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Ludovico Ariosto
Il Negromante

PERSONE
MARGHERITA.
AURELIA. BALIA.
MADRE DI EMILIA.
FANTESCA.
VECCHI.
LIPPO.
CAMBIO.
MASSIMO.
ABONDIO.
FISICO NEGROMANTE.
GIOVANI.
CYNTHIO.
CAMILLO
THEMOLO
SERVI.
NEBBIO
FACCHINO.


[pag. 3]
PROLOGO.
PIU non vi paia udir cose impossibili;
Se detto vi sarache i sassi e gli alberi
Di contrada in contrada Orpheo seguivane:
Ne vi paia gran fatto; s'ancho Apolline
Et Amphion montar le pietre fecero
Adosso l'una a l'altra: e se ne cinsero
Thebe di Murae la Città di Priamo;
Poiche vedeste nel tempo preterito
Che Ferrara con le sue casee regij
Tettie lochi privatie sacri publici
Se n'era sin qui in Roma venuta integra;
E questo di Cremona vedete essera
Venuta a mezzo il vernoper difficile
Stradapiena de fanghi e di monti asperi.
Ne vi crediate giache la necessiti
A venir: che si voglia d'homicidij
Di votio di tai cose far assolvere:
Perche non ha bisogno: E quando havutolo
Avesseharia sperato; che 'l Pontefice
Liberal le haverebbe l'indulgentia
Fatto mandar fin à casaplenaria
Ma vien sol per conoscerin presentia
Vedere contemplar con gli occhi proprij
Quelche portato le ha la fama celebre
De la bontadedel candorde l'animo
De la religionde la prudentia
De l'alta cortesiadel splendor inclito
De la virtute di LEONE Decimo.
Eperch'ella non v'habbia meno ad essere
[pag. 4] Gratache fussa Ferrarae piacevole;
Non è venuta senza una Comedia
Tutta nuova: la qual vuolche si nomini
IL NEGROMANTE; e c'hoggi a voi si reciti.
Hor non ui parra piu tanto mirabile
Che Cremona sia qui; e gia giuditio
Fateche'l Negrómante de la fabula
L'habbia fatta portar per l'aria a i Diauoli.
Maquando bene anchor fosse miracolo;
Saria però. Questa nuova Comedia
Diceva haver havuta dal medesimo
Autorda chi Ferrara hebbe i Soppositi.
Ma se non vi parra d'udire il proprio
E consueto idioma del suo popolo
Havete da pensar; ch'alcun vocabolo
Passando udi a Bolognadoue è 'l studio:
Il qual gli piacque; e lo tenne a memoria.
A Firenzee a Siena poi diede opera
E per tutta Thoscana a l'elegantia
Quanto piu puotema in si breve termine
Tanto appresso non ha; che la pronontia
Lombarda possa totalmente ascondere.
Hor; se la sua Comedia con silentio
Udirete; vi spera dar materia
Quanta vi desse Ferrarada ridere.


[pag. 5]
DEL NEGROMANTE
DI M. LODOVICO ARIOSTO

ATTO PRIMO.
Scena Prima.
MARGHERITAAURELIABALIA.

Io non ho mai da quel dich'andò Emilia
A marito ch'un Mese homai debbe essere
Potuto hauere; se non hoggi commodo
Pur di venir a visitarla: E pensomi
Che doler se ne dè; che pe sua gratia
Non haveva vicinache piu tenera-
Mente amasse di me: Ma la sua a Balia
Vien fuor di casa ; Dove si va Aurelia.
AUR. In nessun luogo. Io venia; che pareami
D'hauer sentito un di questiche vendono
L'herbe. E tu dove Margherita. MAR. Vengomi
A star un pezzo con la nostra Emilia.
AUR. Deh; se tu l'aminon le dar molestia
Horache riserata ne la camera
E con la Madre tutta malenconica.
MAR. Che l'è accaduto. AUR. Quelc'havea la misera
D'aspettar menoche nasca una fistola
A chi mai fece questo sponsalitio.
MAR. Ogn'uno si lodava da principio
Per un partito de i migliorche fossino
In questa terra. AUR. Dar non la poteano
Margarita mia peggio. MAR. È pur bel giovane.
[pag. 6] AUR. Altro ci vuole. MAR. Intendo ch'è richissimo.
AUR. Ci vuole anch'altro. MAR. Deve esser spiacevole:
Ma non stia in puntae giostri di superbia
Con esso lui. MAR. Dehnon temergiostrino:
Che la lancia è spuntata e molto debole.
MAR. Dunque non le fa il debito egli. AUR. Il debito?
MAR. Che non puo. AUR. La infelice è così vergine
Com'era innanti a questo sponsalitio.
MAR. Gran disgratia per Dio. AUR. Si ben disgratia
De le maggiorch'incontrar possi a femina.
MAR. Lasci andar: ne pero si dia molestia:
Potra ben. AUR. Quando potrà ben: se in quindici
E venti e trenta di non può. MAR. Ritrovansi
E sono alcuniche son stati deboli
Gliannie poi son tornati siche possono.
MAR. Glianni Domine aspettar deve a pascersi
Dunque ella a bocca aperta finche caschino
Le biade: meglio era seder in otio
In casa di suo padre: che venirsene
A maritose non devea haver utile.
Mangiarberee dormire vestiree cose simili
Ben a casa sua havea. MAR. Qualche rea femina
Con laqual havea prima avuto pratica
L'averà cosi concio per invidia:
Ma pur sonno à tai cose dei remedij.
MAR. Provati se ne sonnoe se ne provano
Tutta via: e tutti vani ne riescono.
Un che ci vien (che lo chiamano il Fisico)
N'ha promesso di far cose mirabili:
Ma non se n'havuto ancho se non favole.
[pag. 7] A tal: che peggio che malia mi dubito
E che li manchi: ben puommi tu intendere.
MAR. Ben fora meglio: che data l'avessino
A Camillo: che tante volte chiedere
La fece lor. E perche gli negorono:
Perche Cynthio è più ricco. AUR. Differentia
Di robba è poca tra lor: anzi il fecero;
Perché infin da i prim'anni fra i duoi soceri
Fu sempre una strettissima amicitia.
Ben se ne son pentiti; e se potessino
Le coseche sono iteadietro volgersi;
A far di novo la seconda meglio
Che la prima fiata si farebbono.
MAR. Poi che ti parnon le daro molestia.
A'Dio. AUR. Va a la buon'hora. Poi Domenica
Tornache la vedrai con suo piu commodo.


SCE. II
LippoCambio. vecchi.

