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Antonio Labriola

Discorrendo di socialismo e di filosofia




Avvertenza alla seconda edizione.

Ich bin des trocknen Tons nun satt
Muss wieder recht den Teufel spielen.

Mi parrebbe di far cosa poco men che assurda, se premettessi alla stampa di queste lettere delle parole di introduzione.
Perché vengano alla luce, nella forma di un volumetto, è spiegato nell'ultima.
Noto qui soltanto, che queste pagine recano un qualche complemento, e aggiungono una certa chiarezza ai miei due saggi intitolati: In memoria del Manifesto dei comunisti [2° ed., Roma 1895]; e Del materialismo storico, Dilucidazione preliminare [Roma 1896].
A quei due saggi io portai qualche lieve correzione, e feci qualche piccola aggiunta, ma solo in pochi punti, nella edizione francese apparsa quest'anno. [Questa contiene in più dell'originale la riproduzione integrale del testo del Manifesto.] Eccone il titolo: Essais sur la conception matérialiste de l'histoire, par Antonio Labriola; avec préface de G. Sorel, Paris 1897, chez V. Giard et E. Brière.

Con così breve Avvertenza apparve - e precisamente il 6 dicembre 1897 - la prima edizione italiana di questa raccolta di lettereche ora io ristampo con alcune modificazioni nel testo e nelle noteche son quasi tutte ripigliate dall'edizione francese venuta fuori nel 1899.
Se non chetra quelle due edizionie ossia tra il 1897 e il 1899accadde che il signor Sorelal quale queste lettere furono indirizzatee il mio amico Croce che m'incoraggiò a pubblicarleportassero di tali critiche alle dottrine del materialismo storicoche io mi credetti in obbligo di risponder loro con le aggiunte che introdussicosì in fine come in principiodell'edizione francese appunto. Quelle aggiunte ora io riporto qui in Appendice (I e II).

Roma30 maggio 1902.



I.
Roma20 aprile '97
Caro signor Sorel

da un pezzo vo pensando d'intrattenermi con voi in una specie di conversazione per iscritto.
Sarà questo il modo miglioree il più acconcioonde io v'attesti la mia gratitudine per la Prefazionedella quale mi avete onorato. Va da séchecosì dicendoio non mi fermo con la mente a ricordare soltanto le parole cortesidelle quali mi siete stato prodigo con tanta profusione. A quelle parole io non potevo non risponder subitoe sdebitarmene nella forma della lettera privata. Né ora sarebbe più il casoche io mi andassi diffondendo con voi in complimenti; proprio in letterele qualio a voio a mepotrà parere più in là opportuno di pubblicare. Che varrebbedel restoche io venissi ora a far proteste di modestiaschermendomi dalle vostre lodi? Voi mi avete oramai costretto a rinunciare a tali sforzi. Che i miei due saggiappena rudimentalidi materialismo storico corrano in Francia nella forma di un quasi librociò è tutto merito vostro; per averli voi rnessi e prcsentati al pubblico in tale assisa. Non fu mai nelle inclinazioni mie di faire le livresecondo il senso che voi francesiammiratori e seguaci sempre della classicità letterariadate a cotesta espressione. Sono ioanzidi quelli i quali vedono in cotesto continuarsi del culto per la forma classica una specie d'impaccio - come sarebbe di un abito che mal s'attagli alla persona - alla espressione propriaadeguata e conveniente dei resultati del pensiero rigorosamente scientifico.
Passandodunquesopra a tutti i complimentiintendo di rifarmi su le cose che voi dite in quella Prefazione; e di tornarci su per discuterne liberamentesenza star proprio ad aver lì innanzi alla mente il disegno o il prospetto di una meditata monografia. Scelgo la forma delle lettereperché solo in queste un procedere interrottospezzato e a volte saltuarioche ritragga quasi quasi la conversazionenon par cosa impropria ed incongrua. Non me la sentireiin veritàdi scrivere tante dissertazionimemorie od articoliquanti ne occorrerebbe per rispondere alle molte domande che voi movetealle molte questioni che voi ponete a voi stessoin così breve giro di paginecome chi dubitando e dubbiosamente pensi.
Scrivendodirei quasicome vien vienenon intendo però di sottrarmi alle responsabilità di ciò che mi verrà di diree andrò dicendo; ma voglio come prosciogliermi dai doveri di prosa serrata e legatache son proprii del discorrere e del dissertare a tesi. Oramai non c'è dottorucolo al mondoil qualeper minuscolo che ei si sianon creda di monumentarsi innanzi ai presenti e innanzi ai posteriove riesca a consacrare in pesante opuscoloo in dotta ed involuta disquisizioneuno di quei tanti pensieri o di quelle tante osservazioniche nella viva conversazioneo nell'insegnamento che sia retto da indubbia virtuosità didatticatornan sempre di più intuitiva efficaciaper la naturale dialetticache è propria di chi sia in atto di cercare da séo d'insinuare per la prima volta negli altrila verità.
Ma giàsi sa: - in questa fin di secolotutta businesstutta faccendetutta affari e tutta merciil pensiero non si presta a circolar per il mondose non fissato e fermato anch'esso nella riverita forma di mercecui faccia compagnia la fattura del libraioe giri attornoda agile messaggera di sincerissime lodila onesta réclame editoriale. Forse nella società dell'avvenirein quella nella quale noi c'infuturiamo con le nostre speranzee assai più con certe illusioniche non sempre son frutto di una ben plasmata fantasiacresceranno a dismisurada parer legionegli uomini atti a discorrere con la divina gioia della ricerca e con l'eroico coraggio della veritàche ora ammiriamo in Platonein Brunoin Galileie si moltiplicheranno in infiniti esemplari i Diderot capaci di scrivere le profonde capestrerie di Jacques le fatalisteche per ora abbiamo la debolezza di credere insuperate. Nella società dell'avvenirenella quale l'ozioragionevolmente cresciuto per tuttidarà a tutticon le condizioni della libertài mezzi per civilizzarsile droit à la paresse - la felicissima trovata del nostro Lafargue - farà spuntare ad ogni angolo di strada dei perditempo di geniochecome il nostro maestro Socratesaranno operosissimi di operosità non messa a mercede. Ma ora... in questo mondonel quale solo i matti da manicomio hanno le traveggole del prossimo millenniomolti sfaccendati sfruttanocome per proprio diritto e professionela pubblica stima coi loro ozii letterarii... e lo stesso socialismo non può a meno di accogliere nel suo seno una discreta frottanon che di sfaccendatidi faccendoni e di faccendieri.
E cosìquasi celiandomi avvicino all'argomento.
Voi lamentate la poca diffusione che ha avuto fino ad ora in Francia la dottrina del materialismo storico. Anzi lamentateche a tale diffusione mettano ostacolo e oppongano resistenza i pregiudizii derivanti dalla boria nazionalele pretese letterarie di alcunil'albagia filosofica di altrila maledetta voglia del parere senza esseree da ultimopoilo scarso avviamento intellettualee i molti difetti che si riscontrano anche in certi socialisti. Ma tutte coteste cose non sono da considerare come dei meri accidenti! Vanitàorgogliodesiderio di parere senz'essereiomaniamegalomaniavoglia e smania di prevaleretutte queste ed altre passioni e virtù dell'uomo civile non son certo le bagattelle della vitaanzi assai più spesso possono parere come la sostanza e il nerbo di questa. Si sa che la chiesa non è riuscitail più delle voltea suggestionare gli animi cristiani ad umiltàse non facendo di questa nuovo titolo a novello e rincalzato orgoglio. E via... cotesto materialismo storico esigeda chi voglia consapevolmente e schiettamente professarlouna certa curiosa maniera di umiltà: checioè direnell'atto che ci sentiamo legati al corso delle cose umanee di questo studiamo le complicate linee e le tortuose piegheci tocchi pur di essere insiememente e medesimamentenon già rassegnati ed acquiescentima anzi operosi di conscia e ragionevole opera. Ma... venire al punto da confessare a noi stessiche il nostro proprio io individuoal quale ci sentiamo così strettamente legati da un ovvia e casalinga consuetudinesenza esser proprio una mera evanescenzaun nonnullacome parve agl'invasati teosofiper grande che esso si siao ci paiaè assai piccola cosa nel complicato ingranaggio dei meccanismi sociali: - ma doversi adattare alla persuasioneche i propositi o i conati subiettivi di ciascun di noi dànno quasi sempre di cozzo nelle resistenze dell'intricato intreccio della vitacosicchéo non lascian traccia di séo ne lasciano una affatto difforme dal primitivo intentoperché alterata e trasformata dalle condizioni concomitanti: - ma dover convenire di questo enunciatoche noi siamo come vissuti dalla storiae che il nostro contributo personale a questaper quanto indispensabileè sempre un dato minuscolo nell'incrocio delle forzeche si combinanocompletano ed elidono a vicenda: - ma tutte queste vedute sono una vera e propria seccaturaper tutti quelli che han bisogno di confinare l'universo intero nei termini della loro individua visuale! Dunque si serbi alla storia il privilegio degli eroiperché ai nani non sia tolta la fiducia di potersi mettere a cavallo delle proprie spalle per farsi vedere; anche quando essisecondo il detto di Jean Paulnon sian degni di arrivare all'altezza delle proprie ginocchia!
Edi fattinon si va a scuola da secoliper sentirsi a direche Giulio Cesare fondò l'imperoe Carlo Magno lo rifece; che Socrate quasi quasi inventò la logica; e Dantecosi a un di pressocreò la letteratura italiana? Gli è da assai poco tempoche alla immaginazione mitologica degli autori della storia s'è andata sostituendoe fino ad ora in modi non sempre precisila nozione prosaica del processo storico-sociale. La Rivoluzione Francese non l'han voluta e fattasecondo le varie versioni della inventiva letterariai varii santi della leggenda liberalesca; e santi di destrae santi di sinistrasanti girondini e santi giacobini? Tanto èche il signor Taine - del quale non ho mai capito comecon la poca rassegnazione che mostra alla cruda necessità dei fattisi dica che ei fosse un positivista - ha potuto spendere una parte non piccola del suo poderoso ingegno a dimostratecome chi scrivesse l'errata-corrige della storiache tutta quella bagarre potea anche non accadere. Per buona fortuna lorola più parte di cotesti vostri santi paesani si onorarono e si coronarono a vicendae a tempo debitodel dovuto martirio; ond'è che le regole della classicità tragica rimasero per essi gloriosamente intatte: - se nochi sa quanti imitatori di Saint-Just (uomo sommo per davvero) non sarebbero finiti fra i manutengoli del turpe Fouchée quanti complici di Danton (un grande uomo di stato mancato) non avrebbero contesa al Cambacérès la cancelleresca livreaquando altri molti non si fossero contentati di disputare all'avventuroso Drouete a quel bieco commediante del Tallieni modesti galloni del sottoprefetto.
Insommaaffannarsi ad occupare i primi posti è cosa di rito e di prammatica per tutti quellicheavendo imparato la storia di vecchio stiles'accordano ancora con quel retore di Cicerone nel proclamarla maestra della vita. E a ciò fare bisogna moraliser le socialisme. La morale non ha forse insegnato per secoliche bisogna rendere a ciascuno secondo il merito suo? Un tantino di paradiso non volete serbarcelo? - mi pare di sentire a dire; - e se anche s'ha da rinunciare al paradiso dei credenti e dei teologinon ci si ha da serbare un po' di pagana apoteosi in questo mondo? Non barattiamodunquetutta la morale degli onesti compensi: - almeno una buona poltronaod un palco di prima filanel teatro delle vanità!
Ed ecco perché le rivoluzioniper tante altre ragioni necessarie ed inevitabilianche per questo rispetto sono utili e desiderabili: perchéa guisa di grossa scopaspazzano dal terreno i primi occupantio per lo meno rendono l'aere più respirabilecome accade dei temporali per cresciuto ozono.
Non dite voi forsee assai giustamenteche tutta la questione pratica del socialismo (e per pratica intendetesenza alcun dubbioquella che piglia lume dai dati intellettuali di una coscienza rischiarata dal sapere teoretico) si riduce e compendia in questi tre punti: a) il proletariato ha esso di già raggiunta la coscienza chiara della sua esistenza come classe indivisibile? b) ha esso tanta forza da poter entrare in lotta con le altre classi? c) è esso in grado di rovesciareinsieme con la organizzazione capitalisticatutto il sistema della ideologia tradizionale?
E sta benissimo!
Ora il proletariato che arrivi a conoscere perspicuamente ciò che esso puòossia che s'avvii a saper volere ciò che può: - quel proletariatoinsommache si metta in carreggiata per riuscire a risolvere (qui uso il gergo un po' sciatto dei pubblicisti) la così detta questione socialequel proletariato dovrà proporsi di eliminarefra le altre forme di sfruttamento del prossimoeziandio questa della vanagloria e della presunzionee della singolare concorrenza che c'è tra coloroche s'inscrivono da sé sul libro d'oro dei benemeriti della umanità. Anche quel libro va messo in falòcon tanti altri che han titolo di libri del debito pubblico.
Ma per ora sarebbe opera vana il provarsi a fare intenderea tanti e tanti di costoroquesto principio schietto di etica comunistica: checioèla gratitudine e l'ammirazione conviene aspettarsele come doni spontanei dal prossimo nostro; - né molti di costoro si tratterrebbero dal mettere le mani avantiper sentirsi a ripeterein nome di Baruch Spinozache la virtù è premio a se stessa. En attendantdunqueche in una società migliore della nostra non rimangano altri oggetti all'ammirazione degli uominise non quelli degnissimi - che so dire? -per es.le linee del Partenonei quadri di Raffaelloi versi di Dante e di Goethee quanto di utiledi certodi definitivamente acquisito presenti la scienzanon ci è dato per ora d'impedire a quanti abbiano fiato da spenderee carta stampata da mettere in circolazionedi pavoneggiarsi in nome di tante e tante belle cose - umanitàgiustizia sociale e simili - e anche in nome del socialismocome accade specie a quelli che s'inscrivono da concorrenti a l'ordre pour le mérite e alla legion d'onoredella futurama non molto prossimarivoluzione proletaria. Figurarsi se costoro non dovessero subodorare nel materialismo storico la satira di tutte le loro vuote arroganze e futili ambizionie non avessero da avere in uggia questa nuova specie di panteismodal qualecon licenza parlandoè sparito - appunto perché esso è ultraprosaico - perfino il riverito nome di dio.

Una grave circostanza è qui da aggiungere. In tutte le parti dell'Europa civile gl'ingegni - veri o falsi che si siano - han molti e molti modi di occuparsi nei servizii dello statoe in tutto ciò che di proficuo e di onorifico può loro offrire la borghesia; la qualeper dir veronon è tanto prossima a tirar le cuoiacome si dànno ad intendere alcuni allegri facitori di strampalate profezie. Non è dunque da meravigliare che Engels (pag. IV della prefazione al III vol. del Capitale - notate bene - in data del 4 ottobre 1894) scrivesse così: "Come nel secolo XVIcosì nel nostro tempo tanto agitatonon vi ha nel campo degl'interessi pubblici dei puri teorici se non dal lato della reazione". Queste paroleper quanto chiare altrettanto gravibasterebbero da sole a turar la bocca a quelli che vanno sbraitandoesser già tutta l'intelligenza passata dalla parte nostrae che la borghesia abbassi oramai le armi. Il vero è precisamente il contrario: nelle nostre file c'è da per tutto scarsezza di forze intellettualiper quanto gli operai genuiniper ispiegabile sospettospesso strepitino qua e là contro i parleurs e lettrés del partito. Non c'è dunque da inarcar le cigliase il materialismo storico sia così poco progredito dalle prime e generali enunciazioni. E volendo pur passar sopra a quelli che ne han fatto argomento di semplici ripetizioni o di travestimentiche qualche volta rasentano il burlescoci tocca di confessareche nella somma di tutto ciò che se n'è scritto di seriodi congruo e di correttonon c'è ancora l'insieme di una dottrina uscita già dallo stadio della prima formazione. Non è chi oserebbe fra noi di far confronti col darwinismoche in poco men di quarant'anni ha avuto tale e tanto sviluppo intensivo ed estensivoche oramaiper la copia dei materialiper la molteplicità dei riattacchi ad altri studiiper le varie correzioni metodiche e per la interminabile critica sortavi dentro e dattornoquella dottrina ha giù una storia gigantesca.
Tutti quelli che son fuori del socialismo ebbero ed hanno interesse a combatterea svisare o per lo meno ad ignorare questa nuova dottrina; e ai socialistie per le ragioni dette e per altre moltenon è stato dato di spenderci attorno il tempole cure e gli studii che occorronoperché un indirizzo mentale acquisti ampiezza di sviluppi e maturità di scuolacome accade delle disciplineche protetteo per lo meno non combattute dal mondo ufficialecrescono e prosperano per la cooperazione assidua di molti collaboratori.

La diagnosi del male non è una mezza consolazione? Non usano forse così ora con gli ammalati i medicidacché divennerocome sono difatti al presentepiù ispirati nella pratica terapeutica al sentimento scientifico dei problemi della vita?
Al postuttodei varii effetti che il materialismo storico può produrrealcuni soltanto si prestano a raggiungere un grado notevole di popolarità. Di certocon l'aiuto di tale nuova orientazione dottrinalesi riuscirà a scrivere dei libri di storia meno inconcludenti di quelli che di solito scrivono i letterati addestrati a cotesta arte coi soli mezzi della filologia e della erudizione. Epassando sopra alla consapevolezza che i socialisti d'azione possono ritrarre dall'analisi accurata del terreno su cui lavoranonon c'è dubbio che il materialismo storicoo per diretto o per indirettoha già esercitato su molte menti un grande influssoe ne eserciterà col tempo uno ancor maggioreper quanto si attiene agli studii veri e proprii di storia economicae a quelli di interpretazione prammatica dei moventi e delle ragioni intimee per ciò più remotedi una determinata politica. Ma tutta la dottrina nel suo intimoo nel suo insiemetutta la dottrinaintendo direinsommacome filosofia - e adopero questa parola con molta apprensione di poter esser fraintesoma non ne saprei trovare di altraese scrivessi in tedescodirei più volentieri Lebens-und Weltanschauungossia concezione generale della vita e del mondo - non mi pare che possa entrare tra gli articoli della coltura popolare. Oltre che ad apprendere cotesta filosofia occorre un discreto sforzo di menti già addestrate alle difficoltà e alla combinatoria del pensiero; il maneggiarlapoipuò esporre gl'ingegni troppo facili e troppo correnti alle comode conclusioni a spropositare di santa ragione; e noi non vorremmo renderciné promotoriné complici di tal nuova ciarlataneria letteraria.


II.

Roma24 aprile '97

Ed ora permettetemi di passare alla considerazione di certe cose prosaicamente piccolema checome assai spesso accade delle cose piccole nelle faccende grosse del mondohanno assai peso nel fatto nostro.
Gli scritti di Marx e di Engels - tanto per tornare a loroche sono principalmente in causa - furon essi mai letti per intero da nessunoil quale si trovasse fuori della schiera dei prossimi amici ed adeptie quindidei seguaci e degl'interpreti diretti degli autori stessi? Furono mai quegli scritti fatti tutti oggetto di commento e di illustrazioneda gente che si trovasse fuori del campoche s'è formato intorno alla tradizione della deutsche Socialdemokratie; nella quale impresa di lavoro applicativo ed esplicativo ha per anni primeggiato soprattutto la "Neue Zeit"magazzino indispensabile delle dottrine del partito? Intorno a quegli scrittiin brevi parolenon si è formatofuori che in Germaniaed anche ivi assai parzialmentee qualche volta con modi non pienamente criticiciò che i neologisti chiamano ambiente letterario.
E poi la rarità di molti di quegli scrittie anzi la irreperibilità di alcuni di essi! C'è molta gente al mondoche abbia la pazienza di mettersi per degli annicome toccò a mealla ricerca di un esemplare della Misère de la philosophieche fu solo assai di recente ristampata a Parigio di quel singolare libro che è la Heilige Familie; e che sia disposta a durar più fatica per avere a disposizione un esemplare della "Neue Rheinische Zeitung"di quella non tocchiin condizioni ordinariea qualunque filologo o storico presentemente per leggere e studiare tutti i documenti dell'antico Egitto? A me che pure ho una certa pratica alquanto notevole dei libri e del modo di ricercarlinon è toccata mai briga più fastidiosa di cotesta. Il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati!(1).
Che maravigliadunquese fuori della Germaniae quindi anche in Franciae anzi in Francia segnatamentemolti e molti scrittorie specie fra i pubblicistiabbiano avuto la tentazione di ritrarreo da critiche di avversariio da citazioni incidentalio da frettolose illazioni ricavate da brani specialio da vaghi ricordigli elementi per foggiarsi un marxismo di loro invenzione e maniera? Tanto piùpoichecol sorgere in Francia ed in Italia di partiti socialisticiche dal più al meno sono in voce di rappresentare una esplicazione del marxismoil che pare a me invero designazione inesattaai letterati d'ogni maniera si offerse la comoda opportunità di credere o di far credereche in ogni discorso di propagandista o di deputatoin ogni enunciato di programmain ogni articolo di giornalein ogni atto di partitoci fosse come l'autentica e ortodossa rivelazione della nuova dottrinaesplicantesi nella nuova chiesa. Alla Camera Francese non si fu due anni fa quasi quasi sul punto di discutere della dottrina del valore di Marx... come se fossimo a Bisanzio? E che dirvi di tanti professori italianiche han citato e discusso per anni libri ed opuscoliche notoriamente non eran mai giunti in questi nostri paraggi; e specie dappoi che il signor Giorgio Adler(2) scrisse quei suoi due libri alquanto superficiali quanto inconcludentinei quali però egli offerse ai ricercatori di comoda erudizione e ai facitori di plagio i facili tesori della bibliografia e delle copiose citazioni: perchéa dir veroquel signor Adler ha molto letto come ha molto peccato.
Il materialismo storicoche poi in un certo senso è tutto il marxismoprima che entrasse nell'ambiente critico letterario degli atti a svolgerlo e continuarloè passato quifra noi popoli di lingue neolatineattraverso ad una infinità di equivocidi malintesidi alterazioni grotteschedi strani travestimenti e di gratuite invenzioni: tutte cose cotesteche nessuno vorrà mettere a carico della storia del socialismoma chein tutti i modi non poteano non tornare d'impaccio ai volenterosi di farsi una coltura socialisticaspecie se son persone che escano dalle file degli studiosi di professione.
Voi sapete la fantastica storiella del biondo Marx inauguratore della Internazionale a Napoli nel 1867che fu raccontata dal Croce nel "Devenir Social". Io di quelle storielle potrei narrarvene parecchie. Che dirvi dello studente corso anni fa a casa mia a vedereuna volta almeno de visula famigerata Misère de la philosophie! Rimase sbalordito: "dunque - diceva - è un libro serio di economia politica?" - "E oltre che serio - soggiunsi io - di dicitura difficilee in molti punti oscuro". Non si poteva capacitare. "Vi aspettavate - gli dissi - un poema su gli eroi della soffittao un romanzo come quello del giovane povero?" Per fino quel bisbetico titolo di Heilige Familie (Sacra Famiglia) ha dato ad alcuni occasione di stranamente almanaccare. Singolare ventura di quella coterie di posthegeliani - tra i qualidel restoera un uomo notevole e di valoreBruno Bauer - che le sia toccato di passare ai posteri nel curioso persiflage che ne fecero i due giovani scrittori! E dire che quel libro - che alla più parte dei lettori francesi apparirebbe durointricato ed incondito - non è veramente notevolese non perché ci mostra come Marx ed Engelsliberi già dallo scolasticismo hegelianosi andassero districando dall'umanitarismo del Feuerbachementre s'avviavano a quella che fu poi la dottrina lorofossero ancora in certo tal quale modo intinti di quel socialismo veroche più tardi essi stessi volsero in satira nel Manifesto.
Ma a canto a queste storielletutte da riderequi in Italia se n'è svolta unache veramente non fa ridere: e intendo dire del caso Loria. Proprio in questi ultimi anninei qualitra difficoltà grandissimes'è andato formando da noi un partito socialisticoche nei programmi e negl'intentieper quanto la condizione del paese lo consentealla men trista anche nelle opererisponde alle tendenze del socialismo internazionaleproprio in questi ultimi anni venne in capo a parecchio studentio quasi ex-studentidi fare del signor Loriaora l'autentico autore delle dottrine del socialismo scientificoora l'inventore della interpretazione economica della storiaora tante e tante altre cose diversecontrarie e contraddittorie: di modo che il Loriaa sua insaputa e senza merito o colpa suaè passato a un tempo stesso ora per Marxora per anti-Marxora per vice-per sopra-o per sotto-Marx. Anche cotesto equivoco è oramai trapassato: e sia pace alla memoria sua. Da che i Problemi Sociali del signor Loria furono tradotti in franceseparrà strano a molti dei vostri compaesaniche quello scrittore sia potuto passarenon che per socialista in generela quale opinione può parere in fin delle fini atto o segno d'ingenuitàma anzi per un continuatore e correttore di Marx; il che è veramente sproposito da far rizzare i capelli.
Dunqueper tali aneddoti d'intuitiva esemplaritàconsolatevi per ciò che riguarda la Francia; perchénon solo è veroche intra Iliacos muros peccatur et extrama perchéin fin delle fininessuno che non appartenga alla categoria di quei folliche sono i genii incompresipuò non convenire di questo principio: che non si arriva mai tardi al mondo per fare il dover suo. E anzi quiin questo casosi arriva tanto poco tardichecome Engels mi scriveva poche settimane prima di morire: noi siamo al primo cominciamento ancora!

E tantoperché in questo primo cominciamento sia dato agli studiosi di occuparsi della dottrina in questione con piena cognizion di causacol minimo d'incomodo e col preciso possesso delle prime fontipare a meche sarebbe dovere del partito tedesco di procurare una edizione completa e critica di tutti gli scritti di Marx e di Engels; una edizionevoglio direche sia corredatacaso per casodi prefazioni dichiarativedi indici di riferimentodi note e di rimandi. Sarebbe già un'opera meritoria il togliere agli antiquarii di libri il modo di esercitare una indecente speculazione - ne so io qualcosa - su le rarissime copie degli scritti più antichi. Agli scritti già apparsi in forma di libri o di opuscoli converrebbe aggiungere gli articoli di giornalii manifestile circolarii programmie tutte quelle letterecheper essere di pubblico e di generale interesseper quanto dirette a privatihanno importanza politica o scientifica(3).
A tale impresa non possono mettersi se non i socialisti di lingua tedesca. Non già che Marx ed Engels appartengano alla Germania soltantonel senso patriottico e sciovinisticoche ha per molti la parola di nazionalità. La forma dei loro cervellil'andamento delle loro produzionil'assetto logico dei loro modi di vedereil loro senso scientifico e la loro filosofiafurono il portato ed il resultato della coltura tedesca: ma la sostanza di ciò che essi han pensato ed esposto è tutta nelle condizioni socialiche s'eran svolte fino agli anni più che maturi di loro vita per la massima parte fuori della Germania e segnatamente in quelle della grande rivoluzione economico-politicache dalla seconda metà del secolo XVIII ebbe base e svolgimento soprattutto in Inghilterra ed in Francia. Essi furonoper ogni rispettospiriti internazionali. Manulladimenosolo fra i socialisti di lingua tedesca si trovaa cominciare dalla Lega dei Comunisti fino al programma di Erfurt e fino agli ultimi articoli del cautoe ponderato Kautskyquella continuità e persistenza di tradizionee quel sussidio di costante esperienza che occorronoperché l'edizione critica trovi nelle cose stesse e nella memoria degli uomini i dati occorrenti a farla piena e viva. Né si tratta di scegliere. Tutta la operosità scientifica e politicatutta la produzione letterariasia pur essa occasionaledei due fondatori del socialismo criticodeve esser messa alla portata dei lettori. Non si tratta già di compilare un Corpus jurisné di redigere un Testamentum juxta canonem receptum; ma di mettere insieme una elaborata raccolta di scrittiperché essi parlino direttamente a chiunque abbia voglia di leggerli. Solo così gli studiosi di altri paesi potranno avere a loro disposizione tutte le fontiche altrimenti appreseper via di incerte riproduzioni o di vaghi ricordihan dato luogo a questo strano fenomenoche non c'era fino a poco tempo fa quasi scritto alcun di lingua non tedesca sul marxismoche procedesse da una critica documentata; specie se tali scritti uscivano dalla penna degli scrittori di altri partiti rivoluzionariio di altre scuole socialistiche. Il caso tipico è quello degli scrittori anarchistipei qualispecie in Francia ed in Italial'autore del marxismo pare il più delle volte non sia esistito se non per essere lo staffilatore di Proudhon e l'avversario di Bakuninquando non divenga il semplice caposcuola di quella che agli occhi loro è la massima delle reitàossia il rappresentante tipico del socialismo politicoe quindi - o infamia! - anche parlamentare.
Tutti cotesti scritti hanno un fondo comune; e questo è il materialismo storicointeso nel triplice aspettodi tendenza filosofica nella veduta generale della vita e del mondodi critica dell'economiache ha modi di procedimento riducibili in leggi solo perché rappresenta una determinata fase storicae di interpretazione della politicae soprattutto di quella che occorre e giova alla direzione del momento operaio verso il socialismo. Questi tre aspettiche qui enumero astrattamentecome accade sempre per comodo di analisifaceano uno nella mente degli autori stessi. Perciò quegli scrittichetranne il caso dell'Antidühring di Engels e del primo volume del Capitalenon parranno mai ai letterati di tradizione classica come condotti secondo i canoni dell'arte di faire le livresono in verità delle monografiee nella più parte dei casi dei lavori d'occasione. Ossiasono i frammenti di una scienza e di una politica che è in continuo divenire; e che altri - e non dico che ciò sia l'affare del primo venuto - deve e può continuare. Per intenderlidunquea pienobisogna ricollegarli biograficamente; e in tale biografia è come la traccia e l'ormae a volte l'indice e il riflesso della genesi del socialismo moderno. Chi cotesta genesi non è in grado di seguirecercherà in quei frammenti ciò che non c'èe non ci ha da essere: per es.delle risposte a tutti i quesiti che la scienza storica e la scienza sociale possano mai offrire nella loro vastità e varietà empiricao una soluzione sommaria dei problemi pratici d'ogni tempo e d'ogni luogo. A proposito oraper es.della questione d'Orientenel discutere la quale alcuni socialisti offrono lo spettacolo singolare di una lotta fra l'idiotismo e l'avventatagginesi sente d'ogni parte fare appello al marxismo!(4). Difatti i dottrinarii e i presuntuosi d'ogni genereche han bisogno degl'idoli della mentei facitori di sistemi classici buoni per l'eternitài compilatori di manuali e di enciclopediecercheranno per torto e per rovescio nel marxismo ciò che esso non ha mai inteso di offrire a nessuno. Costoro intendono il pensato ed il saputo come cose che esistano materiatamente; ma non intendono il pensare ed il sapere come operosità che siano in fieri. Costoro son metafisicisecondo il senso che Engels attribuisce a cotesta parolae cheveramentenon è il solo che quella parola abbia o possa avere: secondo il sensoin sommache Engels le attribuisce per via d'una insistente amplificazione della caratteristica che Hegel applicava agli ontologisti come Wolf e simiglianti.
Ma che forse Marxnello scrivere da pubblicista insuperatonel periodo di tempo dal 1848-60i suoi saggi di storia contemporanea e i suoi memorabili articoli di giornaleebbe mai la pretesa di atteggiarsi a compiuto istoriografo; la qual cosa non gli sarebbe forse riuscito d'esser mainon essendo questa la vocazione e l'attitudine sua? O che forse Engelsnello scrivere l'Antidüringche fino all'ora presente è il più compiuto libro di socialismo criticoil quale reca a un di presso tutta quella filosofia che occorre alla intelligenza del socialismo stessos'è mai sognato di descriver fondonel giro di così breve e squisitissimo lavoroall'universo scibilee di segnare in perpetuo i termini della metafisicadella psicologiadell'eticadella logica e come altro si chiaminoo per ragioni intrinseche di obiettiva partizioneo per ripiego e comodo e vanità dei professanti l'insegnamentole sezioni dell'enciclopedia? O che è forse il Capitale una di quelle tante enciclopedie di tutto lo scibile economicodelle quali ora precisamente i professorispecie se tedeschivan riempiendo il mercato?
Quell'operaper quanto vasta di tre volumi in quattro non piccoli tomipuò parerea confronto di tali enciclopediche compilazionicome rassomigliante ad una colossale monografia. Il suo soggetto principalissimo è la origine ed il processo del sopravvalore (nell'orbitas'intendedella produzione capitalistica)poidopo combinata la produzione con la circolazione del capitalela spartizione del sopravvalore stesso. Sta come presupposto del tutto la teoria del valoreportata a compimento su la elaborazione che ne avea fatta la scienza economica per un secolo e mezzo: teoria che non rappresenta mai un factum empirico tratto dalla volgare induzionené esprime una semplice posizione logicacome qualcuno ha almanaccatoma è la premessa tipicasenza della quale tutto il resto non è pensabile. Le premesse di fattoossia il capitale preindustriale e la genesi sociale del salariatosono i capisaldi della spiegazione storica dell'iniziarsi del capitalismo attuale: - il meccanismo della circolazionecon le sue leggi secondarie e lateralie da ultimo i fenomeni della distribuzioneguardati nei loro aspetti antitetici e di relativa indipendenzaformano il tramite e le illazioniattraverso il quale e per le qualisi arriva ai fatti di configurazione concretacome ce li porge il movimento apparente della vita di tutti i giorni. Il modo di rappresentazione dei fatti e dei processi è generalmente tipicoperché si suppongon sempre come già tutte esistenti in atto le condizioni della produzione capitalistica: ond'èche le altre forme di produzione vengono illustrateo solo in quanto furono superate di giàe per il modo come furono superateo in quantocome residuotornan di limite e d'impedimento alla forma capitalistica. Di qui il frequente passare attraverso alle illustrazioni di mera storia descrittiva per poi tornaredalla dichiarazione delle premesse di fattoalla esplicazione genetica del modo come quelle premessedata la loro concorrenza e concomitanzadebbano funzionare tipicamenteformando esse la struttura morfologica della società capitalistica. Da ciò dipendeche quel libroche non è mai dommaticoappunto perché criticoed è criticonon nel senso subiettivo della parolama perché ritrae la critica dal moto antitetico e quindi contraddittorio delle cose stesseanche nei punti nei quali arriva alla descrittiva storica non si perde nello storicismo volgareil cui segreto è questo: rinunziare alla ricerca delle leggi del variaree alle varietà semplicemente enumerate e descritte appiccicare l'etichetta di processo storicodi sviluppo o di evoluzione. Il filo conduttore di questa genesi è il procedimento dialettico; ed è questo il punto scabrosoche mette in tristissima condizione tutti i lettori del Capitaleche nel leggerlo vi portino dentro gli abiti intellettuali degli empiristidei metafisicie dei padri definitori di entità concepite in aeternum. La fastidiosa questione che si è fatta da molti sulle contraddizionichesecondo loro(5)correrebbero fra il III e il I volume del Capitale (qui intendo di parlare dello spirito della disputa e non delle particolari osservazioni perchédi fattiil III volume è tutt'altro che un lavoro compiutoe può offrire materia di critica anche a chi professi in genere gli stessi principii)si vede come alla più parte di questi critici manchi la nozione esatta del procedimento dialettico. Le contraddizioni che essi notano non sono le contraddizioni del libro col libro stessonon sono le infedeltà dell'autore alle sue premesse e promesse: ma sono le stesse condizioni antitetiche della produzione capitalisticacheenunciate in formulesi presentano allo spirito pensante come contraddizioni. Rata media di profitto in ragione della quantità assoluta del capitale impiegatoecioèindipendentemente dalla varia composizione suaossia dalla proporzione fra capitale costante e capitale variabile; - prezzi che si costituiscono sul mercato per via di medieche oscillano con assai difforme oscillazione intorno al valoree da questo si dilungano; - interesse puro e semplice del danaro posseduto come talee abbandonato a prestito all'industria degli altri; - rendita della terracioè di ciò che non fu mai prodotto di alcun lavoro; - queste ed altre smentite alla così detta legge del valore (- gli è proprio quel termine di legge che imbroglia i cervelli di molti! -) son le antitesi stesse del sistema capitalistico. Queste antitesiossia l'irrazionalechemalgrado che paia irrazionaleesiste - a cominciare dal primissimo irrazionaleche cioè il lavoro del lavoratore salariato renda a chi lo piglia a mercede un prodotto superiore al costo (salario) - questo vasto sistema delle contraddizioni economiche (per tale espressione sia reso onore a Proudhon!) è ciò che ai socialisti sentimentaliai socialisti semplicemente ragionatorie poi via via ai declamatori radicaliapparisce come l'insieme delle ingiustizie sociali: - di quelle ingiustizieche la onesta gente fra i riformatori vorrebbe eliminare con degli onesti ragionamenti di legge! Chi confronti oraalla distanza di cinquanta annila trattazione di coteste antinomie concrete nel III volume del Capitale con la Misère de la philosophieè bene in grado di riconoscere in che consista il filo dialettico della trattazione. Le antinomieche Proudhon volea astrattamente risolvere (e per tale errore egli ha un posto nella storia) come ciò che la ragion ragionante condanna in nome della giustiziasono in fatti le condizioni della struttura stessain guisa che la contraddizione è nella stessa ragion d'essere del processo. L'irrazionale considerato come un momento del processo stessomentre ci libera dal semplicismo della ragione astrattaci mostraal tempo medesimola presenza della negatività rivoluzionaria nello stesso grembo della forma storica relativamente necessaria.

