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CARLOCATTANEO

 

 

DELL'INDIAANTICA E MODERNA

 

 

 

 

In onta allerapide evoluzioni del nostro incivilimento che fanno ogni nuova generazionetanto diversa da' suoi padrisopravive ai nostri giorni nella penisola indianaun gran popoloo piuttosto una gran famiglia di popolinumerosa di cento e piùmillionisu la quale sembra che la mano innovatrice del tempo non abbia forza.Le sue leggile scienzele opinioni; i costumili idolii sacrificii siconservano al tutto quali erano milliaia d'anni addietroquantunque sia da piùsecoli penetrata per ogni parte da genti stranieree annodata seco loro aineluttabile convivenza.

Vicodopo ch'ebbe scopertonelle istorie della Grecia e di Roma un procedimento communelo riputòprincipio naturale di tutto il genere umano; e lo circoscrisse a un ricorsoperpetuo d'emancipazioni che dalla omerica violenza conducono le genti all'equitàcivileonde poi per la curva d'un'inevitabile corruttelae quindi d'unarecidiva barbaries'inaugura una nuova carriera d'emancipazioni. Ma questa suaformula non porge il filo dell'incivilimento indianonel qualein luogo dellesuccessive trasformazioniregna il principio d'una ferrea perpetuitàcome sela natura umana fosse colà costrutta d'altri elementi. Perloché in quella feded'un continuo progresso della quale sembra compreso il nostro secolotanto piùgiusto è il desiderio d'intendere il secreto d'una società che pare esclusa daquelli che noi riputiamo necessarii destini del genere umano. E forse non èsenza pratico frutto l'indagare a quali istituzioni per avventura si debbacodesta immobilità; perocché in vero mal si potrebbe attribuirla interamente anatura singolare della nazione indala qualea preferenza di molte altresicollega per linguee quindi per antica parentela all'Europae nella congeriedelle sue dottrine tante ne ha communi con quelle dei nostri antichi e di noi.Fra le due societàla nostra e l'indianache tremila anni sono aprivano ilcorso della loro vita sotto l'imperio di credenze in gran parte medesimeespresse coi medesimi riti e con parole d'una medesima radiceora l'una si vedeilluminataaudacescorrere colla potenza del vapore tutti i marie seminar dinovelle popolazioni quanto rimane di abitabili terre; l'altra dopo una prematuragioventù abbellita dalle arti e dalla poesiadeclinar subitamente a vecchiezzaingloriosainermeinfeconda non curante delli altri né di sécieca d'ognilume di scienza esperimentaleammaliata da insanabili superstizioni. Laondeonon v'ha generale dottrina delle umane coseo essaprima di dirsi taledeveadoperarsi a schiarire in qualche modo le riposte cagioniper cui mentre lioccidentali salivano alla scienza viva e a sempre crescente potenzal'Orienteavviavasi senza riparo sul calamitoso pendio dell'inerzia e del decadimento. Lasuprema delle umane scienze certo sarebbe quella che aspirasse a dimostrare coifatti di tutte le istorie esservi come un'arte del benecosì anche un'arte delmale; e il progresso dell'umanità non essere così spontaneo e vittoriosocomeparve a coloro cheper architettare un'ordinato sviluppo di cause e d'effettitolsero all'uomo la responsabilità e la vigilanza delle sue sorti.

La penisola indostanicarammenta sotto certi aspetti naturalisebbene con superficie dieci voltemaggiorel'Italia. Anch'essa ha le sue Alpima eccelse il doppio e stese dalevante a ponente con arco quattro volte più vasto: anch'essa protende fra duemari una catena d'Apennini; l'indole fluviale del Gange simiglia a quella delPo; il Bramaputra raffigura l'Adige; la Nerbuddal'Arno; l'Indo gira intornoalli Imalai come il Rodano alle Alpi; l'altipiano dei Seichi e di Casmirapotrebbe compararsi a quello dell'Elvezia come quello dei Rageputi al Piemontele campagne d'Agra e di Benares alla Lombardiala laguna veneta al Bengalaimonti dei Maratti alla Liguria e all'Etruriale lande del Coromandel altavoliere dell'Apuliail Malabar alle riviere della Calabriae l'isola diCeilanse non giacesse verso levantealla Sicilia. In pari modo fra i paesicircostanti all'Indial'Afgania potrebbe assimigliarsi per la sua posizionealla Franciala Persia alla Spagnail corso navigabile dell'Oxoal di làdelli Imalai verso la Bocaria e la Chivia al corso del Reno. - Il climadell'India è meridionalela parte protesa fra i due mari è tutta nella zonatorridala valle del Gange ha la latitudine dell'Egittoe la somma valledell'Indo termina in circa al grado dove avrebbe principio l'Italia. La naturaprovide però che l'India non fosse estuosa come il suo cielo; poichéoltrealle nevi accumulate su li Imalaii venti settentrionali regnano tutto il vernoe viceversa l'estate soggiace a venti marini così pertinacemente piovosicheanche nelle pianure senza fiumima in quei mesi largamente inondatel'agricultorealleva una facile messe di riso. Così un'estate torbida e aquosa è necessariasul Gange a quella coltivazionealla quale sul Po si richiede il più limpido evivo sole.[1]

 

Nelle vaste terre e tra imolti popoli dell'India sono antiche le vestigia di varie religioniintese adonorare le potenze della natura. Tali erano le dottrine dei Cabiricheannunciavano misticamente un'unica divinità creatrice; e tale era il cultodelli astriche Colebrooke riputòpredominante in antico fra il Gange e l'Indoe al quale forse appartenevanoquelle famiglie che regnarono nell'India sotto il nome di figli del sole.In Ceilan vive ancora la tradizione che su le rive del Gange la prisca genteabitasse nelle caverne della terrae si sfamasse d'erbe selvagge; e che un dìallo spuntar del giornosi vide uscir a poco a poco dal luminoso disco un uomobello e maestoso. - Io sono figlio del soleegli disse ai popoli chemeravigliando l'adoravanoe vengo a governare il mondo. - E regnò sopra diloroe ammaestrolli a edificare le case e seminare i campi. Macome osserval'illustre Romagnosi queste dottrinedelle potenze naturalidopo aver vestito li astri coll'imponente maestàd'esseri intelligenti e dominatoridovevano bentosto proscrivere come nocivaogni cognizione che potesse spogliarli delle qualità e delli onori loroattribuiti; perlochéoccultati i principii e le ulteriori scoperteledottrine arcane dei sacerdoti si divisero sempre più dalle popolari. - Per talmodo le dottrine che avevano dato il primo impulso alla culturadivennero benpresto ostacoli ad ogni progredimento.

Come nei primi tempi sidiffuse sui lidi d'Italia la civiltà etruscacosì su le rive occidentalidell'India approdarono in cerca di perle e d'altre dovizie i Fenicio Arabimaritimi: e pare vi fondassero una colonia sotto il nome di Pandeala qualevenne figurata poi come le altre imprese dei Fenici nella chiara legendad'Ercoleche fa regina di quel paese la sua figlia Pandeae raccoglie in queimari le perle per adornarla.[2]E parimentecome lungo il Po diamo discesa in Italia l'indelebile pronuncia deiCelticosì lungo l'Indo e il Gange corsero fin da remoti tempi le favellediffuse nella Persia e nella Media. Quivi aveva sede in Nisanon lungi dalCaspioquel sacerdozio che sotto il nome del Dio di Nisa propagò per oppostaparte i suoi riti fino in Grecia e in Italiaove fu combattuto dal patriziatoromano ministro di più civile eaustera religione. Ma nelle Indie il suo dominio si stese largamente; e i suoipontefici armatida Spartemba in poiregnarono per molte generazioni;[3]anzi i riti di Bacco si vogliono superstiti anche oggidì nell'India sotto ilnome del Dio Siva.

 

Circa sei secoli primadell'era nostra si compié col braccio di Ciro una rivoluzione religiosa similea quella che Maometto sollevò mille anni più tardi. Il regno sacerdotale deiMedi fu abbattuto dai loro sudditi Persiche vollerocontro quella idolatriaristaurare il culto d'un solo Dio. Essi non lo rappresentavano sotto formamaterialema lo adoravano a cielo aperto su le vette dei montiinvocando nelsuo nome i puri spiriti da lui preposti al governo della visibile natura. Cironemico d'ogni maniera d'idoliebbe naturalmente ad amare e proteggere liIsraeliticondutti in esilio da popoli idolatri; epperò ritornolli allapatriae li rianimò alla riedificazione del tempio. Cambisesuo figliocontinuò a perseguitare ogni maniera d'imagini fino in Egitto;[4]ma infine rimase vittima delli irritati magi della Media. Riarsero allora con piùfurore i puritani della Persiae fecero esterminio dei magi; e ai tempi d'Erodotocelebravano solennemente quella memoria di sangueche rimane segnata ancoraoggidì nel calendario dei Parsi. E per avventura fu questo zelo di religioneche trasse poi Dario e Serse a provocare le fatali armi della Grecia idolatra.

Codesti bellicosisacerdoziiche si contesero in tutti i tempi il dominio dell'Asiarigurgitarono o nei giorni della vittoriao in quelli della sconfittaentro ilseno ospitale dell'India. Che quivi si ricoverassero i magi fugitivi dellaMediae vi fondassero in uno od altro tempo la setta braminicaera opinionedel viaggiatore Clearcoregistrata da Diogene Laerzio.[5]Il P. Paolino per altri argomenti s'indusse a credere che la MediaAtropatene fosse la madre patria dei bramini e dei buddisti;[6] il che fosse cagione cheli dèi dell'India vengano tuttora effigiati con le vesti purpuree e le armillee le collane delli antichi Medi;[7]tradizione rituale che si osserva rigidamente; poiché a pittori e scultori èvietato vendere imagini che non siano approvate dai sacerdoti ed asperse d'aqualustrale.[8]La lingua sanscrita si collega per conformazione e per radici a quelle dellaPersiaanzi di tutta l'Europae l'influenza sua si manifesta maggiore nellefavelle di quelle parti della penisola indiana che sono più prossime allaPersiamentre si dileguando verso mezzodì. Parimente la scrittura diquell'antica lingua procede per vocali e consonanti come la greca e la latina;non per sole consonanticome le lingue arabiche; né per sillabecome lechinesi; né molto meno per ieroglificicome l'egizia; e mostra in ciò isegnali di men remota origine. Anzipare che i bramini ne facessero un'artesecreta e gelosapoiché non posero iscrizioni sui publici monumenti; e ancoraai tempi di Megastene non avevano datoal popolo leggi scritte. E ancora oggidì professano che i sacri libri di Bramafossero per più generazioni trasmessi a vocee solo assai tardi si riducesseroa scrittura.

 

Romagnosi afferrò queldetto d'Erodotoche la dottrina dei Cabiriil culto di Dionisioe i numi egiziapprodando in Grecia da diverse parti e a lontaniintervallisi confusero alfine in una sola religione; e suppose che per egualmodo i collegi braminici conducessero mano mano ad unità le svariate credenzeche incontravano già divise nel vasto seno dell'India.E per veritàchi ben consideriviene a indurre che con opera profondae perseverante strinsero nella robusta loro mano un fascio di più religioniele ridussero ad apparir mere variazioni rituali d'una fede sola.

Sotto tre aspettiprincipali rappresentano i bramini l'essere supremo; l'uno astratto escientificol'altro concreto e vulgareil terzo spirituale e contemplativo.Nel primo videro solamente la sustanzal'ente; lo chiamarono Brama; e lotennero indifferente al bene e al malecome incidenze che non tolgono ilprincipio dell'essere. Questa divinitànon in attoma in potenzaindeterminata non eccitava speranze né timori; epperò non ebbe feste segnateal calendarioné templiné devoti che al modo indiano s'imprimessero ilfronte coi segnali del suo culto. - Nel secondo aspetto rappresentarono ibramini la potenza determinata e attivache muta indefessamente le forme ondesi veste l'esistenza; e gli posero il nome di Siva e lo fecero MahaDevacioè Magno Dioanimatore della natura; ministro di tutti ibeni e di tutti i malidispensatore della vita e della mortecome presso iRomani il nome di Libitina dinotava in uno la Dea della morte e dell'amore. - Èquesto il nume al cui simulacropiù spesso effigiato colle insegne del malecioè con molte braccia armate di varii strumenti di dolore e sterminiosiatterra anche oggi la moltitudine dei popoli indiani. - Nel terzo aspetto delladivinità si volle indicare la benefica sapienzache inaspettata appare fra leruine e le stragi a redimere le genti dal profondo della sventura e delladepravazione. La chiamarono Visnùe favoleggiarono come nove voltescendesse moltiforme su la Terra a salvare con pietoso inganno i suoi devoti; ene aspettano e invocano la decima apparizione («avatar»); e nel settemplicerecinto di Seringam dipinsero Brama stesso ginocchioni a suoi piedi; che èquanto dire l'universo invocante un salvatore. - Né i bramini personificaronosolamente questi tre attributi di Dio- l'essenzala potenzala bontà; maper egual modo astrassero e personificarono tutte le altre qualità emodificazioni; e poi le dupilcarono sotto forma virile e feminea; e derivandonealtri attributili chiamarono figli dei primi e li rappresentarono parimenti indoppio aspetto di maschi e di femine; e ne progenerarono una tale caterva dinumieffigiati in tanto strani e mostruosi sembiantiraccapezzati come sognid'infermo da tutto il regno animaleche l'indagatore più sagace e deliberatovi smarrisce ogni filo di discorso. Che se da principio egli dilettavasi dileggervi quasi una filosofia figurata e travestitasi trova in fine sommerso inun basso feticismoche si fa un Dio d'ogni sassod'ogni rivod'ogni bestiadel campo e della selva; onde non può non meravigliare della sinistra e scaltrasapienzache poté con continua catena collegare le illusioni dei fanciulli edei selvaggi alla scolastica astrazione dell'entee lasciando quelle atrastullo delle tradite moltitudiniriservarsi in questa la chiave d'unasuperba interpretazione.

