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Antonio Labriola

Del materialismo storico

Dilucidazione preliminare

 

Avvertenza alla seconda edizione

 

La prima edizione di questo lavorovenuta in luce conla data del 10 marzo 1896recava la seguente Avvertenza:

 

“Il lettore vedrà da séfin dalle prime linee diquesto scrittocome io entri difilato in argomentosenza preamboli disorta.

Mi pare giàche l’altroossia il primo saggioche questo precedeoffra da solo un sufficiente istradamento elementare achi ne abbia bisogno.

In veritàpoinon giova di molto mai all’intendimentoschietto delle questioni scientifichequel fare da letteratiche usanoalcunii qualimettendosi quasi sopra alle cosene ragionano come daldi fuori. Addentrarsi direttamente nelle cose stesseper quel modo didiscussioneche è tutt’uno con la esposizione dottrinale; ecco ciòche precipuamente importa in questo genere di trattazioni. Solo percotesta via ci è dato d’indurre nelle menti persuasione e convinzione.Per cotesto procedimento soltanto le difficoltà rimangono positivamentevinte; e le opinioniche altri possa addurre in contrariotrovansi daultimo eliminate in fatto.

Il titolo di dilucidazione preliminarecheadoperonon è espressionené di cautelané di modestia. Esso designasemplicemente l’indole di questo scrittoe ne segna i precisi confini”.

 

In questa ristampa mi sono ristretto a correggerealcune parole e qualche giro di frase. Ein veroa voler risponderepartitamente a tutte le critiche e a tutte le obiezioniche negli ultimianni furon mosse alle dottrine qui rappresentate che questo così semplicee scorrevole volumetto diventasse una ponderosa enciclopedia. E dove se n’andrebbepoi da ultimo il carattere della dilucidazione preliminare?

Per quei lettori che abbiano vaghezza di conoscere davicino il tenore circa il materialismo storicoche son corse negliultimi tempiriproduco in finecome in appendiceun mio articoloapparso nella “Rivista di Sociologia” del giugno 1899.

 

Roma20 maggio 1902

 

 

I.

 

In questo genere di considerazionicome in tanti altrimain questo più che in ogni altroè di non piccolo impedimentoanzi torna difastidioso impaccioquel vizio delle menti addottrinate coi soli mezziletterarii della colturache di solito dicesi verbalismo. Si insinua esi espande in ogni campo di conoscenze cotesto mal vezzo; ma nelle trattazioniche si riferiscono al così detto mondo moralee ossia al complessostorico-socialeaccade assai di soventeche il culto e l’impero delle paroleriescano a corrodervi e a spegnervi il senso vivo e reale delle cose.

Là dove la prolungata osservazioneil reiteratoesperimentoil sicuro maneggio di raffinati istrumentil’applicazione totaleo almeno parziale del calcolofiniron per metter la mente in una metodicarelazione con le cose e con le variazioni lorocome è il caso delle scienzenaturali propriamente detteivi il mito ed il culto delle parolerimasero oramai superati e vintied ivi le questioni terminologiche non hannoin fin delle fini se non il valore subordinato di una mera convenzione. Nellostudioinvecedei rapporti e delle vicende umanele passionie gl’interessie i pregiudizii di scuoladi settadi classedi religionee poi l’abusoletterario dei mezzi tradizionali della rappresentanza del pensieroe poi la scolasticanon mai vinta e anzi sempre rinascenteo fanno velo alle cose effettualioinavvertitamente le trasformano in terminie parolee modi di dire astratti econvenzionali.

Di tali difficoltà bisogna che innanzi tutto si renda contochi mette fuori in pubblico la espressioneo formuladi concezionematerialistica della storia. A molti è parsopare e parrà sia ovvio ecomodo di ritrarne il senso dalla semplice analisi delle parole che lacompongonoanziché dal contesto di una esposizioneo dallo studio geneticodel come la dottrina si è prodottao dalla polemica con la quale i sostenitorisuoi ribattono le obiezioni degli avversarii. Il verbalismo tende sempre arinchiudersi in definizioni puramente formali; porta le menti nell’errorechesia cosa facile il ridurre in termini e in espressioni semplici e palpabili l’intricatoe immane complesso della natura e della storia; e induce nella credenzache siacosa agevole il vedersi sott’occhi il multiforme e complicatissimo intrecciodelle cause e degli effetticome in ispettacolo da teatrino; oa dirla in modopiù spiccioesso oblitera il senso dei problemiperché non vede chedenominazioni.

Se si dà poi il casoche il verbalismo trovi sostegno intali o tali altre supposizioni teoretichecome sarebbe questache materiavoglia dire un qualche cosa che sta di sotto o di contro ad un'altra cosa piùalta o più nobileche vien chiamata lo spirito; o se si dà il casoche essosi confonda con l'abito letterario di contrapporre la parola materialismointesa in senso dispregiativoa tutto ciò che compendiosamente chiamasiidealismocioè all'insieme d'ogni inclinazione e d'ogni atto anti-egoistico: eallora sì che siamo spacciati. Ed ecco che si sente dire: qui in questadottrina si tenta di spiegare tutto l'uomo col solo calcolo degl'interessimaterialinegando qualsiasi valore ad ogni interesse ideale. A far nascere ditali confusioni non è valso poco la inesperienzala incapacità e lafrettolosità di certi propugnatori e propagatori di questa dottrina; i qualiper la premura di spiegare agli altri ciò che essi medesimi non intendevano apienomentre la dottrina stessa non è se non agli inizii suoied ha bisognoancora di molto svilupposi son data l'aria di applicarlapur che siaalprimo caso o fatto storico che loro capitasse fra manie l'han quasi ridotta inbricioleesponendola alla facile critica ed al dileggio degli orecchianti dinovità scientifichee di altrettali sfaccendati.

 

 

Per quanto è lecito quiin queste prime paginedirespingere solo preliminarmente cotesti pregiudiziie di redarguire leintenzioni e le tendenze che li sorreggonooccorre di ricordare: - che il sensodi questa dottrina va innanzi tutto desunto dalla posizioneche essa assume edoccupa di fronte a quellecontro le quali si è effettivamente levataesegnatamente di fronte alle ideologie di ogni maniera; - che la riprovadel suo valore consiste esclusivamente nella spiegazione più conveniente econgrua del succedersi delle vicende umaneche da essa stessa deriva; - chequesta dottrina non implica una preferenza soggettiva ad una certaqualità e somma d'interessi umanicontrapposti ad altri interessi per elezionedi arbitrioma enuncia soltanto la obiettiva coordinazione e subordinazione ditutti gli interessi nello sviluppo di ogni societàed enuncia ciò per via diquel processo geneticoil quale consiste nell'andare dalle condizioni aicondizionatidagli elementi della formazione alla cosa formata.

Almanacchino pure i verbalistia posta lorosulvalore della parola materiain quanto è segno o ricordo di metafisicaescogitazioneo in quanto è espressione dell'ultimo sostrato ipotetico dellaesperienza naturalistica. Qui noi non siamo nel campo della fisicadellachimica o della biologia; ma cerchiamo soltanto le condizioni esplicite delvivere umanoin quanto esso non è più semplicemente animale. Non si trattagià di indurre o di dedurre nulla dai dati della biologia; maanzidiriconoscere innanzi ad ogni altra cosa le peculiarità del vivere umanoche siforma e sviluppa per il succedersi e perfezionarsi delle attività dell'uomostessoin date e variabili condizioni; e di trovare i rapporti di coordinazionee di subordinazione dei bisogniche sono il sostrato del volere e dell'operare.Non è una intenzione che si cerchi di scovrirenon è una valutazione dipregio che si voglia enunciare; ma è la sola necessità di fatto che si vuolmettere in evidenza.

E come gli uomininon per elezione ma perché non potrebberoaltrimentisoddisfano prima certi bisogni elementarie poi da questi nesviluppano degli altriraffinandosi; ea soddisfare i bisogni quali che sianotrovano ed usano certi mezzi ed istrumentie si consociano in certi determinatimodiil materialismo della interpretazione storica non è se non il tentativodi rifare nella mentecon metodola genesi e la complicazione del vivere umanosviluppatosi attraverso i secoli. La novità di tale dottrina non è difforme daquella di tutte le altre dottrinechedopo molte peripezie entro i campi dellafantasiason giunte da ultimo assai faticosamente ad afferrare la prosa dellarealtàed a fermarsi in essa.

 

 

II.

 

Di una certa affinitàper lo meno nelle apparenzeconcotesto vizio formale del verbalismo è un altro difettoche derivasinelle menti per diverse vie. Guardando in certi suoi effetti più comuni epopolarilo dirò fraseologico; sebbene questa parola qui non esprima apieno la cosae non ne dichiari l'origine.

Da molti secoli si va scrivendoesponendoillustrando lastoria. I più svariati interessidagl'immediatamente pratici ai puramenteesteticispinsero i diversi scrittori ad ideare ed eseguire cotesto genere dicomposizioni; le qualiperòebbero sempre nascimento nei diversi paesi unpezzo in qua dalle origini della civiltàdallo sviluppo dello statoe daltrapasso della primitiva società comunistica in questadiremo in generenostrache si regge su le differenze e su le antitesi di classe. Gli storicifossero pur essi ingenui quanto fu Erodotonacquero e si formarono sempre inuna società punto ingenuae anzi di molto complicata e complessae quandoditale complicazione e complessione le ragioni erano ignotee le origini eranostate obliate. Cotesta complessitàcon tutti i contrasti che reca in séeche poi rivela e fa scoppiare nelle sue svariate vicendesi rizzava di fronteai narratori come qualcosa di misteriosoche chieda spiegazione; eper pocoche lo storico volesse dare un qualche seguito ed un certo nesso alle cosenarratedovea pur trovare dei complementi di vedute generali al sempliceracconto. Dall'invidia degli dei del padre Erodoto all'ambientedel signor Taineun infinito numero di concettiintesi come mezzi dispiegazione e di complemento delle cose narratesi sono imposti ai narratoriper le vie naturali del pensiero immediato. Tendenze di classepreconcettireligiosipregiudizii popolariinflussi o imitazioni di una filosofiacorrenteripieghi di fantasiae suggestioni di artistico completamento deifatti frammentariamente appresi; tutte coteste ed altrettali cause concorsero aformare il sostrato di quella teoria più o meno ingenua degli accadimenticheo sta implicitamente in fondo al raccontoo è usata se non altro a condirlo ead adornano. O che si parli di caso o di fatoo che si rimandialla direzione provvidenziale delle cose umaneo che si accentui il nomee il concetto della fortuna - la divinità che sola mezzo mezzosopravviva ancora nella rigida e spesso crassa concezione di Machiavelli- oche si parlicome si fa ora assai di frequentedella logica delle cose; tuttecoteste escogitazioni furono e sono trovate e ripieghi di un pensiero ingenuodi un pensiero immediatodi un pensiero che non può giustificare a se stessoil suo procedimento e i suoi prodottiné per le vie della criticané coimezzi dell'esperimento. Colmare con dei soggetti convenzionali (p. e. la fortuna)o con una enunciazione di apparenza teoretica (p. e. il fatale andaredelle coseche alcune volte poi si confonde nelle menti con la nozione delprogresso)le lacune della coscienza circa il modo come le cose sianoeffettivamente procedute di loro propria necessitàe fuori del nostro arbitrioe del nostro gradimentoecco il motivo e la somma di cotesta filosofiapopolarelatente od esplicita negli storici narratorila quale per il suocarattere immediato si dilegua non appena sorge la critica della conoscenza.

 

In tutti cotesti concettie in tutte coteste ideazionichealla luce della critica paiono dei semplici mezzi provvisorii e dei ripieghi diun pensiero immaturoma che alla gente colta sembrano spesso il nonplus ultra dell'intellettosi rivela pure e si riflette una non piccolaparte del processo umano; e per ciò non sono da considerare come gratuiteinvenzioninè come prodotti di momentanea illusione. Sono parte e momenti deldivenire di ciò che chiamiamo spirito umano. Se si dà poi il casoche taliconcetti ed ideazioni si mescolino e confondano nella communis opinio dellepersone colteo di quelle che passano per talifiniscono per costituire comeuna ingente massa di pregiudiziie formano come l'impedimento che l'ignoranzacontrappone alla visione chiara e piena delle cose effettuali. Cotestipregiudizii ricorrono come derivati fraseologici per le bocche deipoliticanti di mestieredei così detti pubblicisti e dei gazzettieri d'ognisorta e manieraed offrono il fulcro della retorica alla così detta opinionepubblica.

 

Contrapporree poi sostituirea tale miraggio di ideazioninon critichea tali idoli della immaginazionea tali ripieghi dell'artificioletterarioa tali convenzionalismii soggetti realiossia le forzepositivamente operantiossia gli uomini nelle varie e circostanziate situazionisociali proprie di loro: - ecco l'assunto rivoluzionario e la meta scientificadella nuova dottrinala quale obiettivizza e direi quasi naturalizza laspiegazione dei processi storici.

Questo tal popoloossianon una qualunque massad'individuima un plesso di uomini così o così organatio per naturalirapporti di consanguineitào per artificii e consuetudini di parentato e diaffinitào per ragioni di vicinato stabile; - questo tal popolosu cotalterritorio circoscritto e limitatoche è così o così feraceed è in tale otale altra maniera produttivoe fu in determinate forme acquisito al lavorocontinuativo; - questo tal popolo cosi distribuito su tale territorioe cosi insé spartito ed articolatoper effetto di una determinata division del lavorola quale abbiao iniziata appenao già iniziata e maturata questa o talealtra divisione di classio delle classi ne abbia di già erose o trasformateparecchie; - questo popoloche possiede i tali o tali altri istrumentidallapietra focaia alla luce elettricae dall’arco e dalla freccia al fucile aripetizionee che produce in un certo modoe conforme al modo del produrreconseguentemente spartisce i prodotti; - questo popoloche per tutti cotestirapporti è una societànella qualeo per abiti di mutua accomodazioneo peresplicite convenzionio per violenze patite e subiteson nati già o stannoper nascere dei legami giuridico-politiciche poi metton capo nell’assettodello stato; - questo popolonato che sia l’organamento dello statoche èil tentativo di fissaredi difendere e di perpetuare le disuguaglianzee cheper via delle nuove antitesi che vi reca dentrorende di continuo instabile l’ordinamentosocialesi determinano i movimenti e le rivoluzioni politichee quindi leragioni del progresso e del regresso: - ecco la somma di ciò che sta afondamento di ogni storia. Ed ecco la vittoria della prosa realistica sopra ognicombinazione fantastica e ideologica.

Ci vuol certo della rassegnazione a veder le cose come essesonooltrepassando i fantasimi che per secoli ne impedirono la retta visione.Ma questa rivelazione di dottrina realistica non funé vuole esserelaribellione dell’uomo materiale contro l’uomo ideale. E’ stata ed è inveceil ritrovamento dei veri e propri principii e moventi di ogni sviluppo umanocompreso quello di tutto ciò che chiamiamo idealein determinate condizionipositive di fattole quali recano in sé le ragionie la leggee il ritmo delloro proprio divenire.

 

 

 

 

III.

 

Se non che sarebbe affatto erroneo il credereche glistorici narratoriespositori o illustratori abbiano di capo loro e di loroinvenzione messo in essere quella massa non piccola di preconcettidi ideazionie di spiegazioni immatureche con la forza del pregiudizio fecero velo persecoli alla verità effettuale. Può darsie si dà veramente ilcasoche alcuni di cotesti preconcetti siano il frutto ed il portato dipersonali escogitazionio delle correnti letterarie le quali si formano perentro all'angusta cerchia professionale delle università e delle accademie: - edi ciò il popolo non sa nulla. Ma il fatto importante èche la storia cotestiveli se li è messi da sé; ecioè direche gli attori ed operatoristessi delle vicende storicheo fossero le grandi masse di popoloo i ceti ele classi dirigentio i maneggiatori dello statoo le sètteo i partiti nelpiù ristretto senso della parolafatta eccezione di qualche momento di lucidointervallofin quasi alla fine del secolo passato non ebbero coscienzadell'opera propriase non per entro a qualche involucro ideologicocheimpediva la visione delle cause reali. Già nei tempi oscurinei quali ebbeluogo il passaggio dalla barbarie alla civiltà; quandocioècoi primitrovati dell'agricolturacol primo insediamento stabile di una popolazionesopra di un dato territoriocon la prima divisione del lavoro nella societàecon le prime alleanze di diverse gentisi stabilirono le condizioni incui si svolge la proprietà e lo statoo per lo meno la città; già neitempiin sommadelle primissime rivoluzioni socialigli uomini trasformaronol'opera loro in azioni miracolose d'immaginati iddii ed eroi. In guisacheoperando essi come potevano e come dovevano per datonecessità e fatto delloro relativo sviluppo economicoidearono una spiegazione dell’opera propriacome se di loro stessi essa non fosse. Cotesto involucroideologico delle opere umane ha più volte poi cambiato di formedi apparenzedi combinazioni e di relazioni nel corso dei secolidalla produzione immediatadcgl'ingenui mitifino ai complicati sistemi teologici e alla Città di Dio disant'Agostinodalla superstiziosa credulità nei miracolifino al mirabolantemiracolo dei miracoli metafisiciossia fino all'1deache presso i decadentidell'hegelismo genera da sé in se stessaper propria dirempsionetutte lepiù disparate varietà del vivere umano nel corso della storia.

Oraprecisamente perché l'angolo visuale dellainterpretazione ideologica non fu definitivamente superato se non assai direcentee solo ai giorni nostri l'insieme dei rapporti reali e realmenteoperanti fu con chiarezza distinto dai riflessi ingenui del mitoe dai piùartificiosi della religione e della metafisicala nostra dottrina include unnuovo problemae reca in sé delle difficoltà non lieviper chi vogliarenderla atta a comprendere specificatamente la storia del passato.

 

 

Il problema consiste in questo: che la nostra dottrina diaoccasione ad una nuova critica delle fonti storiche. Né intendo di direesclusivamente della critica dei documentinel senso proprio ed ovvio dellaparola; perchéquanto a questapossiamo nella più parte contentarci ce lasomministrino bella e fatta i criticigli eruditi e i filologi di professione.Ma anzi intendo di dire di quella fonte immediatache sta più in là daidocumenti propriamente dettie che prima di esprimersi e di fissarsi in questiconsiste nell'animo e nella forma di consapevolezzanella quale gli operatoriresero conto a sé dei motivi dell'opera loro propria. Cotesto animoossiacotesta consapevolezzaè spesso incongrua alle cause che noi ora siamo ingrado di scovrire e di fissare; in guisa che gli operatori ci appaiono comeinvolti in un circolo di illusioni. Spogliare i fatti storici di tali involucriche i fatti stessi investono mentre essi si svolgonogli è fare una nuovacritica delle fontinel senso realistico della parolae non in quello formaledel documento: gli èinsommafar reagire sulla notizia delle condizionipassate la consapevolezza di cui noi ora siamo capaciper poi ricostruirequelle nuovamente dal fondo.

 

 

Ma cotesta revisione delle fonti direttissimementre segnal'estremo limite di autocoscienza storica cui si possa mai giungerepuò essereoccasione a cadere in un grave errore. Perchécome noi ci collochiamo in unpunto di vistache sta di là dalle vedute ideologicheper virtù delle qualigli attori della storia ebbero coscienza dell'opera loroe nelle qualitrovarono assai spesso e i moventi e la giustificazione all'operarenoipotremmo incorrere nella erronea opinioneche quelle vedute ideologiche fosserouna pura parvenzaun semplice artifiziouna mera illusionenel senso volgaredi questa parola. Martino Luteroper venire ad un esempiocome gli altrigrandi riformatori suoi contemporaneinon seppe maicome ora sappiamo noicheil moto della Riforma fosse uno stadio del divenire del terzo statoeuna ribellione economica della nazionalità tedesca contro lo sfruttamento dellacorte papale. Egli fu quello che fucome agitatore e come politicoperché fututt'uno con la credenza che gli facea apprendere il moto di classiche davaimpulso all'agitazionequale ritorno al vero cristianesimoe come una divinanecessità nel corso volgare delle cose. Lo studio degli effetti a scadenza nonbrevee cioè il corroborarsi della borghesia di città contro i signorifeudalie il crescere della signoria territoriale dei principii a spese delpotere interterritoriale e sopraterritoriale dell'imperatore e del papalaviolenta repressione del movimento dei contadini e di quello più esplicitamenteproletario degli Anabattistici permettono ora di rifare la storia genuinadelle cause economiche della Riforma; specie in quanto riuscìil che è lariprova massima. Ma ciò non vuol direche a noi sia dato di distrarre il fattoaccaduto dal modo del suo accadimentoe di discioglierne la integralitàcirconstanziale per via di una analisi postumache riesca affatto soggettiva esemplicistica. Le cause intimeocome si direbbe orai motivi profani eprosaici della Riforma ci appariscono più chiari in Francia ove essa per l’appuntonon riuscì vittoriosa; e chiari ancora nei Paesi Bassioveoltre alledifferenze di nazionalitàvengono in piena evidenza nella lotta con la Spagnai contrasti degli interessi economici; e chiarissime infine in Inghilterradovela rinnovazione religiosaverificatasi per le vie della violenza politicamette in piena luce il trapasso in quelle condizioniche sono per la borghesiamoderna i prodromi del capitalismo. Post factume a lunga scadenza dinon premeditati effettila storia dei moventi effettiviche furono le causeintime della Riformain gran parte insapute agli attori stessiappariscechiara. Ma che il fatto accadesse come precisamente accaddeche assumessequelle determinate formeche si vestisse di quella vesteche si colorisse diquel coloreche movesse quelle passioniche si esplicasse in quel fanatismo:in ciò consiste la specificata circostanzialità suache nessuna presunzionedi analisi può fare non fosse quale fu. Solo l'amore del paradossoinseparabile sempre dallo zelo degli appassionati divulgatori di una dottrinanuovapuò avere indotto alcuni nella credenzache tanto a scriver la storiabastasse di mettere in evidenza il solo momento economico (spesso nonaccertato ancorae spesso non accertabile affatto)per poi buttar giù tuttoil resto come inutile fardellodi cui gli uomini si fossero caricati acapriccio; come accessorioin sommao come semplice bagattella o a diritturacome un non-ente.

 

Per tale avvertenzache la storiacioèbisogna intenderlatutta integralmentee che in essa nocciolo e scorza fanno unocome Goethediceva delle universe cosetre illazioni ci si fanno palesi.

In primo luogo è chiaroche nel campo del determinismostorico-sociale la mediazione dalle cause agli effettidalle condizioni aicondizionatidai precedenti alle conseguenzenon è mai evidente alla primaalla stessa guisa come tutti cotesti rapporti non son mai evidenti alla primanel determinismo soggettivo della psicologia individuale. In questo secondocampo fu già da gran tempo cosa relativamente agevole per la filosofia astrattae formale di ritrovarepassando sopra a tutte le fole del fatalismo e dellibero arbitriola evidenza del motivo in ogni volizioneperchéinsommatanto è volere quanto è motivata determinazione. Ma più in giù dei motivi edel volere sta la genesi di quelli e di questoe a rifare cotesta genesi cioccorre di uscire dal rinchiuso campo della coscienza per arrivare all'analisidei semplici bisognii quali per un verso derivano dalle condizioni socialieper un altro si perdono nell'oscuro fondo delle disposizioni organichefinoalla discendenza e all'atavismo. Non altrimenti accade nel determinismo storico;dove allo stesso modo si comincia appunto dai motiviponiamo religiosipoliticiesteticipassionali e cosi viama poi occorre di tali motiviritrovar le cause nelle condizioni di fatto sottostanti. Ora lo studio di questecondizioni deve esser tanto specificatoche rimanga da ultimo chiaritonon solo che esse son le causema per qual mediazione arrivino a quella formaper la quale si rivelano alla coscienza come motivila cui origine è spessoobliterata.

E per ciò torna evidente questa seconda illazionechecioènella nostra dottrina non si tratta già di ritradurre in categorieeconomiche tutte le complicate manifestazioni della storiama si tratta solo dispiegare in ultima istanza (Engels) ogni fatto storico per via dellasottostante struttura economica (Marx): la qual cosa importa analisi eriduzionee poi mediazione e composizione.

Resulta da ciòin terzo luogoche per procedere dallasottostante struttura all'insieme configurativo di una determinata storiaoccorre il sussidio di quel complesso di nozioni e di conoscenzeche puòdirsiin mancanza d'altro terminepsicologia sociale. Né intendo conciò di alludere alla fantasticata esistenza di una psiche socialené allaescogitazione di un preteso spirito collettivoche per proprie leggiindipendenti dalla coscienza degl'individui e dai loro materiali ed assegnabilirapportisi esplichi e manifesti nella vita sociale. Cotesto è misticismoschietto. Né intendo di riferirmi a quei tentativi di generalizzazionecombinatoriapei quali furono scritti dei trattati di psicologia socialelacui idea è questa: trasferire ed applicare ad un escogitato soggettoche sichiama la coscienza socialele categorie e le forme accertate della psicologiaindividuale. E non voglio nemmeno alludere a quel coacervo di denominazionisemiorganiche e semipsicologicheper cui l'ente societàalla maniera delloSchäffleacquistae cervelloe midollo spinalee sensibilitàesentimentoe coscienzae volontà e così via. Ma intendo di parlar di cosapiù modesta e prosaica; ossia di quelle concrete e precise forme di spiritoper cui ci appaiono così fatti com'erano i plebei di Roma di una determinataepocao gli artigiani di Firenze di quando scoppiò il moto dei Ciompio queicontadini di Francianei quali s'ingeneròsecondo l’espressione di Tainel’anarchiaspontanea dell’89quei contadiniche divenuti poi liberi lavoratori epiccoli proprietariio aspiranti alla proprietàda vincitori oltre i confinia breve andare si trasformarono in automatici istrumenti della reazione. Cotestapsicologia socialeche nessuno può ridurre in astratti canoniperché nellapiù parte dei casi è di sola descrittivaè ciò che gli storici narratoriegli oratori e gli artistie i romanzieri e gli ideologi di ogni maniera fino adora videro e conobbero come esclusivo oggetto di loro studio e delle loroinvenzioni. A cotesta psicologiache è la specificata coscienza degli uominiin date condizioni socialisi riferiscono e si appellano gli agitatoriglioratorii diffonditori di idee. Noi sappiamo che essa è il portatoilderivatol’effetto di determinate condizioni di fatto; - questa determinataclassein questa determinata situazione per gli ufficii che adempieper lasoggezione in cui è tenutaper la padronanza che esercita; - e poi classeedufficiie soggezionee padronanza suppongono questa o quella determinata formadi produzione e di distribuzione dei mezzi immediati della vitaossia unaspecifica struttura economica. Cotesta psicologia socialedi sua natura semprecircostanzialenon è l’espressione del processo astratto e generico delcosì detto spirito umano. E’ sempre formazione specificata di specificatecondizioni.

Per noi stacioèindiscusso il principioche non le formedella coscienza determinano l’essere dell’uomoma il modo d’essereappunto determina la coscienza (Marx). Ma queste forme della coscienzacome sondeterminate dalle condizioni di vitasono anch’esse la storia. Questa non èla sola anatomia economicama tutto quello insiemementeche cotesta anatomiariveste e ricovrefino ai riflessi multicolori della fantasia. Oa dirlaaltrimentinon c’è fatto della storia che non ripeta la sua origine dallecondizioni della sottostante struttura economica; ma non c’è fatto dellastoria che non sia precedutoaccompagnato e seguito da determinate forme dicoscienzasia questa superstiziosa o sperimentataingenua o riflessamatura oincongruaimpulsiva o ammaestratafantastica o ragionante.

 

 

 

IV.

 

Dicevoqui poco innanziche la nostra dottrina obiettivizzain un certo senso naturalizza la storiainvertendone la spiegazione daidati alla prima evidenti delle volontà operanti a disegnoe delle ideazioniausiliari all’operaalle cause e ai moventi del volere e dell’operarepertrovar poi la coordinazione di tali cause e moventi nei processi elementaridella produzione dei mezzi immediati della vita.

Ora in cotesto termine del naturalizzare si cela permolti una forte seduzione a confondere questo ordine di problemi con un altroordine di problemi; ecioèad estendere alla storia le leggi e i modi delpensieroche parvero già appropriati e convenienti allo studio ed allaspiegazione del mondo naturale in genere e del mondo animale in ispecie. Eperché il darwinismo è riuscito ad espugnarecol principio del trasformismodella speciel'ultima cittadella della fissità metafisica delle coseonde poigli organismi diventan per noi le fasi ed i momenti di una vera e propria storianaturaleè parso a molti fosse ovvia e semplice impresa quella di assumerea spiegazione del divenire e del vivere umano storico i concettie i principiie i modi di vedere cui venne subordinata la vita animaleche per le condizioniimmediate della lotta per l'esistenza si svolge negli ambiti topografici dellaterra non modificati da opera di lavoro. Il darwinismo politico e socialeha invasoa guisa di epidemiaper non breve corso di annile menti diparecchi ricercatorie assai più degli avvocati e dei declamatori dellasociologiaed è venuto a riflettersiquale abito di moda e qual correntefraseologicaperfino nel linguaggio cotidiano dei politicanti.

 

 

Qualcosa di immediatamente evidente e di intuitivamenteplausibile parea prima vistaci sia in cotesto modo di ragionare; il qualepoisi contraddistingue principalmente per l'abuso dell'analogiae per lafretta del conchiudere. L'uomo è senza dubbio un animaleed è legato darapporti di discendenza e di affinità ad altri animali. Non ha privilegio dioriginenè di struttura elementareed il suo organismo non èse non un casoparticolare della fisiologia generale. Il suo primo ed immediato terreno fuquello della semplice naturanon modificata da artificio di lavoro; e da ciòderivarono le condizioni imperiose ed inevitabili della lotta per l'esistenzacon le conseguenti forme di accomodazione. Di qui ebbero origine le razzenelvero e genuino senso della parolain quantocioèsono determinazioniimmediate di neridi bianchidi ulotricidi lissotrici e cosi viae nonformazioni secondarie storico-socialiossia i popoli e le nazioni. Di qui iprimitivi istinti di socialitàeper entro al modo di vivere in promiscuitài primi rudimenti della selezione sessuale.

Ma dell'uomo ferus primaevusche possiamoricostruirci in fantasia per combinazione di congetturenon è dato a noi diavere una empirica intuizione; come non ci è dato di determinare la genesi diquel hiatusossia di quella discontinuitàper la quale l'uman generes'è trovato come distaccato dal vivere degli animalie poi in seguito sempresuperiore a questo. Tutti gli uominiche ora vivono su la superficie dellaterrae tutti quelli che vissutici in passato formarono oggetto di qualcheapprezzabile osservazionetrovansi e trovavansi un buon tratto in qua dalmomento in cui il vivere puramente naturale era cessato. Un qualche abito diconvivenzache sa di costume e d'istituzionesia pur quello della forma piùelementare a noi ora notaossia della tribù australianadivisa in classi ecol connubio di tutti gli uomini di una classe con tutte le donne di un'altraclassedistacca a grande intervallo il vivere umano dal vivere animale. Avenire più in qua nella considerazione della gens maternail cui tipoclassico irocchese ha per opera del Morgan rivoluzionata la preistoriadandocial tempo stesso la chiave delle origini della storia propriamente dettanoi citroviamo in una forma di società già di molto avanzata per complessità dirapporti. Ora nel grado di convivenzache nel giro delle nostre conoscenze ciapparisce come elementarissimoossia nell'australianonon solo la lingua assaicomplicata differenzia gli uomini da tutti gli altri animali (e lingua vuol direcondizione ed istrumentocausa ed effetto di socialità)ma laspecificazione del vivere umanooltre che per la scoverta del fuocoè fissata nell'uso di molti altri mezzi artificiali per provvedere alla vita.Un ambito di terreno acquisito al girovagare di una tribù - un modo di cacciare- l'uso perfetto di certi istrumenti da difendersie da feriree il possessodi certi utensili da conservare le cose acquistate - e poi l'ornamento delcorpoe così via: - cioèin fondoquella vita poggia sopra un terrenoartificialeper quanto elementarissimosul quale gli uomini si provano difissarsi e di adagiarsisopra un terreno che è alla fin fine la condizione diogni ulteriore sviluppo. Secondo che questo terreno artificiale è più o menoformatogli uomini che l'han prodotto e ci vivon susi dicon più o menoselvaggi o barbari: e in quella prima formazione consiste ciò che di solitochiamiamo preistoria.

