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William Shakespeare
La bisbetica addomesticata
WILLIAM SHAKESPEARE


LA BISBETICA ADDOMESTICATA

Commedia in 5 atti



Traduzione e note di Goffredo Raponi







Titolo originale: "THE TAMING OF THE SHREW"

NOTE PRELIMINARI


1) Il testo inglese adottato per la traduzione è quello dell'edizione curata dal prof. Peter Alexander (William ShakespeareThe Complete WorksCollinsLondon & Glasgow1960pagg. XXXII- 1376) con qualche variante suggerita da altri testiin particolare quelli delle edizioni separate dell'"Arden Shakespeare" a cura di H.F. Brooks e E. Jenkins (London 1951) e della più recente edizione dell'"Oxford Shakespeare" curata da G. Taylor e G. Wells per la Clarendon PressOxfordU.S.A.1994pagg. XXXIX-1274; quest'ultima contiene anche "I due nobili cugini" ("The Two Kinsmen") che manca nell'Alexander.

2) Alcune didascalie sono state aggiunte dal traduttoredi suo arbitrioladdove gli sia sembrato che lo richiedesse una miglior comprensione dell'azione scenica alla letturacui questa traduzione è essenzialmente ordinata ed intesa (Il traduttore è convinto della irrappresentabilità di Shakespeare sulle scene del teatro modernoe che l'unico modo di gustarne genuinamente la parola e il mondo poetico è la lettura).

3) Il metro è l'endecasillabo sciolto - il metro italiano che più d'ogni altro s'avvicina al pentametro giambico del "blank verse" inglese -intercalato da settenari; ad altro metro s'è fatto ricorso per citazionistrofettecanzoniecc.quando si è inteso di riprodurre in qualche modo lo scarto stilistico presente nel testo.

4) I nomi dei personaggi sono statiper quanto possibileitalianizzati.

5) Il traduttore riconosce di essersi avvalso di traduzioni precedentiin particolare dalla prima versione poetica di Giulio Carcano (Sansoni1858) a quelle di Cesare Vico Lodovici (Einaudi1960)Gabriele Baldini (Garzanti1980-88) e Giorgio Melchiori (Mondadori1976-91); dalle quali ha preso in prestitooltre all'interpretazione di passi non ben chiariintere frasi e costrutti: di tutto dando opportuno credito in nota.

NOTA INTRODUTTIVA

La commedia "The Taming of the Shrew" appartiene al primo periodoil periodo cosiddetto "sperimentale"della produzione teatrale di Shakespeare.(I) Essa apparve pubblicata a stampa per la prima volta nell'in-folio del 1623ma incerta è la data di produzione: la critica più recente la colloca prima del 1592e cioè prima della chiusura dei teatri di Londra a causa della peste e del conseguente scioglimento della Compagnia degli attori del conte di Pembroke.
Questa datazione è stata per lungo tempo controversaper due ragioni: la prima è che il titolo non figura tra i lavori attribuiti a Shakespeare in quella specie di antologia/panorama della letteratura inglese contemporanea che sono i "Palladis Tamia" ("I doni di Minerva") del 1598; la seconda è chealla riapertura dei teatricomparve sulla scena dei teatri londinesi una commediad'autore anonimodal titolo "The Taming of a Shrew"ciò che fece arguire che da quella Shakespeare avesse tratto la sua. Ma una più approfondita analisi dei due testi ha condotto alla conclusione opposta: che cioè l'anonima "The Taming of a Shrew" non fosse che una rozza e fraudolenta imitazione dell'originale shakespearianocon alcune varianti nella collocazione scenica (nell'antica Ateneinvece che nella Padova contemporanea)nella caratterizzazione dei personagginell'epilogo della vicenda del calderaio Sly; oltresoprattuttoalla disparità del livello stilistico.
La struttura della commedia è basata sul tipico gioco del "teatro nel teatro": un prologo/introduzione crea il presuppostola "cornice" per una vicenda "interna" alla situazione da esso fittiziamente creata. In questo prologoil calderaio Cristoforo Lenza (Sly)trovato ubriaco mentre dorme su una panca all'esterno di un'osteriaè trasportato di peso in casa di un signore che ci si vuol divertire. Lenzaal risveglioritrovatosi in un ambiente lussuosocircondato da servi premurosisi crede diventato veramente il gran signore che questi gli vogliono far crederee in questa veste lo si fa assistere ad una recita in cui una ragazza bisbetica e indiavolata finisce per essere addomesticata da un marito più cocciuto e più deciso di lei.
È il tema del mendicante/signoreche si rifà palesemente ad una delle novelle della famosa raccolta araba delle "Mille e una notte"laddove il califfo Harun-el-Ashid fa lo stesso gioco col mendicante Abu Assan. È dubbio però che Shakespeare la potesse conoscere: una versione latina della raccolta circolava in Inghilterra all'epocama Shakespearecome testimonia il suo amico Jonsonsapeva poco di latino. L'ipotesi più probabile - secondo il Melchiori (II) - è che "l'autore o gli autori ne avessero sentita una versione orale".(III)
La seconda vicendaquella "interna"e che forma il corpo della commediaè presentata come una recita allestita nel palazzo in onore del calderaio/signore: una bizzosa e selvatica Caterina è conquistata e addomesticata dal giovane Petrucciocacciatore di dotivenuta a Padova da Verona "per trovare di che accasarmi bene". Il tutto in un intreccioche riecheggiamolto ben combinatoil tema dei "Suppositi" di Lodovico Ariosto (1509)che gli inglesi conoscevano nella traduzione di George Gascoigne (1566)e quello della ballata popolare "A merry jest of a shrew and a curst wife"Un allegro scherzo a una moglie bisbetica e perversa.
Shakespeare lascia senza conclusione l'episodio introdotto dal prologoche invece il copione della sua falsa copia sopraddetta conclude con una scena finaledove il calderaio Sly (il nome è lo stesso nei due lavori) è ritrasportato di peso nel luogo dove era stato trovato a dormire ubriaco al principioe dal dialogo tra lui e uno sguatteroche lo svegliasi capisce - e solo allora - che tutto quello che è apparso sulla scena non era che un sogno; dal quale il calderaio trae la sua morale: di aver imparatocioèi modi per "addomesticare" una donna bisbeticae si propone di applicare subito la ricetta alla moglienel caso che questaal suo ritorno a casafaccia tanto da alzare la voce per la nottata da lui trascorsa fuori.

* * *

La commedia è una di quelle che hanno avuto più fortuna sulle scene inglesisia pure in versioni diverse e con infiniti rimaneggiamenti; egual successo ha avuto fuori d'Inghilterra dove però - come in Italia - ha trovato in attori e registi la tendenza ad esagerare la sua vena farsescaconferendo al personaggio di Petruccio una brutalità diversa dalla flemma scanzonata del maschio sicuro di farcelae a Caterina la trivialità innaturale della "femmina da domare" (dove di "domare" non si trattanemmeno del titolo)invece che la femminile bizzarria di una fanciulla bella e sensibile da "addomesticare": il che ha in ogni caso finito col sottrarre alla rappresentazione gran parte del suo respiro poetico e del suo valore psicologico.

PERSONAGGI




A) Del prologo:

UN SIGNORE
CRISTOFORO LENZAcalderaio ubriacone
UN'OSTESSA
Un paggio - Alcuni commedianti - Cacciatori - Servi del signore

B) Della "Bisbetica addomesticata"

BATTISTAricco gentiluomo di Padova

VINCENZOvecchio gentiluomo di Pisa
LUCENZIOsuo figlioinnamorato poi marito di Bianca

PETRUCCIOgentiluomo di Veronapretendente poi marito di Caterina

GREMIO
ORTENSIOpretendenti di Bianca

TRANIO
BIONDELLOservitori di Lucenzio

GRUMIO
CURZIOservitori di Petruccio

UN PEDANTE di Mantova

CATERINA
BIANCAfiglie di Battista

Una vedova - Un sarto - Un merciaio - Servi di Battista e di Petruccio


SCENA: a Padova e nella casa di campagna di Petruccio

PROLOGO

SCENA I - Davanti a un'osterianei dintorni di Padova.

Entrabarcollando ubriacoLENZAe dietro l'OSTESSA

LENZA - Vi metto a postoioparola mia!

OSTERIA - Un paio di manette
è quello che ci vuole a testraccione!

LENZA - A me straccione? Sei tu una baldracca!
Straccioni i Lenza?... Stùdiati la storia:
siamo venuti qui con re Riccardo
sìRiccardo il Conquistatoreohé!(1)
Perciò paucas palabras(2)
lascia che il mondo giri e non seccarmi.(3)

OSTESSA - E i bicchieri ch'hai rotto chi li paga?

LENZA - Io nonemmeno un soldo.
Va'va'santo Geronimoa scaldarti
nel tuo letto di ghiaccio!(4)

OSTESSA - Behallora so io qual è il rimedio:
debbo andare a cercare il capo-guardie.(5)

LENZA - O capoo sottocapoo sovraccapo
saprò rispondergli conforme a legge
senza scompormibellad'un sol pollice!
Che venga purecon tanti saluti!

(Si sdraia su una panca e s'addormenta)

Corni da caccia all'interno. Entra un SIGNORE di ritorno
dalla cacciacon seguito di cacciatori e servi.

SIGNORE - Capocacciati raccomando i cani
abbine buona cura.
Il bracco Merrimanpovera bestia
sbava; e tienimi Artiglio sempre in coppia
con la braccaquella che abbaia cupo.
Hai visto Argento come ha lavorato
proprio all'estremità di quella siepe
quando la preda s'era già perduta?
Ehnon mi priverei di quella bestia
nemmeno al prezzo di venti sterline!

PRIMO CACC. - Bellomo vale almeno quanto lui
signore: è stato lui oggi a dar voce
quando la traccia ormai era svanita
e luida un debolissimo sentore
ha pur saputo scovarla due volte.

SIGNORE - Macché! Fosse Ero come lui veloce
ne varrebbe di lui almeno dieci.
Piuttosto cerca di nutrirli bene
e di star dietro a tuttiché domani
voglio cacciar di nuovo.

PRIMO CACC. - Sìsignore.

SIGNORE - (Scorgendo Lenza addormentato sulla panca)
E qui che c'è?... Un morto?... Un ubriaco?...
Guarda un po' se respira?

PRIMO CACC. - Sìrespira.
Se non avesse in corpo tanta birra
a riscaldarlo un po'
questo letto sarebbe un po' freddino
a dormirci così profondamente.

SIGNORE - Che mostruosa bestiaccia!
Se ne sta lì sbracatocome un porco!
O tetra mortecome la tua immagine
è brutta e ripugnante!... Behsignori
quasi quasi con questo ubriacone
mi viene voglia di spassarmi un po'.
Che direste di prenderlo di peso
e di metterlo a letto a casa mia
sì che quando si sveglia
si ritrovi in un signorile arnese
con anelli alle ditagià servita
al letto un'abbondante colazione
con tanti bravi servitori intorno?
Non credete anche voi
che ciò potrebbe indurre lo straccione
a pensar di non esser più se stesso?

PRIMO CACC. - Parola miasignore
credosìche sarà proprio così.(6)

SECONDO CACC. - Ehcerto che gli sembrerà assai strano
tutto quello che vede intorno a sé
quando si sveglierà.

SIGNORE - Né più e né meno
che come in un bel sogno ammaliatore
o una fantasmagorica illusione.
Beneallora prendiamolo di peso
e conduciamo bene questa burla.
Trasportatelo con delicatezza
nella più bella mia stanza da letto
ed appendete intornoalle pareti
tutti i miei quadri con scene lascive;
profumate la sua sudicia testa
con acqua di lavanda intiepidita
e bruciate la legna più odorosa
a ingentilire l'aria della camera.
Procuratemi poipel suo risveglio
musici pronti ad intonar per lui
soavicelestiali melodie;
se appena accenni di voler parlare
siate subito prontitutti intorno
a domandargliproni e riverenti:
Vostro onore comanda?. Ed unosubito
lì accantoa presentarglipremuroso
un bacile d'argento con dell'acqua
profumata di rosee fiori intorno;
un altro gli presenterà la brocca
un terzo una pezzuola damascata
sussurrandogli: "Vostra signoria
vuol degnarsi di tergersi le mani?"
Un altro ancora gli si faccia avanti
con uno dei miei abiti più belli
e gli domandi quale abbigliamento
egli intenda indossare per quel giorno;
qualcun altro gli dica dei suoi cani
del suo cavalloe quanto rattristata
sia la sua dama di saperlo a letto
a causa della sua infermità
dandogli a credere che è stato vittima
di un accesso di folle alienazione;
e se protesterà
dicendo d'essere quello che è
gli direte che sogna
perché egli è nient'altro che un signore
ricco e potente. Fate tutto questo
gentili amicima con molto garbo
e sarà uno spasso sopraffino
se condotto con gran naturalezza.

PRIMO CACC. - Vi posso garantiremonsignore
che la reciteremo tanto bene
che non potrà non essere convinto
d'essere quel che gli diremo noi.

SIGNORE - Sollevatelo con delicatezza
e portatelo a letto; e al suo risveglio
faccia ciascuno bene la sua parte.

(Lenza è portato via. Trombe di postiglione all'interno)
(A un altro servo)

Ehitucompare
va' un po' a vedere cos'è questa tromba.

(Esce il servo)

Probabilmente un gentiluomo in viaggio
che passando di quivuol fare sosta
e riposarsi.

(Rientra il SERVO)

Behdi chi si tratta?

SERVO - Commediantisignore
che vengono ad offrire i lor servigi
a vostra signoria.

SIGNORE - Falli passare.

Esce il servo e rientra subito con i COMMEDIANTI

Ebbeneamicisiate i benvenuti.

COMMEDIANTI - Troppo buonosignore.

SIGNORE - Vi fermate stanotte qui con noi?

PRIMO COMM. - Se non dispiace a vostra signoria
gradire il nostro rispettoso omaggio...

SIGNORE - Ma certocerto! Molto volentieri!
(Avvicinandosi a uno di loro)
Questo giovine quime lo ricordo:
una volta l'ho visto recitare
nella parte del figlio primogenito
d'un certo contadino. Eri bravissimo
a far la corte a quella nobildonna...
Non ricordo il tuo nome
ma quella parte ti stava assai bene
e la rendevi con naturalezza.

SECONDO COMM. - Vostro onoremi par che fosse Soto
il personaggio cui volete alludere.(7)

SIGNORE - Esatto: e la facesti egregiamente.
Benesiete arrivati proprio a punto:
ho giusto per le mani un certo scherzo
per il quale la vostra maestria
potrà riuscirmi assai bene d'aiuto.
Ho dentro casa un certo gentiluomo
che vi vedrà stasera recitare;
non son troppo sicurotuttavia
che riusciate a tenervi dal ridere
sbirciando il suo bizzarro atteggiamento
(perché suo onore non s'è mai trovato
a veder recitare una commedia)
e non vi abbandoniate a qualche eccesso
d'ilaritàperché lo offendereste:
chése vi vede riderebadate
signori mieidiventerà una bestia.

PRIMO COMM.- Non abbiate pauravostro onore
sapremo bene come contenerci
foss'anche il tipo più buffo del mondo.

SIGNORE - (Ad un servo)
Turagazzoaccompagnali in dispensa
e siano accolti tutti cordialmente
di modo che non manchi loro nulla
di quanto possa offrire la mia casa.

(Esce il servo con i commedianti)
(A un altro servo)

Tuinvececorri da Bartolomeo
il mio vallettoe digli da mia parte
che si vesta senz'altro da gran dama;
ciò fattol'accompagnerai tu stesso
nella camera dov'è l'ubriaco
e volgendoti a luiavanti a questi
con molto ossequio lo chiami "Signora";
non senza averlo ammonito in anticipo
da parte miache se vuol conservare
il mio favoresi deve sforzare
a darsi quei leziosi atteggiamenti
quelle vaghe movenze sdolcinate
che avrà osservato nelle nostre dame
verso i loro mariti
e ad usarle con quell'ubriacone
sussurrandogli dolci paroline
e chiedendoglicon profondi inchini:
Che può desiderare vostra grazia
perché sua moglie e sua umile sposa
possa mostrargli quanto gli è devota
e quanto grande è l'amor che gli porta?
E lìcon le più tenere effusioni
di dolci abbracci e baci tentatori
poggiato il capo sul petto di lui
pioverà - gli dirai - lacrime a scroscio
siccome sopraffatta dalla gioia
di veder risanato il suo signore
che per sette lunghi anni
s'era fissato d'esser niente più
che un misero straccione puzzolente.
E se a quel punto il mio bravo ragazzo
fosse privo del dono femminino
di rovesciare lacrime a comando
gli sarà sufficiente una cipolla
cheben celata dentro un fazzoletto
appena appena avvicinata agli occhi
stimolerà l'umore lacrimale
anche quando neppur se n'abbia voglia.
Bada a sbrigar tutta questa faccenda
quanto più presto puoi;
ti darò presto ulteriori istruzioni.

(Esce il servo)

So che il ragazzo sa bene imitare
la graziail porgerela camminata
e tutti i gesti d'una gentildonna.
Non vedo proprio l'ora
di sentirlo che chiama suo marito
quell'ubriacoe di vedere i servi
se sapranno tenersi dalle risa
nel profondersi in reverenti inchini
davanti a quel villano zoticone.
Vado a dar loro ancor qualche consiglio:
è da sperare che la mia presenza
valga a frenare eccessi di gaiezza
che rischierebbero di sciupar tutto.

(Esce)

SCENA II - Camera da letto in casa del signore

La scena è divisa in due piani: in quello superiore sta LENZA circondato da SERVI recanti vestitiun lavabouna brocca ed altri oggetti da toletta; il piano inferiore è vuoto: si riempirà dei commedianti al termine della scena.

Entra il SIGNORE

LENZA - Un bicchiere di birra quaperdio!

PRIMO SERVO - Vossignoria non gradirebbe meglio
un bicchiere di Porto?

SECONDO SERVO - O preferisce forse vostro onore
gustar dolci conserve?

TERZO SERVO - Qual vestito gradisce vostro onore
indossare quest'oggi?

LENZA - "Vostro onore"vossignoriaun cànchero!
Io son Lenza Cristoforo
senza nessun "onore" e "signoria"!
Del vostro Portomai bevuto un goccio
in vita miae quanto alle conserve
se volete passarmene qualcuna
datemi quelle di carne di manzo.
Eppoi smettetela di domandarmi
che abito desidero indossare
ch'io farsetti non ne posseggo più
di quante schiene ho da ricoprire
né calze più di quante ho gambe e stinchi
né scarpe più di quanti io abbia piedi
anzitalvoltaho più piedi che scarpe
oppure ho tali scarpe dove i piedi
occhieggiano attraverso la tomaia.

SIGNORE - Stornino i cieli dalla vostra mente
questa forma d'umore delirante!
Possibile che un uomo come voi
sìpotentedi sì alti natali
e riccoe d'alta stima circondato
debba lasciarsi ancora possedere
da un siffatto triviale e sciocco spirito?

LENZA - Ehioh! Non crederete ch'io sia matto!
Che! Io non sarei più Lenza Cristoforo
figlio del vecchio Lenza
conosciuto da tutti a Burton-Heath
venditore girovago d'origine
cardatore di lana per mestiere
esibitore d'orsi all'occasione
e mastro calderaio nel presente?
Behdomandatelo a Marianna Hacket
la grassoccia birraia di Wincòt
se lei conosce o no Lenza Cristoforo:
e se quella non vi spiattella subito
che m'avanza quattordici scellini
per della birra forte (8) che ho bevuto
da leidite ch'io sono il farabutto
più bugiardo della cristianità.
(Un servo gli reca un boccale di birra)
Eccocosì va bene!

TERZO SERVO - Ohinvece è proprio questo
di cui s'affligge la vostra signora.

SECONDO SERVO - E che rattrista tanto i vostri servi.

SIGNORE - Da qui proviene che i vostri parenti
disertino così la vostra casa;
è questo vostro strano vaneggiare
che da voi li allontana.
Ma riflettimio nobile signore
ai tuoi natalirichiama alla mente
gli antichi tuoi pensieri ora banditi
e bandiscine queste fantasie
di volgare abiezione. Intorno a te
guardai tuoi servi son pronti a un tuo cenno
ciascuno nella sua propria mansione.
Non gradiresti forse un po' di musica?
(Musica di strumenti a corda con coro)
Eccolaascolta: per te suona Apollo
e cantan venti rossignoli in gabbia.
O forse avresti voglia di dormire?
Ti appresteremo subito un giaciglio
più soffice del voluttuoso letto
che fu allestito un di' per Semiramide.(9)
Di' che ti piace invece passeggiare
e noi cospargeremo il tuo cammino
di giunchi. O preferisci cavalcare?
I tuoi cavalli saranno bardati
con gualdrappe trapunte d'oro e perle
e così tutti i loro finimenti.
O ameresti cacciare col falcone?
Avrai per te falconi
capaci di librarsi alti nel cielo
più dell'allodola che canta l'alba.
Vuoi cacciare coi cani?
Le tue mute sapranno rintronare
coi lor latrati la volta del cielo
risvegliandone l'eco
dalle concave plaghe della terra.

PRIMO SERVO - Se poi gradisci cacciare a cavallo
sappi che i tuoi levrieri
sono veloci ed hanno il fiato lungo
più dei cervie più ancora dei caprioli.

SECONDO SERVO - Ti piacciono i bei quadri?
Ti manderemo subito a cercare
Adone sulla riva d'un ruscello
con Citerea nascosta dietro ai càrici
che paiono agitarsi al suo respiro
quasi che palpitassero d'amore
come fanno scherzando con la brezza.

SIGNORE - Ti mostreremo Io quand'era vergine
e comecon ingannofu rapita:
una scena dipinta così bene
da sembrar che succeda lì per lì.(10)

TERZO SERVO - O Dafne in fuga nell'aspro roveto
con le gambe graffiate dalle spine
raffigurata sì vera e palpabile
da far giurare a chiunque la veda
che quello che le sgorga è sangue vero;
ed Apollo che piange rattristato
al vederlacon tanta maestria
son ritratti quel sangue e quelle lacrime.

SIGNORE - Tu sei un gran signoree non sei altro
ed hai per moglie una nobile dama
molto più bella di qualsiasi donna
di questa nostra decadente età.

PRIMO SERVO - E fino a tanto che sul suo bel volto
non scaturisseroinvidiosi flutti
le molte lacrime per te versate
ella era del mondo la più bella
e resta tuttavia insuperata.

LENZA - Sono dunque un signore
ed ho per me la dama che mi dite?
Ma sognood ho sognato
quello che sono stato fino ad ora?
Eppure io non dormo.
Io vedoascoltoparlo. Intorno a me
sento nell'aria soavi profumi
e sento morbido dovunque tocco.
Sulla mia vitaio sono per davvero
un gran signore e non un calderaio
né Cristoforo Lenza tantomeno.
Ebbenealloraconducete qua
la nostra dama che possiam vederla
e portateci ancora un bel boccale
di birra biondadal gusto leggero.

SECONDO SERVO - Vuol compiacersi vostra signoria
di lavarsi le mani?... Ahquale gioia
veder che siete ritornato in senno
e cosciente di nuovo di voi stesso!
Per quindici anni siete stato in sogno;
e quandoa trattivi risvegliavate
era come se foste sempre in sonno.

LENZA - Quindici anni?... Un bel sonnoin fede mia!
E non ho mai parlatoin questo tempo?

PRIMO SERVO - Ohsìcertosignoreparlavate
ma sempre con parole assai sconnesse;
perchémalgrado vi trovaste a letto
in una camera così sontuosa
insistevate a dire che qualcuno
v'aveva messo fuori della porta
ed avevate sempre a che ridire
delirandocon una certa ostessa:
e che l'avreste citata in giudizio
perché i boccali ch'ella vi serviva
erano fatti di rozza terraglia
e non quelli ufficiali con il bollo;
e vi si udiva urlare qualche volta
il nome di una tal Cecilia Hacket...

LENZA - Sìla ragazza di quell'osteria.

TERZO SERVO - Ebbenevoisignore
non avete mai visto e conosciuto
né l'osteriané quella tal ragazza
né altra gente che nominavate
come Stefano Lenza
il vecchio greco Gianni Pennichella
Pietro Turfo ed Enrico Pimpernella
ed ancora venti altri come questi
tutta gente mai esistita al mondo
e che nessuno al mondo ha mai veduto.

LENZA - Behgrazie a Dio che son guarito.

TUTTI - Amèn.

Entra il PAGGIO travestito da damacon altri domesticiuno dei quali porge a Lenza un boccale di birra.

LENZA - Grazieragazzo. Non ci avrai perduto.

PAGGIO - Come sta il mio nobile signore?

LENZA - Beneperbaccoqui trattano bene.
E mia moglie dov'è?

PAGGIO - Son quisignore. In che posso servirvi?

LENZA - Diaminesei mia moglie
e non mi chiami nemmeno "marito"?
Signorefammelo dire dai servi
ma per tevivaddiosono il tuo uomo!

PAGGIO - Voi siete mio marito e mio signore
mio signore e maritoed io son qui
in umile obbedienzavostra moglie.

LENZA - Lo so.
(Rivolto al signore)
Ma io come devo chiamarla?

SIGNORE - Chiamatela "madama".

LENZA - Madama Alice o madama Giovanna?

SIGNORE - Solo "madama"e basta.
Così chiaman la moglie i gentiluomini.

LENZA - Bene. Madama moglie
mi dicon qui che ho dormito e sognato
per quindici anni e piùtutto di seguito.

PAGGIO - Infattisìsignore
e a mefuor dal tuo lettoderelitta
è sembrato che tutto questo tempo
durasse almeno trenta.

LENZA - Certoè tanto...
Servilasciatecilei e me soli.
Spògliatisumadamavieni a letto.

PAGGIO - O mio tre volte nobile signore
ch'io vi supplichi di scusarmi ancora
per una notte o due:
i vostri medici sono rigorosi;
hanno prescritto perentoriamente
ch'io mi debba astener dal vostro talamo
perché c'è il rischio d'una ricaduta
del vostro maleappena mo' passato.
Voglio sperar che questo sia ragione
sufficiente a tenermi per scusata.

LENZA - Sìtanto sufficiente
che a stento saprò attendere sì a lungo:
ma non vorrei nemmeno ricadere
a far quei sogni... Beneaspetterò
a dispetto del sangue e della carne.

Entra un MESSO

MESSO - I vostri commediantisignoria
saputo della vostra guarigione
son qui per recitare in vostro onore
un'allegra commedia;
i vostri medici stimanoin realtà
che a ridurre di gelo il vostro sangue
fu un eccesso d'umore malinconico;
e la malinconiacosì essi dicono
è la nutrice della paranoia.
Han pensato perciò che sia giovevole
al vostro stato di salute assistere
a un'allegra commedia
per disporvi lo spirito al piacere
e a quel senso di gioia della vita
che tien lontani da ogni malanno
e perciò la prolunga. Che ne dite?

LENZA - Ohcerto che mi va. Facciano pure.
Una commediahai detto? E che cos'è?
Qualcosa che su e giù può somigliare
al ballo della notte di Natale
oppure a qualche trucco di pagliacci?

PAGGIO - Nonosignoreè roba più piacevole.

LENZA - Roba? Che robaroba da mangiare?

PAGGIO - Una specie di storia...

