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VittorioAlfieri

 

BRUTOSECONDO

 

 

ALPOPOLO ITALIANO

 

FUTURO.

 

 

Davoio generosi e liberi Italianispero che mi verrá perdonato l'oltraggio cheio stava innocentemente facendo ai vostri avio bisavinell'attentarmi dipresentar loro due Bruti; tragedienelle qualiin vece di donneinterlocutoree attorefra molti altissimi personaggiera il popolo.

Bensento anch'ioquanto era grave l'offesadi attribuire e linguae manoeintellettoa chi (per essersi interamente scordato d'aver avuto questi tre donidalla natura) credeva impossibile quasiche altri fosse per riacquistarligiammai.

 

Mase le mie parole esser den seme

chefrutti onore a chi da morte io desto;

 

io mi lusingoche da voi mi sará forse retribuita giustiziae non scevra di qualche laude.Cosí pure ho certezzache se dai vostri bisavi mi veniva di ciò dato biasimonon potea egli però essere scevro dei tutto di stima: perché tutti non poteanomai odiare o sprezzare coluiche nessuno individuo odiava; e che manifestamentesforzavasi (per quanto era in lui) di giovare a tuttiod ai piú.

 

Parigi17 Gennaio 1789.

 

Vittorio Alfieri.


 

PERSONAGGI

 

Cesare;

Antonio;

Cicerone;

Bruto;

Cassio;

Cimbro;

Popolo;

Senatori;

Congiurati;

Littori.

 

Scenail Tempio dellaConcordiapoi la Curia di Pompeoin Roma.


ATTOPRIMO

 

 

SCENAPRIMA

 

CesareAntonioCiceroneBrutoCassioCimbroSenatori. Tutti seduti.

 

 

CESARE

Padri illustriaconsesso oggi vi appella

il dittator di Roma. Èverche rade

volte adunovvi Cesare: masoli

n'eran cagione i mieinemici e vostri

che depor mai non milasciavan l'armi

se prima io rattoinfaticabilmente

a debellargli appien dalNilo al Beti

non trascorrea. Ma alfinconcesso viemmi

ciò che bramai sovraogni cosa io sempre

giovarmi in Roma delromano senno;

eridonata pria Roma ase stessa

consultarne con voi. -Dal civil sangue

respira or ella; e tempoè omaiche al Tebro

ogni uom riabbia ogni suodrittoe quindi

taccia il livor dellacalunnia atroce.

Non ènon è (qualgrido stolto il suona)

Roma in nulla scemata: alsol suo nome

infra il Tagoel'Eufrate; infra l'adusta

Sienee la divisa ultimaignota

boreale Albione; al solsuo nome

trema ogni gente: e viepiú trema il Parto

da ch'ei di Crasso èvincitore; il Parto

che sta di sua vittoriainopinata

stupidamente attonito; ene aspetta

il gastigo da voi.Null'altro manca

alla gloria di Roma; aiParti e al mondo

mostrarche lá cadeanmortie non vinti

quei romani soldatiacui fea d'uopo

romano duceche non d'auroavesse

ma di vittoriasete. Ator tal onta

a darvi in Roma il re deiParti avvinto

io mi appresto; o a perirnell'alta impresa.

A trattar di tal guerraho scelto io questo

tempio di fausto nome:augurio lieto

per noi sen tragga: ah! sí;concordia piena

infra noi tuttiomai fiasola il certo

pegno del vincer nostro.Ad essa io dunque

e vi esortoe vi prego.- Ivi ci appella

l'onor di Romaovel'oltraggio immenso

ebber l'aquile invitte: aogni altro affetto

silenzio impon l'onor perora. In folla

arde il popol nel foro;udir sue grida

di qui possiam; che a noivendetta ei pure

chiede (e la vuol) deitemerarj Parti.

Risolver dunque oggidobbiam dell'alta

vendetta noipria d'ognicosa. Io chieggo

dal fior di Roma (econromana gioja

chiesto a un tempo eottenutoio giá l'ascolto)

quell'unanime assensoalcui rimbombo

sperso fia tosto ogninemicoo spento.

CIMBRO

Di maraviglia tanta ilcor m'inonda

l'udir parlar di unanimeconsenso

ch'io qui primo rispondo;ancor che a tanti

minortacer me facciauso di legge.

Oggi a noi dunquea noigiá da tanti anni

muti a forzail parlareoggi si rende?

Io primier dunquefavellar mi attento:

ioche il gran Catoinfra mie braccia vidi

in Utica spirare. Ah!fosser pari

mie' sensi a' suoi! Ma inbrevitá fien pari

se in altezza nol sono. -Altri nemici

altri obbrobrjaltreoffesee assai piú gravi

Roma punire e vendicarde' pria

che pur pensare ai Parti.Istoria lunga

dai Gracchi in poifianle romane stragi.

Il foroi templi suoile non men sacre

caseinondar vedea disangue Roma:

n'è tutta Italiae n'èil suo mar cosperso:

qual parte omai v'ha delromano impero

che non sia pingue diromano sangue?

Sparso è forse daiParti? - In rei soldati

conversi tutti i cittadingiá buoni;

in crudi brandiinecessarj aratri;

in mannajele leggi; inre feroci

i capitani: altro a patirne resta?

Altro a temer? - Priad'ogni cosaio dunque

dicoche il tutto nelprimier suo stato

tornar si debba; e priarifarsi Roma

poi vendicarla. Il che aiRomani è lieve.

ANTONIO

Ioconsolparlo; espetta a me: non parla

chi orgogliose stoltezzeal vento spande;

né alcun lo ascolta. -È mio parereo padri

che quanto il nostrodittatore invitto

chiede or da noi(benchéeseguire il possa

ei per se stesso omai)non pure intende

a tutta render la suagloria a Roma

ma che di Roma l'esserla possanza

la securtá ne pende.Invendicato

cadde in battaglia unroman duce mai?

Di vinta pugna i lornemici mai

impuniti ne andar pressoai nostri avi?

Per ogni busto di romanguerriero

nemiche teste a mille amille poscia

cadean recise dai romanibrandi.

Orciò che Romaentroal confin ristretta

d'Italia solaassentirmai non volle

il soffrirebbe or che iconfin del mondo

di Roma il sono? Esordafosse anch'ella

a sue glorie; poniamcheil Parto andarne

impunito lasciasse; a leiqual danno

non si vedria tornar daltristo esemplo?

Popoli moltiebellicosihan sede

fra il Parto e noi: chichi terralli a freno

se dell'armi romane ilterror tace?

GreciaIlliriaMacedoniGermani

GalliBritanniIspaniAffricaEgitto

guerriera gentecheoltraggiatae vinta

d'ogni intorno neaccerchiaa Roma imbelle

vorrian servir? né ungiorno solné un'ora.

Oltre all'onordunqueinnegabil grave

necessitade a volnell'Asia spinge

l'aquile nostre adebellarla. - Il solo

duce a tanta vendetta asceglier resta. -

Ma al cospetto di Cesarechi duce

osa nomarsi? - Altroeleggiamnea patto

ch'ei di vittoriee difinite guerre

e di conquistee ditrionfiavanzi

Cesare; o ch'anco in solpugnar lo agguagli. -

Vile invidia che val?Cesaree Roma

sono in duo nomi omaisola una cosa;

poiché a Roma l'imperoalto del mondo

Cesare sol rendeemantiene. Aperto

nemico è dunque or dellapatriainiquo

traditor n'èchi a suaprivata e bassa

picciola causala comungrandezza

e securtá posporreinvidoardisce.

CASSIO

Io quell'iniquo ordunqueio síson quello

cui traditore untraditore appella.

Primo il sonoe menvanto; or che in duo nomi

sola una cosa ell'èCesare e Roma. -

Breve parla chi dice.Altri qui faccia

con serviliartefattievuoti accenti

suonar di patria il nome:ove pur resti

patria per noisu i casisuoi si aspetta

il risolvere ai padri; innome io 'l dico

di lor; ma ai veri padri;e noncom'ora

adunati a capriccio; enon per vana

forma a schernorichiesti; e non da vili

sgherri infamiaccerchiati intorno intorno

e custoditi; e non invistae quasi

ascoltati da un popolomal compro

da chi il pasce ecorrompe. È un popol questo?

Questoche libertadealtra non prezza

né conosceche il farsial bene inciampo

e ad ogni male scudo? eila sua Roma

nei gladiator del circoinfame ha posta

e nella pingue annonadell'Egitto.

Da una tal gente priasgombro il senato

veggasie allor ciascundi noi si ascolti. -

Preaccennare il mio parerfrattanto

piacemied è: Chedittator non v'abbia

poiché guerra or nonv'ha; che eletti sieno

consoli giusti; che unsenato giusto

facciasi; e un giustopopoloe tribuni

veri il foro rivegga.Allor dei Parti

deliberar può Roma;allorche a segni

certidi nuovoriconoscer Roma

noi Romani potremo. Infinche un'ombra

vediam di lei fallaceiverie pochi

suoi cittadiniapprestinsi per essa

a far gli ultimi sforzi;or che i suoi tanti

nemici fan gli ultimi lorcontr'essa.

CICERONE

 

Figlio di Romae noningratoio l'amo

piú che me stesso: eRomail dí che salva

dall'empia man diCatilina io l'ebbi

padre chiamommi. Inrimembrarloancora

di tenerezza e gratitudinsento

venirne il dolce piantosul mio ciglio.

Sempre il pubblico benla pace vera

la libertáfur la miabrama; e il sono.

