai

esistito. E alle voci si accompagnavano sogghignigomitatestrizzatined'occhio: tutte cose che hanno il loro effetto. I

gemelli pensavano che un loro successo elettorale potesse riportarli in augementre una sconfitta avrebbe provocato

danni irreparabili. Perciò lavoravano sodoma non più sodo di quantolavorassero il giudice Driscoll e Tom contro di

loro negli ultimi giorni della campagna elettorale. Per due mesi interi ilcomportamento di Tom si era mantenuto così

perfetto che suo zio non solo gli affidò il denaro col quale persuadere ivotantima gli permetteva di attingerlo di

persona alla cassaforte del suo salottino privato.

Il comizio di chiusura della campagna elettorale fu tenuto dal giudiceDriscollil quale attaccò i due forestieri.

Fu disastrosamente efficace. Rovesciò su di loro fiumi di ridicolo tra lerisate e gli applausi della folla in ascolto. Si fece

beffe dei gemelli chiamandoli avventuriericiarlatanipagliaccifenomenida baraccone; attaccò i loro titoli altisonanti

con scherno smisurato; disse che erano barbieri di paese camuffati daaristocraticivenditori di noccioline mascherati da

gentiluominisuonatori d'organetto senza la solita scimmietta. Alla finetacque e attese. Attese finché il silenzio

all'intornosi fece assolutocarico di aspettativapoi inferse il colpo digrazia; lo inferse con gelida serietà e

determinazionecon un'enfasi significativa nelle ultime parole: disse che asuo avviso la ricompensa offerta per il

pugnale perduto era una fandonia e una spacconatae che il suo proprietarioavrebbe saputo dove trovarlo quando gli si

fosse offerta l'occasione di assassinarequalcuno.

Poi scese dal podio lasciandosi dietro un silenzio attonito e solenne inluogo dell'usuale esplosione di slogans e

applausi.

La strana frase fece il giro di tutta la città e suscitò una straordinariaimpressione. Tutti si domandavano: «Che

cosa avrà voluto dire?» e tutti continuarono a farsi quella domandamainvano; perché il giudice aggiunse soltanto che

sapeva lui quel che dicevae si fermò lì; Tom affermò di non avere ideadi quel che lo zio avesse inteso dire; e Wilson

quando gli chiedevano che cosa ne pensavainvertiva la domanda chiedendo alsuo interlocutore che cosa ne pensava

lui.

Wilson venne elettoe i gemelli furono battutianzischiacciatierestarono abbandonati e quasi senza amici.

Tom tornò tutto felice a St. Louis.

Dawson's Landing si prese una settimana di riposo: ne aveva proprio bisogno.Il suo era comunque un clima

d'attesa perché correvano insistenti voci di un nuovo duello. Le faticheelettorali avevano stremato il giudice Driscoll

ma si diceva che non appena si fosse rimesso abbastanza da raccogliere unasfidal'avrebbe ricevuta dal conte Luigi.

Dopo quell'umiliazione i fratelli non comparvero più in pubblico e restaronoin disparte a leccarsi le ferite.

Evitavano la gente e uscivano per fare un poco di moto solo a tarda seraquando le strade erano deserte.

XVIII

Gratitudine e inganno non sono che le due estremità della stessaprocessione. Quando la banda e i notabili in tenuta di

gala sono passatiavete visto tutto quello per cui valeva la pena direstare.

Dal Calendario di Wilson loSvitato.40

Giornata del Ringraziamento.Ed ora leviamo tutti insieme il nostro umilesincero e vivo ringraziamento;tutti tranne i

tacchini. Fra gli antropofagi delle isole Figi non si usano i tacchinisiusano gli idraulici. Ma non sta bene né per me né

per voi farci beffe delle Figi.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Il venerdì dopo le elezionia St. Louis pioveva. Piovve tutto il giornoepiovve forteforse con l'intenzione di

lavare quella città nera di fuligginema ovviamente senza riuscirci. Versomezzanotte Tom Driscoll rincasò da teatro

sotto una pioggia torrenzialechiuse l'ombrello ed entrò nel portone; mamentre stava per chiuderlovide che c'era

un'altra persona che entrava: senza dubbio un altro inquilino. La personachiuse il portone e salì le scale dietro Tom.

Questi trovò a tastoni la porta della propria stanzaentrò e accese lalampada a gas. Quando si girò fischiettandovide la

schiena di un uomo. L'uomo stava chiudendo a chiave la porta. Il fischio glimori sulle labbrae fu colto da un senso di

profonda inquietudine. L'uomo si voltòun mucchio di stracci fradici dipioggia e sgocciolantie mostrò un muso nero

sotto un cappellaccio sbilenco. Tom era terrorizzato. Voleva ordinargli diandarsenema le parole non gli venivanoe fu

l'altro a parlare per primo. Disse a voce bassa:

«Zitto... sono tua madre!»

Tom si accasciò su una sedia e ansimò:

«Sono stato perfido e vile... lo so; ma l'ho fatto per il megliodavvero...Io giuro.»

Per un po' Roxana rimase dritta e muta a guardarlo mentre lui si contorcevain preda alla vergogna e balbettava

autoaccuse miste a patetici tentativi di spiegare e attenuare il suomisfatto; poi si mise sedutasi tolse il cappelloe la

massa scompigliata dei capelli castani le si sciolse giù per le spalle.

«Non è tuo il merito se non mi sono fatta grigia» disse tristementeguardandosi i capelli.

«Lo solo so! Sono un mascalzone. Ma ti giuro che l'ho fatto per il meglio.È stato un errorenaturalmentema

credevo fosse per il megliodavvero.»

Roxy prese a piangere piano e a poco a poco le parole si fecero strada inmezzo ai singhiozzi. Il tono era

lamentosopiù che irato.

«Vendere una persona giù al fiume - giùal fiume! - e credere che èper il meglio! Neanche un cane si tratta

così! Tutta rotta sonoe distruttaadessoe mi sa che non ce la faccioneanche a reagire come facevo un tempo quando

mi picchiavano e maltrattavano. Non so... ma forse è così. Sta di fatto chetanto ho patito che m'è più facile piangere che

urlare.»

Queste parole avrebbero dovuto commuovere Tom Driscollma nel caso specificoquel sentimento fu certo

superato da un altro più forteun sentimento che gli tolse di dosso il granpeso della pauracolmando la sua anima

meschina di un gran senso di sollievo. Ma rimase prudentemente zittoe nontentò alcun commento. Seguì un lungo

intervallo di silenziodurante il quale gli unici suoni erano lo scrosciodella pioggia sui vetriil sospiro e il gemito del

vento edi tanto in tantoun soffocato singhiozzo di Roxana. I singhiozzisi fecero a poco a poco più radi e infine

cessarono. Poi la fuggitiva riprese a parlare.

«Abbassala un pocola luce. Ancora. Ancora. Un altro po'. Chi è inseguitonon ama la luce. Eccocosì va

bene. Riesco a vedertie questo basta. Ti racconto la mia storia e la facciopiù breve possibilee poi ti dico quello che

devi fare. Quell'uomo che mi ha comprata non è un uomo malvagioèabbastanza buonoper essere un piantatore; e se

poteva fare a modo suodiventavo la serva della sua famiglia e stavo bene;ma sua mogliequella è una yanke neanche

bella a vedersie mi s'è messa contro dal primo momento; così allora mihanno mandatonel quartiere negrotra gli

schiavi comunia lavorare nei campi di cotone. Ma quella non si sentivasazia neanche cosìe mi mette contro il

sorvegliante; perché era gelosa e odiosa; così il sorvegliante all'alba mifaceva alzare e mi faceva lavorare tutto il giorno

finché durava un filo di luce; e tante frustate mi sono beccata perché nontenevo abbastanza forza per lavorare. Quel

sorvegliante anche lui era uno yankdel New Englande tuttinelSudte lo possono dire che cosa significa. Lorosì che

sanno come si fa lavorare un negro fino a farlo creparee sanno comefrustarlo - frustarlo finché si ritrova la schiena a

rigoni come una tavola per lavare i panni. Da principio il mio padrone hadetto una buona parola per me al sorvegliante

ma è stato peggio perché la padrona l'ha scoperto e dopoogni volta che mivoltavo me le buscavo: non avevo più

tregua.»

Il cuore di Tom s'infiammò... di collera contro la moglie del piantatoreedisse fra sé: «Se non fosse stato per

quell'impicciona tutto sarebbe andato bene.» E imprecò contro di lei conrabbiosa violenza.

Al chiarore abbagliante di un lampo che proprio allora illuminò a giorno lastanza semibuiaRoxy scorse il

volto del giovanevi lesse lo sdegno che vi era dipinto. Ne gioì... negioì e gliene fu grata; quell'espressionenon stava

forse a dimostrare che il ragazzo era capace di soffrire per i torti fatti asua madre e di provare risentimento verso i suoi

persecutori? Una cosa di cui aveva dubitato. Fu uno sprazzo di felicitàsolo uno sprazzoe svanì subito precipitandola

nuovamente nelle tenebre. Perché si disse: «Mi ha venduto giù al fiume...questi sentimenti non gli dureranno a lungo...

passeranno subito.» Poi riprese il suo racconto.

«Dieci giorni fapiù o menomi sono detta che più di qualche settimananon potevo durare tanto ero distrutta

dal lavoro terribile e dalle frustatee così disperata e infelice. E non mene importava neanche più: la vita non valeva

più niente se cosi dovevo continuare. Behquando uno sta in quello statod'animo che gliene importa di quello che fa?

Ci stava una negretta malaticciaavrà avuto dieci anniche era stata buonacon mee non aveva una mammypoveretta

e io le volevo bene e lei voleva bene a me; behsi presenta mentre stavolavorando e teneva una patata arrostita e voleva.41

darmela - togliendosela di boccacapisciperché sapeva che il sorvegliantenon mi dava abbastanza da mangiare - e lui

l'ha scoperta e gli ha dato una bastonata sulla schiena col suo bastone cheera grosso come un manico di scopae lei è

caduta per terra urlandoe si torceva e nella polvere come un ragno che èrimasto senza gambe. Io non l'ho sopportato.

Tutto il fuoco dell'inferno che dentro mi tenevo è scoppiato; gli ho levatoil bastone dalle mani e l'ho steso a terra; lui a

terra è rimastoche si lamentava e imprecavatutto forsennato capiscie inegri erano spaventati a morte. Tutti intorno

gli si sono riuniti per aiutarlo e io sul suo cavallo sono saltata e ho presola via del fiume scappando come il vento.

Sapevo che cosa mi capitava: appena era guarito quello si metteva di punta adammazzarmi di fatica se il padrone glielo

permetteva; oppure se non faceva questo mi vendevano ancora più in giù alfiumeche è la stessa cosa. Così ho deciso

che mi annegavo e mettevo fine ai guai miei. Era quasi buio. In due minuti horaggiunto il fiume. Poi ho visto una canoa

e mi sono detta che non c'era ragione che mi annegavo finché non era proprionecessario; così ho legato il cavallo a un

tronco e ho preso la canoa e ho cominciato a scendere il fiume; mi tenevo alriparo sotto l'argine ripido e pregavo che

veniva presto notte. Avevo un grosso vantaggio perché la grande casa stava atre miglia lontana dal fiume e c'erano solo

i muli da fatica per arrivarcie soltanto negri per montarlie loronon ci mettevano certo premurami davano tutto il

vantaggio che potevano. Prima che qualcuno andava fino alla casa e ritornavaera troppo scuroe non ce la facevano

più fino alla mattina a vedere le impronte del cavallo e scoprire da cheparte ero andatae i negri di sicuro dicevano tutte

le bugie possibili e immaginabili sulla faccenda.