LENZA - Benebene!
Voglio vederla. Sumadama moglie
vieni vicino a me,
lascia pure che il mondo
se 'n vada a girotondo,
ché non sarem in fondo
più giovani così né io né te.

Siedono. Uno squillo di tromba annuncia l'inizio della rappresentazione nel piano inferioredove entrano i commedianti.

ATTO PRIMO


SCENA I - Padovauna piazza.

Tromba. Entrano LUCENZIO e TRANIO

LUCENZIO - Traniopoi che il mio grande desiderio
di visitare un dì la bella Padova
culla dell'artim'ha portato infine
a star nella ferace Lombardia(11)
giardino ameno della grande Italia;
e che grazie all'affetto di mio padre
e al suo consenso mi ritrovo armato
insieme del suo buon consentimento
e dalla tua gradita compagnia
mio fedele e devoto servitore
fermiamoci ora qui
e vediamo di dar felice inizio
ad un corso di studi liberali.
Pisafamosa per la serietà
della sua gentem'ha dato i natali
dopo averli già dati al padre mio
Vincenzostipite dei Bentivoglio
gran mercante di traffici nel mondo
e da meche son figlio di Vincenzo
allevato a Firenzeci si aspetta
che avveri tutte le grandi speranze
in lui ripostee con virtuose azioni
abbellisca la sua buona fortuna.
PerciòTranionel corso dei miei studi
io voglio praticare la virtù
ed applicarmi a studiare più a fondo
quella branca della filosofia
che studia come la felicità
s'acquista praticando la virtù.(12)
Dimmi ora il tuo pensiero
perch'iolasciata Pisa
mi sento adesso a Padova come uno
ch'abbia lasciato una bassa palude
per tuffarsi nelle profondità
e vuol spegner a sazietà la sete.

TRANIO - Padrone mio gentilese vi piaccia(13)
io condivido in pieno il vostro dire.
Son contentoperciò
che persistiate tanto nel proposito
di abbeverarvi alle grandi dolcezze
della filosofia. Solo vi prego
nell'ammiraresìquesta virtù
nonché la sua morale disciplina
che non ci riduciamo a degli stoici
ad esseri sì rigidi e insensibili
e devoti ai precetti di Aristotile
da abiurare e bandir da noi Ovidio.
Dissertate di logica
coi vostri conoscenti; la retorica
praticatela nel parlar comune;
della musica e della poesia
servitevi per ricrearvi l'animo;
di matematica e di metafisica
prendetene quel tanto
che possa digerire il vostro stomaco.
Non c'è vero profitto
dove non c'è piacere nell'apprendere.
In brevesignor miostudiate pure
ma solo quel che più vi torna a genio.

LUCENZIO - Un ottimo consiglioTraniograzie.
Biondellose tu fossi già approdato(14)
potremmo già da ora sistemarci
provvedendoci d'un alloggio adatto
a intrattener gli amici che Padova
col tempo ci dovrà ben partorire.
Ma aspetta... Che cos'è questa brigata?

TRANIO - Padronealcuni han l'aria di venire
a darci il benvenuto qui in città.

Entrano BATTISTACATERINABIANCAGREMIOORTENSIO.
Lucenzio e Tranio si fanno da parte ad ascoltarenon visti.

BATTISTA - (A Gremio e Ortensio)
Signoribastanon m'importunate...
sapete ormai la mia ferma intenzione:
ossia di non concedere a nessuno
la mano della mia seconda figlia
prima d'aver maritato la prima.
Se uno di voi due vuol Caterina
poiché io vi conosco bene entrambi
e voglio bene all'uno come all'altro
avrà da me licenza
di corteggiarla a suo proprio talento.

GREMIO - (A parte)
Sìdi portarla sopra la carretta!(15)
È troppo spigolosapel mio gusto.
(A Ortensio)
EccoOrtensioper te: vuoi una moglie?

CATERINA - (A Battista)
Signor padrevi prego
avete voglia di tenermi qui
a zimbello di questi spasimanti?

ORTENSIO - "Spasimanti"ragazza? Che intendete?
Per voi non ci saranno spasimanti
fino a tanto che il vostro bel carattere
non diverrà più mite e meno arcigno.

CATERINA - Ohper questosignore
non vi dovete dare alcun pensiero:
dentro di me una simile idea
non si trova nemmeno a mezza strada;(16)
e seppure vi fosse già arrivata
siate pur certo che sua prima cura
sarebbe di strigliarvi bene il capo
con un treppiedi e impiastricciarvi il viso
per impiegarvi poi come pagliaccio.

ORTENSIO - Dio ci scampi da tali satanassi!

GREMIO - E cosìDio Signoreanche per me!

TRANIO - (A partea Lucenzio)
Padroneattento che qui si profila
chi sa quale inatteso passatempo.
Quella ragazza o è matta da legare
o è cocciuta come nessun'altra.

LUCENZIO - (A partea Tranio)
Nel silenzio dell'altraper converso
io vedo la mitezza ed il riserbo
di verginella. Zittiora ascoltiamo.

TRANIO - Ben detto. Stiamo zitti
padronee assaporiamoci la scena.

BATTISTA - E a conferma immediatamiei signori
di quel che ho dettoBiancatorna a casa!
E ciò non ti dispiacciabuona Bianca
ché non devi pensare che per questo
io ti ami di menofiglia mia.

(Bianca piange)

CATERINA - Uhuhla cocchettina di papà!
E ficcàtele un dito dentro un occhio
così almeno saprà perché piagnucola!(17)

BIANCA - Sorellagoditi il mio scontento.
Padreumilmente io mi sottometto
al voler vostro. Miei soli compagni
saranno libri e strumenti di musica
da leggere e suonare per me sola.

LUCENZIO - Traniohai sentito? Ha parlato Minerva!

ORTENSIO - Signor Battista(18) perché così aspro?
Mi duole assai che le nostre attenzioni
abbiano a procurar dolore a Bianca.

GREMIO - Perché volete tenerla reclusa
signor Battistaper causa di lei
per tal demonio d'infernoe costringerla
ingiustamente a sopportar la pena
della sua malalingua?

BATTISTA - Miei signori
inutileho deciso: Biancaa casa!

(Esce Bianca)

E poiché so quanto ella si diletti
di musica e poesia
farò venire e mantenere in casa
precettori per insegnar quell'arti
alla sua giovinezza. Anzise voi
Ortensioo anche il signor Gremio
ne conosceste alcuno che si presti
fatelo pur venire a casa mia;
con le persone di buona cultura
io sarò sempre prodigo e cortese
al fine d'impartire alle mie figlie
la buona educazione.
E così vi salutomiei signori.
Caterinatu puoi restare. Io vado.
Ho ancor da dir qualche parola a Bianca.
(Esce)

CATERINA - Behcredo di dover andareanch'io
o no?... Che! Sarò messa anch'io ad orario
come se non sapessi da me stessa
che cosa prendere o lasciareeh?

(Esce)

GREMIO - Vattene pure dalla tua versiera!
Son così deliziose le tue doti
che nessuno qui pensa a trattenerti.
L'amore che portiamo ad esseOrtensio
non è poi tanto grande ed assoluto
che non possiamo star per alcun tempo
a far vento alle unghie con i pollici(19)
e imporgli di restare un po' a digiuno.
La nostra torta non è ancora giunta
al punto di cotturasopra e sotto.
E perciò vi saluto. Secomunque
per amore della mia dolce Bianca
mi capitasse d'incontrar qualcuno
capace d'impartirle un'istruzione
nelle materie da lei predilette
lo indirizzo senz'altro da suo padre.

ORTENSIO - Ed io farò lo stessosignor Gremio.
Ma una parola ancora tra noiprego:
se la querela che ci fa rivali
non consente per sua stessa natura
nessuna trattativa fra noi due
dovreste almen capireriflettendoci
ch'è interesse reciproco ed identico
se vogliamo di nuovo aver accesso
alla bella di cui siamo invaghiti
ed aspirare speranzosamente
all'amore della vezzosa Bianca
ingegnarci ad agire di conserta
per ottener soprattutto una cosa.

GREMIO - E che cosadi grazia?

ORTENSIO - Santo Dio!
Procurare un marito alla sorella.

GREMIO - Un marito? Dovete dire un diavolo.

ORTENSIO - Dico un marito.

GREMIO - Ed io ripeto un diavolo!
Come potete credereOrtensio
malgrado sia suo padre molto ricco
che sia al mondo un uomo tanto stupido
da sposarsi con un inferno simile?

GREMIO - EvviaGremioper quanto intollerabile
sia per la vostra e per la mia pazienza
sopportare le sue diavolerie
diamine!ci saranno pure al mondo
a saperli trovaredei minchioni
disposti a prenderla col suo denaro
passando sopra a tutti i suoi difetti.

GREMIO - Saràma non ci giuro. In quanto a me
prenderla in moglie per aver la dote
sarebbe come farmi condannare
ad essere frustato ogni mattina
alla croce di Piazza del Mercato. (20)

ORTENSIO - Ehsìcome voi dite
c'è poca scelta in mezzo a mele marce.
Ma viafinché questo legale ostacolo
ci fa alleatiserbiamoci tali;
almeno fino a quando ser Battista
non trovi il modocon il nostro aiuto
di maritare la figlia maggiore
sì che poi la minorein conseguenza
si renda disponibile a marito.
E allora noi torneremo rivali.
(Dolce Biancafelice chi t'avrà!)(21)
Diciamoci a vicenda: "Buon successo!"
Chi è più veloce vincerà l'anello.
Che ditesignor Gremio?

GREMIO - Son d'accordo.
E darei volentieri il mio cavallo
il migliore di Padova
a quell'uomo che cominciasse a farle
seriamente la cortee la portasse in fondo
fino a sposarla e portarsela a letto
liberando da lei la casa. Andiamo.

(Escono Gremio e Ortensio)

TRANIO - Signoreditemiè mai possibile
che l'amore si possa impadronire
d'una personacosìall'improvviso?

LUCENZIO - Ehche fosse possibile o probabile
Tranionon l'ho creduto mai anch'io
prima di accorgermi che invece è vero.
Ma vedimentre stavo poco fa
a guardar pigramente quella scena
ecco che proprio in quel mio riguardare
cosìsvagatamentecome ho detto
ho scoperto la forza dell'amore.
Ed orasenza ambagiti confesso
a te che sei a me discreto e caro
come Anna alla regina di Cartagine(22)
che arderòlanguirò fino a morirne
se non potrò ottener per me l'amore
di quella mite e pudica fanciulla.
Che devo fare? ConsigliamiTranio
so che ne sei capace;
e confortamiso che lo desideri.

TRANIO - Padrone mionon è davvero il caso
ch'io mi dedichi a muovervi rampogna;
l'amore non si sradica dal cuore
coi rimbrottie se amore v'ha colpito
non vi resta da far altro che questo:
Rédime te captùm quam queas minimo. (23)

LUCENZIO - Buon consiglioragazzoti ringrazio.
Dimmi ancorati prego
perché quello che dici mi soddisfa;
e so che quello che ne seguirà
non potrà che recarmene conforto:
il tuo consiglio è sempre giudizioso.

TRANIO - Tenevate i vostri occhi sempre fissi
sulla ragazzae così intensamente
padrone mioche forse v'è sfuggito
il vero punto della situazione.

LUCENZIO - Ohsul viso di lei
ho ravvisato una bellezza dolce
la stessa che doveva avere in volto
la figliola di Agenorese Giove
s'inginocchiò sulla sabbia di Creta
umilmenteper chiederne la mano.(24)

TRANIO - E non avete notato nient'altro?
Ma non avete visto la sorella
come s'è messa a un tratto a strepitare
levando tal tempesta di clamori
da riuscire a stento sopportabile
da umano orecchio?

LUCENZIO - OhTranio
guardavo le labbra di corallo
dell'altra muoversimentre il suo alito
imbalsamava tutta l'aria intorno;
e tutto quello che vedevo in lei
era dolce e divino agli occhi miei.

TRANIO - (Tra sé)
Diamineallora è venuto il momento
ch'io lo scuota da tale incantamento!
(Forte)
Svegliatevipadroneve ne prego!
Se veramente amate la ragazza
e volete ottenerlaè necessario
mettere in opera e mente e spirito.
Sta di fattoperòche la sorella
è a tal segno bisbetica e cocciuta
che fino a quando il padrecome dice
non sarà riuscito a liberarsene
padrone mioil vostro amato bene
è destinata a rimanere nubile
in casa suaperch'egli l'ha reclusa
a scanso proprio d'essere assillato
dalle insistenze dei suoi aspiranti.

LUCENZIO - Ahche padre crudeleTranioè quello!
Hai notato però quanta premura
si dava a procurarleal fine d'istruirla
precettori di buona levatura?

TRANIO - Ehse non l'ho notatomio signore!
Al punto ch'ho già in mente un certo piano...

LUCENZIO - Lo soTranioed immagino qual è.

TRANIO - Giuro su questa manomio signore
che quel che abbiamo in mente voi ed io
si combaciano e fanno tutt'un fascio.

LUCENZIO - Dimmi tu prima il tuo.

TRANIO - Farvi credere voi un precettore
e iniziare a insegnare alla ragazza.
Ed ècredola stessa vostra idea.

LUCENZIO - Infatti. Ma si può mandare a effetto?

TRANIO - Non mi pare possibile.
Perché chi potrà far la vostra vece
e passare per tutti qui a Padova
per essere figlio di Vincenzo
e tener casae seguire i suoi studi
e intrattener gli amici al posto suo
ed incontrare i suoi concittadini
che sono quie invitarli a banchetto?

LUCENZIO - Basta(25) tranquilloho già pensato a tutto.
Noi due non siamo stati ancora visti
in casa di nessuno
né può distinguersi dai nostri visi
qual' è il padrone e quale il servitore.
Ne segue che possiamo far così:
che sarai tu il padronein vece mia
terrai casadecoro e servitù
né più né meno che se fossi io.
Io sarò qualcun altro:
un fiorentinoo un napoletano
o un pisano di semplice estrazione.
Questa è l'idea. Così essa è già
e così s'ha da mettere ad effetto.
E subito: sutogliti i tuoi abiti
mettiti il mio cappello e il mio mantello;
Biondellocome arrivaha da sapere
che dovrà essere tuo servitore.
Ma prima lo dovrò bene istruire
che almeno sappia tenersi la lingua.

(Si scambiano i vestiti)

TRANIO - Ohsìsenz'altro. In brevemio signore
visto che questo è il vostro gradimento
e ch'io sono tenuto ad obbedirvi
(vostro padreal momento di lasciarci
tenne a ripetermi: "Sii servizievole
col mio figliolo"se pure io penso
che intendesse in un ben diverso senso
la raccomandazione)devo dire
che son contento d'essere Lucenzio
perché a Lucenzioiogli voglio bene.

LUCENZIO - E siilo ancheTranio
perché Lucenzio vuol bene a sua volta;
ch'io sia dunque tuo servo
se questo valga a farmi aver la giovane
che m'ha ferito l'occhio al primo sguardo.

Entra BIONDELLO

Eccoloil manigoldo!
Dove sei stato finoracompare?

BIONDELLO - Iodove sono stato?... Voipiuttosto...
(Notando Tranio vestito da Lucenzio)
Che novità son queste?
Vedopadroneche il collega Tranio
v'ha rubato il vestito... o voi a lui?
O ve li siete rubati a vicenda?

LUCENZIO - Vien quamesserenon stiamo scherzando
non è il momento; adatta il tuo contegno
perciò al momento. Il tuo collega Tranio
si prende i miei vestiti ed il mio posto
per salvarmi la vita;
ed ioper farla francaprendo i suoi;
e ciò perché a cagione di una lite
scoppiata appena ho messo piede a terra(26)
ho ucciso un uomoed ora ho gran paura
d'esser riconosciuto dalla gente.
Mettiti al suo servizio
comportandoti come si conviene
mentr'io m'affretto a tagliare la corda
per salvare la pelle. Hai bene inteso?

BRUNELLO - Nosignore... nemmeno una parola.

LUCENZIO - E non ti venga di chiamarlo Tranio.
Tranio s'è trasformato ora in Lucenzio.

BRUNELLO - Beato lui! Fosse toccato a me!

TRANIO - Ne sarei lieto anch'ioragazzo mio
se questo desiderio tuo appagato
valesse a far che s'avverasse l'altro:
e cioè che Lucenzio s'abbia in moglie
la più giovane figlia di Battista.
Ma tumessereda questo momento
non già per amor mioma per amore
del tuo padronein presenza d'estranei
quali che sianodevi contenerti.
Quando son soloper te sono Tranio
ma in ogni altra occasione son Lucenzio
il tuo padrone.

LUCENZIO - BeneTranioandiamo.
Adesso non ti resta che una cosa
da far per me: recitare la parte
di un altro pretendente alla sua mano.
Non chiedermi perchémi basti dirti
che ho buone ragioni e di gran peso.

(Escono)

Parlanoal piano superiorei PERSONAGGI DEL PROLOGO(27)

PRIMO SERVO - (A Lenza)
Signorevedo che chinate il capo.
La commedia non v'interessaeh?

LENZA - Sìper Sant'Anna! Buona roba! Certo!
Ce ne fanno sentire ancora un po'?

PAGGIO - Masposo mioè appena cominciata...

LENZA - Un super-eccellente pezzo d'opera
madama moglie... Ma quando finisce?

(Siedono e seguono con attenzione)

SCENA II - Padovadavanti alla casa di Ortensio.

Entrano PETRUCCIO e il servo GRUMIO

PETRUCCIO - Veronaprendo per un po' congedo
da teper visitar gli amici miei
a Padovae tra loro specialmente
il mio più amato e più fidatoOrtensio.
E questa credo sia la sua dimora.
BùssagliGrumiobussa!... Bussadico!

GRUMIO - Bussareio... bussare chisignore?
C'è forse alcuno che ha recato offesa
a vostra signoria reverendissima?(28)

PETRUCCIO - Ma nobussami quidicogaglioffo
e con forza!

GRUMIO - Bussarvi quisignore?
Ohmio signoreche son iosignore
da dovervi bussare quisignore?

PETRUCCIO - Idiotabussami alla portadico
e forteo sarò io che busserò
su codesta tua zucca di furfante!

GRUMIO - Il mio padrone è in vena di baruffe
mi pare: e io dovrei bussar per primo...
ma so bene chi avrà la peggiodopo!

PETRUCCIO - Che! Rifiuti di farlo?
Allorase non bussimanigoldo
ti scampanello io: voglio vedere
se sai la solfa e se la sai cantare!

(Lo afferra per un orecchio e lo scuotefino a gettarlo a terra)

GRUMIO - Aiutogente! Il mio padrone è matto!

PETRUCCIO - E tu bussacanagliase te l'ordino!

Entra ORTENSIOuscendo dalla porta di casa

ORTENSIO - Ebbeneche succede?...
(Vedendo prima Grumio a terra)
Ohchi vedo!... Il mio vecchio amico Grumio
e il mio carissimo amico Petruccio!
E che ci fate a Padovavoi due?(29)

PETRUCCIO - Signor Ortensiosei forse venuto
a spartire la lite? Posso dirti:
Con tutti le core bene trobatto? (30)

ORTENSIO - "Alla nostra casa bene venuto
molto onorato signor mio Petruccio."
AlzatiGrumioàlzatisuvvia
comporremo alla meglio questa lite.

GRUMIO - (A Ortensiorialzandosi)
Signorenon m'importa di capire
quel ch'egli può cianciarvi in latinorum.(31)
Se non c'è qui motivo sacrosanto
per me d'abbandonare il suo servizio...
Pensate voisignore: m'ha ordinato
che lo bussassilo battessi forte...
Ma vi sembra ben fattoper un servo
trattare in questo modo il suo padrone
cheper quanto ne sotien sulle spalle
trentadue anni e rotti?... (32)
Perdioavessi picchiato per primo
ché Grumio non ne avrebbe ora la peggio!

PETRUCCIO - O stupido cialtrone!... Buon Ortensio
avevo detto a questo manigoldo
di bussare per me alla tua porta
ma non c'è stato versodevi credermi
di farglielo capire.

GRUMIO - Bussare alla sua porta?... O santo cielo!
Ma non m'avete detto
queste precise parole: "Compare
bussami quie battimi ben bene?
E adesso mi venite a raccontare
che avete detto: "Bussami alla porta"?

PETRUCCIO - Va'va'gaglioffotaciche fai meglio!

ORTENSIO - Petruccioabbi pazienza
mi faccio io garante qui per Grumio.
Diavolo! Non sta bene
mettersi ad altercar sì duramente
col tuo vecchio fedele servitore
il simpatico Grumio.
Dimmipiuttostoqual vento t'ha spinto
dall'antica Verona verso Padova?

PETRUCCIO - Lo stesso che sparpaglia per il mondo
molti giovani in cerca di fortuna
fuor della propria casa
dove esperienza se ne fa assai poca.
Ma per dirtela in brevecaro Ortensio
le cose stan così: mio padre è morto
ed io mi sono messo alla ventura
per trovare di che accasarmi bene
e prosperare al meglio. Ho qui con me
sufficienti corone nella borsa
e beni al sole in patria
ed ho deciso d'andarmene fuori
a visitare anch'io un po' di mondo.

ORTENSIO - Quand'è cosìPetruccio
se m'è permesso dirtela brutale
e senza fronzoliche ne diresti
s'io ti proponga di prendere in moglie
una donna bisbetica e sgraziata?
So che ben poco avrai da ringraziarmi
d'averti consigliato un tal partito;
ma posso garantirti ch'ella è ricca
anzidirei ch'è ricca a profusione...
Ma nocome non detto: troppo amico
mi sei perch'io ti auguri di sposare
una donna così...

PETRUCCIO - Caro Ortensiofra amici come noi
non c'è bisogno di molte parole.
Se davvero conoscicome dici
una ragazza tanto danarosa
da convenire ch'io la prenda in moglie
(giacché il denaro fu sempre per me
il bordone dell'amorosa danza)(33)
foss'anche brutta come una megera(34)
vecchia e grinzosa come la Sibilla(35)
linguacciutapettegola e bisbetica
come Santippela moglie di Socrate
o peggiobehnon ci sarebbe nulla
che potesse rimuovere d'un filo
in me l'affetto per codesta donna
foss'ella più furiosa e turbolenta
dell'Adriatico quand'è in burrasca:
io son venuto a Padova
proprio per accasarmi riccamente;
e se saràsarò felice a Padova.

GRUMIO - (A Ortensio)
Signoreil mio padroneeccovedete
v'ha detto chiaro e tondo il suo proposito:
procurategli soldi a sufficienza
e sposatelo pure a una pupattola
a una bambola con gli spilli addosso
a una vecchia befana senza un dente
magari afflitta da tanti malanni
quanti cinquantadue cavalli insieme.
Se gli viene coi soldi
non c'è nulla che non gli possa andare.

ORTENSIO - Quand'è cosìPetrucciosta' a sentire:
voglio allora tornar più seriamente
su quanto detto poco fa per gioco:
io posso veramente darti mano
Petruccioa farti prendere una moglie
ricca abbastanzae giovane e piacente
ed educata alla miglior maniera
che si conviene ad una gentildonna.
Sua sola peccama ne vale mille
è d'essere di modi intollerabile
linguacciutabisbetica e caparbia
e tutto ciò talmente oltre misura
ch'io stessose i miei mezzi finanziari
fossero assai peggiori che non sono
non m'indurrei e prenderla per moglie
nemmeno per una miniera d'oro.

PETRUCCIO - Ortensiobastanon mi serve altro.
Tu non conosci la forza dell'oro.
Dimmi solo come si chiama il padre
ch'io la vado senz'altro ad abbordare
urlasse e strepitasse più del tuono
quando squarcia le nuvole d'autunno.

ORTENSIO - Il padre suo è tal Battista Mìnola
un gentiluomo affabile e cortese;
leisua figliasi chiama Caterina
ed è ben conosciuta in tutta Padova
per la sua linguasempre senza freno.

PETRUCCIO - Il padre lo conoscoma lei no;
e il padre so che conosceva bene
il povero mio padre.
EbbeneOrtensionon chiuderò occhio
finché non avrò visto questa donna.
Per cui perdonami se mi dimostro
con te scortese da piantarti in asso
al nostro primo incontro... Io vo da lei
salvo che non desideri tu stesso
d'accompagnarmi...

GRUMIO - (A Ortensio)
Vi pregosignore
per carità di Dioassecondatelo
finché sta in quest'umore. V'assicuro
s'ella lo conoscesse come me
imparerebbe che col suo urlare
e menare la linguacome dite
avrebbe su di lui ben poca presa:
potrebbe dargli del gran farabutto
o qualcos'altro quante volte vuole
senza fargli nemmeno batter ciglio;
ma se dovesse cominciare lui
a sfoderare poi la sua retorica
e lei pensasse di tenergli testa
anche per pocovi dicosignore
ch'egli le butterebbe sulla faccia
l'una o l'altra figura
e la sfigurerebbe in modo tale
da non lasciarle altri occhi per vedere
più di quello che può vedere un gatto. (36)
Voi non lo conoscetesignor mio.

ORTENSIO - AspettamiPetrucciot'accompagno:
perché nella custodia di Battista
c'è anche il mio tesoro. Tiene in serbo
il gioiello della mia vitaBianca
la sua più giovane e leggiadra figlia
che ha stabilito di tener lontana
da me come dagli altri pretendenti
miei rivalinella supposizione
che sia impossibile che Caterina
possa trovare mai a sistemarsi
a causa dei difetti che t'ho detto;
ed ha deciso quindi che nessuno
debba poter avere accesso a Bianca
fin quando l'altra figliala pestifera
non si sia maritata.

GRUMIO - "La pestifera...":
per una damigella da marito
un bel titolo: peggio non ce n'è.

ORTENSIO - Ora però debbo chiedere io
all'amico Petruccio un gran favore:
quello di presentarmitravestito
in sobria vesteal ser Battista
come un esimio maestro di musica
per dar lezioni a Bianca;
e consentirmigrazie ad un tal trucco
d'aver modo di fare la mia corte
alla ragazza e con lei intrattenermi
da solo a solo senza dar nell'occhio.

GRUMIO - (A parte)
Se non è questa una furfanteria...
Ma guarda un po' se non le studian tutte
per farla in barba ai vecchiquesti giovani!

Entrano GREMIO con LUCENZIO nelle vesti di Cambio.
Gremio ha in mano un foglio.

Padroneattento a voi. Chi sono questi?

ORTENSIO - SilenzioGrumioquello è il mio rivale.
Petrucciostiamoci un poco da parte.

GRUMIO - Bello steccoper uno spasimante!

(I tre si fanno da partementre Gremio e Lucenzio vengono avanti)

GREMIO - Benebenissimoho letto la lista.
Fate bene attenzionesignore
voglio che siano bene rilegati
- tutti libri d'amoremi capite
costi quello che costi - ed oltre a questi
badate di non farle altre letture.
Per mia parteal di sopra ed al di là
di quanto vi darà il signor Battista
vi aggiungerò dell'altroe largamente.
Riprendetevi pure questa nota
e fatemeli aver ben profumati
perché colei cui sono destinati
è più soave del profumo stesso.
Che cosa dunque contate di leggerle?

LUCENZIO - Qualsiasi cosa mi verrà di leggerle
perorerò con lei la vostra causa
siccome quella del mio protettore
potete star sicuroe con tal forza
come foste voi stesso al posto mio
e con parole forse più suadenti
di quelle che potreste usarle voi
ammenoché non fostecome me
voi stesso uomo di letteresignore.