La storiasecondo l'uso letterario della parolae cioèquella parte del processo umano che ha precisa consistenza di tradizione nellamemoriacomincia quando il terreno artificiale è già un buon tratto formato.Ad esempio: la canalizzazione della Mesopotamiaed eccoti l'antica Babilonidepresemitica; - la derivazione del Nilo a scopo di coltura dei campied eccotil'antichissimo Egitto hamitico. Su cotesto terreno artificialeche apparisceall'estremo orizzonte della storia ricordatanon vissero come non vivono oramasse informi d'individuima consociazioni organateche ripeteano comeripetono ora l'organamento loro da distribuzione di ufficiiossia di lavoroeda conseguenti ragioni e modi di coordinazione e di subordinazione. Talirelazionie vincolie modi di vita non resultaronocome non resultanodaripetizione e fissazione di abiti sotto l'azione immediata della lotta animaleper l'esistenza. Anzi suppongono il ritrovamento di certi istrumentie p. e. l'addomesticazionedi certi animalie la lavorazione dei minerali fino al ferrol'introduzionedella schiavitùe così viaistrumenti e modi di economiache primadifferenziarono le comunanze le une dalle altree poi differenziarono nellecomunanze i componenti loro. In altre parolele opere degli uominiin quantocongregatireagirono su gli uomini stessi. I loro trovati ed invenzionicreando modi di vivere supernaturaliprodussero non solo abiti e costumanze(vestimentomangiare cucinato e simili) ma rapporti e vincoli di coesistenzaproporzionati e congrui al modo di produrre e di riprodurre i mezzi della vitaimmediata.

Quando la storia tramandata per memoria incomincial'economiaè già nel suo funzionamento. Gli uomini lavorano perl'esistenza sopra di un campoche fu in gran parte modificato dall'opera loroe con istrumenti che sono del tutto opera loro. E da quel punto in poi hannolottato per la posizione eminente degli uni su gli altri nell'uso di tali mezziartificiali; e cioèhanno lottato fra loroin quanto servi e padronisudditie signoriconquistati e conquistatorisfruttati e sfruttatori; e dove hanprogreditoe dove han regreditoe dove si sono arrestati in una forma che nonfuron più capaci di superarema non son mai più ritornati al vivere animalecon la completa perdita del terreno artificiale.

Dunque la scienza storica ha per suo primo e principaleoggetto la determinazione e la ricerca del terreno artificialee della suaorigine e composizionee del suo alterarsi e trasformarsi. Dire che tutto ciònon è se non parte e prolungamento della naturaè dir cosache per essertroppo astratta e genericain fin delle fini conchiude poco.

Il genere umano vive soltanto nelle condizioni telluricheenon è chi possa supporlo trapiantato altrove. In tali condizioni esso hatrovatodalle primissime origini fino ai giorni nostrii mezzi immediati allosviluppo del lavoroe cioè direcosì al progresso materialecome alla suaformazione interiore. Tali condizioni naturali furono e son sempreindispensabilicosì alla sporadica cultura dei nomadiche coltivano qualchevolta la terra per il solo pascolo degli animalicome ai raffinati prodottidella intensiva orticoltura moderna. Tali condizioni tellurichecome offerserole varie sorti di pietra atte alla lavorazione delle prime armicosì offronoora nel carbon fossile l'alimento della grande industria; come offersero alleprime genti i giunchi ed i vimini da intesserecosì offrono ora tutti i mezzida cui derivasi la complicata tecnica della elettricità.

Non son però i mezzi naturaliessi stessiche sianprogrediti; anzi son gli uomini soltanto che progredironoritrovando via vianella natura le condizioni per produrre in nuove e sempre più complesse formeper via del lavoro accumulato che è l'esperienza. Né questo progresso èquello solo che intendono i soggettivisti della psicologiacioè unamodificazione interioreche sarebbe sviluppo proprio e diretto dell'intellettodella ragione e del pensiero. Anzi è tale progresso interiore solo una lineasecondaria e derivatain quanto che c'è già progresso nel terrenoartificialeche è la somma dei rapporti sociali resultanti dalle forme espartizioni del lavoro. Sarebbe per ciò vuota di senso l'affermazionechetutto ciò non sia se non un semplice prolungamento della natura; se pure non sivuole usare cotesta parola nel senso tanto genericoda non indicare più nulladi preciso e di distintocome è ciò che intendiamo per diverso dal fattodell'uomo progressivamente operante.

La storia è il fatto dell’uomoi quanto che l’uomo puòcreare e perfezionare i suoi istrumenti di lavoroe con tali istrumenti puòcrearsi un ambiente artificialeil quale poi reagisce nei suoi complicatieffetti sopra di luie così com’èe come via via si modificaè l’occasionee la condizione del suo sviluppo. Mancano per ciò tutte le ragioni perricondurre questo fatto dell’uomoche è la storiaalla pura lotta per l’esistenza;la qualese raffina ed altera gli organi degli animalie in date circostanze ein dati modi occasiona il generarsi e lo svolgersi di organi nuovinon produceperò quel moto continuativoperfezionativo e tradizionale che è il processoumano. Non c’è luogo quinella nostra dottrinané a confondersi coldarwinismoné a rievocare la concezione di una qualunque formao miticaomisticao metaforica di fatalismo. Perchése è vero che la storiapoggia innanzi tutto su lo svolgimento della tecnica; ecioè direse è veroche per effetto del successivo ritrovamento degli istrumenti si generarono lesuccessive spartizioni del lavoroe con queste poi le disuguaglianzenel cuiconcorso più o meno stabile consiste il così detto organismo socialegli èaltrettanto vero che il ritrovamento di tali istrumenti è causa ed effetto adun tempo stesso di quelle condizioni e forme della vita interioreche noiisolandole nella astrazione psicologicachiamiamo fantasiaintellettoragionepensiero e cosi via. Producendo successivamente i vani ambientisocialiossia i successivi terreni artificialil'uomo ha prodotto in paritempo le modificazioni di se stesso; e in ciò consiste il nocciolo seriolaragione concretail fondamento positivo di ciò cheper varie combinazionifantastiche e con varia architettura logicadà luogo presso gli ideologistialla nozione del progresso dello spirito umano.

Nondimeno l'espressione del naturalizzare la storiache intesa in senso troppo lato e generico può dare occasione agl'indicatiequivociquando venga invece usata con la debita cautela e in modoapprossimativocompendia in breve la critica di tutte le vedute ideologichelequali nella interpretazione della storia partono dal presuppostoche opera oattività umana sia la stessa cosa che arbitrioelezione e disegno.

Ai teologi tornava facile e comodo di ricondurre il corsodelle cose umane ad un piano o disegnoperché saltavano a piè paridall'esperienza ad una mente presunta che regoli l'universo. I giuristicheebbero per primi occasione a ritrovare nelle istituzioni che formano oggetto deiloro studii un certo filo conduttore di forme che si succedono con una qualcheevidenzatrasferironocome trasferiscono tutt'ora senza grande imbarazzolaragion ragionanteche è il loro mestierealla spiegazione di tutta la vastamateria socialeche è tanto complicata. I politicii quali pigliannaturalmente le mosse loro dall'esperienza di ciò che i direttori dello statoo per l'acquiescenza delle masse soggetteo profittando delle antitesidegl'interessi dei vani gruppi socialipossono volere ed eseguire a disegnodiproposito e con intenzionesono inclinati a vedere nel succedersi delle coseumane soltanto il variare di tali disegnipropositi ed intenzioni. Ora lanostra concezionerivoluzionando nei fondamenti le presupposizioni dei teologidei giuristi e dei politicimette capo all’assuntoche opera ed attivitàumana in genere non è sempre una medesima cosanel corso della storiacon lavolontà che operi a disegnocon piano preconcettie con la libera scelta deimezzi; ossia non è una e medesima cosa con la ragion ragionante. Tutto ciò cheè accaduto nella storia è opera dell’uomo; ma non fu né èse non assai diradodi elezione criticae di arbitrio ragionante; ma anzi fu ed è dinecessitàchedeterminata dai bisogni e dalle occasioni esternegeneraesperienza e sviluppo di organi interni e d esterni. Tra questi organi sonoanche l’intelletto e la ragioneresultati e conseguenze anch’essi diesperienza ripetuta ed accumulata. La formazione integrale dell'uomoper entroallo sviluppo storiconon è oramai più un dato ipoteticoné una semplicecongettura; ma è una verità intuitiva e palmare. Le condizioni del processoche genera progresso sono oramai riducibili in serie di spiegazioni; e noifinoad un certo puntoabbiamo come sott'occhi lo schema di tutti gli sviluppistorici morfologicamente intesi. Questa dottrina è la negazione recisa edefinitiva di ogni ideologiaperché è la negazione esplicita d'ogni forma dirazionalismo; intendendosi sotto cotal nome il preconcettoche le cose nellaloro esistenza ed esplicazione rispondano ad una normaad un idealead unastreguaad un fine in modo esplicito o implicito che siasi. Tutto il corsodelle cose umane è una sommaanzi è tante serie di condizioniche gli uominisi son fatte e poste da sé per la esperienza accumulata nella variabileconvivenza sociale; ma non presentané l'approssimazione ad una presegnatametané la deviazione da un primo principio di perfezione e di felicità. Ilprogresso stesso non implica se non la nozione di cosa empirica ecircostanziatache presentemente piglia chiarezza e precisione nelle nostrementiperchéper lo sviluppo finora avveratosinoi siamo in grado divalutare il passatoe di prevedereossia d'intravedere in un certo senso e inuna certa misural'avvenire.

 

 

 

 

V.

Per cotal modo un grave equivoco rimane chiaritoe il pericolo che ne derivaviene ad esser rimosso. Ragionevole e fondata è la tendenza di coloro i qualimirano a subordinare tutto l'insieme delle cose umaneconsiderate nel lorocorsoalla rigorosa concezione del determinismo. Privaall'incontrod'ogni fondamento è la identificazione di tale determinismo derivatoriflessoe complessocon quello della immediata lotta per l'esistenzala quale sieserciti e si svolga sopra un campo non modificato da opera continuativa dilavoro. Legittima e fondatain modo assolutoè la spiegazione storicalaquale proceda invertendo dai presunti voleri a disegnoche avrebbero regolatodi proposito le fasi varie della vitaai moventi ed alle cause obiettive diogni volereche son da ritrovare nelle condizioni di ambientedi terrenodimezzi disponibilidi circostanzialità della esperienza. Ma èinveceprivadi qualsiasi fondamento quella opinionela quale mira alla negazione di ognivolontàper via di una veduta teoreticache vorrebbe sostituito al volontarismol'automatismo; anzi questa è al postutto una semplice e schiettafatuità.

Dovunque i mezzi tecnici siano sviluppati fino ad un certo puntodovunque ilterreno artificiale abbia acquistata una certa consistenza e dovunque ledifferenziazioni sociali e le antitesi che ne conseguitano abbiano creatoe ilbisognoe la possibilitàe le condizioni di un organamento più o menostabile od instabileivi sempre e necessariamente spuntan fuori i meditatidisegnii propositi politicii piani di condottai sistemi di dirittoe poile massime e i principii generali ed astratti. Nell’ambito di tali prodotti edi tali sviluppi derivati e complessie dirò di secondo gradonascono anchele scienzee le artie la filosofiae la erudizione e la storia comegenere letterario di produzione. Cotesto ambito è quello dei razionalisti edideologiignorandone i fondamenti realichiamarono e chiamano tuttorain modoesclusivola civiltà. Perchédi fattisi è dato e si dà il casoche alcuni uominie soprattutto gli addottrinati di mestierefossero essilaici o pretitrovassero e trovino modo di vivere intellettualmente nellachiusa cerchia dei prodotti riflessi e secondarii della civiltàe potessero epossano poi sottoporre tutto il resto alla veduta soggettivache essi in talesituazione si formano: e in ciò è la origine e la spiegazione di ogniideologia. La nostra dottrina ha superato in modo definitivo l’angolo visualedi qualsiasi ideologia. I meditati disegnii propositi politicile scienzeisistemi di diritto e così viaanzi che essere il mezzo e l’istrumento dellaspiegazione della storiasono appunto la cosa che occorre di spiegare; perchéderivano da determinate condizioni e situazioni. Ma ciò non vuol dire che sianomere apparenzee bolle di sapone. L’esser quelle delle cose divenute ederivate da altre non implica che non sian cose effettuali: tanto è che sonparse per secoli alla coscienza non scientificae alla coscienza scientificaancora in via di formazionele sole che veramente fossero.

Ma con ciò non è detto tutto.

Anche la nostra dottrina può dar luogo alla tentazione del fantasticareepuò offrire occasione ed argomento ad una nuova ideologia a rovescio. Essa ènata nel campo di battaglia del comunismo. Suppone l’apparizione delproletariato moderno su l’arena politicae suppone quella orientazionesu leorigini della società attualeche ci ha permesso di rifare criticamente tuttala genesi della borghesia. E’ dottrina rivoluzionaria per due rispetti:perché ha trovato le ragioni e i modi di sviluppo della rivoluzione proletariache è in fieri; e perchédi ogni altra rivoluzione sociale avveratasiin passatosi argomenta di trovare le cause e le condizioni di svolgimento inquei contrasti di classei quali giunsero ad un certo punto critico per lacontraddizione tra le forme della produzione e lo sviluppo delle forzeproduttive. E c’è poi dell’altro. Alla luce di questa dottrina l’essenzialedella storia consiste per l’appunto in tali momenti criticie ciò sta dimezzo tra l’uno e l’altro di cotesti momenti si fa contoalmeno per oradiabbandonarlo alle erudite cure dei narratori ed espositori di mestiere. Comedottrina rivoluzionaria è essa innanzi tutto la coscienza intellettuale delmoto proletario presentenel quale secondo l'assunto nostrosi prepara dilunga mano l'avvento del comunismo: tanto èche i decisi avversari delsocialismo la respingono come opinionechesotto apparenze di scienzanonfaccia che ripetere la ben nota utopia socialistica.

Per tale condizione di cose può darsi bene il casoe di fatti s’è purgià dato in parteche la fantasia degl'inesperti d'ogni arte di ricercastoricae lo zelo dei fanaticitrovi stimolo ed occasione perfino nelmaterialismo storico a foggiare una nuova ideologiae a trarre da esso unanuova filosofia della storia sistematicacioè schematicaossia a tendenza e adisegno. Né c'è cautela che basti. L'intelletto nostro raramente s'appagadella ricerca schiettamente criticaed è sempre propenso a convertire inelemento di pedanteria ed in novella scolastica qualunque trovato del pensiero.A farla breveanche la concezione materialistica può essere convertita informa di argomentazione a tesie servire a rimettere in nuove fogge pregiudiziiantichi; come era quello di una storia dimostratadimostrativa e dedotta.

Perché ciò non accadae specie perché non riapparisca per vieindirette e per modi dissimulati una qualunque forma di finalitàsu duepunti bisogna essere in chiaro: e cioè direche le condizioni storiche a noinote son tutte circostanziate; e che il progresso fu fino ad ora circoscritto damolteplici impedimentie per ciò fu sempre parziale e limitato.

 

Una parte solae fino ai tempi recentissimi una parte nongrande del genere umano ha per intero percorso gli stadii tutti del processoper effetto del quale le nazioni più progredite son giunte alla società civilemodernacon le forme di avanzata tecnica fondate su le scoverte della scienzae con tutte le conseguenze politicheintellettualimorali e così viache atale sviluppo sono rispettive e consentanee. Accanto agl'inglesi - tanto peraccennare all'esempio più stridente - chetrasportando seco nella Nuova Olandai mezzi europeivi han creato un centro di produzioneche già tiene un postonotevole nella concorrenza del mercato mondialevivono tuttora come fossilidella preistoria gl'indigeni australianicapaci solo di estinguersimaincapaci di adattarsi alla civiltàche fu non sopra di essi ma accantoad essi importata. Nell'Americae specie in quella del Nordla serie deiprocedimenti che vi han dato luogo allo sviluppo della società modernacominciò con la importazione dall'Europa delle piantedegli animali edegl'istrumenti dell'agricolturail cui uso ab antico avea ingenerato lasecolare civiltà del Mediterraneo: ma tal moto rimase tutto rinchiuso nellacerchia dei discendenti dei conquistatori e dei colonimentre gli indigeniosi disperdono nella massa di nuova formazioneper le vie naturali della misturadi razzao deperiscono e spariscono affatto. L'Asia anteriore e l'Egittochegià in tempi antichissimicome prima culla di tutta la nostra civiltàdettero luogo alle grandi formazioni semipolitichele quali seguono le primefasi della storia accertata e ricordataci appaiono da secoli come lecristallizzazioni di forme sociali incapaci di muoversi da sè per nuove fasi disviluppo. Sta sopra di loro la secolare pressione del barbarico accampamentoche è la dominazione turca. In quella massa irrigiditao s'incunea perdissimulate vie una amministrazione alquanto ammodernizzatao in nome esplicitodegl'interessi commerciali s'insinuano la ferrovia ed il telegrafoavamposticoraggiosi della conquistatrice banca europea.

Tutta quella massa irrigidita non ha speranza di ripigliar vitacalore emovimentose non per la rovina della dominazione turcacui si vada surrogandonei diversi possibili modi di conquista diretta o indirettala signoria o ilprotettorato della borghesia europea. Che un processo di trasformazione deipopoli arretratio arrestatisi nel loro camminopossa avverarsi ed affrettarsiper esterni influssista lì l'India a provarloche già vivace ancora di suapropria vitasotto l'azione poi dell'Inghilterra rientra ora con vigore nellacircolazione della operosità internazionaleper fino nei suoi prodottiintellettuali. Né sono questi i soli contrasti nella fisionomia storica deicontemporanei. Eccomentre lì nel Giapponeper un fenomeno acuto e spontaneodi imitazionesi sviluppa in men di trent'anni una certa relativa assimilazionedella civiltà occidentaleche muove già normalmente le energie proprie delpaese stessoil diritto e l'imposizione della conquista russa trae nellacerchia della industria modernae anzi della grande industriaqualche puntonotevole dei paesi oltre il Caspio. La mole gigantesca della Cina ci è apparsafino a pochi anni fa quasi immobile nell'atavistico assetto delle sueistituzionitanto vi è lento ogni movimento: mentreper ragioni etniche egeografichequasi tutta l'Africa rimaneva impermeabileefino agli ultimitentativi di conquista e di colonizzazionepareva non dovesse offrireall'azione della civiltàche il solo suo perimetrocome fossimonon che aitempi dei portoghesia quelli dei greci e dei cartaginesi.

Tali differenziazioni degli uominisul cammino della storia e dellapreistoriaci paiono spiegabilissimequando c'è modo di ricondurle allecondizioni naturali ed immediateche impongano limiti allo sviluppo del lavoro.Questo è il caso dell'Americala qualefino alla apparizione degli europeinon avea che una sola granagliail maise un solo animale addomesticabile aduso di lavoroil lama: e noi possiamo rallegrarciche gli europeiimportandovi con se stessi e coi loro istrumenti il buee l'asinoe ilcavalloe il frumentoe il cotone e la canna da zucchero e il caffèe daultimo la vite e l'aranciov'abbiano creato un nuovo mondo della gloriosasocietà che produce le mercila qualecon inaudita rapidità di motovi hagià percorso le due fasi della più nera schiavitù e del più democraticosalariato. Ma là dove c'è stato un vero arrestoe anzi un documentatoregressocome nell’Asia anteriorenell'Egittonella penisola dei Balcani enell’Africa settentrionalee tale arresto non può attribuirsi aldifferenziarsi delle condizioni naturaliivi noi ci troviamo dinanzi ad unproblemache aspetta la soluzione sua dallo studio diretto ed esplicito dellastruttura socialeguardata così nei modi interni del suo divenirecome negl’intreccie nelle complicazioni dei varii popolisu quel terreno che più ordinariamentedicesi arena delle lotte storiche.

Questa stessa Europa civileche per continuità di tradizione presenta loschema più completo di processotanto che su cotesto modello furono ideati efino ad ora costruiti tutti i sistemi di filosofia storica; questa stessa Europaoccidentale e medianache ha prodotto l'epoca dei borghesie tale forma disocietà ha cercato e cerca d'imporre a tutto il mondocon vari modi diconquista diretta o indirettanon è tutta uniforme in sénel grado di suosviluppoe le sue diverse conglomerazioni nazionaliregionali e politicheappaiono come distribuite sopra di una scala di molto graduata. Da talidifferenze dipendono le condizioni di relativa superiorità od inferiorità dipaese a paesee le ragioni più o meno vantaggiose o svantaggiose dello scambioeconomico; e di qui per la più parte dipeserocome tuttora dipendonoe gliattritie le lottee i trattati e le guerree quanto altro maicon maggioreo con minor precisioneseppero narrarci gli storici politici dalla Rinascenzain quae certo con cresciuta evidenza da Luigi XIV e da Colbert in poi.

Questa Europa stessa è assai variopinta. Ecco qui la fioritura massima dellaproduzione industriale e capitalisticacioè dire in Inghilterra; e in altripunti viveo rigoglioso o rachiticol'artigianatocome da Parigi a Napolitanto per cogliere il fatto nei suoi estremi. Qui la campagna è quasi perintero industrializzatacom'è di nuovo in Inghilterra; ed ecco che altrovevegetain molteplici forme tradizionalil'idiotico contadinamecome in Italiaed in Austriaanzi in questo paese più che da noi. Mentre in un paesel'azienda politica dello stato - come si conviene alla prosaica coscienza di unaborghesiache sa il fatto suoperché il posto che tienese l'è veramente conquistato da sè - viene esercitata nei modi più sicuri epalesi di un esplicito dominio di classe (non è chi non intenda che parlo dellaFrancia); altrovee segnatamente in Germaniale vecchie abitudini feudalil'ipocrisia protestantee la viltà di una borghesia che sfrutta le favorevolicontingenze economiche senza portarci dentroné spiritoné coraggiorivoluzionariomantengono all’ente stato le mentite apparenze di unamissione etica da compiere (- oh zucconi e parrucconi di professori tedeschiinquante salse poco appetitose e digeribili avete voi cucinata cotesta eticadello statoprussiano per giunta! -). Qua e là la produzionemoderna capitalistica s'incunea nei paesiche per altri rispetti nonentrano nel nostro movimentoe specie in quello della politicacome è il casodella infelice Polonia; ovvero tal forma s'insinua solo per indirettocomenella Slavia meridionale.

Ma ecco qui il contrasto più acutoche pare destinato a metterci come incompendio sott'occhi tutte le fasi anzi gli estremi della nostra storia. LaRussia non ha potuto avviarsicome ora di fatto si avviaalla grandeindustriase non pompando dall'Europa occidentalee specie dal grazioso sciovinismofrancesequel danaroche essa invano si sarebbe provata a trarre da sestessaossia dalle condizioni della sua obesa massa territorialesu la qualecon vecchie forme economichevegetano cinquanta milioni di contadini. Ora laRussiaper diventare una società economicamente modernail che probabilmentevi prepara le condizioni di una rispondente rivoluzione politicafu tratta adistruggere gli ultimi avanzi del comunismo agrarioche in essa eransi fino apoco tempo fa conservati in forme tanto caratteristichee in tanta estensione:(né qui importa di decidere se quello fosse comunismo primitivoo secondariocome alcuni ritengono). La Russia deve imborghesirsi eper far ciòdeveinnanzi tutto convertire la terra in merceche sia capace di produrre mercieal tempo stesso trasformare in proletarii e pezzenti gli ex-comunisti dellacampagna. Ed ecco cheinvecenell'Europa occidentale e centrale ci troviamo alpunto opposto della serie di sviluppoche nella Russia comincia appena. Qui danoidove la borghesia con varia fortunae vincendo impedimenti tanto diversiha percorso già tanti stadii del suo svilupponon la memoria del comunismoprimitivoche a mala pena rivive per erudite combinazioni nelle teste deidottima la stessa forma della produzione borghese genera nei proletarii latendenza al socialismoche si presenta nei suoi generali contorni come indiziodi una nuova fase della storiaecioènon come la ripetizione di ciò chefatalmente finisce nella Slavia sotto agli occhi nostri.

Chi è che non veda in cotesta esemplificazioneche io non ho cercata adartee che anzi m'è venuta quasi a caso e disordinatamente fuori della pennain cotesta esemplificazionedicoche può essere indefinitamente prolungata inun libro di geografia economico-politica del mondo attualela prova evidentedel come le condizioni storiche son tutte circostanziate nelle forme di lorosviluppi? Non solo le razze e i popolie le nazionie gli statima le partidelle nazioni e le regioni varie degli statie poi i ceti e le classi sitrovano come su tanti gradini di una assai lunga scalao anzi su diversi puntidi una curva a grande e complicato svolgimento. Il tempo storico non è corsouniforme per tutti gli uomini. Il semplice succedersi delle generazioni non fumai l'indice della costanza e della intensità del processo. Il tempo comeastratta misura di cronologiae le generazioni succedentisi in terminiapprossimativi di anninon dànno criterio né recano indicazione di legge o diprocesso. Gli sviluppi furono finora variiperché varie furono le operecompiute in una e medesima unità di tempo. Fra tali forme varie di sviluppoc'è affinitàanzi c'è similarità di moventiossia c'è analogia di tipoossia c'è omologia: tanto che le forme avanzate possonoper semplice contattoo con la violenzaaccelerare lo svolgimento delle forme arretrate. Mal'importante è d'intendereche il progressola cui nozione è non soloempiricama sempre circostanziata e per ciò limitatanon istà sul corsodelle cose umane come un destino od un fatoné qual comando di legge. E perciò la nostra dottrina non può esser volta a rappresentare tutta la storiadell'uman genere in una veduta comunque prospettica o unitariala quale ripetamutatis mutandisla filosofia storica a disegno come dasant'Agostino ad Hegelo anzimegliodal profeta Daniele al signor DeRougemont.

La nostra dottrina non pretende di essere la visione intellettuale diun gran piano o disegnoma è soltanto un metodo di ricerca e diconcezione. Non a caso Marx parlava della sua scoverta come di un filoconduttore. E per tal ragione appunto è analoga al darwinismocheanch'esso è un metodoe non ènè può essereuna ammodernata ripetizionedella costruita e costruttiva Naturphilosophiea uso Schelling ecompagni.

 

A scorgere nella nozione del progresso la indicazione di qualcosa dicircostanziato e di relativo fu primo il geniale Saint-Simonche tal suopensiero contrappose alla dottrina del secolo decimottavoin buona parteculminante in Condorcet. A cotesta dottrinache potrebbe dirsi unitariaegalitariaformaleperché è quella che considera l'uman genere comesvolgentesi su di una linea processualeSaint-Simon contrappose il concettodelle facoltà e delle attitudiniche si surrogano e si compensano; e per talmodo rimase ideologo.

A penetrare le ragioni effettive della relatività del progresso occorrevaben altro. Bisognava innanzi tutto rinunziare a quei pregiudiziii quali sonoimpliciti nella credenzache gl'impedimenti alla uniformità del divenire umanoriposino esclusivamente sopra cause naturali ed immediate. Cotesti impedimentinaturalio sono assai problematicicome è il caso delle razzenessuna dellequali ha in sé l'ingenito privilegio della storiao sonocome nel caso delledifferenze geograficheinsufficienti a spiegare lo svolgersi di condizionistorico-sociali affatto difformi sopra uno e medesimo terreno topografico. Ecome il moto storico nasce per l'appunto quando gl'impedimenti naturali furonogià in buona parteo superatio notevolmente circoscritti per mezzo dellacreazione di un terreno artefattosul quale fosse dato agli uomini di venirsiulteriormente sviluppandogli è chiaro perciòche i consecutivi impedimentialla uniformità del progresso siano da cercare nelle condizioni proprie edintrinseche della struttura sociale stessa.

Questa struttura ha messo fino ad ora capo in forme di organamento politicola cui somma è il tentativo di tenere in equilibrio le disuguaglianzeeconomiche: il che fache cotesto organamentocome ho più volte dettosia dicontinuo instabile. Da che ci è storia ricordata essa è storia della societàche o tende a formare lo statoo lo stato ha già portato a compimento. E lostato è la lotta all'internoo vivamente e in attoo da poco vintao comeche siasi per alcun tempo sopita e sedata. E lo stato è anche la lottaall'esternoo per assoggettare altri popolio per colonizzare altri paesioper esportare i prodotti sopra altri mercatio per scaricare la popolazioneesuberantee cosi via. E lo stato è tale lotta all'interno e all'esternoperché è innanzi tutto l'organo e l'istrumento di una parte più o meno grandedella società contro tutto il resto della società stessain quanto che questaessenzialmente poggia su la signoria economica degli uomini su gli uominiinmodi più o meno diretti ed esplicitisecondo che il vario grado di sviluppodella produzione e dei suoi mezzi naturali e dei suoi istrumenti artificialiesigao la schiavitù immediatao la servitù della glebao il libero salariato.Questa società delle antitesiche si regge a statoè sempreper quanto invarie forme e modila opposizione della città e della campagnadell'artigianoe del contadinodel proletario e del padronedel capitalista e del lavoratoree così via da non finirla; e mette sempre capocon varie complicazioni emodalitàin una gerarchiao che ciò accada per quadro fisso di privilegiocome nel Medioevoo chenelle dissimulate forme del diritto presuntivamenteeguale per tutticiò si avveri per l'azione automatica della concorrenzaeconomicacome è ora.

A cotesta gerarchia economica corrisponde in vario modo nei varii paesitempi e luoghistarei per direuna gerarchia degli animidegl'intellettidegli spiriti. Cioè dire la colturanella quale appunto gliidealisti ripongono la somma del progressofu ed è pernecessità di fatto assai disugualmente distribuita. La maggior parte degliuominiper la qualità delle cure e delle occupazioni cui attende si trova adessere come di individui disintegratifatti in pezziresi incapaci di unosviluppo completo e normale. Alla economica delle classied allagerarchia delle situazioni socialirisponde la psicologia delle classiLarelatività del progresso è per noi dunquela conseguenza inevitabiledelle antitesi di classe. In queste antitesi sono gl’impedimentipei qualirimane spiegata la possibilità del relativo regressofin giù giù alladegenerazione e allo sfacelo di una intera società. Le macchineche segnano iltrionfo della scienzadivengonoper le condizioni antitetiche della compaginesocialegli istrumenti da proletarizzare milioni e milioni di già liberiartigiani e contadini. I progressi della tecnicache arricchiscono di comodi lecittàrendono più misera ed abietta la condizione dei contadinie nellecittà stesse più umile la condizione degli umili. I progressi tutti del sapereservirono fino ad ora a differenziare il ceto degli addottrinatie a metteresempre a maggior distanza dalla coltura le massecheintese all’incessantelavoro di tutti i giornidi questo alimentano la società tutta intera.

Il progresso fu ed è fino ad ora parziale ed unilaterale. Le minoranze chevi partecipano dicono sia questo il progresso umano; e i burbanzosievoluzionisti chiamano ciò natura umana che si svolge. Tutto cotesto progressoparzialeche si è fino ad ora svolto nella pressione degli uomini su gliuominiha suo fondamento nelle condizioni di opposizioneper cui le antitesieconomiche han generato tutte le antitesi socialie dalla relativa libertà dialcuni è nata la servitù di moltissimi; e il diritto è stato l’auspicedella ingiustizia. Il progresso visto cosìed appreso nella sua chiaranozioneci appare come il compendio morale ed intellettuale di tutte le umanemiseriee di tutte le materiali disuguaglianze.

