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Amornova ed antica vanitate

 Lapo Gianni


Amornova ed antica vanitate
tu fosti sempre e se' 'gnudo com'ombra:
dunqua vestir non puoi se non di guai.
Dehchi ti dona tanta potestate
ch'umana mente il tu' podere ingombra
ed in cui se'di senno ignudo il fai?
Provo ciò: ch'i' sovente ti portai
ne la mia mente 'gnudoe lei spogliasti
di savere e di bene in poco giorno;
vegnendo tecomi mirava intorno
e s'i' vedea madonna c'ha il bel riso
le sue bellezze fiso - imaginava
e poifor de la vistatormentava.
Amorquando aparisci novamente
un angelo ti mostri a simiglianza
dando diletto e gioco in tuo volare.
Dehcome ben vaneggia quella gente
ch'a la tua fede apoggia sua speranza
la qual sotto tu' ale fai angosciare!
Provol: che l'ale me facean penare
più forse assai che l'aquila il serpente
quando suoi nati divorar volea.
Tanto ho sofferto più ch'i' non dovea
che gran cagion di blasmar mi consente
tu' convenente- e nol vo' più difendere:
che s'i' potesseio ti vorria offendere.
Amormendico del più degno senso
orbo nel mondo natoetternalmente
velate porti le fonti del viso.
Dehquanto [ben] si trova ogn'uomo offenso
cui corrompi in diletto carnalmente
poi vero lume gli spegni nel viso!
Provo ben ciò: che la luce del viso
m'avevi spenta teco dimorando
senza ragion nutricando - mia vita;
e la memoria avea già sì 'nfralita
che come 'n tenebre andava palpando
e quella donna cui dato m'avea
s'i' la scontravano la conoscea.
Amorinfante povero d'etate
per giovanezza sembri un babüino
a chi sovente rimira il tuo aspetto.
Dehcom' hai poca di stabilitate!
Ché sempre se' trovato per cammino
mettendo in corpo umano il tuo defetto.
Provo ciò: che 'l tuo senno pargoletto
m'avea 'l debole cor sorvizïato
e l'alma forsennato - e l'altre membra.
Molte fïatestando teco insembra
e rimembrando il tu' giovane stato
dicea: «Ohmè fallace gioventute
com' hai poca radice di salute!»
Amoreinfaretrato com' arcero
no lena mai la foga del tu' arco:
però tutti tuo' colpi son mortali.
Dehcom' ti piace star presto guerrero!
e se' fatto scheranche stai al varco
rubando i cori e saettando strali.
Provol: che di colpire a me non cali
c'hai tanto al cor dolente saettato
ch'una saetta lo sportò dal segno.
Principio naturato - in questo regno
se' d'ogni reo; di te non son vengiato
ma poi ch'i' non so saettar quadrello
farò com' fece Caino ad Abello.
Amorpoi che tu se' del tutto 'gnudo
non fossi alatomorresti di freddo
ché se' cieco e non vedi quel che fai.
Mentre che 'n giovane essenza sarai
l'arco e 'l turcasso sarà tuo trastullo;
non vo' che m'abbi omai - [più] per fanciullo:
come campion ti sfido a mazza [e] scudo.