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Il Sacco di Roma

di

Luigi Gucciardini

 

Allo Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore

il Signor Cosimo de' Mediciduca ii della RepubblicaFiorentina

Luigi Guicciardini salute.

Solevano molti degli antichi istoriciIllustrissimo Ducaquandoqualche azione dei tempi loro volevano mandare alla memoria delle lettereingegnarsiper satisfare al gusto de' lettorieleggere quella era insinoallora successa o più dilettevole o più gloriosa; e per lasciaremaggiore fama di loro medesimisforzarsi ornarla con quella eleganza checoncedeva loro e la natura e l'arte. Imperò chepoi che si partì dalleumane menti la volontaria povertà con la naturale giustiziaduaprincipali e vere virtù che al tempo dell'antichissimo [4] Janomantenevono gli uomini nell'aureo secolo e lieti e securi; e che in luogodi questa e di quellaper la superbia e ferocia di Nino re degli Assiriiprimo sturbatore della quiete umana (se alle greche istorie fede prestaredobbiamo)entrò ne' petti de' mortali l'ambizione e la cupidità deldominare. Dalle quali dipoi essendo nato l'odiola guerrala crudeltà el'avariziaaccompagnata con ogni altro maligno e vilissimo appetitoapoco a poco si causorono tanti pessimi modi di vivere negli uominichespesso fecero sentire e provare a' miseri mortali la superbia di Briareola crudeltà di Falaril'avarizia di Midae la lussuria di Sardanapalo:onde per questi mostruosi defetti de' prencipi e de' popolila vitadell'uomo si condusse finalmente a termineche non era altro (come alpresente) che sudoriangustie ed infinite miserie. Per le quali cagioninon pareva allora maravigliagustando e assaggiando ogni giorno il genereumano più amaritudine assai che dol- [5] cezzache i lettoridesiderassinoper rallegrare e alleggerire alquanto l'animo loro da'sopportati tormentileggere più volentieri le cose da porgere dilettoche quelle che fossino per aggiugnere dolore sopra dolore. E se mai questonaturale appetito è stato per l'addietro nell'animo di ciascunoalpresente è necessarionon meno che nelli preteriti secolisi troviessendodalla passata di Carlo VIIIe re di Franciainsino allaprossima ruina di Romastata continua e crudelissima guerrae più volteinaudita famecon eccessiva pestilenzia in questa infelice Italiaesuccessoper tanti vari flagellimorte violente d'innumerabilemultitudine di popolisubite mutazioniinsaziabili saccheggiamenti conirreparabili ruine delle prime cittàe di tutti i prencipii qualiavanti la mossa del Gallo rein potente e felice stato si trovavono.Talmente che per tanti travagli non solo Italia si vede al presente essereridotta in pessimo terminema ancora quasi tutto quello [6] che restadell'Europanon poco partecipa della nostra ruina: la quale similmente(per esser la natura del male andare semprecome il fuoconella dispostamateriacrescendo ed ampliandoquando non è con prestezza annullato espento) sarà in breve ridotta all'ultimo suo esterminiose già tosto(come ne' passati secoli in tanti universali frangenti è successo) nonsorgerà qualche nuovo legislatoreo nuovo monarcaper la potenza egiustizia del quale non solo si raffrenino e si rimettano nel centro dellaterra tante sfrenate e diaboliche furiequante si veggono in questiultimi anni quasi in ogni provincia crudelmente scorrere; ma ancoraperla bontà e virtù suafacilmente ritorni il vivere de' mortali in talesserequale dalla semplicissima natura gli fu ne' primi secoli ordinato.E benchèfra tante nostre miserabili calamitàIllustrissimo edEccellentissimo Ducaconsiderassi allora quanto era necessario seguitareil costume di quelli savi scrittorie [7] avere narrato solamente quellecose che fossero per porgere qualche recreazione nell'animo di qualunqueleggere le volessiponendo da parte l'altreche non meno spaventono liaudienti che coloro che le provorono; nondimenopiù volteconosciutonon aver potuto in questa parte imitarlisono stato dipoi sospesose iodovessi sotto il vostro felicissimo nome publicare la più mestala piùspaventevole e la più vergognosa tragedia che la onnipotente Sapienzaabbi ancora sopra questa infortunata Italiae quasi mondana scenadimostro; la qualebenchè in quelli infelicissimi giorni scrivessinonper pigliare allora piacere con la penna discorrendo fra tante e tantemiserabili crudeltàma per aver continuamente avanti agli occhi miei unmanifesto esempio di quanto male sia cagione la superbia e immoderataambizionee quanto temere si debbagravemente errandola divina [8]giustizia. Imperò chequalunque diligentemente considererà da quelloprocede il continuo variare delle repubbliche e delli regnicomprenderàfacilmentecon la misura e con lo esemplo della famosa Romaquali causesiano state quelle che a poco a poco hanno condotto le città e gl'imperiia quell'altezza quale a molti è notoe come da essa declinando sempre ediscostandosisi veggono finalmente essere pervenuti all'ultimo male eruina. Conciosiachècon questi diversi ed oppositi costumidinecessità le umane imprese da questo a quello estremo (con poco riposo emeno salute di ciascuno) continuamente girando e ritornandonon mutanoaltro che luogo e nome. Per la qual cosa coloro che con acuto e pio occhioriguardono questa mirabile circolazione mondanagià vicina a settemilaanni (secondo le sacre istorie)sono costretti confessarela perfezionedell'uomo non poter consistere in questa terrestremiserrima e brevissimavitama solamente [9] nella ultramondanaeterna e felicissima. AncoraIllustrissimo Ducada non minor cagione sono stato insino a questo giornoritenuto: perchèessendo in essa particolarmente narrata l'acerbissima edannosissima morte del vostro illustre e bellicoso genitoredesideravo(come sendo io suo deditissimo) col mio scrivere dilettare il vostrogenerosissimo animoe non gli porgere materia di contristarlo. Purfinalmente [m'indussi] considerato la mortein ogni età comune aciascunonon dovere dipoi de' suoi medesimi a' vivi dolerequandogloriosamente trapassono all'altra vitacome apertamente quella delfamosissimo padre di Vostra Eccellenza a ciascuno apparisce. Imperò chenel maggiore ardore di quella guerrae in quel tempo che la vita suaemeritamenteper le sue valorosissime opereera da' suoi collegatisommamente desideratae dalli avversarii suoi eccessi- [10] vamentetemutae che nel colmo della speranza e del timore che di lui regnavanell'uno e nell'altro esercitolasciando di sè immortale famafu rapitoal cielo. Imperò chevolendo la Divina Maestà che la famosa Roma fossepreda delli Cesareibisognava che di tanto eccellente virtùe non conumanama con diabolica forzalo esercito della lega ne privassiacciòche senza alcuno ostacolo gl'Imperiali (come dipoi chiaramente si vidde)scorrendo per tutta Italiasi accostassino alle romane mura. Ed oltre aquestol'Eccellenza Vostraleggendolacomprenderà quanto Iddiofavorisca le debite e generose imprese dello imperatoree a poco a pocoscuopra a ciascunoaverlo disegnato monarca dell'universoacciò che conla sua rara bontà ed unica prudenza riordini il guasto mondo. Materiacertamente da ricreare e fare lieto il vostro nobilissimo animoe aspronarlo a non essere indegno di tanto glorioso padre nè della servitùquale debitamente tiene [11] con la grandezza della Cesarea Maestàbenchè per molti e molti indizii apertamente appariscaa chi le vostrevirtuose opere in tanta iuvenile età discorrequella dovere nonaltrimenti la paterna fama superareche insin a ora abbi la fortuna diesso trapassata; come un giorno spero con altra penna a ciascunosenzaadulazione scrivendofacilmente dimostrare. E se l'Eccellenza Vostragiudicassequesta miseranda tragediain dua libri ristretta e divisanon essere stata da me narrata con quello ordinenè con quella eleganzaed arte che si conviene a chi vuole molti e molti anni fare durabili lesue composizioni; procede da non aver fatto professione di eloquentenèdi avere seguitato quelli studii nè quelle regolele quali a tantolodevole e dilettevole grado fanno altrui pervenire. Nondimenocon quellesemplici e naturali parole mi ha la natura concessela scrissie conquella nuda verità meritava essere composto tanto esemplare [12]flagello: essendomi massime molto più facile lasciare indrieto moltiparticulari delle miserie e crudeltà suesentendosi allora di quellainfelice città ogni giorno nuovi tormenti e nuovi tormentaticheperfarla parere più efferata e più orribileandare investigando eimmaginando cose aliene alla veritàcome già costumarono gli antichipoeti e oratori nelle loro immaginate tragedie. Per la qual cosaavendolasotto l'ombra del vostro clarissimo nome collocatanon sia all'EccellenzaVostra molesto nè noioso (quando dalle gravissime cure della repubblicasarà meno occupata) con diligenza considerarla ed esaminarlaperchè alei satisfacendomi persuado si potrà difendere facilmente da qualunqueriprendesse la mia prosunzione: massime avendo notato gli errori di questoe di quelloe tanto liberamente manifestato i nomi di ciascuno; nonostante chequalunque istoria scrivesia obbligato con sincero animonarrarla; non tanto per insegnare col vero [13] esempio d'altri vivere acoloro che sono preposti a consigliare le repubbliche e li principati;quanto ancora per incitare e spronare i generosi animi de' posterileggendola ad imitare le nobilissime virtù e gli ottimi costumi di quelliche sopra gli altri debbono essere dagl'istorici meritamente celebratiefuggire le dannose qualità di coloro che hanno pessimamente consigliato eoperato per la propria patria. E quando altrimenti l'Eccellenza Vostra nejudicassila getti nel fuoco: stimando che al vostro pellegrino ingegnonon piacendonon possa nè debba ad altri piacere. Ma a che fine misforzo in crescere più la lunghezza di questa epistola con parole tantocerimoniose e superfluesapendo massimamenteessere molto inimiche dellaverità? Onde seguitarà ora il proemio e la narrazione della nostraverissima tragediaall'Eccellenza Vostra promessa e dedicata.

[14-15]

 
 

LIBRO PRIMO.

 

PROEMIO.

 
 

Essendo seguito in questi prossimi giorninella più nobile e nellapiù ricca città d'Europala più facileabbondante e vituperosa predae quale non mai simile ne' passati secoli è stata vedutafatta dallepiù efferate e meno religiose nazioni che ne' tempi nostri si trovino; mison messo a scriverla particularmentequanto comporterà il mio deboleingegnoacciò che per questo unico e miserabile esempio facilmente siconoscaquanto sia gravissimo e dannosissimo errore non stimare il nimico;persuadersiun popolo non unitonon [16] consueto all'armiprivo diproprio capitanonudrito nell'ozio e nelle lascive deliziepossaresistere alli ostinatiesperti e necessitati eserciti: oppenionefalsissimaed al presente potissima causa d'aver fatto provareall'antichissima e bellissima Roma quello che non mai tanto vilmenteniun'altra città sopportò. Imperò chese la superba ed ambiziosaCartagine fu presa e distrutta da Scipione Minore con maggiore ferocia econ maggiore crudeltànon si conosce che in lei albergassi l'ignoranzanè l'ignavia: e benchè la populosa e fortissima Jerusalem fussi desolataed arsa da Vespasiano e Tito imperadorinondimeno provorno inquattr'annicon mille difficultà e mille pericolila virtù edostinazione de' Judei: e se la effeminata e disunita città diCostantinopoli a' tempi de' nostri padri fu soggiogata da Mahumet re de'Turchie da [17] lui interamente spento il dominio e l'autoritàdell'ultimo Costantino imperadore grecoquale allora l'orientale imperiogovernavanon furno mortinè egli nè tutti i suoiin sì poche orenè da sì poco numero d'inimici; e se cinque anni sono fu debellata e perforza presa la inespugnabile isola di Rodi da Sultan Soliman bisnepote delpredetto Mahumet; non senza lungo temponè senza grandissima strage delsuo esercitoper accordo finalmente ne divenne signore. La medesima Romatante altre volte predata ed arsa da barbare nazioninon mai fu con tantafacilitànè brevità di temponè con sì poche forze presa esaccheggiata. E cosìchi andrà discorrendo le ruine delle altre famosecittàe come siano pervenute nelle mani dei loro avversariiconfesseràin lei ora solo essere concorso tanta viltà e pigrizia aruinarlacon tanto poco pensiero di fare nel debito tempo le pro- [18]visioni necessarie alla difesa suache facilmente ha dimostro a ciascunoquanto l'avaroambizioso ed oziosissimo governo de' moderni prelati siaa' populi pernizioso. Nè è da dubitareche qualunche per questorarissimo esempio non solamente affermil'umana felicità essere sopraogn'altra cosa fragilissimaconsiderando quanto (pochi giorni avanti) inRoma erono eccessive le vane e ridicule pompecon le lascive ed oziosedelizie de' reverendissimi cardinaliprelati e cortigiani della romanacorte; essendo al presenteper tanto vilissimo oziosopra gli altrimortalimiseri e infelici; ma ancora conosca e comprenda apertamenteconquali costumicon qual prudenza sia ciascuno necessitato continuamenteprocedere nelle umane azionivolendo (quanto è però a' mortaliconcesso) conservare e prorogare nel tempo le facoltàla vitaglionoriinsieme con la patria; comecon diligenza leggendolami per- [19]suado abbi a qualunque a parere manifesto.

Benchè io conosca quanto sarebbe convenienteavanti la narrazione diquest'ultima ruina di Romadiscorrere prima tutte le proprie causedell'origine di tanta guerraacciò si potessi meglio considerare evedere come e donde nascono e procedono le violenti azioni degli uomini el'ordine delle loro dependenze; nondimenonon essendomi in questiturbolentissimi giorni di Romaper i quali la nostra patria ancora sitrova al presente in travaglio grandissimopreposto nell'animo di mettermano in cose tanto per lo adrieto successema solamente notaresuccintamente i principali casi seguiti dal principio di questa legainsieme con la sua ruinale porrò da parte; massimamente conoscendocome si potrà apertamente comprenderequanto i disegni delle grandiimprese male si colorischinoquando da' principi e dalle repubbliche [20]non sono prima con diligenza misurati e molto maturamente ponderati. Comesi può affermareessere stati questi della presente legaessendocominciata senza danarisenza proprio capitanonecessario a tanto graveimpresae priva di quella celeritàunione e di quel fine conveniente areprimere la grandezza dello imperadoree liberare l'Italia dagliavarissimi e crudelissimi modi de' suoi ministri; la infedeltà erapacità dei qualiinsieme con la potenza di Cesareper essere in tantotempoe con tanto comune dannonotissime a ciascun italianonon lereplicherò altrimente; maseguitandoscriverò l'ordine ed il successodi questa ultima lega: lo infelice e miserando esito della qualedoverrebbe dare quel terroredebbe avere qualunque procede in tanto graviimprese con poca considerazione della fortunavirtù ed animo del nimicoe con troppa opinione e confidenza delle proprie forzeaccompagnata danon misura- [21] ta volontà di conseguire quanto desidera.

Per la qual cosa porrò da parte quali e quante pratiche tenessino ilpapaInghilterra e i Veneziani col governo di Franciadopo il vituperosoe dannoso conflitto del Cristianissimo resuccesso due anni sono a Paviaper voler impedire la maravigliosa fortuna di Cesare; e lascerò ancoraindrieto quello tennono dipoi col Gallo resubito che fu restituito nellasua libertàper persuadergli e mostrarglinon essere nè sicuro nèonorevole mantenere l'accordo fattomentre era in Ispagna prigioneconl'imperadore; ma essere necessario con le armi in mano sforzare la CesareaMaestà a rendergli (senza la consegnazione della Borgogna) i suoiprimogeniti; e che a volerla tenere nei termini antichi e consueti altedesco imperiobisognava privarla delli stati d'Italia. Nè ancoradiròcon quali ragioni o speranze il Cristianissimo re mostrava a Cesarevolerlo osservare; nè [22] come poi finalmente la Cesarea Maestàconosciuto l'errore suo e l'inganno del Gallo refece subito partire diSpagna con pochissimo numero di fanti monsignor di Borbonaacciò che permare tosto si conducessi in Italiaavuto nondimeno da lei l'investituradel ducato di Milano e ancora il titolo di suo luogotenente. Nèscriveròcon quanta diligenzanè con quali dimostrazioni Cesares'ingegnava persuadere al papaa Inghilterra ed altri potentati sopraogni cosa desiderare la pacenon ostante che con evidente sollecitudine(vedendo non concludere) si sforzassi ragunare e gente e denarieritenessicontro alla voglia de' padronitutti i navilii che sitrovavono ne' porti di Spagnaper poter mandarebisognandocon essitosto gagliardi aiuti a' suoi agenti in Italia. Ancora pretermetteròcome papa Clementeper temere che Francesco Sforza duca di Milanoper lagrande penuria del vitto e per parergli essere da ciascuno abbandonatonon concedesse in [23] breve alli Spagnoli il castellofu costrettocontro alla natura e voglia suadichiararsi manifesto inimico di Cesare.Nè finalmente mosterròcon quanta arte ed ingannoda quelle pocheforze cesaree (quali allora si trovavono in Lombardia) fu avvilito edominato il popolo di Milanoe quanto facilmente e vituperosamenterestorono preda delli Cesarei le ricchezze e le gentildonne erono inquell'infelice città; perchèquando narrassi per ordine questi e moltialtri andamentisuccessi prima che si dessi principio a tanta guerraeper conoscere meglio l'origine d'essacominciassi (come dice l'anticoproverbio) dall'uovomi discosterei troppo dal presupposto mio; perchèsarei necessitato dipoiper maggior dichiarazione di quelli che io orapretermettofarmi ancora più adrietoe per la medesima causa finalmentemolto e molto più discostarmi da questo principioper essere (come aciascuno è noto) le paci e le guerresimulate o vereconnesse talmentein- [24] sieme tra i principi e le repubblicheche l'una dall'altra dinecessità dipende; delle quali chi volessi dare intera notiziasarebbecostretto scrivere l'istoria universale; impresa al tutto (ingenuamenteparlando) sopra le forze e sopra la notizia mia. Laonde solamentenarreròcome avanti si pubblicassi la legasi trovavono perl'imperatore in Lombardia circa a 10000 fanti fra ItalianiSpagnoli eTedeschicon 2000 cavallidistribuiti fra AlessandriaPaviaCremonaLodi e Milanosotto la custodia (dopo la morte di Pescara) del marchesedel Vasto suo nipote e del signor Antonio da Leva; i qualidopo la famosavittoria acquistata a Pavianon solamente avevono facilmente tenuto etenevono il dominio di quel ducatoma ancora (per non esser pagati dalloimperadore) taglieggiavano licenziosamente qualunque città e castelloeli paesani e gli agricoltori erono da loro tanto crudelmente trattatiedin modo spaventatiche pochissimi da pagar de- [25] nari vi si trovavono.Solo la fortezza di Cremonaed il castello di Milano si teneva perFrancesco Sforzadove si rinchiusenon molto dopo la cattura delCristianissimo re; ogni altro luogo era in potestà de' Cesareiparte de'quali con grandissima diligenza teneva continuamente guardato il Castelloper avere nelle mani il ducae perchè non vi fussi portato da vivere.Avendo ancora a loro devozione Genovacon la maggior parte della rivierae dominio suoi Veneziani allorabenchè si avessino le loro principalicittà fortificate e munite moltonondimenomostrando aver posto daparte la loro immoderata ambizioneaffermavono voler fedelmenteconcorrere alla liberazione di Italia; nè mancavono offerire l'esercitoloro con quella porzione della spesa che nella futura lega si concludessiacciò si facessi tosto prova d'impedire e diminuire la potenza cesarea.Il duca di Ferrara in quel tempo (veduto non poter convenire con ClementeVII) teneva [26] appresso di Cesare ambasciatori per capitolare con quellaMaestà. Mantova mostrava non potere con suo onore interamente scoprirsicontro l'imperadoreper essere in feudo secoma come soldato del papa econfaloniere di santa Chiesanon mancherebbe di favorire la lega. ILucchesi (come è stato molti e molti anni loro costume) non si scoprendoin cosa alcunasi mantenevono con denari l'amicizia de' principioltramontani. L'universale di Firenze in questo tempoper trovarsimalissimo contento del governo de' Medicidesiderava più la guerra chela pacestimando per quella potere facilmente nascere occasione daliberarsi dalla Medica servitù. Siena ancoraper vedere il sommopontefice inclinato al rimettere in stato Fabio Petrucciavevapopolarmente e violentemente cacciato molti cittadini della fazione suama ancora si era al tutto dichiarata e scoperta imperiale. In Romaperl'avarizia del cardinale Ermellinoe per vari modi di [27] chiconsigliava Clementee per vedersi la parte ghibellina e colonnese inpericoloessendo tanto dal pontefice perseguitato il cardinal Colonnavierono molti mal disposti verso Sua Santità. Nel regno di Napoliessendofuggito il cardinale Colonnese con la sua fazionemostrava continuamentevolere molestare papa Clementeper la nuova inimicizia aveva contrattaseco: nè erano in quel regno altre forze che le ghibellinele qualifacilmente tenevono la parte guelfa sbattuta ed oppressa. Trovavasi alloratutta Italiae massimamente Lombardiama più che altrove Milano eGenovain grande penuria di ogni sorte vettovagliacausata dallacontinua guerra e dalle triste ricolte passate; vedevasi ancora doveressere in futuro maggioreperchè il nuovo anno non si mostrava abondante.

In questi termini adunque trovandosi li stati d'Italia e le forze de'Cesarei con li popoli del ducato di Milanofurono causa di fareper nonperdere più [28] tempopubblicare la santa lega (che con tanto venerandotitolo fu bandita) contro all'imperadore: il che non si sarebbe fattosein altro grado fussino trovate. Imperò che la speranza che dava la malacontentezzae le dimostrazioni de' popoli lombardie sopra ogni altracosa la necessità del vivere s'intendeva essere nel castelloconl'opinione di poter facilmente privare li Cesarei della nuova ricoltafece che solo con le forze della Chiesa e de' Veneziani si scoperse allorala guerraaspettando nondimeno d'ora in ora 10000 Svizzeriper esserestato mandato dal papa (benchè sotto nome del duca di Milano) il vescovodi Lodi con danari a farli con celerità scendere; e ancora sperando cheil Cristianissimo mandassi subito gli aiuti promessi. Le convenzioni dellaquale essendo pubblicate di maggio nel XXVIfurono molte; ma le potissimeobbligarsi il papare di Franciare d'InghilterraVeneziani[]* duca diMilanocon altri aderentidi concorrere ciascuno [29] per certa rata atutta la spesa della guerra; la quale tanto avessi a perseverarequantosi tardassi a condurre l'imperadore a un accordo universale; e che laLombardiaacquistandolarestassi a Francesco Sforzae li due redovessino muovere in breve la guerra in Fiandra; e che per mare con grossae comune armata si assediassi Genovae si assaltassi dipoi il Regno; eche il Cristianissimo mandassi tosto uno dei suoi primi capitani congrosso esercito in Italiasotto la custodia del quale si mantenessi unitele forze della lega.

Mamentre si univono insieme le genti pagate dalla Chiesache avevonoa far testa a Piacenza per congiungersi a Chiaricastello di là dal Pocon quelle de' Venezianipassò per Lombardia don Ugo di Moncadamandato(come si giudicava allora)con arte nondimeno e sotto colore di voleraccordo da Cesareal papa; poichè per altra più coperta cagione nonpoteva quella Maestà fare in quel tempo (per animare i suoi) pas- [30]sare altri personaggi in Italia. Il qualefatto il cammino per Franciasi fermò alquanti giorni in Milanodove lasciato grande speranza disoccorsosi dirizzò dipoi per il cammino di Romascontrato vicino aBologna il conte Guido Rangoniil signor Vitello Vitellied altri capidella Chiesa con assai numero di fanti e di cavalli: e intesodovunquepassavaparte delle grandi preparazioni si facevono contro a Cesare.Essendopoichè passò per Firenzearrivato a Sienae confortato quelpopolonon mancò di scrivere più lettere alla Cesarea Maestàper darea quella non solamente notizia de' pericoli che si portavono i suoi inLombardia e per tutta Italiama ancora per persuaderla a fare accordo conla lega; non conoscendo nè vedendo allora altra salute a' suoi agentinè con altro modo poter conservare in Italia li stati conquistati. Per lequali lettere (che furono dipoi intercette con altre ancora dei primicapitani spagnoli di Milano) aperta- [31] mente si conobbe il gran timoreera in quel tempo nelli Cesareibenchè quelli capitani dell'imperadoreche si trovavono in Lombardiacome conobbono la futura guerranonmancassino di ridurre subito insieme tutte le loro forze che in diversiluoghi erano sparseintorno a Pavia e Milanoe lasciassino ben guardataAlessandria e Cremonaed in Lodi mettessino circa 800 fanti italianiecon ogni celerità possibile facessino condurre più vettovaglie potevonone' sopraddetti luoghinè mostrassino ancora in quale città sivolessino rinchiuderequando l'esercito inimico si trovassi superiore incampagna. Nondimeno nel segreto lorooltre alle lettere intercettepermolti altri segni eziandio si comprese allorache molto desideravonol'accordo. Ma conosciuto non avere commessione da Cesare di tentarlononmancorono (come è delli Spagnoli usanza)nel timore di mostrare grandeardireed a poco a pococon arte e men dimostrazione poterono[32]ridurre più forze che altrovein Milanocon animo di far testa inquella cittàe ancora affrenare li spessi e vari tumulti causati dallamala contentezza del popolo Milanese; il quale finalmente (per non volerescriverecome ho dettoi successi particulari di quelli tempi)fucostrettonon si sapendo come poteva e doveva allora difendere eliberarsi da tanta crudele servitùcedere dipoi alle insolentissimevoglie de' suoi inimici.

Non molto tempo dopo che li disordini di Milano comincioronoarrivò aPiacenza messer Francesco Guicciardinimandato a quell'impresa dal sommopontefice per suo luogotenente; dove essendo ancora il signor Giovanni de'Medicie altri capitani ecclesiasticicon 600 lance e 8000 fantiaspettava la risposta da Francesco Maria duca d'Urbinoper sapere quandoe dove s'avevono seco a congiungere. La persona del quale trovandosialloggiata a Chiari con tutte le genti de' Venezianiaffermava[33]volervi aspettareavanti se ne partissi3000 Svizzeripoichè non eraancora a Belinzona arrivato il numero promessoperchè il vescovo di Lodimandatocome è dettoa levarne 10000trovato in loro la solitaavarizia ed insolenzianon ne aveva di tutta la somma insino allorapotuto più di questi muovere.

In questo tempoil signor Malatesta Baglionicondottiere de'Venezianientrò di notte in Lodiper trattato tenuto con messerLodovico Vistarini gentiluomo di quella città; dove avendonell'entratamorti circa a 60 delli deputati alla guardia d'una portafinalmente delresto divenne signore; onde gli fu facile svegliare tutti gli altri fantiitaliani. Solamente ritenne seco i capi prigioni; e benchè non restassinelle mani de' Cesarei se non la fortezza solanondimeno parte di quellidi Milanointeso il trattatosi trasferì subito col marchese del Vastoalle muraper vedere se poteva ricuperarlo: [34] nè essendoli fatto nelprincipio molta resistenzagià erono parte de' suoi cavalli entratidrentoe avevono cominciato a ributtare i fanti venetie licostringevono a ritirarsi verso la principale piazza. Nondimenoparesseal marchese ed agli altri suoi capitani che il ricuperarlo riuscissi piùdifficile e più lungo non si erono persuasi; e dubitando di non rimanererinchiusise Francesco Maria si accostassi (come allora pareva dacredere) con velocità a quelle murase ne ritornorono salvi versoMilano: dopo la ritirata de' quali la fortezza a patti si dette. Casocertamenteche suole spesso intervenire nell'arte militaree in moltealtre umane azioni; perchè non sempre il nemico opera quello doverebbenè quanto vuole la ragioneo per timore o per non vedere tanto avanti.Ma chi governa le cose che molto importanodebbe seguitare la parte piùsicura con quella prudenza si convienee non sempre stimare l'avversariosuo procedere [35] con difetto nell'imprese e azioni suese non scuopreprima con qualche esperienza la propria natura di quello. Però in questaparte li Cesarei non feciono quello errore che molti allora si persuasonogiudicando dagli effetti e non dalle cause; benchè si comprendessi dipoiche se avessono seguitato lo assalto cominciatocon quella facilitàavevono perduto Lodicon quella medesima lo arebbono riacquistato.Imperò che il duca d'Urbino soprastette due giorni dipoi ad andarvi; nèvi sarebbe ancora comparsose non fosse stato più volte spronato dalproveditore veneziano. La causa della sua tarditàbenchè alloramanifestamente non apparissiper l'avvenire nondimeno nell'altre sueazioni meglio si scoprirà.

