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Antonio Labriola

In memoria del manifesto dei comunisti

[1895]

 

 

Avvertenza alla prima edizione

 

Le pagine seguenti trovansi a far da preambolo ad una seriedi opuscolidirei quasi per caso.

Le scrissi fin dal 7 di aprile (e tal data conviene cheserbinoperché in questa stampa nulla vi aggiungo e nulla ne tolgo)arichiesta di una nuova rivista di Parigiil “Devenir Social”checomincerà a pubblicano in un dei suoi prossimi fascicoli.

Ebbe voglia di leggerlenell'originale italianoil miocortese amico Benedetto Croce di Napoliil quale mi chiese gli permettessi didarle alle stampecome primo di quei saggi intorno alla concezionematerialistica della storiache egli già da gran tempoper laconoscenza che ha dei miei studii e delle mie opinioni su tale argomentomiconsigliava di pubblicare.

Per tale offertache accettai con animo gratoio mi trovoora nell'impegno di continuaresenza soverchio indugioe a non lunghiintervallila pubblicazione di questi saggi. Così che anticiperò diun anno su quello che avrei avuto in animo di farese appunto la gentileofferta di un amicofattosi per cotal modo mio spontaneo editorenon miavesse indotto a passar sopra a certe difficoltà che nascevano in me dalsentirmi non del tutto maturo all'impresa.

 

Roma10 giugno 1895

 

 

Avvertenza alla seconda edizione.

 

Nel rivedere la stampa di questa seconda edizionechevien fuori a così breve distanza dalla primaio mi son ristretto a portarvialcune poche correzioni di sola e pura forma.

 

Roma15 ottobre 1895.

 

 

 

Avvertenza alla terza edizione.

 

Serbo a quest'opuscolocome il lettore può vedere infinela data del 7 aprile 1895quando appunto finii di scriverloper darloa pubblicare per la prima volta in francese nel "Devenir Social". Daquella primitiva redazione non mi dilungai di molto nelle due edizioniitalianeche vennero fuori a breve distanza l'una dall'altraquell'annostessodal 10 di giugno al 15 di ottobree nella riproduzione franceseapparsa ben due volte presso gli editori Giard et Brière.

Ora all'editore italiano occorrono esemplaricosi diquesto come degli altri miei Saggi sul materialismo storico: ed ioacconsento che essi siano via via ristampatinon potendo io né rivederli afondoné rimaneggiarli nell'intrinsecoper molte ragionima soprattuttoper questache a me pare che siano lavori da lasciare proprio così comefurono concepiti la prima volta.

Questa terza edizione di questa commemorazione nonèdunquesalvo alcune correzioni nelle parole e nel giro di qualche frasese non la ristampa della seconda. Il lettore rimanga di ciò inteso.Riportandosi alla data della prima pubblicazione potrà facilmenteidentificare certe allusioni storichee non vorrà prendere abbaglio nelsentir parlare insistentemente di questo secolo... che era poi il decimonono.

Ho aggiunto a questa ristampa la traduzione del Manilestoche fu chiesta da molti recensenti delle altre due edizioni del mioscrittoil quale parve non del tutto intelligibileper la mancanza appuntodi tale sussidio.

 

Roma9 maggio 1902.

 

 

 

 

Di qui a tre anni noi socialisti potremo celebrare il nostrogiubileo. La data memorabile della pubblicazione del Manifesto dei comunisti (febbraio1848) ci ricorda il nostro primo e sicuro ingresso nella storia. A quella datasi riferisce ogni nostro giudizio ed ogni nostro apprezzamento su i progressiche il proletariato è andato facendo in questo cinquantennio. A quella data simisura il corso della nuova èrala quale sboccia e sorgeanzi sisprigiona e sviluppa dall'èra presenteper formazione a questa stessa intimaed immanentee perciò in modo necessario e ineluttabile; quali che sian peressere le vicende varie e le successive fasi sueper ora di certoimprevedibili. A tutti quelli fra noicui prema e giovi di possedere la pienaconsapevolezza dell'opera propriaoccorre di tornare più volte col pensiero sule cause e su i moventiche determinarono la genesi del Manifestoinquelle circostanze in cui esso per l'appunto apparvee cioè alla vigilia dellarivoluzioneche scoppiò da Parigi a Viennada Palermo a Berlino. Soltanto percotesta via ci è dato di trarre dalla stessa forma socialenella quale ora noiviviamola spiegazione della tendenza al socialismo; e di giustificare inconseguenzaper la stessa presente ragion d'essere di tale tendenzalanecessità del suo effettivo trionfodel quale facciamo tuttodì il presagio.

 

 

Quale èin fattise non questoil nerbo del Manifesto;o la sua essenzae il suo carattere decisivo?1

Sarebbe cosa vanainveroil voler ciò ricercare invecenelle misure praticheche ivi son suggerite e proposte in fine del Caposecondocome adottabili nella eventualità di un successo rivoluzionario delproletariatoo nelle indicazioni di orientamento politicorispetto agli altripartiti rivoluzionarii di allorache trovansi al Capo quarto. Cotesteindicazioni e cotesti suggerimentiper quanto apprezzabili e notevoli nel tempoe nelle circostanze in cui furon formulati e dettatie per quanto soprattuttoimportanti per giudicare in modo preciso dell'azione politica che i comunistitedeschi spiegarono nel periodo rivoluzionario del 1848-50non costituisconooramai più per noi un insieme di vedute praticheper rispetto alle quali citocchi di decidercipro o contrain ogni caso e ricorrenza. I partitipoliticiche dal tempo della Internazionale in qua si vennerocostituendo in varii paesi su la base del proletariato e in suo nome esplicito echiaroebbero ed hannoa misura che sorgono e poi si sviluppanovivo bisognodi adattare e di conformare a varie e multiformi circostanze e contingenze leesigenze e l'opera loro. Ma nessuno di cotesti partiti ha tale coscienza disapersi ora così prossimo alla dittatura del proletariatoda sentire insé urgente il bisognoo sia pure il desiderio o la tentazionedi rivedere edi valutare le proposte del Manifesto alla stregua di una verificazioneche paia probabileperché ritenuta prossima. Gli esperimenti storici non sonoin veritàse non quei soliche la storia stessa fa imprevedutamentenon adisegnoné di propositoné a comando. Così accadde ai tempi della Comuneche fued èe rimane fino ad ora per noiil solo esperimentoapprossimativosebbene confuso perché subitaneo e di breve duratadell'azionedel proletariatoche sia messo alla nuova e dura prova d'impossessarsi delpotere politico. Esperimento quello non voluto ad artené cercato a disegnoimposto anzi dalle circostanzema eroicamente sostenuto; e che ora si converteper noi in salutare ammaestramento. Là dove il movimento socialistico è appenaallo stato dell'infanziapuò darsi che questi o quegliin difetto diesperienza propria e direttasi appellicome accade spesso in Italiaall'autorità di un testocome a precetto: - ma ciò effettivamente non contaproprio nulla.

 

Né quel nerbood essenzae carattere decisivo sonoa mioavvisoda cercare nella orientazione su le altre forme di socialismoche il Manifestoreca sotto al nome di Letteratura. Tutto ciò che ivi è dettoalCapo terzoservesenza dubbioa definire mirabilmenteper via di antitesienella forma di brevisuccose e calzanti caratteristichele differenze cheeffettivamente corrono tra il comunismoche oracon espressione da moltimiseramente abusatasi è soliti di chiamare scientificoossia tra ilcomunismoche ha per soggetto il proletariatoe per argomento la rivoluzioneproletariae le altre forme reazionarieborghesisemi-borghesipiccolo-borghesiutopistiche e cosi via. Tutte coteste formemeno una1ricorsero e sirinnovarono più voltee ricorrono e si rinnovano anche ora nei paesi nei qualiil movimento proletario moderno è appena in sul nascere. Per tali paesie intali circostanzeil Manifesto ha esercitato ed esercita tuttoral'ufficio di critica attualee di frusta letteraria. Ma nei paesi neiqualio quelle forme furon già teoricamente e praticamente superatecome èin gran parte il caso della Germania e dell'Austriao sopravvivono solo allostato settario e soggettivocome accade già in Francia e in Inghilterrapernon dire delle altre nazioni via via enumerandoil Manifesto perquesto rispettoha compiuto oramai tutto l'ufficio suo. E non fa cheregistrarecome per memoria ciò cui non occorre più dipensaredata l'azione politica del proletariatoche già si svolge nel suonormale e graduale processo.

Or questa fu per l'appuntoe come per anticipazioneladisposizione d'animo e di mente di quelli che lo scrissero. Di ciò che aveansuperato per virtù di pensieroil quale sopra pochi ma chiari dati diesperienza anticipi sicuro gli eventiessi non esprimevanooramaise non laeliminazione e la condanna. Il comunismo critico - questo è il vero suonomee non ve n'è altro di più esatto per tale dottrina - non recitava piùcoi feudali il rimpianto della vecchia societàper poi fare a rovescio lacritica della società presente: - anzi non mirava che al futuro. Non siassociava più ai piccolo-borghesi nel desiderio di salvare il nonsalvabile: - come ad esempio la piccola proprietào il quieto vivere dellapiccola gentecui la vertiginosa azione dello stato modernoche della societàattuale è l'organo necessario e naturaletorna grave e pesante solo perchéesso statorivoluzionando di continuoreca in sé e con sé la necessità dialtre nuove e più profonde rivoluzioni. Né traduceva in arzigogoli metafisicio in riflessi di morboso sentimentoo di religiosa contemplazionei contrastireali dei materiali interessi della vita di tutti i giorni: - anzi questicontrasti rendeva ed esponeva in tutta la prosa loro. Non costruiva la societàdell'avvenire su le linee di un disegnoin ogni sua parte armonicamentecondotto a finimento. Non levava parole di lode e di esaltazioneo dievocazione e di rimpiantoalle due dee della mitologia filosoficala Giustiziae la Eguaglianza: alle due deecioèche fanno così trista figuranella misera pratica della vita cotidianaquando si riesca ad intenderecomela storia da tanti secoli si procuri l'indecente passatempo di fare e di disfarequasi sempre a controsenso degl'infallibili dettami loro. Anzi quei comunistipur dichiarandocon esibizione di fatti che hanno forza di argomento e diprovache i proletarii fossero oramai destinati a far la parte di sotterratoridella borghesiaa questa rendevano omaggiocome ad autrice di una formasocialeche è in estensione ed in intensità uno stadio notevole del progressoumanoe che sola può far da arena alle nuove lotte promettenti esito felice alproletariato. Necrologia di stile così monumentale non fu mai scritta. Quellelodi rese alla borghesia assumono una certa originale forma di umorismo tragicoe son parse ad alcuno come scritte con intonazione da ditirambo.

Nondimeno quelle definizioni negative ed antitetiche dellealtre forme di socialismo allora correntie poi dopoe fino ad oraspessoricorrentiper quanto inappuntabili nella sostanzanella forma e nello scopocui miranoné pretendono di esserené sonola effettiva storia delsocialismoe non recanoné la tracciané lo schema di questase altrivoglia scriverla. La storiain veronon poggia su la differenza di vero e difalsoo di giusto e d'ingiustoe molto meno su la più astratta antitesi dipossibile e di reale; come se le cose stessero da un cantoe avessero dall'atrocanto le proprie ombre e fantasminelle idee. Essa è sempre tutta d'un pezzoe poggia tutta sul processo di formazione e di trasformazione della società: ilche è da intendere in senso obiettivoe indipendentemente da ogni nostrosoggettivo gradimento o sgradimento. Essa è una dinamica di genere speciale; secosì piace ai Positivistiche di tali espressioni tanto si dilettanoe spessonon vanno più in là della parola nuova che mettono in giro. Ora le varie formedi concezione e di azione socialisticache apparvero e sparirono nel corso deisecolicon tante differenze nei motivinella fisionomia e negli effettivannotutte studiate e spiegate per le condizioni specifiche e complesse della vitasociale in cui si produssero. Ad esaminarle si vedeche non costituiscono unsolo insieme di processo continuativo; perché la serie ne è più volteinterrotta dal cambiare del complesso socialee dall'oscurarsi e spezzarsidella tradizione. Solo dal tempo della Grande Rivoluzione il socialismoassume una certa unità di processoche si fa poi più evidente dal 1830 ingiùcol definitivo avvento della borghesia al dominio politico in Francia e inInghilterrae diventa da ultimo intuitiva e direi palpabile dalla Internazionalein qua. Su questa viasu questo camminostacome gran colonna miliareilManifestocon doppia indicazionedirei cosìdalle due parti. Di quaè l'incunabulo della nuova dottrinache ha poi fatto il giro del mondo. Di làè l'orientazione su le forme che esso escludema di cui non reca l'esposizionee il racconto1.

Il nerbol'essenzail carattere decisivo di questo scrittoconsistono del tutto nella nuova concezione storicache gli sta in fondoe cheesso stesso in parte dichiara e sviluppaquando nel resto non vi accennie nonvi rimandio non la supponga soltanto. Per questa concezione il comunismocessando dall'essere speranzaaspirazionericordocongettura o ripiegotrovava per la prima volta la sua adeguata espressione nella coscienza della suapropria necessità; cioè nella coscienza di esser l'esito e la soluzione delleattuali lotte di classe. Né queste son quelle di ogni tempo e luogosu lequali la storia del passato s'era esercitata e svolta; ma son quelleinveceche tutte si assottigliano e si riducono predominantemente nella lotta traborghesia capitalistica e lavoratori fatalmente proletarizzati. Di questa lottail Manifesto trova la genesidetermina il ritmo di evoluzioneepresagisce il finale effetto.

In tale concezione storica è tutta la dottrina del comunismoscientifico. Da questo punto in poi gli avversarii teorici del socialismo nonsono chiamati più a discutere della astratta possibilità della democraticasocializzazione dei mezzi di produzione2; come se di ciò s'avesse a fargiudizio per illazioni tratte dalle generali e comunissime attitudini della cosidetta natura umana. Qui si tratta invece di riconoscereo di nonriconoscere nel corso presente delle cose umane una necessitàla qualetrascende ogni nostra simpatia ed ogni nostro subiettivo assentimento. Trovasi ono la società d'essere ora così fattanei paesi più progreditida dovereessa riuscire al comunismo per le) leggi immanenti al suo proprio diveniredatala sua attuale struttura economicae dati gli attriti che questa da sé in sestessa necessariamente producefino a far crepaccio e dissolversi? Ecco ilsoggetto della disputadopo che tale dottrina è apparsa. Ed ecco insiemementela regola di condottache s'impone all'azione dei partiti socialistici; o chesiano essi di soli proletariio che accolgano nelle loro file uomini usciti daaltre classii quali facciano la parte di volontarii nell’esercito delproletariato.

