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Donna Mimma

Di Luigi Pirandello

 

 

 

PARTEPRIMA. Quandodonna Mimma col fazzoletto di seta celeste annodato largo sotto il mentopassa per le vie del paesello assolatesi può credere benissimo che lasua personcina lindaancora dritta e vivacesebbene modestamenteraccolta nel lungo «manto» nero frangiatonon proietti ombra sul'acciottolato di queste viuzze quané sul lastricato della piazzagrande di là. Sipuò credere benissimoperché agli occhi di tutti i bimbi e anche deigrandi chevedendola passaresi sentono pur essi diventare bimbi a untrattodonna Mimma reca un'aria con séper cui subitosopra e attornoa leitutto diventa come finto: di carta il cielo; il soleuna spera diporporinacome la stella del presepio. Tutto il paesellocon quel belsole d'oro e quel bel cielo azzurro nuovo su le casette vecchieconquelle sue chiesine dai campaniletti tozzi e le viuzze e la piazza grandecon la fontana in mezzo e in fondo la chiesa madreappena ella vi passadi venta subito tutt'intorno come un grosso giocattolo di Befanadiquelli che a pezzo a pezzo si cavano dalla scatolona ovale che odora dicolla deliziosamente. Ogni dadolino--e ce ne son tanti--è una casa con lesue finestre e la sua verandada mettere in fila o in giro per far lastrada o la piazza; e questo dado qui più grosso è la chiesa con lacroce e le campanee quest'altro la fontanada metterci attorno questialberetti che hanno la corna di trucioli verdi verdi e un dischetto sottoper reggersi in piedi. Miracolodi donna Mimma? No. E il mondo in cui donna Mimma vive agli occhi deipiccoli e anche dei grandi che ridiventano subito piccoli appena la vedonopassare. Piccoliper forzaperché nessuno può sentirsi grande davantia donna Mimma.Nessuno. Questomondo ella rappresenta ai bimbi quando si mette a parlare con essi e diceloro come a uno a uno ella sia andata a comperarli lontano lontano.--Dove?Ehdove! Lontanolontano.--A Palermo?A Palermosìcon una bellalettiga biancad'avorioportata da due belli cavalli bianchisenzasonagliper vie e vie lungheii notteal buio.--Senza sonagli perché?--Per non far rumore.--E al buio?Sì; ma c'è pure la lunadinottele stelle. Ma anche al buiosicuro! Si fa pur nottequando sicammina e cammina a giornateper tanta via. E poi sempre di nottes'arrivaal ritornocon quella lettigae zitti zittiche nessuno vedache nessuno senta. --Perché?Ma perché il bambinellocomperato da poco non può sentire nessun rumoreché si spaventerebbeeneppure può vedere in principio la luce del sole.--Comperato? Comecomperato?--Coi denari di papà! Tantitanti. --Flavietta?--Ma sìFlavietta più diduecent'onze. Più più. Con questi riccioletti d'orocon questaboccuccia di fragola. Perché papà la volle bionda cosìricciutellacosì e con questi occhi grandi d'amore che mi guardanogioia mianon micredi? poche due cent'onzeper quest'occhi soli! Vuoi che non lo sappiase t'ho comperata io? E pure Ninìsì certo. Tutti vi ho comperati io.Ninì un pochino di piùperché maschietto. I maschiettiamore miocostano sempre un pochino dipiù; lavoranopoii maschietti elavorandoguadagnano assaicomepapà. Ma sapete che pure papà l'ho comperato io? Ioio. Quand'erapiccolo piccolocerto! quando ancora non era niente! Gliel'ho portato iodi nottecon la lettiga bianca alla sua mammasant'anima. Da Palermosì. Quantolui? Uhmigliaia d'onzemigliaia!I bimbi la guardanoallocchiti. Le guardano quel fazzoletto bellodi seta celestesemprenuovosu i capelli ancora nerilucidispartiti in due bande chesu letempieformano due treccioline che passano su gli orecchidai cui lobistirati dal pesopendono due massicci orecchini a lagrimoni. Le guardanogli occhi un pò ovatidalle palpebre esiliguarnite di lunghissimeciglia; la pallottolina del naso un pò venatatra i fori larghi violaceidelle nari; il mento un pò aguzzosu cui s'arricciano metallici alcunipeluzzi. Ma la vedono come avvolta in un'aria di misteroquestavecchietta pulitache tutte le donne chiamanoe anche la loro mammalaComareche quando viene a visita capita sempre che la mamma non sta benee pochi giorni dopoeccospunta un altro fratellino o un'altrasorellinache è tata lei ad andarli a comperarelontano lontanoaPalermocon la lettiga. La guardanole toccano pian pianocoi ditinicuriosiun pò esitantilo sciallela veste; ed èsìuna vecchiettapulitache non pare diversa dalle altre; ma come può andare poi cosìlontano lontanocon quella lettigae come l'ha leiquest'ufficio nelmondodi comperare i bambinie di portarlii bambinicome la Befana igiocattoli? Maessidunque che cosa? Nonon sanno che pensare; ma sentono in sévagoun pò del mistero che è in quella vecchiettala quale è qua con loroadessoqua che la toccanoma che se ne va poi così lontano a prenderlii bambinie dunque anche lorogià a Palermodove? dove lei sa ed essipiccolinon sanno; benché certolàpiccoli piccolici sono statianche lorose ella è andata a comperarli là. Istintivamente con gliocchi le cercano le mani. Dove sono le mani? Lìsotto lo scialle.Perché non le mostra mai donna Mimmale mani? Già! con le mani non litocca mai: li baciaparla con lorogestisce tanto con gli occhicon laboccacon le guance; ma d?llo scialle le mani non le cava mai per farloro una carezza. E strano. Qualcunopiù arditole domanda:--Non le haile mani?--Gesù! --esclama alloradonna Mimmavolgendo uno sguardo d'intelligenza alla mamma come per dire:«E che è? diavoloquesto bambino?».--Eccole qua!--soggiunge poisubitomostrando le due manine coi mezzi guanti di filo.