Questo acquisto di Lodi fu di tanto momentoche fece passare con piùcelerità il Po al luogotenente con tutti i capitani della Chiesae senzaaltrimenti aspettare la risposta di Francesco Mariatrasferirsi con tuttele sue [36] forze vicino a tre miglia a Sua Eccellenza: con la qualeabboccatosiessendo capitano generale de' Venezianiposto solo sopra lespalle sue (insino che non arrivava il capitano promesso dalCristianissimo re) il pondo di tanta impresa. Dovedopo molti discorsiconsultorono che non si dovessi consumare più tempo a presentarsi allemura di Milanostimando che voluntariamente gl'inimici l'abbandonerebbononon vi essendo drentofra Spagnuoli e Tedeschi più che 7000 fanti e 400cavallio se pure vi stessino ostinatiche difficilmente potessinodifendere tanto circuito di fossi e di mura: volendo difendersi dagliassalti di fuorae poter tenere in freno il popolo milanese; il quale sistimavache quando si dessi la battaglia da più bande (come avevonoconsultato)avessitumultuandoa dare ogni favore a chi [37] sisforzassi liberarlo da tanta servitù.

Queste ragioni mossono facilmente tutto lo esercitoe lo condussonocon buona speranza a Marignanocastello vicino a Milano a dieci migliacon animo di marciare l'altro giorno più avanti. Il numero del qualebenchè fussi 20000 fantie fra loro si trovassino 8000 scoppiettieri earchibusieri1500 lancenè minore quantità di cavalli armati allaborgognonacon assai artiglieria grossa e da campagnae ben provviste dimunizioni e vettovaglienondimeno il duca si fermòcon animo di volereaspettare i 3000 Svizzeriaffermandonon essere sicuro partirsi di quelluogo senza loro; dicendo esser mosso dalla esperienza aveva più volteveduto della ferocia degli Spagnolie massime quando con poco numero dilorocontro a grosso esercito italianoaveva ricuperato il suo ducato:dove allora aveva apertamente conosciutola fanteria italiana esser diniun valore contro all'ispana. Della [38] qual cosa quanto Sua Eccellenzapigliassi fallaciaè facile giudicare per coloro che si ricordono averletto o sentitodall'animosità e prudenza del capitano dipendere nonsolamente la perfezione dell'esercitoma il vincere la giornata;essendosi moltissime volte compresole medesime legioni con li medesimiinimici aver fatto egregie e poltrone prove e interamente corrispondentialle qualità di quelli che le guidavano e comandavano. Oltre a questoseniuna nazione merita essere lodata nel mestiero dell'armio per destrezzaed astuziao per animosità e tolleranzao per l'egregie prove ne'passati secoli fatte da lei; non si troverrà alcuna pareggiarel'italiananon che superarla. E benchè a' tempi nostri si vegga sbattutae sbigottitanon procede tanto dallo avere smarrita la buona educazionemilitarequanto per non si trovare sotto capitano che la istruisca e glifacci scoprire la sua naturale ed antica ferocia. Che di quanto momento[39] sia la virtù ed ignavia del capitano in uno esercitofacilmentel'hanno dimostrato con molte ragioni tutti quelli che dell'arte militarehanno scritto: e massimamente con questa similitudine fondata in su lalunga esperienzadicendoche miglior prova sempre farà quello esercitoche somiglierà la proprietà de' cervidisciplinato nondimeno e correttoda chi somigli il leoneche coloro i quali saranno feroci come leonieper quida si troveranno chi arà qualità conforme alla natura del cervio.Ma Francesco Maria essendoo per troppa prudenza o per naturainimicode' pericoli e delle difficultàper non volere camminare avantidava lacolpa a chi non la meritava. Pur finalmentepersuaso e spronato dalleragioni del luogotenente e dalla ferocia del signor Giovanniche sopragli altri il marciare innanzi sollecitavasi trasferì a Castello SanDonatopiù vicino a Milano quattro miglianella qual città moltigiorni innanzi era entrato monsignore di [39] Borbona con circa 300 fantispagnolimalissimo contentoper non avere inteso prima che in Genovainqual termine si trovavono le forze di Cesare in Lombardia. Purecostrettoa fare della necessità virtùsimulato il dispiacere (come debbonosempre fare quelli che agli altri sono preposti)misse animo a tutti isuoifacendo a ciascuno fedeaver lasciato ne' porti in Spagna grossaarmata in ordinee doversi partire subito che il vento fussi perservirlae come per via di Genova era data commissioneche in brevenuovi tedeschi dovessino in loro soccorso venire dall'Alamagna. E perchèera stato da Cesare deputato di prossimo nuovo duca di quella cittàmolto confortò il popolo insieme coi nobilidando loro gran speranzad'essere in futuro da lui benignamente e giustamente governati. Nè ancorapretermesse di ringraziare ciascunoper parte dell'imperadoredella fedemantenuta a quella Maestàaffermando che da lei tosto ne sareb- [41]bono copiosamente remunerati. D'altra partenon lasciava indrieto dimettere ad effetto con ogni celerità ogni cosa alla difesa opportunaeda tenere facilmente in timore tutti quelli che avessino più spirito epiù virtù che li altricavando ancora voce di voler dare danari aifanti italiani che vi andassino.

Mentre che Borbona non perdeva tempo a eseguire le provisioninecessarie a mantenere lo stato dalla Cesarea Maestà in dono ricevutol'esercito della lega partito da San Donatoarrivò a San Martino pressoa Milano a tre miglia e mezzo. La causa del marciare tanto poco spazio pergiornoera perchè il duca d'Urbino (benchè da tutti i capidell'esercito fussi riscaldato doversi trasferire alle mura di Milano)voleva in ogni modoprima che s'accostassi a quelleavere i 3000Svizzeri. Onde dipoi essendovi arrivate di loro cinque bandiereed inbreve aspettandone altre cinqueintervenne che Francesco Mariaper avereritratto da certe sue particu- [42] lari spiechecome s'accostava contutte le sue forze a quelle muragl'inimici usavono direvolere subitoper la parte opposta ritirarsi a Paviae che solamente per questoeffettotenevono ordinate le loro bagaglie e cariaggiacciò sipotessino muovere a loro piacimento. Ondeprestando fede a quellerestòin modo persuaso dalla loro relazionechebenchè avessi sempreaffermato insino alloranon si volere accostare a Milano senza i 3000Svizzeri; subito nondimeno si mossesenza conferire a' capi delloesercito la cagione di tanta sua mutazione. Ed accostatosi con tutte lesue genti alle muradalla banda del borgo di porta Tosanon si fermònell'alloggiamento disegnato nelle consulte fatte più voltenèseguitando l'ordine prima deliberato con tutti i condottieri; matrasportato da quella sua speranzasi presentòcome ho dettoalle muradi Milanosenza provedimentonondimenoo ordine alcuno di darequandobisognassila battaglia o [43] tenere modi da spaventare i nemicicredendo massime subito non sortissi quello effetto cheper l'avvisodelle sue spiesi era con troppa credulità persuaso. Dove essendo statoinvano più orecon tutto l'esercito armato e digiuno: veduto non sicolorire ancora i suoi disegnifece finalmentepassato mezzogiornopiantare alquanto discosto quattro cannoni verso i borghi di porta Tosa eRomanaper mostrare di volervi dare la battaglia. La quale per non essereordinata primacome era necessario in tanta impresafece nello esercitomaggior confusionee crebbe molto l'animo a gl'inimici. I quali quelgiorno non mancorono d'ogni dimostrazione di volere non solo la cittàmaancora i borghi animosamente defenderecome quelli che giudicavono esseresempre a tempo a poter ritirarsi in Paviaquando la necessità pure liconstringessi; sapendosi che qualunque volta gl'inimici entrono per forzanelle città acquistatesono solamente occupati e intenti tutti [44] allapredae non a perseguitare qualunque abbandonandola ne fugge: la qualcosa aveva il duca prima a persuadersied ordinarsi in modoche liSpagnoli non si mettessino con questa speranza di far prima ogni possibileresistenza. Onde trovandosi Sua Eccellenzain su la seraconfusoe conl'esercito stracco e disordinatofu costretta pigliarequell'alloggiamento che la necessità allora gli porgevapromettendo aciascunocon migliore ordinela mattina seguenteall'albadare labattaglia. E benchè si alloggiassi la notte confusamenteallo scoperto ea canto alle muracon grandissimo disagio e travaglio di ciascuno;nondimeno la speranza di avereall'apparire del giornoa tentare disforzar Milanoera causa che l'esercito sopportava pazientemente tantodisordine.

I Cesareiveduto la timida ed inconsiderata prova degl'inimicicondotti che ebbono certi sacri in luoghi più alti della cittànonmancorono di tirare [45] molte botte verso il campoe non invano; efacendo con l'uscir fuora parte di lorodare più volte la notteall'armiper non lasciar riposare l'esercitospaventorono per modo ilducache avanti la mezzanotte deliberò con tutte le sue forze partirsie solamente ritirarsi (come allora Sua Eccellenza a ciascuno affermava) aSan Martino. Onde il proveditore venetoconosciuto la deliberazione suanè lo poter più ritenereandò subito a trovare il luogotenentepermanifestargli la volontà del duca. Il qualequando intese di SuaEccellenza tanta mutazionecon celerità si partì dal suo alloggiamentoinsieme col signor Giovanni ed altri capiper provare se poteva rimuoveredall'animo di quella sì inopinata fuga. E benchè non solamente latrovassi deliberata a muoversi e armatama già avessi fatto inviarel'artiglierie con i suoi cariaggie dato ordine che ciascuno delloesercito dovessi con celerità partire; nondimeno non mancò di usare [46]ogni arte da persuaderla con quelle ragioni e modi che la dovevonoritenere. Conosciuto finalmente non la potere piegarecominciò adolersied a protestare a quellache a ciascuno de' collegati farebbefedesì vituperosa ritirata essere non tanto fuori d'ogni ragionequanto per dover partorire in futuro infiniti disordini. Per le qualiparole non si mutò Francesco Maria d'animoma con più efficacia cheprima fece sollecitare la fanteria e cavalli a tornare adrieto ancora; nèsi fermò insino non fu arrivato a Marignano: dove ancora non si sarebbefermato (essendo già innanzi una lega passate di sua commissione leartiglierie)se di nuovo le doglianze del luogotenente e il dispiaceredegli altri signori e capitaninon gli avessino fatto mutare proposito;perchè il disegno suoper quanto allora si compreseera di tornare aLodiper tanto poco confidare (come usava spesso dire) nelle fanterieitaliane: parole e modi certamente poco [47] consideratitogliendo perquellemassimea' suoi l'animoed accrescendolo agli inimici;imperocchè fu allora comune opinione che se Sua Eccellenza soprastavaqualche giorno intorno alle mura di Milanoed in quello alloggiamentodisegnato più volte nelle passate consulteche gli Spagnoli per ilcontinuo timore arebbono avuto del popolodel castello e degl'inimici difuorae per l'eccessiva necessità del viveresi sarebbono in breve perloro medesimi transferiti a Pavia. Per la qual cosa quelli che primadubitavono o dell'animo o della prudenza del ducasi poterono per quellaritirata sola chiarire interamenteperchèo non vi doveva per sìleggiera cagione andarenon confidandocome spesso affermavanelleforze sue: opoichè vi si trovavaera tenuto a soprastarvi qualchegiorno: massime potendo (come molti indubitatamente affermorono)fermarvisi sicuramente. Ma Sua Eccellenzaper qual causa dunque sivolessedisordinatamente la [48] notte si condussefuggendoa Marignano;e se non fussi restato a canto alle mura (benchè contro al parere delduca) per retroguardia il signor Giovanni solo con la sua Banda Neraarebbe l'esercito della lega con suo gravissimo danno provato l'ardiredegl'inimici; de' quali non poco numerointeso il tumulto e la levata delcampouscì fuora: nondimeno facilmente fu ritenuto e ributtato dallaferocia sua. Nè prima si volle discostare da Milanoche nel giornochiaro: donde con grand'ordine e generoso ardire seguitò le pedate dellospaventato esercitovolendo manifestamente mostrare a ciascuno latimidità del duca; il qualenon dopo molti giorni che fu ritornato aMarignano (per esservi in più volte arrivati in favore della lega 5000Svizzeri)stimando riguadagnarsi in qualche parte l'onore perdutomassimamente non avendo più scusa alcunae potendo con queste cresciuteforze stare sicuramente dove volevae soccorrere ancora il ca- [49]stelloche allora si trovava in estrema necessità del vittofaceva ognigiorno nuove consulte per risolvere il modo che era da tenere a dare aiutoalli assediati e liberare Milano di tanta servitù.

Ma mentre che in questi continui e inutili discorsi l'esercitosoprastavae consumava senza frutto alcuno il tempocomparsono aMarignano circa 400 bocche disutilima la maggior parte donnemandateper non potere più viverefuori del castello da Francesco Sforza duca diMilano; le qualifatto piena fede a Francesco Maria ed agli altri signoricapitaniin quanta penuria avevono lasciato assediato il duca loroemostrato come facilmente se gli poteva dar soccorsoper non essercircondato se non da una trincierapassata da loro senza impedimentoalcunobenchè di notte e in tempo piovoso; e protestato finalmente daparte del ducase desideravono preservarli quel castelloera necessarionon tardare quattro giorni a [50] mettervi vettovagliase non che sarebbeforzato pigliare quelli partiti ai quali la necessità stringeva; ondecol consiglio e con la voglia di tutti i condottierisi trasferìun'altra volta presso a due miglia alle mura di Milanoa un luogochiamato Cassaretto. Dove soprastato più che non dovevae mettendotroppo tempo in mezzo in voler prima riconoscere il paese e far nuoveconsulte; e benchè avessi deliberatofra due giorni non solamenteprovare di porgere vettovaglia nel castelloma ancoraper divertiregl'impedimenti gli potessino essere allora fattiassaltare i borghi diMilano; nondimenonon l'avendo subito (come doveva) fatto intendere aFrancesco Sforzail quale finalmente veduto più e più volte avereaspettato il soccorso invanonè trovando drento più cosa alcuna daviverenè sapendo il disegno dell'esercito della leganè dove sitrovassifu costretto consegnarlo a monsignor di Borbonasalvo l'avere ele personecon altre [51] condizioni ancora non di molto momento (benchèdipoi non gli furono osservate)e subito con quelli che l'avevonofedelmente e sempre accompagnato in tanto assediotrasferirsi aCassaretto. Perdita senza dubbio importantissimae non per altra cagionesuccessase non per la tardità del duca; benchèsecondo la oppenionedi moltiper troppa timidità; considerato massime le parole da lui insull'avviso pubblicamente usate. Imperò chequando alli orecchi di SuaEccellenza pervenneil castello essere stato accordatoe come fra pocheore doveva venire nelle mani delli Spagnoliquella disse in presenza delluogotenente e di molti condottieriche seco ancora consultavono il modoe il tempo di soccorrerlo: questa perdita del castello importa assai alduca di Milanoma all'impresa nostra fa più benefizio che dannovedutocome eravano forzati far prova di mettervi vettovagliala quale senzamanifesto e grandissimo pericolo non si poteva con- [52] durvionde senzadubbio sarebbe stato la rovina nostra. Parole certamente demostrative conquale speranza si potessi in futuro stare della vittoria. Nè gli bastòin sì poche parole aver al tutto scoperto l'animo suoche anche gliparve onestoil giorno medesimo poter domandare esser fatto capitanogenerale di tutta la lega; nè altrimenti mostrò con la domanda suameritar quel gradoche se per sua virtù avessi acquistato non che ilcastelloma tutta la Lombardia: affermando che se non era compiaciutonon voleva procedere più avanti. La qual domanda quanto al papa ed aiVenezianiper l'avviso del luogotenente e del proveditore venetoparessiconvenienteè facile giudicare a ciascuno; essendo certiper suodifetto solo essere pervenuta nelle mani degli inimici tanto importantefortezza; e sapendo che non mai gli era bastato l'animo tentar non che disforzar Milanoma di soccorrerla. Nondimenoper non lo esasperareessendo per molte [53] cagioni impossibile subito allora trovare chiavessi a succedere nel luogo suogli feciono rispondere dal luogotenenteche per stare la lega in speranza che Ferrara s'accordassio che diFrancia venissi tosto qualche grande personaggio con le forze delCristianissimoa' quali bisognando dare qualche gradonon se ne potevapigliare partito prima: ma quando nè l'uno nè l'altro effetto seguissinon si mancherebbe di contentarlo.

Queste egregie prove di Francesco Maria apertamente possono e debbonodimostrare a ciascunoquanto importi nelle grandi imprese avere un simileguidatore di esercitie come sopra ogni cosa sia necessarioavanti sicomincinoeleggere uno capitano eccellente; nè lo potendo avereper ledifficultà che molte volte nasconoessere più savio partito non simettere in tanto manifesto pericoloma con altri modi (se è possibile)che con la guerrasforzarsi prolungare o la voglia o la ruina suaaspettando [54] migliore occasione; o veramentenon potendo trovarlopersuadersi poter ricevere minor male dalli suoi inimicinon si opponendocon la forzacheper confidarsi in su vane speranzeprovocarli senzafrutto verso di sè con maggior odio; nè trovando modo da placarliaspettar quelli mali con più speranza di minor penache porta seco tantadolorosa fortunaquanta si vede essere quella di coloro che non trovonorimedio alla propria salute.

Nel medesimo giorno che pervenne nelle mani di Borbona il castello diMilanosuccesse la vilissima prova di quelle gentiche per ordine ecommissione del papae di chi lo consigliava a Roma (benchè fosse controal parere delle consulte di Firenze)si trovavono con le nostreartiglierie a canto alle mura di Sienaper tentare di rimetter drento ifuorusciti; perchè furono da pochissimo numero di Sanesi fugate e rottemercè degli egregi capi della Chiesache vi furono presenti; i quali[55] per non stimare il nimicoe per fidarsi interamente della fede de'fuoruscitie per lasciare ciascuno a suo piacere scorrere e predare ognigiorno quel contadoe condurre le prede intorno alle mura a venderecomequelli che avevono interamente posto da parte (se li sapevono però) gliordini e le regole militarinon fu maraviglia vituperassino loro medesimie quelli che ve gli aveano mandati.

Dopo la perdita del castelloavendo il duca d'Urbino fortificato moltol'alloggiamento di Cassarettoe circundato con gagliardi argini e riparinon vi fece altro che starvi invano cinquanta giorni. E se in tanto tempoil popolo milanese non si mossenè dimostrò volere uscire di tantaservitùnon debbe esserne imputato nè vilipesovedendo dalle forzedella lega non essere altrimenti aiutato. Imperò che avendo avuto gliSpagnoli assai tempo a batterlosi trovava spaventato in modoche nonardiva uscire dalle proprie casenon [56] che correre con l'armi in manoper le strade per liberarsi. Nè questa moltitudine milanese solacomenon è per il passatocosì non sarà per l'avvenire ancora unico esemplodi mostrare a ciascunoquanto un popolo disarmatosenza esperienzaesenza capitanopossa o facci resistenza a quegli che si truova in casasuacon tutte quelle parti che sono necessarie avere a chi vuole perforza ad altri comandare. Solo la Banda Nera (nominata dal colore delleinsegne sue)per la virtù e animo del signor Giovanniessendo da luiguidata e disciplinatamostrò continuamente vedere volentieri il nimicoin visoperchè spesso scorreva animosamente insino alle murascaramucciando con li Cesareie sempre (benchè più volte si urtassi congli Spagnoli e Tedeschidi pari o minor numero) restò superiore permodoche solo ella dava terrore a quelli di drento: de' quali non poconumero (come molti affermono) uscirono fuori con li archibusidelibe-[57] rati o di morire o di ammazzare il signor Giovanni. Il quale inquelli assalti non solo fece singulari prove di eccellente capitanomaancora di ferocissimo e gagliardissimo soldato: qualità che rarissimevolte insieme in un solo concorronoperchèdove suole essere maggiorprudenzasi scuopre ancora maggiore il timoreper la quantità deipericoli che lei antivede; e con l'animosità (parendo in molti causataquasi sempre dal poco conoscimento) si vede spesso congiunta la temerità.Nè per queste sue egregie pruove giovò al singor Giovanni mostrareallora più volte nelle consulte il modo di sforzare e pigliare Milanonè di offerirsi (per fare la strada innanzi agli altri) voler essere ilprimo con la sua Banda Nera a darvi battagliae entrare nella cittàassediata; tanto era ostinato e deliberato Francesco Maria a noncombatterenè a tentare pericolo alcuno: usando spesso direessere piùprudente modo [58] vincere con la spada nella guainae ancora mostrandoquanto li Cesareiper la difficoltà del viverefossino forzati in pochigiorni abbandonarlo: sentenzase dagli antichi qualche volta celebratanon savia nè sicura in quel caso; conoscendo allora manifestamentenellungo assedio poter venire soccorso agli assediatie poter mancarefacilmente danari alla legae nascerefra tante diverse volontà enature de' collegatimolti altri accidentiatti ad impedire tantaoccasionequanta allora si dimostrava. Imperò che era più convenientecon tante forze tentare in più luoghi la battagliache stimare laperdita di qualche cento de' suoi soldati; perchè acquistando Milanositerminavase non interamentein gran parte la guerra; e non laguadagnandonon rimaneva la lega in peggior termineche lei restassisenza farne esperienza. Ma il persuadersiche o la lunghezza del tempoavessi a straccare e infastidire [59] gl'inimicinon essendo pagati daCesareo che le difficultà del vivere li dovessi costringere a uscirneera troppo errore: imperò che alli Spagnoli e Tedeschi non poteva mancareancora cosa alcunaavendo in preda tanto ricca e tanto abbondante cittànella quale abbondavono d'ogni bene e comoditàper esser proviste dalpopolo in qualunque modo poteva; e seper soprastarvi tantolamoltitudine milanese sopportava e pativa del vivere assaiera nondimenocostretta per forza stare pazientee giornalmente provare l'eccessivaavarizialibidine e crudeltà degl'inimici. Oltre a questoFrancescoMariabenchè fussi accampato vicino a due miglia a Milanonon facevaforzanè usava diligenza d'impedire le vettovaglieche continuamente damolte bande vi entravonocome era tenuto farese voleva acquistarlo perassedio.

In questo tempoessendo Genova stata [60] assediata più mesidall'armata del papaFranzesi e Venezianie avendo più volte i Genovesiperduto molte navi e altri legni che vi portavono da vivere; era ridottain termineche se non fussi stata sovvenuta per via di terrabisognavamandassi il foglio bianco a messer Andrea Doriagenerale capitano diquell'armata. Onde nell'esercito della lega si era per questo consultatomandarvi quel numero di fantiche potessi sicuramente dalla banda diterra impedire a' Genovesi il vitto: e Francesco Maria affermavamandarveli ogni volta che i nuovi svizzeriquali giornalmente siaspettavonovi arrivassino.

Mamentre soprastavono con questi disegni e speranza a Cassarettoparve in questo tempo a' Veneziani di tentare l'impresa di Cremonamostrando la facilità dell'acquistarlae quanto ardire e comodità sitorrebbe agl'inimicimassime difficultanto la passata de' nuovi [61]lanzide' quali non poco allora si cominciava a dubitare; e come daquella banda le terre della Chiesa e le loro resterebbono più sicure.Questa impresa fu molto confortata da Francesco Marianon tanto persatisfare alle voglie di chi lo pagavaquanto forse per poter liberarsicon questo nuovo disegno da ogni altra fazionecome quello che con troppirispetti ne' pericoli si metteva. Onde giudicando l'acquisto di quellacittà facileper trovarsi la fortezza alla devozione della legae pernon vi essere drento più che 2000 fanti e 200 cavalli fra spagnoli etedeschiinimici del popolovi mandò il signor Malatesta Baglioni concirca 5000 fanti e 600 cavalli. Il quale non avendo in molti giorni fattoaltro effettoche con più batterie mostrare a gl'inimici i luoghi dellacittà più debolie dato loro tempo (benchè li avesse tentati colleartiglierie) a fortificarlinè parendogli potere dipoi dare sicuramentel'assalto [62] alle murascrisse al ducanon trovarsi tante forzeconle quali potessi conseguire la vittoria. Onde non facendo frutto ancora (benchèmolti altri fanti avesse dipoi avuti di nuovo dal duca); finalmentepernon perdere Sua Eccellenza più tempofu costretta con assai numero difanti andarvi in persona. La qualeper aver fatto in più luoghi trinceee cavalierie dato ordine da più bande combattere le muraquelliTedeschi e Spagnoli che insino allora si erano valorosamente difesifurono costretti a rendersi con condizione di salvare l'avere e lepersonee con obbligo di trasferirsi i Tedeschi per la più corta stradanella Magnae li Spagnoli per il cammino di Romagna nel Regno. Il qualeaccordo fu ragionevolmente da molti molto ripreso: imperò che trovandosigl'inimici poco numero e con poca munizionecol popolo inimico e lafortezza cavaliere a molte loro difesenon era possibile in un medesimotempo fa- [63] cessino a tanti assalti resistenza: che quando la legaavessi riguadagnato l'onore perdutoquando una tanta città si fussiacquistata da lei per forzaecome richiedeva l'ordine militaretagliato a pezzi sì ostinati e sì crudelissimi inimici del nomeitalianoè facilissimo a ciascuno giudicarlo. Ma non parendominecessario continuamente (come Momo) biasimare e riprendere quelli errorii quali da qualunque mediocre ingegno possono essere facilmenteconosciutimi voglio persuadere che la dolorosa sorte d'Italia facessi aquel duca pigliare sempre i più dannosi partiti; perchè quelli Spagnolidi Cremonacondotti che furono a Carpie dando intenzione di volersiavviare verso il Regnose ne insignorirono in pochi giorni: donde poifeciono molto danno al paese della lega; e i Tedeschiritornati salvi ericchi nella provincia loromessono più animo a quelli che disegnavono esi ordinavono venire in [64] Italiaofferendo la maggior parte d'essivolere con loro ritornare a vendicarsi dell'ingiurie ricevute.

Mentre questo accordo si trattava a Cremonacomparse finalmente inAstignano il marchese di Saluzzomandato dal Cristianissimo re con 500lance e 6000 fanti; e di nuovo a Cassaretto arrivorono 2000 Svizzeriedin breve se n'aspettava altri 2000. Per li quali aiuti essendo le forzedella lega tanto cresciuteil duca d'Urbino mostrava (espedito l'impresadi Cremona) volere con tutto l'esercito subito mettersi in mezzo tra Paviae Milanoper impedire con più facilità agl'inimici le vettovaglieeper potere tentare in più luoghi la battaglianè ancora mancare di farel'impresa di Genova: disegni onorevoli ed utilissimiquali sicuramentepoteva subito colorire. Nondimeno prolungavao per natura o con artel'espedizionedi questi e molti altri partitiche ogni giorno erono [65] da tutti icondottieri nelle consulte unitamente ricordatinon sollecitando (comedoveva) li Cesarei a uscire di Cremona.