L'artificiosa unità pertal modo sovraposta a più religionidistrusse l'antica fortuna di quellefamiglie regnantiche avevano congiunto all'uso delle armi i sacerdozii dellecredenze primitve. Il sotterraneo lavoro che attraeva a sé le moltitudinialienandole sordamente dal principatoscoppiò alfine in una vasta ruinanell'eccidio dei figli del solechecome si legge nei Puranafurono inpena dell'indocilità loro conquisi e sterminati da Brama. Questa guerra delle corporazionicontro il principato sembra cominciasse prima dei tempi d'Alessandrocome siraccoglie da un passo di Diodoro: «quantunque per lungo corso di tempo lamaggior parte delle città abbracciasse lo stato repubblicanovifiorirono sino ad Alessandro alcuni regni» (II11). Ma poco di poial tempocioè di Seleuco Nicatoreil bramino Chanacya abbatté il più potente delliantichi principiNanda re dei Prasiiossia del Bengalavalendosi a ciò delventuriero Ciandragupta della tribù dei Mauryacapitano di stranieriassoldatifra i quali erano alcuni Greci; poichédopo la fortunad'Alessandroerano essi divenuti maestri di guerra alle genti asiatichecome iVentura e gli Avitabile lo divennero ai nostri giorni presso le medesimenazioni. La vittoria di Ciandraguptaocome lo pronunciarono i GrecidiSandracotosegnasotto il nome del Maha Bali o gran reun'era principaledella dottrina braminica.

Nell'India primitivacomein Egitto e in Persiaerano alcune famiglie che attendevano esclusivamente allearmial commercioall'agricultura; e forse i militi e i mercatanti erano distraniera origine e d'altre religioni. Ciò avviene ancora in molte regioni; acagione d'esempionella Turchiadove mentre il greco lavora i campiil turcoe l'albanese hanno il privilegio delle armie l'israelita e l'armeno sontrafficanti; la qual divisione facilmente si perpetuaperché le credenzedissimili tolgono le reciproche nozze e la fusione delle famiglie. Pare poi chementre codeste classi nell'India non avessero commune connubioi soli braminiper cattivarsi dapprincipio tutte le classiaccettassero indistintamente datutte i loro allievi. Così attesta quello tra li antichi ch'ebbe più accuratanotizia delle cose indiane.[9]Ma oggidìal contrarionessuna casta indiana è più rigidamente chiusa dellasacerdotale; onde converrebbe inferire che nella guisa medesima che poi fecero ipatrizii veneti colle successive serrate di consiglioe forse in quellaguisa a cui sembrano tendere da qualche tempo li stessi inglesiserrasserol'acquistata potenza nelle loro famiglieinterdicendo con sacro divieto ogniulterior mescolanza. E a poco a poco insinuarono alla nazione indiana ch'ellaera un'emanazione di Brama Stessoil quale dal suo capo aveva tratto i braminidalle braccia le tribù militaridal ventre li artefici e i trafficantidaipiedi i sudri o coltivatori. Perlocché chi tentava approssimare oconfondere le discendenzeera un sacrilego che pervertiva le leggi dell'esseree snaturava le membra di Brama; e perciò doveva relegarsi fra le cose eslegi eimmonde. S'era di stirpe elevataperdeva su l'istante la sua castal'ereditàde' suoi padriogni diritto di parenteladi consorziodi soccorso; erareietto e maledetto irrevocabilmente con tutta la sua generazione. S'era unsudrae aveva la temerità d'intrudersi nella parentela d'un braminola leggeordinava di mutilarlopoi di arderlo a lento fuocosteso sopra ferro rovente.Era un abominio che un sudra osasse porsi su la sedia sacra d'un bramino; erauna contaminazione che uomo d'altra casta toccasse un braminoo un cibo o unabevanda a lui destinatao si accostasse a raccogliere le reliquie della suamensa. Il bramino che avesse accommunato i sacri misteri al sudrainsegnandoglicon quali riti potesse espiar le sue colpeo leggendogli i libri sacricadevaseco lui nell'eterno abisso. Il supremo dovere di re e di magistrato erad'onorare i bramini; il rese anco fosse divorato dalla famenon potevaprender loro cosa veruna; e quando li avesse convinti di qualsiasi più atrocemisfattonon poteva mai punirli altrimenti che con invitarli a partir dal suoregnosalvi della persona e dei beni. L'ira loro poteva in virtù d'arcaneparole precipitare nel nulla il reprecipitarlo nel nulla co' suoi cavalli edelefanti: la loro parola poteva dare al mondo altri re. E ben lo aveva saputo ilre Nanda.

V'è una sola viaper laquale un uomo d'altro sangue possa elevarsi a pareggiare la sublime natura d'unbramino; ed è quella del jogeo o penitenteche lasciando ogni cosa piùdilettasi mette in un deserto a vivere di radicigiacendo su la nuda terraintonso la barba e i capelliscendendo tre volte al giorno a purificarsi nelleacque d'un fiume sacrocompiendo ogni giorno i cinque sacrificiie meditandocon taciturna assiduità i quattro Veda. I più fervorosi corrono nudi allapioggia dirottaai turbini delle montagne nevosealle gelide rugiade cheseguono i torridi giorni; si cimentano alla prova micidiale dei cinque fochiponendosi a capo nudo sotto il sole del meriggioin mezzo a quattro catasteaccese finché l'esacerbato cerebro si accenda a un delirio che il popoloprostrato e silenzioso ammira. Altri s'incatena per tutta la vita a un arboredella forestaad una rupe solitaria; altri passa la vita ginocchionealtrisopra un letto irto di chiodi; altri fissa le pupille nel sole finché la vistasi spenga; altri sta molti anni colle pugna chiusefinché le unghie crescentitrafiggano le palme; altri si flagellasi scarnasi svelle dal seno unvisceree spira senza dar segno di dolore; altri in via di sacrificio si anneganelle sante aque del Gange; altri si corica impavido e placido in mezzo allaviaper esservi stritolato dal carro che porta in giro l'idolo gigante diJaggernatintorno al cui tempio la squallida maremma biancheggia d'ossainfrante. Quando i due Indiani alzarono un rogo alla vista dell'esercitod'Alessandroe si gettarono volontarii tra le fiammele menti greche nonseppero attribuirlo ad alcuna più alta ragione che al tedio della vita. Moltianni dovevano scorrere su la Greciaprima che le si manifestasse l'arcanoprincipio di questa guerra dell'uomo colla sua carne.

Siccome nel panteismobraminico l'universo è una assidua trasfigurazione d'un unico entecosì lavita succede con perpetua catena alla vita. Il delitto fa discendere lo spiritoa natali infelici e contaminatie l'espiazione lo solleva mano mano a piùeletti destini. L'anima del malvagio può rinascere in un uomo infame e senzacastain un rettilein una fiera; l'anima del povero virtuoso rivive in unguerrieroin un sacerdotein un genio abitatore d'un fiume o d'una stellaesempre più s'inalzae finalmente si congiunge e s'immedesima col puroprincipio dell'ente. Quindi alla mente dell'Indo tutte le cose del creato sonopiene di spiriti peregrinantitrascinati da eterno vortice di dimora in dimorama condannati a non varcare nel corso d'ogni vita il limite fatale della speciee della casta. Un europeodice il sig. de Penhoëndimandò ad un bramino ove fosse il suo Dio; il bramino gli additò unfiore; l'europeo non fu pagoe glielo dimandò un'altra volta. Allora ilvecchio additò un altro fiorepoi un arbustopoi un altropoi levando ambele bracciale aperseadditando maestosamente tutto il circuito della terra edel cielo.

Laonde il pio panteistache non osa toccare il suo simile d'altra casta per non infrangere il decretosotto cui si aperse la sua vitaguarda riverente tutta la natura come un sacrocampo d'espiazione; ucciderebbe piuttosto sé medesimo che una scimia; perchéquesta è una delle forme sotto cui si è celato il benefico Visnù; non osacibarsi della carne del bove che ara i campi; ha nausea e disprezzo delcarnivoro europeo; beverebbe piuttosto il proprio sangue che una goccia dibrodoe si appaga di bollire un pugno di riso in aqua salata; e trema d'ogniinsetto che gli scricchioli sotto il piede. E siccome considera sé medesimocome un'emanazione di Bramacosì tutti li atti della sua vita sono esercizid'un'esistenza divinach'egli compie con rigido ed ansioso raccoglimentoquasifunzioni d'un sacro rito. «La divozione» dice l'antica legge di Manù«comprendetutti i doveri della vita; è la scienza nel sacerdote; è la vigilanza nelmilite; è il commercio nel mercatante; è l'agricultura nel colono». E cosìogni più profana operazione soggiace all'ingerenza del rituale braminico inmodo così minuto e inesorabileche la libertà moralela volontàla ragionerimangono assorbite e cancellate sotto l'assidua dettatura d'un principio chenulla tollera di spontaneodi liberod'indefinito. E sempre sta sospesa sulcapo di ciascuno la minaccia che un rito negletto non tragga seco la ripulsadella casta e un'irrevocabile maledizione.

Ogni persona d'onore portai segnali della sua stirpee prima di deporli soffrirebbe mille morti; e giàsolo alle fattezzeal coloreai modile alte caste sacerdotali e armigerediscese in remota origine dalli altipiani dell'occidentesi discernono dallefosche genti indigeneancora semiselvagge nei montio deboli e snervate nellemaremme del Bengala. Non è lecito gustar cibo preparato da persona d'altracastané seder seco a mensané contrar seco parentado; e la pena inevitabileè d'essere immantinenti ripulso da ogni consorzio di famigliaaborrito efugito come un essere immondo. Ogni soldato porta in campo di che apprestarsi indisparte il suo cibo; e se puòlo prende non visto nel nascondiglio della suatendao addossato a una paretea una siepe. Due soldati della scorta delvescovo Heber di Calcuttapresi da repentino morboprotestaronorispettosamente di voler piuttosto morire che toccare la bevanda ristoratriceche il buon prelato apprestava loro di sua mano. Per l'uomo d'altra castanessuna umana curanessuna pietà; potrebbe morire in mezzo alla follasenzache una mano si stendesse a soccorrerlosenza che un occhio si volgesse a lui.Ogni casta è un mondo a sé; non cura e non sa che si operi o si pensi dallialtri viventi; né tiene altra regola della vita che le millennarie tradizionide' suoi padri; né alcun'altra nozione del bene e del male. Quindi ognidiscendenza ha le sue virtù e i suoi vizili esagerati suoi rigorie leinemendabili sue turpitudini. In alcune tribù militari è approvata la pluralitàdelle mogli; in quella dei Nairi una donna è sposa a tutti i fratelli; inquella dei Tulti appartiene a tutto il parentado. In generale la legge braminicatiene la donna in perpetua minorità. Il padre è il suo signore nell'infanziail marito nella gioventùil figlio nella vecchiezza: ella non può leggere ilibri sacri; non ha parte nella paterna eredità; non può sedere a mensa colmarito; è soggetta al divorziosoggetta alla poligamia; e nelle tribùmilitari talvolta moriva abbruciata sul rogo del marito. - Alcuniperavvicinare alla nostra comprensione questa strana perpetuità delle castelevolle assimigliare a quella legale disparitàin cui vivono tuttora fra noi liisraeliti e i cristiani. Ma non è così; dacché alcune legislazioni concedonofra questi il diritto delle nozzee quasi tutte lasciano communi li altrigodimenti civili; e infine l'israelita può da un istante all'altro farsicristianoaspirarse vuoleal sacerdozio. Ma il sudra venuto dai piedi diBramanon può disciogliere tutta la catena del creato per uscir dal suo capo;né il più nobile bramino può trasformarsi in un legitimo sudra; il lorodestino è irrevocabilmente fisso dal principio dei secoli nel seno onniparodell'ente; e la prole promiscua non sarà tollerata mai né fra i bramininéfra i sudri; ma nuda d'ogni bene e d'ogni onore crescerà confusa colle impuregenie da cui si traggono i sepoltori e i carneficiraccogliendo il lurido suopasto nel fango delle vie.