«Behè venuta notte e io ho continuato a scendere il fiume. Ho remato perpiù di due orepoi non mi sono più

data penacosì ho smesso di remare e mi sono lasciata andare con lacorrentepensando a quello che potevo fare se

proprio non era necessario che mi annegavo. Ho fatto pianie me li sonorigirati nella testamentre andavo. Behera

passata da poco la mezzanottecredoe io avevo fatto una ventina di migliaquando vedo le luci di un vapore fermo

vicino all'arginedove non c'era né città né scaloe presto vedo laforma dei fumaioli contro le stelle e alloradiomio

non ho retto più nella pelle dalla felicità! Era il GrandMogul... sono stata camerierasu quella nave per otto stagioni

sulla rotta Cincinnati-New Orleans. Mi sono avvicinata - non un'anima che simuoveva - ho sentito martellare nella

camera macchine e ho capito che cosa era successo. Una delle macchine s'erarotta. Sono scesa a terra a lato della nave

e ho lasciato andare la canoapoi mi sono avvicinata e c'era una passerellaabbassata e io sono salita a bordo. Faceva un

gran caldo tremendoe i mozzi e gli scaricatori erano addormentati tuttitorno torno al castello di prua; il secondoJim

Bangsse ne stava seduto lì sulle bitte a testa bassaaddormentatoperché è così che il secondo di bordo fa la guardia! E

il vecchio nostromoBilly Hatchlui stava ciondolando come i suoi compagni;e io li conoscevo tutti; eDiocome mi

sembravano belli! Mi sono detta: che il vecchio padrone venga qui adessoe ci provi a portarmi via -benedettisono tra

amiciio. Così mi sono fatta strada in mezzo a loroe sono salita sulponte e indietro fino a prua dove ci sta la cabina

delle donnee mi sono seduta lì sulla stessa sedia dove mi ero seduta centomilioni di volte; e a casa mia mi sono

sentitate lo assicuro!

«Dopo un'ora ho sentito suonare la campana che dava il viae poi lamanfrina è cominciata; e subito il gong ho

sentito suonare: "Macchina indietro" mi dico"la conoscobene questa musica." Ancora il gongmi dico: "Macchina

avanti." Ancora il gong. "Vira di bordo." 0ramai siamo direttia St. Louis e io sono fuori dai guai e non mi voglio più

annegare. Sapevo che adesso il Mogulstava sulla rotta di St. Louiscapisci. Era giorno chiaro quando siamo passati

vicino alla piantagione e io ho visto tanti tanti negri e bianchi che midavano la caccia su e giù lungo la riva e si davano

un gran da farema a me non me ne importava più mente di loro.

«Intanto Sally Jacksonche una volta era sotto di me e ora ècapocamerieragiù era scesae quando mi ha visto

è stata tutta contenta e così tutti gli ufficialie io gli ho raccontatoche ero stata rubata e giù al fiume vendutae loro

venti dollari hanno raccolto e me li hanno dati e Sally mi ha dato un belvestitoe quando sono arrivata subito sono

andata dove tu una volta abitavi e poi sono venuta qui e mi hanno detto cheeri via ma che da un giorno all'altro ti

aspettavano; così non ho osato andare giù a Dawson's Landing perché tenevopaura che non c'incontravamo.

«Behlunedì scorso passo davanti a uno di quei posti nella Quarta Stradadove si mettono gli avvisi per i negri

scappatie dove ti aiutano a ritrovarlie che mi venga un colpo se non vedoil mio padrone! Per poco non cado a terra

mi sono sentita morire. Mi voltava la schiena e intanto parlava con un uomo egli dava dei fogli-avvisi di negri scappati

certoe io ero la negra. Offre una ricompensaecco. E così o no?»

In preda a un terrore sempre più intensoTom si disse: «Sono finitoqualunque cosa accada! Quell'uomo mi ha

detto chesecondo luic'era qualcosa di losco nella vendita. Ha detto diavere in mano una lettera di un passeggero del

Grand Mogul in cui si dicevache Roxy era arrivata qui con quel vapore e che a bordo tutti erano al correntedella sua

storia; il fatto che sia venuta qui invece di scappare in uno statoanti-schiavista mi rende sospettodicee se non gliela

trovoe presto anchemi metterà nei guai. Non ci avevo creduto a quellastoria; non potevo immaginarla così sorda a

tutti gli istinti materni da venire quisapendo che rischiava di mettermi inun irrimediabile pasticcio; e invece eccola! E

iostupidoche ho giurato al piantatore che l'avrei aiutato a trovarlapensando che una cosa del genere si poteva ben

promettere senza correre rischi. Se mi azzardo a consegnarglielalei...lei... ma come posso fare altrimenti? O la

consegno o pagoe dove lo trovo il denaro per pagare? Io... io... behforsese mi giurasse che d'ora in poi la tratterà

bene (e l'ha detto lei stessa che è un brav'uomo) e se mi giurasse che nonpermetterà che la facciano lavorare troppo o

non le diano abbastanza da mangiareo...»

Un lampo illuminò il pallido viso di Tomrigido e tirato da quei pensieritormentosi. E si udì la voce di

Roxanaasprama con una punta di apprensione:

«Alza la luceche posso vedere la tua faccia. Cosìfatti dareun'occhiata. Chamberssei bianco come la tua

camicia! Hai forse veduto quell'uomo? Ti è forse venuto a cercare?».42

«S... sì.»

«Quando?»

«Lunedì a mezzogiorno.»

«Lunedì a mezzogiorno! Mi stava cercando?»

«Lui...credeva di trovarti qui. Cioèlo sperava. Ecco l'avviso che haivisto.» Lo tirò fuori dalla tasca.

«Leggimelo!»

Ansimavain preda all'agitazionee c'era una luce tetra nei suoi occhi cheTom non riusciva a interpretare con

sicurezza ma che gli parve minacciosa. L'avviso recava la solita rossaxilografia di una negra in fuga col turbante in

capo esulle spalle il tradizionale fagotto assicurato a un bastonee lascrittaa lettere cubitali «Taglia di cento dollari».

Tom lesse ad alta voce l'avviso - o per lo meno la parte che descrivevaRoxana e che dava le generalità del proprietario

e il suo indirizzo di St. Louis e quello dell'agenzia della Quarta Strada. Maomise di leggere la frase in cui si diceva che

le richieste per la riscossione della taglia potevano essere indirizzateanche a Tom Driscoll.

«Dammi quel foglio!»

Tom l'aveva piegato e se lo stava mettendo in tasca. Sentì un brividocorrergli giù per la schienama disse con

la massima naturalezza:

«L'avviso? Ma che te ne faidal momento che non sai leggere. A che tiserve?»

«Dammi quel foglio!» Tom glielo dettema con una riluttanza che nonriuscì a dissimulare del tutto. «Me lo

hai letto tutto?»

«Certo.»

«Alza la mano e giurarlo.»

Tom eseguì. Roxana piegò il foglio con cura e se lo mise in tasca sempretenendo gli occhi fissi sul viso di

Tom. Poi disse:

«Stai mentendo.»

«E perché dovrei mentire?»

«Non lo soma è così. Per lo meno è quello che penso. Ma non fa niente.Quando ho visto quell'uomotanta di

quella paura ho sentito che a malapena ce la facevo a camminare. Poi ho datoun dollaro a un negro in cambio di questi

vestitie da allora non sono più stata dentro una casa né di giorno né dinotte. Mi sono tinta la faccia di nero e di giorno

mi sono tenuta nascosta nella cantina di una vecchia casa bruciata e di nottesono andata alla banchina del fiume dove

stanno i barili di zucchero e i sacchi di granoper rubare qualcosa damangiare; e mai mi sono azzardata a comprarmi

niente e sono mezza morta dalla fame. E mai mi sono esposta a venire qui finoa questa sera che piove e che in giro non

c'è quasi nessuno. Ma stasera me ne sono rimasta in piedi nel vicolo buio daquando si è fatta nottee aspettavo che tu

passavi. Ed eccomi qui.»

Rifletté un po'poi disse:

«Quell'uomo l'hai visto a mezzogiornolunedì scorso?»

«Sì.»

«Io l'ho visto a metà pomeriggio. E così è venuto a cercarti?»

«Sì.»

«E l'avviso te l'ha dato allora?»

«Nonon l'aveva ancora fatto stampare.»

Roxana gli lanciò un'occhiata sospettosa.

«Sei stato tu che l'hai aiutato a preparare l'avviso?»

Tom imprecò contro se stesso per lo stupido errore che si era lasciatoscappare e cercò di porvi rimedio

dicendo che noora ricordava; era stato a mezzogiorno di lunedì che l'uomogli aveva dato l'avviso. Roxana disse:

«Ecco che stai mentendo di nuovo.» Poi si raddrizzò e puntò l'indicecontro di lui.

«Adesso sentimi bene. Ti faccio una domanda e voglio vedere come te la cavi.Tu sapevi che lui mi cercava; e

se scappavi invece di startene qui ad aiutarlo capiva che in questa faccendac'era qualcosa di storto e allora faceva

indagini sul conto tuo e quelle dritto da tuo zio lo portavanoe tuo zioleggeva l'avviso e vedeva che tu una negra libera

avevi vendutogiù al fiumee tu loconosciil giudice! Faceva apezzi il testamento e ti cacciava di casa. Allora adesso

rispondi a questa domanda: non hai forse detto a quell'uomo che io di sicurovenivo qui e che tu facevi in modo di farmi

beccare?»

Tom si disse che a questo punto né le menzogne né le proteste potevano piùaiutarlo. La trappola era scattata

stringendolo in una morsa senza scampo. Il volto gli prese un'espressionecattiva e dopo un po' disse con un ghigno:

«Behche altro potevo fare? Lo vedi da te che mi teneva in pugno e nonpotevo cavarmela altrimenti.»

Roxy lo fulminò con un'occhiata sprezzante:

«Che potevi fare? Come Giuda hai fatto e con tua madreper salvare la tuapellaccia! Chi lo crederebbe? No

neanche un cane! Sei il più bassomiserabile bastardo che mai al mondo èvenuto! E sono io la responsabile di tutto!» E

gli sputò in faccia.

Lui non tentò neppure di risentirsi. Roxy rifletté un momentopoi disse:

«Te lo dico ioadessoche cosa fai. Dai a quell'uomo il denaro che haimesso da partee lo fai aspettare finché

puoi andare dal giudice a prendere il resto per pagare il mio riscatto.»

«Diavolo! Che ti viene in mente? Andare da lui a chiedergli trecento dollarie più? E secondo te per che cosa

gli dovrei dire che li voglio?».43

La risposta di Roxy fu pronunciata con voce serena e calma:

«Gli dici che mi hai venduta per pagare i tuoi debiti di gioco; e che mi haiingannata e ti sei comportato da

mascalzone; e che io ti ho chiesto di procurarti il denaro per riscattarmi.»