Ondementre Sua Eccellenza perdeva inutilmente tanta occasionesuccesse a Roma cosa più dannosa e vituperosa che alcun'altra statainsino allora. Imperò che il papabenchè fussi stato avvertito econsigliato più volte da chi desiderava la sua salutedovere starearmatoe ricordatogli non dovessi fidarsi della poca fede de' Colonnesinè dell'astuzia delli Spagnoli; nondimenoo persuaso in contrario da chipoteva più che gli altri in Sua Santitàe mostratogli con molte paroleche non bisognava tanto temerenè spendere senza bisogno; non facendoprovisione alcunafu sopraggiunto in Roma dal cardinale Colonnese e dadon Ugo di Moncada con 400 cavalli; e benchè subito fuggissi nelCastellocon molti suoi partigianispronato più per ricordi eimportunità d'altri[66] che per timore di sè medesimo; nondimenoessendovi disarmato esecondo si dicevasenza vettovagliae sprovisto(come sono le fortezze della Chiesa) d'ogni cosa necessaria alla difesasuanè si movendo il popolo romano in suo favorefu necessitato cederealle insolenti voglie di tanto poco numero d'inimicicon prometteresospensione d'arme per sei mesie di far ritirare di qua dal Po tutte lesue forze. E perchè gl'inimici uscissino tosto di Romaofferse dareallora per istatici Iacopo Salviatio uno de' suoi figliuoliinsieme conFilippo Strozziacciò che i Colonnesi e gli Spagnoli non potessinodubitarenon volessi mantenere quanto aveva (benchè forzatamente) conloro allora capitolato. I quali avendo spogliato vituperosamentee senzariverenza alcuna della religioneSan Pietroil palazzo del papae lecase di qualche cardinalesi partirono carichi di predama con FilippoStrozzi soloper aver preso sicurtà da Iacopo Salviati di [67]trentamila scudie si condussero subito a certe loro castella vicine aRoma: cosa veramente inauditaed ombra e presagio della maggiore ruinasuaed interamente dimostrativaquanto sempre la Cesarea Maestà operdir meglioCesarea Fortuna conduce gl'inimici di Carlo V in speranza didover tosto e facilmente restare superiori; dipoiper cosa inaspettata enuovali riducepiù che piùun'altra volta in maggiore disordine epericolo. Imperò che que' tanti disegni di sopra narrati dell'esercitodella legaper questo inopinato e strano casoriuscirono tutti vaniavendoper commissione del pontefice (che voleva mantenere la fedepromessa)il luogotenente mandato con celerità il signor Vitello Vitellicon li suoi cavalli e 2000 Svizzeri a Romae ancora egli trasferitosipersonalmentecon le altre forze pagate dalla Chiesa e da' FiorentiniaPiacenza. Per le quali dimostrazioni furono costretti gli animi deglialtri [67] condottieri della lega restare sospesi della futura mente de'loro superiorie massimamentein tanta necessitànon accelerandoFrancesco Maria partirsi da Cremonama essere (come molti affermornoallora) andato a trovar la duchessa sua consorte insino a Mantova:talmente che molti di quelli capitani che erano a Cassaretto con il restodell'esercito della legavedendo la tardità di Francesco Mariamormoravano molto della sua tanta negligenza. Pur finalmenteper esserviarrivato il marchese di Saluzzo e que' 2000 Svizzeri che vi s'aspettavanodeliberorno i Franzesi e i Venezianiconfortati massimamente molto dalsignor Giovanni de' Mediciseguitar l'impresanè mutare per allora (sealtra necessità non li sforzava) alloggiamentosperando che il papadatanto tradimento sforzatonon avesse ad osservare l'accordo fatto diprossimo. Benchè già fossino ravviati verso Roma i 2000 Svizzeri colsignor Vitelloe ritiratosi tutte le [69] forze della Chiesa e nostrecol luogotenente del pontefice a Piacenzadonde egli avea poi mandato ilconte Guido a Parma; nondimeno fecero tornare il duca d'Urbino aCassarettoper aspettare tutti uniti le risoluzioni di Francia e daVinegiadi quanto avessino a seguire. E mentre che l'esercito soprastavasenza deliberazione e senza far cosa alcunae che il pontefice procedevacon scomuniche e censure solamente contro a' Colonnesiper avere quellimancato con tanto tradimento della fede data nell'accordo fattopocoavanti il casocon quella fazione; massimamente avendo i capi di quellacomportato che i satelliti e seguaci loro predassino tanti luoghi sacriespogliassino tante reverende reliquie; s'intese la venuta di 12000luteranimossi e guidati in favore dell'imperatore dal capitan GiorgioFrondesbergdi sangue nobilee pratico nelle passate guerre diLombardiaed amicissimo di Borbonai quali avevano ricevuto uno scudoper [70] uno della borsa propria del capitanoed uno de' capi dellaluterana setta; nè si sapendo che cammino avessino a tenereper condursia Milanoancor che fussino guardati molti passi da' Grigioni in favordella legache per suo ordine già vi erono andati con armestimando cheper quelle strade solamentee non per altra viapotessino facilmentepiù grossi condursi in Italia. Laondeper tanto importantissimoaccidentesi partì di campo il signor Giovanni con la sua Banda Neracon animo di fare con quellipotendogiornata. Il duca d'Urbino ancoralo seguì con parte dell'esercitodrizzandosi verso Cremonaper poterepiù facilmente aiutarebisognandonon tanto la Banda Nera quanto lostato veneziano.

La causa perchè non arrivorono prima in Italia (come la necessità de'Cesarei richiedeva) fu non tanto la difficultà del pagarequantol'assalto del Gran Turco in personae con grandissimo esercitofatto duemesi innanzi in [71] Ungheria; per il quale aveva messo terroreall'arciduca fratello dell'imperatore. Imperò chenon solamente scorseroper l'Ungheria quelli infedelisaccheggiando e ardendo quasi tutta quellaprivinciamassimamente poi che ebbero rotto e dissipato l'esercitounghero a Mogacdove si era fatto loro incontroe annegato in un fossograndissimoch'è vicino al DanubioLudovico loro requando fuggendocon pochi de' suoisi mise a guadarlo; ma ancora si avvicinò a pochemiglia a Viennaricchissima e principal città dello stato suo. Onde laMaestà di don Ferrando fu costretta stimare e pensare più alla difesapropriache alle cose d'Italia. Ma veduto finalmente l'esercito turchescocarico d'inestimabil preda e quantità incredibile di prigioniessersioper li eccessivi freddi che allora cominciornoo per nuova e grandeinfermità venuta nel suo esercitoritirato con celerità versoCostantinopolilasciato nondimeno ben guardato Coroy[72] Strem eBelgradoda lui in quella guerra facilmente acquistatiluoghi di loronatura fortissimie molto comodi a poter di nuovo molestare l'Ungheria:laondedopo la partita dell'esercito turchescol'arciduca attese dipoicon grandissima diligenza e celerità (volendo ristorare il tempo perduto)che i Tedeschi si trasferissinocome è dettosubito in Italia colcapitan Giorgio. De' quali non prima s'intese la mossa che l'arrivo loro aCastiglione delli Strivieri sul Mantovanofacendo al tutto diversocammino da quello che molti assai volte nel campo della lega e altroveavevono giudicato. E così interviene a coloro che si persuadono poterriteneredove sono più i passi strettiil transito a' inimici; nonconsiderando in quant'altri luoghi quelli possino passarequando vegghinoin qualcuno essere fatto loro resistenza: perchè o non molto lontanoodove viene loro più a comodo e sicurocon le fanterie spedite siveggiono andare e salire sopra i repenti e [73] inaccessibili montiescendere per le profonde e non guardate valliE tanto più è impossibilel'impedirliquanto meno si può o debbe distribuireper colui che siopponele proprie forze in tutti i luoghi difficili e stretti: perchèquando ne abbi pochenon bastanoe con le assaiè più sicuro e piùlodevole farsi con tutte insieme incontro all'inimicoper poter venirsecovolendoalla giornata. I paesi difficili a passareservono più aquelli chenon avendo cavalli nè tanto esercito quanto l'avversarioessendo costretto far la zuffafermarvisiper non esser da essicombattendo circondatoo ridurvisi camminandoper più sua sicurtà.Molti esempli o di profondi e larghi fiumio di alpestri e dirupati montie vallipotrei narrareessendone piene l'istorie antiche: per le qualisi mostra apertamentequanto sia vana questa moderna opinionemoltoindurata nelle menti di coloro che sono a' tempi nostri riputati savi;nondimenosolamente [74] metterò un esempio. La passata delle Alpi fattanel XV dall'esercito franceseguidato dal re Cristianissimo che oggivivecopiosissimo di cavalli ed artiglierie grossetraino difficilissimoa condurre per li spaziosi e popolati pianinon che per le strettedisabitate ed impedite Alpile qualibenchè fussero allora con estremadiligenza guardate da Svizzeri (molto atti a difenderleper esser nati inluoghi montuosi)non poterono nientedimanco a tanta moltitudine di pienecarraed altri impedimenti maggiori ovviare il transito de' Franzesi (perluoghi nondimeno inaspettati) in Lombardia. Maper non fare oradigressione troppo violentaserberòcon altro subiettoa più comodotempomolte ragioni ed esempliche si potrebbono addurre per riprovarequesta moderna opinione: perchè al presente basta in qualche parte avereaccennatoquanto sia dannosa e quanto falsa la speranza di coloro chefanno il principal fondamento per la [75] propria difesa il tenere i passia gl'inimici.

Peròritornandodicoche il signor Giovannicome intese dove eranoscesi i lanzisubito si volse con la sua banda nera verso di loro conanimo d'urtarli; sapendo massimamente essere senza artiglieria dacampagnae malissimo armati. Lasciando Francesco Maria molto addietrosimosseed avendogli trovati nel Serraglio di Mantova li perseguitavavirtuosamente e con tanto ardireche continuamente li stringeva aritirarsifuggendo inverso Governocastello dove mette il Mincio in Po.E ancora che li avesse ridotti in termine da poterne sperare in futuro lavittorianondimeno ritornando al suo alloggiamento presso a Borgofortefu in una gambavicino al ginocchioda una moschettata mortalmenteferitoper modo checondotto in Mantovain pochi giorni per quellacrudelissima ferita morì di spasimo: morte tanto dannosissimaper laquale (sia detto con riverenza di tutti altri [76] capitani italiani)rimase questa nostra povera Italia a discrezione degli oltramontani; e lapatria nostra fu allora liberata da un ragionevole timore avuto qualcheanno della sua bravura e ferocità. E ancora che egli fosse superboemolto dedito alle cose venereenondimeno senza comparazione era maggiorela liberalitàla tolleranzal'animositàcon la perizia del mestierdell'armi: talmente chese avesse avuto per padre il re Filippo oAmilcareo fosse nato in Roma in quelli tempi che l'educazione delliuomini militari era perfettasenza dubbio non sarebbe stato nè adAlessandronè ad Annibalenè a Scipionenè a qualunque altro diquelli antichi capitani romani (ancor che ferocissimi ed eccellentissimi)inferiore: poichè in un tempo tanto corrottoed in una milizia tantodisordinata e timidasi aveva per sua propria virtùnell'età d'anniventottoarrogato sopra gli altri tanto nome. La morte del qualesubitoche fu nota alli Spagnoli e Tedeschi[77] che per Italia in diversiluoghi militandoerano sparsimostrarono manifestissimi segni dimaravigliosa letiziacome quelli che per lunga esperienza conosciutolo(per essere stato amico ed inimico loro)lo proponevano eccessivamente adogni altro capitano.

I collegati adunqueper tanta ed inaspettata mortecominciarono moltoa temere; nè minore fece parere tanto spaventol'essere ancora in quelligiorni arrivata a Porto Santo Stefanovicino a Sienaparte dell'armatadi Carlo Vcondotta di Spagna da Carlo di Lannoi vicerè di Napoliancorche poco avanti fusse stata disordinata da Andrea Doriaquando prima diCorsica provò di trasferirsi a Genova; dove poco dimorataper paura delDoriail quale di nuovo si preparava nel porto senese andare adinvestirlasi gittò con celerità a Gaeta. Il numero de' fanticondottidi Spagnanon arrivava a 6000; fra' quali erano circa 2000 Tedeschicheper aver più anni milita- [78] to fra' confini di Spagna e Franciasireputavano il nervo di quell'armata: la quale se avea tanto tardato avenire in Italian'era stato causa il volere l'imperatore prima debellarecerti Mori di Granataessendosi da quella alienatiper non volersiribattezzarenè disporsi a pagare buona somma di denari fuora dellaconsuetudine loro. Come il vicerè arrivò a Gaetafece smontare in terrala sua fanteria; della qualeo per il travaglio del mareo per mutazioned'ariao per qualunque altra più occulta cagioneammalò la maggiorpartee massimamente de' Tedeschi: e benchè non ne morissero moltieratalmente indebolita eper modo di parlarescarmanatache non la potevamuovere.

In questo tempobenchè [non]* si mancasse per il papa e per gli altricollegati d'Italiafar intendere con molta instanza al re Cristianissimoed al re d'Inghilterrain che termine si trovavano allora le forze dellalegae quanto era necessarioper la venuta de' nuovi lanziper la morte[79] del signor Giovannie per l'armata smontata a Gaetaprovederla concelerità di nuovi Svizzerinon potendo gli altri soccorsi essere a tempoe di tanto numeroche potessino resistere a tanto impeto di fortunaquanto era successo in sì brevi giorni; mostrando all'una ed all'altraMaestà con molte ragionichese non mandavano con celerità soccorsoegrandeche poi non si sarebbe a tempoperchè la guerra si ridurrebbetosto nel dominio e nello stato lorodove non arebbono a disputar piùdella grandezza di Cesarema sì bene della salute propria. Questiaccidentiancora che e all'uno e all'altro re paressino importantissimie facessino efficacemente promettere voler mandar subito nuovi egagliardissimi aiutiper i quali facilmente si potessino per la legaassicurare li stati d'Italia; nondimeno non se ne vedde per allora effettoalcuno. Le cause donde procedesse tanto errore e tanta negligenzamoltiassai ne allegorno; [80] ma le potissime furono: ne' Franzesil'inconsiderata loro confidenzacon la difficultà del denaro; negliInglesi l'opinione di condurre l'imperatore a un accordo universaleperchè la Cesarea Maestà con grande arte teneva in speranza il cardinaled'Inghilterramostrando volere la pacema che egli medesimo ne fosseautoreper non venire ad ultima rottura seco: esempio da mostrareapertamente a ciascunoin che grado si trovano quelli stati e quelligoverniche nelle loro grandi necessità hanno ad aspettare i soccorsidagli amici o da i collegati lontanio da coloro che si persuadonopotertrovarsi nel medesimo pericolo.

Poco dopo la ferita del signor Giovanni il capitano Giorgio Frondsbergfatto passare con grandissima letizia e sicurtà il Po alli suoi tedeschili condusse finalmente per le terre di Ferrara e della Chiesalungo ilfiumecon incredibili disagicausati dall'eccessive pioggie e dallagrandissima penuria di vittovagliema [81] senza pericolo alcunodi làda Piacenzae in Castello San Giovanni e San Donnino si fermorono quattromesi: dove non fecero altro dannoche guastare le imagini ecclesiastichee gittare per terra le sante reliquieinsieme con tutti i sacramentibenchè l'eucarestia solo mostrassino venerare quei luterani; ma le altrecose che la moderna Chiesa ha ragionevolmente in riverenzacome reprobatedalla luterana settaspezzorono e vituperosamente calpestorno; leopinionicostumi ed origine della quale scriverò particularmente inaltro tempo ed in luogo più conveniente. Questi nuovi Tedeschibenchèdel continuo vivessino a discrezione del paesee facessino lietadimostrazione a quelli che portavano loro da viveree praticassino ognigiorno di unirsi insieme con li Cesarei di Milanoacciò potessino piùsicuramente passare tutti in Toscanapoichè non acconsentironosu lamorte del signor Giovanniunirsi con li nuovi lanzinon ostante chefussino stati da [82] i loro capitani spagnoli allora molto persuasiemostrato con vive ragioniche non si doveva perdere l'occasione manifestadella vittoria; nondimenotanta diligenzae prima e poifu ed era usatainvanoperchè quei fanti di Milano affermavano volereavantipartisseroessere satisfatti delle molte paghe restavano avere sopra ledue poco avanti ricevute. E certamentesecome richiedeva l'ordinemilitare (il quale principalmente consiste in saper pigliare con celeritàl'occasioniche rarissime volte si appresentono)quei di Milano sifossino uniti co' nuovi luteranidopo la morte del signor Giovanniepassati con celerità di qua dal giogo dell'Appenninoavrebbonofacilmente ogni forza della lega in breve fugata e sottomessatanto eraspaventato ciascuno: ma la tardità e divisione de' vincitoricome moltevolte in altri tempi è intervenutodette spazio alli sbigottiti dipigliar animo e di riordinare le forze. Imperò chedato subito illuogotenente [83] del papa danari a' fanti della Banda Nerache giàcominciava a sfilarsine fece trasferire con celerità parte a Parmadove molto prima era la persona sua arrivatalasciata nondimeno benguardata Piacenzaparte ne mandò verso Roma per il nuovo sospettodell'armata a Gaetaed il resto delle altre forze pagate dalla Chiesa eda' Fiorentinidistribuì fra Bologna e Modena; ed ancor che per iprudenti si giudicasse allora essere molto meglio riunire un'altra voltatutte le genti della lega insiemeed alloggiare vicino a' nimicipertenerli con più difficultà e in più timore. Imperò che senza dubbio inuovi lanzi sarebbono stati costretti ripassare il Poper accostarsi aMilano; dove non avendo tante comodità del viverenè si trovandodanari; per non esser pagatipareva credibile dover nascere disordine fralorose già in quel caso li Cesariani di Milano non si fossero con essicongiurati; che quando l'avessino fattosarebbono stati in [84] ogniluogo signori della campagna. Ma la povertà de' nuovi lanzie l'essertanto numerometteva troppo terrore a quelli di Milano; i quali volendoad ogni modo esser prima delle paghe corse pagatie dubitando molti diloroper essere ricchi ed inferiori di forzesi stimava per moltinonaverebbono acconsentito tanta unione. Nondimeno Francesco Maria non maivolse unire insieme tutte le genti della leganè acconsentire di passarecon esse il Poper non essere costrettecontro l'animo suovenire allagiornata; ma per ritenere le forze de' Franzesi e de' Svizzeri appresso disèmostrava dubitare che lo stato veneto da quella banda non fusseassaltatopromettendo volerlo passareogni volta che gl'inimici sivoltassino o verso Bologna o verso Pontremoli. E perchè ne risultava a'Veneziani salvare le loro gentie assicurare il loro dominiodiscostandola guerra da casa loroe per bramare (come è stato sempre lor costume)[85] d'indebolire e travagliare li stati d'Italia; desiderando chel'esercito nimico si gittasse verso Toscanaacconsentirono volentieri alparere del duca.

In Firenzein tanto universale timoresi cominciò a fareprovedimento di fanti. Per dubitare il cardinale di Cortona allorache ilpopolo non tumultuasse contro allo stato e per il sospetto di fuoraordinò si fortificassino le mura in più luoghi della città: e ancora sifusse avuto più pareri dal conte Pietro Navarro e da molti intendentidifortificare la cittàche per questo effetto furono chiamati; nondimenoil cardinalepersuaso dal conte Pier Nofri da Montedoglio (fidandosimolto di luiper averlo deputato capo della guardia della città)messemanocontro alla voglia di quelli che se n'intendevano più che il contead un'impresa più lungameno sicurae di più spesa assai a guardarlache non richiedeva il bisogno e la salute della città: come in unparticolare discorso del modo di fortificare [86] Firenzee ancora glialtri luoghiapertamente con più comodo dimostrerò. Non voglio peròmancarein questa occasione de' provvedimenti che si facevano a Firenzescrivere che nel principio di questa santa legaquando furono richiestidal papa i Fiorentini a dover nominatamente concorrereed obbligarsi allecondizioni che allora si concluserocome a' più savi (che eranocome fusemprepochissimo numero) parlando di quelli che consigliano al presentelo stato<non> pareva che Firenze non dovesse operare cosa alcunanè occulta nè palesecontro all'imperatoreper non si trovare in gradoda poter reggere a tanta spesanè per esser mai stato costume dellanostra città entrare in tanto gravi imprese; massimamente chevincendosinon si acquistava per lei cosa alcunae perdendosisi vedevala sua manifesta ruina; ma che quando il papa volesse pur valerseneaffermavano essere molto necessario non si scoprire apertamentee sopra-[87] tutto capitolare con Sua Santità la somma de' denariche si aveva asborsare il mesee che per cosa alcuna non era da mettersi non tantoall'albitrio del ponteficequanto alle nessità che corressinogiornalmentecome interverrebbe; dubitando che la guerra non riuscissedifficile e lungaed allegando l'esempio dell'impresa opposita fatta nelXXI da papa Leone X contro a' Francesi: la spesa della quale per esserestata incomportabile e senza discrezione alcunadoveva dare al presentemolto più terrore a ciascunoavendosi a combattere con più fortunato econ più potente inimicoe ancora trovandosi molto più Firenze chealloradi denari estenuata. Ma gli altri che consigliavanoessendomaggior numeroe volendo satisfare alle voglie del ponteficesenzaconsiderare quanto importava sì grave partitonè di quanto male potevae a Sua Santità e alla nostra città esser cagioneconfortaronoapertamente a concorrerecome [88] e quanto veniva bene al pontefice.Ondecome le più volte avvieneil numero maggioretirato seco ilminoresi prese allora per la nostra città la più perniciosaresoluzione. Della qual cosa alcuno non si deve maravigliareperchè perlunga esperienza si è conosciutochedove più cervelli insieme aconsigliare si trovanoquasi sempre le deliberazioni loro si veggonoesser peggiori: le quali non da altro procedonoche o per le diversenature di quellio per troppa affezione ha ciascuno al parer suoo peremulazionenon dico (onestamente parlando) per invidiache nasce osuol'essere tra loro. E benchè molti si persuadinodoversi facilmentefare più retta risoluzionequando tra quelli che consiglianosienocome il più delle volte intervienele nature e i pareri diversistimandochequando più sia impugnato il miglior consigliopiù reggacome l'oro nel fuocoal cimento; onde più manifesti e più scopra labontà e la perfezione sua a quelli [89] che senza passione lo vogliano elo sanno conoscere; nondimenose fra tanti savi non si trova chi perpubblica autorità o credito possa direl'opinione del tale mi va piùper l'animoe questa è quella che si deve mettere ad effetto; ne seguitale più voltecome allora si veddeil peggiore consiglio succedere. Mabisogna che colui che ha ad eleggeresia più prudente degli altrioalmeno abbia in sè medesimo tanta capacità e tanto giudizioche ilmiglior parere sappia discernere: però molto errano coloro che affermanoquesto e quel prencipe non essere per sè medesimo savio nè tanto capaceo per l'età o per naturaquanto bisognerebbeal governo suoma peraver valentuomini intorno che lo consiglianoprocede prudentemente nellesue azioni; perchèquando egli non sapesse eleggere il meglio fra tantediverse opinionisarebbe facilmente da loro confuso ed aggiratose forseper sua buona sorte non prestasse maggior fede [90] continuamente a unsoloche fosse più degli altri savio. E sia certo ciascunoper quantopiù prudente si trova il principepiù deve volere intendere l'opinionedi quelli che sono consueti considerare il procedere delle umane imprese;perchè rarissime volte la natura dona a un solo le principali partinecessarie al perfetto consiglieroavendo a chi concesso il temperatoanimoa chi l'eccedere gli altri nell'ingegno e nella memoriaa certinon discorrere tanto sottilmentema meglio sapersi risolvere. E nelnumero di quattro o sei eletti si compone un corponel quale tutte leconsiderazioni che causano l'ottimo consigliopiù agevolmenteconcorronocon le quali il prencipe prudente non può errare; ma quandoquesto numeroo maggioresi trova insieme senza capo o motore saviosiconfonde per le ragioni narrate: e si vede per esperienzache colui cheha più grazia o più conformità con la natura de' circostantio approvala non [91] ragionevole voglia del prencipe o del popoloo ha piùeloquenza o più audacia che ciascunopersuade facilmente al maggiornumero l'opinione sua. E per queste cagionirarissime volte ne risulta(come allora) la deliberazione migliore. Per la qual cosanon per altrosolevano gli antichi Romaniche prudentissimamente molti e molti secolisi governarononegli eminenti e gravissimi pericoli della lororepubblicacreare il dittatoree solamente nella prudenza e volontà suatotalmente commettere la fortuna loro e della patria. E benchè allora inquella città non mancasse eccellentissimi capitanie molto atto ciascunoa liberarla da ogni grave ed estremo pericolo; nondimeno per esperienzaque' savi patrizi conoscendo quanto importava per la salute universale laceleritàcon la elezione migliore (cheper le cagioni narratenelmaggior numero non succede)si sottomettevano volentieri in quelligravissimi accidenti alla obbe- [92] dienza e al governo d'un solo. Ondein questo tempo trovandosi la nostra patria scoperta contro a Cesarequanto alcuno degli altri collegatied avendo speso non solamenteincomportabilema incredibil somma di danari per satisfare all'indiscretoconsiglio di quelli che continuamente erano alle orecchie di Clemente VIIstava di malissima voglia; e ancora che il cardinale di Cortona seguitassedi fortificare la città (come ho detto) in più luoghisi trovavanondimeno ciascuno in grandissimo timore. Il pontefice in questo tempo nonmancava (come molte volte aveva per il passato fatto) di praticare accordicon li agenti di Cesare; o perchècome comune pastorevoleva mostrare aquella Maestà essere offizio suo mettere pace fra' principi cristianiper poteresendo unitifacilmente resistere ed opporsi alle forze degliinfedelio per aver finalmente conosciutoquanto poteva confidare nelleforze della legae fondarsi su le promesse e modi del [93] duca d'Urbinoe de' Franzesio per mostrare di satisfare in qualche parte alla vogliaed al timore di quei di Firenzemassimamente quei pochi che avevanocontradetto l'obbligare la città loro a così grave impresa; nondimenoSua Santitànon concludendo nè escludendoseguitava freddamente laguerra. Nè partorivano questi suoi ragionamenti altro effettochecrescere animo agl'inimicidiminuire la riputazione sua appresso icollegatipascere di speranza vana sè medesimopersuadendosi potere asuo piacimento trovare accordo. Delle quali pratiche non poco si era ilgoverno di Francia con li suoi nunzi dolutoperchè li oratori veneti efranzesi ne avevano fatto in Roma più volte querele appresso SuaBeatitudine: la quale nondimeno affermava a ciascuno de' collegatitenersimili ragionamenti con gl'inimici a beneficio comunee non per volersidalla lega spiccareperchè conosceva apertamente qual era l'animo diCesare in verso la [94] Chiesa e di tutta Italiae quanta era la sete edambizione de' suoi agenti.

