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Giovanni Faldella

 

Donna Folgore

 

 

CAPRICCI PER PIANOFORTE

 

Parte terza

 

DONNA FOLGORE

 

Romanzo verista

scritto da

Spartivento

(non per innocentine)

 

DEDICATORIA DELL'AUTORE

 

 

O spirito di Paolo Audano

che eri maestro di latinogreco e sanscrito e del piùclassico italianoquando morivi studente di lettere alla Università di Torino!

O tuche hai vagolato venti e un anno su questa terradispettando il tuo carcere corporaleTe invoco patrono nel trascrivere questoromanzo truce per i soverchi gaudenti della materiaarchitettato nella nostrafraterna giovinezzaosservato e finito nella mia superstite vecchiaia.

Tu che seicome la rondinesorvolato alla belletta mondanasenza inzaccherarti le alitudantista imperterrito e immacolatoaiutami amostrare

come l'umano spirito si purga

E di salire al Ciel diventa degno.

Spartivento

 

Saluggia 27 ottobre 1912

 

I

 

CAP. I

 

IDILLII DI GILDA ED ADRIANO E DI SVEMBALDO E GILDA

 

Come sappiamo dal romanzo di Tota Nerinalapaesanotta Gilda rimestava con il tridente il letamaioquando il giovane prof.Adriano Meraldi ritornò vittorioso del concorso di Pompei a San GerolamoCanavese.

Essa era figliuola unica di Simone il falegnamecurvo comeun quarto di lunasenza essere molto gobboimperocché la curva riguardavapiuttosto la testa che la schiena. Simone era un vecchio semplice con i capellibianchi pallidi che in gioventù erano stati biondi lucenti. Pareva un SanGiuseppe ricamato. Era buonosottomesso a tutti. Avrebbe voluto che il Sindacoe il ParrocoVittorio Emanuele II e Pio IX fossero sempre stati in concordiacome pane e cacio.

Teneva bottega vicino alla casa del geometra Meraldi: ed eraassai bravo falegname: non lavorava di malizia: niuno come lui stringeva saldele commettiture: ci metteva però il suo tempo: per cui bisognava pensarci forsetre anni prima del bisogno ad ordinargli un cassettone; ma una volta fatto quelcassettone durava un'eternità di generazioni. Simone aveva avutodell'inventiva: precursore locale dei veicoli automobili aveva di suo genioarchitettatocongegnato un carrozzino semovente con una tastiera di manovelle.

Simone aveva quale figliuolasola al mondola Gildacheallevò pressoché soltanto egli dessoimperocché sua moglieFilomenaquelmarzapane di Filomenache dava ragione a tutti ed era persino più dolce diSimoneFilomena gli morì di anemiaquando Gilda aveva appena un anno e mezzo.

Egli si teneva sempre la sua Gilda presso il banco del lavorocucciata sopra un monte di trucioli sotto un filare di asciedi seghe emartelli pendenti sul suo capettino.

Adriano Meraldicome tutti i bambiniche aprono gliocchioni golosi ai lavorii meccaniciscappava sovente nella bottega di Simone agodersi quelle pialle che raschiavano gli assi sputando riccioli comeserpentelli di legno che diconsi bugie a S. Gerolamo. E di quelle bugiese ne faceva delle gale attorno il cappello. Risguardando il babbo Simone alavorare non poté non risguardare anche la figliuola Gildacon la quale sipuò dire che crebbe insieme. Provarono insieme i primi trastullile primecuriosità infantili e i primi piaceri bambineschi: godettero insieme lavoluttà di pestare l'acqua nelle pozzanghere del cortile e nel rigagnolo dellastrada con i piedini nudi. Facevano insieme il giardino di due spanne ai piedidella muraglia ¾¾giocavano insieme a nascondere il capo e il moccirino. Qualche volta sibisticciavano e si azzuffavano anche insiemeed Adrianoil signorino Adrianoperché maschio e perché ricco percoteva anche la Gildale cacciava le ditanei ricci dei capellianche perché quei ricci glie le tiravano proprio ledita. Metti che il sole fosse un pecoro ed avesse la lana. I capegli di Gildaerano lana di sole. Un giorno Adriano imbizzito più del solitoscosse senzamisericordia la cuticagna a Gildala quale si ritrasse a casa piagnucolando egridando: Adriano mi ha dato.

Resta sottointeso che Simone dette torto alla sua bambina.

Alla quale però nacque dal dolore l'amore. Quellestrappatine di capelli le infissero nella mente e dalla mente nel cuore gliartigli rosati di Adriano. E come Adriano andò nel Collegio di TrentacelleGilda d'inverno pensava a lui quando la neve faceva un deserto bianco attorno lastalla¾¾pensava a lui quando tornava la primavera riallacciando l'umanità ai campirinverdenti e tornava l'opportunità di fare i soliti giardini di due spanne.

Adriano invececattivo come sono d'ordinario molti uominiverso le donneaveva dimenticato la Gildainsuperbitosi della tunica dapiccolo bersagliere con cui lo avevano vestito in collegio. Dondolando ilpennacchietto tricolore del suo cappello nero e duro di feltromostrandosionusto dell'enorme vocabolario latinoche gli avevano messo sotto le ascellelegato in carta pecoraegli si sentiva pecorilmente superiore agli antichiaffetti del villaggioposa di collegiali che dimenticano magari una ragazzasublime per un tanghero di un Calepino di Mandosio!

Quando Adriano veniva a casa in vacanzanon si degnava piùdi giocherellare con la Gilda.

Ma questa non lo aveva dimenticatoAdrianoanzi lo ammiravamaggiormente per quel cappello di bersagliere piumato: le pareva persino piùbello del baroncino Svolazzini reduce dal Collegio di Torino con il pentolino(kepi) di piccola guardia nazionale.

Ed i fiori silvestri e quelli dell'orto che Gilda si ponevasulle orecchiele corone di margheritineche si metteva sulle chiome biondeigalani che si poneva sul pettoi nastrini rossi con cui essa si attortigliavail collopari a quelli con cui si distinguevano i gatti dei signori(non losapevano mica né suo padrené le compagnené il viceparroco di leiconfessore) ma erano proprio tutte mostre fatte per Adriano.

Quando si seppe in paeseche questi rotava intorno allaDamigella Nerina Vispie che le portava le buschette o pagliuzze perfare il nidocome dicono colàa Gilda parve che il mondo perdesse la suavernice: la Madonna d'Ottobre dei sette Doloriche è la titolare di S.Gerolamoper lei perdéebbe raschiata la doratura dei sette coltelli infissinel seno: ¾¾la messa cantatail vespronon la innalzarono più ai soliti entusiasmi caldie vaporosi.

Quando poi si seppe che Adriano era andato fuori di Stato aGilda si oscurò addirittura la vista: le parve di divenire cieca.

Non era che Gilda avesse mai sperato di sposare Adriano:questi era figlio di un cadastraro: ed essa figliuola di un falegname. Nonsfuggiva a lei la profondità dell'abissoche separava le due condizioni. Pureanche senza disegno di sposarlole sembrava che Adriano fosse cosa suaperchéle aveva tirati i ricci da bambinaperché avevano fatto insieme le ascosagliee i giardini di infanzia.

Dopo un ecclissi di parecchi anni erano ricomparsi piùluminosi i feudatari a S. Gerolamo.

Nel milleottocento sessantasette fu posto in riposo inseguito a Sua domanda il Barone Commendatore Rollone Svolazzini già Prefettonelle Provincie Meridionalioriundo da S. Gerolamo.

La sua baronia non era irrugginitaera appena dell'etànapoleonica. L'avvocato Cristoforo Svolazzini Sottoprefetto in Piemonte duranteil Governo franceseprecisamente nel 1799 aveva saputo rintuzzare da unacittadina di Sant'Agata affidata alla sua amministrazione la banda zingaresca diBrandaluccioni allor che i Russi di Souwaroffi sacrestani e gli scherani diPiemonte volevano restaurare la monarchia Savoica. Per questi ed altri servigiiresi al dominio Francese Napoleone Imperatore nel 1806 aveva fatto l'AvvocatoSvolazzini Cristoforo Barone dell'Impero.

Ammogliatosi con una figliuola di un colonnello francese ilBarone Svolazziniavuto un primo ed unico figliuolo per impolverare la nobiltàrecente di sua famigliaabbandonò San Cristoforo che aveva reso per il passatosì lunghi servizii nei battesimi degli Svolazzinie battezzò il suomaschiotto nel nome normanno di Rollone.

Il baroncino Rollone Svolazzini cresciuto nei nobili esempipaterni ebbe un buon nome nella amministrazione Piemontesee divenne uno deimigliori prefetti del Nuovo Regno d'Italiaun prefetto che nelle provinciemeridionali importava quanto una legione di Carabinieriun prefetto di cui nonavrebbero mai voluto sbarazzarsi né Ricasoli né Rattazzi nemmeno per farluogo ai loro favoriti.

Il Barone Commendatore Rollone Svolazzini figlio del fuBarone Cristoforo diventò padre alla sua volta di un baroncinodi cui volleribadire la nobiltàappioppandogli il nome medioevale di Svembaldo.

Al rampollo Svembaldo il barone Rollone sempre attaccato alPiemonte volle dare una educazione per eccellenza piemontese: lo mise nelcollegio nazionale di Torinopoi non gli parvero sufficienti gli insegnamenticollegiali nella lontananza paterna. Rivolle il figliuolo presso di sécurandone sopratutto l'educazione fisicaquasi atletica: schermanuotoinglesetedescocalligrafia ed equitazione: e di queste discipline se non eraegli stesso il maestro ne era però di continuo il sopraintendente: per poco nonconduceva con sé il suo bambino al consiglio di prefettura e alla caccia deibriganti.

La Baronessa Svolazzinifigliuola di un marchese scadutonon c'entrava per nulla nel governo di Svembaldo né in quello della biancheriabaronale: essa non aveva altro ufficio in questo mondo fuorché quello di faredegli inchini corti e di mostrare ridendo i suoi denti lunghissimi. Il progressonell'educazione fisica fu di qualche ritardo alla intellettualità scolasticadel baroncino e il fiero barone padre poco se ne dolevapreferendo ammirare nelsuo rampollo un bell'asta di ragazzo achillesco ed erculeoche non uno sgobbonepretenzioso.

Quando Svembaldo conquistò a Viterbo la difficile licenzalicealeaveva già superata la ventina. Venne per lui l'ora di andareall'Università a studiare leggeper passare poi dalla legge allaamministrazione centralevera beva e feudo degli Svolazziniil Barone Rollonepensò che nelle città di sua prefettura non si sarebbe trovata sempre unaUniversità buona: quindi rassegnò il suo ufficio di prefettoe deliberò diprendere dimora a Torino per non staccarsi dalle costole del figliuoloe di farvilleggiatura a S. Gerolamodove erano le terre dei suoi padrie dove compròper giunta il vecchio Castello dei Conti Grattugia di San Ginepro spropriatosi.Così a San Gerolamo il Barone Rollone Svolazzini era diventato la crisalide delfeudatario.

Nell'agosto del milleottocento sessantasette mentre il BaroneRollone Svolazzini seguitava da S. Gerolamo con occhio ancora prefettizio ilviaggio del Generale Garibaldi sui giornaliperseguitava poi con le gambe e conlo schioppo e con il figliuolo baroncino le quaglie nei campi e nei prati.

Babbo e figliuolo come vomeri traversavano i fieni alti e itrifogli e vi si aprivano una strada come la verga di Mosè nel Mar Rosso...spiavano fra i filari e i pennoni del maisallettavano le quaglie percotendo unpupepu nella pancetta del richiamo: finalmente il cane puntava: una quagliacorreva con i piedini ratta quale saetta terrea: poi frullava in su a volo: epadre e figlio con una coppiola di schiopettate ne rompevano la geometria e laeleganza del volo curvoe la facevano tombolare per terra a linee brusche.

Un giorno il barone Rollone incapocciato delle discorsesempre più veementi del generale Garibaldi accusò l'emicrania e non volseandare con il figliuolo a caccia. Questi ci andette da soloscortato erincalcagnato dal cane. Era la prima operazione importante che faceva da solo aventidue anni. Come si sentì fiero della sua nuova dignità solitariafiero dibastare a se stessodi fare guerra alle quaglie da se stesso. Balzavascapestrava di qua e di làsparò tutta la polvere che teneva nellafiaschettafece scattare tutti i capellettivuotò il borsotto dei pallinisenza acchiappare nulla: perché tirava a distanze chilometriche: e quando ebbeconsumata intiera la sua provvigione arrappò per la bocca la canna del fucile esi mosse a trainarlo saltabeccando per i solchi. Il calcio del fucile in quellacorsa matta percosse nei ciottoli e si ruppe il naso del cacciatore e sischeggiò la coda del cane scolpiti sulle falde del calcio. Allora il BaroncinoSvembaldo cessò quel matto trainarepassò la cigna dello schioppo attraversole spallee rientrò in paese cercando di un falegnameche gli raccomodasse ilnaso e la coda avariati del calcio. Gli fu indicato il mastro da legna Simone.Andato nella costui bottegagli domandò se si sentiva di rabberciare quellesculture rotte: mastro Simone allo apparire del Baroncino non si contentò dilevarsi la berretta ma la gettò lungi da sé nell'angolo più lontano dellabottega e poi rispose di sì alla domanda di lui. Gilda presente avvallò gliocchi. Svembaldo uscito dalla bottega di Simone ancora trafelato per il lungocorrere del giorno pensò se aveva visto una ragazza nella bottega di Simone.Gli pareva di sì e poi gli pareva di no... Quando gli pareva di sìera ancoraincerto se la ragazza veduta era biondao bruna o castanase aveva i capellicrespi o lisci come quelli di Santa Marta o di Santa Lucia. Almanaccò tutta lanotte mentre il sangue gli sbolliva dalla scapestrata diurnasulla parvenza diquella ragazza.

L'indomani il padre era andato a Torino chiamatovi da untelegramma di Rattazziallora Presidente del Consiglio dei ministri.

Il cosidetto castello di S. Gerolamo è nascosto dietro unacasa rustica tramezzata da un androne che dà l'adito al cortile.

Sotto l'androne a mezzogiorno comparve la Gilda biondalustrarassettataa puntino come una spillacon i riccioliche si muovevanoe quasi friggevano alla brezza calda meridiana.

Svembaldoche era ritto sull'uscio del suo Castello credetteche un raggio di un altro sole entrasse nel cortile vedendo colei cui avevarugumato mentalmente tutta la notte.

La Gilda teneva uno schioppo in mano. Svembaldo gli mosse incontro: non ebbe cuore di guardare se il cane e il cacciatore erano statiraccomodati a dovere da mastro Simone. Credette che la Gilda fosse una Dianauna divinità nuova del villaggiopoi le domandòquanto voleva suo padre perl'aggiustatura dello schioppo. ¾¾Due lire.

Svembaldo tremolando come il pennacchio di un albero al ventotirò fuori di tasca il portamonete: ne estrasse un biglietto; e voltandosi aritroso perché non osava guardare in volto la Gilda le disse: ¾¾Suo padre non si offenderà se gli do dieci lire.

La Gilda prese il bigliettogli rimise lo schioppo e se neandò via...

Alla Gilda la veduta di Svembaldo aveva ridonata la fierezzasua di molto cascata dopo la partenza di Adriano... la Gilda avvezzatasi aguardar in alto per amore di Adriano non era stata capace a dibassare lo sguardosui moscardini rusticanisul pettinaiosul garzone dello speziale...

Svembaldo le parve un nuovo Adriano: salvo che Adriano avevai capelli castani e Svembaldo era biondo come il sole...: oltre che Adriano nelcespuglio dei suoi capelliin certa ferocia di zigomi e di guardatura accusavala vita e la razza campagnuolaaccusava le minestre sode da geometra cadastraro.Invece Svembaldo nei capegli sericinella carne perlata sentiva le coltrici ele pappe signorili diplomatiche. Non era che Gilda facesse già disegno suSvembaldo: mai no. Essa erasi rassegnata a non disposarsi a nessuno: ma la suaanima sviata dall'orgoglio si sentiva chiamare a un amore altezzosoancosegretoche essa avrebbe custodito gelosamente nella camera del cuore...

Come Simone ricevette dalla sua figliuola il biglietto dalire diecipensò subito a rimeritarsi presso il generoso largitoreaccomodandolo della carrozzella da lui inventata che si moveva per una tastieraa manovella. E la portò in casa Svolazzini.

La Baronessa Madre contrasse le sue labbra sottilifeceridere i suoi denti lunghie volle subito provarla... Sedutasi sullacarrozzella e toccandone i pedalila faceva muovere a zighizzaghi quale bestiaaccecata. La Baronessa ne era contentona: ritornava fanciulla: e regalò aSimone un biglietto da cento lire rosso come il pudore.

Il Barone Svolazzini continuava a dare delle capate a Torinoper conferire con il Ministro Rattazzi.

Svembaldo seguitava a cacciare da solo...

Un giornoal toccomentre il Garibaldi arringava per la suaRoma non ricordiamo bene se a Siena od a OrvietoSvembaldo era in mezzo allacampagna... Il sole versava a secchiate la sua luce bianca avvampante: la terrae la vegetazione fiochemute ne rosolavanoe si crogiuolavano nel sudore.

Svembaldo si sentì intorno alla testa il cerchietto dellacanicola. Avvertì un noceche proiettava sull'erba verde a tremolii di punte edi dorsi argentini o bavosi un'ombra nera dai contorni tagliati con precisionequasi da un paio di forbicida un rasoio... Dei fili di ragno sericiillusoriiscintillavano nell'aria... Si avviò al noce per usufruttuarne l'ombria... Perlui allora non c'era niuno ardore di beltà che agguagliasse quello di unacampagnuola con la camicia raffazzottata ad orlo sui fianchi e con un fasciod'erba sulle spallea mezzogiorno...

Se questa campagnuola è bellaè biondaè Gildalosplendore della vegetazione circostantel'incubo di calore con cui il cieloaccascia la terrale stesse ombremille loquele indistinte allacciano lospettatore (non di Addison) a quel bozzetto campestree glie ne viene unavertigine: la vertigine che prese Svembaldo quando vide rilevarsi dall'ombra delnoce Gilda con la corona di sottane rialzata sui gallonicon la camicia biancaa ricaschicon i ricci luminosi e le carni roridee con un fascio di erbaverde punterellata di teste di fiori rossi accesi sulle spalle o giallitrifogliranuncolipunte di sogni.

Svembaldo corse a Gilda per ghermirle quel fascio d'erbeerecarsele egli sulle proprie spalle.

¾¾ Tota Gildalo diaa me che sono un uomo quel carico.

Gilda riluttò con gli atti e con poche parole roridevergognosecome tutta la sua personae in quella lotta cortese Svembaldosfiorò le braccia e le spalle di Gilda.

Gli parve di premere qualcosa di immensamente liquidofluidoetereo. Gli sembrò che in lui tutto l'azzurro del firmamento premessetutta la superficie dell'acqua dell'orbe...

Finalmente Svembaldo giunse ad impadronirsi del fasciod'erbese lo caricò sulla spalla sinistra con una destrezza graziosae poitolta a braccetto Gildasi incamminarono verso il villaggio.

Come era ridicolo Svembaldobaroncinofuturo avvocato eprefettoa portare un fascio d'erbe per una campagnuola. Se lo avessero vedutoil suo professore di Grecoi suoi compagni di scuolail suo babbo fiero eRollonela sua mammà aristocraticae la memoria del primo BaroneCristoforo Svolazzinisottoprefetto del Primo Impero...

Ma Svembaldo non era ridicolo sotto il sole che versava lucee bolloredinnanzi a' grilli che nuotavano nell'erbesui fiorinello spazio efra i ricci di Gildanon era ridicolo dinnanzi alla grande figliuola di Dio eMadre nostrala Natura.

Giunti al termine di una stradicciuola e visto fra gli alberispuntare il villaggioGilda con un grazie frettoloso strappò il fascio d'erbedalle spalle di Svembaldo e scappò via...

Ma scappò dietro a lei un amoree una speranza arditasuperbaenorme.

¾¾ Svembaldofantasticava Gilda correndoè più bello di Adriano: e poi è più gentile. Miha dato del leidella signorina. Adriano non mi ha usata altra garbatezzafuorché quella di ficcarmi le unghie sulla pelle della testa... E poiandatoin collegioperché lo vestirono da militareperché gli misero ai fianchi unasciabola da burla nemmeno buona a tagliare la polendaegli non mi volle piùguardare quanto ero lunga... E poi è andato viachi sa doveed ha abbandonatopadre e madre... Senza cuore!... Svembaldo Svembaldo invece... Svembaldoinvece...

Giunta al nome di SvembaldoGilda quasi non era più buonaad almanaccare: imperocché il nome di una persona amata nella testa di chi amadiventa una musicaun gorgheggioun'irideche suonatitilla e scintilla datutte le bandee non viene quasi mai un sentimentoche si possa concretare infrasicome si formulano in frasi i contratti e le obbligazioni civili. ¾¾Svembaldopensava confusamente e vagamente Gilda sempre più correndo...Svembaldo è bellocome l'Arcangelo Michele... Come sono graziose le pieghe chegli fa sotto le ascelle la sua cacciatora di velluto di seta castano! come sonodiritte le piume sul suo cappello...! Voglio volergli benetanto bene aSvembaldo... Come è buono!... Ha portato un fascio d'erba a meegli che èstato nelle città più lontane d'Italiapersino negli Stati del Papa ed havisto le signore Romane che dicono siano così alte e così ben fatte... Io sonouna povera paesanotta... ¾¾Pure sente di essere venuta al mondo per il suo Svembaldo...

Ma non è come le altre sue compagne: io non mi sono maiadattata a far all'amore con i pizzicotticon i pugni e con gli urtonicomefanno i vaccari del paese... Me lo dice il cuoreme lo dicono il Signore el'Angelo Custode che Svembaldo è nato per me... Adrianobruttocattivoerasoltanto un passouno scalinoun termine verso Svembaldo... Farei anche laserva a Svembaldo ¾¾No! No! la serva... Alto là: ¾¾Perché Gilda è bionda come luiè eguale a luie mi sento capace diguardarlo in una manierache egli non mi vorrà serva ma mi vorrà signora.

Oh se nel Cielolassùvicino al sole ci fosse una stradaferrata con le rotaie di argento. E volassero su quella strada insieme tuttidueSvembaldo e Gilda... Camminassero tremolando sul filo di quelle rotaie:Gilda sopra l'una e Svembaldo sopra l'altra... Tremolasserocamminassero comeciarlatani sulla corda... Oh Svembaldo che bel pagliaccetto!... fossero percadere... Si abbracciassero... Cadessero insiemeabbracciati... e morisserostretti stretti nello spazio che c'è dal sole a San Gerolamo...

Gilda giunta a casa farneticando quella sera non insalòpunto la cena al suo babbo Simone. Pur troppo si videro e si rividerosiamarono e si riamarono Svembaldo e Gilda.

La sciocca baronessa Svolazziniche si compiaceva dellebelle ragazze come delle belle puppatole e delle belle figurine nei giornali dimodaavendo aocchiata la Gildala volle con sé nel palazzoa cucire e astirare...

Era autunno logoro... Più non si parlava di Garibaldidisfatto a Mentana dalle facili e brutali maraviglie dei Chassepots: più non sicacciava alle quaglie... Svembaldo e suo padre Rollone andavano allabeccaccia... Svembaldo da più di un mese dormiva poco o punto...

Le strane notti che faceva Svembaldo!... Vedeva dei mondi acolori forti e iperbolicitroppo rossitroppo nerio a bagliori umidiprofondicome la superficie dell'acqua in un pozzo... Architettava la gloriosaimpresa di rendere baronessa la Gildala figliuola di un falegname... caricarladi perle e di diamantiondeggiarlaavvilupparla con sferoidi di mussolaecondurla fra gli inchinii gelati e i motti francesi a un ballo di Corte... Poismaniava pensando che la Gilda sarebbe stata tralunatasmemorataintronatafra quelle acconciaturequegli strisciapiedi e quelle musiche di convenzione. Enon la avrebbero guardatal'avrebbero lasciata in un canto: o sbeffata allespalle.

Allora egli si adirava contro la Società presentecontro ilmondoche a lui Beniamino non aveva arrecata una graffiaturache gli avevaministrato a bizzeffe confetticaffè e lattethèpanni morbidi e solinialla moda...

Avrebbe voluto vendicarsi del mondo... farsi bandito oinsorto elegante da melodramma con un pugnale alla cintolaun trombone inispallatenendo a fianco la Gildaavvinghiandola per la vitala Gilda cheportasse una bandiera rossa e fosse bella e radiante come la Santa VergineRepubblica.

Il roteare di questi mondi trainavano la fantasia diSvembaldo per tutta la lunghezza della notte. Ed al mattino egli formava deipropositi fieri e rubelli... Ma appena egli calava dal letto e si dava unarinfrescatina d'acqua alla faccia essi svanivano: egli si sentivasebbene dicontraggenioforzatamente nel mondo reale: ed egli non sapeva più rintracciarei suoi odii e i suoi bollori davanti le sardelle e frittelle dell'asciolvere...

Pure egli considerò geometricamente la sua condizionemorale... e la risolvette trovando che egli poteva sposare la Gilda... Anzisecondo la sua persuasione fanciullesca e fisiologica era una legge d'amore cheglie lo comandava... Non era il primo barone che togliesse a compagna unacontadina... Gli pareva una impresa nobile... Né l'immagine del disagio cheavrebbero procurato alla Gilda i balli di Corte più l'atterriva. Egli pensavache l'amore e il dovere fanno di due sposi amanti un nido proprio piccinoincui possono passarsi d'ogni ballo e d'ogni convenzione terrestre.

Svembaldo e suo padre Rollonecome dicemmo sopracacciavanola beccaccia...

Era l'autunno moriente... la cappa del cielo plumbea: l'ariapiorna pareva si allentasse a spremere e a sudare pioggiae non la spremeva nonla sudava. I cespi di ontano parevano ali stranestrani ventagli... i rami deirovi e dei rosai di rose canine uncinavano malignamente gli abiti dei duecacciatori... un qual che misterioso ne accoltellavane assaettava le visceree necessitava un'uscitauno sfogo.

Svembaldo trovò l'uscita dicendo a suo padre in mezzo a unaboscaglia di nocciuoli selvatici...: ¾¾Sentiavrei intenzione di sposare la Gildadi farle una fortuna.

Il babbo non andò guari fuori dal secolo... e rispose: ¾¾Quest'oggi le beccacce non ricevono...

Intanto si sentì un grosso sfogliaricciare fra la ramagliadei nocciuoli: e quindi sopra essi si levò un rullo di aliun globo neroareostaticouna beccacciauna di quelle beccaccie che interroriscono icacciatori novellinii quali fuggono svelti per tema di essere eglino cacciatie presi dalla beccaccia.

Invece Svembaldo librò pacificamente il suo schioppolosparò e fece cimbottolare la beccaccia per terra con la caduta di un angololunghissimo e acutissimo.

Il babbo Rollone che alla dichiarazione del figliuolo non siera spaventatoavendola intesa per una delle solite ed inevitabili smargiassateamorose dei collegialiquando vide che subito dopo una sparata eroticaSvembaldo sapeva aggiustare egregiamente una sparata di schioppo si impensierìe conchiuse: che dura ed aspra doveva essere la cote di suo figlio.

Durante la caccia evitò di lasciar cascare il discorso sullaGilda parlando focosamente di politica e di uccellame. Tornato a casa eristrettosi con la moglieebbe dalla baronessa il seguente consiglio puro esemplice: ¾¾È presto fattoper contentare Svembaldoprendiamo la Gilda come nostracameriera...

Il barone Rollone ripensando la botta soda di fucile cheaggiustava il figliolo subito dopo quella di Amore non si acquietò al consigliodella Baronessae deliberòche bisognava fare scomparire la Gilda.

L'opinione pubblica di San Gerolamo non se ne sarebbemaravigliata. Già nel villaggio l'immagine bionda e stellante di Tota Nerinapoi Contessa De Ritz era comparsa e quindi scomparsa come unafolgore.

 

II

 

CAP. 2°

 

IL DIRITTO DEL MARITO E IL DIRITTO DELL'AMANTE.

 

Se il barone Svolazzini meditava disegni coercitivi esbrigativi contro l'innocente villanella Gildail Conte Federico De Ritz amaggior ragione mulinava di arrestare la rea sfolgorante moglie e il complicedrudo. Come molti dottori in legge si sentiva indotto nel doppio senso adapplicarla: indotto per mancanza di dottrina pratica; e indotto perimpulso di vendetta morale.

L'uomo più plutarchiano dei nuovi tempi ebbe uopo diriassumere tutta l'antica virtù per fare fronte alla situazione.

Comprendeva benissimo la caducità della carne umana. Control'altezza pura degli ideali Iddio ha posto la bassa pravità degli istinti.

Ma se nella Società Umana si riconobbero obbligazioni civilie si instituì un diritto penalenessuna sanzione civilenessuna applicazionepenale potevasi più evidentementepiù utilmente e più santamente invocareche inseguendo e costringendo la perfida fuggitiva e il suopiù che rapitorerapito.

O si diventa anarchicie si distruggono leggi ed autorità;e si lascia l'andamento dell'umanità alla lotta brutale degli uomini e alleforze esteriori.

O permane il vincolo delle leggi e delle autorità sociali;ed è giocoforza reprimere i delitti. Allo specchio intellettuale e morale delConte Federico De Ritz niun delitto compariva più enorme di quello perpetratodalla moglie sua. Egli liberamentelealmente le aveva offerta una felicitàreale ed ideale. Non un'ombra di costrizionenon un filo di seduzione avevadeterminato il matrimonio.

Durante il matrimonioegli si era consacrato innamoratamentea Leicoinvolgendola nei più santi amori di DioPatria e Famiglia.

Ove alla potenza di lui fisica avessero offerto la piùformosa e sodae meno compromettente villanao la più procace Divaegli leavrebbe respinte con la rabbia religiosa di un anacoreta estenuato.

Ancora quando Nerina fosse divenuta brutta ributtantepurché fosse rimasta virtuosaegli le sarebbe stato materialmente espiritualmente fedele fino al termine della propria vita. Perché Nerina cosìiniquamente gli corrispose? Per infrangere capricciosamente come giocattoli gliidealisenza il cui miraggio non può procedere la Società Umana.

Dunque per dovere e diritto sociale bisogna colpire lafemmina iniqua.

E niun motivo dell'ordinamento sociale gli parve più chiarodi quello espresso dal Poeta latino col dare iura maritis.

Rendendo ferreo il suo proposito virilenon volle neppureconsultare i suoi venerati genitoriper tema che la loro pietà lo ripiegasse afanciullo.

Come un molesto motivo gli ritornavano all'orecchio i versidei Fratelli d'Italia:

 

Son giunchi che piegano

Le spade vendute.

 

¾¾ No! io non sonouna spada venduta. Sono una spada liberacosciente. Sono la spada dellagiustizia. Ma come manovrare la spada della giustizia?

Una crisi morale riassalse Federico De Ritz prima che egliadisse le vie giuridiche.

Il diritto è chiaro lampante davanti le coscienze oneste. Maquale è la procedura per dargli la forza effettiva?

Tra la moralità ideale e la giustizia positiva passa lostesso intervalloche tra l'anima e il corpo.

¾¾ Dio! Dio! Perchéci hai data un'anima e un corpo? Perché anime si adergono come fiamme allapurezza dell'ideale con un corpo inclinato alle pecche e ai delitti? E perchéspiriti di forza lussuriosa legati a materia impotente? Che contrastichepasticciDomine Dio!

Io ho voluto essere l'equilibriol'impeccabile. E mi trovocol programma di punire una peccatrice fuggita. Perché non soccorre il fulminea castigare l'ignominia?

Invece del fulmine di Giove la Società Moderna suppedita ilconsulto di un bravo avvocato.

 

* * *

 

Uno specialista da consultarsi pei delitti d'amore era senzadubbio l'avvocato veneziano Giandomenico Scuriadidetto anche l'avvocatissimo.Nella sua superlatività uomo chiarocomplesso e navigato.

Ebbe per l'opera patriottica del padree per il proprioeroismo giovanile una bella luce dalla storica difesa di Venezia ad ogni costo.

Aveva portato a Torinoalla Mecca d'Italia la più bellabarba dell'emigrazione venetauna barba coltivata per la figura dogale. AllaMaestà di un doge lattonzolo univa l'arguziae la vis comica delGoldonie qualche volta si sarebbe detta la furbizia snella dello Scapin diMolière. Adoperavaper non dire sfruttavala diligentepaziente compilazionedi modesti amici; e a sé riservava la grazia e la potenza dell'oratore forensee del seduttore da salotto.

Aveva occhi da girifalco per avvistare e colpire tutte lebellezze; aveva pinne di naso frementi per richiedere ed arrivare i profumi piùgustosi. Aveva un debole per tutte le specialità del palatodai tartufi d'Albaal moscato di Canelli.

Alla dirittura alta dell'entusiasmo per gli ideali sapevacongiungere la tenerezza plastica ed elastica degli accomodamenti terreni.

Liberata la sua Veneziaegli aveva portato il suo studiolegale fra le lagune natie. E la sua barba larga da spartivento faceva riscontroalla lunga lista di barba Catoniana del venerando Sebastiano Tecchio.

Questi era un'immagine curule di diasprocapace da resisterestatuariamente anche all'assalto capitolino dei Galli e rintuzzarnecastigarneromanamente l'insulto. L'avvocato Scuriadi con tutta la sua dignità barbuta eduna calvizie spiovente in ricci da sinagoga esercitava una disinvoltura dasbarazzino mobilissimoper cui la sua barba impavida poteva affrontare lenebbie del Tamigi e il simoun del Saara.

Certi peccati non avrebbero neppure osato di presentarsidavanti all'austerità di Papirio Cristianoin cui si impersonava SebastianoTecchio; sapevano di trovare un confessionale indulgente nello sparato dell'avvocatissimoScuriadi.

Niuno più di lui giudicava con sereno accaparranteequilibrio i falli amorosi. Appena doveva accostarsi alla sua eloquenza galanteil biondo capitano e gentile barone valoroso e bello e poeta di proverbimartelliani Don Francesco De Renzisquando alla Camera dei Deputatidiscutendosi il Codice Penale difese i dolci e marziali reati mondanidell'adulterio e del duello.

Ma l'onor. Francesco De Renzis era miele di Pragelato difronte alla sapienza che bollivatiepidava nel Salomone erotico delle Lagune.

Dopo aver ascoltato con ammirazione pensosa il Conte FedericoDe Ritzil chiaro avvocato lo investì con quel tono di iracondia esteticachelusinga invece di offendere:

¾¾ Ma Lei parla comeil capo di una tribù selvaggia; almeno tali sono le sue pretese. Vorrebbecatturarecastigare sua mogliee a un tempo possederla come un sultano in unserraglio.

¾¾ No! No! ¾¾scoppiò il monogamo convinto.

¾¾ Però¾¾seguitava imperterrito l'avvocato nella sua terribilità amabile arguta: ¾¾Però vi è sempre contraddizione in termini; confusione di varie civiltàdicui l'una si è sovrapposta all'altraha eliminato l'altra. Dovrebbeaccorgersene Ella stessache quale eroe garibaldino ha contribuito allapresente nostra civiltà costituzionale laicaesìlo soche Ella lo vuoleanche religiosa. È innegabile che il gius canonico religioso dà l'assolutodiritto di esigere il debito coniugale. E vi furono canonistied anchecivilisti che sostennero potersi per tale esazione ottenere il braccio secolarela mano militare. Ma si immagina Lei un paio di carabinieri a custodia eguarentigia del talamo?

Il conte De Ritz fieramente: ¾¾Anzitutto io voglio punire la svergognata infrazione.

¾¾ Sta bene! ¾¾ripigliò l'avvocatissimo: ¾¾La nostra Civiltà penale ancora colpisce il reato di adulterio... Ma per unsofisma di fatto chi resta realmente punito si è il punitore... Chi ha ilcoraggio di portare le sue vergogne in pubblico dibattimento...?

¾¾ Io! io! ¾¾asseverò fortemente il conte...

¾¾ Prima si provi atrattare con le sue mani senza guanti le feci dei prigionieri...

Cliente ed avvocato quasi si adersero furiali l'uno di fronteall'altro...

L'avvocatissimo Scuriadi si compiaceva di questi culminidrammaticisu cui sapeva versare l'onda sedativa della sua loquacità amena.

¾¾ Non pigliamoci peril collo. Per carità!

Mosaicista di aneddoti e citazioni soggiunse: ¾¾Non voglio mettere sulla parcella una tiratura di colloche sarebbe più caradei patemi d'animo valutati mille lire dallo spiritoso avvocato francese LepetitPigmeus per aver dovuto arringare contra il suo magniloquente suocero GoliasGiganton...

E con un timbro dolcissimo proseguì: ¾¾Veniamo ai ferri corti. Riassumiamo. Mi inchino all'eroeal quale occorrerebbein moglie Uraniala Venere celesteper giunta cristianizzata dal nostro santocivile Tommaseo. Ma pur troppo sulla terra anche l'eroe si imbatte nella VenereTerrestre Polianiadi cui sono quasi rituali le numerose pecche. Di queste Leconsento ve ne siano alcune imperdonabili. Ma per il voluto castigo e per lavoluta riparazionebisognerebbe che Ella avesse sottomano legislazioni emagistrature oramai sprofondate. Ad esempio le tornerebbe che la colpevole siinchiodasse per la parte del... cuore come si usava nella Polonia e nellaSpagna. Invecese ora Ella presenta una querela di adulterio nanti il nostroTribunale Civile e Correzionaleotterrà che i colpevoli siano condannati aduna pena tenuecome si fossero limitati a mormorare del prossimo invece direcitare insieme un peccaminoso paternostro. Il gioco non vale la candela. Edanche ottenesse il carcere per la infedelenon sarebbe un carcere duroma uncarcere cortesecircondato dalla simpatia del pubblicoche non risparmierebbeil ridicolo al marito...

Il conte Federico si aderse sulle stampelle.

E l'avvocatissimo dolcemente:

¾¾ So che Ella è unuomo superioreun vir; ed io La complisco per il coraggio esemplareconcui vorrebbe tener fronte ai pregiudizii ed errori popolari... Ma mi lascispiegare un mio concetto... Il carcere governativo non sarebbe un carcerefeudalein cui il barone teneva a propria disposizione la propria moglie. Suamoglie potrebbe peccare liberamente con i carcerieri ed opporsi legalmente aLei... Non le verrebbero in taglio neppure i canoni degli ebrei... Ripudiarla...inutilequando si è allontanata da sé...

Il Conte si attizzò in volto di maggiore collera...

E l'avvocatissimo forte e soave: ¾¾Le accomoderebbe meglio il Tue-la di Dumas figlio. Ma chi Le assicura unaassolutoria alla Corte d'assise?

¾¾ Non me neimporterebbe.

Allora l'avvocatissimo assunse un tono di predicatore: ¾¾Non ha diritto di togliere una vita chi non l'ha data.

Quindirendendo la voce razzente da mosconee facendosplendere sulle ciglia e sulla calvizie un luccichio da scarabeo d'oroconfessò: ¾¾Le confessoche con tutta la mia barba da padre guardiano sono un morbido. Evagheggio Corti Spirituali d'amore per giudicare i reati femminei... Però nonvoglio lasciar partire un eroe da un mio consulto... imperfetto.

La voce dell'oratore scese a profondità di mistero edoracolo:

¾¾ Ella non potràottenere nulla dalla Società palesemente organizzata. Ma potrà ottenere assaidalle potenze secretedalle organizzazioni occulte... Verrà un tempoin cuiil pubblico stanco della inettitudine governativaper cui si pagano le imposteforzosesi imporrà sacrifizii volontari per avere il servizio di una propriamagistratura e di una propria forza... Tra le più forti coscrizioni ecostrizioni volontarie vi sarà il Socialismo... Intanto scrutisiapprofondisca nelle attuali organizzazioni sotterranee... Ella potràsicuramente contare sulla massoneria e sulla gesuiteria. Si rivolga ad una diqueste potenze.

Se il momento non fosse stato tragicoil cliente avrebbepotuto rispondere al consultore nel dialetto piemontese compreso puredall'antico emigrato veneto: Chielam badina.

Un giovane scritturale dall'aria di Leporello portò soprauna guantiera di argento al commendatore Avvocato due viglietti di visitaunodei quali orlato d'oro.

L'avvocatissimoche ci teneva alle combinazioni drammatichecome ad un privilegio della sua sorteinarcò le cigliaquasi a dimostrareche la combinazione stavolta non era soltanto stupendama altresì tremenda.

Come per un lampo dall'orlatura aurea di uno di queivigliettiil conte Federico De Ritz si avvide chi erano i nuovi clientichericorrevano all'avvocato Scuriadiera la parte avversaria: e quale avversaria!

Egli sentì l'avversità fino all'ultimo sangue; si sentìintronare il consiglio di Alessandro Dumas figlio: Tue-la.

Reggendosi sopra una stampellacon la mano libera frugònelle tasche in cerca di un rivolverinoun giocattolo gemmato in cui dormiva lavirtualità di più morti.

L'avvocato Scuriadicon una rattezza liquidache parevainverosimile nella sua soda corpulenzabalzò a chiudere l'uscio a chiavemettendosela in tasca. Quindi con una imposizione di mani sacerdotali sullespalle del Contegli inculcò: ¾¾Sia saviovirtuosoeroe.

Ottenuta una relativa calma dall'eroel'avvocatissimosgusciò viarinchiudendo lo studio dall'esterno. Non ritardò molto aritornare presso il suo prigionieroliberandolo con l'assicurazione menzognera:¾¾Li ho fatti scappare. Non si deve profanare nel sangue questo pacifico tempio diAstrea. Caro mio: vi fu chi osò chiamare gli avvocati benefattoridell'umanitàla provvidenza della terra.

Il Conte si era energicamente ripiegato su se stesso; maquando sentì il congedo in un mellifluo "ora basta la sessione di massima;ad un'altra sessione i dettagli!" avrebbe voluto per un miracolo gittare dasé gli inciampi delle gloriose feriteeadoperando le forze centuplicatedalla gelosiaregina delle furieatterrare con le gruccie gli uscipolverizzare invetriateinvadere fughe di stanze fino a sorprendere i traditoriaccovacciati ed impalarli ciascuno con una stampella nella gola.

Nel transitare dall'anticamera lo guadagnò un filtro diammaliatrice invincibile; il profumo di carne etereaunica nella bellezzaterrestreche egli aveva meritato di fare tutta suail profumo di un'animasovranache egli aveva voluto santamente aggiogare tutta per sé.

 

* * *

 

Allorché fu sicuroche il Conte era discesol'avvocatissimosi avanzò a scovare la Contessa Nerina De Ritz ed il pubblicista AdrianoMeraldi dal boudoirdove li aveva rapidamente colle buone e collebrusche tradotti e rintanati a salvezzaun boudoirdove nella penombradi vellutivernici ed oro pareva nuotassero tese di abbracciamenti storici.

Li condusse nel suo studio luminoso; li fece sederemezzanamente lusingandoli con una esclamazione furtiva: ¾¾Belli!

Poi di proposito: ¾¾In che ho l'onore...?

Sentita l'esposizionecome se nell'oriuolo della testa ilcongegno scoccasse un'altra orameditòpiù che disse: ¾¾Non par vero; subito dopo che mi era chiesto in consulto il diritto del maritoora mi si domanda il diritto degli amanti... Ma per Venere e Marte è di unasemplicità da Monsignor de la Palisse... Il diritto degli amanti è diamarsi... Ed in questo mondonon avete bisogno di saperlo da menulla si èancora trovato di meglioche fare all'amore... Il Padre Eterno per assicurarsila continuità della sua creazionele ha dato per istimolo la quintessenza delmaggiore godimento... Testé mi capitò in mano un libro di A. G. Cagnagiovanescrittore vercellese di molta originalità e di molto polso e di molte carte.Questo libro è arguto ed erotico (due qualità difficilissime ad accoppiarsi)ed è intitolato: Falene dell'amore. Una mia svista pose un tagliolinoalla prima elle del titolo; e lessi Fatene dell'amore! Che dolcezza dititolo e di raccomandazione insuperabile. Titolo da angeliche farfalle: Fatenedell'amore. Sì fatene pure dell'amore.

La Contessa De Ritzdottoraleteologhessasenza diminuirela sua incomparabile leggiadriaed imponentecome una giudichessa di Corted'amorenotò: ¾¾Ma l'amoresenza matrimonioè soltanto una speculazione maschile. Io voglioche a dimostrarmi l'amorel'amante mi sposi... Egli gentilmente e doverosamenteconsente. E domandiamo a Lei... il mezzo più spiccio per rompere il mioprecedente matrimonio con il signor conte De Ritz... E poiché ci troviamo quiin confidenza... per facilitarle il responso le annunzioche io sono disposta aritornare dal Papainventando qualsiasi motivo di nullità...

L'avvocatissimo mostrò sulla fronte una nube di corruccioper quella esibizione falsaria contro un monolito di sincerità... e rispose: ¾¾Questa è la strada vecchiama non è la strada buona... Ottenuta la rotturadal Vaticanole rimarrebbe da rimpattarla con il nostro Diritto Civile... E quicalza il mio brevetto d'invenzione per le nuove nozze degli infelici coniugatiitaliani... È un'alta questione di diritto internazionale privatoche ancoral'altro giorno discutevo fraternamente con il mio eloquente contradditore edamico on. Spantigati... Egliinterpretando il titolo preliminare al CodiceCivilevorrebbe con la sua grossa eloquenza e giurisprudenza attaccare unaCamicia di Nesso ai coniugi italiani per la bella ragione detta dall'art. 6°che "lo stato e la capacità delle persone ed i rapporti di famiglia sonoregolati dalla legge della nazionea cui esse appartengono". Macaro mio(l'avv. Scuriadi parlava con l'assente collega avv. On. Spantigati) se duepersone cessano di appartenere alla nostra nazioneacquistando un'altracittadinanza?... Tu mi rincorri e mi riempii la bocca con il successivo art. 12:"In nessun caso le leggigli atti e le sentenze di un paese straniero e leprovate disposizioni e convenzioni potranno derogare alle leggi proibitive delregnoche concernono le personei beni o gli attiné alle leggi riguardantiin qualsiasi modo l'ordine pubblico ed il buon costume". E mi domandi: Ilnostro codice Penaleche colpisce la bigamiaè una legge proibitiva sì o no?Ed io ti rispondo che un nuovo matrimonio contratto legalmente da stranieri interra straniera non è un reato; se pretendessero contrarlo quisarebbe unaltro paio di maniche. Sarebbe domandare al trattore un piattoche non è nellalista del giorno. Ma un matrimonio debitamente celebrato fuori d'Italiatantomeno può offendere il nostro ordine pubblico e i nostri buoni costumi... comenon ci offendono gli altri matrimoni stranieri di tutte le specie. Inutilmentevuoi trarre la corda della galera alle rive profumatealle quali nonfarebbe il niffolo neppure padre Didon... Io credo sinceramenteprofondamentee lo professo chiaramente davanti all'altare del Buon senso; all'ordine e aibuoni costumi giova qualsiasi matrimonio meglio di un libero e sfrenato amore. Elasciamo dire il contrario ai socialisti internazionalistiche vorrebberoabolire il matrimonioperché fa della carne umana una proprietà personalementre per loro ogni proprietà è un furto. Io lodo il sindaco rurale italianoche alletta i suoi amministrati al matrimonio civile offrendo agli sposi ilcaffè sul bilancio comunale. Ha più buon senso quel sindaco eccentricochenon ne dimostrassero gli antichi romaniche si vendicavano delle loroinfelicità coniugali con la maldicenza del loro diritto contra le donne.Ricordicaro Spantigatone? Qui a Venezia la stessa Austria cattolica eapostolica per 50 annidicoper cinquant'anni permise il divorzio agliisraeliti e ai protestanti. Se la diversità di religione bastava a toglierel'imputabilitàa fortiori basta la diversità di cittadinanza...

Con una triplice arcuazione di ciglia e sopraccigli l'avvocatissimodiede maggiori cinghie alla sua argomentazione; quindi staccandosi dall'on.Spantigati assente e rivolgendosi alla Contessa presentecontinuò in tono piùdolcificato:

¾¾ Ellaimpareggiabile Contessasentenziò saviamente che il matrimonio è l'unicaconvalidazione dell'amore... E siccome l'amore è principalmente un'attrattivafemminile io vorreiche le donne principalmente giudicassero delle infrazionimatrimonialigiudici naturali secondo lo Statuto. Sarei curioso disentire che disporrebbe un tribunale di donne sopra la motivazione di ripudiofatta da quell'antico romanoil quale aveva la moglie buonafeconda edappariscente: "E questa mia scarpa non è forse bella e nuova? Pure nessunosa in quale parte mi offenda il piede". Io credoche la giurisprudenzafemminile sarebbe tanto larga da accogliere anche la teoria della scarpaapplicandola agli stivaletti del marito... Intantofaute de mieuxabbiamo specialmente in Germania quanto ci accomoda... Io non ho ancora chiestoil brevetto per la mia scoperta... Ma le donne dei paesi senza divorzio nonfaranno di troppose mi erigeranno un bel monumento internazionale. Io scopersiin Italia l'articolo 234 del Landsrecht tedescosecondo cui leseparazioni tra i cattolici equivalgono ai divorzii. Adunque almanaccaisull'Almanacco di Gotha... Una donna appartenente a nazionedove non si ammetteil divorziosi separastando al proprio paesedi letto e di mensa dal maritopoi va in un piccolo Stato di Germania o forse meglio in Ungheria e in Serbiavi elegge domiciliochiede la cittadinanza... In alcuni Stati la si concedevolontieri e rapidamente a chi acquista qualche pezzo di terreno o di muroemassime poi a chi con qualche opera buona e generosa si gratifica le autoritàmunicipali... Ottenuta la cittadinanzala donna sposa legalmente il proprioamante. Il giuoco è fatto. Io cominciai ad insegnarlo alla splendida duchessafrancese di Bouffeseptmontsla qualepiantato il suo ducaera venuta a filareil perfetto amore in una villa asolana con un principe moldovalaco e moltovalente... Brocesco o Vattelapesca... Ma l'amoreElla lo sanon è perfettosenza matrimonio... L'ombra petrarchesca del Cardinal Bembo condusse la duchessada meed io le diedi la ricetta immancabilela quale è anche più facile pergli uomini... Ritengo che Ellachiarissimo signor Meraldibenché reduce dallepatrie battaglienon avrà scrupoli a barattare cittadinanza per amoreessendosi Ella resa un'illustrazione cosmopolita... Forse il conte De Ritzbenché di origine tedescasarebbe più cocciuto a rimanere italiano... e simetterebbe il codino di Cesare Beccariail quale voleva persino punirel'emigrazione... Ma per non annoiarli maggiormenteconchiudo: il dirittoassoluto degli amanti non è solo di amarsima altresì di maritarsi... E permaggiore comodità rimetto loro una copia del mio consulto poligrafatodovetroverannocome in uno specchiettotariffe e termini di cittadinanzadivorzioe nuovo matrimonio nei varii stati di Germanianei varii cantoni dellaSvizzerain altri stati disuniti d'Europae negli stati Uniti d'America... Èun consulto che vale un Perù o per lo meno un milioneeciò che sarebbequalche cosa di piùun bacio della signora Contessa...

L'impertinenza venne detta con una grazia così lusinghierache passò liscia.

¾¾ Invece mi contentodi un biglietto rosso.

La contessa lo sborsò dessa con un gesto imperiosocheavrebbe fatto arrossire l'amantese il drudo fosse stato capace dimortificazione.

Congedata la coppia furtival'avvocatoripiombando sul suoseggiolonesi prese la gran testa in manoapplaudendo a se stesso: "Nellastessa mattinata ho sviscerato il diritto del marito e il diritto dell'amante...Sono un palombaro e un aerostata... Sì! anche troppo leggero... che mi sonocontentato di cento lire..." Ma un sorriso di cavaliere goldoniano locompensò del rammarico:... "Benché avvocatoanzi avvocatissimofarò damedico Pagello con questi nuovi amants de Venise".

 

* * *

 

La terribilità dell'amore... la terribilità del senso...Avvolge nella sua alarapinacome il vento più impetuoso... Altro che terribilcome oste schierata in campo... In paragone è una beneficenza questaqualificazione biblica appiccicata dal Manzoni alla sua laude del nome di Mariadegli afflitti scampo... Invece l'amore sensuale è la rovinaineluttabile eziandio dei felici...

Con questo pensiero di rimorso Adriano Meraldi rivolgeval'animo alla sua natia San Gerolamoai suoi abbandonati genitorial padre suoprobo ed operosoalla sua madre semplice e santa... E pur di uscire da quelfascino di voluttà sapiente avrebbe sposato l'ignoranza e l'innocenza piùcontadina...

