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Sir Arthur Conan Doyle

Uno studio in rosso

Sir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

2

DAI RICORDI DEL DOTTOR JOHN H. WATSON

EX UFFICIALE MEDICO

DELL'ESERCITO BRITANNICO

PARTE I

Il signor Sherlock Holmes

Nell'anno 1878 mi laureai in medicina all'Università di Londra e mitrasferii a Netley per seguire un corso

prescritto per i medici militari. Finiti gli studi a Netleyvenni destinatoal 5° Reggimento Fucilieri Northumberland.

Allora il reggimento era di stanza in India e prima che io lo raggiungessiscoppiò la seconda guerra afgana. Sbarcato a

Bombayseppi che le truppeavanzate attraverso i passi montanisitrovavano già in territorio nemico. Con molti altri

ufficiali che si trovavano nella mia stessa situazionepartii ugualmente perraggiungerle e riuscii ad arrivare sano e

salvo a Candahardove trovai il mio reggimento e assunsi le mie nuovefunzioni.

La campagna fruttò onori e promozioni a moltima a me portò solo guai edisavventure. Fui trasferito dalla mia

brigata al Reggimento del Berkshire con il quale partecipai alla fatalebattaglia di Maiwand. Là fui colpito alla spalla da

un proiettile che mi fratturò l'osso sfiorando l'arteria succlavia. Sareicaduto nelle mani dei feroci Ghazi se non fosse

stato per la devozione e il coraggio di Murrayil mio attendenteche micaricò su un cavallo e riuscì a riportarmi in

salvo entro le linee britanniche.

Dolorantee indebolito per fatiche e privazionifui trasferitocon untreno ospedale carico di feritiall'ospedale

di Peshawar. Ero già in via di guarigione e avevo il permesso di passeggiareper le cameratee persino di uscire sulla

veranda a prendere un po' di solequando fui colpito da un attacco digastro-enteritemalattia sempre in agguato in quei

paesi. Per molti mesi fui in fin di vita e quandofinalmentemi ripresi edentrai in convalescenza ero così debole ed

emaciato che i sanitari decisero di mandarmi in Inghilterra il più prestopossibile. Cosìdovetti partire con la nave

Orontese sbarcai un mese dopo a Portsmouthcon la salute irrimediabilmenterovinatama col permesso del governo

inglese di dedicare i nove mesi successivi al tentativo di migliorarla.

Non avevo parenti in Inghilterra equindiero libero come l'aria... omegliolibero quanto lo può essere un uomo

che dispone di undici scellini e sei pence al giorno.

Date le circostanzeera naturale che io venissi attratto da Londrailgrande immondezzaio dove tutti gli

sfaccendati e i fannulloni dell'Impero si riversano irresistibilmente. Giuntoalla capitalerimasi per qualche tempo in un

albergo dello Strandconducendo una vita scomoda e insulsa e spendendo conuna prodigalità eccessiva quel pocoSir Arthur ConanDoyle Uno studio in rosso

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danaro che avevo. Lo stato delle mie finanze divenne tanto preoccupante cheben prestomi resi conto che dovevo o

lasciare la metropoli per ritirarmi in qualche villaggiooppure mutare deltutto il mio regime di vita. Scelta quest'ultima

soluzionedecisi di lasciare l'albergo e di trovarmi un alloggio menocostoso.

Lo stesso giorno in cui giunsi a questa conclusioneme ne stavo al CriterionBar quando qualcuno mi batté su

una spalla. Mi volsi e riconobbi Stamfordun giovanotto che era statoinfermiere alle mie dipendenzea Barts. La vista

di una faccia conosciutanell'immensa selva londineseè davvero piacevoleper un uomo solo e smarrito. Nei temp i

andatinon c'era mai stata una grande intimità fra me e Stamfordma losalutai con entusiasmoed eglia sua volta

parve felice di vedermi. Nell'esuberanza del momentolo invitai a farcolazione con me allo Holborn epoco dopo

salivamo assieme su una carrozza.

- Cosa diavolo ha combinatoWatson? - mi domandò Stamfordsenzadissimulare il proprio stuporementre

correvamo per le affollate vie di Londra. - É nero come una castagna e magrocome un'acciuga.

Gli feci un breve resoconto delle mie avventureed ero appena arrivato allaconclusione quando raggiungemmo

la mèta. - Che sfortuna! - mi disse il mio compagno in tono dicommiserazione. - E adessocosa ha intenzione di fare?

- Credo che mi cercherò un alloggio - risposi. - Voglio vedere se èpossibile trovare una stanza decente a un

prezzo ragionevole.

- Che strana coincidenza! - ribattè lui. - Lei è il secondooggia cuisento fare lo stesso discorso.

- E chi era il primo?

- Un tale che lavora al gabinetto di analisi chimiche dell'ospedale. Si èlamentato con mestamattinaperché non

riesce a trovare qualcuno con cui dividere le spese di un bell'appartamentoche gli hanno offerto e il cui prezzo è

superiore alle sue possibilità.

- Perdiana! - esclamai. - Se vuole davvero che qualcuno co-abiti con lui eche paghi la metà dell'affittosono

proprio l'uomo che fa al caso suo. Anzipreferisco avere un coabitantechevivere solo.

Stamford mi lanciò una strana occhiata al disopra del bicchiere che stavaportando alle labbra.

- Lei non conosce ancora Sherlock Holmes - mormorò. - Non so se lepiacerebbe come compagnia duratura.

- Perché? Che difetti ha?

- Ohnon ho detto che abbia dei difetti... o almeno che ne abbia di gravi.Ha delle idee un po' strane... ed è

fanatico per certi rami della scienza. Che io sappiaè una persona molto amodo.

- Uno studente in medicinaimmagino.

- No. Non so che carriera intenda seguire. Credo che sia profondo in anatomiaed è certamente un chimico di

prim'ordine. Peròa quanto mi constanon ha mai seguito sistematicamenteun corso di medicina. Studia senza metodo

in modo eccentricoma ha accumulato un mucchio di nozioni strane chestupirebbero i suoi professori.

- Non gli ha mai chiesto che strada vuol seguire? - domandai.

- No. Non è uomo a cui strappare facilmente le confidenze... benché siaabbastanza comunicativo... quando gli

gira.

- Mi piacerebbe conoscerlo - dissi. - Se devo coabitare con qualcunopreferisco un uomo quieto e studioso; non

sono ancora abbastanza forte per sopportare molto rumore e trambusto. Ditrambusto ne ho avuto abbastanza

nell'Afghanistan... ne ho avuto abbastanza per tutto il resto dell'esistenza.Come posso fare per conoscere il suo amico?

- Oggi sarà certamente all'ospedale - rispose Stamford. - O gira al largodal laboratorio per settimane e settimane

oppure ci lavora dalla mattina alla sera. Se vuoledopo colazionepossiamofare un salto insieme.

- Ben volentieri - risposie la conversazione passò ad altri argomenti.

Durante il tragitto verso l'ospedaleStamford mi fornì nuovi particolarisul giovanotto col quale mi proponevo di

coabitare.

- Se non andrà d'accordo con Holmesnon se la prenda con me - mi ammonì. -Di Sherlock Holmes mi consta

soltanto quel che ho potuto sapere incontrandolo occasionalmente allaboratorio. É stato lei a proporre questo accordo

quindi posso essere ritenuto responsabile in alcun modo.

- Se non andremo d'accordosarà facile separarci - risposi; poifissandoloin visosoggiunsi: - Dica un po’

Stamfordmi pare che abbia qualche motivo per lavarsene le mani. Questosignor Holmes ha forse un caratteraccio?

Altrimentiche cosa c'è? Non mi nasconda le cose…

- Non è facile mettere in parole una pura e semplice sensazione - risposeStamford con una risatina. - Per me

Holmes ha una mentalità troppo scientifica... che rasenta il cinismo. Locrederei capacissimo di somministrare a un

amico un pizzico dell'ultimo alcaloide vegetalenon per malvagitàcapiscema semplicemente per spirito di indagine

allo scopo di farsi un'idea precisa degli effetti. Per la veritàcredo cheingoierebbe egli stesso quel veleno con la stessa

disinvoltura. A quanto pareha la passione delle cognizioni complete edesatte.

- Non ha torto.

- Sìma anche in questo esiste l'esagerazione. Quando uno arriva astaffilare i soggetti nella sala anatomicasi

può ben dire che la sua passione per le indagini scientifiche prende unaforma bizzarra.

- Staffilare... i cadaveri?

- Sìper verificare fino a che punto si possono produrre le ecchimosi dopola morte. L'ho visto coi miei occhi.

- Eppure lei dice che non è uno studente di medicina?

- No. Dio sa a che cosa tende con i suoi studi. Ma eccoci qua. Lei stesso sifarà un’opinione sul suo conto.Sir Arthur ConanDoyle Uno studio in rosso

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Svoltammo in un vialetto e varcammo una porticina laterale che dava in un'aladel grande ospedale. Conoscevo

l'ambiente e non avevo bisogno d'essere guidatomentre salivamo lo squallidoscalone di pietra e ci incamminavamo

per un lungo corridoio dalle candide mura in cui si apriva una fila di portecolor noce. Quasi in fondoattraverso un

piccolo arcosvoltammo in un corridoio secondario che conduceva al gabinettodi chimica.

Questo era una sala vasta con le pareti rivestite di scaffali ingombri d'ognisorta di recipienti. C'erano varie tavole

basseirte di storte e provettee di becchi Bunsen con le loro tremolantifiammelle blu.

In tutta la sala c'era un uomo solocurvo su una tavola all'altro capoassorto nel suo lavoro. Al rumore dei nostri

passisi volsepoi balzò in piedi con un'esclamazione di gioia.

- Ho trovato! Ho trovato! - gridò apostrofando il mio compagno e correndogliincontrocon una provetta in

mano. - Ho trovato un reagente che precipita con l'emoglobina e connient'altro.

Se avesse scoperto l'oroil suo viso non avrebbe certamente espresso unagioia maggiore.

- Il dottor Watsonil signor Sherlock Holmes – ci presentò Stamford.

- Tanto piacere - disse Holmes in tono cordialestringendomi la mano con unaforza di cui non l'avrei creduto

capace. - A quanto vedolei è stato nell'Afghanistan.

- Come fa a saperlo? – domandai stupefatto.

- Lasci perdere - fece lui ridacchiando. - Oral'importante è questafaccenda dell'emoglobina. Immagino che si

renda conto del significato della mia scoperta.

- Dal punto di vista sperimentaleè certamente interessante - risposi. - Masotto l'aspetto pratico...

- Ma viadottoreda anni non si faceva una scoperta così interessante nelcampo della medicina legale! Non

capisce che questo ci offre la possibilità di una prova infallibile per lemacchie di sangue? Venga qui.

Tutto agitatomi afferrò per una manicatrascinandomi verso la tavola allaquale aveva lavorato sino a un

momento prima.

- Facciamo una prova con sangue fresco - soggiunse cacciandosi un lungo agoin un dito e raccogliendo una

goccia di sangue in una pipetta da prelievo. - Ora guardi. Metto questapiccola quantità di sangue in un litro d'acqua.

Come vedeall'occhio non si avverte la presenza di sanguel'acqua sembrapurissima. La percentuale di sangue è

talmente piccola da non essere percettibile. Eppuresono certo cheriusciremo a ottenere la reazione caratteristica. -

Mentre parlavalasciava cadere nel recipiente dell'acqua alcuni cristallibianchipoi aggiunse qualche goccia di un

liquido trasparente. In un attimoil contenuto assunse un colore moganoscuro e una polverina marrone precipitò in

fondo al vaso di vetro. - Ah! - esclamò ancora Holmes battendo le mani conl'aria del bambino che ha un giocattolo

nuovo. - Che glie ne sembra?

- É una prova molto delicata - osservai.Sir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

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- Magnifico! Magnifico! La vecchia prova col guaiacolo era poco pratica eincerta. Altrettanto dicasi per l'esame

microscopico delle emazieesame che è assolutamente privo d'ogni valoresele macchie ris algono a qualche ora prima.

La mia reazioneinvecesembra verificarsi nello stesso modo sia quando ilsangue è vecchio sia quando il sangue è

fresco. Se questa prova fosse stata inventata primacentinaia di uomini cheattualmente passeggiano liberi sulla faccia

della terraavrebbero pagatoda un pezzoil prezzo dei loro delitti.

- Davvero? - mormorai.

- Accade di continuo che un processo per omicidio dipenda proprio da questounico punto. Un uomo è sospettato

per un delittovari giornio addirittura vari mesi dopo averlo commesso. Lasua biancheria e i suoi vestiti vengono

esaminatie vi si trovano delle macchie brunastre. Sono macchie di sangueodi fangoo di ruggineo di fruttao di che

cosa? Ecco il problema che tormentava i periti... e perché? Perché nonesisteva alcuna prova attendibile di laboratorio.

D'ora in poici sarà la "reazione Sherlock Holmes"e ogni dubbioverrà eliminato.

Gli lampeggiavano gli occhi mentre parlava. Si portò la mano al cuore e feceun inchino come se rispondesse agli

applausi di una folla evocata dalla sua fantasia.

- Mi congratulo vivamente - dissimolto stupito di tanto entusiasmo.

- L'anno scorsoa Francofortec'è stato il caso di von Bischof - proseguìHolmes. - Quell'uomo sarebbe finito

certamente impiccato se fosse già esistita questa prova. E poic'è statoMason di Bradfordil famigerato Muller

Lefevre di Montpellier e Samson di New Orleans. Potrei nominarle una fila dicasi in cui questa reazione avrebbe

influito in modo decisivo.

- A quanto parele i è un'enciclopedia ambulantein fatto di delitti -osservò Stamford ridendo. - Potrebbe fondare

una rivista su questo argomentoe chiamarla "Notizie giudiziarieretrospettive".

- Sarebbe molto interessante da leggere - dichiarò Sherlock Holmesmettendosi un po' di collodio sul ditodove

si era punto. - Devo usare molta prudenza - soggiunse rivolgendomi un sorriso- perché maneggio una quantità di

veleni. - Così dicendo mi mostrò una manoe notai che era tutta costellatadi chiazze di collodio nonché di macchie

prodotte da forti acidi.

- Siamo venuti qui per affari - disse Stamfordsedendosi su uno sgabello atre gambee spingendone un altro

nella mia direzione. - I1 mio amico è in cerca d'alloggio; siccome lei si èlamentato di non trovare nessuno che

prendesse a metà con lei l'appartamento che le hanno offertoho ritenutoopportuno farvi incontrare.

Sherlock Holmes parve entusiasta all'idea di condividere l'abitazione con me.

- Ho messo gli occhi su un appartamento in Baker Street -disse. - Sarebbeproprio l'ideale per noi. Spero che non

le dia fastidio l'odore del tabacco forte.

- Io fumo sempre tabacco da marinaio - risposi.

- Tanto meglio. Generalmentetengo in casa dei prodotti chimici e qualchevolta compio esperienze. Crede che le

possa dare fastidio?

- Nemmeno per sogno.

- Vediamo un po'... quali sono gli altri miei difetti: vado soggetto a crisidi cattivo umore e non apro bocca per

giorni e giorni. Se dovesse accaderenon pensi che le tenga il broncio. Milasci in pace eprima o poimi passerà. E lei

che cosa ha da confessare? E sempre opportuno che due persone che devonoconvivere si confidino in precedenza le

loro caratteristiche peggiori.

Risi a quell'interrogatorio.

- Possiedo un cucciolo di mastino - dissi. - E ho un'avversione per ognisorta di frastuoniperché i miei nervi

sono ancora scossi. Mi alzo a ore impossibili e sono terribilmente pigro. Houn'altra serie di viziquando sto benema

quelli che le ho raccontatoper orasono i più importanti..

- Il suono del violino rientra nella categoria dei frastuonisecondo lei? -mi domandò lui preoccupato.

- Dipende da chi lo suona - risposi. - Una musica eseguita bene al violino èun dono degli dèi... ma se il violinista

è scadente...

- Alloraniente paura - m'interruppe Holmescon una risata giuliva. -Possiamo considerare la cosa fattasempre

che le stanze siano di suo gradimento.

- Quando possiamo vederle?

- Venga a prendermi qui domani a mezzogiorno e andremo insieme a chiudere l’affare.

- Benissimo... a mezzogiorno precise - dissi e gli strinsi la mano.

Lo lasciammo intento ad armeggiare tra le provette e ci dirigemmo verso ilmio albergo.

- A proposito - domandai a un trattofermandomi e volgendomi a Stamford -come diavolo avrà fatto a sapere

che venivo dall'Afghanistan ?

Il mio compagno ebbe un sorriso enigmatico.

- Questa è una delle sue piccole capacità - rispose. - Molta gente sidomanda come fa a scoprire certe cose.

- Ohallorasi tratta di un mistero! - esclamai stropicciandomi le mani. -Molto interessante. Non so come

ringraziarla per averci messo in rapporti. Per chi vuole studiare l'umanitàil soggetto ideale da esaminare è l'uomo

com'è noto.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio inrosso

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- Lo studi a fondoallora - soggiunse Stamfordmentre si accomiatava. -Vedrà che non sarà un problema facile.

Scommetto chese partirete alla pari scoprirà più cose lui sul conto suoWatsonche non lei sul conto di lui.

Arrivederci.

- Arrivederci - risposie rientrai in albergo sempre più incuriosito dallapersonalità del mio nuovo conoscente.Sir Arthur ConanDoyle Uno studio in rosso

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La scienza della de duzione

Ci trovammo il giorno successivocome d'accordoe andammo a vederel'appartamento al n. 221 B di Baker

Street. C’erano due comode camere da letto e un unico ampio salotto cheprendeva luce e aria da due finestroni.

L'arredamento era festoso. Insommale stanze erano tanto attraenti e ilprezzodiviso in duerisultava così conveniente

che l'affare fu concluso senza indugio e noi prendemmo subito possessodell'alloggio.

Quella sera stessa vi trasferii le cose miedall'albergo in Baker Streetela mattina seguente Sherlock Holmes mi

raggiunse con varie casse e valigie. Per un paio di giornifummo occupati adisfare i bagagli e a sistemare nel modo

migliore i nostri effetti. Dopo di checominciammo ad acclimatarci nel nuovoambiente a poco a poco.

Sembrava proprio che non fosse difficile coabitare con Holmes. Avevaabitudini tranquille e regolari. Di rado

restava alzato oltre le dieci di serae invariabilmente aveva già fattocolazione ed era uscito quando io m'alzavoal

mattino. Qualche voltapassava la giornata al laboratorio di chimica; altrevoltese ne stava in sala anatomica dalla

mattina alla seraedi tanto in tantofaceva lunghissime passeggiatespecialmente nei quartieri più malfamati della

città.

La sua energia sembrava inesauribilequando lo coglieva un accesso diattività; madi tanto in tantosuccedeva

in lui come una reazione. Alloraper giorni e giornise ne stava sul divanodel salottopronunciando a malapena

qualche monosillabodalla mattina alla serasenza contrarre un solo muscolodel viso. In quelle occasioni avevo notato

un'espressione vuotaassentenei suoi occhie avrei sospettato che facesseuso di qualche drogase la palese

temperanza e l'igiene che regolavano la sua vita non m'avessero indotto arespingere una simile ipotesi.

A mano a mano che le settimane passavanoil mio interessela mia curiositàriguardo allo scopo dei suoi studi si

approfondì sempre di più. Già solo il suo fisico poteva attirarel'attenzione dell'uomo della strada. Di staturaHolmes

superava il metro e ottanta ed era così magro che sembrava più alto. Avevagli occhi acuti e penetrantisalvo in quei

periodi di torpore di cui parlavo prima; il nasoaffilato e un po' aquilinoconferiva al suo volto un'espressione vigilante

e decisa. Anche il mentosquadrato e pronunciatodenotava salda volontà.Aveva le mani sempre macchiate

d'inchiostro e di sostanze chimicheeppure possedeva una straordinariadelicatezza di tattocome avevo osservato

vedendogli manipolare i suoi fragili stru menti.

A costo d'essere giudicato un terribile ficcanasoconfesso che quell'uomostuzzicava la mia curiosità nel più alto

grado e che spesso tentavo di sfondare la barriera di reticenze dietro laquale si trincerava per la propria privacy. D'altra

partenon bisogna dimenticare quanto era vuota e senza scopo la mia vita equanto poche fossero le cose che potevano

attirare la mia attenzione

La salute cagionevole m'impediva di uscire quando il tempo non era più checlementee non avevo amici che

venissero a farmi visita rompendo la monotonia della mia vita. In similicircostanze mi appassionavo sempre

maggiormente al mistero che circondava il mio coabitantee passavo buonaparte del mio tempo tentando di risolverlo.

Holmes non studiava medicina. Egli stessoin risposta a una mia domandaaveva confermato l'opinione di

Stamford in proposito. Non sembrava nemmeno che avesse seguito corsi perprepararsi a una laurea in scienze o per

prendere una qualunque strada che gli consentisse di entrare nel mondodell'alta cultura.

Eppureil suo zelo per certi studi era straordinarioe il suo sapereentrocerti limitiera talmente vasto e

profondo che spesso egli mi sbalordiva con le sue osservazioni. Non erapossibile che un uomo lavorasse tanto

assiduamente e si procurasse nozioni così minute senza avere in vista unamèta ben definita. Chi legge sporadicamente

su questa o quella materiaben di rado brilla per la profondità delle suecognizioni. E nessuno si rompe il cervello con

particolari precisissimia meno che non abbia ottimi motivi per farlo.

La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. In fatto di letteraturacontemporaneadi filosofia e di

politicasembrava che Holmes sapesse poco o nulla. Una volta mi accadde dicitare Thomas Carlyle. Mi chiese nel

modo più ingenuo chi era e che cosa avesse fatto. Ma la mia meravigliagiunse al colmo quando scoprì casualmente che

ignorava la teoria di Copernico nonché la struttura del sistema solare. Ilfatto che un essere civilein questo nostro XIX

secolonon s apesse che la Terra gira attorno al Sole mi pareva cosìstraordinario che stentavo a capacitarmene.

- Sembra sbalordito - disse Holmese sorrise osservando la mia espressione.- Ora che mi ha insegnato queste

cosefarò del mio meglio per dimenticarle.

- Per dimenticarle?

- Vede - mi spiegò - secondo meil cervello d'un uomoin origineè comeuna soffitta vuota: la si deve riempire

con mobilia a scelta. L'incauto v'immagazzina tutte le mercanzie che si trovatra i piedi: le nozioni che potrebbero

essergli utili finiscono col non trovare più il loro posto onella miglioredelle ipotesisi mescolano e si confondono con

una quantità d'altre cosecosicché diventa molto difficile trovarle. Lostudioso accorto inveceseleziona accuratamente

ciò che immagazzina nella soffitta del suo cervello. Mette solo glistrumenti che possono aiutarlo nel lavoroma di

quelli tiene un vasto assortimentoe si sforza di sistemarli nel migliorordine. È un errore illudersi che quella stanzetta

abbia le pareti elastiche e possa ampliarsi a dismisura. Creda a mevienesempre il momento in cuiper ogni nuova

cognizionese ne dimentica qualcuna appresa in passato. Per questo è moltoimportante evitare che un assortimento di

fatti inutili possa togliere lo spazio di quelli utili.

- Ma qui si tratta del sistema solare - protestai.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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- Che me ne importa? - m'interruppe impaziente Holmes. - Lei dice che noigiriamo attorno al Sole. Se girassimo

attorno alla Luna non cambierebbe nulla per me o per il mio lavoro.

Ero sul punto di chiedergli in che cosa consistesse il suo lavoroma daisuoi modi capii che la domanda non

sarebbe stata benaccetta. Tuttaviariflettei a lungo sulla nostra breveconversazionesforzandomi di trarne qualche

deduzione. Egli diceva di non voler imparare nulla che non avesse attinenzacoi suoi fini. Quindiquasi tutte le

cognizioni che possedeva avevano per lui una precisa utilità. Enumeraimentalmente i vari punti su cui si era dimostrato

ferrato. Arrivai al punto di prendere carta e penna e annotarli. Quando ebbicompletato l'elenconon potei a meno di

sorridere. L'elenco si presentava così:

COGNIZIONI DI SHERLOCK HOLMES

1. Letteratura: zero.

2. Filosofia: zero.

3. Astronomia: zero.

4. Politica: scarse.

5. Botanica: variabili. Conosce a fondo caratteristiche e applicazioni dellabelladonna

dell'oppio e dei veleni in generale. Non sa nulla di giardinaggio e diorticoltura.

6. Geologia: pratichema limitate. Riconosce a prima vista le diversequalità di terra. Dopo

una passeggiatami ha mostrato delle macchie sui suoi calzoni indicandoinbase a

colore e consistenzain qual parte di Londra aveva raccolto il fangodell'una o dell'altra

macchia.

7. Chimica: profonde.

8. Anatomia: esatte. ma poco sistematiche.

9. Letteratura sensazionale: illimitate. A quanto pareconosce i dettagli ditutti gli orrori

perpetrati nel nostro secolo.

10. Suona bene il violino.

11. É abilissimo nel pugilato e nella scherma.

12. É dotato di buone nozioni pratiche in fatto di legge anglosassone.

Arrivato a questo puntomi persi di coraggio e gettai la lista nel fuoco."Se l'unico mezzo di scoprire qual è la

mira di quest'uomo consiste nel conciliare queste voci e nell'individuare unaprofessione che le richieda tutte" dissi fra

me "tanto vale che rinunci fin d'ora al tentativo."

Ho già accennato alle sue doti di violinista. Erano veramente degne di notama eccentriche come tutte le altre

sue abilità. Che sapesse suonare a meraviglia pezzi difficilissimine erocertopoiché dietro mia richiesta aveva

eseguito alcuni Lieder di Mendelssohn e altre musiche da me preferite.Tuttavialasciato a se stessoraramente eseguiva

musiche note o riconosciute. Per intere serateappoggiato all'indietro sullasua comoda poltronase ne stava con gli

occhi chiusi e pizzicava distrattamente le corde del violino che teneva sulleginocchia. Talvoltai motivi erano tenui e

melanconicialtre volte erano fantastici e indiavolati. Evidentementerispecchiavano i pensieri da cui Holmes era

dominatoma proprio non riuscivo a capire se la musica aiutasse l'evolversidi quei pensieri o se quel suo strimpellare

era dovuto soltanto a capriccio e fantasia. Forsemi sarei ribellato controquegli "assolo" esasperanti se non fosse stato

perchédi solitoHolmes li terminava eseguendoin rapida successionetutta una serie delle mie arie preferitecome se

volesse compensarmi della dura prova cui aveva sottoposto la mia pazienza.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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Per qualche settimananon ricevemmo v isite.

Cominciavo a pensare che il mio coabitante fosse privo di amici quanto me. Maben presto scoprii che aveva

molte conoscenzee negli strati sociali più svariati. C'eraad esempiounometto con la faccia olivastrai lineamenti che

ricordavano il muso del topo e gli occhi nerissimiche mi fu presentato comeil signor Lestrade e che venne tre o

quattro volte in una sola settimana.

Una mattina arrivò una ragazza elegantissima e si fermò per più dimezz'ora a confabulare con Holmes. Nello

stesso pomeriggio venne un vecchio canuto che sembrava un mercante ebreo eche appariva molto eccitato. Fu seguito a

brevissima distanza da una donna anziana e malvestita.

Un'altra voltavidi arrivare un vecchio dai capelli candidi che tenne unlungo colloquio col mio coabitante;

un'altra volta ancoravidi un facchino della stazione ferroviarianella suauniforme caratteristica.

Quando qualcuna di queste strane persone si presentava in casaSherlockHolmes chiedeva di potersi servire del

salotto e io mi ritiravo nella mia camera. Egli si scusava sempre perl'incomodo che mi arrecava.

- Sono costretto a servirmi di questa sala come di un ufficio - diceva. -Costoro sono miei clienti.

Era un'ottima occasione per rivolgergli una domanda a bruciapeloma un sensodi delicatezza mi impediva

sempre di costringerlo a confidarsi con me. Credevoallorache Holmesavesse qualche serio motivo per non entrare in

merito alla professione che esercitavama ben presto egli dissipò questamia idea parlando spontaneamente

dell'argomento.

Era il 4 di marzo (e io ho i miei buoni motivi per ricordarmene). Mi alzai unpo' prima del solito e trovai

Sherlock Holmes che ancora non aveva finito la prima colazione. La padrona dicasa si era tanto assuefatta alle mie

abitudini di dormiglioneche non mi aveva preparato il posto a tavola. Conl'irragionevole petulanza del genere umano

suonai il campanello e annunciai bruscamente che aspettavo il caffèpoipresi una rivista che era sulla tavola e tentai di

ammazzare il tempo leggendomentre il mio compagno sbocconcellava silenziosoun po’ di pane tostato. Uno degli

articoli aveva un segno a matita presso il titolo enaturalmentecominciaia scorrerlo.

I1 titoloalquanto pretenziosoera “Il libro della vita”. Nell'articolosi tentava di dimostrare quanto potesse

ricavare un buon osservatore da un esame accurato e sistematico di tutto ciòche gli capitava sott'occhio. Gli parve di

leggere un singolare miscuglio di ingegno e assurdità. Il ragionamento eraconciso e serratoma le deduzioni mi

parevano eccessive e campate per aria. L'autore asseriva di poter sondare ipensieri intimi di un uomo attraverso

un'espressione momentaneauna contrazione muscolare o una rapida occhiata.La simulazionesecondo luiera una

cosa impossibile nei confronti di una persona abituata a osservare eanalizzare con acume. Le sue conclusioni erano

presentate come infallibili al pari dei teoremi di Euclide. I risultati dalui esposti sarebbero apparsi così sconcertanti al

profanoche chiunqueprima d'aver afferrato i processi attraverso i qualil'autore vi era giuntol'avrebbe facilmente

considerato uno stregone. L'autore affermava:SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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Da una goccia d'acqua un ragionatore logico potrebbe dedurre la possibile

esistenza dell’Atlantico o delle cascate del Niagarasenza averli visti esenza aver mai

sentito parlare né dell'uno né delle altre. Cosìtutta la vita è unagrande catena la cui

natura si rivela a chiunque ne osservi un solo anello. Come tutte le altreartila scienza

della deduzione e dell'analisi può essere acquisita soltanto attraverso unostudio lungo e

pazientené la vita è abbastanza lunga perché un qualsiasi mortale possaraggiungere il

più alto grado di perfezione in questo campo. Prima di occuparsi di quegliaspetti morali

e cerebrali della questione che presentano le maggiori difficoltàlostudioso affronti i

problemi più elementari. Incontrando un suo simileimpari a dedurne a primavista la

storia e il mestiere o la professione che esercita. Per quanto possa sembrarinfantile

questo esercizio acuisce lo spirito di osservazione e insegna dove si deveguardare e che

cosa si deve cercare. Dalle unghie di un uomodalle maniche della suagiaccadalle

scarpedalle ginocchia dei calzonidalle callosità delle ditadall'espressionedai polsini

della camicia... da ognuna di queste cose si può avere la rivelazione dellavoro di un

uomo. Che tutte queste cose messe assiemepoipossano mancar di illuminare

l'indagatore che sa il fatto suoè virtualmente inconcepibile.

- Che ineffabile guazzabuglio! - esclamai buttando la rivista sulla tavola. -Non ho mai letto un simile mucchio di

sciocchezzein vita mia.

- Che cos'è? - domandò Sherlock Holmes.

- Ma questo articolo! - risposi servendomiper indicarlodel cucchiaino concui stavo mangiando un uovo. -

Immagino che lei l'abbia lettodato che lo ha segnato con la matita. Nonnego che sia scritto con intelligenzama nello

stesso tempo è indisponente. Si trattaè chiarodelle teorie di qualchesfaccendato che si diletta di tutti questi nitidi

paradossi standosene in poltrona nel proprio studio. Non possono avereapplicazioni pratiche. Mi piacerebbe vederlo in

una carrozza di terza classe della ferrovia sotterranea e pregarlo diindicarmi il mestiere di tutti i suoi compagni di

viaggio. Scommetterei mille contro unoche non indovinerebbe.

- Perderebbe i suoi quattrini - rispose Holmes con calma. - Quantoall'articolol'ho scritto io.

- Lei?

- Sì. Ho una certa tendenza tanto per l'osservazione quanto per ladeduzione. Le teorie che ho espresso in

quell'articolo e che a lei sembrano campate per ariasono estremamentepratiche... tanto che io ci vivo sopra.

- In che modo? - domandaimio malgrado.