Per ciò noi socialistiche ci lasciamo ben volentierichiamare scientificise altri non intende per cotal modo di confonderci coiPositivistiospiti spesso ma da noi non sempre bene accettiche a lor gradomonopolizzano il nome di scienzanoi non ci battiamo i fianchi persostenere una tesi astratta e genericacome fossimo causidici o sofisti: né ciaffanniamo a dimostrare la razionalità degli intenti nostri. I nostri intentinon sono se non la espressione teorica e la pratica esplicazione dei dati che cioffre la interpretazione del processo che si compie attraverso noi e intorno anoi; e che è tutto nei rapporti obiettivi della vita socialedi cui noi siamosoggetto ed oggettocausa ed effettotermine e parte. I nostri intenti sonrazionalinon perché fondati sopra argomenti tratti dalla ragion ragionantema perché desunti dalla obiettiva considerazione delle cose; il che è quantodire dalla dilucidazione del processo loroche non èné può essereunresultato del nostro arbitrioanzi il nostro arbitrio vince ed aggioga.

Il Manifesto dei comunistial qualequanto aspecifica efficacianon può fare da surrogato nessuno degli scritti anteriorio posteriori degli autori stessiche per estensione e portata scientifica sondi tanto maggior pesoci dà nella sua classica semplicità l'espressionegenuina di questa situazione: il proletariato moderno èsi ponecresce e sisvolge nella storia contemporanea come il soggetto concretocome la forzapositivadalla cui azioneinevitabilmente rivoluzionariail comunismo dovrànecessariamente resultare. E per ciò questo scrittocioè per taleenunciazione di presagio teoreticamente fondato ed espresso in detti brevirapidiconcisi e memorabilicostituisce un’accoltaanzi un vivaioinesauribile di germogli di pensieriche il lettore puòindefinitivamente fecondare e moltiplicare; serbando esso la forza originale edoriginaria della cosa nata appena appenae non ancora divelta e distratta dalcampo di sua propria produzione. Osservazione cotestache va principalmenterivolta a quellichefacendo professione di dotta ignoranzaquando non sianoa dirittura fanfaroniciarlatani o allegri sportistiregalano alladottrina del comunismo critico precursoripatronialleati e maestri d'ognigenerein oltraggio al senso comune e alla volgare cronologia. O sia cheinquadrino la nostra dottrina materialistica della storia nella concezione ilpiù delle volte fantastica e troppo generica della universale evoluzionechegià da molti fu ridotta in nuova metafora di novella metafisica; o sia checerchino in tale dottrina un derivato del darwinismoche solo in un certo modoma in sensoassai latone è un caso analogico; o che ci favoriscanol'alleanza e la padronanza di quella filosofia positivisticala quale corre dalComtedegeneratore reazionario del geniale Saint-Simona questo Spencerquintessenza di borghesismo anemicamente anarchico: il che vuol diredare a noialleati e protettori i dichiarati e decisi avversarii nostri.

 

Tale forza germinativatale classicità di efficaciatalecompendiosità di sintesi di molte serie e gruppi di pensieri in uno scritto dicosì poche pagine1son dovute al modo della sua origine.

Due tedeschi ne furono gli autorima non vi portaron dentroné la sostanzané la forma delle personali opinioniche a quel tempo sapeandi solito d'imprecazionedi piato e di rancore in bocca ai profughi politicioa quellichecom'era il caso lorovolontarii abbandonassero la patriapergodere altrove aere più spirabile. Né v'introdussero direttamente l'immaginedelle condizioni del loro paeseche erano politicamente miseree socialmenteossia economicamentesolo per alcuni primi iniziie solo in certi punti delterritorioconfrontabili a quelle che già in Francia e in Inghilterra erano edapparivano moderne. Vi portarono invece il pensiero filosoficoper cui solo lapatria loro s'era messa e mantenuta all'altezza della storia contemporanea; diquel pensiero filosoficocheappunto nelle persone loroassumeva a quel tempola notevole trasformazioneper la quale il materialismogià rinnovato daFeuerhachcombinandosi con la dialetticadiveniva capace di abbracciare e dicomprendere il moto della storia nelle sue cause più intimee fino allorainesplorateperché latenti e non facili a districare. Comunisti erivoluzionarii ambeduema non per istintoné per puro impulso o per passioneessi aveano quasi elaborata tutta una nuova critica della scienza economicaeavean compreso il nesso e il significato storico del movimento proletario di quae di là della Manicaossia di Francia e d'Inghilterragià prima che fosserochiamati a dettare nel Manifesto il programma e la dottrina della Legadei comunisti. Questarisedendo a Londra con notevoli diramazioni sulcontinenteavea dietro di sé un buon tratto di vita e di sviluppo proprioattraverso a diverse fasi. Dei duel'Engelsautore già da qualche tempo di unsaggio criticochepassando sopra ad ogni correzione subiettiva edunilateraleper la prima volta ritrae obiettivamente la critica dell'economiapolitica dalle antitesi inerenti agli enunciati ed ai concetti dell'economiastessaera poi venuto in fama per un libro su la condizione degli operaiinglesiche è il primo tentativo riuscito di rappresentare i moti della classeoperaia come resultanti dal giuoco stesso delle forze e dei mezzi diproduzione2. L'altroMarxavea dietro di séin breve corso d'annil'esperienza di pubblicista radicale in Germaniae quella del pari dipubblicista a Parigi e a Bruxellesla escogitazione quasi matura dei primirudimenti della concezione materialistica della storiala criticateoreticamente vittoriosa dei presupposti e delle illazioni della dottrina diProudhone la prima dilucidazione precisa della origine del sopravvalore dallacompra e dall'uso della forza-lavorocioè il primo germe delleconcezioni venute più tardi a maturità di dimostrazionidi riconnessioni e diparticolari nel Capitale. Ambedue congiunti per molte e varie vie dicomunicazione ai rivoluzionarii dei vani paesi di Europae specie di Franciadel Belgio e dell'Inghilterranon composero il Manifesto come saggio dipersonale opinionema anzi come la dottrina di un partitochenel suo nonlargo ambitoera già nell'animonegl'intenti e nell'azione la prima Internazionaledei lavoratori.

 

 

Di qui comincia il socialismo strettamente moderno. Qui è lalinea di delimitazione da tutto il resto.

La Lega dei comunisti era divenuta taledopo d'esserestata Lega dei Giusti; e questa alla sua volta s'era gradatamentespecificataper chiara coscienza d'intenti proletariidalla lega generica deiprofughiossia degli sbanditi. Come tipoche rechi in sé quasi indisegno embrionale la forma d'ogni ulteriore movimento socialistico eproletarioessa avea attraversato le varie fasi della cospirazione e delsocialismo egalitario. Avea metafisicato con Grüne utopizzato conWeitling. Avendo sua sede principale a Londras'era affiatatarifluendo inpiccola parte sopra di essocol movimento cartista; il qualeesemplificava nel suo carattere saltuarioperché di primo esperimentoe puntopremeditatoperché non più di cospirazione o di settala dura e faticosaformazione del partito vero e proprio della politica proletaria. La tendenza alsocialismo non giunse a maturità nel cartismose non quando il moto suofu prossimo a falliree di fatti fallì (indimenticabili voiJones ed Harney!).La Lega fiutava da per tutto la rivoluzionee perché la cosa era nell'ariaeperché il suo istinto e il suo metodo d'informazioni a ciò la portava: - ementre la rivoluzione effettivamente scoppiavaessa si fornì nella nuovadottrina del Manifesto di un istrumento di orientazioneche era in paritempo un'arma di combattimento. Già di fatti internazionaleparte per laqualità e origine varia dei membri suoima assai più ancora per l'istinto eper la vocazione che erano in tutti loroessa venne a prender posto nelmovimento generale della vita politicaqual precorrimento chiaro e preciso ditutto ciò che ora può ragionevolmente dirsi socialismo moderno; se cotalparola di moderno non deve esprimere una semplice data di cronologiaestrinsecama anzi un indice del processo internoossia morfologico dellasocietà.

Una lunga intermissione dal 1852 al 1864che fu il periododella reazione politicae quello in pari tempo della sparizionedelladispersione e del riassorbimento delle vecchie scuole socialistichesepara laInternazionale appena iniziale dell'Arbeiterbildungsverein di Londradalla Internazionale propriamente dettache dal 1864 al 1873 intese aparificare nelle condizioni di lotta l'azione del proletariato in Europa ed inAmerica. Altre intermissioni ebbe l'azione del proletariatomeno che inGermania e specialmente in Franciadalla dissoluzione della Internazionale digloriosa memoriafino a questa nuovache ora vive di altri mezzi e si sviluppacon altri modiconsentanei quelli e questi alla situazione politica in cui citroviamoe ai suggerimenti di una più larga e maturata esperienza. Macome isopravvissutitra quelli che fra il novembre e il dicembre del 1847 discusseroed accettarono la nuova dottrinariapparvero poi su la scena pubblica nellagrande Internazionalee son riapparsi da ultimo in questa nuovacosìil Manifesto è tornato via via alla luce della pubblicitàfacendoeffettivamente quel giro del mondo in tutte le lingue dei paesi civiliches'era ripromesso ma non poté compiere al suo primo apparire.

Quello è il vero precorrimento: quelli furono i veriprecursori nostri. Si mossero prima degli altridi buon tempocon passoaffrettato ma sicurosu quella via che noi appunto dobbiamo percorreree chedifatti percorriamo. Mal s'attaglia il nome dei precursori a quelli i qualicorsero vieche poi sia convenuto di abbandonare: ossia a quelli i qualiperuscir di metaforaformularono dottrine e iniziarono movimentisenza dubbiospiegabili per i tempi e per le circostanze in cui nacqueroma che furon poitutti superati dalla dottrina del comunismo criticoche è la teoria dellarivoluzione proletaria. Non è già che quelle dottrine e quei tentativi fosseroapparizioni accidentaliinutili e superflue. Nulla v'è di assolutamenteirrazionale nel corso storico delle coseperché nulla v'è in essod'immotivatoe perciò di meramente superfluo. Né a noi è dato di giungerenemmeno oraalla coscienza del comunismo criticosenza ripassare mentalmenteper quelle dottrineripercorrendo il processo della loro apparizione esparizione. Il fatto è che quelle dottrine non sono soltanto passate neltempoo dalla memoriama furono intrinsecamente sorpassatee per lamutata condizione della societàe per la progredita intelligenza delle leggisu le quali poggia la formazione ed il processo di essa.

Il momento in cui si avvera cotesto passareche è unsorpassare intrinsecamentegli è quello appunto in cui il Manifestoapparisce. Come primo indice della genesi del socialismo modernoquestoscrittoche della nuova dottrina non reca se non i cenni più generali ossia ipiù facilmente comunicabiliporta in sé le tracce del terreno storico in cuinacqueche fu quello della Franciadell'Inghilterra e della Germania. Ilterreno di propagazione e di diffusione è diventato poi via via più largoedè oramai tanto vasto quanto è il mondo civile. In tutti i paesinei quali latendenza al comunismo si è venuta successivamente sviluppando attraverso agliantagonismi variamente atteggiatima pur ogni giorno sempre più chiarifraborghesia e proletariatoin parte o in tutto s'è andato poi più volteripetendo il processo della prima formazione. I partiti proletariiche via viasi son costituitihan ripercorso gli stadii di formazioneche i precursoriprimi percorsero la prima volta: se non che tale processo s’è fatto da paesea paese e di anno in anno sempre più brevee per la cresciuta evidenzaurgenza ed energia degli antagonismie perché assimilare una dottrina o unindirizzo è cosa naturalmente più facileche non sia il produrre la primavolta e quella e questo. Quei collaboratori nostri di cinquanta anni fafuronoanche per questo rispetto internazionali; perché dettero al proletariato dellevarie nazionicol proprio esempio ed esperimentola traccia anticipata egenerale del lavoro da compiere.

 

Ma la coscienza teoretica dei socialismo sta oggicomeprimae come starà semprenella intelligenza della sua necessità storicaossia nella consapevolezza del modo della sua genesi; e questa si rispecchiacome in breve campo di osservazione e come in compendioso esempionellaformazione appunto del Manifesto. Esso stessoper l'intento di battagliache si proponenon reca in sé apparenti le tracce della sua origine; perchési esprime in midollo di enunciati e non in apparato di dimostrazioni. Ladimostrazione è tutta nell'imperativo della necessità. Ma la formazione sipuò tutta rifarla; e rifarla vuoi dire ora per noi intendere per davvero ladottrina del Manifesto.

C’è sì un'analisicheseparando astrattamente i fattoridi un organismoli distrugge in quanto elementi concorrenti nella unità delcomplesso: - ma ce n e un'altra di analisied essa sola ha valore per laintelligenza della storiaed è quella che distingue e separa gli elementisoltanto per ravvisarvi la necessità obiettiva della concorrenza loro nelresultato. Oramai è opinione popolareche il socialismo moderno sia un normalee perciò inevitabile portato della storia attuale. La sua azione politicacheammettesìd'ora innanzi indugi e ritardima non più riassorbimento totalee annichilimentocominciò decisamente con la Internazionale. Piùindietro però di questa sta il Manifesto. La sua dottrina è innanzitutto la luce teorica portata sul movimento proletario; il qualedel restos'era generato e continua a generarsi indipendentemente dall'azione di ognidottrina. E poi è più che questa luce. Il comunismo critico non sorge se nonnel momento in cui il moto proletariooltre ad essere un resultato dellecondizioni socialiha già tanta forza in sé da intendereche questecondizioni sono mutabilie da intravvedere con quali mezzi e in che sensopossano essere mutate. Non bastava che il socialismo fosse un resultato dellastoria; ma bisognava inoltre intendere come fosse intrinsecamente cotaleresultatoe a che cosa menasse l'agitazione sua. L'enunciazione di taleconsapevolezzache cioè il proletariatocome resultato necessario dellasocietà modernaha in sé la missione di succedere alla borghesiae disuccederle come forza produttrice di un nuovo ordine di convivenzain cui leantitesi di classe dovranno sparirefa del Manifesto un momentocaratteristico del corso generale della storia. Esso è una rivelazionema nongià come apocalissi o promessa di millennio. È la rivelazione scientifica emeditata del cammino che percorre la nostra società civile (che l'ombra diFourier mi sia benigna); la quale rivelazionepei modi come è espressaassumela parola decisiva e direi fulminea di chi enuncia nel fatto la necessità delfatto stesso.

A tale stregua il Manifesto ci ridà la storia interna dellasua origineche al tempo stesso ne giustifica la dottrinae ne spiega ilsingolare effetto e la maravigliosa efficacia. Senza perderci in moltiparticolariecco le serie e i gruppi di elementicheraccolti e trasformatiin quella rapida e calzante sintesivi rappresentano come il nocciolo d'ogniulteriore sviluppo del socialismo scientifico.