¾¾ O Santa Maddalenacon il tuo esempio tu scusi le peccatrici e i peccatori... Gesùche ti haperdonataperché hai amatosalvi anche noisia pure con la più selvaggiapenitenza... Ma i pittoriche hanno ritratto le forme sporgenti e i capellilunghi avvolgenti di Maria Maddalenahanno visto le forme e i capelli diNerina? Per ovviare ai danni della sensualitàla civiltà utilitaria hainventato il terzo sesso delle fanciulle intellettuali... Ma non fidatevi...Anche Nerina è una intellettuale... Parno tutto grecotutta matematicatuttachimica; e poimentre meno ve lo aspettatevi conquidono mostrandovi un senodi bomba che scoppia... Forse... Sì! Sì! la Religione è l'unico riparo...Potessi con una conversione manzoniana ricuperare i miei sogni di glorialetteraria... Dominare nel romanzo e nel giornalismo... Invece egli diverrebbeschiavo di Nerinafino a sposarla da italiano rinnegato...

La Contessa De Ritz diportavasi a Venezia anelando di imitareil modo con cui la baronessa Dudevant (Giorgio Sand) erasi diportata a lato diAlfredo Musset. E credeva di collimare con l'ardente e riflessiva romanziera edapostolanotando: ¾¾Come i frutti hanno un sapore proprio per ogni climacosì l'amore... L'amore aVenezia è una specialità di gondola e chiaro di luna... Pare che sul vellutoscuro del felze i raggi della luna aggiungano capelli biondi ai miei capellibiondi... Ma ciò bisogna farselo dire in dialetto veneziano da un medicoPagello... E la Contessa avrebbe voluto trovare lì per lì un medico Pagellocome la Sandil quale le guarisserinfrancasse il suo Alfredo de Musset edivertisse Lei... Dovette accontentarsi dell'avvocatissimo en bon pointe fugacemente di un erculeo gondoliere.

Il Conte de Ritzrivoltosi ad un avvocato austero vegliardoaveva spiccata una citazione per separazione civile e presentata una querela diadulterio.

La Contessa si decise all'immediata fuga per ottenere ildivorzio e contrarre nuovo matrimonio in paese straniero.

 

* * *

 

Il 21 Marzo 1868 (vedi Almanacchi dell'epoca) il commendatoreAtanasio Vispi smagritonobilitato dal dolore presentavasi risolutamentedavanti al suo genero conte Federico De Ritz in un appartamento dell'HotelDanieli a Venezia.

Il Conte si metteva in parata: ¾¾È inutile! Non venga a domandarmi pietà per quell'indegna anche di Lei...

¾¾ Federicotisbaglise credi io invochi pietà per mia figlia... Piuttosto mi inginocchio achiedere perdono per me...che credevo di darti un angeloinvece ti ho dato undemonio in carne ed ossa... Sebbene io non abbia fatto il macellaiocome ilpadre della signora Losatimi sento un polso fermoil fegato sanoun cuore dipopoloche accorre alla vendetta... Sono venuto qui per darti man forte... Tuhai voluto ricorrere alle vie giuridiche... Ed io ti propongo di affrontarli colsacro diritto della Natura... Sono un padre... (Così dicendo l'emeritodroghiere assurgeva a una dignità tremenda da romano delle Dodici Tavole). Sonoun padre; ed ho preparata una reclusione paterna per la figlia dissoluta... Essanon resisterà al mio imperativo categorico...

¾¾ Per combinazionedove va a cacciarsi la filosofia di Kant?... ¾¾mormorava l'avvocato Ilarione Gioiazza rimasto nell'anticamera con il prof.eabate Vigo Razzoni. E il padre droghiere romanizzato: ¾¾La tradurremo all'Ospizio del Santo Oblio...

Invece appunto in quella mattina la Contessa Nerina De Ritznata Vispi ed Adriano Meraldi avevano lasciato il grand Hotel Lido per saliresull'Ofeliache salpava verso l'Oriente.

Dalla balaustra sotto il gabbiotto di prora la Contessa conun gomito sopra una spalla di Adriano scioglieva un inno intimo alla libertàconiugale...

Le onde che si increspavano alla fenditura mandavano immaginidi ninfe plaudentisprizzanti... Orazio e VirgilioCamoens e Shakespeareomaggiori poetiche abbiate dato i migliori augurii del maredateli agli amantinel concerto della poesia universale... Esaurito l'amore di Veneziaandranno afruire l'amore del Bosforocosì dolce di fosforescenza da meritare per unbacio la traversata mortale...

¾¾ Tutta per te! ¾¾faceva sentire Nerina ad Adriano con un premito di Odalisca... Tutta per te...Paese che vaiusanza che trovi... A Costantinopoli sarai il mio sultano senzaharem... Io sarò la tua unica schiava... Poi risaliremo tra le rive pittoreschedel Danubio mezzo turco e mezzo cristiano nel cuore della Germaniae ci faremosantamente marito e moglie... Bella silente premeditazione di santità! Tradireun nuovo maritoavendo riconosciuta l'insulsaggine di tradire un liberoamante...

Ed Adrianoavvinto da quella ondata di capricci voluttuosipensava alla vittoria riservatagli quando moveva al gran conquisto per ilconcorso di Pompei... Così ripigliato dai ricordi arcaici non potevapresentemente liberarsi del bagaglio letterario scolastico di un'immaginedantesca:

 

Sicuraquasi rocca in alto monte

...una puttana sciolta

m'appare con le ciglia intorno pronte

....................

l'occhio cupido vagante...

 

Ed avrebbe voluto essere lui il feroce drudo delPurgatorio di Dante per flagellarla dal capo insin le piante.

Mentre il vizio salpava liberoappena rinserrando immaginiletterariele reali costrizioni imprigionavano o salvavano la Virtùperseguitata ed innocente.

 

 

III

 

CAPITOLO 3°

 

ALL'OSPIZIO DEL SANTO OBLIO

 

Il Barone Svolazzini per salvare il figlio dal pericolo diGilda si studiò di allontanarlo. E adoperò gli allettamenti più serii e diapparenza più savia.

Il baroncino Svembaldo aveva l'aspetto giovanile di unconquistatore normannocome se uscisse da un'antica saga scandinava. E non solone presentava l'aspettoma ne sentiva l'impulso atavico nel sanguel'impulsocome di una barcache muova alla conquista di un'isola o di un cuore.

L'alto genitore sganasciando macchinalmente tra la sua barbabianca e ruvidalasciò comprenderepiù che non disse: ¾¾Figlio miosolo la lontananza e la lontananza eroicapuò assicurare la tuacoscienzache il tuo è un amore di propositonon un capriccio. Intanto laninfa sarà guardataaffinché resti o divenga possibilmente degna di te.

Niuna avvertenza paterna poteva sembrare più onesta. E ilbaroncino si acconciò ad iscriversi nella compagnia dei Battifolli torinesicosì battezzata dal cinico epigrammista Barattaperché facevano predilettoteatro delle loro imprese cittadine il giardino pubblicoantico bastionedeiRipari.

Con la sua lanugine bionda di Paride vezzosopiùoffembachiano che bellinianoegli figurava da agnello tra i lupi dellostravizzo aristocratico. Erano nobili ufficiali di cavalleriache preferivanoammazzare la cavalla al pagarladegni della tradizione del loro antenatocheaveva minacciato di farle saltare di un balzo il principato di Lucca permortificarne l'arrogante principino. In tempi di guerra regia erano fulmini diguerra; ma non erano abbastanza patrioti italiani e popolari per seguireGaribaldi; non erano abbastanza scienziati geografi per curarsi del centrodell'Africa o dei poli. Occupavano lo spirito avventuroso e bellicoso in tempodi pace nel cambiare di notte le insegne dei caffè e delle trattorienell'applicare il cartello di una levatrice a un Regio Notaionell'invitare apranzi cervelloticinel fare accorrere la gente a spettacoli o comiziinesistenti. Fu un elevamento di questo diapason il progetto di una partita dicaccia alla pantera nelle Indie.

Vollero farne parte eziandio giovani nuovi ricchi dell'altaborghesiacompresi alcuniche non sapevano commisurare il passo alla gamba.Parecchi fantasticavano la bronzina bellezza della figlia di un Rajahcon leauree ricchezze portate in Piemonte dall'onorevole generale marchese Solaroli.

Pensando solo a Gildail baroncino Svembaldo Svolazzinipartì per l'India con la brigata dei battifolli.

Ed il Barone Rollone Svolazzini per la custodia di Gildaricorse a Suora Crocifissa e al canonico Giunipero ambidue in odore di santità.

La civiltà umana fa o minaccia tante vittimeche è unavera provvidenza sianvi rifugiie persone le quali incessantemente attendono aprocurarli secondo le gradazioni del tempo. Il corso del progresso li abbattequando son snaturatima essi risorgono purificati e scaltriti dai perpetui enuovi bisogni delle anime. Si abolisconosi sperperanosi sperdono le vietecorporazioni religiosema esse ripullulano coi vecchi nomi e con nuoveforme...od anche con nuovi nomi come quelli di RosminiCottolengoDon Boscoecc.

 

* * *

 

Fra questi nuovi nomi vollero inpancarsi la suora madreCrocifissa e il canonico Don Giunio Giuniperoche l'avvocato Gioiazza scambiavain canonico Puerperio; tanta era la ragazzagliaa cui dava l'aireaccozzandolaraccattandola...

Suora Crocifissa e il canonico Giunipero si eranomutatismutandisincontrati nei nuovi tempi come San Francesco e Santa Chiara neitempi loro.

Suor Crocifissa nata a Nizza Marittima da una numerosa eprosperosa famiglia di commercianti si sentiva un'anima garibaldina. A dodicianni sviluppatacome una nubendaessa sentì quasi per una rivelazione divinache se avesse diretta nelle vie profane la sua inesplicabile attivitàavrebbetrovata la insaziabilità per sé e avrebbe seminata la rovina nella propriafamiglia e nella parte di societàche avrebbe attraversata. Senza saperlosarebbe stata una Contessa de Ritz.

Invece essa vide nel sacrifizio la salvezza propria ed anchein parte del prossimo.

A poca distanza da Nizzaa Scarenasi era stabilita unapropaggine delle Monache bigie di San Savino istituite dal Vescovo diTrentacelle.

Mentre si accusa la Chiesa Cattolica di essersi in massimaparte cristallizzata e fossilizzataessa rifiorisce eziandio tra i fossili e icristalli; e mostra un grande elatere nella creazione di nuovi istitutireligiosiper la cui diramazione la libertà è tanta da rasentare ilconfusionismo e dare lavoro alle curie vescovili e ai tribunali civili perdiscernerese certe monache siano apocrife od autentiche.

Della più asseverata autenticità erano le Monache grigie diS. Savinoa cui oltre l'istituzione episcopale non erano mancate vidimazionidella sacra Congregazione dei Ritibolle di approvazione pontificiaed anchebenedizioni specialissime del Santo Padre; tutte largizioniche non costavanonienteanzi erano pagatee servivano mirabilmente alla modernità e allapolitica religiosaper la matematica evidenzache più si licenziano ossia sipermettono nuovi organipiù crescono le trombe assorbenti dello spiritoisucchioni della vegetazione spirituale a benefizio dell'Orbe cattolico.

La fanciulla Rosa Benibaldiche così si chiamava al secoloprima di monacarsiaveva fiso e fuso lo scintillio dei suoi occhi nella cottagrigia delle Savineche si chiamavano anchee si chiamarono poipreferibilmente Preziosineperché dedicate specialmente al culto delpreziosissimo sangue di Gesù salvatore. La loro uniforme non faceva macchiacome una stola nera; era d'un colore di colomba perlata che si confaceva con ilceruleo del mare e con il celeste del firmamento. Alla fanciulla tornava pure lapiega di quelle cornette biancheche parevano coppe argentine di angelo intornoa un pane di zuccaro del paradiso.

I suoi genitoriche avevano tanti rampolli da dare al mondonon fecero difficoltà di concederne uno a un chiostro in apparenza libero odalmeno formatosi all'egida delle libere istituzionidopo l'abolizione deiconventi e dei monasteri ergastoli. Erano sicurissimi di non adulterare unavocazione e di non fare una monaca di Monza. Difatti alla mistica ed opulentaRosa parve sinceramente di toccare il Cielo con il ditoquando le si annunziòche a Pasqua avrebbe sposato il Crocifisso. Nessun altro nome volleche quellodi Suor Crocifissa. Di vero essa erasi profondamente votata a configgere la suaformai suoi sensiil piacer suo per servire puramente Iddioper salvare lapropria anima e per condurre il maggior numero di animeche le fosse possibilein Paradiso.

Essa si rivelò tosto per un valore straordinario. Con unfascino imperioso e persuasivocon un coraggio da apostola e da martire essaaccostava e sollevava le più orribili miserie e introducevasi nelle eleganzepiù solenni e più squisite. Pur di ottenere protezione o spillare quattriniper il suo istituto essa presentavasi intemerata e irresistibile all'imperatricee ai granduchi di Russiaai Bonaparteai gran signoriai grandi uominialledame pie e peccatricie alle cocotte fortunate della Roulette.

Durante e dopo la guerra del 59 essa era stata nell'ospedaledi Piacenza un angelo di carità per i feriti. Colonnelli austriacie sergentizuaviufficiali d'Ousta la veia e garibaldini avevano avuto di lei una visionebalsamica; avevano per lei ricuperata e rafforzata una fede che rallegrò leloro madrile loro figliele loro spose e le loro sorelle.

Uscita dal servizio degli Ospedali Militari e collocatasuperiora di un Laboratorio e Ricreatorio femminile presso Ivreaessa mostròqualità eccezionali di amministratrice e organizzatricesenza rinunziare a unattimo di carità per i poverelli. In lei un ardore di visite frequenti e diviaggi anche lunghissimi; essa sola si profferse di accompagnare una pazzerellapericolosa da Ivrea a Siracusae ciò per fare un'opera di carità non osata daaltrie per toccare il cuore allo scettico fratello della pazzerellasegretario della sottoprefettura e convertirlo alla grazia Divina. In leiun'attività incessante miracolosa; nello stesso giorno istruivaesilaravafanciulleconsolava infermidava da mangiare ad affamatiapparecchiava ilviatico ai moribondiin piediin ginocchicon la croce in manoallosventolare delle aletteelevata nella pietàfissa nell'imperoera l'immagineattiva e militante della beneficenza cristiana. In lei una prontezza dirisoluzioni mirabile. Come Massimo d'Azeglio presidente del Consiglio deiMinistri essa non concedeva più di cinque minuti di meditazione allarisoluzione delle situazioni più complicate.

In tale figura e valore di vita attiva pose gli occhi e fecesicuro assegnamento il canonico Giuniperouna bella mariadicevano ivenezianianche lui.

Come Camillo Cavourper non vergognarsi del suo adipesiaccinse ad una attività prodigiosa per la formazione dell'Italia libera edunitacosì Don Giunio risolse di volgere ad una prodigiosa pesca mistica ilsuo temperamentoche altrimenti sarebbe naufragato nel grasso più gioviale epiù badiale. Ne sentiva pure l'obbligopoiché la beneficenza di Don Boscoaveva fatto di lui pescatore di rane a Laghetto da Po un sacerdote della Chiesapescatrice di anime. Se l'avessero lasciato nel suo villaggio con i suoi parisarebbe divenuto un possente da osteria.

Si sentiva la possa della polemica volgare e della malignitàteologica. Ma uno sguardo della buona madre contadinache egli venerava più diqualsiasi essere su questa terra lo addolcìdandogli il dirizzone di salvarebambini dai pericoli del mondo.

Ed egli fu un provvido raccoglitore dell'infanziaabbandonata. Applicò eziandio alla beneficenza infantile la varietàpolicromatica. Servì da agenzia di collocamento europeo e specialmente italianoper i piccoli selvaggi di coloreche egli raccattava dalla Società diPropaganda Fidee da altri ordini di Missionarii in AfricaAsia e Papuasia. Secerti nobili ricchi potevano ostentare moretti o valetti bronzini o di verderamein livrea dietro le loro carrozzelo dovevano al Canonico Giunipero. Ma oltreal salvare i virgulti umaniun giorno egli pensò ai rami e ai tronchiabbattutidispersi o putrescenti.

Visitando una fabbrica a Cossila biellesevide che distracci abbominevoli raccattati dai bassifondi di Napolidalle cantine diLondra e persino dagli immondezzai di America si formava una virginea bambagia esi filavano tappeti da rallegrare l'immaginazione dell'Oriente. E così non sipotrà pure fare del ciarpame umano?

Come di cavalieri macchiati e d'avventurieri scampaforche siformano terribili legioni straniere in sussidio degli eserciti europeicosì laciviltà religiosa potrebbe redimere i caduti ostaggi del vizio.

Ma all'alta impresa occorre il nerbo di ogni guerra: ildenaro.

Il denaroosservava il canonico Puerperio pieno diriconoscenza mortificata conversando con Suora Crocifissail denaro non mancamai alla virtù redentriceprofluendo eziandio dalle sorgenti del viziopentito. Senza peccati non vi sarebbero pentimentisenza pentimenti non visarebbero riparazioni. Da una parte generali o presidenti acciaccatiche nellaloro irreflessiva gioventù tradirono a diecine serve e padronecrestaie esignorinedall'altra parte venerande patrizie o banchierela cui focosainesperienza puerile fu forse abbassata da palafrenierie la cui pompamatronale ebbe un dizionario biografico di amantitutte le peccatrici e tutti ipeccatori di alto bordo cercano di mettere in pace la loro garrula coscienzafacendo cospicue elargizioni alle opere pie. Per cui la generosità femminile (generositànel senso dell'on. Morelli) non serve soltanto ad ottenere impieghisecondolo scherzo della burocrazia pontificia: Mater datfilia datuxor datsorordat; propterea quod ille missus est in Datem (nella Dateria apostolica). Mala generosità femminile serve pure ad innalzare pie opere di virtù. Ah! (conun profondo sospiro soggiungeva il canonico Puerperio). Noi ci siamo consacratialla Purità... E dobbiamo domandare l'obolo... come sapone di chi sa quantemacchie... Via! Mettiamoci in campagna.

¾¾ Sette! ¾¾le rispose con un monastico pattone sulla schiena Suora Crocifissaarrubinandoil bell'ovale del virginio pallore.

E si misero ambidue in campagna.

Sulla sepoltura di una cittàche nei tempi etruschi eromani si meritò il nome di Industrissi screpola un gramo inoperosovillaggioche con il nome di Passabiago scivola dai margini collinosi del BassoMonferrato alla sponda destra del Po.

In una valletta storta e profondaquasi inesplorata come unaforesta vergineesisteva un rudere preziosissimo di antichità cristiana; untempiettola cui costruzione si fa risalire a trecento anni dalla natività diGesù Cristo.

Lo si dice fondato da San Mauro. Subì incursioni disaraceni. Un mozzicone di iscrizione scalfita nella vecchia pietra "XIKal. Nov. Rolandus"ed una vaga tradizione lasciano supporre unavisita di Orlando innamoratoche poscia ritornò furioso a ricuperarvi il sennosmarrito. Napoleone I vi sorprese una lauta badia di Cistercensiche facevanobollire i capponi nel vino biancoe mandavano i vitelli a tuffare un istantenel Po per ripescarli e mangiarseli nei giorni di magro come pesci. L'imperatorecòrso abolì la badiadisperse i padri badialie ne donò terreno efabbricati a un brioso maresciallo Bonnelaneche li giocò e perdette atarocchi.

Nella restaurazione politicasi restituì il convento inpiù modesti costumi.

Il ministro Urbano Rattazzicoul Ratazfieul d'Cainfratel d'Caiffassulle zucche incapucciate a l'a dait un famos crep ¾¾;onde il padre guardiano poté intonaresecondo la lepida canzone piemontese delBrofferio: ¾¾Bruta neuva ¾¾orate frates ¾¾Bruta neuva per dabon. ¾¾Babilonys impii patres ¾¾portu 'l Diau an procession.

In quella nuova soppressione di Conventi venne pure colpitoil Convento di Sant'Oblito a PassabiagoSant'Oblitoforse un santoinesistentein cui si personificò per eufemismo o trapasso popolarel'originale Sant'Oblio. I fabbricati e i terreni vennero comperati all'astapubblica dalla solerte ditta Israelitica Salomon Todros e Segrefeliceacquisitrice di beni ecclesiastici in bloccoe rivenditrice al minuto.

Ma la Ditta trovò insolite difficoltà a disfarsi di queibenianche offrendoli spezzati in piccoli lotti con dilazioni straordinarie alpagamento. Tanta era la diserzione e l'apatia dei capitaliche regnava lorointorno.

La mania litigiosal'afflizione della crittogama e dellaperonosperala testarderia del così faceva mio padre e il conseguenteassoluto misoneismo avevano congiurato per formare un presente contradditorioquasi ingiurioso all'antica nomea di Industris. La moderna Passabiago pareva lamummia di un rospo. Uno sparpaglio di case scrostate o screpolate o non finite;poggiuoliche aspettano da anni ed anni la ringhiera; modiglioniche siprotendono inutili per ricevere la pietra di un balconeche mai non viene.Ignorati o respinti i concimi artificiali; ¾¾una voluttà di andare a dormirerimandando ogni cosa al Die Domani; unaassoluta mancanza di volontàniuna prontezzafuorché nel litigare.

In fondo della valletta giaceva quasi sepolta dai rovi edalle rose canine la gemma della chiesetta. Ai due lati si ergevano in secolarecontrasto storico e tellurico i due poggi dominati dalle rispettive famiglieRotellana e Pressendinache dalle spaccature e feritoie delle loro bicocchediroccate ancora si lanciavano freccie di cartabollata. Oramai alle due famigliedi litiganti cronici non rimanevano più che queste due risorse; ¾¾per l'unala Rotellanapattuire la conversione dei numerosi componenti alprotestantesimocon una sfondolata società di propaganda londineseche pagavale conversioni in contanti. Per l'altra famigliala Pressendinarimaneva ilrinfranco di spazzare il sepolcreto avito nel Cimitero di Torino delle ossa deiMaggioriammucchiandole in un angolo chiuso della criptae vendere il restantespazio a un milionario costruttore di strade ferrate.

Si aggiunse la complicazione di un amore improvviso in tantoodio secolare.

L'unico figlio dei Pressendinal'avvocatino Oreste siinnamorò perdutamente di Onorinala primogenita dei Rotellanacheperdutamente gli corrispose; onde era minacciata una nuova tragedia di Giuliettae Romeo. Invece il dramma ebbe lieto fine come negli amanti di Castello eCascina di Roberto Sacchetti.

Un santonedei soppressi Tornabonipadre Funarivenuto inconcetto di santità per le sue reliquie (fra cui due capelli della Madonna) perle sue astinenze e per il suo moto perpetuoera una grande provvidenza pertuttie un grande specialista nel ricondurre le mogli fuggitive ai maritispasimanti e maritare i rampolli di famiglie discordissime.

L'avvocatino Pressendina e tota Rotellana si eranorivolti a lui taumaturgo; ed egli per maggiore sicurezza aveva richiesto ilsuperiore intervento del Canonico Giunipero e di Suora Crocifissa. La signorinasi era inginocchiata davanti al Canonicol'avvocatino davanti alla Suora. Ecanonicosuorae taumaturgo avevano combinato un miracoloso sopralluogo.

¾¾ Iesus! ¾¾esclamarono in un duo la suora e il Canonicoquando mirarono sotto i rovi e lerose canine la facciata della Chiesa di Sant'Oblito.

¾¾ Iesus! ¾¾tenne bordone padre Funaricompletando il trio.

¾¾ Questa facciatapare un incastro per un rivo di devozioneche conduce al Paradiso ¾¾osservò Suor Crocifissa.

¾¾ Dovrebbe esseredichiarato monumento Nazionale! ¾¾asseverò il canonico.

¾¾ Me ne occuperòio¾¾promise padre Funari ¾¾parlandone al commendatore ItagliaMinistro dell'Istruzione Pubblicae a unmio amico usciere omnipotente al Ministero dell'Interno.

Fecero un viaggio e due servizii. Non solo combinarono ilpateracchio tra l'avvocatino Pressendina e tota Rotellanama gittarono le basidella florida Casa del Sant'Oblio.

Comperarono a buon prezzo dalla Ditta Israelitica quellagemma di antichità cristianae i circostanti terreni. Tacitando e mandando aspasso i creditori delle oberate famiglie Pressendina e Rotellanai quali nonisperavano oramai più niente dai giudizii di graduatoriasi impossessarono deidue poggi laterali coi relativi versantisi può dire per un tozzo di pane. Divero non vi era mai stato un candidato così ambiziosocosì chimerico e cosìscemo di piattaforme elettoraliche avesse proposto un tracciato ferroviarioper quella valletta abbandonata dagli uomini e da Dio.

L'avvocato Pressendina si ebbe una cattedra di diritti civiliin un istituto tecnico di Torinodondecome è notosalì al Consiglio diStato.

La famiglia Rotellana inoculata di nuove cognizioni rimasepreposta all'agenzia agraria della rinnovata Casa del Santo Oblio.

La Chiesa ebbe un generoso restauratore in un patrizioeccellente architetto archeologo. La facciata splendette come una paratoia dirivo conducente al Paradiso; nell'interno le gemine colonne apparveno gambe disanti onestate di brache luminose.

La vasta possidenza venne circondata da un muraglionerivestito di ederalungo come una cinta daziariadestinatocome una muragliadella Cina a separare il Santo Oblio dal bulicame del mondo restante.

Per evitare gli incameramenti di Rattazzi e dei ministri suoisuccessori la proprietà venne acquistata privatamente in testa del CanonicoGiunipero. Sovventori furono principi plebiscitarii e pretendenti a ristorazionereazionariasquarquoie arricchitesi nel commercio della carne umana e candidecolombe della nobiltà e dell'alta borghesia. Avevano largamente concorso ilcomm. Vispi droghiere emeritol'emerito macellaio Baciccia Calzarettailmarchese Stefaninai conti De Ritz padre e figlioe il barone RolloneSvolazzininon senza ragione di imbeccata personale.

Il Canonico Giunipero nell'estasi della riuscita impresaebbe un'ossessione immaginosacome la visita tentatrice del Diavolo.

¾¾ Sta bene! ¾¾egli immaginò! ¾¾Sta bene in fondo alla valletta attaccato alla Chiesa il nido del Santo Oblioper le spericolate e le pericolanti salve dai morsi e dai rimorsi del mondo.

¾¾ Ma là in alto suidue poggi vorrei giganti fronteggianti due ganglii virili. Sopra l'uno vorreiraccogliere uomini maturivecchi cadentisbattuti e rialzati per la SantaFede; sopra l'altro vorrei raccogliere un reggimento di giovani operosi devotialla santa forza! Ora che la soppressione degli ordini religiosi necessita ilrifarsirinverginarsi del monachismo insito perpetuamente alla natura e aidestini dell'umanitàvorrei risuscitare i frati gramieri avampostidell'agricoltura intensivavorrei risuscitare gli Umiliati pionieridell'industria tessile e tintoria.

¾¾ Vorrei in più¾¾e qui l'immaginazione vinceva le redini al canonico... ¾¾Vorrei stazioni taurine di eccellenti riproduttori.

Come se il diavolo gli ridesse sfolgorando in facciaeglifantasticava: ¾¾L'imbecille civiltà ha creduto distruggere un'impostura nocivaabolendo deiconventi; invece ha distrutto utili veritàche fruttificavano sottol'ipocrisia apparente... Oh! la bella popolazioneche cresceva intorno aiconventi! Alla mia Laghetto da Po si ammiravano ninfe delle risaieche lemigliori non avevano potuto dipingere i classici pittori della Greciae ciòperché v'erano fratacchioni ben pasciuti di corpo e di spirito a benedire conil loro amore le contadine: essi nel bacio recavano non solo un vitalenutrimentoma portavano un soffio di cantistudî e sogni sublimicome unintreccio raffaellesco di arcangeli e madonne.

¾¾ Erano depositi distalloni umani per una razionale stirpicoltura e col celibato religiosooffrivano una buona soluzione al problema di Malthus paurosoche le popolazioniaumentino in proporzione geometricamentre i mezzi di sussistenza cresconosoltanto in ragione aritmetica.

¾¾ Inveceoraaboliti i conventilasciata la procreazione rurale soltanto ai mal nutritifisicamente e intellettualmentesparvero le ninfe delle risaie; e lorosottentrarono femmine verdognole dalle bocche di lucertola e di ranafacilepredagaglioffe e terribili alleate dei galeotti sfruttatori ed impresarii delsocialismo professionale.

In quel punto entrò Suor Crocifissa solennepallida e puraal pari di Santa Clara.

Il canonicocome se avesse esposto a lei il discorsodiabolicole domandò: ¾¾Non è la mia una concezione dantesca?

Suor Crocifissache mangiava poco o nulla di Dante edadorava soltanto l'Immacolata Concezionefece un viso di voluta ignoranza erimprovero.

Allora il canonico Puerperiocioè Giuniperosi sentìcalare le ali diaboliche dell'orgoglio e del rigoglio virilee domandò a Dioperdono dei suoi peccati di immaginazione.

Egli allora si dedicò unicamente alla nuova fondazionefemminea del Santo Oblio.

Le prime reclute furono una dozzina come gli apostolieprimario agente di arruolamento fu il padre Funari.

Passato il cancelloin cui i ghirigori del ferro battutodelineano curve di nuvole a bambagia d'angiolisi vede spaziare un pratointersecato da redole di ghiaia minutache partono dal piedestallo di unaMadonna Stellatacome raggi da una stella. La statua della Vergine Madre Divinalucente di ceramica biancaha sulla fronte una stella metallica di doraturaraggiante. Porta due iscrizioni sui quadri del basamento. L'una: AveMarisStella è il saluto dei naufraghi della vitache si salvano in quella casadel Sant'Oblio. L'altra: Hujus domus regina significa quale sovranadevesi riconoscere dalle casigliane e dai visitatori. Personificazione vivadella statua è la superiora Suor Crocifissa. Il suo ideale vivente ed attuosoappare più fulgido e più alto della stessa statua. Dal beato Calasanzio alPretore Martini è provato che l'abilità di consolare ed avvincerebeneficamente gli afflitti ed i derelitti è una prerogativa personalestraordinaria; non si può insegnare con regole; perché varia secondol'infinita varietà delle afflizioni e degli abbandoni.

Unica efficacia è l'asseveranza di una irradiazione d'amore.

¾¾ Tu orfanellaadunghiatasputacchiata dalla matrignaderubata dai costei drudinon hai maiavuto un bacio rispettoso. Ed io ti bacio nel Divino Amore.

¾¾ Bella sartinatradita dal sottotenentea cui credevi dedicare il cuore e la vitamentre egliti ha presa come un'appendice di camera mobiliatacome il sopracaffè delmattino¾¾vieni qui; ché la Madonna ti assegna nella sua casa un posto di eguaglianzaumana e di fedeltà nell'amore Divino.

¾¾ Zitelle e damegonfie dal livore e corrose dalla gelosiache è il reagente più torbido epiù corrosivo della chimica psicologicavenite qua dentro; e troverete nellepieghe del Manto di Maria Immacolata la più olezzante fiducia in Dioche fasperdere persino la memoria dei terribili sospettiper cui afferravate comedocumenti di tradito amore finanche le carte destinate a fetidi recessi.

Oh! ben lo disse il canonico Puerperiocioè Giunipero.Anche nella mitologia vi erano simboli di veritàche qui si realizzano. ¾¾Qui in quel Rio "Lavatojo" abbiamo realmente il fiume Letechetravolgesperde la memoria di ogni male; e in quell'altro rivo"Ortolano" abbiamo realmente il fiume Eunoè che coltiva ed accrescela memoria di ogni bene. La immagine matura di Suor Crocifissa in mezzo al pratodirimpetto al cancello raffigura quella di una cruda bambina che erige unapertica invitando a posarvisi le libellule: "Signorine e signorone! Venitesul mio bastone".

Ma la bambina acchiappa le libellule per infilzarecrudelmente una pagliuzza nella loro coda.

Invece Suora Crocifissa offre a tutte le feritea tutte leoffese del devoto femmineo sesso il balsamopregustazione del Paradiso. Aidisordini della materia umana niun riparo più sicuroche un ordine spiritualein cui si riflette umanamente un raggio di ordine divino. La creaturabersagliata dal delitto altrui o dalla propria passione ha perduto il contattobenefico con l'Universo creato. Può riacquistarlo in una comunità religiosa.

Questo è il vero socialismo idealeper cui con gli altrivantaggi sociali si moltiplica il tempo.

Come è difficile per un individuo ed anche per una privatafamiglia il fissare e mantenere un orario! La mancanza di zuccaro nel caffè oil male di denti d'una sorella possono assorbire o fare cadere nel nullacomeper un giuoco di mattonitutte le ore della mattinata preziosa al lavoro.Invece in una comunità governa inamovibile l'orologio di precisione. Quantopossa fare uno studioso libero dalle cure domestichelo riconobbe il Tainedeplorando lo strazio e lo sperpero delle corporazioni religiose fatto dallaRivoluzione francese. Simile beneficio si può riconoscere per qualsiasi lavoro.

Alle cinque del mattino la campanella sveglia per lapreghiera. Il cronometro distribuisce il tempo esatto per la religionelostudioil lavoroe la ricreazione; dalla Santa Messaalla grammaticaall'aritmeticaalla inaffiatura dei fiorialla potaturaall'innestoallacomposizione italianaal saggio di lingue stranierealle refezioniallaraccolta dei fruttialla macchina da cucireal telaio Iacquartal lawntennis e al missisippì ecc. ecc.

Nel nitore di un paesaggio romito ed apricotra Terra eCieloDio e Naturastudiolavoroed Amore Divino danno unicamente la paceumana.

Questa sentironodopo l'abbraccio e il bacio di SuorCrocifissa le prime ricoverateche non sospettarono neppure di essere recluse.

Una figliastra ritrovò la madre ideale; una tradita ritrovòfedeltà d'amor celestenove altre vittime di gelosie o martiri di persecuzionientrarono in quel porto della rassegnazione generosa e persuasivapersuadendosiche la partecipazione accresce l'amore e la vera contentezza risiede nel voleredi Dio.

Notevoli tra le prime reclute le soprannominate Bimblana eGibigianna.

Bimblana nata ottava da una famiglia di schiavandari adYpsilon Novarese era stata battezzata coi nomi di Ottavia Rosa Antonia. Eracresciuta come un rosolaccio; di bella presenzaera mandata a servire incittàessendo già superflua la precedente figliuolanza per la schiavenza incampagna.

Aggirandosi nel mercato degli erbaggi veniva ammirata edamata per le sue forme slanciate e scultorie e per il suo andamento dimaternità anticipatache ai bambini e alle bambine la faceva parere unasuperiora amorevolissima. Suo gesto favorito era un ritmico allargare di bracciae scotimento di manicon cui si direbbe avesse voluto raccogliere e sollevarein Paradiso un asilo infantile. Per quella sua andatura ondeggiantequasicascante di noncuranza estaticaaveva avuto il nomignolo popolare di Bimblana.Un ardito scultore l'aveva voluta per sua modella. Una guardia carceraria lediede prigioniero il suo cuore. Ma essasenza riuscire ad amare nessunosilasciava amare quasi da tutti.

La sua letteratura erano le avventure di Ol Carlin e la sodona a Milan anche tradotte dal dialetto milanese al piemontese. Maessa orgogliosa di aver appreso il meneghinoin modo da non disimpararlo piùrealizzava pur troppo il distico originale: Te pacjria tuta ¾¾E mi me lassi pacià. Piegava la testapudibondae lasciava fare e si lasciava baciare.

Ottavia Rosa Antonia era on tocc da marcantoni da bonche tirava i baci stagn.

Non di rado aveva verificato nella vita i dialoghi del suolibro galeotto: ¾¾Sa gh'avii Carlin! ¾¾Sont scia ch'a va mangi coi eucc. A sii na gran bella forlana vidii...!Sanforment! ¾¾Lassem no Carlin!... lassem no! Salveves mia col... sentimento...

Essa aveva più docilità mutache espressione disentimento. Vittima dei capricci di fantasiada cui sperava forse qualchetesoro del Caso era caduta d'una in altra disgraziafino a parere una bella egrossa mela fracida da buttare sul letamaio. Una notte la folata di giovanibriganti estetiche terrorizzano quella cittadina ruralerimanendo impunitiperché figli di avvocati o nipoti di canonicicon cui il deputato non vuoleassolutamente disgustarsidopo avere ubbriacandosi fraternizzato con i garzonida caffè e rotto il naso al busto del generale Garibaldi nei giardini pubbliciavevano attirato Bimblana sulla panca più scura del viale per godere incombutta il distico: ¾¾Bimblana! a va paci da sbalz... mi ¾¾E vu paciem... ¾¾E mi va paci ¾¾E mi me lassi pacià... traduzionebestialenote alla Spirito Losatitraduzione bestiale dell'angelico invitopronunziato dagli inquilini danteschi nella Stella Venere: Tutti sem prestial tuo piacerperché di noi ti gioi.

La lasciarono con le vesti oscenamente stracciate.

Così turpemente abbandonata essa pianse a dirotto... Inquello stato miserabile non osava più presentarsi ai padroni e ai genitori.Voleva gettarsi nel Canale. Ma un filo di luce la salvò: la fama dei capellidella madonnaposseduti dal Santone padre Funari. Fece otto miglia a piedi perportarsi da lui; e fu condotta alla Casa del Santo Oblio.

Vi era allora in visita apostolica il canonico Giuniperoilqualeveduta la rifugiata e sentitine i casiappartossi nella libreriasifregò gli occhicome per un'aspra visione ed esclamò in un soliloquiosilenziosoche sarebbe stato fortese pronunziato in un teatro filodrammaticodi venerando seminario:

¾¾ Manzoni! Manzoni!Dove hai conosciuto la tua immacolata ingenua Lucia Mondella?... Oh! tipi dicampagnuole oneste ed istruite offerte ad imitazione da Cesare Cantù e FeliceGarelli!... Perchéperché la verità è così diversa? Soltanto la musastenograficafotografica porca villana o villana sporca è la sincerainterprete dell'anima femminile popolarese non la salvase non la purificaReligione.

Con questa esclamazione in pectore Egli si curvòsull'inginocchiatojo a pregare per la salvezza dell'eterno femminino popolare.

Nei primi giorni del suo ricovero Bimblana si sentì non solosalvama felice. Ravvisando un godimento senza peccatosentendosi amatasenzaessere godutané sprezzata né vituperataconfessò ingenuamente: ¾¾Non sono mai stata così bene a questo mondo. Mi pare di essere in un paradisoterrestre.

Di meno facile contentatura si palesò Gibigiannacheirruppe nel Santo Oblio come una meteora annunziatoria di fulmine maggiore.

Intanto dessa la bella Gibigianna faceva notevole riscontroalla bella Bimblana. Questa purificava le sue meneghinate; quella guardandonella lampada della chiesa rattizzava il fuoco errante dei suoi occhi e losplendore vago dei suoi capelliche le avevano fruttato il nomignolo fin dabambina.

Come un raggio riflesso da un piccolo specchioche si muovao si rompacoagula sopra una volta grummi di luceche vanno e vengono conl'agitazione di uno staccio o setacciofenomenodai toscani dettoocchibagliolola vegia dai piemontesie dai lombardi gibigiannacosì era la biondezza di Lia Leiuna biondezza da traveggole. Si conformava atale biondezza la grazia mobile del capo chino arieggiante alla filigranapendula di argento doratoche adorna la testa alle fattoresse lomelline. Lapiccola Gibigianna sarebbe riuscita una Vespinauna svelta ed onesta camerierada commedia di Tommaso Gherardi Del Testase il padre non l'avesse menata aglistravizii. Il padre suoTeodorotramvieredopo parecchi mestieri ed ufficiabbandonatiaveva fatto girare la testa alla maravigliosa signorina figliuoladi un causidico da mandamento ruralee se l'era sposata o piuttosto rubata. Conuna faccia innamorativa da impostore aveva fatto sognare castelli in aria allasposa; e l'aveva condotta in una soffitta. Ma egli si ripagava delle strettezzedomestiche nei pubblici esercizii. Questi gli parevano la vendetta sociale deiproletariiche nei caffè e nelle trattorie si trovavano eguagliati da unaillusione di Cortefacendosi servire da camerieri in coda di rondine comediplomatici. Teodoro aveva educatoaddomesticato all'ubbriacatura dei pubbliciesercizii non solo la moglie maravigliosama altresì la piccola innocenteGibigianna. Gli esercentianche socialistinon sono gratuiti; e adottano ilcartello dei vecchi osti: oggi non si fa creditodomani sì.

Teodoro il tramvierecon quel bel titolo e con la posaattraente da teatro diurnoaveva sempre difficile il quarto d'ora di Rabelaiscioè quello di pagare il conto; ma riusciva a superare le difficoltàfacendola corte alla padrona con occhi lampeggiantio chiudendo un occhiose ilpadrone faceva la corte alla maravigliosa di lui metà. Ognora egli avevadimenticato il borsellino a casa; o non aveva voluto uscire con un biglietto digrosso taglio; ed ordinava che si registrasse il suo debito. Ma una serain cuiTeodoro accompagnato dalla inseparabile mogliera e figliuola dopo avere preso ilcaffè e sopracaffèaveva ordinato una bottiglia di baroloe poi ancora ilponceil trattore del Cannon d'oro dichiarò a se stesso: basta!; e poivenne a proclamarlo davanti alla triadeche si indugiava a libare nei lieticalicimentre gli altri avventori avevano già lasciato l'esercizio.L'esercente del Cannon d'oro si era offesoaccorgendosiche Teodoro in unamomentanea uscita gli aveva abbracciata l'aurea moglie intronizzata al banco.Della moglie di Teodoro egli non sapeva che farneegli che possedeva una cannonessad'oro. Quindi: ¾¾Alle strette! Teodorosono stanco di riempire il mio gran libro dei tuoi puffi.Stasserao mi paghi; o ti rinchiudo in questa stanzae faccio chiamare leguardie vicineperché arrestino te come un gargagnan e tua moglie comeuna Venere Vagabonda.

¾¾ E la piccina? ¾¾domandò Teodoro.

¾¾ La piccina ¾¾rispose il trattoresarà condotta dalla Questura in qualche ospiziodovestarà meglio che a casa tua.

Teodoro si era rivolto indarno a fiammeggiare uno sguardo perimplorare la padrona che non si lasciava vedere. ¾¾Discese invano uno sguardo sulla propria moglie per illustrarne le offerentisibellezze.

Addolcito dal vinoegli aveva più che le prepotenze e leviltà del gargagnanl'amenità del brillo.

¾¾ O cannon d'oro!Che credi di guadagnarci? Io non ho in tasca un cito. I gioiellicheporta mia mogliesono di princisbecco.

Il trattore del Cannon d'oro con uno sguardo d'acciaio dabanchiere crudele aveva avvistato che non erano di princisbecco gli orecchini diGibigianna.

¾¾ E questi qui?

¾¾ Questi sono unregalo del nonno procuratoreche sarebbe capace di mandarti in galerase tu litoccassi.

¾¾ Non temo lagalera. Dammi alla buona in pegno questi orecchini. Ed ioanziché molestarti eminacciartifaccio portare due altre bottiglie di barolo stravecchio ch'arangiu lo stomi e per addolcirti ancora più la bocca alla fine ti darò unpassito di Calusoche non hanno i Cardinali... E berremo anche in compagniadella mia signora moglieche farò venire per te... Vieni quaMadamaMadamonaCatlonessa!

Fu la stessa Cannonessa d'oroche tolse gli orecchinidel nonno a Gibigiannadei quali padre e madre non furono inconsolabili;Gibigianna sì.

La fanciulladopo una notte frementeebbe alla mattina dauna compagna di scuola un filo di salvezza; andò in una sacrestiasi confessòa un prete; e venne anch'essa destinata al Sant'Oblio con il consenso deigenitoriai quali venne regalata una cesta di bottiglie. Onde lo spensieratoTeodoroquando gli domandavano della figlia scomparsarispondeva: ¾¾Sta bene al caldo! Me la sono bevuta.

 

* * *

 

Qualche volta il protettore canonico Giunipero e la superioraSuora Crocifissacontemplando quell'onda di vivezza giovanilechecorrispondeva ai raggi del solesentivano il rammarico di imprigionarla làdentro fuori della vita mondana.

Ma loro si affacciavano i fantasmi dei persecutoridell'innocenza: faccie torbideferineculari e patibolari.

Via da loro gli angeli della terra. Bisogna sottrarredall'empietàsalvare gli angeli della terra.

Gli è veroche bisognava ripulire le ali di questi angelida molte brutture.

¾¾ Bisognaconvenirnemia caramia santa Suor Crocifissa. Un presidente nord-americano cichiamerebbe muck rakersfrugatori di fango. Però anche il fimo giovaalla buona sementeche per noi è la Parola di Dio. Proseguiamo senza ribrezzonell'opera buona e necessaria. Il materialismo moderno troppo sequestral'Umanità dalle speranze celestifondandosi sull'ignoranza precisa dei Cieliche pure indubbiamente esistono. Noi purghiamo le anime avvelenatenoipreserviamo le creature verginipascendole del più puro azzurro. I nostri sonoserbatoi e traiettorieche mantengono il contattosia pure forzatodell'Umanocon il Divino.

Il Canonico Giunipero e Suora Crocifissa intrecciando le manialzate come in una figura di ballo celestialeformavano un arco misticosottocui invitavano a passare tutte le minacciate od offese da brutali persecutoritutte le guaste dalla corruzionetutte le tocche dalla follia contemporanea.

¾¾ Venitepassatealla salvezza del regno di Dio e della Madre Divina. Vieni Regina delle Gamberappresentante delle Risaieai tempi delle laute abbazie. Vieni Fiorina Lucyvieni Tildevieni Mariavieni Eugeniavieni bastardavienipurissima. Vienianche tuconferenziera socialistaanarchicaSolima Del Lagoche i curati e isacrestani chiamano limo del lago. Vieni a zampillare frescapurgata dallacontemplazione delle verità divine.

E vieni nell'abbraccio della Croceo Gildanell'abbracciodella più bella croceche possa piallareintarsiare e scolpire il buono ecurvo Simone tuo padre.

Non aveva costato molto al prefetto emerito barone RolloneSvolazzini il sequestrare babbo Simone e relativa figliaa fine di preservareil proprio Svembaldo allontanato.

Il falegname Simone era un'anima di vassallaggio medievale;aveva insita nel sangue la fedeltà alla Chiesa e all'Impero rappresentato dalnobile barone. Era pure medievale nella sua abilità tecnica. Invece delmacchinario a vapore per l'impazienza modernaegli aveva la curosa lentezzadella commettitura e dell'intarsio manuale. Pella concorrenza del giorno edell'ora egli sarebbe rimasto senza ordinatori; sarebbe languito nell'abbandonoad intagliarsi la cassa da morto.

Di questa prospettiva si rese presto capace l'angusta erispettosa mentalità dello stipettajo ruralea cui parve una Terra promessadalla Sacra Bibbia la dimora e la pensione vitalizia al Santo Oblio. Con laminuzia consentita dalla massima larghezza del temposenza disturbo disollecitazioniegli finirebbe armadii di sacrestiacassepanche da sanctasanctorumstalli da corocofani da Suore; incrosterebbe di fiori ligneisottili come cartala nicchia della Madonna... Oh se potesse lui fabbricare lacustodia per le ali dell'Angelo Custode!

Intanto egli era relativamente feliceperché la sua Gildasotto i suoi occhi paterni sarebbe custoditasarebbe riparata dalle insidiedalle seduzioni e dalle pretese sproporzionate del mondo.

Gilda si mostrò restia dinnanzi alla facile contentatura delpapà; oppose lacrime e lacrime; ed entrò al Sant'Oblio irrorata di lacrimecome un passerotto bagnato dalla pioggiail quale si rincantucciassesprofondandosi sotto una gronda.

Volgeva gli occhi spauriticome se spiasse tra i fili dellagabbia un'evasione.

Suora Crocifissa sentiva difficoltà ad ammansarlaasciugarlae intepidirla del suo fuoco sacro. E temevache l'operazione delprosciugamento venisse compita invece da un terribile ventoche pur siaspettava.

Il vento della Contessa De Ritz...

Sorridendo con ironia celeste il canonico Giunipero avevanotatoche la Contessa De Ritz era destinata al Santo Oblio dal Clericalismo edalla Massoneria. Ma pigliarla quella contessa! Qui stava il busillis...Si erano tese le ragne in Europa e nell'Asia Minore.

Fino allora era stato come tendere la rete per acchiappare unvento.

Le informazioni secrete dei gesuiti e della Massoneriarecavano avventure strabilianti. C'erano di mezzo corone di re e corone darosarioscimitarrepugnali e bisturì.

Le informazioni massoniche facevano capo principalmente alconte De Ritz; e le informazioni gesuitiche al Comm. Vispi padre della Contessa.Ma gli stimoli e i reagentie le direttivee le curve strategiche siintrecciavanoquando non si intralciavano.

Ostinate forze congiuravano ad attrappare finalmentequell'indomita potenza della bellezza e del capriccio femminile.

¾¾ Ci riusciranno? Ciriusciremo? ¾¾si domandavano il canonico Giunipero e Suor Crocifissa; e le loro stesse personediventavano due punti interrogativi ripiegati tra il desiderio e il terrore.

Che beneficio sarebbe salvare quell'anima: un beneficiogrande per l'anima da salvarsie un beneficio ancora più grande per leinnumerevoli vittimedi cui è ancora capace quella furia allettatrice dipervertimenti!

Ma che pericolo per il Santo Oblio! Alle reminiscenzeclassiche del Canonico Giunipero parevache neppure Eolo sarebbe capace diincarcerare quel vento di lussuria. E con un videmibus infra si chiudevala longanime aspettativa del Santo Oblio.

 

 

IV

 

CAPITOLO QUARTO

 

I DUE ZOPPI

 

Quando la Contessa De Ritzottenuta la cittadinanza in unprincipato danubiano (vedi geografia politica del tempo)divorziava dal maritoaccusatore e sposava il drudo Adriano Meraldisi sentì più proterva di primacome se con un arbitrio turco si fosse infischiata di tutta quanta laCristianità.

Il nuovo marito ebbe pure il suo accesso di superbiasoddisfatta.

Luifiore di speranza letterariaTota Nerina avevalusingato e abbandonato.

Ed eglifruttificato a gloria europeanon solo avevariattratta Nerina a séma l'aveva inebriata del suo profumo e del suo saporeinsaziabilmente acuto fino al proposito effettivo di rinunziare al titolocomitale e di accettare il suo nome borgheseper goderlo ancoraper goderlosempre.

¾¾ SentisignoraMeraldi! Confessiamoci: ¾¾Nel rito cattolico la confessione precede il sacramento del Matrimonio. Peròmeglio dopo che non mai. Io credo che Domine Dio è superiore diretto di ogniprete e di qualsiasi religione non crudele. Faremo piacere a Dioavvalorandocon i buoni propositi di una confessione la benedizione nuziale del Pope. E poiabbiamo qui un nostro concittadino italianoche è stato testimone delle nostrenozze con l'aspetto di vescovo greco: il letteratissimo Marco Antonio Caniniunmilionario di paroleun matematico sfondolato delle etimologie capace diestrarre le radici cubiche da trecento idiomi comparatied insieme un emporiodi poesie a tutti i gradi di latitudine e di longitudine. Egli ha volutocelebrare le nostre nozze con una anacreonticain cui si sente la barcaroladella sua natia laguna vogare dolcemente vincitrice sopra un Ponto Eleusino. Orbene Marcantonio Canini è pure un vulcano di idee. Ieri sera ristrettomi a luicon quella inesorabilità di mento barbutoche pare ti inchiodi a séegli miconfidò apostolicamente: ¾¾L'Italia ha ancora un gran reVittorio Emanuele IIun gran profetaGiuseppeMazzinied un grande capitano popolareil generale Giuseppe Garibaldie deveancora acquistare la sua capitale Roma. Manca il grande Ministro Cavourchel'aveva proclamata. Ma seguendo il suo indirizzomentre l'Italia acquista Romaliberandola dal potere temporale dei Papisi renderebbe grandemente benemeritaverso la Cristianità spiritualeliberando dai Turchi Bisanzioe poi la TerraSanta. Mentre Vittorio Emanuele si incoronerebbe imperatore romano e re d'Italiaa Romanoi a Costantinopoli innalzeremmo Garibaldi imperatore d'Oriente. È unpensieroche il Gioberti istitutore del Cavour chiamerebbe pelasgico.

La Signora Nerina Meraldi stridette in un risolino musicaleda belle Helène di Offenbach: ¾¾Tu parli come il primo mio marito di felice memoria: Assurement il ne valaitpas la peine de changer de gouvernement.

Adriano Meraldi si sentì smorzare l'idea pelasgica dallospegnitojo del ridicolo. Intanto la sua Nerina ardea per un pensiero di peloassai diverso.

Quell'odore di corte musulmana malamente cristianizzata nelletradizioni diminuite da basso imperole aveva dato altezzosamente alla testa.

Essendo stata presentata al principe danubiano perringraziarlo della largita cittadinanzaessa concepì e vagheggiò la speranzadi sbalzaresbancare una regina Milena o Militza dal fianco di un re Milanoviched anticipando le prodezze e la fortuna infinita di una Dragatenersi avvintauna coorte di pretorianicon cui soggiogare perpetuamente la Sobranjamentreil sapore incomparabile dei suoi baci avrebbe tolta all'Antico Re ogni voglia diripudiare mai la nuova reginadi cui avrebbe riconosciuto che un solo baciovaleva cento troni.

