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IL NOSTRO PROGRAMMA di Enrico Malatesta

 

CHECOSA VOGLIAMO Noi crediamo che la più gran parte dei mali che affliggonogli uomini dipende dalla cattiva organizzazione socialee che gli uominivolendo e sapendopossono distruggerli. La società attuale è ilrisultato delle lotte secolari che gli uomini han combattuto tra di loro.Non comprendendo i vantaggi che potevano venire a tutti dalla cooperazionee dalla solidarietàvedendo in ogni altro uomo (salvo al massimo i piùvicini per vincoli di sangue) un concorrente ed un nemicoha cercato diaccaparrareciascun per séla più gran quantità di godimentipossibilesenza curarsi degli interessi degli altri. Data la lottanaturalmente i più fortio i più fortunatidovevano vincereed invario modo sottoporre ed opprimere i vinti. Fino a che l'uomo non fucapace di produrre di più di quello che bastava strettamente al suomantenimentoi vincitori non potevano che fugare o massacrare i vinti edimpossessarsi degli alimenti da essi raccolti. Poiquando con la scopertadella pastorizia e dell'agricoltura un uomo potette produrre più di ciòche gli occorreva per viverei vincitori si accorsero che era piùcomodopiù produttivo e più sicuro sfruttare il lavoro altrui con unaltro sistema: ritenere per sé la proprietà esclusiva della terra e ditutti i mezzi di lavoroe lasciar nominalmente liberi gli spogliatiiquali poinon avendo mezzi di vivereerano costretti a ricorrere aiproprietari ed a lavorare per conto loroai patti che essi volevano.Cosìman manoattraverso tutta una rete complicatissima di lotte diogni specieinvasioniguerreribellionirepressioniconcessionistrappateassociazioni di vinti unitisi per la difesae di vincitoriunitisi per l'offesasi è giunti allo stato attuale della societàincui alcuni detengono ereditariamente la terra e tutta la ricchezzasocialementre la grande massa degli uominidiseredata di tuttoèsfruttata ed oppressa dai pochi proprietari. Da questo dipendono lo statodi miseria in cui si trovano generalmente i lavoratorie tutti i mali chedalla miseria derivano: ignoranzadelittiprostituzionedeperimentofisicoabiezione moralemorte prematura. Da questola costituzione diuna classe speciale (il governo)la qualefornita di mezzi materiali direpressioneha missione di legalizzare e difendere i proprietari controle rivendicazioni dei proletari; e poi si serve della forza che hapercreare a se stessa dei privilegi e sottometterese puòalla suasupremazia anche la stessa classe proprietaria. Da questo la costituzionedi un'altra classe speciale (il clero)la quale con una serie di favolesulla volontà di Diosulla vita futuraecc.cerca d'indurre glioppressi a sopportare docilmente l'oppressioneed al pari del governooltre di fare gli interessi dei proprietarifa anche i suoi propri. Daquestola formazione di una scienza ufficiale che èin tutto ciò chepuò servire agl'interessi dei dominatorila negazione della scienzavera. Da questolo spirito patriotticogli odii di razzale guerreele paci armate talvolta più disastrose delle guerre stesse. Da questol'amore trasformato in tormento o in turpe mercato. Da ciò l'odio più omeno larvatola rivalitàil sospetto fra tutti gli uominil'incertezzae la paura per tutti. Tale stato di cose noi vogliamo radicalmentecambiare. E poiché tutti questi mali derivano dalla lotta fra gli uominidalla ricerca del benessere fatta da ciascuno per conto suo e controtuttinoi vogliamo rimediarvi sostituendo all'odio l'amoreallaconcorrenza la solidarietàalla ricerca esclusiva del proprio benesserela cooperazione fraterna per il benessere di tuttialla oppressione edall'imposizione scientifica la verità. Dunque: 1. Abolizione dellaproprietà privata della terradelle materie prime e degli strumenti dilavoroperché nessuno abbia il mezzo di vivere sfruttando il lavoroaltruie tuttiavendo garantiti i mezzi per produrre e viveresianoveramente indipendenti e possano associarsi agli altri liberamenteperl'interesse comune e conformemente alle proprie simpatie. 