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IL CURATORE

  

commedietta

  

Michelangelo Buonarroti il Giovane

  

 

persone della favola

M(esser) Lattanzio curatore [17v]

Vincenzio |

> giovanetti

Alessandro |

Dianora fanciulla

M(adonna) Agnoletta zia

La favolaancor che breve e senza alcun vi_lup_posi divide in treatti per dar cagione di al_lun_gar_la col canto e col suono drento_ fraat_to e atto e_ per render<la>_ più piacevole.

 

il prologo

1

La più difficil cosa che si faccia [18r]

qual credetevoi donnech'ella sia?

Molte di voi diran ch'è 'l condur l'accia prima ch'ordita al tessitorsi dia.

Gli uomin che vivo(n) p(er) forza di braccia tutti risponderan: l'èl'arte mia.

Io per me credo ch'appostar cervelli

ogn(i) altra passi e 'l voler giugner quelli.

2

Vedete un là che pare un prudent'uomo

e che porta un barbon sino al ginocchio?

e 'l troverete ancornon pur non domopiù d'una ruota volubil d'uncocchio.

Crede alcuncome in man si chiude un pomo<d'>aver_ in pugnoingannato dall'occhiodella sua donna il cuorch'una giornata

è lontano da luinon ch'un'occhiata.

3

Una casa votar vedrete or ora

da due fratelli e da una sorella; votar non già che portin nulla fuora:votar di lor medesimiché quella

lascia chi l'ha allevata insi<n>o_ a ora per farsior ch'ell'ègrandedamigella;

e ' frate'che dovrian darle marito[18v] un se ne fa soldato e unromito;

4

non romitoanzi fratee 'l precettore

o pedagogoo curator ch'e' siach'ha lor portato insin a ora amoregli lascia quasi in mezzo della via.

Si vuol partirma un certo che d'umore cre' che lo ratterrà d'una lorzia

la qualperdendo la nipotepenso

che per far un acconcio dia 'l consenso.

 

atto primo

scena prima

M(esser) Lattanzio curatoreVincenzio e Alessandro giovani

Messer Lattanzio

1

L'obbligo in che mi tien ognor legato [19r]

l'amicizia de' vostri genitori

m'ha tenuto il pensier sempre svegliato perch'io vi gioviv'accarezzie onorich'ogni studioogni opra ho indirizzato

per trarvi sì dell'ignoranza fuori

che per voi stessisenz'altrui consigliopotessi a' fatti vostri dardi piglio

2

e potessi tra gli altri estimazione

acquistar con virtù e discipline

[...]_ e 'l tempo ch'a voi discrezione concede e a me di mie fatiche ilfine; et essendo oramai la mia 'ntenzione

di tornare alla patria mia Figline

per posarmi già vecchioudir da voi bramo qual il pensier sia d'ambidoi

3

e a qual ciascun di voi volga 'l desio

profession da gentiluomo onesta

per porgervi dipoi 'l consiglio miolodando o biasimando o quella oquesta.

E te primo_ Vincenzioudir vogl'io[19v] che sei di mente piùsvegliata e desta. Dimmi liberamente il tuo concetto.

Vincenzio

Fate contosignorch'io l'abbia detto

4

perch'a seguir l'orme sicure avvezzo

degli ammaestramenti vostriintendo seguirle senza torcer sin da sezzo.

Messer Lattanzio

Tu che di'Alessandro?

Alessandro

Et io volendo

sfuggirle non saprei.

Messer Lattanzio

Io vi accarezzo

e vi lodo e vi celebro e commendo

più che per altro per quest'osservanza; ma per or non ci ha luogo talcreanza.

5

Convien con libertà parlarmi e dire_

sicuramente a quel che voi inclinate

perch'ogni ingegno ha 'l suo proprio desire e vuole ogn'intellettolibertate.

Ma voi tacete? Orsù! mi vo' partireacciocché voi tra voi nediscorriate. Ritrovatemi dopo con pensiero

intanto di dovermi dire 'l vero.

scena seconda

Vincenzio e Alessandro

Vincenzio

1

Dubbio tra 'l sì e 'l no s'io gliel dovessi

direnon m'è poi l'animo bastato.

