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Francesco Guicciardini

 

 

DISCORSI POLITICI

 

 

 

I

 

[In favore della lega proposta da Massimiliano

alla repubblica di Venezia.]

 

Massimiano re de' romaniinnanzi che fussi fatta la lega diCambrainella dieta di Costanzasotto titulo di rimettere Massimiano Sforzaricercava e' viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperioed a' danni de' franzesiallora signori di Milanoofferendo loro partitigrandi. Trattavasi nel senato suo quid agendum; fu parlato da unosenatore per la parte affermativa in questo modo:

 

Tutta la difficultá di questa consultaonorevoli senatoriconsiste in considerare se el re de' romani si unirá co' franzesi in caso chenoi rifiutiamo le dimande sue; perché avendo noi ora pace piacevole edonorevole ed anche assai sicuranessuna ragione può essere bastante a farcipigliare una guerra di travaglio e spesa assaiogni volta che noi non dubitiamoche loro si unischino. Ma se noi presuppognamo che sia pericolo di questaunionenon credo che sia nessuno che neghi che sia da prevenireperché èsanza comparazione piú utile essere insieme coi re de' romani contro al re diFranciache aspettare che l'uno e l'altro re sia insieme contro a noi. Fare oraquesto iudicio del futuro è cosa incertapure se io non mi ingannomoltopotente sono le ragione che ci consigliano a temerne. Principalmente non èdubio che el re de' romani sia per desiderarlaperché arde di voglia di venirein Italiae questo non può fare o difficillimamentese non ha lega co'franzesi o con noi. Però subito che noi lo escludiamofará el possibile peraderirsi a' franzesiné gli odii o le diffidenzie che sono tra loro lorimoveranno da questoperché non potendo camminare a' disegni suoi per altraviabisogna cammini per questaancora che totalmente la non gli piaccia. Fannobene queste ragione che lui desideri piú la amicizia nostrache quella del redi Franciamaescluso dalla nostrabisogna si volti a quella.

Dal canto del re di Francia ci sono piú difficultáma nonsono a giudicio mio tale che abbiamo a viverne sicurie le cagione possonoessere dua: el sospetto e la ambizionedelle quali ciascuna per sé suole faremovimenti molto maggiori. Lui sa la instanzia che el re de' romani ci faedancora che lui ed ognuno abbia sempre veduto grandissime esperienzie della fededi questa republicapuremisurando noi dalla natura suapuò dubitare che percupiditá di accrescere lo stato nostro o per sospetto di non essere prevenutinon prevegnamo. Ed ha causa di credere che noi abbiamo questo sospettoperchésa che ci sono note le pratiche che ha tenuto coi re de' romani contro a noinonostante le capitulazioni che abbiamo insieme. Può ancora temere che laambizione ci muovaperché sa esserci offerti partiti grandissimie che noisiamo uomini desiderosicome sono tutti gli altridi accrescere dominio; néci è mezzo a assicurarlo da questo timoreperché voi sapete quanto gli statisono sospettosi naturalmentee quanta poca confidenzia è tra l'uno principatoe l'altro. E tanto piú che faccendosi questa instanzia dal re de' romani sottotitulo di rimettere nello stato di Milano Massimiano Sforzapuò credere chenoi desideriamo piú per vicino uno signore debole che uno re sí potentee cheper questa ragione solaquando cessassino tutte le altrenoi ci moviamo aaiutare una impresalo effetto della qualequando riuscissisarebbe lasicurtá totale dello stato nostro.

Lo può muovere la ambizione per el desiderio di recuperareCremonaa che è stimolato ogni dí da' milanesi e dalla vergogna di nonpossedere quello che possedeva Lodovico Sforzamassime che per el tituloereditario che lui pretende in quello ducatogiudica se gli appartenga ancoraBresciaBergamo e Cremae tutto lo stato vecchio de' Visconti. E noi veggiamotuttodí quanto e' principi grandi sono facili a imbarcarsi in simili impreseetanto piú quando alla speranza di acquistare el dominio è aggiunto qualchecolore di ragionee lo stimolo della vergognadi che abbiamo piú da temereperché sanza unione del re de' romani non può sperare di pervenire a questodisegnoatteso che la republica nostra è potente per sé medesima ed arebbesempre la aderenzia della Magnaquando el re di Francia ci assaltassi sanzaquesta unione. Però per le pratiche che ha tenuto si vede che sempre hadesiderato di opprimercima non ha mai ardito di farne impresa sanza questaamiciziala quale essendo il cammino solo che lo conduce al fine desideratoabbiamo a credere ragionevolmente che vi si metterá drento.

E se mi sará detto che noi non abbiamo a dubitare di questoperché sarebbe mala deliberazione per el re di Franciaper acquistare unacittá o duamettere in Italia el re de' romanidi chi è inimico naturaleeda chi ará sempre alla fine guerre e travaglie che mentre che ará amiciziasecogli costerá infinita somma di danaried anche l'ará incertae peròfarsi piú per lui sanza comparazione la pace ed amicizia nostracon la qualetiene sicure le cose sue di Italiaio risponderò che se ha el sospetto dettodi sopra che noi non ci ristrignamo col re de' romaninon gli parrá entrare inpericolo a farlo luianzi assicurarsie non solo dalla unione che si potessifare tra quello re e noima ancora da' movimenti che in caso che noi stessimo avederegli potessi fare contro luio con l'aiuto della Magna o con altreaderenzie ed occasione. Ed essendo prima questi pericoli che quelli chesuccedono poi che el re de' romani ará fatto piede in Italianon sará damaravigliarsi che el re di Francia vi pensi primaseguitando in questo lanatura commune degli uominiche spesso temono e' pericoli presenti e vicinipiú che non debbonosempre tengono manco conto de' futuri e lontani che non èda teneree vi sperano molti rimedi e dal tempo e dagli accidenti che spessonon riescono. Di poi quando bene sia vero che questo partito non sia utile perluinon siamo però sicuri che non l'abbia a pigliare. Non sappiamo noi quantoora el timore ora la ambizione acciecano gli uomini? non cognosciamo noi lanatura dei franzesi leggiere a imprese nuovee facile a sperare sanza modoquello che desidera? non ci sono noti gli stimuli e le offerte che ha da'milanesidal papada' fiorentinidal duca di Ferraradal marchese diMantovabastanti a accendere ogni quieto animo? Gli uomini non sono tutti savianzi la maggiore parte non sono savi; e chi ha a fare pronostico delledeliberazione di altrinon debbe tanto andare con la misura di quello cheragionevolmente doverrebbe fare uno savioquanto con la misura del cervellonatura ed altre condizione di chi ha a deliberare; e chi procede altrimentispesso si inganna.

Però volendo giudicare che deliberazione piglierá el re diFrancianon bisogna avvertire tanto a quello che ragionevolmente doverrebbefarequanto ricordarsi che e' franzesi sono inquieti e leggierie soliti apigliare spesso e' partiti con piú caldezza che prudenzia. Non sono le naturede' signori grandi simili alle nostrené sono loro cosí facili a vincere gliappetiti suoicome sono gli uomini privati; sono soliti a essere adorati da chigli è intornoed essere intesi ed obediti a' cenni. Però non solo sono elatied insolentima non possono tollerare di non avere quello che gli pareragionevoleed ogni cosa gli pare ragionevole che gli viene in desiderioe sipersuadono potere con una parola spianare tutti li impedimenti e vincere lanatura delle cose. Anzi si recono a vergognaquando per qualche difficultá siritirano da e' loro appetitie misurano communemente le cose maggiori conquelle regole con che sono consueti a procedere nelle minoriconsigliandosi noncon la prudenzia e con la ragionema con la voluntá e con la alterezza; e senessuno vive cosíe' franzesi sopra tutti gli altri.

Non vedemo noi frescamente lo esemplo del regno di Napolidove la ambizione e leggerezza sua fu tantache per avere mezzo quello regno loindusse a consentire l'altro mezzo al re di Spagnaed a mettere in Italia unore potentissimoe dove prima era unico tra noi altridisporsi a averci unocompagno pari a lui? Ma che andiamo noi per conietture quando abbiamo lacertezza? Non sappiamo noi che altra volta questi dua re hanno fatto insiemequesta unione e che el re di Francia l'ha desiderata e sollecitata? E se perqualche difficultá che fu in quella capitulazionenon ebbe effettononabbiamo da dubitare che poi che erano d'accordo del verbo principaletroverranno qualche mezzo a queste difficultámassime che el re de' romaniquando sará totalmente desperato della amicizia nostravi sará piú caldo cheprima.

E certose noi potessimo stare in pacea me piacerebbesopra ogni cosa; ma a giudicio mio abbiamo a avere guerraed è officio di savinon si lasciare tanto ingannare dalla dolcezza della pace presenteche nonconsideriamo e' pericoli imminenti ed el carico ed infamia che ci risulteráapresso a tutto el mondoche per non avere saputo bene discorrere permettiamoche altri si faccia gagliardoa offesa nostradi quelle arme che ci eranoofferte a nostra sicurtá ed augumento; massime chesendo noto a ognuno lepratiche che a danno nostro hanno tenuto questi renon potreno essere imputatidi mancare di fede a' franzesise ci armereno contro a chi ci ha volutoingannare. Però sendo in queste necessitá debbiamo pensare quanto siadifferenzia grande a muovere la guerra a altrio aspettare che la sia mossa anoi; trattare di dividere lo stato di altrio aspettare che sia diviso elnostro; essere accompagnati contra uno soloo soli contro a molti compagni;perché se si fa unione tra costorovi concorrerá el papa per le terre diRomagnael re di Spagna per e' porti del reamee tutta Italiachi perrecuperarechi per assicurarsi. In effetto io desidero la pacema credo cheabbiamo a avere la guerrae però desidero piú presto una guerra onorevolesicura ed utileche vergognosapericolosissima e dannosissima; e consiglio elcollegarsi col re de' romani. Dio feliciti quello che voi deliberrete.

 

 

 

II

 

[Sullo stesso argomento.]

 

In contrario per la opinione negativa che prevalse.

 

Io confessoonorevoli senatoriessere officio vostro e ditutti e' governatori delle republicheancora che la pace sia cosa santissima edesideratissimanon però lasciarsi tanto abbagliare dalla dolcezza suacheper paura di non la perdere si entri in maggiori guerre e pericoliche nonsarebbe entrato chi non l'avessi amata troppo; e nondimanco ricordo che per ognitimore o sospetto non si debbe pigliare le armee per ogni paura di non avereguerraentrare nella guerraperché chi fa cosíspessoper fuggirepericolosanza bisogno entra in pericolo; e non essendo mai pace alcuna tantosicurané tanto ferma che manchi di qualche timore di guerrachi procedessicon questa regola non starebbe mai in pace; anzi entrando di guerra in guerraper desiderio di avere la pacenon la arebbe mai. Però meritano essere laudatequelle republichechequando veggono pericolo manifesto di guerranonlasciano per la dolcezza della pace di fare le provisioni che convengono; ma nonmanco biasimate quelle che entrano in guerra per temere piú che bisogni laguerra.

Aduncheavendo noi a consultare sopra quello che è statopropostoè necessario esaminare diligentemente che pericolo ci sia di guerrain caso che noi non accettiamo le offerte del re de' romanie sopra questofondare le nostre resoluzione; e perché non si può fare giudicio certo dellecose futurebisogna da uno canto pesare le ragione che minacciano la guerradaaltro quelle che persuadono el contrarioe pesato quali siano piú e piúpotentefondare el punto nostro come se sapessimo certo avere a essere quelloche ci si mostra piú verisimile. A mequanto piú ci pensonon può per contoalcuno essere capace che el re di Franciao per sospetto di non essereprevenuto da noio per cupiditá di recuperare e' membri antichi dello stato diMilanosi accordi col re de' romani a farlo venire in Italia a' danni nostri;perché e' pericoli e danni che gli seguiterebbono del metterlo in Italiasonosanza dubio maggiori che non è el pericolo della unione nostrao che non sonoe' guadagni che può sperare di questa deliberazione; perché oltre alleinimicizie ed ingiurie gravissime che sono tra lorole quali non si possonocancellare per alcuno accidentevi è la concorrenzia della degnitá e deglistatila quale suole generare odii tra quegli che sono amicissimi. Però che elre di Francia chiami in Italia el re de' romaninon vuole dire altro chechiamarci uno re inimicissimo suo; non vuole dire altro che in luogo di unarepublica quietae che sempre è stata in pace secoe che non pretende con luialcuna differenziavolere per vicino uno re ingiuriatoinquietissimoe che hamille cause di contendere seco di autoritádi stato e di vendetta.

Né sia chi dica che per essere el re de' romani poverodisordinato e male fortunatoel re di Francia non temerá la sua vicinitá;perché per la memoria delle antiche fazioni ed inclinazioni di Italiale qualisono ancora verdespezialmente nello stato di Milanonon può avere piede inItalia uno imperadore che non sia grandee costui piú che gli altri per averestato notabile contiguo a Italiae per avere seco Massimiano Sforza; sanza chein ogni guerra che avessi col re di Franciapuò sperare di avere l'aderenziadel re di Spagna inimicissimo ancora lui ed emulatore de' franzesie che haconiunzione col re de' romani almanco perché tutt'a dua hanno una medesimasuccessione. Sa pure lui quanto è potente la Magna; e quando sará giá apertolo adito in Italia e la speranza della preda sará presentesará piú facileche si unisca o tutta o parte alle imprese di Italia che non è ora. E nonabbiamo noi veduto che el re di Francia ha temuto sempre e' moti de' tedeschiedi questo re cosí povero e disordinato come è? E molto piú lo temerebbe se lovedessi in Italiaperché sarebbe certo di avere con lui o guerra pericolosa opace fastidiosa e di grandissima spesa.

Che abbia voglia e stimulo di recuperare Cremona e le altreterre è verisimilema non con modo che sia maggiore la perdita che elguadagno; ed in questo caso io voglio piú presto credere che si governi con laragioneche indovinare che abbia a fare una pazzia; massime che se noiconsideriamo bene la natura di questo reè stata sempre di fare le cose suesicuramentee gli errori che si dice avere fattisono stati piú presto pervolere procedere con troppa sicurtá che con troppa caldezza. Questa fu la causaper che divise el regno di Napoliper levarsi gli ostaculi e le difficultálaquale deliberazione io non dico che fussi saviama dico che non nacque dallecagione che è stato detto; e per la medesima cagione consentí smembrareCremona e darla a noiper potere con la unione nostra pigliare el resto sanzacolpo di spada. Però s'ha a credere che governandosi con la ragione egovernandosi come è consueto nelle altre impresenon vorráper recuperareCremonamettere in tanto pericolo lo stato suo; massime che per questo nonresterá fuora di speranza di poterla recuperare a altro tempo con piú sicurtáe con migliore occasionele quali spesso vengonoed agli uomini ancora èfacile el promettersele piú che el conveniente. E chi è uso alle faccende emaneggi grandied ha travagliato a' suoi dí assai come luinon può desperaredi non vedere varietá nelle cose del mondoperché le sono use a variare puretroppo spesso.

Né ci debbono a mio giudicio spaventare le pratiche tenutealtra volta tra loro e le capitulazione che si dicono fatteperché è naturade' principi de' tempi nostri cercare di aggirare l'uno l'altroe tôrsi tempocon queste arte e simulazione; e lo effetto ha mostro che le sono state fizioneperché sono continuate tanti anniche bisogna confessare che siano pratichevaneo almanco che vi è qualche difficultá che non si può resolvere. Nonabbiamo adunchese io non mi ingannocausa di temere che el re di Francia perdesiderio di acquistare si metta in tanto precipizioe manco per sospetto cheabbia di noi; perché oltre che ha veduto esperienzia lunga che non abbiamo maimancato alle capitulazione fatte secoancora che abbiamo avuti molti stimuli emolte occasioneed oltre che sa che la natura della republica nostra è diosservare la fede e non pigliare volentieri guerrele ragione medesime cheassicurano noi di luipossono assicurare lui di noi; e questo è che al nostrostato non potrebbe essere piú pernizioso che el re de' romani abbia piede inItaliasí per la autoritá dello imperiolo augumento del quale è semprestato alieno da' progressi nostrisí per conto della casa di Austriala qualepretende ragione in molti luoghi che noi tegnamosí per la vicinitá dellaGermaniale inundazione della qualese avessi aperta la via ed avessi elricetto in Italiasono troppo pericolose al nostro dominio. Massime che quelloche si dicedi volere lo stato di Milano per Massimiano Sforzaè uno sogno;perché riuscendo la impresao el re de' romani lo attribuirá a séo se purevi metterá luisará tanto debole e con sí potenti inimici che per avere lasua protezione bisognerá gli stia sempre sotto; ma piú credibile è che pensia quello ducato per sé. Sono questi gli inganni e le arte de' principi: cercaredi mutare gli stati sotto nome de' fuorusciti che vi hanno partee poiriuscite le impreseattribuire gli effetti della vittoria a sé.

Però non è conveniente che el re di Francia creda sífacilmente che noiche abbiamo nome di maturare le cose nostre e piú prestoerrare in tarditá che in troppa prestezzafacciamo una deliberazione síprecipitosa. E se pure noi ci potessimo assicurare facilmente dal sospetto chepretendono questi che consigliano che noi ci uniamo col re de' romaniio sareiforse di quegli che ci conscendereiparendomi cosa laudabile assicurarsi da'sospetti eziandio non necessariquando l'uomo può farlo con facilitá; ma iocredo che chi penserá bene ci vedrá drento molte difficultá. Principalmentequesta guerra bisogna che si cominci e si sostenga co' danari nostrico' qualiareno a supplire non solo alle necessitá che ricerca questa impresama ancoraa tutte le prodigalitá e disordini del re dei romanial quale non si può dareuno curatore che spenda bene e' danari che noi gli darenoe speso che aráquelli a che ci sareno obligatisareno necessitati a dargliene degli altrialtrimenti si accorderá cogli inimicio si ritirerá nella Magnalasciando anoi soli tutti e' pesi ed e' pericoli. Di poi la impresa s'ha a pigliare controa uno re di Francia potentissimoe che è duca di Milano e di Genovacopiosodi danariabondante di gente d'arme e di artiglierie; ha con seco e' svizzerila virtú e fama de' quali vi è notae che in questa impresa lo servirannomeglio che in nessuna altraperché hanno per male ogni augumento degliimperadori e della casa di Austria. E' popoli dello stato di Milano gli sonoamici ed inimici a noiné desiderranno mai che vinca quella parteper lavittoria della quale dubitino che noi abbiamo a smembrare un altro pezzo diquello ducato; e questo potrá piú che la inclinazione di quelli che amanoMassimiano Sforzatanto piú che ognuno cognoscerá che gli ará a essere unaombra in quello stato.

Però costoro che si propongono tanta facilitánon so dovese la fondino; massime che tutti quelli di Italia che pretendono che noi glioccupiamo el suoe tutti quelli che temono la nostra grandezza si uniranno conluiparte per speranza di recuperare el suo con la vittoria suaparte perassicurarsi dalla potenzia nostra. Ed el papa sará el primoperché oltre a'rispetti sopradettinon può mai a alcuno papa piacere la venuta delloimperadore in Italiasendo tra la Chiesa e lo imperio una inimicizia naturalené avendo uno pontefice da temere di altri principi che del turco che gli èinimico nello spiritualee dello imperadore che sempre fu e sempre gli saráinimico nel temporale. El pelago adunche in che si entrerrebbe è grandissimoeforse non minore che quello di che si temedella unione di tutti contro a noi.Perché dove si accompagnano piú principi grandi e che pretendono la equalitáquanti piú sono insiemepiú sono le difficultá che sono tra loro; né cimancherebbe mai in uno simile frangentetrovare modo di accordarsi con qualcunodi loro e rompere quella unione di che abbiamo tanta paura.

Ultimamente io vi ricordo chedoppo la capitulazione chefacemo col re di Francia contro a Lodovico Sforzalui non ha mai fatto coneffetto cosa alcunaper la quale possiamo dire con veritá che ci abbiamancato. Peròpigliandogli ora la guerra contronon so come ci potrenoscusare di non gli rompere la fededella quale sapete che questa republica hafatto sempre capitale assai; e per l'onore e per la utilitá de' maneggi cheabbiamo a avere tuttodí con gli altri principinon debbiamo sanza grande causavolerci tirare adosso questa infamiaed augumentare ogni dí el sospetto checommunemente s'ha di noiche noi aspiriamo alla monarchia di Italia. VolessiDio che per el passato fussimo andati piú temperati in questoperché lamaggiore parte de' sospetti che noi abbiamoè per avere offesi troppi; né èla via di assicurarsilo accrescere inconvenienti ed aggiugnersi inimici nuovima piú presto fermarci un poconé entrare ogni dí in imprese nuove sanzagrande necessitá o occasione. Forse che chi fu autore di fare venire in Italiael re di Francia per sbattere Lodovico Sforzao lo movessi el desiderio diassicurarsi da' sospetti vanio la cupiditá di acquistare Cremonaarebbemeglio consigliato alla nostra republicase l'avessi consigliata andarsitemporeggiando in quelle difficultáné si lasciare traportare tanto o dallosdegno o dalla cupiditá o dal timoreche in luogo di uno principe minore dinoi ci mettessino a' confini uno re sí potente. In effetto a me non pare cheper uno sospetto di guerra incerta debbiamo pigliare una guerra certissimanéper desiderio di guadagnare debbiamo entrare in infinite spese e pericolinésanza manifesta necessitá mancare alla fede nostra e crescere ogni dí laopinione che siamo troppo ambiziosi e cupidi di occupare quello di altri.

 

 

 

III

 

[Delle condizioni d'Italia dopo la giornata di Ravenna.]

 

Questo moto che si vede principiato tra tanti principicristianipapaFranciael CatolicoInghilterra e vinizianiè di tantomomento e per produrre sí grandi effettie di tanto interesse a tutta lacristianitáche chi va pensando al fine suo non è da biasimare come curiosoma piú tosto da riprendere come negligente chi non vi pensa. E per questacagione debbe essere lecito anche a noi consumare qualche tempo in tale curacon tutto che queste coseper dependere da infinite causevanno tanto variandofuori della opinione degli uominiche eziandio e' giudíci de' savi sono quasisempre fallaci. E certo la potenzia del re di Francia è grandissima per elregno di Francia grandepopulatopieno di terre fortissimee del quale luitrae somma grande di danari: ha milizia buonamolti signori ed infinitanobilitáde' quali lui è piú assoluto principe e piú interamente nedisponeche non fa principe o re alcuno cristiano nel regno suo. Aggiugnesi listati che lui tiene in Italia di Milano e di Genovacolla aderenzia di FerraraBolognae queste terre ultimamente acquistate in Romagnae quello che si valede' fiorentini; la riputazione sua anticacon la nuova di avere dagli 11 difebbraio agli 11 di aprile difesa Bologna da uno esercito potentissimo del papae re Catolicocontro alla opinione di moltirecuperata Brescia con ultimoesterminio della armata vinizianaed ultimamente rotto in Romagna lo esercitodel papa e spagnuolo. Per le quali cose si può conchiudere che el re di Franciasia di tanta potenzia di dominio e di armedi tanta ricchezza e di tantariputazioneche chi ha fatto impresa di abassarloha fatto impresa moltodifficile.

Da altro cantose bene ciascuno di questi principi che glisono collegati contro è di meno potenzia da per sé che luipure tutti insiemelo eccedono; perché né a Spagna manca gentené a Inghilterra danari; el papae viniziani sono di considerazioneed a quello in che l'uno patisce difettosupplisce lo altro; in modo che congiunta la potenzia di tutti insiemedebberagionevolmente essere a Francia molto formidabile. Hanno oportunitá dioffenderlo in molti luoghi: in Italia le gente del papa e Catolicoquandosaranno insieme per la via di Romagna e Bologna; e' viniziani verso lo stato diMilanoe' quali se bene hanno speso assai e si truovano oggi molto deboliepiú di gente che di danaripure aggiunti agli altri danno qualche disturbo;fuori di Italia li spagnuoli ed inghilesi con grande esercito per la via diBaiona o di Navarra; li inghilesi per la via di Calese in Normandia. Doverráquesto re mandare e' sussidi che trarrá del regno di Aragona a Perpignanoalmeno per tenere Francia in qualche sospetto piú; in modo che pare moltodifficile che quel recon tutto sia potentissimopossi tenersi bene guardato esicuro da tante bande.

Questa varietá di ragione debbe tenere sospeso ognuno ed ingrandissima ambiguitá; nondimeno per cominciare a venire in qualche discorsopiú particulareè cosa certa che se la potenzia che è in tutti questiinimici di Francia fussi in uno soloverbigrazia nel Catolicoche elCristianissimo non potria resistereperché lo avanzerebbe di gran lunga didanaridi gente e di ogni oportunitá della guerra; e potendo maneggiarla unosolo tutta a arbitrio suoe co' modi e tempi li paressinosarebbe cosainespugnabile. Valsi di questo molto el re di Francia che tutta la sua potenziaè in lui soloné ha a aspettare consigli o deliberazione di altrie però ladifesa che lui fala fa con tutte le sua forze. Cosí pare da potere affermareche se questa potenzia cosí divisa fussi usata in uno tempo medesimoche el redi Francia saria inferiore; perché se a uno tempo medesimo lo battessino inItalia el papaviniziani e le gente spagnuole che col Gran Capitano saranno inItaliadi qua el Catolico e li inghilesi per Ghienna e Normandianon potriastare in tanti luoghi alla campagna e forse in nessuno. Ridurrebbesi a difesadelle terree saria impossibile che in qualche luogo non perdessi.

Di questo vedemo lo esempio el verno passatoquando loesercito del papa e Catolico vennono a Bolognanel quale tempo lo stato che elCristianissimo tiene in Italia si ridusse in pericoloe si trovorono le cosetanto bilanciateche si hanno avuto a decidere con uno fatto di arme. E seallora si fussi aggiunta la guerra di quabisogna confessare che el re diFrancia si saria trovato in grandissimo travaglio. Ha voluto la fortuna sua chepremendolo le cose di Italiafussi vacuo di qua; ora che sará infestato daqueste bandequelle di lá non lo stringonoperché innanzi a ognisanti nonpuò trovarsi in campagna el Gran Capitano; nel quale tempo sará lo impeto perGhienna e Normandia. Di questo si può conoscere quanto beneficio li abbiportato e quanto li fussi necessaria la vittoria di Ravennae quanto fussisavia deliberazione quella del re di Francia in commettere a Fois che facessiogni opera di fare giornata; la quale pare che mostri che lui medesimo sidiffidassi di potere in uno tempo resistere a tanti inimici.

Stando adunche le cose in questi terminie volendo entrarepiú adrento nel giudicaremi pare da considerare che se oltre agli inimici diFrancia che oggi sono scopertisi aggiugnessino lo imperadore e svizzericomeci è chi ha opinionesuccumberebbe el re verisimilmentené saria quasipossibile che in tanti luoghi e contro a tanti inimici resistessie che nonpatissi almeno nello stato di Italiache è quello che cerca chi gli hasuscitato contro tanto travaglio. Anzilasciato lo imperadorese e' svizzerisoli lo offendessinoè di grande importanzaperché li hanno tantaoportunitá di scendere nello stato di Milanoche el re saria necessitato atenervi grossa banda di gentee tanto piú deboli rimarrebbono le cose sue diqua; altrimenti in quello ducato seguirebbe disordinecome si vedde questoverno quando gli scesono con gran danno di Milano e con pericolo di natura chese in uno tempo medesimo avessino li spagnuoli battuto a Bolognasi giudicòcommunemente che el re aria perduto Milano. Rimane adunche el caso in maggioredubioquando si presupponga che lo imperadore stia in aria come ha fatto insinoa quie che e' svizzeri non sieno contro a Franciae la guerra rimanga solotra lui ed e' principi detti di sopra. Il che se fussitutta la considerazioneper ora si riduce di qua e massime da questa banda di Baiona; perché se bene liinghilesi andranno per Calesenondimeno sendo sanza cavallinon pare possinofare molto momentotrovando al rincontro terre fortissime e bene guardate everisimilmente qualche cento di lance franzese.

El punto adunche è da questa banda di Baiona; in che volendopotere dare buono giudiciobisognerebbe intendere che provisione facci el re diFranciae se lui è per mettere tanta gente insieme da potere stare allacampagna; e benché qui si dica di nonondimenopresupposto che e' sia sanzapaura de' svizzeripare duro a credere che uno tanto re non possi farloperché oltre alla gente che gli ha in Franciadoverrebbe potere cavare diItalia almeno seicento lancee riducendosi a campagnaquando si mettessi aridosso delle terrele difenderebbe facilmente e forse verrebbe a giornata; laquale sarebbe pericolosaperché di gente d'arme è sanza dubio superiore acostoroe di bontá e di numero. Sono milledugento lance franzese una grossabandache contano almeno tre cavalli utili per lancia e forse quattro; gliuomini d'arme di qua si numerano uno cavallo solo da fazione per unoe non nemetteranno in campo oltre a milletrecentoe se bene abbino molti cavallileggierinon sono in una giornata di grande momentoe massime alla guisa diquache non hanno balestrieri a cavallo. Sarieno adunche e' franzesi superioridi cavalli; di fanterie sono migliore queste di qua che le franzeseperchéquegli guasconi e piccardi sono uomini di mala pruova; li spagnuoli sono piúdestricurano meno la mortesono esercitati nelle arme e vi hanno una grandeinclinazione naturale; li inghilesi ancora sono buoni uomini; e però sarieno e'franzesi inferiori di fanteriese giá non si potessino valere de' navarrie'quali sono buoni fanti come li spagnuolio veramente de' svizzerie' quali senon saranno contro a Franciasaria facile lo servissino di qualche migliaia difanti; ed in questo caso essendo el re di Francia superiore di cavalli ed almenopari di peditato alli inimicila vittoria in una giornata saria verisimilmentesuae pare da credere chedove lui vedessi la speranza della vittoria grandeche lui lo apiccherebbe.

Ma quando e' venissi alla campagnae nondimeno le forzedell'uno e lo altro esercito fussino pariio non so se el re di Francia venissia giornata volentieriperché el perderla li metteria questo ducato di Ghiennain grandissimo pericolo; e si vede da altro canto che el tôrre tempo agliinimici li porta alle cose di qua grandissimo beneficioe massime perchépotendo stare a ridosso di qualche terrasaria sicuro di non le perdere; eperò pare ragionevole che lui non abbi a volere giornatase giá non lo muoveo una speranza molto grande di vincere o el volere espedire queste cose di quaprima che el Gran Capitano sia in Italiaper non si avere a ridurre collaguerra adosso in uno tempo di qua e di lá. Questo discorso mi occorre quando elre di Francia metta tanto esercito insieme da potere di qua stare alla campagna;ma quando la opinione che costoro mostrano fussi veracioè che non possavenire alla campagna e si abbi a ridurre a difesa delle terreè da considerareche la impresa di Baiona è molto pericolosaquando costoro non sieno benesicuri che el re di Navarra stia neutrale; e questa sicurtá non si debbe potereavere colle paroleessendo quello re franzeseavendo el padre e stato inFranciaed essendo per la morte di Fois levata ogni causa di discordia tra luied el Cristianissimo. E però veduto in quanto pericolo si metterebbonorispetto al sito del paesesanza questa sicurtáè da credere che non laavendo romperanno per via di Navarrail che sarà beneficio al re di Franciaperché el primo impeto della guerra non sará a casa suaed inoltre si potrávalere de' navarriche sono buoni uomini alla guerra.

Giudicare quello che seguissi in questo caso è difficile: elpaese di Navarra insino a' monti Pirenei è paese montuoso e fortebenché ionon ho notizia che vi sia alcuna terra particulare molto munita; da questa altrabanda è Baionacittá assai forte di sitoe molto piú per accidenteavendoavuto el Cristianissimo tempo a fortificarla con fossi ed artiglieriee dimettervi drento quelle gente che lui ará volute. Ha quivisecondo si intendelo amore de' popoli; perché se bene altra volta sieno stati sotto li inghilesiè cosa tanto antica che forse non vi vive chi ne abbi memoriaed inoltrenaturalmente sono piú franzesi che inghilesie per el sito dove sono posti eper la lingua che è franzese; e ragionevolmente li spagnoli non possono nédebbono passare innanzi se prima non la' spugnano.

Queste ragione persuadono in favore del re di Francia; daaltra banda la esperienzia mostra tuttogiorno che la difesa delle terre èfallacee piú sono quelle che si perdono benché muniteche quelle che sidifendono. Porrá el Catolico atorno uno grosso esercito con molte artiglierieed oltre al numero ordinario de' soldatisi varrá di quanti sussidi li sarannobisognode' luoghi vicini di Biscaia; e pure hanno fama li spagnoli di vincerebene le terreperché e' fanti loro sono atti a combatterle forse piú chealtra fanteriaed anche si sogliono valere di ingegno di cave e fuochilavorati. Vincendo Baionase ne andrebbono a Bordeuscittá vicina a trentaleghe vel circa e non molto forte e di via tutta piana; e se liespugnassino ancora questahanno aperta la via di correre insino in sulle portedi Parigi: ed in effetto in queste dua cittá consiste la vittoria.

El giudicio è difficile per molti rispetti; e se costorovincono ne' primi congressi Baiona o qualche luogo forte similesi truovano congrande vantaggio; e cosíe converso se questi loro princípinon succedonosi truova questa impresa con molte difficultá. Perchéconsiderando le cose di qua da per lorosi vede che la dilazione del tempoimporta molto: principalmente el paese dove si ridurrá lo esercito èsterilissimoné si possono nutrire di quello che nasce quivi; hanno a avere levettovaglie di altro luogo; e se bene el re Catolico ne abbi fatto provisionegrandissimee continuamente ne facci venire della Andolosia per marenondimenoavendo a durare qualche mese a nutrire uno esercito grossodi vettovaglieportate di altrondepare quasi impossibileperché se ne consumerá grandequantitá e piú che non si è disegnatoche simili conti non mai riescono; emassime che li inghilesisendo in casa altri e naturalmente prodighinestrazieranno assaied ogni poco che mancassi loro faria disordine. Minoredifficultá si ará negli spagnoliperché oltre allo avere propinquo el resono naturalmente uomini soliti a vivere con poco e facilmente patiscono ogninecessitá.

La lunghezza adunche di qualche mese potria fare disordinerispetto alle vettovagliené può el re Catolico reggere a lungo andare unaspesa sí grande; potria partorire ancora molte discordie e tra' capitani e tragli esercitisendo di dua nazione diverse e che naturalmente non sono amicheeli inghilesi uomini bestialied essendo venuti con speranza e persuasi di averela vittoria in manola quale quando non succeda cosí prestocominceranno amurmurare e straccarsi. E tanto piú se la guerra si riducessi nel reame diNavarrael quale avendoquando si guadagnassia apartenere a Castigliaparria loro durare fatica per altridove sono stati chiamati sotto nome diavere a recuperare le cose loro. Vedesi tuttogiorno dove sono diverse nazione epiú capipartorire dissensione nelli eserciti; e dove saria necessario percontenerli uno valentissimo capitanoha voluto la sorte che sia el duca di Alvael quale secondo el giudicio universale vale poco ed è in piccola riputazioneapresso a tutti e' soldatiil che importa molto ancora nelle fazione che loroavessino a fareperché nessuna cosa dá loro piú animo che l'avere fede inchi li guida.