«Ma tu sei impazzita! Farebbe subito a pezzi il testamento. Lo saino?»

«Sìlo so.»

«E credi che io sia talmente idiota da andare da lui? Di'lo credi?»

«Non è che lo credo: lo so!Lo so perché tu sai che se non ti procuri quel denaroci vado io in personaeallora

vende te giùal fiumee così vedi quanto ti piace!»

Tom si alzò tremante ed eccitatoe c'era una luce malvagia nei suoi occhi.Si avviò alla porta dicendo che

doveva uscire per un momento da quella stanza soffocante per schiarirsi ilcervello con l'aria fresca e decidere sul da

farsi. Ma la porta non si apriva. Roxy sogghignò e disse:

«Ce l'ho io la chiavedolcezza... Statti seduto. Non hai bisogno dischiarirti il cervello su quello che c'è da fare.

Lo so ioquello che c'è da fare.» Tom sedette e si passò le mani nei capelli con gestosmarrito e disperato. Roxy disse:

«E in questa casaquell'uomo?»

Tom la guardò sorpreso e chiese:

«Che cosa te lo fa pensare?»

«Tu. Andare fuori a schiarirsi il cervello! Per prima cosa un cervello daschiarire non ce l'hai esecondoi tuoi

occhi ti hanno tradito. Sei il più bassomiserabile bastardo che mai... maquesto te l'ho già detto. Alloraoggi è venerdì.

Puoi metterti d'accordo con quell'uomo e gli dici che ti vai a procurare ilresto del denaro e che sei di ritorno martedì

prossimo o forse mercoledì. Capito?»

Tom rispose mestamente:

«Sì.»

«E quando tieni l'atto di vendita che mi rivende a me stessalo prendi e lomandi per posta a Wilson lo Svitato

e ci scrivi sul dietro che lo deve conservare finché non vado da lui.Capito?»

«Sì.»

«È tutto. Prendi l'ombrello e mettiti il cappello.»

«Perché?»

«Perché mi devi accompagnare alla banchina. Lo vedi questo coltello? Dietrome lo sono portatodal giorno

che ho visto quell'uomoe me lo sono comprato insieme a questi stracci. Semi prendevacon questo mi ammazzavo. E

ora andiamocammina pianoe fammi strada; e se dai l'allarme in casao sequalcuno ti si avvicina per stradate lo

ficco in corpo. Chambersmi credi quando ti dico questo?»

«È inutile che mi secchi con questa domanda. Lo so che mantieni laparola.»

«Sìnon sono come teio. Spegnie muoviti. Eccoti la chiave.»

Nessuno li seguì. Tom tremava a ogni nottambulo che gli si avvicinava perstradaaspettandosi quasi di sentirsi

la lama gelida nella schiena. Roxy gli stava alle calcagnavicinissima. Dopoun miglio di strada giunsero a uno spiazzo

vuotosulla banchina desertae in quel deserto buio e piovoso sisepararono.

Mentre si avviava verso casa la mente di Tom era piena di pensieri tetri e difolli progetti; ma alla fine si disse

esausto:

«C'è una sola via di scampo. Devo seguire il suo piano. Ma con unavariante: non mi rovineròchiedendogli il

denaro; lo deruberòquel vecchio spilorcio.»

XIX

Poche cose sono più insopportabili del fastidio che dà un buon esempio.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Non sarebbe affatto meglio se tutti la pensassimo allo stesso modo; è dalladifferenza di opinioni che nascono le corse

dei cavalli.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Dawson's Landing stava quietamente terminando il suo periodo di imperturbatoriposo e attendeva con

pazienza il duello. Anche il conte Luigi attendeva; ma non con pazienzasidiceva in giro. Giunse la domenica e Luigi

insistette perché venisse recapitato il suo cartello di sfida. Così Wilsonsi recò dal giudice Driscoll. Ma il giudice rifiutò

di battersi con un assassino. «Intendo» aggiunse in tono significativo«sul campo dell'onore.»

Altrovenaturalmentesarebbe stato prontissimo. Wilson tentò diconvincerlo che se fosse stato presente

quando Angelo aveva parlato dell'omicidio commesso da Luiginon avrebbeconsiderato disonorevole quell'azione; ma

il vecchio ostinato fu irremovibile.

Wilson tornò dallo sfidante a riferire il fallimento della missioneeLuigioffesissimochiese come mai il

vecchio gentiluomoche era tutt'altro che stupidofacesse maggior contodella testimonianza di un farfallone come suo

nipote che della parola di Wilson. Ma Wilson rise e disse:.44

«È molto semplice e facile da spiegarsi. Io non sono il suo idoloil suobebèla sua passione: suo nipote sì. Il

giudice e la sua defunta consorte non hanno avuto figli e avevano passato lamezza età quando questo tesoro gli è

piovuto in grembo. Bisogna pur considerare l'istinto paternorimastoinappagato per venticinque o trent'anni. Dopo

tanto tempo diviene famelicoinsaziato e insaziabilee un uomo si soddisfacon la prima cosa che gli capita sotto mano;

il suo gusto si è atrofizzatoe non sa riconoscere la sardina dallosgombro. Una giovane coppia che metta al mondo un

demonioprima o poi lo riconosce per talema per una coppia anziana cheadotti un demonioquesti è e sarà sempre un

angeloaccada quel che accada. Tom è l'angelo del vecchio gentiluomolasua infatuazione. Tom riesce a ficcargli in

testa idee di cui nessun altro riuscirebbe a persuaderlo: non tuttenon dicoquestoma molte sì. Particolarmente quelle

atte a creare o abolire parzialità e pregiudizi nella mente del giudice.Questi aveva simpatia per voi duementre Tom vi

ha portato subito un grande odio. Ciò è bastato perché il vecchiocambiasse idea di punto in bianco. Le più antiche e

solide amicizie possono crollare quando uno di questi tesorucci adottatitardivamente le colpisce con una sassata.»

«E una strana filosofia» disse Luigi.

«Non è filosofiaè un fatto. E c'è qualcosa di patetico e bello in tuttoquesto. Non credo ci sia niente di più

patetico di quelle vecchie coppie senza figli che si prendono a cuore unserraglio di cagnetti urlanti; e poi ci aggiungono

qualche pappagallo che graffia e imprecae un macaco ragliantee poi uncentinaio di assordanti canarini e qualche

fetido porcellino d'India o coniglioe un harem di gattisforzandosi allacieca e senza una direzione precisa di creare dal

vile metallodalla limatura d'ottoneper così direqualcosa che prenda ilposto di quell'aureo tesoro negatogli da madre

natura: un figlio.

«Ma sto andando fuori del seminato. La legge non scritta di questo paeseesige che lei uccida il giudice

Driscoll a vista. Ecco quanto egli stesso e la comunità si aspettano da lei.Ovvio che se fosse lei a cadere sotto i proiettili

del giudicetutto sarebbe ugualmente "legale". Stia in guardiadunque. È prontovoglio direè armato?»

«Sìavrà la sua occasione. Se mi attaccarispondo.»

Mentre se ne andavaWilson disse:

«Il giudice è ancora provato dalla campagna elettoralee non uscirà primadi un giorno o due; quando lo farà

dovrà stare sul chi vive.»

Verso le undici di sera i gemelli uscirono per fare un poco di motoe siaccinsero a una lunga passeggiata al

tenue chiarore della luna.

Circa mezz'ora primaTom Driscoll era sceso a Hackett's Storedue miglia asud di Dawson's Landingunico

passeggero diretto in quel luogo solitario; etornato a piedi per la stradalungo il fiumeera entrato in casa del giudice

Driscoll senza imbattersi in anima viva né per la via né dentro casa. Salìin camera suaabbassò la tenda della finestra e

accese una candela. Si tolse giacca e cappello e iniziò i preparativi. Aprìil bauletirò fuori da sotto i suoi abiti il

«guardaroba» femminile. Poi si annerì la faccia col sughero bruciato e simise in tasca il sughero. Aveva progettato di

insinuarsi nel salottino privato dello zioal piano di sottopassare nellacamera da lettorubare la chiave della cassaforte

dagli abiti del vecchiotornare indietro e svaligiare la cassaforte. Presela candela e fece per avviarsi. Fino a quel

momento si era sentito pieno di coraggio e di sicurezzama adesso tantol'uno che l'altra cominciavano a vacillare. E se

per caso avesse fatto rumore e si fosse fatto sorprendere magari nell'atto diaprire la cassaforte? Forse era meglio

scendere armato. Prese dal nascondiglio il pugnale indiano e sentì consoddisfazione che il coraggio gli stava tornando.

Sgusciò giù per le scale anguste con i capelli che gli si rizzavano intesta e il polso che si arrestava al minimo

scricchiolio. Quando fu a metà scala notò allarmato un barlumenell'anticamera sottostante. Che poteva significare? Che

suo zio fosse ancora alzato? Nonon era verosimile; probabilmente avevalasciato là il moccoletto da notte quando era

andato a letto. Riprese a scenderefermandosi a ogni gradinoin ascolto.Trovò la porta aperta e guardò dentro. Quello

che vide lo rallegrò oltre misura. Suo zio dormiva sul sofà. Su untavolinetto a capo del sofà una lampada si estingueva

lentamentee lì accantochiusac'era la cassettina di ferro dove ilvecchio teneva il denaro. Vicino alla cassettina c'era

una pila di banconote e un pezzo di carta coperto da cifre scritte a matita.Lo sportello della cassaforte non era aperto.

Certo il dormiente si era stancato mentre faceva i conti e stava riposando.

Tom posò la candela sulla scala e avanzò verso la pila di banconotecamminando più curvo che poteva.

Quando passò vicino allo zioil vecchio si mosse nel sonnoe Tom si fermòall'istante; si fermò e silenziosamente

estrasse il pugnale dal foderocol cuore che gli batteva e gli occhiincollati sul volto del suo benefattore. Dopo un

minuto o due avanzò ancora di un passocautamenteallungò la manoafferrò il denaro e lasciò cadere il fodero del

pugnale. Sentì la mano del vecchio che lo abbrancava e un urlo selvaggio«Aiuto! Aiuto!» gli risuonò nelle orecchie.

Senza un attimo di esitazione vibrò una pugnalata e fu libero. Alcunebanconote gli sfuggirono dalla sinistra e caddero

sul pavimentonel sangueTom lasciò cadere il pugnaleraccolse lebanconote e si apprestò a fuggire; mise le

banconote assieme alle altre che teneva nella mano sinistra espaventato econfuso com'eraafferrò di nuovo il pugnale;

ma si riprese in tempo e lo scagliò lontano: non doveva portare con sé unatestimonianza così pericolosa.

In un balzo fu all'usciolo chiuse dietro di sée arrivò alla scala.Riprese la candela ementre correva di sopra

il silenzio della notte fu rotto da un suono di rapidi passi che siavvicinavano alla casa. Un attimo dopo Tom era in

camera suae i gemellisgomentistavano accanto al cadavere dell'uomoassassinato!