- Eccoesercito una professione tutta particolare. Credo di essere l'unicoal mondo. Sono investigatore-consulente...

ma non so se possa capire quel che significa. Quia Londraabbiamo unaquantità di investigatori

appartenenti alla polizia e un buon numero di investigatori privati. Quandoquesti bravi signori si trovano disorientati

vengono da me e io riesco a metterli sulla buona pista. Mi espongono tuttigli indizi e ioin generalecon l'aiuto delle

mie cognizioni in fatto di storia giudiziariariesco a illuminarli. C'è unaforte analogia tra i vari delitti... come un'aria di

famiglia... e se si hanno sulla punta delle dita i particolari dinovecentonovantanove delitti è ben difficile che non si

riesca a chiarire il millesimo. Lestrade è un investigatore notissimo;recentemente si è trovato arenato nelle indagini

relative a un caso di falsificazioneed ecco perché lei lo ha varie voltevisto qui.

- E le altre persone?

- Per lo piùsono mandate da agenzie di polizia privata. Tutti si trovanoin difficoltà per una ragione o per l'altra

e hanno bisogno di consigli. Io ascolto la loro storialoro ascoltano i mieicommentidopo di che intasco la parcella.

- In altre parolelei afferma che senza allontanarsi da casa può scioglieredei nodi che altri uomini non riescono a

scioglierebenché abbiano visto coi loro occhi ogni particolare?

- Esattamente. Ho una specie di potere intuitivoin quel senso. Di tanto intantosi presenta un caso più

complesso degli altri. Alloradevo muovermi e andare a vedere le cose coimiei occhi. Vedepossiedo una quantità di

nozioni particolari che applico ai problemi e che mi facilitano in modomeraviglioso. Le regole esposte in quell'articolo

che l’ha fatta sogghignaremi sono preziose e io le applico praticamentenel mio lavoro. In melo spirito d'osservazione

è una seconda natura. Lei è rimasto stupito quando le ho dettoal nostroprimo incontroche veniva dall'Afghanistan.

- Senza dubbioqualcuno gliel'aveva detto.

- Niente di tutto ciò. Io ho capito che lei veniva dall'Afghanistan.Per lunga abitudineil lavorio della mia mente

è così rapidoche sono arrivato a quella conclusione senza esser consciodei passaggi intermedi. Peròci sono stati dei

passaggi intermedi. Ecco il filo del mio ragionamento: quest'uomo ha qualcosadel medicoma anche qualcosa del

militare. È reduce dai Tropicipoiché ha il viso molto scuroma quellonon è il suo colorito naturaledato che ha i polsi

chiari. Ha subìto privazioni e malattielo dimostra il suo viso emaciato.Inoltreè stato ferito al braccio sinistro. Lo tiene

in una posizione rigida e poco naturale. In quale paese dei Tropici un medicodell'esercito britannico può essere stato

costretto a sopportare dure fatiche e privazionie aver riportato una feritaa un braccio? Nell'Afghanistannaturalmente.

S'intende che il mio cervello ha impiegato meno di un secondo a formularequesto sequenza di pensieri. Allora

le ho detto che veniva dall'Afghanistane lei è rimasto sbalordito.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

11

- Spiegata cosìla cosa sembra abbastanza semplice - ammisi sorridendo. -Mi ricorda il Dupin di Edgar Allan

Poe. Non credevo che simili persone esistessero nella vita reale.

Sherlock Holmes si alzò e accese la pipa.

- Senza dubbiolei crede di farmi un complimento paragonandomi a Dupin -osservò. - Orasecondo la mia

opinioneDupin era un mediocre. Quel suo trucco di intervenire nei pensieridel suo amicodopo un quarto d'ora di

silenzioè pretenzioso e superficiale. Senza dubbioDupin aveva una certacapacità analiticama non era quel

fenomeno che Poe sembrava considerarlo.

- Ha letto le opere di Gaboriau? - domandai. - Lecoq è all'altezza del suomodello ideale di investigatore?

Sherlock Holmes sbuffò sorridendo sornione.

- Lecoq era un misero pasticcione - disse con tono stizzito. - Aveva una soladote al suo attivo: l'energia. La

lettura di Monsieur Lecoq mi ha dato addirittura la nausea. I1 problemaconsisteva nell'identificare un prigioniero

sconosciuto. Io avrei potuto risolverlo in ventiquattro ore. Lecoq ci hamesso sei mesi. Quel romanzo potrebbe servire

come libro di testo agli investigatori perché imparino ciò che devonoevitare.

Mi sentivo alquanto irritato sentendo demolire due personaggi che ammiravomolto. Mi avvicinai alla finestra e

rimasi a osservare il movimento della via. Forsequell'uomo era moltointelligentepensavoma era anchesenza

dubbioun presuntuoso.

- A1 giorno d'ogginon esistono più né delitti né delinquenti -soggiunseHolmes in tono scoraggiato. - A che

serve possedere intelligenza nella nostra professione? So benissimo di averele doti necessarie per rendere famoso il mio

nome. Non c'èe non c'è mai statoun uomo al mondo che si sia dedicatoalle indagini criminologiche con la mia

profondità di cognizioni e con la mia innata abilità. Ma quali sono irisultati? Non ci sono delitti da mettere in luceoal

massimoc'è qualche grossolano reato con un movente cosi palesechepersino i funzionari di Scotland Yard riescono a

scorgerlo a prima vista.

Ero ancora contrariato da quel suo parlare tronfio. Preferii cambiareargomento.

- Chi sa che cosa cerca quell'uomo laggiù? - dissi additando un individuoaitantemodestamente vestitoche

camminava lentamente su e giù per il marciapiede di frontescrutando inumeri delle porte. Teneva in mano una grossa

busta azzurra e aveva tutta l'aria di doverla consegnare a qualcuno.

- Allude a quell'ex-sergente di marina? - mi domandò Sherlock Holmes.

"Che smargiassata" pensai. "Sa benissimo che non possocontrollare la sua ipotesi."

Questo pensiero aveva appena attraversato la mia mentequando l'uomo cheosservavamo avvistò il numero della

nostra porta e attraversò la strada alla svelta.

A1 piano di sottoil campanello trillò forte. Subito dopo udimmo una voceprofondapoi un rumor di passi sulle

scaleSir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

12

- Per il signor Sherlock Ho lmes - fece il giovanotto entrando nella stanzadi soggiorno e porgendo la busta al mio

amico.

Era un'ottima occasione per far calare le arie a Holmes. Eglicertononl'aveva prevista quando aveva arrischiato

quella sua asserzione a casaccio.

- Se non sono indiscreto - dissi apostrofando con disinvoltura lo sconosciuto- che mestiere fa lei?

- Fattorinosignore - rispose lui bruscamente. - Sono in borgheseperchého la divisa in riparazione.

- E primache cosa faceva? - domandai ancoralanciando un'occhiatamaliziosa al mio coabitante.

- Ero sergentesignoresergente della fanteria di marina. C'è rispostasignor Holmes? No? Benissimo.

Unì i talloni con un colpo seccoabbozzò un saluto militare e uscì..SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

13

Il mistero di Lauriston Gardens

Confesso che rimasi molto sbalordito da quell'episodio che ribadiva ilcarattere pratico delle teorie di Sherlock

Holmes. I1 mio rispetto per le sue facoltà analitiche crebbe enormemente.Tuttaviac'era ancoraannidato nel mio

cervelloil sospetto che la cosa potesse essere stata preordinata a miobeneficio; d'altra partenon riuscivo a capire per

quale scopo Holmes si sarebbe preso tanto disturbo.

Quando lo guardaiaveva finito di leggere il messaggioe i suoi occhiavevano assunto l'espressione assente e

vacua che avevano sempre quando egli era assorto a meditare.

- Come diavolo aveva fatto a capirlo? - domandai.

- A capire che cosa? - borbottò Holmes in tono irritato.

- Ma viaa capire che quello era un ex-sergente di marina.

- Non ho tempo per queste sciocchezze - mi rispose lui bruscopoi sorrise. -Scusi se sono scortese. Ha interrotto

il filo dei miei pensieri. Ma forse è meglio. Sicchélei non era riuscitoa capire che quell'uomo era stato un sergente di

marina?

- No davvero.

- Per meè stato più facile intuirlo di quanto non lo sia spiegarle comeho fatto. Se le chiedessi di dimostrare che

due più due fanno quattroforse si troverebbe in difficoltà; eppure è unacosa di cui lei è sicurissimo. Anche da un capo

all'altro della viasono riuscito a vedere una grande àncora tatuata in blusul dorso della mano di quel giovanotto. È una

cosa chediciamo cosìpuzza di mare. D'altra partel'amico aveva unportamento militare e le tipiche fedine dei marinai

di Sua Maestà Britannica. Dunque era un marinaio. Avevaperòuna certaaria d'importanzal'atteggiamento di chi è

abituato a comandare. Avrà osservato il portamento della testa e il modo concui dondolava il bastone. Non poteva

essere un ufficialedata la modestia del vestiree quindia occhio ecroceho pensato che doveva essere un sergente.

- Straordinario! - esclamai.

- Banalissimo! - ribatté Holmesma dalla sua faccia capii che si compiacevadella mia meraviglia e della mia

ammirazione. - Le ho dettopoco fache non ci sono più grandi delinquenti.A quanto pareavevo torto... guardi.

Mi porse il biglietto che il fattorino gli aveva portato.

- Perdiana! - esclamai scorrendolo rapidamente. - É terribile!

- Pare proprio una faccenda fuori del comune - riconobbe Holmes con calma. -Le dispiace leggere a voce alta?

Ecco la lettera che gli lessi:

Caro signor Holmesè successo un fatto grave durante la notteal n. 3 diLauriston

Gardensnelle adiacenze della Brixton Road. Il nostro agente di ronda nellavia ha visto

una luceverso le due del mattinoin quella casache è disabitata. Hasubito sospettato

qualcosa di anormale e ha effettuato un sopralluogo. Ha trovato la portaaperta enella

stanza sul davanticompletamente priva di mobiliaha rinvenuto il cadaveredi un signore

ben vestito chedalle carte che aveva in tascarisulterebbe essere un certoEnoch J.

Drebber di ClevelandOhioStati Uniti. Non vi è stata rapinané esistealcun indizio sul

modo come quell'uomo ha trovato la morte. Vi sono tracce di sangue nellastanzama il

cadavere non presenta alcuna ferita. Non riusciamo a capire come sia andatoproprio in

quella casa vuota. Insommatutta la faccenda è un vero rompicapo. Se lei hala possibilità

di fare un salto alla casa di Lauriston Gardensmi troverà fino alledodici. Lascio ogni

cosa intattain attesa di sue notizie. Se non può venirele forniròmaggiori particolarie le

sarò infinitamente grato se vorrà cortesemente esprimere la sua opinione inproposito.

Cordiali saluti

TOBIAS GREGSON

- Gregson è il miglior elemento di Scotland Yard - mi spiegò il mio amico.- Lui e Lestrade sono gli unici che

valgono qualcosa tra quella marmaglia. Sono dotati entrambi di prontezza e disagacia. Ma sono convenzionali nei loro

metodi... terribilmente convenzionali. Inoltrec'è fra loro della rivalitàprofessionale. Ci sarà da ridere con questa

faccendase i superiori li sguinzaglieranno entrambi sulla pista.

Ero sbalordito della calma con cui Holmes si dilungava su quei particolari.

- Mi pare che non ci sia un momento da perdere! - esclamai. - Vuole che vadaa cercarle una carrozza?

- Non ho ancora deciso se andare oppure no. Sono il più incurabile pigroneche mai abbia calzato scarpe... cioè

lo sono quando mi prendono le crisi d'inerziapoiché alle volte riesco aessere molto attivo.

- Ma si tratta proprio dell'occasione che lei aspettava!

- Caro amicoche me ne importa di quella faccenda? Anche ammesso che ioriesca a metterla in chiaropuò star

certo che GregsonLestrade e compagni si prenderanno tutto il merito. Questosuccede a essere investigatori ufficiosi.

- Ma Gregson la prega di aiutarloSir Arthur ConanDoyle Uno studio in rosso

14

- Sì. Gregson sa che gli sono superiore ein privatolo riconosce. Ma sifarebbe tagliare la lingua prima di

confessarlo a qualcuno. Peròtutto ben consideratotanto vale andare adare un'occhiata. Chiarirò il mistero per conto

mio. Se non altromi prenderò il gusto di ridere alle loro spalle. Andiamo!

S'infilò in fretta il soprabito e si mise a gironzolare per la stanzadimostrando che un accesso di energia era

subentrato a quello di pigrizia.

- Prenda il cappello - aggiunse.

- Vuole che venga anch'io?

- Sìse non ha nulla di meglio da fare.

Un minuto dopo eravamo entrambi su una carrozza e correvamo a tutta velocitàverso la Brixton Road.

Era una mattina nebbiosa e sopra i tetti delle case gravitava un velobrunastro che sembrava rispecchiare la

superficie fangosa delle vie. I1 mio compagno era d'ottimo umore e non facevaaltro che parlare dei violini di Cremona

e della differenza tra uno Stradivari e un Amati. Ioinveceme ne stavozittopoiché il tempo uggioso e il carattere

macabro della nostra spedizione mi deprimevano lo spirito.

- Mi sembra che lei si preoccupi assai poco della faccenda all'ordine delgiorno - osservai finalmente

interrompendo la disquisizione musicale di Holmes.

- Non ho ancora nessun dato - rispose lui. - É un gravissimo erroreformulare delle ipotesi senza avere tutti gli

indizi in mano. Ci si crea dei pregiudizi.

- Non tarderà ad avere tutti i dati necessari - dissi a mia voltapuntandol'indice. - Questa è la Brixton Road e

laggiù c'è la casa in questionese non vado errato.

- É vero. Ehicocchieresi fermi.

Eravamo ancora a un centinaio di metri di distanzama Holmes volle chescendessimoe terminammo il tragitto

a piedi. Il n. 3 di Lauriston Gardens aveva un aspetto di sciagura. Facevaparte di un gruppo di quattro stabili alquanto

arretrati rispetto alla via. Due erano abitati e due no. Questi ultimiguardavano con tre file di finestre smantellate e

malinconiche verso Lauriston Gardens. Qua e làin quegli occhi rettangolarie appannatispiccavacome una cataratta

il cartello "Affittasi". Un giardinetto cosparso di pianteinaridite separava ognuna delle case dal marciapiedeed era

attraversato da un vialetto giallastro chea quanto sembravaera formato daun misto di argilla e ghiaia. Il terreno era

molle a causa della pioggia caduta durante la notte. Circondava il giardinoun muretto alto meno di un metrosu cui si

ergeva una staccionata. Contro questa staccionata stava appoggiato unprestante poliziotto attorniato da una piccola

folla di curiosi che allungavano il collo e stringevano gli occhi nellasperanza di intravedereinvanociò che accadeva

all'interno della casa.

Mi ero immaginato che Sherlock Holmes si precipitasse subito nel villino perdedicarsi allo studio del mistero

ma nulla sembrava più lontano dalle sue intenzioni.

Con un'aria noncurante chedate le circostanzerasentava l'affettazionesimise a passeggiare su e giù per il

marciapiedefissando con occhi attenti il terrenoil cielole case difronte e la staccionata. Terminato quell'esame

s'incamminò lentamente per il sentieroo meglio lungo la striscia erbosache lo fiancheggiavacontinuando a fissare il

terreno. Due volte si fermò; una volta lo vidi sorridere e gli udiiborbottare un'esclamazione soddisfatta. C'erano molte

orme sulla terra argillosa e bagnatamapoiché i poliziotti erano andati evenuti chissà quante voltenon capivo come il

mio compagno potesse sperare di scoprirvi qualche indizio. D'altra partedopo le straordinarie prove che avevo avute

riguardo alla rapidità delle sue intuizioniero persuaso che lui potevascorgere molte cose invisibili ai miei occhi.

Alla porta di casa ci ricevette un uomo altodalla carnagione bianca e daicapelli color canapache aveva un

taccuino in mano. Egli strinse la mano a Holmes con grande effusione.

- É stata molto gentile a venire - disse. - Ho lasciato ogni cosa intatta.

- A eccezione di quello - ribatté il mio amico additando il sentiero. - Seci fosse passata una mandra di bufalinon

avrebbe potuto fare un disastro peggiore. Masenza dubbiolei aveva giàtratto le sue conclusioniGregsonprima di

permettere una cosa simile.

- Ho avuto tanto da fare nella casa - rispose l'investigatore evasivamente. -C'è qui il mio collega Lestrade.

Speravo che ci pensasse lui.

Holmes mi guardò inarcando le sopracciglia con un'espressione sardonicapoisi rivolse ancora al funzionario.

- Con due uomini come lei e Lestrade sulla pistanon ci sarà molto da fareper un terzo !

Gregson si stropicciò le mani con aria tronfia.

- Credo che abbiamo già fatto tutto quel che si poteva - disse. - Però lafaccenda è stranae io so che lei ha la

passione per i casi del genere.

- È arrivato in carrozza? - domandò Sherlock Holmes.

- No.

- Nemmeno Lestrade?

- Nemmeno lui.

- Alloraandiamo subito a dare un'occhiata alla stanza.

Senza aver l'aria d'accorgersi che le sue domande suonavano illogiche eincongruentiHolmes si avanzò

nell'anticameraseguito da Gregsonil cui viso tradiva profondameraviglia..Sir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

15

Un breve corridoio dal pavimento polveroso portava alla cucina e ai locali diservizio. Due porte si aprivanoa

destra e a sinistra. Una era palesemente chiuso da parecchie settimanel'altra apparteneva a quella che doveva essere

stata la sala da pranzo. Era per l'appunto la stanza dove si era svolto ilmisterioso dramma. Holmes entrò e io lo seguii

invaso da quel senso di sacro rispetto che sempre ispira la presenza dellamorte.

L'ambiente era quadrato e appariva più vasto per la completa assenza dimobili. Una carta da parati squallidaa

tinte violenterivestiva le paretima era segnata qua e là dalla muffa ein alcuni puntipendeva a brandellirivelando

l'intonaco giallastro. Di fronte all'uscio c'era un camino ornamentalesormontato da una mensola di finto marmo bianco.

In un angolo della mensola era fissato un mozzicone di candela di cera rossa.L'unica finestra era tanto sudicia che la

luce sembrava penetrare a faticadando a ogni cosa una tinta grigiastraaccentuata dal denso strato di polvere che

ricopriva tuttonella stanza.

Osservai quei particolari solo in un secondo momento. Lì per lìla miaattenzione era concentrata sulla macabra

figura che giaceva sul pavimentocon gli occhi spentifissi verso ilsoffitto macchiato. Era un uomo sui quarantatré o

quarantaquattro annimedio di staturale spalle larghei capelli neri ericci e una ispida barba corta. Indossava la

finanziera e il panciotto di pesante panno neroe calzoni chiari. I1colletto e i polsini erano immacolati. Un cilindro in

perfette condizioni era posato al suolo accanto a lui. I1 morto aveva i pugnichiusi e le braccia allargatementre le

gambe erano contorte l'una sull'altra come se l'agonia fosse stata atroce. I1viso aveva un'espressione di orrore emi

parvedi odiomai visto su volto umano. Quell'atroce e sinistra contrazionedei lineamentiunita alla fronte bassaal

naso camuso e alla mascella prognata del mortogli davano un aspettoscimmiesco che la posa innaturale accentuava.

Ho visto la morte sotto molte formema mai mi era apparsa con un aspettotanto orrendo come in quella macabra stanza

a due passi da una delle principali arterie della periferia londinese.

Lestradecon la sua solita aria da furettose ne stava presso la porta.Salutò Holmes e me.

- Questo sarà un caso clamorososignor Holmes - osservò. - Batte tutti iprecedenti che conosco... e non sono un

novellino.

- Nessun indizio? - domandò Gregson.

- Nessuno - rispose Lestrade.

Sherlock Holmes si avvicinò alla salmas'inginocchiò e la esaminòattentamente.

- Siete sicuri che non ci siano ferite? - domandò additando le chiazze disangue sparse tutt'attorno.

- Sicurissimi! - risposero in coro i due investigatori.

- Alloraquesto sangue appartiene a un secondo individuo... presumibilmenteall'assassinose c'è stato un delitto.

Mi vien fatto di ricordare le circostanze che accompagnarono la morte di vanJansena Utrechtnel 1834. Si rammenta

il casoGregson?

- Nosignore.

- Legga quella storia... dovrebbe interessarle. Non c'è niente di nuovosotto il soletutto è già stato fatto prima.

Mentre parlavale sue dita agilissime svolazzavano di qua e di làun po'dappertuttotastandopremendo

esaminandomentre i suoi occhi avevano quella stessa espressione svagatagià descritta. L'esame fu compiuto con taleSir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

16

velocità che nessuno avrebbe mai intuìto la minuziosità con cui era statocondotto. Finalmenteegli fiutò le labbra del

morto e osservò le suole delle sue scarpe di vernice.

- Non è stato spostato per niente? - domandò.

- Non più di quanto era necessario per esaminarlo.

- Behpuò trasportarlo all'obitorio - concluse Holmes. - Non c'ènient'altro da appurare.

Gregson aveva già una barella e quattro uomini nelle vicinanze. Al suorichiamo entrarono nella stanza. Lo

sconosciuto fu caricato sulla barella e trasportato via. Mentre losollevavanoun anellino cadde e rotolò sul pavimento.

Lestrade lo afferrò guardandolo accigliato.

- Qui c'è stata una donna! - esclamò. - Questo è l'anello nuziale di unadonna.

Così dicendolo teneva sul palmo della mano. Ci stringemmo tutti attorno alui e guardammo l'anello. Senza

alcun dubbioquel semplicissimo cerchietto d'oro aveva un tempo ornatol'anulare di una sposa.

- Questo complica la faccenda - osservò Gregson. - E Dio sa se era giàabbastanza complicata.

- É sicuro cheinvecenon la semplifichi? - replicò Holmes. – Fino aquando stiamo a contemplare quella fede

non possiamo far progressi. Che cosa gli ha trovato in tasca?

- Abbiamo tutto qui - rispose Gregson additando un mucchietto di oggetti suuno degli ultimi gradini della scala.

- Un orologio d'oron. 97173 della ditta Barraud di Londra. Una catena d'oropesante. Un anello d'oro con un

contrassegno massonico. Una spilla d'oro foggiata a testa di mastino conocchi di rubino. Borsellino in cuoio di Russia

con biglietti da visita intestati a Enoch J. Drebber di Clevelandnome checorrisponde alle iniziali E. J. D. sulla

biancheria. Niente portafoglidanaro sparso per le tasche per un ammontaredi sette sterline e tredici scellini. Edizione

tascabile del Decamerone di Boccacciocol nome di Joseph Stangerson sullaprima pagina. Due lettere: una indirizzata

a E. J. Drebber e una a Joseph Stangerson.

- A quale indirizzo?

- "American Exchange"StrandLondra. Provengono entrambe dallaCompagnia di Navigazione Guion e si

riferiscono alla partenza di un piroscafo della Compagniada Liverpool. Eevidente che quel poveretto si accingeva a

far ritorno a New York.

- Ha indagato sul conto di quello Stangerson?

- Me ne sono occupato subito. Ho mandato un annuncio a tutti i giornalieuno dei miei uomini è andato all'

"American Exchange"ma non è ancora ritornato.

- Ha chiesto informazioni a Cleveland?

- Abbiamo telegrafato stamattina.

- Come ha formulato la richiesta?

- Abbiamo semplicemente esposto le circostanzedicendo che desideriamoqualunque informazione disponibile.

- Non ha richiesto particolari su qualche momento particolare della vita diDrebberche le sia sembrato

importante?

- Ho chiesto informazioni anche su Stangerson.

- Nient'altro? Non c'è nessuna circostanza su cui questa faccenda sembriimperniata? Non vuole telegrafare di

nuovo?

- Ho già detto tutto quello che avevo da dire - scattò Gregson in tonooffeso.

Sherlock Holmes fece una risatina sommessapoi parve sul punto di aggiungerequalcosama Lestradeche si

trovava nella stanza anteriore mentre noi confabulavamo nell'anticamerariapparve stropicciandosi le mani con fare

soddisfatto.

- Signor Gregson - annunciò - ho fatto una scoperta della massimaimportanza... Si tratta di un particolare che ci

sarebbe sfuggito se non avessi esaminato minuziosamente le pareti. - Mentreparlavagli scintillavano gli occhi; egli

esultavaevidentementeper aver guadagnato un punto rispetto al collega. -Venite - dissee con fare concitato ci

riportò nella stanza la cui atmosfera pareva essersi schiarita dopo larimozione del macabro inquilino.

- Eccomettetevi qui! - Accese un fiammifero sulla suola della scarpae loavvicinò alla parete. - Guardate! -

annunciò con trionfo.Sir Arthur Conan Doyle Unostudio in rosso

17

Avevo già osservato che la tappezzeria in alcuni punti cadeva a brandelli.In quell'angolo della stanzane

mancava un gran pezzo e c'era un rettangolo d'intonaco giallo completamentescoperto. Attraverso quello spazio nudo

era scarabocchiata col sangue una sola parola:

RACHE

- Che ne dite? - proruppe il funzionario col tono dell'imbonitore che decantalo spettacolo del suo baraccone. - Ci

era sfuggito perché questo è l'angolo più scuro della stanzae nessuno hapensato di esaminarlo. L'assassino... o

l'assassinaha scritto quella parola col proprio sangue. Guardate la macchiache è colata giù per il muro! Con questo

almenosi può escludere l'ipotesi del suicidio. E perché è stato sceltoproprio quell'angolo di muro per scrivervi sopra?

Ve lo dirò io: in quel momento la candela della mensola era accesaquindil'angolo era il più illuminato anziché il più

buio della stanza.

- E adesso che ha trovato quella scrittache significa? - domandò Gregsonin tono sprezzante.

- Che significa! Diaminesignifica che qualcuno stava per scrivere il nomefemminile Rachelema è stato

interrotto prima di poter finire. Creda a mequando avremo chiarito questafaccenda scopriremo che c'entra una donna

di nome Rachele. Può ridere finché le pare e piacesignor Sherlock Holmes.Lei sarà astuto e intelligentema il vecchio

segugio è sempre il miglioretutto sommato.

- Le chiedo umilmente scusa - disse il mio compagno che aveva irritatol'ometto scoppiando in una sonora risata.

- Senza dubbiolei ha il merito d'aver scoperto quella scritta per il primo.Come giustamente diceha tutta l'aria di

essere stata vergata dal secondo personaggio del dramma di ieri notte. Non hoancora avuto il tempo di esaminare la

stanzama lo farò oracol suo permesso.

Mentre parlavatrasse di tasca un metro e una grossa lente d'ingrandimentorotonda. Armato di quei due

strumenti si mise a trotterellare in silenzio per la stanzafermandosi qua elàedi tanto in tantoinginocchiandosi. Una

volta si sdraiò addirittura al suolo. Era così assorto che sembrava averdimenticato la nostra presenza. Infatticontinuava

a parlar da solosottovoceprorompendo di continuo in esclamazionisbuffatefischi e piccole grida di giubilo e di

speranza. Mentre l'osservavo non potevo fare a meno di paragonarlo a unsegugio di razzaben allenatointento a

inseguir la preda con ebbri latrati. Per più di venti minuti egli continuòle proprie ricerche misurando con la massima

cura la distanza che separava tracce a me invisibili edi tanto in tantoapplicando il metro alle pareti in un modo

incomprensibile. In un puntoraccolse con cura dal suolo un mucchietto dipolvere grigia e lo ripose in una busta.

Infineesaminò con la lente d'ingrandimento la parola scritta sul muroscrutando minuziosamente ogni lettera. Dopo di

cheparve soddisfattoe si rimise in tasca il metro e la lented'ingrandimento.

- Dicono che il genio consiste in un'illimitata capacità di aver cura deidettagli - osservò sorridendo. - É una

pessima definizionema si applica al lavoro dell'investigatore.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

18

Gregson e Lestrade avevano seguito le manovre del loro collega dilettante conmolta curiosità e con una certa

dose di scherno. Evidentementenon capivano che anche le più insignificantiazioni di Sherlock Holmes erano tutte

rivolte a un fine pratico e ben definitocosa di cui io cominciavo arendermi conto.

- Che ne pensa? - domandarono entrambi.

- Se tentassi di aiutarvifarei la figura del presuntuoso e vi ruberei ilmerito delle indagini - rispose il mio amico.

- Avete già fatto tali progressiche sarebbe un peccato se qualcun altroficcasse il naso nella faccenda. - Il suo tono era

colmo di ironia. - Se mi terrete al corrente dell'andamento delle vostreindaginisarò felice di collaborarenel limite

delle mie possibilità. Intantovorrei parlare con l'agente che ha trovatoil cadavere. Potete fornirmene il nome e

l'indirizzo?

Lestrade guardò il proprio taccuino.

- É John Rance - rispose. - Non è in servizioadesso. Lo troverà al n. 6di Audley CourtKennington Park Gate.

Holmes prese nota dell'indirizzo.

- Vengadottore - disse a me. - Andiamo a trovare Rance. Vi dirò una cosache può aiutarvi nelle indagini -

soggiunse rivolgendosi ai due funzionari. - Qui c'è stato un delittoel'assassino è un uomo. É alto oltre un metro e

ottantaè ancora giovaneha i piedi piccoli per la sua staturaportascarpe grossolane con la punta squadrata eal

momento dell'assassiniofumava un sigaro Trichinopoly. É arrivato assiemealla sua vittimasu una carrozza a quattro

ruotetirata da un cavallo che aveva tre ferri vecchi e uno nuovo allozoccolo anteriore sinis tro. Con tutta probabilità

l'assassino ha il viso florido e le unghie della mano destra notevolmentelunghe. Queste sono soltanto piccole

indicazionima può darsi che vi siano utili.

Lestrade e Gregson si guardarono con un sorriso incredulo.

- Se quell'uomo è stato vittima di un assassinioin che modo è statoucciso? - domandò il primo.

- Veleno - rispose laconicamente Sherlock Holmese s'incamminòma feceancora una sosta sulla soglia

volgendosi. - Un'altra cosaLestrade: Rache in tedesco significa"vendetta"quindi non perda il suo tempo a cercare la

signorina Rachele.

E scagliata quella frecciaSherlock Holmes si allontanòlasciando i duerivali a bocca aperta.Sir Arthur Conan Doyle Uno studioin rosso

19

Ciò che John Rance aveva da raccontare

Era l'una quando uscimmo dalla casa di Lauriston Gardens. Sherlock Holmes mitrascinò al più vicino ufficio

telegrafico dove spedì un lungo telegramma. Poi chiamò una carrozza eordinò al cocchiere di condurci all'indirizzo

dettato da Lestrade.

- Le informazioni di prima mano sono sempre le migliori - affermò. - A dirla veritàmi son fatto un'idea

completa su questo delittoma tanto vale raccogliere tutti i dati possibili.

- Mi sbalordisceHolmes - dissi. - Non può essere sicurocome vuolmostrarsidi tutti i particolari che ha dato a

quei due.

- Non esiste possibilità di errore - rispose. - Per prima cosaquando sonoarrivato in Lauriston Gardensho

osservato che le ruote di una carrozza avevano lasciato un duplice solcopresso il marciapiede. Orafino a ieri sera non

pioveva da una settimanaquindi quei solchi dovevano essere stati prodottidurante la notte. C'erano pure segni di

zoccolo del cavallouno delle quali era assai più nitido che non gli altritreprova evidente che si trattava di uno zoccolo

ferrato di nuovo. Siccome la carrozza è arrivata sul luogo dopo che hacominciato a pioverema non durante la mattina

(su questo punto ho la testimonianza di Gregson)ne consegue che deve esserearrivata durante la notte e chequindiha

portato i due sconosciuti alla casa del numero 3.

- Fin quisembra abbastanza semplice - ammisi. - Ma come ha calcolato lastatura del secondo uomo?

- Diaminela statura di un uomoin nove casi su diecisi può calcolaredalla lunghezza del passo. É un calcolo

abbastanza semplicema è inutile che io stia a tediarla con le cifre. Hopotuto osservare la lunghezza del passo di

quell'uomo tanto sul terreno argilloso all'esternoquanto sul pavimentopolverosoall'interno. Inoltreho trovato il modo

di controllare l'esattezza dei miei calcoli. Quando una persona scrive su unmurol'istinto la porta a scrivere all'altezza

dei propri occhi. Ebbenequell'iscrizione era circa a un metro e ottanta dalsuolo. Un gioco da bambini.

