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Giuramenti di marinaio

di Giovanni Verga

- Giuratemi!... giurami! - Chi nonavrebbe giuratoal vederla così pallida sotto i nastri rossi del cappellinoal vedere i begli occhi lucenti e il sorriso triste che mi cercava come unbacio? - povera e cara Ginevrainnamorata sino ai capelliin un fiatda un momento all'altrodacché le avevo confessato d'amarlain segretosenzasperanzada circa due mesi! - Anch'essa! anch'essa! Peccato che avessimoaspettato l'ultimo momento a dircelo! - Almeno voleva lasciarmi negli occhinelsanguenell'animala sua immagineil suo profumole ultime sue parole. -Lìlìe lì! in tutto voifin nel vostro vestitodovunque saretesempre!- Era venuta per questo alla Villaa quell'ora. - Non sapete quel che ci èvoluto! - In ogni suo accentonel suono della vocenel muovere delle labbrac'erano tali carezze che penetravano in me come una gran dolcezzae comealtrettante punture anchedi tratto in trattoallorché pensavo ad Alvise chedicevano suo amante. - È gelosasapete!... di tutte!... di tutte le donne cheavete conosciuto... La Seraffinidite?... o la Maio... a costei le facevate lacorte! Non negate. V'ho conosciuto in casa sua. Il guaio è che l'avretecompagna di viaggio sino a Genova! Giuratemi!... Neanche una parola!... almeno alei... almeno a quelle che conosco!... Pensate a med'Arce! Pensate che viveggolaggiùdovunque sareteche vi seguo col pensierodal momento chemetterete il piede sul battellonella cabinaa tavola... Colei ci verrà purea tavoladovesse rendere l'anima a Dioper farvi ammirare le sue smorfie e ilsuo vestito da viaggio... - Ella guardavatristamente il bel mare azzurro che doveva separarci per tanto tempofra pocheoree aveva gli occhi gonfi di lagrimee mi abbandonava la manosenza curarsidella gente che poteva vederci - per altro erano delle coppie mattutine chevenivano a cercare le ombre discrete della Villae avevano altro pel capo ancheloro - senza pensare al pericolo che correvasenza pensare a quell'orco di suomarito... senza pensare ad altri. E mi si abbandonava tuttacon quella maninatremante di cui parevami di sentire le carezze e la febbre attraverso il guantodi Svezia; e intrecciava le sue dita alle miee si attaccava a mevolevalegarsi a meper sempre - l'una dell'altro - col cuore gonfio ambedue di amoreeternodi costanza e di fedeltà - io a dispetto dei miei venticinque anni -ella col marito sulle spalle... ed Alvisee tutti gli spergiuri latenti in unabella donna che ride volentierie ama sentirsi dire che il suo sorriso faperdere la testa al prossimo... Allora balbettai: -Anche voi!... anche tu... giurami!... - Ellanon risposecolle mani nelle miegli occhi negli occhie una fiamma rapida lesalì al viso: - Che posso farci? che posso farci? - voleva dirmipovera donna.Ma a un tratto mi lesse in viso il nome di un altrol'immagine odiosa del mioamico Alvise che tornava a mettersi fra di noi. - Oh! - mormoròscolorandosirapidamente. - Ohd'Arce! - Chinò il capopassandosi le mani sul voltoe non disse altro. Aveva una peluria bionda chemoriva dolcemente sulla bianchezza immacolata della nuca. Le dolci paroleildeliriola frenesia che mi si gonfiarono in cuore allora per chiederle perdono!Come avrei voluto buttarmi a' suoi piedi e abbracciare i suoi ginocchiiginocchi che si accennavano vagamente fra le molli pieghe del vestito bigio!...Essa continuava a scuotere il capocon un sorriso dolce e malinconicoeriprese: - Quanti orrori vi avranno narratosul conto mio... le mie buone amiche... lui stessofors'anche! Non negate... èinutile. Voglio che sappiate tutto... oramaisul punto di lasciarci forse persempre!... Come a un fratello... come in punto di morte... Mi credereted'Arce?mi crederete?... Sono stata un po' leggiera... un po' civetta anchemettiamo...Eccovi dico tutto! In casa mia poibisogna sapere quante noie! Che scene eche musi lunghi per un misero ballonzolofra quattro gatti... per andare unasera a teatro... Non sono né vecchia né gobba infine. Mio marito invecevorrebbe tenermi sotto chiave nella santabarbara della sua nave. Pedantesospettosouggioso! Una cosa tremendacaro mio! Alloracapite bene... sebisogna nascondergli le cose più innocenti... la colpa è tutta sua... E unapovera donna... a meno di finir tisica... Sìparola d'onoretante volte hosputato sangue. Chi sa se mi troverete ancora quando tornerete in Italiapoverod'Arce!... Vi ricorderete sempre di medite? Verrete a trovarmi al camposanto?