 

 

La materia prossimadiretta ed intuitiva è data dallaFrancia e dall'Inghilterrache avean già messo sulla scena politica di dopo il1830 un movimento operaioil quale a volte si mescola e a volte si distinguedagli altri movimenti rivoluzionariicorre per gli estremi dalla rivoltaistintiva al disegno pratico del partito politico (p e. la Cartae la democraziasociale)e genera diverse forme temporanee e caduche di comunismoo disemicomunismocome era quello che allora chiamavasi socialismo.

Per riconoscere in tali motinon più la fugace apparizionedi turbamenti meteoricima il fatto nuovo della società occorreva una teoriache non fossené un semplice complemento della tradizione democraticané lasoggettiva correzione degl'inconvenienti oramai riconosciuti della economiadella concorrenza: le quali due cose passavano alloracome è notoper latesta e per le bocche di molti. La nuova teoria fu appunto l'opera personale diMarx e di Engels; i quali trasferirono il concetto del divenire storico perprocesso di antitesidalla forma astrattache la dialettica di Hegel avea persommi capi e negli aspetti generalissimi già descrittaalla spiegazioneconcreta delle lotte di classe; e quel movimento storicoche era parsopassaggio di una in altra forma di ideeper la prima volta intesero cometransizione da una in altra forma della sottostante anatomia socialeossia dauna in altra forma della produzione economica.

Cotesta concezione storicaelevando a teoria quel bisognodella nuova rivoluzione socialeche era più o meno esplicito nellacoscienza istintiva del proletariatoe nei suoi moti passionati e subitaneinell'atto che riconosceva la intrinseca e immanente necessità dellarivoluzionedi questa stessa cambiava il concetto. Ciò che era parso possibilealle sètte dei cospiratoricome cosa che possa volersi a disegno e predisporsia volontàdiventava un processo da favorireda sorreggere e da secondare. Larivoluzione diventava l'obietto di una politicale cui condizioni son datedalla situazione complessa della società: cioè un resultatoal quale ilproletariato deve giungereattraverso lotte varie e mezzi varii diorganizzazionenon ancora escogitati dalla vecchia tattica delle rivolte. Eciò perché il proletariato non è un accessorioun amminicolounaescrescenzaun male eliminabile di questa società in cui viviamo; ma è il suosostratola sua condizione essenzialeil suo effetto inevitabileealla suavoltala causa che conserva e mantiene in essere la società stessa: onde nonpuò emanciparsise non emancipando tutto e tuttiossia rivoluzionandointegralmente la forma della produzione.

Come la Lega dei Giusti era diventata Lega deicomunistispogliandosi delle forme simboliche e cospiratoriee volgendosiverso i mezzi della propaganda e dell'azione politica a grado a gradoe qualchetempo in qua da che l'insurrezione di Barbès e Blanqui fu fallita (1839)cosìla dottrina nuovache la Lega stessa accettava e faceva suasuperòdefinitivamente le idee che guidavano l'azione cospiratoriae convertì intermine e resultato obiettivo di un processo ciò che i cospiratori pensavanostesse alla punta di un loro disegnoo potesse essere l'emanazione e l'efflussodel loro eroismo.

 

 

E in ciò è un'altra linea ascendente nell'ordine dei fattiun'altra connessione di concetti e di dottrine.

Il comunismo cospiratorioil blanquismo di alloraci farisalire attraverso a Buonarrotie in parte attraverso a Bazard e allaCarboneriafin su su alla cospirazione di Babeuf; il quale fu vero eroe ditragedia anticache dà di cozzo nel fatoper la ignorata incongruenza delproprio disegno con la condizione economica del temponon atta ancora a metteresu la scena politica un proletariato fornito di esplicita coscienza di classe.Da Babeufattraverso ad alcuni elementi men noti del periodo giacobinoe poi aBoissel e a Fauchetsi risale all'intuitivo Morelly e al versatile e genialeMablyese si vuolesino al caotico testamento del curatoMeslierribellione istintiva e violenta del buon senso contro la selvaggiaoppressione del povero contadino.

Furon tutti egalitarii cotesti precursori del socialismoviolentoprotestatariocospiratorio; come egalitarii furono per la piùparte i cospiratori stessi. Per un singolarema inevitabile abbaglioessitutti assunsero ad arma di combattimentoma interpretandola e generalizzandolaa rovescioquella medesima dottrina della eguaglianzache sviluppatasi come dirittodi natura parallelamente alla formazione della teoria economicaera stataistrumento in mano della borghesiache conquistava via via la sua attualeposizioneper convertire la società del privilegio in quella del liberalismodel liberismo e del codice civile1. Per tale illazione immediatache era infondo una semplice illusionee cioècheessendo tutti gli uomini eguali innaturaessi abbiano ad esser tutti eguali anche nei godimentisi credeva chel'appello alla ragione racchiudesse in sé ogni elemento e forza di persuasionee di propagandae che la rapidaistantanea e violenta presa di possesso degliistrumenti esteriori del potere politico fosse il solo mezzo per rimettere aposto i renitenti.

Ma donde nacqueroe come si reggono coteste disuguaglianzeche paion tanto irrazionali alla luce di un così semplice e semplicisticoconcetto della giustizia? Il Manifesto apparve come la recisa negazionedel principio della eguaglianzacosì ingenuamente e così grossolanamenteinteso. Nell'atto che annuncia come inevitabile l'abolizione delle classi nellafutura forma di produzione collettivadi queste classi stessecome esse sonocome nacquero e come divennerodà ragione come di un fattoche non èl'eccezione o la deroga ad un principio astrattoma anzi è lo stesso processodella storia.

Come il proletariato moderno suppone la borghesiacosìquesta non vive senza di esso. E l'uno e l'altra sono il resultuto di unprocesso di formazioneche tutto poggia sul nuovo modo di produrre i mezzinecessarii alla vita; cioè tutto poggia sul modo della produzione economica. Lasocietà borghese è sorta dalla società corporativa e feudalee ne è sortalottandoe rivoluzionando ciò che aveva dinanzi a séper impossessarsi degl'istrumentie dei mezzi della produzionei quali tutti poi culminano nella formazionenell'allargamentoe nella riproduzione e moltiplicazione del capitale.Descrivere la origine ed il progresso della borghesianelle sue varie fasiesporre i suoi successi nello sviluppo colossale della tecnica e nella conquistadel mercato mondialeindicare le conseguenti trasformazioni politicheche ditali conquiste sono l'espressionele difese e il resultatovuol dire fare altempo stesso la storia del proletariato. Questonella sua condizione attualeè inerente all'epoca della società borghese; ed ebbeha ed avrà tante etante fasiquante ne ha questa società stessafino al suo dissolvimento.L'antitesi di ricchi e di poveridi gaudenti e di sofferentidi oppressori edi oppressinon è un qualcosa di accidentale e di facilmente removibilecomeera parso agli entusiastici amatori della giustizia. Anzi è un fatto dinecessaria correlazionedato il principio direttivo dell'attuale forma diproduzione; il che apparisce nella necessità del salariato. - Questa necessitàè in sé duplice. Il capitale non può impossessarsi della produzione se non apatto di proletarizzaree non può continuare ad esisteread esser fruttiferoad accumularsia moltiplicarsi e a trasformarsise non a patto di salariare iproletarizzati. E questialla lor voltanon possono esistere e rinnovarsi senon a condizione di darsi a mercedecome forza di lavoroil cui uso èabbandonato alla discrezionecioè alle convenienze dei possessori delcapitale. L'armonia fra capitale e lavoro sta tutta in ciòche il lavoro è laforza viva con la quale i proletarii di continuo mettono in moto e riproduconocon nuova giuntail lavoro accumulato nel capitale. Questo nessoil quale èun resultato di uno sviluppoche è tutta l'intima essenza della storiamodernase dà la chiave per intendere la ragion propria della nuova lotta diclassedi cui la concezione comunistica è divenuta l'ausilio e l'espressioneè d'altra parte così fattoche nessuna protesta del cuore e del sentimentonessuna argomentazione di giustizia può risolverlo o disfarlo.

Per tali ragionirese qui da mea quel che speroconplausibile popolaritàil comunismo egalitario rimaneva battuto. La suaimpotenza pratica era una e medesima cosa con la sua incapacità teorica arendersi conto delle cause delle ingiustizieossia delle disuguaglianzechevolevao coraggiosamenteo spensieratamente atterrare od eliminare d'untratto.

 

 

Intendere la storia diventava da quel punto in poi la curaprincipale dei teorici del comunismo. E come si potrebbe mai più contrapporrealla dura realtà suaintendo dire della storiaun vagheggiato e sia pureperfettissimo ideale? Né è chi possa affermareche il comunismo sia lo statonaturale e necessario della vita umanadi ogni tempo e luogoper rispetto alquale tutto il corso delle formazioni storiche ci debba apparire come una seriedi deviazioni e di aberrazioni. Né ad esso si vao si tornaper spartanaabnegazioneo per cristiana rassegnazione. Esso può essereanzi deve essere esarà la conseguenza del dissolversi di questa nostra società capitalistica. Main questa la dissoluzione non può essere inoculata ad artené importata abextra. Si dissolverà per il proprio pesodirebbe Machiavelli. Cadrà comeforma di produzioneche genera da sé in se stessa la costante e progressivaribellione delle forze produttive contro i rapporti (giuridici e politici) dellaproduzione; e intanto non continua a viverefinché vive e vivràse nonaumentando con la concorrenzache genera le crisie con la vertiginosaestensione della sua sfera di azionele condizioni intrinseche della sua morteinevitabile. La morte anche qui nella forma socialecome è accaduto inaltro ramo di scienza per la morte naturaleè diventata un casofisiologico.

Il Manifesto non dettené dovea dare il disegnodella società futura. Disseinvececome la presente si dissolverà per ladinamica progressiva delle sue forze immanenti. A intender ciò occorrevaprincipalmente la esposizione dello sviluppo della borghesia; e questa fu fattain rapidi cenniche sono un capitolo esemplare di filosofia della storiacapace sì di ritocchi e di complementie soprattutto di largo sviluppoma chenon ammette correzione nel suo intrinseco1.

Saint-Simon e Fouriertuttoché non riprodotti nel tenoredelle loto ideené imitati nell'andamento delle loro trattazionirimanevanoper tale elevazione teoreticacome giustificati ed inverati. Ideologi ambedueessi aveano per anticipazione di singolare genialità superata dentro di sél'epoca liberaleche nell'orizzonte loro culminava nella Grande Rivoluzione.Il primo capovolse la interpretazione della storia dal diritto all'economiaedalla politica alla fisica socialeein mezzo a molte incertezzed'intendimento idealistico e d'intendimento positivotrovò quasi la genesi delterzo stato. L'altroper ignoranza di particolario in genere non notiancorao da lui trascuratie per esuberanza d'ingegno non disciplinatofantasticò una gran sequela di epoche storichevagamente distinte econtrassegnate per certi indici del principio direttivo delle forme diproduzione e di distribuzione. E si argomentò poi di costruire una società incui le presenti antitesi sparissero. Di queste antitesi scovrìcon acume digenialitàe studiò con amore una principalmente: il circolo vizioso dellaproduzione; concorrendo in ciòsenza saperlocol Sismondiche nelmedesimo tempocon altro animo e per altre vieper l'esempio delle crisi e peidenunciati inconvenienti della grande industria e della spietata concorrenzatimido dichiarava il fiasco della scienza economicaappena e da poco arrivata acompimento. Dall'alto della serena meditazione del mondo futuro degli armoniosiFourier guardò con sereno disprezzo la miseria dei civilizzatie scrissetranquillo la satira della storia. Ignari così l'uno come l'altroperchéideologidell'aspra lotta che il proletariato è chiamato a sostenereprima dimetter termine all'epoca dello sfruttamento e delle antitesidivenneroperbisogno subiettivo di conchiuderel’uno progettista e l'altro utopista1. Maper divinazione afferrarono alcuni lati notevoli dei principii direttivi dellasocietà senza antitesi. Il primo concepì nettamente il governo tecnico dellasocietàsenza dominio dell'uomo su l'uomo; e l'altrocioè Fourierindovinòintravvide e presagìattraverso a tante e tante stravaganze dellasua lussureggiante e irrefrenata fantasianon pochi aspetti notevoli dellapsicologia e della pedagogica di quella convivenza futuranella qualesecondol'espressione del Manifesto: il libero sviluppo di ciascuno è lacondizione del libero sviluppo di tutti.

Il saintsimonismo s'era già dileguato quando il Manifestoapparve. Il foutierismo invece fioriva in Franciaeper l'indole suanoncome partitoma come scuola. Quando la scuola tentò di giungere all'utopiamediante la leggei proletarii parigini erano già stati battuti nelle giornatedi Giugno da quella borghesiachebattendolipreparò a se stessa il dominiodi un sommo ed insigne avventurierodurato poi venti anni.

 

Non come voce di una scuolama come promessaminaccia evolontà di un partitoveniva alla luce la nuova dottrina dei comunisticritici. I suoi autori e seguaci non viveano di fantasia del futuroma conanimo tutto intento alla esperienza e alle necessità del presente. Viveanodella coscienza dei proletariicui l'istintonon sorretto ancora dallaesperienzaspingeva a rovesciare a Parigi e in Inghilterra il dominio dellaborghesiacon rapidità di mosse non dirette da una tattica studiata. Queicomunisti diffusero in Germania le idee rivoluzionariefurono i difensori dellevittime di Giugnoed ebbero nella “Neue Rheinische Zeitung” un organopoliticoche oraalla distanza di tanti anniper fino nei brani che qua e làne vengon riprodottifa scuola2. Cessate le contingenze storicheche nel 1848spinsero i proletarii sul davanti della scena politicala dottrina del Manifestonon trovò piùné basené terreno di diffusione. Ha aspettato deglianni a diffondersi; perché sono occorsi degli anni avanti che il proletariatopotesse riapparireper altre vie e con altri modisu la scena come forzapoliticae fare di quella dottrina il suo organo intellettualee trovare inessa i mezzi di orientazione.

Madal giorno in cui apparveessa fu la critica anticipatadi quel socialismus vulgarische vegetò per l'Europae specialmente inFranciadal Colpo di Stato all'apparizione della Internazionalelaqualedel restonel breve periodo di sua vitanon ebbe tempo di vincerlodiesaurirlodi eliminarlo del tutto. Si alimentava cotesto socialismo volgarequando non d'altro e di più sconnessoprincipalmente delle dottrine e assaipiù dei paradossi di Proudhonil qualesuperato già da lungo tempoteoricamente da Marx3non fu praticamente battuto se non durante la Comunequando i seguaci suoiper la più salutare lezione delle cosefuron costrettia fare il contrario delle dottrine proprie e del maestro.