Comunque sia di cotesta assai grave ed intricatissima questione di concezione processualeche io non oserei di trattare a fondo come l'incidente di una letterasta il fattoche non è dato ad alcuno di distrarre le premessegli andamenti metodicile illazioni e le conclusioni di quell'operadalla materia in cui si svolge e dalle condizioni di fatto cui si riferisceper ridurne la dottrina in una specie di volgata o di precettistica per la interpretazione della storia di qualunque tempo e luogo. Né si può dar frase più scipita e ridicola di quella che proclama il Capitale la Bibbia del socialismo. Giàla Bibbiache è un insieme di libri religiosi e di trattazioni teologichel'hanno fatta i secoli! E ci fosse pure la Bibbiacol solo socialismo i socialisti non diverrebbero onniscienti!
Il marxismo - giacché questo nome è oramai adottabile come simbolo e compendio di un molteplice indirizzo e di una complessa dottrina - non è e non rimarrà tutto rinchiuso negli scritti di Marx e di Engels. Ci vorràanzimoltoprima che esso divenga la dottrina piena e completa di tutte le fasi storiche già ridotte alle rispettive forme della produzione economicae regola al tempo istesso della politica. A ciò fare occorreo studio accuratamente nuovo di fontiper chi voglia ingegnarsi a studiare il passato secondo l'angolo visuale della nuova veduta storico-geneticao speciali attitudini di orientazione politica in chi voglia praticamente operare al presente. Come quella dottrina è in sé la criticacosì non può essere continuataapplicata e correttase non criticamente. Come si tratta di appurare e di approfondire determinati processicosì non c'è catechismi che tenganon c'è generalizzazioni schematiche che valgano. Ne ho fatto la prova io quest'anno. Mi proposi di trattare all'Università della condizione economica dell'Italia superiore e media in su la fine del XIIIe in sul cominciamento del XIV secolocol principale intento di spiegare l'origine del proletariato di campagna e di cittàper trovar poscia una qualche prammatica spiegazione al sorgere di certe agitazioni comunistichee per dichiarare da ultimo le vicende assai oscure della eroica vita di Fra Dolcino. Fu certo intento mio d'essere e rimanere marxista; ma non posso non prendere sotto la mia responsabilità personale le cose che dissi a mio rischio e pericoloperché le fonti su le quali mi toccava di lavorare son quelle che maneggiano tutti gli altri storicid'ogni altra scuola o indirizzoe a Marx non aveva niente da chiederepoiché lui non aveva niente da offrirmi nella fattispecie.

Mi par quasi di aver risposto sufficientemente - sebbene per altri rispetti mi tocchi di continuare - alla domanda principale che ricorre non solo nella vostra Prefazionealla quale io specialmente mi riferiscoma in parecchi dei vostri scritti inseriti nel "Devenir Social". La vostra domanda s'aggira sempre su questo punto: per quali ragioni il materialismo storico ebbe fino ad ora così poca diffusione e così scarso sviluppo?
Con riserva delle cose che dirò in seguito - guardate che bella minaccia di ulteriore seccatura io vi faccio - voi non dovreste trovar fatica a rispondere ad un'altra domandache vi siete fattaspecie nello scrivere ceste recensionie che suona a un di presso così - almeno in tali termini la tradurrei io -: come va che in tale imperfetta cognizione ed elaborazione del marxismotanti si sono affannati a completarloora con Spencerora col positivismo in genereora con Darwinora con ogni altro ben di diodando segno di volerechi sa maio italianizzareo infranciosareo russificare il materialismo storico; mostrandovale a diredi dimenticare due coseche questa dottrina reca in se stessa le condizioni e i modi della sua propria filosofiaed ècosi nella origine come nella sostanzaintimamente internazionale?
Ma anche per questo riguardo mi tocca di continuare.


III.
Roma10 maggio '97

Se i due autori del socialismo scientifico (- adopero cotesta espressione non senza temache il mal uso che se ne va facendo possa averla resa in certo qual modo presso che risibile specie quando è usata a significare un certo che di scienza universale -) fossero statinon dirò santi di vecchia leggendama per lo meno facitori di progetti e di sistemiche per la forma classica dai precisi contorni si prestassero alla facile ammirazione! Nossignore: essi furono critici e polemistinon solo nello scriverema perfino nell'atto d'operaree non esibirono mai le proprie persone loro e le proprie idee ad esemplare od a modello: dichiararon sì le cose stesseossia i procedimenti storico-socialiin senso rivoluzionarioma con animo di chi non misuri i grandi rivolgimenti storici alla stregua della personale e fantastica impulsività. Inde le irae di molti! Fossero stati per lo meno di quei professori umanissimiche scendono di tanto in tanto dal piedistalloper onorare di loro consigli il misero e meschino popoloatteggiatior d'un modo or d'un altroa protettori e mecenati della question sociale! Tutt'all'incontrario: - identificando se stessi con la causa del proletariatoessi furono tutt'una cosa sola con la coscienza e con la scienza della rivoluzione proletaria. Rivoluzionarii per ogni rispetto compiuti (ma non passionati e passionali)pur nondimeno non suggerirono mainé piani combinatoriiné artificii politicimentre del resto spiegavano teoreticamente e aiutavano praticamente la nuova politicache il nuovo movimento operaio indica e precisa come una necessità attuale della storia. In altre parolee può sembrare quasi incredibilefuron qualcosa di diverso e di più che dei semplici socialisti: e di fattimolti non più che semplici socialistio rivoluzionarii ancor più semplicili ebbero spessonon dirò in sospettoma di certo in uggia e in avversione.
Non ci sarebbe da finirla a volerle enumerar tutte le cagioniche per lunghi anni ritardarono la discussione obiettiva del marxismo. Voi sapete bene che in Francia il materialismo storico è tutt'ora trattato da parecchi scrittoriche pur sono nell'ala sinistra dei partiti rivoluzionariinon come usa di un portato dello spirito scientificosul quale la critica che attinga alla scienza abbiacome ha di fattol'indubitabile diritto di esercitarsima come tesi personale di due scrittoricheper notevoli o grandi che si fosserorimangon sempre due fra gli altri capiscuola del socialismoper es.due fra i tanti X...(6) dell'universo! Per spiegarmi megliodiròche contro di questa dottrina non si levarono soltanto tutte quelle buone o cattive ragionile quali di solito tornan di ostacolo e d'indugio alle innovazioni del pensieroproprio fra i dotti di mestiere; perché assai spessoanzile obiezioni nacquero da uno speciosissimo motivoche cioè le teorie di Marx e di Engels fossero considerate come opinioni di compagnie misurate quindi al sentimento di simpatia o di antipatia pratica che quei compagni destavano. Ecco le bizzarre conseguenze della democrazia prematurache non ci sia dato di sottrarre proprio nulla al controllo degl'incompetentinemmeno la logica!
Ma c'è dell'altro. All'apparizione del primo volume del Capitale nel 1867i professori e gli accademicispecie quei di Germanian'ebbero come un grave colpo sul capo. Era quello un tempo di languore per la scienza economica. La scuola storica non avea ancora prodotto in Germania i ponderosi e spesso utili lavori venuti in luce più tardi. In Franciain Italianella Germania stessamenavano vita rachitica i derivati volgarissimi di quella economia vulgarische fra il '40 e il '6o avea già obliterata la coscienza critica dei grandi economisti classici. L'Inghilterra s'era acquetata in Stuart Mill; il qualesebbene fosse un loico di professionecome accade d'un noto tipo della nostra commediafra il sì e il no rimase semprenei punti decisividel parer contrario. Nessuno avrebbe pensato a quel tempo a questa neo-economica degli edonistisorta ora assai di recente. In Germaniadoveper ragioni evidentiprima che altrove Marx dovea esser lettoe dove Rodbertus rimaneva quasi ignoratospadroneggiavano i genii della mediocritàe sopra tutti gli altri quel famoso emarginatore di note erudite e minutevia via apposte a paragrafi pieni zeppi di definizioni nominali e spesso insensateche fu il signor Roscher. Il primo volume del Capitale parea proprio fatto a posta per preparare ai cervelli dei professori e degli accademici una triste delusione: essii dotti en titreproprio nel privilegiato paese dei pensatoridovean tornare a scuola! O smarriti nei minuti particolari della erudizioneo vogliosi di convertire l'economia in una scuola di apologeticao imbarazzati a trovare le plausibili applicazioni di una scienza venuta d'oltre mare alla vita assai difforme del proprio paesetutti cotesti professori della terra dei dotti per eccellenza aveano dimenticata l'arte dell'analisi e della critica. Il Capitale li costringeva a studiar daccapo; cioè a rifarsi su gli elementi primi. Perché quel libroquantunque uscito dalla penna di un comunista estremo e risolutonon recava tracce in sé di proteste o di progetti subiettivima era l'analisi spietatamente rigorosa e crudelmente obiettiva del processo della produzione capitalistica. Nel giornalista rivoluzionario del 1848nell'espatriato del 1849 c'eradunquequalcosa di assai più terribile che non la continuazione o il complemento di quel socialismoche la letteratura borghese di tutto il mondo avea definito sogno da trapassatie vicenda politica esaurita del tuttodopo la caduta del Cartismoe dacché trionfava in Francia il sinistro uomo del Colpo di stato. Bisognavadunqueristudiare l'economia: cioèquesta rientrava in un periodo critico. A onor del veroi professori di Germaniapiù tardie cioè dal '70 in poie con crescendo dall'80 in quaalla revisione critica dell'economia ci hanno atteso con la diligenzacon la persistenzacon la buona volontàcon la laboriositàche i dotti di quel paese rivelan sempre in ogni ramo di studii. Sebbene quello che scrivono non possa esser quasi mai accettato senz'altro da noigli è nondimeno indubitatoche per opera loro fu rimosso nuovamente il terreno dell'economiafra quelli che la coltivano da professori e da accademicie che questa disciplina non può esser più ora mandata a mente come una ovvia pigrorum doctrina. Da ultimoil nome di Marx è diventato tanto fashionableda risuonare nelle aule accademiche qual tema prediletto di criticadi polemica e di rimandoe non più di semplice rimpianto e di volgare invettiva. Del ricordo di Marx è tutta inficiata al presente la letteratura sociale della Germania.
Ma ciò non potea accadere nel 1867. Il Capitale venne alla luce proprio in quel temponel quale la Internazionale cominciava a far parlar di sée a breve andare apparve terribilenon solo per quello che intrinsecamente essa fue per ciò che sarebbe di fatti diventatasenza il grave colpo che le venne dalla guerra franco-prussiana e dal tragico incidente della Comunema anche per le focose amplificazioni di alcuni dei suoi componentie per le mene stupidamente rivoluzionarie di parecchi che v'entrarono da intrusi. Non era forse notorio che l'Indirizzo inaugurale dell'Associazione dei Lavoratori (del quale Indirizzo non è socialista che non abbia tuttora qualcosa da imparare) era uscito dalla penna di Marx; e non s'avea forse ragione di attribuire a lui gli atti e le deliberazioni più praticamente e politicamente risolute della Internazionale stessa? Oramentre un rivoluzionario di indubitata lealtà e di singolare acumequale fu Mazzinipotea permettersi di confondere la Internazionalecui Marx rivolgeva l'opera suacon l'Alleanza Bakuninianache maraviglia c'èse i professori tedeschi s'indugiassero tanto ad entrare nelle vie di una critica dottrinale con l'autore del Capitale? Com'era possibile di venire così presto a patti di discussionea tu per tucon un uomochementre eraper così direimpiccato in effigie in tutte le leggi d'eccezione a uso Favre e consortied era tenuto qual complice morale di tutti gli atti dei rivoluzionariicompresi gli errori e le stravaganze di costoroproprio nel medesimo tempo dava alla luce un libro magistralequal novello Ricardoche studii impassibile i procedimenti economicimore geometrico? Di qui un curioso metodo di polemicacioè una specie di processo alle intenzioni dell'autore; cioè il tentativo di dare a credereche quella scienza fosse statacome a direescogitata per colorire delle tendenze: insommaper molti annila polemica tendenziosa sostituita all'analisi obiettiva(7).
Ma il peggio gli èche gli effetti di cotesta critica grossolanamente errata si fecero sentire proprio nelle menti dei socialistie specie in quelle della gioventù intellettualeche fra il '70 e l'80 si volse alla causa del proletariato. Molti dei focosi rinnovatori del mondo di quel tempo lì
- e in Germania la cosa è più chiaraperché ha lasciato tracce di sé nelle polemiche del partitoe nella minuta letteratura - si misero su la via di proclamarsi seguaci delle teorie marxistepigliando proprio per moneta contante il marxismo più o meno inventato dagli avversarii. Il caso più paradossale di tutta la equivocazione sta in questo: che i correnti alle facili illazionicome capita anche ora ai novellinimescolando allora cose vecchie a cose nuovecredesseroche la teoria del valore e del sopravvalorecome si presenta di solito semplicizzata in facili esposizionicontenga hic et nunc il canone praticola forza impulsivaanzi la morale e la giuridica legittimità di tutte le rivendicazioni proletarie. Non è forse una grande ingiustiziache milioni e milioni di uomini sian privati del frutto del loro lavoro? L'enunciato è tanto semplice e tanto pietosoche tutte le nuove bastiglie dovranno cadere d'un tratto innanzi alle nuove trombe di Gericoscientificamente intonate! Concorrevano in cotesta così spiccia semplificazione molti degli errori teorici di Lassalle; così quelli che gli furon proprii per relativa inscienza (- la legge ferrea del salario! ossia una mezza verità relativa che diventa un totale erroreper manco di circostanziata specificazione -)come quelli che possono dirsinel caso suoespedienti da agitatore (- le famose cooperative sussidiate dallo stato -). Del restoper chi si metta su la via di confinare tutta la profession di fede del socialismo nella semplicissima illazionedallo sfruttamento riconosciutoalla rivendicazionesicura solo perché legittimadegli sfruttatinon ha che a fare un passo sul terreno assai liscio della logichettaper ridurre tutta la storia del genere umano ad un caro di coscienzae lo svolgersi successivo di tante forme di vita sociale come a tante variazioni di un continuato errore di contabilità.
Fra il '70 e l'80e poco dopoinsommasi andò formando intorno al vago concetto di un certo cheossia del socialismo scientificouna specie di neoutopismochecome i frutti fuor di stagionefu veramente insipido. E che altro è l'utopismocui manchi il genio di Fourier e l'eloquenza di Considérantse non cosa da ridere? Di questo neoutopismoche rifiorisce di tanto in tanto anche al presentese ne sa non poco in Francia: se non altro per le lotte sostenute con altre sette e scuole da quei valorosi dei nostri amiciche nel programma del partito operaio rivoluzionario intesero e seppero pei primi condurre il socialismo su la linea della cosciente lotta di classee della progressiva conquista del potere politico da parte del proletariato. Solo nell'esperienza di tale giostra praticasolo nello studio cotidiano della lotta di classesolo nella prova e riprova delle forze proletarie raccolte già in fascio e concentrateci è dato di verificareles chances del socialismo: se nosi è e si rimane utopistianche nel riverito nome di Marx.

Contro di cotesti neoutopistinon altrimenti che contro i sopravvissuti delle vecchie scuolee contro le varie deviazioni del socialismo contemporaneoi due nostri autori aguzzaron sempre e di continuo gli strali della critica. Come nella loro lunga carriera fecero della loro scienza la guida della loro praticae dalla loro pratica trassero materia e indicazione ad una più approfondita scienzacome non trattaron mai la storia qual cavallo da inforcare e da mettere al trottoné si dettero alla ricerca di formule atte a destare le momentanee illusioni; così furonoper la necessità delle coseportati a misurarsi in critica aspraviolentarisolutacon tutti quelliche agli occhi loro apparivano capaci di nuocere al movimento proletario. Chi non ricorda? - i proudhonisti per esempiodi quacon la pretesa di distruggere lo stato astraendone ad artecome chi chiuda gli occhi e finga di non vedere; - di là quei blanquisti d'un tempoche lo stato voleano togliersi in mano per forzaper poi fare la rivoluzione; - e Bakunin che si caccia surrettiziamente nell'Internazionalee costringe gli altri a scacciarnelo; - e poi di qua e di là la pretesa delle tante scuole del socialismoe la concorrenza di tanti capitani!
Da che Marx stritolò in una verbale polemica l'ingenuo Weitling(8)fino alla sua terribile critica del programma di Gotha (1875)apparsa poi invero assai tardivamente (1890)la sua vita fu una continua lottanon solamente con la borghesia e con la politica che questa rappresentama ancora con le varie correntio rivoluzionarie o reazionarieche a torto o per rovescio sono andate pigliando il nome di socialismo. Queste lotte si acuirono nella Internazionalee dico di quella di gloriosa memoriache lascia fino ad oggi traccia così grande di sé in tutta l'azione odierna del proletariatoe non della caricatura che se ne fece dappoi. Lo strascico maggiore di polemiche contro il marxismoridottonella fantasia di certi criticiad una semplice varietà di scuola politicaè dovuto alla tradizione di quei rivoluzionariichespecie nei paesi latiniriconobbero in Bakunin il loro duce e maestro. Gli anarchisti di oggiche altro ripetono se non le querimonie e gli errori di quei tempi andati?
Forse venti anni addietrofatta eccezione di quei dottiche rimasticano a casa le cose lette nei libridei due fondatori del socialismo scientifico la generalità del pubblico italiano non risapease non quel tanto che s'era serbatoper memoriadelle invettive di Mazzini e delle malignazioni di Bakunin.
Ed ecco come il comunismo criticoche cosi tardi è stato ammesso agli onori della discussione nella cerchia della scienza ufficialeha avuto contro di sénel campo del socialismo stessola più grave delle avversità: la inimicizia degli amici.

Tutte coteste difficoltào furono già superateo sono in buona parte prossime a sparire.
Non per la virtù intrinseca delle ideeche non ebbero mai né piedi per andarené mani per afferrarema per il solo fattocheda per tutto dove son nati dei partiti socialisticii programmi di questi partiti sono andati assumendo un comune indirizzoè da ultimo accadutoche i socialisti di tutti i paesi sian venuti a collocarsiper la imperiosa suggestione delle cosenell'angolo visuale del Manifesto dei Comunisti. Non vi pare che io sia giunto in tempo opportuno a scrivere la commemorazione di questo? Le classi degli sfruttatori van facendo alla massa degli sfruttati in ogni parte del mondo condizioni quasi da per ogni dove identiche: ond'èche da per tutto i rappresentanti attivi di questi sfruttati entrano nelle medesime vie di agitazionee seguono gli stessi criterii di propaganda e di organizzazione. Ciò molti chiamano marxismo pratico e sia! Che giova di litigar su le parole? Quando anche il marxismo per molti si riduca alla semplice parolaanzi alla riverenza per il ritratto di Marxper il suo busto in gessoo per la sua effigie sul ciondolo (- su cotesti innocenti simboli la polizia italiana esercita così spesso il suo buon umore -)il fatto è che cotesta unità simbolica sta a significareche l'unirà reale è per lo meno avviatae che il proletariato di tutto il mondo è in atto di avvicinarsipoco per voltaad una certa similarità di tendenze; ossia che in esso la internazionalità si elabora di lunga mano per ragioni obiettive. Coloro che usano il linguaggio dei decadenti della borghesiascambiandocom'è loro usola cosa col simbolovanno ora dicendoche questo è il trionfo del signor Marx; tal quale come se altri dicesseche il cristianesimo è il trionfo (e perché non dire a dirittura il successo?) del signor Gesù di Nazaret; di un signor Gesùchedeposto e destituito dalla qualità di figlio di dio fattosi uomodivengacome nello stile tra il molle e lo sdilinquito del vostro Renan un uomo così fanciullescamente divino da parere un iddio.


Innanzi a questo esperimento intuitivo della politica del socialismoil che è quanto dire della politica del proletariatoson cadute le vecchie divergenze delle scuolealcune delle quali erano in fatto divarii e screziature di vanità letterariaper cedere il posto alle utili divergenzeche nascono spontanee dal vario modo di trattare i problemi pratici. Nel fattoin concretoossia nello svolgimento positivo e prosaico del socialismopoco importa se tutti i suoi capicondottierioratori e rappresentanti si conformino o non si conformino ad una dottrinae ne facciano o non ne facciano professione palese. Il socialismo non è una chiesané una settacui occorra il dogma o la formula fissa. Se oggi da molti si parla del trionfo del marxismocotesta enfatica espressionequando sia ridotta ad una forma crudamente prosaicaviene a dire che nessuno può essere d'ora innanzi socialistase non a patto di domandarsi ogni istante: in questa data situazioneche cosa conviene di pensaredi dire o di fare nell'interesse del proletariato? Non saran più possibili i dialetticiche siano in verità dei sofisticome fu Proudhonné gl'inventori di sistemi sociali subiettiviné i facitori di rivoluzioni private(9). La indicazione pratica del fattibile è data dalla condizione del proletariatoe questa è apprezzabile e misurabile appunto perché c'è la stregua del marxismo (intendo qui la cosa effettuale e non il simbolo) come dottrina progressiva. Le due coseossia il misurabile e la misurafanno uno dal punto di vista generale del processo storicospecie quando siano considerate a conveniente distanza.
E vedete di fattichementre i contorni del socialismo come azione pratica si vanno precisandotutte le antiche poesie e ideologie si disperdonolasciando dietro di sé la semplice traccia fraseologica. Al tempo stesso è cresciuto nel campo della scienza accademicaper tutti i versi e in tutti i sensiil criticismo della dottrina economica. L'esule Marx è tornatodopo mortonell'ambito della scienza ufficiale; per lo meno come avversario col quale non sia lecito di scherzare. E come per tante vie i socialisti sono arrivati alla coscienza prosaica di una rivoluzioneche non può esser macchinatama che si fa perché diventacosì s'è andato lentamente preparando il pubblicoper il quale il materialismo storico risponde a un vero e proprio bisogno intellettuale. Negli ultimissimi annicome vedetefuron molti quelli che in questa dottrina han messo bocca; sia pur maleod a sproposito. Dunquese guardate benenon si arriva in ritardo. Da giovane io sentii più volte ripetere questa storiellachecioèHegel dicesse: un solo dei miei scolari mi ha capito. La storiella non si presta a verificheperché quel tale scolaro verissimo non fu fino ad ora identificato. Questa storiella può ripetersi all'infinitoda sistema a sistemae da scuola a scuola. Come in fatto di attività intellettuale non c'è luogo alla suggestionee come il pensiero non si trasfonde meccanicamente da cervello a cervellocosì i grandi sistemi non si diffondonose non per la similarità delle condizioni socialiche vi dispongano e v'inclinino molte menti in uno e medesimo tempo. Il materialismo storico si allargheràsi diffonderàsi specificheràavrà esso stesso una storia. Forse da paese a paese avrà modalità e colorito diverso. E ciò non sarà gran male; purché rimanga in fondo il noccioloche n'ècome a diretutta la filosofia. Per es.dei postulati come questi: - nel processo della praxis è la naturaossia l'evoluzione storica dell'uomo: - e dicendo praxissotto questo aspetto di totalitàs'intende di eliminare la volgare opposizione tra pratica e teoria: - perchéin altri terminila storia è la storia del lavoroe comeda una partenel lavoro così integralmente inteso è implicito lo sviluppo rispettivamente proporzionato e proporzionale delle attitudini mentali e delle attitudini operativecosìda un'altra partenel concetto della storia del lavoro è implicita la forma sempre sociale del lavoro stessoe il variare di tale forma: - l'uomo storico è sempre l'uomo socialee il presunto uomo presocialeo supersocialeè un parto della fantasia: - e così via.
E... qui faccio puntoprincipalmente per non ripetermie per non ripetere a voi buona parte delle cose che ho messo nei due saggi: - del che voi non sentitemi pareil bisognoe ioveramentenemmeno.


IV.
Roma14 maggio '97

Mi pare - tanto per tornare al primitivo argomento - che a voi stia in cima dei pensieri questa domanda: per quali viee in quali modisarebbe dato di avviare in Francia una scuola del materialismo storico? Non so se sia lecito a me di rispondere al quesitosenza aver l'aria di gareggiare con quei giornalisti di vecchio stampoi quali davanotanto sicuri di séconsigli all'Europacol grave rischio di rimaneree difatti rimanevanoquasi sempre inascoltati. Mi ci proverò modestamente.
Innanzi tutto mi sembra non debba esser cosa difficile si trovino in Francia editori e libraii quali stampino e diffondano delle accurate traduzioni degli scritti di Marxdi Engelse di quanti altri occorra. Sarebbeper cominciareil cominciamento migliore. Capisco che nell'arte del tradurre si va incontro a delle curiose difficoltà. Sono oramai trentasette anni dacché leggo in tedescoe m'è parso sempre di osservareche a noi popoli di lingue latine capiti addosso uno strano smarrimento delle attitudini linguistiche e letterariequante volte traduciamo da quell'idioma. Ciò che in tedesco è vivotrasparenteefficacediventa assai spessoper es.in italianofrigidosenza rilievoe qualche volta a dirittura come di gergo. In coteste traduzioniparlo s'intende delle comuni e correntiva perdutocon gli effetti della insinuazionel'affiato della persuasiva. In un vasto lavoro di popolarizzazionecom'è quello cui accennooccorrerebbesalva sempre la integrità testuale degli scritti da tradurreche le prefazionile notei commenti offrissero i surrogati a quel facile processo di assimilazioneche è implicito e pronto già nelle scritturele quali sian native del paese stesso.
Le lingue non sonoin veritàle accidentali varianti dell'universale volapük; eanzisono assai più che dei semplici mezzi estrinseci di comunicazione e di significazione del pensiero e dell'animo. Son condizioni e limiti dell'attività nostra interiorela quale ha per ciòcome per tante altre ragionimodi e forme nazionali non di mero accidente. Se ci sono internazionalisti che ciò ignorinocostoro han da chiamarsi a dirittura confusionisti ed amorfisti; come quelli che ritraggono i loro insegnamentinon dai vecchi apocalitticima da quello speciosissimo Bakuninche invocava per fino la egalizzazione dei sessi. Dunquenella assimilazione delle ideedei pensieridelle tendenzedei propositiche sian venuti a maturità di espressione letteraria in terreno di lingue stranierec'è come un caso alquanto scabroso di pedagogica sociale.
Egiacché cotesta espressione m'è uscita dalla pennapermettetemi io vi contessiche quando io esamino dappresso la storia precedente e le presenti condizioni della Socialdemokratie tedescanon è l'incremento continuo dei successi elettorali che mi riempia proprio principalmente l'animo di ammirazione e di viva speranza. Più che almanaccare su quei voti come arra dell'avveniresecondo i calcoli qualche volta fallaci della illazione e della combinatoria statisticami sento ripieno di viva ammirazione per questo caso veramente nuovo ed imponente di pedagogica sociale: ecioèche in così stragrande numero di uominie segnatamente di operai e di piccoli borghesisi formi una coscienza nuovanella quale concorronoin egual misurail sentimento diretto della situazione economicache induce alla lottae la propaganda del socialismointeso come meta o punto d'approdo. Questa divagazione mi fa nascere un ricordo. Io fui qui in Italiao il primoo certo fra i primia richiamarecon lo scritto e con la parolapiù volte e insistentementel'attenzione di quella parte degli operai nostriche erano e son capaci di muoversi su la linea della moderna lotta proletariaverso l'esempio della Germania. Ma... non mi passò mai per il capo di credereche l'imitazione dispensi alcuno dalla spontaneità: non mi son mai sognato si dovesse seguire l'esempio di quei frati e pretiche furon per secoli i quasi esclusivi educatori dell'Italia già decadutae allegramente fabbricavano i poetidando ad imparare a mente l'Arte poetica di Orazio. Sarebbe curiosoche tubenemeritooperosissimo e sagacissimo Bebelapparissi qui fra noi in veste di novello Orazio! - ne strabilierebbe perfino il mio amico Lombrosoche odia il latino più della pellagra.
C'è delle altre difficoltà più intimein brevee di maggior portata e di maggior peso. Dato pure il caso che editori e libraiabili e solertisi dessero la briga di diffonderenon che nella sola Francianegli altri paesi civili ancorale traduzioni di tutti gli scritti del materialismo storicociò varrebbe solo a stimolarema non già a formare e fermare nelle rispettive nazioni le energie fattiveche producono e tengono in rigoglio un indirizzo del pensiero. Pensare è produrre. Imparare è produrre riproducendo. Noi non sappiamo bene e davverose non ciò che noi stessi siam capaci di produrrepensandolavorandoprovando e riprovando; e sempre per virtù delle forze che ci son proprienel campo sociale e dall'angolo visuale in cui ci troviamo.
E poi la Franciacon la sua grande storiacon la sua letteraturache fu così dominante per secolicon la sua ambizione patriotticae con quella sua così propria differenziazione etnico-psicologicache si riflette per fino nei prodotti più astratti del pensiero! Non starò proprioio italianoad assumermi le parti di difensore di quei vostri sciovinistiai quali voi infliggete così meritato biasimo. Ma ricordiamo pure ciò che accadde nel secolo passato. Il pensiero rivoluzionario derivò da più parti del mondo civiledall'Italiadall'Inghilterradalla Germaniama non fu europeose non a patto di plasmarsi in ispirito francese; e la rivoluzione europea fu la rivoluzione francese. Questa gloria imperitura della vostra nazione pesacome tutte le glorie su la nazione stessaquale incubo di radicato pregiudizio. Ma i pregiudizii non sono anch'essi delle forzese non altro in quanto sono degl'impedimenti? Parigi non sarà più il cervello del mondo; anche perché il mondo non ha cervellose non nella fantasia di certi speciosi sociologisti(10). Né Parigi è tuttorané sarà più in avvenirela santa Gerusalemme dei rivoluzionarii d'ogni parte del mondo - come parve un tempo che fosse. Già la futura rivoluzione proletaria non avrà niente che la riavvicini ad apocalittico millennio: e poioggii privilegi son finiti non meno per le nazioni che per gl'individui. Così giustamente osservava l'Engels; e del resto varrebbe la pena che i francesi leggessero ciò che egli scriveva nel 1874 a proposito dei blanquistiaizzanti all'immediata riscossa proprio a poco andare dalla catastrofe della Comune(11). Ma tutto sommato... e fatto calcolo delle condizioni proprie dell'agricoltura e dell'industria francesele quali han ritardato per tanto tempo la concentrazione del movimento operaioe data pure la sua buona parte di torto ai varii capisetta e capiscuolache tennero per così gran tempo scisso e spartito il socialismo francesesta sempre il fattoche il materialismo storico non potrà farsi strada fra voifinché avrà l'aria d'essere il semplice elaborato mentale dei due tedeschi di grande ingegno. Con questa espressione Mazzini appunto acuiva i risentimenti nazionali contro i due autori; i qualida comunisti e materialisti com'eranoparean fatti a posta per iscombussolare l'idealistica formula di patria e dio.
Fu per questo rispetto quasi tragica la sorte dei due fondatori del socialismo scientifico. Passarono più volte pei due tedeschi agli occhi di tantiche furon sciovinisti per fino fra i rivoluzionariianzi passarono per organi del pangermanismo nelle invettive di quel Bakuninche ebbe l'animo così disposto ad inventare... per non dir altro: essii due tedeschiche nella patriadalla quale usciron da esuli fin dagli anni della prima gioventùincontrarono lo studiato silenzio di quei professoriai quali è atto di patriottismo l'esercizio del servilismo! Quei professoriin fondosi vendicavano. Difatti nel Capitalenel quale tutta la trattazione s 'inradica nelle tradizioni della economia classicanon esclusi gli scrittori ingegnosi e spesso geniali che ebbe l'Italia nel secolo XVIIInon si parla se non con sovrano disprezzo dei signori Roscher e compagni. Engelsche con tanta cura e con tanta abilità di ampliamenti espositivi si sforzò di rendere popolari i resultati delle ricerche dell'americano Morganchiuso com'era nella persuasioneche ciò che egli giustamente chiamava filosofia classica fosse giunta alla sua dissoluzione in Feuerbachscrivendo l'Antidühring mostrò noncuranzadirò francamente eccessivaper la filosofia contemporanea (- noncuranza spiegabile in luima non scusabileanzi ridicolanegli altri socialistiche per imitazione l'affettano -)ossia per la neocritica dei suoi connazionali. Cotesta sorte tragica fu come insita alla missione loro. Essi furon con l'animo e con la mente rivolti del tutto alla causa del proletariato d'ogni nazione: e perciò i prodotti della scienza loro hanno in ogni nazione quel pubblico soltantoche vi si vada reclutando tra quelli che sian capaci di una consona rivoluzione intellettuale. In Germaniaove per condizioni storiche specialie soprattutto perché la borghesia non v'è mai riuscita a spezzare per intero la compagine dell'Ancien Régime (vedete che quell'imperatore può tenervi impunemente il linguaggio d'un vice-numee non è poi in verità che un Federico Barbarossa fattosi commesso viaggiatore dell'in German made)la democrazia sociale s'è ridotta e fermata in serrata falangeera ben naturale che le idee del socialismo scientifico trovassero favorevole il terreno alla normale e progressiva diffusione loro. Ma nessuno dei socialisti tedeschi - spero almeno - si sognerà mai di considerare le idee di Marx e di Engels al semplice ragguaglio dei diritti e dei doveridei meriti e dei demeritidei Camarades de Parti. Ecco per es. che cosa Engels scrivevae non è gran tempo(12):

Si noterà come in tutti questi articoli io mi chiaminon democratico-socialema comunista. E ciò perché a quel tempo si davano il nome di democratici socialiin molti paesidi quelli che non aveano scritto su la loro bandiera l'appropriazione di tutti i mezzi di produzione da parte della società. Per democratico-sociale s'intendeva in Francia un repubblicano democraticoche avesse delle simpatie più o meno genuinema che rimanevano pur sempre indeterminateper la classe operaia; genteinsommacome Ledru-Rollin del 1848e come i radicali socialisti del 1874che erano intinti di proudhonismo. In Germania chiamavansi democratici-sociali i lassalliani: masebbene la gran massa di essi andasse a grado a grado riconoscendo la necessità della socializzazione dei mezzi di produzionepur nondimeno le cooperative di produzionesussidiate dallo stato rimanevano il punto essenziale del programma del partito nella sua azione pubblica. Era dunque per me e per Marx assolutamente impossibile di scegliere un termine di tale elasticità a designazione dei nostro specifico punto di vista. Oggi è tutt'altroe la parola può passare; sebbene sia pur sempre disadatta a significare un partito il cui programma ènon genericamente socialisticoma direttamente comunisticoe la cui finale meta politica è di superare ogni forma di statoe quindi anche la democrazia.

