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Il tramonto di Venere

di Giovanni Verga

Quando Ledaastro della danzasplendeva nel firmamento della Scala edel San Carlocome stella di prima grandezzacontornata di brillantiautenticie regalava le sue scarpette smesse ai principi del sangue e deldenarochi avrebbe immaginato che un giorno ella sarebbe stata ridotta acorrere dietro le scritture e i soffietti dei giornalicogli stivaliniinfangati e l'ombrello sotto il braccio - a correre specialmente dietro unmortale qualsiasifosse pur stato Bibìcroce e delizia sua?

Poiché Bibì era anche un mostroun donnaiuoloil quale correva dalcanto suo dietro tutte le gonnellee concedeva perfino i suoi favori allematrone ancora tenere di cuoreadesso che la sua Leda batteva illastricoin cerca di scritture e di quattrinie lui aspettavafilosoficamente la dea Fortuna al Caffè Biffidalle 5 alle 6nell'orain cui anche le matrone s'avventurano in Galleria - oppure tentava disforzarla - l'instabil Diva - a primiera o al bigliardotutte le nottiche non consacrava alla dea Venerecome chiamava tuttora la sua Ledaquand'era fortunato alle carte o altroveo quando non la picchiavaperrifarsi la mano.

Ahimé sì! L'indegno era arrivato al punto di fare oltraggio ai vezziper cui aveva deliratoun tempo - per cui i Cresi della terra avevanoprofuso il loro oro. Le rinfacciava adessobrutalmente: - Dove sonoquesti Cresi? -

Ahl'ingratoche dimenticava quanto gliene fosse passato per le manidi quell'oro; con quanta delicatezza la sua Leda gliene avesse celatospesso la provenienzaper non farlo adombrarelui che era tanto ombrosoallora! E i sottili artificile trepide menzognei dolci rimorsi cherendevano attraente l'inganno fatto all'amanteper l'amante stessoondelegarlo col beneficio! E le care scene di gelosiae le paci più care!...Che importa il prezzo? Non era lui il suo tesoroil suo bene?

Ma ciò che ora rendeva furiosa specialmente la povera dea Venereerano le infedeltà gratuite e umilianti di Bibì; gli idilli che letoccava interrompere dinanzi alla tromba della scalacolle serve delvicinato; il lezzo di sottane sudice che egli le portava in luogo diviolette di Parma. Aveva un vulcano in corpol'indegno! Ardeva per tuttequante della stessa fiamma che consumava lei pureahi derelitta - dipersona e di beni!

O dolcezze perduteo memorie! Quando invece Bibì correva dietro aleicome un pazzoin quella memorabile stagione dell'Apollo chefece perdere la testa anche a dei principi della Chiesa! Ebbeneessaaveva preferito Bibìné signore né principeallorama giovinstudente e poverovenuto dal fondo di una provinciaricco solo dientusiasmiper imparare musicao pittura - una bell'arte insomma. Lapiù bell'arteper luifu di saper conquistaresenza spendere unquattrinoil cuore di Ledala quale in quell'epoca teneva legata al filodei suoi menomi capricci quasi una testa coronata. Capriccio percapriccioessa preferì il nuovoquello che aveva il sapore del fruttoproibitoun'attrattiva insolitala freschezza e la grazia di un primopalpito: - Letteremazzolini di fioriincontri semifortuiti al Pincioogni fanciullagginein una parola. Ei ripetevasupplicecome un eroedella scena: - Un'ora!... e poi morire!...

- No! - rispose ella alfine. - No! Vivere e amar! -

Amorsublime palpito!... Il fatto è che ne fu presa anche leistavoltaallo stesso modo che aveva fatto ammattire tanti altri. - Mapresalàcome si dicepei capelli. Così il fortunato giovane ascesefurtivo all'ambìto talamo del geloso prence. Gli schiuse l'Eden leistessatremantea piedi nudi - i divini piedi cantati in prosa e inversi! - Bibìche a sentirlo era un leone indomitotremava anche luicome una foglia. E se lo preseleitrionfante per la prima volta! - Comesei timidofanciullo mio! -