Aggiugnesi che questa impresa contro a Francia è come unocarro che si sostiene in su piú ruotedi quali se una manca si ferma el carro;cosí essendo questa impresa commune di piú potentatiuno che ne mancassimassime di questi trepapaSpagna ed Inghilterrasaria la impresaconquassata; e nella dilazione del tempo può facilmente venire qualcheaccidente o di mutazione di animoo di morte o di altro casoche perturberebbeogni cosasí che per ogni rispettoin quanto alle cose di quael prolungaredá gran beneficio al re di Francia. Aggiugnesi che el Catolico non è renaturale di Castigliama governatore; e se bene insino a qui ha la obbidienziapiena e lo amore de' popoliperché rispetto a' tempi vecchi ci si fa buonagiustizia e non ci è grandi di qualitá che possino molto alzare el caponondimeno non pare abbi a potere maneggiare questi regni come se fussi remassime quando la cosa durassied e' successi non fussino prosperi; e quando lopotessi farepare ragionevole che lui nel maneggiarli procederà con qualcherispetto piú che se fussi re. Veggonsi adunche le cose molto dubiese giá nonvogliamo dire essere di momento che el re di Franciaprocurando la divisionedella Chiesaoffenda Dioe per questo che li effetti li abbino a succederesecondo la giustizia della causala quale ragione è spesso fallace. E certo elre di Francia si mosse giustamente nel principio contro al papaperché luisotto pretesto di pigliare Ferrara come cosa apartenente alla Chiesanon simoveva a altro fine che di cacciare e' franzesi di Italiama ha di poi passatoel modo collo occuparli Bolognabenché questo si può forse giustificareecol farsi capo ed autore di uno concilio falso e procurare la scisma e divisionedella Chiesa contro al nome del Cristianissimo e contro a uno antico institutodella casa suala quale oltre a tutti li altri príncipi ha sempre tenuto unaparticulare protezione della Chiesae difesala contro a chi l'ha volutaoppressare.

È difficile dare giudicio del finee piú facilmente sipuò conoscere la guerra avere a essere molto lungase li inghilesi in questoprincipio pigliano qualche terra di importanzaperché male si troverrá sestodi pace; conciosiaché insino a tanto non sia necessitá estremané bisognonon vorranno restituirlepretendendo che di ragione le sieno loroné e'franzesi lasciarle loroavendole possedute tanto tempoe quadrando tanto beneal loro dominioperché con queste terre confinano col mare. Sará lunga guerrae di grandissima spesa e noiae credo che li effetti mostreranno al re diInghilterrache meglio era avere seguito el savio consiglio di suo padrechesi dice alla morte averli ricordato che non entrassi in guerra co' franzesicheessersi lasciato sollevare dal suocero.

Ma per tornare al proposito primo e fare qualche conclusionebenché el giudicare sia molto difficileed ancoracome mostra la esperienziamolto fallacepare da dire che le cose di Francia sarieno in mali terminiquando in uno tempo medesimo avessi a combattere contro a tutti li inimici suao che oltre a questi che ora sono scopertisi aggiugnessino lo imperadore ed e'svizzerio almeno e' svizzeri soli. Ma quando non li abbi controe si potessivalere de' svizzeri come soldatipare che le cose sue sieno molto gagliarde eda potere venire animosamente a ogni giornata; levati e' svizzeri di giuocoelcaso rimane dubioe nondimeno tutto agosto o al piú settembre ne darannosentenzia. Perché se in detto tempo costoro espugnano e' luoghi importantidelle frontiererimangono al disopra; non li espugnandosi vede che ladilazione del tempo è per offenderli per tanti versiche questa impresa portapericolo di non si risolvere. E liberandosi el re di Francia per ora da questoassaltorimane sicuro insino a nuova primaveraed in questo mezzo potrannonascere tanti accidenti e variare tanto le coseche si ará a fare giudicio dialtre occorrenzie e di altra maniera.

 

 

 

IV

 

[Sulle mutazioni seguite dopo da battaglia di Ravenna.]

 

Se bene el desiderio di sapere le cose futuremassime quandosono di molta importanziaè tanto naturale a tutti li ominiche continuamenteli sprona andarle investigando e cercando di conietturarleda altro canto levanno sí variando fuori della opinione di tuttiche li è piú tosto damaravigliarsi di quelli che mossi dallo appetito della natura le vannocuriosamente ricercandoche di coloro che per desperazione di poterleaggiugnere ne levano ogni pensiero. Di questose cosa alcuna ne fa fedemipare che sopra tutte le altre la faccia el considerare quanto sieno statespessegrande e mirabile le variazione dallo aprile proxime passatoinsino al presente mese di gennaiodove non èné in Italia né fuoririmasto piú cosa alcuna che si ricognosca.

Trovavasi in quel tempo el re di Francia vittorioso in Italiacollo stato di Milano e di Genova; aderivali Bologna e Ferrara; Romagna sottonome del concilio pisano era suaed avendo vinta la giornata di Ravenna contanta fuga delli spagnolinon si vedeva pure dove fussi uno cavallo da poterliresisteree si giudicava che quello solo non avessi ad essere suodove e' nonvoltassi le gente. Mutossi in uno subito la fortunae si trovò cacciato diItalia tuttaa tempo che si credeva fussi ogni giorno per correre insino a Romae Napoli; né perdé solo Milano e Genovacose guadagnate nuovamentema ancoraAsti suo avito ed antico patrimonio. El medesimo re era in dubio e pericologrande delle cose di quaper la lega fatta tra el re di Aragona e diInghilterrae per lo scendere delli inghilesi nel ducato di Ghiannadove sistimava che congiunti colle gente spagnole avessino a fare qualche processogrande; la quale opinione fu tanto discosto dal vero che non solo li inghilesinon veddono el terreno suoma si partirono bruttamentee venuti in diffidenziatra loro e questa maestá; ed el re di Franciain cambio di avere a difendereel suoha avuto animo e forze da offendere altrie mandato uno poderosoesercito nel regno di Navarra.

Non potrebbono ancora da quel tempo in qua essere piúvariate le cose del re don Ferrando: dubitava avere perduto Napoliquando ebbela nuova della rebellione di Milano; acquistò nel medesimo tempo sanza arme ecolla reputazione solo delli inghilesi el regno di Navarradi che salì intanta autoritáche parevaoltre al giudicarsi securissimoche da luidependessi el governo di tutta la cristianitá. Partironsi in uno tratto liinghilesie lui che aveva disegnato avere a fare la guerra co' franzesiaccompagnato dalle forze di tutta Italia ed Inghilterrasi trovò solo edimparato avere addosso le arme di tutta Francia; dalle quale se bene sidefendessie piú tosto per la stagione del tempo e per la ignoranzia delliavversari suoi che per altro respettonon è però che al presente non si troviin grande laberintovedendosi inimicato con Francianon sapendo quanto possidisegnare di Inghilterratrovandosi in poco amore e diffidenzia col papa evinizianie congiunto con uno imperadore el quale lui non è atto a mantenerené può sanza periculo alienarlo da sé.

Quanto anche da quello tempo in qua sieno alterate le cose diItaliaper la mutazione di signore in Milano e Genovauno stato nuovo inFirenzeuna agitazione grande sopra Ferraralo essere tutta Lombardia ita inpreda de' svizzerie la legala quale stando unita volgeva a suo modo Italiaessere cominciata a disunirsiè facile a discernere; in modo che ritornando a'primi principiel passato è ito tanto variando che con grandissima difficultási può fare giudicio del futuro; e nondimeno la voglia del saperelo interesseche l'uomo ha in questi movimenti è tantoche non si può astenersi dal farnequalche discorsoconsiderato ancora che trovandomi in molto ozio in questa mialegazione al Catolico requesto esercizio non può passare se non con utile epiacere.

Le cose di Italia si possono male giudicare da per sésíperché le sono in sé molto mutabilee si vede che in pochi mesi varianoassaisí perché le dependono in grandissima parte da quello che fará loimperadoreel re CatolicoInghilterra ed e' svizzeri. Vedesi el reCristianissimo tanto danaroso e potente e presto a fare le sue provisionichenon è dubio che quando e' si trovi sicuro dalle bande di quae' possafacilmente ritornare nel ducato di Milanosendo quello stato debole ed Italiatutta conquassatain modo che sanza la unione di tutti sarebbe impossibiledefenderlo. E la unione si vede rottase e' viniziani non abracciono questoaccordo concluso ultimamente in Roma tra el papa e Gurgensisperché se sitroverranno esclusi dalla confederazione delli altripare verisimile che abbinoa fare nuova coniunzione con Franciala quale se si facessiio non so cheremedio si avessino le cose di Italia; e quando pure li entrino in questoaccordonon si vede quanto frutto o fortezza possi arrecare questa unioneseel re di Francia mandassi eserciti nuovi in Italiaperché in ogni caso lasará una unione adentellatasendosi scoperta tanta diffidenzia tra questipotentatipapaCatolico e viniziani; in modo che quando si aranno aristrignere a una impresapare da temere si abbi a fare debole e con freddezza.

Trovonsi e' viniziani con non molte gente d'arme; delloimperadore non è in Italia altro che el nome; el papa si presuppone oramaistracco dal lungo spendere; l'esercito del re Catolico non si può manteneresanza e' danari de' collegatied avendosi a fare nuova contribuzione a questoeffettosará difficile per e' sospetti che si sono avuti delli spagnolie'quali si è dubitato che non abbino voluto convertire in utilitá propria lavittoria acquistata co' danari e fatiche di altri. Lo stato di Milanoquandovenga nel figliolo del Moroè da per sé sí debolesendo quello signoregiovanenuovosanza armesanza danariel ducato esausto e taglieggiatoetrovandosi co' franzesi messer Gian Iacopo da Triulciche ragionevolmente debbeavere in Milano amici e credito. Valersi de' svizzeri ha difficultáperché amuoverli bisogna danari assaie trovandosi el re di Francia con piú attitudineallo spenderee loro sendo uomini mutabili e sanza fedeè da dubitare nonpiglino qualche partito con Francia; e massime che a proposito loro non è chele cose si ferminoanzi si aprofitteranno sempre di ogni mutazionedi chehanno gustato el fruttoavendo la state passata taglieggiata e predatasi puòdiretutta Lombardia; ed in questo caso quando e' fussino con Francialuisanza dubio recuperrebbe lo stato di Milano; e massime che li spagnoli sono oggiin Italia con sí poca grazia di tutti e' populiche hanno da pensare come sipossino ritirare salvi nel reame. Puossi adunche conchiudereche se el re diFrancia fussi espedito a potere attendere in Italiache quelle cose portinopericoloperché o e' viniziani o e' svizzeri che sieno con luila vittoria èsua certa; quando e' non si ristringhi seco alcuno di questinon mancherá chefareperché se la lega non si ristrigne di nuovo non vi ará contradizioneedal ristrignersi sono le difficultá dette di sopra; in modo che si puòrisolvere questa conclusioneche le cose di Italia dependino per questo anno ingran parte da quello che si tratterá o fará per questi principi oltramontani.

Quel che si possa sperare de' svizzeri è detto abastanzaperché se bene per loro faccia da uno canto piúche in Milano sia uno ducaparticulare che uno re di Franciaconciosiaché quanto el signore di quellostato sará piú debolepiú lo potranno maneggiarepure da altro canto pareche sia molto a loro proposito el fare ogni dí mutazione e rivolteed inoltrea volerli levare bisognerá danarie ragionevolmente saranno con chi ne daráloro maggiore somma. Lo imperadore anche è in poca considerazione da per séper essere povero e disordinatoe mancarli tanto el modo ad eseguirequanto liabonda la invenzione a disegnare; né è da sperare che la voglia del recuperareel ducato di Borgogna muova lo stato di Fiandra a sovvenirlo perché e' facciquell'impresaessendo per la poca etá di quel signore e disordini di quellostatonecessario el consenso de' populie' quali vivono assai di industria emercantiee si intende essere al tutto vòlti a stare in pace; e però volendoche lo imperadore facessi movimentobisognerebbe che el re di Inghilterra losuvvenissi di danari come si ragionò la state passata; il che ancora nonfarebbe frutto certorispetto a' disordini e prodigalitá suase non si lidessino molto ordinatamenteverbigrazia ponendo in campo chi pagassi a' tempile gentesanza lasciare a lui facultá di porre le mani in su' danaricosepiú facile a dire che fare. Rimane adunche lo imperadore quanto a sé inutile eforse piú tosto di dannoper essere consueto el re di Francia a pascerlo; ilche non si faccendo da questi altripotrebbe la natura ed e' bisogni sua farloforse ritornare in amicizia co' franzesie forse aderire al concilio pisano.

Veduto adunche quanto poco si possi fare fondamento in sulloimperadore e svizzeriresta considerare di questi dua reCatolico edInghilterra; e per cominciare da Inghilterralo essere costui giovaneinimiconaturale de' franzesie trovarsi con grandissima copia di danarilo intendersiogni giorno che e' fa molti apparati ed è volto tutto alle armefanno credereche lui abbi in ogni modo a tempo nuovo a fare la guerra potentemente conFrancia. Il che quando seguapare di grande momentoperché ne' tempi antichiè stato molto odio fra quelle due nazione: hanno li inghilesi corso piú voltein Franciapreso Parigidebellato quasi tutto el regnoin modo che gli ècerto essere temuti da' franzesinondimeno e' termini di oggi sono assaidiversi da quelli tempi. Allora teneva el re di Inghilterra la Ghianna eNormandia; nelle guerre che e' faceva con Francia era aiutato da' duchi diBrettagna e di Borgogna. Ora la Normandia e Ghianna è in mano del re diFrancia; tiene per conto della dota di sua moglie la Brettagna; usurpò doppo lamorte del duca Carlo la Borgogna; morto el re Rinieri gli venne in mano laProvenza; in forma che avendo luisi può direduplicata la potenziaedInghilterra diminuitabisogna in su questo caso fare giudicio con altraconiettura che delle cose passate.

La guerra per la piú naturale e commoda via che possino fareli inghilesi a Franciaè per Calese oponendoin Brettagna; dalla qualebanda pare verisimile che el re di Francia si possi defendere con poche forzeperché li inghilesi sono sanza alcuno cavallo e combattono tutti a piede;hannoper quello si intendemancamento di artiglierie ed altri instrumenti perla guerra; sono stati lungamente in pacee però poco esercitati alle arme;sono naturalmente uomini bestiali e precipitosi e da disordinarsi facilmente; edavendo a espugnare terre fortetrovando al rincontro qualche numero di lancefranzesepare che possino piú tosto infestare Francia col correreche colpigliarvi piedeperché non si vede vi possino venire con forze superiori aloroe la riputazione non doverrebbe essere tanta quanta soleva essereconsiderate le ragione sopradette. Ed inoltre lo avere veduto lo anno passato liinghilesi venire a Fonterabia collegati con tutta Spagnaesservi stati piú diquattro mesi sanza fare uno minimo movimentodoverrebbe ragionevolmente averein qualche parte riassicurati li animi de' franzesi.

Queste difficultá sendo conosciutehanno forse fatto cheInghilterra e Francia sieno stati in pace lungamentee sanza dubio furono causache questo nuovo recon tutto che volonterosonon si movessi alle arme se noncolla lega di Spagnae che disegnandosi lo anno passato per quale via si avessia rompere la guerrafussi resoluto in Inghilterra di mandare gente a Fonterabiaa unirsi collo esercito del re Catolicodisegnando che el fondamento dellaguerra avessi ad essere da questa banda e con queste forzee servirsi per Calese Brettagna piú tosto per infestare Francia e darli diversioneche perchéquivi avessi ad essere el luogo principale della guerra. E però a volere che laoffesa di Inghilterra fussi potente e percotessi nel vivobisognerebbe andaredrieto a questo primo disegnoin che sarebbe necessario el consenso di questore ed el coniungere le forze sue; cosa che non può essere non abbi e dall'unabanda e dall'altra di molte difficultáperché el sito di Ghianna è lontanoda Inghilterrae la distanzia del luogo getta tante incommoditáche da loromedesimi non la possono fare sì gagliardamente come per Cales. E però ènecessarioriducendosi a farla di quache e' si assicurino che el re Catolicoprocedi con la massima caldezzain che io non so come e' sieno per prestarefede alle parole e promesserispetto a' processi della state passata; doveavendo quello re mandati a Fonterabia nove o diecimila uomini con grandesperanza e prontezza e buone provisione di danarila consumorono sanza farefaziona alcuna. Veddono questa maestá attendere per sé propria allo acquistodi Navarrae si persuasono che la non volessi procedere piú oltre contro aFranciae si partirono molto male contenti e con grandissima suspizione.

La cosa considerata da sé medesimae le relazione cheverisimilmente ará fatte chi fu di quapotrebbono essere causa che quellamaestá non si resolvessi facilmente a mandare di nuovo gente in Spagna; equando pure in lei potessino piú le giustificazione ed astute parole di questorelo odio suo naturale contro a Franciala giovanezza e la accesa voluntá diquesta guerraio non so come el Catolico re sia per acconsentire che di nuovotornino gente inghilese a Fonterabia. Toccossi con mano la state passata che ledilazione sua a muovere le genteel tenerle di poi piú tempo in Navarra chenon era di bisogno allo acquisto di quello regnoe tutto el procedere suo fuper consumare la state sanza avere a rompere guerra al re di Francia; ed ineffetto parse che lui usassi tutti e' termini possibili perché li inghilesicominciassino a fare pensiero di partirese bene in sul fatto poivedendovoltare tutta la guerra adosso a séio credo che gli arebbe desiderato che e'non fussino partiti. La causa potrebbe essere perché luicome si dirá disottonon volessi la guerra di qua; ed inoltre quando bene la volessiche e'pensi che di questa coniunzione tra spagnoli ed inghilesi in uno esercitomedesimo non si possi trarre molto frutto.

Sono le nature molto diverse: li spagnoli omini temperati ematuri e pazientissimi di ogni disagio; li inghilesi bestialidisordinatinonatti a durare lungamente faticae consumatori di molte vettovaglie. Se nevenissi poco numero non sarebbono di molto utile; gli assaiè da credere cheuniti con questi altri genererebbono disordine e confusione; lo esserecominciato a nascere diffidenzia e sospettofarebbe che ogni piccolo accidenteli disunirebbe. Li inghilesigiudicando la impresa essere loro propriacondifficultá si partirebbono per consiglio delli spagnoli dalle loro sfrenatevoluntáné questa maestá vorrebbe a posta di uomini temerari e bestialiprecipitare e mettere in pericolo lo stato suo; e tanto piú che avendoguadagnato el regno di Navarratutte le vittorie ed acquisti che si avessinoorasarieno delli inghilesile ruine e perdite tornerebbono adosso a lui. Perqueste ragione si può facilmente credere che questa maestá abbi malevolentieri a acconsentire che li inghilesi tornino di qua; se giá el vedere cheel re di Francia sia per fare assolutamente a tempo nuovo la impresa di Navarranon lo movessiper trovarsi qua alla difesa con piú gente e piú potenteaavere caro che e' venissino. Ma in ogni caso io credo che e' non si abbi acontentare di uno numero grandee quando e' venissino grossiche e' non sen'abbi a valere molto.

Sarebbeci uno altro modo di offendere Franciae questo èche el re di Inghilterra rompessi per via di Cales o di Brettagnadove e' puòper la vicinitá percuotere con piú forze e maggiore commoditáed el Catolicore colle gente sue rompessi la guerra in questo ducato di Ghianna; e cosí pareche insino a non molti giorni fa si trattassie che questa maestá neconfortassi el re di Inghilterrael quale non so come sia per resolvervisimasará facile cosa se ne accordi. La difficultá è come questa maestá lomettessi poi in attoperché presupponendocome è detto di soprache el redi Francia con una grossa armata di mare e con non molte forze per terra sipossa facilmente defendere da quella bandaverrebbe tutto el pondo della guerraa voltarsi dalla parte di questo reil che non pare verisimile che lui vogliain modo alcuno e tirarsi la guerra adosso; e che tale abbi ad essere la voluntásua lo persuade la esperienzia e la ragione. La esperienziaperché a' tempipassativivente etiam la regina duenna Elisabelsi vedde che maivolsono rompere guerra con Francia di quae se bene alcuna volta lamostrassinonon mai la feciono. Veddesi quando el re Carlo passò in Italiache se bene si collegassino allora con lo imperadorepapaviniziani e Milanoper cavarlo di Napolirespetto al dubio aveano della grandezza suaedavessinne dato intenzione alla lega che li confortavanondimeno non lo fecionomai. Veddesi nella guerra che gli ebbono col presente Luigi re di Francia aNapoliche contenti di avere difesa Salsnon vollono seguire piú oltrecontutto che e' franzesi fussino attriti in modo da sperare qualche successoanzicupidamente abracciorono uno accordo con lui particulare per le cose di qua da'monti. Èssi veduto molto piú chiaramente in questa maestála quale avendochiamati li inghilesisperando forse che questa paura conducessi el re diFrancia a qualche concordia sanza avere a usare le armecome e' furono venutie si intese che el re di Francia uscito di Italia voltava tutte le sue forze nelducato di Ghiannail che lui non avea creduto da principioandò raffreddandoné volle dare occasione alcuna che el fuoco avessi a essere vicino a questiregni.

Il che se si è fatto pel passatopare che molto piú sidebbi fare oraavendo questa maestá al presente piú difficultá a defendersirespetto a questo regno di Navarra acquistato nuovamentee dove e' franzesiaranno sempre a posta lorocome si vedde lo ottobre passatola entrata apertao per Maia o per Roncisvalle o per Val di Roncalese dove venendo per rimettereel re don Giovanni e la reina Caterina regina naturalehanno la inclinazione edel favore della piú parte de' populi. Aggiugnesi che questa maestá non è redi Castigliama governatore; e se bene comanda insino a oggi questi regniassolutamenteper non ci essere troppi di questi grandi che abbino moltoreputazione e seguitoe non avere subietto a chi si possino volgere rispettoalla pazzia della reina duenna Giovanna e la poca etá del principe don Carloed inoltre perché el governo suo viene giustamente e si aparteneva a luiproprio per essere el piú coniuntoper esserne tanti anni stato vero re e peressere governo savio ed ordinato e di qualitá che è di grandissimo beneficio aqueste provincienon è però che questa ragione non lo abbi a fare procederepiú freddo alla guerra. Perché avendosi nella guerra a valerecome di sottosi dirádelli aiuti e sussidi del regnopare conveniente che li abbi amaneggiare con piú respetto che se e' fussi re. È da considerare ancora che e'pensi che quando lui avessi qualche cattivo successoche e' potrebbe seguiremaggiore disordineperché questi grandi non vivono molto contenti di luimossi non tanto dal bene publico de' regniquanto forse dalli appetiti loroprivati; e quando si trovassi in declinazioneogni alterazione o disubidienziache nascessi di alcuno di lorometterebbe questa sua governazione in gravepericolo; e tanto piú che a' castigliani non piace la guerra con Francianéhanno inimicizia naturalmente con franzesie massime parendo loro che la guerranon sia presa a beneficio o per causa di Castigliama per conto di Napoli edelli interessi sua particulari.

La esperienzia adunche del tempo passatocorroborata colliargumenti detti di sopramostra che se questo re potrá scusarsi dal romperecon Francia di qualo abbi a fare volentierima e' non ci sono le ragioni menovive. È el re di Francia tanto poderoso per molti respettiche e' non si puòdisegnare la guerra avere ad essere facilema che e' bisogni farla con unopotente esercito e con sforzo grandeel quale ordinare e congregare non è dimolta facilitá a questo re; perché se bene Castiglia abbi nome di avere genteassai atta alle arme a piè ed a cavallola difficultá del danaio ci siintende essere tanta che el provedere uno esercito grosso intero colla borsasola del re sarebbe assaie però è el costume loroavendo guerra di quacheoltre a quelli che el re chiama delle ordinanze ed accostamenti suae quelliche conduce lui propriorichiedere molte communitá le quali a spese loro loservono di alcuno numero di fanterie; richiedere e' grandie' quali tenendocommunemente accostamentilo servono di qualche numero di cavalli e difanterieconducendole ordinariamente a spese loro insino in campobenchéalcuno di piú qualitá li paghi per qualche mesedi che si vale el rerispiarmando el tempo che corre al condursi in campo; ed inoltre a' cavalli nonpaga di suo la provisione interama sbattene quello che gli hanno diaccostamento; ed inoltre quando non li pagassi cosí bene ed a tempoquestigrandipresupponendo che sia lo onore loro el conservarsi la sua gentenonmancono di porgervi la mano.

Questo modo di fare esercito si vedde che el re tenne nonsolo quando li inghilesi vennonoma ancora quando e' franzesi entrorono inNavarra; nel quale tempo trovandosi in pericolo grande e dello onore e dellostatoè da credere che li usassi tutte quelle provisioni che e' poteva piúvive. Lo avere adunche a fare gran parte dello esercito colle forze de' signorie de' populili dá difficultáperché li bisogna richiedereinclinarsi edobligarsi ad altrie questo straccarli non può fare effetti buoni; e mi hadetto messer Gian Baduero oratore vinizianoche ci fu anche a tempo della reinaper stimularli a rompere guerra al re di Franciache lei un giorno li disse nonla volere fareallegando che mentre stavano in pace erano signori di ognunodurante la guerra stavano con tutti e' signori del regno; la quale ragione debbepiú militare orache non faceva allora che gli erano re. Fatto lo esercitoèmolto maggiore difficultá a conservarlo respetto alla difficultá del danaioper il che si vede che a lungo andare non può reggere tanta spesa; e se benel'ordinario de' pagamenti loro sia scarsopure in uno esercito grossomultiplica molto; ed anche e' pagamenti stretti fanno effetti maliperchéassai si fuggonoli altri servono male volentieri. Né ci è speranza che laguerra abbi a essere breveavendo a fare con uno re tanto potentee col qualeconfina per lunghissimo spazio di paese; e tanto piú che se quel re vorrá iretemporeggiando e ridursi a una guerra guerriabileconsumerá sanza dubiocostoro collo spendereil che a lui per essere ricchissimo non dá noia. Né sipuò sperare avere a terminarla con una giornataperché li eventi dellebattaglie sono dubii e pericolosi; ed inoltre quando venghino tutt'a dua grossialla campagnasi vede piú tosto el re di Francia avere vantaggiopresupponendo che si vaglia di qualche migliaio di fanti alamanni.

Non possono costoro in modo alcuno essere pari di uominid'arme a' franzesiogni volta che loro abbino una banda di mille lanceperchéin Spagna è pochi uomini d'armesonvi male assueti ed hanno cavalli malissimi;in modo che sempre mille cavalli franzesi urteranno millecinquecento di questi opiúper la qualitá de' cavalli e per non saperli costoro maneggiare.Aggiugnesi che costoro vanno in campo sanza cavalli da carriagginé hanno peruomo di arme altro che uno cavallodel quale avendo a servirsi in ogni fazionedi qualunque sortesi vengono a consumare e straccare; guastali lo starelungamente alla campagnanon avendo tende ed essendo el paese di qua voto dicasein modo che bisogna el fare alloggi allo scoperto. Saranno sempre costoroancora inferiori di gran lunga di artiglierieperché non hanno moltenéhanno la destrezza e la attitudine dei maneggiarle come e' franzesiil checonfessono ancora loro medesimied io ho udito el re don Fernando commendarlimolto di gente d'arme e di artiglierie.

Sono questi dua membri grandi per una giornata; succedono lefanterie che sono di somma importanzain che costoro pretendono esserebenissimo forniti; e veramente questi loro fanti sono molto atti alla guerraper avervi communemente una applicazione ed inclinazione naturaleaverviaccommodata la agilitá del corpoed essere al pari di ogni altra nazionepazienti di qualunque disagio. Nondimeno oggidí in Spagna sono pochissimi fantiveterani ed esercitati alle arme: quegli che ci erano buoni o sono morti inItaliao vi militano oggidí; assai ne perderono alle Gelbe sotto don Garziafigliolo del duca di Alvae Petro Navarro; quegli pochi che ci erano pratichidella compagnia di Villalbasi consumorono in gran parte lo ottobre passato inNavarrae massime quando fu morto el capitano Baldese. Oltre a questoe' fantiche ci sono hanno insino a ora pochissime armee la maggiore parteanzi quasituttinon portano altro che una picca e la spada; e però quando nel campofranzese sia una ordinanza di cinque o seimila alamannila quale facci spalle esostenga la fanteria piccarda e guasconeè da credere che e' possinorespondere alle fanterie di costoro. E massime che questi alamanni hanno quireputazioneche si vede per il parlare che se ne faceva lo anno passatoeperché costoro si ingegnano imitarli in queste ordinanzee vanno cercando dicapitani e di fanti alamanni. Quanta superioritá abbino costoro si è ne'cavalli leggieride' quali ci è grandissima copia: hanno buoni cavalli e sonoassueti a questa spezie di milizia. El quale vantaggio non è in una fazionestretta di molto momento; danno piú tostonel continuarsi la guerraimpedimento al venire le vettovagliea disturbare una levata del campostraccare ed infestare li inimici ogni dí insino in sullo alloggiamentoche e'faccino frutto grande in una giornata; in modo che esaminato tuttosi puòconchiudere che questo re abbi con grande fatica a mettere insieme uno esercitogrossocon grandissima a conservarloné sia per alcuno modo da essere taleche e' sia superiore alla campagna co' franzesi.

Considerato adunque tutto questo discorsopare da fermare elpunto che questa maestáquando non sia necessitata ad avere la guerra a'confini sua di quanon sia per volerla in alcuno modo. Anzi discorrendo piúoltreio credo generalmente che lo essere in guerra con Franciada qualunquebandali pesi assai e lo tenga in gravissimi pensieriperché lui solo nonpuò né co' danari né colle forze reggere tanto peso; la guerra di qua lotiene aviluppato non sanza pericolo di questo suo governo di Castigliae loessere impegnato di qua lo tiene in gran suspizione del regno di Napoli dove haquelle forze e benivolenzia che ogni uomo sa. Trovasi collegato e ristrettocollo imperadoreuomo el quale a volerlo tenere bene contento bisogna pascerlocontinuamente con danari e grosse sommedi che lui non li può dareed in ognimaggiore unione che li abbi seco non ne trae frutto alcuno. E quando loimperadore si alienassi da luinon li potrebbe se non nuocereperché el re diFrancia ne accrescerebbe riputazionee forse sendo congiunti li farebbonoqualche disegno adosso in su questa governazione di Castigliain che loimperadore potrebbe operare assaie basterebbe solo el disporre lo stato diFiandra valendosi massime della riputazione e forze di Francia. Della lega diItalia credo speri pococonoscendo la natura del papa e la sua malacontentezzala diffidenzia che sará ragionevolmente venuta tra' viniziani eluie considerando che ogni dí possa nascervi nuove divisionedi qualitá cheel re di Francia vi ritorni facilmente. Non può sanza e' danari di altrinutrire lo esercito che vi si trova al presentee risolvendolo vi viene arimaneresi può direa discrezioneed in ogni caso vede che è in potestáde' svizzeri soli rimettere el re di Francia nel ducato di Milanoe credo lipaia strano avere a essere sottoposto alla poca fede e mala natura loro. Conosceche se el re di Francia persevera inimico suoche gli è necessario o che nontorni in Milanoo che lui esca di Napoliperché el re di Francia non fermeráa Milanoma vorrá per sua securtá cavare costui interamente di Italia.

Sono questi frangenti grandi e da farlo misurare bene e' casisua; ne' quali el piú pronto e maggiore sussidio che e' possa avere è quellodi Inghilterrache nondimeno per quello che è detto di sopranon manca dimolte difficultáed è di assai considerazione; in forma cheesaminato tuttobeneio sono di opinione che quando questo re trovassi pace con Francianellaquale fussi la conservazione del regno di Navarra e qualche sicurtá suacheeglisanza avere respetto a alcuna altra cosala accetterebbe volentieri. Nonintendo giá come e' possi avere questa sicurtáperché con Francia non hamodo di pace se non lasciandolo rientrare nello stato di Milanoe quandorecuperi Milanonon so come si possa fidare che non lo cavi di Napoliperchéoramai fra loro si sono tante volte rotte le capitulazioneli accordi ed e'parentadiche le parole e promesse sole non bastano. Potendo adunche avere lapace massime per le cose di quaio sono di opinione che la piglierebbe; non lapotendo averebisogna fare altri disegnied el periculo del regno di Navarrae che el re di Francia non torni potente in Italiapare che lo sforzi astrignersi colli inghilesi e fare potentemente la guerra da queste bandesegiá e' non disegnassiquasi alla similitudine dello anno passatochiamare liinghilesie col tôrre loro co' modi indiretti tempoe colle preparazione solee mostrare la guerraassicurarsi che e' franzesi non lo offendino di quaetenerli anche sospesi e divertiti da non potere attendere alle cose di Italia.

 

 

 

V

 

Se 'l Gran Capitano debbe accettare la impresa

di Italia.

 

Io non mi maraviglio piú che nelle cose dubie si truovinotante questione e contrarietá di opinione tra gli antichi scrittoripoi che ioveggo che e' non manca chi vogli in una cosa tanto chiara mettere disputa. Tuttigli amici vostripoi che voi tornasti da Napolisi sono sempre doluti che laaltezza del re vi abbi tenuto in ocioed è loro dispiaciuto che la abbi inguerre tanto importanti adoperato altri capitani e voluto piú tosto con suodanno detrarre alla gloria vostrache con sua utilitá darli augumento. Questomedesimo dolore abbiamo creduto essere stato nel petto vostro e ragionevolmenteperché nessuno dispiacere può essere maggiore negli uomini grandi e che siconoscono virtuosiche non avere facultá di mostrare quello che e' sonoe checon danno di altri le virtú loro stieno oscure. Né ha anche la natura datitanti ornamenti a uno uomo perché li stieno sepultima perché con quelligiovi alli altri; e però chi si tiene sufficiente e non si vuole mostrarequando ne ha commoditámanca non solo a sé medesimoma a tutta lagenerazione umanaed è da essere comparato a uno avaro che tiene e' sua tesoriocculti nella cassa sanza profittarne a sé o a altri. Ora doppo molto tempo viè dato facultá tornare alle faccendela quale vi debbe essere tanto piúgrataquanto piú è stata desideratae con quanto maggiore gloria vostra visi offerisceperché avendo sua altezza provati altri capitani sanza successoed ora per necessitá ricorrendo a voisi mostra quanta differenzia sia da voialli altri.

Lo accettare questa espedizioneconsiderateGran Capitanoche vi porta tutte quelle cose che sono stimate dagli uomini: gloriagrandissimaperché ritornando voi nel corso delle armeche è la propriaprofessione vostranelle azione grandea espedizione preclarein unaprovincia dove la fama vostra è maggiore che nella patriacontro a una nazioneed eserciti che triemano del vostro nome per avervi altra volta provato contanto loro dannoed e' quali se voi vincesti in uno tempo che voi non liconoscevi né loro aveano provato voiin tempo che voi eri sololoro colliaiuti e forze di tutta Italiaquando li aveano capitani veterani e buonichipuò dubitare che ora voi non li abbiate a vincerequando voi siateaccompagnato da tanti aiutiloro soli; voi colla esperienzia avete imparato elmodo di vincerliloro per tante rotte triemono della vostra virtú; voicapitano veterano e migliore che alloraloro con capi nuovi e giovani e che nonhanno nome o esperienzia; questa vittoria quanta fama vi abbi a dare chi non losa? E se bene la gloria vostra è grandissima da potersene contentareè anchegrande lo animo e generosoe non si truova che nelli animi generosi fussi maisazietá di gloria.