Essa volle guadagnarsi l'alleanza di Marco Antonio Caniniilquale con il capo nelle nubi come un monte non vedeva e non iscorgeva lepozzanghere della valle.

Egli a sentirsi lodare il suo milione di etimologie e il suobilione di poesie erotiche raccolte da tutti gli angoli della terra promise allagenerosa signora la collaborazione di quattro vescovi grecidi un conventocoptononché della Accademia di Iscrizioni e dell'Accademia degli Immortali diFranciaeccettuato qualche membro floscio del partito dei vescovi cattolici edei duchi reazionarii. Ma alla preziosa e larga cooperazione Marcantonio ponevauna condizionesu cui non transigeva: l'impero d'Oriente riservato a GiuseppeGaribaldi.

Più che la collaborazione fantastica e fanatica di MarcoAntonio Canini giovava alla signora Meraldi la attraenza calcolata della suabeltà europeala quale esercitava una particolare seduzione in quella corte dinon lontana influenza asiatica. Tra quel tosco di odalischeche parevanonatanti in un quadro ad olioed esalanti sudori profumatisplendeva la sualeggiadria sanache si sarebbe detta di una purezza cristallina; una statua dischampagne ghiacciato.

La voglia di inebriarsene era irresistibile. Già siapprestava un veleno alla regina Milena o Militza; già una congiura dimammalucchi era pronta a sollevare Nerina I al trono. Ma congiuravano pure peracchiapparla la massoneria e il gesuitismo cospiranti da cunicoli sotterranei esottomariniche mettevano capo fino in Italia.

Quando il principe danubiano aveva posto il più alto prezzopolitico ai baci della signora Meraldimentre essa riposava in lettodopo unbagno degno di Venerevenne sorpresa circondata da una schiera di giannizzaririvali dei mammalucchi a lei fedeliche erano stati disarmati e allontanati.

Essa venne imballata nelle finissime lenzuola e trasportatain una vettura chiusadove già l'attendevano il marito imbavagliatoeMarcantonio Canini compliceinterprete e consolatore del loro ardire e del lorofallimento. La vettura a gran galoppointerrotto da brevi trottate e pauseandavaandava nell'ignoto.

Traversava la storia? Traversava la cronaca? Traversava lagloria? Traversava la farsa?

A notte alta e cupa la vettura rullò sotto l'androne di unalbergodonde sbucarono altri giannizzari travestiti da lacchè a trasportareil dolce imballaggio della signora tra le lenzuola in una tiepida stanzadoveessa riebbe le sue vesti.

Il marito venne sbavagliato. E Marcantonio si sentìautorizzato a ricuperare il suo scilinguagnolo poliglotta ed il suo scibileenciclopedico. Egli si riconobbe nell'Epiroun altro dei suoi regni ideali.Egli cantavae cantando evocavarianimava in sé l'eroe Scanderberg.

Adriano Meraldi si sentiva trascinato dolcemente dal sognodella vita in una viltà giustificata dalla vita del sogno. Alla giustificazioneconcorreva la sua metamorfosi di scrittore francese. Per un ricorso diletteratura storica si sentiva dominato dalle eleganze muliebri del settecentoin cui gli anatemi alle voluttuose libertà del senso parevano un non senso.

Era l'amabile dottrinasecondo la quale Gian GiacomoRousseau manteneva la sua devota riverenza alla carezzosa e pacioccona madama deWarrensmalgrado i numerosi di lei amanti precedenticontemporanei esuccessori.

Il filosofo ginevrino pareva dire ad Adriano Meraldi: ¾¾Che delittoche peccato sarà godere e far goderequando non si fa male anessuno?

Lo scrittore piemontese gallicizzato ripeterà a sazietàquella filosofia ginevrina a giustificazione della sua viltàfinché loincoglierà gravemente un male veramente francese.

Intanto bisognava pensare a provvederedove si disegnerebbeil giro delle incredibili avventure e dei vili godimenti.

Marcantonio Canini sempre infatuato dei suoi classici e purisogni propose per orizzontarsi meglio un'ascensione al celebre monastero delleMeteore.

A quell'ultimo nido di aquile umane si ascendeva per unafunea cui era attaccato un canestro da aerostato. La fune tirata dal torniocui manovravano di sul promontorio due fratisalì sballottando Adriano MeraldiMarcantonio Caninie la signora Nerinache per ingannare la clausura si eratravestita da fraticello. Poco mancò che la galante fraude facesse svenire idue fratacchioni al manubrio del tornioquando affacciandosi dalla garittasull'abisso apparve loroche montasse vago vago l'Arcangelo Gabriele in tonacamonacale.

Essi abbandonando il manubrio avrebbero abbandonato alprecipizio i tre naviganti dell'aerea navese non fossero accorsi a sostegno ilpadre guardiano ed il frate canovaio attratti al ricevimento.

Allorché il canestro areostatico afferrò al promontoriosbarcandone i tre ascensorisull'altipiano del convento si palesòun'agitazione maravigliosacome se abitanti di un altro pianeta vi avesserodata la scalata.

La devozione eterizzata a superstizione a sei mila metri sullivello del mare propagò in tutti i monaci la credenza che la signora Nerinafosse veramente l'arcangelo Gabriele travestito da fraticello. Il volto dellasignora era veramente tale da miracolo mostrare. Si determinò neifratacchioni la follia collettiva di adorarlae la accompagnaronoprocessionalmente al sublime altare della chiesuola. Dall'altare essa domandòdi ritirarsi ad orazione solitaria in sacristia. Quiviper un trucco combinatodalla fantasia orientale di Marco Antonio Caniniessa traendo dal panierelaminato d'argento una vestaglia e un velo femminilecomparve al SanctaSanctorum trasformata da Madonna.

Ma una Madonna procace. Onde il sospetto e il bisbigliochefosse una tentazione diabolica.

In quelle carni fratesche addormentate e condensatedall'astinenza si risvegliò terribile il furore erotico di cacciare il diavolonell'inferno.

Come in una fossa di affamati si avventerebbero al gettito diun pane per isbranarlosi sarebbe fatto scempio della signora Meraldise MarcoAntonio Canini non avesse salvata la situazione con il suo fascino di vecchiomago. Egli poté aggiungere un nuovo portento al vanto di aver ucciso conun'orazione funebre un assassino. Si dirizzò col mento grigio barbuto suquell'orda di energumeni envergondés assillati dal Demone dellalibidine; e con voce tonitrua da Deus ex machina: ¾¾Questa è per Voi la Madonna; ed io sono il Padre Eterno. Guai a chi le tocca uncapello!... Rispettatevenerate! O vi getto nello spazio!

Cadde la minace cupidigia dei fratacchioni sedati. Essividero spiritualmente in Marcantonio un Gesù invecchiato a Pater noster cheproteggeva ex Coelis la ringiovanita Madre divina; e parve loro di penetrare unlembo del mistero della santissima Trinità.

Liberi i tre ascesi poterono da quella elevatezza meteoricastudiare il panorama dell'Europa da percorrere.

I due sposi disegnarono di risalire nella polita frigidaGermania per ismorbarsi di quel grassume e tepore d'Oriente. Però la signoraNerina prima di scendere volle ancora confessarsi dal più gagliardo di queimonacie dopo la confessione riconciliarsi alle ginocchia del più estatico edidealizzato novizio.

Lasciato Marco Antonio Canini diretto a Costantinopoli con isuoi sogni garibaldini di impero orientalei neoconiugi Meraldi si diressero aViennadove sotto gli auspicii della poesia metastasiana e all'eco lontanadella musica di Cimarosa e Paisiellola signora Nerina volle ricominciare lasua grande opera dello Studio comparativo di baci nelle Società indo-europee.

Per descrivere quest'opera occorrerebbero le Memorie di unanuova signora Casanova di Seingalt. Imperocché Nerina era alla più altapotenza di avventuriera erotica un redivivo Giacomo Casanova di Seingalt. Maall'inesauribile successo dello spirito avventuriero eroticoe dell'intrigodiplomatico e scientificoonde riescono pornografiche e mirabolanti le memoriedel Casanovaessa univa un predominio assoluto.

Sempre più avvalorata di una sensualità combustibile ecomburente sopravanzava l'imperatrice Caterina di Russia nello sceglierecomandare e licenziare i suoi amanti. Meritava di pigliare il titolo di Terribilecome la fregata più costosamente agguerrita.

Riusciva pallido il paragone classicoche il professoreSpirito Losati faceva di lei con l'Ecatomfila di Leon Battista Alberti.

Essa era la superdonna per un nuovo Nietzsche; era la Sultanache si riservava un variante harem maschile.

Altro che metamorfosi metastasiana!

Da Vienna sirena di cabalette e madrigali per improsciuttirequegli arciduchi in tunica biancaessa passò a Berlino con l'elmo di Minervaarmata di tutta la sapienza d'amore: e alla sapienza d'amore univa il brividofantastico della Dama Bianca. Dal brivido fantastico di fatale spettro notturnoessa usciva come una fanciulla vestita da fioreuna fanciulla florealechetosto appassiscese non è amata.

Pretendeva sempre essere un fiore incarnato con i suoi amoriprepotenti nella più grande varietà.

La ricchezza borsualedi cui non si era mai scordata nellefollie erotiche (anche da fanciulla sotto la rilassatezza del regime paterno siera fatto un ben pinzo borsot)le permetteva lo sfogo economico dei suoicapricciche oramai erano più che per pianoforteerano daorgano mastodontico. Ed Adriano Meraldiil novello sposoben poteva tenerlebordonepoiché corrispondente ricercato dai più lucrosi giornali francesi edinglesi non solo empiva l'Europa delle sue brillanti lettere europee magonfiava il suo portafoglio delle più rilevanti ed accreditate banconote.

Così la signora Nerina Meraldiex contessa De Ritz potéfigurare in Russiacome una vergine Nichilina ammirata dai più intellettualinichilisti non che dai più alcoolizzati arciduchi rispondenti ai nomi diNicolaAlessio e Sergio. In Danimarca appariva una pazzerella fluida Ofeliache univa al bruciore delle ghirlande di ortiche il profumo balsamico deigelsomini lattemiele dei fossi. In Ispagna passava dal tamburello della gitanaal crocifisso di Santa Teresa d'Avila modellata nelle più procaci curve dallabianca lana. In Inghilterra era una perfetta ladycon una gorgiera da MariaStuardaa Parigi rappresentava la Dea Ragione per i pronipoti di Robespierreeuna floreale regina Ortensia per la Corte decadente del piccolo Napoleone.

Vittor Hugo le dirigeva dallo scoglio di Guerneseyun'epistola in versi con un clangore di epopea dei secolii cui disticialessandrini coglievano al volo concettisentimenti ed antitesi rimando balenisopra una lavagna azzurra di cielo.

Ma quell'epoca erotica spaziante per tutta l'Europa non laappaga ancora. Essa sente reincarnata in sé Ur-Teufelin la più anticadiavolessala Hölle Rosela Rosa dell'Infernola bandiera dell'eternodiabolico femminilequella che fu già Erodiade e KundryKundryche vide ilRedentore in croce e ne risee ne porta con sé lo sguardo di rimproveroomnipresente. Onde il bisogno di una lavanda spirituale nel Giordano.

Lesto lesto essa propone un viaggio in Terra Santa.

 

***

 

Lo stesso Meraldi rotto a tutte le avventure del romanzo edella vita non può nascondere una ripugnanza di profanazione.

Ma Nerina dopo tante avventure profane vuole assaporarel'avventura sacra. Come i raggi diffusi dalla Croce avevano redento il genereumanoessa vuole ricondurre alla originale sorgente benefica del Calvario nonsolo Erodiadeche pretese la testa di S. Giovanni Battistanon solo Kundrycondannata pel sogghigno al patimento del Redentorenon solo Aasvero condannatoper la crudeltà di negargli un attimo di sollievo dalla Croce ma altresì MedeafuriosaFedra tiranna tragicaGiocasta incestuosa col figlioMirra incestuosacol padre e tramutata in vaccatutte le bellezze insidiose insidiatesuperbeabbiettecrudelitutte le nequitose o brutali bellezze del mondo classicoprofano in lei impersonate; e con un supremo compenso spirituale di dedizione edevozione intensificata ottenere l'assoluzione di tutti i viziiche abbianosollazzato protervamente od inaridito teneramente il genere umano.

Essa comprese in una ascensione areostatica dalla brutalitàche troppo volgare è la filosofia del piacere umanoristretto alla formola diempir la pellevuotar la pelle e fregare la pelle. Tale filosofia èsignificata eziandio dall'asino in panciolleche si cullasgambetta e ragliatrionfalmente sfregacciando il dorso sull'erba rasa. Invece alla Terra Santa siva umanamente divinizzandosi anche la bestia più zoliana.

Con la sua potenza miracolosa di trasformismo psicologicoessa si santificò immediatamente di volontà tanto intensache non solo sidichiaravama si sentiva offesa allo spettacolo dell'imbottaturache un Trustturco-nord-americano faceva eseguire dell'acqua del Giordano perdistribuirla con un'etichetta commerciale alle varie parti del mondo.

Così anche i figli dei Nababbi della City a Londra e di WallStreett (Via dei Milioni) a Nuova York potevano battezzarsi nelle acque delfiumedove dal Precursore San Giovanni Battista venne originalmente battezzatooriundo del presepe il divino redentore del mondo... Profanazioneabbominio perla santità improvvisata della pellegrina signora Meraldi già Contessa Vispi DeRitz!

Essa sospirava evocando un bel principe giudiocristianizzatoil Ben Hur del colonnello diplomatico americano Lewis Wallaceche con una spada di Arcangelo sfondasse quelle botti.

Essa si era costituita nelle condizioni psicologiche piùopportune per entrare nella ragna tesale fino colà da Suora Crocifissa.

Mentre il Gesuitismo rappresentato da una rappresentante diSuor Crocifissa aiutava la conversione della signora Nerina al Santo Sepolcrola Massoneria rappresentata da un Consoleagente della compagnia di Esploatazionedelle acque del Giordano lavorava per il distacco di Adriano Meraldi da lei.

Ambedue le rappresentanze delle suddette forzeche sidividono l'impero sociale del mondo civile ed incivileriuscirono nel comuneintento.

Suora Ermellina Diotamol'ambasciatrice di Suor Crocifissaavvolse nell'estasi più vellutata quella grandesplendida convertitachevoleva applicare a se stessa i versi manzoniani: maggiore altezza ¾¾al disonor del Golgota ¾¾giammai non si chinò.

Per compire il miracoloSuora Ermellinache era unastupenda gerosolomitana scalzaassunse una voce da arpa davidica:

¾¾ Sentasignora! Viè in Piemontenell'onda dolce del caldo Monferrato una valletta fresca eromitauna Tempe arcadicadove il bacio di Dio scende con predilezione e nesigilla con una deliziache invano si cercherebbe altrove. Che sono mai lebattagliele vittoriele ricchezzele lautezzele voluttà di questo mondose non si riallacciano alla Misericordia Divinaossia alla Immensitàdell'infinito nel tempo e nello spazio? Sono miserie di zanzare e di mosconiiosono figlia di un rajah indiano e di una principessa armena signora di centomonasteri. Nacqui nell'immagine terrena della celeste Gerosolimaavrei potutolisciare la barba più azzurra al mitrato più fulgido di perle; pulsare sulcuore del più glorioso guerriero. E volli consacrarmi a Diosenza offendere ilmio volto con un ferro rovente come fece la martire giapponese per rendersiaccetta al cenobio e senza imbrattarmi di fetorecome fece il gesuita persalvare la sua castità dalla moglie del Putifarre indiano. Che meritoconsacrarsi a Dioquando siamo repellenti presso l'umanità?

¾¾ Suora Ermellina!Voi siete divinamente bella; ed io mi lascierò condurre da Voi al Santo Oblioche mi predicate. Ma io nacqui schiava e regina degli Dei Capricci: tutti ipianoforti suonati a questo mondodopo la loro invenzione ad oggisommatiinsieme non hanno ricevuto sulle loro tastiere la percussione di tanti capriccimusicaliquanti ne accolsi e vibrai io sola. E sono venuta qui apposta perliberarmi da tale schiavitù e per rinunziare a tale signoria. Sono venutaapposta su queste rive miracolosamente redentrici. Senza che mi sia laureatadottoressaio veggo il miracolo nella storia: che poveri ed umili pescatori ebattezzatori di queste acquesotto l'influsso di un veroma sconosciuto ecrocifisso figlio di Dioabbiano potuto cambiare faccia e fondamento ad unaprogreditaelevata civiltà umana. Queste acqueche hanno redento il mondopotranno redimere anche meed affrancarmi dai miei capricci. MasuoraErmellinaancora di graziami permetta lo sfogo di un capriccioin cuiannegare tutti gli altri. Mi sia concesso detergermi in queste acque originalidel Giordano. E tusuora Ermellinasiami gemella nel bagno sacro.

Suora Ermellina nella lavanderia del Monastero gerosolimitanochiusa da grate verzicanti fece rizzare due botti piene dell'acqua del Giordanodestinata all'esportazione nel Canadà.

Scoperchiatine i mezzuli superiorila maestra e lacatecumena entrarono nel rispettivo cocchiumecome immersione di anime bianche.

A un tratto la signora Nerina emersecome gentile bàbau dauna scatola a sorpresae gridò: ¾¾Non bastanon basta! Non basta ridursi a giocattoli di Norimberga per attuffarenell'oblio la ricchissima collezionista di amanti e maritiche sono stata io.Bisogna rinnovare all'aperto il miracoloche ha lavato e levato i peccati delmondo. Voglio lavarmi con te nel fiume sacroliberalibera come la Natura el'Immaginazione. Sai nuotare?

¾¾ Sì!

¾¾ Nuoteremo insieme.

Si radunò un concilio di badesse e patrassi per consultarese si poteva concedere quell'ultimo capriccio idraulico.

La bocca fiorita di un coltogiocondo e santo francescanopadre Alessandro Bassirivendicatore di Emausperorò favorevolmentecitandol'esempio del Poeta Divinoche sulla sommità del Purgatorio si era autorizzatoun bagno nei fiumi Lete ed Eunoe con promiscuità di sessi (MateldaDante eStazio) davanti le virtù Cardinali e teologalidavanti la stessa TeologiaBeatrice e davanti una interminabile processione di luminari della Santa Fede.

Fu arriso un consenso a quel Capriccio della signora Nerinatanto era l'interesse spiegato dal gesuitismo per attrarla al Santo Oblio.

Furono prese le disposizioni dal governo Turco con i consolicristiani e venne scaglionato alla debita distanza un servizio di giannizzeriperché nessun occhio profano potesse intorbidare il lavacro di quelle bellezzesante o destinate a santificarsicome nella leggenda di Santa Godiva sichiusero ermeticamente tutti gli uscile finestre e gli abbaini per la nudacavalcata della pietosache a tale prezzo affrancava la terra dalla esosaimposta.

Dove l'onda del Giordano è più tiepida e romita sottol'ombra verdeazzurrata degli alti palmizi e dei cedrila signora Nerinacheaveva preteso la scioltezza delle chiome ad entrambevolle la mano di SuorErmellina. Plasmate da un velo bianco di vergini martiri cristiane entrarono nelprimo solco delle acque; e si diffusero nel gorgocome se menassero un ballo intondo acquatico. La signora Nerina guidava la danza subacquea; Suora Ermellinasi piegava al capriccio. Le chiome diffuseparevano alghe natantiseguacicappelliere alle rose divine dei volti di ninfe.

La signora Nerina provava una letizia sovrumana nel romperecoi seni floreali quelle onde somme nella storia religiosa della umanità. Essaaveva provato con un principe romano il pizzicore salubre mordente delle acquealbule nell'originale laghetto d'Averno; essa aveva provato con un arciducarusso l'ebrietà esilarante di un bagno in una vasca ripiena di vinospumeggiante ed aromatico di Sciampagna.

Ma tali sensazioni erano state un nulla di fronte all'estasidivina procuratale dal bagno nel Giordano. Le pareva da una valle di baci divinivogare a un oceano di baci divini.

Là dentro sentiva annegarsi definitivamente la sua numerosacollezione di mariti ed amanti umanilà dentro affogarsi per sempre i suoicapricci per pianoforte. Essa diveniva cosa di Diopersona di Diospirito diDio. Neppure la satiriasi cattolica di Barbey d'Aurevilly sarebbe capace diabbarbicarla. Essa scomunicava le immagini degli eresiarchiche la fantasia leportava sulle rive del Giordano per accivettarla ancora. Via Eutichioantecessore di Strauss e di Renan nello spacciare che in Cristo sia soltanto lanatura umana! Via Eutichio della castagna! Ad Ario altr'aria! Via straccio diStrauss! Viarinnegato di Renan! Via Stefanoni! Via asinoasinone di Podrecca!

Indarno le balenavano ancora diaboliche tentazioni diinciprignire le gelosie tra le potenze protettrici del Santo Sepolcro; scagliarenuovamente la Germania contro la Franciaescludere maggiormente la già sempreesclusa Italia... aggrovigliare le unghie dei carmelitani nelle barbe deicappuccini...

La signora Nerina emerse dalla santissima ondain cui eratrascorsa allargatasi beatamente lieve come spolaemerse con la chiomastillante come se avesse espuntato dalla superficie dell'acqua un fascio diraggi solariemerse sentendosi capace di vincere in armilettere e scienzel'imperatore Giuliano l'apostata.

Con tale sentimento di capacità essa si consegnò spirito ecorpo a Suor Ermellinaperché la traducesse al Santo Oblio.

Il distacco dal novello maritoche pareva crisi di granmomentoinvece fu cosa agevolmente naturalecome lo spicchio di due castagneda un riccio maturo calpesto da un bove.

Adriano Meraldisebbene serbasse una perennità copiosa diorgasmolutulenza e flatulenza nella attività letterariaera un cervellettorammollitoun cuoricino rammollito. Aveva adottata la filosofia dell'intrepidomaresciallo di Francia settecentistache avendo colta la moglie nel boudoir trale braccia del cavaliere serventechiese scusa di non aver bussato alla portaprima di entrare e levò l'incommodo. Cosìse egli avesse sorpreso la mogliecarolare nel Giordano non con la candida suora Ermellinama con un bronzeo ebarbuto monaco armenoavrebbe reso il saluto militare e se ne sarebbe andato inaltra parte.

La Massoneria mercantile gli diede occasione di allontanarsi.Speculando sulla sua prodigiosa forza di reclamelo associarono al Trustper l'esportazione dell'acqua del Giordanoe lo incaricarono di unaperlustrazione boschiva in Anatolia e poi in Persia a fine di realizzare unavistosa economia nella confezione delle botti.

 

* * *

 

Ritornando in Occidente sulla fregata o meglio vaporieramercantile Stella d'Oriente con la dolce e serafica guida di SuoraErmellinala signora Nerina si paragona trionfalmente a quella principessa delBoccaccioche navigando sposa venne rapita dai corsarie dopo averne fattepiù che Carlo in Francia e subite più che Taide nella Suburra reddì a casaper vergine.

Come di primavera i poggi brulli e secchi dall'invernotrasudanoesprimono una nuova lanuggine di verde verginalecosì essa sentivarinverdireringemmarerifiorire l'anima sua di una virginità rifatta. L'agodell'anima sua segnava definitivamente una declinazione magnetica verso il SantoObliomentre il Suo ultimo marito ed amante Adriano Meraldi zoppicavaarditamente verso le agognate foreste vergini dell'Anatoliadella Persia eforsanche dell'Indostan.

Per tal modo allo spirito della signora Nerina si presentavain ombra una commedia o tragedia spirituale intitolata I due zoppidegnadi essere scritta da Spirito Losati: due zoppi calanti per diverse bande dalsommo dantesco emisfero di Gerusalemme.

A Genova la Signora Nerina venne ricevuta in un abbraccio daSuora Crocifissa. Alla peccatrice pentita e redenta sembrò di sentire inquell'abbraccio la gloria della Santa Croce Cristiana.

Condotta nel Monastero della Visitazionevide aspettarla inun angolo della foresteria la figura ingrandita di suo padreche aveva messopancia.

Il Comm. Atanasio Vispiche aveva risoluto di scontarenell'ultima parte della sua vita i soverchi capricci concessi nella prima partealla figliaper riuscire nel magnanimo intento aveva assimilato l'energiademocratica del macellaio Baciccia Calzarettala cavalleria romantica el'inflessibilità puritana del suo genero Federico De Ritzed egli droghiereemerito di Augusta Taurinorum (direbbe l'abate prof. Vigo Razzoni) sisentiva investito della patria potestà come un antico cittadino romano.

Invano Nerina si prosternò davanti quella arcigna figura.Egli non si curvò a sollevarla. Solo la ammonì: ¾¾Sii costante a purgare nella penitenza e nella santità il tuoil nostrodisonore. E scenderà ancora sulla tua fronte il bacio di tuo padre con ilperdono celeste di tua madre. E forseforse...

Così dicendoegli guardava dall'alta finestra nel bassodella viadove pareva sostasse in attesa il fantasma di un cavalieremortalmente offeso e tradito. Quel fantasma si sollevavacome in una nubeossianesca; era il conte Federico De Ritz proclamato deputato al Parlamento dalsuo cappellano maggiore professore Vigo Razzoni; era una camicia rossa diGaribaldino; sotto l'ascella sinistra la gruccia di Mentana; nella mano destrala spada per colpire la moglie infedelee liberare Roma serva del maggiorpreteche deve tornare alla rete. Papà Vispi fece comprendere pocoopportunamente all'anima spontaneamente avvinta della figliachese essafallisse al ritiro del Santo Oblioc'erano le succursali regie Carceri per unarea di adulterio e bigamiamalgrado l'oscillante giurisprudenza del caso.

Accompagnata da Suor Crocifissa e da Suora Ermellina lasignora Contessa Nerina fece il suo auspicato ingresso nell'Ospizio del SantoOblio. Era stata lungamente annunziata a quel popolo preceduto di spiritualirecluse. La più sardonica di esseuna sbiobbaquasi per vendicarsi d'esserestata soprannominata dessa supa mitonàl'aveva preconizzata come unacontessa d'coule ch'ai na sta sent su na rama. E contessa cento su narama fu il nomignolo preparato al Sant'Oblio per la Contessa De Ritz.

La capricciosa avventurierache aveva fatta una indigestionedi amori mondaniora provò l'estasi del digiuno carnale.

In quell'estasi come le parvero abbietti i romanzi sensualiscritti e perpetrati nella bassa vita! cronachelenocinio di concubiti! Ma comemantenersi alta nell'estasi? Fanciulla inginocchiata davanti al padre e davantial busto di gesso della mamma non aveva giurato di divenire una moglie onesta? Ecome aveva mantenuto il giuramento?

Opportunamente al Santo Oblio avevano introdotto l'adorazioneperpetua del Santissimo Sacramento.

Non mai dovevano mancare due adoratrici genuflesse davantiall'altare di Gesù Sacramentatosotto il lumicino della lampada mantenutoperpetuo come il fuoco delle Vestali. Si era assegnato il turno alle ricoverate;e la signora Nerinaoltre il proprio turnorichiedeva e volontierisoddisfaceva il turno delle compagne indisposte.

Quell'abbandono prosternato ad un punto altissimoimmensoinfinito le riempiva l'anima.

Un'altra soddisfazione liberatrice le era dato dal godimentodel paesaggio. Quella vita verginale le aveva acuitoraffinato il senso dellebellezze naturalicome se la signora Nerina in quel ritiro avesse acquistato lasquisitezza artistica dei paesisti Corot e Fontanesi.

Essa sentivagioiva estremamente la bellezza della primaveranelle delicatezze ceramiche e profumatecon cui fiorivano il biancospinoilpescoe il ciliegio; godeva e sentiva estremamente il mantello lionato dellemessi estive; godeva e sentiva estremamente di primo autunno l'azzurreggiareilrosseggiare o l'ambrare dei grappoli di uvazinne vegetali per l'ilaritàumana; e nell'ultimo autunnoquando le brine tessevano filigrane danzanti sulleragnatele delle siepie il sole mattinale le risvegliava in brilli di diamanteessa inneggiava a Dio artista.

D'inverno la neve le dà il riposo del candoreche confondeogni cosa nella purezza abbacinanteil riposo del candorequanto diverso dalriposoche dà il verdein cui pullula l'annunzio di nuova vita!

Quando la serenità invernale consentiva agli occhi suoi ilnitido panoramaessa indugiavasi a godere il diadema delle Alpimarosiarrestati dal Dito di Dio: sulla pianura del Po e dei confluenti suoidai piedidelle Alpi ai candidi poggi monferrinispaziavadilagava la nebbia. Alloraalla romita contemplatrice pareva di contemplare lo spettacolo da una specolasopra le nubida un altro pianetadal Paradiso.

Il sole saettava la nebbia padanala illustrava e diradava afiocchi di bambagiache principiava a lasciarsi traforare dai campanili; poinegli screpolinelle radure comparirono chieseinteri villaggiisole; poitutta la pianura del Po scintillante nei solchi e nelle puntecomeun'argenteria libera dall'imballaggio. E la Contessaresasi suora del SantoObliobatteva le mani e benediceva all'omnipotenza del Creatore.

Prosa non ispregievole dopo tanta poesia. A compire lafelicità della reclusaessa accorgevasiche la rinunzia al lusso e allalussuria le aveva anche impreziosito il gusto dei cibi semplici e delle bevandeschiette.

Ma non ancora è spenta la razza dei diavoli di Dante e dellaBasvillianache si contendono le anime.

I diavoli di Nerina sono i capricci. Soddisfattone unospregiarloe intraprendere la serie degli altri. Che fateangeli tutelari diNerina? Dormite?

Dormianima della madre sua? Dormi un sonno marmoreocomenel busto del Cimitero di Torinoo sei ingessatacome il modello nel salone diSan Gerolamo?

Svegliatevi! Provvedete! Non mirate voiquale sconvolgimentosi preparaquale pervertimento si opera nella psiche complessamultipla diNerina?

Essa era ormai stanca di regnare su quel piccolo mondo disegregate.

Supa mitonàBimblanaGibigiannaGilda ecc.lepreparate a schernirla come Contessa Cento su 'na ramaerano statefacilmente avvinte al carro della sua solitudine religiosae la riconoscevonoregina di rarissime virtù. Ma che diventa mai la solitudinese l'animainteriore non è riempita dalla grazia di Dio?

Dopo una piova primaverileNerina contempla sitibonda lapianura del Poche si rimbarba di verde. E sente poco per volta vuotarsil'interno dell'anima suae incrostarsi la superficie di nuovi desiderii eprudori voluttuosi.

Che è mai un eremo alla sua nuova vista? È un bucounvuoto schiacciatoseppellitodimenticato dalla Naturamaledettoesclusodalla Vita; si chiami il convento delle Meteore o l'Ospizio del Santo Oblio.Peggio le pare un'ingiuriauna ritorsione della Naturache nessuna forca puòespellere.

La reclusa del Santo Oblio sente il bisogno irrefrenabile diriallacciarsi alla vita mondana.

E rapidamente accumula in sé tanta energia di elettricitàpsicologicada superare l'orrenda riverenza delle pitonesse nella mitologiaanticao la forza medianica sorgente in Eusapia Paladino. È la precorritricedi una stazione radiografica ultrapotente per una telegrafia senza filiper unatrasmissione telodinamica del pensiero e della volontà femminile.

La sua possa di magnetismo animaleper le correntimaraviglioseche la scienza ha già lealmente riconosciutosebbene non siaancora riuscita a spiegarlearrivavatoccava persino il suo secondo marito nelpenultimo Oriente.

Adriano Meraldilasciando ai colleghi affaristi del Trustper l'esportazione delle acque del Giordano la ricerca del legname piùresistente e più economico per le bottisi era dato alla caccia della panterae della iena con una passione scientifica da imitare il naturalista MicheleLessonae con una felicità artistica da aspirare a Nembrodt del fucile e dellapenna.

Dalla Persia era calato nell'India sacradove avevaincontrato la truppa signorile dei battifolli torinesi in cui eraincorporato il baroncino Svembaldo Svolazziniangelico rampollo del fieroneofeudatario di S. Gerolamo.

Le accoglienze oneste e lieteche si fecero il letterato eil baroncino dello stesso paese d'originericordano quelle di Virgilio eSordello nel purgatorio di Dante. A tanta distanza da S. Gerolamo sparvero ledifferenze sociali tra il figlio dell'economo cadastraro e il figlio del nobileMecenate. Che importase il professorino aveva nelle ripetizioni delle vacanzeannoiato con i latinetti il baroncino? La carità del natio locoil dolce suondella comune terra livellava in quella lontananza plebeo e patrizioChirone edAchillelasciando soltanto emergere i vincoli dei soavi ricordi ed affetti.

¾¾ Illustreprofessore! ¾¾disse il baronetto saltando al collo di Adriano Meraldi. ¾¾Dolce tirone! ¾¾gli rispose Meraldistringendoselo al petto.

Il professorino Meraldi a S. Gerolamo aveva trascurata lapopolana Gilda per correre dietro alla capricciosa tota Nerina. Ed ilbaroncino Svembaldo aveva raccolta per sé la purissima popolana; e come ungiovane Dio se ne era fatto l'altare della sua religione. I riccigli occhilaluce della fronte e dell'anima di Gilda erano per lo Svembaldo tesoriimpagabilinon surrogabili.

¾¾ Umanità! ¾¾egli esclamava a se stesso: ¾¾Rispetta le pure simpatie dell'amoreche sono tramiti divini.

Egli si era afforzata la sua fede amorosa nelle fatiche delviaggio e della caccia alle Indie. L'incontro e la presenza di Adriano Meraldigli rinfocolò nel cuore un braciere non mai spento.

In quella vegetazione feconda di tutto l'amplesso dell'acquae del soleeglicome se possedesse il pennello e la poesia di Tullo Massaranidivinizzò l'immagine di Gilda a nuova Sacuntala.

Clemente Corteartiglieria piemontese fusa nel coraggio enel genio garibaldinostudiava le conquiste inglesi nelle Indie ad ammonimentoe correzione delle velleità coloniali d'Italia. Svembaldo Svolazzini anelavaritornare in Italia per la pienasantaperenne conquista della sua Gilda.

Meraldi e il baroncinosulle rive del sacro Gangecome perun contagio spiritualerisentono insieme gli stimoli dei primi amori di S.Gerolamo; e tali stimoli vengono maggiormente acuiti da una inopinata comparsa.

Sbarcavacol suo manto di madonna gerosolomitanacon ilcollo lungoche pareva tornito da Fidiae con il profilo greco non scismaticoSuora Ermellina Diotamoche dal Santo Oblio veniva a dirigere un Collegio diDame inglesi a Calcutta.

Quando essa si era accomiatata dalla Contessa Nerinaquestacon una prosternazioneche mascherava la lampeggiante voglia di un tradimentola aveva pregata: ¾¾Madre santase Ella vede quel... signoregli dicagli dica... ¾¾E di più non aveva detto.

Suora Ermellina riportò ad Adriano Meraldi il profumotentatore della diavolessa lontanai cui tentacoli per vie incogniteritornavano direttamente imperiosi a lui. Provò a disperdere quel profumo nelladanza serpentina di una bajadera. Inutilmente desiderò l'incolumità di unfachiro. Egli soggiacque alla terribile ripresa di malore ignobile; per cui sirinnovò la minaccia dell'amputazione chirurgica della gamba sinistra. Ed eglipure dovette adottare l'uso d'una stampella.

Invece quale balzo di elasticità angelica darà l'orgasmo diSvembaldo Svolazziniallorché apprenderà da Suora Ermellinache anche Gildaè assicurata al Santo Oblio?

Appena potrannoSvembaldi e Svolazzini partiranno in guerracontro il Santo Oblio.

Ma d'altra parteche dovrebbe importare irosamente del SantoOblio a Federico De Ritz? Perché se ne cruccia e se ne tormenta?

Che desidera di più? Egli con una votazione magnificaquasiplebiscitariaè stato eletto deputato al parlamento Nazionale dal suo ligiofeudale collegio di Ripafratta.

Si sarebbe detto un compenso popolare alla sua sventuramatrimonialesolatium uxoriumfriggeva a se stessoper paura chel'aria lo sentissel'abate prof. Eleuterio Vigo Razzoniprimo cappellano dellasua cortee suo grandeeminentissimo elettore.

L'on. Conte nel palazzo dei Cinquecento a Firenzeper votaresìalzava la gloriosa stampellacome faceva l'eroico Benedetto Cairoli. El'alzata era più animosaquando si trattava di sollecitare la liberazionedella madre Roma; ciò che induceva a bisbigliare qualche gufo clericaleggiante:¾¾Veh! l'idea nazionale di Roma o Morte si regge sulle grucce. I buzzurriandranno a Roma di gamba zoppa in die judicii.

Crepi l'astrologo clericaleggiante! rispose la Fortunad'Italia; e l'Italia al 20 Settembre del 1870 compiva il suo fatale ingresso aRoma per la breccia di Porta Pia.

Federico De Ritz non imitò Enotrio Romano che fecesquacquerare le oche del Campidoglio contra l'Italiacome se questa vi salissea scappellotti e calci. Non mostrò il contorcimento di budella mostrato daGiuseppe Mazziniper la nobile invidiadi non averla condotta lui l'Italia aRoma. Federico De Ritz con il suo buon senso e con il suo buon cuore sentì chel'Italia compiva a Roma il miglior ingresso patriottico e cristiano con lamaschera guerriera e gianduiesca di re Vittoriocon la probità catoniana delflebotomo Giovanni Lanza e con la scienza moderna di Quintino Sellaanzi checon i sonagli della vieta retorica e con i barili di fiele dei profeti inmalora.

Federico De Ritz ne provò una così sana ed altasoddisfazioneda poter rinunziare alla stampella destrasurrogandovi unbastoncino.

Ma come la liberazione di Roma aveva tolto al partitoavanzato italiano il programmaper cui combattevae inflittagli la necessitàdi cercare un altro programma di riforme progressivecosì a Federico De Ritzquell'estrema soddisfazione patriottica e politica riapriva l'animo ad altrecure personali.

Le corna rodono! ¾¾Rodono le corna! lo avvertiva un proverbio romanesco sonettato dal Belli. E glirivogava in seno tutta la complessa filosofia delle corna. Non si addiceva a luila filosofia allegracon cui Massimo D'Azeglio terrificava il nipote prossimoad ammogliarsi: le corna sono la pace di casaperché la moglie fedele fascontare la sua fedeltà con le bizze domestichementre la moglie infedelecopre la sua infedeltà con le moine al marito. Né meno gli entraval'erudizione latinache avrebbe potuto confermargli l'abate Vigo Razzoni:significare le corna presso gli antichi romani forzapotenza. Onde la laudeoraziana del vino "addis cornua pauperi" aggiungicornacioè forza al povero che in grazia sua più non trema davanti le Altezzereali e le baionette del Regio Esercitoè una laudeche più delle preghierecristiane può far parte del programma minimo dei socialisti. Se non chequell'eterno buffo dell'avvocato Ilarione Gioiazza applicava il precettooraziano "adde cornua pauperi" al ricco padrone di casache sigodeva la bella mogliera del povero portinaio.

Appunto per ricrearerifiorire l'animaFederico De Ritz sirivolse all'amico avvocato Ilarione Gioiazzadomandandogli: ¾¾Ed orache dobbiamo faredopo la presa di Roma?

¾¾ Per me¾¾gli rispose Gioiazzaa cui le maggiori batoste maritali dell'amico De Ritz nonavevano tolto del tutto il rimorso pella supposta primizia peccaminosa di Capri¾¾per me lasciami fare l'avvocato. Commetti pure un delitto o un crimine. Ed io tidifenderò volontieri davanti al Tribunale Correzionale o la Corte d'Assisie.Commetta un delitto il papane commetta il Re fuori della costituzione; ed ioli difenderò volontieri davanti il Senato costituito in alta corte diGiustizia; ma lasciatemi fare l'avvocato.

Una simile domanda Federico De Ritz rivolse al prof. SpiritoLosati; e ne ottenne questa risposta: ¾¾Tolto il potere temporale al Papa bisogna studiarese occorra togliergli ilpotere spiritualeo piuttosto spiritualizzare il Papa stesso. Finora non horisolto a quale appigliarmi delle due corna del dilemma.

Federico De Ritz ragionava non potersi dire di luicheportasse magnificamente le cornapoiché era riuscito ad internare la moglie inun luogo di santità immune.

Anzi quasi quasi vantava la gloriola vendicativacrudele delsecondo marito della Pia dei Tolomei. Ma ad ogni modo della sua già empiaedora Piagli ritornava l'ossessione.

Desiderava mortificarla con amplessi tirannici carcerariiripugnando al suo carattere nobile il sistema del terribile Orsenigo (novellatoda Vittorio Imbriani)il quale Orsenigo uccise di lenta vergogna la moglie conamplessi retribuiti a similitudine meretricia.

Il Conte Federico domanda al suocero papà Vispi ilconsigliose visitare Nerina; e papà Vispi gli risponde romanamente: no! ¾¾Nerina isolata nel ritiro può divenire una santocchia per un'altra vita. Adogni contatto di questa vita si disfaràcome la materiache resiste sotto lacampana pneumaticae si scioglie al minimo soffio d'aria.

Federico De Ritz domandò il permesso di visitare Nerina alCanonico Puerperiocioè Giunipero. Questiche aveva già dovuto soffiare:«la Contessa è un diavoloanzi una donna da perderci l'anima»gli risposeamabilmentedimostrativamente di no: ¾¾Sentaveda... ciò che è capitato a un mio collega direttore spirituale edamministrativo di un manicomioossia casa di Salute. Vi era stato ritirato pernecessità di decenza un giovine signoregià valoroso ufficiale diartiglieria. La giovine signora volle pietosamente visitarlo. Il marito violòla moglie. Che ne nascerà? Non vorrei accadesse il rovescio a Leiperché lasua signora contessa è stata certamente una pazza morale o meglio imm...Lasciamola alla guardia di Dio e della Madonna Salvatrice!

Tutte queste ripulse non domarono le voglie di Federico DeRitz verso Nerina.

Forse le basse voglie gli sarebbero state vinte da unaripetutaquasi violenta chiamata telegraficache il partito gli fece alParlamento. Se non che dal Parlamentodalla smunta politica italiana lodistorse la notizia pubblicata dai giornali di Torino: che vi era giuntol'egregio scrittore piemontese Adriano Meraldi divenuto celebrità europea.

La notizia perveniva pure al Sant'Obliodove lacontessa Nerinaacquistando sul personale un ascendenteda disgradarne quellodella superiora suor Crocifissaaveva organizzato un perfetto servizio postaleclandestino a suo comodoe mediante la speciale abilità di un affascinatocuratino si procurava il frutto proibito di giornali freschisotto la specie dinocciolo di gomitoli o modelli di vestiario. A quella notizia la Contessa Nerinasi sentì secretamente invasatatrionfata dal suo antico carattere meccanicodivenuto simbolico: il carattere capriccioso deleterio della signora di Challantmacina di maschisecondo il novelliere vescovo Bandelloe secondo il poetadrammaturgo GiacosaVenere sanguinariache prometteva e dava mille delizioseagoniee spingeva l'un contra l'altro armati gli amantie baciandolefatavale spadeche vicendevolmente li trafiggessero.

¾¾ Ah! Meraldi aTorino! Come lo cercherannolo ustolerannose lo disputerannose lodivoreranno quelle smorfie di signore torinesicagnegattecarogne!

Essa spedì immediatamente due biglietti.

L'uno: All'eg.o scrittore Sig.re Adriano Meraldycelebrità europea ¾¾Torino "Sempre tua Nerina sposaamante."

L'altro: ¾¾All'on. sig.re Conte avv. Federico De Ritz ¾¾Torino "Tua pentitapenitenteNerinama sempre tuatua per sempre."

 

* * *

 

Adriano Meraldi aveva divisato di partire quella mattina perisciogliere il più santo voto del suo cuorerecandosi ad abbracciare i suoivecchi genitori a san Gerolamo.

Invece il biglietto di Nerina gli diede un altro dirizzone.

Il Conte Federico De Ritz nell'accostarsi all'Ospizio delSant'Oblio sopra una timonella del signor Barolla di Passabiago notoconcessionario di vetture pubblichesi sentiva scalpicciare di dietro un altroveicolo più veloce.

Discesero quasi contemporaneamente Federico De Ritz edAdriano Meraldi al cancello del Santo Oblio; ed ambidue licenziarono lerispettive vetture.

Si posero di fronteambidue appoggiata l'ascella sinistrasopra una gruccia; e si guardarono. Balenò loro l'esempio di quei due eminentiletterati e patrioti subalpinirivali anche nella poesia e nella politicaiquali una sera si trovarono sullo stesso pianerottolodavanti lo stessousciolino di una famosa e distratta principessa cosmopolitada cui avevanoavuto un appuntamento alla stessa ora precisa? Quei due cavalieri modernimostratisi i biglietti come uno scambio di poterie filosoficamente persuasiche niuna bellezza di questo mondo vale la spesa di un rancoretirarono a sortechi dovesse entrare. Ma la farsa filosofica qui non era possibile. Invece di unaprincipessa cosmopolitache dispensava le sue grazie benefica a tutticome ilsolesi annidava al Santo Oblio Nerina dotata dell'incantagioneper cui leserpi affascinano mortalmente gli uccelli. Invece della farsa essa esige latragedia.

Il Conte Federico De Ritzpremendo sulla stampellaalza ilbastoncino e grida fieramente ad Adriano Meraldi: ¾¾Difenditi! ¾¾Ecco i due zoppi di fronte ad avvelenarsi con gli occhiprima di percuotersicoi bastoni; i due zoppi: Federico azzoppato da Marte per l'amore della patria edell'umanità; Adriano azzoppato da Venere o più precisamente da lue venerea.

Era un vespro del caduco autunno; e l'atmosfera parevaimpregnata di vapori e versi ossianeschi cesarottiani.

I belligerantifiancheggiando la muraglia del Santo Obliocombattevano sotto una pianta di fischianti foglie. Il loro piede zoppo divenivapiè di vento per scavalcarsi e saltalenare a mo' dei galletti.

Ma essi combattevano come i primi uominiche con la clava sicontesero le prime donne (non di teatro); combattevano come i primi uominiselvaggi. E si bastonavanocome burattini al teatrino Gianduja.

Nerina accoccolatacontortamentre si sbattocchia labattaglia tra Meraldi e De Ritzgrida a se stessa: ¾¾Che colpa è la miase Dio mi ha creata serpe? ¾¾Poi geme: ¾¾Sant'Oblio! Sant'Oblio! Soffroperché sento qualche cosa spegnersi in me.Saranno mortali le bastonature dei due zoppi?

Se non di bastonec'era da morirne di vergogna.

 

V

 

CAPO QUINTO

 

ZOPPICASI PERVERTISCE ANCHE LOSATIPREVIA ALZATA DISVEMBALDO

 

Sgomberato il terreno dei due zoppi cadutie trasportati conimprovvisata ambulanza l'uno al Caffè dell'Antica Industria e l'altroall'Albergo del Gran Mogolprofittando del trambusto suscitato al Sant'Oblioil baroncino Svembaldo Svolazzini passò come una saetta liberatrice per ilcancello dell'Ospizio.

A Gilda fu come l'apparizione di un arcangelo salvatore.

Ma per tutte le ricoverate fu la scossache una rivoluzionepolitica produce in un ergastolo scatenando i galeotti a terrore più dellapacifica borghesiache dei pavidi guardiani.

Invece la guardiana del Sant'Obliola povera superiora SuorCrocifissa sentì essa il massimo terroreche le fallisse improvvisamente perun cataclisma tellurico l'impresa assunta a benefizio dell'umanità in nome diDio.

Essaergendosi inflessibile come una statuasi eraenergicamente oppostaa che si ricoverassero nel suo Ospizio i corpi contusi esanguinosi dei due combattenti.

Aveva fatto telegrafare d'urgenza dall'ufficio di Passabiagoal canonico Giunipero; e il suo telegramma privato ebbe l'assoluta precedenzasui telegrammi ufficiali anche di Stato.

Quando per l'invadenza irresistibile del giovane Svolazzinia cui indarno avevano cercato di opporre argine l'ortolano ed i mezzadrifunuovamente ed affannosamenteacutamente chiamataessa accorse con la frettache quasi le dismagava l'onestà. Si ricompose dignitosamente davanti la statuadella Madonna; e invocatone con uno slancio di cuore il Divino aiutosicontorsesi contrasse indietrandoed appoggiando solidamente le spalle alpiedestallo della statua. Il nimbo stellare di questa le pioveva la speranza direspingere vittoriosamente qualunque fosse invasione profana.

Corrucciando la fronte rigata come carta di musicaglidomandò fieramente: ¾¾Chi è Lei?

¾¾ Sono il baroneSvembaldo Svolazzini.

Questo nome spianò la fronte della Superiora con il ricordodella insigne beneficenza del barone padre verso il Santo Oblio

¾¾ E che è venuto afar qui? A che debbo l'onore di una sua visita non annunziata in quest'ora moltoavanzatae posso dire impropria?

¾¾ Sono venuto apigliare quella ragazza lì... ¾¾ed accennava Gilda nel gregge delle pie pecorelle un po' sbattuto daglistraordinarii eventi di quel pomeriggioche nel crescendo delle vociferazionisi erano allargati a notizie di carneficine da battaglia campale. Il baroncinodiede la sua spiegazione con una mutria così comicamente ingenua da indurreanche la superiora a un tono umoristico. Essa imperniò alla punta del naso ilpollice della mano destrafacendola girare come ventaglio aperto:

¾¾ Sache Lei misembra tocco nel nomine patris? Con qual diritto vorrebbe pigliarsiquesta ragazza?

¾¾ Semplicementetout-bonnementper il diritto dell'amore.

¾¾ Lei chiama dirittodell'amore la voglia del peccato.

¾¾ No! peccatoperché sposerò Gilda legalmente e con i sacramenti della Chiesa. È ungiuramento del cuoreMadre!

La superiora ebbe uno sbalzo di incertezza e tenerezzamaterna.

¾¾ Ma ha forseottenuto il consenso dell'onorevole barone Rollone suo padre e della suaveneranda genitrice?

¾¾ Sarà un doveredel mio cuore il ridomandarlo; ma ho compito venticinque anni; e posso farnesenzasecondo il Codice Civile; e tanto piùsecondo i canoni della Chiesa.

La superiora prese a braccettoquasi amichevolmenteilbaroncino.

¾¾ Andiamoandiamo apregare in chiesa.

Fatto genuflettere Svembaldo daccosto a leigenuflessaprofondamente davanti all'altare maggioreessa si sprofondò in un abisso dicalcoli e preghiere per la Madre Regina dei Cielie per il sacro cuore di Gesùsacramentato.

Le sorrideva di un raggio celeste la possibilità di rendereumanamente e santamente felici due bei giovani. La interroriva la certezza dellaguerra furibondache avrebbe mossa al Santo Oblio il già benefattore baronepadrecon quelle mandibole da pesce caneora fatto ancora più potente dallasua elevazione a senatore del Regno. D'altra parte potrebbe accrescersiosalvarsi la riputazione del Sant'Oblio con la dimostrazioneche ci sipurificano e si preservano fanciulle popolane degne di salire a nozze baronali.Con un matrimonio di tale fama si smentirebbe la diceriache l'Istituto fosseun ergastolo spiritualeda non uscirne che in ispirito... Questo matrimoniopotrebbe essere una tavola di salvezza per tutti...

Essa sente che il Sant'Oblio è già profondamente scossodall'evento finora principale della giornatadal terribile duello succedutoproprio davanti al suo Cancello tra due personaggi di così larga e chiarariputazionecome il conte Federico De Ritz e lo scrittore Adriano Meraldi. Sì!Il matrimonio del baroncino Svolazzini e della povera Gilda potrebbe essere unariparazione per tutti.

In quell'istanteapparve cauto ed allarmato in modospaventevoleil vecchio capo massaro dei Rotellanauna figura di rospointabarrato. ¾¾Presto! presto! Superiora. Le suore vogliono fuggire tutte.

Suor Crocifissa trasse per mano Svembaldo imprimendogli unapreghierae una promessa nei polsi.

¾¾ Mi aiuti! Ed ioaiuterò Lei per tutto quello che la Madre Divina vorrà...

¾¾ Madre!

Che spettacolo si parò davanti a loro nell'uscire dallaChiesa!

Al fondo del prato presso il muro di cintala cui ombra leriparava dallo spionaggio dei raggi lunariun formicolio di convittricichetentavano la scalata.

Era stato esagerato l'allarme del vecchio capo massarochevolessero fuggire tutte. Anzi era visibile ed udibile la opposizione diparecchiea cui il pensiero di interrompere per un briciolo la monotonia diquella vita claustrale compariva orribile come un fracassarsi macchinale delloro spirito. Esse inginocchiate sull'erbacomprimendo ermeticamente le manigiuntecon gli sguardiche parevano volessero staccare la Madonna dal Cieloimploravano: ¾¾Oh! Tornate indietrosorelle! Se fuggitefarete peccato mortale... Non datemente ai lupacci delle tentazioni mondane.