--Come non le hodiavoletto? Gesùche domande! Erideridericacciandosi le mani sotto e tirandosi con esse ló sciallesu sufin sopra il nasoper nascondere quelle risatinecheDio liberi.Oh Signore! le viene di farsi la croce. Ma guarda che cose possono venirein mente a un bambino! Paiono fattequelle maniper calcare nello stampola cera di cui sono formati i Bambini Gesù che in ogni chiesa si portanosu l'altare in un canestrino imbottito di raso celeste la notte di Natale.Sente donna Mimma la santità del suo ufficioquanta religione sianell'atto della nascitae agli occhi dei bimbi lo copre con tutti i velidel pudore; e anche parlandone coi grandi non adopera mai una parolachemuova o diradi quei veli; e ne parla con gli occhi bassi e il meno chepuò. Sa che non è sempre lietoche spesso anzi è così triste il suoufficio d'accogliere nella vita tanti esserini che piangono appena vitraggono il primo respiro. Può essere una festa il bimbo ch'ella porta inuna casa di signori; anche per il bimbosì; Ma portarli--e tantitanti--nelle case dei poveri. Gli piange il cuore. Ma è lei sola aesercitareda circa trentacinque anniquest'ufficio nel paesello. Operdir meglioera lei solafino a ieri.Ora è venuta dal continenteuna smorfiosetta di vent'annipiemontesa; gonna cortagiallagiacchettoverde; come un ma schiottole mani in tasca: sorella ancora nubile d'unimpiegato di dogana. Diplomata alla Università di Torino. Roba da farsila croce a due maniSignore Iddiouna ragazza ancora senza mondomettersi a una simile professione! E bisogna vedere con qualesfacciataggine: per miracoloquella sua professionenon se la portascritta in fronte! Una ragazza! una ragazzache di queste cose. Diochevergogna! E dove siamo? DonnaMimma non se ne sa dar pace. Volta la facciasi ripara gli occhi con lamano appena la vede passare sculettando per la piazzaa testa altalemani in tascala piuma bianca ritta al vento sul cappellino di velluto. Eche strepito fanno quei tacchetti insolenti sul lastricato dellapiazza:--Passo io! passo io! Nonè donna quella: una diavola è! Non può essere creatura di Dioquella!--Come? la tabella?Ah sì? ha fatto appendere latabella col nome e la professione sul porticino di casa? E si chiama?Elviracome? signorina Elvira Mosti? Ci sta scritto signorina? E che vuoldire diplomata? Ahla patente. La vergogna patentata. DioDiosi puòcredere una cosa simile? E chi la chiamerà quella sfacciata? Ma cheesperienza poiche esperienza può aver leise ancora in nome del Padredel Figliuolo e dello Spirito Santo. S'hanno da vedere di queste cose aigiorni nostri? in un paesello come il nostro? E donna Mimma scuote in ariale manine coi mezzi guanti di filo come se si vedesse lingueggiar davantile fiamme dell'inferno. --Nossignoragrazieche caffèsignora mia! acquaun sorso d'acqua mi facciaportare; sono tutta sconcertata!--dice nelle case delle clientida cui ditanto in tanto si reca a visitao a farecom'ella dice«un'affacciata»per sapere... no? niente? Lasciamo fare a Diosignoramiaringraziato sia sempre in cielo e in terra! Se n'è fatta quasi unafissazione; non perché tema per séche le signore le abbiano a fare untorto per quella lì; figurarsi se può temere una tal cosa conoscendo chesignore sonocol timore di Diocon l'educazione del paese e il rispettodelle cose sante! Neanche per sogno...--Ma dicodicooh VergineMariaper la cosa in sé... questo scandalo... una ragazzaccia... Diconoche parla come un carabiniere... che tutte le parolacce le dice chiarecome se fosse una cosa naturale...è tanto compresa della mostruositàdello scandaloche non s'accorge dell'impaccio afflitto con cui laguardano le signore Pare che abbiano da dirle qualche cosa e non netrovino il coraggio. Oggiil medico condotto s'è voltato di làvedendola passareNon l'ha vista?Ma sìche l'ha vista! L'ha vista e s'è voltato Perché?Viene a saperepoco dopoche quella svergognata lì è andata a trovarlo a casacol fratello.Certo per raccomandarsi. Chi sa che moine gli avrà fattocome le sannofare codeste forestieracce sbandite che nelle grandi città del Continentehanno perduto il santo rossore della faccia; ed ecco che questo rimbambitodi medico... Il diploma? E che c'entra il diploma? Ah sìdifattiper ildiploma! Ma viache non si sanno queste cose? Due smorfietteduecarezzinee come la paglia pigliano fuocogli ominacci; anche i vecchiadessosenza timor di Dio! Che fa il diploma? che c'entra? Esperienza civuoleesperienza. --Ehma anche il diplomadonna Mimma --lerisponde sospirando il farmacistacol qualepassandos'è lagnata delvoltafaccia del medico. --Eio che ho diploma forse?--esclama allora donna Mimmasorridendo egiungendo per le punte delle dita le due manine coi mezzi guanti di filo.--E sono già trentacinqueannitrentacinqueche tutti quanti siete quae pure voidon Sarinoviho portati iocon la grazia di Diofigliuoli miei; che n'ho fatti diviaggi a Palermo! Eccoeccoguardate qua!E donna Mimma si china aprendere tra quelle due manine che quasi non paionoma che pure hannotanta forzaun bel bimbone della stradache s'è fermato davanti lafarmaciae lo leva altonel sole. --Anchequesto! E quanti ne vedetetutti io! Sono andata a comperarvi tutti ioaPalermosenza diploma! A che serve il diploma? Il giovane farmacistasorride. --Vabenedonna Mimmasì... voi... l'esperienzacerto..--ma. E la guarda afflitto eimpacciato e neanche lui ha il coraggio di farle intravvedere la minacciache le pende sul capo. Finchédalla Prefettura del capoluogo le arriva una carta con tanto di stemma edi bollomezza stampata e mezza scritta a manonella quale ella non salegger benema indovina che si parla del diploma che non hae che aisensi degli articoli tali e tali... E ancora dietro a decifrarlaquellacartache una guardiala viene a invitare a nome del sindaco.