Il corso del tempo resesempre più saldo l'edificio delle castesempre più fra loro allontanandole adogni nuova generazionee dileguando ogni memoria di primitiva convivenza. Equando si furono intimamente imbevute del principio della separazioneinclinarono per natura a suddividersi in sottocasteassegnando loro disegualigradi di dignità e d'orgoglio. Anche le famiglie misteche rimanendo fuoridell'ordine consacrato avrebbero potuto riempire alquanto li intervalli escemare le distanzerientrarono a poco a poco nel generale ordinamentoappropriandosi come nuove caste le novelle funzioni che lo sviluppodell'industria suggeriva. Allora il mondo braminico fu assicurato sovra perpetuefondamenta. Si vuole che le odierne caste non sieno meno di quaranta; ma quantopiù l'osservatore s'interna nelle famiglietanto più ne discopre; e tuttehanno un circolo fatale di officiientro cui si rinchiudono inesorabilmente. Ilfacchino «cooli»che porta il carico sul caponon potrebbe indursi mai aporselo su le spalle; il colono non falcia una messe che di sua mano non abbiaseminata; il cavalliere non falcia l'erba da pascere il suo cavallo; il soldatodi alta casta non porrà mano a fortificare il campo; e quindi ogni combattentea piedi ha un servoogni combattente a cavallo ne ha due; e un campo indiano sitrae dietro nelle tarde sue mosse una vasta e confusa città di servi etrafficanti. E quando si sia compiuto il novero di tutte le caste onoraterimane ancora al di sotto tutta la colluvie dei pariadei «callatrù»edelle altre generazioni reiette e impureche o nacquero dalli espulsi dellecaste legitimeo da genti anticamente ribelli e perpetuamente perseguitateoda famiglie che si degradarono per esercizio d'arti infamio per uso di cibiimmondio dai figli delle baiadereospitate dai bramini intorno alle loropagode[10]o da reliquie di tribù straniereo selvagge e indomite alla nuova leggeofinalmente da orde accozzate in secrete leghe di rapina e di sangue. La tribùdei Lambadidata al commercio dei cerealioffre ancora sacrificii umanieconduce oscene danze intorno alla fossa ove ha sepolta la vittima viva. Verso lafine dello scorso secoloil celebre Tippoo Saeb incontrò nel Malabar una tribù affatto nudache viveva nelleselve arrampicata su li arbori; l'immodestia di quella gente fece ribrezzo almusulmano avvezzo a tener le donne velate anche in viso; egli comandò loro divestirsie fece dar loro la tela; ma essi vollero piuttosto mutar paese; e ilvecchio della tribù venne a deporre umilmente la tela a' piedi di Tippoodicendogli: «Sultanotu vivi come i tuoi padri; lasciaci vivere come i nostri».- Una delle tribù eslegi ed estorri sembra quella dei Zingariche nel secoloXIV si trascinò dalle rive dell'Indo sino in Europae nella sua dispersioneconserva qualche memoria della favella nativa; ma l'assoluta mancanza di nozionireligiose sembra indicare una stirpe rimasa pertinacemente stranieraall'educazione braminica. La più orribile di tutte è la lega dellistrangolatori («phansigar»«thug»)scoperti autenticamente solo nel 1830e fieramente perseguitati dal capestro britannicocome quelli che per onorarela nefanda Dea Bhowanieodiatrice del genere umanoprofessano l'artedell'omicidio. Il magistrato stesso che li scopersenon aveva mai saputo chepochi passi fuori della sua casavi era un principale convegno di codestiscellerati. «Centinaia di viandanti venivano sotterrati ogni anno nel boschettodi Mundasoor. Tutta una tribù d'omicidi viveva alla mia porta nel casale diKundeliementre io era magistrato della provincia.» Il loro atroce capoFaringhea dissotterrò sotto la tenda del suo giudice tredici cadaveri; es'offerse a trarne fuori quanti altri ne voleva. Un solo di questi perversiaveva trucidato o strangolato 719 vittimee gemeva di non poter compiere ilnumero di mille.[11] - Forse la prima originedi questi orrori fu nella diuturna lutta che le antiche genti opposeroall'artificioso predominio d'una setta straniera. Nessuno può narrare tutti isecreti d'un popolo immensoin cui da migliaia d'anni ogni cosa divennetradizione secreta di famiglie disgiunte e chiuse.

 

La setta braminica scesedagli altipiani fra settentrione e occidenteportando seco la lingualascrittura e la legge della sua patriail codice di Manù. Ma il testo di questalegge da un lato ammette l'ordine delli schiavidall'altro dichiara chela «terra coltivata appartiene a colui che primo estirpò la forestacome labelva è del cacciatore che la ferì a morte»; e attribuisce al re soltanto ildominio supremo: «del tesoro celato in terra il re ha diritto alla metàcome signoresupremo del suolo». Questi tre cardiniche stabiliscono la relativacondizione dello schiavodel libero e del resonocome si vedepoco alienidai principii che prevalevano nell'antica Europa. Ma essi rimasero lettera mortanei libri dei Braminie in fatto vero non furono applicati all'India; poichénon vi era ordine di schiavi[12]al tempo stesso che non era segnato il limite europeo tra la possidenza ela sovranità. Perlochéo principi conquistatori avevano già prima d'allorausurpato il diretto possesso della terra; o bisogna supporre che i braminiperricompensare il Maha Bali e li altri loro soldati e satellitispossessassero iprimitivi abitanticome fece Guglielmo in Inghilterra. E in fatti in un librodi più tarda età si trova scritto: «Per la vittoria la terra divenne delsavio il quale l'affidò alle mani dei militi («chatrya»)che ladifendessero; e così nel corso dei tempi divenne cosa loroaffinchéappartenesse a conquistatori poderosi e non a sottomessi agricultori!».[13] La usurpazionebraminica però non divise il possessore dalla sua terra ponendo un altro al suoluogocome fece la conquista normannae come era l'antico principio dellaconfisca europea. Essa più scaltramente si limitò ad attribuire alconquistatore una parte del produttoma tale e tantache all'antico possessorerimase solo ciò ch'era necessario a campar sottilmente la vitae riporre lesementi e le altre scorte per l'anno successivo. Strabone già scriveva a' suoitempi: «Sin tanto che l'agricultore paga questo tributola terra trapassa a'suoi posteri di generazione in generazione». Quella proprietà era dunque undiritto di coltivarenon di godere. Inoltre le successioni erano vincolate; ela legitima da ripartirsi tra i figliescluse le femineassorbiva tuttal'eredità; onde si sopprimeva un altro costitutivo della proprietàch'èdiritto di disporre. Eppure tanto lusinghiera è per li uomini questa illusionedella possidenzache ancora oggidì il contadino indiano dice con orgoglio: «Larendita è del rema la terra è mia».

Tolto così il godimentodei frutti e la libera disposizione della sustanzai conquistatori vincolaronoanche il modo di coltivarla. Suddivisero la terra e il popolo in tanti communinon minori di cento anime né maggiori di duemila. Vollero che il communerispondesse solidariamente dell'imposta predialeossia del reddito nitido; eche i magistrati communali suddividessero di volta in volta il carico fra liagricultori. E perciò diedero facoltà al magistrato di costringere ipossessori a coltivaree anche determinarne il modo e il tempoaffinché perinerzia d'un privato non ricadesse su li altri più gravoso il carico. Si ebbecosì una proprietà vincolata al communee una coltivazione per conto comunale(«bagwar»); il frutto della qualeprelevato prima il reddito fisso del repoi li stipendii dei magistrati e inservienti communalipoi le spese e scorteper l'anno seguenteviene ripartito fra i possessori delle tenute («bag»)inproporzione dei numeri di mappao particelle («ana»)che ciascuno possiede.È questo un modo affatto singolare d'amministrazione agraria; e forse non v'èistituzione nostra che gli simiglise non forse la proprietà delle miniere diferro nei nostri monti. Il numero delle funzioni communali è assai grande;oltre al capo-villa («gram-adikar»«potail»)vi è un esattoreun custodedei confinidelle vie e dei viandantie varii ministri del cultocome ilsacrificatoreil canzoniereil tamburinoil flautistala baiaderaefinalmente l'astrologoche coordina alle stagioni e ai riti l'ordine delleoperazioni rurali. Inoltre si vincolò al commune l'opera dei varii artefici etrafficantiche in ogni altro paese sono lasciati al libero corso dellaconcorrenzacome il fabroil falegnameil vasaioil lavandaioi venditorid'oliodi cuoiodi funi. E non solo i magistrati cessarono d'essere elettivima tutti questi officii a poco a poco trapassarono in eredità e si legarono acerte discendenze. L'uomo adunquein qualunque remoto casale dell'India lasorte il facesse nasceresi trovò rinchiuso e confitto al suo luogoe per cosìdire ordito e tessuto nella casta e nel commune; e trovò irrevocabilmentedeterminato tutto il tenore della sua vita e de' suoi pensieri per sé e per ipiù remoti suoi postericon iniqua e stolta infrazione di quelle leggi dinatura che impressero in ogni essere umano sì varie attitudini e sì libereinclinazioni. Sotto quell'universale impiombaturail più generoso cuore dovevabattere senza speranzail più sublime ingegno doveva languire e spegnersisenza aver dato una scintilla della divina sua luce. Eppure dotti metafisicidissero ai nostri giornie i non dotti interminabilmente ripeterannochel'Asia è la patria del libero e dell'indefinito.[14]

Ogni capo-villa trasmettevail reddito al capo-distretto; questisecondoché il suo territorio contavadieci communi o ventiriteneva per sé il frutto di due poderi o di cinque; ilprefetto di cento communi riteneva il reddito d'un commune intero; e il prefettodi mille aveva in godimento una cittàe inviava le altre dovizie dellaprovincia al re. Questi doveva giudicare i popoliproteggerli contro leindebite esazionidifenderli colle armie sopratutto onorare i braminiiquali pur facendolo di lunga mano loro inferiore in dignitàlo annunciavanodeputato dal creatore alla conservazione dell'ordine divinocioè della potenzabraminica; e quindi lo acclamavano Dio sotto umano sembiante. Il godimentouniversale della terrain una delle più vaste e ubertose regioni del globoera una bastevole mercede per assicurare ai bramini la fedeltà di quelle tribùdi montanariche avevano trascelte al privilegio delle armi fra una colluviedisarmata e avvilita dalla ferrea disciplina della casta e del «bagwar». «Costoro»diceva sin da' suoi tempi Arriano «attendono solo alle cose militaripoichéaltri ha cura dei loro cavallidelle armidelli elefanti e dei carri. Quandoè da combattere combattono; ma tornata la pacefanno gioconda vitaprovvistidi sì generoso stipendio publico da sopperir largamente anche ai loro seguaci.»[15]

Esterminati i figli delsolecacciati fuori della penisola o nella sua meridionale estremità liausteri oppositori Buddisti e Giainiche richiamavano le cose all'antica puritàspogliati e legati alla gleba i possessorirelegati nel commune li arteficiitrafficantie persino i cultori della musica e della poesiainterdette colliscrupoli d'un'impura convivenza le lunghe navigazionichiusi colle castelladelle tribù militari i pochi accessi che non erano cinti d'alpi e di marimancava solo per rendere perpetuo quel dominio che si cancellasse nei popoliogni notizia d'uno stato anterioree ogni idea d'una diversa esistenza. Laondesi proscrisse ogni studio del passatoe per sommergere ogni data istorica sidivisò un'imaginaria tessitura di più millioni d'annidivisi in quattro età;delle quali l'età presenteo «cali yuga»deve durare per 4320 secoli;quella che decorse innanzi a questao «dwapar yuga»ebbe un numero duplodi secoli (8640); e prima ancora era spirato il «treta yuga» con un numero triplodi secoli (12960); e il «satya yuga» con un numero quadruplo (17280); e primadi queste si erano volte altre età divinenel cui novero la mente sismarrisce. Per mezzo dei poeti officiali imposti ad ogni commune s'intruse nellamemoria dei popoli una congerie di legende confuseche narravano apparizioni efigliazioni d'innumerevoli divinitàe combattimenti contro i selvaggi e liempiifigurati come orride belve. Un immenso apparato poetico divenne l'allettevoleinvolucro di perverse e insocievoli dottrinele quali ammorzarono in centomillioni d'uomini il senso del vero e del falsol'intendimento dei communiinteressiil lume della ragione e della coscienza. Ma questo dominio dell'imaginazionesu le altre più severe facoltà produsse quello splendido edificio di poesiaicui frammenti con dotte con fatiche estorti al geloso braminoe tradutti nellenostre lingueempirono d'ammirazione li studiosi. Al tempo medesimoentro ilrecinto dei collegi braminicila dottrina poté esercitare per secoli tuttequelle meditazioni chenon toccando il vietato tereno dei publici interessicontemplavano l'essere umano al di fuori dell'esperienza naturale e civileesopratutto nella potenza astratta del pensiero; e poté compiere quell'immensaelaborazione di filosofieche ad alcuni parvero ripeteretutto ciò che lealtre nazioni pensanti vennero poi divisando. Ma noi crediamo semplicemente chel'identità dei produtti metafisici nasca dall'identità della forzacontemplativa e dall'identità delli argumenti e dei datiche vengono araccogliersi entro la camera oscura dell'interna riflessione e della scienza apriori.