La utilitá quanta sia non voglio darne altra ragionese nonche voi misuriate quale erano le ricchezze vostre innanzi alla guerraquale siaoggi doppo le vittorie lo stato e la rendita che voi tenete; e ricordatevi chegli è maggiore difficultá venire di uno grado basso a uno mediocreche non èda uno mediocre venire a uno sommoe che non può essere maggiore carico a'savi che non sapere seguitare la fortuna suala quale ha forse per questa viadestinato di condurvi a uno stato equale alle vostre virtú. E benché la sogliaessere mutabilenondimeno questo non vi debbe ritirareperché e' savi se nesogliono difenderee non si potendo ottenere le cose grande sanza qualchepericolosi debbono le imprese accettare ogni volta che la speranza è maggioreche la paura. E se non vi muove lo appetito della gloria e grandezzaparendoviaverne a sufficienziaconsiderate piú láGran Capitanoche rifiutandoquesta impresa si viene a diminuire la gloria acquistata da voi insino a oggi;perché chi non vede che stando voi in ocioin pacecon veste lunghe ed abiticivilialla ombra la fama vostra invecchia tuttogiornomanca uno certo vigorefrescoed el nome vostro si regge non in sul fulgore delle cose presentima insulla riputazione delle passatecome di Pompeio a comparazione di Cesaredicevano li antichi scrittori? El tempo e lo ozio vi logora. Ma quello che èpiúrecusando questa amministrazionedate causa di credere a' populi che loanimo vi manchi e che voi medesimo diffidiate di voi; di che può nasceredisputa quale abbi potuto piú nelle azione vostre passate o la fortuna o lavirtú. Finalmente per conchiudere in una cosa tanto chiaravogliate piú tostole faccende di Cesare che el brutto ocio di Luculloed eleggete piú tosto laoccasione di crescere in infinito la gloria e lo stato vostrovivendo in Italiaed in Napoli come reche voluntariamente invecchiarla e diminuirla stando inCastiglia come suddito.

 

 

 

VI

 

[Sullo stesso argomento.]

 

In contrario.

 

Le diversitá delle opinioniGran Capitanoe le dispute chevi si fannosogliono piacere a chi ha a fare la resoluzioneperché chi ode leragione contrarie suole meglio discernere la veritáné anche debbonodispiacere alle partequando la sorte dá loro prudente giudice e che le sioppongono non per proprio interessema principalmente per amore del vero. E sein nessuna quistione fu mai bisogno di savio giudicee che considerassi lointrinseco delle coseè di bisogno in questadove è necessario che laprudenzia sia tale che con solida elezione vinca e' vani appetitie seguitipiú tosto la utilitá nascosta drentoche lo splendore apparente di fuora. Ioconfesso che accettando questa impresa e vincendone risulterá verisimilmentegrande augmento alle cose vostre; ed anche credo che secondo le considerazioneche si possono fare de' futuri eventi delle guerrevoi vi possiate prometterela vittoriaquanto mai potessi alcuno capitano che andassi in guerra. Ma io soanche che nessuna cosa è tanto incertaquanto li esiti delle guerresullequali ogni leggiere disordineogni minimo caso suole qualche volta essere dimomento grandissimo. Né si può promettere la vittoria chi ha la giustiziadella causavedendosi ogni dí vincere chi combatte per la ingiustizia; né sipuò el capitano assicurare in sulla sapienzia suala quale se è bene di granmomento non opera el tuttoperché tutte le azioni della guerra non sonoriposte in lui soloanzi la maggiore parte dependono dalla virtú de' soldatidalla qualitá de' luoghi e de' tempi e da mille accidenti sottopostiinteramente alla fortunae' quali non sendo in mano suanon li può lui soloregolare.

Non si può adunche promettersi la vittoria; e se beneverisimilmente la speranza sia maggiore che la paurasi ha da considerare incontrario che sanza comparazione molto piú danno vi farebbe el perdereche nonvi facessi utilitá el vincereperché la gloria e reputazione vostra è oggigrandissimae tale che e' non si ha notizia di uno capitano sí glorioso intutta la cristianitá. Vincendonon darete ammirazione a nessunoe se necrescerá di poco la gloria vostraperché a nessuno sarà nuovo che el GranCapitano vinca; perdendonon è cosíperché una mala fortuna di uno giornosolo vi priverrebbe di tutti li onori e trionfi acquistati colla fatica epericoli di tanti anni: perderesti quello splendore di essere invitto e quellotesoro che non si può pagare né estimarené se li può fare comparazionedelle ricchezze che si potessino acquistare nella vittoriaperché questodisegno è fallacee si vede quante volte da' re e' benefici grandi sono pagaticon grande ingratitudine. Ed inoltre non vale tanto questa speranzache perquella si debba mettere in pericolo una cosa tanto preziosa quanto è la fama elo onore.

Dilettasi qualche volta la fortuna di fare simili trattiedè proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a gradopiccolo; e quanto piú l'ha pel passato favorite le virtú vostretanto piú èda dubitarneperché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimoe rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia.Leggesi tanti antichi capitaniPompeioAnnibaleMarcelloe nella medesimaItalia Belisario sommo uomoel quale mandatovi da Iustiniano imperadoretornòdoppo qualche anno in Grecia al suo signoreavendo acquistate grandissimevittorie e trionfi; dove stato qualche tempoed essendo perturbate le cose diItaliavi fu di nuovo rimandatoe nondimeno non vi avendo e' medesimisuccessitornò con poca gloria e favore. È facile adunche el perdere;perdendo si perde assai; vincendoa comparazione della perditasi guadagnapoco; né e' savi sogliono volentieri giucare a quelli giuochi ne' quali sipossi perdere molto e vincere poco. Ricordatevi del prudente ricordo di donAlonso Aghilar vostro maggiore fratelloel quale vedutovi tornare la primavolta glorioso di Italiavi dissuase el tornarvi di nuovoperché voi nonmettessi in pericolo la reputazione acquistata. Né solo vi debbono muovere leparole ma eziandio lo esemplo suoche doppo tante vittorie e tanta fama fumorto in giornata.

Pare assai alla moltitudine lo splendore del tornare inItalia a tanta impresa ed a tanto governo ed a sí grande speranzema piú parea' savi el mettere voluntariamente in pericolo tanto tesoro. Debbesi considerareassai el pigliare le impresee massime chi giá è gloriosochi giá ha fattodemostrazione della virtú suachi piú che per la rata ha travagliato e postomano a' bisogni delli altri uomini. Non direi cosí in uno giovaneel quale nonavendo ancora tentato la fortuna suaè ragionevole che facci prova di sémedesimonon viva in ocio bruttoma tenti e di volere acquistare gloriae disuvvenire a' bisogni degli altri uomini e della sua nazione. È lodato uno checon poco capitale si mette a navigaree con pericolo di potere poco perderetenta di guadagnare assai; e nondimeno è biasimato uno uomo ricco che perappetito di guadagnare metta in mare tutto lo stato suo; né li sará imputato apusillanimitá el riposarsima a troppa cupiditá el travagliare. Né saráuomo chese voi recusate questa impresalo ascriva a viltá di animoanzi siimputerá a prudenzia; e quanto della vittoria sono proposti maggiori utilitanto piú parrá officio di animo generoso e savio el saperli sprezzare. Levittorie vostre passate sendo continuate tanto tempo ed ottenute tante volteemassime con tanto mancamento di danari e di altre provvisione necessarienonlasciono dubitare della virtú vostra; né si diminuiscerecusando questaimpresala gloriaanzi si conserva lo acquistatoe si fa fede di prudenzia.Quello doverrebbe fare uno giovane povero di onorequesto altro ha a fare unovecchio ricco di tanta gloria e trionfi; ed a voi si apartiene piúnella etáche voi siatefare officio di vecchio savioche di giovane volonterosoeseguitando piú tosto el iudicio de' prudenti che la ignoranzia dellamoltitudinenon si mettereper speranza di guadagnare pocoa pericolo diperdere assai.

 

 

 

VII

 

[Sulla discesa di Francesco I in Italia nel 1515.]

 

La condizione e sorte di Italia vuole che né le guerrecominciate di lá da' montiné lo essersi mutati principibasti alla quieteitaliana; anzi ogni cosa che pare che dia disturbo a chi volessi assaltarlariescein spazio di tempopiú fresco e piú potente a travagliarla. Sperossiche le discordie ed armi cominciate tra Spagna ed Inghilterra con Franciaavessino a essere causa che e' franzesi avessino a lasciare posare Italia perqualche tempoil che non solamente non è seguitoma piú tosto abbiamo vistoel contrario; conciosiaché di quivi è nato tregua tra Francia e Spagna per dilá da' montidi poi pace tra Francia ed Inghilterra; di che e' franzesi nonsolo non sono stati impediti masecuri della guerra di casahanno potuto piúgagliardamente volgere lo animo alle cose di Italia. Sperossi che la morte delre Luigi fussi causa medesimamente del contrarioperché si credeva che leimprese fussino cominciate a dispiacere a tutta la nobiltá di Franciae sipensava che lui solo per esservi stato dal dí che nacque inclinatissimoe dipoi per reputarla gloria ed acquisto suosostentassi questa impresa. Ed inoltresi giudicava che essendo per la sua morte cessato el parentado tra Francia edInghilterraed avendosi a restituire dotepotessi tra questi dua re nascerefacilmente qualche inimiciziao almeno fare che el re nuovo vivendone consospetto non potessi cosí commodamente attendere alle cose di Italia. Questasua morte non solo non ha spento questo fuocoma ha piú tosto partoritoeffetto contrarioperché tra questo re ed Inghilterra si è non soloconservata la amiciziama piú tosto accresciuta la coniunzione; ha fattoparentado con lo arciducae posatosi ancora da quella banda; in modo chevolendo ora passare in Italiaquesta sua impresa la fa con tanta piú suareputazionee con tanto maggiore periculo di Italiaquanto piú si vedeassolidato di lá da' monti; truovasi piú giovane e però piú animoso e piúferoceed inoltre si intende essere in maggiore credito e benivolenzia co'signori e gentiluomini del regno che non era el re passato.

Vuole la mala fortuna di Italia cosíe che doppo unoincendio e travaglio ne nasca subito sempre uno altro maggiore e piúpericoloso. Viene adunque nuovamente in Italia uno esercito franzese con grossonumero di cavallifanterie ed artiglieriee bene provisto di munizione e ditutte le cose necessarie. Viene allo acquisto di Milanoducato posseduto pocotempo fa da loro piú annidove hanno colore di qualche tituloe dove e'populi li desiderano ed inclinano sanza dubio a quella parte. Viene contro a unoduca debole di forzedi poco governo e sanza danaried odiato da tutti e'sudditi sua; in modo che se si avessi a combattere da una potenzia all'altrasolo uno cento di lance franzese finirebbono la impresaavendo la inclinazionede' populi e la parte di messer Gian Iacopo e di tanti altri fuorusciti che sonocon loro. Ma al riscontro si scuoprono a difesa dello stato di Milano e'svizzerinazione fierabellicosaesercitata nelle arme e di animo grandeeche altra volta ha avuto in questa impresa medesima vittoria de' franzesied aquale pare nella difesa di Milano trattare una causa sua propriaperché inveritá nel defenderlo consiste grandissimo interesse di quella nazione pergloriaper utilitá e securtá sua. Ha volta tutta Italia li occhi a questaespedizionenon solo per lo interesse suo e per el desiderio ed inclinazionevarie piú a una parte che una altrama etiam perché discorrendo benele forze di tutt' a dua le partenascono tra li uomini vari iudíci di chidebba essere vincitore. E se bene l'esercito franzese paia avere vantaggiopertrovarsi numero di fanterie quante saranno e' svizzeri o piúed avere tanticavalli ed artiglierie che non ne hanno e' svizzerinondimeno la ferocia ereputazione di quella nazionee lo animo con che si vede vannoè talechenon sanza cagione nasce nelli uomini tanta varietá di iudíci ed opinione; inche a me interviene come alli altriche in una cosa di tanta importanza nonposso posare lo animoe sono forzato discorrere ancora io quello che mioccorre.

Intendesi di presentecome ancora si è inteso tutto lo annopassatoe' svizzeri volere fare pruova di impedire a' franzesi e' passi de'monti; e' quali sendo stretti e forti ed in luoghi dove non si possonomaneggiare cavalli ed artiglieriepensano poterli con poco numero di uominidefendere; da altro canto e' franzesi sono sí grossi di numero di uominichepotendosi dividere in molte partee tentare in uno medesimo tempo el passareper vari luoghiè da dubitare che questo disegno non riescae tanto piúquanto e noi a' tempi nostri lo abbiamo vistoe si legge in molte istoriecherare volte è riuscito uno simile pensieroperché chi si vede serrato el passoordinarioe non potere sanza pericolo e disavantaggio grande aprirsi la viaordinarianon viene direttamente a sforzare chi ne è signorema cerca pervenirvi indirettamentee per via di furtoe' luoghi non previsti da chi è insul passo; e però lo effetto di queste imprese è molte volte stato che chivuole passare ha girato una parte dello esercito per qualche via traversa e nonusataquale ha imparata da' paesani o altrimentie condotto in modi simili oin sulla summitá del monteo drieto o dallato a chi tiene el passogli haforzati a ritirare e lasciare la strada aperta. In modo che io per me non ho maiavuto in questa difesa molta fedee massime che avendo e' svizzeri a starvilungamentecredo arebbono difficultá di vettovaglie. Porsicome alcunidiconoe' svizzeri a Susa dove sbocca el passo di Monginevra e Monsanese ecosí non li lasciare discendere al pianoanche non è disegno certoperchéio credo possino farlo discosto da Susa e per altra via in molti luoghiperSaluzzo e Monferratodove se forse non sono facili e' passi per le artiglieriepure noi veggiamo per esperienzia che chi ha forza di uomini e di danari vincequeste difficultáed e' franzesi massime che in simile maneggio hanno moltaattitudine.

Non so anche se per carestia di vettovaglie e' svizzeripossino fermarsi lungamente in su' montiil che non doverrebbe dare noia a'franzesi che hanno adrieto el paese lorodonde si possono meglio provedereeche possono e sogliono in simili cose valersi della forza del danaio e sanzaalcuno rispiarmo. Se e' svizzeri tengono el passo de' montila impresa de'franzesi si dissolve; se e' lo tentano e non riescaperdono di reputazione e'svizzeri assaisendo di dua difese mancata loro unanella quale secondo laopinione degli uomini si sperava; nondimeno questo non toglie che e' non possinoridursi grossi alla campagna e venire all'incontro de' franzesi; dove venendocon animo di fare la giornatasi riducono le cose in grande strettoperchéuna fanteria grossa di uomini bellicosi e che entrano alla battaglia con animodi morire o di vincerenon può essere vinta sanza grandissima difficultáesanza grandissimo pericolo e danno di chi li combatte. E benché la fanteriafranzese sia grossaed e' lanzichenech sieno stimati assainondimenocombattono non per causa propriama per conto di altri e come soldatimercennariné si hanno ancora vendicato quella reputazione e quello timore chehanno e' svizzeri. È vero che lo avere una cavalleria sí grossa e tanteartiglierie fa vantaggio grande a' franzesied in modo che se e' svizzeri nonfanno miracolinon pare ragionevole che e' franzesi debbino perdere lagiornata; pure li eventi delle battaglie sono dubiie vi può molte volte lafortuna piú che la ragioneed almeno non si può negare che e' franzesi nonpossono avere questa vittoria se non con molto sangueperché ha a fare coninimico che non volterá le spallema che vorrá morire quivi e non fuggireemorire coll'arme in mano ed onorevolmente. In modo che io credo si possaconchiudere che questa vittoria sarebbe con tanto danno de' franzesie collamorte di tanta nobiltá ed uomini di contoche peserebbe piú che lo acquistareMilano e tutta Lombardia.

E però io credo che e' franzesiconoscendo la virtú edostinazione delli inimici loroabbino a fare ogni cosa di non venire agiornatama cercare di ottenere la vittoria per altra viao col mandarescesiche saranno in Lombardiale cose in lunga sanza apiccarsisperando ne' populiche di drieto si abbino a levaree pensando che e' svizzeri per mancamento didanari ed altre difficultánon possino stare lungamente sí grossi allacampagnae cosí vincere col tempo; o veramente abbino a dividere lo esercitoe lasciato el nervo del campo a petto de' svizzeri con ordine non di combatterema di intratenerli qualche giornomandare l'altra parte alla volta di Milano odi qualche altro luogosotto speranza di fare levare tutto quello statoil chefacilmente riuscirebbe loro etiam con poca gente; in modo che raccoltoinsieme tutte queste cosebenché ancora possa succedere il contrariopare dacredere piú tosto la vittoria sia pe' franzesi. Conciosiaché se e' possonotemporeggiare di non venire alla giornataabbino la vittoria certa in mano;venendo a giornatapossino almeno cosí vincere come perdereil che nonavviene a svizzerie' quali non si possono presupporre buono esito se non colmodo solo di vincere la giornata. È ancora da considerare che e' svizzeri sonouno populoe ragionevolmente e' loro moti e progressi debbono essere comequelli degli altri populi: può nascere facilmente che non riuscendo loro eldisegno del tenere e' montie vedendo el pericolo piú da pressoed unoesercito inimico alla campagna con fanteria da non sprezzarecon una cavalleriasí grossacon tante artiglieriee co' populi amicipensino a' casi loro e siritirino sanza volere fare la giornata.

Restase e' franzesi ottengono la impresa di Milanoquelloabbi a seguire; e se vedendo el resto di Italia conquassato e sanza ordinelasperanza di assicurar meglio le cose loro di Lombardiala ambizione dicrescerela voglia di vendicarsi con chi li ha iniuriatili traporti a nuovimaneggi; perché è cosa credibile che e' considerino molto che se e' fermono elcorso delle vittorie loro in Lombardiae' non vi restano con piú sicurtá ofermezza che sieno stati ne' tempi passatiperché rimanendo in Napoli uno redi Aragona inimico della grandezza loro e stato autore a cacciarli di Italiasendoci uno papa potente con Bologna e Romagna e con lo stato di Firenzeed elquale non possono avere per confidentepotrebbe ogni dí nascere occasioneoin su' travagli avessino di lá da' montio in su qualche altro accidentefaccendo scendere e' svizzericacciarli di Italia. E però è da credere chepenseranno levarsi in forma li ostaculiche vivino con piú securtá che pelpassatomassime che essendosi visto la esperienzia quanto col mezzo de'svizzeri vi possino essere facilmente perturbati drentoè da credere che coltempo non mancherebbe chi avessi animo a entrare in una tale impresa.

La ragione vuole cheespedito Milanodisegnino andare alloacquisto del reamecosa giudicata facile per essere in quello regno poche forzee li animi di molti príncipi e di tutti e' populi inimici del nome spagnolo; ellevare el re di Spagna di Italia sarebbe loro grandissima securtáo pigliandoquello regno per loro o mettendolo in mano di qualche loro confidatoil che seavessino subietto da fidarsenesarebbe sanza dubio piú fortificazione esecurtá loro. È adunque da credere che vincendo Milano gli abbino a fare unatale impresa volentierisendo necessariafacilee trovandosi uno re giovanenuovo nel regnoe che ne' princípi del regnare avessi cominciato a vincere.Quello che li possa ritenere è solo se e' parrá loro lasciare le cose diMilano in modorespetto alla vicinitá de' svizzeriche e' possino mandaresecuramente le gente nel regno; il che io credo che gli abbino a potere fareperché o gli aranno vinto con giornatae ragionevolmente non potendo e'svizzeri essere rotti se non con grandissima loro stragesaranno le forze lorosí attrite che non sará da dubitare infestino cosí presto Milanose giá inquesto caso non fussi stata la vittoria a' franzesi sí sanguinosa che non sitrovassino lo esercito intero e fresco da poterlo maneggiare; o veramente gliaranno vinto sanza giornataed allora trovandosi tanta gentela amicizia eforze de' vinizianipotranno facilmente lasciare tanta guardia a Milano chebasti allo scendere e' svizzerie col resto fare la impresa di Napolila qualea giudicio di ognuno è tenuta di poca difficultá.

Ma non so giá se e' parrá loro che basti alla sicurtápropria lo insignorirsi di Napolie se el non parere questoo veramente losdegno di vedere loro el papa inclinato almeno collo animo e col desiderio allavia degli inimici loroo lo appetito di crescere ed assicurarsi tanto piúglifará trascorrere piú oltree pensare a abassare el papaa che sono moltecagione che gli possono invitare: parere loro crescere ed assicurarsi tanto piúe levare di Italia ogni spirito che potessi essere in tempo alcuno stimolo ocompagno di altri a travagliarlie tanto piú quanto per e' progressi di questopapa saranno capacissimi che a lui dispiaccia sommamente la grandezza loro inItalia; e la potenzia sua avendo congiunto al dominio antiquo della Chiesa lostato di Romagnadi Bologna e di Firenzeè da tenerne contoe massimevenendo el fratello e nipote in opinione di volere attendere alle arme.Nondimeno el travagliare lo stato ecclesiasticooltre a essere contro allaprofessione del re Cristianissimoe spiacevole per li esempli antichi e freschia quella nazioneè cosa da potere concitare e per sdegno e per sospetto e perreligione tutti e' principi cristianie mettere Francia in quelle difficultáche lo vedemo pochi anni sono. Né si può battereo a dire megliodisfareinteramente el papanon gli togliendo lo spirituale; e questo non si puòtorgli sanza el concorso della Magna e di Spagnaa' quali non è a propositoche Francia si faccia capo ed autore di una tanta cosa; e però saría facilecosa che el re di Franciavincendo etiam Milano e Napolisi astenessida toccare la Chiesa; se giá per mettere un freno in bocca al papa e diminuirloassai di forzenon voltassi lo stato di Firenzeparendoli che non sendo cosaecclesiasticaquesto uno modo da battere el papa sanza concitare li altriprincipi. Ma questo ha anche el contrapesoperché ogni volta che non fussirisoluto a non manomettere el papa nel dominio ecclesiasticoparrebbe piúprudenzia cercare di beneficarlo e farselo amico e confidentein che non limancherebbono e' modiche volerlo per inimico; e per questoraccolto tuttosarebbe forse piú ragionevole credere che el re di Francia non fussi percercare di deprimere el pontefice; tuttavolta le ambizionele vogliele pauree li inganni degli uomini sono taliche fanno spesso effetto contrario a quelloche si disegna e pare che si discorra con ragione. Sariaci una altra migliore epiú vera sicurtá per li franzesi che nessuna altrae questo sarebbe spacciaree' svizzeri in casa loroma la difficultá è tale che la vuole piú pensieropiú tempo e piú occasione a poterla resolvere.

 

Lo effetto fu che nonostante la resistenzia de' svizzerie'franzesi benché per vie difficile passorono e' montie venuti nel piano diLombardiae' svizzeri si ritirorono verso Comodove di poi ingrossati nevennono a Milano. E' franzesi acquistato che ebbono tutto lo stato di Milano chedi subito si dette loroeccetto Milano e Cremonade' quali Milanose e'sollecitavono el venire innanzi allo ingrossare de' svizzerisi davae Cremonaper essere piú discosto stette a vederevennono a Lodie di quivi la personadel re collo esercito se ne andò a Marignano vicino a Milano a dieci miglia. E'svizzeri intanto vennono a Milanoed essendo state tra loro molte pratiche diaccordoed escluse finalmentee' svizzeri con bestialitá grande uscirono ungiorno al tardi di Milano ed assaltorno lo esercito franzesecon qualecombatterono fino a piú ore di notte; e la mattina sequente si rapiccornodoveli svizzeri furono rotti. De' franzesi non morirono molti; de' svizzeri si èparlato ed inteso variamentema la commune opinione è suta che ne sieno mortipiú di diecimila ed anche dodicimila.

Avuto questo disavantaggioe' svizzeri abandonorono Milano etutto lo statoquale si dette al re; ed el castello pochi dí poi si li detteper accordo. Eravi drento el duca Massiminianoche d'accordo ne andò inFranciacon obligazione di darli entrata ecclesiastica per trentamila ducati efavorirlo al farlo cardinale. Avuta questa vittoriael renonostante che elpapa avessi fatto lega colli inimici suadati danari grossamente a' svizzeri emandato loro certi sua condottieri con qualche gente d'armee tenuto pratichecolli spagnuoli di unirsi tutti insieme colle gente della Chiesa e nostreco'svizzerinondimeno fece demonstrazione di desiderare grandemente l'accordo conSua Santitá; quale finalmente si concluse con capituli e condizione grande perel papa e per li suae sanza carico o spesa alcuna della cittá.

 

 

 

 

VIII

 

[Sulla proposta fatta ai Veneziani d'entrare

nella lega contro i Francesi.]

 

Da poi che e' franzesi furono usciti totalmente di Italia perla guerra che si cominciò vivente Leonedubitandosi del ritorno lorol'anno1523 del mese di agostofu fatto nuova lega tra papa Adrianoimperadorered'Inghilterraduca di Milanofiorentinigenovesi e tutto el resto di Italiaeccetto e' vinizianied ordinata una contribuzione per la difesa di Milano. Esi faceva instanzia di tirare e' viniziani in questa legaal quale effetto erastato in Vinegia molti mesi el signor Ieronimo Adornoe doppo la morte sua viandò el protonotario Caracciolo in nome dello imperadore; e trattandosi inpregati questa deliberazionechi recusava lo alienarsi da Francia e convenirecon Cesare parlò cosí:

 

Rare voltese io non mi ingannoonorevoli senatorihaavuto a' tempi nostri la nostra republica caso alle mani piú importante chequestonel quale dobbiamo sopra ogni cosa porre da canto tutte le passioni erispetti privatinon solo per pigliare quella deliberazione che sia piú anostro propositoma ancora per conservare la antica degnitá di questo senato;perché è giá sparso voce per tutta Italia ed apresso a' principiche tra noicominciano le divisionee che de' nostri principali alcuni sono imperialialcuni franzesi; cosa che come io sono certissimo essere falsissimacosí èofficio nostro governarci di sorteche né per tôrre autoritá l'unoall'altroné per altra causanon possa io non dico seguirne uno tale effettoma né etiam nascerne nelle mente di persona una minima suspizioneperchéoltre alli altri danniuna opinione tale oscurerebbe troppo lainveterata riputazione di questa republica.

A me pare che a volere risolvere bene tutta questa materias'abbino a considerare distintamente dua capi: el primo è che sia da fare incaso che noi presuppognamo che e' franzesi passino di presente in Italiacomeloro efficacemente affermano; el secondoche sia da fare in caso che noipresuppognamo che e' franzesi non passino di presentecome è opinione delnostro imbasciadore. Quanto al primocioè in caso che noi presuppognamo lapassata de' franzesinon credo si faccia dubio alcunoperché l'onore e loutileche sono quelle due cose alle quali s'ha a risguardare nelledeliberazioni publicheci confortano a tenere fermo con loro: l'onoreperchénon possiamo negare avere lega secola quale non è variata per gli accidentidella fortuna né per le sue avversitáanzi dura piú ferma e piú constanteche maie se bene gli oblighi nostri parlano a difesa dello stato di Milanoequesto non pare che sia piú in essere perché l'hanno perduto e trattano oranon di difenderlo ma di recuperarlonondimanco questo accidente ha variato piútosto le parole che la intenzione de' contraentila quale fa obligarsi a ognibisogno che accadessi loro per la ducea di Milanoné si conviene a unarepublica come la nostrache sempre è proceduta nelle sue cose con tantagravitá e maiestáfondarsi come fanno e' legisti in sulle cavillazione ecorteccie delle parolema andare drieto al vero senso ed intelletto delle cosetanto piú che noi medesimi abbiamo prima che ora dichiarato questo articoloedin ogni maneggio presupposto sempre di essere obligati di dare aiuto a questarecuperazione.

E questa difficultá tra le altre abbiamo sempre allegatoprima al signor Ieronimo Adorno e poi al Caraccioloe da altra banda stimolatotutto questo anno e' franzesi al passareoffrendoli lo aiuto a che siamo tenutiper li capituliil che se non hanno fatto a' tempi che noi abbiamo instatoedatoci causa di protestare che provederemo a' fatti nostrinon per questol'abbiamo fatto; in modo chesendo venuto el caso che loro siano per passarerestano le obligazione nostre accese come primale quali quando ancora sipotessino dire resolutetanto piú osservandole ce ne resulta maggiore onoreed è uno paragone tanto magnifico della constanzia di questo senatoe delconto che la tiene degli amici suoi etiam nelle avversitáche non soloavendo occasione di guadagnare nome onorevolenon si debbe volerlapretermetterema doverremo cercare di ritenerloquando bene fussi con qualchedanno e pericolo; perché le azione di una tanta signoria non si hanno amisurare come quelle de' mercatanti e de' privatiche el piú delle volte sidirizzano alla utilitáma debbono sempre avere per uno de' fini principali lamagnificenziala degnitálo splendore.

Quanto alla utilitála cosa è chiarissima; perché èmolto piú a proposito nostro che nello stato di Milano siano e' franzesi che loimperadorela grandezza del quale è troppo pericolosa al nostro dominioperché oltre alli altri stati piú lontaniha el regno di Napoliha el ducatodi Austria che entra in corpo delle cose nostreha in Italia le ragione delloimperio ed el seguito della fazione ghibellinache fanno formidoloso unoimperadore bene debolenon che uno che ha tanta potenzia; pretende ragioneparticulare in molte delle nostre terremolte n'ha dominate lo avolo suofrescamenteed in molte come sapete ha grandissime inclinazione; in modo che sea tanti fondamenti si aggiugne che si stabilisca nello stato di Milanoa noinon resta forma alcuna di poterci difendere. Da altro canto se e' franzesi lopiglianola vicinitá loro non ci porta alcuno pericoloperché oltre che nonaranno tante opportunitá di confinare con noi da piú partené pretendonoragione fresche allo stato nostroné vi hanno le dependenzie che ha questoaltroné sono uomini atti o per virtú militare o per industria ed acume diingegno a acquistare e conservare gli stati come sono gli spagnuoli.

Lo odio per tante ingiurie fresche e nuovee per laemulazione che hanno con lo imperadore è tale ed el timore della potenzia edarme sueche aranno sempre vòlto lo occhio a questoné aranno pensiero ooccasione di travagliarcianzi procureranno di stare sempre uniti con noicognoscendo che con la nostra coniunzione terranno sicure le cose di Italia.Hanno fatto esperienzia con suo danno che frutto gli abbia fatto la lega diCambrai e la ruina nostrae cognosciuto molte volte la virtú o la fortunadegli spagnuoli essere maggiore che la sua; però non abbiamo da temere cherecuperato lo stato di Milano ritornino a quelle unionené che mai pensino apartito o divisione alcuna per la quale lo imperadore abbia in Italia a vicinaresecoperché la esperienzia gli ha ammaestrati di quello che non insegnò lorola prudenzia. Sanza chele ragione di quelli tempi furono molto diverseperché Massimiano era in comparazione di questo uno debole principe; némessono allora in Italia ed in sua vicinitá uno re potente come questoanzi diqualitá che per la debolezza e disordini suoi si poteva sperare che n'avessi auscire prestocome sarebbe intervenuto se non si fussi poi di nuovo unito tuttoel mondo a battere loro. Se la fortuna buona di Italia avessi potuto piú che laimprudenzia di Lodovico Sforzae poiche la nostra o troppa paura o troppacupiditánon sarebbono oltramontani in Italiae questa sarebbe la felicitádi tutta questa provincia e spezialmente la nostrache eravamo temuti da lialtried in fatto davamosi può direle legge a tutti; ma poi che le cosesono scorse in luogo che non si può sperare che Italia sia sanza barberièmolto meglio per noi e per li altri italiani che ce ne sia dueche unoperchéla emulazione che aranno questi dua potenti insiemesará la guardia de' mancopotentied in spezie ciascuno fará a gara di intrattenere la nostra republicaperché in tal caso troppo importerá la potenzia nostra.

Ed io fo tutto questo discorso presupponendo che loimperadore terrá per civetta nello stato di Milano Francesco Sforzamentreará bisogno di servirsene; ma se gli cessassino le difficoltá ed e' sospettide' franzesiquello ducato è sí grosso boccone che non s'ha da dubitare chelo leveranno viae gli sará facilesendo lui sanza forzesanza appoggi esanza riputazione. Non cognosciamo noi la astuzia e la avarizia spagnuolanonla cupiditá tedesca? non la ambizione naturale di tutti e' principi? Lui èsanza figliuolisanza fratellidi complessionesecondo si intendedebole;potrá mancare facilmente di morte naturale o dare colore di qualche morteartificiosa. Non ci inganniamo in questo: se e' franzesi si escludono dalle cosedi Italiasiamo pazzi se non tegnamo per certo che lo imperadore sará signoredi Milanoe noi circundati da ogni banda ed in quelli pericoli che ho detto disopra.

La nostra salute adunche consiste che e' franzesi recuperinoel ducato di Milanoe questo è in mano nostra in caso che loro passinoperché aggiunto gli aiuti nostri alle forze loronon veggo difficultá che nonabbino a vincere la impresaperché gli spagnuoli non solo non aranno modo dapotere stare in campagnama non potranno per mancamento di danari difenderelungamente le terrele quali hanno bisogno di grossa provisione. Milano èoramai per sí lunghe spese molto esausto; di Spagna hanno avuto sempre pochi etardi sussidi; hanno nel reame di Napoli posto tante taglie ed alienate tantedelle entrate della corona che si può dire ne possono aspettare pochi danari;questa contribuzione di Italia in che loro fanno fondamentonon dura se non tremesie finiti quegliel papa che con difficultá vi si è condottoed èstato persuaso che in questo tempo la guerra si ultimeráo cesserá oallenterá di contribuire. E' fiorentini doppo e' tre mesi non potranno piúsí grossa soma gli hanno posta; e loro vi sono venuti non per volontá ma perla potenzia del cardinale de' Medici; e' sanesi e lucchesi per paura. Però nonsolo si straccheranno con questo tempoma come vegghino e' franzesi in Italia enoi uniti con lorotale ora tace che allora ardirá di parlare.

Nella impresa passata gli spagnuoli si valsono assai didanari del regno e di Milanoed ebbono e' populi piú freschi e piú gagliardiche non sono ora; ed all'incontro e' franzesi ci vennono quasi a caso persoccorrere le reliquie dello stato di Milano e con poca provisione di danariinmodo che furono forzati a abbandonare presto la impresa; cose che ora sarannotutte in contrarioperché franzesi hanno avuto tempo a respirare esecondoche si intendehanno messo insieme grossa somma di danari; e perché hannoscoperto el modo della difesa di costorosapranno meglio governarsi; ed ineffetto è da credere che la vittoria sará di chi potrá piú reggere la spesae questi saranno sanza dubio e' franzesi.

Resta considerare quello che sia da fare in caso che e'franzesi non passino. In che io tengo la medesima opinioneperché essendocipericolosissimo che Cesare si faccia signore di Milanola utilitá nostraricerca che noi ci dilunghiamo da tutti quelli partiti che gli diano facultá distabilirsi in quello stato; e se bene fussimo certi che e' franzesi non sianoper passare di presentenon debbiamo levare loro le occasionené quanto è innoi serrare loro la via di passare a altro tempo; perché mentre che loimperadore temerá di questobisognerá che mantenga in Milano FrancescoSforzama assicurato da questo timore lo leverá cosí volentieri come lopotrá fare facilmente. A questo mi sará risposto che io direi bene se noi nonci tirassimo la guerra addossola quale sanza dubio ci sará mossa se noi nonci accordiamo con Cesareed e' franzesi non passino; e lo implicarsi ne'pericoli e spese presente o per interesse di altri o per fuggire le spese ed e'pericoli futurinon è uficio di savie' quali sogliono ponere questa regolache uno de' potenti rimedi che siano contra e' maliè allungare quanto sipuòperché el tempo per sé stesso porta seco spesso accidenti che te neliberano. E sono ragione verissimequando fussi vero che noi fussimo per averela guerra; ma io credo el contrarioperché ancora che e' franzesi non passinonon hanno guerra in Francia né tali impedimenti che gli proibischino elpassare; però ogni volta che costoro ci irritinohanno da credere che noifareno a' franzesi di quegli partiti che insino a ora non abbiamo voluto fareegli fareno passaree cosí el romperci guerra per assicurarsi da' franzesinongli assicura ma gli mette in manifesto pericolo. Questa è la ragione che contanti imbasciadoricon tanti prieghi e con tante summissione hanno cercato loaccordo nostroil che non arebbono fatto se avessino veduto potersi assicurareda noi per via della guerrala quale non comincerannosendo massime noipotenti e di danari e di terre forte come siamoperché provocherebbono lavenuta de' franzesied allo arrivare loro si troverrebbononel molestare noiconsumate quelle contribuzione che hanno procurate con tanta difficultá perpotere spenderle contro a' franzesi.