Fin dal primo momento in cui apparvequesta nuova dottrinadel comunismo fu la critica implicita di ogni forma di socialismo di statodaLouis Blanc a Lassalle. Il socialismo di statoper quanto commisto allora atendenze rivoluzionariesi concentrava tutto nella favolanell'Hokus Pokusdel diritto al lavoro. Questo è termine insidiosose implica domandache si rivolga ad un governosia pure di borghesi rivoluzionarii. Questo èassurdo economicose si ha in mente di sopprimere la variabile disoccupazioneche influisce sul variare dei salariiossia su le condizioni della concorrenza.Questo può essere artificio di politicantise è ripiego per sedare leturbolenze di una massa agitantesi di proletarii non organizzati. Questa è unasuperfluità teoreticaper chi concepisca nettamente il corso di unarivoluzione vittoriosa del proletariato; la quale non può non avviare allasocializzazione dei mezzi di produzionemediante la presa di possesso diquesti: ossia non può non avviare alla forma economicain cui non c’è némerce né salariatoe nella quale il diritto al lavoro e il dovere di lavorarefanno uno nella necessità comune a tutti che tutti lavorino.

La favola del diritto al lavoro finì nella tragedia dellegiornate di Giugno. La discussione parlamentare che se ne fece in seguito fuparodia. Il piagnucoloso e retorico Lamartinequel grande uomo di occasioneavea avuto la opportunità di pronunciare l'ultima o la penultima delle suecelebrate frasi: “L'esperienza dei popoli sono le catastrofi"; e ciòbastava per l'ironia della storia.

 

Ma quello scrittoche era il Manifestodi cosìpiccola mole com'èe di stile così alieno dalla retorica insinuazione di unafede o di una credenzase fu tante e tante cose come sedimento di pensierivarii ridotti per la prima volta ad unità intuitiva di sistemae come raccoltadi germi capaci di largo svilupponon fu peròné pretese di esserené ilcodice del socialismoné il catechismo del comunismo criticoné il vademecumdella rivoluzione proletaria. Le quintessenze possiamo ben lasciarleall'illustre Schäfflea cui conto lasciamo anche ben volentieri la famosa questionesociale che è questione di ventre. Il ventre dello Schäffle feceper molti anni bella mostra di sé per il mondoa delizia di tanti sportistidel socialismoed a sollievo di tanti poliziotti. Il comunismo criticoinveritàcominciava appena col Manifesto; doveva svilupparsie difattisi è sviluppato.

Il complesso di dottrineche ora si è soliti di chiamaremarxismonon è giunto invero a maturitàse non negli anni dal '60 al '70.Ci corre di certo molto dall'opuscolo Capitale e lavoro a mercede1nelquale si tocca per la prima voltain termini precisidel come dalla compra edall'uso della merce-lavoro si ottenga un prodotto superiore al costoilche era il nocciolo della insoluta questione del plusvalorefino agliampliicomplicati e multilaterali sviluppi del libro del Capitale. Questolibro esaurisce la genesi dell'epoca borghesein tutta l'intima struttura suaeconomica; e quest'epoca stessa supera intellettualmenteperché la spiega ne’suoi modi di procederenelle sue leggi particolarie nelle antitesi che essaorganicamente producee che organicamente la dissolvono.

E corre eguale divario dal movimento proletarioche fallìnel 1848a questo dei nostri giorniche per entro a molte difficoltàdopoesser riapparso alla superficie della vita politicasi è venuto sviluppandocon tale e tanta costanza di processoma con lentezza di studiati movimenti.Fino a pochi anni facotesta regolarità di movimento progressivo nelproletariato non si notava ed ammiravase non nella Germania soladove la democraziasocialecome albero da proprio terrenodalla conferenza operaia diNorimberga del 1868 in poiera venuta normalmente crescendo con costanza diprocesso. Ma poi il fatto della Germania si è in varie forme ripetuto in altripaesi.

Ora in questo sviluppo ampio del marxismoe in questocrescere del movimento del proletariato nei compassati modi dell'azionepoliticanon c'è stata forsecome molti diconouna attenuazione delcarattere bellicoso della originaria forma del comunismo critico? O che siastato forse questo un passaggio dalla rivoluzione alla così detta evoluzione? oanzi un’acquiescenza dello spirito rivoluzionario alle esigenze delriformismo?

Queste riflessioni ed obiezioni sorsero e sorgono dicontinuocosì nel seno del socialismoper bocca dei più accesi d'animo e difantasia fra i suoi seguacicome da parte degli avversariicui giova digeneralizzare i casi dei particolari insuccessidelle soste e degli indugiperaffermareche il comunismo non ha del tutto avvenire.

 

 

Chi misuri l'attuale movimento proletarioe il suo corsovario e complicatoalla impressione che di sé dee lasciare il Manifestoquandola lettura di esso non sia accompagnata da altre conoscenzepuò facilmentecredereche qualcosa di troppo giovanile e prematuro fosse nella sicurabaldanza di quei comunisti di or fa cinquant'anni. Nelle parole loro c'è comeun grido di battagliae l'eco della vibrata eloquenza di alcuni oratori delcartismoe l'annuncio quasi di un nuovo '93ma così fattoda non dar luogo aun novello Termidoro.

E il Termidoroinveceè venutoe s’è ripetuto piùvolte nel mondoin forme variee più o meno esplicite o dissimulate; nefossero autoridal 1848 in quaex-radicali alla franceseo ex-patriotiall'italianao burocratici alla tedescaadoratori in idea del dio stato e inpratica buoni servi del dio danaroo parlamentari all'inglesescaltriti negliartifici e ripieghi dell'arte di governoo perfino poliziotti in maschera dianarchisti di Chicagoe simili. E di qui le molte proteste contro ilsocialismoe di qua e di là le argomentazioni di pessimisti e di ottimisticontro la probabilità del suo successo. A molti pare che la costellazione delTermidoro non debba più sparire dal cielo della storia; ossiaper parlare inprosache il liberalismoche è la società degli eguali in dirittopresuntivosegni l'estremo limite della evoluzione umanae che di là da essonon possa darsi che regresso. A ciò s'accomodano volentieri tutti quellichenella sola successiva estensione della forma borghese a tutto il mondo ripongonola ragione ed il fine di ogni progresso. Ottimisti o pessimisti che sianotrovan tutti le colonne d'Ercole del genere umano. Non rare volte accade chetale sentimentonella sua forma pessimisticaoperi inconsapevolmente su moltidi quelli che vanno ad ingrossarecon gli altri déclassésle filedell'anarchismo.

C'è poi di quelli che si spingono più oltre di cosìe simetton quindi a teorizzare su la obiettiva inverosimiglianza degli assunti delcomunismo critico. L'enunciato del Manifestochecioèlasemplificazione di tutte le lotte di classe in una sola rechi in sé lanecessità della rivoluzione proletariasarebbe intrinsecamente fallace percotesti polemisti che teorizzano. Questa dottrina nostra sarebbe infondatacomequella che pretende di trarre una illazione scientifica ed una regola dicondotta pratica dalla argomentata previsione di un presunto fattoil qualeinvecesecondo cotesti buoni e pacifici oppositorisarebbe un semplice puntoteorico spostabile e differibile all'infinito. La pretesa inevitabileefinalee risolutiva collisione tra le forze produttive e la forma dellaproduzione non verrebbe mai a capoperché si disperde difattisecondo loroin infiniti particolari attritisi moltiplica nelle parziali collisioni dellaconcorrenza economicatrova indugio e impedimento nei ripieghi e nelle violenzedell'arte di governo. In altri terminila società presenteanziché farcrepaccio e dissolversirinnoverebbe in perpetuo l'opera di sua riparazione eritocco. Ogni moto proletarioche non venga represso con la violenzacome funel giugno del 1848 e nel maggio del 1871cesserebbe per lenta esaustionecomeaccadde del cartismoche finì nel Trades-Unionismocavallo di battaglia dicotesto modo di argomentareonore e vanto dei volgari economisti e deisociologi da strapazzo. Ogni moto proletario moderno sarebbe meteorico e nonorganicosarebbe un turbamento e non un processo; e noila mercè di cotalicriticisaremmomalgrado nostrotuttora utopisti.

 

 

La previsione storicache sta in fondo alla dottrina del Manifestoe che il comunismo critico ha poi in seguito ampliata e specificata con lapiù larga e più minuta analisi del mondo presenteebbe di certoper lecircostanze del tempo in cui apparve la prima voltacalore di battagliaecolore vivissimo di espressione. Ma non implicavacome non implica tuttoranéuna data cronologicané la dipintura anticipata di una configurazione socialecome fu ed è proprio delle antiche e nuove profezie e apocalissi.

L'eroico Fra Dolcino non era sorto di nuovo a levar per leterre il grido di battagliaper la profezia di Gioacchino di Fiore. Né sicelebrava nuovamente a Münster la risurrezione del regno di Gerusalemme. Nonpiù Taborriti o MillenariiNon più Fourierche aspettasse chez soiaora fissaper degli anniil candidato della umanità. Non era più il caso chel'iniziatore di una nuova vita cominciasse da sé a mettere in esserecon mezziescogitatie in modo unilaterale ed artificialeil primo nocciolo di unaconsociazioneche rifacessecome albero da germogliola pianta uomo: - comeaccadde da Bellersattraverso Owen e Cabetfino alla impresa dei fourieristinei Texasche fu la catastrofeanzi la tombadell'utopismoillustrata da unsingolare epitaffiola calda eloquenza di Considérant che ammutolì. Qui nonè più la settache in atto di religiosa astensione si ritragga pudicae timida dal mondoper celebrare in chiusa cerchia la perfetta idea dellacomunanza; come dai Fraticelli giù giù alle colonie socialistiche di America.

Quiinvecenella dottrina del comunismo criticoè lasocietà tutta interache in un momento del suo processo generale scopre lacausa del suo fatale andareein un punto saliente della sua curvala luce ase stessa per dichiarare la legge del suo movimento. La previsioneche il Manifestoper la prima volta accennavaeranon cronologicadi preannunzio o dipromessa; ma eraper dirla in una parolache a mio avviso esprime tutto inbrevemorfologica.

 

 

Di sotto allo strepito e al luccichio delle passionisu lequali di solito si esercita la cotidiana conversazionepiù in qua dai motivisibili delle volontà operanti a disegnoche è quello che cronisti e storicivedono e raccontanopiù in giù dall'apparato giuridico e politico dellanostra convivenza civilea molta distanza indietro dalle significazioniche lareligione e l'arte dànno allo spettacolo e all'esperienza della vitastaeconsistee si altera e trasforma la struttura elementare della societàchetutto il resto sorregge. Lo studio anatomico di tale struttura sottostante è laEconomia. E perché la convivenza umana ha più volte cambiatooparzialmente o integralmentenel suo apparato esteriore più visibilee nellesue manifestazioni ideologichereligioseartistiche e similioccorre ditrovare innanzi tutto i moventi e le ragioni di tali cangiamentiche son quelliche gli storici di solito raccontanonelle mutazioni più ripostee alla primameno visibilidei processi economici della struttura sottostante. Cioèbisogna rivolgersi allo studio delle differenze che corrono tra le varie formedella produzionequando si tratti di epoche storiche nettamente distinteepropriamente dette: - e dove si tratti di spiegarsi il succedersi di tali formeossia il subentrare dell'una all'altraoccorre di studiare le cause di erosionee di deperimento della forma che trapassa: - e da ultimoquando si vogliaintendere il fatto storico concreto e determinatobisogna studiare e dichiararegli attriti e i contrasti che nascono dai vani concorrenti (ossia le classileloro suddivisionie gl'intrecci di quelle e di queste)che formano unadeterminata configurazione.

Quando il Manifesto dichiaravache tutta la storiafosse finora consistita nelle lotte di classee che in queste fu la ragione ditutte le rivoluzionicome anche il motivo dei regressiesso faceva due cose adun tempo. Dava al comunismo gli elementi di una nuova dottrinae ai comunistiil filo conduttore per ravvisare nelle intricate vicende della vita politicalecondizioni del sottostante movimento economico.

Nei cinquanta anni corsi da allora in quala previsionegenerica di una nuova èra storica è diventata pei socialisti l'arteminuta dell'intendere caso per caso quel che si convenga e sia dovere difare; perché quell'èra nuova è per se stessa in continua formazione. Ilcomunismo è diventato un’arteperché i proletarii sono diventatio sonoavviati a diventareun partito politico. Lo spirito rivoluzionario si plasmatuttodì nella organizzazione proletaria. L'auspicata congiunzione deicomunisti e dei proletarii1 è oramai un fatto. Questi cinquant'anni furono laprova sempre crescente della ribellione sempre cresciuta delle forze produttivecontro le forme della produzione.

Fuori di questa lezione intuitiva delle cosenoi non abbiamoda offrire altra rispostanoi utopistia quelli che parlano ancora diturbamenti meteoricichesecondo l'opinione lorotorneranno tutti alla calmadi questa insuperata ed insuperabile epoca di civiltà. E tale lezione basta.