--La moglie? Cosìpresto?--domanda donna Mimmacontrariata.--Noal municipio--rispondela guardia--per una comunicazione. DonnaMimma s'acciglia: --A me? per questa carta?La guardia si stringe nellespalle: --Ionon so; venite e saprete.Donna Mimma va; eal municipiotrova ilsindacotutto imbarazzato. Anche lui è stato comperato a Palermo dadonna Mimma; e anche due figliuoli donna Mimma è andata a comperare perlui a Palermo e presto per un terzo dovrebbe mettersi in viaggio con lalettiga; ma... --Eccoquadonna Mimma! Vedete? Un'altra carta anche a noidalla Prefettura.Per voisì. E non c'è nulla da farepurtroppo. Vi s'interdicel'esercizio della professione. --Ame? --voi:perché non avete il diplomacara donna Mimma!La legge.--Ma che legge?--esclamadonna Mimmache non ha piùuna goccia di sangue nelle vene.--Legge nuova?--Non nuovano! Ma noi quac'eravate voi solada tant'anni; vi conoscevamo; vi volevamo bene;avevamo tutta la fiducia in voie abbiamo perciò lasciato correre; masiamo in contravvenzione anche noidonna Mimma! Queste maledetteformalitàcapite? Finché c'eravate voi sola... Ma ora è venuta quellalà; ha saputo che voi non avete il diploma; e visto che qua non èchiamata da nessunocapite? ha fatto reclamo alla Prefetturae voi nonpotete più esercitareo dovete andare a Palermodavvero questa volta!all'Universitàper prendere il diploma anche voicome quella.--Io? a Palermo? alla miaetà? a cinquantasei annl'dopo trentacinque anni di professione? mi fannoquesto affronto? ioil diploma? Un'intera popolazione... Ma come? c'èbisogno di diploma? di saper leggere e scrivereper queste cose? Io soleggere appena! E a Palermoio che non mi sono mai mossa di qua? Io mi ciperdo! Alla mia età? Per quella smorfiosa lìche la voglio vederecontutto il suo diploma... Vuole competere con me? E che hanno da insegnare ameche li fascio e li sfascio tutti quantii meglio professoridopotrentacinque anni di professione? Debbo andare a Palermo davvero? Come?per due anni? Nonla finisce più donna Mimma: un torrente di lagrime irosedisperatetraun precipizio di domande saltantibalzanti. Il sindacodolentevorrebbearrestar quell'impeto; un pò lo lascia sfogare; di nuovo si prova adarrestarlo;--due anni passano presto; sìè durocerto; ma cheinsegnare! no! pro forma per avere quel pezzo di carta! per non darlavinta a questa ragazzaccia...--Poiaccompagnandola fino alla sogliadell'usciobattendole una mano dietro le spallecome un buon figliuoloper esortarla a far buon animocerca di farla sorridere via... via...come si smarrirebbe a Palermoleiche non passa giornoci va tre equattro volte? S'ètirato lo scialle nero sul fazzoletto celestedonna Mimma e le sue maninestringonodi sottoquello scialle nero sul volto per nascondere lelagrime. Bimbiquel fazzoletto di seta celeste --La santa poesia dellavostra nascitaeccoha preso il lutto se ne va a Palermosenza lettigabiancaa studiar meèuticae i sepsi e l'antisepsil'estremo cefalicol'estremo pelvi-podalico. Cosìvuole la legge- Donna Mimma piange; non se ne può consolare: sa leggereappena; si smarrirà tra l'irta scienza di quei dotti professorilàaPalermodove ella tante volte è andata con la poesia della sua lettigabianca. --Signoramiasignora mia... Unpiantoun pianto che spezza il cuorepresso ciascuna delle sue clientida cui va a licenziarsiprima di partire. E in ogni casasi china con lepiccole mani tremanti (oh sìora le cava fuori senza più ritegno) acarezzar la testina bionda o bruna dei bimbie lascia tra quei riccioliinsieme coi bacicader le lagrimeinconsolabilmente.--Vado a Palermo... vado aPalermo. Ei bimbisbigottitila guardanoe non comprendono perché pianga tantoquesta voltaper andare a Palermo. Pensano che forse è una sciaguraanche per loroper tutti i bimbi che sono ancora làda comperare.Dicono le mamme:--Ma noi v'aspetteremo!Donna Mimma le guarda con gliocchi lagrimositentenna il capo. Come può farsi quest'inganno pietosolei che sa bene com'è la vita? --Signoramiadue anni? Ese ne parte col cuore spezzatotirandosi lo scialle nero sul fazzolettoceleste. PARTESECONDA. DonnaMimma studia. Palermo.Vi arriva di sera Donna Mimma: piccolanell'immensa piazza dellastazione. OhGesùlune? che sono? Ventitrenta attorno. E una piazza? Che grandezza!Ma per dove? --Diquadi qua! Fratutti quei palazziincubi d'ombre gigantesche straforate da lumiaccecata da tanto rimescolio sottodi sbarbaglie sopra da tanti strisciluminosifilecollane di lampade per vie lunghe diritte senza finetrail tramestio di gente che le balza di quadi làimprovvisanemicaeil fracasso che da ogni parte la investeassordantedi vetture chescappano precipitosenon avvertein quello stupore rotto da continuisgomentise non la violenza da cui dentro è tenuta e a cui via via sistrappa per cacciarsi a forza in quello scompiglio d'infernodopol'intronamento e la vertigine del viaggio in ferroviail primo in vitasua. Gesùla ferrovia! Montagnepianure che si movevanogiravanoe scappavanovia con gli alberivia con le case sparse e i paesi lontani; e di trattoin tratto l'urto violento d'un palo telegrafico; fischiscossoni: lospavento dei ponti e delle gallerieuna dopo l'altra; abbagli eaccecamentivento e soffocazione in quella tempesta di strepitinelbuio... Gesù! Gesù! --Comedici? Nonsente nullanon sa più buttare i piedisi tiene stretta accosto alnipote che l'accompagna--giovanottostendardo della casa--ah! padrone delmondoluiche può ridere e andar sicuropraticoché c'è statoluidue anni militare qua a Palermo. --Comedici? Sìcertola carrozza... Che carrozza? Ah giàsìla carrozza!Come entrare in cittàcomecamminare per via con quel grosso fagotto di panni sotto il braccio finoalla locanda? Guardail fagotto: c'è lei lì dentro; e tutta vorrebbe esserciin quella robasua lì affagottata sotto il braccio del nipotelei fatta di pezza e soloodore di panniper non vedere e non sentire più nulla.