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Fra le scene della vita

di Giovanni Verga

Quante voltenei drammi della vitala finzione si mescola talmentealla realtà da confondersi insieme a questae diventar tragicae l'uomoche è costretto a rappresentare una partegiunge ad investirsenesinceramentecome i grandi attori! - Quante altre amare commedie e quantitristi commedianti!

Ho visto la commedia del dolore al letto di un'agonizzante. Un caso dicorte d'Assisese era verocome dicevano i viciniche Matteo Sbarra nonmorivanodi un calcio di mulo; ma fosse stato il compare Niscima chel'aveva ucciso a tradimentocon una badilata nella testaquando seppe diquell'altro tradimento che Matteo Sbarra gli faceva con la moglie - uncompareun amicone che spartiva con loro il pane e il lavoroe sisarebbe fatto ammazzare per tutt'e due! - Niscima piangevasua mogliepiangevastrappandosi i capellifosse amoreo fosse timore dellagiustizia. - O compareche giornata spuntò oggi per tutti noi! - O chefuoco ci ho qui dentrocompare bello! - E il giudice istruttore erapresente; e la stanza era piena di vicini che sapevano e non sapevano; eil mulolegato lì fuorinon poteva parlare.

Matteo Sbarracol singhiozzo alla golastava zitto anche luidinanzial giudicedinanzi ai testimonidinanzi al prete che gli daval'assoluzione dei suoi peccati. Guardava la comareguardava il comparecogli occhi torbididove forse passava già la visione della vita eterna.Ah! le mani di leiche gli asciugavano adesso col fazzoletto il sangue eil sudore della morte! E le mani dell'amico che gli rassettavano ilguanciale sotto il capolìnello stesso letto matrimoniaie dove l'avevatratto in agguato - a colpo sicurose era vero che la donna ve l'avevastretto altre volte fra le bracciapoiché Niscima sapeva bene che ilmaschio della selvaggina vi torna di nuovo sotto il fucileal richiamodella femminafosse ferito e grondante sangue. - La vicina Anna avevaudito dietro l'uscio il rumore della lotta brusca e violentaappena ilmarito era arrivato a casa: le grida soffocateil rantolo della donnael'anelito furioso di lui. Cosa doveva farepoverettase era vero chefosse colpevole? se è vero che Dio non paga il sabatoe ci castiga colnostro stesso peccato? - Perché l'hai fatto scapparebuona donna? Digliche torni. Dovete averci un segnale fra di voi. Fagli segno di venirepelnome di Dio! - Ella mise il segnale: un fazzoletto rosso color di sangue:la videro altri vicinipiù morta che vivaalla finestra. Avevano benragione di strillare adesso tutti e due: - O compare mioche fuoco milasciate qui dentro nel mio cuore! - Signor giudicesignori mieiuccidetemi qui stessodinanzi a luise fui io il traditore! - E lagiustizia oscura che era nella coscienza dei testimoni mutipensavaforse: - Il morto è morto. Bisogna salvare il vivo. -