2. Abolizionedel governo e di ogni potere che faccia la legge e la imponga agli altri:quindi abolizione di monarchierepubblicheparlamentiesercitipoliziemagistratura ed ogni qualsiasi istituzione dotata di mezzicoercitivi. 3. Organizzazione della vita sociale per opera di libereassociazioni e federazioni di produttori e di consumatorifatte emodificate secondo la volontà dei componentiguidati dalla scienza edall'esperienza e liberi da ogni imposizione che non derivi dallenecessità naturalia cui ognunovinto dal sentimento stesso dellanecessità ineluttabilevolontariamentesi sottomette. 4. Garantiti imezzi di vitadi sviluppodi benessere ai fanciullied a tutti coloroche sono impotenti a provvedere a loro stessi. 5. Guerra alle religioni eda tutte le menzogneanche se si nascondono sotto il manto della scienza.Istruzione scientifica per tutti e fino ai suoi gradi più elevati. 6.Guerra alle rivalità ed ai pregiudizi patriottici. Abolizione dellefrontierefratellanza fra tutti i popoli. 7. Ricostruzione dellafamigliain quel modo che risulterà dalla pratica dell'amorelibero daogni vincolo legaleda ogni oppressione economica o fisicada ognipregiudizio religioso. Questo il nostro ideale. VIE E MEZZI Abbiamoesposto a sommi capi qual è lo scopo che vogliamo raggiungerequalel'ideale pel quale lottiamo. Ma non basta desiderare una cosa: se si vuoleottenerla davvero bisogna impiegare i mezzi adatti al suo conseguimento. Equesti mezzi non sono arbitrarima derivanonecessariamentedel finecui si mira e dalle circostanze nelle quali si lottagiacchéingannandosi sulla scelta dei mezzinon si raggiungerebbe il finepropostosima un altromagari oppostoche sarebbe conseguenza naturalenecessariadei mezzi adoperati. Chi si mette in cammino e sbaglia stradanon va dove vuolema dove lo porte la strada percorsa. Occorredunquedire quali sono i mezzi chesecondo noiconducono allo scopo prefissocie che noi intendiamo adoperare. Il nostro ideale non è di quelli il cuiconseguimento dipende dall'individuo considerato isolatamente. Si trattadi cambiare il modo di vivere in societàdi stabilire tra gli uominirapporti di amore e solidarietàdi conseguire la pienezza dello sviluppomaterialemorale e intellettualenon per un individuo solonon per imembri di una data classe o di un dato partitoma per tutti quanti gliesseri imani- e questo non è cosa che si possa imporre colla forzamadeve sorgere dalla coscienza illuminata di ciascuno ed attuarsi medianteil libero consentimento di tutti. Nostro primo compito quindi deve esserequello di persuadere la gente. Bisogna che noi richiamiamo l'attenzionedegli uomini sui mali che soffrono e sulla possibilità di distruggerlibisogna che suscitiamo in ciascuno la simpatia pei mali altrui ed ildesiderio vivo del bene di tutti. A chi ha fame e freddo noi mostreremocome sarebbe possibilee facileassicurare a tutti la soddisfazione deibisogni materiali. A chi è oppresso e vilipesonoi diremo come si puòvivere felicemente in una società di liberi e di ugualia chi ètormentato dall'odio e dal rancorenoi additeremo la via per raggiungerearmando i propri similila pace e la gioia del cuore. E quando saremoriusciti a far nascere nell'animo degli uomini il sentimento di ribellionecontro i mali ingiusti ed evitabili di cui si soffre nella societàpresenteed a far comprendere quali sono le cause di questi mali e comedipenda dalla volontà umana l'eliminarliquando avremo ispirato ildesiderio vivoprepotentedi trasformare la società per il bene dituttiallora i convintiper impulso proprio e per la spinta di coloroche li han preceduti nella convinzionesi uniranno e vorrannoepotrannoattuare i comuni ideali. Sarebbe - lo scopo lo abbiamo giàdetto - assurdo ed in contraddizione col nostro scopo il voler imporre lalibertàl'amore fra gli uominilo sviluppo integrale di tutte lefacoltà umaneper mezzo della forza. Bisogna dunque contare sulla liberavolontà degli altrie la