Mentre che con questa sospensione d'animi tra' collegati si procedevaparve a' Veneziani mandare a Firenze oratore messer Marco Foscariuno de'primi loro gentiluominiacciò che con la presenza suae con le promessedella repubblicatenesse fermo l'animo di quelli che erano più inclinatiall'accordo che alla guerra. Onde i Fiorentiniper mostrare la medesimadisposizione d'animomandarono a Venezia loro oratore Alessandro de'Pazzigiovane litterato e di leggiadro ingegnocommettendogli che oltreall'offerire quanto desideravanospronasse il doge e gli altri senatori aspingere in Toscana il duca d'Urbinoed animarlo a farsi incontro a'nimici. In questo tempo ancora il vicerè di Napoliavendo ridotte tuttele forze del Regno insieme con quelle che avea condotto per mareeraandato a campo a Frusolonecastello della Chiesa in campagnavicino aRoma a [95] trenta migliadove inopinatamente si trovorono rinchiusicirca a 2000 fanti di quelli della Banda Nerache militorno sotto ilsignor Giovanni: i qualibenchè avessino dentro pochissima vettovagliae che vi mancassino moltre altre cose necessarie alla difesanondimenoerano disposti difenderlo francamentee con facilità ributtorno moltogli assalti che li Cesariani li dettero più voltesubito che ebberogettate con le batterie gran parte delle mura per terra. Onde il papamandatovi subito il signor Vitello a soccorrerli con buona banda dicavalli e fanti italianie 2000 Svizzerie trovandosi ancora il cardinalTrivulziomilaneselegato di quell'esercito; non solamente fecerodiscostare il vicerè dalle muraliberando gli assediatima parte dellesue fanterie ruppero facilmente [96] in una zuffa particolare buon numerode' suoi tedeschi nuovamente venuti in Italiae spaventorono il restodell'esercito talmenteche se avessino subito (come dovevano) seguitatola vittorial'arebbono fugato interamente e rottoe fatto dipoi granmutazione nel regno. Mao per non conoscere quella occasioneo per essernaturalmente troppo timore in colui che guidava quell'esercitosifermorono con animo di volere (secondo affermorono) il giorno seguenteaccostarsi a' loro alloggiamenti. Per la qual cosa il vicerèconosciutoil pericolo suosi partì con le sue forze la notte medesima moltosecretamentee si condusse con prestezza a Ceperanocastello molto fortee posto lungo il fiume dello stesso nomeper modo che non potevafacilmente essere sforzatoavendo nondimeno ne' propri alloggiamentipervoler essere più speditoe per tenere occupati i nimiciquando avessinopresentito la sua fugalasciato molte bagaglie e due pezzi [97]d'artiglieria grossa; dovedipoidiscostatosi dagl'inimiciedalloggiato a Ponte Castellosituato in su un poggioil legato Trivulziomostrava voler loro impedire le vettovaglie. Il signor Renzo ancorapochigiorni primaper mezzo della fazione guelfaavendo preso l'Aquilae conquel crudel furore che suol regnare verso la parte inimicacon inauditacrudeltà vendicando l'ingiurie ed offese antichefaceva dipoialterazioni grandi per le deboli castella e villaggi degli Abruzzi. Nè ilcapitan Doria allora con l'armatanè il signor Orazio Baglioni (liberatopoco avanti dal papa dalle carceri) restavano di molestare arditamente iporti vicini a Napoli: perchè questo aveva digià preso Salernoe quellosi trovava con assai fanti a Gaeta. Onde vedutosi il vicerè circondare datante forzee crescere ogni giorno nuovi pericolie conoscendo la suafanteria esser molto sbigottitaed intendendo ancorala fazione guelfatumultuare nel Regnocominciò a moderare [98] le condizioni dell'accordopraticato più volte col pontefice per mezzo del generale dell'Ordine disan Francescochiamato frate Fancesco degli Angelie parente stretto diCesaremandato molti mesi innanzi in Italia da quella Maestà per simileeffetto. Le quali finalmentedopo molte replicheparendo al papae achi lo consigliavaassai tollerabilie trovandosi ancora Sua Santitàcome affermavasenza danari ed in estrema penuria di vettovaglieconcluse col vicerè accordo di marzo nel XXVI con queste condizionibenchè senza notizia o commissione dei collegati: Che l'armi e le forzecesareeinsieme con i lanzi ultimamente venuti in Italiasi ritraessinoe si riducessino dove erano avanti si cominciasse la guerrarestituendonondimeno a Francesco Sforzacome a legittimo ducail Castello e Milanocon tutto il suo ducato. Dall'altra parteil regno napoletano rimanesselibero all'imperatoredove ancora si trasferissino tutte le fanterie sue;e che li Te- [99] deschiricevute tre paghe da Sua Santitàritornassinosubito al paese loro; e finalmentesi dovessi per l'una parte e perl'altra fare a spese comuni l'impresa gagliardamente contro agl'infedelie che s'intendesse riservato tre mesi di tempo a tutti i collegati diratificarepiacendo. Agli orecchi de' quali quando pervennefu biasimatomoltoe da ciascuno per diverse cagioni ripreso: da' cardinali e da'prelatiperchè si persuadevano certa la vittoriae che la grandezza ela pompa loro dovesse assai per tale accordo diminuire: da Francia e daInghilterraper dubitare che Cesarenon essendo stati autori loroerestando il pontefice inclinato ed obbligato alla voglia suaavesse infuturo di ciascuno re a tenere poco conto: da' Venezianiper giudicareche la sedia della guerra dovesse in breve ridursi nel dominio loro: dalduca di Milanoper perdere intieramente la speranza del suo ducato: dalgoverno di Firenzeancor che gran parte de' suoi cittadini [100] l'avesseprima molto persuaso al papanondimeno avendo tardato tantodubitavanomolto allora dell'astuzia del vicerè; massime tenendo per cosa certa cheBorbonatrovandosi tanto innanzi in campagnae con tante forzeaggiuntoil persuadere egli ad ognora a quelle il condurle in Toscananè essendostato per ordine suo conclusonon l'avesse a confermare; ne stavano tuttili amici di Sua Santità di malissima voglia. Questi diversi fini de'collegati facevono concorrere unitamente ciascuno a biasimare l'accordofatto senza loro consenso; ma il ponteficech'era menato dal tristoconsiglio suoe dal suo pessimo e miserabil fatoper cammino moltocontrario alla salute sua e di tutta l'infelice Italialo concluse efermòsenza voler prima intendere la mente de' collegatio se Borbonaera per impedirlo; allegando aver capitolato forzatamente per l'estremapenuria del danaro e della vettovagliaed ancora per la tardità e stranimodi del duca d'Urbinoe per [101] la lunghezza e tardità de' Franzesi;ed oltre a queste cagionimoltoaffermaval'animo e la volontà diCesare esser volta alla pace universalealla quale facilmente con l'operasua stimava condurre quella Maestà. Nè bastò al papacome moltigiudicaronoa far quest'erroreche ne fece un altro poco dipoi piùmanifesto e gravissimo; perchèper troppo confidare nell'accordo fattoe per troppa avarizianon molto dopo licenziò i 2000 Svizzerie queifanti ancora della Banda Nerache senza dubbio li doveva ritenere insinoa tanto che fussi certo e della mente di Borbona e del suo esercitoedell'osservanza della capitolazioneperchè si avevono arrogato nome de'migliori d'Italia.

Mentre che le cose del Regno erano nel travaglio di sopra narratoeche l'accordo si praticava a Romamonsignor di Borbonaavendo più epiù volte tentato di cavare li Spagnoli di Milano per unirli con liTedeschi e [102] soccorrere il vicerènon gli riuscendo senza danari; fucostrettodopo molte difficultàdar loro finalmente due altre paghecavate con grandissima fatica da' nobili e dal popolo di quella città.Onde lasciata la metà di quelli in Milano sotto la custodia del signorAnton Leivasi condusse con gli altri vicino a' lanzilungo la riva delPodalla banda nondimeno di Lombardia. E benchè li Spagnoli e Tedeschidi Milano molto temessinoper le cause predettecongiungersi con liluterani venuti di nuovo; puredopo molte pratichefatto lor passare ilPoe avere massimamente e a questi e a quelli promesso efficacemente didar loro a sacco Fiorenza e Romali mosse tutti unitamente versoPiacenzanon mostrando ancora che cammino dovessino tenerenè se volevafar prova d'acquistare prima qualche terra della Chiesa. Passatofinalmente Piacenzae drizzatosi verso Modanalasciò la strada diPontremolidella quale non [103] era prima (come molti credevano) dadubitareper esser più lungopiù alpestre e più povero camminoeprivo di infinite altre comoditàche in quel di Bologna abbondantementesi trovano. Non pareva ancora da dubitarevolesse sforzare Piacenza eParmaterre della Chiesaessendo ben proviste e molto munitetrovandosigl'inimici con poche artiglierie e munizioni da battere non solamente leterrema da campagna. I qualipoichè furono passati Piacenzailluogotenente essendosi trasferito subito col marchese di Saluzzo a Bolognacon le sue ed altre forzeavendo lasciato ben guardato Parmae fattoritirare subitamentecon molti archibugieri e cavallia Modana il conteGuido Rangonistava con gli altri capitani a considerare i disegni diBorbona; il quale con piccole giornatesenza molestare terra alcunaconsumando e distruggendo nondimeno ogni cosa dovunque passavasicondusse a Castel San Giovannivicino a Bologna dieci migliacon 20000com- [104] battentiatti a fare ogni brava e feroce giornata.

Il duca d'Urbinoin questo mezzoancora con le forze de' Veneziani siaccostava lentamente al Poaffermando (benchè dagli agenti della legafusse caldamente pregato ad avvicinarsi con prestezza a Bologna) non lovoler passare primase non vedeva gl'inimici pigliare il cammin diToscana e di Romagnamostrando ancora dubitarenon si gittassino nelPolesineper assaltare da quella partecon le vettovaglie del duca diFerraralo stato de' Veneziani. Aveva in questo tempo più volteFrancesco Maria accennato con qualche amico suosopra ogni cosadesiderare la restituzione di San Leo con tutto lo stato di Montefeltro;affermandoche se i Fiorentini e Sua Santità non lo contentavononelleloro maggiori difficoltà sarebbono da lui abbandonati. Onde essendopervenuto agli orecchi del luogotenentesapendo quanto per ogni piccolaoccasione fug- [105] giva i pericolie quanto era necessario che eglipassasse (come spesso prometteva) il giogo dell'Appenninoogni volta cheBorbona mostrasse volere trasferirsi in Toscanaed essendogli notoquanto in Firenze era poco stimato il possesso di San Leo; facilmenteconvenne col duca di restituirgli tutto lo stato di Montefeltro: per laqual promessa Francesco Maria allora di dispose passare il giogoquandoBorbona s'avvicinasse a Bologna. La qual risoluzione da quelli chemaneggiavano lo stato di Firenzefacilmente fu acconsentita: nondimenosenza saputa di Sua Santitàla quale mostrò dipoi scopertamente averneavuto troppo dispiacereo per l'odio antico aveva col ducao perchèdesiderasse più che la guerra ed i pericoli si mantenessino in Toscanaoperchè ella non ne fussi prima richiesta. Nondimeno non voglio ancorapiù pretermetterecome quando 12000 lanzi arrivarono in Mantovanoilpapa fece ogni sforzo d'accordare con Ferraraofferendo quelle [106]condizioni che meritamente dovevano muovere quel duca; alle quali ancorache mostrasse prestare orecchietanto che il luogotenenteper le manidel quale si praticava l'accordo (stimando concluderlo)si accostò consperanza a poche miglia da Ferrara; donde il ducacome vi fu vicinoglifece intendereche per conto dell'accordo non andasse più avantiaffermandoil giorno dinanzi aver avuto di Spagna dal suo oratore lacapitolazione fatta con Cesaree di tal sorteche non poteva nè dovevase non confermarlaavendo massimamente ad essere reintegrato delle coseperdutee facendo parentado con quella Maestà: onde il luogoteneute sene ritornò con poco onore subito a Parma. Questo esempiocon molti altrisimili di sopra narratidimostranoquanto i disegni de' principiconducendosi nella cattiva fortunavolendosi poi colorirerieschinovanie di quanto dannonon riuscendosieno dipoi cagione; perchèsenel principio dell'impresa il papa avessicome do- [107] vevaoffertonon che le medesime condizionima alquanto minorial duca di Ferrarasenza dubbio avrebbe seco capitolato; perchè Sua Signoriacome saviaallora arebbe ceduto a molto menoper non si discostare dagli altriitalianinè alienarsi da Francia: ma considerato l'ostinazione diClemente con l'ambizione de' ministri della Chiesasi scoperse contro SuaSantità in quel tempo che lei e la lega ne avevano necessitàgrandissima; perchètrovandosi l'esercito imperiale fermo a Castel SanGiovannie sopportando infiniti disagi nello alloggiare e nel vivereperle continue e copiose acque e nevichecontro alla stagione che alloracorrevaerano eccessivenon vi sarebbe potuto soprastare due giornisenon fusse stato sovvenuto di danari e di vettovaglia da Ferraraoltrealle altre comodità che nel principio della passata de' lanzi il ducaoccultamente a quella nazione fece. Laonde in questi giornisenzarispetto non mancava di sovvenire e consigliare Borbona [108] e dare animoe favore a' fuorusciti di Firenze che si trovavano in Ferrara. E mentreche Borbona con l'esercito suo si metteva in ordine di vettovaglie ed'altre cose necessarieper gittarsi presto in Toscana per la via diBologna e del Sassoli Spagnoli per non avere avuto danaricome iTedeschisi ammutinarono contro Borbona; talmente chese egli non siritraeva nel campo de' lanzil'arebbono senza dubbio morto. Pure dipoiriconciliatisi seco e disposti a muoversisopravvenne al capitano Giorgioun'apoplessia ed un catarro di tal sorteche per morto fu condotto aFerrara. Questi impedimentiun dopo l'altro successi in quell'esercitolo soprattenneroqualche giornocontro al desiderio di chi lo guidava;pure finalmentesuperate tante difficultàed essendo di nuovo provistidi farineavendo deliberato muoversi il giorno seguentee disegnato farla strada da Barberinoper arrivare in Mugelloe poi gittarsi dovel'occasione lo chia- [109] massefu ritenuto un'altra volta daincredibile copia di neveche la notte venne non solamente sul giogodell'Appennino e negli altri monti circostantima ancora copiosamente sidistese sopra alla pianura che avevano a passare; e dipoi seguirono tantorovinose pioggeche lo sforzarono di soprastare qualche giorno più nonaveva disegnatoconsumando inutilmente gran parte delle farine ragunate.In questa difficoltà dell'esercito cesareo il luogotenente aveva mandatoparte delle sue fanterie a Pianoroe le altre aveva distribuite edordinate in modo checome i Cesarei pigliavano il cammino del Sassosubito quelle conducessino a Firenze innanzi agl'inimicidove ancorasarebbe la persona sua insieme al marchese di Saluzzo ed altri capitaniecon molti fanti e cavalli innanzi a loro. E benchè avesse confortato conmolte sue lettere ciascuno della città a far buon animoe non dubitared'essere sforzati; nondimeno quelli che [110] consigliavano allora lacittànon dubitando di Firenzema del contado e de' casamenti vicinialla cittàmale vedendo il modo di salvare che non andassino tutti afuoco e fiammae per consequenza avessino a essere presto causadell'ultima rovinastavano di malissima vogliamassimamente vedendomolti cittadinie non ignobilidisperati e disposti più a sopportareogni gravissimo maleche esser governati in futuro da Clemente.

Mentre che Borbona aspettava a San Giovanni il tempo comodo a movere lesue gentiintese l'accordo conchiuso a Roma per un mandato del vicerèchiamato il Fieramosca; il qualeavendogli significata la commissione diCesaree la necessità che l'aveva stretto ad accordare col papafinalmente lo pregò e confortò a ritornare con tutto l'esercito suo dilà dal Poper avere così concluso nell'accordo maneggiato insieme conpiù altri mandati in Italia per questo effetto da Cesare. Per la qualcosa Bor- [111] bona di questo avviso inaspettato si alterò assai: purecome astutomostrò dipoi averlo carissimocon approvare efficacementequanto il vicerè per ordine di Sua Maestà aveva capitolatopromettendoche da lui non resterebbe fare ogni operache da tutto il suo esercitofosse osservato l'accordo concluso in Roma. Dall'altro cantosegretamentepersuase alli capi tedeschi e spagnoliche non dovessino acconsentire ditornare in Lombardiaper non lasciarsi torre di mano tanto facilmente ilsacco di Roma e di Firenze. E con questa simulazione governandosialFieramosca mostravanon poco dubitare che l'esercito suo non avesse aconsentire senza essere interamente pagato delle paghe restava ad avere;ma che forse si disporrebbequando si duplicasse la somma del danaronominata nell'accordoe si numerasse subito a quelle fanterie;altrimentiaffermava non le poter maneggiare. Queste e molte altrecagioni allegava Borbona con arteper addor- [112] mentare con talesperanza il papa e gli altri agenti di Cesare. Perchè in Sua Eccellenzanon era altro desiderioche condursi con quell'esercitocome più voltegli aveva promessoa Firenze ed a Roma; ma per non mostrarsi alieno dallavolontà di Cesaredava la colpa a quella moltitudinei capi dellaqualee per natura loro e come persuasi segretamente da leiaffermavanochese non erano prima satisfatti di tutti li stipendii corsicominciando il tempo quando d'Alemagna si mossero per venire in Italia;con aggiungere anco da parte qualche donativo a' capi dell'esercito; noncederebbono a quanto s'era senza loro consenso deliberato a Roma. Ondeintendendo il vicerè surgere questo difficultàe desiderandosenz'indugio per l'onor suoche quanto aveva capitolatofusse osservatosi partì dal papae si condusse velocemente a Firenzeper poter conpiù comodità e prestezza rispondere alle difficultà di Borbonae da'capi dell'esercito suo allegate. [113] Donde avendo più e più volterimandato a quelli suoi personaggifinalmentedopo molte disputeconcluse con uno de' capi di Borbona venuto a Firenze un altro accordoche fra sei giorni si dovessi pagar più centomila scudiche nell'altroaccordo non si erano promessi: le altre condizioni fossino le medesime.Alla qual somma bisognando che con celerità la città nostra ascendessefu necessarioper non avere altro modo da far subito tanti danariessendo estenuato le borse e le facoltà de' cittadinied esserpericoloso sforzarliin tanto frangentea pagarlidisfare i vasi edaltre cose d'argentoche erano nel palazzo pubblicoe nelle più ricchechiese e conventi che fossino in Firenze. La qual cosa benchè a moltiparesse empia e profana e con poco rispetto della religionenondimenoquei che la persuaseroveggendo l’estrema necessità della patriaaffermavanonon essere nè contro le umane nè contro le divine leggipermettendo [114] quelle e queste apertamenteper la salute pubblica nonsolo il poterema il doverequalunque governa le città e li principativalersi delle immaginivasied altri ornamenti d'argento e d'orodedicatio per pompa o per voto o per divozioneal culto divinoconanimo nondimenonella miglior fortunadi restituire ne' medesimi luoghila medesima bellezza e valuta.

Mentre che s'attendeva in Firenze a raunare con prestezza tantaquantità di denarimonsignor di Borbonamostrando che si tardassetroppoe che a' suoi capitani paresse esser tenuti in parolee checominciassino a tumultuaremosse il suo esercito; e partito da Castel SanGiovanniprese il cammino di Romagnapoichè dall'eccessive nevi epiogge fu impedito e fu costretto pigliare non quel di Bolognanè delSasso (come aveva disegnato); e con piccole giornate camminando liTedeschi lungo la strada battuta e dall'altra di sottopiù vicina al Poli Spagnoli[115] guastando nondimeno l'una e l'altra nazionee ardendocontinuamente qualunque casa e villaggi trovavanoe senza tentare azionealcuna con le castella e cittàche essi vedevanosi condussero non dopomolti giorni a Cotignolaluogo forte e della Chiesa: il popolo dellaqualeancora che avesse prima fatto l'animosoricusato più volte quelleforzeche per sua salute da' capi della Chiesa e della lega vi eranostate mandatenondimenocome vedde gl’inimici in visosubito se glidette (costume de' superbi e timidi) a patti. Onde non stimando quelli lafede promessasubito messo quel castello a bottinoattesero (trovandoloabbondante di vettovaglie) dipoi qualche giorno a rinfrescarsinonmostrando ancora Borbonache cammino volesse per l'avvenire tenereancorche la comune opinione fusseo per la Marecchia in Toscanao per la viadella Marcacondursi a Roma. E massimamente faceva stare sospesa SuaEccellenza sapereche avanti che si mo- [116] vesse da San Giovannimolti capitani e signori della lega erano partiti di notte con gran partedelle loro compagnie da Bolognae distribuitele con celerità per tuttele città di Romagna; e ancoracome li agenti del papadopo l'averfinalmente superatocon l'industria e diligenza loromolte gravidifficultàmosse nella maggior necessità della nostra cittàda'capitani franzesi e dal duca d'Urbinocontradicendo senza rispetto alcunol'accordo fatto di prossimo in Firenze; nondimeno si erano in modo con lelor genti ordinatiche in brevissimo tempo le potevanobisognandospignere per la valle del Montone o di Lamonae trovarsi prima de' nimicia Firenze. Sapeva Borbona ancorache Francesco Maria s'accostava (benchèlentamente) a Bolognaper trasferirsi subitoquando fusse necessarioper la via del Sasso in Toscana. Oltre a questo gli era notoil vicerèin persona venire a trovarlo: pure poiquando gli parve tempolasciato[117] tre pezzi d'artiglieria grossa a Cotignolaper esser più speditocon grandissima celerità mosse tutto l’esercito e lo condusse aMeldolacastello del signor Alberto da Carpivicino a Forlì; e presosubito quello per trattato e arsosi gittò a Civitelladebole e picciolcastello della Chiesa: il quale avuto a patti e saccheggiatoper lamedesima valle seguitando il camminoe con la medesima furia e crudeltàpassò GaleataPianettoSanta Sofiae San Piero in Bagnopiccioli edebolissimi luoghi e borghi di Firenzeardendoli e predandoli tutti.Dipoiarrivato vicino alla Pieve di Santo Stefanoe datovi certi de'suoi fanti invano alla sfilata qualche scaramucciasi distese per ilpiano di Anghiari e d'Arezzo; e finalmente arrivato a Montevarchi a' XXIId'aprile nel MDXXVIIsi fermò alquanto con tutto l'esercito; moltostraccoavendo sopportato continuamente tante difficultà nel viverecheparevano incredibili a sentirle; imperò che molti [118] giorni non vissed'altro la maggior parte di quelle gentiche d'erbe e carni d'ogni sortefino d'asinisenza gustare nè pane nè vino: la qual cosa non fumaravigliaconsiderato l'asprezza e la povertà di tanto lungo e sterilecamminoe dalli abitatori spogliato.

In questo tempo che i Cesarei si discostarono dal Poil cardinale diCortona (senza parlare con quelli che qualche volta costumava conferire lecose importanti della città) comandò agli Otto di Balìachepigliassino di giornoe fuori delle loro casetre cittadini di nobilifamiglie; non tanto per scoprire col mezzo di quelli la mente de'cittadiniquanto per sbigottire con questo esempio gli altri mal dispostiverso lo stato. Della qual cosa non solo l'universale della città moltosi dolsema ancora talmente dispiacque a certi che erano deputati primidel governoche una parte di loro andò subito al cardinalee loripresero vivamentemostrandogli con efficaci ra- [119] gionicheavvicinandosi a Firenze così grande esercito inimicoera gravissimoerrore tener modi tanto violentipotendosi per essi causare moltifuoruscitie quellicome disperati della salute lor persuadere Borbonaad accostarsi alle mura di Firenzee mostrargliil popolo esser moltodisposto a favorirlo. Alle quali ragioni Cortona (come era suo costume)essendo di natura duranon replicava altroche essere stata così lamente del papa; e che coloro che dannavano tal catturavolesseroinferireSua Santità essere non savia e maligna. Risposta senza dubbiodi quella sorte che costumano quelli che violentemente tengono altruisottoposto; perchèchi ha in mano il governonon confessa mai d'esserenè vuol essere consigliatose non di quelle cose che stima abbino adessere confermate in quel modo le desidera; e se pur qualche volta mostravolere intendere il parere di quelli che meritamente debbono esserestimatilo fa o [120] per cerimoniao per condurli a poco a poco in talenecessitàche finalmente conoschinola salute consistere insieme con lasua. Dopo che furono presi que' trecerti altri nobili cittadinipertimoresconosciuti si trasferirono a Ferraraed alcuni a Romaperparlare col papa: e ogni giorno si dubitava che non poco numero facesse ilmedesimo. Onde la mala disposizione della città certamente crescendocontro allo statofaceva crescer più l'animo a quei che se ne trovavonofuorie dava speranza non piccola agli altri di dentroche desideravanola libertà.

Dopo la partita dei Cesariani da Cotignolasubito il luogotenentetrovandosi a Forlìscrisse a Firenze e a Roma la mossa degl'inimicicondiligenza; e con celerità partito con tutte le forze si trovava inRomagnaper la via di Marradi si trasferì con esse in Firenzeconfortando ancora il duca d'Urbino a fare il medesimo. Ma trovandosiallora a Castrocaro col vicerèlo dispose a andare a tro- [121] vare inpersona Borbonaveduto che aveva voluto aspettare a Cotignola: il qualestimando che la presenza sua avesse a commuovere i Tedeschi e gli Spagnoliche si trovavano in Galeata; acciò non si estendessino più pel dominiofiorentinosi mosse subitobene accompagnatoa quella volta. Ed essendotrovato vicino a Santa Sofia da certi paesaniriputandolo inimicoancorache seco fussino alcuni per più sua sicurtà mandati a’ commissarifiorentini che l'accompagnavonofu villanamente assaltato. Onde veduto ilvicerè parte de' suoi feritie parte presi; per velocità e bontà delsuo cavallosi discostò da loroe col favore d'altri paesanifucondotto all'eremo di Camaldoli. Donde di quivi fatto intendere a Borbonache allora si trovava vicino alla Pieve a Santo Stefanoil desiderioaveva abboccarsi seco; deputato il giorno seguentesi trovarono insiemepresso alla Vernia; dove dimorati alquanton'andarono poi su la sera alcampo [122] de' Cesarei; i capi del qualecome intesero la venuta delvicerèse gli fecero incontroe con parole e con cenni mostraronovederlo mal volentieri: nè vi mancò di quelli che fecero non piccoladimostrazione di volerlo offendere; pure la presenza di Borbona li ritennee raffrenò. Queste difficultà e pericoli sopportati dal vicerè fuoridella dignità suaoltre a quello manifestarono le lettere intercette cheBorbona scriveva al signor Antonio Leivadimostrarono facilmente a moltiche il vicerè desiderava che l'accordo da lui concluso a Romaavesseeffettoe non che con quest'arte (come certi ancora si persuadono)volesse aggirare il papa: perchèoltre a questi evidenti segnichiaramente si conosce che a Sua Eccellenza non sarebbono mancati modipiù cautipiù sicuri e più onorevoli per leida condurre confacilità il pontefice alla sua vogliaquando quella fosse stata d'altroanimoche quanto dimostrava con le sue parole. Per la [123] qual cosaseguitando il vicerè persuadere con molta istanzal'accordo fatto aRomae confermato dipoi in Firenzeandasse avantidi nuovo con Borbonaconcluseprima che arrivasse nel piano d'Arezzo con quell'esercitoun'altra convenzionenon molto difforme dalle altre due concluse primasalvo che la somma del danaro che s'aveva in breve a pagareera moltomaggiore; della quale se n'aveva fra sei giorni avere la ratificazione delpapa. Onde il vicerè avendo per più staffettespacciate con sommadiligenzascritto a Sua Santitàne aspettava a Montevarchi la risposta.E da quest'ultimo accordo procedèche i Tedeschi e gli Spagnolipoichèsi partirono dalla Pievenon fecero tanto danno per il paesequantonegli altri luoghi avevan fatto primabenchè Laterina e Rondineessendocastella debolissimeper la loro temeraria resistenzacrudelmentesaccheggiassinoe vi ammazzassino molti.