A scovrirvi la inevitabile relatività occorreva che il comunismosortodapprima come moto istintivo nell’animo degli oppressidiventasse scienza epolitica. E occorreva poiche la nostra dottrina desse la misura del valore ditutta la storia passatascovrendo in ogni forma di organamento socialechefosse di origine e di assetto antiteticocome tutte furono fino ad oralaingenita incapacità a produrre le condizioni di un progresso umano universaleed uniforme; scovrendovicioègl’impedimenti i quali fanno sì che ilbenefizio si converta in malefizio.

 

 

 

 

 

 

VI.

 

A una domanda noi non possiamo sottrarcied è questa; dondeebbe origine la credenza nei fattori storici? Cotesta espressione ricorreassai di frequente per le menti e per gli scritti di molti eruditiscienziati efilosofie di quegli espositorii qualio ragionando o combinandosidilungano alquanto dalla mera narrazionee di tale opinione si giovanocome dipresupposto per orientarsi su la ingente massa dei fatti umanichea primavista e nella immediata considerazioneappaiono tanto confusi e irriducibili.Cotesta credenzacotesta opinione corrente è diventata presso gli storiografiragionatorio a dirittura razionalistiuna semidottrinache di recentefu più volte addottaquale argomento decisivocontro la teoria unitaria dellaconcezione materialistica. Gli èanzitanto radicata la credenzaed è tantodiffusa la opinioneche la storia non si possa intenderlase non come incontroed incidenza di diversi fattoriche molti di quelli i quali parlano dimaterialismo socialesia in favore o sia controcredono di cavarsi d'ogniimpaccio quando affermanoche tutta questa dottrina qui consista poi in ultimonell'attribuire la prevalenza o l'azione decisiva al fattore economico.

Certo gli è che importa di rendersi conto del come cotestacredenzao opinioneo semidottrina abbia avuto origine perché la verace edeffettiva critica consiste principalmente nel riconoscere e nell'intendere imotivi di ciò che dichiariamo errore. Non basta di respingere una opinionecoldesignarla spicciativamente per erronea. L'errore dottrinale è nato sempre daqualche lato male inteso di una esperienza incompletao da qualche imperfezionesoggettiva. Non basta respingere l'errore; bisogna vincerloe superarlospiegando/o.

 

Ogni storicoche cominci a narrarecompieper cosi direun atto di astrazione. Innanzi tutto eseguisce come un taglio in una seriecontinuativa di avvenimenti; e poi prescinde da molti e svariati presupposti eprecedentie anzi spezza e scompone una intricata tela. Per cominciare bisognapure che fissi un puntouna lineaun terminedi sua elezionee dicap. e.: vogliamo raccontare come ebbe inizio la guerra tra greci e persiani;vediamo come Luigi XVI venne nella risoluzione di convocare gli Stati Generali.Il narratore si trovainsommadinanzi ad un complesso di fatti accadutie difatti che stanno per accaderei qualinel tutt'insiemeappariscono come unaconfigurazione. In tale suo atteggiamento ha origine il modo d'essere e lo stiledi ogni racconto; perchéad ordirlooccorre pigliar le mosse da cose giàdivenuteper poi vedere come continuino nel divenire.

E pure in quel complesso bisogna introdurre un certosentimento di analisirisolvendolo in varii gruppi e in varii aspetti di fattiod in elementi concorrentiche appariscono poi ad un certo punto come dellecategorie per sé stanti. Ecco: qui è lo stato in una certa forma e con certipoteri; e qui son le leggiche determinanoper comando o per proibizionecerti rapporti; e qui son gli abiti e i costumiche rivelano tendenzebisognie modi di pensaredi crederedi fantasticare; e nell'insieme si vede unamoltitudine d'uomini conviventi e collaboranticon spartizione di ufficii e dioccupazioni; e poi si notano i pensierile ideele inclinazionile passionii desideriile aspirazioniche da cotesto variopinto modo di coesistenza e daisuoi attriti in determinate maniere si sprigionano e sviluppano. Avviene unamutazionee questa si rivela in uno dei lati od aspetti del complesso empiricoo in tutti essi in maggiore o in minore spazio di tempo: p. e. lo stato slarga isuoi confini esternio altera i suoi limiti interni verso la societàcrescendo o diminuendo di poteri e di attribuzionio cambiando di formanell'esercizio di quelli e di queste; ovvero il diritto muta le suedisposizionio s'esprime ed afferma in nuovi organi; ovveroda ultimodietroal cambiamento delle abitudini esterne cotidianesi rivela un cambiamento neisentimentie nei pensierie nelle inclinazioni degli uomini variamentedistribuiti nelle diverse classi socialile quali si rimescolanosi alteranosi spostanosi fondono o rinnovano. Ad intendere tutto ciòin quanto e per ilmodo come apparisce alla prima e si disegna alla ordinaria attenzionebastanole comuni doti della intelligenza normaledi quellaintendo direche non èsussidiata ancorané corretta o completata dalla scienza propriamente detta.Chiudere in precisi confini un insieme di tali mutazioniecco l'oggetto vero eproprio della narrazione la quale riesce tanto più perspicuaefficace eplasmataquanto è più monografica: p. e. Tucidide nella guerra delPeloponneso.

La società già in un certo modo divenutala società giàarrivata ad un certo grado di sviluppola società giù tanto complicata danascondere il sottostrato economico che il resto sorreggenon si è rivelata aipuri narratorise non in quegli apici visibiliin quei resultati piùappariscentiin quei sintomi più significativiche son le forme politicheledisposizioni di legge e le passioni di parte. Il narratoreoltre che per lamancanza di una dottrina teoretica su le fonti vere del movimento storicoperl'atteggiamento stesso che egli assume di fronte alle cose che coglie nelleapparenze del loro divenirenon può ridurre questo ad unitàse nonnell'aspetto della sola intuizione immediata; ese è artistacotestaintuizione gli si colorisce nell'animoe vi si trasmuta in azione drammatica.Il suo ufficio è adempiutose egli riesce ad inquadrare un certo numero difatti e di accadimenti entro termini e confinisu i quali lo sguardo possamuoversi come su chiara prospettiva; alla stessa guisache il geografopuramente descrittivo ha fatta per intero la parte suase racchiude in vivo eperspicuo disegno la concorrenza delle cause fisiche che determinano l'intuitivoaspettoponiamo del golfo di Napolisenza punto risalire alla genesi di esso.

In cotesto bisogno della configurazione narrativa è laoccasione primaintuitivapalpabilee direi quasi estetica ed artisticaditutte quelle astrazioni e generalizzazioniche da ultimo mettono capo nellasemidottrina dei così detti fattori.

Qui sono due uomini insignii Gracchiche vollero arrestareil processo di appropriazione dell'ager publicuso impedirel'agglomerazione del latifondoper cui diminuisce o cessa del tutto di esisterela classe dei piccoli proprietariiossia degli uomini liberiche sonfondamento e condizione della vita democratica della città antica. Qualifurono le cause del loro insuccesso? Il loro disegno è chiaro: l'animo lorolaloro origineil loro carattereil loro eroismo lo illustrano. E stanno controa loro altri uominicon altri interessi e con altro animo. La contesa non sidisegna dapprima alla mente se non come lotta di propositi e di passionilaquale si svolge e riesce a termine con quei mezzi che consentono le formepolitiche dello statoe l'uso o l'abuso dei poteri pubblici. Ecco lìl'ambiente: la città dominatrice in diversi modisopra altre cittào sopraterritori sforniti d'ogni carattere di autonomia; e dentro di quella città unaavanzata differenziazione di ricchi e di poveri; e di fronte alla schiera nonnumerosa dei sopraffacitori e dei prepotentiimmensa la massa dei proletariiche stan per perdere o han già perduta la coscienza e la forza politica d'unaplebe di cittadinila massa che si lascia per ciò ingannare e corromperee abreve andare finirà per imputridirequal servile accessorio degli sfruttatoridi maggior grado. Questa la materia del narratoreal quale non è dato direndersi conto del fattose non nelle condizioni immediate del fatto stesso.L'unità intuitiva è la scena su la quale i casi si svolgonoe perché ilracconto abbia rilievointreccio e prospettivaoccorrono dei punti diorientazione e dei mezzi di riduzione.

In ciò consiste la origine prima di quelle astrazionipercui i lati varii di un determinato complesso sociale vengonopoco per voltadistratti dalla loro qualità di semplici aspetti di un insiemee via viageneralizzati menano poi alla dottrina dei presunti fattori.

Questiin altri terminiintendo dire dei fattorisioriginano nella menteper via della astrazione e della generalizzazione degliaspetti immediati del movimento apparentee stanno alla pari con tutti glialtri concetti empiricii qualisorti che siano in ogni altro campo delsaperevi si mantengonofinchéo non vengano ridotti ed eliminati per via dinuova esperienzao non si trovino riassorbiti da una concezione più generaleche sia geneticaevolutivadialettica.

Non era forse necessarioche nell'analisi empirica e nellostudio immediato delle cause e degli effetti di certi determinati fenomenip.e. dei calorificila mente si fermasse dapprima nella presunzione e nellapersuasione di poterli e di doverli attribuire ad un subiettochese non parvemai a nessun fisico un vero ente sostanzialeparve di certo una forzadeterminata e specificache sarebbe il calore. Ed ecco che ad un certopuntoper nuova combinazione di esperienzacotesto escogitato calore sirisolvea date condizioniin una certa quantità di moto. E anziorailpensiero è su la via di risolvere tanti degli escogitati fattori fisici nelflusso di una universale Energheticanella quale la ipotesi degli atomiper quanto essa è necessaria e utilizzabileperde ogni residuo disopravvissuta metafisica.

Non era forse inevitabilecome primo stadio della conoscenzarispetto al problema della vital'indugiarsi a lungo nello studio distintodegli organie il ridur questi in sistemi? Senza cotesta anatomiache pare perfin troppo materiale e grossolananessun progresso di studi sarebbe statopossibile; e intantosu la ignorata genesi e coordinazione di talemolteplicità analiticas'aggiravano incerti e vaghi i concetti generici divitadi anima e simili. In coteste creazioni mentali si cercò per ripiego diescogitazionee per gran tempoquella unità biologicache ha da ultimotrovato il suo riscontro intuitivo nell'inizio certo della cellulae nel suoprocesso di immanente moltiplicazione.

Più difficile fu certamente il camminoche il pensierodovette percorrere per ridurre ad evidenza di genesi i dati tutti della vitapsichicadai semplicissimi delle elementari sensazioni fino ai prodotti dimolto derivati e complessi. Non solo per ragioni di difficoltà teoretichemaper altri pregiudizii popolaril'unità e continuità incessante dei fenomenipsichici apparve fino ad Herbart come spartita e spezzata in tanti fattoriossia nelle così dette facoltà dell’anima.

Per le medesime difficoltà è passata la interpretazione deiprocessi storico-sociali; ed anche essa s'è dovuta dapprima arrestare nellaveduta provvisoria dei fattori. Eperciòriesce ora a noi cosa agevole ilrintracciare la occasione prima di tale opinione nel bisogno che hanno glistorici narratori di trovarenell'atto che raccontano con più o meno dicapacità artisticae con vario intendimento di ammaestraredei punti diorientazione immediataquali può offrirli lo studio del moto apparente dellecose umane.

 

Ma in quel movimento apparente son pure delle indicazioniche rimandano ad altro.Quei fattori concorrentiche l'astrazione escogita e poisi permette di isolarenon furon mai visti ad operare ciascuno per sé;perchéanzioperano per un modo di efficaciache dà luogo al concettodell'azione reciproca. Inoltrequei fattori son pur essi nati una voltae sonpoi giunti a quella fisonomiache rivelano nella particolare narrazione. Diquel tale stato si sapeva pure che fosse nato una volta. Di ogni dirittoo siserbava memoriao si congetturavache fosse entrato in vigore in tali o talialtre circostanze. Di tanti costumi si serbava il ricordoche fossero stati unavolta introdotti; e il più semplice confronto dei fatti accertatiper rispettoa diversi tempi e luoghifacea vederecome la società nel suo insiemeinquanto somma di diverse classiavesse assuntoed assumesse di continuo formediverse.

Tanto l'azione reciproca dei diversi fattorisenza dellaquale nemmeno il più semplice racconto sarebbe mai possibilequanto le notiziepiù o meno accertate circa le origini e le variazioni dei fattori stessisollecitavano alla ricerca ed al pensieroassai più che non facesse lanarrazione configurativa di quei grandi storiciche sono veri e propri artisti.E difattii problemi che resultano spontanei dai dati della storiaquandoquesti sian combinati con altri elementi teoreticidettero luogo alle diversediscipline così dette pratichechecon varia rapidità di moto e con variosuccessosi svilupparono dai tempi antichi a venire ai modernidall'Etica allaFilosofia del Dirittodalla Politica alla Sociologiadalla Giurisprudenzaall'Economia.

Ed ecco che col nascere e col formarsi di tante disciplineper la stessa inevitabile division del lavorosi moltiplicarono fuor di misura ipunti di vista. Certo èche alla prima ed immediata analisi deimultiformi aspetti empirici del complesso socialeoccorreva un lungo lavoro diparziale astrazione; il che reca sempre con sé l'inevitabile conseguenza delvedere unilaterale. Ciò si è verificato in modo più acuto e piùappariscenteche non in altro campoin quello della Giurisprudenzae nellesue varie generalizzazioni fino alla Filosofia del Diritto. Per via di cotaliastrazioniche sono inevitabili nell'analisi parziale ed empiricae pereffetto della divisione del lavoroi diversi lati e le diverse manifestazionidel complesso sociale furonodi quando in quandofissati ed immobilizzati inconcetti generali ed in categorie. Le operegli effettile emanazionigliefflussi dell'attività umana - dirittoforme economicheprincipii di condottae così via - furono come tradotti e convertiti in leggiin imperativi e inprincipii che stessero al di sopra dell'uomo stesso. E di quando in quando s'èpoi dovuto di nuovo scovrire questa verità semplice; che il solo fattopermanente e sicuroossia il solo datoda cui muova o a cui si riferisca ogniparticolare disciplina praticaè questo: gli uomini congregati in unadeterminata forma socialeper via di determinati vincoli. Le varie disciplineanaliticheche illustrano i fatti che si svolgono nella storiahan finito peroccasionare da ultimo il bisogno di una comune e generale scienza socialecherenda possibile la unificazione dei processi storici. E di tale unificazione ladottrina materialistica segna appunto l'ultimo terminee anzi l'apice.

 

Ma non fucome non sarà mai tempo perso quello che siaspeso nell'analisi preliminare e laterale dei fatti complessi. Dobbiamo allametodica division del lavoro la erudizione precisaossia la massa delleconoscenze dichiaratecribratesistematesenza delle quali ogni storiasociale vagherebbe sempre nel puramente astrattonel formale e nelterminologico. Lo studio a parte dei presunti fattori storico-sociali hagiovatocome giova ogni altro studio empirico che si attenga al moto apparentedelle cosea raffinare gl'istrumenti della osservazionee a dar modo diritrovare nei fatti stessiche furono artificiosamente distratti dall'insiemegli addentellati che al complesso sociale li legano. Le diverse disciplinecheson tenute isolate ed indipendenti per via del presupposto dei fattoriconcorrenti nella formazione storicaper il grado di sviluppo che hanraggiuntoper il materiale che han raccoltoe pei metodi che han prodottisono ora per noi tutte indispensabiliquando si voglia ricostruire qualunqueparte dei tempi passati. Che ne sarebbe della nostra scienza storica senza launilateralità della Filologiache è il sussidio istrumentale d'ogni ricerca;e dove si sarebbe mai trovato il bandolo di una storia delle istituzionigiuridicheche poi a tante altre cose e combinazioni da se stessa rimandasenza l'ostinata fede dei romanisti nella eccellenza universale del DirittoRomanola quale ha generatocon la Giurisprudenza generalizzata e con laFilosofia del Dirittotanti dei problemi in cui germoglia da ultimo laSociologia?

 

Così cheal postuttoi fattori storiciche ricorrono perle menti e per gli scritti di tantiindicano qualcosa che è molto meno dellaveritàma che è molto di più del semplice errorenel senso grossolano diabbagliodi illusione e di inganno. Sono il prodotto necessario di unaconoscenzache è in via di sviluppo e di formazione. Nascono dal bisogno diorientarsi sopra lo spettacolo confusoche le cose umane presentano a chivoglia narrarle; e servono poidirò cosìdi titolodi categoriadi indicea quella inevitabile division del lavoroper entro alla quale fu finorateoreticamente elaborata la materia storico-sociale. In questo campo diconoscenzadel pari che in quello delle scienze naturalila unità diprincipio realee la unità di trattazione formalenon s'incontran mai diprimo acchitoanzi si trovano solo a capo di lungo ed intricato cammino;cosicchéanche per cotesto rispettoci pare calzante l'analogia stabilita daEngels tra il ritrovamento del materialismo storico e quello della conservazionedell'energia.

 

La provvisoria orientazionesecondo l'ovvio schema di ciòche dicono fattoripuòin date circostanzeoccorrere anche a noicheprofessiamo un principio affatto unitario della interpretazione storica. Intendodirese vogliamo non semplicemente teorizzarema se vogliamocon proprianostra ricercaillustrare un determinato periodo di storia. Come in cotestocaso c'incombe l'obbligo della minuta e diretta ricercacosi ci è giuoco forzadi attenerci dapprima ai gruppi difatti che paionoo prominentioindipendentio staccatinegli aspetti della immediata esperienza. Perché nonè veramente il caso di credereche il principio unitario di massima evidenza etrasparenzacui siam giunti nella concezione generale della storiapossaaguisa di talismanovaler di continuoe a prima vistacome di mezzoinfallibile per risolvere in elementi semplici l'immane apparato e il complicatoingranaggio della società. La sottostante struttura economicache determinatutto il restonon è un semplice meccanismodal quale saltino fuoria guisad'immediati effetti automatici e macchinaliistituzionie leggie costumiepensierie sentimentie ideologie. Da quel sottostrato a tutto il restoilprocesso di derivazione e di mediazione è assai complicatospesso sottile etortuosonon sempre decifrabile.

L'organamento sociale ècome già sappiamodi continuoinstabilesebbene ciò non appaia evidente a tuttise non quando lainstabilità entra in quel periodo acuto che chiamiamo rivoluzione. Cotestainstabilitàcon le continue lotte nel seno della stessa società organataesclude sì la possibilità che gli uomini entrino in una condizione dicontinuata acquiescenza od accomodazioneper cui potrebbe accadere chetornassero nel vivere animale. Nell'antitesi è la causa precipua del progresso(Marx). Ma è altrettanto veroperòche in cotesto organamento instabilenelquale è data la forma inevitabile del dominio e della soggezionelaintelligenza si è sempre sviluppatanon solo disugualmentema assaiimperfettamenteincongruamente e parzialmente. Ci fu ed è ancora nellasocietà come una gerarchia dell'intellettoe poi dei sentimenti e delleideazioni. Supporre che gli uominisempre e in tutti i casiabbiano avuto unacoscienza approssimativamente chiara della propria situazionee di quello checonvenisse loro più ragionevolmente di fare gli è supporre l'inverosimileanzi l'insussistente.

Forme di dirittoe azioni politiche e tentativi diordinamento socialefuronocome sono tuttoraa volte cose indovinatea voltecose sbagliatecioè sproporzionate e incongrue al caso. La storia è piena dierrori; il che vuoi direche se tutto vi fu necessariodata la intelligenzarelativa di quelli che avessero a risolvere una difficoltào a trovare unasoluzione a un dato problema e così viase tutto v'ebbe la sua ragionsufficientenon tutto vi fu ragionevolesecondo il senso che dànno a questaparola gli ottimisti che raziocinano. A lungo andare le cause determinanti allemutazionie ossia le cambiate condizioni economichefinirono e finiscono perfar trovarefosse pur per vie assai tortuosele occorrenti forme di dirittogli ordini politici adattatie le maniere più o meno convenienti dellaaccomodazione sociale. Ma non è però da credereche la istintiva sapienzadell'animale ragionevole si manifestasseo si manifestisic et simpliciternella piena e chiara intelligenza di ogni situazione; e che a noi non tocchiora se non di rifare semplicisticamente il cammino deduttivo dalla situazioneeconomica a tutto il resto. L'ignoranza - la quale alla sua volta può anch'essaessere spiegata - è cagione non piccola del modo come la storia è proceduta; eall'ignoranza bisogna aggiungere la bestialità non mai interamente vintaetutte le passioni e le nequiziee le svariate forme di corruzioneche furono esono il portato necessario di una società così organata che il dominiodell'uomo su l'uomo vi è inevitabilee da tale dominio la bugial'ipocrisiala prepotenza e la viltà furono e sono inseparabili. Noi possiamosenza essereutopistima solo in quanto siamo comunisti criticiprevederecome di fatti prevediamol'avvento di una societàche svolgendosi dallapresentee anzi dai suoi contrastiper le leggi immanenti del divenirestoricometta capo in una associazione senza antitesi di classe: il che portasecoche la regolata produzione eliminerebbe l'aleatorio dalla vitache nellastoria si rivela finora come multiforme intreccio di accidenti e d'incidenze. Maciò è l'avveniree non èné il presentené il passato. Se noi invece ciproponiamo di penetrare nelle vicende storiche svoltesi fino ad oraassumendocome assumiamoa filo conduttore il variare delle forme della sottostantestruttura economicafino al dato più semplice del variare degl'istrumentinoidobbiamo aver piena coscienza della difficoltà del problema che ci proponiamo;perché qui non si tratta già di aprir gli occhi e di vederema di uno sforzomassimo del pensieroche è diretto a vincere il multiforme spettacolo dellaesperienza immediataper ridurne gli elementi in una serie genetica. E perciòdicevoche nella ricerca particolare tocca anche a noi di pigliar lemosse da quei gruppi di fatti apparentemente isolatie da quel variopintointrecciodallo studio empiricoinsommadal quale è nata la credenza neifattoriche poi si è svolta in una semidottrina.

Né vale di contrapporre a queste difficoltà di fatto lapresunzione alquanto metaforicaspesso equivocae al postutto di un valorepuramente analogicodel così detto organismo sociale. Anche per cotestosuppositodiventato poi in così breve tempo una mera e volgare fraseologiabisognava pure che il pensiero passasse. Perché esso adombra la comprensionedel movimento storicocome nascente dalle leggi immanenti alla società stessaed esclude con ciò l'arbitrarioil trascendente e l'irrazionale. Ma più inlà di così la metafora non regge; e la ricerca specificatacritica ecircostanziata dei fatti storici è la sola fonte di quel sapere concreto epositivoche occorre allo sviluppo completo del materialismo economico.

 

 

 

 

VII.

 

Le idee non cascano dal cielo; né noi riceviamo il ben didio in sogno.

La mutazione nei modi del pensieroche da ultimo ha prodottala dottrina storicadella quale si fa qui l'esame e la esposizione preliminares'è venuta svolgendoprima con lentezza e poscia con cresciuta rapiditàappunto in questo periodo del divenire umanoin cui s'avverarono le grandirivoluzioni politico-economiche; ossia in questa epocache guardata nelle formepolitiche dicesi liberalema che guardata nel suo fondoper effetto deldominio del capitale su la massa proletariaè l'epoca della produzioneanarchica. La mutazione delle ideefino alla creazione di nuovi metodi diconcezioneè venuta passo passo riflettendo l'esperienza di una nuova vita.Come questanelle rivoluzioni degli ultimi due secolisi è andata via viaspogliando degl'involucri miticimistici e religiosia misura che è venutaacquistando la coscienza pratica e precisa delle sue condizioni immediate edirettecosì il pensieroche questa vita riassume e teorizzas'è alla suavolta spogliato dei presupposti teologici e metafisiciper racchiudersiinfinein questa prosaica esigenza: nella interpretazione della storia occorrerestringersi alla coordinazione obiettiva delle condizioni determinanti e deglieffetti determinati. La concezione materialistica segna il culmine di questonuovo indirizzo nel ritrovamento delle leggi storico-sociali; in quanto non èun caso particolare di una generica sociologiao di una generica filosofiadello statodel diritto e della storiama è il risolvente di tutti i dubbi edi tutte le incertezze che accompagnano le altre forme di filosofare su le coseumaneed è l'inizio della interpretazione integrale di queste.

Gli è dunque cosa facilespecie per il modo come ci si sonmessi alcuni volgari criticastril'andar ritrovando i precursori di Marx e diEngelsche questa dottrina hanno pei primi precisata nei fondamenti. E quandomai era saltato per il capo ad alcuno dei seguaci lorofossero pur quelli dellapiù stretta osservanzadi far passare quei due pensatori per facitori dimiracoli? Anzise piace di andar cercando le premesse della creazionedottrinale di Marx e di Engelsnon basterà di fermarsi a quelli che diconsiprecursori del socialismo fino a Saint-Simon e più in làné ai filosofi esegnatamente ad Hegelné agli economistiche avean dichiarata la anatomiadella società che produce le merci: bisogna risalire a dirittura a tutta laformazione della società modernae poi da ultimo trionfalmente dichiararechela teoria è un plagio delle cose che spiega.

Perchéin veritài precursori effettivi della nuovadottrina furono i fatti della storia modernache è diventata così perspicua erivelatrice di se stessada che si operò in Inghilterra la grande rivoluzioneindustriale della fine del secolo scorsoe in Francia avvenne quella grandilacerazione sociale che tutti sanno; le quali cosemutatis mutandissison poi andate riproducendoin varia combinazione e in forme più mitiintutto il mondo civile. E che altro èin fondoil pensierose non ilcosciente e sistematico completamento dell'esperienza; e che è questase nonil riflesso e la elaborazione mentale delle cose e dei processi che nascono e sisvolgonoo fuori della volontà nostrao per opera della nostra attività; eche altro è il geniose non la individuata e conseguente ed acuita forma diquel pensieroche per suggestione della esperienza sorge in molti uomini dellamedesima epocama nella più parte di loro rimane frammentarioincompletoincerto oscillante e parziale?

 

 

Le idee non cascano dal cieloe anzicome ogni altroprodotto dell'attività umanasi formano in date circostanzein tale precisamaturità di tempiper l'azione di determinati bisognie pei reiteratitentativi di dare a questi soddisfazionee col ritrovamento di tali o talialtri mezzi di provache sono come gl'istrumenti della produzione edelaborazione loro. Anche le idee suppongono un terreno di condizioni socialiedhanno la loro tecnica: ed il pensiero è anch'esso una forma del lavoro.Spostare quelle e questo ossiale idee ed il pensierodalle condizioni edall'ambito di lor proprio nascimento e sviluppogli è svisarne la natura e ilsignificato.

Mostrare come la concezione materialistica della storia fossenata precisamente in date condizioni e cioè non come personale e discutibileopinione di due scrittorima come una nuova conquista del pensiero per lainevitabile suggestione di un nuovo mondo che si sta generando giàossia larivoluzione proletariaquesto fu l'assunto del mio primo saggio. Il che èquanto direche una nuova situazione storica si è completata del suo congruoistrumento mentale.

Ora immaginareche cotesta produzione intellettuale potesseavverarsi in ogni tempo e luogogli è come assumere a regola delle propriericerche l'assurdo. Trasferire le idee a capricciodal terreno e dallecondizioni storiche in cui son natein qualunque altro terrenociò è comeprendete a base del ragionamento il semplice irrazionale. E perché non sidovrebbe immaginare del pariche la città anticanella quale nacquerol'arte e la scienza greca e il diritto romanorimanendo pur città antica didemocrazia con gli schiaviacquistasse medesimamente e sviluppasse tutte lecondizioni della tecnica moderna? Perché non credereche la corporazioneartigiana medioevalerimanendo qual essa era nel suo quadro fissos'avviassealla conquista del mercato mondialesenza le condizioni della concorrenzasconfinatache cominciarono appunto dall'eroderlae negarla? Perché noncongetturare un feudochepur rimanendo feudofosse officina da produrreesclusivamente merci? Perché Michele di Lando non avrebbe dovuto scrivere luiil Manifesto dei Comunisti? Perché non si avrebbe a pensateche itrovati della scienza moderna potessero venir fuori dal cervello degli uomini diogni altro luogo e tempo; cioèprima che determinate condizioni facesseronascere determinati bisognie alla soddisfazione di questi si dovesseprovvedere con una reiterata ed accumulata esperienza?

La nostra dottrina suppone lo sviluppo ampiochiarocosciente ed incalzante della tecnica moderna; e con questa la società cheproduce le merci negli antagonismi della concorrenzala società che supponecome sua condizione inizialee come mezzo indispensabile al suo perpetuarsil'accumulazione capitalistica nella forma della proprietà privatala societàche produce e riproduce di continuo i proletariie a reggersi ha bisogno dirivoluzionare incessantemente i suoi istrumenticompreso lo stato egl'ingranaggi giuridici di questo. Questa societàcheper le leggi stesse delsuo movimentoha messa a nudo la sua propria anatomiaproduce di contraccolpola concezione materialistica. Essacome ha prodotto nel socialismo la suanegazione positivacosì ha generato nella nuova dottrina storica la suanegazione ideale. Se la storia è il prodottonon arbitrarioma necessario enormaledegli uomini in quanto si sviluppanoe si sviluppano in quantosocialmente esperimentanoed esperimentano in quanto perfezionano e raffinanoil lavoroed accumulano e serbano i prodotti e risultati di questola fase disviluppo in cui noi ora viviamo non può esser l'ultima e definitivae icontrasti a questa intimi ed inerenti sono le forze produttive di nuovecondizioni. Ed ecco come il periodo delle grandi rivoluzioni economiche epolitiche di questi due ultimi secoli ha maturato nelle menti questi dueconcetti: l'immanenza e costanza del processo nei fatti storicie la dottrinamaterialisticache in fondo è la teoria obiettiva delle rivoluzionisociali.

 

Non v'ha dubbioche il risalire attraverso i secoli e ilrifarsi studiatamente col pensiero su lo sviluppo delle idee socialiper quantoce n'è documento negli scrittoriè cosa che riesce tuttora assai istruttivae giova soprattutto ad accrescere in noi la consapevolezza criticacosì deinostri concetti come dei nostri procedimenti. Tale ritorno della mente su le suepremesse storichequando non ci porti a smarrirci nell'empirismo di unasconfinata erudizionee non c'induca nella tentazione di stabilirefrettolosamente delle vane analogiegiova senza dubbio a dare pieghevolezza edefficacia di persuasione alle forme della nostra attività scientifica.Nell'insieme delle nostre scienze si deriva orain via di fatto e perapprossimativa continuità di tradizionel'ottimo di quanto fu mai ritrovatoescogitate e provatonon che nei tempi modernifin da quelli dell'anticaGreciacon la quale appunto comincia in modo definitivo per tutto l'umangenerelo svolgimento ordinato del pensiero coscienteriflesso e metodico. Nonci sarebbe dato di fare un solo passo nella ricerca scientifica senza l'uso deimezzi da gran tempo trovati e pronti; come sarebbe a diretanto per addurrealcuni dei più generalidella logica e della matematica. Ad avere una opinionecontraria occorrerebbe di voler direche ogni generazione debba ricominciar dacaporimbamboleggiando.

Ma né agli antichi autorinell'angusto ambito delle lororepubbliche di cittàné agli scrittori della Rinascenzaincerti sempre traun immaginato ritorno all'antico e il bisogno di afferrare intellettualmente ilmondo nuovoche era in gestazionefu dato di giungere all'analisi precisadegli elementi ultimi dai quali resulta la societàche il genio insuperato diAristotele non vide e non comprese di là dai confini in cui si spiega la vitadell'uomo cittadino.