Questa è la prima strada: che volgendosi
A man sinistrapassato San Stefano
Si trova: questa la casa debbe essere
Di Massimo; vicino a la qual abita
Costuich'io cerco. E se ben io considero;
O in quella habitao in questa. Dar notitia
Me ne potrà forse colui: ma veggolo:
Veggol per Dio: gliè quelch'io cercoproprio
E d'esso. CAM. Non è questo Lippo. LIP. Cambio.
CAM. Quando a Cremona. LIP. O caro Cambioveggoti
Volentiere. CAM. Il credo: & io te simile-
Mente. Che buone facende ti menano:
[pag. 8] Mi manda Coppo nostro per exigere
Alcuni suoi danariche gli debbono
Gli heredi di Nengoccio da la Semola
CAM. Quando giugnesti. LIP. Giunsi hieri su'l vespero.
CAM. Or che si fa a Firenze. LIP. Si fa il solito
Odoche ti sei fatto in corpo e in anima
Cremonese: ne più curi la patria;
Et hai qui preso moglie bella e giovane.
CAM. Mai si. Che te par? e' di quattordeci
Anni eraquando io la tolsi? e' non passano
Anchora duach'io l'ho. LIP. Tu ben debbi essere
Oltra i sessanta. CAM. Non vi credo giugnere.
LIP. So ben che giunto sei al mio segnoe passime.
Sia con Dio. Indarno la cosa si biasima;
Che non si puo far che non sia: pur. CAM. Seguita.
Che pur? che voi tu dir? hor ti par c'habbia
Mal fatto; havendo in questa bisognevole
Età di riposardunque trovatomi
Una possessione fertilissima.
LIP. Hai cosi dote. CAM. La dote è ben piccola:
Ma l'entrata si grandee a me si utile;
Che me ne son vissuto fin quie vivomi
Commodamente. LIP. Non t'intendo. CAM. L'essere
Lei gentilgratiata e bella giovane
Mi da d'ogni stagion si buonarendita.
LIP. Ah Cambioma l'honor? Là non son simili
Cose a vergognaCAM. Qui quanti ne creditù
Che siano in questa terra; che piu tengono
Per uso altrui le moglich'e pel proprio;
E di qui vanno ben vestitie pensomi
[pag. 9] Come affannie desagio alcun non sentono:
Hor questa si puo ben chiamar Republica.
LIP. Cambio: per quel: che da fanciullo tenero
T'ho conosciutofin che de la patria
Ti partestiho di te sempre contrario
A questa opinione havuto il credere.
Mai non harei credutoche bastevole
Fosse stata la contagion dei pessimi
Costumi qui di si presto corromperti.
Ma ben son di parere; che per ridere
E non per dir da senno mi ti simuli
Da quelche solevi esserdiversissimo.
CAM. Lippo mio per adietro mai nasconderti
Non volline potrei cosach'in animo
Havessi: & hora la benivolentia
Mia essendo verso te quella medesima
Che soleva; non voglio c'havuto habbia
Tanta forza di dui anni l'absentia;
Ch'in Cremona minor sia la fiducia
Mia in tech'in Firenze. LIP. Ten' ringratio
Di cotesto buon'animo: e certissimo
Renderti puoi che da me n'habbi il cambio:
E qual si voglia cosache deponere
Nel mio secreto ti paia; deponlaci
Sicuramenteche depositario
Ti faro in ogni luogo fidelissimo.
CAM. Hor ascoltami. LIP. Di. CAM. Gliè vero c'habita
Qui mezo in questa casetta una giovane;
Che gli vicini essermi moglie credono;
E non è: ma ben è moglie d'un nobile
[pag. 10] Giovane Cremonese. Hora; perch'ellino
Habbino questa opinion: per ordine
Ti diro. LIP. Di. CAM. Tu cognoscesti Fatio
Di mia sorella marito. LIP. Conobbillo;
Quand'habitava a Firenze: e solevamo
Esser compagnie una cosa medesima
CAM. Quando partì da Firenze; debbe esserti
A mente. LIP. Si: non credoch'anchor passino
Cinque anni. CAM. Ben ne son nove. LIP. Puo essere
O Dio con quanta fretta gli anni volano.
CAM. Qui venendo egli e la moglie ci trassero
Una bella bambina; che si havevano
Tolta per figlia. LIP. E vederla ricordomi;
E che lor fusseho sempre mai credutomi.
CAM. Non era: ma figliuola d'una femina
Ch'era venuta là fin di Calavria:
Vennech'a ricontarlo è lunga historia.
LIPSia col buon anno. CAM. Ma continuandoti
Il proposito mio; qui venne Fatio:
Donde con quelche da Firenze haveasi
Portato: e col star tutta via su'l traffico:
Che tu sai bench'era huom di grande industria.
LIP. Non ne conobbi un'altro si sollecito
Al guadagno. CAM. Acquistossi questa povera
Casettae appresso qualche altro peculio.
LIP. Credolo: E forse se piu masseritia
Di robbache di vita. CAM. Senza dubbio.
Hor odi. LIP. Di. CAM. Ne la casa qui prossima
Un costumato e nobil giovane habita
Nomato Cynthio; il qual da questo Massimo
[pag. 11] E stato tolto per figliuolcon animo
(Perche non ha alcun'altro) di lasciarlosi
Herede. Hor verso lui ha questa giovane
Quella summissionquella osservantia
Ch'imaginar ti dei: che cunvenevole
Sia a personach'aspetti d'haver simile
Hereditatequando ne per vinculo
Di sangue è indotto a fargline per obligo
Ne per rispetto alcun: ma sol per libera
Volonta propria si gran beneficio.
Vedendo egli Lavinia (che Lavinia
Si chiama la fanciulla): e pur parlandone
Talhorcom'a vicina: accadeaccesesi
Oltra modo di lei. LIP. Fatta debbe essere
Bella; per quanto di lei far giuditio
Si potea da piccina. CAM. Ha assai buon'aria.
Odi pur Cynthio cominciò da principio
Con prieghie con proferte di pecunia
Tentarlache di se gli fesse copia.
Gli rispose sempre ella con prudentia
Che sua altrimente non era per essere
Che leggitima moglie; e con licentia
Di Nanna mia sorella: che non nomina
Se non per madre. E questo havrebbe il giovane
Fatto: ma 'l raffrenò la riverentia
E piu il timoril qual havea di Massimo:
Che stato non saria per comportarglielo.
E fino alhoraSe Nanna accordatasi
Fusse con lui; sarebbe il matrimonio
Seguito; ma vide ella che poco utile
[pag. 12] Era darli Lavinia succendendone
Di Massimo l'offesa e la disgratia.
Producea in lungo la cosa; ch'al giovane
Non volea dar repulsa: ne rimoverlo
In tutto di speranza. In tanto havendomi
Nanna avvisata esser mancamento Fatio
(Che fu tutto in un tempo) e ricercatomi
Che per star secoconsigliarlae reggere
Venissi in questa terra; & io volendone
Sodisfarecom'e il dovere; essendoci
Venuto; a pieno mia sorella intendere
Mi fece questa tramma; & io parlandone
Piu fiate con Cynthio e cognoscendoio;
Ch'amavaquanto si puo amor; trascorrere
L'occasion non lascio: e per rimedio
Piglioche sposi in secreto Lavinia
Presenti dui fideli testimonii;
E tutto a un tempo ch'io dimostri in publico
Esser qui da Firenze trasferitomi
Sol per torla per moglie: e che chiamatoci
Di mia sorella; che di ben di Fatio
(De quali ella e Lavinia heredi restano)
Volea insieme con essa à me far utile.
Io terrei il nome del maritoe Cynthio
Del resto occultamente goderiasi;
Occultamente finche'l vecchio Massimo
Desse lor luogoCosi per venirsene
A le prese; in secreto sposo Cynthio
Lavinia; & in secreto accompagnoronsi:
Et io de i sposi feci gli atti in publico.
[pag. 13] LIP. E se necessitade era di fingere
Che fusse tua muglier; non potea il giovane
Senza cotesto di nascosto haverlasi.
CAM. Non; perche ingravidandosi (ch'in termine
Di pochi di le avenne) mal nascondere
L'haria potuto: & io non potea essere
Senza suo e de la madre biasmoe infamia.
LIP. Mi taccio. CAM. Ben sucessa era la pratica.
LIP. Cotesto era mi spiace. Ci debbe essere
Qualche cosa accaduta dispiacevole.
CAM. Tu ti apponesti. LIP. Che si è questo giovane
Finalmente mutato di proposito?
CAM. Cotesto no. Lavinia ama egli al solito.
LIP. Che ci è adunque: CAM. Diroloti. Non passano
Tre mesiche nulla sapendo Massimo
Di questa trammae certi amici pratiche
Fenno; ch'Abondiocittadin richissimo
Di questa terragli promisee dieronsi
La fedech'una sua figliuola; ch'unica
Si truova haversaria moglie di Cynthio:
E condussero i vecchi il sponsalitio
Prima che noi n'havessimo notitia;
Et a la improveduta si lui colsero;
Che prometter sposare il di medesimo
Menar a case gli ne fer: ne il msero
Una parola dir seppe in contrario.
LIP. Cosi Lavinia era lasciatae vedova
Sara vivendo il marito. CAM. Nonodime:
Preso habbiam una via; che se contraria
Non c'è in tutto Fortuna; in securissimo
[pag. 14] Porto traremo un di questo navigio.
LIP. Dio il voglia. E come. CAMB. Non ha fin qui Cynthio
Assaggiato di che la sposa sappia:
Et è gia presso un meseche continua
Di giacer seco: & impotente ha fintosi
E cosi tutta via sara per fingere.
LIP. Cotesto non cred'ioche glie impossibile
Ma che vi dia la ciancia vo ben credere.
CAM. Non mi da cianciano: siene certissimo:
Ne ti sarebbe a crederlo difficile:
Se tu n'avessi cognoscenza e pratica.
Ti diro piu; che la sposa a la baila
L'ha detto. Indi la balia refferitolo
A la madre; indi la madre ad Abondio;
Et Abondio se n'è dipoi con Massimo
Duluto molto: & egli; che dissolvere
Non vorria il parentado; ne che Cynthio
Si buona hereditade havesse a perdere;
E andato a ritrovar non so che Astrologo
O Negromante: o debb'io dirti un pratico
Circa a tal cose molto: & ha promessoli
Donar venti fiorini; se lo libera.
Hor vedi se ne so ioo no. LIP Che speri tu
Che questa fittion'habbi à concedere?
CAM. Che? poi che tresei mesinoveo dodici
Cynthio sia stato in questa continentia
Stimand'Abondio al fineche perpetua
L'infirmita esser debbia & incurabile;
Si tolga a casa la figliuola& diala
Ad altri& se possiam' quinci dissolversi
[pag. 15] Non habbiamo di poidi ch'haver dubbio
Ben saria pazzoe ben harrebbe in odio
La cosa suachi piu di darla à Cynthio;
Parlasse; che piu d'impotente & debole
Ha nome. LIP. E' bel disegno e puo succedere:
Pur che Cynthio stia saldo in un proposito.
CAM. Non temo che si muti. LIP. S'egli seguita;
Per piu fedel lo lodo e da ben giovane
Di chi sentissi mai parlare. Hor piacemi
D'haverti visto. Dio sia favorevole
A tutti vostri desiderij; possoti
Far cosache ti piaccia. CAM. Che domestica-
Mente alloggi qui meco. LIP. Io te ringratio:
Son con questi alloggiato da la Semola;
Et ho da far con essiche spacciarmene
Posso male: & a pena ho havuto spatio
Di venir a vederti; & hor mi aspettano.
CAM. Fin là vo venir teco. LIP. Non essendoti
Disconciovien. CAM. Veggo; che là v'è Massimo:
Et seco ha il Negromante: che vuol Cynthio
Ogni modo guarrir. LIP. Succeda l'opera;
Secondo che l'infermo ha desiderio.
Ma andiamo: ch'io non ho tempo da perdere.


SCE. III.
Fisico negromante. Massimo vecchio.
Nebbio famiglio.

Prima che facciamo altro: voglio Massimo
Far una cosache poch'altri medici
Vorrebbon fare; o volendosapprebbono.
MAS. Che voi far. FI. Vo veder primache crescere
[pag. 16] Piu cominci la spesa; se sanabile
E questo maleo no; che conoscendolo
Senza rimedio; (il che gia presupponere
Non voglio) à me piu honorà te piu utile
Saria; se chiaro te'l facessi intendere.
MAS. Non dubitar di non sanarlo. Mettite
Pur a la cura sua con sicuro animo.
Quest'è alcuna malia; che ò huomoò femina
Gl'ha fatto per invidia; che dissolvere
Facil ti sia. FI. Cosi spero c'habbi a essere:
Ma potria anchora quest'essere stat'opera
Di persona ne' incanti cosi praticha;
Che la cura saria lungao impossibile
MAS. Non vo creder; che sia di questa pessima
Sorte. FI. E se fusse. MAS. Se fusse; patientia.
FI. Se fusse; non saria meglio conoscerlo
Primache piu le spese augumentassero.
MAS. Sì. FI. Per questo vo porre in un cadavere
Vn spirito; che con voce intelligibile
Mi dica la cagion de l'impotentia
Di Cynthio tuo. Saprò di poi prometterli:
O di sanarloò di speranza torcene.
MAS. Fa pur come ti par. FI. S'io havessi in ordine
Vn vitel' neroma di lattee morbido;
Che bisognaria a far' un sacrificio;
Questa notte medesima io faria l'opera.
NEB. Vole à certi suoi giovani discepoli
Far pasto il mio padron. MAS. Dammi piu termine.
Pur ch'egli sia un poco nero& bastami.
NEB. Di questo il muso anch'io m'aspetto d'ungere.
[pag. 17] MASIo mandero a l'armento; & faró scegliere
Il meglioche mi sia. FI. Nel capoò in gli humeri;
O in altra parteche sia oscuro & ottimo.
NEB. Se fusse piu che neve tutto candido;
Gli piacera; sia pur di latte e tenero.
MAS. L'haverai questa sera. FI. E sacrificio
Ne faro questa notte. NEB. A san Godentio.
FI. Hor dove potrem'noi trovare un camicie
Nuouochè mai piu sie stato in opera:
MAS. Non so. FI Con venti braccia lo faressimo
Di tela; ma sottilee candidissima.
NEB. Di camiscie ha bisogno? FI. Per manipoli
E per la stola& per ornar' il camicie
E l'amitto; una canna è necessaria
Di drappo nero. NEB. Il tuo farsetto è loghero:
Bsogna un nuovo. FI. Ah: quasi che'l pentaculo
M'era scordato. MAS. Io ho in casa de le pentole
Assai. FI. Pentol' non dico; ma pentaculo.
NEB. Per far nascer le calze il terren' semina.
MAS. Vedro trovarne da chi n'habbiain prestito.
FI. Difficilmente tai cose s'imprestano.
MAS. Come n'haremo un dunque: FI. Ahfantastico
Come faremo: ahmi torna a memoria.
Non credo anchorche dieci giorni sieno;
Che venne un Prete a trovarmiche vendere
Me ne volle uno à convenevol' precio.
Ne fu gia comperato da principio
Manco di sei fiorini: ma per quindici
Libre Imperiali haria lasciatolo.
NEB. Di qui farà non sol le calze nascere;
[pag. 18] Ma la berrettainfino a le pantofole.
MAS. Tanto cotesti pennacchi si vendono?
NEB. Io non dico pennacchima pentacoli.
MAS. C'ho a far del nome? Io miro a quel che costano.
NEB. S'io posso far che ve lo dia per dodici
Libre e mezza; chiudi pur gli occhi e compralo:
Che sempre poi te ne faro haver undici:
Et de la tela: di quest'altre favole
Ne trarrai sempre i tuoi danar' con perdita
Di poco. MAS. Bisogna altro. FI. Non vo chiedere
Piu per hora. E ver; ch'ancho mi bisognano
Due fiaschi grandi d'argento finissimo:
Ma questi si potran ben torre in prestito.
NEB. Altro che calze& farsetto à riescere.
MAS. Di questi ho in casa senza altronde richiedere.
Ho io a proveder d'altro. FI. Ci bisognano
E doppierie candele& herbe varie
E varij gummi per li suffumigij:
Che tutto costara quindici; o sedici
Carlini. o tu provedi che si comprino:
O vero a me da i danari e il carico.
NEB. La mignatta è alla pelle; ne levarsene
Vorrafin che vi sia sangue da suggere.
MAS. Andiarno un poco in casa. Mi delibero;
Chene per diligentiane per spendere
Manchi da mech'io possa hoggi risolvermi
Se diè costui sanarle. FI. Hor tu va: & ordina
Quel; che t'ho dettoe qui ritorna subito.
MAS. Va dentroche venir qui veggo Cynthio;
A cui parlar vo senza testimonij.

[pag. 19]
SCE. IIII.
Massimo vecchioCynthio giovane.

CYN. Messere. MAS. Odimmi un pocovoglioti
Pur dir quel; che piu volte ho havuto in animo
Et ho fin qui taciuto; non fidandomi
Del mio parer. Hor quando altri concorrere
Ci veggoanchora te'l vo dir; la pratica
Laqual tu hai col vicin nostro Cambio;
Non mi par molto buonane lodevole.
Mal convengono insieme vecchi e giovani.
CYN. Messer' cotesto parlar' è contrario
A quel che dir mi suoli; che li giovani
Praticando coi vecchi sempre imparano.
MAS. Mal imparar si puodove 'l discepolo
E piu dottoch'el mastro. CYN. Fa ch'io sappia
Quel; che vuoi dir. MAS. Se non intendi; a lettere
Di spetiali t'el diro. Mal' convenevole
Mi parch'un vecchio teco habbi s'intrinseco
Domestichezza; il qual'ha moglie giovane
E bellase comporta; che le bisighi
Per casa essendov'egli& non essendovi.
Saiche per il passatoche del vinculo
De la moglie eri sciolto; sempre vivere
T'ho lasciato a tuo modo; ne molestia
Mi davache 'l vicin havesse infamia
Per te; che del suo honor poco curandosi
Eglimolto men io debbio curarmene.
Ma hor c'hai moglie al lato; e ch'i tuoi soceri
Si son doluti meco di tal pratica.
CYN. Non è per mal'effetto; s'io vi pratico
[pag. 20] In casa: e non è fra mee questa giovane
Alcun'peccato: cosi testimonio
Me ne sia Iddio. Ma chi puo le malediche
Lingue frenarche a lor modo non parlino?
MAS. Pur ciancie. Che vi fai tu? Che comertio
Hai tu con lor? CYN. Non altroche amicitia
Honestae buona. E in qual casa veditù
Donnech'abbin bellezzaò qualche gratia;
Che sempre non vi vadin' gentil'huomini
Essendovi i maritiò non essendovi
A corteggiar? MAS. Ne l'usanza è lodevole;
Cotesto gia a di miei non era solito.
CYN. Doveano al vostro tempo havere i giovani
Piùche non hanno à questa etàmalitia.
MAS. Non gia; ma ben i vecchi piu accorti erano.
Mi maraviglio; ch'al presente gl'huomini
Non sieno affatto grassicome Tortore.
CYN. Perche? MAS. Perc'hanno tutti si buon stomaco.