Quest'altra da tribunale correzionale invece: lui buttandosi fra lefiamme che aveva appiccato di nascosto al magazzinodicevasiondesalvarsi dal fallimentoe cercando di spegnerle colle sue stesse mani: lemani arsei panni che gli fumigavano addossoi capelli irtiil visostravolto e terreo di un disperato o di un delinquente - e la moglieseminudai figliuoli atterriti che s'avvinghiavano a lui. -Lasciatemi!... perdio!... È la rovina!... Meglio la morte! - Il vocìodella follail crepitare dell'incendioil getto delle pompelosquillare delle cornette dei pompieri. - E dei visi arrossatidelle ombrenere che formicolavano nel chiarore ardentele placche dei carabinieriche l'abbacinavano. - Che vedeva egliche sentiva in quel momentotorbido? Le mani convulse che si stendevano verso di luifra il luccicaredelle baionette; la fanciulla brancicata senza riguardo da centosconosciutiil figliuolo dibattendosi furioso fra i soldati: - Papà!papà mio! - E i sogghigni dei malevoliil sussurro avverso della vocepubblica: - Trecentomila lire d'assicurazione!... Si capisce!... Tantopiù che la barca faceva acqua da tutte le parti! - Due volte ilforsennato tentò di rompere il cordone di truppa che isolava l'incendioe due volte fu respinto urlante e traballante sul marciapiedi: - È la miarobavi dico!... La mia roba!... Lasciatemi morire! - E noipapà? Siamonoi! Ascolta - Ahfigli miei! Poveri figli miei! - E il piangere chefacevalì in mezzo alla stradale lagrime che gli rigavano il visosporco di fumo e di polvere - le lagrime della moglie e dei figli! Eranofinte anche quelle? Erano complici pietosi ancor essi della turpecommedia? Piangevano sulla colpa del padreo sulla loro rovina? Avevanoletto prima in quel volto venerato ed amato le angustie segretele ansiele lotte che il negoziante onorato e stimato fino a quel giorno avevadovuto dissimulare fra loroa tavolain teatronell'intimità dellafamiglia e al cospetto del pubblico che bisognava illudere colle apparenzedi una costante prosperità? Era la disperata necessità della menzognaistessa che li contaminava tutti adesso per la comune salvezza? Sino aqual punto erano finte le lagrime del colpevolelìsotto gli occhidella moglie e dei figlila sua tenerezzail suo orgogliole suevittimei suoi giudici primi e più inesorabili nel segreto dellacoscienza? Chi avrebbe potuto dirlo? - Voi uomo di bancache giuocatealla Borsa col sigaro in bocca delle partite di vita o di mortee dirovina per altri mille che hanno fede soltanto nella vostra bellaindifferenza? - O voi uomo di togache avete fatto piangere i giudici persalvare l'omicida? - Tutt'a un tratto la follai soldatigli stessipompieri indietreggiarono atterritidinanzi all'orror dell'incendiofraun urlo immenso. Egli soloil disgraziatosi strappò dalle braccia deifigli per slanciarsi nella voragine ardenterovesciando quanti gli siopponevanolottando come un forsennato contro tuttirespintopercossotornando a cacciarsi avanti a testa bassagrondante sanguecolla schiumaalla boccala bocca da cui usciva un grido che non aveva più nullad'umano: - La cassa! I libri! -

Lo portarono a casa su di una barellatutto una piaga e mezzoasfissiato. Stette un mese fra morte e vitacoll'aspettativa del giudizioinfame in quell'agoniae gli occhi dei figli che lo interrogavano. -Povera Liacome sei pallida! E anche tuArturo! Anche tu! Vedetesonotranquillo adessotra voi. Vedete come sorridopovere creature? - E poiancora dinanzi ai giudiciseduto al posto dei malfattorisottol'interrogatorio e le testimonianze contrariee la difesa dell'avvocatoche invocava in suo favore quarant'anni di probità intemeratae il visopallido del figliuolo che ascoltava fra l'uditorioe le braccia tremantidelle sue donne che l'avvinsero all'uscita del tribunale. - Assolto!Assolto! - Senza dir altroun'altra parolache rimase muta e gelida fradi lorosempre!