Questi vari e gravi effettiseguiti [124] dal principio di tanto santae veneranda legainsino all'arrivo de' Cesariani in Valdarno di soprasefussero stati da me narrati più particularmentee scritti conquell'ordine che interamente si richiede alle regole dell'istoriamostrerebbono più apertamente a qualunquequanto la fortuna abbia sempreaccompagnato gl'Imperiali e quanta tardità e timore sia stato semprenell'esercito della lega. Nondimenostimando che saranno da altripiùdi me diligentie composti e scrittivolentieri gli ho pretermessielasciato a loro questa intera descrizione. Perchè l'animo mio non èstato disposto a narrare la maggior parte delle cose seguite nei giornimiei (come molt'altri istorici lodevolmente ne' loro hanno scritto)masolamente contare questo vituperoso sacco di Romaacciò che in qualcheparte appariscain che ruina ed esterminio pervengano quelli stati equelli governiche sono male consigliatie peggio nelle loro imprese am-[125] ammaestrati. Forse per l'avvenire mi sforzerò molto particularmenteporre innanzi agli occhi di ciascuno che leggeràle rapineli straziisacrilegii e le crudeltà usate continuamente in questi lagrimevoligiornine' quali ora scrivoda' perfidi Tedeschi e dalli Spagnoliintanto fiera e così nobile città; sarà perchè meglio si conosca perciascuno in futuro la giusta ira di Dio. Per la qual cosacoloro che lerepubbliche e li principati governano e consiglianodoverebbono impararea esser savi alle spese d'altriperchè nelle proprie ruine difficilmentesi può più d'una volta farne esperienza.

 

FINE DEL PRIMO LIBRO.

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LIBRO SECONDO.

 
 
 

Tantidiversi e insopportabili accidenti seguiti dal MCCCCXCIV insinoa questo presente giornocon tanta vituperosa ruina di tutta Italiadoverebbono non solo a' prudenti governatori de' principi e dellerepubblichema ancora all'ignorante moltitudine fare ormai confessarenessun ordinenessun’educazione esser di tanta sicurtà nè di tantovalorequanto trovarsi dentro alle sue fortificate mura delle propriearmi armato. E benchè con tanto comune e gravissimo danno assaicomprendinoqual sia la potissima causa di tante nostre mortali feritevegghino in breve preparato a loro e alla patria la [127] morte manifesta;nondimenoritenuti da una lunga e vilissima consuetudinenon sanno loromedesimi disporrenè ad altri persuadere a entrare per la strada chedalle antiche e ben costituite repubbliche fu lungamentecon tanta gloriadi ciascunatenuta e osservata: apparendo manifestamenteche non peraltra cagione si conservono lungo tempo sicurenè per altra via in brevisecoli si condussero a quell'altezza che a molti è notase non per avereseveramente mantenuto i civili e lodevoli costumi sotto l'ombra e refugiodella disciplina militare; senza la perfezione della quale non èpossibile gustare alcun riposonè alcuna grandezzanè possedere molto.Ma trovandosi in questi tempi ciascuno confuso e sbigottitocon lagrimosiocchi vilmente risguardiamo l'un l'altronon altramente che le spaventatepecorelle nel macello rinchiuseaspettando ad ogni ora vedere le propriefacultàla propria famiglia insieme con la sua diletta e ca- [128]rissima patria nelle mani di così barbare ed efferate nazionisopramododel sangue e delle ricchezze nostre sitibonde. E tanto più meritariprensione questo incomparabile errore de' moderniquanto manco si vedetentare il rimedio (benchè facilissimo) a tanto male. Perchè qualunqueben considera a quanto numero d'oltramontani basti l'animo scorrere ognigiorno per la misera Italiae come intrepidamente assalti questa e quellacittàe quanto facilmente ora nell'una ora nell'altra entrie con pocaperdita di sè medesimo crudelmente saccheggie sicuro e lieto vi dimoriquanto gli torna comodo ed utile; certamente non tanto si vergogneràdella viltà suanon facendo a quell'armato resistenzaquanto ancoraaffermerànon mai aver trovato nelle passate istorie in altre nazionitanta ignoranza nè tanta ignaviaquanta in questa infelice Italiagiàper trentatrè anni si è veduta e vede. La quaalebenchè molte volteper l'addietro sia stata da diverse e gran- [129] dissime popolazionioltramontane corsapredataruinataoccupata e come da un rapidotorrente inondata e ricoperta; nondimeno si legge che a quelle barbarenazioni allora successe molto sanguinosa la vittoria e la gloria. Laondel'esempio de' nostri antenati molto ci vituperaconsiderato chequandoquattroquando seie quando 12000 oltramontani poco espertimalearmatie privi di proprio capitano travaglinoconsumino e sottomettinoquesta nostra provinciatalmenteche i savi s'abbandonino e congl'ignoranti affermino dicendonon restare a noi rimedio alcunoperprocedere tanto flagello dall'ira di Dioe che per i nostri gravissimierrori meritiamo tanto male e peggio: querele e rammarichi (secondo ilgiudizio mio) di uomini troppo abbandonatiinteramente privi di quellagenerositàche è naturale all'uomo. Perchè qual'esperienza o qualreligione c'impedisce chese noi vogliamonoi possiamo con li buoncostumi e colle virtuose [130] operemutarequando verso di noi iratasia (cristianamente parlando) la divina sentenza? perchè senza dubbio lasomma bontà si piegherebbe facilmente ogni volta vedesse negli animinostri l'amore della povertà e della giustiziaed esser pronti edisposti volere con le proprie e ordinarie armi ostinatamente difendere ela vita e la patriao valorosamente morire. Ma seper le persuasioni epromissioni di qualche moderno profetastimiamonella copia di tantieffeminati e abbominandi vizie in tanta pigrizia e pusillanimitàcostituitiesser da Dio massimo aiutati e liberati; certamente con troppaignoranza erriamoe invano aspettiamo il celeste aiuto: perchèse nonmuteremo modonon muterà sentenzama più l'un giorno che l'altrosimostrerà sopra le teste nostre gravissima: e se a noi medesimi le nostreruine (come sarebbe ragionevole) non saranno efficace esempiononmancheremo ai posteri scoprire la nostra viltà[131] insieme forse conla salute loro. Imperò che (come naturalmente veggiamo) quando le azioniumane sono ridotte all'infimo grado del malenon potendo più declinarecominciano di nuovo a poco a pocospronate dalla necessitàmadre dellavirtùa salire per la scala della felicità; tanto chevirtuosamenteoperandoall'ultimo e più alto grado di quella si perviene: dove nonmolto sogliono dimorare coloro che si lasciano occupare e vinceredall'oziopropria cagione d'ogni disordine e d'ogni distruzione. Il qualedi nuovo per necessità fa scendere e sdrucciolare ogni impresa al bassotalmenteche l'umana generazioneper trovarsi in continuo moto e delsalire e dello scenderetrapassa dal bene al male e dal male al bene. Madove si conserva più la virtù e l'unione con l'armi propriepiù siperseveri nella felicità e grandezza acquistata; e dove più dimora l’ozioe la discordia con la timiditàpiù tosto si perviene all'ultimoesterminio. Ne' quali difetti [132] trovandosi al presente Italiapiùche nelli passati secoliimmersainsieme con altri infiniti vizi ederroriche da questi tre principali disordini dependono (mercè de' capinon tanto secolariquanto ecclesiasticiche l'hanno continuamenteguidata e comandata); non è maravigliase in questi giorni solamente da12000 oltramontani sia tanto facilmentee quasi correndocalpestata edepredatae se per l'avvenire in breve quelli la condurranno all'ultimaruina suacome nel fine di questo secondo libro apertamente per ciascunoleggendolosi confesserà.

Trovavasi dunquea' xxii d'aprile nel MDXXVII (come nel precedentelibro abbiamo brevemente narrato)monsignor di Borbona a Montevarchiecon più copioso esercito che non aveva a Bologna; imperò che molti emolti fanti italianiper la voglia di trovarsi a qualche espugnazione epreda notabilesi erono (come è usanza de' nostri corretti soldati) conquelli oltramon- [133] tani in diversi luoghi congiuntisenza averrispettonon dico alle difficoltà del vivere e del cammino o di nonesser pagatima di voler trovarsi con li comuni inimici all'estremadistruzione d'Italia: cosa certamente di pessimo esempio e da farrisentire ed irritaredopo il fine di questa guerraciascun principe equalunque repubblica (se saranno però a tempo) crudelmente contro diquelli che avranno con li oltramontani in questa impresa militato. Ma gliCesarei conoscendo che li levavono agli inimicie che diventavono piùgagliardimostravono riceverli volentieri. Aveva il papain questigiorni che li Cesarei soprastavano in sul dominio fiorentinorottal'ultima conclusione dell'accordoe fatto più volte rispondere alvicerè (il quale già si era trasferitomalissiino contentoe con pocariputazionea Siena) non volere si ragionasse più di convenzione alcunase prima lo esercito inimico non ritornava dove si trovava quando prima[134] seco in Roma lo concluse; non tanto per conoscere oramai SuaSantità la poca fede di Borbonaquanto per persuadersiche ledifficultà sopportavano allora gl'inimicidovessino in brevecostringerli a domandare accordo più tollerabile: e massime faceva stareSua Santità in questa speranzail trovarsi vicino alle mura di Firenzequasi tutte le forze della legae credere che la nostra cittàperessere munita in molti luoghipotessi e dovessi facilmente resistere aogni bravo assalto; e benchè a Sua Beatitudine fussi notol'universaledella città esser malissimo disposto verso di leie che senza freno orispetto alcuno sparlava del governo suo e delli suoi agenti; e ancora lefussi notomolticome disperati (benchè ricchi e nobili) non che nonvolessino fare resistenzama desiderassino che li Tedeschi pigliassino esaccheggiassino Firenzestimando non con altro (benchè dannoso evituperoso) modo poter liberarsi dalla servitù e dal governo di SuaSanti- [135] tà: disperazione certamente non utile in simil caso nèlodevolepotendomassime con molti altri generosi modiin tempo piùconvenienteuscire delle sue mani. Ma quanto questa disperazioneapparisce maggioretanto più debbe essere considerata da colorocheimperiosamente comandino a chi è solito massime vivere in libertàvedendo molti nobiliche avevono grosse facoltàdesiderare piuttostovedersi preda di sì crudeli inimiciche sopportare contro all'animo loroessere per forza governati. Nondimeno Sua Santitàstimando pure che lamaggior parte de' nobili e ricchiin tanto manifesto pericolo (comepareva credibile) avessi non solamente a raffrenare qualunque volessi darfavore alli luterianima ancora non fussino per mancare di concorrerevirtuosamente alla difesa e conservazione delle facultàde' figliuoli edella patria. E perchè si levassi interamente il timore a' cittadini dinon aver più a essere sforzati pagare nella futura guerra tanti da- [136]nariquanti insino allora con tanta difficultà e dispiacere avevanopagati; affermavavolere fra pochi giorni per grossa somma di danaripubblicare più cardinali. Ma come gli altri disegni di quest’impresaerono a Sua Beatitudine riusciti vanissimicosì ancora questo successefallacissimo. Imperò che quelli prelati e personaggi che a Sua Santitàavevono per il passato dato ferma intenzione sborsare quaranta mila ocinquanta mila scudi per ciascunoogni volta che fussino pubblicaticardinali; conosciuto la Chiesa trovarsi in gravissimo pericolonèpotendo i mercantiin sì brevi giorni e in tanti frangentinumerare sìgrosse somme di dinarigli mancorono fra le mani. E così interviene aqualunque si conduce nell'ultima stremità a far le provisioni necessarie;quelledicoche può e debbe sicuramente fare molto prima.

In Firenze ancora la maggior parte dei giovani nobilidesiderandosopramodo che il cardinale di Cortona conce- [137] desse le armi aciascuno cittadinocome più giorni prima a quelli ne aveva dato piùvolte intenzionee ordinatovolendo sapere il numero si trovava inFirenze da' sedici anni insino a' quarantafussino scritti; nondimenovedendo la gioventù della città prolungarecontro alla sua intenzioneil desiderio suoper ottenerla più tosto e più facilmenten'avea piùd'una volta la maggior parte de' più nobili parlato al gonfaloniere digiustiziache allora sedeva; sapendo massime essere molto inclinato adarmare la giovetùstimando ne risultassioltre a molti altri buonieffettiche con più sicurtà e meno spesasi potessi difendere lapatria con le proprie armi bene ordinatequando fussino mescolate con lemercenarieche con le pagate solamente. Onde il gonfaloniereper fuggireil maggior disordineconoscendo la metà de' giovani ostinatanè volerepiù tardare a pigliar forzatamente le armiaveva il giorno xxvi aprilenel XXVII finalmente ot- [138] tenuto dal cardinaleconcederle aciascuno. Per la qual cosa aveva ordinatocol consenso del cardinaleinsieme con la Signoriache i gonfalonieri di compagnia ragunassino ilgiorno medesimonelle più comode chiesegli uomini de' loro proprigonfalonie ordinati li conducesserosenza fare tumultoin piazza de'Signoridove poi si aveva a dare l'ordine ed i capi a ciascun gonfaloneinsieme con il modo avessino in futuro a tenere per difesa della città. Ementre li gonfalonieri nei luoghi deputati facevono quest'offiziosisentìa ore diciannovevicino a Mercato NuovoRinaldo Corsinirumoreggiandoesclamare contro a chi allora governava la cittànon peraltroche per liberarsi dalla Medica servitù; nondimenosenza modo esenza ordinata intelligenzapensando che tutto il popoloper essere lamaggior parteper la medesima cagionedell'animo e voglia suasubito siavessi a risentiree pigliare le armi contro allo statotalmente chequesto [139] romore (estendendosi con celerità in molti luoghi dellacittà) fu causache quelli medesimi giovani che facevono prima instanzagrande d'avere le armiinteso il sollevamento popolaree persuadendosi(come ora da credere) che l'origine del tumulto avessi più fondamento nonapparve poi; subito armati corsono verso il palazzo de' Signoridove pocoavanti vi erano entrati parte di quelli vecchi che governavano colcardinalevedendo in qual pericolo si trovava allora la cittàesapendoCortona e il signor Ippolito essere cavalcati per incontrare ilduca d'Urbinoche per consultare cose importantissimeveniva la sera inFirenze. Ma in palazzoessendo prima i giovani entratiper essere pocoguardatolo tennono facilmente più ore a loro divozionesenza pensare oricordare alli più maturi e alli più vecchiche vi eronodopo liprimial romore popolare concorsiche consultassino quanto era daseguiree se era necessario serrare le porte della [140] cittàinsignorirsi delle artiglieriee cacciare di casa i Medici coloro che perlo stato allora vi si trovavonoe subito correre per tutte le strade asollevare ciascuno in nome della libertà e del popolo: modi moltonecessari in simil movimento. Ma solamente attendendo a far sonare lacampana a martellostimando che al suono di quella (come altre volte erasuccesso) tutto il popolo arditamente pigliassi le armi; perderono perqueste cagioninon essendo l’universale (come doveva) corso armato alpalazzo pubblicosenza frutto alcuno tutto quel tempo vi stetterorinchiusie si lasciorono strappar di mano tanto desiderata occasione.Perciò chese il duca d'Urbinoquando arrivò alla porta a San Gallol'avesse trovata serratae che avesse intesotutto il popolo esserdisposto a non volere più obbedir al papasenza dubbio non arebbetentato di sforzarlacome più volte dipoi soleva affermaretanto erapregno d'odio verso la casa de' Medi- [141] ci. I’ non vogliopretermetterecomedopo quelli primi nobilivi corsono ancora moltialtri giovani di minor qualitàtra' quali vi furono non pochi di piùmatura etàma con molto più furore e più passionenon era alloraconveniente: talmente che essendo il palazzo alla devozione del popoloepieno di popolani armatipregni d'odio contro a' Mediciil supremomagistrato fu costretto fare quanto agli armati piaceva; parte dei qualicome arrivoronosenza considerar perchèferirono due de' signori. E fragli altri Iacopo Alamannibenchè tenuto al battesimo dal sopra nominatogonfaloniere di giustiziae da lui più volte beneficato; nondimenoconpessima e furiosa colleramenò di punta con una daga acutissima dirietoalle spallee a tradimentoal collo (benchè in fallo) al gonfalonierequanndo sedeva con li compagni suoi nella pubblica udien- [142] zapervincere i partiti che li armati forzatamente sollecitavono. Per la qualpercossa subito per tutto il palagio e per la città si sparse la famailgonfaloniere essere stato mortoessendo massimamente veduto prima gittarfuori delle finestre della camera sua molte delle sue proprie vesti. Ondequesti disordiniinsieme con molti altrifurono non piccola cagione didar molto impedimento a quelli che con più ordine e più pensieroarebbono considerato quanto era da seguire; perchè tanta eccessivaconfusione e tumultuoso furore confondeva ciascunonè lasciava colorirecosa alcunadalli più prudenti disegnata. Potrei ancora particolarmentenarrarequanto il gonfalonierein tanto confuso e pericoloso travaglio(essendo massime più intorno alla persona suache alle altre del palazzosi vedeva)mantenessi sempre la degnità del grado suoe quantoanimosamente [143] confortassiconsigliassiritenessiscacciassi eriprendessi quando questi e quando quellisecondo che i modi e la furiaallora di ciascuno richiedevase non sapessi quanto sia riprensibilesenza molto necessaria cagioneserivere di sè medesimo; però ad altriche questa istoria più particolarmente scriveràlascierò questieffetti narrare. Ondementre questo tumulto continovava nella cittàtrovandosi fuori delle mura il cardinale di CortonaCiboRidolfi ed ilsignor Ippolitoper essere andati (come di sopra è detto) ad incontrareil duca d'Urbinoil quale per consultare dove avessi alloggiare pressoalla città l'esercito della legaper la vicinità de' lanziveniva quelgiorno in Firenzecome per più mandati apposta da chi si trovavanoallora in casa i MediciCortona intese il palazzo dei Signori esserenelle mani d'altrie come gran parte del popolo tumultuava continuamentecontro allo statosubito segretamentee senza conferire ad altri tantodisordinecomandò [144] a certi capi della guardiache con quelle forzequali per allora potevonopigliassino la porta a Faenza; e ad altri capiancora intendereche con ogni celerità possibile si conducessino a casai Medicie subito vi ragunassino le loro fanterie e le tenessino a ordinein modo non potessero dal popolo essere sforzate. Dove tosto con gli altricardinali e con il duca d’Urbinoarrivato con assai numero di fanti edi cavalli e qualche falconettosenza perder tempo si mossono tutti concelerità verso il pubblico palazzo; e senza essere in alcun luogoimpediti da chi tanto vociferava (come è il popolare costume) amarepiùche la propria vitala libertàsi condussono facilmente a Or SanMichele. E benchè intendessino da qualche capo della loro fanteriachegià si era sparsa per la piazzacome i giovani di drento spesso tiravonoverso di loroe che avessino con gli scoppi morto qualcunonondimenoquivi si fermoronogiudicando esser più prudenza [145] avanti si usassil'ultima forzatentar l'animo e la mente di chi vi si trovava rinchiuso.Mandorono il signor Federigo da Bozzoli in palazzonon tanto per scoprirel'animo loroquanto ancora per vedere l'ordine vi si trovava drentoe segli pareva fussino da potere resisterequando non lo volessinovolontariamente rendere. Il qualeavendo trovati quelli di drento moltoostinati a mantenere la libertà e voler perseverare nell'impresacominciataconosciuto non fare più frutto alcunonè poter piùpersuadere agli armati del palazzoche lo rendessino liberamente alsignore Ippolito; benchè avesse offertocome sarebbe a ciascunoindubitatamente perdonato; ritornava senza conclusione al cardinaleconanimo di riferire quanto aveva veduto e sentitoe mostrargli ancora ilmodo d'acquistarlo facilmente; e riscontrato messer FrancescoGuicciardiniluogotenente del papaprima che arrivassi a Or San Micheledonde egli si era studiosamente partitoper [146] provare col mezzo diquel signorese poteva quel giorno rimovere dalla propria patria tantaruina; poichè con altro verso non gli era stato con altri possibileavendo compreso il cardinale volere usare subito la forzaquando peraccordo non potessi riavere il palazzo; e sapendoFrancesco Maria avergià mandato con celerità per le sue fanterieche erono alloggiatevicino alle muraed avere in sua presenza a Cortona dettonon si volercondurre in su la sera a menare le maniperchèquando si vedeva lamoltitudine in timoreera allora molto facile superarlae che per questo[non]* si doveva dargli più tempo a ripigliar l’animoed unirsi (comedisperata) insiemeper esser poi troppo difficile a vincerlae massimein casa sua: onde messer Francescoparlato con il signor Federigo all’uscirdi piazzae inteso da sua signoria l'ostinazione di quelli di drentoecome giudicava facilissimo sforzarlinon restò di pregare quel signorcpiù voltecon quanta [147] efficacia gli fu possibilenon volessi essercausa di tanto malema salvare il palazzo con tutta la città insieme:mostrandoin simili casi non fermarsi il furore dove l'uomo disegna;perchè la paura di peggioo la disperazioneconduce spesso le cose inluogo interamente contrario all'opinione di chi si reputa vittorioso.Tanto che finalmentee per essere amicissimo suoe per istimare faropera (come dal Guicciardino gli fu mostrato) più grata al Papacon laclemenza riacquistarloche con la ferocia superarlolo dispose aseguitare il desiderio e l'ordine suo. Onde riferendo al cardinale il casopiù leggieroche non l'aveva trovatoe che solo il timore di non esserpuniti aveva ritenuto e riteneva quelli di drento a non gli rendereliberamente il palazzo; dall'altra partemostrato ancora non pocadifficultà nel tentare la forza per la fortezza sua e per gli assaidifensorie perchè era da dubitarenon fussiquando si combattessidall'univer- [148] sale della città soccorsomassime cominciandoavvicinarsi la notte; queste ragioni (benchè contro la voglia di molti)mossono Cortona a mandare il signor Federigo con messer Francesco un'altravolta in palazzoacciò che largamente offerissino perdonare a ciascuno.I qualiinsieme col gonfaloniere suo fratelloe alla presenza de' piùvecchi cittadininon mancarono di dimostrare a' capi del tumulto ilpericolo manifestonel quale (non si accordando) si trovavanoe come nonpotevano sperare nell'universaleessendo stati abbandonati da luiquandoerano superiori; e ora che la città sbigottita si trovavae già pienadelle genti del duca d'Urbinomolto meno era per moversi ad aiutare laparte del popolo rinchiuso: ma quando volontariamente rendessino a' Mediciil palazzosi terrebbe modo che tutti potrebbono restare con l'animosicuro. Ondedopo molte persuasionifinalmente li disposono uscirneelasciarlo nel termine [149] lo avevano trovato quando armati entraronopur che la convenzione stessi in modoche se le dovessi e potessiprestare fede. Per la qual cosaveduto la risoluzione di tuttisi mandòsubito a Or San Michele per la capitolazione soscritta di mano delcardinale di Cortonadi Cibod'Ippolito ancorae dipoi del ducabenchè con difficultà vi ponessi la sua mano; allegandonon poterepromettere l'osservanza per quelli che non erano sotto la custodia sua.Soscrissonsi dipoi il marchese di Saluzzo ed il proveditore veneziano. Laquale essendo pervenuta alle mani del gonfalonieree satisfacendo in quelcaso a ciascunoi giovani e gli altri vi si trovavano armatisiritirorono dolenti finalmente alle lor case.

Questa restituzione fu dall'una parte e dall'altra saviamenteacconsentita; imperò chequando i Modici avessino preso per forza ilpalazzoe privati molti che vi si trovavano drento della vitarimanevala casa dei Medici in più odio e [150] più pericolocol resto dellacittàche non era prima. La quale per la vicinità de' lanzi non sidoveva stimare poco; perchèquando Borbona avessi intesoil popolo e iMedici combattere insiemesi sarebbe subito accostato alle nostre muraovoluntariamenteo sollecitato da' fuoruscitio chiamato alloradall'universaledal quale poteva persuadersi d'esser favorito e aiutato aentrare nella cittàpiù tosto che lasciarsi superare dalli soldatipropri: potendo inoltre più negli uomini lo sdegno verso i suoiche iltimore degl'inimici. E i giovani che si trovavono in palazzovedutosirinchiusi con poche armi e meno vettovagliee il popolo non si essere(come stimavono prima) mossoarebbono con troppo loro danno errato nonconsentire all'accordoe massime che con la ruina manifesta loro sitiravono drieto ancora quella della patria: la quale potevono sperareconaltra occasione più sicura e più lodevolevedere un giorno liberaquando dal presente [151] furore la salvassino; altrimentilaconducevonoper tanta violenza e rapinadi necessità in più lunga e inpiù crudele servitù. Usciti adunquecome è dettotutti i giovani dalpalazzo pubblicoe avendolo subito i Medici ripresoe messo in piùluoghi di quello e della città guardie grossissimee massimeall'abitazione loro e nella piazza pubblicale quali non altrimentistavono continuamente vigilanti (benchè molto più la notte che ilgiorno)che se aspettassino a ogni ora combattere col popolo. Ma eglitardi pentito della sua negligenzaper non avere preso le armi quando dalsuono della campana era chiamatoe vedendo a ogni ora crescere i nemicisuoi nella cittàe trovarsi tanto numero d'oltramontani nel dominiosparsinè temendo meno questi che quellisi trovava tutto confuso edisperato; in modo che non pochi di coloro che si travagliorono nelpigliare il palazzoe degli altri ancora che non avevono fatta dimostra-[152] zione alcunaveduto per ogni verso tanto pericolosi eronotrasferitiper più loro securtàchi a Luccae chi più lontano;massime intendendogli agenti o ministri de' Medici sputare spesso paroleda metter terrore a chi si conosceva essere loro non che manifestomaocculto inimico.

