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...E chi vive si dà pace

di Giovanni Verga

Come la batteria partiva a mezzanotteLajn in Primo aveva invitato la suaragazza a desinare - una gentilezza per mostrarle il dispiacere che provava nellasciarla. - Sapevano giusto un'osteria di campagnaappena fuori la portabelsito e vino buonoquattro ciuffetti di verde al solel'altalena e il giocodelle boccei tavolinetti sotto il pergolatoda starci bene in due solisenzasoggezione; e subito dopo la campagna larga e quietagrandi fabbriche incostruzionetutte irte di antenneun folto d'alberi a dirittae in fondo lalinea dei montiche digradavano. Anna Marias'era messa il vestitino nuovocolla giacchetta attillatale scarpette dipelle lucida e le calze rosse. Sentiva una gran contentezzastando insieme alsuo bel militarecoi gomiti sulla tovagliai mezzi litri che andavano evenivanoLajn Primo di faccia a leicol naso nel piattodandole delleginocchiate di tanto in tanto. Però al vedergli il chepì coll'inceratoe lastriscia gialla della giberna che gli fasciava il pettosi sentiva gonfiare ilcuore nel senogrosso grossoda mozzarle il fiato. - Mi scriverai? Dì: miscriverai? - Egli accennava di sìa bocca pienaguardandola negli occhilucenti che l'accarezzavano tuttoil panno grosso dell'uniforme e la faccialentigginosa di biondo. C'erano nel piatto dei mandarini colle foglioline verdi.Essa ne strappò unae volle mettergliela alla bottoniera.Lì accanto si udiva l'urtarsi delle bocce fra di loro. Alcune ragazzeschiamazzavano attorno l'altalenacolle gonnelle in aria. Passavano dei carriper la stradacigolandodelle nuvole grigie di estate che lasciavano piovereuna gran tristezza. Lajn Primo chiacchierava sempre luicol sigaro in boccalatesta già lontananei paesi dove andava la batteriacercando di tanto intanto la mano di Anna Maria attraverso la tavolaquando in bocca gli venivanole parole buone. Poisiccome aveva il vino allegrosi mise a canticchiare:Morettina di la stacioni. Ecco il trenno chegià parti. Mi rincresse di lasciartiIl soldato mi tocc'affar E tutt'a untratto la ragazza scoppiò a piangerecol viso nel tovagliuolo.- Via! via! I morti soli non si rivedono!... - Stavolta però glitremavano i baffi rossi anche a luie le maninell'affibbiarsi il cinturone.Vollero fare quattro passi sino al fiumecome le altre volte. C'era unsentieruolo fangoso a sinistrafra i campisotto dei grandi olmi.Anna Maria si lasciava condurre a braccettocolle sottane in manogliocchi socchiusi che non vedevanoun gran sbalordimento dentrouna dolcezzainfinita e malinconicaal tintinnìo di quella sciabola e di quegli sproni e alcontatto di quell'uniforme contro cui tutta la sua persona le sembrava chevolesse fondersi. Egli le aveva passato il braccio attorno alla vitamormorandole ne' capelli tante paroline affettuose che essa udiva confusamentel'orecchio però sempre teso verso la tromba della casermada buon soldato.A un certo punto Anna Maria gli sfuggì di manoe corse a inginocchiarsisul ciglione del fossatellosenza badare al vestito nuovoper cogliere dellefoglioline verdi che spuntavano dal muricciuolo. -Per te! Le ho colte per te! - Egli nonsapeva più dove metterle; le diceva scherzando che lo caricava d'erba come unasinocosìper farla ridere. La ragazza però non rispondeva; stava segnandodelle grandi lettere storte sulla corteccia di un olmocon un sassodue cuoriuniti e una croce sopra. Lajn non volevaper via del malaugurio; però l'avevapresa fra le bracciaintenerito anche luitanto non passava nessuno nellastradicciuola fangosa di là dall'argine. Essa diceva di nodiceva di nocolcuore gonfio. Guardava piuttosto un gran muraglione nerastro ch'era dirimpettoquasi volesse stamparselo negli occhi. Gli diceva: - Guarda anche tu! anche tu!