A undici anni dalla pubblicazione del ManifestoMarxracchiudeva in chiara e trasparente formula i principii direttivi dellainterpretazione materialistica della storia; e ciò nella prefazione ad unlibroche è il prodromo del Capitale2. Ecco riprodotto il brano:

 

Il primo lavoro da me intrapresoper risolvere i dubbii chemi assediavanofu quello di una revisione critica della Filosofia deldiritto di Hegel; del quale lavoro apparve la prefazione nei “Deutsch-FranzösischeJahrbücher” pubblicati a Parigi nel 1844. La mia ricerca mise capo inquesto resultato: che i rapporti giuridici e le forme politiche dello stato nonpossono intendersiné per se stessiné per mezzo del così detto sviluppogenerale dello spirito umano; ma anzi hanno radice nei rapporti materiali dellavitail cui complesso Hegel raccoglieva sotto al nome di società civilesecondol'uso dei francesi ed inglesi del secolo decimottavo; e che inoltre l'anatomiadella società civile è da cercare nell'economia politica. Le ricerche intornoa questadopo cominciatele a Parigiio le continuai a Bruxellesdove eroemigrato per l'ordine di sfratto avuto dal signor Guizot. Il resultato generaleche n'ebbie cheuna volta ottenutomi valse come di filo conduttore dei mieistudipuò essere formulato come segue:

Nella produzione sociale della loro vita gli uomini entranfra loro in rapporti determinatinecessarii ed indipendenti dal loro arbitriocioè in rapporti di produzionei quali corrispondono a un determinato grado disviluppo delle materiali forze di produzione. L'insieme di tali rapporticostituisce la struttura economica della societàossia la base realesu laquale si eleva una soprastruzione politica e giuridicae alla qualecorrispondono determinate forme sociali della coscienza. La maniera dellaproduzione della vita materiale determina innanzi e soprattutto il processosocialepolitico e intellettuale della vita. Non è la coscienza dell'uomo chedetermina il suo esserema è all'incontro il suo essere sociale che determinala sua coscienza. A un determinato punto del loro sviluppo le forze produttivemateriali della società si trovano in contraddizione coi preesistenti rapportidella produzione (cioè coi rapporti della proprietàil che è l'equivalentegiuridico di tale espressione)dentro dei quali esse forze per l'innanzi s'eranmosse. Questi rapporti della produzioneda forme di sviluppo delle forzeproduttivesi convertono in loro impedimenti. E allora subentra un'epoca dirivoluzione sociale. Col cangiare del fondamento economico si rivoluziona eprecipitapiù o meno rapidamentela soprastante colossale soprastruzione.Nella considerazione di tali sommovimenti bisogna sempre distinguer bene tra larivoluzione materialeche può essere naturalisticamente constatata perrispetto alle condizioni economiche della produzionee le forme giuridichepolitichereligioseartistiche e filosoficheossia le forme ideologichenelle quali gli uomini acquistano coscienza del conflittoe in cui nome locompiono. Come non può farsi giudizio di quello che un individuo è da ciò cheegli sembra a se stessocosi del pari non può valutarsi una determinata epocarivoluzionaria dalla sua coscienza; anzi questa coscienza stessa deve esserespiegata per mezzo delle contraddizioni della vita materialecioè per mezzodel conflitto che sussiste tra forze sociali produttive e rapporti sociali dellaproduzione. Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppatetutte le forze produttive per le quali essa ha spazio sufficiente; e nuovirapporti di produzione non subentranose prima le condizioni materiali di loroesistenza non siano state covate nel seno della società che è in essere. Perciò l'umanità non si propone se non quei problemi che essa può risolvere;perchéa considerare le cose dappressosi vedeche i problemi non sorgonose non quando le condizioni materiali per la loro soluzione ci son giào sitrovano per lo meno in atto di sviluppo. A guardar la cosa a grandi trattileforme di produzione asiaticaanticafeudalee moderno-borghese possonoconsiderarsi come epoche progressive della formazione economica della società.I rapporti borghesi della produzione sono l'ultima forma antagonistica delprocesso sociale della produzione - antagonistica non nel senso dell'antagonismoindividualeanzi di un antagonismo che sorge dalle condizioni sociali dellavita degli individui; - ma le forze produttive che si sviluppano nel seno dellasocietà borghese mettono già in essere le condizioni materiali per larisoluzione di tale antagonismo. Con tale formazione di società cessa perciòla preistoria del genere umano.

 

Quando Marx così scrivevada parecchi anni già era egliuscito dall'arena politicae non vi rientrò se non più tardiai tempi della Internazionale.La reazione avea battuto in Italiain Austriain Ungheriain Germania larivoluzioneo patriotticao liberaleo democratica. La borghesiadal cantosuoavea battuto in pari tempo i proletarii in Francia e in Inghilterra. Lecondizioni indispensabili allo sviluppo del movimento democratico e proletariovennero d'un tratto a mancare. La schieranon certo molto numerosadeicomunisti del Manifestoche s'era mescolata alla rivoluzionee poi dopopartecipò a tutti gli atti di resistenza e di insurrezione popolare contro lareazionevide da ultimo troncata la sua attività col memorabile processo diColonia. I sopravvissuti del movimento tentarono di ricominciare a Londra; ma abreve andare Marx ed Engels ed altri volsero le spalle ai rivoluzionari diprofessionee si ritrassero dall'azione prossima. La crisi era passata. Unalunga pausa sopraggiungeva. Ne era indizio la lenta sparizione del movimentocartistaossia del movimento proletario del paese che è la colonnavertebrale del sistema capitalistico. La storia avea per il momento datotorto alla illusione dei rivoluzionarii.

Prima di dedicarsi quasi esclusivamente alla prolungataincubazione degli elementi già da lui trovati della critica dell'economiapoliticaMarx illustrò in varii scritti la storia del periodo rivoluzionariodel 1848-50e specie le lotte di classe in Franciadocumentando cosìchesela rivoluzionenelle forme che essa avea per il momento assunteera fallitanon rimaneva per ciò solo smentita la teoria rivoluzionaria della storia1. Latraccia appena indicata nel Manifesto veniva già a metter capo nellaesposizione piena.

E più in qua lo scrittoche ha per titolo: Il diciottoBrumaio di Luigi Bonaparte2fu il primo tentativo di plasmare lanuova concezione storica nel racconto di un ordine di fattiche sia chiuso intermini di tempo precisi. Non ècertopiccola difficoltà quella di risaliredal moto apparente al moto reale della storiaper iscovrirne il nesso intimo.Cioèci è grande difficoltà a risalire dagl'indici passionati oratoriiparlamentarielettorali e similiall'intimo ingranaggio socialeper iscovrirein questodichiarandolii vari interessi dei grandi e dei piccoli borghesidei contadinidegli artigiani e degli operaidei preti e dei soldatideibanchieridegli usurai e della canaglia; i quali interessi operanoconsapevolmente o inconsciamente che siasiurtandosielidendosicombinandosio fondendosi nella disarmonica vita dei civilizzati.

La crisi era passataed era passata precisamente nei paesiche costituivano il terreno storico dal quale il comunismo critico era sorto.Intendere la reazione nelle sue riposte cause economiche era tutto quello che icomunisti critici potessero fare; perchéper il momentointendere la reazioneera come continuare l'opera della rivoluzione. Così accaddein altrecondizioni e formeventi anni dopoquando Marxin nome della Internazionalescrisse nell'opuscolo su la Guerra civile in Francia una apologiadella Comuneche fu al tempo stesso la critica obiettiva di quella.

L'eroica rassegnazionecon la quale Marx uscì di dopo il1850 dall'arena politicaha un riscontro nel suo ritiro dalla Internazionaledopo il Congresso dell'Aia nel 1872. Ai biografi i due fatti possonointeressare per ritrovarvi dentro il suo carattere personale; nel qualeineffettie le idee e il temperamentoe la politica e il pensiero facevanotutt'uno. Ma in questi fatti particolari c'è una significazione più latae dimaggior peso per noi. Il comunismo critico non fabbrica le rivoluzioninonprepara le insurrezioninon arma le sommosse. Èsìtutt'una cosa colmovimento proletario; ma vede e sorregge questo movimento nella pienaintelligenza della connessione che esso hao può e deve averecon l'insiemedi tutti i rapporti della vita sociale. Non èin sommaun seminario in cui siformi lo stato maggiore dei capitani della rivoluzione proletaria; ma è solo lacoscienza di tale rivoluzionee soprattuttoin certe contingenzela coscienzadelle sue difficoltà.

 

 

Il movimento proletario è venuto crescendo in modo colossalein questi ultimi trent'anni. Attraverso a molte difficoltàe con molte vicendedi passi indietro e di passi in avantiesso ha via via assunto forme politichecon metodi a grado a grado escogitati e lentamente provati. I comunisti nonhanno evocato tutto ciò con l'azione magica della dottrinasparsa e comunicatacon la virtù persuasiva della parola e dello scritto. Fin dal principio sepperodi essere l'estrema ala sinistra di ogni movimento proletario; maa misura chequesto si sviluppava e si specificavaera necessità e dovere ad un tempo perlorodi secondarenei programmi e nell'azione pratica dei partitile variecontingenze dello sviluppo economicoe della conseguente situazione politica.

In questi cinquant'anni dalla pubblicazione del Manifesto inquale specificazioni e le complicazioni del movimento proletario son divenutetali e tanteche non è oramai mente che tutte le abbraccie penetrieintendae spieghi nelle loro vere cause e relazioni. L'internazionale unitariadurata nel periodo di tempo del 1864-73assolto che ebbe l'ufficio suoche fuquello di un pareggiamento preliminare nelle generali tendenzee nelle ideecomuni e indispensabili a tutto il proletariatodovette sparire; né altripenserào potrà mai pensaredi rifar nulla che le rassomigli.

 

 

Due causefra le altrehanno fortemente contribuito aquesta vasta specificazione e complicazione del movimento proletario. Laborghesia ha sentito in molti paesi il bisogno di limitarea propria difesamolti degli abusi che seguirono alla prima e subitanea introduzione del sistemaindustriale; e di qui nacque la legislazione operaiaocome altri pomposamentedicesociale. La stessa borghesiao a propria difesao sotto la pressionedelle circostanzeha dovuto in molti paesi allargare le generiche condizionidella libertàe specie estendere il diritto di suffragio. Per queste duecircostanzeche han tratto il proletariato entro la cerchia della vita politicadi tutti i giornila sua capacità di movimento è grandemente cresciuta; el'agilità e pieghevolezza maggioredi cui esso ora è fornitogli permettonodi contendere con la borghesia nell'arena dei comizi e nelle aule parlamentari.E come dal processo delle cose viene il processo delle ideecosì a questomultiforme sviluppo pratico del proletariatoche è tanto vario di forme ed'intrecciche nessuno può più vederselo innanzi agli occhi e ripensarlotuttoha corrisposto un graduale sviluppo delle dottrine del comunismo criticonell'intendere la storia e nell'intendere la vita presentefino alla minutadescrizione delle più piccole parti della economia: - essoin sommaèdiventato una scienzase tal nome vuoi essere inteso con la debitadiscrezione.

 

 

Ma non c'è forse in tutto ciòdicono insistentementealcunicome uno sviarsi dalla dottrina semplice e imperativa del Manifesto?Quello che si è guadagnato in estensione o complessitàripetono altrinon si è forse perduto in intensità e in precisione?

Coteste domande nasconoa mio avvisoda un erroneo concettodel presente movimento proletarioe da una illusione ottica circa il grado dienergia e circa il valore rivoluzionario delle manifestazioni di molti anni fa.

Qualunque concessione la borghesia faccia nell'ordineeconomicofino alla massima riduzione delle ore di lavororiman sempre vero ilfattoche la necessità dello sfruttamentosu cui poggia tutto l'ordinesociale presenteha limiti insormontabilioltre dei quali il capitale comeprivato istrumento di produzione non ha più la sua ragion d'essere. Se unadeterminata concessione può oggi sedare una immediata forma di inquietezza nelproletariatola concessione stessa non può a meno di destare il desiderio dialtree nuovee sempre crescenti. Il bisogno della legislazione operaianatoin Inghilterra in anticipazione del movimento cartista e sviluppatosi poi conessoottenne i suoi primi successi nel periodo di tempo immediatamenteposteriore alla caduta del cartismo stesso. I principii e le ragioni ditale movimento furononell'intrinseco delle cause e degli effettistudiaticriticamente da Marx nel Capitalee poi passarono attraverso la Internazionalenei programmi dei partiti socialistici. Ed ecco che da ultimo tutto cotestoprocessoconcentratosi nella domanda delle otto oreè diventato nella festadel I° maggio una rassegna internazionale del proletariatoe un modo diraccoglier gl'indici dei progressi di esso. D'altra partela giostra politicacui il proletariato s'avvezzane democratizza le abitudinianzi ne fa una verademocrazia; la quale a lungo andare non potrà più adagiarsi nella presenteforma politicachecome organo della società dello sfruttamentoè unagerarchia burocraticauna burocrazia giudicanteuna associazione di mutuosoccorso fra i capitalistied è il militarismo a difesa dei dazii protettoridella rendita perpetua del debito pubblicodella rendita della terrae cosìvia dell'interesse del capitale in ogni altra sua forma. I due fattiadunqueche hanno apparenzasecondo l'opinione dei furenti e degl'ipercriticidisviare in infinito le previsioni del comunismosi convertono invece in nuovimezzi e condizioni che quelle previsioni confermano. Gli apparenti deviatoridella rivoluzione si convertonoin sommain suoi moventi.

Nè bisogna inoltre esagerare la portata della aspettazionerivoluzionaria dei comunisti di cinquanta anni fa. Data la situazione politicadell'Europa d'allorase fu fiducia in lorofu quella di esser precursoriefuron di fatti: - se aspettazione fu in loroera quella che lecondizioni politiche d'Italiad'Austriadi Ungheriadi Germania e di Polonias'avvicinassero alle forme modernee ciò è accaduto poi più tardialmeno inpartee per altre vie: - se speranza fu in essiera questache il movimentoproletario di Francia e d'Inghilterra continuasse e si sviluppasse. Lasopraggiunta reazione spazzò via molte cosee molti impliciti o avviatisviluppi deviò e dilazionò. Ma spazzò anche via dal campo del socialismo lavecchia tattica rivoluzionaria: - e questi ultimi anni ne hanno creata unanuova. Ecco tutto1.

 

Né il Manifesto volle esser altro e di megliose nonil primo filo conduttore di una scienza e di una praticache la sola esperienzae gli anni poteano e doveano sviluppare. Ciò che esso reca intorno al generaleandamento del moto proletario concernedirò cosìil solo schema e il soloritmo. In ciò si riflettesenza dubbiol'impressione che produceva allora sui comunisti la esperienza dei due movimentiche appunto cadevano sott'occhi;quello di Franciacioèe soprattutto il cartismoche a breve andarefu colto da paralisi per la non accaduta manifestazione insurrezionale del 10aprile 1848. Ma in tale schema non è nulla di idealizzatoche poi si convertain una tassativa tattica di guerra; come più volte era difatti accadutoche irivoluzionari riducessero in anticipato catechismo ciò che non può essere senon un semplice portato dello sviluppo delle cose.

Quello schema è diventato poi più vasto e più complessograzie all'allargarsi del sistema borgheseche tanta più parte di mondo hainvestito e comprende. Il ritmo del movimento è diventato più vario e piùlentoappunto perché la massa operaia è entrata su la scena come vero eproprio partito politico; il checambiando i modi e le scadenze dell'azionenecambia le movenze.

Comeinnanzi al perfezionamento delle armi e degli altrimezzi di difesala tattica delle sommosse è apparsa inopportuna; - come lacomplicazione dello stato moderno fa apparire insufficiente la improvvisataoccupazione di un HÛtelde Villeper imporre ad un intero popolo il volere e le idee di una minoranzasia pur essa coraggiosa e progressiva: - così dal canto suo la massa proletarianon istà più alla parola d'ordine di pochi capinè regola le sue mosse su leprescrizioni di capitaniche possanose maisu le rovine di un governo diclasse o di consorteriacrearne un altro dello stesso genere. La massaproletarialà dove essa si è svolta politicamenteha fatto e fa la suapropria educazione democratica. Cioèelegge e discute i suoi rappresentantiefa sueesaminandolele idee e le proposteche quelli per anticipazione distudio o di scienza abbiano intuito e presagito; e sa giào comincia almeno adintenderesecondo i varii paesiche la conquista del potere politico non deenè può esser fatta da altri in nome suosia pure da gruppi di coraggiosiantesignanie che soprattutto quella conquista non può riuscire con un colpodi mano. Essala massa proletariain sommao sao s'avvia ad intenderechela dittatura del proletariatola quale dovrà preparare lasocializzazione dei mezzi di produzionenon può procedere da una sommossa diuna turba guidata da alcunima deve essere e sarà il resultato dei proletariistessiche sianogià in sée per lungo eserciziouna organizzazionepolitica.