--Dallo a me! Dallo a me!Vorrebbe tenercisi stretta aquei panniper sentircisi meglio dentro; ma l'anima è fuoriqua allosbaraglio di tante impressioni che la assaltano da tutte le parti.Risponde di sìdi sìma non capisce bene i cenni che il nipote le fa.O Gesù mioma perchédomandare a lei? Come una creaturina nelle mani di luifarà tutto quelloche lui vorrà: sìla carrozza; sila locandaquella che lui vorrà!Per ora è come in un mare in tempestae prendere una carrozza è per leicome agguantare una barca; giungere alla locandacome toccare la riva.Pensa con terrorequandodi qui a tre giorniil nipote ritornerà alpaesedopo averle trovato alloggio e pensionecome resterà lei qua inmezzo a questa babiloniasolaperduta.Passando in carrozza direttialla locandail nipote le propone d'andare a veder la fiera in PiazzaMarina. --Lafiera? Che fiera? --Lafiera dei Morti. Sifa la croce donna Mimma. Domanii Mortigià! Arriva la sera del primonovembrea Palermovigilia dei Mortilei che a Palermo c'è semprevenuta per comperare la vita! I Morti già... Ma i Morti sono la Befanaper i bambini dell'isola: i giocattolia loronon li porta la VecchiaBefana il sei di gennaio: li portano i Morti il due di novembreche igrandi piangono e i piccoli fanno festa.--Gente assai?Tantatantasenza finechele carrozze non possono passare: tutti i babbitutte le mammenonnezievanno alla Fiera dei Morti in Piazza Marina a comperare i giocattoliper i loro piccini. Le bambole? sìle sorelline piccole. I pupi dizucchero? sìi piccoli fratellini; quelliquelli che leidonna Mimmaalla fiera della Vitanell'illusione dei bimbi del suo paese lontanotant'anni è venuta a comperare qua a Palermo e a recar loro laggiùconla lettiga d'avorio: giocattolima vericon occhi verivivimanineveregracilifreddepaonazzeserrate; e la boccuccia sbavata chepiange. Sì;ma ora gli occhi di donna Mimmadavanti allo spettacolo tumultuoso diquella fiera sono anche più meravigliati di quelli d'una bimba; e nonpuò pensare donna Mimma che il sogno dei suoi viaggi misteriosiqualeessa lo rappresentava ai bimbi del suo paeseora quadavanti alla fieradiventa quasi una realtà. Nonpuò pensarlonon solo perché tra le grida squarciate dei venditoridavanti alle baracche illuminate da lampioncini multi coloritra i sibilidei fischiettigli scampanelliii mille rumori della fiera e il pigiapigia della folla che seguita di continuo ad affluire nella piazzalostordimento le cresce e insieme la paura della grande città; ma ancheperché è lei qui ora la bimba a cui l'incanto è fatto. E poi quell'ariada cui si sentiva awolta nel suo paeselloaria di favola che la seguivaper le vie e nelle case in cui entravache induceva tuttigrandi epiccolia rispettarlaperché dal mistero della nascita era lei quellache recava in ogni casa i bimbi nuovila vita nuova al vecchio decrepitopaesello; qui ora quell'aria non l'ha più attorno. Spogliata crudelmentedella sua parteche cosa è adesso quiin mezzo alla calca della fiera?una povera vecchietta meschinastordita. L'han cacciata via dal sogno ainfrangersia sparire qua in mezzo a questa realtà violenta; e noncomprende più nullanon sa più né muoversiné parlarené guardare.--Andiamo via... andiamovia... Dove?Fuori di quifuori di questa calcafacile andar viacon un pò dipazienzapiano piano; ma poi? Dentroda ritrovarsi come prima in sésicuratranquillaquesto sarà difficile: ora alla locandadomani allascuola. Allascuolaquarantadue diavoletutte con l'aria sfrontata di giovanotti ingonnellasu per giù come quella ragazzaccia piombata dal Continente nelsuo paesellole si fanno addossoil primo giorno ch'ella comparisce traloro col fazzoletto di seta celeste in capo e il lungo scialle nerofrangiato e a pizzostretto modestamente attorno alla persona. Uheccola nonna! ecco la vecchia mammana delle favolepiovuta dalla lunachenon osa mostrar le manine e tiene gli occhi bassi per pudore e parlaancora di comprare i bambini! La guardanola toccanocome se non fosseveralì davanti a loro. --DonnaMimma? Donna Mimma come? Ièvola? Donna Mimma Ièvola? Quant'anni?Cinquantasei? Ehpicciottella per cominciare! Già mammana datrentacinque anni? E come? Fuoridella legge? Come gliel'hanno potuto permettere? Ahsìla pratica? Chepratica e pratica! Ci vuol altro! Adesso vedrà!E come entra nell'aula ilprofessor Torresiincaricato dell'insegnamento delle nozioni generalid'Ostetricia teoricagliela presentano tirandola avanti tra risa eschiamazzi: --Lanonna mammanaprofessorela nonna mammana!Il professor Torresicalvoun pò panciutoma un bell'omone dall'aria di corazziere or ora smontatoda cavallocoi baffetti grigi ricciuti e un grosso neo peloso su unaguancia (che amore! se lo tira semprefacendo lezionequel neoper nonguastarsi i baffi volti studiosamente all'in su)il professor Torresi siè sempre vantato di saper tenere la disciplina e tratta effettivamentequelle quarantadue diavole come puledre da domar colfrustino e a colpi disprone; ma tuttaviadi quando in quandonon può fare a meno disorridere a qualche loro scappataopiuttostodi concedere qualcherisatina in premio all'adorazione di cui si sente circondato. Vorrebbefare il viso dell'armi a quella presentazione rumorosa; ma poivedendosidavanti quella vecchia recluta buffavuol pigliarsela anche lui a godereun pò. Ledomanda come faràvenuta così tardia raccapezzarsinelle sue lezioni. Egli hagià--(suattenteattente! al posto!)