Un altro campo in cui lasocietà braminica diede largo corso all'umana attività si fu quello dell'arte;poiché un suolo fecondocoltivato da un popolo frugale e devototributò nelcorso del tempo prodigiosi tesoricon cui ella poté istoriar di sculture vastisotterraneitrasformare in labirinto di santuarii più d'una rupe di basaltoinalzare in giro di più milia i sette chiostri di Seringhamelevare sopralegioni di colonne le sette pagode di Mavalipura. Il popolo indiano scolpì ne'suoi templi tutto ciò che aveva contemplato nelle sue astrazioni filosoficheepersonificato e verseggiato nei grandi suoi poemi. L'industriose plebi intantotrattando con mirabile agilità e gentilezza di mano li imperfettiarnesi d'un'arte primitivaseppero fornire al barbarico fasto dellecaste dominatrici una tale squisitezza di tessutidi coloridi profumidiricamidi gioieche i tesori dell'India divennero il sogno delle altre gentidella terra. E intanto il povero vivevacome ancor vivein angusti tuguriicoperti di pagliafra pareti d'argilla che le assidue piogge stemprano infangodove fra l'ardore del cielo e il lezzo della povertàmale abbeveratocoll'aque fangose dei sacri suoi fiumidivide colla seminuda prole un pugno diriso sottratto sovente alla messe immatura. L'unico suo conforto è nellamagnificenza delle sacre sue pompenel clangore dei sacri strumentinellenotturne illuminazioninelle sacre danze delle baiaderenelle peregrinazioniai lontani santuariie nella coscienza d'aver compiuto in ogni ora del giorno ein ogni giorno dell'anno quelle prescrizioni ritualiche gli conservano l'onoredella castae che sollevandolo sopra l'impuro pariae mettendo sotto a' suoipiedi un'esistenza più misera della suagli rendono cara quella catena che datanti secoli lo stringe.

Un ordine di cose che avevatroppo ingiustamente distribuiti i beni e i malie aveva abusato la sapienzadei pochi e la potenza medesima delle arti e della poesia per eternarel'ignoranza dei piùera destinato a succumbere al primo assalto che una manodeliberata avesse portato alle sue fondamenta. Ma perché l'impero braminico eraposto in un angolo del mondofra mari non navigati e impervie alpitenuto ingelosa oscurità d'ogni cosa straniera se non aveva fatto sentire la sua potenzaalle altre gentinon aveva neppure sofferto alcuna poderosa irruzione. Le armidei Persipoi quelle dei Greci e dei Parti erano bensì penetrate nella valledell'Indo; ma le tribù bellicose delli aridi altipiani fra l'Indo e il Gangele ignote viele sterminate distanze avevano in breve scemato le forze el'animo alli invasori. Anche li Arabiche in pochi anni avevano fatto un soloimperio di tutte le regioni d'Asiad'Africa e d'Europa dalla foce della Loira aquelle dell'Indoquivi giunte languivano. E già l'imperio dei Califfi siscioglieva in provincie ribelli; l'Europa desta a nuova vita cominciava colbraccio dei contadini spagnoli e dei marinai italiani la reazione dellecrociatee il terrore delle armi musulmane pareva dissiparsi.

Ma i pastori turchi dellelande a levante del Caspiovenuti tardi alla fede musulmanae fattisimercenarii dei Califfi solo due secoli dopo Maomettosi erano inalzati dallacustodia del palazzo al primato della milizia e alla rapina delle provincierinovando quel corso di cose che aveva fatto grandi in altri tempi e in altriluoghi i Caldeii Persii Gotii Franchili Angli. Uno di quei fortunatiguerrieri aveva sede verso l'anno 1000 in Afganianella città di Ghaznasul'altipiano che sovrasta alla valle dell'Indo. Egli in ventotto anni discesedodici volte nell'Indiasempre vittoriosoabbattendo i templi dei braminiedilettandosi a spezzar di sua mano li idoli e spargerne a terra li ori e legemme.

La fede maomettana èl'opposto estremo della braminica. Non idolinon castenon trasmigrazionidelle animenon panteistica confusione dell'universo con Dio. Diol'uomo e lanatura sono tre termini distintiinconfondibili. Li uomini si dividono solo infedeli ed infedeli; e tra loro né pace né tregua. - «Ogni annospirati imesi sacriuscite e trucidate li infedeli; vivete delle loro spoglie; fateschiave le donne e li infanti. La guerra duri finché siavi uomo su la terra cheneghi il vostro Dio; tutta la terra è promessa a voi. Tutti li uomini sonocombattenti; tutti sono egualitranne il profeta che parlò in nome di Dioeil califfo che parla in nome del profeta; lo stato è un esercito.» La mazzaferrata del guerriero di Ghaznache sfracella l'idolo di Somnaut e sparge aterra le sue gemmerappresenta l'urto della bellicosa democrazia musulmanacontro l'universale patriziato dell'imbelle società braminica.

Il musulmano aveva da lungotempo appreso a risparmiare il sangue degli infedelie ad accettare dalla loromano il riscatto del sangue. I commentatori del Corano avevano temperato leatroci parole del profeta: «Entrando in terra stranieraintimate alliabitatori di sottomettersi alla vostra fede; se assentonosiano con voi; sericusanopaghino il tributo («khiraj»); e allora abbiategli come se fosserofigli della vostra fede». - Tutti i figli d'Adamo sono adunque chiamati dalprofeta; tutta la terra è patrimonio de' suoi seguaci; tutti li infedeli armatisono suoi nemici; disarmatisono suoi servi. Ottenuta la paceil musulmanodoveva dunque aver caro d'essere circondato da infedeli che potesse spogliarepiuttostoché di fedeli che dividessero seco le spoglie. La legge maomettanaportava dunque seco un principio di salvamento per l'India conquistata. Il capod'ogni communein luogo di pagare il suo tributo alle caste dei bramini e deicetriipagò all'esattore dell'esercito maomettano; nulla si cangiònell'ordinamento del communenulla si tolse alle caste e ai loro antichi riti;l'esattore indiano prese nome di «zemindar»; il musulmano non volle conoscerealtro magistratoe lo fornì d'autorità e d'armi per riscuotere il tributodelle terre. Nell'estremità della penisola e nelle regioni montuose e armigereli stessi regoli indiani si patteggiarono zemindari dello stranieroe cosìconservarono le reliquie dell'antica potenza; ma la maggior parte delle duecaste dominatrici cadde in improvisa povertà. I tributi che facevano giocondala vita dei militi e dei loro poetie avevano nella quiete dei colleginutrite le meditazioni metafisiche dei braminie stipendiato li artefici chescolpivano nel basalto i santuariitrapassarono ai nuovi dominatori.Dall'estremità del mondo maomettano vennero orde di venturieri turchiafganipersianicircassicurdiarabicabailimalesia dividere i preziosi sciallidi Casmirai veli di Daccai profumi del Malabar; trassero seco turbe dischiavi bianchi e neri. La nuova gente contò ben sedici milioni d'animeaddensati per la maggior parte nelle città; la sua ricchezza rappresentò tuttociò che le alte caste indigene avevano perduto. Eccelsi minareti e tumidecupole segnarono da lungi i nuovi santuarii del culto maomettano e i sepolcridei nuovi regnatori. I magistratile milizieil commercio assunsero nomiarabi; e il persianoch'era però già affine al sanscritodivenne illinguaggio consueto delle corti e dei viandanti. Alla corte del conquistatore diGhazna fioriva il poeta Firduzil'autore del Shah Nameh; e molti deiprincipi musulmani e dei loro ministri furono scrittori illustri nelle lorolingueportarono nelle Indie l'ignota scienza della geografial'ignota scienzadell'istoria. Ma la società indiana non imparò quelle dottrine; si tennerigidamente chiusa nelli antichi suoi pensieri; e nell'intime sue condizionirimase qual era prima. Una terza stirpe dominatrice si era sovraposta alle altredue più antiche; e la nuova classe delli schiavi si era aggiunta al noverodelle stirpi disprezzate e infelici. E inoltreall'arrivo dei musulmani eranoprecorse le fugitive reliquie dell'antica nazione persianae avevano salvatonell'isoletta di Bombay e nei monti vicini i libri di Zoroastro; alcune famigliecristiane della fede di Nestorio si erano rifugite dalla Siria nel Malabar; edietro i passi del conquistatore il commercio traeva alcuni Armeni ed Ebrei. Laconquista che altrove confonde e assimila le stirpiin India non le assimilòanzi accrebbe il numero delle primitive divisioni.

Tutta quella potenza dopodue secoli era trapassata nelli Afganiche dilatarono il dominio musulmano sinoalla foce del Gange (1210); e dopo non lungo intervallo (1293)varcarono laNerbuddapenetrarono nella penisola meridionale (Deccan)desolando i templidelii idolitraendo serve le popolazionie accumulando tanta predache isoldati nel ritorno gettarono l'argentocome peso soverchio e vile. Fra iventurieri che la conquista musulmana balzò su li antichi troni dell'Indiavifu un Zaffar-Khanch'era già schiavo d'un braminoe divenuto sultano delDeccan fece ministro il vecchio suo padrone (1357). Sotto quel regime adunque lafortuna delli individui non era più avvinta alla casta. Eppure il mondo internodell'opinioneanche dopo essersi dissociato dall'ordine esterno dellericchezzesi conservò inconcusso su le antiche fondamenta; tanta è la forzadelle tradizioni.

Su la fine del secolo XIVirruppero di nuovosotto il nome di Mogolii pastori dell'Asia internaguidati dal feroce Timur o Tamerlano (1397)cheposte a fil di spada interecittàtrucidati un giorno centomila prigionierionusto di preda e dimaledizionitornò al di là dei monti a compiere la furibonda sua missione dirapina e di sangue su tutto quell'immenso spazio che giace tra la muraglia dellaChina e i nostri mari. Egli diceva: «In cielo un Dio solo; e un sol padrone interra». Se il panteismo braminico annullava l'individuol'eguaglianza militaredi Maometto annullava in faccia a un individuo tutto il genere umano. Timurlasciò il terribil nome dei Mogoli a un imperio che tornò tosto a smembrarsifra le tribù afgane; ma la sua stirpe ricomparve con migliori auspicii in Indianel secolo XVI. Il suo pronipote Baber (1525)espulso dalle squallide lande delTurchestandiscese su l'Indo con diecimila veteranisuperstiti da vent'anni diguerre intestine; e con sì poca gente osò affrontare tutta la potenza afgana.Egli medesimo lasciò scritto nelle sue memorie: «Li Afgani potevano condurresul campo cinquecentomila combattenti. Il dì della battaglia di Paniputl'esercito di Ibrahim Lodi non contava meno di centomila uomini e milleelefanti. Nulladimenoe quantunque i nemici Usbechi mi minacciassero a tergoosai combattere con un tanto nemico. Ebbi il premio de' miei sudori; e l'Indiaè mia. Non però ne do gloria a me; bensì all'Onnipotenteche si degnòsoccorrere alla mia debolezza».

I vinti Afgani rialzaronoil capomossero con altri centomila combattenti sul campo di Byana; ma ilmogolo sfondò coll'artiglieria il centro nemicovi si precipitò colla suaguardia; vincitore innalzò una piramide di teschi delli uccisi. I popolidell'Indiaspaventati e memori di Timurdifesero come loro propria la causadelli Afgani. I Rageputiassediati in Chunderycompierono il tremendo ritodell'«ioar»uccidendosi tuttiinsieme colle donne e coi figli. Ma Baber feceobliare la sanguinosa vittoria. Era bello della personaaffabilegiustofacile al perdono; scrisse le sue memorie con rara semplicità d'animo e distile; era di costumi lietie sopra una fontana de' suoi giardini aveva scrittoin versi suoi: «A me il generoso vino e le donne belle; a voi le altre cose;godiBabersinché il puoi; gioventù passa e non torna». Suo figlio Humayunfu cacciato dall'afgano Sheer-Khan; ma dopo una vita errante e infelicetornòcoi soccorsi della Persia; e vittorioso poeta come suo padrecantò le funestedelizie che appresta alli Asiatici l'uso dell'opio; fu studioso di geografia ed'astronomia; aveva dedicato i sette suoi palazzi ai sette pianetiornandoli difregi allusivi. - Il suo successore Akbarche gli era nato nel deserto al tempoamaro dell'esilioe ch'era stato due volte prigionierovinse di nuovo liAfgani su la fatale pianura di Paniput. Il vecchio suo tutore Beiram gli trasseavanti in catene il conduttiero nemicoed esortollo a trucidarlo di sua mano.Akbarnon appena l'ebbe tocco colla sciabolala rattennee proruppe inpianto; ma Beiramdatogli un torvo sguardodecapitò d'un colpo ilprigioniero. Akbarbenché umanofu bellicoso; fu vigile e indefesso nelgoverno delle cose; fece comporre dal suo ministro Abulfazil la celebredescrizione dell'India detta Ayeen Akbar. Li orientali lo rammentanoancora come l'ideale dei regnanti. - I successivi sultani dilatarono l'imperonella penisolanel Tibetonel Turchestanluttarono colla Persia e colliAfgani; ma colla ragion di stato delli orientali furono carcerieri e carneficidelle loro famiglie. Infine Aurengzebche aveva imprigionato suo padre esoppiantati i fratelli (1658)condusse l'imperio mogolo al massimo limite dellasua vastitàche fu di ventidue regnicon un reddito di ottocento millioni difranchi. Ma dopo la sua mortel'infedeltà dei governantile continue congiuredel serraglioli assalti dello straniero e le ribellioni delle tribù indianecondussero tutto a irreparabile decadenza. L'ultimo delli imperatori morìpoetando nella sua sventuracon ben altro metro che i vittoriosi suoi padri.