I patrioti - e non uso punto a dileggio cotesta parola -hannomi paredi che consolarsi e confortarsi. Non è detto in conclusione che il materialismo storico sia il patrimonio intellettuale di una sola nazioneo che debba rimanere in privilegio d'una cliqued'una consorteria o d'una setta. Essoinnanzi tuttoappartiene nella sua origine obiettiva alla Franciaall'Inghilterra e alla Germaniain eguale misura. Non starò qui a ripetere ciò che dissi in altra letteradella forma di pensiero che derivossi nella mente dei nostri due autori per lo stadio a cui era giuntanella loro giovinezzala coltura intellettuale dei tedeschie la filosofia in ispeciementre l'hegelismo appuntoo si perdeva nei rigagnoli di una nuova scolasticao dava luogo ad un nuovo e più poderoso criticismo. Ma era pur lì la grande industria inglese con tutte le miserie che l'accompagnavanoe col contraccolpo ideologico di Owene con quello pratico dell'agitazione cartista. Ma eran pur lì le scuole del socialismo francesee la tradizione rivoluzionaria dell'Occidenteche si derivava già nelle forme del comunismo d'indole modernamente proletaria. Che cos'è il Capitalese non la critica di quella economiachecome rivoluzione pratica e come rappresentazione teorica di questa stessa rivoluzioneera venuta a piena maturità nella sola Inghilterrafin verso il '60e in Germania cominciava appena? Che cosa è il Manifesto dei Comunistise non la chiusa e la esplicazione del socialismoo latenteo palese nei movimenti operai di Francia e d'Inghilterra? Ma tutte queste cose furono continuate e portate a compimento di criticala filosofia di Hegel non esclusacon quella critica immanenteche è la dialettica con le sue inversioni; ossiaper via di quel negareche non è contenziosa e avvocatesca contrapposizione di concetto a concettodi opinione ad opinionema che invece invera ciò che negaperché in ciò che nega e superatrova o la condizione (di fatto)o la premessa (concettuale) del procedere stesso(13).
Francia e Inghilterra possono ripigliaresenza parere che compiano un atto di mera imitazionela loro parte nella elaborazione del materialismo storico. Perché i francesi non avrebbero oramai da scrivere dei libri veramente critici su Fourier e Saint-Simonin quanto furonoe nella misura in cui furonoveri precursori del socialismo contemporaneo? Non c'è occasione a lavorare letterariamente sui moti rivoluzionarii dal 1830 al 1848in modo si vedache la dottrina del Manifesto non fu la negazione di quellima il loro aboutissant è risolvente? A riscontro di quel 18 Brumaio di Marxchepur essendo uno scritto genialissimoe nell'intento suo insuperabileriman sempre un opuscolo di occasione e di tinta pubblicisticanon sarebbe il caso di comporre una meditata storia del Colpo di stato? Ma la Comune non aspetta ancora la sua definitiva trattazione critica? Ma la Grande Rivoluzioneintorno alla quale esiste una letteratura colossalequanto all'insiemee singolarmente minutissima quanto ai particolarifu mai fino ad ora trattata a fondo in tutto l'intrinseco del sommovimento delle classi che vi presero partee come caso esemplare di sociologia economica? A farla brevetutta la storia moderna di Francia e d'Inghilterra non offre essa forse agli studiosi un più largo e sicuro capitolo d'illustrazioni al materialismo storicodi quello che non potessero fino a poco tempo fa offrirlo le condizioni della Germania? Queste furononel fattodalla guerra dei trent'anni in poigrandemente intricate pei sopraggiunti impedimenti allo sviluppoe nelle teste di quelliche sopra luogo le osservaronorimasero quasi sempre come involute in varie specie di nebulosità ideologica - nebulosità che muoverebbe a riso i cronisti fiorentini del secolo XIV.
Mi son fermato su questi particolarinon per darmi l'aria di consigliere della Franciama per aver modo di osservare da ultimochedata la forma dei cervelli di lingue latinenon è cosa agevole il fare entrare in essi le nuove ideese altri s'indugi a rappresentarle esclusivamente come forme astratte del pensiero; mentre riescono a penetrarvicon pronto e suggestivo effettoquando vengano plasmate in racconti e in esposizioniche in qualche modo rassomiglino ai prodotti dell'arte.
Torno per un momento su la questione del tradurre. L'Antidühring è il libro che prima di ogni altro conviene che entri nella circolazione internazionale. Pochi libri io conoscoche possano stargli a paroper densità di pensieroper molteplicità di punti di vistaper duttilità di penetrazione suggestiva. Può essere una medicina mentis per la gioventù intellettualeche di solito si volgeincerta di sé e con criterii assai vaghia ciò che genericamente ha nome di socialismo: e così fu nel tempo in cui apparvecome ne andò scrivendo un tre anni fa il Bernsteinin una specie di commemorazione pubblicata nella "Neue Zeit". Nella letteratura socialistica rimane quello il libro insuperato.
Ma quel libro non è teticoanzi è antitetico. Salvo i brani isolabilicome son quelli i quali presero corpo di opuscolo per sé stanteche fa da un pezzo il giro del mondo (Del passaggio del socialismo dall'utopia alla scienza)quel libro ha a suo filo conduttore la critica del signor Dühringin quanto ei fu inventore di una filosofia e d'un socialismo a modo suo. Or qual personache non viva nella cerchia dei professanti scienzae quanti non tedeschi hanno proprio il dovere d'interessarsi del signor Dühring? Ogni nazione hapur troppoi suoi Dühring. Un Engels di altra nazionechi sa quali altri anti-chi sa che cosa avrebbe scritto o scriverebbe. L'effetto vero di quel libro mi pare debba esser questo su i socialisti di altri paesi e lingueche li abiliti a fornirsi di quelle attitudini criticheche giovano per iscrivere tutti gli altri anti-x occorrenti a combattere ogni altra qualche cosache imbarazzi od inficii il socialismoin nome di tante sociologie pullulanti d'ogni parte. Le armi e i modi della critica devonoda paese a paesesubire la legge della variabilità e dell'adattamento. Curare il malato e non la malattia; - in ciò consiste la modernità della medicina.
A fare altrimenti di cosìsi rischia d'incorrere nella sorte toccata agli hegelianiche vennero su in Italia dal 1840 al 1880e specie nel Mezzogiornoanzi a Napoli. Furono in parte dei semplici epigonima alcuni furono pensatori di polso. Nel tutt'insieme rappresentavano una corrente rivoluzionaria di gran contoa petto del tradizionale scolasticismodello spiritualismo alla francese e della filosofia del così detto buon senso. Di tal movimento pur qualcosa s'è risaputo in Francia; perché fu uno di questi hegelianie non il più profondo e forte di tuttiil Vera(14)che dette alla Francia appunto le più leggibili traduzionicon copiosissimi commentidi alcune delle opere fondamentali di Hegel. Di tutto quel movimento s'è perduta ora da noi la traccia e la memorianel giro di così pochi anni. Gli scritti di quei pensatori non si trovano che dai rivenditori di anticaglie e di bagattelle librarie. Cotesta dispersione nel nulla di tutta una attività scientificanon certo irrilevantenon è solo dovuta alle vicende non sempre belle e laudabili della vita universitariané al solo dilagare epidemico del positivismo che manda qua e là frutti che paiono scienza da demi-mondema a ragioni più intrinseche. Quegli hegeliani scrisseroe insegnaronoe disputarono come se stesseronon a Napolima a Berlinoo non so dove. Conversavano mentalmente coi loro Camarades d'Allemagne(15). Rispondevano dalla cattedra o negli scritti alle
obiezioni di critici noti a loro soltanto; facendo così un dialogoche a lettori e uditori parea monologo. Non riuscirono a plasmare le loro trattazioni e la loro dialettica in libriche apparissero qual nuovo acquisto intellettuale della nazione. Cotesto non piacevole e non lusinghiero ricordo mi stava innanzi alla mentequandoquasi repugnantemi misi a scrivere il primo dei due miei saggi di materialismo storicoai quali ora non c'è ragione io non ne faccia succedere degli altri. Mi domandava più volte: ma da che parte devo rifarmiper dir coseche ai lettori italiani non tornino ostichestraniere e strane? Mi dire che io son riuscito: e così sia. Non sarebbe un caso singolare di scortesiache io volessi ribattereragionandoda arbitrodi me e delle lodi che voi mi fate?

Nel leggere - così scrivevo a un di presso cinque anni fa ad Engels la Heilige Familiemi son ricordato degli hegeliani di Napoliin mezzo ai quali io vissi da giovanissimoe mi pare di avere inteso e assaporato quel libropiù che non possa riuscire a molticui mancano al presente i dati proprii e intuitivi di quel curioso umorismo. Mi parea di averla vista io stesso da vicino quella curiosa coterie di Charlottenburgda Marx e da voi così singolarmente persiflée. Mi si ripresentava allo spiritopiù che tutti gli altriun professore di esteticaoriginalissimo e genialissimo uomoche deduceva i romanzi di Balzaccostruiva la cupola di S. Pietro e disponeva in serie genetica gl'istrumenti musicali; e pian pianodi negazione in negazionee con la negazione della negazionegiunse da ultimo alla metafisica dell'inconoscibilecheignaro come ei fu sempre dello Spencere anzi a guisa di uno Spencer non glorificatochiamò l'innominabile. Anch'io da giovane vissi in quella specie di palestrae non me ne rincresce; vissi per anni con l'animo diviso fra Hegel e Spinoza: di quello difesicon giovanile ingenuitàla dialettica contro lo Zeller che iniziava il neokantismo; di questo sapevo a memoria gli scrittie ne esposicon intendimento di innamoratola teoria degli affetti e delle passioni. Ora tutte coteste cose mi tornano nella memoria come lontanissima preistoria. Avrò subita anch'io la mia negazione della negazione? Voi mi spronate a scrivere di comunismo: ma io temo sempre di far di cosa di nessun valore quanto alle forze miee di poco effetto quanto all'Italia.

E lui a rispondermi...; ma qui faccio punto. Mi pare sia cosa presso che incivile il riprodurre senza urgente ragione di pubblico interessele lettere privatespecie a breve tempo dalla morte di chi le scrisse. In tutti i casianche stralciando da tali lettere private ciò che può esservi di puramente occasionalee serbandone solo ciò che è di dottrina e di scienzaesse fan sempre poca fede e son di poco pesoa fronte degli scritti meditatamente destinati alla pubblicità. Col crescere dell'interesse per il materialismo storicoe nel difetto di una letteraturache estesamente e partitamente lo illustris'è dato il caso che Engelsnegli ultimi anni di sua vitaqual professore che non sieda in cattedrafosse interrogatoe anzi tormentato di continuo con infinite domande da parte di moltiche si iscrivevano spontanei da studenti liberi nella vagante ed eslege Università del socialismo. Di qui le lettere che furon pubblicatee quelle altre molteche son rimaste inedite. In quelle tre lettereche il "Devenir Social" riprodusse recentemente da una rivista di Berlino e da un giornale di Lipsiaapparisce chiaro come fosse in lui una certa temenzache il marxismo diventasse troppo presto una dottrina a buon mercato.

A molti dei professanti la scienzanon nella vagante Università del popolo di là da venirema in questa che realmente esiste nella presente società ufficialecapita d'esser messi fra l'uscio e il muro dagli studenti e dagli studiosiperchéuno pede stantesrispondano ad ogni quesitocome chi avesse stampata nel cervello la ragione universale delle cose. I più vanitosi fra i professoriper non ismentire la ieratica sacramentalità della scienzae come se questa consistesse del tutto nella materialità del conosciutoe non principalmente nella virtuosità e correttezza formale dell'atto del sapererispondono difilatoriuscendo a fare assai di sovente la satira di se stessida imitatori del saporitissimo Mefistofele in maschera di maestro in tutte e quattro le facoltà. Pochi hanno la socratica rassegnazione di rispondere: non soma so di non saperee so che si potrà sapereed io stesso potrò saperese avrò compiuti gli atti di sforzoossia di lavoroche occorre per sapere- e se mi date degli anni indefiniticon l'indefinita attitudine dell'applicazione metodica del lavoroio potrò indefinitamente saper quasi tutto.
Ed ecco in che cosa consiste quel capovolgimento pratico della teorica della conoscenzache è insito al materialismo storico.
Ogni atto di pensiero è uno sforzo; cioè un lavoro nuovo. A compierlo occorrono innanzi tutto i materiali dell'esperienza depuratae gl'istrumenti metodiciresi familiari e maneggevoli dal lungo uso. Non c'è dubbioche il lavoro compiutoossia il pensiero prodottoagevoli i nuovi sforzi diretti alla produzione di novello pensiero; in primaperché i prodotti precedenti rimangono obiettivati nei mezzi intuitivi dello scritto e delle altre arti rappresentativeein secondo luogoperché l'energia in noi internamente accumulata penetra e investe il nuovo lavoroqual ritmo del procedimentonella qual cosa (ossia nel ritmo) consiste appunto il metodo della memoriadel ragionamentodell'espressionedella comunicativae così via. Ma macchine pensanti non si diventa mai! Tutte le volte che ci mettiamo nuovamente a pensareoltre che ci necessitano sempre i mezzi e gl'incentivi esterni ed obiettivi della materia empiricaci occorre ancora uno sforzo adeguato per passare dagli stati più elementari della vita psichica a quello stadio superiore derivato e complessoche è il pensieronel quale non possiamo mantenercise non per atto di attenzione volontariache ha intensità e durata di speciale e non sorpassabile misura.
Cotesto lavoroche a noi si rivela nella nostra diretta ed immediata coscienzaqual fattoche ci concerna solo in quanto siamo persone singole e circoscritte dalla nostra naturale individuazionenon si avvera in ciascun di noise non in quanto noi siamo appuntonell'ambiente della convivenzaesseri socialmente e quindi anche storicamente condizionati. I mezzi della convivenza socialeche sonoda un lato le condizioni e gl'istrumentie dall'altro i prodotti della collaborazione variamente specificatacostituisconoal di là di ciò che offre a noi la natura propriamente dettala materia e gl'incentivi della nostra formazione interiore. Di qui nascono gli abiti secondariiderivati e complessipei qualidi là dai termini della nostra corporea configurazionesentiamo il nostro proprio io come la parte di un noiil che vuol direin concretodi un modo di viveredi un costumedi una istituzionedi uno statodi una chiesadi una patriadi una tradizione storicae così via. In coteste correlazioni di consociazione praticache corrono da individuo a individuohan la loro radice e hanno il loro fondamento obiettivo e prosaico tutte quelle varie rappresentazioni ideologiche di spirito pubblicodi psiche socialedi coscienza etnicae così viaintorno alle qualicome gente che pigli per enti e sostanze i rapporti e le relazionispeculanoda metafisici di pessima scuolai sociologisti e psicologistiche io chiamerei simbolisti e simboleggianti. In questi medesimi rapporti pratici nascono le comuni correntiper le quali il pensiero individuoe la scienza che ne derivason vere e proprie funzioni sociali.
E così siamo daccapo nella filosofia della praxische è il midollo del materialismo storico. Questa è la filosofia immanente alle cose su cui filosofeggia. Dalla vita al pensieroe non già dal pensiero alla vita; ecco il processo realistico. Dal lavoroche è un conoscere operandoal conoscere come astratta teoria: e non da questo a quello. Dai bisognie quindi dai varii stati interni di benessere e di malesserenascenti dalla soddisfazione o insoddisfazione dei bisognialla creazione mitico-poetica delle ascoste forze della natura: e non viceversa. In questi pensieri è il segreto di una asserzione di Marxche è stata per molti un rompicapoche egli avessecioèarrovesciata(16) la dialettica di Hegel: il che vuol direin prosa correnteche alla semovenza ritmica d'un pensiero per sé stante (- la generatio aequivoca delle idee! -) rimane sostituita la semovenza delle cosedelle quali il pensiero è da ultimo un prodotto.
In fineil materialismo storico? ossia la filosofia della praxisin quanto investe tutto l'uomo storico e socialecome mette termine ad ogni forma d'idealismoche consideri le cose empiricamente esistenti qual riflessoriproduzioneimitazioneesempioconseguenza o come altro dicasid'un pensierocome che siasipresuppostocosì è la fine anche del materialismo naturalisticonel senso fino a pochi anni fa tradizionale della parola. La rivoluzione intellettualeche ha condotto a considerare come assolutamente obiettivi i processi della storia umanaè coeva e rispondente a quell'altra rivoluzione intellettualeche è riuscita a storicizzare la natura fisica. Questa non è piùper alcun uomo pensanteun fattoche non fu mai in fieriun avvenuto che non è mai divenutoun eterno stante che non procedae molto meno il creato d'una volta solache non sia la creazione di continuo in atto.


V.
Roma24 maggio '97

Ripigliando al punto dov'ero rimasto l'altra voltami pare voi abbiate pienamente ragione di rimettere in campo il problema della filosofia in generale. Mi riferiscocosì dicendonon solo alla vostra Prefazioneche io vado quasi moltiplicando di effetto in questo mio prolungato conversar per iscrittoma anche ad alcuni vostri articoli nel "Devenir Social"einoltrea parecchie delle lettere privateche avete avuto la cortesia d'indirizzarmi. Vi dà pensieroin fondoche il materialismo storico possa apparire come campato in ariafino a che abbia di contro a sé delle altre filosofiecon le quali non armonizzie fino a quando non si trovi modo di sviluppare la filosofiache gli è propriacome quella che è insita ed immanente ai suoi assunti e alle sue premesse.
Ho capito bene?
Voi accennate esplicitamente alla psicologiaall'eticae alla metafisica. Con quest'ultimo termine intendete di significare ciò che ioper effetto di altri abiti dello spirito e di altre maniere di trattazione didatticachiamerei per es.: Dottrina generaleo della Conoscenzao delle Forme fondamentali del pensieroe cosi viaa un di pressoo per eccesso di cautelao per tema di non incorrere in equivocazioneed anche per non urtare in certi pregiudizii. Passoperòsopra a cotesti accessorii terminologici; tanto perché noiin fatto di scienzanon siam tenuti a starcene al significato che i termini hanno nella comune esperienza e nella comune intuizione (quandocome nella vita ordinarianon c'è dato di chiamare altrimenti che pane il pane); ma quei significati fissiamo noi stessiponendo e sviluppando i concettiche vogliamo compendiariamente formulare con una parola di convenzione. Si starebbe freschi a voler dedurre il significato ed il contenuto per es. della chimica dall'etimo di tal parola: ci troveremmo di faccia all'Egitto antichissimoanzi al nome che significa la terra gialliccia dai due lati delle sponde del Nilo e fino ai monti!
Vi lascio in pace in compagnia della parola metafisicase in questa v'accomoda d'acquietarvi. Frivolezze! Se un estensore di catalogo cacciasse domani nella rubrica dei metà physiká i Primi principii dell'oramai indispensabile Spencernon farebbe nulla di più e nulla di meno di quel che fece il bibliotecario ai Pergamo nell'appiccicare cotale etichetta a quei vani trattati di prima filosofia (Aristotele non usa altro termine a denotarli)che nessuna cura di vecchi commentatoriné di critici moderniè riuscita a ridurre mai alla trasparenza e conseguenza di libro giunto a perfezione. Chi sa quanti sarebbero lieti ora di scovrireche in fin delle fini il vecchio Stagiritache ha ingombrato di sé le menti degli uomini per tanti secolied è stato insegna a tante battaglie dello spiritonon fu se non un altro Spencer d'altri tempichemagari per sola colpa dei tempiscrisse in grecoe anche maluccio.
La tradizione non dee pesare sopra di noi come un incubocome un impedimentocome un impacciocome oggetto di culto e di stupida reverenza; e siamo bene intesi di ciò: - mad'altra partela tradizione è ciò che ci tiene nella storiail che è quanto direche è ciò che ci ricollega alle condizioni faticosamente acquisitele quali agevolano il lavoro nuovo e rendono possibile il progresso. A fare altrimenti si è bestie; perché il solo lavorio secolare della storia differenzia noi dagli animali. E poiinoltrenessun che si metta a studiaresia pur nel modo più concretoempiricoparticolareminuto e circostanziatoun qualunque lato della realtàpuò rifiutarsi mai di ammettereche a un certo punto si è come assaliti dal bisogno di ripensare alle forme generali (ossia alle categorie)che son ricorrenti negli atti particolari del pensiero (unitàpluralitàtotalitàcondizionefineragion d'esserecausaeffettoprogressionefinitoinfinito e così via). Oraper poco che in questa nuova curiosità ci soffermiamoi problemi universali della conoscenza ci s'impongono; ossiaci appariscono come necessariamente dati: - e in questa inevitabile suggestione ha origine e sede anche ciò che voi chiamate metafisicae che può chiamarsi altrimenti.
Tutto sta a sapere come cotesti dati vengano poi da noi maneggiati. La nota caratteristicaparlandos'intendemolto genericamentedel pensiero classico (dico dei greci)è una certa ingenuità nell'uso e nella trattazione di tali concetti. La nota caratteristica della filosofia modernae qui di nuovo molto per le generaliè il dubbio metodicoe quindi il criticismoche accompagnaa guisa di sospettosa cautelal'uso di tali formecosì nell'intrinsecocome nella portata estensiva. Ciò che decide di tale passaggio dalla ingenuità alla critica è la osservazione metodica (scarsa per estensione e per sussidii negli antichi)epiù che l'osservazionel'esperimento volontariamente e tecnicamente condotto (che mancò quasi del tutto agli antichi). Sperimentandonoi diventiamo collaboratori della natura; - noi produciamo ad arte ciò che la natura da per sé produce. Esperimentando ad artele cose cessan dall'esser per noi dei meri obietti rigidi della visione perché si vannoanzigenerando sotto la nostra guida; e il pensiero cessa dall'essere un presuppostoo un'anticipazione paradigmatica delle coseanzi diventa concretoperché cresce con le cosea intelligenza delle quali viene progressivamente concrescendo. L'esperimento ad arte e metodico finisce da ultimo per indurci nella persuasione di questa verità semplicissima: che anche prima che nascesse la scienzae in tutti gli uomini che alla scienza non arrivanole attività interioricompreso l'uso della ovvia riflessionesono come un venir crescendoper la sollecitazione dei bisognidi noi in noi stessie cioè un generarsi di nuove condizionisuccessivamente elaborate(17). Anche per questo rispetto il materialismo storico è la chiusa di un lungo sviluppo. Esso giustifica perfino il processo storico del sapere scientifico facendo questo sapere qualitativamente consono e quantitativamente proporzionale alla capacità del lavoro; cioè facendolo rispettivo ai bisogni.

Torno a voie vi do ragione per la staffilata che aggiustate all'agnosticismo. Esso è il pendant inglese del neokantismo tedesco: con un notevole divario però. Questoil neokantismonon rappresentain conclusionese non una corrente accademicache ci ha datocon una più chiara conoscenza di Kantuna utile letteratura da eruditi; mentre quellol'agnosticismoper la sua diffusione popolareè un fatto sintomatico della presente condizione di certe classi sociali. I socialisti avrebbero tutte le ragioni di credereche quel fatto sintomatico sia uno degli indizi della decadenza della borghesia. Facertoun malinconico contrasto con la eroica securtà del veroche assiste il pensiero nei prodromi della storia moderna (Bruno e Spinoza!)con l'asseveranza da Convenzionaliche fu propria dei pensatori del secolo passato fino a venir poi giù giù alla filosofia classica di Germaniaed anche con la precisione dei metodi esplorativii quali hanno ai tempi nostri allargato di tanto il dominio del pensiero su la natura. Ha l'aria della paurosa rassegnazione. Manca del carattere essenziale ad ogni filosofiasecondo Hegelossia del coraggio della verità. Un qualcuno di quei marxistiche inducono così senz'altroa bruciapelodalle condizioni economiche ai riflessi ideologicicome chi issofatto traducesse i segni stenograficipotrebbe quasi direche cotesto Inconoscibiletanto celebrato da una vasta setta di quietisti della ragioneè segno già che lo spirito dell'epoca borghese non è più atto a guardare perspicuamente nell'ordinamento del mondoperché il capitalismodal quale esso toglie l'orientazioneè già in se fradicio; eper ciòmoltinell'istintiva coscienza della prossima rovinasi dànno ad una specie di religione dell'imbecillità. Simile asserto potrebbe sembrare per fino ingegnosamente bellopur rimanendo non dimostrabile: sebbene poi rassomigli a molte delle sciocchezzeche furon dette da tanti in nome dell'interpretazione economica della storia(18).
E inveceio dicoche cotesto agnosticismo ci rende un grande servigio. Fermandosi gli agnosticisti a dire e a ripetereche non è dato di conoscere la cosa in sél'intimissimo della naturala causa ultima e il fondo dei fenomeniessi per un'altra viaossia a modo lorocome gentecioèche rimpianga l'impossibilevengono a quello stesso resultato al quale arriviamo noinon con rimpianto ma da realisti che non cercano l'aiuto della immaginazionee cioè: che non si può pensare se non su quello che noi possiamo sperimentarein lato sensonoi stessi.
Guardiamo a ciò che è accaduto nel campo della psicologia; fu fugatada un cantola illusione ideologicache i fatti psichici si spieghino assumendone a sostanziale subietto un ente iperfisico; - fu banditadall'altro cantola volgaritàpiù materiale che materialisticaessere il pensiero una secrezione del cervello; - fu fissata l'inerenza dei fatti psichici nello specificato organismoin quanto l'organismo stesso è un processo di formazionee in quanto i fatti psichici sono la interiorità dell'attività dei nerviossia questa attività in quanto è coscienza; - fu respinta la grossolana ipotesi del materialismo semplicisticoche cotesta interioritàla quale si conserva e si complicaper il solo fatto che noi ne scovriamo giorno per giorno le rispettive condizioni nei centri nervosiin quanto è interioritàossia funzione di coscienzapossa essere estensivamente osservata; - ed eccoci arrivati alla scienza psichicache è imprecisoper non dire erroneodi chiamare psicologia senza l'animama bisogna denominare scienza dei prodotti psichici senza il mito della sostanza spirituale.

Quando Engels nell' Antidühring usava della parola metafisica in senso peggiorativointendeva appunto di riferirsi a quelle maniere di pensareossia di concepiredi inferiredi esporreche son l'opposto della considerazione geneticae quindi (subordinatamente) dialettica delle cose. Tali maniere son contrassegnate da questi due caratteri: in prima dal fissarecome per sé stantie del tutto indipendenti l'uno dall'altroquei termini del pensieroi quali in verità son termini solo in quanto rappresentano i punti di correlazione e di transizione ai un processo; ein secondo luogonel considerare quei termini stessi del pensiero come un presuppostoun'anticipazioneo anzi un tipo od un prototipo della povera e parvente realtà empirica. Nel primo rispettoper es.causa ed effettomezzo e fineragion d'essere e realtàe così viasi presentano allo spirito soltanto come termini distintie quindi diversie alcune volte opposti; quasiché si desser coseche siano per sé esclusivamente cause ed altre che siano per sé esclusivamente effettie così di seguito. Nel secondo caso pare come se il mondo dell'esperienza ci si andasse disintegrando e scindendo innanzi agli occhi in sostanza ed accidentiin cosa in sé e fenomenoin possibilità e in ovvia esistenza. Tutta cotesta critica si risolve nell'esigenza realistica di considerare i termini del pensieronon come cose ed entità fissema come funzioni; perché quei termini hanno valoresolo in quanto noi abbiamo qualcosa da pensare attivamentee siamo in effettivo atto di pensareprocedendo.
Cotesta critica dcll'Engelsche per molti rispetti è specificabile e precisabile ancorae soprattutto per ciò che riguarda la origine di cotesto pensare metafisicamenteripete a modo suo la opposizione hegeliana fra l'intendimentoche fissa gli opposti come talie la ragioneche gli opposti rimette in serie di processo ascendente - (la divina arte di conciliare gli oppostidirebbe Bruno - omnis determinatio est negatiodiceva Spinoza).
Cotesta metafisicasensu deterioriha alla lontana una qualche analogia con la origine dei miti. S'inradica nella teologiain quanto questa è diretta a rendere plausibili al ragionamento formale i dati (subiettivi sìma che l'autoillusione fa parere obiettivi) del credere. Quanti miracoli non ha fatto il quasi-mito dell'eterno logos? Tale metafisicain senso diremo oramai dispregiativocome stadio e come intoppo di un pensiero ancora in formazionericorre in ogni ramo del sapere. Quanto sforzo non è costato alla riflessione dottrinalenel campo della linguistical'andar sostituendo alla illusione paradigmatica delle forme grammaticali la genesi di queste: genesi che va psicologicamente cercata ed accertata nel vario atteggiarsi del parlareche è un fare ed un produrree non un semplice factum? Così fatta metafisicain senso d'ironiaesiste ed esisterà forse sempre nei derivati verbali e fraseologici dell'espressione del pensiero; perché la linguasenza della quale noi non potremmoné addivenire alla precisione ai quelloné formularne la manifestazioneal tempo stesso che dicealtera ciò che esprimeed ha perciò sempre in sé il germe del mito. Sprofondiamoci pur quanto si voglia nella teoria più generale delle vibrazioninoi diremo sempre: la luce produce questo effetto: il calore opera così. Si ha sempre la tentazioneo per lo meno si corre il pericolodi sostantivare un processoo i termini di esso. Le relazioniper via di una illusionale proiezionedivengono cosee queste cose escogitate divengonoalla volta lorosoggetti operanti. Se facciamo attenzionea questa così frequente ricaduta del nostro spirito nell'esercizio prescientifico dei mezzi verbalinoi ritroviamo in noi stessi i dati psicologici del modo come si originaronoin altre circostanze e tempile obiettivazioni delle forme del pensiero stesso in enti e in entitàcome è il caso tipico delle idee platoniche: e lo dico tipico perché è il più plastico fra tutti. Di tale metafisicain quanto essa è la immaturità di una mente non ancora scaltrita dall'autocriticae non rafforzata dall'esperimentoè piena tutta la storia; che appunto per ciòcome per tanti altri motiviè anche superstizionemitologiareligionepoesiafanatismo delle parolee culto delle vuote forme. Lasciacotale metafisicale sue tracce anche in ciò che ai tempi nostri chiamiamo orgogliosamente scienza.
Non aduggia essa forse il campo della economia politica? Quel danarocheda semplice mezzo di scambio qual è in primasi fa capitalesolo in quanto è in funzione col lavoro produttivonon diventa forsenella fantasia degli economisticapitale ab origineche per un diritto innato getti interesse? Ecco il gran significato di quel capitolo di Marxdove si parla del capitale come di feticcio(19) Di questi feticci è piena la scienza economica. La qualità di merceche è propria del prodotto del lavoro umanosolo in un certo rispetto storico- eossiain quanto gli uomini vivono in un certo dato sistema di correlazione sociale- diventa una qualità intrinseca ab aeterno al prodotto stesso. Il salarioche non è concepibilese a determinati uomini non è imposta la necessità di darsi a mercede ad altri uominidiventa una categoria assolutacioè un elemento d'ogni guadagno; e perfino l'intraprenditore capitalista si adorna del titolo di un che ritragga da se stesso un più alto salario! E poi la rendita della terra: - della terradico! Non ci sarebbe da venirne mai alla finese si volesse enumerarle tutte coteste trasformazioni metaforiche dei rapporti relativi in eterni attributi degli uomini o delle cose.
Ma che non è diventata la lotta per l'esistenza nel volgare darwinismo? - un imperativoun comandoun fatoun tiranno; e addio le empiriche circostanze del topo e della gattadella nottola e dell'insettodella erbaccia e del trifoglio. L'evoluzioneossia l'espressione compendiaria d'infiniti processiche dan luogo a tanti problemi circostanziati e non ad un singolo teoremanon si trasforma spessofantasticamentenella Evoluzione? Per fino nelle volgarizzazioni della sociologia marxistale condizionii rapportile correlatività di coesistenza economica acquistano - forse il più delle volte per insufficienza stilistica degli espositori - un certo che di fantasticamente soprastante a noi; come se nel problema ci fossero altri dati da questi in fuori: persone e personecioè inquilini e padroni di casaproprietarii e fittaiolicapitalisti e salariatisignori e servitorisfruttati e sfruttatoricioèin una parolauomini ed uominichein precise condizioni di tempo e di luogotrovansi in varia dipendenza fra loroper l'uso così e così distribuito e collegato dei mezzi necessarii all'esistenza.
La indubbia ricorrenza del vizio metafisicoche alcune volte a dirittura confina con la mitologiaci dee rendere indulgenti verso le cause e condizionio direttamente psichiche o più generalmente socialiche per tanto tempo ritardarono in passato l'apparizione del pensiero criticocoscientemente sperimentale e cautamente antiverbalistico. Né vale di ricorrere alle tre epoche del Comte. È questionesìdi quantitativo predominio della forma teologica o metafisica nelle diverse epoche della storiama non di esclusività qualitativaa fronte della così detta epoca scientifica. Gli uomini non furon mai esclusivamente teologisti o metafisicicome non saranno mai esclusivamente scientifici. Il più umile selvaggio che paventa i feticcisa che il fiume in discesa gli costa minor faticache non il fiume su cui nuoti contro correntee nel suo elementarissimo esercizio del lavoro ha in sé un embrione di esperienza e di scienza. Ai giorni nostri ci sonoviceversadegli scienziati con la mente ingombra di mitologia. La metafisicanel senso di ciò che sarebbe il contrario della correttezza scientificanon è già un fatto precisamente così preistoricoda stare alla pari col tatuaggio e con l'antropofagia!
Non èsperochi voglia mettere esclusivamente sul conto attivo del materialismo storico la vittoria definitiva su la metafisicanella significazione usata qui innanzisecondo Engels. Esso èanziun caso particolareper rispetto allo sviluppo del pensiero antimetafisico. Non sarebbe stato
veramente possibilese l'intelletto critico non si fosse formato già per l'innanzi. Qui c'è da fare i conti con tutta la storia della scienza moderna. Quando il Don Ferrante dei Promessi Sposi (siamos'intende beneal secolo XVII) che fuse Leone XIII non vorrà per invidia di mestiere aversene a malel'ultimo scolastico veramente convintomoriva di pestenegando la pesteattesoché quella non rientrasse nelle dieci categorie di Aristotelelo scolasticismo avea ricevuto già i primie fierie decisivi colpi. E da allora in qua è tutta una storia di conquiste positive del pensieroche hannoo assorbitao eliminatao altrimenti ridotta e combinata quella materia del conoscereche innanzi formava la filosofia per sé stantee quindi soprastante alla scienza. In cotesto cammino del pensiero scientificonoi c'incontriamoper es.nella psicologia empiricanella linguisticanel Darwinismonella storia delle istituzioni e nel criticismo propriamente detto. Direi anche nel positivismose non temessi d'ingenerare equivoco. Difatti il positivismoguardato così in genere e per sommi capiè una delle tante forme in cui lo spirito s'è andato avvicinando al concetto di una filosofiache non anticipi su le cosema sia a queste immanente. Non è quindi da maravigliareseper la generica similarità che riavvicina il materialismo storico a tanti altri prodotti dello spirito e del sapere contemporaneomolti di quelli che trattano la scienza alla maniera dei letterati e dei leggitori di rivisteingannati dalle impressionie seguendo gl'impulsi della erudita curiositàhan creduto di poter completare Marxo con questao con quell'altra cosa. Di coteste storpiature ne avremo per un pezzo. Induce soprattutto in cotesto errore l'abitocomune a quasi tutta la scienza del nostro tempodella considerazione evolutiva o genetica: cosicché agli inesperti e superficiali pare che da chiunque si parli di evoluzione si dica lo stesso. Voi molto giustamente portate la vostra attenzione su i caratteri differenziali e differenziati del materialismo storico - i qualiaggiungo ioson proprii di una scienza da comunisti dialetticamente rivoluzionarii - e non vi proponete il quesito se il signor Marx possa andare a braccetto del tale o tale altro filosofoma vi chiedeteinvecequale filosofia sia a questa dottrina necessariamente e obiettivamente implicita.