La ricerca su la struttura socialeconsiderata nei suoi modidi origine e di processosi fece viva ed acuta ed assunse aspetti multiforminei secoli decimosettimo e decimottavoquando si formò la Economiae insiemea questasotto ai varii nomi di Diritto di Naturadi saggi su lo Spirito delleLeggi e di Contratto Socialesi fece strada il tentativo di risolvere in causein fattoriin dati logici e psicologiciil multiforme e non sempre chiarospettacolo di una vitain cui si preparava la più grande rivoluzione che siconosca. Coteste dottrinequale che fosse l'intento subiettivo e l'animo degliautori - come è il caso antitetico del conservatore Hobbes e del proletarioRousseau - furon tutte rivoluzionarie nella sostanza e negli effetti. In fondo atutte tu ritrovi sempre come stimolo e come motivo i bisogni materiali e moralidell'età nuova; che per le condizioni storiche erano quelli della borghesia: -e per ciò conveniva di combatterein nome della libertàla tradizionelachiesail privilegiole classi fisseossia gli ordini e i cetie perconseguenza lo stato che di questi era o pareva autoree poi i privilegi delcommerciodelle artidel lavoro e della scienza. Onde si mirò all'uomo inastrattoossia ai singoli individui emancipati e liberatiper virtù diastrazione logicadai loro vincoli storici e di necessaria dipendenza sociale;e nella mente di molti il concetto della società si venne come a ridurre inatomie anzi parveai piùnaturale il credereche la società stessa nonsia se non una somma d'individui. Le categorie astratte della psicologiaindividuale si trovarono come spinte sul davantio messe in cimadellaspiegazione di tutti i fatti umani; ed ecco come in tutti cotesti sistemi edescogitazioni non si parli che di pauradi amor propriodi egoismodiobbedienza volontariadi tendenza alla felicitàdi originaria bontàdell'uomodi libertà di contrattare; e poi della coscienza moraleedell'istinto o del senso moralee di altrettali cose astratte e generichecomequelle che fossero sufficienti a spiegare la concreta storia esistentee acrearne di sana pianta una nuova.

Nell'atto che tutta la società entrava in una strepitosacrisil’orrore dell'anticodel vietodel tradizionaledell’organizzatoda secolie il presentimento di una rinnovazione di tutta l'esistenza umanaingenerarono da ultimo un oscuramento totale nelle idee di necessità storica edi necessità sociale; ossia in quelle ideecheaccennate appena dai filosofiantichie venute poi in tanto sviluppo nel secolo nostroin quel periodo dirazionalismo rivoluzionario non ebbero che rari rappresentanticome VicoMontesquieue in parte Quesnay. In questa situazione storicache fa nascereuna letteratura acutaagilesovvertitricepenetrante e popolarissimasta laragione di ciò che Louis Blanccon una certa enfasichiamò individualismo;con la qual parola altri dopo di lui han poi creduto di dare espressione adun fatto permanente della natura umanache possa soprattutto servire come diargomento decisivo contro il socialismo.

Singolare spettacolo; anzi singolare contrasto! Il capitaleformatosi come che si fossetendeva a vincere ogni altra precedente forma diproduzionerompendone i vincoli e gl'impedimentitendeva ad esserecioèilsignore diretto od indiretto della societàcome di fatti è divenuto nellapiù gran parte del mondo; dal che poi è procedutocheoltre a tutti i modidi moderna miseria e di nuova gerarchia in cui ora ci aggiriamosi avverasse lapiù stridente antitesi di tutta la storiaossia quella presente tra laanarchia della produzione nel complesso della societàe il ferreo dispotismodel modo del produrre nelle singole aziendeofficine e fabbriche! Ebbeneipensatorie filosofied economistie divulgatori d'idee del secolodecimottavo non vedeano che libertà ed eguaglianza! Tutti ragionavano allostesso modotutti partivano dalle stesse premesse; o che arrivassero aconchiuderedoversi ottenere la libertà da un governo di pura amministrazioneo che fossero addirittura democraticio per fino comunisti. Il regno prossimodella felicità stava innanzi agli occhi di tutticome d'indubbio avvento; purche fossero tolti i vincoli e gl'impedimentiche all'uomodi sua natura buonoe perfettibileaveano imposto la forzata ignoranza e il dispotismo della chiesae dello stato. Cotesti impedimenti non pareano condizionie termininei qualigli uomini si fossero trovati per le leggi del loro sviluppoe per gl'intrecciinevitabili del moto antagonisticoe per ciò incerto e flessuoso della storiacome paiono finalmente a noi per il prevalere dello storicismo obiettivo: maanzipareano dei semplici imbarazzidei quali l'uso retto della ragionedovesse liberarci. In cotesto idealismoche raggiunse il suo apice in alcunidegli eroi della Grande Rivoluzionegermogliò una fede sconfinata nel sicuroprogresso di tutto l'uman genere. Per la prima volta il concetto di umanità apparvein tutta la sua estensionee senza mescolanza d'idee o di presuppostireligiosi. I più risoluti fra cotesti idealisti furono appunto i materialistiestremi; come quellichenegando ogni obietto alla fantasia religiosaassegnavano al bisogno della felicità questa terra qual sicuro dominiopur chela ragione schiudesse la via.

Ma le idee furono così barbaramente maltrattate dalleprosaiche cosecome avvenne tra la fine del secolo passato e ilprincipio di questo. Assai dura fu la lezione dei fattidalla qualeprocedettero le più tristi delusionie poi ne seguì un radicale rivolgimentonegli spiriti. I fattiin una parolariuscirono contrarii ad ogniaspettazione; il chese dapprima produsse stanchezza nei disillusinon poté ameno di indurre desiderio e bisogno di nuova ricerca. È noto comeSaint-Simon e Fouriernei quali proprio in principio del secolo si avveranelle forme unilaterali della genialità prematurala reazione contro iresultati immediati della grande rivoluzione politico-economicasi levasserorisolutamenteil primo contro i giuristied il secondo contro gli economisti.

Difattirimossi gl'impedimenti alla libertàche furonproprii di altri tempidei nuovi e spesso più gravi e più dolorosi eransubentrati; ecome la felicità eguale per tutti non s'era avveratacosì lasocietà rimaneva nella sua forma politicatal quale come primaunaorganizzazione delle disuguaglianze. La società deve esserdunqueun qualcosadi per sé stanteun certo che di naturaleun semovente complesso di rapportie di condizioniche sfida i tuoni propositi soggettivi dei singoli componentisuoie passa sopra alle illusioni ed ai disegni degli idealisti! Essadunquesegue un suo proprio andamentodal quale sarà lecito di astrarre delle leggidi processo e di sviluppoma al quale non è dato d'imporne! Per cotalconversione delle mentiil secolo decimonono s'annunciò con la vocazione didover essere il secolo della scienza storica e della sociologia.

Il pensiero ha di fatti invaso e penetrato ogni campodell'attività umanacol principio dello sviluppo. In questo secolo furitrovata la grammatica storicae fu rinvenuta la chiave per esplorare lagenesi dei miti. In questo secolo furono rinvenute le tracce embriogenetichedella preistoria e furon per la prima volta messe in serie di processo le formepolitiche e giuridiche. Il secolo decimonono si annunziò come il secolo dellasociologianella persona del Saint-Simon; nel qualecome accade degliautodidatti e dei precursori genialisi trovano confusi insieme i germi ditante tendenze contradittorie. Per questo rispetto la concezione materialisticaè un resultato; ma è quel resultatoche è il compimento di tutto un processodi formazione; e come resultato e come compimento essa è anche lasemplificazione di tutta la scienza storica e di tutta la sociologiaperché ciriporta dai derivati e dalle condizioni complesse alle funzioni elementari. Eciò è avvenuto per la diretta suggestione di una nuova e strepitosaesperienza.

Le leggi della economiaquali esse per sé sono e per sé siesplicanoavean trionfato di tutte le illusionie s'eran mostrate direttricidella vita sociale. La grande rivoluzione industrialeoperatasi per primo inInghilterra alla luce del giornoanzi nel secolo dei lumifacea intendere comele classi socialise non sono in naturanon son nemmeno una conseguenza delcaso o dell'arbitrio; anzi nascono storicamente e socialmente entro ed attornoad una determinata forma di produzione. E chiin veritànon avea visto asorgeresotto i suoi occhii nuovi proletarii dalla rovina economica di tanteclassi di piccoli proprietariidi piccoli contadini e di artigiani; e chi nonera in grado di scorgere il metodo di tale novella creazione di nuovo statosocialein cui tanti uomini venivano ad esser ridotti e a trovarsi per forza?Chi non era in grado di scorgerecome il danaro diventato capitale fosseriuscito in breve corso d'anni a grandeggiareper l'attrazione che essoesercita sul lavoro degli uomini liberinei quali la necessità di darsiliberamente a mercede era stata di lunga mano preparata con tanti accuratimetodi di dirittoe per le vie di una violenta o indiretta espropriazione? Chinon avea visto a sorgere le nuove città intorno alle fabbrichee cingersi alloro perimetro di desolante miseriache non era più un caso di singolaredisavventura ma la condizione e la fonte della ricchezza? E in quellamiseria di novello stile apparivano numerose le donne ed i fanciulliuscenti per la prima volta da una ignorata esistenzaper figurare sulpalcoscenico della storia qual sinistra illustrazione della società deglieguali. E chi non sentiva - ci fosse o non ci fosse la sedicente teoria delreverendo Malthus - che il numero di conviventiche cotesto modo diorganizzazione economica può contenerese a volte è insufficiente a chi perl'alea favorevole della produzione ha bisogno di bracciaaltre volte èesuberantee per ciò non occupabile e pauroso? Divenivainoltrecosaevidenteche la rapida e violenta trasformazione economica avveratasistrepitosamente in Inghilterraera ivi riuscita perché quel paese erasi potutocrearedi fronte alla rimanente Europaun monopolio fino allora non mai vistoed a reggere cotesto monopolio era occorsa una politica senza scrupolila qualepermetteva una buona volta a tutti di tradurre in prosa il mitoideologico dello statoche avrebbe ad essere tutore e pedagogo del popolo.

Nella visione immediata di tali conseguenze della nuova vitaebbe origine il pessimismopiù o meno romanticodei laudatores temporisactida De Maistre a Carlyle. La satira del liberalismo invade le menti ela letteratura in principio di questo secolo. Comincia quella critica dellasocietànella quale è l'inizio di tutta la sociologia. Bisognava innanzitutto vincere la ideologiache erasi accumulata ed espressa nelle tantedottrine del Diritto di Natura e del Contratto Sociale. Bisognava rimettersi difronte ai fattiche le rapide vicende di un processo tanto intensivo imponevanoall'attenzione in forme così nuove e paurose.

Eccoti Owenl'impareggiabile sotto tutti i rispetti; ma perquesto specialmenteche egli fu tanto chiaroveggente su le cause della nuovamiseriaquanto fu ingenuo nel ricercare i modi di vincerle. Bisognava giungerealla critica oggettiva della Economiache apparve la prima voltain formeunilaterali e reazionariein Sismondi. In quel periodo di tempoin cui simutavano le condizioni di una nuova scienza storicanascono e attirano sopra disé l'attenzione tante diverse forme di socialismo utopicounilateraleo adirittura stravaganteche non arrivarono mai fino ai proletariio perchéquesti non avean coscienza politica affattooavendolasi moveano a salticome nelle cospirazioni e sommosse francesi dal 1830-48o si aggiravano sulterreno pratico delle riforme immediatecome è il caso dei Cartisti. E puretutto cotesto socialismoper quanto utopicofantastico ed ideologicoera unacritica immediata e spesso geniale dell'Economia; una critica unilateraleinsommacui occorreva il complemento scientifico di una generale concezionestorica.

Tutte coteste forme di critica parzialeunilaterale edincompleta misero effettivamente capo nel socialismo scientifico. Questo non èpiù la critica soggettiva applicata alle cosema è il ritrovamento dell'autocriticache è nelle cose stesse. La critica vera della società è la societàstessache per le condizioni antitetiche dei contrasti su i quali poggiagenera da sé in se stessa la contraddizionee questa poi vince per trapasso inuna nuova forma. Il risolvente delle presenti antitesi è il proletariato; chelo sappiano o non lo sappiano i proletarii stessi.

Come in essi la miseria loro è diventata la condizionepalese della società presentecosì in essi e nella miseria loro è la ragiond'essere della nuova rivoluzione sociale. In questo trapasso dalla critica delpensiero soggettivoche esamina dal di fuori le cose e immagina di poterlecorreggere per conto suoalla intelligenza dell'autocritica che la societàesercita sopra di se stessa nella immanenza del suo proprio processo; soltantoin ciò consiste la dialettica della storiache Marx ed Engelssolo inquanto erano materialistitrassero dall'idealismo di Hegel. E in fin delle finipoco importa se di tali riposte e complicate forme del pensiero non si sappianrender contonè i letteratiche non conoscono altra significazione dellaparola dialettica se non quella dell'artificio sofisticonè i dotti e glieruditiche non sono mai atti a sorpassare la conoscenza empiricamentedisgregata dei semplici particolari.

 

 

Ma il grande rivolgimento economicoche ha offerto imateriali onde è composta la società modernanella quale è arrivato in fineal suo quasi completo sviluppo l'impero del capitalismonon sarebbe riuscito dicosì rapido e suggestivo insegnamentose non fosse stato luminosamenteillustrato dal moto vertiginoso e catastrofico della Rivoluzione Francese. Miseessa in piena evidenzacome in tragica rappresentazionetutte le forzeantagonistiche della società modernaperché questa vi si fece strada tra lerovinee segnò in breve tratto di tempo precipitosamente le fasi del suonascimento e del suo assetto.

Nacque la Rivoluzione dagl'impedimenti che la borghesiadovette vincere con la violenzapoi che apparve evidente come la transizionedalla vecchia alla nuova forma della produzione - o della proprietàcomedicono per necessità di gergo professionale i giuristi - non potesse avverarsiper le vie più tranquille delle successive e graduali riforme. E fu essa perciò sollevazioneattrito e rimescolamento di tutte le vecchie classi dell'AncienRégimee rapida e vertiginosa formazione ad un tempo di nuove classinelbrevissimo ma singolarmente intensivo periodo di soli dieci anniche alparagone della ordinaria storia di altri paesi e tempi paiono secoli. In cotestacompressione di vicende da secoli in così breve giro di annisiesemplificarono i momenti e gli aspetti più caratteristici della societànuovao modernacon tanto maggiore evidenzain quanto che la pugnaceborghesia avea già creato a se stessa tali mezzi ed organi intellettualidapossedere nella teoria dell'opera propria la coscienza riflessa del suomovimento.

La violenta espropriazione di una parte non piccola dellavecchia proprietàdi quellacioèche era immobilizzata nel feudonei regie principeschi demani e nella manomortacoi diritti reali e personali che nederivavano per mille viemise a disposizione dello statodivenuto pernecessità di cose un terribile ed onnipotente governo di eccezioneuna massastraordinaria di mezzi economici; e questiper un verso dettero luogo allasingolare finanza degli assegnatifiniti poi nell'annullamento di se stessieper un altro verso dettero luogo alla formazione dei nuovi proprietariicheandarono debitori alle chances dell'aggiotaggioe alle contingenzedell'intrigo e della speculazionedella fortuna loro. E chi avrebbe maipiù osato dappoi di giurare sul capo del sacro ed atavico istituto dellaproprietàdacchè il titolo recente ed accertato di questa poggiava cosìpalesemente su la notizia delle fortunate contingenze? Se mai era passato per ilcapo di tanti molesti filosofia cominciare dai Sofistiche il diritto fosseuna utile e comoda fattura dell'uomo; cotesta proposizione di malvisti ereticipoteva sembrate oramai verità semplice ed intuitiva per fino agli ultimistraccioni dei sobborghi di Parigi. Non aveano essii proletariidatol'impulsocon tutto il resto del popolo minutoalla rivoluzione in generalecon le mosse anticipate dell'aprile dell'89; e non si trovaron poi comescacciati di nuovo dalla scena della storia dopo l'insuccesso della rivolta delPreriale del '95? Non aveano essi portato a spalle tutti i focosi oratori dellalibertà e della eguaglianza; non aveano essi tenuto in mano la Comune pariginache fu per un pezzo l'organo impulsivo dell'Assemblea e di tutta la Francia; enon finivan poi da ultimo nell'amara delusione d'essersi creati con le propriemani i novelli padroni? Nella coscienza fulminea di tal delusione è il moventepsicologicorapido ed immediatodella cospirazione di Babeuf; la qualeperciò appuntoè un grande fatto della storiaed ha in sé tutti glielementi della tragedia oggettiva.

La terrache il feudo e la manomorta aveano come legata adun corpoad una famigliaad un titololiberata dai suoi vincoli era diventatamerceperché fosse base ed istrumento da produrre merci; ed era diventata d'untratto merce così pieghevoledocile ed adattabileda prestarsi a circolarenei simboli di tanti pezzi di carta. E intorno a questi simboli moltiplicati ditanto su le cose che doveano rappresentareche da ultimo finiron nel nullasorse gigante l'affarecome sorse d'ogni partesu le spalle della miseria deipiù miserie fra tutti gli anfratti della precipitosa e sinuosa politicaesfacciato soprattutto nel trar partito dalla guerra e dai suoi gloriosisuccessi. Per fino i rapidi progressi di una tecnica accelerata per le urgenticircostanzedettero materia ed occasione al prosperar degli affari.

Le leggi dell'economia borgheseche son quelle dellaproduzione individuale nel campo antagonistico della concorrenzainsorserofuriosecon tutti i mezzi della violenza e dell'insidiacontro l'arbitrioidealistico di un governo rivoluzionario; il qualeforte della certezza disalvare la patriae forte ancora più della illusione di fondare in eterno lalibertà degli egualicredette fosse cosa possibile il sopprimere l'aggiotaggiocon la ghigliottinal'eliminare l'affarismo con la chiusura della borsael'assicurare al popolo minuto la esistenzacol fissare il maximum deiprezzi dei generi di prima necessità. Le mercie i prezzie gli affaririvendicarono con la violenza la libertà propriacontro quelli che voleanleggere o imporre loro la morale.

Il Termidoroquali che fossero le personaliintenzioni dei Termidorianio vilio paurosio illusifucosì nelle causeascose come nei suoi effetti non remotiil trionfo degli affari sul'idealismo democratico. La costituzione del '93la quale segna l'estremolimite cui possa giungere il pensiero democraticonon era mai andata inesecuzione. La pressione grave delle circostanzela minaccia dello stranierole varie forme di ribellione all'internodalla girondina alla vandeanaaveanreso necessario un governo di eccezioneche fu il Terrore nato dalla paura.A misura che i pericoli cessavanocessò il bisogno del terrore; ma lademocrazia s'infranse innanzi agli affarinei quali nasceva laproprietà dei proprietarii nuovi. La costituzione dell'anno III consacròil principio del moderantismo liberaledal quale è proceduto tutto ilcostituzionalismo del continente europeo: ma innanzi tutto fu la via pergiungere alla garanzia della proprietà nuova. Cambiare i proprietariisalvandola proprietàquesto il mottoquesta la parola d'ordinequesta l'insegnachesfidò per anni dal 10 agosto '92così le sommosse violentecome gliarditi disegni di coloro che tentarono di fondare la società su la virtùsul'eguaglianzasu la spartana abnegazione. Il Direttorio fu il tramiteattraverso del quale la rivoluzione giunse a negare se stessa come conatoidealistico; e col Direttorioche fu la corruzione confessata e professatadivenne realtà il motto: cambiati sì i proprietariima la proprietà èsalva! E da ultimo occorrevaa trarre da tante rovine uno stabile edifiziolaforza vera; e questa si trovò in un singolare avventuriere d'insuperatagenialitàcui la fortuna avea romanamente arrisoed il solo che possedesse lavirtù di mettere la chiusa della conveniente morale a quella favolagigantescaperché in lui non era nè ombranè traccia di scrupolimorali.

Tutto si vide in quella rapina di eventi. I cittadini armatialla difesa della patriavittoriosi oltre i confini della circostante Europanella quale portano con la conquista la rivoluzionedivengono soldatesca daopprimere la libertà in patria. I contadiniche in un impeto d'imperiosasuggestione produssero per entro alle terre di feudo l'anarchia dell'89diventatio soldatio piccoli proprietariio piccoli fittaiuolidopod'essere stati per un quarto d'ora le sentinelle avanzate della rivoluzionericaddero nella silenziosa e balorda quiete della vita loro tradizionalechemuta di casi e di movimentifa da sottostrato sicuro al così detto ordinesociale. I piccoli borghesi di cittàe i già membri delle corporazioniabreve andare s'accomodarono a diventarenel campo della gara economicaiprestatori liberi dell'opera della mano. La libertà del commercio esigevacheogni prodotto diventasse liberamente commerciabilee superavaquindil'ultimoimpedimentoottenendo che il lavoro diventasse anch'esso libera merce.

Tutto si mutò in quel tempo. Lo statoche era parso persecoli a tanti milioni d'illusi una sacra istituzioneo un divino mandatolasciando il capo del suo sovrano sotto la fredda azione di un istrumentotecnicone rimase sconsacrato e profanizzato. Diventava esso stessolo statoun apparato tecnicoche alla gerarchia veniva sostituendo la burocrazia. Eperché non v'era più presunzione di antichi titoliche dessero ragione diprivilegio da tenervi postoquesto novello stato poteva diventar la preda dichi se lo pigliasse; si trovavainsommamesso agl'incantipurché i fortunatitra gli ambiziosi fossero i soliti garanti della proprietàe dei nuovi evecchi proprietari. Il novello statoche ebbe bisogno del 18 Brumaio perdiventare una ordinata burocrazia poggiata sul militarismo vittoriosoquestostato che completava la rivoluzione nell'atto che la negavanon potea fare ameno del suo testoe l'ebbe nel Codice Civileche è il libro d'orodella società che produca e venda merci. Non invano la giurisprudenzageneralizzata avea serbato e commentato per secolinella forma di unadisciplina scientificaquel Diritto Romanoche fuèe sarà la forma tipicae classica del diritto d'ogni società delle mercifinché il comunismo nontolga di mezzo la possibilità di venderne e di comprarne.

La borghesiache per l'incidenza di tante singolaricircostanze fece la strepitosa rivoluzione col concorso di tante altre classi esemiclassisparite poi dopo breve tempo quasi tutte dalla scena politicaapparve nei momenti del più vivo attrito come spinta da motivi ed ispirata dauna ideologiache sarebbero affatto difformi dagli effetti che sopravvissero epositivamente si perpetuarono. Ciò fache nel calore delle lotte lavertiginosa mutazione del sottostrato economico apparisca come dissimulata dagliidealied oscurata dall'intreccio di tanti propositi e disegnida cui sorgonoatti di malvagità e di eroismo inauditie correnti di illusioni e dure provedi disinganni. Mai si sprigionò dagli umani petti così potente la fedenell'ideale del progresso. Liberare l'uman genere dalla superstizioneo adirittura dalla religionefare d'ogni individuo un cittadinoe d'ogni privatoun uomo pubblico; questo l'inizio: - e poi su la linea di cotesto programmacompendiarenell'azione breve di pochi anniquella evoluzioneche ai piùidealisti di ora appare quale opera di molti secoli ancora da venire: - questol'idealismo d'allora. E perché dovea repugnare a costoro la pedagogica dellaghigliottina?

Tale poesiagrandiosa certo se non dilettosalasciò dietrodi sé una prosa assai dura. E fu la prosa dei proprietariiche dovean laproprietà alla fortunae fu quella dell'alta finanza e dei fornitoriarricchitidei maresciallidei prefettidei giornalisti e degli artisti eletterati mercenarii; fu la prosa della corte del singolare mortalecui lequalità del genio militare innestate su l'indole brigantesca avean senza dubbioconferito il diritto di schernire come ideologo chiunque non ammirasse ilfatto nudo e crudoche nella vita può esserecome era per luila semplicebrutalità del successo.

La Grande Rivoluzione affrettò il corso della storia inbuona parte dell'Europa. Da essa parti tutto ciò che chiamiamo liberalismo edemocrazia modernasalvo i casi di errata imitazione dell'Inghilterrae finoallo stabilimento della unità d'Italiache fue rimarrà forse l'ultimo attodella borghesia rivoluzionaria. Fu quella rivoluzione l'esempio più vivo e piùistruttivo del come una società si trasformie del come le nuove condizionieconomiche si sviluppinoe sviluppandosi coordinino in gruppi e classi i membridella società. Fu la prova palpabiledel come si trovi il dirittoquandooccorra ad espressione e difesa di determinati rapportie del come si crei lostatoe se ne dispongano i mezzile forze e gli organi. E si vide come le ideegermoglino dal terreno delle necessità socialie come i caratteriletendenzei sentimentile volontàossiaa farla brevele forze moralisiproducano e svolgano in circostanziate condizioni. In una parolai dati dellascienza sociale furonoper così direammanniti dalla società stessa; e nonè da meravigliare se la Rivoluzioneche fu preceduta ideologicamente dallaforma più acuta di dottrinarismo razionalistico che si conoscaabbia finito poi per lasciare dietro di sé il bisogno intellettuale di unascienza storica e sociologica antidottrinaria; come in buona parte èriuscito di farne nel secolo nostroche volge oramai al termine suo.

 

E quiper le cose da me dette e per quelle generalmenterisaputesarebbe inutile ricordare nuovamentecome ad Owen faccian riscontroSaint-Simon e Fouriere di ripetere per quali vie siasi originato il socialismoscientifico. L'importante è in due punti solie cioè: che il materialismostorico non potea nascere se non dalla coscienza teorica del socialismo; e cheesso può oramai spiegare la sua propria originecoi suoi proprii principiiilche è la riprova massima della maturità sua.

Non era perciò fuor di luogo la frase con cui cominciaquesto capitolo: le idee non cascano dal cielo.

 

 

 

 

VIII.

 

Per il cammino fatto fin qui deve oramai parer chiaro achiunquequale sia il valore preciso e relativo della così detta dottrina deifattori; e per qual modo si riesca ad eliminare obiettivamente cotesti concettiprovvisoriiche furono e sono semplice espressione di un pensiero non arrivatopienamente a maturità.

Eppure su cotesta dottrina bisogna tornarci ancora una voltaper dichiarar meglioe più partitamenteda quali ragioni sia dipeso edipendache due dei così detti fattoriossia lo stato eil dirittofossero o siano tuttora assunti aprincipale od esclusivo soggettodella storia.

La storiografiadi fattiha riposto per secoli in cotesteforme della vita sociale l'essenziale dello sviluppo umano; eanzinon havisto questo sviluppo se non nel modificarsi di tali forme. La storia è statatrattata per secoli come disciplina attinente al movimento giuridico-politicoeanzi al politico principalmente. La inversione dalla politica alla società ècosa recente; e assai più recente ancora è la risoluzione della societànegli elementi del materialismo economico. In altre parolela sociologia èdi assai recente invenzione; e il lettoresperoavrà inteso da séche ioadopero cotesta parolabrevitatis causaper indicare in genere la scienzadelle funzioni e delle variazioni socialie non per riferirmi al casospecifico del modo come la trattano i Positivisti.

Gli è del resto cosa risaputacomefino al principio diquesto secolole notizie attinenti alle usanzeai costumialle credenze ecosì viae anche quelle attinenti alle condizioni naturaliche fannoda sottosuolo e da circuito alle forme socialiapparissero nelle storiepolitiche quali semplici curiositào quali accessorii e complementi dellanarrazione.

Tutto ciò non può essere accidentale: e non è. Rendersiconto della tardiva apparizione della storia sociale gli è per ciò didoppio interesse: e perché la dottrina nostra giustifica ancora una voltapercotal viala sua ragion d'essere; e perché dei così detti fattori si fa laeliminazione in modo definitivo.

 

Fatta eccezione di alcuni momenti criticinei quali leclassi socialiper estrema incapacità a tenersi in una condizione di relativoequilibrio per adattamentoentrano in una più o meno prolungata crisi dianarchia; e fatta eccezione di quelle singolari catastrofinelle quali tutto unmondo precipitacome alla caduta dell'Impero Romano d'Occidenteo aldissolversi del Califfato: dacché c'è memoria di storia scrittalo statoappariscenon solo come l'apicee come il vertice della societàma come ilreggitore di essa. Il primo passo che il pensiero ingenuo abbia fatto in taleordine di considerazioni consiste in questo enunciato: il reggitore è l'autore.

Fattainoltreeccezione di certi brevi periodi didemocrazia esercitata con la viva coscienza della sovranità popolarecome fudi alcune città grechee segnatamente di Atenee di alcuni Comuniitalianie specie di Firenze (quelle eranoperòdi uomini liberi padronidi schiaviquesti furono di cittadini privilegiati sfruttanti il forestiero ela campagna)la società retta a stato fu sempre di una maggioranza messa inbalia di una minoranza. Cosicché la maggioranza degli uomini è apparsa nellastoria come una massa rettagovernataguidatasfruttata e maltrattata; operlo menoqual variopinta conglomerazione d'interessiche alcuni pochi avesseroda regolaremantenendo in equilibrio le divergenzeper pressione o percompensazione.

Di qui la necessità di un'arte di governo; ecome questa sifa prima di ogni altra cosa palese agli osservatori della vita collettivacosìera naturaleche la politica apparisse come l'autrice dell'ordinesocialee come l'indice della continuità nel succedersi delle forme storiche.Chi dice politicadice attivitàche fino ad un certo punto si conduce adisegno; cioè fino a che i calcoli non dian di cozzo in ignorate o inaspettateresistenze. Assumendoper quel che suggeriva la imperfetta esperienzaadautore della società lo statoe ad autrice dell'ordine sociale la politicanevenia di conseguenzache gli storici narratori o ragionatori fossero portati ariporre l'essenziale della storia nel succedersi delle formedelle istituzionie delle idee politiche.

Donde lo stato avesse avuto originee in che cosa trovassefondamento al suo perpetuarsinon importavacome non importa al comuneragionamento. I problemi di indole genetica spuntanocom'è risaputoassaitardi. Lo stato c'èe trova la sua ragione nella sua necessità attuale: -tanto è veroche la fantasia non ha potuto adattarsi all'ideache una voltanon ci fossee ne ha prolungata la esistenza congetturale fino alle primeorigini del genere umano. Iddiio semidei ed eroi ne furono gli istitutorinella mitologia per lo meno; come nella teologia medievale il papa fa da fonteprimae per ciò divina e perpetuadi ogni autorità. Ancora ai tempi nostriviaggiatori inesperti e missionarii idioti trovano da per tutto lo statolàdove non èpresso i selvaggi e i barbariche la genso la tribùdelle gentio l'alleanza delle genti.

Due cose sono occorseperché tali pregiudizii delragionamento rimanessero vinti. In primo luogo fu necessario si riconoscesseche le funzioni dello stato nasconocresconodiminuisconosi alterano e sisuccedono col variare di certe condizioni sociali. In secondo luogo è convenutosi arrivasse ad intendereche lo stato esiste e si regge in quanto è ordinatoa difesa di certi determinati interessidi una parte della societàcontrotutto il testo della società stessala quale deve esser fatta di tal modonelsuo insiemeche la resistenza dei soggettidei maltrattatidegli sfruttatiosi disperda nei molteplici attritio trovi compenso nei parzialiper quantomiserivantaggi degli oppressi stessi. La miracolosa ed ammirata arte politicasi risolve per ciò in un enunciato assai semplice: applicare una forzao unsistema di forzead un insieme di resistenze.

Il primo e più difficile passo è fatto quando si giunge arisolvere lo stato nelle condizioni socialida cui esso trae origine. Ma questecondizioni sociali stesse sono state poi precisate con la teoria delle classi;la genesi delle quali è nella maniera delle varie occupazionidata ladistribuzione del lavoroe ossia dati i rapporti che coordinano e vincolano gliuomini in una determinata forma di produzione.