- Aveva il viso tristepoveretta! Calava la sera desolatacon una squillamesta e lontana dell'avemaria che picchiava sul cuore.Quanto piangere fece Anna Maria cheta cheta nel fazzolettino ricamato!Prima di lasciarlasull'angolo della viaegli le aveva detto: - Verròa salutarti un'altra voltaprima di partire; fatti portare sulla porta -. E sitenevano per manonon si risolvevano a staccarsi l'uno dall'altro. Lajn Primotornò infatti a salutarla un'altra voltaprima di partirecome passasse percasonell'andare in quartiere. Anna Maria teneva per mano la figlioletta delportinaio - un pretesto per star lì sulla porta - e gli fece segno che c'eragente dietro l'uscio. Allora scambiarono ancora quattro parole per dirsi addiosenza guardarsiparlando del più e del meno - lui che gli tremavano i baffirossi un'altra volta. - Passerete di quaper andare alla stazione? - Sìsìdi qua! - Ogni momento della gente che andava e venivaGhita nel cortile adaccendere il gas. Lajn Primo accese anche un sigaroe se ne andò colle spallegrosse. Anna Maria lo guardava allontanarsi. Lagente si affollava per la viaa veder passare i soldati che partivano pelcampo: tutti gli inquilini della casasotto il lampione della porta; Ghita cheteneva abbracciata Anna Maria; suo padreil portinaioe i padroni anche loroalle finestrecoi lumi. Così la povera ragazza vide passare la batteriadov'era il suo artiglierein mezzo alla calca e ai battimani; i cavalli neriche sfilavano a due a duescotendo la testadei cassoni enormi che facevanotremare le casee soprasui cappelli e i fazzoletti che sventolavanoi chepìdegli artiglieri coll'inceratodondolando. Nonvide altro: tutti quei chepì si somigliavano. Il suo Lajn però la scorseallefolte trecce nerein mezzo alle comarila mamma di Ghita che stava contandoledelle frottole - la vide che lo cercavapovera figliuolacon gli occhismarriti e il viso pallidosenza poterlo scorgereseduto basso com'era sulsediolo accanto al pezzoil guanto sulla cosciaal suono triste della marciad'ordinanzache si allontanava. Passaronocittàpassarono villaggi; dovunquesulle porteuomini e donne ches'affacciavano a veder passare i soldati. Alle voltenella follaun musettopallido che somigliava ad Anna Maria - «Morettina di la stacioni...» - Allevoltelungo lo stradone polverosoun'osteria di campagna coll'altalena e ilpergolato verdecome quella dov'erano stati a desinare insieme. Alle volte unfossatello con due filari d'olmio un muraglione nerastro che rompeva il verde.Oppure una cascina coi panni stesi al soleuna vecchierella che filavaunsentieruolo come quello per cui era disceso dai suoi monticol fagottino sullespalle larghe e robuste che lo avevano fatto prendere artigliere. Poscia la viabianca e polverosarottasfondata dal passaggio della truppa formicolante diuniformi - e di tanto in tanto uno squillo di trombache sonava alto nelbrusìo. Di qua del fiume una gran folla:soldati di tutte le armiun luccichìotende di cantiniere che sventolavanoecavalli che nitrivano; delle canzoni dolci e malinconichein tutti i dialetticome un'eco lontana del paesein mezzo alle risate e al rullo dei tamburi: -«Morettina di la stacioni... mi rincresse di lasciarti!...» - Sull'altrasponda la campagna calma e silenziosacoi casolari tranquilli affacciati nelverde delle collinee sulla linea scura che traversava il fiumeluccicante quae làl'ondeggiare delle banderuole turchineuna lunga fila di lancieripolverosi che sfilavano sul ponte. Le quattro trombe della batteria tutteinsieme sonarono - Avanti -. Posciadi là del ponte - A trotto! - in mezzo aun nugolo di polverealberi e casolari che fuggivanopennacchi di bersaglieriondeggianti fra i seminati. Di tanto in tantoin mezzo al frastuonosi udivaun rombo sordodietro le colline. E fra gli scossoni dell'affustola canzonedella partenza che ribatteva: - «Ecco il treno che già parti...» - A galoppoMarche! - AddioMorettina! Addio! Susuper l'ertasfondando le siepisradicando i tralcisaltando i fossatiicavalli fumanti e colle schiene ad arcogli uomini a piedispingendo le ruotefrustando a tutto andare. Poisulla cima del colledue carabineri di scortaimmobilia cavallodietro un gruppo di ufficiali che accennavano lontanoallevette coronate di fumoe dei soldati sparsi per la chinafra i solchicomepunti neri. Qua e làdei lampi che partivano dalla terra brunae il rombocontinuo nelle colline dirimpettodelle nuvolette dense che spuntavano in filasulla cresta. Detto fattoi pezzi inbatteriae musica anche da questa parte. Alloradopo cinque minutiattornoalla batteria cominciò a tirare un vento del diavolo - la terra che volava inariagli alberi dimezzatisolchi che si aprivano all'improvvisodei sibiliacuti che passavano sui chepì. Però attenti al comando e nient'altro per ilcapo - né capelli bianchiné capelli neri. - Abbracci'avant! - Alt! - Caricat!Prima il povero Renacchi che stava per compir la ferma. - Mamma mia! Mamma mia -Numero duemanca! - Attenti! - Si udiva il comando secco e risoluto del biondoufficialetto che stava impettito fra i due pezziammiccando nel fumocogliocchi azzurri di ragazzai quali vedevano forse ancora il piccolo coupé neroche aspettava in piazza d'armie la mano bianca allo sportello. -Abbracci'avant! - Alt! - Caricat! - Tutt'a un tratto giù in un gomitolo ancheluifra un nugolo di polveregemendo sottovoce e mordendo il cuoio delsottogola. Solo il comandante rimaneva in piediritto sul ciglionein mezzo alvento furioso che spazzava via tuttoguardando col cannocchialecome un grandiavolo nero. Lajn Primo in quel momentostava chino sul pezzoa puntarestrizzando l'occhio turchinocome soleva fareper dire ad Anna Maria quanto gli piacesse il suo musettoe facendo segno colladestra al numero tre di spostare a sinistra la manovella di miraquando vennela sua volta anche per lui. - Ah! Mamma mia! - Colle mani tentò di aggrapparsiancora all'affustodelle mani che vi stampavano il sangue - cinque dita rosse.- Numero quattromanca! - Attenti! - IItelegrafo portava le notizieuna dopo l'altra: tanti mortitanti feriti. -Ciascun bollettino cinque centesimi. - Anna Maria ne aveva raccolto un fasciolì sul cassettone. E poidue volte al giornoall'andare e venire dallafabbricapassava dalla posta. - Nulla - nulla -. Che gruppo allora nella gola!che peso sul cuore e dinanzi agli occhi! La sera soprattuttoquando sonava laritirata! La notte che se lo sognavae lo vedeva sotto il pergolatocanticchiando - «Mi rincresse di lasciarti»- e le stringeva la mano sullatovaglia! Avesse avuta la mamma almenoper sfogarsi! Il babbopoverettocosapoteva farci? notte e giorno sulla macchinaa correre pel mondo. La sua amicaGhitache non aveva fastidileie non se la prendeva di nullafacevaspallucceripetendole: - Gli uominimiacarason tutti così. Lontano dagli occhilontano dal cuore! - Quanto piangerefece in quel fazzolettino! Tornavano isoldatilunghe file di cavallibattaglioni interi. Dinanzi al castelloinpiazza d'armierano pure tornati i carretti colle arancee quelli del sorbettoa due soldie le bambinaie coi ragazzie le coppie che si allontanavano sottogli alberi. Artiglieri che andavano e venivanocoll'incerato sul chepìtale equale