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Epopea Spicciola

di Giovanni Verga

Ecco come lo zio Lio raccontava poi quella faccenda:Mancava dove andare ad ammazzarsi? Nossignoreproprio qui; ché perdieci miglia in giro ne fecero piangere degli occhi! E anche loro ne seminaronodelle ossa a far concimelungo la stradafra le siepidietro i muriuomini ebestie mietuti a fascitalché un mese dopoa dar un colpo di zappanesaltavano ancora fuoriossa di cristiani! Figuratevi i campi e gli orti! E lapovera gente del paese che non c'entrava per nulla in quella litee non volevaentrarci. Alcuni vi lasciarono la pelleinfine - per difendere la sua roba. -La roba e la vitaperse! Basta. Molti sel'erano data a gambe il giorno primaa buon contocome sentivano: - Vengono! -Gli svizzeri! - La cavalleria! - E chi non gli era bastato l'animo di piantarsubito casa e paeseall'ultimo momento disse pure: - Meglio il danno che lapelle - e via: uominidonnebestiequello che si poteva mettere in salvoinsomma; le vecchie col rosario in mano. Ionon avevo nessuno al mondosoltanto quei quattro sassi al solela casal'ortolì proprio sulla stradacon tanti soldati che passavano - chi lidiceva dei nostri - chi di quegli altri - ciascuno che voleva mangiarsi il mondo- certe facce! Cosa avreste fatto? Rimasi a guardia della mia casalì accantoseduto sul muricciuolo. - A svignarselapoic'è sempre tempo - pensai.Intanto passa un'orane passano due. I nostri avevano tirato dei cannoni sinlassù sulla collinain mezzo alle vigne. Figuratevi il danno! A un trattogiunge uno a cavallotutto arrabbiatoche pareva volesse mangiarsi il mondoanche lui - uno di quelli che insegnano a farsi ammazzare agli altri - e simette a gridare da lontano. Allora uominicannonimulivia a rompicollodall'altra parte; povere vigne! Però stavolta quello del cavallo aveva pure latesta fasciata; segno che si picchiavano diggiàin qualche luogo. Però non sivedeva nulla ancoradalle nostre parti. Il paese quietola via desertalacittà che pareva tranquilla anch'essacome se non fosse fatto suosdraiata inriva al marelaggiùe le fregate che andavano e venivano innanzi e indietrofumando. - Questa è l'ora d'andare a mangiare un boccone- dico iodall'albache stavo piantato lì come un minchione. Inquella si mette a tuonarelassù nella montagna. Unoduetreinfine untemporale a ciel serenoin quella bella giornata di Venerdì Santo che dovevanosuccedere tanti peccati. - Buono! Addio voglia di mangiare un boccone! Lostomaco se n'era già bell'e sceso in fondo alle calcagnacon quella solfa. Abuon conto è meglio correre a casae stare a vedere come si mettono le cose dadietro l'uscio. Scendo quatto quatto dal muriccioloe filo carponi lungo lasiepe. Le Proscimo allora mi vedono passare; la vecchia apre un po' di finestrae si mette a strillare: - O zio Lio - Cosa succede? - Per amor di Dio! - C'eraanche la figliuolaNunziadietro la madrepiù morta che viva anche lei;tutt'e due che non sapevano far altro: - Signore! - Madonna! - Ahimé! - Bene -dico io - chiudetevi in casa. Stiamo a vedere -. Michiudo in casa mia anch'ioe stiamo a vedere. Niente. Non passa un cane. Lapace degli angeli da queste parti. Soltanto lassù che si divertono sempre acannonate. - Buon pro vi faccia! Tantoqui il sangue non arrivaquando visarete accoppati tutti -. Poteva essere mezzogiornoa occhioché ilsagrestano non si arrischiava certo sul campanile quella volta. Quasi quasim'arrischio a mettere il naso fuori di nuovoquand'eccocracil tetto deiMinola che rovinae poi un altrolì a due passi. Le palle ci piovono suitettiadesso! Che vedeste! Chi è rimasto afare il bravo va a cacciarsi sotto il letto. Altri che s'erano