Tanto che Sua Altezzaseccato alfine da quelle fanciullagginidegnòaprire un occhioe li scacciò dall'Eden. Che importa? Il mondo non eraseminato di teatri e di mecenati che portavano in palma di mano lei eBibì? Soltantocome i principi son rarie i mecenati vogliono saperedove vanno a finire i loro denarii due amanti fecero le cose con maggiorcautelae le fanciullaggini a usci chiusi. Bibì era felice come un Dioviaggiando da una capitale all'altrain prima classeben vestitobenpasciutoa tu per tu cogli impresari e i primi signori del paese cheaccorrevano a fare omaggio alla sua diva. Se bisognava ecclissarsi qualchevolta discretamente dinanzi a lorolo faceva con un sorriso che volevadire: - Poveretti! - Le stesse scene di gelosia sembravano combinateapposta per infiorare quel paradisocome una carezza all'amor proprio dientrambiuna protesta dignitosa dell'amantee una delicata occasioneofferta all'amata di tornare a giurargli e spergiurargli la sua fede: -Nocaro!... Lo sai!... Sei tu solo il signore e il padrone... Ecco! -

Bastaora si trattava di non lasciarsi sopraffare da quell'intrigantedella Noemiche le rapiva agenti ed impresarialla Ledacon tutte learmi lecite e illecitee le portava via le scritture - una che non avevadieci chili di polpa sotto le maglie! - E le portava via anche Bibìilquale si dava il rossetters ai baffie si metteva in ghingheri perandare ad applaudirlagratis et amore.

- Ma il ballo nuovo del cavalier Giammone non me lo porta viano! -giurò a se stessa la bella Leda.

Da un meseBarbetti e tutti gli altri giornalisti che vendono l'animaa chi li paganon facevano altro che rompere la grazia di Dio ad artistied abbonati con quel nome della Noemi stampato a lettere di scatola. Giàerano in tanti a far la spesa degli articolii protettori della castavergine! Ma il ballo nuovo del cavalier Giammone non l'avrebbe avutono!

Il cavaliere stava appunto parlandone coll'impresariochiusi aquattr'occhidinanzi al piano del Gran Poema storico-filosofico-danzantesciorinato sulla tavolaallorché capitò all'improvviso la signora Ledain gran galae col fiato ai denti.

- Cavaliere mio!... scusatemi!... Non si parla d'altro sulla piazza!...Sarà un trionfovi garantisco!... Lasciatemi vedere...

- Ah! - sbuffò il coreografo colto sul fatto. - Oh!... -

E si buttò sulle sue cartequasi volessero rubargliele. L'impresariodal canto suodiede una famosa lavata di capo al povero tramagnino chestava a guardia dell'uscio.

- Ho dato ordine di non essere disturbatoquando sono in seduta!Nessuno entra senza essere annunziato!... -

Dopo tanti anni che le porte si spalancavano dinanzi a leie gliimpresari le venivano incontro col cappello in mano! Se non la colse unaccidentefu proprio un miracolo. Barbettiche la incontrò all'uscitacosì rossa e sconvoltanon poté tenersi dal dirle ridendo:

- Come vabellezza?

- Senti! - rispose leifuori della grazia di Dio davvero; - sentifaresti meglio a stare alla porta della Noemiper vedere chi va e chivienegiacché fai quel bel mestiere! -

All'occasione la signora Leda aveva la lingua in bocca anche lei - labocca amara come il tossico. - Per rifarsela dovette fermarsi al Biffiabere qualche cosa. Bibì era làal solitoin trono fra gli amici. Tuttiquantiad uno ad unoper far la corte a lei e a luicominciarono a direira di Dio della Noemi - che non aveva scuola - che non aveva grazia - chenon aveva questo e non aveva quest'altro. Già l'avevano tutti quanti amorte coll'Impresa che lasciava disponibili i migliori soggetti. Poidopoche l'amorosa coppia si fu congedatafra grandi inchini e scappellate -Bibì stavolta volle accompagnare la sua signora per sentir bene come eraandata a finireun po' inquieto e nervoso in fondoma disinvoltogiocherellando colla mazzettinalei tutta arzilla e saltellantecolsorriso di cinabro e le rose sulle guance (quantunque si sentissesoffocare nella giacchetta attillata) per non dar gusto ai colleghiScambolettiil celebre buffoch'era anche il burlone della compagniamandò loro dietro questo saluto:

- Lei sì che n'ha della grazia di Dio!... Una balena! - Anzi citòun'altra bestia. - Senza invidia peròBibì! -

Senza invidiaa luiBibìch'era un pascià a tre codee di donnene aveva sino ai capellidamone e titolate?... Bastaera un gentiluomo!E sapeva anche quello che andava reso alla sua signora. Ma in quantoall'arte però non era partigianoe ammirava ugualmente tutti i generi.Leda era del genere classico? E lui l'aveva fatta subito scritturare alCarcanoun teatro di cartello anche questonon c'è che dire. Oggipeiballi grandibastano le seconde partigambe e macchinario. Piaccionoanche questi? Ebbenebatteva le mani lui puresenza secondi fini.

Ma la Ledache non aveva più un cane che le battesse le manieradiventata gelosa come un accidentee gli amareggiava la vitapoverogalantuomo. Lagrimerimproveriscene di famiglia continuamente. Allevoltemagarilui doveva buttar via il tovagliolo a mezza tavolaper nonbuttarle il piatto in faccia. Tantoquella poca grazia di Dio gli andavatutta in veleno.

Si rappattumavano dopoè vero; perché quando si è fatto per un uomoquello che aveva fatto lei!... - E quando si è un gentiluomo come eralui!... Ma però artisti l'uno e l'altradopo la commedia delle paci edelle tenerezze si tenevano d'occhio a vicendae la signora Ledaa buoncontoaveva messo un tramagnino alle calcagna di Bibìper scoprire ildietro scena nel repertorio delle sue tenerezze. Talché gli amici alvederlo sempre con la guardia del corpogli affibbiarono il titolo di Redi picche.

Infine tanto tuonò che piovvela sera stessa della beneficiata diLedache non c'erano duecento persone al Carcano. Ella cercò di sfogarsicon Bibì «il quale faceva il risotto» alla Noemiinvece! lui e i suoiamici! bestie e animali tutti quantiche non sapevano neppure dove stessedi casa il vero merito! e si lasciavano prendere all'amo dalle grazie diquella divala quale rideva di loropoi - sicuro! - di lui pel primo! -Gonzo!

- Viafammi il piacere! - interruppe Bibì accendendo un mozzicone disigaro dinanzi allo specchio.

- Ahnon vuoi sentirtela dire? Giàquella lì non ti piglia certopei tuoi begli occhimio caro! - Schizzava fuoco e fiamme dagli occhileicolle ciglia ancora tinte e il rossetto sulla facciacosì come sitrovava all'uscire dal teatrouna Furia d'Averno - dopo tutto quello cheaveva fatto per luie le occasioni che gli aveva sacrificatoricconi epezzi grossiche se avesse volutoancora!...

- Fammi il piacerevia! - tornò a dire Bibì con quel ghignetto chela faceva uscire dai gangheri.

- Allora senti! Bada bene a quello che fai! Bada beneveh! Che soncapace di andare a romperle il musoalla tua casta diva! - E qui un mondodi altre porcherie: - che lui era roba suadi leigiacché lo pagava elo mantenevae si rompeva la grazia di Diolaggiù al Carcanopermantenergli anche la casta diva! - Allorché era in bestia la signora Ledasbraitava tal quale come la sua portinaiae vomitava gli improperi cheaveva inteso al Verzierequando stava da quelle parti. - Puzzone!Svergognato! Ti pago perfino il sigaro che hai in bocca!... - Scenderesino a queste bassezzevia! Talché Bibì stavolta perse il lume degliocchi e l'educazionee gliene disse d'ogni specie anche luibuttando inaria ogni cosadedicheomaggiritratti e corone sotto vetrotuttoquanto v'era in salottoe quando non ebbe più che dire buttò anche lemani addosso a leisenza riguardo neppure al rossetto e alle finte checostavano 50 lire al paio. - Già al Carcano non ci avrebbe ballato piùper un pezzola brutta bestiatante gliene diede- e il meglio era diprendere il cappello e andarsene viapoiché il vicinato era tutto sulpianerottoloe colla Questura lui non voleva averci a che fare di nuovodopo che gli aveva rotto le scatole per altre sciocchezze.