come Lajn Primo. - n. 7n. 9. - Solo mancava il numero del suo Lajn.Nella fabbrica aveva sentito dire che molta truppa era stata mandata inSicilia - laggiùlontano. - Lontano dagli occhilontano dal cuore! - Neppureun rigo in tre mesi! Quante gite alla posta! quante volte ad aspettare ilportalettere dal portinaio! Tanto che Cesareil servitore dirimpettoil qualeveniva a pigliare le lettere della contessale diceva anche luiridendo:- Nullaeh? Ha male alla penna il suo artigliere? -Una vera persecuzione quell'antipaticocolla faccia di donnae icapelli lucenti di pomata! Aveva un bello sbattergli la finestra sul muso! Tuttoil giorno lìdi facciain anticameraa farle dei segni colle manacce sempreinfilate nei guanti bianchiscappando solo un momento appena sonavano ilcampanelloe tornando subito a montare la sentinella. Sempresemprequasi sicocesse anch'esso a poco a pocoal vedersela ogni giorno lì di faccia. Sicchéuna volta la fermò per le scalee le disse: - Cosa le ho fattoinfine? Almenome lo dica! - E come si vedeva che le parole gli venivan dal cuoreessa nonebbe animo di mandarlo a quel paese. Pensavasempre a quell'altroperòlavorando alla finestra. Chissàchissà dov'era?di là da quelle casedove andavano quelle nuvole scure? Che tristezza quandogiungeva la sera! La campana di Sant'Angelolì vicinoche le picchiava sullatestae in cuore la tromba della ritiratache piangeva. Il servitore accendevai lumidirimpettoe poi rimaneva ancora lìnell'ombra delle cortinesiscorgeva dai bottoni che luccicavano. Quanto piangere in quel fazzolettinoricamato! Tanto che il cuore era stanco e s'era vuotato intieramente.Il giorno di san Lucach'era anche la festa del portinaioandaronotutti a Monte Tabor. Ghita era venuta a prenderla per forzae anche Cesareilquale s'era fatto dare il permesso quel giorno dalla padronae le aveva dettostringendole le mani: - Vengavenga con noi! Cosìa star sempre chiusapiglierà qualche malanno! - Una gran tavolata all'aria apertal'altalena e ilgiuoco delle bocce -. Cesareche pensava sempre ad una cosale rispose: -M'importa assai delle bocce adesso! Mi lasci stare vicino a lei piuttostochénon la mangio mica! - La sera poial ritornole diede il braccio; tutta labrigata a piedi pel bastionesotto i platani che lasciavano cadere le foglie.Una bella sera fresca e stellata. Delle ombre a due a due che si parlavanoall'orecchiosui sedilivoltando le spalle alla strada.Anna Maria chiacchierava di questo e di quelloper non lasciar cadere ildiscorso. L'altro zittoa capo chino. - Buona serabuona sera. - Aspettiaspetti. L'accompagno sino all'usciodi sopra. Non voglio che salga le scalecosì al buio e tutta sola. Ora accendo un cerino. - Nonoci son le stelle -.Delle stelle lucenti che scintillavano sui tettiattraverso i finestroni adarcoogni ramo di scala - sei rami. Anna Mariadi già stancas'eraappoggiata al muroproprio accanto al finestronecol fiato ai denti. - Ah! lemie povere gambe! - Egli sempre zittoguardandola nella poca luce che lasciavavedere soltanto il musetto pallido e gli occhi lucenti. - Che fatica! Unagiornata intera! Dev'essere molto tardi. Guardi quante stelle! - Batteva un po'la campagna anche leipoverettaper sfuggire a quel silenzio. Ma lui nonrispondeva ancora. - Bella sera! Non è vero? - Allora egli le prese la mano ebalbettò con voce mutata: - Se crede che abbia capito quel che m'ha dettosa!... - E anche lei fu vinta da una gran dolcezzada un grande abbandono. Glilasciò la mano nella mano e chinò il capo sul petto.Quest'altro aveva le mani bianche e pulite di uno che non fa nullaicapelli liscila pelle finecerte garbatezze d'anticamera che