MaAlessandrose tu nol sapessi[20r] a dirti 'l veroio voglioesser soldato.

Alessandro

Soldato?

Vincenzio

Sì.

Alessandro

Credei che tu volessi_

studiar per venir poi al dottorato.

Vincenzio

E poi perché negar? Non mi dà 'l cuore ste(n)tar cinqu'anni per farmidottore;

2

e poi veder ch'i giovani miei pari

si dian bel tempo e sguazzin co' compagni;

e studi studie nulla non impari

com'avvien a tant'altrie non guadagni in capo all'anno pur tantidanari

ch'io possa poi ricoprirmi i calcagni.

Alessandro

Sì che l'esser soldato è un util grande!

Vincenzio

Chi è soldato sempre spende e spande:

3

di qualche luogo egli escon.

Alessandro

Poveretto!

Vincenzio

E a farsi soldato non accade

tante faccendeperché s'io mi metto

la spada al fianco e vo fra l'altre spade in piazza a San Giovanniem'intrometto

in questo e in quell'intrigoe per le strade urto ques(t)'equell'altroe metto mano

o son soldato quanto Pippo Spano.

Alessandro

4

Sì sìsoldato senz'ir alla guerra!

Vincenzio

Andrò pur se verran l'occasioni.

Alessandro

Non la 'ntendo così: Vincenzio l'erra. [20v] Lascia andar quei ch'aaltro non son buoni. Quegli stioppi che fan quel serra serra

son altro che le canne de' panioni

che 'n villa a maneggiar siamo usitati.

Vincenzio

Orsùche tu staresti ben tra ' frati!

Alessandro

5

E frate mi vo' faree questo è 'l mio

pensierse ben né io nol palesaifacendo appunto come te anch'io

ché dirlo al curator non m'arristiai.

Vincenzio

Frateeh?

Alessandro

Ben sai.

Vincenzio

Sia 'n nome d'Iddio! Orsùtu star rinchiuso eleggerai

e io di travagliar e ir attorno. Noi ci riparlerem [...]orno_

6

e possiam ritornare ora cercando

messer Lattanzio nostro curatore per venirli a un tratto dichiarando

tu qual sia 'l tuoio qual sia 'l mio umore. Sentirem quel che dice.

Alessandro

Immagina(n)do

mi vo ch'egli abbia a far di te romore

ché gli sarà la tua risoluzione

interamente fuor d'espettazione.

7

Ma la miaperch'e' m'ha veduto spesso

volentier pe' conventi a spasso andare

forse manco improvvisa udirà adesso[21r] sentendo ch'io mi vogliafrate fare.

Vincenzio

Questo non bastap(er)ché per un fesso

ti può anche aver visto là giocare

ch'e' c'è di quei che fanno i collitorti e per giocar vanno a spassoper gli orti:

8

per gli orti de' conventi e in una vigna

o in un boschetto con le carte in mano mostran di contemplar; ma con lacigna vien poi o con le chiavi un_ sagrestano

e dà attraversosì che ognuno svignacarte e danar si seminan pelpiano.

E' non ti ricord'e' di quel flagello

[...]bbattemmo_ entrando un dì in Cestello?

Alessandro

9

Giucar non mi dilettoe tu lo sai.

Vincenzio

Basta. I' vo' dir che per ir pe' conventi non si fan gli uomin fratisempre mai.

Alessandro

Io credo che tu abbia miglior denti

soldato mioche lingua non hai.

Vincenzio

Tu non mi dara' a creder altrimenti di farti frate per gran divozionema perché ti piac'ir a pricissione.

scena terza

Mona Agnolella sola

1

Nel tempo ch'udir messa io ho penato[21v]

la mia sorella alla nostra nipote

ch'io lasciai secoavrà 'l consiglio dato che 'n così fatti casi darsi puote.