ATTO SECONDO.
SCENA. Prima.
Cynthio giovane. Themolo famiglio.

CYN. Themolo; che ti par di questo Fisico;
O Negromanteò che si sia. TH. Lo giudico
Una Volpe padron piena d'astutia.
CYN. Volpe no: si ben cauto. TH. Che scientia
Sa egli piu? CYN. Ti so dir: ch'è dottissimo
In tuttoa fatto: pur de l'arte Magica
Sa cioche puo sapersi: e voglio credere
Che tutt'il mondo altro suo par non habbia.
[pag. 21] TH. Che ne sai tu. CYN. Cose strane e mirabili
Me n'ha detto il famiglio suo. TH. Deh Cynthio
Fanne a me anchorse Dio t'aiutigratia.
CYN. Mi dice; ch'a sua posta fa risplendere
La nottee 'l di oscurarsi. TH. Anch'io so simile
Cotesta fare. CYN. Come? TH. Se accendere
La notte andro un lumee il giorno a chiudere
Le finestre. CYN. Deh pecorone: dicoti
Che estingue il sol per tutt'il mondo; e splendida
Fa la notte per tutto. TH. Dar salario
Quec'hanno ulive& apigli dovrebbono.
CYN. Perche. TH. Perche calare il prezzo crescere;
Quando gli piacepuò alla cera e a l'olio.
Hor sa far altro. CYN. Fa la terra muovere;
Sempre che 'l vuol. TH. Anch'io tal volta muovila;
S'io metto al fuocoo ne levo la pentola.
CYN. Te ne fai beffe? e ti par d'udir favole
Hor che dirai di questo; che invisibile
Va quando vuol? TH. L'hai tu veduto. CYN. Bestia
Come si può veder; se va invisibile?
TH. Che altro sa far. CYN. De le donne e de li uomini
Quando gli parsa trasformare in varij
Animali e volatilie quadrupedi.
TH. Si vede far tutto dìne miracolo
E cotesto. CYN. ù si vede far? TH. Nel populo
Nostro. Si fa in ogni Città d'Italia.
CYN. E come? TH. Non hai tu veduto subito;
Ch'un posto che sia sopra la vittoria
O sia essattor delle gabelleo Iudice
O notaioo che paghi gli stipendij;
[pag. 22] Lasciar' humana forma tuttae prendela
O di Lupoo di Volpeo di alcun Nibbio?
CYN. Cotesto è vero. TH. Quando uno d'ignobile
Grado vien consigliero o secretario
O che di commandar a glialtri ha officio
Non è ver ancheche diventa un Asino.
CYN. Verissimo. TH. Di moltiche diventano
Bechi vuo tacer. CYN. Cotesta è Themolo
Vna cattiva lingua. TH. Lingua pessima
E cotesta; che sognie fole recita
Per cose vere. CYN. Dunque non voi credere;
Che costui faccia tali esperientie?
TH. Anziche di maggior ne faccia credere
Ti voglio; quando con parole semplici
Senza un'effetto dimostrarne minimo
Puo tuor di mano al tuo vecchio avarissimo;
Quando danariquando robbaHorch'essere
Puo di quest'altra cosa piu mirabile.
CYN. Cianci pur' ne rispondi à proposito.
TH. Parlami cose vere; che si possino
Credere almeno; e come e convenevole
Risponderotti. CYN. Dimmi questo: creditù;
Che costui gran maestro sia di Magica.
TH. Ch'egli sia Mago& eccellente possoti
Credere; ma che farse li miracoli
Possache tu mi di per arte Magica?
Non credero. CYN. La poca esperientia;
C'hai del mondon'è causa. Dimmi: creditù
Che possa un mago far cosa mirabili?
TH. Si: ma non gia; che l'huom facci invisibile
[pag. 23] O che lo facci trasformare in bestia
O tai cosech'appena crederebbono
Li fanciulli. CYN. Ostinato in l'ignorantia
Tua sei. Confessarammi almen ch'i spiriti
Si possin scongiurarsiche rispondino
Le coseche da lor cerchi d'intendere.
TH. Di questi spirtià dirti il verpochissimo
Per me mi crederei: ma gli grandi huomini
E Principie Prelati; che vi credono
Fan che vi credo anch'io. CYN. Hor Concedemi
Questo; mi poi similmente concedere
Ch'io sono il più infelice & il più misero
Ch'oggi si trovi al mondo. TH. Come? Seguita.
CYN. Se costui vien' a scongiurar li spiriti;
Non sapra che ne infermo sonne debole
Com'io m'infingo; e la cagion del fingere
Non sapra egli anchor; che cosi studio
Levar da me la figliuola d'Abondio;
Et che mia moglie è Lavinia? e sapendolo
Et al mio vecchio insieme referendolo;
A che termini son' io? TH. Certo; ch'a pessimo.
Vuoch'io te dica una cosa; che surgere
Mi sento in capoche ti sia forse utile?
CYN. Di pur. TH. Mi par che costui sia molt'avido
Di guadagnar assai. CYN. Son del medesimo
Parer anch'io. Che piú? TH. Dunque cert'essere
Dei; che più volentier si vorrà apprendere
A quarantach'a venti. CYN. L'ho certissimo.
TH Il vecchio gli ha promesso; se te libera;
Di donar venti scudi; forse trattone
[pag. 24] Le spese. CYN. Segui pur. TH. Va tue ritrovalo;
E falli tutto il tuo pensier intendere:
E falli insieme un'offerta magnanima
Di quaranta fiorinie che facci opera
Che si disciolga questo sponsalitio.
CYN. Ma da chi trouare quaranta lire;
Non che fiorini à questo tempo? TH. Parlane
Con Nanna tuae con Cambio; che le trovino.
CYN. Il medesimo modo havranno anch'eglino.
TH. Accio che questo effetto che piu d'utile
Sarrebbe a leich'a tesegua; certissìmo
Mi rendoche poran suibit'in vendita
Et con le lettae con le masseritie
E con cio c'hanno in casa dovec'habitano.
CYN. Il tuo ricordo non mi spiace: Hor vedi se
Cambio c'è; ch'io vo seco consigliarmene;
Ne prima ch'io m'intenda del suo inditio;
Col Negromantene con altri movere
Ne vo parola. E in casa? TH. Non c'è: dicono
Ch'è andato in piazza. CYN. Andato in piazza? Andiamone
Noi anchora a trovarlo. TH. È questo il giovane;
Quelloche t'ha racconto li miracoli
Del Negromant? CYN. E d'esso. TH. O dio; com'essere
Deve buggiardo. CYN. Buggiardo io nol giudico;
Ma te ben ho stimatoe stimo incredulo.
TH. Hor andiam' pur. Cotesto non è articolo.
Che non credendoio sia stimato heretico.


SCENA II.
Nebbio famiglio.

Per certo questa è pur gran confidentia;
[pag. 25] Che mastro Lachellin ha in se medesimo;
Che leggere sapendo appenae scrivere
Faccia professione di Philosopho
D'alchimistadi Medicodi Astrologo
Di Mago& di scongiurator' de spiriti;
E sa di questee de l'altre scientie
(Benche si faccia nominar il Fisico)
Che sa l'Asinoel Bue di sonar gli organi:
Ma con un visopiu di un' marmo immobile
Cianciae menzognae non con altr'industria
Aggira& avvilupa il capoa gl'huomeni;
E godee fa goder a me; aiutandoci
La sciochezzac'ha il mondo in abundantia;
L'altrui ricchezze. Andiamo come Cingheri
Di paese in paesee le vestigie
Dovunque e passasempre di lui restano
Come de la lumaca; o per piu simile
Comparatione del fuocoo del fulmine
Sìche di terra in terra per nascondersi
Si muta nome; e si fa d'altra patria
Si chiama hor Pietrohor Giovannihor di Gretia
Hor d'Egittohor d'altro paese fingesi.
È giudeo veramentee per origine
Di queiche fur cacciati di Castilia.
Sarebbe lungo a contar; quanti nobili
Quanti Plebeiquante Donnequant' huomini
Ha giuntatie rubbati; quante povere
Case lasciate; quante di adulterij
Contaminate; hor mostrando che gravide
Volessi far le maritate sterili;
[pag. 26] Hor le suppositionihor le discordie
Spegnerche tra mariti e moglie nascono:
Hor empie questo gentil'huomoe beccalo
Meglioche mai sparvier facessi Passera.


SCE. III.
FisicoNebbio.

FI. Io provedero ben al tutto: lasciane
A me la cura pur. NEB. Si per Diolasciane
La cura a lui: non ti potevi abbattere
Meglio. FI. O sei qui? Ti volea appunto Nebbio.
NEB. Tu vorresti piu tosto un'altro simile
A quelche costà la su in casa; ch'utile
Puoco haver puoi da meFI. Vorrei de simili
Piu presto haver siche meco fuor escono:
Ve che non t'apponesti. NEB. Come Diavolo
Hai fatto. FI. Vo per comprar il pentaculo
Doppieri; e gumi per li suffumiggij.
NEB. Vo che tu compri. FI. Andiamo a torre al fondaco
La tela e il drappoc'ho havuta la poliza.
Fin'in casa il Vitel voche mi portino.
NEB. I duo fiaschi d'argento; che piu montano
Vorrei c'havessi. FI. Questa sera aspettoli.
Credo verra con scrittee testimonij
Si come huomo ben cautoa consegnarmeli.
NEB. Vuoi tu far a mio senno? Come havutoli
Havrai; piglia la volta di Vinegia.
FI. Con si poco bontin' tu voich'io sgomberi?
Credi tu ch'io non habbi piu d'un traffico
In questa terra piena di sucagine
Piu che Roma d'inganni& di malizie?
[pag. 27] Che s'io mi parto; posso dir di perdermi
Cosi cento Ducaticome a studio
Vada nel mardov'ha piu fondoa spargerli.
NEB. Ch'altra buona vivanda hai senza Massimo
Da pelucarti. FI. Te'l diro. Conosci tu
Camillo poco sale; un certo giovane
Brunetto piccoletto. NEB. Pur conoscerlo
Doverei; cosi spesso teco veggolo.
FI. Camillo è cosi de la sposa di Cynthio
Innamoratoche quasi farnetica:
ben ch'il medesmo se pria che la dessero
A Cynthio; cio che far gli fu possibile
Per averla per mogliehora notitia
di questa debiltade& impotentia
Del sposo havendoche cacciar il vomere
Non puo nel campo; ha di novo pres'animo
E speranza che a se s'abbi a ricorrere.
Volendo questa possession riducere
Che si lavori; a me è venuto essendoli
Dettoche tolto havea a drizzare il manico
dell'aratro; e due scudi in mano postomi
a prima giunta: indi il suo amor narratomi
mi supplicò piangendo; che procedere
volessi in modo alla cura di Cynthio;
che più impotente restassi& più debole
di quelch'egli è: & in guisa che conoscere
mai carnalmente non potesse Emilia.
E di donar trenta fiorin promissemi;
se 'l parentado facevo disciogliere.
NEB. L'offerta è bellae tu vi debbi attendere:
[pag. 28] Che tosto che tu dica al padree al suocero.
FI. Deh insegnami pur altro; che di mungere
Le borse: ch'egli è il mio primo essercitio.
Son' alcuni amimali; de quali utile
Altro non puoi haverche di mangiarteli:
Come è il Porco. Altri sonoche servendoli
Ti danno ogni di frutti: e quando a l'ultimo
Non te ne ponno dar piu; te gli devori:
Come è la Vaccacome è anchor la Pecora.
Son'alcun'altri; che vivi ti rendono
Spessi guadagnie morti nulla vagliono:
Come è il Cavallocome è il Canee l'Asino.
Similmente ne gli huomini trovano
Gran differentie. Alcuni; che per transito
O in naveo in hostarietra pie ti vengono
Che mai piu a riveder non li hai; tuo debito
E di spogliarlie di rubbarli subito.
Son'altri come tavernierie artefici:
Che qualche Carlin sempreo qualche Giulio
Hanno in borsa: ma non han mai gran copia.
Tor spesso e poco al tratto a questi; è un ottimo
Consiglio. Se voglio io lor trarro il corio.
Poco guadagno è una sol volta; e perdomi
Quelche quasi ogni giorno potria chieggere.
Son'altri in le Cittadi; che stan' commodi
Di possessiondi casee di ben mobili;
Li qual dovemo riferir a mordere
Non ch'a mangiar fin che ci sia da fuggere
Hor tre fiorinihor cinqueho diecihor dodici;
Ma quando vol mutar paesein ultimo
[pag. 29] Tosali poi fin sul visoo lo scortica:
In questa terza schiera pongo Massimo
E Camilloche con promessee favole
Menoe menero in lungofin ch'il Taiero
Non si sechi di latte. Un di poi toltomi
L'agioch'io li ritrovi grassie morbidi;
Traro la pelle loroe mangeromeli.
Hora perche Camillo m'habbi a rendere
Piu latte; pascol'herbee foglie tenere
Di speme; promettendoli d'accendere
Si del suo amore Emiliache; non vogliono
O voglin' pur li suoi parenti; subito
Che lassi Cynthionon vorra congiungersi
Ad altro huomoch'ad esso: E dato intendere
Li hoche gia in questo fatto si buon'opra
Che del suo amore ella si strugge; e lettere
Et imbasciate ho da sua parte fintomi.
NEB. Tardato hai tanto a dirmi questa praticha?
FI. E da tua parte anchora certi piccioli
Doni arrecati gli hoche gli ha gratissimi.
NEB. Fian questi doni all'insalate simili
Che per haver le torte i frati mandano.
FI. Puo ben creder che s'io vo un soldo a spendere;
Un ducato all'incontro penso esigere
Questa matina mi diede un bellissimno
Rubin ch'a lei donassi in contra cambio.
NEB. A lei lo darai tu. FI. Si tu consilio
Me ne dailo faro. NEB. Per Dio no. FI. Eccolo.
NEB. L'ho veduto. FI. Fa purto il guantoe mostrati
Di non haver le campan'. NEB. Staro mutulo


