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IL MARE
di MICHELE LESSONA


I.

Fa meraviglia chein tanta copia di lavori letterarinissuno abbia pensato mai a raccogliere in un volume le principali cose dette dai poeti intorno al mare.
Ognunoguardando il mare tranquillo agli splendori del tramontoo in limpido mattinoo in burrascaè commosso; ma queste emozionil'arcana malinconiala gioconda festala selvaggia sublime voluttài poeti hannonaturalmentesenza paragone più degli altri uominisentito e dipintoe i colori son stati variisecondo l'indole speciale e la tempra del loro animo e del loro ingegnoil tempo in cui hanno vissutoil tratto della loro vita in cui hanno scritto.
Gli uomini non hanno incominciato ad affratellarsi veracementee veracemente non s'incominciò a diffondere pel mondo la civiltàse non che il giorno in cui furono aperte le vie dei mari; quel grande legame fra gli uominiquel grande stromento di civiltà che è il commercionon è d'uopo dire quanto siasi giovato e si giovi di tali vie.
Taluno forse potrebbe qui dire che non fu solo il mare aperto ai pacifici e benefici scambi fra gli uominima che ben spesso pure le sue acque rosseggiarono di sangue in feroci battagliee le sue solitudini echeggiarono delle grida disperate d'infelici vinti in disumane rapinee cheper molti popoli sarebbe stato assai meglio che nessuna nave avesse mai solcato i mari e fosse venuta ad approdare alle loro sponde. Ma le battagliele conquistele stragi anche e le rapine e la schiavitù son modi per cui si diffonde l'incivilimento; modi durisenza dubbioe crudelie che l'uomo potrebbe mutare con miglior frutto in altri più miti e mansuetiove volesse. Ma finora l'uomo non ha volutoe conviene rassegnarci ad accettare le cose come sono.
In quelle terre ove le navi di Colombo hanno aperto la strada allo sterminiouna razza migliore ed eletta va prendendo il posto di quella debole e feroce che c'era prima.
Per le varie isole del Pacifico le razze innocue o ferocima sempre imbelliche vegetano a stentoscompariranno distrutte dalla razza vittoriosa. E delle sterminate solitudini dell'Africadelle popolazioni che vegetano in essagovernate dallo istinto e senza progresso dacchè si conosconoche cosa avverrà? - Certo è che ogni plaga della terra è chiamata a reggere una fatta d'uomini sempre più forte e migliore.
Il mare è grande palestra di perfezionamento per l'uomoe ciò dicono ben chiaro le istorie dei navigatoriin cui la umana potenza così splendidamente rifulge.
Il mare è pur sorgente feconda di alimentazione diretta per l'uomo. Si suol considerare a torto la terra sola nutricel'alma nutricedell'uomoa torto si suol far conto che finiscaalla sponda del mareogni umano nutrimento. Al di là della terraper un grande tratto pei campi del marebrulicano miriadi innumerevoli di animalie vegeta pur qualche piantadi cui può l'uomo trarre grandissimo partito pel suo nutrimento.
Lungo le spiagge bagnate dai mari del nord dell'Europasi trae non poco partito di parecchie piante marine per nutrimento; per le vie di Edimburgo si vende quotidianamente la lattuga di maree d'altre alghe si fa smercio adoperandole come il salep e l'arrowroot. Alcune specie di piante marine sono adoperatein quelle regionicome cibo degli animalie ad ogni burrasca gli agricoltori corrono alla spiaggia a raccogliere le alghe che il mare vi ha lasciatoonde farne buon letame pei loro campi. L'estrazione dell'iodio dalle piante del mare è grande ricchezza industriale di parecchie popolazioni marittime.
Ma senza paragone più che non dalle piantel'uomo ricava vantaggiosì per nutrimentocome per applicazioni industrialimedicheed altredagli animali del mare. Parlando solo del nutrimentofu detto con ragione che ove venisse a mancare all'uomo ogni modo d'aver cibo dalla terraegli potrebbe purea rigor di terminecampar la vita coi prodotti del mare.
Molte popolazioniinverovivono a un dipresso esclusivamente dei prodotti del mare: ma questi campipur tanto ubertosil'uomo fino ad ora non ha saputo per nulla coltivarlied ha fatto in essi quello che fa il selvaggio coll'albero della forestache per le frutta ricide il tronco. L'uomo non si è datodirebbesi quasifino a questi ultimi tempialtro pensiero che quello di distruggere e sterminare gli animali del mareinvece di accudirlie se non fosse della immensa potenza riproduttrice di questi animalicerto egli sarebbe riuscito nella mala opera.
Oggiper buona venturale cose s'incominciano a mutare in meglio; gli studi diligenti che i naturalisti hanno fatto intorno agli animali marini concedono che si possa dar opera a ragionevoli tentativi di moltiplicazione dei più utili fra essi eper esempiotutto induce a sperare che la coltura delle ostrichela quale natama tenuta in Italia in piccola cerchiae svolta testè felicemente in Franciasia fra breve per far buona prova lungo tutte le spiagge del nostro paese.
Quanta bellezzaquanta copiaquanta varietà di vita nel mare! I più grandi come i più piccoli fra gli esseri viventi popolano i mari. Piante gigantesche che dal fondo s'elevanopiù alte senza paragone d'ogni più alto albero della terrapiante minutissime ed invisibili all'occhio nudoche pur rivelanoguardate attraverso i vetri del microscopiola più mirabilmente complicata strutturaora bruneora verdissimeora sfolgoranti di uno splendido porporinoora tinte delle più dilicate sfumature d'ogni sorta di leggiadrissimi colori; animali giganteschianimali minutissiminudio sorretto e protetto il molle corpo da mirabili sostegni di materia mineralevari nelle più singolari maravigliose formedestinati a compierei più umili a paro e meglio dei più complicatialti ed importantissimi uffici nell'armonia delle cose createfanno sì che la mente del naturalista che s'innamora di cosiffatti studitutta in essi assortanon sappia più quanto è lunga la vitadistogliersi pur un istante da essi.
Il sig. Schleidenautore di un bellissimo libro di scienza popolare (Die Plantzen. La Plante et sa vie. Traduzione franceseParigiSchulz e Thuillé1859)parlandoin un suo bellissimo capitolodelle tante bellezze nascoste nel marevien fuori in queste parole:
L'anima sola è fatta per darsi conto della bellezza; il diamante non manda per se stesso, nè pel mucchio di sabbia che gli sta d'intorno, i suoi sprazzi di fuoco, ma sì per l'occhio dell'uomo, col mezzo del quale un'anima lo ammira: la ridente vallata non esiste per la montagna, non il mesto salice piangente pel ruscello; l'erba indorata dei prati non isfoggia la sua bellezza pel bruno larice, ma sì tutto è per l'uomo che comprende con amore e gratitudine. Se ciò è, ragionevolmente si domanda: A chi adunque è destinata tanta ricchezza di forma e di beltà, cui ricopre un azzurro manto che dalla sua splendida superficie riflette i raggi della luce e sembra irridere spesso l'osservatore curioso, rimandandogli in faccia la propria immagine? Sono forse popolati quegli abissi da esseri animati, per cui sia un diletto la vista del bello, o che, siccome forniti di sentimento, considerino come una bellezza la composizione fisicamente volgare della forma e dei colori? Non si sa; ma per certo si può asserire che il pesce, il quale, secondo il poeta, ama tanto il fondo dell'acqua, non può essere questa creatura senziente, perchè gli occhi degli animali che vivono nelle acque son fatti per tal modo che non vedono se non che gli oggetti immediatamente vicini, e l'uomo, estraneo a quell'elemento, ci vede e meglio e più lunge che non possan fare i suoi propri abitatori. Una sola via adunque ci rimane per arrivare alla soluzione del quesito. Come, per obbedire alle leggi della simmetria, sonosi collocate parecchie bellissime statuette sui pinacoli del duomo di Milano, a tale altezza dove l'occhio dell'uomo non arriva a vederle, così tutti i corpi fisici son posti sulla terra in modo da produrre l'effetto del bello. L'intera creazione, in ogni suo più minuto particolare, al difuori pure dell'uomo pensante e senziente, è disposta in modo da offerire l'opera più compiuta, tanto dal lato tecnico, come dal lato estetico.
Forse il signor Schleiden avrebbe trovato un'altra spiegazione se avesse ripensato al suo Goethequel poeta che egli ama tantoe che mostra di avere tanto famigliare. - Il saggiodice quel sommo poetasenza posa prosegue nelle sue ricerchee l'oscurità è piena di misteri. - Sono appunto questi misteri che popolano l'oscuritàsono queste meraviglie celatesono questi tesori dei reconditi abissiche l'uomo senza posa ricercainvestigainterrogaesaminae bel bello è chiamato a scoprire.

II.