Sebbene ell'è di cervello ostinato

che se la incapa e poi i consigli scuote (altro non ha di mal). Ma aquest'ora

in corte entrar non fa per Dianora

2

la Dianorach'è avvezza d'uno stile

casalingopacifico e posato

che è semplicetimida e gentile

che s'ella parla par le caschi_ il fiato. A metterl'ora in sur uncampanile

farle mutar naturavita e stato

(sia l'amor che m'inganni o che si sia)

e porla in corte è un gettarla via.

3

Quelle che vi son ite da piccine

son astuteviziate e maliziose:

gli è un por fra le golpi le gallineo ricci di castagno fra le rosech'elle l'uccelleranno senza fineperch'ella dice spesso certe coseperla sua natural semplicitàch'ognuna poi ne la scorbacchierà.

4

Ritornerò p(er) lei (Dio di buon mandi) [22r]

e sentirò quel ch'ella ha risoluto.

I suoi fratelli ormai son grossi e grandilascerò far a lor com'èdovuto.

Poich'e' dicon ch'e cenni_ son coma(n)di de' padronreplicar non hovoluto;

ma fra lei e fra me vo' farne ancora un'altra guerra. Ma che fo dimora?

Il fine del<l'>atto primo

 

atto secondo

scena prima

M(esser) LattanzioVince<n>zio

e Alessandro

Messer Lattanzio

1

Così tu 'l frate e così tu 'l soldato

volete elegger per professione.

L'uno e l'altro è pensier molto onoratoma 'l fatto sta che dove l'uomsi pone non bisogna mutarsi poi di lato

perché si perde di riputazione.

E l'andare alla guerra è cosa oscura

e 'l farsi frate la sta poi se dura.

2

Ch'e' bisogna pensarchi va alla guerra

di doversi tirar con gloria innanzi

perché chi in una guarnigion si serra_ [22v] mi par cosa da Svizzeri oda Lanzi.

Chi fa poltroneria l'uom si sotterra

e chifatto uffizialsta su gli avanzi in danno de' soldati è unsoldato

da esser con ragione svaligiato.

3

E chi va là sol per l'archibusate

e se le fa pagar tre scudi il meseell'è ben una gran semplicitate

non si saper con altro far le spese. E così dico a te: se 'l farsifrate ti credi ben perché senza contese

senza noiesenza brighe e senza affanni credi passar la vitatut'inganni.

Vincenzio

4

Io penso voler far l'ufizio mio

per riportarne un tratto onore e gloria.

Messer Lattanzio

Se tu sei risolutoorsùaddio!

Va' in paceva' feliceabbi vittoria. Se 'n cuor tu porti sì nobildesio

ti lodo sì; ma tientelo in memoria

che quando poi tu vieni a certe strette stranenon dica poi l'andòla stette!

5

E tuAlessandrovacci un po' più piano

ché molti mutan panni e non il pelo.

E' convien che lo sguardo abbia ben sano[23r] dell'intelletto_ e senzamacchia o velo

chi fa tal elezionché non è piano

anche pe' chiostrino'l cammin del Cielo. Là dentro a quelle muraè ogni bene_

ma non l'intende ognun quanto conviene

6

ché n'entra alcun per ritrovar riposo

e fugge il mondo p(er) fuggir fatica

e pensa spesso in un boschetto ombroso trovar la quiete al suo desire_amicama 'l miser lo ritrova aspro e spinoso e l'anima malcauta vis'intrica

e 'n quegli orti guardati dal silenzio

d'erba non v'è più copia che d'assenzio.

7

Ma chi sol v'entra per far penitenza

e di fé s'arma e di speranza pasce

e s'accinge a salir di pazienza

un sentier duro tra sudori e ambasce

di carità infiammato all'eminenza

senza che giammai caggia o ch'ei s'accasced'ogni contento viend'ogni diletto

perché 'l mondo fuggir fa l'uom p(er)fetto.

8

Ma chi lo fugge non si volga indietro

a riguardar le sue vaghezze amate:

amateche riescon poi di vetro [23v] e 'n breve crollo sen vandissipate.