[pag. 30]
SCE. III.
FisicoCamilloNebbio.

FI. Dove va quest'innamorato giovane
Sopra tutti gli amanti felicissimo?
CAM. Io vengo a riverir il potentissimo
Di tutti i Maghi& inchinarmi all'idolo;
A chi miei voti offerte & sacrificij
Ho destinati: che tu la mia prospera
Fortuna sei salutevita& anima.
FI. Lascia da parte tai parole& servite
Di me; ch'a modo tuo sempre puoi spendere.
CAM. Io ne son'certoe te ne ho eterna gratia:
Ma dimmi come fa la mia carissima
E dolcissima mia. FI. Sta. va via: scostati
Da noi. NEB. Ben vince costui tutti gli huomini
De segretezza. O buono aviso. FI. Simili
Cose non sono mai da dirche v'odano
Li famigli; che tutta via rapportano
Cio che sanno. CAM. Io non vi havea avertentia:
Ma che fa la mia bellae dolce Emilia?
FI. Arde per amor tuo tantoch'io dubito;
Che s'io produco troppo in lungo a poterla
In braccio. CAM. O Dio. FI. Come cera distruggere
La vedero; ch'al fuocoo al sol? S'approssimi.
CAM. Per me non la lasciar dunque distruggere;
E me morir poi per dolor. Abbrevia
Quel' c'hai da far; che dicendo tu libera-
Mente non esser possibilche Cynthio
Mai con lei possa; mi rendo certissimo
Che suo padre di gratia hara di darlami.
[pag. 31] FI. Mi fa ella anchor' questi preghi medesimi:
Ma voiche amatee che lasciate reggervi
Dall'appetito; pur che farlo facile-
Mente potessiperch'altra advertentia
Non havete ch'il vostro desiderio.
S'a Massimo io dicessi ch'incurabile
Fussi l'infirmitadene rimedio
L'havessi fatto anchor; non daria inditio
Anzi segno di fraude evidentissimo.
CAM. Io mi vo al tuo parer sempre rimettere:
FI. Almen tu di lei sei piu trattabile
CAM. Ella non fa cosi. FI. Cosi? è si in colera;
Non mi vuole ascoltar: e piangee dicemi
Ch'io meno in lungo questa cosa a studio.
CAM. Io non diro mai piu; ch'a te possibile
Non sia ogni cosaquando cosi accendere
Hai potuto di me costei in un subito:
De laqual gia cinque anni è; che continua-
Mente ho amata& servitae un segno minimo
Non potè haver giamai d'esserli in gratia.
FI. O se veder ti facessi una lettera
Ch'ella ti scrive. CAM. Che cessi de darlami.
FI. Voi tu che te la dia hora. CAM. Te ne supplico.
FI. Di quelle mani piu che latte candide;
Piu che di neveè uscita questa lettera.
Prima da l'Abastroe da l' Avorio
Del petto vieneove di suavissimi
Et odorati duo pomi giacevasi.
CAM. Dal bel seno de la mia dolce Emilia
Dunque vien questa carta felicissima.
CAM. Di quelle manpiu che di latte candide
piu che di nieveè uscita questa lettera?
NIB. (Uscita è pur di man rognose e sucide
del mio padron: tientela carae baciala.)
FI. Prima da lo alabastroo sia ligustico
marmodel petto vieneove fra picciole
& odorate due pome giacevasi.
CAM. Dal bel seno de la mia dolce Emilia
dunque vien questa carta felicissima?
[pag. 32] FI. Sua bella man quindi la trassee dielami.
CAM. O bene aventurosa carta: o lettera
Beataquant'è la tua sorte prospera:
Quanto d'haver n'ha quelle carte invidia;
De le quali si fan libellie cedule
In servisionicitatorieessamini
Istrumentiprocessie mill'altre opere
De rapaci notai; con che i poveri
Licenziosamente in piazza rubbano:
O fortunato linoe piu in quest'ultimo
Honorato; che tu sei carta fragile
Che mai non fusti telase ben tunica
Fussi stata di qual si voglia Principe;
Poi che degnata s'è la mia dolcissima
Padrona i suo pensier in te descrivere!
Ma che tard'io d'aprirti& intelligere
Quanto mi rechi di gaudio& di iubilo
Di salutedi bendi vita. FI. Fermati:
Voi tu far al mio senno? CAM. Che? FI. Valeggila
A casa tua. CAM. Perché non qui? FI. Mi dubbito;
Che tante esclamationi e cerimonie
Fatt'havendo a una carta chiusae mutola;
Che tosto che tu l'aprae le carattere
Vegghi impresse da quella man d'Avorio
E le parole cosi suavissime:
Che si spiccan dal suo cuore ardentissimo
Ch'un svenimento per dolcezza t'occupi
Talche ti cada in terra; o per letitia
Tu levi un grido sich'intorno corrino
Tutti i vicini. CAM. Non faro no; lasciami
[pag. 33] Leggerla pur. FI. Non farai: e va pur leggila
A casa tua: e ti vo dar un consilio:
Che prima tu la leggaad alcun marmore
Leggar ti facci da non poter scioglierti
CAM. Temi tuch'io impazisca. FI. Pur che 'l gaudio
Ti levitemo si: che passi l'aria
E vadi in cielo: e noi t'habbiamo a perdere.
Chiudila: vedi la madre d'Emilia
Ch'esse di là. Se tu m'amiva a leggerla
· Altrove. CAM. Infretta a casa vo volarmene:
E quivi ognun non mi dara molestia.
FI. Noi pel drappoe pel renzo andremo al fondaco.


SCENA V.
Madre di EmiliaFantesca.

Confortati figliuola: che rimedio
Fuor ch'al moriread ogni cosa trovano
Le savie donne. Hor sta con Dio. Ah miseria
Humanaa quanti strania quanti insoliti
Casi è soggetto questo nostro vivere
FAN. In fe di Dioche tor non si dovriano
Se non a pruova li mariti. MAD. Ah bestia.
FAN. Che bestia: Io dico il vero. Tu non comperi
Cosache prima to non la consideri
Dentr'e di fuor' piu volte. Se in un semplice
Fascio ti metti il tuo danaio a spendere
Diece fiate a riguardarlo e vedere
Per man' ti torni: & abbarlume glihuomini
Si torrano: che tanto ne bisognano.
MAD. Credoche sie imbriaca. FAN. Anzi pue ebbria
Giamai non fuie ne conobbi una savia
[pag. 34] Gia mia vicina; che si tenne un giovane
Ogni notte nel lettopiu di tredici
mesie vi fece ogni pruova possibile.
& poi ch'a tal mestier lo trovò idoneo
Per marito lo diede ad una sua filia;
ch'unica havea. MAD. Taci porcae vergognati.
FAN. Dunque io mi debbo vergognare a dirtene
La verità? S'ancora la esperientia
Ne ha fatto tanti dì tua figlia; lascialo
Provar a mes'io il provo far giudicio
Sapros'accontentar se ne hara Emilia.
MAD. O brutta dishonesta e trista femina
sera la bocca un tuo mal punto e seguimi.


ATTO TERZO.
SCENA Prima.
CambioThemolo.

CAM. Temoche mal consiglio dato a Cynthio
Haremoch'i secreti del suo animo
Al Negromante discuopra. TH. Ah; non temere
Che tolto sotto la sua fede havendoli
Con tanti giurarnentimai li publichi.
CAM. Non dico perche tema che li publichi:
Ma hora conoscendocome passano
Le cose; non s'addopri pel contrario
E facci con qualche arte diabolica
Che Cyntio levi da Lavinia l'animo
E lo volga a l'amor tutto d'Emilia.
Li cinquanta fiorini; che tu gli offeri
[pag. 35] N'haranno in lui molto piu forza: credemi;
Ch'in gli altri egli non ha con la sua Magica.
Va pur arreca gli danari: e fagliene
Patto. CYN. I vo a Nannae da lei faro darmeli.
TH. Porta cinquanta fiorini. CAM. Si agevole-
Mente; perche la madre di Lavinia
Alla sua morte gli lasciò una scatola
Con cert'anellecollanuzzesimili
Cose d'oro; che tutte insieme al pretio
Di cento scudio circa ponno ascendere:
E mia sorella ha sempre mai serbatola
Accio; s'avvienche suo padre ritrovino
Gli possin far veder con questo inditio
Che Lavinia è sua figlia. Hora accadendomi
Questo bisogno; mutera proposito
E tanto ne fara impegnar e vendere;
Che cinquanta fiorin ne trarrà subito
Come vien ben in taglio CAM. Hor voglio andarmene
In casa. TH. Eccoti Cynthioe il Mastro. CAM. Lasciale
Pur senza noi; che quest'al fin concludono.
Adagio ne fara piu Cynthio intendere.


SCENA II.
FisicoCynthio.