Ma le loro preghiere non erano esaudite dalle compagneassillate dall'estro demoniacoche l'inopinato duello virile al cancellodell'Ospizio aveva ad un tratto invespitoquasi inferocitodopo tanti mesi dicongiura incubatrice. Gibigianna sentiva potentemente la nostalgia del caffèconcerto. A Bimblana era quasi passato l'orrore delle avventure nei giardinipubblici. La Contessa Cento su 'na rama era naturalmente alla testadell'evasione insurrezionale.

L'ortolanouno sbiobbosi era mostrato valoroso come uno diquei proverbiali soldati del papadei quali ce ne vogliono cento ad ammazzareuna rapa. E sentendosi inabile a ritrarre colle buone quelle ossesse dalla fugaaveva pensato di scappare prima lui a chiamar i carabinierisenza sapere chequesti non erano obbligati a prestare il loro braccio secolare e la loro manomilitare a servizio di un reclusorio religioso.

Il massaro iuniore si era recato col carrettone alla stazionedi Clavario a caricare alcuni sacchi di riso provenienti da Vercelli ed alcunisacchi di patate provenienti da Aosta. La posizione non pareva più sostenibileper le conservatrici timorate del Sant'Oblio. Avrebbe trionfato laprevaricazione.

L'ultima ospitatauna bardassa di dodici annigià garzonaladra di un burraio lattivendolo di San Crescenziosopranominata MargarinaScrematrice per le parole che aveva sempre in boccaportò trionfalmente lascala del pollaio. Invano l'opposizione conservatrice tentò di strappargliela.Invano il vecchio capo massaro dei Rotellana a dimostrazione di un eccesso dizelotentò con la retroguardia del vecchio Simone curvo come mezzaluna guidareun attacco delle opponenti alle fuggiasche. Queste rispondevano protervamenteoffrendopromettendo calcigraffiaturedenari o carezzepur di esserelasciate andar via.

La Contessa Nerinaappostata la scalettagià era salitasul piovente del muricciuoloe col gusto di soddisfare il milionesimol'ennesimo dei tanti suoi inauditi capricci per pianoforteproclamò: ­¾¾Dirigo e proteggo io la fuga fino all'ultima delle mie compagne di schiavitù.

Era curioso allo splendore lunare scorgere la sua bellapersona fatta più morbida ed energica dal riposo claustrale decollatasull'orizzontechinarsi artisticamente dall'alto muricciuolo per dar la manoalla prima saliente Gibigiannapoi coll'aiuto di costei sollevare la scala perposarla dalla parte esternae rifare poi il gioco per tutte le altre fuggitive.

Avrebbe trionfato la prevaricazionese il baroncinoSvembaldo non avesse squillato con una voce di arcangelo: ¾¾Che fa maisignora Contessa?... Per caritàsignorine tutte... Ritorninoindietronon vadano a perdersi nella notte... ¾¾La Contessaoccupata nella sua cella agli ultimi preparativi e complotti dellafuganon aveva vista l'entrata del giovane barone all'Ospizio. Ed ora la vocedi luiil suo aspetto di angelo e cavaliere arrobustito nelle caccie dell'Indiale cagionarono una straordinariagradevole sorpresa. In lei poté l'immediatoeterno mascolino.

Le altre ricoverateche avevano notato il giovane patrizioparlamentare con la Superiora e poi entrare con essa in Chiesacredetteroall'apparizione dell'arcangelo Gabriele.

Gilda poteva confermare coscienziosamente: ¾¾È veramente il mio arcangelo.

¾¾ Sempre disposta amettermi sotto la protezione di un onorato barone! ¾¾rispose la Contessa dall'alto del muricciuolo.

Vinta dal nuovo Capriccio essa scese dal muricciuolodopoaverne fatta scendere Gibigiannae tradusse tutte le ribelli in ordinataschiera davanti al baroncinosenza guardare la superiorache gli stava dietro.

¾¾ Ci rendiamo adiscrezione dell'arcangeloche vorrà salvo l'onore delle armi.

In quel punto esplose la voce squarciata dell'ortolanosbiobboche annunziava: ¾¾I carabinieri non vengono; mao superiorao superiora! C'è una nuvola dipreti col canonico alla testa... Verranno a pigliare il figlio del vescovo(additando il baroncino Svolazzini).

Il Canonico Puerperio ossia Giunipero era stato colto daltelegramma di Suora Crocifissamentre presiedeva ad una conferenza privata diabati della Missione. Il telegramma diceva precisamente così: ¾¾Catastrofe sanguinosa. Nome Dio venga subito. Prego Provvidenza Divina.

Il telegramma catastrofico non poteva essere l'inganno di unburloneperché la censura poliziesca non avrebbe lasciato passare una fiaba ditale gravitàe perché esso conteneva un motto di intelligenza devota. Vistala gravità straordinaria del casogli abati della congregazione si profferserodi accompagnare il Canonico. La canonica di Passabiago darebbe loro alloggio dapernottarvisenza violare la clausura del Santo Oblio. A Passabiago sentironodal procacciante curatinocome l'onor. Conte De Ritz e il celebre scrittoreAdriano Meraldi erano stati raccolti presso il Cancello dell'Ospizio con leteste rispettivamente fracassatedando più poche speranze di vita.

Tutte le vetture del luogo erano state requisite per ordinetelegrafico dal Procuratore del Redalla Regia Prefetturadalla CuriaVescovile e dalle desolate famigliedi cui si annunziavano arrivi coi prossimitreni alla stazione di Clavario. Onde il canonico e i suoi neri seguaci siaffrettarono a piedi da Passabiago al Sant'Oblio. Parevano corvi ferititoccando come affannosi anitroni colle ali la terra.

A vederli comparire dal Cancello dell'OspizioBimblanaesclamò con meraviglia sofferente: ¾¾O Signore! O Signore! Sarà il castigo di Dio.

Quella minaccia lamentosa sgominò il drappello delle ribellipentitele quali scapparono qua e là per il giardinocome per fuggire unavendetta divina.

E Suora Crocifissae il canonicoe gli abatie ilbaroncinoa rincorrerlead acchiapparlea riunirle quelle disperse. Alcunipreti sembravano pigliare passere col cappello sull'erba.

Gilda non ebbe bisogno di lasciarsi acchiappare dal suoSvembaldo.

Fatto l'appello e non trovata mancare nessuna delle pecorellesmarriterimessosi il nicchio sulla fronte sudatail canonico ordinò laprocessione di tutte e di tutti in chiesa.

Tuonò dal pergamosvolgendo religiosamentecattolicamenteil motivo oratorio di un avvocato nord-americano.

Vi sono tempeste moralitempeste dell'anima. E come nelletempeste fisichedalla grandine materiale le contadine rifuggono al lorocasolare con un sacco sulla testanoi ripariamo sotto il Manto della Madonnanella casa di Dio.

¾¾ Domattinaconfessione e comunione generale!

 

* * *

 

Quando il canonico Giunipero si assicurò che tutte leconvittrici erano andate a dormire nelle loro celle e nei loro cameroniordinòla ritirata della sua coorte mascolina alla canonica di Passabiago. Durante ilbreve tragittoun abatinoDon Pizzichiniche pareva un budello vestito dellacotta neraconfessò sbadigliando: ¾¾Ho la coscienza lunga.

¾¾ Non anderai adormire colla Madonna! ¾¾lo affidò il curatino Don Clementino. ¾¾Il nostro Priore provvederà.

Di vero il priore di PassabiagoDon Alessio Lapesandi godevala meritata fama di esercitare l'ospitalità su vasta scala.

Domò sollecitamente le proteste della servente omeglio cusinera Celestinala quale si acconciava come alla tempesta dellavisita pastorale di Monsignore Vescovo.

Si rimedia anzitutto con un grosso salame sbrucato in unafrittata di dodici uova. Il curatino scova in una credenza una insalata di lessofreddo affettato con le cipolle; e fu un trionfo.

Detto il benedicite e fatto il segno della santa crocesi muove all'attacco dell'imbandigionecon quella ilarità e vêrve passionaleche i preti mettono nel cibo e nella bevanda a compenso della loro castitàprofessionale.

Svembaldo non dava loro soggezionesembrando ai loro occhigià luccicanti un angelo bagnato nel vino bianco di Canelli.

¾¾ Bbbeivvv...! iosento nel suono della campana maggiore... ¾¾diceva l'abate Trippone: ¾¾Bbbeivv! ¾¾e faceva bronzire (sbronzè) la voce.

¾¾ A me invece¾¾soggiungeva il curatino¾¾quando vado a celebrare nella Confraternita una messa di sedici soldisembra disentireche la campanella mi canti: Beiv pochinbeiv pochin!

(Ilarità strepitosa inaffiata da una enorme bevuta).

Quindi i preticome usanoquando trincano fra lorosiabbandonarono a caricature pretesche.

Don Iginio Lampantivivace ingegno con tendenzedemo-cristianerifece il verso di un predicatore napolitano al Duomo di CasaleMonferrato: ¾¾C'era uno villanuche aveva malata la porchettaunico tesoro suo; la alzòlastrinse fra le bracciae la votò alla Madonnapregando: O Madonnadispensiera di graziesalvatemi la porchetta miaunico tesoro mio... LaMadonna gli fece la grazia di guarire la porchetta sual'unico tesoro suo... Ecosì sorgette il Santuario della Santissima Vergine della Porchetta... ¾¾(sfrenata ilaritàper cui il cerchio delle mani doveva contenere le panciesbellicanti).

Il curatino volle emulare quel successo con la predicadialettale recentissima del pievano di Montecatino Monfràche supera quelladel pievano di Montemagno dei secoli scorsi: ¾¾Vardèmatasse; cherdé pa' da deila d'intende con la vostra bertavela aNost'Signour. Al giudissi Universal ij sarò mi ai pe' del trono di Dioe i dirò: Santissima TrinitàCatlina la stiroira a l'è tut aut che nasantificeturcome vorria fesse paresse adess... I so mich'a fatta l'amour dascondon antl la stala con Pero d'l'Osto... E il Signor a m'à scutrà mie nenvoiace lengasse polide come 'l baston del gionche a ordonrà a Bergnif depiesse la bela Catlina sui briche d' campela drinta la caudera pu bujenta d'l'Infern...

L'abate Trippone prevedeche ci vorranno due diavoli aportare la Contessa de Ritz all'Infernose non la salverà la SantissimaVergine della Porchetta.

Poi accusando uno stomaco di ghiaia asciuttaricordava papaMartino del Torsoquello delle anguille annegate nella vernacciae ne ripetevala conclusionale di ritorno dal Concistoro: Quanta mala patimur prae SanctaEcclesia Dei Jesus... bibamus.

Il priore anfitrione con il polso tuttavia fermo sta perversare un'altra bottigliaquando scocca la mezzanotte e tronca automaticamentela cena per il digiuno della messa mattutina.

Recitato con improvvisa compunzione l'agimus tibi gratiasla seduta è sciolta.

E il baroncino Svolazzinitirando su i cernecchi biondidalla fronteche una volta era apparsa erroneamente cretinameditò: ¾¾Che danno recano alla Società i pretise anch'essi mangiano e bevonosenzafare del male a nessunoanzi si sostengono per fare poi della carità alprossimo?!

 

* * *

 

Il Conte De Ritz ed Adriano Meraldi vennero con molte cauteletrasferiti il primo al suo Castello di Ripafrattae il secondo alla casapaterna e materna di S. Gerolamo; ambidue con le migliori speranze diguarigioneche possono dare le cure terreneavendo ambidue l'assistenza deirispettivi genitori.

Nonostante le inchieste giudiziarieamministrative edecclesiastichela grande tempesta addensatasi sull'Ospizio del Santo Oblioparve per il momento sciogliersi in un bicchiere d'acqua.

Ringraziando la Provvidenza Divina del miracoloso favoreSuora Crocifissa volle mantenere la promessa di aiutare il baroncino Svolazzininella sua testarderia matrimoniale. Indarno il canonico PuerperioossiaGiuniperobofonchiava: ¾¾Adagioadagio a ma' passi.

Svembaldoproprio al Sant'Oblioriuscì a sposarsireligiosamente la sua Gilda di Simoneconfermando i nodi allo Stato Civile diPassabiago. Per assicurarsi l'indipendenza economicaegli aveva ottenuto unposto in una acciajeria a S. Pier d'Arena. Il suo matrimoniosecondo leprevisioni del Canonico protettorefu certamente un passo falso calamitoso perl'Ospizio. La baronessa madre ne ricevette tale colpo da parere stecchita congli occhi di ceramica e i denti lunghi di smalto. Il barone padreche perlustrare la sua nobiltà napoleonica a quella delle Crociatefaceva le smorfiea recarsi in senato a Roma tolta al Santo Padreora precipitò a giurare aPalazzo Madamae fece presso il governo usurpatore i maggiori sforzi perla soppressione del Sant'Oblioe avutone il destro con l'alleanza di unaprincipessa dell'Aristocrazia Nera non risparmiò le sue sollecitazioniall'Augusto Prigioniero del Vaticanoperché fulminasse di scomunicaquell'istituto di mezzaneria sacrilega. Onde all'Ospizio fondato da SuoraCrocifissa e dal Canonico Puerperio ossia Giunipero si preparava la sorte delprete martire Tazzoli impiccato dall'Austria e sconsacrato dal Papa.

Non rimase in panciolle la Massoneria. E non tardarono amanifestarsi sintomi gravi di quell'agitazione contra il pio istituto. Anzituttoapparve un tremendo articolo sulla Gazzetta del Popolo di Torino nellarubrica del Sacco Nero allora destinata a mazzerare pretifrati emonache. Se ne attribuì con qualche approssimazione la paternità al dottoreGiambattista Botteropatriotapadrecane guardiano del liberalismoprogressista irreducibile da ogni riserva conservatricetetragono ad ogniseduzione clericale o clericaleggiante.

Senza titolotra due sbarrecome una necrologial'articolosi conficcavasi incastravasaldo al pari di un mattone o di una lastra tra lecolonne del giornale.

Cominciava: "Avremmo voluto intitolare queste righe CoseMedioevalise la trascendente novità non fosse Cosa dell'altromondo".

E l'articolo procedeva velenosocome se rigirasseinvece dicaramelleuno scaglione in bocca all'articolista.

"Metteva il conto che con la firma di un re da noibattezzato GALANTUOMOsi promulgassero le leggi di soppressione degli ordinireligiosie che con la sottoscrizione promossa dal nostro giornale siinnalzasse l'obelisco Siccardi per l'abolizione del foro ecclesiasticomeritavache si versasse tanto sangue di martiri e soldatisi consumasse tanto fosforodi pensatorie si spandessero tanti innio se vogliamoragli di poetiper lalibertà politica e religiosaquando le leggi dello Stato Italiano diventanocome gli antichi ordin d'Turinch'a duravo da la seira a la matinequando i voti migliori del popolo italiano vengono proprio considerati dall'altocome ragli d'asino indegni di salire in Cielo? Non si potrebbe con insipienzapiù asinina né più supina tollerare e forse fomentare ciò che si tollera esi fomenta dal nostro sgoverno a favore della Santa Bottega gesuitica. Mentre lasana Germania con il suo cancelliere di ferro ricusa di ritornare a Canossavisi incammina la bigottapellagrosa Italia con la sua politica di polenta fattadi mais avariato a implorare perdono di essersi lasciata condurre in Campidogliotirata per un orecchio e spinta a calci nel preterito. Si domanda perdono delle balossadeconfessate da un fossile bigottismo. Nel più bello del Piemonteche sidirebbe inutilmente inaffiato dal sangue di Andrea Vochierisi lasciò formaree si lascia prosperare e spadroneggiare un nuovo nido claustrale di infezioneloiolesca. Tutto l'armamentario dell'antica inquisizione con i cavallettiitrabocchetti e gli in paceè congiunto al comfort modernoparigino-americanodernier crì d' la modefin du siècle. Si parla divere corride di tori ecclesiasticie di caccie muliebri esercitate coicappelli da pretecome si trattasse di lucciole o farfalleorgie di sacerdotidi Bacco e sacerdotesse di Venere. Un orrore di lue sanguinosa alla tenerainfanziada spaventare la fantasia di Mefistofile perforatrice degli angeli.Impedita violentemente la fuga delle recluse stomacate; un succhionismoadoperato larghissimamente sulle ricchezze peccaminose e sulle disgraziecordiali; manipolati i matrimonii di giovani ricchi e imbecilli con le servedell'istituto a disperazione di nobili madria corruccio ed onta di altibenemeriti intemerati patrioti. Insomma un pervertimento di antico e nuovogenere tale e tanto da attrarre un onorevole rappresentante della nazione egenuino eroe dell'epopea garibaldinae un valido campione della stampainternazionale a rompersi definitivamente la testa contro il cancello di questonuovissimo Eden infernale. Noi osserviamo semplicemente che tutto ciò non ètollerabile con le tradizioni morali del nostro antico e forte Piemontea menoche non lo si voglia convertire in una casa di tolleranza cattolica. In altritempi noi abbiamo condannato irremissibilmente le circolari reazionarie delministro Pernaticome circolari per... natiche; ma ora non siamo dispostiassolutamente a permettere che le leggi liberali del Regno d'Italia sianoconsiderate realmentecome leggi per... natiche. Nei giorni nefasti dellesconfitte e delle fughe del 48 e del 49 noi non indarno abbiamo minacciato duedita nella gola ai generali traditori: siamo disposti a ripetere il giocodavanti a un'amministrazione traditrice della libertà. Lo si senta bene anchein alto. Se esistono ancora membri non bacati del Gabinettonon si lascinocorrompere dalla fetida Consorteria caduta sul lastrico di Torino insanguinatoda lei vilmente. Uno sgoverno avvisato può essere ancora un governo mezzosalvato."

 

* * *

 

A questo articolo del Popolo di Torinorispondeva la Perseveranzadi Milano con un'articolessa degna della marchesa Paola Travasa.L'articolo dell'organo magno della consorteria lombarda era firmato dottorBambagino; e venne erroneamente attribuito a Ruggero Bonghi. Certo in quellaprosa si scorgeva una pretesa involutaaccartocciata di sottigliezza rosminianaed arguzia manzoniana nella superbietta sofistica della Magna Grecia; unapretesa di far sentire il sonito della chioma sulle spalle dell'Apollo omericocon i rari e corti ricci spioventi da una pallida calvizie e una risatastridente di pavone. Ma dopo lo sfogo della critica letterariasalviamodistricandola sostanza delle verità avviluppate.

Ecco un sunto del lungo articolo intitolato: Anacronismodi Giacobini spostati.

Il dottor Bambagino cominciava col deplorare schiettamente losciupo di forze fuori di tempo e fuori di luogo: anacronismi ed anatopismi.Senza inchinarsi eccessivamente alla gazzetta cosidetta veterana dellalibertà costituzionale e dell'unità nazionaleera disposto a riconoscereche il dottor Bottero aveva potuto fare qualche bene al servizio del Cavourepotrebbe ancora farnerievocandone gli ammaestramenti. Se non si era potutoandare a Roma coi mezzi morali prescritti dal gran Contesi dovevano applicareper rimanervi; e non già con una revulsione antitetica del cavourrismorisuscitare quel giacobinismo ostile non meno alla morale che al diritto dellalibertàmentre sarebbe più opportuno divulgare un manuale del perfettogirondino.

Omnia tempus habet. Secondo Pindaroil tempo a tutto èpadre. Anche il giacobinismo distruttore semplicista ebbe la sua ora locale.Quando l'oscurantismo clericale era una selva selvaggia aspra e fortefu buonala scure. Ma ora è un peccatoche si sciupino armistrumenti e valori dialtri tempi. Ora abbiamo bisogno di costruirevivificaree non di fare nuovecarneficineprodurre nuove ingombranti macerie. Quando l'eccessiva Rivoluzionefrancese uccise i preti a tormecome gibier noirincarnava e preparavapeggiori tirannidi.

La nostra immacolata evoluzione italianaacquistando Romanon solo ha dato una capitale alla nazionema ha risolto il problema piùdelicato e geloso del mondo civiletogliendo il potere temporale al SommoPontefice del Cattolicismo e lasciandone nobilmentepuramente libero lospirituale.

Bisogna svolgere gli effetti dell'importante avvenimento conle massime cautele della libertà sperimentale. Allorché si abolisce unaistituzione corrottanon si ha a credere distrutto il germeche ha datoragione alla sua vita sana. L'umanità per non abbrutire avrà sempre necessitàdella religioneche la colleghi ad un Ideale Eterno. L'anima religiosa avràsempre uopo della ritiratezza per salvarsi dalle insidie e crudeltà mondane.Non forziamo vocazioni; non combattiamo la Natura onestaper astringerla adisonestà. Sia anche permessa la propaganda contro il celibato forzoso deipreti. Insomma riformiamo ma non distruggiamo. E soprattutto riconosciamolealmente che negli strati socialiche si passano della religioneha luogomaggiormente lo sfruttamento della dissolutezzala speculazione sul viziosaleof dissipationcome dicono i buoni nord-americaniche veggono con orroreevangelico dilagare mondanamente l'industria dell'immoralità. Noi cattoliciabbiamo molto da imparare dai protestanti. Qui il dottor Bambaginocitandol'Inghilterra maestra di libertà costituzionalerecava a cagion d'onorel'esempio della baronessa Burdett-Couttsla quale con la penna di Carlo Dickensrivolse un cordiale invito alle donne perdute nella notteaffinchéaccettassero da lei un ricovero di onesta sorella: "Vi èscrisse per leiil romanziere della buona arte e del buoncuorevi è in questa città unasignorache dalla sua finestra ha veduto tante donne andare come voi in mezzoalla nottee il suo cuore si è rattristato nel vedervi. In questa dimorachesorge in un ameno bel paesaggiosarete ricevuta con affetto... Condurrete vitasanalietaattiva. Apprenderete dei doveriche è bene conoscere; edimenticherete tutto quanto avete appreso di cattivo... Incomincerete una vitanuova... Veniteo mia sorella."

Ebbene la baronessa Burdett-Coutts sarà nominatala primafra le donnepari d'Inghilterra su proposta di Gladstone; prima fra le donneavrà onoranze funebri nell'Abbazia di Westminster tra i grandi benemeriti delRegno Unito; e tra onoranze vitali avrà potuto campare quasi centenariaciòche le auguriamo di cuore.

Invece noi distruggeremocalpesteremodisperderemo l'operasimilare di Suora Crocifissa; e la faremo morire immaturamente di crepacuore. Èquestodomandava concludendo il dottor Bambaginoè questo il vostroprogrammao crudele dottor Bottero? No! Le vostre crudeltà vogliono esseresoltanto chirurgiche. Mandate i ferrovecchi al Balon. Guardate coi vostriformidabili occhiali al presente e all'avvenire. Dottor Botterogià utilemesso cavouriano in Sicilia e in Calabria! La lanciao la lancettao meglio lapenna in resta per la libera Chiesa e il libero Stato del Conte Camillo Cavour.

E soprattutto adelante Don Giovanni dott. Botteroadelantecon juicio!

 

* * *

 

Il Ministero stette un po' in tentenne senza risolversi a chepesci pigliare. Maoltre il desiderio di non parere arretrato di fronte aiprogressistiche volevano scavalcarlosi aggiunse l'intransigenza clericale adeterminare la politica rigidamente anticlericaleper cui andò insigne laDestra moderata al Potere.

Figuriamociche nello stesso Piemonte da secoli devoto allaDinastia di Savoiacasa di beati e di Santii nuovi vescovi ricusavano didomandare il R. Exequatur. E il Governoimpadronitosi delle loro lautemensecostringerli a vivere a stecchetto in seminario.

Per l'Ospizio del Santo Oblio si cominciò ad ordinare unasevera inchiestala cui commissione presieduta dal comm. Accademone prefetto diTorino era composta di un magistrato dell'ordine giudicante (il consigliered'appello conte Roberto d'Altavilla) di un sostituto procuratore generale(barone Ernesto Monasteri) di un ispettore demaniale per la parte economicaamministrativa (cav. uff. Michele Pagliazzi) e per la parte didattica di unprofessoreche era il nostro Spirito Losati.

A lui voleva tenere compagnia la moglie per impulso diappagare una cordialese non legittima curiositàe rendere possibilmentequalche sorellevole servizio all'amica Contessa Nerina.

Il marito le obbiettò a lungoche in un governocostituzionale tutto teso sui limiti dei varii poteri era impossibile lalarghezza patriarcale dei governi paterniche comunicavan i poteri in famiglia.

Ma il comm. Accademoneantico borbonicofunzionariofacilone che si vantava di idee e maniche larghedivisando eziandio diprocurare uno svago estetico alle fatiche incresciose dei commissariipensò diaggregare la signora Lorenzina Losati Calzaretta quale ispettrice referendariadei lavori femminili. E chi saaggiungeva in comitato segreto con unaavvedutezza da presidente Ajossachi sa non ci aiuti a cavare meglio il vermedalla superiora?

Spirito Losatiche si era votatoprecipitato al suicidioper il matrimonio di tota Nerina con Federico De RitzSpirito Losatiche erastato salvato dalle acque per la vigile pietà di Lorenzina Calzaretta sposadonatale da Dioora attendeva a studi profondi sui santi padri del RisorgimentoItaliano per trovare la via di uscita rettilinea ai destini d'Italia e delcattolicismo dopo la liberazione di Roma. Poiché nel disegno di legge perguarentigie al Sommo Pontefice si era stralciata letteralmente una profezia del Rinnovamentogiobertianoegli avrebbe voluto compire l'opera; alla libertà esterioredella Chiesa cattolicafare corrispondere una riforma interiore di essa. Questoil binario della nuova via: una libertà attiva per i patrioti cattolici e per igalantuomini e scienziati universali.

Da questo binario rettilineo accennò di farlo deviare laprima vista della Contessa Nerina rinchiusa nel Santo Oblio.

Essa gli rivolse uno sguardo implorante di martire.

E fece il resto e più gettandosi nelle braccia della ottimasignora Lorenzina.

Noi non vogliamo in un romanzo riferire gli atti testuali diuna Commissione d'Inchiestache pubblicati in una edizione ufficialecosterebbero all'Erario dello Stato una sessantina di mila lireforse compresala discreta mancia alla intramettenza di qualche onorevole perito di tariffe. Cibasta darne il sugo.

L'indagine principale versava sulla libertà personale dellemaggiorenni ricoverate.

Dimostrandosi violata questa garanzia statutariail ritirodel Sant'Obliosecondo la logica giacobinanon aveva titolo per sussisteresenon era una prigione dello Statoo un manicomio autorizzato.

Il Sant'Oblio non era evidentemente né una cosanél'altra. Ergo...

¾¾ È una istituzionereligiosa! ¾¾affermò la superiora Suora Crocifissa.

¾¾ Di quellareligione cattolica ¾¾soggiungeva il canonico Giunipero ¾¾contemplata nel 1° articolo fondamentale dello Statuto del Regno...

Il Commissario conte Roberto d'Altavilla oppone la scuolastorica di Savignyper cui articoli di leggi e di statuti cadono di fatto comefoglie secche. Così è stato della coccarda azzurracosì sarà della guardianazionale...

¾¾ Ma ¾¾rintostava il canonico Giunipero: ¾¾Ma ci vogliono dichiarazioni autentiche di caducità... Se nosottentral'arbitrio dei funzionariii quali dovrebbero soltanto applicare le legginotoriamente promulgate e non cassate. Si ritorna ai colpi di bastone adarbitrio di Sua Eccellenza.

La logica canonicale offese non poco la dignità deimagistrati inquirenti.

Ma più grave danno a sé e al Santo Oblio produsse nei suoiresponsi la superiora Suora Crocifissala quale possedeva il genio dellacarità dittatorianon la pieghevolezza per salvarsi dalle circuizioni di unaostilità inquisitoriale. Il quesito decisivo era quello rivolto alle ricoveratemaggiorenni: se erano entrate nel Ritiro di spontanea volontàe se nonpreferivano uscirne.

Quasi tutte si sentivano penetrate dagli sguardi dellaSuperiorale cui pupille dilatate e vibranti raggiavano e dardeggiavano comestelle. Per quel fondo di sincerità generosache si trova in tutte le animenon omninamente distruttele poverette sentirono l'impulso di salvare quellaMadre Spirituale che si era consacrata alla loro salvezza; e risposero chenessuna costrizione esteriore le aveva condotte là dentroe ci rimanevanovolontieri per la salvezza delle anime proprie e per dare gloria a Gesù e aMaria.

¾¾ Ma ¾¾osservava l'alto e membruto prefetto comm. Accademone presidente dellaCommissionescotendo sulla pancia la catena dell'orologiola quale collegavale due tasche del panciotto: ¾¾come vache ci è stato un tentativo di evasione spontanea?

¾¾ Ciò non vuol dirnulla! ¾¾controsservò il commissario barone Monasteri studioso della nuova ScuolaAntropologica positiva: ¾¾Il germe patogeno della rivolta incosciente può essere stato portato dal ventoin questo ritirocome le statistiche dimostranoche è portato periodicamentein qualsiasi comunione umanaanche governata dalle norme e dalle personalitàpiù caritatevoli e più savie.

Le suddette risposte e le suddette spiegazioni avrebbero datodel filo da torcere ai maleintenzionati contra il Santo Obliose la superioracon la sua rigidità intransigente non si fosse data da se stessa della zappasui piedi.

Alla domandase le ricoverate maggiorenni potevano maiuscire liberamente dal recintoessa rispose categoricamente: no!

Da quel no inchiodato non valsero a svellerla le cigliainarcate di tutti i commissarii.

¾¾ E perché noassolutamente no?

¾¾ Perché lo scopodel Sant'Oblio è appunto di preservare le ricoverate dalla contaminazione delmondo.

Le esigenze morali della superiorache avrebbe voluto lamoralità anche nelle galline e nei piccioninon le permettevano di transigeresulla regola del suo Istituto.

¾¾ E chi vi dà ildiritto di limitare la libertà personale a cittadine non colpite da mandato dicattura e sprovviste di fede medica per il Manicomio?

¾¾ La Santa Fede.

¾¾ Ritorniamo ¾¾volle dire il canonico Giuniperoma con la sensazione di mettere un piede infallo: ¾¾ritorniamo all'applicazione del primo articolo dello Statuto.

¾¾ Basta! ¾¾impose il Presidente della Commissioneoscurando il voltocome se spegnesse ilumi al suo proscenio.

Era rimasta da esaminare la Contessa Nerina De Ritz-Vispilaquale rinchiusasi nella sua cella in preda alla più commovente emozionericusavasi ad ogni interrogatorio ufficiale e gemevache non voleva altracompagnia fuorché quella della sua amicasorella di cuoresignoraLorenzina Losati mandatale visibilmente colà dalla Divina Provvidenza.

I commissarii si dicevano troppo cavalieri per violare laconsegnae forse il segreto di una gentildonna; e incaricarono la signoraLosati delegata per l'ispezione dei lavori femminili ad essere sottoinquirenteintima di quella spettabile reticente.

La nota direttiva finale di Nerina persisteva nel parerevittima ed essere carnefice.

Perciò adottò il sistema dell'abbandono per esseresollevata; e adoperò la più feroce eloquenza con le tacite lagrime ed isinghiozzi compassionevoli.

¾¾ Soffresoffreimmensamente. ¾¾Fu la relazione conclusionale della sottoinquirente signora Losati. E questaconclusione fu presso la Commissione più efficace di qualsiasi dimostrazionediffamatoria.

Non tardò ad uscire il decreto ministerialeche scioglievail ritiro detto del Sant'Oblio nel Comune di Passabiago Monferratoe siincaricava dell'esecuzione il Prefetto della Provincia di Torino con incarico difar tradurre per mezzo di funzionarii della Pubblica Sicurezza le ricoveratepresso le rispettive famiglieo in difettoal Comune di origineese poverealle Rispettive Congregazioni di Carità.

Figuriamocicome potevano provvedererimediare a quellacacciata certe congregazioni di carità con l'unica rendita consolidata di 75 o50 lire all'anno!

Allorché il delegato di Pubblica Sicurezza avv. EgidioLapislazzuli seguito da una squadra volante di questurini si presentò al SantoOblio per l'esecuzione del decretoSuora Crocifissa pareva disfatta dopo avervoluto baciare e benedire tutte le banditeche essa invano aveva speratorestituire da un Paradiso terrestre al Paradiso celestiale. Essa si eraraccomandata al Canonico Giuniperoaffinché si facesse in pezzi per trovare unappoggioun altro ricovero onesto alle disgraziate. Essa stessa per suo contosi era fatta centimane a scrivere lettere di raccomandazione a tutte le vecchiecontessemarchesebanchiereindustriali di sua conoscenzaa tutti i generalie magistrati giubilatiche avendo già un piede nel sepolcro si sentivanovicini a rendere conto a Dio e inclini a fare del bene al prossimo.

Ma essa sempre speròche la Misericordia Divinaallontanasse il giorno dell'esecuzione del decreto. Quando venne il giornofataleessa inginocchiatasi davanti l'altare maggiore della sua chiesettapregò pregò tutte le sue preghiere. Ma dai meccanici Pater ed Ave esalavaun sentimento storico: ¾¾O chiesa millenariache da Carlo Magno a Napoleone hai viste tante invasioni etante sventuretante liberazioni e tanti sollieviche hai guarita la pazziadel conte Orlando e hai dato conforto ad artigiane tradite e maestre licenziateo chiesa di Dioconcedi tuttavia un ristoro a questo abbattimento.

Invece la superiora cadde svenuta.

Il canonico Giunipero additandola al delegato di PubblicaSicurezzamentre essa rinveniva per le ultime cure delle sue beneficateuscìin questi termini:

¾¾ Signor avvocatoeforse cavaliere! Noi inermi non possiamo lottare contro la vostra forza armata.Ma notate: se io divenissi infamecome tante rispettate personeche so ioedin questo fabbricato legalmente mioche Voi fate forzatamente sgombrare ditante anime pieio domandassi di istituire un postribolo secondo i vostriregolamentiun postribolo-villeggiaturaio sarei tollerato e non solotolleratoma protettoprivilegiato... O vergogna della civiltà liberale!

Appena si vide nel suo fabbricato vuoto delle disgrazie umanee della vita spiritualeche egli e Suora Crocifissa avevano voluto addensarviegli per l'educazione classica sentì quasi un sollievo nella visione del Gioveorazianopater deorumrubente dextera sacras iaculatus arces.

Esula dall'euritmia del nostro racconto il seguire le variesorti delle numerose espulsedi cui alcune troveremo tuttavia nell'orbita dellaprotagonista. Di essa dobbiamo principalmente occuparci.

La Contessa Nerinaperpetua Dea dei Capriccidopo avereprovate le emozioni claustrali ed essersene liberatasi vide ancora dinnanziuna lunga gamma musicale da suonare per esaurire il programma della sua vita: Capricciper pianoforteprogramma quasi consono al fortiter et suaviter deigesuiti.

Perché il trapasso non fosse troppo dissonante dal ritirodel Santo Oblio al ritorno mondanoessa vagheggiò di ripigliare la parte diinfermierache già aveva sostenuta così bene a Firenzequando il suo primomarito era curato della gloriosa ferita di Mentana. Anzi ora essa fantasticavadi progredire nella carriera e diventare una infermiera scienziatacome una nurseinglese. Se non che intendeva applicare la sua scienza pratica non più alprimo maritoi cui genitori d'altronde non l'avrebbero ricevutama al secondoche essendo un celebre scrittore l'avrebbe rimorchiata alla posterità.

A San Gerolamodove Adriano Meraldi degente aveva lamigliore cura dalla sua semplice maman e dal suo bravo papàNerinaavrebbe rivissuto gli idillii giovaniliche impropriamente essa chiamavainnocentipoiché la tenera Aracne vi aveva tessuta la ragnatela peracchiappare i moscerininon ancora emancipati da leibenché divenuti mosconi.Il padre di lei si oppose irremovibilmente a quel divisamento.

Nella sua testa di droghiere consumato si era assodata laconvinzioneche l'unica riparazione di certi enormi peccati o misfatti mondaniera nella segregazione giudiziaria o religiosa dal mondo.

¾¾ AdunqueNerinadato che tu eviti la prigione per la tua bigamiaalmeno rinserrati in unchiostro. Se mancano in Italiachiostri non mancheranno all'estero.

Gli ottimi coniugi Losati credettero di rappresentareinmancanza di megliola Divina Provvidenza offrendo essi ospitalità generosaall'amica contessa. La loro modestama intemerata casasarebbe naturale elogica transizionetra la vita del chiostro ed il ritorno alla vita familiare.

Nerina accettò con uno slancio di riconoscenzaquell'offertache le permetterebbe di penetrare a fondo un ambiente diborghesia modello e probabilmente guastarlo come un giocattolo.

Sì! Vero modello di borghesia: il nonno perantonomasiamacellaio emeritoche serbava un passo e un vocione da far tremarei vetrie non aveva ancora bisogno degli occhiali per leggere Il Dirittoorgano della Democrazia italiana;

la moglie Lorenzinal'anima popolana più rettilineachesia entrata nell'intelligenza e nella virtù borghese;

la bambina Cecchina di tre anniun fiore per le guancie epei capelliuna luce per gli occhi furbetti e carezzosiuna civettuolainnocente per gli inchiniun amorinoun'angioletta in tutto;

e luiil padreil marito esemplareil prof. Spirito Losatiche dalle crudeltà infantilie dal vulcano esplosivo di una passioned'adolescente era uscito redentotemprato in un equilibrio di studioamore esanità. Serbava a lungo il calore come una pietra di fornace. Senza mancare pernulla alla sua cattedra di professorealternava lo studio rigoroso e passionatodel problema religioso e civiledopo la breccia di porta Piaalla amena curadi una 2a edizione della sua fortunatabenché scabratraduzione di Anacreonte.

Fu Anacreonteche produsse un'incrinatura al metallocorinzio del vaso di sue virtù?

Certamente la filosofia e la poesia pagana non è fatta perserbare immacolata la purezza dei sentimenti cristiani. Quando egli studiaval'immenso Vincenzo Giobertiferoce anche contro i vizii illustri del ByronSpirito Losati si sentiva nell'anima flavillich'aveano spirto sol dipensier santi.

Ma quando ripassava il suo Anacreonteuno sciame di geniettilascivi lo tormentavacome nel prologo del Faust; alcuni di quei folletti gliscantuffiavano i ricci neri della testa poderosa; altri gli pesavano plumbeisopra un ginocchio o sopra un piede da farlo arrancare. Egli si provava acacciarli con una minaccia da Mefistofele napolitano. Con fiotti torrentizii dibile giobertiana scomunicava l'amor socraticol'amor platonicocomeidealizzazioneglorificazione di ignominiosa pederastia. Pure era cosìartisticamente leggiadro quel Batillo di Anacreonte... E quella Ciprigna dalrosato seno!

¾¾ Oh! con BatilloGanimedeche mi porga il nappo di nettareavendo a lato Ciprigna dal rosatoseno

 

cinto il crin d'edera

brunasdraiato

calco coll'animo

tutto il creato.

 

La contessa Nerina in casa gli era il commento viventeseducente di Ciprigna dal rosato seno. Con sapienti scuciture della serica vestesul busto scultorioscucitureche si scordava risarcirecon il caloricoestasiante di fortuite necessarie vicinanzeessa gli comunicava desideriipeccaminosirovelli incendiarii. Gli scompariva dinnanzi l'onesta bellezza diquell'ambiente famigliare. Quando si era vicini a dare in tavolae il nonnoimpaziente di avere la bambina sua subordinata commensale ordinava: ciamelacoula benedeta masnàdeje 'na cichinada la comparsa di Cecchinaera come la vista di un fiore ordinario da fieno ed inodoro per lo straniato papaloto.

L'antica servitù più non lo contentava. Egli chegià poteva dirsi servo dei servi sul seriomentre il papa si firmava tale perfintaora aveva frequenti cose a ridire contra la vecchia cuoca brofferianaMarcolfacontra la cameriera Barberinae contro il domestico carrozziereBertramepersonale inamovibilesecondo lo statuto patriarcalepassato dallacasa Calzaretta alla casa Calzaretta Losati.

Che più? Egli si sentiva svanire l'amore per la suapenelopea consorte. La consuetudine smaga l'estetica; le necessità uxorie sonoprosache elimina la poesia dell'amore. E quando l'amore viene menoallorasfiorare un seno di ninfa è come toccare una palla di gomma elastica od unapera di guttaperca; premere un piedino di deaè come manomettere unsoprascarpe di cautciù.

Invece nell'accensione erotica per la Contessaognimaterialità di questa gli diventava un poema ideale; i legaccioli deglistivaletti di leianche impolveratigli diventavano un cinto di Venereunlaccio di amoreun laccio da strangolarvici dentrose egli non fosse giunto apossedere la Diva sullodata.

La sua virtù oramai zoppicava maledettamente. Egli sisentiva pervertito anche nella interpretazione dei suoi classici prediletti.

Egliche già aspirava all'alta gloria di dare alla PatriaItaliana e all'Umanità un valente filologoun filosofo riformatore religioso eun virtuoso cittadinoora si sentiva invasato dall'ossessione brutale dipossedere Nerina. Egli rimpiangevarievocava i tempiin cui coltivava la solaparte spirituale di sé; sentiva fastidiosi i legamionde il suo spirito eraavvinto al corpoe anelava sciolto dai terreni impaccidi ricongiungersi alsommo Bene.

Ma Nerina nel ritiro del Santo Oblio aveva accumulato tanteenergie di elettricità amorosache la sua batteria era inoppugnabile.

La voglia di lei entrava come succhio afrodisiaco anche nellepiù serie e sante di lui letture.

Spirito Losati profanavaapplicando a Nerina con doppi sensisalaci da Nice del Guerrin Meschino la sua assiduaquotidiana lecturaDantis il suo breviario poetico.

Così nelle sue procaci speranzela mossa spirituale dellasanta Contessa Matelda è profanata in un programma di facile conquista dellaporca contessa Nerina:

 

Come anima gentil che non fa scusa

Ma fa sua voglia della voglia altrui

Tosto com'è per segno fuor dischiusa.

 

E già Nerina è per lui

 

La bella imageche nel dolce frui

Liete faceva l'anime conserte.

 

Ma così audace nell'oscenità dei doppi sensi letterariiegli trovasi impacciatopiù di un seminarista nel fare realmente la corte aNerina.

Basti direche incredibile dictu! egli era vergineprima del matrimonio.

Deve Nerinasomma sofista del cuorecasista inesauribiledel sentimentoegoista raffinata dei sensiintraprendere direttamente laseduzione di Spirito Losati.

Un giornoin cui la signora Losati con la sua Cecchina siera recata nel gabinetto di un prezioso dentistaper cui aveva fissato l'orariotre giorni primae la servitù di casa era tutta occupata altrove odaltrimentiil prof. Losati si sprofondava caldamente nel suo studio a rileggerei Prolegomeni al Primato Civile e Morale degli Italiani di VincenzoGioberti. Al profondo e focoso lettore balenò la visione che il conte FedericoDe Ritz dei migliori tempi rappresentasse l'ideale giobertiano dell'uomopelasgico innestato nel cattolicoavente per contrassegno speciale "ilgenio virilela gioventù del cuoreil fiore dell'età maturati dal sennol'operositàla maschiezzache è quanto dire la natura umana nel colmo dellesue forze e della sua perfezione".

In quel punto apparve la Contessa Nerina davanti la libreriacome Venere sorta da un mare spumante di idee. E sembrò comicamentearistofanesca la situazione del prof. Spirito Losati forse costretto a tradirel'uomo pelasgico cattolicoimmediatamente dopo l'apoteosi.

Nerina con un gesto da Beatrice e Laura fuse in un soloinvito di paradiso terrestre gli offre e porge una delle prime rose sbocciate inquel tardo aprile.

Losati accalappiato con il capo chino confuso ardisce baciarequel fiore. Nerina desiosa di essere baciata fin dentro le carnisorride dentrol'anima con disprezzo di quel pusilloche si crede audace; ed ammagliandolodagli occhi grandi e luminosi mostra sulle proprie labbra lo sboccio di unbaciocome il fiore più bello del Paradiso celeste.

Losati coglie avidamente il bacio.

Nerina con un gemitoun sussurro confidenteimperiososupplice: ¾¾Qui no!

Spirito Losatidopo avere accettato e prolungato il primobacio peccaminososente tale palpito di rimorso profondo da soffocargli ilcuoretale mortificazione intima e cervelloticada farlo vagellare nelproposito ossia nello sproposito di emigrare in America.

 

VI

 

CAPO SESTO

 

NERINA RUIT IN PEJUS

 

In Americamaterialmentefisicamente no.

Ma dei viaggi anche più lontani oh! ne fa la psiche diSpirito Losati.

L'anima del puritano illibato viaggia perdutamente nel vizio.E viaggia come un navigante senza bussola e senza esperienza. Dotto in letteregrechelatine e sanscrite ed in filosofia e storia patria ed universale egliera un ignorantone nella animalità passionale.

Egli misurava la distanza dei modi per gli inviti d'amore tral'attaché d'ambasciata che ottiene un appuntamento voluto dallaambasciatricee il protervo casaropriore della Confraternita di San Gerolamoche a cinquant'anni mostra una pappagorgia da lattonzolo e propone brutalmente auna proterva villanella: vieni a fare la vacca o la troia con me! e ti regalo untondo di burro riccio.

Ma l'attaché e il casaro sanno ed hanno illoro nido o la loro tana d'amore; per l'attaché e l'ambasciatrice lapenombra vellutata di un boudoir profumato; per il casaro e la villanellala legnaia o la boscagliao la stalla nelle ore deserte. Anche gli studentiuniversitarii chiamano vaccheria o porcile (porchêra) la lorostanza mobigliata ad usi molto profani.

Invece per lui professorepubblicistapatriota politicomolto notus in Iudeaquale ignoranza relativa si attenda innanzi!

Se egli si presentasse a una affittacameree le facesse onestamentelealmente intendereche condurrebbe una signora di contrabbandoed invecedel romanesco "faccia il comodaccio suo! faccia il suo santo comodo"si sentisse rispondere: "Vergognous! Lei che predica la morale aiPretie tiene immeritatamente in casa tanta grazia di Diose ne vadavergognous!"oh ci sarebbe da nascondersi sotterraaltro che emigrare in America!

Spirito Losati ebbe netta la visione di contentezza cheproverebbe se un accidente lo liberasse dai pericoli e dalle vergogne del vizio.

È chiaramente più piacevole la fede alla virtù che lavoluttà viziosa.

Quante mogli invocarono tacitamente uno scontro di trenioil franamento di una montagnache loro impedisse la rovina di una fugapremeditata?!

Oh! Si rovina nel vizio più per impegnoche perallettamento.

Ma era soltanto vizio quello che lo faceva deviare dallaretta via coniugalee lo spingeva nelle braccia di una tentatrice impervia? No!Era anche vendetta d'amore. Nerina era stata lo spasimo della sua giovinezzailsogno da lui lungamente covatolo spasimoil sognoil miraggio per cui avevagettato la sua vita nel vuoto dell'aria e nell'abisso dell'acqua.

E dovedove aveva covato pure lungamente e celestialmentequel sogno?

Nell'alto e lurido tugurio del signor Bernardo Uccellinisensale di affari cosidetti leciti ed onesti.

Ecco il dirizzone per ritrovare il nido cercato. Nellapovertà di trovate mondane dell'ingegnoso professoreanche il sig. Uccellinipuò tornargli buonose Mortein quel trascorrere di anninon lo ha tolto dimezzo.

Ma prima di recarsi in viaggio di scoperta al vicolo deiPasticcieriLosati si sentì trattenere ancora dallo scrupolo montante aterrore di trasgredire due comandamenti di Dio.

Dopo una brevissima lotta morale si ribellò con impertinenzadi pretese e sofismi ad ogni scrupolo. ¾¾Gli è veroche tuo Dioci parli soventi in fondo della nostra coscienza. Matuche sei omnipotente e omniscienteperché ora scarseggi tanto di miracoli?Perché non rompi più la monotonia delle leggi naturaliche non si direbberotuetanto ti dimostri ad esse tacitamente schiavo? Perché non compariscisull'orizzonte come un occhiuto triangoloo come barbone luminoso di PadreEterno o come gruppo raggiante di Santa Trinitàe perché tale compariscisoltanto nelle illustrazioni della Bibbia e del Catechismo immaginate daidisegnatori mestieranti od asceticioriginali o copisti? Tu che conosciindubbiamente tutte le lingue e tutti i dialetti di questo mondo e della pleiadedegli altri mondiperché non gridi i tuoi Comandamenti con voce forte eintelligibilecome si esige per gli istrumenti notarili? Come sisospenderebbero le faccenduzze e le trivialità della Terrase corresse lavoce: andiamo in piazzausciamo sui balconisaliamo sopra i tetti a sentireavedere Domine Dio... Ma tuDio! non parlinon ti lasci vedere. Ebbeneioandrò dal signor Uccellinisensale di matrimonipersone di servizio ed altriaffari cosidetti leciti ed onesti...

Anche la via dei Pasticcierise non addirittura unosventramentoaveva subìta una scalfittura dal progresso dell'igiene edilizia.

La bava secolaregrattata dalla raspaera stata ricopertadalla scopa intrisa dell'imbianchino; ed appena accennava rifiorire ai lavabusdegli acquazzoni.

Nello stesso modo si era rammodernato il signor Uccellini.Anzitutto aveva cambiato moglie. Mortagli di soffocazionecrediamo naturalelavecchia megerache per i due gozzi sembrava tricipiteegli dopo venticinquegiorni di lutto vedovile aveva impalmata una interessante giovinettaCordeliafiglia unica del portinaio dirimpettaioalla quale non era mancata la doteformatagli da due altri padri putativiun negoziante israelita e un canonico diSan Giovannipiù che dai quattro reali amantiuno studenteun commessoviaggiatoreun giovane di negozio e un procuratore capo. La portieria delsignor Uccellini era discesa dal quinto piano al terreno.

E si direbbe per l'attrazione del nomeegli aveva cambiatodi mestiere principale

Senza abbandonare del tutto l'agenzia di collocamentimuliebri e la larga cerchia degli affari diversipurché onestiegliaveva impiantato ed annesso alla portieria terrena un copioso negozio di uccellidomestici dai bengalini alle tortore e ai colombi viaggiatorinon senza unoscampolo di pollicoltura eteroclita. Da basso la bella mostra; di sopra al 5opianonell'antica sede della portieria metereologica e astronomical'allevamento e l'ospedale degli uccelli.

Presentatosi dal signor Uccelliniil prof.e Spirito Losativenne riconosciuto come l'antico studente pigionanteche si lasciava governarecome un bambino.

Alla richiesta direttagli dal professore con un bisbigliopudibondoil signor Uccellini annuì con un batter di ciglio da Giovecherassicurava: ¾¾Tengo per Voi un posticinoche nemmanco la Polizia Europea e l'Americana viscoprirebbero. ¾¾E gli affittò per un prezzo elevato la soffitta adiacente all'uccellanda delquinto piano.

Quivi il professore Losati conduce furtivamente la oramaianche sua Nerinae non senza rimorsi.

Ma i rimorsi vanno travolti dalla passione; e la passionecerca e trova la sua giustificazioneeziandio nella filosofia. L'uomochevolgarmente si dice cacciatorenon è forse scientificamente poligamo?

Egliche si è elevato con gli studi e con l'ingegnopuòcredersi anche superuomo. E la poligamia è certamente un diritto del superuomoche le buone donne fanno bene a riconoscere e rispettare. Testè i giornaliriferironoche avendo l'editore Lacroix offerto un banchetto per festeggiare ilsessantesimo anno di Vittor Hugola costui moglie autorizzava l'invito allaamante del marito semidio e faceva un brindisi alla salute di lei. Thiers eVerdise contasi il verooffrono altre imitazioni.

Del resto le donne in generale non dovrebbero averedifficoltà ad ammetere il sultanato maschileesse che... Ed alla suaerudizione antiquata sorridevanomentre egli ardeva estremamente dellaconcupiscenza per una donnasorridevano fresche le ingiurie rivolte dalNevizzano nella Sylva Nuptialis contra il bel sesso. Egli spiegavamentalmente la sciarada latina:

 

Arbor inest sylvis

Quae scribitur octo figuris

Unde tribus ademptis

Vix unam e mille videtis.

 

Spiegazione: Casta-nea.

Ma l'una tra millela casta tra mille è precisamente lasignora Losatila moglie dell'imperdonabile traditore. Onde lo ripigliava ilrelativo rimorso.

Per ricacciarlo in fugaegli profanava la preghieradell'inno cristiano: Accende lumen sensibus. Profanava la rispostaassicuratrice di Salomone al quesito sulla risurrezione della carne fattogli daBeatrice per Dante:

 

Gli organi del corpo saran forti

A tutto ciò che potrà soddisfarne.

 

Quando con un fiatone il peccatore novellino e la peccatriceinconsumabile penetrarono nell'alta stambergaNerina dopo lo sbattimentodell'usciofatta l'ispezione rapidissimadisse a luiche serrava a chiave: ¾¾Potevi trovare anche di meglio!

Egli si sentì mortificatoma vinse la mortificazione conuno slancio di umiltà regale. Ed a leiche gli apparve discinta congenerosità di imperatrice romanadisse la dolcezza dell'egloga di Virgilio:

 

Nerine Galateathymo mihi dulcior Hyblae

Candidior cycnisedera formosior alba.