Lo sviluppo e l'estensione del sistema borghese furon rapidie colossali in questi cinquanta anni. Oramai esso corrode la vecchia e santaRussiae creanon che nell'America e nell'Australiae nell'Indiama per finonel Giapponenuovi centri di produzione modernacomplicando le condizionidella concorrenzae gl’intrecci del mercato mondiale. Gli effetti dellemutazioni politicheo non mancaronoo non si faranno lungamente aspettare.Egualmente rapidi e colossali furono i progressi del proletariato. La suaeducazione politica segna ogni giorno un nuovo passo verso la conquista delpotere politico. La ribellione delle forze produttive contro la forma dellaproduzioneossia la lotta del lavoro vivo contro il lavoro accumulatosi faogni giorno più palese. Il sistema borghese è oramai su le difesee rivela lostato e la posizione sua in questa singolare contraddizionechecioèilpacifico mondo della industria è diventato un immane accampamentoentro delquale vegeta il militarismo. L'epoca dell'industria pacifica è diventataperl'ironia delle cosel'epoca del continuo ritrovamento di nuovi e più potentimezzi di guerra e di distruzione.

Il socialismo s’è imposto. Per fino i semisocialistiperfino i ciarlatani che ingombrano di sé la stampa e le assemblee dei nostripartitinon sempre senza imbarazzo nostrosono un omaggio che le vanità e leambizioni di ogni maniera rendono a modo loro alla nuova potenza che sorgeall'orizzonte. Malgrado il divieto anticipato del socialismo scientificochenon è dato a tutti d'intenderepullulano e si moltiplicano ogni istante ifarmacisti della questione socialeche han tutti qualcosa di particolareda suggerire o da proporreper curare od eliminare questo o quel malannosociale; - nazionalizzazione del suolo; monopolio dei grani da parte dellostato; statificazione delle ipoteche; municipalizzazione dei mezzi di trasporto;finanza democratica; sciopero generale; - e così viada non finirla mai! Ma lademocrazia sociale elimina tutte coteste fantasieperché l'istintodella propria situazione induce i proletariiappena si addestrino nell'arenapoliticaad intendere il socialismo in modo integrale1. A intenderecioèchead una cosa sola essi devono soprattutto mirare: all'abolizionecioèdelsalariato: che una sola forma di società è quella che rende possibilee anzinecessariala eliminazione delle classi: e cioè l'associazione che non producemerci; e che tal forma di società non è più lo statoanzi è il suooppostoossia il reggimento tecnico e pedagogico della convivenza umanail selfgovernmentdel lavoro. Non più giacobininé quelli eroicamente giganti del '93néquelli in caricatura del 1848!

Democrazia sociale! - Ma non è questasi ripeteda moltiuna evidente attenuazione della dottrina del comunismoche fuespressa in termini così vibrati e risoluti nel Manifesto?

Non occorre certo di ricordarecome il nome di democraziasociale avesse in Francia significati di molto varii fra loro dal1837 al 1848che tutti poi si diluirono in un vago sentimento. Né giovadi spiegarsicome i tedeschi sian riusciti a esprimere in tale denominazioneil cui significato nel caso loro è da cercare solo nel contesto del fattostessotutto il ricco ed ampio sviluppo del loro socialismodall'episodio diLassalleoramai superato ed esauritofino ai giorni nostri. Certo è che democraziasociale può significareha significato e significa tante coseche néfurononé sononé saranno mainé il comunismoné il consapevoleavviamento alla rivoluzione proletaria. Certo è del pariche il socialismocontemporaneoanche nei paesi dove lo sviluppo suo è più chiaropreciso eprogreditoha sopra di sé di molta scoria dalla quale deve via via liberarsilungo il suo cammino; e certo èinfineche a tanti intrusi e ingrati ospitifra noi fa da scudo e da coverchio la troppo lata denominazione di democraziasociale. Ma qui preme di dire ben altroe di fissare l'attenzione sopra unpunto di capitale importanza.

Conviene innanzi tutto di accentuare la prima parola deltermine compostonon già a risolvere ogni questionema ad ovviare adequivoci ed alterazioni. Democratica fu la costituzione della Lega deicomunisti; democratico fu il suo modo di procedereanche nell'accoglierediscutendolala nuova dottrina; democratica fu la sua condotta nel mescolarsialla rivoluzione del 1848e nel partecipare alla resistenza insurrezionalecontro l'invadente reazione; democratico fuda ultimoperfino il modo dellasua dissoluzione. In quel primo incunabulo dei nostri attuali partitiinquelladirò cosìprima cellula del nostro complessoelastico esviluppatissimo organismooltre alla coscienza della missione da compiere comeprecorrimentoera già la forma e il metodo di convivenzache soli convengonoai preparatori della rivoluzione proletaria. La setta era superata di fatto. Ilpredominio immediato e fantastico dell'individuo era già eliminato. Predominavala disciplina attinta alla esperienza della necessitàe alla dottrinache diquella necessità deve essere appunto la coscienza riflessa. Così fu parimentidella Internazionaleil cui procedere parve autoritario solo aquelliche non riuscirono ad introdurvi e a farvi valere l'importuna o fatuaautorità propria. Così è e deve essere nei partiti proletariie dove ciònon èo non può essere ancoral'agitazione proletariaelementare appena econfusagenera soltanto illusionio dà pretesto all'intrigo. Ciò che cosìnon èsarà la conventicolanella quale accanto all'illuso siede il pazzo ela spia. O sarà la setta dei Fratelli Internazionaliche come parassitasi attaccò alla Internazionalee la espose al discredito. O lacooperativache degeneri in impresao si venda a un potente. O il partitooperaio non politicoche studia fra le altre cose le contingenze del mercatoper introdurre la tattica degli scioperi nelle sinuosità della concorrenza. Oda ultimo l'accozzaglia dei malcontentiper la più parte spostati e piccoliborghesiche speculano sul socialismo come su di una fra le tante altre frasidella moda politica. Tutti questi ed attrettali impedimenti la democraziasociale s'è trovato fra i piedi sul suo camminoe dovette più voltecomedeve tuttora di quando in quandosbarazzarsene. Né sempre valse l'arte dellapersuasione. Il più delle volte convenne e conviene rassegnarsie aspettareche gli illusi traessero o traggano dalla dura scuola del disingannol'ammaestramentoche non sempre si riceve volentieri per via dei ragionamenti.

Coteste intrinseche difficoltà del movimento proletariochela scaltra borghesia può spesso fomentaree difatti sfruttaformano una nonpiccola parte della storia interna del socialismo di questi ultimi anni.

Il socialismo non trovò impedimenti al suo sviluppo soltantonelle condizioni generali della concorrenza economicae nella resistenzadell'apparato politico; ma anche nelle condizioni stesse della massa proletariae nella meccanica non sempre chiaraper quanto inevitabiledei suoi movimentilentivanicomplessispesso antagonistici e contraddittorii. E ciò oscuraagli occhi di molti la cresciuta ed acuita semplificazione di tutte le lotte diclassenell'unica lotta tra capitalisti e lavoratori proletarizzati1.

Il Manifestocome non avea scrittosecondo l'usodegli utopistil'etica e la psicologia della società futura cosìnon dettò la meccanica di questo processo di formazione e di sviluppoin cuinoi ci troviamo. Era già molto che alcuni pionieri dischiudessero la viasu la quale conviene di mettersi per intenderla e provarla. Del restol'uomo è l'animale esperimentale per eccellenzae perciò ha una storiaanziperciò solo fa la sua propria storia.

 

 

In questo cammino del socialismo contemporaneoche è il suosviluppo perché è la sua esperienzaci siamo incontrati nella massa deicontadini.

Il socialismoche si era dapprima praticamente eteoricamente fissato e svolto nello studio e nella esperienza degli antagonismitra capitalisti e proletarii nell'ambito della produzione industrialepropriamente dettas'è da ultimo appressato alla massa nella quale vegeta l'idiotismodella campagna. Conquistare la campagna è la quistione del giorno: malgradoche il quintessenziale Schäffle avesse da gran tempo collocato inquellaa difesa dell'ordinei cranii anticollettivistici dei contadini. Laeliminazioneo l'accaparramento della industria domestica per opera delcapitale; l'allargamento della industria agraria nella forma capitalistica; lasparizione della piccola proprietào la sua erosione mediante le ipoteche; ildileguarsi dei demanii comunali; l'usurale tasse e il militarismo; - tuttecoteste cose insieme cominciano ad operar miracoli anche in quei craniipresuntivi custodi della conservazione.

A tale impresa si è messo innanzi tutti il socialismotedescoche era portato dal fatto stesso della sua colossale espansione dallacittà ai piccoli centria toccare inevitabilmente i confini della campagna. Leprove saranno lunghe e non facilianzi dure; il che spiegae scusae scuseràper un pezzo gli errori che furono e saranno commessi ai primi passi2. Finché icontadini non saranno conquistatinoi avremo sempre alle spalle quell'idiotismo della campagnache fa o rinnova inconsapevolmenteappuntoperché idiotismoil 18 Brumaio e il 2 dicembre.

Con questa conquista della campagna andrà moltoprobabilmente di pari passo lo sviluppo della società moderna in Russia. Quandoquel paese sarà entrato nell'èra liberalecon tutti i difetti egl'inconvenienti che di questa son propriiossia con tutte le forme disfruttamento e di proletarizzazione schiettamente modernema coi vantaggi ed icompensi però dello sviluppo politico del proletariatola democrazia socialenon avrà più da temere minaccia di improvvisi pericoli esterni; e quelliinterni essa si troverà di aver vinto in pari tempo con la conquista deicontadini.

 

Istruttivoè senza dubbioil caso dell'Italia. Questopaesedata che ebbe già in su la fine del Medioevo l'avviata all'epocacapitalisticauscì per secoli dalla circolazione della storia. Caso tipico didecadenza documentatae studiabile precisamente nelle sue fasi! Rientrò inparte nella storia ai tempi della dominazione napoleonica. Risorta ad unità ediventata stato modernodopo l'epoca della reazione e delle cospirazionie neimodi e per le vicende che tutti sannol'Italia si è trovata di avere direcente tutti gl'inconvenienti del parlamentarismoe del militarismoe dellafinanza di novello stilenon avendo però in pari tempo la forma piena dellaproduzione modernae la conseguente capacità della concorrenza a condizionieguali. Impedita di concorrere coi paesi d'industria avanzataper la mancanzaassoluta del carbon fossileper la scarsezza del ferro e per la deficientepreparazione delle operosità e delle attitudini tecnicheaspetta orao silusingache le applicazioni della elettricità le dian modo di riguadagnare iltempo perdutocome si vede per gl'indizii dei varii tentativi da Biella aSchio. Uno stato moderno in una società quasi esclusivamente agricolae ingran parte di vecchia agricoltura: - ciò crea un sentimento di universaledisagiociò dà la generale coscienza della incongruenza di tutto e d'ognicosa!

Di qui la incoerenza e la inconsistenza dei partitidi quile facili oscillazioni dalla demagogia alla dittaturadi qui la follalaturbal'infinita schiera dei parassiti della politicae poi dei progettistidei fantastici e degl'inventori d'idee. Rischiara di luce vivissima questosingolare spettacolo dì uno sviluppo sociale impeditoritardatointralciato e perciò incertol'acuto ingegnoche se non è sempre frutto edespressione di molta e vera coltura modernareca però in séper vecchioabito di millenare civiltàl'impronta di un raffinamento cerebrale quasiinsuperabile. L'Italia non fuper ragioni ovvieterreno proprio di unaautogenetica formazione di idee e di tendenze socialistiche. Filippo Buonarrotiitalianoda amico già del minore dei Robespierre divenne il compagno diBabeufe fu poscia più tardi il rinnovatore del babuvismo nella Francia didopo il 1830! Il socialismo fece la sua prima apparizione in Italia ai tempidella Internazionalenella confusa e incoerente forma del bakuninismo; enon come movimento di massa proletariama anzi come di piccoli borghesidi déclassése di rivoluzionari per impulso e per istinto1. Di recentein questi ultimianniil socialismo vi si è andato fissando e concretando in una forma cheriproducecon molta incertezza peròossia con poca precisioneil tipogenerale della democrazia sociale2.Ebbenein Italiail primo segno divitache il proletariato abbia dato di séè consistito nelle sollevazionidei contadini di Siciliaalle quali altre dello stesso tipo ne tennero dietrosul continenteed altre assai probabilmente ne succederanno in seguito. Non èciò assai significativo?

 

Dopo tale scorsa nel campo del socialismo contemporaneositorna volentieri col pensiero e con l'animo al ricordo di quei primi precursorinostri di cinquanta anni fai quali documentarono nel Manifesto la presadi possesso di un posto avanzato sulla via del progresso. Né ciò è daintendere segnatamente ed esclusivamente per rispetto ai soli teorici dellaschiera; cioè per Marx ed Engels. L'uno e l'altro avrebbero esercitato in ognicaso e sempreo dalla cattedrao dalla tribunao con gli scrittiuna nonpiccola influenza su la politica e su la scienzatale e tanta era in loro lapotenza e la originalità dell'ingegno e la estensione delle conoscenzequandoanche non si fossero imbattuti mai sul cammino della vita nella Lega deicomunisti. Ma intendo dire di quegli uominiche nel gergo vano edorgoglioso della letteratura borghese sarebber detti oscuri: - di quel calzolaioBauerdi quei sarti Lessner ed Eccariusdi quel miniaturista Pfänderdiquell'orologiaio Moll1di quel Lochnero come altro si chiamino quei che primiiniziarono consapevolmente il nostro movimento. Sta come indice della loroapparizione il motto: Proletarii di tutto il mondounitevi. Sta comeresultato dell'opera loro: il passaggio del socialismo dall'utopiaalla scienza. La sopravvivenza dell'istinto loro e del loro primitivoimpulso nell'opera nostra dell'oggiè il titolo indimenticabileche queiprecursori si acquistarono alla gratitudine di tutti i socialisti.

Come italiano ritorno io tanto più volentieri su questoprimo inizio del socialismo modernoperchéper la mia parte almenononrimanga senza effetto un recente monito dell'Engels:

 

E così la scovertachesempre e da per tuttolecondizioni e gli accadimenti politici trovino la loro spiegazione nellerispettive condizioni economichenon sarebbe stata punto fatta da Marxnell'anno 1845ma anzi dal signor Loria nel r886. Per lo meno egli è riuscitoad imporre tale credenza ai suoi concittadinie da che il suo libro fu tradottoin Franciaanche ad alcuni francesie può ora andare attorno per l'Italiatronfio e pettorutocome scovritore di una teoria che fa epoca; finché isocialisti del suo paese non trovino il tempo di strappare all'illustre Loria lerubate penne di pavone2.