FI. Cynthio renditi certo; che narratomi
Alcuna cosa non m'haiche benissimo
Io non sapessi prima; e se i rimedij
Ben mostrava di fartich'esser sogliono
Salutiferia chi fusse al servitio
De le donne impotente; per cio a credere
Che n'hauessi bisogno non mi havevono
[pag. 36] Tue fittioni indotto; anzi dolutomi
De li tuoi affannie compassion havevoti:
E ben che tu non mi pregassi; ogn'opera
Mia è però fin qui stata favorevole
Assai piu alla tua vogliache contraria.
CYN. Maestro; se per adietro m'hai fatt'utile
Te ne son' obligato& in perpetuo
Esser ti voglio: e se non pregandoti
Ne riconoscend'io la tua bon'opera
Favorevol mi sia statoe benevolo;
Hora ch'io te ne pregoe te ne supplico
Se per cognoscer sonno il beneficio;
Tanto me' in aiutarmidei procedere.
FI. Lo faro molto volentierie credimi
Sicuro fra dui giorni d'esser libero.
CYN. Felice me se tu lo fai. FI. Certissima-
Mente farollo. CYN. Sel ti piacenarrami
Il modo. FI. Prima ch'io tel narri; voglioti
Pregarche con alcun tu nol communichi:
E se senza saputa tua far l'opera
Potessi; io lo faria di meglior animo.
CYN. S'io t'obligo la fede di star tacito:
Temi tu ch'io cio non osservi. FI. Credoti
C'hora habbi quedta intention: ma subito
Che con Lavinia siasenza avvedertene
Dirai: e tutto un di non è possibile
Che cosa occulta siache sappia femina:
CYN. Ne con Laviniane con altri minima
Parola ne diro. Non haver dubbio.
FI. Cosi prometti. CYN. Te prometto& obligo
[pag. 37] La fede mia. FI. Tel diro dunque: ascoltami
S'io dicessi a tuo padrech'incurabile
Fussi; il tuo male difficilmente credimi
Lo potria introdurre: si perche si credeno
Mal' volentier le coseche dispiaciono.
Si perch'egli haria dubbioch'ad instantia
Io lo dicessi d'altruich'o invidia
A sua comodi havessio desiderio
Di ritirar in sua casa quest'utile.
Ma penso far cosi: che questa prossima
Notte tu ti ritrovi nella camera
Che verrà per giacersi con Emilia.
CYN. Come di tu. FI. Che tu vi trovi un giovane;
Che verrà per giacersi con Emilia:
Non hai tu inteso. CYN. Me forsi medesimo
Ci trovero. FI. Senza te un'altro dicoti
Che li dara di quello in abondantia
Che tu li nieghi. CYN. E costei dunque adultera:
FI. Cotesta non: è casta e pudicissima:
Ma sara presto giudicata adultera
Dal vecchio: e pero harai scusa giustissima
Secoe con tutto il mondo di repudio:
E sara primo Massimo a mandarlane
A casa di suo padre. CYN. ah: ne fia scandalo
E perpetua ignominia de la giovane.
FI. Et che noia ti dapur che la levino
Di casa& che tu stia con sicur animo
Che mai piu a ritornarla a te non habbino.
CYN. Non mi piace. FI. A me pur ne lascia il carico.
CYN. Io non voglio cosi. FI. Lasciata reggere
[pag. 38] Ne migliorne piu prestane piu facile
Via c'è di questa. CYN. In somma io non c'ho l'animo.
FI. Vienimi a trouar a casa che per ordine
Ti mostreroche qui non v'è il pericolo
Nel scandalonel biasmoche tu imagini:
Ma per farti la cosa securissima
Fa che mi trovi ottoe otto sedici
Et otto ventiquattroe appresso quindici:
Quarantacinque fonno se ben numero
Settantatre fiorini. Questi fondere
Io voglio in tua presentia: e alcun' dubio
Pero non habbi ch'io voglia involarteli.
Tre lame; nelle quali s'habbia a scrivere
Con certe oration certe carattere;
E sotto il vostro limine vo nascondere
L'una& vo porre sotto quel d'Abondio
L'altra: e la terza de la casaov'habita
Lavinia. Poi bisogna far tre imagini;
Ciascuna de le quali in se vol quindici
Fiorini. Una vo a nome tuo componere:
L'altra vorroche sia in nome d'Abondio:
L'altra del vecchio tuo. Queste tre vogliomi
Tenere in casa sette hore continue
Il giornoe sette altre io vo continue
La notte scongiurar fin che fral termine
Di tre giorni il tuo vecchioe cosi Abondio
Vedrai esser mutato di proposito
Si; che senza faticae senza altr'opera
Tuafaran che tra loro il matrimonio
Non hara luocoQuesta sera arrecami
[pag. 39] L'oroe piu presto anchorche gliè possibile.
CYN. Settantre fiorini ci bisognano;
E non mancò. FI. Non mancò. CYN. Donde mettere
Hoggi insieme potro tanta pecunia?
FI. Li cinquanta fiorinicome pensitù
Pagarmiche promessi m'hai. CYN. Vo vendere
Quanto mobile in casa si ritrovano
Questi parenti miei. FI. Questiche deputi
A me per pagamento: saran'ottimi
Per questo effetto hor vedi anche di quindici
Altri ventitre appresso; e fatta l'opera:
Laqual il terzo di non ha da escedere;
Io ne trarro de i miei cinquanta. Pigliate
Tu il resto poi valli trovanon perdere
Tempoche questa notte possi fondere
L'oroe far le trelame& altre imagini.
CYN. Faro per arrecarteli hoggi ogn'opera.
FI. Hor non indugiar piu: vanne& arrecali.
CYN. Io vo; quasi hoggimai comincio a credere
Quelloche gia gran tempo crede Themolo.
Darli quaranta scudi haveuo in animo;
E n'ha fin in cinquanta fatto credere
Con sue lusinghee poi mi vol far giugnere
Ventitre appresso: & a principio dissemi
Non li volerse non fornita l'opera:
E va mostrandoche vuol far imagini
E lame d'or. Se gli vorrebbe prendere.
Ben mi stima leggieriche si facile-
Mentesenza altri spronidebba correre.


[pag. 40]
SCENA III.
NebbioFisicoCamillo.

NEB. De le tre starnech'in piè: hai che pensi tu
Mangiarti al fin. FI. Vedrommi andar beccandole
Ad una ad una: e poi attaccarmi in ultimo
A la piu grassae tutta manicarlami.
NEB. Ecco che vien una vivanda. Mettiti
Quando ti pars'hai appetitoa tabola.
FI. Chi è: Camillo. NEB. Si. FI. Presto mangiarlomi
Voglioche l'ossa non credo ci restino.
O Camillo. CAM. O Maestro. FI. Hai tu la lettera
Veduta. CAM. Si. FI. Che te ne par. CAM. Difficile
Costei mi paree di molto pericolo.
Cancheroella vorriache questa prossima
Notte io mi conducessi in la sua camera.
FI. Quasi ch'ella domandiche nel carcere
De Leoni affamati habbi ad inducerti.
CAM. E mi minaccia al finche ritrahendomi
D'andar a lei: vuol ella a me venirsene
Et ch'io ne parli teco: che benissimo
Del tutto mi raguaglierai. FI. Che credi tù
Ch'ella motteggi. Camillo cortissima-
Mente ti fo a saperche la tua Emilia
E in tal vogliache voglia: è in tal rabbia
D'esser tecoch'infine si delibera
Questa prossima notte di fugirsene
Del letto del maritoe di venirsene
A ritrovarti in casa. CAM. Ahime: rimovila
Da tal pensier: che faria il maggior scandolo
Ch'al mondo accader mai potessi a femina.
[pag. 41] Pensati pur c'ho fatto oltra al possibile
Ne ci seppi trovar altro rimedio
Se non di darle la fe mia di poterli
Questa notte con lei: ch'io faro Cynthio
Dormire a la mia stantia sottospetie
Di farli certi bagni: li quali utili
Esser debbino a quella sua impotentia
Cosi voche vi vadi. CAM. Mi consigli tù
Cotesto. FIS. Tel consiglio; che disponerla
Cosi potraich'aspetti anchora il termine
Di quattro giorni il piuche con licentia
Del padree con satisfatione gratia
De gli parenti& amici legittima-
Mentee con suo honor possa a te venirsene
CAM. E come: potrebbe esserech'andandovi
Io vi pericolassi. FIS. Non è dubbio:
Qual volta tu v'andassi non sapendolo
Io: ma con mia saputa securissimo
Andar vi puoicome in la casa propria.
CAM. Come v'ho ad andare. FIS. Ho cento modi facili
Di mandarti sicur. Ti faro prendere
Forma s'io vogliod'un Cane domestico
O d'una GattaO che dirai vedendoti
Tramutar in un Topoch'è si piccolo.
Chese in Ragno chese in una Pulice:
Mutar ti posso insieme in quante spetie
Son di animali: e farti ancho riassumere
La propria formae mandarti invisibile.
Ma ascolta un poco. Trammutar volendoti
In Caneo in Gatta: tu potresti cogliere
[pag. 42] Qualche mazzatae nel tempo piu commodo.
CAM. Ne Topo anchone Ragnone Pulce essere
Voglio; che mi potrebbe troppo nuocere
Ogni piccol sinistro. FIS. Tu hai del provido.
CAM. Meglio sarache mi mandi invisibile
FIS. Trovar bisognarebbe una Elitropia
Et a salarla& a metterla in ordine
Come si debbehavemo poco spatio.
Ben faro in guisa; che non ti vegghino
Mortal'occhima vo che non ti vegghino
Gli occhi del Solche tutto 'l mondo veggono.
CAM. Dunque mi manderai pur invisibile.
FIS. Invisibile per certo ma dissimile-
Mente da quelche pensi. CAM. Fammi intendere
Il modo. FIS. In una cassa ti vo chiudere
CAM. Chiudermi in una cassa. FIS. Di che dubiti;
Se ben ti chiudo in una cassa. Creditù
Che quel ch'io fonon sappia. Io daro a intendere
Che quella cassa sia piena di spiriti.
Si che non sara alcunche d'appressarsegli
Ardisca quattro bracciafuor ch'Emilia
E la sua Baliache n'è consapevole.
CAM. Che poi ne seguira? FIS. Come in ca dormano
Gli altri; a te pian pian verrà la Balia?
Ti trarrà de la cassae a canto Emilia
Ti colchera. Tu stai si mestoe timido;
Come se ti ponessi a gran pericolo.
CAM. Non ti parche sia questo un gran pericolo?
FIS. Ahime dunque hai cosi poca fiducia?
Hor che mi valch'io t'ho fatto conoscere
[pag. 43] Il gran ben ch'io ti voglio; e quel che possono
Li studi miei con tante esperientie.
CAM. Hor non potresti altrimentiche inchiudermi
Entro una cassapormi con Emilia?
FIS. Sì potrei: ma non gia in si poco spatio.
CAM. Perche non far un' o doi giorni indugio.
FIS. Io per me d'indugiar son contentissimo
quando ti par; pur ch'indugiar Emilia
Volesse: ma non vol passare. Rendite
Certo di questa notte ritrovarlati
In casa. CAM. Prima che patirlo; vogliomi
Non solo in una cassama rinchiudermi
Nel forno acceso. Hor su vogliocommettermi
A la tua fede. FI. Dimmi: la tua camera
Non riguarda a levante. CAM. Si fa. FI. E ottima
Per mio bisogno. Questa notte vogliomi
Vegliar dentroCAM. A che effetto. FI. Sol per leggere
Certe congiurationi potentissime
Per riparar; che non si possa accorgere
Alcun' di te: ma piacciati commettere
A li famigli tuoiche m'obediscono;
Che tutti harro da porre in diversi opere.
CAM. Cosi faro. FI. Ma non harei da perdere
Tempo. Va trova una cassache commoda-
Mente capir vi possi: e in casa aspettami.
CAM. Vuoi altro. FI. Non altro voglio hora. NEB. Hor eccoti
Che levata una vivanda di tavola.
L'altra ne vien. FI. Venga purc'ho bon stomaco
Da manicarla. Hor pon da beree ascoltami.


[pag. 44]
SCENA IIII.
MassimoFisicoNebbio.