- Trasse pure il fazzolettino dalla tascadel pettoe se lo recò alla boccatossendo un po'con certe piccole scosseche facevano sollevare gli omeri delicati sotto la giacchetta attillatae leinumidivano gli occhi di un languore sorridentee le facevano il viso tuttocolor di rosa. Nononon volevo sentirla parlare così! L'avrei difesa daquelle malinconiefra le mie bracciastretta stretta. Ella schermivasigaiamente; minacciava pure col fazzolettino... - Badate!... Che matto!... Siamodue matti!... Avete sempre quel brutto sospetto? Nosentitevoglio dirvitutto. È meglio che sappiate tutto da me stessa... pel caso che egli vi abbiafatto le sue confidenze... quell'altro... giacché siete suo amico...Sìlo so... voialtri uomini siete discreti... Lasciamola lì! È vero che miha fatto un po' di corte... come tanti altri... più degli altri anche... E mela son lasciata fare. Mio marito... me lo ha messo fra i piedi lui stessoilvostro amicocol pretesto di farne il suo ufficiale d'ordinanza... E gli haattaccato il suo male pure... le sue esigenze e le sue gelosie. Dite la veritàvi avrà fatto delle scene anche a voiAlvise? Un bel divertimentoquei musilunghi! E senza averne il dirittovi giuro! Mi credeted'Arce! mi credete?Vedete adesso come sono venuta a voi!... Lo sapete... da due mesi... i mieiocchi che vi dicevano... - Poia voce più bassaaccostando il viso al miofiggendomi gli occhi nell'animacon un sospiro: - Tua! Soltanto tua!... Micredi? - Li avessi visti ai suoi piediinquel momentoil maritoe quell'altromi avessero detto che ancheloro... Avrei giurato che mentivano. Mi turbava però il rimorso delleinfedeltà che le avevo fatto... prima di conoscerla... e anche dopo... Sìdelle vertigini... qualche momento di oblio... Ero arrivato a farle di questeconfessioniin quel puntonel caldo della passione... Volevo dirle tuttoperispirarle la mia fedeperché non avesse a dubitare anch'essamentre saremmostati tanto lontani!... - Ahsentiteè una cosa terribile! Volersi tantobene... proprio all'ultimo momento... volersi così!... E neanche la punta di undito!... Non mi guardate a quel modoper l'amor di Dio!... Proprio un amoresenza macchia e senza pauraquesto nostro!... Ah! quel sorriso che mi fioriràsempre in cuore! Quella fossetta che fate sulla guanciaridendo!... Un amoresiffatto non deve aver paura di nulla... e di nessuno... del tempo che passa...- Che ora sarà adesso? - chiese a un tratto lei.Erano circa le due. Essa s'alzò in piedi sgomenta.- Dio mio! così tardi! Ahpovera me! - Poi mi stese la mano e vollepure cavarsi un po' il guantobuona e cara Ginevraperché le baciassi ilpolso sulla nuda carnelìdove la piccola vena azzurra avrebbe volutoportarmi su su pel braccioe le labbra volevano struggersi. - Addio! addio! -Per ricordo strappò una foglia dal cespugliodandomene la metà; l'altra se lanascose dentro il guantoproprio dove si era posata la mia bocca. E nel visoaffilatonegli occhinella vocela poveretta aveva il medesimo struggimentoche sentivapareva che non potesse staccarsi da me. Dovette fare uno sforzo -come uno strapponell'ultima stretta di mano - e se ne andò frettolosapensando ch'era tardi. Ho ancora nelle orecchie il fruscìo della sua sottana diraso. Povera Ginevracome doveva avere il cuore gonfio anche lei! E le sarebbetoccato dissimulare poi col marito e con tutti gli altri! Almeno io... Io miposi a sedere dove essa era stataandai a rintracciare il ramoscello dal qualeaveva strappato la fogliolina. Feci insomma tutto ciò che fanno gl'innamoratiin casi simili. Infine dovetti accorgermi che si faceva tardi e che avevo ancorala