sola cosa che possiamo fare è quella diprovocare il formarsi ed il manifestarsi di detta volontà. Ma sarebbeperò egualmente assurdo e contrario al nostro scopo l'ammettere checoloro i quali non la pensano come noi c'impediscano di attuare la nostravolontàsempre che essa non leda il loro diritto ad una libertà egualealla nostra. Libertà dunque per tutti di propagare ed esperimentare leproprie ideesenza altro limite che quello che risulta naturalmentedall'eguale libertà di tutti. Ma a questo si oppongono - e si oppongonocolla forza brutale - coloro che sono beneficiari degli attuali privilegie dominano e regolano tutta la vita sociale presente. Essi hanno in manotutti i mezzi di produzionee quindi sopprimono non solo la possibilitàdi esperimentare nuovi modi di convivenza socialenon solo il diritto deilavoratori di vivere liberamente col proprio lavoroma anche lo stessodiritto alla esistenzaed obbligano chi non è proprietario a lasciarsisfruttare ed opprimere se non vuole morire di fame. Essi hanno poliziemagistratureeserciti creati appositamente per difendere i loro privilegie perseguitanoincarceranomassacrano coloro che vogliono abolire queiprivilegi e reclamano mezzi di vita e la libertà per tutti. Gelosi deiloro interessi presenti e immediaticorrotti dallo spirito didominazionepaurosi dell'avvenireessii privilegiatisonogeneralmente parlandoincapaci di uno slancio generososono incapacibenanco di una più larga concezione dei loro interessi. E sarebbe folliasperare ch'essi rinunzino volontariamente alla proprietà ed al potereesi adattino ad essere gli eguagli di coloro che oggi tengono sottoposti.Lasciando da parte l'esperienza storica (la quale dimostra che mai unaclasse privilegiata si è spogliatain tutto o in partedei suoiprivilegie mai un governo ha abbandonato il potere se non vi è statoobbligato dalla forza o dalla paura della forza)bastano i fatticontemporanei per convincere chiunque che la borghesia ed i governiintendono impiegare la forza materiale per difendersinon solo control'espropriazione totalema anche contro le più piccole pretese popolarie son pronti sempre alle più atroci persecuzioniai più sanguinosimassacri. Al popolo che vuole emanciparsi non resta altra via che quelladi opporre la forza alla forza. Risulta da quanto abbiamo detto che noidobbiamo lavorare per risvegliare negli oppressi il desiderio vivo di unaradicale trasformazione socialee persuaderli che unendosiessi hanno laforza di vinceredobbiamo propagare il nostro ideale e preparare le forzemorali e materiali necessarie a vincere le forze nemichee ad organizzarela nuova societàe quando avremo la forza sufficiente dobbiamoprofittando delle circostanze favorevoli che si producono o creandole noistessifare la rivoluzione socialeabbattendo colla forza il governoespropriando colla forza i proprietarimettendo in comune i mezzi di vitae di produzioneed impedendo che nuovi governi vengano ad imporre la lorovolontà e ad ostacolare la riorganizzazione sociale fatta direttamentedagl'interessati. Tutto questo però è meno semplice di quello chepotrebbe a prima giunta parere. Noi abbiamo da fare cogli uomini qualisono nell'attuale societàin condizioni morali e materialidisgraziatissimee c' inganneremmo pensando che basta la propaganda perelevarli a quel grado di sviluppo intellettuale e morale che è necessarioall'attuazione dei nostri ideali. Tra l'uomo e l'ambiente sociale vi èun'azione reciproca. Gli uomini fanno la società come essa è e lasocietà fa gli uomini come essi sonoe da ciò risulta una specie dicircolo vizioso. Per trasformare la società bisogna trasformare gliuominie per trasformare gli uomini bisogna trasformare la società. Lamisura abbruttisce l'uomoe per distruggere la miseria bisogna che gliuomini abbiano coscienza e volontà. La schiavitù educa gli uomini adessere schiavie per liberarsi della schiavitù v'è bisogno di uominiaspiranti a libertà. L'ignoranza fa si che gli uomini non conoscano lecause