Invano adunche temiamo di questo pericolo; el quale se non cimuovenessuna ragione ci debbe muovere di essere contro a quelli la vittoria dichi ci è utilee fare grandi coloro che ci saranno sempre inimici. El variaresarebbe scusato quando la necessitá ci inducessima la utilitá nostra èstare fermiperché e' membri principali di Italia non venghino in mano di unosoloed alla degnitá nostra si conviene dimostrare constanzia e generositáeche non temiamo di quelle cose che non sono da temere.

Dirò piú oltrema in questo voglio insistere poco per nonparere di tôrre fede al vostro oratoreche molte ragione promettono che e'franzesi siano ora per passare; perché questo è certissimo che lo animo del reè accesoanzi ostinato in questa impresa: ha avuto tempo di respirare emettere danari insiemee si intende che l'ha fattoné si vede dal canto dilá preparazione che per molti mesi gli possa essere fatto guerra di Inghilterrae di Spagna; alle quali cose io presto piú fede che alle asserzione loromassime che avendogli noi fatto piú volte intendere che sareno necessitati apigliare partitoè credibile che accelereranno per non dare alli inimici learme nostredelle quali possono valersi per loro. E se pure e' passassinocollegati che noi fussimo con questi altripensate che dolore sarebbe elnostroconsiderando avergli aspettato tanto tempo in mezzo di tante difficultáe di tanti inimicie poi avergli abbandonati a punto quando venivano; e quantosaremo imputati apresso alle altre nazioneo di poca diligenziao di pocaprudenziao di troppa timiditá. Né vi persuadete che se loro sono in procintodi passareche lo accordarsi noi con questi altri gli faccia mutare sentenzia:non è questa la natura de' franzesi che per uno accidente nuovo ritardino unomoto giá cominciatoné la potenzia loro è taleavendo massime questaopportunitá de' svizzeriche anche ragionevolmente debbino farloperchéaranno tante forze e tanta copia di danariche non sará gran fatto che sanzatentare la fortuna consumino questi altri; e vincendo ci saranno inimicieperdendovincono gli inimici nostri. Però faccendo fine al parlareel pareremio èche noio passando o non passando e' franzesinon abbiamo da temereguerra da questi altrie però che sia molto piú a proposito nostro non sidiscostare dalla amicizia loroe dargli animo a venire in Italia per la salutenostrache collegandoci con lo imperadoreinimico nostro naturaledargli co'nostri danari occasione di stabilirsi nel ducato di Milanoacciò che fattoquestolo stato nostro resti totalmente a discrezione sua.

 

 

 

IX

 

[Sullo stesso argomento.]

 

In contrario per la opinione che prevalse.

 

Quanto è piú importanteonorevoli senatoriladeliberazione che noi abbiamo a faretanto piú si conviene esaminarla beneilche non si può fare se la non si disputa diligentemente; però non solo nondebbe essere ributtato con interpretazioni strane chi viene in questo luogo adire liberamente quello che gli intendeanzi merita essere laudato ed invitatoe si debbe riprendere chi si sforzacon dare carichi falsispaventare chiviene a dire la opinione sua; perché è officio di ognuno di voi direlargamente el suo pareree detto che l'harimettersi al iudicio del senatoné cercare con gare o con modi indiretti che la sentenzia sua prevaglia e chenessuno abbia ardire di contradirla.

E perché tra molte cose che occorrono considerarsi in questamateriae dalle quali depende la vostra deliberazioneè una: considerare seè a proposito nostro che el re di Francia torni nella ducea di Milanoiocomincierò da questa; e dico che io concorro che avendo a essere signori diMilano el re di Francia o lo imperadoreè manco pericoloso per noi che sia elre di Franciaper le ragione che sono state saviamente considerate. Ma nonconfesso giá che di necessitá abbia a essere l'uno de' duaanzi se noi sarenosaviho speranza non piccola che el duca di Milano vi s'abbia a stabilirecheè quello che sopra ogni cosa abbiamo a desiderare; perchépuò essere che iomi ingannima io mi persuado chese noi accordiamo con Cesareche e'franzesise bene avessino deliberato di passarese bene fussino mossimuteranno sentenziané ardiranno venire contro a uno imperadore e la unione ditutta Italiacosa che in tempo alcuno non hanno mai ardito di fare.

El re Carlo che fu el primo che venne in Italiaancora cheavessi el regno potentissimoe che el nome franzese fussi spaventoso appresso aogni nazionee che con Inghilterra e Spagna fussi pacificatonon ardí venirealla impresa di Napolise non chiamato dal duca di Milano signore di Genovaedassicuratosi può direche noi stessimo neutrali. El re Luigi non venne allaimpresa di Milano se non accordati noie lasciataci una parte di quello statoe fatta amicizia col papa. El medesimo reancora che giá duca di Milanocollegato con noi e seguíto quasi da tutto el resto di Italianon fece laimpresa di Napolise prima non partí el reame col re di Spagna; non roppeguerra contro a noise prima non si accordò seco tutto el mondo. Questo reFrancescodella ostinazione ed ardire del quale si dicono tante cosese nonavessi avuto lega con noinon sarebbe venuto allo acquisto di Milano. Peròquelle gagliardie che in altri tempi non hanno avuto ardire di faremanco lefaranno ragionevolmente orache per la guerra passata sono esaustisonoinviliti e sbattutiavendo a venire contro a inimici da chi sí frescamentesono stati vintie non avendo di lá da' monti pace alcunama da ogni bandasospetto di guerra. Ma che cerchiamo noi gli esempli piú vecchi? Non ciricordiamo noi quante volte questo anno gli abbiamo stimulati al passareofferendoli le gente a che eravamo tenuti per e' capituli vecchi? E se non gliè bastato l'animoo non hanno potuto farlo avendo in compagnia noimoltomanco lo faranno avendoci contro.

E quando questo sia cosícioè che loro non passinose noiaccordereno con Cesarea me pare che si apra la via di consolidare nello statoel presente duca di Milano; perché se el fine delle guerre tra questi dua refussi che e' franzesi restassino sbattuti di sorte che lo imperadore potessitenerne poco contoio in tal caso crederrei che torrebbe lo stato di Milano persée questo può facilmente intervenire se e' franzesi passanoperchépotrebbono avere qualche rotta sí notabileo tirarsi in Francia qualche umoredi tale importanzache non si temerebbe piú di loro; ma se loro non passanobisognerá che Cesare proceda con rispetto nelle cose di Italiasatisfaccia a'popoli di Milanotenga bene contenti noi e li altriacciò che non richiamiamoin Italia e' franzesi. E le cose facilmenteo per accordo universaleo perinvecchiare la impresa de' franzesio per accordare e' svizzeri col ducapotranno avere questa fine che el duca resti in Milanoe gli spagnuolinonavendo causa di dimorare piú in Lombardiasi ritornino a Napoli.

Però a me pare che el perseverare nella amicizia franzesenon sia altro che volere correre di presente pericoli e speseper cercare chele cose abbino qualche fine pernizioso per noi; e pel contrario lo accordarsicon Cesare sia assicurare di presente lo stato nostro da ogni pericolo e spesacon speranza che in futuro questi moti si abbino a riducere in qualche gradopiacevolemassime che el ritornare e' franzesi in Milanose è bene minoremale che lo esservi Cesaretamen per sé stesso è grande maleperchéla vicinitá loro non fa per noicome n'abbiamo fatto altra volta esperienziache sanza alcuna ragione si messono a precipitare per distruggerci. Né miconfido che abbino imparato a spese loroe che non sia da credere che facessinounione con Cesare per riducerlo loro vicinoperché io mi riposerei in suqueste ragione se gli cognoscessi prudentima gli cognosco leggieri edambiziosi come sempreed essendo questo umore suo naturalechi crede chel'abbino smaltitocrede lo impossibile.

Ricordomi ancora che innanzi alla lega di Cambraisendocifatto instanzia dal re de' romani di accordarsi seco a' danni de' franzesifurono allegate le medesime ragioneche non era da credere che e' franzesimettessino in Italia e' tedeschiperché quella vicinitá sarebbe loro troppopericolosae per volere giudicare savi loroche furono e saranno sempre pazzifu rifiutata quella amicizia; donde seguí la lega di Cambrai ed a noi tantipericoli e disordiniche ancora gli sentiamo. Dunche l'avergli in Milano sarásempre pericolosomassime che come vanno le cose del mondopotrebbono anche aCesare venire degli accidentiche e' franzesi ne terrebbono poco conto; nelquale caso basterebbono loro soli a travagliarci. Però per noi non può nascerecosa buonasalvo che lo stabilire in Milano Francesco Sforzaed a questo nonci è altra via che accordarci con Cesare; la quale se bene non siamo certi checi conduca sicuramente a questo finepure se non ci conduce questanessunaaltra lo fa; e debbiamo entrarci e cercare di vincere le difficultá e pericolimassime che come è dettoogni altro partito che noi pigliamo è piúpericoloso e pieno di spine.

Né sono io di opinione cheperseverando noi nella amiciziafranzeseche la impresa di Milano gli riesca sí facileperché io ci veggo lemedesime difficultá e forse maggiori che nella impresa ultimanella qualeebbono gli aiuti nostri e nondimanco la perderono. El modo del guerreggiare delsignor Prosperoche è di farsi forte in dua o tre terre principaIi e nonuscire alla campagna se non doppo molti mesiè forte a proposito agliimperiali ed avverso a' franzesiperché loro stanno drento nelle terre sanzapericoloavendo massime Milano amicissimo come in veritá hannoe dica elcontrario chi vuole; ed e' franzesise fanno impresa di sforzarlese nepartono con danno e con vergognacome feciono l'altra volta da Milano; se sivogliono riducere a consumarli o per fame o per mancamento di danariè cosamolto lunga e che stracca e logora e' franzesie' quali sono impetuosi ecomesi mette tempo in mezzosi raffreddano e disordinano in modoche quando incapo di qualche mese gli imperiali escono in campagnagli truovano giá sídeboli e confusi che sanza combattere gli vincono. Né credo io che abbino tantomancamento di danari che non possino sostenersi per questa viaperché lacontribuzione di questa lega è grossaed in capo di tre mesi el papa che èdel seno di Cesare la prorogherá. El cardinale de' Mediciper essere nel gradoche è con franzesifará el medesimo; cosí gli Adorni e gli altri minoribisognerá che cedino; da' mercatanti di Milano che sono molti e ricchissimisempre caveranno o per amore o per forza; e nel reame benché abbino alienato ecavato assaivi resta ancora molto da alienare e cavare.

E la esperienzia mostra tuttodí che tutte le cose che hannoa finire per resoluzione e per logorarsihanno piú lunga vita che da principionon si capitula; perché e' rimedi degli uomini nelle necessitá sono moltienon cognosciuti prima che la necessitá vengae massime questa nazione che èsottile ed industriosae checome spesso abbiamo vedutoserve al bisogno delprincipe suo con pochi danari. Dunche le difficultá de' franzesi saranno lemedesime che nella altra guerrané se ne difenderanno per avere scoperto elmodo del guerreggiare di costoroperché oltre cheetiam cognoscendolele difficultá saranno le medesimela esperienzia insegna a chi ha cervellocapace a impararema a' franzesi che sono di natura impazientissimi e pococonsideratori delle cosee che non sanno vivere altrimenti che a casonessunaesperienzia gli fará pigliare la pazienziané mai nelle loro azioniriceveranno lo ordine e la maturitáperché la natura non glielo consente; eperò tutto a mio iudicio torna in una conclusioneche el continuare confranzesi in amicizia ed el fargli passare ci mette in spesa ed in travagliedin pericolo di fare lo effetto contrario al bisogno nostro; e lo accordarci conCesare ci libera da infinite spese e difficultá presentee può in futuroessere la via della nostra salute.

E tutto quello che ho parlato insino a qui è stato in casoche e' franzesiperseverando noi nella amicizia suapassino; ma a tutti voi ènoto quello che scrive el nostro imbasciadoreche nonostante le instanzie e leparole de' franzesilui non vede ordine di passare di presente; al quale sebene e' franzesi affermano el contrarioio presto fede come è convenienteperché lui non ha interesse alcuno di dire altro che la veritá. Gliimbasciadori che si mandono fuori sono gli occhi e gli orecchi delle republicheed a loro si ha crederenon a quegli che hanno passione nelle cose. Semprediranno e' franzesi di volere passarecome questo anno hanno detto molte volteancora che come ha mostro la esperienzianon avessino modo di farlo; perchégli viene a proposito servirsi di questa riputazione per intrattenersi con noi etenere sospesi gli altri; ma lo imbasciadore ha a referire quello che vedeeragionevolmente non si può preparare una impresa sí grossa che non si veggapublicamente infiniti segni e movimenti. E piú facilmente dá a credere divolere fare una impresa chi non ha animo di farlache non la cuopre chi lavuole fareperché le demostrazioni si possono fare con simulazione sanza fareeffettima gli effetti di questa sorte è impossibile che si faccinose nonprecedono le demonstrazioni necessarie; ed anche è piú da temere che unoimbasciadore che è apresso a uno principe gli creda e favorisca le cose suepiú che el debitoche le diminuisca o le abbatta.

Ci bisogna adunche crederesecondo ci scrive el nostroimbasciadoreche e' franzesi non passeranno questo annoe presupposto questoconsiderare se noi restiamo soli contro allo imperadore e tutto el resto diItaliain che pericolo saranno le cose nostre; perché quando bene non cifacessino guerracon le demostrazione sole di volerla rompere ci terranno ingrande spesa; la quale noi non dobbiamo recusare quando è necessariomavolerla fare per piacere e per interessi di altri non si può dire che non siapazzia estremamassime che noi sappiamo quanto debito ha questa signoria e conquanta difficultá e disordine si fanno le provisione de' danari. Sanza cheionon veggo cosa che ci assicuri che non ci abbia a essere rotta la guerra;perché el non passare e' franzesi bisogna che nasca da essere impediti o damancamento di danari o dal timore della guerra di lá da' montio da qualchealtra difficultáe questo impedimento bisognerá che sia a notizia di costoro;e però ragionevolmentevedendosi la opportunitá di non avere per qualche meseda temere la venuta de' franzesicercheranno assicurarsi di noi col farciguerrala quale o sosterreno con grandissima spesa e pericoloo sarenonecessitati venire a qualche accordo disonorevole e dannosodove ora siamopregati da tanti principi e lo possiamo fare con grandissima riputazionee conpartiti buonie con tanta sicurtá quanta si può avere in questi casi.

Noi abbiamo molte volte desiderato potere posare le cosenostre con Cesare con buona sua satisfazione; ora che ci è offerta laoccasionenon so se sareno savi a lasciarla passaremassime che la è tale cheper ora ci assicura ed è conveniente: pensiamo a' frangenti presentiperchéagli accidenti che succederanno di tempo in tempoe' quali non si puògiudicare quello che sarannosi piglierá partito alla giornata. Abbiamo per elpassato avuto da' franzesi sanza alcuna ragione grandissimi malie quello pocodi bene che ci hanno fatto è nato dalla utilitá loro; e nondimanco nelle lorodifficultá siáno stati prontissimi: perduto in servizio loro grande partedelle gente nostre in Milano; soccorsigli poi con gente nuove in ogni luogonella impresa ultima che feciono per la recuperazione; usciti di Italia gliabbiamo aspettati e chiamatied ancora che ci mancassino della promessa fattadi passare a primaverasiamo stati fermi insino a ora. Assai abbiamo satisfattoalla fede ed onore nostroed ecceduto di gran lunga le nostre obbligazioni:tempo è pensare a' fatti nostri ed alla sicurtá nostra; la quale ragioneancora che e' capituli vegghiassinoci libera da ogni promessaperché elpatto della difesa è reciprocoe ne' pericoli nostri loro sono obligati adifendercie noi a attendere prima alla difesa nostra che a aiutare le impresedi altri.

L'accordo con Cesare non è contro alla degnitá nostra:assicuraci da' pericoli presentiliberaci di spesaed a giudicio mio è elprincipio a entrare nella via di consolidare el duca di Milanoed inconsequenzia riducere le cose di Italia in termini che ci sia la sicurtá e laquiete nostra. Lo stare co' franzesi ci mette in spesa ed in pericolo per gliinteressi di altrie tiene accesi e' travagli di Italiain modo che èpericolo che alla fine non partorischino una grandezza dello imperadore tantoeccessivache lo stato nostro non vi possa resistere. Io ho detto liberamentequello che mi è occorso: a Dio piaccia indirizzare le vostre magnificenzie allapiú utile deliberazione.

 

 

 

X

 

[Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V

ai Veneziani.]

 

Doppo la cattura del re di Francìa ed andata sua in Spagnatrattavasi nel senato viniziano se si doveva fare lo accordo con Cesarealquale instava lo oratore suo in Vinegia. Chi dissuadeva lo accordarsi parlò inquesta sentenzia:

 

Durastrana e quasi disperataonorevoli senatoriè lapresente consultaperché in ogni partito a che noi ci voltiamo si riscontragrandissimi pericoli e difficultá; le quali sono sí implicateche a volerlebene risolvere bisognerebbe avere piú del divino che dello umanoperché nonbasta el giudicio naturale in sí grandi viluppi a discernere el futuro;nondimanco è ufficio nostro non abandonarein quanto per noi si puòlaprudenzia né rimettere le deliberazione nostre al casoe cosí non perdere dianimo e di cuorema armarci di constanzia a tutto quello che possa succedere.Anziquanto e' pericoli sono maggiori e piú spaventositanto piú ci bisognaaiutare da noi medesimi con la prudenzia e virilitá; con le quali coseaggiunta la grazia di Dioquesta republica è altre volte uscita di gravissimifrangentie non abbiamo da desperarci che el medesimo abbia a succedere orapure che con lo aiutarci da noi diamo causa a Dio di volerci aiutare.

Noi presuppognamo tuttiper quanto io ho compreso ogni díne' nostri ragionamentiche Cesare ci abbia malo animoe che per lo appetitoche ha di farsi signore di Italiaper lo odio e controversie antiche che lacasa di Austria e lui hanno con noiabbia a nuocerci in ogni occasione che arádi poterlo fareo facciamo accordo con lui o no; perché questi rispettipossono piú apresso a' principiche le fede e le capitulazionemassime che achi ha malo animo e piú forzenon mancano ogni dí giustificazione. Però loaccordare con lui non ci assicura in perpetuoné etiam per lungo tempoma fa solo questo effetto: che dove non faccendo lo accordoci fará forseguerra di presentefaccendolola differirá a altro tempo ed altre occasione.Né questa dilazione ci sará fatta per farci beneficio e commoditáchéavendo desiderio di opprimerci come has'ha a credere che ogni sua offerta edamicizia sia insidiosama perché lo accordo con noi gli viene a proposito perpotere sanza ostaculo nostro attendere alli altri disegni suoie poi al tempoche gli sará commodo tornare a opprimerci con piú suo vantaggio.

Ci bisogna adunche considerare quale sia maggioreo elbeneficio che ci fa lo allungare la guerra secoo el danno che ci risulti didargli opportunitá di potere sanza rispetto ed opposizione nostra fondare lealtre sue cose. Io non so vedere che lo allungare ci faccia altro beneficio chemandare in lá e' pericoli e travaglicon speranza che el tempo possa portaredegli accidenti inopinati che ci liberino da questa fortuna; e però uno de'rimedi che sogliono dare e' savi nelle avversitá è che l'uomo si ingegni didifferire el male quanto puòperché quando s'ha tempoaccade qualche voltache el caso ti libera da quegli mali da' quali non era bastante a liberarti laindustria o forze tue. Pure questo è rimedio molto fallacepoi che non haaltro fondamento che di evento fortuitoe però è buono quando la dilazioneall'incontro non augumenta el pericolo ed el male; ma quando el differire fa cheel pericolo o che el male diventa maggiorechi si governa con questa regola faa giudicio mio come uno debitoreche per avere tempo a pagareconsente a usuregrosse le quali augumentano sanza comparazione el danno suo; o come uno padronedi una naveche stretto dalla fortunadifferisce tanto a gittare in mare partedelle sue robe per salvare el restosperando che pure la fortuna si possimitigareche poi alla fine o non è a tempo a salvarsio gli bisogna gittarnemaggiore quantitá assai che non sarebbe bisognato da principio.

Noi siamose io non mi ingannoin termini similiperchérecusando lo accordose areno ora la guerralo inimico nostro è manco potentea offendercie noi abbiamo qualche speranza piú di poterci aiutare che nonsará poi chefatto lo accordo di presentee datogli facultá con lo accordonostro di colorire e' disegni suoitornerá con tutto el suo commodo a farci laguerra. Questoquando io non ne vedessi altra ragioneme lo mostra abastanzala instanzia che fa Cesare con tutti e' modi ed e' minacciperché noi ciaccordiamoil che non farebbe se non gli venissi a proposito; ed a noi chetemiamo della grandezza sua è contraria ogni cosa che è commoda a lui; népuò quasi errare uno che desideri sempre per regola el contrario di quello checerca lo inimico suo. Ma dove si veggono le cose manifestenon bisognadiscorrere per conietture. Le cose di Cesare sono in gradoe la potenzia sua èsí formidolosa a ognunoche ha da temere che per interrompere e' suoi disegninon si faccia alla fine una unione del papaduca di Milanofiorentini e noifomentata da Inghilterra e franzesi; ed a questa sa che noi di Italia siamodispostise ci assicurassimo che e' franzesiper la speranza che gli è datadi recuperare el re per via di accordonon ci mancassino sotto. E questa unionenon solo sarebbe bastante a non lo lasciare crescere piúma a batterlo inItalia; ed a questoquando veramente non voglia liberare el recome insino aqui non si è veduto segno alcunonon ha el migliore remedio che intrattenerequanto può e' franzesi in queste speranze.

Ma perché ragionevolmente non può andare molto a lungo conqueste arti (ché bisogna o che lo accordo tra loro séguitio che e' franzesipresto si disperino) è necessario a luimentre tiene sospesi e' franzesifarequalche passo in Italia che lo assicuri dal pericoloo che lo faccia piúpotente a resistere [a] una piena che gli venissi adosso; ed a questo non ha lamigliore via che accordare con noi; e' quali accordatispaccerá subito el ducadi Milanoche n'ha giá dato principioe spacciato luivolterá el papa ed e'fiorentini in sul verso che gli parráche non aranno rimedio; e cosí quandopoi vorrá fare la guerra con noinon solo ci ará levato la compagnia dicostoroma si varrá a distruzione nostra delle forze e danari di quegli stati.E quello che è piú oltree' franzesise bene saranno disperati degli accordied accesi al passare ed invitati da noisi raffredderanno molto quando vedrannocresciuto forze in grande quantitá allo inimico suoed a loro mancati queglifondamenti de' quali arebbono sperato di valersi; dove se noi non facciamoquesto accordoquesti imperiali staranno molto piú sospesi a manomettereMilanoel papafiorentini ed altri; e quando pure lo voglino farecostoroavendo speranza della lega nostrapenseranno forse a difendersia chedisperati di noi non potranno pensare; e se Cesare alla potenzia che ha inItalia aggiugne questi altri fondamentia noi non resta forma di potercidifendere.

Lo accordo nostro gli dá adunche occasione di assicurare estabilire le cose sue; e pel contrario el non si accordare lo tiene piú sospesoed in ariae non ci toglie la speranza che a qualche tempo non siamo soli. E sesi dicessi che a ogni modobenché noi non ci accordiamoquesti altri sistaranno sempre a vedereperché non si può sperare unione di italiani se elpapa non se ne fa capoe della timiditá ed irresoluzione sua abbiamo vedutotanti esperimentiche oramai siamo chiari non si può farvi fondamentoiorisponderei che oppressato Milanoel papa e fiorentininoi restiamo certissimiche non possiamo avergli piú con noi. Ma insino che sono vivipotrebbono purevenire degli accidenti che concorrerebbono con noiin caso cioè che e'franzesi desperati delle pratiche di Spagnasi risolvessino al passare inItalia; perché allora io credo pure che el papaa chi siamo certi che dispiacequesta grandezzagli parrebbe vedere el giuoco tanto sicuro che piglierebbe learme; e quando non le pigliassila speranza di farlo dichiarare farebbe piúgagliardi e' franzesi ed ognuno a questa impresae costorodubitando di nonessere anche offesi da quella bandaarebbono tanto manco animo e riputazione;dove se saranno giá perdutiné gli inimici nostri arebbono causa di temernené gli amici di sperarne. Adunche poi che el non si accordare noi è mezzoverisimilmente di potere salvare questi altridebbiamo fare ogni cosa persalvarli; non per beneficio loroché el papa non volendo aiutarsi da sé nonmerita essere aiutato da altrima per salute nostrae perchése mai lepratiche di Spagna si ridurranno in luogo che e' franzesicognoscendo essereingannatidesiderino di passare in Italia come io spero che sará prestochele cose non siano rovinate in modo che abbino a desistere da questo pensiero.

Da questa deliberazione ci può alienare el dubio che si hache Cesare non accordi con Francianel quale accordo l'uno e l'altro convengache noi andiamo in preda; e lo accordo può nascere da due cause: la primacheCesare vi abbia inclinazione come ha sempre detto di volere fare; la secondaperché lo sdegno che ará con noi non volendo accordare seco ed el timore diqueste unione quando e' franzesi saranno desperative lo induca; e cosíessendo el principale nostro pericolo la unione di questi renoi col non volereaccordare con Cesarelo augumentiamo. A questo io rispondoche io non credoche lo accordo tra' re abbia effettoperché non so vedere come vi abbia aessere la sicurtámassime ora che e' franzesinon temendo guerra in Franciaper la lega fatta con Inghilterranon hanno da precipitarsi per paura; perònon penso accettino mai uno accordo nel quale si abbino a fidare che laliberazione del re abbia a stare a discrezione dello imperadoremassime che lacosa è andata tanto alla lunga che oramai possono comprendere che nongenerositá o desiderio di pace o amore lo induce alla liberazionema che loaccordo si faccia o per necessitá o per ingannare; e da altro canto Cesare nonsi può fidarené avere mai sicurtá alcuna bastante a fargli credere cheliberato che sará el re di Franciaabbia a mettere in esecuzione capitoli chefaccino Cesare signore dei mondoe lui e gli altri principi schiavi suoi.

E che questo sia verove lo mostra la instanzia che si fa anoi di questo accordola quale e' non farebbe se volessi accordarsi confranzesiperché non gli servirebbe a nienteanzidisegnando rovinarci colbraccio di quella unionegli sarebbe piú giustificazione e piú onore a nonavere accordato l'uno dí con noi per mancarci l'altro. E quando lo accordo tra're fussi in disposizione da dovere seguireperché l'uno e l'altro vi avessibuona inclinazionenon seguirebbe né piú né manco per accordarci o non ciaccordare noiperò in questo caso è frustratorio el disputarne; e non viessendo questa inclinazionecome io non credo che vi siaed essendovi ladiffidenzia come per necessitá vi èné lo sdegno né la paura non farannoprecipitare Cesare a questo accordo. Lo sdegno noperché non è di natura daadirarsi a suo danno; manco la pauraperché ará de' modi da assicurarsicolproponere qualche partito in Italiache el papa e noiMilano e gli altrirestiamo sicuri dal sospetto che abbiamo di lui; il che potrebbe fare con piúfacilitá e con manco pericoloche non sarebbe lasciare uno re di Franciaelquale creda che liberato che sia gli abbia a essere inimico insieme con noialtri.

E sanza dubio se io non mi ingannoel liberare el re diFrancia per timore della unione di tantilo mette in maggiore pericoloche nonlo mette lo assicurarsi di noiper via di acconciare le cose in modo che atutti esca el sospetto che lui si voglia fare signore di Italiaa che e' modisono facili. Di poi quando questo accordo tra' re avessi pure a seguiren'arenomanco a temerein quanto migliore grado saranno e' franzesi quando lo farannoed in quante piú difficultá sará Cesare; perché e' franzesi aranno minorecausa di mettersi a discrezionee lui quanto sará piú guidato dallanecessitátanto manco potrá dare le legge loroed in questi casiverisimilmente la liberazione del re sará la prima cosa. Io vi dimando: quandosaranno piú in riputazione le cose de' franzesio accordato che noi areno conCesare o non accordando? Certoper le ragione dette di soprain minoreriputazione assai saranno se noi facciamo lo accordoperché gli mancherá lasperanza di travagliare Cesare in Italia. Ecco adunche che lo accordo nostronella unione che loro facessino insiemefavorisce Cesare e gli fa tirare piúle cose a modo suoe in consequenzia a danno nostro.

Concludo adunche che o la unione è per seguireordinariamente tra questi reed in tale caso non è in considerazione loaccordo nostro o la nostra rotturao la non è per seguire per le difficultáche hase sdegno o necessitá non induce Cesareed in questo caso a giudiciomio el nostro non si accordare non lo fará fareperché ará degli altririmedi migliori a assicurarsi di noi; ed in ogni evento che lo accordo séguitisará con tanto piú danno nostro quanto maggiore sia el disfavore de' franzesial tempo del farlo. Confesso bene che la materia è sí difficile ed incertache io mi potrei ingannare in questo facillimamenteperché potrebbe essere chetra' re si trovassi de' modi delle sicurtá che io non veggoed anche potrebbeessere che per gli andamenti di questi mesi Cesare fussi tanto insospettito dinoi e degli altri di Italiache riputassi minore pericolo el fidarsi del rebenché non sia verisimile; e però el fondarsi in su questa opinione èpericolosissimo e da fuggirese ci fussi una altra via per la quale si potessiandare con manco pericolo. Ma a me pare che volendo noi accordare con Cesare perfuggire el pericolo di questa unione tra Francia e luinoi andiamocome hodetto di sopraalla ruina nostra certa ed in uno termine che noi non possiamoavere aiuto se non da casi ed accidenti inopinatiin su' quali soli fondarsi èpazzia; dove tenendo questa altra viapossiamo avere la medesima speranza delleventure non pensateed anche ci è pure qualche ragione da sperare di salvarsi.

Però se andando per questo cammino siamo certi che vi è laruina nostrasiamo necessitati andare per questo altronel quale è pericoliassai ma non sanza speranza; la quale può parere a chi maggiorea chi minorema non si può negare che speranza non ci sia. Non metto ancora per assoluto chenon accettando noi lo accordoci abbia a essere rotta guerra di presenteperché rispetto alle terre forte ed e' modi che abbiamo di difendercila nonè impresa sí facile che abbino a sperare di correrlae le cose sonocondizionate in modoe saranno tanto piú se questa unione non si concludeprestoche el desperarci gli fa pericolo che noi non ci gittiamo a fare sígrassi partiti a' franzesiche gli allettiamo a passare piú che non arebbonofatto per lo ordinario; ed anche non hanno costoro tanti danariche gli abbinoa volere spendere intorno alle nostre terre munitissimeper trovarsi poiesausti se qualche piena grande gli venissi adosso. Pure quando io fussi certoche fussino per farlaio non muterei sentenziaperché meglio è che l'abbiamoora checome è dettolo inimico nostro è manco atto a offenderciche nonsará a altro tempoper la occasione che ará di farsi grandissimoe levarcitutte le speranze de' sussidi mediante lo accordo nostro. Ed in questo bisognache apparisca la vostra antica prudenzia e virilitáche la paura de' malipresenti non vi muova tanto che per allungargli entriate in mali e pericolimolto maggiori.

È uficio di chi governa le cittá fuggire le guerre quantosi puòma appartiene anche alla sapienzia loro anticipare una guerra molesta epericolosa per fuggirne una piú molesta e piú pericolosa; il che agli altripuò essere difficilema non debbe giá essere alla nostra republicala qualeoltre alla potenzia ed opportunitá che ha di difendersiha avuto tanti anniguerra con questi medesimi inimicied a tempo che avevamo perduto tanto dellostato nostro che non ci restava in terraferma altro che Padova e Trevigiavevamo perduto in Vicentino lo esercito nostroed affaticati da grandissimespesee nondimeno nel furore della guerrasendo el re di Francia nostrocollegato battuto in Francia con gli inghilesitutta Italia e svizzeri conquesti altrici bastò lo animo recusare accordi assai tollerabili secondo lecondizione de' tempiché ci era restituitoda Verona in fuoratutto quelloche ora tegnamo. Però sendo esperti ne' malici debbe parere minore fatica ditornare a questi travaglia' quali ci conduce la necessitáe considerare chea sostenere la guerra presente non abbiamo manco cosa alcunache non siamo peravere se la ci sará fatta a altro tempoma ne abbiamo molte in favore nostroche a altro tempo ci saranno tutte in contrario. Per le quali ragione ioconsiglio che lo accordo non si faccia. Conforto bene che si faccia ognidiligenzia per intrattenere questa pratica se si puòtanto che si vegga cheesito abbino tra' re le pratiche di Spagnaperché da quelle si potrebbonovariare assai le nostre deliberazione; ma quando non si possaio consiglio chepiú tosto di presente si pigli una guerra molesta e pericolosache la sidifferisca a altro tempoper averla con molestia e pericolo sanza comparazionemolto maggiore.

 

 

 

XI

 

[Sullo stesso argomento.]

 

In contrario.

 

Io lasceròonorevoli senatorie' proemi da parteperchénoi siamo in termini che ci bisogna piú conclusione che paroleed è tantocognosciuto da ognuno la importanza di questa deliberazioneche è superfluo loavvertirlo. Lo imperadore ci ricerca di accordo con condizionese non buone esecondo la degnitá di questa republicaalmanco secondo la natura de' tempiassai tollerabile; ed in effetto taleche se non ci fussi altro male che e'capitoli che si propongononessuno farebbe difficultá di accettarli; proponcila guerra di presente in caso che recusiamo lo accordoe nessuno di noi è chedubiti questa essere guerra perniziosissimala quale soli abbiamo a sostenerecon uno principe sí potente e fortunatocon uno esercito dove sono buonicapitani e buoni soldatie che sono in reputazione grande per la astuzia loroper la virtú militare e per essere in sul corso delle vittorie. Noi da altrocanto esausti per le lunghe e continue spesené pari di esercito agli inimiciperché abbiamo soldati mercennari raccolti tumultuosamente donde si possonoaverené quello numero di buoni capitani che sarebbe necessario al modo chenoi vogliamo tenere di difendere le terre; s'ha a fare la guerra in sul nostroche oltre a essere pericolosissima per infiniti accidenti che possono nascere edi rebellione e di altri casici torrá al primo colpo tutte le entrate epubliche e private di terraferma.

Ed in effetto non possiamo avere peggiore nuova che avere dipresente questa guerra; però secondo le regole che danno e' saviè uficionostro allungare quanto possiamoe fare ogni opera perché questo male che noitemiamo differisca a cominciare el piú che si può; atteso che le cose delmondo sono sí varieche infiniti casi di morte ed altri accidenti che nonpossiamo pensarepossono in processo di tempo accadereche ci liberrebbono diquesto travaglio; chécome dice el proverbiochi ha tempo ha vita. Edifferirla non si puòse non col fare questo accordo el quale è alla finede' partiti cattiviel manco malo. A questochi ha parlato innanzi a me harisposto che el temporeggiare sarebbe buono se non si augumentassi el malemaquanto piú si differiscetanto el male diventa maggioreperché si dáfacultá agli inimici mediante lo accordo nostro di appropriarsi totalmente lostato di Milanoacconciare a suo modo el papa e fiorentinidi natura chesemai venissi tempo che e' franzesi desperati dello accordo volessino passare inItalia e collegarsi con noio non ardirebbono farlo vedendo gli inimici tantocresciuti di forze e di riputazioneo se lo facessinosaremo piú debolivalendosi gli imperiali de' danari e stati di coloro che se si fussinoconservati sarebbono forse in compagnia nostra; però debbiamo fare ogni cosaperché non abbino tanta facilitá di stabilire el resto di Italia a suopropositoe perché a' franzesi non abbia a mancare lo animo di passare;massime che le pratiche di Spagna sono in termine che ragionevolmente oseguiterá presto lo accordoo' franzesi si despereranno avere la pace e sivolteranno forse alla guerra.