Seguir convien sempre un medesmo metroe pèra il mondo e sue speranzeingrate! Se spalle credi aver per tanto pondo

fia più d'ogni altro il tuo stato giocondo.

9

Tu frate e tu soldato. Bene sta.

Ma dite un po': della vostra sorella

dite per cortesiache se ne fa?

Vi parrà dunque ch'egli stia ben ch'ellas'un si racchiude e l'altrose ne varimanga a cura di Monna Agnolella

sua ziasenza pigliarne alcun partito

di monacarla o di darle marito?

Vincenzio

10

Vossignoria sa che risoluto

s'è ch'ella vadia in corte.

Messer Lattanzio

Io no(n) sapeva questa conclusionch'ho sol saputo

che fra i parenti se ne discorreva.

Vincenzio

Par che ciascun se ne sia compiaciutoe io l'ho caro.

Alessandro

A noisignorsi leva

un gran pensier.

Messer Lattanzio

Di certo che da frati

cure queste non sonné da soldati.

Vincenzio

11

Sarà ben di cercar di rincontrarla

perch'ell'andò con la zia alla messaacciocché voi possiateinterrogarla [24r] e 'l suo concetto saper da lei stessa.

Messer Lattanzio

Andiam. Quella Agnolella ha una gran ciarla: vo' giucar ch'ell'èquella che l'ha messa

in questo umor.

Vincenzio

Nola c'è stata chiesta.

Messer Lattanzio

Ella chieder_ l'arà fattache mesta.

Vincenzio

12

Vossignoria s'ingannami perdoni.

Messer Lattanzio

Poco importa.

Vincenzio

Vogliam noi trovar loro?

Messer Lattanzio

Tu ti dèi voler metter già gli sproni e quest'altro vestirsi e ire incoro.

Vincenzio

Perché voi udissi le risoluzioni

da lei e non da noi per istraforo

né avessi un'altra volta un tal disagio.

Messer Lattanzio

Orsù viaandiamo làma a bel<l'>agio.

scena seconda

La Dianora e Mona Agnolella sua zia

Dianora

1

Poiché si porge questa occasione

che da' nostri signor_ p(er) lor mercedepigliar volendo di meprotezione

luogo al servizio lor mi si concedeessendo ciò mia gran riputazione

vo' acconsentir di porre in corte il piedené vo' abusare una sìfatta grazia

per cui molto da me Dio si ringrazia.

Mona Agnolella

[24v] 2 L'ha sciolta oggi la lingua! Entrando in

[corte ti converrà d'avere assai cervelloperché chi passa dentro aquelle porte oro esser vuol che ben regga a martello

e le scale vi son ripide e torte

e a salir dure; e poi beato_ a quello che giù per esse può la pintadarti. Pensaci prima e non voler legarti.

2

E va' considerando di una avvezza

in casa sua a pigliare i suo agidove ciascun la serve e l'accarezza:difficilmente sostien poi i disagi. Se tu sapessi quant'è l'amarezza ch'apportanle grandezze de' palagi

benché i signori e i principi sian buoninon correresti a tairisoluzioni.

Dianora

3

Non so. Veggo le dame tuttavia

allegre e ben servite e onorate

né so pensar ch'alcuna cosa sia

dond'io non creda ch'elle sian beate.

Mona Agnolella

Mettiten'una sola in fantasia: ch'elle son prive della libertate.

Dianora

L'altre fanciulle che libertà hanno?

Che piacerche bel tempo mai si danno?

4

Quelle son sempre con la lor signora[25r]

che_ par che senza lor non mova i passi. S'ella stas'a diporto ellava fuoraalle feste son seco_ e agli spassi.

Oggi unauna domani ella n'onora

di qualche grazia.

Mona Agnolella

Or qui l'intoppo dassi_ ché chi più merta acquista più favore(sebben non sempre) e qui nasce il romore.

5

Ché se tu sei veduta favorita

o per fortuna o_ meritoegualmente

vieni altrui in odio e si morde le dita chi guarda il tuo favorsinistramenteonde tu sei poi sempre perseguita;

e se ti giugne della inuidia il dente

a lacerar davvertu sei 'n periglio

che da te_ la tua donna torca_ il ciglio.