A questo punto il concetto dello stato ha cessato dirappresentare la causa diretta del movimento storicoin quanto presunto autoredella società: perché s'è vistoche in ogni sua forma e variazione esso nonèse non l'ordinamento positivo e forzato di un determinato dominio di classeo di una determinata accomodazione di diverse classi. E posciaper ulterioreconseguenza di tali premessesi e giunti da ultimo a riconoscereche lapoliticain quanto arte di operare a disegnoè una parte assai piccola delmovimento generale della storiaed è una parte non grande della formazione edello sviluppo dello stato stessa; nel quale molte coseossia molte relazioninascono e si svolgono per necessaria accomodazioneper tacito consensopersubita o tollerata violenzaper intuitivo ripiego. Il regno dell'inconsapevolenel senso di ciò che non è voluto ad arbitrioa disegno o per elezionemache si determina e si fa per succedersi di abitidi consuetudinidiaccomodazioni e così viaè divenuto assai largo nel campo delle conoscenzeche formano oggetto della scienza storica; e la politicache era stata assuntaa regola di spiegazioneè diventata essa stessa la cosa da spiegare.

 

 

Per quali ragioni la storia si presentasse in esclusiva vestepolitica gli èdunqueoramai palese.

Ma non per questo lo stato è una semplice escrescenzao unpuro accessorioo del corpo socialeo della libera associazione; come è parsoa tanti utopistie a tanti ultraliberali anarchizzanti. Se la società ha messocapoin fino ad oranello statogli è perché di tale complemento di forza edi autorità essa ha avuto bisognoin quanto è appunto di disugualipereffetto delle differenziazioni economiche. Lo stato è ben qualcosa di assairealecome sistema di forzeche mantengono l'equilibrioo lo impongono con laviolenza e con la repressione. E per esistere come tale sistema di forze èdovuto divenire ed essere una potenza economica; poggi questa nella razzianella predanella imposizione di guerrao consista nella diretta proprietà didemanioo si formi di volta in voltacome nel metodo moderno della pubblicafinanzache assume le simulate forme costituzionali di una pretesaautotassazione. In cotesta potenza economicadi tanto cresciutanegli statimoderniconsiste il fondamento della sua capacità ad operare. Da essa derivacheper via di una nuova division del lavorointorno alle funzioni dello statostesso si formino ordini e ceti specialiossia classi particolarissimenonesclusa quella dei parassiti.

Lo statoche è e deve essere potenza economicaperché adifesa delle classi dirigenti sia fornito di mezzi per reprimereper governareper amministrareper guerreggiarecrea per diretto o per indiretto un insiemed'interessi nuovi e particolarii quali reagiscono necessariamente su lasocietà. Cosicché lo statonell'atto che è sorto e si mantiene comc garantedelle antitesi socialiche sono conseguenza delle differenziazioni economicheforma intorno a sé una cerchia d'interessati direttamente all'esistenza sua.

Da ciò derivano due conseguenze. Come k società non è untutto omogeneoanzi è un corpo di particolareggiata articolazioneanzi un multiforme complesso d'interessi antiteticicosì accadeche alcunevolte i reggitori dello stato tendano ad isolarsie in tale isolamento sicontrappongano a tutta intera la società E poi in secondo luogoaccadecheorgani e funzioni create la prima volta a benefizio di tuttidegenerino inabusi di consorteriedi conventicole e di camorre. Di qui learistocrazie e le gerarchie nate dall'uso dei poteri politicie di qui ledinastie; le quali formazioniviste alla luce della semplice logicapaionoirrazionali del tutto.

Da che c'è storia accertatalo stato è cresciuto o èdiminuito di poterima non è mai più sparitoperché mai più vennero menonella società dei disuguali per economica differenziazionele ragioni permantenere e per difendere con la forza e con la conquistao la schiavitùo imonopoliio il predominio di una forma di produzionemediante la signoriadell'uomo su gli uomini. Onde poi lo stato è diventato come l'arena di unaincessante guerra civileche vi si svolge di continuoanche se non appaianelle forme strepitose dei Mario e dei Silladelle giornate di Giugno e dellasecessione americana. Dentro allo stato ha sempre fiorito la corruzionedell'uomo per mezzo dell'uomo; perchése non v'è forma di dominio che nontrovi resistenzanon v'è resistenza che per gli urgenti bisogni della vita nonpossa degenerare in rassegnata accomodazione.

Per tali ragioni le vicende storicheviste alla superficiedella monotona narrazione ordinariapaiono come la ripetizione assai pocovariata del medesimo tipocome una specie di ritornelloo di configurazione dacaleidoscopio. Non è da maravigliare che il concettualista Herbart e il malignopessimista Schopenhauer venissero nella conclusioneche di storia come veroprocesso non ce n'è: il chein volgaresi direbbe così: la storia è unacanzone noiosa!

Ridotta la storia politica alla sua quintessenzalo statorimane chiarito in tutta la sua prosain cui non è più tracciané diteologica transumanazionené di quella metafisica transustanziazioneche ebbetanta voga presso certi filosofi tedeschi: p. e. lo stato che è l'Idealostato Idea che si esplica nella storialo stato che è l'attuazionepiena della personalitàed altrettali pappolate. Lo stato è un realeordinamento di difese per garentire e perpetuare un metodo di convivenzail cuifondamento èo una forma di produzione economicao un accordo ed unatransazione fra diverse forme. A farla più brevelo stato supponeo unsistema di proprietào l'accordo tra più sistemi di proprietà. In ciò è ilfondamento d'ogni sua arteal cui esercizio occorreche lo stato stessodivenga una potenza economicae che abbia anche i mezzi e i modi per farpassare la proprietà dalle mani degli uni nelle mani degli altri. Quandopereffetto di una rinnovazione acuta e violenta delle forme della produzioneoccorre di provvedere ad un insolito e straordinario spostamento dei rapportidella proprietà (p. e. abolizione della manomorta e del feudoabolizione deimonopolii commerciali)allora la vecchia forma politica è insufficientee larivoluzione è necessaria per creare il nuovo organo che esegua latrasformazione economica.

 

Orafatta astrazione da' tempi antichissimi a noi ignotitutta la storia s'è svolta nei contatti e nei contrasti di varie tribùecomunanzee poi di varie nazioni e di vani staticioèle ragioni delleantitesi interne nella cerchia di ciascuna società sonosi sempre andatecomplicando con gli attriti all'esterno. Queste due ragioni di contrasto sicondizionano a vicendama in modi sempre variati. Spesso è il disagio internoche spinge una comunanza o uno stato ad entrare in esterne collisioni; altrevolte sono queste collisioni che alterano i rapporti interni.

Il movente precipuo dei vani rapporti tra le diversecomunanze fu dalle originicom'è fino ad orail commercio nel latosenso della parolaossia lo scambio: sia che si trattasse di cederecome in una povera tribùil solo esuberantein cambio di altre cosesia chesi tratticome oggidella grande produzione in massache è fatta adesclusivo scopo di vendereper trarre dal danaro il danaro cresciuto d'untanto. Cotesta enorme massa a accadimenti esterni ed interniche siaccumulano ed accavallano l'un su l'altro nella ordinariacronistoriaturbano tanto gli storiografici espositori e compendiatoricheessi quasi si smarriscono in infiniti tentativi di artificiali raggruppamenticronologici e prospettici. Chi invece segua lo sviluppo interno dei varii tipisociali quanto alla loro struttura economicae consideri le vicende politichecome particolari resultati delle forze operanti nella societàfinisce daultimo per vincere il confuso della molteplice ed incerta impressione empiricae al posto della linea cronologicadel sincronismo e della prospetticamettela serie concreta di un processo reale.

 

Innanzi a questo genere di realistiche considerazionicadonotutte le ideologie fondate su la missione etica dello statoo sopra qualunquealtra frase simile. Lo stato èper così diremesso al suo postoe rimanecome inquadrato nei contorni del divenire socialein quanto forma che èeffetto di altre condizionie che a sua voltapoi che esistereagiscenaturalmente sul resto.

E qui spunta un'altra questione.

Cotesta forma sarà superata mai? - ossiaci può essere unasocietà senza stato? - ovveroci può essere una società senza classi? - ese giova di spiegarsi meglioci sarà una forma di produzione comunisticacontale spartizione di lavoro e di ufficiiche non possa dar luogo allo sviluppodelle disuguaglianzeda cui si genera il dominio dell'uomo su l'uomo?

Nella risposta affermativa a coteste domande consiste lasomma del socialismo scientifico; in quanto esso enuncia l'avvento dellaproduzione comunisticanon come postulato di criticané come meta di unavolontaria elezionema come il resultato dell'immanente processo della storia.

Come è risaputola premessa di tale previsione è nellecondizioni stesse della presente produzione capitalistica. Questa socializza dicontinuo il modo del produrreavvince sempre di più il lavoro vivo eregolamentato alle condizioni obiettive della tecnicaconcentra di giorno ingiorno sempre più la proprietà dei mezzi di produzione nelle mani di pochiche come azionisti e negoziatori di azioni si trovano sempre più assenti dallavoro immediatola cui direzione passa all'intelligenza. Col crescere dellacoscienza di tale situazione nei proletariicui l'insegnamento dellasolidarietà viene dalle condizioni stesse della loro reggimentazionee coldecrescere della capacità nei detentori del capitale a conservare la privatadirezione del lavoro produttivosi verrà ad un punto in cuidi un modo odell'altrocon la eliminazione di ogni forma di renditainteresse eprofitto privatola produzione passerà all'associazione collettivaossiasarà comunistica. Così cesseranno tutte le disuguaglianzeche non sianoquelle naturali del sessodell'etàdel temperamento e della capacità;cesserannocioètutte le disuguaglianzeche hanno attinenza alle classieconomichee anzi da queste son generate: e sparite le classi verrà meno lapossibilità dello statocome dominio dell'uomo su l'uomo. Il governo tecnico epedagogico dell'intelligenza sarebbe l'unico ordine della società.

Per cotal via il socialismo scientificoper ora idealmentealmenoha superato lo stato; e superandolo lo ha inteso a fondocosì nel suomodo di originecome nelle ragioni di sua naturale sparizione. E lo ha intesoappunto perché non gli si leva contro in modo unilaterale e soggettivocomefecero già più volte in altri tempi cinicie stoicied epicurei d'ognimanierae poi settarii religiosie cenobiti visionanie utopisti daconventicolae da ultimo anarchisti d'ogni tinta e colore. Anzipiù chelevarglisi da sé controil socialismo scientifico ha mirato a mostrarecomelo stato si sollevi di continuo da sé contro se stessocreando nei mezzi dicui non può fare a menop. e. colossale finanzamilitarismosuffragiouniversaleestensione della colturae così viale condizioni della suapropria rovina. La società che lo ha prodotto lo riassorbirà: ossiacome lasocietàin quanto forma di produzioneeliminerà le antitesi di capitale elavorocosì con la sparizione dei proletariie cessando le condizioni cherendono possibile il proletariatosparirà ogni dipendenza dell'uomo dall'uomoin qualunque forma di gerarchia.

I termini entro i quali s'aggira la genesi e lo sviluppodello statodal suo punto iniziale di apparizione entro una determinatacomunitàin cui cominciò la differenziazione economicafino a questomomentoin cui la sua sparizione principia a disegnarsi alla mentece lorendono oramai comprensibile.

E per tale comprensibilitàche lo riduce a necessariocomplemento di determinate forme economichela presunzione di considerarlo qualfattore autonomo della storia rimane eliminata per sempre.

 

Torna oramai cosa relativamente facile il rendersi conto delcome il diritto sia stato elevato a fattore decisivo della societàequindi della storiaper diretto o per indiretto.

Innanzi tutto è bene di ricordare per quali vie siasiformata quella concezione filosofica del diritto generalizzatonella qualeprincipalmente ha radice la considerazione della storia come dominata dalprogresso legislativo per sé stante.

 

Col precoce dissolversi della società feudale in alcunipunti dell'Italia centrale e settentrionalee col sorgere dei comunichefurono repubbliche di produttori corporativie di corporazioni di mercantitornò in onore il Diritto Romano. Questo rifiorì nelle Università; e comerinasceva in opposizione ai diritti barbarici e in buona parte in opposizione alDiritto Canonicoera evidentementein tale sua rifioriturauna forma delpensiero più rispondente ai bisogni della borghesiache cominciava asvilupparsi.

Difattidi fronte al particolarismo dei dirittiche eranoo consuetudini di popoli barbario privilegi di un corpoo concessioni papalied imperialiquel diritto appariva come la universalità della ragionescritta. Non era esso arrivato a considerare la personalità umana nei suoipiù astratti e generali rapporti; in quanto un qualunque Tizio è capace diobbligarsi e di obbligaredi vendere e di compraredi cederedonare e cosìvia? Il Diritto Romanoper quanto elaborato nella sua ultima redazione perautorità d'imperatori da giuristi serviliapparivadunquein sul declinaredelle istituzioni medievalicome una forza rivoluzionariae come tale era ungrande progresso. Cotesto diritto così universaleche dava i mezzi perisconvolgere e rovesciare i diritti barbariciera certamente un diritto piùrispondente alla natura umana guardata nei suoi rapporti generici; e nella suaopposizione ai diritti particolari e di privilegio appariva come un diritto dinatura.

E’ notodel restocome la ideologia del diritto di naturasia nata. E’ venuta nel suo massimo fiore nei secoli decimosettimo edecimottavo; ma fu di lunga mano preparata dalla giurisprudenza che pigliava asuo fondamento il Diritto Romanoo adottatoo rimaneggiatoo commentato.

Nella formazione della ideologia del diritto naturaleconcorse un altro elementoossia la filosofia greca delle epoche posteriori. Igreciche furono gli inventori di quelle determinate arti del pensiero che sonole scienzenon trassero maicom'è risaputodalle molteplici leggi localiloro una disciplina che corrisponda a ciò che noi chiamiamo giurisprudenza.Inveceper il rapido progresso della scienza astratta nell'ambito delledemocrazie essi giunsero ben per tempo alle più ardite discettazioni logicheretoriche e pedagogiche su la natura del dirittodello statodella leggedella pena; onde poi nella loro filosofia si trovano le forze rudimentali ditutte le discussioni posteriori. Ma solo più tardicioè ai tempidell'Ellenismoquando i confini della vita greca s'erano tanto slargati daconfondersi con quelli del mondo civilenell'ambito di quel cosmopolitismocheportava con sé il bisogno di cercare in ogni uomo l'uomonacque ilrazionalismo del dirittoo il diritto di naturanella forma che gli impressela filosofia stoica. Cotesto razionalismo grecoche aveva offerto già qualcheelemento formale alla codificazione logica del Diritto Romanorisorse nelsecolo decimosettimo nella dottrina che fu appunto del diritto naturale.

Da varie fontidunquederivò la ideologiache è servitada arma di critica e da istrumento per dare forma giuridica all'ordinamentoeconomico della società moderna.

Nel fattoperòcotesta ideologia giuridica riflettenellalotta per il diritto e contro il dirittoil periodo rivoluzionariodell'intelletto borghese. E per quanto pigli dapprima le mosse dottrinarie dalritorno alla tradizione filosofica anticae dalla generalizzazione dellagiurisprudenza romanain tutto il resto e in tutto il suo genuino sviluppo èaffatto nuova e moderna. Il Diritto Romanoper quanto generalizzato dallascuola e dalla elaborazione modernarimane sempre in se stesso una raccolta dicasi non dedotti da preconcezione di sistemané preordinati dalla mentesistematica di un legislatore. E d'altra parte il razionalismo degli Stoiciedei loro contemporanei e seguaci fu di mera contemplazionee non produsseintorno a sé un moto rivoluzionario. L'ideologia del diritto di naturache daultimo ebbe nome di filosofia del dirittofu invece sistematicapartì sempreda enunciati generalie fu inoltre battagliera e polemicae anzi fu alle presecon l'ortodossiacon l'intolleranzacol privilegiocoi corpi; combattéinsommaper le libertàche ora costituiscono i fondamenti della societàmoderna.

Nell'ambito di cotesta ideologiache era un metodo dicombattimentogermogliò per la prima voltain forma tipica e decisivailpensieroche c'è un diritto che è una cosa sola con la ragione. I diritticontro i quali si combatteva apparivano come una deviazionecome un regressocome un errore.

Da questa fede nel diritto razionale nasceva la credenzacieca nella forza del legislatoreche apparisce così ravvolta nelle forme delfanatismo nei momenti acuti della Rivolozione Francese.

Di qui la persuasioneche la società tutta debba esserecome investita da un solo dirittoeguale per tuttisistematicologicoconseguente. Di qui la convinzioneche un di-ritto il quale garentisca a tuttil'eguaglianza giuridicache è la facoltà del contrattaregarentisca anche atutti la libertà. E giù tutto il resto! Col trionfo del vero diritto trionfala ragionee la società regolata dal diritto eguale per tutti è la societàperfetta!

Quali illusioni fossero in fondo a tali tendenze è inutiledi dire. A che cosa dovesse riuscire cotesta liberazione universale dell'uomolo sappiamo già. Ma ciò che qui più importa gli è che tali persuasionipartivano da un concetto del dirittoper cui questo rimaneva come scisso dallecause sociali che lo producono. Cosicché la ragionecui cotesti ideologi siappellavanosi riduceva a togliere al lavoroall'associazioneal trafficoalcommercioalle forme politiche ed alla coscienzatutti i limiti e tuttigl'impedimentiche tornano d'impaccio alla libera concorrenza. Come di ciòs'avesse l'esperienza nella Grande Rivoluzione del secolo passatoho detto giànell'altro capitolo. E se c'è ora chi si ostini a discorrere di un dirittorazionaleche domini la storiadi un dirittoinsommache sarebbe un fattoreanziché un semplice fatto della evoluzione storicavuol dire checostui vive fuori del nostro tempoe non ha inteso come la codificazioneliberale ed egalitaria abbia già segnata in via di fatto la fine e il terminedi tutta cotesta scuola del diritto di natura.

 

 

Per diverse vie si è giunti in questo secolo a ridurre ildirittoda cosa razionale in cosa di fatto; e perciò in cosa corrispettiva adeterminate condizioni sociali.

Prima di tutto l'interesse storicoallargandosi edapprofondendosiha portato le menti a riconoscereche per intendere le originidel diritto non bastavané incominciare dalla ragionené fermarsi all'esamedel Diritto Romano. I diritti barbaricie le usanze e le consuetudini deipopoli e delle società tanto disprezzate dai razionalistison tornate inonore; dicoteoricamente. Questo era il solo modo per otteneredallo studiodelle forme più antichela guida ad intendere come le più recenti si fosseropoi prodotte.

Il Diritto Romano codificato è una forma assai moderna;quella personalità che esso supponecome soggetto universaleè unaelaborazione di tempi avanzatinei qualisul cosmopolitismo dei rapportisociali dominava una costituzione burocratico-militare. In quel mondo in cui eravenuta a compimento la ragione scrittanon era più traccia di spontaneità divita popolarenon era più democrazia. Quello stesso dirittoprima di arrivarea tale cristallizzazioneera nato e s'era svolto; e guardato nelle sue originie nei suoi sviluppispecie se a tale studio concorra la comparazioneappariscein tanti punti affine alle istituzioni delle società e dei popoli credutiinferiori. Si facea dunque chiaroche scienza vera del diritto non possa esserese non la storia genetica del diritto stesso.

Oramentre il continente europeo avea creato nellacodificazione del diritto civile il tipo ed il testo della ragion praticaborghesenon permaneva forse in Inghilterra un'altra forma autogenetica didirittonata e svoltasi in modo affatto praticodalle condizioni stesse dellasocietà che l'ha prodottosenza sistemae senza che l'azione del razionalismometodico ci avesse avuto influenza?

Il diritto che veramente esisteed ha valoreè dunque cosaassai più semplice e modestadi quello che non paresse agli entusiasticidecantatori della ragione scrittadella ragione imperante; ai quali puòmandarsi buona la loro illusionein quanto furono precursori ideali di unagrande rivoluzione. All'ideologia bisognava sostituire la storia delleistituzioni giuridiche. La filosofia del diritto finì in Hegel; e se c'è chivoglia obiettare in nome dei libri pubblicati dappoidiròche la cartastampata dai professori non è proprio e sempre l'indice del progresso delpensiero. La filosofia del diritto si converte così nella trattazionefilosofica della storia del diritto. E come la filosofia storica metta capo nelmaterialismo economicoe in che senso il comunismo critico sia l'inversione diHegelnon occorre qui di ripetere ancora una volta.

 

Cotesta rivoluzioneche pare di sole ideenon è se non ilriflesso intellettuale delle rivoluzioni accadute nella vita pratica.

Nel nostro secolo il legiferare è diventato una malattia; ela ragione imperante nella ideologia giuridica è stata detronizzata daiparlamenti. In questi le antitesi degl'interessi di classe hanno assunta laforma di partiti; e i partiti si schierano pro e contro a determinati diritti;onde tutto il diritto apparisceo come un semplice fattoo come cosa che siautile o non utile di fare.

Il proletariato s'è levato: edovunque la lotta operaias'è precisatai codici borghesi ne son rimasti sbugiardati. La ragionescritta si è mostrata impotente a salvare i salarii dalle oscillazioni delmercatoa garentire donne e fanciulli dagli orarii vessatorii delle fabbricheo a trovare un solo dei suoi acuti ripieghi per risolvere il problema delladisoccupazione. La sola limitazione parziale delle ore di lavoro ha dato materiaed occasione ad una lotta gigante. Piccoli e grossi borghesiagrarii edindustrialiavvocati dei poveri e difensori della ricchezza accumulatamonarchici e democraticisocialisti e reazionarii si sono affannati a trarre inqua e in là l'azione dei poteri pubblicie a sfruttare le contingenze dellapolitica e l'intrigo parlamentare per trovare garenzie e difese a determinatiinteressio nella interpretazione di un diritto esistenteo nella creazione diun nuovo diritto. Buona parte di esso fu più volte rifatta; e si videro le piùstrane oscillazionidall'umanitarismo che difende anche i poverie per finogli animalialla proclamazione della legge stataria. Al diritto fu levata lamaschera; e n’è rimasto profanizzato.

Ed ecco subentrato il sentimento dell'esperienzae da questaè derivata una enunciazione tanto precisa per quanto modesta: ogni diritto fued è la difesao consuetudinariao autoritariao giudiziariadi undeterminato interesse; e di qui alla riduzione all'economia non c è che unpasso.

Se la concezione materialistica è venuta da ultimo asuggellare coteste tendenze in una veduta esplicita e sistematicagli èperché la sua orientazione è stata determinata dall'angolo visuale delproletariato. Questo è il prodotto necessarioed è ad un tempo la condizioneindispensabile di una societànella quale tutte le persone in astratto sonoeguali in dirittoma le condizioni materiali dello sviluppo e della libertàdegli individui sono disuguali. I proletarii sono le forzeper l'eserciziodelle quali i mezzi di produzione accumulati si riproduconoe si rifanno innuova ricchezza: ma essi stessi non vivonose non reggimentandosi intorno alcapitalee dall'oggi al dimani passano nella condizione di disoccupatidipoveri e di emigranti. Essi sono l'esercito del lavoro socialema i loro capisono i loro padroni. Essi sono la negazione del giustonel regno del diritto;ossia sono l’irrazionalenel preteso dominio della ragione.

Dunque la storia non fu il processo per giungere all’imperodella ragione del diritto; ma non fu fino ad ora se non la serie delle mutazioninelle forme della soggezione e della servitù. Dunque la storia consiste tuttanella lotta degl’interessie il diritto non è se non l’espressioneautoritaria di quelli che han trionfato. Con tali enunciazioni non si giungecerto a spiegare ogni singolo dirittoche sia apparso nella storiaper viadella immediata visione del rispettivo interesse. Le cose storiche sono assaicomplicate; ma queste enunciazioni generali bastano ad indicare lo stile e ilmetodo della ricercache si è oramai sostituita alla ideologia giuridica.

 

 

IX.

 

 

Qui vengono in buon punto alcune formule riassuntive.

Date le condizioni di sviluppo del lavoroe dei suoiappropriati congrui istrumentila struttura economica della societàossia laforma della produzione dei mezzi immediati della vitadetermina sopra unterreno artificialein primo luogo e per direttotutta la rimanenteattività pratice dei consociatie il variare di tale attività nel processoche chiamiamo storiae cioè: - la formazionel’attritole lotte e laerosione delle classi; - lo svolgimento corrispettivo dei rapporti regolativicosì del dirittocome della morale; - e le ragioni e i modi di subordinazionee di soggezionedegli uomini verso gli uominicol rispondente esercizio deldominio e dell’autoritàciòinsommain cui da ultimo si origina econsiste lo stato: e determina in secondo luogo l’indirizzoein buona partee per indirettogli obietti della fantasia e delpensieronella produzione dell’artedella religione e della scienza.

I prodotti di primo e di secondo gradoper gliinteressi che creanoper gli abiti che ingeneranoper le persone checoordinanospecificandone l’animo e le inclinazionitendono a fissarsi e adisolarsi come per sé stanti; e di qui nasce la veduta empiricasecondo laquale diversi fattori indipendenticon propria efficacia e con proprio ritmo dimovimentoconcorrerebbero a formare il processo storicoe le rispettiveconfigurazioni sociali che successivamente ne resultano. Fattori - se maicotesta parola deve usarsi - veri e propri e positivi della storiadallasparizione del comunismo primitivo in quae fino ad orafurono e sono leclassi socialiin quanto consistono in differenziazioni d’interessiche siesplicano in determinati modi e forme di opposizione (- da cui di genera l’attritoil motoil processo e il progresso -).

Le variazioni della sottostante struttura (economica) dellasocietàche a prima vista ci si manifestano intuitivamente nell'agitarsi dellepassionisi svolgono consapevolmente nelle lotte contro un diritto o per ildirittoe si avverano nello scuotimento e nella rovina di un determinatoordinamento politicohannoin realtàla loro adeguata espressione solonell'alternarsi delle relazioni esistenti fra le diverse classi sociali. Equeste relazioni mutano per l'alterarsi dei rapportiche precedentementecorreanotra la produttività del lavoro e le condizioni (giuridico-politiche)di coordinamento tra i cooperanti della produzione.

Ein fin delle finitali rapporti tra la produttività dellavoro e la coordinazione dei cooperanti si alterano per il mutare degliistrumenti (- nel senso lato della parola -) occorrenti alla produzione. Ilprocesso ed il progresso della tecnicacome sono l'indicecosì sono lacondizione di ogni altro processo e progresso.

La società è per noi un datoche noi non possiamorisolvereoltre a quella maniera di analisiche si fa riducendo le formecomplesse alle più semplicile moderne alle più antiche: il che è rimanereperòsempre nel fatto di una società che esiste. La storia non è se non lastoria della società; - ossia è la storia del variare della cooperazioneumanadall'orda primitiva allo stato modernodalla lotta immediata contro lanaturacon pochi ed elementarissimi istrumentifino alla struttura economicapresenteche culmina nella polarità tra lavoro accumulato (capitale) e lavorovivo (i proletarii). Risolvere il complesso sociale in semplici individuiericomporlo poi con escogitati atti di elezione e di volontà; - costruireinsommala società coi ragionamentisignifica sconoscere la natura obiettivae l'immanenza del processo storico.

Le rivoluzioninel senso più esteso della parolae poi inquello specifico di rovina di un ordinamento politicosegnano le vere e propriedate delle epoche storiche. Guardare di lontanonei loro elementinella loropreparazione e nei loro effetti a lunga scadenzaesse possono parere come imomenti di una evoluzione costantea minimi di variazione: ma considerate perse stesse sono definite e precise catastrofi; e solo come tali catastrofi hannocarattere di accadimento storico.

 

 

X.

Per finodunquela moralee l’artee la religione e la scienzasarebbero prodotti delle condizioni economiche? - anzi esponenti delle categoriedi queste condizioni medesime? - ovverosia efflussiornamentiirradiazioni emiraggi dei materiali interessi?

Enunciati di cotesto genereo a un dipressoe così crudi e nudicorrono già da un pezzo per le bocche di moltie tornano di comodo ausilioagli avversarii del materialismocui giova di usarne come di opportunospauracchio. I pigriche son poi moltissimi anche fra i così dettiintellettualisi accomodano ben volentieri alla grossolana accettazione di talipronunciati; come chi ripari con la mente in novello asilo dell'ignoranza.Che bella festa e che bella allegria dev'esser mai cotesta per tuttigl'indolenti; di averecioèuna buona volta compendiato in breve giro dipochissime proposizioni tutto lo scibileper poi dischiudere tutti i segretidella vita con una sola ed unica chiave! Tutti i problemi dell'eticadell'esteticadella filologiadella critica storicae della filosofia ridottiad un problema solosenza tanti rompicapo! E su cotesto andare gli sciattisemplicioni potrebbero ridurre tutta la storia all'aritmetica commerciale; e daultimo una nuova interpretazione autentica di Dante potrebbe darci la DivinaCommedia illustrata coi conti delle pezze di pannoche gli astuti mercantifiorentini vendeano con tanto profitto loro!

La verità è questachecioègli enunciati che implicano problemisiconvertono assai facilmente in volgari paradossi nelle teste di coloroche nonsiano assuefatti a vincere le difficoltà del pensare con l'uso metodico deimezzi congrui. Ora dei precisi termini di tali problemi toccherò qui in generema in modo quasi aforistico: perchéveramenteio non intendo di descriverfondo all'universoin questo breve saggioche non ha poi da essere una enciclopedia.

La morale innanzi tutto.

Non dico dei sistemi e dei catechismio religiosiofilosofici. Gli uni e gli altri stettero e stanno al di sopra del corsoordinario e profano delle cose umanenella più parte dei casicome le utopiestanno al di sopra delle cose. Né dico di quelle analisi formali deirapporti eticiche son venute tanto raffinandosi dai Sofisti ad Herbart. Ciòè scienzae non è vita. Ed è scienza formalecome la logicala geometriae la grammatica. L'ultimo acuto ritrovatore e definitore di tali rapporti eticiche è appunto Herbartsapea bene che le ideeossia i punti di vistaformali del giudizio moralesono per sé impotenti. E per ciò egliripose nelle circostanzialità della vitae nella formazione pedagogica delcaratterela realtà dell'etica. Parrebbe Owense non fosse stato un codino.

Dicoinvecedi quella moraleche esiste prosaicamentee in modo empiricoed ovvionelle inclinazioninegli abitinelle consuetudininei consiglineigiudizii e nelle valutazioni degli uomini di tutti i giorni. Dico di quellamoraleche come suggestionecome spinta e come remorasi forma in vario gradodi sviluppoe con maggiore o con minore evidenzama a frammentiin tutti esingoli gli uomini; per il fatto stesso che convivendo essied occupandociascuno una posizione determinata nell'ambito della convivenzariflettononaturalmente e necessariamente su le opere proprie e su le opere altruieconcepiscono aspettazioni ed apprezzamentie primissimi elementi di massimegenerali.

Questo è il factum; e ciò che più importa èche questo factum cisi presenta vario e molteplice nelle diverse condizioni della vitae variabileattraverso alla storia. Questo factum è il dato della ricerca. I fattinon sono né verinè falsicome già sapeva Aristotele. I sistemiinvecesiano essi teologici o razionalisticipossono essere veri o falsi; come quelliche si argomentano di intenderedi spiegare e di completare il fattoriconducendolo ad altroo integrandolo con altro.

Alcuni punti di teoria pregiudiziale sono oramai messi in sodoper rispettoalla interpretazione di questo factum.

Il volere non vuole se stessoda se stesso; come era parso agl'inventori diquel libero arbitrioche rivelava solo l'impotenza di una analisipsicologicanon giunta per anche a maturità. Le volizioniin quanto fattoconsapevolesono espressione particolare del meccanismo psichico; sonoresultatoalla primadei bisognie poi di tutto ciò che giù giù liprecedefino alla elementarissima motilità organica.