Morire io soloe qualper Roma io vissi

per lei deh possa! ohqual mi fia guadagno

s'io questo avanzo di unatrista vita

per lei consuntaallasua pace io dono! -

Pel vero io parlo; e alcanuto mio crine

creder ben puossi. Il mioparlar non tende

né a piú inasprir chidagli oltraggi molti

sofferti a lungoinacerbita ha l'alma

giá di bastanteancorche giustosdegno;

né a piú innalzare ilgiá soverchio orgoglio

di chi signor del tuttoomai si tiene.

A conciliar (che ancorpossibil fora)

col ben di ognuno il bendi Romaio parlo. -

Giá vediam da gran tempoi tristi effetti

del mal fra noi snudatoacciaro. I soli

nomi dei capi infrangitordi leggi

si andar cangiandoe conpiú strazio sempre

della oppressarepubblica. Chi l'ama

davver fra noichi ècittadin di cuore

e non di labroora ilmio esemplo siegua.

Fra i rancor cupi ascosiinfra gli atroci

odj palesiinfra ibranditi ferri

(se pur l'Erinni rabideli fanno

snudar di nuovo) ognun dinoi frapponga

inerme il petto: oricomposti in pace

fian cosí quei discorsianimi feri;

o dalle inique spadetrucidati

cadrem noi soli; ad ontalorRomani

solie veracinoi. -Son questi i sensi

questi i sospiriillagrimare è questo

di un cittadin di Roma:al par voi tutti

deh! lo ascoltate: e chidi gloria troppa

è carco giádeh! nonla offuschio perda

tentando invan di piúacquistarne: e quale

all'altrui gloria invidiaportaor pensi

che invidia nomavirtuosa eccelsa

gara in ben farpuòsola i propri pregi

accrescer moltoe innobil modo e schietto

scemar gli altrui. - Mapoiché omai ne avanza

tanto in Roma a trattardei Parti io stimo

per or si taccia. Ah!ricompostaed una

per noi sia Roma; e ad unsuo sguardo tosto

Partie quanti altriabbia nemici estrani

spariscon tutticomenebbia al vento.

BRUTO

 

CimbroCassioe il granTulliohanno i loro alti

romani sensi in síromana guisa

esposti omaiche nulla adir di Roma

a chi vien doporesta.Altro non resta

che a favellar di chi inse stesso ha posta

Romae neppurdissimularlo or degna. -

Cesarea tepoiché inte solo è Roma

di Roma nodi te parlareio voglio. -

Io non t'amoe tu ilsai; tuche non ami

Roma; cagion del non mioamartisola:

te non invidioperché ate minore

piú non mi estimodache tu sei fatto

giá minor di te stesso;io te non temo

Cesareno; perché amorir non servo

son presto io sempre: iote non odioal fine

perché in nulla ti temo.Or dunqueascolta

qui il solo Bruto; e aBruto sol dá fede;

non al tuo consol servoche sí lungi

da tue virtudi stassiesol divide

teco i tuoi vizie gliassecondae accresce. -

Tu forse ancorCesaremerti (io 'l credo)

d'esser salvo; e ilvorrei; perché tu a Roma

puoi giovarravvedendoti: tu il puoi

come potesti nuocerle giátanto.

Questo popol tuo stesso(al vivo or dianzi

Cassio il ritrasse) ilpopolo tuo stesso

ha pochi dídel tuopoter ti fea

meno ebro alquanto. Uditohai tu le grida

di popolare indegnazioneil giorno

chequasi a giuocoilregio serto al crine

leggiadramente cingertitentava

la maestá del consolnuovo: udito

hai fremer tutti; e laregal tua rabbia

impallidir te fea. Ma ilserto infame

cui pur bramaviardentemente in cuore

fu per tua man respinto:applauso quindi

ne riscotevi universal;ma punte

eran mortali al pettotuole voci

del tuo popolche in vernon piú romano

ma né quanto il voleviera pur stolto.

Imparasti in quel díche Roma un breve

tiranno averma un renon maipotea.

Che un cittadin non seitu il saipur troppo

per la pace tua interna:esser tiranno

pur ti pesaanco ilveggio: e a ciò non eri

nato tu forse; ors'ioti abborrail vedi.

Svela su dunqueove tuil sappia noi

ed a te stesso in unciòch'esser credi

ciò ch'esser speri. -Ove nol sappiimpara

tu dittator dal cittadinoBruto

ciò ch'esser merti.Cesareun incarco

alto piú assai di quelche assumiavanza.

Speme hai di fartil'oppressor di Roma;

liberator farteneardiscie n'abbi

certezza intera. - Assaiben scorgial modo

con cui Bruto ti parlache se pensi

esser giá fatto a noisignornon io

suddito a te per ancoesser mi estimo.

ANTONIO

Del temerario tuo parlarla pena

in breveio 'l giuro...

CESARE

Orbasti. - Io nell'udirvi

sí lungamente tacitonon lieve

prova novella ho di medato; edove

me signor d'ogni cosa iopur tenessi

non indegno il sarei;poich'io l'ardito

licenzioso altrui parlareosava

non solo udirmaprovocare. A voi

abbastanza pur libera nonpare

quest'adunanza ancor;benché d'oltraggi

carco v'abbiate ildittatorche oltraggi

può non udirs'eivuole. Al sol novello

lungi dal foroe senzaarmate scorte

che voi difendan dallaplebeiodunque

entro alla curia diPompeo v'invito

a consesso piú franco.Ivipiú a lungo

piú duri ancora e piúinsultanti detti

udrò da voi: ma quiviesser de' fermo

il destino dei Parti. Oveai piú giovi

non io dissentoch'ivifermo a un tempo

siama dai piúdiCesare il destino.


 

ATTOSECONDO

 

 

SCENAPRIMA

 

CiceroneCimbro.

 

 

CICERONE

Securo asiloove di Romai casi

trattarnon restaaltroche questo...

CIMBRO

Ah!poco

ne resta a dir; solo adoprar ne avanza.

In tuo nome invitati hoCassio e Bruto

a qui venirne; e quisaranno in breve.

Nulla indugiarfia ilmeglio; al sol novello

corre (ahi pur troppo!)il suo periglio estremo

la patria nostra.

CICERONE

Èverche indugio nullo

piú non ponendo egli aldisegno iniquo

la baldanza di Cesaresecura

ogni indugio a noitoglie. Altro ei non vuole

che un esercito in armi;orche convinto

per prova egli èchedella compra plebe

può men l'amore in suofavorche il fero

terror di tutti. Ei deglioltraggi nostri

ride in suo cor; gridarnoi lascia a vuoto:

pur che l'esercito abbia:e n'ha certezza

dalle piú vociche insenato ei merca.

Di libertá le nostreultime grida

scontar faranne al suoritorno ei poscia

I romani guerrieri aiParti incontro

guida eiper darl'ultimo crollo a Roma

come a lei dièdel Renoin rivai primi.

Tropp'oltretroppoèomai trascorso: or tempo

anch'io il confessoall'indugiar non havvi.

Macome il de' buoncittadinoio tremo:

rabbrividiscoin solpensarche forse

da quanto stiam noi perrisolverpende

il destino di Roma.

CIMBRO

Eccovenirne

Cassio ver noi.

 

SCENASECONDA

 

CassioCiceroneCimbro.

 

CASSIO

Tardovenn'io? Ma pure

non v'è per anco Bruto.

CIMBRO

Inbreveei giunge.

CASSIO

Me qui seguir voleanmolti de' nostri:

ma i delatoriin questetriste mura

tanti son piú che icittadini omai

che a tormi appieno ognisospettoio volli

solo affatto venirne.Alla severa

virtú di Cimbroe delgran Tullio al senno

e all'implacabil ira miasol basti

aggiunger ora la sublimealtezza

dello sdegno di Bruto.Altro consiglio

puossi unir maimegliotempratoed atto

quindi a meglio adoprarsia pro di Roma?

CICERONE

Dehpur cosí voglian diRoma i Numi!

Ioquant'è in mepresto a giovar di tutto

sono alla patria mia:duolmiche solo

debile un fiato di nonverde etade

mi resti a dar per essa.Omaicon mano

poco oprar può laconsunta mia forza;

mase con lingua mailiberi audaci

sensio nel foroo nelsenatoio porsi;

piú che il mai fossiintrepid'oggi udrammi

Roma tuonar liberiaccenti: Roma

a cuise estinta infrasuoi ceppi or cade

né sopravviver pur d'ungiornoio giuro.

 

CASSIO

Vero orator di libertátu sempre

erie sublime il tuoparlarfea forza

a Roma spesso: machiomai rimane

degno di udirti? Odatterritio compri

son tutti omai; néintenderebber pure

sublimi tuoi sensi...

CICERONE

Ilpopol nostro

benché non piú romanoè popol sempre:

e sia ogni uomo per séquanto piú il puote

corrotto e vilei piúsi cangiantosto

che si adunano i molti:io direi quasi

che in comun puossi a lorprestar nel foro

alma tutt'altraappiendiversa in tutto

da quella c'ha fra i larisuoi ciascuno.

Il veroil falsoirapietádolore

ragiongiustiziaonorgloria per anco;

affetti sonche in corsi ponno

destar d'uomini molti(quai ch'ei sieno)

dall'uom che in corcomefra' labrigli abbia

tutti davvero. Ove purvaglian detti

fortiliberiardentiio non indarno

oggi salir spero inringhiera; e voglio

ivi morirs'è d'uopo. -Al poter rio

di quel Cesare stessoonde or si trema

quale origine base eistesso dava?