dei loro mali e non sappiano rimediarvie per distruggerel'ignoranza bisogna che gli uomini abbiano il tempo ed il modo diistruirsi. Il governo abitua la gente a subire la legge ed a credere chela legge sia necessaria alla societàe per abolire il governo bisognache gli uomini siano persuasi dalla sua inutilità e del suo danno. Comeuscire da questo circolo vizioso? Fortunatamente la società attuale nonè stata formata dalla volontà illuminata di una classe dominantecheabbia potuto ridurre tutti i dominati a strumenti passivi ed incoscientidei suoi interessi. Essa è il risultato di mille lotte intestinedimille fattori naturali ed umani agenti casualmente senza criteri direttivie quindi non vi sono divisioni nette né tra gli individui né tra leclassi. Infinite sono le varietà di condizioni materialiinfiniti igradi di sviluppo morale ed intellettualee non sempre - diremmo quasimolto raramente - il posto che uno occupa in società corrisponde alle suefacoltà ed alle sue aspirazioni. Spessissimo alcuni individui cadono incondizioni inferiori a quelle a cui sono abituatied altripercircostanze eccezionalmente favorevoliriescono ad elevarsi a condizionisuperiori a quelle in cui sono nati. Una parte notevole del proletariatoè già arrivata ad uscire dallo stato di miseria assolutaabbruttenteonon ha mai potuto esservi ridotta; nessun lavoratoreo quasi nessunositrova nello stato d'incoscienza completadi completa acquiescenza allecondizioni che gli fanno i padroni. E le stesse istituzioniquali sonostate prodotte dalla storiacontengono delle contraddizioni organiche chesono come dei germi di mortei quali sviluppandosi producono ladissoluzione dell'istituzione e la necessità della trasformazione. Daciò la possibilità del progressoma non la possibilità di portarepermezzo della propagandatutti gli uomini al livello necessario perchévogliamo o facciano l'anarchiasenza un'anteriore graduale trasformazionedell'ambiente. Il progresso deve camminare contemporaneamenteparallelamente negli individui e nell'ambiente. Dobbiamo profittare ditutti i mezzidi tutte le possibilitàdi tutte le occasioni che cilascia l'ambiente attualeper agire sugli uomini e sviluppare la lorocoscienza ed i loro desideridobbiamo utilizzare tutti i progressiavvenuti nella coscienza degli uomini per indurli a reclamare ed imporrequelle maggiori trasformazioni sociali che sono possibili e che meglioservono ad aprire la via a progressi ulteriori. Noi non dobbiamo aspettaredi poter fare l'anarchia ed intanto limitarci alla semplice propaganda. Sefacessimo cosìpresto avremmo esaurito il campoavremmo convertiticioètutti quelli che nell'ambiente attuale sono suscettibili dicomprendere ed accettare le nostre ideee la nostra ulteriore propagandaresterebbe sterileo se delle trasformazioni di ambiente elevassero nuovistrati popolari alla possibilità di ricevere idee nuoveciò avverrebbesenza l'opera nostrae quindi con pregiudizio delle nostre idee. Noidobbiamo cercare che il popolonella sua totalità o nelle sue variefrazionipretendaimpongaprenda da sé tutti i miglioramentitutte lelibertà che desideramano mano che giunge a desiderarle ed ha la forzad'imporleepropagando sempre tutto intero il nostro programma elottando sempre per la sua attuazione integraledobbiamo spingere ilpopolo a pretendere ed imporre sempre di piùfino a che non ha raggiuntol'emancipazione completa. LA LOTTA ECONOMICA L'opposizione cheoggipiùdirettamente preme sui lavoratori e che è la causa principale di tutte lesoggezioni morali e materiali cui i lavoratori sottostannoèl'oppressione economicavale a dire lo sfruttamento che i padroni ed icommercianti esercitano su di lorograzie all'accaparramento di tutti igrandi mezzi di produzione e di scambi. per sopprimere radicalmente esenza pericolo di ritorno questa oppressioneoccorre che il popolo tuttosia convinto del diritto che esso ha all'uso dei mezzi di produzioneeche attui questo suo diritto primordiale espropriando