La morale non pone né genera se stessa. Non istàcioèa fondamentouniversale dei varii e variabili rapporti etici quell'ente spiritualeche fudetto la coscienza moraleuna ed unica per tutti gli uomini. Questo enteastratto fu eliminato dalla criticacome tutti gli altri enti similiossiacome tutte le così dette facoltà dell'anima. Che spiegazione dei fatti era maiquellain veroche supponea la generalizzazione del fatto stessocome mezzoper ispiegarlo; quandop. e. si ragionava così: le sensazionile percezionile intuizioni a un certo punto si trovano fantasticateossia alteratedunquela fantasia le ha trasmutate? A tale genere di escogitazioni appartienela così detta coscienza moraleche fu assunta a presupposto dellecondizionate valutazioni etiche. La coscienza moraleche realmente esisteèun fatto empirico; è un indiceossia un riassuntodella relativa formazioneetica di ciascun individuo. Se scienza qui ci ha da essereessa non puòspiegare le relazioni etiche per via della coscienzama deve appunto intenderecome tale coscienza si vada formando.

Se i voleri derivanoe se la morale resulta dalle condizioni della vital'eticanel suo insiemenon è che una formazione; ossia il suo problema sirisolve in quello della pedagogica.

C'è una pedagogicadirei individualistica e soggettivala qualesuppostele condizioni generiche della perfettibilità umanacostruisce delle regoleastratteper mezzo delle quali gli uominiche sono in via di formazionesarebbero condotti ad essere forticoraggiosiveritierigiustibenevoliecosì via per tutta la distesa delle virtù cardinali e secondarie. Ma puòessala pedagogica soggettivacostruire da sé il terreno sociale sul qualetutte coteste belle cose avrebbero a realizzarsi? Se lo costruisceessa disegnasemplicemente un'utopia.

Perché davvero il genere umanonel rigido corso del suo divenirenon ebbemai tempo e modo di andare a scuola da Platone o da Owenda Pestalozzi o daHerbart. Anzi ha fatto come gli è stato forza di fare. Gli uominiche presi inastratto son tutti educabili e perfettibilisi son perfezionati ed educatisempre quel tantoe nella misura che essi potevanodate le condizioni di vitain cui è stato loro necessità di svolgersi. Se maiquesto è appunto il casoin cui la parola ambiente non è metaforae l'uso del termine accomodazione nonè di traslato. La morale effettiva ci si presenta sempre come qualcosa dicondizionato e di limitatoche la fantasia ha cercato poi di superareoescogitando le utopieo creando un soprannaturale pedagogoo una miracolosaredenzione.

Perché lo schiavo avrebbe dovuto avere lui gli intendimentie le passionie i sentimenti del suo temuto signore? Come farebbe il contadino a liberarsidalle invincibili superstizionicui lo condannano la immediata dipendenza dallanaturala mediata dipendenza dall'ignorato meccanismo socialee la fiduciacieca nel preteche gli tien luogo di mago e di fattucchiero? Per quali vie maiil proletario moderno delle grandi città industrialiesposto com'è dicontinuo alle variabili vicende della miseria e della soggezionepotrebberaggiungere l'ordinato e monotono tenore di vitache fu proprio dei membridelle corporazioni artigianela cui esistenza pareva come inquadrata in unprovvidenziale disegno? Da quali elementi intuitivi di esperienza quel mercantedi maiali di Chicagoche regala all'Europa tanti prodotti a buon prezzodovrebbe ritrarre le condizioni di serenità e di elevazione spiritualecheconferivano all'ateniese le doti dell'uomo bello-e-buonoe al civisromanus la dignità dell'eroismo? Quale potenza di docili persuasivecristiane strapperà dall'animo dei proletarii moderni le ragioni naturalidell'odio contro gl'indeterminati o determinati oppressori loro? Perchéavolere che giustizia ci sia e si facciaoccorre loro di appellarsi allaviolenza; e perché l'amore del prossimocome legge universalepaia loroplausibiledevono essi immaginare una vita assai difforme dalla presentechefa dell'odio una necessitàcome di debito da scontare. In questa societàdelle differenziazionil'odiol'orgogliola ipocrisiala menzognalaviltàl'ingiustiziae tutto il catechismo dei vizi cardinali e loroaccessoriifanno da triste riscontroe anzi da satiraalla morale eguale pertutti.

Dunque l'etica si risolve a un certo punto nello studio storico dellecondizioni soggettive ed oggettive del come la morale si sviluppio troviimpedimento a svilupparsi. In ciò soloossia entro questi terminiha valorel'enunciatoche la morale è corrispettiva alle situazioni socialie ossiainultima analisialle condizioni economiche. A qualche cretino soltantopuò esser passato per il capo di direche la morale individua di ciascun uomosia rigorosamente proporzionale alla sua individua situazione economica. Ciò ènon solo empiricamente falsoma è intrinsecamente irrazionale. Data laelasticità del meccanismo psichiconon è possibile mai di ridurre lo sviluppodei singoli individui esclusivamente al tipo della classe o dello stato sociale.Qui si tratta dei fenomeni di massa; di quei fenomeni che formanoo dovrebberoformarel'oggetto della statistica morale: disciplina cotesta che èrimasta fin ad ora incompletaperché ha assunto ad oggetto delle suecombinazioni i gruppi che essa stessa creasommando i numeri dei casi (p. e.adulteriifurtiomicidii)e non quei gruppi che come classicondizioni esituazioni realmenteossia socialmenteesistono.

Raccomandare agli uomini la moralesupponendone o ignorandone le condizioniecco quale fu fin ad ora la mira ed il genere di argomentazione di tutti icatechisti. Riconoscere che queste condizioni son date dal circostanziatoambiente socialeecco ciò che i comunisti contrappongono all’utopia ed allaipocrisia dei predicatori di morale. E in quanto vedono nella moralenon unprivilegio di predestinatiné un dono della naturama una resultante dellaesperienza e della educazioneessi riconoscono la perfettibilità umana perragioni ed argomenti chesonodiròpiù morali ed ideali di quelli chefurono di solito e spensieratamente accampati dagli ideologisti.

 

In altri terminil'uomo sviluppaossia produce se stessononcome ente genericamente fornito di certi attributiche si ripetano o sisvolgano secondo un ritmo razionale; ma produce e sviluppa se stessocome causaed effettocome autore e conseguenza ad un tempodi determinate condizioninelle quali si generano anche determinate corretni di ideedi opinionidicredenzedi fantasiadi aspettazionidi massime. Di qui nascono le ideologiedi ogni manieracome anche le generalizzazioni della morale in catechismiincanoni e sistemi. Non è quindi da meravigliare se coteste ideologieun avoltache sian natevengano poi coltivate a parte per forza di astrazione: tanto cheda ultimo paiono come distaccate dal terreno di vita in cui son sortee quasistessero al di sopra degli uominia guisa di imperativi e di modelli. Preti eaddottrinati di ogni maniera provvidero per secoli a questo lavoro diastrazionee a mantenere le illusioni che ne risultano. Ora che furon ritrovatele fonti positive di tutte le ideologie nel meccanismo della vita stessasitratta di spiegare realisticamente il loro modo di generarsi. E come ciò valedi tutte le ideologiecosì vale in particolare di quelle che consistono nelproiettare fuori dei loro termini naturali e diretti le valutazioni eticheperfarneo delle anticipazioni di divini comandio dei presupposti di universalisuggestioni dclla coscienza.

Ciò costituisce l'obietto di speciali problemi storici. Non sempre si trovail bandoloche lega certe ideazioni etiche a determinate condizioni pratiche.La concreta psicologia sociale dei tempi passati ci riesce spesso impenetrabile.Spesso le cose più ovvie ci riescono inintelligibili; p. e.gli animaliritenuti per immondio la origine della repugnanza al matrimonio tra persone inlontani gradi di parentela. Un procedere cauto ci porta a conchiudereche dimolti particolari rimarranno sempre ascosi i motivi. Ignoranzasuperstizionesingolari illusionisimbolismieccocon tante altrele cause diquell'inconsapevole che si trova spesso nei costumiche per noi costituisce oral'insaputo e il non conoscibile.

La causa precipua di tutte le difficoltà sta appunto nella tardivaapparizione di ciò che chiamiamo ragione; cosicché le tracce dei motiviprossimi delle ideazioni sono andate perduteo rimasero involute nelleideazioni stesse.

Corre assai più spiccio il ragionamento su la scienza.

Di questa fu scritta per gran tempo la storia in modo ingenuo. Dato edammesso che le singole scienze avessero il loro compendio nei manuali e nelleenciclopediepareva bastasse di ritrovare cronologicamente l'apparizione deisingoli enunciatirisolvendo l'insieme del riassunto sistematico negli elementidi cui esso s'è andato successivamente componendo. Il presupposto generale eraaltrettanto semplice: - in fondo a questa cronologia c'è la ragione che sisvolge e progredisce.

Codesto metodose metodo può chiamarsirecava in sé questo piccoloinconveniente: checioèlasciava tutto al più intendere come da scienza chegià esista derivi altra scienza a fil di ragionema non lasciava puntointravvedereper quali condizioni di fatto gli uomini fossero spinti a trovarela prima volta la scienza; ossia a ridurre in una determinata e nuovaforma la meditata esperienza. Si trattavainsommadi ritrovareperché storiaeffettiva della scienza ci siala origine del bisogno scientifico; il che poilega in via genetica questo agli altri bisogninella continuità delprocesso sociale.

I grandi progressi della tecnica modernanella quale veramente consiste lasostanza intellettuale dell'epoca borghesehan fatto tra gli altri miracolianche questodi rivelarci per la prima volta la origine pratica del tentativoscientifico. (O tu indimenticabile Accademia fiorentinache pigliasti nomedal cimentoquando l'Italia era al crepuscolo di sua passata grandezzae la società moderna era all'aurora della nuova epoca della industria.) Eoramai noi siamo in grado di ritrovare il filo conduttore di ciò che perastrazione si chiama spirito scientifico: né alcuno si maraviglia piùchetutto nelle scoverte scientifiche sia proceduto come nei primissimi tempiquando la rozzissima elementare geometria degli egizii ebbe origine dal bisognodi misurare i campi esposti all'annua inondazione del Niloe la periodicità ditali inondazioni suggerìivi stesso nell'Egitto e nella Babilonidediritrovare i rudimenti dei giri astronomici.

E’ certamente vero sìche a scienza avviatae in parte maturatacomegià accadde nel periodo ellenisticoil lavoro di astrazionedi deduzione e dicombinazione si continua nella cerchia degli addottrinati in modicheapparentemente obliterano la coscienza delle cause sociali del primo prodursidella scienza stessa. Ma se noi guardiamo a grandi tratti le epoche dellosviluppo della scienzae confrontiamo i periodi che gl'ideologi chiamerebberodi progresso e di regresso della intelligenzaci si palesa la ragione socialedegl'impulsiora crescenti ed ora decrescentiper rispetto all'attivitàscientifica. Che bisogno avea la società feudale dell'Occidente di Europadiquelle scienze anticheche i bizantini serbavano almeno materialmentementregli arabi nei loro vari dominiio liberi agricoltorio industriosi artigianio operosi commerciantieran portati a crescere di tanto? E che è laRinascenzase non il ricongiungimento dell'iniziale moto della borghesia con latradizione del sapere anticoridiventato usabilee quindi capace didichiarazione? Che cosa è tutto l'accelerato moto del sapere scientificodalsecolo decimosettimo in quase non la serie degli atti compiuti dall'intellettoscaltrito dall'esperienzaper assicurare al lavoro umanonelle forme di unaraffinata tecnicail dominio su le condizioni e forze naturali? Di qui laguerra all'oscurantismoalla superstizionealla chiesaalla religione; di quiil naturalismol'ateismoil materialismodi qui l'inaugurato dominio dellaragione. L'epoca borghese è l'epoca delle menti dispiegate (Vico). E'bene di ricordareche quel governo del Direttorioche fu il prototipo ed ilcompendio di tutta la corruzione liberalescafu il primo che introdusse nellaUniversità e nell'Accademia formalmente e solennemente la scienza della liberaricerca: e c'entrò Lamarck! Questa scienzache l'epoca borghese per le suestesse condizioni ha così fomentato e fatto crescere giganteè il soloretaggio dei secoli passatiche il comunismo accetti e faccia suo senzariserve.

Né metterebbe conto qui di fermarsi a dichiarare la pretesa antitesi frascienza e filosofia. Fatta eccezione di quei modi di filosofareche siconfondono con la mistica o con la teologiafilosofia non vuol dire maiscienza o dottrina a parte di cose proprie e particolarima è semplicemente ungradouna formauno stadio del pensieroper rispetto alle cose stesse cheentrano nel campo della esperienza. La filosofia èper ciòo anticipazionegenerica di problemiche la scienza deve ancora elaborare specificatamenteoè riassunto ed elaborazione concettuale dei resultati cui le scienze siano giàgiunte. Di quellichetanto per non parere antiquatiparlano di filosofiascientifica- se non si vuol tenerein un certo conto la puntaumoristica di cotesta espressioneche respinge ogni forma di teologia e di merotradizionalismo- bisogna dire che sarebbero dei fatuise credessero dirappresentare una scuola od una tendenza a parte.

Dicevo qui poco innanzinell'enunciar delle formuleche la strutturaeconomica determina in secondo luogo l'indirizzoe in buona parte eper indiretto gli obietti della fantasia e del pensieronella produzionedell'artedella religione e della scienza. A direaltrimenti di cosìed oltre di cosìsarebbe come mettersi volontariamente sula via dell'assurdo.

Innanzitutto con tale enunciato si combatte il fantastico assunto ideologicoche artereligione e scienza siano svolgimenti subiettivi esvolgimenti storici di un preteso spirito artisticoreligiosoo scientificoil quale s'andrebbe manifestando successivamente per un proprio ritmo dievoluzionequa e là sussidiato o impedito dalle condizioni materiali. Con taleenunciato si vuole affermareinoltrela necessaria connessioneper la qualeogni fatto dell'arte e della religione è l'esponentesentimentalefantasticoe ossia derivatodi determinate condizioni sociali.Se dico in secondo luogogli è per distinguere questi prodotti daifatti di ordinamento giuridico-politicoche sono vera e propria obiettivazionedei rapporti economici. E se dico in buona parte e per indiretto degliobietti di tali attivitàgli è per indicare due cose: e cioèche nellaproduzione artistica e religiosa la mediazione dalle condizioni ai prodotti èassai complicatae poi che gli uominipur vivendo in societànon cessano perciò solo di vivere anche nella naturae di ricevere da questa occasione emateria alla curiosità ed al fantasticare.

Al postutto tutto ciò si riduce ad una enunciazione più generale: l'uomonon percorre più storie in uno e medesimo tempo; ma tutte le pretese variestorie (artereligioneetc.) ne fanno una sola. E ciò non può vedersiperspicuamente se non nei momenti caratteristici e significativi dellaproduzione di cose nuoveossia nei periodi che dirò rivoluzionarii. Piùtardil'acquiescenza nelle cose prodottee la ripetizione tradizionale di undeterminato tipoobliterano il senso delle origini.

Si provi alcuno a distrarre l'ideologia delle favoleche stanno infondo ai poemi omericida quel momento dell'evoluzione storicain cui spuntal'aurora della civiltà ariana nel bacino del Mediterraneo; da quella fasecioèdella barbarie superiorenella quale nascecosì in Grecia comealtrovel'epos genuino. Faccia conto altri di immaginareche ilcristianesimo nascesse e si sviluppasse altrove che nella cerchia delcosmopolitismo romanoe altrimenti che non per opera di quei proletariidiquegli schiavidi quei derelittidi quei disperatiai quali occorreva laredenzionel'apocalissie la promessa del regno di Dio. Trovi chi voglia ilmodo di fingereche nel bel mezzo della Rinascenza spuntasse fuori la romanticache appena s'accenna nel decadente Torquato Tasso; o faccia di attribuire aRichardson o a Diderot il romanzo di Balzacnel quale appariscecome incontemporaneo della prima generazione del socialismo e della sociologiala psicologiadelle classi. Lassùin dietro in dietroalle prime origini delleideazioni miticheci è chiaro che Zeus non assunse i caratteri di padre degliuomini e degli deise non quando la patria potestà era già stabilitaecominciava l'inizio di quella serie di processiche mettono capo nello stato.Zeus cessò così di essere ciò che era stato primacioè il semplice divo(ossia lucente)o il tonante. Ed ecco quaggiù ad un punto opposto dellaevoluzione storicagran numero di pensatori del secolo scorso riducono a unsolo dio astrattoche è semplice reggitore del mondotutta lavariopinta immagine dell'ignoto e del trascendenteche s'era esplicata in tantolusso di creazioni mitologichecristiane o pagane. L'uomo si sentiva più acasa sua nella naturaper via dell'esperimentoe si sentiva più atto apenetrare l'ingranaggio della societàdi cui possedeva in parte lascienza. Il miracoloso gli si assottigliava nella mentetanto che ilmaterialismo e il criticismo han potuto di poi eliminare cotesto povero residuodi trascendenzasenza metter mano alla guerra contro gli dei.

C'è sì una storia delle idee ma questa non consiste nel circolo viziosodelle idee che spieghino se stesse. Si tratta di risalire dalle cose all'ideato.Questo è un problema: anzi in ciò è una moltitudine di problemitante sonvariemolteplicimultiformi ed intricate le proiezioni che gli uomini hanfatto di sé e delle loro condizioni economico-socialie quindi delle lorosperanze e dei loro timoridelle loro aspettazioni e dei loro disinganninelleideazioni artistiche e religiose. La linea di metodo è trovatama laesecuzione particolare non è facile. Soprattutto bisogna guardarsi dallatentazione scolastica di dedurre i prodotti dell'attività storicachesi esplica nell'arte e nella religione. È sperabile che i filosofi alla Krugche deduceva dialetticamente la penna con la quale scrivevasian rimasti inperpetuo sepolti nelle note della Logica di Hegelove s'accenna a talebizzarria.

Alcune difficoltà vogliono essere qui precisate.

In ogni tentativo di riduzione dei prodotti secondarii (p. e. arte ereligione) alle condizioni socialiche in quelli vengono ad essere idealizzateci occorre di formarci un lungo abito circa la psicologia sociale specificatanella quale la trasformazione si avvera. In ciò consiste la ragion d'essere diquell'insieme di relazioniche con altre forme di dicitura vengono p. e.designatecome mondo egizianocoscienza grecaspirito dellaRinascenzaidee dominantipsicologia dei popolidella società o delleclassi. Quando cotesti rapporti si sono costituitie gli uomini si sonoassuefatti a certe ideazionie a certi modi di credenza o di fantasialeideologie trasmesse per tradizione tendono a cristallizzarsi. E per ciòappariscono come una forza che resista al nuovo; e come questa resistenza simanifesta nella parolanello scrittonella intolleranzanella polemicanellapersecuzionecosì la lotta fra le nuove e le vecchie condizioni sociali assumela forma di una contesa per le idee.

In secondo luogoattraverso ai secoli della storia propriamente dettacosìper la eredità della selvatica preistoriacome per le condizioni di soggezionee quindi di inferioritànella quale la più parte degli uomini furono e sonotenutisi è prodotta una acquiescenza nel tradizionaleper cui le vecchietendenze si perpetuano come ostinate sopravvivenze.

In terzo luogocome già dissigli uominivivendo socialmentenon cessanodi vivere anche nella natura. A questa non sono certo legati come gli animaliperché vivono sopra un terreno artificiale. Ognuno del resto capisceche lacasa non è la grottal'agricoltura non è il pascolo naturalee la farmacianon è l'esorcismo. Ma la natura è sempre il sottosuolo immediato del terrenoartificialeed è l'ambito che tutti ci recinge. La tecnica ha messo fra noianimali sociali e la natura i modificatorii deviatorigli allontanatoridegl'influssi naturali; ma non ha perciò distrutta la efficacia di essie noianzi di continuo la sentiamo. E come noi nasciamo naturalmente maschi e femminemoriamo quasi sempre nostro malgradoe siamo dominati dall'istinto dellagenerazionecosì noi portiamo anche nel temperamento condizioni specificheche l'educazione nel lato senso della parolaossia l'accomodazione socialepuò modificare sìentro certi limitima non può mai distruggere. Questecondizioni di temperamento ripetute in più esemplarie derivatesi in piùesemplari attraverso i secolicostituiscono ciò che si chiama carattereetnico. Per tutte coteste ragionila nostra dipendenza dalla naturaper quantodiminuita dai tempi della preistoria in quasi continua nel nostro viveresociale; come in questo si continua anche l'alimento che dallo spettacolo dellanatura stessa viene alla curiosità ed alla fantasia. Ora cotesti effetti dellanaturacoi sentimenti immediati o mediati che ne resultanoper quantoavvertitida che c’è storiasolo attraverso l'angolo visuale che ci èofferto dalle condizioni della societànon mancano mai di riflettersi neiprodotti dell'arte e della religione; la qual cosa complica le difficoltà dellainterpretazione realistica e piena dell'una e dell'altra.

 

XI.

 

 

Usando di questa dottrinacome di nuovo principio diricercacome di preciso mezzo di orientazionee come di determinato angolovisualesi potrà poida ultimoriuscire ad un rifacimento narrativo edespositivo della storia?

Alla domanda generica non si può a meno di darein genereuna risposta affermantiva. Perchéin effettise si dà il casoche ilcomunista criticoossia il sociologo del materialismo economicoo come oravolgarmente dicesiil marxistaabbia la necessaria preparazionecriticae l'abito della trattazione storicae poi le doti di esposizione cheoccorrono alla narrazione ordinata ed efficacenon c'è ragione per affermareche egli non possa scrivere la storiacome fino ad ora la scrissero i seguacidi ogni altra scuola politica.

Ecco lì l'esempio di Marx in personanel quale è unargomento di fattoche non ammette replica. Luiche fu il primo e principaleritrovatore dei concetti decisivi di questa dottrinala ridusse ben presto inistrumento di orientazione politicada pubblicista insuperatodurante ilperiodo rivoluzionario del 1848-50. E poi la plasmò con la massimaprecisionein quel saggio che s'intitola del: Diciotto Brumaio di LuigiBonapartedel quale ora può dirsia tanta distanza di annie dopo tantepubblicazioniche fatta eccezione di qualche minuto particolare e di qualcheerrata previsionenon ci sarebbe modo di arrecarviné correzioninécomplementi notevoli. Né starò qui a ripeterea guisa di chi faccia unabibliografial'elenco dei varii scritti attinenti all'applicazione delladottrinao del Marx stesso o dell'Engels - il quale ultimodalla Guerra deicontadini (1890) fino allo scritto postumo su le Origini della presenteunità di Germaniane ha lasciato tanti saggi- o degli immediaticontinuatori loroe dei volgarizzatori del socialismo scientifico. Per finonella stampa socialistica si trovanodi tanto in tantodei preziosi saggi dispiegazione delle vicende politiche attualinei qualiappunto per effetto delmaterialismo storicotu riconosci una chiaroveggenza e perspicuitàche invanocercheresti negli scrittori e nei polemistiche non hanno ancora squarciati iveli fantastici e gl'involucri ideologici della storia.

Non è il casoin sommadi assumersi la difesa di una tesiastrattacome userebbe un causidico. Gli èper fermoevidenteche cometutte le storieche furono fino ad ora scrittec'è sempre in fondose nonproprio nelle esplicite intenzioni degli scrittoridi certo nell'animo lorouna tendenzaun principiouna veduta generale della vita; così questadottrinache ha messo definitivamente ordine alla considerazione obiettivadella struttura socialedebba da ultimo dirigere con precisione la ricercastoricae debba metter capo in una narrazione pienatrasparente ed integrale.

I sussidi certamente non mancano.

L'Economiachecome oramai tutti vedononacque e sisvolse come la scienza della produzione borghesedopo essersi imbaldanzitanella illusione di rappresentare le leggi assolute di ogni forma di produzioneper la dura lezione delle cose entrò poia un certo puntocome tutti sannoin un periodo di autocritica. Come da questa autocritica per un verso è nato ilcomunismo criticocosì per un altro versoper operacioèdei più tiepidie savii e discreti della tradizione accademicaè nata la scuola storica deifenomeni economici. Per fatto e merito di cotesta scuolae per effettodella applicazione dei metodi descrittivi e comparativioramai siamo inpossesso di un vastissimo materiale di cognizioni circa le varie forme storichedella economiadai fatti più complessi e specificati per differenzeessenziali di tipofino alla particolareggiata azienda di un monasteroo diuna corporazione artigiana medievale. Lo stesso è accaduto della Statisticala qualemettendo in uso molti mezzi di combinazione delle fontiriesceoramai a portar lucecon sufficiente approssimazionesul movimento dellapopolazione nei secoli passati.

Cotesti studii non si fannocertonell'interesse dellanostra dottrinaanzi il più delle volte con animo ostile al socialismo; delche non si avvedono quegli asineschi leggitori di carta stampatai quali cosìspesso confondono la storia economical'economia storicaed il materialismostorico. Ma cotesti studiioltre che per il materiale difatti cheraccolgono e dichiaranoson notevoli in quanto documentano il progressoche vatuttodì facendo la storia internala qualepoco per voltasisostituisce a quella storia esternache per secoli fu in modo esclusivotrattata da letterati e da artisti.

Buona parte di cotesti materiali raccolti va di continuosoggetta a nuova correzione; come accadedel restoin ogni campo di cognizioniempirichele quali di continuo oscillano tra il creduto certoil sempliceprobabilee ciò che deve essere più tardio integratoo eliminato. Né leillazioni e le combinazioni degli storici della economiao di quelli chenarrano la storia in genere sul filo conduttore dei fenomeni economicisonsempre tanto plausibili e concludentiche non si senta il bisogno di dire: quiconviene ricominciar da capo. Ma ciò che sta indubitabile è il fattochepresentemente tutta la storiografia tende a diventare una scienzaomegliouna disciplina sociale; e quando questo motoper ora incerto e multiformeverrà a compimentogli sforzi degli eruditi e dei ricercatorimetteranno capo inevitabilmente nella accettazione del materialismo economico.Per tale incidenza di sforzi e di lavori scientificiche partono da cosìdiversi puntila concezione materialistica di tutta la storia finirà perpenetrare le menticome una definitiva conquista del pensiero; il chetoglieràin fineai fautori e agli avversarii la tentazione di parlarneproe controcome usa delle tesi di partito.

Oltre ai sussidii direttiqui innanzi accennatila nostradottrina ne ha di molti altri indiretti; come ha anche degli istruttiviriscontri in molte delle disciplinenelle qualiper la maggiore semplicitàdei rapportifu più agevole l'applicazione del metodo genetico. Il caso tipicoè nella glottologiae in modo specialissimo in quella che ha per oggetto lelingue ariane.

Dalla evidenza e perspicuità di processodi analisi e diricostruzione che è propria di tali disciplinee specie della glottologiagliè certofino ad oraassai remota l'applicazione del materialismo storico.Sarebbe per ciò un vano tentativo quello di provarsifin da oraa scrivereuna sinossi della storia universaleche avesse a svolgere tutte le varie formedella produzioneper poi inferirne tutto il resto dell'attività umanain modoparticolare e circostanziale. Allo stato presente degli studiichi tentassecotesto compendio di nuova Kulturgeschichte non farebbe se non diritradurre in fraseologia economica i punti di orientazione generaleche inaltri librip. e. nell'Hellwaldson di fraseologiadarwiniana.

Ci corre molto dalla accettazione di un principioallaapplicazione completa e particolareggiata di esso a tutta una vasta provinciadifattio ad un grande intreccio di fenomeni.

Per ciò l'applicazione della nostra dottrina deve tenersiper oranella esposizione e trattazione di determinate parti della storia.Chiarissime sopra tutte le altre sono le formazioni modernealla intelligenzadelle quali concorronocon pari evidenzacosì gli sviluppi economici dellaborghesiacome la dichiarata conoscenza dei vani impedimenti che essa ebbe asuperare nei diversi paesie quindi lo svolgersi delle varie rivoluzioniintesa cotesta parola nel più lato senso. Riesce di quasi eguale chiarezzaagli occhi nostrila preistoria prossima della borghesia in sul declinare delMedioevo; dove non sarebbe difficile di trovarep. e. nell'individuato sviluppodella città di Firenzeuna serie documentata di svolgimenti nei quali ilmovimento economico e statistico trova completo riscontro nei rapporti politicie sufficiente illustrazione nello sviluppo contemporaneo della intelligenzagià ridotta in prosae spoglia in buona parte di illusioni ideologiche. Nésarebbe fuori d'ogni probabilità il ridurrefin da orasotto il determinato epreciso angolo visuale del materialismo tutta la storia romana antica. Inquestae specie nel periodo primitivofanno difetto le fonti direttele qualiper converso son tanto abbondanti in Greciadalla tradizione popolare e dall'epose dall'autentica iscrizione giuridicafino alla trattazione prammaticadelle connessioni storico-sociali. Ma in Romainvecele lotte pei dirittipolitici recano in sé quasi sempre le ragioni economiche su cui poggiano; dalche poi procedeche il deperire di determinate classie il formarsi di nuoveclassie il moto della conquistae il cambiar delle leggi e delle formedell'apparato politicotornino tanto evidenti. Cotesta storia romana è dura eprosaica; né si veste mai di quei complementi ideologici che furon propriidella vita greca. La prosa rigida della conquistadella studiatacolonizzazionedelle istituzioni e delle forme di dirittoescogitate e trovateper risolvere determinati attriti e contrastifa della storia romana una catenadi accadimentiche si seguono con singolare e cruda evidenza.

Perché il problema vero è questo: checioènon si trattagià di sostituire la sociologia alla storiacome se questa fosse stata unaapparenzache celi dietro di sé una realtà riposta; ma anzi si tratta diintendere integralmente la storiain tutte le sue intuitive manifestazionied'intenderla per mezzo della sociologia economica. Non si tratta già diseparare l'accidente dalla sostanzala parvenza dalla realtàil fenomeno dalnocciolo intrinsecoo come altro si direbbe dai seguaci di qualunque altroscolasticismo; maanzidi spiegare l'intreccio ed il complessoper l'appuntoin quanto è intreccio e complesso. Non si tratta di scovrire e di determinareil terreno sociale solamenteper poi farvi apparir su gli uominicome tantemarionettei cui fili siano tenuti e mossidalla provvidenza non piùma anzidalle categorie economiche. Queste categorie sono esse stesse divenute edivengonocome tutto il resto; - perché gli uomini mutano quanto allacapacità e all'arte di vincereaggiogaretrasformare ed usare le condizioninaturali; - perché gli uomini cambiano animo ed attitudini per la reazionedegli istrumenti loro sopra di loro stessi; - perché gli uomini mutano nei lororispettivi rapporti di conviventie perciò di dipendenti in vario modo gli unidagli altri. Si trattainsommadella storiae non dello scheletro suo. Sitratta del racconto e non dell'astrazione; si tratta di esporre e ditratteggiare l'insiemee non già di risolverlo e di analizzarlo soltanto; sitrattaa dirla in una parolaora come prima e come sempredi un'arte.

Può darsi il casoche il sociologoil quale segua iprincipii del materialismo economicosi proponga di circoscriversi alla solaanalisiponiamo ad esempiodi quello che eran le classi al momento che laRivoluzione Francese scoppiòper giungere poi alle classiche dallaRivoluzione resultano e ad essa sopravvivono. In questo caso i titolie leindicazioni e le classificazioni della materia da analizzare sono precisip. e.la città e la campagnal'artigiano e l'operaioi nobili e i servila terrache si libera dagli oneri feudali e i piccoli proprietarii che si formanoilcommercio clic si emancipa da tante restrizioniil danaro che si accumulal’industriache prosperae così via. Né c’è nulla da obiettare su la scelta di un talemetodo; il qualecome quello che segue la traccia embriogeneticaèindispensabile alla preparazione della ricerca storica secondo l’indirizzodella nuova dottrina.