Dianora

6

So ch'io sarò fedelee segua poi

con l'innocenza mia quel che si pare. Nessuna se n'andò senza ch'isuoi

fatti non si vedesse migliorare. Madre io non ho e pover sì siam noiné mi sento a far monaca chiamareché non è questa la mia vocazione

e far convien di me risoluzione.

Mona Agnolella

7

Non so più contraddirti. Tu aspiri

a aver la dotee tua la dote sia.

Se stare in corte sono i tuoi desiri[25v] non vo' che tu abbia a dirche la tua zia

in discontento tuo te ne ritiri

ch'ogni tuo beneogn<i> util tuo desia.

Io t'ho voluto aprire un po' la mente

perché tu serva più prudentemente.

8

Prudentemente servirai se pronta

al servir la signora tua sarai;

se temeraria non sarai né impronta

e nulla con ardir domanderai;

se sei modesta e umílné ingiuria od onta a niuna compagna nonfarai.

La lingua soprattutto tieni a freno

ché delle corti quella è un rio veleno.

9

Sai tufigliuola mia? Mormorazioni

non ti girin per bocca né novelle

o villane e maligne detrazioni

non riportar giammai. Queste son quelle (oltre che Dio ne dà granpunizioni)

che fan col tempo le lingue ribelle di tutte le persone in vèr colui

che sparse la zizzania in danno altrui.

Dianora

10

Io vi ringrazio e de' precetti vostri

zia miason per far quel capitale [26r] ch'ho fatto sempree speroche vi mostri l'effetto il pensier mio puro e leale

ch'ho sol di ben servir i signor nostri in onor mioné cosa altra mivalepovera e sventurata giovanetta

che la mercede lor vera e perfetta.

Mona Agnolella

11

Converrà senza indugio or dar risposta

al cortigian che ci ha di ciò parlato

e dirli che servir tu sei disposta

sì come da' padron fia ordinato

e che ringrazi lor della proposta ch'han sì benignamente a te pensato

e dica che 'l lor cenno e 'l lor comando per presentarti lor staraiaspettando.

Dianora

12

Bisognerà pensare intantozia

per non aver a farmele poi 'n fretta

a tagliarmi due vestech'una sia

ricamata e un'altra di teletta.

Mona Agnolella

Orsùla tua sarà stata albagia

tu mi riuscirai una fraschetta.

La non è stata tutta carità l'entrare in corte tuoma vanità.

13

Due veste a un tratto? E di che sorte veste!

Di telett'una e un'altra ricamata!

Le vuo' tu quelle pel dì delle feste[26r] o forse per portarle allagiornata?

DilloDianora. Che pazzie

fa a me?

Mona Agnolella

Non burlar! Tu vedrai

che 'l mio consiglio fia lodato assai.

14

Infattidove altrui volto ha l'umore

fuor dell'usosi sforza la natura.

(Costei parlando dà nel suo maggiorech'aver suole a parlar tantapaura.

L'ha preso già della corte l'odore[28r] ch'ogni dappoco pugne erassicura.

Orsùch'ella potrebbe farla bene).

Dianora

Ecco messer Lattanzio che 'n qua viene.

Fine dell'atto secondo

 

atto terzo

scena prima

M(esser) Latt(anzi)o

Mona Agnolella e la Dianora

Messer Lattanzio

1

Lasciar guidarsi ai giovani è pazzia.

Di qua di là m'hanno aggirato un'orané sorella s'è vista mai nézia.

Le vo' cercar da me. Vèllein malora! V'aveva appunto nella fantasia.

Be'la Dianora è risoluta ancora?

Mona Agnolella

Io aveva car di vedervi p(er) questo.

Messer Lattanzio

E` ella risoluta? Dite presto!

Mona Agnolella

2

Ell'è risolutissima accettare

il partito propostole.

Messer Lattanzio

Ella vuole infin pur cortigiana diventare?