Gli è per questa ragione che io vi ho lasciato e vi lascio anche l'uso della parola metafisicanel senso non dispregiativo. In fondo al marxismo ci son dei problemi generali; e questi si aggiranoper un verso su i limiti e su le forme del conoscereeper un'altra partesu le attinenze del mondo umano col resto del conoscibile e del conosciuto. Non è ciò che intendete voi di dire? Tanto èche io appunto alle questioni più generali rivolsi l'attenzione mia nel secondo dei miei saggi; ma con un modo di trattazione che dissimula l'intento.
Chi consideri il materialismo storico nel suo insiemepuò trovarvi argomento a tre ordini di studii. Il primo risponde al bisogno pratico proprio ai partiti socialisticidi andare acquistando una adeguata conoscenza della specificata condizione del proletariato in ogni paesee di commisurarecongruamente alle causealle promesse ed ai pericoli della complicazione political'azione del socialismo. Il secondo può menaree menerà di certoa rinnovare gl'indirizzi della storiografiain quanto abiliti a ricondurne l'arte sul terreno delle lotte di classe e della combinatoria socialeche da quelle risultadata la relativa struttura economicache ogni storico deve d'ora innanzi conoscere ed intendere. Il terzo consiste nella trattazione dei principii direttivia comprendere e svolgere i quali occorre di necessità la generale orientazione da voi invocata. Orapare a me - e ho dato di ciò la provascrivendo - che quando non si cada nell'antiquato errore di credereche le idee stiano come degli esemplari al di sopra delle coseammessa la inevitabile division del lavoroil darsi alla considerazione dei principii generalipresi per sénon implichi per forzalo scolasticismo formaleossia la ignoranza delle cose dalle quali quei principii vengono astratti. Certo che quei tre ordini di studii e di considerazioni faceano uno nella mente di Marxeoltre che nella mentefecero uno nell'opera sua. La sua politica fu come la pratica del suo materialismo storicoe la sua filosofia fu come inerente a quella sua critica dell'economiala quale fu il suo modo di trattare la storia. Malasciando stare che cotesta universalità di comprensione è la nota specifica del genio che inizii un nuovo indirizzo mentaleil fatto è che Marx stesso in un solo caso portò a compimento la integrazione della sua dottrinaed è nel Capitale.
La perfetta immedesimazione della filosofiaossia del pensiero criticamente consapevolecon la materia del saputoossia la completa eliminazione del divario tradizionale tra scienza e filosofiaè una tendenza del nostro tempo: tendenzache il più delle volte rimane però un semplice desideratum. Cotesta tendenza vorrebbero alcuni significareappunto quando dicono superata la metafisica (in ogni senso); mentre altriche son più esattisuppongono che la scienza giunta a perfezione sia già la filosofia riassorbita. La medesima tendenza giustifica quella dicitura di filosofia scientificache altrimenti sarebbe d'un risibile barocchismo. Se cotesta espressione può mai aver un riscontro pratico di evidenza probativagli è proprio nel materialismo storicocome fu nella mente e negli scritti di Marx. Ivi la filosofia è tanto nella cosa stessae in essa e con essa rifusache il lettore di quegli scritti ne prova l'effettocome se il filosofare non sia se non la funzione stessa del procedere scientificamente.
Devo io qui stare a fare delle confessioni; o mi tocca solo di limitarmi a discorrer con voi obiettivamentesu quei punti che possono riavvicinarci negli intenti? Se io dovessi fermarmi alle espressioni aforisticheche son proprie della confessioneio direi così: - a) l'ideale del sapere deve esser questoche in esso cessi la opposizione fra scienza e filosofia; - b) macome la scienza (empirica) è in continuo diveniree si moltiplica così nella materia come nei gradidifferenziando in pari tempo gl'ingegni che i singoli rami ne coltivanoe d'altra parte s'è accumulata e s'accumula di continuo sotto al nome di filosofia la somma delle cognizioni metodiche e formali; - c) così la opposizione tra scienza e filosofia si mantiene e si manterràcome termine e momento sempre provvisorioper indicare appuntoche la scienza è di continuo in sul diveniree che in cotesto divenire entra per non poca parte l'autocritica.
Basta guardare a Darwin per intendere quanto occorra di proceder cauti nell'affermareche la scienza dell'ora presente sia per se stessa la fine della filosofia. Darwin ha di certo rivoluzionato il campo delle scienze dell'organismoe con esse l'intera concezione della natura. Ma in Darwin stesso non fu la coscienza completa della portata delle sue scoverte: egli non fu il filosofo della sua scienza. Il darwinismocome nuova visione della vitae quindi della naturae di qua dalla persona e dagl'intenti dello stesso Darwin. Viceversa alcuni volgarizzatori del marxismo hanno spogliato questa dottrina della filosofia che le è immanenteper ridurla ad un semplice aperçu del variare delle condizioni storiche per il variare delle condizioni economiche. Osservazioni così semplici bastano per persuaderciche se noi possiamo affermareche la scienza arrivata a perfezione è già la filosofiaossia che questa non significhi se non l'ultimo grado della elaborazione dei concetti (Herbart)noi non dobbiamocon l'enunciazione di tale postulatoautorizzar nessuno a parlare con dispregio di ciò che in senso differenziato chiamasi la filosofiacome non dobbiamo dare a credere a tutti gli scienziatichea qualunque grado dello sviluppo mentale si arrestinoessi sian di già i trionfatori o gli eredi di quella bagattella che fu la filosofia. E voiperciònon avete posta una questione che possa dirsi oziosamentre chiedetea un di presso: - con quale animo il cultore del materialismo storico guarderà la rimanente filosofia?


VI.
Roma28 maggio '97

Nella biografia scientifica dei due nostri grandi autori c'è una lacuna. Nel 1847 una loro opera viaggiava per la stamperia; ma rimase poi inedita per ragioni accidentali(20).
In quel libroche è rimasto un semplice manoscrittoe cheper quanto io sappianon fu visto dappoi da nessun altro dagli autori in fuori(21)essicome se facessero un esame di coscienzafissarono la loro veduta nel campo filosoficoa raffronto delle altre correnti contemporanee. Che cotesto esame fosse fatto in relazione principalmente ai derivati dell'hegelismoe al contraccolpo materialistico di esso nella dottrina di Feuerbachnon v'è dubbio alcuno. Oltre alle ragioni generali del movimento filosofico del tempostanno in favore di questa opinione i brani di articoli di giornali e di rivistechecome reliquie del Marx polemista d'allorafuron di recente pubblicati dallo Struve nella "Nene Zeit". Ma quale era la complessiva posizione mentale dei due scrittori? quale era il loro orizzonte bibliografico? quale atteggiamento assumevano verso gli altri fermenti della scienzache son poi fioriti in tante rivoluzionicosì nel campo della filosofia naturalecome in quello della filosofia storicae quale notizia vi aveano essi? A tutte coteste domande non è dato di rispondere adeguatamente. Si capiscedel restochese a nessuno può rincrescere d'aver pubblicato da giovane degli scrittiche da vecchio non scriverebbe a quel modoil non averli pubblicati a suo tempo è grave impedimento agli autori stessi per tornarci su; cosicché Engels dicevache quell'opera avesse in fondo prodotto tutto l'effetto suo: fissarecioèl'orientazione di quelli che la scrissero.
E poi dopo di quel tempopresa che ebbero la loro viai due autori non scrissero più di filosofia nel senso differenziato della parola(22). Non solo le loro occupazioni di agitatori praticidi pubblicistie d'intesi a seguire il movimento proletarioinfluendo sopra di essoma la stessa vocazione mentale loro li distoglieva dal mestiere di filosofi en titre. Sarebbe per ciò cosa vana l'andar passo passo ricercando che opinione si facessero essinei loro studii e letturedei nuovi portati della scienzain quanto questi venivano o non venivano a recar sussidio al nuovo indirizzo di filosofia storica da loro escogitato. Certo che nella psicologiacome s'è da ultimo svoltanell'acuito criticismo nel campo della filosofia professionalenella scuola dell'economia storicanel darwinismocosì nel senso specifico come nel senso latonella cresciuta tendenza alla storicità nel considerare i fenomeni naturalinelle scoverte della preistoria delle istituzionie nella inclinazione sempre più forte verso la filosofia della scienzaci è dato di riconoscere come dei sussidii e come dei casi analogici al prodursi del materialismo storico. Ma sarebbe cosa ridicola il voler misurare alla stregua di ciò che è debito d'un redattore d'una "Rivista critica"che è la bibliografia all'operao del professore che sciorina agli scolari le impressioni successive delle sue lettereil lavoro di assimilazione della scienza contemporaneache potean fareo effettivamente feceroquei due pensatorii quali disponevano d'un così specifico e specificato angolo visualee aveano nel materialismo storico un individuato istrumento di ricerca e di riduzione. E in ciò consistedel restociò che chiamiamo la originalità; e fuori di tali confini questa parola significherebbe l'assurdo. Non scrivendo più di filosofianel senso professionalmente differenziato e differenzialefiniron per essere i più perfetti esemplari di quella filosofia scientificache per molti è un semplice pio desiderioper altri è un mezzo di spiattellare in nuova dicitura fraseologica le ovvie cognizioni della scienza empiricaalcune volte è una forma generica di razionalismoe al postutto non è possibilese non a chi entri nei particolari della realtà con la penetrazione che è propria di un metodo genetico inerente alle cose. Engels da ultimo scriveva: "Dal momento che per ogni scienza diventa una necessità il venire in chiaro su la sua propria posizione nell'insieme delle cose e della conoscenza delle cosela scienza speciale dell'insieme diventa superflua. Ciò che della filosofiasvoltasi fino ad orarimane tuttora come per sé stantegli è la dottrina del pensiero e delle sue leggi - la logica formale e la dialettica. Tutto il resto si risolve nella scienza positiva della natura e della storia"(23).
Agli eruditiai ricercatori di tèmi per dissertazioneai dottori novellinitutto è possibile. Come han messo assieme l'etica di Erodotola psicologia di Pindarola geologia di Dantel'entomologia di Shakespeare e la pedagogica di Schopenhauercosì a fortiorie a più giusto titolopotrebbero scrivere della logica del Capitaleanzi costruire un insieme della filosofia di Marxtutta specificata e spartita secondo le sacramentali rubriche della scienza professionale. Question di gusti! - io cheper esempiopreferisco l'ingenuità di Erodoto e la poderosità di Pindaro alla erudizione che ne stemperi gli unitarii prodotti in amminicoli di postuma analisilascio volentieri al Capitale la integralità suaa produrre la quale concorrono organicamente tutte le nozioni e conoscenzeche allo stato differenziato han nome di logicadi psicologiadi sociologiadi diritto e di storia nel senso ovvio; - e ci concorre anche quella singolare flessibilità e flessuosità del pensieroche è la estetica della dialettica.
Rimane per ciò quel libroe rimarrà sempreanalizzabile sì nei particolarima inafferrabile nell'insiemeper gli empiristi puriper gli scolasticisti dalle definizioni nette e non convertibili nel flusso del pensieroper gli utopisti d'ogni manierae soprattutto per gli utopisti del liberismo e pei libertariiche sonodal più al menoanarchisti senza saperlo. Immergersi nel concreto delle correlatività sociali e storiche gli è cosa per molti intelletti di una difficoltà quasi insuperabile. Invece di pigliare l'insieme socialecome un dato in cui geneticamente si svolgono delle leggile quali sono relazioni di movimentomolti han bisogno di rappresentarsi delle cose fisseper es.l'egoismo di qual'altruismo di làe così via. Il caso caratteristico è quello dei moderni edonisti. Non si arrestano alla compagine socialecome al dato specifico della dottrina economicama risalgono ai giudizi di valutazionecome alla premessa (logico-psicologica) della Economica. In questi giudizii trovano una scalae studiano (per la più parte in forma tipica ed ipotetica) i gradi di essa; come chi studiasse nell'estetica formale i soli gradi del compiacimento. Di fronte a tali valutazioni (o gradi dell'apprezzamento del bisogno) stanno le coseche sono i beni; e queste cose vengono esaminate nella loro relazione con gli apprezzamentitenuto conto della loro quantità disponibile ed acquisibileil che determina per esse la qualità di valoriil limite dei valori ed il valore-limite. Costituita così la posizione astratta e generica della economicitàindifferentementecosì per le cose di cui la natura ci è prodigacome per quelle che costano agli uomini il sudore della fronte (e l'ingrato lavoro della storia)la povera economia ovvia e comuneossia la economia della convivenza che ci è familiaree su la quale si sono travagliati i teoretici di scuola classicae i critici del socialismodiventa come un caso particolare di un'algebra universalissima. Il lavoroche per noi è il nerbo stesso del vivere umanoossia l'uomo stesso che si svolgediventa in cotesta vedutao lo sforzo per evitare una penao la minor pena. In cotesta astratta atomistica delle conazionidegli apprezzamenti e delle quantità di beninon si sa più che cosa sia la storiae il progresso si risolve in una mera parvenza.


Se mai occorresse di formularenon sarebbe fuori di luogo il direche la filosofia implicita al materialismo storico è la tendenza al monismo; - e uso la parola tendenzaaccentuandola. Dico tendenzae aggiungo tendenza critico-formale. Non si tratta giàinsommadi tornare alla intuizione teosofica o metafisica della totalità del mondocome se noiper atto di cognizione trascendentegiungessimo issofatto alla visione della sostanza a tutti i fenomeni e processi sottostante. La parola tendenza esprime precisamente l'adagiarsi della mente nella persuasioneche tutto è pensabile come genesiche il pensabileanzinon è che genesie che la genesi ha i caratteri approssimativi della continuità. Ciò che differenzia cotesto senso della genesi dalle vaghe intuizioni trascendentali (per es.Schelling) è il discernimento criticoe quindi il bisogno di specificare la ricerca: ossia il riavvicinamento all'empirismo per ciò che concerne il contenuto del processoe la rinuncia alla pretesa di recarsi in mano lo schema universale di tutte le cose. I volgari evoluzionisti fanno così: afferrata la nozione astratta del divenire (evoluzione)ci caccian dentro ogni cosadal concretarsi della nebulosa alla fatuità loro. Così facevano i ripetitori di Hegelcol ritmo soprastante e perpetuodella tesiantitesi e sintesi. Ragione precipua dell'accorgimento criticocol quale il materialismo storico corregge il monismoè questa: che esso parte dalla praxiscioè dallo sviluppo della operositàe come è la teoria dell'uomo che lavoracosì considera la scienza stessa come un lavoro. Porta infine a compimento il senso implicito alle scienze empiriche; che noicioècon l'esperimento ci riavviciniamo al fare delle cosee raggiungiamo la persuasioneche le cose stesse sono un fareossia un prodursi.
Il brano dell'Engels citato più innanzi potrebbeperòdar luogo a delle curiose illazioni; come chi si pigliasse tutta la manoquando altri gli ha offerto il dito. Dato ed ammessoche la logica e la dialettica continuino a sussistere come per sé stantinon può esser questasi direbbeoccasione propizia a rimettere a novo tutta la enciclopedia filosofica? Rifacendoa parte a partee per ogni singolo ramo di scienzail lavoro di astrazione degli elementi formali che vi sono implicitisi riesce a scrivere dei vasti e comprensivi sistemi di logicacome son quelli esemplari del Sigwart e del Wundt; le qualiin veritàson delle vere enciclopedie della dottrina dei principii del sapere. Ora se è questo il desiderio dei filosofi professionalistiano pur tranquilliche le loro cattedre non saranno abolite. La division del lavoro nel campo intellettuale si presta praticamente a molte combinazioni. Se c'è chi voglia compendiare in forma schematica i principiicoi quali noi ci rendiamo conto di un determinato gruppo di fattiper es.di un determinato ordinamento giuridiconulla osta che egli cotesta disciplina(24) chiami scienza generale del diritto o anchese gli piacefilosofia del dirittopurché si rammenti che riduce a sistema (empirico) un ordine di fatti storici; ossia che coglie una categoria storica come il divenuto del divenire.
Tendenza (formale e critica) al monismoda una partevirtuosità a tenersi equilibratamente in un campo di specializzata ricercadall'altra parte: - ecco il resultato. Per poco che s'esca da questa lineao si ricade nel semplice empirismo (la nonfilosofia)o si trascende alla iperfilosofiaossia alla pretesa di rappresentarsi in atto l'Universocome chi ne possedesse la intuizione intellettuale.
Leggetedi graziase non l'avete già lettala conferenza di Haeckel sul monismoche fu volgarizzata in Francia da un appassionato darwinista della sociologia(25). In quell'insigne scienziato si confondono tre attitudini diverse: una maravigliosa capacità alla ricerca e dichiarazione dei particolariuna profonda elaborazione sistematica dei particolari appuratie una poetica intuizione dell'Universoche pur essendo della immaginazionealcune volte pare della filosofia. Ma mettere voiillustre Haeckeltutto l'Universodalle vibrazioni dell'etere alla formazione del cervello; ma che dico del cervelloanzi giù giùdopo questodalle origini dei popoli e degli stati e dell'etica fino ai tempi nostricompresi i principotti protettori della vostra Università di Ienaai quali fate le riverenzein sole 47 pagine in-8°è cosa superiore per fino all'eccellenza dell'ingegno vostro! Non vi sovviene forse di quei tanti buchiche l'Universo presenta anche alla provetta scienza nostra: o avete a casa un grande armadio pieno di quei berretti da notteche Heine dicea usassero gli hegeliani a covrire quei buchi? O non vi ricordate di cosa che dovrebbe più direttamente scottarvi: quel tale batibioche prese nome da voi in una scoverta dell'Huxleyche era poiviceversaun solenne qui- pro-quo?


Dunquetendenza al monismoma al tempo stesso coscienza precisa della specialità della ricerca. Tendenza a fondere scienza e filosofiamamedesimamentecontinuata riflessione su la portata e sul valore di quelle forme del pensieroche usiamo in concretoe che pur possiamo distaccar dal concretocome accade nella logica stricto juree nella teoria generale della conoscenza (che voi chiamate metafisica). Pensare in concretoe pur poter riflettete in astratto su i dati e su le condizioni della pensabilità. La filosofia c'è e non c'è(26). Per chi non c'è ancora arrivatoessa è come il di là dalla scienza. E per chi c'è arrivatoessa è la scienza condotta a perfezione.
Oggicome in passatonoi possiamo scriveresu i dati astratti da una determinata esperienzadei trattati per es.di etica o di politicae possiamo dare alla trattazione tutta la perspicuità del sistema: purché ci ricordiamo di questoche le premesse cioè si ricollegano geneticamente ad altro; purché non cadiamo nella illusione (metafisica) di considerare i principii come degli schemi ab aeternoossia come le sopraccose delle cose dell'esperienza.
A questo punto nulla c'impedisce di enunciare una formula come la seguente: tutto il conoscibile può essere conosciuto; e tutto il conoscibile saràall'infinitorealmente conosciuto; e di là dal conoscibilea noinel campo della conoscenzanon importa nulla di null'altro. Questo generico enunciatonel suo aspetto praticosi riduce a dire: che la conoscenza tanto importa per quanto ci è dato di realmente conosceree che è una mera fantasticheria l'ammettereche la mente riconoscacome esistente in atto un'assoluta differenza tra il limitato conoscibile e ciò che è per sé inconoscibile: - un inconoscibileche io dichiaro di conoscere come inconoscibile! Come fate voivon Hartmanna bazzicare da tanti anni con l'Inconsapevoleche voi così consaputamente vedete operare; e voisignor Spencera manovrate di continuo col riconoscimento dell'Inconoscibileche in fondo voi in qualche modo sapetese ne
fate il limite del conoscibile? In fondo a cotesta fraseologia dello Spencer si cela il dio del catechismo; - c'èinsommail residuo di una iperfilosofiache rassomigliacome la religioneal culto di quell'ignotochein uno e medesimo tempo si dichiara ignotoe pur si afferma di conoscere in certa guisa facendone oggetto di riverenza. In tale stato d'animo la filosofia è ridotta allo studio dei fenomeni (parvenze)e il concetto di evoluzione non implica punto che la realtà stessa divenga.
Per il materialismo storico il divenireossia l'evoluzionee invece realeanzi è la realtà stessa; come è reale il lavoroche è il prodursi dell'uomoche ascende dalla immediatezza del vivere (animale) alla libertà perfetta (che è il comunismo). In questa inversione pratica del problema della conoscibilitànoi ci rechiamo interamente in mano la scienzain quanto essa è il fatto nostro. Una nuova vittoria sul feticcio! Il sapere è per noi un bisognoche empiricamente si producesi raffinasi perfezionasi corrobora di mezzi e di tecnicacome ogni altro bisogno. Noi via via conosciamo ciò che ci occorre di conoscere. L'esperimentare è un crescere; e ciò che chiamiamo il progresso dello spiritonon è se non un accumularsi di energie di lavoro. In cotesto prosaico assunto si risolve quell'assolutezza della conoscenzache era per gli idealisti un postulato di ragioneo una argomentazione ontologica(27). Quella tal cosa (così detta in sé)che non si conoscené ogginé domaniche non si conoscerà maie che pur si sa di non poter conoscerenon può appartenere al campo della conoscenzaperché non si dà conoscenza dell'inconoscibile. Se un simile assunto entra nella cerchia della filosofiagli è perché la coscienza del filosofo non è tutta fatta di scienzama consta ancora di tanti altri elementi sentimentali ed affettivida cuisotto l'impulso della paurae per tramite della fantasia e del mitosi generano combinazioni psichichele qualicome in passato impedirono lo sviluppo della cognizione razionalecosì ora adombrano il campo del sapere meditato e prosaico. Pensiamo alla morte. Essa è teoricamente insita alla vita. La morteche pare così tragica negli individui complessiche alla comune intuizione appariscono come i veri e proprii organismiè immanente agli elementi primissimi della sostanza organicaper la estrema labilità e per la circoscritta plasticità del protoplasma. Ma tutt'altro è la paura della morte - ossia l'egoismo del vivere! E così è di tutte le altre affettività e tendenze passionalichenelle loro derivazioni mitichepoetiche e religiosegettaronogettano e getteranno in varia proporzione le ombre loro sul campo della coscienza. La filosofia dell'uomo puramente teoretico che tutte le cose contempli sotto l'aspetto del proprio esser lorogli è come il tentativo di far passare il pensiero astratto su tutto il campo della coscienzasenza che v'incontriné deviazioniné attriti. Ecco Baruch Spinozail vero eroe del pensieroche se stesso contempla in quanto gli affetti e le passionia guisa di forze della interiore meccanicagli si trasmutano in obietti di considerazione geometrica!
En attendant che in una futura umanità di uomini quasi trasumanatil'eroismo di Baruch Spinoza divenga la virtù minuscola di tutti i giornie che i mitila poesiala metafisica e la religione non ingombrino più il campo della coscienzacontentiamoci che fino ad orae per orala filosofiacosì nel senso differenziatocome nell'altrosia servita quale istrumento critico e servaper rispetto alla scienzaa mantenere la chiaroveggenza dei metodi formali e dei procedimenti logicie per rispetto alla vita a diminuire gl'impedimenti che all'esercizio del libero pensiero frappongono le fantastiche proiezioni degli affettidelle passionidei timori e delle speranze; ossia giovi e servacome direbbe precisamente Spinozaa vincere l'imaginatio e l'ignorantia.


VII.
Roma16 giugno '97

Mi capita un bel caso. Mentre pareami di non esser venuto al termine ancora di queste mie epistolem'è toccato di dover discorrere delle stesse precise cosedelle quali mi vado intrattenendo con voiin altro luogoin altra formae d'animo men lieto.
In uno degli ultimi numeri della "Critica Sociale" apparve una specie di messaggioche il signor Antonio De Bellasociologo calabresedirigeva contro quei socialisti esclusiviche per ogni cosa ed in ogni questionea quel che dice luise ne stanno al verbo di Marx. Il De Bella ha mancato di farci saperese il Marxcui quelli che tartassa s'appellanosia il genuinoo un altro così per dire alteratoo a dirittura inventatoun Marx biondoo che so io altro. Il fatto è che m'ha concesso l'onore di metterci anche me nel branco di cotesti ostinaticui rivolge i suoi moniti e i suoi consigliperché si completino d'altra più vasta coltura sociologica e naturalistica. Cita invero il solo mio nomesenza dire a quale mio scrittodetto o fatto intenda di richiamarsi: e poi giù un pochino del solito catechismo della sociologia intinta di darwinismocon la inevitabile filastrocca di tanti nomi di autori.
Credetti opportuno di rispondere; un po' per dire sommariamentecome il socialismo scientifico non si trovi poi tanto a mal partitoda aver proprio bisogno di certi consigli; per mostrareche i complementi suggeriti dal De Bellao sono i sottintesio sono il contrario del marxismo; e soprattutto perchétrovandomi da un pezzo in qua in vena di conversare con voi di socialismo e di filosofiam'è parso opportuno di fissare con note ad hominem parecchie delle considerazioni criticheche vado svolgendo tête-à-tête con voicon una certa tal quale bizzarria di forma.
Vi mando la mia rispostacome è apparsa nella "Critica Sociale" di ieri. E anche questa è una lettera; esebbene non sia diretta a voipotete metterla nella collezionecome se facesse seguito. Completa e riassume le altrecon qualche leggera e scusabile ripetizione.
Questa lettera extrache indirizzavo al direttore della "Critica Sociale"non è dolce di sale. Non la scrissi proprio con l'intenzione di far cosa grata al signor De Bella. C'è del cattivo umore. Forse questo umor di critica rivelante amarezza m'è venuto dal fattochestandomene io con la mente rivolta allo studio di questo grave problema dei rapporti del materialismo sociale col rimanente della intuizione scientifica contemporaneam'è parso che i consigli del signor De Bella- che del resto non stava a spiare quel che io vado scrivendo a voi- fosseroper lo meno quanto a meinopportuni; se non altro perché non avrei la fantasia di chiedergliene.


Roma5 giugno '97

Caro Turati

Non mi è ben chiaro se il De Bellanominandomiparli proprio di me. Sarei anzi inclinato a credereche egli rivolga la sua tirata a un mannequin di sua fatturaal quale abbiacommoditatis causaappiccicato il nome mio. Comunque siadal momento che mescola il mio nome alle sue meditazioniio non posso a meno di aggiungere alla vostra una nuova postilla.
Com'è risaputoio entrai esplicitamente e pubblicamente nelle vie del socialismo solo dieci anni fa(28). Dieci anni sono un tratto di tempo non veramente lungo nella mia esistenza fisicagiacché ne conto ormai quattro oltre il mezzo secolo; ma sono un tratto a dirittura breve nella mia vita intellettuale. Primainsommadi diventar socialistaio avevo avuto inclinazioneagio e tempoopportunità ed obbligo d'aggiustar le mie partite ed i miei conti col darwinismocol positivismocol neokantismoe con quanto altro di scientifico si è svolto intorno a mee ha dato a me occasione di svolgermi tra i miei contemporaneipoiché tengo cattedra di filosofia all'Università dal 1871e per l'innanzi ero stato studioso di ciò che occorre per filosofare. Volgendomi al socialismonon ho chiesto a Marx l'abicì del sapere. Al marxismo non ho chiestose non ciò ch'esso effettivamente contiene: ossia quella determinata critica dell'economia che esso èquei lineamenti del materialismo storico che reca in séquella politica del proletariato che enuncia o preannuncia. Non chiesi al marxismo nemmeno la conoscenza di quella filosofiache esso supponeein un certo sensocontinuasuperandola per inversione dialettica; ed è l'hegelismoche rifioriva appunto in Italia nella mia gioventùe nel quale io m'ero come allevato. Manco a farlo a postala mia prima composizione filosoficain data del maggio 1862è una: Difesa della dialettica di Hegel contro il ritorno a Kant iniziato da Ed. Zeller! Per intendere il socialismo scientifico non mi occorrevadunquedi avviarmi per la prima volta alla concezione dialetticaevolutiva o geneticache dir si vogliaessendo io vissuto sempre in cotesto giro di ideeda che pensatamente penso. Aggiungo anzichementre il marxismo non mi tornava punto difficile nei suoi lineamenti intrinseci e formaliin quanto metodo di concezionemi tornava invece di faticosa acquisizione nel suo proprio contenuto economico. E mentre io andavo facendonel miglior modo che mi fu possibilecotesta acquisizionenon era né dato né permesso a me di confondere la linea di sviluppo che è propria del materialismo storicoossia il senso che ha qui in questo caso concreto l'evoluzionecon quelladirei quasimalattia cerebraleche da anni già ha invaso i cervelli di quei molti italianiche parlano ora di una Madonna Evoluzionee l'adorano.
Che mi chiededunqueil De Bella? Che ioa guisa di giovane seminaristapur mo svestitoritorni a scuola! O vuole ch'io mi faccia ribattezzare da Darwinriconfermare da Spencerreciti poi la confessione generale innanzi ai compagnie mi prepari a ricevere da lui l'estrema unzione? Per quieto vivere lascerei correre tutto il resto; ma contro all'appello alla coscienza dei compagni protesto recisamente. I compagni rigidi e perfino tirannici per ciò che si attiene alla condotta politica del partito in una certa misura e in date condizionili ammetto. Ma i compagni che abbiano autorità di pronunziare da arbitri in fatto di scienza.. - solo perché compagni... viala scienza non sarà messa ai voti mainemmeno nella cosiddetta società futura!
O vuole una più modesta cosache iocioèaffermi e giuri che il marxismo non è la scienza universalee che gli oggetti che contempla non sono l'Universo? Concedo subito. E sfido che io possa non concedere. Mi basta di ricordarmi dell'orario della Universitàe dei moltissimi corsi che enumera. Anzi concedo ancora di più. Ecco qua: "Questa dottrina non è se non agl'inizii suoied ha bisogno ancora di molto sviluppo" (Del materialismo storicocap. I)(29).
Difatticiò che tormenta il De Bella e tanti altrigli è appunto la caccia alla universale filosofianella quale il socialismo possa poi essere bene allogatocome la parte nella visione del tutto. S'accomodino! La carta è paziente: così dicono gli editori tedeschi agli autori novellini. Ma non posso risparmiarmi due avvertenze. La prima èche nessun sofo di questo mondo riuscirebbe mai a darci l'idea dell'universa filosofia in due colonne della "Critica Sociale". La seconda è affatto personale. Sono venti anni ormai che io ho in uggia la filosofia sistematicae come cotesta disposizione d'animo mi ha reso più accessibile al marxismo che è uno dei modi nei quali lo spirito scientifico si è liberato dalla filosofia come per sé stantecosi è causa della mia inveterata diffidenza per lo Spencer filosofoche nei Primi Principii ci ha ridata una schematica del cosmo. E qui occorre che citi me stesso:
Io non ero venuto in questa università, ventitré anni fa, qual rappresentante di una ortodossia filosofica, né da escogitatore di novello sistema. Per le fortunate contingenze della mia vita, io avevo fatta la mia educazione sotto l'influsso diretto e genuino dei due grandi sistemi, nei quali era venuta al termine suo la filosofia, che oramai possiamo chiamare classica; e ossia dei sistemi di Herbart e di Hegel, nei quali era arrivata all'estremo delle conseguenze l'antitesi tra realismo e idealismo, tra pluralismo e monismo, tra psicologia scientifica e fenomenologia dello spirito, tra specificazione dei metodi ed anticipazione di ogni metodo nella onnisciente dialettica. Già la filosofia di Hegel avea messo capo nel materialismo storico di Carlo Marx, e quella di Herbart nella psicologia empirica, che, a date condizioni, e dentro certi limiti, è anche sperimentale, comparata, storica e sociale. Eran quelli gli anni, nei quali, per la intensiva ed estensiva applicazione del principio dell'energia, della teoria atomica e del darwinismo, e col ritrovamento delle accertate forme e condizioni della fisiologia generale, si rivoluzionava a vista d'occhi tutta la concezione della natura. E in pari tempo, l'analisi comparativa delle istituzioni, in concorrenza con la linguistica e con la mitologia comparata, e poi la preistoria tutta, e, da ultimo, la economia storica, rovesciavano la più parte delle posizioni di fatto e delle ipotesi formali, su le quali, e per le quali, si era per l'innanzi filosofato sul diritto, su la morale e su la società. I fermenti del pensiero, quei fermenti che sono impliciti nelle nuove o nelle rinnovate scienze, non accennavano, come non accennano ancora, allo sviluppo di una novella sistematica filosofica, che tutto il campo della esperienza contenga e domini. Passo sopra alle filosofie di privato uso ed invenzione, com'è il caso dei Nietzsche e dei von Hartmann, e mi risparmio ogni critica di
questi pretesi ritorni ai filosofi di altri tempi(30), che dànno per resultato una filologia in cambio della filosofia, com'è accaduto dei neokantiani.
Mi soffermo a notare il quasi inverosimile equivoco verbale, per il quale molti ingenuamente, e specie in Italia, confondono senz'altro quella specificata filosofia, che è il positivismo, col positivo, ossia col positivamente acquisito nella interminabile nuova esperienza naturale e sociale. A costoro capita, per es., di non saper distinguere nello Spencer, ciò che è merito incontrastabile in lui, d'aver cioè concorso a formare la fisiologia generale, da ciò che è impotenza in lui a spiegare un solo fatto storico concreto per mezzo della sua sociologia del tutto schematica. A costoro accade di non distinguere, nello stesso Spencer, ciò che è dello scienziato da ciò che è del filosofo; il quale, giuocando di scherma con le categorie dell'omogeneo, dell'eterogeneo, dell'indistinto, e del differenziato, del conosciuto e dell'inconoscibile, è anche lui un trapassato: è, cioè, a volte un kantiano inconsapevole e a volte un Hegel in caricatura.
L'ordinamento della Università deve anch'esso spiccatamente riflettere lo stato attuale della filosofia, che ormai consiste nella immanenza del pensiero nel realmente saputo; e, cioè, consiste nell'opposto di ogni anticipazione del pensiero sul saputo, per via della teologica o metafisica escogitazione(L'Università e la libertà della scienzaRoma 1897pp. 1516 e 17)(31).
Al postutto poi cotesta filosofiadirò cosìvagheggiata dal De Bellanon sarebbein fondose non una riedizione della triunità Darwin-Spencer-Marxmessa in giro con tanta suggestione di eloquenzama con tanto poca fortuna(32)or son tre anni giàda Enrico Ferri. Ebbenecaro Turatiio voglio fare onestamente la parte dell'avvocato del diavoloe riconoscoche in coteste incerte aspirazioni alla filosofia del socialismo(e poco mancaalcuni non credano che debba essere una specie di filosofia a privato uso dei soli socialisti) e perfino nei molti spropositi che qua e là si vanno dicendoc'è un nocciolo di sentimento giustoche risponde ad un reale bisogno. Molti di quelli che in Italia si dànno al socialismoe non da semplici agitatoriconferenzieri e candidatisentono che è impossibile di farsene una persuasione scientificase non riallacciandolo per qualche via o tramite alla rimanente concezione genetica delle coseche sta più o meno in fondo a tutte le altre scienze. Di qui la mania che è in moltidi cacciar dentro al socialismo tutta quella rimanente scienza di cui più o meno essi dispongono. Di qui i molti spropositi e le molte ingenuitàin fondo sempre spiegabili. Ma di qui anche un grave pericolo; checioèmolti di cotesti intellettuali dimentichino che il socialismo ha il suo fondamento reale soltanto nella presente condizione della società capitalisticae in ciò che il proletario e il rimanente popolo minuto possono volere e fare; - che per opera degli intellettuali Marx divenga un mito; - e chementre essi discorronodall'alto al basso e dal basso all'altotutta la scala dell'evoluzioneda ultimo in un non lontano congresso di compagni si metta ai voti questo filosofema: il primo fondamento del socialismo è nelle vibrazioni dell'etere(33).
Per ciò mi spiego le ingenuità del De Bella. Se Marx fosse ancora vissuto! Già si capisce: essendo nato il 5 maggio 1818ed essendo morto il 14 marzo 1883poteva umanamente vivere ancora; evivendo - direi io - avrebbe portato a compimento il III volume del Capitaleche c'è rimasto così sgangherato e così oscuro. Nossignoredice De Bellasarebbe diventato materialista. Ma santi numi; se era tale dal 1845e per ciò venne in uggia agli ideologi radicali di sua conoscenza! E oltre che materialista sarebbe diventato anche positivista. Il positivismo! Nella volgare cronologia cotesto nome designa la filosofia di Comte e suoi seguaci. Ora questa avea idealmente tirate le cuoiagià prima che Marx fisicamente morisse. Che bel vedere:
il materialismo - il positivismo - e la dialettica in santissima trinità! E poiche altro bel vedere; il papato scientifico del Comte riconciliato con la indefinita progressività del materialismo storicoche risolve il problema della conoscenza in opposizione ad ogni altra filosofiaed enuncia:
- non esserci limitazione fissané a priori né a posteriorialla conoscibilitàperché nell'indefinito processo del lavoroche è esperienzae dell'esperienzache è lavorogli uomini conoscono tutto ciò che fa bisogno ed è utile di conoscere(34). Quel Comteche proclamava chiuso per sempre il ciclo della fisica e dell'astronomiaproprio nel momento in cui si ritrovava l'equivalente meccanico del caloree pochi anni innanzi alla strepitosa scoverta dell'analisi spettrale; quel Comteche nel 1845 dichiarava assurda la ricerca circa l'origine della specie!
Ma il materialismo storicocontinua De Bellaha da contemplarsi con la preistoria! E qui il diavolo ci mette proprio la coda. L'Ancient Society del Morganpubblicata in America e giunta in Europa in pochi esemplari con la ditta Mac-Millan di Londra (1877)fu messa come sotto sequestro dalla spietata lega del silenzio fattavi attorno dagli etnografi inglesio invidio paurosi. I resultati delle ricerche del Morgan circolarono però per il mondo precisamente per mezzo del libro dell'Engelsche s'intitola: Della origine della famigliadella proprietà privata e dello stato (I° ediz. 18844° ediz. 1891)che è al tempo stesso recensioneesposizione e complemento del testoe reca in sé la tentata ricongiunzione di Morgan e di Marx. E che dice Engels di Morgan? - "aver questi novellamente scoverto il materialismo storiconella assoluta ignoranza di quanto Marx ne avesse scritto"; e quale fu l'occasione del libro? - il desiderio di mettere a profitto le note e le glosse lasciate da Marx!
Viala volgare cronologia è qualcosa di assai importante... anche pei socialisti.
E torniamo pure all'inevitabile Spencer. Chi è maichefuori d'Italiasi sia permesso di aggiudicarlo al socialismo? È forse lo Spencer un filosofo dell'altro mondo? Di lui e sopra di lui si può leggere ora in tutte le linguenon esclusa quella dell'ammodernato Giappone. Né pecca di oscurità: anzi agli occhi mieiche amo la succosa brevitàpecca di prolissa e di minuziosa popolarità. Il primo scritto di lui che si conosca reca la data del 1843. Eravamosi noti benenel più forte dell'agitazione cartista. Quello scritto s'intitola: Della sfera propria dello stato. Spencer fu alle viste di tutto il mondo come ammirato collaboratore dell'"Economist"della "Westminster" e della "Edinburg Review"; e notiamo nuovamente le dateprecisamente negli anni significativi dal 1848 al '59. Chi mai si è fatto illusioni in Inghilterra sul senso e sul valore delle sue vedute sociali e politiche? La Statica sociale apparve nel '51la Psicologia (l° ediz.) nel '55il Trattato sulla educazione nel '61la l° edizione dei Primi principii nel '62la Classificazione delle scienze nel '64la Biologia dal '64 al '67per non dire dei minori Saggie tra questi notevolissimi l'Ipotesi dello sviluppo (1852)la Genesi della scienza (1854)e il Progresso e la sua legge (1857). E qui chiudo la filastrocca per arrestarmi alle pubblicazioni che precedono il I° volume del Capitale (25 luglio 1867). Non occorreva invero il genio di Marx per scorgere in tali scritti ciò che ero in grado di scorgervi ioda semplice studioso della filosofiagià 30 anni fa: checioèla dottrina dell'evoluzione che vi si enuncia è schematica e non empiricache quella evoluzione lì è fenomenale e non realee che essa ha di dietro lo spettro della cosa in sé di Kantdapprima onorata in tutte lettere col nome di Dio o della Divinità (Staticaediz. del 1851)più tardi circonlocuita nel riverito nome dell'Inconoscibile.
Metterei pegnochese mai Marx fra il '60 e il '70 avesse recensito le opere dello Spenceravrebbe usato del seguente stile: "ecco l'ultimo avanzo ombratile del deismo inglese del secolo XVII; - ecco l'ultimo sforzo della ipocrisia inglese nel combattere la filosofia di Hobbes e di Spinoza; - ecco l'ultima proiezione del trascendente sul campo della scienza positiva; - ecco l'ultima transizione fra il cretinismo egoistico del signor Bentham e il cretinismo altruistico del Rabbi di Nazareth; - ecco l'ultimo tentativo dell'intelletto borghese per salvarecon la libera ricerca e la libera concorrenza nell'al di quaun enigmatico brandello di fede per l'al di là; - solo il trionfo del proletariato può assicurare allo spirito scientifico le condizioni piene e perfette di sua propria esistenzaperché solo nella trasparenza dell'opera può essere congruamente trasparente l'intelletto". Così Marx scrivea - cioèvolevo direcosì avrebbe potuto scrivere: - ma lui avea da pensare allora all'Internazionalee di questa lo Spencer non ebbe tempo di avvedersi.
Il 17 marzo del 1883 Federico Engelsparlando al cimitero di Highate in memoria dell'amico Marxmorto tre giorni innanzicominciava proprio così: "Come Darwin scovrì la legge dello sviluppo della natura organicacosì Marx scovrì la legge dello sviluppo della storia umana"(35).
Non c'è da rimanerne proprio mortificati?
Né basta. Nell'Antidühring (I° ediz. del 1878 - la terza è del '94) il medesimo Engels avea già acquisito tutte le nozioni fondamentali del darwinismoche occorrono alla generale orientazione del socialismo scientifico. A ciò fare erasi preparato con dieci anni di novella educazione nelle scienze naturalie candidamente confessava: esser lui in queste più addentro di Marxche alla sua volta era forte in matematica. E nemmeno ciò basta. Nella prima edizione del Capitale si trova una nota caratteristica e originalissima sul nuovo mondo scoperto da Darwin. S'intende già che quei due modesti mortaliche non fecero mai le parti di sopracciò dell'Universointeso sempre di riferirsi a quel prosaico darwinismo della Origine della specie (1859)che è un gruppo di teorie tratte da un gruppo di osservazioni e di esperienze sopra un campo circoscritto della realtàche rimane più in qua dalle origini della vita e precede d'un buon tratto la storia umana. In quelle teorie non poteano non iscorgere un caso analogico con la concezione epigenetica della storiache essi aveano in parte definitain parte adombrata appena(36). Non seppero però mai di quel darwinismoil quale ha scoperto le leggi della intera umanità (De Bella); di quel darwinismoinsommabuono per tuttoche è una gratuita invenzione dei pubblicisti a corto di scienzae dei decadenti della filosofia. L'amico loro Heine non avea forse detto: l'Universo è pieno di buchie il professore tedesco hegeliano covre quei buchi col suo berretto da notte?
E lasciando stare l'Universo e i suoi buchiprocuriamocaro Turatidi fare ciascuno il dover nostro. Mi ricorre sempre per la mente questa grave invettiva che 30 anni fa pronunziava l'hegeliano B. Spaventa: "Qui da noi si studia la storia della filosofia nella geografia dell'Ariostoe si citano alla pariPlatone e l'abate FornariTorquato Tasso e Totonno Tasso"(37).
Credetemi sempreetc.