valigia da terminare. La prima personache vidi sul battelloal momento d'imbarcarmifu Alviseil buon Alvise cheera venuto a salutarmie mi stendeva la manoa mia confusione. Gliela strinsicon un po' di rossore al visoma grato e commossoquasi mi avesse recatoqualcosa della donna che amavamo entrambi. Non c'era nulla di malese l'amavaanch'essogiacché lei non poteva soffrirloe mi preferiva a luie silasciava rubare a lui. Per nascondere il mio imbarazzo gli domandai se cifossero già dei passeggeri a bordo. - Nonon molti - rispose lui. - La signoraMaiouna simpatica compagna di viaggio -. Lasignora Maio risaliva sul ponte in quel momento; c'incontrammo insieme allascaletta. - Ohd'Arce! - Colei è un vero demoniopoiché al vedermi quellafaccia i suoi occhi si misero a ridere da soli sotto il velo blu; e non lafiniva più colle domande: - Dove andavo - se mi era toccata una buonadestinazione - se sarei stato un pezzo laggiù - se mi rincresceva di lasciarel'Italia - il bel cielo di Napoli - gli amici... -AhGinevra! Buona Ginevra! Che pensiero gentile!... che piacere mi haifatto!... - Era proprio leila buonaGinevrache inaspettatamente veniva a dare il buon viaggio alla cara amica cheodiavacome Alvise era venuto per me. - Per voi! per vedervi ancora un'ultimavolta! - dicevano i suoi occhi nel rapido sguardo che mi rivolse. E bastò perfarmi rizzare le orecchie sul vero motivo che aveva condotto Alvise a bordoefarmi allungare tanto di muso. Però essa era meno imbarazzata di meche dovevoesser pallido in modo ridicolo. Filava imperturbabile il cinguettìo delle donneche non vogliono dir nullacon la sua amicacon Alvise - a me rivolse appenaqualche parola. - Ahva via anche lei? Partono tutti! Cosa hanno al Ministeroche vi mandano tutti via? - Poi fu colta d'ammirazione pel berrettino da viaggiodella signora Maioun cosino di stoffa eguale al vestitoch'era un amoreposato bravamente sui bei capelli castaniavvolti nella garza che dava unastraordinaria finezza al bel visetto ardito e al mento spiritoso. Si mise adaccomodare le pieghe con un buffetto che sembrava una carezzadietro le spalledella sua amicae intanto mi lanciò pure un'occhiata tremenda. - L'amicaprestavasi discretamente alla manovracol tatto di una donna che sa vivere elasciar viveretutta per leiaffabilissima anche con Alvisedimenticandoquasi che io fossi lìcome un intruso in quel terzetto spensierato chelasciava suonare la campana della partenza senza badarci.Infine la ragazza che andava in giro col piattello a raccogliere i soldipei virtuosi che ci avevano strimpellato l'augurio di buon viaggioil cameriereche spingeva verso la scaletta i venditori di cannocchiali e di pettini ditartarugafecero capire ch'era il momento di separarci.Le due amiche si buttarono le braccia al collo. Alvise s'ebbe pure la suastretta di mano all'inglese dalla signora Maiola quale trovò un mondo disaluti da lasciargliper luipei suoi amiciper tutto il genere umanooccupandoloimpadronendosenepigliandoselo tutto per sétenendolo sempre permanomentre Ginevra stringeva la mia forte forte - fu l'unico segno - e lelabbra che tremavanoil sorriso che spasimavae l'occhiata lunga... Poi larivolse sull'amicascintillantee quasi minacciosa.- Buona Ginevra! - osservò la Maiorispondendo al saluto che essacontinuava a mandare dalla barchettamentre si allontanava in compagnia diAlvise. - E pensare che le toccherà pigliarsi delle osservazioni da quell'orsodel Comandantese egli arriva a sapere... - Lagentile signora volle ancora restar lìappoggiata al parapettoperché lanostra amica potesse continuare a salutarcirispondendo al saluto colfazzoletto anche leidi tanto in tantosbadatamente e guardando altrove. Poimi lasciò soloe scese nella cabinaallorché il fazzolettino della barchettapoté seguitare a sventolare da lontano senza compromettersi. Caro fazzolettinoche tremava nella brezzae palpitava verso di mee moriva nella caligine dellaserasul fondo già scuro del bel lido che cominciava a formicolare di lumiadestra verso Porticia sinistra