GREMIO - Ehche gran bella cosa l'istruzione!

GRUMIO - (A parte)
Ohche somaroquesto beccaccione!
.
PETRUCCIO - (c.s.)
Zittogaglioffo.

ORTENSIO - (c.s.)
Grumiochiudi il becco!
(Facendosi avanti)
Salutesignor Gremio.

GREMIO - Bene incontrato a voisignor Ortensio.
Immaginate dove son diretto?
Esattamente da Battista Minola:
come sapete(37) gli avevo promesso
di cercargli con cura un precettore
per la sua bella Bianca
e m'è accadutoper buona fortuna
di conoscere questo giovanotto
che per dottrina e star della persona
è proprio quello che le si conviene
assai bene versato in poesia
e in altre discipline
tutte eccellentiposso garantirlo.

ORTENSIO - Avete fatto bene. Per mia parte
m'è occorso d'incontrare un gentiluomo
che m'ha promesso di farmi conoscere
un musicista molto raffinato
per dar lezioni al nostro amato bene.
Così non sarò anch'io venuto meno
al mio impegno per la bella Bianca
che m'è sì cara.

GREMIO - Ed è sì cara a me
e questo lo dimostreranno i fatti.

GRUMIO - (A parte)
E questo lo dimostreràsìla sua borsa.

ORTENSIO - Signor Gremionon è certo il momento
che noi si vada proclamando al vento
il nostro amore. Statemi a sentire
e se avete parlato onestamente
io vi farò partecipe a mia volta
di una notizia che può riuscire
egualmente preziosa per entrambi.
C'è qui questo signore
in cui mi sono imbattuto per caso
e che sarebbea certe condizioni
da parte nostra di suo gradimento
disposto ad intraprendere senz'altro
la corte alla bizzosa Caterina;
sìe perfino a sposarla
se mai gli convenisse la sua dote.

GREMIO - Detto e fatto: per mesono d'accordo
Ortensio. Ma l'avete messo a parte
di tutti i suoi difetti?

PETRUCCIO - Li so già:
irsutalitigiosainsopportabile.
S'è tutto quisignorinessun danno.

GREMIO - Nodavvero? Dite sul serioamico?
Di che paese siete?

PETRUCCIO - Di Verona
signore; sono nato làe son figlio
del vecchio Antonio. Il mio povero padre
è morto e son rimasti a me i suoi beni
e spero di vedere innanzi a me
giorni felici ancor per lungo tempo.

GRUMIO - Ohsignorecon una moglie simile
sarebbe strano che poteste vivere
una vita così. Ma se davvero
ritenete di avere tanto fegato
buttatevici puresanto Dio!
e potrete contare su di me
che vi darò volentieri una mano.
Ma veramente vorreste sposarvi
con quella specie di gatta selvatica?

PETRUCCIO - Sìse vivrò.

GRUMIO - (A parte)
Se la conquisterà?...
Eccomeo io l'impiccoquella là!(38)

PETRUCCIO - Perché sarei venuto allora qui
se non per questo scopo?
Credete che mi possa intimidire
qualche strillaccio? Non ho mai sentito
ruggir leoni? Mai infuriare il mare
gonfio dai ventie grugnire schiumoso
come un cinghiale in rabbia?
O rimbombare il campo di battaglia
del fragor di pesanti artiglierie
o rintronare delle sue il cielo?
O mai udito il fragor degli allarmi
il nitrir dei cavallie lo squillare
dei trombettieri in battaglia campale?(39)
E dovrei ora farmi impaurire
dallo sberciar di una lingua di femmina
che non è pari manco alla metà
dello schiocco d'una castagna al fuoco?
Pohpohson spauracchi da ragazzi!

GRUMIO - E lui non ha paura di nessuno.

GREMIO - Ortensioallorastatemi a sentire.
Sembra proprio che questo gentiluomo
sia capitato qui al punto giusto
per il suo tornaconto e per il nostro.

ORTENSIO - Gli ho già promesso il nostro contributo
alle spese del suo corteggiamento
quali che siano.

GREMIO - E lo faremocerto
sempre ch'egli riesca a conquistarla.

GRUMIO - (A parte)
Ahs'è per questofoss'io così certo
d'aver oggi per me un buon pranzetto!

Entrano TRANIOfinemente travestito da Lucenzioe BIONDELLO

TRANIO - Salute a voisignori!
Posso osare di chiedervidi grazia
d'indicarmi qual è la via più breve
per la casa di ser Battista Mìnola?

BIONDELLO - Quel gentiluomo che ha due belle figlie...
Non è lui che intendete?

TRANIO - SìluiBiondello.

GREMIO - Un momentosignore:
non intendeteper caso anche lei...

TRANIO - E perché nosignorelui e lei.
A voi che importa?

PETRUCCIO - Non la "lei"comunque
che strilla sempreper favoreeh?


TRANIO - Gli strilloni non sono di mio gusto.
Biondelloandiamo.

LUCENZIO - (A parte)
Bell'esordioTranio!

ORTENSIO - (A Tranio)
Signorevorrei dirvi una parola
prima che andiate: siete un pretendente
della fanciulla di cui parlavate?

TRANIO - Ci sarebbe qualcosa di cattivo
se lo fossisignore?

GREMIO - Nosignorese voi sloggiate il campo
senza di altro.

TRANIO - E perché maisignore?
Non sono libere le vie per me
come per voi?

GREMIO - Le vienon la ragazza.

TRANIO - E per quale ragionese m'è lecito?

GREMIO - Per questase vi piace di conoscerla:
che la ragazza è l'amorosa scelta
del signor Gremio.

ORTENSIO - E del signor Ortensio.

TRANIO - Adagiomiei signori.
Da gentiluomini quali voi siete
usatemi il riguardo d'ascoltarmi
un momento. Battista è un gentiluomo
cui mio padre non è del tutto ignoto
e se la figlia fosse anche più bella
di quello che èpotrebbe avere intorno
anche più pretendentie me tra quelli.
La bella figlia di Leda(40) si dice
ne aveva mille; uno più di lei
può averne anche la vezzosa Bianca.
E l'avràe sarà questo Lucenzio
che vi parlavenisse pure Paride
a pretendere d'esser solo lui.

GREMIO - E che! Vuol forse questo gentiluomo
venire a chiuderci la bocca a tutti?

LUCENZIO - Dategli briglia: tanto io sosignore
che si dimostrerà presto un ronzino.

PETRUCCIO - Ortensioinsommaa che tante parole?

ORTENSIO - (A Tranio)
Signoreposso prendermi l'ardire
di chiedervi se mai l'abbiate vista
la figlia di Battista?

TRANIO - Maisignore.
So tuttavia che di figlie ne ha due
una famosa per la sua linguaccia
l'altra per il soave suo pudore.

PETRUCCIO - La maggiore potete non contarla
caro signoreché ella è per me.

GREMIO - Sìsìlasciatelaquesta fatica
al grande Ercolee gli sia più dura
di tutte e dodici quelle affrontate
dal vero Alcide.(41)

PETRUCCIO - Signorevi spiego
statemi attento: la figlia minore
quella per cui vi punge desiderio
è tenuta dal padre segregata
dall'accesso di tutti i pretendenti;
egli non vuol prometterla a nessuno
finché non sia sposata la più grande.
Quindi soltanto allora la ragazza
si renderà accessibilenon prima.

TRANIO - Se così stan le cosesignor mio
voi siete l'uomo-chiave qui per tutti
me compreso; se romperete il ghiaccio
e porterete a buon fine l'impresa
d'impalmar la maggioreCaterina
e liberare per noi la minore
chi avrà di noi la felice ventura
di averlanon sarà così insensibile
da non mostrarvi la sua gratitudine.

ORTENSIO - La dite beneamicoin fede mia;
e soprattutto la pensate bene;
e poiché dite d'essere anche voi
un pretendenteun po' di gratitudine
dovrete averecome abbiamo noi
nei riguardi di questo galantuomo
al quale tutti restiamo obbligati.

TRANIO - Certo che non vorrò tirarmi indietro.
E a conferma di ciò
vi piaccia di trascorrere con me
il pomeriggioa ber qualche bicchiere
alla salute della nostra amata.
Facciamo come fanno gli avvocati
che davanti alla corte di giustizia
si battono con grande accanimento
ma bisbocciano insieme come amici.

GRUMIO e BIONDELLO - Eccellente proposta. Andiamogente!

ORTENSIO - Ottima idea davveroe così sia!
Petrucciosarò il vostro ben venuto.(42)

(Escono)

ATTO SECONDO


SCENA I - Padovain casa di Battista.


Entrano CATERINA e BIANCAquesta con le mani legate dietro la schiena.

BIANCA - Sorella miafai torto a me e a te
a trattarmi cosìcome una serva
anzi una schiava. Questo mi ripugna.
In quanto a questi fronzoli
liberami le manie da me stessa
me li tolgosìtutto quel che ho indosso
di vestitifino alla sottoveste
o tutto quello che tu vuoi ch'io faccia:
so bene quali sono i miei doveri
verso quelli che sono i miei maggiori.

CATERINA - Io t'ordino di dichiararmi qui
qual èdi tutti i tuoi corteggiatori
quello che più ti piace.
E bada di non fingere con me.

BIANCA - Sorellacredimifra tutti gli uomini
non ho mai visto finora la faccia
che mi possa piacere più d'ogni altra.

CATERINA - Bugiardellatu menti! Non è Ortensio?

BIANCA - Se è lui che t'interessa
sorellagiuro che perorerò io stessa
perché tu l'abbia.

CATERINA - O forse è la ricchezza
cui tu più aspirie vuoi sposare Gremio
per poterti pagar la bella vita?

BIANCA - È per lui che tu sei così gelosa?
Noallora stai scherzandoe ben m'accorgo
che finora hai scherzato tu con me.
Ma ti pregoCatina
sorella miadislegami le mani.

CATERINA - Se quello era per te tutto uno scherzo
allora tutto il resto era così!

(La percuote)

Entra BATTISTA

BATTISTA - (A Caterina)
Behche succede quimadamigella?
Da che nasce codesta oltracotanza?
Biancatu va' di là!...
Povera figlia! Guarda come piange!
(Le slega le mani)
Va'va'riprendi pure il tuo ricamo
non stare qui a competere con lei.
E tu vergògnatibrutto demonio!
A maltrattare così tua sorella
che non t'ha fatto mai nulla di male!
Quando mai t'ha ella contrariata
sia pure con una parola storta?

CATERINA - Si fa gioco di me col suo silenzio
e voglio vendicarmi su di lei.
(S'avventa dietro a Bianca che sta uscendoma
Battista la trattiene)

BATTISTA - Come! Davanti a me?... Biancava' dentro.

(Esce Bianca)

CATERINA - Giàvoi non mi sapete sopportare...
Vedo bene che il vostro tesoruccio
è lei. È lei che deve aver marito.
Io devo sol ballare a piedi scalzi
il dì delle sue nozze(43)
e accompagnare le scimmie all'inferno(44)
in grazia al vostro debole per lei.
Non ditemi più niente
andrò a sedermi in un cantuccio e a piangere
fino al momento della mia rivincita.

BATTISTA - Ditemi un po' se ci fu uomo al mondo
più tribolato di me... Ma chi viene?

Entrano: GREMIOLUCENZIO (nelle vesti di Cambioil maestro)PETRUCCIOORTENSIO (nelle vesti di Licioil musicista)TRANIO (travestito da Lucenzio)e BIONDELLO che reca un liuto e alcuni libri.

GREMIO - Buongiorno a voicittadino Battista.

BATTISTA - E a voi salutecittadino Gremio
ed a voialtri tuttigentiluomini.

PETRUCCIO - Così a voibuon signore.
Di graziavoi avete una figliola
di nome Caterina
bella e virtuosavero?

BATTISTA - Ho una figliola
signoresìdi nome Caterina.

GREMIO - Voi siete troppo brusco
venite al puntoma gradatamente.

PETRUCCIO - E voi mi fate tortosignor Gremio
lasciatemi sbrigarmela da me!
(A Battista)
Io sono un gentiluomo di Verona
signor Battistae avendo udito là
di vostra figliadella sua bellezza
e intelligenzaed affabilità
della sua pudibonda verecondia
e dell'altre mirabili sue doti
oltre alla sua mitezza di carattere
ardisco presentarmi in casa vostra
forse un po' troppo presuntuosamente(45)
per fare dei miei occhi il testimone
di ciò che di lei tante volte ho udito;
e quale titolo d'introduzione
alla vostra benevola accoglienza
vi presento un mio uomo di fiducia
(Indica Ortensio/Licio)
assai bene versato nella musica
ed altrettanto nelle matematiche
che potrebbe recarle un buon aiuto
nello studio di queste discipline
delle qualidel restoa quanto so
Caterina è tutt'altro che digiuna.
Vogliate darmi il vostro gradimento
per luise non volete farmi torto.
Si chiama Licioè nativo di Mantova.

BATTISTA - Ohsiate il benvenutosignor mio
ed anche il signor Licioin grazia vostra!
Ma in riguardo a mia figlia Caterina
io so - e davvero molto me ne duole -
ch'ella non potrà fare al caso vostro.

PETRUCCIO - Capisco: non volete separarvene;
o forse vi son io poco simpatico?

BATTISTA - Ahimènon fraintendetemisignore;
dico le cose come so che sono.
Di dove siete? Come vi chiamate?

PETRUCCIO - Il mio nome è Petruccio Bentivoglio
e son figlio di Antonioda Verona
un gentiluomo noto in tutta Italia.

BATTISTA - E difatti l'ho conosciuto anch'io
e siate il benvenuto in grazia sua.

GREMIO - Con rispetto di quel che avete a dire
Petruccioconsentite che anche a noi
poveri postulantisia permesso
di dire una parola a Ser Battista.
Fateci un po' di postovoglio dire:
siete speciale a farvi avanti a tutti!

PETRUCCIO - Ohsignor Gremiovi domando scusa
vorrei venire al sodo.

GREMIO - Non ne dubito; ma ad agir così
penso che finirete a maledire
il vostro modo di chieder la mano.(46)
(A Battista)
Vicinoquesto è un dono
assai gradito a voine son sicuro;(47)
per usarvi un'eguale gentilezza
anch'ioche sono stato più d'ogni altro
da voi trattato compiacentemente
ho pensato di prendermi licenza
di presentarvi questo dotto giovane.
(Indica Lucenzio/Cambio)
che ha studiato per lungo tempo a Reims
sa di greco e latino e d'altre lingue
quanto di musica e di matematica
sa l'altro. Cambio è il nome.
Accettatevi pregoi suoi servigi.

BATTISTA - Mille ringraziamentisignor Gremio.
E benvenuto a voigentile Cambio.
(A Tranio/Lucenzio)
Ma voi avete l'ariamio signore
d'andare intorno come uno straniero.
Posso farmi sì ardito
da chiedervi che v'ha condotto qui?

TRANIO - L'ardimentosignoreperdonate
è solo e tutto miochéforestiero
nella vostra cittàmi fo sì ardito
da aspirare alla mano
della bella e virtuosa vostra Bianca.
Né m'è ignota la vostra decisione
di voler accasarprima di lei
la sorella maggiore Caterina.
Null'altro privilegio io vi chiedo
che questo: che una volta conosciuta
la mia casata e la mia discendenza
voi mi accettiate fra i suoi pretendenti
sì che al pari di loro io possa avere
pieno e libero accesso alla ragazza
e gradimento in seno alla famiglia.
Per l'istruzione delle vostre figlie
vi lascio questo semplice strumento
(Gli offre il liuto prendendolo dalle mani di Biondello)
e questo piccolo pacco di libri
(Mostra i libri in mano a Biondello)
di greco e di latino; il loro pregio
sarà di riuscire a voi graditi.

BATTISTA - Vi chiamate Lucenzioa quanto ho udito.
Di dove siete?

TRANIO - Di Pisasignore
son figlio di Vincenzo.

BATTISTA - Ahlo conosco
è uno dei notabili di Pisa.
Lo conosco di famamolto bene.
Voi siete molto benvenutoamico.
(A Ortensio/ Licio)
Voiprendete il liuto.
(A Lucenzio/Cambio)
E voiprendete quel pacco di libri.
Voglio che andiate subito a incontrare
le vostre due allieve.
(Chiamando)
Ehidi casa!

Entra un SERVO

Tuaccompagna questi gentiluomini
dalle mie figliee fa' capire a entrambe
che questi sono i loro istitutori
e che usino loro ogni riguardo.

(Esce il servo con Ortensio e Lucenzio.
Biondello li segue con il liuto e i libri)

(A Petruccio)
Noi facciamo due passi qui in giardino
e poi andremo a cena tutti insieme.
Siete tutti oltremodo benvenuti
e vi prego di ritenervi tali.

PETRUCCIO - Peròsignor Battistaeccovedete
i miei affari mi richiedon fretta;
ed io non credo che mi sia possibile
venire qui tutti i giorni
a corteggiare la vostra figliola.
Voi ben conoscevate il padre mio
e in lui potete pur vedere me
che son rimasto unico suo erede
delle terre e di tutti gli altri beni
e posso dire di averli accresciuti
piuttosto che ridottiin mano mia.
Perciò ditemi subito
nel caso ch'io riesca a cattivarmi
il cuor di vostra figlia Caterina
che dote avrò con leise me la sposo.

BATTISTA - Metà delle mie terrealla mia morte
e ventimila corone in contanti.

PETRUCCIO - Ed ioper questa dotele assicuro
se mai dovesse rimanere vedova
sìdicoin caso che mi sopravviva
il possesso di tutte le mie terre
e i proventi di tutte le mie rendite.
Perciò possiamo stendere il contratto
così che quanto testé convenuto
sia osservato da entrambe le parti.

BATTISTA - Sìquando tuttavia si sia accertata
la cosa più importante
vale a dire l'amore della giovane:
Da lì dipende tutto.

PETRUCCIO - Ohquesto è il meno.
Lasciate che vi dicasignor suocero
che io sono non meno perentorio
di quanto sia superba vostra figlia.
E laddove due fuochi divampanti
si scontranoconsumano l'oggetto
che alimenta la rispettiva furia.
E se è vero che anche un fuocherello
diventa grosso con un po' di vento
è pur vero che le potenti raffiche
spengono fuoco e tutto.
Tal sarò io con lei; e dovrà cedere
perché son di carattere assai brusco
e in amore non sono un ragazzino.

BATTISTA - Corteggiatela come più vi piace.
V'auguro di riuscire nell'impresa.
Ma tenetevi bene corazzato
per ricevere qualche parolaccia.

PETRUCCIO - Riguardo a questosono a tutta prova
come lo son coi venti le montagne
che non si lasciano giammai scrollare
per quanto quelli possano soffiare.

Entra ORTENSIO con un fazzoletto legato e insanguinato intorno alla testa.

BATTISTA - Ohoh! Che vi è successoamico mio?
Perché avete la faccia così pallida?

ORTENSIO - Per paurasignorev'assicuro.

BATTISTA - Che mi diteriuscirà mia figlia
ad essere una buona musicista?

ORTENSIO - Penso riesca prima
ad esseresignoreun buon soldato.
Il ferroforseriesce a resisterle
ma i liutino.

BATTISTA - Perché lo dite?
Non siete riuscito ad introdurla
nel liuto?

ORTENSIO - Nonoè stata lei
a introdurre il liuto in testa a me.
Le avevo appena cominciato a dire
che non toccava giustamente i tasti
e le stavo abbassando un po' la mano
per insegnarle la diteggiatura
che quella all'improvviso
come colta da furia diabolica
mi grida: "Tasti!... Quali tasti... questi?
Ecco quel che ci faccio iocoi tasti!"
E lì m'ha dato lo strumento in testa
sì che la zucca mia s'è fatta strada
dentro di essotutto attraversandolo
e son rimasto lì tutto stordito
la mia testa affacciata a quel liuto
come alla gogna... e lei che làimperterrita
mi seguitava a dire in facciaurlando
che sono un musicista da strapazzo
un cane di strimpellatore ed altro
che pareva ci avesse fatto apposta
uno studio d'epiteti offensivi
per buttarmeli addosso tutti insieme.

PETRUCCIO - Ohilàma questa è una ragazza in gamba
per tutto il mondo! Dopo udito questo
mi piace dieci volte più di prima!
Ahche non vedo l'ora di conoscerla
e farmi quattro chiacchiere con lei!

BATTISTA - (A Ortensio)
Behvenite con menon scoraggiatevi.
Continuate la vostra lezione
con l'altra mia figliolala più giovane
che mi sembra più incline ad imparare
e più sensibile alle cose belle.
Signor Petrucciovenite con noi
o preferite che vi mandi qui
mia figlia Caterina?

PETRUCCIO - Sìvi prego
mandatela voi qui. Resto ad attenderla.

(Escono BattistaGremioTranio e Ortensio)

Ecome lei arriva
la voglio corteggiare a modo mio;
se poco poco sbraita
le dico con il massimo sussiego
che canta dolce come un usignolo;
se fa la faccia arcigna
le dico che ha la faccia d'una rosa
lavata dalla guazza mattutina;
se invece mi fa il muso e resta là
senza parolami metto a elogiare
la sua duttilità nel conversare
e a dirle che fa prova
d'una eloquenza viva e penetrante;
se m'ordina con tono perentorio
di far bagaglio e togliermi di mezzo
le dico "grazie" con un bel sorriso
come se invece m'avesse pregato
di restare suo ospite gradito;
se infine alla richiesta di sposarmi
m'oppone un bel rifiutonon faccio altro
che pregarla di fissar lei la data
delle pubblicazioni per le nozze
e quella della lor celebrazione.
Ma eccola... Petruccioadesso a te!

Entra CATERINA

BuongiornoKate... È questo il vostro nome
come ho sentito...

CATERINA - E avete ben sentito
anche se siete un po' duro d'orecchio
mi pareperché chi parla di me
mi chiama Caterina.

PETRUCCIO - Non mentite:
perché qui tutti vi chiamano Kate
e talvolta "Katina"
e talvolta "Katina la stizzosa".
Ma per me siete Katela mia Kate
la Kate più graziosa e più leggiadra
di tutta intera la cristianità
la Kate di Kate-Hall(48)
la mia Kate di tutte le dolcezze
perché Kate è per me ogni dolcezza
perciò accettate ch'io vi chiami Kate
la mia consolazione. Io son qui spinto
avendo udito celebrar dovunque
la tua mitezzala tua mansuetudine
le molte tue virtù e le tue grazie
(anche se molto inadeguatamente
per quelle che possiedi in realtà)
io sono qui per parlarti d'amore
e chiederti di diventar mia moglie.

CATERINA - Spinto... Vi siete spinto proprio a tempo!
Chi v'ha spinto a venire fino qui
si dia la pena di mandarvi indietro.
M'è bastato vedervi
per scoprire il bel mobile che siete.

PETRUCCIO - Un mobile! Che mobile?

CATERINA - Un trespolo.

PETRUCCIO - Braval'hai detta giusta!
Vieni a sederti allora su di me.

CATERINA - Gli asini son fatti per portare
e voi ne siete uno.

PETRUCCIO - Son le donne
inveceche son fatte per "portare"(49)
e tu sei una.

CATERINA - Non come voi bolsa
peròse è questo che volete intendere.

PETRUCCIO - Ahimècaranon sarò certo io
a osar di caricarti d'alcun peso
sì giovane e leggera come sei...

CATERINA - Troppo leggerasì
perché uno zoticone come voi
possa afferrarmise pur quanto a peso
ho quello che dovrebbe esser mio.

PETRUCCIO - Dovrebb'essere?... Sccc!

CATERINA - Ditelo pure
come quello d'un falco.

PETRUCCIO - Ehcolombella dall'aluccia lenta
ci vorrà dunque un falco per ghermirti?

CATERINA - Sìcome una colombas'io son tale
ghermisce un falco.(50)

PETRUCCIO - Evviaevviavespetta
non essere cattiva.

CATERINA - S'io son vespa
meglio che stiate attento al pungiglione!

PETRUCCIO - Quello io ve lo strappoe bell'e fatto.

CATERINA - Sìse si sa dov'è
ma uno sciocco è incapace di trovarlo.

PETRUCCIO - Chi non sa dove tiene il pungiglione
una vespa? Lo tiene nella coda.

CATERINA - Nonella lingua.

PETRUCCIO - La lingua di chi?

CATERINA - La vostrase vi dilungate ancora
a dir sciocchezze.(51) E con ciò vi saluto.

(Fa per andarsene)

PETRUCCIO - Che! Mi lasci così?
Con la mia lingua dentro la tua coda?(52)
Nobuona Kateti pregotorna indietro.
Io sono un gentiluomo.

CATERINA - Ahsì? Proviamolo!

(Gli dà uno schiaffo)

PETRUCCIO - Se ci riprovigiuroti sculaccio!

CATERINA - Ah sì? Che gentiluomo sieteallora?
Se mi picchiateaddio vostro blasone;
e se cessate d'esser gentiluomo
niente più armi sopra il vostro stemma.

PETRUCCIO - Sei esperta d'araldicaKatina?
Ohallora iscrivimi nei tuoi registri!

CATERINA - Che c'è sul vostro stemma gentilizio
una cresta di gallo
come quella che portano i giullari?(53)

PETRUCCIO - Un gallo senza cresta
se sarà Kate la mia gallinella.

CATERINA - Un gallo che però non fa per me
con quel vostro gracchiare da cappone.

PETRUCCIO - Katinavianon esser così acida!

CATERINA - È il mio modo di fare naturale
quando ho davanti a me una mela marcia.

PETRUCCIO - Mele marce qui non ve n'è nessuna
e dunque cerca di non esser acida.

CATERINA - C'èc'è.

PETRUCCIO - Ebbenefammela vedere.

CATERINA - Per farloavrei bisogno d'uno specchio.

PETRUCCIO - Ah capiscovuoi dire la mia faccia.

CATERINA - Bravo! Siete davvero perspicace
per esser così giovane!

PETRUCCIO - San Giorgio!
Sono anche troppo giovane per te.

CATERINA - Eppure avete la faccia avvizzita.

PETRUCCIO - È a cagione della mie gravi cure.

CATERINA - Delle quali davvero io non mi curo.

(Fa di nuovo per andarsene)

PETRUCCIO - (Trattenendola)
Ma nostammi a sentireKateascolta...
Insommavianon sfuggirmi così...
(L'afferra)

CATERINA - Nolasciatemi andare.
Se resto quivi faccio andare in bestia.

PETRUCCIO - Nient'affatto. Ti trovo anzi gentile
come non mi sarei mai aspettato.
M'avevan detto ch'eri muso lungo
selvaticastizzosaantisociale.
M'accorgo invece ch'era tutto falso:
perché tu sei graziosacuorcontento
oltremodo corteseun poco timida
magari nel parlareeppure dolce
come i fiori sbocciati a primavera.
Tu l'arcigna non la sai proprio fare:
guardare sbiecomorderti le labbra
come fanno le donne inviperite;
né provi alcun piacere a contraddire;
sai anzi intrattenere con bel garbo
i tuoi corteggiatori.
Perché la gente deve direin giro
che Kate è zoppa?... Calunnioso mondo!
Kate è dritta e slanciata
svettante come il ramo d'un nocciòlo;
della nocciola ha il coloritobruno
e il saporepiù dolce della mandorla.
Di graziamostrami come cammini...
Tu non sei zoppa affatto.

CATERINA - Viabuffone!
Va' a comandar così chi t'è al servizio!

