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Il bell'Armando

di Giovanni Verga

Ecco quel che gli toccò passare al Crippaparrucchieredetto anche ilbell'ArmandoDio ce ne scampi e liberi! Fuun giovedì grassonel bel mezzo della mascheratache la Mora gli venneincontro sulla piazzavestita da uomo - già non aveva più nulla da perderecolei! - e gli dissecogli occhi fuori della testa:- DìMando. È vero che non vuoi saperne più di me?- Nono! quante volte te l'ho a dire? -PensaciMando! Pensa che è impossibile finirla del tutto a questo modo!- Lasciami in pace. Ora sono ammogliato. Non voglio aver storie con miamoglieintendi? - Ahtua moglie? Essaperò lo sapeva quello che siamo statiprima di sposarti. E oggiquando t'hoincontrato a braccetto con leimi ha riso in faccialàin mezzo alla gente.E tuche l'hai lasciata farevuol dire che non ci hai né cuorené nullalì! - Be'lasciamo andare. Buona sera!- DìMando? È proprio così? - Noti dico! Non voglio più! - Ahnon vuoipiù? No? - E il Crippacolpito lì dove laMora diceva che non ci aveva né cuore né nullaandò annaspando dietro a leicome un ubbriacoe gridando: - Chiappatela! chiappatela! - Poi cadde come unmassodavanti alla bottega del farmacista. Leguardie e la folla a inseguirlastrillando anche loro: - Piglia! piglia! -Finché un giovane di caffè la fece stramazzare con un colpo di sedia sul capo;e tutti quanti l'accerchiaronostralunata e grondante di sanguecol seno chegli faceva scoppiare il gilè dall'ansimarebalbettando:- Lasciatemi! lasciatemi! - Appena lariconobberocosì rabbuffataa quel po' di luce del lampionescoppiaronoimproperi e parolacce: - È la Mora! quelladonnaccia! l'amante del Crippa! - Come segli avesse parlato il cuoreal disgraziato! Giusto in quei giorniera statodal maresciallo a denunziargli la sua amanteche voleva giocargli qualchebrutto tiro: - La Mora non vuole lasciarmi tranquilloora che ho preso mogliesignor maresciallo -. E il maresciallo aveva risposto: - Va bene - al solitosenza pensare a ciò che potesse covare dentro di sé una donna come quella. Orale guardie arrivavano dopo che la frittata era fattasbracciandosi a gridare: -Largo! Largo! - In quel momento si udì unurlo straziantee si vide correre verso la bottega del farmacistadove stavanomedicando il feritouna donna colle mani nei capelli. Era l'altrala moglieverache piangeva e si disperavagridando: - Giustizia! Giustiziasignorimiei! Me l'ha uccisoquell'infamevedete! - Il Crippaabbandonato su di unaseggiolatutto rosso di sanguecol viso bianco e stravoltola guardava senzavederlacome stesse per lasciarla dopo soli due mesi di matrimoniopoveretta!La folla voleva far giustizia sommaria della Morach'era rimasta accasciata sulmarciapiediin mezzo agli urli e alle minacce della follacome una lupa.Arrivarono sino a darle delle pedate nel ventre; tanto che le guardie dovetterosguainare le daghe per menarla in prigionein mezzo ai fischiche sembrava unafrotta di maschere. Dopoal cospetto deigiudiciquando le mostrarono i panni insanguinati della sua vittimanon seppeche cosa rispondere. - Ouesta donna ch'èstata di tutti- tonava il pubblico accusatorecoll'indice appuntato verso dileicome la spada della giustizia; - questa donna cheper ogni triviofeceinfame mercato della propria abbiezionee della cecitàvoglio anche concederealla difesadella acquiescenza del suo amantequesta donnao signoriosòarrogarsi il diritto delle affezioni pure e delle anime più oneste; osò essergelosail giorno in cui il suo complice apriva gli occhi sulla propriavergognae si sottraeva al turpe vincoloper rientrare nel consorzio deibuoniritemprandosi colla santità del matrimonio! -Ella udì pronunziare la sua condannadisfattacogli occhi sbarrati efissisenza dir verbo. Si alzò traballandocome ubbriacae nell'uscire dallagabbia di ferrobatté il viso contro la grata. Primal'aveva fatta cadere il signorino - se ne rammentava ancora come un bel sognolontanosvanito. - Aveva pianto e supplicato. India poco a pocovinta dalrispettodalla lusinga di quella tenerezza prepotentedalla collera di quelragazzo abituato a fare il suo volere in casas'era abbandonata timorosa efelice. Era stato un bel sognoch'era durato un mese. Egli saliva furtivo nellacameretta di leicolle scarpe in manoe si abbracciavano tremantial buio. Ilgiorno