Il sommo della calamità ful'invasione persiana. Nadir nato pastore del Chorassanaveva venduto la greggiapaterna per assoldare uno stuolo di venturiericoi quali assalì le orde afganeche desolavano la Persia; corse di vittoria in vittoria; prese Ispahan (1720)respinse li Ottomanis'incoronò re di Persiaperseguitò li Afgani nella loropatriali perseguitò fugitivi nell'India. Dopo aver preso facile possesso diDelhi (1739)egliper reprimere un fortuito tumulto dei cittadinine fecetrucidare più di centomilasottopose li altri a orribili estorsionideformòd'incendii la città; trasse dal tesoro imperiale in denaroin oriin gioieper mille millionifece dell'imperio mogolo un vano nome. I governatori rapacii ribelli MarattiSeichiRagiputi e Pindarrili implacabili invasori Afganie finalmente li Europei approdati oramai da più parti alle marine del Malabardel Coromandel e del Bengalaridussero l'India a una lacrimevole confusioneel'apersero per ogni parte alla conquista.

 

Il 22 maggio del 1498ilsesto anno dacché Colombo aveva scoperto l'Americaerano approdate ai lididell'India per la novella via del Capo tre navi capitanate da Vasco di Gama.Egli trovò nel porto di Calicut tutti i tesori che l'Oriente destinava alcommercio dell'Occidentegemmeperleavoriosetaindigoebanozuccheroaromi. L'antica catena mercantile che i Fenici avevano tesafin dai primi tempidel mondolungo le marine dell'Arabiae che con un estremo si collegava alleisole Malesi e alla Chinadall'altro alli Italiani dominatori del Mediterraneoera spezzata. Verso i tempi medesimi le irruzioni dei Turchi avevano interrottele vie terrestri della Siriadella Georgiadella Moscovia.

L'anno seguente Cabralcondusse nei mari dell'India trenta navi; sperperò colle artiglierie i fragililegni dell'Oriente; sterminò quei navigantii cui principi riconobbero tostol'alto dominio del Portogallo e cacciarono dai loro porti i mercanti musulmani.Veneziaanziché seguir tosto i Portoghesi su la nuova via maritimaanzichéafferrare i frutti d'una scoperta per cui le temute sue navi potevanoraggiungere d'una sola corsa il capofonte del suo commerciosacrificò séstessa al tristo sogno di rattenere il mondo mercantile sui cardini antichi.Essa volle tentare una guerra maritima attraverso all'istmo di Suez; trasportòa dorso di cameli i legnamile ferramentali operai; gettò con folledispendio sul Mar Rosso un pugno di navi; le congiunse a quelle del re indianodi Camboge. Ma il prode Albuquerque le distrussee con una trionfale scarica diartiglieria festeggiò il suo ingresso nel Mar Rosso; presa Ormuztroncò lavia del Golfo Persico e dell'Eufrate; a Malacca s'incontrò coi navigatorichinesi. Andrade approdò alla China; scoperse per mare quelle città difavolosa grandezzaquelle pianure percorse da larghi canaliquelle dilicateindustriequella vetusta civiltàche il veneto Marco Polo avevainfruttuosamente scoperto per terra. Il pontefice aveva già diviso il globo frai Portoghesi e li Spagnolicon una linea segnata da polo a polopresso leisole Azore. L'Europa settentrionale era ancora nelle tenebre. Lisbona divennedunque l'emporio dell'Oriente e dell'Occidente.

Ma la fortuna deiPortoghesi durò poco. Albuquerqueespugnata Goaaveva diviso fra suoi seguacile case e le donne dei nemici uccisi. La violenza cavallerescaunita allamercantile avariziail commercio delli schiavila licenza del viverel'ostentazione delli stranieri costumifecero che il circospetto e austeroindiano li riguardasse come una gente empiache satolla di cibi immondi gioivanel consorzio delle caste impure; il nome di «Pranghi» o Europei divenneun'ingiuria. Sui lidi del Malabar avevano essi trovato una tribù di cristianiche sembravano profugi dalla Siriapoichédissimili anche nel sembiante daivicini popolicelebravano li officii sacri in lingua siriacaobedivano alpatriarca nestoriano d'Antiochiaanziper antica tradizioneriferivanol'origine loro ai discepoli dell'apostolo Tomaso. Le caste indianenellapacifica loro indifferenza per tutto ciò che fanno li uomini d'altra stirpeliavevano lasciati reggere da proprio principeforse per un migliaio d'anni; anziveneravano la memoria d'un pio straniero ch'era perito nei primi tempi di quellacolonia; e in onor suo deponevano alcune offerte su un colle vicino a Madrasche perciò si chiamò il monte di San Tomaso. All'arrivo inaspettato deiPortoghesi il popolo nestoriano venne con giubilo da' suoi monti a salutarli nelnome di Cristoe offerse all'ammiraglio un bastone vermiglioadorno dicampanelle d'argento. Due di essi vennero in Europa con Cabral; e uno scrisse ilsuo viaggiosotto il nome di Giuseppe Indianoe morì a Venezia. Ma iPortoghesi dissero che il bastone vermiglio era scettro di ree che l'offrirloera stata professione d'irrevocabile sudditanza; l'arcivescovo Menezes di Goache fu poi vicerè di Filippo II in Portogalloimpose loro d'adottare il ritolatino; ma quando amministrò loro la confermazioneessi con orientale ritrosiasi offesero ch'egli toccasse in viso le loro figlie; sospettarono che quell'attole costituisse per avventura sue schiave; si levarono a tumulto; e quando poi unantistite nestorianogiunto loro nuovamente dalla Siriafu messo a morte dalSanto Officio di Goasi ritrassero nei loro montie ruppero ogni commercio coiPortoghesi. Pochi anni sonoil residente inglese Munro udì parlare diquell'ignota tribùne chiese contezzariaperse le sue communicazioni conAntiochiae instituì per essa una scuola a Travancore. - Era il solo ramodell'arbore cristiano che avesse germinato su la popolosa terra di Brama.[16]

Il missionario Roberto de'Nobili vedendo qual funesto effettoquei modi dei Portoghesi avessero avuto sui popolie quale odio pesasse sulnome dei «Pranghi»pensò che convenisse ai missionarii dissimularequell'aborrita originee assumere le apparenze di pii bramini venuti dalsettentrione indiano. «Ma fu forza allora uniformarsi a tutti i loro costumisedere con gambe rannicchiatemangiare sul suolo sopra foglie di palmanullatoccare colla sinistrafare un solo e parco pasto di fruttilegumi e risobollito in aquaastenersi da carniovapescevino e perfino dal panepernon farsi danno nel severo giudicio dei popoli; parlare le lingue dei luoghidimorare in capanne d'argilla crudariarsa dal solepenetrata dalle pioggecolla sola supellettile di tre o quattro vasinell'uno dei quali celare i sacriarnesi; vestirsi di tela anche sotto il soffio dei venti della montagna o deipiovosi monsoni. "Vedendomi camminare a disagio su la terra infocata"dice un missionario "un signore indiano dimandò ad uno de' miei cheavessi; gli rispose ch'ero un novello penitente («sanga»)e non reggevo acalcare con piè nudo quelle cocenti arene. Egli n'ebbe pietà; e accostandosimi disse: 'Signoreconcedi ch'io ti sollevi dalla pena che hai'. E mi diede ilcavallo del suo servo." - Quando si aveva a varcare un fiumela guidaaccozzava alcuni pezzi di legnosui quali mi traeva a nuoto su l'altra riva:altre volte io dovevo tenermi abbracciato a un vaso grande di terranel qualeintroducevo un poco d'acqua per zavorra. Ma il più grave pericolo era semprequello di esser riconosciuto per "Pranghi".»

Se non chetutte questepie fatiche oramai da tre secoli si spendono indarno; i cristiani non sono purela centesima parte del popolo indiano; e l'autore che seguiamoconchiude condolore: «Non solo il cristianesimo non acquistò terrenoché anzi perde ognigiorno i primi acquisti; né il futuro promette più felici eventi; e imissionarii stessi che sacrificano a questa impresa la vitasono quelli che nemostrano meno speranza.[17]La società indiana» egli prosegue «è più profondamente pia che nonfu la romana e la grecapresso le quali li atti del culto si racchiudevano nelrecinto del tempio; e il pensiero viveva ben altrove che a piè dell'altare. Maper il popolo indo non v'ha istante che non sia consacrato da qualche prece oqualche santa pratica; non atto della vita che non sia atto di culto e non siacontrassegnato dalli usi della castae si possa compiere senza confessare lacastacioè la dottrina fondamentale di Brama; non v'è punto del tempo o dellospazio in cui la società non sia premunita contro ogni influsso straniero. Lacasta è irrevocabilmente perduta per chi lasci intravvedere ch'egli segueun'altra fede. E quella è una pena tremendapiù tremenda che non sia nellenostre leggi il bollo dell'infamia e la morte civile; ella lo rende immantinenteun oggetto d'abominio e di schifo a coloro che pur dianzi gli erano fratelli. -Li apostoli» egli prosegue «apparvero all'occidente come esseri sovrumanichenon curando l'oro riducevano con assidue mortificazioni la vita a un lungosupplicioimpavidi al cospetto dei popoli e dei loro tirannisigillando colsangue la parola. Ma l'Indiaper le abnegazioniè una Tebaide; i missionariinon possono colpire quelle imaginazioni gia troppo logore; è lo stesso martiriosenza la stessa corona. - In Europa la mortificazione si ferma a quel punto incui si fa evidente il trionfo dello spirito. Ma nell'India ella è una verapassioneche si pasce di sé medesimasenz'altro finesenz'altro oggettoaguisa di solingo delirio. Presso di noi il meraviglioso si circoscrive a provarela divinità della missione; ma quei popoli non conoscono proporzione nélimiteonde ebbe a dire il missionario Dubois: "S'io parlava loro dimiracoliessi vi vedevano solamente un fatto ordinario". - Il missionariocristiano troverà a prima giunta benigna accoglienza; il bramino gli paleseràd'avere le più sublimi idee su l'unità e l'eternità dell'ente creatoreconservatorerinnovatore; su la caduta dell'uomo e la sua salvazione; sulmerito della penitenzasu la virtù purificatrice delle aque che cancellano ipeccatisul sacro riso che si distribuisce alla mensa del "prajadam"sul sacrificio dell'"ekiam" in cui s'invoca un salvatore. Egli senzaritrosia potrà prestarsi all'abluzione del battesimoma purché uomo d'altranon abbia toccato quelle aque; egli potrà promettere d'accostarsi alla sacramensa; ma purché uomo di altra casta non mangi seco. Egli è dunque ancora infondo all'anima un membro di Brama; la sua conversione è un sogno. - Il soloparia non teme il contatto altruiegli solo può contaminare senz'esserecontaminato.»[18]

E qui pare a noi che vengaa scoprirsi uno dei più profondi e riposti aspetti di questo grave argomento: l'intimocontatto fra l'Europa e l'India non può cominciare dalle alte caste. Èforza che quelle antichissime e nobilissime fra le umane famigliesotto il pesodella conquista e fra le brutture della povertàsi confondano colle misereplebi di cui per tanti secoli hanno superbamente disdegnato il consorzioe nelcontatto quotidiano disimparino il vicendevole aborrimentoe nel senodell'umiliazione apprendano il principio fraterno dell'umanità. - L'uomoisolato è una cera atta ad assumere ogni forma; il principio determinante è lasocietà; le condizioni della società sono le fonti del bene e del male. Quandoi vincoli sono tali che ne può venire solo il malesolo ignoranzadebolezzainiquitàprimo principio del bene è la dissoluzione dei vincoli antichicomunque misero sia lo stato d'una società nell'atto che si va disciogliendo inuna moltitudine confusa.

 

Nel secolo XVI variiInglesi si spinsero con navi armate sino ai lontani mari delle Molucche e delleFilippinepiuttosto corseggiando che trafficandochiamati perciò mercantiventurieri. Altri meno facultosi o meno audaci si unirono in Compagnia(1595)svolgendo senza avvedersi il nuovo e poderoso principiodell'associazione. Avendo soscritto per due millioni di franchi divisi in centoazioni inegualiottennero un privilegio esclusivo di navigare al di là delloStretto Magellanico e del Capo. Fatta principale loro stazione a Surateaiutarono i Persiani a cacciare i Portoghesi da Ormuz (1623); e in onta allafiera opposizione delli Olandesiin pochi anni posero varie stazioni mercantilisul basso Gangesu le riviere del Coromandelsu le isole della Sunda. Ilchirurgo Hamilton si valse del sommo favore in cui era salito alla corte delMogol per impetrare a que' suoi nazionali il riscatto da ogni gabellapel tenuetributo annuo di tremila rupie (fiorini). Il re Carlo I concesse poi loro idiritti veramente sovrani di far guerra e pace con tutte le genti non cristianee d'arrestare e ricondurre in Europa ogni suddito britannico che ponesse piedein India senza loro licenza; e donò loro inoltre l'isoletta di Bombayche unainfante di Portogallo avevagli recata in dote. Per tal guisa erano poste lefondamenta dei tre governi di CalcuttaMadras e Bombay.