MAS. O maestroa tempo ti veggio; Venivote
Appunto a ritrovar. FI. Et io te simile-
Mente volevo. MAS. Venia a farte intendere;
Che quanto a me si spettae tutto in ordine.
FI. Et io per sfogar teco un po di colera;
Che poco inanzi mi havea fatto in animo
Dio non mi voler piu in casa intromettere
De le tue. Poi mi è passata. MAS. Ove ingiuria
Hai da me ricevuta. FI. Per Dio Massimo
Comportar non potrestiche dicessino
Di me li tuoi di casa quelche dicono;
Che dimandato ho il Vitel per mangiarlomi.
MAS. Chi ha cosi detto. FI. E i fiaschi per rubarteli.
MAS. Chi ha detto cotesto. FI. Ho havuto in guardia
La credenzae il thesor del Re Catholico
Cento volte cosicom'una; e temono
Che dei fiaschiche sei libbre non pesano
Debbia far ch'io sia quel; che centomilia
Fiorini cento volte di farm'essere
Non hebbon forza mai. MAS. Dimmi di gratia
Chi ha parlato di te men c'honorevole-
Mente: ch'io mostraro. FI. Non fu mio offitio
Mai d'accusar alcuno. MAS. Che l'ingiuria
Tua piu mi spiaceche la mia medesima.
FI. Non piu lasciamo andar. Non voglioc'habbino
Pero possanza le lingue malediche;
C'havendoti promessomi retraghino
Dal' attenerte. MAS. Fai maestro il debito:
[pag. 45] De gli huomini da bene: e ten' ringratio.
Il vitelche tu voi pel facrificio;
L'ho mandato a tor fora: e maravigliomi
Che non sia qui. Li fiaschi son' in ordine
Nettibellipolliti. Tollie portali
Ove ti pare: s'altra cosa c'habbia
In casao che danar dar mi potessino
Voi da me per quest'opera; domandala:
E vedraise di te mi fido. FI. Ascoltani.
Ti vo ogni modo servir: ma servendoti:
Ben faro in guisach'io non dia materia
A quelle lingue ribaldeche grachino
Ch'io ti cerco giuntare: e perche vegghino
Ch'io non dimando il Vitel per mangiarlomi?
Voglio in casa tua far il sacrificio.
Cose vorro (Che molte ci bisognano)
Oltra queste c'ho detto: e non levandole
Di casa tua; non diran quelche dicono.
M'incresce solche la cura di Cynthio
Vada piu in lungo: chese i fiaschi fussino
Gia in casa mia: non saria oscura l'aria.
Ch'io gli harei consecrati in questa prossima
Mattina: e ti haverei mostrata l'opera.
MAS. Deh che non te li porti. Viene pigliali.
FIS. Anzi tu me li manda: ne il famiglio
Si parta fin che sacrati non siano.
MAS. Li mandaro. Tu poi tienlie rimandali
Come ti par; e cosi il sacrificio
Fa in casa tuao in la mia; ove piu acconcio
Ti vien. FIS. In casa tua farlo delibero:
[pag. 46] Sì per quelche t'ho dettoch'è superfluo
A ridir piu: si anchora perche voglioti
Far con tue proprie orechie udir un spirito
Con favella chiarissima rispondermi;
Che cosa ti parrà bellae mirabile.
MAS. Io ne havero piacer. FIS. Fra un'hora voglioti
Mandar altar; il qual farai riponere
Accanto al lettoove li sposi dormeno
Pero ch'egli ha virtu cosi mirabile
Stando quividi far ch'insieme s'amino;
Se ben fosse hor fra lor capital odio.
Verrò poi domattinache sia il camicie
Fornitoa far in tua presentia l'opera.
MAS. A tuo piacer. FIS. Ma vo ch'abbi advertentia
E ch'avvertischi tutti i tuoi domestici;
Che questo altarche sia a similitudine
D'una cassa; per quanto la vita amano
Non ardiscan d'aprirover di movere.
Un pazzo giache non mi volle credere;
Ardì toccar una mia cosa simile.
Dimanda a questoche gli avvenne. MAS. Dìcalo.
NEB. Immantinente si vide tutto ardere.
FIS. Et arse in guisache non pur la cenere
Ne rimase. MAS. Hai ben fatto ad avvertirmene
Chi la toccassi a caso non sapendolo.
FIS. Pur che non l'aprail toccar non puo nocere.
MAS. Chi la volesse aprir; ben temerario
Saria. Dunque farò noto il pericolo
Alli mei tutti; accio che se ne guardino.
FIS. Io tornero a l'albergoe mandaroloti
[pag. 47] Per costui. Falla por con diligentia.
MAS. Io non mi partiro di casa: mandala
Pure serrarla faro nella camera
Di Cynthio: io stesso li faro la guardia.


SCENA IIII.
NebbioFisico.

NEB. Cotesto è un gran mescuglio. Hora che pensi tù
Di far. FIS. Tosar ad una ad unae mungere
Queste pecorec'hanno il velo: chi aureo
Chi d'ariento. Prima i falchi a Massimo
Torròe settantatre fiorini a Cynthio.
Camillo lasciero piu d'una bambola
Di specchio netto. Io mi vo in la sua camera
Serrar tostoche fuor haro inviatolo
Chiuso in la cassae tutti posti in opera
Li sui famigli siche non mi guardino
Mentre che casseforcieri& armarij
Andero aprendoe rompendo e trahendone
E vestepanni fini: e cio che serbano:
Che so che vi è del ben di Dio gran copia.
E cio che vi sara di buono: voglioti
Acconciamente a uno spago attacatolo
Far giu dalla finestra in la via scendere;
E tu a l'albergo ad uno ad uno accomoda-
Mente lo porta: e su fatt'un agevole
Soma: c'havemo a farse non andarsene
Perche Carsagna in Levante ben carichi.
Camillo intanto nella cassa tacito
La Balia indarno aspettandoch'a trarnelo
Venga: al partir ne dara spatio e commodo:
[pag. 48] Né Massimo potrane potra Cynthio
De la nostra levata prima accorgersi;
Ch'a villa franca saremo. NEB. Che pensitù
Che sara di Camillo. FI. Io lo do al Diavolo.
Sara trovato in la cassa certissima-
Mente: e preso per ladroo per adultero:
Che quando a trarlo anchor non vadi Cynthio
Converrà pur che sbucchi: se morirsene
Non si vorra di fame: e quanto scandolo
Sara maggior la confusionlo strepito
Tanto la fuga nostra sia piu facile
Ma andiamo a ritrovarlo& a rinchiudere
Pur nella cassa. NEB. Va là ch'io ti seguito.


ATTO QUARTO.
SCENA PRIMA.
CambioThemolo.

CAM. Sta pur securo: ch'io non son per dargliene
Unose prima no'l veggio far opera
Degna della mercede: ma ecco Themolo.
THE. Ben ti apponestiche fu mal consiglio
Che demmo a Cynthio: che scoprissi al Fisico
Li suoi secreti. CAM. Non volevi credermi.
Che ci è di nuovo. THE. ch'ad altro il perfido
Non attendech'a farli levar l'animo
Da la nostra Lavinia: e tutto volgerlo
A questa altra. E partendosi hor da Massimo
Gli ha detto di mandaro cassao armario:
Certo Altare incatatoche se ponere
Lo fara apressoove li sposi dormeno
[pag. 49] Hara forza di farch'insieme s'amino
Se ben fusse tra lor capital odio.
CAM. Quando disse mandarlo. THE. Maravigliomi
Che non sie qui. Disse mandarlo subito
Che fusse a casa. CAM. Egli v'ha senza dubbio
Ingannati. Ah rubaldo. THE. Ribaldissimo.
CAM. Ma altretanto noi sciochi; ch'aperto la
Strada gli havemoove ne viene a nuocere;
La qual non era per trovars'havessimo
Noi saputo tacer. TR. Hor non havendola
Taciutache faremo. CAM. Trovar Cynthio
Bisogna& avvertirlone. Che Diavolo
So io: ma dimmiè in casa. TH. Non. CAM. Saprestimi
Insegnar dove sia. TH. No. CAM. Pur bisognano
Trovarloovunque sia; perche Lavinia
Venga a chetarche non fa se non piangere
Si che parmich'a strugger si habbi in lachrime:
Et io ne son ben stato causa havendoli
Hoggi dettoc'havea timor del Fisico;
Che non faccia con qualche sua diabolica
Opra levar da lei l'amor di Cynthio.
TH. Ahtu faresti mal. Ritorna; e levale
Questo timor: che non c'è quel pericolo
Che l'hai depinto. CAM. Le bisogna altr'opera
Che la mia. Finch'ella non vede Cynthio
Non è per confortarsi. TH. Dunque trovalo.
Andaro in piazza. TH. Va. Sarebbe facile
Che tu l'havessi. Tu non odi: ascoltami.
Meglio potresti trovarlo trahendoti
Verso l'albergoove il Negromante habita;
[pag. 50] Che deve esser con lui. Ma dove torni tù
Con tanta fretta. CAM. Oche la cassa arrecano;
C'hai dettoTH. Ove e. CAM. Vien ove io son e vedila
TR. Chi la porta. CAM. Un facchino. TH. Solo. CAM. Il familio
Del Fisico ha pur seco. TH. Evvi ancho il Fisico?
CAM. Non c'è. TH. Il Fisico non c'è? CAM. Non c'è dicoti
TH. Lascia far dunque a me. CAM. Che voi far? TH. Eccoli
Avvertisci a rispondermi a proposito.
CAM. Che ditu; ma con chi parlo? ove Domine
corre costui? perche da me si subito
S'è dileguato? Io credoche farnetichi.


SCENA II.
ThemoloCambioNebbioFacchino

TH. O terra scelerata. CAM. Che Diavolo
Grida costui? TH. Non ci si puo piu vivere.
Tutta è piena di traditor. CAM. Che credi tù.
E assassini. CAM. Chi t'ha offeso . TH. Eh povero
Gentil'huomo CAM. Parche tu sia. TH. O Cambio
Gran pietà. CAM. Che pietà. O caso horribile
Non mi ho potuto ritener da piangere
Dì compassion. CAM. Di chi. TH. Ahimed'un pover
Forestier; c'ho veduto hor hora incidere.
D'una crudel coltellatache datagli
Da un traditor fu la testa; che in volgersi
D'un cantonl'attendea. CAM. Che hai tu a curartene.
TH. Io li havea posto amor: perche domestico
Era di cada bene; E cognosciutolo
L'hai tu. CAM. Che ne so iose pria nol nomini.
TH. E quello Spagnuol dotto; che di Astrologo
Fa professionche noi chiamamo il Fisico.
[pag. 51] NEB. Misero meche parli tu del Fisico?
TH. Io non t'havea anchor scorto: non eri tù
Suo servitor: il tuo padrone pessima-
Mente è stato ferito: credo morto lo
Habbia un rubaldo; il qual l'attendea al volgere
D'un canto. NEB. Ahime. TH. Drieto il capo gravissimo
E il colpoognun vi corre. NEB. Ah per Dio insegnami
Ove è. TH. Va drieto tu fin in Piugagnolo;
Fin al canton. Ivi a man manca volgiti.
Corrie corri. Quando sei a San Domenico;
Volta a man destra; e fach'alcun ti mostrino
La via d'andar a l'hostaria del Buffolo.
Ma che voglio insegnar? non è possibile
Errar. va drieto a gli altri. Grandi e piccoli
Vi corron tutti. NEB. O Dio. TH. Non posso credere
Che'l truovi vivo. FAC. E dove ho io da mettere
La cassa. NEB. O Mastro Lachellino misero
Ben te lo predicevo io. CAM. Che farnetichi?
Dove in si poco tempo; che levatomi
Sei da lato hai sognato queste favole?
FAC. Vadi a sua posta. Non li voglio correre
Gia drieto: almen sapess'io dove habita
Costui. Scordato m'ècome si nomini.
THE. Ricordarotel'ioche'l soDi Massimo
E cotesta. Ecco l'uscio. Là ti scarica.
FAC. Massimo ben mi disse vieni; e mostrami
Dove l'ho a por. TH. Questo è di casa. Mostrali
Tu dove il padron disse nella Camera
Di sopraacanto il letto di Lavinia.
CAM. Di Lavinia. TH. Dovresti pur intendermi.
[pag. 52] CAM. T'ho inteso. TH. Paga poi quest'huomo & mandalo
Via: ch'io voglio provar di trovar Cynthio.


SCENA III.
CynthioThemoloCambio.

CYN. So ito a ritrovarlo: & ho riscontrolo.
Ei da me non si pensi haver un picciolo
Fin che di questi affanni non mi ha libero:
Ma trovo finalmente; che rimedio
Altro non ci èche far ch'Emilia adultera
Paia. TH. Ma eccol per Dio. CYN. Darmi ad intender
Pur vuol: che potra poi la cosa facile-
Mente quadrar: si che nissuna infamia
Ne verrà. Io sto confuso: ne risolvermi
So di quelc'habbi a far. TH. Sempre a nasconderti
Vai; quando a piu bisogno te voressimo
CYN. Che bisogni son questi. TH. Se Lavinia
Non corri presto a consolar; io dubito
Che la trovi poi morta. CYN. Ahdimmi Themolo;
Che l'è accaduto. TH. Ha tal timor la misera;
Che questo Negromante con malefica
Arte ti faccia mutar di proposito;
Ch'ella si strugge; e un svenimento d'animo
L'è venuto. CYN. N'ho tema. TH. Sta malissimo.
CYN. Io vo a lei. TH. Va per tua fe. CAM. T'ha Cynthio
Detto costuicome Lavinia. CYN. Hor eccomi.