PETRUCCIO - Fu mai Diana ornamento ad un boschetto
quanto Kate lo è per questa stanza
col suo incedere da principessa?(54)
Ohsii tu Dianae fa' ch'ella sia Kate!
E che Kate sia casta
e Diana incontinente alla lussuria!

CATERINA - Dove avete imparato
tutto questo piacevole sproloquio?

PETRUCCIO - Lo improvviso. Mi viene giù così
dallo spirito che mi die' mia madre.

CATERINA - Una madre di spirito
se noil figlioper sénon lo sarebbe.

PETRUCCIO - Non ti sembro assennato?

CATERINA - Sìma cercate di tenervi caldo.(55)

PETRUCCIO - Per la Vergineè quel che intendo fare
ma nel tuo lettodolce Caterina!
Perciòa parte tutte queste chiacchiere
ti dico chiaro e tondo che tuo padre
ha consentito a che tu sii mia moglie;
sulla dote ci siam messi d'accordo
etu lo voglia o noti sposerò.
Io so d'essereKatel'uomo giusto
che ci vuole per te;
e tuti giuro sopra questa luce
grazie alla quale io posso contemplare
la tua bellezzanon dovrai sposare
altri che me; perch'io son natoKate
per addomesticartie trasformarti
dalla gatta selvatica che sei
in una Caterina mansuefatta
come ogni altra domestica gattina.(56)
Ecco tuo padre. Non dire di no.
Io debbo avere in moglie Caterina
lo voglio e basta! Non ci sono santi.(57)

Rientra BATTISTA con GREMIO e TRANIO

BATTISTA - Dunquesignor Petruccio
come va con mia figlia?

PETRUCCIO - Ottimamente!
Come poteva essere altrimenti?
Era impossibile che andasse male
e ch'io non le riuscissi...

BATTISTA - Caterina
figlia miaperché fai quella faccia
così accigliata?

CATERINA - E mi chiamate figlia?
Bell'affetto di padrequello vostro
di volermi sposare a un mentecatto
un ruffiano pazzoideuno Zanni
che non sa altro che sacramentare
e pensa di arrivare chi sa dove
a furia di sacramentarsi addosso!

PETRUCCIO - Caro suoceroi fatti sono questi:
qui tutti quanticompreso voi stesso
l'avete sempre giudicata male.
S'ella è scostanteè per suo proprio calcolo;
perché non è per nulla prepotente:
è remissiva come una colomba;
e nemmeno è focosa ed infiammabile
ma calmacome l'aria mattutina.
Quanto a sopportazione
si mostrerà una seconda Griselda(58)
e quanto a virginale verecondia
una seconda Lucrezia Romana.(59)
In conclusionecosì ben d'accordo
ci siam trovatiche abbiamo fissato
per domenica il giorno delle nozze.

CATERINA - Prima impiccato ti voglio vedere
domenica!

GREMIO - Petruccioavete udito?
Impiccato vi vuol vedereha detto.

TRANIO - Son questi i vostri successi con lei?
Allora buona notte al nostro piano!

PETRUCCIO - Abbiate un po' di pazienzasignori!
Del restome la sono scelta io:
contenti noia voi che cosa importa?
Abbiamo stabilito fra noi due
ch'ellain presenza d'altri
seguiti a far la solita bisbetica.
Vi dico ioil bene che mi vuole
è cosa veramente da non credere.
Odolcissima Kate!
Con che slancio mi si cingeva al collo
e bacie bacie con tale passione
e più volte giurando e rigiurando
d'amarmim'ha aggiogato all'amor suo.
Ohvoi siete novizi a certe cose!
Ma è stupendo vedere
quando un uomo e una donna stanno soli
come anche il più sprovveduto degli uomini
possa riuscire ad addomesticare
la più intrattabile delle bisbetiche.
Dammi la manoKate. Io vo a Venezia
ad acquistar le vesti per le nozze.
Voisignor suoceropensate al pranzo
e a preparar gli inviti. Son sicuro
che la mia Kate sarà deliziosa.

BATTISTA - Non ho parole. Quale vostre destre.
Che Dio vi mandi ogni felicità
Petruccio. Affare fatto.

GREMIO e TRANIO - Amèn da noi!
Faremo loro noi da testimoni.

PETRUCCIO - Suocero e sposae voisignoriaddio.
Io parto per Venezia. L'ora stringe
e domenica fa presto a venire.
Avremo anelligioiealtri preziosi.
Ed oraCaterinadammi un bacio.
Noi due domenica saremo sposi.

(L'abbraccia e cerca di baciarla;
ella si divincola ed esce correndo)

BATTISTA - Signoriho l'impressionein verità
d'esser ridotto al ruolo del mercante
che s'imbarca sconsideratamente
in un'operazione disperata.

TRANIO - Era quella però tal mercanzia
chea rimanere ferma nella stiva
sarebbe fatalmente andata a male;
orase non andrà perduta in mare
vi porterà certamente un guadagno.

BATTISTA - Ohl'unico guadagno che m'aspetto
è un matrimonio senza turbolenze.

GREMIO - Non c'è dubbioegli ha fatto la sua pesca
in acque chete. Ed oraser Battista
veniamo all'altra figliala più giovane.
Questo è il giorno che abbiamo tanto atteso.
Io sono il vostro vicino più prossimo
e sono stato il primo a corteggiarla.

TRANIO - Ed io son uno che ama vostra figlia
più che non possan dire le parole
e la mente pensare.

GREMIO - Giovincello
non puoi saper amare come me.

TRANIO - Barbagrigial'amore tuo è gelo.

GREMIO - Ma il tuo friggepivello. Fatti indietro.
All'amore è l'età che dà sostanza.

TRANIO - Ma agli occhi delle donne
solo la gioventù sa metter fiori.

BATTISTA - Calmatevisignori. Vedrò io
di comporre tra voi questa contesa.
Saranno i fatti a stabilirne l'esito
e quello di voi due
che potrà dimostrar di assicurare
alla mia Bianca la dote più ricca
avrà la mano della mia figliola.

GREMIO - Ebbenequella mia voi la sapete:
in primo luogola casa in città
ben provvista di ricco vasellame
bacili ed anfore d'oro e d'argento
per lavar le sue mani delicate;
tappezzerie di Tiro alle pareti
scrigni d'avorio pieni di corone
e cassapanche in legno di cipresso
dove ho stipato trapunte di Arras;
ricche vestitendaggibaldacchini
lenzuola e federe di lino scelto
cuscini turchi trapunti di perle
merletti di Venezia a frange d'oro
utensili di peltro e rame: insomma
tutto per il governo della casa.
Poi la mia fattoria
nelle cui stalle sono cento mucche
e circa dieci dozzine di buoi;
e tutto il resto in questa proporzione.
Senza aggiungere (devo pur ammetterlo)
ch'io sono ormai alquanto in là con gli anni
e se morissiponiamodomani
tutto questo rimane roba sua
semprechémentr'io sia rimasto in vita
ella sia stata sempre solo mia.

TANIO - Quel "solo" ci sta bene.
Ora sentite mesignor Battista:
io son l'unico figlio di mio padre
e l'unico suo erede.
Se potrò avere in moglie vostra figlia
le intesto subito tre-quattro case
entro la cinta della ricca Pisa
che valgono ciascunacertamente
quella che il signor Gremio tiene qui.
In più le porto duemila ducati
all'annorendita delle mie terre;
il tutto a titolo di sopraddote.
Toccatoehsignor Gremio?

GREMIO - Ahs'è così...
Certo... duemila ducati di rendita...
(A parte)
Tutte le mie sostanze non ci arrivano.
(Fortea Battista)
E allorain più di quello che ho già detto
riceverà da me una ragusina(60)
presentemente all'ancora a Marsiglia.
La ragusina v'ha chiuso la bocca
signor Lucenzioeh?...

TRANIO - Masignor Gremio
lo sanno tutti che di ragusine
mio padre ne possiede almeno tre
di buona stazzaoltre a due galeoni
e una dozzina di galee leggere.
Assegno a lei tutto questo naviglio
e raddoppio qualsiasi vostra offerta.

GREMIO - Ho tutto offerto. Non mi resta nulla.
Più di quanto posseggo non può avere.
Se avrò la preferenzaellacon me
riceverà tutto quello ch'è mio.

TRANIO - Ebbenela ragazza allora è mia
stando a quello che voi le promettete.
(A Battista)
Il signor Gremio dunque è fuori causa.

BATTISTA - Sìser Lucenziodevo riconoscerlo
la vostra offerta è certo la migliore;
e non appena avrò da vostro padre
la sicurtà per leimia figlia è vostra.
Altrimentidovete perdonarmi
se voglia il caso che le premoriste
a chi andrebbe a finire la sua dote?

TRANIO - Ahquesto vostro è solo un bel cavillo
perché mio padre è vecchio ed io son giovane.

GREMIO - E i giovani non possono morire
come i vecchi?

BATTISTA - Signoribehho deciso.
Questa domenicacome sapete
andrà sposa mia figlia Caterina;
e la domenica che seguirà
(A Tranio)
sarà Bianca ad andare sposa a voi
sempre che mi daretenel frattempo
la sicurtà del vostro genitore.
Se noella andrà sposa al signor Gremio.
E con ciò vi saluto e vi ringrazio.

GREMIO - Salute a voibuon vicino Battista.

(Esce Battista)

Quanto a tescapestrato giovinotto
non ti temo. Sarebbe un bell'idiota
tuo padre a mettere nelle tue mani
tutto il suo patrimonio
spogliandosene luivecchio com'è
mettendo i piedi sotto alla tua tavola.(61)
Bubbole! Un Italiano vecchia volpe
giovanottonon è di questa stoffa!

(Esce)

TRANIO - Ti s'impesti quella tua faccia vizza
malizioso vecchiacco!
Ma a spiazzarlo ci sono riuscito
mettendoci un bel carico da undici!(62)
Quello che mi sta a cuorein testa a tutto
è ch'io possa giovare al mio padrone;
e non vedo perchéa questo punto
colui che finge d'essere Lucenzio
non possa fingere di darsi un padre
chesupponiamosi chiami Vincenzo.
Anche se ciò può sembrare bislacco
perché generalmente sono i padri
a generare i figli; in questo caso
se il trucco mi dovesse riuscire
sarebbe il figlio a generare il padre.

(Esce)

ATTO TERZO


SCENA I - Padovain casa di Battista.

Entrano; ORTENSIO nelle vesti di Liciomaestro di musicae BIANCA. Ortensio/Licio sta insegnando a Bianca come suonare il liuto e le tiene una mano sulla tastiera. Entra LUCENZIOnelle vesti di Cambioe vedendolo esclama:

LUCENZIO - Ehipianoviolinistamani a posto!
Vi prendete un po' troppa confidenza!
Avete forse già dimenticato
l'accoglienza con cui la sua sorella
Caterinav'ha dato il benvenuto?

ORTENSIO - Ma questapedagogo attaccabrighe
delle armonie celesti è la patrona.
Perciò lasciate a me la precedenza.
Dopo che avremo fatto con la musica
un'ora di lezionevoi potrete
altrettanto durare con la vostra.

LUCENZIO - O solenne somaro!
Ignorante a tal punto di letture
da non sapere per quale ragione
fu inventata dagli uomini la musica.
Non fu forse per rinfrescar la mente
dagli studi e le cure giornaliere?
E dunquesia permesso prima a me
di far lezione di filosofia
e soltanto quand'io avrò finito
le servirete le vostre armonie.

ORTENSIO - Ehigiovinottonon ho affatto voglia
di sopportare queste tue bravate!

BIANCA - Signorivoi mi fate entrambi torto
se adesso vi mettete a disputare
su cosa che compete a me decidere.
Io non sono di quelle scolarette
che si devono sculacciare a scuola
e non intendo sentirmi legata
a orari fissi e tempi stabiliti:
le stabilisco io le mie lezioni
come mi torna e m'accomoda meglio.
Per tagliar corto con le vostre liti
sediamoci ora qui. Voimusicista
prendete il vostro strumentoe suonatelo.
La sua lezione sarà terminata
prima che voi finiate d'accordarlo.

ORTENSIO - E se riesco ad accordarlo prima
gli farete interromper la lezione?

LUCENZIO - Questo non sarà mai.
Badate ad accordare lo strumento.

(Ortensio si ritira. Bianca e Lucenzio si siedono)

BIANCA - Dove siamo rimasti l'altra volta?

LUCENZIO - Eccomadamigellaa questo punto:
Hic ibat Simois, hic est Sigeia tellus,
Hic steterat Priami regia celsa senis".(63)

BIANCA - Fate la costruzione e traducete.

LUCENZIO - "Hic ibat": come v'ho detto io sono...
Simois: Lucenzio Bentivoglio...
Hic est: di Pisafiglio di Vincenzo...
Sigeia tellus: così travestito
soltanto per avere il vostro amore...
Hic steterat: l'altro Lucenzioinvece
che viene a chiedere la vostra mano...
Priami: è il mio valletto Tranio...
regia: che porta indosso il mio vestito...
celsa senis: al fine d'ingannare
il vecchio Pantalone(64) vostro padre.

ORTENSIO - Lo strumento è accordatomadamina.

BIANCA - Sentiamolo.
(Ortensio produce alcuni accordi)
Macchéstona il cantino.

LUCENZIO - Rimettetevi all'operamessere
e cercate di nuovo d'accordarlo.

(Ortensio s'allontana di nuovo)


BIANCA - Ch'io veda adesso come so tradurlo:
Hic ibat Simois: non vi conosco...
Hic est Sigeia tellus: non mi fido...
Hic steterat Priami: stiamo attenti
a non farci sentir da quello là...
Regia: non fatevi troppe illusioni...
Celsa senis: però non disperate.

ORTENSIO - (Venendo di nuovo avanti)
Eccoadesso è accordato.

LUCENZIO - Il basso no.

ORTENSIO - Sìpure il basso è a posto.
Chi stona è quel gaglioffo che so io...
(A parte)
Però com'è focoso e intraprendente
il nostro bravo pedante! Scommetto
che il furfante corteggia l'amor mio...
Pedasculeti terrò bene d'occhio!(65)
(S'allontana di nuovo)

BIANCA - (A Lucenzio)
Forsecol tempochissàpotrò credervi...
Per ora son piuttosto diffidente.

LUCENZIO - Non dovete...
(S'accorge che Ortensio sta ascoltando)
... Nonove l'assicuro:
Aiace era del ramo degli Eacidi
anch'egli detto Eacidedal nonno.(66)

BIANCA - Non oso contraddire il mio maestro
con tutto che avrei tanto da discutere
su questo punto... Ma lasciamo andare.
(A Ortensio che si è avvicinato)
Ed oraLicioa voimio buon maestro.
Non abbiatela a maleve ne prego
se ho scherzato così con tutti e due.

ORTENSIO - (A Lucenzio)
Voi potete pur fare quattro passi
e lasciare a me il campo per un poco:
non insegno la musica a tre voci.

LUCENZIO - Ehformalista fino a questo punto?...
Va beneaspetterò.
(A parte)
Ma senza perderti d'occhio un istante...
M'inganneròma il nostro fine musico
si comincia a scaldar per la ragazza.

ORTENSIO - Prima di metter mano allo strumento
per insegnarvi la diteggiatura
secondo il mio sistemamadamina
debbo iniziarvi ai primi rudimenti
sì ch'io possa insegnarvi a solfeggiare
nel modo più spedito e dilettevole
più approfonditovalidosicuro
di qualsiasi altro metodo
adottato dagli altri miei colleghi.
Eccolo quistilato in bella forma.
(Le porge un foglio col pentagramma)

BIANCA - Ma la scala l'ho appresa ormai da tempo.

ORTENSIO - E tuttavia leggete quella mia.

BIANCA - (Legge)
DO: sono il fondamento d'ogni accordo...
RE: a dichiararvi l'amore di Ortensio...
MI: accettatelo, Bianca, per marito...
FA: perché lui sa amar con tutta l'anima...
SOL-RE: due note, su una sola chiave;
LA-MI: siate pietosase no muoio."
E questavoila chiamate una scala?
Non mi piace. Mi piacciono di più
i vecchi metodi di moda un tempo.
Non sono così frivola e volubile
da cambiare le regole più antiche
con delle strampalate innovazioni.

Entra un SERVO

SERVO - Vostro padre vi pregapadroncina
che lasciate da parte i vostri libri
e che andiate di là a dare mano
a preparar la camera nuziale
della sorella vostra. Le sue nozze
come sapetesaranno domani.

BIANCA - Cari maestrivi saluto entrambi.
Debbo andare.

LUCENZIO - In tal casomadamina
non c'è ragione ch'io resti più qui.

(Esce)

ORTENSIO - Qualche ragione invece ce l'ho io
di stare a sorvegliar questo pedante
che mi par proprio innamorato cotto...
PeròBianca mia cara
se i tuoi pensieri son così volgari
da farti volger l'occhio vagabondo
al primo straccivendolo che passa
per meti prenda pure chi ti vuole;
e se per caso mi dovessi accorgere
che sfarfalli da oriente ad occidente
con te Ortensio chiude la partita
e se ne cerca qualcun'altra altrove.

(Esce)

SCENA II - Padovadavanti alla casa di Battista.

Entrano BATTISTAGREMIOTRANIO (sempre travestito da Lucenzio)CATERINABIANCALUCENZIO (travestito da Cambio)e altri.

BATTISTA - (A Tranio)
Questo è il giorno fissato per le nozze
di Caterina mia figlia e Petruccio
ma mio genero ancora non si vede...
Signor Lucenzioche dirà la gente?
Il sacerdote pronto a celebrare
e lo sposo che ancora non arriva...
Che scorno! Che vergogna!... Che ne dite?

CATERINA - Scorno e vergogna sono solo miei.
Son io che son forzata a controcuore
a conceder la mano
ad uno scervellato zoticone
sempre in vena di scherzistravagante
che prima si dichiara in tutta fretta
e poi mi sposa quando gli fa comodo.
Io ve l'avevo detto ch'era matto;
che sotto la sua aria facilona
nascondeva l'amaro della beffa.
Quellosecondo me
per farsi fama d'uomo spiritoso
è capace di corteggiarne mille
di stabilire il giorno della nozze
preparare la festafar gli inviti
far affiggere le pubblicazioni
senza avere la minima intenzione
di sposare colei cui s'è promesso.
Adesso tutti segneranno a dito
la povera infelice Caterina
ammiccando e dicendosi tra loro:
Eccola là, la moglie di quel matto,
sempre che quello si ricorderà
di venire a sposarsela a suo comodo!

TRANIO - Abbiate ancora un poco di pazienza
Caterinae voisignor Battista.
Giuro sulla mia vita che Petruccio
si porterà con voi da galantuomo
qualunque cosa lo trattenga adesso
dal mantener l'impegno.
Io lo conosco: sembrerà un po' brusco
ma è persona oltremodo assennata
benché d'umor giovialein fondo onesto.

CATERINA - Non l'avessi mai visto e conosciuto!

(Esce piangendoseguita da Bianca e da tutti gli altri)

BATTISTA - Va'figliolanon posso darti torto
se piangiché un'offesa come questa
farebbe spazientire pure un santo
figuriamoci una come te
bisbetica e impaziente come sei.

Entra BIONDELLO

BIONDELLO - (A Tranio)
Padrone miopadronenovità!
Ci sono novitàma così vecchie
quali voi non le avete mai udite!

BATTISTA - Che! Vecchie novità... che vai dicendo?

BIONDELLO - Perchéforse non è una novità
l'annuncio dell'arrivo di Petruccio?

BATTISTA - È arrivato?

BIONDELLO - Nonosignore.

BATTISTA - E allora?

BIONDELLO - Sta arrivando.

BATTISTA - E quand'è che sarà qui?

BIONDELLO - Quando si troverà davanti a voi
che state lìcosìdove son io.

TRANIO - Allora le tue vecchie novità
dove stanno?

BIONDELLO - Perbaccoche Petruccio
sta arrivando con un cappello nuovo
un giustacuore liso
delle braghe tre volte rivoltate
due stivali spaiatiuno con fibbie
l'altro con stringheserviti finora
da ripostiglio per candele usate;
con al fianco una spada arrugginita
e spuntata e con l'elsa mezza rotta
rintracciata frammezzo ai ferri vecchi
dell'antica armeria della città
e due stringhe sprovviste di puntale;
in groppa a un ronzino spelacchiato
sopra una vecchia sella tutta tarli
e un paio di speroni scompagnati:
una bestia per giunta incimurrata
e ricoperta d'ogni sorta d'ulcere
infettata di galle di tumori
zoppa per le giunture tumefatte
tutte gialle striate d'itterizia
e coperte da pustole incurabili
divorata le viscere dai vermi
la schiena curva che pare slogata
il deretano tutte lussazioni
gli anteriori che inciampano ogni tanto
il morso difettoso d'una guida
una testiera di pelle di capra
che si vede che a forza di tirarla
s'è dovuta spezzar più d'una volta
e che si tiene su solo coi nodi;
un sottopancia tutto rattoppato
sul dorso una groppiera di velluto
da donna con agli angoli due lettere
formate con le teste di bullette
e qua e là rammendate con lo spago.

BATTISTA - E insieme a lui chi viene?

BIONDELLO - Il suo lacchè
tutto bardato dalla testa ai piedi
esattamente come il suo cavallo:
una calza di lana ad una gamba
e all'altra un calzerotto di pezzaccia
tenute su a mo' di giarrettiera
da un nastro rosso-blu; e un cappellaccio
vecchioche porta al posto delle piume
ogni sorta di buffe cianfrusaglie:
un mostroinsommacalzato e vestito
non davvero un valletto da cristiani
o un lacchè di padrone rispettabile.

TRANIO - Forse una stravaganza del suo estro
l'ha spinto a presentarsi in tale arnese
ché di solito veste assai dimesso.

BATTISTA - A me basta che arrivi;
in quale foggiam'interessa poco.

BIONDELLO - Il fatto è chesignorenon arriva.

BATTISTA - Ma non hai detto che stava arrivando?

BIONDELLO - Chiio? Che stava arrivando Petruccio?

BATTISTA - Sìtuche stava arrivando Petruccio!

BIONDELLO - Nosignoreio ho detto il suo cavallo
che arrivavacon lui sopra la groppa.

BATTISTA - E che! Non è lo stesso?

BIONDELLO - (Recitando)
No, per San Giacomo, uomo e cavallo,
scommetto un pennypiù d'uno fanno;
questa è aritmetica, senza alcun fallo,
pur se una follaessi non fanno".

Entrano PETRUCCIO e GRUMIO vestiti al modo che ha descritto Biondello

PETRUCCIO - Behdove sono questi baldi giovani?
Chi è in casa?

BATTISTA - Voi siete il benvenuto.

PETRUCCIO - Venuto bene tuttavia non sono.

BATTISTA - Non zoppicate "tuttavia"mi pare.

TRANIO - Magari non sì bene equipaggiato
nel vestirecom'io vorrei lo foste.

PETRUCCIO - Non ho potuto meglioper la fretta.(67)
Ma dov'è Katela mia bella sposa?
E come sta mio suocero?
Signorisiete tutti un po' accigliati
mi pare. Questa bella compagnia
mi guarda come avesse avanti a sé
chi sa quale bizzarro monumento
o una cometao qualche strano mostro.
Perché?

BATTISTA - Signore miosapete bene
che questo è il giorno delle vostre nozze.
Qui siamo stati in gran trepidazione
nel timore che non veniste più;
ora lo siamo tutti ancor di più
nel vedervi arrivare in questo arnese
sì poco conveniente all'occasione.
Diaminesutoglietevi quell'abito
indecoroso per il vostro rango;
esso è un pugno nell'occhio
della nostra solenne cerimonia.

TRANIO - E diteci anche qual grave ragione
v'ha fatto star lontano dalla sposa
per tanto tempoe vi fa venir qui
così diverso da quello che siete.

PETRUCCIO - Sarebbe a me noioso a raccontarlo
ed a voi sgradevole a sentirlo.
Vi basti di sapere che son qui
per mantenere la parola data
pur se costretto a trasgredirvi in parte.
Ma di questo mi spiegherò con voi
a maggior comodoe son sicuro
che ne sarete tutti soddisfatti.
Ma dov'è la mia Kate?...
Troppo a lungo le son stato lontano.
La mattinata volge ormai al termine
ed è già tardi per andare in chiesa.

TRANIO - Non fatevi vedere dalla sposa
peròin così sconcio abbigliamento!
Vogliate andare su nella mia camera
e mettetevi addosso un mio vestito.(68)

PETRUCCIO - Nemmen per sogno. Voglio andar da lei
proprio così vestito.

BATTISTA - Non cosìper sposarlaehsperiamo!

PETRUCCIO - E perché no? Proprio così vestito
la porterò all'altare.
Lei si sposa menon sposa i miei vestiti.
Perciò finiamola con le parole.
Mi fosse facile porre riparo
a ciò che lei consumerà di me
come m'è facile cambiare d'abito
sarebbe una fortuna per entrambi
a lei prima che a me.
Ma che sciocco son io a stare qui
a perder tempo in chiacchiere con voi
quando dovrei andar dalla mia sposa
a darle il mio buongiorno
e suggellare con un dolce bacio
questo suo nuovo nome. Permettete.

(EsceGrumio lo segue)

TRANIO - Mahdovrà avere pur le sue ragioni
per venire in quel pazzo abbigliamento.
Speriamo sia possibile
convincerlo a indossarne uno migliore
prima che vada in chiesa in quell'arnese.

BATTISTA - Gli voglio andare dietro
a veder come volgono le cose.

(Esceseguito da BattistaGremio e Biondello )

TRANIO - (A Lucenzio)
Sarà il casoperòpadrone mio
di pensare che all'amor suo per voi
s'aggiunga il beneplacito del padre.
E per condurre bene la bisogna
iocome ho detto già a vossignoria
debbo trovare una qualche persona
(chiunque sia: provvederemo noi
ad imboccarla bene al nostro fine)
da far passare agli occhi di Battista
per Vincenzo da Pisavostro padre
e che si faccia a lui mallevadore
a Padova per somme anche maggiori
di quelle che ho promesso.
Così potrete avere la speranza
di sposare la deliziosa Bianca
con il consenso del suo genitore.

LUCENZIO - Non fosse che il maestro mio collega
la sorvegli da presso di continuo
addirittura contandole i passi
penso davvero che sarebbe il caso
di fare un matrimonio clandestino;
cheuna volta che fosse consumato
dicesse pur di no l'intero mondo
mi terrei la mia donnain barba a tutti.

TRANIO - E perché no? Bisognerà pensarci
con la dovuta calma e discrezione
studiando bene quali circostanze
di tempo e luogo possan favorirci.
Potremo raggirare in questo modo
tutti quanti: il barbagrigia Gremio
l'occhio-vigile Minolasuo padre
e quel musico scaltro e intraprendente
l'innamorato Licio.
E tutto per amor del mio padrone.

Rientra GREMIO

Venite dalla chiesasignor Gremio?

GREMIO - E non vi dico quanto volentieri!
Come non m'accadeva più da quando
da fanciulletto ritornavo a casa
dalla scuola(69).

TRANIO - E lo sposo con la sposa
stan tornando anche loro?

GREMIO - Quale sposo?
Ma quello è uno staffiereuno scorbutico.
E la ragazza se ne accorgerà.

TRANIO - Più scontroso di lei? Non è possibile.

GREMIO - Un diavolovi dicoun satanasso.

TRANIO - Nola diavola è lei
una versieracon tutte le regole.