i detentori delsuolo e di tutte le ricchezze sociali e mettendo quello e queste adisposizione di tutti. ma si può ira stesso metter mano a questaespropriazione? Si può oggi passare direttamentesenza gradi intermedidall'inferno in cui si trova ora il proletariatoal paradiso dellaproprietà comune? I fatti dimostreranno di che cosa i lavoratori sonooggi capaci. Compito nostro è quello di preparare il popolo moralmente ematerialmente a questa necessaria espropriazionee di tentarla eritentarlaogni volta che una scossa rivoluzionaria ce ne presental'occasionefino al trionfo definitivo. Ma in che modo possiamo preparareil popolo? In che modo preparare le condizioni che rendano possibilenonsolo il fatto materiale dell'espropriazionema l'utilizzazioneavantaggio di tuttidella ricchezza comune? Abbiamo detto antecedentementeche la sola propagandaparlata o scrittaè impotente a conquistare allenostre idee tutta quanta la grande massa popolare. Occorre una educazionepraticala quale sia a volta a volta causa ed effetto di una gradualetrasformazione dell'ambiente. Occorre che a mano che si sviluppano neilavoratori il senso di ribellione contro le ingiuste e inutili sofferenzedi cui sono vittimeed il desiderio di migliorare le loro condizioniessiuniti e solidali tra lorolottino per il conseguimento di quel chedesiderano. E noie come anarchici e come lavoratoridobbiamo provocarlied incoraggiarli alla lotta e lottare con loro. Ma sono possibiliinregime capitalisticoquesti miglioramenti? Sono essi utilidal punto divista della futura emancipazione integrale dei lavoratori? Qualunque sianoi risultati pratici della lotta per i miglioramenti immediatil'utilitàprincipale sta nella lotta stessa. Con essa gli operai imparano che ilpadrone ha interessi opposti a loro e che essi non possono migliorare leloro condizionied anche meno emanciparsise non unendosi e diventandopiù forti dei padroni. Se riescono ad ottenere quello che voglionostaranno meglioguadagneranno di piùlavoreranno di menoavranno piùtempo e più forza per riflettere alle cose che loro interessanoesentiranno subito desideri maggioribisogni maggiori. se non riesconosaran condotti a studiare le cause dell'insuccesso ed a riconoscere lanecessità di maggiore energiae comprenderanno infine che a vinceresicuramente e definitivamente occorre distruggere il capitalismo. La causadella rivoluzionela causa dell'elevamento morale del lavoratore e dellasua emancipazione non possono che guadagnare dal fatto che i lavoratori siuniscono e lottano per i loro interessi. Maancora una voltaèpossibile che i lavoratori riescanonell'attuale stato di coseamigliorare realmente le loro condizioni? Ciò dipende dal concorso di unainfinità di circostanze. Malgrado ciò che dicono alcuninon esiste unalegge naturale (legge dei salari)la quale determina la parte che va allavoratore sul prodotto del suo lavoroo se legge si vuol formulareessanon potrebbe essere che questa: il salario non può scendere normalmenteal disotto di quel tanto da non lasciare nessun profitto al padrone. E'chiaro che nel primo caso gli operai morrebbero e quindi nonriscuoterebbero più salarioe nel secondo i padroni cesserebbero dal farlavorare e quindi non pagherebbero più salari. Ma tra questi due estremiimpossibili vi sono una infinità di gradiche vanno dalle condizionimiserabili di molti lavoratori agricolifino a quelle quasi decenti deglioperai dei buoni mestieri nelle grandi città. Il salariola lunghezzadella giornata e tutte le altre condizioni del lavoro sono il risultatodella lotta tra padroni e lavoranti. Quelli cercano di dare ai lavorantiil meno che possono e di farli lavorare fino ad esaurimento completoquesti cercanoo dovrebbero cercaredi lavorare meno e guadagnare ilpiù che possono. Dove i lavoratori si contentano di tuttooancheessendo scontentinon sanno opporre valida resistenza ai padronisonopresto ridotti a condizioni animalesche di vitadove invece essi hanno unconcetto alquanto