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FALLOFORIAE RITI FALLOFORICI

 

Espressionesimbolica di vigore e vita.

Parlare difalloforia è piuttosto azzardato.

A prescindere dal fatto che il termine pur essendo poco o nulladiffusostante la sua etimologia e la morale comuneil primo pericolo che sicorre è quello che s’intenda trattare d’argomenti se non proprio oscenialminimo di copiosa ambiguità che rimanda a richiami decadentinon del tuttofuori posto e ciò può anche essere veroma non come questo lo s’intendevaqualche secolo oforse millennio or è: in altri termini nella sua naturalefunzione e nonalle voltequelle depravatedall’abbrutimento verificatosinell’Uomo nel corso dei secoli.

Qualcunocome noisarà tentato di trovare la definizione delvocabolo su qualche dizionario enciclopedico e vi troverà la seguente: “Nomedi una processione presso gli antichi Greci in cui era portato in giro il fallosimbolo della fertilità”. Ciò però è troppo sintetico e non indica che unadelle tante estrinsecazioni pratiche della falloforia e dei suoi molto piùprofondi significati.

Iniziamo perciò con l’affermare che essa è nata contemporaneamentealla stessa “necessità” dell’Uomoforse per fornirgli anche una rispostaai tanti quesiti esistenziali che si sarà posto esoddisfare l’esigenza dinon sentirsi solo nell’universo creandosi così i miticome già si è dettoin premessa al testo.

I riti falloforici hanno un’originee quando questa non è evidenteè perché è troppo arcaicapersa nella notte dei tempi; ma a bene vedere ecercare qualcosa resta: tutto sta nell’individuarla e non avere preconcetti.

Si tratta di riti arcaiciche hanno resistito al trascorrere deimillenni ed hanno sonnecchiato fino ad esplodere in festa e speranza di popoloin occasione d’invocazione o ringraziamento che coinvolge tutti e fadimenticare un triste e recente malessere individuale o collettivoaccendendola fiammella (candele e candelieri) della fede in un domani migliore.

Grande è il merito della religione cristiana che ha salvato il mitoed il ritodirottandoli dal paganesimo al più castigato cristianesimochetuttaviaha rispettato il carattere ludico-godibilemoderatamente orgiasticodella festaaggiungendovi quello tradizionalesantificato.

La sua cullaperciòè stata la stessa della civiltà: le ubertoseterre solcate dal favoloso Nilosede del pluri millenario flusso della civiltàegizia. Ce ne fornisce notizia Erodoto attorno al 454-447 a. C.(ErodotoStorievol. IIRizzoli Milano1984) ma processioni falloforiche eranopraticate in Egitto già dal 2000-1500 a. C. come appare su certe ostrakatavolette di calcare del Museo Egizio che mostrano un brulicare di vita epulsioni sessuali a Deir el Medinavillaggio di fronte a Tebesulla rivaoccidentale del Nilo e poiché l’essere umanosin dal suo esistere ha subitoimperioso il fascino di viaggiarescoprire nuove terre e genticommerciare eessendo pur sempre un animale anche se ragionevoledall’istinto disopravvivenza pronto all’eliminazione di chi gliela minacciavaben subito conse recò usi e costumi esoprattutto i cultiche tosto si diffusero in tuttele terre allora conosciute.

Tentiamo ora di giungere ad una razionale spiegazione del perché sianata la falloforia.

Indubbiamente l’Uomo sin da quando si è affacciato sulla terraoltre la solitudine ha sentito possente la sua precarietà per l’ineluttabilitàdella morte dai mille volti che avrebbe anche potuto causare l’estinzionedella specie. Ecco quindi la necessitànon soltanto di compensare le perdite(morti) ma di superarle con i nuovi incrementi (nascite)garantendo cosìconcongrue “scorte”la perpetuità del “branco umano”eventualmentedecimato da guerre e carestie. Indubbiamente un’esigenza sommamente sentita emolto preoccupanteper il soddisfacimento della quale con certezza non contavasulle sue sole possibilità. Ecco quindi nascere spontaneo il ricorso alladivinità affinché concedesse alla razza umananon soltanto la fertilitàdella terra per nutrirsi(sono noti i miti di Persefone)ma la fecondità delseme umano per riprodursiil cui simbolo dispensatore non poteva essere che ilfallo.