In questo caso io sono di opinione diversaperché non mipare che se la guerra si differissi a altro tempoche l'avessi a portare secomaggiore difficultá e pericoli che l'abbia di presenteanziche quellemedesime condizione che l'ará allora l'abbia anche orachi considera bene.Principalmente Milano è in termini cheo accordando o non accordando noinonha rimedioperché da Milano in fuora hanno tutto lo stato in manoe quellonon è confortato da nessunonon ha forze né sussidio alcunoe poi che hannopreso el Moroneè levato via quanto vigore vi era: el duca inutile per lainfirmitá gravee perché ordinariamente è sanza consiglio e sanza cuoreinmodo che non solo la cittáma ancora el castello a giudicio mio porta pericolodi qualche accordo. Del resto di Italia non accade parlareperché tuttodepende dal papael quale è sí timido ed irresolutoche piú presto silascia andare alla morte certache volere correre pericolo di morireed ineffetto non è per muoversi se non a partiti sicurissimicioè in caso che simuovino franzesi e tutto el mondo. Però la conservazione sua e de' fiorentinici fa poco o nientenon si potendo da loro sperare virilitá alcunaed essendodisarmati di sorte che sanza essere manomessi altrimentia ogni minima letteradi costoro gli sovveniranno di danari e di ciò che saranno ricerchi. Non veggoadunche che la conservazione di costoro ci faccia tanto frutto che per questoabbiamo a pigliare la guerramassime che a giudicio mio quello che noi possiamosperare a altro tempo da Francia non è diverso da quello che noi n'abbiamoveduto a' mesi passati; perché ci saranno sempre le medesime ragione e forsequalcuna piú. Se si fa la pace tra' reil che io non credo per le difficultáche saviamente sono state allegatequesta è per noi mala nuovama è ancorapeggiore se non areno accordatoperché sanza alcuno rispettoo sanzaaspettare altra giustificazioneareno subito la guerra adosso; dove se arenoaccordatoquesto principe che fa pure professione di fede e di bontá vera osimulatasi vergognerá forse a romperci lo accordo innanzi che e' capitulisiano asciutti. Né io aspetto che la pace tra loro possi essere taleche el redi Francia non l'abbia a osservareperché la sicurtá sará piú dal cantodello imperadorepoi che ha el giuoco in mano; e quando bene fussino del pariquesta nazione è tanto piú astutache sempre tratterá el franzese dabalordo.

Se la pace tra questi re non si faio non spero meglioperché allo spagnuolo non mancherá arte di trastullare la pratica in modo checon facilitá terrá piú lungamente in speranza la simplicitá del franzese;massime che Madama che ha el pondoè donna ed è madreda spiccarsi malvolentieri di queste speranze. E di poi quando bene e' franzesi desperassinodello accordoio non spero che faccino la impresa di Italiaperché ora chehanno fatto la lega con Inghilterra non temono piú la guerra in Francia; perònon gli muove la necessitá dello assicurarsimassime che loro natura è nonconsiderare e' pericoli lontani e stimare poco le cose che non sono presente. E'baroni e la nazione sono stracchied abominano naturalmente la impresa diItaliadove hanno perso tanta nobilitá; sono stati battuti tante voltechehanno in orrore el nome di questa provincia; la speranza di recuperare el re pervia della guerra di Italianon gli moverá perché è cosa troppo lontana; elgoverno oltre alla madre è in piú principiche forse tutti non desiderano laliberazione del re: sono di vari pareriinvidiosi l'uno dell'altroed in fattofranzesi pieni di leggerezza e di vanitáed inviliti per tante percosseda'quali non abbiamo aspettare impresa prudente o virile.

Tirerenci adunche ora la guerra addosso sotto speranze che agiudicio mio el mancherannoe perdereno quelli benefici che qualche volta portaseco el tempo; dove che accordandola guerra si differiscee può intratantovenire qualche aiuto alle cose nostre che noi non veggiamo; né per questoaccordo si toglie la via di venire e' franzesi in Italiaquando loro vi siinclinassinoed a noi paressi che e' progressi di Cesare fussino tali che fussia proposito nostro el conducerli; perché avendo seco e' svizzeri e noiancorache questi avessino occupato lo stato di Milano e battuto el resto di Italiapossono gagliardamente tentare questa impresa; di che abbiamo vedutoesperienziache altre volte l'hanno tentata con minore opportunitá e con piúostaculi.

Questo re che ora è prigionela prima impresa che e' fecein Italia doppo la incoronazione suaebbe contrario lo imperadoreel re diSpagnasvizzeripapa Leonefiorentinie da noi in fuoraItalia tutta; enondimeno con lo aiuto di noi soli ardí di farla e la ottenne. Però moltopiúvolendo noipotranno tentarla ora che saranno stimolati e forse aiutatida Inghilterra: arebbono e' svizzeriche alle cose di Milano sono digrandissima importanza; e' popoli di Milanoche per desiderare uno ducaparticularegli sarebbono inimici vedendo costoro insignoriti dello stato; elresto di Italia quanto piú fussi oppresso da loropiú forse in una taleoccasione si risentirebbe per desperazioneo almanco non ne trarrebbono quellacommoditá che speravano trarre dal papa e gli altriquando volontari erano conloro. Non leva adunche lo accordo nostro la via a' franzesi di venire in Italiase giá noi per non osservare la fede e le capitulazione recusassimo di unirsicon loro; sopra che non è al presente tempo di disputarené di mettere sanzaproposito in compromesso la fede publicaperché io sempre conforterei aosservare gli accordi quando non sono fatti per timore e per forzaperché intale caso obligano piú presto la parola che la voluntáe quando la ambizioneed andamenti di coloro con chi l'uomo ha capitulatonon si vedessino tali checi dessino dottrina come ci avessimo a governare.

Considero piú oltre che tre cose sono di che abbiamo ditemere: la guerra di presentecioè in tempo che e' franzesi siano ancoraattaccati alle speranze della paceperché mentre che loro sono in questapazzianon possiamo sperare di loro che sono abagliati da questa speranzanédel papa ed altri di Italia che stanno irresoluti per el timore che la pace nonséguitie di non patire da tutt'a dua; abbiamo da temere come gli altri dellapace di questi recheseguendosará con espressi capituli a danno nostro; edin ultimo chenon seguendo lo accordo tra lorolo imperadore o passato chesará in Italiao ingagliardite e fondate bene per altra via le cose suenonci rompa guerra; ne' quali pericoli tuttise io non mi ingannoabbiamo piúdisavantaggio non accordando che accordando. Perché quanto alla guerra dipresenteed in tempo che e' franzesi ancora pendono dalle speranze della pacelo accordarci ce ne liberache sanza dubio la manderá tanto oltre che lorosaranno certificati; non accordandoabbiamo da temerlacome ne veggiamo ledemostrazionedi che parlerò di sotto.

Quanto al secondo casose la pace si fa tra' re e loimperadore ci voglia assaltarel'avere accordato o no non ci giova né nuoce;pure potrebbe essere che la vergogna dello accordo sí frescamente fattoed elnon avere colore alcuno di giustificazionegli fussi freno almanco a differirequalche tempoe cosí in questo caso l'avere noi accordato non ci può nuocere;piú tosto ci può giovare almanco a darci qualche dilazioneche a chi è inpartiti stretti non è di poco beneficio. Nel terzo casocioè quando e'franzesi siano disperati della pacenon veggo che lo accordo nostro ci nuocaperché se lo imperadore ci vorrá offenderepotreno valerci de' franzesiquando avessino voluntá di passare in Italianon altrimenti che se lo accordonon fussi fattomassime che le forze lorode' svizzeri e nostresarannobastante a ogni impresa; e quello beneficio che noi potremo sperare dal papa egli altri di Italianon è in questo caso sí grande né sí certoche perquesto abbiamo a volere perdere di godere el beneficio del tempodal qualepossiamo sperare molto piú. E se lo imperadoreancora che ci avessi maloanimopensassi a fare prima guerra in Francia che offendere noiquesta impresapotrebbe tirarsi drieto tante difficultá e tanti casiche questa sí lungadilazione sarebbe la salute nostra.

Però in qualunque di questi tre casida' quali dependono e'pericoli nostrio el fare lo accordo ci reca qualche fruttoo non ci dá taledanno che non sia molto piú utile goderecome dicono e' saviel beneficio deltempo. E perché quello pericolo che importa piú è la pace tra' reconciosiaché in questo caso potremo essere battuti tra le forze dell'uno edell'altroed almanco non spereremo aiuto da nessunonon è da dubitare che elrecusare noi lo accordo con Cesareè una delle grandi cagione che lo possinodisporre a questa pace; perché sará certo che noi siamo parati a chiamare e'franzesi in Italia e fare qualche unione pericolosa alla grandezza suala qualenon può interrompere piú sicuramente che col fare pace col reogni volta chetruovi mezzo da potere essere sicuro di lui almeno per qualche tempoil che nongli doverrá mancare. E questo gli sará piú utile modo che cercare diassicurare Italia dalla grandezza suaperché questo non può fare se nonlascia libero al duca di Milano lo stato suoe ritira tutte le gente nel reamee depone e' pensieri di passare personalmente in Italia; la quale sicurtá oltreche lui non ci può dare sanza sospetto di sé medesimoperderebbe tutte leoccasione e speranze di acquistare statiche gli ha dato la cattura del re diFranciané arebbe di questa vittoria guadagnato altro che la persona del re inprigionela quale gli servirebbe a niente. Però è da credere che piú prestocon liberare el re cercherá di guadagnare el dominio di Italiache volere coltenerlo prigione non guadagnare niente.

El non accordare dunche noi facilita la pace co' rela qualeè a noi perniziosissima; ed essendo tutti e' pericoli nostri grandissimimamaggiori questi duala pace de' re e la guerra presentenoi col non accordarediamo quasi necessitá allo imperadore di fare la pacela quale fattarestianosanza dubio abandonati da ognunoed a sua discrezione; e col non accordare citiriamo ora adosso la guerrala quale io credo che loro ci abbino a fareperché non per questo multiplicano spesesendo forzati a ogni modomentre chele pratiche di Spagna stanno sospesetenere lo esercito medesimo che hanno:nutriranno le gente in sul paese nostroe sgraverranno el lorodonde disegnanotrarre entrate ed utilitá. Stando in guerramantengono la riputazione dellearme; ed e' capitanimassime el marchese di Pescaradesidera di avereoccasione di fare qualche effetto utile a Cesare. Non vanno a pericolo diperdere nientee se venissi loro fatto di pigliare qualcuna delle nostrecittáci arebbono apiccato uno ferro adosso che non ce lo caveremo a nostropiacere; né stimeranno el pericolo di irritarci a fare partiti larghi a'franzesiperché veduto che noi recusiamo lo accordosaranno chiari che a ognimodosanza essere altrimenti irritatiquesto sia el disegno nostroanzigiudicheranno che a questo male sia a proposito el farci spendere.

In somma io credo che non accordando areno la guerra dipresentee guerra di tanto travaglio e pericolo che debbiamo fare ogni cosa perfuggirlao almanco differirla quanto si puòmassime che la dilazione ci puòportare infiniti benefici e la liberazione di tutto questo malené può aiudicio mio farci male alcuno che sia di molta importanza; ed è uficio nostroricordarci che le cose del mondo sono tanto incerte e sottoposte a tanti e sívari accidentiche gli uomini etiam savi non sanno fare giudicio delfuturoe rade volte succede cosa che sia conietturato da loro. Però chi alpresente si priva di uno beneo si sottomette in uno male per paura di quelloche ha a veniresi inganna spessoperché molte volte quello di che dubitavanon vienee si truova sanza proposito per timore vano ed incerto avere patitodi presente. Commendo bene checome ha detto saviamente chi ha parlato innanzia mesi faccia ogni opera che si può per intrattenere la pratica sanzarotturabenché le cose sono tanto ristrette che in questo si può sperarepoco; ma quando sia necessario o fare lo accordo di presente o pigliare laguerraio giudico che sanza comparazione sia minore male lo accordare. Elnostro Signore Dio in partiti sí difficili allumini per sua grazia la mentevostra.

 

 

 

XII

 

[Sulla proposta di alleanza fatta da Carlo V

a Clemente VII.]

 

Debbono desiderare e' príncipiBeatissimo Padreche lecose sue vadino tranquille e prospere in modo che sanza difficultá conservinola degnitá e grandezza loro; e se pure gli viene adosso qualche avversitáchealmanco la sia tale che abbino a provedervi piú presto con molestia che conpericolo. Nondimeno perché nessuno per grande che sia può promettersi questefelicitáed essere sicuro di non avere qualche volta in pericolo la autoritáe grado suoe vengono molti accidenti che non gli provedendo sono pericolosienon si possono provedere sanza pericolobisogna che el principe abbia prudenziae virilitá per potere usare l'una e l'altra nelle avversitá simili. Laprudenzia bisognaperchépoi che è in caso che è necessitato o incorrerenel pericolo o cacciarlo con pericolonon solo per discernere el remediomaeziandio per considerare la natura de' pericolie quale è minore e quale famanco mali effettiperché sarebbe pazzia per fuggire uno pericolo incertocorrere in uno pericolo certoper fuggire uno pericolo di uno malepigliareuno remedio che fussi equalmente pericolosoma di maggiore male; bisogna lavirilitáper non avere piú paura che si convenga de' pericoli che tu vuoicacciaree perché quando siamo in caso che è bene usare uno rimediopericolosoche la timiditá non ti ritenga e faccia che o el rimedio che tuvuoi usare ti paia piú pericoloso che non è in veritáo che per non entrarein uno pericolo presentetu lasci piú tosto per differire venire lentamenteaddosso el male maggiore.

A teBeatissimo Padrela fortuna dette uno principio dipontificato molto turbulentoed ha fatto poi o la voluntá di Dio o ladisposizione de' fati che le cose tue sono ridotte in grandissime difficultá;perché da uno canto ti è pericolosissimo lasciare crescere la grandezza delloimperadoreda altro canto ti è pericolosissimo tentare di opponertegli: seiadunche in termine che è pericolo a starepericolo a fare. Però volendo intanto frangente governarti con la prudenzia e virilitále quali bisognano allaSantitá Tua tanto maggiorequanto e' pericoli che si propongono sono maggioriè necessario esaminare maturamente se la Santitá Tua ha causa di temere delloimperadoree che hai da temere; e di poi di che qualitá siano e' pericoli ne'quali si entrerrebbe volendo provederecioè quanto siano pericolosi e chemettino in pericolo. E discorso sottilmente tutti questi punticalculare quelloche sia piú pericoloso o lo stare o el provederee se è maggiore posta oquella che si mette in pericolo standoo quella che si mette in pericoloprovedendo; e misurato con queste regole quale pericolo sia piú da stimare edin consequenzia che sia meglioo opporsi a questa grandezza o nonon siritirare da quella deliberazione che parrá manco pericolosaper timiditá néper poco animo.

Che Tua Santitá abbia da temereci sono le ragione pronte;perché s'ha a credere che Cesare desideri accrescere la potenzia suacomefanno gli altri príncipi e ciascuno nel grado suoe che in tanta occasioneaspiri al dominio di Italiaa che ha la via facilissima; nella quale provinciatenendo la Chiesa apostolica tanto stato quanto tieneed a te essendo aggiuntolo stato di Firenzeè troppa parte questa da essere disprezzata da uno cheaspiri al tutto; ed in termini pari aresti da temere da ogni principe che avessitanta opportunitáma molto piú dallo imperadoreel quale non solo in Romaenelle altre terre che tiene la Chiesaed in Firenzepretende titolo e ragionema sa ancora che lo imperadore ha una certa connessitá con la Chiesache inuno certo modo gli appartiene pensare alla reformazione e buoni ordini diquella; e si ricorda solere essere tanta la autoritá degli imperadoriche nonvaleva la elezione di uno pontefice se non confermato da loro. Però se vorráriducere lo imperio in quella degnitá e potenzia che eranon gli parráoccupare quello di altrinon spogliare personama recuperare el suo ereintegrarsi di quello che giá gli antecessori suoi hanno posseduto. La qualeopinione di iustizia non solo sará abbracciata da uno principe ambizioso percolore del suo procederema ará ancora forza di persuasione in uno principebuonoperché è facile darsi a credere le cose che fanno per sée massimequando quelli che sono intorno persuadono e stimolano al medesimo.

Non ti difende adunche da questo pericolo la bontá delloimperadoreo vera o simulata che la sia; non la amicizia che tu abbia in lui ola fede che lui possa avere in teperché quando tra voi non si fussi maiproceduto se non sinceramente e sanza simulazioneil che Tua Santitá sa piúche non so ionon può tra principi essere amore o confidenzia quando e' fininon solo sono diversima quello che è utile all'uno nuoce allo altro. Né tidifende che la potenzia tua sia sí poca che non abbia da tenerne contoe perònon ha a pensare di deprimerla; perché insino che lui non ha rovinato e'vinizianinon ha battuto e' franzesi in Franciala potenzia di ogni papae latua massime che hai lo stato della Chiesa grandissimo e quello di Firenzeèformidabile. Però dal canto suo né dal tuo non è ragione che ti assicurisegiá non fussi chi dicessi che tu sia giá venuto in concetto di essere sí dapoco e sí ignaroche per questo rispetto non abbia a essere temutomasprezzato; cosa che non è verané voglio che per questa opinione tu ticonfidi o tu ti avvilisca. Hai adunche da temere di Cesare perché è certo chenon si provedendo sará in potestá sua el farti male; ed è quasi certo che tene fará.

Resta ora considerare di che qualitá sará questo male diche tu debbi temere; in che io non so cognoscere che non s'abbia a temere dimali grandissimiperché se ti vorrá abbassare o per ambizione o perassicurarsibisogna ti abbassi assaiperché togliendoti poco non satisfarebbené all'uno né all'altro fine: però s'ha a credere che principalmente tileverá lo stato di Firenzeil che può fare con grande iustificazionenonsendo cosa ecclesiasticae doppo questo procederá piú oltreperchélasciandoti tutto lo stato ecclesiasticonon resterebbe assicurato di teabastanzae come ará cominciato a offendertigli parrá essere necessitato aandare piú innanzie ridurti in termine che non abbia per conto nessuno piúda temertiil che non potrá fare se non ti toglie buona parte dello stato chetiene la Chiesa. E forseperché la autoritá di uno ponteficese non simutano ordini nella Chiesa è grandee potrebbono venire accidenti che etiamcosì smembrato saresti di importanzapenserá piú oltreo a volere unopontefice di chi si possa confidaree cosí deporti per via di uno concilioopure con uno concilio limitare di sorte la autoritá de' ponteficiche tu abbiaa restare piú presto vescovo di Roma che papa. La facilitá che ha di farlo ègrandeperché oltre alle provincie che lui comandasai che per el maloconcetto in che è el clero apresso a' laicila Germania non desidera altroela Italia vi sará pronta; e questo modooltre a che può parere iustificatoperché si fará con colore di ragionepuò anche parere iusto allo imperadorepresupponendosi lui la reformazione del clero la quale poi seguiterebbe o nosecondo che Dio volessi.

Hai adunche da temere o di essere ridotto a piccolo papaovenire a quegli estremi mali che a te non si possono considerare maggioriequesto al piú lungo a una venuta sua in Italiao a uno accordo che facessi confranzesi a suo modo; e forse potrebbe cominciare di presenteperché avendo e'viniziani inimicie non essendo sicuro che e' franzesi non si risolvino apassare in Italiaha piú da temere di te orache non ará quando le cosefussino ridotte a uno de' dua casi. E però io non dico quanto a concili edeposizioneperché queste non può tentare se non ne' termini sopra dettimaquanto a mutare lo stato di Firenzea cheper essere tu disarmato ed adiscrezioneha grandissima facilitáio non mi maraviglierei che lo facessinodi presenteperché questo sarebbe uno grande smembrartie forse atravagliarti le cose di Roma con le arme de' Colonnesie' quali vedendo laoccasione ti piglierebbono cosí sicuramente come fece Sciarra Colonna aBonifazio. Pure quanto al tempoTua Santitá che ha notizia di infinitiparticulari che non so iolo può giudicare meglio che nessuno. Ma quomodocunquesitnessuno non negherá che se non si fa opposizione a questa grandezzatu hai a temere grandissima ruinacioè o quella estrema o vicinaperché tiriduci a discrezione suael quale ha molte cause e quasi necessitá di farequesto effetto.

E se tu ti lasciassi pure ingannare dalla professione che luifa di bontáe massime che andando le cose sue prospere e tanto piú accordandocon Franciaará manco necessitá di fare questi effettinon si può almanconegare che la grandezza suaetiam non ti mutilando niente del tuo statoti toglie tutta la autoritátutta la degnitátutta la maiestá di principe;perché sará sí grande che arai a ubidire a' cenni suoi e fare ogni diligenziaed usare ogni servitú perché non si alteri la sua buona disposizioneed ineffetto t'arai a raccomandare a lui ed a' suoiche è quello grado che e' savidicono che uno principe debbe fuggire quanto la morteperché quando ècondotto quiè principe in nomema in fatto è ogni altra cosa che principe;ed a chi è uso a dominare el mondo ed essere stimato ed ambito da grandissimipríncipie quello che è solito a dare el moto alle cosecome eri tu a tempodi Lionee come da uno tempo in qua sono stati gli antecessori tuoiio non soquanto sia minore male che la morte e la perdita degli statiel ridursi incondizione tale. Adunche quello male che tra tutti è el minore e che non sipuò fuggireè grandissimoe quegli estremi se non sono sí certi sono moltoverisimili.

Consideriamo oravolendo tentare e' rimediche pericolo e'portinoe quanto sia certo el pericolo che hanno seco. E' non è dubio chefaccendo impresa contro alla grandezza di Cesare e succumbendoche sarebbe laruina totale di Tua Santitáe gli ultimi mali che tu potessi avere da luiperché per tutti rispetti ti tratterebbe totalmente da inimico; e però quandoe' rimedi fussino pericolosi quanto el non provederemeglio sarebbe starsiperché in questo caso non s'ha certezza di avere gli ultimi malima tentandole provisione e succumbendos'hanno a mettere al certo. Ma quando e' rimedifussino manco pericolosi che el non provederenon si debbono pretermettereancora che la ruina in questo caso fussi maggioreperché chi teme di uno malegravissimo e vede che vi è qualche provisionebenché pericolosanon debbepretermetterla per dire: se la non riesce io sarò rovinato totalmente;altrimenti nessuno arebbe a pigliare la guerrao a mettersi a altro pericoloper difendersi da' pericoliperché communemente el fine di queste cose è chechi succumbe ha e' mali estremie patisce molto piú che non arebbe fatto seavessi ceduto.

A deliberare adunche se si debbe pigliare impresa per opporsia uno grave pericolonon s'ha a considerare quale sia maggioreo el male chearesti opponendoti e perdendoo el male che sei per avere non ti opponendomasi debbe considerare quale sia piú certo; e quando tu vedi che non ti opponendoarai al certo male grandeed opponendoti potrá essere che ti liberrai dalmalema non ti liberando arai maggiore male che se non ti fussi oppostoiodico che in questo caso hai a opporti ed a volere piú presto correre elpericolo di maggiore male per la speranza di poterti liberareche aspettare elmale minore sanza speranza alcuna di poterlo fuggire; presupponendo però che etiamin questo caso el male che tu aspetti sia grandeperché se fussi uno piccolomaleè articolo che ricerca altre considerazionenelle quali io non entroperché non è necessario a' termini nostri.

Discorriamo adunche la natura de' rimedi: el primo rimedio emigliore che ci possi essereè che e' franzesi voglino concorrere alla impresadi Italia con papavinizianisvizzeri e gli altri che ci restano; el quale hadua pericoli: l'unoche è commune a tutte le guerree' fini delle quale sonoincertiné si può farne giudicio ne' princípiancora che si vegga piúgagliarda una parte che l'altra; ed in questo non bisogna fermarsiperché elmale è sí grande ed è ridotto in luogoche uno rimedio che non ha altrodubio che questi generalinon si può recusare. L'altro pericolo che ha questaunioneè checominciata che sará la guerranon séguiti accordo tra questireper el quale non solo ci manchi lo aiuto de' franzesima ancora abbiamocontro le forze dell'uno e dell'altro; e questo pericolo è maggiore che non eraa tempo delle pratiche de' mesi passatiperché ora gli imperiali sono síingrossati di gente e fatti padroni delle terre di Lombardiache non si possonocacciare sanza difficultá e dilazione di tempo come si poteva allorae peròci sará tanta piú commoditá a fare accordo o a introducere nuove pratiche cheraffreddino e' franzesi.

Questo caso non si può negare che non sia pericolosissimo ela chiave del giuococon la quale gli imperiali hanno doppo la cattura del recondotto le cose loro; nondimanco a chi è in termine quasi disperato come èTua Santitánon debbe fare paura el pigliare questo pericoloperché ha pureseco speranza assai di salvarsi. Lo accordo è ora difficile come si vede peresperienziama sanza comparazione sará molto piú difficile se di nuovo siviene tra loro alle armeperché si turberá ogni pratica e ragionevolmente nonsará accettato accordo da' franzesise non ha seco immediate la liberazionedel re; la quale quando sia la prima esecuzione che si facciae' mali che sitemono da quello accordo diventano molto minori non sendo da credere che el reliberoe liberato piú per necessitá che per umanitápersista nella ruinasua per osservare le promesse violente; però se ci fussi facultá di averequesto rimedionon ci è in contrario nessuna ragione probabile.

Ma se e' franzesi stanno irresolutiel secondo rimedio checi siapresupponendo potere avere svizzeriunirsi con vinizianinon perassaltare gli imperiali nello stato di Milanoche sarebbe troppa impresamaper essere armato e prevedere che costoro non faccino maggiori progressi insinoche si vegga lo esito delle pratiche di Spagnaed anche per soccorrere el ducadi Milanose si vedessi qualche occasìone; questo rimedio ha el pericolo delloaccordo de' remaggiore che non ha el primoperché vi si troverrá modo piúfacile ogni volta che lo imperadore vi si dispongainnanzi che le pratiche cheora sono in piede si rompinoed innanzi che tra franzesi e lui nasca nuovarottura. Ha ancora el pericolo del fine ordinario della guerramolto maggioreche non ha el primomancandoci le forze e danari de' franzesiperché costorohanno buoni capitani e buono esercitoed e' nostri sono della sorte che sono; esarebbe el pericolo tanto maggiorese costoro avessino via di potereadispetto de' vinizianifare venire nuovi lanzichenechperché avendosi aingrossare tanto di gente sarebbe difficultá che el papa e viniziani solisostenessino tanta spesae massime mancandoci ora el duca di Ferrarael qualealienare e desperare in questi tempi che agitur de summa rei èstata estrema pazzia.

Ora in questo io non so risolvermiperché non so chepossiamo sperare de' svizzeri sanza fomento de' franzesi; non so a che gente siobligherebbono e' vinizianiné quello che possa fare la borsa del papaalquale tocca a pensarci piú che a altriperché el primo percosso sarebbe lostato suo e de' fiorentiniper non essere forte come quello de' viniziani. Madico bene che se lui potessi sperare di conducere le cose in difficultáchesarebbe pure meglio di avere qualche spezie di sicurtáche stare a discrezionedi costoromassime se gli è in grado con costoroche dubita di non essereoffeso di presenteperché in tale caso la necessitá lo strigne a gittarsi aogni rimedio etiam precipitoso; ma quando gli paressi che e' pericolisuoi avessino temponon sarebbe da tentare uno rimedio che avessi pocasperanzainsino non si vedessi dove si riduce questa speranza dello accordo chetiene sospesi e' franzesi. Ricordo bene che quando el dubio del capitare malesia pari e provedendo e non provedendoche è meglio provedereperchéaspettare la morte sanza provisione in contrario è una somma ignavia e dalasciare di sé una memoria infame; sanza chea chi non si aiuta né Dio suolené la fortuna può aiutarema a chi si aiuta Dio ha compassionee la fortunaamoree spesso a chi audacemente si getta ne' pericolifa succederecontro aogni ragione ed ogni speranzaeffetti felicissimi. Sarebbe bene in ogni eventonecessarioche la Santitá Tua risolvessi in quale caso e se la vuole o puòfare rimediperché el procedere irresoluto non può se non nuocereincomparabilmente.

Se la fine ha a essere che tu abbia a aspettare ladiscrezione di Cesare sanza tentare remediquanto piú presto ne sei resolutomeglio èperché stando sospeso e non si lasciando intenderelo insospettiscie lo irriti tuttavia piúdove el bisogno tuo sarebbe cercare di assicurarlo emitigarlo; ma se la fine ha a essere che tu abbia a gettarti a' rimedi taliquali sarannola dilazione del resolverti è perniziosissimaperché con lairresoluzione tua si va tuttavia consumando di quelli remedi che ci sono. Elduca di Ferrara è alienatoel quale se tu fussi stato resoluto di pigliare learmearesti intrattenuto; Milano è perdutoche si poteva confortare e nonlasciare perire; perseverando tu in irresoluzioneti sará forse mutatosottolo stato di Firenze; forse e' viniziani per differire e' loro travagli siaccorderanno; e cosí le resoluzione che tu volessi poi fare non sarebbono atempo. Confesso bene che se tu sei determinato non volere pigliare le arme sanzala lega de' franzesiche tu sei necessitato aspettare la resoluzione loro; mavorrei che almeno tu avessi tante armeche costoro non potessinomentre che e'franzesi stanno sospesimutarti lo stato di Firenzeo metterti in qualchealtro disordine. Ma se tu sei in grado che la necessitá ti sforzi a pigliare learme etiam sanza e' franzesiquanto piú differisce Tua Santitátantopiú accresce le sue difficultá e pericoli.

 

 

 

XIII

 

[Ragioni che consigliano a Clemente VII

di accordarsi con Carlo V.]

 

Disputavasi innanzi a papa Clemente doppo la arrivata deldelegato alla corte di Cesare e la partita di madama d'Alanson con la rotturadelle pratiche della concordia tra lui e franzesise Sua Santitá dovevaristringersi in nuova confederazione con lo imperadorequale gli era offertacon condizioni oneste e ragionevoliovero temporeggiarsi per vedere leresoluzione de' franzesi. Sopra cheparlò come séguita chi consigliava SuaSantitá a intendersi bene con Cesare:

 

Io parlerò piú per obedire a Vostra Santitá che perché mivenga da cuoreavendo vedutonon dico che e' ricordi miei non siano statiaccettidi che uno servidore non si può lamentarema che io sia venuto asospetto come troppo affezionato alle cose di Cesare; e nondimanco se io fussistato credutonon sarebbe Vostra Santitá e gli altri di Italia nelledifficultá che ora è. Perché se doppo la assunzione del papatoavessicontinuato di favorire quella parte la qualeper avere lei procurata lagrandezza suagli era obligata e schiavae non cominciato a promettere al reinsino in Franciala neutralitáera facile cosa che lui non passassie lecose di Cesare non sarebbono diventate sí grande che fussino formidabile aVostra Beatitudine. Anzi lui sentendoseli obligato ed avendo bisogno diconservarsela amicagli sarebbe sempre stato ossequentissimo figliuoloedalmanco se Vostra Santitáo per fuggire la spesa o parendoli via piú sicura opiú conveniente a uno ponteficesi risolveva essere neutraleavessicome insecondo luogo io la confortavoconservato sempre la neutralitá totalmenteenon col capitulare col re di Francia in sul colmo della guerra avessi dato ombraagli imperialied offesigli col lasciare passare le munizionecol consentireel transito al duca di Albaniae per piú crescere e' sospetti e le quereleservitosi sanza alcuna necessitá delle loro gente nelle cose di Sienasefussidicostata totalmente neutralenon sarebbe per la vittoria di Paviaspaventata tantoche gli fussi bisognatoper fuggire una ruinafare con loronuovi capituli e perdere assai della sua degnitá.

E se pure doppo tanti inconvenienti avessi prestato piú fedea me di quello che io dicevo della buona mente di Cesaree della devozione suaalla Sedia apostolicae non lasciatasi persuadere el contrario da chi desiderafarla saltaree non attribuito a lui quello che procedeva da qualche suoministro di quaparte per la loro mala natura e parte per la condizione de'tempinon arebbe intromessosi in pratica alcuna contro a Cesaree considerandoquanto era grandee quanto fondata la vittoria suaarebbe sperato piú neltemporeggiarsi ed intrattenersi seco e nel non gli dare causa alcuna giusta diquerela e di sospettoche in sulle leggerezze di chi gli mostrava facile lecose che erano impossibile a riuscire.

Ora che la infermitá è quasi incurabilee che alloimperadore si è fatto toccare con manoche non solo si impedirebbonovolentieri e' suoi progressima cercato di tôrgli el regno di Napolie chequanto le piaghe sono maggiori tanto piú bisognerebbe medico pesato e piúprovata medicinasi cerca curare gli errori fatti con errori nuovi e piúperniziosi che e' primie precipitare deliberazioni importantissime in sullanecessitála quale loro medesimi hanno procurata co' suoi perversi consiglinon allegando ragione ma desperazionee chiamando animo e virilitá quello cheprocede da somma viltá e timiditá. IoPadre Beatissimopoi che la SantitáVostra vuole che io partinon veggo chese la piglia le armela possa averealcuna speranza verisimile della vittoria; né mi diffido chese la vuoletagliate una volta veramente tutte le pratiche contro a Cesareavere buonaintelligenzia secoche la non possa trovare luogo assai conveniente secondo lacondizione de' tempi; e mi ingegnerò giustificare l'una cosa e l'altra.

Io credo che chi vuole fare giudicio chi abbia a averevittoria di una guerrala prima considerazione che farásará circa loesercitoquale sia migliorecioè dove sia migliori capitani e migliore gente;il che in questo caso è sí manifesto che non può essere piú. E' capitanicesarei sono oramai capitani vecchiastutiespertipieni di riputazionedella virtú de' quali non bisogna fare altro testimonio che le opere che hannofattoe le vittorie tante che hanno avuto con animo e con industriain modoche la condizione loro non si può revocare in dubio; la gente anche lei èottimael nervo della quale è spagnuoli e tedeschinazione l'una e l'altragagliarda ed animosa; gli spagnuoli di piú agilissimi e pieni di industria; e'tedeschi confidenti nella sua ordinanzasono soldati avezzi in su queste guerredi Italia ed usi a vincerecognosciuti da' loro capitanie loro glicognoscono; desiderosie che tengono conto quanto dire si può di questa gloriaed onore militaredevoti al principe suoal quale reputano capitale nonpiccolo el satisfaree da altro canto perdita equale el mancargli; speranodella vittoria avere Italia in preda; nel succumbere non solo perdere quello cheposseggono ed el luogo grande che cognoscono avere in questa provinciamaancora mettere in pericolo la vita. In che riputazione siano oggi e quantotemutiognuno lo sa; el nome solo ed el terrore che n'ha tutta Italiasarásempre in ogni conflitto momento grande alla vittoria.