Tom s'infilò la giaccal'abbottonò nascondendovi dentro il cappellosopraindossò l'abito femminileabbassò

la veletta del cappellinosoffiò sulla candelachiuse a chiave la portadalla quale era appena entratoportandosi via la

chiavepassò dall'altra porta nel corridoio sul retrochiuse a chiaveanche quella e si tenne la chiave. Poia tentoni

raggiunse la scala posteriore e scese. Prevedeva di non incontrare nessunoperché ora l'attenzione di tutti era concentrata

sull'altro lato della casa. I suoi calcoli si rivelarono esatti. Mentre luiattraversava il cortile sul retrola signora Pratti.45

servi e una dozzina di vicini mezzo svestitiavevano raggiunto i gemelli eil mortoe altri stavano arrivando alla porta

d'ingresso.

Tomscosso da un fremito convulsostava varcando il cancelloquando tredonne sopraggiunsero di corsa da

una casa di fronte. Lo incrociarono proprio sul cancellochiedendogli cosafosse successoma non aspettarono risposta.

Tom si dis se: «Queste vecchie zitelle hanno perso tempo a vestirsi; fecerolo stesso la notte che bruciò la casa degli

Stevensqui accanto.» In pochi minuti fu alla casa stregata. Accese unacandela e si tolse l'abito femminile. Aveva

larghe macchie di sangue su tutto il fianco sinistroe anche la mano destrache aveva tenuto strette le banconoteera

rossa del sangue di cui erano intrise; ma per il resto non recava altretracce. Si pulì la mano sulla pagliae si tolse il

nerofumo dal viso. Poi bruciòfino a ridurli in cenerei panni maschili efemminilisparpagliò la cenere attornoe si

camuffò da vagabondo. Spense la candelascese di sottoe poco dopogironzolava già in riva al fiume con l'intento di a

prendere a prestito» e usare una delle trovate di Roxy . Scovò una canoa eremò seguendo la corrente. Poiallo spuntare

dell'albalasciò andare la canoa alla deriva e continuò a piedi verso ilvillaggio successivodove si tenne nascosto fino

all'arrivo del vapore in transito e prese un passaggio di terza classe perSt. Louis. Continuò a sentirsi a disagio fin

quando non si fu lasciato alle spalle Dawson's Landing; poi si disse: a Tuttigli investigatori del mondo non

riuscirebbero a rintracciarmiadesso; non esiste il minimo indizio;quell'omicidio andrà ad aggiungersi alla lista misteri

insolubilie la gentefra cinquant'annicercherà ancora di venirne acapo.»

Il mattino seguentea St. Louislesse sui giornali questo breve dispacciotelegrafico da Dawson's Landing:

Il giudice Driscollanziano e rispettato concittadinoè stato assassinatoqui verso mezzanotteda un dissoluto

nobile italiano o barbiere che siain seguito a una lite occasionata dallerecenti elezioni. Probabilmente l'assassino verrà

linciato.

«Uno dei gemelli!» si disse Tom. «Questa sì che si chiama fortuna! Estato il pugnale che gli ha reso questo bel

servizio. Non sappiamo mai quando la buona sorte decide di favorirci. E direche ho maledetto Wilson lo Svitato dal

fondo del cuore per avermi reso impossibile la vendita del pugnale. Ritirotuttoora.» Ormai Tom era ricco e

indipendente. Si accordò col piantatore e spedì a Wilson il nuovo atto divendita che vendeva Roxana a se stessa; poi

telegrafò alla zia Pratt:

Ho letto sui giornali la terribile notizia e sono distrutto dal dolore.Partirò oggi col postale. Cerca di farti forza

fino alla mia venuta.

Quando Wilson raggiunse la casa del delitto ed ebbe raccolto tutti iparticolari che la signora Pratt e gli altri gli

seppero darenella sua qualità di sindaco prese il comando delle operazionie ordinò che nulla fosse toccato e che ogni

cosa fosse lasciata al suo posto in attesa del giudice Robinson il qualecome magistrato inquirenteavrebbe preso le

misure del caso. Fece uscire tutti e rimase nella stanza insieme ai gemelli.Poi arrivò lo sceriffo e condusse i gemelli in

prigione. Wilson li esortò a farsi coraggio e promise che avrebbe fatto delsuo meglio per difenderli quando la causa

fosse giunta in tribunale. Poco dopo arrivò il giudice Robinson e con luil'agente Blake. Esaminarono la stanza

accuratamente e trovarono il pugnale e il fodero. Wilson notò che sul manicoc'erano delle impronte. La cosa gli fece

piacere perché i gemelli avevano pregato le prime persone accorse diesaminare bene le loro mani e i loro abiti e né

quelle né Wilson vi avevano trovato tracce di sangue. Era dunque possibileche i gemelli avessero detto la verità

dichiarando di aver trovato il vecchio già morto quando erano accorsi allegrida di aiuto? Pensò subito alla ragazza

misteriosa. Ma non era un delitto che potesse essere stato commesso da unaragazza. Comunque era indispensabile

perquisire la camera di Tom Driscoll.

Dopo che i giurati ebbero esaminato il cadavere e la stanza dove esso sitrovavaWilson suggerì una

perquisizione al piano superiore e salì con gli altri. Entrarono nellacamera di Tomforzando l'uscioma naturalmente

non trovarono nulla.

Con decisione concorde i giurati conclusero che l'omicidio era stato commessoda Luigi e che Angelo era il

suo complice.

La città si mostrò spietata con i due sfortunatiche i primi giorni dopoil delitto furono in costante pericolo di

essere linciati. Poi la Corte Suprema formalizzò l'accusae Luigi venneincriminato per omicidio di primo grado;

Angelo per complicità. I gemelli furono trasferiti dalla prigione locale aquella della conteain attesa di giudizio.

Wilson esaminò le impronte digitali trovate sull'impugnatura del coltello econcluse: «Nessuno dei gemelli ha

lasciato queste impronte.» Dunque era chiaro che si trattava di qualcunaltro che aveva agito per conto proprio o come

sicario.

Ma chi poteva essere? Doveva scoprirlo. La cassaforte non era stata apertala cassetta del denaro era chiusa e

conteneva tremila dollari. Quindi il movente non era stato la rapina ma lavendetta. Ma chi altroall'infuori di Luigi

poteva essere nemico dell'ucciso? Era lui l'unico che gli portasse rancore.

La ragazza misteriosa! Wilson non riusciva a venirne a capo. Se il moventefosse stato la rapinasi sarebbe

potuto pensare alla ragazza. Ma che una ragazza volesse togliere la vita aquel vecchio per vendetta - noera

impossibile. Lui non si metteva con le ragazze. Era un gentiluomo.

Wilson era riuscito a rilevare le impronte digitali sull'impugnatura delpugnale: perfette. E tra i suoi vetrini

c'era una grande varietà d'impronte di donne e ragazzeraccolte negliultimi quindici-diciotto anni; le esaminò una per.46

unama invano; nessuna corrispondeva alle impronte sul pugnale.

La presenza dell'arma sul luogo del delitto era una circostanza che turbavaWilson. Una settimana prima aveva

finito coll'ammettere che Luigi aveva posseduto un pugnale così e che lopossedeva ancoraanche se dava a intendere

che gli era stato rubato. E ora ecco il pugnale e insieme al pugnale igemelli. Mezza città era stata certa che i gemelli

mentivanoasserendo di aver perduto il pugnalee adesso tutta quella genteesclamava esultante: «Ve l'avevo detto io!»

Se sull'impugnatura ci fossero state le impronte dei gemelli... ma erainutile stare a far congetture. Le impronte

sull'impugnatura non eranole loro: questo lo sapeva perfettamente.

Quanto a TomWilson lo escludeva senz'altro dagli indiziati; in primo luogoTom non era capace di

ammazzare nessuno: non aveva abbastanza grinta; in secondo luogoanche seavesse potuto uccidere qualcunonon

avrebbe scelto il suo affezionato benefattore e parente più prossimo; interzo luogociò sarebbe stato contrario al suo

interesseperché fin tanto che lo zio era in vita Tom poteva contare oltreche su un generoso mantenimentosulla

possibilità che il testamento distrutto venisse rifattopossibilità chescomparso lo ziosarebbe a sua volta scomparsa.

Vero checome adesso s'era chiaritoil testamento era già stato rifatto.Ma Tom non poteva saperloaltrimenti ne

avrebbe parlatodata la sua natura ciarliera e per nulla riservata. E infineTom si trovava a St. Louis al momento

dell'assassinioe aveva avuto la notizia dai giornalicome attestava iltelegramma inviato alla zia. Ma tutte queste erano

più che argomentazioni chiaramente formulate e articolatesensazioniconfuse: Wilson avrebbe riso all'idea di collegare

Tom al delitto.

Invece la situazione dei gemelli gli appariva gravissima: anzidisperata. Senon si fosse trovato un complicesi

dicevaun'illuminata giuria del Missouri li avrebbe fatti impiccare dicerto; eanche trovato il complicele cose non

sarebbero poi andate meglio: ci sarebbe stata semplicemente una persona inpiù da impiccare. Solo la scoperta di una

persona che avesse commesso il delitto per conto proprio poteva salvare igemelli: un'impresa che aveva tutta l'aria di

risultare impossibile. Eppurebisognava trovare la persona che avevalasciato le impronte digitali. Forse i gemelli non

l'avrebbero spuntata ugualmentema cosìsenza quella personaeranospacciati.

Così Wilson continuò a rimuginare; pensaripensaipotizzaescogitagiorno e nottesenza arrivare a capo di

niente.

Ogni volta che s'imbatteva in una ragazza o in una donna sconosciutaconqualche pretesto le prendeva le

improntee ogni volta che tornava a casa doveva constatare con rammarico chenon coincidevano con le impronte del

pugnale.

Quanto alla ragazza misteriosaTom giurò di non conoscerla e di nonricordarsi di aver mai visto nessuna

donna con un vestito come quello descritto da Wilson. Ammise che non semprechiudeva la sua camera a chiavee che

talvolta i servi dimenticavano di chiudere le porte d'ingresso; comunqueasuo avvisola ragazza doveva esser venuta

ben poche voltealtrimenti sarebbe stata scoperta. Quando Wilson tentò dicollegarla con le rapineipotizzando che

avrebbe potuto essere una complice della vecchiase non proprio la ladratravestita da vecchiaTom apparve colpito e

anche molto interessato alla cosae disse che avrebbe tenuto gli occhi beneapertisebbene temesse che la donna (o la

ragazza) fosse troppo astuta per avventurarsi di nuovo in una città doveognuno per un bel pezzo sarebbe stato all'erta.

Tutti avevano compassione di Tom che appariva così silenzioso e addolorato esembrava soffrire

profondamente della perdita dello zio. Stava recitandonaturalmentema nondel tutto. Nel buio della nottequando era

svegliol'immagine del suo presunto ziocosì come l'aveva vista l'ultimavoltagli si parava spesso davanti e anche

quando dormiva ricorreva nei suoi sogni. Si rifiutava di entrare nella stanzadove era avvenuta la tragedia. Questo

commosse la tenera signora Prattche «capiva oracome non aveva mai capitoprima»dissedi che pasta sensibile e

delicata fosse suo nipotee quanto adorasse il suo povero zio.