- E l'età? - domandai ancora

- Behse un uomo può fare dei passi lunghi più di un metro e venti senzail minimo sforzonon è possibile che

sia anziano e che abbia degli acciacchi. Quellainfattiè la larghezza diuna pozzanghera che c'era sul sentiero del

giardino e cheevidentementelo sconosciuto ha scavalcato. L'uomo dallescarpe di vernice l'ha aggiratama quello

dalle scarpe a punta quadra l'ha scavalcata. Non c'è nessun mistero. Milimito ad applicare alla vita normale alcuni

precetti dell'arte dell'osservazione e della deduzione che esponevo nel mioarticolo. C'è qualcosa d’altro che non le è

chiaro?

- La faccenda delle unghie e del sigaro Trichinopoly - confessai.

- Quella parola sul muro è stata scritta con un indice intriso di sangue. Lalente d'ingrandimento mi ha consentito

di osservare che l'intonaco è leggermente graffiatocosa che non sarebbeaccaduta se l'unghia di quell'indice fosse stata

corta. Quanto al sigaro... ho raccolto un po' di cenere sparsa sul pavimento.Era di color scuro e si presentava a falde.

Soltanto il Trichinopoly produce una cenere simile. Ho studiato in modoparticolare la cenere dei sigarianzi ho scritto

una monografia in proposito. Mi vanto di poter distinguere a prima vista lacenere di una qualsiasi qualità nota di sigaro

o di tabacco. Proprio in simili particolaril'esperto investigatoredifferisce dai vari Gregson e Lestrade.

- E il colorito florido? - domandai.

- Ahquello è stato un colpo temerarioquantunque io sia convinto d'averragione. Alla fase attuale delle

indagininon mi interroghi su questo punto.

Mi passai una mano sulla fronte.

- Ho il cervello in subbuglio - dissi. - Più ci penso e più la faccenda mipare misteriosa. Come hanno fatto quei

due uomini (ammesso che fossero due uomini) a entrare in una casa vuota?Dov'è andato a finire il cocchiere che li ha

portati in Lauriston Gardens? Come ha potuto un uomo costringere l'altro aingerire il veleno? Di dove veniva il

sangue? Qual è stato il movente dell'assassiniodal momento che la rapinaviene esclusa? Come faceva quell'anello

nuziale da donna a essere sotto il cadavere? Esoprattuttoperché ilsecondo uomo avrebbe scritto la parola tedesca

RACHE prima di svignarsela ? Confesso di non riuscire a capire come sipossano spiegare tutti questi fatti.

I1 mio compagno ebbe un sorriso d'approvazione.

- Ha riassunto in modo chiaro e conciso le difficoltà del caso - riconobbe.- Varie cose sono ancora oscure

benché io mi sia fatto ormai un concetto definitivo sui fatti principali.Quanto alla scoperta del povero Lestradesi tratta

semplicemente di un trucco per mettere fuori strada gli investigatoriinducendoli a pensare che ci siano di mezzo le

società segrete e la politica. Ma quella parola non è stata scritta da untedesco. La "A"come ha notatoarieggiava un

po' al carattere goticoma un vero tedesco quando scrive in stampatello siserve dei caratteri latiniquindi possiamo

ritenere con certezza che quella scritta è opera di un maldestro imitatoreil quale ha voluto fare il furbo. Glielo ripetosi

tratta di una semplice astuzia per sviare le indagini. Ma ora non vogliodirle niente di piùWatson. Sa bene che il

prestigiatore perde il merito quando spiega i suoi trucchi. Se la mettessitroppo al corrente del mio metodo di lavoro

finirebbe per concludere chein fondoio sono un uomo qualsiasi.

- Questo non accadrà mai - esclamai. - Quel che ha fatto per portarel'investigazione all'altezza delle scienze

esatte non sarà mai superato nel mondo.Sir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

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I1 mio compagno arrossìlusingato dalle mie parole e dal tono convinto incui le avevo pronunciate. Mi ero già

accorto che era sensibile all'adulazioneriguardo alla sua artequanto lopuò essere una fanciulla riguardo alla propria

bellezza.

- Le dirò un'altra cosa - soggiunse Holmes. - L'uomo dalle scarpe di vernicee quello dalle scarpe quadrate sono

arrivati nella stessa carrozza e hanno percorso il sentiero assiemecome duebuoni amici... probabilmentea braccetto.

Quando sono entratisi sono messi a camminare su e giù per la stanza... omeglioquello dalle scarpe di vernice si è

fermatomentre l'altro camminava avanti e indietro. Ho potuto leggere tuttociò nella polverecome pure ho potuto

leggere che quell'uomomentre passeggiavasi accalorava sempre più. Lodimostra il fatto che la lunghezza dei suoi

passi è andata aumentando. Senza dubbioparlava a getto continuomontandosempre più in collera. Poiè seguita la

tragedia... E ora le ho detto tutto quello che sopoiché il resto è basatosu congetture e su supposizioni. Comunque

abbiamo una buona base di partenza. Dovremo affrettarciperchénelpomeriggiovoglio andare al concerto di Norman

Neruda.

Durante questa conversazionela nostra carrozza aveva percorso una lungaserie di strade squallide e di viuzze

sudice. Nella più squallida e più sudicia il cocchiere si fermòall'improvviso.

- Quella è Audley Court - disse indicando un vicoletto che pareva poco piùdi una fessura tra due muri di mattoni.

- Vi aspetto quisignori.

Audley Court non era una località piacevole. Il vicolo sbucava in unospiazzo rettangolarepavimentato con

ciottolie delimitato da edifici miserabili. Ci aprimmo un varco tra unamiriade di bimbi sporchi e attraverso varie file

di corde da cui pendeva della biancheriafinché arrivammo al n. 6la cuiporta era decorata da una targhetta in ottone

col nome di RANCE inciso. Ci dissero che l'agente era a letto e ci feceropassare in un salottino.

Rance apparve di lì a poco. Era evidentemente seccato perché avevamoturbato il suo riposo.

- Ho già presentato il mio rapporto in ufficio - protestò.

Holmes trasse di tasca una mezza sterlina con la quale si mise agiocherellare distrattamente.

- Abbiamo pensato che fosse preferibile ascoltare la storia dalla sua vivavoce - fece.

- Sarò felice di fornirle le informazioni che le occorrono - soggiunsel'agentecon l'occhio fisso sulla moneta

d'oro.

- Ci racconti com'è andatacon parole sue.

Rance si sedette sul divano di crine e corrugò la fronte come se fossedeciso a non omettere alcun particolare.

- Comincerò dal principio - disse. - I1 mio orario va dalle dieci di seraalle sei del mattino. Alle undiciè

scoppiata una zuffa al White Hart Barma a parte ciò tutto era quieto nellamia zona. All'unaè cominciato a pioveree

io mi sono incontrato con Harry Murcher (l'agente che batte la zona diHolland Grove)Sir Arthur Conan Doyle Uno studio inrosso

21

Ci siamo fermati a chiacchierare all'angolo di Henriette Street. Piùtardi... saranno state le due... ho deciso di dare

un'occhiata intorno per vedere se tutto era a posto nella Brixton Road. Lastrada era deserta. Non ho incontrato anima

vivama sono passate due o tre carrozze. Procedevo pensandoin confidenzache un doppio gin mi avrebbe fatto bene

alla salutequandoa un trattoho visto una luce a una finestra di quellacasa. Oraio sapevo che le due villette di

Lauriston Gardens erano disabitate perché il proprietario non vuole farriparare gli impianti idraulicibenché l'ultimo

inquilino che ha vissuto in una delle due sia morto di tifo. Quindisonorimasto stupito vedendo una luce che filtrava

dalla finestrae ho sospettato subito qualcosa di anormale. Quando sonoarrivato alla porta...

- ... Si è fermato ed è ritornato al cancello - l'interruppe il miocompagno. - Perché?

Rance sobbalzò sul divano e guardò Sherlock Holmes con gli occhistralunati.

- Perdiana è vero! - esclamò. - Ma come fa a saperlo? Vedequando sonostato vicino alla portaho avuto una

tale sensazione di silenzio e di solitudineche ho pensato: "Behseavessi con me qualcunosarebbe meglio". Io non ho

paura di nessuno che appartenga a questo mondo... ma mi è venuto il dubbioche quel tale inquilino morto di tifo fosse

ritornato nella casa a ispezionare gli impianti idraulici che gli sonocostati la pelle. Quel pensiero mi ha fatto venire i

brividi. Allorasono ritornato al cancello nella speranza di vedere lalanterna di Murcherma non c'era traccia né di lui

né di nessun altro.

- Non c'era proprio nessuno nella via?

- Non un'animasignor Holmesnemmeno un cane. Mi sono fatto coraggiosonoritornato indietro e ho

spalancato la porta. Dentroc'era silenzio e allora sono andato nella stanzailluminata. Una candela tremolava sulla

mensola... una candela di cera rossa ... e al lume della fiammellahoveduto...

- So benissimo quello che ha veduto. Ha fatto varie volte il giro dellastanzasi è inginocchiato presso il

cadaverepoi ha attraversato la casa per verificare se la porta della cucinaera chiusadopo di che...

John Rance balzò in piedi con la faccia spaventata e gli occhi sospettosi.

- Dov'era nascostoper vedere tutto questo? - proruppe. - Mi pare che lasappia troppo lunga.

Holmes rise e gettò il proprio biglietto da visita sulla tavola.

- Non si metta in mente di arrestarmi per questo delitto - replicò. - Sonouno dei seguginon il lupo. Il signor

Gregson e il signor Lestrade saranno sempre disposti a garantire per me. Macontinui. Cosa ha fatto dopo?

Rance tornò a sedersima appariva ancora disorientato.

- Son tornato di nuovo al cancello e ho soffiato nel mio fischietto. Murchere altri due agenti sono arrivati quasi

subito.

- E la strada era sempre deserta?

- Behparlando di persone degne di attenzioneera praticamente deserta.

- Come sarebbe a dire?

Un largo sorriso apparve sulla faccia dell'agente.

- Ne ho visti di ubriachiin vita mia - spiegò - ma non ne ho mai visto unofradicio come quello che era in

Lauriston Gardensvicino al cancelloquando sono uscito. Stava appoggiatoalla stecconatae cantava a squarciagola.

Non si reggeva in piedi... e tanto meno avrebbe potuto darmi una mano..SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

22

- Che tipo era? - domandò Sherlock Holmes.

Rance parve alquanto irritato per quella digressione.

- Le dico che era ubriaco fradicio. L'avremmo portato alla sezione dipoliziase non avessimo avuto altro da fare.

- Non ha notato che faccia aveva... com'era vestito? - lo interruppe Holmescon impazienza.

- Certo che l'ho notato! Murcher ed io abbiamo dovuto sorreggerlo. Era unospilungone con la faccia rossa e

aveva una s ciarpa che lo imbacuccava fino al naso...

- Basta così - scattò Holmes. - Dov'è andato a finire?

- Avevamo ben altro da fare che occuparci di lui - brontolò il poliziotto intono seccato. - Bene o maleavrà

trovato la strada di casapenso.

- Com'era vestito?

- Aveva un cappotto marrone.

- Non aveva una frusta in mano?

- Una frusta? No.

- Chi sa dove l'aveva lasciata - borbottò il mio compagnosottovoce. - Nonha sentito o visto una carrozza

allontanarsisubito dopo?

- No.

- Eccole una mezza sterlina - concluse Holmes alzandosi e prendendo ilcappello. - TemoRanceche lei non farà

una brillante carriera. La testa che Dio le ha data non dovrebbe servirlesoltanto come ornamento. Avrebbe potuto

guadagnarsi i galloni da sergenteieri notte. L'uomo che ha avuto nelle maniè quello che possiede la soluzione di

questo mistero... è quello che cerchiamo. È inutile scendere neiparticolari ora. E cosìglielo dico io. Andiamodottore.

Uscimmo per raggiungere la carrozza che ci aspettavalasciando il nostroinformatore increduloma palesemente

a disagio.

- Che imbecille! - esclamò Holmes con amarezzamentre ritornavamo a casa. -Pensare che gli è capitato un

incredibile colpo di fortunae che non ha saputo approfittarne!

- Io brancolo ancora nel buio - confessai. - È vero che la descrizione diquell'uomo concorda con l'idea che leisi è

fatta del secondo personaggio della tragediama perché sarebbe ritornato aquella casadopo essersela svignata?

- L'anellobenedetto uomol'anello! Ecco perché è ritornato indietro. Senon abbiamo altri mezzi per acciuffarlo

possiamo sempre adescarlo con l'anello. Lo prenderòdottore. Sono pronto ascommettere con lei... due contro unoche

lo prenderò. Per tutto questo devo ringraziarla. Non sarei andato inLauriston Gardens se non fosse stato per le sue

esortazioniWatsone mi sarei lasciato sfuggire lo studio più interessanteche mai mi sia capitato. Uno studio in rosso

no? Perché non dovremmo usare il linguaggio artistico? Nella matassaincolore della vitacorre il filo rosso del delitto

e il nostro compito consiste nel dipanarlonell'isolarlonell'esporne ognipollice. E adesso... prima il pranzopoi ilSir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

23

concerto di Norman Neruda. Le sue esecuzioni sono stupende. Qual è quelpezzo di Chopin che suona tanto bene?

Trala -la -lira-lira-la. ..

I1 segugio dilettante si appoggiò all'indietrocontro lo schienalecontinuando a cantare come un'allodolamentre

io meditavo sul carattere poliedrico della mente umana.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

24

Il nostro annuncio porta un visitatore

La mattinata era stata troppo vivace per la mia salutee nel pomeriggio eroesausto. Quando Holmes uscì per

andare al concertomi distesi sul divano con l'intenzione di dormire un paiod'ore. Fu un tentativo inutile. La mia mente

era stata troppo stimolata dal delitto e ora vi si affollavano le congetturepiù strane e fantasiose. Ogni volta che chiudevo

gli occhimi sembrava di vedere il viso scimmiesco e stravoltodell'assassinato. L'impressione prodotta su di me da quel

viso era stata tanto sfavorevoleche non riuscivo a provare se non un sensod'indulgenza per chi aveva tolto dal mondo

l'uomo cui quella faccia apparteneva. Mai mi era capitato di vedere deilineamenti umani che rivelassero la malvagitàla

propensione al viziopiù chiaramente di quelli di Enoch J. Drebber diCleveland. Tuttaviariconoscevo che la giustizia

doveva fare il suo corso e che la depravazione della vittima non costituivaun'attenuante agli occhi della legge.

Più riflettevopiù mi sembravano straordinarie le ipotesi del miocompagnosecondo cui quell'uomo doveva

essere stato avvelenato. Ricordavo d'avergli visto fiutare le labbra delmorto: senza dubbioaveva percepito un odore

tale da ispirargli quell'idea. Del restose non si trattava di velenochecosa poteva aver causato la mortedal momento

che non si riscontravano sul cadavere né ferite né tracce distrangolamento? Mad'altra partea chi apparteneva il

sangue di cui era cosparso il suolo? Non vi erano tracce di lottané si erarinvenuto addosso alla vittima un'arma con cui

egli avesse potuto ferire l'avversario. Intanto che questi interrogativirimanevano insolutisentivo che non sarebbe stato

facile prendere sonno né per Holmes né per me. Dal suo contegno calmo efiduciosocapivo che si era già formato

un'ipotesi tale da spiegare tutti i fattima proprio non riuscivo a intuirein che cosa consistesse quell'ipotesi.

Holmes ritornò molto tardi. I1 concertocome ben sapevonon poteva esseredurato fino a quell'ora. La cena era

già servita in tavolaprima che egli apparisse.

- È stato magnifico - dichiaròmentre si sedeva. - Si ricorda quel chedice Darwin della musica? Sostiene che la

capacità di eseguirla e di apprezzarla esisteva nella razza umana moltoprima che si arrivasse alla facoltà di parlare. Per

questoforsela musica esercita su di noi una sottile influenza. Ridestanella nostra anima vaghi ricordi di quei secoli

oscuri in cui il mondo era nell'infanzia.

- É un'idea grandiosa - osservai.

- Le nostre idee devono essere grandiose quanto la naturase devonointerpretare la natura stessa - sentenziò

Holmes. - Ma che cosa succede? Mi sembra che lei abbia un aspettopreoccupante. É forse rimasto sconvolto per quella

faccenda della Brixton Road?

- Le confesso che è proprio così - risposi. - Dopo le mie esperienzenell'Afghanistancredevo di essere molto

meno sensibile. A Maiwand ho assistito al massacro dei miei commilitonisenza perdermi d'animo. Ma...

- Lo capisco benissimo. In questa faccenda c'è un lato misterioso chestimola la fantasia. Dove non c'è fantasia

non c'è orrore. Ha visto il giornale del pomeriggio?

- No.

- Dà un resoconto abbastanza particolareggiato del fattaccio. Non dice peròchequando il cadavere è stato

sollevatoun anello da donna è caduto al suolo. Tanto meglio.

- Perché?

- Guardi questo annuncio. Stamattinasubito dopo il nostro sopralluogol'hospedito a tutti i giornali.

Mi gettò il giornale attraverso la tavola indicato.

L'annuncio era il primo nella colonna degli "Oggetti rinvenuti".Diceva:

Rinvenuta in Brixton Roadstamanevera oro liscio tra la White Hart Taverr1e Holland

Grove. Rivolgersi al dottor Watson221 BBaker Streettra le 20 e le 21.

- Scusi se mi sono servito del suo nome - soggiunse Holmes. - Se ci avessimesso il mioqualcuno di questi

stupidi poliziotti se ne sarebbe accorto e avrebbe voluto intromettersi nellafaccenda.

- Va bene e sta bene - risposi. - Ma che facciamo se si presenta qualcuno? Ionon ho nessun anello.

- Sì che l'ha - ribatté lui porgendomi una vera d'oro. - Questa andràbenissimo. È quasi identica.

- E chi crede che risponderà all'annuncio?

- Diaminel'uomo dal cappotto marrone. Il nostro amico rubicondo dallescarpe a punta squadrata. Se non viene

di personamanderà un complice.

- Non avrà paura di fare un passo troppo pericoloso?

- Non credo. Se la mia ricostruzione dei fatti è esatta (e ho le mie buoneragioni per ritenerla tale)quell'uomo

dovrebbe arrischiare qualunque cosa pur di non perdere l'anello. Secondo megli è caduto mentre si chinava sul

cadavere di Drebbereal momentonon se n'è accorto. Dopo essersiallontanato dalla casaha scoperto di non avere

più l'anello ed è tornato indietro in tutta frettama ha trovato lapolizia già arrivataa causa della sbadataggine da lui

stesso commessa lasciando accesa la candela. Ha dovuto fingersi ubriaco perallontanare i sospetti che la sua

apparizione al cancello del villino poteva destare. Si metta nei suoi panni.Riflettendoin un secondo tempodeve

essergli venuto in mente cheforseaveva smarrito l'anello per la stradadopo essere uscito dalla casa. Che cosa

farebbeleiin un caso simile? Leggerebbe avidamente gli annunci suigiornali pomeridianinella speranza di vedere la

fede d'oro fra gli oggetti rinvenuti. I1 suo occhios'intendesisoffermerebbe su questo annuncio. Perché quell'uomoSirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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dovrebbe temere un tranello? Ai suoi occhi non dovrebbe esservi ragione cheil ritrovamento della fede sia collegato col

delitto. Sono persuaso che verrà. Lo vedremo fra un'ora... Lasci fare a me.Ha un'arma?

- Ho la mia vecchia pistola d'ordinanzacon poche cartuccerisposi.

- Le conviene pulirla e caricarla. Avremo a che fare con un uomo disperato.È ben vero che io lo coglierò alla

sprovvistama tanto vale prepararsi a qualsiasi evenienza.

Andai in camera e seguii il consiglio di Holmes. Quando ritornai con lapistola la tavola era stata sparecchiata e il

mio amico stava dedicandosi al suo svago preferitoquello di pizzicare lecorde del violino.

- Gli avvenimenti incalzano - annunciò non appena mi vide. - Ho appenaricevuto una risposta al cablogramma in

America. La mia tesi è esatta.

- E cioè? - domandai in preda all'orgasmo.

- Bisognerà che cambi le corde al mio violino- osservò Holmes. - Si mettain tasca la pistola. Quando quell'uomo

arrivagli parli come se niente fosse. Per il restolasci fare a me. Non lospaventi guardandolo troppo fissamente.

- Sono già le otto - mormorai guardando l'orologio.

- Sì. Probabilmente arriverà fra qualche minuto. Socchiuda l'uscio. Bastacosì. Ora passi la chiave dalla parte

interna. Grazie. Ha visto questo libro? È uno strano libretto che hocomperato ieri su una bancarella. De jure inter

gentes... pubblicato in latino a Liegi nel 1642. Pensi: Carlo I avevaancora la testa sulle spalle quando questo volumetto

dal dorso marrone fu stampato.

- Chi è lo stampatore?

- Philippe de Croyma non so chi sia. Sulla prima paginain inchiostromolto sbiaditosi legge la scritta: Ex

libris Gulielmi Whyte. Chi sa mai chi era Guglielmo Whyte. Forse ungiureconsulto del secolo diciassettesimo. La sua

scrittura ha qualcosa di forense. Ma ecco il nostro uomose non vado errato.

Si era udita una violenta suonata di campanello. Sherlock Holmes si alzò concalma e spostò la sua poltroncina in

direzione dell'uscio. Udimmo la domestica attraversare l'anticamerapoi ilrumore secco del catenaccio della porta.

- Abita qui il dottor Watson? - chiese una voce chiarama alquantospigolosa.

Non ci giunse la risposta della domesticama la porta si chiuse e qualcunocominciò a salire le scale. I passi

erano incerti e strascicati. Una espressione stupita passò sul viso del miocompagnomentre egli tendeva l'orecchio. I

passi si avanzarono lentamente nel corridoiopoi qualcuno bussò pianoall'uscio.

- Avanti - gridai.

A quell'invito l'uscio si aprì. Invece dell'uomo turbolento che aspettavamoentrò nella sala una donna decrepita e

grinzosa con andatura malferma. Parve abbagliata dalla viva luce della stanzaedopo aver accennato un inchinorimase

a fissarci con gli occhi cisposi sbattendo le palpebre e frugandosi in tascacon le dita nervose e tremanti.Sir Arthur Conan DoyleUno studio in rosso

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Sbirciai il mio compagno. La sua faccia aveva assunto un'espressione tantosconsolatache stentai a rimaner

serio. La vecchia tirò fuori un giornale pomeridiano e indicò il nostroannuncio.

- Son venuta per questobuoni signori - disse facendo una riverenza. - Perla vera che avete trovato nella Brixton

Road. Appartiene a mia figlia Sally che è sposata soltanto da un anno. Suomarito fa il cameriere su un piroscafoe chi

sa che cosa direbbe se tornasse a casa e la trovasse senza la fede. Ha giàun caratteraccio nei momenti migliorima

quando beve... VedeteSally è andata al circoieri seracon...

- E questo è il suo anello? - la interruppi.

- Dio sia lodato! - esclamò la vecchia. - Sally sarà felice questa sera. Éproprio il suo anello.

- Dove abitasignora?- domandai.

- Al n. 13 di Duncan StreetHoundsditch. È molto lontano da qui.

- Non si passa dalla Brixton Road per andare da Houndsditch a un qualsiasicirco - osservò Sherlock Holmesin

tono brusco. La vecchia si volse e lo scrutò con quei suoi occhietticerchiati di rosso.

- I1 signore mi ha chiesto il mio indirizzo - ribatté. - Sally ha unappartamentino in Mayfield PlacePeckham.

- E lei si chiama?

- Sawyerma Sally si chiama Dennis da quando ha sposato Tom Dennis. Tom èun bravo ragazzo e si comporta

bene finché è in navigazione... anziè il cameriere più stimato dellaCompagniama quando è a terrafra le donne e i

liquori...

- Eccole l'anellosignora Sawyer – la interruppi obbedendo a un segnaledel mio compagno. - È evidente che

appartiene a sua figlia e noi siamo contenti di restituirlo alla legittimaproprietaria.

Borbottando benedizioni e ringraziamentila vecchia intascò l'anellouscìe scese le scale. Nel momento stesso in

cui aveva varcato la sogliaSherlock Holmes era balzato in piediprecipitandosi nella propria stanza. Ritornò nel giro di

pochi secondiavvolto in un lungo impermeabile e con una sciarpa al collo.

- La seguo - mi disse in fretta. – Deve essere una complice e spero che miconduca dal nostro uomo. Mi aspetti.

La porta di strada si era appena chiusa alle spalle della vecchiaquandoHolmes scese le scale. Dalla finestravidi

la signora Sawyer che s'incamminava lentamente sul marciapiede di fronteseguita a breve distanza da Holmes.

"O tutta la sua ipotesi è sbagliata" pensai "oppure Holmesgiungerà tra poco al cuore del mistero."

La sua richiesta di aspettarlo era stata superfluapoiché sentivo che nonavrei mai potuto dormire prima di

conoscere i risultati della sua avventura.

Erano quasi le nove quando era uscitoe non avevo un'idea di quanto potessetardarema mi armai di pazienza e

mi sedetti fumando la pipa e sfogliando la Vie de Bohème di Henri Murger.

Suonarono le dieci e io intesi i passi frettolosi della cameriera che siritirava nella sua stanza. Alle undici mi

giunse all'orecchio l'incedere solenne della padrona di casa chea suavoltapassava davanti al mio uscio per andare a

coricarsi. Era quasi mezza nottequando udii il rumore secco di una chiaveche girava nella serratura. Appena Holmes

entròcapii dalla sua faccia che non era riuscito nel suo intento. Parevacombattuto tra ilarità e delusione. Ma finalmente

vinse la primae scoppiò in una risata sonora.

- Non vorrei mai che quei signori di Scotland Yard sapessero com'è andataquesta sera! - esclamò lasciandosi

cadere su una poltrona. - Li ho presi tanto in giroche non la smetterebberopiù di rinfacciarmi uno scacco. Posso

permettermi il lusso di ridere perché so chealla lungaavrò sempre lameglio.

- Che cos'ha combinato? ~ domandai.

- Ohnon esito a raccontare una storia che mi fa poco onore. Dopo un brevetratto di stradaquella strega ha

cominciato a zoppicare e a dar segni di stanchezza. Finalmente si è fermatae ha chiamato una carrozza che passava. Mi

sono affrettato ad avvicinarmi per udire l'indirizzoma avrei potutorisparmiarmi il disturbopoiché lei l'ha detto

abbastanza forte per essere intesa da un capo all'altro della strada."Mi porti al n. 13 di Duncan Street" ha gridato. "Pare

che non ci sia nulla d'ambiguo" mi sono dettoenon appena ho vistoche la donna era ben sistemata sul sedilemi sono

appollaiato dietro alla carrozza. Quella è un'arte che ogni investigatoredovrebbe conoscere. Ebbenesiamo partiti al

trotto e non ci siamo mai fermati fino al momento in cui abbiamo raggiunto lastrada di cui si tratta. Sono balzato a terra

prima che la vettura arrivasse alla porta e mi sono incamminato sulmarciapiedein modo disinvolto. Ho visto la

carrozza fermarsi; il cocchiere è balzato dalla cassettaha aperto losportello ed è rimasto in attesa. Nessuno è sceso.

Quando mi sono avvicinatoil cocchiere annaspava freneticamente entro lacarrozza vuotasciorinando la più bella

collezione di bestemmie che avessi mai ascoltato. Non vi era traccia dellapasseggera e credo che il cocchiere dovrà

aspettare un pezzo prima di ottenere il corrispettivo della corsa. Abbiamoassunto informazioni al n. 13 e abbiamo

scoperto che la casa appartiene a un rispettabile tappezziere di nomeKeswick. Nessun Sawyer e nessun Dennis vi ha

mai vissuto.

- Vuol dire che quella vecchia rimbambita è stata capace di scendere dallacarrozza in corsasenza che né lei né il

cocchiere ve ne accorgeste?

- Vecchia rimbambita un corno! - ribatté Sherlock Holmes in tono aspro. -Rimbambiti siamo noi che ci siamo

lasciati ingannare. Quello doveva essere un giovanottoparticolarmentesveltoper giunta. Un attore eccellentecaro

Watson. Era truccato alla perfezione. Si è accorto che l'ho seguitosenzadubbioe ha escogitato uno stratagemma per

sbarazzarsi di me. Evidentementel'uomo che cerchiamo non è un isolato comecredevo ioma ha degli amici pronti a

rischiare per lui. Ma lei mi sembra esaustodottore. Dia retta a mesicorichi.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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Mi sentivo stanco davvero e obbedii a quell'ingiunzione. Lasciai Holmesdavanti a un fuoco scoppiettante. Molto

più tardinel cuor della notteudii il suono melanconico e sommesso delsuo violinoe compresi che egli era ancora

intento a rimuginare sullo strano problema che si era proposto di risolvere.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

28

Tobia Gregson mostra ciò che sa fare

I giornali del giorno dopo erano pieni del "Mistero di Brixton"come lo definivano. Tutti davano un resoconto

del fattaccio e alcuni pubblicavano ampli commenti. Vi era qualcheparticolare che mi giungeva nuovo. Conservo

ancoranel mio diarionumerosi ritagli ed estratti che riguardano il caso.Ecco un riassunto di alcuni di essi.

Il Daily Telegraph osservava che nella storia della delinquenza eraaccaduta raramente una tragedia con

caratteristiche tanto strane. Il nome tedesco della vittimal'apparenteassenza di un movente e la sinistra iscrizione sul

murotutto indicava che il delitto era stato perpetrato da rifugiatipolitici o rivoluzionari. Il movimento sovversivo

aveva molte ramificazioni in America; il defuntosenza dubbione avevainfranto le leggi ed era stato raggiunto dalla

vendetta. Dopo aver accennato con sublime disinvoltura al Vehmgerichtai carbonarialla marchesa di Brinvilliersalla

teoria darwinianaai princìpi di Malthus e così vial'articolo concludevaammonendo il governo e propugnando una più

stretta sorveglianza sugli stranieri in Inghilterra.

Lo Standard rilevava che simili delitti accadevano solitamente sottoun'amministrazione liberale. Erano la

conseguenza dell'irrequietezza delle masse e dell'indebolimento di ogniautorità. I1 defunto era un signore americano

che aveva dimorato per qualche settimana nella metropoli. Aveva presoalloggio alla pensione di una certa Madame

Charpentierin Torquay TerraceCamberwell. Viaggiava in compagnia di unsegretario privatocerto Joseph

Stangerson. I due si erano accomiatati dalla padrona di casa il martedì 4per raggiungere la stazione di Eustondove

avrebbero dovuto prendere il direttissimo di Liverpool. In seguito eranostati visti assieme sulla banchina della stazione.

Null'altro risultava sul loro contofino al momento in cui il cadavere delsignor Drebber era stato rinvenuto in una casa

disabitata della Brixton Roada parecchie miglia da Euston. Le circostanzein cui egli era arrivato in quel luogo e vi

aveva subito il suo tragico destino erano ancora avvolte nel mistero. Né erastato possibile rintracciare Stangerson.

"Siamo lieti di apprendere" proseguiva il giornalista "che ilsignor Lestrade e il signor Gregson di Scotland Yard

si occupano entrambi delle indagini. È legittimo prevedere che i due bennoti funzionari faranno luce in breve tempo sul

mistero."

Secondo il Daily Newsnon esisteva il più piccolo dubbio sulcarattere politico del crimine. Il despotismo e l'odio

verso il liberalismo che animavano i governi continentali avevano costretto arifugiarsi in Gran Bretagna un gran

numero di uomini che avrebbero potuto essere ottimi cittadinise non fosserostati inaspriti e amareggiati dal ricordo dei

soprusi subiti. Tra costoro esisteva un rigido codice d'onoree ogniinfrazione a quel codice veniva punita con la morte.

Bisognava fare di tutto per rintracciare il segretario Stangerson e peraccertare qualche particolare sulle abitudini del

defunto. Un grande passo era stato compiuto con la scoperta dell'indirizzodella casa dove i due avevano abitato... e lo si

doveva all'acume e all'energia del signor Gregson di Scotland Yard.

Sherlock Holmes ed io leggemmo quelle notizie insiemedurante la colazionee mi parve che il mio compagno

se la godesse un mondo.

- L'avevo dettoioche comunque andassero le coseLestrade e Gregsonavrebbero raccolto gli allori.

- Bisogna vedere come andrà a finire.

- Benedetto figliolonon ha nessuna importanza. Se si prenderà il colpevolesarà grazie ai loro sforzi; se il

colpevole riuscirà a fuggiresarà nonostante i loro sforzi... è unastoria vecchia... Testavinco iocroce perdi tu.