elevato del modo come dovrebbero vivere gli esseriumanie sanno unirsi emediante il rifiuto di lavoro e la minaccialatente o esplicita di rivoltaimporre rispetto ai padronilà essi sonotrattati in modo relativamente sopportabile. In modo che può dirsi che ilsalario dentro certi limitiè quello che l'operaio (non come individuos'intendema come classe) pretende. Lottando dunqueresistendo contro ipadronii lavoratori possono impedirefino ad un certo puntoche leloro condizioni peggiorino ed anche ottenere dei miglioramenti reali. E lastoria del movimento operaio ha già dimostrato questa verità. Bisognaperò non esagerarsi la portata di questa lotta combattuta tra operai epadroni sul terreno esclusivamente economico. i padroni possono cedereespesso credono innanzi alle esigenze operaie energicamente espressefinoa quando non si tratti di pretese troppo grosse; ma quando gli operaiincominciassero (ed è urgente che incomincino) a pretendere un taletrattamento che assorbirebbe un'espropriazione indirettaè certo che ipadroni farebbero appello al governo e cercherebbero di costringere collaviolenza gli operai a restare nella loro posizione di schiavi salariati.Ed anche primaben prima che gli operai possano pretendere di ricevere incompenso del loro lavoro l'equivalente di tutto ciò che han prodottolalotta economica diventa impotente a continuare a produrre il miglioramentodelle condizioni dei lavoratori. Gli operai producono tutto e senza diloro non si può vivere; quindi sembrerebbe che rifiutando il lavoro essipotessero imporre tutto ciò che vogliono. Ma l'unione di tutti ilavoratorianche di un sol mestiereanche di un sol paeseè difficilead ottenereed all'unione degli operai si oppone l'unione dei padroni.Gli operai vivono alla giornata ese non lavoranopresto mancano dipanementre i padroni dispongonomediante il denarodi tutti i prodottigià accumulatie quindi possono tranquillamente aspettare che la fameabbia ridotti a discrezione i loro salariati. L'invenzione ol'introduzione di nuove macchine rende inutile l'opera di un gran numerodi operai ed accresce il grande esercito dei disoccupatiche la famecostringe a vendersi a qualunque condizione. L'immigrazione apporta subitonei paesi dove gli operai riescono a star megliodelle folle dilavoratori famelici chevolendo o nooffrono ai padroni il modo diribassare i salari. E tutti questi fattiderivanti necessariamente dalsistema capitalisticoriescono a controbilanciare il progresso dellacoscienza e della solidarietà operaia: spesso camminano più rapidamentedi questo progresso e lo arrestano e lo distruggono. Ed in tutti i casiresta sempre il fatto primordiale che la produzionein sistemacapitalisticoè non già per soddisfarecome sarebbe naturalenelmiglior modo possibilei bisogni dei lavoratori. Quindi il disordinelosciupìo delle forze umanela scarsezza voluta dei prodottii lavoriinutili e dannosila disoccupazionele terre incolteil poco uso dellemacchineecc.tutti mali che non si possono evitare se non levando aicapitalisti il possesso dei mezzi di lavoro e quindi la direzione dellaproduzione. Presto dunque si presenta per gli operaiche intendonoemanciparsi o anche solo di migliorare seriamente le loro condizionilanecessità di difendersi contro il governola necessità di attaccare ilgovernoil qualelegittimando il diritto di proprietà e sostenendolocolla forza brutalecostituisce una barriera innanzi al progressochebisogna abbattere colla forza se non si vuole restare indefinitivamentenello stato attuale o peggio. Dalla lotta economica bisogna passare allalotta politicacioè alla lotta contro il governo; ed invece di opporreai milioni di capitalisti gli scarsi centesimi a stento accumulati daglioperaibisogna opporre ai fucili ed ai cannoniche difendono laproprietàquei mezzi migliori che il popolo potrà trovare per vincerela forza con la forza. LA LOTTA POLITICA Per la lotta politica intendiamola lotta contro il governo. Governo è l'insieme di quegl'individui