Se non chepoco di poiavendo essi preso a cozzare col «Nabob» o viceré del Bengalanon solo furonocacciati dalle rive del Gange; ma il sultano Aurengzeb comandò di cacciarli datutti i suoi dominii. Due loro inviatiWildon e Navarvennero tosto aprostrarsi appiè del suo tronocon una fune intorno alle mani e alla cinturaconfessando d'aver peccato e implorando perdono. - Certo l'irresistibile Mogolonell'atto che compartiva loro la sua clemenzanon pensava che fra cento anni isupplichevoli stranieri avrebbero signoreggiato con vittoriose armi tutti i suoiregni.

Fin da quel tempo idirettori della Compagnia mostrarono qualche ambizione di trapassare dalcommercio ai conquisti di terre. - «L'incremento della nostra renditaterritoriale» essi scrivevano «deve essere oggetto delle nostre cure al paridel commercio. Senza di essa non saremmo più che un numero più o meno grandedi mercanti.» Colsero essi l'occasione che li abitanti si levarono a tumultocontro il «nabob»e affettando di parteggiare per luigli chiesero tostolicenza di premunirsi contro la vendetta dei ribelli. E inalzarono una fortezzaa Calcutta sul basso Gange; e intorno a quel povero villaggio impetrarono poidal figlio d'Aurengzeb una lista di terralunga un miglio e larga treprimoloro dominiosul quale fondarono una città che ora annovera seicento milaabitanti.

Intanto la Camera deiCommuniche aveva già trasferito a Guglielmo d'Orange l'antica corona delliStuardie temeva che le ricchezze della Compagnia divenissero strumento diregali influenzecominciò a mormorare contro quel privilegio d'esclusivocommerciorichiamandosi al naturale diritto d'ogni uomo di comprare e venderenon meno in India che in Europa. All'ombra di quella opposizione venneformandosi un'altra Compagniache tentò soppiantare e diffamare laprimogenita; ma il vicendevole interesse le riunì poco stante in una solasotto nuovo privilegio (1708). Tutta quella prima età della Compagniabenchétratto tratto ella gettasse qualche scintilla bellicosafu d'indole mercantile.Le tre presidenze erano veramente tre case di traffico; i suoi agenti sidividevano in allievi o scrivani («writers»)che cominciando la carriera asedici anni incircadopo cinque anni di servigio divenivano fattori («factors»)e dopo tre anni mercanti («merchants»); fra i mercanti anziani si sceglievanoi tre presidenti e i loro consiglieri. Le milizieche scortavano in terra e inmare i convogli e i depositierano in parte d'Europeiin parte di «topassi»ossia misticci portoghesiin parte di «sepoi» nativiche portando dapprimasciabola e scudoe seguendo capitani di loro nazionea poco a poco siavvezzarono alla disciplina e alle armi delli Europei. Ma tutta la forzadell'istituzione era nel rigido legame con cui fin da principio tutti liimpiegati furono avvinti alla Compagniasottoponendosi con giuramento e grossasicurtà e gravi multe a compiere fedelmente ogni comandoa non tollerar cosache pregiudicasse alla societàa recarsi dovunque fosse ingiunto. Ai soligiurati era permesso metter piedi in Indiaesclusi perfino i missionarii dellareligione anglicana. Era poca gentee sparsa a smisurate distanzema retta dauna sola mente e da una sola volontà; principio inestimabile di potenza fra unapopolazione tutta smembrata da insanabili avversioni.

 

Il francese Labourdonnaisaveva tolto alli Inglesi Madras; e sembrava insultare al sovrano mogolocheaveva concesso quel porto alli Inglesicome aveva concesso ai Francesi Pondichéry.Venne adunque il figlio del «nabob» del Carnatico con diecimila uomini ascacciare da Madras li indocili stranieri; ma quattrocento Francesi losorpresero nel suo campolo incalzaronolo disfecero. - La pace d'Aquisgranarese bensì Madras alli Inglesi (1749); ma la debolezza delle armi mogole erasvelata; le milizie europeetrapassate colla pace al soldo dei principiindigenidivennero formidabile strumento delle loro discordiee sotto le loroinsegne continuarono a contendersi il dominio delle imbelli provincie. Ilfrancese Dupleixgovernatore di Pondichéryfu il primo ad avvedersi ch'eraquella una rapida via di conquista. Una mano francese sul campo d'Amboorrovesciò morto dal suo elefante il vicerè del Deccan; il suo rivale vittoriosocreò lo stesso Dupleix «nabob» del Carnaticoregione eguale in ampiezza allaFranciae gli conferì il diritto di riscuotervi tutti i tributi. Il franceseBussy divenne arbitro alla corte del Nizam; viaggiava sopra un elefantefastosamente addobbato; accoglieva i principi indiani sotto ampia tendaaccerchiata di guardie come una dimora di sultano; alimentava le sue milizie colreddito di quattro provincie. Ma sotto il governo del vanitoso Lally tuttoquell'improviso edificio si sfasciò. Lally richiamò Bussy dal Deccan; perdettein pochi mesi tutti i porti e le fortezze; e finalmente tornato in Franciaespiòli errori suoi sotto la scure del carnefice (1761). Restarono però ancorasparsi per la penisola varii conduttieri francesifra i quali Boigne presso iMarattiRaymond presso il Nizam; e Perron potentissimo presso lo stesso GranMogoloche gli diede in feudale assegno tutta la regione fra il Gange e laJumna. Ma quei venturieri non erano collegati fra loro da una mano di ferrocome i satelliti della Compagnia inglese.

Tutta la conquistabritannica fu l'opera di soli ottantotto anni.[19]Essa cominciò il 20 dicembre 1757 colla cessione del circondario di Calcutta (i24 «pergunnahs»). Il primo conquistatore fu Clivefattosi soldato volontarioda scrivano ch'egli era alla sua venuta. Colla vittoria di Plassey egli procacciòalla Compagnia nei tre vasti regni di BengalaOrissa e Behar la «divania»cioè il diritto di riscuotere il tributo dalli agricultori; il che involgevatutto l'esercizio di quella barbarica sovranità sopra 40 millioni di popolo(1765). Warren-Hastingsaltro figlio della fortunavi aggiunse il regno diBenaresprisca sede della sapienza braminica; e diede forma stabile al governo.Ma in Inghilterra quelle repentine ed ampie conquiste parvero odiose violenzeminaccevoli alle patrie libertà per le corruttrici influenze che introducevanoper il repentino disequilibrio nei poteri dello Statoper quell'innaturaleinnesto d'una autorità più che regia in una ditta mercantile; laonde Clive eWarren-Hastings furono tratti vituperosamente in giudiciobersagli alleinvettive d'ardenti accusatori. Pitt e Foxin tutto discordiconsentirono soloin questod'interdire ai governatori dell'India ogni ostilità non solomaperfino ogni novella alleanza. Il governo venne affidato a lord Cornwallischeil signorile suo stato e i mansueti costumi rendevano alieno da ogni avaropensamento. Ma egli puretrovatosi a fronte di Tippoosuccessore delvaloroso Hyder sul trono di Mysorefu travolto nel vortice della conquistafinìcol togliergli gran parte del vasto suo regno (1792). Sotto lord Wellesley siriaccese la guerra con Tippoonuovo Annibale che indarno cercava nemiciall'Inghilterra in Asia e in Europa. Egli sollecitava i soccorsi del conduttoredelli AfganiZemaounscrivendogli: «Piaccia a Dio che la nostra sciabolasgombri l'India da codeste immonde tribù»; e nel tempo stesso chiamava sorellala republica francese nemica dell'Inghilterra; s'intitolava il cittadinosultano Tippoo; inarborava inanzi alla sua regia il tricolore e il berretto;invocava le armi di Bonaparteche gli scrisse dall'Egitto: «Io vengo sul MarRosso con un esercito innumerevoleinvincibile; accorro impaziente di liberartidalla ferrea mano dell'Inghilterra». Ma la promessa fu indarno; la Franciaassorta in una lutta mortale obliò quella remota penisoladove un pugnod'uomini avrebbe bastato a farsi centro di formidabili resistenzee dove il suonome sonava ancora nella memoria dei popoli. Wellesley fece espugnareSeringapatam; il sultano lasciò la vita su la breccia della sua città;Wellesley sgominò la federazione dei Maratti (1803)che spargeva le rapaci suecavallerie per tutta la penisolae che nella decadenza dei Maomettani parevapromettere all'India un nuovo regno dei prischi suoi figli. Sotto Wellesleyprevalse il principio primamente additato da Dupleix di collocar milizie europeeal soldo dei principi indigenii quali divisi da odii funestiaccerchiati diribellionisperavano abbagliare i popoli col fulgore di quelle armi stranieree prodigavano ai loro conduttieri in via di stipendio i tributi e i governidelle provinciepaghi d'assicurarsi una vita impunefra le atrocità deipatiboli e le lascivie dei serragli. I popolioppressi in nome della leggedepredati dalle orde predabonde dei Marattidei Pindarridei GurchideiSeichidei Birmanidelli Afganiinvocavano una mano forte che difendessedalle fiamme le paglie dei loro tuguriie concedesse loro di languire infamelica pace. Sotto lord Minto i bellicosi Rageputila più nobile dellestirpi indianeerano a tale estremo di disperazioneche protestavano «esservisempre stato nell'India un potere supremoal quale si sottomettevanovolontariamente i minori Stati per avere un patrocinio; e la Gran-Bretagnacomequella ch'erasi posta in luogo e stato dell'antica potenza tutelareessertenuta a proteggere il debole e il pacifico». - «Li Inglesi sbarcando in India»dice il barone di Penhoën «vedevano un solo interesseil commercio; un solfinela pace. Ma guerra nasce da guerraconquista s'aggiunge a conquista.Appena varcato il circondario di Calcutta e di Madrasla suprema cura loro fuquella di non abbracciare troppo vasto dominio; eppure una irresistibil forza lispinseli trasseli rapì oltre il prefisso confine . . . i principidell'Oriente coll'indole loro improvida e puerilenon potevano senzainfrangersi cozzare col duro e pertinace Britanno. Erano come cristallo che urtanel bronzo.»[20]

 

Istrumenti alla conquistafurono li stessi «sepoi»o soldati indiani di qualunque cultobramistibuddistiparsiseichimaomettaniisraelitima sempre condutti edisciplinati da ufficiali britanni. Primo ordinatore di quelle milizie ful'impiegato civile Haliburtonnel tempo che Labourdonnais assediava Madras. Isepoi sono uomini obedientifedelirare volte disertoriinfaticabili incamminomirabilmente sobriitaciturni; robusti della persona in alcune castema più spesso esili per effetto del vivere troppo parco e del frequentedigiuno; rassegnati sotto la grandine delle artiglieriema poco atti allebattaglie di mano; valorosise i capitani sanno cattivare la loro fiducia;caparbii e indomitise il comando militare infrange e insulta le tradizionidella casta; e ciò che torna a lode loro e di tutta la nazionein mezzo aireggimenti inglesi intemperanti e violenti e disciplinati a forza di battitureessi sono per solenne legge (1833) affatto esenti d'ogni simil pena. Sonoarrolati per volontario patto; e hanno così largo stipendio che ogni fantetiene un vallettoogni cavaliere due; e tale è in quelli eserciti lamoltitudine dei cavallide' buoi da caricodei camelidelli elefantidellelettighedelli uominidelle donne e dei fanciulliche rammenta li antichieserciti di Serse. Presso ogni accampamento si aduna un operoso «bazar»cittàvagante ove il soldato trova ogni sorta d'artefici e di venditori. Dapprimaebbero proprii conduttieriaddestrati e diretti da qualche officiale che avessepiù inclinazione per loro e maggior pratica della loro lingua e dei loro usi.Nella prima riforma (1766) ogni migliaio d'uomini ebbe tre officiali europei; el'indigenofosse anche di stirpe regianon poté più oltrepassare il grado dicapitano. Nella seconda riforma (1782) si posero tre europei per ogni compagnia;e il capitano indigeno («subahdar») discese quasi alla condizione disottofficiale. Nella terza riforma (1796) ogni compagnia di sepoi ebbe tantiofficiali europeiquanti ne ha un reggimento inglese; e li officiali indigeniridutti al solo avanzamento d'anzianitàdivennero meri veteranie si diviserosempre più da ogni domestichezza coi loro comandanti. Nella stessa proporzionesi ammorzarono in essi li spiriti avventurosi e cavallereschi; e si resero piùrari fra loro i giovani delle caste più generose. Le fanterie sono per massimonumero di bramisti; la cavalleria regolare è piuttosto di culto maomettanomadi sangue indiano. I musulmani di vera stirpe turcaaraba o afgana hanno piùcaro di servire i principi di loro fede.