per la Riviera. Quante volte avevo colàcercato i nastri rossi del tuo cappellinoamor mioe i tuoi occhi bramosi miavevano detto: - Sìsìlo so!... Io pure!... - Tu pure pensi a me in questomomentoe cerchi il lume del mio bastimento fra gli altri lumi che siallontanano dal portomentre Alvise ti dà la mano per aiutarti a scendere aterraseccatore! Egli può ancora udire lo scricchiolìo delle tue scarpetteche si affrettano verso una carrozzellae vedere il tuo piedino che si posa sulmontatoio. Qual via farai per andare a casa? San Ferdinando... Chiaia... Levetrine scintillanti del Caffè d'Europadinanzi a cui tu passi come unavisione... Gli oziosi che stanno a vederti dal marciapiedi! Quante volte ti hoaspettata anch'iolì... Lo sai che ti vedo... e ti accompagno cogli occhiiopure... passo passocome tu promettesti di pensare a me?... Come ero felice disentirti parlaredi sentirti dire che volevi seguirmi col pensierocol cuoreogni momentodacché avrei messo il piede sul pontenella cabinaa tavola!...Povera e cara Ginevra! ti seccava che ci dovesse venire quell'altraa tavola!Ti seccavacome mi secca che Alvise ti abbia accompagnata... Eri gelosa... Esenza motivocredi! Colei ha capito subito che son ben presosino ai capellitutto tuo!... Non è mica una sciocca la signora Maio!... E a tavola non vorràperdere il tempo a farmi ammirare le sue smorfiecome le chiamicattiva! Nonvorrà che io rida di lei sotto i baffi... Ed io non voglio ch'essa rida di mese non mi vede a pranzose le lascio immaginare che io stia qui a pascermidi lai... com'ella suol dire quando il suo musetto sardonico vi mette tuttii diavoli in corpo. La signora Maio perònon era scesa a tavola. Il posto di lei rimaneva vuotoa destra del capitano.Ma l'udivo muoversi nella cabinadietro le mie spallecon un fruscìo d'abitiche mi turbavaa volte sommessoquasi timido e pudibondoa volte alto ebruscocome agitato da un'improvvisa fantasia. Che diavolo faceva la bellasignora? Si sentiva male? Stava per coricarsi? Non la finiva più di sgusciaredelle sottane e di sfibbiare dei ganci?... Il vestitono... Quello non era il frù-frùvivo della seta... Era piuttosto il fruscìo molle della biancheria più intima.Pareva di sentirne il profumo all'ireos. Il fatto è che mi guastava il pranzomi dava delle distrazioniuna tensione d'udito in cui sembravami di vedere ogniparte del suo vestiarioa misura che le passava per le manidi vederla nellebottiglie e negli specchi dirimpettocolle braccia nudepettinandosi per lanotte. - Buona notte che avrei passato con quella cabina attaccata alla mia! -Povera Ginevrale parlava il cuore! - Talché non volli aspettare neppure ilcaffèe andai sul ponte a fumare un sigaro... e pensare a lei...- Bravod'Arce! Venite a farmi compagnia- udii una voce che michiamava da poppa. Proprio la Maioche desinava tranquillamenteal lume dellabussolacol piatto sulle ginocchia. -Come... voi qui! - mi scappò detto. -Grazie! Credevo che aveste già notata la mia presenza a bordoingrato! -rispose sorridendo e mordendo una fetta di pera. -Mi era parso di sentire... Chi c'è dunque nella vostra cabina?- La camerieracredo. Starà mettendo in ordine la mia roba. Pensate chedevo starci quattro o cinque giorni in quella gabbia!- Tanto meglio! - Tanto megliosiapuregiacché siete in vena d'amabilità. Intanto mi tocca far penitenzacomevedete... - L'avrei fatta anch'io volentiericon voise avessi saputo... - Ohvoi... èun'altra cosa. Prima di tutto siete corazzato... sul mare; e poi vi sono iregolamentiche so iotutti quegli ostacoli che avete immaginato voialtri... abordo. Mentre io... povera donna... Mi è riuscito di intenerire il cameriere...con un po' di buona volontà... È una vergogna! In tanti anni che ho l'onore diappartenere alla marina di Sua Maestà... per via di mio maritonon sonoarrivata a farmi il piede marinocome dite voialtri; e se non voglio morir difame bisogna prendere delle precauzioni. Volete prenderne anche voi? Lìinquel sacchettoc'è della menta di VanPol eccellente. Fumate puresapete chela