--egli ha già parlato alungo--(silenzioperdio! al posto.)--ha già parlato a lungo delfenomeno della gestazionedall'inizio al parto; ha già parlato a lungodella legge della correlazione organica; ora parla dei diametri fetalinella lezione scorsa ha trattato di quello fronte-occipitale e delbiscromiale; tratterà oggi del diametro bisiliaco. Che ne capirà lei? Vabenela pratica. Mache cos'è la pratica? Eccoattente! attente! (e il professor Torresi sitira il neo peloso su la guanciache amore!): conoscenza implicitalapratica. E può bastare? Noche non può bastare. La conoscenzaperchébastibisogna che da implicita divenga esplicitacioèvenga fuorivenga fuoricosì che si possa a parte a parte veder chiara e in ogniparte distingueredefinirequasi toccar con manoma con mano veggenteecco! O altrimentiogni conoscenza non sarà mai sapere. Questione dinomi? di terminologia? Noil nome è la cosa. Il nome è il concetto innoi d'ogni cosa posta fuori di noi. Senza il nome non si ha il concettoela cosa resta in noi come ciecanon definitanon distinta.Dopo questa spiegazionechelascia allocchita tutta la scolarescail professor Torresi si rivolge adonna Mimma e comincia a interrogarla.Donna Mimma lo guardasbigottita. Crede che parli turco. Costrettaa rispondereprovoca in quelle quarantadue diavole così fragoroserisateche il professor Torresi vede in pericolo suo prestigio didomatore. Gridapesta sulla cattedra per richiamarle al silenzioalladisciplina. DonnaMimma piange. Quandonell'aula si rifà il silenzioil professoreindignatofa unastrapazzatacome se non avesse riso anche lui; poi si volta a donna Mimmae le grida che è una vergogna presentarsi a scuola in tale statod'ignoranzaè una vergognaorafar lì la ragazzina alla sua etàconquel pianto. Susuinutile piangere! Donna Mimma ne convienedice disì col caposi asciuga gli occhi; se ne vorrebbe andare. Il professorela obbliga a rimanere. --Sedetelì! E state a sentire! Mache sentire! Non capisce nulla. Credeva di saper tuttodopo trentacinqueanni di professione e invece s'accorge di non saper nullaproprio nulla.--A poco a poconondisperate!--la conforta il professore alla fine della lezione. --Nondisperatea poco a poco--le ripetono le compagne ora impietosite dalpianto. Maa mano a mano che quella famosa conoscenza implicita di cui il professorTorresi ha parlatole diviene esplicitadonna Mimma--veder più chiaro?altro che veder più chiaro!--non riesce a vedere più nulla.Scompostasminuzzatal'ideadella cosacome prima la aveva in séintera e compattaora le siconfondesmarrita in tanti animi particolariciascuno dei quali ha unnome curiosodifficileche ella non sa nemmeno pronunziare. Comeritenerli a memoria tutti quei nomi? Ci si prova con tanta pazienzalaseguenella sua misera cameretta d'affittosillabando sul manualecurvadavanti al tavolinetto su cui arde un lumino a petrolio.--Bi-bis-cro-bis-crom-i-a-biscromia-bis-cromiale.E riconoscesìa poco apocoa scuolariconosce con viva sorpresa a uno a unodopo moltistentitutti quei particolarie scatta in comiche esclamazioni:--Ma questo... Gesùsichiama così? Laragione di distinguerloperòdi definirlo cosìcon quel nomenon lavede. Il professore gliela fa vedere; la costringe a vederla; ma alloraquel particolare le si stacca ancora più dall'insieme: le s'impone comeuna cosa che stia a sé; e siccome son tanti e tanti quei particolaridonna Mimma ci si perde; non si raccapezza piùè una pietà vederlaalle lezioni d'Ostetricia praticanella casadi maternitàquando ilprofessore la chiama a una lezione di prova. Tutte le compagne laaspettano lì a quella provaperché lì ella è adesso nel campo dellasua lunga esperienza. Ma sì! Il professore non vuole che ella facciaquello che sa farema che dica quello che non sa dire; e se si tratta difare e non di direnon la lascia mica fare a suo modocome per tant'anniha fattoche sempre le è andata bene; ma secondo i precetti e le regoledella scienzacome punto per punto egli li ha insegnati; e allora donnaMimmase si butta a fareè sgridata perché non osserva appuntino queiprecetti e quelle regole; e se invece si trattiene e si sforza di badare aogni precetto e a ogni regolaeccoè sgridata perché si smarrisce e siconfonde e non riesce più a far nulla a doverecon sveltezza eprecisione sicura. Manon soltanto tutti quei particolari e tutti quei precetti e tutte quelleregole la impacciano così. Un'altrae più gravenell'animo di leièla cagione di tutto quell'impaccio. Ella soffre come d'una violenzaorrenda che le sia fatta là dove più gelosamente è custodito per lei ilsenso della vita; soffresoffre da non poterne piùallo spettacolocrudoaperto di quella funzione che ella per tanti anni ha ritenutosacra--perché in ogni madre la vergogna e i dolori riscattano innanzi aDio il peccato originale --soffree vorrebbe anche lì coprirlo quanto più puòcoi veli del pudorequello spettacolo; e invece noeccovia tutti quei veli: il professoreglieli butta all'aria e li strappa via brutalmentequei veli che chiamad'ipocrisia e d'ignoranza; e la maltratta e la beffeggia con sconceparolacceapposta; e quelle quaranta due diavole attornoeccoridonosguaiatamente alle beffealle parolacce del professoresenza nessunritegnosenza nessun rispetto per la povera pazienteper quella