Nullasul nostro globosupera la sterminata distesa dei mari. I deserti dell'Africale solitudini dei Pampaslimitate per l'un capo dalle palme dei tropici e per l'altro dai larici del nordsono un nulla a paragone delle solitudini dei marichecome ognun saa un dipresso pei tre quarti occupano la superficie del nostro globo. Un'occhiata sul globo terrestre ci fa vedere ad un tratto come tutto un continentel'intera Asial'intera Americasiano poca cosa paragonati alla superficie del mare.
Un'occhiata sul globo terrestre ci fa vedere come i continenti emergano di mezzo alle masse delle acquequa sporgendo in prolungate penisolelà scavati in senigolfiampi mari mediterranei. Ed ove questo rapporto fra le terre ed i mari venisse ad alterarsiverrebbero ad alterarsi insieme le condizioni meteorologichee con esse la vita sulla terra.
Le spiagge marine ci si presentano in due principali forme. Quellerocciose e dirupatescendono a perpendicolo nel mare profondo; questeinclinatescendono con dolce pendìo. Le prime tendono continuamentediremmo cosìa ritirarsile altre tendono a sporgerea protendersia rispingere il mare; ciò che dipende dal diverso modo in cui opera il mare su di esse.
Sulle spiagge rocciose il mare compie un'azione distruttivapercuotendole colle onde furiosescalzandole dal piedee lavorando continuamente a demolirle: il dirupo su cui sta il villaggio di Portovenere all'entratura del golfo della Spezia dalla parte di Ponentesi mostra tutto scavato dal mareed irto di massi infranti e precipitati giù per l'erta: quando soffia il libecciole onde si precipitano nella grotta Arpaiache si son scavata fra gli strati del calcarevi comprimon l'aria con un rimbombo come d'artiglierie tonantie rimbalzan fuori con furore pari a quello con cui sono entrate; lo scoglio di Portofinopure nella Liguria orientaleche così pittorescamente per un tratto a un dipresso di quindici miglia s'allunga in marepresenta alla sua punta gli stessi segni del lavoro delle onde: così le falde del monte Nero presso Livornodel promontorio di Sorrento rimpetto a Napolile coste delle Calabriedella Siciliale isole Eoliela Sardegna e la Corsica.
Le coste dell'Europa occidentale sono più rovinate ancora dalle onde dell'Oceanoche non lo sieno quelle d'Italia dal Mediterraneo: sulle balze delle coste di Francia e d'Inghilterra la terra battuta dalle onde sembra talvolta traballare; frammenti di rocce del peso di migliaia di chilogrammi vi sono rotolati sulla spiaggia come ghiaie. Le spaccature naturali vi sono ingrandite poco a pocoe i promontori presentano tanti scogli isolati che indicano il punto al quale giungevano una volta. A Biarritznel fondo del golfo di Guascognail mare si è avanzato di trentacinque metri in dieci anniscavando il piede di una balza alta trenta o quaranta metriLe coste d'Inghilterra e quelle della Francia settentrionale sono formate in gran parte da rocce poco resistentie la loro distruzione è più rapida ancora di quella delle balze di Biarritz; così l'isola di Helgolandrimpetto alle foci dell'Elbacomposta oggi di uno scoglio e poche duneoffrivanell'anno 800vaste campagneche il mare ha interamente ingoiate in dieci secoli. Sulle coste formate di materie vulcanichele onde dell'Oceano hanno cagionato distruzioni analoghe a quelle che veggonsi nelle isole italianema molto più estese. Così nell'isola di Felicudiuna delle Eolieove le lame della spiaggia sono per lo più divise in prismile onde hanno scavato varie grotteuna delle quali era venti metri di larghezza e dodici di altezza; ma le dimensioni di coteste caverne sono superate di gran lunga da quella delle isole dei mari del Nordda quella in particolare dell'isola di Staffadescritta e disegnata in quasi tutte le opere di geologia.
L'azione delle onde è più forte presso la superficie dell'acquacome si può giudicare particolarmente nel nostro mare Mediterraneoil cui livello non è quasi alterato dalla marea. Quando la calma permette l'avvicinarsi al piede delle balze bagnate dalle ondevedonsi in generale disegnate sugli scogli varie zone sovrapposte che corrispondono all'azione particolare dell'acqua su ciascuna zona. L'inferiorequella sulla quale si esercita principalmente il furore delle ondecomincia alcuni metri sotto il livello medio del maree finisce alcuni metri sopra lo stesso livello. La parte più bassa di questa zona consiste in unaquasi direipiattaformache dalla balza si avanza orizzontalmente in mare. Tal gradino subacqueo esiste ovunque il mare bagna il piede di scogliqualunque sia la natura di questi scogli. Se la roccia ne è dura e resistente come quella del Capo Circeo o quella del promontorio di Sorrentoil gradino ha appena pochi metri di larghezzae la superficie è scanalata irregolarmentele onde insinuandosi in tutte le fessure della roccia per corroderla e slargarla a poco a poco. Ma laddove la spiaggia è formata di rocce poco resistentiquali sono quelle dei terreni subapennini che spesso giungono sino alle sponde dell'Adriaticola piattaforma orizzontale si estende fino a tre o quattrocento metri dal lidoove poi l'altezza dell'acqua aumenta rapidamente. Verso la sponda la piattaforma si termina a un canale scavato nello scoglioe dovuto all'azione delle onde; nei terreni subapennini tal canale non penetra mai nella balza se non di pochi decimetri; giacchè la parte superiore trovandosi mancare di basecade in maree vi è stritolatadispersa dalle onde e dalle correnti; ma se la roccia è durail piede delle balze quasi verticali è segnato da una serie di caverne più o meno spaziosepiù o meno profonde (COLLEGNOElementi di geologia).
Al disopra della zona di cotesta cavitàtutta la parte della roccia solida che è bagnata dalle onde dopo che si sono infrante contro il piede dello scoglio è incavata nel modo il più bizzarroe le parti le più sporgenti sono spesso ridotte a spigoli acutissimieffetto chimico e meccanico a un tempo delle rocce calcaree. Più in altoove gli spruzzi delle onde giungono soltanto ridotti quasi in vaporilo scoglio è nudo intieramente; le scanalature vi sono meno profonde; non vi si vede più traccia di vegetazione marinae non vi allignano nuove piante terrestripoi alcuni licheni danno a una quarta zona un colore bigio verdastroe finalmente all'altezza di trentacinque o quaranta metri sopra il mare gli scogli sono ricoperti di quella vegetazione rigogliosa terrestre propria dei nostri climi meridionali. Codeste zone sono distinte nei calcari più solidi; ma nelle rocce meno resistentila superficie delle balze si rinnova a ogni burrasca quasie il fenomeno di distruzione vi si riduce al prolungarsi verso terra della piattaforma subacquea.
Quantunque la forza maggiore delle onde si spieghi alla superficie del mareessa si estende però sino a una certa profondità; nelle isole Eolieper esempiogli abitanti di Stromboli usano per la pesca nasse che calano al fondo del mare con entro alcuni sassi; perchè il mare in burrasca non molesti le nassegli è forza che sieno sott'acqua per lo meno quarantacinque metri; altrimenti le infrange contro gli scogli subacquei e le disperde. L'acqua che copre banchi di sabbie o di fanghiglieprofondi anche di venticinque metridiviene torbida nelle burraschee ciò avviene solo perchè l'agitazione del mare si stende sino a quella profondità e ne smuove il fondo. L'effetto di questa azione delle onde deve ridurre il fondo del mare a una forma uguale e regolarerigettando nei luoghi più profondi le parti superficiali dei banchi di sabbia; essa è quasi nulla come causa di distruzione: e per quanto si può giudicare nella costruzione dei moli e delle dighe di vari portialla profondità di sette metri le onde non esercitano più effetto alcuno sui materiali alquanto voluminosi (COLLEGNOElementi di geologia teorica e pratica).
Invece le spiagge dal dolce pendìo tendono a protendersi guadagnando terreno sul marecosicchè l'azione delle onde marinein esseè piuttosto riproduttiva che distruttiva: i torrentile fiumanei fiumiportano al mare sabbieghiaieciottoli; le onde e le correnti distribuiscono questi materiali sulle spiagge di tal fattaper modo che queste continuamente tendono ad accrescersi: le sabbie vi si distendono sopra colle ghiaieogni onda che viene sposta ogni ciottolo spingendolo avantiogni onda che va lo sposta riportandolo indietroin modo però che il primo tratto di cammino fatto è sempre maggiore del secondo: questi ciottolispinti sempre per due opposti versiperdono le loro forme arrotondate per farsi piattie colle sabbie e colle ghiaie accrescono il materiale della spiaggia.
La bella pianura ove si distende ora la piccola e graziosa città di Sestri di ponentein tempi non lontanissimiquando i Saraceni piombavan notturni sulle spiagge liguri a devastar villaggirapir donne e menar gli uomini schiavitutta era seno di mare; il paese che ora così leggiadramente siede alla marinastava sul piede del monte; quest'azione riproduttiva delle acque formò man manoin tanti straterelli sovrappostiil bel pianoe la città si venne spostando e cingendo d'orti e giardini: questo protendimento della spiaggia è qui tanto rapidoche i vecchi del paese ricordano come nella loro fanciullezza la spiaggia finisse là dove ora corre la ferrovia; oggi dalla ferrovia al mare vi è tanta spiaggia ancora da starci sopra il popoloso cantiere. In fondo al Golfo della Speziapresso la cittàla strada che circonda il golfofatta ora è circa una quarantina d'anniaveva il mare al suo piede; ed ora il mare ne è discosto gran tratto.
Ognuno sa comelà dove i fiumi sboccano in maresi vengano formando i deltae il fondo del mare si vada agguagliandoper la distribuzione dei materiali trasportati dai fiumi.
Altre azioni notevoli si compiono per tal modo su tal fatta di spiagge dalle acque del mare.
Ecco comeintorno a tale argomentosi esprime il Collegno nel libro sopra menzionatocitando anche testualmente alcuni periodi di un lavoro dell'ingegnere Elia Lombardini sul sistema idraulico del Po:
L'azione delle onde che è si influente sulla dispersione delle materie trasportate dai fumi durante la loro caduta, si esercita talvolta ancora sui depositi già formati. Nei mari di piccola profondità ogni onda può muovere le sabbie del fondo, e dà loro una superficie ondeggiata qual è quella di una pianura di sabbia esposta al vento. Nei mari profondi l'azione dei fiotti non si fa sentire sul fondo, se non laddove le spiagge sono esposte a venti impetuosi, ma quell'azione produce in allora effetti più importanti. Le rive occidentali dell'Adriatico superiormente alla Romagna sono esposte allo scirocco e più ancora al vento di levante; il primo dei quali è dominante in quel golfo, mentre il secondo è assai più violento e burrascoso. Mentre le acque dei fiumi continuano a portare al largo mare le torbide che depongono in vicinanza della foce, questo agitato dai venti esercita un'azione contraria in tutta la lunghezza della spiaggia, tendendo a respingere le materie medesime verso di essa. La violenza delle onde del mare si crede essere in certa proporzione colla profondità del medesimo e crescer con essa; ma la loro propagazione sotto la superficie delle acque ha un limite, oltre il quale il fondo del mare non vien mosso per qualsiasi tempesta. Vi ha quindi un punto nel quale massima è l'azione del mare per sollevare le materie del fondo, ed un altro pure vi ha più prossimo alla spiaggia, ove combinandosi il decrescimento di una tale azione colla quantità delle materie già poste in moto, massima deve essere la loro deposizione. Ivi perciò si vanno esse accumulando e formano una specie di scanno o duna, la quale emergendo successivamente dalla superficie del mare, viene ad alzarsi per l'aggiunta di altre materie che questo vi trasporta, ed anche per la sola azione del vento. Queste dune o si formano sul margine della terra ferma, oppure in distanza anche notabile; ed il tratto di mare che in tal caso vi rimane interposto prende il nome di Laguna. Tali sono le lagune venete fino a Chioggia e le valli di Comacchio fra i porti di Volano e di Primaro, e tali erano un tempo anche le lagune intermedie, in fondo alle quali sorgeva l'antichissima città d'Adria. Delle dune per cui queste lagune erano separate dal mare, vedonsi anche oggidì le tracce, quantunque poste nell'interno delle terre a considerabile distanza da quello.
Anche la marina che si estende fra il Golfo della Spezia e il Monteneronel corso di non moltissimi secoli è stata colmataprolungata ed alzata per un tratto non piccolo dai rigetti del contiguo maree il padule di Stagnoil lago di Marimoli il lago di Porto Beltramedentro a questa striscia di paesesono residui del letto antico del marei quali sono restati ostruiti e serrati alla loro focelaonde poi hanno mutato naturae di seni di mare son divenuti laghi e paduli d'acqua dolce. Nelle maremme toscane il monte Argentariochevisto dal maresi presenta come un'isolaè unito alla terraferma da due linee di dune che racchiudono lo stagno d'Orbitello. Lo stesso può dirsi del monte Circellose non che lo stagno interno vi è stato colmato quasi per intero e si è cambiato nelle Paludi Pontine. Lo stesso fatto si osserva sopra una scala molto maggiore sulle coste dell'Oceano dalle foci dell'Elba fino a quelle della Mosae difatto l'Olanda intera è separata dall'Oceano da una striscia di dunedietro le quali il suolo è spesso a un livello inferiore a quello dell'alta marea.
Le onde dell'Oceano hanno talvolta la forza di rimuovere massi di pietre di più metri cubici; le dune dunque vi possono essere composte anche di ciottoli molto più voluminosi che non lo sono le sabbie delle dune del Veneto, o delle Paludi Pontine. Ciò succede particolarmente dove l'Oceano è dominato da balze di rocce poco resistenti, nelle quali però trovansi sparsi arnioni molto più solidi; tale si è appunto la natura del suolo sulla riva del canale della marina, e di fatto vi si vedono, invece di dune, accumulazioni di ciottoli che si distendono parallelamente al mare. Il signor Elia di Beaumont ha dato il nome di cordone litorale a queste accumulazioni di materie incoerenti, colle quali il mare sembra aver tracciato i limiti della sua azione; giacchè vi sono differenze essenziali fra i depositi che si formano nelle lagune interne e quelli più estesi delle materie che dai fiumi vengono trasportate fino al mare. Le lagune venete e le foci del Po e dell'Adige ci presentano un esempio di queste due azioni, giacchè il corso di questi due fiumi si prolunga fino al di là del cordone littorale che forma una curva regolare da Trieste sino a Rimini.
Quanta differenza fra le spiagge marine nelle diverse plaghe della terra! Qui una fitta operosa popolazioneporti gremiti di bastimentisicuri per disposizion naturale o per moli ben costruttifari che da lungi chiamano il navigante smarrito nella tenebraconcorso dei prodotti dei vari paesi e dei rappresentanti dei vari popoli. Làspiagge nudedesolateriarse dal solescarsamente popolate di gente selvaggiaimbelleferoce. Più oltreghiaccieterni ghiacciove si contendon la vita esquimalifocheed orsi bianchie poi stormi di strani uccelliinetti al volocon due piccoli moncherini in luogo d'ali e fatti pel nuotopoi nulla piùnissune vestigianessuna traccia di vita.
Ed un tratto al di làforseproprio al poloun ampio mare di nuovocon relativamente mite temperaturaed acque sempre liquidecome l'avean sospettato gli Olandesi e lo hanno dichiarato i Russicome lo vide il dottor Kanee come lo dimostrò colle vie non fallaci della matematicaappunto prima di morireil Plana.
Fu notato che le spiagge più irregolari e frastagliate albergano una più operosa e perfettibile popolazionee le altre all'opposto. Inveroil signor Hartwig nel suo bellissimo libro intorno al mare ed alle sue viventi meraviglie (The see and its living wonders) nota come le frastagliate spiagge dell'Europacolle sue grandi isolemisurino 21600 migliauguali alla circonferenza della terramentre le spiagge uguali dell'Africa hanno appena la lunghezza di 14000 miglia. Le coste dell'America son lunghe a un dipresso 45000 migliaquelle dell'Asia 40000mentre quelle dell'Australia e della Polinesia si possono valutare a 16000 miglia. Così le spiagge di tutte le terre vengono ad avere a un dipresso la lunghezza di 136000 miglia. Un viaggiatore pedestrecamminando sempremetterebbe venticinque anni a farne il giro.

III.