Qualunque cosa combininohanno sempre i loro laudatori. "Un sottronve toujours un plus sot qui l'admire."

- Che cosa diavolo succede? - esclamai.

In quel momentoavevo udito uno scalpiccio come di molte persone checorressero nel vestibolo e su per le

scaleaccompagnate da chiare espressioni di sdegno da parte della nostrapadrona di casa.

- É la squadra mobile di Baker Street - rispose il mio compagno con lamassima serietàementre parlava

entrarono nella stanza sei o sette dei più sudici e cenciosi monelli che sisiano mai visti in una via di Londra.

- At-tenti! - ordinò Holmes in tono imperiosoe i sei ragazzi siallinearonoirrigidendosi come tante statuette. - In

futuromanderete su Wiggins a fare il suo rapportoe gli altri dovrannoaspettarlo nella via. L'hai trovatoWiggins?Sir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

29

- Nossignorenon ancora - rispose uno dei ragazzi.

- Me l'aspettavo. Continuate nella ricerca finché non ci sarete riusciti.Ecco qui la paga. - Porse a ognuno uno

scellino. - E oramarch! La prossima volta portatemi un rapporto piùsoddisfacente.

A un suo segnalei ragazzi sgattaiolarono fuori della stanza e siprecipitarono giù dalle scale come tanti topi. Un

istante dopoudimmo nella via le loro grida stridule.

- Uno di quei furfantelli riesce a fare più di una dozzina di agentiregolari - dichiarò Holmes. - La sola vista di un

poliziotto fa tacere tuttima quei ragazzi vanno dovunque e odono ogni cosa.Hanno sveltezza e acume; è sufficiente

organizzarli.

- Adessose ne serve per la faccenda di Brixton? - domandai.

- Sì. C'è un punto che desidero appurarema ci vuole una grande pazienza.Ohilàora sentiremo le ultime notizie.

Gregson sta arrivando e mi sembra che spiri esultanza da tutti i pori. Senzadubbio viene da noi. Sìsi è fermato. Eccolo.

Udimmo una violenta scampanellata epochi secondi dopoil biondoinvestigatore saliva le scale a tre gradini

per volta. Entrò come un bolide nel nostro salotto.

- Caro amico - esclamò stringendo calorosamente la mano passiva di Holmes -mi faccia le sue congratulazioni.

Sono riuscito a mettere tutto in chiaro. - Mi parve che un'ombra d'ansietàpassasse sul volto espressivo del mio

compagno.

- Vuol dire che è sulla buona pista? - domandò.

- Sulla buona pista! Diamineabbiamo il nostro uomo sotto chiave.

- Come si chiama?

- Arthur Charpentiersottotenente della Marina di Sua Maestà - risposeGregson in tono solennestropicciandosi

le grasse manie gonfiando il petto.

Sherlock Holmes emise un sospiro di sollievo e si rischiarò in volto.

- Si accomodi e provi uno di questi sigari - disse. - Siamo impazienti disapere come ha fatto. Gradirebbe un

whisky?

- Behgrazie - accettò l'investigatore. - I1 lavoro infernale di questiultimi due giorni mi ha logorato. Non tanto

per lo sforzo fisicocapitema per la fatica mentale. Lei è in grado direndersene contosignor Holmespoiché entrambi

lavoriamo di cervello.

- Mi fa troppo onore - mormorò Holmes con la massima serietà. - Ma sentiamocome è giunto a risultati così

soddisfacenti.

I1 funzionario si sprofondò in una poltrona e si mise a fumare con ariacompiaciutapoiall'improvvisosi batté

una mano su un ginocchiocolto da un accesso di ilarità.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

30

- La cosa più comica - disse - è che quello sciocco di Lestradeche sicrede tanto astutoè partito su una pista

completamente sbagliata. Dà la caccia al segretarioStangersonche non haproprio niente che vedere col delitto. Senza

dubbioa quest'oral'avrà già rintracciato.

A quel pensieroGregson cominciò a ridere fino a farsi mancare il fiato.

- Come ha fatto a trovare la sua pista?

- Ohglielo spiego subito. Naturalmentedottor Watsonquesto deve rimaneretra noi. La prima difficoltà che

dovevamo superare consisteva nei precedenti di quell'americano. Moltiavrebbero aspettato che giungesse qualche

risposta agli annunci pubblicati sui giornalio che qualcuno si presentassespontaneamente a fornire informazioni. Ma

non è questo il metodo di Tobias Gregson. Si ricorda il cilindro che era aterra accanto al cadavere?

- Sì - rispose Holmes. - Fabbricato da John Underwood & C.129Camberwell Road.

Gregson rimase deluso.

- Non credevo che lei l'avesse notato - borbottò.-- Ed è andato daUnderwood?

- No.

- Ah! - esclamò Gregsoncon evidente sollievo. - Non avrebbe dovutotrascurare quella tracciaper quanto

potesse sembrare insignificante.

- Nulla è insignificante per una mente superiore - sentenziò Holmes.

- Ebbenesono andato da Underwood e gli ho chiesto se si ricordava d'avervenduto un cappello di quel tipo e di

quella misura. Egli ha sfogliato i suoi registri e ha trovato subitol'annotazione relativa. I1 cappello era stato mandato a

un certo signor Drebberpresso la pensione Charpentier in Torquay Terrace.Cosìho potuto avere l'indirizzo.

- Bene... molto bene! - mormorò Holmes.

- Subito doposono andato da Madame Charpentier - proseguì l'investigatoreassorto nella rievocazione. - L'ho

trovata pallidissima e afflitta. Nel salotto c'era anche la figlia dellasignora Charpentier... una ragazza straordinariamente

graziosa. Aveva gli occhi rossi e le tremavano le labbra mentre parlavo. Quelparticolare non mi è sfuggitoe ho

cominciato a insospettirmi. Lei sa meglio di mesignor Holmeschesensazione si prova quando si è sulla buona pista...

è come un fremito che corre per tutti i nervi.

«"Sa che il suo ex-inquilinoEnoch J. Drebber di Clevelandè mortomisteriosamente?" ho domandato.

«La madre ha fatto un cenno d'assenso. Pareva incapace di dire una parola.La figlia è scoppiata in pianto.

Sempre piùmi sono convinto che quella gente sapeva qualcosa del delitto.

«"A che ora è uscito di qui il signor Drebber per andare allastazione?" ho chiesto.

«"Alle otto" ha risposto la signorasinghiozzando come perreprimere la propria agitazione. "I1 suo segretarioil

signor Stangersonha detto che c'erano due treni... uno alle nove e unquartoe uno alle undici. Lui voleva prendere il

primo.

«"E da quel momentonon l'ha più rivisto?"

«Un'espressione tragica è apparsa sulla faccia di quella donna quando hoformulato la domanda. Era addirittura

livida. Ci ha messo vari secondi per riuscire ad articolare un"sì"... con voce rauca e alterata. Per un po' siamo rimasti in

silenziopoi la figlia ha parlato con voce limpida e calma.

«"Le bugie non possono mai giovaremamma" ha detto. "Siamosincere con questo signore. Effettivamente

abbiamo rivisto il signor Drebber."

«"Dio ti perdoni!" ha gridato Madame Charpentieralzando le manial cielo e lasciandosi cadere su una sedia.

"Hai assas sinato tuo fratello."

«"Arthur preferisce certamente che si dica la verità" haribattuto la fanciulla con fermezza.

«"Adessovi conviene dirmi tutto" ho aggiunto io. "Le mezzeverità sono peggiori delle reticenze. E poinon

sapete quanto possa aver già scoperto la polizia."

«"La colpa ricadrà sulla tua testaAlice!" ha gridato ancora lamadrepoi si è rivolta a me. "Le dirò tuttosignore.

Non deve trarre conclusioni avventate a causa della mia agitazione: non pensoaffatto che mio figlio possa aver avuto

mano in questa faccenda terribile. Egli è innocentema ho paura che ai suoiocchi e agli occhi degli altri possa sembrare

compromesso. D'altra parte la sua figura moralela sua professione e i suoiprecedenti dovrebbero escludere ogni

sospetto."

«"Le conviene senz'altro espormi tutti i fatti" ho insistito."Creda a mese suo figlio è innocente non ci andrà di

mezzo."

«"Sarà forse meglio che tu ci lasci soliAlice" ha detto lasignorae la figlia si è ritirata. La madre si è rivolta di

nuovo a me. "Non avevo intenzione di dirle tutto questomadal momentoche la mia Alice gliel'ha rivelato in parte

non mi resta altra alternativa. Ormai sono decisa a parlare e le forniròtutti i particolari."

«":È molto giudiziosa" ho detto.

«"I1 signor Drebber era presso di noi da quasi due settimane. Egli e ilsuo segretarioStangersonerano andati a

fare un viaggio sul continente. Ho notato un'etichetta di Copenaghen sui lorobauli e credo che quella sia stata l'ultima

tappa del loro viaggio. Stangerson era un signore quieto e riservatoma ilsuo principalepurtroppoera persona d’altro

genere. Aveva modi grossolani e abitudini sgradevoli. La sera stessa del suoarrivo si è ubriacato ea dire la veritànon

c'era giorno che non fosse per lo meno brillo. Il suo contegno verso lecameriere era addirittura immorale. I1 peggio si è

cheben prestoha cominciato ad assumere il medesimo atteggiamento ancheverso mia figlia Alice. Le ha parlato piùSir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

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di una volta in un modo cheper fortunalei è troppo ingenua per capire.Una volta è arrivato al punto di prenderla fra le

braccia e di baciarlaun gesto che ha spinto anche il suo segretario ariprenderlo per questo comportamento.”

«"Ma perché ha sopportato tutto questo?" domandai. "Immaginoche lei possa sbarazzarsi di un pensionante

quando non le garba."

«La signora Charpentier ha arrossito alla mia logica domanda. "Magarigli avessi dato lo sfratto all'indomani del

suo arrivo!" ha esclamato. "Ma la tentazione era forte. Quei duepagavano una sterlina a testaogni giorno. Quattordici

sterline la settimanae siamo in stagione morta. Sono vedovae il mioragazzoche è in Marinami è costato molto. Mi

dispiaceva rinunciare a quel danaro. Ho cercato di agire per il meglio. Mal'ultima prodezza di Drebber è andata oltre i

limitiperciò gli ho dato la disdetta..."

«"E allora?"

«"Ho provato un gran sollievo quando l'ho visto allontanarsi. Miofiglio è in licenzaadessoma non gli avevo

detto nienteperché ha un carattere impulsivo e ha un grande attaccamentoper la sorella. Quando ho chiuso la porta

dietro quei duemi è parso che mi togliessero un peso dal cuore. Ahimènemmeno mezz'ora dopoho sentito suonare il

campanello e ho saputo che il signor Drebber era ritornato. Eraeccitatissimoevidentemente ubriaco. È entrato di

prepotenza nel salotto dov'eravamo mia figlia ed ioe ha detto d'aver persoil trenopoi si è rivolto ad Alice esotto il

mio nasole ha proposto di fuggire con lui. 'Lei è maggiorenne' le ha detto'e non c'è nessuna legge che glielo

impedis ca. Io ho danaro in abbondanza. Non si preoccupi della vecchia...venga via con mesubitola farò vivere come

una principessa.' La povera Alice era così spaventata che ha tentato disvignarselama egli l'ha presa per un polso ed è

riuscito a trascinarla con sé verso la porta. Mi sono messa a gridare einquel momentoè arrivato mio figlio Arthur.

Quel che è successo doponon lo so. Ho inteso delle imprecazioni e unrumore confuso di tafferuglio. Ero così

terrorizzata che non osavo muovermi. Quando ho alzato il capoho vistoArthur che stava sulla soglia ridendocon un

bastone in mano. 'Non credo che quel galantuomo ti darà ancora fastidio' hadetto. 'Ora lo seguo per essere sicuro che se

ne vada via.' Ha preso il cappello ed è uscito. La mattina seguente abbiamosaputo della misteriosa morte del signor

Drebber."

«Questo è quanto mi ha detto la signora Charpentiercon molte pause emolte esitazioni. In certi momenti

parlava con voce tanto bassa che stentavo ad afferrare le sue parole.Comunquea scanso di malintesi ho stenografato

tutto quello che mi ha detto. »

- Molto emozionante - mormorò Sherlock Holmes reprimendo uno sbadiglio. - Edopoche cosa è successo?

- Quando la signora Charpentier ha finito la sua deposizione proseguìl'investigatore - ho compreso che tutta la

faccenda si imperniava su un solo punto. Le ho piantato gli occhi in facciain un certo modo che ho sempre trovato

efficace con le donne e le ho chiesto a che ora era rientrato suo figlio.

«"Non lo so" mi ha risposto.

«"Non lo sa?"

«"No. Ha la chiave della porta ed è rientrato senza suonare."«"Dopo che lei si era coricata?"

«"Sí."

«"E a che ora si è coricata?"

«"Forse alle undici."

«"Sicché suo figlio è rimasto assente almeno due ore?"

«"Sí."

«"Forse anche quattro o cinqueno?"

«"Non lo so."

«"Che cosa ha fatto durante quel tempo?"

«"Non so nemmeno questo" mi ha risposto leifacendosi ancor piùpallida.

«Ormainon restava più molto da fare. Ho appurato dov'era il sottotenenteCharpentierho preso con me due

funzionari e l'ho arrestato. Quando gli ho messo una mano sulle spalleinvitandolo a seguirmi senza reagiremi ha

risposto con la massima faccia tosta: " Immagino che mi accuserete diessere implicato nella morte di quel farabutto di

Drebber". Oranoi non gli avevamo detto assolutamente nientequindi ilfatto che egli abbia buttato là quell'allusione

spontaneamente è molto sospetto.

- Molto - convenne Holmes.

- Aveva ancora con sé il bastone che sua madre gli aveva visto in manoquando lui aveva seguito Drebber. È un

grosso randello di quercia.

- Sicchéqual è la sua tesiGregson?

- Eccosecondo meCharpentier ha seguito Drebber fino alla Brixton Road.Là è scoppiato un nuovo alterco fra i

duenel corso del quale Drebber si è buscato una randellataforse allabocca dello stomacoche l'ha ucciso senza

lasciare traccia. Il tempo era così piovoso che non c'era nessuno in giroquindi Charpentier ha trascinato il corpo della

vittima nella casa deserta. In quanto alla candelaal sanguealla scrittasul muro e all'anellosi tratta probabilmente di

altrettanti trucchi per sviare la polizia.

- Magnifico! - esclamò Holmes in tono incoraggiante. - Sta proprio facendoprogressiGregson. Diventerà un

asso.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

32

- Modestia a partecredo di essermela cavata - ammise il funzionarioconfare orgoglioso. - Quel giovanotto ha

fatto una dichiarazione spontanea. A sentir luiera già da qualche tempoalle calcagna di Drebber quando questi l'ha

visto e ha preso una carrozza per svignarsela. Nel ritornare a casaCharpentier ha incontrato un vecchio commilitone e

ha fatto una passeggiata con lui. Richiesto dell'indirizzo del commilitonenon è stato in grado di rispondere in modo

soddisfacente. A me pare che tutte le circostanze concordino in modoperfetto; ma quando penso a Lestrade che galoppa

su una falsa pistami viene proprio voglia di ridere. Poverettononricaverà molte soddisfazioni dalle sue fatiche. Ma

guarda! Lupus in fabula!

InfattiLestrade aveva salito le scale mentre noi chiacchieravamoed eraapparso sulla soglia. Sembrava aver

perso tutta la sua spavalderia e non era nemmeno inappuntabile come alsolito. Aveva la faccia stravoltail vestito

sudicio e in disordine. Evidentementeera venuto con l'intenzione diconsultare Sherlock Holmespoichéscorgendo il

collegarimase impacciato e deluso.

Si fermò in mezzo alla stanza rigirando il cappello tra le ditacomeincerto sul da farsi.

- Ci troviamo di fronte a un caso straordinario - disse alla fine. - A unafaccenda incomprensibile.

- Ma davverosignor Lestrade? - esclamò Gregson in tono trionfante. -Immaginavo che lei fosse arrivato a una

conclusione del genere. E riuscito a trovare il segretario di Drebber?

- Il signor Joseph Stangerson - rispose Lestrade in tono solenne - è statoassassinato all'Albergo Hallidayverso le

sei di stamattina.Sir Arthur Conan Doyle Uno studioin rosso

33

Una luce nelle tenebre

L'annuncio datoci da Lestrade era tanto inatteso e sensazionaleche tuttirestammo ammutoliti. Gregson balzò in

piedi rovesciando il suo whisky. Io fissai in silenzio Sherlock Holmes cheaveva le labbra contratte e le sopracciglia

aggrottate.

- Anche Stangerson! - borbottò. - La trama s'infittisce.

- Era già abbastanza fitta - brontolò Lestradesedendosi. - A quanto pareho interrotto una specie di consiglio di

guerra.

- Lei è... è sicuro di quel che ha detto? - balbettò Gregson.

- Ritorno ora dalla camera di Stangerson. Sono stato il primo a scoprirel'accaduto.

- Gregson mi stava esponendo le sue vedute sul fattaccio della Brixton Road -soggiunse Holmes. - Le dispiace

darci i particolari di quel che ha visto e fatto?

- Non ho nulla in contrario - rispose Lestrade. - Ero convinto... non esito aconfessarloche Stangerson fosse

implicato nell'uccisione di Drebber. Questo nuovo sviluppo dimostra che erocompletamente fuori strada. Tutto preso

dalla mia ideami sono dato d'attorno per rintracciare il segretario. I dueerano stati visti assieme alla stazione di Euston

intorno alle otto e mezzo della sera del tre. Alle due del mattinoDrebberera stato trovato in Brixton Road. I1 mio

problema consisteva nello scoprire in che modo Stangerson aveva occupato ilsuo tempo tra le otto e mezzo e l'ora del

delittoe che cosa era stato di luidopo. Ho telegrafato a Liverpool dandouna descrizione del mio uomo e avvertendo i

colleghi di sorvegliare i piroscafi in partenza per l'America. Poi hocominciato il pellegrinaggio per gli alberghi e le

pensioni nei dintorni di Euston. Pensavochese Drebber e il suo compagnosi erano separatiStangersonlogicamente

doveva aver pernottato nelle vicinanzeed esser ritornato alla stazione almattino successivo.

- Era presumibile che si fossero dati appuntamento in un determinato luogo -osservò Holmes.

- Così risultainfatti. Ho passato tutta la serata di ieri a fare indaginisenza risultato. Stamattinaho ricominciato

di buon'orae alle otto sono arrivato all'Albergo Hallidayin Little GeorgeStreet. Quando ho chiesto del signor

Stángersonmi hanno risposto subito che c'era.

«"Lei certamente è quel signore che aspettava" mi hanno detto.`'Sono due giorni che vi aspetta."

«"Dov'è adesso?" ho chiesto.

«"Di sopraa letto. Ha fissato la sveglia per le nove.

«"Salgo subito da lui" ho detto.

«Pensavo che la mia improvvisa apparizione potesse scuotergli i nervi eindurlo a parlare senza riflettere troppo.

Il facchino si è offerto di mostrarmi la stanza: era al secondo pianoinfondo al corridoio. Il facchino mi ha additato

l'uscioe stava per ridiscenderequando io ho visto qualcosa che mi haparalizzatononostante i miei vent'anni

d'esperienza. Da sotto la porta usciva un rigagnolo di sangue che avevaattraversato il corridoio andando a formare una

piccola pozza contro lo zoccolodalla parte opposta. Ho gettato un urlo cheha fatto ritornare indietro il facchino.

Quando ha visto quello spettacoloper poco non è svenuto. L'uscio erachiuso dall'internomaa spallatel'abbiamo

sfondato. La finestra della camera era aperta eaccanto alla finestratuttoraggomitolatogiaceva il corpo d'un uomo in

camicia da notte. Era morto... e da parecchio tempoanchepoiché aveva lemembra rigide e fredde. Quando l'abbiamo

voltatoil facchino ha riconosciuto subito il cliente che aveva preso quellastanza col nome di Joseph Stangerson. La

morte è stata causata da una pugnalata al fianco sinistro che deve esserepenetrata fino al cuore. E ora viene l'aspetto più

strano della faccenda. Che cosa credete che ci fosse al disopra delcadavere?»

Mi sentii venire la pelle d'oca al pensiero di qualcosa di orrendoancorprima che Sherlock Holmes rispondesse: -

La parola RACHE scritta col sangue.

- Proprio così - disse Lestrade in tono solennee per un poco restammo insilenzio.

Nei delitti di quell'ignoto assassino c'era qualcosa di metodico e di incomprensibile che sembrava accentuarne il

carattere macabro. Quel pensiero metteva a dura prova i miei nervichetuttavia si erano rivelati abbastanza saldi sul

campo di battaglia.

- L'assassino è stato visto - proseguì Lestrade. - Un garzone di lattaiodiretto alla fattoria per prelevare il latteè

passato per il viale dove sbocca il vicolo che passa dietro l'albergo e havisto una scala a pioli appoggiata contro una

delle finestre del secondo pianoche era spalancata. Mentre si allontanavaha visto un uomo scendere dalla scalama il

suo contegno era così disinvolto e naturale da far pensare al ragazzo chefosse un operaio intento a eseguire qualche

riparazione nell'albergo. Il ragazzo non ci ha trovato nulla di stranoquantunque gli sembrasse un po' presto per

cominciare il lavoro. Gli sembra che fosse un uomo altola faccia un po'rossae che indossasse un soprabito marrone

scuro. Deve essersi attardato parecchio nella stanzadopo il delittoperché abbiamo trovato dell'acqua sporca di sangue

nel catino in cui si era lavato le maninonché delle chiazze sullelenzuoladove aveva ripulito il coltello.

Guardai Holmes: la descrizione dell'assassino corrispondeva perfettamentealla sua ipotesima non vi era traccia

di esultanza né di soddisfazione sul viso del mio compagno.

- Ha trovato nientein quella stanzache possa fornirci un indizio riguardoall'assassino? - domandò.

- Niente. Stangerson aveva in tasca il portafogli di Drebberma può darsiche in questo non ci sia niente di strano

Probabilmentecome segretarioStangerson fungeva da ufficiale pagatore. Ilportafogli conteneva un'ottantina di

sterline. Qualunque sia il movente di questi delitti straordinariil furtonon c'entra di sicuro. Nelle tasche del morto nonSirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

34

c'erano cartea eccezione di un telegramma datato da Clevelandun mese facon le parole: "J. H. è in Europa". Non

c'era nemmeno la firma.

- E non ha trovato altro? - domandò Holmes.

- Nient'altro d'importante. Un romanzo che quell'uomo stava leggendo era sullettoe la sua pipa era su una sedia

accanto a lui. Sul tavolo c'era un bicchiere d'acqua e sul davanzale dellafinestra una scatoletta contenente un paio di

pillole.

Sherlock Holmes balzò in piedi con un'esclamazione di gioia. - L'ultimoanello! - proruppe esultante. - L'anello

che mancava!

I due investigatori lo guardarono sbalorditi.

- Ormaiho in pugno tutte le fila del groviglio - aggiunse il mio amico intono sicuro. - Naturalmenteci sono dei

particolari da chiarire. Ma per quanto riguarda i fatti principalidalmomento in cui Drebber si è separato da Stangerson

a Eustona quello in cui è stato scoperto il suo cadaveresono in grado diesporli come se li avessi visti coi miei occhi.

Vi darò una prova di quello che so. Può portarmi le pilloleLestrade?

- Le ho qui con me - rispose il funzionario tirando fuori una scatolettabianca. - Le ho prese insieme al portafogli

e al telegrammacon l'intenzione di consegnarle alla sezione di polizia. Èuna combinazione che le abbia preseperché

devo confessare che non do grande importanza a queste pillole.

- Me le dia - disse Holmes. - SentaWatsonle sembra che siano pillolecomuni?

Non lo erano di certo. Avevano un colore grigio perlaceoerano piccolerotonde e quasi trasparenti.

- Dalla loro leggerezza e dalla trasparenzaimmagino che siano solubilinell'acqua - osservai.

- Precisamente - rispose Holmes. - Orale dispiacerebbe andare a prenderequel povero cagnolino che soffre da

tanto tempo e che la padrona di casa l'aveva pregataproprio ieridiabbattere per metter fine alle sue sofferenze?

Scesi al pianterrenopoi portai sutra le bracciail cagnolino. Il suorespiro affannoso e i suoi occhi vitrei

dimostravano che non era lontano dalla fine. Anziil suo musetto bianco-neverivelava come il piccolo animale avesse

superato i limiti dell'esistenza canina. Lo posai su un cuscino.

- Ora taglierò in due una di queste pillole - spiegò Holmesetratto untemperinofece seguire l'azione alle

parole. - Una metà la rimetto nella scatola per scopi futuril'altra metàla butto in questo bicchiere che contiene qualche

goccia d'acqua. Come vedeteil nostro dottor Watson ha ragione... lasostanza si scioglie facilmente.

- Tutto questo sarà interessantissimo - brontolò Lestradecon il farearcigno di chi sospetta che lo prendano in

giro - ma non vedo che cosa c'entri con la morte di Stangerson.

- Pazienzacaro amicoabbia pazienza. Tra poco scoprirà che c'è un puntodi contatto. Ora aggiungo un po' di

latte per rendere la miscela più gradevole e vedrete che il cane nonesiterà a lapparla.

Così dicendoversò il contenuto del bicchiere in un piattino e lo misedavanti al terrier che subito lo asciugò con

la lingua.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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La sfrontata sicurezza di Holmes ci aveva convinti a tal punto che tutti etre restammo in silenzio a osservare

l'animalecon la massima attenzioneaspettandoci di notare qualche sintomosconcertante. Ma non accadde nulla. Il

cane rimase adagiato sul cuscino. Continuava a respirare affannosamentemaera chiaro che la miscela non gli aveva

fatto né caldo né freddo.

Holmes aveva tirato fuori l'orologio. Col passar dei minutiun'espressionedi profondo sconforto e di disappunto

apparve sulla sua faccia. Egli si mordicchiava le labbratamburellava con ledita sulla tavolatradivainsommauna

grande impazienza. La sua emozione era tanto profonda che io provai un verosenso di pena per luima i due

investigatori lo fissavano con un sorriso di derisionetutt'altro chescontenti di quello scacco.

- Non può essere una semplice coincidenza! - proruppe Holmes balzando inpiedi e mettendosi a passeggiare su e

giù per la stanza. - Non è ammissibile che si tratti di una puracoincidenza. Proprio le pillole di cui io sospettavo

l'esistenza nel caso Drebber vengono trovate dopo la morte di Stangerson...eppure sono innocue. Che cosa significa?

La mia tesi non può essere errata da cima a fondo. É impossibile! Eppureil cane sta benissimo. Ahho trovato. Ho

trovato!

Con un grido di gioia si precipitò a riprendere la scatolettatagliò indue l'altra pillolala sciolsevi aggiunse il

latte e tornò a porgere il piattino al cane.

La povera bestiola aveva appena bagnato la lingua nel liquidoquando fuscossa in tutte le membra da un fremito

convulsopoi si afflosciò senza vita come se fosse stata fulminata.

Sherlock Holmes trasse un profondo sospiro e si asciugò il sudore dellafronte.

- Dovrei avere più fiducia in me - mormorò. - A quest'ora dovrei saperechequando un fatto sembra smentire

una lunga catena di deduzionisi rivela invariabilmente passibile diun'interpretazione diversa. Delle due pillole di

quella scatolettauna conteneva un veleno terribilel'altra era del tuttoinnocua. Avrei dovuto capirlo prima ancora di

vedere la scatoletta.

Rimasi sconcertatoa quella sua ultima asserzione; stentavo a credere cheegli fosse nel pieno possesso delle sue

facoltàeppure il cane giaceva làmortoa comprova che le congetture diHolmes erano state esatte. Mi pareva che la

nebbia si dissipasse a poco a poco dal mio cervelloe cominciavo ad avereuna vaga percezione della verità.

- Tutto ciò vi sembrerà strano - proseguì Holmes - perché all'iniziodelle indagini non avete afferrato l'importanza

dell'unico vero indizio che avevate sott'occhio. Io ho avuto la fortuna diapprezzarlo al suo giusto valoree quanto è

accaduto dopo è valso a confermare la mia prima ipotesi. Quindile cose chevi hanno lasciato perplessi e che hanno

reso più oscuro il caso ai vostri occhisono servite a illuminarmi e arafforzare le mie conclusioni. É un errore

confondere la stranezza col mistero. Il delitto più banale è spesso il piùmisterioso perché non presenta caratteristiche

nuove o particolari da cui si possano trarre delle deduzioni. Questoassassinio sarebbe risultato infinitamente più

difficile a chiarirsi se il cadavere della vittima fosse stato rinvenutosemplicemente in istradasenza che emergesse

nessuna di quelle circostanze insolite e sensazionali che l'hanno reso tantoinverosimile. Questi strani particolariben

lungi dal rendere più difficili le indaginile hanno invece facilitate.

Gregsonche aveva ascoltato quell'allocuzione con palese impazienzanonpoté più frenarsi.

- Sentasignor Holmes - disse - siamo tutti pronti a riconoscere che lei èintelligente e che ha dei metodi tutti

suoima adesso ci occorre qualcosa di più positivo che non le sue teorie ele sue ipotesi campate in aria. Qui si tratta di

acciuffare il colpevole. Io avevo esposto una tesi ea quanto pareero inerro re. EvidentementeCharpentier non può

essere colpevole del secondo delitto. Lestrade ha dato la caccia al suo uomoche era Stangersone pare che fosse in

errore anche lui. Lei ci ha fornito dei vaghi accennima ha l'aria disaperla più lunga di noisicché è venuto il momento

in cui dobbiamo chiederle in modo esplicito che cosa sa della faccenda.Riteniamo d'averne il diritto. Può fornirci il

nome del colpevole?

- Devo convenire che Gregson ha ragionesignor Holmes - intervenne Lestrade.- Tutti e due abbiamo tentato di

sgrovigliare la matassa e non ci siamo riusciti. Più di una voltadacchésono arrivatolei ha detto di possedere tutte le

prove. Voglio sperare che non abbia intenzione di custodire il segreto.

- Qualunque ritardo nell'arresto dell'assassino - osservai a mia volta -potrebbe dargli il tempo di portare a

termine altre atrocità.

Trovandosi così premuto da ogni parteHolmes parve titubare. Passeggiavaavanti e indietro per la stanza col

mento sul petto e la fronte corrugatacome sempre quando era assorto inprofondi pensieri.

- Non ci saranno altri delitti - dichiarò finalmentefermandosi di colpo epiantandosi di fronte a noi. - Quella è

un'eventualità che potete scartare a priori. M'avete chiesto se conosco ilnome dell'assassino. Sì. Ma il solo fatto di

conoscere il suo nome è un'inezia di fronte al problema di acciuffarel'uomo. Tuttaviaspero di poterci riuscire tra poco.

Ho già preso le mie misurema si tratta di una manovra da eseguirsi con lamassima delicatezzapoiché abbiamo che

fare con un individuo astuto e disperato.

Fintantoché quell'uomo non sospetta che qualcuno gli stia alle calcagna c'è la speranza di agguantarloma se gli

venisse il più piccolo dubbiocambierebbe nome e scomparirebbe all'istantetra i quattro milioni d'abitanti di questa

metropoli. Non ho nessuna intenzione di offendere due degni funzionari comevoima devo dirvi che considero

l'avversario più che all'altezza di battersi contro la polizia regolare;ecco perché non vi ho chiesto aiuto. Se fallirò nel

mio intento dovrò subirenaturalmentetutto il biasimo che mi spetta perquesta omissionema non me ne preoccupo.Sir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

36

Per il momentovi prometto che non appena potrò comunicarvi i risultatidelle mie indagini senza pregiudicarne il

successo finalelo fa rò senz'altro.

Gregson e Lestrade parvero tutt'altro che soddisfatti da quell'assicurazionee tanto meno dall'accenno poco

laudatorio fatto da Holmes alle possibilità della polizia regolare. Il primoarrossì fino alla radice dei capellimentre gli

occhietti neri dell'altro scintillavano di curiosità e di risentimento.Tuttavianessuno dei due ebbe il tempo di parlare. Si

udì bussare all'usciopoi il piccolo Wigginsportavoce della marmaglia deimonellientrò nel salottopiù sciamannato

che mai.

- Scusisignore - disse abbozzando un saluto militare - ho giù la carrozza.