poveramadre meschinaesposta lì intantooggetto di studio e d'esperimento.Avvilitapiena d'onta ed'angosciasi riduce nella sua camerettaalla fine delle lezioniepiange e pensa se non le convenga di lasciare la scuola e di ritornarseneal suo paesello. Nel lungo esercizio della professione ha messo da parteun buon gruzzolettoche le potrà bastare per la vecchiaia; se ne staràtranquillain riposoa guardare soddisfatta attorno a sé tutti i bimbidel paese e i più grandicelliragazzette e ragazzettie i piùgrandicelli ancoragiovanette e giovanottie i loro papà e le loromammetuttitutti quelli che lei in tanti anni pur seppe portare allalucesenza precetti e senza regoleda vecchia mammana delle favoleconla lettiga d'avorio. Ma alloradovrà darla vinta a quella ragazzacciache a quest'ora avrà preso certo il suo posto nel paesellopresso ognifamigliadi prepotenza; restare a guardarlalìcon le mani inmano?--Ahnono!--Qua: vincere l'avvilimentosoffocare l'onta el'angosciaper ritornare al paese col suo bravo diploma e gridarlo infaccia a quella sfrontata che le sa anche lei adesso le cose che dicono iprofessori che un conto sono i misteri di Dioe un altro contol'operadella natura. Senon chele sue manine esperte... DonnaMimma se le rimira pietosamenteattraverso le lagrime.Saprebbero più muoversi oraqueste maninecome prima? Sonocome legate da tutte quelle nuove nozioni scientifiche.Tremanole sue maninee nonvedono più. Il professore ha dato a donna Mimma gli occhiali dellascienzama le ha fatto perdereirrimediabilmentela vista naturale.E che se ne farà domanidonna Mimma degli occhialise non ci vede più?PARTETERZA. DonnaMimma ritorna. --Flavietta?Ma sìmadaminaanche lei. Che s'immagini! A Palermocome no? con lalettiga d'avorio e i denari di babboQuanti? Ehpiù di mille lire!--Noonze! --Giàdicevo lire! onzemadamina: più di mille. Carachemi corregge! Tòunbacio le voglio farecara! e un altro... cara!Chi parla così? Ma guarda!la Piemontesa: quella che due anni fa pareva un maschiotto in gonnella:giacchetta verdemani in tasca. Ha buttato via giacchetta e cappellosipettina alla paesana e porta in capoohil fazzoletto di seta celesteannodato largo sotto il mentoe un bellissimo scialle lungo d'indianaapizzo e frangiato. La Piemontesa! E parla di comperare i bambini oraanche leia Palermocon la lettiga d'avorio e i denari di come? babbo?giàdice babbo leiperché parla in lingua leiche s'immagini! e nonli dà mica i bacili fae fa furore con codesta sua parlata italianavestita così da paesanella: una simpatia!--Più stretto alla vita loscialle! --Sìcosìcosì! --Eil fazzoletto... nopiù tirato avantiil fazzoletto.--E su da capocosì!--Largo... un pò più largosotto; più aperto... cosìbrava! Oraa terramodestigli occhi per via; e poco male se una guardatina ditanto in tanto scappa di traverso maliziosao un sorrisetto scopre su ledue guance codeste care fossette. Che zucchero !Le signore mamme si sentonochiamar madame (--Riveriscomadama!--A servirlamadama!--) e sono tuttecontente (poverinecon tanto di pancia!). Contente che ormaia trattarecon leiè proprio come se sapessero parlare in lingua anche loro e leavessero familiari tutte le finezze e le «civiltà» del Continente. Masìperché si saviache in Continente usa cosìusa cosà... E poiche è niente la soddisfazione di vedersi spiegare tuttopunto per puntocome da un medicocoi termini precisi della scienza che non possonooffendereperché la naturaDio miosarà bruttama è così; Dio l'hafatta così; e meglio saperle come sonole coseper regolarsiguardarsia un bisognoe poi anchealle strettema almeno conoscere di che eperché si soffre. Volere di Diosì certo; lo dice la Santa Scrittura:«tu donna partorirai con gran dolore»ma si manca forse di rispetto aDio studiando la sapienza delle sue disposizioni? L'ignoranza di donnaMimmapoverettasi contentava del volere di Dio e basta. Questa quaorarispetta Dio lo stesso e poiper giuntaspiega tuttocome Dio l'havoluta e dispostala croce della maternità.Dal canto loro i bambiniasentirsi raccontare con ben altra voce e ben altre maniere la favolameravigliosa dei notturni viaggi a Palermo con la lettiga d'avorio e icavalli bianchi sotto la lunarestano a bocca apertaperché--raccontatacosì--è proprio come se fosse loro letta o che la leggessero loro da séin un bel libro di fiabedi cui la fataeccola quabalzata viva davantia loroda poterla toccare: questa fata bella che in lettiga sotto la lunaci va dawerose dawero porta loro da Palermo le sorelline nuovei nuovifratellini. La mirano; quasi la adoranodicono:--No: bruttadonna Mimma!non la vogliamo più! Mail guaIo è che non la vogliono piùoraneppur lorole donne delpopoloperché donna Mimma con esseroba di massasi sbrigava senzatante cerimoniele trattava come se non avessero diritto di lagnarsidelle dogliee anche spessose s'andava per le lungheera capace dilasciarle per correre premurosa a dar pazienza a qualche signoraanch'essa soprapparto; mentre questa qua--oh amore di figlia; tutta bellabella di faccia e di cuore!--gentilepaziente anche con lorosenzadifferenza che se una signora manda subito subito a chiamarlarispondecon garbo ma senza esitare che così subito noperché ha per le mani unapoveretta e non la può lasciare; proprio così! tante volte! E dire poiuna ragazza che non li ha mai provati finora questi dolori che cosa sonosaperli così bene compatire e cercare d'alleviarli in tuttesignore epoveretteallo stesso modo! E via il cappello e via tutte le frasche e learie di signora con cui era venutaper acconciarsi come lorodapoverettacon lo scialle e il fazzoletto in capoche le sta un amore!Invecedonna Mimma... che?col cappello? ma sìcorretecorrete a vederla! è arrivata or ora daPalermocol cappellocon un cappellone grosso cosìMadonna santachepare una bertucciadi quelle che ballano sugli organetti alla fiera!Tutta la gente è scasata a vederla; tutti i ragazzi di strada l'hannoaccompagnata a casa battendo i coccicome dietro alla nonna di carnevale.