Se venissero a un tratto le acque del mare a spariree noi potessimo rimanere a vedere il letto su cui posavanoquesto ci parrebbe come ora la terra asciuttavario ed irregolarequi scavato in profonde valli e strette golelà corso da una fila di montagnealtrove irto di dirupialtrove disteso in pianure.
Da qualche anno a questa parteper nobile impulso dato dallo americano sig. Maurydirettore dell'osservatorio di Washingtoned autore del mirabile libro intorno alla geografia fisica del mares'incominciò ad apprezzare l'importanza dello scandaglioe furono prese in molte parti diligenti misure della profondità marina. Tanto più dopo che il Brooke vennecolla nuova sua foggia di scandaglioa porgere una singolare agevolezza a cosifatta operazione. Lo scandaglio di Brooke è fatto per modoche una palla da cannonela quale precipita in mare tirando con sè la cordaper una ingegnosa disposizionetoccato il fondosi staccae il capo della corda che torna su da quella profondità porta con sèqualche piccola porzione dei materiali che ha trovato laggiùe viene così a dar pure un concetto della natura del fondo. Nei trattati di geografia fisica pubblicati fino a questi ultimi anni si dava sinora come la maggior profondità marina quella di ottomila metrie si diceva essere così la misura del mare nelle sue maggiori profondità pari a quella della terra nelle sue maggiori altezzeessendo appunto a un dipresso di otto mila metri l'altezza delle maggiori montagne. Fu trovata oranel Pacificouna profondità di quattordici mila metri.
Vannosi oggidì molto diligentemente studiando le profondità dell'Atlantico. Fra Sierra Leona e il Capo San Rocco il letto di questo marescendendo gradatamente dall'una e dall'altra spondasi avvalla in mezzo fin oltre a settemila metri. Andando verso il nord il profondo letto sotto-marino si divide nella latitudine delle Indie occidentali in due ramiuno dei quali corre parallelamente alle coste d'Africa e d'Europamentre l'altro si spinge verso il banco di Terranova. Questo altipiano ha come un gran precipizio dalla parte del sudimperocchè alla distanza di poche miglia si affonda a un tratto il mare a seimila metri.
Per quanto parela maggiore profondità dell'Atlantico sta fra il 33° ed il 40° da latitudine norddovese non vi è stata nessuna causa d'errore nelle operazionisi è trovata la profondità di dieci e perfino di dodici mila metri.
Al nord dell'Atlanticofra l'Irlanda e Terranovasi distende una grande pianurapoco più profonda di tremila metri.
Ma a che cosa giovapotrà forse sclamare talunoandar così diligentemente esplorando le varie profondità marine? Quando sapete che vi è tanto fondo quanto basta onde un bastimento vi possa navigar sopra senza pericoloquale utilità può avere tutto questo vostro lavoro?
Pur tropponon sono pochi ancora fra noi quelli che ragionano cosìe vedrebbero di buon occhio una leggecome vi è in Chinala quale bandisse tutti gli studi non visibilmente utili.
Se in sul finire del secolo scorso si fosse venuto a dire a questi signori: - Badate; vi è un cotaleun uomo pure non isprovveduto d'ingegnoche di tratto in tratto mette due lamine metalliche sulla sua linguaper vedere quale sensazione di sapore gliene venga; quest'uomo passa il suo tempo a far tanti dischi di vari metallie li pone gli uni sopra gli altrisempre variandoli e provando e riprovandoe son dieci anni che fa questo lavoro. - Quando si fosse detto ciò a taluno di quei signoriesso avrebbe sclamato che quell'uomo perdeva poveramente il suo tempo.
Quell'uomo era Alessandro Voltae quel tempo in quel modo speso condusse alla più bellaalla più proficuaalla più onorevole per l'ingegno umano delle moderne invenzioniil telegrafo elettro-magnetico.
Lasciate che l'uomo innamorato del vero dia opera alle sue ricerche; ogni verooltre al bene che porta per se stessonon tarda poi a portare pure la sua applicazione.
Queste esplorazioni delle profondità marineoltre al vantaggio del farci meglio intendere le leggi delle correnti e la ragion dei climihanno una importanza di somma e pratica utilità in questi giorniin cui il telegrafo elettriconon contento di correre per le pianure e valicare i montisi caccia pure sotto ai mariportando fra le più lontane rive l'umano pensiero. Quella pianura fra l'Irlanda e Terranova ci dà speranza che possa presto riprendersi con frutto il tentativo di telegrafia transatlanticatanto importante pel progresso dell'incivilimento.
Un'altra verità è venuta in luce dalle esplorazioni delle profonditàe dalle prove ed applicazioni di telegrafia elettrica-sottomarina: ed è che la vita esiste a profondità maggiori che prima non si credesse. Si dicevanon è ancor molto tempoche in breve tratto si fa tanta la pressione delle acque marine da rendere impossibile la vita: senza riflettere che noi pure viviamo in fondo ad un oceano aereocon molta pressionecui pure siamo organizzati a sopportare.
A molte centinaiaed anche a migliaia di metri di profonditàsono stati trovati animali viventi.
Alcuni di questi muoiono portati alla superficieed è notevole per questo riguardo una specie di stella di mare del nord dell'Europacheportata su dal profondoinevitabilmente si spezza in tanti minuzzoli. Qualche inglese ha voluto dare a questo fatto un colore di suicidiomentre il suicidio è una proprietà esclusiva dell'uomo. Forse è la differenza della pressioneforse l'azione della lucecome vediamo nel proteo anguino che vive nelle acque di buie caverne sotterraneee in varie specied'insetti senz'occhi che vivono al buioi qualiportati alla lucein pochi istanti perdono la vita.
Comparati cogli oceanii mari interni hanno profondità minori; la maggior profondità del Mediterraneo pare essere di duemila metriquella del mar Nero di mille metriquella del Baltico appenain un punto soloarriva ad oltrepassare di poco i dugento metri.
Quello che si sa intorno alle profondità marine è assai poco a petto di quello che resta da sapere; quest'ignoranza fa che non si puònemmeno approssimativamentecalcolare la profondità media dei marie non si può quindi neppure dire quale possa essere a un dipresso la quantità dell'acqua marina su tutta la terra.
Kant ha calcolato che la profondità media dei mari possa essere di un mezzo miglio geograficoe Keil di un quarto di miglio. De la Mettrie mette questa profondità a un dipresso a 400 metrio poco piùe La Place la mette a dodici miglia: quindi il primo fa stima che la quantità delle acque marine sommi in tutto a 12000000 di miglia cubichee il secondo la valuta a 500000000.
Le quali cosenaturalmentevalgono quanto dire che non se ne sa nulla.

IV.

La temperatura dei mari èin generalepiù costante di quella dell'aria. L'Oceano equinoziale appena arriva alla temperatura di 39° e non s'è mai veduto oltrepassare quella di 41°mentre spesso la terrafra i tropicisi scalda fino a 60°. Presso la lineala temperatura della superficie dell'acqua oscilla tutto l'anno intorno a 38° o 40°ed appena si può scorgere una differenza fra le varie ore del giorno.
La grande uguaglianza ed equabilità della temperatura dell'Oceano tropicale per grande trattospecialmente fra il 10° di latitudine nord ed il 10° di latitudine sudnei luoghi lontani dalle coste e non solcati da correnti marineci porgesecondo quello che molto acconciamente notò il signor Aragoun dilicato mezzo di risolvere un importante argomento riguardante la fisica del globo. È egli vero chesecondo la espressione del poetala corona ardente del sole si scema coi secoli? È veroin altri terminiche il solea mo' di molte stellevada col tempo mutando la sua fisica costituzione e perdendo del suo caloreoppure questo si conserva in esso sempre pari? Il termometro ci dà modo di sciogliere la questione. D'ora innanzi ogni secolo lascierà al secolo che gli terrà dietro la misura esatta della temperatura del marela quale esprimerà quella del sole; e così il grande astro avrà scritta nel mare la sua istoriacui leggeranno le generazioni avvenire.
Un'occhiata ad un atlante qualunque di geografia fisica alla tavola delle linee isotermicheci fa vedere che sul mare la linea di maggior calore non si confonde colla linea equatorialema le procede vicinoora un tratto discostandosiora raccostandosie intersecandola.
Nell'Atlantico nordicola linea della più alta temperatura41°che sulle coste dell'Africa si trova appena un po' al nord dell'equatoresulle coste nordiche dell'America meridionale va fino al 12° di latitudine norde nel Golfo del Messico si accosta al tropico. Nel Mediterraneo si vede ben chiaro quanta sia l'azione della terra nel trasmettere calore alle acque addentrate in essaimperocchè tra il 30° e 44° di latitudine norddurante i mesi della state si trova una temperatura di 39° o 40°tre gradi più alta di quella degli aperti mari nella stessa latitudine.
Nella zona torrida la temperatura dell'Oceano è generalmente inferiore a quella dell'atmosfera; nei mari polari è l'opposto. Presso lo Spitzheynell'80" di latitudine nordil Gaimard non trovò mai la temperatura dell'acqua sotto 1°. Fra la Norvegia e lo Spitzbergenla temperatura media dell'acqua nell'estate era di 18°mentre quella dell'aria non oltrepassava i 17°.
Negli interni golfi e mari dell'Oceano articoi massi immensi di ghiaccio che il caldo di quelle brevi estati non vale a scioglieredevono naturalmente raffreddare molto le acque. Perciònella baia di Baffinil capitano John Rossnei mesi della estatesolo trentun giorni vide la temperatura dell'acqua salire al disopra del punto di congelamento. Il massimo calore fu di 16°il minimo di 14°.
Nel profondo del mareanche nella zona tropicalefu trovato aver l'acqua una fredda temperaturae ciò prima condusse alla scoperta delle correnti oceaniche polari sottomarineperchèdice lo Humboldtsenza questela temperatura del mare profondo nei tropici non potrebbe essere più fredda del massimo di freddo cui arrivano le particelle che raggiano calore alla superficie. Il signor James Ross trovò che in ogni parte delle profondità marine oceaniche v'ha un livello ove l'acqua ha una invariabile temperatura di 18°.
All'equatorequesto livello scende ad oltre due mila metri; alla latitudine di 56'' sud esso è salito alla superficie. Questa linea ascendente diventa discendente quandodal nord e dal sudsi procede verso il polo: lo strato di temperatura invariabile sta sotto le acque più freddee nella latitudine di 70'' sud è alla profondità di 1379 metri.
Cosìnell'emisfero meridionale esenza dubbioanche nel settentrionalev'ha uno strato o circolo intorno alla terra in cui la temperatura costante divide le acque in due massel'una calda e l'altra fredda (HARTWIGopera citata).
Non è d'uopo dire poi qual parte abbia nel modo d'essere delle acque marinee quindi anche nei fatti fisici delle terre emersela leggerezza specifica del ghiaccio e il galleggiar suo sulle acque son queste cose troppo note perchè sia d'uopo ripeterle.
Gioverà piuttosto dire qualche cosa intorno al colore dell'acqua del mare.
Veduta in piccole quantitàl'acqua marina pare senza colorecome pare senza colore l'aria veduta pure in piccole quantità: ma l'aria in grandi masse ben mostra il suo colore azzurro nel firmamento e il roseo all'alba e al tramonto e così pure l'acqua mostraa chi ben guardiil suo colore azzurro.
Prendasi un tubo di vetroe si tinga internamente con nero-fumo fin presso all'orloe si chiuda dal capo opposto; se questo tubo si riempie di acqua di mare e ci si gittan in fondo alcuni pezzettini di porcellana biancaquestiguardati attraverso la massa dell'acqua marinaparranno tinti del colore di essacioè azzurri. Ciò si vede con maraviglioso effetto di bellezza nella grotta azzurra di Capri presso Napoli: questa grottache per tanti secoli fu celata all'occhio umanovenne scoperta accidentalmente da due artisti prussianinel 1826: essi fortuitamente nuotavano da quella partee s'addentrarono in una cavità della roccia che si mostrava appena qualche istantenei movimenti delle ondericoperta poi subito dal mare: appena entratisi offerse ai loro occhi uno spettacolo veramente maraviglioso: la grotta è bella e spaziosae la luce che vi entra riflessa dopo di aver attraversato una gran massa d'acquadà a tutti gli oggetti un color di purissimo azzurro.
Strano è il contrasto del verde che ha il mare nel golfo poco discosto di Salerno.
Dove il mare è più profondola tinta è più intensamente azzurraed è tale pure dove è più ricca di sali l'acqua marina; quindi il classicoe tanto dai poeti celebratoazzurro del Mediterraneo.
Vari accidenti di luce possononaturalmentefar mutare le tinte del maree chi ha dimorato in riva al Mediterraneo sa come talora questo mare prenda un'intensa tinta rossache fa trovar giusta l'appellazione di Omeroche lo ha chiamato porporino.
Le burraschesmovendo in molti punti il fondoi torrenti nei temporali trascinando fango al marepossono pur far mutare temporaneamente qua e colà il color del mare: a Genovaquando vengono a combinarsi un uragano in terra ed una burrasca in mareper un gran tratto dalla spiaggia tutto il mare è gialloe senza transizione passa poi al suo azzurrocome se un muro dividesse le acque dai due colorisegno del limite delle azioni delle onde alla spiaggiae del trasporto del fango dai torrenti.
Il colore del fondo del marenaturalmentedeve pure avere un effetto sulla tinta dell'acqua: spesso una data sorta di piante marine microscopicheo di microscopici animali marinisi svolge nel mare in sì sterminata copiada dargli la sua tinta: dalla frequenza di cosiffatti prodotti viventi dipende il color consueto di molti mari. Tutti i navigatori che sono stati a lungo in mare raccontano di aver veduto talora il mare farsi a un tratto rossignoo brunoo gialloo verdeo bianco di lattee ciò per la presenza di una quantità sterminata di minutissime alghe marineo di animali marini microscopicied anche non microscopicibrulicanti alla superficie.
Talora il fenomeno diventò più importante. Molti animali marinispesso minutissimiod anche voluminosihanno la proprietà di mandar luce nella tenebracome le lucciole dei nostri prati le sere di primavera. Chi è statonel più caldo dell'annoe quando l'acqua è tranquillaal lume delle stellealla spiaggia del mareha vedutoad ogni piccolissimo moto dell'onda che lene si viene a frangere alla spiaggiaprodursi una striscia luminosa; chi allora è andato vogando a diporto ha veduto uno sprazzo di luce scintillare ad ogni urto di remo nell'acqua; talorain un seno tranquilloha veduto come una fiaccola accesa fra l'alga in fondo al mare. Una grande striscia di lucein quelle cosiffatte nottiillumina il solco che segna la via corsa dal piroscafoe globi roteanti di vario colore s'aggirano galleggiando in mezzo a quel solco di fiamme.
Tutta questa luminosità del mareintorno a cui tanto si sono esercitatie non hanno ancor finito di esercitarsieletti ingegni di naturalistidipende dal fatto che varie sorta di animalucci marini hanno la proprietà di mandar luce nelle tenebre: spesso una copia sterminata di questi animali luminosi viene ad un tratto a brillare alla superficie dei marie per molte miglia si distende la notturna fiamma senza incendiomandando la sua luce rossastra fin sulle velesugli alberi e sui cordami del bastimento che passa; parecchi navigatori riferiscono di aver potutovoltando le pagine di un libro verso la faccia del mareleggere senza fatica a quella strana luce. Usciti da quel trattosi ritrovarono poi di colpo nella più fitta oscurità.

V.