 

Dalle citazioni latine l'imperatoria Nerina lo tradusselocoinvolse rattamente nel peccato originale.

A lui parve avverato il desiderio di passare come un fiumedolce a traverso un lago di ebrietà amara senza inamarire.

Essamalgrado il fastidio del sito di guano provenientedalla contigua uccellieraprovò una nuova soddisfazione acutalasoddisfazione di vedersi e sentirsi amata in latinoed amata dalla sapienza diun re Salomone.

Ecco soddisfatto un altro dei suoi oramai infiniti capricciper pianoforte. Essa mostrò di meritare il complimento virgilianoessendo piùdolce del miele ibleopiù candida dei cignipiù teneramente tenacedell'edera bella.

EstasiatoriconoscenteSpirito Losati respingeva il rimorsoverso la sua legittima e santa mogliera; e quando l'immagine di costei glisorgeva nel cervello incitatrice di vendetta e strage contra la sublimeprovocatrice di peccatiegli scendeva a più miti propositipensando diimitare Danteche per amore ghibellino imparadisò nel Cielo di Venere laCunizzasorella del feroce Ezelinosebbene la malandrina avesse avuto tremariti ed innumerevoli amantitra cui principale preclaro il trovadore Sordello.Così Spirito Losati incielava la venerea Nerina nel Paradiso di Dante; e glipareva che Nerina con profanazione dantesca gli dicesse paradisiacamenteeccitante:

 

L'alto disio che mo' t'infiamma ed urge

Tanto più mi piace quanto più turge.

 

Invece Nerina dal più abbondante sentore di guano chel'uccelliera tramandava in quel nido di paradisoebbe un trasalto imperioso chele scosse le viscere. E per esercizio di impero in quella lurida soffittafaportar via da Losati il vaso da nottemostrandopensa egli ancoradantescamentemostrando l'ubertà del suo cacume. Fra i piaceri volgaridopo aver vuotata la pellec'è quello di riempirla.

E Nerina esige che egli la conduca a cena in una trattoria dastudenti e modiste.

Con quale paura di vergognail professore si nascose nel cabinetparticulier!

Cacciò la vergognabevendo copiosamente vino e citandoAnacreontenella sua propria traduzione:

 

Tra giochi venera il Dio del vino!

Vuota il bicchiere! ¾¾Se morte giugneti

Diratti squallida: "Non dei più ber!"

Mamentre si vivebisogna bere.

Beve la bruna terra

E ogni alberoogni fiore

Beve il fecondo umore che nel suo sen rinserra.

Il mar l'auretta beve

Non cessa unqua di bere:

Il sole dalle spere

I salsi flutti beve.

Bea Delia i rai del sole...

 

Ed egli beveva un bicchierino di nebiolodopo aver ottenutoche Nerina baciassebenedicesse anche quel nettare con le sue labbra.

¾¾ Dal farle tardi¾¾Cristo ti guardi! ¾¾mormorava la coscienza professorale al galantuomoche si permetteva una licenzada studente. E perché la dignità di professore ripigliasse il disopraeglicenando per la prima volta in una trattoria di straforo con una donninale piantòla grana erudita della confarreatioformalità matrimoniale degliantichi romaniconsistente nel rompere e mangiare insieme della stessafocaccia.

Nerina oramai era stufa di quell'ingenuo sapiente; e se nonfosse stata l'ostinazione di non lasciarsi sfuggire così presto la preda raraessa a sua volta si sarebbe affrettata a piantarlo lui e la sua grana dellaconfarreatio.

Ma per non rendere troppo presto la metà alla legittimaproprietariaessa continuò nel circuireavvinghiare Spirito Losatiimponendogli di affittare per il ritrovo uno stanzino meno fetente.

Egli con mille comiche circospezioni locò una stanzetta datenentino nel Lungo Po prospiciente al Monte dei Cappuccini.

Ma nel rendersi al primo appuntamento colà egli trovava laporta listata di nero per la tragica caduta di un povero muratore. Volleretrocedere; e non osavaperché Nerina lo aveva preceduto. Almeno si prefissedi non consumare il peccato.

Si deve onorare la sventura. La pietà umana fa risentiremaggiormente la fratellanzaquando la sventura giunge inopinatae un figlio siaccorge ad un tratto di aver cenato l'ultima volta con il babbocon cui nonpotrà più discorrerené domandargli perdono.

Il cuore pulsava a Spirito Losati di compassione cristiana; egli pareva un sacrilegio godere la vitamentre fratelli in Cristo enell'umanità piangevano lì presso la morte.

Ma il cuore di Nerina non era recipiente di similemisericordia. Con occhi imperdonabili ed irresistibili la giudicò unabambinata; ed egli dovette farle il sacrifizio anche dell'istante dipurificazione ed elevazione religiosa.

¾¾ Sei l'angelo deidemonii! ¾¾egli disse subendo la condanna dei sensi.

Quasi maledicendo di beatitudine vedeva per Nerina l'angeloumano attrattoallacciato da Venere mater saeva libidinum aut cupidinummadre crudele di voglie amorose.

Come potrà Spirito Losati liberarsi dai vincoli di quellaempia Dea della bellezza moralmente brutta?

 

* * *

 

Sperò un risorgimento morale nell'amore della patrianellapassione politica della libertà.

Il partito avanzato di Torino fremeva sdegni per l'andata delGran Re d'Italia a Viennae per le concessioni governative al Vaticano nellenomine dei vescovi intransigenti. Pareva che dalle carceri sepolcrali delloSpilberg e di Gradiscadalle forche di Belfiore e dal rogo di Campo dei fiorisorgessero i martiri a squadrare le forche all'indirizzo della consorteria edella Regia cointeressata che sfruttava il paese coll'umiliazione.

Come in altre città del bello italo regnosi eraorganizzato un imponente meeting di protesta al teatro Vittorio diTorino. Il prof. Spirito Losati era in predicato quale uno dei primarii oratori.Egli ne parlò alla moglieche lo infiammava alla più santa eloquenza; netacque alla amantela quale indovinato il suo propositosi proponevadistorgliernelose non con la persuasione dell'intellettocertamente con lasnervante eccitazione dei sensi.

Eppure la stessa Nerina nel passare in rassegna le eminentipotenzialità donatele da Dioinvidiava la gloria delle eroinedi quelle cheil Manzoni con arguzia grave chiamava madri della patria. Avrebbe voluto esserealmeno un'artista capace di tradurre un raggio di sole nella pennellata di unquadro o nel verso di un libro... Che ne poteva leise Dio le aveva datosoprattutto la voracità dell'aquila carnivora! E le si acuiva la rabbia di nonessere divenuta madre della Patriadi non essere ascesa all'Olimpo femminiledelle eroinee di essere soltanto un'aquilache domanda sempre carne carneumana!

Nella mattinata del giornoin cui era indetto il comizioella volle un lungo convegno con lui.

Egli si recò sentendoagitando nella testa e nel cuore unamontagna di ideali da ascendere.

In questa bassa vitache è un breve contatto di una formamateriale con l'immenso e l'infinito idealecertamente riesce superiore e senteuna brama più puralarga ed elevata chi estendeprotende il suo egoismo alprossimoalla patriache è una forma storica e naturale del prossimoe siinnalza nella distribuzione della libertàche è il migliore ambiente in cuipossa svolgersi l'attività di tutti.

Pertanto egli domanderà a Nerinache lo lasci integro aquella ascensione ideale umanala quale ridonderà pure a gioconda di leigloria.

Ma che ascensione ideale umana!

Quando vide Nerinache lo attendeva intronizzataspettoracciatasul canapèsentì che egli omne tulit punctumtoccavail vertice della bestia umanacon il tornare su quelle montagnetenere esolide combinate di latte e miele rappresopremeretastare quel giardino diDea Pomonaentrare in quella valle di gigli e rose del Paradiso.

Gli bruciava addosso un pizzicore inestinguibileirrefrenabileche dava in un lago di dolcezza insuperatadove tornava belloanche annegareesalare l'anima per la perdizione eterna.

Era abbandonarsiubbidire alla maggiorealla più fortedelle leggialla legge di Natura.

Egli con la malinconia dell'animaledopo il congressoricuperò un'apparenza di energia risolutiva; e si sciolse da Nerinacheindarno pretendeva trattenerlo ancorae poi si profferiva di accompagnarlo alComizio.

Egli scese sulla strada infiacchitoestereffattobarcollante del lungo amore subìto.

Nell'avviarsi al teatro Vittorio Emanueleegli invece delfremito di comunicare ad una folla pulsanteinondantesentiva il bisogno disepararsi dal mondo e porsi a letto.

Pureobbedendo ad una consegna di onore cittadino e a ungiuramento più patriottico che settariosi portò al teatro VittoriopregandoNerinache pigliasse posto nelle sedie chiusementre egli doveva salire alpalcoscenico fra i promotori.

Si trovò sul palcoscenicoconfinato nel semicerchio disedieche incoronava il tavolo presidenziale e la tribuna degli oratorispalleggiato da una foltezza di bandiere operaiee davanti in platea un maretempestoso scintillante di gentee le gallerie rigurgitanticome versanti dicolline in vendemmia ideale. Ma egli è oramai un operaio inutile per la vignadel Signore.

Trilla nel cuore trepidante di Losati il campanellopresidenzialeche inizia il comizio. Ma la testa vana non gli risponde idee.Invano occhiate di aspettazionee strizzature d'occhi invidi o intelligenti sirivolgono a lui. Egli si lascia pigliare il primoil secondoil terzo turno daun avvocatino petulanteda un deputatino procaccianteda un operaioindiavolato.

Il quarto turnoil turno finale tocca a un Mosèdell'estrema sinistra garibaldina. Spirito Losati si è messo fuori dicombattimento. Egli resta compressoabbattuto dalla persuasione della suaimpotenza e della sua indegnitàè l'imparitàè l'indegnità di sostenerela causa della Patria e della Ragionequando si è in peccato carnale. Cosìegli è impedito dalla debolezza fisica e dalla coscienza morale a protestareitalianamente contro l'andata del Soldato di Palestro a Viennae impedito achiedere dantescamente e petrarchescamente l'abolizione della Legge delleguarentigie al Papa dell'empia Babiloniache usurpa il luogo vacante di Pietroe di Cristo. Maappena cessato il comiziolo invasa l'orazioneche egliavrebbe dovuto o potuto fare. A casaa scuolaper viaegli soffre i tormentidel discorso rientratoche gli ulula dentro. Egli si abbandona per parecchigiorni ad una masturbazione oratoriadeclama il discorso nel suo gabinettosolitarioallunga le unghie per afferrare le settemila persone del Comizio giàda tre giorni disciolto.

¾¾ L'oratoriaeglirifletterassomiglia un po' all'amore. Quando l'amante si incammina alcolloquio con l'amato beneha l'anima rigurgitante di parole da Paradiso;ammutolisce poi nel colloquio; ed appena ritorna soloquelle parole non dettegli rientranosi amplificanoinsorgonolo accusanolo assalgonogli sificcano nelle carni del cuorenei precordiigli scuotonogli gonfiano ilcervelloinferociscono...

Con un ghigno mefistofelico sull'utilità trapassata gli simatura la materiagli si riordinano gli argomenti. Gli pare di trovarsiperfettamente nel precetto di Orazio: cui lecta potenter erit resnecfacundia deserit huncnec lucidus ordo... Ed ora tutto è inutiletutto èperduto...

No! Perviene a salvarloliberarlo dall'ossessioneafruttificarlo nella vita degna essala fedelel'ottima signora Consorte. Laquale gli consegna un decreto ministerialeche lo nomina Commissario Regio pergli esami di Licenza all'Istituto Tecnico di Trentacelle.

Trentacelle era la cittàdove Losati aveva compiuto glistudi secondariie dove il padre di Lorenzina si era arricchito con lamacelleria gentile. Non per l'attrazione di un'aurea dotema per l'attrazionedi due trecce nere più forti delle catene di un portoper l'attrazione delvolto di rosa ferruginosaper l'attrazione di due occhi scintillanticome ildiamanteLosati si era sentito avvinto alla sua futura consorte cogli approccidell'improntitudineche la Provvidenza aveva stabiliti a salvezza econsacrazione della vita.

Che bella cosa pel professore rifare a Trentacelle l'idilliostudentesco! E l'ottima signora lo avrebbe volontieri accompagnato colàsenominata dal Municipio di Torino ispettrice per le Scuole elementari di BorgoDora non avesse dovuto essa stessa prendere parte ad una giunta esaminatrice.

Il redento Losati giunse pertanto solo a Trentacelle con lamigliore intenzione di purificare nei ricordi testimoni di un ingenuo santoidillio i trascorsi peccaminosi con la contessa De Ritz.

Ma nella sera medesima del suo arrivo all'Albergo del LeonD'Oroecco riapparirgli Nerinapantera misteriosafatta di ombra e divellutoe di fascino sempre irresistibile. Pertanto egli venuto ad esaminare egiudicare i giovani per la direzione alla virtùcedeva di nuovoscandalosamente al vizio. Inutile il suo rimorso della profanazione di innocentiprimordii d'amore appositamente voluta dalla consumata peccatrice.

Vicino all'Istituto Tecnico eravi l'asilo infantile "Calasanzio".La Contessadopo essere stata a prendere il professore al termine d'unasessione d'esamivolle essere condotta da lui a visitare quell'asilochemeritamente si decantava come un monumento d'arte applicata all'educazioneondel'architetto cav. Domenico Gattelli era stato insignito della Commenda dei SantiMaurizio e Lazzaro. Di vero l'edifizio meritava una visita di ammirazionespecialmente il cortileche rendeva la poesia d'un chiostro francescano. Ipilastrini esili come steli coi capitelli di varietà floreale erano statiinspirati dal modesto e valoroso artista Giuseppe Maffeiche nel Biellese sottoil patrocinio munifico di Federico Rosazza ricreava un tipo genuino di arteprimigenia. Quei portici parevano fattiperché vi passeggiasse Gesùmettendola benedizione delle sue dita tra i ricci dei bambini; e parevano quelle volteecheggiare il cristianissimo: Sinite parvulos venire ad me! L'architettoaveva avuta una vera trovata amena ed economica. Verso la sommità allaparete degli atrii erano fisse mensole marmoreeciascuna delle quali portava unangelo di gessoche mostravaquasi ventilava questa scritta: Datemidiecimila lire e vi cedo il posto. Un invito al busto per la fiera dellavanità umana. Già tre benefattori avevano accolto l'invito; e sopra tremensole avevano rispettivamente preso il posto degli angeli di gesso dueimpettiti in marmo di Carrara; un salsamentario decoratoche si era fattainchiodare al pettooltre la croce della Corona d'Italiala medaglia diun'esposizione di suini; un droghiere improsciuttito dall'aria impepatachefaceva starnutare a guardarlo; terzo un canonico di bronzo. Anzi dal poetacittadino doctor Malalingua si attribuiva al canonico l'idea bronzea di lasciareper testamento altre dieci mila all'Asilo Calasanzioaffinché erigesse unbusto in marmo cipollino alla famosa cuoca di lui per quel panteon dibeneficenza.

Nerina commentò a Losati: ¾¾Mio papà ci morderebbe. ¾¾Poi ebbe un pensiero più irriverente: il pensieroche in teatro le signorescollacciate mettessero sulle trine del seno: dateci dieci mila lireed anchemenocon quel che segue.

Il professore Losatiutilitario nelle modernità praticheammirava eziandio l'igiene e la decenza delle latrine.

La Contessa si affisò davanti la lastra della soneriaelettricacompitando gustosamente il cartellino d'avviso al bottone: un colposolo pella portinaia; due colpi per le suore maestre; una suonata lunga per lasuperiora.

La Contessa si allontanò a braccetto del professoresghignazzando nel pervertimento dei doppi sensi d'interpretazione: e pretendendoper sé tutta la gamma dei campanelli elettricispecialmente la suonata lungadella superiora da disgradarne la sonata a Kreutzer del Tolstoi.

Il professorepur incapace di reagirene sentiva ribrezzocome se egli con quella diavolessa avesse importato la corruzione in quellaantica città patriarcale.

Davvero Trentacelle era in uno stato di quiete da offrire ilmaggiore spicco alla anormalità di una diavolessa eteroclita.

Felicemente priva di quei superuomini sporadicicheintorbidano in certe epoche le città di provinciaera governatasistematicamente da vecchi patriottardi ingenuiche pigliavano sul serio anchei diplomi delle Società dei Salvatori di Napoli e dei vetrai perlacei diVenezia. La stagione estiva aumentava la solitudine acquitrinosa da capitaledelle risaie. Viceversa le belle e ricche signore che Doctor Malalingua chiamavaambubaie gratuite o pagantise ne erano andate alle acque più salubri deimaridei laghi e dei monti. Talune si erano spinte all'Esposizione Universaledi Vienna; e con maggiore fracasso delle altre era partita per quella MostraMondiale la sfarzosissima marchesache Doctor Malalingua aveva soprannominatala Dea Reggimentaledopo che essa in una cena al Circolo Ricreativo innalzandoil calice spumeggiante aveva brindato: Viva Piemonte Reale! Abbasso i mariti!

Desiderato Chiaves in una ricreazione filodrammaticacompassionando una vedovella solitaria nella sua villaaveva fatto esclamare dauno zio rappresentativo: ¾¾Che fa il ministero della guerrache non manda uno squadrone di cavalleria neidintorni a consolare la solitudine della mia cara nipotina? ¾¾Così e converso gli ufficiali di Piemonte Reale Cavalleria pesantediguarnigione all'uggia della melmosa Trentacelle nella state del 1873potevanomitologicamente invocare Venere e Cupido: ¾¾Se non siete definitivamente mortiDio dell'amoreDea dell'amoreche fate?Spediteci qui una bellezza da ammirare e corteggiare.

Si direbbeche Venere e Cupido esaudissero i votidell'Ufficialità di Piemonte Reale Cavalleria con la spedizione della ContessaNerina a Trentacelle.

Veramente essa vi era venuta per il professore Losati. Ma nonè più lecito ignorareche essa era uno di quei cuori ardentiche non siappagano di nessun amore. Ed era più prepotente di una czarina slava nellamolteplicità dei suoi capricci imperiosi.

Della sua prepotenza aveva già dato saggio all'albergoalcaffè e nelle passeggiateprincipalmente con gli occhiche lucevano come unastella; una stella d'infernostella promettitrice di rapimentitempeste erovine.

La sua conquista decisiva fu a teatro.

Al Politeama Tupinetti si rappresentava un drammaccio daarena: La colpa vendica la colpa. Però il maggiore spettacolo era quelloche il pubblico si dava a se stessofacendo licito il libito in sua legge peresalare seralmente l'afa della giornata estiva.

Chi fumavachi cicalavachi bevevachi ordinava scioppidi birra. Si sentivano come revolverate gli stappi della gazosa.

Nel pandemonio si distingueva la barcaccia degli ufficiali diPiemonte Realeche sporgeva al lato destro del prosceniotanto da poterstringere la mano alla prima donna o dare un pizzicotto alla servetta.

Irruppero cinque o sei tenentini reduci coll'ultimo trenodagli esami di promozione della Scuola di Pinerolo. Furono interrogatipremurosamente sull'esito. Il più oratore di essi rispose con rassegnazione diiattanza nel latino maccheronico più che goliardico: Si passuspassus; sinon passusandabo a spassuspigliabo uxorem et coglionabo professorem.

Il cicaleccio venne interrotto dalla luminosa apparizionedella Contessa De Ritz nelle sedie chiuse col professore Losati.

Vista la puntatura pertinace del relativo binoccolouncapitano osservò all'oratore dei tenentini di Piemonte Reale: ¾¾Mi pare che tu voglia pigliare la moglie degli altrila moglie del professore.

Pigliabo uxorem et coglionabo professoremdivenne ilritornelloil refrainil leit motiv della barcaccia degliufficiali di Piemonte Realeche colle bande rosse sulle gambe lunghe sirizzavanosi protendevanocome diavoletti arroncigliatisi: chi spediva bacichi pareva volesse gettare il fazzoletto di sultanochi la rete di pescatorechi il laccio di gaucho mato sulla Contessa imperatrice delle sediechiuse.

Il professore non dava segno di accorgerseneassorto come lamaggiore parte del pubblico nella lettura dell'Eco di Trentacelleil cuifoglio uscito e distribuito di frescoandava a ruba e costituiva l'avvenimentodi quella sera. Tutti lo leggevanoad eccezione degli ufficiali della barcacciapiù dediti all'equitazionealla scherma e alle conquisteche ai pettegolezzidella letteratura provinciale.

Eppure Spirito Losatibenché rotto alle letteratureclassichescopriva un nuovo filone di minerale letterario in quelle Cacaturedi Moscacome il Doctor Malalingua dell'Eco di Trentacelle avevavoluto modestamente ed anche sprezzantemente intitolare i suoi ristretti diromanzo e spunti di commedia. Egli era il giovane farmacista Evasio Frappachea divagazione e sostegno della monotonia dei suoi pestelli e vasetti si erafatta coll'assidua lettura una cultura straordinariae si era formato uno stilnuovo caustico da rivaleggiare nella provincialità di Trentacelle con ilrapidoplastico e mordente bozzettista americano Bret Harte da precorrereagli acidi corrosivi dell'amaro Massimo Gorki. Se un generoso editore (nellasupposizione inverosimile che vi siano generosi editori in Italia) avesse lafurberia di raccogliere dalle annate gialle dell'Eco o dell'Oca (comedicevano gli spiritosi dileggiati) di Trentacelle d'una quarantina d'annifale Cacature di Mosca di Doctor Malalingua (Evasio Frappa) colpirebbel'immaginazione del pubblico con un tesoretto postumo di osservazioni concreteda togliere il gusto della letteratura sbattuta e vuota oggi in voga.Segnalatamente gustosi gli scampoli: Un trombone isolato ¾¾Il burattinaio famelico ¾¾A che servono le donne d'altri ¾¾Lasciate amare ¾¾Il mestiere d'amare ¾¾Storia di una molecola ¾¾Le citte ¾¾Necrologia di una pipa ¾¾Al marito di centosenza averne sposata nessunatitolare di una commedia a soggetto. Noi per connessione di causariproduciamo un profilo relativamente più debile intitolato: Formidabilecaricatura a chiave riconoscibilissima della Dea reggimentalela cui attraentelettura in quella sera distraeva l'attenzione dal dramma "La colpavendica la colpa" nonché dalle manovre di Piemonte Reale Cavallerianella barcacciadagli inviti assordanti di gaseuse e bira edallo stesso splendore e fascino civettuolo della contessa Nerina sovrana nellesedie chiuse. Ecco il profilo esumato:

 

¾¾ Formidabile ¾¾

sommario di romanzo

 

I. Non è la storia di una pirocorvetta ad elicema è lastoria di una nobile signora più formidabile di una fregata da cento cannoni.Nacque figliuola unica del barone Uvamicoproprietario rentierinsignificanteinconcludente e della baronessa Carissa dei nobili Scintillamorta con sapore di bambina. Fu battezzata Stella. Fu educata in un convento.Ritirata a casa a sedici anni giocava ancora con la puppatola. Sentiva bisognodi amare. In convento le era sembrato di amare un baritono venuto a cantare un pangelingua in una funzione religiosa. Ora avrebbe voluto amare uno scolarestudiosoun avvocato eloquenteun giovane che si fosse reso benemerito versosua madre o verso il prossimoun fabbricanteche avesse trovata una tintaindelebile per i calzoni o per la cifra della biancheria. Un giorno leannunziaronoche ella avrebbe sposato il marchese Ercole Passerotto diFrappaglia.

II. Chi era il marchese Ercole Passerotto di Frappaglia? Erafigliuolo a un diplomatico di Carlo Emanuele ultimo e di Vittorio Emanuele Iche aveva abbandonato l'educazione del figlio per la diplomazia. L'avevacommesso a un preteDon Procopio. Il tironedi indole frigidacioèpochissimo sensualesi innamorò molto spiritualmente e poco spiritosamente delcappellano. Don Ercolino mostrava e sentiva entusiasmo per le benedizioni ed isantuarii: portava il baldacchinola pellegrina e le conchiglie in processione:avrebbe fatto dieci miglia a piedi per sentire una messa cantataaccompagnataall'organo da padre David. Si soffiava il naso con fazzoletti dello stessocolore del pivialeche deve variare ogni giorno il prete a messa secondo ilcalendario rituale. Aveva divisato di immortalarsi con una monografia sullaConfraternita di Santa Caterina. I cosidetti sensi non li conosceva piùnemmenoavendo tarpato loro le aliappena mettevano il cannone.

A quindici anniquando alcuno gli domandava chi intendessesposareegli rispondeva: ¾¾Voglio sposare Don Procopio!

A venticinque anniil padre gli replicò la domanda. Ed eglirisposeche voleva sposare la Chiesa.

Il padre pianse alla pochezza d'ingegno del figlioegli chevoleva tirarne un diplomaticoun uomo di stato. Gli osservòcome per unfiglio unico non c'era luogo a vocazione ecclesiastica¾¾e che per un nobile né pretené militare era un disonore non avere moglie.Don Ercolino si acconciò e sposò la contessina Clara Faggio Del Poggioflorida biondache dal giorno del matrimonio al contatto di quella cartapecoraintristìfino a morire di lì a sette mesi.

Il marchese Ercole ne pianse la morte religiosamenteufficialmente e coralmenteperché così gli imponevano le sue convinzioni digentiluomodi galantuomo e di fedele cristiano. Ma nel suo sé fu contento diessersi spacciato dall'obbligo della mogliee dal disonore di rimanere nobilecelibe senza essere colonnello né monsignore.

Durò cinquant'anni di fiera vedovanzadurante i quali fece fabbricaredue organi nuovipubblicò le sue opere storiche su diverse confraternite ecomperò la mula bianca per l'ingresso del nuovo arcivescovo. Protestò contralo Statuto e l'abolizione del foro ecclesiastico e dei Conventi. Nel 1858 perl'epidemia clericale elettiva fu mandato deputato al Parlamento Subalpino. Vi sirecavadopo avere udito e servito due o tre messe a San Filippo.

Avrebbe creduto di commettere un peccato di gentiluomocattolicose avesse toccato la mano a Brofferio o a Borella.

Non parlò mai.

Quando il padre Angius o il conte Solaro della Margheritanominavano il Padre Eterno od il suo figliuolo nostro Signore Gesù Cristoeglisi levava il berrettino pretescoe si faceva fieramente il segno della SantaCroce in Parlamento.

Dopo il sessantaegli pianse su Casa Savoia e si recò nelsuo Castello di Frappagliapaese quasi tutto suo.

Diceva il breviariocome i preti.

Abolite le corporazioni religiose anche nel Napoletanoegliospitò a Frappaglia un monastero di suore carmelitane. Una nobile monacelladolce come una caramellala Mirto La Chaine di Mostiafèla quale non avevaancora varcato gli ultimi votigli presentò nel giorno onomastico un mazzo difiori con la grazia di un'estasi implorante da reclusa. Il vecchio marchesePasserotto di Frappaglia sentì uno strabiliante effetto di amore asettant'anni. Nell'orgasmo senile la baciòed onestamente se la sposòdopoavere pagata una lauta dispensa alla Dateria apostolica di Roma ed ottenuta persopramercato una particolare benedizione dal Santo Padre.

La marchesina allontanava ogni adorazione altrui con unraggio d'occhio dolcemente superbo. Morì nella maternità martire. InconscioBarbableuil marchese Ercole Passerotto di Frappaglia pianse di nuovoufficialmente e coralmentee fece venireoltre l'arcivescovodue vescovi edieci canonici per la sepoltura. Finito il rito funebreconvocò l'arcivescovoi vescovi e i canonici a concilio nel coro della cappellae tenne loroun'arringadicendo che per la salute della sua anima e del suo corpo avevabisogno di una nuova sposapurché aristocratica e cattolica; e glie lacercassero.

Non fiutarono a lungo i monsignori per trovare la nubenda alvegliardo de cujus. Uno di essi propose la propria nipote baroncinaStella Uvamicoil cui padre era vicino a spiantarsi per la sua imbecillità.

Nei primi giorni del suo terzo matrimonioil marchesePasserotto lasciò in libertà la sposache aveva quartiere separato. Al sestogiorno la più vecchia delle dame di compagnia avvertiva la marchesache losposo sarebbe venuto a farle visita intima di seradopo il rosario. Venneilarerimpennacchiatoossia vestito comicamente e lussuosamente alla Goldonicon trine bianche e parrucca neraspadino e fioretti... Contento della relativaconquistaegli si arrese a trasportare i lari in città. Quivi dava delle festeda ballocome glie lo permettevano le sue trecento e cinquanta mila lire direndita. Mentre gli altri ballavano o si divertivano altrimentiegli diceva ilbreviarioe finito il ballo andava a messa.

La marchesina Stella paragonò il poderoso scalpitio di uncapitano di Nizza Cavalleria alla tosse e allo scricchiolare della carcassa delmarchese. Dopo mille rimordimenti di coscienzadiede il suo cuorela suafotografiale sue labbra all'ufficiale cavaliereper crearsi una nuova vita difelicità perpetuafedeleamorosapermessa dalle leggi degli angeli.

Il capitano cambiò di guarnigione. Inutilmente essa spedìil marito clericale nella capitale usurpata ad invocare dal ministero massone ilritorno di Nizza Cavalleria a presidio della consorte.

Essa voleva fuggiresuicidarsifarsi monaca... Volevarecarsi a implorare un santo consiglio da un santo vecchio sacerdote... Invececapitò a farle visita un giovane e bel canonico. Essa si accorse solo alloracome un prete poteva essere salacemente bello. Subì una dichiarazione amorosasacerdotale. Stella amava misticamente il canonicoche venne graffiato dallacuoca e piantò la marchesadopo averla accompagnata ostensivamente a braccettonel visitare le cappelle artistiche del Sacro Monte di Varallo.

Delusa dall'abbandono canonicalela marchesa ritiratasi alCastello di Frappagliaquivi amò rubestamente un contadinoche avevaadocchiato a un ballo pubblicoe giudicato più bello ed aitante di tutti gliufficiali e di tutti i canonici... Se ne disgusta una sera per il puzzo...Stella non voleva cadere in una stalla.

Ritorna in città più formidabile che mai. Allacciastracciastritolascarpiccia cento vincoli di amore. È un uragano in un boscod'amore. Il marchese sopporta da gentiluomo del settecento; raccomanda solo disalvare le moderne apparenze. Stella riceveva docile e imperiosa i frequentiassaltipiù che omaggidei tenentini impertinenti ed impetuosi; e dignitosagli inchini dei grossi colonnelliuno dei qualigrosso come un tamburonelforte della dichiarazione scappò in un petardo.

Sgloriata nuovamente del militarismoessa volle lasciareun'altra volta l'esercito per la chiesa; finse una malattia e una confessioneper sedurre un celebre predicatore. Poscia si invaghì di un giovane pittoreilquale visibilmente segnato dalla Dea Gloriaaveva promesso di sposare al suopaese l'umile figlia di un fornaioricciuta come una pecora del soleperchéera stata la sua prima favilla artistica. Stella si fissò di rapire il nuovoRaffaello alla fornarina rusticana. L'artista cede alle lusinghe della superbamatrona. Ma dopo la prima eclampsi d'amoreegligià snebbiato di voluttàsentì la plebea tentazione di imprecare: porca marchesa! Come il re Teodoricoin una ammoniaca spirituale dell'ebrietà banchettante vide nella testa delpesce i teschi delle sue vittime Simmaco e Cassiodorocosì il pittore in unasvenia della Donna formidabile vide rifiorire l'immagine della sua unicaFornarinainnocente fanciullache lo scacciava dalla filatessa degli amanti diStella. Per riabilitarsi egli ha bisogno di un gran colpo: trae di tasca unportafogli; ne estrae un biglietto della Banca Nazionale di lire centorossocome la vergognae lo dà alla marchesadicendo: non ho mai pagato tantoniuna...

Se avesse pronunciata la parolal'avrebbe detta in greco:etaira...

La marchesa urlama ritiene il bigliettolo caccia in unmedaglione; poi lo fa inquadrare e spianta la sua corte.

Diviene una benefattrice.

L'artista ha sposato la fornarina.

Il marchese Ercole è morto. Morrà anche la marchesalasciando il fatto suo allo Spedale.

Sarà santificata."

"Doctor Malalingua"

 

Alla chiusa ottimista del bozzettoil professore sollevò losguardo carico dall'appendice dell'Eco di Trentacellee colse in unosguardo fragrante l'attacco più che formidabile di Piemonte Reale Cavalleriaalla contessa De Ritze questa in posa smaniosa di fortezza prendibilee quasiin accensione di Troia omerica; onde sospirò internamente con una sicurezza divirgiliana immagine: Nerina ruit in pejus.

 

VII

 

CAPITOLO SETTIMO

 

LACRIME DI AMANTIASSOCIAZIONE DI MALFATTORI E POLIZIASANITARIA DEI COSTUMI.

 

Il professore Losati e la Contessa De Ritz avevano fissateall'Albergo del Leon d'Oro due stanze vicineche potevano comunicareinternamentesenza far sapere esteriormenteche vivessero more uxorio.Ma quella sera indarno il professore tentò una comunicazione con la stanzadella Contessala quale aveva chiusa la serratura dalla sua parteed avevapersino cacciato un cornetto di carta nella toppa per evitare uno spionaggioindiscreto.

Il professore prudentemente si astenne dal fare strepito pernon suscitare uno scandalo tra i camerieri accorrenti. Ma egli profondamentepatriotache nel suo cuore aveva eretto un altare a tutte le benemerenze delRisorgimento Nazionalee portava in palma di mano l'eroismo del Regio Esercitoquella notte si rodette di invidiadi odiodi gelosiae di ingiustizia contraPiemonte Reale Cavalleria.

Egli applicava a quei baldi apollinei ufficiali le strofettepungenti contra il Cadetto Militare dedicate dal Guadagnoli appunto aduna Nerina; e li impersonava nell'attillatino vanerelloche correggeval'architettura naturale qual femmina ¾¾ristretto ¾¾dentro al busto e colmo il petto. Ondeesclamavacome il bernesco gonfaloniereil quale aveva chiuso le ported'Arezzo in petto a Garibaldi perseguitato nella ritirata da Roma:

 

Bella Italia! i grandi eroi

che vi fur prima di Voi

Non con veste che imbottita

Senza grinze il fianco serra

Difendean la patria terra.

 

Ma poco per volta il professore si persuase come era ingiustal'applicazione della figura del Cadetto Militarepropria della fiacconalorenese del 1829 a Piemonte Reale Cavalleria del 1873. Oh questi prodi nonerano di quei taliche l'amor consister fanno nel consumo degli stivali... Losente egli... purtroppo. Ma che purtroppo? Né meno si poteva dire del loroacciaroche avesse macchia sol di ruggine.

Penetrando i primi albori nella sua stanzalo specchio dell'armoirea glace fu per lui quale il magico scudoche fece vedere la propria ignaviae turpitudine e le brutture morali di Armida a Rinaldo della Gerusalemmeliberata.

Egli ragricciandosi in un angolo del letto vide l'abissoacui lo trascinava il folle amore di Nerina.

E dove poco prima nel furore della gelosia avrebbe volutoinfilzare allo spiedo tutti quei formosi ed aitanti ufficiali di cavalleriaoraquasi li benediceva enfaticamente: ¾¾Gloria e grazie a Voiche avete concorso a liberare l'Italiaed ora concorretea liberare me!

Ruminando la suggestiva lettura di Formidabile nell'appendicedell'Eco di Trentacellesentiva ingrandirsi propositi di liberazione edi rivalsa.

Così potrà ancora lavorare energicamente per la patriaperla religioneper la civiltà e per la famiglia(senza onestà personaleprivata non si possono compiere imprese gloriose ed oneste neppure per ilpubblico). Così potrà ritornare beatopuramente beato dell'amore di suamoglie specchiantesi nella sua bambina Cecchina come la Madonna nel bambinoGesù.

Ah! Lorenzinala sua unica Lorenzina!... che divario dallacontessa ecatomfila!...

Nella fantasia erudita gli ritornava un parallelo tra la suafedele consortee la traditrice amantea cui gli amori si potevano contarenumerosi come quelli del Batillo di Anacreonte da lui stesso tradotto:

 

"Se contar tutti degli alberi

Ti è concesso i ramie l'onde

Che mugghianti alle sue sponde

Volve l'ampioazzurro mar

Tu gli amoriper cui struggomi

Or t'appresta a numerar..."

 

"Trentacinque amori teneri in Atene; indicibili aCorinto... ¾¾Tra le donne dell'Acaia ¾¾sempre sua Beltà regnò ¾¾Mille in Caria e in Ionia; mille altri in Lesbo e in Rodi". Si devono anchecontare quelli di Canopodella Siriae della fertile "Cretasacro onordel mare ¾¾dove il Dioche saettare ¾¾gode l'almeun poter ha ¾¾cui devoti tutti inchinano nelle cento sue città". Da aggiungersi nellaconfessione i molti ¾¾d'Oltre Calpe dolci amor ¾¾e quei di Battro e India ¾¾che mi albergano nel cor...

Che farne di quell'enciclopedia amorosa?... È una graziaavere il diritto di sbarazzarsenee l'opportunità di farne un regalo gradito.

Sia sempre lodata l'ufficialità di Piemonte RealeCavalleria...

Ma gli perdonerà Lorenzinascoprendo il suo inganno? Gliritornava un altro classico parallelo tra la bellezza di Nerinauna di quellebellezze paganearrogantiche dalla vita impararono l'offendere e non ilsopportare l'offesee la bellezza della sua Lorenzinabellezza di Psichecristiana ed operaia.

Al peggio la moglie di Losatiscoprendo la prolungata offesae la diserzione di lui recidivarassembrerà alla prima Psiche di PietroTenerani descritta da Pietro Giordani: "Ella viene in questo affanno fieronovissimapoiché era tanto inesperta di patire quanto di offenderee nellamente confusa da questa prima ed improvvisa percossava cercando trasognataperché tante care dolcezze fuggirono. Ella taciturna e a capo chinopensosaspenta ogni allegrezza che riluceva in quell'angelico voltoné al Cielo néagli uomini chiede vendettaneppure aiuto e pietà. E però maggiore pietà neincuora la rea fortuna di questa cara innocente."

Così una grande pietà assalse il professore Losati per lasua Lorenzinaa cui sentiva che lo riavvicinavano poderose correntitelepatichepsicopatiche.

E così egli deliberò irremissibilmente la separazionedefinitiva dalla Contessa. Questa nell'ebbrezza dello sciampagna non si eraaccorta dapprima che si era sostituito l'uno all'altro ufficiale; onde essaavrebbe potuto ripetere la scusa di una anacreontica epigrammatica delGhislanzoni insegnatale a memoria dall'avv. prof. Gioiazza: Ma qui fa tantoscuro¾¾ch'io t'ho chiamato Arturo ¾¾invece di Pasqual.

Invece della celiaessa provò un'iracondia maledetta.

Con gesti protesi da Semiramide imperatrice offensacolveleno dell'aspide di Cleopatraessa sibilò: ¾¾Via! via! ¾¾Per non suscitare scandalicacciò lestamentechetamente quel surrogantemilitare; poi fantasma fremente si avventò per ischiudere l'uscio delprofessore

Se la chiave della serratura era nella stanza della contessaun nottolino era nella stanza del professoreed egli aveva avuto cura disprangarloappena fermata l'eroica risoluzione di licenziare Nerina. Ora comeuomoche felicemente piantato ripiantamulinava con leggiero sarcasmo il versodi Dante:

 

Cotal qual io la lascio a maggior bando.

 

Inutilmente la Contessa si adoperava ad ottenere l'ingressoda quell'uscio con la raspatura di cagna famelica o con la graffiatura di cagnaleziosa.

Il classico professore si manteneva inesorabile con il vetodi un tribuno romanocon il non possumus di un romano pontefice.

Nerina si inchinò a chiamarlo al buco della serraturae loottenne per isputacchiargli: ¾¾Spirito del demonio! Piuttosto che averti amatopreferirei essermiprostituita...

Il professoredapprima gravemente storditorispose: ¾¾Non dica così! Chi sa che cosa può riservarle l'avvenire?

L'avv. Gioiazza in simile contingenza avrebbe risposto piùlepidamente: ¾¾Non dico "così sia!".

 

* * *

 

La Contessa trovò sul tavolino da notte un foglio dell'Ecodi Trentacelle lasciatole da un ufficiale di Piemonte Reale Cavalleria; elesse avidamente come una rivelazione l'appendice "Formidabile".

Il programma di santificazione dopo tanti peccati le parvesublime. Sentì un repetio per il Ritiro del Santo Oblio. Per fare unaconfessione generale avrebbe dovuto impiegare parecchi anni ginocchioni. Intantoè più comodo sentire una messache può valere Parigi.

Tratto dalla sua valigia un velo neroessa si incamminòalla vicina chiesa di S. Cristoforoche in quell'istante tra una funzione el'altra era vuota. La visita a una chiesa solitaria dà all'anima predispostal'impressione che gli archi convergano per leii ceri e le lampade ardano ditremula attraenza per lei. Invece alla inesausta peccatrice parve siavvicinassero le enormi culatte dei cavalli nella crocifissione di GaudenzioFerrari; e minacciassero di sprangarle calci sui denti; quelle grinte barbute digiudei lanceolati si ravvivano nello stupendo affresco per trafiggerlabarbaramente.

Essa si inginocchiò tramortitae vide scuramente: ¾¾Dante credette; credeva Manzonicervelli sublimi; ed il mio cervelletto non sanon può credere Diose c'è Diomi diede formevogliecapricci; e non midiede cuore... Sono una bestia nociva da uccidere... Una serpe in gonnella daschiacciare... Ma finché viva...

E si allontanò dalla chiesa con una orrenda psicologia.

Ritornò all'albergo; e questa volta bussò all'uscioesteriore della stanza di Losati.

Egli venne ad aprire; e vedendosi comparire la traditrice colvelo di devotaimmaginò le maggiori insidie e si armò di fiere ripulse.Calcò la barba irsuta sul petto: i ricci dei suoi capelli parevano punte diporcospino. Infine lo si sentì dire con voce grossa: ¾¾Anfenmi d'chilasora Contessai veui pì nen saveine!

Quelle parole furono pienamente intese dall'ottima di luiconsorteche in quel punto entrava come a miracolosamente premiarloseguitadal gigantesco signor Baciccia rispettivo padre e suocero. Questi portava inbraccio quel bomboninoquell'amorino di Cecchina.

La Contessadopo aver finto di tentare l'uscio internouscì sbatacchiando l'uscio esteriore.

Il classico professore voleva dirlecome la botteall'erpice: senza ritorno.

Invece proruppe in un fiotto di lacrime.

Quella notte aveva già pianto nell'aspettazione dell'auroradel giornoche si aveva in testa e nel cuore.

A somiglianza dei bambiniche in un bel prato di mattinovedendo le goccie di rugiada per riflessione brillare tanto di colori vaghi ediversisi adirano seco stessi di toccare acqua e non perlecosì egli avevapianto lacrime adirate.

Ora invece sente di toccare perle e non acquapiangendolacrime di consolazionemarito ridivenuto angelicamente amante dellaamantissima moglie.

Oh il compiuto idillio che egli poté ritessere a Trentacelle!

A luia leial sor Bacciccia parvero più sacre le bellezzeartistiche e storiche di Trentacelleora che potevano rigoderle nella pienezzadi una riconsacrazione familiare con l'angioletta Cecchina. Il professorechenon poteva più capire nella pelle dalla galloria dell'essersi liberato diNerinavolle pure celebrare un idillio nuziale con la suatutta sua Lorenzinanello stambugio di legno impiccatojo dell'antico tenente pensione Don Arrigosti.

Sor Bacciccia ordinò pasti luculliani al Leon d'oroquantunque gli paresseche non si mangiava più carne tenera e succulenta aTrentacelledopo che egli aveva rimesso il suo Macello gentile.

Alla cena della partenza venne invitato Don Arrigosti però incamera charitatis siccome quegli che era divenuto famoso per le sue sbornietanto che la via di sua abitazione da secoli detta dell'Arcivescovadoera statapopolarmente ribattezzata in onor suo Contrada delle scimmie. Ed eglibevve così allegramente e copiosamente da ballare sotto la tavola.

Non mancarono i commenti nella pettegola città di provinciasul cambiamento di moglie operato a vista dal professore esaminatore.

Ma l'Eco massonica tacquecestinando un pepatobozzetto di doctor Malalinguaper essere il Losati fiore di liberale epatriota. E l'Aquila di Costantinoorgano della Curia clericaleringuainò gli artigli contro gli scandali di un missionario del Governoimmorale ed usurpatoreper tema che si bocciasse il drappello di chierici emonache agli esami normali e magistrali.

 

* * *

 

La Contessa De Ritzscacciata dai felici Losatigiocatatradita dai baldi ufficiali di Piemonte Reale Cavalleriasi trovò discesa diun gradino nella sua vita avventurosa. Finora essa era sempre stata attiva neitradimenti; ora cominciava a diventare passiva e ne sentiva l'umiliazionerodente. Da giovinetta aveva tradito la memoria della madreil padre e numerosiamanti; maritata aveva tradito nell'indissolubilità cattolica un marito di fedeadamantinaannichilendo un eroe liberale; aveva poi tradito un altro maritoche le si era congiunto nel rito greco scismaticoe in lui aveva spezzato unoscrittore di celebrità europea; e contemporaneamente aveva tradito e piantatoamanti a iosa.

Ora invece servì involontariamente di giostra ad ignotocampione; e venne licenziata da un gramuffa stronzolo in presenza della costuilercia famiglia.

Oh! avere tutti i fulmini di Gioveda sbatterli comeserpenti avvelenati sulle faccie del tradimento!

Essa si sarebbe data ai canipur di saziarsi nella vendetta.Si ricordava di un proverbio citato nelle noiosissime conferenze tête atête di quel parolaio pedante: "Con la pelle del cane si sana lamorditurae vendetta di cent'anni ha ancora i lattaiuoli." ¾¾Sìpedante dei miei stivalettidiventerò magari per te megera centenariapur di arrivare a stracciarti la pelle. Intanto va a farti scrivere te e i tuoinoiosissimi dialoghi di un cervello celebre con la pennagoffamentepretendendo di superare il Leopardi.

Quanto a Voibaldi ufficialisono capace di riacquistare eriarmare l'un dopo l'altroi miei mariti e spingerli alla vostra onta e strage.Così se la vostra Dea Reggimentalela Formidabile per burlafacezia da preteha brindato: "Viva Piemonte Reale! e abbasso i mariti!" io canteròsulla sua bella faccia e canterò sulle vostre faccie brutte: "Viva iMariti ed abbasso Piemonte Reale!"

La Contessa De Ritz non ebbe uopo di ricorrere ai mariti perrisolvere quella sua situazione deserta del Leon d'oro. La sua bellezzapurchéfosse per un istante ritenutaesercitava ancora prodigii di attraenza. Ne fuprova il copioso epistolario di amorose dichiarazioniche le piovve in quellostesso albergo. C'era da fare una nuova edizione del Segretario Galante.

Sono innumerevoli i deviamentiche cagiona nella vitasociale l'attraenza della Bellezza viziosa. Strappa studenti agli studî e agliesamirovina le economie dei padrile sante speranze alle madri; a un agiatonegoziante fa dimenticare la numerosa famiglia e vent'anni di probo commercio;fa che un vedovo spogli e abbandoni le figlie da maritare; deraglia tuttidai propri doveri.

Tutte le classi erano rappresentate nelle proposte di amorefatte alla Contessa De Ritzla cui bellezza pareva perfezionata divinamente daiplasmi delle avventure ed acuita preziosamente dal mistero di una superioritàindiscussa.

Chi si era innamoratoammirandola a teatro. Chi sarebbecaduto in ginocchi vedendola uscire di Chiesa.

In tutte quelle lettere gocciolavano lacrime calde commoventidi amanti sinceri.

Essa si fermò preferibilmente su queste pagine erotiche:"Fiore di bellezzafiore dell'anima mia! Señora de mi alma y de mi vidaseñora de mis ojos y de mi almaseñora mia de mi corazonseñora mia de mibida (Vedi Carteggio di Carlo Emanuele I alla Serenissima Infante sua RealeConsorte). Che cosa è questo cuoreche si rinverginaquesta macchinachesussulta nell'ispirazione di una nuova aura floreale? Perché dopo le scetticheirrisionidopo gli sprezzi filosofici ritorniamo fanciulli? periodicamentefanciulli?

Fra le chiacchiere pornografiche dei buoni amici buontemponisi eleva il sentimento purificatore. Mi batte il cuore come in un idillio diBeatrice fanciulla.

Basta una figura sorridente di bellezza inauditanon maivista. Non so ancora precisamente chi ella sia.

So che è bionda e flessuosacome una Dea del Settentrione eha la gagliarda maestà di una bellezza schiettamente romana. Ella è unaautentica matrona con lo slancio della modernità. È fiera ed angelica.Dapprima la commentai salacemente fra amici. Ma tosto quei commenti misembrarono irriverentisacrileghi...

Che stranezze! Dopo avere pienamenteintimamente conosciutealtre beltà in tutte le loro forzein tutti i loro abbandonidà un'emozionereligiosa pur la vicinanza di una bellezza nuova straordinaria. Il nostrocuoricino emette il pigolio del rondininoche lascia per la prima volta il nidovolando tremuloincerto sugli effluvii di maggio.

Ignoto la vidi accompagnata al Caffèal Teatroall'Albergo...

Ieri sera contemplandola sola alla Birreriapresunsi esseresuo conoscente. Parendomi che Ella cercasse giornali illustratiio mi permisidi offrirle il Fischietto da me tenuto in mano. Essa accettògraziosamente la mia offerta del foglioe quando Ella volle restituirmelosentii che quel giornale tocco da lei l'avrei conservato per tutta la vita. E lorubai alla Birreria. Che musica quella della sua voce nel dirmi grazie. Grazie aLeio bella Signorache ha ridato un fiore alla mia animagrazie al tuosorrisoche mi ha ricordato un angelo forse intravveduto in una vita anteriore.

Musica allegra e dignitosa della tua vocechi sa se tisentirò ancora? Se ti parlerò...? Dipende da teda Lei.

Forse sarebbe per me più prudenteterminare qui tostoquesto romanzo più che ideale; contentarsi del fioresenza aspettare il fruttoche marcirà. Ma è possibile restare idealianche a costo che ilriconoscimento della nostra idealità ne renda ridicoli a noi stessi?

È mio destino terminare una lettera lealmente patetica conun tentativo di felice umorismo.

Devo recarmi a Genova a ricevere un bastimento di medicinalie coloniali.

Vuol venire con me? Io sono il suo ardente servitore

Doctor Malalingua

Chimico farmacista Evasio Frappa"

 

Nerina soffusa di curiosità capricciosa diede la preferenzaall'umorista foderato di patetico. Ma è dunque inesauribile la serie deiCapricci per pianoforte?! Eccole dinnanzi la specialità inesplorata dell'amoremaledico. Amare una malalinguaun umorista di celebrità provincialeineditaper il resto del mondo. È una varietà di Gioiazzauna varietà più cinicaanzi più brutalein quanto che nella scala dei bruti il porco sia superiore alcane.

Difatti l'intercalare passionale di Evasio Frappa era: ¾¾Dimmi che sono un porco.

Ma nella brutalità eravi pure l'ingenuità animale. Nonquelle promesse di amore eterno proprie della menzogna umana.

Tanto meno il disegno pazzo di un nuovo matrimonioannullatii precedenti in oga magoga. Anzi il farmacista Frappa a Genova nell'attesadell'imminente bastimento di coloniali e medicinalicenando allegro in unristorante dell'Acquasolae lodando lei della natura allegrale regalava laprimizia di questi Paradossi Idrostatici del Doctor Malalingua autoredelle Cacature di Mosca: "Il matrimonio è un'indecenza (lo sicapisce con evidenza apodittica pel suo scopo intimo palese). Il matrimonio èuna schiavitù; sarebbe come obbligare una persona a mangiare per tutta la vitanella stessa trattoria. Il matrimonio è un'impostura solenneperché copre conla lustra di un contratto civile e di una santa benedizione il sottointeso diperenni porcherieche finiscono di stomacare anche gli stomaci menodeboli".

Nerinache si era meritato da doctor Malalingua ilcomplimento di natura allegracon la sua volubilità di risorse non mai finitesi rannuvolò di un trattoed uscì dalla nuvola come una preziosa compuntad'amore riportando con un sospiro la definizione della mascherata linguistica: ¾¾Ah! il matrimonio è l'amour permis.

Il farmacopola spaventato che gli si spiegasse dinnanzi la cartedu tendresi affrettò a levar le berze da quella geographie d' l'amour;ed annunziatoche gli era finalmente arrivato il bastimento carico di genericoloniali e medicinalida cui per suo conto ritirava e spediva a Trentacelledue sacchi e quattro pacchisi affrettò a scortare la spedizione. Ma prima conquella serietà di precisione contabileche è prerogativa di certi buffivolle delicatamente liquidare i suoi conti con la contessa.

Con una sostenuta politezza e franchezzala pregò diaccettare per suo piccolo ricordo un ciondolo di rarità numismaticauna pezzad'oro di lire cento del quarantotto recante il motto: Italia libera ¾¾Dio lo vuole.