VIII.

Roma20 giugno '97

Mi occorre come un post-scriptumche rechi delle postille alla penultima letteratanto grave di non facile filosofia.
Metto - com'è naturale - fra i prodotti delle affettività nostredei quali dissi che adombrano l'intelletto volgente alla scienzaanche quei complessi di inclinazionidi tendenzedi valutazione e di pregiudiziiche di solito designiamo con le denominazioni antitetiche di ottimismo e di pessimismo.
In tali modi di apprezzamentoche oscillano dal passionale al poeticoe rivelan sempre la nota incerta di ciò che non può ridursi in formula precisanon è chi sappia scorgerené l'indirizzoné la promessa di una razionale interpretazione delle cose. Sononel tutt'insiemela estrinsecazione riassuntiva di infiniti particolari sentimentii quali possono aver sedecome la cosa è più patente nel caso del pessimismocosì nello specifico temperamento di un singolo individuo (per es.Leopardi)come in una situazione comune ad una intera moltitudine (alle origini per es. del Buddhismo). Ottimismo e pessimismo nella sommaconsistono nel generalizzare le attività resultanti da una determinata esperienza o situazione socialee nel prolungarle tanto fuori dell'ambito della nostra vita immediata da farne come l'asseil fulcroo la finalità dell'Universo.
In guisa che poiin finele categorie del bene e del maleche han realmente un senso così modestamente relativo alle nostre contingenze pratichedivengono come il criterio per giudicare di tutto il mondoridotto in così piccola immagineda parer fatto qual semplice supposto e qual semplice condizione della felicità o della infelicità nostra. Così dall'uno come dall'altro dei due angoli visualipar che il mondo non possa intendersi se non come fattoo a fin di beneo a fin di malee costituito per la prevalenza o per il trionfoo dell'uno o dell'altro.
Nel fondo di cotesti modi di concepire c'è sempre la originaria poesiache non si scompagna mai dal mito; - e tali modi di concepire forman sempredal crasso ottimismo maomettano al raffinato pessimismo buddhisticoil midollo pratico e la forza suggestiva dei sistemi religiosi. E ciò è naturalissimo. La religioneche appunto per ciò eper ciò soloè un bisognoconsta i tante trasfigurazioni dei timoridelle speranzedei doloridelle amarezze della vita cotidianain creduti e paventati preordinamenti; in guisa che le lotte del così detto quaggiù vengon tramutate in contrasti dell'Universo: - dio e satana - la caduta e la redenzione - la creazione e la palingenesi - la scala delle espiazioni ed il Nirvana. Quell'ottimismo e quel pessimismoche si presentano nella vesteo meglio nelle apparenze di cosa pensatanell'ambito di certe filosofienon son che residui più o meno consaputi della religione come che sia trasformatao di quella antireligioneche nell'impeto passionato del non credere rassomiglia alla fede. L'ottimismo di Leibnitz per es. non è certo la funzione filosofica della sua ricerca del calcolo superiorené della sua critica dell'azione a distanzae nemmeno del suo monadismo metafisiconé della sua scoverta del determinismo interno. Il suo ottimismo è la sua religione - ossia quella religione che parve a lui come la perpetua e perenne - quel cristianesimoin cui tutte le chiese cristiane si conciliano - quella provvidenza giustificata nella rappresentazione di un mondoche è l'ottimo che potesse mai essere e sussistere. Quella poesia teologica ha il suo pendantdialettico perché umoristiconel Candide di Voltaire! E così il pessimismo di Schopenhauer non è la resultante necessaria della sua critica della critica kantianané la funzione diretta delle sue squisitissime ricerche logiche; ma è la estrinsecazione della sua anima di piccolo borghesemeschino e dispettosoanzi ringhiosoche si completa con la contemplazione (metafisica) delle cieche forze dell'Inconsapevole (ossia del cieco conato all'esistere); si completacioèdi una forma religiosa poco avvertita in generalela religione dell'ateismo(38).
Sedalle configurazioni e dalle complicazioni secondarie e derivate della religione o della filosofia teologizzantenoi risaliamo all'origine prima ed immediata di quelle creazioni ideologicheche son l'ottimismo e il pessimismonoi ci troviamo in presenza di un fattotanto ovvioper quanto semplice: che ogni uomocioèper la sua struttura fisicae
per la sua posizione socialeè portato ad una specie di calcolo edonisticoossia a misurare i suoi bisognie quindi i mezzi per soddisfarli; ein fineper necessaria conseguenzaviene ad apprezzarein un modoo in un altrole condizioni della vita e il pregio della vita stessa nel suo complesso. Oraquando la intelligenza è tanto progreditada aver vinto gl'incantesimi della imaginatio e della ignorantiai quali legano le sorti così poveramente prosaiche dell'ovvia vita cotidiana alle (fantasticate) forze trascendentinon è più alla suggestione generica dell'ottimismo o del pessimismo che si tenga dietro. L'animo si volge al (prosaico) studio dei mezzi occorrenti a raggiungerenon quell'ente favoloso che dicesi la felicitàma lo sviluppo normale delle attitudini; le qualidate le favorevoli condizioni sociali e naturalifanno sì che la vita trovi se stessa la ragione dell'esser suo e della esplicazione sua. È qui il cominciamento di quella saggezzache sola può giustificare la etichetta dell'homo sapiens.
Il materialismo storicocome è la filosofia della vitae non delle parvenze ideologiche di questasorpassa l'antitesi dell'ottimismo e del pessimismo; perché ne supera i terminicomprendendoli.
La storia è si una serie dolorosamente interminabile di miserie; - il lavoroche è la nota distintiva del vivere umanoè diventato il tormento e la maledizione della maggioranza degli uomini; - il lavoroche è la premessa di ogni umana esistenzaè diventato il titolo alla soggezione del più gran numero degli uomini; - il lavoroche è la condizione di ogni progressoha messo le sofferenzele privazionii travagli e i patimenti del maggior numero degli uomini in servizio della comodità di pochi. Dunque la storia è un inferno: - anzi potrebb'esser rappresentatain un lugubre drammacome la tragedia del lavoro!
Ma questa stessa storia lugubre ha tratto da cotesta stessa condizione di cosequasi sempre all'insaputa degli uomini stessie non certo per la provvidenziale preordinazione di alcunoi mezzi occorrenti al relativo perfezionamentoprima di pochissimipoi di pochipoi di più che pochi; - e ora pare ne prepari per tutti. La gran tragedia non era evitabile. Non deriva da una colpa o da un peccatonon da una aberrazione o degenerazionenon dal capriccioso e peccaminoso abbandono della retta via; ma da una necessità intrinseca al meccanismo stesso del vivete socialee al ritmo processuale di questo. Questo meccanismo poggia su i mezzi di sussistenzache sono il prodotto del lavoro stesso degli uominicombinato con le più o meno favorevoli condizioni naturali. Ora che si apre innanzi ai nostri occhi questa prospettiva che la societàcioèpossa essere organizzata in mododa dare a tutti i mezzi di perfezionarsinoi vediamo chiaroche tale aspettativa diventa plausibileprecisamente perchécol crescere della produttività del lavorosi stabiliscono le condizioni materiali occorrenti a comunicare a tutti gli uomini la civiltà. In ciò sta la ragion d'essere del comunismo scientificoche non confida nel trionfo di una bontàla qualechi sa in quali pieghe latenti di tutti i cuori di tutti i trapassati gl'ideologi del socialismo sono andati a scovareper proclamarla l'eterna giustizia. Ma confida nel crescere di quei mezzi materialiche permetteranno crescan per tutti gli uomini le condizioni dell'ozio indispensabili alla libertà: - la qual cosa vuol direche le ragioni dell'ingiusto saranno eliminateossia la signoriala padronanzail dominio dell'uomo su l'uomo; le quali ingiustizie (ad usare il linguaggio degli ideologi) suppongono come conditio sine qua non proprio quella miserabile cosa materialeche è lo sfruttamento economico!
Solo in una società comunisticail lavorooltre che non sfruttabilepuò essere razionalmente misurato. Solo nella società comunisticail calcolo edonisticonon intralciato dallo sfruttamento privato delle forze socialipuò aver carattere di cosa precisabile. Rimossi gl'impedimenti al libero sviluppo di ciascunoquegli impedimenticioèche differenziano ora le classi e gl'individui fino al non riconoscibileciascuno potrà trovarenella misura di ciò che occorre alla societàil criterio di ciò che per lui è il fattibile e il necessario a fare. Adattarsi al fattibilee non per esterna costrizionein ciò sta la norma della libertàche è una cosa sola con la saviezza; perché non ci può esser morale vera là dove non è la coscienza del determinismo. In una società comunistica cadono da per sé le antitetiche parvenze dell'ottimo e del pessimoperché la necessità del lavorare in servizio della collettività e l'esercizio della piena autonomia personale non formano più antitesianzi appariscono come una e medesima cosa; - l'etica di cotesta società annulla la opposizione fra diritti e doveriche non èin sostanzase non l'amplificazione dottrinale della condizione di questa antitetica società presentenella quale alcuni han facoltà d'imporre ed altri hanno obbligo di prestare; - in cotesta societàin cui la benevolenza non è caritànon parrebbe utopistico il chiedereche ciascuno presti secondo le sue forzee ciascuno riceva secondo i suoi bisogni; - in simile società la pedagogica preventiva eliminerebbein buona partela materia della penalitàe la pedagogica obiettiva della convivenza e della collaborazione razionale ridurrebbe al minimo il bisogno della repressione; - ossiain una parolala pena apparirebbe come la semplice garanzia di un determinato ordinamentoe spoglia perciò del tutto d'ogni parvenza metaforica di superna giustizia da vendicare o da ristabilire. In cotesta società non allignerebbe più il bisogno di cercare alla sorte pratica dell'uomo una spiegazione trascendente.
Per questo criticismo delle cause della storiadelle ragioni della società presentee dell'aspettativa razionalmente misurata e misurabile di una società futurasi vede perché l'ottimismo e il pessimismocome tante altre ideologiedovessero e debbano servire di sfogo e di estrinsecazione alle affettività delle coscienze travagliate dalle lotte della esistenza sociale. Se è questo che intendono di dire gli ideologisticui voi alludete; ese parlando di eterna giustiziaessi pensano di farsi raccoglitori postumi dei sospiri e delle lagrime dell'umanità attraverso i secolital sia di loro; - le licenze poetiche non son vietate nemmeno ai socialisti. Soltanto non si provino poi a metter su le gambe al mito dell'eterna giustiziaper ispedirlo in marcia contro il regno delle tenebre. Quella gran benefica signora non ismuoverà una sola delle pietre dell'edificio capitalistico. Ciò che gl'ideologi del socialismo chiamano il malecontro di cui il bene combattenon è una astratta negazionema è un duro e forte sistema di cose effettuali: è la miseria organizzata per produrre la ricchezza. Ora i materialisti della storia son così poco teneri di cuoreda affermareche essi in questo male trovano precisamente le molle dell'avvenire; ossianella ribellione degli oppressie non nella bontà degli oppressori.

Del facile ricadere nella metafisicain senso non laudabilefanno fede assai spesso anche quegli studiichea detta degli autori lororappresentano la quintessenza del procedere scientificamente positivo. Questo è il casoper es.di molti dei divulgatori della disputata e disputabile antropologia criminale.
Come intento e come tendenza essa rappresenta una parte notevole di quella salutare critica del diritto punitivoche pian piano è riuscita a scuotere dai fondamenti tutta la costruzione filosoficae soprattutto eticadi un fatto così semplice e così empiricoqual è quello della inevitabilità del puniredata la esistenza di una società. Nel metodoperòdi rado essa esce dai confini della combinatoria statisticae da quell'a un di presso di verosimileche è proprio del variopinto complesso di studiiche chiamasi in genere antropologia. Quasi mai si avvicinaper es.alla precisione di indagineper la quale la psichiatriache parrebbe secondo alcuni affinegrazie ai progressi maravigliosi dell'anatomia dei centri nervosie di tutte le parti della medicinaha contribuito allo sviluppo della psicologianel giro di pochi anniassai più non facessero in venti secoli le discussioni sul testo di Aristotelee le ipotesi dello spiritualismo e del materialismo puramente razionalisti.
Ma non è ciò che mi prema di notare.
In quella dottrina campeggia la tendenza a fissarecome predisposizioni (innatistiche) le ricorrenze del delinquere in quegli individui i quali presentino certi caratteri indizialicaratteriche nell'aspetto obiettivodel restonon son semprené ben raccoltiné ben fissati. E qui nulla di male.
La teoriache sta in fondo al diritto penale dei paesi su i quali la rivoluzione borghese abbia esteso l'azione suaha di comune con tutto ciò che chiamiamo liberalismo i pregi e i difetti di quel principio egalitarioil qualedate le differenze naturali e sociali degli uomininon può non essere puramente formale ed astratto. Questa teoria è stata di certo un progresso su la giustizia di corpoe su i privilegi del clero e dell'aristocrazia; e per questo rispetto è una vittoria storica l'enunciato: la legge è eguale per tutti. Inoltrecotesta teoriariducendo il punire alla sola garenzia giuridica dell'ordine legalmente costituitosi contenta di colpire ciò che è un danno o una lesione all'ordine stessoe non s'addentra più nella coscienza. Spoglia com'è di ogni carattere religiosonon colpisce il pensiero e l'animo. Non è più l'istrumento di una chiesadi una credenzadi una superstizione. È prosaico cotesto diritto penalecome è prosaica tutta la società capitalistica. E questo è un altro trionfo - salvo alcune lievi inconseguenze - del libero pensiero. In una parolasi punisce l'attonon l'uomo; si punisce il turbatore di quell'ordine che si vuol difenderenon la coscienzasia irreligiosamiscredenteatea e così via. Per giungere a cotesto resultatocotesta teoria ha dovuto costruiresu la base media della volontarietàed esclusi gli estremi della mancanza di consapevolezza e di direzione nell'operareuna tipica responsabilità eguale per tutti gli uomini(39). Ed è quichecome per ironia alla vantata e celebrata giustiziail principio della legge eguale per tutti si tramuta dialetticamente nella massima ingiustizia:
perché gli uomini sono in realtà socialmente e naturalmente disuguali innanzi alla legge.
Su questa dialettica si sono esercitati da un pezzo sociologistie socialistie critici d'ogni maniera. C'è come una lunga scala di opinioniin contrapposto al diritto esistente: dal paradosso intinto di misticismoche la società punisca i delitti che essa covaalla esigenza umanitariache la educazione eguale per tutti giustifichicol porne le condizioni di attuabilitàil principio della legge eguale per tutti. La punta acuta di tutta la critica è quella dei socialisti conseguenti: i qualipartendo dal concetto delle differenze di classecome essenziali al presente vivere socialenon cercano nel diritto del punirecome non cercano in nessun'altra parte del diritto esistentela giustizia eguale per tutti; perché ciò sarebbe come cercare l'inverosimiledata questa forma di societàin cui le differenziazioni sono le cause e il contenuto della compagine stessa. Questo diritto di mezzana giustiziache contraddice il più delle volte a se stessoè insito ad una societàin cui il postulato della eguaglianza deve smentire di continuo se stesso. La menzogna è assai più palese in quella bella trovata degli apologisti della forma capitalisticaquando diconoche alla fin fine i salariati son dei liberi cittadiniche liberamente si dànno a mercede pattuendo alla pari con quei loro egualiche sono i capitalisti! - Ma noi socialisti cotesto principio in sé contraddittorio non vogliamo abbandonarloper andar poi a braccetto dei reazionariiche per altre ragioni lo combattonoe per altre vie vorrebbero eliminarlo: anzi noi l'accettiamo come la negatività immanente alla società borgheseossiacome il suo storico corrosivo.
L'antropologia criminale è venuta in buon punto a sussidiare dei suoi studii speciali la tesi criticache mette in evidenza l'inverosimile della legge eguale per tutti. In questo senso essa è una dottrina progressiva. Alle differenze socialiche rendono assurdo il postulato della responsabilità eguale per tuttisecondo la tipica forma della volontarietà della mente sanaha aggiunto lo studio delle differenze presocialiche sono i limiti che la bestialità contrapponecome forze invincibilia qualunque azione di adattamento educativo. Non occorre qui di vederese essa abbia esagerata la estensione di cotesta bestialitàinterpretando male i casi che intendeva di studiaree amplificando alcune volte fantasticamente i resultati di parziali e poco precise osservazioni. Ciò che importa qui è di direche essaper un certo rispetto metodicoricadeinconsapevolmentenella detestata metafisica. Nella foga legittima di combattere l'ente giustizia e l'ente responsabilitàfissa poi dei fatti naturalidelle disposizionicioèa delinquerela cui denominazione e definizione va togliendo da quelle categorie della tutela socialeche rispondono soltanto alle condizioni di vita alle quali gli uominiin verità solo dopo che son natisi vanno assuefacendo. In naturaper ispiegarmici sarà la eccessiva e sfrenata libidinema non certo l'adulterio (questa è una categoria arcirelativamente sociale!); la rapacitàma non il furto in tutte le sue economiche specificazioni fino alla firma falsa su la cambiale; il temperamento sanguinanoma non il regicidioe così via. Né si dica che queste sian questioni meramente verbali. Ciò tocca all'essenza della cosa. Ciò riguarda la coscienza dei limiti metodici. Ciò importa a ricordareche la metafisica è un male atavisticoal quale non isfuggono nemmeno quelli che di continuo gridano: abbasso la metafisica! In altro campo di studiicioè nella psicologia in genere e nella psichiatria in ispecieè accaduto per molto tempo lo stesso. Molti che volean localizzare nel cervello i fenomeni psichiciinvece di tenersi ai fatti elementarissimichein veritàsolo da poco tempo furono distintamente sceveratilocalizzavano (come accadde perfino all'insigne fisiologista Ludwig) le facoltà dell'anima ed altre simili escogitazioni del razionalismo filosofico; ossia davano un posto materiale al non esistente. L'antropologia criminale deve ancora sceverar bene e fissare criticamente le sue categoriecausando l'equivoco di accettare come naturali ed innate quelle categorieche il diritto punitivoavuto riguardo alle condizioni di mera esperienza socialehaper ragioni di praticafissate ed accettate.


IX.
Roma2 luglio '97

Voi accennate a quei criticidi varia indole e naturai qualiper varie ragioni di molto difformi fra lororitengonoche il cristianesimo sfugga all'intendimento materialistico della storiae stimano che in tale obiezione sia come una difficoltà insormontabile.
Devo io addentrarmi in cotesta selvanon dirò aspra e selvaggiama di certo molto oscura per me? Voi sapete come io respinga gli schematismi d'ogni sorta. Non mi pare - e pensare il contrario sarebbe mera fatuità- ci sia mai alcuna teoria storica tanto buona ed eccellentissima per séche ne abiliti alla sommaria cognizione di ogni storia particolarequando anche alla ricerca specializzata di questa non ci siamo per l'innanzi addestrati con proprii e diretti studii nostri. Ora io su la storia della chiesa cristiana non ho fatto fino ad ora studii ex-professoche mi conferiscano il facile maneggio della cosa stessa; su la quale gli obiettatori di solito discettano e discorrono come chi giudichi per generiche impressioni. Da giovanecome accadeva allora di tutti quelli che si aggirassero nella cerchia della filosofia classica di Germanialessi lo Strauss e i principali scritti della scuola di Tubinga; ed oracon tanti altripotreicon piccola varianteripetere la esclamazione di Faust: ich habeleiderauch Theologie studiert!
Ma poi dopo... io di coteste materie non mi son più occupato. Ho serbata però in me viva la persuasionechecome con la scuola tubingese cominciòin definitivo e per davveroquella considerazione del cristianesimoche sola può dirsi storicacosì gli ulteriori progressi consistano principalmente nelle correzioni e nei complementiche furon già portatio si vanno portandoai resultati di quella stessa scuola. La principale delle correzioni èe devea mio avvisoesser tuttora questa: chementre i tubingesi miraronoin modo prevalente sìma non esclusivoa studiare la genesi ed il processo delle credenze e dei dogmisia poi occorsoe occorra al presentedi mettersi allo studio obiettivo della formazione e dello sviluppo dell'associazione cristiana. Per cotesto riavvicinarsi a quel modo di considerazionechebrevitatis causachiamerò sociologicosi fa un passo innanzi nella obiettività della ricerca: in guisache l'intendimento del come e del perché l'associazione è nata e si è svoltaci dà il modo di vedere per quali ragioni e per quali vie gli animile fantasiele mentii desideriii timorile speranzele aspirazioni degli associati dovessero completarsi di certe credenzericercare certi simboligiungere alla escogitazione di certi dogmi; - o come gli associati potessero metterein sommaassieme tutto un mondo dottrinale ed ideologico. Fatta una tale inversionesi è già su la viache mena diritto al materialismo storico; ossia siam prossimi al postulato generaleche si debba considerare le idee come il prodotto e non come la causa di una determinata struttura sociale.
Se non erro- perchécome dicevodi tali argomenti me ne intendo relativamente poco - in questo indirizzo realistico concorrono soprattutto gli studii recenti delle antichità cristiane; nei qualimi pareprimeggiano gli scrittori del genere di Harnack e simiglianti. Cito incidentalmentegiacché questo libro qui io l'ho studiatoquelle notevolissime letture dell'inglese Hatch; nelle qualicon la massima lucidezza di analisi documentariasi va dimostrandocome l'associazione cristianada un punto in qua dalle sue primissime originisi sviluppasse e si consolidasse per via dell'adattamento alle varie forme di quel diritto corporativoche fioriva nelle varie regioni dell'imperoo nelle condizioni peculiarmente proprie al giure pubblico romanoo in quelle altre degli altri usi locali e nazionalie segnatamente delle istituzioni greche ed ellenistiche. I nostri vescovi non se ne abbiano a male. Lo spirito santo ci sarà entrato per qualche cosa nel metterli al di sopra del rimanente dei fedelida quando nella associazione originariamente democratica si creò la differenziazione gerarchica di clero e di laici (ossia popolani); ma il loro nome stesso ricordache la organizzazione fu fatta sul preciso modello di quei corpi di navicellaipescivendolifornai e similiche aveano i loro episcopi (sopravveglianti) et reliqua.
A questo punto bisogna fare ancora un passo innanzi. Bisognacioèabbandonare il concetto astratto e generico di una storia unica ed unitaria di tutto il cristianesimoe venire alla storia particolareper tempi e luoghidell'associazione cristiana: - la quale associazione ora è una parte soltanto di quella più larga società civilesemicivileo a dirittura barbarain cui essa s'andò svolgendo nei primi tre secoli; - ora par che covra ed assorba tutti i rapporti della complessiva società semicivile o semibarbaracome fu nell'occidente latino del così detto Medioevo; - e da ultimodopo quella dilacerazione dell'unità cattolicache è il protestantesimoe riconosciuta la libertà di coscienzae assai più spiccatamente in seguito alla Grande Rivoluzionetorna ad essere una parte del tutto nella convivenza politico-socialeuna parteo prevalenteo piccolao minimae così via dicendo. Su cotesta traccia stessa va trattato il problema dei rapporti fra chiesa e stato; che è questione di relatività storicae non di teoretica elocubrazione formalistica.
Per questo modo d'intendere si è in fine in grado di ricercare e di dichiarare quelle condizioni materialile qualicome è accaduto di ogni altra convivenza umanaprodussero dapprima l'associazione cristianae poi la mantennerola perpetuaronoo la portarono alla parziale o locale dissoluzionecon tutte le varie vicendeche nelle cause e ragioni loro divengon poi senza difficoltà patenti. E si capisce che credenzee dogmie simbolie leggendee liturgiee altre simili cose debbano venire in seconda lineacome è proprio di ogni altra soprastruzione ideologica.
Continuare a scrivere la storia dell'ente Cristianesimo (ne faccio qui un solo sostantivo con la lettera maiuscola)gli è come moltiplicare l'errore di concezione metodicanel quale incorrono i letterati e gli eruditiquando compongonoin senso affatto unitariocome se si trattasse di cose per sé stantile storie della letteratura o della filosofia. In coteste manipolazioni della dotta fabbricapare come se i poetigli oratorii filosofi di diversi tempiisolati quasi dal resto del mondo in cui realmente visserosi porgano la mano attraverso o al di sopra dei secoliper comporre una illustre catena; - o come senon avendo essi tolta la materia e l'occasione al poetare o al filosofare dalle condizioni della società in cui si svolseroe dal grado evolutivo di questasi sforzassero di entrare nella serie indipendenteche è lo studiato indice della dotta compilazione. Si capisce quanto sia cosa comoda l'avere a manonel manualela somma delle notizie su ciò che chiamiamo letteratura franceseper es. dalla Chanson de Roland ai romanzi del signor Zola: ma dall'una cosa all'altra non corre soltanto il cronologico millennioné da una cosa all'altra intercede soltanto il semplice variare della facoltà poetica; perchéanzic'è di mezzo tutto il tramutarsi di tutti i rapporti della convivenza in tutti i suoi principali aspettie in rispetto a cotesti sociali tramutamenti le manifestazioni letterarie non son che relativi indicisedimenti specificie casi particolari. Sarà comodospecie per l'allevamento artificiale al sapereche è tanta parte delle nostre Universitàil ridurre in compendio la somma di ciò che nella storia chiamiamo genericamente filosofia; ma chi è che riesca a capir poi per davveroper cotesta viacome i singoli filosofi siano arrivati a pensare in modi cosi difformie spesso contraddittorii? Come si fa a mettere in una sola linea di processo continuativoindipendente ed unitariola filosofia dell'antichitàche fu fino a Platone quasi tutta la scienza- e poi quel minimo di scienza che fu la Scolastica sopraffatta dalla teologia- e più in qua quella filosofia del secolo XVIIche è una forma di esplorazione concettuale parallela alla nuova scienza contemporanea della osservazione e dell'esperimento - in fine questa neocriticache tende ora a far della filosofia una semplice revisione formale del saputo nelle singole scienzegià di tanto differenziate fra loro?
A potiori è assurdo l'andar scrivendo - salvo che per ragioni di comodità accademica - delle storie universali del cristianesimo. Non parlo di quelli che pensano con animo da credenti; eossiaopinano che il filo conduttore di tali storie unitarie consista nella missione provvidenziale della chiesa stessa attraverso i secoli. A coloroche così pensanoe in vario modo intendono cotesta storia ideale eternache sarebbe come una immanente o processuale rivelazionenoi non abbiamo nulla da dire o da suggerire. Son fuori del campo nostro. Ma quei criticii quali scrivono le storie unitarie di tutto il cristianesimopur sapendo e confessando di aver per le mani una materia che fa parte delle variabili e più o meno necessarie condizioni successive della vita umanacome non vedonoche la loro rappresentazione continuativa si tien sopra di un assai debole filo di tradizionee riflette uno schema assai vago di cose appena appena riavvicinabili?
Il nascerel'ampliarsiil diffondersil'organizzarsi e lo sparire (in alcune partidicodel mondoper es. l'Asia anteriore e l'Africa settentrionale) dell'associazione cristianae il vario atteggiarsi di essa verso il rimanente dell'attività praticae i multiformi legami che ebbe con le altre aggregazioni e potestà politico-sociali: - tutte coteste coseche son la storia vera e effettualenon s'intendonose non si parte dalle condizioni complessive di ciascun singolo paesenel qualeo pochio moltio tutti gl'incoliabitanti e cittadinio da membri di modesta settao nelle forme d'imperiosa cattolicitào perseguitatio tolleratio intolleranti e perseguitantisi professarono e professano cristiani. E di cui solo si comincia a metter piede sul terreno solidodi ciò che è degno obietto dell'intendimento storico; e di qui alla interpretazione materialistica non occorre sforzo maggiore di quello che occorra in ogni altro ramo delle nostre conoscenze della vita del passato.
In una parolala storia effettiva è quella della chiesaanzi delle chiese; ossia di una societàche ha la sua oikonomiacosì nel senso generico di ordinamentocome in quello specificato del modo di acquisizionedi produzionedi distribuzione e di consumo dei beni (ahimèterreni!) Se altri intende per cristianesimoin un senso esclusivoil solo complesso delle credenze e delle aspettazioni circa il destino umano - credenzeche in verità varian tantoquanto è il divarioper dirne una solatra il libero arbitrio del cattolicesimo postridentino e il determinismo assoluto di Calvino! - bisogna si rassegni a capire e ad ammettereche cotesto complesso di vedute e di tendenze è nato e si è svolto sempre per entro la cerchia di una associazioneche ha variato di continuo in vario sensoed è stata sempredal più al menocontenuta da un più vasto e complicato ambiente storico-socialetanto per dirla con la prediletta espressione dei neologisti.
Conviene aggiungere un'altra considerazione. In questo quarto d'ora di prosa scientificain cui noi ci troviamo al presentenon si dà a credere più a nessunoche la massa dei raccolti nell'associazione cristiana sapessero e capissero mai nulla di preciso del variare dei dogmie delle sottili discussioni dei sapienti e dei dottori. Delle plebi di Antiochiadi Alessandriadi Costantinopolie così viaagitantisi intorno alle bandiere di Ano e di Atanasionoi non conosciamo precisamente le passionigl'interessiil modo cotidiano del viveree l'ingenito e abituale idiotismo; - non possiamo descriverle proprio come faremmo ora di Napoli o di Londra: - ma non saremo mai così ingenui da credereche capissero un iota della lotta circa la sostanzao semplicemente simileo affatto identicadel figlio per rispetto al padre. Né misureremo la differenza reale degli artigiani di Ginevra da quei d'Italia nel secolo XVIdal divario dottrinale fra Calvino e Bellarmino. Per ciò appunto la storia del cristianesimo riesce in gran parte oscuraperché essa ci fu quasi sempre tramandata attraverso agl'involucri e alle diciture ideologiche di quelli che furono il riflesso dogmatico-letterario dello svolgersi dell'associazione; in guisa che della vita pratica si sa relativamente pocoe questo poco si assottiglia fino al minimo quanto più si risale ai primi secoli.
Inoltrela massa dei consociati ha sempre serbato in cuor suoe ha trasferito nelle minute credenze e nelle leggendemolte delle superstizioni e moltissimi dei miti che recava in sé prima di convertirsie tutte quelle altre superstizioni e tutti quei mitiche le fu necessità di creareper rendersi in qualche modo plausibile le dottrine astratte e metafisiche del cristianesimo dogmatico. Accadde ciò assai visibilmente fin dalla seconda metà del secondo secoloquando l'associazione avea cessato da un pezzo dall'essere una democratica setta di aspettanti il regno di diocompenetrati tutti dello spirito santoe volgeva alla formazione di una organizzata cattolicitàcosì nel senso della ortodossiacome in quello di una semipolitica coordinazione gerarchica di moltissimi non più santima semplicemente uomini. Cresce cotesto trasferimento di tutte le superstizioni localiregionali ed etniche nel seno del cristianesimodacchédiventando la chiesa in definitivo ortodossamente ufficiale e territorialeera tolto il modo a qual si fosse più zelante di andar sceverandocon scrupolosa epurazionei capaci di una persuasionefrutto di pedagogico addestramentodagli obbligati a crederee a stare ai riti e alle forme come che si fosse. Rovinando poi l'Impero di Occidenteper le sommarie o forzate conversioni dei barbari della Germania e della Slavias'accrebbe il capitale delle credenze popolari da formare il pascolo cotidiano delle masseche eran tenute in obbligo di professare simboli e credenze tanto superiori o estranee all'ambito di loro menticome quelle che rappresentavano un precipitato di molte semi-filosofie. Tutte coteste popolazioni cristiane vissero e continuarono a vivere delle loro variopinte credenze; per la qual ragionepoiesse effettivamente trasformarono i dati comunissimi del cristianesimo in moventi ed in occasioni a nuove e speciose mitologie. A riscontro di tal vita barbaramente ingenuale definizioni dei dottori e le decisioni dei concilii rimasero come librate in ariaquale ideologia inattingibile alle moltitudinie a guisa di dottrinale utopia.
Da quali ragioni e causeda quali moventi e mezzi i membri della consociazione furon tenutidunqueassieme nei tempi dei quali si dice che la religione fosse l'anima e il fulcro di tutta la vita? Prescindo dalle prepotenze e dalle violenzeper non entrare in un capitolo assai spinosoche è quello cui s'appellano di solito i passionati avversarii del cristianesimo; capitolo che mette sotto gli occhi la storia delle più odiose tiranniedelle più feroci ed inumane persecuzionie della più raffinata ipocrisia. Tantum religio potuit suadere malorum! Ciò che mi preme gli è di notareche la forza principale della coesione fosse appunto in quei disprezzati mezzi materialil'uso il maneggio e il governo dei quali ha fatto crescere l'associazione in una potente organizzazione economicacoi suoi ufficiicon la sua gerarchiacol suo dirittoe coi suoi servie schiavie dipendentie colonie ministrie protetti e beneficati. La proprietà ecclesiastica rappresenta tutta una serie di variazionidall'obolo del semicomunismo alla legale corporazionee da questa alla raccolta dei legatialla costituzione dei complessi terrieri del latifondoe poi del feudo coi corollarii delle decime e della finanza delle animee fino ai tentativi più moderni della industria coloniale (i Gesuiti)e così via ad altre ed altre cose. Ciò che mantenne la coesione degli umili furon principalmentecome sono in parte tuttorai beneficii dell'elemosinadell'assistenza dei malatidei derelittidegli orfanidelle vedove e così viadella ordinata e metodica gestione dei campidel dissodamento delle terre di nuovo acquisto alla coltura. Questi i mezzichecome è accaduto di ogni altro ente morale collettivofecero dell'associazione cristiana una cosa vitalee nel Medioevo soprattutto permisero ad un piccolissimo ceto di addottrinati di far servire una vasta compagine economica a fini relativamente più elevatipiù nobilipiù altruistici e più progressividi quel che non accadesse nell'ambito dei possedimenti strettamente feudalie per opera di sovrani taglieggiatorirazziatorie pirati. La borghesianelle sue diverse fasicon modi più o meno rapidie in forme più o meno rivoluzionarieha fatto dappoi man bassa di cotesta economia della proprietà del popolo cristianoe l'ha in diversi modi incorporata alla proprietà di pieno diritto privatoe l'ha resa fluida nel sistema capitalistico. Dove cotesta proprietà di ecclesiastica economia ha resistito parzialmentee dove parzialmente resiste ancora ai colpi dell'evo progressivogli è perché essa adempie tuttavia alcuni ufficiiche le altre organizzazioni pubblichee lo stato che le rappresentao non assumono sopra di séo tollerano sussistano tuttora nella chiesacome in forma di concorrenza.
La storia di cotesta economia è il midollo di quella interpretazione del variare del cristianesimoche la critica ulteriore dovrà elaborare. Quel Gregorio Magnoche par già così persuasoche il vescovo di Roma fosse destinato a tener le parti del tramontato Impero dell'Occidentequel Gregorionoto al comune delle persone colte per le sue visioniper il suo amore della musica e per l'apostolato nell'Angliada economo dettò le leggi della condotta del latifondo ecclesiastico. A parecchi secoli di distanzaper tutte le traversie dei semistati e delle varie comunità semi-politicheche si andaron sviluppando entro l'ambito dal sempre mal fermo e mal restaurato Impero d'Occidentela estesissima proprietà ecclesiasticada per tutto diffusa e da per ogni dove incuneatadette luogo a tentare quella politicacheda Gregorio VII a Bonifacio VIIImirò a fare del successore di Pietro l'erede di Augusto. Questa politica non fu tale qual fuperché i frati clunacensi ne avessero escogitata la dottrinao perché com'è di fattiGregorio VII ed Innocenzo III fossero uomini sommima perché solo in quel vasto sistema economico c'erano i dati per tentare un gran disegno di organizzazione; al qualecome è notosi ribellarono in diversi modinon solo gli altri semipotentati politici d'allorama in alcuni punti di più progredita operosità industriale e commerciale (FiandraProvenzaItalia del nord) con diversi intendimentio di cenobitica ascesi o di civile libertà cristianaanche una parte delle plebi e delle recenti borghesie. E difatti l'umiliazione inflitta a Bonifacio VIII in Anagninon è se non il punto acuto di quella politica di Filippo il Bellocheda precursore molto alla lontana del principato rivoluzionario del secolo XVImette per il primo arditamente la mano su la sostanza del popolo cristiano.
E qui vorrei far punto a questa digressione; perché cotesta storia economica non è stata ancora per davvero scrittae non sarò io ad avviarla con queste incidentali osservazioni.