rintanati nellecantine o in qualche bucosaltano fuori all'impazzata. Piantigridaunbaccano d'inferno. Io andavo correndo di qua e di là per la casasenza saperedove ficcarmitalmente ogni colpo me lo sentivo fra capo e collo. - Aiuto! -Cristiani! - gridavano le Proscimo. C'è cristiani e turchi in quel momento?Maledette donne che ce li tirano addossoora! Eccoli infatti che arrivanoprima diecipoi ventipoiche vi dico? un fiume. Soldati e poi soldati che sivedono passare dal buco della chiaveper più di un'oraa piedia cavallocon certi cannoni di qua a là. Povera la città che se li vede capitareaddosso! Intantose Dio vuoledi qui se nevannoa poco a poco; ché quando pareva fossero passati tuttine giungevanoaltri ancoraa frottealla spicciolatazoppisfinitistrascinandosi dietroil fucile e le gambecon certe facce nere e arse. E a un tratto ecco che simettono a bussare in mala maniera dalle Proscimoalla mia portaqua e là allepoche case lungo la stradavolendo da berecoi sassicoi fucilie minaccianodi sfondare ogni cosa. Al vedere che lo fanno davverodove non rispondonosubitoaprono le Proscimoapro io puree ci mettiamo alla fune del pozzo.Acqua all'unoacqua all'altro; ne vengono sempre! Bisogna vedere come vi sibuttavanocolla facciacolle manicoi berrettie spintee busseuna ressaindiavolata. Delle facceDio ne scampiche avevano gli occhi come brace. Ealcuni si lasciavano cadere giù in fascio col fucile dove c'era un po d'ombrìa.Altri si cacciavano nelle case e mettevano le mani da per tutto. - Ah le mani! -Questo poi! Sì e no. - Tira e molla. - Si cercava di persuaderli colle buone ecolle cattive: - Caporale! - Che fate? - Siamo poveri campagnoli! - Noialtri nonc'entriamo colla guerra -. A chi dite! Come parlare al muro. E a capire ciò chedicevano loropeggiocon quel linguaggio di bestie che hanno. Andare a farsentir ragione alle bestie! La Proscimo che ci s'era provata con uno che lesembrava più faccia da cristianoun ragazzo addiritturabiondo come l'orofine e bianco di pelle che sembrava una donnacercava di addomesticarlonarrandogli guai e miserie - Sono una povera vedova - con due orfani sullespalle! - Ci avrete la mamma anche vossignorialaggiù al vostro paese!... -Sissignora che quello invece le adocchia la figliuolae tirava a farsiintendere colle manigiacché colla lingua non si capivano né leiné lui.L'uno peggio dell'altroin una parola. Gente venuta da casa del diavolo adammazzare e farsi ammazzare per un tozzo di pane. Dopo che ebbero bevutal'acquavollero bere il vinoe dopo vollero il panee dopo volevano anche laragazza. Ahle donnepoi! Qui non si usa! Pazienza la robae tutto il resto.Ma anche le donne adesso? proprio sotto il mostaccio? Allora era meglio pigliarelo schioppo anche noie come finivafiniva. Vero ch'erano in tantie facevanotonnina nel villaggio intero! La Nunziaperò - una ragazza onesta - queldiscorso sotto gli occhi della madre e dei vicini per giunta... - Urligraffimorsisi difendeva come una leonessa. E la vecchia! Avete visto una chiocciache è una chiocciase la toccano nei pulcini? Insommasul più bello salta inmezzo anche il ragazzo dei Minolache stava abbeverando quei porci lui pure -con quel bel costrutto. - Salta in mezzoe si mette a dar botte da orbi con unpezzo di legno che trovò lì nel cortile - o che gli premesse la ragazzavicini come eranooppure che gli sia andato il sangue agli occhi finalmentedopo tante soperchierie. Botte da orbia chi pigliapiglia.Ma chi le pigliò peggio fummo noi poveri diavoli del paese. Le casearsei poderi distruttiil ragazzo Minola con una baionetta nella pancialamamma Proscimo ridotta povera e pazzae Nunzia con un figliuolo che non sa dichi siaadesso.