E visto accettato il dono senza smorfieegli stesso sentìuna divina liberazioneper cui postergando anche lui il rammarico di staccarsida tanta bellezza straordinariavolle tuttavia aggiungerle il regalo del suocinismo linguacciuto: ¾¾Cara Nerinagli idealismi sono spostati in questa epocain cui si va perdendoil senso moraleonde sparisce il rimorso del mal fare. Ci incamminiamo a taleepocain cui le più felici coppiei matrimonii meglio assortiti sarannoassolutamente associazioni di malfattori.

Nerinaforse per la prima volta convinta da un uomo e da unasituazioneaccettò la pezza da cento lirenon come ciondoloma come moneta.

Essa finora era vissutacome i personaggi della DivinaCommedia di Dantesenza preoccuparsi dei quattrini. I quattrini per lei avevaprimieramente provveduto il padre suopoi il primo maritopoi l'amante secondomarito in partibus infideliumquindi all'uscita del Santo Oblio di nuovoil padreche non voleva ella rimanesse a carico dei buoni Losati. Spese enormiavevano fatto per lei ricchi perdutamente di lei innamorati in varii gradi dilatitudine e longitudine terrestre. Maquantunque il ticchio della lautezzaborsuale non le fosse mai mancato con una istintiva accortezzacionondimeno nonc'era mai stata ombra apparente di mercimonio.

Ora con l'accettazione della pezza da cento si sentivadiscesa di un altro gradino. E si vedeva dinnanzi molti altri gradini dascendereper la prosaica necessità del pane e del companatico quotidiano.

I personaggi di Danteeccetto il conte Ugolino e complicenon mangiano. Essa sì; ed anche si vestecosa di cui parecchi peccatori eparecchie peccatrici della Divina Commedia fanno a menoo si aggiustanosenzaricevere la nota del sarto o della sarta per le cappe aurate di piombo ecc.

Per mangiare e vestire a questo mondo ci vuole pecunia.Ricorrere al padre no; perché il padre è tomo da ricacciarla in un chiostroanche lontano. E questo programma è troppo pericoloso per la libertà dei suoicapriccia cui sempre più vorticosamente essa ci tiene.

Costituirsi sotto il giogo coniugale del primo o del secondomarito farebbe maggiormente a pugni con la vocazione del libertinaggio spintooramai agli estremi limiti.

Nella infinita processione del suo cervello passa come un'orezzal'idea della Beltàvalore giuridicoindustriale.

Se per i bisogni indeclinabili della natura umanaanche isacerdoti di Dio si fanno pagareperché non si dovranno pagare i favori delleDee?

La lettura del profilo di FormidabileDeaReggimentalefu molto suggestiva per lei; e vieppiù suggestiva la conoscenzadell'autore. Ma non ella inquadrerà i biglietti da cento.

Per vestirsi pagando onestamente la sartabisogna svestirsidisonestamente a pagamento.

È una idea di infamia granitica economicache si elevasulle antiche sofferenze e crudeltà cardiacheda cui Dio scampi pure ilprossimo!

Fino allora essa non aveva considerato l'amore come cosaseria; lo aveva tenuto in conto di un divertimentocome il giuococomel'andare a teatro o a passeggio. Ora concepisce l'amore come una serietàfinanziariache si accorda con il materialismo storicoper cui anche lerivoluzioni più ideali si addebitano a movimento di interessie si accorda conla norma dei costumiper cui anche il rispetto più sacroquello dovuto aigenitorisi commisura alla ricchezza e all'apparenza della ricchezza. Nerinache si era primieramente maritata per una presentazione fattale al Caffè SanCarloricorda precisamente che Teodoro Mandiboladivenuto basso profondoacclamato a Torinoricevette molto sostenutamente tra gli specchi dorati diquel Caffè il padre suo contadinoche mediante sacrifizii lo aveva fattostudiaree quando lo ebbe congedatodisse ai compagni bellimbusti: a l'e ilme massè! (il mio mezzadro).

Dunque lussoricchezza for everper sempre. Ondeprocacciarsi ricchezza e lusso occorrono intermediarii anche alla bellezzamercantile. Coloro che vogliono escludere affatto le mediazioni dai negoziiumaninon conoscono la compagine della umanitàche è tutta una trama diinfiniti rapporti. Le mediazioni devono riempire le crepefar pontie non fargobbe; ma sono necessarie alle transazioni umane e anche a quelle d'amore.

Il ruffianesimose ha un posto distinto nell'Inferno diDanteè nella vita tra le più riguardevoli fonti di ricchezza. Esso siintreccia ad altri baratti e se ne fa coperchio.

A Genova alla Salita dell'ImalajaN. 69 rossointerno 12fioriva una cospicua Agenziache in altro tempo e in altra località si erapure occupata di ingaggiare ingegni e studi letterarii per lo sfruttamentoattivo del Signor Gravet-Negrier. Ed era precisamente dessache aveva speditoil letterato Adriano Meraldi alla fortuna letteraria di Parigi. Ora funzionavain ispecial modo nel ramo eroticooccupandosi principalmente di procurare copped'amore alla sete ardente degli ammiragli lussuriosi e dei baldi ufficiali dimarina che stazionavano nel portodopo una lunga navigazione.

L'ammiraglio inglese Sir James Thoptson aveva il ticchio dirifare il celebre Nelson non solo nelle vittorie navalima altresì nelleconquiste amorose.

Videcome in un balenola Contessa De Ritz alla passeggiatadell'Acquasolae gli parve di veder sfolgorare Emma Liona rediviva. Si persuasedi potere con Lei disporre di regni... E si rivolse all'accreditata agenziadella Salita dell'Imalaia.

Il direttore dell'agenzia fece il caso molto difficile. Sitrattava niente meno che di una bellezza europea ed asiaticamoglie separata diun eroe garibaldinonobile conte ed onorevole deputato al Parlamento Italianoe moglie scismatica di uno scrittore di fama mondiale. Anche non ci fosse statodi mezzo il matrimonio scismatico ricordiamo: non si gloriava il visconte Boissyd'Anglas pari di Francianon si gloriava di presentare la Contessa Guicciolisua moglie in seconde nozze come ci-devant maitresse di Giorgio Byron?

L'ammiraglio inglese offriva come prezzo morale inestimabilela gloria di un nuovo Nelson. L'agente traccheggiò fino a che riuscì aconteggiare immoralmente un determinato centinaio di sterlinedi cui lamaggiore parte restò attaccata alle sue unghie.

L'ammiraglio Thoptson era un eccentricoche oltre allagloria marinarapregiava altamente la forma della Diva e la franchezza delcostei spirito.

Avendo domandato a Nerina: "Siete maritata?" sisentì rispondere: "Non più! I matrimonii sono associazioni di malfattori.Ed io sono onesta."

Questa risposta al buon ammiraglio parve il non plus ultradella sublimità spiritosa. Avrebbe voluto impiccare per lei alla più altaantenna della nave ammiraglia il più eloquente oratore del Regno Unito.

Dovendo egli salpare dal porto di Genova per il Canadàprofferse di condurre con sé Nerina offrendole l'impero della bellezza delNuovo Mondo ancora da Lei inesplorato.

Nerinagià conquistatrice di Europa e di Terra Santaavrebbe accettato il patto del miraggio.

Non la tratteneva la tribù dei minuti amantiche eranopullulati intorno all'albero gigantesco dell'amore ammiraglio. Lacrime d'amantinon sono diamanti. Anzi erano diventate ridicoleincalcolabili ossia da noncalcolarsiquantités negligeables le lacrime di questi piccoliamantipesciolini di rimpetto a una balena.

Che importa uno studentelloprecipite da un tettosuicidadi forsennato amore per lei? Che importa davanti alla prospettiva di diveniregrassa gigantessa di ciccia sodaed essere comperata a peso d'oro da unprincipe di Kabulcome Lola Montesla zingara fattucchiera d'amore?

Che importa se qualche impiegatuccioqualche mozzo muore difame per pagarsi un po' di Lei? Essa pretende che i suoi umili adoratori ledicano: Ave Cesarina; i morituri ti inchinano. N'è dolce il sacrifiziodi morire di fame per te.

Avantiammiraglio! Ti seguo nella traversata dell'Atlanticoanche se l'oceano ondeggi tutto di lacrime dei miei amanti abbandonati alladisperazione per me.

Chi la trattiene a Genova non è un amante né all'ingrossoné al minuto. È un dispettoso del suo amore. È il baroncino SvembaldoSvolazzinila cui Gildadi origine artigianasi era perfettamentebaronificatacome se discendesse da una baronia delle Crociate.

Che modelli di coniugi (marito amante della moglie e moglieamante del marito) erano Svembaldo e Gilda!

Svembaldo era Direttore amministrativo della AcciajeriaAmaldi di San Pier d'Arena; e rappresentava a perfezione il tipo del padronedelle ferriere romanzato da Giorgio Ohnet. In tanta desolazione difallimenti morali ed amorosiè consolante fermarci su questa immagine reale diidealità.

Per un rarissimo privilegio di tempra adamantina egli avevapotuto conservare nella virilità i purissimi ideali dell'adolescenza. Avevacreduto vedereche Gildasolo Gilda sarebbe stata la degna collaboratricedella sua vita; e in tale fede si confermò con la più salda ed immacolatacostanza.

Bisogna direche Gilda fece di tutto per associarsi a lui inquel tipo di coniugio. Bambina si era un po' indugiata a guardare il girasole diAdriano Meraldi. Ma ora è profondamente persuasache Svembaldo è un sole inparagone di quel girasole.

Eglibenché figlio di ricco e superbo baroneha predilettalei povera figliuola di un umile falegname; ed ha continuato ad amarla con unattaccamento maravigliosobenché spedito alla caccia nell'India per lo scopodi allontanarlo da lei; egli l'ha rintracciata al Ritiroalla purificazione delSant'Oblioe l'ha estratta di làper farla suaper farla consorte del piùesemplare barone della cristianità nella modernità operosa. Gilda ha nella suacoscienza una rettitudine superiore a quella della pialla e della squadra di suopadre; e senteche sarebbe un mostro orribile di storturase mancasse per unbruscolo a quel dovere colossale di riconoscenza. Per ciò si studia di farsiogni giorno più bellapiù elegantepiù savia e più spiritosa all'unicofine di allietare i giorni del suo sposoe quando può annunciargli consicurezza la prossimità di un lieto eventogli promette: voglio fartelo cosìgraziosocosì bomboninda intenerire la dignità di tuo padre e ilcontegno della tua signora mamma.

Egli le gittò le braccia al colloe la baciò con estasilungaproclamandola santasantasanta.

Quella beatitudine coniugale gli rendeva più lucida lamentepiù solido il caratterepiù elastica l'attivitàlo rendeva un valoreaureo crescente anche nell'acciajeria. Lo sollevava più nobile col blasone dellavoro.

Soltanto il verodegnosanto amore resiste alla seduzionedei sensi peccaminosi.

Indarno Nerina imperatrice dei sensi peccaminosi cerca diaccivettare Svembaldo; indarno essa ha rinunziato alla conquista dell'Americaper conquistare lui. Egli si mostra incorruttibilecome l'angelo più vicinoalla Divinità; imprendibile come una fortezza fatata.

Eppure Nerina non rinunzia ad avvincere anche lui. Niunpersonaggio della vecchia Europa e dell'Asia Minore le ha finora resistito. Cheil giovane Svembaldo rimanga unico invitto nella vecchia Europa? che egli siamaggiore dell'Asia minore? Gli manda messaggi difilatisinuosiardentiuncinantiappiccaticci.

Affitta un quartierino dirimpetto all'alloggio di lui; lospecula; lo occhieggia; lo occhialineggia; lo persegue; gli fa da sentinella;gli soffia motti audaciinviti affascinantiparoline tenerissime. Lo rasentafino a fargli tastare la sofficità caldapungente del suo plasma di Dea.Invanosempre invano.

Pur Nerina non cessa dall'assedio e dalla persecuzione.

La giovane baronessa Gilda sta per uscire armata di tutta laforzache le dà il diritto più sacro alla difesa. Ma il marito la scongiura anon insudiciarsi al contatto di quella perduta; e per liberarsi dagli incessantiattentati dell'impudica persecutriceminaccia di ricorrere alla Questura; pensache deve finire col ricorrervi.

 

* * *

 

Fu una coincidenzapoiché per lo stesso soggettoper cuipensava di ricorrere alla Questura una perla di galantuomosi rivolgeva unaschiuma di lerci ribaldi alla Questurache nel regno d'Italia era legalmenteincaricata non pure di tutelare la pubblica sicurezza della civile cittadinanzama di organizzare e costringere il più turpe e barbaro carnaio del vizio.

Una volta si muovevano la Massoneria e il gesuitismo perrestituire la Contessa Nerina al padre e al marito legittimo. Ora è succedutala fatale combinazione della probabile denuncia di un perfetto gentiluomo edella trama di sordidi malfattori. Mentre gli onesti procedono spessoapertamente isolatii malfattori si associano nell'ombra. Vere associazioni dimalfattori si addensavano per acchiappare nella più vergognosa ragna lacontessa Nerinaed attrarla all'ultima perdizione.

Essa con la sua audacia capricciosa tende ad evolversievolversiper innalzarsi infinitamente. E non si accorge di precipitare nellapiù cupa e fetida profondità.

Siccome il vero romanzo è una storia dei costumied ilromanziere verista deve lasciar parlare le persone e gli avvenimenti esecondouna nota formoladeve guardarsi dallo scoprirsia similitudine della Coronanel governo costituzionalecosì invece delle nostre considerazioniriportiamoun ristretto delle dispense scolastiche di Ilarione Gioiazzache è pure unpersonaggio del nostro racconto.

Egli non trovando mai il tempo di divenire ammalatooltre atenere uno studio fiorente di avvocatoanzi di avvocatissimovinse un famosoconcorso di dottore aggregato alla facoltà di giurisprudenza della Universitàdi Torinoe da libero docente promosso a straordinario ebbe indi a poco qualetitolare la cattedra di medicina legale all'Università di Catania. Ma non gliconvenne accettarla; e seguendo l'andazzo legale di accrescere i corsi liberiper ispremere maggiore quantità di quattrini dagli studenti coatti moralmente;egli inaugurò un corso speciale sulla polizia sanitaria dei costumi nellastessa capitale delle antiche provincie.

Noi diamo appunto un tratto delle sue relative lezionistenografate e poligrafate.

"Lo diròanche avessero a gongolarne i clericali e glialtri nemici dell'Unità e della Libertà Italianache (si intende i nemici) ilDiavolo se li porti. Il verosìche nel 1859 e nel 1860durante l'orgasmo difare l'Italia libera ed unagli italiani e le italiane si amarono tropposiamarono tanto che produssero una spaventosa diffusione di lue venereaspecialmente nel regio esercito e nel corpo dei volontarii.

Se ne impensierì lodevolmente quel testone del Conte diCavourche badava a tutto; ed incaricò l'intemerato ed oculato sifilografoprof. Casimiro Sperino di allestire alla lesta un regolamento sullaProstituzioneche è il famigerato regolamento del 15 febbraio 1860contro cuisi appuntano i picconi demolitori dei moralistidegli igienistideigiureconsulti e degli apostoli d'ambo i sessi.

È perniciosa la schifiltà dei giornali in pantoffolechevorrebbero mettere la sordina alle verità più strepitose. Noi proclamiamolesalutarmente.

Si disse che la Natura è più forte delle Leggie sidirebbe meglio che essa stessa è la legge più forte fra le leggi. Poiché DioCreatore ha dato l'amore naturale come mezzo indispensabile a continuare la suacreazioneun Governoil quale deve governare ogni funzione sociale per evitareil maggior male e fare un po' di bene non può prescindere dalla funzioneprimigenia della massima importanza vitale. Perciò il tessuto connettivo delGoverno va dalla santa nobiltà del matrimonio alla abbiettezza peccaminosadella prostituzione.

Ma il Governo non deve mai procedere a casacciobensìsecondo i casiche offre il perpetuo svolgimento della sfera di vita umana.

La Storia dei Costumi ci mostracome agli stati nellamaggiore potenzae probabilmente a cagione della medesima(tanto è breve iltratto dalla potenza alla prepotenza e alla strafottenzadalla retta volontàal folle arbitrio) accadde un pervertimentouna rivulsione sessuale. Così allaSerenissima Repubblica di Venezia occorse provvedere contro al dannosopredominio della masturbazione e della pederastia. Lo stesso pare ricorra nelsottosuolo immorale della granitica Germania pervasa dalla omosessualità. Chefece la Serenissima verso la fine del 1400 per richiamare la sua maschiagioventù alle vie indicate dalla natura figlia di Dio? Ordinò alle suecortigiane di affacciarsi spettoracciate allettatrici dai balconi. Così PompeoGherardi Molmenti nella sua Storia della Vita Privata di Venezia 21a ediz.pag. 321. Anche a Lucca nel 1448 si instituì l'Ufizio dell'Onestà apunire i peccati contro natura e a ravvivare gli amori naturali.

E se non capitò al punto di un eccesso diverso forse fuingiusto l'interdetto ricordato da Dante alle sfacciate donne fiorentine ¾¾d'andar mostrando con le poppe il petto.

Ad ogni malattia il suo rimedio.

Napoleone Igenio della guerraper amore e necessità deisoldaticoniò il regolamento celticosottomettendovi le femmine da conio.

Cavourgenio della nuova Italiariparando all'epidemiacelticache devastava le schiere giovanili accorrenti al compimento dellalibertà e dell'unità italianafaceva rimodellare quel regolamento agliurgenti bisogni della nazione.

In che consiste sostanzialmente il suddetto regolamento?

Nel matricolare le femmine prezzolate per gli sfoghi sessualied astringerle a visita medica periodicae se riconosciute infetteritirarledal commercio sottoponendole a cura coercitiva.

Fin qui il regolamento non fa una grinza; il relativo dirittova diritto a fil di spada. Se per la salute pubblica si proibisce al macellaiodi vendere carni infettea fortiori si può applicare la proibizionealle femmine contaminateche la voce del popolo chiama coi nomi di vacchetroje ed altre bestie da macello.

Oltre ai benefizii della salute fisicanon manca chi ravvisanella prostituzione ordinata i benefizii della salute morale. A questo propositomi cadde sott'occhi nell'appendice di una gazzetta circondariale 'Paradossiidrostatici' (speciosa veritàdove vai qualche volta a ficcarti?) una bizzarralaude di un Doctor Malalingua a Santa Raab patrona delle meretrici. È dedicataad una nuova Ninon de Lenclost 'amica sinceraamante infedele'. Con ilritornello 'per cinque lire' in quell'inno si loda (non ricordo precisamente iversi) Raabmeretrice di Gericoe non solo per i meriti patriottici militariper cui Dantelasciata Taide puttana nell'inferno a graffiarsi con le unghiemerdosesublimaimparadisa Raab nel cielo luminoso di Venere facendolascintillare come raggio di sole in acqua mera.

Nell'inno non solo è vantato il merito storico di Raab chericettando in sua casa gli esploratori favorò la prima gloria di Jousè insu la Terra Santa; ma è celebrato il suo merito attuale sociale.

Lo studenteil garzone vede in te rifulgere la bellezza diEva nel Paradiso Terrestre; acqueta un'estasi per cinque lire.

E se ne parte senza responsabilitàscossa la polvere daisandaliscossi i grilli dal cerebroper cinque lireaggiunta alla portinaiaruffiana la mancia di moneta invalida.

Così è risparmiata la virtù della innocente figliadell'onesto operaioe della giovane sposa del vetusto Conservatore delleipoteche per cinque lire. Si evita una fabbrica pestilenziale di corna concinque lire.

Quanto invece costa una seduzione! Spesso gronda lacrime esangue. La corte di una damina si prolunga rovinosamente più dell'assedio diTroia. Crudeli infanticidiifughe sciocche e calamitosemadri aspettanti nellapreghiera o nella disperazionepadri che si inginocchiano o maledicono aifigli! suicidiidelitti... Tutti i disastriche si evitano con cinque lire.

Fin qui l'inno. In prosa un prode e virtuoso generaleAlfonso La Marmora non credeva certamenteche la morale se ne andasse admagnam meretricem quando nel rapporto degli ufficialiliconsigliava paternamente: Fieuiandè a magne. Badate che i test...i nonvi pesino mai di più che la testa.

Il senatore Giambattista Borellichirurgo di salutareprestigiodivisava nettamente l'alto benefizio di una Aspasia sensualeintellettuale e spiritosache riposasnebbiaconsola e rallegra gli spiriti ei corpi affaticati dei grandi lavoratori della patria e dell'Umanitàerintegra la forza sociale del maschio con la dolce e santa ebbrezza dell'eternofemmininosenza piagnistei di amantisenza trafitture di gelosia e senzapezzuole ributtanti e puzzolenti di levatrici e nutrici.

Signori Studenti! Non bisogna però mai esageraree tantomeno tirare a generalità lo specialissimo sollievo di alcuni celibi necessariicome le api operaie.

Con tali esagerazioni ci dimostreremmo dammeno delragionamento collettivo degli imenotteri fabbricatori di miele. La Società èprofondamente complessa; la verità è infinitamente poliedrica; e la scienzadeve procurare di rifletterne il maggior numero di faccette. Per la santameretrice Raab della Sacra Scrittura o per la profumata esilarante intelligenzadi Aspasia greca o di una principessa cosmopolitanon dobbiamo trascurare legiuste e sante nozzefondamento della Societàseminarium reipublicae.

La prostituzionetutto al più male necessarioha i suoieffetti perniciosiche bisogna ridurre ai minimi termini. I Regolamentiche siproposero di riparare alla maggiore pernicieci riuscirono?

Pare di nose ascoltiamo il grido di dolore e di protestache si eleva e circola contro di essi dalla Patagonia alla Scandinavia.

Da noi si è pronunziata nettamente contro il Regolamentomeretricio la Reale Commissione per lo Studio delle Questioni relative allaProstituzione e ai provvedimenti per la Morale ed Igiene Pubblicacompostadei signori: Peruzzi comm. Ubaldinodeputato al Parlamentopresidente¾¾Bertani dott. Agostinodeputato al Parlamento¾¾Bianchi prof. Francesco consigliere di Stato¾¾Casanova comm. avv. Giuseppecapo di Divisione al Ministerodell'Interno¾¾De Renzis barone Francescodeputato al Parlamento¾¾Giudici comm. Vittorio colonnello medicodeputato al Parlamento¾¾Lucchini prof. avv. Odoardodeputatoal Parlamento¾¾Mazzoni comm. prof. Costanzo¾¾Patania dott. Carmelodeputato al Parlamento¾¾Pessina prof. Enricosenatore del Regno¾¾Villari prof. Pasqualesenatore del Regno¾¾Pellizzari prof. Celsosegretario. Non si potrebbe immaginare unconserto più competente di ingegnostudioed amore del benedall'accortezzadelle antiche repubbliche mercatanti alla fiamma di Gerolamo Savonaroladalcivilista al penalistadall'ambulanza garibaldina alla tenda del R. Esercitodall'eleganza del proverbio martelliano alla burocrazia più inchiostratadalnumero all'ideadal fucile al microscopiodal Consiglio di Stato allaboratorio di Chimicada una buona Camera a un bel Senato.

Ebbene tutto questo conflato di osservazionedi scienza e dicoscienza è unanime nel denunziare gli orribili abusidi cui fu capacel'applicazione del Regolamento.

Mentre lo Statuto del Regno e il Codice Civile garantisconola libertà personale dei maggiorenni che non siano condannati al carcere e almanicomiomentre si è persino abolita la cattura per debiti civili ecommercialimentre si è tanto gridato contro la schiavitù negra d'Americaecco autorizzata dal nostro governo liberale e Nazionaleprotetta dalla sacramaestà del braccio regio la tratta e la coercizione delle schiave bianchelavoratrici organizzate della bellezzalavoratrici del piacerelavoratricidell'amore. Onde il romanziere moralista Vittorio Bersezio può rettamentedeplorare l'harem liberoche la civiltà europea consente alla libidine riccadi procurarsi specialmente nella miseria delle classi povere.

Abbiamo le meretrici di stato tra gli altri monopolii dellostatocome i salii tabacchila polvere piricai pallini da cacciaifrancobollii tarocchie le altre carte da gioco; come potremo avere leferrovie di Stato e il chinino di Stato. Intanto abbiamo l'infezione di Stato.Imperocché i sifilicomii governativi sono definiti dalla Regia Commissionecentri di lenocinioscuole di corruzionefomiti di libertinaggioesercizii ditribadismoscarica di malannisentina di febbriergastolo fecondo di tifo escabbiasordido ricetto di bestie immonde.

L'infezione tocca pure i pubblici ufficialiche impiegati atrattare turpitudini si deturpano. Nei sonetti del Fucini si contemplano leguardie briache addormentate in un casinomentre in pescheria accadono zuffemortali.

La maggiore turpitudine è segnalata nella recluta delleprostitute. Si comprende alla stregua del semplice buonsensoche una donnamaggiorennela quale voglia fare commercio del proprio corposia assoggettataa certe regole di igienedi cura e di decenzae che si freni la spocchia di unpistoiese Canonico Pacchiani (vedi Guadagnoli dello Stiavelli) che sorpreso dinotte a far gazzarra nella pubblica via con una donnaccia volle proclamarsi uomolibero con donna libera in terra libera.

Ma che per offrire carne fresca ai provetti consumatoriperfornire macchine di piacere ai loro organi viziatil'autorità governativa diaforza legale ad associazioni di malfattori per la retata e la coscrizione diinnocenti creature nell'esercito della mala vitaè un orrore. Inorriditecontinenti! Inorriditestelledavanti a questo bolide. Il Comm. Bolisbenemerito e compianto direttore generale della Pubblica Sicurezzaattestòalla R. Commissione che si erano forzate alla disciplina delle meretrici verginicerteche da tenenti postriboli si è mercanteggiata la verginità di fanciullequindicenni epiù orrenda lacerazione della Naturavennero insanguinate aprezzo dalla libidine fanciulle tuttavia acerbeignare del fiotto mestruo.

Oh! Società di sepolcri imbiancatio menzogne convenzionalidella Civiltào Italianon donna di provinciama bordello!"

Neppuresecondo l'eloquenza dell'avv. prof. IlarioneGioiazza larga di umorismo e di invettiveNerina verso il termine dei suoicapricci per pianoforte poteva considerarsi vergine martire.

VIII

 

CAPO OTTAVO

 

TRABOCCHETTO D'INFAMIA E VENDETTA PATERNA

 

Seguitando a spigolare nel Corso libero di Ilarione Gioiazzasi potrebbe immagazzinare altra erudizione di miserie; ma il romanzo della vitacapricciosa ne richiama dalla dissertazione all'azioneo piuttosto alle azionidelle quali ohi! molta parte sono cattivee si negoziano nelle borse del vizio.Il peggio si èche alcune volte vi partecipano senza colpa uomini virtuosi.

Virtuosissimo era il baroncino Svembaldo Svolazziniil qualeneppure un istante accertò la distinzione mondana tra spassi erotici efondamenta della famigliaper cui spuntare un capriccioaguzzare un corno (sureseun breit) con Nerina non sarebbe poi stato alla fine dei conti rovesciarel'altare domesticoe tanto meno un finimondo; perché secondo la moraleutilitaria dei maritiall'esilarante Nerina si dà un'ora superficialedopocui si ritorna più mogii alla serietà perenne dei doveri coniugali.

Invece il baroncino d'acciajo persiste nel suo programma;nulla nulla alla capricciosa Nerina; tutto tutto alla sacra ed inviolabile dilui consorte.

Poiché le persecuzioni amatorie di Nerina non cessanoegliascolta una sera al Caffè dell'Acquasola un amico che dice: ¾¾Sai? Anche il bardo della democraziaed anche il venerando presidente delSenato finirono col rivolgersi alla Questura per liberarsi dall'assedio di unapoetessa tremendamente innamorata.

Se così fecero un bardo cavallerescoed un cavalieredell'Ordine Supremo della Santissima Annunziatanon potrà farlo luisemplicedifensore della nobiltà operaia e della onestà familiare?

Alla mattina seguentementre usciva di casavistosilanciare un fiore e un bacio spudoratamente dal balcone di Nerinache parevaesalasse un tanfo di orgiaandò difilato dal Questoreil quale era il cav.uff. Spiridione Losperanto. Uomo navigatissimosiculo ardito e concentratotrovavasi al suo posto in una città marinaraa fronteggiare il ripulluliodella vena repubblicana allargata e approfondita dal Mazzini e il ribollimentodello spirito religiosoche invocava o bestemmiava la Madonna alla vista onell'oblio dei naufragii. Uomo eminentemente sopracigliarecon un arco quasiacuto delle sopraciglia accolse la sposizione del barone Svolazzinisignificandogli come un rimprovero sardonico senza parole: ¾¾Un bell'uomo come Leinon è capace di saturare da sé quella Messalinache loha preferito a un ammiraglio inglesee ricorre alla Questura?!

Poida severo isolanorifletté alla giusta gelosia dellafamigliarifletté da accorto funzionariocome il baroncino Svolazzini fosseuna colonna graniticaun faro d'ordine in un centro operaiouna forza darispettarsi per le prossime elezioni politiche ed amministrative. Quindi giovavacontentarlo. Perciò con il suo usuale sparagno di parolelo licenziòassicurandolo: ¾¾Il barone del lavoro sarà servito.

 

* * *

 

Per liberare la società di una malafemminache avevaridotto il legittimo marito a deputato in congedo perpetuo per malattiaedaveva ricacciato il principale drudogià luminare della letteratura europeaalla scurità selvaggia del borgo natioe minacciava complicazioniinternazionaliturbando la rotta strategica di un ammiraglio ingleseeproduceva infinità di guai nell'economia morale della nazionecagionandoanzitutto chi sa quali stati vertiginosi d'anima a un padrepietra direttitudineil Questore pensò anzitutto al manicomiocome arca di salvezzaper la sua politica interna.

Ma il delegato avvocato Lupastri affacciò le lunghe praticheche si dovevano esperire per l'ammissione a uno spedale di mentecatti; che viera urgenza a riparare lo scandalo; e che il più ovvio riparo a tali scandalisenza pericoli in moraera offerto dal postribolo.

Il questoreuomo eminentemente sopracigliarenon nascosecon una irsuta alzata di sopraciglia la sua sorpresa disgustosa per quellagiurisprudenza pratica. Ma poiché egli sapeva perfettamente che le coseandavano veramente così nell'applicazione di un regolamento minato dallascienza morale ma ancora intatto pella legalitàdiede l'incarico al competentedelegato Lupastriche provvedesse secondo il caso. Il cav. uff. Losperantogentiluomo riguardoso si asteneva personalmente da quelle turpitudini legaliele lasciava ai suoi subordinatisenza badare molto all'avviso del prof. avv.Gioiazzache trattando materia turpe il basso personale si deturpassemaggiormentee senza allontanare il sospetto balenatogli dalle spesesoverchiamente lussuose del delegato Lupastriche questi pure vi fossecointeressato.

Appunto in quei giorni si erano eccitate le bramosie lupignedel danaro inodoroanche se estratto da un pozzo nero.

L'associazione degli impunitianzi protetti malfattorichemercanteggiano regolarmente carne umananel pericolo della propagandaumanitariache tendeva ad abolire il regolamento meretriciosi rivolgevanoalla Questuracome al più ricco cespite di loro entrate da sfruttare inextremis.

Tra l'esercizio pubblico e l'esercizio privato dellaprostituzione verteva una concorrenza più sfrenata che in parlamento lacompetizione tra l'esercizio publico e l'esercizio privato delle ferrovie.

Magazzini di modepersino negozii di pianoforte larvavanoritroviin cui si contrattava e si consumava l'amore tra sfarzosi banchierialti impiegatigros-bonnets e lauti pensionatie povere modisteodartistee giovani mogli di miseri travetin barba al Regolamento.

Una signora improsciuttitadi cui erano avventrici vispesartine ed esordienti ballerineuna volta che queste facevano un chiasso troppopetulante le ammonì: ¾¾Si direbbeche questa non sia una casama un casino.

Alla superbia delle impresarie d'amor libero corrispondeva lainvidia delle conduttrici e dei conduttori di stabilimenti erotici autorizzatidal R. Governo.

Pareva a costoroche con l'industria della Venere eslege nonsolo si frodassero i loro diritti acquisiti di contribuenti patentatima sitradissero gli alti finiper cui la tassa della prostituzionesenza controllodella Corte dei Contiimpinguava il fondo delle spese secretecon cui sisovvenivano eroici patrioti e si retribuivano preziosi confidenti per lasicurezza dello Stato: altro che fondo dei rettili!

Si aggiunsero i danni dell'esportazione.

Si parlò di cinquecento prostitute italiane emigratesoltanto ad Alessandria d'Egitto.

Che dire delle richieste dei mercati di Americamercatidivoratori di carne umana in ricambio dell'estratto Liebig? Agenti diemigrazione comprano selvaggina muliebre agli stessi genitori e agli stessipadri di razza e misura brigantesca e ne caricano bastimenti... specialmente dalporto di Marsigliadove vi sono grandi case di commercio raccogliticcio per lacarne umana da macello veramente gentile! Tanto che in un gioco di società a S.Francisco di Californiaavendo l'intimatore detto: "è arrivato unbastimento carico di..." e gettato contemporaneamente il fazzoletto a unasignorina storditaquesta rispose "carico di vacche" e l'intimatoresenza tema di parere shokingdomandò: di quante gambe?

Tali sussurri correvano tra gli esibitori italiani di mercegarantita dal Governoe questi minacciavano di chiudere gli sportellicomeCasse di Risparmio sull'orlo del fallimento. Si arrotavano con i complici arnesidi questura; ed avrebbero preteso inchieste severissimepurgatrici sugliistituti che muovevano loro illecita concorrenzae specialmente sulle scuole diOstetricia. Una maestra di ginecologia licenziata da una AmministrazioneOspitaliera come turbolenta e morfinomane e rifugiatasi a direttrice di una casadi tolleranzanon avendo potuto ottenere la riabilitazione sociale dalprofessoreche l'aveva lungamente traditasi sfogava a narrare turpitudini diluidei suoi aiutidelle allieve e di tutto quanto l'Istituto. Benché essa loavesse incitato alla gloriaadditandogli sotto la parete addominale di unacospicua operanda la parola "commendatore" egli era divenuto un vero Jacksquartatore: nel libero esercizio clandestino il prezzo ordinario degliaborti criminosi ridotto a lire cinquanta; esplorazioni numerose ed inutili allepazienti del riparto ospitaliero per il dileggio della scolaresca; domandetriviali e vergognose; alunneche fanno la guardia notturna in compagnia deglistudenti; studenti e medici di servizioche non si contentano delle alunnemaabusano delle stesse malatefra le quali una sottoposta ad una sfilata dicinquel'assistente e quattro studenti; levatrici e alunne in veste scollatasenza manichedanno alla clinica l'aria di un vero casino; gozzoviglie dipolligelati al chermeszabaioniburlette di partiballi orgiacidettiprofanamente dell'angelo.

Si invocava il rigore non solo contro le scuole diostetriciama altresì contro gli istituti di pie verginiessendosi raccontatodall'on. Rino Zerbinellache un direttore spirituale aveva contemporaneamenteingravidato venti educande.

Mentre i mercanti brevettati di schiave bianche sisbraitavano contro la concorrenza alienaessi acuivano la loro attivitàincettatrice. Nello studio a volo d'uccello licenziato dal professore Gioiazzasi vedono due mila fanciulle all'anno arrestate a Parigimatricolateebrutalizzate legalmente. Che orrori costa questa confezione di macchine delpiacere! Che avvilimento sistematico di creature umaneproletarie dellavoluttàdove le parvenues del vizio sono lasciate libere nella loroscandalosa influenza sociale. Ed oltre le immani razzie della poveragliaservilespecialmente rusticana (vi sono villaggi d'ereditaria bellezzafemmininache se ne sono formata una specialità di produzione mercantile)oltre le retate delle frustatrici di marciapiedi cittadiniche concorronoprincipalmente a suppeditare da centomila a centocinquantamila recluteoccorrenti annualmente al commercio internazionale di carne fresca per vecchiconsumatorialtre sottilimaliziose industrie si scavolozzano per ingrandireo impreziosire l'esercito della Mala vitaimmane gregge di vittime sacrificateal Moloch della lussuria.

Si falsificano contratti per posti di istitutricie lemalaccorte si domano coi flagelliche lasciano il segnocome accadde inUngheriasecondo un caso riferito dal Gioiazza.

Si insacca il maggiore contingente di povere serve ecameriere disilluse dai sogni seducenti nei rapporti con agiati dilettantidell'amore ancillare. Si offre un facile impiego alle canzonettistea cui si èfatta calare la voce.

Si spinge altamente il prossenetismola provocazioneal malesfruttando poscia la squalificazione sociale delle amanti illegalichele precipita agli ultimi gradini. Tutta la diaboleria è messa in motoassoldandosi bande di seduttori sparsi per l'Europa ad accaparrare le schiavebiancheraffinati nel lavorio di risvegliare il demone dell'ambizionedell'ozio e della carnalitàe lesti a disfarsi delle loro amanti private asollazzo pubblico. Essi si fanno persino impunemente poligami con il solovincolo religioso. Si adoperano ruffiane vestite da monache.

Insomma le commedie dell'antica Greciadell'antica Romaedel cinquecento italianomateriate principalmente di ruffianesimosonosuperate di gran lunga.

Fra i seduttori era presentemente in Genova a disposizionedell'Agenzia immorale stabilita alla Salita dell'Imalaiail signor OrseoloLionelloa cui si può dire che il re dei Diavoli concedesse le forme piùangeliche; egli era un Satana carnalmente travestito da cherubino. Dell'anticafamiglia gentilizia aveva serbato la materialità esteriore. Squalificatoboicottato dall'alta Societàperché scoperto baro al giocoegli si perdettedell'animaossia si ritrovò nel più profondo baratro di immoralitàconl'anima superbamente vendicativa di un Lucifero contro la società tutta quanta.

Egli dalla sua Agenzia venne messo in relazione con ildelegato di Pubblica Sicurezza avv. Lupastrie da questi posto a contatto conle due guardie più idonee al servizio delle case di tolleranza. Giammai uncontatto fu più stridenteperché Orseolo Lionello onorava plasticamente lacamicia di marinaio inglesein cui si era camuffatoe le due guardie detteSquinci e Quindi più che altri del loro antipatico corpo difformavanol'uniforme militare dalla casseruola del kepì alla correggia della sciabolaciondolonatra cui spaziava una schiena da randello e una culatta da calci.

Come i borsisti speculano raccattando titoli ribassati nellaaspettativa di un rialzo fenomenalecosì i mercanti di carne umana (carnefresca sanguinantecarne cruda conservata nelle scatole e carne cotta allaminuta) speculavano sulla vistosa sciagura della contessa Nerina De RitzVispi al mercato della bellezza.

Prima ancora che il Questore ricevesse dal barone SvembaldoSvolazzini l'istanza di essere liberato dalle persecuzioni amatorie delladecaduta Contessagli agenti della Salita dell'Imalaia avevano divisato dipredare e negoziare quello straordinario bocconcino d'amore. Se non cheproprioal punto buonoquando la licenza era data gerarchicamente dal Questorelacaccia diventava maggiormente difficileimperocché la Contessa evitava gliagguatie non dava pretesti di intervento armato.

Essaintestatasi nel suo capriccio per il giovane baronerespingeva tutti gli altri adoratoripei quali vigeva la consegna inesorabiledell'uscio chiuso. Questa clausura era così rigorosache ella non volleneppure esaudire la preghiera di un principe russoil quale le offriva tremilalire solo per ammirarla in camera charitatis senza possederla.

Essa rispose: ¾¾Capisco! Tutto il mio corpo è tanto belloche tutti mi devono amare. Ma ora ilmio capriccio è per uno solo.

Ed il suo capriccio per lo Svolazzini si avvelenava nellagelosia.

Essa era gelosa di ogni fiacreche passava opaco con lecortine abbassate. Sentendo l'acciottolio nel tinello della palazzinaprospicienteessa si rodevache l'amato baroncino si rimpinzasse di cibiafrodisiaci o restauratori per altra donna. Gli avvisi amorosi nella quartapagina dei giornali le parevano diretti da sue rivali a luio da lui ad altreamanti: "Atalà... Sono la tua poesia... ¾¾Chérie Prima di partire inebbriato dalla tua presenza... ¾¾Reseda... I miei pensieriil mio cuore e l'anima mia sono e sarannosempre teco... ¾¾Queen Ti rivelasti fervida amante. Sarei felice essere sempre tuoschiavoRegina mia... Ti abbraccio e ti copro tutta tutta di baci dal capo aipiedini...". E se quelle parole fossero proprio dirette da Lui a Lei... Ohvano sogno!

Al contrario di Orlando ed Angelicapareva che egli avessebevuto alla fonte dell'odioed ella alla fontana dell'amore...

In un momento di supremo disgusto disperante e di supremagelosia vendicativa essa dal balconcino vide passare e ripassare LionelloOrseoloe la invase un capriccio fulmineo detronizzatore.

¾¾ Diocome èbello! Pare Garibaldi. Pare Gesù.

E ritraendo il capo con una strizzata d'occhi gli fecel'invito della cortigiana. Egli salì.

Dopo il congressogli occhi di Orseolo Lionello brillaronodi acciaio come occhi di banchiere; pareva che una nube fosca fosse discesasopra il suo splendore d'arcangelo.

Egli domandò rudemente: ¾¾Dammi il resto della sterlina...

La Contessa Nerina dapprima sorrisecome di uno scherzononriuscendo neppure ad immaginare di quale sterlina si trattasse. Ma dovettepresto atterrirsiscorgendo una violenza chiusainesorabilenella insistentepretesa menzognera.

¾¾ Viapresto; chénon ho tempo da perdere... Fuori almeno un marenghino; ché non vorrai stimartipiù di uno scudo...

E fece il gesto rapido di frugarle le calze.

Essa non meno rapidamente fu sul balcone per gridaresoccorso; ma egli la prevenne gridando: ¾¾Guardie! guardie! Mi hanno rubato.

Immediatamente comparvero le guardie Squinci e Quindi con ildelegato di Pubblica Sicurezza avv. Lupastriil quale correttamente spiegòcome spettava all'Autorità Governativaregolare il prezzo della Prostituzionesecondo la R. tariffa fissata ed estensibile in ogni luogo di regolareesercizio. Quindi osservava con vista di rammaricoche la signora non era ingrado di esibire la patente di Venere Mercenariaper cui occorreva lainvestitura del magistrato particolarmente adibito. Egli era pertanto nellaspiacevole necessità di ordinarne l'arrestoper regolarizzare la situazione.

Nerina ebbe un lampo di offrire per il suo scampo un tesorodi gioiedi monete e di titolie il tesoro corporale di se stessa. Fra tre nonpotevano compromettersi in quel dividendo; e tacitamente il delegato e le dueguardie si accordavano nella speranza di maggiore manciaeseguendo ilregolamento. La vettura era da bassoche aspettava.

Nerinaaffacciatasi all'uscitavolle arringare uncapannello di popolo formatosi.

Ma la plebe già indettata dalle guardiecredeva che lacontessa sgualdrina avesse persino arraffato l'orologio al bel marinaioetenesse un monte di refurtivaonde adoperando la fantasia rabbiosache avevamandato in croce Gesù ed osannato a Barabbaurlò: ¾¾Al bordello la putta; in prigione la ladra!

Spinta nella vettura di cui si calarono le tendineessa sisentì condotta irremissibilmente a un trabocchetto d'infamiamentre unaraffica di fischi soffiava al suo indirizzoframmisti ad applausi per labrillante operazione della Questura.

Al rullo della vettura essa provava una sensazionevertiginosa più che nel saliscendi delle montagne russe al gioco del Taboga.Era il ricorso della sua vita ascendenteche ora precipitavaprecipitava...

Le era mancata la madrementre la metteva alla vita. Come auna reliquia viva della defuntail babbo le aveva tosto data una custodia diadorazione. Quel padre gigante selvaggio nel commercio venne addomesticato dalsentimento vedovile e paternoreso balocco dei capricci di una bambina. QuindiNerina potè spadroneggiare presto a suo talento nei capricci di conquiste fattee lasciate lestamente senza fine con voglie indomite e sprezzi superbi.

Oh il brulichio delle sue conquiste! Non ha tante margheriteun prato di maggio; non ha tante lucciole la danza notturna dell'aria sul finiredi giugno!...

Dapprima conquiste di studenti e commessi di negozio... poiuna ascensione sterminata nelle conquiste: ufficiali di cavalleriadeibersaglieridi artiglieria ed anche del Genio; dottori in ambe leggi e inlettere e filosofia; quindi eroideputatiillustrazioni europeediplomaticiprincipie più in su frati splendidi come vescovi greci nel Convento delleMeteoredove in una celebrazione sacrilega le parve di avvicinarsi maggiormentea Dio assai più che nell'udienza del Santo Padre Pio IX... Dalla cima ilfaut descendre... Eccola scivolata con un tonfo e uno spruzzo diParadiso nel purgatorio di Terra Santanelle acque del Giordano. Così detersaperché non si contaminasse piùvenne avviluppata nel rifugio del Santo Oblio.Ma succede un nuovo diluviouna nuova dispersione delle genti... Ed essa oradiscendediscende all'ultima perdizione.

Dal rullo si sente scendere anche la vettura chiusadove laContessa Nerinacome una prigioniera delinquenteaveva a lato il delegato e difronte le due guardie di Pubblica Sicurezza. Mentre essa percorre con la menteprofonda gli stadii della sua vitasi sente palpare oscenamente dal delegatoLupastria cui essa schizza negli occhi uno sputo di saliva accecante; e balzaper rompere gli sportelli e lanciare ancora uno strillo di soccorso.

Ma le due guardie Squinci e Quindi superiormente coadiuvatedal delegato Lupastri sono pronte ad imbavagliarla ed ammanettarla.

Allora Nerina nell'anima sua corrotta provò le sensazioniverginali della martire Lucia Mondella rapita e trascinata al Castellodell'Innominato.

Si sentì la vettura entrare nello scuro di un androne; edopo l'entrata serrarsi immediatamente il portone; che parve a Nerina ilfinimondocome al conte Ugolinoquando si sentì chiavar l'uscio di sottoall'orribile torre. L'istitutoa cui era tradotta Nerinasi chiamavaappunto delle Chiavi d'Oro.

Per una stretta scala marmorea dalle maniglie dorate e daicordoni serici essa venne tratta e spinta sumentre facevano capolino lenumerose sacerdotesse di Venere vendereccia e patentata nelle loro bianche stoletrinategigli ironicida cui uscivano a grand'agio i garofani carnicini e lerose spudorate della loro bellezza prostituita.

Vennero tutte assembrate nella sala maggioreche si chiamavascherzosamente la sala del tronoper il ricevimento. La maggior partee piùdi tutte la Vacca borghinache portava la pancia come un tamburoesprimevano col sorriso curioso ed attento un saluto di contentezza diabolica:"Ah ci sei anche tu finalmente con noie starai come noitu che faceviliberamente la signorarubandoci il mestiere!"

Agli occhi spauritialle orecchie ronzanti di Nerinainquel salone sofficeimbottitocome una cabina di bastimentoilluminato a gasdi mezzogiorno parve che una voce telepaticala voce di Spirito Losati fantasmamasticasse versi infernali di Dante: terribile stita... cruda e tristissimacopia... genti nude...

Quando essa fu liberata dal bavaglio e dalle manettesislanciò come una tigre contro la pancia petulante della Vacca borghina.Ma allo strillo di campanello scosso dalla vecchia mammana Veronica Gibusspulezzarono tutte le sacerdotessechiudendo gli usci a chiavee con loro sierano allontanati il delegato e le due guardie di Pubblica Sicurezzaa cuipareva di avere già fatto abbastanza per meritarsi la più grossa mancia.

Rimasero sole testa a testa Nerina e la direttrice VeronicaGibusin quella sala detta del trono perché sei cuscinisovrapposti al centro nel lato superiore del canapèche dintornava tutte leparetiformavano un divano da gran turco e da grande odalisca. Veronica Gibusera la maestra ostetrica smessachequando era giovane allievaera statacacciata nel letto con un pugno scherzoso del celebre professoree poi finitele graziene era stata scacciata con un calcio iroso.

Squadrandola tuttaquanta era lerciala contessa Nerinadisse: ¾¾Non voglio sporcarmi le unghie nelle vostre carni. Andatevene anche voi.

Veronicache teneva il mazzo di tutte le chiavi a cintola siritrasselanciandole uno sguardo di sicuro predominio.

Vistasi perfettamente solaNerina con un impeto di allegriatrionfatrice volle dare un terribile cozzo del capo nella paretesu cui lamente confusarintronata sentì soltanto una mollezza recipiente; ché tuttaquella sala dagli spessi tappeti all'alto divano era un batuffolo di bambagiacucitaper evitare i suicidii delle teste sventatee perché ogni rincorsa dimaschio o capitombolo di femmina s'affondasse in un nido elastico. Disperata dimorireNerina pianse per quattordici ore di seguito. In quel diluvio dilacrimele comparve l'iride di Gibigiannagià sua compagna al Santo Oblio edora coscritta come lei in quella Compagnia della Morte Morale. L'influssofisiologico della presenza vagola e scherzosa di Gibigianna avviò Nerina agliadattamenti e agli accomodamenti della situazione. Pel digiuno fisico essapresentì quasi l'ebbrezza di toccare sino al fondo della miseria nellaimmoralità umana.

Dall'orrore fetente dell'Imbrecciata di Napoliriconobbeche senza mutare mestiere il vizio umano saliva alle lenzuola profumate d'ireos.Gibigiannache le portò dinnanzi un assortimento di pepli e velariiin cuiessa poteva apparire come una Dea tra le nubiuna imperatrice Semiramide o unaregina Cleopatra sul trono; quindi una bottiglia di Sciampagna sturataopportunamente da Veronicacompirono nella ilarità vaporosa un miracolo diultima ed unica seduzione sopra di leise miracoli si danno e si possonochiamare in quell'inferno di preteso paradiso.

Anzi quella infima dedizione parve una concatenazione finalealla logica della sua vita capricciosaper cui essa si era fatta una moralefuori delle leggi sociali; cessando d'andare in chiesa si era fatto un Dionaturale fuori delle leggi ecclesiastichee si era fatta da lei stessa tutta lalegge col suo libitoal pari della prelodata Semiramide. La nuovissima colpa lediveniva un diritto dell'anima. Ed essa non avrebbe ritardato a soddisfarlo infoggia di Semiramidese non l'avessero colta coliche nefriticheper cui lamorfinomane Veronica Gibus le fece numerose iniezioni di morfinache le reseropiù ardente l'eccitazione psichica. Ma nella sua prudenza di praticanosocomiale la mammana ritardò a mettere in commercio la straordinaria reclutadi cui l'aspettazione cresceva il valore nella cupida clientela!

Nerina ebbe una nuovama più lievecrisi di piantodurante la quale le parve di sentire Spirito Losatiche intonava fantasticorimprovero: Lugete Veneres Cupidinesque e terminava con il diredi lei consacrantesi all'erotismo venale ciò che Dante disse di Ifigeniadiversamente sacrificata:

 

Pianse Ifigenia il suo bel volto

E fe' pianger di sé i folli e i savi.

 

Ma che pianto! che pianto! Nerina esce dal lavacro dellecoliche più purgata che dalle acque del Giordano. È una fiamma di Salamandradi cui si dichiarano entusiastiammirati come d'una ottava meraviglia delmondoi due primi avventoridue giovani ufficiali del Corpo Reali Equipaggiche pur erano due portenti di bellezza bellicosa.

A quella reclame fioccarono gli altri avventori.Notevoli i poeti licealiche cercano con interrogazioni affaticanti il filo delromanzo di ogni sgualdrinafucinando inani propositi di riabilitazione. Nelderiderne l'inesperienza Nerina avvisò quanto fosse vera l'avvertenza delProfessore avv. Gioiazza riferitale dal farmacista letterato Evasio Frappa inproposito dell'iscrizione di vergini fra le prostitute: che il postribolodiviene la più attiva scuola di educazione sessuale vagheggiata da un Congressofemminile: "Sexual-Erklärung" come vuole la pedagogia tedesca di granmoda.

Poco per volta nella plasticità dell'ambiente la Casa diTolleranza detta delle Chiavi d'Oro le diventa il più bel Castello d'amore peruna Marca Amorosa. Le etaireessa ricordasecondo il poeta neo-grecosonoinfine fiori che stanno schiusi tutta la notte.

Vi sono fanciullecome tralci di vite e di gliceneche siprolungano domandando qualche cosa da abbracciaree se non trovano nulla a cuiappigliarsi disseccano nel vuoto dell'aria tentata.