 

Vorrei finire; ma conviene m'indugi ancora.

Da tutte le parti e da tutti i campi si levano protestesorgono lamentisi affacciano obiezioni contro il materialismo storico.E al coro mescolanodi qua e ai làla voce loro i socialisti immaturiisocialisti filantropicio i socialisti sentimentali e alquanto isterici. E poiricompariscecome monitola questione del ventre. E son tanti quelli chegiuocano di scherma logica con le categorie astratte dell'egoismo edell'altruismo; e per molti vien sempre in buon punto la ormai inevitabile lottaper l’esistenza!

 

Morale! Ma non l'abbiamo noi udita da un pezzo già lalezione di cotesta morale dell'epoca borghesedalla Favola delle Api diquel Mandevilleche fu coetaneo della prima formazione della Economia classica?E la politica di cotesta morale non fu spiegatacon caratteri di insuperata edindimenticabile classicitàdal primo grande scrittore politico dell'epocacapitalisticada Machiavelli: non inventore luima anzi fedele ed accuratosegretario ed estensore del machiavellismo? E la giostra logica dell'egoismo edell'altruismo non ci sta tutta sott'occhidal reverendo Malthusa cotestotenuevacuoprolisso e noioso ragionatoreche è l'oramai indispensabileSpencer? Lotta per l'esistenza! Ma volete osservarnestudiarne ed intenderneunache sia più intuitiva per noi di questa che è sorta e giganteggianell'agitazione proletaria? O è forse che volete voi ridurre la spiegazione dicotesta lotta- la quale si svolge e si esercita nel campo supernaturale dellasocietàche l'uomo stesso si è creato attraverso la storiacol lavoroconla tecnica e con le istituzionie che l'uomo stesso può cambiare con altreforme di lavorodi tecnica e di istituzioni- semplicemente a quella piùgenerale della lottache piante ed animalie gli uomini stessi in quanto sonopuramente animalicombattono nell'ambito immediato della natura?

 

 

Ma stiamo all'argomento nostro.

Il comunismo critico non si è rifiutato mainé si rifiutadi accogliere in sé tutta la molteplice e ricca suggestione ideologicaeticapsicologica e pedagogicache può venirgli dalla conoscenza e dallo studio diquante mai forme furono di comunismo e di socialismoda Falea di Calcedonia aCabet1. Anzi gli è precisamente con lo studio e per la conoscenza di taliformeche si sviluppa e si fissa la coscienza del distacco del socialismoscientifico da tutto il resto. E chi in tale studio vorrà rifiutarsi diriconosceread esempioche Tommaso Moro fu un animo eroico e uno scrittoreinsigne del socialismo? E chi vorrà non rendere nel proprio animo un tributo distraordinaria ammirazione a Roberto Owenil quale primo acquisì all'etica delcomunismo questo principio indiscutibile: che il carattere e la morale degliuomini sono il necessario resultato delle condizioni in cui essi vivonoe dellecircostanze in cui si trovano e si sviluppano? E inoltre i comunisti critici sicredono in doverenel ripensare alla storiadi pigliar partito per tutti glioppressiquale che fosse la sorte loro; - e fu invero sempre quella di rimanereoppressio di aprir le viedopo breve ed efimero successoa nuovo dominio dinuovi oppressori!

Ma c'è un punto in cui i comunisti critici si distinguononettamente da tutte le altre forme e maniere di comunismo e di socialismoanticomodernoo contemporaneo: e questo punto è di capitale importanza.

Essi non possono ammettereche le passate ideologierimanessero senza effettoe che i passati tentativi del proletariato fosserosempre superati e vintiper un puro accidente della storiao per un capriccioper così diredelle circostanze. Tutte quelle ideologieper quantoriflettesseroinfattiil sentimento implicito o diretto delle antitesisocialiossia delle reali lotte di classecon alta coscienza della giustizia econ profonda devozione a un forte idealerivelan tutte però l'ignoranzadelle cause vere e della natura effettiva delle antitesicontro le quali silevavano con atto rapido di ribellione spesso eroica. Di qui il carattere diutopia! E così noi ci rendiamo parimenti conto del fattoche le condizioni dioppressione di altri tempiper quanto più barbare e crudelinon dessero luogoa quella accumulazione di energiaa quella continuità di resistenza e dioperache si trovanosi avverano e si svolgono nel proletariato dei tempinostri. È il cambiamento della società nella sua struttura economicaè laformazione del proletariato nuovo nell'ambito della grande industria e dellostato modernoè l'apparire di questo proletariato su la scena politica: - sonole cose nuovein sommache hanno ingenerato il bisogno di idee nuove. E perciò il comunismo critico non moralizzanon predicenon annunziané predicané utopizza: - ha già la cosa in manoe nella cosa stessa ha messo la suamorale e il suo idealismo.

Per tale nuova orientazioneche ai sentimentali par duraperché troppo veraveristica ed effettualenoi siamo in grado di rifarciregressivamente su la storia del proletariatoe degli altri oppressi da altrimetodi di oppressioneche questo precedettero. E ne vediamo le varie fasi; e cirendiamo conto dell’insuccesso del cartismo; e poi più indietro diquello della cospirazione degli Eguali; e risaliamo ancora più in làalle varie sommosse e resistenze e guerrecome fu quella famosa dei contadinidi Germaniae poi più in su alla jacqueriee ai Ciompie a FraDolcino. E in tutti questi fatti e avvenimenti scorgiamo forme e fenomenicorrelativi al divenire della borghesiaa misura che essa dilacerasconvolgevince e sfascia il sistema feudale. Lo stesso possiamo fare per le lotte diclasse del mondo antico; ma solo in partee con minor chiarezza. Questa storiadel proletariato e delle altre classi di oppressie delle vicende delle lororivolteci è già guida sufficiente per intendere come e perché fosseroprematureo immaturele ideologie del comunismo di altri tempi.

La borghesiase non è giunta ancora e da per tutto altermine della sua evoluzioneè giunta di certo in alcuni paesi quasi all'apicedi questa. Subordinanelle nazioni più progreditele varie e multiformimaniere di produzione di altri tempisia per diretto o sia per indirettoall'azione ed alla legge del capitale. E cosìo semplificao tende asemplificare le varie lotte di classeche per la loro molteplicità in altritempi si eliseroin questa sola tra il capitaleche ogni prodotto del lavoroumano indispensabile alla vita converte in mercee la massa proletarizzatacheoffre a mercede la sua forza di lavorodiventata anch'essa semplice merce. Ilsegreto della storia si è semplificato. Siamo alla prosa. E come questapresenteossia la modernissima lotta di classe è la semplificazione di tuttele altrecosì il comunismo del Manifesto semplificò in rigidi egenerali enunciati teorici la multiforme suggestione ideologicaeticapsicologica e pedagogica delle altre forme di comunismonon negandolemaelevandole di grado. Siamo alla prosa; ed anche il comunismo diventa prosa:ossia è scienza. Per ciò il Manifesto non ha retorica di protestenéreca piati. Non lamenta il pauperismo per eliminarlo. Non spande lagrime suniente. Le lagrime delle cose si sono già rizzate in piedida sécome forzaspontaneamente rivendicatrice. L'etica e l'idealismo consistono oramai in ciò:mettere il pensiero scientifico in servizio del proletariatoSe questa eticanon pare morale abbastanza ai sentimentaliche sono il più delle volteisterici e fatuivadano a chiedere l'altruismo al gran ponteficeSpencer. Ne darà loro la sciattae insipidae inconcludente definizione: e diciò si appaghino.

 

 

Madunquesi tratta di estendere alla spiegazione di tuttala storia il solo fattore economico?

Fattori storici! Ma questa è espressione da empiristidella ricercao da astratti analizzatorio da ideologi che ripetono Herder. Lasocietà è un complessoovvero un organismocome dicon quelli che volentieriadoperano così ambigua immaginee si perdon poi ad almanaccare sul valore e sul’uso analogico di tale espressione. Questo complesso si è formato ed hacambiato più volte. Quale la spiegazione di tale mutamento?

Già molto prima che Feuerbach desse il colpo di grazia allaspiegazione teologica della storia (l'uomo ha fatto la religionee non lareligione l'uomo!)il vecchio Balzac l'avea volta in satirafacendodegli uomini le marionette di Dio. E non avea già Vico ritrovatoche laProvvidenza non opera ab extra nella storiama anzi opera come quellapersuasioneche gli uomini hanno della esistenza sua? E lo stesso Vicogià unsecolo avanti al Morgannon avea ridotto la storia tutta ad un processochel'uomo compie da sé come per una successiva esperimentazioneche èritrovamento della linguadelle religionidei costumi e del diritto? Non eraparso a Lessingche la storia fosse una educazione del genere umano? Non aveaGian Giacomo già vistoche le idee nascono dai bisogni? Non toccò quasi davicino Saint-Simonquando non fantasticava di epoche organiche ed inorganichela genesi reale del terzo stato: e le sue ideetradotte in prosanondettero in Agostino Thierryun vero innovatore delle ricerche critiche sulpassato?

Nel primo cinquantennio di questo secoloe specie nelperiodo dal 1830-50le lotte di classeche gli storici antichi e quelli dellaItalia della Rinascenza avean così vivamente descritteper quanto ne desseloro occasione di esperienza l'angusto ambito delle repubbliche di cittàerancresciute e s'erano ingrandite di qua e di là dalla Manica in proporzione e inevidenza sempre maggiori. Nate nell'ambito della grande industriaillustratedal ricordo e dallo studio della Grande Rivoluzionediventavano esseintuitivamente istruttiveperchécon maggiore o con minore chiarezza econsapevolezzatrovavano la loro attuale e suggestiva espressione nei programmidei partiti politici: p. e.libero scambioo dazii sul grano in Inghilterraecosì via. La concezione della storia si cambiava in Francia a vista d'occhicosì nell'ala destra come nell'ala sinistra dei partiti letterariida Guizot aLouis Blance fino al tenue e modesto Cabet. La sociologia era il bisogno deltempoese cercò invano la sua espressione teoretica in Comtescolasticoritardatariotrovò di certo l'artista in Balzacche fu il vero rinvenitoredella psicologia delle classi. Riporre nelle classi e nei loro attriti ilsubietto reale della storiae il moto di questa nel moto di quelleecco ciòche si andava cercando e scovrendo: e di ciò bisognava fissare in termini laprecisa teoria.

 

 

L'uomo ha fatto la sua storianon per metaforica evoluzionené per correr su la linea di un presegnato progresso. L'ha fattacreandone ase stesso le condizioni; cioèformando a se stessomediante il lavorounambiente artificialee sviluppando successivamente le attitudini tecnicheeaccumulando e trasformando i prodotti della operosità suaper entro a taleambiente. Noi di storia ne abbiamo una sola: né quella realeche èeffettivamente accadutapossiamo noi confrontare con un'altra meramentepossibile. Dove trovare le leggi di tale formazione e sviluppo? Le antichissimeformazioni non ci son chiare alla prima. Ma questa società borghesecome natadi recentee non giunta ancora a pieno sviluppo nemmeno in ogni parte diEuropaserba in sé le tracce embriogenetiche della sua origine e del suoprocessoe le mette in piena evidenza nei paesi in cui sorge appena sotto ainostri occhip. e.nel Giappone. Come società che trasforma tutti i prodottidel lavoro umano in mercimediante il capitalecome società che suppone ilproletariatoo lo creae che ha in sé l'inquietezzala turbolenzalainstabilità delle continue innovazioniessa è nata in tempi certicon modiassegnabili e chiariper quanto varii. Di fattinei diversi paesi ha modidifferenti di sviluppo: dovep. es.comincia prima che altrovecome inItalia.e poi si arresta; e dovecome in Inghilterraprocedecostantemente per tre secoli di economica espropriazione delle precedenti formedi produzioneo della vecchia proprietàcome dicesi nella lingua deigiuristi. In un paese essa si fa a grado a gradocombinandosi con le forzepreesistentie di quelle subisce l'influsso per adattamentocome fu il casodella Germaniaed ecco che in altro paese rompe l’involucro e le resistenzein modo violentocome accadde in Franciadove la Grande Rivoluzionerappresenta il caso più intensivo e vertiginoso di azione storica che siconoscaed è perciò la più grande scuola di sociologia.

In brevi e magistrali tratticome ho già notatocotestaformazione della società modernaossia borghesefu tipicamente rifatta nel Manifesto;dove n'è dato il generale profilo anatomiconegli aspetti successivi dicorporazionecommerciomanifattura e grande industriaaggiuntavi laindicazione degli organi ed apparati derivati e complessiche sono il dirittole costituzioni politiche e così via. Ed ecco che gli elementi primi dellateoria per ispiegare la storia col principio delle lotte di classe ci eran giàimplicitamente.

Questa medesima società borgheseche rivoluzionò tutte leprecedenti forme di produzioneavea fatto luce a se stessa e al suo processocreando la dottrina della sua strutturaossia la Economia. Essa difattinon è nata e non si è svolta nella incoscienza che fu propria delle societàprimitive; ma anzi alla luce meridiana del mondo modernodalla Rinascenza inqua.

La Economiacome tutti sannonacque frammentaria inorigine nella prima epoca della borghesiache fu del commercio e delle grandiscoverte geografiche; ossia nella prima fase del mercantilismoe poi nellaseconda di esso. E nacqueper rispondere dapprima a speciali questioni: - èlegittimo l'interesse?; conviene agli stati e alle nazioni di accumular danaro?;e così di seguito. Crebbe poiestendendosi a più complessi aspetti delproblema della ricchezzae si sviluppò nella transizione dal mercantilismoalla manifatturae da ultimo più rapidamente e più risolutamente nellatransizione da questa alla creazione della grande industria. Fu l'animaintellettuale della borghesia che conquistava la società. Era giàcomedisciplinaquasi condotta a termine nei suoi principali lineamenti alla vigiliadella Grande Rivoluzione; e fu segnacolo alla ribellione contro levecchie forme del feudodella corporazionedel privilegiodelle limitazionial lavoro e così via: cioè fu segnacolo di libertà. Perchédi fattiil dirittodi naturache si venne sviluppando dai precursori di Grozio fino aRousseaua Kant e alla costituzione del '93non fu se non il duplicato e ilcomplemento ideologico della Economia; tanto è chespessoe cosa ecomplemento si confondono in uno nella mente e nei postulati degli scrittoricome è il caso tipico dei fisiocratici. Come dottrina sceveròdistinseanalizzò gli elementi e le forme del processo della produzionecircolazione edistribuzioneriducendo il tutto in categorie: danarodanaro-capitaleinteresseprofittorendita della terrasalarioe così di seguito. Corsesicuracon costante incremento di analisie più spiccatamente da Petty aRicardo. Padrona essa sola del campoincontrò rare obiezioni1. Lavorò su duepresuppostiche poco o punto si dette pensiero di difenderetanto parevanoevidenti: ecioèche l'ordine sociale che illustrava fosse l'ordine naturale;e che la proprietà privata dei mezzi di produzione fosse una cosa sola con lalibertà umana: il che faceva del salariatoe della inferiorità dei salariaticondizioni d'essere indispensabili. In altre parolenon vide la condizionalitàstorica delle forme che dichiarava e spiegava. Le stesse antitesi che incontròper vianei tentativi di una conseguente sistematica più volte provata e mairiuscitacercò di eliminarle logicamente; come è il caso di Ricardo neltentativo di combattere la non meritata rendita della terra.