--Ma comeil cappellodavvero? Ilcappellosì. O che non ha preso R il diploma all'Università come laPiemontesalei? Dopo due anni di studii... e che studii!I capelli bianchi ci hafattoecco quain due anniche prima di partire per Palermo li avevaancora neri. Studiiche il signor dottoreadessose si vuol provare unpoco a competere con leiglielo farà vedere che non è più il caso dimetterla nel sacco con quelle sue parole turchineperché le sa direanche lei adessoe meglio di luile parole turchine.Il cappello? Ma chestupidaggine di teste piccole di paese!Viene di diritto e diconseguenza il cappello dopo due anni di studi all'Università. Tutte lìquelle che studiavano con leilo portavano; e anche leidunqueperforza. Laprofessione dell'ostrè... note... trèticala professione dell'ostrèticaadessoc'è poca differenza con quella del dottore. Gli stessi studiiquasi. E i dottori non vanno mica col berretto per via! Ma perché sarebbeallora andata a Palermo? perchè avrebbe studiato due anniall'Università? perché avrebbe preso il diplomase non per mettersi intutto a parodi studi e di statocon la Piemontesa diplomatadall'Università di Torino? Trasecoladonna Mimmasi fa di tutti i colori appena viene a sapere che laPiemontesaleinon porta più il cappelloorama scialle e ilfazzoletto.--Ah sì? se l'è levato? porta il «mantello» e il fazzolettoceleste. E che fa? che dice? Ahche i bambini li comperano a Palermo? Conla lettiga? Ahtraditora! Ma dunqueper levare il pane a lei di boccaaleiil pane? Assassina! Per entrare in grazia della gente ignorante delpaese? Infame! Infame! E la gente... come! si piglia da leiquest'impostura? da lei che prima andava dicendo ch'eran tutte sciocchezzee falsi pudori? Ma allorase questa spudorata doveva ridursi a far lamammana in paese cosìcome per trentacinque anni naturalmente l'avevafatto leiperché costringerla a partire per Palermoa studiare due anniall'Universitàe prendlere il diploma? Solo per aver tempo di rubarle ilpostoecco perché! levarle il pane di boccamettendosi a far come leivestendosi come leidicendo le stesse cose che prima diceva lei! infame!assassina! impostora e traditora! Ah che cosa... ah Dioche cosa... checosa... Hatutto il sangue alla testadonna Mimma; piange di rabbia; si storce lemaniancora col cappellone in capo; pesta un piede; il cappellone le vadi traverso; ed eccoper la prima voltale scappa di bocca unaparolaccia sconcia: nonon se lo leverà più leinoper sfidaoraquesto cappello: quaqua in capo! Sequella se l'è levatolei se l'è messo e lo terrà! Il diploma ce l'ha;a Palermo c'è stata; s'è ammazzata due anni a studiare:Ora si metterà a far lei quain paesenon più la comarettala mammanucciama l'Ostrètica diplomatadalla Regia Università di Palermo. Poveradonna Mimmadice ostrèticacosì su le furie facendo le volte per lastanzuccia della sua casadove tutti gli oggetti par che la guardinosbigottiti perché s'aspettavano d'esser salutati con gioia e carezzati dalei dopo due anni d'assenza. Donna Mimma non ha occhi per loro; dice chevorrà vederla in facciaquella lì (e giù un'altra parolaccia sconcia)se avrà il coraggio di parlare davanti a lei di lettighe d'avorio e dicomperare i bambini; e or orasenza neppur riposarsi un minutosi vuolmettere in giroda tutte le signore del paese--cosìcosì col cappelloin caposissignori!--per vedere se anche loro avranno il coraggioorach'ella è ritornata col diplomadi cangiarle la faccia per quellafruscola lì! Escedi casa; ma appena per viasubito di nuovo la maravigliale risa dellagentei lazzi dei monellacci impertinenti e ingratiche si sono scordatidi chi li ha accolti prima nel mondoaiutando la mamma a metterli allaluce. --Musidi cane! Cazzarellini! Ahfigli di...Le tirano buccesassolinisul cappellonela accompagnano con rumori sguaiatisaltarellandoleintorno. --DonnaMimma? Oh guarda!--dicono le signorerestando allo spettacolo che si paraloro davantibuffo e compassionevoleperché donna Mimma con quel suocappellone di traverso e gli occhi ovati rossi di pianto e di rabbiavuole--così conciata--apparir loro come l'ombra del rimorsoe in quegliocchi rossi di pianto e di rabbia ha un rimprovero per loro pieno diprofondo accoramentoquasi che a Palermo a studiare la avessero mandataloroper forzae loro la avessero fatta ritornare da Palermo con quelcappellone cheessendo il frutto naturalequantunque spropositatodidue anni di studio all'Universitàrappresenta il tradimento che lorosignore le hanno fatto. Tradimento sìtradimentosignore mietradimento perchése volevate la mammana come donna Mimma era primaunamammana col fazzoletto in capo e lo scialleche raccontasse ai vostribimbi la favola della lettiga e dei fratellini comperati a Palermo coidenari di papànon dovevate permettere che il fazzoletto di seta celestee lo scialle di donna Mimma e le vecchie favole di lei fossero usurpati daquesta sfrontata continentale che primavenendo dall'Università colcappello anche leili aveva derisi in donna Mimma; dovevate dirle: «Nocara: tu hai obbligato donna Mimma a studiare due anni a Palermoamettersi là il cappello anche lei per non esser derisa dalle fraschettesfrontate