La opinion dei piú. Colbrando ei doma

le Gallieè ver; ma conla lingua ei doma

coi lusinghieriartificiosi accenti

le sue legion da primaein parte poscia

il popol anco: ei solnéspegner tutti

né comprar tutti allorpotea: far servi

ben tutti or può queiche ingannati ha pria.

E noi del par con linguanon potremmo

disingannareilluminarfar sani

e gl'intelletti e icuori? Infra il mio dire

e il favellar deldittator tiranno

sta la forza per luiperme sta il vero:

se mi si presta orecchioancor pur tanto

mi affido iosínelmio sublime tema

ch'armi non curo. Aorecchi e corgiá stati

romani un dígiunger puòvoce ancora

che romani per brevealmen li torni.

Svelato appienCesarevinto è appieno.

CIMBRO

Dubbio non v'ha: se tiascoltasse Roma

potria il maschio tuo dirtornarla in vita:

mas'anco tu scegliessigeneroso

di ascender soloe dimorir su i rostri

ch'or son morte a chi ilnome osa portarvi

di libertá; s'anco tusol ciò ardissi;

tolto pur sempre dalleinfami grida

di prezzolata vil geníati fora

l'esser udito. Ella omaisola tiene

del foro il campoe ognidritt'uom sbandisce.

Non è piú al TebroRoma: armie virtudi

e cittadinior ricercarsi denno

nelle estreme provincie.A guerra aperta

duro assai troppo è ilritornar; ma pace

pur non è questa. Ipravi umorche tanti

tra viva e morta opprimonRomaè forza

(pur troppo!) ancor colsangue ripurgarli.

Romano al certo eraCatone; e il sangue

dei cittadini spargereabborriva;

purquel giusto de'giusti anco il dicea:

«Dall'armi natae omaidall'armi spenta

non può riviver chedall'armiRoma».

Ch'altro a far ne rimane?O Roma è vinta

e con lei tutti icittadin veraci

cadono; o vinceeannichiliti spersi

sonoo cangiatii rei.Cesare forse

la vittoria allacciò?sconfitto ei venga

solo una volta; e la suastessa plebe

convinta che invincibileei non era

conoscerallo allora; a ungrido allora

tutti ardiran tirannoempio nomarlo

e come tal proscriverlo.

CASSIO

Proscritto

perché non pria da noi?Da un popol vile

tal sentenza aspettiamqualor noi darla

quando eseguirla ilpossiam noi primieri?

Fin che ad arbitrionostroa Roma in mezzo

entro a sue caseinfrail senato istesso

possiam combatter Cesaree compiuta

noi riportarne palma; incampoa costo

di tante vite della suamen empie

a pugna iniqua eiprovocar dovrassi

e forse per non vincerlo?Ove un brando

questo mio soloe laindomabil ira

che snudar mel farábastanoe troppo

fianoa troncar quellasprezzabil vita

che Roma or tuttaindegnamente in pianto

tiene allacciata e serva;ove non altro

a trucidar qual sia iltiranno vuolsi

che solo un brandoed unRoman che il tratti;

perchéperchétantiadoprarne? - Ah! segga

altri a consiglioeponderie discúta

e ondeggie indugiinfin che manchi il tempo:

io tra i mezzi il migliorstimo il piú breve:

or piúdi tantoche ilpiú breve a un tratto

fia 'l piú arditoil piúnobileil piú certo.

Degno è di Roma iltrucidar quest'uno

apertamente; e di morirpur merta

di man di CassioCesare.All'altrui

giusto furor lascio ilpunir l'infame

servo-console Antonio. -Eccovien Bruto:

udiamudiams'ei dalmio dir dissenta.

 

SCENATERZA

 

BrutoCiceroneCassioCimbro.

 

CICERONE

Sí tardo giunge acotant'alto affare

Bruto?...

BRUTO

Ah!primiero io vi giungease tolto

finor non m'era...

CIMBRO

Eda chi mai?

BRUTO

Pensarlo

nullo il potria di voi.Parlarmi a lungo

volle Antonio finora.

CICERONE

Antonio?

CASSIO

Eil vile

satellite di Cesareotteneva

udienza da Bruto?

BRUTO

Ebbelae in nome

del suo Cesare stesso.Egli abboccarsi

vuol mecoad ogni patto:a lui venirne

m'offres'io il voglio;o ch'egli a me...

CIMBRO

Certoebbe

da te ripulsa...

BRUTO

No.Cesare amico

al cor mio schietto or piúterror non reca

che Cesare nemico. Udirloio quindi

voglioe fra brevee inquesto tempio stesso.

BRUTO

Mache mai vuol da te?

CASSIO

Comprarmi;forse.

Ma in Bruto ancorvoi viaffidateio spero.

CASSIO

Piú che in noi stessi.

CIMBRO

Affidantutti in Bruto;

anco i piú vili.

BRUTO

E a risvegliarmiinfatti

(quasi io dormissi)infra' miei passi io trovo

disseminati incitatoriavvisi:

brevifortiromani; ame di laude

e biasmo in uncome selento io fossi

a ciò che vuol Roma dame. Nol sono;

ed ogni spron mi è vano.

CASSIO

Mache speri

dal favellar conCesare?...

CICERONE

Cangiarlo

tu speri forse...

BRUTO

Epiacemiche il senno

del magnanimo Tullioalmio disegno

si apponga in parte.

CASSIO

Oh!che di' tu? Noi tutti

lungamente aspettandotiqui esposto

abbiamo a lungo il parernostro: un solo

fummo in Cesare odiarnell'amar Roma

e nel voler morir perlei: ma fummo

tre diversi nel modo.Infra il tornarne

alla civile guerra; o ilpopol trarre

d'ingannoe all'armi; ocol privato ferro

svenar Cesare in Roma; ordi'qual fora

il partito di Bruto?

BRUTO

Ilmio? - Nessuno

per ordi questi. Ovefia vano poscia

il mioscerrò pursempre il terzo.

CASSIO

Iltuo?

E qual altro ne resta?

BRUTO

Avoi son noto:

parlar non soglio invan:piacciavi udirmi. -

Per sanarsi in un giornoinferma troppo

è Roma ormai. Puossiinfiammar la plebe

ma per brevea virtú;che mai coll'oro

non si tragge al ben farcome coll'oro

altri a viltá la tragge.Esser può compra

la virtú veramai?Fallace base

a libertá novella ilpopol guasto

sarebbe adunque. Mailsenato è forse

piú sano? annoverar sipon gli schietti;

odian Cesare in core irei pur anco

non perch'ei toglielibertade a tutti

ma perché a lortirannounicoei toglie

d'esser tiranni. A luisucceder vonno;

lo abborriscon perciò.

CICERONE

Cosínon fosse

come vero èpur troppo!

BRUTO

 

Ircauto il buono

cittadin debbeinfrabruttura tanta

per non far peggio.Cesare è tiranno;

ma non sempre lo èstato. Il vil desio

d'esser pieno signoreincor gli sorge

da non gran tempo: e ilvile Antonioad arte

inspirando gliel vapertrarlo forse

a sua rovinae innalzarsé sovr'esso.

Tali amici ha il tiranno.

CASSIO

Innatain petto

la iniqua brama di regnarsempr'ebbe

Cesare...

BRUTO

No;non di regnar: mai tanto

non osava ei bramare. Ortu l'estimi

piú grandee arditoche nol fosse ei mai.

Necessitá di gloriaanimo ardente

anco il desir non alto divendetta

dei privati nemicie infin piú ch'altro

l'occasion feliceivil'han spinto

dove giunge ora attonitoegli stesso

del suo salire. Entro ilsuo cuor può ancora

desio d'onorpiú chedesio di regno.

Provar vel deggio? Ornon disegna ei forse

d'ir contra i Partieabbandonar pur Roma

ove tanti ha nemici?

CIMBRO

Eimercar spera

con l'alloro dei Parti ilregio serto.

BRUTO

Dunque a virtúpiúassai che a forzaei vuole

del regio serto essertenuto: ei dunque

ambizioso è piú chereo...

CASSIO

Suelaudi

a noi tu intessi?...

BRUTO

Uditeil fine. - Ondeggia

Cesare ancora infra sestesso; ei brama

la gloria ancor; non èdunqu'egli in core

perfetto ancor tiranno:maei comincia

a tremar puree finornon tremava;

vero tiranno ei sta peresser dunque.

Timor lo invaseha pochidínel punto

che il venduto suo popoloei vedea

la corona negargli. Maqual sia

non è sprezzabil Cesarené indegno

ch'altri a lui schiuda alravvedersi strada.

Io per me deggioodispregiar me stesso

o lui stimar; poiché purvolli a lui

esser tenuto io dellavitail giorno

ch'io ne' campi farsaliciin sue mani

vinto cadeva. Io vivo; eassai gran macchia

è il mio vivere a Bruto;ma saprolla

io scancellarsenzaesser vilné ingrato.

CICERONE

Dell'armi è tal spessola sorte: avresti

tuse il vincevilavittoria seco

pure usata cosí. Nonebbe in dono

Cesare stesso anch'ei suavitaa Roma

or sí fatale? in don lavita anch'egli

per grazia espressaevieppiú espresso errore

non ricevea da Silla?

BRUTO

Èvero; eppure

mai non mi scordo ibeneficj altrui:

ma il mio dovere la miapatria a un tempo

in cor ben fitti ioporto. A Brutoin somma

Cesare è talchedittator tiranno

(qual èqual fassi ognidí piú) nol vuole

Bruto lasciare a pattonullo in vita;

e vuol svenarloo essersvenato ei stesso...