GREMIO - Ma leial suo confronto è un agnellino
una colombama che dicoun niente!(70)
Signor Lucenziostatemi a sentire:
quando il prete gli ha fatto la domanda:
Vuoi tu prendere in moglie Caterina?
subito lui: "Ma sìSangue di Cristo!"(71)
prorompeed incomincia a bestemmiare
e così forteche al preteconfuso
è caduto il messale dalle mani
e mentre si chinava a raccattarlo
quella testa balzana dello sposo
gli ha rifilato un tale sganassone
da far che prete e libro e libro e prete
facessero un solenne capitombolo.
Al che fa luirivolto a tutti noi:
E adesso, chi ne ha voglia lo raccatti!

TRANIO - E quando il prete s'è rimesso in piedi
che ha detto la ragazza?

GREMIO - Poveretta!
Tremava tuttae lui batteva i piedi
e non cessava di sacramentare
come se il prete volesse beffarlo.
Compiute quindi le formalità di rito
ha chiesto che portassero del vino
e s'è messo a strillare: "Alla salute!"
come chi fosse stato su un veliero
a brindar coi compagni della ciurma
dopo una traversata burrascosa;
ha quindi tracannato il moscatello
ed ha gettato in faccia al sagrestano
tutti pezzi di pane intinti al vino
non avendoa far ciòaltro motivo
che la barba di quel malcapitato
così patita e da morto di fame
da parer quasi che fosse essa stessa
a domandare a luimentre beveva
quei pezzetti di pane. Fatto ciò
aggancia il braccio al collo della sposa
e le stampa un bacione sulle labbra
con uno schiocco così fragoroso
che al separarsi delle loro bocche
ne rintronava tutta la navata.
Dopo aver assistito a tutto questo
iopel disgustoson venuto via
e dietro a meson certostan venendo
tutti gli altri. Che pazzo sposalizio!
Quale non s'era proprio visto mai.
Eccosento suonare i musicanti.

(Musica da dentro)

Rientrano PETRUCCIOCATERINABATTISTABIANCAORTENSIOGRUMIO e il resto degli invitati

PETRUCCIO - Signoriamicivi ringrazio molto
per il disturbo che vi siete preso.
So che pensate tutti
di pranzar con mein questo giorno
e so anche che han preparato in casa
un succulento banchetto di nozze.
Ma l'urgenza di molti gravi impegni
mi chiama altrove; e son perciò costretto
a prendere congedo da voi tutti.

BATTISTA - Non potete partire questa sera?

PETRUCCIO - Debbo andar subitoprima di notte.
Non vogliate stupirvenesignori.
Se sapeste che affari ho per le mani
mi direste voi stessi di partire.
Siete stati una buona compagnia
e non posso che ringraziarvi ancora
per avermi assistito nel momento
in cui mi son concesso anima a corpo
a questa pazientissimadolcissima
e virtuosissima mia cara sposa.
Rimanetevi prego
a pranzo col mio suocero Battista
e fate un brindisi alla mia salute.
Io devo andare. Vi saluto tutti.

TRANIO - Concedeteci almeno
che vi si preghi di restar con noi
fin che finisca il pranzo.

PETRUCCIO - Noimpossibile.

CATERINA - Che sia io a pregarti...

PETRUCCIO - Questo mi fa piacere.

CATERINA - ... di restare?

PETRUCCIO - Noche sia tu a pregarmi di restare.
Ma per quanto pregare tu mi possa
iol'ho dettonon resto.

CATERINA - Se m'amiresta.

PETRUCCIO - Grumioil mio cavallo!

GRUMIO - Sìsignorei cavalli sono pronti;
li foraggi han mangiato li cavalli.(72)

CATERINA - Ebbenetu puoi fare come vuoi
ma oggiiodi quanon muovo un passo.
E nemmeno domanicaro mio
e fino a tanto che mi piacerà.
Quella è la porta e quella è la tua strada.
Trotta fin che ti reggan gli stivali!
Io non mi muovofin che ne avrò voglia.
Ti dimostri però un bel villano
a prenderla così fin da principio
con quest'atteggiamento strafottente.

PETRUCCIO - Kateti pregonon andare in collera.
Sta' quieta.

CATERINA - E invece ho voglia di arrabbiarmi.
Va bene? Tanto a te che può importare?
(A Battista)
State tranquillopadreresterà;
e fino a tanto che piacerà a me.

GREMIO - Ohiohiperbaccoqui si mette male!

CATERINA - Signoriaccomodatevivi prego
al banchetto nuziale... Si fa presto
lo soa profittare di una donna
se non ha spirito di resistenza.

PETRUCCIO - Facciano tutti come tu comandi.
Obbedite alla sposa
voi tutti che le fate da corteggio.
A tavola! Mangiategavazzate
e brindate alla sua verginità.
E folleggiate tutti in allegria...
e chi non vuole vada ad impiccarsi!
Ma la mia Kate ha da venir con me.
Evvianon fate quelle facce scure
signorinon pestate i piedi a terra
non stralunate gli occhi
non mostratevi tanto contrariati!
Padrone sarò ben di quel ch'è mio;
ed ella è miaed ella m'appartiene
come il mio patrimoniole mie robe
la mia casai miei mobiliil mio campo
il mio granaiole mie masserizie
il mio cavalloil mio bueil mio asino
il mio tutto. Sta qui davanti a me
e s'azzardi a toccarla chi ha coraggio!
Chiunque ardisca di fermarmi a Padova
dovrà affrontarmi. Grumiospada in pugno!
Qui siamo circondato da ladroni!
Salva la tua padronase sei uomo!
(A Caterina)
Amore caronon aver paura
nessuno toccherà la mia Katina.
Ti farò scudo contro il mondo intero.

(Esce portandosi in braccio Caterina. Grumio li segue)

BATTISTA - Vadano pure una coppia pacifica.

GREMIO - Sìtanto. Mi sarei morto dal ridere
se fossero rimasti ancora qui.

TRANIO - Non ci fu mai più folle accoppiamento.

LUCENZIO - (A Bianca)
E voimadamigellache pensate
della sorella vostra?

BIANCA - Che matta leis'è maritata a un matto.

GREMIO - Già lo vedo il Petruccio: "katizzato"
lo posso assicurare.

BATTISTA - Susuamici
se pur ci manchino e sposa e sposo
ad occupare i loro posti a tavola
non mancheranno certo al nostro pranzo
succulente pietanzelo sapete.
Lucenzioallora siederete voi
al posto dello sposoe così Bianca
al posto della sposa sua sorella.

TRANIO - Volete forse far provare a Bianca
come si fa la parte della sposa?

BATTISTA - SìLucenzio. Suvviasignoria tavola!

(Escono entrando tutti in casa di Battista)

ATTO QUARTO


SCENA I - La villa di Petruccio in campagna

Entra GRUMIO

GRUMIO - Accidenti alle rozze senza fiato
ai padroni ammattiti
e alle strade fangose e impantanate!
Ci fu mai uomo più stanco di me
più infangatopiù morto di fatica?
M'hanno spedito avantii signorini
perché accendessi loro il caminetto
e loro vengon dopo a riscaldarsi.
Ahse non fossi io stesso un pentolino
che fa presto a scaldarsi di per sé
mi si congelerebbero le labbra
vicino ai dentila lingua al palato
il cuore alle pareti dello stomaco
prima che riuscissi a fare un fuoco
da scaldarmi. Mi basteràio penso
a riscaldarmi un po' soffiar sul fuoco
per cercare di accenderlo;
se nocon questo diavolo di tempo
si prenderà un cimurro anche un gigante.(73)
(Chiama)
OhiCurziodove sei?

Entra CURZIO

CURZIO - Chi è che chiama
con una voce così infreddolita?

GRUMIO - Un brandello di ghiaccio.
Se non ci credipuoi venire qua
e scivolarti giù per la mia schiena
fino ai calcagnisenz'altra rincorsa
che dalla testa al collo.
Curzioda bravofammi un po' di fuoco.

CURZIO - Sta arrivando il padrone con la sposa?

GRUMIO - AppuntoCurziosìstanno arrivando.
E perciòCurziofuocofuocofuoco!
E bada a non versarci sopra l'acqua.

CURZIO - E lei è proprio quella gran bisbetica
che si dice?

GRUMIO - Lo erasìbuon Curzio
prima di questo freddo maledetto.
Ma conosci il proverbio:
L'inverno doma uomo, donna e bestia;
e l'inverno ha domato il mio padrone
la mia nuova padronaed anche me
collega Curzio.

CURZIO - Bestia io non sono
se lo sei tubuffone da tre pollici!

GRUMIO - Io son solo tre pollici d'altezza?
Vediamo un po': il tuo corno è alto un piede
e almeno tanto sono lungo anch'io.
Ma ti decidi a fare questo fuoco?
O mi dovrò lamentare di te
con la nuova padronala cui mano
ora ch'ella ti tiene sottomano
sentirai presto a tuo freddo conforto
per esser stato sì poco zelante
nel tuo dovere d'accenderle il fuoco?

CURZIO - Lascia starebuon Grumioviati prego!
Dimmi piuttosto: il mondo come va?

GRUMIO - A tutto freddoCurzio
in ogni ufficiotranne in quello tuo.
E quindifuoco! Compi il tuo dovere
e avrai il tuo avere
perché i padroni son gelati morti.

(Curzio accende il fuoco)

CURZIO - Eccoloil fuoco è pronto. E adessoGrumio
da bravodimmi tu che c'è di nuovo.

GRUMIO - EbbeneJack, ragazzo, ehi ragazzo!(74)
ed altre novità cosìa tua scelta.

CURZIO - AndiamoGrumiotu sei sempre pronto
a prendere per fessi le persone!

GRUMIO - Ebbeneallora fuoco!
Perché mi son buscato un raffreddore
dei più terribili. La cena è pronta?
Dov'è il cuoco? La casa è rassettata?
I soppiedani son distesi in camera?
la servitù hanno indossato tutti
le lor nuove uniformi di fustagno
coi calzerotti bianchi: la montura
insommafatta fare per ciascuno
pel giorno delle nozze del padrone?
E le caraffe son pulite fuori
ed i quartini son puliti dentro?(75)
I tappeti son stesi? È tutto in ordine?

CURZIO - Tutto a posto; e perciò ti prego ancora
le novità!

GRUMIO - Per prima cosa allora
sappi che il mio cavallo è stanco morto
e che il padrone mio e la padrona
han perduto le staffe.

CURZIO - Comecome!

GRUMIO - Sìson caduti fuori dalla sella
in mezzo al fango... Ehuna lunga storia...

CURZIO - E tu raccontala.

GRUMIO - E tu dammi orecchio.

CURZIO - (Facendo l'atto di porgergli un orecchio)
Eccolo.

GRUMIO - (Gli dà uno schiaffo)
Toh!

CURZIO - Se questo è il tuo racconto
così l'ho sol "sentito"non l'ho udito.

GRUMIO - Perciò appunto si dice che un racconto
è "sentito". E il ceffone sull'orecchio
era solo un bussare alla sua porta
e chiedergli di stare ad ascoltare.
Dunque allora comincio.
In primisscendevamo tutti e tre
per una china piena di fanghiglia
ed il padrone cavalcava in groppa
di dietro alla padrona...

CURZIO - Comecome?
Sullo stesso cavallo tutti e due?

GRUMIO - E a te che importa?

CURZIO - Non a meal cavallo!

GRUMIO - Uffa! E allora raccontala tu!
Se non m'interrompessiavresti udito
come e qualmente il cavallo di lei
andasse a terrae lei sotto il cavallo;
avresti udito in che sporco pantano
si sia trovata leitutta insozzata
e come lui l'abbia lasciata lì
con sopra tutto il peso del cavallo
e come se la sia presa con me
e me l'abbia suonate di ragione
quasi che fosse stata colpa mia
se il cavallo di lei era inciampato;
e lei a trascinarsi in mezzo al fango
per strapparmi da lui che mi picchiava;
e lui a bestemmiare
e lei a scongiurarlo a mani giunte
come mai non l'avevo vista prima
e io a urlaree i cavalli a scappare
e la briglia di quello suo spezzata;
e com'io ho smarrito la groppiera...
e poi tante altre cose
che sono degne d'esser ricordate
ma che ora cadranno nell'oblio
e tu ritornerai alla tua fossa
senza averle sapute.

CURZIO - Sembrerebbeda questo tuo racconto
che lui sia più bisbetico di lei.

GRUMIO - Ohsìe te ne accorgerai tu stesso
e tutti i più prepotenti tra voi
quando tornerà a casa.
Ma che stiamo a parlarne? Chiama tutti
NatanieleGiuseppeNicolino
FilippoWalterSaponetta e gli altri;
che si faccian trovare ben lisciati
nella persona e bene pettinati
le giubbe azzurre bene spazzolate
le giarrettiere annodate a dovere;
e che s'inchininomi raccomando
sul ginocchio sinistroe non s'azzardino
a toccare un sol crine della coda
del cavallo del mio signor padrone
senza aver prima baciato le mani
a lui e alla sua sposa. Sono pronti?

CURZIO - Sìtutti pronti.

GRUMIO - Beneallora chiamali.

CURZIO - (Chiamando)
Ehidentroci sentite?
Tutti fuoria ricevere il padrone
e a far la faccia buona alla padrona.

GRUMIO - Perché la faccia? Non ha quella sua?

CURZIO - Certo! E chi non lo sa?

GRUMIO - Tu non lo sai
a quanto parese chiami di fuori
la servitù per rifarle la faccia.

CURZIO - Li chiamo fuori per prestarle ossequio.

GRUMIO - Che prestare! Ma quella viene qui
senza voler da loro nessun prestito!

Entrano quattro-cinque SERVI

PRIMO SERVO - OhbentornatoGrumio.

SECONDO SERVO - Finalmente!

TERZO SERVO - SaluteGrumio.

QUARTO SERVO - Ciaocompagno Grumio.

PRIMO SERVO - Che novità ci portivecchio mio?

GRUMIO - Salute a tutti: a te... a te... a te...
(Dà la mano a ciascuno)
e coi saluti basterà così.

PRIMO SERVO - Qui tutto è pronto e in ordine perfetto.
Quanto manca all'arrivo del padrone?

GRUMIO - Dev'essere a momenti.
Penso sia già smontato da cavallo...
E perciò state attenti a non... Sssszitti!
Sangue di Cristosento la sua voce!

Entrano PETRUCCIO e CATERINA

PETRUCCIO - Behdove sono questi sciagurati?
Come! Nessuno di loro al portone
ad aspettarmia reggermi la staffa
a togliermi la bestia?...
E dove sono tutti: Nataniele
e Gregorioe Filippo?...

TUTTI I SERVI - Siamo qui
signore.
Quisignore.
Quipadrone.

PETRUCCIO - Che "signore"e "signore"e "qui padrone"!
Zucche di legno! Fior di villanacci!
E che! Nessuno ad accudire a me?
Nessun rispettonessuna premura?
E dove sta quel pezzo d'imbecille
che ho fatto andare innanzi di staffetta?

GRUMIO - Qui padrone. Imbecille come prima.

PETRUCCIO - Brutto villano figlio di puttana!
Asinaccio da macina d'olive!
T'avevo detto di venirmi incontro
nel parco e di portar con te anche loro
questi lerci birbanti incanagliti!

GRUMIO - Il fatto è chesignoreNataniele
non aveva la giubba proprio a posto;
e Gabriele aveva gli scarpini
tutti sdruciti all'altezza del tacco;
il cappello di Pietro
non s'è trovato un po' di nerofumo
da qualche torcia per farlo più scuro
e a Walter s'è inceppato lo stiletto
nel fodero; sicché di presentabili
non c'erano che AdamoRalf e Grigola:
il resto era robaccia rattoppata
tutta una compagnia di stracci e sbrendoli.
Così son tutti venuti a incontrarvi
in quello stato.

PETRUCCIO - Via! Fuori dai piedi!
Disgraziati! Portatemi la cena.

(Escono i servi e Grumio con loro)

(Canta)

Ah, dov'è più la vita
ch'io conducevo ancora poco fa...
Ah, dove stanno quelli...
Siediti, Kate, e benvenuta in casa!
Insomma, questa cena arriva o no?(76)

Rientrano alcuni servi con la cena

Alla buon'ora, ce l'avete fatta!
Su, su, Katina dolce, stammi allegra!
(Le siede accanto)
Canaglie, chi mi toglie gli stivali?
Andiamo, su, furfanti, ci vuol tanto?

(Canticchiando, mentre un servo s'inginocchia per sfilargli gli stivali)

... e c'era inoltre un frate cappuccino
che andava dritto per il suo cammino...
Pianofurfanteche mi storci il piede!
Tohprendi questo!
(Lo percuote)
E quando togli l'altro
vedi di farlo megliomanigoldo!
Allegramia Katina!... Olàdell'acqua!
(A un altro servo)
Dov'è il mio spaniel Troilo? Turagazzo
fila da mio cugino Ferdinando
e digli di venire qui da me.

(Esce il servo)

È unoKateche devi conoscere
e abbracciare a baciare...
Le mie pantofole! Chi me le porta?...
E quest'acqual'avrò iosì o no?

Entra un servo con dell'acqua e un catino

EccoKatinarinfrescati il viso.
Ed ancora una voltabenvenuta!

(Il servonel versare l'acqua nel concavo delle mani di Caterinane fa cadere alcun gocce sulle gambe di Petruccio)

PETRUCCIO - Miserabileme la butti addosso?
(Lo percuote)

CATERINA - Abbi pazienzanon l'ha fatto apposta.

PETRUCCIO - Testa di scarafaggio maledetto
bastardo con le orecchie da somaro!...
VieniKatinasiediti.
Chissà che fame anche tu devi avere.

(Caterina si avvicina alla tavola)

Il "benedicite"(77)dolce Katina
lo dici tuo devo dirlo io?...
(Al servo che sta per servire)
Questo cos'èmontone?

SERVO - Sissignore.

PETRUCCIO - Chi l'ha portato?

SERVO - Io.

PETRUCCIO - Tutto bruciato!
Come del resto tutti gli altri piatti.
Ma che razza di cani son costoro?
Quel furfante di cuoco dove sta?
Come osatecanaglie
trarre dalla dispensa questa roba
e servirmela a tavola così
sapendo quanto mi sia indigesta?
Viaportatevi indietro piatticoppe
e tutto il resto...
(Lancia addosso ai servi piatti e vivandeurlando)
Ignobili testoni!
Razza di sporchi schifi screanzati!
Ahbrontolate?... Ora v'aggiusto io!

(Li caccia via tutti a scappellottitranne Curzio)

CATERINA - Marito mioti prego
non farti prendere così dall'ira;
quella carne era buona da mangiare
se ti fossi così accontentato.

PETRUCCIO - E io ti dico ch'era tutta scotta
tutta bruciatatutta rinsecchita
e il medico m'ha fatto espressamente
divieto di toccar roba del genere
perché contiene i germi del colera
e produce la bile; ed a noi due
che siamo un po' biliosi di natura
convien piuttosto restare a digiuno
che mangiar carne così arrostita.
Perciò abbi pazienza
ci rifaremo bene domattina.
Per questa notte si digiuna insieme.
Vieniandiamo alla tua stanza nuziale.

(Escono seguiti da Curzio)

Rientrano alcuni SERVI da parti diverseGRUMIO con loro.

PRIMO SERVO - Avete visto mai niente di simile?

SECONDO SERVO - L'ammazza con le stesse armi di lei.(78)

Rientra CURZIO

GRUMIO - Lui dov'è?

CURZIO - Nella camera di lei
che non cessa di farle un predicozzo
sul saper digiunare
e urla e strepitain modo tale
che la meschina non sa da qual parte
rivoltarsi né dove buttar gli occhi:
se ne sta rannicchiata in un cantuccio
come si fosse svegliata da un sogno.
Via tuttiche sta ritornando qui!

(Escono tutti)

Rientra PETRUCCIO

PETRUCCIO - E cosìcon politica sapienza
ho iniziato il regime del mio regno
ed ho speranza di condurlo a termine
felicemente. La mia falconella
muore di fame ed ha la pancia vuota.
Finché non sarà stata ammaestrata
non si dovrà pensare a riempigliela
altrimenti non sente più il richiamo.(79)
Conosco inoltre un altro buon sistema
per addomesticare il mio rapace
e far che mi ritorni
riconoscendo al suono della voce
il richiamo del suo uccellatore:(80)
consiste nel tenerla sempre sveglia
come appunto si fa con quei rapaci
che dan di becco e sbatacchiano l'ali
perché recalcitranti ad obbedire.
Non ha toccato cibo tutto il giorno
e non ne toccheràgliel'assicuro.
La notte scorsa non ha chiuso occhio
né lo potrà stanotte. In sovrappiù
come ho fatto col cibotroverò
qualcosa ch'ella ha fatto e che non va:
come ha rifatto il lettoper esempio;
e butterò da una parte il cuscino
da un'altra la copertale lenzuola
e in mezzo a tutta questa baraonda
terrò il punto con lei che faccio questo
solo pel premuroso mio rispetto
ed il grande riguardo che ho per lei.
In conclusionedovrà restar sveglia
ancor tutta la notte;
e se dovesse appena appisolarsi
comincerò a gridare a squarciagola
e a snocciolarle in faccia tanti moccoli
che si dovrà per forza tener sveglia.
È questo il solo metodo sicuro
per ammansir la moglie: con dolcezza
ed è con esso ch'io mi saprò imporre
al suo umore pazzo ed ostinato.
Chi ne conosca alcuno più efficace
per domare una femmina cocciuta
si faccia avanti e parli
ché questa è carità farlo sapere.

(Esce)

SCENA II - Padovadavanti alla casa di Battista.

Entrano TRANIO (nelle vesti di Lucenzio) e ORTENSIO (nelle vesti di Licio)

TRANIO - Amico Licionon mi par possibile
che non vi sianoal di fuor di Lucenzio
altri da cui madamigella Bianca
si sia potuta sentire attirata.
Posso dirvisignore
ch'io le riesco oltremodo simpatico.

ORTENSIO - Se non credete a quello che vi dico
amico miomettetevi in disparte
ed osservate adessoattentamente
il modo con il quale lui le insegna.

Entrano LUCENZIO (nelle vesti di Cambio)e BIANCA

LUCENZIO - Ebbenepadroncina
credete d'aver tratto alcun profitto
da quello che leggete?

BIANCA - E voimaestroche cosa leggete?
Ditemi prima voi. Sono curiosa.

LUCENZIO - Leggo quel che professol'"Ars amandi"(81)

BIANCA - E di quest'arte possiatesignore
dimostrarvi padrone.

LUCENZIO - E lo sarò
per tutto il tempo che voiamor mio
resterete padrona del mio cuore.

(Si allontanano)

ORTENSIO - Perbaccovanno sveltiquesti due!
Ed ora ripetetemidi grazia
dopo averlo giurato ai quattro venti
che la vostra madamigella Bianca
possa amar alcun altro che Lucenzio.

TRANIO - Ohdispettoso amore!
Ohvolubile sesso femminino!
Lasciatemelo direcaro amico
questo è quanto di più stupefacente!

ORTENSIO - È inutile continuare a fingere
a questo punto: io non sono il Licio
né il musico che mi son dato a credere
ma uno che si sente ormai scornato
a vivere in un tal travestimento
per una che rinuncia a un gentiluomo
per farsi un dio d'un simile coglione!
Sappiateamicoch'io mi chiamo Ortensio.

TRANIO - Signor Ortensio! Spesso udii parlare
del grande amore che portate a Bianca;
ma ora che i miei occhi testimoni
mi sono stati di quanto è leggera
mi unisco a voise me lo consentite
nel ripudiare Bianca ed il suo amore
per sempre.

ORTENSIO - Eccotohguardate là
come si bacianocome amoreggiano:
Signor Lucenzioeccovi la mia mano
e qui faccio solenne giuramento
di mai più ritornare a corteggiarla
anzidico di piùdi ripudiarla
siccome indegna dei molti favori
ond'io l'ho circondata fino ad oggi.

TRANIO - Ed io del paricon il cuore in mano
giuro con voi che mai vorrò sposarla
venisse ella a pregarmene in ginocchio!
Svergognata! Guardatela
come si striscia a lui. La bestia in foja!

ORTENSIO - Ohpossa esser da tutti rinnegata
meno che da quel solo. In quanto a me
per esser più sicuro di me stesso
nel mantenere questo giuramento
sarò sposato dentro quattro giorni
ad una ricca vedova
che ha seguitato tuttavia ad amarmi
pel tempo che ho perduto a far la corte
a questa altera e sdegnosa cornacchia.
Ed io da voi così prendo congedo
deciso a mantener quanto giurato.

(Esce)

TRANIO - (Avvicinandosi a Bianca e Lucenzio)
Madonna Biancavi conceda il cielo
tutte le grazie che felice amante
può meritare. V'ho colta in fragrante
bellezza miae insieme con Ortensio
vi ho ripudiata.

BIANCA - Traniovoi scherzate.
Mi avete dunque ripudiata entrambi?

TRANIO - Madamigellasì.

BIANCA - Vuol dire che ci siamo liberati
anche di Licio allora?

TRANIO - Infattisì.
Andrà a sposarsi una cospicua vedova
corteggiamento e nozze in sol giorno.

BIANCA - Il cielo gli dia gioia!

TRANIO - E si propone di addomesticarla.

BIANCA - Così v'ha dettoTranio?

TRANIO - Parola miaè andato giusto a scuola
di addomesticatura.

BIANCA - Una scuola... di addomesticatura...
Ed esiste davvero un luogo simile?

TRANIO - Sissignorae Petruccio è l'insegnante.
Vi s'insegnano mille e mille trucchi
per ammansire una moglie bisbetica
e incantare la sua lingua pettegola.

Entra BIONDELLO

BIONDELLO - O padronepadroneche stanchezza!
Mi son stancato morto a star lì fermo
in vedettaper tutto questo tempo!
Ma ho visto venir giù per la collina
come un angeloun vecchio gentiluomo
che farebbemi pareal caso nostro.

TRANIO - Che tipo è?

BIONDELLO - Un mercantemi pare
o un pedante(82) non so; ma dal vestito
dal portamento e dalla camminata
è certamente un padre di famiglia.

LUCENZIO - E che dovremmo farcene?

TRANIO - Se mai fosse disposto a farmi credito
della storia che gli racconterò
sono sicuro di poterlo indurre
a recitare più che volentieri
la parte di Vincenzovostro padre
e a prestar la richiesta sicurtà
a ser Battista Minola
come fosse Vincenzoquello vero.
Portatevi con voi la vostra bella
entrate in casae lasciatemi fare.

(Escono Lucenzio e Biancaentrando in casa di Battista)

Entra un PEDANTE

PEDANTE - Buongiorno a voisignore.

TRANIO - Ed altrettanto a voie benvenuto.
Siete qui di passaggio?
O siete al termine del vostro viaggio?

PEDANTE - Al terminesignore; ma per poco
solo una settimana o forse due;
perché dovrò proseguire per Roma
indi a Tripolise Dio mi dà vita.

TRANIO - Di che paese sietese m'è lecito?

PEDANTE - Di Mantova.

TRANIO - Di Mantova signore?!...
Per la Vergine SantaDio vi guardi!
E vi siete portato fino a Padova
senza temere per la vostra pelle?

PEDANTE - Per la mia pellesignore? Perché?