XX

Perfino le più chiare e perfette prove indiziarie possono essere erratepercui andrebbero considerate con cautela.

Prendete il caso di una matita qualsiasitemperata da una donna qualsiasi;se avete dei testimoniscoprirete che ha usato

un temperino; ma se prendete in considerazione soltanto l'aspetto dellamatitadirete che l'ha temperata con i denti.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Le settimane passavanonessun amico andava a trovare i gemelli carcerati adeccezione del loro avvocato e di

zia Patsy Coopere finalmente il giorno del processo arrivòil giorno piùduro della vita di Wilsonpoiché nonostante le

sue indefesse ricerchenon era riuscito a trovare segno o traccia delcomplice mancante. «Complice» era il termine con

cuidentro di sédesignava ormai da tempo quella persona: non perchéfosse in assoluto il termine giustoma perché

c'era almeno la probabilità che fosse il più giustoanche se non riuscivaa capire perché i gemelli non fossero spariti o

fuggiticome aveva fatto il loro compliceinvece di rimanere presso ilcadavere e di farsi cogliere sul fatto.

L'aula del tribunale naturalmente era gremita di gentee così sarebberimasta fino alla fineperché non solo a

Dawson's Landing ma in tutto il circondarioper parecchie migliailprocesso era diventato l'unico argomento di

conversazione. La signora Prattin gramagliee Tom con un nastro nero alcappellosedevano vicino a Pembroke

HowardPubblico Ministeroe dietro di loro sedevano compatti gli amici difamiglia. I gemelli avevano una sola amica

in aula; la loro vecchia e afflitta padrona di casavenuta a incoraggiare illoro avvocato. Sedeva vicino a Wilsoncon.47

un'espressione più che mai bonaria. Nell' «angolo dei negri» c'eranoChambers e Roxytutta ben vestita e con in tasca il

suo atto di vendita. Era il suo più prezioso averee non se ne separava nédi giorno né di notte. Tom le aveva assegnato

trentacinque dollari al meseda quando era entrato in possesso del suopatrimonioe aveva detto che sia lui che lei

dovevano essere grati ai gemelli che li avevano resi ricchi; ma questodiscorsetto l'aveva mandata su tutte le furieper

cui si era guardato bene dal ripeterlo una seconda volta. Roxy diceva che ilvecchio giudice aveva trattato suo figlio

mille volte meglio di quanto meritassee a lei non aveva mai fatto altro chegentilezzeperciò odiava quei diavoli

stranieri che lo avevano uccisoe non avrebbe dormito contenta finché nonli avesse visti penzolare dalla corda. Era lì

per assistere al processo e al momento del verdetto avrebbe lanciato unbell'urràanche se per questo il giudice della

contea le avesse dato un anno di prigione. Erse il capo avvolto dal turbantee disse: «Quando viene la sentenzami

metto a far cagnarave lo dico io!»

Pembroke Howard descrisse brevemente il caso. Disse che avrebbe dimostratocon una serie di prove

indiziarie ineccepibiliche il detenuto numero 1quello alla sbarraavevacommesso il delitto; che il movente era in

parte la vendetta e in parte il desiderio di sottrarsi al rischio di metterea repentaglio la propria vitae che il fratellocon

la sua presenzaera stato complice necessario di quello che era certo ilpiù abominevole fra tutti i criminil'assassinio;

un delitto concepito dal più empio dei cuori e consumato dalla mano piùabietta; un delitto che aveva spezzato il cuore

di una sorella amorevolespento la felicità di un giovane nipote dilettocome un figliocausato un dolore inconsolabile a

molti amicie una dolorosaincolmabile perdita a tutta la comunità. Lagiustiziaoltraggiataavrebbe chiesto il massimo

della penae a tale pena l'accusato alla sbarra non sarebbe sfuggito. IlPubblico Ministero rimandava ogni ulteriore

commento alla requisitoria finale.

Quando sedetteHoward era molto commossocome l'uditoriodel resto; lasignora Pratt e molte altre signore

piangevano e parecchi sguardicarichi d'odiosi puntarono sugli sventuratidetenuti. I testi d'accusa furono chiamati a

deporrel'uno dopo l'altroe interrogati a lungo; il controinterrogatorioinvece fu breve. Wilson sapeva che essi non

potevano fornirgli nessun dato di qualche utilità. La gente provava pena perlo Svitato; la sua carrieraappena agli

esordisarebbe stata danneggiata da questo processo.

Parecchi testimoni giurarono di aver sentito il giudice Driscoll dire nel suodiscorso elettorale che i gemelli

avrebbero ritrovato il pugnale perduto quando ne avessero avuto bisogno perassassinare qualcuno. Non era una novità

ma ora la frase appariva tristemente profetica e un brivido profondo scorseper l'aula silenziosa quando quelle lugubri

parole furono ripetute.

Il Pubblico Ministero si alzò e disse chenel corso di una conversazioneavuta col giudice Driscoll in quello

che era stato il suo ultimo giorno di vitaaveva appreso che l'avvocatodifensore gli aveva portato una sfida

dell'imputato e che il giudice si era rifiutato di battersi con un assassinoconfesso - «di battersi sul campo dell'onore

s'intende» - ma aveva aggiunto in tono significativo che era pronto aincontrarlo altrove. Presumibilmente l'imputato era

stato avvertito che avrebbe dovuto uccidere o rimanere ucciso la prima voltache avesse incontrato il giudice Driscoll.

Se l'avvocato difensore non aveva obiezioni a che ciò fosse messo a verbalenon lo avrebbe chiamato a deporre come

testimone.

«Nessuna obiezione» disse Wilson. (Mormorii in aula: «Per Wilson si stamettendo di male in peggio.»)

La signora Pratt testimoniò di non aver udito nessun urloe non seppe direche cosa l'avesse svegliataa meno

che non fosse stato il rumore di passi affrettati che si avvicinavano allaporta d'ingresso. Era saltata giù dal letto ed era

corsacosì com'eranel vestiboloe aveva udito i passi che salivanovelocemente la gradinata esterna e poi la seguivano

mentre correva nel salottino. Lì aveva trovato gli imputati ritti accanto alcorpo del fratello assassinato. (E qui

s'interruppe e scoppiò in singhiozzi. Sensazione nell'aula.) Quando fu dinuovo in grado di parlarela signora Pratt disse

che le persone entrate dopo di lei erano il signor Rogers e il signorBuckstone.

Nel controinterrogatorio condotto da Wilsonla signora disse che i gemelliavevano protestato la loro

innocenza dichiarando di essere usciti per una passeggiata e di essereaccorsi a un grido d'aiuto così alto e forte che lo

avevano udito a notevole distanza; e l'avevano supplicatae con lei isignori già menzionatidi esaminare le loro mani e

i loro abitiil che fu fattosenza che venissero trovate tracce di sangue.

Rogers e Buckstoneinterrogaticonfermarono. Fu verificato il ritrovamentodel pugnale e prodotto l'annuncio

che lo descriveva minuziosamente e offriva una ricompensa a chi lo trovassefu provata la sua esatta rispondenza a

quella descrizione. Seguirono dettagli di minore importanzae larequisitoria terminò.

Wilson disse di avere tre testimoni: le signorine Clarksonche avrebberodeposto di avere incontrato una

giovane velata che usciva dalla casa del giudice Driscoll dal cancelloposteriore pochi minuti dopo che si erano udite le

grida d'aiuto. Le loro testimonianzeinsieme a certe prove indiziarie cheavrebbe sottoposto all'attenzione della Corte

avrebberoa suo avvisoconvinto la giuria che c'era un'altra personacoinvolta nel delittoe che non era stata ancora

trovata: pertantoin nome della giustiziail processo doveva essere sospesofin tanto che non se ne scoprisse l'identità.

Dal momento che si era fatto tardichiese che l'interrogatorio dei tretestimoni fosse rinviato alla mattina seguente.

La folla si riversò fuori dall'aula e si allontanò a gruppi e a coppiediscutendo animatamente e con

appassionato interesse le varie fasi dell'udienza; e tutti avevano l'aria diavere ben speso la loro giornatatutti tranne gli

accusatil'avvocato difensoree la loro vecchia amica. Non c'era niente dicui potessero rallegrarsi o in cui sperare.

Nel separarsi dai gemelli la zia Patsy augurò loro la buonanotte sforzandosidi mostrarsi gaia e fiduciosama fu

costretta a interrompersisopraffatta dall'emozione.

Nonostante si ritenesse completamente al sicurola solenne apertura delprocesso aveva messo addosso a Tom

un senso di oppressione e di vago disagioperché la sua natura erasensibile anche al minimo allarme; ma una volta che.48

la debolezza e l'inconsistenza della linea difensiva di Wilson furonomanifestesi sentì rinfrancatoperfino esultante.

Mentre lasciava l'aulapensò allo Svitato con un misto di compatimento e disarcasmo. «Le Clarkson hanno incontrato

una sconosciuta sul retro della casa...» disse fra sé. «Sai che roba! Glido cent'anni per trovarlala sconosciuta - anche

duecentose vuole. Una donna che non esiste piùgli abiti addotti a provadel suo sesso bruciatie le ceneri gettate al

vento - ohla troverà facilmentenon c'è dubbio!» Queste riflessioni loportarono ad ammirareper la centesima volta

l'acume e l'abilità con cui si era messo al sicuro contro il pericolo diessere identificato o minimamente sospettato.

«Quasi semprein casi del generec'è un dettaglio che sfuggeunapiccolissima pista o traccia che uno si lascia

dietro: è questa che porta alla scoperta; ma qui non c'è ombra di traccia.Niente più di quella che lascia un uccello

volando per l'aria; anzivolando di notte. Solo chi riuscisse a seguire latraccia di un uccello nell'ariaal buioe a trovare

quell'uccellopotrebbe risalire fino a me e scoprire l'assassino delgiudice. Per gli altrinulla da fare! E di tutta la gente

che c'è al mondoquesto lavoro doveva toccare proprio al povero Svitato!Diosarà pateticamente buffo vederlo

arrancare e annaspare dietro a una donna che non esisteavendo sotto ilnasotutto il tempola persona giusta!» Più ci

ripensavapiù la cosa gli sembrava spassosa. Alla fine concluse: «Non glidarò pacecon quella donna. Ogni volta che

lo pesco in compagnia di qualcunofino al suo ultimo giornogli chiederòcon quel mio tono candido e affettuoso che

tanto lo seccava quando gli domandavo notizie della sua abortita carrieralegale: "Ancora sulle tracce di quella donna

ehSvitato?"» Aveva voglia di riderema non era il caso perché c'eragentee lui era in lutto per lo zio. Decise che

sarebbe stato divertente passare da Wilson quella sera stessaosservarlomentre si arrabattava sulla sua causa persae

punzecchiarlo di tanto in tanto con qualche esasperante parola comprensiva epietosa.

Wilson non aveva voglia di cenare. Non aveva appetito. Tirò fuori tutte leimpronte di ragazze e donne che

teneva nel suo schedarioe per più di un'ora le studiò e ristudiòcercando di convincersi che quelle della misteriosa

fanciulla dovevano pur esserci da qualche partelì in mezzoe gli eranosfuggite. Ma non era così. Tirò indietro la sedia

si prese la testa tra le mani e si abbandonò a pensieri aridi e cupi.