in cui il giovanetto dovette far ritorno all'Universitàpioveva adirotto; essa si rammentava pure dello scrosciare malinconico e continuo diquella grondaia. L'avevano sentito tutta la nottecolle braccia al collo l'unadell'altrocogli occhi sbarrati nelle tenebrecontando le ore che sfilavanolente sui tetti. Poi lo vide partire coll'ombrello sotto l'ascella e lacappelliera in manosenza dirle una parola davanti ai suoi. La signora peròcoll'istinto della gelosia maternaindovinò le lacrime che doveva soffocare laragazza in quel momentoe si diede a sorvegliarla. Un giornodopo averlamandata fuori con un pretestosalì nella cameretta di leisi chiuse dentroequando la Lena fu di ritorno colla spesatrovò la padrona seria e accigliatache le aggiustò il conto su due piedile ordinò di far fagottoe la misealla porta con una brutta parola. La poveraLenanon sapendo che fareschiacciata sotto la vergognaprese la diligenzaper la cittàe andò a trovare il suo amante. Egli non era in casa. L'aspettòsulla portaseduta sul marciapiedecol fagottino accanto. Dopo la mezzanottelo vide che rientrava insieme a un'altra. Allora si alzòcolle gambe rotte dalviaggioe si allontanò rasente al muro zitta zitta. Il giovane non ne seppemai nulla. Era sopravvenuto un altro guaioil suo fallo che era visibile a tutti. Cercò inutilmente di collocarsi. Spesequei pochi quattrini che le avanzavanoe infineper viverefu costretta aprendere alloggio in un albergaccio dove la Questura venivadi tanto in tantoa far le sue retate. Lì ebbe a fare la prima volta con quella gente. Padrona eavventori ridevano delle paure sciocche di leiquando le guardie entravanoall'improvviso di nottee frugavano sotto i letti. Uno di quegli avventoridetto il Bulouomo sulla cinquantinacolla faccia durail quale arrivava ogniquindici o venti giornisenza bagaglioed era sempre in moto di qua e di làs'innamorò di lei. Ella disse di no. Allora egli le offerse di sposarla. Lenadisse ancor di nosbigottita da quella facciae vergognosa di dover confessareil suo passato. Posciaquando fu all'ospedalee che lui soltanto venne atrovarlacolle mani piene d'arancevinta da una gran debolezzachinò il capopiangendoe gli confessò il suo fallo. IlBulo protestava che non gliene importava nulla - acqua passata - purché non siricominciasse da capo - e così si accordarono. Il Bulo non era affatto geloso;la lasciava sola per mesi e settimanee continuava ad andare sempre in giro pelsuo mestiereche non si sapeva quale fosse. Il Crippasuo compagnobazzicavasolo in casaaiutandolo nei negozi ai quali ei solo aveva manoaspettandoloquando non c'eraavendo sempre qualche cosa da dirgli sottovoceprima che ilBulo si mettesse in viaggio. Nel medesimotempo faceva l'asino alla comares'irritava alla resistenza di leiabituato afare il gallo della Checcasempre vestito come un figurinocoi capelliarricciati e lucenti. Le portava dei vasetti di pomatadelle boccette diprofumeria. Ella ribatteva che suo marito non se lo meritava. - Era stato tantobuono con lei! - Il Crippache certe storie non le capivabadava a ripetere: -Or benegiacché vostro marito ha chiuso gli occhi una prima volta... -Fu un giorno che il marito tardava a veniree il Crippa la colse nellastanza di sopracol pretesto di cercare un pacchettino che il compare gli avevascritto di mandargli. La Lenachina sul cassetto del mobilecercava insieme aluicol seno gonfioquando il bell'Armando tutt'a un tratto l'afferrò peifianchi e le accoccò un bacio alla nuca. -No! no! - balbettava essa tutta tremantebianca come cera; ma il sangue leavvampò all'improvviso in faccia; arrovesciò il capocogli occhi chiusilelabbra convulseche scoprivano i denti. Dopo rimase tutta sottosopratenendosila testa fra le maniquasi fuori di sé. -Cosa ho fattoDio mio! Cosa m'avete fatto fare! - IlCrippacontento come una Pasquacercava di chetarla. Oramai... suo marito nonne avrebbe saputo mai nullaparola di galantuomose avesse avuto giudizioanche lei. Il Bulo però lo seppe o loindovinòal vedere l'aria smarrita della Lenache ancora non aveva fatto ilcallo a certe cose. Crippail bell'Armandopiù sfacciatogli faceva lesolite accoglienze da fratellobuttandogli le braccia al collodandogli contodei loro negozi per filo e per segno. IlBulo lo guardò colla faccia durae gli rispose secco