TRANIO - Perché?... Perché qui a Padova c'è morte
per ogni mantovano che ci càpita.
Com'è? Non ne eravate a conoscenza?
Tutte le vostre navi son bloccate
all'àncora nelle acque di Venezia
e il Dogea causa d'una vecchia disputa
tra lui e il vostro Duca
ha fatto affiggere su tutti i muri
la cosa ed anche proclamarla in pubblico.
Strano. Se foste giunto poco prima
avreste udito leggere il proclama.

PEDANTE - Ahimèpiù rovinosa circostanza
non mi poteva capitareamico.
Ho con me delle lettere di credito
tratte da alcune banche di Firenze
che dovrei incassare proprio qui.

TRANIO - Ebbene amicoper farvi un favore
posso vedere di fare qualcosa
o almeno consigliarvi... Prima ditemi:
siete mai stato a Pisa?

PEDANTE - Ohsìsignore
a Pisa sono stato spesse volte.
Pisacittà famosa
per i suoi contegnosi cittadini.

TRANIO - E non avete mica conosciuto
tra questi un tal Vincenzo?

PEDANTE - Non di personama ne udii parlare:
un mercante oltremodo facoltoso.

TRANIO - È mio padresignore; e a dire il vero
somiglia a voi in modo impressionante...

BIONDELLO - (A parte)
Spiccicato: come una mela a un'ostrica.

TRANIO - ... ed ioper amor suo
vo' darvi modo di salvar la vita
in un frangente d'estremo pericolo
com'è questo per voi
e voglio usarvi questa cortesia
che oltretutto vi farà pensare
non essere il peggior dei vostri guai
la vostra somiglianza con Vincenzo:
perché ne assumerete il nome e il credito
e sarete alloggiato a casa mia
come un amico. Mami raccomando
fate di recitar bene la parte
voi m'intendeteperché in questo modo
potrete rimanere qui in città
finché abbiate sbrigato i vostri affari.
Se pensate che questo vi sta bene
signorenon avete che accettare.

PEDANTE - Ma certo che l'accettoe di buon grado!
E vi terrò in eternosignor mio
di mia vita patrono e protettore.

TRANIO - Allora favorite a casa mia.
Sistemeremo al meglio la faccenda.
A propositoho ancor da dirvi questo:
mio padre è atteso qui da un giorno all'altro
per prestare la sicurtà dotale
al contratto di nozze
tra me e la figlia di un certo Battista.
Sui dettagli di tutta la questione
vi fornirò ulteriori chiarimenti.
Vogliate intanto venire con me
vi darò da indossare altri vestiti
che si convengano al vostro stato.

(Escono)

SCENA III - Stanza in casa di Petruccio

Entrano CATERINA e GRUMIO

GRUMIO - Noproprio no! E chi ce n'ha il coraggio?

CATERINA - Più soprusi mi fa
e più si mostra furioso con me.
Che diavolo! M'ha dunque presa in moglie
sol per vedermi soffrire la fame?
I poveri affamati mendicanti
che vengono alla porta di mio padre
non hanno che da stendere la mano
per ricever gli avanzi della tavola;
e se non trovan là
trovano sempre altrove qualcheduno
ch'è disposto a far l'elemosina.
E ioche in vita mia
non ho saputo mai che cos'è chiedere
né mai n'ebbi bisognoson ridotta
ora a soffrire i morsi della fame
e i capogiri da sonno mancato
per essere costretta a stare sveglia
dall'incessante suo sacramentare
e a nutrirmi soltanto dei suoi strilli.
Ma quel che m'indispone più di tutto
ben al di là di queste privazioni
è luiche vuol impormi tutto questo
con l'aria di chi intende solo farlo
per il mio personale giovamento
quasiché col magiare e con il bere
io mi buscassi chi sa qual grave male
se non subita morte.
Va'ti pregoprocurami un boccone
di qualche cosaqualunque essa sia
purché mangiabile e digeribile.

GRUMIO - Che direste di un coscio di vitello?

CATERINA - Che sarebbe davvero delizioso.
Vammene a procurarete ne prego.

GRUMIO - Ho paura però
che sia qualcosa di troppo collerico.
Che ne direste d'una bella trippa
ben rosolata?

CATERINA - Ohne vado matta!
Valla a prendereGrumiosuda bravo.

GRUMIO - Son piuttosto perplessotuttavia
temo che sia collerica anche questa.
Una fetta di rosbiff con mostarda?

CATERINA - È tra le mie pietanze preferite.

GRUMIO - Giàperò la mostarda è calorosa.

CATERINA - Allora portami soltanto il rosbiff
e lascia la mostarda.

GRUMIO - Ehquesto no
io non lo faccio: o rosbiff e mostarda
o Grumio non vi porta nessun rosbiff.

CATERINA - Al diavolofurfante illusionista!
E che! Pretendi forse di sfamarmi
nominandoli soloquesti piatti?
Tohtieniscreanzato villanzone!
(Lo percuote)
Ti colga il più schifoso dei malanni
a te e a tutta questa tua combriccola
tutti felici della mia disgrazia!
Vattene via! Fuori dai piedidico!

Entrano PETRUCCIO e ORTENSIO.
Petruccio porta un piatto con della carne.

PETRUCCIO - Come sta la mia Kate?... Mia dolcissima
che cos'è quella cera così smorta?

ORTENSIO - Signoracome va?

CATERINA - In fedepeggio non potrebbe andare.

PETRUCCIO - Ohnomia cararitrova il tuo spirito
guardamifammi un bel sorrisoKate.
Eccolo vediamorequesto piatto
io stesso mi son preso la premura
di preparartelo. Sono sicuro
che questa cortesiamia dolce Kate
meriterà che tu mi dica "grazie".
Ahnon una parola?... Che peccato!
Allora non è cosa di tuo gusto.
E così tutte le fatiche mie
non saranno servite proprio a nulla.
(A Grumio)
Tohvieni quaporta via questo piatto.

CATERINA - Nonolascialo stare quiti prego.

PETRUCCIO - Ehnoun servizioumile che sia
vien ripagato almeno con un "grazie".
E così dovrà essere del mio
da teprima che tocchi questo piatto.

CATERINA - Ti ringraziosignore.

ORTENSIO - EvviaPetruccio!
Vergogna! Meriti riprovazione!
Suvviasignora Kate
sarò qui io a farvi compagnia.

PETRUCCIO - (A partea Ortensio)
Mangialo tutto tuse mi vuoi bene.
(Forte)
E questo ciborechiCaterina
anche conforto al tuo cuore gentile.
Cerca però di mangiare alla svelta
perché subito dopodolce amore
torneremo alla casa di tuo padre
per festeggiare il nostro matrimonio
come s'addice alla gente migliore:
con abiti di setaanelli d'oro
e gorgiere di trinae manicotti
e portinfante ed altri begli aggeggi
scialliventaglidoppie guarnizioni
e braccialetti d'ambrae collanine
e tutti gli altri fronzoli del caso.
Beneallora hai finito di mangiare?
Il sarto è qui che aspetta i tuoi comandi
per adornare la tua personcina
con le fruscianti sue preziosità.

Entra un SARTO

Vieni sartovediamo queste stoffe.

Entra un MERCIAIO

E tumessereche rechi di nuovo?

MERCIAIO - Eccovossignoria
il cappello da voi commissionatomi.

PETRUCCIO - Ohche roba è mai questa?... Di velluto!
L'hai modellato su di una scodella...
Un piatto di velluto... Una schifezza!
Un cappellaccio sconcio e sconveniente.
Pare un guscio di noceuna conchiglia
un croccanteun giocattolouno scherzo
o anche una cuffietta da neonato...
(Lo getta in un angolo)
Via questa roba! Lo voglio più grande!

CATERINA - Più grande di così
son io che non lo voglio. Questo qui
è di modalo portan così
le gentildonne.

PETRUCCIO - E l'avrai anche tu
quando ti sarai fatta più gentile.
Per ora niente.

ORTENSIO - (A parte)
Hai voglia d'aspettare!(83)

CATERINA - Signorecredo che mi sia permesso
almeno di parlare. E parlerò.
Non sono né una bimba
né la prima arrivata in questo mondo.(84)
Gente di te più alta e più importante
m'ha fatto sempre dire
senza mostrare un'ombra d'impazienza
tutto quello che mi venisse in bocca.
Se tu non puoiattùrati le orecchie.
La lingua deve pur sfogar la rabbia
che brucia dentro; altrimenti a reprimerla
c'è pericolo che gli scoppi il cuore;
ed ioprima che mi succeda questo
voglio sentirmi libera di dire
tutto quel che mi pare e che mi piace.

PETRUCCIO - Hai ben ragione. È giusto quel che dici.
Quel cappello è uno sconcio
una crostataun timballo di seta
una cosa da niente. E son contento
di vedere che anche a te non piace.

CATERINA - Contento o noil cappello mi piace
e voglio averlo: o quelloo nessun altro!

(Grumio licenzia il merciaioche esce col cappello)

PETRUCCIO - E la tua veste? Ahsì!
Vieni quisartofaccela vedere...
Ohsanto Dioche mascherata è questa?...
E qui che c'èuna manica?
Pare la mezza canna di un cannone.
E guarnita di frappein su e in giù
che rassomiglia a una torta di mele;
e taglie spacchie pizzie spicchie sbuffi
come un bruciaprofumi da barbiere.
Macorpo d'un demonio!signor sarto
come la chiami tu una roba simile?

ORTENSIO - (A parte)
Ho capito: da come si profila
lei non avrà né veste né cappello.

SARTO - Ho fatto quel che m'avete ordinato
signore mio: un lavoro di prezzo
e conforme alla moda e alla stagione

PETRUCCIO - E così io ti dissiper la Vergine!
Ma non ti dissi certo
di trasformarlo in questa sconcia foggia
per seguire il capriccio della moda!
Va'va'vattene a casasaltafossi
ché ti verrà più facile saltarli
sgravato delle mie ordinazioni!
Non so che farmenedi questa roba.
Va'fanne pure quello che vuoi tu.

(Il sarto non escema resta sbalordito a guardare Caterina)

CATERINA - Per menon ho mai visto
una veste di taglio più perfetto
più attraenteelegante ed alla moda.
Non ti sarai per caso messo in mente
di far di me una bambola di legno?

PETRUCCIO - Ehdici bene quel che dici: è lui
(Indica il sarto)
che vuol fare di te una pupattola.

SARTO - Ella ha dettosignoreperdonatemi
che a voler far di lei una pupattola
non sono ioma vostra signoria.

PETRUCCIO - O guarda tu qual mostruosa arroganza!
Tu mentifil di refesalvadito
mezza yardatre-quartiun-quartoun'unghia
tu pulcelèndinegrillo invernale!
Devo essere insultato in casa mia
da una matassa?... Via di quastraccione
ritaglioscampoloavanzo di stoffa
o ti misuro io quanto sei lungo
colla stecca di legno del tuo metro
a insegnarti a pensar senza riflettere
fin che campi! T'ho detto e ti ripeto
che questa veste tu l'hai massacrata!

SARTO - Vossignoria si sbaglia;
la veste è stata fatta esattamente
come ordinato. È stato il vostro Grumio
a darmi tutte le vostre istruzioni.

GRUMIO - Ioistruzioni non gliene ho mai date
signore: gli portai solo la stoffa.

SARTO - E come ci ordinaste fosse fatto?

GRUMIO - O santo cielo! Coll'ago e col filo!

SARTO - E il taglio?

GRUMIO - Tu di panni n'hai tagliati
addosso a tanti...

SARTO - Certo.

GRUMIO - Ma a meno.
Io non voglio né fronzoli né tagli;
Ti dico che ordinai al tuo padrone
di tagliare la vestesissignore
ma non tagliarla a pezzi. Ergo tu menti.

SARTO - Ebbeneecco la prova:
la nota d'ordineche ne fa fede.

PETRUCCIO - Leggila dunque.

GRUMIO - Quella nota è falsa(85)
se c'è scritto che io così gli ho detto.

SARTO - (Leggendo)
Imprimis(86), una gonna scampanata...

GRUMIO - Se gli ho mai detto gonna scampanata"
padronebehcucitemici dentro
e fatemi morir di battiture
come un gomitolo di filo scuro.
Io gli dissi "una gonna"e niente più!

PETRUCCIO - Leggete.

SARTO - (c.s.)
... con un collarino tondo...

GRUMIO - Il collarinoquello sìconfesso...

SARTO - (c.s.)
... e con le maniche cucite a sbuffo...

GRUMIO - Sissignorela manicheconfesso...

SARTO - (c. s.)
... e tagliate con frappe originali.

PETRUCCIO - Eccolala schifezza!

GRUMIO - C'è un errore
nella notasignorec'è un errore!
Ahsìgli dissi di tagliar la maniche
ma poi di ricucirlemonsignore.
(Al sarto)
E di questo ti porterò la prova
quand'anche tu ti armassi il dito mignolo
di un ditale di ferro.

SARTO - Quello che dico è pura verità
e vorrei che tu fossi in altro luogo
che dico ioper fartelo capire.

GRUMIO - Eccomisono a tua disposizione:
tu impugna come arma la tua nota
e a me dammi la stecca del tuo metro
e fatti sottosenza complimenti.

ORTENSIO - EhGrumioquesto nola Dio mercé
non sarebbe uno scontro ad armi pari.

PETRUCCIO - (Al sarto)
Per concludereamicoquesta veste
non è per me.

GRUMIO - Giustissimosignore:
la veste infatti è per la mia padrona.

PETRUCCIO - Perciò va' pureva'tirala su
e il tuo padrone l'usi a suo piacere.

GRUMIO - Ehnoehnogaglioffo!
Questo poi no! Tirare su la veste
alla padrona mia
perché il padrone tuo ne possa usare
a suo piacere!(87)

PETRUCCIO - Che ti salta in mente?

GRUMIO - Ehpadronequel che mi salta in mente
è più profondo di quanto pensiate.
Tirare su la veste alla padrona
che il suo padrone l'usi a suo piacere!
Ahvergognavergogna!

PETRUCCIO - (A parte a Ortensio)
Di' tu al sarto
Ortensioche provvederai tu stesso
a farlo liquidare.
(Al sarto)
Viaviafila
sbarazzami di questa mercanzia
e zittonon una parola in più.

ORTENSIO - (A parteal sarto)
Penserò io domani a liquidarti
per la veste. Non prendertela a male
per questa sua sfuriata.
Adesso va'e saluta il tuo padrone.
(Esce il sarto)

PETRUCCIO - Beneoramia Kate
ritorneremo a casa di tuo padre
in queste vesti semplici ed oneste.
Le nostre borse saranno superbe
ma siano povere le nostre vesti.
È lo spirito che fa ricco il corpo.
E come il sole irrompe luminoso
attraverso le nuvole più nere
così filtra la luce dell'onore
attraverso le vesti più dimesse.
Forse che la ghiandaia
è uccello più prezioso dell'allodola
perché più variegate ha le sue piume?
O la serpe è migliore dell'anguilla
sol perché la sua pelle variegata
allegra più il nostro occhio?... NoKatina!
Néparimentitu sei meno bella
per questo tuo aspetto disadorno
e per la povertà del tuo vestire.
Se poi pensi che ciò ti sia vergogna
lasciala ricadere su di me:
tu non darti pensieroe stammi allegra.
Adesso ce n'andiamo da tuo padre
a far festa alla grande e a divertirci
e mettiamoci in viaggio senza indugio.
Vediamo un po'... saran circa le sette:
saremo là per l'ora della cena.

CATERINA - Mi permetto di farti rilevare
che sono ormai circa le duemio caro;
e che l'ora di cena sarà prima
che noi possiamo giungere laggiù.

PETRUCCIO - Behvorrà dire che saran le sette
prima ch'io monti in sella!
Peròeccolo vedi? Come al solito
qualunque cosa io dicao facciao pensi
tu sei sempre lì pronta a contraddirmi.
Lasciate stare ogni cosasignori;
per oggi non si parte;
e quando mi deciderò a partire
sarà per l'ora che avrò detto io!

ORTENSIO - (A parte)
Perbaccoquesto baldo giovinotto
è capace di comandare al sole!

(Escono)

SCENA IV - Padovadavanti alla casa di Battista.

Entrano TRANIO (nelle vesti di Lucenzio) e il PEDANTE (nelle vesti di Vincenzo)

TRANIO - La casa di Battista è quisignore.
Posso chiamare?

PEDANTE - Certoe perché no?
Questo signor Battistase non sbaglio
dovrebbe ben ricordarsi di me:
una ventina circa d'anni fa
a Genovaalloggiammo entrambi al "Pegaso".

TRANIO - Benema procuratein ogni caso
di comportarvi con l'austerità
che s'addice ad un padre.

PEDANTE - V'assicuro.

Entra BIONDELLO

Masignoreeccoviene il vostro servo.
Sarebbe bene ammaestrarlo un po'
nella sua parte.

TRANIO - Nessuna paura.
Ehicompare Biondello
attento bene a quel che devi fare
mi raccomando: tu devi far conto
che questo sia il vero Vincenzo.

BIONDELLO - Per mestate tranquillo.

TRANIO - Hai fatto l'ambasciata a ser Battista?

BIONDELLO - Certo: che vostro padre era a Venezia
e voi l'aspettavate oggi a Padova.

TRANIO - Sei un ragazzo in gamba.
Tohprendi questo e fatti una bevuta.
(Gli dà del denaro)
Ma ecco appunto il nostro ser Battista.
(Al Pedante)
Datevi l'aria che vi si conviene.

Entrano BATTISTA e LUCENZIO (nelle vesti di Cambio)

Ohser Battistalieto d'incontrarvi!
(Al Pedante)
Eccosignorequesto è il gentiluomo
del quale vi ho parlato. Padre mio
ora vi prego d'essermi garante
ch'io abbia Bianca in cambio dei miei beni.

PEDANTE - Ehpianofiglio mio!...
(A Battista)
Con licenzasignorevi dirò
cheessendo venuto io a Padova
col fine d'incassare certi crediti
mio figlioquiLucenziom'ha informato
di un amoroso affaremolto serio
tra lui e vostra figlia.
Ed iotenuto conto del buon nome
di cui godetenonché dell'amore
ch'egli ha per vostra figliae lei per lui
stimai esser consiglio di buon padre
di non farlo aspettare troppo a lungo
per mettere su casa;
sicché s'anche a voi la cosa piace
io son prontocon gli opportuni patti
a consentire ch'egli se la sposi;
chénon è certo il casoser Battista
ch'io mi metta ad andare pel sottile
con uno come voi
del quale ho udito dire sì gran bene.

BATTISTA - Ed iosignorecon licenza vostra
vi devo dire che ho gradito assai
la concisione e la schiettezza vostra.
È verovostro figlioquiLucenzio
ama mia figliaed ella pure l'ama;
palesemente; se così non fosse
sarebbero due gran simulatori
dei loro rispettivi sentimenti.
Se voi dunque non dite più che questo:
che vi comporterete da buon padre
verso di luiassegnando a mia figlia
per superdote un "quantum" sufficiente
il matrimonio è subito concluso
non resta altro da fare.
Il vostro figlio avrà il mio consenso
a condurre per moglie la mia figlia.

TRANIO - Graziesignore. Dite voiallora
dove credete sia più opportuno
che ci riuniamo a stendere il contratto
e ad assumer ciascuno quegli impegni
da osservare dall'una e l'altra parte.

BATTISTA - Ohnon a casa miain ogni caso!
Per via che io ho molta servitù
ed anche voiLucenzioben sapete
che le mura hanno orecchi per sentire.
E inoltre il vecchio Grumio è sempre lì
con l'orecchio appuntitoe può accadere
che ci vediam costretti ad interrompere.

TRANIO - Allora a casa miase vi sta bene.
È làdel restoche alloggia mio padre.
E làstaserain tutta segretezza
metteremo ogni cosa in bella forma.
Mandate pure questo vostro servo
(Indica Lucenzio/Cambio)
a chiamar vostra figlia; io mando il mio
in cerca del notaio. Mi dispiace
che con un così breve preavviso
dovrete rassegnarvi a consumare
una frugale e misera cenetta.

BATTISTA - D'accordo. Cambioandate dunque a casa
e dite a Bianca di tenersi pronta
al più presto; e potete riferirle
se voletequel che è successo qui:
cioè che il padre di Lucenzio è a Padova
e ch'ella diverràprobabilmente
la moglie di Lucenzio.

(Esce Lucenzio)

BIONDELLO - E che ciò sia
io prego il cielo con tutto il mio cuore.(88)

TRANIO - Non scherzare col cieloe filava'.

(Biondello esce)

Signor Battistaposso farvi strada?
Vo' darvi il benvenuto a casa mia
dove però a ricevervi alla mensa
non ci sarà che una sola pietanza.
Ma venitesignore; poia Pisa
ci rifaremo alla grande.

BATTISTA - Vi seguo.
(Escono)

Rientrano LUCENZIO (Cambio) e BIONDELLOincontrandosi

BIONDELLO - Cambio!

LUCENZIO - Che vuoiBiondello?

BIONDELLO - Avete visto come il mio padrone
vi guardava ammiccandoe sorrideva?

LUCENZIO - Ebbeneche vorresti dir con ciò?

BIONDELLO - Ohnulla. M'ha lasciato indietro apposta
perché vi dessi appunto spiegazione
della morale e del significato
di questo suo gestire ed ammiccare.

LUCENZIO - Ebbenemoralizzaloti prego.

BIONDELLO - È questo: che Battista è cucinato;
sta conversandoin piena buona fede
col finto padre d'un finto suo figlio.

LUCENZIO - Ebbenee che con ciò?

BIONDELLO - La figlia Bianca
sta per essere accompagnata a cena
a casa vostra...

LUCENZIO - E allora?

BIONDELLO - E allora alla parrocchia di San Luca
il vecchio prete è pronto a tutte l'ore...

LUCENZIO - E tutto ciò che sta a significare?

BIONDELLO - Mahnon sta a me di dirvelo...
Mamentre essi son riuniti là
a scambiarsi mentite garanzie
garantitevi intanto voi di lei
cum privilegio ad imprimendum solem(89)
correte in chiesaprendetevi il prete
col chierico ed alcuni testimoni
che siano validie... Ma se poi voi
non è a concluder questo che tendete
non mi resta che darvi questo avviso:
dite addio per sempre e un giorno a Bianca
e buona notte al secchio.


LUCENZIO - EbbeneascoltaBiondello...

BIONDELLO - Non posso.
Non posso più indugiare qui con voi.
Una volta conobbi una ragazza
che si trovò sposata un pomeriggio
ch'era scesa nell'orto solo un attimo
per cogliere due foglie di prezzemolo.
Così potete fare voisignore.
E intanto vi saluto. Il mio padrone
m'ha incaricatoin tutta segretezza
di recarmi alla chiesa di San Luca
per dire al prete di tenersi pronto
per quando arriverete voi laggiù
in compagnia della vostra appendice.

(Esce)

LUCENZIO - Quel che dice Biondello io posso farlo;
anzi lo vogliose anche lei vuole...
Ma sìma sìche ne sarà felice!
Perché esitare? Accada quel che accada
vado a sbrigarla subito con lei.
Povero Cambiose dovesse perderla!(90)

(Esce)

SCENA V - Padovauna strada.

Entrano PETRUCCIOCATERINAORTENSIO e servi

PETRUCCIO - Ebbeneandiamose così si deve!
Ancora e sempre a casa di tuo padre!
Diocome chiara e bella
splende la luna in cielo!

CATERINA - Quale luna? Il sole!
Il sole! Questo non è chiar di luna.

PETRUCCIO - E io ti dico invece che è la luna
quella che sì gloriosa splende in cielo.

CATERINA - E io sono certissima ch'è il sole!

PETRUCCIO - Insommaper il figlio di mia madre
che sarei iodi qui io non mi muovo
per andare alla casa di tuo padre
se quella non è lunao non è stella
o quello che mi passa per la mente!
(Ai servi)
Voiriportatevi indietro i cavalli.
Sempre che devo esser contraddetto!
Sempre di più!

ORTENSIO - Signora Caterina
dite anche voi ch'è come dice lui
o noi di qui non ci muoviamo più.

CATERINA - (A Petruccio)
Visto che abbiamo fatto la fatica
di arrivare fin quiti pregoandiamo
sia pur quello lassùla luna o il sole
o quel che più ti piace:
chiamalo mozzicone di candela
se ti garbaperché da ora in poi
giurerò che per me sarà lo stesso.

PETRUCCIO - Io dico che è la luna.

CATERINA - Sìè la luna.

PETRUCCIO - E invece menti. Quello è il sacro sole!

CATERINA - E allora saràsìil sacro sole
Dio benedetto! O non sarà più sole
se tu dichiari che sole non è.
Così la luna non sarà più luna
se tu dichiari che luna non è.
Sii tu a chiamarla con un nomee basta:
quel nome avrà. Così per Caterina.

ORTENSIO - (Tra sé)
Forza Petrucciohai in mano la partita!

PETRUCCIO - Va beneallora proseguiamo pure.
È così che ha da correre la boccia:
drittasenza deviare d'un tantino
dall'effetto.(91) Ma qui viene qualcuno.

Entra il vero VINCENZOin abito da viaggio

(A Vincenzo)

Buondìgentil signora. Siete in viaggio?(92)
DimmiKatina mia
ma dimmelo in tutta verità
hai mai visto più fresca e giovanile
gentildonna? Un contrasto di bianco e di carminio
come quello che ha sulle sue gote?
E quali stelle trapuntano il cielo
con la luce che dalle sue pupille
illumina quel viso celestiale?
O deliziosaamabile fanciulla
buongiorno ancora a te.
Dolce Katinaabbraccialati prego
in omaggio a siffatta venustà!

ORTENSIO - (A parte)
Farà ammattir quell'uomo
col fargli credere d'esser donna.

CATERINA - (A Vincenzo)
O virgineo bocciolo di fanciulla
vagafrescasoave!
Dove corri? Dov'è la tua dimora?
Felici i padri di sì bella figlia!
Ma più felice l'uomo
cui le stelle benigne han destinato
te sua soave compagna di letto!

PETRUCCIO - OhiohiKatinabehche ti succede?
Non avrai micasperole traveggole.
Ma questo è un uomovecchioraggrinzito
rugosoaffievolito dall'età
non già la verginella che tu dici!

CATERINA - (A Vincenzo)
Perdonate l'errore dei miei occhi
vecchio padreson tanto abbarbagliati
dal soleche mi sembra tutto verde
quello che vedono. Ora m'accorgo
che siete un venerabile vegliardo.
Vogliate perdonareve ne prego
il mio stupido errore.

PETRUCCIO - Perdonatela
buon vecchio nonnoe ditecidi grazia
verso qual luogo voi siete diretto;
perché se è la stessa nostra strada
saremo lieti d'avervi a compagno.

VINCENZO - Mio gentile signore
e voisignoradi sì allegro umore
che m'avete lasciato assai stupito
al momento del nostro primo incontro
il mio nome è Vincenzo
abito a Pisae mi dirigo a Padova
per andare a trovare un mio figliolo
che non ho più rivisto da gran tempo.

PETRUCCIO - Come si chiama?

VINCENZO - Lucenziosignore.

PETRUCCIO - Felice incontro; e tanto più felice
per voiper merito di vostro figlio
ond'io ora per legge
e non soltanto per la vostra età
venerandaposso chiamarvi padre.
La sorella di questa gentildonna
ch'è mia mogliea quest'ora è già sposata
con vostro figlio. Non vi meravigli
ciòné vi sia motivo di afflizione
ché la ragazza è degna d'ogni stima
ha ricca dote e nobili natali;
è inoltre adorna di tante virtù
da poter aspirare d'andar sposa
a qualsivoglia degno cavaliere.
Lasciate ch'io v'abbracci
vecchio Vincenzoe proseguiamo insieme
ad incontrare il bravo vostro figlio
che accoglierà con gioia il vostro arrivo.