Frattanto in questoesercito indo-britannico duecento mila uomini vanno acquistando l'uso delle armieuropee; e in mezzo al sovvertimento delle antiche fortune e delle famigliebellicosestendono sopra tutta la superficie dell'India il primo tessuto d'unanuova società e d'una futura potenza. Se le plebicome men timorose dirinegare la castasono men lontane dalle credenze europeeesse per la minoreloro alterezza sono anche più vicine ad appropriarsi l'arte della nostramilizia. Certoi beni dell'opinione e i frutti della forza possono svolgersisolo nel corso delle generazioni; ma intanto è un aspetto sotto il quale ci fameraviglia che li scrittori non abbiano peranco considerata codesta istituzione.Tuttavia pare che né per lungo tempo al soldato indigeno basterà l'animod'affrontare sul campo i temuti Europeiné per lungo tempo gliene potràvenire il pensiero; poiché quei frammenti di caste avverse e di nemichereligioni non possono così presto fondersi in qualsiasi unità di fini e disperanze.

Il conte Warrennell'interessante racconto che fa d'una spedizionein cui prese parte contro unpiccolo principe del Malabarcosì si esprime: «Tutti gli officiali mieicommilitoni erano adunati sotto la suntuosa tenda della mensa commune; una mezzadozzina di servi ponevaattorno al tronco che sosteneva il padiglioneletavole di mogano per quattordici convitati. Una tovaglia damascata ne velò lalucida superficieche si coperse di bellissime argenteriedi coltelli diLondradi porcellane di Birminghamdi preziosi cristallidi tutti i vinieuropeidi candelabri di massiccio argento. Sopra altre tavolenell'altraparte della tenda che era disposta a salaerano sparsi come in gabinetto dilettura i giornali di Londrale rivisteuna carta dell'Indiauna carta delMysore. A poca distanzadue tende brune vampeggiavano come due fucine; icucinieri andavanovenivanoaffaccendatigrondanti sudore.Alle sette dellasera la tenda era splendidamente illuminatae sedevamo a un pranzo di treportatedi poche vivandema degne d'un Lucullo. Un elefante era destinato aportare la tenda communequattro cameli trasportavano la cucinal'apparato e ivini». - Erano allora in un'orrida forestaalla vigilia d'un combattimento.Alla mensa stessa si lesse l'ordine del giorno per il dimanie il nome delliofficiali che dovevano guidare l'avanguardia all'assalto d'una disastrosa gola.- «Ci scambiammo attraverso alla mensa affettuose strette di manocon quelvoto d'amiciziaDio vi salvi. Poi ciascuno si accostò al più dilettoamicoe i discorsi si volsero in sommesso sussurro. - Verso le noveunbrindisi all'onore della bandiera; e dopo brevi parole del colonnelloche sirallegrava della fausta occasione offerta al nostro valoretutti ci ritirammo.»

Ben diversa è la scena cheoffrono nel loro campo i «sepoi». Quivi si vedono talora tre o quattro milacapanne fatte di stuoie sostenute con pali e schierate in bella ordinanza. Ognisoldato ha la sua capannaha per letto una rete tesa sopra un telaioun vasodi rame per le abluzioniuna cesta per le vestimenta e due o tre piattelli diterra. La milizia è il solo stato ove tutte le caste possano convivere senzasacrilegio; il paria può stare a lato del più vanitoso bramino; epperò l'arrolamentoè un favoree il congedo una pena; e sotto le armimusulmani e bramistivivono senz'odii. Ma non hanno socievolezza; non vanno insieme a diporto come isoldati europei; nessuna amicizia tra quelli pure della medesima casta; nessunsollazzo che abbrevii tra compagni la noia del giorno. Ogni uomo sta nel suotugurio; mangia e fuma solitario; esce soltanto la mattina e la sera per fare lesue devozioni. Passate le ore d'eserciziocioè le sette della matinanessunos'avvedrebbe d'essere in un campo di soldati; ognuno sveste l'uniformee vacome l'altra plebenudo le gambe e il bustocolla callotta indiana in capo. -Se l'unione è la forzae l'arte della potenza è l'arte della concordiabensi potrebbe ad insegna della nazione indiana e della sua debolezza additarel'appartato tugurio e il piattello di terra; e ad insegna dell'unità e potenzabritannicail fraterno e vasto padiglionee l'elefante che porta sul dorso laponderosa e lucida mensa.

L'esercito indo-britanniconel 1830 contava solo 224 mila uomininumero che in Europa appena parrebbeproporzionato ad un regno dieci volte minore[21]non ad un imperio di 158 millionicome l'indostanicopari in popolazioneall'Inghilterraalla Franciaall'Austriaalla Russia insieme unite. Fraquesti soldatili Europei non erano più di trentamila; e nel 1842 ladisastrosa guerra delli Afgani ve ne chiamò altri diecisettemila!

La spesa tocca 240millionich'è poco men della metà del reddito territoriale. Ciòavviene perché le paghe sono assai maggiori che in Europae in tal misurachedopo pochi anni di milizia sotto quel cielo insalubreognuno possa mettere inserbo quanto basti a rendere tranquillo e agiato il resto della vita.[22]

 

La superficie dell'Indiaoltrepassa un millione di miglia inglesi (2814000 chil. q.); sarebbe più dicinque volte la Franciapiù di dieci volte l'Italiacentotrenta volte laLombardia.[23]Amministrata come la Francia e come la Lombardiale sue finanzedovrebbero pertanto versare cinque mila millioni di franchi. Oral'amministrazione britannica colle più faticose esazioni appena ne ritrae ladecima parte. Nel triennio 1840-42 n'ebbe 531 millioni di franchicompresi itributi dei principi vassalli. È vero bensì che questi ne ricavano altreimposte per sé medesimi; ma posseggono solo un terzo della popolazionee leterre più montuose e meno feconde.

Eppure non solo in India lefamiglie opulente sono assai rarema non ostante il cielo mite e i minoribisogni e la sobrietà naturale dei popoli e le religiose astinenzeil poveroin India è poverissimo. Egli vive seminudo in un tugurioe ogni estate rapisceal suo campo il riso immaturo per cavarsi la fameappunto come l'Irlandesechevive parimenti in un tugurioe rapisce allo squallido suo campo le immaturepatate. Essendo i due paesi alli opposti estremi d'oriente e occidentedimezzodì e settentrionecon nessuna particolare communanza di stirpe o direligionee solamente amministrati dalla stessa manobisogna pure inferirneche la nazione britannicala prima di tutte in molte cosenon sia per certo laprima nell'arte della pubblica amministrazione.

È questo un effettonaturale al principio del governo britannicoil quale si risolve in unacontinua transazione d'interessi. Il legislatore vi è sempre chiamato aparlare come uomo di parte; il possidente propone la legge del pane caroe il manifattore propone quella del buon mercato; se quegli non si crede indebito di provedere allo sconcerto delle manifatturequesti non ha incarico diriparare alla ruina delli agricultori. I deliberanti non accondiscendono allaragionema cedono alla necessitàquando l'avversa potenza si è fattaimperiosa e irresistibile. Il punto di transazione si determina a forza di voti;tutti li interessi che non hanno votoche non hanno rappresentanterimangonofuori della legge. Quindi un'estrema ineguaglianza di sortipoiché non v'èmano conciliatrice e paterna chiamata a contemperarle.

L'agricultura indiana nonha capitali; tutte le sue scorte consistono - nelle sementi- in pochi buoidestinati all'aratro e ai trasportied esclusi dal popolare alimento- e inalcuni canali d'irrigazione e stagni artificialicostruiti questi in gran partesotto il dominio musulmanoe ora negletti e ruinosi. Il contadino non puòavvicendare le coltivazioni; e un'agricultura che potrebbe abbracciare centinaiadi preziose produzionie barattarle colle grosse derrate delli altri climiècostretta a sopperire alla diretta sussistenza del contadinoe perciò asfruttare il suolo colla perpetua risaia. La coltivazione delli aromidelletinturedei colonialiè ristretta a scarsa misura; quella dell'indigo èsostenuta da capitali stranieriche ne hanno tutto il rischio e il vantaggio;quelle dell'opio e del tabacco sono privative della Compagnia. E più d'un terzodella terra è ancora ingombro di palustri boscaglie («jungles»)ricovero ditigri e serpenti.

Abbiamo veduto come sottoil regime braminico il contadino dovesse contribuire un quarto delprodutto lordoossia quasi tutto ciò che gli rimanevadetratte le spese dicoltivazione e quelle d'un povero alimento. La conquista musulmana conservò ilfunesto principio ed esagerò la misura fino alla metà; e quindi emunseogni avanzo che potesse prender forma di capitalee aiutare la feracità delterreno. L'amministrazione britannica cominciò sotto Clive coll'eserciziodell'esattoria musulmana del Bengala. La riscossione dei tributi costituìdunque il primo impianto di quel governo; e tutto il successivo sviluppo preseforma da quell'infausto germe. Nessuna providenza fu presa per fomentare laproduzionee dare aumento al capitale e forza all'agricultore; tutto mirò asemplificare e sollecitare l'esazione. E per rimovere ogni ostacolol'esattorerimase anche il giudice e il protettore di quelli stessi che doveva escutere espesso espropriare. È il principio medesimo che divorò l'imperio romano el'antica civiltà italica.[24]Il numero dei magistrati è sproporzionato alla vastità del paese e allamoltitudine dei popoli; un solo stranieroper lo più inesperto per etàignaro per linguadeve sedere amministratore e giudice d'un millione di uominisopra una superficie di tre o quattro mila miglia. La legge mirò piuttosto aprocacciare al magistrato l'occasione di raccogliere un patrimonio che non afornire d'un magistrato il paese. Questa misera ansietà di pronto lucro privatoè il principio che isterilisce in sì ricco paese le publiche finanze; e fa sìche si estorcano a stento cinquecento millioni da una moltitudine miserabilequando si potrebbe mieterne cinque mila da una prosperevol nazione. Un altroprincipio più perniciosoe commune a tutta l'Asiaè quello di commisurarel'imposta al produttodimodoché ogni sforzo d'industria trae con sé la suamulta. Il riparo a questo male sta nel principio dello stabile censimentolombardoche assicura una comparativa esenzione ad ogni ulterior fatto dellaprivata attività.[25]Ma ogni più sottile e saggio avvedimento tornerà sempre inutile là dove mancaall'agricultura il primo suo fondamentocioè il diritto di piena e liberaproprietàe dove una finanza impaziente assorbe il capitale mano mano che siva formandoe non ne attende con savia pazienza l'indiretto riflusso.

Nell'angusto confinecheomai ci avvediamo d'aver superatonon si può tessere tutta la dolorosa istoriadella ruina dei «zemindari» e delle altre più doviziose famiglie dell'India.- In ottant'anni tuttociò ch'era al disopra del povero contadino andò incontinuo decadimento. I gradi della milizia si limitarono a quello di capitano oben piuttosto di sergente; le più splendide cortiquella fra tuttesplendidissima del Gran Mogolsi ridussero alle tenebre e al silenzio; le castesacerdotali e armigere giaciono nella polve della povertàcome pietre d'unedificio atterrato. Dietro alle famiglie principesche vennero meno tutte le artiche sopperivano al fasto della famiglie e alla magnificenza delle cittàallosplendore dei templi e dei sacrificii. Il rozzo telaioch'era passato da padrein figlio per centinaia d'anninon poté resistere alla rivale industria d'unpopolo nuovoche con improvida avidità dettò le tariffe a diretto vantaggiod'un'isola remota. Dove l'agricultura languee l'industria muoree le famigliedoviziose discendono nella voragine della miseriail commercio si estingue; lepopolazioni non conoscono altre derrate che quelle del più vicino campo. Einfatti tutta l'esportazione di cento millioni di popolo nel 1835 fu di soli 56millioni di franchi. Trent'anni addietroquando lo Stato indo-britannicocontava appena 37 millioni di popolol'esporatzione era stata di 62 millioni. Equesto decremento è più grave nelle manifatturele quali allora siesportarono pel valsente di 30 millionimentre ora una popolazione tre voltemaggiore ne esporta solo per 11 millioni.[26]Né con ciò l'industria britannica si assicurò un verace lucro; poiché ilsuddito indiano nella sua povertà non compra merci inglesi se non per 60millioniossia nell'esigua ragione di 60 centesimi per capomentre il colonodelle Antille è avventore del mercato inglese in ragione di cento e piùfranchi per capo.