Facciáno ora comparazione delle cose di questi altrievedreno che instrumenti voi avete da vincere. Principalmente e' capitanisehanno a essere italianibisogna che e' principali siano el duca di Ferraraseentrerrá in questa legaed el duca di Urbino; se franzesiel migliore cheabbino è Lutrechel quale è stato vinto altra volta da' medesimi inimicieda tempo che era in Milano; però per tacere le altre sue qualitá che sono purenoteconsiderate che riputazione porterá secoo con che animo andrá contro acostoro. El duca di Ferrara è poco esperto nella guerrae ne' tempi che l'hapraticata si è visto di lui poca altra pruova che quello suo maneggio diartiglierie; chi ha notizia dell'ultima sua impresa per la recuperazione diModenaha sempre affermato che la fu governata con poco cuore e con pocoordine. Confesso che ha piú riputazione che altri di Italiae che per lagrandezza sua gli altri signori non faranno difficultá di deferirgli; ma questonon basta contro a inimici che si hanno a cacciare col ferro e non co' gridi. Eda chi ha vinto e fatto prigione uno re di Francia con tutta la nobilitá di unotanto regnofará poca paura el vedere uno duca in campagna. Fassiper quantocomprendofondamento in quello di Urbinoel quale io non biasimoma non si èperò visto ancora di lui esperienzia taleche una tanta impresa si abbia afondare totalmente in su le spalle sue.

Altra cosa è guidare sei o ottomila uominialtra a esserecapitano di uno tanto esercitoe contra a inimici gagliardiastuti ed espertied in una impresa dove si può avere a maneggiare ogni spezie di milizia: lacampagnadifendere terreespugnare terreinvitare gli inimici a giornatacercare di temporeggiarsi sanza combattereora fare el gagliardoora sapersivalere degli avantaggi. Però se voi mi direte che in questo esercito non saráuomo di chi si possa fare piú fondamento di questiio lo cederò facilmente;ma se direte che siano tali che basti a tanta impresae che siano da paragonarea' capitani inimiciio tacerò per ogni rispettoma non avendo visto altraesperienzianon mi dará giá el cuore di affermarlo.

Non voglio pretermettere che io non so quali dua maggioriinimici abbia Vostra Santitá in Italiae forse nel mondoche questi duaduchi: all'uno è stato tolto lo stato ed ancora si gli tiene occupata parte;allo altro sono state fatte tante persecuzionequante ognuno sacontinuate inogni accidentein ogni tempoinsino a ieriinsino a stamaniné mai alcunomezzoalcuni suoi prieghialcuna umiliazionealcune offerte hanno potutomitigare queste asperitáné in quanto a l'uno né in quanto a l'altroedogni promessaogni blandiziaogni reconciliazione che si è fatta loroèstata una simulazioneuna insidia; in modo che possono essere certi che in ognifortuna che tornassisarebbono a' medesimi termini. Però non so come potetedisporvi a fidarvenea mettere loro in mano tutto lo stato vostroa credereche si affatichino per la vostra grandezzadella quale sempre temeranno. Iosono stato sempre alieno dal perseguitarlinon vi vedendo drento acquistomacarico e perdita assai; non sono giá facile a confortarvi vi rimettiate síliberamente in loro. Dio voglia che chi vi consiglia al farloabbiaperparlare modestamentemigliore fortuna in questo che non ha avuto nelconsigliarvi a offendergli.

Resta comparare la qualitá delle genteche è cosa troppomanifesta. El nervo della fanteria vostra saranno svizzeridella naturaordinaria di chie delle difficultá che s'hanno a maneggiarglinon vogliodire altro; ma sono stati battuti tante volte da questi inimicie tantocomeognuno confessainvilitiche io non credo possino piú vederglinon chesostenergli; lanzichenech non areteo pochiné vi potresti fidare di moltiper andare contro a Cesare. Adunche bisogna una banda molto grossa di italianide' quali io parlerò costumatamenteperché io sono di altra nazione; mainfinite esperienzie hanno mostro che fondamento si possi faree che non sonoda comparare alle fanterie forestiere. Né voglio dire che questo mancamentoproceda dalla virtú degli uominiquanto forse dalla condizione de' tempi edegli accidenti di Italiae da' modi e luoghi dove sono stati adoperati. Nonsono avezzi in sulla ordinanza come e' tedeschi; non hanno uno principe a chipensino di satisfare come gli spagnuoli; le guerre da uno pezzo in qua sonostate fatte quasi sempre sotto nome ed in compagnia di oltramontanidi sorteche non gli può muovere el desiderio di satisfare al suo renon hanno potutopigliare l'obietto della gloria della sua nazione; forse se fussino fuora diItalia sarebbono piú uniti tra loropiú fermi ne' pericolipiú obedientimanco tumultuositollererebbono meglio la dilazione delle paghenonfuggirebbono con esse: o queste o altre cagione che sianohanno tutti questidifetti.

E se voi avessi a servirvi solo di cinque o seimila fantiitalianiio crederrei gli troverresti forse da mettergli in ogni pericolomabisognandovi maggiore numerove ne troverrete ingannati. Che credete che saráuno esercito fatto in fretta di queste generazionedove saranno infiniti chemai veddono guerrauno esercito di tanti pezzidi tanti vescovadi? Metteretelovoi sicuramente contro agli spagnuolidove sono molti fanti che fanno lo uficiodi connestabilimolti connestabili atti a essere capitani? La quale buonadisposizione in tutti e' membri dello esercito ha fatto grandissimo onore a'capitani generaliperché ed innanzi a' pericoli vi sono assaiel parere de'quali è utile a intenderee ne' pericoli non solo sanno bene osservare edesequire gli ordini del capitanoma etiambisognandovalersi per loromedesimicosa che fa utile grande a' capitanicome si legge di Cesareinqualche difficultá. La bontá in effetto de' capi loro fa utile la virtú de'soldatie la virtú de' soldati non solo è tale che fa bene gli offici suoima fa anche operare a' capitani effetti migliori.

Io vi domando: con questi disavantaggiin su che è fondatala speranza di vincere? Bisogna o che speriate avanzargli tanto di numero cheloro non possino uscire in campagnae vincergli nelle terre; o che se lorosaranno potenti a uscire in campagnanon credo disegnate di combatterglimache el temporeggiare gli abbia a disordinare per mancamento di danari; overo chementre el giuoco sta tavolato in Lombardiaaccendergli uno altro fuoco nelreamedove si faccia tale progressoche vincendo láringagliardisca lariputazione e forze vostree si indebolischino gli inimiciin modo che lavittoria di Lombardia diventi piú facile. Ne' quali discorsi quante fallacievoi pigliatevi prego udire con pazienzia.

Principalmente io non credo che gli spagnuoli si rinchiudinonelle terre; perché se alle forze che hanno oraaggiugneranno otto o diecimilalanzichenechil che gli sará facilissimopotranno comparire contro a ognivostro esercitoperché sempre aranno piú uominiancora che voi avessi piùgente; e quando gli eserciti sono sí grossiimporta poco che lo inimico tisuperchi di quattro o cinquemila persone piúperché a ogni modo noncombattono tutti. E se pure al presente non uscissinovi dimando se credetepigliare le terre con impetoo con tempo: se con impetovi ingannateperchéalmanco quando disegnassino abandonare Milano e CremonaLodiPavia edAlessandria sono fortificate e saranno guardate in modo che non si potrannosforzare sanza grandissima difficultá; di natura chepoi che vi arannoaggirato dua o tre mesi intorno a essecome feciono a' franzesi nello assediodi Paviaingrossati usciranno in campagnae sará come se la guerra fussi alprimo dísalvo che el vostro esercitostato giá nel cuore della vernata unopezzo allo scoperto ed a' travaglisará manco fresco e piú disordinato che elsuoche sará sempre stato con commoditá nelle terre. Però bisogna farecontoo nel principio o nel progressoavergli a vedere in campagnadove seandrete con animo di fare la giornatasará con troppo disavantaggionéfaresti mai deliberazione piú imprudentené che piú siate per pentirvene. Sevi risolvete a non la volere farema temporeggiareguardate che debolezza ègiá la vostrapoi che fate una impresa di andare a guadagnare uno statoe lafate risoluti di non volere combattere cogli inimici per giudicargli piúpotenti che voi.

Ma diciamo piú oltre: se costoro vi si avicinanocome sanzadubio faranno cognoscendo el suo vantaggio e la vostra timiditáche procederesará el vostro? Non sapete voi che quando dua eserciti sono viciniche possononascere infiniti casi che di necessitá conviene combatteree massime quando viè una parte che lo desideri? Sanza checol cercare di impedire le vettovagliee con altre arti vi potranno necessitare o a combattere o levarsi; di che l'unosará contro alle vostre resoluzionel'altro nella vicinitá degli inimici sifa con pericolo grande e con grande diminuzione di riputazione.

Ma diciamo che voi possiate fare questodi intrattenervisanza venire alle mani; che beneficio arete voi del temporeggiare? pensate voiche gli manchino danari per sostentarsi? Voi avete veduto la esperienzia nelleimprese de' franzesiquanto questo disegno sia stato vanoperché hanno avutodanari piú lungamente che non si credevae quando gli sono mancatie' lorosoldatile loro fanterie gli hanno servito tanti mesi sanza danari. Ora saráel medesimo e molto piúperché Cesarecome io dirò di sottoha danari chenon aveva allorae questi soldati saranno piú facili a sopportare ledilazioneavendo visto che altra volta sono stati pagati di quello che eranocreditori; e come saranno imbarcati di uno mese o di duail che saráfacilmenteel non volere perdere quello che aranno servitosará come unopegnoperché gli fará stare fermi.

Ma ditemi: questo temporeggiare fa egli beneficio a voicheavete per uno de' fondamenti e' svizzerila impazienzia de' quali è nota aognuno; a voiche sarete di tanti vescovadi e dependenti da tanti capi e datante voluntáche una che ne variimette ogni cosa in rovina?

Due sono le ragione perché le imprese di molti contro a unoancora che siano piú potentisi perdono: la primaperché le provisione nonconcorrono sempre tutte in uno tempoché quando uno ha provedutol'altrocomincia a provederel'altro ancora non è in ordinein modo che concorrendorare volte el colore secondo e' disegninon riescono nello esequire quelleconclusione che si sono dipinte per le camere; l'altroche poi che el motodepende da moltiuno che ne manchi disordina ogni cosae di molti è facile elmancarne unoquando si dá tempoo perché muti sentenziao per morteo peraltri impedimenti che tuttodí occorronoe piú facilmente a uno di molti chenella persona di uno solo. Però ricordano e' saviche chi ha parte nelleimprese che dependono da tantisi ingegni che gli effetti suoi siano prestiperché a lungo andare non si conservano ordinateil che quanto voi osserviatelascio pensare a voipoi che fate fondamento in sul temporeggiarvi.

Ma consentiamo che lo allungare non vi abbia a disordinare;che beneficio vi fará egli? Nessuno; se giá mentre le cose di Lombardia stannotavolatevoi non rivoltate el reame di Napoliil che non sará facile comesarebbe stato al tempo del duca di Albaniaperché allora il re di Francia erain persona in Italiaaveva Milanoe le cose cesaree parevano declinate; oratutto è variato: el re prigionela riputazione di Cesare al cielo. Però e'movimenti non saranno sí facilima ognuno aspetterá volentieri gli esiti diLombardiadove si daranno le sentenzie del restoe quando pure si facessinovitási terranno almanco le fortezze di Napoli: terrassi IschiaGaeta eTarantoche sono le briglie del regnoe le quali insino che Cesare non perdenon si potrá dire che l'abbia perduto; e tutto questo presupponendo che luistia come mortoné soccorra le cose di Italia. Il che chi credesi ingannagrossamenteperché a lui non suole mancare uominipure che non gli manchidanari; e danari non gli mancano per el parentado di Portogalloche tra la dotae sussidio che gli danno e' popoligli metterá in borsa piú di uno milione emezzo di ducatico' quali sará potente a fare guerra con tutti e' príncipicristiani.

Sentirete presto prepararsi armate in Spagna per venire inItalianella Magna farsi diete e muovere gente; le quali nuove quando verrannoaddiacceranno el cuore a Vostra Santitáma sará tanto innanzi che non arápiú rimedio. Se Francia ed Inghilterra concorressino a travagliare Cesare dilá da' montiin modo che bisognassi adoperare le gente ed e' danari di láiochiamerei questa impresa di qua assai sicura; ma se libero fuora di Italiapotrá attendere con tutte le sue forze alle cose di Italiacome potráperché di questo non si parlaè pazzo chi crede che non l'abbia a soccorreregagliardamente; e vi varrá poco la riputazione di Inghilterrase non vi servedi altro che di nomené le braverie de' franzesise non pigliano la impresacon tutte le forze del regno suo.

Dove è adunche fondata questa speranza di vincereavendogli inimici esercito piú potente di voisendo padroni di terre fortissimenépotendo sperare che abbino a cadere per mancamento di danari? Io non ne veggonessunase giá non confidate nella mala fortuna di Cesarela quale l'ha alcontinuo favorito sí estraordinariamente e fattoio parlerò cosìtantimiracoli per luiche quando tutte le altre ragione fussino in contrario questasola mi spaventerebbe. E quanto la fortuna possi nelle cose della guerraequanto si tema uno principe fortunatone sono pieni tutti e' librietestimonio infinite esperienzie. Questa ha acciecato e' principi a procurare lagrandezza suaalla quale dovevano essere inimiciquesta fatto impazzareinfiniti uomini per farlo grandequesta portatoli le vittorie a casa quandoaspettava le rottequesta fatto che e' soldati mercennariche non l'hanno maiveduto né cognosciutol'hanno servito sanza danari piú amorevolmentepiúcaldamente che non fu mai servito principe alcuno che fussi in persona in sullaguerra; questa non solo gli ha fatto guadagnare gli statima dato el modo dipoterli acquistare giustificatamentecome ora di Milanoche ognuno sa el ducael Morone avergli dato giustissima causa di punirgli; questa gli fa averecontrastinon per farlo succumberema perché con lo sbattere le opposizionidiventi piú potentee lo necessita per farlo maggiore a entrare di impresa inimpresail che forse non farebbe per sua natura; questa dubito chenoncontenta di averlo fatto re di tanti regnidi averlo fatto imperadorediavergli aperta la via alla monarchia temporale de' cristianivoglia anche farlopapa o padrone dello stato della Chiesapoi che fa precipitare uno pontefice apigliarli l'arme controacciò che lui vincitore abbia non solo potestá maquasi necessitá di riformare a suo modo la Chiesa e la autoritá pontificale.Forse che a questo la Germania non sará punta? forse che la Italia lobiasimerá? forse che la Ispagna non lo seguirá? forse che tutti e' laici nonsono inimici a' preti?

Ricordisi Vostra Santitá che la grandezza della Chiesa ènelle arme spiritualie che le sue arme temporali valsono sempre poco. La saquale è el proverbio di Italia con irrisione degli eserciti della Chiesa; diquelli de' viniziani non parloche non vinsono mai se non con la spada nellaguaina. Adunchecrediamo che el papa e viniziani bastino a cacciare di Italiauna potenzia sí grandeuno esercito sí vittorioso? El timore ci ingannalapassione ci acciecala fortuna di Cesare ci conduce a precipitare. Ma diciamopiú oltre: se la guerra riuscirá grave a Cesarenon ha egli in mano la paceco' franzesi? non gli fará egli posare le arme ogni volta checome dice elproverbio de' fiorentinimostrerrá loro la civetta? Per recuperare el suo rela madre tenera del figliuoloe' baroni per non si opporre alla liberazione delreel regno perché veduto non mutilare la Francia terrá poco conto de' casidi Italiavi lasceranno in preda ogni dí; né maipure che riabbino el rericuseranno uno accordodove non solo vi lascino a discrezionema ancoravenghino a' danni vostri.

Sapete di che natura sono state le loro pratichesapete chea' mesi passatiquando vi ebbono invitati e giá condotti a' disegni loroinsul bello delle speranzemossi da qualche buona parola di Cesarevi lascioronoin assoe mandorono madama di Alanson in Spagna con animo di rivendervi el dícento volte. Questo medesimo faranno sempreperché vi saranno le medesimeragione che vi sono orané mancherá a Cesarese accorderá con loromodo diassicurarsi; di sorte che almanco le prime esecuzionee massime quelle chesiano contro a Italiaaranno effetto. Cosí bisogna perdiate in ogni modoperché o sarete sforzati dagli inimici o abandonati dagli amicie la primaruina sará adosso al papa e fiorentiniperché e' viniziani hanno le terreforteloro le hanno debole e sbandatee lo stato in mezzo del ducato di Milanoe del regno di Napolie Siena imperiale in mezzo delle viscere della Chiesa edi Firenze.

Adunche nessuna ragione può giustificare questa impresasenon lo fa la necessitá; né questa anche la giustificachi non vuole averepiú paura che el bisognoe non considerare che el remedio a' pericoli ed a'mali non è mettersi in maggiori pericoli e malima cercare di diminuirgliquanto si puòe seperché le cose del mondo girano cosínon si puòliberarsene totalmenteaccommodarsi a' tempi ed abracciare per buono quellomanco male che l'uomo può avere. La paura che si ha di Cesare procede da duafondamenti: l'unoche si dubita che lui tenendosi offeso delle pratiche tenutea' mesi passati o almanco insospettitoper vendicarsiper assicurarsivogliaabassare Vostra Santitá; a che se mette manonon sará contento di poca ruinae cercherá di fare el piú male potráed essendo quella a sua discrezionepotrá fare tutto quello che disegnerá; e vedendosi che ha in animo rovinarefranzesi e venezianiimprese grandi e che potrebbero tirarsi drieto moltedifficultá e pericolivorrá ragionevolmenteinnanzi ci metta manodareforma alle altre cose di Italiaed assicurarsi del papa sospetto ed inimicoacciò chese per sorte le cose sue si riducessino in qualche angustianonpossi el papadel quale non si può piú fidareunirsi insieme con gli altrialla sua ruina.

L'altra ragione che fa temere è la ambizione naturale ditutti e' principiche sempre cercano augumentare; e questo si vede che aspiraalla monarchia. Lo stato della Chiesa è grande e bello e da non disprezzare dauno che cerchi el tutto: è da credere gli torrá el temporale e vorrá riduceree' pontefici in quello grado che solevano essere quando le elezione e tutti e'progressi loro dependevano dalli imperadori; in che non solo satisfará allaambizionema gli parrá anche non offendere la conscienziarecuperando alloimperio le ragione che hanno tenuto e' suoi antecessorie lasciando lospirituale al papaet quae sunt Dei Deo; el temporale et quae suntCaesaris Caesari. Io credo che chi dice cosí non è certo che questoabbia a succederené io posso essere certo che abbia a essere el contrario; madico bene che la ragione persuada piú di gran lunga la opinione mia che laloroperchédiscorrendo prima el capo della ambizioneio dico che questoprincipe ha dimostrato sempre in tutte le azioni sue buona mentee fattoprofessione di conscienziadi essere devoto alla Chiesa e di non volere turbarequello di altrio almanco desiderato che si creda che lui procedegiustificatamente e con ragione. Ne potrei di questo allegare moltetestimonianzema perché sono notissime a Vostra Santitáe lei molte volte mel'ha confessatonon le replico; e se questa è veramente la mente suanonabbiamo da temere di questi pericoliperché non sendocome di sotto si diráel maggiore premio questo che sianon debbiamo credere che di principe buonodivotoosservantissimo della Sedia apostolicadiventi in un momento unoladroneuno assassinoe che sí vituperosamentesí impudentemente spogli laChiesa di quelle cose che ha avuto non da altri che dagli antecessori suoiepossedutole centinaia di anniin modo che non sono piú di Cesarema di Dio ede' vicari suoi.

Se questa è simulazionedico che piú gli importa e piúgli valeavendo a fare ancora grandissime guerre e faccendeel conservarsiquesto nome che ha acquistato e questa professione che ha fattoche non glivale el tôrre lo stato alla Sedia apostolicamassime chesendo grande inItaliasa che Vostra Santitá lo gratificherá e lo accommoderá di tuttoquello che potráin modo che avendola per amica e congiuntane trarrá moltopiú frutto ed in Italia e fuori di Italia che non farebbe a spogliarla; sanzachedi piú si publicherebbe per tutto el mondo uno scelerato e perderebbequella opinione di che si vede che fa capitale assai.

Non abbiamo adunche a credere che per ambizione pigli unopartito che non lo fa piú grandené gli accresce la utilitáma gli oscuraassai della gloria e dello onore; né anche a mio giudicio che per vendicarsi;perché oltre che le ingiurie che può pretendere da Vostra Santitá sono statepratiche e non effettioltre che sa averla mossa parte el sospettoparte e'mali trattamenti e delusione fatte a quella del viceré e suoi capitanidi chesi è piú volte lamentato ed escusato con Vostra Santitánon è da credereche lo sdegno lo muova a quelle cose che non gli sono utile e gli sonovituperose; el quale quando pure potessi in luiè piú verisimile serberebbela vendetta a altro tempocioè poi che avessi espedito le imprese maggioreperché cosí ricerca la utilitá e l'onore suo. La quale cosa si tira drietotanta dilazione che possono nascere facilmente accidenti da liberare VostraSantitá di questo pericolo; o lo spazio del tempoaggiunto a' buoni modi chetenessi seco Vostra Santitámitigherebbe verisimilmente questa indignazione.

Non resta adunche altro che el sospettoel quale io noncredo che sia sí grande in lui che gli faccia fare questi saltiperchénaturalmente tra Vostra Santitá e lui è stata benevolenzia ed amorené laChiesa pretende al dominio di Francia o di Italiama solo a conservare quanto aaltri tempi gli hanno dato gli imperadoriperò ogni volta che lui non molestiquellagli acquisti suoi non vi hanno a essere ingratie lui non ha da temereche la potenzia sua dispiaccia a Vostra Santitáquando sia sicura che lui nonla voglia opprimere. E questa sicurtá è in mano sua el darlaperché ognivolta che Vostra Santitá lo vedrá in Italia in personae lui la onorigliosservi le promesse e l'abbia in quello rispetto che si debbe avere unoponteficeresterá sicurissima di non avere da temere di luie la sicurtá suaassicurerá Cesareperché non ará causa di temere di Vostra Beatitudineesará questo piú facilepiú giustopiú glorioso modo a assicurarsi diquellache non sará el cercare di opprimerla e di ruinarla. Tanto piú che seVostra Santitá rifiuta ora quelle pratiche che gli sono proposte e stabiliscegli apuntamenti fatti secoquesta sará una cura dello animo vostrola qualecomincerá a persuadergli che voi volete vivere seco in buona intelligenzia; evi si confermerá ogni dí piúvedendo che la tagli in futuro similiragionamentiné presti piú orecchi a cosa alcuna che gli sia proposta contro.

DirannoPadre Santoquesti che la vogliono fare pigliare learmeche presupposto ancora che Cesare non gli sia inimicotamen che lagrandezza sua vi offendeperché sendo lui in Italia potentissimolariputazione vostra diminuiscedependendo in tutto dalla sua discrezione. Ed ioconfesserò che se le cose si potessino riducere in termini che in Italia non cifussi principe alcuno che potessi dare le legge agli altriche questo sarebbeel migliore stato che si potessi avere; ma diròpoi che è piaciuto a Dio o ècosí el circulo ordinario del mondoche la grandezza di Cesare sia talechequesto si può desiderare ma non sperare; in modo che chi vorrá calcitrarecontro a lui calcitrerá contro allo stimulo. E però è officio di prudenzianon volere con la desperazione peggiorare le condizioni sue e precipitarsiinteramentema accommodarsi a questa necessitá e cercare di avere mancoinfelice luogo che si può; e se non si può vivere con le qualitá e con laautoritá che l'uomo desideranon per questo volere morire. Perché oltre chela vita è meglio che la mortepossono facilmente tornare de' tempi e degliaccidentiche a chi sará morto non faranno frutto alcunoma a chi fussiancora vivo restituirebbono la sua degnitá.

IoPadre Beatissimonon voglio dire che a uno ponteficesarebbe forse meglio ommettere questa signoria e cure temporali e conservarli laautoritá spirituale: volere in effetto essere pontefice e non principe; perchése bene io ho questa opinione per veracognosco che è parlare troppo insolitoa chi si lascia ingannare da' mali abiti; ma accommodandomi al gusto ecorruttela communedico che se io vedessi speranza che si potessicol pigliarel'armemoderare questa grandezza di Cesareconforterei a farlo ancora chefussi con pericolo. Ma non el vedendo altro che partiti disperati e sanza alcunofondamentoed e' quali chi piglierá non solo accelererá l'ultima sua ruinama sará notato da ognuno per uomo poco prudente e poco misuratore delle cosenon saprò mai consigliare Vostra Santitá che per paura della voluntá diCesarela quale non si può negare che ci sono molte ragione che persuadono cheabbia a essere buonafaccia una deliberazione che non ci sia ragione che diasperanza che el fine abbia a essere buono; che per paura che la potenzia diCesare non faccia parere minore la sua autoritápigli uno partito che non solosia per diminuirgli la autoritáma per ruinarla in tutto e del temporale edello spirituale.

Ricordisi Vostra Santitá che non è tenuto animoso ma timidoe vilissimo chi per paura di uno male dubio abbraccia per desperazione gliultimi maliche non è generositá el precipitarsi ma estrema pazziae che algrado e degnitá sua ed alla prudenzia ed esperienzia che ha delle cose siconviene non essere autore di ruinare la Sedia apostolicané pigliare rimeditemerari e da giovanima procedere pesatamente e con tale maturitá in unadeliberazione di tanta importanzache quando mille volte gli effettiriuscissino infeliciche almanco non si possa mai dire che e' consigli nonsiano stati buoni né bene consideratie che a quella non sia mancata piúpresto la felicitá che la prudenzia.

Io pregherò Dio che la illumini a risolversi bene; ma inogni resoluzione che la farásia di che sorte la vogliame gli offeriscocosí fedele e cosí amorevole ministrocome sono obligato a essere e come sonostato sempre per el passato.

 

 

 

XIV

 

[Sullo stesso argomento.]

In contrario.

 

È superfluo parlare delle cose passateBeatissimo Padreperché è fuora di tempo; e se pure se n'avessi a parlare non meriterebbeessere ripresa Vostra Santitá di non essere stata neutralema piú presto dinon avere fatto scopertamente ogni opera perché e' franzesi pigliassino Milano;e di manco passione sarebbe da essere giudicato chi confortava questoperchéle cose di Italia restassino contrapesateche chi consigliava el favorire lagrandezza di Cesarela quale porta seco la servitú degli altri. Mapretermettendo el parlare di questo perché è tardidico che se negliandamenti passati Vostra Santitá non ha veduto quanto bisognavao se come iocredo e lo saprei giustificare facilmenteè mancata al consiglio di quellapiú la fortuna che el giudicioe se però le cose di Cesare ne sono venute intanta riputazione ed esaltate insino al cielonon debbe però Vostra Santitáperdersi di animoné spaventarsi per avere erratoo per avere avuto pocafortunaperché lo abandonarsi non servirebbe a altro checon notarsi dieterna infamiaaugumentare e' suoi mali e pericolie' quali quanto sonomaggiori tanto bisogna maggiore vigore e generositá.

Non è quella el primo principe che in partiti ardui nonabbia bene eletto; anzi interviene spesso a tutti gli altriperché gli uomininon sono diied el futuro è incertissimo; non è quella il primo principe chesia venuto in avversitádi poi con l'aiuto di Dio e di quello che s'ha fattoda sé medesimoabbia ridotto in buono termine le cose suee quella fortunache da principio se gli mostrava inimicagli sia tornata prospera e serena.Anzi è proprio della navicella di santo Piero essere combattuta dall'onde e da'ventied alla fine avere non solo el mare pacato ma etiamobedientissimo. Però quella con buono e gagliardo animo si sforzi contro alledifficultá in che si truovae francamente abbracci quegli rimedi che ci sonotogliendoli sicuri se gli può avere; se nonnon gli lasciando ancora che sianodubii e pericolosi: perché è manco male fare provisione difficili e conpericoloche lasciarsi perire al certo.

Ha detto bene lo arcivescovo che nessuno può essere chiarocome Cesare si abbia a portare con Vostra Santitá in caso che vengapersonalmente in Italia o stabilisca in altro modo le cose sue di quaperchéessendo articulo che dependerá dalla voluntá di lui solonon si può averecertezza alcuna che gli abbia o ará nello animo. Pure a me pare che sanzacomparazione siano più e piú potente le ragione che portano dubioche quelleche portano speranza. È naturale de' principicome anche fanno gli uominiprivati nello essere suocercare sempre di augumentare la sua grandezza; equanto sono maggiori tanto piú desiderano conducersi a quelli gradi suppremietanto piú pare che se gli convengaed ordinariamente avendo per obiettoquestotengono poco conto di ogni altra cosae fanno uno piano di tutti glialtri rispetti.

Però se io temo che Cesarequale io veggo che pretende aldominio di Italiaanzi forse alla monarchia de' cristianie che non contentoin Italia del regno di Napoliha ora occupato lo stato di Milanoabbia avolere farsi signore di Firenzefarsi padrone di Roma e di tanto stato chetiene la Chiesae comandare a tutti con assoluta autoritámi pare temernepiú ragionevolmente che non fanno coloro che si assicurano del contrarioperché el timore mio è fondato ed in sugli andamenti suoi particularied insugli appetiti universali di tutti e' principi.

La sicurtá di questi altri non so che altro fondamento abbiache la voluntáe questa ragione solaquando non ci fussino le altre che iodirò apressobasta a tenere Vostra Santitá in diffidenzia grandissima; ma cisono di piú le altre. Noi abbiamo veduto che come Vostra Santitá si discostòdalle contribuzione e si ridusse alla neutralitáquanto mala satisfazionen'ebbono questi ministri suoie le parole insolente che usò el viceréperché quella non volse aiutargli nella impresa di Provenza; perché giá glipareva debito che l'avessi a essere non compagno loro ma ministroed aiutarglinon manco nelle imprese che erano solo per la grandezza lorocome aveva fattoin quelle che tendevano a commune beneficio. Sa poi quanto restorono malesatisfatti dello apuntamento che fece col re di Franciaquando era sotto Paviaancora che non avessi altre obligazione che di neutralitá; perché ogni voltache Vostra Santitá non ha voluto spendere e pigliare la guerra per lorol'hanno ricevuta per ingiuriacome quelli che giá si erano presupposti che laChiesa avessi a servire debitamente allo imperadore.

Se adunche innanzi che avessino vintoe gli paressi che elmondo ragionevolmente fussi loropigliavano per offesa la neutralitácomepensa Vostra Santitá che siano disposti con quellasapendo le pratiche che hatenuto per cacciargli di Italiada poi che ebbono condotto el re in Spagna? Lequali se bene si possono escusare essere nate per e' cattivi modi che hannotenuto con quellaquesto bastrebbe innanzi a uno giusto giudicema apresso achi gli pare ragionevole che ognuno faccia a suo modoe che con pazienzia silasci disporre de' danari e stati suoi come viene loro benenon è ammessaragione alcuna; anzi cosí gravemente offende quello che ricevendo le bastonatenon ringraziacome quello che non provocato se gli oppone.

Ha posto Cesare la mira sua ed e' fini suoie giusti oingiusti che sianobisogna che abbia per inimico e desideri la ruina di ognunoche cerchi disturbare e' suoi disegni; il che avendo fatto Vostra Santitáenel modo che ha fattoerra assai qualunque presuppone che non gli siainimicissimo; la quale inimicizia se a lui venissi bene occultarla o dimetterlacome direno di sottoci resta el sospettoche non gli può lasciare usarequesta o prudenzia o bontá che la sia. Giá è chiaro che la grandezza suadispiace a Vostra Santitá e che l'ha cercato di batterloin modo che convienesia impresso che ogni volta che quella vedessi la occasionegli sarebbecontraria. Né a questo si può trovare mezzo di sicurtáperché la gelosia ètroppo naturale negli stati; né la sicurtá che da' portamenti suoi potreteavere voidará sicurtá a luicome ha detto l'arcivescovoanzi saprá che elsospetto che lui hatiene di necessitá in sospetto Vostra Santitáed elsospetto di quella multiplica el sospetto suo; e' quali sospetti non si possonomedicare se non dal canto di colui che resterá in grado che l'altro non abbiafacultá di offenderlo. Adunche quando la ambizione cessassiquando laindignazione non ci fussiel sospetto lo sforza a pensare di assicurarsiedassicurare non si può se non vi deprime; deprimendo Vostra Santitála fa altutto sua inimicissimae però mettendovi mano è necessitato o ruinarlatotalmenteo abassarla tanto che la resti poco manco che ruinata.

Le quali ragione doverrebbono essere capace a chi non avessiveduto segno alcuno; ma a chi ha tocco con manocome ha fatto Vostra Santitánon bisognano anche altre ragione a fargliene credere. La capitulazione fattadoppo la giornata di Paviaancora che fussi in grande beneficio suoperchégli assicurò quella vittoria e fu la scala di conducere el re in Spagnaancorache da Vostra Santitá fussi osservata cumulatissimamenteed aggiuntooltrealle obligazione de' capitulitutte le demonstrazione che lui ed e' suoiseppono desiderareancora che la non usassi mai né in fatti né in parolecenno alcuno che gli potessi dispiacere; nondimeno dal canto suo è statasprezzata in ogni partee non solo mancato degli effettima usati terminipieni di contempto e di delusione. Nel pagamento grosso de' danari vi furonocontro a ogni onestá intercetti trentamila ducati; caricato di soldati el paesedella Chiesa donde avevano promesso diloggiare; condotto doppo molte irrisioneel legato a Pizzighetonesotto speranza di ordinare la restituzione di Reggio eRubiera a che erano obligatie di poi licenziatolo con manifesto ludibrio; edintratanto fatto promesse contrarie al duca di Ferrara e mostrato desiderio dicapitulare seco e pigliare la sua protezione. Mille altre pratiche sono passatepiene di contemptodi fraudedi ingannicome sa Vostra Santitánon peraltro che per dispiacere loro la sua grandezzala sua autoritáper tenergliaperte queste piaghe acciò che la sia debilela sia enervatae stia adiscrezione loro; perché o desiderano torgli lo stato suoo l'hanno in odioola temono.

Né mi sia detto che questi modi sono nati da' ministri suoicontro alla voluntá di Cesareperché se fussi uno fatto momentaneo che nonaspettassi consulta o approvazione di lási potrebbe credere; ma in uno fattosuccessivo di tanti mesi ed in una cosa di tanta importanzaè scusa tropporidicula dire che e' suoi capitani hanno fatto contro alla voluntá suamassimeche chi non è cieco ha potuto vedereche se bene dalla corte sono venuteparole diversetamen che in quanto agli effetti el modo di procedere èstato el medesimoe nelle speranze che hanno dato al duca di Ferrara ed in ognialtro accidente. Però per gli andamenti de' ministri Vostra Santitá puòessere certa dello animo del padroneed aspettare da luise verrá in Italia osi stabilirá altrimentila medesima disposizionema gli effetti tantopeggiori quanto sará maggiore la facultá di offendere.

Né si assicuri Vostra Santitá in sulle ragione che dice loarcivescovo della sua buona naturadella professione che fa di procedereiustificatamentedello essere poco guadagno el ruinare Vostra Santitá; perchédella bontá sua io non voglio parlarenon sendo conveniente parlare di unotanto principe altro che con somma reverenziané voglio dire che la grandezzanon sta troppo bene con la conscienziae che ogni principe può piú facilmenteessere buono principe che buono uomo. Ma Vostra Santitá che è allevata neglistati e ne' maneggi grandied ha veduto molte cose presentie lette ed uditemolte delle passatesa quanto è difficile frenare lo appetito di crescere lasua grandezzae quanto sarebbe larga questa materia a chi volessi contradire;perché sono occulti e' cuori degli uominie spesso profonde le simulazioneinmodo che facilmente si inganna chi fonda el suo giudicio in sulle parole e coseestrinseche; ed in questocome è notissimosono superate tutte le altrenazione cristiane dagli spagnuoliche non sono altro che arte e simulazione; e'costumi de' quali che abbia preso in qualche parte uno principe che è tra loroio non lo dicoperché in veritá non lo soma non sarebbe grande maraviglia.Né è da arguire che insino a ora abbia fatto professione di procedereiustificatamenteche se bene fussi veroil che per la medesima ragione nonvoglio disputarechi lo fa per simulazione lascia communemente queste arte dacantoquando se gli appresenta uno tratto grosso che si può tiraremacavandosi la maschera; perché conseguendo uno de' fini per e' quali ha usato lesimulazionegli pare minore fatica el porla da canto; ed in proposito el premiodi assicurarsi in questi tempi di uno pontefice è sí grandeche se Cesare perfarlo uscirá del passo suo non sará maraviglia.