Mentre questa confusione e timore era nella cittàmonsignore diBorbonatrovandosi con tutto l'esercito sparso per le castella diValdarnocome intese per lettere del vicerèil papa avere ricusatol'ultima conclusione dell'accordoe intorno a Firenze esser tutte leforze della leganè vedendo modo allora con le sue fanteriestracche eaffammate e prive di tutte le cose necessarieaccostarsi alle nostremura; si era partito da Montevarchie trasferitosi nel dominio di Siena.E benchè affermassivolere prima nel Sanese pascere e riposare alquantoil suo esercitoper potere poi con più facilità e con più ordinescorrere il contado nostro e con [153] l'artiglierie e munizioni sanesitentare l'impresa di Firenze; nondimenoconsiderando Sua Eccellenza ledifficultà e i pericoli si tiravono drieto questi disegniragunato cheebbe nel suo allogiamento tutti i signori e capitani spagnoli e tedeschisi sforzò di mostrare loro con lunga orazione (discorso che ebbe primacon quelliin quale termine si trovava lo esercito)come de' tre partitisi potevano allora pigliarenon conosceva il miglioreche marciare concelerità verso Roma. Imperò che il soggiornare troppo nel dominio diSiena riuscirebbe sopra ogni altro dannoso massime che farebbe disperarequel popolo amicoper li danni causarebbe tanto esercito nel contadoloroe per non essere possibile potessino somministrare molti giorni levettovaglie e le altre cose necessarie a tanto esercito; e oltre a questodarebbe troppo tempo agl'inimici ad ordinarsi e prepararsi alla difesa.L'andare verso Firenzeo per accostarsi alle murao per scorrere epredare il suo [154] contadosi dimostrava impresa difficile epericolosatrovandosi la città munita e con assai difensori; e neldominioper essere spogliato delle vettovaglieessendo ridotto ne'luoghi più forti e la maggior parte del paese nostro essendo montuoso edifficile a correrlonon si poteva troppo sperare: ma il gittarsi conogni possibile velocità verso Romaaffermava essere partito sicuroglorioso e utilissimo; sapendoil papa essere allora sprovisto d'ognicosa opportuna alla difesacome apertamente gli aveva scritto il cardinalColonnae sollecitatolo marciaresenza perder più tempoinnanzimassimamente trovandosi in Roma la sua fazione essere al tutto disposta infavor di Cesaree massime non essendo possibile che l'esercito inimico vipotesse essere quando loroessendo alloggiato più lontanoe sparso inmolti luoghie comandato da diversi capitanie costretto a tenere(volendo seguitarli) cammino più lungo; e che tanto più riuscirebbe loacqui- [155] sto di tanto ricca città facilissimoquanto più ciascunosi sforzassi con celeritàfuori d'ogni opinione del papa e de’cardinaliarrivarvi; perchè stimando Sua Beatitudineil nostro gloriosoesercito non potere andare a trovarlaper la vicinità delle forze dellaleganon fa provedimento alcunoe si persuade che la necessità nellaquale ci troviamoci abbia a costringere dimandare quell'accordo si hapredisposto nell'animocome più volte per il vicerè ci ha fattointendere. E benchè la necessità nostra si vegga essere grandissimanondimeno non si può negareche quanto maggiore la veggiamopiù cidebba sforzare a pigliare quel partito che sia per diminuirla e annullarlainteramentecome senza dubbio succederàandando subito alle mura diRoma; dove i Sanesi ci porgeranno (discostandoci da loro) più volentierile vettovagliee in breve ci troverremo intorno a quella famosissimacittà senza impedimento di fuora e con [156] poca resistenza di quelli didrento; occasione rarissimae da spronare ogni timidonon che sì feroceesercito; il qualepoi che per tante ragioni vede tanto facile e tantodesiderata vittoriaper acquistarla non debbe tenere conto delledifficultà passatenè delle altre che per condurci con celerità aquelle muradobbiamo ancora per questo poco resto del cammino (benchèfacilissimo) sopportare.

Queste e molte altre ragionidette con efficacia da Borbonadisposonofacilmente quelli signori e capitani subito a preporre a qualunque altrodisegno la impresa di Roma: per le persuasioni e risoluzioni de’ qualifu dipoi molto facile farne capace il resto dell’esercito. Per la qualcosaveduto la buona disposizione di ciascunofece Borbona alloracondurre alla presenza sua tutti i prigioniche in diversi paesi eranostati per il cammino presie che insino alloralegatigli avevanoseguitati; a’ quali (nondimeno sciolti e libe- [157] ratibenchènumero grande fussi) usò con lieta fronte verso di loro queste breviparole: Se voi volete ritornare alle vostre caseo venire con questoglorioso esercito alle mura di Romasia posto in votra libertà; perchèo il partirvio il rimanere in compagnia con questi oltramontaninon visarà negato; e vi prometto sopra il petto miose ci seguiretefedelmentesarete compagni nostri e ad ogni vittoria e al sacco di Roma.

Per le quali parole la maggior parte di quelli più giovani volentieriseguitorno l’esercitoe gli altri ritornorono senza difficultà alleloro case. Ondesenza perder tempoil dì medesimoche era il giornoxxvii d’aprileessendo convenuti col governo di Siena della quantitàdi vettovaglie che giornalmente bisognavonoper la più corta strada esenza artiglierie si messono a cammino; ed arrivati al fiume della Pagliaessendo a guadarlo più vol- [158] tecon difficultà e perdita diqualcunolo passorono in questo modo. La fanteria si messe in fila 30 overo 50 insiemee presa per mano e per le braccia l'una l'altraattraversavono arditamente la corrente del fiume; la quale dando a chi alpettoe a non pochi alla golaquando sforzava sopramodo questo e quelloera lasciato traportare via da lei. Ma ristringendosi subito gli altri conil medesimo ordineaiutati molto da i più robusti e più animosisicondussono con poco danno di loro alle ripe oppositedove la cavalleriaera con minore pericolo arrivatabenchè non pochi fanti con essa ancorapassassichi in groppa e molti a' crini e alle code de' cavalliappiccati. Dipoiconfortatisi e riordinatisi alquantoseguitorono con lamedesima celerità e ordine il viaggio disegnatosaccheggiando per ilcammino solamente Montefiasconi e Ronciglioneper non avere aquell'esercito voluto dare passo nè vettovaglia. Agli altri castelli eluo- [159] ghiche li sovvenivano (per non perder tempo) non fecionodanno alcuno. L'inopinata partita de' quali quando a Firenze s’inteseedonde sarebbono provisti di vettovagliesubito dal luogotenente fu spintoverso Arezzo buona parte della Banda Nerache allora si trovava in SanCascianoed avvertito il conte Guido Rangoniche a gran giornate sitrasferissi per la via di Perugia con quei fanti e con li suoi cavalli aRomadove era sopra ogni cosa necessario arrivare avanti agl'inimici;essendogli noto come il papaper non aspettare ancora Borbonasi trovavainteramente sprovisto di quelle forze che gli bisognavono in tanto suograve pericolo. Dipoi con gli altri agenti del Pontefice avendo illuogotenente per più staffette notificato a Sua Santità la mossa e lacelerità dell'esercito cesareoe l'ordine aveva delle vettovagliee conquali forze il conte Guido prometteva essere a Romaprima che gliinimici. Non mancorono dipoi ancora con [160] ogni estrema diligenzasollecitare il duca d’Urbinoil marchese di Sailluzzo e Provveditorevenezianoche allora si trovavono in Firenzea farli subito spingere aquella volta il resto delle genti della lega acciò che gl’inimici nonpotessino soprastare un giorno soli intorno alle mura di Roma. Ma tantasollecitudine era dalli ministri della Chiesa usata invano; imperò chequesta volta il duca scoperse interamente l’animo suo a chi ancora nestava dubbiosomettendo più tempo non richiedeva tanta necessitàapartirsi di Firenzee sopportandoche dove le sue genti passavonoperil paese nostrofacessino molto peggio non feciono li Tedeschi; eallungando ora per ora per un’altra cagione il cammino quanto poteva:onde non fu maravigliase ancora non si trovava vicino al lago di Perugiaa dieci migliaquando Borbona arrivò alle mura di Roma a’ iv di maggionel MDXXVIIa ore ventunacon tutto l’esercitoma con tanta penuriadel vitto[161] che non era possibile vi potessino soprastare due giorni.Dove essendo subito arrivatofece (come è militare cerimonia) per untrombetto domandare al papache gli dessi il passo per mezzo la cittàdicendo voler condurre le forze di Cesare nel Regno. Ed essendogli(secondo il consueto costume) negatonè vedendo modo da passare avantiper avere molti de’ suoi tentatocon loro gravissimo dannopassare concerte barche il Teveree dato invano qualche scaramuccia alle mura: ondeapertamente conoscendo le difficultà e pericoli dell’esercito suofatto subito chiamare i capitani delle fanterie e de’ cavallisisforzò a ciascuno persuadere (scoperto che ebbe a tuttiin qualeestremità di vettovagliedi munizione e di danari si trovava) come nonera da differire all’altro giorno d’accostarsi con bravo assalto allemuracon ogn’industria ed impeto sforzarsi subito di saltare in Roma.Imperò chenon essendo allora aspettati nè dal pontefice nè dal po-[162] polo romanoera ragionevole persuadersiche drento ciascuno fussinon tanto dell'animoquanto delle forzee d'ogni ordine da combatterespogliato: ma chese si tardava insino all'altro giornoquelli didrentoaspettando l'assaltonon perderebbonola nottetempo perordinarsi e provedersi di sorteche dove ora combattendogli sarebbefacile e sicura la vittoriadomani riuscirà difficile e pericolosissima.Occasione da non essere differita da ciascuno prudentela cognizione de'quali non li fa differenti dagl'ignorantise non a sapere per i capellipigliarlaquando con la sua velocità si dimostra e si appresentaall'uomo. E benchè confessil'esercito essere molto straccoe che abbinon poco bisogno di riposo; nondimenoconoscendo la facilità dellavittoriadoveva ciascuno spronare allora di fare di sè l’ultimoconatomassime stimandoche per le persuasioni de' suoi capitanifacilmente si dovessi disporre la fanteria a non [163] perder tempo aridurre al fine tanta gloriosa impresa. E con questo ed altre persuasionisi sforzava spronare quelli signori e colonnelliche con più celeritàpotessinoeccitassino l'animo e la voglia di ciascuno. Ma poi conosciutole persuasioni sue non aver potuto disporre i capitani dell'esercito adare subito una brava battaglia alle muranè conoscendo altro rimedio(poichè così erono quelli capitani inclinati)che tentare la mattinaseguente in su l'apparire dell'alba la forza di quelli di drentoe farecome si poteva senza artiglierieogni sforzo di saltare in Roma; simulatoil dispiacerefece subitoavanti l'occaso del soleragunare quasi tuttol'esercitoe salito in luogo alquanto eminenteusò verso di lui questaorazione.

"Se io non conoscessisignori e commilitoni miei carissimilavirtù e la ferocia vostrainsieme con il modo d'entrare facilmente inRomauserei al presente verso di voi quelle paroleche [164] più voltecostumorono per molto minori difficultà molti imperadori a' loroeserciti: per le quali avendo instrutto ed animato l’esercitodipoiacquistorono facilmente la vittoria. Ma perchè sono certissimochesarebbe un aggiugnere senza bisogno fuoco al fuocole porrò da parte;massime sapendogli uomini nelle armi eccellenti non aver bisogno disprone; e conoscendo che molto maggiori travagli e pericoli delli presentinon potrebbono darvi terrore nè spavento: benchèquali possino esseremaggiori di quelli sono stati insino a ora da voi animosamente tolleraticertamente non so conoscereconsiderato con quanta pronta e virtuosaostinazione avetecommilitoni mieiin tanti mesi superata tantaintollerabile faticapovertà e fameper condurvi a queste murae comelietamente sopportate al presente gl'incredibili travagline' quali inquesto punto vi trovateessendo in luogodove non è più vettovaglianè speranza da banda alcuna[165] subito (come siamo necessitati)averla. Di tornare adrietonon possiamo nè dobbiamo disegnare: dipassare il Teverese non per mezzo Romanon si vede verso alcuno:troviamci con poca munizione e senza artiglieriae se non siamocircondati dall'esercito inimiconon procede solamente dal non essere inquello tanta virtù nè tanto animoma ancora da persuadersi chi loguidache le nostre difficultà sieno per farlosenza insanguinare leproprie spadevittorioso. E benchè questi nostri pericoli sienogravissimie interamente dimostratovi niuno famoso esercito essersi perlo adrietro trovato in tanti frangenti; nondimeno ancora per voi medesimiapertamente comprender potetenon mai essersi a niuna nazioneappresentato la più facilela più giusta nè la più ricca preda.Facilissima dicoperchèdove vi condurrò a dare l'assaltoleartiglierie non vi sono necessariema per la destrezza e fierezza vostrapotrete agevolmente salire sopra i ripari e ba- [166] luardimassime nonessendo drento a quelle mura più che 3000 fantinon consueti vedere lemorti e le ferite degl'inimici. Oltre a questoper avermi il cardinalColonnapoche ore sono (per queste lettere che io qui al presente vimostro)di nuovo scrittola parte ghibellina non poter essere piùdisposta a porgerci ogni suo favorecome desiderosa molto della vittorianostra. Ricchissimaper qualunque di voi facilmente si può comprendereessendo drento a quelle murache voi ora avete a sforzarerinchiusi colpapa tanti cardinaliprelatisignoricortigianimercanti con li baronie popolo romanoinsieme con le loro innumerabili ricchezze; per non averealcuno di quelli prima stimato che a questo felicissimo esercito bastassil'animo accostarsi a Roma; o che le genti della lega non dovessinoseguitare di farci insino a ora (come in ogni altro luogo hannoperseverato) compagnia. Onde non si potrebbe esprimerequanto dolore esbi- [167] gottimento sia nell'animo di ciascunonon tanto per essere pernatura e per educazione vilissimiquanto per aspettaree meritatamentedal magno e giustissimo Iddio (vedendosi dal proprio esercito abbandonati)quella punizione e quel flagelloche i loro pessimi costumi edirreligiosa vita hanno tanto tempo meritato; riserbato nondimeno insino aquesto felicissimo giorno alla spagnola e tedesca nazione con sommagiustizia da colui che a tutte le cose dona l'essere e mantiene il moto. Ebenchè tanta inestimabile copia d'oro e d'argentosia in parte premioconveniente alle vostre generose fatiche; nondimeno confessonon essercorrispondente all'insuperabile audacia dell'animo vostro: perchèquandosignori e commilitoni mieivi guardo in visoapertamente veggoche vi sarebbe molto più grato che in Roma ora si trovassino parte diquelli imperadoriche con le loro elette legionicon le qualiarrogantemente già si attribuirono il nome ger- [168] manicoe con milleinganni e tradimenti sparsono molte voltee nella provincia vostra e inItalia ancorail sangue de' vostri innocenti antecessori: desiderio senzadubbio generosoe conforme alla grandezza e nobiltà vostra. Ma per averla natura in tanto tempo variato molto le umane cosesi trova introdottaal presente in quella città tanto vilissima educazioneche non èmaravigliase in Roma ora sono rinchiusi non uomini giusti nè virtuosinon atti a mostrare la fronte ed il ferro al nimiconon consuetigenerosamente dominare (come già solevano) questa e quella provincia; matutti immersi in libidinoso ed effeminatissimo ozioe totalmente dediti aragunare con frauderapine e crudeltàsotto la pietà della cristianareligionee l'argento e l'oro di ciascuno. Per la qual cosanon potendoal presentesignori e commilitoni mieivendicare le passate ingiuriericevutenè in parte alcuna mostrare verso gli antichi romani quellafierezza e perfezio- [169] ne militareche in questo insuperabileesercito si trovaavete ora a fare quella vendetta vi è possibileacciò che come al nostro imperadore sarà notoessere nelle mani vostreil papa e Romacon celerità si trasferisca in questo luogononsolamente per premiare abbondantemente le vostre virtùma ancora percondurvi (come arà acquistato Italia e Francia) a debellare gl'Infedelie scorrere vittoriosi per tutta l'Asia e Affrica ancoradove allora aretemille occasioni di far manifesto a tutto l'universoaver facilmentesuperata la gloria e le ricchezze degl'insuperabili eserciti di DariodelMagno Alessandro e di qualunque altro famoso monarca. [170] E certamentequando vi pensomi pare già vedervi tutti ornati con le armi d'orotutti signori e principi delle province acquistate e ricevute in dono dalnostro liberalissimo imperadorecome e del presente acquisto di Roma ed'ogni altra provincia e regionevi ha più volte promesso il nostroinfallibile profeta Martino Lutero. Ricordatevisignori mieicome unaparte di voi si è trovata a pigliare il re di Franciae a distruggere ilsuo esercitoe a tenere per forza alla presenza di tante fanterie dellalega tutto il popolo di Milano. Pensino quelli che nuovamente sono venutiin Italiache avendo vinto e morto il signor Giovannie superato tantovirtuosamente le difficultà causate dall'asprezza de' paesi e dallecontinue piove e neviche il ristoro di tanti stenti e povertà abbia (achi non vorrà procedere con le armi più avanti) a essere al presente perpatria sua la ricchissima Roma. Persuadetevi tuttiche qualunque famosavittoria ed egregie opere da voi [171] fatte per lo adrietoabbino arisultare a questo felicissimo esercitoinfelici e dannosissimesequando vi sarà dato il cenno di combattere Romanon vi sforzerete farequanto la necessità grande de' presenti pericoli vi costringee quantola speranza certa di tanti futuri beni vi persuade".

Non era ancora Borbona al fine del suo parlare pervenutoche sicominciava a sentire in quell'esercito un certo lieto ed animoso mormorioper il quale si conosceva facilmentea quella moltitudine parere ogni oracento di cominciare lo assalto. Onde veduto Borbona ciascuno benissimodispostocommendato di nuovo che li ebbe con poche parole tuttiericordato lietamente dovessino pigliar quel riposo e quel ristorochepotevano in quella notteacciò che in sul chiarire del giorno sitrovassino più gagliardi a dar l'assalto alle mura; e poichè ebbedeputato e ordinato gli alloggiamenti lorosi ristrinse di nuovo con licolonnelli e al- [172] tri capi dello esercitocon li quali gran partedella notte discorrendodopo molti ragionamenti conclusono in che modo edove in su l'aurora si dovessi dar la battaglia; e avanti li licenziassigli esortò molto a dover sopra ogni cosa istruire ciascuno del suocolonnellocon presupporre massime la vittoria certa.

Mentre che tra li Cesarei di fuora non si perdeva tempoin Romaancoraveduto checontro alla comune opinioneera comparso alle muratanto numero di nimiciper non avere inteso di loro prima la partita daSienache quando arrivorono a Viterbo; benchè in Roma fussino molti cheaffermassinoquello essere l'esercito della lega; si pensava al modo colquale si potesse metter riparo a tanto imminente pericolo. Per la qualcosatrovandosi il papa in questi giorni interamente sprovisto edisarmatonè avendo tempo a poter cavare fanti de' luoghi chenaturalmente li producono animosi e buonifu costretto sol- [173] darefuriosamente circa 3000 tra artigianiservitorie altre vilissimepersonenon consuete a sentirecon le armi in manonon dico leartiglieriema i tamburi. Onde in tanta necessità chiaramente conobbequanto era stato gravissimo errore avere non molto prima licenziato liSvizzeri e quelli 2000 fanti della Banda Neraper volere avanzare (comeallora usava dire Iacopo Salviati) trentamila scudi il mese. Nondimenointanta difficultànon mancava di ricordare spesso fussino con quellacelerità era possibilerestaurati i ripari altre volte fatticondottele artiglierie a' luoghi deputatidistribuite con ordine le munizioniesi dovessi compartire alle mura e nelle parti più deboli quelli fantipotevonoe ancora collocare in luogo comodo grossa bandaacciò chepotessino facilmente soccorrerebisognandoquesta e quella parte dellacittà; nè si mancassi deputare chi avessi a ministrare le vettovaglieealtre cose necessariea' combattenti; e che si fa- [174] cessino concelerità molti fuochi lavoratie altre misture da pigliare emultiplicare velocemente la fiammaper gettarli tra li inimiciquandopiù stretti fussino a canto le murae dove bisognava. Non mancavaancorain tanta confusioneil Santo Padre di confortare e di persuaderequando questi e quando quellimostrando le difficultà del vivere e de'danari degl'inimici; e come trovandosi senza artiglierie da battere lemuranon potevano sforzare un piccolo castello (come insino allora pertutto il cammino avevano dimostro)non che Roma; e chequando fussinoributtati nel primo assaltosarebbono dipoi costretti e per la fame e peril timore dell'esercito inimicogià vicino alle murarompersi fra loromedesimi. Mostrava ancorache per esser li nimici luteraniIddio averlinon senza misteriocondotti nel principale luogo della sua santareligioneper farli con più notabile esempio tagliare tutti a pezzi. Nèpretermesse finalmente (come [175] è ridicolo costume in simili accidentide' pontefici) promettere con molta efficacia a chi si portassi nelcombattere valorosamentee fussi mortooltre al concedere gli offizi ebenefizi ecclesiastichi loro a' propri eredi e propinquiplenariaremissione di tutti i suoi peccati. E benchè Sua Santità fussicomequella che molto bene conosceva la qualità de' suoi capitaniinsiemecoll'ignavia de' fanti tumultuosamente pagatipiù disposta abbandonareRoma (vedendo tanta confusione) che a difenderla; nondimenopersuasa eritenuta da' suoi savimetteva con queste parole animo agli altri. E se aSua Santità fussi stato lecito andare personalmente rivedendo le mura e iriparile artiglierie e le altre cose necessarie per la difesa di Romasenza dubbio all'arrivo di Borbona sarebbero state altrimenti condotteche non furono per le mani del signor Renzo e degli altri che ne ebbono lacura. Ma per rispetto di essere stimato e tenuto vicario di Cristo [176]in terrafu costretto fidarsi degli occhi e del cervello de' suoicapitani. Onde lo esemplo di Sua Beatitudine doverebbe insegnare aqualunque principequanto poco de' suoi ministri nelle coseimportantissime debbe confidare.

Il popolo romano con li forestieriavendo pochi giorni prima fatta lamostra di sè medesimoe trovatosi essere circa 30000 persone dacombatteresi reputavaavanti vedessi il pericolo in viso (come èpopolare usanza)inespugnabile; e ancora perchèmolto sopra ogni altrocapitano di Nostro Signoreil signor Renzo da Ceri affermavagl'inimicinon poter soprastare due giorni intorno alle mura per l'estrema penuria divettovagliee come per tutto il dì seguente l'esercito della legaentrerebbe in Roma; stava quel popolo con l'animo molto sicuro. E ilDatario e Iacopo Salviatiinsieme con molti altristimavono tanto certala vittoriache non solamente non permessono che il pontefice sipartissima ancorache li [177] mercanti fiorentinie di molte varienazionipotessino mettere in un galeonee altre diverse barcheperquesto effetto già da essi ordinatetutte le robbe di più valutainsieme con le donne loroper mandarle subito verso Civita Vecchia. Madipoi feciono subito serrare le portedicendoessere superfluo eridicolo tanto timoreper non essere tempo da permettere modi cheporgessino terrore a quelli restassino drentoo che facessino crescere lasperanza a gl'inimicine' qualiper vedere fuggire e sgombrare ciascunosi causerebbe più ostinazione. Onde per queste persuasioni parevache inRoma la maggior parte aspettassi senza timore lo assalto alle mura.

Non lascerò indrieto comemolti giorni avantiuno di vilissimacondizione del contado di Sienad'età maturadi pelo rossonudo emacilento eper quanto si dimostrava alloramolto religiosoaveva piùvolte pubblicamente predetto a tutto il popolo romano la [178] ruina certade' preti e di tutta la cittàcon la rinnovazione della Chiesa; e spessoricordato con spaventevol voci a ciascunoesser venuto il tempo dellapenitenzaper vedere manifestamente propinquo il flagello: e al papasenza rispetto detto in presenza di molti parole molto ingiuriose evillanee protestatogli da parte di Dio la ruina sua. Ondeper tantoannunziosi trovava rinchiuso in questi giorni in carceredove con piùefficacia che quando n'era fuoriaffermava il medesimo: al quale dapochissimo numero (come suole intervenire in simili accidenti) eraprestato fede.

Potrei narrare ancora qualche portento accaduto non molto tempo innanziin Romasignificante la ruina grande e propinqua: come il partorire diuna mula nel palazzo della Cancelleriae spontaneamente pochi giorniavanti esser ruinata una gran parte di quelle murache congiugnevano ilpalazzo con il castellose non mi ritenessi il cono- [179] scereappresso di moltisimili straordinari segni non essere giudicati dimomento alcuno; benchè le antiche istoriee le moderne ancorasitrovino piene di queste sorti portentiintervenuti avanti gli orrendicasi e distruzioni di città; e come per il timore di essiquandoapparivonosi leggamolti popoli cristianinon che gentilinon avermancato con sacrifizi e devote cerimonie placare la giusta ira del sommoGiove; la benignità del quale pare voglia istruire i mortali innanzi alflagello con diversi e spaventovoli segniper tentare prima di ridurrecon tali terroripiù tosto che con la giustiziale umane menti amiglior vita. Nondimeno non resterò di scriverne due sopra gli altrievidentissimisuccessi non molti mesi innanzi in Roma. Il primounasaetta avere levato dal braccio di una devotissima Nostra Donnacollocatanella chiesa di Santa Maria Traspontinail suo Bambinoe averne fattimolti pezzie la corona ancora [180] di leiin quella furia percossa edivisa in più partigittato per terra. Il secondol'eucarestia ripostail Giovedì santo preteritocome si costuma in tal giornoin untabernacolo della cappella del papala mattina seguente si trovòsenzasapere come nè da chisospinta per terra. Segni certamente efficacissimida spaventare ragionevolmente ciascun cristianoavendo il celeste fuocotocco e guasto l’immagine della umana origine del Nostro Salvatoreelacerato e spezzato indegnamente il glorioso premio della sua santissimaMadre; e circa due mesi avantiquello che noi cristiani meritamente tantoadoriamoavere ricusato dimorare dove molti e molti anni prima in similgiorno stare soleva. Ma troppo in quella città era indurato il cuoredelli scribi e fariseiper esser totalmente accecati e immersi nellavoluttàavarizia e ambizionepoichè per questo tante divinedimostrazioni non si commossero.

Mentre che le provisioni e drento e [181] fuori di Roma si facevonosiapprossimava l'alba del sesto giorno di maggioe già era tutto quasi inordine l'esercito cesareoe una parte di esso si accostava verso quellabanda delle mura vicina a Santo Spiritoe monsignor di Borbonatuttoarmatocon sopravvesta biancasi vedeva continuamente andare or qua orlà a cavalloconfortando e animando quando questi e quando quellidicendo alli Spagnoli e Tedeschi di Milano: Ora è necessario mostrare laterza volta quella virtù e ferocia abbiamo per il passato due volte invoi veduto: imperò che il nome e le ricchezze nelle altre vittorieacquistatemancando del vigore vostro in questo puntole perderestiinsieme con la vita. Agl'ltaliani mostravanon essere al presente menonecessario scoprire il valor loroche nelle altre imprese: imperò chenon vincendo in questo giornosaresti costrettiinsieme con questi altrinostri oltramontaniper non venire vivi in potestà de' nimicicon le[182] proprie mani (non avendo dove voltarvi altrove) darvi la morte;trovandovi in questo felicissimo esercito contro agli bandi di tutta lalega. Oltre a questoofferiva di nuovo l'osservanza di quanto tante volteaveva loro largamente promessoaffermando che sarebbonooltre allaporzione della predaancora signori e padroni delle proprie native cittàe castella. Alli luteranivenuti col capitan Giorgioricordava i duridisagil'intollerabil fame con l'estrema penuria di danarinon averesopportato per altroche per condursi alle mura di Roma; dove mostrandol'ardire che sapeva essere in loroera certissimo che in poche ore visarebbono drento ricchissimi e sicurissimiinsieme con le loro donne efigliuolie potrebbono senza difficultà godersi le incredibili ricchezzedi tanto viziosi e poltroni prelati. E così continuamente cavalcando peril campodove vedeva numero grande insieme armatoaccostandovisiconfortava e animava ciascuno a dovere [183] farsi innanzipromettendovoler essere de’ primi a salire sopra quelle famose murasolamente permostrare con quella sua prontezza e animosità a tutto l'esercitoquantoreputava certa la vittoria. Onde per tanta sollecitudine e conforti suoisi trovava in su l'alba non solamente tutta la fanteriainsieme con lacavalleriain ordinenon meno lietache disposta a dare animosamente labattaglia. E già aveva cominciato la banda spagnuola (come è sua usanza)con molta bravura l'assalto in diverse bande della città; ma con menostrepito ora possibilenon poco numero di quella si sforzava di tentarel'entrata da quella parte che si trovava verso Santo Spiritosopra l'ortodel cardinale Ermellinoper essere le mura quivi più basse che altrove;imperò che in quel luogo il circuito delle mura si vede continuato con ilmuro principale di una piccola casa privatain modo che di drentoa chinon vi aveva posto curanè di fuori ancoraappariva la sottigliezza e[184] la debolezza sua; nel quale muro si trovava una cannoniera piùlarga assai che le solite misureusata allora per finestra di quellacasa. Oltre a questonella sottigliezza di quel muro erarasente ilterrenoma ricoperta di fuori con terra e letameuna piccola finestraqual già serviva alla cantina o cella di quell'abitazione: non ferratama con traverse di legname chiusa talmente che per essa potessi solamenteentrarvi il lume necessario. E benchè in questo tempo non servissi pertale effettoe che per essere ricoperta e nascostanon apparissi a chinon aveva particulare notizianondimeno non si può negarenon fussierrore sopra ogni altro gravissimonè possibile escusarlo per versoalcuno dal signor Renzoo da Giuliano Lenoo da chi ebbe per rivedere lemura e luoghi pericolosicommissione: tanto era facile a chi ha puntonon dicod'esperienza ma d'ingegnoaverlo conosciutonon che da coloroche nel fortificarè la città sopra [185] gli altri si reputavonointendenti. Imperò cheveduta quella piccola casa congiunta con leprincipali mura di Romadoveva essere con grandissima diligenza da'capitani romani ricerca e drento e fuoraper potere scoprire i predettidisordinie non inconsideratamentecome feciono alloratrapassarla. Perquesto esemplo si potrebbe apertamente affermarenon solamente taliessere li ministri e gl'istrumentiquali sono chi gli elegge e comanda; eche a conoscerese il motore di loro è saviofacilmente scopresi per lequalità di chi esequisce quanto egli ordina e disponeper non essereragionevoleche il cervello dello inferiore ministro non sia a quello delsuperiore padrone corrispondente; ma ancora quanto poco fidare si debbecolui delle cose importantissimedella diligenza e degli occhi de' suoiministri; perchè gli errori fatti da quelli non si possono poi nellaestrema necessità ricorreggere; massime che la vergogna col danno si posatutto in su le spalle [186] di chi dagli agenti suoi comporta essereinteramente governato. Nondimenoin questa parte non si debbe interamenteimputare papa Clemente; perchèbenchè benissimo Sua Santità conoscessila virtù e i difetti de' suoi capitanie che molto poco nella diligenzaloro confidassi; nondimeno fu costretta Sua Beatitudinenon potendo(rispetto al supremo grado suo) personalmente vedere le murai ripari ol'altre cose necessarie alla difesarapportarsi al poco sapere di quelli.