Tom Driscoll arrivò un'ora dopo che s'era fatto buio. Prese una sedia ementre si accomodavadisse ridendo

affabilmente:

«Ahvedo che siamo tornati ai vecchi passatempi dei giorni in cui eravamonegletti e sconosciutitanto per

consolarcivero?» E tirò su un vetrino e lo tenne controluce perscrutarlo. «Andiamofatti animovecchio mionon vale

la pena di perdersi di coraggio e tornare a questi giochi puerili soloperché questa grossa macchia solare sta

attraversando il tuo nuovo astro fulgente. Passeràe tutto tornerà aposto.» E posò il vetrino. «Ti credevi di vincere

sempre?»

«Oh no» disse Wilson con un sospiro. «Non mi aspettavo questoma nonriesco a credere che Luigi abbia

ucciso tuo zioe sono molto addolorato per lui. Mi avvilisce. E tisentiresti anche tu come meTomse non avessi dei

pregiudizi verso quei due.»

«Non saprei» disse Tom col viso che gli si faceva scuro mentre la memoriariandava ai calci ricevuti. «Certo

non sono molto ben dispostovisto il trattamento ricevuto dal brunettoquella sera. Pregiudizi o noSvitatonon mi

piaccionoe quando avranno quel che si meritanonon mi vedrai certo fra idolenti.»

Tirò su un altro vetrino e disse:

«Tohc'è il nome della vecchia Roxy! Che faivuoi decorare i palazzireali anche con le ditate dei negri? A

giudicare dalla dataavevo sette mesi quando è stato fattoe lei era lamia balia e la balia del suo negretto.

C'è una linea che attraversa l'impronta del pollicecome mai?» E Tom porseil vetrino a Wilson.

«È una cosa abbastanza comune» disse Wilson annoiato. «La cicatrice diun taglio o di uno sgraffioin

genere» e prese con indifferenza il pezzetto di vetro e lo sollevò controla lampada.

Di colpoil sangue gli defluì dal visola mano cominciò a tremarglieguardò quella superficie lucida che gli

stava davanti con lo sguardo vitreo di un cadavere.

«Santo cielo! Che ti succedeWilson? Ti senti male?»

Tom corse a prendergli un bicchiere d'acquama Wilson si ritrasse tremante edisse:

«No noportalo via!» Ansimava e tentennava il capo con aria frastornata esmarritacome chi sia stato

tramortito. Poi disse: «Starò meglio quando andrò a letto; oggi mi sonoaffaticato molto. E già da parecchi giorni che mi

sento stanco.»

«Allora ti lascio riposare. Buona nottevecchio mio.» Ma mentre usciva Tomnon seppe rinunciare a un'ultima

frecciata: «Non te la prenderenon si può vincere sempre; prima o poi ciriuscirai a fare impiccare qualcuno.»

Wilson borbottò fra sé:

«E non è una bugia la miase dico che mi dis piace dover cominciare da teper quanto tu sia un miserabile

bastardo.»

Si rianimò con un bicchiere di whisky gelato e si rimise al lavoro. Nonconfrontò le nuove impronte lasciate

involontariamente da Tompochi minuti primasul vetrino di Roxycon quellerilevate sull'impugnatura del coltello

giacché il suo occhio esperto non ne aveva bisognoma si dedicò a un'altraricerca e di tanto in tanto borbottava: «Idiota

che sono stato! Prendere in considerazione soltanto una ragazzae mai mi è venuto in mente dipensare a un uomo in

abiti femminili.» Per prima cosa rintracciò la lastrina con le impronte diTom quando aveva dodici annie la mise da

parte; poi tirò fuori le impronte di Tom quando era un piccino di settemesie mise i due vetrini insieme a quello su cui

inconsciamenteil giovane Driscoll aveva lasciato un nuovo «dato».

«Ora la serie è completa» disse soddisfatto. E sedette a esaminare ivetrini con tutto comodo.

Ma la sua soddisfazione fu di breve durata. Guardò a lungo i tre vetrini erestò sbalordito. Alla fine li depose e.49

disse:

«Non ci capisco nulla. Maledizione! Quelle del piccino non corrispondonoalle altre!»

Per mezz'ora passeggiò avanti e indietrorompendosi il capo suquell'enigmapoi andò a cercare altri due

vetrini.

Si rimise a sedere e si scervellò per un bel pezzo anche su questisempreborbottando: «È inutilenon riesco a

capire. Non collimano. Eppure ci giurerei che i nomi e le date sono giustiper cuinaturalmentedovrebbero coincidere.

Non mi è capitato mai in vita mia di sbagliarmi a mettere le etichette. Quic'è sotto un mistero.»

Adesso era proprio stancoe il suo cervello cominciava ad annebbiarsi.Decise di dormire un po' tanto per

rinfrescarsi le idee: poi avrebbe visto che cosa si poteva cavare daquell'enigma. Dormì un'oraun sonno turbato e per

nulla riposantepoia un trattoemerse da quello stato di semicoscienza esi alzò a sedere sul letto: «Com'era quel

sogno?» si disse sforzandosi di ricordarlo. «Com'era quel sogno? Misembrava che svelasse l'enig...»

Con un balzo fu in mezzo alla stanza prima ancora di aver completato lafrase. Accese la luce e corse a

verificare i suoi «dati». Lanciò una solarapida occhiata ed esclamò:

«È così! Santo cieloche rivelazione! E per ventitré anni non c'è statouno che l'abbia sospettato!»

XXI

Chi è inutile sulla terradovrebbe starci sotto a ispirare i cavoli.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

1° aprile: questo è il giorno che ci ricorda quello che siamo negli altritrecentosessantaquattro.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

Wilson si rivestì alla bell'e meglio e si mise a lavorare di lena. Adessoera completamente sveglio. Tutta la sua

stanchezza era stata spazzata via dalla grande decisiva scoperta che avevafatto: si sentiva elettrizzatopieno di energia e

di ottimismo. Fece delle riproduzioni accuratissime di un certo numero di«dati»poi li ingrandì da uno a dieci col

pantografo. Disegnò gli ingrandimenti su fogli di cartoncino biancoriproducendo linea per linea il complesso intrico di

curve e arabeschi che costituivano il «disegno» di un «dato»ericalcandolo con inchiostro nero in modo che risultasse

ben chiaro. A un occhio inesperto quei segni sottilissimilasciati da ditaumane sui vetriniapparivano pressoché

identici; ma ingranditi dieci voltesomigliavano alle nervature di un troncod'albero segato a metàorizzontalmentee

anche l'occhio meno allenato poteva riconoscere con un solo sguardo e a metridi distanza che non ce n'erano due

uguali. Quando alla fine Wilson ebbe terminato il diff¦cile e tediosolavorosistemò i risultati in ordine progressivoin

modo da ottenere una serie completa; poi aggiunse alla serie diversiingrandimenti pantografici che aveva fatto di

quando in quando negli anni passati.

La notte era trascorsa ormaie il giorno avanzava. Il tempo di fare un po'di colazioneed erano le nove:

l'udienza stava per iniziare. Dodici minuti dopo Wilson era al suo posto coni suoi «dati».

Tom Driscoll li sbirciò edando una gomitata all'amico che gli sedevaaccantodisse con una strizzatina

d'occhio: a Lo Svitato ha il bernoccolo per gli affari... Visto che non puòvincere la causaapprofitta dell'occasione per

fare un po' di pubblicità gratis alle sue decorazioni per finestre.» Fucomunicato a Wilson che i suoi testimoni erano in

ritardoe sarebbero arrivati di lì a pocoma lui si alzòe disse cheprobabilmente non avrebbe avuto bisogno della loro

testimonianza. (Un mormorio divertito corse per l'aula: «Una ritirata inpiena regola! Abbandona il campo senza tirare

un colpo!») Wilson continuò: «Ho altre testimonianzee migliori.»(Interesse e mormorio di sorpresa conditi da un

pizzico di disappunto.) «Se do l'impressione di voler cogliere la Corte allasprovvista con queste nuove provedirò a

mia giustificazione che ne ho scoperto l'esistenza soltanto ieri nottee daquel momento fino a mezz'ora fa non ho fatto

che esaminarle e classificarle. Tra poco le produrrò; prima però desiderodire alcune parole preliminari.

«Col beneplacito della Cortemi richiamerò alla tesi principaledell'accusatesi ribadita nel modo più strenuo

direi quasi più aggressivo e provocatorio: l'individuo la cui mano sinistraha lasciato impronte insanguinate

sull'impugnatura del pugnale indianoè colui che ha commesso l'omicidio.»Wilson fece una lunga pausaper dare

maggior rilievo a quello che si accingeva a direpoi aggiunse pacatamente:

«È una tesi che sottoscriviamo.»

La dichiarazione sortì l'effetto di una scarica elettrica. Nessuno sel'aspettava. Un mormorio di stupore si levò

da ogni parte e ci fu persino chi insinuò checausa l'eccessivo lavorol'avvocato aveva perso il senno. Anche il giudice

per quanto abituato ai trabocchetti legali e ai subdoli attacchi dei processipenalinon era certo che le proprie orecchie

non lo avessero ingannatoe chiese al Pubblico Ministero che cosa avessedetto Wilson. Il volto impassibile di Howard

non tradì la minima emozionema il suo atteggiamento e il suo contegnoperdettero un po' dell'abituale sicumera.

Wilson riprese.

«Non solo la sottoscriviamo: la facciamo nostra. Ma accantonando per unattimo tale aspetto della questione

procederemo ora a considerare altri punti di questa causa che ci proponiamodi stabilire a mezzo di prove. Della tesi in

sé riparleremo quando verrà il momento.»

Aveva risolto di tentare alcune congetture azzardatenel trattare la propriateoria dell'origine e del movente del.50

delittocongetture destinate a colmare alcune lacunecongetture chequalora avessero colpito nel segnosarebbero state

utili e che nel caso inverso non avrebbero fatto alcun danno.

«A mio avviso alcune circostanze del caso sottoposto al giudizio di questaCorte sembrano suggerire un

movente del tutto diverso da quello su cui ha insistito l'accusa. È miaconvinzione che il movente non sia stata la

vendettama il furto. Si è insistito sul fatto che la presenza degliaccusati nella stanza fatalesubito dopo aver appreso

che uno di loro doveva sopprimere il giudice Driscoll o perdere la propriavita non appena le due parti si fossero

incontratesta chiaramente a significare che l'innato istinto diconservazione spinse i miei clienti a recarsi segretamente

in quel luogo per salvare la vita del conte Luigi eliminando l'avversario.

«Ma alloraperché rimanere lì una volta compiuto il delitto? La signoraPratt ebbe tutto il tempo - eppure non

aveva udito le grida di aiutovisto che si era svegliata qualche attimo dopo- di correre in quella stanzae lì trovò questi

due uomini ritti in piediche non facevano alcun tentativo per scappare. Sefossero stati colpevoliavrebbero dovuto

precipitarsi fuori della casa e ne avrebbero avuto il tempo mentre leiaccorreva nella stanza. Se il loro spirito di

conservazione era tanto forte da spingerli a uccidere quell'uomo inermedov'era andato a finire orache avrebbe dovuto

essere più che mai sveglio? C'è forse qualcunofra noiche sarebberimasto? Non insultiamo a tal punto la nostra

intelligenza.