come tee tu ora qua te lo levi? e ti metti il fazzoletto e loscialle e ti metti a raccontare la favola della lettigaper prendere ilposto di quella che hai mandato via a studiare? Ma questa è per teun'impostura! per quellainvecevestire cosìparlare cosìeranaturale! Nocaratu ora fai a donna Mimma un tradimentoe come l'haiderisa tuprimacol fazzoletto e lo scialle e la vecchia favola dellalettigala farai deridere dagli altrioracol cappellone e la scienzaostetrica appresa all'Università». Cosisignore miei dovevate dire acodesta Piemontesa. O se davvero vi piace di piùorala mammana«civile» che vi sappia spiegar tutto benepunto per puntocome sifanno e come si possono anche non fare i figliuoliobbligate allora laPiemontesa a rimettersi il cappelloper non far deridere donna Mimma checome un medico ha studiato e col cappello è ritornata! Ma voi vistringete nelle spallesignore miee fate intendere a donna Mimma cheormai non sapete come comportarvi con l'altra che già vi ha assistito unavolta e beneproprio benesì... e che per la prossima assistenza vitrovate già impegnate... equanto all'avvenireper non compromettervidite di sperare in Dio che bastaoraquesta croce per void'aver altrifigliuoli. Donna Mimma piange; vorrebbe consolarsi un poco almeno coibambinie per farli accostare si toglie dal capo lo spauracchio di quelcappellaccio nero; ma inutilmente. Non la riconoscono piùi bambini.--Ma come?--dice donna Mimmapiangendo.--Tu Flaviettache mi guardavi prima con codesti occhi d'amore;tuNinì mioma come? non vi ricordate più di me? di donna Mimma? Sonoandata ioio a comperarvi a Palermo coi denari di papà; iocon lalettiga d'avoriofiglietti mieivenite qua!I bimbi non voglionoaccostarsi; restano scontrosiostili a guardarla da lontanoa guardarlequel cappellaccio nero su le ginocchia; e donna Mimmaalloradopoessersi provata a lungo ad asciugarsi il pianto dagli occhi e dalleguancealla finevedendo che non ci riesce e che anzi fa peggiose lorimette in capo quel cappellaccio e se ne va.Ma non è solo per questocappellaccio nerocome donna Mimma pensache tutto il paesello le si èvoltato contro. Se non fosse per la stizza e il dispettopotrebbebuttarlo via donna Mimmail cappellaccio; ma la scienza? Ahimèlascienza che le strappò dal capo il bel fazzoletto di seta celeste e leimpose invece codesto cappellaccio nero; la scienza appresa tardi e male;la scienza che le ha tolto la vista e le ha dato gli occhiali; la scienzache le ha imbrogliato tutta l'esperienza di trentacinque anni; la scienzache le è costata due anni di martirio alla sua età; la scienzanononpotrà più buttarla viadonna Mimma; e questo è il vero maleil maleirreparabile! Perché si dà il casoorache una vicinasposa da appenaun anno e già sul punto d'esser mammanon trova questa sera nellequattro stanzette della sua casa un puntoun punto solodove quietar lasmania da cui si sente soffocare; va sul terrazzinoguarda... nosisente lei guar data stranamente da tutte le stelle che sfavillano incielo; e se lo sente acuto nelle carni come un formicolio di brividitutto questo pungere di stelle; e comincia a gemere e a gridare che non nepuò più! Si può aspettare; le dicono che si può aspettare fino adomani; ma lei dice di nodice chese dura cosìprima che vengadomanilei sarà mortae allorapoiché l'altrala Piemontesaèoccupata altrove e ha mandato a dire che proprio gliene duole ma questanotte non può venire; giacché ora sono in due nel paesello a far questomestiereviasi può provare a chiamare donna Mimma.Eh? che? donna Mimma? e cheè donna Mimma? uno straccio per turare i buchi? Lei non vuol fare da«sostituta» a quell'altra là! Ma alla fine s'arrende alle preghieresipianta prima pian piano il cappello in capoe va. Ahimèè possibileche non colga ora questa occasione donna Mimma per dimostrare che hastudiato due anni all'Università come quell'altrae che sa fare ora comequell'altrameglio di quell'altracon tutte quante le regole dellascienza e i precetti dell'igiene? Disgraziata! Le vuol mostrare tutte auna a una queste regole della scienza; tutti a uno a uno li vuoleapplicare questi precetti dell'igiene; tanto mostraretanto applicareche a un certo punto bisogna mandare a precipizio per l'altraper laPiemontesae anche per il medico orase si vuol salvare questa poveramamma e la creaturinache rischiano di morire impeditesoffocatestrozzate da tutte quelle regole e da tutti quei precetti.E ora per donna Mimma èfinita davvero. Dopo questa provanessuno--ed è giusto--vorrà piùsaperne di lei. Invelenita contro tutto il paesecol cappellaccio incapoogni giorno ella scende in piazzaoraa fare una scenata davantila farmaciadando dell'asino al dottore e della sgualdrinella a quellaladra Piemontesa che è venuta a rubarle il pane. C'è chi dice che s'èdata al vinoperché dopo queste scenateritornando a casadonna Mimmapiangepiange inconsolabilmente; e questocome si saè un certoeffetto che il vino suol fare. La Piemontesinaintantocol fazzoletto diseta celeste in capo e il lungo scialle d'indiana stretto intorno allasvelta personcinacorre da una casa all'altracon gli occhi a terramodestie lancia di tanto in tanto di traverso una guardatina maliziosa eun sorrisetto che le scopre su le due guance le fossette. Dice conrammarico ch'è un vero peccato che donna Mimma si sia ridotta cosìperché dal ritorno di lei in paese ella sperava un sollievo; ma sìunsollievovisto che questi benedetti papà siciliani troppitroppi denarihannoda spendere in figliuolie notte e giorno senza requie la fannoviaggiare in lettiga.