Ad esse provvede esuberantemente l'istitutosecondo laconsumata filosofia dei Capricci di Nerinala quale nell'erudizione rimastaledalla gran vitanonostante il poco studiosentiva di comprendere alloraperfettamente il forte e grazioso pittore vercellese Giovan-Antonio Bazzi dettoil Sodoma. Questi cominciava a disegnare le donne nude per dare loro giustamovenzaprima di vestirle dei suoi stupendi colori. E quale lezione diede ilSodoma ai calunniatori di lui e delle meretrici! Eglicalunniato dal Vasari diaver dipinto disonestamente un ballo di femmine ignuderitrasse Fiorenzo preteche in ispreto di S. Benedetto conduceva intorno al costui monastero una teoriadi meretrici a cantare e ballare per la tentazione dei padri votati allacastità. Ebbene nel bel affresco idealmente dipintoeccettuata l'unicaballerina velata assai leggermente ma di leggiadria perdonabilese nonimpeccabilesi scambierebbe quell'accolta di femmine per un corteo diprincipesseo per un concilio di severe matronetant'è con la soavità deivoltila compostezza degli abiti e delle attitudini.

Secondo Nerina oramai incapriccitaestasiata della suaultima parteil decoro delle meretrici ha molto da insegnare allescollacciature dei balli di cortedove senza imprecazioni di predicatori o dialtri moralisti professionali si mostrano brulli i promontorii dei petti ed icanali delle schiene femminili.

Nerina sogna addirittura di pontificarepresiedendo ad unaaccademia del nudo artistico esuberante nella Scuola veneziana dal Giorgione aPaolo Veroneseche indiarono pittoricamente le cortigiane.

Gli ipocriti dell'Italia ufficiale e convenzionale nonpossono certo scandalezzarsise riferiamo questi quadri e queste fantasiemoralizzanti di nudo orrorementre i beniamini delle gonfiature scimmiesche ocointeressate non sanno più modellare un nichelino da venti centesimiunamedaglietta commemorativa di poeta iracondoo la targhetta pel giubileo di ungiornale della democrazia educativa senza stiaffare le natiche od altreindecenze muliebri.

Il concettoso pittore di genere Franco Massibel profilosebbene un po' schiacciato e assai uncinante era habitué delle Chiavid'Oro. Rincasava pentito ed imprecava sul diario alle donne usuraie del piacereserbatoi di malattieghigne da schiaffi. Ma vi ritornavacon la scusa di andaredal vero per il suo quadro "Tue-la". La romanesca Lucreziasentito che egli preparava un quadro intitolato "Ammazzala" non glirisparmiò il complimento: ¾¾Che possa te morì ammazzato!

In grazia del Governo Italianoil principe russo per cinquelire possedette ciò che era disposto soltanto ad ammirare per tremila lire. Sivociferò che una notte allo stesso economico serraglio delle Chiavi d'Oroaccedesse in imperfetto incognito un prosaico futuro Presidente del Consigliocui il barone di Sapri superbamente rimproverava di non avere mai avuto peramante una duchessa.

Non mancarono altri visitatori eterocliti. Non ostante iltravestimento da originario bifolcovenne riconosciuto per la chierica malespersa tra i fumi della incipiente calvizie un arciprete di montagna che parevaportasse sulla fronte corna stizzose di luce diabolica.

Tra gli straordinarii clienti non passò inosservatosebbenecamuffato da comico Truffaldino sbarbatelloil famigerato teologo Don GregorioBarsizzapolemista clericale con istinti da accoltellatoreil quale avevadovuto lasciar partire per Alessandria d'Egitto due rovinate figlie dibanchierea cui tirava i conti; e non gli era parso sufficiente sfogo ladiatriba contro il Governo bancarottiere"ruffianbaratti e simililordure."

Artisticamente più umano che lo stesso pittore Franco Massisi mostrava il minore osservantepadre Equoreosplendido come un sacerdoted'Apollodalla voce di tenore paradisiaco. Il popolo imparadisato dalla suavoce in chiesa gli risparmia le bajateche prodiga ai frati sorpresi ad entrarein un bordello. Ed egli di facile contentatura dichiara di preferire lecortigiane di professione alle devote ammiratriciche lo seccano a farlocantarementre non c'è caso di siffatte pretese alle Chiavi d'Oro. Nonl'avesse mai detto! Ché Nerina si impuntò ed ottenne di fargli vociare il piùserafico pange lingua mentre essa lo accompagnava al pianoforte dai tastifrusti per le più oscene danze. Fu certo il più sacrilego dei suoi Capricciper pianoforte.

Ciò suscitò uno scandalo enormeche ebbe una ripercussionedi terremoto anche alla Congregazione dei Riti a Roma.

Si minacciò la scomunicache ebbe termine nella Missione dipadre Equoreo alle tribù più selvaggie dell'Africa equatoriale.

I cannibali del Congo saranno convertiti dalla voce diparadiso; e si spande al maximum la voga per le carni delle Chiavi d'Oro.

Si verifica la osservazione sociale sonettata da RenatoFucini. Quale è il segreto di un giovinastro ozioso gaudente e strafottente? Ilpadre strozzino e la madre padrona di un casino.

Che più?

Allargandosi la reclame dello scandalo di padreEquoreo con la contessa Nerinasi fa codazzo per entrare al bordello delleChiavi d'Orocome si fece al primo postribolo ufficiale apertosi dopo labreccia di Porta Pia in Romache già tanti ne possedeva privatamente quasibeati agli occhi semichiusi del Buon Governola cui massima era lasciar fare ilsanto commodaccio. Anche a Genovasotto la protezione delle Guardie di PubblicaSicurezza occorse regolare l'entrata e l'uscita con il tornio orizzontale (turniquet)come all'ingresso di un'Esposizione di Belle Arti di Gran Successoo allosportello della Banca Nazionalequando preme la riscossione delle cedole.

Il Questore ne fu impensierito; ed il Ministero dell'Internosenza i voluti riguardi a un deputatoche da un anno non frequentava più laCamerae a un commendatore della Corona d'Italia e dei Santi Maurizio eLazzaroche oramai abbondava nell'Obolo a San Pietroacconsentì iltrasferimento di Nerina De Ritz-Vispi dalle Chiavi d'Oro di Genova alla Casa ditolleranza di 1a categoria esercita da Mistriss Dell a Torino in viaBellosguardo.

 

* * *

 

Quivi Nerinache alle Chiavi d'Oro aveva già ritrovataGibigiannaritrovò Bimblanala Regina delle Gambe Fiorina Lucye quasi tuttele compagne del Santo Obliocon questa differenzache il Regio Governo leaveva disperse da quel ritiro religiosoed ora le tiene costrette allaprostituzione profana. Di vero la norma civile per l'aggregazione di unafanciulla al postribolo concede anche riguardo all'età maggiori facilitazioniche per l'ammissione al matrimonio; ma quando le fanciulle sono attruppate allaMala Vitaautorizza ostacoli quasi insormontabiliper il revocare gradus eritrarsene. Tale è il debito spropositatoquasi insolvibileche ogni padronesi affretta ad accollare su quei vivi strumenti di piaceremerce garantita dalGoverno. Profittando del divieto di uscire imposto alle sue schiaveil padroneloro fa pagare al doppio ed anche al triplo del giusto valore il vitto e ilvestiario. Così sulle traviate infeudate si accende un'ipoteca personale epressoché inestinguibilecon la quale sono cedute dall'uno all'altrostabilimento: né si possono redimere senza una garanziache l'autoritàcointeressata non giudica mai sufficiente.

Nello stabilimento di Mistriss Delldurante il soggiorno diNerinaatteso il rigido contegno della gente subalpinafra cui per eccezionestranissima era nata quella Dea dei Capriccinon vi fu la ressa spettacolosadella città marinara.

Per converso occorse un caso di isolamento straordinario.

Capita a Torino l'eroe garibaldino generale RinaldoFrombolièil qualefacendo valorosamente tutte le campagne del Risorgimentoitalianoaveva pure trovato tempo di combattere strenuamente i beduini inAlgeria colla Legione Stranierainsegnar sapientemente matematica e tattica inuna Scuola Militare di Londra e segnalarsi brillantemente in un corpo dispedizione all'Indostan. Ora egliche nella sua anima complessa contiene lasemplicità omerica dell'eroe garibaldinoe le tendenze sfarzose di un Nababboe di un Rajàè venuto appunto a Torino per festeggiare in un ricevimentoolimpico alcuni suoi commilitoni ufficiali inglesi reduci di passaggio con laValigia delle Indie. Strappatili alla corsa utilitaria della Valigiali convitasplendidamente al primario Albergo d'Europae poi offre loro untrattenimento di sciampagna ecc. nel Casino di Mistriss Dellmaison dejouissance da disgradarne tutti i serragli Orientali. Per ciò egli ebbecura di affittare durante una notte l'intiero Istituto esclusivamente per sé eper i suoi convitati.

Ne protestò un manipolo di studentiche bussando per farsiaprire gridavano falsamente i nomi del Rettore dell'Universitàdel presidedella facoltà di leggi e di un professore di geodesia. Le guardie li avrebberoirritati maggiormentese non avessero loro fatto sentireche la cittadella eraoccupata da un eroe garibaldino. Allora essi si ritirarono quetamente in omaggioalla epopea nazionale.

Nel salone cosidetto di onorescintillante come un negoziodi cristalleria per i lunghi e fitti calici dello Champagneil generale RinaldoFrombolièche aveva un profilo grifagno da Giulio Cesare e Napoleone I barbutopresentò gli avvampanti spadoni della sua comitiva inglese a quella Corted'amore italianama ad un tratto interruppe la sua galante eloquenza fissandoNerinae mettendo nella fissazione la ferocia acutache lo rendeva terribilequando comandava una batteria o spronava il cavallo sui campi di battaglia. Inillis temporibus egli pure si era innamorato di tota Nerina e dellaContessa De Ritz; e se glie ne fosse rimasto tempoavrebbe voluto conquistarlain un torneo di paladinio in un agguato brigantescocon dieci duelli mortalio con una spedizione di Giasone o di Garibaldi. Ma averla a vil prezzo. No! mai.

Con voce tonante egli ordinò: ¾¾Sia allontanata quella Signora! ¾¾E solo dopo che fu assicurato della sua reclusioneegli diede il all'orgia:durante la quale però gli rimase una nube pensierosa: ¾¾Perché non accorre un padreun maritoun amantea deportarla o meglio adammazzarla quella sciagurata?

Come sulla tela del pittore Franco Massicosì sull'animadel generale Rinaldo Fromboliè freme il precetto di Alessandro Dumas figlio: Tue-la.

 

* * *

 

Quale correttivo dell'orgia indo-anglo-italianaavvenne pocodopo nella Casa di Tolleranza riaperta al pubblico una visita di inchiestamorale scientifica volontaria.

Miss Giuditta Butlerche aveva a sua disposizione le colonnefulminanti del Times aveva ottenuto dall'arreso Governo Italianoil salvacondotto privilegiato di man forte della Pubblica Sicurezza perispezionare tutti gli istituti di educazione ed esercitazione meretricia delbello italo regno raccogliendo i dati con cui compilare il suo onorificoedificante libro dedicato a Guglielmo Gladstone ed intitolato: Una nuovanegazione di Dioossia la prostituzione italiana.

Serrata nella sua amazzonescintillante come acciaio nerocoi capelli mozziil naso aduncosu cui posavasi mezzo metro di lorgnettaapparivala caricatura finale di Lady Morgan fatta da Angelo Brofferio nel SalvatorRosa. L'inglese apostola di redenzione delle schiave bianche si facevaaccompagnare da un giovane Ercole Italianoil dottor tosco lombardo SebastianoFiniil più virtuoso apostolo italiano per la cura degli scrofolosideipellagrosidelle deficienti e per la salvezza delle traviateegregioscienziatoagitatore ed organizzatoreche la Massoneria nelle sue miglioriparti umane e la stessa Reale Commissione per lo studio delle questioni relativealla prostituzione e ai provvedimenti morali ed igienici dovevano piangerepresto immaturamente rapito alle lotte pel bene pubblico.

Quando Nerina mortificata e meditabonda per la reiezioneinflittale dal generale Fromboliè affisò il torso membruto del giovane dottoretosco lombardole parve inverosimile la tesi da lui sostenuta che l'uomo debbaconservarsi immacolato al pari della donna prima delle iuxtae nuptiaeescandolezzatacome un giornale delle pantoffoleavrebbe voluto scagliarsicontra "questa specie di quacquerismo malsano e vizioso sotto la sua vestedi morbosa austerità." Maledicendo si direbbe condannasse quel torsoerculeo a piegare e svanire come un gracile fiore.

Invece sotto gli sguardi indagatori e correttori di MissButler si sentì dessa condannata.

Le parveche nella amazzonenella spinter ingleseche da femmina si era trasformata in terzo sessoin sesso neutroe diventerà suffragettarivendicatrice del suffragio politico e amministrativo alle donne perattuare le riforme giustemoralisantedi cui gli uomini si mostrarono e simostrano incapacile parve che si fosse trasfigurata Suor Crocifissa.

Poi Nerina diede un grido di verace riconoscimento. Essariconobbe nella odierna sacerdotale visitatrice l'inglesinacon cui si eraincontrata visitando per curiosità viaggiatrice la turpeorrenda Imbrecciatadi San Francisco a Napoli.

Ora la miss dallo spettacolo dell'infamia di Napoli si eraelevata a missione redentrice; era divenuta la più alta colonna della Societyfor the suppression of the vice; invece essa Nerina era sprofondatanell'abisso dei corpi di reatoche si studiano dai laboratorii di scienzasociale.

Nerina non poté più oltre resistere all'ispezionee siinvolò nella più alta stanzuccia.

L'erculeo dott. Sebastiano Finiscotendo amaramente la neratesta da Sansonesentenziò: ¾¾Quella superba degenerata non resiste più alla grave caduta. Essa èprecipitata qui solo per una effrazione plumbea delle ali.

Quantunque egli sostenesse la morale assolutistasemplicistadell'astensione assoluta dai piaceri venerei prima del matrimonio sia per lefemminesia per i maschicionondimeno guidato dalla malleabilità dell'ingegnoitaliano ammettevache oltre i tipi refrattariivi erano tipi muliebricheingrassavano nell'ambiente meretriciocome nella loro beva. Egli avevarimarcato un tipo speciale di vocazione sessuale mercenaria: mostaccino tondotendenza generale alla sfericitàassenza di affettività realepretesefilodrammatichefelicità nello sgarboche fa soffrire i gentiliinesorabilità nel far pagare a un povero studente il doppio per un bacioocome dicono mercantilmenteper un passaggio replicato.

Alcune chiamate invano da questa vocazionerestano rovinacrudele e beffarda delle famiglie popolaneborghesi e patrizieed invece moltecreature di finezza femminileche sarebbero dolcezza e sostegno della propriafamigliavengono trascinate dal vortice della Venere vaga.

Miss Butlerche al beccoal lucco pareva dantescacorreggeva il suo giovane Sansonepredicando che non ci doveva essere vocazioneper nessun briciolo di umanità al male; tanto esso è orribile. E traeva lafilosofia dall'Inferno di Dante per l'ispezionea cui aveva voluto compagno ilgiovane dottore tosco lombardo:

 

Per lui campare non c'era altra via

che questa per la quale mi son messa.

Mostrato ho lui tutta la gente ria.

 

E questa è pure la ragione morale del presente romanzoverista.

 

* * *

 

Verso il tocco pomeridiano nel tempo della canicola pesavaun'afa così plumbea sulla via Bellosguardoche neppure i cani randagii siattentavano a percorrerla. Soltanto l'arditissimo esploratore africano GelsominoMauroceniche abitava dirimpetto all'istituto di Mistriss Dell scommetteva conla propria jattanza di compire la traversata in mutande.

Ma mentre egli spiava dalle stecche mobili delle persianelavista di un veglio tragicamente biblico lo fece ritrarre dalla buffa baldanza.Era il commendatore Atanasio Vispipadre di Nerina.

Avuta certezzaanche per le sparate del generale Frombolièche la figlia sua era piombata e si batteva in quel fangoegli si recò aconsultare l'avvocato Gioiazza per una necessaria definitiva liberazione. Pur disottrarla dall'ignominia della città natiaegli avrebbe accompagnata la suaNerina anche all'inferno.

L'avv. prof. Gioiazzafacendo la faccia più severamentecompuntagli spiegòcome nel diritto italiano né patria potestànépotestà maritale valevano contro il Regolamento privilegiato dellaProstituzione.

Allora la mente poco coltama tuttavia robusta del droghiereemeritoconcepì in embrionesenza che sapesse spiegarloun giudizio di Dio.Quando manca o si guasta la legge umanaresta la vendetta della Naturache èministrafigliaesponente di Dio. E nella creazione un padre è investito deidiritti della Naturaè investito del vero diritto divino. Così egli votavasial Dio della vendettamentre la figlia sua gemente ritrovava il Dio del doloree dell'abbandono.

Attratto dal titoloil comm. Vispi aveva comperato sopra unbancherottolo la Vendetta paternaromanzo di Francesco DomenicoGuerrazzi. Ma si accorse che non era punto il caso suo. Si trattava in quelromanzo storico di una maledizione divinache aveva perseguitati a varii generidi morte squisitamente crudeli tutti i figli di primo letto rei di avereammazzato la bella e giovane seconda moglie del vecchio padre. Invecequando alui era mancata l'angelica sublime consorte regalandogli Nerinaegli avevagiurato eroica fedeltà alla memoria dell'estinta; ed aveva mantenuta quellafedeltà eroica soprattutto per la memoria di lei viva nella loro creaturaNerina; eglicosì assueffatto al comandosi era reso schiavo dei capricci diuna fanciulla; per essa aveva subìto tutte le novitàanche le caricature delmondo. Di sua figlia droghierinaaveva fatto la più invidiata ed invidiabilecontessa. E quale compenso ne aveva in fine ricevuto?

Negli occhi del portinaiodel lustrascarpedi quantiincontraegli legge: ¾¾Commendatorehai la figlia in un bordello. ¾¾Da quella visione egli si sente ferocemente ingagliarditoingigantito.

Spezzerebbe coi suoi pugni le tavole della Legge di Mosè ecoi suoi calci le dodici tavole del primitivo diritto romanoed è mossoinconsciamentestoricamente da loro.

Sì! È Dio che lo chiama ad un sacrifizio di Abramo."Il padre una figlia perversa deve ucciderlanon graziarla."

Con questa formolaegli senza saperlocorrisponde al iusnecis dato alla patria potestà dagli antichi romanicolla loro ragionenaturale scritta da Dio per gli uomini.

 

* * *

 

Il Comm. Vispi entrò come la statua di un fantasma nelportone di Mistriss Delled infilò la scalettamentre la sua Nerinaaccovacciata nell'alta cuccia si raggomitolava in se stessacome per annullarsinel massimo stringimento della sua anima. Con intima ignota poesia le parevarifugiarsi stretta nell'idea della morteche sola può rendere il riposoturbato dalla vita.

Fiero ed impassibilecome la statua di una celata vendettail Commendatore la mandò a chiamare.

Quando essa comparvee vide il padre suo trasfigurato in unsimbolo di storia sacraessa tutto compresetutto divinò. Troppo profanamenteadatte al locole suonarono nella mente le parole dei figli al Conte Ugolino:

 

Padre... Tu ne vestisti

Queste misere carnie tu le spoglia.

 

Più tremendo del quadro infernale ritratto da Dante essavide rispecchiato in se stessa il quadro del padre nell'ora terribile con lafiglia prostituta: morte di ogni capriccio. Automaticamente accese il candelieredi pieno giornoe precedette il padre nella stanzuola cubicolareelegantecella del viziocon lo specchio sotto la cupola del baldacchino. Da quellospecchio balenavano spade di angelicoltelli di sacrificatori.

Giunta presso il lettoNerinainvece dello spogliarsiprofessionalesi copre le spalle con la più devota decenzae si inginocchia.

¾¾ Recita pure l'attodi contrizione.

Mirando la figliail padre dubita che sia grossa. E loassale un'immagine rimastagli dalla lettura della Vendetta paterna delGuerrazzi: un'immagineche gli domanda: ¾¾Prima di compiere il gran fatto o misfattodovresti arrestartiquando la tuaNerina fosse madre? La maternità lavamonda la femminadivinizza la donna. Lacapra Amalteabalia di Giovedisseminò con le stille del suo latte unafiumana di stelle nel Cielo. La madonna con le goccie del senoonde crebbeGesùdisseminò stelle in milioni e milioni di cuori.

Ma nel cuore del commendatore le stelle appaiono esparisconocome faville in carta bruciatache lieve si irrigidisce e siscrepola nera.

¾¾ Madre di chi?Madre per chi?

Meglio non nascereche nascere seme di bordello da chi abbiarubato le dieci lire.

Ed ai natimeglio nessuna madremeglio una madre mortacheuna madre fiorentedi cui debbano vergognare.

¾¾ Nerina! Hai dettobene l'atto di contrizione?

¾¾ Sì! padre.

Il commendatore altola fronte indietrataben mirandoconil braccio destro rigidamente abbassatosparò la pistola.

Si sentì un colpo tale da spaccare una testa.

IX

 

CAPITOLO NONO

 

ALLA CORTE D'ASSISIE

 

Giunta a questo punto la pubblicazione del presente romanzo apuntate nella Rivista "Lo specchio della vita " il romanzierericevette parecchie lettere di specchiate e pietose lettriciche domandavano lagrazia della vita per Nerina.

"O nostro simpatico scrittore! A Voi non costa nientefarla guarire. Risparmiate il più grave rimorso e chi sa quale condanna alpadre giustiziereed a noi i relativi brividi nell'insonnia".

Non mancò al romanziere una visione calmante per le suegentili lettrici.

Se la pistola del Commendatore Vispi fosse stata caricasoltanto a polvereche non avesse fatto palla con lo stoppaccio!

Se la detonazione innocua avesse pure avuta la virtù diliberare completamente Nerina dai suoi capricci! O se i capricci le fosserorimasti sovranima indirizzati ad utilità propria o dei suoi cariper esempiomessi a servizio del corpo elettorale di suo marito...!

Se l'eroico di lei marito reduce dalla gloria delle patriebattaglie si fosse riconciliato con lei reduce dalle bottiglie di Sciampagna diMistriss Delled avesse ricuperato in lei il più prezioso sostegno per lasaldezza del suo trono politico ed amministrativo!... Se essa inchiodando al suocarro vittorioso i più influenti elettorine fosse divenuta la sacerdotessa ela divinità mitologica. Eccola dessa intronizzata per un banchettoelettorale...

Come un ladrone emerito il Barbarò del Rovetta si congelavaed erigeva un monumento cristallino con le lacrime del prossimocosì la nostraNerinaBarbarò in gonnellacon tutta la possa delle sue atmosfere amorose sicalcherà un monumento adamantino delle lacrime squisite di amanti.

Ecco: si cerca una sala ampia e storica per il banchetto deltrionfo elettorale; e si giudica abbastanza ampio e storico il teatrofilodrammaticoinsediandovisi nell'unico palco la signora Barbaròpardon ContessaDe Ritz Ecatomfila.

La si adora come un idolo.

Non contatelum imbellesine ictudirà SpiritoLosatil'orrendo bisticcio degli avversarii politici ed amministrativiche laraffigurano giovenca ingrassata dal latte bevuto ai più influenti elettorimembri insigni di Corpi deliberativi...

Ogni malignità scompare nell'incenso dei turiboli. Massimoincensatore è il Cancelliere vecchio ruffianoche leggendo il discorso intaccanei numeri scritti in cifrae irresoluto a pronunciarli in Italianoli dice indialetto: ¾¾Così il Consiglio Comunale nella memorabile tornata del diset novembre milaotsentstantasetdichiaravaproclamava l'inclita patrona contessa Nerina De Ritzcittadinaonoraria di Ripafratta e benemerita della Salute Pubblica. Alla Salute dellanostra Madonna della Salute!

Il Cancelliere dell'eroico brindisi sarà meritamentepromosso dalla quarta alla terza categoria. Si potrebbe imitare il finalezoliano dell'emerita tenente casiniche termina venerata in una pieve diprovinciainvitando il pievano a pranzoe fornendogli piviali e baldacchinibroccati e frangiati d'oro. Che magnifico titolo per l'ultimo capitolo delromanzo: La nostra Augusta Signora di Ripafratta. Ma oltre Ripafratta laContessa divenuta vedova (di quanti?) e principalmente del suo legittimo maritopotrebbe riscattare dal nuovo acquisitore Israelita il Convento del Sant'Oblio.Essa eroinaprincipale beneficiata della pubblica dimenticanza voluta onaturale essa lo restituirà benefica e grata al pubblico benefattore canonicoPuerperioossia Giuniperoche rivalendosi dell'opera angelica di SuorCrocifissa rediviva fonderà un nuovo sanatorio morale con annessa curadell'uva.

Sul poggio più alto e brullo sovrastante alla valle delSant'Oblio Nerina farà fabbricare una villa sontuosa munita di osservatorioastronomico e cappella eremitica. Un licenziato ginnasialelattonzoloammiratore dell'ottuagenaria bellezza di questa nuova Ninon de Lenclos forniràl'iscrizione:

 

Su questo

colle vergine di cultura umana

la Canuta Contessa De Ritz-Vispi

innalzò questa villa

nomandola del suo nome Nerina

ma votandola al verde della speranza

alla fiamma degli affetti

nell'azzurro dei Cieli.

 

Il canonico Puerperiocioè Giuniperoaggiungerà: Pieviator ¾¾Tibi omnia candida eveniant: non senzamormorare intimamente: Titulum publicae hilaritatis testem!

Un archeologo arricchirà la nuova villa di un ricordostoricofacendola sorgere sui ruderi di una supposta villa dell'imperatoreElvio Pertinace qui otio senectutis ¾¾recessum non procul a patria ¾¾parabat ¾¾Fortitudine et celsitudine.

Un romantico farà graffire sopra un sasso un motto ingleseda Lord Byronche rintracciava nel passaggio di Orlando innamorato la maggiorepotenzialità di amore: All that of love can be...

Una spelonca viscida come una boula (stagno monferrino)imiterà la miracolosa grotta di Lourdes.

Salendo alla villa Nerinal'ex-tota omonimagodrà ancorail reame del paesaggio.

Sia quandoDea modernasi serve dell'automobile tra unanube di polvereche avanza più celere e fragorosa dell'uraganosia quandoprocede lemme lemme come una divinità della mitologia rustica sulla barrozzatirata da buoi inghirlandativettura cornutaa lei inoltrata nel secolo XXparrà di assidersi arbitra tra due secoli.

Alla prima domenica di Maggio saliranno ogni anno innocentifanciulle ad offrire uno spettacolo ricreatore per la venerata squarquoia.

Presenteranno un ramo di pino sempreverde carico di fronzolie di fantocci. Dapprima le maggioline confuse e pretendenti agitando l'alberofiorito di figure simboliche ed additandolecanterelleranno con voci frettolosedi raganelle scompagne a cominciare dal ritornello:

 

O beno beno magg

ch'a tourna el meis d'magg!

Guardè sì coull'oimo vestì d'rouss

La sua menigheta

Lo spetta al fond del pouss

O beno ben ecc.

 

Guardè sì coull'oimo vestì d'gris

La sua menigheta

Lo speta an Paradis

O ben ecc.

 

Guardè sì coull'oimo vestì d'bleu

La sua menigheta

Lo speta fin d'ancheu

O ben ecc.

 

La squarquoia mediterà che i suoi amanti furono piùnumerosi dei fantocci tricolori; e si allieteràsentendo dalle birichine(filosofia rudimentale) che l'amorosa è unica ed è sospetta per ironicheinterrogazioni sulla provenienza dei donativi ricevuti.

 

Guardè sì la nostra sposa

Se a l'a l'anel 'n t'el dì!...

Chi l'avrà donailo?

Saralo so marì?

O ben ecc.

 

Guardè sì la nostra sposa

Se a l'a l'or al col!...

Chi l'avrà donailo?

Sarà so confor?

O ben ecc.

 

Qui le voci delle maggioline si faranno più serrate epetulanti nella richiesta zingaresca...

 

Vi dicovoipadrona

Padrona del polè

Donene j'euvi freschi

E j chueuss lasseje ste!

 

Vi dicovoipadrona

Padrona del Castel

De' man la ciav del cofo

E dene un bel bindel.

 

L'opima contessa farà distribuire copiose strenne; ed allorale maggioline monfrinote inuzzolite come gallinelle d'Indiacanteranno ilfinale vieppiù accelerato:

 

E adess ch'a n'ei pagà

Pregouma la Madona

C'av mantena sanità:

Ma se an dasija gnent

Pregavo San Defendent

C'av feissa caschè tucc i dent.

 

La venerabile matrona si rallegrerà per la sicurezza deisuoi denti finti.

E quando la vetusta centenariaancora venustacederàfinalmente alla Natura Mortaleil canonico Puerperiocioè Giuniperocome seessa fosse vissuta sine jurgio con sì numerosi amanti e maritileapplicherà un altro verso epigrafico del Boucheron strappato alle giusteinferie di un santo arcivescovo: in altissima tranquillitatepariveneratione decessit.

E la sua immagine ringiovanita su pala d'altare ritorneràvenerabile nel pubblicocome quella di Cunizza dai multipli maritaggi ed amoriimparadisata da Dante nel Cielo di Venerese il romanziere svolgerà l'ipotesiaccarezzata dalle gentili lettrici di appendiceche Nerina non sia perita peril colpo paterno.

 

* * *

 

Ma per quanto il romanziere sia deferente alle specchiate epietose lettricila verità inesorabile è questa: Nerina morì sul colpodeponendo speriamoin grembo all'Infinita Misericordia di Diocol sacrifizioobbligato e volontario della sua vital'ultimo dei suoi innumerevoli Capricciper pianoforte.

Il padreche per la sacra orribilità del suo delitto niunopensò di arrestaresi costituì da se stesso in carcere; e contro a lui venneiniziato e condotto a termine un facile e breve processo.

Difensore fu l'avv. prof. Gioiazza.

Presidente della Corte d'Assisie il conte Carlo Dounon. Egliadunava con raro connubio la maestà all'arguzia; si radicava sul seggiolonepresidenziale come una montagna.

Il Pubblico Ministero era rappresentato dal Sost. Proc.Gener. cav. Simplicio Semplicistiil quale rappresentava principalmente lascarsità dell'eloquenza nelle procure del Redove l'eloquenza figura oramaicome una fonte disseccatatanto che per farvene rifluire qualche rivo sireclutarono procuratori del Re anche fra i tribuni degli scioperi di cocchieri.

Due giudici astantiautorizzati dalla consuetudine adormirea fabbricare oche di cartao sporcare di fanciulleschi disegni ilbancoerano un nobile napolitano di famiglia borbonica e già lui stessomagistrato borbonicoil barone Gennaro Lo Iodicee il marchese Chableryunoschietto discendente della feudalità subalpinai cui campioni trattavanopregiando la spada e disdegnavano la pennafino a crocesignarsi illetteratiperché nobili.

A farlo apposta quei due giudici si erano trovati il giornoinnanzi insieme nel Tribunale Correzionale a giudicare una querela di ingiurie ediffamazione grave data da un deputato a un giornalistaperché questi avevamesso in dubbio la sua coerenza politica e la sua originalità letteraria.

Nel ruolo delle Assisie il processo De Ritz era statopreceduto da un processo di duello mortalein cui un mascalzone spadaccinoveterano delle patrie bottiglieabusando della sua bravura nel tirare di spadaper far onta ad un suo avversarioveterano sciancato delle patrie battagliegli aveva fatto rubare da un servo infedele lettere compromettenti di unasignorae per ristoro nella sua fierezza di cavalleria leggiera gli avevaaccordata una partita d'arminon d'onore. Lo spadaccino bravaccio infilzando ilsofferente sciancatoaveva ammazzato un uomo morto quasi come fece Maramaldocol Ferruccio. Pertanto la Giustizia Umana a forza di attenuanti e discriminantitrovò modo di saldare la partita con un po' di onorato confine al birbante.

Il pubblicospecialmente femminileche aveva molto gustatoil processo del duellosi riprometteva una variante di emozioni squisite dalprocesso di parricidioo meglio figlicidio De Ritz. Poco mancò che la varietàdello spettacolo si riducesse al cambiamento della difesa e della giuria nellaquale ultima il cambiamento era più di personeche di classi socialipredominando sempre i geometri e maestri elementari cittadini e foresi!Benedetti i cittadini che non erano costretti a dormire e a sfamarsi all'albergoper 4 lire al giorno! Il resto dello spettacolo si minacciò di sottrarre alpubblico.

L'avv. Ilarione Gioiazzache nonostante il suo temperamentodi Democritus ridens si sentiva investito da pudibondamalinconiaaveva fatto osservare al Pubblico Ministeroche era il casorichiedesse il dibattimento a porte chiuse. L'avv. fiscale Semplicisti ne fecela richiesta con uno sbadiglio. Ma i due giudici della Corteche avevanopromesso a due curiosissime signore la pubblicitàpremettero sulla volontàdel Presidente. Il quale si rivalse con una bottata: ¾¾La Cortea maggioranzanon ha rilevato a priori gli estremi indicati dall'art.268 del Cod. di Procedura Penale per il dibattimento segretoattesa la naturadel reato. Ma per il luogoin cui venne commessoin processo di causa lapubblicità potrebbe farsi pericolosa alla morale; onde fin d'ora prego lesignore oneste a voler uscire.

Nessuna si vide lasciare la Tribuna del pubblico. Quindi ilpresidente: ¾¾Ed ora che le signore oneste sono usciteprincipiamo il dibattimento.

Allo squillo del campanello Presidenziale il comm. Vispierigendosi tra due carabinieri nella gabbia degli imputati di fronte ai giuratisentì un tremito al cuore coriaceocome se avesse sentita la campanella delSantissimo.

Rispondendo all'interrogatorio del Presidentedeclinate legeneralitàegli ammiseconfessò di avere uccisa sua figlia precisamentenelle circostanze delineate nell'atto accusatorio. Perciò riteneva inutile lasfilata dei testi di accusa. Testimoni a difesa non ne aveva voluto nessuno. Igiurati sul loro onore e sulla loro coscienza lo condannassero pure. La Corteapplicasse la pena contemplata dalla legge. Niuna pena gli si potrebbeinfliggere più atroce di quelle che gli fece soffrire la figlia maledettaacui confida la Misericordia Divina vorrà perdonare insieme a lui.

La montagna del Presidente manifestò una scossa diterremotoprecursore di eruzione vulcanica. Frenandosisi rivolse ai giuratie lesse loro la formola di giuramento: "Voi giurateconsapevolidell'importanza morale del giuramentoe del vincolo religioso che i credenticon esso contraggono dinnanzi a Dio; di esaminare con la più scrupolosaattenzione le accuse fatte al signor Comm. Vispi Atanasio; di non tradire idiritti dell'accusatoné quelli della Società che lo accusa" conquel che segue.

I giurati giurarono ad uno ad uno.

Indi il presidente si rivolse al Commendatore della gabbia: ¾¾Voiaccusatonel rispondere al precedente interrogatorio avete dimostrato diconoscere assai bene il tenore dell'accusa. Cionondimeno a tenore di legge viavverto di stare attento a ciò che sarete per udire.

Il Cancelliereche a tenore di legge dovrebbe leggerealmeno con voce baritonale la sentenza di rinvio dell'accusato davante laCorte e l'atto di accusaeseguisce la lettura con quell'accento imbrogliato dimasticafaveche si direbbe specialità di tali funzionarii.

Il presidentedopo la succinta spiegazione dell'atto diaccusa impostagli dalla leggedice all'accusato le parole sacramentali: ¾¾Ecco di che siete accusato; ora sentirete le proveche si hanno contro di Voi.

L'accusato con una bocca di pesce fuori d'acquastringendole mani in atto di devozionee mostrando una prostrazione totale da figura d'exvoto: ¾¾Ripetoche non occorre l'esame dei testimoni.

L'avvocato difensoreoramai adusatocatafratto all'arringaforenserisentì uno stranovirgineo effetto della toga frusta sopra i suoimuscoli e i suoi nervi. Gli parve di sentire filtrarepiovere su essi unapioggia di focosa vigoria.

E disse vigorosamente: ¾¾Evitiamo per l'educazione pubblicache il postribolo compaia nel tempio dellagiustizia. Prova fondamentale si è sempre considerata la confessione del reoper ottenere la quale una volta si ricorreva persino all'orrore della tortura.Ora lungi da simile orroreabbiamo la confessione spontaneala quale nonperdeanzi acquista valore per la sua spontaneità. È la difesa stessacherinuncia ai testimoni; è la difesa stessache ne implora l'allontanamentonella fiducia di poter dimostrare l'innocenza dell'imputato anche dalla suaabbondante confessione di colpa.

Il rappresentante del Pubblico Ministero con la sua facciadura e scialba dichiarò che si rimetteva alla saviezza della Corte.

I due giudici astantiassillati dal lubrico interesse diappagare la curiosità di dame procacistimolarono il montagnoso presidenteaffinché almeno non pretermettesse la rassegna delle testimonianzetanto cheAccusa e Difesa potessero pronunziarsi più maturamente sulle ripulseparticolarinon mai generaliessendo la escussione dei testimonisia pure neiminimi terminiimpreteribile per l'ordine dei dibattimenti prescritto dalCodice di Procedura Penale.

Si sentiva lo scalpitio delle cortigiane nel deposito deitesti. Alla chiamata e alla guida dell'usciereche per la circostanza assunseuna cera di ironia pastorale nella sua dignità d'ufficiale giudiziarioesseirruppero dal chiuso come torme ad insolita festa.

Ma la loro comparsa fu una diffalta: diffalta dei loro voltidelle loro formedelle loro carni alla luce solare. Splende come neve intattail seno di una giovane mammache allatti il bambinonell'incombere dellanottesplende come luce bianca fra le dense tenebre. Splendono le gemmeeserichemerlettate nudità delle Dee e delle Ninfe nei balli di Corte; gonfianoprocaci le pompose nudità delle cortigiane nelle loro esposizioni notturneparodie dei balli di galacome il vizio è fratello del lusso. Qui invece lecarni lussuriose e venali sono quasi tutte coperte. Anche le mani sonoinguantate. Le faccie appaiono infunghite dalla cipriarosebruciate dallaluce del gas. Il costume e lo scostume socialeche consentono il trionfoscoperto delle carni femminili nel lusso e nel viziofanno fallimento neltempio della Giustiziafanno cecca sulle bilancie di Temi.

Quasi se ne rallegra il feroce arido rappresentante delPubblico Ministero.

Egli propone di trattenere soltanto la portinaia del Casinodi Madama Dellla quale ha visto entrare ed uscire il comm. Atanasio Vispiela cassiera dell'Istitutoa cui egli ha pagato le dieci lireprezzo di truceinfamia; e ciò per assodare l'identità personale del reo confesso. Le altretesti ponno essere licenziate.

Così si delibera e si eseguisce.

Le testi prostitute escono rumorosamentepolverosamentecome una squadra di innocenti scolare.

Si procede all'interrogatorio della portinaia Violante DelGozzo: una vecchia precoce e maligna dagli occhi scerpelliniuna curvatrotterellante a mendicare o sgraffignare mancielabbra putide imprecanti aisoldi invalidi della Grecia e dell'Argentina e alle lire di stagno.

Segue l'interrogatorio della nobile cassiera GentilinaMarameiuna rotondità badiale da focada orsa baffutache riempie tutto ilcancello del suo ufficioe che qui ha uopo di due sedie per allogare la suatestimonianza.

Ambedue le testi riconoscono perfettamente l'accusato comm.Vispi nel reo de cuius re agiturdi cui si tratta. Esaurite così letestimonianzeil Presidente dà la parola al Pubblico Ministero.

E il sost. Proc. Generale cav. Simplicio Semplicisti si alzadurolanternuto. Le sue parole sono poche e stentatema freccie avvelenatecome se la madre sua nel periodo di gestazione si fosse imbevuta di farmacivelenosi.

Egli disse in sostanza: ¾¾Non un'arringama una liquidazione socialeche segue semplicemente l'autoliquidazionedell'accusato. Signori giuratisignori giudici del fattoavete sentito da luila piena confessione del reatoche gli si imputa. Il padre ha ucciso la figlia.Questa orrenda novella vi do. E per togliere ogni scrupolo dubitosoche egliper inverosimile pazzia avesse voluto condannare la propria innocenzaavetesentito le testimonianze irrefutabili della sua identità criminosa. Che altropuò richiedere di più la popolare coscienza per l'esercizio dei suoi attributidi giustizia? Niente altro. Alla logica del senso retto può mai presentarsiqualche scusante? Nessuna. Non mancheranno però le parole alla addestrataecertoin questo casopassionale eloquenza dell'onor. difensore. Egli nonmancherà di tirare a mano l'antica forza irresistibile e la moderna infermitàdi menteo la provocazione a delinquere. Fandonie! Che provocazioned'Egitto! Se la defunta si fosse vista fare atti osceni davanti la magionepaternasi comprenderebbe la discesa del padre all'efferato castigo. Ma essaper il mercimonio del vizio si era costituita in appropriata sedein recessolegale. Fu il padreche si mosse senza invito fuorché del proprio pensierocriminosoda casa suasi diresse di reo proposito ed entrò nel casinodondedevono rifuggire specialmente gli onesti vegliardicui stiano a cuore i castipensieri della tomba. Il padre consumò risolutamente il parricidio; dicoparricidioperché la legge punitrice avvolge nello stesso sacro orrore ifigliche uccidano i genitorie i genitoriche ammazzino la prole. Mal'applicazione della pena è riservata alla Sentenza della Corte. Voigiudicidel fattodovete segnare soltanto la piena colpevolezza dell'accusato.

Non lasciatevi smuovere dalla lustrache l'uccisore abbiacompito un atto di giustizia paterna. Sarebbe un sommuovere del tutto le basidella Societàla quale ha ragione di leggi ed ufficii soprattutto per toglierel'esercizio della giustizia dall'arbitrio e dalla passione individualeedaffidarlo a giudici imparziali popolari o togati.

Gli è soloperché in Italia si perde facilmente questodirettivo punto di vistagli è solo perciò che gli italiani tengonol'ignominioso primato dei delitti di sanguesia nell'internosia all'estero.Farsi ragione da sé è la ragione del suddetto primato poco giobertiano.Confrontate le statistiche del nostro Ministero e quelle di Nuova York; edovrete convenire che gli italiani indigeni od emigrati sono quotati nelladelinquenza sanguinaria più in alto che le altre nazionalità. Per guadagnarenella stima del mondogli italiani devono fissarsi in mente: ¾¾L'omicidio non può essere giustificatoche dalla necessità della difesa. Lostesso bojadi reverenda memoria (nel pronunziarne il nome l'oratore dellaLegge si sberrettò come Carlo V davanti alle forche)lo stesso boja potevaconsiderarsi un difensore necessario della società. Fuori della necessariadifesain ogni altro caso l'omicidio è una mostruosità. Alla mia immeritatariputazione di ferocia consentirete questa nota umana: il primo segno dellaciviltà di un popolo è il rispetto della vita altrui. Nessun uomo ha dirittosulla vita di una creatura umana. L'onore proprio e quello della propriafamiglia non si tutelano con l'assassinio.

Atanasio Vispi è indubbiamente assassinoperché ha volutouccidere ed uccise una donnala parte più tenera dell'umanitàha ucciso lapropria figliaha sparso il sangue del proprio sangue.

Più di Cainosia maledetto da Dio!

Voi delegati della Società Umanavoi estratti dal popolola cui voce si paragona alla voce di DioVoi colpitelo l'assassino con ilvostro verdetto di piena inescusabile colpabilità. Il vostro unanimelo colpisca come una freccia sibilante. Così dal Tempio della Giustiziaritornerete alle vostre tranquille ed oneste dimore con la coscienza onorata diavere piamente sacrificato alla vindice reintegrazione della Patria Legge edella Società Umana".

Sedendosi il rappresentante del Pubblico Ministeroparvelasciare con le sue parole l'atmosfera neracome nell'aula si fossero schizzativapori di seppia con puzza asfissiante di carbone cock appena acceso.

L'accusato lo applaudì.

Il Presidente concede facoltà di parlare all'egregiodifensore.

L'avvocato Gioiazza si alzasi tira sulle spalle la toga direfrigerio ricostituente; si sente ardere la testa confusa; si passa una manosulla fronte; ricaccia indietro l'immagine di Caprila memoria del suo peccatocon la Contessa; ricaccia indietro il rimorso e la dolcezza riconoscente di sestesso; ricaccia indietro la sua personalità buffa e peccatriceper assumerela serietà di un ufficio santo. Ed esordisce ex abrupto: ¾¾Ed io accuso Voio accusatoreche vorreste fare della Giustizia lo sfogo di unodio legale. Accuso Voirappresentante legale della Società. Imperocchédell'uccisione di Nerina De Ritz-Vispi non fu colpevole il padre sacrificatorenon fu colpevole la vittima sacrificatama fu colpevole la Società che Voirappresentate.

La dimostrazione dell'asserto noi riportiamo sviluppataautenticamente dal compendio pubblicato in appendice giudiziariadall'abile pubblicista Curzio Bertone. Questi però non poté accordarvi ilconsueto epigramma del Barattamorto allora all'Ospedale Mauriziano per laquercia degli abbattuti viali pubblici cadutagli addossomorto cantando:

 

Qual tardo premio del mio lungo canto

Un ramoscel d'allor sperai soltanto

Ma la città che il toro ha per bandiera

M'incoronò con una quercia intera.

 

Ecco con la scorta sincrona dell'appendicista giudiziariol'arringa dell'avv. Gioiazza: "La Società è colpevole di produrre eridurre due esseri antagonistidi cui l'uno richiede inesorabilmente la propriasoppressione dall'altro. Con la pretesa scienzacon gli esempi non menoautorevoliche deleteriila Società presente sottrae all'umanità ilsentimento religiosoil migliore vincoloche legava gli esseri verso un idealesublime di amore e virtù. Vi sono giuristi che ammettono il misticismo tutto alpiùcome coefficientecircostanza attenuantese non discriminante del reato.Un cattivo Clero meccanizzato nella tradizione intransigente di altri tempibeffeggiando i più puri ideali moderniincrudelendo contra i morti benemeritie specialmente contra i martiri della Patria e della libertàun cattivo Cleroper adoperare una frase di Gladstoneè divenuto negazione di Dio. Unicamaestraunica dispensiera di religione nella Società moderna è la madreladivinitàche non conta atei. Se a Nerina fanciulla fosse rimasta la bellamamminaad insegnarle il Vi adoro con le manine giunteoh molto diversae migliore sarebbe stata la sua trajettoria sociale!

Invece sappiamo che la sua splendida mammina si spense neldarla alla luce. Sappiamo pure che la Maestra Genovieffa Garittiprima didiventare signora Vispiera un luminare nel corpo insegnante di Torinoe chead essa l'accusato consacrò gli unici entusiasmi della sua giovinezza deditaper il resto al lavoro ed al commercio. Pertanto Nerina fu la risultante di unabellezza magistrale e di un entusiasmo sagacenacque e crebbe con le maggioripotenze fisiologiche e psicologiche per esercitare una tirannia capricciosa.

Quella fanciulla fu una tiranna domestica per eccellenza. Larelativa compressione subita nel buon Educandato del Soccorso valse soltanto atemprarne e tenderne le forze per gli scatti maggiori. Ritornata in casa delbabbofece di questo robusto gigante un debole pigmeo; e come aveva reso ilbabbo schiavo dei suoi capriccicosì volle esercitare assolutamente il dominiocapriccioso nei varii ambienti sociali fino all'abisso. La Società italianadopo le prime vittorie del Risorgimento dovuto in massima parte ai sacrifiziisi era fatta presto materialista gaudenteperdendo la spiritualità religiosanei dissidii tra Chiesa e Stato. Perciò il tipo dell'eroina patriottica non erapiù assorbente.

Non era ancora di moda fra di noi la dottoressa anglosassonedi frigidità e operosità neutrada terzo sesso di ape operaia. Tanto piùlontano era il tipo ginnastico della spartana americanizzataFluffy Rufflesla girl che impera graziosa ed onesta anche nello sport denudatodella flirtation. Oh almeno fosse stata viva per lei la galanteriasovrana dei madrigali! Essa avrebbe costretto un poeta Voiture ad inneggiarealle sue calzeavrebbe eccitato un altro poeta ad immaginare che due rosignolimorissero di fascino per il cantocon cui essa accompagnava i suoi capricci perpianoforte.

Sarebbe stata circuita in vita e cantata in morte da qualchevescovo di Arcadia. Al pari delle religiose di Port Royal sarebbe venuta suorgogliosa come un demonema pura come un angelo. Avrebbe serbato immacolate lenevi rosee del voltofintanto che si fossero fuse tra le rughe di una vecchiaiaintemerata.

Ma i tempi non consentivano tale nobiltà e purità di forzae gentilezza.

Nella preparazione del nuovo asilo di Romolonella nuovaconquista di Romasi affrettarono insieme con gli eroi idealinon solo i ladripositivima le Messaline lucratrici senza Lucreziaed i Cornelii senzavirtuose Cornelie madri dei Gracchi."

Con la frequenza dei richiami letterarii l'avv. Gioiazzadimostrava di essersi addottorato in lettere prima che in leggi.

Egli seguitava divertendo e stupefacendo letterariamente laCortei Giuratiil pubblicol'ufficiale giudiziario e i carabinierielasciando assortoimpassibile l'accusatoche gremiva sognimeditazioni epreghiere fatali sotto le ciglia chiuse.

"Si potrebbe in qualche parte applicare alla De Ritzciò che Swimburne applica alla regina RosmundaClitennestra del Medio Evoricordante le imperatrici Romanele quali un dì resero regale la colpa:imperatrice ognuna e ognuna per diritto di peccato prostituta.

Ma come l'Italia a Roma per il dissidio religioso non potétrovare il suo perno moralecosì la contessa Nerina diede al suo imperialismoerotico la circolazione viatoriarandagia.

Essa ebbe gli attributi della Cavalleria errante di un DonGiovanni in gonnellae di una signora Casanova di Seingalt. Essa volle divenirela superdonnala regina zingara delle libertine. Come Don Giovanni giocava ledonne alle carteessa giocò gli amanti. Come Don Giovanni si provò acompilare un catalogo delle donne da lui sedotte e dei mariti da lui ingannati eriempitone un volumaccio in foliolo riscontrò incompletocosìquando ella avesse divisato noverare i suoi capricci amorosi e tessere l'elencobiografico dei suoi amanti per ordine alfabeticoavrebbe dovuto superare leforze spiegate dall'inclito e chiaro prof. Conte Angelo Degubernatis nei suoicopiosi dizionarii biografici del mondo letterarioartisticoscientifico epolitico contemporaneo.

Conscia della sua potentissima bellezzauna vera beltà disognopire que belle (alla memoria tragicamente gioconda dell'oratoreritornavano forzosamente le dolcezze di Capri)essa deve avere persino sognatodi obbligare il Papa ad ammogliarsi con lei.

Ed era pur troppo una bellezza metuenda da tutti. Sul suoblasone poteva scrivere: Cave amantemguardati se essa ti ama. Potevaparagonarsi alla Venere d'Illeche amava consumare intera la sua preda.E ppuresì dolce risultava il prodigio della sua bellezza consumata e consumatricechepenso possa applicarsi a lei l'ardita immagine del poeta Henri de Régniersecondo cui Elena traghettante l'Acheronte è attesa sull'altra sponda da quantimorirono per lei. Invece di maledirlacon la bocca fioca la acclamano semprebella."

L'oratore si fermò quasi sudato di quella referenza poetica.Dopo breve pausa proseguì:

"Ripigliamo freddamentedolorosamente il filo deldiscorso.

Io incolpo del vizio viaggianteraggiante di Nerina ilriflesso centrale di Roma peccatrice. Se Nerina attraversò la vita e il mondogettando fuoco di amore distruttivo nelle animefigurando l'estasi devastatricesenza posal'aquila carnivora senza rimessioneessa corrisponde al focolarecapitale mondiale di cupidigiedella Roma liberatama rimasta con lecorruttele di due immense civiltàonde ebbe per degno organo la Cronacabizantina del Sommarugané tutta la sua barbarie corrotta passò sotto le forcheCaudine dello sbarbaro in parte tarlate dall'odioso errore.

Come la Corte effeminata di Napoleone III preparò la debacledi SedanDio voglia che l'orgia sensuale della Roma nuova e rinvecchignitanon prepari all'Italia un nuovo rovescio nazionale. Eccone intanto un perniciososingolare effetto in un rovescio individuale di animein un rovescio di vite.

Nerina fu l'esponente di un momento politico sociale. Senzarisparmiarle l'abbominazioneche si meritòessa è preferibilmentemaravigliosa per avere spinta la logica del vizio alle ultime conseguenze. Osodire che nella pubblica esecrazione essa è preferibile alle illustri fellatricida locanda e da camera mobiliatache avvelenano coi sospetti e con le calunnieogni figuraogni nome di fanciulla cresciuta pura nel santuario domesticoperimpedire ai drudiagli amanti di maritarsie con queste fellonie rimangonoalte dame e nei loro alti palazzi si chiamano dame d'onore..."

Nuova pausa sudatadopo la quale l'oratore riprese il filocon un visibile strappo.

"Lessi in un recente storico che il carattere di MariaAntonietta veniva così giudicato dalla Madre Maria Teresa: molta leggerezzamolta dissipazione e una grande ostinazione a fare di sua volontà con unagrande abilità ad eludere ogni rimostranza. Ciò valse a condurla al patibolo.