sigaretta non mi dà noia. Non ci conosciamo da oggimi pare! Anzisevolete darmene una anche a me... - Mentreallungava il musetto color di rosa per accenderlaquasi volesse baciarmimiparve di vedere un altro punto luminoso nei suoi occhiun balenìo che diceva:- Traditore! - Ma si tirò subito indietroper farmi un po' di posto nelseggiolino pieghevole al quale aveva appoggiato i piediavvolgendosi nel suomantellone da viaggio. Invececomeattrattomi accostai a leiguardandola dal bassocol sorriso sincero di queimomentidicendole colla voce un po' roca: -Sapete che mi hanno dato la cabina accanto alla vostra?- Tanto meglio. - Per voi forse... Maper un povero diavolo... - Ahlatentazione? Beveteci sopra un bicchier d'acqua. Del resto vi prometto chepasserò la notte sopra coperta. Laggiù si soffoca... Il faro di Napoli! -interruppe a un trattoadditando un punto luminoso in fondo.Sembrava un occhio che ci spiasse dall'orizzonte buioora tremulocomevelato di lacrimeora raggiante all'improvviso. Sembrava che giungesse sino anoicol mormorìo vasto e profondo del marel'eco della cittàcoi sospirisoffocaticon voci misteriosecon canzoni malinconiche. La Maio s'alzòvacillante pel rollìo del bastimentoe prese il mio braccioappoggiandovianche il petto nel fare qualche passosfiorandomi col vestitocol mantellograve che mi si avvolgeva alle gambe e mi legava. -Non mi reggono caro d'Arce! A momenti vi casco nelle braccia! - balbettò fradue scoppi di risa soffocati che risuonavano come una musica.Infine si fermò presso la spondasenza lasciare il mio bracciocolgomito sulla ringhierae il bel mento delicato sulla mano nudaguardandosempre laggiùverso il punto luminoso. -Cara Napoli! A quest'ora i nostri amici saranno tutti allo Châlet. Virammentate le belle serate allegre?... Quando il marito di Ginevra non era dicattivo umorepovera Ginevra... Come è stata buona venendo a salutarmi sino abordo!... Tutta cuore... si farebbe in quattro pe' suoi amici... È per questoche ne ha molti... e devoti... voiAlvise... Mi sembra di vederlo quel diavolodi Alvisea combinare il giochetto per nascondere a quell'orso di maritol'innocente scappata d'oggi... d'accordo con Ginevra... Il solito giuoco dibussolotti... làlàe là!... - Questavolta essa aveva il sorriso diabolico in boccamentre picchiava sul parapettocolla mano nuda. Era sempre stata la mia passione quella mano un po' lungaunpo' magrache diceva tante cose e faceva perdere la testa. Mi chinai su di essae la baciai. Ritirò la manolentamentesenza dir nulla; ma il sorriso le morì sulle labbra che parvero tremare escolorirsi. - Ecco come sietetuttiquanti!... - mormorò dopo un momentoguardandosi intornoe passandosi la manosul viso. Eravamo solinascosti dallaparete della scala; la presi per forza e la baciai sulla bocca avidamentefelice di sentire che già si abbandonavacome fosse la prima volta.- Dite la verità - mi chiese poi. - Ve la siete fatta dare apposta lacabina accanto alla mia? - Alvise avevaragione di dire che era una simpatica compagna di viaggio: allegragraziosariboccante di spiritoe senza malinconie. Sequalche momento ne avevo iodelle malinconieripensando alle ultime paroledella mia Ginevraai suoi begli occhi lagrimosi che mi chiedevano di esserlefedelequest'altra metteva la miglior grazia a farmi tosto spergiuro... econtento. Una di quelle donne che non passano la pellema che sannoaccarezzarla. Discreta poi! Mai una allusione o una parola. Sapeva forse che ilmio cuore era presoe si contentava del resto. Talché continuai a trovarlaanche dopo che fummo arrivati a Genovamentre aspettavo l'imbarco perMontevideo. - Sapetepovera Ginevra... - midisse un bel giornoleggendo una lettera che le era giunta allora da Napoli. -Pare che abbia avuto dei guai laggiùper quello scapato di Alvise... S'èlasciata cogliere dal maritola sera stessa che partimmovi rammentate? -A quella notizia dovetti fare un viso molto scioccopoiché ellasoggiunsecol suo ghignetto maliziosostavolta: -Ve l'aveva fatto anche leiil giuramento del marinaio? -