chedetengono il poterecomunque acquistatodi far legge ed imporla aigovernaicioé al pubblico. Conseguenza dello spirito di dominio e dellaviolenza con cui alcuni uomini si sono imposti agli altriesso è nellostesso tempo creatore e creatura del privilegio e suo difensore naturale.Erroneamente si dice che il governo compie oggi la funzione di difensoredel capitalismoma che abolito il capitalismo esso diventerebberappresentante e gerente degli interessi generali. Prima di tutto ilcapitalismo non si potrà distruggere se non quando i lavoratoricacciatoil governoprendano possesso della ricchezza sociale ed organizzino laproduzione ed il consumo nell'interesse di tuttida loro stessisenzaaspettare l'opera di un governo il qualeanche a volerlonon sarebbecapace di farlo. Ma v'è di più: se il capitalismo fosse distrutto e silasciasse sussistere un governoquestomediante la concessione di ognisorta di privilegilo creerebbe di nuovo poichénon potendo contentartuttiavrebbe bisogno di una classe economicamente potente che lo appoggiin cambio della protezione legale e materiale che ne riceve. Perconseguenzanon si può abolire il privilegio e stabilire solidamente edefinitivamente la libertà e la uguaglianza sociale se non abolendo ilgovernonon questo o quel governoma l'istituzione stessa del governo.Però in questocome in tutti i fatti d'interesse generalepiù che inqualunque altrooccorre il consenso della generalitàe perciò dobbiamosforzarci di persuadere la gente che il governo è inutile e dannosoeche si può vivere meglio senza governo. Macome abbiamo già ripetutola sola propaganda è impotente a convincere tutti e se noi volessimolimitarci solo a predicare contro il governoaspettandoaltrimentiinertiil giorno in cui il pubblico sarà convinto della possibilità edutilità di abolire completamente ogni specie di governoquel giorno nonverrebbe mai. Sempre predicando contro ogni specie di governosemprereclamando la libertà integralenoi dobbiamo favorire tutte le lotte perle libertà parzialiconvinti che nella lotta s'impara a lottaree cheincominciando a gustare un po' di libertà si finisce col volerla tutta.Noi dobbiamo sempre essere col popoloe quando non riusciamo a farglipretender moltocercare che almeno cominci a pretender qualche cosaedobbiamo sforzarci perché apprendapoco o molto che vogliaa volerloconquistare da sée tenga in odio ed in disprezzo chiunque sta o vuoleandare al governo. Poiché il governo tiene oggi il potere di regolaremediante le leggila vita sociale ed allargare o restringere la libertàdei cittadininoi non potendo ancora strappargli questo poteredobbiamocercare di diminuirglielo e di obbligarlo a farne l'uso meno dannosopossibile. Ma questo lo dobbiamo fare stando sempre fuori e contro ilgovernopremendo su di lui mediante l'agitazione della piazzaminacciando di prendere per forza quello che si reclama. Mai dobbiamoaccettare una qualsiasi funzione legislativasia essa generale o localepoiché facendo così diminuiremmo l'efficacia della nostra azione etradiremmo l'avvenire della nostra causa. La lotta contro il governo sirisolvein ultima analisiin lotta fisicamateriale. il governo falegge. Esso dunque deve avere una forza materiale (esercito e polizia) perimporre la leggepoiché altrimenti non vi ubbidirebbe che chi vuole edessa non sarebbe più leggema una semplice proposta che ciascuno èlibero di accettare e di respingere. Ed i governi questa forza l'hannoese ne servono per potere con leggi fortificare il loro dominio e faregl'interessi delle classi privilegiateopprimendo e sfruttando ilavoratori. limite all'oppressione del governo è la forza che il popolosi mostra capace di opporgli. Vi può essere conflitto aperto o latentema conflitto v'è semprepoiché il governo non si arresta innanzi almalcontento ed alla resistenza popolare se non quando sente il pericolodell'insurrezione. Quando il popolo sottostà docilmente alla leggeo laprotesta è debole e platonicail governo fa i comodi