- Bravo figliolo - esclamò Holmes. - Perché non prendete questo modello aScotland Yard? - soggiunse poi

rivolgendosi ai due funzionarimentre traeva dal cassetto un paio di lucidemanette d'acciaio. - Guardate come funziona

la mola automatica. Si chiudono in un istante.

- Il vecchio modello è ottimo - dichiarò Lestrade. - L'importante ètrovare l'uomo da ammanettare.

- Giàgià - brontolò Holmes sorridendo. - Quel cocchiere potrebbeaiutarmi a chiuder le valigie. Digli di salire

Wiggins.

Mi stupii che il mio compagno parlasse come se si disponesse a un viaggiopoiché non me ne aveva fatto il

minimo cenno. C'era una piccola valigia nella stanza. Egli andò a prenderlae si dispose a chiuderla. Stava ancora

armeggiandoquando il cocchiere entrò in salotto.

- Mi dia una mano a chiudere questa fibbiacocchiere - disse Holmesinginocchiandosi per lavorare più

comodamentee senza nemmeno voltare la testa.

L'uomo si avanzò con aria un po' burbera e allungò le mani per aiutare ilcliente. In quell'istante si udì uno scatto

seccoun tintinnìo metallico e Sherlock Holmes balzò di nuovo in piedi.

- Signori - esclamò con occhi lampeggianti - permettete che vi presentiJefferson Hopel'assassino di Enoch

Drebber e di Joseph Stangerson.

Tutta la scena si era svolta in un secondo... con tale rapidità che stentavoa capacitarmene. Ho un vivido ricordo

di quell'attimo... dell'espressione esultante di Holmesdel suono della suavocedel viso trasognatoe furibondo a un

tempodel cocchierementre fissava le lucide manette checome per magiagli avevano imprigionato i polsi.

Per un pocorestammo tutti immobili come un gruppo di statuepoicon unurlo inarticolatoil prigioniero si

liberò dalla stretta di Holmes precipitandosi verso la finestra. Il telaiodi legno e i vetri cedettero al suo urto formidabile

ma prima che egli riuscisse a buttarsi fuoriGregsonLestrade e lo stessoHolmes gli furono addosso come mastini. Lo

trascinarono verso il centro della stanza e allora cominciò una lottaterribile. Intervenni a mia voltama l'uomo era tanto

robusto e deciso che a più riprese riuscì a respingerci tutti e quattro.Sembrava che avesse la forza di chi è in preda a un

accesso epilettico. Aveva il viso e le mani terribi1mente tagliuzzati daivetri infrantima la perdita di sangue non pareva

indebolirlo. Soltanto quando Lestrade riuscì a infilargli una mano nelcolletto della camiciastrangolandolo quasiegli siSirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

37

rese conto che era inutile lottare. Noiperònon ci sentimmo tranquillifino a quando uno degli investigatori non riuscì a

legargli anche i piedi. Alloraci raddrizzammo ansanti.

- Giù c'è la carrozza - disse Sherlock Holmes. - Servirà a condurlo aScotland Yard. E orasignori - proseguì con

un sorriso bonario - il mistero è chiarito. Siete autorizzati a rivolgermiqualunque domandasenza timore che io rifiuti di

rispondereSir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

38

PARTE II

IL PAESE DEI SANTI

Nel deserto del Colorado

Nella parte centrale del grande continente americano si stende un brullo esquallido deserto cheper anni e anni

ha costituito una barriera contro l'avanza mento della civiltà. Dalla SierraNevada al Nebraska e dal fiume Yellowstone

al nordal Colorado al sudregnanoin tutta la zonala desolazione e ilsilenzio. Né la natura si presenta sotto un

aspetto uniformein quell'impervia regione. Ci sono montagne altissimeincappucciate di neve e valli profonde e

tenebrose. Ci sono fiumi impetuosi che balzano attraverso gli abissi deicanions eancorasconfinate pianurebianche di

neve nell'inverno e grige di arida sabbia nell'estate. Dovunqueperòprevale la caratteristica comune di una terra

miserabilenudainospitale. Non ci sono abitanti in quel paese delladisperazione. Accade talvolta che un'orda di

indiani lo attraversi per raggiungere altre zone di cacciama anche i piúardimentosi si rallegrano quando possono

perder di vista quelle orrende pianure e ritrovarsi nelle loro praterie.

Il lupo delle praterie si aggira tra i radi cespugliil nibbio solca l'ariacol suo volo minaccioso e l'orso bruno

esplora i profondi crepacci in cerca di cibo. Quelli sono gli unici abitantidel deserto.

In tutto il mondonon esiste panorama piú squallido di quello che siosserva dalle pendici settentrionali della

Sierra Blanca. A perdita d'occhiosi estende un'arida pianura la cuiuniformità è rotta soltanto da qualche raro cespuglio

nano. All'estremo limite dell'orizzonte si eleva una lunga catena di picchimontani la cui neve ammanta le cime

frastagliate. In quella immensità non vi è traccia di vitané nulla cheabbia attinenza alla vita. Non vi sono uccelli nel

cielo color dell'acciaionulla si muove sulla terra grigia e brulla... esoprattuttoregna dovunque il silenzio. Per quanto

si tenda l'orecchionon un suono rompe la quiete del deserto. Il silenzio èassoluto e opprimente.

Si è detto che in quell'immensa pianura non c'è nulla che abbia attinenzaalla vitama forse non è esatto.

Guardando in giú dalla Sierra Blancasi vede una pista seguata attraversoil desertouna pista tortuosa che si perde in

distanza. Quella pista reca le tracce di ruote nonché le orme di moltiavventurieri. Qua e làsono sparpagliati degli

oggetti bianchi che luccicano al sole e spiccano sul cupo colore dellasabbia. Sono ossa: alcune di grandi dimensioni

altre piú piccole e delicate. Le prime sono appartenute a bovinile altre aesseri umani. Per millecinquecento miglia si

può seguire quella macabra pista da carovanesegnata dai resti dei caduti.

Un viaggiatore solitario era intento a osservare quel panoramail 4 dimaggio del 1847. Tale era l'aspetto di

quell'uomo che egli avrebbe potuto essere il genio stesso o il demone dellaregione. A chi l'avesse osservatosarebbe

riuscito difficile stabilire se era piú vicino ai quaranta o ai sessanta.Aveva il viso scarno ed emaciatoe la pelle scura

sembrava una pergamena tesa sulle ossa prominenti. Le sue lunghe chiome brunee la barba erano striate di bianco; egli

aveva gli occhi infossati che ardevano di un luccichio anormalementre lamano in cui stringeva il fucile era poco meno

scarna di quella di uno scheletro. Mentre se ne stava làrittosiappoggiava al fucile per reggersi in equilibrioe tuttavia

la sua figura imponente denotava una costituzione vigorosa. D'altrondeilviso emaciatole membra scarne e i vestiti

che parevano cadergli di dosso tradivano i motivi per cui egli avevaquell'aspetto precocemente seniledepresso.

Quell'uomo stava morendo... stava morendo di fame e di sete.

Aveva disceso faticosamente il burrone per poi arrampicarsi su una piccolaalturanella vana speranza di

scorgere qualcosa che denotasse la presenza dell'acqua. Orala grandepianura desertica si stendeva sotto i suoi occhi.

delimitata da una remots catena di montagne selvaggesenza cheda alcunapartesi scorgesse la presenza di una pianta

o di un albero. Nulla in quell'ampio panorama gli offriva un bagliore disperanza. Verso nordverso est e verso ovest

egli scrutò con occhi disperati e interrogativipoi si rese conto che ilsuo vagabondaggio era giunto al termine e che là

su quella montagnetta sabbiosadoveva morire.

- Perché non quiinvece che in un letto di piume fra vent'anni? - mormoròil viandantementre si sedeva

all'ombra di un macigno.

Prima di sedersiaveva deposto al suolo l'inutile fucile e anche un grossofagotto avvolto in uno scialle grigio

che trasportava a tracolla sulla spalla sinistra. Pareva un po' troppopesante per le sue forze; infattimentre lo scaricava

il fagotto toccò terra con una certa violenza. Subito ne scaturi un piccologemitopoi tra le falde dello scialle apparve un

visino spaventatoun visino dagli occhi luminosiseguito da due minuscolipugni lentigginosi.

- Mi hai fatto bibi! - piagnucolò una vocetta infantilein tono dirimprovero.

- Davvero? - esclamò l'uomo in modo contrito. - Non l'ho proprio fattoapposta.

Mentre parlavasciolse i nodi dello scialle grigio e liberò una graziosabimbetta sui cinque anni. Le sue scarpine

eleganti e la veste rosa col grembiulino bianco denotavano le cure di unamadre. La bimba era pallida e un po' patita in

visoma le gambette e le braccia rotonde dimostravano che aveva soffertoassai meno del suo compagno di avventure.

- Ti è passato? - domandò l'uomo con ansiapoiché la piccina sistropicciava ancora i riccioli dorati sulla nuca.

- Ci vuole un bacino per far passare la bibi - disse lei in tono molto seriomostrandogli la parte ammaccata. - La

mia mamma faceva sempre cosi. Dov'è la mia mamma?

- Se n'è andatala tua mamma. Credo che la vedrai tra poco..SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

39

- Se n'è andata! - esclamò la bimba. - Perché non mi ha salutato? Misalutava sempre quando andava a prendere il

tè dalla ziae adesso sono tre giorni che se n'è andata. Saiho tantasete. Non c'è un po' d'acqua? E non c'è niente da

mangiare?

- Notesorobisognerà che tu abbia ancora un pochino di pazienzapoistarai bene. Appoggiati qui con la testina

contro di mee ti sentirai meglio. Non è facile parlarecon la linguasecca e ruvida come il coramema è meglio che ti

dica come stanno le cose. Che cos'hailí?

- Guarda che bello! - esclamò la piccina con entusiasmomostrandogli dueframmenti di mica luccicante. -

Quando torno a casali do al mio fratellino Bob.

- Fra poco vedrai delle cose molto piú belle - dichiarò l'uomo fiducioso. -Abbi pazienza. Ma che cosa stavo

dicendo?... Ti ricordi quando siamo partiti dal fiume?

- Ohsí.

- Be'credevamo di trovare un altro fiume di lí a poco. Ma c'è stato unosbaglio... non so come... forse la carta

geografica... e il fiume non l'abbiamo trovato. L'acqua è sparita. Sonoriuscito a raccoglierne qualche goccia per tee...

- E tu non ti sei potuto lavare - l'interruppe la bambina con molta serietàfissando la faccia sudicia dell'uomo.

- Già... e non ho potuto bere. Nessuno ha potuto bere... e il signor Benderè stato il primo ad andarsenepoi Pete

l'indiano e la signora McGregorpoi ancora Johnny Hones e infinetesorolatua mamma...

- Allora la mia mamma è morta - piagnucolò la bimba nascondendosi il visonel grembiulino e rompendo in

singhiozzi.

- Sísono morti tutti all'infuori di te e di me. Speravo ancora di potertrovare un po' d'acqua da questa parte. Ti ho

caricata in spalla e mi sono rimesso in viaggio. Non siamo stati fortunatieormai non c'è piú nessuna speranza.

- Alloramoriamo anche noi? - chiese la bimba smettendo di singhiozzareealzando il visino rigato di lacrime.

- Credo proprio di sí.

- Perché non me lo hai detto prima? - riprese lei ridendo. - M'avevi fattopaura. Allorase moriamoritroveremo

la mamma.

- Certoche la ritroveraitesoro.

- Anche tu. Glielo dirò che sei stato tanto buono con me. Scommetto che èalla porta del paradiso ad aspettarci

con una brocca d'acqua e con una torta grande cosídi quelle con la crostasopra e sottoche piacciono tanto a me e a

Bob. Ci manca molto?

- Non lo so... non molto.

Gli occhi dell'uomo erano fissi sull'orizzonteverso nord. Nella voltaazzurra del cieloerano apparsi tre puntini

che ad ogni minuto aumentavano di dimensionitanta era la rapidità con cuisi avvicinavano. In breve si rivelarono per

tre uccellacci scuri che cominciarono a volteggiare sulla testa dei duesperdutipoi si posarono su alcune rocce

sovrastanti. Erano nibbigli avvoltoi dell'Ovest il cui arrivo è foriero dimorte.

- Guarda i piccioni! - gridò la piccola in tono allegroadditando lebestiacce di malaugurio e battendo le mani per

farle volare. - Sentiè stato il Signore a fare questo paese?

- Naturale che è stato il Signore - rispose l'uomo un po' sconcertato daquella domanda inattesa.

- Il Signore ha fatto l'Illinoise anche il Missouri - proseguí la bimba -ma io non ci credo mica che abbia fatto

anche questo paese. Non è fatto bene come gli altri. Si sono dimenticatil'acqua e gli alberi.

- Non vorresti dire le preghiere? - domandò ancora l'uomotitubante.

- Ma è ancora presto per dire le preghiere.

- Non importa. Non è l'ora solitama al Signore non dispiacerà. Di' purele preghiere che dicevi ogni sera sul

carroquando eravamo nella prateria.

- Perché non le dici anche tu? - chiese la bimba spalancando gli occhiperplessa.

- Non me le ricordo. Non ne ho piú dette da quando ero alto la metà diquesto fucilema forse non è mai troppo

tardi per ricominciare. Dille tule preghiereed io ti terrò dietro.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

40

- Ma allora devi inginocchiarti come me - spiegò la bimba stendendo loscialle al suolo. - Devi giungere le mani

cosí... In ginocchio ci si sente piú buonisai.

Era uno strano spettacolo... se ci fosse stato qualcuno ad osservarloall'infuori dei nibbi. L'uno accanto all'altra

sullo sciallettos'inginocchiarono i due viandantila bimbetta loquace el'avventuriero indurito e temerario. Il visino

ancor paffuto della bimba e la faccia scarna e angolosa dell'uomo eranorivolti al cielo senza nubiin una sentita

preghiera alla temuta Entità cui stavano di fronte. Due vociuna acuta elimpidal'altra profonda e aspra... si univano

per chiedere pietà e perdono. Finita la preghierai due tornarono a sedersiall'ombra del macignoepoco dopola

bimba si addormentò appoggiata all'a mpio petto del suo protettore.

L'uomo rimase per qualche tempo ad osservarlama la natura fu piú forte dilui. Da tre giorni e tre notti non si era

concesso né sosta né riposo. Lentamentele palpebre gli si abbassaronosugli occhi stanchila testa gli ricadde sempre

piú in bassocol mento sul pettofinché la sua barba brizzolata andò amischiarsi ai riccioli d'oro della piccina.

Dormivano entrambi del medesimo sonno profondo e senza sogni.

Se il viandante fosse rimasto sveglio ancora per un'altra mezz'oraunostrano spettacolo si sarebbe presentato ai

suoi occhi. In lontananzasull'estremo limite della pianurasi era levatacome una nuvoletta di polvereappena visibile

sulle primeconfusa com'era con la bruma in distanzaper poi divenire piúvasta e ben definita. La nube continuò ad

aumentare di dimensioni finché risultò palese che poteva essere causatasoltanto da una grande moltitudine di esseri in

movimento. In luoghi piú fertilil'osservatore avrebbe concluso che stesseavanzando un'enorme mandra di bisontidi

quelli che abitano le praterie. Ma ciò non era possibile in quella terraarida. A mano a mano che la nube di polvere si

avvicinava all'altura isolata su cui riposavano i due sperduticominciaronoad apparire attraverso il polverone le sagome

di grandi carri coperti e le figure di molti cavalieri armati. Si trattava diuna carovana diretta verso l'Ovest. Ma che

carovana!

La testa era già arrivata alle falde delle montagnema la coda non sidistingueva ancorapoiché si perdeva

all'orizzonte. Attraverso l'immensa pianorasi snodava l'interminabileprocessione di carricarrettiuomini a cavallo e

uomini a piedi. Innumerevoli donne si trascinavano cariche di fagotti. eaccanto a loro trotterellavano bimbi di ogni età

mentre altri facevano capolino dalle coperture dei carri. Non poteva certoessere una comune comitiva di immigranti

ma piuttosto qualche popolazione nomadecostretta dalla forza dellecircostanze a cercarsi una nuova patria.

Nell'aria limpida e aridasi levava da quella massa umana un vociareconfusoaccompagnato dal cigolio delle

ruote e dal nitrire dei cavalli. Maper quanto fosse forte il frastuonononera sufficiente a svegliare i due esausti

viandanti che dormivano sulla piccola altura.

In testa alla colonna procedevano sei o sette uomini a cavallouominidall'aspetto deciso e grave ad un temp o

vestiti di ruvidi panni scurie armati di fucile. Giunti alle faldedell'alturasi fermarono e tennero un breve conciliabolo.

- Le sorgenti sono a destrafratelli - disse uno di loroun uomo daicapelli brizzolatidal volto glabro e la bocca

dura.

- Alla destra della Sierra Blanca... poi raggiungeremo il Rio Grande -precisò un altro.

- Non temete per l'acqua - interloquí un terzo. - Colui che ha saputocavarla dalle rocce non abbandonerà ora il

Suo popolo prediletto.Sir Arthur Conan Doyle Unostudio in rosso

41

- Amen! Amen! - rispose il gruppo in coro.

Stavano per riprendere il cammino quando uno dei piú giovanidotato di unavista molto acutaruppe in una

esclamazione e indicò in altoverso l'altura che sovrastava il burrone.Presso un macigno spiccava contro il grigio della

roccia e pareva scintillare al sole qualcosa di rosso. A quella vista tuttitirarono le redini e brandirono i fucilimentre

altri cavalieri sopraggiungevano per rinforzare l'avanguardia. La parola"pellirosse" era sulle labbra di tutti.

- Non ci possono essere molti indianiqui - asserí l'uomo anziano chesembrava il capo. - Abbiamo oltrepassato il

paese dei Pawnees e non incontreremo altre tribú finché non oltrepasseremole grandi montagne.

- Posso andare a fare una ricognizionefratello Stangerson? - chiese uno delgruppo.

- Anch'io... anch'io... anch'io - gridarono molte voci.

- Lasciate i cavalli e vi aspetteremo qui - concesse l'anziano.

Un momento dopoi giovani erano smontati di sellaavevano legato i cavallie si arrampicavano su per il ripido

pendio verso l'oggetto che aveva attirato la loro curiosità. Avanzavanorapidi e silenziosi con la disinvoltura e la

destrezza degli esploratori esperti. Gli altridalla pianura sottostantelividero balzare di roccia in roccia finché le loro

figure apparvero stagliate contro il cielo. Il giovane che per primo avevadato l'allarme era in testa. A un trattoi

compagni lo videro alzare le mani al cielo come se egli fosse sopraffattodalla meravigliae quando lo raggiunsero

rimasero a loro volta sbalorditi per lo spettacolo che si presentava ai lorosguardi.

Sul piccolo spiazzoin cima all'alturac'era un unico masso gigantesco:appoggiato a quel masso giaceva un

uomo alto e barbutodi una magrezza estrema. Il suo volto placido e il suorespiro regolare dimostravano che era

profondamente addormentato. Accanto a lui riposava una bimbacingendogli ilcollo con le braccine rotondee la sua

testa ricciuta era posata sul panciotto di fustagno di lui. Le labbra roseedella bambina erano dischiuse e rivelavano una

fila di dentini candidissimi e regolari. Le sue sembianze gentili eranoatteggiate a un sorriso placido. Le gambette

grassocce con le calzine bianche e le scarpette dalla fibbia lucidacontrastavano stranamente con le membra scarne e i

cenci dell'uomo. Su una roccia che sovrastava quella strana coppia eranoappollaiati tre nibbi solenni chealla vista dei

nuovi venutiemisero grida rauche come di disappuntoe volarono via .

Le grida degli uccellacci svegliarono i dormienti che si guardarono attornodisorientati. L'uomo si alzò in piedi a

fatica e volse lo sguardo in giú verso la pianura che gli era apparsa tantodesolata prima che il sonno lo vincessee che

ora sembrava divisa in due da quell'enorme carovana di uomini e di animali.Il suo viso assunse un'espressione

incredula ed egli si passò una mano ossuta sugli occhi.

- Il delirio - borbottò. - Il delirio.

La bimba gli stava accanto in silenzio e gli si aggrappava alle gambemaasua voltasi guardava attorno con gli

occhi attoniti e interrogativi dell'infanzia.

La spedizione di soccorso non tardò a convincere i due sperduti che la suapresenza non era un'allucinazione.

Uno degli uomini prese la bimba e se la issò sulle spallementre gli altrireggevano l'esausto viandante aiutandolo a

scendere verso i carri.Sir Arthur Conan Doyle Unostudio in rosso

42

- Mi chiamo John Ferrier - spiegò l'uomo. - Io e la piccola siamo i solisuperstiti di una comitiva di ventun

persone. Gli altri sono morti di sete e di fame giú verso il Sud.

- É tua figlia? - domandò qualcuno.

- Ormaiè come se lo fosse - rispose l'uomo in tono di sfida - poiché l'hosalvata. Nessuno potrà mai portarmela

via. Da oggi in poiè Lucy Ferrier. Ma voialtrichi siete? - soggiunseguardando incuriosito gli aitanti e abbronzati

salvatori. - Pare che siate in molti.

- Quasi diecimila - spiegò uno dei giovanotti. - Siamo i perseguitati figlidi Dio... i prescelti dell'Angelo Merona.

- Non ne ho mai sentito parlare - confessò il viandante. - A quanto sembra isuoi prescelti sono un bel numero.

- Non scherzare su ciò che è sacro - ribatté l'altro in tono severo. -Siamo coloro che credono nelle sacre scritture

incise in lettere egiziane su lastre d'oro battuto che furono consegnate alsanto Joseph Smith a Palmyra. Veniamo da

Nauvoonello Stato dell'Illinoisdove avevamo fondato il nostro Tempio. Oracerchiamo un rifugio lontano dai violenti

e dai senza Dio e lo troveremo a costo di installarci nel cuore del deserto.

I1 nome di Nauvooevidentementesvegliò qualche ricordo di John Ferrier.

- Capisco - disse. - Siete i mormoni.

- Siamo i mormoni - risposero gli altri

- E dove andate?

- Non lo sappiamo. La mano di Dio ci guida nella persona del nostro profeta.Devi venire al suo cospetto. Lui

dirà quel che si deve fare di te.

Erano ormai arrivati alle falde dell'alturae ben presto si trovaronoattorniati da una folla di pellegrini... donne

dal volto pallido e dall'aspetto mitebimbi robusti e giuliviuominiansiosidal volto serio. Molte furono le grida di

stupore e di commiserazione quando i morrnoni videro la minuscola vagabonda enotarono le condizioni miserande

dell'uomo che l'accompagnava.

Tuttaviala pattuglia di scorta non si fermòma continuò a procedereseguita dalla follafinché giunse a un carro

che si distingueva dagli altri per le sue dimensioni e per il suo aspettosontuoso.

Sei cavalli erano aggiogati a quel carromentre gli altri erano trainati dadue oal massimoda quattro.

Accanto al cocchiereera seduto un uomo che non poteva avere piú ditrent'annima la testa massiccia e

l'espressione risoluta rivelavano in lui il capo. Era intento a leggere unlibro dal dorso marronema lo mise da parte

quando la folla si avvicirìòe ascoltò attentamente la relazionedell'accaduto. Poi si volse ai due sperduti.

- Possiamo prendervi con noi - dichiarò in tono solenne - ma soltanto comeseguaci della nostra fede. Non

vogliamo lupi nel nostro ovile. Meglio assai sarebbe che le vostre ossas'imbiancassero in questo desertose mai doveste

rivelarvi come il minuscolo granello di impurità chealla lungafa marciretutto il frutto. Volete venire con noi a queste

condizioni?

- Per conto miovengo con voi a qualunque condizione - rispose Ferriereparlò con tale impeto che i solenni

Anziani non poterono trattenere un sorriso. Soltanto il capo conservò la suaespressione minacciosa e solenne.

- Fratello Stangerson - ordinò - darai a costoro da mangiare e da bere.Sarà pure tuo compito istruirli sul nostro

credo. Abbiamo indugiato abbastanza a lungo! Avanti! Avanti verso Sion!

- Avanti verso Sion! - ripeterono i mormonie il grido si propagò lungo lacarovanapassando di bocca in bocca

finché si spense in distanza come un sordo mormorio.

Tra lo schioccar delle fruste e il cigolio delle ruotei grandi carri sirimisero in moto e l'immensa carovana

riprese a serpeggiare attraverso il deserto. L'Anziano alle cure del quale idue viandanti erano stati affidati li condusse a

un carro dove già li aspettava un pasto copioso.

- Rimarrete qui - disse. - In pochi giorni vi rimetterete in forze. Intantoricordatevi che siete ormaie per sempre

della nostra religione. Brigham Young l'ha detto ed egli parla con la voce diJoseph Smith che è la voce del Signore.Sir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

43

Il Fiore dell'Utah

Non pare il caso di rievocarequile fatiche e le privazioni sopportatedagli immigranti mormoni prima di

arrivare alla loro patria definitiva. Dalle rive del Mississippi alle pendicioccidentali delle Montagne Roccioseessi

avevano peregrinato con una costanza senza precedenti nella storia. Tribúselvagge e ostilibestie ferocifamesete

stanchezza e malattie... tutti gli ostacoli che la natura poteva porre sulloro cammino erano stati superati con tenacia

anglosassone. Ma il lungo viaggio e le terribili emozioni avevano fiaccatoanche i piú forti di loro. Non vi fu un solo

mormone che non cadesse in ginocchio per prorompere in una preghiera diringraziamento quando apparve l'ampia

valle dell'Utah inondata di solee i capi annunciarono che quella era laterra promessache quella fertile distesa sarebbe

stata dei mormoniper sempre.

Ben prestoBrigham Young si rivelò un abilissimo amministratoreoltre cheun capo risoluto. Vennero tracciati

piani e mappe per la costruzione della futura città. Tutt'attorno sorsero lefattoriee i terreni furono assegnati a seconda

dell'importanza di ogni persona. I mercanti furono invitati a dedicarsi alloro commerciogli artigiani a costruire i loro

laboratori. Nella cittàvie e piazze sorgevano come per magia. Nellecampagne si prosciugavano terrenisi scavavano

canalisi piantavano siepie già l'estate successiva tutta la campagna eraun'aurea distesa di messi. La strana colonia

prosperavae il grande tempio che era stato eretto al centro della cittàdivenne sempre piú vasto e piú alto. Dalle prime

luci dell'albail lavoro ferveva tra un frastuono di martellidi raspe e diseghenel monumento eretto dagli immigranti a

Colui che li aveva portati alla salvezza attraverso tanti pericoli.

I due sperdutiJohn Ferrier e la bimba che aveva condiviso la sua sorte eche egli aveva adottato come figlia

accompagnarono i mormoni fino alla fine del loro lungo pellegrinaggio. Lapiccola Lucy Ferrier compí abbastanza

piacevolmente il viaggio sul carro dell'Anziano Stangersonassieme alle tremogli del mormone e al suo unico figlioun

ragazzo dodicenne precoce e testardo. La bimbacon la facilità diadattamento tipica dei bambinisi era ripresa in breve

dal colpo causatole dalla morte della madredivenne ben presto la predilettadelle donne e si abituò alla nuova vita in

quella casa ambulante che aveva un tendone in luogo del tetto. FrattantoFerrierche aveva ripreso le forzesi

distingueva come guida e come instancabile cacciatore. Egli si guadagnò lastima dei suoi nuovi compagni con tale

rapiditàche quando giunsero alla fine del loro peregrinarefu decretatoall'unanimità che a Ferrier venisse assegnato un

appezzamento vasto e fertile quanto quello di tutti gli altri pionierifattaeccezione per Youngnonché per i quattro

Anzini più imortantiStangersonKemballJohnston e Drebber.

Sulla sua terraJohn Ferrier si costruí una solida casa di tronchid'alberoche negli anni successivi fu ampliata

fino a diventare una spaziosa villa. Ferrier aveva senso pratico e abilitàmanualiinoltre sapeva trattare gli affari. Con la

sua ferrea costituzione riusciva a lavorare dalla mattina alla sera per ilmiglioramento delle sue terre. Accadde cosí che

la fattoria di Ferriere tutto ciò che gli appartenevaprosperassero inmodo straordinario. In tre anniegli divenne il piú

agiato fra tutti i suoi viciniin sei divenne benestantein noveaddirittura ricco. Nel volgere di dodici anni non vi erano

in tutta Salt Lake City piú di sei uomini che potessero rivaleggiare conlui. Dal grande mare interno ai lontani monti

Wahsatch nessuno era piú conosciuto di Jahn Ferrier.

Per una cosaper una cosa solaegli urtava continuamente la sensibilitàdei correligionari. Nessuna esortazione

aveva mai potuto persuaderlo a crearsi un gineceo come gli altri. Non avevamai spiegato i motivi del suo ostinato

rifiutoma era rimasto inflessibilmente fedele alla propria determinazione.Alcuni l'accusavano di essere tepido nei

riguardi della fedealtri pensavano che l'avidità di ricchezza lo rendesseriluttante ad affrontare la spesa di un harem.

Altri ancora parlavano di un suo antico amore e di una fanciulla bionda cheera morta di dolore sulle rive delI'Atlantico.

Comunque fosseFerrier era rimasto ostinatamente celibe. Sotto ogni altroaspettoseguiva la religione della giovane

comunità e perciò godeva fama di uomo retto e ortodosso.

Lucy Ferrier crebbe nella casa di legno equando fu grandicellacominciòad aiutare il padre adottivo in tutte le

sue imprese. L'aria salubre dei monti e il balsamico profumo dei pinisostituirono per la bimba le cure della madre o

della governante. Con l'andar degli annidivenne piú alta e piú fortelesue guance si fecero floride. Molti viandantinel

percorrere la strada che passava accanto alla fattoria Ferriersentivanorivivere nelle loro menti pensieri da lungo tempo

dimenticatiosservando quella snella figura femminile che correva attraversoi campi di grano e galoppava in sella al

cavallo del padrecon la grazia e la disinvoltura d'una vera figlia delWest. Cosíil bocciolo si trasformò in fioree

l'anno in cui il padre divenne il piú ricco tra i coloniLucy era già ilpiú bell'esemplare di fanciulla americana che si

potesse trovare su tutta la sponda del Pacifico.

Non fu il padretuttaviaa scoprire per il primo che la bambina eradivenuta una donna. Raramente accade cosí.

La misteriosa trasformazione è troppo sottile e troppo graduata per esseremisurata con le date. La fanciulla stessa se ne

rende conto soltanto quando il tono di una voce o il contatto di una mano lefa fremere il cuore. Alloracon un misto di

orgoglio e di paurasi accorge che una nuova personalità si è destata inlei. Poche sono le donne che non riescono a

rievocare quel giorno e a ricordare il piccolo episodio che ha annunciatoloro l'alba di una nuova vita.

Nel caso di Lucy Ferrierl'occasione fu abbastanza seria di per se stessaaparte l'influsso che avrebbe avuto sul

suo destino e su quello di molte altre persone.

Era una calda mattinata di giugno e i "Santi dell'Ultimo Giorno"come si autodenominavanoerano affaccendati

come le api di cui avevano scelto l'alveare come emblema. Nei campi e nellevie ferveva una grande attività. Sugli

stradali polverosisfilavano lunghe carovane di muli a pieno caricotuttedirette verso l'Ovestpoiché la febbre dell'oroSirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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era scoppiata in Californiae l'itinerario di coloro che vi andavano per viadi terra passava attraverso la città degli Eletti.

C'erano anche greggi e mandre che rientravano dai pascoli lontaninonchécarovane di immigrantistanchi al pari dei

loro cavallidopo il viaggio interminabile. Attraverso quel trambustoaprendosi un varco con l'abilità dell'amazzone

espertagaloppava Lucy Ferrieril bel viso un po' accaldatoi capellicastani sciolti al vento. Andava in città per una

commissione del padre ecome aveva fatto mille altre voltenon esitava adavventurarsi tra la calca con la temerità dei

suoi annipreoccupata soltanto del compito che le era stato affidato. Ipolverosi viandanti la seguivano con gli occhi

attonitie persino gli impassibili indianidiretti verso la città con leloro mercanziesi scotevano dall'apatiastupiti per

la bellezza di quella figlia dei Bianchi.

Lucy era alla periferia della cittàquando trovò bloccata la strada da unagrande mandra di bestiame guidata da

una mezza dozzina di rozzi mandriani della pianura. Impaziente com'eralafanciulla tentò di superare l'ostacolo

guidando il cavallo verso un punto dove sembrava che ci fosse un passaggio.Troppo tardi si accorse del proprio errore.