Matale in un Cesare aBruto appare

che libertadee imperoe nerboe vita

renderper oraei soloil puote a Roma

s'ei cittadin ritorna. Èdella plebe

l'idolo giá; normadivenga ai buoni;

faccia de' rei terroreesser le leggi:

efinché torni alprisco stato il tutto

dal disfar leggi alcustodirle sia

il suo poter converso. Eid'alti sensi

nacque; ei fu cittadino:ancor di fama

egli arde: è ciecosí;ma tal lo han fatto

sol la prospera sorteegli empj amici

che fatto gli hanno dellagloria vera

l'orme smarrire. O che ilmio dire è un nulla;

o ch'io parole síincalzanti e calde

trar dal mio pettoe síveraci e forti

ragion tremende addursaproglie tante

ch'io sísforzar Cesarespero; e farlo

grande davveroe di virtúsí pura

ch'ei sia d'ogni uomd'ogni Romanoil primo;

senza esser piú che uncittadin di Roma.

Sol che sua gloria a Romagioviinnanzi

io la pongo alla mia: bensalda prova

questo disegno mioparmisaranne. -

Mase a Cesare or parlaindarno Bruto

tu il vedio Cassio conme sempre io 'l reco;

ecco il pugnalch'auccider lui fia ratto

piú che il tuo brando...

CICERONE

Ohcittadin verace!

Grande sei troppo tu; malda te stesso

tu puoi conoscer Cesaretiranno.

CASSIO

Sublime Brutounaimpossibil cosa

ma di te degnain mentevolgi; e solo

tentarla puoi. Non io mioppongo: ah! trarti

d'inganno appienCesaresolo il puote.

CIMBRO

Far d'un tiranno uncittadino? O Bruto

questa tua spemegenerosaè prova

ch'esser tu mai tirannonon potresti.

BRUTO

Chiaro in breve fia ciò:d'ogni oprar mio

qui poi darovvi pienoconto io stesso. -

Ov'io vano oratorperdente n'esca

tanto piú acerbo feritorgagliardo

a' cenni tuoiCassiomiavrai; tel giuro.


 

ATTOTERZO

 

 

SCENAPRIMA

 

CesareAntonio.

 

ANTONIO

Cesaresí; fra poco ate vien Bruto

in questo tempio stessoove a te piacque

gli arroganti suoi sensiudir pur dianzi

e tollerarli. Il riudraifra breve

da solo a solpoiché tuil vuoi.

CESARE

Tensono

tenuto assai: lieve nonera impresa

il piegar Bruto adabboccarsi or meco;

né ad altri maifuorchéad Antoniodarne

osato avrei lo incarco.

ANTONIO

Oh!quanto duolmi

che a' detti miei tusordo ognorti ostini

in sopportar codestoBruto! Il primo

de' tuoi voler fiaquestoa cui si arrenda

di mala voglia Antonio.In suon d'amico

pregar pur vollie innome tuocolui

che mortal tuo nemico acerta prova

esser conoscoe cometale abborro.

CESARE

Odian Cesare molti:eppursol uno

nemico io contoche dime sia degno:

e Bruto egli è.

ANTONIO

Quindiornon Bruto solo

ma Bruto primae iCassje i Cimbri poscia

e i Tullje tantiuccider densie tanti.

CESARE

Quant'alto è piúquanto piú acerbo e forte

il nemicodi tanto a mepiú sempre

piacque il vincerlo; e ilfeapiú che con l'armi

spesso assai col perdono.Ai queti detti

ricorrerquando adoprarpuossi il ferro;

persuaderconvincerefar forza

a un cor pien d'odioefarsi essere amico

l'uomoa cui torre ogniesser puossi; ah! questa

contro a degno nemico èla vendetta

la piú illustre; e lamia.

ANTONIO

Cesareapprenda

sol da se stesso ad essergrande: il fea

natura a ciò: ma il farsecuri a un tempo

Roma e séda chi gliama ambo del pari

oggi ei l'apprenda: esovra ogni uomquell'uno

son io. Non cesso diridirti io mai

che se Bruto non spegniin ciò ti preme

piú assai la vana tuagloria privata

che non la vera dellapatria; e poco

mostri curar la securtádi entrambi.

CESARE

E atterrir tu con vilsospetto forse

Cesare vuoi?

ANTONIO

Senon per séper Roma

tremar ben può Cesareanch'eglie il debbe.

CESARE

Morir per Romae per lagloria ei debbe;

non per sé mai tremarnémai per essa.

Vinti ho di Roma iogl'inimici in campo;

quei soli eran di Cesarei nemici.

Tra quei che il ferrocontro a lei snudaro

un d'essi è Bruto; io giácoll'armi in mano

preso l'ebbie perireallor nol fea

col giusto brando dellaguerra; ed ora

fra le mura di Romainerme (oh cielo!)

col reo pugnal di fraudeo con la ingiusta

scureil farei trucidario? Non havvi

ragionche trarmi aeccesso tal mai possa:

s'anco il volessi...ah! forse... io nol... potrei. -

Ma in sommaai tantimie' trionfi manca

quello ancora dei Partie quel di Bruto:

questo all'altro fiascala. Amico farmi

Bruto voglioa ognicosto. Il far vendetta

del trucidato Crassoatutto innanzi

per ora io pongo; e puògiovarmi assai

Bruto all'impresain cuiriposta a un tempo

fia la gloria di Cesare edi Roma.

ANTONIO

Puoi tu accrescerti fama?

CESARE

Oveda farsi

altro piú restail dame fatto io stimo

un nulla: è tal l'animomio. Mi tragge

or contra il Partoirresistibil forza.

Vivo meRoma rimanersivinta?

Ah! mille volte priaCesare pera. -

Madi discordieed'atri umor perversi

piena lasciar pur la cittánon posso

mentre in Asiaguerreggio: né lasciarla

piena di sangue e diterror vorrei;

benché a frenarla siatal mezzo il certo.

Bruto può sol tuttoappianarmi...

ANTONIO

Eun nulla

reputi Antonio dunque?

CESARE

-Di me parte

sei tu nelle guerriereimprese mie:

quindi terror dei Partianche te voglio

al fianco mio. Giovarmiin altra guisa

di Bruto io penso.

ANTONIO

Ioogni guisa io presto

sono a servirti; e ilsai. Macieco troppo

seiquanto a Bruto.

CESARE

Assaipiú cieco è forse

ei quanto a me. Ma il dífia questoio spero

che il potrò tord'inganno: oggi mi è forza

ciò almen tentare...

ANTONIO

Eccoloappunto.

CESARE

Orseco

lasciami; in breve a teverronne.

ANTONIO

Appieno

deh! tu d'inganno trar testesso possa;

e in tempo ancor conoscerben costui!

 

SCENASECONDA

 

BrutoCesare.

 

BRUTO

Cesareantichi noinemici siamo:

ma il vincitor sei tufinoraed anco

il piú felice sembri.Iobenché il vinto

paiadi te men miseropur sono.

Maqual che il nostroanimo siabattuta

vintaegraoppressamoribondaè Roma.

Pari desircagiondiversa molto

tratti qui ci hanno adabboccarci. A dirmi

gran cose hai tuseAntonio il ver narrommi;

ed io pure alte cose adirti vengo

se ascoltarle tu ardisci.

CESARE

Ancorche Bruto

stato sia sempre a menemicoa Bruto

non l'era io mainé ilson; nése il volessi

esserlo mai potrei.Venuto io stesso

a favellarti in tuamagion saria;

ma temeache adoltraggio tel recassi;

Cesare osarne andardoveconsorte

a Bruto sta del granCaton la suora:

quind'io con preghi a quivenirne invito

ti fea. - Me solsenzalittorie senza

pompa nessunavedi; intutto pari

a Bruto; ove pur tale eime non sdegni.

Qui non udrainé ildittator di Roma

né il vincitor del granPompeo...

BRUTO

Corteggio

sol di Cesare degnoèil valor suo:

e vieppiú quando ei siappresenta a Bruto. -

Felice tese addietroanco tu puoi

come le scuri ed ilittorlasciarti

ed i rimorsi e ilperpetuo terrore

di un dittator perpetuo!

CESARE

Terrore?

Non che al mio cornonè parola questa

nota pure al mioorecchio.

BRUTO

Ignotaell'era

al gran Cesare in campoinvitto duce;

non l'è a Cesare inRomaora per forza

suo dittatore. Ègeneroso troppo

per negarmelo. Cesare: esenz'onta

può confessarlo a Bruto.Osar ciò dirmi

di tua stessa grandezzaè assai gran parte.

Franchi parliam: degno èd'entrambi. - Ai molti

incuter mai timor nonpuote un solo

senza ei primo tremare.Odinein prova

qual sia ver me il tuostato. Uccider Bruto

senza contrasto il puoi:saich'io non t'amo;

saiche a tua iniquaambizione inciampo

esser poss'io: ma purperché nol fai?

Perché temiche a te piúdanno arrechi

l'uccidermi ora.Favellarmiintanto

e udirmi vuoiperché iltimor ti è norma

unica omai; né il sai tustesso forse;

o di saperlo sfuggi.

CESARE

Ingrato!... e il torre

di Farsaglia nei campi ate la vita

forse in mia man nonstette?

BRUTO

Ebrotu allora

di gloriae ancor dellabattaglia caldo

eri grande: e per esserlosei nato:

ma quite di te stessofai minore

ogni dí piú. -Ravvediti; conosci

che tufreddo pacificotiranno

mai non nascestiio tel'affermo...