Ecco perciò con i culti in onore della Madre Terranascere anche lafalloforia come celebrazione ritualeche è rito d’aggregazionedi pace frai singoli e fra i clantesi al godere dell’occasione orgiastica voluta da undioprevalentemente Dionisoma anche SiwaErmetePriapoMinetc. etc.. Lafalloforia era festa di pace durante la quale i sensi restavano eccitati perpropiziarsi l’intervento del dio fecondatore e delle forze generatrici dellanaturascacciare l’invernol’oscuritàla sofferenzaanche unitamente acanti e danze apotropaichee favorire la fertilità e l’abbondanza.

Detti culti assunsero diversi aspetticon cerimonie tutte tese astimolare ed incrementare l’aumento demografico che per orasi citerannosoltantoper descriverle in seguito dettagliatamente.

Dall’Egitto il rito si trasferì in Mesopotamiadove erasolennemente celebrato anche in particolari templi a terrazza detti ziqqurat (lafamosa Torre di Babele)i resti di uno dei quali si è rintracciato inSardegnafra le località di Sassari e Portotorresstranamente prossimo allaprimadove si celebra la Festa dei Candelieri che ormai senz’alcun dubbioanche se profondamente trasformata dal cristianesimoconserva l’anticoretaggio falloforico.

Nei luoghi dove non esistevano templiquesti erano sostituiti dalleselve e il simbolo fallico era rappresentato da un tronco d’albero o da unapietra verticale infissa nel terreno: i non più misteriosi menhirpresso iquali in qualche località della Sardegnasi compivano dei particolari riti dideflorazione femminile. Ciòforse per significarequanto fosse importante perla societàla capacità di procreare eforse affinché non vi fossero remoreo timori per le giovani donnead unirsi carnalmente col maschio. Nella Galluradi Sardegnain alcune festività erano favoritecon particolari festelecircostanze per la deflorazione dai giovani paesani. Similmente all’anticaMesopotamianella qualeerano addirittura pagati dei forestieri per ladeflorazione delle giovani donne da maritooppure presso altri popoli dovevigeva l’obbligo per i candidati al matrimonio di diverso sessodi praticareforsennatamente lo stesso per alcuni giornial fine d’essere iniziati ecapaci d’adempiere la funzione maggiormente importante per l’uomoquelladella procreazione. 

Probabilmente con l’intento d’iniziare e rendere esperto l’uomonella copulazionesempre a fini riproduttiviesistevano le ierodule omegliole prostitute che erano considerate sacreassolvendo così anche alla funzioned’incrementare gli introiti del tempio presso il quale operavano e deisacerdoti dai quali dipendevano        

Il rito si diffuse in Greciadove per merito dell’uomo-dioDionisoconobbe il massimo fulgore e fu arricchitocome narreremod’altrisignificati ed espressioni (morterisurrezionesbranamentomisterimenadiche con vino annullavano la loro volontà per immedesimarsi totalmente inDioniso al fine di potersi dedicare senza nessun’inibizione a quel che era ilsublime atto dell’accoppiamento con l’uomo).

Dai riti di Dioniso nei quali i suoi rapitori s’imbrattavano ilvolto di polvere e ceneretrae origine il mascheramento nelle feste delcarnevale e gli altri eccessi di natura alimentarequasi a voler ripetere leorge che in quei frangenti si consumavanocome avveniva variamentenell’universo allora conosciuto eper esempio si ricorda quanto avviene aBosain Sardegna e in altre località.

Tale rito si trasferì poi a Romadove Dioniso diventò Bacco e lesue seguacibaccanti e forse uno di tali riti servì ai Romanida esca adattrarre le - non completamente - vittime di rattole Sabineche assicuraronoai rapitori una buona quota di discendenti.

Con i baccanalisi celebravano i lupercalidai qualiafferma uneminente studioso (Irnerio Gnudi)trassero origini i sardi mammuthones einsoccatores.

Le feste delle feconditàdalle quali derivano quelle dei Ceri diGubbioGigli di NolaCilii di Noto e altre che si descriverannoeranoevidentemente appannaggio del popolo che in quelle occasioni scaricava tutte leansie e le incertezze maturate sin’allora e dava stura all’allegria piùsfrenata con danze e canti. Il falloforismo èsoprattutto festa di gioventùesuberanzagioiatendenza verso l’altocreativitàsicurezza in se stessie certezza del domani e nello stesso tempofestività di ringraziamento e divototalmente radicate negli animi che invanocome vedremoil cristianesimotentò di cancellare del tutto la loro origine pagana e soprattutto il caratterefalloforico.