Le acque delle fontidei ruscellidelle fiumanede' torrenti e dei fiumiche chiamansi dolcicontengono tutte ariae qualche porzione di materia minerale disciolta; ed è bene che ciò siaperciò altrimenti non ci potrebbero servir di quotidiana bevanda: la differenza fra queste acque e quelle del mare sta in ciòche queste ultime contengono materie minerali disciolte in maggior copiae in tanta copia da non essere più potabili.
La sostanza che più abbonda nell'acqua marinasiccome ognuno saè il sal comuneo sal di cucina: si dice che ove si potesse trar fuori del mare tutto il sale che è in esso e distenderlo sulla terravi farebbe sopra uno strato dell'altezza di dodici metri: le altre sostanze minerali disciolte nell'acqua marinama in molto minor copiasono principalmente sali di calce e di magnesia. Piccole tracce di molte altre sostanze si trovano pure nel mareo negli animali del mare che le piglian da esso: il professore Haekeldi Jenatrovava in alcuni animaletti marini microscopici e natanti a fior di acqua nei giorni di calma una sostanza minerale detta celestina; il nostro professore Piria dimostrava in certi molluschi la presenza del rame; è dimostrata nel mare la presenza dell'arsenico; Malaguti e Durocher vi trovavano stagno ed argento. Quest'ultimo metallo non è senza dubbio in gran copia nell'acqua marina che si viene esaminando ma se si considera la quantità sterminata di quest'acquasi deve concludere che il complesso dell'argento in essa sia assai ragguardevolecomeabbenchè nell'aria atmosferica sia piccolissima la quantità dell'acido carbonicopresa l'aria in massasi viene ad avere una quantità d'acido carbonico sterminatae tale da dar pascolo di carbonio a tutte le piante che veston la terra. E come nell'aria atmosferica si trovan tracce di minime quantità di moltissime sorta di sostanze aeriformie corpuscoli solidi minutissimi e liquidi sospesi e portati in giro dai venticosì nel mare si trovano tracce di moltissime sorta di materie minerali disciolte.
L'aria è sciolta in copia nell'acqua marina; ma questa scioglie un po' più di ossigeno che non di azotoonde l'aria dell'acqua è più ricca d'ossigeno che non l'aria atmosfericadal qual fattosia detto di passatasi deduce che l'aria atmosferica non è un composto chimicoma sì un semplice miscuglio. L'acqua marina contiene pure acido carbonicoe gran copia di una mucosità animale che si produce dall'infinito numero di esseri viventi che brulicano in essa.
Nei mari chiusi dentro terra e comunicanti coll'Oceano per via di piccoli strettila salsedine è diversa da quella degli aperti mari. Così il Mediterraneoin cui è promossa dal calore una grande evaporazionecontiene un mezzo per cento di sale più che non l'Oceano; mentre il Balticoil qualeper via della sua posizione al nordnon sopporta uno svaporamento così notevolee da molti grossi fiumi riceve gran copia d'acqua dolceha appena la metà di sale del mare del nord che gli sta presso.
Il più ricco di sali fra tutti i mari è il mar Mortoove è tanta la densità delle acqueche un uomo senz'altro vi galleggia.
Nell'aperto Oceano il continuo movimento delle acque produce un mirabile agguagliamento di composizione; ma il dott. Lenzil quale fu compagno di Kotzebue nel suo secondo viaggio di circumnavigazionee si diede molto pensiero di questo argomentotrovò che l'Atlanticospecialmente dalla parte di ponenteha qualche maggior copia di sale che non il Pacifico; e che l'Oceano indianoche sta frammezzo a questi due vasti mariè più salato verso il primoche non verso il secondo.
In generalel'acqua marina è meno salsa alla superficiee cresce la sua salsedine man mano che si discende: ciò avviene in particolar modo e con molto maggiore evidenza presso lo sbocco dei grandi fiumi (HARTWIGopera citata).
È un fenomeno singolare quello di certe sergenti d'acqua dolce che scaturiscono in mezzo all'acqua del mare; nota e visitata da tutti gli stranieri è la sorgente d'acqua dolce che per tal modo sgorga alla distanza di una ventina di metri dalla spiaggia nel Golfo della Speziaperfettamente potabile: investigando la ragion delle fonti sulle terre emersemolto agevolmente s'intende questo fatto.

VI.

Una sterminata copia di animali marini fa dei sali del mare un invoglio o un sostegno al suo molle corpo: infiniti animalucci microscopiciod appena visibili ad occhio nudonatanti sul marehanno il corpo protetto da materia mineralee le spoglie di questi morti animaletti ricoprono in molte parti il fondoformando spesso uno strato di notabile altezza.
Tutti gli animali dalla conchiglia operano così: essi prendono il carbonato di calcela sostanza stessa che costituisce il marmodalle acque marinee lo dispongono sul loro corpo in tanti straterellidando a questi le più varie forme e singolari ripiegaturee allo strato più superficiale spesso i più vaghi colorio una mirabile levigatezzao tante e diverse sorta di rugositàscanalaturesolcaturepunteggiaturelineature e granulosità. I mari più ricchi di sali son quelli che hanno maggior copia di molluschi dalla conchiglia; i meno salsi ne sono i più poveri; così il Mediterraneo ha gran copia e varietà di cosiffatti molluschiil Baltico ne ha pochi e colla conchiglia sottilee tutti i tentativi fatti per acclimare le ostriche in qual mareper questa ragionenon condussero a nulla.
Fra gli animali che più si giovano del calcare sparso nelle acque marinee ne fanno loro prosono elegantissimie per molti riguardi sommamente importantii coralli.
Gli antichi Greciinnamorati di queste belle forme animalidavano ad esse il poetico nome di Figlie del mare; mainveronon sapevano che fossero animali; la disposizione arborescentelo espandersi di certe parti del loro corpo a mo' di corolle di fiorifecero considerare i coralli siccome piantecheappena tratte fuori dal maresi convertissero in pietre. In sul principio dello scorso secolo un giovane medico e naturalista franceseil Peyssonelmandò all'Accademia di Parigi uno scritto in cui dimostrava la natura animale dei coralli. Il Réaumurnel riferire intorno a questo scrittosiccome amico dell'autorenon volle dire il nome di questoonde non compromettere l'avvenire scientifico del giovanerivelandolo propugnatore di una così strana opinione. Poco dopo il Trembley tolse ogni dubbio intorno alla natura animale dei corallied EllisPallas e il nostro Cavolini misero in chiaro molte verità importanti della vita di questi animali.
I primi navigatori che solcarono l'Oceano Pacifico furono presi da grandissima maraviglia per la copia sterminata di coralli che trovarono raccolti intorno alle isoledistesi lungo le costesparsi in varii e sorprendenti modi per quel maree spesso disposti in modo da rendere pericolosissima la navigazione.
Un grande cercine di coralli cinge talora un'isola montuosaa grande distanza da essa; fra l'isola e il cercine dei polipi coralligeni giace una massa di acqua tranquilla; sul cercine una bella vegetazione di palmizial di là le spume biancheggianti delle onde che si vengono a frangere contro il cercinepoi la distesa sterminata dei mari; così è Tahiticosì l'isola di Vanikoroisola rinomata di rinomanza funesta pel naufragio che vi ha fatto il La Pérouse.
Altrove il cercine corallino serra strettamente l'isola senza guari spazio tra esso e la riva.
Lungo le coste dell'Australiaad una distanza dalla riva che varia fra cinque e dieci leghecorre come una barriera di coralli che è lunga oltre a trecento miglia.
Altre volte la disposizione dei coralli è ben più notevole ancora; non si vede traccia d'isolanè di qualsiasi terrama solo un grande cercine corallino sporge dal mare; su questo cercinedalla parte di dentrocrescono talora le palmespecchiandosi nella tranquilla lagunae vegetano al piede varie umili pianticellefra cuinon raramenteronza un insettoo splende volando al sole l'ala variopinta di una farfallao corre un trattoarrestandosi di colpouna lucertolamentre sulla parte di fuoriflagellata dal mareviene a raccogliere le ali dal lunghissimo volo un qualche uccello marino.
Quando furono vedute migliaia di cosiffatte formazioni nell'Oceano australefacendo stima che il lavoro dei polipi del corallo cominciasse dal fondo del mareche è lì profondissimoe venissero questi così fino alla superficienacque il concetto di una sterminata potenza di moltiplicarsi in questi animaluccila quale avrebbe dovuto in brevenel giro di pochi secoliportare i più gravi mutamenti alla superficie della terra. Se questi animalisi è dettoproseguono con tale alacrità a moltiplicarsinon andrà molto che essi avranno riempiuto gran parte delle profondità sottomarine; le acque così respinte verranno bel bello rovesciandosi sulle terree quali ne verranno ricopertee gli uominigli animali e le piante sommersi. Osservazioni più diligenti hanno dimostrato che questi animaletti non possono vivere se non che a poca profondità sotto il livello del marenon oltre a quindici o venti metri; quindi si dileguò ogni paura di danno da essi.
Rimaneva da spiegare in qual modo si formino questi atollio cercini corallini colla laguna tranquilla in mezzo. Vi fu chi suppose che i polipi sorgessero dal cercine di un vulcano sottomarino; maoltre alla grande inverosimiglianza di una supposizionesecondo la qualein quei mariavrebbero dovuto esservi parecchie migliaia di vulcani sottomarinitutti appunto della stessa altezza e con cercini in tutti egualmente distanti dal livello del marecon ciò non si spiegava la disposizione di tutti gli altri banchi di corallo.
Il sig. Carlo Darwinnaturalista di cui oggiper altri studi ed altre meditazionisi parla in tutta Europatrent'anni or sono facevacol capitano Fitzroyun viaggio di circumnavigazione: giovandosi delle sue cognizioni intorno agli animali inferiori marinied investigando diligentemente ogni circostanza riguardante le isole Madreporichegli atollie tutto in generale quello che ha rapporto colla vita degli animali del corallovenne ad una spiegazione che dà ragione di tutti i fatti osservati intorno a questi animali.
Il limite superiore della vita dei polipai è il livello più basso del mare; essi muoiono all'aria ed al sole; essi non lavoran mai nelle acque torbide nè nelle acque fermema sì frammezzo ai marosi. Il Darwinstudiando tutto ciòvenne in questa sentenzache il fatto più importante nella propagazione di questi animali in quei mariil quale governa e domina tutti gli altrinon vuol essere cercato negli animali stessima sì in certi sollevamenti ed abbassamenti lenti cui sopporta il terreno su cui essi posano. Ammesso questo lento sollevamento e questo lento abbassamento del terrenotutto ciò che riguarda la vita e la disposizione e distribuzione di questi polipi coralligeni si spiega con mirabile agevolezza.
Figuriamoci un'isola in quei mari ove cosiffatti animali hanno loro dimora; essi cominceranno a fermarsi sull'isola ed a propagarsi intorno intorno ad essaa piccola profonditàma a tale distanza dalla riva che il rimbalzo de l'onda non li venga a disturbare nei loro lavori; così verranno cingendo poco a poco l'isola di un cerchio di coralloil quale verrà fino all'altezza del livello più basso dell'acquaegiunto a questo puntonon potrà oltre salire: allora gli animali comincieranno a propagarsi e distendere la loro cerchia pietrosa orizzontalmente; ma alloracontro a questa nova spiaggia di corallocomincerà quell'azione delle onde che abbiamo veduta esercitarsi sulle spiagge rocciose; una porzione della parete pietrosa corallina cadrà infrantae i frantumi di essa ricadranno sul banco del coralloe rotolati dalle onde finiranno per ridursi in sabbia; i vani si riempiranno di questa sabbiae ciò proseguirà fino a che il banco non sia giunto a tale altezza cui non possan superare nè le onde nè la marea. Sea questo puntol'isola si viene lentamente sollevandoi polipi muoionoe le parti centrali più elevate dell'isola si trovan cerchiate da una cintura di rocce coralline. Se l'isolainvece di sollevarsiscendee finisce per scomparire sotto il livello del maregli animali proseguono il loro lavoroe rimane solo il cercine coralligeno alla superficiee si forma la laguna dentrodove era prima la terra.
Potrebbe taluno venire sclamando che più d'ogni inverosimile supposizione è inverosimile questache un'isola si vada lentamente abbassando e sollevando in mezzo al mare. Ma oggidì è cosa troppo nota e volgareche al di fuori di questi rapidi sollevamenti ed abbassamenti di suolo che avvengono durante i terremoti e i vulcanialtri abbassamenti e sollevamenti lentissimi ma incessantiavvengono sovratutto in prossimità del mare e nelle isolein tutte le partidiremmodella terra.

VII.