CESARE

Eppure

misto di oltraggi il tuolaudar mi piace.

T'amo; ti estimo: iovorrei solo al mondo

esser Brutos'io Cesarenon fossi.

BRUTO

Ambo esser puoi; moltoaggiungendo a Bruto

nulla togliendo a Cesare:ten vengo

a far l'invito io stesso.In te sta solo

l'esser grande davvero:oltre ogni sommo

prisco Romanoessere tuil puoi: fia il mezzo

semplice molto; osaadoprarlo: io primo

te ne scongiuro; e diromano pianto

in ciò dirtimi sentoumido il ciglio... -

Matu non parli? Ah! tuben saiqual fora

l'alto mio mezzo: in cortu 'l sentiil grido

di veritáche imperiosatuona.

Ardisciardisci; illaccio infame scuoti

che ti fa nullo a' tuoistessi occhi; e avvinto

ti tienee schiavopiúche altrui non tieni.

A esser Cesare imparaoggi da Bruto.

S'io di tua gloria invidofossiudresti

or me pregarti adannullar la mia?

Conosco il ver; me nonlusingo: in Roma

a te minor di dignitadee d'anni

e di possanzae ditrionfiio sono

come di fama. Seinnalzarsi il nome

di Bruto può col propriovoloil puote

soltanto omai su larovina intera

del nome tuo. Sommessaodo una voce

timidae quindi nonromana affatto

Bruto appellar liberatordi Roma

come oppressor tenchiama. A farmi io tale

ch'io ti sconfiggaoch'io ti spengaè d'uopo.

Lieve il primo non è; piúche nol credi

lieve il secondo: ese ame sol pensassi

tolto il signor giá misarei: ma penso

romanoa Roma; e sol peressa io scelgo

di te pregarquando teuccider debbo

Cesareah! sítucittadin tornarne

a forza deida meconvinto. A Roma

tu primo puoitu soltumille volte

piú il puoi di BrutoaRoma render tutto;

pacee salvezzaegloriae libertade:

quanto le hai toltoinsomma. Ancor per breve

tu cittadin tua regiapossa adopra

nel render forza alleabbattute leggi

nel tor per sempre a ogniuom l'ardire e i mezzi

d'imitarti tiranno; e haitolto a un tempo

a ogni uomper quanto eisia romanl'ardire

di pareggiarti cittadino.- Ordimmi:

ti estimi tu minor diSilla? Eireo

piú assai di tepiúcrudodi piú sangue

bagnato e sazio; eicittadin pur anco

farsi ardivae fugrande. Oh! quanto il fora

Cesare piúche dipossanza è giunto

oltre a Silla di tanto!Altraben altra

fia gloria a tese tuspontaneo rendi

a chi si aspettaciòche possa ed arte

ti dier; se sai meglioapprezzar te stesso;

se togliin sommachein eterno in Roma

nullo Cesare mainéSillarieda.

CESARE

- Sublime ardentegiovine; il tuo ratto

forte facondo favellarpur troppo!

vero è fors'anche.Ignota forza al core

mi fan tuoi detti; eallora che a me ti chiami

minoreio 'l sentoadonta miadi quanto

maggior mi sei. Mailconfessarlo io primo

e il non n'essere offesoe il non odiarti

sicure prove esser tidennoe immense

che un qualche stranoaffetto io pur nudrisco

per te nel seno. - A mesei caroil credi;

e molto il sei. - Ciòch'io di compiertempo

omai non homeglio da tecompiuto

vo' ch'ei siadopo me.Lasciach'io aggiunga

a' miei trionfi idebellati Parti:

ed io contento muojo. Incampo ho tratto

di mia vita gran parte;il campo tomba

mi fia sol degna. Hotoltaè veroin parte

la libertáma inmaggior copia ho aggiunto

gloria a Romaepossanza: al cessar mio

ammenderai di mievittorie all'ombra

tuBrutoi dannich'iole fea. Secura

posare in me piú non puòRoma: il bene

ch'io vorrei farleavvelenato ognora

fia dal mal che le hofatto. Io quindi ho scelto

in mio pensieroalle sueinterne piaghe

te sanatore: integrosempree grande

stato sei tu: meglio dimepuoi grandi

far tu i Romaniedintegri tornarli.

Ioqual padretiparlo;... epiú che figlio

o Bruto miomi sei.

BRUTO

...Non m'è ben chiaro

questo tuo favellare. Ame non puote

in guisa niuna mai toccarla ingiusta

sterminata tua possa. Eche? tu parli

di Roma giáquasi d'untuo paterno

retaggio?...

CESARE

Ah!m'odi. - A te piú omai non posso

nasconder cosache a tenotaor debbe

cangiarti affatto infavor mio.

BRUTO

Cangiarmi

puoise ti cangi; e sete stesso vinci;

trionfo solche a terimanga...

CESARE

Udito

che avrai l'arcanoaltrosarai.

BRUTO

Romano

sarò pur sempre. Mafavella.

CESARE

...O Bruto

nel mio contegno tecoene' miei sguardi

e ne' miei dettie neltacer mio stesso

di'non ti par che unsmisurato affetto

per te mi muova e mitrasporti?

BRUTO

Èvero;

osservo in te non so qualmoto; e parmi

d'uom piú assaiche ditiranno: e finto

creder nol posso; eschiettoattribuirlo

a che non so.

CESARE

...Ma tuper me quai senti

moti entro al petto?

BRUTO

Ah!mille: e invidia tranne

tutti per te provo avicenda i moti.

Dir non li so; matuttiin due gli stringo:

se tiranno persistiiraed orrore;

s'uom tu ritorni ecittadinoimmenso

m'inspiri amor dimaraviglia misto.

Qual vuoi dei due daBruto?

CESARE

Amoreio voglio:

e a me tu il dei...Sacroinfrangibil nodo

a me ti allaccia.

BRUTO

Ate? qual fia?...

CESARE

Tunasci

vero mio figlio.

BRUTO

Ohciel! che ascolto?...

CESARE

Ah!vieni

figlioal mio seno...

BRUTO

Esserpotria?...

CESARE

Seforse

a me nol credialla tuamadre istessa

il crederai. Questo è unsuo foglio; io l'ebbi

in Farsagliapoche oreanzi alla pugna.

Mira; a te nota è la suamano: ah! leggi.

BRUTO[1]

«Cesare (oh ciel!) staiper combatter forse

Pompeo non puree icittadini tuoi

ma il tuo propriofigliuolo. È Bruto il frutto

de' nostri amorigiovenili. È forza

ch'io te lo sveli; a ciònull'altro trarmi

mai non potrebbeche iltimor di madre.

Inorridiscio Cesare;sospendi

se ancor n'è tempoilbrando: esser tu ucciso

puoi dal tuo figlio; o ditua man tu stesso

puoi trucidarlo. Iotremo... Il cieldeh! voglia

che udito in tempoabbiami un padre!... Io tremo...

Servilia.» - Oh colpoinaspettato e fero!

Io di Cesare figlio?

CESARE

Ah!sítu il sei.

Deh! fra mie bracciavieni.

BRUTO

Ohpadre!... Oh Roma!

Oh natura!... Ohdover!... - Pria d'abbracciarti

miraa' tuoi pièprostrato Bruto cade;

né sorgeráse in te diRoma a un tempo

ei non abbraccia ilpadre.

CESARE

Ah!sorgio figlio. -

Deh! come mai sí gelidoe feroce

rinserri il corchealcun privato affetto

nulla in te possa?

BRUTO

Eche? credi or tu forse

d'amar tuo figlio? Ami testesso; e tutto

serve in tuo core al soldesio di regno.

Mostratie padreecittadin; che padre

non è tiranno mai: deh!tal ti mostra;

e un figlio in meritroverai. La vita

dammi due volte: ioschiavoesser nol posso;

tirannoesser nolvoglio. O Bruto è figlio

di liber'uomliberoanch'egliin Roma

libera: o Brutoessernon vuole. Io sono

presto a versar tutto perRoma il sangue;

e in un per tedove unRoman tu sii

vero di Bruto padre... Ohgioja! io veggo

sul tuo ciglio spuntareun nobil pianto?

Rotto è del corl'ambizioso smalto;

padre or tu sei. Deh! dinatura ascolta

per bocca mia le voci; eBrutoe Roma

per te sien uno.

CESARE

...Il cor mi squarci... Oh dura

necessitá!... Seguir delcore i moti

soli non posso. - Odimiamato Bruto. -

Troppo il servir di Romaè omai maturo:

con piú danno per essae men virtude

altri terrallaovetenerla nieghi

Bruto di man di Cesare...

BRUTO

Ohparole!

Oh di corrotto animoservo infami

sensi! - A menononfostiné sei padre.

Pria che svelarmi il viltuo coree il mio

vil nascimentoera pietápiú espressa

me trucidartudi tuamano...

CESARE

Ohfiglio!...

BRUTO

Cedio Cesare...

CESARE

Ingrato... snaturato...

che far vuoi dunque?

BRUTO

Osalvar Roma io voglio

o perir seco.

CESARE

Ioravvederti voglio

o perir di tua mano.Orridaatroce

è la tua sconoscenza...Eppureio spero

ch'onta ed orror nesentirai tu innanzi

che in senato ci vegga ildí novello. -

Mase allor poi nel nonvolermi padre

ti ostiniingrato; e sequal figliosdegni

meco divider tutto; al dínovello

signor mi avrai.