In merito ai Candelieri di Sassaridiscorrendo con uno straniero cheda qualche tempo risiede in città e quindi in grado d’esprimere dei giudizispassionatisi è avuta la conferma checontrariamente a quanto si credelavera festa dei sassaresinon è quella cosiddetta della “cavalcata”maproprio “La Faradda”considerato l’entusiasmoil calore con il qualepartecipa il popolonella parte profana che la compone anche se era e rimane dinatura falloforicaintesa nell’originario significato di questo termine ebene ha fatto il cristianesimo a purificarlasantificarla e tramandarla aiposteri.

D’altronde perché sopprimere il falloforismo quando lo stesso èsoltanto un continuo inno alla vitaresa di grazie e richiamo alla religionequella che non preferisce benedire le armima predica l’Amore in tutte le sueespressioni e consiglia soltanto: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”. 

Sinchéperòi principi che hanno ispirato le feste della feconditàprofondamente radicati nell’animo umano (e già si è accennato a quali equanti sforzi inanicompì il cristianesimo per annullarlisottostandocomevedremoa dei compromessi non ortodossi)i riti della falloforia continuerannoa celebrarsiin modo esplicito o mascherato nelle più insolite od imprevistevarianti: da quelli istintivi delle tribù dell’Africa nera a quelle delleForeste amazzonichedelle popolazioni dei Caraibipersino dell’Oceania epare anche in FinlandiaPerù e Giappone.

Sappiamo quanto erano sentiti detti principi specialmente durante leguerrequando forse per tentare di compensare le perdite umanegli individuialla presenza del pericolovivevano con la massima intensità possibile ilsentimento dell’Amore. Senza contarepoile esplosioni di gioia della finedei conflittiaccompagnate oltre che da danze e canti che duravano anche lunghiperiodi e seguiti da eccezionali incrementi demografici.

Il popoloperònon desidera subire tanto dolore e danno per poivivere la sua gioia e l’amore: desidera che ciò avvenga in un clima di paceserenità e spensieratezzail culmine delle quali raggiunge in occasione difestività particolaricome la “Festha Manna” (Gran Festa) dei Candeliericonsentiamogli di viverlasalvo le limitazioni imposte dai nuovi dogmicome lehanno sempre vissutepuò affermarsi dai primordi del mondo.

Condividiamoinoltre l’aspirazione a continuare ad“infiocchettare” CandelieriCandeloreCeriGigli e Varerealizzandoquella tanto bene espressa dalle canzoni popolari: “Fate l’Amore e non laguerra”.

Procedendo nella lettura del librotutti gli avvenimenti e i principiche hanno portato alla nascita e allo sviluppo della falloforia sarannomaggiormente noti e più comprensibilie verrà meno la sensazione di falsopudore che può suscitare tale termine. Il seguito della lettura costituiscesenza dubbio una piacevole sorpresa e forse continuerà anche di svelare qualcheimprevedibile misteronon disgiunto dalla possibilità di rivisitare econoscere un mondo arcaico sin’oggi sconosciutomolto interessantee perchéno? anche affascinante.

Abbiamo tentato spiegare che la falloforia nelle sue multiformiespressioni è festa di sempre e di tutti; è stataforsela prima occasionedi socializzazione: è nata con l’uomo ed è sempre esistita (ed esisteancoracom’è stato accennato) e si è adattata ai tempi nuoviammantandosidi mistero ed invitando gli studiosi a riscoprire gli antichi riti nelle formepiù varieimprevistemutevoli da luogo a luogonelle quali si presentanocome CandeloreCandelieriCeriGigliSegavecchia di Forlimpopoli e il SacroSacramentoetc. etc.che se sono espressioni dell’abbandono del simbolismoprimitivosuperato dal pragmatismo coreografico popolare che per onoraredegnamente la Madre di Dio e di tuttiimmagina e crea strutture d’eccezionalecomplessità che attraggono il popolo e lo eccitano a partecipare a qualcosad’inimmaginabile e solenneeccezionalesenza le pruderie della falloforia.