VINCENZO - Ma è vero tutto questo
o voi state scherzandocome è vezzo
in seno alle gioconde comitive
quando s'incontra qualcuno per via
e s'invita a viaggiare insieme a loro?

ORTENSIO - Nov'assicuropadre(93) è tutto vero.

PETRUCCIO - Veniteaccompagnatevi con noi
e lo constaterete coi vostri occhi.
Capisco: il nostro scherzo di poc'anzi
v'ha reso giustamente sospettoso.

(Escono tuttitranne Ortensio)

ORTENSIO - BenePetruccio. Il tuo insegnamento
m'ha rincuorato. Sposo la mia vedova!
E se sarà bisbetica
tu sarai stato buon maestro a Ortensio
sulla maniera da usare con lei.

(Esce)

ATTO QUINTO


SCENA I - Padovadavanti alla casa di Lucenzio.

Entrano BIONDELLOLUCENZIO e BIANCA

BIONDELLO - Prestoprestosignoreed in silenzio!
Il prete è là che aspetta.

LUCENZIO - Ho l'ali ai piedi.
Biondelloè meglio che tu torni a casa.
Possono aver bisogno là di te.

(Esce con Bianca)

BIONDELLO - Ehno. Voglio vedervi prima in chiesa
poi scappo subito dal mio padrone.

(Esce)

Entra GREMIO

GREMIO - Strano che Cambio ancora non si vede
è già parecchio tempo che l'aspetto...

Entrano PETRUCCIOCATERINAVINCENZOGRUMIO e servi di Petruccio

PETRUCCIO - Lucenzio abita quiquesta è la porta.
La casa di mio suocero è più avanti
di làverso la piazza del mercato.
Io debbo andare là
e pertanto vi lascio quisignore.

VINCENZO - Però prima che andiate
s'ha da bere un bicchiere in compagnia.
Sarò padronepensodi ricevervi
qui come a casa mia; anche perché
ci sarà ben da stare in allegria.

(Bussa)

GREMIO - Ci sarà gran daffare dentro casa.
Farete bene a bussare più forte.

Vincenzo bussa più forte.
S'affaccia a una finestra il PEDANTE

PEDANTE - Chi è che bussa da sfondar la porta?

VINCENZO - Per favoreil signor Lucenzio è in casa?

PEDANTE - C'èsignorema non si può parlargli.

VINCENZO - Neanche se qualcuno gli portasse
diciamo un centinaio di sterline
o anche dueper stare in allegria?

PEDANTE - Tenetelelui non ne avrà bisogno
e non ne avrà finch'io viva e respiri.

PETRUCCIO - (A Vincenzo)
Ehvostro figliove l'avevo detto
a Padova è molto benvoluto
(Al Pedante)
Sentite un po'brav'uomo: scherzi a parte
dite al signor Lucenzioper favore
ch'è testé giunto da Pisa suo padre
ed è qui alla porta per parlargli.

PEDANTE - Tu menti. Il padre è venuto da Mantova(94)
e ti guarda ora qui dalla finestra.

VINCENZO - Intendi tu? Saresti tu suo padre?

PEDANTE - Sìsignorecosì dice sua madre
se debbo crederle.

PETRUCCIO - Ehiehimessere
che razza di furfanteria è questa
prendersi il nome di un'altra persona?

PEDANTE - Acciuffate il gaglioffo! Quello lì
ho paura che sotto il nome mio
vuol truffare qualcuno qui in città.

Entra BIONDELLO

BIONDELLO - Li ho visti in chiesainsieme tutti e due.
Che Dio li faccia veleggiar felici!
(A parte)
Ma chi vedo ora qui? Messer Vincenzo
il mio vecchio padrone! Siamo fritti!
Anzipolverizzati addirittura!

VINCENZO - (A Biondello)
Ehipendaglio da forcavieni qua.

BIONDELLO - (Fingendo di non riconoscerlo)
Se mi girasignore.(95)

VINCENZO - Vieni qua
manigoldo. Che! Non mi riconosci?

BIONDELLO - Riconoscerviio? Come potrei
signorese non v'ho mai conosciuto
in vita mia?(96)

VINCENZO - Che dicifurfantaccio?
Non ha mai conosciuto tu Vincenzo
il padre di Lucenzioil tuo padrone?

BIONDELLO - Chiil mio vecchio padrone venerato?
Diaminesìsignore. Eccolo là
lo vedete affacciato alla finestra.

VINCENZO - Ahsì? È cosìbastardo?
(Lo percuote)

BIONDELLO - Aiutoaiuto!
Un pazzo qui mi vuole assassinare!

PEDANTE - (Ritirandosi dalla finestra e gridando dentro)
Aiutofiglio! Aiutoser Battista!

PETRUCCIO - Katinanoi facciamoci da parte
stiamo a vedere come va a finire.

(Si fanno da un canto)

Dalla porta della casa di Lucenzio escono il PEDANTETRANIOBATTISTA e alcuni servi

TRANIO - (A Vincenzo)
Chi siete voisignore
per osar di picchiare i miei domestici?

VINCENZO - Chi sono io? Chi siete voipiuttosto!
Dèi immortaliche fior di canaglia!
Giubba di setabraghe di velluto
mantello rosso e copricapo a punta!
Ohmiseriason proprio rovinato!
Io faccio il buon massaro dei miei beni
a casa miae mio figlio e il mio servo
scialacquan tutto all'università!

TRANIO - Insommache vi prende?

BATTISTA - Che! Quest'uomo non sarà mica pazzo?

TRANIO - Signorevoi sembratedall'aspetto
un misurato anziano gentiluomo
ma parlate come se foste un pazzo.
Che può importarvi s'io mi porto addosso
e perle e oro? Ringrazio mio padre
se mi posso permetter questi lussi.

VINCENZO - Tuo padre?... Ohgran canaglia!
Tuo padre fabbrica tela per vele
a Bergamo.

TRANIO - Signorevi sbagliate
vi sbagliate signore! E allora dite
conoscereste per caso il suo nome?

VINCENZO - Il nome suo? E vuoi che non lo sappia
se l'ho allevato dentro casa mia
da che aveva tre anni? Il nome è Tranio.

PEDANTE - Ma viaandate viaasino pazzo!
Il suo nome è Lucenzioed è mio figlio
e l'erede di tutte le mie terre
di me che sono suo padre Vincenzo.

VINCENZO - Lucenzio? Ohvuoi vedere che costui
allora ha assassinato il suo padrone?
Oharrestateloin nome del Doge
ve l'ordino!... Lucenziofiglio mio!
Canagliadimmidove sta mio figlio?

TRANIO - (A un servo)
Va'fa' venire subito una guardia.
(Il servo esce e rientra subito con una guardia)
(Alla guardia)
Trascinate in prigione questo pazzo.
Babbo Battistaprovvedete voi
a che sia processato.

VINCENZO - Trascinarmi in prigione?!...

GREMIO - Fermoguardia!(97)
In prigione quest'uomo non ci va!

BATTISTA - Signor Gremiobadate ai fatti vostri.
Ci va in prigioneve lo dico io.

GREMIO - Badate voipiuttostoser Battista
a non farvi impigliare in questa rete.
Sarei pronto a giurare
che quest'uomo è Vincenzoquello vero.

PEDANTE - Ebbene giuralose n'hai il coraggio.

GREMIO - Giurarlo proprionoma...

TRANIO - Ma e ma...
tanto varrebbe sostenere allora
ch'io non sono Lucenzio.

GREMIO - Giustogiusto
infatti so che voi siete Lucenzio.

TRANIO - Insommavia questo rimbecillito
in prigione!

Entrano BIONDELLOLUCENZIO e BIANCA

VINCENZO - Mostruosi mascalzoni!
È così che si tratta un forestiero
da queste parti: offeso ed angariato!

BIONDELLO - Ohsiamo rovinatiquello(98) è là:
rinnegatelodite in faccia a lui
che mai l'avete visto e conosciuto
altrimenti per noi non c'è più scampo.

LUCENZIO - (Inginocchiandosi a Battista)
Padre mioperdonatemi.

VINCENZO - (A parte)
Mio figlio!
Il mio caro Lucenzio! Dunque è vivo.

(BiondelloTranio e il Pedante scappano)

BIANCA - (Inginocchiandosi anch'ella a Battista)
Perdonopadre mio!

BATTISTA - Perché l'hai fatto?
Dov'è Lucenzio?

LUCENZIO - Lucenzio son io
il vero figlio del vero Vincenzo;
ioche con regolare matrimonio
ho fatto mia tua figlia
mentre falsi suppositi(99)
ti gettavan la polvere negli occhi.

GREMIO - Ecco allora svelata la congiura
che ci ha messi nel sacco tutti quanti!

VINCENZO - Dove sta quel dannato manigoldo
quel Tranioche con tanta sicumera
ha osato farsi innanzi a me e sfidarmi?

BATTISTA - (Osservando Lucenzio)
Ma questoditeminon è il mio Cambio?

BIANCA - S'è mutato in Lucenzio il vostro Cambio.

LUCENZIO - Sono i miracoli che fa l'amore.
È stato infatti l'amor mio per Bianca
a suggerirmi di scambiar con Tranio
il mio statocosì ch'egli in città
passasse ufficialmente per Lucenzio
fino a tanto ch'io fossi riuscito
ad approdare al desiato porto
della felicità. Per tal motivo
tutto quello che Tranio può aver fatto
l'ha fatto solamente per mio ordine;
perciòdiletto padre
per amor mio vogliate perdonarlo.

VINCENZO - Però strapperò il naso a quel furfante
che mi voleva mandare in prigione.

BATTISTA - (A Lucenzio)
Madite un po'signore
avreste dunque sposata mia figlia
senza curarvi s'io fossi d'accordo?

VINCENZO - Signor Battistavianon ci pensate
Sarete soddisfatto anche di questo.
Ma ora voglio entrare dentro in casa
a punirli di questa malefatta.

BATTISTA - Ed io vi seguo. Voglio andare in fondo
a questa maledetta canagliata.

(Escono entrando nella casa di Lucenzio)

LUCENZIO - Biancamia caranon aver timore:
tuo padre smetterà quel piglio duro.

(Escono Lucenzio e Bianca)

GREMIO - Il mio pasticcio ha lievitato male.
Ma non importa; entro anch'io con gli altri
se avrò perduto tutte le speranze
mi resta almeno un posto nel banchetto.

(Esce)

CATERINA - Seguiamolimaritoson curiosa
di vedere in che modo andrà a finire
tutto questo trambusto.

PETRUCCIO - Prima un bacioKatinae poi entriamo.

CATERINA - Cosìin mezzo alla strada?

PETRUCCIO - Non ti vergognerai mica di me!

CATERINA - Non di temio signoreDio mi guardi!
Mi vergogno soltanto di baciarti.

PETRUCCIO - Va beneallora si ritorna a casa.
(A Grumio)
Comparesurimettiamoci in viaggio.

CATERINA - Nonoti darò un bacio.
Ma ti pregoamor miorestiamo qui.
(Lo abbraccia e lo bacia)

PETRUCCIO - Non è stupendo?... Mia dolce Katina
andiamo. Meglio una volta che mai
e in amore non è mai troppo tardi.

(Escono)

SCENA II - Padovain casa di Lucenzio.

Tavola imbandita. Entrano BATTISTAVINCENZOGREMIOil PEDANTEBIANCAPETRUCCIOCATERINAORTENSIO con la sua VEDOVATRANIOBIONDELLOGRUMIO e servi

LUCENZIO - Seppur dopo gran tempo
s'accordano i nostri disaccordi.
Superata la furia della guerra
arriva sempre l'ora
in cui si può mirare sorridendo
ai pericoli cui siamo scampati
e ai mali che ci siam lasciati dietro.
Bianca mia bellada' il tuo benvenuto
a mio padrementr'io saluto il tuo
con pari affetto e pari cortesia.
A tutti gli altrifratello Petruccio
sorella Caterinaa teOrtensio
con la tua amorosa vedovella
un caldo benvenuto in casa mia
e godetevi al meglio questa festa.
La mia cena è modesta
fatta tanto per chiudere lo stomaco
dopo il grande banchetto di stamane.(100)
Ma favorite a tavolavi prego
anche se questa volta ci sediamo
per conversare più che per mangiare.

PETRUCCIO - Nient'altro che sederee poi sedere
mangiare e poi mangiare!

BATTISTA - Questa è Padova
figlio Petrucciotutta cortesia.

PETRUCCIO - Padova offre solo cortesia.

ORTENSIO - E speriamoper la fortuna nostra
che ciò sia vero pure per noi due.

PETRUCCIO - Ehilàper la mia vita! Il mio Ortensio
ha paura della sua vedovella.

VEDOVA - Allora se per caso fossi io
ad avere pauranon credetemi.

PETRUCCIO - Siete molto assennata
ma forse non avete còlto bene
il senso delle mie parole: ho detto
che il nostro Ortensio ha paura di voi.

VEDOVA - Chi soffre il capogiro
si crede che a girare sia la terra.

PETRUCCIO - Ben "rigirata"!

CATERINA - In che sensosignora?

VEDOVA - In quello che m'ha fatto concepire
vostro marito.

PETRUCCIO - Iofarla concepire?(101)
Come può ciò far piacere ad Ortensio?

ORTENSIO - Quello che vuol intender la mia vedova
è ch'ella concepisce in questo modo
quello che tu hai detto.

PETRUCCIO - Rimediata assai bene pure questa!
Baciatelo per questobuona vedova.

CATERINA - ..."chi soffre il capogiro
si crede che a girare sia la terra"...
Era questa la frase
di cui vorrei che mi spiegaste il senso.

VEDOVA - È presto detto: che vostro marito
tribolato com'è da una bisbetica
misura dalla sua tribolazione
quella di mio marito. Tutto qui.

CATERINA - Una frase di senso ben meschino.

VEDOVA - Dicendola pensavo infatti a voi.

CATERINA - E davvero io sono ben meschina
a trattarvi con tanta deferenza.

PETRUCCIO - Dalle addossoKatina!

ORTENSIO - Forzamoglie!

PETRUCCIO - Scommetto cento marchi
che la mia Kate se la mette sotto!

ORTENSIO - Questo è solo affar mio.

PETRUCCIO - Parlato da ufficiale. A teragazzo!
(Alza il bicchiere e beve alla salute di Ortensio)

BATTISTA - Ebbenesignor Gremioche ne dite
di questa gente dall'arguzia pronta?

GREMIO - Si tengon bene testaa quanto pare.

BIANCA - Testa e coda. Chi fosse un po' maligno
direbbe che per voi
testa e coda sarebbe testa e corna.

VINCENZO - Ehilàsignora sposa
tutto questo v'ha dunque risvegliata?

BIANCA - Risvegliatama non impaurita;
e perciò m'addormenterò di nuovo.

PETRUCCIO - Noquesto non dovete.
Dal momento che avete cominciato
voglio spararvi anch'io a bruciapelo
uno o due colpettini di facezie.

BIANCA - E che! Son diventata un uccellino?
Allora volerò da un ramo all'altro
e voi inseguitemi con l'arco teso
e buona notte a tutti!

(Esce con Caterina e la Vedova)

PETRUCCIO - M'è scappata!
Signor Tranioera questo l'uccellino
che puntavate sulla vostra mira
e che avete mancato. E allora un brindisi
alla salute di quanti han scoccato
il loro dardo e mancato il bersaglio!

TRANIO - La veritàsignoreè che Lucenzio
m'ha sguinzagliato come un suo levriero
che corresìqua e là con le sue zampe
ma raccoglie la preda del padrone.

PETRUCCIO - Ottimo paragonee pertinente
se pur troppo cagnesco.

TRANIO - Voi invecesignorebuon per voi
avete ben cacciato per voi stesso
pur se la cerva da voi catturata
sa ben tenere a bada il suo segugio.

BATTISTA - OhiohiPetruccioTranio v'ha colpito!

LUCENZIO - BravoTranio! Bel colpoti ringrazio.

ORTENSIO - (A Petruccio)
Dàiconfessalot'ha colpito bene.

PETRUCCIO - Sìlo ammettoun graffietto me l'ha fatto.
Però scommetto dieci contro uno
che il frizzo è rimbalzato via da me
e v'ha colti di sbieco tutti e due.

BATTISTA - Petrucciofiglio miomi spiace dirlo
ma penso proprio che la più bisbetica
te la sei presa tu.

PETRUCCIO - Ma noscommetto che non è così!
E per convincervi di quel che dico
ciascuno di noi tre mandi a chiamare
la propria moglie: quello la cui moglie
per prima avrà obbedito alla chiamata
vincerà la scommessa. Vi sta bene?

ORTENSIO - Ci sto. Quanto la posta?

LUCENZIO - Facciamo venti corone?

PETRUCCIO - Che venti!
Manco se si trattasse di scommettere
sul mio falcone oppure sul mio cane!
Per mia mogliesignoriio sono pronto
a scommettere venti volte tanto.

LUCENZIO - Allora cento?

ORTENSIO - Va bene.

PETRUCCIO - D'accordo.

Affare fatto.

ORTENSIO - Chi comincia?

LUCENZIO - Io.
Biondellova' a chiamar la tua padrona.
Che venga qui immediatamente.

BIONDELLO - Vado.

(Esce)

BATTISTA - (A Lucenzio)
Scommetto anch'io metà e metà con voi
figlio caroche Bianca viene subito.

LUCENZIO - Nononon faccio a metà con nessuno.
Voglio puntar da solosu mia moglie.

Rientra BIONDELLO

Ebbeneallora?...

BIONDELLO - La vostra signora
vi manda dire che ora ha il suo daffare
e che non può venire.

PETRUCCIO - "Il suo daffare..."?
Non può venire? Che risposta è questa?

GREMIO - Una rispostae per di più garbata
signor Petruccio. E voi pregate Iddio
che vostra moglie non vi mandi a dire
di peggio di così.

PETRUCCIO - Di megliospero.

ORTENSIO - Biondellova' e supplica mia moglie
di venir qui.

PETRUCCIO - Ohibòsiamo alle suppliche?
Per forza allora che dovrà venire!

ORTENSIO - Ho paura però che con tua moglie
per quanto tu la possa supplicare
non ti servirà a nientecaro mio.

Rientra BIONDELLO

Behmia moglie dov'è?

BIONDELLO - Dice che voi scherzate. Non verrà.
Vi chiede invece d'andar voi da lei.

PETRUCCIO - Peggio che peggioallora non verrà!
Ma tutto questo è vileintollerabile
da non potersi proprio sopportare!
Grumiova' tu dalla padrona tua
dille ch'io le comando di venire.

(Esce Grumio)

ORTENSIO - So già la sua risposta.

PETRUCCIO - Ossia?

ORTENSIO - Non viene.

PETRUCCIO - Tanto peggio per me. Partita chiusa.

Entra CATERINA

BATTISTA - EhiVergine santissima!
Ecco che viene invece Caterina!

CATERINA - Il mio signore m'ha fatto chiamare?
Che desidera?

PETRUCCIO - E tua sorella Bianca?
E la moglie di Ortensio? Dove sono?

CATERINA - In salottodavanti al caminetto
a conversar tra loro.

PETRUCCIO - Valle a chiamare e falle venir qui.
Se rifiutanoprendile a frustate
e trascinale qui dai lor mariti
(Esce Caterina)

LUCENZIO - Poi si dice i miracoli!
Se ce n'è unoè questo.

ORTENSIO - È proprio vero.
E mi chiedo che possa presagire.

PETRUCCIO - Ebbene presagisce pace e amore
vita tranquillaosservanza dell'ordine
e della maritale autorità
ed insomma nient'altro che non sia
fonte di gioia e di felicità.

BATTISTA - E allora scenda su di tePetruccio
ogni fortuna. Hai vinto la scommessa.
Ed io aggiungerò alla loro posta
da parte mia ventimila corone
un'altra dote per un'altra figlia
poiché ella è cambiata
ed è tutt'altra da quella che era.

PETRUCCIO - Nonoio voglio vincere ad usura
la mia scommessae fornirvi altri segni
della sua obbedienzauna virtù
novellamente da lei acquisita
e della piena sua sottomissione.

Entra CATERINA con BIANCA e la VEDOVA

Eccola quaguardatela
vi riporta le riottose mogli
come se fossero due prigioniere
della sua femminile persuasione.
Caterinaperò quel tuo cappello
non ti sta bene. Getta via quel ciaffo!
Mettilo sotto i piedi!

(Caterina si toglie il cappellolo getta a terra e lo calpesta)

VEDOVA - Signore Iddiofa' ch'io non abbia mai
altra cagione per cui sospirare
nella vitafin quando sia ridotta
a un tale stato di sciocca obbedienza!

BIANCA - Vergine Santa! Quale nome dare
ad una sì balorda soggezione?

LUCENZIO - Fosse stata la tua così balorda!
La saggezza dell'obbedienza tua
m'è già costatadall'ora di cena
cento buone coronebella Bianca!

BIANCA - Balordo tuche hai voluto puntarle
sulla mia obbedienza.

PETRUCCIO - Caterinate l'ordinodi' tu
a queste donne dalla testa dura
quali sono i doveri d'obbedienza
versi i loro mariti.

VEDOVA - Andiamoandiamonon vogliamo prediche!
Scherziamo?

PETRUCCIO - (A Caterina)
Avantie comincia da lei.

VEDOVA - Nemmen per sogno!

PETRUCCIO - Sìproprio da voi
dico invece che deve cominciare.

CATERINA - (Alla Vedova)
Vergognati! Vergognati!
Spiana quella tua fronte corrucciata
cessa di dardeggiare dai tuoi occhi
sdegnosi sguardi a ferire il tuo sposo
il tuo signoreil tuo governatore
il tuo re! Questo modo tuo di fare
macchia la tua bellezza
come mordono i geli i verdi prati
e rovina la tua reputazione
come rovinano a primavera
i forti venti i teneri germogli
e non è cosa bella né gentile.
Una donna invasata dalla collera
è simile a una fonte intorbidita
fangosasporcaripugnanteviscida
priva d'ogni attrattivad'ogni fascino
cui nessun uomoper quanto assetato
si guarderà di accostare le labbra
o di toccare soltanto una goccia.
L'uomo ch'è tuo marito è il tuo signore
il tuo custodela tua stessa vita
il tuo capoil tuo re; egli per te
per la tua cura e il tuo mantenimento
non esita ad esporre il proprio corpo
alle fatichein mare come in terra
a vegliar tra la furia d'uragani
a restar giorni interi in mezzo al gelo
perché tu te ne stiasalva e sicura
al buon tepore dentro la tua casa:
da te non esigendo altro tributo
che un po' d'amoreun viso sorridente
e un'obbedienza convinta e sincera:
assai modesta pagain verità
per una sì cospicua obbligazione.
Ogni donna dovrebbe a suo marito
ossequio non diverso
di quel che deve un suddito al suo principe
Se invece ella è testardapervicace
scontrosaarcignaacidariottosa
disobbediente agli onesti doveri
che altro è se non una ribelle
contestatrice stoltatraditrice
dell'amoroso suo sposo e signore?
Provo vergogna io stessa
a veder quanto sciocche sian le donne
a cercare la guerra proprio là
dove dovrebbero cercar la pace
a brigare per voler dettar legge
aver supremaziaspadroneggiare
quando invece son fatte da natura
per amareservire ed obbedire.
Altrimentiperché il nostro corpo
sarebbe così delicato e fragile
e così poco adatto a sopportare
le fatiche ed i triboli del mondo
se non al fine che la forma esterna
s'armonizzi con la fragilità
del nostro stato e con il nostro cuore?
Susuvermi testardi ed incapaci
come la vostra è stata un tempo grande
la mia proterviaè stato come il vostro
ambizioso il mio cuore
e più del cuore forse l'intelletto
da farmi sempre pronta a rimbeccare
a parola parolagrinta a grinta.
Ora m'avvedo quanto sian di paglia
le nostre lancee come paglia deboli
siano le nostre forzee fragilissima
sia la nostra fragilità di donna
talché se pur sembriamo valer molto
in realtà non valiamo un bel niente.
Piegate dunque la vostra alterezza
ché tanto non vi servirebbe a niente
e mettete le mani sotto i piedi
del vostro sposo. A quest'atto d'ossequio
la mano mia è pronta
e a fare quel che lui mi chiederà.

PETRUCCIO - Ohche brava ragazza!
Vienimia Caterinadammi un bacio.

LUCENZIO - Benecammina pur per la tua strada
vecchio mioché ella è tutta tua!

VINCENZO - Fa certo un bel sentire
i figli quando son così affettuosi.

LUCENZIO - Per quanto sia sgradevole sentire
le donne quando sono litigiose

PETRUCCIO - Vieni Katinaandiamocene a nanna.
(A Lucenzio e Ortensio)
Qui siamo tre sposati
pur se voialtri due siete spacciati.
Perché son io che ho vinto la scommessa
(A Lucenzio)
pur se sei stato tu a coprire il bianco.(102)
Eda buon vincitore
spero che Iddio ti dia la buona notte.

(Esce con Caterina)

ORTENSIO - Ebbenevattene per la tua strada
ché sei riuscito ad addomesticare
un diavolo di femmina bisbetica!

LUCENZIO - Ed in che modo! Con licenza vostra
questo davvero può dirsi un miracolo!


FINE

APPENDICE


Si riproducono le ultime battute della commedia di autore ignoto "The Taming of a Shrew" (v. la "Nota introduttiva") volgendola in italiano dal testo riportato da G. Wells & G. Taylor nella loro edizione dell'"Oxford Shakespeare"(cit.).


SCENA XIII - ..........

Entrano due uomini trasportando LENZA addormentatovestito nuovamente dei suoi vecchi abitilo depositano nel luogo dove l'avevano trovatoed escono.
Entra lo SGUATTERO

SGUATTERO - Or che l'oscura notte se n'è andata
e nel ciel di cristallo appare l'alba
debbo affrettarmi a tornare al lavoro.
(Vede Lenza)
Un momentochi è questo?... Che stranezza!
Lenza ha passato qui tutta la notte?
Ahlo devo svegliare.
Questo sarebbe già morto di fame
a quest'orase non avesse avuto
pieno il ventre di birra. Lenzasveglia!
Dormir fino a quest'ora! Che vergogna!

LENZA - (Svegliandosi)
Amicodammi ancora un po' di vino.
Che! I commedianti se ne sono andati?
Ed io chi sono qui
non sono più un nobile signore?

SGUATTERO - Un nobile signore un accidenti!(103)
Susunon sarai mica ancora sbronzo?

LENZA - Chi seilo sguattero? Perdìoragazzo
stanotte ho fatto il sogno più gagliardo
che tu ti possa mai immaginare
vivessi pur cent'anni. Sta' a sentire...

SGUATTERO - Ehma faresti meglio a ritirarti
ché tua moglie ti striglierà a dovere
per esserti attardato qui a sognare
per tutta questa notte.

LENZA - Che! Mia moglie?
Adesso so come addomesticarla
una bisbetica di quella fatta!
Tutto stanottefino a poco fa
sono stato a sognare in qual maniera
e tu mi sei venuto a ridestare
dal più bel sogno fatto in vita mia.
Ma ci andrò da mia moglieadessosubito
e metterò giudizio pure a lei
se mai le passi di trattarmi male.