secco:- Vi ringraziocomparedi tutto quello che avete fatto per mee ungiorno o l'altro ve lo renderò -. La Lenasentì gelarsi il sangue a quelle parole. Ma il Crippache aveva mangiato lafoglia anche luile disse all'orecchiomentre il compare era andato di sopraun momentoa mutarsi i panni: - Staitranquillache ci penso io! - La nottestessa vennero le guardie ad arrestare il Buloe misero sottosopra tutta lacasarimovendo perfino i mattoni del pavimento per vedere quel che c'era sotto.Il Bulomentre lo menavano via ammanettatole lasciò detto per ultimo addio:- Salutami il comparee digli che ci rivedremo al mio ritorno -.Il giorno dopo arrivò il Crippafresco come una rosa. La Lenacheaveva qualche sospettonon seppe nascondergli la brutta impressione. Però eglisi scolpò subito giurando colle braccia in croce. Due giorni dopo arrestaronoanche luicome complice del Bulomettendoli a confronto l'uno con l'altro. Maprove non ce n'erano; il Crippa dimostrò ch'era innocente come Dioe perribattere l'accusa spiattellò innanzi ai giudici la storia della comareuntiro che cercava di giocargli il marito per gelosia. - Pelle per pellecaramia!... - disse poi alla Lena. - Da mio compare non me l'aspettavo questoservizio!... Quante ne ho passatevediper causa tua!... -Ormai non c'era più rimedio. Tutto il paese lo sapeva. Perciò ella simise col Crippa apertamente. E si rammentavaanche di questo - che un giornodopo che gli si era data tuttaanima e corpodopo che per amor suo aveva sofferto ogni cosala famegli strapazzilavergogna del suo statodopo che per lui era arrivata a vendere sin la lanadelle materasseil bell'Armando l'aveva piantata per correre dietro a unastracciona che gli spillava quei pochi soldi strappati a lei. E quandopazza didolore e di gelosiacercava di trattenerlocogli occhi arsi di lagrimedicendogli: - GuardaMando!... Guarda che ti rendo la pariglia!... - egli sistringeva nelle spalleper tutta risposta. Poiallorché s'incontrarono di nuovoera passato tanto tempo! tanto tempo! e tantevicende! Anch'essa era mutatatanto mutata! Ma quell'uomo non se l'era potutolevare mai dal cuoree adessola sciaguratachinava il capo e si sentivavenir rossa come una volta. Fu una seratardiche ella tornava a casa tutta solaper combinazione. Egli la chiamò pernomeguardandola negli occhi con un certo farecon un risolino che larimescolava tutta. Lei voleva scusarsi balbettandotentando di giustificarsiumilmentementre sentiva che il cuore le balzava verso quell'uomo. Lui letappò la confessione in bocca con un bel bacioun bacio che la feceimpallidiree le passò il cuore come un ferro. Avrebbepreferito una coltellata addirittura. Ma egli non era gelosono. Ormai!...Un giorno le capitò dinanzi tutto rabbuffato. Aveva bisogno di denari;ma si fece pregare un bel pezzo prima di confidarglielo. Lena glieli diede ilgiorno dopo. D'allora in poi tornò spesso a domandarglienesenza farsi piùpregare. E infine quando la poverettacolla nausea alla golacome unacostretta a mandar giù delle porcheriesi arrischiò a dirgli: - Ma dove vuoiche li pigli questi denari? - per tutta risposta Mando le voltò le spalle.- Senti- esclamò la Lena con un impeto di tenerezza selvaggiabuttandoglisi al collo; - se li vuoi... se li vuoi proprio questi denari... Madimmi almeno che mi vorrai bene lo stesso... - Eglisi lasciò abbracciareancora accigliatobrontolando fra i denti.Lena glielo diceva spesso: - Vediloso che tu non mi vuoi bene. Ma non me ne importa; perché te ne voglio tanto io;tutto il male che ho fattol'ho fatto per teintendi? -E il giorno in cui venne a sapere che egli prendeva mogliel'ultimavolta che ebbe ancora il coraggio di comparirle dinanzi col sorrisetto ironico ela giacchetta nuovagli disse: - Lo so chela sposi pei quattrini. Ma ora tu devi fare quel che io ho fatto per te -.Il bell'Armando fingeva di non capire. Allora Lena lo afferrò peicapelli profumaticolle labbra bianchee gli disse:- GuardaMando! Guardami bene negli occhi! E dimmi s'è possibilefinirla cosìdel tuttodopo quel che abbiamo fatto tutti e due! Dimmi sepotresti dormire senza rimorsi nel letto di tua moglie... -Il Crippa campòper sua fortuna; mise giudizioed ebbe figliuoli esonni tranquilliin quel buon letto morbido e caldomentre la Mora scontava lapena sul tavolaccio dell'ergastolo.