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- Il carnevale fallo con chi vuoi;

- Pasqua e Natale falli con i tuoi -

di Giovanni Verga

Così andava dicendo compar Menicoa ogni conoscente che incontravasalutandolo «Viva Maria!» - Il paesetto rideva là al solecol campanileaguzzo fra il grigio degli ulivi. - Cosa ciportate a casaper le feste? - gli chiese il vetturale che gli andava accantosul basto dondoloni. - Quel che dà laprovvidenza- rispose compare Menico ridendo fra di sé. La bisaccia per lasalita non gli pesavatanto aveva il cuore leggiero; e gli facevano allegriafinanco i passeri che si lisciavano le pennegonfi dal freddosulle spinedella siepe. La strada ora gli sembrava lungadopo tanto tempo.- E vostra moglie che vi aspetta? - gli disse il vetturale. CompareMenico fece cenno di sìridendo sempre fra di sé.La casa era in fondo al paese. Passò la fontana; passò la piazza;passò la beccheriadove c'era gente che comprava carnee da per tuttoa ognicantonatagli altarini parati a festacogli aranci e le ostie colorate. Nellecase il suono delle cornamuse metteva allegria. Infondo al vicoletto del Gallo si udiva un gridìo di ragazzi che giuocavano allefossettecolle mani rosse. Compar Menico guardava la finestrada lontanopervedere se sua moglie l'aspettava. Ma la finestra era chiusa. C'erano comareLucia a sciorinare il bucatoe comare Narcisache filava al ballatoio per farela gugliata lunga. Lo sciancato andava zoppiconi a raccogliere le galline chefuggivano schiamazzando. Compare Menicoposò la bisacciache gli pesavae sedette ad aspettare accanto all'usciochiusosenza accorgersi delle vicine che ridevano dei fatti suoinascostedietro l'impannata. Aspetta e aspettainfine lo zio Sandro mosso a compassionegli si accostò passo passocol fare indifferente e le mani dietro la schiena.Dopo un pezzetto che stavano seduti accanto colle gambe largheguardandodi qua e di làlo zio Sandro domandò; -Che aspettate la zia Bettacompar Menico? -Sissignorevossignoria. Son venuto a fare il Natale.E vedendo che avrebbe aspettato fino al giorno del giudiziolo zioSandro si decise a dirgli: - O che nonsapete nulladunque? - NossignorezioSandro. Che cosa devo sapere? - Che vostramoglie se n'è andata con Vito Scannae si è portata via la chiave -.Compare Menico lo guardò stupefattograttandosi la testa. Quindibalbettò: - E dove se n'è andata?- Io non lo socompare Menico. Credevo che lo sapeste.- Nossignoreio non sapevo niente- rispose il poveraccio ripigliandola bisaccia. - Non sapevo che mi aspettava a casa questo bel regalola festa diNatale -. Tutto il vicinato si scompisciavadalle risavedendo compare Menico che s'era fatta dare una scala per entraredal tetto in casa suapeggio di un ladro. Egli stette rintanato in casafestae vigiliasenza aver animo di mettere il naso fuori.- Questa ch'è la maniera di fareservo di Dio? - gli diceva comareSenzia la vedova. - La grazia di Dio che lasciate andare a maletali giornate!e il crepacuore che covate per dar gusto ai vostri nemici! -Egli non sapeva che direin verità; ora il compassionarlo che faceva lazia Senzia lo intenerivain mezzo a tutto quel ben di Dio che c'era in casa.- Che gli mancavagnà Senziaditelo voi? che gli mancava a quellabuona donna per farmi questo tradimento? -Noialtre donnecompare Menicoci meritiamo il castigo di Dio- rispondevacomare Senzia. Quella era veramente unabuona donnache aveva cura del poveraccioabbandonato al pari di un orfanoegli teneva la chiave della casa allorché compare Menico se ne fu tornato incampagna come se le feste per lui non ci fossero mai state.Lìnel maggesegli giungevano altre notizie della moglie; - L'abbiamovista alla fiera di Mililli. - Vito Scanna se l'è portata a incartar limoni neigiardini di Francofonte -. Tutti gli facevano la predica: - La moglie giovanenon va lasciata solacompare Menico! - Infineil torto cadeva su di lui. In giugnocolla schiera dei mietitori assoldati dalcapocciagiunse al podere anche Vito Scannatutto cenciososenz'altro beneche la sua falce. - Guardate che non voglioscene fra di voi! - raccomandò il fattore. - Ciascuno al suo lavorocom'èdovere -. Sicché gli toccò anche vedersiScanna mattina e sera sotto il nasomangiare e bere e cantare come la cicalanelle ore caldeper non sentire il sole. Un giorno che il sole gli scaldò latesta a tutti e duee volevano bucarsi la pancia colla forcaper amore diquella donnail fattore li minacciò di scacciarli su due piedie convenneaver pazienza. Certo è che Betta doveva fare la mala vitaora che Vito Scannal'aveva abbandonata. Il Signore l'avevacastigatacome soleva dire comare Senzia. Zio Menico portava a casa vinooliofrumentoal par della formicanella casa senza padronadove la zia Senzia sigodeva tutto. - Solo come un cane non possostarci - diceva luiil poveraccioper scolparsi. - Chi baderebbe alla casa emi farebbe cuocere la minestra? - Il curatoservo di Diocercava di toccargli il cuoree far cessare lo scandaloora chesua moglie era sola e pentita. - Aprite le braccia e perdonatelecome alfigliuol Prodigoadesso che s'avvicina il Santo Natale.- Come posso vedermela di nuovo in casavossignoriadopo il tradimentoche mi ha fatto? - rispondeva lo zio Menico - senza pensare a Vito Scannachestavamo per ammazzarci colla forcaDio liberoalla messe! -Dall'altro canto comare Senziache mangiava la fogliaogni volta chevedeva lo zio Menico parlare col curatogli faceva un piagnisteolamentandosiche volevano abbandonarla nuda e cruda in mezzo a una strada.- Allora vedrete che il castigo di Dio vi sta sul capo- conchiudeva ilprete. - E la gente a sparlare di luiche si ostinava a vivere nel peccatocome una bestia. Il castigo di Dio lo colseinfatti a Ragoleti con una febbre perniciosapeggio di una schioppettata. Loportarono in paese su di un muloche aveva già la morte sulla faccia. Suamoglie allora corse insieme al viaticocolla faccia pallida e torvae siccomela zia Senzia era ancora lìumile e atterritasi mise i pugni nei fianchiela scacciò di casa sua come una mala bestia. Oraella era la padrona. Compare Menico in un angolo non parlava e non contava più.Appena chiusi gli occhila vigilia dell'Immacolatasua moglie si vestì dinero da capo a piedisenza perdere un minuto. Ecoi vicinii quali si erano accostatiin occasione della disgraziaparlavanospesso del mortopoverettoche aveva lavorato tutta la vita per fare un po' dirobae grazie a Diolasciava la vedova nell'agiatezza. Ma quando Vito Scannatornava a ronzarle attornovestito di nuovocome un mosconeessa si faceva lacroce e gli diceva: - Via di quapezzente!-