BRUTO

-Giá pria d'alloraio spero

l'onta e l'orror d'essertiranno indarno

ti avran cangiato in veropadre. - In petto

non puommi a un trattogermogliar di figlio

l'amorse tu forte esublime prova

pria non mi dai del tuopaterno amore.

D'ogni altro affetto èquel di padre il primo;

e nel tuo cor de'vincere. Mi avrai

figlio allorail piúteneroil piú caldo

il piú sommessoche maifosse... Oh padre!

Qual gioja allorquantadolcezzae quanto

orgoglio avrò d'essertifiglio!...

CESARE

Ilsei

qual ch'io mi sia: némai contro al tuo padre

volger ti puoisenzaesser empio...

BRUTO

Honome

Bruto; ed a mesublimemadre è Roma. -

Deh! non sforzarmi areputar mio vero

genitor solo quel romanoBruto

che a Roma e vita elibertácol sangue

de' propri suoi svenatifiglidava.

 

SCENATERZA

 

Cesare.

 

 

CESARE

Oh me infelice!... E fiapur verche il solo

figliuol mio da me vintoor non si dica

mentr'io pur tutto ilvinto mondo affreno?


 

ATTOQUARTO

 

 

SCENAPRIMA

 

CassioCimbro.

 

CIMBRO

Quant'io ti dicoècerto: uscir fu visto

Bruto or dianzi di qui;turbato in volto

pregni di pianto gliocchiei si avviava

ver le sue case. Oh!potrebbe egli mai

cangiarsi?...

CASSIO

Ah!no. Bruto ama Roma; ed ama

la gloriae il retto. Anoi verrá tra breve

come il promise. In luipiú che in me stesso

credoe mi affido. Ognisuo dettoed opra

d'alto cor nasce; eidella patria sola

l'util ponderae vede.

CIMBRO

Eccoloappunto.

CASSIO

Non tel diss'io?

 

SCENASECONDA

 

BrutoCassioCimbro.

 

BRUTO

Chefia? voi soli trovo?

CASSIO

E siam noi pochiove tua noi ti aggiungi?

BRUTO

Tullio manca...

CIMBRO

Nolsai? precipitoso

ei con molti altrisenatori usciva

di Roma or dianzi.

CASSIO

Ilgel degli anni in lui

l'ardir suo priscoe lavirtude agghiaccia...

BRUTO

Ma non l'estingue. Ah!niun Romano ardisca

il gran Tullio spregiar.Per esso io 'l giuro

che a miglior uopoa prodi Romaei serba

e libertade e vita.

CASSIO

Ohnoi felici!

Noi certi almensiamcertio di venirne

a onorata laudevolevecchiezza

liberi; o certidi perircon Roma

nel fior degli anni.

BRUTO

Ah!sí; felici voi!...

Nol son iono; cui rimanscelta orrenda

fra il morir snaturatooil viver servo.

CASSIO

Che dir vuoi tu?

CIMBRO

Dalfavellar tuo lungo

col dittatorche netraesti?

BRUTO

Io?...nulla

per Roma; orrore e dolorsmisurato

per me; stupor per voimisto fors'anco

di un giusto sprezzo.

CIMBRO

Eper chi mai?

BRUTO

PerBruto.

CIMBRO

Spregiarti noi?

CASSIO

Tuche di Roma sei

e di noil'alma?...

BRUTO

Ioson... chi 'l crederia?...

Misero me!... Finortenuto io m'era

del divin Cato il generoe il nipote;...

e del tiranno Cesare ioson figlio.

CIMBRO

Che ascolto? Esserpotrebbe?...

CASSIO

Esia: non toglie

che il piú fero nemicodel tiranno

non sia Bruto pur sempre:ah! Cassio il giura.

BRUTO

Orribil macchiainaspettata io trovo

nel mio sangue; alavarlaio tutto il deggio

versar per Roma.

CASSIO

OBrutodi te stesso

figlio esser dei.

CIMBRO

Mapurquai prove addusse

Cesare a te? Come a luifede?...

BRUTO

Ah! prove

certe pur troppoei miadducea. Qual padre

ei da pria mi parlava: aparte pormi

dell'esecrabil suo potervolea

per orae farmen posciainfame erede.

Dal tirannico ciglioumano pianto

scendea pur anco; e delsuo guasto cuore

senza arrossirle piúriposte falde

come a figlioei miapriva. A farmi appieno

convinto in fineunfatal foglio (oh cielo!)

legger mi fea. Servilia alui vergollo

di proprio pugno. In quelfunesto foglio

scritto pria che sialzasse il crudel suono

della tromba farsalicatremante

Servilia svelaeaffermach'io son frutto

dei loro amori; e inbrevi e caldi detti

ella scongiura Cesare anon farsi

trucidator del propriofiglio.

CIMBRO

Ohfero

funesto arcano! entroall'eterna notte

che non restasti?...

CASSIO

Ese qual figlio ei t'ama

nel veder tanta in tevirtú verace

nell'ascoltar gli altituoi forti sensi

come resister mai di unvero padre

potea pur l'alma?Indubitabil prova

ne riportasti omaichenulla al mondo

Cesare può dal vil suofango trarre.

BRUTO

Talvolta ancora il vertraluce all'ebbra

mente suama traluce indebil raggio.

Uso in campo a regnar orgiá molti anni

fero un error lo invesca;ei gloria somma

stima il sommo poter;quindi ei s'ostina

a voler regnoo morte.

CIMBRO

Emorte egli abbia

tal mostro dunque.

CASSIO

Incorreggibilfermo

tiranno egli è. Pensaomai dunqueo Bruto

che un cittadin di Romanon ha padre...

CIMBRO

E che un tiranno non hafigli mai...

BRUTO

E che in cor mai non avráBruto pace. -Sí

generosi amicial nobilvostro

cospetto io 'l dico: avoiche in cor sentite

sublimi e sacri di naturai moti;

a voiche impulso danaturae norma

pigliate all'altanecessaria impresa

ch'or per compierestiamo; a voiche solo

per far securi in gremboal padre i figli

meco anelate or ditroncar per sempre

la tirannia che parte erompe e annulla

ogni vincol piú santo; avoi non temo

tutto mostrare il doloree l'orrore

che a brani a brani ilcuor squarciano a gara

di me figlio di Cesare edi Roma.

Nemico asproimplacabildel tiranno

io mi mostrava in facciaa lui; né un detto

né un motoné unalagrima appariva

di debolezza in me; malunge io appena

dagli occhi suoidimille furie in preda

cadeami l'alma. Ai larimiei men corro:

ivisicuro sfogoaltoconsiglio

cor piú sublime assaidel miomi è dato

di ritrovar: fra' larimiei la illustre

Porzia di Cato figliaaCato pari

moglie alberga diBruto...

CASSIO

Ed'ambo degna

è la gran donna.

CIMBRO

Ah!cosí stata il fosse

anco Servilia!

BRUTO

Ellain sereno e forte

voltobench'egra giacciaor da piú giorni

me turbato raccoglie.Anzi ch'io parli

dice ella a me: «Brutogran cose in petto

da lungo tempo ascondi;ardir non ebbi

di domandarten maifinche a feroce

provama certail miocoraggio appieno

non ebbi io stessaconosciuto. Ormira;

donna non sono». E incosí dircadersi

lascia del manto illemboe a me discuopre

larga orribile piaga asommo il fianco.

Quindi soggiunge: «Questaimmensa piaga

con questo stildaquesta manoè fatta

or son piú giorni: a tetaciuta sempre

e imperturbabilmentesopportata

dal mio corbenchéinfermo il corpo giaccia;

degna al fins'io nonerroquesta piaga

fammi e d'udiree ditacergli arcani

di Bruto mio».

CIMBRO

Qualdonna!

CASSIO

Alei qual puossi

uom pareggiare?

BRUTO

Alei davante io quindi

quasi a mio tutelar Geniosublime

prostrato caddia unatal vista; e muto

piangenteimmotoattonitomi stava. -

Ripresa poscia lafavellaio tutte

l'aspre tempeste del miocor le narro.

Piange al mio piangerella; ma il suo pianto

non è di donnaè diRomano. Il solo

fato avverso ellaincolpa: e in darmi forse

lo abbraccio estremoosamembrarmi ancora

ch'io di Roma son figlioa Porzia sposo

e ch'io Bruto mi appello.- Ah! né un istante

mai non diedi all'obliotai nomimai:

e a giurarvelovengo. -Altro non volli

che del mio statoorribile accennarvi

la minor parte; e d'amistáfu sfogo

quant'io finora dissi. -Orso; voi primi

convincer deggioche daRoma tormi

né il può naturastessa... Mail dolore

il disperato dolor miotorrammi

posciapur troppo! e persemprea me stesso.

CIMBRO

Romani siamoè ver; masiamo a un tempo

uomini; il non sentirneaffetto alcuno

ferocia in noi stupidafora... Oh Bruto!...

Il tuo parlar strappa ame pure il pianto.

CASSIO

Sentir dobbiam tutti gliumani affetti;

mainnanzi a quellodella patria oppressa

straziatae morentetaccion tutti:

ose pur parlanl'ascoltargli a ogni uomo

fuor che a Brutosidona.

BRUTO

Inreputarmi

piú forte e grande ch'ionol sonme grande

e forte faipiú ch'ioper me nol fora. -

Cassioecco omairasciutto ho il ciglio appieno. -

Giá si appressan letenebre: il gran giorno

doman sará. Tutto dinuovo io giuro

quanto è fra noi giárisoluto. Io poso

del tutto in voi; posatein me: null'altro

chieggo da voifuor cheaspettiate il cenno

da me soltanto.