Mi pareperòche i soliti obiettatori dicano: ma fatta questa storia economicatutto il resto sarà chiaro chiarissimo? E qui saremmo al solito caso di quelli che si fanno dei castelli di cartaper aver poi il gusto di distruggerli con un bel soffio. Spiegare un processo consistein generalenel risolverlo nelle condizioni sue più elementarifino al punto che ci sia dato di scorgere e seguire (dal minimo del discernibile in su) le fasi successivecome chi vada da premesse a conseguenze.
Nessuno si sognerà di affermare per es.che quando si conosca a fondo la struttura economica della città di Atene tra la fine del V e il principio del IV secolo a. C.si possa poi difilato passare ad intenderecosì senz'altrocioè senza il sussidio critico degli elementi intellettuali raccolti nella tradizionetutto il contenuto ideologico di tutti e singoli i dialoghi di Platone. Ciò che occorre in verità di spiegare innanzi tutto è l'uomo Platone; ossia le sue disposizioni estetiche e mentaliil suo pessimismola sua fuga dal mondoil suo idealismo e il suo utopismo. Tutto ciò è il prodotto di quelle condizioniche come si svolsero ideologicamente nell'individuo Platonesi svolsero del pari in tanti e tanti altri contemporanei suoiche altrimenti non l'avrebbero intesoammirato e seguito al punto da creare intorno a lui una settavissuta poi per secoli con tante modificazioni. Se altri si provi a distrarre quella formazione ideologica dall'ambientein cui per l'appunto nacque come primo prodromo del cristianesimoessa diventa l'incomprensibileossia presso a poco l'assurdo.
A potiori ciò vale di quelle disposizioni e inclinazionio fantasticheo mentaliche in una così grande convivenzaqual è stata l'associazione cristiana coi suoi molteplici ufficii e con le sue svariate attinenzeingenerarono il bisogno di tante credenzedi tanti simbolidi tanti dogmidi tante leggende. Ci torna di certo più facile di intendere i rapportiche in genere legano tutte coteste ideazioni a certe determinate condizioni materiali della convivenzache non di spiegare poi partitamente tutte e singole quelle ideazioni nel loro particolare contenuto. Cotesta difficoltà di adeguata spiegazione è cresciuta dal fattoche si tratta di tempi di terribili catastrofidi inauditi rimescolamentidi decadenza delle attitudini alla scienza corretta; di tempiin brevenei quali manca quasi sempre la testimonianza spregiudicatala critical'opinione pubblicae le menti più fortisequestrate dalla vitainclinano all'astrusoal sottile e al verbalistico.

Gli è difatti il difficile intendimentodel come le ideologie nascano dal terreno materiale della vitache dà forza all'argomentare di coloro i quali negano la possibilità di una piena spiegazione genetica del cristianesimo. In generale gli è veroche la fenomenologia o psicologia religiosa che dir si vogliapresenta delle grandi difficoltàe reca in sé dei punti assai oscuri. Come i dati empirici della natura e del vivere sociale si tramutinoin certi determinati tempi e in certe determinate disposizioni etnichepassando per il crogiuolo di una specificata fantasiain personein iddiiin angeliin demonie poi in attributiemanazionie ornamenti di queste stesse personificazionie da ultimo in entità astratte e metafisiche come il logosl'infinita bontàla gomma giustizia e così via - non è cosa sempre facile d'intendere a pieno. In cotesto campo di derivata e complicata produzione psichicasiam molto lontani da quelle condizioni elementarissimenelle qualicon l'osservazione e con l'esperimento c'è per es.lecito di seguire il sorgere e lo svolgersi delle prime sensazioni da un estremo all'altroossia dagli apparati periferici fino ai centri cerebralinei quali l'eccitazione e le vibrazioni si tramutano in noto alla coscienzacioè dire in coscienza.
Ma è forse cotesta difficoltà psicologica un privilegio delle credenze cristiane? Non è essa propria del generarsi di tutte le credenzee ideazioni mitiche e religiose? Ci son forse più chiare le creazioni tanto originali del primissimo buddhismoe quelle più di seconda manoe quasi sincretiche del maomettanismo? E risalendo poi in là da questi sistemi delle grandi religionici sono forse chiari e trasparenti a prima vista i procedimenti della fantasia nella creazione dei miti elementarissimi dei nostri protopadri ariani? Ci è proprio facile di renderci conto per filo e per segno di tutte le transizioni occorse alla fantasia di tante generazioniattraverso tanti secoliperché il pramanthaossia il bastone da suscitare il fuoco fregandolo ed agitandolo in altro legnosi svolgesse poco per volta nell'eroe Prometeo? E pure questo è il mito più noto della mitologia indo-europea; quello per il quale esistono più dati per seguirne le successive fasi embriogenetichedagli antichissimi inni vedici in onore del dio Agni (il fuoco)fino alla creazione etico-religiosa della tragedia eschilea.
Gli è che coteste produzioni psichiche degli uomini dei secoli trapassati presentano all'intendimento nostro delle difficoltà tutte speciali. Noi non possiamo facilmente riprodurre in noi le condizioni che occorronoper approssimarci allo stato interiore d'animoche fu rispettivo a quei prodotti. Occorre una lunga assuefazione perché si acquisti quella attitudine interpretativala quale è propria del glottologodel filologodel criticodel preistorista; ossia di chicol lungo esercizio e coi reiterati tentativisi fa come una coscienza artificialecongrua e consona all'obietto da spiegare.
Se non che il cristianesimo (e qui intendo dire della credenzadella dottrinadel mitodel simbolodella leggendae non della semplice associazione nella sua oikonomika)ci riesce relativamente più facilein quanto è a noi più prossimo. Ci viviamo in mezzoe ne abbiamo di continuo a considerare le conseguenze e le derivazioni nelle letterature e nelle varie filosofie a noi familiari. Noi possiamo tuttodì osservare come le moltitudini combininoall'ingrossotanto le atavistiche come le recenti superstizioni con una mezzana o appena approssimativa accettazione del principio più generaleche unifica tutte le confessioni: - il principio cioè della caduta e della redenzione. Noi l'associazione cristiana la vediamo all'operacosì per ciò che essa facome per le lotte che sostiene; e siamo in grado di rifarci sul passato per combinazioni analogicheche di rado ci riesce di adoperare nella interpretazione delle credenze da noi remote. Assistiamo ancora alla creazione di nuovi dogmidi nuovi santidi nuovi miracolidi nuovi pellegrinaggi; eripensando al passatopossiamo in buona parte dire: tout comme chez nous! Disponiamovoglio diredi un capitale di osservazione e di esperienza psicologicache ci permette di rivivere nel passatocon isforzo assai minore di quello ci tocchi di farequando siam costretti a starcene alla sola analisi documentaria delle condizioni più antiche. Da quando si è cominciato a capir qualcosa di netto della origine della linguase non dal momento che fu intesonon aver noi altro terreno di esperienza in propositose non nel modo come i fanciulli imparano tuttodì a parlare?


Per molti il problema della origine del cristianesimo rimane poi oscurato da un altro pregiudizio; che quicioèsi tratti di una formazione primissimae quasi di una creazione ex nihilo. Costoro non pensanoche quelli che divennero cristiani giunsero a quel punto partendo da altre religioni; e che il problema della origine si riduce prosaicamente innanzi tutto a rintracciarecome gli elementi preesistenti siansi derivati in nuova formaper entro all'ambito dell'associazionee in che stia il vero e proprio nocciolo nuovo della neoformazione. Siamo in tempi storici. Di quelle religioni precedenti ci è nota principalmente la forma del giudaesimo posterioreche era in una parte della massa popolare di messianismo esaltatoe nella classe degli addottrinati di affilata casistica. Ci sono a un di presso noti i cultile superstizionile credenze dei varii paganesimi dell'impero e ci è nota la disposizione religiosa di una buona parte dei filosofanti di quel tempoche eran quasi tutti decadenticome ci son note le inclinazioni delle moltitudini di allorapiù che mai propense ad accettare nuove fedinuove promessee la buona novella.
Dunque si tratta non di creazionema di trasformazione e siamo allora sul terreno di ogni altra storia. Per es. (- perché parlo sommariamente e come per incidente -): come Gesù è diventato il Messia degli Ebrei (forma primitiva ebionitica)come il Messia degli Ebrei è diventato il redentore di tutti gli uomini dal peccato (Paolo)e da ultimo come s'è combinato col logo del neoplatonismo di Filone (quarto evangelo)? Questo lo schema del processo ideologico. E poi dall'altra parte: come la primitiva associazione comunistica (del comunismos'intendedel consumo)degli aspettanti la prossima fine del reo mondo e l'universale catastrofe (l'Apocalissi)è diventata una consociazione (chiesa)cherimandata in indefinito l'aspettativa del millennio (seconda epistola di Pietro)cresce in una organizzazioneche svolge una economiae progressivamente si complica di attribuzioni e di ufficii? In questo processo dalla setta alla chiesadalla ingenua aspettazione alla complicata formula dottrinalesta tutto il problema delle origini. Con l'allargarsi dell'associazione veniva in buon punto l'adattamento di essa alle varie forme di diritti vigentie col bisogno della dottrina collimava la diffusione del platonismo decadente. Certamente tutte coteste produzioni non possiamo riavvicinarcele agli occhi e all'osservazione nostrain una intuitiva cronistoria. Non assisteremo al conversare di Filippodi Matteodi Pietrodi Giacomoe loro prossimi successorie così viacome se stessimo ad ascoltare Camillo Desmoulinsa ore 3 p. m. la domenica del 12 luglio 1789in un caffè del Palais Royal. Non seguiremo l'originarsi e il fissarsi dei dogmicome se si trattasse della messa insieme degli articoli della Enciclopedia. Siamo in tempi di impressioni confusee di non mai più viste fermentazioni. Delle grandi epidemie morali invadono gli spiriti. I rapporti più elementari della vita entrano in un periodo di acuta crisi. Al di sotto di quella civiltà della cerchia mediterranea che unificava il potere politico-amministrativo dell'impero e ciò che v'era di più utile e raffinato nell'Ellenismovegetavano mille forme di barbarie locali e di decadenze putride e verminose. Pensare che il cristianesimo si formòdi fatto e di nomecome cosa per sé stanteproprio nella molle Antiochiasentina di tutti i vizii; e pensare che Paolo dirigeva ai Galatiossia a Giudei dispersi in un paese di veri e proprii barbarile sue sottili meditazioniche ce lo rivelano non molto difforme da quegli Ebreiche più tardi misero assieme il Talmud! Il cristianesimo si è diffuso fra gli umilifra i reiettifra le plebifra gli schiavifra i disperati di quelle grandi cittàla cui tenebrosa vita c'è appena appena in qualche piccola parte dichiarata dalla satira di Petronio e di Giovenaledai volterriani racconti di Luciano e da quei macabrici di Apuleio. Che cosa sappiamo noi di preciso su la condizione di quegli Ebrei della città di Romain mezzo ai quali si diffuse dapprima nell'Occidente la nuova trista superstizionecome ebbe a dir Tacito; quella superstizioneche nel volger dei secoli crebbe nel più potente organismo sociale che conosca la storia? Quelle prime origini non ci è lecito di ridurle in intuitivo raccontoe noi siam costretti a rifarle per congettura e per combinatoria. Questa è la ragion principale della interminabile letteratura in proposito; specie per opera dei dotti di Germaniacheanche quando non sian per nulla credentiusano di chiamar teologia cotesta letteratura critica ed erudita.

La relativa oscurità delle prime origini fa nascere nelle menti di molti la curiosa credenza in un cristianesimo vero che sarebbe stato assolutamente difforme da quanto altro ha preso poi nome di cristiano in seguito. Quel cristianesimo veroanzi originarioche poi viceversa è tanto oscuroche ognuno può intenderlo a modo suofa soventi le spese della polemica di quei razionalistii qualidopo d'aver coverto d'invettive cotesta empirica chiesaa noi nota per la storia o per l'esperienza nostraper rinforzo di argomentazione retorica si appellano alla chiesa idealeche sarebbe stata la primitiva comunione dei santi. Questo è un mito storicocome la Sparta dei retori ateniesicome la Roma antica dei ghibellini decadenti del XVI secolocome tutte le creazioni fantasmagoriche di un passato paradisiacoo d'un futuro non raggiungibile ancora. Questo mito storico ha assunto forme diverse. I settarii che si ribellarono alla cattolicitào appena avviata o già trionfante da un pezzoquei settariidicoche con ispirito di vera eguaglianza democraticain determinate circostanze storichedai montanisti agli anabatistisi sollevarono contro la chiesa profanamente terrenae ortodossamente gerarchicaebbero bisogno di rifarsi nella fantasia il cristianesimo veroossia la semplice vita protoevangelicamentre proclamavano decadenzaaberrazioneopera di satanatutto l'accaduto dappoi. A questo cristianesimo vero verissimo si appellarono assai spesso i comunisti ingenuicui giovavain difetto di ogni altra adeguata idea sul modo d'essere di questo ingiusto mondo delle misere disuguaglianzedi farsi delle proprie aspirazioni come un quadroe questo potea trovarecome in tanti altri ricordi veri o fantasticii motivi e il colorito nella poesia evangelica. Così accade fino a Weitlingche anche lui compose un: Evangelo del povero peccatore. E perché dovrei non ricordare quei Saint-Simonianiche favoleggiando di un cristianesimo più verodi là da venirein quello proiettarono tutte le aspirazioni della loro riscaldata fantasia?
Per tutte questee per tante altre causesta come campata in arianella mente di moltil'immagine fantasiosa di un cristianesimo ultraperfettissimoche sarebbe difformeanzi per alcuni è assolutamente difforme - da tutto ciò che la volgare storia conosce e dà per cristiano; da che Stefano fu lapidatofino alla Santa Inquisizioneche spedì all'altro mondo tante caterve d'infedeli; da che lo scalzo pescatore Pietro nei suoi paurosi dinieghi fece la parte dell'accorto Sancio Panzafino a che papa Pio s'è compensatocon la infallibilitàdel potere terreno che andava perdendo; dall'agape ebionitica dei poveri visitati dal Paracletoai gesuiti che armano delle flotte e fanno imprese commercialida precursori arditi della politica coloniale dell'evo borghese; dal Rabbi di Nazarethche dice non esser di questo mondo il regno suoai vescovi ed altri prelati occupanti in nome suo per secolicome proprietarii e come sovranidal quinto al terzo delle terre secondo i paesicompresovi in alcuni luoghi il ius primae noctisChi per una ragione o per l'altrae sia pure per semplice ipocrisia letterariacrede a quel cristianesimo verissimoè naturale sia imbrogliato a spiegare donde sia poscia nato questo men veroo assolutamente aberratoche noi tutti conosciamo. E si capisceinoltrecome quel vero verissimo diventi un miracolose non proprio della rivelazionedella ideologia umana per lo meno; - e noi dal canto nostro non siamo obbligati a date la spiegazione di tale miracoloné in nome del materialismo né in nome di qualunque altra dottrinaper la stessa ragioneper la quale la meccanica razionale non ha il dovere di spiegarené il volo di Icaroné quello dell'ippogrifo dell'Ariosto.

Convienenondimenonon dimenticareche quel cristianesimo verocosì idealmente contrapposto da tanti a questo assai positivo e realisticamente umanoche s'è svolto in condizioni accessibili al nostro ordinario intendimentoha esercitato anch'esso la sua funzione storicae giova ora a noi come di chiave per entrare più addentro nello stato d'animo e nei rapporti di vita dei cristiani primitivi. Fu quel cristianesimo vero come il simbolo delle varie ribellioni dei proletariidelle plebidella umile gentedei manomessidei servidegli sfruttatifino al secolo XVI.
Ebbi occasionecome dissi già in altra letteradi occuparmi quest'anno in modo circostanziatonel mio corso accademicoprecisamente di Fra Dolcinonel quale culminae nel cui insuccesso declina il movimento della setta degli Apostolici. Poi che ebbi dichiarate le condizioni generali dello sviluppo economico e politico dell'Italia settentrionale e mediae quelle più particolari dell'ambito (ossia delle classi sociali) nel quale gli Apostolici sorsero e si diffuseroa un certo punto mi convenne di spiegare la dottrinaper la quale e con la quale Dolcino tenne ferma la compagine dei suoi seguacitenacissimi ed impavidi nel combattere fino all'ultimo da eroida martiri e da precursori di un nuovo ordine di cose nella vita dell'umanità. Quella dottrina è anch'essa uno dei tanti ritorni apocalittici al cristianesimo puramente evangelico; - èossiala negazione di tutto ciò che la gerarchia abbia stabilito e fatto da papa Silvestro (da quello almeno della leggenda)in poinegazione rinforzata dall'ardore apostolicoche il sentimento della lotta trasmuta in dovere di combattimento. Gli è naturaleche la spiegazione prima di quelle ideecome direbbero i letterativada cercata nei movimenti affini delle ribellioni antigerarchiche più prossime. Per un verso si risale agli Albigesie per un altro verso a quei confusi e variopinti moti di plebeche hanno il comune nome di patarìa; e poi per un altro lato bisogna rifarsi su tutta quella agitazione mistica ed asceticache più volte accenna a dilacerare l'imperio papaledal comunismo ideologico di Gioacchino di Fiore alle resistenze attive dei Fraticelli. Facendo un passo più addentro in cotesta ricercanon è difficile di ritrovaredi dietro ai mistici veli dell'ascetismoe all'esaltata passione per il cristianesimo verole materiali condizioni e i materiali moventiper cui convengono intorno ad alcuni simboli di rivolta gl'infimi del cenobitismoi contadini di quei paesi dove la feudalità è ancor vivai contadini di quelle altre terrechefrancate dal feudoper la rapida formazione dei liberi comuni furon violentemente proletarizzatie poi la minutissima gente dei comuni stessi così spietatamente corporativie da ultimocome sempregl'idealistiche trasmutano in causa propria la causa dei derelitti: - gli elementi tutti di una rivoluzione sociale. Da questa spiegazione prossima si risale ad una spiegazione più generalee direi tipica. Il moto dolciniano è uno dei momenti della gran catena delle sollevazioni delle plebi cristianechecon varia fortuna e con varia complicazionesi ribellarono alla gerarchiae nei momenti più acuti furon portate alla inevitabile conseguenza dell'aspettazione del comunismo. Il caso classicola forma strepitosaper le circostanze di tempo e per la estensione e per la durata del motoè di certo la sollevazione degli Anabatisti. Ma non fu cosa di poco conto la rivolta dolciniana; specie per le condizioni di precoce modernità economica in cui trovavasi la valle del Poin principio del secolo XIV.
Oral'istinto dell'affinità portava le menti dei rappresentanti e dei condottieri delle plebi in rivolta a tornare verso l'immagineo verso il confuso ricordoo verso l'approssimativa riproduzione fantastica di quel cristianesimo primitivoche fu tutto di minuto popolodi gente afflitta e sofferenteaspettante la redenzione dalle miserie di questo reo mondo. Il cristianesimo veroverso del qualeper simpatia procedente da similarità di condizioniquei ribelli esaltati tornavano con tanto ardore di fede e di fantasiafu una realtà: non nel senso dell'ideale e del tipicoda cui l'umana debolezza abbia deviato per aberrazione o per maliziama nel senso del fatto poveramente empirico. Il cristianesimo primitivomutatis mutandisfu nel tiponell'insiemenella fisonomia e nei moventipiù affine a ciò che Montanoo Dolcinoo Tommaso Münzer volleroin tempi a ciò non adattiristabilireche non a tutti i dogmiliturgiegradi gerarchicidominii e demaniilotte politichesupremazieinquisizioni ed altre simili miseriein cui s'aggira la storia umanamente terrena della chiesa. Nei tentativi di cotesti ribellisi rivedecome se essi avessero voluto dare in ispettacolo un esperimento del passatoquale debba essere stataa un di pressola figura originaria del cristianesimo come setta di perfetti santiossia di assolutamente egualisenza differenze di clero e di laicitutti parimenti capaci dello spirito divinosanculotti e devoti al tempo stessotutti ad un modo.

Il problema più grave e più scabroso in tutta la storia del cristianesimo è appunto questo: d'intenderecioècome dalla setta degli assolutamente eguali sia natanel termine di men che due secoliuna associazione di differenziati per gerarchiain guisache da una parte sta il popolo dei credenti e dall'altra stanno gl'investiti di potestà sacra. Questa differenziazione gerarchica si completa col dogmail che vuoi dire con un dettameche sopprime la immediatezza del credere nei singoli fedeli qual fatto di personale vocazione. La gerarchia vuol dire sacerdozioamministrazione di cosee governo delle persone. Di qui nasce la possibilità di una politica; e su la ricerca di questa politica s'aggira la storia della chiesa del III secolo. L'incontro della chiesa e dell'impero nel IV secolo non è se non il resultato del compenetrarsi di due politicheper cui poi la religione e il maneggio degli affari da ultimo si confondono. In questo passaggio dalla libera associazione all'organamento semistataleil quale fa che la chiesa abbia sempre da allora in poi esercitata una azione politicao d'accordo con lo statoo contro lo statoo diventando essa stessa lo statosi avvera il caso comune ad ogni associazionela qualedal momento che ha cose da amministrare ed ufficii da adempierediventa di necessità un governo. La chiesa ha riprodotto dentro di se stessa i contrasti proprii ad ogni statocioè le opposizioni di ricchi e di poveridi protettori e di protettidi patroni e di clientidi proprietarii e di sfruttatidi principi e di soggettidi sovrano e di sudditi. Quindi essa ha avuto nel suo proprio seno particolari lotte di classe - per es. di patriziato gerarchico e di plebe cenobiticadi alto e basso clerodi cattolicità e setta. Le sètte furono in gran parte ispiratefino al secolo XVIdal pensiero del ritorno al cristianesimo primitivoe per ciò spesso colorirono i disegni attinti alle condizioni del presente di una ispirazione ideologica che rasenta l'utopia. La chiesa che è riuscitaè invece solo quella la qualeseguendo i modi di procedere che son proprii dello stato laicoanziché una società di eguali nello spirito santoè divenuta una gerarchica consociazione di disugualicon esercizio di formali diritticon mezzi d'imposizione e di violenzacon perfetto imperioo con parte d'imperio ceduto da altri imperantie col governo delle animechecome ogni altro governo spiritualesi svolge innanzi tutto col dominio su le cose senza delle quali le anime non han modo di esistere. Questi attributi umanii qualidata la condizione di disuguaglianza economica degli uominiriavvicinano la consociazione religiosa ad ogni altra maniera di governo delle cose di questo mondomostrano per un verso come l'associazione dei santi non potesse avere in alcun tempo una forma di esistenza che non fosse utopiae per un altro verso ci spiegano la costante tendenza alla intolleranza ed alla cattolicità nelle varie sue formein quanto essa associazionesmentendo l'ingenuo martire di Nazarethlasciato malinconicamente in croce su gli altariha fatto di questa terra il regno suo.
Per rimaner nell'esempioche mi è più familiare pei miei recenti studiiil papato superimperiale precipitò sì nella persona di Bonifacio VIIIsecondo la profezia di Dolcinoche di tre anni gli sopravvisse; ma non precipitò per dar luogo all'Apocalisse. Fu inflitta al papato sì l'umiliazione dell'esilio avignonesema non per dar luogo a un nuovo impero di Cesarisecondo l'utopia dell'Alighieri. C'erano allora già i prodromi dell'evo modernocioè i preannunzii del regno della borghesia. Filippo il Belloche di lontano arieggia al principato civilenel quale due secoli dopo la borghesia percorse la prima tappa del suo dominio politico su la societàmandava all'estremo supplizio i Templaricome per dire che l'epopea delle crociate finisse per opera dei cristiani stessi. E perché il motto della situazione ci fosse perfino nell'aneddotoche sempre denuncia e smaschera gli stridenti passaggi dell'ironia della storiail commissario del sire di Francia a preparare l'umiliazione di Anagni non fu un capitano di banda feudalema un legistache negoziò il danaro occorrente alla bisogna in una cambiale rilasciata a un banchiere di Firenze.
Furono questi legistie principi usurpatori di diritti storicie banchieri accumulatori del danaroche poi divenne più tardi il capitalequelli i quali iniziarono la moderna società così trasparente nella prosaica struttura degli intenti e dei mezzi suoi. Come su le altre rovine della società corporativa e feudalecosì anche su le rovine del patrimonio ecclesiastico s'è assisa questa crudele borghesiachesfidatrice delle potenze misterioseha inaugurata l'èra del pensiero e della libera ricerca. E aspetta che altri la tolga di seggio: ma non sarà di certoné il cristianesimo veroné quello verissimo.
Se poi quegli uomini dell'avveniredei quali noi socialisti ci diamo assai spesso soverchio pensieroprodurranno o non produrranno ancora della religioneioné soné non so: e lascio ad essi soli la briga della vita loroche saràsperonon lieveperché non divengano degl'imbecilli nella paradisiaca beatitudine. Ciò che io vedo chiaro è solo questo: che il cristianesimoche nel suo complesso è la religione dei popoli fino ad ora più civilinon lascerà luogo dopo di sé ad alcun'altra religione nuova. Chi d'ora innanzi non sarà cristianosarà irreligioso. E poiin secondo luogonotoche i socialisti han fatto assai bene a scrivere nei loro programmiche la religione è cosa privata. Spero che nessuno vorrà intendere coteste parole nel senso di una veduta teoreticasu la quale si possa poi ricamare una filosofia della religione. Quel comma del tutto pratico vuol semplicemente direche al presente i socialisti han troppe cose da fare di più utili e serieda non doversi confondere con quegli hebertistiblanquistie bakuninistie similiche decretavano l'abolizione del divinoe Dio decapitavano in effigie. I materialisti della storia pensano peròdal canto loroe fuori d'ogni apprezzamento subiettivoche gli uomini dell'avvenire rinunzieranno molto probabilmente ad ogni spiegazione trascendente dei problemi pratici della vita di tutti i giorniperché: Primus in orbe deos fecit timor! Antica la sentenza: di valore perpetuo l'enunciato!


X.
Resina (Napoli)15 settembre '97

Caro Sorel
Nel rileggerenel rivederenel ritoccare - giacché ho fatto disegno di darle alle stampe - le lettereche io v'andai scrivendo dall'aprile al luglio ultimim'è parso formino come una certa tal quale seriee nel tutt'insieme dicano qualcosa. Di certo i pensieri di semplice accennogli enunciati appena appena sviluppatile osservazioni il più delle volte incidentalie le bizzarre critiche disseminate qua e là-. tutte le coseinsommache mi venne di direnel modo che è proprio di chi scriva currenti calamoassumerebbero ben altra formaentrerebbero in tutt'altra disposizionepasserebbero per una nuova e meditata elaborazionese io avessi in animo di comporre un libro degno d'un titolo altisonante comeper es.: Il socialismo e la scienza; o Il materialismo storico e l'intuizione del mondoe così via. Macome ionel conversar con voi a distanzaho usato in larga misura delle libertà che son proprie della facoltà discorsivacosìora che mi son risoluto a raccogliere quelle fugaci lettere nella forma d'un libercoloimporrò a questo un modesto ed appropriato titolo di: Discorrendo di socialismo e di filosofiaLettere a G. Sorel.
Devo agl'insistenti consigli del mio amico Benedetto Crocedi commettere cotesto nuovo peccato di letteratura minuscola. Questo mio benedettissimo amico è diventato il mio tormento e la mia croce. Dacché lesse quelle letterenon m'ha dato più pace; e ha voluto gli promettessi di renderle pubblichenella forma di un opuscolo. Se io stessi a sentir luiai miei anni non verdidiverrei un continuo e perpetuo produttore di carta stampata: mentre a me è piaciuto semprein passatodi lasciar dormire nei cassetti i non pochi catafasci di carta scrittache m'è toccato di accumulareper anni ed anninella qualità di insegnante e di appassionato estensor di lettere. In questo caso speciale il Croce poi mi andava dicendoesser dover mioora che il socialismo s'allarga in Italiadi concorrere alla vita del partitoche cresce e si fortificacoi mezzi e nei modi che son più rispondenti alle attitudini mie. E sia pur così; - ma poi tutto sta a vederese i socialisti di tale aiuto e di tale sussidio sentano proprio il bisogno e il desiderio.
A dir le cose come sonoio non ebbi mai una troppo grande inclinazione allo scrivere per il pubblicoe all'arte e a prosa non ci attesi mai; tanto èche ho scritto di solito come vien viene. Fui sempre e sonoinveceappassionatissimo dell'arte dell'insegnamento oralein tutte le sue forme; e l'attendere a cotesta operacon molta intensitàmi ha distolto per lunghi anniin passatodal ridire per iscritto (- e chi potrebbe veramente ridirlo dal vivo? -) ciò cheinsegnandovien detto spontaneo di formaduttileprontoadattato al casoricco di attinenze e pieno di riferimenti. Abbracciando poipiù in quail socialismoin corale rinascenza dello spirito io divenni più desideroso di comunicar col pubblicoper mezzo di opuscolidi lettere d'occasioned'indirizzi e di conferenzeche mi si moltiplicarono per anni quasi a mia insaputa. Non son forse questi i doveri e gli oneri del mestiere? Ed è qui che due anni fa venne precisamente in buon punto il mio benedetto signor Crocecol consiglio che mi detteche io pubblicassi dei saggi di socialismo scientificocome per porre alla mia attività di socialista un obiettivo più solido. Ecome da cosa vien cosaanche queste lettere d'occasione possono passare per un saggio sussidiario e complementare di materialismo storico.
Come è chiarocaro Sorelquesto discorso non riguarda punto voima me soltanto; perché cerco quasi quasi delle scuse alla pubblicazione di un nuovo libercoloe in quanto io da italiano vivo in Italia. Probabilmente se queste mie lettereoltre che da voisaranno lette da altri in Franciacostoro dirannoche io non li ho persuasi lo stesso del materialismo storicoe forse ripeteranno ragionevolmente le osservazioni di alcuni critici dei miei saggichecon le traduzionicioèda una lingua stranieranon si riesce a cambiare gli umori intellettuali di una nazione(40).