Verso questa parte adunque delle mura li Spagnoli (essendo forse aqualcuno nota la debolezza suae ancora quella entrata) facevano estremaforza d'accostarsi per saltare drentomassime cominciando ad apparireun'eccessiva nebbiala qualeallora in sul chiarire dell'alba si elevavacopiosamente sopra la terrae surgeva di mano in mano (come spesso nelmezzo del verno si vede) più oscura e più densatalmente che nonlasciava scorgere altrui due braccia lontano. Onde [187] le artiglierie diCastello e degli altri luoghi di Romanon potevono offendere gi'inimicise non a casoperchè bisognava in tanta oscurità adoperare piùl'orecchio che l'occhioe tirare verso lo strepito dei combattenti. Perla quale cagione la maggior parte de' tiri di quelle di drento offendevononon meno i propri difensori che gli avversario riuscivono vani. Mamentre che lo esercito combatteva arditamente le murae si sforzava senzaintermissione di tempo (non stimando i pericoli manifesti) saltare inRoma; intervenne che monsignor di Borbonaper essere tra' primicombattitorivolendo animare più ciascunoe tenendo con la sua sinistramano (come molti affermono) una delle scale appoggiate alle murae con ladestra accennando o spingendo questi e quelli a salirvitrapassato ilfianco da banda a banda da un archibusocadde subito mortobenchè altrialtrove [188] e in altro modo affermino della morte sua. Capitanocertamente egregioe da non essereper la liberalitàastuzia eanimosità suaconnumerato fra gli infimi. Onde la fama di tantoinaspettato accidentesparsa nei capi dell'esercitoli fece travagliaretalmenteche alquanto il furore e l'impeto fermorono; e benchègiudicassino avere fatto grandissima perditae da dovere dare manifestoimpedimento alla vittoria; nondimenoconosciuto non restare ai vintialtra saluteche non sperare salute alcunasubito tra loro fattoconsiglioconclusononon aver altro rimedio che tentare un'altra voltacon maggior audacia la fortuna. E come disperatisi confermarono piùnella loro naturale ferociae con maggiore dimo- [189] strazione eanimosità che primas’accostarono di nuovo con grande impeto allamedesima parte delle murafacendo estrema forza di espugnarlamassimecontinuando in lor favore l'eccessiva nebbia. Nè li faceva ritirareindrieto un palmonè raffrenare in parte alcuna la ferocia nè l’impetola difesa di quelli di drento. I quali in tanta necessità non restavonoperò di gittare spesso fuochi lavoratisparare falconetti e altreartiglieriee continuamente tirare con gli archibusi e con gli scoppiverso lo strepito e romore inimico. E così combattendosi da ogni partecirca un'orasenza riposo alcunoma con poca difficultà delli Cesareii quali per essere assai numeroscambiavono l’un l'altro. Imperò checome una compagnia di loro aveva sparato gli archibusio si vedevaaffaticata in modo che avessi bisogno di ripososuccedeva nel luogo suoun'altra fresca squadrache faceva la medesima fazione. Onde quelli didrentoconosciuto [190] quanto agl'inimici cresceva continuamente l’ardiree le forzenè li vedendo o sentendo in luogo alcuno allentare il furore(benchè gli avessino più volte dalle mura ributtati e tolto a quelliqualche bandiera)già cominciavono avere non poco timoree dubitare inquel giorno della vittoria; quando una piccola banda spagnuola (o peravere allargato con pali e picconi il ferro della cannonierao per quellafinestra della cantina predettasaltata drento)alle 13 ore fu veduta inRomasenza averne ancora notizia il resto dell'esercito. E benchè nonpochi si persuadino che li primi entrassino per quella parte di Roma cheè da Porta Torrione verso Santo Spiritoper esservi le mura più basseche altroveallora mal guardate e debolmente difese; nondimenoper qualmodo sia successo così facilmente l'entrata di sì poco numero diSpagnolilascerò fra tanti vari pareri farne giudizio ad altri:solamente diròche per non si [191] vedere in terra murase non quellepoche della cannoniera e la finestra della cantina allargata e fracassatainclina l'animo di molti a credereessere stata per quella finestra laprima e certa origine dell'entrata loroessendo massime seguita con tantafacilità e celerità. Il primo adunque che vidde li Spagnoli entrati(secondo che affermono molti) si fu il signor Renzoperchè subito conalta voce disse: Gli inimici sono drento; ciascuno pensi di salvarsi eritirarsi nei luoghi e sicuri e più forti. Parole (se da lui però usate)poco convenienti ad un tanto capitano: imperò che doveva subito con ognivelocità possibile fare dei suoi maggior testa poteva in tantanecessitàe urtare con essa arditamente gl’inimicinè mancare diquella virtuosa ferocia bisognava in quel repentino frangente a spingerlie ributtarli per forza fuori delle muracome molte volte a molti in tantoestremo pericolo è intervenuto. Ma non prima ebbe tanto timide espaventevoli parole mandate fuora (come [192] chi si trovò alla presenzasua allora mi ha affermato)che si ritirò fuggendo verso Ponte Sistoseguitato da ciascuno che gli era intornocon quella confusione e timoresuole avvenire in tanto impetuoso disordine. Dove arrivato con molti fantie popolo romanoche già dalli ripariinteso la fuga suasi eronogittatimassime sentendo continuamente dagl'inimici ad alta voce gridare:SpagnaSpagnaammazzaammazzail quale con molta fatica passato ilTeveresi mescolò con l'altra turba sbigottita. Ma coloro che nonpoterono passare il Tevereo per il timore che li aveva avvilitio perla grande moltitudine che continuamente or qua or là confusamentecorrendoimpediva ciascunosi ridussono verso il Castello. Dove di pocoessendo con furia entrato Nostro Signorenè vi trovando (come ricordatomolto prima Sua Santità aveva)vettovaglianè l'altre cose comode aributtare i nemicie al vivere massime necessarie; subito vi fece dallecase e [193] botteghe vicine condurre quelle che in tanta confusione fuallora possibile avere. Ma mentre che in Castello con tanto terrore sifacevano simili provedimentiera già comparso alla entrata suaprincipale tanti prelatinobilicortigianidonne con soldatimescolatie stretti insiemeche non era per la calca grande possibile serrare. Mafinalmentelasciato cadere la saracinescabenchè con difficultàcadessi e si serrassiper non essere stata prima consideratanè nettadalla rugginesi mostrò con danno di tutti coloro che se ne trovorono difuorache volendosi salvarebisognava gettarsi altrove. Nondimeno giàvi era drento più che 3000 personee tra essi buon numero di personaggiprelati e altri uomini qualificaticon tutti i cardinalisalvo cheValleAraceliCeserinoSiena e Encouorth; i quali credendosi stare piùsicuri nelli propri palazziper esser capi della fazione ghibellinanonsi vollono nel Castello rinchiudere. Il cardinale [194] de' Puccimentresi accostava correndo al Castellotrovandosi nella calca e furia delpontefu malamente calpesto e feritoma casualmentenel capo e nellespalle; e dopo molte difficultà da' suoi servitori più che mezzo morto eda una finestra ferrataallora sbarratavi fu condotto. Il cardinaleErmellino non vi potendocome gli altri primiprima entrarevi si fecetirare per la parte di sopra in uno corbello con le fune: dove ancora sitrovava Iacopo Salviatil'arcivescovo di Capuail Datarioil signorAlbertoil signor Orazioe molti altri nobilicon tanto travaglio espaventoquanto si può stimareessendo da loro ogni altro accidenteaspettatoche tanta ruina. Ma il resto del popolo romanocon i mercantiprelaticortigiani e forestieriandavono con molta furia e timore or quaor làcercando della salute loro; e correndo per diverse stradecomesmarritinè potendo uscir di Romaper essere serrate le porteen-[195] travono nei luoghi più forti e reputati più sicuri. Onde alcuni incasa de' Colonnesialtri in quelle di SpagnoliFiaminghi e Tedeschiabitati molti anni in Romae molti nei palazzi dei d'EncouorthAraceliSienaCeserino e Vallesi rinchiusono.

Non voglio pretermettereessendo massime certamente cosa notabilecome niuno di quelli nominati capitani della Chiesain tanta calamitàin quanta vedevono le proprie persone insieme con quell'infelice cittànon facessino prova o di tagliare i pontio disporsi e isforzarsidifendere il circuito delle mura di Trastevereper resisterequantofosse stato a loro possibileall'impeto di tanto crudeli inimicierisolversi più tosto volere virtuosamente moriredifendendosi con leproprie armi in manochetanto vilmente e tanto meschinamente pervenirenelle mani di sì efferati vincitori. Ma fuggendo con gli altriconfusamentefacevano crescere continuamente per Roma più lo spaventoedavono [196] agli avversari certa speranza dell'intera vittoria. Fra liquali capitani da ciascuno è molto più dannato il signor Renzo; avendoprima molto più che gli altri affermato la vittoriaed essendo ilprincipale della fazione guelfae trovandosi molto popolo romano armatointorno; per non avere con celerità preso quelli espedienti che sipotevono con facilità mettere ad effetto: per i quali senza dubbio sisalvava la maggior parte di Roma; perchèsenza fare conclusione alcunacol popolo o con li capi vi si trovavonosi ridusse subito congrandissima furia e spaventocome gli altriin Castello. Ma di tantogravissimo errore non è da imputarne solamente il signor Renzo; ma ancoratutti quelli che potevono comandaredovevono allorain tanto frangenteinsieme con celerità unirsie deliberare del modoe con generosaostinazione disporsi a difendere la robba di ciascunoinsieme con lapatria. La qual cosa facilmente sarebbe riuscitase avessino subitocon[197] quella prontezza e animosità si convenivaripieno la maggior partedel ponte di legnamee appiccatovi dipoi il fuocotagliarlo: nonaltrimenti che li Romaniritiratisi di là dal pontequando viddonoOrazio Cocle solo ritenere arditamente l'impeto degl'inimici che passarelo volevono. Per la tagliata del quale i Cesarei in brevissimi giorninella parte di Trastevere erono costretti a ritornare nelle medesimedifficultà nelle quali si trovavono avanti entrassino in Roma: massimepotendo essere continuamente battuti dall'artiglieria di Castellovisarebbono restati con molto più pericolo che fuori delle mura. Ed oltre aquestoperchèpoche ore dopo l'entrata degl'inimiciarrivò a MonteRotondo il conte Guido Rangoni con li suoi cavalli e fanti della BandaNeracon li quali facilmente in Roma sarebbe per la porta del Popoloentratoe arebbe con molta facilità cresciuto la molestia e liimpedimenti a gl'inimicie messo animo alle forze della legache [198]si trovavono ancora a camminod'accostarsi e appresentarsi alle mura diRoma. Onde con più facilità e sicurtà arebbero per la medesima viapotuto liberare il pontefice: la Santità del quale se più di loro che disè medesima si debbe dolereessendo stati gravissimi gli errori de' suoicapitaninè essendosicome più volte aveva voluto farepartitolascio nel giudizio d'altri.

Ma ritornando all'entrata de' Cesareidico che quando gli Spagnolividdono fuggire tanto timidamente il signor Renzocon tutti quelli cheseco erono deputati alla difesa delle mura e dei ripari; chiamato concelerità degli altri spagnoliche ancora la maggior parte se ne trovavafuoracon i quali fatto insieme testastretti e ordinatiseguitavonoarditamente la vittorianon attendendo ad altroche ammazzare quanti negiugnevonoin modo che qualche soldato e capo della Chiesaessendodagl'inimici con tanta furia sopraggiuntoper non essere statoper [199]viltàde’ primi a fuggire; conosciuto non avere altro remedio asalvare la vitasi mescolava astutamente in quel furore con li vincitorie mostrato d'essere de' loro medesimiperseguitava insieme con gli altriquelli che fuggivono. Onde in brevissimo tempo i Cesarei con pochissimaperdita presono i borghi di Roma: dove morto circa 1000 di quelli vitrovorono a difenderlifacilmente ritennono gli altri che ne' borghiabitavono: ne' quali borghi era già con molto impeto entrato quasi tuttoil resto dell'esercito per li ripari e per le mura più basseabbandonatie per la porta San Brancaziostata subito spezzata efracassata da loro; attesono a rinfrescarsi e ricrearsi alquanto con lacopia delle vettovaglie vi trovorono. E benchè mostrassino nella primaentrata (secondo dicevono)per la perdita di Borbona e per altri lorodisordinivolere accordare col papa; e che a questa fama Sua Santitàprestando nondimeno quella fede che si suole fare nelle ne- [200] cessitàe nelle cose che sopramodo si desideronovi avessi mandato subito loimbasciatore del Portogallocol quale i capi spagnoli praticassino leconvenzioni dell’accordo. I quali capitani benchè mostrassino nonprocedere simulatamentecome si persuadevono prima molti rinchiusi nelCastelloessendo già gl’inimici signori di una parte della cittànèsi opponendo a loro alcuno; nondimeno i Cesareinon potendo sapere in chetermine si trovava la cittàe se erono per potere passare il Tevere onomostravono con arte all'accordo essere inclinati. Ma dopo qualchepratica simulatatenuta col mandato del papafinalmente li Spagnoli eTedeschifatto tra loro consiglioconclusononon volere più perderetemponè curarsi d'essere molto affaticati e stracchi a pigliare subitoil resto della cittàavendo scoperto essere tanto sbigottita e confusa.

Per la qual cosa con molto strepito di trombe e di tamburiinsieme conaltri suoni militari da spaven- [201] tare qualunque non è solitosentirlisi dirizzorono animosamentea ore ventidueverso il portonedove prima con gran silenzio erano corsi de' loro archibusieri circa 1000per sopraggiugnere imprevisti quelli che ragionevolmente giudicavanodovervi essere a difenderlo. Ma trovatolo molto abbandonato e conpochissimi difensoriper essere ogn'uomo confuso e spaventatolo presonosenza difficultàe dipoisenza perder tempoarrivatovi ancora il restodell'esercitosi dirizzorono verso Ponte Sistoe quello con grandeordine e ferociama con poco impedimentopassatoessendosi subito perdiverse strade divisi e compartitiqualunque trovavonocrudelmenteuccidendofacevono per tutto spaventevole strage. Ma non essendo chifacessi alla loro furia resistenzadivennono in breve signori di sìantica e di sì nobile cittàpiena di ogni sorte di ricchezzequali sipotessino da qualunque cupidissimo e avarissimo esercito desiderare. Dellaquale come vid- [202] donoper la fuga di ciascunoesserne veri padronicominciò la nazione spagnola a pigliare questa casa e quella prigioneinsieme con quelli vi trovavono; e coloro che confusamente per le stradefuggivanogiungendoliriteneva senza ammazzare. Onde i Tedeschi vedutole bande spane non osservarecome lorol'ordine della guerraperchètagliavono a pezzi (come è necessario molto nel principio della vittoria)qualunque potevano giugnerecominciorono a dubitare di tradimento. Masubito persuasi da' capitani spagnoliche essendo la città presa eabbandonata da chi ragionevolmente la doveva difendere; e sapendomoltericchezze essere occultateera grave errore non ritenere vivi coloro chele potessero dipoi manifestareoltre a quelle che non fussino in Romache loro pagherebbono per liberarsi.

Cominciorono ancora i lanzi a pigliare questo e quello scontravonoe aentrare furiosamente nelle più belle abitazioni vedevono: talmente chein [203] brevissimo tempo fu fatto prigione ciascunonon avendo rispettoa' luoghi sacridove molte donne e fanciulli e timidi uomini (come sicostuma in simili pericoli) erono rifuggitiperchè da loro non eronoaltrimenti trattate le cose divine che le profane; e continuamentecomefurie infernalior qua or là scorrendocon spaventevole furorequalunque luogo sacro cercavonoe in questo palazzo e in quellocome aloro piacevaentravonoe dove trovavono resistenzaferocementecombattevonoe non lo potendo averevi attaccavono il fuoco: in modo chenon poche ricchezze nè poche personeper non volere vive venire in tantoefferate manifurono arse e consumate. Oh quanti cortigianiquantigentili e delicati uominiquanti vezzosi prelatiquante devote monachequante verginiquante pudiche matrone con li loro piccoli e figliuolivennono preda di tanto crudeli nazioni! Oh quanti calicicrocifigure evasi di argento e d'orofu- [204] rono con furia levati dagli altarisacrestie e altri luoghi devotidov'erono riposti! Ohquante rare evenerande reliquiecoperte d'oro e d'argentofurono con le manisanguinose e micidiali spogliatee con derisione della religione buttateper terra! La testa di San Pierodi San Pagolodi Sant'Andrea e di moltialtri Santiil legno della Crocele Spinel'Olio Santoe insinoall'ostie consacrateerono da loro in quella furia vituperosamentecalpeste. Per le strade non si vedeva altroche dalli saccomanni e davilissimi furfanti portare gran fasci di ricchissimi paramenti e ornamentiecclesiasticie gran sacca piene di più sorte vasi d'oro e d'argentodimostrativi più delle superbe ricchezze e vane pompe della romana corteche della umile povertà e vera devozione della cristiana religione.Vedevasi ancora grandissimo numero di prigioni di ogni qualitàurlando estridendoda questi e da quelli oltramontani con gran celerità essere[205] condotti alle stanze guadagnate. Vedevasi per le strade molti mortie molti nobili tagliati a pezzidal fango e dal proprio sangue ricopertie molti mezzi vivi giacere miseramente in terra. Vedevasi ancora qualchevolta in quella furia da questa e da quella finestra saltareper forza ovolontariamentefuora fanciulleuomini e fanciulliper non restare vivipreda di tanto efferate azionie crudelmente poi per le strade finire lapropria vita. Nè giovava alli Colonnesi e ghibellini essere di quellafazioneperchè non avevano più riguardo i vincitori a quella parte chea questa; nè trattavono meglio li SpagnoliTedeschi e Fiaminghi abitatilungo tempo in Romache si facessino alli cortigiani e prelati italiani.Nè a quelli cardinali che non eronocome gli altririfuggiti inCastellofu avuto rispetto o reverenza alcuna; benchè avanti sipersuadessinoper le loro dignitàaccompagnate massime con tanti loroegregi costumie per trovarsi non me- [206] no maligni che gli altri capidella parte imperialedover essere riguardati. Nondimeno rimason subitovilmente ne' propri palazzi prigioniinsieme con tutti coloro che vieranoper salvarsirifuggiti. La fallacia e semplicità de' qualiapertamente dimostraquanto possa negli animi de' parziali la fede versola parte medesima; poichècontro ad ogni ragione e esperienzasimessono alla discrezione di chi è tanto nimico del nome italianoesopramodo cupidissimo della robba di ciascuno. Pensi qualunque che furoreche tempesta e che rapina fussi in quella misera cittàessendo in predadi tanto affamati ed efferati vincitorii quali a gara facendo di rubbaree di mostrare la loro ferociaè da credere che questa volta l'avariziaspagnola e la rabbia tedesca si sfogassi.

Se io volessi particularmente al presente narrare i vari e strani casisuccessi fra li vincitori in tanto rabbioso furoresarebbe un volerescriverenon [207] una ma molto spaventevoli tragedie: e benchè megliosi conoscessi quanto possa l'avarizia e crudeltà nelli soldatiquandoper forza entrono nelle cittàcol sangue e col pericolo proprioacquistate; nondimenoper non esser tanto prolissone narrerò solamenteunonon meno ridicolo che crudelemassime potendosi per esso facilmenteconietturare la pessima qualità degli altri casi in quel furore successi.Imperò chementre tante diverse nazioni scorrevono or qua or làpredando e ammazzandoe che furiosamente in questa e in quella bottega efondaco entravono; intervenne che circa dieci Spagnoli trovandosi insiemea mettere a sacco una stanza piena di mercefra le quali vedendo qualcunodi loro in un sacco grandissimo numero di quarteruolie stimando(accecato dalla furia) fussino ducati d'oro; fatto subito intendere allicompagni la quantità ne aveva trovativi si serrorono tutti concelerità drento; e per non voler essere più numero alla por- [208] zionedi tanto tesoroquanto pareva loro aver trovatofacevono ogni forza chealtri non vi entrassi. Dove essendo già un'altra compagnia di Tedeschiarrivataveduta tanto diligente resistenza in quelli vi erono rinchiusinè vi potendo così facilmente entrare; stimato (come era) ne fosse causala copia della predaper non perdere il tempoallora carissimoviattaccorono il fuocodicendo non esser giusto che li lanzi vincessino laguerrae li Spagnoli solirubbandola godessero. E avanti che di quivipartissinoviddono arsa la bottega con quasi tutti coloro vi eronodrento: pena convenientissima non solamente a tanto insaziabile avariziama ancora non meno corrispondente a sì rabbioso furore. E cosìseguitando i [209] vincitori oltramontaninon attendendo ad altro che adempiere e saziarecon danno spessonondimenodi loro medesimilaingorda voglia loroinnanzi agli occhi del Santo Padredi IacopoSalviatidel cardinale Ermellinodel signor Renzodel Datario e delsignor Albertostati tutti per diverse cagioni (che ora non è tempo anarrarle) mera e propria causa di tanto vituperosa e tanto dannosa preda.Alla quale in capo di tre giorninon per lassitudine delle propriepersoneo per l'abbondanza di robba o quantità di prigioniposero fine:ma perchè cominciando i vincitori (essendo mancato il rubbare e pigliarepiù prelati forestieri e terrazzani) a predare e sforzare con la medesimafuria loro medesimifu necessario subito a' più prudenti capidell'esercito porre fine a tanta insaziabile rapina (conosciuto massimequanto facilmente sì sfrenata licenza e rapacità [210] verso di loromedesimipoteva in breve causare grandissimo disordine)essendo iprigioni più numeroe sentendo continuamente le forze della legaavvicinarsi a Roma. Ondedeputato chi tenessi particularmente fra tantilatrocinii ragionee punissi atrocemente chi non stessi a' termini suoi;con questo modo fermorono tosto gli assassinamenti fra loro nuovamentecominciati. Per la qual provisione si ridussono finalmenteper riposarsie godersi la ricca predaalle stanze guadagnate. E perchè si trovava ilpapa con tredici cardinali e con molti altri signori e nobili insiemeconincredibili ricchezzerinchiusi in Castello: conosciuto li Spagnoli cheper allora non potevono sforzarlovi posero grandissima guardia intornoacciò che il pontefice non pottessi essereuna notte furtivamente con licardinali cavato. E per poterne stare con l'animo più sicurocominciorono a disegnarvi e ordinarvi le trinceee farvi subito alli piùvili prigionie [211] agli altri simili dell'esercitomettere mano.

Quando in Firenze (benchè sopratenuta fussi qualche giorno) sipubblicò la fama di tanta ruina del papasubito si vidde grandissimamutazione degli animi di chi reggeva lo stato. Imperò che il cardinalecon il signor Ippolito cominciorono molto a temeree allora apertamente aconoscerequanto sia e difficile e pericoloso tenere nell'avversa fortunaun popolo pieno di sdegno e di offesee persuadersi vanamente (comeavevono fatto sempre) poterlo maneggiare senza rispetto in qualunqueavverso eventocome ne' prosperi solevono. E benchè si trovassino nellacittà cinque mila fanti buoniper loro ordine pagati e bene armatiepotessino con celerità farne comparire degli altrie mostrassino (comeda qualcuno erano consigliati) volere con la violenza e crudeltàmantenere il governo; nondimenooltre al non volere concorrere aprocedere contro al palazzo pubblico il [212] signor Vitelloper esserestipendiato da quellofurono ancora molto dissuasi da chi non pocostimavonoper essere desiderato da loro più la quiete e la salute dellapatriache lo interesse e li onori proprie mostro con vive ragioninonessere riuscibile con lo esilio e con la morte di molti potere piùconservare lo statoma con modi umani e civili tentarese era possibileplacare l'universale popoloo d'accordo conservando le proprie facultàalla casa de' Medicirendere la libertà al popolo; stavano sospesi econfusimassime sapendoquasi tutti i cittadini per tanto inaspettatanuova essere sollevatie senza riguardo e timore alcunomolti e moltipubblicamente sparlare contro al ponteficee contro a chi per lui tenevain mano il freno della città: e già non pochi mostravono segni manifestidi non volere più dimorare sotto tanto da loro odiato governoma sopraogni altra cosa bramare di ritornare nella sua naturale e antica libertà.