L'uomo suol considerare la terra siccome immobile e il mare mobilissimomainverola cosa procede altrimenti: il mare si tien sempre allo stesso puntoe la terra muta livello. Il Darwin osservò lànei mari del sudcerte vastissime regioniparallele le une alle altrele quali alternativamente si sollevano e si abbassano. La Nuova Olanda è una di queste regioni che si abbassano: questa singolar parte del mondoche ha una fauna ed una flora tanto originaliè tutt'altro che nuova; è una vecchia prossima alla decrepitezzacui lentissimamente vengono i flutti ingoiando.
Fin dal tempo di Celsiusgli abitatori delle coste orientali ed occidentali della Svezia eran convinti che l'acqua si andava discostando lentamente dalle loro spiagge. Celsius stesso fece investigazioni in proposito e confermò il fattomentre Leopoldo de Buch dimostrava primo come tutta la Sveziaad eccezione di Schonenal nord di Soelvitsbourgsi fosse lentamente sollevata dal seno del mare. Celsius diede perfino la misura di questo sollevamentofermando la differenza a un metro per secolocosicchèproseguendo per tal modo le cosesi può dire che fra qualche migliaio d'anni s'andrà a piedi da Stoccolma ad Abo. Scema questo sollevamento dal nord al sudSchonen e Bornholm son due punti fissie invece al di la del Jutlandsensibilmente il suolo si affonda fino alle spiagge del Baltico in Prussia.
Il fenomeno di cui teniam discorso non è per nulla limitato alle regioni qui menzionate; imperocchè il celebre geologo Lyell ha dimostrato che tal cosa arriva pure lungo le rive orientali dell'Americae in molti luoghi fu riconosciuto anche in Europa. Quasi tutta la costa occidentale della Scozia e dell'Inghilterra presenta spessofino all'altezza di 160 metricerte serie di banchi disposti a mo' di terrazzii quali contengono le stesse conchiglie che oggidì vivono nell'acqua marinache bagna il piede di quella costa; a Moel-Frylane-Caernevonshirequesti banchi s'innalzano perfino all'altezza di pressochè 400 metri
Dopo un vano faticaresi dovette ridurre a pascolo il porto di Hithenel Kentche una volta era uno dei migliori porti che si conoscessero.
Queste evidentissime prove di sollevamento del suolo scompaiono affatto alla parte più meridionale dell'Inghilterrae là incomincia invece un sensibile abbassamento.
Gli abitatori delle spiaggie dell'Olanda e dell'Alemagna lottano contro l'invasione delle acque come gli animaletti del corallo dei mari del Sude son costretti incessantemente ad ergere dighe su dighe. Nel 1240 la Frisia fu in parte ingoiata dall'Oceanoche ne fece scomparire una tratta di sei leghe. L'isola detta di Norstrand fu pure ingoiatae non ne rimasero che i due isolottiil Nordstrand e il Glevorm : cosìgli isolotti che stanno lungo la spiaggia del mare del Nordvanno poco a poco dileguandosi.
Nel 1277 il mare fece irruzionee formò il Dollart e il Zuiderzeee nel 1421 il Biesbosh. Nel 1532 la parte orientale del Ludheneland fu pur sommersa colla città di Borselen e di Remersvaled e parecchi villaggi. Nel 1658 l'isola di Orisantal N. E. di Nordbevelandandò incontro alla stessa sorte. Lungo tutta la costa orientale del Zutland l'abbassamento del suolo è dimostrato da foreste e campi sommersi. Ma esempi anche più singolari di lenti movimenti del suolo presentano le coste occidentali della Francia. Nel 1752 una nave inglese naufragò a Bourgneufpresso la Rochellesovra un banco di ostriche; oggi il carcame di quella nave è in mezzo ad un campo coltivatosette metri al disopra del livello del mare.
Una volta gli Olandesi sbarcavano il loro sale a porto Bahaudche ora è discosto 300 metri dal mare. Olonneche era un'isolaè ora congiunta alla terraferma per mezzo di praterie e paludi. La stessa cosa avviene a Marennes e ad Olérone se seguiamo lungo la spiaggia troveremo fatti analoghi sul Mediterraneo. San Luigi s'imbarcò nel 1248 ad Aigues-Mortesche allora era un porto celebre; oggi la città è discosta una lega dal mare (SCHLEIDENopera citata).
Molte prove consimili si possono citare che dimostrino lo stesso fatto di lenti sollevamenti ed abbassamenti del suolo lungo le spiaggie del mare in Italia.
Il più celebre di tuttiquello che si trova menzionato e disegnato in tutti i libri di geologiaè il fatto delle tre colonne del tempio di Serapide a Pozzuolile quali colonne mostranoad una certa altezzai segni del lavoro che ci han fatto sopra certi animaletti marini che scavano il sasso; ciò che prova che là il terreno s'è abbassatopoi risollevato; ecosa singolareora là il terreno si va nuovamente risollevandoimperocchè il mare ha coperto un tratto del giardino dovea memoria d'uomoc'era terra asciutta e viti dai dolci grappoli.
Uno degli esempi più autentici di mutamenti di livello del suolo di cui stiamo parlandoha osservato l'Alberto della Marmora presso Cagliaritre chilometri lungi dal mare e cinquanta metri sopra le sue acqueove esistonoancora aderenti ali scogliostriche identiche a quelle delle spiagge attuali.
Vicino a queste ostriche vedonsi accumulazioni di altre conchiglie disposte assolutamente come quelle che sono rigettate dalle onde in riva al mare; in mezzo a queste conchigliepiù o meno in tantequel geologo ha trovato frammenti di stoviglie di terra cottaed in particolare una palla grossa incirca come una melae forata come se vi fosse passata una corda; egli crede che questa palla abbia potuto servire ai pescatori dell'isola prima che conoscessero il piombo che attaccano oggi alle loro reti per tenerle a fondoe difatto il contorno di quella palla è logorato come se avesse ruzzolato anni ed anni sul suolo. Questa circostanza dimostra in modo evidente che il sollevamento che ha portato quelle conchiglie alla loro altezza attuale è posteriore allo stabilimento dell'uomo in Sardegna.
In Sicilia Brocchi citava rupi calcaree sulle quali vedonsidieci metri fuori dell'acquabuchi di litodomi e serpule aderenti alla rocciacome se ne vedono negli scogli bagnati oggi ancora dal mare.
Il monte Circeo è composto di una pietra calcarea biancadi tessitura grossolanala cui superficie è bucata vicino al mare da celle formate dal Mytilus litophaguse che contengono talvolta pezzi di guscio di quei molluschi. Alla Grotta delle Caprepresso la Torre del Ficola roccia è bucherata intorno alla apertura della spelonca sino all'altezza di ben tredici metri dall'attuale livello del mare. Questi fori veggonsi eziandio nella grossezza della volta della apertura medesima per quattro o cinque metri in dentrociò che fa conoscere che il mare giungeva a quell'altezza quando già esisteva la grotta.
Sono celebri poi le osservazioni fatte dal Saussure nella contea di Nizzain un luogo detto Baussi-Rossisu di uno scoglio calcareo che gli presentòsessanta metri sopra il livello del marecavità identiche a quelle che le onde scavano al dì d'oggi al piede dello scoglio; egli ne conchiudeva cheo il mare era stato sessanta metri più altoo lo scoglio sessanta metri più basso di quello che lo veggiamo oggi: e siccome le indicazioni dell'antico lido trovansi a Cagliarial Capo Circeoa Baussi-Rossiecc. a un'altezza diversa l'una dall'altra; e siccome molti altri luoghi sul Mediterraneo non presentano veruna traccia di cambiamento di livello relativocosì conviene adottare la seconda ipotesi del Saussure. Sarebbe impossibile d'altronde spiegare colla ipotesi della diminuzione delle acqueche dovrebbe essere necessariamente un fenomeno generalecome taluni punti della scorza solida del globo trovinsi oggirelativamente al marepiù bassi di quello lo fossero nei tempi antichi.
A. Venezianel secolo decimosestocerto maestro Angiolo Eremitano aveva già promulgata l'opinione d'un abbassamento generale del suolo della città; e dalla profondità del pavimento di alcune chiesedelle quali era nota l'epoca della fabbricazioneargomentava che il mare s'innalzi di un piede per ogni secolo. Verso il 1550 il pavimento della piazza di San Marco si trovò così inferiore al livello del mareche fu d'uopo innalzarlo d'un piedesenza che ciò abbia tolto che essa fosse poi ancora di tratto in tratto inondata.
Il Donati poi scrive che nell'anno 1722 fu fatto in Venezia il pavimento della piazza di S. Marco superiore da un piede e mezzo in due al comune livello del mare. In occasione di tale lavoro fu escavato in alcuni luoghi della stessa piazzaed alla profondità di cinque piedi ritrovossi un altro pavimento alla posizione delle acque da tre a tre piedi e mezzo sottoposto. Nell'isola di S. Giorgioche fa parte di Veneziavedonsi sotto il livello attuale dell'Adriatico resti d'un edificio romano che doveva un tempo superare il pelo dell'acqua.
Adria presenta pur essa delle prove che colà il suolo soggiacque a reale depressione; molto al disotto del livello attuale del suoloe quindi al disotto eziandio del livello dell'Adriaticopoichè le acque salse occupano le paludi che circondano quella cittàsi sono rinvenute le vestigia d'un antico teatro. Comacchio ancora mostra un qualche abbassamento del suoloessendosi le sue valli d'alquanto ampliate. Nel 1731 il Manfredini e lo Zendrinichiamati a visitare la cattedrale di Ravenna ed altri luoghionde riparare ai danni che le acque spesso cagionavano ad essiebbero ad osservare che sotto al pavimento della chiesa predetta ne esistevano altri dueil più antico dei quali alla profondità di piedi quattro ed once sette; perlochè vedevasi che in altre epoche anteriori erasi dovuto innalzare il piano della medesima. Paragonando quindi il livello di quel più antico pavimento con quello del marepreso nell'alta mareasi trovò essere questo superiore di un piede.
Il Manfredini poi credeva che il piano di quella chiesa doveva in origine essere elevato di quattro piedi e mezzo sopra il livello del mareonde ne risulterebbe che quel tempioedificato verso l'anno 400 dell'era cristianaaveva dalla sua fondazione soggiaciuto ad una depressione di più di cinque piedi o un metro e sessanta centimetri. Nei lavori fatti pochi anni sono nel letto del fiume Roncosi rinvenne l'acquidotto fabbricato da Traianoe restaurato da Teodorico; il sommo degli archi di quell'acquidotto giaceva in fondo al fiumecoperto dalle sue acquee si trovò inferiore al terreno adiacente di ben dodici palmi (2 metri50)il cheunito alla elevazione che doveva in origine avere quello acquidottoprova che il terreno dei contorni di Ravenna ha subito una depressione notevolissima. Da Ravenna partiva una via consolare romana chelungo il lidoconduceva a Riminie doveva essere stata costruita verso il principio dell'era volgare. Ora questa strada trovasi nelle paludi di Classenon lungi da Ravennaalcuni piedi al dissotto dell'attuale ordinario livello dell'Adriatico; e il Fantuzzi asserisce di aver egli stesso riconosciuta l'esistenza di questa antica stradacon gran sassi all'uso delle vie romanericoperta d'acqua e di terra sia nelle valli di Classesia nelle paludi di Cerviaquindici chilometri al sud-est di Ravenna. Anche a Rimini il suolo si è avvallato dopo la prima costruzione della cittàgiacchè il selciato delle antiche vie romane è quattro piedi più basso che l'attualementre alcune contrade sono oggi appena superiori al livello del mare. Finalmente la Concacittà altre volte situata alla foce del Crustumariache scorre a un chilometro e mezzo di distanza dalla Cattolicaè già da alcuni secoli sommersa; e di essa nei tempi posteriori vedevasi appenaessendo il mare tranquillola sommità delle due torri. Ora a quindici chilometri al sud-est della Conca trovasi la città di Pesarodella quale si hanno prove che il livello relativo col mare non sia cangiato dal tempo dell'impero romanoonde quel movimento di depressione del suoloche si è esteso da Grado alla Cattolicasi sarebbe fermato tutto ad un tratto alla estremità del Delta del Pogiacchè Pesaro è fabbricato sul terreno subapennino. Anche all'estremità settentrionale di quel Delta troviamoquindici chilometri al nord-est di Gradoquella sorgente del Timavo che mantiensi tuttora relativamente al mare allo stesso livello che gli fu assegnato dagli autori latini (COLLEGNOElementi di geologia teorica e pratica).
Ma come vasi potrà domandareche noi non ci avvediamo di questi mutamenti del suolomentre avvengono sotto i nostri piedi?
Badatedice lo Schleidenquanto più attentamente potetealla lancetta d'un oriuoloe non v'accorgerete che essa si movae pur sapete bene che si a move; così i movimenti del suolo che avvengono sotto i nostri piedi sono incessantima noi non li possiamo avvertiretanto son lenti.

VIII.