Concludendo. Possiamo definire la falloforia la festa del “carpediem”all’insegna dell’amore e d’ogni annessa simbologiache è laprima via di sopravvivenza per gli individui e la società.

 

Originee diffusione del falloforismo.

Èfondamentale premettere che dai tempi preistorici si è cercato di conservare eproteggere l’unità e lo sviluppo del clan o del gruppo tribale (da semprel’unione fa la forza) e l’unico modo per conseguirla era l’amoreche èstato il primo fattore di sopravvivenza; bisogna indagare non soltanto nellademopsicologia dei soli Sardi antichima dei popoli primitivi in generaleessendo la falloforia costume diffuso ancora oggi presso le sempre più rarepopolazioni primitiveche vogliono mantenere una propria identitàsemprepericolante ed in forse fra essere e non essere.

Lasocietà primitiva era impostata su sfondo feticistico animistico ove i fattidella riproduzione evocavano poteri sovrannaturaliil mito della forza eimmanenti e reali poteri. Al centro della concezione primitiva della vita edella morte stava la Dea Madrevariamente denominata nelle diverserappresentazioni: IsideIstharInannaDemetraCerereetc. etc. Accanto allaDea Madregenitricevivificatrice e continuatrice della vitastava unacredenza e figurazione di un dio maschiotalora simile o al toro o ad altriespressi iconograficamente e senza infingimentinella forma di “fallo”caratteristica dei “menhir” a tronco di conosuggestionate d’erotismospesso uniti alle “pietre fitte”puri simboli fallici “ante litteram”che incarnano significativamente il principio attivo maschile tendente all’insùpronto all’azionealla lottaalla guerraetc. e la fertilità agraria concui è connessa per il lato economicoa  donare feconditàabbondanzabenessere. Sotto la frequenza del simbolo“colonna”“pilastro”tronco di conopuò nascondersi anche quelfallicoincipit visivo e magari visionario di un prossimo intimo gaudiodi unincanto esplosivocome testimoniano le religioniegiziana e minoica (simbolotaurino). Restiamoperòin Sardegna; cerimonie a sfondo magico e religiosodovevano svolgersi presso le “pedras fittas” e i menhir di pietra alnaturalee le giovani spose dovevano scivolare nude sul pilastrounto perl’occasionesfregare il ventre osemplicemente arrampicarsiperché ilgenio della pietra non negasse al grembo femminile la fertilità e la prole.

L’abbondanzadi colonnepilastrimenhirbetili (in altre parole pietre grezze o lavorate)d’indubbia simbologia “fallica”fa pensare all’attività fecondatricedella divinità(soletoro o altro)poiché dietro il simbolo del “fallo”si cela la potenza dell’essere superioretrascendenteil dio maschio.

Nondevequindisorprendere il falloforismoossia le cerimonie e processioni consimboli fallici che infondono e diffondono gioia ed esuberanza giovanileimmediata e beneaugurante per il futuro anche se per i primitivi ciò che contae solo l’oggi e vivono e godono ogni giorno sempre senza pensare chepotrebbero morire il domani.

Inun periodo di fervore religiosomotivato dall’attesa d’interventosoprannaturale per cause accidentali(epidemiepestecarestiaguerre ealtro) si è ricorso ai noti e partecipati e mai sopiti riti del passatotradizionalitrasformandoli e santificandoliriproponendoli anche comeoriginali e tuttavia conservandorinnovato e sempre godibile l’elementoprofanoludicopiacevolesprofondati nei recessi reconditi della memoria edella tradizione.

Dalvoluto sincretismo fra passato e presente nasce e s’afferma una nuova festache mantiene connotazioni profane meno orgiastichevolutamente temperatedall’avvento e sovrapporsi del sacroimposto dal cristianesimo imperantemauna domanda noi possiamo porci e chiede risposta: come mai è trascorso tantotempo fra gli ultimi ricordi e manifestazioni falloforiche dei riti pagani ed ilriaffacciarsi sulla scena della manifestazione ludico- simbolica di cuitrattiamo?

Cipare corretto e sufficiente rispondere e pensare che il rito falloforico nellasua manifestazione orgiasticapopolare e profananon poteva più esserecelebrato a causa dell’imperante e severo divieto imposto dal cristianesimo ele gravi punizioni comminate; ma in forma clandestinalimitatail ritofalloforico è sempre stato goduto e celebrato in ogni tempo e fino ai nostrigiorni.