«Si è dato enorme rilievo al fatto che l'imputato avesse offerto una fortericompensa per il pugnale col quale è

stato commesso il delitto; che nessun ladro è venuto allo scoperto perreclamare quella straordinaria ricompensa; che

quest'ultima circostanza proverebbe in modo inconfutabile che la denuncia delfurto del pugnale era una finta e un

inganno; che la connessione di tali particolari alle memorabili eapparentemente profetiche parole del defunto riguardo a

quel pugnalee la scoperta finale di quella stessa arma nella stanza fatale(dove presso il cadavere furono trovate solo

due personeil proprietario del coltello e suo fratello) formano una catenaindistruttibile di prove a carico dei due

sventurati forestieri.

«Fra poco chiederò di prestare giuramentoin qualità di testimoneeproverò che anche per il ladro erastata

offerta una forte ricompensa; che l'offerta è stata fatta in segretoe nonresa pubblica; che di ciò venne fatta incauta

menzione - o per lo meno tacita ammissione - in circostanze che sembravanoprive di rischi ma che forse nonlo erano.

Il ladro poteva essere presente di persona.» (Tom Driscollche avevafissato per tutto il tempo l'oratorea questo punto

abbassò gli occhi.) «In questo caso si sarebbe tenuto il pugnalenonosando metterlo in vendita né impegnarlo.» (Molti

fra il pubblicoannuirono col capocome per dire che il colpo eraazzeccato.) «Dimostrerò ai giurati che c'erauna

persona nella stanza del giudice Driscoll parecchi minuti prima che gliaccusati entrassero.» (Questa dichiarazione fece

scalpore; quei pochi che ancora dormicchiavano si drizzarono di scattopronti ad ascoltare il seguito.) «Se sarà

giudicato necessariodimostreròservendomi della testimonianza dellesignorine Clarksonche esse incontrarono una

persona velata - apparentemente una donna - che usciva dal cancelloposteriore pochi minuti dopo che s'era udito il

grido di aiuto. Ma questa persona non era una donna: era un uomo vestito conabiti femminili.» (Gran fermento

nell'aula. Wilson teneva gli occhi puntati su Tom per vedere l'effettoprodotto dalla sua audace congettura. Restò

soddisfatto del risultato e disse fra sé: «Beneil colpo è andato asegno.»)

«L'obiettivo di quella personain quella casaera il furtononl'omicidio. È vero che la cassaforte non fu

apertama sul tavolo c'era una normale cassetta di metallo contenentetremila dollari. È lecito supporre che il ladro fosse

nascosto in casa; che sapesse dell'esistenza di questa cassettina edell'abitudine del suo proprietario di controllare il

denaro e sistemare i conti la sera (ammesso che avesse quell'abitudinecosachenaturalmentenon posso asserire)che

abbia tentato di prendere la cassetta mentre il proprietario dormivamaabbia fatto rumore e l'abbia svegliato; cheuna

volta sorpresosia stato costretto a usare il pugnale per evitare lacattura; cheinfinesia fuggito senza il bottino

sentendo sopraggiungere gente.

«Questa la mia ricostruzione dei fatti. Passerò ora alle prove che nedimostrano la fondatezza.» Wilson tirò

fuori un certo numero di lastrine. Quando il pubblico riconobbe quelfamiliare memento dei puerili e futili giochetti di

cui lo Svitato si dilettava in passatoi voltiprima tesi e solennisirilassaronoe in tutta l'aula scoppiarono fragorose e

irrefrenabili risate di sollievo. Anche Tom si riprese e si unì all'ilaritàgeneralema Wilsonapparentementenon ne fu

turbato. Sistemò le «schede» davanti a sésulla tavolae disse:

«Oracol permesso della Corteillustrerò brevemente alcune delle proveche mi accingo a produrre; poi

chiederò l'autorizzazione a convalidarle sotto giuramento sul banco deitestimoni. Ogni essere umano porta su di sé

dalla nascita alla tombacerti segni caratteristici che rimangono immutatie per mezzo dei quali può essere sempre

identificato - identificato senza la minima ombra di dubbio. Questi segnisono la sua firmail suo autografo fisiologico

tanto per intendercie questo autografo non può essere contraffatto nénascosto né alteratoné può diventare illeggibile

per il logorio del tempo e i suoi mutamenti. Questa "firma" non èla sua faccia (l'età può alterarla fino a renderla

irriconoscibile); non sono i suoi capelli (perché possono cadere); non è lasua statura (perché altri hanno la stessa

statura); non è il suo aspetto (perché altri possono averne uno identico);noquesta "firma" è unicaesclusiva: non

esistonoin tutta l'immensa popolazione del globoduplicati di sorta!»(Nuovi segni di interesse tra il pubblico.)

«Questo autografo consiste nelle delicate linee o solchi con cui la naturasegna l'interno delle mani e la pianta

dei piedi. Se vi guardate i polpastrelli delle dita - parlo a coloro chehanno una vista buona - osserverete che queste

delicatissime linee curve sono moltomolto vicinecome quelle chenellemappesegnano i confini degli oceanie che

formano alcune figure chiaramente identificabilicome archicircolivolutespirali ecceterae che tali figure

differiscono da dito a dito.» (Ognunoin aulaaveva alzato una mano evolgendola verso la luceosservava

minuziosamente con la testa piegata da un latoi polpastrelli delle dita. Vifurono sommesse esclamazioni: «To'è.51

proprio vero! non me n'ero mai accorto prima!») «Le linee della mano destranon sono uguali a quelle della sinistra.»

(Altre esclamazioni: «To'anche questo è vero!») «Prese dito per ditole vostre linee differiscono da quelle del vostro

vicino.» (Confronti in tutta l'aula: persino il giudice e i giurati eranoassorti in questa curiosa occupazione.) «Le linee

della mano destra di un gemello non sono uguali a quelle della mano sinistra.Le linee della mano di un gemello non

sono mai identiche a quelle dell'altro: i signori giurati osserveranno che lelinee dei polpastrelli degli imputati seguono

questo schema.» (Iniziò subito l'esame delle mani dei gemelli.) «Avretesentito dire spesso di alcuni gemelli che sono

esattamente uguali; gemelli chese vestiti allo stesso modoneppure igenitori riescono a distinguere. E tuttavia non è

mai venuto al mondo un gemello che non portasse su di sédalla nascita allamorteun infallibile segno di

identificazione: questo misterioso e meraviglioso autografo naturale. Per cuinessun gemello che impersoni l'altro potrà

mai ingannarciuna volta che sappiamo questo.»

Wilson s'interruppe e rimase in silenzio. Quando un oratore fa questosicomporta cosìogni disattenzione

sparisce d'incanto. Il silenzio preannunzia che il meglio deve ancora venire.Palme e polpastrelli si abbassaro nocorpi

rilassati si raddrizzaronoe tutte le teste si levaronotutti gli occhis'incollarono sul volto di Wilson. Lui attese ancora

unoduetre minutiper lasciare che la pausa sortisse tutto il suo magicoeffetto. Poiquando nel gran silenzio dell'aula

riuscì a udire il ticchettio del pendolo appeso al muroallungò la mano epreso dalla parte della lama il pugnale indiano

lo tenne sollevato in altoin modo che tutti potessero vedere quellasinistra macchia sull'impugnatura d'avorio; allora

con voce pianaassolutamente neutradisse:

«Su questa impugnatura c'è l'autografo dell'assassinoscritto col sanguedi quel vecchio inerme e innocuo che

vi amava e che voi tutti amavate. C'è un solo uomo in tutto il mondo la cuimano può riprodurre questo segno scarlatto.»

Fece una pausa e alzò gli occhi alla pendola che oscillava avanti eindietro. «E piaccia a Dio che prima che questo

orologio suoni mezzogiorno possiamo darvi quell'uomoin quest'aula!»

Storditifuori di séinconsapevoli di ciò che stavano facendoi presentiscattarono in piedi come se

aspettassero di veder comparire sulla porta l'assassinomentre nell'aula silevava un brusio di esclamazioni soffocate:

«Ordine nell'aula! Seduti!» L'ordine dello sceriffo venne obbeditoe dinuovo regnò il silenzio. Wilson lanciò

un'occhiata a Tom e si disse: «Sta lanciando il suo sosadesso; anchequelli che lo disprezzano hanno compassione di

lui; pensano che sia una dura prova per un giovane che ha perso il suobenefattore in modo così crudele... e hanno

ragione.» Riprese a parlare:

«Per più di vent'anni ho cercato di rallegrare il mio ozio forzatocollezionandoin questa cittàqueste singolari

"firme fisiche". A casa ne ho a centinaia. Ognuna ècontraddistinta da nome e data. L'etichetta la metto sempre

nell'istante stesso in cui prendo le improntesenza far passare un giornoeneppure un'ora. Quando salirò sul banco dei

testimoniripeterò sotto giuramento tutto ciò che vi dico ora. Ho leimpronte digitali dei giudicidello sceriffoe di

ciascun membro della giuria. Forse non c'è una sola personabianca o negrache siapresente in quest'auladi cui io non

possa fornire le improntee non c'è nessunoper quanto camuffatoche ionon riesca a individuare in mezzo a una folla

di suoi similie a identificare infallibilmenteper mezzo delle sue mani. Ese tanto lui che io dovessimo vivere

cent'annianche allora ci riuscirei!» (L'interesse dei presenti si facevasempre più intenso.) «Ho esaminato così a lungo

alcune di queste impronte che le conosco come il cassiere di una bancaconosce la firma del suo più vecchio cliente.

Mentre io ora volto le spalleprego alcuni tra i presenti di passarsi ledita fra i capelli e di premerle contro uno dei vetri

della finestra vicino ai giuratie chiedo che anche agli imputati siapermesso di imprimere le loro improntevicino alle

altre. Chiedo inoltre che questi stessi volenterosie anche altristampinole loro impronte su un altro vetroe di nuovo

che anche gli accusati vi pongano le propriema non nello stesso ordine erapporto rispetto alle altre. Infattidato che in

un caso su un milione può succedere per pura combinazionedi azzeccare leimpronte giustedesidero essere messo due

volte alla prova.»

Voltò la schienae i due vetri si coprirono rapidamente di chiazze ovalisolcate da linee sottilissimevisibili

soltanto contro uno sfondo scuro: il fogliame di un albero all'esternoperesempio. Quando lo chiamaronoWilson si

avvicinò alla finestraesaminò i vetri e disse:

«Questa è la mano destra del conte Luigi; questa quitre impronte piùgiùè la sua sinistra. Ecco la destra del

conte Angeloe quaggiù la sua sinistra. E adesso l'altro vetro: qui e quiquelle di Luigie qui e qui quelle di suo

fratello.» Si voltò: «È giusto?»

Gli rispose un assordante scroscio di applausi. Il presidente disse:

«È una cosa che ha del miracoloso!»

Wilson si volse di nuovo verso la finestra e col dito indicò:

«Questa è l'impronta del giudice Robinson» (applausi). «Questadell'agente Blake» (applausi). «Questadi

John Masonmembro della giuria» (applausi). «Questa dello sceriffo»(applausi). «Le altre non le conoscoma a casa

le ho tutte ben catalogatee potrei identificarle tutte per mezzo del mioschedario.»