Quanto si è detto nel capitolo precedente fu per dimostrare come sia ragionevole la teoria del Darwin per spiegare la formazione degli atollidelle isole e dei banchi madreporicie tutto quello che riguarda la vita dei polipi coralligeni.
Questi animalucci hanno una importanza assai grande nella economia generale del marequale in sulle prime appena si potrebbe credere.
Il corallosiccome abbiamo dettoè carbonato calcareil quale si trova disciolto nell'acqua del mare: dall'acqua del mare che bagna il loro molle corpotraggon questa sostanza quei piccoli animali; quindi quest'acqua perdendo una porzione del materiale salino che teneva discioltoriman meno densae in questa condizione non fa più contro l'acqua che le sta d'intorno una pressione pari a quella che quest'acqua fa contro di essa: rotto l'equilibrio di queste reciproche pressioni nella massa dell'acquadeve seguire un movimento dell'acqua più densa verso la meno densauna vera corrente. Il Mauryesaminando questa quistione esclama: "A qual somma può dessa ascendere questa quantità di materia solida per tal modo giornalmente sottratta al mare? Trattasi forse di migliaiaoppure di milioni di tonnellate? Nessuno lo sa; ma qualunque ne possa essere il pesola sua azione sul movimento delle acque è immediatae così vediamo che questi animalettisprovveduti di locomozionee viventi una vitaper così direvegetativamostrano tuttavia di possedere la potenza di smuovere la intera massa degli oceanidai poli all'equatore. Quale può essere la causa di quelle singolari correnti che i naviganti trovano in mezzo al Pacificoe tanto paiono poderose quanto inesplicate? Non se ne vede il nascimentoe scompaiono in mezzo ai mari. Certo i mutamenti di temperaturala precipitazione del vapor acqueo in pioggialo svaporamento dell'acqua liquida e l'aumento di salsedine che gli tien dietroson tutte cause che devon contribuire a quel fatto; ma non vi contribuiranno pure quelle miriadi di polipi che noi osserviamo incessantemente operosi nel mare"?
Certoquesta spiegazione vae non si può negare che ogni animale che sottrae al mare un po' del suo saleproduca un movimento nella massa delle acquee la sterminata quantità dei polipi che per tal modo lavorano ci fa credere che essi debbano avere in questo una parte non piccola. Ma è bene riflettereche i polipi sopramenzionati devono pure operare in altro modo non meno importante a promuovere correnti marine: certe piccole appendici del loro corpodenominate ciglia vibratilisono in continuo movimento per condurre acqua in essi: un tal movimentomoltiplicato per la miriade sterminata di questi animaluccinon concorrerà esso pure alla produzione della corrente insieme colla sottrazione della materia calcare?
Il Maury dà a questi animali la significazione ed il valore di una forza compensatriceatta a mantenere nelle giuste proporzioni la costituzione delle acque salse. I fiumi portano incessantemente al mare tutti i salicui hanno disciolto nel loro passaggio attraverso le terre. Gli animali del mare pigliano questi sali e li riducono in madreporecoralli e conchiglie. E qui viene a mente la bella esclamazione del chimico Dumas: "Non è desso uno spettacolo grandiosissimo quello che ci dà la natura colla sublime semplicità de' suoi mezzi? L'acqua delle pioggericca dell'acido carbonico atmosfericocade sulle nostre colline calcari e s'impadronisce del carbonato di calce che versa nei fiumi: questovenuto nello Oceanoè disperso regolarmente per via delle correntiepreso da tanti microscopici animalettiaggiunge una nuova impercettibile pietra allo edifizio di quei nuovi imperi che si preparano per l'avvenire dell'umanità".
Gli scandagli portano quasi sempre dalle maggiori profondità oceaniche certe piccole conchigline spettanti ad animaletti minutissimi. Il fondo dell'Atlantico è coperto in gran parte delle spoglie di questi morti animalettied ogni plaga del fondo del mare ne ha le sue particolari specie. Questi animalettisecondo quello che parenon vivono che alla superficiee solo quando son morti avviene che lentamente discendano le loro spoglie in fondo al mare. Forse il maggior numero di queste spoglie va a giacere molto lontano dal punto in cui l'animale è mortotrasportato dalle correnti: forse dall'esame delle specie che vivono alla superficie e delle spoglie che si trovan nel fondosi può avere un indizio della via che la corrente ha tenuto.
Tutte le cause sopramenzionateed altre ancorahanno senza dubbio un'azione sui movimenti così incessanti e maravigliosamente regolari che si vedon nel maretanto alla superficie quanto nel profondo; la diversa salsedinela diversa temperaturalo svaporamentoil ritorno del vapore in pioggia che ricade sui marila pressione atmosfericala rotazione della terrala varia disposizione delle spiagge e del fondo.
Nelle regioni equatorialilo svaporamento dalla superficie del mare è incessante e copiosissimo; l'acqua che svapora non porta con sè i saliquindinell'acqua che restauna maggior salsedineuna tendenza di quest'acqua a discenderee nello stesso tempo una tendenza dell'acqua delle prossime latitudini dall'uno o dall'altro dei due emisferiad accorrere verso l'equatoree tanto più che le grandi pioggie che cadono in quelle zone danno all'acqua della superficiecadendo esse in condizione di acque dolciuna salsedine molto minoree quindi minor densità e maggior leggerezza.
Il Mauryper dimostrare quello che deve produrre la differenza della densità nelle acque dei mari per via del diverso riscaldamento operato dai raggi del sole allo equatore ed ai polifa il ragionamento seguente: Immaginiamo un globo solido che abbia le dimensioni della terra e sia coperto da uno strato d'acquaalto 400 metriil quale abbia una temperatura costante. La massa d'acquain tali condizioninon avrebbe in sè nissun movimento; ma supponiamo che la zona d'acqua compresa fra i tropici venga ad un tratto a mutarsi in olio fino alla profondità di 200 metriallora evidentemente l'equilibrio sarebbe rottoed immediatamente si avvierebbe un sistema di correnti e di controcorrentiperchè l'olio scorrerebbe sulla superficie verso i polie ne verrebbe a prendere il posto l'acqua che affluirebbe verso l'equatore in condizione di corrente inferiore. Se supponiamo che l'oliogiunto ai politorni a mutarsi in acquae che l'acqua all'equatore torni a mutarsi in olioil circolo fra queste estreme regioni seguirà non mai interrotto. Quando poi questo globo girasse sul proprio asse da levante a ponentele correnti dirette verso il polo devierebbero a levantee quelle dirette verso l'equatore devierebbero a ponente. Infine supponiamo che questo globo solido immaginario sia perfettamente simile alla crosta solida terrestree vedremmo le correnti su di esso quali appunto le vediamo nei nostri mari.
Per mettere in evidenza gli effetti prodotti dalla differenza nella salsedineil Maury si ferma a considerare quello che avviene nei mari interni. Il mar Rossoallungatostrettosenza pioggesenza tributo di fiumiposto fra i paralleli di 13° e di 30° di latitudine nordcorso nella calda stagionedal maggio all'ottobreda venti asciutti e caldisopporta un enorme svaporamento: si calcola che ogni anno esso perdain forma di vaporeuno strato liquido di una superficie pari alla sua e dello spessore di due metri e mezzo. Quest'acqua viene sottratta dalla corrente superficiale che entra dallo stretto di Bab-el-Mandelove venendo verso Suez scema sempre la salsedine. La maggior parte del sale lasciato dallo svaporamento va verso il fondoe in sulle prime si direbbe cheuna volta saturate quelle acqueil sale si debba raccogliere in cristalli; invero ciò accade nel mar Mortoche è un mar chiuso; ma nel mar Rosso la cosa non va cosìperchè una corrente inferiore porta via quell'eccesso di sale. Lo stesso fatto avviene nel Mediterraneoove allo stretto di Gibilterra v'ha una corrente superficiale d'entrata delle acque marineed una corrente profonda di uscita.
In molti modi fu riconosciuta la esistenza e ad un tempo la direzione di queste correnti marine profonde; soventela corda dello scandaglio continuò a procedere in una data direzionerompendosi se trattenutaciò che dimostra che una ignota profonda corrente la spingeva.
I signori Walsh e Leeluogotenenti della marina americanapreso un grosso pezzo di legnov'aggiunsero sostanze pesanti per modo da farlo affondareeappesolo ad una cordalo lasciarono affondare a varie profonditàda 180 a 900 metri: per mezzo di un galleggiante legato al capo superiore della corda lo tenevan a quella profondità cui volevanoe provarono ad abbandonare il tutto in mare. "Fu invero uno strano spettacolodice uno di quegli ufficialiil vedere questo galleggiante andare avanti a ritroso del vento e della correntecolla velocità media di un miglioche un tratto giunse fino ad un miglio e tre quarti. I marinai non sapevan trattenere i segni della loro meravigliae quasi veniva in mente che un qualche mostro marino traesse così quel masso per la sua via".
I massi di ghiaccio natanti in mareche vengon dalle regioni polarie s'affondano sei volte tanto quanta è l'altezza cui sporgon fuorispesso son così trascinatia ritroso della corrente superficialeda una corrente inversa profonda.
Il capitano di uno dei due bastimenti mandati dal governo americano in cerca di sir John Franklin riferisce che un giornomentre questi due bastimentinel canale di Wellingtontrascinati da cordepenosamente e lentamente procedevano a ritroso di una corrente superficiale diretta nel Sudun masso di ghiaccio passò loro accosto procedendo speditamente verso il Nord.
Un ufficiale inglese che attraversava in barca lo stretto del Sundall'ingresso del Balticosi trovò menato via rapidamente dalla corrente; egli mise allora una palla da cannone in una secchia legata ad una cordae lasciata scendere la secchia ad una certa profonditàtrovò rallentato molto il suo cammino; lasciata scendere la secchia più profondamentela barca finì per avviarsi in una direzione opposta a quella della corrente superficiale.
Il signor de l'Aiglecapitano del bastimento corsaro La Phénixnel 1712dava la caccia ad una nave olandese presso Ceuta; accostatosi alla nave verso il mezzo dello strettotra Tarifa e Tangerila fece affondare a cannonatee raccolse a bordo l'equipaggio. Pochi giorni dopola nave affondatache era carica di olii e di acquavitetornò a gallama presso la riva di Tangerivale a dire quattro leghe discosto dal luogo dove era scomparsae in direzione opposta a quella della corrente superficiale; evidentemente quella nave fu condotta lì dalla corrente sottomarina che va dal Mediterraneo nell'Oceano. (P. P. DEHERAINAnnuaire scientifique1863. Articolo Les courants de la mer).
La direzione e la velocità delle correnti marine superficiali molto bene si misurano col gittar che fanno in mare i navigatori qua e colàlungo le correntibottiglie ben chiusecon dentro un biglietto che segna esattamente il giornol'orail luogo in cui furono gittate.
In tutti gli atlanti di geografia fisica si trova una carta ove son segnate le correnti marineed un'occhiata su quella carta fa intendere molto meglio la disposizionei rapportiil numero e la importanza di quelle correnti che non si possa fare con molte parole.
Ragguardevolissimae tale che esercita una azione di sommo peso non solo pel riguardo della navigazionema sì ancora per le condizioni fisicheorganiche e meteorologiche dei paesi più civili e colti del mondoè la grande corrente atlantica. Partendo dal mare delle Indie questa corrente rade il Capo di Buona Speranza e segue le coste dell'Africa sino all'equatore; poi attraversa l'Atlanticoe giungendo al Capo San Roccosegue le spiaggie del Golfo del Messicoe quelle degli Stati Uniti dell'America settentrionale sino al banco di Terranuovadonde si dirige all'est verso le coste dell'antico continente; una parte delle acque di quella corrente ritorna poi al sud lungo le coste d'Africa per riunirsi verso l'equatore alla corrente che viene dal Capo di Buona Speranza e ritornare quindi verso l'America; l'altra parte delle acque giunge sulle coste occidentali dell'Europa ove trasporta talvolta semi di piante americane.
Il Maury tante volte citato(Géographie physique de la mer. Traduzione dall'inglese del signor Terquem) fa una splendida pittura di questo gran fiume oceanicoil Gulfstreamla corrente del golfoche dal mare delle Antille gira lungo le spiagge del Messicoe poi attraversa l'Atlantico per venire a lambire le piagge d'Europa. "È desso un fiumedice quel grande ingegnoche corre in mezzo all'Oceano senza che mai scemino per caldonè straripino per piena le sue onde; è un fiume d'acqua calda che ha le sue rive e il suo letto d'acqua fredda; nessun fiume è più maestoso nè più potente; più rapido del Mississipì e del fiume delle Amazzoniil suo volume è le mille volte più grande di quello di questi due fiumi uniti insieme".
In mezzo a questo circolo della corrente atlantica v'ha uno spazio d'acqualimitato dal triangolo che fanno le Azzorrele Canariee le isole del Capo Verdedenominato mar di Sargasso: qui galleggiano infinite piante marineche spaventarono i compagni di Colomboi qualisolcando primi quel maresi credettero giunti là all'ultimo confine del mondo navigabile. Avviene qui quello che avviene in un recipiente qualsiasi pieno d'acqua in moto circolare; i corpicciuoli natanti tendono a raccogliersi nel mezzo.
L'Atlantico è un immenso bacinoin cui pel moto circolatorio della corrente si vengono a raccogliere nel centro le alghe natanti del mare di Sargasso. Che le correnti atlantiche movano circolarmenteè dimostrato dalle bottiglie gittate in mare nel modo detto sopra. Parecchie di queste bottiglielasciate cader sulle coste d'Africadopo furono raccolte nella Manica e sulle spiaggie dell'Irlandareduci dal Golfo del Messico.
Si può paragonare la linea tenuta dal Gulfstream fino alle regioni polari ad un arco di grande circoloche ècome ognun sala via più corta sulla superficie di una sfera. La posizione di questa linea muta lungo l'annooscillando fra i paralleli di 40° e 46°i quali limiti corrispondono ai mesi di marzo e di settembre. Questa variazione è dovuta allo stringersi ed al dilatarsi delle acque poste al nord ed al sud del Gulfstream.
Il Maury paragona questa corrente ad un grande calorifero il quale abbia il suo centro nella zona torrida. Arrivando alle spiagge d'Europale acque nella corrente si distendono per molte migliaia di leghe quadratee danno all'atmosfera il loro calore. I venti di ponente trasportan questo calore sul continente e sulle isoleche devono ad esso la mitezza del loro clima. Si è per questa ragione che fa meno freddo a Londra che non a Torinoche vegeta il mirto nella verde Irlanda in piena terra come in Portogalloche fiorì l'agave messicana sulle coste del Devonshire e fanno frutti gli aranci in spalliera protetti appena da una stuoiae non gelan mai le acque degli stagni nelle isole Feroe.
Il Labrador e l'Inghilterra si trovano nelle stesse condizioni di latitudine: al Labrador gli inverni son rigidissimie stan spesso le acque gelate nei porti fino ai mesi di maggio e di giugno: in Inghilterra gl'inverni son mitie le acque nei porti non gelano: tutto ciò si deve al Gulfstream. Supponiamo per un istante scomparso l'istmo di Panamae l'America meridionale diventata una grande isola; per lo stretto che terrebbe il posto dell'antico istmole acque della correnteinvece di ritornare nell'Atlanticopasserebbero direttamente nel Pacifico: il giorno in cui ciò avvenisseil clima dell'Inghilterra sarebbe pari a quello del Labradori portidonde movono ora tante navi a diffondere la civiltà nelle più remote parti del mondosarebbero gelati buona parte dell'annoe tutte si muterebbero le condizioni fisiche e sociali di questo paese.
L'azione del Gulfstream si fa sentire fino sulle spiagge nordiche dell'isola dello Spitzbergdove il limite delle nevi perpetueinvece di scendere fino al livello del maresta 200 metri più alto. Si è questa azione che produce la differenza e il contrasto che si scorgono fra le piaggie o fiordi verdeggianti del Fiumark svedesee i nudi porti all'estche spettano ai Russie son fuori della direzione della corrente.
Il signor Elia Marcolléin un suo pregevole libretto intitolato Les Phénomènes de la mercita un brano di uno scritto del signor Lallersteaddove questo contrasto è espresso nel modo seguente:
Per dar ragione della brama ardente che hanno i Russi di impadronirsi di quelle contrade, basta paragonare i fiordi del Finmark coi possedimenti che essi hanno all'est del mare glaciale. Questi ultimi, cinti di ghiaccio fino al mese di maggio, non concedono nessun sviluppo nè all'industria, nè alla navigazione. Invece, sulle rive del Finmark della Norvegia il mare porta il calore delle correnti meridionali, per cui i porti sempre son sgombri ed aperti alla attività dei traffici. È un singolare fenomeno questo, che mette quelle eccezionali contrade dell'Oceano glaciale nelle condizioni delle rive del Mediterraneo. Mentre, poco discosto, verso l'est, i Russi trovano gelato il mercurio nei loro termometri, le spiagge del Finmark sono in una temperatura che rammenta quella degli inverni dell'Europa centrale. La spiaggia russa, nuda e diserta, non dà nè vitto, nè ricovero; i golfi della Norvegia sono cinti di foreste verdeggianti, cui tengono dietro ridenti vallate, ricche di una lussureggiante vegetazione.
Il colorela temperaturala densitàil livello del Gulfstreamtutto è diversonotevolmente diversodall'acqua che gli sta dintornoe semi di varie piantesiccome già abbiamo dettoe varie sorta di animalie gran copia di legnamied altri materiali vengono portati spesso su lontanissime spiaggedalla grande corrente.
Il Gulfstream fu scoperto nel 1519 da Alaminaal suo ritorno dal Messico per lo stretto di Bemini; ma non è che in sul finire dello scorso secolo che fu ben conosciuto il suo corsoper modo da poter far servire questa cognizione a ben rettificare la posizione dei bastimenti coll'accorciare i tragitti. L'iniziativa fu presa da Franklin. Mentre egli era a Londra nel 1770i commercianti di Provvidenza (Rhode-Jsland) domandarono con una petizione collettiva che i bastimenti fossero diretti al loro porto in luogo di andare a Bostonfondandosi su ciòche i bastimenti che andavano a Boston impiegavano in generalenel loro tragittoquindici giorni di più che non quelli che da Londra andavano a Provvidenzabenchè sia minore la distanza. Franklinrichiesto intorno a ciòne richiese alla sua volta un baleniero di Wantuketil quale gli spiegò una tale anomalia dimostrandogli come i capitani di Rhode-Jsland avessero cognizione della correntedi cui gl'Inglesi non sapevano nulla. I primi si tenevano discosti dalla correntementre gli altriandandovi inconsciamente in mezzoavevano ritardato il loro cammino di circa 70 miglia al giorno.
Una corrente costante entra dall'Atlantico nel Mediterraneosegue le coste settentrionali dell'Africaquindi si volge al nord fra l'isola di Cipro e la Caramania; una corrente più veloce entra costantemente dal mar Nero nel Mediterraneo pei Dardanellie seguendo poi le coste meridionali dell'Europaentra nell'Adriaticoove rade la Dalmazia e l'Istria fino a Trieste; quindi si ripiega verso Veneziae radendo le coste d'Italia sino alla Pugliaritorna al Mediterraneo. Lungo le coste della Toscana la corrente va dal sud al norde raccolgono talvolta al Capo Argentaro e a Livorno pezzi di pomice venuti dalle coste del regno di Napoli. A Genova i bastimenti che escono dal porto senza vento sono in breve trascinati dalla corrente in faccia a Sestri di Ponenteed un buon piroscafo che vada da quella città al Golfo della Spezia con mare tranquillo mette cinque ore all'andata e quattro ore al ritornoper via della corrente.
Nel mar Pacifico un'immensa corrente che scende dal polo antartico verso l'equatoresotto il meridiano di 160° all'ovest di Parigisi piega un po' prima di giungere al tropico del Capricornoe va ad imbattersi contro le coste del Chiliche segue poi fino al Perù e alle isole Gallapagosove piega all'ovest per seguire l'equatore fino alle coste dell'Asia.
Gli effetti di questa corrente polare sulle coste occidentali dell'America sono opposti a quelli che produce in Europa la corrente del golfo del Messico. Sulle coste del Perù la temperatura di quella corrente è di sei gradi minore ancora di quella del mare che attraversae nelle isole Gallapagos il capitano Fitzray ha trovato che da un lato d'una isolabagnato dalla correntela temperatura del mare era di quindici gradi e mezzomentre dall'altro lato dell'isola non esposto a questa causa di freddole acque erano a più di ventisei gradi.
Le carte oceaniche fatte sotto la direzione del Maury segnano il corso e la temperatura delle correnti marinee danno ragguagli singolari intorno ai confini della dimora delle balene: secondo questo segnalatissimo investigatore dei fenomeni della fisica terrestrele correnti del Mare procedono con tanta regolarità nella massa delle acquequanta è la regolarità con cui procedono nel corpo dell'uomo le correnti del sangue.