Io non stimerei tanto che si movessi per la cupiditá ditôrre le terre della Chiesabenché anche questo non sia poco guadagnoquantoper essere sicuro che la potenzia di uno papa non lo possi offendereanzi avereuno papa di sorte che lui possa fidarsene e valersene; il che potria fare nongiá giustamentema in modo che non gli manchi qualche colore diiustificazionesotto nome di uno concilio di reformazione della Chiesaa chepotrebbe fare concorrere tante provincie che si potria quasi chiamare conciliouniversale. Gli effetti de' quali quando cominciano con questi modisonodeposizione di pontefici; o dove sia grande uno imperadorepossono essereabassare tanto la autoritá de' papi che non restino piú formidolosi. Epigliando queste vie satisfará alla utilitá suaallo odio che avessi conVostra Santitá; ará colore di iustificazionee forseperché gli uomini sonofacili a ingannare le loro conscienzie massime in quello che gli torna benegliparrá non fare cosa che non sia lecita e laudabile.

Non sará questa ambizione o pensiero nuovo in Cesareperché sempre chi è stato grande ha desiderato unire alla potenzia temporalela autoritá spirituale. Chi in Roma era Cesare era anche pontefice massimo; e're di Ierusalem osservorono questo medesimo; alla etá nostra Massimianoavo diquestopoi che restò vedovoebbe tra le altre sue chimere questa di pensareal papato; gli imperadori cristiani antichiquando erano grandiperchésecondo le legge nostre non erano capaci di essere ponteficivolevano non sipotessino eleggere sanza loro ed avergli a suo beneplacito. Che cimaravigliereno se uno pensiero simile nascerá in Cesare presentequaleveggiamo che per le pedate degli altri grandi tende al cammino della monarchia?

Le cose del mondo hanno questa condizione o vogliáno direcirculo: che sempre quello che èha similitudine col passatoe quello chesarásará simile a quello che è stato. È diverso nelle superficie e ne'colorima simile nelli intrinsechi e sustanzialitá; però non si può errare amisurare questo con la misura di quelloed a temere che e' príncipi presentiabbino di quelle medesime ambizioni e fini ed arteche hanno avuto e' passati;e se noi veggiamo tuttodí e' pontefici avere appetito alle signorie temporaliche ci maravigliamo che uno imperadore abbia inclinazione alla autoritáspirituale? E quando abbia questo intentola ragione vuole che non differiscadoppo le imprese de' viniziani e di Franciaperchécome ha detto loarcivescovohanno tempo e potrebbono portare molti accidentiche non glisarebbe sicuro lasciarsi drieto uno papa potente e sospettissimo. E peròinnanzi entri in maggiori pelaghi è conveniente faccia questoe vadia primacon destrezza smaltendo le cose di Italia chenon avendo ancora digestitequestesi metta nuovi cibi in sullo stomaco. Non sono costoro franzesi cheprocedono con appetito e con furia; è questa nazione attissima a conservare gliimperiperché gli sa fondare ed assicurare bene; e però considerando e laragione e la consuetudine suaabbiamo a credere che se non aranno opposizionesubito che lo imperadore passi in Italiao non passandocome aranno avuto elcastello di Milanometteranno mano a assicurarsisecondo la occasioneintutto o in parte di Vostra Santitá.

Ma consentiamosanza alterare però la veritáche la buonanatura di Cesare vi assicuri che lui sia per osservare le capitulazione e perportarsi bene con Vostra Santitá; non resterá ella in ogni casose luiprevale in Italiasanza riputazionesanza autoritásanza degnitá e maiestáalcuna di principe? Hanno e' predecessori vostri dato le legge agli imperadoriel moto a tutte le cose del mondo; Vostra Santitáquando era cardinaleera sipuò dire adorata da grandissimi re: ognuno faceva a gara di guadagnarla; oraponteficeará a stare a discrezione dello imperadorea cercare di satisfarenon solo a luima di essere grata a e' suoi; saprá ognuno che la dependerá daquelloperò resterá sanza riputazionesanza credito. Se e' principi secularifussino buoni e moderatiio confesserei che uno pontefice arebbe minore causadi curarsi della temporalitáperché assai sarebbono grande le sueiurisdizionese gli fussino conservate illese; ma chi non sa quanto sia espostoalle ingiurie uno papa che non sia armato e temuto? quanto si stimino poco lesue censure ed arme che non taglianoe quanto lo spirituale e lo ecclesiasticose la potenzia del papa non lo fa riguardaresia in preda di ognuno? Dunche nonpotete conservare la autoritá del papase non conservate quella del principe;e quella del principe resta annichilatacome ha a riconoscere l'essere suodalla discrezione di uno maggiorecome ha a dependere da' cenni suoi. Lasustanzialitá del principel'anima del principato è el comandare; peròcomeha a obedireancora che abbia el nome del principee' vestimenti e le immaginedel principatoè in fatto ogni altra cosa che principe.

Truovasi apresso gli scrittori essere stato parola de' saviantichie se bene ho in memoria uno ricordo dato a Gioveche fuggissi nonmanco che la morte el ridursi in luogo d'avere a raccomandarsi a altri. Peròvegga Vostra Santitá che bene gli prometteche luogo gli lascia tra' principiche gli dá speranza di buona compagnia da Cesarechi la conforta a metterli elcapo in grembo; che non vuole dire altro che spogliarsi di non essere piúprincipeche ridursi per paura di male in uno grado che a ogni uomo generoso evirile non è niente piú leggiere che la morte. Non è questo temporeggiarsi maruinarsinon conservarsi vivoma morire con eterna infamia; perché tanto sidice vivere el principequanto conserva la maiestá sua ed el grado diprincipe: perduto quelloè piú che mortopiú che sotterrato. Però ioardirò di dire che Vostra Santitá non solo debbe pigliare la impresa diconservare el suo principatoquando la fussi piena di molti pericolima etiamquando fussi quasi desperata; di che parlerò di sottoesaminato che arenoprimaquanto el fare questa lega sia pericolosoo quanta speranza ci sia dibuono fine.

Io non negherò che lo esercito che Cesare ha in Italiaequello che facilmente potrá ingrossare di lanzichenechsia esercito gagliardodi capitani e di buone fanteriee di riputazione grande per tante vittorie etanta fortunae che lui abbia oggi modo di danari per el parentado diPortogallodi che soleva per el passato essere debolee che per questirispetti e per le terre forte che hanno in Lombardiala impresa di cacciarglidello stato di Milano sia dubiadifficile e pericolosa; ma non consentirò giáche la sia desperatae che dalla parte di Cesare non siano molte difficultá epericoli a mantenersi.

E lasciate da canto le ragione generale che sono: che glieffetti delle guerre sono dubii; che spesso la vittoria è da chi parevainferiore; che molte volte uno piccolo accidenteuno piccolo caso fa variazioneed effetti di momento grandissimo; che nessuno ha la fortuna in potestáe chechi la ha avuto lungamente propizia e serenanon solo non si può promettereche l'abbia a continuarema ancora ha da temere piú che gli altri dellamutazione di quellae tanto piú quanto piú eccessivamente è statafavorevoleperché el solito suo è sempre stato ed è e sará di essereincertainconstante ed instabile; lasciatedicoda canto queste ragionegenerale ed altre simili che si possono allegareio confesso che gli inimicihanno buoni capi e buona gentema non però tali che si debbino temere tantoche si abbia a abbandonare loro lo imperio del mondo sanza opporsegli. Non sonoaltro che uomini; e chi considera e' loro progressi diligentementecognosceráche hanno vinto piú forse per mala fortuna ed imprudenzia degli inimici che perpropria virtú; e se per virtúnon è però stata sí rara e sí mirabile chegli altri abbino a disperarsi di potervi aggiugnere. Le pruove loro sono statefatte in Italia non con altri che contro a' franzesila imprudenzia de' qualiel disordine e la impazienzia è sí notache è superfluo el parlarne; e mancoè maraviglia che siano stati vintiperché tutto consiste in sapere sostenerequello loro furioso ed inconsulto impetonel principio del quale non sono giápiú che uominima doppo quello sono forse manco che donne.

La impresa ultima di Italia non l'hanno perduta e' franzesise non per loro malo governoavendo perduto tanto tempo ed opportunitá contanta ignavia intorno a Paviasanza mai stringerla di altro che di...; e di poiusciti gli imperiali in campagnarisolutosiancora che avessino diminuitomolto lo esercito ed inferiori di numero di fanteria agli inimicidi aspettarliin uno alloggiamento pericolosissimo. La vittoria prima di Milanodella qualefu capo Vostra Santitáquella sa se fu piú fortuna che virtúe se alprincipio di impresa facile diventò per la freddezza de' cesarei in mododifficile e pericolosache molte volte e' franzesi si trovorono con avantaggio.Non voglio discorrere la giornata di Ravennae le cose del Gariglianoparticularmente; ma la conclusione è che chi gli propone sopra gli altri uominie gli battezza invincibilisi lascia menare piú al grido che alla ragione.

El grosso del campo loro saranno fanti lanzichenechall'incontro de' quali saranno svizzeriche in fatto di disposizionediordinanzadi animo e di esperienzia in sulle guerre sono una medesima cosa cheloroné mai sono soliti a fuggirgli; e se nella giornata di Paviasi sonoportati malepiú presto per disposizione de' cieli o per malo ordine de'franzesiche per altra cagionequesto mi accresce la speranza che abbino ora aportarsi benee come hanno fatto in tante giornate in Italia; non solo perchési tratta dello stato lorosendo la grandezza di Cesare la sua ruinama etiamper desiderio di scancellare questa ultima ignominiae ricuperare la sua anticariputazione. È in effetto verissimo e' nostri svizzeri essere di virtú almancoequali a' lanzichenechi; gli spagnuoli che sono tanto temuti non sono piú chetre o quattromila fanti al piúe se multiplicherannosaranno uomini nuovi eche non aranno quelle qualitá che mettono tanto spavento; contro a' quali unafanteria italiana di quattro o seimila uomini sceltimunita bene discoppietteria ed archibusiguidata da uno signore Giovannicombatterávalorosamentee messa in sulla concorrenzia degli spagnuolinon ará mancodesiderio di vincerené manco obietto della gloria militare e de l'onore dellanazioneche s'abbino loroné manco saranno uomini a ogni cosa che sianoeglino. Quando è accaduto combattere italiani particulari con spagnuolie chehanno combattuto la gloria della nazionen'hanno fatto dimostrazione; ed inogni luogo dove persone sceltecioè che stimino l'onore del suo mestieresaranno bene guidatefaranno el medesimo. Di gente d'arme non aranno vantaggioa noiné anche a iudicio mio di capitanine' quali confido tanto piúperché oltre allo stimulo della riputazione e gloria delle armeciascuno de'nominati dallo arcivescovo giucherá lo stato suo.

La quale ragione fa che Vostra Santitá si potrá fidare diloro perché hanno el medesimo interesseanzi necessitá; e lo essere glispagnuoli notissimi oramai in Italia di fraude e di infidelitáè el maggiorefreno che si possa avere che nessuno de' collegati italianiper migliorare lesue condizionenon cerchi di accordarsi separatamente con loro. De' capitanicesarei che hanno la pratica di Italiase manca el Pescara la salute del qualesi intende essere disperatanessuno da Alarcone in fuora è pure in mediocreestimazione apresso a quello esercito; ed a lui mancano molte di quelle parteche sogliono notarsi ne' grandi capitani. Però se noi vogliamo avere paura solodelle sustanzialitá e degli effettie non de' nomi ed opinione vaneio non soperché questa lega s'abbia a diffidare di potere fare uno esercito da metterloa riscontro di costoro.

Non so giá rendere conto ora se la guerra s'ará a fare conimpeto o con dilazionese la giornata s'ará a fuggirea cercare o aspettareperché questi partiti s'aranno a pigliare in sul fatto; e se gli inimiciabandoneranno la campagnaquesto esercito potrá campeggiare le terre forse conpiú virtú che non feciono e' franzesi; e se si ristrigneranno in LodiPaviaed Alessandrianon sará poco principio cavargli el primo di Milano e diCremona; se le vorranno tenere tutte sará per loro troppo pesomassime cheoggidícome ognuno sahanno e' popoli inimicissimiel favore de' quali nellaprima impresa spaventò e' franzesi in modoche vilmente si lasciorono tôrreMilanoe di poi è stato el principale instrumento con che e' cesarei hannodifeso tante volte quello stato. Allora per avere e' viniziani amici o neutralie Mantova a suo piacimentoera facile el transito a' lanzichenechi; ora peravergli contrarise lasciono Cremona e Milanopotrebbe facilmentedifficultarsi questo soccorso.

Se usciranno in campagna e lo esercito nostro sia dellaqualitá che io dicopotráse sará per altro in propositonon fuggire lagiornata; se sará bene non farlaavendo el ridosso di buone terre e facultádi fortificare gli alloggiamentipotrá facilmente discostarsene sanzapericolosendo oramai imparate da ognuno le arte del signor Prospero. Ed ancorache Cesare abbia danari del parentado di Portogallosaranno piú danari sanzacomparazione quelli della legae da durare piú lungamente el temporeggiare;tanto piú che gittandosi el fuoco disegnato nel regno di Napolise Cesare nonvi fará provisionepotrá fare tale incendio che metterá in troppo disfavorele cose suee cominciando a ruinare da uno cantosi tireranno drieto la ruinadall'altro. E' popoli del reame non possono essere peggio contenti: e' signoriinquieti e cupidissimi per molti rispetti di cose nuove; el regno sanza armesanza governo; non ci sará la persona del re di Franciaci sará el nomefranzesela speranza di uno re particulare che abbia a risedere quivicosasopra modo desiderata da tuttici sará la riputazione del papade' vinizianie di tutta Italia: fondamenti da fare maggiore moto in uno regno facile aturbarsi per minore vento.

Alle quali cose se Cesare vorrá provederenon potrá farlosanza tempodifficultá e spese grandissime; e male potrá sostenere a Napoliche non abbandoni o raffreddi assai le provisione in Lombardia. La guerra aprealla giornata di molte occasioneed a chi è assaltato gagliardamente scuopremolti impedimenti che da principio non si possono giudicare; de' quali se benenon si ha certezzanon si ha anche certezza di molti pericoli che sono staticonsiderati in contrario; e' quali tutti mettere a entrata è cosa troppo timidae troppo passionata. Gli uomini che per non cognoscere le difficultá ed e'pericoligiudicano facile le imprese difficilesono imprudentiné hanno nomedi animosi ma di bestialiperché animoso è quello che vede e' pericoli ma nongli teme piú che si convenga; e questa è la differenzia tra due savide'quali l'uno è animosol'altro è timido: che l'uno e l'altro prevede e'pericolima el timido mette per certi quelli che sono dubiie gli pare giávedere in atto tutti quelli che considera che possono accadere; lo animosocognosce e' medesimi pericolima sapendo che non sempre succede quello che èpericoloso di potere succedere (perché molti ne sono repulsi dalla forzaassaischifati dalla industria e prudenzia degli uominida alcuni ne libera qualchevolta el caso e la fortuna per sé stessa)nel pigliare le deliberazione nonpresuppone tutti e' pericoli per certianzi ne abatte quella parte che gli pareche con qualche speranza si possa abattere.

Con la quale misura se Vostra Santitá misurerá e'fondamenti di questa impresasono certissimo non la troverrá sí desperatané sí imprudente; anzi avendo el favore de' populipiú danari e modo amettere e mantenere piú forze insiemela causa (se questo importa) piúgiustacioè la libertá della Chiesa e degli altrimi persuado che ogni uomoche sia savio e sanza passione giudicherá chepresupposto che e' franzesi nonvariassinosiano molte piú e maggiore le speranze della lega che di Cesare.

Ma quello che ha dato e dá animo allo imperadoreche fagagliardo chi contradicee che in veritá è ragione che importa assaiè eltimore che e' franzesi in sul furore della guerraper el desiderio di avere elsuo renon si accordino con lui; e poi che si è veduto che l'hanno voluto farecol dargli la Borgogna tutta o partesaranno molto piú larghi delle cose diItalia; cosa che importa tanto chelevato questo pericolola impresa sarebbeper ogni altro rispetto con grandissimo vantaggio. E questo solo non si puònegare che la fa dubiadifficile e pericolosissimamassime sendo e' franzesiimprudenti come sonoed el regno in mano di donne che si governerammo piú conla tenerezza che con la ragione; nondimanco se noi potessimo camminare per altravia sicura o meno spinosa che questasarebbe pazzia sottoporsi a questopericoloma essendo ogni altra via piena di maggiori pericolianzi ruinemipare che la necessitá ci sforzi a andare per questanella quale chi beneconsidera tutti e' casipossono occorrere facilmente degli accidenti cheallevierebbono molto questo pericolo.

Le cose sono in termini cheséguiti accordo o nonon puòessere tra questi dua re altro che grandissimo odio; perché el re di Franciain luogo delle buone promesse che aveva avutoe della umanitá e generositáche si era presupposto avere a trovare in Cesarefaccendosi conducere a lui inSpagnaha trovato delusione e tutto el contrario delle speranze sue: a luinegata la presenzia di Cesarese non quando fu in grado di mortee Borboneinimicissimo suofavorito ed onoratissimo; in modo che è certissimo che nonamorenon animo regionon desiderio di pace inclinerá Cesare agli accordimache della sua prigione o liberazione si fará mercatantia.

Però tutto el punto consiste che la liberazione sua sifaccia in modoche uscito che sia non resti legato di maniera che pernecessitá séguiti quelle conclusione che ará fatto nello accordo a danno diItalia. E questo a mio giudicio s'ha a sperare ogni volta che el principio diquesta lega avessi qualche buono progressodi sorte che Cesare si conducessialla concordia per necessitá e per timore; tanto piú che trovandosi la lega insulle armeed avendo seco e' svizzerie' quali presuppongo che resteranno connoi ancora che e' franzesi accordassinoperché è el suo interesseleesecuzione che s'avessino a fare contro a Italia non possono essere altro chelungheil che darebbe tempo al re di Francia di pensare a' fatti suoi; eragionevolmente lo moverá piú el timore che lo imperadoresuo inimicissimo eche si vede che aspira alla monarchianon pigli el dominio di Italiachesarebbe instrumento a batterlo in Franciache ogni rispetto di qualunque frenodi figliuoli statichi o di altro che per liberarsi avessi messo in mano diCesare.

Dirò piú oltre che se bene io fussi certo che cominciata laguerra el franzese avessi a accordareed el re liberato avessi a osservarequeste prime esecuzione a danno di Italiacioè a lasciarla cadere in mano diCesareche io forse non muterei proposito; perché mi pare questo minorepericolo che lasciare correre le cose di Cesareperché in questo caso VostraSantitá si ritirerebbe in Franciadove el reliberato già da' suoi legamiper la osservazione delle prime convenzionee vedendo el pericolo piúpropinquo per essere tanto cresciuta la potenzia di Cesarearebbe causa diintrattenere Vostra Santitá e ristrignersi con quella; ed el medesimo è dacredere farebbe el re di Inghilterra. Ma nello altro partito è molto peggioperché se è in fatis che le cose di Italia abbino a ruinareè moltomeglio che Cesare per ruinarle sia constretto a lasciare el reche ci resterápure ancora qualche speranzache gli abbia facultá di farsi padrone di Italiatenendo ancora el re in prigioneperché in tal caso o batterá la Franciasanza difficultáo almeno Vostra Santitá non v'ará refugio sicuroperchéará da dubitare che e' franzesiper recuperare el suo renon lo vendino dinuovo. Sono questiio lo confessopartiti estremima non sono manco estremie' termini in che si truova Vostra Santitá; e sono partiti che nelle estremitáhanno usati gli altri principi e spezialmente molti pontefici romanie' qualihanno eletto piú presto queste deliberazione che mettersi in mano ed adiscrezione degli imperadori. E lo può fare piú facilmente uno papa chequalunche altro principeperché questo non può portare seco lo stato suomael papa porta seco sempre almanco parte del pontificato e di quella reverenzia emaiestá che ha in Roma.

In somma calculato ogni cosanon è dubio che se VostraSantitá insieme con gli altri non piglia le arme contro a Cesareche lui siinsignorirá presto totalmente dello stato di Milanoverrá a suo piacerequesta state in Italiao ci ingrosserá di esercito quanto vorrá. Edaspirandocome si vede che aspiraalla ruina de' viniziani ed a battere laFranciale quali imprese non è sicuro tentare se non stabilisce bene el restodi Italia (e questo non può stabilire se non abbassa Vostra Santitá)ogniragione fa credere anzi tenere per certoche lui metterá mano subito a questoe la riducerá a piccolo ponteficee forse procurerá che in questa Sedia siamesso altri che dependa in tutto da lui; ed almanco chi confida di bene nonnegherá che essendo lui grandissimoVostra Santitá resterá suo ministro ecappellanoed in grado chevedendosi quanto agli effetti privata dellamaiestá e degnitá suaará ciascuno di cento morte.

Sono questi mali certissimi e prestie se può venire casoalcuno di morte o simili che ve ne sullevi sará el medesimo se la piglia learmele quali non si può negare che abbino qualche speranza di liberarvi daquesti pericoligrandissima se e' franzesi tengono el fermo; non lo tenendociè pure qualche refugio con piú speranza di salvarsiche non è se Cesaregrande in Italiavorrá malignare. Però chi si spaventa de' pericoli dellaguerradebbe risguardare a' mali della pacee con quello occhio medesimo chesi risguarderanno quando sará passata ogni opportunitá di fare la guerra; e'quali sono piú certinon manco tardi ed in qualche caso maggiori; ed in quegliche sono pure minoricioè presupponendo che Cesare non volessi la ruinavostranon si può negare che saranno tanto grandi che Vostra Santitá glidebbe riputare poco manco gravi che la morte; e nondimeno chi spera questo mancoacerbo gradospera a mio giudicio quello che non è ragionevolenon èverisimilenon si debbe sperare.

Veggo bene che lo accordare Vostra Santitá con Cesare gliaccresce la facultá di poterla offenderema non veggo gli faccia mutare lavoluntá; sanza chechi considera quale partito sia piú gloriosopiúgeneroso e píú degno di principetroverrá che lo sforzarsi e fare ogniconato per non andare in servitúè cosa virile e degna di uomoed elcontrario è pieno di eterna infamia ed ignominia. Si è veduto a' tempi nostrie se ne legge infiniti nelle istorie antichere e principi grandi che per malasorte hanno perduto gli stati loroperché questo è naturale nelle conversionedel mondoche gl'imperi ora creschinoora abbassino; ma non se ne è visto oudito forse nessunoparlo de' grandi e simili a quello di Vostra Santitáchecon piú facilitá si sia mutato. Questose Vostra Santitádi che Dio laguardilo perderá sanza fare opposizionenon si potrá dire che gli sia statotoltoma bisognerá confesserá che dapocamente gli sia cascato.

Non fu mai alcuno uomo privato sí debolesí abiettochevedendo venire chi lo vuole spogliare del mantello che ha indossonon abbiafatto forza di difendersi o di fuggire; e Vostra Santitá che vede evidentementeche costoro vogliono spogliarla della degnitá ed autoritá suasi risolve astare fermaa non si muoverea lasciare fare agli inimici quello che vogliono?Non è questa la aspettazione che s'aveva di Vostra Beatitudine; non convienealle esperienzie che aveva fatto in minoribus dove aveva provatoe la buona e la avversa fortuna. La notizia che Vostra Santitá ha delle coselo ingegno suoquella capacitá che ha universalequella diligenziaquellaassiduitá che ha nelle faccendequella confidenzia che ragionevolmente glidebbe dare la integritá suala sua buona mente ed intenzione al bene publiconon meritano giá che ora che si tratta de summa rerum suarumla facciauna resoluzione tanto viletanto dapocatanto ignava.

Bonifazio antecessore di Vostra Santitásendo rinchiuso da'Colonnesi nel palazzo suo in Alagnanon avendo modo da difendersi né dafuggirealmanco con animo generoso messosi nella sedia pontificale con lo abitoapostolicooppose agli inimici tutta la autoritátutto lo splendoretutta lamaiestá che portano adosso e' vicari di Cristo; il che se bene non gli bastò afuggire quella infelicitáfu causa almanco di fare celebrare la generositásuae fare che nella mala fortuna avessi laudecome uomo che agli ultimipericoli avessi fatto con franco animo tutta quella opposizione che potette.Vostra Santitá ed ogni principe hanno a desiderare che le cose sue vadinoprosperené avere mai a tentare medicine pericolose; ma quando pure caggiononelle avversitáhanno con animo constante a tentare tutti e' remedi che sipuòper non perdere lo statoper non venire in servitúetiam per nonoscurare el grado e la maestá sua. E se non gli succedeperché sempre non sipuò resistere alla fortunanon gli resta altro che mostrare nelle estremitála sua virtúla sua generositá; la quale quando conservanopossono finireinfelicima finiscono almanco onoratilasciano di sé memoria gloriosa apressoa' posteried apresso a' presenti compassione. Ma se periscono ignavamenteresta el nome suo infame ed abominabile ed alla etá presente ed alla futura; equesta gloriaquesta degnitá della memoriaa chi tocca a considerarla piúche a' príncipi? E' quali come sono stati posti in grado eccelso sopra glialtrihanno anche le azione loro a essere eccelsegloriose e splendente piúche quelle degli altried a desiderarese io non mi ingannopiú presto lamorte che la vitaquando abbino diminuta una dracma della degnitá e maestásua.

È adunche Vostra Santitá condotta in luogo che agiturlo statola autoritála memoria e l'onore suo; accordando con Cesarequestonon si può negare che al tutto annichila la autoritáel grado del principe edogni speranza di memoria onorevolesanza cheinfinite ragione ci sono dacredere che el medesimo sará dello stato e della salute. Pigliando le arme ciè qualche speranza di conservare ogni cosa con augumento ancora della gloria edignitá sua. Ricordisi Vostra Santitá che chi si abbandona da sé medesimoèabbandonato non solo dalla fortuna ma etiam da Dioel qualecome è inproverbionon aiuta chi non si aiuta da sé stesso; e pel contrario la fortunavolentieri favorisce chi si arrischia. Le istorie sono piene di infiniti esemplidi persone che da estremi casi si sono liberati con la animositá e con loentrare francamente ne' pericolide' quali non debbe spaventare chi è in casodi necessitá; né è temeritá el pigliargli sanza vedere le cose troppomisurateperché ne' casi difficillimi non si può avere la sicurtáné sipuò una infermitá di tanto pericolo cacciare sanza usare rimedi pericolosi;anzi la troppa prudenzia è imprudenzia nelle difficultáed in fatto merita diessere chiamato prudente cosí colui chequando la natura delle cose loricercasa rimettersi in qualche parte alla potestá della fortunacome chi saeleggere e' partiti sicuriquando la sicurtá si può avere. Ma ristringendo elragionamentoel pigliare la guerra è partitoio lo confessomoltopericoloso; ma nell'altro partito mi pare che siano certissimi e' mali;ruinandola ruina in ogni caso sará grandema nell'unoel fine saráonorevole ed el conato generosonell'altroel procedere ignavissimoel finevituperosissimo.

La conclusioneper non mi stendere piú oltremi pare chesia questa: se a Vostra Santitá dá el cuore di potere vivere col nome diprincipema spogliata della degnitá e maestá del principese di poteresostenere infinite indegnitá sanza vivere desperataanzi per dire megliosanza morire ogni dí mille voltee si confida che Cesarecontento di poterlacomandare e sforzaregli abbia a osservare le convenzionee non gli fareperdere el pontificato e non gli occupare el dominio temporalepuò risolversiagli accordi seco. Ed a volere bene determinare questobisogna non soloconsiderare le cose presentima etiam che ingrosserá esercitichevorrá venire in Italia e forse in Romae secondo el successo di tutti questicasi fermare bene el punto suo; perché sarebbe pazzia chi volessi temernealloranon cominciare a difendersi ora. Ma se non può risolvere l'animo avivere in questa fortuna umile ed ignominiosao se pure potendo ridursi aquesta bassezzanon confida che Cesare abbia a usare seco umanitá e non glimancare delle promessegiá dico che e' consigli sono superfluie che VostraSantitá è fuora di ogni deliberazioneperché la necessitá la sforzaetiamcon sommi pericolia pigliare la via delle armeper fare pruova pure conqualche speranza di fuggire quelli mali grandissimi e certissimi che sono nellavia della pace; ed avendo a fare questoquanto piú presto si fará giudico siameglioperché el tempo dá a' cesarei facultá di provedersied è lorocommodo per molti rispettied a noi può portare facilmente molte difficultáed impedimenti. Non dico giá el medesimose Vostra Santitá si risolvessi aamicizia con Cesareperché quanto piú lungamente si potessi tenere sospesotanto sarebbe meglioper ritardare quanto piú si possa el corso de' progressisuoie perché non sará mai troppo tardi el precipitarsi in servitú.

 

 

 

XV

 

[Giustificazione della politica di Clemente VII.]

 

È sentenzia approvatissima appresso a tutti e' savi che glieventi delle cose non sono sicuro giudice delle deliberazione che fanno gliuominima solamente le ragione che gli hanno mosso a deliberare; perché laesperienzia ha mostro spesso consigli prudenti avere sortito infelice fineepel contrario in molte azione avere avuto piú parte la felicitá che laprudenzia. E questa diversitá tra gli effetti e le cause accade piú nelleguerre che in qualunche altra cosa umana; perché le sono tanto sottoposte allapotestá della fortunache a ogni ora per ogni minimo accidente ricevonovariazione grandissimaportando molte volte per caso estraordinario la vittoriaa chi era ridotto in ultima desperazione.

Se adunche ne' tempi nostri ed in questi prossimi anni èaccaduto che la guerra la quale prese Clemente VII pontefice romano in compagniadel re di Francia e de' viniziani contro a Cesareebbe infelicissimo finepoiche in luogo della sperata vittoria e quiete di tutta Italia ne successe carcerenella persona sua propriael sacco crudelissimo di Romaed infinite calamitáuniversale; non per questo solo s'ha a fare conclusione che la deliberazione dipigliare la guerra fussi imprudente e male considerata. Ma chi vuole condannareel papa di temeritá debbese non vuole essere temerario luiesaminarediligentemente le ragione che lo mossonoperché da questenon dallo eventos'ha a fare giudicio della prudenzia o imprudenzia sua.

Io credo che ordinariamente sia officio di ciascuno principeessere alieno dal fare guerra se non concorrono dua fondamenti: el primoquellodella necessitácioè quando si pigliano l'arme per liberarsi da' pericolioalmanco per acquistare quello che giustamente se gli appartenessi; l'altrodella facilitácioè quando le cose sono disposte in modo che verisimilmentepuò sperare vittoriao almanco non sia escluso totalmente della speranza; eche cessando qualunche di questi dua fondamentisia tutta ambizione oleggerezza. La quale debbe essere sommamente ripresaperché nessuna cosa èpiú perniziosa a' popoli che la guerra del suo principenessuna partoriscepiú e maggiori mali; e l'officio d'ogni principe è astenersi quanto può datutto quello che offende Dioda chi ha ricevuto tanto beneficio; curare quantopuò la salute de' suoi sudditiper interesse de' qualinon per utilitápropriaè stato messo in tanta altezza. E questa circunspezione si convienemolto piú a uno pontefice romanodi chi è principale la cura spiritualenégli è stata data la potestá temporale se non per accessoria e sustentacolo diquella; in tanto che se bene gli è concesso pigliare l'armi per difendere da'pericoli sé e la autoritá della Sedia apostolicanon so se sia sufficientegiustificazione quando lo facessi per recuperare stati temporali della Chiesaeccetto dove non fussi lo interesse della religione o fede cristiana; perché èforse a lui piú conveniente tollerare qualche dannoche suscitare guerre; cosatanto calamitosa alle persone ed anime de' cristiani.

Ma lasciando ora da parte questa disputa come superflua nelcaso nostroio voglio presupporre che se la necessitá di liberarsi da'pericoli non indusse Clemente alla guerrache lui merita essere biasimato comepontefice poco consideratore dello officio suo. Dico ancora che se secondo leopportunitá che allora si mostravanonon poteva almanco avere qualche speranzadella vittoriache e' debbe essere ripreso di imprudenzia; perché non solo chisi muove a acquistare quello che se gli appartiene è temerario a pigliarel'arme se non spera verisimilmente la vittoriama ancora chi è nellanecessitánon debbe entrare in guerra se è escluso di ogni speranza divinceremassime quando el non difendersi non gli porta subito la ruina totale;perché el tentare di ovviare con le arme a' pericolisenza avere forze difarlo con effettosempre gli accelera e gli accresceed è stultizia grandeper fuggire el pericolo minore entrare nel maggiore. Ed in questa vicinitádella ruina totale e presente non pareva fussi Clemente; perché se bene temevache la grandezza dello imperadore fussi per diminuire la autoritá sua e dellaSedia apostolicanon aveva forse da temere che la fussi per distruggere oannichilare el pontificato; e minore male era tollerare qualche indignitá odepressioneche sanza speranza di vittoria pigliare una guerradonde e lui ela Chiesa fussi per cadere in quegli estremi mali e pericoli. Consideriamoadunche quale fussi allora lo stato delle cosee se in Clemente fu necessitá esperanza sufficiente a fargli pigliare l'arme.

E' non è dubio alcuno che la potenzia di Cesarequando ebbevinto e fatto prigione el re di Franciadiventò formidolosa a tutta Italianon vi sendo restato ostacolo che potessi interrompere el corso delle suevittorie; el quale pericolo apparí molto maggiore quando lui ebbe occupato lostato di Milanoe ridotto in castello el duca Francesco Sforzia in tantaangustia chenon essendo soccorsobisognava venissi presto alla dedizione. Masi mostrò ancora piú spaventoso quando Cesare liberò el re di Franciaricevutotra gli altri patticessione da lui delle ragione del ducato diMilanoe promessa di non si intromettere piú in alcuna cosa di Italiae didargli armata per favorire la venuta sua a Roma alla incoronazione; per el qualeaccordo restava certo esclusa ogni speranza di potere resistere a Cesare se elre stava fermo nella osservanzia delle promesse. Spaventava questo pericolotutti e' potentati di Italia ed el papa particularmenteche si trovava sanzaarmesanza danarie con lo stato della Chiesa condizionato di sorteper ladebolezza delle terre e per le fazione de' sudditi suoiche essendo assaltatoda Cesarenon arebbe avuto forma alcuna di difendersi; in modo che avendo luida dubitare e della ambizione ordinaria degli uomini e della insolenzia naturaledi chi è vincitorenon gli restava altra sicurtánon volendo cercare nuovicompagni ed amicizieche confidarsi nella maestá del pontificato e nellaopinioneche insino allora era divulgata da moltidella bontá di Cesare. Laquale sicurtá era molto dubiapoi che in tutto dependeva dalla potestá edisposizione di altri; e di chi? D'uno principe oltramontanoprincipe giovanepotentissimofortunatissimoe che poteva numerare piú vittorie che anni diimperioed el quale aveva facultá di coprire le imprese ambiziose con titoliapparenti di ragione; e si sapeva che era ardentemente stimolato da molti suoiministri di aprire el seno a tanto favore della fortunae dirizzare lo animo afare una monarchiadella quale era el principale fondamento stabilire a vótosuo le cose d'Italia.