Ritornò al suo posto tra un uragano di applausi. Lo sceriffo ristabilìl'ordine e intimò ai presenti di mettersi

seduti; tutti infatti erano in piedi enaturalmentesi spintonavano pervedere meglio. Fino a quel momento la Cortei

giurati e lo sceriffo erano stati troppo presi dalla spettacolosa prestazionedi Wilson per badare al pubblico.

«Dunque» disse Wilson«ho qui gli autografi naturali di due bambiniingranditi col pantografo dieci volte

rispetto agli originali. Chiunque abbia una vista normale riconoscerà allaprima occhiata i segni che le differenziano.

Chiameremo i bambini A e B. Ecco le impronte di Aprese quando aveva cinquemesi. Eccole di nuovoquando ne

aveva sette.» (Tom sussultò.) «Come vedete sono identiche. Ed ecco quelledi B a cinque mesi e a sette. Anche queste

corrispondono perfettamenteanche secome potrete osservarele linee sonodiverse da quelle delle dita di A. Ma ad.52

esse ritorneremo fra poco. Per il momento le volteremo a faccia in giù.»

«E quiingranditi da uno a diecisono invece gli autografi naturali delledue persone che si trovano davanti a

voiaccusate dell'uccisione del giudice Driscoll. Le ho ingrandite io stessola notte scorsae sono pronto a giurarlo sul

banco dei testimoni. Ora prego i giurati di confrontarle con le impronte chegli imputati hanno lasciato sui vetri e di

riferire alla corte se sono le stesse.»

Porse a un membro della giuria una potente lente d'ingrandimento.

Uno dopo l'altro i giurati presero il cartoncino e la lente e misero aconfronto le impronte. Poi il capo della

giuria disse al giudice:

«Vostro Onoresiamo tutti d'accordo che sono identiche.»

Wilson gli disse:

«Per favorecopra il cartoncino e prenda quest'altroe dopo averloesaminato scrupolosamente con la lentelo

metta a confronto con le impronte dell'impugnatura del pugnale e riferiscapoi alla Corte le sue deduzioni.»

Di nuovo i giurati eseguirono un esame minuzioso e di nuovo riferirono:

«Le troviamo perfettamente identicheVostro Onore.»

Wilson si volse al Pubblico Ministero: c'era una chiara nota di monito nellasua vocequando disse:

«Con licenza della Corteil Pubblico Ministero ha dichiaratostrenuamentee con insistenzache le impronte

insanguinate sul manico del pugnale sono le stesse lasciate dall'assassinodel giudice Driscoll. Ci avete udito

sottoscrivere questa tesi e farla nostra.» Si volse ai giurati:«Confrontate le impronte digitali degli imputati con quelle

lasciate dall'assassino e riferite.»

Il confronto ebbe inizio. Via via che esso procedevacessò ogni movimentoogni suono. Nell'aula calò un

silenzio profondogreve di aspettativa; ma quando alla fine fu pronunciatoil responso: «Non sirassomigliano

neppure» scoppiò un altroscrosciante applauso e il pubblico scattò in piedisicché fu nuovamentenecessario ristabilire

l'ordine. Tom intanto cambiava posizione ogni due minutima senza trovarené requie né sollievo. Quando il pubblico

fu di nuovo attento e silenziosoWilson disse in tono solenneadditando igemelli:

«Questi uomini sono innocenti. Non ho altro da dire in loro difesa.» (Altrotentativo di applausosubito

soffocato.) «Ora procederemo all'identificazione del colpevole.» (Tom avevagli occhi fuori dell'orbita. Sìpensavano

tuttiera un giorno crudele per il povero giovane in lutto.) «Torniamo oraalle impronte di A e B bambini. Prego i

giurati di prendere questi facsimili ingranditi al pantografo delle improntedi Aprese a cinque e sette mesi.

Coincidono?»

Il capo dei giurati rispose: «Perfettamente.»

«Ed ora esaminate queste impronte ingranditeprese a otto mesianch'essecontrassegnate A. Coincidono con

le altre due?»

La risposta inattesa fu:

«No... Sono molto diverse.»

«Avete perfettamente ragione. Ora prendete questi due ingrandimentidell'autografo di Bpresi rispettivamente

a cinque e sette mesi. Coincidono?»

«Sìperfettamente.»

«Prendete questo terzo ingrandimento contrassegnato Botto mesi. Coincidonocon le altre due impronte di

B?»

«Assolutamente no

«E sapreste spiegarvi la ragione di questa strana discordanza? Ve la diròio. Per uno scopo a noi ignotoma

probabilmente egoisticoqualcuno ha scambiato nella culla quei duebambini.»

Naturalmente lo scalpore fu grande. Roxana era sbalordita della stupefacentescopertama non turbata. Un

conto era indovinare che c'era stato uno scambioun altro indovinare chi loaveva effettuato. Wilson lo Svitato poteva

fare cose straordinariecertoma non l'impossibile. Fuori pericolo? Sìlei era assolutamente fuori pericolo. Sorrise fra

sé.

«Fra i sette e gli otto mesi quei due bambini furono scambiati nelleculle.» Wilson fece una delle sue pause a

effettoe aggiunse: «E la persona che li ha scambiati è in quest'aula!»

Roxy si sentì gelare il sangue. L'aula fu percorsa da un fremito: tutti sialzarono a metà per veder meglio chi

aveva effettuato lo scambio. Tom si sentiva come paralizzato; gli sembravache la vita lentamente lo abbandonasse.

Wilson riprese:

«A fu messo nella culla di Be lasciato nella nursery;B fu trasferito in cucinae diventò un negro e uno

schiavo.» (Sensazioneconfuse esclamazioni d'ira.) «Ma nel giro d'unquarto d'ora sarà qui fra voibianco e libero.»

(Scroscio d'applausirepressi energicamente dalla Corte.) «Dai sette mesidi vita A è stato un usurpatore e sull'etichetta

delle lastrine porta il nome di B. Ecco l'ingrandimento delle sue impronteall'età di dodici anni. Confrontatele con le

impronte dell'assassino sul manico del pugnale. Coincidono?»

Il capo della giuria rispose:

«Fino nei più piccoli particolari

Wilson disse solennemente: «L'assassino del vostro e mio amicoYorkDriscolldi quell'uomo generoso e

gentilesiede in mezzo a voi. Valet-de-Chambrenegro e schiavo -erroneamente chiamato Thomas Becket Driscoll -

imprimi sulla finestra le impronte che ti manderanno sulla forca!»

Tom volse il viso cereoimploranteverso l'oratorecercò invano dischiudere le labbra sbiancate per dir.53

qualcosapoi si afflosciò al suolo. Wilson ruppe il silenzio attonito cheregnava nell'aula:

«Non ce n'è bisogno. Ha confessato.»

Roxy si gettò in ginocchiosi coprì il viso con le manie in mezzo aisinghiozzi le uscirono queste parole:

«Iddio abbia pietà di mepovera misera peccatrice che sono!»

L'orologio suonò le dodici.

La Corte si alzò; il nuovo prigionieroammanettatofu portato via.

EPILOGO

Accade spesso che chi non sa dire bugie se ne ritenga il miglior giudice.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

12 ottobre - Scoperta dell'America.Certoè stato bellissimo trovare l'America; ma perderla sarebbe stato ancorapiù

bello.

Dal Calendario di Wilson loSvitato

La città rimase in piedi tutta la notte a discutere gli strabiliantiavvenimenti della giornatae tutti facevano

scommesse sulla data d'inizio del processo di Tom. Frotte di cittadiniandarono alla casa di Wilsonintonarono corigli

chiesero un discorsoe si ridussero senza voce a furia di acclamare ognifrase che gli usciva dalle labbraperché ora

tutto quello che Wilson diceva era oro colato. La sua lunga lotta contro lasorte avversa e i pregiudizi era finita; ormai -

e per sempre - era un uomo affermato.

E mentre queste bande di fanatici urlanti gli marciavano davantic'erasempre qualcuno chepreso dai rimorsi

saltava su a dire:

«E questo è l'uomo che gente come noi ha chiamato Svitato per venti anni.Amiciora si è dimesso da quella

carica.»

«Sìma non è rimasta vacante: noi siamo stati eletti a ricoprirla.»

I gemellicompletamente riabilitatierano ormai eroi da romanzo. Mastanchi delle avventure del West

tornarono immediatamente in Europa.

Roxy aveva il cuore spezzato. Il giovane al quale aveva inflitto ventitréanni di schiavitù continuò a passarle

come già il falso eredeuna pensione di trentacinque dollari al mesema leferite di lei erano troppo profonde perché il

denaro potesse rimarginarle. Sparì la vivacità dal suo sguardoe con essail suo portamento marzialee la sua risata.

Solo in chiesa e nelle funzioni religiose trovava un po' di sollievo.

Il vero erede si trovò improvvisamente ricco e liberoma anche in unaposizione estremamente imbarazzante.

Non sapeva né leggere né scriveree parlava solo il dialetto del quartierenegro. Il suo incederei gestiil portamentola

risata erano volgari e rozzi; le sue maniere quelle di uno schiavo. Né ildenaro né i begli abiti potevano ovviare a quei

difettiné nasconderli: se mai li rendevano ancora più appariscenti epatetici. Il povero diavolo non poteva affrontare il

terrore che gli incutevano i salotti dei bianchie si sentiva a suo agio ein pace solo in cucina. Il banco di famigliain

chiesaera un tormento; eppure ormai non poteva più rifugiarsi nella agalleria dei negri»: quella gli era preclusa per

sempre. Ma non possiamo seguire oltre il suo bizzarro destino. Sarebbe unastoria troppo lunga.

Il falso erede confessò e fu condannato al carcere a vita. Ma a questo puntosorse una complicazione. Quando

morì Percy Driscollla situazione del suo patrimonio era così precaria daessere appena sufficiente a saldare il sessanta

per cento dei debitie tanti furono liquidati. Ma adesso saltarono fuori icreditorie si lamentarono di aver subito un

torto e una perdita perchéper un errore di cui loronon avevano alcuna colpaaquell'epoca il falso erede non era stato

inventariato col resto dei beni. A ragione sostenevano che per legge Tom eradi loro proprietà e che lo era stato per otto

anni: ci avevano già rimesso abbastanza per essere stati privati dei suoiservizi durante quel lungo periodo e non era

giusto pretendere che continuassero a rimetterci. Se glielo avesseroconsegnato fin dall'iniziolo avrebbero venduto e lui

non avrebbe potuto uccidere il giudice Driscoll; in realtà non era stato luia commettere il delittola colpa andava

ricercata nell'inventario sbagliato. Tutti si resero conto che c'era delgiusto in quello che dicevano. Tutti ammisero che

se a Tom» fosse stato bianco e libero sarebbe stato indiscutibilmente giustopunirlo (nessuno infatti ci avrebbe rimesso);

ma rinchiudere a vita uno schiavo preziosobe'quella era un'altrafaccenda.

Quando il governatore venne a conoscenza del casograziò immediatamenteTome i creditori lo vendettero a

valle del fiume.




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