Dianora

Sig(no)rsì.

Messer Lattanzio

Qui si fan poche parole

e molti fattie spesse volte fare pochi fatti e parole assai si suole.

Una 'n corte e un frateun alla guerra. Così in punto la casa siserra.

Mona Agnolella

3

Che dite voi? Che? Ricominciate.

Messer Lattanzio

La Dianora non dite ch'entra in corte?

Mona Agnolella

Signorsì.

Messer Lattanzio

Alessandro si fa frate.

Mona Agnolella

Frate?

Messer Lattanzio

Frate! Mi par pur di dir forte.

Ve' come voi ve ne maravigliate.

Mona Agnolella

Io so: e' gli piacevan ben le torte!

Messer Lattanzio

E Vincenzio soldato o capitano.

Mona Agnolella

Ohquel fu sempre un cervellaccio strano!

Messer Lattanzio

4

A me pareva giovan di timore.

Mona Agnolella

Io so benioche fu sempre un cattivoma stando presso a voisuocuratore

non si dava a conoscerma gli è vivo.

Messer Lattanzio

Gli è che quando son presso a un maggiore i giovan fanno il gattomezzo vivo

ma lontano da quel non è poi male

che non ardiscan far.

Mona Agnolella

Gli è appunto tale.

Messer Lattanzio

5

Entriamo in casadove interamente

intenderete le loro intenzioni.

Mona Agnolella

La Dianora anche dirà la sua mente

per venir doppo alle conclusioni

per vostra mancom'è conveniente.

N'è verDianora?

Dianora

Né leva né poni:

dico quel ch'io ho detto a voi appunto.

Messer Lattanzio

Orsùentra in casa.

Mona Agnolella

In questo punto

6

mi nasce in mente un certo mio pensiero

restando sola senza la Dianora. [29r]

Messer Lattanzio

Mon'Agnolellaentrate.

Mona Agnolella

Egli è ancor nero

non è canuto affatto.

scena seconda

M(esser) Lattanzio solo

Che fo ora?

S'io vo al paeseio non son più chi io

[v'eronon v'ho parentison avvezzo fuora. Questa donna sarebbe ilcaso mio

per un po' di governo. Chieggol'io?

7

Chieggol'io? S'io la chieggotorramm'ella?

Ella m'arebbe a tor. S'ella pensasse_ ch'ell'è una tapina vedovella

l'arebbe a chieder me. S'ell'ammalassesebben gli è ver ch'ell'haquella sorellanon cre' che come me la governasse.

Altra cosa è un uomo. Ardiscom'io?

La non può dir di noal parer_ mio.

8

La mi conosce e sa ben chi io mi sono.

L'ha già pratica meco. Bella cosa

tor chi si sappia a quel che si sia buono: per altro verso è benpericolosa.

S'ella mi vòle io la vo' tòrre in dono. [29v] Lasciamo ir viaVincenzio e a Valembrosa l'altro o a Montasinaia e quella in cortech'hovoglia anch'io di tentar la mia sorte.

9

E se la gente se ne maraviglia

ch'al gennaio fiorir voglia far le roseognuno inarchi a sua posta leciglia. L'occasioni hanno le man viscose:

bisogna andarnes'alcuna ti piglia e ti tira e ti sforza. E fra lecose lodatecome insegnan mille esempi

è 'l sapersi acconciar secondo i tempi.

 

licenza

1

Son quel che dianzi il prologo vi feci

che son or qui per farvi la licenzareplicando ch'almen nove de' dieciuomin che son di senno e intellige(n)za riescon poi solenni lavaceci.

Se far voi ne vorreste esperienzapoffare 'l cielchi are' maipensato veder colui 'n un punto sì mutato?

2

Di graziaprestoandatevi con Dio[29r]

ché se questa commedia s'allungasse

Messer Lattanzio nostroal parer miodi qui a poco è forzach'impazzasse. Amor l'ha colto un po' per iscancío; s'un altro colpo asorte gli tirasse non c'è rimedio gnuno al meschinello:

Ecco che 'n pezzi gli va giù 'l cervello.