SCENA IIII.
CambioThemoloFacchino.

CAM. Non si ha potuto rimedio a un si subito
Caso trovar. TH. Paga il Facchinoe mandalo
Via: e mandalo ben lontano; e subito.
[pag. 53] CAM. Te. Questo è un soldo. Fammi ancho servitio.
FAC. Che vuoi tu. CAM. Va a le gratiee di al Vicario:
Ch'io te li mando a tor' quei fiaschi d'olio
Di che hieri li parlai. FAC. Vi son doi milia.
CAM. Se ve ne fusse sei. Vuoi se non essere
Pagato. FAC. Da cui parte l'ho io a chiedere:
CAM. Chiedel da parte del fratel di Massimo.
FAC. Io vo. CAM. Va si lontan; che non mi capiti
Mai piu innanzi. Hor vedraiche se far utile.
Questa cassa intantata. E beneficio
A donna deve; à cui letto si approssima;
Che faren farlo a la nostra Lavinia
Non come volea il Fisico ad Emilia.
Tu parli ben: ma vuoich'io ti consigli.
TH. Anco meglio. CAM. Si ben. TH. Vieni: e faciamola
In pezzi: e sott'un Cesso sotteriamola
O bruggiamla: piu prestoche non odano
Mai piu novella; e s'avvien che ritornino
Qui col Facchinoe vogliano repeterla;
Gagliardamente tu possi rispondere
Che 'l Facchin mente; e non sa che si dichino;
Et aprir loro gli usciche la cerchino
Per tutto. CAM. Noi si poremo a pericolo
Di rovinar la cassa: che certissimo
Sonoche tutta sia piena di spiriti.
TH. Tu anchor dai fede a tal sciochezzao semplice
Huom. Sopra di me sia tutto il pericolo.
Dammi una accettaio ti faro li spiriti
Volar infime cton le schiegge in aria.
Ma eccoche torna il famiglio del Fisico.
[pag. 54] Me non corrà gia qui. Dalli tu Cambio
A manicar qualch'altra cianciae spingilo
Via. Io voglio andar di sopra: e mi delibero
Di far piu che la cassa mai non trovino.


SCENA V.
NebbioCambio.

NEB. Che huomini hoggi al mondo si ritrovino;
Che si dilettan senza alcun lor utile
Di dar tutta via a questo e a quel molestia
Ma io babbion. Che mi credevo d'essere
Il Maestro di dar la baia; e trovuomi
Non esser buon discepolo (che correre
Si sconciamente m'ha fatto una bestia:
Io me n'andavoquanto piu potevano
Andar i piedi; e con gridoe con gemito
Adimandavo quanti ne incontravano
Del luogo ove feritoe morto il misero
Mio padrone giacessi: & ecco sentomi
Da la tua voce richiamar: e volgomi;
E lui vegg'iocosi ben sano & integro;
Com'io havea lasciato; che m'interroga
S'havevo fatto la cassa riponere.
Per allegrezza io non potei risponderli.
Pur finalmente in me tornato contoli
Quelch'un ghiotton m'havea dato ad intendere.
Egli per questo con scorno grandissimo
(Del qual era ben degno) ha ricacciatomi
A cercar della cassa; ch'in la publica
Strada ho lasciata con poca avvertentia:
Ne mi sovenne dir al Facchinportala
[pag. 55] In la casa di Massimo. Pur volgomi
Intornoe non la so veder. U Diavolo
Potra egli essere andato: ma informarmene
Sapra credo costui. Ch'è di quel giovane.
Che m'ha dato la corsa. CAM. Non deve esserti
Maraviglia; perche tener è solito
In stalla Barbareschie fargli correre.
E veramente t'hara tolto in cambio
D'un Cavallo. NEB. In buon'hora. Haro da renderli
Forse una volta anch'io questo servitio.
Ma del Facchin; che costi lascia il carico
Mi sai tu dir novella. CAM. Un pezzo in dubbio
Stetteove la cassa havesse a mettere.
Poi si risolse infine andarla a mettere
In Dogana; & andovi. NEB. Ah Facchin' Asino
Indiscreto; Poltrone. CAM. Ben potrai giungerlo
Se corri un poco. Corri purche 'l palio
Ben sara tuo: ma non è quello Abondio?
Quanti ducati ha questo vecchio misero.


SCENA VI.
AbondioCambioCamillo.

AB. M'incresce piuch'io veggo in bocca al popolo
Questa cosa; che d'alcun' altro incommodo
Che ci possa accader: e ho da dolermene
Con Massimoil quale è stato potissima
Cagionche se ne fanno i cerchi in publico.
E certo il sciocho trovera herbolatichi
E incantatori: e fa una solennissima
Pazziach'appena i fanciulli farebbono.
CAM. T'havessi pur in prigionche sei milia.
[pag. 56] Fiorini harei da te primache fussero.
Ma che rumor è questo; o Dio che strepito
Io sento. Rovinato m'hara Themolo;
Il qual la casa m'ha piena di spiriti.
Chi è questo fanteche un farsetto sgombera
Con tanta fretta: e Camillo. Che batticha
Egli qui. Dio m'aiuti. Quando Domine
Entrò qua dentro. CAM. O caso spaventevole
O pericolo grandeo gran pericolo
A che son stato qua su. Di chi debbomi
Fidar mai piuse quei; che beneficio
Hanno da me ricevutoe ricevono
Tutta via. CAM. Che grida egli. CAM. Mi tradiscono.
Bonta divina: che tanta ignominia
Che tanto mal non hai lasciato incorrere.
O giustitia di Dioche fatto intendere
Tal cosa m'haiche non mi dè rincrescere:
Per saper ch'io sia stato a gran pericolo
Di lasciarci hoggi la vita. CAMB. M'imagino
Ch'alcuna gran novita n'ha da opprimere
CAM. Ma da chi potro haver hor hora imprestito
Da pormi almen in sul farsettoun piccolo
Mantellinoper ire a trovar subito
Abondio. AB. Chi è quelche là mi nomina.
CAM. E farli intender di lui il preterito
Scornoe de la figliuola ad ignominia
Di casa suaAB. Dio mi aiuti. CAM. Cercavano
Di far questi ribaldi. AB. Mi par essere
Camillo poco sale. E d'esso. CAM. Abondio
Non volea altroche te. CAM. Non puo nascere
[pag. 57] Altroche qualche danno & infortunio.
AB. Io ti veggio cosi in farsetto in ordine
Per giuocar forsi alla palla. Provedite
Pur d'un'altro che sia a questo essercitio
Meglior di me: ch'io non ci son molt'agile.
CAM. Non per giuocur teco alla palla Abondio
Vengo a tema si ben per farti intendere
Che sei balzato piu che palla: E giuocano
Del tuo honor a gran postee di tua figlia.
Sappich'in quella casa il tuo buon genero
Ha un'altra moglie. Ma per Dio trahemoci
In una casa di queste piu prossime
Ch'io mi vergogno d'apparir in publico
Cosi spogliato. AB. Andiam qui in ca di Massimo.
CAM. Piu presto in casa voch'andiam di Massimo
Che d'alcun'altroe ch'egli m'oda. CAMB. Themolo
Themolohor presto va lor' drieto: e sforzati
D'udir di che Camillo si ramarica.
TH. Aspetta aspetta: che fuor esce Cynthio;


SCENA VII.
CambioCynthioThemolo.

CAMB. Cynthio che cosa è questa? come Diavolo
Era costui qua dentro. CYN. Appunto il Diavolo
Te l'ha portato: ma chi ha fatto mettere
Una cassa qua su; ch'era dat'ordine
Che fusse messa in casa nostra. CAMB. Themolo
Et io ce l'abbiam fatta hor hora mettere.
CYN. E tue Themolo hor hora rovinatomi
Hauete; e le mie spemie di Lavinia
Sostenute fin qui tanto difficile-
[pag. 58] Mentehavete sospinto in precipitio.
Perche l'havete voi fatto. CAMB. Per rompere
Al Fisico il disegno; che certissimi
Siamche col mezzo di tal cassa studia
Di tradirti. CYN. Perche almeno non dirmene
Una parolae non lasciarmi incorrere
In tanto error? Son da voinon dal Fisico
Tradito. In la cassa stava un giovane
Nascosto; il qual ho inteso hoggi per opera
Si come tutta egli ha detta per ordine
A Lavinia una tramache sapendosi
Come si fa; son per Dio giunto al termine
Che mi saria meglio esser morto. Hor ditemi
Dove è andato Camillo questo giovane;
Che de qui è uscitoaccio che supplicandolo
Donandoliofferendolie facendomi
Suo schiavo eterno; lo venga ad movere
A pietà di miei casi; si che tacito
Stia di quel c'ha sentito: ma impossibile
Sara a placarloche d'havermi in odio
Ha caggion troppo giusta. CAMB. Sarai (renditi
Certo) tardato troppo. Perche Abondio
E nel saltar fuor di casa venutoli
Ne i piedi: il qualcome potea sommaria-
Mente (ch'appena lo lasciava esprimere
Parola adrieto la stizza e la collera)
Ha contato ogni cosa. CYN. Non è misero
Huomo al mondocol qual non cangiassi essere.
Tostoche 'l vecchio il sa (ch'è necessario
Che lo sappia di botto); o Dio a che termine
[pag. 59] Mi trovo. CAMB. Fa pur contoch'egli il sappia:
Ch'a lui Camillo drittamente e Abondio
Son itie fenza dubio gia narratoli
Hanno il tutto. CYN. Son iti insieme a Massimo
In tutto io son spacciato. Io son morto. Apriti
Apriti per Dio Terrae sepellissemi.
CAM. Non ti disperar Cynthio: ma ricogliti
In te medesimo; e pensae ben considera
S'alcuna provisions'alcun rimedio
Si puo far qui. CYN. Ne prenderne trovarsici
Altro rimedio soche di fugirmene
Tanto lontano: che gia mai piu Massimo
Non mi riveggia. Aspettar la sua collera
Non voglio. a Dio. Ti raccomando Cambio
La mia Lavinia. CAMB. Ah pusillanimo
Dove vai tu? Se n'è andato. Hora Themolo
Va in casae diligentemente informati
Di tutto quel che accadee riferiscimi.
TH. Cosi faro. Tu costì dentro aspettami.


ATTO QUINTO.
SCENA Prima.
MassimoCamilloAbondio.

MAS. S'io trovo che sia ver; ne faro (statevi
Securi) tal demostrationche accorgervi
Potrete che m'increscee ch'io non reputi
Meno esser fatto a mech'a voi l'ingiuria.
CAM. Se troviche non sia cosi; mi publica
Pel piu tristopel piu maligno& invido
Huomche sia al mondo. AB. Se non fusse; credimi
[pag. 60] Piu che vero. Io cognosco costui giovane
Di sorteche non sapria imaginarlosi
Non che dirlo. La qual cosa delibero
Che non resti impunita: né passarlami
Vo cosi leggiermente. MAS. Aspetta Abondio.
Non voler per tua fe correre a furia
Informiamoci meglio. CAM. Onde informarcene
Meglio puo; che da meche con le proprie
Orecchie ho udito& ho con gli occhi proprij
Vedutoch'in questa casa ha il tuo Cynthio
E moglieree figliuoli. MAS. Io vo chiarirmene
Un poco meglio. CAM. Intramo dentro. Menami
Al paragone: e se truoviche ci habbia
Piu della verita giunto una minima
Parola; io ti consentoe do licentia
Che mi traggia la linguagli occhie l'anima.
MAS. Andiamo. AB. Andiamo. MAS. Andiam' tuttichiarimoci
Affatto. Deh restate voi. Lasciatemi
Andarci solo; e non si facci strepito
Ne piu di quelche siala cosa publica:
Non procacciam noi stessi l'ignominia
Nostra. AB. Tu adunque va prima. Poi chiamaci
Quando ti par. MAS. Cosi faro. Aspettatemi.


SCENA II.
NebbioAbondioCamillo.