CASSIO

Ah!dei Romani il primo

davver sei tu. - Machimai vien?...

CIMBRO

Cheveggio?

Antonio!

BRUTO

Ame Cesare or certo il manda.

State; e ci udite.

 

SCENATERZA

 

AntonioCassioBrutoCimbro.

 

ANTONIO

Intracciao Brutoio vengo

di te: parlar tecodegg'io.

BRUTO

Favella:

io t'ascolto.

ANTONIO

Madato emmi l'incarco

dal dittatore...

BRUTO

Esia ciò pure.

ANTONIO

Iodebbo

favellare a te solo.

BRUTO

Ioqui son solo.

Cassiodi Giunia a megermana è sposo;

del gran Caton miosuocerol'amico

era Cimbroe il piúfido: amor di Roma

sangueamistáfan chein tre corpi un'alma

sola siam noi. Nulla puòdire a Bruto

Cesare maiche nolridica ei tosto

a Cassioe a Cimbro.

ANTONIO

Haitu comun con essi

anco il padre?

BRUTO

Divisohan meco anch'essi

l'onta e il dolor deltristo nascer mio:

tutto ei sanno. Favella.- Io son ben certo

che in sé tornatoCesareei t'invia

generosoper tormi or lavergogna

d'esser io stato d'untiranno il figlio.

Tutto esponisu dunque:aver non puoi

del cangiarsi di Cesaresublime

da re ch'egli era incittadinpiú accetti

testimon maidi questi.- Or viaci svela

il suo novello amore altoper Roma;

le sue per me verepaterne mire;

ch'io benedica il díche di lui nacqui.

ANTONIO

- Di parlare a te solom'imponeva

il dittatore. Eiveropadree cieco

quanto infelicelusingarsi ancora

pur vuolche arrender tipotresti al grido

possente e sacro dinatura.

BRUTO

Ein quale

guisa arrendermi debbo? ache piegarmi?...

ANTONIO

A rispettare e amar chi ate diè vita:

ovverse amar tuo ferreocuor non puote

a non tradire il tuodover piú sacro;

a non mostrarti immemoreed indegno

dei ricevuti benefizj; insomma

a mertar queich'egli ate nuovi appresta. -

Troppo esser temi umanse a ciò ti pieghi?

BRUTO

Questech'or vuote adarte a me tu dai

parole son; stringierispondi. È presto

Cesareal dí novelloin pien senato

a rinunziar la dittatura?è presto

senza esercito a starsi?a scior dal rio

comun terror tutti iRomani? a sciorne

e gli amicie i nemicie in un se stesso?

a render vita alle da luisprezzate

battute e spente leggisacrosante?

a sottoporsi ad esse soleei primo? -

Questi sonquestiibenefizj espressi

cui far può a Bruto ilgenitor suo vero.

ANTONIO

Sta bene. - Altro hai chedirmi?

BRUTO

Altronon dico

a chi udirmi non merta. -Al signor tuo

riedi tu dunquee digli;che ancor spero

anzich'io credoecerto sonche al nuovo

sole in senato utili coseed alte

per la salvezza e libertádi Roma

ei proporrá: diglicheBruto allora

di Roma tutta in facciaa' piedi suoi

cadrá primierqualcittadino e figlio;

dove pur padre ecittadino ei sia.

E digli in finch'ardoin mio core al paro

di far riviver per noitutti Roma

come di far rivivere peressa

Cesare...

ANTONIO

Intendo.- A lui dirò quant'io

(pur troppo invan!) grantempo è giágli dissi.

BRUTO

Maligno messoedinfedelti estimo

infra Cesare e Bruto: mas'ei pure

a ciò te scelsea terisposta io diedi.

ANTONIO

Se a me credesseeall'utile di Roma.

Cesare omaimesso ei nonaltro a Bruto

dovria mandarche coilittor le scuri.

 

SCENAQUARTA

 

BrutoCassioCimbro.

 

CIMBRO

Udiste?...

CASSIO

OhBruto!... il Dio tu sei di Roma.

CIMBRO

Questo arrogante iniquoschiavoanch'egli

punir si debbe...

BRUTO

Eidi nostr'iraparmi

degno non fora. - Amiciultima prova

domane io fo: se vanaell'èpromisi

io di dar cennoe diaspettarlo voi:

v'affiderete in me?

CASSIO

Tua noi sei tutto. -

Usciam di qui: tempo èd'andarne ai pochi

che noi scegliemmo; e chea morir per Roma

doman con noi siapprestano.

BRUTO

Sivada.


 

ATTOQUINTO

 

Lascena è nella curia di Pompeo

 

SCENAPRIMA

 

BrutoCassioSenatorichesi vanno collocando

ailor luoghi

 

CASSIO

Scarsa esser vuol questaadunanzaparmi;

minor dell'altra assai...

BRUTO

Purche minore

non sia il cor di chiresta; a noi ciò basta.

CASSIO

Odi tuBrutolainquieta plebe

come giá di sue gridaassorda l'aure?

BRUTO

Varian sue grida ad ogninuovo evento:

lasciala; anch'essa inquesto dí giovarne

forse potrá.

CASSIO

Mainon ti vidi io tanto

securoe in calma.

BRUTO

Ardeil periglio.

CASSIO

OhBruto!...

Brutoa te solo io cedo.

BRUTO

Ilgran Pompeo

che marmoreo qui spiraeai pochi nostri

par ch'or presiedaomaisecuro fammi

quanto il vicin periglio.

CASSIO

Eccoappressarsi

del tiranno i littori.

BRUTO

ECascae Cimbro?...

CASSIO

Feri scelto hanno ilprimo locoa forza:

sieguon dappresso Cesare.

BRUTO

Pensasti

ad impedir che l'empioAntonio?...

CASSIO

Abada

fuor del senato iltratterranno a lungo

Fulvio e Macrin; s'ancoimpedirlo è d'uopo

con la forza il faranno.

BRUTO

Orben sta il tutto.

Pigliam ciascuno il loconostro. - Addio

Cassio. Noi qui cidisgiungiam pur schiavi;

liberisperoabbraccieremci in breve

ovver morenti. - Udrai dapria gli estremi

sforzi di un figlio; mavedrai tu poscia

di un cittadin gli ultimisforzi.

CASSIO

OhBruto!

Ogni acciar pende dalsolo tuo cenno.

 

SCENASECONDA

 

Senatori seduti. Bruto e Cassio ai lorluoghi. Cesare precedutodai Littoriche poscia lo lasciano; CascaCimbroe molti altrilo seguono. Tuttisorgono all'entrar di Cesarefinch'egli seduto non sia.

 

CESARE

Oh! che mai fu? mezzo ilsenato appena

benché sia l'assegnataora trascorsa?...

Matardo io stesso oltreil dovervi giungo. -

Padri Coscrittiassai miduol di avervi

indugiati... Ma purqualfia cagione

che di voi sí gran parteora mi toglie?

 

Silenziouniversale.

 

BRUTO

Null'uom risponde? - Atutti noi pur nota

è la cagion richiesta. -Ornon te l'apre

Cesareappieno il tacerdi noi tutti? -

Maudirla vuoi? - Queiche adunar qui vedi

il terror gli adunò;quei che non vedi

gli ha dispersi ilterrore.

CESARE

Ame novelli

non son di Bruto itemerari accenti;

come a te non è nuova laclemenza

generosa di Cesare. - Mainvano;

che ad altercar qui nonvenn'io...

BRUTO

Néinvano

ad offenderti noi. - Malsi avvisaro

certoquei padriche insí lieto giorno

dal senato spariro: e malfan quelli

che in senato or stanmuti. - Ioconscio appieno

degli alti sensi che aspiegar si appresta

Cesare a noimalrattener di gioja

gl'impeti posso; edisgombrar mi giova

il falso altrui terrore.- Ah! nonon nutre

contro alla patria omainiun reo disegno

Cesare in petto; ah! no:la generosa

clemenza suache a Brutooggi ei rinfaccia

e che adoprar mai piúnon dee per Bruto

tutta or giá l'harivolta egli all'afflitta

Roma tremante. Oggivelgiuroun nuovo

maggior trionfo a' suoitrionfi tanti

Cesare aggiunge; eivincitor ne viene

qui di se stessoe dellainvidia altrui.

Vel giuro iosínobilipadri; a questo

suo trionfo sublime oggivi aduna

Cesare: ei vuole aicittadini suoi

rifarsi pari; e il vuolspontaneo: e quindi

infra gli uomini tutti almondo stati

mai non ebbené avrá.Cesare il pari.

CESARE

Troncar potrei. Brutoiltuo dir...

BRUTO

Népaia

temeraria arroganza a voila mia;

pretore appenaosare iopure i detti

preoccupar del dittatore.È Bruto

col gran Cesare omai solauna cosa. -

Veggio inarcar dallostupor le ciglia:

oscuro ai padri è il mioparlar; ma tosto

d'un motto solchiaro ilfarò. - Son figlio

io di Cesare...

 

Gridauniversale di stupore.

 

BRUTO

Sí;di lui son nato;

e assai men pregio; poichéCesare oggi

di dittator perpetuoch'egli era

perpetuo e primo cittadinsi è fatto.

 

Gridauniversale di gioja.