La mandria si serrò alle sue spalle ed ella si trovò completamenteincastrata in quella fiumana semovente di bovini dalle

corna lunghe. Abituata com'era a trovarsi in mezzo al bestiameLucy non sipreoccupò del pericoloma cercò di

spronare il cavallo nella speranza di aprirsi un varco. Purtroppole cornadi un bueforse per casocolpirono

violentemente il fianco del cavallo facendolo imbizzarrire. Con un nitrito didolorel'animale s'impennò sgroppando con

tale violenzache un'amazzone meno esperta sarebbe stata subitodisarcionata. La situazione era pericolosa. A ogni

scartoil cavallo urtava contro qualche corno e si esasperava sempre piú.La ragazza faceva di tutto per rimanere in

sellapoichése fosse cadutasarebbe sicuramente morta sotto gli zoccolidei bovini senza controllo.

Ma le forze cominciavano a mancarle e il crescente polverone le mozzava ilfiato; avrebbe forse finito col

perdersi di coraggio e cessare ogni sforzose non fosse stato per una voceche le risuonò improvvisa alle spalle

incoraggiandola e promettendole aiuto. Nel medesimo istanteuna mano bruna emuscolosa afferrava il cavallo per il

morso e lo trascinava avanticostringendolo ad aprirsi un varco tra lamandria.

- Spero che sia illesasignorina - disse il salvatore rispettosamente.

Ella guardò il viso abbronzato ed energico del giovanotto.

- Ho avuto una gran paura - confessò ingenuamente. - Chi avrebbe mai pensatoche Poncho si sarebbe

imbizzarritotrovandosi in mezzo a una mandria di bovini?

- Per fortuna è rimasta in sella - disse l'altro in tono serio. Era ungiovanotto altodall'aspetto rudevestito da

cacciatore. Montava un poderoso roano e portava il fucile in spalla. -Immagino che lei sia la figlia di John Ferrier -

soggiunse. - L'ho vista uscire dalla sua casa. Quando ritorna da luiglidomandi se si ricorda dei Jefferson Hope di St.

Louis. Se è il Ferrier che credo iodev'essere stato un intimo amico di miopadre.

- Perché non viene a domandarglielo lei stesso? - chiese la ragazza.

I1 giovanotto parve compiacersi di quella proposta. Gli occhi neri gliscintillarono di gioia.Sir Arthur Conan Doyle Unostudio in rosso

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- Lo farò certamente - rispose. - Siamo stati nelle montagne per due mesi enon siamo proprio nella tenuta adatta

per andare a far delle visite. Bisognerà che il signor Ferrier ci accetticome siamo.

- Mio padre le deve della riconoscenzae anch'io gliene debbo - soggiunseLucy. - Mi vuole tanto bene. Se io

fossi finita sotto le zampe dei buoinon si sarebbe mai consolato.

- Nemmeno io - mormorò il giovanotto.

- Lei? Non vedo che cosa poteva importargliene. Non è nemmeno un amiconostro.

Il volto bruno del giovane cacciatore si fece tanto melanconico a quellafraseche Lucy Ferrier scoppiò a ridere.

- Ohnon volevo offenderla! - esclamò. - Naturalmente è un amicoadesso.Deve proprio venirci a trovare. Ma

ora bisogna che la lascialtrimenti il babbo non mi darà mai piú unacommissione. Arrivederci.

- Arrivederci - rispose il giovanotto togliendosi il sombrero e curvandosisulla manina di Lucy.

Ella sferzò il cavallo e partí di galoppo sulla stradasollevando una nubedi polvere.

Il giovane Jefferson Hope riprese il cammino coi suoi compagni. Appariva cupoe taciturno. La comitiva era stata

sui monti del Nevada in cerca di giacimenti d'argento e ora ritornava a SaltLake City nella speranza di raccogliere i

capitali necessari per lo sfruttamento di alcuni filoni che aveva scoperto.Hope si era entusiasmato quanto gli altri per la

faccenda dei giacimentima ora l'incontro con Lucy Ferrier sembrava averdeviato il corso dei suoi pensieri. La vista di

quella bellissima fanciullafresca e vitale come il vento della Sierraaveva sconvolto profondamente il suo cuore

vulcanico e indomito. Quando lei fu scomparsail giovanotto si rese contod'esser giunto a una svolta critica della sua

esistenza e comprese che né le speculazioni minerarie né alcun'altraquestione poteva avere per lui tanta importanza

quanto quel nuovo e travolgente problema. La passione nata nel suo cuore nonera l'improvvisa ed effimera fantasia di

un ragazzoma piuttosto l'amore prepotente e selvaggio di un uomo dotato diuna volontà ferrea e di un carattere

imperioso. Egli era stato abituato a riuscire in tutto ciò cheintraprendeva. Giuròin cuor suoche sarebbe uscito

vittorioso anche da quell'impresase ciò dipendeva dalla perseveranza edalla volontà.

Quella sera stessa andò a far visita a John Ferrier. Ritornò molte voltefinché la sua faccia divenne familiarealla

fattoria. Johnassorto com'era nel suo lavoro e isolato nella valleavevaavuto scarse occasioni di tenersi al corrente di

quanto accadeva nel mondo esternoin quegli ultimi dodici anni. JeffersonHope era in grado di renderlo edottoe lo

fece in modo tale da interessare Lucy oltre che il padre. I1 giovanotto erastato pioniere in California e aveva da

raccontare molte curiose storie di patrimoni accumulati e perduti in quellaterra che pullulava di avventurieri. Egli

stesso aveva fatto un po' di tutto: era stato esploratorecacciatorecercatore di miniere e agricoltore. Dovunque spirava

il vento dell'avventuraJefferson Hope accorreva. Ben prestodivenne ilbeniamino dcl vecchio Ferrierche non si

stancava di cantare le sue lodi. Lucy lo ascoltava in silenzioma il rossoredelle sue guance e lo scintillio dei suoi occhi

felici dimostravano con sufficiente chiarezza quale fosse il suo statod'animo. L'ingenuo padre non s'avvide di quei

sintomiforsema non cosí l'uomo che aveva conquistato l'amore dellaragazza.

Una sera d'estateegli giunse al galoppo e si fermò davanti al cancello.Lucy era sulla porta di casa e gli andò

incontro. Egli legò il cavallo al palo e si avviò per il sentiero.

- Devo partireLucy - disse prendendole le mani nelle sue e fissandolaamorosamente. - Non ti chiedo di venire

con me orama sarai pronta a seguirmi non appena ritornerò?

- E quando sarà? - domandò leirossa in visoridendo.

- Tra un paio di mesi al massimo. Verrò per fare di te la mia sposaamore.Nessuno può mettersi fra noi.

- E papà?

- Mi ha dato il suo consensopurché io riesca davvero a sfruttare quelleminie re. Ma sono sicuro di ciò che sto

facendo.

- Va bene! Se tu e papà avete disposto tuttonon c'è altro da dire -sussurrò Lucye appoggiò una guancia contro

l'ampio petto di Jefferson Hope.Sir Arthur ConanDoyle Uno studio in rosso

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- Dio sia lodato! - esclamò lui con la voce un po' rauca; poi si curvò abaciarla. - Ma ora devo scappare. Piú

aspetto e piú arduo sarà il distacco. Mi aspettano al canion. Arrivederciamore mio... arrivederci. Fra due mesi sarò da

te.

Cosí dicendoil giovanotto allontanò Lucy da sébalzò in sella e siallontanò di gran galopposenza mai voltarsi

indietroquasi avesse paura di vacillare se avesse dato una sola occhiata aciò che lasciava dietro alla sua partenza. Lucy

rimase al cancello e lo seguí con gli occhifinché non fu scomparsopoiritornò a casa.

Era la fanciulla piú felice di tutto l'UtahSirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

47

John Ferrier parla col Profeta

Tre settimane erano passate da quando Jefferson Hope e compagni erano partitida Salt Lake City. John Ferrier si

sentiva il cuore greve quando pensava al ritorno del giovanotto eall'imminente perdita della figlia adottiva. Eppure

l'espressione raggiante di Lucy valeva a riconciliarlo con quell'ideapiúdi qualsiasi altro argomento. In fondo al cuore

risolutoegli aveva sempre custodito la decisa volontà di non permettereche sua figlia sposasse un mormone. Ai suoi

occhiun simile matrimonio non era un sacramentoma una vergognaundisonore. Quali che si fossero le sue idee sulle

dottrine mormoniche in generesu quel punto era inflessibile. Dovevaevitareperòdi pronunciarsi in propositopoiché

l'esprimere un'opinione non ortodossa era pericolosissimoin quei giorninella Terra dei Santi.

Síera pericolosissimo... tanto che persino i piú ortodossi osavano amalapena sussurrare le loro opinioni

religiose a voce bassissimaper timore che quanto usciva dalle loro labbrapotesse venire frainteso e attirare sul loro

capo un pronto castigo. I perseguitati erano ormai divenuti persecutori dellapeggiore specie. L'Inquisizione di Spagna

il Vehmgericht tedescole società segrete italiane... nessunaorganizzazione era mai riuscita a mettere in moto una

macchina piú formidabile di quella che costituiva un incubo per ogniabitante dell'Utah.

Il carattere invisibile e misterioso dell'organizzazione costituiva il suoaspetto piú terribile. Sembrava che fosse

omnisciente e onnipotenteeppure nessuno la vedeva né la udiva. Colui chesi metteva contro la Chiesa spariva senza

che nessuno sapesse mai quale fosse stata la sua sorte. La moglie e i figlilo aspettavano a casama nessuno andava

nemmeno a dir loro cosa avevano fatto dello scomparso i giudici segreti. Unaparola imprudenteun gesto impulsivo

erano seguiti da immancabili conseguenze; eppurenon si sapeva di qualnatura fosse quella potenza terribile che

sovrastava su ognuno. Nessuna meraviglia che gli uomini andassero in girotimorosi e guardinghie che nemmeno nel

cuore della foresta osassero sussurrare i dubbi che li opprimevano.

Sulle primequel vago e terribile potere si esercitava soltanto suirecalcitrantii qualidopo avere abbracciato la

fede mormonicatentavano di pervertirla e di abbandonarla. Maben prestoil suo raggio d'azione si ampliò. Le donne

scarseggiavanoe la poligamia senza una densa popolazione femminile allaquale attingere diveniva una dottrina

irnpossibile. Cominciarono a circolare strane voci... si parlava diimmigranti assassinatidi campi devastati in regioni

dove gli indiani non si erano mai visti. Nuove donne apparvero negli haremdegli Anziani... donne che si struggevano e

piangevanorecando sui volti le tracce di un orrore inestinguibile. Iviandanti che passavano sulle montagnea tarda ora

parlavano di bande di uomini armatimascherati e furtiviche siintravedevano nelle tenebre. Quei racconti e quelle

dicerie presero corpo e sostanzaecorroborati da ogni partesi risolseroin un nome ben definito. Ancor ogginelle

solitarie fattorie delI'Ovestil nome della banda Danite o degli Angelivendicatori è sinistro e di cattivo augurio.

Il propagarsi di dati piú sicuri sull'organizzazione che compiva cosíterribili prodezze aumentòanziché

diminuirel'orrore che essa ispirava agli abitanti dell'Utah. Nessuno sapevachi potesse appartenervi. I nomi di coloro

che partecipavano a imprese tanto feroci e sanguinarie erano protetti dalsegreto piú fitto. L'amico stesso al quale

confidavate i vostri dubbi sul profeta e sulla sua missione poteva essere unodi quelli che sarebbero venuti di nottecol

ferro e col fuocoa esigere una terribile riparazione. Perciòogni uomotemeva il proprio vicinoe nessuno manifestava

i pensieri che lo assillavano maggiormente.

Una bella mattinaJohn Ferrier si disponeva a uscire per compiereun'ispezione ai suoi campiquando udí

sbattere il cancello della fattoria eguardando fuori della finestravideun uomo di mezza etàgrassobiondoche

avanzava sul viale. Il cuore gli diede un balzopoiché il visitatore altrinon era che il grande Brigham Young in persona.

Trepidantepoiché sapeva che una simile visita non poteva essere di buonauspicioFerrier corse alla porta per

ossequiare il capo mormone. Costuituttaviaaccolse con freddezza le sueespressioni di benvenuto e lo seguí nel

salottocon cipiglio severo.

- Fratello Ferrier - disse sedendosi e fissando l'agricoltore di tra leciglia chiarissime - i veri credenti sono stati

buoni amici per te. Ti abbiamo raccolto quando stavi per morire di fame neldesertoabbiamo diviso con te il nostro

ciboti abbiamo condotto al sicuro nella Sacra Valleti abbiamo dato laterra da coltivare e ti abbiamo permesso di

arricchirtisotto la nostra protezione. Non è cosí?

- È cosí - rispose John Ferrier.

- In cambio di tutto ciòti abbiamo imposto soltanto una condizione: diabbracciare la vera fede e rispettarne ogni

dettame. Hai promesso di farlomase è vero ciò che si dicenon haimantenuto la parola.

- In che modo ho mancato alla mia parola? - domandò Ferrier alzando le manial cielo in atto di protesta. - Non

ho contribuito al fondo comune? Non ho frequentato i templi? Non ho...

- Dove sono le tue mogli? - chiese Young guardandosi attorno. - Chiamaleché io possa riverirle.

- É vero che non mi sono sposato - rispose Ferrier. - Ma le donne eranopochee tanti uomini avevano maggiori

diritti di me. Non ero soloavevo una figlia che poteva curare la mia casa.

- Ed è proprio di tua figlia che io voglio parlarti - proseguí il capo deimormoni. - É divenuta il fiore dell'Utah ed

è vista di buon occhio da piú di un cittadino di alto rango.

John Ferrier gemette tra sé.

- Circolano sul suo conto voci alle quali mi rifiuto di prestar fede -continuò Young. - Si dice che si sia legata a

un miscredente... Senza dubbiosi tratta di una diceria tendenziosa. Qual èil tredicesimo comandamento del santo

Joseph Smith? "Ogni fanciulla appartenente alla vera fede sposi unodegli Eletti; poichéunendosi a un miscredente.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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commetterebbe un peccato mortale". Standocosí le cosenon è possibile che tuche professi la sacra fedeconsenta a

tua figlia di violarla.

John Ferrier non risposema si mise a giocherellare nervosamente con loscudiscio che aveva in mano.

- Proprio su questo punto la tua fede sarà messa alla prova... Cosí hadeciso il Sacro Consiglio dei Quattro. La

fanciulla è giovane e non pretendiamo che sposi un uomo canutoné vorremmoprivarla del diritto di scelta. Noi

Anziani abbiamo molte giovenchema dobbiamo pensare anche ai nostri figli.Stangerson ha un maschio e anche

Drebber ne ha uno. Entrambi accoglierebbero con gioia tua figlia nelle lorocase. A lei la scelta. Sono giovaniricchi e

di provata fede. Tu che ne dicifratello?

Ferrier rimase a lungo in silenziocon la fronte corrugata.

- Dateci un po' di tempo - disse alla fine. - Mia figlia è giovanissima...non ha ancora l'età di maritarsi.

- Avrà ancora un mese di tempo per pensarci - dichiarò Young alzandosi. –Al finire del trentesimo giornodovrà

darci una risposta.

Sul punto di varcar la sogliail profeta si volse. Era rosso in viso e glilampeggiavano gli occhi.

- Assai meglio sarebbeJohn Ferrier - tuonò- che tu e tua figlia fostedue scheletri abbandonati nel deserto della

Sierra Blancache non opporre la vostra debole volontà agli ordini delnostro Sacro Consiglio!

Con un gesto minaccioso egli uscíe Ferrier intese i suoi passi pesantisulla ghiaia del sentiero.

Se ne stava ancora seduto con un gomito sulle ginocchia domandandosi in chemodo avrebbe potuto iniziare

l'argomento con la figliaquando una mano leggera si posò sulla sua ealzando il capoegli si vide la ragazza accanto.

Gli bastò un'occhiata al viso pallido e atterrito di Lucy per capire che leiaveva udito ogni cosa

- Non ho potuto fare a meno di ascoltare - dichiarò Lucyin rispostaall'occhiata interrogativa del padre. - La

voce di Young ha risuonato fino in fondo alla casa. Ohpapàpapà! Chepossiamo fare?

- Non aver paura - rispose Ferrier attirandola a sé e passando la mano rozzasui capelli castani della fanciulla. - In

un modo o nell'altro ce la caveremo. Non hai cambiato idea riguardo a quelgiovanottoè vero?

Un singhiozzo e una contrazione delle dita di Lucy furono la sola risposta.

- Nonaturalmente - proseguí Ferrier. - Se mi avessi detto di síne avreiprovato un gran dispiacere. È un bravo

figliolo ed è un buon cristianocosa che non oserei dire di questa genteadispetto di tutte le loro prediche e le loro

preghiere. Domaniparte una spedizione per il Nevada. Cercherò di mandareun messaggio a Hope per metterlo al

corrente della nostra situazione. Se non mi sono ingannato a giudicare quelragazzolo vedremo arrivare con la velocità

del telegrafo.

A quelle parole del padreLucyrise tra le lacrime.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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- Ci consiglierà lui sul da farsi - disse. - Ma io ho paura per tecaro.Circolano... circolano voci cosí terribili sulla

sorte riservata a chi si oppone al profeta. A quelli che tentano di farlosuccede sempre qualcosa di atroce.

- Ma noi non ci siamo ancora opposti al profeta - ribatté il vecchio. - Éinutile ripararsi prima che piova.

Abbiamo un mese intero davanti a noima prima della scadenzasarà forsemeglio andarcene dall'Utah.

- Andarcene dall'Utah?

- Non vedo altra soluzione.

- E la fattoria?

- Cercheremo di realizzare tutto il danaro possibilee il resto loabbandoneremo. A dir la veritàLucynon è la

prima volta che ci penso. Non mi piace sottomettermi a nessunocome questagente si sottomette al suo profeta della

malora. Sono un libero cittadino americano e questo dispotismo non mi piace.Forseson troppo vecchio per adattarmi.

Se quell'uomo tornasse a gironzolare attorno a questa fattoriapotrebbesuccedergli di incontrare una scarica di

pallottole.

- Ma non ci lasceranno andar via! - osservò la ragazza.

- Aspetta che arrivi Jeffersone vedrai che riusciremo ad andarcene. Nelfrattemponon ti angosciaretesoroe

non farti venire gli occhi gonfialtrimenti Jefferson se la prenderà conme. Per oranon c'è nessun pericolo.

John Ferrier pronunciò quelle parole consolanti nel tono piú fiduciosomaLucy non poté fare a meno di

osservare chequella seraponeva una cura insolita nel chiudere le porte esi affaccendava a lubrificare e a caricare il

vecchio fucile da caccia che stava sempre appeso al muro della sua camera.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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Fuga per la vita

I1 mattino dopo il colloquio col profeta mormoneJohn Ferrier andò a SaltLake Citytrovò un conoscente che

partiva per i monti del Nevada e gli affidò un messaggio per Jefferson Hope.Nel messaggioFerrier esponeva al

giovanotto la situazionefacendogli presente l'urgenza del suo ritorno. Dopodi cheil vecchio si sentí sollevato e

ritornò a casa con animo piú sereno.

Giunto nei pressi della fattoriavide con meraviglia che a ognuno deipilastri del cancello era legato un cavallo.

Ancor piú si stupí quandoentrato nel suo salottolo trovò occupato dadue giovanotti. Unoche aveva il viso pallido e

lungose ne stava semisdraiato in una sedia a dondolocoi piedi appoggiatialla stufa. L'altroun giovane dal collo

taurino e dal viso paffuto e grossolanoera in piedi accanto alla finestracon le mani in tascae fischiettava una

musichetta popolare.

Entrambi salutarono Ferrier con un cenno del capopoi quello sedutocominciò la conversazione.

- Forse non ci conosci - disse. - Questo è il figlio dell'Anziano Drebbereio sono Joseph Stangerson. Ho

viaggiato insieme con te nel desertoquando il Signore ti ha pòrto la manoper accoglierti nel vero ovile.

- Come farà con tutti i popoliquando riterrà che sia venuta la Sua ora -interloquí l'altro con voce nasale. - Egli

macina lentamentema la sua farina è finissima.

John Ferrier s'inchinò con una certa freddezza. Aveva già intuitol'identità dei visitatoriprima che parlassero.

- Siamo venuti per consiglio dei nostri padri - continuò Stangerson - achiedere la mano di tua figlia per quello di

noi che parrà preferibile a te e a lei. Siccome io ho soltanto quattro moglie il fratello Drebber ne ha settecredo di avere

piú diritto...

- Niente affattofratello Stangerson - esclamò l'altro. - L'importante nonè il numero delle mogli che abbiamoma

il numero di quelle che possiamo mantenere. Mio padre mi ha fatto donazionedei suoi mulini e io sono piú ricco di te.

- Ma le mie prospettive sono migliori - obiettò l'altro con impeto. - Quandoil Signore mi priverà del padre

diventerò proprietario della sua conceria e del suo laboratorio di pellami.Inoltresono maggiore di te e ho una carica

piú alta nella Chiesa.

- Lasceremo la scelta alla ragazza - concluse Drebber rimirandosi compiaciutoallo specchio. - Sílasceremo a lei

la decisione.

Durante questo dialogoJohn Ferrier era rimasto fremente sulla sogliatrattenendosi a stento dall'alzare lo

scudiscio contro i due visitatori.

- State a sentire - disse alla fine avanzando verso i due. - Quando miafiglia vi manderà a chiamarepotrete

presentarvimasino ad alloranon voglio rivedere le vostre facce.

I due giovani mormoni lo fissarono sbalorditi. Erano persuasi che quel loromodo di contendersi la mano della

fanciulla rappresentasse il piú alto onoresia per lei che per il padre.

- Ci sono due vie per uscire da questa stanza - soggiunse Ferrier. - Quelladella porta e quella della finestra.

Quale preferite?

Tanto feroce era la sua espressione e tanto minacciose apparivano le suemaniche i due furono alla porta d'un

balzo e se la diedero a gambe. Il vecchio li seguí fino alla soglia e gridòloro dietro:

- Fatemi sapere quando avrete deciso chi dev'essere il prescelto.

- La pagherai cara! - gridò di rimando Stangerson pallido per la collera. -Hai sfidato il profeta e il Consiglio dei

Quattro. Te ne pentirai fino alla fine dei tuoi giorni.

- La mano del Signore si abbatterà su di te - aggiunse il giovane Drebber. -Sentirai il Suo scudiscio sulle carni.

- Ora vi faccio sentire il mio! - esclamò Ferriere si sarebbe slanciatoall'inseguimentose Lucy non fosse

sopraggiunta ad afferrarlo per un braccio e a trattenerlo.

Prima che il vecchio riuscisse a svincolarsiuno scalpitar di cavallilanciati al gran galoppo gli annunciò che i due

se l'erano data a gambe.

- Banditi! - esclamò asciugandosi il sudore della fronte. - Preferireivederti nella tombafigliolache non

nell'harem di uno di quei due.

- Anch'io preferirei la mortepapà - rispose Lucy intrepida. - Ma Jeffersonsarà qui tra poco.

- Già. Non può tardare. Tuttavianon arriverà mai troppo prestopoichénon sappiamo quale sarà la prossima

mossa dei nostri nemici.

Era tempo davvero che qualcuno capace di dar consiglio ed aiuto si unisse alvecchio agricoltore e alla sua figlia

adottiva. In tutta la storia della comunitànon era mai accaduto un similecaso di aperta disobbedienza al volere degli

Anziani. Se le colpe minori erano punite con tanta severitàquale maipoteva essere il destino di quell'ultrribelle?

Ferrier sapeva che ricchezza e posizione non potevano giovargli. Altrinotie ricchi quanto luierano spariti per piú

futili motivie i loro beni erano stati assegnati alla Chiesa. Il coraggionon mancava a John Ferriereppure egli fremeva

al pensiero dei vaghi e oscuri pericoli che minacciavano lui e sua figlia.Avrebbe affrontato senza batter ciglio

qualunque pericolo sconosciutoma quella incertezza era snervante. Tuttaviaegli nascose i propri timori alla figlia

mostrando di prendere la cosa alla leggeraper quanto Lucycon l'occhioacuto dell'affetto filialecapisse benissimo che

il vecchio era agitato.Sir Arthur Conan Doyle Unostudio in rosso

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John Ferrier si aspettava di ricevere un messaggio di rimostranza da Youngper la sua condotta; e gli giunse

infattima in un modo imprevisto. Alzatosila mattina successivatrovòcon grande meravigliaun quadratino di carta

spillato alla coperta del suo lettoproprio all'altezza del suo petto. Vierano scritte in stampatello le seguenti parole :

TI RESTANO VENTINOVE GIORNI PER EMENDARTIDOPO DI CHE...

Quei puntini erano piú significativi di qualunque minaccia esplicita. Sulmodo con cui quell'avvertimento poteva

essergli stato messo addirittura indossoJohn Ferrier era molto perplessopoiché i suoi domestici dormivano in un

padiglione a parte ela sera primaaveva chiuso lui stesso porte e finestrecon la massima cura. Il vecchio gettò via il

foglietto e non disse niente alla figliama l'incidente gli fece gelare ilcuore. I ventinove giorni eranoevidentementeil

residuo del mese che Young gli aveva accordato. Che cosa poteva mai valere laforza d'animo contro un nemico armato

di cosí misterioso potere? La mano che aveva appuntato quello spillo avrebbepotuto colpirlo al cuore senza che lui

facesse nemmeno in tempo a sapere chi lo aveva ucciso.

Ancor piú scosso rimase Ferrierla mattina successiva. Si era appena sedutoa tavola per la colazionequando

Lucycon un grido di meravigliaadditò verso l'alto. Al centro delsoffittovergatoa quanto sembravacon la punta

carbonizzata di un bastonespiccava il numero ventotto. Per la figlialacosa non era chiarae il padre non pensò

necessario illuminarla. Quella notte vegliòcol fucile a portata di manoma non vide e non udí nulla. Tuttaviala

mattinaun grande 27 era scarabocchiato all'esterno della porta. Cosíigiorni si susseguirono eogni mattina

immancabilmenteFerrier scopriva che il nemico invisibile aveva registratoin un punto ben in vista il numero dei giorni

che ancora mancavano allo scadere del mese di grazia.

Talvolta il numero fatale appariva sui murialtre volte sui soffitti oppuresu piccoli cartelli appuntati sul cancello

del giardino o sulle staccionate. Con tutta la sua vigilanzaJohn Ferriernon riusciva a scoprire da dove provenissero

quegli ammonimenti quotidiani. Un terrore quasi superstizioso lo invadevaogni qualvolta ne vedeva uno. Era divenuto

magro e irrequietoe i suoi occhi avevano l'espressione turbata dell'animalebraccato. Una sola cosa lo rincuorava

ormai. La speranza che arrivasse il giovane cacciatore dal Nevada.

I1 venti si era mutato in quindici e il quindici in diecima non vi eranotizia dell'assente. A uno a unoi giorni

passavano e Hope non appariva. Tutte le volte che un cavaliere passava sullastrada o un carrettiere gridava un comando

ai suoi cavalliil vecchio agricoltore correva al cancelloconvinto chefossero arrivati i soccorsi. Finalmentequando

vide il cinque dar luogo al quattro e il quattro dar luogo al tresiperdette d'animo e abbandonò ogni speranza di fuga.

Solocon la sua limitata conoscenza delle montagne che circondavano la zonasapeva di non poter fare alcunchè. Le

strade piú frequentate erano sotto rigida sorveglianzae nessuno potevatransitarvi senza l'ordine del Consiglio. Da

qualunque parte si voltavapareva impossibile evitare il colpo che stava perabbattersi su di loro. Eppureegli era

sempre saldo nella propria risoluzione di rinunciare alla vita prima diconsentire a quello che considerava il disonore di

sua figlia.

Una sera se ne stava seduto solo in casaassorto nei suoi tristi pensieriacercare invano di escogitare una via

d'uscita. Quella mattinaera apparso il numero due sul muro della sua casa eil giorno successivo sarebbe scaduto il

termine stabilito. Che cosa sarebbe successo? Ogni sorta di vaghi e terribilipresentimenti tormentava la sua fantasia. E

Lucy? Che sarebbe stato di leidopo la morte del padre? Non c'era propriouna via per sfuggire alla rete invisibile che si

stringeva intorno a loro? Ferrier posò il capo sulla tavola e singhiozzò alpensiero della propria impotenza.

Ma che cos'è quel rumore? Nel silenzioegli aveva udito qualcosa... unsuonocome se qualcuno avesse grattato

la porta. Ferrier sgusciò nell'anticamera e rimase in ascolto. Vi fu unapausa di qualche secondopoi quel rumore

sommesso si ripeté. Evidentementequalcuno bussava con molta discrezionesul battente. Era forse qualche assassino

venuto nel cuor della notte a eseguire gli spietati ordini del tribunalesegreto? Oppure qualche agente intento a scrivere

l'avviso che l'ultimo giorno di grazia era giunto? John Ferrier sentí cheuna morte istantanea sarebbe stata migliore di

quell'incertezza che gli scoteva i nervi e gli gelava il cuore. D'un balzoraggiunse la porta e la spalancò.Sir Arthur ConanDoyle Uno studio in rosso

52

Fuoriregnava la quiete. La notte era serena e le stelle brillavano nelcielo. I1 piccolo giardino davanti alla casa si

stendeva deserto sino alla staccionata. Non c'era anima vivanemmeno sullastrada. Con un sospiro di sollievo Ferrier

guardò a destra e a sinistrapoi abbassò gli occhi e alloratrasecolatovide un uomo che giaceva appiattito al suolocon

le braccia e le gambe allargate.

Quello spettacolo scioccò il vecchio che dovette appoggiarsi al muroportandosi una mano alla golacome per

reprimere la tentazione di gridare. Dapprima pensò che si trattasse di unferitoma l'uomomentre egli lo guardavasi

mise a strisciare al suolo con la rapidità di un rettilee s'introdussenell'anticamera. Non appena entratobalzò in piedi

chiuse la portae allorasempre piú sbalorditoFerrier si trovò a facciaa faccia con Jefferson Hope.

- Signore benedetto! - esclamò il vecchio. - Mi hai fatto paura. Come ti èvenuto in mente di entrare in quel

modo?

- Mi dia qualcosa da mangiare - balbettò l'altro con voce rauca. - Non hoavuto il tempo di mandar giú un

boccone da quarantotto ore.

Si gettò avidamente sulla carne fredda e sul pane che erano rimasti sullatavola dopo la cena dei Ferriere divorò

tutto. Non appena la sua fame fu calmatail giovanotto domandò:

- Come va il morale di Lucy?

- Bene. Lei non si rende conto del pericolo - mormorò Ferrier.

- Tanto meglio. La casa è sorvegliata da ogni parte. Ecco perché l'horaggiunta strisciando. Quei furfanti saranno

scaltrima non abbastanza da prendere un cacciatore di Washoe.

John Ferrier si sentiva un altroora che aveva accanto un devoto alleato.Afferrò la mano vigorosa del giovanotto

e la strinse cordialmente.

- Meriti stima e ammirazione - disse. - Non sono molti gli uomini chesarebbero venuti a condividere i nostri

pericoli.

- Non ha tutti i torti - ammise francamente il giovanotto. - La rispettomoltoFerriermase lei fosse solo in

questo frangenteci penserei due volte prima di cacciare la testa in unsimile vespaio. Sono venuto per Lucye prima

che le accada qualcosa di male credo proprio che ci sarà un uomo di menonella famiglia Hope.

- Che cosa dobbiamo fare?

- Domani è l'ultimo giornoe se non corriamo ai ripari questa nottesiamoperduti. Ho un mulo e due cavalli che

ci attendono nel Burrone dell'Aquila. Quanto danaro possiede?

- Duemila dollari in oro e cinquemila in banconote.

- Bastano. Io ne ho altrettanti. Cercheremo di raggiungere Carson Cityattraverso le montagne. Le conviene

svegliare Lucy. È una fortuna che la servitú non dorma in casa.

Mentre Ferrier si assentava per preparare la figlia al viaggio imminenteJefferson faceva un fagotto di tutto il

cibo che poteva trovare nella casa e riempiva d'acqua un orcio di terracottaperché ben sapevaper esperienzache leSir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

53

sorgenti montane erano poche e lontane l’una dall’altra. Aveva appenaterminato quei preparativi quando il vecchio

ritornò con la figlia già vestita e pronta per partire. Il saluto fra i dueinnamorati fu calorosoma brevepoiché i minuti

erano preziosi e c'era ancora molto da fare.