[213] Mentre che in Firenze gli animi di ciascuno erano in tantotravaglio sollevati ed accesili cardinali pensavono al modo disoccorrere il papa: e benchè il duca d'Urbino fussi stato continuamentepoi che si partì di Firenzedal luogotenente con molta istanzasollicitato cavalcarecon quella celerità si convenivadrieto agl'inimici; nondimeno Sua Eccellenza per non esser mai uscita di passositrovavaquando intese Roma essere con tanta facilità pervenuta alle manide' Cesareipresso al lago di Perugiae il luogotenente col marchese diSaluzzo e il signor Federico da Bozzoli con li Svizzeri erono purearrivati presso a Orvieto. Per la qual cosa con maggiore importunità cheprimadal luogotenente e da' cardinali era il duca pregatoe di nuovostretto molto efficacemente a non volerein tanta estremità delpontefice e della Chiesacon colerità mancare di condursi alle mura diRoma. Imperò cheessendovi l'esercito cesareo occu- [214] pato in tantoricchissima predae costretto guardare tanto numero di prigioninonpoteva ristringersi tosto insiemenè disporsi a far subitobisognandogiornata; ma che era forzatocome Sua Eccellenza con le sue genti viapparissio difendere solamente la parte di Roma (tagliati i ponti)collocata di là dal Tevereo ritirarsi con la preda guadagnata verso ilRegno. Nondimenonè queste nè molte altre ragionireplicate più voltedal luogotenentedal marchese di Saluzzo e dal proveditore venezianopoterono disporre contro alla natura e voglia sua quel ducanè ancora lesummessive e pietose lettere del pontefice e di molti cardinalidacommovere ogni ostinato animoscritte a Sua Eccellenzala fecero variaredi quanto aveva disegnato. Imperò che quando doveva almeno drizzarsi perla più corta via [215] verso Romapoichè pigliorono per forza esaccheggiorono Castello della Pieveper avere fatto resistenza di dareall'esercito volontariamente vettovagliasi volse verso Perugia;affermandoessere necessario rimettere prima in stato il signor OrazioBaglionie cacciarne il signor Gentile con li suoi partigianibenchè vifussi stato nondimeno messo più tempo innanzi dal papa. E dopo questaimpresache gli successe facilmenteavendo allungato molto il camminoallegando or una e or un'altra ragioneprecedeva molto lentamente allaliberazione del Castellotanto a Sua Eccellenza debitae tante voltepromessa a tutto lo esercitoil quale sommamente la desiderava e perliberare i rinchiusi nel Castelloe per la speranza aveva di ricuperareRoma. Pur finalmentedopo qualche giorno essendo condotto a Orvietonèavendo [216] più luogo da poter mostrare le consuete difficultà epericolisi fermòcon animo di non passare più avantise prima nonintendeva in che modo si poteva dar soccorso al ponteficeo alloggiarevicino e sicuro a Roma. Onde il signor Federigo da Bozzoli (come piùanimoso e più fiero degli altri) si offerse far provao di trarre ilpapa da tanta servitùo di scoprire o di pigliare qualche alloggiamentosecondo la intenzione del duca. Ma la fortuna (vulgarmente parlando)interamente contraria alla salute del ponteficeessendo già SuaEccellenza coddotto vicino a Roma a poche miglia con circa 500 cavalli e2000 fantigli fececavalcando con celerità innanziruinare il cavalloaddosso; per la qual caduta tanto malamente s'infranseche per morto fucondotto a Viterbo. Il che come a Francesco Maria fu notomostròapertamente avere al tutto persa la speranza di potere accostarsiagl'inimiciaffermandoche per la reputazio- [217] ne avevonoacquistatae per trovarsi in Roma rinchiusi e sicurinon si potevonosforzare; ma che volendo farne provaera necessario condur di nuovo15000 fantie che bisognava fussino svizzeriperchè con altre nazioni(come altre volte aveva affermato) non si prometteva potere urtare iCesarei; che quanto fussi allora possibile al ponteficenon che soldarlima aspettarlitrovandosi senza danarisenza creditoe sì miseramenterinchiusoè facile a ciascuno comprenderlo. La resoluzione edostinazione del quale come da Clemente fu intesaallorase non primainteramente conobbe quanto era stato gravissimo errore avere comportatoche lo stato e l'onore suo fussi commesso nelle mani di tanto crudeleinimicoo d'essersi persuasoin Francesco Maria dover trovare quellapietà e quelli rispettiche nè papa Leone nè il duca Lorenzonè SuaSantità avevono per lo adrieto dimostro verso di lui. Doveva il SantoPadre assolutamente prima credereche [218] avendo i prossimi antecessorisuoi tolto per forza lo stato al ducae pagatolo con tanta ingratitudinee crudeltà degl'infiniti benefizi e comodità aveva fatte tantoamorevolmente Sua Eccellenza col predecessore suo al duca di Nemors e atutta la stirpe sua; in quelli tempidicoquando andava mendicando ilvitto; che essendo ritornato il duca nel proprio stato per forzae controla volontà di chi ne lo aveva cacciatoquando potessi mostrare lo sdegnoverso la Medica famiglia conceputonon lo avessi vivamente a scoprirenè prima restare saziose non la vedessi interamente ruinata edistrutta. O quanti esempli potrei al presente narrareche apertamentemostrerebbonoquanto i principi sieno vendicativi delle ingiuriericevutese non avessimo questo di Clemente in su gli occhi! E tanto piùquesto pontefice ha errato nel confidare l'onore e stato suo nel ducaquanto menopoi che è papaha dimostro sempre non portare [219] minoreodio a Sua Eccellenza che a quella dimostrassino Leone e Lorenzo; in modochese niuna crudele vendetta è lecito scusarenon saprei quale trovarepiù defensibile di questatanto per ogni verso ha del maligno dallaparte di Nostro Signoree dello scusabile dalla banda del duca. E sealtre persone che Sua Beatitudinenon avessino patitonè per l'avvenirepatissinola chiamerei somma giustizia: acciò che questo esempio dessiquel terrore che sarebbe conveniente dare alle tanto ingiuste e crudelivoglie de' principiquali sono senza dubbio quelle chefuori di ogniragionevole cagioneprivano e della vita e dello stato non solamentequalunque viene loro in propositoma ancora quelli che da loro sono statibeneficati. Benchè non è dubbioche se Francesco Maria avessi lasciatoscorrere i disordini del papa in luogo che facilmente Sua Santità avessiconfessatoessere in potestà del duca e la vita e la morte suae chepoiper [220] propria virtù e generoso animol'avessi liberatache perquesto notabile esemplo non si affermassi per ciascunoquello essersigenerosamente e giustamente vendicato. Ma non essendo in Sua Eccellenzasì eccellente virtùcome era in Fabio Massimo o in Sertorio: imperòchequando quello conobbe Minuziomaestro de’ cavallida Annibaleessere quasi ruinatonon ostante che molte volte fussi stato da quelloingiuriosamente offeso ed infamatolo soccorse e liberò; questolasciando tacitamente scorrere i suoi soldatiquandocontro ilcomandamento suoassaltavono gl'inimicie che si trovavono in manifestopericoloogni volta che voleva (come Plutarco afferma)li salvava eriduceva in luogo sicuro. Ma Francesco Maria non avendo in sè quellavirtùha fatto solamente quanto ha voluto per vendicarsinè si ècurato che apertamente sia stato conosciuto da ciascuno sì crudele e sìimportante vendetta; stimando forseche la grandezza di essa [221] gliabbia a dare molta gloriacome si persuase colui cheper volere sopragli altri famamise fuoco nel maraviglioso tempio di Diana Efesia. Daquesto sdegnoadunquee quest'animo suo procederono tanti errori e tantidisordiniquanti dal principio di questa guerra insino al presente sononarrati. Per questo sdegno concesse all'esercito suo il saccheggiare epredare vilmente e contro all'ordine militare (essendo nella medesimalega) gran parte del nostro contadocome se fussino stati suoi propriinimici; massime comportandoche in molti luoghi dove passoronolasciassino scritto per le mura di questo e di quello casamento: PER PARTEDI VENDETTA. Per questo sdegno non ha mai soccorso il papanèsoccorrerà per lo avvenire ancora; ma dove potrà offendere e nuocerecrudelmente la casa de' Medicinon si straccherà mai. Potrei con moltealtre parole esprimere più efficacemente questo gravissimo errore diClementee i modi cru- [222] delissimi tenuti da Francesco Mariase nonfussino le strida ed urla delli prigioni tormentati da' Tedeschi eSpagnolile quali risonandomi nelli orecchi continuamentenon milasciono pensare ad altroche alla loro estrema miseria. Per la qual cosaavendo deliberato narrarle particularmentebenchè non sia stato costumede' passati istorici scriverese non generalmentetutti i notabiliinfortunii e ruine successe nell'espugnate città; nondimenoperchè piùapertamente si comprenda la divina giustiziali scriverò conquell'ordine che in tanto disordine mi sarà possibileacciò che piùmanifestamente appariscain quanto doloroso ed infelicissimo termine siconducano que' governiche più si reggono e si mantengono nella lascivaavara ed ambiziosa educazioneche nella militare ferociainsieme conl'amata povertà e mo- [223] derata giustizia. E benchè confessi nonpoter ritenere le lacrimeconsiderato quanti tormenti e quanti dannil'uomo solamente dall'uomo ricevee come delle nostre miserie siamo noimedesimie non la fortuna (come di lei la maggior parte de' mortali siduole)cagione. Nondimeno mi sforzerò notare parte dei miserandi casisuccessi in questi prossimi giorni in Roma.

Onde seguitando dicochecome li Spagnoli e Tedeschi furono alquantoricreati e riposati dall'inestimabile fatica avevonoper tantocontinuamente scorrere or qua or làpredandosopportato; comincioronocon molti strazi e crudeli tormenti a ricercare i loro prigioni dellericchezze occultatee quanti danari volevano pagare per liberarsi. Per laqual cosaessendo senza pietà e senza rispettocome vilissime bestiestraziatile nascoste molti manifestarono e molti si posono taglie sìgrandiper fuggire i presenti tormentiche non era dipoi a loropossibile pa- [224] garlo; e chi faceva resistenza e stava duroconl'animo di non offerire al nemico la somma disegnatanon si puòimmaginareoltre all'incomportabile paura di manifesto fineleintollerabili pene sopportavono; perchèdalla morte in fuoraogn'incredibile dolore provavono: la qualebenchè da' tormentati fussicon alte strida continuamente chiamatanondimeno l'avarizia e crudeltàspagnola riteneva con arte le anime degli afflitti in luogoche moltominor pena senza dubbio nella separazione del corpo arebbono sentito. Chifussi andato allora per le strade di Romao di notte o di giornoavrebbesempre sentito in ogni casa e in ogni ridottonon sospiri nè lacrimosilamentima misere voci e urla delli sventurati prigioni; perchè nonaltrimenti si dolevanourlandoche se si fussino trovati nel toro diFalari rinchiusi; e quanto più nobilipiù ricchi e più vezzosiprelaticortigianimercantiterrazzani erono nelle mani loropiù[225] crudelmente e con meno rispetto e con più sete di maggior taglia listraziavono: per che la speranza di diventare ricchissimi li faceva piùatrocemente tormentare. Imperò che molti erono tenuti più ore del giornosospesi da terra per le braccia; molti tirati e legati stranamente per leparti vergognose; molti per un piè impiccati sopra le stradeo sopral'acquecon minacci di tagliare le corde; molti villanamente battuti eferiti; non pochi incesi con ferro affogato in più luoghi della persona;certi patirono estrema sete; altri insopportabil sonno; a chiper piùcrudele ma più sicura penafu cavato de' denti migliori; a chi fu datomangiare i propri orecchio il nasoo i suoi testicoli arrostiti; ealtri con stranii e [226] e inauditi martiriiche troppo mi commuovono apensarlinon che a uno a uno scriverli; perchè continuamente si udiva evedeva molti crudeli e pietosi esempli: comefra gli altridi messerGiuliano da Camerinofamiliare del reverendissimo cardinal Cibo: nonpotendo reggere a tanti crudeli tormentimentre era ricerco da Spagnolid'insopportabile taglianon li potendo più tollerareaccostatosi a pocoa poco alle finestre della stanza dove villanamente era tormentatoquandoconobbe l'occasionesi gittò con furia indrietoe col capo di sottofuora di una di quellein modo che per l'altezza suasubito che percossein terrafinì i tormenti e la vita insieme con la ingorda domanda di chicon tanta sete lo costringeva a confermarla. Ed ancora un GiovanniAnsaldichiamato il Bacatobenchè si fussi postoper la forza de'tormentidi taglia ducati millee che già li numerassinondimeno dinuovo con altre crudeltà costringendoloperchè li volevono [227] diducati d'oronon potendo più a tanto dolore reggeresi gittòimpetuosamente addosso a chi lo tormentavae toltogli il proprio pugnaleda latocon le sue proprie mani furiosamente si dette la morte. Potreiancora molte altre simili crudeltà narrare; maper non essere in cosetanto efferate più prolissole porrò da parte; massime essendofacilissimo a ciascuno con l'esemplo di questi due immaginarne assai. Equando quell'efferate nazioni volevano in tanta crudeltà pigliar qualchevolta dilettofacevono confessare con simili tormenti alli prelati ecortigiani parte de' loro scellerati e nefandi costumi; la oscenità ebruttezza de' quali faceva non solamente ammirare e stupire glioltramontanima affermarenon avere stimato prima che l'umano intellettoavessi potuto immaginarenon che mettere in attovizi tanto vituperosi ebestiali. E per maggior strazio e derisioneportarono un giornocomemortoin una baraper ogni strada di Roma il cardi- [228] nale Aracelicantando continuamente l'esequie sue; e finalmente si fermorono col corposuo in una chiesadove per più scherno suonella orazione funebre furecitato con gran piacere di loro medesimi parte de' suoi egregi (nonvoglio direper reverenzascellerati) costumiinsieme con quelli dellialtri cardinali e prelati; e di poi alla propria abitazione ritornatiealla presenza suasi ricreorono con suavissimi vini beuti da lorovoracemente con calici d'oro consacrati. E ancora fu veduto altre voltequesto medesimo cardinale per Roma in più luoghicome vile prigioneingroppa a qualche spagnoloper potere più tosto trovare la somma delletaglie sue. Ma a Bernardo Bracci nostro fiorentinomentre che da certicavalli leggieri preso era menato al banco di Bartolommeo Velzieritedescodove voleva pagare settemila ducati si aveva postiper fuggirela mortedi tagliaintervenne che riscontrando sopra Ponte Sistomonsignor della Mottauno de' capi dello esercito[229] dal qualeessendo domandatidove e perchè menavono il prigioneinteso laquantità della tagliadisse: poca taglia è questa; buttatelo subito inTeverese per mio conto ancora non ne paga cinquemila più. Onde per nonvi esser gettatoche già l'avevono posto in su le spondese ne pose5000 più; e tutti dal banco predetto furono pagati. Fu ancoracongrandissima ignominia e crudeltàmorto un sacerdoteper non averevoluto dare il Santissimo Sacramento (ah! dura terra perchè non tiapristi?) a uno asino vestito.

Non narrerò al presente quello seguissi delle nobilibelle e giovanimatronevergini e monacheper non vituperare persona; essendo riscattatela maggior partee potendo massime immaginare ciascuno per se medesimoquanto ne potessi interveniretrovandosi in potestà di tanto libidinosanazionequanto è la spagnolamassime che allora fra essa erano moltimarrani o giudei: onde è da credereessendo [230] sopra ogni altraviziosissimanon pretermettessi industrianè arte alcuna crudele eefferatada sforzare i suoi prigioni pagareper uscire dalle mani loroincomportabile somma di danari; e che ancora in questa parte non lasciassiindrieto termine alcuno da sfogare con le donne prese la sua calda eintemperata libidine. E benchè molti si possino persuadereche in tantofurioso travaglio fussi qualche nobile e pura vergineper non venire intanto libidinose maniche spontaneamente o con ferro si ammazzassio daqualche alto luogo si precipitassi nel Tevereo nelle strade; nondimenonon ho ancora inteso trovarsinè nominare alcuna di tanto virtuosa ecostante onestà: la qual cosa a molti non doverebbe parere meravigliaconsiderato quanto si trovi al presente quella città corrottae piena diabbominevoli vizie interamente alieni dalli costumi di quella sua tantofamosa antichità.

Conosco che ora dirò cosa che con difficultà da molti sarà forsecreduta: [231] che la nazione luteriana e tedescabenchè sia giudicata estimata più inumana e più inimica del sangue italiano che la ispana;nondimenoquesta voltadimostrò essere per natura più benignamenoavara e più trattabile assai che la ispana e l'italiana; imperò chemolti e molti tedeschipoichè fermorono l’impeto e il furore militarenel principio alli prigioni loro non feciono sopportare molti tormentimarestavono contenti e satisfatti a quella somma di danari che da essi eravolontariamente offerta; e molti verso le gentildonne (quantunque moltegiovani e bellissime) usorono molta umanità e discrezionesovvenendoledel vittoe tenendole in luogo remotoacciò non fussino iniuriate nèoffese da altri. Onde molti prigioninel principio della loro catturaofferendo piccola somma di scudirispetto a quella potevano pagaresiliberorono facilmente. Nè questa liberalità o facilità è da crederesia proceduta da non si essere più trovati a tanta predao che[232]per essere poveri nella Magnaogni piccola offerta di denari paressi loroassai; ma certamente da più umana e più moderata natura: perchè dalliSpagnolinelle prime prede in altri tempi fattebenchè fussinocomesono la maggior partepoverissiminon s’intese maiusassino verso liloro prigioni e donne presemodi tanto discreti e pietosi; e se non fussistato allora lo esemplo delle altre nazionisenza dubbiooltre alliprelati e religiosi (essendo principali nimici della luteriana setta)nonavrebbono usato molta crudeltà verso li laiciterrazzani e forestieri.Ma sentendo e vedendo continuamenteche li prigioni delle altre nazionipagavanoper non essere tormentatile centinaia e migliaia di scudieche molti di quelli avevano già liberatierano dalli Spani occultamenteripresie che dipoiper non essere straziatiavevono sborsato grossasomma di danaro; ancora loro mutorono natura e modi: essendo cosa moltofacile e co- [233] mune a tutti gli uominiimparare più i mali costumil'uno dall'altroche i buoni; massime seguitandone comodità e propriautilità. Onde si sforzarono ancora loro superare ogni altra nazione nelleinvenzioni e modi efferati. Per le quali cagioni non si può immaginaretormento alcuno tanto incomportabilecheper crudele e insaziabileavariziadalli miseri ed infelici prigioni non fussi più volte provato esopportato: chè quanto pazientemente li andassino tollerando i vezzosi edelicati prelati o li effeminati cortigianiè facile a comprenderlosapendo quanto nella prospera fortuna difficilmente sopportavononon dicoi duri disagi del corpoo i gravi dispiaceri dell'animomanon chealtroi morsi delle mosche. E perchè molti di quelli barbari dubitavonoche li presi da loro non avessino manifestate tutte le robbe e danarioccultati in luoghi puzzolentifeciono allora alli prigionibenchègraduati e nobilivotare con le proprie [234] mani le fogne e altriluoghi remoti e vilissimidovenon che altroerono gittate le fecce ele superfluità dell'uomo; lo insopportabile e pessimo fetore delle qualiquanto affanno e fastidio dessi a coloro ehe continuamente costumavonoprima farsi profumare con suavi e lascivi odorinon solamente le proprieabitazioni insieme con i panni e tutta la personamanon ch'altroglistivalifacilmente ciascuno lo può stimare. Onde pare da crederechequelle superfluità tanto puzzolenti e inimiche del vitale spiritospargendosi quasi in ogni contradasieno per causare in pochi mesicongli altri mal disposti umori che di presente per tanti travagli vi sitrovanoindubitata pestilenzia; che tanto più potente e più venenosasaràquanto più dal futuro caldo saranno fatte ribollire. La qualeseguendosarà (come dice il popolare proverbio) arrogere alla dolorosaderrata una pessima giuntae massime se non offenderà i vincitori. Iquali allora [235] abbagliando in tanta bonaccia e copia eccessiva di ognibenenè si potendo con diligenza sempre guardarenè conoscere laqualità di qualunque era pervenuto nelle loro manispesso avvenivachenon poco numero delli ricchi e nobilifingendo o povertà o di essereservidoripagando pochi danari o niunofacilmente si liberavano;benchèquando alli Spagnoli interveniva per simile modo essereingannatidi nuovocome astutise era loro possibileli facevano adaltri della loro nazione ripigliare: per modo che molti pagarono perliberarsi più di una taglia. Onde per ogni verso premendo li prigionietrovando spesso in diversi luoghi grandissimo tesoro occultato esotterratodivennono in brevissimi giorni talmente ricchissimiche nonsolamente le vestipitturesculturee altri ornamenti di casabenchèpreziosi e di molto valorefurono allora da essi poco apprezzati; maancora i vasile crocile figuree altre innumerabili cose di argentostimo- [236] rono assai meno che il prezzo della propria valuta. Solamentele bellissime gioie e l'oro puroper occupare poco luogoe per essereconosciuto da ciascunotennero sopra ogn'altra cosa carofacendosipagare (come molte volte si vidde)nel vendere le anellala valuta delpeso soloper non stimare altrimenti quella delle perlede' diamantirubinismeraldie altre pietre fineintagliate con antichi e perfettiintagliche in quelli erano legatebenchè valessimo per sè sole moltopiùche quanto per oro puro si facevono pagare. 0 quante antichissime eperfettissime sculture di marmo e bronzocon medaglie di più sortemetallitanto dalli pontefici e prelatiper la perfezione loroeccessivamente apprezzatee con molta lunghezza di tempo adunatepervennono subito nelle mani di chi non le stimava niente! 0 quanteimmense ricchezze delli nobili baroni di Romapiù secoli nelle lorofamiglie perseveratein un'ora ruinorono! 0 quanti incredibili guadagniingiusti e inonesti[237] in molti anni per usurerapinesimoniee conaltri crudeli e nefandi modimoltiplicati da' cortegiani e mercatantiinun istante furono di quelle inumane nazioni! Ma perchè mi sforzo ioraccontare particularmente queste e quelle facultà e ricchezzepervenutecon tanta facilità e brevità di tempo nelle mani di quelli efferatioltramontani? essendo noto a ciascunoche di tutta Europae di altreparti del mondocorrevano ad ogn'ora in quell'infelice città danarimercanzie e delizieper satisfare all'insaziabile appetito e nefandevoglie di tanto sfrenati prelati e cortigiani: le quali per non vi esserestato prima timore di perderlefurono facilmente trovatesaccheggiate estraziate con incredibile furore e rapina. Chi avessi veduto [218] alloraquelli tedeschiquali poco prima arrivorono in Italia col capitanoGiorgioornati di drappi e di broccatie avere con grossissime catened'oro circondato il pettole spalle e il collocon le braccia ricopertedi maniglie smaltate con pietre preziose di grandissima valutaandare asollazzo per Roma in su bellissime acchinee e mulecontrafacendo perderisione il papa e cardinalie in loro compagnia essendo le mogli econcubine loro superbamente e riccamente adobbateavendo il capola golae il seno con le altre membra coperte di grossissime perle e diperfettissime gioie spiccate dalle mitere pontificali e dalle santereliquiee con li servidori e paggi loro intorno con varie fogge e galelascivamente e militarmente vestitiavendo le catenelle e cornettid'archibusi d'oro massicciospiccato dagli altari e dalli più santiluoghi di Roma; non crederebbe essere possibile fussino stati quelli chepassoronopochi mesi sonoil Podopo [239] l'acerba e tanto dannosamorte del signor Giovannio quando entrorono nella provincia di Romagna;perchè allora si trovavono stracciati e scalzi e sì poveramente vestitichenon che altromolti non potevano ricoprire parte delle lorovergognose membra. Dall'altro cantonon si riconoscerebbono i cardinalii patriarchiarcivescovivescoviprotonotarigeneraliprovincialiguardianiabbativicariinsieme con l'altra ridicola e infinita turbadei moderni titoli di religiosiche non onoravonoma oneravono(latinamente parlando) la cristiana religione: vedendo molti di loro ingiubbone rotto e tristochi senza calzequali in camicia stracciata einsanguinatamostrare per tutta la persona i lividi e le ferite dellebattiture e percosse indiscretamente ricevute: quale avere la barba pelatae svelta; quali sudiciscapigliati e rabbaruffati; quali suggellato ilvisoe cavato qualche dente; quali senza naso e senza orecchi; qualisenza testicolie in modo [240] mesti e spaventatiche non apparivononè mostravono in parte alcuna quelle tanto consuetevane ed effeminatecerimoniedelicatezze e lascivietanto eccessivamente e conogn'industria nella felice fortuna prima da loro molti anni continuate.Massime che a non pochi di quelli si vedeva governarecome furfanteicavalli; a chicome guatterovolger gli arrosti e lavare le scodelle; amolticome saccomanniportar acquastrame e legne a gl'inimici suoiefare infiniti altri vilissimi servizicome facevano senza forse lamaggior parte di loroavanti che acquistassino con pessimi e vituperosivizi quelle degnità che non avevono mai meritato. Vedevasi allora isontuosi palazzi de' cardinalile superbe abitazioni del ponteficeletanto devote chiese di Pietro e Pagolola dilicata cappella di papaSancta Sanctorume li altri luoghi sacrigià pieni di tante plenarieindulgenze e reverende reliquieessere al presente stalle di cavallipostriboli di concubine [241] tedesche e spane; e in ricompenso dellesimulate cerimonie e delle lascive musichevi si sente raspare eringhiare cavallibestemmiare e maledire continuamente Iddio e i Santiefare spesso molti atti disonesti e nefandisopra li altari e luoghi piùsantificatiin dispregio della odierna religione. Vedevasi molte divotepitture e scultureche prima erono dalla maggior partecon simulatecerimonie adorateessere con ferro e con fuoco guaste e abbruciateemolti Crucifissi con gli archibusi spezzatie per terra vilmente giaceresparsi e mescolati tra letame e fecce degli oltramontanile reliquie ecalvarie di molti santi e sante. Vedevasi ancora tutti gli odierniSacramenti non altrimenti scherniti e vilipesiche se fussino stati predadei Turchi e de' Morio di altra più barbara o più inimica o piùinfedele nazione.

[242] Non scriverò al presente che travaglionè quale confusione sitrovi nel Castelloessendovi drentocol ponteficetredici cardinalitanti prelatisignorinobili donnemercanticortigiani e soldatitutti spaventati e disperati della salute loroper non avere ancoraparticulare cognizione di quanto drento vi sia successoessendocircondato e con tanta diligenza guardato dagli inimici suoi: benchè cipossiamo persuadere non vi attendino ad altro [243] (conosciuto nonpoterne senza manifesto pericolo uscire)che a rimproverare con mordaci evenenose parole a Iacopo Salviatial Datarioal signor Renzoalcardinale Ermelliinoe forse al pontefice ancoragli errori manifestifatti da essi più voltee senza frutto alcuno molti maladischinocordialmente la loro passata pazienza; e che non pochi vi siano di quelliche non si possino reprimere non faccino della maggior parte di loroinnanzi agli occhi del Santo Padrecrudele e funesta vendetta. Ondefacilmente si può comprendereche afflitto e che tormentato animo possaessere al presente quello del papasentendo e vedendo continuamente tantoflagello sopra di sè e sopra la sua Romamassime non poco dubitandoinsieme con gli altri rinchiusidi pervenire tosto nelle mani di sìcrudeli inimicie tanto sitibondi del sangue suo: e chese per ilpassato ha più volte gustato eccessivi onori e dolcissimi piaceriliricompensi continuamente con [244] tanta ignominiosa infelicità emiserrima amaritudine; e seper essere arrivato in tanta altezzaabbiqualche volta sè reputato savio e glorioso principeora confessi essereil più sventurato e il più meschino pontefice stato per lo adrieto. Ondeci possiamo ragionevolmente persuadereche considerandoper le cagionisuela Chiesala patria e l'Italia trovarsi in estremo pericolospessoguardi con gli occhi lacrimosi verso il cieloe con amarissimi eprofondissimi sospiri dica: Quare de vulva eduxisti me? qui utinamconsumptus essemne oculus me videret.

 
 

Il fine dell’istoria del Sacco di Roma

di Luigi Guicciardini

 

NOTA AL TESTO

Fatta eccezione per qualche modestissimo adattamento tipograficoresonecessario da ragioni tecniche (come la numerazione continua delle note)si riproduce alla lettera il testo dato dal Milanesi (Il sacco di Romadel MDXXVII. Narrazioni di contemporanei scelte per cura di CarloMilanesiFirenzeG. Barbèra Editore1867pp. 1-244)compreso l’usonon ortofonico degli accenti (sempre gravi). Si danno fra parentesi quadrei numeri di pagina dell’originale. Il Milanesi utilizza le parentesiquadre per integrare le lacune; a mia voltaper contraddistinguere le miepochissime integrazioniaggiungo alle parentesi quadre un asterisco;utilizzo invece le parentesi aguzze ( < > ) per le espunzionistrettamente necessarie.