Lo stesso intervenne relativamente per Nerina.

Rimane a spiegarecome giustiziero abbia dovuto esseresocialmente suo padre.

Emergeva la più assoluta incompatibilitàche coesistesseronel mondo vivente il comm. Atanasio Vispie la sua nobile figlia prostituta.

Se la Società presente autorizza la prostituzione pubblicad'altra parte essa lasciò intatti tesori di moralità privata.

Il comm. Vispi rappresenta cento generazioni di quel mediocetoin cui la donna è santao per lo meno onesta. Vi sono famiglie popolaneborghesiin cui i padri ruberannoi figli ruberannoi fratelli ruberannotrufferanno il prossimo o si minchioneranno magari tra loro stessi con lascaltrezza della fortuna commercialeo per l'esercizio della proprietàimmobiliare. Ma la donna vi permane castamente onesta.

Ove in tale famiglia si produca il fenomeno di una donnacheha per unico programma la Vita Sexualis senza ritegno dicapriccie può intitolarsi Vita sexualiscome il periodico tedesco diginecologiaZeitschrift zur Erforschung der Geschlechtslebens ciòriesce un fenomeno così mostruoso che domanda di esser fatto scomparire dalcircolo della vita più presto di un bambino nato con una testa d'asino e unacoda di serpente.

La moralità delle fiabe si accorda con la moralità delleesistenze.

Eccellenze della Corteegregi signori giuratimi direte chedella pronta soppressione di siffatto fenomeno si doveva lasciare il caricoall'Autorità Sociale. Ma il guaio si è che la prelodata autorità non se neincarica punto di tale soppressioneanzi favorisce il fenomeno.

Mi duole ripetermi dopo le lezioni universitarie pubblicate.Ma non occorre una lunga ripetizione. Voiuominisapete l'esistenza legaledelle così dette case di tolleranzama che in realtà sono caseprivilegiatelicenziate al sequestro delle personecon i pubblici ufficialicostretti alla vergognosa connivenza.

Proteggendo con il braccio regio i ginecei delle Veneristaggite e prezzolate per il servizio automatico della libidine maschilel'autorità sociale ha irremissibilmente sanzionato in codeste schiave delpiacere la inferiorità giuridica e morale del sesso femminile.

È un marchio di bassezza indelebile. Da quell'onta non sipuò estrarre persona viva. Nessun Buon Pastore (uomo o ritiro) puòrimettere in sesto una capricciosa Nerina sviata fino a quell'ultimo bassofondo.

I medici risancioni sogliono dire delle malattie sifilitiche:che solo dalla prima volta non si guarisce più. Così una sifilidecostituzionale irremediabile si attacca anche dal lato moralee più non sidistacca dal primo approdo all'ultima Tule della infamia femminile.

Immaginate che il padre fosse riuscito a strappare la figliafisicamente viva dal postribolo: ma i cent'occhii mille occhi velenosidell'Argo Sociale glie l'avrebbero moralmente liquidata al suo fiancodovunquel'avesse condottain città o in campagnasui monti o nei pianisui laghi osull'oceano. La Società glie l'aveva ridotta moralmente perinde ac cadaver.Toccava a lui liberare veramente dai ceppi mondani la disgraziata figlia giàcondannata irrevocabilmente a morte civile. Potrete Voi condannare lui per ciò?Non lo potete. Quattro volte no. Imperocché il Comm. Atanasio Vispi fu unsacrificatorenon un delinquenteun sacrificatore giustificato da chiariesempi della Storia Sacra e della Storia Profanagiustificato da ampie estrette norme del diritto antico e del diritto attuale.

Alla vostra cultura generale non farò torto allungandomi suisacrifizii di Isaccodi Yeftedi Ifigenia ecc.V. nell'Enciclopedia larubrica Sacrifizii.

Quando si volle risparmiare umano sanguesostituendo unafanciulla con una cerval'umano sangue ricadde più copioso da altre parti.L'innocenza pagò spesso la salvezza della colpa.

Se un padre poté condannare mortalmente il figlio per supinaubbidienza ad un crudele oracoloper l'immagine sovrana della Patriao per lasemplice umile trasgressione di un articolo secondario del Regolamento Militarea fortiori un padre potrà sacrificare una figlia per una solenneriparazione morale. Il nostro antico dirittoil diritto romano investiva ditale sacerdozio il padre di famiglia. I figli erano chiamati liberimaviceversa il padre aveva realmente su essi il diritto di vita e di morteiusvitae et necis. E la patria potestà spettava al padre di famiglia durantetutta la sua vita.

Sapevamoloche le tavole e le sanzioni del Diritto Romanopiù non figurano tra le vaglianti leggi. Ma esse permangono tuttaviaampiamente nell'atmosfera giuridica che abbiamo ereditato.

Lasciamo pure quest'immanenza di ampiezza respirabile daparteanche riducendoci nei vicoli dello strictum iusio possoosignori giuratiprovarviche un Codice positivo preciso flagrante vi autorizzaa prosciogliere l'accusato.

Non potendosi tutte le norme di giustizia scrivere e tantomeno immobilizzare nelle leggiil diritto costituzionale diede ai poterilegislativi la facoltà perpetua di conderefabbricare e riformareleggitanto che del Parlamento Inglese si disse essere capace di tuttofuorché di mutare un uomo in una donna.

Di riscontro nell'applicazione delle leggi penalilaGiustizia umanaben sapendoche non poteva fossilizzare norme imperscrittibiliper la generalità dei casiha colla creazione della giuria fatto appello casoper caso alla sovrana cognizione del sentimento popolare. Secondo la lorosacrosanta istituzionei giurati non sono periti giudiziariinon sonoverificatori metrici dei fatti. Perciò non si richiede loro una specialecompetenza. Anzi se ne affida la scelta all'estrazione della sorte da qualsiasiparte del gran cuore dell'Umanitàsede di quel sentimento popolareche unitoal buon senso dell'intelligenza primitiva sa scorgere lume anche nelleprofondità del vero imperscrutabili dalle scienze più esatte.

Eccellenze della Corte! Egregi signori giurati! Lungi da mela pretesa di una rivoluzione catastrofica della giustizia. E voiferreooratore della leggedi grazia non paragonatemi ad un farmacopola da estanciaargentinacon una pancetta da calabrone pinzo di velenoche sbottona lasua maldicenza contra le leggireputandole fatte per i minchioniemulo di unnostro tiranno parlamentareindegno del mandato legislativoquando paragona leleggi a verginiche per essere feconde devono essere violate. Lungi da me ilparagone con il nostro tiranno parlamentare e col farmacopola da estancia argentinai qualise un benefattore dell'Umanitàsocraticocatonianoosservanteinculcatore delle leggivenga lodato da una gazzetta di provinciacrepano diinvidia e gli minacciano un irrisorio monumento di neve...

Io vi richiamo alla pretta applicazione dell'art. 495 delCodice vigente di Procedura Penale. Esso prescrive: La questione sul fattoprincipale è posta colla formola seguente: l'imputato N.N. è egli colpevole diavere (si indicheranno il fatto o i fattiche formano il soggettodell'accusa...) Dunque Voigiuratisarete chiamati a risponderenon sel'accusato ha compiuto un fatto incontrovertibilema se egli è colpevole diaverlo compiuto. E che il Codice esiga precisamente da voi sul soggetto esull'oggetto dell'accusa non una constatazione materialema un giudizio moraledi colpa o di innocenza lo chiarisce lo stesso articoloriservando laconvinzione mera sull'accaduto soltanto ai fatti che escludonol'imputabilità."

Il rappresentante del Pubblico Ministero con un'obliquaocchiataccia mostrò che l'interpretazione del Codice doveva esserediametralmente opposta.

Però il difensore proseguì imperturbato:

"La leggesecondo l'art. 498 del Codice precitatoproponeai signori giurati questa sola domandache rinchiude tutta la misura deiloro doveri: avete voi l'intima convinzione della reità od innocenzadell'accusato? Tale istruzionestampata in grandi caratteri ed in altrettantiesemplari quanti voi sietevoi troverete distesa sulla tavolaintorno a cui siederete nella camera delle deliberazioni paroledel Codicedi cui Vi richiamo la sacra osservanza. Con ciò Voisignorigiuratisiete i veri padroni della pena e della perdonanza. A meglio precisarequesta padronanza vostravi è un movimento forensescientificolegislativoin Francianella Svizzerain Italia. Vi potrei citare le proposte dei deputatidel Corpo legislativo di Francia onorevoli LagesseBounetCorentin-Guyhogliatti e i voti della benemerita Societé Genéral des Prisonsla profondamemoria del Gautier professore dell'Università di Ginevra e membro di quelTribunale Supremoe i bei nomi italiani di Enrico PessinaLuigi Lucchini edAlessandro Stoppatotutti per assicurare a Voisignori giuratil'eserciziodella vostra funzione sociale nel senso più largo e pienonon isolando maidalla mente la coscienza...

Ma già vedogià sento un baleno di luce celesteche viillumina le mentie vi commuove i cuori.

Nerina stessa vi prega confessando del padre sacrificatore:

 

.....………… A morir m'invita

Dolce desio di rinnovar la vita.

 

Ricordateche la violenza individuale è un diritto dove laragione sociale non arriva.

Il no tonante del vostro verdetto seguìto da sentenzaassolutoria sarà alla società presente ed avvenire un documentosarà unmonumento di moralità popolare".

Il rappresentante del Pubblico Ministero nella sua crudeltàprofessionale riflettéche il commendatore Vispi sarebbe maggiormente punitose fosse rilasciato libero all'offesa che non gli mancherebbe della licenzasocialeche non se fosse ritenuto in carcere difesoprotettoincolumedall'oltraggio della vita pubblica; e rinunziò alla replica.

Il presidente stabilì definitivamente la questione sullacolpevolezza dell'accusatoe vinto in principio un visibile imbarazzoprocedèrisolutamente al breve riassunto di rito: "Avete udito (si riassume ilriassunto). Non vi è controversia sul fatto incontrovertibileorribile. Vi èdissenso sul suo giudizio sociale (non dico moraleperché ogni coscienzainorridisce al fatto d'un padre che uccida la figlia). Il pubblico ministero viinvita a segnare tale padre col marchio della colpasenza scuseperché niunopuò farsi ragione da sé contro la leggee tanto meno dopo che si è abolitala pena di morte nella giustizia legalesi può approvarne l'applicazionefattane arbitrariamente da un padre sopra la figlia. Invece il difensore vi halumeggiato tutti gli stadii infernali d'infamiaper cui è discesa la figliafino alla profondissima voragine socialeda cui il padre non poteva piùonestamente riscattarlafuorché sulle braccia della Morte. Voi pertantoosignori giuratisiete chiamati a profferire sopra un misfatto individuale ungiudizio importante all'umanità per riconoscersi sul cammino percorso dallasocietà civile. Vi auguroche il vostro umano giudizio non errie la vostradirittura sia conforme ai disegni divini per il miglioramento del consorzioumano".

Ciò dettoil Presidente fa ritirare l'accusato dalla saladi udienzalegge ai giurati la dichiarazione prescritta dal Codice di P.P.;quindi li spedisce alla loro Camera di riflessione e deliberazione.

Essi ne ritornano tosto con il verdetto a maggioranzanegativo di colpevolezza; onde la Corterichiamato l'accusatopronunzia lasentenza di assolutoria.

Infine il presidentemostrandosi più montagnoso della suamontagna corporeacosì lo accomiata:

¾¾ CommendatoreVispiElla è libero per la giustizia del Popolo. Dalla libertà materiale nonavrà molta gioia. Avrà certo conforto dalla religione spiritualepurificatrice. Come magistrato Le do congedo. Come padre di famiglia Le augurosalute eterna.

 

X

 

CAPITOLO DECIMO E ULTIMO

 

GIOIAZZA TERMINA DI CONTARE I CAPRICCI DI NERINA

 

L'avv. Gioiazza ricevette per la vittoria della sua difesaimprecazioniche parevano saette postalied applausi epistolariche parevanobaci frenetici. Per farne più compiuto il trionfopervennero altri consigli alromanziere dalle lettrici avide delle sue puntate nello Specchio della Vita.

Singolarissimo quest'invito di una sedicente ammiratriceinesauribile di ottimismoe trionfante anch'essa per l'assoluzione di PapàVispi: "Romanziereromanziere del mio cuoreVi supplico con il cuore inmano di fare rivivere miracolosamente Nerina. Il mezzoche Vi suggeriscosarebbe molto semplice: potreste narrareche nel feretro attribuito a Nerina simisero sassiaffinché essa potesse con altro nomecon altra vestecon altrapersonalità emigrare in Americadove la raggiungerebbe il padre ed anche ilmaritogià divenuto pazzamente irreperibile per leied ora ritrovatorinsavito pronto e maturo ad una Vita Nuova nel nuovo mondoche ha lapotenza di rinverginare anche le foreste. Fate cosìscrivetecome Vi dico. Eoltre il permesso di riportare questa mia letterina Vi consento anche unaconclusione di severità moralema di felicità pariche farà vendere moltecopie del vostro raccontoquando sarà raccolto in volumeperché il buonpubblicoche leggeha mestieri di essere felicitato da un lieto fine. Peccandodi presunzione fino all'eccessoardisco di suggerirvene io stessa i termini inistile quasi manzoniano: 'Sì! i miei personaggi sono tutti vivi; se ne rallegrila scrittrice del pistolotto soprariferito. Ma quale filatessa di guai scaturìdai capricci di Nerina! Pazziecoltellatepistolettate che potevano riusciremicidialiprocessigalereche possono essere a vita anche liberamiserieinnumerevoli ed innominabili. E non sempre i pazzi rinsavisconoi giuratiassolvonole pistole fanno cecca e i coltelli risparmiano l'umanitàtrincerandosi a trinciare i polli. Se lo leghino al dito le otto damigelle e lequattro sposeche leggeranno questo mio libricciattolo.'"

L'autorenon perché poco lusingato di sentir chiamarelibricciattolo una sua opera quasi semisecolarema per omaggio alla veritàdeve ricusare anche questa versione ottimistae conchiudere ancora una voltacon il pessimismo del verismosenza neppure aver paura dei finali in ismo.

La realtà mantenuta della morte di Nerina non tardò aprodurre altre conseguenze mortali.

L'avvocato Gioiazza nell'accompagnare in vettura chiusa ilprosciolto comm. Vispi alla costui casasi dolse di non avere una casa propriaper ospitarlo. Ostinato celibeegli si era stancato di una successione dicuoche e domestici. Le giovani lo inducevano in tentazionelo tradivanoignominiosamente e facevano mormorare e ridere il vicinato alle sue spalle. Levecchie gli facevano schifo. Anche una settantenne puzzonatra la mummia e lamegera osò tentarlotanto che una notte dovette dormire barricato nella suastanza. Un domesticoche egli aveva tolto a sfamare da un tabaccaioglilasciò una camicia solarubandogli eziandio lettere compromettenti di un'altasignora per venderle a un bardo della democraziache però glie le restituìcavallerescamente.

Per tutte queste peripezie egli spiantò la casaeccetto lostudiodi cui affidava la pulizia e la custodia al portinaioe depositati glialtri mobili in un magazzinoper riservarsi la libertà di un nuovoinstallamento avvenireintanto si decise a pigliare i suoi pasti e cucciareall'Albergo dei tre limonidel cui proprietario era stato felicepatronoin una causa di truffa; onde prima d'ogni refezione poteva dire conameno sussiego al grato cliente: ¾¾Cosa a l'as preparà d'bon ancheui per Sour avocat? Tratlo binsastosoravocat. Desnò at fa pentete an person.

Così all'avvocato prof. Ilarione Gioiazza pareva dimantenere indipendente la sua filosofia della felicità sgombra e del sorrisotollerante vivendo sulla frasca di un'osteria. Essendo sanoegli provavala dolcezza libera dei "senza famiglia": non la diarrealastitichezzai vermi o il moccio di un marmocchionon il male dei denti o ilpuerperio di una moglienon l'emicrania o la bigotteria di una sorellanon lafaccia torva di un fratello perdente al giocood altrimenti carico di debitiche pur col mal occhio raffredda la minestra e il caffè e toglie il sapore aipiù saporiti manicaretti. Invece un cinematografo svariato alla table d'hôteche lo incuriosiscegli solletica lo spiritogli nutrisce l'umorismo senzacommuoverlo mai seriamente o seccarlo. Trova eziandio l'affetto professionale diun cameriere eccellentecome il Fasano del De Amicisil sorriso protettoredella graziosa padronache allarga alla clientela il circuito della famigliaela protezione lusingatrice e sommessa del proprietarioche gli solleva la stimadi se stesso sugli altri avventori.

Intanto col suo egoismo soddisfatto l'avv. Gioiazza non potéoffrire al comm. Vispi l'ospitalità in un albergoche l'avrebbe maggiormenteesposto alla vendetta della pubblica curiosità. Né il comm. Vispi l'avrebbepunto accettata.

Il padre figlicida sentiva il massimo bisogno di solitudine.Appena raccoltosi in casa propriaegli pregò che si allontanassero dalla suastanza le persone di servizio che gli si mostravano sollecite ed attonite. EranoCarolinala fanteche era stata complice e ruffiana della giovinezzacapricciosa di Tota Nerinae Mariolo stalliere factotum che avrebbeanche fatto il boia di compagnia al padronese questi fosse divenuto schiah diPersia.

Rimasero ad orecchiarementre il commendatore serrava achiave l'uscio della sua stanza. Poi lo sentirono passeggiaremuovere sedieforse salirvi soprapoi inginocchiarsie pregare e piangere...

Difattiprima di commettere l'orrendo reatoche locostituiva in carcereegli aveva velato di garza bianca i ritratti della suaNerina nubilee di garza nera i ritratti di Nerina maritata.

Ora egli ridona alla luce dei candelabri le sembianze di suafiglia come redenta dal mortale castigo del sacrificio paterno; e paragonaquelle sembianze quasi lucentiacute di bellezza capricciosa e peccaminosa alprofilo leggiadro e severoalle linee maestose e impeccabili della madre... Siinginocchia a domandare perdono ad entrambe... Sì egli puresenza volerlohapeccato tremendamente per la svisceratezza paterna. Mortagli la consorte divinaegli avrebbe falsato monetaper conservare e crescere nella bambagia queltesoroquella reliquia vivente di bambina... Per procurarle un cospicuopatrimoniola sua anima commerciale era sempre pronta a rispondere felicementeal gioco di società: È arrivato un bastimento carico di...

Quante volate aquiline al porto di Genova per ghermirnecarichi superbi di zuccarospezie ed altri generi colonialiche glifruttarono il milionee la dote principesca a Nerina!... Credendo far bene egliha fatto molto maleallevandola a pasticcinianziché a croste di panerendendosi zimbello di leianziché correggerla nell'educarla... Ora quel cheè fattoè fattoe non gli resta più altro in questa vita chel'espiazione... Apre lo stipo e rifà il testamento...

Quindi si rimette in ginocchioni a pregare. La stanza eralindaasciutta e illuminata. Cionondimeno egli si sente come un camminanteperseguitato dal diluviosmarrito nel buio tra pozzanghere profondenebbiafolta e penetrantee moscerini di neveraggiuntoflagellato e sommerso daun'ondata plumbea di maremoto. Unico rifugiounico scampo la morte. Egli saegli senteegli crede nella sua anima di cristiano che non è lecitoe sarebbeperdizione eterna darsi da sé la morte. Ma la Misericordia di Dioche èdispensiera di Vitaè pure prodiga di morte. Dunque si preghi la buonaMorte... E il Commendatore Vispi pregò indefesso fino all'alba.

Appena le strade furono rischiarate dalla luce del mattinoegli soletto si condusse alla Chiesa della Consolataprima che se ne aprisseroi battenti. Dando uno scudo al sacrestanomentre la Chiesa era tuttavia vuotaegli ottenne di inginocchiarsi sulla predella dell'altare maggiore. Eglisospiraimplora una morte biblicaquietamente e solennemente drammatica. Lainvocala impetra dal Signorecome il vecchio Simeone davanti all'altare. LaMadonna Consolatrice gli sia soperna avvocata. E lo suffraghino lì dapresso leSante Regine scolpite dal Vela.

Nunc dimitte servum tuumDomine... Nunc dimitte meDominesupplica indefesso il nuovo vecchio Simeonenon per la appagante venutadell'aspettato Messiama per l'indegnità di vivere sulla Terra...

Nella vita terrena egli più che la faccia del prossimoegliteme lo specchio della propria coscienza... A chius'occhi la sua psiche sisdoppia... Egli vede passare con la sua immagine deturpata dal rimorso un padrefiglicida... Aborrisce da quello spettacolone inorridiscecon una scossacheriesce a dominare ricurvandosi nella più profonda preghiera... Miracolo!...Miracolo!... Egli si sente alleggerire la vita terrena... Egli sospira in piùelevato silenzio: "Ritrovarsi al di là immensodove padre e figliasuocero e nuora si perdonanoattesa la piccolezza del lasciato mondomicidiale..."

Sancta Mariasancta Materconsolatrix afflictorumora pronobis... Egli sente la Regina dei Celi che prega per lui... Le è dapressoaiutante di preghieredama di corte celesteraccoglitrice di supplicheterrenela Regina Maria Adelaidevaporosa e beneficacome un'Apsara indianaimponente nella sua bellezza delicata e dignitosainspirante rispetto pieno diaffettuosa fiduciacome la Vergine della Scala del Correggiocome la Clemenzadi Raffaello...

Oh dolcezza del rapimento... in altoin paradiso. Ilmiracolo è compiuto...

Il Commendatore Vispi si sente morire... Oh supremadolcezza... Transit.

 

* * *

 

Si recò la notizia all'avvocato Gioiazzache era statonominato esecutore testamentario del fu commendatore. Egli spremette in secretoaffinché non paresse istrionica a se stessouna lacrima per quellache gliappariva la più grossa vittima dei Capricci di Nerina.

Erede era instituito il laboratorio delle SuorePreziosine; e se esso non fosse costituito in ente morale per la capacitàgiuridica di ereditareveniva chiamato erede lo stesso avvocato professoreGioiazzacon la sicura fidanzache egli consacrerebbe l'eredità a scopoanalogogiusta l'aforismoche il testatore lasciava a motivazione delle suedisposizioni testamentarie: la donnache lavoraè mezza salvata.

Questo aforismo servirà di testo all'avv. prof. Gioiazza permeditazioni copiose ed anche originali sul femminismo. Intanto egli pensò: ¾¾I laboratorii confessionali delle suore corrispondono alle Scuole Professionalifemminili areligiose della Massoneria. Oh! si mettessero d'accordo per fare delbene!

Per le sue mansioni di erede fiduciario prevalenti a quelledi esecutore testamentario egli dovette recarsi presto a San Gerolamodoveviveva volontariamente confinato il suo antico amico e confratello letterarioAdriano Meraldi.

Gioiazza non si era mai risolto a visitarlo espressamenteper rispettarne la solitudine. Egli ragionava: ¾¾A una certa etàcome la nostrasi muoreo si vive rispettivamente comemorti. Per coloro che vogliono vivere come mortirelativamente a determinatepersonegiova non solo dimenticarema piace pure l'essere dimenticati.

Però trovandosi egli a S. Gerolamogli era umanamenteimpossibile non fare ricerca dell'antico suo compagnoneche gli si disse vivereristrettamente coi suoi genitorie non voler assolutamente vedere altrepersone.

Pur Gioiazza si fece coraggio e si presentò al geometraMeraldi e alla sua signora. Gli parvero due ombre di padre e di madreche siguardavano negli occhi sconfortati senza speranza... Il figlio loro non sapevapiù dir altro fuorché egli era cassé e opponevasi risolutamente epietosamente a qualsiasi visita...

Gioiazza si sentì risorgere la sua invadenza amicale; eappreso che Adriano si era recluso in una stanza di sopravolle violare laconsegnaprese d'assalto la scalacon impeto sforzò la serratura dell'uscio;ma non riuscì a gettarsi con le braccia al collo dell'amico. Il qualepureflorido e grassoccio come un cadavere estratto dall'acqualo trattenne con unlontano cenno da apata premendosi la mano sul cuore sfinito...

¾¾ Adriano! Adriano!Non rispondi al tuo vecchio amico?... Corpo di mille bombe!...

Unica risposta lo stesso cenno di allontanamento fatto dallamano destra protesamentre la mano sinistra premeva il cuore sfinito...

 

* * *

 

Gioiazza si ritirò mortificato; e non avendo più potutoricuperare il vecchio amicoper converso trovò una nuova amica.

All'albergo dei Tre Merlinell'allacciarsi i calzonisipunse a sangue un dito tra le morse del fermaglio. Accorse la servotta amedicarglielo con filaccie e burronon essendo ancora giunta colà la curaantisettica con i cotoni fenicati e sterilizzati.

Mentre essa gli legava la piccola fasciatura con un filobiancodi cui teneva un capo in boccaegli sentì da quelle guancie porporinealitare sulla sua faccia un calorico irresistibile...

Le domandò come si chiamava.

¾¾ Viviana Gioconda.

¾¾ E il cognome?

¾¾ Abbondanza.

Anche il cognome gli parve bene appropriatoperché egliammirando le protuberanze pettorali della sua prosperosa infermieraebbeun'immagine da poeta erotico rusticano ineditoche le bocce del seno di quella ninfapotagera dovevano essere freschecome cavoli dissepolti dalla neve. Per dipiù quella servotta godeva il soprannome di quagliastra. Essa dovevaessere un buon gibier per lui.

A farlo apposta il signor Amodeo Amodei proprietario dei Trelimoni d'oroessendosi assai arricchitoaveva deliberato di rimetterel'esercizio dell'Albergoe ritirarsi con la fresca consorte improle arifare vita arcadicagiovanile sui paterni colli di Dolcevinofabbricandoeccellente dolcetto da guadagnare le più brillanti medaglie alle MostreEnologiche.

Il successore aveva pure cambiato tutto il personale dei Trelimoni; e l'avvocato Gioiazzanon volendo adattarsi a ghigne nuovediede l'addio all'Albergo; comperò una villettache gli veniva a puntino in ungiudizio di espropriazioneuna villetta nell'alta Val Salicea bacìo versoTorinoa solatìo verso l'Astigiana.

 

* * *

 

Sono trascorsi parecchi anni.

All'avvocato prof. Ilarione Gioiazzadopo le fatiche forensie cattedratiche del giorno cittadinopareva di pigliarsela consolatariducendosi alla sera nella sua villettadove l'amore curoso di VivianaGioconda Abbondanza detta Quagliastra lo intepidivaqualche volta lo ardevaepoi sempre lo refrigerava.

In onta alle teorie e alle pretese odierne del femminismoeglid'accordo con il letterato rusticano Macedonio Poponi delle Verbanineavrebbe voluto ristabilire l'istituto giuridico romano del concubinatosiccomequello che provvedeva legalmente e razionalmente agli istinti e agli affettiumanisenza offendere le dignità sociali.

Una sera di agostofumando scamiciato la pipa al balconeverso la città accantoleggeva in un libriccino di Roberto Bracco "Nelmondo della donna" questo credo di femminista: "Unico scopo divita nella donna è ottenere ciò che la Società le nega. Ed ecco la menzognala seduzionel'ipocrisia e l'atrofia della meravigliosa facoltà gemmiferadiventano la sua vendetta e la sua carriera: la sua carriera specialmentelaquale tocca l'apogeo nella rispettabilità artificiale del matrimoniocodificatoe scende al suo livello infimo nella evanescente processione dellefallofore modernecelebranti feste biechein onore di un numeche pareplasmato da Mefistofele col fango delle vie".

¾¾ Palle! (Fandonie!)Balebalassebalasse d'fra Marc! ¾¾prorompeva a commentare Gioiazza scamiciatodeponendo la pipa spentada cuiaveva tirato cenere in gola.

Sputacchiapoi prosegue mentalmente: ¾¾Exempli-gratiapar exemple. ¾¾Che si è mai negato a Nerina? ¾¾Chi si è mai sognato di negar nulla ai suoi capricci infiniti? Anzi questa fuappunto la sua rovinae la rovina di quanti caddero come bolidi nella suaorbita capricciosa... Fu proprio il concedere tutto ai suoi capriccil'originedei suoi guai e dei guai del prossimo e quanti!... Sì questa e non altra si èla chiave del femminismo naturale... Proprio così! Lo stesso femminismoartificiale che si agita per emancipare la donnaalla fin dei conti serve afrenarne i capricciottenendole un maggior diritto al lavoro ossia un maggiordiritto a doveri insoliti faticosifino a produrre dal sesso gentile un terzosessoneutrocome le api operaie e sterilizzato come il cotone medicinale. Èil sesso ora detto ingombrante dai lavoratori maschiche si vedonomuovere una concorrenza terribile dalla moda delle donne lavoratriciil cuikrumiraggio si estende oramai senza eccezioni: professoresseavvocatessemedichessebanchiereimpiegate postelegrafichetelefonisteferrovieretramvierecocchiereed anche ciabattine ed anche lustrascarpe di piazza... egrandi elettrici...

Prima del femminismo artificiale la donna avevasoltanto la condanna biblica di partorire con dolorementre l'uomo lavoravasudando per il sostentamento di lei e dei marmocchi. Oltre le incombenzedomestiche delle massaiele donne erano già bifolche in campagnaspecialmentezappatrici e restrellatrici in pianurasomiere in montagna.

C'era bensì qui a Torino il gaietto sciame delle modistesartine e crestainecaccia prelibata di noi studenti universitariie a Parigile bellezze statuarie ed articolate già servivano da manichini e provini diabbigliamenti nei grandi magazzini di moda.

Quando non c'era ancora il femminismo artificialec'era pureil patriottismo a convergere l'erotismola pedagogia sessuale nell'amore dellapatriaa servizio del risorgimento nazionale. Splendido modello la Belgioiosoprincipessa rivoluzionariala teatrale principessa erranteinseguì sempreattraverso il mondo nel bene e nel male un ideale di grandezza e di bellezzamacon la mira alla liberazione dell'Italia nostra. Essa mise il fascino della suabellezza a vantaggio del più caldo ed evoluto patriottismo. Essa non adottò iricevimenti della corruttela napoleonicadell'alto e del basso imperoin cuiera nata e cresciuta: i ricevimenti in costume di Adamo ed Eva; ma il suosalotto a Parigi era tappezzato di velluto scuro con stelle d'argentocome unacamera ardente per la bara della madre patriadi cui si fomentavasi invocavasi aspettava la risurrezione. Diafanaspetraleacquistavacome la Sanseverinadello Stendhaluna vigorezza di Diana cacciatrice con la voluttà di Venere.

Ed essa invischiavacorbellavacacciava gli amanti per ilbene inseparabile della libertà e della Patria.

Ciò aveva senza dubbio i suoi inconvenienti. Si notò che laPrincipessadurante l'assedio di Romacurando amorosamente negli ospedali iferitidava loro la recrudescenza della febbre.

Uno dei maggiori inconvenienti verificatisi nel sistemaerotico patriottico della mirabile principessa è stato quello di dimenticarenella foga di una fuga politica un medico ammiratore chiuso in una guardarobadella villadove si scoperse lo scheletro rannicchiatocirca vent'anni dopo.

Ma infinitamente più gravi e più deplorevoli appaiono gliinconvenienti della voluttà capricciosasbrigliatasenza amore di patria e diumanitàsenza consacrazione intellettualeapostolicalaboriosa...

Cotesta voluttà incriminata crea vittime più numerose epiù compassionevoli senza paragone..."

 

* * *

 

A questo punto della meditazione sul femminismo naturale esul femminismo artificialela serva padrona venne a vedereche cosa il suoavvocato faceva sul balconedove non poteva più leggere: e si accorse per luiche a rimanere così in manica di camicia alla serena c'era da pigliarsiun raffreddore anche nel forte del ferragosto.

Inforcatagli la giacca dalla serva padronae ricaricata eriaccesa la pipa col fiammifero da lei offertoleegli la allontanò mandandolaad inaffiare i peperoni e il prezzemolo nell'orto; e si attardò sul balcone perproseguire le meditazioni nella contemplazione del cieloche gli offriva unmagnifico stellato; uno sparpaglioun seminioqua un gremiolà unaracchettapiù in là un trapezioed altre geometrie di scintille (cherappresentavano globi immensi) sopra un velluto di azzurro carico profondoancora qua e là garzato di nubi bianchiccie... e trasparenti... A un tratto unastella cadente come un razzo gli raffigurò la carriera di Nerinala filza deisuoi capricciche filava giù a perdersi nell'abisso... Ed egli con l'acredinemisoginaantifemminista del Nevizzano giureconsulto castigato e del Nietzschefilosofo impazzito si pose a sgranare quel rosario pungente.

Dalla contemplazione del cielo il suo sguardo si abbassava ascrutare l'illuminazione di Torinosu cui era filata la stella cadente diNerina. Ed in ogni lume egli vedeva dantescamente bruciare un capriccio di lei.

Due fanali elettriciche parevano riverberarsi i loro raggiostilmenteerano per lui le anime delle due maggiori vittime di Nerinadopo ilpadre: ¾¾Adriano Meraldi e Federico De Ritz.

De Ritz e Meraldi si erano bastonati orribilmente sulle testeal Cancello del Santo Oblio; e non si erano punto dimenticati. Rottasimutuamente la cappadocia per i capricci di Nerinastaccatidestinati adistinte lontane agoniel'uno al Castello di Ripafrattal'altro al borgo natiodi S. Gerolamo... Pure per la bramosia della loro invidiata Nerinaquelle testeancora si beccavano lontanamentecome due dannati nella gelatina dell'infernodantesco.

"Come due becchi cozzan insieme" novelli Alessandroe Napoleone conti di Manzona. Si era rinnovata la pugna mentale finoall'estinzione delle loro vite... Tanto era inestinguibile la sete dell'amore diNerina. E nella loro pugna pindarica "e forti nervi e nel pugnarcrescenti" in mutua orrenda strage psicologica...

Ed ora che sono da gran tempo spirati entrambiecco in queidue fari elettrici l'immagine della loro pira di nuovi Eteocle e Poliniceincui le fiamme cigolando si spartiscono in segno d'una pretesa d'odio immortaleche Domine Dio faccia cessare...

L'avvocato Gioiazza ricapitola le morti di Federico De Ritz edi Adriano Meraldi.

Federico De Ritz aveva potuto evadere dal suo castello diRipafratta.

Adriano Meraldi non lo si poté smuovere da S. Gerolamo.

I suoi genitori erano finiti di crepacuorea forza disentirlo esclamareche egli era cassé.

La maldicenza villana sospettòche egli si fosse fintoperdutamente ammalato per goderne più presto la eredità. Invece egli sentìl'orrore della solitudine aggravato dal rimorso di averesia pureinvolontariamenteamareggiata la fine di papà e mammache avrebberovolontieri sacrificato cento delle loro vite per allietargli e prolungargli lasua.

Lo strofanto più non giovava a rianimargli l'attività delcuore.

Egli si sentiva irremissibilmente deperiresenza velleitàdi rimediarvi... Piuttosto avrebbe voluto raccorciare violentamentequell'agonia... Ma lo spauriva il pensiero del suicidio nel luogo natiodandodi sé vista afrosa ai suoi compaesaniche lo avevano visto nascere ecrescere bellin e suscitando commenti di previsione raccapricciante.

Avrebbe preferito essere assassinato di notte in una forestaafricanae sepolto di nascosto nel seno vivente di una grande pianta di baobaba cui avrebbe dato succhi e foglie... O gettarsi dalla alta prora di una navenel mare profondo nutrimento dei pesci... Ma non si sentiva la forza diviaggiare neppure sino a Genova... Lo tratteneva la mania carceriera cellularel'orrore dello spazio viatorio.

Meglio meglio ancorase fosse rapito in cielo come unprofeta della Bibbia!

Intanto sulla terra di S. Gerolamo gli rimaneva unica custodela vecchia Cecchinala fantescache lo aveva portato in braccio da bambino...Ed ora si provasse a portare quel cadavere grasso annacquato... Ma la vecchiaCecchina non accettava più lo scherzoneppure macabro. Essa era divenutaasciuttadi poche parolecome se l'innata bontà e l'antica devozionefamiliare fossero state corroseslavate dalle teorie invadenti del socialismodissocievole.

Migliore compagnia tenevano al volontario coatto un gattinoed un verdone. Egli si credette un Mazziniquando riuscì ad ottenere cheverdone e gattino mangiassero insieme fraternamente nello stesso piattello.

Omne tulit punctumgli pare di toccare il cielo con ilditoallorché si crogiolasi appisola dentro il seggiolonelasciando ilgatto assiso come una sfinge sulle ginocchia di luie sentendo il rantoliodelle sue fusa lusinghierementre il verdone appollajatosi sopra una spalla dilui gli manda al vicino orecchio un sentore di vigilanza genialeprotettrice.

Ma una trista notte di febbraioil gatto divenuto gattoneandando lontano in gattognavenne ghermito in un laccio malandrinoefinito a mazzatenonostante le più rabbiose e lamentose ed alte proteste deisuoi gnaulatiquindi venne macerato in una roggiainfine mangiato come leprein un baccanale di lurida osteria.

Senza il micioanche il verdone gli pareva spaesatodistrattosmarrito. Inutilmente Meraldi gli rivolgeva la parola:

¾¾ Verdoneoverdonecugino primo dei canarini e cugino secondo dei cardelliniquando ioera studente a Torinovidiammirai un tuo collegaun antenato della tuaspecie in piazza Castelloaddomesticato a tirare l'oroscopoil pianeta dellasorte dalla gabbia sotto il comando di un vecchio leggendario bagattellierechesi diceva essere stato il misterioso uccisore del filosofo Rosmini a Stresa...Verdoneo verdonequale prossima sorte mi è riservatami attende?

Ora quasi lo crucciava smaniosamente la voluta dimenticanzadel mondo. Questa dimenticanza pare maravigliosa e non è punto maravigliosa néanche per chi abbia goduto di una celebrità europea. Le centurie dei malevoli especialmente degli invidiosi e più specialmente dei giovani anelanti adusurpare il posto dei ritirati dalla scenaaiutano a perfezione di riuscital'impresa della volontaria dimenticanza. Riescono sempre prodigiosamente codestecongiure dell'avido rapace silenziosalvo il soprassalto di un risveglioquando si sente che un uomo già celebre è spirato definitivamente. Allora èun esclamare compunto unanime: "Credevamo che da un pezzo egli fosse nelPantheon dei trapassati!"

Ma più che l'isolamento dagli altripiù che il nonricevere visita o lettera verunatormentava Meraldi la coscienza della suacresciuta impotenza cerebrale. La grafofobia non gli consentiva più di scriveredue righe. Pazienza! Egli si comandava pazienzaasciugandosi la fronte. Maquando accintosi a leggere mezza pagina dei Miei tempi di Brofferiocosì allegramente limpidie facilmente scorrevoli ed a lui familiari fin daibanchi della scuolasi accorse che non ne capiva buccicataegli diede in unrovescio di pianto amarodisperato.

Nulla rende maggiormente spauritofuggiasco il letteratoche il leggere due righe e non riuscire più a comprenderle.

Allora Adriano Meraldi deliberò di finirla senza più. Andòa togliere dal secreto armadio della sua camera da letto un pistolonegià disuo padreun pistoloneche da tempo egli aveva accuratamente caricato; nealzò il caneesaminò la capsula pronta lucente.

Rientrò sprangato nello studioe per un istante posòl'arma sul vocabolario già inutilmente aperto per ricominciare una vitastudiosa. Ora egli ha stabilito che lo studio sia il teatro della sua tragicafine. Ma prima volle ancora salutare la stanzadove erano morti per lui i suoiottimi genitori. Quivi si inginocchiòpregòpianse le sue lacrime più caldee rimordenti. Quindicome se compisse in sé una vendetta di Nerinaritornòrisolutamente nel suo ufficio con gli occhi luminosi e ciechi. Brandì ilpistolonefece scattare replicatamente il grillettoche ripetutamente glirispose cecca.

Egli si ostinavasenza esamenella risoluzione dello sparoquando alla nuova cilecca del colposentì rispondere di fuori un gorgheggioquasi un risolino festante trionfale. Si affacciò alla veranda e vide sullabanderuola del pinacolo il verdone che accompagnava ad ali larghe il suo canto.Esso come sapesse di salvare il suo scosso amico dalla grossa bestialità di unsuicidiosaltabeccando incolume aveva svelta la capsula dal cane della pistolaed era volato con la formidabile predache gli luccicava nel beccoad unagrondaaveva lasciato cadere il fulminante micidiale in una tinozza quasitrasparente di lisciva innocua. Quindi era volato sulla banderuola del pinacoloa cantare giustamente vittoria. Quel gorgheggio suonava un incoraggiamentounsaluto alla vita di Adriano.

Il salvato Meraldi guardò con occhio di commozione tra ilrimprovero e la riconoscenza il suo piccolo salvatore. Ed il verdone glirivolava amichevolmente sulla spalla destrabeccandogli dolcemente il lobodell'orecchiocome per trasfondergli un'elettricità di vita nuova.

Disavvedutamente tre giorni dopoAdriano Meraldichiudendodietro sé l'uscio dello studioschiacciava il suo piccolo salvatore. L'ultimogemito dello schiacciato parve gelargli tutto il sangue nelle vene. Raccolse trale palme trepide quel cadaverino caldoallungatodagli occhietti pungentiacui avrebbe voluto ridare l'anelito con tutto il soffio della propria residuavita.

Lo seppellì in un vaso di fiori. Dopo allora il mondovivente cessò assolutamente dall'avere qualsiasi attrattiva per lui.Inutilmente per lui alle bieche giornate del rigido inverno succedeva il sole...Egli più non sentiva la beneficenza dei raggi solari sulle guanciementrel'erba bianca cristallina dei prati pareva luccicare festosamente al solerinato. Inutilmente la luna suscitava nelle brine il scintillio vivace dellegemme...

Egli pensòripensòaspirò unico rimediol'alta nebulosaogiva del vecchio ponte sulla Gerolamia. Ed egli che vent'anni prima era accorsoad impedire il tonfo di Spirito Losati precipite nel rapido fiumeegli che orasmaniava di sfuggire ad una esposizione mortuariafu rinvenuto nel torrentegelatocadavere in vetrina.

 

* * *

 

L'avv. Gioiazza riandò più brevemente la fine di FedericoDe Ritzattesa la incertezza delle sue straordinarie finali vicende. Si dissenientemenoche il biondo garibaldino italiano oriundo tedesco annerisseguerreggiando fra le fila degli Zulue fosse desso lo scagliatore dellazagagliache trafisse il principe Eugenio Napoleone cantato dal Carducci.

Alla sua volta egli procombeva eroicamente difendendo lalibertà dei Boeri contra gli stessi Inglesimentrese non fosse stato ilvituperio di Nerinaavrebbe potuto perdurare e finire eroe della virtùitaliana.

Naturalmente il padre di Federicobarone... e la madresignora Ninfa nata Amasole morirono di morte accelerata dallo accoramento per lascomparsa di quel tesoro unico di figlio.

Gioiazza crede di vederne i lumi... penosamente agitati.

Altri lumi gli rischiarano la certezza di altre vittimedirettamente o indirettamente causate da Nerina.

Riffolauno dei primi amanti di frodo della tota edella contessafinì giustiziato con la sedia elettrica nel Colorado degliStati Uniti d'America.

Il marchese Stefaninanelle cui sale Federico De Ritz erastato presentato a Tota Nerinaandò a Terracinaossia in bolletta.

Si direbbe che il contatto di Nerina abbia portato a tutti laiettatura... Così narrano quei lumi alla contemplazione di Gioiazza...

Ecco il Santo lume di Suora Crocifissastrappata per ilsubbuglio della Contessa alla Provvidenza del Santo Oblio... Eccola spentacarbonizzata nell'incendio di un cinematografo di Parigidove aiutata da uncuoco eroe aveva salvate parecchie vite da certa mortementre giovani viscontieredi delle Crociate calpestavano donne cadutele calpestavano per salvare lapropria pelle. Come guizza ora il lume di Suor Crocifissa spenta eroicamente!

Il reverendo socio di Suor Crocifissa nelle fondazionicaritatevolicanonico Giuniperodetto anche Puerperioa detta dell'avvocatoGioiazzamorì di partodopo che il Tribunale Civile in sede commercialedichiarava il fallimento della sua appena sbocciata Società Alimentare dellemisere lattanti.

¾¾ Questo è un lumeben grosso! ¾¾continuava nelle sue osservazioni l'avvocato Gioiazza additandolo a se stesso: ¾¾Sono certo di non errare attribuendolo a Monsignor Pettorali arcidiacono dellaBasilica Metropolitana di Trentacellequegli che dichiarava apertamentepreferire a un cardinale papabile una badessa palpabile... Ebbene si dicecheanch'egli per una saggiatura di Nerina spinta all'indigestionesia rimastosoffocato nella sua obesità rosea pallida.

Invece Evasio Frappail caustico bozzettista dell'Eco diTrentacelledopo essersi scapriccito con Nerina vuolsi strozzatobruciatoda una congestione nera. Che schizzi satirici dà il suo lume!

Persino la perla degli amici del MezzogiornoCristiano dellaMonacagià studioso ingenuopoi professorein cui la grande scienza sicombinava colla grande modestiadopo avere conosciuto biblicamente Nerinacambiò carattere e connotati. Da chiaro alienista diventò poco per volta unoscuro alienato. Vantavasi di aver curato il nervosismo delle più cospicuesignore d'Italia e d'Europa e d'Americae proclamava superiore allepresidentessealle regine e alle imperatriciproclamava la Contessa De Ritz.Ed egli era l'uomo superioreil superuomo più sprezzante di questo mondo. Nonriconosceva supremazia altrui in nessun genere. Non parliamo della sua scienza.Ma se egli avesse voluto fare il letteratol'artista e l'uomo politicosarebbestato il primo letteratoil primo artistail primo statista dell'orbeterracqueo e della Storia universale.

Cadde pedestremente ammalato. Avrebbe avuto bisogno di unservo infermiereche gli fosse familiare sostegno. Non trovò Carlino ildomestico toccasana romantizzato da Giovanni Ruffini. Inciampò in unaportinaiarassomigliante fisicamente e moralmente a una scimmiauna forca discimmia come la donna satirizzata da Simonide. La fece sua e ne divenne schiavoda catena. Avviso al lettore ed anche all'osservatore dell'illuminazione.

Una vera scimmia chimpanzè dal balcone di un vicino loscherniva con lazzi petulanti e sforacchianti. Egli la uccise con unaschioppettatadicendole: "Prega per me!" Venne dichiarato pazzo.Così l'alienista alienato terminò con il peggiore morbo in una casa cosidettadi salute.

L'avvocato Gioiazza non si stancava di applicare nomi dipersone vissute e defunte a quei filari di lucia quei viali di lumia quellozodiaco di fiammelleche componevano l'illuminazione notturna di Torino. Quelformicaio di faville sono le vittime disperse del Santo Obliosono le schiavebianche costrette alla prostituzione dai Regolamenti dei paesi liberi e civili.Qua e là in quei lumicini Gioiazza scorge un monaco greco strangolatounpapuasso turco impalatouna Suora Levantina morta naufraga con Suora ErmellinaDiotamoe con Padre Equoreo e con Franco Massiparecchi cantori dalla vocesquarciata e varii pittori dalla tavolozza infrantaun hidalgo piegato aciabattinoun vegetariano scarnificatoun principe russo annichilito... Inquel lanternone veggo la fu squarquoia pretoressa Frusoli svolazzante comefalenaevanescente come festuca da fuoco di paglia!... Tutte conoscenze diNerina...

Quanti lumi! Tante vittime! Che visibilio di perduta gente. Enessun lanternino si salva in questo naufragio di lanterna magica?

Unici salvi dal naufragio dei Capricci di Nerina le coppiedei Losati e degli Svolazziniche credettero una cosa seria l'amore eaffermarono la loro fede con il matrimonio. Unici rimasti ritti nel generaleabbattimento Svembaldo e Gilda perché avevano tenuto fede al proprio amore;Spirito e Lorenzinaperché questa imperterrita aveva perdonato ad un amorealieno del marito ed aveva ricondotto lui alla fede coniugale.

Di vero il barone ing.re Svembaldo Svolazzini ha la più altae meritata fortuna con la costruzione delle locomotive a vapore e dei vagoniferroviariirendendone l'industria nazionale quasi sovranamentre prima eratributaria omninamente all'estero. Il barone Svembaldo figlio è già succedutoal barone Rollone padre nel Senato del Regno. La giovine baronessaleggendo unagentile novella di Nino Pettinaticoncepì il gentile pensieroche suo maritodesignasse e facesse costruire per la vecchia baronessa madre emiplegica unvagone appositamente imbottito e adobbato... quasi su misura. Ora la austerasemiparalitica ancora desiosa di mobilitazione se ne serve quasi a deliziafacendosi trasportare dalla villa di San Gerolamo alle Officine di San Pierd'Arenae a Roma per i ricevimenti Vaticani e per le Sedute Reali delParlamento e dei Lincei. Onde la vecchia già orgogliosa ed inesorabile orabenedice teneramente al figlio e alla nuora.

Il professore Spirito Losati già vide celebrarsi il propriogiubileo cattedratico con targamedaglionemedagliettapergamenaalbum diautografi illustri e di sottoscrizioni popolaribanchetto e marcia musicaleespressamente per lui composta dal compositore Maestro organista MassimoBonario. Si dice pure prossima la sua chiamata all'alto ed augusto consesso deiSenatori. La consorte del cattedraticoanziché ampliarsi come una cattedralesi rimpiccolisce e si mostra umile in tanta gloria ed accarezza con un profumodi santa massaia operosa il maritoi figlinon che il vecchio papalotomacellaio emerito.

Quindi conclusione indeclinabile: principalese non unicafelicità sulla terra è l'amore reso divino ossia congiunto ai doveri e senzacapricci.

Ed egli Gioiazza? Egliche predica così benerazzola forsemale? Facendo uno spregiudicato esame di coscienzaegli crede di avere adottatoquesto programmaquesta filosofia della vita: essere sempre tolleranteepossibilmente irreprensibiletenendo fermi i seguenti capisaldi: onoredoverericonoscenzaproporzionalitàe sopratutto amore; per la proporzionalitàtrattare le pie monache come pie monache e non come dissolute sgualdrine;trattare le dissolute sgualdrine come dissolute sgualdrine e non come piemonachee così nel termini medi restare equanimi; per l'amore massimamente delprossimofare tutto il bene che si puònon fare mai del male a nessunononfare mai ingiustamente soffrire alcuna creatura...

¾¾ MadicopadreZappatache predica così benepraticamente come razzola...?

L'avvocato Ilarione Gioiazzanel difendere la sua condottadavanti se stessoha l'ilare coraggio di paragonarsi al Padre della Patria. Sìper giustificare il suo faux menagela sua vita domestica more uxoriocon Quagliastraha l'ardimento di riferirsi all'esempio del Gran ReLiberatoreche nell'amore relativamente liberopredilesse come raggio dellaNaturafiglia o nipote divinala forma e la psiche popolare. Gli è vero cheVittorionedopo aver sposata morganaticamente una piacentissima tamburinasentendo che l'Altezza Reale di un suo augusto cugino faceva lo stesso con unaballerinasentenziò in un eccesso di autocritica scherzosafino a tradurredialettalmente un verbo plebeo di Dante: Casa d'le Crossade a l'è ampus...assepa' mal! Ma è pur verissimo che papà Vittorioil Gran Re finì vittoriosoa Romamentre il piccolo Napoleoneimperatore curvo al lecchezzo delle superbedamevenne abbattutospazzato via da una delle più sonore batoste storiche...

¾¾ Ma¾¾ripiglia ¾¾padre Zappatahai forse seguitoper quanto ti fosse possibilel'esempiomorganatico del Gran Re?

¾¾ Comprendo¾¾rispondeva a se stessosdoppiandosi psicologicamente l'avvocato ¾¾comprendo ed apprezzo il tuo sospettocomprendo e sento la tua gelosia quasilancinante per le testarde premure della tua serva padrona verso il giovaneortolanobenché Miclìn si mostri teco estremamente servizievole con un'ariada santificetur e con un profilo di San Luigi Gonzaga.

¾¾ Insomma chiconterà la fine di un capriccio di Gioiazza? Lo conterà la sua serva padronaed ereditiera? Per ora l'avvocato Gioiazzaconstatando che non è possibilerestaurare il concubinato nella presente civiltà giuridicapresagiscecheegli finirà con lo sposare Quagliastra almeno con il rito religiosomagarilicenziando il giovine ortolanoed assumendo all'irrigazione e allacoltivazione dell'orto un giardiniere stravecchioo meglio un veterano reduced'Africaa cui gli abissini abbiano fatto l'estremo oltraggiodando gli onoridei cantori della cappella Sistina.

Nell'ultimo sguardo alla illuminazione della sottostanteTorinol'avvocato Gioiazza già si vedecome in uno specchio: salire allavillaportando la sporta alla cuoca elevata a moglieraed aggiungendolecordialistimolanti e rispettose facezie per ingraziarsi lei ingrugnataperfeje chitè 'l grugn.

Il purgato spirito di Nerina folgore caduta in un pozzorisorgerà in altoin altoe sorriderà da una stella invisibile al criticocontatore dei Capricci per pianoforte.