Nonaltrimenti si spiega la comunanza del rito ludico-falloforico fra genti tantodiverse e lontanein Italianel bacino mediterraneo ma anche in AfricaOceaniaAmerica e altrove. Popolazioni diverselontanesenza alcun legameapparente fra lorocon differente grado di civiltà e che tuttavia condividonovariamente dissimulatoil rito falloforico che ricorre in molte fra leinnumerevoli feste pagane e cristianevariamente denominato e presentato(candelierecandeloracerogigliovaracilio e altri).

Forseè vero quanto Barry Feel ed altri vanno ripetendocon supporto di provearcheologiche ed etnograficheche contrariamente a quanto si crede i trafficimarittimi attraverso gli oceani erano più frequenti del pensabile fra lepopolazioni dell’EgittoLibiaCartagine e altri luoghied altrettanto gliscambi culturali e rituali (Barry Feel A.Ipubblicato in Americada Pocket Books)

Èincredibile il numero di feste di tutti i popoli ed in buona parte di esse èfrequente l’aspetto ludico licenzioso che ha provocatoin tempi storicil’opposizione del cristianesimo; ricordiamo che feste a carattere orgiasticosono state tollerate fino al 600 d. C. ediscretamentesono sempre esistiteperché il cristianesimo ha intelligentemente saputo dividere le feste in duetronconi: uno iniziale e profano ed il secondoa seguiresolenne e sacrodacelebrare in apposito tempio consacrato.

Concludendoil mito e il rito non sono mai andati persi ma in modo inapparente hannocontinuato a celebrarsi fino ai nostri giornidifferenti da un luogoall’altroma sempre aderenti ad uno schema precostituito e comune.

*    *     *

IlMito ha originetrasformazione ed adeguamento ai tempi ed alle regole religioseattualima contiene e resta sempre un segno della natura pagana iniziale.

Ricordidi culto falloforico esistono un poco ovunquenon soltanto in Italia ma nelmondocome pratica antichissima di rispetto per la natura e riconoscimentodella funzione sacrale del sesso: GubbioNolaSassariMessinaViterboNotoe altrima sono più frequenti nell’Italia Meridionale ed Insulare (SiciliaSardegnaCalabria e altre) che hanno avuto maggiori contatti e rapporticulturali e commerciali con la Grecia e il confinante Medio Orienteda dovesono partiti. Riti chepoiil cristianesimo non ha abolitoma offerto inversione emendata e castigataanzi santificata con l’attribuzione di capacitàmiracolose a quei ceri simbolici e imponentiai quali gli antichi avevanoattribuito capacità eccezionali di fertilizzazione e fecondazione della MadreTerrafaccendone un simbolo d’abbondanzafertilitàpacificazioneesaltazione ludicaorgiastica

Giuntia questo puntoalla luce di quanto si è espostol’ipotesi di cui si èaccennato nella premessa di ricerca e studionon appare più infondatablasfema e dissacrante.

Essa si riferisce al fatto d’appurare se i riti falloforiciovviamente purificati e modificati dall’avvento della religione cristianaineffettisi celebrino ancora “mutatis mutandis”.

La risposta pur con la doverosa concessione di un ragionevole dubbiopropende per il “sì” anche se essa non mancherà di sorprendere e saràdifficile da assimilareperché si riferisce alle più importanti feste: “LaSagra dei Gigli” di Nola – “ICeri” di Gubbio”“I Candelieri” di Sassari”“I Cilii di Noto”“Le Candelore di Catania” ed altre.

Appare superfluo evidenziare che queste feste votive maturarono in seno aquei ceti sociali agricoliche più degli altri hanno “incorporato” emantenuto le tradizioni arcaichenei quali il “fallo” non era vistosoltanto come organo di riproduzionema soprattutto come simbolo di feconditàe di fertilità della Gran Madre Terra e costituiva il migliore “ex voto” dapromettere e donare alla divinità per “grazia ricevuta”.

Fu così che l’ostentazione di quell’organo umanoche evidentementeappariva osceno soltanto alla novella e vincente religione cristianasi cangiòin giglioin ceroin candeliereetccercando attraverso la diversitàdisfuggire alla persecuzione ed ai fulmini del cristianesimo.