- Dobbiamo partire subito - dichiarò Jefferson Hope con voce bassa marisolutacome chiconscio della gravità

di un pericolosi è preparato l'animo ad affrontarlo. - Le due porte dellacasa sono sorvegliatemacon molta cautela

riusciremo a scappare da una finestra lateralee attraverso i campi. Quandosaremo sulla stradaavremo soltanto due

miglia da percorrere per raggiungere il burrone dove ci aspettano i cavalli.Prima dell'alba dovremmo essere nel cuore

delle montagne.

- E se ci fermassero? - domandò Ferrier.

Hope diede una manata all'impugnatura della pistola che gli spuntava dallacasacca.

- Se gli avversari fossero troppo numerosice ne porteremo sempre tre oquattro via con noi - disse con un sorriso

sulle labbra.

Nella casai lumi erano stati tutti spenti. Dalla finestra buiaFerriervolse lo sguardo ai campi che erano stati suoi

per anni e anni e che ora doveva abbandonare per sempre. Ma ormai si erapreparato al sacrificioe il pensiero

dell'onore e della felicità di sua figlia sopraffaceva ogni rimpianto. Suicampi di grano silenziosi e tra gli alberi che

frusciavano dolcemente alla brezza sembrava regnare un'atmosfera di pacetanto che stentava a capacitarsi che lo

spirito del delitto aleggiasse su quel paradiso terrestre. Eppureil voltopallido e la espressione guardinga del giovane

cacciatore dimostravano che nell'avvicinarsi alla casa egli aveva vistoquanto bastava per non aver dubbi in proposito.

Ferrier portava la borsa dell'oro e delle banconote. Jefferson aveva lescarse vettovaglie e l'acquamentre Lucy

reggeva un fagottino contenente i suoi effetti piú preziosi. Aperta lafinestra lentamente e senza rumorei tre

aspettarono che una nube oscurasse la nottepoia uno a unoattraversaronoil giardinetto. Procedevano col fiato

sospesocon le gambe piegate e il corpo ricurvo. Giunti alla siepeproseguironoal riparo del fogliamefinché trovarono

un varco che dava in un campo di grano. Si erano appena fermatiquando ilgiovanotto afferrò i suoi due compagnie li

costrinse a raggomitolarsi al suolodove rimasero silenziosi e tremanti.

Per fortunala vita nella prateria aveva fatto acquistare a Jefferson Hopeun udito acutissimo. I tre si erano

appena nascostiquandoa pochi metri da lorosi udí l'urlo melanconicodel gufo di montagnaal quale rispose

immediatamente un altro urlo vicino. Nello stesso istanteuna figura incertaapparve a due passi dalla siepe e lanciò di

nuovo il lugubre segnaleal che un altro uomo sbucò dalle tenebre.

- Domani a mezzanotte - disse il primo col tono di chi è abituato acomandare - quando il gufo chiamerà tre volte.

- Va bene - rispose l'altro. - Devo avvertire il fratello Drebber?

- Passagli la parola e fa' che da lui passi agli altri. Dalle nove allesette!

- Dalle sette alle cinque! - ribatté l'altro. Poi i due si allontanarono indirezioni opposte . Le loro ultime parole

rappresentavano evidentemente una specie di parola d'ordine. Non appena iloro passi si spensero in distanzaJefferson

balzò in piedifece passare i suoi compagni attraverso il varco della siepee li trascinò per i campi a precipizioun po'

sorreggendo e un po' portando di peso la ragazzaquando sembrava che leforze le mancassero.

- Presto! Presto ! - andava ripetendo. - Abbiamo oltrepassato lo schieramentodelle sentinelle. Oratutto dipende

dalla velocità. Presto!

Giunti sulla strada maestrapoterono procedere piú rapidi. Soltanto unavolta incontrarono qualcunoma

riuscirono a sgattaiolare in un campo evitando d'essere riconosciuti. Neipressi della cittàil cacciatore deviò per un

sentiero stretto e tormentato che conduceva verso le montagne. Due picchineri e frastagliati apparvero contro il cieloe

la sella che stava nel mezzo eraper l'appuntoil canion dell'Aquila dovele cavalcature aspettavano.

Con infallibile istintoJefferson procedette tra le enormi rocce e lungo illetto d'un torrente inariditofinché

giunse alla caverna dove i fedeli animali erano stati legati. La fanciulla fumessa in groppa al mulo e il vecchio Ferrier

balzò in sella a un cavallosempre stringendo la borsa del danaromentreJefferson Hope prendeva l'altro facendo da

guida per il pericoloso sentiero.

La strada sarebbe stata inaccessibile per chiunque non abituato ad affrontarela natura nelle sue forme piú

selvagge. Da una parte si ergeva una enorme parete di roccia alta mille metrie piúnera e minacciosacon lunghe

colonne basaltiche che spiccavano sulla sua superficie corrosa come lecostole di un immenso mostro pietrificato.

Dall'altra parte era un caos di rocce attraverso le quali sarebbe statoimpossibile avanzare. Nel mezzo correva una

mulattiera irregolaretanto strettain certi puntida costringere i treviaggiatori a procedere in filae tanto impervia da

essere impraticabile per chi non fosse un esperto cavaliere. Maa dispettodei pericoli e delle difficoltài fuggiaschi si

sentivano il cuore leggero perché ogni passo aumentava la distanza fra loroe il terribile dispotismo al quale volevano

sottrarsi.

Ben prestotuttaviaebbero la prova di trovarsi ancora entro lagiurisdizione dei Santi. Erano giunti al punto piú

selvaggio e desolato del passoquando la ragazza emise un'esclamazione disgomento e indicò verso l'alto. Su una

roccia che dominava la mulattiera si stagliava verso il cielo una sentinellasolitaria. L'uomo vide i viaggiatori nel

medesimo istante in cui essi lo scorgevanoé il suo "chi va là"militaresco echeggiò nel burrone silenzioso.

- Viaggiatori diretti al Nevada - rispose Jefferson Hopecon la mano sulfucile che teneva appeso alla sella.

I tre videro la sentinella brandire il fucilee protendersi per guardarlimegliocome se la risposta non fosse stata

soddisfacente.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio inrosso

54

- Col permesso di chi? - domandò.

- Del Consiglio dei Quattro - rispose Ferrier. Vivendo tra i mormoni avevaimparato che quella era la piú alta

autorità che si potesse nominare.

- Dalle nove alle sette - gridò la sentinella.

- Dalle sette alle cinque - ribatté Jefferson Hopeprontoricordando laparola d'ordine udita nel giardino.

- Passatee che il Signore sia con voi - fece la voce dall'alto.

Al di là del posto della sentinellail sentiero si allargavae ifuggiaschi poterono mettere le cavalcature al trotto.

Volgendosividero la sentinella appoggiata al fucile e capirono di avereoltrepassato l'estremo avamposto del Popolo

Eletto. La via della libertà si apriva davanti a loro.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

55

Gli Angeli Vendicatori

Durante tutta la notte viaggiarono per sentieri tortuosi e irregolaricosparsi di rocce. Piú di una volta smarrirono

la viama la ritrovarono sempregrazie alla profonda conoscenza di Hope perle montagne. Quando sorse il mattinoun

panorama selvaggio e meraviglioso apparve ai loro occhi. Da ogni parteeranocircondati da grandi cime ammantate di

neve. I pendii rocciosi erano tanto scoscesida un lato e dall'altroche ilarici e i pini parevano sospesi sulle teste dei

viandanticome se il minimo soffio di vento potesse farli precipitare. Néquel timore era del tutto immaginariopoiché

l'arida valle era cosparsaper l'appuntodi alberi e di macigni cadutidalle montagne circostanti. Persino al loro

passaggiopiú di un macigno rotolò giú con fragorespaventando i cavalliche si lanciarono al galoppo.

Col sorger del sole a orientele cime delle grandi montagne parveroaccendersi l'una dopo l'altra come i lampioni

di una festa. Il magnifico spettacolo esaltò i tre fuggiaschi e diede loronuova energia. In un puntodove un torrente

impetuoso sbucava da una golasostarono per abbeverare i cavalli e perriposarsi. Lucy e suo padre avrebbero voluto

rinfrancarsi piú a lungoma Jefferson fu inamovibile.

- Ormaisaranno già sulle nostre tracce - spiegò. - Tutto dipende dallanostra velocità. Se riusciamo ad arrivare a

Carsonpossiamo riposarci per il resto dei nostri giorni.

Per tutta la giornata proseguirono attraverso i montie la sera calcolaronodi essere a piú di trenta miglia dai

nemici. Quando scese la nottetrovarono un crepaccio al riparo dei ventielàraggomitolati l'uno accanto all'altrosi

concessero qualche ora di sonno. Ma prima dell'alba erano già di nuovo incammino. Non avevano visto tracce di alcun

inseguitoree Jefferson cominciava a sperare che fossero sfuggiti una voltaper tutte alla terribile organizzazione di cui

si erano attirati l'inimicizia. Non sapevail povero giovanefin dovepotesse giungere quella mano d'acciaioné quanto

fosse prossimo il momento in cui si sarebbe abbattuta sui fuggiaschi perannientarli.

A metà del secondo giorno di viaggiole scarse provviste della piccolacomitiva cominciavano ad esaurirsima il

giovanotto non se ne preoccupò. Fra le montagne la cacciagione abbondavaespesso egli si era trovato a dipendere dal

proprio fucile per procurarsi il necessario sostentamento. Trovato unavvallamentoraccolse un mucchio di rami sottili e

preparò un bel fuocoaffinché i suoi compagni potessero riscaldarsidatoche si trovavano a quasi duemila metri di

altezza e l'aria era pungente. Legate le bestie e preso commiato da LucyJefferson si mise il fucile in spalla e partì alla

ricerca di qualche capo di selvaggina. Volgendosi un'ultima voltavide ilvecchio e la ragazza raggomitolati accanto al

fuocomentre i tre animali se ne stavano immobili in un luogo riparato. Poiuna roccia gli precluse la visuale.

Hope percorse un paio di miglia da un burrone all'altrosenza successoquantunque vari indizi indicassero la

presenza di numerosi orsi nella zona. Finalmentedopo due o tre ore diricerche inutiliil giovanotto stava per ritornare

indietroscoraggiatoquandoguardando in altovide qualcosa che lo fecefremere di gioia. Su un piccoa meno di

cento metri al di sopra della sua testastava immobile una pecora selvaticacon gigantesche corna. L'animale non si era

accorto del cacciatorecosì Hope ebbe modo di prendere la mira con cura. Unminuto dopola pecora spiccò un balzo in

ariarestò un attimo in bilico sull’orlo del precipiziopoi precipitònella valle sottostante.

Pesava troppo perché Hope potesse caricarsela intera sulle spalle. Quindi siaccontentò di tagliare una coscia e

parte di un fiancoe poicon quel trofeosi dispose a raggiungere Ferriere Lucypoiché cominciavano già a calare le

ombre della sera. Si era appena incamminato quando si rese conto delladifficoltà che gli stava di fronte.

Nell'entusiasmo di aver trovato la selvaggina era andato al di là deiburroni che conosceva a menaditoe ora non gli

sarebbe stato facile rifare il cammino percorso. La valle in cui si trovavaera però divisa in varie gole tanto somiglianti

l'una all'altrache era imp ossibile distinguerle. Ne seguí una per oltreun miglioma giunse a un torrente montano che

era sicurissimo di non aver mai visto.

Convinto d'avere sbagliatoritornò indietro e provò un'altra stradamacon analogo risultato. L'oscurità avanzava

rapidamenteed era quasi notte quando Jefferson si trovò su un sentiero chegli era familiare. Anche allora non gli fu

facile mantenersi sulla pista giusta poiché la luna non era ancora sorta e ipicchi circostanti accentuavano l'oscurità.

Stanco per il fardello che portava e per le fatiche della cacciaprocedevafacendosi animo al pensiero che ogni passo lo

avvicinava a Lucye che portava quanto bastava per cibare la comitiva finoalla fine del viaggio.

Ormaiera all'imbocco della valletta dove aveva lasciato i duee anche albuio riusciva a riconoscere la linea

delle cime che la circondavanoJohn e Lucy dovevano aspettarlo con ansiapensava Hopepoiché era stato assente

quasi cinque ore.

In preda a una grande allegrezzaposò un momento il fardellosi portòambe le mani alla bocca e lanciò un

richiamo per annunciare il suo arrivopoi tese l'orecchio aspettando unarisposta. Udì soltanto il proprio grido

riecheggiato dalle gole silenziose. Ripeté il richiamo piú fortemaanchequesta voltagli amici che da poco tempo

aveva lasciato non gli diedero risposta. Un vago timore cominciava ainsinuarglisi nel cuoreed egli riprese il cammino

a precipizioabbandonando il frutto della cacciatanto era agitato.Oltrepassata una curva del sentierogiunse in vis ta

del fuoco. Vi era ancora un mucchio di tizzoni incandescentima era chiaroche il fuoco non era stato piú alimentato

dopo che egli si era allontanato. Tutt'attorno regnava un silenzio di morte.Mentre il dubbio angoscioso diventava

certezzaHope cominciò a esplorare il luogo. Non vi era piú essere viventepresso i resti del fuoco: la fanciullal'uomo

i cavalli e il mulotutti erano scomparsi. Era chiaro chedurante l'assenzadi Jeffersonera accaduto qualcosa... una

disgrazia che aveva travolto tutti senzatuttavialasciare tracce.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

56

Stordito da quel colpo terribileJeffersono Hope dovette appoggiarsi alfucile per mantenere l'equilibrio. Ma egli

era essenzialmente un uomo d'azionee ben presto si riebbe da quella crisidi sconforto. Afferrò un pezzo di legno

mezzo carbonizzato dai resti del fuocovi soffiò sopra finché non nescaturi una fiamma econ quella torcia

improvvisatasi mise a esaminare il minuscolo accampamento. Il terreno erasegnato dagli zoccoli di molti cavalli

chiara prova che un gruppo numeroso aveva raggiunto i fuggiaschi. All'esamedelle traccerisultava chiaro chein

seguitola comitiva era ritornata verso Salt Lake City. Aveva riportato consé i Ferrier? Jefferson si era già quasi

persuaso che fosse cosìquando il suo sguardo si posò su qualcosa chequasi gli mozzò il fiato. Di fianco

all'accampamento spiccava un monticello di terra rossiccia chepoco primanon esisteva. Era impossibile non

riconoscerlo per una tomba scavata e colmata di fresco. Avvicinatosiilgiovane cacciatore vide che un bastoncino di

legno era stato piantato sul tumulo e che un foglietto di carta eraimprigionato in una spaccatura del legno. L5iscrizione

sul foglietto era brevema significativa:

JOHN PERRIER

GIÀ Dl SALT LAKE CITY

MORTO

IL 4 AGOSTO 1860

Sicchéil vigoroso vecchio che egli aveva lasciato da poche ore erascomparso e quello era il suo unico epitaffio.

Jefferson Hope si guardò attorno disperatamente per vedere se vi fosse unaseconda tombama non ne trovò traccia.

Lucy era stata riportata indietro dai terribili inseguitori affinchédivenisse una delle spose del figlio di un Anziano

secondo il decreto dei Santi.

Quando il giovanotto comprese che tale sarebbe stato il destino di Lucye sirese conto della propria impotenza a

impedirlosi dolse di non giacere nel luogo dell'estremo riposo assieme alvecchio agricoltore.

Tuttaviail suo spirito combattivo vinse ancora una volta in lui l'inerziacausata dalla disperazione. Se proprio

non gli restava altropoteva almeno dedicare la propria esistenza allavendetta. Con l'indomabile pazienza e la

perseveranzaJefferson Hope possedeva anche uno spirito vendicativo cheforse gli si era sviluppato per la lunga

dimestichezza con gli indiani. Mentre se ne stava ritto accanto al desolatofuocosentí che soltanto la legge del taglione

avrebbe potuto recar sollievo al suo dolore. Decise di dedicare la ferreavolontà e l'energia instancabiledi cui madre

natura l'aveva dotatoal compimento di una sanguinosa vendetta contro i suoinemici. Pallido e truce in voltoritornò

dove aveva gettato la coscia di pecoraaccese un bel fuoco e cucinò lacarne che poteva bastargli per qualche giorno. Ne

fece un fagottopoi esausto com'erasi mise in cammino attraverso lemontagnesulla pista degli Angeli vendicatori.

Per cinque giornicoi piedi dolorantiviaggiò attraverso le valli e ipassi che già aveva attraversato a cavallo. La notte

si gettava tra le rocce e si concedeva qualche ora di sonnoma primadell'alba era immancabilmente in cammino. Il

sesto giornogiunse al canion dell'Aquiladove lui e i Ferrier avevanoiniziato la loro tragica fuga. Di làil suo sguardo

poteva spaziare sulle dimore dei Santi. Logorato dalla stanchezzasiappoggiò al fucile e agitò fieramente il pugno

verso la città silenziosa che si stendeva sotto di lui. E mentre l'osservavasi accorse che nelle vie principali sventolavano

le bandiere e vi erano altri segni di festa. Stava ancora chiedendosi ciòche poteva significarequando udí lo scalpitar diSirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

57

un cavallo e vide un cavaliere che avanzava verso di lui. Quando l'uomo siavvicinòHope lo riconobbe per un

mormone di nome Cowperal quale aveva reso piú di un servigio. Lo accostòquindinella speranza di sapere quale

fosse stato il destino di Lucy Ferrier.

- Sono Jefferson Hope - disse. - Ti ricordi di me?

Il mormone lo guardò senza celare la propria meraviglia. Infattiera bendifficile riconoscere in quel vagabondo

sporco e cenciosodal viso spettrale e dagli occhi stralunatiil giovane einappuntabile cacciatore dei giorni passati. Non

appena il mormone si fu convinto dell'identità di Hopela sua meraviglia sitramutò in costernazione.

- Sei pazzo a venire qui - esclamò . – Già io rischio la vita se qualcunomi vede parlare con te. I quattro Santi

hanno deciso di impadronirsi della tua personacome complice della fuga deiFerrier.

- Io non temo né i quattro Santi né le loro decisioni - dichiarò Hope intono grave. - Tu devi sapere qualcosa di

questa faccendaCowper. Ti scongiuroper tutto ciò che ti è carodirispondere alle mie domande. Siamo sempre stati

amici. Per l'amor di Dionon rifiutarti di rispondere.

- Di che si tratta? - chiese il mormonemolto a disagio. - Fai presto. Lerocce hanno orecchie e gli alberi hanno

occhi.

- Che ne è stato di Lucy Ferrier?

- Ieri è andata sposa al giovane Drebber. Animogiovanotto. Animo!

- Non preoccuparti per me - disse Hope con un fil di voce: pallido come unmortosi era abbandonato su una

pietra vicina. - È andata sposahai detto?

- Síieri... ecco perché sventolano le bandiere sul Palazzo dellaFondazione. C'è stato un contrasto tra il giovane

Drebber e il giovane Stangersonperché entrambi aspiravano a sposare laragazza. Tutti e due facevano parte della

pattuglia che ha inseguito i Ferriere Stangerson ha ucciso il vecchiocosicché sembrava che la sorte dovesse favorirlo.

Ma quando la cosa è stata discussa nel Consiglioil partito di Drebber siè rivelato piú fortee il profeta ha assegnato a

lui la ragazza. Perònessuno l'avrà per molto tempoamico miopoichéieri le ho visto la morte in volto. Sembra piú un

fantasma che non una donna. Te ne vai già?

- Síme ne vado - rispose Jefferson Hope che si era alzato in piedi. I1 suovolto pareva scolpito nel marmotanto

era contrattoma gli occhi ardevano d'un fuoco funesto.

- Dove sei diretto?

- Preferisco non dirteloo - rispose il giovanotto. Si mise il fucile atracolla e si avviò giú per un burrone

scomparendo nel cuor delle montagne verso le tane delle bestie feroci. Nétra le tanteve n'era una pericolosa quanto

Jefferson Hope.

I1 vaticinio del mormone si avverò ancor prima di quanto non fosseprevedibile. Forse a causa della terribile

morte del padreoppure dell'ignobile matrimonio che le era stato impostolapovera Lucy non rialzò mai piú il capoma

continuò a struggersie morí dopo un mese. L'indegno maritoche l'avevasposata soprattutto per i beni di John Ferrier

non si mostrò addolorato per la perdita subítama le altre sue moglipiansero Lucy e la vegliarono la notte prima della

sepolturacom'è costume presso i mormoni. Erano riunite attorno al lettonelle prime ore del mattinoquandocon

terrore e meraviglia indicibilividero la porta spalancarsi e un giovanedall'aspetto selvatico e dagli abiti a brandelli

entrare nella stanza. Senza un'occhiata né una parola alle donne sgomenteegli si avvicinò alla candida e silenziosa

figura che un tempo aveva contenuto la purissima anima di Lucy Ferrier.Curvandosipremette le labbra con gesto

reverente sulla fronte gelida della mortapoipresale la manole strappòdal dito l'anello nuziale.

- Non sarà sepolta con questo! - dissee la sua voce suonò come unruggito. Poiprima che si potesse dar

l'a llarmecorse giú per le scale e scomparve.

L'episodio fu così strano e fugace che le testimoni oculari avrebbero forsetrovato difficoltà a convincere se

stesse e gli altri di non essere rimaste vittime di un'allucinazionese nonfosse stato per il fatto inoppugnabile che il

cerchietto d'oro era scomparso.

Per qualche meseJefferson Hope s'indugiò tra le montagne conducendo unastrana vita selvaggia e accarezzando

in cuore l'intenso desiderio della vendetta. In città correvano le voci piúsvariate sulla figura spettrale che si aggirava tra

le gole solitarie avventurandositalvoltafino ai sobborghi di Salt LakeCity. Una voltaun proiettile entrò sibilando

dalla finestra di Stangerson e si appiattí contro il muroa pochicentimetri da lui. In un'altra occasionementre Drebber

passava sotto un piccoun masso precipitò da grande altezzaed egliriuscí per miracolo a evitare una morte atroce

gettandosi con la faccia a terra.

I due giovani mormoni non tardarono a scoprire il motivo di quegli attentatie a piú riprese organizzarono delle

battute sulle montagnesperando di catturare e di uccidere il nemicomasempre senza successo. Finirono per l'adottare

la precauzione di non girare mai da solidi non uscire dopo il calar delsole e di far sorvegliare le loro case. In seguito

poterono abbandonare tutte quelle misure poiché da tempoormaiHope nondava piú segno di vitae i due sperarono

che il tempo avesse calmato la sua sete di vendetta.

Main realtàquesta sete non aveva fatto altro che aumentare. I1cacciatore aveva un carattere tenace e

implacabile. I1 pensiero dominante della vendetta si era impadronito di luicosí completamente chenell'animo suonon

vi era posto per nessun'altra emozione. I1 chetuttavianon gli toglieva ilsenso pratico. Ben prestoHope si rese conto

che nemmeno la sua tempra d'acciaio avrebbe potuto resistere alla tensionecontinua cui egli la sottoponeva. La vita

all'aperto e la mancanza di un'alimentazione sana lo stavano logorando. Sefosse morto come un canetra le montagneSir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

58

che ne sarebbe stato della sua vendetta? Eppurese persistevatale sarebbestata sicuramente la sua fine. Compreseche

in definitivastava facendo il gioco del nemicoquindipur con riluttanzaritornò alle miniere del Nevada allo scopo di

ricuperare la salute e di accumulare il danaro necessario per realizzare isuoi pianisenza eccessive privazioni.

Aveva deciso di rimanere assente tutt'al piú un annoma un complesso dicircostanze impreviste gli impedí di

lasciare le miniere per quasi cinque anni. In capo a quel periodoperòilricordo dei torti subiti e la sete di vendetta

erano tanto intensiquanto lo erano stati in quella memorabile notte in cuiegli aveva sostato presso la tomba di John

Ferrier. Camuffatoe sotto falso nomeritornò a Salt Lake Cityincurantedi quanto potesse accaderglipurché gli

riuscisse di compiere quello che riteneva un atto di giustizia. Tristinotizie lo aspettavano nella città dei Santi. Qualche

mese prima c'era stato uno scisma nel Popolo Elettoin seguito allaribellione tra i piú giovani esponenti della Chiesa

contro l'autorità degli Anzianie numerosi malcontenti avevano lasciatol'Utahdivenendo reietti. Drebber e Stangerson

erano tra costoroe nessuno sapeva dove fossero andati. Correva voce cheDrebber fosse riuscito a convertire gran parte

delle sue proprietà in danaro liquido e che fosse partito in ottimecondizioni finanziariementre il suo compagno

Stangersonera rimasto senza mezzi. Comunquesi erano allontanati senzalasciar traccia.

Molti uominiper quanto vendicativiavrebbero rinunciato a ogni pensiero dirivalsa di fronte a simili difficoltà

ma Jefferson Hope non vacillò nemmeno per un attimo. Col modesto gruzzoloche possedevae cercando di guadagnare

qualche cosa col proprio lavoro dovunque sostassecominciò a viaggiare dauna città all'altra degli Stati Unitiin cerca

dei suoi nemici. Gli anni passavanoi capelli gli divennero brizzolatimaegli continuava a vagabondaresegugio

umanocol pensiero fisso all'unico scopo al quale aveva dedicato la propriaesistenza. Ealla finela sua perseveranza

fu ricompensata.

Un giorno ebbe la visione di un volto a una finestravisione fuggevolemasufficiente a rivelargli che a

Clevelandnell'Ohiodimoravano gli uomini che egli andava cercando.Ritornò al proprio miserabile alloggio e prese le

misure necessarie per la realizzazione dei suoi piani. SenonchéDrebberguardando fuori della propria finestraaveva

riconosciuto il vagabondo nella via e ne aveva intuíto i propositi omicidi.Egli e Stangersonche era diventato il suo

segretario privatosi precipitarono da un giudice di pace e dichiararono chele loro vite erano in pericolo per la gelosia e

l'odio di un antico rivale. Quella seraJefferson Hope fu tratto in arrestoepoiché non c'era nessuno che potesse

garantire per luifu trattenuto in carcere qualche settimana. Quandofinalmente lo liberaronoseppe che la casa di

Drebber era deserta e che i due erano partiti per l'Europa.

Ancora una volta il vendicatore era stato battutoe ancora una volta l'odiogli diede la forza di perseverare.

Senonchéi suoi fondi erano scarsi eper qualche tempoegli dovetteritornare al lavoroaccumulando pazientemente il

danaro necessario per il prossimo viaggio.

Finalmentequando si trovò in possesso della somma necessariaHope partíper l'Europa e ricominciò a inseguire

i suoi nemicidi città in cittàguadagnandosi da vivere con ogni sorta dilavori manualima senza mai riuscire a

raggiungere i fuggiaschi. Quando Hope arrivò a PietroburgoDrebber eStangerson erano partiti per Parigie quando

egli li seguí in quella cittàseppe che erano appena partiti perCopenaghen. Anche nella capitale daneseegli giunse con

qualche giorno di ritardopoiché i due si erano imbarcati per LondradovefinalmenteHope riuscí a trovarli.

Riguardo a ciò che accadde nella capitale britannicaci conviene citaresenz'altrola deposizione del vecchio

cacciatore com'è riportata nel Diario del dottor Watsonal quale già tantodobbiamo.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio in rosso

59

Continuazione dei ricordi del dottor John Watson

La furiosa resistenza opposta dal prigioniero non sembrava indicare alcunaanimosità nei nostri confrontipoiché

non appena egli si vide sopraffattosorrise in modo affabile ed espresse lasperanza di non aver fatto male a nessuno di

noinella colluttazione.

- Immagino che lei voglia portarmi alla sezione di polizia - disserivolgendosi a Sherlock Holmes. - Giú da basso

c'è la mia carrozza. Se mi slega le caviglieposso scendere coi miei mezzi.Sono diventato un po' troppo grosso perché

mi si possa trasportare di peso.

Gregson e Lestrade si scambiarono un'occhiata come se giudicassero alquantoardita quella proposta. Holmes

prese subito in parola il prigioniero e slegò l'asciugamano col quale gliaveva immobilizzato le caviglie.

Hope si alzò stiracchiandosi le gambe come per assicurarsi che erano propriolibere. Ricordo d'aver pensato

osservandoloche raramente avevo visto un uomo con una corporatura tantopoderosa; il suo visoletteralmente cotto

dal soledenotava una tenacia e un'energia formidabili quanto la sua forzafisica.

- Se la polizia avesse bisogno di un capocredo che lei sarebbe l'uomoadatto - dichiarò guardando il mio

coabitante con sincera ammirazione. - Ha seguito la mia pista con un'abilitàstraordinaria.

- Sarà meglio che veniate con noi - disse Holmes ai due investigatori.

- Io posso guidare la carrozza - fece Lestrade.

- Benissimo! Gregson verrà dentro con me. E anche leidottore. Ha seguitola faccenda fin dal principioe tanto

vale che assista all'epilogo.

Assentii soddisfattoe scendemmo tutti insieme. Il nostro prigioniero nonfece il minimo tentativo di fuga ma

entrò con calma nella carrozza che era stata suae noi lo seguimmo.Lestrade salí a cassettafrustò il cavalloe in breve

ci portò a destinazione. Fummo introdotti in una stanzetta dove un ispettoredi polizia prese nota delle generalità

dell'arrestato e di quelle dei due uomini che era accusato d'aver ucciso. Ilfunzionario era un uomo pallido dall'aria

indifferente; assolveva le proprie mansioni come un automa.

- L'imputato sarà condotto davanti ai magistrati nel corso della settimana -annunciò. - FrattantoJefferson Hope

desidera fare qualche dichiarazione? L'avverto che le sue parole sarannomesse a verbale e potranno essere utilizzate a

suo carico.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio inrosso

60

- Ho parecchie cose da dire - rispose il prigioniero lentamente. - Desideroraccontarvi tutta la storia... perché

forse non sarò processato... Ohnon vi allarmate. Non medito il suicidio.Lei è medico?

E volse gli occhi scintillanti verso di menel formulare quest'ultimadomanda.

- Sìsono medico - dissi.

- Allorametta una mano qui - soggiunse sorridendo e indicando il propriopetto coi polsi ammanettati.

Obbediie subitopremendo una mano sulla regione cardiacapercepii unostraordinario tumulto all'interno. Il

petto sembrava vibrare come un fragile edificio entro cui funzioni unapoderosa macchina. Nel silenzio della stanzami

sembrava persino di udire un palpito irregolare proveniente dalla medesimafonte.

- Perdiana! - esclamai. - Lei ha un aneurisma aortico.

- So che lo chiamano cosí - rispose lui placidamente. - Sono stato da unmedicola settimana scorsae mi ha dato

pochi giorni di vita. In questi ultimi anni sono andato sempre di male inpeggio. Mi sono buscato questo malanno

vivendo come un animale selvatico sulle montagne di Salt Lake. Ma ora la miaopera è compiuta e non m'importa di

andarmene presto. D'altra partedesidero lasciare un racconto della vicenda.Non voglio che ci si ricordi di me come di

un volgare assassino.

I due investigatori e l'ispettore si consultarono frettolosamentesull'opportunità di consentire che Hope rendesse

la propria deposizioneseduta stante.

- Dottoreritiene che vi sia un pericolo immediato? - volle sapere ilfunzionario.

- Senza dubbio - risposi.

- In tal casoè nostro doverenell'interesse della giustiziaraccoglierele sue dichiarazioni. È autorizzato a darci il

resoconto dei fattiHopema le ripeto che le sue parole saranno messe averbale.

- Col vostro permessomi siedo - disse il prigionierofacendo seguirel'azione alle parole. - Con questo

aneurisma mi stanco facilmentee la colluttazione di mezz'ora fa non hamigliorato le cose. Sono sull'orlo della tomba

quindi potete stare sicuri che non vi racconto bugie. Vi dirò la sacrosantaveritàe non mi riguarda l'uso che poi ne

farete.

Con quelle paroleJefferson Hope si appoggiò all'indietro contro loschienale della sedia e iniziò il suo singolare

racconto. Parlava in modo calmo e metodicoquasiché gli eventi che narravarientrassero nella normalità. Posso

garantire l'esattezza di quanto dissepoiché ho avuto nelle mani iltaccuino di Lestrade dove le parole del prigioniero

sono state annotate a mano a mano che egli le pronunciava.

- A voi può non interessare molto il motivo per cui odiavo quei due uomini -cominciò Hope. – Vi dirò solo che

erano colpevoli della morte di due esseri umani... un padre e una figlia... echequindisi erano meritati la condanna a

morte. Dato il lungo lasso di tempo trascorso dal loro delittomi eraimpossibile far sí che un tribunale li riconoscesse

colpevoli. Ioperòsapevo che lo erano e avevo deciso di assumermialtempo stessola parte del giudicedella giuria e

del carnefice. Al posto miose siete uominiavreste fatto altrettanto.