Ma noi sappiamo che la embriogenia non basta a darci notiziadella vita animalela quale non è di schemima è di esseri vivi e viventiche lottanoe per lottare esercitano forzeistinti e passioni. E cosìèmutatismutandisanche degli uominiin quanto vivono storicamente.

Quei determinati uominimossi da certi interessispinti dacerte passionipremuti da certe circostanzecon tali disegnicon talipropositiche operano con tale aspettazioneper tale illusione propria o pertale inganno altruiche martiri di sé o degli altri vengono in aspracollisionee si elidono a vicenda: - ecco la storia effettuale dellaRivoluzione Francese. Perchése è vero che ogni storia non è se nonl'esplicazione di determinate condizioni economichegli è altrettanto veroche essa non si svolge se non in determinate forme di attività umana; - chequesta sia passionata o riflessafortunata o senza successociecamenteistintiva o deliberatamente eroica.

Comprendere l'intreccio ed il complesso nella sua intimaconnessione e nelle sue manifestazioni esteriori; discendere dalla superficie alfondoe poi rifare la superficie dal fondo; risolvere le passioni e i disegninei moventi lorodai più prossimi ai più remotie poi ricondurre i datidelle passionidei disegni e dei moventi loro ai più remoti elementi di unadeterminata situazione economica: ecco l'arte difficileche deve esemplificarela concezione materialistica.

 

 

E perché non giova di imitare lo scolasticoche in riva almare insegnava a nuotare con la definizione del nuotoprego il lettore diaspettareche io esemplifichi in altri saggi il mio pensierocol recare unaqualche effettiva narrazione storica; rifacendocioèper iscritto una partedi ciò che già da un pezzo vo facendoa voceinsegnando.

Per cotal via rimangono chiarite alcune questioni secondariee derivate.

Qual è p. e. il significato della biografia dei così dettiuomini grandi?

Si è visto a dare negli ultimi tempi a tale proposito dellerispostechein un senso o nell'altroson di carattere estremo. Da una partesono i sociologi ad oltranzadall'altra gl'individualistichealla maniera diCarlylemettono a capo della storia gli eroi. Secondo gli uni bastaprovare quali fossero le ragioni p. e. del Cesarismoe di Cesare non importapunto. Secondo gli altri non c'è ragioni obiettive di classi e di interessisociali che bastino a spiegar nulla: sono i grandi spiriti che dànno impulso atutto il moto storico; e la storia haper così direi suoi signori emonarchi. Gli empiristi del racconto si cavano d'impaccio in modo semplicecolmetterecioèassieme come vien vieneuomini e cosele necessità di fatto egl'influssi subiettivi.

Il materialismo storico supera le vedute antitetiche deisociologisti e degli individualistie al tempo stesso elimina l'ecletticismodei narratori empirici.

Innanzi tutto il factum.

Che quel determinato Cesareche fu Napoleonenascessel'anno talefacesse la tal carrierae si trovasse fortunatamente in buon puntoil 18 Brumaio; - tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generaledelle coseche spingeva la nuova classepadrona del campoa salvare dallarivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvareal qual bisognooccorreva la creazione di un governo burocratico-militare. L'uomoo gli uominiadatti bisognava pur trovarli. Mache quello che avvenne effettivamenteavvenisse nei modi che sappiamociò dipese dal fatto che fu Napoleone appuntoa dar opera all'impresae non un povero Monko un ridicolo Boulanger. E daquesto punto in poi l'accidente cessa di essere accidente; appunto perché èquella determinata persona che dà l'impronta e la fisionomia agli avvenimentinel modoe per il modo come si svolsero.

Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su leantitesisu i contrastisu le lottesu le guerrespiega l'influenza decisivadi determinati uomini in determinate occasioni. Cotesti uomini non sononé unaccidente trascurabile del meccanismo socialené dei miracolosi creatori diciò che la societàsenza di loronon avrebbe fatto in nessun modo. Gli èl'intreccio stesso delle condizioni antiteticheil quale fa che determinatiindividuio genialio eroicio fortunatio malvagisian chiamati in momenticritici a dire la parola decisiva. Mentre gl'interessi particolari dei singoligruppi sociali sono in uno stato tale di tensioneche tutte le particontendenti a vicenda si paralizzanoa muovere l'ingranaggio politico occorrel'individuale coscienza dì una determinata persona.

Le antitesi socialile quali fanno di ogni convivenza umanaun organamento instabiledànno alla storiaspecie quando sia vista edesaminata rapidamente e a grandi trattiil carattere del dramma.

Questo dramma si ripete nei rapporti da comunità acomunitàda nazione a nazioneda stato a statoperché le internedisuguaglianzeconcorrendo con le differenziazioni esternehan prodotto eproducono tutto il moto delle guerredelle conquistedei trattatidellecolonizzazioni e così via. In questo dramma apparvero sempre come condottieridella società gli uomini che si chiamano eminentio grandie dalla presenzaloro l'empirismo ha argomentatoche essi fossero i principali autori dellastoria stessa. Ricondurre la spiegazione del loro apparire alle cause generali ealle condizioni comuni della struttura socialeè cosa che perfettamentearmonizza coi dati della nostra dottrina; ma provarsi ad eliminarlicomevolentieri farebbero certi affettati oggettivisti del sociologismogli è unavera fatuità.

 

E in conclusioneil seguace del materialismo storicoche simetta ad esporre e a raccontarenon deve far ciò schematizzando.

La storia è sempre determinataconfiguratainfitamenteaccidentata e variopinta. Essa ha combinatoria e prospettiva.

Non basta di avere eliminato preventivamcnte il presuppostodei fattori; perché chi narra si trova di continuo a fronte di coseche paionodisparateindipendentie per sé stanti. Cogliere l'insieme come insiemeescorgervi i rapporti continuativi di serrati accadimentiecco la difficoltà.

La somma degli accadimenti strettamente consecutivi eserratiè tutta la storia; il che è quanto dire tutto quello che noi sappiamodell'esser nostro in quanto siamo esseri socialie non più semplicementeanimali.

 

 

XII.

 

 

Nel successivo insiemee nella continuativa necessità ditutti gli accadimenti storicinon èdunquedomandano alcuninessun sensoné alcuna significazione? Cotesta interrogazioneo che parta essa dal campodegli idealistio ci arrivi dalle bocche dei più cauti criticicertamenteein tutti i casicome s’impone all’attenzione nostracosì esige unaadeguata risposta.

In fattise si pon mente alle premesseo intuitiveointellettualidalle quali deriva la concezione del progressocome diquella idea che contenga ed abbracci la totalità del processo umanosi vedeche cotali presupposti poggian tutti sul bisogno mentaleche è in noidiattribuire alla serieo alle serie degli accadimentiun certo senso ed unacerta significazione. Il concetto di progressoper chi lo esamini bene addentronella sua natura specificaimplica sempre dei giudizi di valutazione; eperciònon è chi possa confonderlo con la nozione nuda e cruda del semplicesviluppoil quale non include punto quell'incremento di pregioper cui noi diuna cosa diciamo che essa progredisca.

 

 

Dissi già qui innanziemi parecon sufficienteestensionecome il progresso non istia a guisa di imperativo o di comando sulsuccedersi naturale ed immediato delle umane generazioni. Ciò è tantointuitivoper quanto è intuitiva la coesistenza attuale di popolinazioni estatiche trovansiin uno e medesimo tempoin diverso stadio di sviluppo; perquanto è innegabile la presente condizione di relativa e di rispettivasuperiorità ed inferiorità di popolo a popolo; e per quanto èda ultimoaccertato il regresso parziale e relativo avveratosi più volte nella storiacome ne stette per secoli a documento l'Italia. Anzise c’è mai provastringentedel come il progresso non sia da intendere nel senso di una leggeimmediataedirò così per rincalzaredi una legge fisica o fatalegli èappunto questache lo sviluppo socialeper le stesse ragioni di processo chegli sono immanentimise spesso capo nel regresso. Gli è d'altra parte chiaroed accertatoche così la facoltà del progredirecome la possibilità di farregressonon costituisconoalla primané immediato privilegioné ingenitodifetto di razza; né sono dirette emanazioni delle condizioni geografiche.Perché non solo i primitivi centri di civiltà furon molteplicie non solocotali centri si spostarono nel corso dei secolima sta anche il fattoche imezzii trovatii resultati e gl'impulsi di una determinata civiltàchesiasi già svoltasonoentro certi limiticomunicabili a tutti gli uomini inindefinito. Ossiaa farla breveprogresso e regresso sono inerenti allecondizioni ed al ritmo dello sviluppo sociale in genere.

 

Oradunquela fede nella universalità del progressocheapparve con tanto impeto nel secolo decimottavoha in questo primo addentellatopositivo; checioègli uominiquando non trovino impedimenti nellecondizioni esternee non ne trovino in quelle che derivano dalla loro propriaopera nell'ambito socialesono tutti capaci di progredire.

E poi in fondo alla suppostao immaginatao creduta unitàdella storiaper la quale il processo delle varie società formerebbe come unasola serie di progressosta un altro fattoche ha offerto motivo ed occasionea tante fantasticherie ideologiche. Se non tutti i popoli son progreditiegualmentee anzi alcunio si arrestaronoo corsero la via del regressoseil processo di sviluppo sociale non ebbe semprein ogni luogo ed in ogni tempoil medesimo ritmo e la medesima intensitàgli è pur nondimeno sicuro ilfattochenel passaggio dell'azione decisiva da popolo a popolo nel corsodella storiai prodotti utiligià acquisiti da quelli che decadevanopassarono a quelli che divenivano e salivano. La qual cosa non vale tanto deiprodottidirò cosìdel sentimento e della fantasiache pur si serbano eperpetuano nella tradizione letterariaquanto vale dei resultati del pensieroe soprattutto della scoverta e della produzione dei mezzi tecnicicheovesiano acquisitiper diretto si comunicano e trasmettono.

Occorre forse di rammentareche la scrittura non fu mai piùperdutaper quanto i popoli che ne furono i rinvenitori sparissero dallastorica continuità? Occorre forse di ricordareche noi rechiamo tuttodì nellenostre taschesu i nostri orologiil quadrante babilonesee che noi usiamol'algebrache fu introdotta da quegli arabila cui attività storica si è poidispersa come la sabbia del deserto? Non vale di molteplicare incidentalmente eindefinitamente gli esempiiperché basta di aver sott'occhi la tecnologiaela storia delle scoverte nel lato senso della parolanella quale è evidente latrasmissione quasi continuativa dei mezzi istrumentali del lavoro e dellaproduzione.

Eal postuttole smossi provvisorie che diconsi storieuniversaliper quanto rivelino semprecosì nell'intento come nellaesecuzionequalcosa di forzato e di artificialenon sarebbero state mai nemmententatese le vicende umane non offrissero all'empirismo dei narratori unqualche filosia pur sottiledi continuità.

Ecco lì l'Italia del secolo decimosestoche evidentementedecade; mamentre decadetrasmette alla rimanente Europa le sue armiintellettuali. Né esse sole rimangono in retaggio alla civiltà che continua;ma anche il mercato mondiale si stabilisce su i fondamenti di quelle scovertegeografichee di quei trovati nauticiche furono opera dei mercantie deiviaggiatori e marinari d'Italia. Né solo i modi del far la guerrae iraffinamenti dell'astuzia politica passaron fuori dell'Italia (della qual cosasoltanto si occupano di solito i letterati); ma anche l'arte del far danaro intutta la evidenza di una elaborata disciplina commerciale; evia viairudimenti della scienzasu i quali è fondata la tecnica modernae innanzitutto la metodica irrigazione dei campie le leggi generali dell'idraulica.Tutto ciò è tanto precisamente veroche ad un amatore di tesi congetturalipotrebbe saltar in capo di proporsi questo quesito: cosa sarebbe statodell'Italiain questa moderna epoca borgheseseavverandosi il progetto delSenato veneto (1504) di far qualcosa che avrebbe rassomigliato negli effetti altaglio dell'istmo di Suezla marina italiana si fosse trovata acontendere direttamente coi portoghesi nell'Oceano Indianoin quel momentoappuntoin cui il trasferimento dell'azione storica dal Mediterraneo all'Oceanopreparava la decadenza nostra? Ma basta di tale fantasia!

 

Una certa continuità storicanel senso empirico ecircostanziato della trasmissione e del successivo incremento dei mezzi dellaciviltàè un fattodunqueincontrastabile. E sebbene questo fatto escludaogni idea di preconcetto disegnodi finalità intenzionale o latentediprestabilita armoniae tutte quelle altre fantasticherie su le quali si ètanto speculatonon per ciò solo esclude l'idea del progressochenoi possiamo usare come di valutazione del corso del divenire umano. Gliè indubbio sìche il progresso non abbraccia materialmente ilsuccedersi delle generazionie che la sua nozione non implica nulla dicategoricotanto che le società han fatto anche regressoma ciò non toglieche cotesta idea possa servirci come di filo conduttore e di streguaperdare significazione al processo storico. Di tali cautele critichecosìnell'uso dei concetti specificicome nei modo di loro applicazionenonintendono nulla quei poveri evoluzionisti ad oltranzache sono scienziati senzala grammatica e senza il galateo della scienzaossia senza la logica.

Come ho detto più voltele idee non cascano dal cieloeanche quelle che in dati momenti vengon fuori da determinate situazioniconimpeto di fede e con veste metafisicarecano sempre in sé l'indizio dicorrispondere a un ordine di fattidi cui si tenti o si cerchi la spiegazione.L'idea del progressocome di unificatore della storiaapparve con violenza esi fece gigante nel secolo decimottavoossia nel periodo eroico della vitapolitica ed intellettuale della borghesia rivoluzionaria. Come questa hageneratonell'ordine delle opereil periodo più intensivo di storia che maisi conoscacosì ha prodotto in pari tempo la sua propria ideologianellanozione del progresso. Questa ideologia nella sua sostanzae per il momentovuol direche il capitalismo è la sola forma di produzione che sia capace diestendersi a tutta la terrae di ridurre tutto il genere umano in condizioniche da per tutto si rassomiglino. Se la tecnica moderna può portarsi da perogni dovese tutto l'uman genere apparisce come un solo campo di concorrenzaetutta la terra come un solo mercatoche maraviglia c'è se la ideologiachecoteste condizioni di fatto intellettualmente rifletteè venutanell'affermazioneche la presente unità storicasia stata preparata datutto ciò che la precede? Traducete questo concetto di pretesa preparazione inquello affatto naturale di verificabili successive condizioni ed eccoviaperta la via per la quale si giunge dalla ideologia del progresso almaterialismo storico: e si giunge anche all'affermazione di Marxche questaforma della produzione borghese è l'ultima forma antagonistica del processodella società.

I miracoli dell'epoca borghesenella unificazione delprocesso socialenon hanno riscontro nel passato. Ecco lì tutto il NuovoMondoe poi l'Australiae l'Africa meridionale e la Nuova Zelanda! E son tutticome noi! E poi il contraccolpo nell'Estremo Oriente per la imitazioneenell'Africa per la conquista! Innanzi a tale universalità e a talecosmopolitismol'acquisizione dei celti e degl'iberi alla civiltà romanaequella dei germani e degli slavi al ciclo della civiltàromano-bizantino-cristianarimpiccioliscono. Cotesta unificazione semprecrescente si riflette ogni giorno più nel meccanismo politico dell'Europa; ilquale meccanismoperché fondato su la conquista economica delle altre partidel mondooscilla oramai per gl'influssi e riflussiche vengono dalle piùremote regioni. In questo complicatissimo intreccio di azioni e di reazionilaguerra fra Giappone e Cinache fu guerreggiata coi mezzio imitatio adirittura presi in prestito dalla tecnica europealascia le sue traccenéleggiere né di breve duratanei rapporti diplomatici dell'Europae ne lasciadei più vivi nella borsache è la fedele interprete della coscienza deinostri tempi. Questa Europamaestra a tutto il resto del mondoha visto direcente oscillare i rapporti della politica degli stati di cui constaper unarivolta nel Transvaale per un insuccesso delle armi italiane in Abissiniaproprio di questi ultimi giorni.

I secoli che han preparato e portato alla forma sua attualeil dominio economico della produzione borghesehanno anche sviluppata latendenza ad unificare la storia sotto una veduta generale; e per cotal modorimane spiegata e giustificata la ideologia del progressoche informa tantilibri di filosofia della storia e di Kulturgeschichte. La unità di formasocialeossia la unità di forma capitalistica nella produzionecui laborghesia tende da secolis’è venuta a riflettere nel concetto della unitàdella storiain forme tanto suggestive quante non ne potea mai dare al pensierol'angusto cosmopolitismo dell'impero romanoné quello unilaterale della chiesacattolica.

 

 

Ma cotesta unificazione della vita socialeper opera dellaforma capitalistica borghesesi sviluppò la prima voltae continua ora asvolgersinon secondo regolee pianie preconcetti disegni; maanziper viadi attriti e di lotteche nell'insieme formano un colossale intrigo diantitesi. Guerra al di fuorie guerra al di dentro. Lotta incessante fra lenazionie lotta incessante fra i componenti le singole nazioni. Ed è tantocomplicato l'intreccio delle opere e delle azioni di tanti emuliconcorrenti econtendentiche la coordinazione degli eventi sfugge assai spessoall'attenzioneper esser cosa poco facile il coglierne l'intimo nesso. La garache ora è tra gli uominile lotte che oracon varii metodisi svolgono trale nazioni e nelle nazionison valse a farci intendere meglioper entro aquali difficoltà si è mossa la storia del passato. E se l'ideologia borgheseriflettendo la tendenza all'unificazione capitalisticaha proclamato ilprogresso dell'uman genereil materialismo storicoinvertendoe senzaproclamazioniha scovertoche nelle antitesi fu fino ad ora la causa e ilmovente d'ogni accadimento storico.

E perciò il moto della storiapreso in generaleci sirivela come oscillante; - o meglioper usare una immagine più propriaci paresi svolga sopra di una linea spezzatache cambia spesso di direzionee dinuovo si spezzae in alcuni momenti gli è come rientrantee alcune volte sidistendedilungandosi di molto dal punto iniziale: - un vero zig-zag.

Data la complicazione interna di ciascuna societàe datol'incontro di più società sul campo della concorrenza (dalle ingenue formedella razziadella rapina e della pirateriafino ai raffinati metodidell'elegante giuoco di borsa!)gli è naturaleche ogni resultato storicoquando sia misurato alla sola stregua dell'aspettazione individualeappariscaassai spesso come un casoe considerato poi teoricamente torni allamente più inestricabile delle contingenze meteoriche.

Per ciò non è una semplice frase il detto della ironia chesiede sovrana su la storia; perchédifattise nessun Dio diEpicuro ride di lassù sopra le cose umanequaggiù le cose umane intessono dase stesse una divina commedia.

 

 

Cesserà mai cotesta ironia delle umane sorti? Saràossiamai possibile una tal forma di convivenzache dia luogo allo sviluppocooperativo ed integrale di tutte le attitudiniin guisa che il processoulteriore della storia divenga vera ed effettiva evoluzione? Saràpossibilese così piace agli amatori delle arrotondate frasila umanizzazionedi tutti gli uomini? Eliminatenel comunismo della produzioneleantitesiche sono ora causa ed effetto delle differenziazioni economichetuttele energie umane non acquisterebbero un grado altissimo di efficacia e diintensità negli effetti cooperativie al tempo stesso non si svolgerebberoesse con la massima libertà d'individuazionein ogni singola persona?

Nelle risposte affermative a tali domande è la somma diciòche il comunismo critico diceossiapredice dell'avvenire. E nondice e predicecome per discutere di una astratta possibilitào come chi dicapo suo voglia mettere in essere uno stato di coseche speri o vagheggi. Madice e predice come chi enuncia ciò che è inevitabile accadaper la immanentenecessità della storiavista e studiata oramai nel fondo della sua sostruzioneeconomica.

 

Ce n'est que dans un ordre de chosesoù il n'y aura plus declasses et d'antagonisme de classesque les évolutions sociales cesserontd'étre des révolutions politiques.

Alla vecchia società borghesecon le sue classi e coi suoiantagonismi di classesubentra una associazionenella quale il liberosviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti.

I rapporti borghesi della produzione sono l'ultima formaantagonistica del processo sociale della produzione - antagonistica non nelsenso dell'antagonismo individualeanzi di un antagonismo che sorge dallecondizioni sociali della vita degl'individui; - ma le forze produttiveche sisviluppano nel seno della società borghesemettono già in essere lecondizioni materiali per la risoluzione di tale antagonismo. Con tale formazionedi società cessaper ciòla preistoria del genere umano.

Con la presa di possesso dei mezzi di produzione da partedella societàrimane esclusa la produzione delle mercie con essa rimaneesclusa la signoria del prodotto sul produttore. All'anarchia dominante nellaproduzione sociale subentrerà la cosciente organizzazione a disegno. La lottaper l'esistenza individuale cesserà. Solo per cotal modo l'uomo sidistaccheràin un certo sensodal mondo animalein modo definitivoepasserà dalle condizioni di esistenza animale in quelle di esistenza umana.Tutto l'ambito delle condizioni della vitache fino ad ora ha dominato gliuominipasserà sotto il comando e sotto la revisione degli uomini stessi; chediverrannocosìper la prima volta effettivi signori della naturaperchésaranno signori della propria consociazione. Le leggi della loro propriaattività socialeche stavano loro di contro come leggi estranee che lidominasserosaranno applicate e padroneggiate dagli uomini stessicon pienacognizione di causa. La stessa consociazioneche stava di fronte agli uominicome imposta dalla natura e dalla storiadiverrà la libera e propria operaloro. Le forze estranee ed obiettiveche finora dominavano la storiapassanosotto la vigilanza degli uomini. Solo da tal punto in poi gli uomini faranno conpiena coscienza la loro propria storia; solo da tal punto in poi le causesocialiche essi metteranno in motopotranno raggiungerein gran partee inragione sempre crescentei voluti effetti. Questo è il salto del genere umanodal regno della necessità in quello della libertà. Compiere cotesta azioneliberatrice del mondoecco la missione storica del proletariato moderno.

 

Se Marx ed Engels fossero stati mai facitori di frasise lamente loro non fosse stata resa cautafino allo scrupolodall'uso edall'applicazione cotidiana e minuta dei mezzi scientificise il contattoassiduo con tanti cospiratori e visionarii non li avesse resi aborrenti da ogniutopiafino alla pedanteria dell'oppostotali enunciati potrebbero essertenuti in conto di geniali paradossiche sfuggano all'esame della critica. Maquegli enunciati sono come la chiusaanzi sono l'effettiva conclusionedelladottrina del materialismo storico. Resultano a filo diritto dalla criticadell'economia e dalla dialettica storica.

In tali enunciatidel resto sviluppabilicome avròoccasione di mostrare in altro luogosi riassume tutta la previsionedell'avvenireche non siané voglia essereromanzoo utopia. E in questienunciati stessi è una adeguata e conclusiva risposta alla domanda con la qualecomincia questo capitolo: secioènelle serie degli accadimenti storici cisia da ultimo ed effettivamente senso e significazione.

E qui faccio punto; parendomicheper una dilucidazionepreliminarece ne sia oramai abbastanza.

 

Roma10 marzo 1896

 

 

 

Appendice

 

A proposito della crisi del marxismo.

 

Mi riferisco qui ad un libronè brevenè di comodaletturadi Th. G. Masarykprofessore della Università czeca di Pragavenutoin luce proprio di questi ultimi giorni. Quanto sia voluminoso può vedersi apiè di paginadove n'è dato per esteso il titolo. Non mi propongo però discriverne la recensione pura e semplice. E se mai paresseche l'esprimere lapropria opinione a proposito d'un libro importi che di quello si faccia larecensionedirò che questa qui assumerà necessariamente le proporzioni el'andatura di un quasi-articolo.

Il nome mio e il titolo a capo della pagina potrebberoindurre nel sospettoche io intenda di mettermi come in una polemica di partito.Il lettore stia d'animo tranquillo. Non confonderò le pagine della"Rivista italiana di sociologia" con le colonne del giornale politicocotidiano.

Dirò soloen passantcome il caso assai curiosodel grande affannoche la stampa politica italianasia essa giornaliera oaltrimenti periodicas'è dato per mesi e mesi nel proclamare la morte delsocialismousando la etichetta della crisi del marxismoè parso a meun nuovo documento di quel vizio organicamente nazionaleche può oramaidefinirsi qual diritto all’ignoranza. A nessuno di cotesti egregibecchini del socialismochetanto per far folla intorno alla crisiandavanomettendo assieme a casaccio i nomi incompatibili fra loro di così variiscrittoriè venuto in mente di proporsi queste semplici e oneste domande: - lacritica sorta in altri paesi intorno al marxismo può essa mai riguardaredirettamente l'Italia? - ebbe maio hacotesta dottrina alcuna solida base esicura diffusione nel nostro paese? - eal postuttoil partito socialisticoitaliano ha tanta forza giàe tale estensione su le masse e tra le masseedha in se stesso tale sviluppo e tale complessità di condizioni e di attinenzepoliticheda rivelare quei caratteri precisi e spiccati di stabile e duraturaorganizzazione proletariadata la quale il discutere a fondo della dottrina gliè discuter di cose e non di parole? - eper andare più al fondoc'è chipossa direche in questo paese nostro sia stata già percorsa tutta la viacrucis delle trasformazioni economichea capo delle quali s'è avveratoaltrove ciò che dicesi sistema capitalisticodel quale il marxismoalla suavoltaè poi il contraccolpo critico?

Chi si fosse proposte coteste domandee altre similisarebbe venuto nella onesta conclusioneche non ci può essere la crisi diciò...che non esiste ancora.

Può darsianzi si dà di certoche tutti cotestinecrologisti del socialismo ignorassero come la frase di crisi del marxismo fossestata coniata e messa in circolazione per l'appunto dal professore Masarykalquale (lui ignaro tuttoracome accade spesso agli stranieridelle cosed'Italia) è capitata l'insigne sorte di portare nel nostro paese un nuovo edinatteso contributo alla fortuna delle parole. Ma gli è proprio così.La espressione di crisi del marxismo fu inventata da Masaryk nei numeri177-79 della "Zeit" di Viennadel febbraio del 1898e quegliarticoli suoi furon poi raccolti in opuscolocon la data del 10 marzo: - esibadi benenon perché l'autore di tale scoperta letteraria avesse inanimo di dichiarare la morte del socialismoma solo perché gli parve diconstatare (mi si passi la parola di gergo giornalistico) la crisi per entro almarxismo; - ed egli difatti conchiudeva così: "Io vorrei ammonire i nemicidel socialismodi non farsi delle vane speranze in pro dei loro partiti perquesta crisi del marxismola quale potrà dare anzi gran forza al socialismoquando i suoi capi vorranno criticarne liberamente i fondamenti e superarne idifetti. Come tutti gli altri partiti di riforma socialeil socialismo ha lasua fonte viva nelle manifeste imperfezioni del presente ordinamento socialeenella sua ingiustizia ed immoralitàe soprattutto nella miseria materialemorale ed intellettuale della gran massa presso tutti i popoli". In quelle24 pagineche erano invero troppo poco per la gravità dell'assuntoidati della crisi - per quanto s'attiene alla Sozialdemokratie tedescae con qualche piccolo riferimento alla letteratura francese ed inglese -venian riassuntienumeraticaratterizzaticosì un po' in furia e frettaneiseguenti capi... Ma che giova di tenersi più all'opuscolo del 10 marzo 1898senel libro alla data del 27 marzo 1899 le 24 pagine d'allora sondiventate 600dico 600il che è viceversa troppo assai - direbbe unnapoletano - e per la entità di ciò che vi si va esponendoe per la pazienzamedia dei lettori?

 

 

Il prof. Masaryk è un positivista: parola qui inItalia d'uso soverchiamente estensivo ed elasticoma che per lui professantefilosofia vuol diree sia pure con parecchie modificazionitrovarsi su lalinea che va da Comte a Spencer... o a Masaryk stesso. Non sarei in grado ditributargli tutta l'ammirazione della quale saràforsedegno; perché lui hal'abitudine per me incomoda di scrivere in lingua czeca. Non ne conoscevo finoad ora se non la Logica concreta nella traduzione tedesca. Né vorreisoverchiamente sottilizzare sul tenore tassativo delle sue espressioniperchéquesto libro è stato tradotto dal signor Kalandra in un tedesco alquantocancelleresco. L'opera nel tutt'insiemecome dice l'autore stesso nella prefazionenon è da considerare sotto l'aspetto della composizione e dello stile. E'un parto onninamente ultraccademicocon la ovvia partitura inintroduzione e sezionie questeche son cinque e son seguite dal riassuntorecano la suddivisione in capitolicon la sottofigura dell'ABC ecosì viafin giù giù alla risuddivisione del tutto in 162 paragraficonvaria bibliografia in ordine sparso e in ordine concentratocon unindice-sommario veramente mirabileche fa pensare a tante cose cui il libro poinon rispondee con l'inevitabile registro. Sonoinsommaappunti di lezioniillustrative e dichiarativedi tono posato e anzi tenueredatte a schema daenciclopediae non tutte identificabili alla stessa data. Infattimentre illibrocomposto originariamente in lingua czecae preannunziatonell'opuscoletto dell'altro annoche può tenerne le veci per chi non voglialeggere le 600 pagines'andava stampando nella traduzione tedescanelfrattempo è apparso l'oramai famoso libro del Bernstein (cfr. nota I a p. 590)e con questo l'autore ha sentito il bisogno di accomodare le sue partite inaltro posto.

L'atteggiamento del Masaryk è veramente sui generis. Luinon è socialistalui conosce estesamente la letteratura del socialismolui non è avversario professionale del socialismolui lo giudica dall'altoinnome della scienza. Fu deputato al Reichsrath della Cisleitaniama sebbene nazionalista e progressistache io sappianon si confuse mai coi giovaniczechi. Ora mi pare si tenga in disparte dalla politica. Pubblica unarivistache è un quissimile della nostra "Nuova Antologia"ed èdotto di mestierecioè gran leggitore e riferitore accurato di ciò che leggefino al minimo della più minuta minutaglia. E questo è il primo e principaledifetto del libro suo; nel quale si discorre di molte ed infinite cosema allarealtàal fattoal vivo non si arriva mai. L'autore ha come intercettata lavista dalla carta stampatae dalle ombre degli scrittori tra i quali s’aggiracon pari ossequio per tutticome chi abbia l'occhio privo di virtùprospettica.

 

Non è forse il principale dovere di chi si metta per la viadi discutere dei fondamenti del marxismo di essere in grado di risponderemadal vivoa questa domanda: credete voi o non credete alla possibilità di unatrasformazione della società dei paesi più civiliper la qualecesserebbero le cause e gli effetti delle presenti lotte di classe? Difronte a tale problema generale gli è davvero d'importanza secondaria il mododella transizione a quello stato futurodesiderato o previsto; perché quelmodo sfugge al nostro arbitrioe certo non dipende dalle nostre definizioni.Per rispetto a cotesta tesi generale gli è cosanon dirò indifferentemacerto di valore assai subordinatoil saperequal parte del pensiero edelle opinioni(molti confondono maledettamente quello e queste!) diMarx e dei suoi prossimi seguaci ed interpreti collimi o non collimi con lepresenti e con le future condizioni del movimento proletario: perché nonoccorre di essere seguaci sfegatati del materialismo storico per intenderecomele dottrine valgono in quanto dottrinecioè in quanto sono una luceintellettuale portata sopra un ordine di fattima che in quanto sono dottrinenon son causa di nulla. Ma il signor Masaryk èinveceun dottrinariocioè un credente nella virtù delle ideecioè un accademicoper il qualetutto consiste nella lotta per la concezione generale del mondo(Weltanschauung); e non c'è da maravigliarsi che egli respinga con sovranodisprezzo (passim) l'espressione istinto delle masse Questacriticache poggia tutta su la presunzione di un giudizio sovranamenteimparziale delle lotte pratiche della vita in nome della scienzae cheignora la rassegnazione del pensiero al corso naturale della storiaè e rimaneintrinsecamente caducaperché s'aggira intorno al marxismosenzaafferrarne mai il nerboche è la concezione generale dello sviluppo storicosotto l'angolo visuale della rivoluzione proletaria.