 

CESARE

... Bruto è mio figlioè ver; l'arcano or dianzi

glie ne svelava iostesso. A me gran forza

fean l'eloquenzal'impetol'ardire

e un non so che disovrumanche spira

il suo parlar: nobilbollente spirto

vero mio figlioèBruto. Io quindia farvi

Romaniil ben che in miopoter per ora

non sta di farviassaidi me piú degno

luidopo metrascelgo:a lui la intera

mia possanza lasciardisegno; in esso

fondata io l'ho: Cesareavrete in lui...

BRUTO

Securo io stommi: ah! diciò mai capace

non che gli amiciné inemici stessi

piú acerbi e implacabilidi Bruto

nol credonno. - Cesarea me sua possa

cedeo Romani: e in ciòvuol dirche ai preghi

di me suo figlioil suopoter non giusto

Cesare annullae inlibertá per sempre

Roma ei ripone.

 

Gridauniversale di gioja.

 

CESARE

Orbasti. Al mio cospetto

tucome figlioe come ame minore

tacerti dei. - CesareoPadrior parla. -

Ir contra i Partiirrevocabilmente

ho fermo in mio pensiero.All'alba prima

colle mie fide legioniio muovo

ver l'Asia: inulta ivi diCrasso l'ombra

da gran tempo mi appellae a forza tragge.

Lascio Antonio allaItalia; abbialo Roma

quasi un altro me stesso:alle assegnate

provincie lor tornino eCassioe Cimbro

e Casca: al fianco mioBruto starassi.

Spenti i nemici avrò diRoma appena

a darmi in man de' mieinemici io riedo:

eo dittatoreocittadinoo nulla

qual piú vorrá. Roma asua posta avrammi.

 

Silenziouniversale.

 

BRUTO

- Non di Romano al certoné di padre

né di Cesare purquesteche udimmo

eran parole. I reicomandi questi

fur di assoluto re. -Deh! padreancora

m'odi una volta; i piantiascoltae i preghi

di un cittadindi unfiglio. Odimi; tutta

meco ti parlaor per miaboccaRoma.

Mira quel Brutocuinull'uom mai vide

finor né piangernépregar; tu il mira

a' piedi tuoi. Di Brutoesser vuoi padre

e non l'esser di Roma?

CESARE

Omaipreghiere

che son pubblicooltraggioudir non voglio.

Sorgie taci. -Appellarmi osa tiranno

costui; manol son io:se il fossia farmi

sí atroce ingiuria infaccia a Romaio stesso

riserbato lo avrei? -Quanto in sua mente

il dittator fermavaesser de' tutto.

L'util cosí di Romaimpera; e ogni uomo

che di obbedirmi omaidubitao niega

è di Roma nemico; e leirubello

traditor empio egli è.

BRUTO

-Come si debbe

da cittadini veriomainoi tutti

obbediam dunque aldittatore.[2]

CIMBRO

Muori

tirannomuori.

CASSIO

Ech'io pur anco il fera.

CESARE

Traditori...

BRUTO

Ech'io sol ferir nol possa?...

ALCUNI SENATORI

Muoiamuoiail tiranno.

ALTRI SENATORIfuggendosi

 

Oh vista!Oh giorno!

CESARE[3]

Figlio... e tu pure?...Io moro...

BRUTO

Ohpadre!... Oh Roma!...

CIMBRO

Madei fuggenti algridoaccorre in folla

il popol giá...

CASSIO

Lasciache il popol venga:

spento è il tiranno. Atrucidar si corra

Antonio anch'ei.

 

SCENATERZA

 

Popolo BrutoCesare morto.

 

POPOLO

Chefu? quai grida udimmo?

qual sangue è questo?Oh! col pugnale in alto

Bruto immobile sta?

BRUTO

Popoldi Marte

(se ancora il sei) lálárivolgi or gli occhi:

mira chi appiè del granPompeo sen giace...

POPOLO

Cesare? oh vista! Ei nelsuo sangue immerso?...

Oh rabbia!...

BRUTO

Sí;nel proprio sangue immerso

Cesare giace: ed iobenché non tinto

di sangue in man voi mivediate il ferro

io pur cogli altriiopurCesare uccisi...

POPOLO

Ah traditor! tu purmorrai...

BRUTO

Giávolta

sta dell'acciaro al pettomio la punta:

morire io vo': mamiascoltate pria.

POPOLO

Si uccida pria chi Cesaretrafisse...

BRUTO

Altro uccisore invancercate: or tutti

dispersi giá fral'ondeggiante folla

i feritor spariro: invancercate

altro uccisorche Bruto.Ove feroci

a vendicare il dittatorqui tratti

v'abbia il furoreallavendetta vostra

basti il capo di Bruto. -Mase in mente

se in cor pur anco a voirisuona il nome

di vera e sacralibertadeil petto

a piena gioja aprite: èspento al fine

è spento ládi Roma ilre.

POPOLO

Cheparli?

BRUTO

Di Roma il resívelconfermoe il giuro:

era ei ben re: tal quiparlava; e tale

mostrossi ei giá ne'Lupercali a voi

quel dí che aver la riacorona a schivo

fingendoal crin purcinger la si fea

ben tre volte da Antonio.A voi non piacque

la tresca infame; e acerta prova ei chiaro

videche re mai nonsariache a forza.

Quindi a guerra novellaormentre esausta

d'uominie d'armie ditesoro è Roma

irne in campo ei volea;certo egli quindi

di re tornarne a manoarmatae farvi

caro costare il malnegato serto.

L'oroi banchettilelusinghei giuochi

per far voi servieiprofondea: ma indarno

l'empio il tentò; Romanivoila vostra

libertá non vendete: eancor per essa

presti a morir tutti viveggio: e il sono

ioquanto voi. Libera èRoma; in punto

Bruto morrebbe. Or viasvenate dunque

chi libertávirtú virendee vita;

per vendicare il vostroresvenate

Bruto voi dunque: eccoviignudo il petto...

Chi non vuol esserliberome uccida. -

Machi uccidermi niegaomai seguirmi

debbeed a forzaterminar la impresa.

POPOLO

Qual dir fia questo? - UnDio lo inspira...

BRUTO

Ah!veggo

a poco a poco ritornarRomani

i giá servi di Cesare.Orse Bruto

roman sia anch'egliudite. - Havvi tra voi

chi pur pensato abbiafinora mai

ciòch'ora io sto congiuramento espresso

per disvelare a voi? -Vero mio padre

Cesare m'era...

POPOLO

Ohciel! che mai ci narri?...

BRUTO

Figlio a Cesare nasco; io'l giuro; ei stesso

ier l'arcano svelavami;ed in pegno

di amor paternoei mivolea(vel giuro)

voleva un díquasitranquillo e pieno

proprio retaggio suoRoma lasciarmi.

POPOLO

Oh ria baldanza!...

BRUTO

Ele sue mire inique

tutte a me quindi eidiscoprire ardiva...

POPOLO

Dunque (ah pur troppo!)ei disegnava al fine

vero tirannoappalesarsi...

BRUTO

Iopiansi

pregaiqual figlio; e inunqual cittadino

lo scongiurai diabbandonar l'infame

non romano disegno: ah!che non feci

per cangiarlo da re?...Chiesta per anco

gli ho in don la morte;che da lui piú cara

che il non suo regnom'era: indarno il tutto:

nel tirannico petto eifermo avea

o il regnareo ilmorire. Il cenno allora

di trucidarlo io dava; iostesso il dava

a pochi e forti: ma inalto frattanto

sospeso stava il tremantemio braccio...

POPOLO

Oh virtú prisca! oh veroBruto!

BRUTO

Èspento

di Roma il re; grazieagli Iddii sen renda...

Ma ucciso ha Bruto ilproprio padre;... ei merta

da voi la morte... Eviver volli io forse?...

Per brevi istantiio ildeggio ancor; finch'io

con voi mi adopro a farsecura appieno

la rinascente comunpatria nostra:

di cittadin liberatoreil forte

alto dovercompiersiaspetta a Bruto;

ei vive a ciò: ma loimmolar se stesso

di propria man su lapaterna tomba

si aspetta all'empioparricida figlio

del gran Cesare poscia.

POPOLO

Ohfero evento!...

Stuporterrorpietade;... oh! quanti a un tempo

moti proviamo?... Ohvista! in pianto anch'egli

tra il suo furorBrutosi stempra?...

BRUTO

-Io piango.

Romanisí; Cesareestinto io piango.

Sublimi dotiuniche almondo; un'alma

cui non fu mai l'egualCesare avea:

cor vile ha in petto chinol piange estinto. -

Machi ardisce bramarloomai pur vivo

Roman non è.

POPOLO

Fiammaè il tuo direo Bruto...

BRUTO

Fiamma sian l'oprevostre; alta è l'impresa;

degna è di noi:seguitemi; si renda

piena ed eterna orlibertade a Roma.

POPOLO

Per Romaah! sísul'orme tue siam presti

a tuttosí...

BRUTO

Viadunqueandiam noi ratti

al Campidoglio; andiamo;il seggio è quello

di libertadesacro: inman lasciarlo

dei traditor vorreste?

POPOLO

Andiam:si tolga

la sacra rocca aitraditori.

BRUTO

Amorte

a morte andiamo alibertade.[4]

POPOLO

Amorte

con Bruto a morteo a libertá sivada.

 



[1]Legge il foglio.

[2]Bruto snudae brandisce in alto il pugnale; i congiurati si avventano aCesare coi ferri.

[3]Carco di feritestrascinandosi fino alla statua di Pompeodovecopertosiil volto col mantoegli spira.

[4]Si muove Brutobrandendo ferocemente la spada; il popolo tutto a furore losegue