Pur così scrivendocome per metter la chiusa a questa faccenda epistolaretemo ancora non mi venga la voglia di continuare. Non son forse le lettere moltiplicabili all'indefinitocome le favole e i racconti? Per fortunaperòio m'ero proposto fin dal principio di risponderecosì all'ingrossoai quesiti che voisfiorando dei tèmi della massima difficoltàponete nella vostra Prefazione; cosicché una ragione di finire m'è pur data dai termini stessi del vostro scrittoal quale mi sono andato via via riferendo. Se m'abbandonassi poi all'estro della conversazionechi sa dove andrei a finire! - le lettere diverrebbero una letteratura. Di ciò voi non mi sapreste grado; per quanto potesse allietarsene il signor Croceil quale vorrebbe mettere in tutti il suo istinto di prolificazione letteraria. Lui fa un curioso contrasto con le dolci abitudini di questa dolce Napolinella quale gli uomini - come i Lotofagi che ogni altro cibo aveano in dispregio - vivono immersi nel solo presentee par cheproprio in cospetto della statua di G. B. Vicoallegramente faccian le fiche alla filosofia della storia.

Mapur volendo una buona volta finiremi conviene di mettere in carta alcune altre brevi note ancora.
Mi pareinnanzi tuttoche voinon per curiosità vostrama quasi mettendovi ad arte nei panni del comune dei lettoridomandiate: c'è mai modo di fare intendereper via facile e pianain che consista quella dialetticache così spesso s'invoca a dilucidazione dell'intrinseco del materialismo storico? E potrestecredoaggiungereche il concetto della dialettica riesce osticoai puri empiristiai metafisici sopravvissutie a quei popolari evoluzionistii quali così volentieri s'abbandonano alla generica impressione di ciò che è e trapassaapparisce e spariscenasce e muoree nella parola evoluzione non esprimonoda ultimol'atto del comprenderema l'incomprensibile: mentreall'incontronella concezione dialettica s'intende di formulare un ritmo del pensieroche riproduca il ritmo più generale della realtà che diviene.
Ma io - se l'ora stanca di queste lettere non me ne facesse divieto - ove mai volessi ricominciareprima di rispondere a così grave quesitoricorrerei con la mente al ricordo del poeta grecochealla domanda del tiranno di Siracusa: che cosa fossero gli dèi? - chiese prima unopoi un altroe poi un altro giorno di tempoe così senza fine. E direin veritàcheai poetiche li creanoli inventanoli lodano e li celebranogli dèi devono essere assai più familiariche non possa esser la dialettica a mese altri mi mettesse fra l'uscio e il murocon l'obbligo di rispondere a un imperioso quesito! E piglierei tempo - il che non è alieno dal pensare dialetticamente - dicendo (il che è una implicita risposta): - noi non possiamo renderci conto adeguatamente del pensierose non pensando in atto; - alle maniere di procedimento del pensiero bisogna adusarcesi con successivi sforzi; - ed è sempre assai pericoloso il saltare a pie' paridall'uso concreto di una maniera di concezione alla generica definizione formale di essa. Messo ancora alle stretteper non gravare l'interrogatore di studii troppo lunghiardui e complicatilo rimanderei all'Antidühringe segnatamente al capitolo intitolato: Negazione della negazione.
Ivie in tutto quel librosi vede come Engels fossenon solo inteso con l'animo a spiegare ciò che esponema preoccupato ancor più del mal uso che può farsi dei procedimenti mentaliquandochi vi rivolge l'attenzionepiù che essere portato a pensare qualcosa di concreto in cui la forma del pensiero si riveli viva e viventesia disposto a cadere negli schematismi a prioriossia nello scolasticismoche non fu - sia detto con buona pace degl'ignoranti - la nota esclusiva dei dottori del Medioevocome se fosse soltanto roba da preti. Dello scolasticismo se ne può fare sopra ogni dottrina. Il primo scolastico fu Aristotele in persona; che fuinoltretante altre cose in piùe fu soprattutto un genio della scienza. Dello scolasticismo se ne fa già in nome di Marx. Di fatti la maggior difficoltà d'intendere e di continuare il materialismo storico non istà nella intelligenza degli aspetti formali del marxismoma nel possesso delle cose in cui quelle forme sono immanenti; delle coseche Marx per conto suo seppe ed elaboròe di quelle altre moltissimeche tocchi a noi di conoscere e di elaborare direttamente.
Nei molti anni che ho speso nell'insegnareio fui sempre persuaso del gran danno che si fa alle menti giovaniliquandoinvece d'immergerlecon opportuna e pieghevole artein una determinata provincia della realtàperché osservandocomparando e sperimentandopoco per volta arrivino alte formuleagli schernialle definizionisi comincia dall'usar subito di queste ultimecome se fossero i prototipi delle cose esistenti. Insommala definizione da cui s'incomincia è vuotamentre è solo piena quella cui si arrivigeneticamente. Nell'insegnare si vede quanto il definire sia cosa pericolosa; secondo il senso plebeo che molti dànno ad una sentenza del diritto romanola quale dicein veritàtutt'altro. La didattica non è quella attivitàche produca un nudo effetto di cosa fissa (come nudo prodotto); ma è quella attivitàche generi altra attività. Insegnando noi riconosciamocome il nocciolo primo di ogni filosofare è sempre il Socratismo; ossia la virtuosità generativa dei concetti(41).
Rimandando all'Antidühringe a quel capitolo segnatamentenon intendereiper ciòdi rinviare ad un catechismoma solo ad un esempio di abilità didattica. Le armi e gl'istrumenti son tali solo all'opera; e non quando sian visti in armadio da museo.


Inoltrese non dovessi pur finire una buona voltavorrei fermarmi ad illustrare le parole dove diteche l'Italia meriticome culla comune della civiltàl'omaggio di tutti. Può parere che queste parole siano una stonaturamentre discorrete proprio del socialismoche all'Italia veramente non deve molto. Mase è vero che il socialismo è il frutto della civiltà adultai maturi e provetti degli altri paesi non faran male a rivolgeredi tanto tantogli occhi loro a questa culla. Ripensando all'Italiache ha fatto per secoli la più gran parte della storia universaletutti avranno sempre qualcosa da impararci; e poi dopo s'avvedonoche l'avean già a casa loro quest'Italiacome il presupposto di ciò che essi presentemente sono. Ad altri francesi è parso in passatoche questo paese fosseda culladiventato tomba della civiltà; e per tal tomba devon tenerla la più parte dei forestieriche la visitano qual museoignari sempre del nostro presente. E in ciò hanno torto; eper dotti che sianocotesti visitatori di musei rimangon sempre ignoranti - dico ignari della vita attuale di questo paeseche par la vita del morto risortoil che è almeno un caso degno di nota.
In che veramente consiste questo rinascimento d'Italiae che aspettativa può dar di séa quelli che guardino la generalità del progresso umanosenza pregiudizii e senza preconcetti?(42) Per tacere delle grandi difficoltà che c'è a trattarecon intenti obiettivie con criterii non desunti dai soli impulsi della personale opinionela storia attuale di qualunque paese; nel caso speciale d'Italia bisognerebbe risalire fino al secolo XVIquando l'iniziale sviluppo dell'epoca capitalistica - che qui avea sede principale - fu spostato dal Mediterraneo. Bisognerebbe arrivareattraverso alla storia della successiva decadenzaalle premesse positive e negativeinterne ed esternedelle presenti condizioni d'Italia. Non occorre io dica che le mie forze sarebbero impari all'impresa; perché non avrei la più lontana tentazione di misurarmicia proposito e nella occasione di un discorso familiarecome è questo. Chi un simile studio sapesse concretare in un libropotrebbe dire d'aver concorso ad esprimerein forma riflessala presente situazionee l'attuale coscienza degl'italiani(43). Qui da noi si è spesso assai ciecamente ottimisti o ciecamente pessimistinel senso che si dà dai non-filosofi a coteste parole; specie perché in Italia c'è una grande ignoranza del vero stato degli altri paesicosicché molti le condizioni indigene valutanonon alla stregua comparativa e pratica dell'ora presentema ad una tutta idealeipoteticae spesso utopistica. Ed è singolare il casoche qui da noiin tanto risorgere delle scienze della osservazione nel campo della natura - le quali scienze vengono veramente coltivate con intenti particolaristici e dirò antifilosofici - sia così scarso l'intelletto positivo delle cose sociali attualimentre è così stragrande in questo paese stesso il numero dei sociologistiche somministrano definizioni ai sitibondi di verità. Ma si sai sociologisti hanno in tutto il mondo una certa curiosa antipatia per gli studii della storia; che poi sarebbesecondo il senso dei profaniquella tal cosa nella quale la società s'è svolta.
Pochiin conclusionevedon chiaro in questa circostanza di fatto; checioèla borghesia italianala quale è già oggettocome in ogni altro paesealle iree agli odii degli umilidei manomessidegli sfruttatie per un altro verso è stretta e premuta dal popolo minutoè essa stessa in se stessa instabileinquietaincertaperché l'è impedito di mettersi alla pari con quella degli altri paesinel campo della concorrenza. Per questa ragionecome per l'altrache dall'altro lato essa ha il papa(44)con quel suo non indifferente bagaglio di coseche solo i teorici dell'utopismo liberalesco proclamano trapassate per semprequesta borghesiache deve ancora ascendereè intimamente rivoluzionariacome direbbe il Manifesto. E come non ha potuto esser giacobinaquanto sarebbe stato il naturale istinto suos'è acquetata nella formula del re per la grazia di Dio e della nazione ad un tempo. Non potendo questa borghesia fare assegnamento sul rapido sviluppo di una grande industriache tarda difatti a veniree nella conseguente rapida conquista di un grande mercato esternodato il progresso lento ed incerto della economia nazionaleper la massima parte agrariafa la politica mezzana degli espedientie consuma nell'abilità l'ingegno. Ecco la parte che fa la flotta italiana da più mesi in Oriente: par la volpechesecondo la favoladichiari immatura l'uva che non può afferrare; ma questa volpe quicon divario da quella della favolasi trova tra altre volpiche l'uva afferrata custodisconoo dell'uva stanno per afferrare! Ed ecco che la volpe si fa idealistaper manco di positivo. Questa borghesia italianadi fronte all'astensionismoo reazionario o demagogico dei clericalie per il lentissimo sviluppo dell'opposizione proletariasi è sentita e si sente come se fosse tutta la nazionee nel difetto di partiti che dividano la societàdà il nome di partiti alle fazioni che si raccolgono intorno a capitani e proconsolio ad intraprenditori ed avventurieri di varie sorti. Al primo apparire del socialismo essa rimase attonita.
D'altra partes'ingannano quelli i quali credonoche l'agitarsi delle moltitudini sia sempre indizio o prodromo da noicom'è di fatto alcune volte e in alcuni punti d'Italiadi quel moto proletario checome lotta economica su base concretao come aspirazione politicavolge più o meno esplicitamente al socialismo in altri paesi. Qui il più delle volte questo agitarsi è come la ribellione delle forze elementari contro di uno stato di cose in cui esse forze non trovano la necessaria coercizionequella coercizionedicoche è propria di un sistema borghese atto ad irreggimentare i proletarii. Si guardiper es.all'acuita forma di emigrazioneche èsalvo poche eccezionidi uomini atti ad offrire le braccial'incomparabile sedulitàe lo stomaco capace d'ogni privazioneallo sfruttamento del capitale straniero in terra straniera: - sonoin una parolalavoratori uscenti dai campidove son di soverchioo dall'artigianato in decadenzache la ferula educativa del capitale ridurrebbe in isquadre di addetti alle fabbrichese la grande industria si affrettasse a svolgersio che il patrio capitale menerebbe nelle patrie coloniese ce ne fossee se non fosse venuta la pazzia di crearne là dove pare presso che impossibile il farne(45).
L'Italia è diventata - ed è ben naturale- negli ultimi annila terra promessa dei decadentidei megalomanidei critici a vuotodegli scettici per fastidio e per posa. Alla parte sana e verace del movimento socialistico (al quale non è dato per ora dalle circostanze altro ufficio da quello in fuori di preparare la educazione democratica del popolo minuto) si mescolanodi conseguenzaparecchii qualise volessero mettersi la mano su la coscienzaavrebbero da confessareche essi son decadentie che li sospinge a dimenarsinon la fattiva volontà del viverema l'indistinto fastidio del presente: - essileopardiani annoiati!

Devo finalmente finire; ma mi pare mi arrivi all'orecchio come una leggiera voce di protesta da parte di quei compagniche son così pronti ad obiettare; e che quella voce dica: coteste son sofisticherie da dottrinariie noi abbiam bisogno di pratica. Sicurod'accordoavete ragione. Il socialismo è stato per così lungo tempo utopisticoprogettisticoestemporaneo e visionarioche è bene ora di dire e di ripetere ogni momentoche ci occorre la pratica; perché gli animi di quelli che lo professano sian rivolti di continuo a misurare le resistenze del mondo effettualee a studiar di continuo il terrenosul quale ci è imposto di aprirci la non facile né morbida via. Badi però il mio ipotetico critico di non far proprio lui la parte del dottrinario; la qual parolaper chi se ne intendadesigna una certa disposizione delle mentiviziate dall'astrazionea ritenereche le idee proclamate per sé eccellentie i frutti delle esperienze raccolte in determinati tempi e luoghisian cose da applicare difilato al concretoe inoltre buone per ogni tempo e luogo. La pratica dei partiti socialisticia confronto d'ogni altra politica fino ad ora esercitataè ciò che più rispondenon dirò alla scienzama ad un procedimento razionale. È la dura prova di una costante osservazionee di un adattamento da tentar di continuo; - è la dura prova d'indirizzare sopra una linea di moto unitario le tendenzespesso difformi e spesso antagonistichedel proletariato; - è lo sforzo di condurre ad esecuzione dei disegni pratici col sussidio della chiara visione di tutti i rapporti che leganocon complicatissimo intrecciole varie parti del mondo in cui viviamo. E se cosi non fosseper che ragione e a che titolo si parlerebbe del vantato marxismo? Se il materialismo storico non reggevuol dire che l'aspettativa del socialismo è caducae che il nostro pensiero della società futura è creazione da utopisti!
Pur troppo gli è veroin fattoche in tutto il socialismo contemporaneo c'è sempre latente un certo che di neoutopismo(46); come è il caso di colorocheripetendo di continuo il dogma della necessaria evoluzionequesta poi confondon quasi con un certo diritto ad uno stato miglioree la futura società del collettivismo della produzione economicacon tutte le conseguenze tecniche e pedagogiche che dal collettivismo risulterebberodicono che sarà perché deve essere- e quasi dimenticanoche cotesto futuro devono pur produrlo gli uomini stessie per la sollecitazione dello stato in cui sonoe per lo sviluppo delle attitudini loro. Beati costoroche il futuro della storia e il diritto al progresso misurano quasi alla stregua di un certificato di assicurazione su la vita!
Cotesti dogmatici delle idee a buon mercato dimenticano diverse cose. In primache il futuroappunto perché è il futuroche sarà il presente quando noi saremo il passatonon può costituire il criterio pratico di ciò che noi dobbiam fare al presente. Sarà ciò cui si arriverà- ma non è la via per arrivarci. In secondo luogol'esperienza di questi ultimi cinquant'anni deve indurre gli atti al pensiero ed alla pratica in questa persuasione: checioèa misura che cresce nei proletarii e nel minuto popolo la capacità ad organizzarsi in partiti di classela prova stessa di questo complicato movimento ci porta a intendere lo sviluppo dell'èra nuova secondo una misura di tempoche è assai lenta a confronto del rapido ritmo che concepivano una volta i socialisti intinti di giacobinismo rivissuto. Or sopra a una distesa così grande di tempo la nostra previsione non può non correre incerta; tenuto conto della enorme complicazione del mondo attualee in tanto allargarsi del capitalismoossia della forma borghese1. Chi non vedeche oramai il Pacifico soppianta l'Atlanticocome questo a suo tempo fece passare in seconda linea il Mediterraneo? Cosicchéin terzo luogola scienza pratica del socialismo consiste nella chiara notizia di tutti cotesti complicati processi dell'orbe economicoeparallelamentenello studio delle condizioni del proletariatoin quanto esso via via diventa atto a concentrarsi in partito di classee porta in questa successiva concentrazione l'animo che gli è propriodata la lotta economica in cui s'inradica quella politicache gli è mestieri di fare. Su cotesti dati più prossimi la nostra previsione può correre con sufficiente chiarezza di calcolie può raggiungere il punto nel quale il proletariato divenga prevalentee poscia predominante politicamente nello stato. E da quel puntoche deve coincidere con la impotenza del capitalismo a reggersida quel puntodicoche nessuno può immaginarsi come un rumoroso patatracsarebbe il cominciamento di ciò che moltinon si sa perchécome se tutta la storia non fosse la serie delle rivoluzioni della societàchiamano enfaticamente la rivoluzione sociale par excellence. Spingersi oltre di quel puntocoi ragionamentigli è come voler confonder questi con gli artifizii della immaginazione.
Il tempo dei profeti è trapassato. Beato teFra Dolcinoche nelle tue tre lettere(47) potesti trasfigurare gli accidenti politici del momento (papa Celestino e papa Bonifacio VIIIAngioini ed AragonesiGuelfi e Ghibellinimisere plebi e patriziati dei comunie così via) in tipi già simboleggiati dai profeti e dall'Apocalissemisurando ad annia mesi ed a giornicon successive correzionii tempi della provvidenza. Ma fosti un eroe; la qual cosa dimostrache quelle fantasie non furon la causa del tuo operarema l'involucro idealenel quale tu rendevi conto a te stessocome fecer tanti altriper tutto un secolo innanzi a tee Francesco d'Assisi compresodel disperato moto delle plebi contro la gerarchia papalecontro la borghesia già forte nei comuni e contro il nascente monarcato. Ora tutti quegli involucri furon laceraticompresa la religione delle ideecome dicon quelli che usano un gergo da ipocritiper mostrare una certa superstiziosa reverenza per la religione degli altri. Orapresentementenon è lecito di essere utopistise non ai soli imbecilli. L'utopia degli imbellio è cosa ridicolao è dilettanza da letterati che vadano visitando quel falansterio di ninnoli di cui è architettore il Bellamy. Quell'umile Marxtutto prosa di scienzaandò raccogliendo modestamente nella società presente i primi indizii delle transizioni a quella che diverràcome per es.il sorgere delle cooperative (vere!) in Inghilterra e cose similie fu rassegnato (specie nell'opera spesa nella Internazionale) alla parte di ostetricoche non è proprio quella di un artefice del futuro. Lui ed Engels dissero della società dell'avvenire - data la ipotesi della dittatura politica del proletariato - non sotto l'aspetto intuitivodel come essa parrebbe a chi la vedessema sotto l'aspetto del principio direttivo della formaossia della struttura economicae segnatamente in antitesi a questa società presente(48).
Del restose c'è chi abbia il bisogno di vivere fin da ragazzo nel futurocome da sentirlo e da provarlo su la propria pelle; epapeggiando in nome delle ideevoglia investire dei loro diritti e doveri i componenti la società dell'avvenire - s'accomodi pure. Permetta quindi a meche pure ho un qualche diritto d'inviare la mia carta di visita ai posteridi esprimere la speranzache quei del futuronon trasumanati tanto da non esser più comparabili a noi del presenteserbino tanto della gaia dialettica del ridereda farsi beffe umoristicamente dei profeti dell'oggi.

Finisco per davvero; e toccherebbe ora a voise mai vi piacedi ricominciare.



Appendici.

I.

Postscriptum all'edizione francese.

Frascati (Roma)10 settembre '98

Sebbene fino ad ora il Sorel non abbia dato segno di ricominciarepuò sempre darsi ci si provi in seguito. Ho però ragione di temerechericominciandos'incamminerebbe per una via per me inaspettatadal momento che mette in iscena: La crisi del socialismo scientifico (cfr. suo articolo nella "Critica Sociale"del I° maggio 1898pp. 134-38)proprio a proposito di quelle stesse pubblicazioni del Merlinoche egli avea l'anno innanzi così aspramente criticato nel "Devenir Social" (ottobre 1897pp. 854-888).
Ma che egli ricomincio che non ricominci ad occuparsi di questi problemi generali avendo riguardo a ciò che io ho scritto in queste lettere a lui indirizzatemi preme di dire quia scanso di fraintesie perché i lettori non cadano in equivocoche io non lo seguirei nelle sue immature e premature elucubrazioni su la teoria del valore ("Journal des Economistes"ParisI° maggio 1897; "Socialistische Monatshefte"Berlinagosto 1897; "Giornale degli Economisti"Romaluglio 1898). Senza entrare nel merito di tali elucubrazionila qual cosa non si può fare per incidente o per passatempoio non vorreiper la compagnia non ben definita del Sorelvedermi poi citato fra gli esempii della crisi del marxismo (cfr. Th. Masaryk: Die Krise des MarxismusVienna1898; trad. franc. nella "Revue de sociologie"luglio 1898; dove è citato il sig. Sorel in appoggio di tale preziosa scoverta letteraria). A mio credere in cotesta pretesa crisi entrarono molte dramatis personaecheo non hanno ancora bene appresa la parteo hanno paura di apprenderlao la recitano maledettamente male.
Coteste medesime riserve io devo estenderema con una certa insistenzaanche al Croceper quanto riguarda la sua memoria: Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismoNapoli 1897 (riprodotta nel "Devenir Social"anno IVfascicoli del febbraio e marzo
1898).
Sebbene quello scritto paia concepito (e così appunto dice l'autore stesso a p. 3) qual libera recensione del mio Discorrendo; il fatto è che essooltre a parecchie utili osservazioni di metodologia storicae ad alcune sagaci note di tattica politicacontiene enunciati teoreticiche nulla han da vedere con le pubblicazioni e con le opinioni mieanzi a queste son diametralmente opposte. Dovrei io forse mettermi per le vie di una esplicita polemica ex-professo contro tutto l'insieme di quella dissertazioneche per tanti altri rispetti è degna d'esser letta? Ma perché mai; e a che pro? Lascio volentieri al libero recensente la libertà delle opinioni sue; purché queste non passino agli occhi dei lettori per un complemento delle miee per un complemento da me accettato.
Non possoperòfermarmi alla generica riservache basta per il Sorel; eanzidevo indugiarmi in alcuni appunti sommarii di critica.
Passerei senz'altro sopra alle sottili distinzioni scolastichein cui il Croce s'impiglia insistendovi tra la scienza pura e la scienza applicatatra l'uomo oeconomicus e l'uomo moraletra l'egoismo e il tornacontotra l'essere e il doveresseree così viaperché tanto appartiene al mio mestiere di professore la tolleranza dello scolasticismo tradizionaleche può in certi casi servire al primo addestramento degli ingegni giovanilima non è mai la scienza piena e concreta. Come potrebbe mai l'astronomo impedire che la gente parli del soleche sorgee tramonta? Caso mai potrei rimandarein via analogica e in linea approssimativaai capp. VI e VIII del mio Materialismo storico: ove pian piano si dimostra come i fattoriindispensabili alla cognizione empirica ed immediataa un certo punto si trasforminoo in aspetti o in momenti (secondo i casi) di un complesso conoscitivo unitario. Madomando io per la più spicciacome mai colui che abbia il cervello ancor chiuso in tali strettoie della logica dell'immediato intendimento empiricofa poi ad abbordare proprio il problema del marxismoche èo almeno (per usar cortesia agli avversarii) pretende di essere al di sopra di tali volgari distinzioni? Non è questo un combattere ad armi troppo disuguali? Inviterei quasi quasi il Croce a rifar la prova della sua arte critica in altro campo di studiia leggere sbrigativamente un trattato di Energhetica - quello per es. recente dell'Helm - di mandare al diavolo tutti gli Helmoltz e i R. Mayer di questo mondoper rimettere in onoresecondo il senso comunela luce che è sempre luminosaed il calore che è sempre caldo.
Ma donde il Croce - e proprio nell'atto che s'occupa di Marx! - trae la persuasioneche oltre alle varie economie succedutesi nella storiarispetto alle quali l'economia capitalistico-industriale èper così direun caso particolare (ma è quel casosi notiche solo fino ad ora ha la sua teoriae questa esiste in molte varianti di scuole e sottoscuole)ci sia poi una economia purache da sola dà luce e indirizzo generale d'interpretazione a tutti questi casiodiciamo meglioa tutte queste forme di prosaica esperienza? Un animale in séoltre a tutti gli animali visibili ed ostensibili? E che cosa dovrebbe mai contenere codesta economia dell'uomo superistorico e supersocialeche finisce per essere più noioso dei superuomini della letteratura e della filosofia? Forse la nuda dottrina dei bisogni e degli appetitidata la sola natura ambientema senza esperienza di lavorosenza istrumentie senza correlazioni preciseo di comunanzao di società? Tanto per la psicologia congetturale della preistoria la tesi potrebbe andare. Ma no: - questa economia dell'uomo in sé è perpetua ed attuale; - e qui proprio mi ci perdo. Ecco qua (p. 19): "Io tengo fermo alla costruzione economica dell'indirizzo edonisticoall'utilità-ofelimitàal grado terminale di utilitàe finalmente alla spiegazione (economica) del profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri! Ma ciò non appaga il desiderio di una spiegazione sociologica del profitto del capitale; e questa spiegazionecon le altre della medesima naturanon si può trovarla se non su la via per la quale la cercò il Marx". Il mio amico Croce è un uomo a dirittura incontentabile; e la sua incontentabilità potrebbe farlo apparirea chi altrimenti non lo conoscaquale uomo alquanto capriccioso. Accetta d'emblée tutto un sistema d'economiaun sistema che pretende di abbracciare tutto il conoscibile economico. È questo un sistemainoltreassai noto in Italiadove ha rappresentanti notevolie anzi continuatori e perfezionatoricome dicono sia il caso del Barone per la dottrina della distribuzione. A conferma della sua profession di fedeche non può non essere di gran letizia essendo edonisticamette un tanto di punto ammirativo ove dice che accetta la spiegazione economica (o che avrebbe a essere non-economica?) del "profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri!". E che gli mancherebbe dunque per dare dell'imbecille e del perditempo a Marxche per vie del tutto diverse s'è affannato a ricercare l'origineil processo e la spartizione del sopravvalore; alla qual cosaalla fin finesi riduce nell'essenziale l'attività sua specifica di critico e d'innovatore dell'economia? La benedetta formola del D D'ossia del danaro che si ritrova in danaro con tanto di piùfu come il chiodo fisso nella testa di Marx ricercatorecome il pernio della sua ricerca. Ora il Crocefatta la sua profession di fede di edonista convintoquasi come chi avendo già bevuto e mangiato a sazietàvoglia ribere e rimangiaresi volge a Marx a chiedergli una teoria sociologicache sia complementare a quella economicanella quale lui Croce è tanto fermo e deciso; - e che altro può dirgli Marx se non questo: mandate al diavolo quella vostra filastrocca edonisticase no è inutile interroghiate me su tali quisquilieché io non posso offrirvi che l'assolutamente opposto. Di fatti il Croce è costretto a farsi un Marx diverso - non dirò se molto o poco - dal veroperché sia quello i cui principii possano apparire conciliabili con gl'indiscutibili dati dell'edonismo. Discorrendo del come Marx "poté giungere a scovrire e definire l'origine sociale del profittoossia del sopravvalore"esce in questa sentenza (p 12): "Sopravvalorein pura economiaè una parola priva di sensocome è mostrato dalla denominazione stessagiacché un sopravvalore è un extravaloreed esce fuori dal campo della pura economia. Ma ha bene un senso e non è un assurdocome concetto di differenzanel paragone che si fa tra una società economica con un'altraun fatto con un altroo due ipotesi tra di loro". E poi aggiunge in nota: "Faccio ammenda di un errore nel quale incorsi in una mia precedente memorianella qualepur dicendo rettamente che il sopravvalore non è un concetto puramente economicolo definivo inesattamente un concetto morale; e dovevo direcome dico oraun concetto di differenza di sociologia economica e di economia applicatae non di economia pura. La morale qui non ha partecome non ha nessuna parte in tutta l'indagine del Marx". Auguro al Croceche giungendo alla sua terza memoria in argomento confessi poiche del primo errore egli poté fare ammendaperché quello almeno era la generalizzazione di una opinione ovvia nel socialismo volgareche il sopravvalore sia cioè il compendio delle proteste degli sfruttati; ma che del secondo errore non può scusarsiperché lui stesso non è più in grado di decifrare plausibilmente il pensiero suo. Né solo per la continua equivocazione di profittointeresse e sopravvalore; ma perché in più luoghi assume il concetto di una società lavoratrice come di una forma a sé (madico ioin contrapposto a quale altraforse a quella dei santi in paradiso?) e dice: "Marx faceva il paragone della società capitalistica con una parte di se stessa isolata ed elevata ad esistenza indipendente; ossia il paragone tra la società capitalistica con la società economica in se stessa (ma solo in quanto società lavoratrice)" e poi: "Dunque l'economia marxista è quella che studia l'astratta società lavoratrice" (pp. 12 e 13).
Se c'è chi senta il bisogno di liberarsi dal malefico bacillo metafisicoche induce a tali ragionamentiio gli consiglierei come rimedio la letturanon già delle polemiche degli economistie di quelle segnatamente che in Germania ebbero occasione dalle pubblicazioni del Dietzelche possono parer sospettema della Logica del Wundt (vol. IIparte IIpp. 499-533)nella qual Logicaa dirlo per incidentepiù in là delle pagine testè citate si adduce come esempio tipico di legge sociale (pare incredibile! e il Wundt non è dolce di salené coi sociologistiné con le così dette leggi sociali) proprio il sopravvalore secondo Marx (ibidempp. 620-22).
Al postutto cotesta economia pura - come è in uso di chiamarla in Italiache è sempre il paese dell'enfasi e della esagerazione - ossia cotesto indirizzo di ricerca e di sistemache su gl'iniziio insufficientio ignoratio dimenticati del Gossendel Walrass e del Jevons. s'è venuto sviluppando in ciò che ora ha (vulgo) il nome di scuola austriacanon ècosì nelle premesse come negli andamentise non una variante teoretica nella interpretazione di quegli stessi dati empirici della vita economica modernache han sempre formato l'obietto degli studii delle altre scuole. Si distingue dalla scuola classica (che non fu tanto antistoricacome è parso a moltie come ha dimostrato R. SCHÜLLER: Die klassische NationalökonomieBerlin 1895)per la tendenza a un più alto grado di astrazione e di generalizzazione. Si prova a mettere in maggiore evidenza gli stati psichiciche precedono ed accompagnano gli atti ed i rapporti economici. Usa ed abusa degli espedienti matematici. Non è la superistoriasebbene metta assai spesso in iscena le robinsonateche dissimula però sotto la veste di una sottile psicologia individualistica: anzi è tanto poco la superistoriache da questa storia attuale assume due datifacendone dei presupposti estremiossia la libertà del lavoro e la libertà di concorrenza spinte per ipotesi al massimo. Per ciò essa èin ciò che recaafferrabilecomprensibile e discutibile; perché è confrontabile con l'esperienza della quale è spesso una forzata ed unilaterale interpretazione. (Alla generalità del pubblico francese ora è dato di leggere in forma chiara e piana la esposizione sommaria della teoria del valore di cotesta scuola nel libro di E. PETIT: Etude critique der différentes théories de la valeurParis 1897).
Tornando al Croce non saprei nascondere la mia maravigliache egli (note I e 2 a p. 14) trovi a ridire contro l'Engelsperché questi una volta chiami storica la scienza dell'economiae un'altra volta poi parli di economia teoretica. Per chi si fermasse alle parole sole basterebbe di direcome storico in quel caso li è l'opposto del naturale nel senso del fisso e dell'immutabile (le famose leggi naturali della economia volgare)e il teoretico è detto in opposizione al conoscere grossolanamente descrittivo ed empirico. Ma c'è dell'altro. Ogni teoria non è se non la rappresentazioneper quanto più si può perfettadei rapporti di reciproca condizionalità di quei fattiche in un determinato campo dell'esperienza appariscano omogeneiriavvicinabili e connessi. Ma tutti questi varii gruppi di fatti sono momenti di un divenire. Or se un fisiologistadopo d'avervi esposta la teoria fisico-meccanica della respirazione polmonareesca a dirviche la respirazione non è legata all'esistenza del polmonee che il polmone stesso è un fatto particolare di genesi nella storia generale degli organismivorreste voi forse cotesto fisiologista tradurlonel-la qualità d'imputatoinnanzi al fòro di un'altra economia puracioè volevo direinnanzi a quello di una fisiologia purissimache studii l'ente vitaanziché i viventi?
Di fatti il Croce muove querela (passim) a Marxper non aver questi stabiliti i rapporti fra la sua indagine e i concetti di economia puraper mostrare (p. 3) "con metodica esposizione come i fatti apparentemente più diversi del mondo economico siano retti in ultimo da una medesima leggeoch'è lo stessocome questa legge si rifranga variamente passando attraverso organizzazioni variesenza mutar se stessache altrimenti mancherebbe il modo ed il criterio stesso della spiegazione". Qui Marxse avesse pur voglia di risponderenon saprebbe che cosa rispondere. Qui Marx non c'entra più. E non si tratta nemmen più delle generalizzazioniper dir vero troppo astratte della scuola edonisticache pur sempre rientrano nei processi leciti di astrazione e d'isolazione proprii ad ogni scienzache partendo dalla base empirica tenti la via dei principii. Qui ci troviamo in presenza di una legge economicache a guisa di un quasi-ente attraversa misteriosamente le varie fasi della storiaperché non s'abbiano a scucire. Questo è il puro possibileche è poiin realtàl'impossibile. Il signor Dühring - che qua e là è in un certo modo direttamente difeso - è oltrepassato. Qui si tratta di riaffacciare delle difficoltà nella concezione preliminare di ogni problema scientificoper le quali rimangon fuori della comprensibilitànon solo Marxma tre quarte parti del pensiero contemporaneo. La logichetta formaledi felice memoriadiventa l'arbitra del sapere. Teniamoci pure al testoche in passato ebbe tanta diffusione in Franciail Port-Royal. Si parta da un concetto della massima estensione e del minimo contenutoe per incremento di meccanica notazione si arrivi ad un concetto di minima estensione e di massimo contenuto. E se ci capita poi fra mani un processo realeil passaggio per es.dall'invertebrato al vertebratoo dal comunismo primitivo alla proprietà privata del suoloo dalla indifferenza delle radici alla differenziazione tematica di verbo e nome nel gruppo ario-semiticoinvece di fermarsi in tali fatticome in casi di epigenesi faticosamente e realiter accadutascriveremo in un concetto già bello e preconcepitoper via di un facile metodo di notazioneprima un Apoi un apoi un a¹poi un a2poi un a³e così via: - e tutto sarà bello e fatto. E mi pare che basti di ciò.
Eccociper conseguenzaad alcuni enunciati alquanto curiosi (p. 2): "È una società (s'intende quella studiata da Marx nel Capitale) ideale e schematicadedotta da alcune ipotesiche potrebbero anche non essersi presentate mai corso della storia". Qui Marx diventa l'illustratore
teorico di una quasi-utopia. E poi (p. 4): "Marx assunsefuori del campo della pura teorica economicauna proposizioneche è la famigerata eguaglianza di valore e lavoro". E di dove dunque l'ha presa? forse (secondo alcuni) c'è arrivato "spingendo alle estreme conseguenze un concetto poco felice di Ricardo". Il quale Ricardo bisognerebbe espellerlo a dirittura dalla storia della scienzaperché qualcos'altro di più felice non l'ha veramente fatto. In un certo punto il Croce (p. 20in nota) se la piglia col Pantaleoniperché questi "combatte il Böhm Bawerkdomandandosi donde il mutuatario del capitale riesca a prendere di che pagare l'interesse". Di fatti il Pantaleoni (Principii di economia politicap. 301) dice: "la causa generativa dell'interesse sta nella produttività del capitale come bene complementare in un processo tecnico vantaggiosorichiedente un certo tempoe non nella virtù del tempoche lascerebbe le cose come le ha trovate". Quie per tutto un capitoloil Pantaleonicon l'andamento del ragionare che è proprio al suo indirizzoripiglia a modo suo quella spiegazione dell'interesse per via della produttività del (danaro-) capitalecheuscita vittoriosa già nel secolo XVII dalle polemiche coi moralisti e coi canonistiapparisce nella sua formola elementarmente economica per la prima volta in Barbon e Massey. Quella spiegazione è la sola che l'economista possa enunciarefino a che la produttività del capitaleche prima facie pare evidentenon è fatta essa stessa oggetto di una critica; la qual cosa ha menato poi Marx alla formola più generale e al principio genetico del sopravvalore. In quello stesso capitolo Pantaleoni abilmente polemizza contro il Böhmchecome direbbe il Croce "dà la spiegazione (economica) del profitto del capitalecome nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri"(49).
Ma volete forse per vostro passatempo mettere in iscena una farsetta ideologica concepita così: - si assume da una parte la legittima aspettazione del creditoree dall'altra parte la onesta promessa del debitore; - questi due attributi psicologiciche tanto fanno onore alla eccellenza dell'animo lorovengon messi nella dovuta evidenza; poi si supponeche debitore o creditore siano homines oeconomici tanto perfettiquanto è necessario di tener per fermo che sianodal momento che nacquero coi diagrammi del Gossen stampati nel cervello(50); - poi si aggiunge la nozione del tempo astratto; - ecostituita la santa trinità di aspettazionepromessa e temposi attribuisce a questa trinità la virtù di trasmutarsi in quel più di valoreche deve essere poniamoper es.nelle scarpe prodotte col denaro mutuatoperché il mutuantein ultimoe guadagnando pur lui qualcosase nel frattempo non vuol morir di famesolvat debitum cum usura. Ma questa è proprio la scienza messa alla gogna. In verità il tempo non è nella economiacome non è nella naturase non la misura di un processo: ed è nell'economia la misura del processo della produzione e della circolazione (ossiain ultima analisie data la debita analisidel lavoro). E solo in quanto esso entra nell'economia per questo rispettoil tempo è anche misura dell'interesse. Un tempo che in quanto tempo operi come causa reale è un mitologhema. (Su gli avanzi mitici nella rappresentazione del tempo leggere: Zeit und Weile nelle Ideale Fragen di M. LazarusBerlin 1878pp. 161-232). Se fino alla mitologia dobbiamo risalirerimettiamo a dirittura lassù nel cielopiù in su dell'Olimpoquell'antichissimo Kronosche il volgo greco confondeva con chronos (tempo): e se speranzeaspettazioni e promesse son per sé cause reali di fatti economicidiamoci a dirittura alla magia.
Parrebbe quasi che perfino in questao per inavvertenzao per una certa tal quale bizzarria di forma letterariail Croce rischi di dare una capataquando scrive (p. 16): "E se nell'ipotesi del Marxle merci appaiono come gelatine di lavoroo lavoro cristallizzatoperché in altra ipotesi non potrebbero apparire come gelatine di bisognio quantità di bisogni cristallizzate?" Santi numi! Marx non fu veramente un modello di ciò che chiamasi dizione classicaspecie nella plasticitànella trasparenza e nella continuità delle immagini. Marx fu un seicentista. Ma le sue immaginispesso bizzarrema che non son mai né ghiribizzi né faceziedicon sempre qualcosa di profondamente realistico. Se quella immagine della gelatinache del resto non ha niente di sacramentale né di obbligatorio per nessunol'andate a ripetere al primo calzolaio che vi capiti innanziegliaccennando forse alle mani incallitealla schiena ricurvae al sudore della frontevi dirà che a un dipresso ha capitoperché nelle scarpe che produce ci mette via via una parte di se stessole sue energie meccanichedirette dalla volontàossia dirette dall'attenzione volontariasecondo la forma preconcettanella quale si assommacome in intento ed in propositola sua attività cerebrale in quanto egli è in atto di lavorare. Ma finora fu dato solo ai fattucchieri di credere o di dare a credereche coi soli desideri si riesca a conglutinare una parte di noi stessi con alcun bene in genereprodotto o non prodotto che esso si sia.
Con la psicologia non è lecito di scherzare. Non saprei dire in poche parole quanta parte di essa debba entrare nei presupposti della economia. So di certo peròche la più parte dei concetti psicologiciche edonisti e non-edonisti vanno cacciando dentro all'economiaha un certo che di messoci a posta ad usum delphiniun certo che di escogitato e non di trovatoun certo che di accidentalmente tratto dalla volgare terminologia e non di criticamente vagliato; onde è il caso di ripetere tractent fabrilia fabri. E so anche questoche dal bisogno al lavoro ci corre tutta la formazione psicologica dell'uomo; ci corre quanto ci corre dal sentimento privativo della seteche è il bisogno del bereche il bambino non associa ancoranon dirò ai movimenti che gli occorronoper procurarsi da berema nemmeno alla rappresentazione dell'acquasino all'atto del lavoratore provettoil quale per matura volontà d'intellettoper volontà nella quale esperienza ed immaginazioneimitazione ed inventiva fanno unoscava un pozzoo apre una fontana. Ridurre e scheletrizzare cotesta viva formazione in un'arida nomenclaturaquesto fu il difetto della psicologia vulgarise questa il più delle volte gli economistianche ai giorni nostriprendono a premessa delle loro speciali elucubrazioni. La psicologia del lavoroche sarebbe il coronamento della dottrina del determinismoè ancora da scrivere.