 

Quali sono i prossimidestini dell'imperio indo-britannico? - A noi pare che intorno a ciò liscrittori si divaghino troppo in vane congetture. Al tempo di Warren-Hastingsquando l'imperio nascevagià parlavasi della sua caduta; e oggidì eziandio sene parla; eppur si move; e sotto i nostri occhi invase tutta la valledell'Indocome sotto li occhi dei nostri padri invase tutta la valle del Gange.In questo medesimo istantesta per avviluppare quel valoroso e giovine popolodei Seichiche fu addestrato all'arme dai veterani di Napoleonecome i Marattilo erano dalli officiali delli antichi Borboni; e quel popolo fu pur dianzicommilitone alli Inglesi nella guerra delli Afganie nella semplice e bellicosasua fede poteva annunciarsi rinovatore dell'incadaverita nazione.[27]

Qual potenza succederà neldominio dell'India all'inglese? Cent'anni or sonoquando il sagace Dupleixdiveniva «nabob» del Carnaticoe il fastoso Bussy abbagliava la corte diHyderabad e diroccava le avite fortezze dei Poligarie tutta la penisola erapiena d'armi francesie l'Inghilterraper nulla presaga delli imminenti suoidestinilasciava l'impresa di darle un esercito e un imperio allo scrivanoHaliburton e allo scrivano Clive; nessuno avrebbe potuto imaginare ciò chevediamo oggidì. - Li scrittori sciolgono il quesito sul mappamondocalcolandoquale sia la nazione europea materialmente più vicina all'India. Ma la nazioneche frattanto regna nell'India è l'inglesech'è pur di tutte la più lontana.Non è dunque una dimanda questa che si scioglie sul mappamondo e a forza dicompasso. Prima dell'Inghilterra il regno dell'India pareva destinato allaFranciae prima d'essa all'Olandae prima ancora al Portogallo. E così lafortuna cieca andò cercando i suoi favoriti di lido in lidoe sempre benlontano dall'Asia; e forse un giorno potrebbe cercarli al di là dell'Atlantico.Il dominio dell'India seguirà il dominio dei mari.

Tutti li scrittori ripetonoche i due colossi europeiil britannico e lo slavosi vanno sempre piùavvicinandoche debbono un dì cozzare su l'altipiano dell'Asiae che già leproduzioni delle due industrie si contendono li appartati bazari di Chiva eSamarcanda. - Per ciò che riguarda un combattimento fra le due industrieessosarebbe ancora troppo inegualee non è cosa da ragionarsene per tutto questosecolo XIX. E per ciò che riguarda i continui passi verso l'Orientenoteremosolo che nel 1717 Bekewitch entrava con un esercito in Chivamentre nel 1839Perowski con dieci mila camelie coi soldati in pelliccia e maschera di panno eocchiali di crinerimase a mezza via. Nel 1722 la Russia aveva un piede amezzodì del Caspiomentre oggidì combatte ancora sul Caucaso. Al contrario liInglesi in meno di cento anni tramutarono tre piccole fattorie in un vastissimoimperio.

Pare che li Inglesi debbanola prodigiosa loro conquista al semplice fattochedurante il regno di LuigiXVI e nelle agitazioni che poi seguironoessi rimasero nell'India soli.La vittoria apparteneva sempre a un pugno d'Europeimentre un altro pugnod'Europei nelli opposti eserciti avrebbe ristabilito l'equilibrio. Un piùefficace strumento di conquiste fu la destrezza dei residenti e l'arte ditessere alleanze colle corrotte e perverse corti indigene; ed essa pure avrebbepotuto facilmente contrariarsi ed elidersi dall'arte eguale d'altra qualsiasipotenza. Oraquesta pugna dell'arte coll'artese mancò in Indianon mancheràin Turchiain Persiain Afganiain Bocaria. Codeste regioni profondamentemusulmane rappresentano in Asia ciò che sono la Germania e la Francia inEuropacioè nazioni stabilmente armate che frapposte ai due colossinelconservare l'equilibrio della pace e della guerradifendono la propria libertà.

Le grandi nazioni musulmanenon sono una flessibile materia di conquista. Li Inglesi sudano in Afgania e inArabiacome i Francesi in Algeriacome i Russi in Circassia e Chirghizia. LiStatidove l'islamismo è fede di popolosono ben diversi da quelli dove essotiranneggia popoli cristiani o bramistinoncuranti di mutazione e forsedesiderosi. Attraverso a quella zona di genti bellicose e sprezzatrici d'ognicosa stranierail passaggioquando pure fosse facile ad aprirsinon sarebbefacile a tenersi con sicurezza aperto. Nessuno potrà consigliare a un esercitorusso di sprofondarsi nel mezzodìlasciandosi alle spalle quella colluvie digenti inospiterette da incerti dominiivolubili nelle alleanzenecessariamente nemiche di chi vinceinette forse a sostenere un'ordinatabattagliama sempre redivive nella dispersione della sconfitta. L'ardua impresanon è tanto quella di sorprendere una volta la via dell'India con un veloceesercitoquanto di fondare una stabile base d'armi su le barbare e alpestri suefrontieree una via larga e libera per tornarvi ogni annoe rinovellarvi glieserciti esausti dal climae alimentarvi coll'oro e col ferro un lungocombattimentoil combattimento delli Scipioni in Ispagna. Altro è turbare ildominio dell'India all'Inghilterraaltro è collocarsi in suo luogo.

Ma il campo della politicanon può essere il nostro. Noi più che a questa fugace fortuna delle conquistedobbiamo rivolgere i nostri pensieri all'interna istoria delle umane stirpialle tenaci loro tradizionial lento cammino della civiltàche nellosvolgersi serba sempre vestigio in ogni nazione della primitiva sua forma.Il principio dell'intelligenza nazionale delli Indiani è nella dottrina dell'enteossia nel panteismo; il suo principio religioso è la santificazione per mezzodei riti e delle penitenze; il suo principio sociale è la casta; il suoprincipio amministrativo è un'agricultura per conto communale; l'individuo èsempre assorbito nel vasto vortice di un'esistenza che non gli appartiene; eglinon è conscio a sé della sua libertàquasi appena della sua volontà; nessunmoto spontaneo d'emancipazioninemmeno sotto l'urto della convivenza straniera.

Qual è l'effetto che ladominazione britannica apporterà in questo antico fondamento della civiltàindiana? La Compagnia fin dal suo nascere represse l'immigrazione del popolobritannicocontrariò perfino le imprese dei missionarii; essa vi fa passaresuccessivamente le sue generazioni di magistrati e di militaricheraccolta laconcessa misura di peculioritornano pallidi ed esausti a ruminarlo in senoalla fredda patria. La loro progenie non regge al clima; i figli dei reggimenticadono sul limitare della gioventù; le discendenze miste si smarriscono nelmare della popolazione e nella prevalenza dei costumi nativi. Poche migliaiad'Inglesi sempre rinovellate governano centocinquanta millioni d'uomini quasicon mano invisibile; un uomo è il giudice d'un millione di uomini. Se domanicodesta mano misteriosa si contraesses'inaridissericadrebbero di nuovo ipopoli sotto quelle vetustissime influenze che li tennero servi per tantegenerazioni? oppure dal fondo delli animi si svolgerebbe quel senso di liberavolontà che noi crediamo ingenito ad ogni umana natura? Ora tutto il giudiciosul merito del governo britannico nell'India si risolve in questo: in qualestato lascerebbe egli il popolo indiano? Lo tornerebbe nelle mani stesse che loabbandonarono all'Inghilterra? Lo tornerebbe in balia delle caste antiche? od'una famiglia mogola o afgana? o d'una potenza maritima? o d'una federazione diMarattio d'un'orda di ladroni Pindarri? V'è uomo in Europa che possa far votoche risurga l'antico Stato nell'isola di Ceilan? Sono pochi anni (1800) chel'ambasciatore inglese vide i nobili di quella infelice terra baciar la polveprosternati a piè del trono; vide un vecchio ministro dalla bianca barba recarei comandi del recamminando lungo la paretecarpone come un cane; e nel 1814quando le armi britanniche atterrarono quel mostruoso poterela sposa d'unministro ribellemadre di cinque figlifu condannata a vederseli decapitareinanzie a pestarne di sua mano in un mortaio le recise teste. - Se sotto ildominio britannico il panteismo e la casta e la schiavitù del serraglio e dellacommunità dovessero cedere alla libera convivenzaalla libera proprietàallascienza esperimentalese tanti millioni d'intelligenze dovessero aggregarsifinalmente alla nobile federazione dell'umana dignità e spontaneitàchipotrebbe mai dimandar conto all'Inghilterra d'un po' di stipendio lucrato da'suoi cadetti nel decorso d'una sì benefica trasformazione? Ma l'Inghilterraseda una parte spegne i roghi delle vedoveed estermina le scellerate bande deiPindarri e dei Fansigaridall'altra essa rattiene i suoi missionariieprotegge nei collegi di Benares la trasmissione d'una scienza mendaced'un'illimitata rassegnazioned'una morale avvelenata.

Tuttavia la forza ciecadelli avvenimenti puòcontro il voto delli stessi dominatoripreparare unaltro corso d'opinioni e di fatti. Il germe dell'emancipazione nell'India allignòda quel giorno che lo schiavo del bramino poté divenir principee concedere alsuo padrone d'essergli servo. Holkar e Scindiahvalorosi capitani dei Marattierano di stirpe sudranati contadini e pastorie pare che ponessero diletto aumiliare le superbe discendenze dei Rageputi e dei Poligari. La principessaAhaliache fu loro eredeannunciò per la prima volta nell'Indial'emancipazione del suo sesso; e regnò più colle mansuete sue virtù che collecrudeli armi della sua gente. La divisione delle caste sarà dunque perpetuaora che l'opulenza e la povertà ne confondono in tante maniere i destini? Perchémai da quella fonte stessa da cui li antichi Buddisti e Giaini e i moderniSeichi trassero quelle ardenti opinioni con cui combattere l'interdetto dellecastenon potranno scaturire altre più vittoriose dottrinele quali tragganoi popoli dal reclusi ovili delle communie li colleghino in una nazionefraternae infondano loro la coscienza della libera volontà e della liberaragione? - Allora solamente la conquista britannica potrà essere giudicata dalgenere umano.



[1] Vedi: Notizie naturali ecivili su la LombardiaMilanoBernardoni1844.

[2]«Regionem quoque in qua nata est et cujus imperio eam praefecitHerculesPandaeam a filiae nomine appellatam . . . Margaritas . . . exuniverso mari versus Indiam colligi jussissequibus filia ejus ornaretur»Arrian. Ind.VIII79.

[3]«Liber . . . regem Indis praefecit Spartembam . . . rerumbacchicarum peritissimum . . . A Baccho ad Sandracottum Indi regesnumerabant LIII». Arr. IX9.

[4]«Signa et statuas ex disciplina e medio sustulisse . . .»Diog.Laert.I.

[5] «Clearchus . . .Gymnosophistas a magis fluxisse asseverat . . .»Diog. Laert. I.

[6] «Aderbeidjan fortassisMagorum brahmanorum et samanorum patria et origo . . .»P. PaulinDeantiquitateetc.

[7] «Indi itaque in Deorumsuorum ornatu cum veteribus Medis conveniunt . . .»P. Paulin.Mus.Borg.

[8] «Omnibus pictoribusfusoribus et sculptoribus lege cautum estne simulacra vendantpriusquamea sacerdotis examini subjicianturut ab eo approventur et lustrali aquaconsecrentur . . .»P. PaulinSyst. brachman.p. 252.

[9] «Coniugia inter hosordines promiscua fieri nefas est . . . neque ex uno genere in aliudtransire. Hoc tantum permittitursophistam ex quocumque genere fieri»Arrian.XIII.

[10] «Elles croient accomplirun rite ou un sacrifice agréable à l'idole dont elles desservent l'autelet devant lequel elles viennent danser tour à tour; aussi ne setrouvent-elles point malheureuseset ne sont-elles point méprisées. LesHindous même des meilleurs castesvoueront quelquesfois dans les momentsd'épreuve une fille à l'idole. -Plus généralement elles sont choisiesdans une certaine caste spécialmement vouée à Kalila Vénus indienne»C. WarrenI379.

[11] WarrenI386.

[12] «Neque ullum omninoIndum servum esse»Arrian.XI8.

[13] PenhoënL'IndeI71.

[14] Vedi le opere di Cousin.

[15] «Hi solum bellicas resadministrant . . . Alii equos curant atque arma extergent et elephantosducuntet currus instruunt et gubernant . . . Quum bellandum estbellant;constituta autem pace jucundam atque alacrem vitam ducunttantumquestipendii eis ex publico datur ut ex eo etiam alios commode alere possint»Arr.XIII2.

[16] PenhoënL'Indeetc.vol. II108.

[17] PenhoënL'Indevol. II138.

[18] PenhoënL'Indevol. II178.

[19] Alla fine del 1845cominciò la breve guerra coi Seichi che compié il disarmamento dell'India.

[20] L'Indeetc.Vol.IPrefaz.

[21] La Russia registra unsoldato sopra 57 animela Francia sopra 76 e l'India sopra 600.

[22] Li stipendii d'uncapitano in India vanno dai 10 ai 16 mila franchi; tremila gli bastano a undecoroso sostentamento.

[23] Secondo Maccullochsarebbe maggiore d'un quartoe conterrebbe miglia inglesi 1240000. V. Dict.of Comm.

[24] Vedi: Notizie naturalie civili su la LombardiaMilanoBernardoniVol. Ip. XLV.

[25] Id.p. XCV.

[26] WarrenVol. IIp. 192.

[27] Queste parole eranopublicate nel principio del 1845prima che si accendesse la breve esanguinosa guerra che terminò colla caduta dei Seichi.