l'accarezzavano.Lo vedeva ogni giornol'aspettava alla portasi lasciava condurre la domenicaa desinare in campagnaalla stessa tavolasotto il pergolatocolle ragazzeche schiamazzavano sull'altalenae gli avventori che giocavano alle bocce.Avevano passeggiato insieme per quella stradicciuola fangosasotto i pioppistringendosi l'uno all'altronella sera che li celava. Poi egli voleva saperequesto e quello; voleva frugare come un furetto nel presente e nel passato. Lafaceva ritornarepasso passoverso quelle memorie che le rifiorivano in cuorecome una carezza e una puntura. Era geloso della stradicciuola dove era stata apasseggiare con quell'altrogeloso della campagna che avevano vista insiemedella tavola alla quale s'erano seduti e del vino che avevano bevuto nellostesso bicchiere. Diventava a poco a poco ingiusto e cattivo. Un vero ragazzoecco. Un ragazzo bizzoso da mangiarserlo coi baci. Che dolcezza per Anna Mariaallora! Che dolcezza triste ed amara! Tutte le lacrime che egli le facevaversare le restavano in cuoree glielo rendevano più caro.Le bruciava le labbra! ma infine... infine glielo disse: - Non ci pensopiùti giuro! Non ci penso più a quell'altro!... - Cesare non volevacrederle! Anzia ogni cosa che ella facesse per provarglieloogni bacioognicarezzaogni parolaera come se quell'altro si mettesse fra loro due. AlloraAnna Maria un sabato sera gli fece segno dalla finestracon tutte e due lebracciacol viso illuminato. - Domani! Domani! - E all'ora solita si vestì infrettacolle mani tremantitutta radiosale calze rossele scarpe lucidelagiacchetta attillatatale quale come quel giorno ch'era andata l'ultima voltacoll'artiglieree volle condurlo proprio lànel sentieruolo sotto i pioppi. -Perché? cosa vuoi fare? - domandava Cesare. - Vedrai! Vedrai! -Erano cresciute delle altre fronde all'olmonel maggio che fiorivadelverde che celava i due cuori color di rugginelegati insieme dalla croce. Essaperò li rinvenne subitoe con un sassogli occhi lucentiil seno che lescoppiavale mani febbrilisi mise a raschiare da per tuttosulla cortecciadell'olmole inizialii due cuorila crocetutto. Poi gli buttò le bracciaal colloa lui che stava a guardare con tanto di musoe se la strinse alpettofuriosamente. - Mi credi ora? Micredi ora? - Egli le credette alloraconquelle braccia annodate al colloe quel seno che si gonfiava contro il suopetto. Ma dopo fu la stessa storia: ogni cosa gli dava ombra: se era allegraseera malinconicase cantavase tacevase si pettinava in un certo modoe senon voleva confessare che quegli orecchini fossero un ricordo di quell'altrosela vedeva dal portinaioo se la incontrava vicino alla posta.Ogni carezzaogni parola - delle parolacce amaredei musi lunghidellerisate ironichedegli impeti di colleradei voltafaccia bruschi di servitoreche sputi villanie dietro le spalle dei padroni. - Con lui non dicevi così! Conquell'altro era un altro par di maniche! - No! no! te lo giuro! Non ci pensopiù! Tu solo adesso! Tu solo! - Poi gli arrivò a dire: - Non gli ho mai volutobene!... - O allora? - rispose il servitore.E infine un giorno essa gli mostrò una carta; una carta che gli avevaportata nel pettocome una reliquia. - Guarda! Guarda! - Era il certificato dimorte del suo artiglierecome glielo buttava in faccia a ogni momento Cesare.Il certificato di morte di Lajn Primosoldato del V artiglieriac'era il bolloe tuttonon vi mancava nulla; la povera donna glielo portava come un regalocome un regalo del bene che aveva voluto e delle lacrime che aveva versatecomeun regalo di tutta se stessadella donna innamorata e sottomessa.L'altroil maschioper tutta risposta fece una spallata.