Il fine

 

NOTA AL TESTO

La copia della "commedietta" Il curatore di cui ci serviamoè alle cc. 17r-30r del codice 76 del_l'Archivio Buonarroti (in depositopresso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze). Nel codice(composito) il testo occupa quasi per intero (lasciando tre carte bianche)un fascicoletto in origine autonomo e di dimensioni nettamente inferiori aquelle medie della compagine.

E` preceduto da un abbozzo pressoché illeggibilevergato in un altrofascicoletto autonomoche reca al verso della penultima carta (c. 14v) laminuta di una letteraindirizzata evidentemente alla persona per la qualela commedia era stata scrittache recita così: "L'essere statoaspettato sara una fortuna senza di che auendo distesa q(ues)ta favolettacosi semplice non ha_urebbe saputo far meglio ne anche in lungo tempo.Conosce l'inue(n)tore_ in particolare quanto el_la possa mal seruire aquello p(er)che ella è stata fatta e gliene dispiace._ E si duole dellemuse che stando anch'elle in su la lor riputazionepregate non(n) uengonoa posta altrui. Gradisca l'animoe supplisca l'auer uoluto".L'ultimo periodo è cassato da un frego orizzontale.

Il testointeramente autografoè una copia a pulitosulla qualel'autore è saltuariamente ritornato per qualche ritocco (si riportano lacorrezioni in nota). La grafia è databile alla maturità del Buonarroti.Non soccorrono ulteriori elementi di documentazione.

*

Nella costituzione del testo adotto una trascrizione ortofonica e unregime moderno per divisione delle parolemaiuscoleapostrofiaccentiinterpunzione e altri segni diacritici. In particolare:

- sciolgo tra parentesi tonde le abbreviazioni

- seguo abitualmente l'uso moderno per i raddoppiamenti e gliscempiamenti

- raccordo preposizioni articolate e congiunzioni e avverbi composti. -distinguo u da v

- risolvo in i la j (usata per lo più in fine di parola)

- elimino l'h etimologica o pseudoetimologica

- elimino l'y etimologica o pseudoetimologica

- risolvo in f il gruppo ph

- risolvo in tt i gruppi pt e ct

- risolvo c in q e viceversa secondo l'uso moderno

_ drento] di dubbia lettura

_ e] aggiunto in spazio insufficiente

_ render<la>] la parte finale della parola è coperta da unamacchia _ <d'>aver] l'inizio del verso è illeggibile

_ insi<n>o] di dubbia lettura

_ [...] due parole illeggibili

_ primo] non si può escludere che sia scritto prima

_ parlarmi e dire] interlineato al posto di una litura

_ volessi] precede una litura

_ [...]orno] due parole illeggibili

_ un < il

_ [...]bbattemmo] l'inizio del verso è illeg_gi_bile

_ caschi] corretto su qualcosa di illeggibile

_ cenni] precede una litura

_ chi in una guarnigion si serra] soprascrittoin luogo di una litura

_ intelletto] la parte finale della parola è corretta su qualcosa diilleggibile _ bene] segue una cancellatura

_ desire] corretto su qualcosa di illeggibile

_ chieder] corretto su qualcosa di illeggibile

_ signor < padroni

_ beato] è preceduto da una cancellatura (si di_rebbe della stessaparola)

_ che < Que

_ seco] è seguito da una cancellatura

_ l'intoppo dassi] su rasura

_ o] segue cancellato per

_ da te] aggiunto in interlinea

_ torca] è preceduto da in cassato

_ avessino] corretto su qualcosa di illeggibile

_ Io mi contento... <sovr>ana] la lettura del_l'ot_tavainseritain un secondo tempo nel mar_gine esternoè com_promessa dall'usuradel_la carta _ Mi] su correzione

_ suntuoso < sumtuoso

_ pensasse < sapesse

_ al parer < a un par _ inue(n)tore < autore

_ e gliene dispiace] aggiunto in interlinea _ lor] aggiunto ininterlinea