suoi senza curarsidei bisogni popolariquando la protesta diventa vivainsistenteminacciosail governosecondo che è più o meno illuminatocede oreprime. Ma sempre si arriva all'insurrezioneperché se il governo noncedeil popolo finisce col ribellarsie se il governo cedeil popoloacquista fiducia in sé e pretende sempre di piùfino a chel'incompatibilità tra libertà e l'autorità diventa evidente e scoppiail conflitto violento. E' necessario dunque prepararsi moralmente ematerialmente perché lo scoppio della lotta violenta la vittoria resti alpopolo. L'insurrezione vittoriosa è il fatto più efficace perl'emancipazione popolarepoiché il popoloscosso dal giogodiventalibero di darsi quelle istituzioni che egli crede migliorie la distanzache passa tra la leggesempre in ritardoed il grado di civiltà a cuiè arrivata la massa della popolazioneè varcata d'un salto.L'insurrezione determina la rivoluzionecioè il rapido attuarsi delleforze latenti accumulate durante la precedente evoluzione. Tutto sta inciò che il popolo è capace di volere. Nelle insurrezioni passate ilpopoloinconscio delle ragioni vere dei suoi maliha voluto sempre moltopocoe molto poco ha conseguito. Che cosa vorrà nella prossimainsurrezione? Ciò che dipende in parte dalla nostra propaganda edall'energia che noi sapremo spiegare. Noi dovremo spingere il popolo adespropriare i proprietari e mettere in comune la robaed organizzare lavita sociale da sé stessomediante associazioni liberamente costituitesenza aspettare gli ordini di nessuno e rifiutando di nominare oriconoscere qualsiasi governoqualsiasi corpo costituitoche sotto unnome qualunque (costituentedittaturaecc...) si attribuiscasia pure atitolo provvisorioil diritto di far legge ed imporre agli altri collaforza la propria volontà. E se la massa del popolo non risponderàall'appello nostronoi dovremo - in nome del diritto che abbiamo di esserliberi anche se gli altri vogliono restare schiavi e per l'efficaciadell'esempio - attuare da noi quanto più potremo delle nostre ideee nonriconoscere il nuovo governoe mantener viva la resistenzae far sì chele località dove le nostre idee saranno simpaticamente accolte sicostituiscano in comunanze anarchicherespingano ogni ingerenzagovernativastabiliscano libere relazioni con le altre località epretendano di vivere a modo loro. Noi dovremosoprattuttoopporci contutti i mezzi alla ricostituzione della polizia e dell'esercitoeprofittare dell'occasione propizia per eccitare i lavoratori dellelocalità non anarchiche e profittare della mancanza di forza repressivaper imporre quelle maggiori pretese che a noi riesca d'indurli ad avere. Ecomunque vadano le cosecontinuare sempre a lottaresenza un'istante diinterruzionecontro i proprietari e contro i governantiavendo sempre invista l'emancipazione completaeconomicapolitica e moraledi tuttaquanta l'umanità. CONCLUSIONE Noi vogliamo dunque abolire radicalmente ladominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo; noi volgiamo che gliuominiaffratellati da una solidarietà cosciente e volutacooperinotutti volontariamente al benessere di tutti; noi volgiamo che la societàsia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi perraggiungere il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi volgiamoper tutti panelibertàamorescienza. E per raggiungere questo scoposupremo noi crediamo necessario che i mezzi di produzione siano adisposizione di tuttie che nessun uomoo gruppo di uomini possaobbligare gli altri a sottostare alla sua volontà né esercitare la suainfluenza altrimenti che con la forza della ragione e dell'esempio.Dunque: espropriazione dei detentori del suolo e del capitale a vantaggiodi tutti ed abolizione del governo. Ed aspettando che questo si possafare: propaganda dell'idealeorganizzazione delle forze popolarilottacontinuapacifica o violenta secondo le circostanzecontro il governo econtro i proprietariper conquistare quanto più si può di libertà e dibenessere per tutti.