SGUATTERO - Allora aspettaLenzavengo anch'io
a casa tua: mi prude di sentire
il seguito del sogno di stanotte.




FINE
(I) La critica distingue quattro periodi nella produzione drammaturgica di Shakespeare: il primodal suo trasferimento a Londra da Stratford (1584?) al 1592anno dello scioglimento della Compagnia di attori del conte di Pembrokedella quale egli faceva parte; il secondodalla riapertura dei teatri dopo la chiusura decretata per la peste (1592-94) e l'acquisto del "Globe" da parte della Compagnia degli attori del Lord Ciambellanofino al 1599; il terzogli anni dal 1599 al 1606i più fecondi per la grande produzione tragica del poeta; il quartodall'acquisto del teatro dei "Frati Neri" ("Blackfriars") per le rappresentazioni al chiusoalla morte del poeta (1616).
(II) Giorgio MelchioriShakespeareLaterzaBari1994pag.161.
(III) La traduzione inglese delle "Mille e una notte" si avrà solo nel 1838-40 ad opera di E. W. Lane.

(1) Lenza esorta l'ostessa alla storiama la sua è storia inventata: fra i re inglesi non c'è alcun Riccardo col titolo di "Conquistatore". Fu così chiamato Guglielmo I (1027-1087).
(2) Strafalcione spagnolo-latino per "poche chiacchiere".
(3) "Sessa": esclamazione di conio shakespeariano e ricorrente solo quidi significato incerto. Forse: "Bastanon m'infastidire più".
(4) "Go bySaint Jeronimygo to thy cold bed and warm thee": citazione distorta di una frase tolta dalla "Tragedia spagnola" di Thomas Kydche il pubblico doveva conoscere beneun dramma truculento che tenne le scene inglesi ancora per tutto il sec. XVII: Jeronimo è il nome del protagonista del dramma.
(5) "I must go fetch the thirdborough": "thirdborough" (o anche "thidborrow"corruzione del sassone "fridborg") era chiamato nell'antica Inghilterra il capoccia di una unione di contadini ("tithing")in seguito anche il capo delle guardie di un piccolo comune. Nulla da vedere con il numerale "third"; ma proprio su questa consonanza Shakespeare imbastisce il bisticcio della successiva battuta di Lenza: "Third or forth or fifth borough..." che s'è potuto rendere in qualche modo con "... caposottocapo o sovraccapo".
(6) "... I think he cannot chose"letteralm.: "... penso non abbia altra alternativa" (che quella di credere di non esser più se stesso).
(7) A quale commedia e a quale personaggio con questo nome voglia alludere qui Shakespeareè opinabile: forse lo spagnolo Bernardo de Sotouno dei "conquistadores" dell'America centrale. La vicenda della conquista spagnola delle Americhe era spesso portata sulle scene nella Londra di Shakespeare.
(8) "... for sheer ale": "sheer" è tutto ciò che è materiale puro e incontaminato; le bevande alcoliche come la birra sono "sheer" quando non sono annacquate.
(9) La lussuriosa regina di Assiria e Babilonia "che libito fe' licito in sua legge" (DanteInf.V56).
(10) Altra reminiscenza mitologica: Iola giovane sacerdotessa di Erafiglia di Inacofondatore di Argorapita da Giovee da questi mutata in giovenca per sfuggire all'ira della gelosa Era.
(11) La geografia dell'Italia - dove peraltro ha ambientato molti dei suoi drammi - non era il forte di Shakespeare; egli non sa che Padova non è in Lombardia: né si può raggiungere da Pisa - come lascia intendere più sotto - per via marittima o fluviale.
(12) Il testo è più involuto: "... that part of philosophy... that treats of happiness by virtue specially to be achieved"letteralm.: "... quella branca della filosofia... che tratta della felicità che s'acquista specialmente con la virtù".
(13) Il testoha un goffo e approssimativo: "Mi perdonato"con cui il poeta ha voluto verosimilmente dare un tocco d'italiano al dialogoahimèstrafalcionando.
(14) "IfBiondellothou wert come ashore": "to come ashore" non vuol dir altro che "approdare"venire a terra per via d'acqua; Shakespeare ignora che per andare da Pisa a Padova (Biondello deve venire da Pisa) non c'è via d'acqua. Lo stesso errore geografico si ritrova nei "Due gentiluomini di Verona"dove per via d'acqua si fa raggiungere a Valentino Milano da Verona.
(15) "To cart her rathter": allusione all'usanza di trasportare per le stradesu di una carrettale prostitute e le malefemmine in genere.
(16) "Iwis it is not halfway to her heart"letteralm.: "Di sicuro la cosa (che io divenga più mite e meno arcigna) non è nemmeno a mezza strada dal suo cuore". Il "suo"riferito a se stessaè usato in senso ironico.
(17) Queste parole di Caterina lasciano intendere che Biancaall'ingiunzione del padresia scoppiata a piangeree lei con quel "Uhuh" le faccia il verso.
(18) In italiano nel testocome sempre passim.
(19) "... but we may blow our nail together...": "to blow nails together" è espressione idiomatica presa dal gesto di chistando in attesase ne sta con le mani giunte e si diverte a far girare i pollici l'uno intorno all'altrocreando un certo vento alle unghie.
(20) "... as... to be whipped at the hig cross": "high cross" era detta la croce che sorgeva di solito su un piedistallo nella piazza del mercatoche era il centro del villaggio. Ai suoi piedi si eseguivano le condanne alla pubblica fustigazione.
(21) "Happy man be his dole": è la stessa frase che pronuncia Falstaff nell'"Enrico IV - Prima parte"II274: "Nowmy mastershappy man be dole"Ora, signori miei, sotto a chi tocca!
(22) Cioè Didoneil cui amore per Enea è cantato da Virgilio nell'"Eneide"; Anna è la sorella della reginaalla quale questa confida le sue pene amorose.
(23) Tranio seguita a far sfoggio di erudizionee cita nientemeno che un verso dell'"Eunuchus" di Terenzio: "Cerca di redimerti con il minimo prezzo di riscatto che ti sarà possibile". Donde abbia tratto Shakespeare la citazionenon si sa. Il Baldini arguisce che può averla trovata nella grammatica latina di William Lily (c. 1466-1522)conosciuta all'epoca come la "Lily's Latin Grammar". Shakespeare era in buone relazioni col pronipote di Williamil drammaturgo John Lylysuo contemporaneo (1554?-1606)padrecon il suo romanzo "Euphues"del manierato linguaggio detto appunto "eufuistico" introdotto da allora nella letteratura inglese e checome poeta e drammaturgo ebbe certamente grande influenza sullo stesso Shakespeare. Può darsi che John abbia esortato Shakespeare alla lettura della grammatica del proprio avo. Ma questo traduttoreda sua ricercaè più incline a credere che la citazione da Terenzio derivi a Shakespeare da altra fonte. Sui palcoscenici londinesi si rappresentava all'epoca una commedia postuma di Nicholas Udall (1505-56) dal titolo "Ralph Roister Doister"ispirata appunto all'"Eunuco" di Terenzioe che rappresenta riconosciutamente il primo tentativo di drammaturgia inglese ispirata alla comicità classica dei Terenzio e dei Plauto. Sembra più verosimile che Shakespeare abbia attinto la citazione questa fonte.
(24) Reminiscenza mitologica: la figlia di Agenore è Europarapita da Zeus trasformatosi per l'occasione in bianco toro e involatosi con lei sui flutti del mare di Creta.
(25) Così nel testo.
(26) "... since I came ashore"da che sono sbarcato: "to come ashore" non significa altro; v. perciò sopra la nota (14).
(27) Dove si svolga il breve dialogo che seguepone un problema di regia teatrale. I testi hanno un'unica didascalia: "The presenters above speak"I presenti nel piano di sopra; dove è da immaginare che il palcoscenico sia diviso in due piani: la scena di quello superiore è la stessa della seconda del prologovale a dire la camera da letto del signore con i personaggi che vi abbiamo lasciati; quello inferiorenel quale alla chiusura del prologo abbiamo visto che sono entrati i commediantiè una piazza di Padovadove ha inizio la commedia da questi recitata. I personaggi del prologo si troveranno dunque nel soppalcoall'apertura della prima scena del I attogià seduti e immobili a guardare l'inizio dello spettacoloe pronunceranno a questo punto queste poche battute. Ma non è pensabile che per tutta la commedia debba essere così: che cioèil Lenzail signore e i servi se ne stiano fermi ed immobili per tutti i cinque atti; anche perché per Shakespeare con queste brevi battute la storia di Lenza è conclusa. Di lui non si saprà più nientea differenza dell'altra commedia che porta il titolo di "Una bisbetica addomesticata" (v. nota introduttiva) e nella qualealla finedue servitori trasportano il Lenzasempre addormentato ma nuovamente vestito dei suoi abitidove lo avevano trovato al principiovale a dire sulla panca all'esterno dell'osteria; e questisvegliandosidice allo sguattero: "Adesso io so come s'ha ad addomesticare una donna bisbeticaperché me lo son sognato questa nottefino a un momento fa... Ma bisogna che vada da mia moglie e metta giudizio anche a lei... E se dovesse alzar la voce...". Questa scena abbiamo riportato alla finedal testo inglese dell'edizione dell'"Oxford Shakespeare" (cit.)che manca in quella dell'Alexander.
(28) "Is there any man has rebused your worship?": Grumioa differenza di Tranioè servo ottuso e ignoranteuno di quei personaggi minori cui Shakespeare si diverte a mettere in bocca ogni tanto qualche strafalcione: qui lo presenta facendogli dire goffamente "vostra reverenza" ("your worship") e "rebused" (che non esiste) per "rebuked".
(29) Tutti i testi hanno. "How do you all at Verona?": una evidente svista del copionetramandatasi inspiegabilmente nei secoli.
(30) Così nel testo. Si lascia al lettore - come consiglia accortamente il Baldini - di scandire a suo piacimento queste dodici sillabe e di "districare da per sé queste goffe trascrizioni di Shakespeare nella nostra lingua".
(31) Grumio scambia per latino l'italiano del padrone.
(32) "Two and thirtya pip out?": frase idiomatica del giuoco della carte in cui chi faceva 32 invece del massimo 31si diceva che aveva sballato ("pipped out").
(33) ...("as wealth is burden of my wooing dance"): "burden" è qui nel senso musicale di " basso continuo" che fa da sottofondo ad una melodia o a una danza.
(34) Il testo ha: "... be she as foul as was Florentius' love": "... fosse brutta come l'amorosa di Fiorenzo"; Fiorenzo è il nome italianizzato di Florentil cavaliere della "Confessio Amantis" del poeta John Gowerche in una delle cento storie del libro si trova costrettoper salvare la pellea sposare una vecchia megera. Il poeta John Gower (c. 1330-1408) è preso da Shakespeare a far la parte del coro nel suo dramma romanzesco "Pericleprincipe di Tiro".
(35) La Sibilla Cumanasecondo il mito classicoebbe da Apolloche l'aveva amatail dono di vivere tanti anni quanti granelli di sabbia potesse racchiudere in un pugnoe divenne così vecchia e grinzache le rimase solo la voce per profetare.
(36) Alcune specie di gatti non distinguono i coloriper albinismo congenito. Questo bislacco discorso di Grumio sulle figure retoriche che il padrone può buttare in faccia è un altro tocco della dabbenaggine del personaggio.
(37) "Come sapete" non è nel testo; è introdotto dal traduttore per ricordare al lettore - cosa che non traspare dal dialogo - che Ortensio sa dell'impegno assunto da Gremio di cercare un istitutore per Biancaperché se lo sono detti insieme nella scena precedente.
(38) "Will he woo her? Ayor I'll hang her.": il passo è variamente interpretato. La resa letterale è: "Riuscirà egli a conquistarla? E sìse no la impicco": come se Grumio avesse piacere che il suo padrone sposi o meglio riesca ad aver ragione dell'irsuta Caterina. E così il Baldini (cit.)il Franconeri (ShakespeareTutto il teatrovol. IINewton ComptonRoma1990). Lodovici (cit.) traduceal contrario "Sposarla? Strozzarlafossi io!"che attribuisce a Grumio un sentimento opposto. Ci è parso che la prima lettura sia più giustaoltre che letteralmenteanche perché più cònsona al personaggio di Grumio e alla descrizione che questi ha fatto prima ad Ortensio parlando del suo padrone.
(39) "... in a pitched battle": "... in battaglia campale". "Pitched" si dice di uno scontro armato combattuto con le milizie schierate in ordine di combattimentoper opposto a "skirmish"schermagliascaramuccia in ordine sparso.
(40) Elenafiglia di Leda e di Zeusandata sposa a Menelaore di Spartae rapita da Paridecausa della guerra di Troia.
(41) Alcide è l'appellativo greco di Ercole (Eracle)da Alceoavo putativo dell'eroe (osecondo alcunidal greco "alké"forte). Sono note le dodici fatiche ch'egli dovette compiere per Euristeo.
(42) In italiano nel testoma non è chiaro che cosa Shakespeare abbia qui voluto far dire a Ortensio; qualcuno intende: "Questa volta sono io il tuo benvenuto (il tuo ospite)"che sarebbe comprensibile se ad offrire fosse Petruccio; ma non è Petruccio che offrebensì Tranio/Lucenzio. Una svista del copione.
(43) Allusione all'usanza popolare secondo cuiquando si sposava una sorella più giovanela sorella maggiore rimasta nubile dovesse danzare a piedi nudi alla festa nuziale.
(44) "... and... lead apes in hell": questa si diceva fosse la sorte delle zitelle. (Cfr. la stessa frase in "Tanto trambusto per nulla"II134: "... and lead his apes into hell").
(45) "Am bold to show myself a forward guest"letteralm.: "Mi faccio ardito di mostrarmi un ospite presuntuoso"; l'uso di "forward" come aggettivo nel senso deteriore di "presumptous"immodestera comune al tempo di Shakespeare.
(46) "... but you will curse your wooing": altri legge "curse" per "danneggiare" e traduce: "... ma voi volete mandare all'aria il vostro corteggiamento (così facendo)".
(47) Si riferisce evidentemente al "maestro Ortensio/Licio" presentato a Battista da Petruccio.
(48) "Kate of Kate-Hall": si traduce com'è nel testoma a quale Kate si riferisca Petruccionon si sa. Secondo alcuniforse al Saint Catharina College ( "Hall" è sinonimo di "College" e sia ad Oxford che a Cambridge esistevano due scuole di questo nomededicate a Santa Caterina d'Alessandria "la dotta"). È probabile che Petruccio voglia fare a Caterina il complimento di assimilarla a questa santa; ma è più probabile che si tratti di una frase buttata là senza voler nulla dire; del restotutto il discorso di Petruccio è volutamente scucito: a lui interessa solo di aggredire la ragazza con le parole.
(49) "Women are made to bear": si capisce che qui Petruccio usa "bear"portareche prima Caterina aveva usato nel senso di "portar la soma" (riferito al somaro)nel senso di "portare in grembo".
(50) "Ayfor a turtleas he takes a buzzard": qui c'è un inestricabile intreccio di doppi sensi centrato sui diversi sgnificati di "buzzard"introdotto dal tronco "buzz..." di Petruccioquando ha detto prima: "Should be? Should... buzz..." ("Dovrebb'essere?... Sccc!"). Il "buzz" di Petruccioè il fruscio d'un'alae s'è reso con "Sccc..." (Petruccio vuol imitare col verso il volo della colombaper intendereparlando di pesoche Caterina è leggera come una colomba librata in aria); ma Caterina completa "buzz" in "buzzard"che è "falco". Donde il gioco di parole colomba/falco tra i due: "S'io sono la colomba e tu il falcoti sarà così impossibile ghermirmi come può esserlo a una colomba che pretenda di ghermire un falco".
(51) "... if you talk of tales": gioca sul doppio senso di "tale" che vale "coda" e "storiella"discorso inutile. Lo spettatore inglese ha inteso la battuta di Caterina: "... se vi dilungate ancora a parlar di code" e ha tradotto mentalmente "code/sciocchezze". In italianopurtroppoil quibble non c'è.
(52) "Whatwith my tongue in your tail?": altro bisticcio intraducibilebasato questo sulla omofonia di "tale" e "tail"cioè tra "sciocchezza" e "coda".
(53) "What is your cresta coxcomb?": "coxcomb" era chiamato quel tipico copricapo che portavano i buffoni di corte e che aveva la foggia di una cresta di gallo.
(54) Diananel mito classicoè la divinità dei boschiche impreziosisce con la sua presenza quandoarmata di arco e di frecceseguita da un corteggio di ninfeli percorre inseguendo la selvaggina. Diana è anche la divinità della castità femminile.
(55) "Yeskeep you warm": espressione colloquiale che vale "keep you comfortablywell to do". La resa letterale in italiano dice pocoma non si poteva diversamenteper la necessità di accordare il "caldo" alla seguente battuta di Petruccio.
(56) "... as other household Kates": l'inglese gioca sull'assonanza fra "Kates"plurale del diminutivo Kate di Caterinae "cats"gatti, gatte.
(57) "Non ci sono santi non è nel testo": è presa in prestito dal Baldini (cit.).
(58) Griseldal'eroina di uno dei più famosi racconti medioevalimarchesa di Saluzzorimasta modello di virtù coniugale. La sua storia ha ispirato Boccaccio (decima novella del X giorno del Decameronec. 1350)Petrarca (che ha tradotto in latino la novella di Boccaccio sotto il titolo "De obedientia et fide uxoria mythologia"c. 1373)e Chaucerche nei suoi "Canterbury Tales" ne ha fatto la prima versione poetica. Da questa fonte deve aver tratto Shakespeare la sua citazione.
(59) Lucreziala matrona romana che non seppe sopravvivere alla vergogna d'essere stata violentata dal figlio di Tarquinio il Superboe si uccise. (Citazione dello stupro di Tarquinio anche in "Cimbelino"II212-15).
(60) "An argosy": "argosies" si chiamavano le navi mercantili venezianeda Ragusa (latino "Ergasia")il grande porto dalmatadominio di Veneziain cui venivano fabbricate. Era uso chiamare le navi dalla città che le armava: così in "Otello"II126Veronesada Verona. (Per "argosies" v. anche "Il Mercante di Venezia"I110).
(61) "... and in his waning age set foot under thy table": cioè "vivere come tuo pensionato".
(62) "Yet I have faced it with a card of ten"letteralm.: "Tuttavia ho fronteggiato la situazione con una carta da dieci". È una espressione idiomatica tratta dal gioco della carte. La "carta da dieci" è la più alta del mazzocome il nostro "carico" da undici a briscola.
(63) È un distico delle "Eroidi" di Ovidio (I33-34): "Qui scorreva il Simoentaquesta è la terra di Sigeia; qui sorgeva l'alta reggia del vecchio Priamo. Il primo "hic" va corretto in "hac".
(64) Le maschere della "commedia dell'arte" italiana erano conosciute nell'Inghilterra di Shakespeare.
(65) "PedasculeI'll watch you better yet": "pedascule" è parola coniata da Shakespeare per mettere in bocca all'istitutore Ortensioche "sa di greco e di latino" uno strafalcione greco-latino. È un vocativo latinoderivato verosimilmente dal greco "didascalos"maestrocon la sostituzionealla radice "dida-"la radice "peda-" da "pedante".
(66) Il nonno di Aiace (Telamonio) è Eacofiglio di Zeus e di Eginae padre di Telamone e Peleo; Eacidi furono chiamati tutti i suoi discendentifra i quali Achille.
(67) "Were it not better I should rush in thus?": impossibile rendere la comica ironia di questa espressione di Petruccio nel testo inglese. Il suo senso è questo: "Non pensate sia stato meglio che io mi sia affrettato in questo arnesepiuttosto che attardarmi in uno diverso che vi sarebbe piaciuto di più?". Petruccio sa bene in che modo è vestitoe come tardi si sia presentato all'appuntamento per le nozze.
(68) Non sembri strano che Tranio/Lucenzio dica: "nella mia camera" ("Go to my chamber"): gli ai e gli istitutori erano spesso alloggiati nelle case dei signori i cui figli educavano.
(69) Una similitudine della contentezza con quella dei ragazzi quando escono da scuola si ritrovapressoché identicain "Enrico IV - Seconda parte"IV, 102 - 103: ... or like a school broke upeach hurries towards his home".
(70) "... a fool to him": "to be a fool to..." è espressione idiomatica che vale: "To be a nothing compared to...".
(71) "Ayby gogs-wouns": corruzione dialettica per "AyGod's-wounds"Sì, per le ferite di Dio!.
(72) "... the oats have eaten the horses": "... le avene hanno mangiato i cavali"; s'è presa in prestito dal Lodovici la resa letterale di questa melensa frase messa in bocca da Shakespeare a Grumiocome palese tratto per sottolineare la dabbenaggine del personaggio Grumio.
(73) "... a taller man that I will take cold"letteralm.: "... un uomo più alto di me prenderà un'infreddatura".
(74) È verosimilmente il versetto di una canzone popolare in vogache Grumio dice cantando: è la sua "novità del mondo".
(75) "Be the jacks fair withinthe jills fair without": "jacks and jills" - per solito associati insieme - erano misure di capacità dei liquidiin gergo familiare.
(76) Il testo ha semplicemente: "Soudsoudsoudsoud!" che è esclamazione di significato incertoforse d'impazienzache taluni intendono per "Uffuffuffuff!"; altri per "Soupsoupsoupsoup!"Cena, cena, cena, cena!.
(77) "Will you give thanks?": il "thanksgiving" (o anche "the grace"come nelle "Gaie mogli di Windsor"Il241: "I will not be absent at the grace") è la preghiera che i protestanti recitano nel sedersi a tavolae che noi chiamiamo "benedicite" dalla parola con cui comincia.
(78) "He kills her in her own humour"letteralm.: "Egli la uccide usando lo stesso umore di lei"; ma si è lasciatasull'esempio del Lodovicila metafora introdotta da "kills".
(79) "... for then she never looks upon the lure": espressione del gergo della falconeria; "lure" è lo speciale dispositivo usato dai falconieri per richiamare i falconi al termine della battuta di caccia; consiste di un grosso fiocco di piume attaccato ad una cordadentro il qualedurante il periodo di addestramentol'uccello viene abituato a trovare il suo becchime. E questoal termine della battutagli fa da richiamo.
(80) "... and know heer keeper call": continua il traslato della caccia col falcone: Caterina è paragonata a una falconetta ancora allo stato selvaggioda ammaestrareappunto.
(81) "I read that I professThe Art of Love: Lucenzio cita il titolo in inglese della celebre opera di Ovidio.
(82) "Enter a Pedant": "Pedante" deve intendersi qui nell'antico significato di "pedagogo"maestro di scuola.
(83) Testo: "That will not be in a haste"letteralm.: "Questo non sarà tanto presto".
(84) "I am no childno babe": "babe" è qui nel suo significato di "novizia"inesperta": "Babes of Christ" si chiamavano i nuovi adepti alla cristianità.
(85) "The note lies in it's throat"terralm.: "La nota mente per la gola"
(86) Così nel testo: per "in primis"evidentemente.
(87) Bisticcio lubricoche sfrutta il doppio significato di "take up". Petruccio ha detto prima: "Take it up unto thy master's use": "Prendila su (la vesteper portarla via)e che il tuo padrone l'usi a suo piacere"; ma "take up" vale anche "sollevare"e così l'intende Grumio.
(88) Il testo ha: "Io prego gli dèi" ("I pray the gods")così come sotto: "Non scherzare con gli dèì" ("Sally nor with gods")ma qui siamo in una Italia cristianissimae sembra improprioanche per licenza poeticache i personaggi invochino gli dèi.
(89) Il latino di Biondello è scorretto; la formula "Cum privilegio ad imprimendum solum" (non "solem") era quella con la quale si concedeva a un editoresecondo il diritto canonicodi stampare in esclusiva un'opera. Stupisce però un tale sfoggio di erudizionesia pure strafalcionatada parte di Biondellofinora presentato come il più rozzo e maldestro dei personaggi della commedia.
(90) Cambio è lui. Il testo ha: "It shall go hard if Cambio go without her". L'umorismo della battuta sta nel gioco che fa Lucenzio della sua doppia persona.
(91) "Thus the bowl should run/ And not unluckily against the bias": "bias" è la corsa obliqua impressa alla boccia da uno speciale effetto del suo moto consecutivo ad opera di un peso di piombo contenuto al suo interno. Quando la boccia scorre senza aver sentito quell'effetto si dice che "runs against the bias".
(92) Il testo ha: "... where away"che è espressione indicante moto a distanza imprecisata.
(93) Anche Ortensio chiama "padre" ("father") il vecchio Vincenzoperché all'epoca era uso dare questo appellativo a tutti i vecchi. Così dovunque in Shakespeare.
(94) Il Pedante ha detto prima a Tranio/Lucenzio di essere di Mantova.
(95) "I hope I may choosesir.": letteralm.: "Spero di poter sceglieresignore"che in italiano è scialbo e melenso.
(96) Il testo è alquanto diverso. Vincenzo non dice: "Non mi riconosci" ma: "Ti sei dimenticato di me?" ("Whathave you forget me?")e Biondello risponde: "Dimenticato di voi?" ("Forgot you? Nosir."). Vale la pena di notare che lo stesso dialogocon le stesse frasisi ritrova nel "Riccardo II"II336-40laddove il Duca di Northumberland presenta a Enrico Bolingbroke Duca di Hereford - futuro Enrico IV - il suo giovane figlio Harry Percy. Anche quiil ragazzoal padre che gli domanda: "Ti sei dimenticato del Duca di Hereford?" risponde: "Nomy good lordfor that is not forgot which ne'er I did remember".
(97) È da intendere che Gremio sia rimasto in scenain silenzioin un cantonon vistodopo l'entrata in scena di Petruccio e gli altri.
(98) "Quello" èsi capisceil Pedante.
(99) "... while counterfeit supposes blear'd thyne eye": "suppositi" è qui usato come sostantivonel senso di persone che si sostituiscono surrettiziamente ad altrecome nell'omonima commedia dell'Ariostoche con il titoloappuntodi "Supposes" circolava in Inghilterra nel rifacimento di George Gascoigne (1566) e veniva rappresentata al "Gray's Inn".
(100) "Di stamane" non è nel testoche ha "... after our great good cheer"... dopo il nostro grande ricevimento; ma è sembrato opportuno al traduttore inserire questo tocco di regiaper ricordare che dalla partenza di Petruccio e Caterina per la casa di campagna di Petruccio e il ritorno dei due è trascorso solo un pomeriggio.
(101) Un analogo "quibble" sul doppio significato di "to conceive" che valecome in italiano "immaginarecomprenderee "rimanere incinta" si ritrova all'inizio del "Re Lear" I1l0 e segg.: "KENT - I cannot conceive you. GLOSTER - Sirthi young fellow's mother could"KENT - Come sarebbe? Non vi concepisco. GLOSTER - Oh, quanto a concepire, c'è riuscita benissimo sua madre...
(102) "... though you hit the white": Nella sagoma rotonda del bersaglio il centro di solito è bianco. Qui c'è un evidente allusione a Bianca: "hai fatto centroperché ti sei sposata Bianca".
(103) "... a lord with a marrain": letteralm.: "... un nobile signore col carbonchio"; ma "with a marrain" è una esclamazione di disappunto senza un significato precisocome il nostro "accidenti".



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