IX.

Un altro movimentomirabile anch'esso per la sua regolaritàpei suoi effettihanno pure le acque del mare.
L'abitatore delle spiagge dell'Oceanosovratutto in certe particome per esempio in Francia a S. Malòvede con alterna vicenda incessantemente il mare discostarsi dalla spondapoi far ritorno ad essa mormorandovede incessantemente con alterna vicenda veleggiare i bastimenti dove era prima un vasto piano di scoperta sabbiae sparir le acque per lasciar nuovamente la sabbia allo scoperto; e i recessi del marele alghe variopintegli animali dalle varie formealternamente svelarsi e celarsi ai suoi occhi.
Ognuno conosce queste regolari e periodiche oscillazioni dell'Oceano che si chiaman mareeognuno sa che esseprodotte dall'attrazione del sole e della lunaci fan vedere un singolare effetto della azione dei corpi celesti sul nostro globo.
Ogni giorno le acque del mare s'innalzano e si abbassano due volte fra due consecutivi ritorni della luna al meridiano; si chiama flusso il movimento di ascensionequello che un nostro poeta chiamò un palpito della terra verso la lunariflusso il movimento opposto.
È così strettointimoevidenteil rapporto fra il flusso e il riflusso del mare e i movimenti lunariche se ne trova fatto cenno ripetutamente fin dalla greca antichità. Plutarco riferisce che Pitea di Marsigliaquel gran viaggiatore che si spinse verso il nord fino all'ultima Tulee visse al tempo di Alessandro Magnoha detto apertamente che la luna ha una azione sulle maree. Aristotele manifestò la stessa opinionee ciò pure hanno detto CesareStrabone e Plinio.
Il primo che da questo concetto incerto di una azione della luna sul mare siasi innalzato al concetto fecondo di una attrazione è stato Keplero: questo concetto doveva poi venire svolto e portato a tanta altezza da superare ogni più nobile operato dell'umana mente dal Newtoncolla dimostrazione dell'attrazione universale. Mac LeaurinBernouilliEuleroLa PlaceWhewellhanno poi portato le cognizioni intorno a questo fenomeno tant'alto quanto si potesse desiderareed è ora cosa in vero splendidamente onorevole per lo umano ingegno questo predire le ore e i minuti della mareaper settimanemesi ed anni avvenire.
Così il navigatore fugge in tempo da quelle spiagge ove in certe epoche la marea può tornar pericolosasovratutto se al movimento regolare e consueto del mare si possa aggiungere la furia di venti imprevedutie il fattospoglio di ogni paura che l'ignoranza suole incutere nelle mentiaspettato e prevenutoprova una volta di più quanta sia la potenza della mente umana nell'investigare i fenomeni della naturae trovare modo di farne suo pro e scansarne i danni.
Nel Mediterraneo le maree son poco visibilima non del tutto assenti: l'ampiezza dell'oscillazione dovuta alla mareaa Genovaè a un dipresso di trenta centimetri; a Venezia (COLLEGNOopera citata) la differenza fra la bassa e l'alta marea nei novilunii e pleniluni varia dai sessanta ai novanta centimetrisecondo le epoche dell'annoed ha la sua maggiore elevatezza verso il solstizio di inverno nel qualese concorrano eziandioa sostenere le acquele burrasche prodotte dai venti australila marea ascende in qualche straordinario caso fino a due e più metried allora alcune strade e piazze della città di Venezia ne sono inondate. Nell'alta marea non emergendo dal livello delle acque che le isolette ed il litoraleovunque si volga lo sguardo intorno a Venezia si presentano in mezzo alle acque prospettive simili a quelle che offrirebbe un arcipelago sparso d'isole abitate e coltivate; ma il riflusso tutto cangia d'aspetto; emergono i fondi melmosi che prima erano coperti e sopravanzano da cinque a sei decimetri il livello della bassa mareadimodochè si vengono amplissimi spazi di alluvione tramezzo ai canali che restano sempre pieni d'acqua e che corrono in varie direzioni ai porti o bocche che comunicano al mare.
Nello Euripoquello stretto che separa l'Eubea od isola di Negroponte dal continenteil movimento della marea è molto visibilee fu osservato a lungo da Aristoteleche si torturò l'ingegno a cercarne una spiegazione.
La marea totale nell'Oceano è di pochi decimetri nelle isole del mar Pacifico; ma dove le coste sono addentellate e in fondo a certi golfi la marea oltrepassa i dieci e i venti metri; s'innalza sedici metri a San Malò nella Manicaventidue metri nella baia di Fundy sulle coste della Nuova-Scozia.
In certi stretti angusti e tortuosiin certi intricati canali framezzo a continenti ed isole dalle spiaggie frastagliate e rocciosespesso vengono ad incontrarsi movimenti di maree da opposte direzionie ne segue un giro vorticoso d'acqua più o meno pericoloso. Uno di questi vorticicelebre nella istoria e nella poesiaabbenchè per se stesso insignificanteè quello presso Cariddiche diede tanto pensiero ad Ulisse nel suo passaggio attraverso lo stretto di Messina; ora non fa paura al più inesperto e rozzo pescatore.
Un vortice veramente paurosonon per le finzioni dei poetima per la reale sua ampiezzasi è il Maëlstromsulle coste della Norvegia al 68° di latitudinepresso l'isola di Moskoeda cui prende pure il nome di Moskoerstrom. Esso ha il diametro di quattro miglia geograficheecome il Niagarasi fa sentire discosto molte miglia.
Il Ramus fa del Maëlstrom una descrizione spaventosae dice che nel 1645 esso infuriò tanto da minacciar le case dell'isola di Moskoe. Dice ancora che frequentemente le balene s'accostano a quel vorticeemalgrado la forza loro gigantescason tratte dentro dalla violenza di essoe disgraziatamente soggiunge che è impossibile dire i loro gridi nella lotta impotente per salvarsi. Certo è impossibileperchè non hanno voce.
Secondo i più recenti viaggiatorie segnatamente il celebre geologo Leopoldo De Buchil Maëlstrom non è tanto terribile quanto l'hanno fatto Ramus ed altri amici del maraviglioso; per modo chefuori dei giorni di burrasca e delle epoche delle grandi mareei grossi bastimenti vi posson passare sopra senza pericolo.
Si dice anzi che i pescatori della Norvegia si radunino frequentemente sul Maëlstromove è gran copia di pesci fra le torbide acquee vadan pescando senza pauramentre il vortice move in giro le loro barche (HARTWIGopera citata).
Il signor Edgardo Poe trasse dal Maëlstrom argomento ad uno dei suoi più stupendamente paurosi racconti.
La mareacosì formidabile talora lungo le spiagge dei mari del Nordsiccome appena percettibile nel Mediterraneosecondo quello che abbiamo dettofu per molto tempo un fenomeno a un dipresso ignoto alla greca e romana antichità.
I Feniciquei grandi commerciantiche nei primi periodi della storia visitarono le isole britanniche e veleggiarono nell'Oceano Indianocerto hanno avuto qualche contezza della marea; ai Greci questo fenomeno fu prontamente rivelato pel viaggio di Coleonavigatore di Samoil qualesecondo Erodotofu spinto da una burrasca al di là delle colonne d'Ercole nell'aperto Atlanticoseicento anni avanti Cristo. Settant'anni dopo questa involontaria scopertai Focesi di Massilia o Marsiglia si avventurarono primi sulle tracce di Coleoper scopo di traffico con Tartessola moderna Cadicee d'allora in poi rimasero in costante rapporto commerciale con questa antica colonia fenicia.
Con quanta attenzione avranno i contemporanei ascoltato quella gente che veniva a fare a casa il racconto sorprendente del continuo sollevarsi ed abbassarsi del mare! Certo quei narratori furono ascoltati con attenzione pari a quella con cui gli avi nostri hanno ascoltato i primi viaggiatori artici che son venuti a narrare dei ghiacci natanti sulle buie acque delle notti polari.
Cinque secoli prima dell'êra volgareera adunque noto ai Marsigliesi il fenomeno della marea; ma in quei tempi il commercio era scarso e pochi i rapporti internazionaliper cui molto lentamente si trasmettevano le notizie: non fu quindi se non che all'epoca delle conquiste di Alessandroil quale aperse il mar Rosso e il golfo Persico al commercio della Greciache questo imponente fenomeno del mare incominciò ad attirarsi l'attenzione dei filosofi e dei naturalisti.