E la commedia di tutti i giorninella casa patriziasotto lo stessotettoalla stessa tavolaal cospetto dei figli e dei domesticirappresentata per vent'annicolla disinvoltura del gran mondotra ilmarito offeso e la moglie colpevolese il triste segreto era realmentefra di loro. - La moglie di Cesare non deve essere neppure sospettata-ed entrambilegati alla medesima catena da un casato illustreosservavano perfettamente il codice speciale della loro società. Né ilmondo ci aveva nulla da vedere. Forse qualche capello bianco di più sulletempie delicate di lei; ma non un riguardoné un'attenzione di menodella cortesia implacabile del marito. Se la damamoglie e madre onoratae insospettata sino al declinare della giovinezzaera caduta tutt'a untrattoe caduta malegiacché il pleonasmo è ammesso nel suo mondocome una povera creatura delicata e fieraavvezza soltanto a camminar atesta alta sui tappeti e che non sappia mettere le mani avantiil maritola sorresse tosto con braccio fermoperché continuasse a portaredegnamente il nome suo e quello dei figli. Certo è che essa non gridòné piansené fece piangere le anime caritatevoli sulla pietà del caso.- E anche il marito ebbe gran parte di merito nel tenere la cosa infamiglia; poiché l'altro era un uomo di mondo lui puredellastessa casta e quasi dello stesso casatobel cavaliere e bel giuocatorealle carte e in amoreche correva alla rovina e alla morte col sorrisoalle labbra e il fiore all'occhielloe sapeva vivere - e morireal bisognoevitando ogni scandalo. Egli non le aveva scritto che due otre letterenei casi più urgentiquando si era trovato propriocoll'acqua alla gola o colla rivoltella sotto il mento. Il male fu che unadi quelle letterela più breve e gravel'ultimacadde in mano delmaritomentre stavano per recarsi a una gran festae la carrozzaaspettava a piè dello scalonee la povera donna già pettinata evestitapallida come una mortaseduta dinanzi a un gran fuocoaspettavai gioielli che aveva impegnati per l'amantee che questi le avevapromesso di restituirle per quella sera a ogni costo. - A ognicosto. - Perciò le chiedeva scusascrivendolese per la prima voltael'ultimamancava alla sua parola. La poveretta ne aveva già il tristepresentimentogiacché aveva il cuore stretto da quella immensa angosciaed era così pallida dinanzi a quel gran fuoco? Aveva visto balenarel'idea del suicidioed era stata la pietosa attrattiva che l'avea data aluiquando lo aveva visto perdere tuttocalmo e impenetrabilein unaterribile partita? - Una terribile partita che faceva disertare il ballo eattirava anche le dame nella sala da giuoco. Egliincontrando gli occhidi leitristi e pietosile aveva detto allora con un pallido sorriso: -Perché viene a vedere queste brutte coseduchessa? - E lei... -Perché?... Perché fa questoMaurizio? - balbettò essa con un filo divoce. Egli si strinse nelle spallechinandosi a baciarle la manoe nonrispose altrofissandola in viso con gli occhi chiari e fermie decisi atutto.

La notizia del suicidio correva già per i trivi sulla bocca deivenditori di giornaliallorché il duca entrò nello spogliatoio dellamoglie colla fatale lettera in mano. Era fermo anche luie impenetrabilecome quell'altronella rovina improvvisa di tutto ciò che aveva formatoil suo orgoglio e la sua fede. - Scusatemi- le disse - se l'ho lettaprima di accorgermi che non era diretta a me. Ma riflettete che potevacapitare in mani peggiori. Bruciatela insieme a tutte le altre che doveteaveree datevi un po' di rossogiacché non posso condurvi al ballo conquella facciasenza renderci ridicoli voi ed io -.

Il ridicolo fu evitato. Se pure i cacciatori di scandali si affollaronoall'uscioquando fu annunziata l'illustre coppiae le amiche indulgentisi rivolsero a leiallorché la notizia del suicidio cominciò acircolare nella festavidero lei diritta e fortesenza battere palpebrasotto il colpo mortale che le picchiava alla testae gli sguardi deicuriosie le parole del marito che compiangeva «quel povero Maurizio»colla discrezione mondana che attutisce ogni stridere molesto. Essa fumalatae il duca non lasciò un sol giorno la stanza di lei. Ricomparveai teatriai ricevimentiammiratainchinataal braccio di quell'uomodi cui sentiva l'intima repulsioneaccanto alla vergine candida e pura eal giovinetto di cui era l'orgoglio e la tenerezza. Quando essi andaronosposiil padre aveva detto loro: - Serbatevi degni del vostro nomeedell'esempio che vi hanno dato i vostri -. Dinanzi a lorodinanzi atuttiegli non dimenticò giammaiun giorno soloper anni ed annididare lo stesso esempio di devozione e di stima alla compagna della suavita e della sua catenarimasta sola con luinel palazzo immensosonoroe vuoto come una tomba. Se mai il volgare sospetto fosse durato ancoranella mente di qualche domestico o di un familiareegli volle smentirlosino all'ultimo momentosino al punto di mortestringendo la mano dellamoglie singhiozzanteprostrata dinanzi a luidinanzi ai figlidinanziai congiuntimentre il prete gli dava la estrema unzione. Soltantonell'ultima convulsione di spasimorespinse quella mano colla mano dighiaccio. Nel testamento lasciò un ricco legato «alla sua fedelecompagna».