NEB. Credoche tolto per una pallotola
Da Magho questi ghiottoni hoggi m'habbino:
Che l'un con una ciancia percotendomi
Mi caccia a un colpo fin a san Domenico
AB. Fu gran pazzia la tua lasciarti chiudere
[pag. 61] In una cassa: e messo a gran pericolo
Ti sei per certo. NEB. Io torno: e trovo in ordine
L'altro con l'altra ciancia. CAM. Resto attonito
Di me medesimotutta via pensandoci.
NEB. Che sta alla posta; e menae fa ch'io sdruciolo
Fin in Doana. A quest'altra mi spingono
Fuor della porta. CAM. Veramente Abondio
Non voglio attribuirlosi al mio essere
Scioccocom'al voler di Dio; ch'accorgere
N'ha fatto per tal mezzo delle insidie
Le quali ad ambidui noi s'intendevamo.
Ecco un di quelche m'havean fatto chiudere
Nella cassae tua figliae me tradivano.
NEBNon so dove io mi torni: ma ecco il giovane;
Che v'era dentro serrato. Io mi dubito
Che per Dio harem fatto qualche scandalo.
CAM. Ah giottonbarrotraditore perfido
E tue tuo padron; cosi si trattano
Queich'alla fede vostra si commetteno?
NEB. Ne ionel padron mio mai se non utile
Ti facemmoe piacer. CAM. Piacer e utile
Grande vi saria statosuccedendovi
D'havermi fatto com'un ladroprendere
Di notte in casa altrui. ABON. Lhonesta giovane
Non havete rossor; ne conscientia
Scelerati di far parer adultera
E alle famiglie dar de gentilhuomini
Con vostre fraude nota & ignominia?
NEB. Parla con luiche ti sapra rispondere.
CAM. Gli parlero chiarissimoe ben se vera-
[pag. 62] Mente: ma altrove e vi fara rispondere
La fune e questae vostre altre mal'opere.
NEB. Potete dir quelche vi par: ma offitio
Non è gia vostrone di gentil'huomini
Di diro far a forestieri ingiuria:
E 'l mio padron ben sara buono a rendervi
Conto di se: sara buono. ABON. Deh lascialo
Senza risponderli altro. CAM. Hora col Diavolo
Va ladroncello. Va alle forche; e impicchati.
AB. Lascial'andare non intrar piu in collera
Homai ci dovrai dentro chiamar Massimo
E forse è questonon è gia. Con ch'impeto
Escie costui. Par tutto pien di gaudio.


SCENA III.
ThemoloAbondioCamilloMassimo.

THE. O ventura mia grandefortuna ottima;
Come tanta paurae tanta horribile
Tempesta in si sicura& in si placida
Quiete hai rivoltata cosi subito.
AB. Perche è costui si allegro. TH. Dove correre
Dove volar debb'io per trovar Cynthio?
AB. Ch'esser puo questo. CAM. Io non so. TH. Ch'io gl'annuntij
Il maggior gaudio la maggior letitia;
Che possa haver. AB. Che fia. TH. La sua Lavinia
Ritrovando figliuola esser di Massimo.
CAM. Hai tu inteso. AB. Si. Come puo essere?
TH. Ma che cess'io d'andare a trovar Cynthio.
AB. Moglie non hebbe egli maich'io sappia.
CAM. S'hanno de figliuoli ancho d'altre femine;
Che non son moglie: ma ecco luich'ntendere
[pag. 63] Ve fara il tutto. Ritrovato hai Massimo.
Ch'io sia buggiardo. MAS. Non per Dio. Ascoltami.
Tu caro Abondioio ti priegoio ti supplico
Pel tuo gentilcortesee benign'animo
Per la nostra antiquissima amicitia;
Che tu perdoni à Cynthio mio l'ingiuria
Che t'ha fatto gravissima& escusilo
L'etadee i rei consigli delli pessimi.
AB. Ti sei chiarito insommache 'l tuo Cynthio
Si truova un'altra moglie. CAM. Chi ne dubita.
MAS. A la temerita non piu del giovane
Si deve attribuir; ch'all'infallibile
Divina providentiach'a principio
Cosi determinòc'havesse ad essere:
Che senza questo mezzo per cognoscere
Non ero mai mia figliuola; che piccola
Di quattr'anni perduto havea; e gia dodici
Ne sonoche di lei novella intendere
Non ho potuto. Hor dove piu offendermi
Temete Cynthiosenza mia licentia
Togliendo mogliesi trova grandissimo
Piacer havermi fatto; che ne elegermi
Havrei potuto mai piu caro genero
Di luine a lui potuto harei dar femina
Che gli fusse piu grata di mia figlia.
Hor solamente il tuo interesse o Abondio
Contamina e disturba; che 'l mio gaudio
Non è compiuto: ma se senza ingiuria
Alcuna tua fusse accaduto; renditi
Certoche mi saria quanta letitia
[pag. 64] Esser in questo mondo sia possibile.
E s'io potro da te impetrar; che toleri
Il mio contentoe non ti vogli opponere
A quelch'è a Dio piaciuto che ritogliere
Ti vogli tua figliuola cosi vergine
Com'è venuta a noiqual ti sia facile
Rimaritar a giovane honorevole;
Quanto sia il nostro e ricco; Io me ti profero
Sempre con cio c'ho al mondo paratissimo
AB. Se fin da pueritia sempre Massimo
Io t'ho portato amore riverentia;
Non voglioch'altri mi sin tenimonij
Che tu: se io t'amo al presente el medesimo
Son verso tech'io soglio; Dio lo giudichi
A cui sol non si puo nasconder l'animo:
Ma che non mi rencrescache dissolvere
Io veggia questo matrimonio; e Emilia
Tornarmi cosi a casanon puo essere:
Ch'anchor ch'in Cynthio e in lei non puo ignominia
Iustamente accader; pur fia materia
Data al vulgo di far d'essa una favola.
Il che a rimaritarla sia un ostacolo
Maggior che non ti par. MAS. Eccoti il genero
Apparecchiato qui; ch'è belloe nobile
E riccoe costumato; e da ben giovane;
Che l'ama piuche se stesso: e desidera
D'haverla. Hor dove meglio poi tu metterla?
CAM. Cotesta bocca sia da Dio in perpetuo
Benedetta. AB. Dica egli: & io rispondere
Sapro al suo detto. CAM. Io l'haveuo di gratia.
[pag. 65] Cosi con tutto il cor ti pregoe supplico;
Che tu me la conceda con buon animo.
AB. Et io te la prometto. CAM. Io per legittima
Moglie l'accetto. MAS. Dio conducae prosperi
Senza mai lite haverci; il matrimonio.
CAM. Siam d'acordo. AB. Dacordo. CAM. D'acordissimo.
AB. Hor se ti piacefa ch'io intenda Massimo
Che figlia è questa tua; dove ella e dodici
Anni è stata nascosta; e con che inditio
Venuto hoggi ne sei cosi a notitia.
MAS. Tel diro; se m'ascolti. AB. A questo offitio
Anchor l'orecchie volentier t'accomodo.
MAS. Quando i Venitiani prima tolsero
Cremona al Moro; e a me per bando publico
Credendo che tenuto havessi pratica
Di dar la rocca a li Tedeschi: posero
Taglia sù la persona di tre milia
Fiorini. Sai ch'io fuggì; e fin che suddita
Fu lor la terra; non si pote intendere
Che di me fusse. In quel tempo in Calavria
M'ero ridotto in una terra publica:
Dove per piu mia segurtadein humile
Habitoe solo nominar facendomi
Anastagio; e di patria anchor fingendomi
Alessandrino mi nascosi. Hor standomi
Domestichezza presi d'una vedova
Di quella terraa tal; che parte amandola
Parteperche star solo è rincrescevole:
Parteper haver case e masseritie
Tolsi per moglieingravidalla: e nacquemi
[pag. 66] Questa fanciulla. Quivi stetti tacito
Fin che da molte parti nove vennero
Delli Francesi; che si apparechiavano
Prontie con la Chiesae con l'Imperio
Di torre a Venitiani il suo Dominio.
Io per trovarmi a racquistar la patria
Ne volendo per cio (quando venisseno
Le cose avverse) havermi chiuso l'andito
Di tornar a nascondermi; a Ginevera
Che Ginevramia moglie nominavassi
Dissiche ritornavo in Alessandria
Per certe hereditati mie ripetere?
Ch'alcuni mei parenti mi occupavano:
E che quando i disegni miei sortissero
L'effettoch'io speravo; havevo in animo
Che piu mia stanza non fussi in Calavria:
O che lei verrei a torreo fidatissime
Persone mandarei; che la menassero:
Ma quando havesse con altro a venirsene
Che me; in contrasegno un anel divido
In doi parte& a lei la metà lascione
La metà meco là porto; e commettole:
Che non venendo il contrasegno; a muovere
Non s'habbia. Io venni in qua; ma piu allungandosi
Ch'io non pensai le cose; piu di quindici
Mesi passaro primache prendessero
Forma i miei fatti. Poich'al fin la presero;
Mandar non volsi alcun'altro; ma io proprio
Per menarla in qua meco andai in Calavria:
Et ritrovai; c'havendo ella oltra il termine
[pag. 67] Aspettato sei mesine vedendomi
Ne di me havendo nuova; come femina
Che piu che ragionsegue un desiderio;
S'era posta a seguirmifatto vendere
Prima la casa; e quelche mal agevol-
Mente potea condurree l'altro mobile
Su tre Somierio quattro havendo carico
Udendo questo; in fretta& a grandissime
Giornate mi condussi in Alessandria:
E quivi ritrovaiche con la piccola
Figlia era stata; e che d'un Anastagio
Havea molto cercato; ne notitia
Alcunane alcun'orme havendo havutone
Ne cognoscendovi persona; postasi
Era in fretta a tornar verso Calavria.
Io ritornai di nuovo: e messie lettere
Mandaie rimandai fenza alcun numero
Credo per tutta Italia: ne mai in dodici
Anni ho potuto haverne alcun vestigio.
Hor essendo qua dentro per intendere
Questa pratica andato con gran collera
Et mal visoe parole minaccievole
La vecchia a i pie gittomisi. Habbi Massimo
(Disse) di lei pietà; che non d'ignobile
Gentecome ti dai forsi ad intendere;
Ma di madree di padre gentil'huomini
E nata. Io ricordando la sua origine
Intendoche 'l suo padre fu Anastagio
Nomato; il qual venuto d'Alessandria
Havea habitato alcun tempo in Calavria;
[pag. 68] Et quivi tolto moglie. AB. Tu sei Massimo
Prudente. Pur ti vo ricordar; ch'essere
Qui potria inganno: che costei da Cynthio
Havendo intesa questa historiafingere
Si volesse tua figlia. MAS. E come Cynthio
Il puo saper: che piu mai una minima
Parolase non horlasciato ho uscirmene
Di bocca. Non fu mai con piu silentio
Altra cosa celata; che gran carico
Riputace haver mogliee non intendere
Ove ella fusse. Altri parecchi inditij
V'ho senza questiUna corona di Hebbano
Ricognosciuta le ho al collo: e mostratomi
Ella poicollanuzzeanella e simili
Coseche for di sua madre& donatole
Io le haveva. Ma che voi meglio; ecco datomi
Ha il contrasegno. Questo mi è bastevole
Quando non ci fusse altro. Ma l'effigie
C'ha dalla madreancho me ne certifica
AB. Ch'è della madre. Te ne fa ella rendere
Conto. MAS. Si ben. Ma piu quell'altri dicono
Che tornando la madre di Calavria
S'era infermata a Firenzeove Fatio
(Il qual marito fu di questa vedova)
L'havea albergatae v'era giunta al termine
Delli suoi affanni: e lasciò lor la piccola
Fanciulla: e cosi poi se l'allevarono
Come lor figlia: ch'altra non havevano.
E le leuorno il nomech'era Candida:
Et la chiamaron Laviniaa memoria
[pag. 69] D'una lor (credo m'habiano detto) Avola.
AB. D'ogni contento tuo son contentissimo.
CAM. Et io similmente. MAS. Io ve ringratio.
CAM. Noi che faremo. AB. A tuo piacer Emilia
Potrai sposar. CAM. E perche non concludere
Presto quelche s'ha a far. MAS. Ben dicesposila
Hora. AB. Sposilaandiamo. CAM. Andiam di gratia.
MAS. Non apettate ò la: che torni Cynthio
Che per l'uscio di drieto è intrato tacito
In casa. E chi del Negromante intender
Vuole; gli corra drieto: ma spediscasi:
Che vache parche se lo porti il Diavolo.
A Dio benigni guardatori. Fatene
Con alcun segno d'allegrezza intendere
Che piaciuta vi sia la nostra fabula.

FINIS.

In Vinegia per Nicola d' Aristotile detto Zoppino.
M. D. XXXV.



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