A quoi bon questo post-scriptum? dirà forse il lettore. Ecco qua: io non sono il paladino di Marxammetto tutte le critichesono io stesso in tutto ciò che dico un criticonon smentisco la sentenza: comprendere è superare; ma mi conviene pur d'aggiungereche superare è aver compreso.


II.
Prefazione all'edizione francese.

Roma31 decembre 1898

Questo mio piccolo libriccino - come è chiaro anche dal post-scriptum illustrativo - dovea venir fuori a Parigi nel settembre ultimo. La stampa ne è stata ritardata per cause accidentali.
Nel frattempo il Sorel s'è dato anima e corpo alla Crisi del marxismo e la trattala esponela commentacon amoreun po' da per tuttoper es.nella "Revue parlementaire" del 10 decembrepp. 597-612 (dove anzi la crisi diventa a dirittura quella del socialismo) e nella "Rivista critica del socialismo"Romafasc. Ipp. 9-21; e per di più la fissa e la canonizza nella Préface da lui messa al libro del Merlino: Formes et essence du socialismo. Ci si minaccia per fino un congresso di secessionisti ben pensanti.
Siamo decisamente alla guerra della Fronda!
Che dovrei io fare? Ricominciare da capo? Scrivere l'anti-Sorel dopo d'aver scritto l'avec-Sorel. Non cado punto in tale tentazione. Gli è vero che questa mia composizione d'insolita fattura s'intitola: Discorrendo; - ma si discorre quando ci piacee non a comando.
Desidero solo che il lettore guardi alle date di queste lettereossia di queste piccole monografie di stile scioltointitolate al signor Sorel: - e le date corrono dal 20 aprile al 15 settembre 1897. Io mi rivolgevo a quel Sorel - non a quest'altro; - a quello insomma che avevo conosciuto su le pagine del "Devenir Social"che avea presentato me ai lettori francesi nell'assisa di marxistache mi scriveva lettere piene di fine osservazionie di considerazioni critiche apprezzabili. Era dubitososìe mi parve qualche volta intinto d'esprit frondeurma nello scrivere rivolgendomi a luiio non pensavo nel 1897ch'ei diverrebbe in così breve tempo l'araldo di una guerra di secessione. O come di questo saranno lieti i déclassés dell'intelligenzae coloro che hanno bisogno dell'alibi della vigliaccheria. Se non che il Sorel ci lascia qualche barlume di speranza quando scrive: "Io e qualche amico ci sforzeremo dì utilizzare i tesori di riflessioni e d'ipotesi che Marx ha raccolto nei suoi libri. Questo è il miglior modo di trarre partito da un'opera geniale rimasta incompiuta" ("Revue parlementaire"ibid.p. 612). Dunque tanti auguri per l'anno nuovo - comincia domani - in tale opera benigna e pietosa di salvataggio... della quale del resto io e molti altri come me non sentivamo il bisogno.
Senza rancore: - ma non certo senza mortificazione per me. Nel licenziare al pubblico francese queste pagine di composizione alquanto insolita io temo che dei lettori di spirito - la Francia ne abbonda più di ogni altro paese - abbiano a dire di me: ecco lì un tollerabile conversatorema che pedagogista pessimo; apre da erudito un dialogo didattico con un amico ed ecco che questi passa difilato dall'altra parte!
Non è verosignor Sorel? Ebbeneaccomodiamo le partite: - questo dialogo era un monologo; e alla buon'ora di dio!


NOTE

(1) È assai di recente che Franz Mehring ha intrapresa la riproduzione di tutti gli scritti men noti di Marx e di Engels del periodo fra il '40 e il '50e fra questi è riapparsa anche la Heilige Familie.
(2) Alludo qui ai due libri intitolati: Geschichte der ersten socialpolitischen Arbeiterbewegung in Deutschland; e : Die Grundlagen der Karl Marx'schen Kritiketc.che furono saccheggiati anche in Italia dai critici a buon mercato.
(3) La ristampa del libro di Marx: Zur Kritik der politischen Oekonomiecurata dal Kautsky (ed. DietzStuttgart)è apparsa in agostoossia tre mesi in qua dalla data di questa lettera.
(4) Mentre rimetto in ordine queste lettere per la stampa - e siamo in fin di settembre - mi giunge il volume The Eastern Question by Karl Marx (Londoned. Sonnenschein)di pagine XVI-656 in-8° gr.con indice copiosissimo e carte geografiche. È la riproduzione diligentemente curata ora di recente dalla figlia Eleonora e da Ed Aveling degli articoli che Carlo Marx scrisse nel 1853-56 su la Questione d'Orienteprincipalmente nella "New York Tribune". O miracolo di laboriosità! Noto qui di passaggioche quando Marx scriveva di politicanon si perdeva dottrinariamente in enucleazione di principiima procurava d'intendere e di spiegare!
(5) Alludo più specialmente agli scritti polemici di Böhm-Bawerk e di Komorzynski. Quanto allo scritto del primo (Zum Abschluss des Marxschen System)che ha levato tanto rumorenon posso a meno di manifestare la mia meraviglia per la maniera indulgente come ne ha fatto giudizio Conrad Schmidt nella Beilage al "Vorwärts" del 16 aprile 1897n. 85.
(6) Fra questi X...apro un concorso.
(7) "Marx muove dal principio...che il valore delle merci è determinato esclusivamente dalla quantità di lavoro in esse contenuto. Orase nel valor delle merci non v'ha che lavorose la merce null'altro è che lavoro conglutinatoevidentemente essa deve spettare nella sua totalità al lavoratoree nessuna sua parte deve venire appropriata dal capitalista. Se dunque l'operaio non percepisce nel fatto che una parte del valore da lui prodottociò non può essere che il risultato di una usurpazione". Così Loria a pag. 462 della "Nuova Antologia"febbraio 1895nel noto articolo: L'opera postuma di Carlo Marx. Cito queste paroleche non sono le sole che il Loria abbia scritto di egual calibro e misuraunicamente per dare un esempio del come si possa fare una libera versione di Marx in stile alla Proudhon. E su tali libere versioni si formarono i cacasenno dal 70 all'80cui accenno in seguito.
(8) Ne fu testimone diretto il russo Annencoffche più tardi ne riferìcome di tante altre cose relative a Marxnella "Vjestnik Ievropy" nel 1880 (cfr. la riproduzione nella "Neue Zeit"maggio 1883).
(9) Ciò che io scrivevo nel maggio 1897non fu certo smentito dai moti italiani del maggio 1898. Quei moti non furono l'opera di alcun partitoanzi furono un vero caso di anarchia spontanea.
(10) Già molto prima che i simbolismi e le analogie organiche venissero di moda nella sociologiaio mi trovavo di aver criticata cotesta curiosa tendenza in un articolo-recensione della Psicologia sociale del Linder ("Nuova Antologia"dicembre 1872pp. 971-98).
(11) Nell'articolo intitolato: Programm der blanquistichen Kommüne-Flüchtlingeapparso nel "Volksstaat"n. 73e poi riprodotto a pp. 40-46 dell'opuscolo: Internationales aus dem VolksstaatBerlin 1894.
(12) A p. 6ossia alla prefazione al citato opuscolo: Internationales aus dem Volksstaaatche riproduce degli articoli dell'Engels venuti alla luce fra il 1871-75. La prefazione - è bene notarlo - reca la data del 3 gennaio 1894.
(13) Per ciò Hegel e gli hegelianiche così spesso usarono dei simbolismi verbaliadoperavano la parola aufhebenche può significaretanto toglier via e rimuoverecome alzaree quindi elevar di grado.
(14) Il Vera scriveva ancora nel 1870 una Filosofia della Storia da hegeliano letterale della stretta osservanza. E quanto io lo tartassai nella recensione che ne scrissi nella "Zeitschrift für exakte Philosophie"vol. Xpp. 79 sgg.1872!
(15) Di fatti Rosenkranzuno dei corifei dell'epigonismo hegelianoscriveva un apposito libro intitolato: Hegel's Naturphilosophie und die Bearbeitung derselben durch den italienischen Philosophen A. VeraBerlin 1868. Stralcio da quel libro alcuni braniche fanno al caso mio. "È uno spettacolo interessante l'osservare come il tedesco di Hegel rinasca nella lingua italiana. I signori...(e qui una infilzata di nomi)...e tanti altri rendono i pensieri di Hegel con tale precisione e facilitàche dieci anni addietro sarebbe parsa in Germania cosa impossibile" (p. 3). "Vera è il più rigoroso sistematico che Hegel abbia mai avutoche lo segue passo con piena devozione" (p. 5). "A chi d'ora innanzi adducesse le difficoltà d'intendere Hegel in tedescosi potrà dar consiglio di leggerne la traduzione di Vera. Questa dovrà pur comprenderlapurché abbias'intendel'intendimento indispensabile alla cognizione filosofica" (p. 9).
(16) Il verbo usato da Marxumstülpensi dice comunemente del rimboccare i calzonio del ripiegar le maniche.
(17) "I giuochi dell'infanzianon paia detto per celiasono il primo principio ed il primo fondamento di tutta la serietà della vita; come quellicheservendo d'immediata scarica e di sfogo naturale alle movenze interioridànno via via luogo ad atti di accorgimentoe ad un lento trapasso da una in altra forma della consapevolezza. Al colmo di questa nasce poi l'illusione che il dominio acquisito (di noi sopra di noi stessi) sia originaria potenza e causa costante di quei visibili effettidi cui s'ha e noi e gli altri l'evidenza obiettiva nelle operazioni" - così a pp. 13-14 del mio scritto: Del Concetto della LibertàStudio psicologicoRoma 1878che fu composto nel momento acuto della crisi della psicologia.
(18) Parecchie di coteste sciocchezze furono abilmente illustrate da B. Croce; cfr.: Le teorie storiche del prof. LoriaNapoli 1897e: Intorno al comunismo di Tommaso CampanellaNapoli 1895.
(19) Ora gli edonistioperando cum ratione temporisspiegano l'interesse ut sic (danaro che produce danaro) per mezzo del valore differenziale tra il bene attuale e il bene futuro; traducono in concettualismo psicologico la ragione del risicoed altre analoghe considerazioni della ovvia pratica commerciale. E poi operano su tale andare col sussidio di una matematica il più delle volte fattizia e fittizia.
(20) Cfr. MarxZur Kritik der politischen OekonomieBerlinp.6- ed. EngelsLudwig Feuerbach2° ed.1888pp. III-IV.
(21) Chiesi una volta all'Engels se volesse dar visione di quel manoscritto non a mema all'anarchista Mackayche tanto si interessa dello Stirnere mi rispose trovarsi pur troppo quelle carte già mezzo rose dai topi.
(22) Fatta eccezione s'intendedei primi capitoli dell'Antidühringche sondel restodi carattere polemicoe dello scritto di Engels su Feuerbachche nella sostanza non è se non una estesa recensione di un librocon alcune osservazioni retrospettive e personali.
(23) Antidühring3° ed.1894p. 11.
(24) La qual parola (disciplina) indica precisamente il prevalere delle ragioni didattiche in certi aggruppamenti di conoscenze.
(25) Le monisme lien entre la religion et la sciencetraduction de G. Vacher de LapougeParis 1897.
(26) Ho qui sott'occhi un curioso libro (di pp. XXIII e 539in 8° grande!) del professore R. Wahle della Università di Czernowitz - destinato a dimostrare (non ne riproduco il titoloche è assai diffuso e quasi ragionativoed. BraumüllerVienna 1896)che la filosofia è giunta alla sua fine. Peccato che il libro sia tutto di filosofia da un capo all'altro. Vuol dire che essala filosofiaper negar se stessadeve affermarsi!
(27) Il postulato dell'assolutezza era perfino implicito nelle prove dell'esistenza di dioe specie nell'argomento ontologico. In me ente finitoed imperfettocon la conoscenza limitataesiste la capacità di pensare l'essere infinito e perfettissimoche tutto conosce. Dunque io stesso sono...perfetto! Ed ecco che capita a Cartesio di fare (in un luogo quasi inavvertito dai critici) questo singolare trapasso dialetticoche per lui rimane però un semplice dubbio: "Mais peut-être aussi que je suis quelque chose de plus que je ne m'imagineet que toutes les perfections que j'attribue à la nature d'un Dieu sont en quelque façon en moi en puissancequoi-qu'elles ne se produisent pas encore et ne se fassent point paroître par leurs actions. En effetj'experimente déjà que ma connaissance s'augmente et se perfectionne peu à peu; et je ne vois rien qui puisse empêcher qu'elle ne s'augmente ainsi de plus en plus jusques à l'infinini aussi pourquoiétant ainsi accrue et perfectionnéeje ne pourrois pas acquérir par son moyen toutes les autres perfections de la nature divineni enfin pourquoi la puissance que j'ai pour l'acquisition de ces perfectionss'il est vrai qu'elle soit maintenant en moine seroit pas suffisante pour en produire les idées" (Oevres de Descartesed. di V. CousinIpp. 282-83).
(28) "Fin dal 1873 scrissi contro i principii direttivi del sistema liberalee dal 1879 cominciai a muovermi su questa via di nuova fede intellettualenella quale mi son fermato e confermato con gli studii e con l'osservazione negli ultimi tre anni". Così a p. 23 della mia conferenza: Del socialismoRoma 1889. Quella conferenzache era come una profession di fede in istile popolarefu da me completata con l'opuscoletto: Proletariato e radicaliRoma 1890.
(29) "Non faccio voto di chiudermi in un sistema come in una sorta di prigione". Così scrivevo ventiquattro anni fa (Della libertà moraleNapoli 1873nella prefazione)e così posso ripetere ora. Quel libro contiene la trattazione per disteso della dottrina del determinismoe trovava allora il suo complemento in un altro mio lavorodal titolo: Morale e religioneNapoli 1873.
(30) Anche per il capo di alcuni socialisti passa ora il pio desiderio del ritorno a quelle altre filosofie. Eccouno si rivolge a Spinoza; cioè alla filosofia nella quale non cape il divenire storico. Un altro si contenterebbe del materialismo del secolo XVIII ut sic; cioè della negazione di ogni storia. C'è chi ripensa a Kant; - dunquecioèanche all'insolubile antinomia di ragion pratica e di ragion teoretica? anche alla fissità delle categorie e delle facoltà dell'animadelle quali parea che Herbart avesse fatto man bassa? anche all'imperativo categoriconel quale parea che Schopenhauer avesse scoverto il precetto cristiano in mascheratura metafisica? Anche al diritto di naturadel quale non vuol saperne oramai più nemmeno il papa? Ma perché non lasciare ai morti di seppellire i loro morti?
Di fatti delle due una. O voi quelle altre filosofie le accettate integralmente come furonoquando furonoe allora addio materialismo storico. O voi ci pescate dentro ciò che vi garbae ci ricercate degli argomentie allora vi gravate di un lavoro inutileperché la storia del pensiero è così fattain realtàche in essa nulla è andato perduto di ciò che in passato fu condizione e preparazione alle attuali concezioni nostre.
C'è poi la terza ipotesiche cadiate cioè nel sincretismo e nel confusionismo. Un bel caso del genere è quello di L. Woltmann (System des moralischen BewusstseinDüsseldorf 1898) il quale concilia l'eternità delle leggi morali col darwinismoe Marx col cristianesimo.
(31) Raccomanderei al lettore la mia relazione del 1887 sulla laurea in filosofiaivi riprodotta in fine. L'amico Lombroso la definì allora scherzosamente: decapitazione della metafisica.
(32) La poca fortuna è documentata dai molti articoli che gli furon scritti controa cominciare da quello abbastanza salato e pepato del Kautsky nella "Neue Zeit"XIIIvol. Ipp. 709-16a venire a quello del David nel "Devenir Social"decembre 1896pp. 1059-65per tacere di tanti altri. A propositoil Ferriin una nota dell'appendice all'edizione francese del suo libro DarwinSpencerMarxParis 1897dice: "Le professeur Labriola a tout récemment répétésans la démontrercette affirmationque le socialisme n'est pas conciliable avec le darwinisme (sur le Manifeste de Marx et Engelsdans le "Devenir Social"juin 1895)". Ora io (In memoria del Manifesto) me la piglio veramente con quelli i quali "cercano in tale dottrina (ossia nel materialismo storico) un derivato del darwinismoche solo in un certo modoma in un senso assai latone è un caso analogico". Mi pare che negare la derivazione ed ammettere l'analogia non significhi negare la conciliabilità. Pregherei di confrontare il mio saggio: Del materialismo storicocap. IV.
(33) Il filosofema è in parte presegnato in queste parole del Ferriche chiudono l'anzidetta nota: "le transformisme biologique est évidemment fondé sur le transformisme universelen même temps qu'il est la base du transformisme économique et social".
DunqueSpencer è al tempo stesso un genio e un cretino; perchéessendo il principe dell'evoluzionismonon ha mai capito il socialismo!
(34) Mi aspetto una diade Socrate-Marx; perché Socrate per il primo scovrì: essere il conoscere un faree che l'uomo conosce bene solo ciò che sa fare. Un mio libro su la: Dottrina di Socrate reca la data del 1871Napoli.
(35) Cfr. "Züricher Sozialdemokrat" del 22 marzo 1883p.I. Noto qui di passaggio che Darwinmorto l'anno innanziera nato il 1809. Engels nacque come Spencer nel 1820. Qui si tratta di veri contemporanei e coetaneiossia di convissuti nel medesimo ambiente.
(36) Dissi a un dispresso cosa sia la concezione epigenetica nello scritto che s'intitola: I problemi della filosofia della storiaRoma 1887. Questo scritto in parte suppone un altro mio più antico: Dell'insegnamento della storiaRoma 1876.
(37) Questi era un improvvisatore da caffèe funel capovolto sentimento di se medesimoun minuscolo precursore di Oscar Wilde.
(38) Faccio eccezione per il filosofo Teichmüllerche solo avvertì e notò la forma dell'ateismo attivoche è religione e credenza. Invece la non-religioneche è implicita alle scienze del puro esperimentorisponde alla indifferenza dello spirito per ogni fede o credenza. Nell'ateismo che è una fede attiva ha origine quella tregenda pariginala quale ebbe per principali autori l'ingenuo Chaumette e l'equivoco Hébert.
(39) "....A ciò i giuristi non badano ordinariamente. Responsabilità nel senso psicologico vuol dire attribuzione dell'atto alla persona (al volere)in quanto essa è conscia dell'esecuzionementre vuole. Maperché la responsabilità nel senso psicologico adegui la responsabilità nel senso moralebisogna paragonare il volere che è principio dell'azionecon la somma delle idee che formano la coscienza morale dell'agente; ed in tale confronto non si può non riuscire a questo resultato: checioèla responsabilità morale di ciascuno si perde in una infinitesimale differenziazione da individuo a individuo"; - così a p. 124 del mio libro: Della libertà moraleNapoli 1873. Da riscontrarloinoltrepassim.
(40) In questo volumetto io intesi di rispondere esclusivamente ai quesitiche avean fatto sorgere in me per diverse vie le domande e le obiezioni del Sorel. Il lettore non potrà per ciò trovare qui alcuna rispostané diretta né indirettaalle varie critiche delle quali sono stati oggetto i miei Essais. Da parecchie di quelle critiche io ho avuto molto da imparare. Passando sopra alle recensioni di meno ragguaglioe omettendo di soffermarmi su le polemiche incidentalie su le gratuite impertinenze di qualche sgarbato scrittoreio ringrazioe vivamentei signori AndlerDurkheimGideSeignobosXenopolBourdeauBernheimParetoPetroneCroceGentilee i redattori dell'"Année Sociologique" e del "Novoie Slovo"delle estese critiche di cui mi furono cortesi. Non posso a meno di notare come io sia stato oggetto di osservazioni del tutto opposte fra loroper es.: voi siete troppo marxista: - voi non siete più marxista. Le due affermazioni son del pari infondate. Il vero è solo questo: che avendo io accettata la dottrina del materialismo storicol'ho poi trattata allo stato naturale della scienza...e secondo il mio temperamento intellettuale.
(41) Vorrei qui rimandare al mio scritto su la: Dottrina di SocrateNapoli 1871e segnatamente a pp. 56-72dove si discorre del metodo. Mi giova nondimeno di riferirne di alcuni braniche aprono la via ad intendere il momento socratico d'ogni forma del sapere.
Lo stato primitivo della coscienza umana, sebbene corrisponda all'epoca della prima formazione della società, si continua e perpetua anche nei periodi posteriori della storia, perché acquista un certo carattere sostanziale nei costumi, e ferma la sua espressione nei miti e nella poesia primitiva. Il sorgere successivo ed il lento sviluppo della riflessione...non riescono ad escludere tutto ad un tratto le diverse manifestazioni della coscienza primitiva ed irriflessa, e la trasformazione degli antichi elementi, in concetti coscientemente appresi e pensati, non avviene se non per via di un lungo processo, e di una lotta assidua, incessante e secolare.Questo processo di trasformazione non ha luogo soltanto per l'azione di quei motivi intrinseci di critica e di esame, che possono dirsi teoretici: ma emerge necessariamente dalle collisioni pratiche fra la volontà dell'individuo e l'opinione tradizionale espressa nel costume, e più tardi assume il carattere di una lotta sociale fra classe e classe, e individuo e individuo. Nella storia di questa lotta, quello fra gli elementi della vita primitiva che offra più materia di contrasto...è la lingua...che conserva nelle epoche posteriori l'apparenza di una norma, alla quale tutti gli individui debbano necessariamente e inevitabilmente adattarsi. Ma quando gli uomini han cessato di trovarsi istintivamente d'accordo in quello che deve chiamarsi giusto, virtuoso, onesto, etc...ed han perduto la fede in quei tipi astratti del mito e della leggenda, nei quali la fantasia primitiva avea espresso ed ipostatato i comuni criterii...sorge...nell'individuo il bisogno di rifarsi quella certezza, che prima s'avea nell'acquiescenza in un criterio comune e naturale, e si dice: tì esti (che è)? E in questa domanda è riposto l'interesse logico di Socrate(p. 59). - "L'unità intrinseca della parolache nel costante valore fonetico serba una certa apparenza di uniformitànon vale che ad accrescere la confusione e l'incertezza; perchémentre dapprima siam vinti dall'illusioneche le stesse parole esprimano le medesime rappresentazionia lungo andare la convinzione che acquistiamo del profondo divario che passa fra i nostri e gli altrui concettidiviene più evidente di quella illusionee finisce per bandirla del tutto"(p. 62). - "La domanda tì esti (che è) circoscrive tutta la ricerca sula valore di un concettoalla evidente determinabilità di quello che in esso si pensa. Il contenutoche a prima vista sembra espresso nella semplice denominazionebisogna che sia davvero postonella sua inerenza ed identità; e questo processo non può compiersi da sopra in sottoocome diremmo noideduttivamenteperché manca ancora la coscienza di un valore logico incondizionato ed assoluto"(p. 65). - "Il punto di partenzaossia il nomeche nella sua semplice unità fonetica era dapprima il centro della ricercadiviene in ultimo l'estremo termine del pensiero; quello in cui si va a metter capocol farne consapevolmente l'espressione di un contenuto evidentemente pensato; e le immagini concreteche dapprima si aggruppavano incertamente intorno alla vaga denominazionenon reggendo più alla nuova sintesidevono scomporsi e prendere un nuovo posto: e solo il nuovo elementoottenuto mediante la ricercaossia il contenuto costante della rappresentazioneraccolto via via mediante l'induzionepuò determinare la coordinazione e la subordinazione nella quale le immagini devono coesistere"(pp. 66-67).
(42) Nello scrivere questi fugaci appunti su la presente condizione d'Italiaio mi estesi di molto. Ma poinel dare alle stampe queste lettereho pensato di restringermi; perché in tempo non lontano io pubblicherò un altro Saggionel quale avrò occasione di parlare con sufficiente larghezza delle cause remote e delle ragioni prossime della presente situazione del nostro paese.
(43) Cotesto esame io feci per lo meno in modo sommario in principio del mio corso accademico del 1897-98che era dedicato alla "caduta dell'Ancien Régime". A spiegare lo sviluppo catastrofico della società capitalistica in Franciami occorre di premettere un insieme di caratteristiche di ciò che chiamiamo società moderna. Ma come lo sviluppoo impeditoo ritardatodella vita d'Italia toglie a molti italiani la chiara visione del mondo capitalisticocosì mi convenne di precisare le causele ragionie i modi dell'ora presente nel nostro paese. Molti socialisti italiani non vedeano fino a poco tempo facome gl'impedimenti allo sviluppo capitalistico fossero altrettanti impedimenti al formarsi di una società proletaria capace di azione politicaond'erano e rimanevanobob gré mal gré degli utopisti. Alloranel Decembre 1897io non potevo prevedere l'uragano che scoppiò in Italia nel successivo maggio 1898: - ma quell'uragano mi trovò preparato...ad intenderlo. E che altro possiamo noi fare incerti casioltre che d'intendere?
(44) Più voltedal 1887ebbi occasione di combattereparlando e scrivendoi tentativi di conciliazione fra l'Italia e il Vaticano. Ma non mi appellai maiin tale polemicané al materialismoné all'ateismoetc.come soglion fare gli ideologi. Mi appellai sempre all'interesse pratico della nostra borghesiala qualeper dirla in due parolenon può fare a meno di due simboli a un tempo: - dell'Inno di Garibaldi e della Marcia Reale. La impossibilità pratica di un vero e proprio partito conservatore è una delle note caratteristiche del nostro paese; - perché qui conservare vorrebbe dir distruggere. Del resto i nostri pretiitalianamente prosaici anche loromiran sempre al regno di Dio in terramaneggiano gli affari da umanisti in ritardoe importanoquali articoli di lussodalla Germania e dall'Austriala teologial'erudizione sacrala democrazia cristiana e le casse confessionali.
(45) "L'Italia ha bisogno di progredire materialmentemoralmenteintellettualmente. Io spero che voi vedrete un'Italianella quale l'atavistico assetto della coltura dei campi sarà soppiantato dalla introduzione delle macchine e dalle larghe applicazioni della chimica; e che vediate strappata ai corsi superiori dei fiumie forse alle onde del mare ed ai ventila forza generatrice della elettricitàche sola può compensarci del carbon fossile che ci manca. Io mi auguro che voi vedrete spariti dall'Italia gli analfabetie con essi gli uomini che non son cittadinie le plebi che non son popolo. Voi sarete forse testimoni e parte di una politicala cui orientazione sarà determinata dalla coscienza della cresciuta colturae dalla moltiplicata potenza economicae non più dalle pitoccate alleanzee dalle imprese fantasticamente avventuroseche terminano poi in atti di prudenza che paiono viltà". Così dicevo l'anno passatonel discorso inaugurale della Università di Romail dì 14 novembrevolgendomi ai giovani: e son queste le parole appunto che levarono tanto rumore (Cfr. L'Università e la libertà della scienzaRoma 1897p.50).
(46) il Bernstein trattò di recentee con molta abilitàin alcuni ingegnosi articoli della "Neue Zeit"dell'utopismo latente anche fra i marxisti: - e molticui veniva la bottaavran detto: tocca a noi?
(Nello scrivere così nel 1897 non mi sarei sognatochea breve andarequel Bernstein di cui lodavo la critica solo in quanto è criticasarebbe stato portato in giro per il mondoquale esemplare massimo di riformismodai colporteurs della crisi del marxismo. - Nota alla ristampa).
1 Per questo moltiplicarsi dei centri di produzionee per gl'incroci e le interferenze che ne conseguitanoanche le crisi hanno subito uno spostamento. Invece della periodicità (che per Marx era decennaledato l'esempio tipico dell'Inghilterra) ci si presenta ora lo stato diffuso e cronico della crisi. Ciò è divenuto un grave argomento per quelli che combattono le previsioni catastrofiche. In somma si vuol rendere responsabile il marxismoin quanto è dottrinadegli errori di previsione e di calcolo nei quali è potuto cadere Marxin quanto visse in determinati limiti di tempodi spazio e di circostanze.
(47) Di unacome è notonon abbiamo che dei frammenti per indiretto.
(48) Rimando ai brani che cito in fine del Materialismo storico.
(49) Nel rivedere le bozze di stampa mi accorgo che il lettore potrebbe cadere in errore circa il carattere di questo scrittore. Il Pantaleoniche io qui difendoè anche lui un rappresentante di quell'edonismoche il Croceusando la nota immagine dei due fuochi dell'ellissivorrebbe conciliare col marxismo; anzi di quella scuola egli è un rappresentante estremo. Il Pantaleoni è tanto estremo nel suo indirizzoche inaugurando il suo corso a Ginevra in questo semestre (cfr. la Prolusione riprodotta nel fascicolo di novembre del "Giornale degli Economisti" a pp. 407-31) espelle a dirittura dalla storia della scienza - che non può registrare gli errori! - il nomedi Marx (ivip. 427). Anzi lui dei socialistie degl'italiani in ispecieha una assai cattiva opinionee li tiene per folliviolenti e peggio (cfr. la sua lettera del 12 agosto ultimo a pp. 101-10 dell'opuscolo del prof. PARETO: La liberté économique et les événements d'ItalieLausanne 1898e segnatamente le pp. 103 sgg.).
(50) Su quei diagrammi mi giova di richiamare la forte critica dell'acutissimo LEXIS (articolo Grenznutzen nel I Supplementband all'Handwörtebuch del CONRAD).



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