Quante altre! Quante! - Il sorriso procace della disgraziata che deveguadagnarsi il pranzo. - Le lagrime dello scroccone che viene a chiederviventi lire «in prestito». - L'eleganza dello spiantato che cena collepaste del the. - Gli occhi bassi della ragazza che cerca un marito. - E lapiù desolanteinfinela commedia dell'amorequando l'amore è mortoeresta la catena. O braccia delicate che vi allacciaste all'amplessostanche e illividite! Quando Alberto strinse in quella festa da ballo lapiccola mano che doveva avvincergli così tenacemente la catena al collonon sapeva che essa se ne sarebbe svincolata così presto. E anche luiallora non sapeva di lasciarsi prendere all'ardore che simulava e allalusinga delle proprie frasi galanti. - Il sorriso trionfante di lei che siinebbriava all'omaggio di quel bell'avventuriero d'amore disputato eammirato - il sottile eccitamento della danza - la carezza della musicache accompagnava la carezza delle parole - gli occhi bramosi che cercavanoi suoie il fulgore ch'essa vi scorse allorché chinò il capo biondo adassentire: - Sì! Sì! - con qual altra ebrezza e qual smarrimento negliocchi ella ascese la prima volta quella scala e spinse quell'usciopremendosi forte il manicotto sul seno ansante! Con qual altrosbigottimento vi ritornò poiguardandosi intorno e buttandosi a sedereappena entratacol viso pallido e una ruga sottile fra le sopracciglia. -Mi son fatta aspettarenon è vero? - No... non importa ormai... Seiqui!... - Ahson mezzo morta... Sapeste!... Mio marito!... Quel portinaioche mi vede passare! - Insomma tutte quelle cose che non vedeva primaquando aveva gli occhi abbacinati dal sogno d'oro. - LasciatemiAlberto!... Ve ne prego! Vi prego!...

- Vi lascio. Scusatemi!

- Che vi piglia adesso? Vedete in che stato sono!... Che faccio pervoi!...

Gli occhi negli occhile mani nelle manie la bocca rosea chesorrideva stanca e si offriva sotto la veletta. Ahnon era quella labocca che una volta sfuggiva tremante e si era abbandonata avida al primobacio! Gli si offriva anche adessopietosa menzognaperché vedeva gliocchi ardenti dell'innamorato cercare in quelli di lei l'amore che nonc'era più. Egli non raccolse quel bacioguardandola fiso: - O poveraMaria! - disse tristamente.

Ella si era fatta rossafissandolo anche lei con gli occhi giàinquieti. Scorgeva forse il dubbio e l'incredulità atroce negli occhi dilui? - Povero amore! Povera Maria! - Non le disse altroe l'accarezzòsui capellisorridendo anche lui. Ma era bianco biancoe il sorriso eraamaro. Allora essa avvinse nelle sue carezze quel pallore e quegli occhie vi si smarrì un istante ella pureforse sinceramenteo vollesmarrirvisi per compassione di lui. O povero amoreche hai bisogno dibatterti i fianchi colle ali! Povera amante discesa a rappresentarel'ignobile commedia! - No! No! - Egli indietreggiò barcollantecome seavesse ricevuto un urto al pettofece qualche passo per la stanzaetornò a sederlesi allatocercando di sorriderle ancoracercando leparole che non venivano.

- È tardi - diss'ella alzandosi. - Saranno quasi le cinque. Devoandarmene -.

Si alzò egli pure senza dir nulla.

Essa cercò il manicotto ed i guantisi aggiustò il velo sul visoserio e freddosenza una parolasenza guardarloe s'avviò all'uscio.Egli l'apriva già.

- Fatemi il favore. Se ci fosse qualcheduno per la scala...

- Aspettate -.

Uscì a spiare dal pianerottolo e rientrò tosto. - Nessuno -.

L'amata esitò un istante e rialzò la veletta al di sopra della bocca.L'amante finse di non vederlae le strinse la mano.

- Addio dunque.

- Addio -.

Udì sino all'ultimo scalino il rumore dei passi di lei che altra voltasi dileguavano furtivie dalla finestra la vide ferma e tranquilla sulmarciapiedicome una che non ci abbia più nulla da nascondere adessoaccennando a un cocchiere d'accostarsicon un gesto grazioso della destrainfilata nel manicotto.