Indugiandomi a definire l'atteggiamento in genere delMasarykmi pare di ripagarlo di cortesia italiana dell'ignoranza nellaquale egli trovasi per rispetto ai miei scritti in argomento. Se mai lileggesses'avvedrebbeforsecomesenza scendere alle minuzie della polemicaa tu per tu con la stampa corrente del partitosenza proclamarsi scovritori odautori della crisi del marxismosi possa esser seguaci anche all'ora presentedel materialismo storicodopo fatta la debita parte alla nuova esperienzastorico-socialee con la conveniente revisione dei concettiche abbiano subitoo subiscano correzione dal corso naturale del pensiero. Le dottrineche sono inatto di svolgersi e di progredirenon ammettono la trattazione erudita efilologicacome usa per le sorpassate forme del pensieroe per ciò che cifu trasmesso dalla tradizioneed ha nome di antico. Ma i temperamentiintellettuali degli uomini sono assai difformi tra loro! Alcuni - e son pochi -presentano al pubblico il resultato del proprio lavoroe non credono di doverviaggiungere la storia intima delle loro letturefino alla fotografia della pennadella quale si servono. Sono altri - e questo è il maggior numero - i qualisentono vivo il bisogno di dare alle stampe tutto il frutto delle loro letture.Son meticolosi custodi dei loro quaderniperché nessuna parte di loro fatichevada perdutané pei presentiné pei futuri. Il professore Masaryk - chestempera in 600 pagine una tesi di occasioneed è questa: che giudizio possafarsi ora del marxismoatteso il fatto che se ne discute anche per entro alpartito; - il professore Masarykche ha tanto lettonon può a meno diconsiderare il marxismo stesso secondo le sacramentali rubriche della filosofiadella religionedell'eticadella politicae così viaall'infinito: ecaso curiosoproprio luiche ha tanto ossequio per laburocrazia universitaria e per il casellario dei feticci della scienzafiniscepoi da ultimo per dichiarareessere il marxismo un sistema sincretico! (passimin tutto il libroed esplicitamente a p. 587). Era parso a meche quelladottrina fosse proprio precisamente il contrarioe un cheanzidi tantointimamente unitarioda mirarenon solo a vincere la opposizione dottrinaletra scienza e filosofiama anche quella più ovvia tra pratica e teoria. Ma ilsignor Masaryk è fatto così com'èe seguiamolo pure nelle sue rubriche.

Lascia ben volentieri ad altri di occuparsi del socialismo inquanto è tendenza (a uso A. Menger) alle riforme giuridiche; dichiara di nonimmischiarsi direttamente nelle questioni della Economia (nella qualdisciplina invero pare a me che zoppichi da ambo le gambe)e ci tiene a metteresoprattutto in evidenza la filosofia di Marxla quale esistetuttochénon sia espressa in opere di tassativa composizione ad hoc; e studia intutte le 600 pagine la crisi in quanto essa è strettamente "scientifica efilosofica" (p. 5). Non chiedetedunqueall'autorené un esame concretodelle condizioni attuali del mondo economico fatto dal vivoné un consigliopratico e largo di politica sociale. Se il movimento dellaproletarizzazione continui o nose la teoria del valore sia o no esattaquestee le altre questioni affiniper quanto della massima importanzanoninteressano lui filosofo (p. 4). Il resultato pratico è solo questodiconsigliare ai socialisti (p. 591) di tenersi al programma dell'Engels del 1895cioè dire alla tattica parlamentare; il che veramente essi vannofacendo da per tutto nel mondoesecondo il debole avviso mioper la sempliceragioneche non potrebbero fare altrimenti senza addimostrarsio pazziostolidi. Se non che il Masaryk rincalza il consiglio con questo monitoche sidebba anche abbandonare l'ideologia marxista! A buon contonon è ilcorso naturale delle vicende politiche dell'Europa civile che abbia indotto isocialisti a cambiare di tattica (né l'autore saprebbe dirci quanto tempoquesta nuova durerào potrà durare)ma son le idee che cambiano edevono cambiare. Tutto si compendia nella lotta per la Weltanschauung (cfr.segnatamente pp. 586-92)il che è naturale in uno scrittorecheci tien tanto al sacramentale concetto della classificazione delle scienze (p.4)e al posto sovraeminente della filosofia.

Il Philisternella subspecie professoraleci sirivela qui tutto intero nella sua propria natura. Conoscere estesamente laletteratura del socialismoe di questo ignorare l'intimoil sensol’animo!Dato questo animo - s'intende da sé - l'orientazione scientifica cambia deltuttoanzi cambia il posto della scienza nella economia dei nostri interessi.Ma a ciò il Masaryk non giunge maiperché dovrebbeper arrivarcivalicare iconfini delle definizioni. Il suo libroperciòper quanto ricco dicoscienziose informazionied alieno dal disprezzo professionale del socialismosi riducenell'intento e negli effettiad un enorme piato del positivismo controil marxismo! Due osservazioni mi occorrono qui. La mia affermazione suoneràstrana a molti in Italiadove è in uso di significare con la parola positivismotutto ed ogni cosa. Inoltrecome ho più volte scrittoche quellaintuizione della vita e del mondola quale si compendia nel nome dimaterialismo storiconon è giunta a perfezione negli scritti di Marx e diEngelse dei loro prossimi seguacicosì ora qui più recisamente affermochela continuazione di quella dottrina procede ancor lentae forse procederà allostesso modo per un buon pezzo.

Ma i libri come questo del Masaryk non giovano a nulla. Eccoqua un coacervo di obiezioni in nome del positivismo sìma non in nome dellarevisione diretta ed autentica dei problemi della scienza storicae non in nomedelle questioni politiche attuali. La così detta crisi non diventané ilsubietto di un esame da pubblicistané l'obietto di uno studio da sociologoma è come uno spazio vuoto o una pausain cui l'autore vada adeporreo a recitarele sue filosofiche proteste.

 

Uno studioné vano né privo d'interesseè dedicato allaformazione prima del pensiero di Marx (pp. 17-89). Ma il facit è daultimo assai meschino. "Nella costante mutazione dell'ordinamento socialevenne Marx da ultimo a trovare la ragione storica del comunismocome quello ches'imponga da sé. - Secondo Marx la filosofia è la copia naturalistica delprocesso del mondo. - Il comunismo è dato dalla storia stessa. - Ilmaterialismo di Marx è un materialismo storico". - Proposizioni comequestele quali riproducono a un di presso il pensiero fondamentale delloscrittore che si ha per manidovrebbero indurrepare a meil critico arifarsi su i fondamenti di tali concezioniper rovesciarlise maicon unacritica ab imis. Ebbeneche fa il signor Masaryk? Pochi righi doposcrive: "La sua filosofia e quella di Engels hanno il carattere dell'eccleticisino".- E poi ci regalaalla lettera D del capo IIuna insalata russadelle opinioni in contraddittorio di BaxK. SchmidtSternBernsteinPlekanoffMehringin quanto han discusso se tale filosofiadiciamo cosìmarxisticasia conciliabile o no col ritorno a Kanta Spinozao a che altrosiasi; e non gli sovviene del poetache assistette alla fondazione dellaUniversità di Pragaper esclamare con lui:

 

Povera e nuda vai filosofia!

 

Alquanto sconnessa è la trattazione che l'autore dedica al materialismostorico (pp 92-168)indugiandosi in prima sul divario delle definizioniper venire infine ad una critica tutta fondata su la vecchia nenia delladottrina dei fattoripiù o meno dissimulata in una fraseologiasociologica e psicologica alquanto dubbia ed incerta. In conclusione all'autorerepugna il pensiero di una concezione obiettivamente unitaria della storia; egli capita spesso di confondere la spiegazione del complesso storico mediante ilvariare innanzi tutto della struttura economicacon la spiegazione illicoet immediate del fatto storico determinato per via delle rispettive edindividuate condizioni economiche. Non deve quindi recar meraviglia di vederecome Marx venga considerato quale una specie di Comte alterato in peggiochediventa poi un inconsapevole seguace di Schopenhauer nell'accettare il primatodella volontàdottrina che contraddice però alla sacramentale tricotomiapsicologica d'intellettosentimento e volere. Può darsi che quel povero Marxignorassecome l'uomo sia fornitooltre che dell'intellettoanche d'un fegato(sic!)il che è tanto più sorprendentein quanto che lui era assaifegatoso (sic!) per le quali buone ragioni può essere accaduto nons'avvedesseche il soppravvalore è un concetto principalmente etico(sic!). Al professore di Universitàche tratta la sua materia come il suomestierepuò venir facilmente la tentazione di far passate un determinatoautore sotto lo scrutinio di tutte quelle altre dottrine che lui critico abbial'abitudine di studiare e di maneggiare. E alloraper una strana illusione daeruditoaccade che i termini di confrontoche sono nell'abito subiettivo delcriticodivengano surrettiziamente come dei termini di effettiva derivazione.Così stava accadendo al Masaryk; quando ecco che luinel bel mezzo delle suetentate comparazionisi contraddicee sentenzia (p. 166): "Nel fatto Marxviene a formulare ciò checome suol dirsisi trovava nell'ariae perciò ionon ho dato gran peso ai singoli influssi su la sua formazioneintellettuale". Ergo - direi io - ricominciate da capoe anziinvertite. Nell'autoreche trattates'è avverata appunto questa inversioneche dalla critica dell'economia e dal dato delle lotte di classe egli risalì aduna nuova concezione storica (e non per modificares'intenda beneciò chetecnicamente dicesi disciplina della ricerca storica)e per quella viapoi ad una nuova orientazione su i problemi generali della conoscenza. Ma voiforzate le cosema voi le alterate del tuttomettendovi per una via che non èquella percorsa dall'obietto del vostro esame. Ma si capiscevoi filosofoprofessionale scendete dall'alto delle definizioni al particolare delmaterialismo storico; econ tutto il dovuto ossequio alla metodologiagiungetealla teoria delle lotte di classe (pp. 168-234) come si arriva a un corollario.

Anche qui la fedeltà della esposizione materiale rende piùsensibile la incapacità alla comprensione intima e viva. Qua e là alcune utiliosservazioni su la imprecisione dei termini borghesiaproletariato esimilie poi delle altre di maggior valore su la irriducibilità di tutta lasocietà presente alle due famose classidata la sua più varia e complessaarticolazione. A riscontro di tutto ciòecco una singolare inettitudine adafferrare un concetto così semplice; checioèdato l'intreccio della vitasocialegl'intenti individuali possono esser tutti errati: la qual cosa inducel'A. a direche nel marxismo la coscienza individuale si risolve in puro illusionismo(!). Gli repugna di credereche le leggi economiche seguano un processonaturale; - ebbenesi provi a cambiarne la successione storica per atti diarbitrio. Rivendicata la spontaneità (ma quale?) delle forze che dannoimpulso alla storiae l'aristocrazia dello spirito filosoficoe dettocome il determinismo marxistico sia una e sola cosa col fatalismol'A. siconfessa così: “Io spiego il mondo e la storia teisticamente” (p. 234). Deogratias!

 

Al pezzo forte ci siamo finalmentecioè alla esposizionedel mondo capitalistico (pp. 235-313)e alla critica del comunismoe del processo della civiltà (pp. 313-86). Questo è dei socialistiil punto essenzialee su tale terreno soltanto è dato di combatterli. Ma l'A.era disceso dalle alturee così sia. Non saprei negargli - tanto percominciare dalle conclusioni - una discreta parte di ragionelà dove parla disoverchio primitivismo e semplicismospecie per rispetto altentativo dell'Engels nel rifare in breve i punti principali della storia dellaciviltà. Il divenire dello statoossia della società ordinata a classiconle ragioni del dominio e dell'autoritàsupposta la proprietà privata esupposta la famiglia monogamicaebbe modi varii di sviluppo nella storiaspecializzata e concretae non c'è facilismo che tenganel provarsi a rendereplausibili gli schemi troppo semplici. Può darsi che dei socialisti correnti alcomodo argomentare vedan troppo semplificato l'intreccio della storiariducendoquesta in breve volume; il che li induce a semplificar del pari con soverchioarbitrio l'intreccio della società presente. Né certo giova di richiamarsi dicontinuo alla negazione della negazioneche non è istrumento diricercama è solo formula riassuntivavalidase maipost factum. Certoche il comunismoossia il più o meno lontano approdo della società presenteverso una nuova forma della produzionenon sarà un parto mentale delladialettica subiettiva. E perciò credo - son cortese di armi agli avversarii -non esserci che un solo modo di combattere seriamente il socialismoed èquello di provarsi a dimostrare come il sistema capitalistico abbia in sé - perora almeno - tale indefinita forza di adattabilitàche tutti i movimentiproletarii si riducano in fondo a meteoriche agitazionisenza mai formare unprocesso ascensivoche importi da ultimocon la eliminazione del salariatoanche quella di ogni dominio di classe. In cotesto intento critico-dimostrativosi riassumeper es.la forza della scuola del Brentano e i suoi seguaci. Maquesto non pare sia pane pei denti del signor Masarykil quale rivela tutta lasua inettitudine ad afferrare il nesso economico della materia che ha per lemaniproprio nel capitolo che dedica alla critica del sopravvalore (pp.250-313).

Attraverso ad una rassegna bibliografica intorno alla vexataquaestio del divario fondamentale che correrebbe tra il I e il III volumedel Capitalel'A. viene a rigettare come inesatta la dottrina del valore-lavoroe poi giù giù ad affermarecome Marx non potesse partire dal concettodella utilitàperché il suo obiettivismo estremo lo rendeva alienodalla considerazione psicologica (!). Dichiara poi la sua opinione sul posto chel'economia dovrebbe occupare nel sistema delle scienzedata la dipendenza suadai presupposti di una sociologia generale. Rigettato il concetto dellaeconomia in quanto scienza storicariaccampa la pretesa di una scienza dellaeconomiachesenza confondersi con l'eticaabbracci tutto l'uomoe nonsoltanto l'uomo lavorante. Sofistica su la impossibilità di trovare unamisura del lavoroin quanto questoalla sua voltadebba misurare il valore;e considera il sopravvalore come una escogitazione tratta dallaipotesi costruttiva delle due classi in lotta fra loro. Per via di moltiripieghi scrive l'apologia del capitalistain quanto è intraprenditorecioè lavoratore e direttore; ementre si scaglia contro laclasse parassitaria e contro il commercio ingannatorepostula un'etica la qualeinsegni a ciascuno la parte del suo dovere. Si compiaceda ultimoche Marxabbia scoverta l'importanza sociale dei lavoratori minuti; sebbene siacaduto in quel discreto numero di spropositiche il nostro autore va notando;come a direper es.la riduzione del lavoro complicato al lavoro sempliceesoprattutto la strana opinione di credere alle lotte di classementre non c'èche lotta tra gli individui.

 

Ma se è cosa così facile il ridurre in polvere ilmaterialismo storicoma se le lotte di classe in quanto principio di dinamicastorica non sono che la erronea generalizzazione di fatti male intesima sel'aspettazione del comunismo è affatto utopisticama se le dottrine del Capitalesono di cosi patente erroneitàma se tutti i fondamenti sono oramaidistruttiperché l'A. s'affanna poi a scrivere altre duecento pagine sul dirittosu l'eticasu la religione e così viaossia su quei sistemiche chiama ideologici? A me sarebbe bastatop. e.ciò che è detto a pagine509-19in una specie di pausa interposta alla rete fitta dei paragraficomeper venire ad una certa maniera di giudizio finaleal quale poiper difetto distilemanca pur troppo la concentrazione del pensiero nella concisione deglienunciati. In questo tentato riassunto è come raccolta la caratteristica delmarxismola qual cosa dà maggior risalto alla tesi dell'autore. - Marx(questo è il succo della caratteristica)segna l'estremo limite della reazionecontro il subiettivismoin quanto che per lui la natura è il prius ela coscienza non è che resultatodunque obiettivismo positivo assoluto; perlui la storia è l'antecedente e l'individuo è il conseguentedunque negazioneassoluta dell'individualismo. La questione della conoscenza è puramentepratica. Tra natura dell'uomo e storia umana c’è perfetta equazione. Non c’èaltra fonte di conoscenza dell'uomoda quella in fuori che ci offre la storia.L'uomo è tutto in ciò che l'uomo fa. Di qui il fondamento economico di tuttoil resto. Di qui il lavoro come filo conduttore della storia. Di qui lapersuasioneche le varie forme sociali non sianose non le forme varie dellaorganizzazione del lavoro. Di qui la veduta del socialismo non più come disemplice aspirazione o aspettazione. Di qui il concetto del comunismonon comedi semplice sistema di rapporti economicima come di una innovazione di tuttala coscienzaoltre i limiti di tutte le presenti illusionie nell'assettodell'umanesimo positivo. - Ma cotesto estremo obiettivismo s'infrange oranel ritorno a Kantossia nel criticismo. Marx fu incompleto. Non seppe superareHegelnon trovò l'espressione adeguata delle sue tendenzericadde nellaromantica di Rousseauinvano si provò a districarsi da Ricardo e da Smithdeiquali tentò la criticae rimase autore di un sistema incompleto. C'èin lui come una tragica filosofica. Fece servire a nuovi ideali le ideegià vecchienon seppe trovare altre molle al rivoluzionarismose nonnegl'impulsi all'edonismoe per ciò rimase aristocratico ed assolutistanella sua passione rivoluzionaria.

Cotesti trattiche sarebbero pennellate per chi disponessedella facoltà dello stilequesti tratti i quali possono farci avvertiti delcome corra attraverso tutta la storia una continua gran tragedia del lavorolascianoimpassibile il nostro autore nella sua accademica pedanteria. Lui noncontrappone concezione a concezione nel rapido sguardo di una nuovainterpretazione dei destini umanima obietta solo in nome “della missione delnostro tempo a ritrovare una nuova sintesi delle scienze” (p. 513). - Equi di nuovo Hume e Kante la domanda: che è la verità? E poi si discorredella nuova neoeticache deve discendere scientificamente alla criticadella società. La nuova filosofia deve risolvere il problema della religioneche Marx credette d'aver superatofacendo di quella una forma illusionale. Ilpessimismo è la nota dominante del nostro tempo.

Schopenhauer s’avvicinò in parte al veronel fare dellavolontà la radice del mondo. Gli fece da pendant Marx con la dottrina unilateraledel lavoro. Il marxismo ebbe il torto di rimanere negativo. "Il Capitalenon è se non la trascrizione economica del Mefistofele del Faust"(sic! a p. 516 - e chi non mi crede vada a riscontrare!) Da ultimo sappiamo- se io ho ben capito - che nel ritorno a Kante nel declinare dello spiritorivoluzionario verso il parlamentarismoconsiste l'essenziale della crisi; ossial'inizio dell'epoca Masaryk nella storia del mondo.

Dunque Kant e il parlamento! Ma quale Kant? Quello dellaprivatissima vita privata del signor Philister di Königsberg? - oquell'altro autore rivoluzionario di scritti sovversiviche parve ad Heine unaltro degli eroi della grande rivoluzione? E quale parlamento diordinaria e

 

consuetudinaria fattura è chiamato a trasformare la storia?Diremo allora Kant e la Convenzione: - ma questa succedette allarivoluzionecioè allo sgretolamento di tutto un sistema socialealla rovinadi tutto un ordinamento politicoallo scatenamento di tutte le passioni diclasse... e basta. Il signor Masarykcome professionista di sociologiaaccademicaha il diritto di ignorare quella storia vivaagitataimpulsivapassionata che piace a quegli altri mortalii quali hanno il senso simpateticodella realtà umana; e può perciò comodamente adagiarsi nella persuasione cheil periodo delle rivoluzioni è oramai sorpassato per sempree che siamodefinitivamente entrati in quello delle lente evoluzionianzi nell'idilliodella quieta e rassegnata ragione.

E torniamo pure al suo casellario.

 

La scorsa su la dottrina dello stato e del diritto (pp.387-426) è rivolta principalmente a combattere la veduta secondo laquale quello e questo sono come delle formazioni secondarie e derivate perrispetto alla società in genere. Lo stato esiste dalle origini dellaevoluzioneed esisterà sempre per ragioni che l'intelletto e la moraleapprovano (p. 405); e poi l'uomo "per naturale disposizione sua nonsolo comanda volentierima si lascia anche comandaree volentieriobbedisce". Le disuguaglianze naturali legittimano la gerarchia (p. 406). Esta bene! Ma dato ciòperché affannarsi poi a dimostrareche il diritto nonè derivabile dalle condizioni economiche; a che pro spendere del tempo acombattere le dottrine egalitarie dell'Engelse perché appellarsi alla solenneautorità del Bernstein (p. 409)che avrebbe rimesso in onore lo stato (figurarsiproprio in un articolo della "Nene Zeit"!)come quella tal cosa che isocialisti non voglion più abolirema soltanto e semplicemente riformare? Magli è tanto facile di trovarsi d’accordo col volgare senso comuneil qualenon si rifiuta di ammettereprecisamente come fa il nostro signor Masarykchevi sono disuguaglianze giuste e di quelle ingiuste (sic!). Magari cidesse lui la misura giusta!

Passo sopra al capitolo intitolato nazionalità edinternazionalità (pp. 426-65) - dove l'A.oltre a mostrarsiindignato per la slavofobia di Marxfa delle utili osservazioni suquegl'impedimenti all'internazionalismoi quali nascono spontanei dallo spiritonazionale - per fermarmi un poco su gl'insigni paradossi che pronuncia aproposito della religione (pp. 455-81). Qui ci si rivela qual verodecadente. Cattolicesimo e protestantesimo sono ancora fatti arciviviedecisivi inoltre sulle sorti del mondo! Anzi noi tutti siamoo l'una cosaol'altra. Anzi tutta la filosofia moderna è protestantee non c'è filosofiacattolica se non per nefas (e il vostro Comte?). In Marx c'è un elementocattoliconon solo per aver egli adottato il socialismo franceseil quale ècattolico e repugna alla coscienza protestantema perché fu autoritarionemico della individualitàinternazionalista e seguace dell'obiettivismoassoluto (p. 476). Come la Rivoluzione Francese fu in gran parte un movimentoreligiosocosì un che di religioso è implicito a tutto il socialismocontemporaneo. Qua e là s'accenna all'ideache protestantesimo e cattolicesimoin un certo modo reciprocamente si completino; - e può darsi che l'A. pensi chesi prepari ora nel socialismo la religione dell'avvenireattesoché "lafede sia il più alto obiettivismo dell'uomo normalee perciò ipsofacto sociale; - ma l'obiettivismo di Marx è troppo bilioso"(p. 480).

Se la religione è perennese lo stato è immortalese ildiritto è naturalefigurarsi poi se l'etica (pp. 482-500) non debbaessere supereterna. L'A. rivendica alla coscienza morale il carattere deldato indiscutibile ed immediato. Non mi soffermo a dichiarare come qualmente nonoccorra di essere né materialisti della storiané materialisti sempliciperrelegare tra le fiabe cotesta opinione infantile; e faccio perciò grazia all'A.delle citazioni degli articoli di rivistenei quali i Bernsteingli Schmidt esimili socialisti avrebbero rivendicate le ragioni dell'etica contro l'amoralismodi Marx (p 497). Taccio del socialismo per rispetto all'arte (pp.500-8).

 

Per tutte coteste ragionileggendo ciò che l'A. scrivenella quinta sezione (pp. 520-85) intorno alla politicapratica del socialismotrattandone in due capiintitolati l'uno rivoluzionee riformae l'altro marxismo e parlamentarismoci si trova inpresenza di un artefatto dottrinale della più bella specie verbalistica. Che ilsocialismo siasi venuto sviluppandoin questi ultimi cinquanta annidalla settaal partitoè cosa abbastanza nota. Che il comunismo imperativo ecategorico di una voltasia divenuto la democrazia socialegli è altrettantorisaputo. Che i partiti socialistici spieghino presentemente un'azione praticavaria e circostanziatacome gli è un fatto storicogli è anche da parte lorocome un fare la storia. Che in tutte coteste cose si commettano degli errorieci siano delle pratiche incertezzegli è un fatto umanamente inevitabile: magli è anche verocheper intenderle coteste cosebisogna pur viverci dentroe con occhio e con senso da storico osserva tore. E che fa il signor Masaryk? Malui non vede che categoremi; - ed ecco come il passaggio è tutto dalrivoluzionarismo sistematico alla negazione della possibilità di qualsiasirivoluzionedal romanticismo all'esperienzadall'aristocrazia rivoluzionariaall'etica democraticadall'imperativo categorico all'empirismodall'obiettivismo puro all'autocriticitàdal Titanismo al non so che cosamasi sa solo che "Faust-Marx diventa elettore” (p. 562). Fortunativoi elettori socialistici che completate Goethe! - E poi ecco qui uno speciosometodo: assumere la persona di Marx (del quale non so perché l'A. dicad'ignorare la biografia! p. 517) come indefinitamente prolungataattraverso tutti gli atti e tutte le manifestazioni dei partiti e della stampasocialisticae metter poi a carico del marxismo del signor Carlo Marxcomefossero i ravvedimenti e pentimenti suoi propriile parole e gli atti di tuttigli altri. Ma pare che la Nemesi sia giunta - perché quel benedetto Marxvolle essere troppo diverse cose ad un tempo stessoe cioè filosofo tedesco erivoluzionario latinoprotestante e cattolico- e la vendetta delprotestantesimo è poi venuta (p. 566)cosicché gli è qui il definitivo mottodella crisigli è qui il senso schietto del nuovo 9 Termidoro di MassimilianoCarlo Robespierre Marx.

Non varrebbe la pena di seguire l'A. là dove va racimolandoin tutta la stampa socialisticae negli atti dei partitile prove delladissoluzione del marxismo per opera dei marxistiche sarebbero come un Marxprolungato. La tesi è che il socialismo diventa costituzionale. Per latesi tutto è buonoanche l'invocare la testimonianza di E. Ferriil qualeavrebbe dettonon so veramente doveche la repubblica è un privato interessedei partiti borghesi. Dunque niente repubblica! E la speranza dell'A. è questa"cheperdendo il socialismo i caratteri acuti dell'ateismodelmaterialismo e del rivoluzionarismosi venga in fin delle fini ad un veracedemocratismoil quale acquisti le proporzioni di una universale concezionedella vita e del mondo. La politica di così fatto democratismo sarebbe la verapolitica della vita e del mondouna politica sub specie aeternitatis"(p. 585). Ed ioper parte miaconfesso di non capirci nulla.

 

 

Ho seguitocon insolita premura e pazienza - stante che ilgenere delle mie occupazioni mi tolga il modo di leggere un solo libro tuttod'un fiato - le 600 pagine del signor Masaryk. Ne ebbi una viva curiosità alprimo annunzio. S'era tanto parlato e sparlato di crisi del marxismo da cosìgran numero di persone di media ed infimaequasi sempreincongrua colturache mi parve ci dovesse esser molto da apprendere dall'opus magnum dell'autoredella nuova parola d'ordine della scienza sociale. La delusione che n'ho provataresulta da ciò che son venuto fin qui notando.

Certo che il signor Masaryk non ha niente che vedere con levarie specie di professionale ignoranza e di audace gherminelleriale quali hanfatto fiorirein poco d'oratanti critici definitivi del socialismo inquesto nostro felice paeseove vegetano tante sorti di anarchismo morale edintellettuale. Non c'è di comune tra l'autore di cui mi occupo e cotestacosì detta crisi del marxismo in Italianiente altro dall'etichetta in fuorie cotesta etichetta è giunta

da noi certamente per via della stampa francese.

L'onesto e modesto intento del Masaryk fu soltanto quello direcitare l'elogio funebre del marxismoproprio in nome di un'altrafilosofia. La materia da criticare l'ha raccolta in note di paziente eminuta elaborazione; e in nome di che e a quale intento la critica sia stata poida lui condottaapparisce chiaro da tutto il contestoe perfino dal tonodimesso ed equanime. La questione sociale è un dato - il socialismo èanch 'esso un dato - socialismo e marxismo oramai fanno uno(l'autore ripete ciò più voltee mi pare che sbagli di grosso)ma laquestione sociale deve avere soluzioni diverse da quelle aspettate dal socialismo-marxismo;dunque ritocchiamorifacciamosconvolgiamo la Weltanschauungchesta a base del marxismoe giacché gli stessi marxistio quasineridiscutonoentriamo da arbitri nella crisi.

Ciò che il Masarykproprio luiveramente voglia inpraticalo sapremo forse meglio un'altra volta; ed io confessocheper partemianon mi struggo dal desiderio di saperlo. Ma questa lettura mi ha fattoripensare a tutto un secolo di storia delle idee.

Il positivismodalle sue origini è stato sempre allecalcagna e socialismo. Ideologicamente le due cose nacqueroquasi a un temponella mente indistintamente geniale di Saint-Simon. Furono come il complementoper antitesidei principi della Rivoluzione. La opposizione fra i duetermini si venne svolgendo nella variopinta discendenza saint-simoniana; e a uncerto punto il Comte divenne il rappresentante della reazione (aristocraticadirebbe il Masaryk)che dispensa agli uomininel quadro fisso del sistemail posto e la destinazionein nome della scienza classificativa edonnisciente. A misura che il socialismo è diventato la coscienza della lotta diclasse per entro all'orbita della produzione capitalisticae a misura che lasociologiapiù volte mal tentatas'è venuta consolidando nel materialismostoricoil positivismo da erede infedele dello spiritorivoluzionario s'è chiuso nell'orgoglio della sovraeminente classificazionedelle scienzeche disprezza il concetto materialistico della scienza stessacome di cosa mutabilmente consona al variare delle condizioni praticheossiadel lavoro. Masaryk è un uomo troppo modesto per rimettere in iscena ilpapato scientifico del Comtema è abbastanza professore per credere ancoraalla Weltanschauungcome a un qualcosa di sovrastante alla questionesociale degli umili lavoratori. Giratela e voltatela quanto e comevoletec'è nel professore un che sempre del preteche crea l'iddio che poiadorasia esso il feticcioo l'ostia consacrata.

E ora possiamo dire d'aver capito.

 

 

Avrei la tentazione di citare qui alcuni luoghi dei mieiscrittidai quali resulterebbe chiaro in che stia il divario tra la critica ela crisi. Ma al punto dove son giunto mi pare che basti.

Come la politica non può essere se non la interpretazione pratica e fattivadi un dato momento storicooggi appunto il socialismo ha innanzi a sé - parlocosì per le generalie senza tener conto delle differenze che corrono fra idiversi paesi - questo problema veramente intricato e difficile: che essocioèmentre deve rifuggire dal perdersi nei vani tentativi di una romanticariproduzione del rivoluzionarismo tradizionale (ossiadirebbe Masarykdeverifuggire dalla ideologia!)deve anche guardarsi nello stesso tempo da queimodi di adattamento e di acquiescenzacheper le vie delle transazionilofarebbero come sparire nell'elastico meccanismo del mondo borghese. Gli è ildesideriola aspettazionela speranza di tale acquiescenza da parte delsocialismoche hanno indotto di recente tanti e tanti portavoce dell'ordinesociale presente a dare una straordinaria importanza alle ovvie polemicheletterarie del partitoe cosi gran peso al modesto libro del Bernstcinche fuelevato di botto agli onori di un sintomo storico. In questo fatto è lacaratteristica e la condannaad un tempocosì di quel librocome di tantealtre manifestazioni affini: ma il signor Masaryk in tutto ciò non c’entranulla. Il Masarykda professore in esercizioha fatto della filologiaattraverso alla carta stampata.