In merito si ritiene opportunoriportare alcuni stralci di un articoloapparso sul quotidiano LA STAMPA indatamartedì 17 settembre 1986 e portante il titolo PREISTORIAPARADISO DEL SESSOa firma di Mirella Serrichepropone uno studio condotto dalla californiana Riane Eislercondirettore delCenter for Partenership Studies di Pacific Groveedito da Frassinelli coltitolo: "Il piacere è sacro".

“ … La studiosa sostiene che non esistono comportamenti sessualiinnatibensì che L’Eros è prodotto di cultura. Nelle società ches’ispiranosecondo una formula coniata dalla stessa Eisleral principiodella partner - shipin altre parole in civiltà non bellicosein cuipredomina la collaborazioneil senso dello scambio reciprocoil sesso è “sacro”fonte di piaceredi vita. In civiltà in cui s’afferma il principio “delladominanza”e in altre parole aggressivitàfondata soprattutto sulla forza esulla violenza (di un popolo sull’altrodegli uomini sulle donne)l’unionesessuale perde la capacità di rappresentare il congiungimento con Dio perdiventare qualcosa di volgared’oscenoche si coniuga con il dolore e con lamorte (abbiamo notato in ciò che sino ad ora si è narrato in relazione al tematrattato chealcune prerogativequali quelle della morte e della resurrezionee della feconditàerano appannaggioindifferentemente di divinità femminilie maschiliqualiad esempio Iside e Dioniso) …”      

 

Indubbiamente come a quei popoli “andò stretta” l’idea disostituire uno dei più venerati simboli delle loro credenzea noi dell’eranucleare sarà molto difficile pensareassistendo alla “faradda” (discesa)a quel che in originerappresentavano quei cilindri ligneiaddobbati quasicome un albero di Natale concome scrisse un indimenticabile poeta sassaresePompeo Calvia: “Li vetti di rasu trimulendi” (Le fettucce di rasotremolanti).

 

In meritoperòpare non nutrire alcun dubbio uno dei più insigni ecompetenti scrittori sulle antiche civiltàIrnerio Gnudiautore dell’opera“PelasgiFeniciEtruschi e la civiltàorientale di Romaridimensione di quella greca”pubblicata dallo stessoAutore nel 1981 per i tipi della S.A.T.E. di Ferraradel quale si riporta lostralcio di una lettera in data 12 dicembre 1986diretta ad uno degli Autoridel presente lavoro:

“ … La festa con i mammuthones e gli insoccatores ricorda i Lupercalilazialidove i giovaninudicolpivano con strisce di cuoiogiovani fanciullein mezzo alla folla; si trattava di un rito e di una festa orgiastica difecondazione e fertilizzazione sessuale e rigenerativacome quella dei mistericosiddetti Pelasgi. Il misteroconsisteva in orgetalvolta notturne e nei boschidove i giovani offrivanoliquido seminale (sperma) alla Dea Madre ed in altri casi piantavano un grossomenhir falloideo: insommagira e rigirasi trattava delle stesse concezioniagricoleprimitivea scopo propiziatorio ed all’inizio dellaprimavera…”.

Forse i Mammuthones significano la morte della natural’inverno chenaturalmente moriva per dare inizio alla primavera ed alle forze della vita erigenerazione.

A Sassari c’è il rito del candeliere tutto inghirlandato e che èportato in processione a guisa del palo e della festa ludico-orgiasticadescritta da Erodotonella valle del Nilo (454-447 A. C.) e riconducibile aimiti e riti di Dionisod’Osiridedella feconditàdell’abbondanzarinascita etc. e dall’Egitto e dai Cananiti e poi passata in GreciainItaliaSiciliaSardegna e Corsica. Spesso attorno a tale palo-fallo danzavanole giovani coppie da marito agitando un nastro legato alla punta del fallostesso (palo) (fallo) affinché arrivasse all’inseminazione e fertilità deicampi e delle spose etutto questo avveniva dal tempo dei prenuragici ….