X

I più frequenti fra tutti i movimenti del marei più noti e famigliarisono senza dubbio le onde.
Nessuno che sia stato qualche volta sulla spiaggia del mare scorda più mai lo spettacolo imponente delle onde irrompentio il lene murmure allo increspar che fa l'acqua la brezza; nessuno che abbia navigato scorda più mai lo spettacolo della gran pianura marina scintillante al sole al tempo della calmao balzante furiosamente al lume sinistro della luna fra le nuvole nelle notti tempestose.
I poeti han tratto dalle onde ogni sorta di paragoni e d'immaginie il signor Giuseppe Revere narrò la istoria di un'onda in un graziosissimo capitolo del suo bel libro Marine e paesi.
Chi per la prima volta si trova sopra un bastimento in tempo di burrasca e non soffra il mal di maresi meraviglia nel vedere come quelle grandi onde che corrono con velocità di molte miglia all'oranon trascinino con loro i corpi galleggiantimadirebbesiscorrano sotto il bastimento senza quasi produrre l'effetto di portarselo seco.
Così purechi per la prima volta dalla spiaggia guardi un qualche pezzo di legno galleggiante in maresi meraviglia nel vedere come esso non venga portato alla riva dalle onde accorrentima rimanga quasi nello stesso sitolasciandosi passare l'onda sotto.
Provate a lasciar cadere un sasso presso un pezzo di legno galleggiante su di un'acqua tranquilla: comincia un piccolo circolo d'acqua che s'alza intorno al sasso; a questo tien dietro un altro più grandepoi un altro più grande ancorapoi altri ed altri più grandi; il pezzo di legno sale coll'onda che lo solleva e ridiscendema non s'è quasi discostato dal punto in cui il sasso è caduto.
La forza del vento fa l'effetto del sasso che abbiamo immaginato gittato sull'acqua a spostarla. Il vento urta una data porzione d'acquae la sposta; questa alla sua volta sposta l'acqua vicina e così via via. Le particelle dell'acqua si affollano l'una sull'altra nel momento in cui sono spostate e da ciò nasce sul livello del liquido un temporaneo rilievo visibilee siccome ogni massa vicina è successivamente spostatane segue un movimento oscillatoriouna ondulazione che man mano si va propagando per le acque. Inveroil moto delle onde è una trasmissione di moto senza traslocamento di materia.
I venti più violenti non muovon subito onde molto altee ci vuol tempo perchè queste arrivino ad una certa altezza. Le prime onde son piccolepoi man mano un'infinità di oscillazioni incessanti riunite creano innalzamenti ed abbassamenti sempre più evidenti e notevoli; intanto il vento mette sempre in moto nuove particellecresce sempre la smisurata forza impellentee sorgon poi finalmente quelle onde gigantesche che infine trovano ritegno e ricadono per l'attrazione della terra. Nello stesso modo in cui lentamente cresconopure lentamente si dileguano le ondecosicchè per un certo tratto dopo che si è calmato il ventoil mare è ancora agitato. L'agitazione del mare si propaga poi molto lontanoe le onde vengon spessoin un tratto in cui l'aria è tranquillaa significare l'infuriar della burrasca lontano.
La velocità delle onde non dipende solo dalla forza del ventoma sì pure dalla profondità del mareanzi si è cercato di conoscere questa da quella.
Per quello che riguarda l'altezza delle onde ed il modo di misurarlacrediamo opportuno di riferire alcune parole tratte dal recente viaggio intorno al mondodella fregata austriaca La Novaranarrato dal commodoro Wullestorf-Urbair. Egli parla qui di una burrasca in cui si trovò la fregata mentre veleggiava dal Brasile al Capo di Buona Speranza.
Secondo le osservazioni da noi praticate, le onde arrivarono all'altezza di ventinove piedi, producendo quel rotolare del bastimento, di cui chi l'ha provato si ricorda fin che vive. Il maggiore piegamento della nave importò a destra. 35 gradi, a- sinistra 25; sicchè gli alberi della fregata descrivevano talvolta un arco da 50 a 60 gradi. Non è probabile che le onde oltrepassino l'altezza di quaranta o tutto al più quarantacinque piedi; se fosse vero, come alcuni sognarono, che giungessero mai all'altezza di sessanta, anzi di cento piedi, nessuna opera umana potrebbe resistervi.
Si usò finora di misurare l'altezza delle onde ad occhioond'è che il risultato era assai dubbiodipendendo dalla individualità dell'osservatore. Di qui venne che la determinazione dell'altezza delle onde nell'Oceano varia tantoche mentre taluni la dissero di sessanta o settanta piedialtri non la portarono che alla meta di questa misura.
Il metodo da noi tenuto per misurare l'altezza delle onde è questo, che con un orologio che indicava anche i minuti secondi, si determinava il tempo che un'onda impiegava per giungere da una estremità della nave all'altra.
Per tal modotenendo conto della direzione della nave e della velocità del suo corso verso l'onda stessasi poteva calcolare il tempo necessario alla progressiva formazione dell'onda da misurarsi. Trovato questo temposi poteva precisareper termine mediola distanza fra due onde successivedi cui si misurava coll'orologio l'entrata nel naviglio o l'uscita. Da ultimo misurando l'angolo che la fregata formava elevando il suo fianco al disopra del livello della chigliae riabbassandoloper forza dell'ondasi veniva a determinare l'altezza dell'onda dalla sua base alla cima.
Se anche questo metodo ha le sue difficoltà e i suoi difetti, è però tale, che si può stabilire con certezza la differenza fra più onde, e, in circostanze favorevoli, può dare il miglior risultamento, sicchè è per ogni verso preferibile alla misurazione ad occhio.
Le onde che vengono ad infrangersi contro le spiagge dirupatesalgono assai più che non nel mare aperto: ad ogni modole altissime montagne e i profondi abissi fatti dalle ondesono esagerazioni dei viaggiatori e dei poeti.

XI

La greca mitologiarappresentando Eolo re dei venti che a sua posta sprigionava a correr sui viari o rinserrava i suoi sudditiespresse una credenza di quell'epoca. E quando il Tasso dice che Zefiro tace nelle sue cavernenon adopera già il linguaggio della poesiama sì quello che al tempo suo era stimato il linguaggio della verità.
S'è creduto per un lunghissimo tratto di tempo che i venti fossero una qualche cosa di distinto e di diverso dall'aria; che uscissero di sotterra per le caverneo per le bocche dei vulcanicorressero il mondo ora brezze e zefiri leggeriora furiosi uraganipoi si rintanassero. Un fatto che dava peso a questa credenza si è che all'entratura delle cavernenelle strette gole delle montagnec'è sempre un mover di vento o per un verso o per l'altroe c'è pur sempre un gran mover di vento intorno ai vulcani.
Facciamo questa prova: supponiamo due stanzeuna vicina all'altratutte e due ugualmente larghetutte e due ugualmente lunghein una paroladi uguale capacità; queste due stanze sono separate da una porta chiusa; perchè la prova riesca più evidentefacciamo che questa porta sia piuttosto altaanzi facciamola alta fin presso al soffitto. Supponiamo che sia d'invernoun inverno di Torinoonde la cosa meglio riesca evidente. La porta è chiusasiccome abbiamo dettoe la temperatura è pari in tutte e due le stanzenon essendovi fuoco acceso nè nell'una nè nell'altra. Ora in una delle due facciamo un buon fuoco e portiamo molto alta la temperaturapoi apriamo la porta; l'aria della stanza caldararefatta dal calorenon farà contro l'aria della stanza fredda una pressione pari a quella che l'aria della stanza fredda fa contro l'aria della stanza calda; inoltre l'aria rarefatta della stanza calda è più rarefatta in basso che non in altoperchè il fuoco noi l'abbiamo acceso presso il pavimento e non presso il soffitto; quindi dalla stanza fredda in basso vi sarà un'ondadiremmo cosìdi aria fredda che si precipita nella stanza calda; e quindi un discendere nella stessa stanza d'una porzione d'aria dall'alto in bassoe dalla stanza caldaper dissopravi sarà una corrente verso la stanza freddaad occupare lo spazio abbandonato dall'aria che discende.
Dunquecircolo d'aria fra le due stanzeun vento in bassodalla stanza fredda alla caldain alto un vento dalla stanza calda alla freddaa mezzo pochissimo movimento d'aria: per provar la direzione di queste correntisi ponga una candela accesa sulla porta in bassouna in altouna a mezzo; la fiamma della prima sarà volta dalla stanza fredda alla caldaquella della seconda dalla stanza calda alla freddaquella di mezzo oscillerà senza volgersi guari più per un verso che per l'altroprova certa della direzione delle correnti nel modo detto.
Si mettan accosto due tavolatio a meglio diredue lastre metallicheuna freddal'altra rovente; si metta sopra il punto in cui le lastre si vengono a toccareun corpicciuolo leggierouna piuma appesa ad un filoe si vedrà la direzione del corpicciuolo lasciar la verticaleed inclinarsi verso la lastra calda: si raffreddi la lastra calda e si riscaldi la freddae il corpicciuolo volgerà in senso oppostoperchè la lastra riscaldata riscalda l'aria che vi sta sopraquesta riscaldata si innalzacome l'acqua riscaldata per dissotto s'innalza nella pentolae l'aria accostopiù fredda e più densarottocome per le correnti marinel'equilibrio delle pressioniaccorre al posto della rarefatta e calda.
In riva al marel'estatev'è sempre un po' di brezzail giorno dal mare alla terrala notte dalla terra al mare; perchè di giorno è più calda la superficie terrestre e l'aria che vi sta sopradi notte è più caldacoll'aria che vi sta soprala supeficie marina; e in ambi i casi un ricambio d'aria fra le due superficieuna correnteun vento. Lo stesso ricambio avviene fra le vallate delle montagne e le aperte pianure; fra la pianura di Torino e la valle di Susafra la pianura del Canavese e la valle di Aosta; onde c'è tanto vento a Rivoli e ad Ivrea.
L'aria esterna è a un dipresso sempre o un po' più calda o un po' più fredda dell'aria che è nelle caverne; quindi un ricambio continuo d'aria fra le caverne e l'esternoche entra od escemolto sensibile all'aperturaciò che ha fatto credere che i venti scaturissero dalle caverne.
C'è un gran mover d'aria intorno ai vulcaninon perchè ne scaturiscano propriamente i ventima perchè talora dai crateri aperti vengon fuori varie sorta di materie aereiformi che non sono aria atmosfericaoppure il calore del vulcano in eruzione riscalda l'aria soprastante e promuove un accorrere dell'aria circostanteche allora ha una direzione non dal vulcano allo intornoma bensì dallo intorno verso il vulcano.
Ove si consideri l'intera terrae si tenga conto dell'azione diversa che hanno nelle varie sue parti i raggi del solesi può molto bene intendere comeper questa diversa azionepel vario grado di riscaldamento delle varie plaghe terrestrisi possano originare i venti.
La zona torrida ècome ognun sala plaga della terra cui più intensamente riscalda il sole; qui adunque l'aria rarefatta deve tendere continuamente ad innalzarsie deve quindi accorrere l'aria dalle circostanti regioni dei due emisferi; la stessa cosa è per le correnti aereecome per le correnti marine: e qui pure avviene che il moto di rotazione della terra sul proprio asse faccia che apparentemente la corrente aerea devii tanto nell'uno quanto nell'altro emisferoe sembri vento di est o di ovest quello cheove questa rotazione non fossesarebbe vento di nord o di sud. La disposizione dei mari e della terrala condizione di questaqui nudaarida e sabbiosalà ubertosa di ricca vegetazionecoperta di foreste e corsa da fiumisparsa di laghil'altezza e la direzione delle catene montuosele scariche elettriche delle nubison tante circostanze che devono avere un'azionee l'hannosulla direzione dei venti. Conosciute queste causes'intende come certi tratti di mare debbano essere corsi sempre da venti violentissimied altri sempre in calma; come certi venti debbano spirare regolarmente in certe direzioniquei venti che spinsero prima le navi di Colombo alle Americhee condussero quelle di Magellano attraverso le sterminate solitudini del Pacifico.
Corre la più stretta analogia fra le correnti dell'atmosfera e quelle del marein tutto: siccome si è veduto sopra che due correnti marine incontrandosi formano un vortice che tira giù gli oggetti che vi vengono accostocosì dall'incontro sul mare di due correnti aeree risulta un vortice all'insùche porta una colonna d'acqua ascendente verso le nubi.
Il sole solleva in vapore le acque del mare; il sole move le correnti dell'ariale quali portano il -vapore acqueo discosto; questo ora ricade in pioggia sul mareora va sulla terrapioggia ancorao rugiadao grandineo brinao neveper tornare poi bel bello nel mare.
Il sole non ci dà soltanto il suo calorema si opera e regola i movimenti dell'aria e del mare.

XII

Cosìman mano che si vanno studiando addentro i fatti naturalisi sgombra la superstizione dalla mente dell'uomo che si solleva alla contemplazione di leggi immutabilimeravigliose. Le burraschegli uraganii fulmini diventano fatti necessari e benefici nella generale economia della naturae l'uomosempre meglio addentro conoscendoliimpara a scansarne i danni e a giovarsene all'uopo.
A chi è venuto leggendo fin quilo scrivente ancor una volta raccomanda la lettura del libro del Maury; ne trarrà non solo ammaestramento e dilettoma sì pure conforto.

FINE.




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