Stavolta sembrava bell'e finita per sempre fra Bibì e la sua signora.- Ciascuno per la sua stradae alla grazia di Dio tutt'e duein cerca dimiglior fortuna- se non fossero stati i buoni amici che vi si misero dimezzo. Tantodopo tanto tempo che stavano insiemeerano più di marito emoglie. Nolei non poteva starci senza Bibì. Fosse sortefosse malìala teneva legata ad un filocome essa ne aveva tenuti tantiuomini seried uomini fortiche in mano sua sembravano delle marionette. E ancheBibìa parte l'interesseun cuor d'oro in fondoche non si poteva direlo facesse muovere l'interesseormai. Non tornò a servirla in ognimaniera e a procurarle le scritture egli stesso? in Americain Turchiadove potégiacché al giorno d'oggi soltanto laggiù sanno conoscere edapprezzare le celebrità. - Prova i vaglia postali che lei mandavapoco omoltoquanto poteva.

Un cuor d'oro. E allorché la povera donna batté il bottone finaleesbarcò a Genova senza un quattrinobolsa e rifinitachi trovò allastazionea braccia aperte? Chi si fece in quattro per scovarle qua e làmezza dozzina di ragazze promettentie insediarla maestra di balloaddirittura? Chi le prestò i mezzia un tanto al meseper metter su«pensione d'artisti» - una speculazione che sarebbe riuscita un affaronese non ci si fosse messa di mezzo la Questurache l'aveva particolarmentecon Bibì?

E come ogni cosa andava di male in peggiocogli anni e la disdettachi le prestò qualche ventina di lireal bisognodi tanto in tantoquando si poteva? Dio miole ventine di lire bisogna sudare sangue eacqua a metterle insieme; e quando si diceva prestareda lui a leieraun modo di dire.

E al calar del siparioinfineallorché la povera Leda andò a finiredove finiscono gli artisti senza giudiziochi andò a trovarla qualchevolta all'ospedalee portarle ancora dei soldise maiper gli ultimibisogni?

Bibì ne aveva avuto del giudizioè veroe un po' di soldi avevamesso da partecol risparmio e gli interessi modicitanto da renderservizio a qualche amicose era solvibilee da far la quieta vitacoisuoi comodi e la sua brava cuoca. Perciò quelle visite all'ospedale gliturbavano la digestionegli facevano venire le lagrime agli occhie nonera commedianoquando ne parlava poi cogli amicial caffè.

- Bisogna vederemiei cari! Una cosa che stringe il cuorechi ne ha!L'avreste credutoeh? Lei abituata a dormire nella batista!... E ridottache non si riconosce più... Un cancheroun diavolo al petto... che soio... Non ho voluto vedere neppure. Lei ha sempre la smania di far vederee toccare a tutti quanti. E delle pretese poi! Certe illusioni!... Non sidà ancora il rossetto? Misera umanità! Ierisentite questavo sinlaggù a Porta Nuovaapposta per leicon questo caldoe trovo la scenadella Traviata: «O ciel morir sì giovane...» «Mia cara:..giovani o vecchi... Voi guarireteve lo dico io!» «Ah! Oh!» Alloraviene la parte tenerae vuol sapere se sono sempre io... lo stessoamico... da contarci su... «Certo... certo... Diamine!...» O non mi escea dire di condurla via? Sissignore - che una volta via di lì è sicura diguarire - che vogliono operarla - che ha paura del medico: «Per carità!Per amor di Dio!» «Un momentocara amica! Che diamineun momento!»Ella si rizza come una disperataafferrandomi pel vestitobaciandomi lemani... Non ci torno piùparola d'onore! -

E vedendo che ci voleva anche quellodalla faccia degli amiciBibìasciugò una furtiva lagrima.