Vittorio Lanternari nel suosaggio “PREISTORIA E FOLKLORE –Tradizioni Etnografiche e Religiose della Sardegna”ci ricordaai giorninostri:

La Grande Festa dedicata al Milamalanel Capodannocelebrata in una società melanesiana di coltivatori eprecisamente nelle Isole Trebianduno stato governato soltanto da donne. IlMilamalasecondo quanto scrive Lanternari“per un verso è unacelebrazione del prodotto agricoloe comprende danzecantitripudioesibizione e distribuzione di cibibanchetti domesticitrattenimenti esfrenatezza sessuale: orgia e culto dei morti costituiscono i due motiviessenziali entro i qualisi svolge il ciclo festivo del Milamala”.

Si sono già descrittialcuni riti falloforiciod ipotizzabili come talidiffusi ed annualmenteeffettuati con larga partecipazione popolare e nei quali l’aspetto ludicodella festa respinge ogni altro valore contingenteproprio come alle originiquando soltanto l’amore era la prima forma d’aggregazionesocializzazione esopravvivenza.

Cipare interessante scrivere dei Menhir in Sardegnadel loro significato e dellafrequenza.

I menhir ricalcano in formaimponente ed astratta quella delle divinità atipiche di una religioneanimistica e naturalisticaincentrata sull’idea che la materia fisica fosseanimata da spiriti invisibili“mana”.

L’uomo neolitico credevanel mana della pietrala forza misteriosa dello spirito che l’abitava e chesi esprimeva in tutta la sua efficacia soltanto nella materia nuda e intetta. Lamancanza di lavorazione nelle prime statue menhir risalirebbe pertantoad unaspecie di tabù diretto a preservare la magia degli idoli di pietra. I menhirdelle epoche successive si presentano invece ricchi di particolari iconicisimboli divini che alludono alla sessualità feconda. Essi sono legati al cultodella Dea Madre o Dea degli occhi e anche Dea Nudache è rappresentata sianelle statue antropomorfe (come quelle di San Vero Milis e di “Sa perdafitta”)sia in quelle coniche semplici; siaancorain quelle che presentanoincavi simulanti i seni e che in alcune pietre si trovano moltiplicatifino alnumero di dieciforse per indicare la maggiore forza fecondatrice nella divinità(il menhir di Genna Prunaspresso Guspini). La Dea Madre era la divinità dellamaternità e dell’amore; d’origine orientale (AnatoliaMesopotamia) essaera venerata in tutto il bacino mediterraneoidentificata forse con la Lunaconsiderata simbolo della fertilità e della rigenerazione della vitaquestaDea rappresentava la logica espressione spirituale di un popolo ancorato ad unastruttura sociale di tipo matriarcalela cui sopravvivenza era legata ai ciclidell’anno agricolo.

Associato alla Dea Madreeratalorarappresentato anche il suo paredroil Dio maschio identificato conil toroe forse col Soleraffigurato semplicemente da un menhir la cui sommitàappare leggermente appuntita e segnata da una scanalaturaa simboleggiare ilfallo.

Intorno a queste pietre sicrede si riunissero le donne per compiere danze licenzioseche avevano lo scopodi propiziare la fecondità.

Le pietre infitterecantisegni femminili o maschili si trovano spesso accoppiate si accompagnano amonumenti religiosi o funerari; la coppia divinainfattidoveva caratterizzarela sacralità del luogoergendosi quale simbolo di custodia e protezione. Talesignificato ha certamente il maestoso menhir che si trova presso la necropoli diMontessunel Sulcis o i betili che si affiancanoanche in numero di seialletombe dei giganti (Tamulipresso Macomer e Cuvaspresso Dualchi)oppure ledue pietre infitteuna di roccia bianca calcarea e l’altra d’arenaria rossa(identificabiliprobabilmente con il Sole e la Luna che si elevano accanto allaziqqurat di Monti A Kodditra Sassari e Portotorrescom’abbiamo accennato).

 Forme più moderne di menhirdai quali si differenziano perle dimensioni più ridottei betili sono per lo più scolpiti nel basalto erappresentanotalvoltanumerosi incavicome a raffigurare i molteplici occhidella divinità.

Non pare fuori luogosegnalare che Bèthel è la forma semitica da cui deriva la parola betilo e chesignifica “dimora di Dio”perché si ritenevano animate da vita divina e sipensava che in esse risiedesse lo spirito di Dio; esse esprimono ed esaltanoalcuni sentimenti fondamentali dell’umanità: la ricerca del piacereilvalore dell’amicizial’aspirazione a superare la morteche costituiscesempre un limite invalicabile all’avventura terrestre dell’umanità.