Ed ancora che per la bontá sua e per la esperienzia che siè veduta poi di luisi fussi potuto credere el contrarionondimeno molte edefficacissime ragioni concorrevano a farne giustamente sospettare. Prima leantiche e generale: che la potenzia delli imperadori suole essere perniziosa a'ponteficiessendosi per esperienzia di lunghissimi tempi vedutoche rare voltetra queste dua supreme potestá è stata vera unione e concordia; né èmaravigliaperché l'uno domina e risiede in Romal'altro ha el titolo delloimperio di quella e di tante terre che tengono e' pontefici; e come el papapretende che la cura spirituale sia tutta suacosí lo imperadore pretendeessere lui amministratore di tutto el temporaleed iuridico signore di tutto elmondo. Sono queste dua potestácioè la spirituale e la temporalenomi edeffetti diversima tanto bene corrispondono e quadrano l'una con l'altrachesempre e' príncipi hanno cercato di unirle quanto hanno potuto: però ed e'pontefici pigliano spesso piú della autoritá temporale che non ricercal'officio loroed e' príncipi secularisempre quando n'hanno avuto occasionesi sono fatti padroni dello spirituale.

Appresso agli ebrei el piú delle volte uno medesimo eraprincipe e pontefice massimo; e se non uno medesimoera el pontefice massimocreato dal principe e da lui dependeva; e communemente era di quelle persone chesono reputate una cosa medesimacioè figliuolifratelli o nipoti; nellareligione gentile chi era Cesare appresso a' romani era anche pontefice massimo.Non hanno permesso gli ordini della religione cristiana che sia facile questaconiunzionema gli antichi imperadoribenché cristianimentre potettonovollono che 'l pontificato dependessi da lorosí nella forma della elezionela quale non aveva effetto sanza la confermazione de' Cesaricome in volereessere giudici delle calunnie ed imputazioni che fussino loro date. Ed a noi èancora fresca la memoria di MassimianoCesare avo di questoche essendorestato vedovoaveva tra le altre sue chimereavuto disegno di farsipontefice. Che sicurtá aduncheche certezza poteva avere Clementeche Cesarein chi non solo è el nome e titolo cesareoma le ragionela autoritálapotenzia simile a quella delli antichi Cesarìnon aspirassi a restituire lacorona imperiale in quella pristina sua maestá e dignitá? a abbassare laautoritá e potenzia de' ponteficinon tanto per appropriarsi el dominio cheloro tengonoquanto perché deprimendo loro o reducendogli dependenti da sési toglieva uno de' piú potenti ostacoli a conseguire el dominio d'Italiaed aampliare mirabilmente la sua grandezza?

Aggiugnevansi a queste ragione altre piú particulari e piúfresche; perché se bene Clemente mentre era cardinale avessi favoritocaldamente le cose di Cesareanzi fussi stato uno de' principali instrumenti afondare in Italia la sua grandezzanondimeno poi che fu assunto al pontificatoera cessata presto la confidenzia grande che era prima tra loroed in progressodi tempo diventata mala satisfazioneessendo parso a Cesare che nella venutadel re di Francia in Italia el papa non avessi voluto correre piú seco lamedesima fortunaed a Clemente essere stato doppo la vittoria di Pavia trattatoin molti modi male da' capitani suoi; e non solo sprezzato le sue querele daCesarema veduto che lui non ratificava la capitulazione fatta coi viceréperosservanzia della quale el papa aveva sborsato grossa somma dì danarie checontro alla forma de' capitolile cose dei duca di Ferrara erano intratenute daloroe mantenute le guarnigione nelle terre della Chiesaera entrato insuspizione che Cesare non fussi di animo sincero verso di luie che per questoe per molti altri segni che tuttodí si vedevanoCesare non aspirassi aldominio d'Italia.

Le quali suspizioni multiplicando ogni dí in infinitosecondo che è la natura di queste cose come è aperto loro lo aditospinsonoel papa a prestare orecchi a certe pratiche che per mezzo di Ieronimo Morone sitenevano col marchese di Pescaradi dissolvere lo esercitoe dare al marcheseel regno di Napoli; le quali essendo venute a luceaccrebbono da ogni banda elsospetto: in Cesareperché gli parve avere compreso lo animo del ponteficealieno in tutto da sé; nel papaperché pensò che la suspizione e l'odiofussi cresciuto in Cesare. E tanto piú che lui subitoo necessitato diassicurarsio pigliando el pericolo per occasioneoccupò lo stato di Milanoed assediò el duca Francesco in castellodonde si augumentò el timore ed elsospetto di tuttiparendo che Cesare caminassi scopertamente al dominiod'Italíae che gli altri tutti restassino a sua discrezionese alla autoritádello imperio ed a tanti regnie spezialmente a quello di Napoliparte tantonotabile d'Italiasi aggiugnessi el farsi padrone del ducato di Milano. E tantopiú che in tutte le pratiche che si tennono con Cesare di volere assicurare lecose d'Italianon si potette mai spiccarlo dal proposito di volere disporre diquello ducato nella persona di monsignore di Borbonepersona che per essereinimicissimo del re di Francia era necessitato dependere totalmente da lui.

Partorirono questi princípi una fine molto suspiziosa per elpontefice; perché avendo lui strettissima pratica di collegarsi col governo diFrancia e co' viniziani in soccorso del duca Francescoed avendo a instanziadelli agenti di Cesareche promettevano che lui accetterebbe certi capitoliproposti da Sua Santitáconsentito di aspettare dua mesi la risposta suaCesareparendogli essere necessitato convenire o col re di Francia o col papa econ gli altri d'Italiaelesse piú presto lo accordo di Franciamettendo inlibertá lo antico inimico suo; che parve segno manifestissimo di pensare afarsi padrone d'Italiapoi che per poterla avere a sua discrezione aveva mancostimato tante ragione che erano in contrario. Potriansi riferire molte altreparticularitáma tutte tendono a questoche per la ambizione ordinaria degliuominiper quelli fini che communemente hanno avuto gli imperadoriper lediffidenzie nate tra loro e per moltissimi segniel papa aveva grandissimacausa di temere la grandezza di Cesareal quale lui per sé solo non potevaresistere.

In questo stato delle cose sopravenne la certezza che el redi Franciagiá ritornato nel regno suoera parato collegarsi col papa e co'vinizianied in compagnia loro soccorrere el duca di Milano; a che el red'Inghilterra confortava molto el papapromettendo ancora lui di accostarsialla legae' viniziani ardentemente lo stimolavano. Che aveva adunche a fare elpapapresupposto che le forze di tanti principi collegati fussino tali dapotere sperare la vittoria? Aveva egli a volere piú presto che in potestá diCesare fussi sottoporre Italiadeprimere la persona sua o la autoritá dellaSedia apostolicache mettersi a fare pruova di conservare la libertá dellaChiesa e di tuttie riducere le cose in termine che gli stati di ciascunofussino sicuri? Certo non poteva dire questose non chi avessi portato sicurtáda Cesareche luicontento al suonon fussi per turbare la quiete deglialtrio chi fussi di opinione che a uno pontefice romanoessendo vicario diDio in terra ed avendo per principale obietto la salute delle animesiappartenessi piú presto lasciare ogni cosa in preda che implicarsi in guerre.

Delle quali ragione nessuna è veraperché la sicurtá cheCesare non avessi a travagliare gli stati di alcunosi poteva piú prestosperare che affermarenon potendo alcuno prudente promettere quello che dependeda altri. Ed ancora che la fama che insino allora era in bocca di moltie laesperienzia di quello che si è veduto di poiavendo lui nella venuta sua inItalia onorato santissimamente ed esaltato la persona del ponteficerestituitocon somma bontá e generositá al duca Francesco Sforzia lo stato di Milanoefatto ogni opera perché Italiasicura della potenzia e delle arme suerestassi tutta in pacefaccia fede che lui anche allora sarebbe stato inclinatoalla sicurtá e quiete di tutti; nondimeno neanche queste ragione bastavano afare deliberare el papa a rimettersi totalmente a sua discrezione. Perché sebene tutto quello che ora ha fatto Cesarel'abbi fatto per sua natura e perdesiderio di pacee non perché per la lunga esperienzia e travagli seguitipoiabbia cognosciuto piú difficultá d'appresso che non immaginava dalontanoo perché al presente le cose d'Italia si trovassino in altri terminiche non erano allorao perché sia stato necessitato pensare a' pericoliimminenti da' turchi e da' luterani alla Ungheria ed alla Germaniaessendodicocertissimo ciascuno che la sua bontá e non alcuna necessitá è statacausa di queste sante deliberazionechi poteva allora prometterselo sí alsicuroche avessi a lasciare riducere le cose totalmente in arbitrio suo?

Non si era ancora veduto di lui e della mente sua sí certaesperienzia che assicurassi questa opinione; anzi dava ombra in contrario ledimostrazioni e le opere de' capitani suoi d'Italiadelle quali se benevenivano le querele agli orecchi suoinon si vedeva farvi alcuna provisione;facevano dubio tante altre ragione discorse sopraed el considerare bene lanatura de' príncipie' quali ancorché lungamente siano stati buoni ed alienidalla ambizioneaccade spesso che invitati dalle occasionealterati daglisdegnispinti da' sospettimutano natura ed operano el contrario di quello cheprima hanno avuto in animo; ed è anche vizio naturale degli uominiche dovehanno qualche apparenzia di ragione si persuadono facilmente le imprese sueessere giustissime e santissime. Ed in Cesare mancano forse colori di poteretirare a sé legittimamente tutta la autoritá temporale? poi che le leggedicono che lui è signore di tutto el mondoha gli esempli degli antichiCesarie quando bene non avessi voluto deprimere la autoritá della Sediaapostolicagli mancava occasione di cercare di abbassare el papacon chi forseaveva odioper via di concili desiderati e ricercati da molti come necessariper la eresia di Luther che ogni dí ampliavae per molti disordini che sononella Chiesa? Di poi che cosa piú oscurapiú incertapiú fallace che e'cuori delli uomini pieni di infinite latebre e laberinti? Però è stata sempreopinione verissima de' saviche mai alcuno o principe o privato si puòchiamare sicuro d'altrise non quando le cose sono disposte in modo che lui nonti possa nuocereperché della voluntá d'altri non si può avere alcunacertezza o sicurtápoi che è nascosta e mutabile; e quando bene ne potessirestare sicurissimociascuno principe che è veduto dependere in tutto dalladiscrezione di altriresta senza riputazionesenza degnitásenza maestápiú presto col nomecon l'abitocon gli ornamenti di principe che con lapotestácon la sustanzia ed effetti.

Le quali ragionese io non mi ingannoci sforzano aconcludere che se beneconsiderato quello che Cesare ha fatto di presenteelpapa sarebbe potuto riposarsi in sulla opinione della sua bontáche e' nonsarebbe stato prudente a farloné a volere correre pericolo di ingannarsi incaso tanto importante non solo alla persona suama alla Sedia apostolica ed albeneficio commune di tutta Italia. Né si puòanche se si discorrono le coseper l'ordine lorodire che el papa dovessi lasciare piú presto in preda lostato e la autoritá della Chiesa che pigliare l'armeperché io credo che siaofficio d'ogni buono e prudente pontefice conservare el grado e la autoritálasciatagli dagli antecessori suoimassime che declinando di quella perderebbenon manco lo spirituale che el temporale.

Io confesso essere proprio ufficio del papa la curaspiritualee dico piúche molto maggiore e piú potente farebbe uno ponteficela autoritá spiritualese non gli fussi turbatache tutta la temporale chelui potessi avere; e che el dimettere le cure temporali lo farebbe piú sicuropiú grandepiú reverendo nel conspetto di tutta cristianitáse gli uominifussino di quella bontá che doverebbono essere. Ma essendo el mondo pieno dimalignitáchi dubita che se uno pontefice non aiutassi le cose sue con ognispezie d'arme e di potenziache sarebbe annichilato non manco nello spiritualeche nel temporale? Perché ciascuno principe lo vorrebbe constringere adistribuire a modo suo e' beneficile dignitále dispense e gli altri tesorie facultá ecclesiastiche; a' quali consentire sarebbe perniziosissimoed elrecusare pericoloso alla persona sua ed alla Chiesae di gravissimo scandolouniversale.

Le cose per lunghissimi tempi sono transcorse in luogoe siè tanto smarrita la reverenziala devozione ed ogni forma di santo viverechesolamente la vita esemplare e la santitá de' pontefici non basta a riducerle algrado suo se non in processo di lunghissimo tempo; bisogna sia seguitata dalresto della corteaccompagnata dalla voluntá de' principi e favorita dalconsenso universale. Le quali cose se uno pontefice volessi conducere perviolenziasarebbe prima oppresso che vi avessi fatto alcuno fondamento; ed eltirarle innanzi con persuasioni e con lo esempioha bisogno di tempo sí lungoe di tanta fortunache prima sarebbe ridotto in ultimo disprezzo el pontificatoe perito lo infermoinnanzi avessi potuto aspettare la operazione dellamedicina. Però è necessario che uno ponteficeessendo di costumi integri edesemplarie ritenendo sempre ottima menteaccompagni el governo universale delpontificato con la memoria di essere ancora principee che non si può lasciarecadere l'uno che non vadia in terra l'altro; sprezzate le opinioni false di chisi persuade altrimentinon pigli le arme per cupiditá d'imperionon per odioo per vendettama si difenda piú presto con le arme che lasciarsi tôrre lapotestá temporale; perché poi che quella gli è stata o data o tollerata sílungamenteè sua; e statagli lasciata dagli antecessori è obligatorestituirla a' successori; e perché non può essere violata questa che nonpatisca la autoritá spiritualeed aprasi la via a mettere l'ordine ed elgoverno ecclesiastico ne' principi laici; che è quello che e' sacri canonihanno al continuo tanto proibito e detestato.

Era adunche Clementeacciò che in potestá di Cesare nonfussi violare la autoritá del pontificato e sottoporsi Italiain necessitámanifesta di pigliare l'armepur che avessi speranza verisimile di potersidifendere. Circa a questoche è l'ultimo articolo del discorso nostroioparlerò brevementeperché sarebbe troppo lungo discorrere tutti e'particularie perché la cosa è sí fresca che gli uomini facilmente possonoriducersi in memoria e' fondamenti principali. Dico aduncheche pigliandoClemente le arme con la lega ed apparati che si feciononon solo non dovevadesperare la vittoriama n'aveva quella speranza che si può avere nelleguerredel fine delle quali non si può avere certezza alcunaessendo tuttedubie e sottoposte alla potestá della fortuna. Perché essendo da una bandaapparato grandissimo d'arme e di danari; dall'altra uno piccolo esercito senzaprovisione alcuna necessaria alla guerrae massime penurioso di danari; senzasperanza di soccorso propinquo; co' popoli dello stato di Milano inimicissimi econ molte altre difficultá; Cesare lontanoed a chi secondo e' capituli dellalega aveva el re di Francia a rompere subito guerra di lá da' monti; ed e'collegati tutti correndo in questa impresa grandissimi interessinon parevarestassi altro dubio di felice fine che o la fortuna di Cesare stata insino aquello di grandissimao che el re di Franciaper essere e' suoi figliuoli inmano di Cesareprocedessi freddamente.

El dubio della fortuna non era cagione sufficiente a fareritirare e' príncipi da una impresa che pareva quasi vinta; perché questo èproprio della fortunaessere instabile ed incerto; e chi lungamente l'ha avutafavorevole tanto piú debbe temere la sua mutazionee coloro massime che non lasapendo o ricevere o conservarel'hanno provocata a partirsi da sécomepareva che avessi fatto Cesare; poi checon consiglio che da ciascuno fugiudicato imprudentissimoaveva liberato el re di Francia e voluto piú prestofidarsi di uno inimico suo naturale che di quelli cherimosso el timoredesideravano essergli amici. Né era ragionevole che el re di Francia nonprocedessi nella guerra con la debita caldezza; perché avendo mancato diosservare la capitulazione di Madrilné voluto recuperare e' figliuoli per viadella paceanzi collegatosi a nuova guerra contro a Cesarequanto piú laguerra si faceva gagliarda e potentetanto piú poteva sperare la recuperazionede' figliuolie che el rigore dello accordo fatto si riducessi a qualchecondizione piú piacevole; e tanto piú che per la etá tenera de' figliuoliladilazione del recuperargli non era di tale preiudicio che per questo avessi amancare allo onore ed utilitá suae per dire meglioa sé medesimo.

Che la speranza della vittoria fussi grande in favore dellalega ne è sufficiente testimonio el progresso della guerrache per sémedesimaper la grandezza delle forze e difficultá infinite degli inimicisenza favore alcuno estraordinario della fortunasenza industria o virtú de'capitaniandò insino all'ultimo punto della vittoriané ebbe altro inciampoche gli errori manifesti di chi aveva el carico della impresanonostante che loesercito de' collegati si fussi condotto in sulle mura di Milano sanza svizzeriche era el fondamento principale che si era disegnato ed ordinato. Ma chemaggiore testimonio vogliamo noi che quello degli inimici medesimie' qualiinnanzi che si rompessi la guerra e poimostrorono temere di non poteresostenere tanto impeto? Che indusse Cesare a liberare el re di Francia se non eldiffidare di potere resistere alla Italia ed alla Francia insieme? E se temé diquesto quando si trattava la lega col governo di Francia confuso ed attonito perla prigione del suo principequanto è da credere che piú ne temessi poi cheel re di Francia libero e ridotto in Francia era diventato capo della lega? Nelquale tempo Cesare dubitò tanto dello esito delle cose che mandò al papa inposte don Ugo di Moncada con espressa commessione di rilasciare lo stato diMilanoche era la causa per la quale sola el papa e viniziani entravano nellanuova guerra; la quale offerta si sarebbe accettatase el papaessendo giáfatta la lega nuovaavessi voluto mancare della sua fede al re di Francia.

Sentiva adunche Cesare in quanto pericolo erano le cose sue;sentivanlo e' capitani e li agenti suoie' qualisoliti sempre confortarloalla guerrapersuadevano in questo tempo e desideravano la pace. Furonointercette lettere di don Ugo a Cesare date in Sienaquando partito da Milanoandava a Roma per trattare la concordia col papanelle quali avendo el dímedesimo avuto certezza in Firenze della lega fattalo conforta caldissimamentealla pacemostrando la grandezza del pericolo ed uno consenso ardentissimo ditutta Italia contro a' soldati spagnuoli. Furono intercette lettere del marchesedel Guasto e di Antonio di Levacapitani allora dello esercitoscritte al ducadi Sessaoratore cesareo in Romaed al medesimo don Ugonelle qualilargamente concludono le cose loro non avere rimedioriscaldando e sollecitandoquanto potevano la concordia col papa. Adunche non senza cagione el papa speròla vittoria; adunche con buoni fondamenti cominciò una guerra desiderataestremamente da tutta Italiacome giudicata necessaria alla salute universale;e se allo effetto delle guerre importa cosa alcuna la giustizia della causachecagione se non onorevolese non giustase non santaindusse el papa a questaimpresa? Nella quale non cercò altro cherestituito lo stato al duca diMilanocosa di tanto momento alla sicurtá communeItalia tutta si riducessiin una ferma e tranquilla pace; non capitulò di occupare quello d'altri; nonacquistò alcuno particulare o per la Chiesa o per la famiglia sua; non dispogliare Cesare degli stati suoise non in quanto si trattòche non bastandola guerra di Lombardia a indurlo alla pacesi assaltassi el regno di Napolicon condizione però che eziandio acquistato che fussisi restituissi a Cesarese fra certo tempo accettassi e' capitoli della pacee che alla finepersistendo lui nella sentenzia suavi si eleggessi con consenso commune de'collegatiuno re che fussi a proposito per beneficio di tutti.

Indusse adunche el papa a questa impresa e la necessitá e lasperanzal'una e l'altra grandissima e ragionevolee però chi temerariamentee mosso solo dallo effettolo biasima di imprudenzia o di cupiditátacia infuturo; o se pure non vuole farlosi può debitamente usargli contro lagiustissima imprecazione di coluiche sdegnato della ignoranzia di quelli chegiudicano le cose dagli effettipregò che tali persone in tutte le sue azionimancassino sempre di prosperi successiacciò che con la esperienzia in séproprio imparassinoche la prudenzia ed e' buoni consigli degli uomini non sonosufficienti a resistere né alla voluntá di Dioné alla potestá dellafortuna.

 

 

 

XVI

 

[Ragioni che consigliano la signoria di Firenze

ad accordarsi con Clemente VII.]

 

Io sono certissimo che se le Signorie Vostre fussino statecapace della ottima mente che ha la Santitá di Nostro Signore verso questanobilissima cittáe quanto dispiacere abbi avuto ed abbia de' danni che quellaha sopportato e sopportae de' pericoli gravissimi in che al presente sitruovache tra Sua Santitá e Vostre Signorie non sarebbono mai state nésarebbono di presente alcune difficultáanzi che Vostre Signorie arebbonoavuto ricorso in ogni occasione a Sua Santitá come a vero e amorevolissimopadree quellacome è stato sempre l'animo suoarebbe atteso a beneficare edesaltare questa sua dilettissima patria. Ma la mala fortuna dell'uno edell'altro ha voluto che in questa cittá doppo la mutazione dello stato si siasempre avuta sinistra opinione dell'animo di Sua Santitánonostante che quellaabbia fatto ogni diligenzia di fare cognoscere la veritá; che è stato elprincipio donde sono nati tanti mali da' quali è ora oppressa questa infelicepatria. E certo se Vostre Signorie vorranno sanza passione considerare le cosepassateconfesseranno avere dato a Sua Santitá molte cagione di sdegnarsicontro a questa cittá. Lasciamo andare le ingiurie fattegli immediate doppo lamutazione dello statocome fu guastare le immagine che erano nella chiesa dellaNunziatain che certo si doveva pure almanco avere rispetto e riverenzia aquella gloriosa Madre; come fu el levare le arme de' Medici non solo de' luoghipublici ma ancora degli edifici che loro avevano edificati del suo proprio; emolte altre indegnitá di parolele quali si possono forse in qualche partescusare per la caldezza in che erano gli uomini in sulla mutazione dello statoancora che non fussi stato mutato per forza e con armema cedutovolontariamente da' ministri di Sua Santitá.

Lasciamo andare tutte queste cose; ma non si è egli semprecontinuatoinsino al principio della guerrain offendere ed ingiuriare sanzarispetto Sua Santitá e come pontefice e come uomo particulare della casa de'Medici; molestatogli e' beni e le entrate sue contro alla forma della legge chesi fece quando si mutò lo stato; non voluto mai restituirgli la sua poverettanipoteancora che per la etá e per el sesso la fussi innocentissima; postosanza rispetto alcuno di vostra autoritá imposizione gravissime al clero; eancora che Sua Santitá avessi mandato sí liberamente la assoluzionecontinuato poi sempre nel medesimo erroresforzando a vendere e' beni dellechiesesanza rispetto alcuno di offendere Dio e la autoritá della Sediaapostolica; non voluto non solo mandargli imbasciadori come a ponteficecomefanno tutti gli altri principi cristianima recusato di udiree proibito contanta inumanitá lo entrare in Firenze messer Antonio Bonsi vescovo di Terracinavostro cittadinoche non era mandato a altro effetto che per fare fede dellabuona mente di Sua Santitáe che si pigliassi qualche modo per el quale questacittá fussi sicura che la mente di Nostro Signore non era di alterare la vostralibertá ed el vostro governoe Sua Santitá fussi assicurata che le cose suenon fussino molestate e che la cittá lo ricognoscessi ed onorassi comepontefice? Nelle quali cose trovò sempre tanto poca disposizione che non solofu rifiutata ogni offertaogni opera che a questo effetto fece Sua Santitámaalla fine levato ingiustamente di palazzo Niccolò Capponi vostro gonfalonierecittadino buonoe che era stato tanto amatore della libertánon per altro senon perché cognoscendo e' disordini e la ruina che era per seguire da questimodidesiderava e cercava inducere qualche concordia tra Sua Santitá e questacittá.

Sarebbe lungo narrare tutti e' particulari; ma con checolorecon che giustificazione messono le Vostre Signorie mano alle cose diPerugiaessendo cittá della Chiesa e nella quale non potevi pretendere ragionealcuna? E nondimenobenché queste ingiurie fussino grande e dispiacessinoassai a Sua Santitánon lo mossono mai né a desiderare né a pensare divolere fare male a questa cittáperché piú poteva in lui lo amore dellapatriala considerazione della autoritá che ci avevano avuto sí lungo tempoe' passati suoigli oblighi e gli interessi della casa sua con questa cittáche ogni ingiuria; e ricordandosi del tempo che era stata in Firenze e in chemodo ci era vivutae con quanto amore e dimestichezza di tutti voinon si èmai potuta persuadere che questi modi sinistri siano proceduti tanto per odioverso lui o per malignitáquanto per uno sospetto imprudente che si è avutodi Sua Santitáel quale ha a poco a poco traportato gli uomini forse piúoltre che loro medesimi non arebbono voluto.

Però Sua Santitáancora che con suo carico e conindegnitá della Sedia apostolicaera deliberata piú presto andare tollerandoe aspettare che el tempo e la veritá aprissi gli occhi di chi aveva malaopinione di luiche travagliarsi mai direttamente o indirettamente di cosaalcuna della vostra cittá; e cosí arebbe continuato di fare se la necessitáed el desiderio di salvare la patria sua non l'avessi sforzato a farealtrimenti. Perché essendo per venire lo imperadore in Italia e reputandosimolto ingiuriato da questa cittáperché aveva mandato le gente nel reameein molti modi offesolo sanza alcuno rispettonon è dubio che e per vendicarsie per assicurarsi del governo presentedel quale per essere tenuto tantofranzese non si sarebbe mai confidatoche era disposto o di distruggere questacittá o di pigliarne la signoria e farla camera di imperioo almanco torgliPisa e LivornoArezzo ed e' piú importanti luoghi di questo dominio.

Al quale pericolo volendo provedere Sua Santitáereputandosi come cittadino di questa patria essere obligato a aiutarla esalvarlanon ci avendo trovato altro espedientenella capitulazione che fececon lo imperadore in Barzalonacapitulò che lo imperadore si contentassi dinon volere piú oltre che la mutazione del governo di questa cittámostrandoche questo gli bastava a restare sicuro di questa cittáe pregandolo che perrispetto suo volessi rimettere alla sua patria le ingiurie ed el desiderio cheaveva di vendicarsi. Il che Sua Santitá chiama Dio in testimonio che non cercòper interesse suo particularené per rendere lo stato di Firenze alla casasuama solo per amore e per desiderio di salvare questa patriasperando chefatto questo gli fussi facile persuadere Cesare a contentarsi di una forma digoverno libero e ragionevolee che fussi commune a tutti e' cittadinie che aSua Santitá paressi sicuroa Sua Maestá e allo interesse di tutti. E certoSua Santitá si dette sempre a intendere che questa cittácognosciuto tantopericolo che gli veniva addossocertificata che fussi dell'animo di Cesareavessi piú presto a cedere alla necessitá e pigliare quegli apuntamenti chericercava la condizione de' tempiche volersi tirare addosso questi eserciti etrovandosi abbandonata da ognunopigliare una guerra sí pestifera.

Il che se si fussi fattonon arebbe questa povera cittásostenuto tanti mali drento e fuora; non sarebbono ridotte in sul vostro le armeche erano sparse in tutta Italia; non arebbono e' vostri dannile vostre spesee' vostri pericoli fatto utilitá a' vinizianial duca di Milanoal duca diFerraraa' quali tutti ha giovato mirabilmente la vostra resistenziala vostraguerra; sarebbono salve le vostre possessionele vostre case; goderesti la pacenella quale si truova orada voi in fuoratutto el mondoe che voi avetetanto tempo desiderata ed espettata per esercitare e' vostri traffichilevostre mercatantie; sarebbe questa cittá piú riccapiú fiorita che la fussimaiperché l'animo di Nostro Signorese voi vi rimettevi in luinon eratôrvi la vostra libertánon appropriare el vostro governo a sé o a' nipotisuoima col lasciarvi libericol ricorreggere e' difetti che ha el presentereggimentoe riducerlo in una forma giusta e santaacquistare questa gloriaapresso a tutti e' príncipi cristianilasciare questa memoria eterna nellavostra cittádi avere amato piú la patria ed el bene suo che alcuno interesseparticulare di casa sua.

Piacessi a Dio che fussi stata cognosciuta la voluntá suaeche e' sospetti vani non avessino occupato in modo le mente vostreche avessiprocurato la ruina della vostra cittá! Ma poi che quello che è fatto non sipuò ricorreggerebisogna pensare al futuroe di salvare almanco quello cheresta di questa misera cittá; di che volessi Dio che le Signorie Vostreavessino quello pensiero che ha Sua Santitá! La quale non pensa continuamente aaltroe ne vive con uno affanno incredibiledubitando che per la durezzavostra questa povera cittá non vadia a sacco; ed a questo effetto sono piú dím'arebbe mandato qui per ricordarvi ed avvertirvi del pericolo grande in che vitrovateel quale augumenta ogni giorno; ma avendo compreso per gli andamentivostri e per molte lettere intercetteche voipasciuti da speranze vaneeriin speranza grande di liberarvi dallo assediogiudicò che el mandare qui inquello tempo servirebbe piú presto a farvi crescere le opinione false che afare frutto alcunoperché voi aresti creduto che lui mandassi per diffidenziadi potersi sostenere piú questa impresae per debolezza.

Ma ora chese voi non vi volete ingannarele cose sonoridutte in luogo che non si vede rimedio alcunoe che tutte le speranze vostresono annichilatesi è persuaso che mandando a confortarvi del bene vostrononsia nessuno che possa negare che non lo muove altro rispetto che la compassionee la pietá che ha di questa povera sua patria; perchéditemi un poco: chesperanza vi resta piú? E se volete cognoscere che se alcuna ve ne resta è vanae che ve ne troverrete ingannatiricordatevi quante n'avete avute poi checominciò questa guerrae di quante opinione false vi siate pasciutie cheogni cosa è ritornata vento e fummo. Sperasti nel principioquando loimperadore venne in Italiache non gli avessi a piacere la grandezza del papae che la amicizia tra loro fussi per durare poco tempo; nondimeno lo effettov'ha mostro el contrarioperché non furono mai dua principi in tanta fede eamicizia quanto sono questie per durare perpetuamente. Sperasti che poi che elprimo esercito che venne col principe di Orange non bastava né a sforzarvi néassediarviche lo imperadore non avessi a mandare piú genteanzi parendogliessere giustificato col papa d'avere fatto quanto potevaavessi a tirare elprincipe in Lombardiadove pareva n'avessi maggiore necessitá; e nondimeno loimperadore vi mandò adosso uno nuovo esercitoe per poterlo fare pacificòtutte le cose di Lombardia. Sperasti che el papa non potessi reggere lungamentela spesae nondimeno l'ha retta tanti mesi e non è dubio che ha modo direggerla ancora lunghissimo tempo. Sperastiquando lo imperadore se ne andònella Magnache lo esercito avessi poco di poi a fare el medesimoo perché loimperadore fussi necessitato condurlo secoo perché non volessi piú spendereo perché e' disordini che pareva fussino nel campo l'avessino a risolvere; enondimeno è tanto tempo che lo imperadore partíe lo esercito non solo non èlevato come di giorno in giorno vi persuadevima è riordinato e ristretto loassedio di sorteche potete essere capaci che lo imperadore è per continuareinsino alla fine; e cosí ogni dí sono a Roma lettere e uomini suoi chesollecitano a Napoli le provisione de' danari e confortano e riscaldano el papaa fare el medesimo. Sperastiquando ripigliasti Volterracol fare una grossatesta di fanti dovere aprire lo assedioe nondimeno in sul colmo di questasperanza perdesti Empolièvi stato tolto Volterraavete in pericolo Pisaedè tagliata la via a tutti e' vostri disegni.

Avete sperato lungamente nel re di Franciae nondimeno intanto vostro bisogno non avete veduto se non parolee potete essere certi cheel medesimo sará in futuroperché secondo el costume franzesepiú contotiene del papa perché può piú; e per mettere lo imperadore in piú necessitádi restituirgli e' figliuoligli è venuto a proposito che vi mantegnate viviper farecome hanno fatto gli altrimercatantia della ruina vostra. Avete purelo esempio come vi trattò lo anno passatoquando contro a' capitoli dellalegacontro alle promesse che tuttodí vi facevaaccordò con lo imperadorelasciandovi totalmente in preda ed a discrezione sua. Che credete sia per fareora? Credete sia per rompere una guerra ed entrare per voi in nuovi travagli?Non lo pensiatenon lo crediateperché avendo sborsato allo imperadore tantidanari si truova esausto.

Vedete e' viniziani accordati con lo imperadore; el papad'accordo con lui; truovasi in Italia sí grosso esercito; è vicino a Italiada potere a ogn'ora mandare nuove gentee co' danari che ha avuto dal re diFrancia può nutrire ogni grossissima guerra. Pensate che forse el re di Franciao altro re vi mandino danari sotto mano? Vi ingannate: non lo faranno per leragione dette di sopra; e quando bene lo facessino che profitto vi sará?Perchéora che è perduto Empoli e ridotte le gente in quello di Pisaquestidanari servirebbono a guardare Pisanon a allargarvi lo assedio; ed ognisperanza di questa sorte non fa altro effetto cheallungando piú la guerraallunga le vostre difficultáe' vostri danni e vi mette a estremo pericolo delsacco. Speriamodirá un altroche Dio ci aiutiche non lasci perire questacittádove sono tanti monasteritanti santi uominidove si fanno tante buoneopere; soccorso certamente migliore di tutti gli altri quando venissima checertezza n'avete voi tale che per questa debbiate governarvi imprudentemente?Non hanno scritto quelli in sulle predizione de' quali vi fondateche vigoverniate sempre saviamenteche facciate tutte le provisione umaneche nontentiate Dio? Non è questo tentare Diopigliare tutti e' partiti a contrariopigliare una difesa sopra le forze vostrevolere soli resistere a tutto elmondo? Non si offende egli Dio a essere causa che tanti contadinitanti poveriuomini muoino di fameche tante donne vadino maleche una cittá sí bellasí nobile si distrugga? Credete che Dio abbia misericordia di voipoi che voimedesimi non l'avete? È bene conveniente collocare la speranza sua in Dioraccomandarsi con le orazione e con le buone operema di poi pigliare e'partiti con la ragione e sperare che Dio v'aiuti se vi governerete da savinonfare el male perché venga benee governandosi secondo el debito della ragionerimettersi del resto a Dio; altrimenti faccendo non lo placatema lo irritate egli date cagione di voltare la sua misericordia in giusto sdegno.

Questese bene le consideratesono le speranze vostrele quali doverrebbeoramai toccare con mano ognuno che sono vane e sanza fondamentoe però esserecerti che el papa si è mosso a mandare qui per compassione che ha di questapovera cittáe nondimeno arebbe differito a mandare tanto che per voi medesimivi fussi mossi a ricercarnelo; ma el timore che differendo piú non si sia co'rimedi a tempol'ha sforzato a non tardare. Perché Vostre Signorie hanno dasapere che se bene el papa desidera quanto può che questa cittá non vadia asacco (e Cesare è della medesima opinione)nondimeno che la difficultá ha aessere con lo esercitoel quale giá tanti anni sononon ha altra voglianonha altra sete che el sacco di Firenze. Ecci ora qualche rimedio a liberarvene;ma quanto piú si tarda a pigliare partito e quanto piú crescono le vostrenecessitátanto augumenta questo pericoloperché come lo esercito siaccorgessi che la cittá fussi in termini che avessi da vivere per pochinonbastrebbe alcuna autoritá de' capitaninon el papanon Cesare se ci fussi inpersonaa farlo ritirare; anzi la fama che la cittá fussi in grado che frapochi dí avessi a cadereci farebbe concorrere molti altri fanti. Però elrimedio unico a tanto male è anticipare lo accordo; differendoandatemanifestamente al sacco. El papapoi che con altro modo non può provedere atanto pericoloné salvarvi se anche voi non vi volete salvaredesideraalmanco essere giustificato con Dio e con tutto el mondoe particularmente convoi e con le pietre di questa cittá.