"La fanciulla di cui parlo avrebbe dovuto diventare mia moglie vent'annior sono. Fu costretta a sposare Drebber

e ne ebbe il cuore spezzato. Quando moríle tolsi dal dito la fede nuzialee giurai cheprima di spegnersigli occhi di

Drebber si sarebbero posati su quell'anello. I suoi ultimi pensieri sarebberostati rivolti al delitto per cui veniva punito.

Ho sempre portato con me quell'anello e ho seguito Drebber e il suo compliceattraverso due continentifinché sono

riuscito a raggiungerli. Credevano di stancarmima non potevano farlo. Semuoio domanicom'è probabilemuoio con

la sicurezza di aver assolto il mio compito su questa terra e di averloassolto bene. Gli assassini sono morti per mano

mia. Non mi resta piú nulla da desiderare.

"Essi erano ricchi e io poverocosicché non mi è stato facilebraccarli. Al mio arrivo a Londraavevo le tasche

quasi vuote e ho dovuto tromarvi un mezzo per guadagnarmi da vivere. Guidarei cavalli mi riesce naturale come

camminare; perciò mi sono rivolto a un proprietario di vetture da piazzaeben presto sono stato assunto. Ogni mattina

dovevo portare una determinata somma al padrone e avevo la facoltà ditrattenere per me il resto. Raramente quel resto

era abbondantema sono riuscito lo stesso a cavarmela. I1 piú difficileper meè stato 1'orientarmi per le vie di Londra

poiché fra tutti i labirinti che mai sono stati costruitiquello dellavostra città è il piú esasperante. Peròmi sono munito

di una carta topografica euna volta individuati i principali alberghi e lestazioniho tirato avanti abbastanza bene.

"Mi è occorso parecchio tempo prima di scoprire dove abitavano quei duegalantuominima a furia di assumere

informazioni a destra e a sinistra li ho rintracciati. Erano in una pensionedi Camberwellal di là del fiume. Scoperto

questoho avuto la certezza che erano alla mia mercé. Mi ero fatto crescerela barba e non c'era pericolo che mi

riconoscessero. Li avrei seguiti e sorvegliati fino a quando non mi si fossepresentata l'occasione buona. Ero deciso a

non farmeli piú sfuggire.

"Ciò nonostante c'è mancato poco che non ci riuscissero. Dovunqueandasseroa Londraero sempre alle loro

calcagna. Qualche volta li seguivo con la carrozzaaltre volte a piedimail primo sistema era il migliore perché cosí

non potevano sfuggirmi.

Ormai riuscivo a guadagnare qualcosa soltanto a tarda sera o di buon mattinoe spesso restavo in arretrato nei

pagamenti al principale. Ma non me ne preoccupavofintantoché avevo lacertezza di poter mettere le mani su quelle

due canaglie.

"Tuttaviaerano astutissimi. Dovevano avere sempre presente il pericoloche io li seguissipoiché non uscivano

mai solie quasi mai dopo il calar del sole. Per due settimane li ho seguitiogni giorno e non li ho mai visti separarsi.Sir ArthurConan Doyle Uno studio in rosso

61

Drebber era ubriaco molto spessoma Stangerson non era uomo da farsicogliere alla sprovvista. Continuavo a

sorvegliarli a tutte le orema senza che mi si presentasse la sospirataoccasione. Non per questo mi scoraggiavo. Sentivo

che l'ora stava per scoccare. Avevo paura soltanto che questo male che ho nelpetto mi stroncasse la vita costringendomi

a lasciare l'opera incompiuta.

"Finalmenteuna seraandavo su e giú per Torquay Terracela via dovei due abitavanoquando ho visto una

carrozza fermarsi alla loro porta. Di lí a poco è stato portato fuori delbagagliopoi sono apparsi Drebber e Stangerson.

Li ho visti partire in carrozza. Ho frustato il mio cavallo e li ho seguitisenza perderli d'occhiomolto preoccupato

perché avevo paura che mi scappassero. Alla stazione di Euston sono scesi.Ho lasciato il cavallo in custodia a un

ragazzo e li ho seguiti nell'atrio. Ho sentito che chiedevano notizie deltreno di Liverpocl. Un inserviente rispose che ne

era appena partito uno e che non ce ne sarebbe stato un altro per qualcheora. Stangerson è apparso deluso. Drebber

invecesembrava contentissimo. Nella confusione avevo potuto avvicinarmiabbastanza per ascoltare i loro discorsi.

"Drebber diceva di avere una commissione da sbrigare per proprio contoe pregava l'altro di aspettarlo alla

stazione.

"Stangerson protestava facendogli presente che avevano deciso dirimanere sempre insieme. Drebber insisteva

che si trattava di una cosa delicata e che era costretto ad andare solo. Nonsono riuscito a sentire la risposta di

Stangersonma so che l'altro ha cominciato a imprecare rammentandogli chelui era al suo servizio e che non doveva

permettersi di dargli ordini. Il segretario ha finito per rassegnarsi e haproposto a Drebber di raggiungerlo all'Albergo

Hallidaynel caso che non fosse arrivato in tempo nemmeno per l'ultimotreno. Al cheDrebber ha dichiarato che prima

delle undici si sarebbe trovato sulla banchinadi Eustoned è uscito dallastazione.

"Il momento che avevo atteso tanto a lungo era giuntofinalmente. Avevoin pugno i miei nemici. Insieme

potevano difendersima isolati erano alla mia mercé. Tuttavianon ho agitocon precipitazione. I miei piani erano già

formati. Non vi è gioia nella vendettase il nemico non ha il tempo dicapire chi lo colpisce e perché è scoccata la sua

ultima ora. Avevo già escogitato un piano per far sí che il mio nemico siaccorgesse che stava pagando il suo

sanguinoso peccato. Pochi giorni primaper combinazioneun signore in cercad'alloggio era andato a visitare una casa

della Brixton Road e ne aveva smarrito la chiave nella mia carrozza. La serastessasi era presentato a reclamarla e io

gliela avevo restituitamanel frattempone avevo rilevato l'impronta perfabbricarne un duplicato. Per mezzo di quella

chiave ero in grado di accedere almeno in un luogoin questa grande cittàdove potevo agire liberamente al sicuro da

occhi indiscreti. Ma come avrei fatto a trascinare Drebber in quella casa?Ecco il problema che dovevo risolvere.

"Drebber si era incamminato a piedi. Ogni tanto sostava per entrare inun bar. Nell'ultimosi è fermato quasi

mezz'ora. Quando è uscitobarcollava ed era evidentemente brillo. C'eraun'altra carrozza pubblica proprio davanti a

meed egli l'ha fermata. Ho continuato a seguirlo cosí da vicino che ilnaso del mio cavallo era sempre a meno di un

metro dalla sua vettura. Abbiamo percorso il ponte di Waterloopoi miglia emiglia di stradefinchécon mio stupore

ci siamo ritrovati davanti alla pensione dove Drebber e Stangerson avevanoabitato. Non riuscivo a capire a che scopo

Drebber ci fosse ritornatoma mi sono collocato a un centinaio di metridalla casa. Lui è entrato e la carrozza si è

allontanata. Mi dia un bicchier d'acquaper favore. Mi si secca la boccaparlando. "

Gli porsi il bicchiere ed egli lo bevve con avidità.

- Cosí va meglio - soggiunse. - Ebbeneho aspettato circa un quarto d'orapoiall'improvvisoho sentito un

tafferuglioall'interno della casa. Un attimo dopola porta si èspalancata e sono apparsi due uomini: uno era Drebber

l'altro un giovanotto che non avevo mai visto. Teneva Drebber per il baveroequando sono arrivati in cima alla

scalinatagli ha dato un urtone e un calcioscaraventandolo sino in mezzoalla via. "Carogna" gli ha gridato agitando il

bastone verso di lui "t'insegnerò io a insultare una ragazzaonesta!" Era tanto furibondo che l'avrebbe accoppato a

randellatecredose quel furfante non fosse scappato con la lestezza di cuile sue gambe erano capaci. Earrivato sino

alla prima cantonatapoi ha visto la mia carrozzami ha fatto un cenno edè balzato dentro. "Portatemi all'Halliday

Hotel" ha detto.

"Il cuore mi ha dato letteralmente un balzo dalla gioiae ho persinotemuto cheproprio all'ultimo momentomi

scoppiasse l'aneurisma. Mi sono avviato pian pianoriflettendo sulla tatticache dovevo seguire. Avrei potuto condurlo

direttamente in aperta campagna e làin qualche viale desertosi sarebbesvolto il mio ultimo colloquio con Drebber.

Avevo quasi deciso di agire cosíquando lui ha risolto il problema per me.Ripreso dalla smania di beremi ha ordinato

di fermarmi davanti a un'osteria. È entratoraccomandandomi di aspettarlo.É rimasto nelI'osteria fino alla chiusurae

quando è uscito era talmente ubriaco che ho capito subito di averedoppiamente le redini in pugno.

"Non crediate che io volessi ucciderlo a sangue freddo. Sarebbe statagiustizia sacrosanta se l'avessi fattoma era

piú forte di me. Avevo deciso da lungo tempo che il nostro incontro avrebbeavuto luogo come una specie di duello... un

duello fuori del comune. Tra i molti mestieri che ho fatto in Americadurante i miei vagabondaggisono stato anche

usciere del laboratorio delI'Università di York. Un giornoil professorefaceva una lezione sui veleni e ha mostrato agli

studenti certi alcaloidicome li chiamava luiestratti da non so qualepianta sud-americana. Erano veleni cosí potenti

che la minima dose bastava a provocare la morte istantanea. Avevo osservato irecipienti nei quali erano conservate

quelle sostanzeenon appena rimasi solone ho prelevato una piccola dose.Mi arrangiavo abbastanza bene a fare il

preparatore e non mi è stato difficile confezionare con l'alcaloide duepillolette solubili nell'acqua. Ho messo poi ognuna

di quelle pillolette in una scatolina assieme a una pillola che aveva lostesso aspettoma non conteneva veleno. Fin

d'allora avevo deciso chequando mi fosse capitata l'occasioneognuno deimiei nemici avrebbe prelevato una delleSir Arthur ConanDoyle Uno studio in rosso

62

pillole da una delle scatolettementre io avrei inghiottito la pillolarimanente. Era un mezzo altrettanto micidiale e assai

meno rumoroso che non una pistola. Da quel giorno avevo sempre tenuto lescatolette con mee ormai era giunto il

momento di servirmene.

"Era quasi l'una di notte. Il vento soffiava e la pioggia cadeva atorrenti. Ero felice... tanto felice che mi veniva

voglia di gridare la mia esultanza. Se vi fosse capitatosignori mieidistruggervi dal desiderio di una cosa per venti

lunghi anni e poiall'improvvisove la foste trovata a portata di manopotreste capire i miei sentimenti. Ho dovuto

accendere un sigaro per calmarmi i nervima mi tremavano le mani e mibattevano le tempie per l'agitazione. Mentre

procedevomi sembrava di vedere il vecchio John Ferrier e la dolce Lucy chemi sorridevano... mi sembrava di vederli

chiaramente come vedo voi in questa stanza. Per tutto il tragittoli hoavuti dinanziuno da una parteuno dall'altra del

cavallofinché mi sono fermato davanti alla casa di Lauriston Gardens.

"Non c'era anima viva in vista e non si udiva il piú piccolo rumoreall'infuori dello sgocciolio della pioggia.

Quando ho guardato dentro dal finestrinoho visto che Drebber era tuttoraggomitolato e dormiva. L'ho scosso per un

braccio. "È ora di scendere" gli ho detto.

""Va benecocchiere" mi ha risposto.

"Certamentecredeva di essere arrivato all'albergo. Infattiè scesosenza una parola e mi ha seguito sul sentiero

del giardino. Ho dovuto sorreggerlo perché non perdesse l'equilibriotantoera sbronzo. Quando siamo arrivati alla

portal'ho aperta con la chiavepoi ho condotto Drebber nella prima stanza.Vi giuro che durante tutto il tragittoil

padre e la figlia camminavano dinanzi a noi.

""Che buio!" ha brontolato Drebbertrascinando i piedi.

""Ora le faccio luce" ho risposto iopoi ho acceso unfiammifero e l'ho avvicinato a una candela di cera che

avevo con me. "E adessoEnoch Drebber" ho soggiunto voltandomi erischiarandomi la faccia "chi sono?"

"Mi ha guardato con quei suoi occhi spenti da ubriacopoiun'espressione di terrore gli ha sconvolto la faccia.

Alloraho capito che mi aveva riconosciuto. Ha cominciato a retrocedere colviso livido e con la fronte imperlata di

sudorementre gli battevano i denti. A quella vistami sono appoggiatoall'uscio e ho riso a lungo. Avevo sempre

saputo che la vendetta sarebbe stata dolcema non avevo osato sperare nellagioia completa e travolgente che ora

m'invadeva.

""Cane maledetto!" ho continuato. "Ti ho dato la cacciada Salt Lake a Pietroburgoe mi sei sempre sfuggito.

Adessofinalmentele tue peregrinazioni sono finitee uno di noi due nonvedrà sorgere l'alba di domani." Mentre

parlavolui continuava a retrocedere. Gli leggevo in faccia che mi credevapazzo. Del restolo ero in quel momento. Le

tempie mi martellavano furiosamentee forse mi sarebbe venuta unacongestione se tutt'a un tratto non avessi avuto

un'emorragia dal naso.

""Che ne pensioradi Lucy Ferrier?" ho gridato chiudendol'uscio e agitandogli la chiave sotto il naso. "È stata

lenta a raggiungerti la punizionema finalmente ti ha raggiunto." Glitremavano le labbrae probabilmente avrebbe

cominciato subito a implorare pietàma deve aver capito che era inutile.

""Vorresti... vorresti assassinarmi?" ha balbettato.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

63

""Non è un assassinio" ho risposto. "Chi parla diassassinare un cane idrofobo? Hai forse avuto pietàtudella

mia povera Lucyquando l'hai trascinata via dai resti straziati di suo padreper rinchiuderla nel tuo sporco harem?"

""Non sono stato io a uccidere il padre" ha gridato Drebber.

""Ma sei stato tu a spezzarle il povero cuore innocente" hourlato a mia voltatraendo di tasca la scatoletta. "Sarà

il Signore a giudicare fra noi due. Guarda queste due pillole: una contienela mortel'altra la vita. Ognuno di noi ne

ingoierà una. Vediamo se c'è giustizia sulla terrao se siamo dominatisoltanto dal caos."

"Drebber ha tentato di sottrarsi e ha cominciato a chieder pietàma ioho sfoderato il coltello e gliel'ho puntato

alla gola fino a quando non mi ha obbedito. Poi ho inghiottito la secondapillolae siamo rimasti l'uno di fronte all'altro

in silenzioper un minuto e forse piúaspettando di vedere chi dovevavivere e chi sarebbe morto. Dovessi campare

cent'anninon dimenticherò mai la faccia di Drebber quando i primi dolorigli hanno annunciato la fine imminente.

Allora sono scoppiato a ridere e gli ho messo sotto gli occhi la fede nuzialedi Lucy. É stata questione di un attimo

poiché l'azione di quell'alcaloide è rapida. Una contrazione spasmodica loha trasfigurato di colpo; ha teso le mani

barcollandopoicon un grido raucoè stramazzato al suolo. L'ho voltatocol piedepoi gli ho messo una mano sul

cuore. Era morto!

"Il sangue aveva continuato a colarmi dal nasoma non ci avevo badato.Non so nemmeno io come mi è venuto

in mente di servirmene per scrivere su quel muro. Forse è stata la maliziosatentazione di mettere la polizia fuori strada

poiché ero di umore giulivo. Mi sono ricordato il caso di un tedesco che erastato trovato morto a New York con

indosso un biglietto su cui era scritta la parola RACHE. A quel tempoigiornali avevano affermato che il delitto

doveva essere stato commesso da qualche società segreta. Quel che avevadisorientato i newyorkesipensavopoteva

disorientare anche i londinesi; perciòho intinto un dito nel mio sangue eho scarabocchiato la parola sul muro. Poi

sono ritornato alla mia carrozza. Non c'era nessuno in vista e il tempo eraancora pessimo. Avevo percorso un buon

tratto di stradaquando mi sono messo la mano nel taschino dove tenevosolitamente l'anello di Lucy e ho scoperto che

non c'era. Sono rimasto come fulminatopoiché quello era l'unico ricordoche avevo di lei. Convinto che mi fosse

caduto quando mi ero chinato sul cadavere di Drebbersono ritornato indietroelasciata la carrozza in una via laterale

me ne sono andato dritto filato verso quella casa. Ero disposto ad affrontarequalunque rischiopiuttosto che smarrire

l'anello. Arrivato sul luogomi sono trovato quasi a naso a naso con unagente di polizia che ne stava uscendo. Sono

riuscito a sviare i suoi sospetti soltanto fingendo di essere ubriacofradicio.

"Comunqueecco in che modo Enoch Drebber ha finito i suoi giorni. Ormainon mi restava che ripetere la

manovra con Stangersondopo di che il debito di John Ferrier sarebbe statosaldato. Sapevo che Stangerson era

all'Halliday Hoteleper tutto il giornomi sono aggirato nelle vicinanzema egli non è uscito nemmeno una volta.

Forsenon vedendo ricomparire Drebbersi era insospettito. Stangerson eraastuto e stava sempre sul chi vive. Ma se

credeva di farmela in barba rimanendo chiuso nella sua stanzasbagliava digrosso. Ben prestosono riuscito a scoprire

qual era la finestra della sua stanzaela mattina successivadi buon'oraho approfittato di una lunga scala a pioli che

era abbandonata dietro l'albergo per arrampicarmi al piano superiore. Hosvegliato Stangerson e gli ho annunciato che

era venuto per lui il momento di render conto delle due esistenze che avevastroncato tanti anni prima. Gli ho descritto

la morte di Drebber e gli ho offerto la medesima scelta delle pilloleavvelenate. Invece di aggrapparsi alla probabilità di

salvezza che gli restavaè balzato dal letto tentando di prendermi allagola. Per legittima difesal'ho colpito con una

pugnalata al cuore. In ogni casola conclusione sarebbe stata la stessapoiché la Provvidenza non avrebbe mai

permesso alla mano nefanda di quella canaglia di scegliere la pillola nonavvelenata.

"Ho ben poco da direancora. Per fortunapoiché sono esausto. Hocontinuato a girare con la mia carrozzaper

un giorno o due. Avevo intenzione di metter da parte lo stretto necessarioper ritornare in America. Ero al posteggio

quando un ragazzino cencioso ha chiesto se c'era un cocchiere di nomeJefferson Hopee ha detto che un signor di

Bake r Street aveva bisogno della mia carrozza. Ci sono andato senzasubodorare nulla... eprima che mi venisse il

minimo sospettoquel giovanotto m'aveva messo le manette. La mia storia èfinitasignori. Voi potete giudicarmi un

assassinoma io mi considero uno strumento della giustizia quanto e piú divoi. "

Il racconto di quell'uomo era stato emozionante e i suoi modi erano tali daincutere rispettotanto che restammo

tutti a lungo in silenzio. Persino gli investigatori di professionesmaliziati com'erano in fatto di delittiavevano

ascoltato con un interesse febbrile la storia di Hope.

- C'è un punto solo sul quale desidererei qualche altra informazione - dissefinalmente Sherlock Holmes. - Chi è

quel suo complice che è venuto a ritirare l'anello in seguito alla miainserzione?

Il prigioniero rivolse al mio amico una strizzatina d'occhio.

- Posso rivelare i miei segreti - rispose - ma non sono disposto a metteregli altri nei guai. Ho visto il suo

annuncio e ho pensato subito a un tranello. Nello stesso temponon era daescludersi che si trattasse proprio della fede

che io cercavo. Un amico si è offerto di venire a vedere. Ammetterete che èstato abile.

- Senza dubbio - ammise Holmes con entusiasmo.

L'ispettore interloquí in tono solenne:

- Orasignorile formalità di legge devono essere rispettate. Mercoledíl'arrestato sarà condotto in tribunale e la

vostra presenza sarà indispensabile. Nel frattemporispondo io di lui.

Cosí dicendo suonò una campanellae Jefferson Hope fu condotto via da duecarcerierimentre il mio amico ed

io uscivamo dalla sezione di polizia e prendevamo una carrozza per ritornarein Baker Street.Sir Arthur Conan Doyle Uno studio inrosso

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Conclusione

Eravamo citati a comparire mercoledí mattina davanti al giudice. Ma quandogiunse il mercoledí non c'era piú

bisogno che andassimo a testimoniare. Un giudice piú alto era intervenutoeJefferson Hope era stato chiamato al

cospetto di un tribunale che l'avrebbe giudicato secondo la piú rigidagiustizia. La notte stessa dopo la sua catturail suo

aneurisma si era rottoela mattinaHope era stato rinvenuto steso sulpavimento della cellacon un placido sorriso

sulle labbracome se nei suoi ultimi attimi fosse riuscito a riandarementalmente a una vita utile e a una missione

compiuta.

- Gregson e Lestrade sono furibondi per la sua morte - osservò Holmesmentre ne parlavamo la sera successiva. -

Dove se ne va a finire la loro grande pubblicità?

- Non vedo quale contributo abbiano dato alla identificazione di Hope -ribattei.

- A questo mondonon conta quello che uno ha fatto - soggiunse il miocompagnocon una certa amarezza -

conta piuttosto quel che è riuscito a far credere alla gente di aver fatto.Ma che importa? - proseguí rasserenatodopo

una pausa. - Per nessuna cosa al mondo avrei voluto rinunciare aquell'indagine. Che io ricordic'è stato raramente un

caso piú interessante. Per quanto sempliceaveva alcuni punti moltoistruttivi.

- Semplice! - esclamai.

- Be'insommanon si può definirlo altrimenti - replicò Sherlock Holmessorridendo della mia meraviglia . - La

prova della sua intrinseca semplicità è checol solo aiuto di qualchebanale deduzionesono riuscito a mettere la mano

sul colpevolenel giro di tre giorni.

- È vero - ammisi.

- Le ho già spiegato che le circostanze fuori del comunedi solitorappresentano una guida anziché un ostacolo.

Nel risolvere un problema di questo generel'essenziale è saper ragionareall’indietro. É una tattica utile e saggiama

pochi se ne servonoforse perchénella vita d'ogni giornoè piú praticofar seguire al ragionamento la direzione del

tempo. Ci sono cinquanta persone che sanno ragionare sinteticamente per unasola che sa ragionare analiticamente.

- Confesso che non la capisco bene - osservai.

- Me l'aspettavo. Vediamo un po' se posso chiarire il mio concetto. Se leidescrive una certa sequenza di eventii

suoi ascoltatoriper la maggior partele diranno quali potrebbero essere leconseguenze degli eventi stessi. Sono capaci

di mettere assieme mentalmente le circostanze e di arguire quello cheaccadrà in seguito. Ben pocheviceversasono le

persone chese lei espone loro un fatto avvenutoriescono a dedurne lecircostanze che l'hanno provocato. A questa

facoltà alludoparlando di ragionare all’indietro o analiticamente.

- Ora capisco - mormorai.

- Questoper esempioera un caso in cui ci trovavamo al cospetto deglieffettie dovevamo quindi risalire alle

cause. Orapermetta che le esponga il mio ragionamento. Cominciamo dalprincipio: come sami sono avvicinato a

piedi a quella casa con la mente sgombra da ogni preconcetto. Naturalmenteho cominciato con l'esaminare le strade e

come le già ho spiegatoho visto le tracce lasciate da una carrozza.Assumendo informazioniho accertato che doveva

essere stata là durante la notte. Inoltreho capito che si trattava di unacarrozza pubblica e non privataa causa della

carreggiata stretta. I1 comune cab londinese è assai piú stretto diquanto non lo sianonormalmentele vetture private.

"Era un primo punto chiarito. Ho percorsopoiil sentiero del giardinoil cui terreno argilloso sembrava fatto

apposta per trattenere impronte e orme. A leisenza dubbiosarà parsa unafanghiglia calpestatamaal mio occhio

espertoogni traccia su quella superficie aveva il suo significato. Nellascienza dell'investigazionenon c'è nessun ramo

tanto importante e tanto negletto quanto l'arte di individuare le orme. Perfortunal'esperienza ne ha fatto in me una

seconda natura. Ho riconosciuto le orme profonde dei poliziottima anche letracce lasciate dai due uomini che erano

passati per i primi attraverso il giardino. Mi è stato facile capire cheerano precedenti alle altre perchéin certi punti

erano del tutto cancellate dalle altreche si erano sovrapposte. In talmodoho fabbricato il secondo anello della catena:

i visitatori notturni erano stati dueuno di statura notevole (come hocalcolato dalla lunghezza del passo) e l'altro vestito

con ricercatezzaa giudicare dalla forma slanciata ed elegante delle suescarpe.

"Entrato in casaho avuto subito la conferma di questa mia ultimadeduzione. L'uomo dalle scarpe di lusso

giaceva là davanti a me. Dunquequello alto aveva commesso il delittosedi delitto si trattava. Non c'era ferita di sorta

sul cadaverema l'espressione stravolta della sua faccia mi diceva che luiaveva previsto almeno un istante prima ciò

che la sorte gli riservava. I lineamenti di chi muore per paralisi cardiacaocomunqueper un'improvvisa causa naturale

non tradiscono mai sgomento o agitazione. Fiutando le labbra del mortohopercepito un lieve odore amarognolo e ne

ho concluso che lo sconosciuto era stato costretto a ingerire un velenoilche spiegava l'odio e il terrore impressi sul suo

viso. Per esclusioneero giunto a questo risultatopoiché nessun'altraipotesi si adattava ai fatti. E non creda che fosse

un'ipotesi inaudita. Il caso di una persona obbligata a ingerire del velenonon è affatto nuovo negli annali della

delinquenza. Non vi è tossicologo che non ricordi i famosi delitti di Dolskya Odessa e di Leturier a Montpellier

"E ora veniamo al problema centrale: il motivo. Il furto non dovevaessere stato il movente del delittopoiché

sembrava che nulla fosse stato sottratto al morto. Si trattava di politicaalloraoppure c'era di mezzo una donna? Ecco il

dilemma nel quale mi trovavo. Fin dal principioho avuto una certapropensione per la seconda ipotesi. Chi commetteSirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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un assassinio politico è ben contento di fare il colpo e di svignarsela.Questo assassinoinveceaveva agito con fredda

deliberazione e aveva las ciato le proprie impronte per tutta la stanzadimostrando di esservi sostato a lungo. Doveva

trattarsi di una bega privata e non politicaper richiedere una vendettacosí metodica.

"Quando è stata scoperta la scritta sul murola mia opinione non hafatto che rafforzarsi. Quello era troppo

palesemente un trucco. Quando poi si è trovato l'anellonon ho piú avutodubbi. Evidentementel'assassino se n'era

servito per ricordare alla vittima una donna morta oppure lontana. È statoallora che ho chiesto a Gregson se nel suo

telegramma a Cleveland aveva chiesto informazioni su qualche momentoparticolare della vita del defunto Drebber.

Gregson mi ha risposto negativamentecome ricorderà. Allora ho compiuto unesame minuzioso della stanza

avvalorando cosí la mia opinione riguardo alla statura dell'assassino escoprendo altri due particolari: quello del sigaro

Trichinopoly e la lunghezza delle unghie del colpevole. In mancanza di traccedi lottaavevo già concluso che il sangue

sparso sul pavimento proveniva dal naso dell'assassino. Nei momenti ditensione fortesimili emorragie non sono rare

soprattutto in un uomo sanguigno. Ecco perché ho osato affermare che ildelinquentecon tutta probabilitàera un uomo

robustodal colorito florido. Gli eventi hanno confermato il mio giudizio.

"Uscito dalla casami sono affrettato a fare ciò che Gregson avevatrascurato. Ho mandato un telegramma al

capo della polizia di Clevelandlimitando le mie indagini alle circostanzeriguardanti il matrimonio di Enoch Drebber.

La risposta è stata conclusiva. Ho saputo cosí che Drebber aveva giàchiesto la protezione della legge contro un antico

rivale in amoredi nome Jefferson Hopee che lo stesso Hope doveva trovarsiin Europa. Ormaisapevo di avere in

pugno le fila del mistero. Non restava che acciuffare l'assassino.

"Si era già radicata in me la convinzione che l'uomo con cui Drebberera entrato nella casa non era altri che il

cocchiere della carrozza. Le tracce sulla strada dimostravano che il cavallosi era mosso come non avrebbe mai potuto

fare se ci fosse stato qualcuno a custodirlo. Dove poteva esseredunqueilcocchierese non nella casa? Del restoè

assurdo supporre che un uomo (a meno che non sia pazzo) commetta unassassinioquasi sotto gli occhi di una terza

persona che facilmente potrebbe denunciarlo. Infineammesso che un uomovolesse braccarne un altro in giro per

Londraquale mezzo migliore che trasformarsi in cocchiere di piazza? Tuttequeste considerazioni mi hanno portato

all'irresistibile conclusione che Jefferson Hope era reperibile tra icocchieri della metropoli.

"Se lo era statonon c'era motivo di supporre che avesse cessato diesserlo. Al contrariodal suo punto di vista un

improvviso mutamento di rotta avrebbe potuto attirare l'attenzione su di sè.Con tutta probabilitàalmeno per il

momentodoveva continuare a compiere il suo servizio. Non era nemmeno logicosupporre che avesse assunto un falso

nome. Perché cambiar nome in un paese dove nessuno conosceva la sua veraidentità? Allora ho organizzato la squadra

mobile dei monelli e li ho sguinzagliati con l'ordine di indagaresistematicamente in tutte le rimesse di carrozze

pubblichefino a quando non avessero individuato l'uomo che cercavo. Non hobisogno di dirle che la manovra è

riuscita e che io non ho tardato ad approfittarne. L'assassinio di Stangersonè stata un'appendice inaspettatama in ogni

caso sarebbe stato ben difficile impedirlo. Attraverso il secondo delittocome ben sasono entrato in possesso delle

pillole di cui avevo già sospettato l'esistenza. Vede? Tutta la faccenda èuna catena di fatti logicamente collegati senza

un difetto né una soluzione di continuità. "

- É meraviglioso! - esclamai. - I suoi meriti dovrebbero essereuniversalmente riconosciuti. Lei stesso dovrebbe

pubblicare un resoconto del caso. E se non lo fa leilo faccio io.

- Può fare quello che le pare e piacedottore. Ma guardi qui ! - risposeHolmes porgendomi il giornale.

Era l'Echo del giorno. I1 paragrafo che egli mi indicava era dedicatoai due delitti di quei giorni. Ecco quanto

diceva il quotidiano:

Il pubblico ha perso l'occasione di assistere ad un sensazionale processo acausa

della morte improvvisa di quel Hope che era imputato negli assassini delsignor Enoch

Drebber e del signor Joseph Stangerson.

Ormai i particolari del caso sonostati secretatima ci risulta da fonteautorevole che

il duplice delitto sia conseguenza di un'antica contesa romantica in cuiamore e dispute tra

mormoni avevano causa principale. Sembra che le vittime avessero appartenutoin

gioventúai Santi dell'Ultimo Giornoe che lo stesso Hope fosse originariodi Salt Lake

City.

Se non altroquesta vicenda ha messo piú che mai in rilievo l'efficienzadella nostra

Poliziae insegnerà a tutti gli stranieri a liquidare le loro beghe inpatria e a non portarle

in terra britannica. Non è un segreto che il merito di questa brillanteoperazione sia

interamente da attribuire ai famosi funzionari di Scotland YardLestrade eGregson.

Sembra che l'assassino sia stato catturato nell'abitazione di un tale signorSherlock

Holmesche ha dimostrato a sua volta un certo talento d'investigatore e checon simili

maestripuò sperarecol tempodi perfezionarsi.SirArthur Conan Doyle Uno studio in rosso

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- Non gliel'avevo detto sin dal principio? - rise Sherlock Holmes. - Sonoquesti i risultati del nostro studio in

rosso: abbiamo procurato a quei due un bell’attestato di benemerenza!

- Che importa… - sorris i. - …ho annotato nel mio diario tutta lavicendae il pubblico ne verrà a conoscenza. Nel

frattempo si accontenti della consapevolezza di aver vintocome l'avaroromano:

Populus me sibilatat mihi plaudo

ipse domisimul ac nummos contemplor in arca.