In principio del secolo scoppiano violente le crisie queiprimi movimenti operaiche hanno la loro origine immediata e diretta nell'acutadisoccupazione. L'illusione dell'ordine naturale è rovesciata! La ricchezza hagenerato la miseria! La grande industriaalterando tutti i rapporti della vitaha aumentato i viziile malattiela soggezione: essain sommaè causa didegenerazione! Il progresso ha generato il regresso! Come fareperché ilprogresso non generi altro che progresso; e cioè prosperitàsalutesicurezzaeducazione e sviluppo intellettuale egualmente per tutti? In questadomanda è tutto Owen; che ebbe di comune con Fourier e con Saint-Simon questocarattere: del non richiamarsi oramai più all'abnegazione o alla religioneedel volere risolvere e superare le antitesi socialisenza diminuzione dellaenergia tecnica ed industriale dell'uomoanzi con l'incremento di essa. Owendiventò comunista per cotesta via; ed è il primo che sia divenuto tale entroall'ambito e per l'esperienza della grande industria moderna. L'antitesi paredapprima sia tutta riposta nella contraddizione tra il modo della distribuzionee il modo della produzione. Questa antitesi bisogna dunque vincerla in unasocietàche produca collettivamente. Owen diventò utopista. Questa societàperfetta bisogna sperimentalmente avviarla; e lui ci si mise con eroicacostanzacon abnegazione impareggiabilecon matematica precisione diparticolari argomentati ed escogitati.

Posta cotesta immediata antitesi tra produzione edistribuzionesi seguirono in Inghilterrada Thompson a Braymolti scrittoridi un socialismo che non può dirsi strettamente utopisticoma deve dirsiunilateraleperché mirante a correggere i rivelati e denunciati vizii dellasocietà con uno o più rimedii2. Di fattila prima tappa che si faccia dachiunque si metta per la prima volta su la via del socialismogli è di metterein contraddizione la produzione con la distribuzione. E poi nascono spontaneequeste ingenue domande: perché non abolire il pauperismo; non eliminare ladisoccupazione; non toglier di mezzo l'intermedio della moneta; non favorire loscambio diretto dei prodotti in ragione del lavoro che contengono; non dare allavoratore l'intero prodotto del suo lavoro?e simili. Queste domande risolvonole cose duretenaci e resistenti della vita reale in tanti ragionamentie mirano a combattere il sistema capitalistico come fosse un meccanismocui sitolgano o si aggiunganopezziruote ed ingranaggi.

Con tutte coteste tendenze la ruppero recisamente i comunisticritici. Essi furono i successori e continuatori della Economia classica1.Questa è la dottrina della struttura della presente società. Ora non è dato anessuno di combattere cotesta struttura praticamentee rivoluzionariamentesenza rendersi innanzi tutto conto esatto degli elementie forme e rapportisuoiapprofondendo appunto la dottrina che la illustra. Queste formeeelementie rapporti si generaronosìin date condizioni storiche; ma orasonoe sono resistentie connessie correlativi fra loroe perciòcostituiscono sistema e necessità. Come passar sopra a tale sistema con un attodi negazione logicae come eliminarlo coi ragionamenti? Eliminare ilpauperismo? Ma se è condizione necessaria del capitalismo! - Dare all'operaiol'intero frutto del suo lavoro? Ma dove se ne andrebbe il profitto del capitale?- E dove e come il danaro speso in merci potrebbe crescere di un tantose fratutte le merci che incontrae con le quali si scambianon ce ne fosse appuntounache produce a chi la compra più di quel che gli costi; e se questa mercenon fosse appunto la forza-lavoro presa a salario? Il sistema economiconon è una fila o una sequela di astratti ragionamenti; ma è anzi un connessoed un complesso di fattiin cui si genera una complicata tessitura di rapporti.Pretendere che questo sistema di fattiche la classe dominatrice si è venutocostituendo a gran faticaattraverso i secolicon la violenzacon l'astuziacon l'ingegnocon la scienzaceda le armiripieghio si attenuiper farposto ai reclami dei poverio ai ragionamenti dei loro avvocatigli è cosafolle. Come chiedere l'abolizione della miseriasenza rovesciare tutto ilresto? Chiedere a questa societàche essa muti anzi rovesci il suo dirittoche è la sua difesagli è chiederle l'assurdo. Chiedere a questo statocheesso cessi dall'essere lo scudo e anzi il baluardo di questa società e diquesto dirittoè volere l'illogico2. Cotesto socialismo unilateralechesenza essere strettamente utopisticoparte dal preconcetto che la storiaammetta la errata-corrige senza rivoluzioneossia senza fondamentalemutazione nella struttura elementare e generale della società stessao è unaingenuitào è un imbarazzo. La sua incoerenza con le rigide leggi delprocesso delle cose si faceva chiara appunto in Proudhon; cheo riproduttoreinconsapevoleo diretto ricopiatore di alcuni dei socialisti unilateraliinglesivoleva intenderefermare o mutare la storia su la punta di unadefinizioneo con l'arma di un sillogismo.

I comunisti critici riconobbero il diritto della storia difare il suo cammino. La fase borghese è superabilesìe sarà superata. Mafinché duraha le sue leggi. La relatività di queste sta nel fattoche esse si formarono e si svilupparono in determinate condizioni; marelatività non vuol dire semplice opposto di necessitàossia fugacitàmeraapparenzao anzi bolla di sapone. Possono sparire e sparirannoper il fattostesso del mutarsi della società. Ma non cedono all'arbitrio soggettivocheannunci una correzioneproclami una riformao formuli un progetto. Ilcomunismo sta dalla parte del proletariatoperché in questo solo consiste laforza rivoluzionariache rompeinfrangesommuove e dissolve la presente formasocialee pone dentro di questa via via nuove condizioni; anziper essere piùesatticol fatto stesso del suo moto dimostrache le condizioni nuove vi sicreanoe fissanoe svolgono fin da ora di già.

La teoria della lotta di classe era trovata. Si conosceva dadue capi: nelle origini della borghesiail cui processo intrinseco era giàreso chiaro dalla scienza dell'economia; e in questa apparizione del nuovoproletariatocondizione ed effetto al tempo stesso della nuova forma diproduzione. La relatività delle leggi economiche era scoverta; ma al tempostesso era riconfermata la loro relativa necessità. E in ciò è tutto ilmetodo e la ragione della nuova concezione materialistica della storia. Erranoquelli chechiamandola interpretazione economica della storiacredono diintendere e di fare intender tutto. Quest'altra designazione qui si convienemeglio a certi tentativi analitici1chepigliando a partedi qua i dati delleforme e categorie economichee di là p. e. il dirittola legislazionelapoliticail costumestudiano poi i vicendevoli influssi dei varii lati dellavita così astrattamente e così soggettivamente distinti. Tutt'altro è ilfatto nostro. Qui siamo nella concezione organica della storia. Qui è latotalità e la unità della vita sociale che si ha innanzi alla mente. Qui è laeconomia stessa (intendo dire dell'ordinamento di fatto e nondella scienza intorno ad esso) che vien risoluta nel flusso di un processoperapparir poi in tanti stadii morfologiciin ciascun dei quali fa da relativasostruzione del restoche le è corrispettivo e congruo. Non si trattainsommadi estendere il cosiddetto fattore economicoastrattamenteisolatoa tutto il restocome favoleggiano gli obiettatori; ma si trattainvece e innanzi tutto di concepire storicamente la economiae dispiegare il resto delle mutazioni storiche per le mutazioni sue. E in ciò è larisposta a tutte le criticheche si levano da tutti i campi della dottaignoranzao della ignoranza male addottrinatanon escluso quello di queisocialistiche siano immaturio sentimentalio isterici. E in tale rispostaè anche chiaritoperché Marx scrivessenel Capitalenon il primo librodel comunismo criticoma l'ultimo grande libro intorno alla economiaborghese.

 

Il Manifesto fu scritto quando la orientazione storicanon andava ancora più in là del mondo classicodelle antichità germanicheappena dichiaratee della tradizione biblica da poco tempo cominciata a ridurrealle condizioni prosaiche di ogni altra storia profana. Altra è ora laorientazione nostraperché si risale alla preistoria arianae alleantichissime formazioni dell'Egittoe a quella della Mesopotamiache precedonoogni ricordo di tradizioni semitiche. E poi si risale più indietronella lineadella così detta preistoriaossia della storia non scritta. La genialeesplorazione e combinazione del Morgan ci ha dato l'intima conoscenza della societàantica ossia prepoliticae la chiave per intendere come da quellasian poi sorte le formazioni posterioriche hanno i loro indici nellamonogamianello sviluppo della famiglia paternanell'apparire dellaproprietàdapprima gentiliziaposcia familiare e infine individualee nelsuccessivo fissarsi delle alleanze delle gentinelle quali poi siorigina lo stato. E tutto ciò è illustratocosì dalla conoscenza delprocesso della tecnica nella scoverta e nell'uso dei mezzi ed istrumenti dellavorocome dall'intendimento dell'azione che quel processo esercitò sulcomplesso socialespingendolo su certe viee facendogli percorrere certistadii. Tali scoverte e combinazioni sono ancora capaci di molte correzionispecie per la varia maniera specifica come può essersi avverato in diverseparti del mondo il passaggio dalla barbarie alla civiltà. Sta però oraindiscutibile il fatto: che noi abbiamo già chiare sott'occhi le generalitracce embriogenetiche dello sviluppo umanodal comunismo primitivo a quellecomplesse formazionichecome p. e. lo stato di Atene o di Roma concostituzione di cittadini per classi di censorappresentavano fino apoco fa nella tradizione scritta le colonne d'Ercole della ricerca. Le classiche il Manifesto presupponevafurono oramai risolute nel loro processodi formazione; e già in questo si riconosce lo schema generale di ragioni ecause economiche peculiari e proprieossia così fatteche non ripetono lecategorie della scienza economica di questa nostra epoca borghese. Il sogno diFourierd'inquadrare l'epoca dei civilizzati nella serie di un lungo e vastoprocessos'è avverato. Fu scientificamente risoluto il problema della originedella disuguaglianza fra gli uominiche Gian Giacomo avea tentato conargomenti di geniale dialetticae con pochi dati di fatto.

In due puntiper noi estremici è chiaro ilprocesso umano. Nelle origini della borghesiatanto recenti e tanto illustratedalla scienza dell'economia; e nella antica formazione della società a classinel passaggio dalla barbarie superiore alla civiltà (ossia all'epoca dello stato)secondo le denominazioni del Morgan. Ciò che sta di mezzo è quello chefinora trattarono cronisti e storici propriamente dettie poi giuristiteologie filosofi. Pervadere ed investire tutto cotesto campo di conoscenze con lanuova concezione storicanon è cosa facile. Né conviene darsi frettaschematizzando. Innanzi tutto conviene di fissare per quanto possibile larelativa economica di ciascuna epoca1per ispiegarsi specificamente leclassi che in quella si svilupparono; non astraendo da dati ipotetici odincertie non generalizzando le nostre condizioni per estenderle a quelle diogni tempo. A ciò occorrono falangi di addottrinati. Cosìad esempioèunilaterale ciò che nel Manifesto è detto su la primissima originedella borghesiacome nata dai servi del Medioevovia via incorporati nellecittà. Quel modo d'origine fu proprio della Germaniae di altri paesi che neriproducono il processo. Non risponde al caso dell'Italiadella Franciameridionale e della Spagnache furon poi i paesi nei quali cominciò appunto laprima storia della borghesiaossia della civiltà moderna. In questa prima fasesono le premesse di tutta la società capitalisticacome Marx avvertì in unanota al primo volume del Capitale2. Questa prima faseche raggiunse lasua forma perfetta nei Comuni italianiè la preistoria di quella accumulazionecapitalisticache Marx studiò con tanta evidenza di particolari nella seriechiara e compiuta della evoluzione dell'Inghilterra. Ma di ciò basta.

I proletarii non possono mirare che all'avvenire. Aisocialisti scientifici preme innanzi tutto il presentecome quello in cuispontaneamente si sviluppano e maturano le condizioni dell'avvenire. Laconoscenza del passato giova ed interessa praticamentesolo in quanto essa puòdar luce e orientazione critica a spiegarsi il presente. Per ora basta che icomunisti criticigià cinquant'anni faabbiano escogitato e ritrovato glielementi primissimi della nuova e definitiva filosofia della storia. A breveandare tale intendimento s'imporrà per la provata impossibilità di pensare ilcontrario: e la scoverta parrà l'uovo di Colombo. E forse prima che una schieradi dotti usi ed applichi tale concezione estesamenteplasmandolacioènelracconto continuativo di tutta la storiai successi del proletariato sarannotaliche l'epoca borghese parrà a tutti superabileperché prossima ad esseresuperata. Intendere è superare (Hegel).

 

 

Quando il Manifestogià cinquanta anni faelevava iproletariida compatiti miseria predestinati sotterratori della borghesiaalla immaginazione degli scrittori di essoche mal dissimulavano l'idealismodella loro intellettuale passione nella gravità dello stileassai angustodoveva apparire il perimetro del presagito cimitero. Il perimetro probabileperfigura di fantasianon abbracciava allora se non la Francia e l'Inghilterraeavrebbe appena lambito gli estremi confini di altri paesicome ad esempio dellaGermania. Ora cotesto perimetro ci appare immensoper l'estendersi rapido ecolossale della forma della produzione borgheseche allargageneralizza emoltiplicaper contraccolpoil movimento del proletariatoe fa vastissima lascena su la quale spazia l'aspettativa del comunismo. Il cimitero s'ingrandiscea perdita di vista. Più forze di produzione il mago va evocandoe più forzedi ribellione contro di sé esso suscita e prepara.

A quanti furono comunisti ideologicireligiosi edutopisticio a dirittura profetici od apocalitticiparve sempre in passatoche il regno della giustiziadella eguaglianza e della felicità dovesse avereper teatro il mondo intero. Per ora la conquista del mondo la fa l'epoca deicivilizzati; cioè la societàche si regge su le antitesi delle classie sula dominazione di classenella forma della produzione borghese (il Giapponeinsegni!). La coesistenza delle due nazioni in uno e medesimo statoche fu giàprecisata dal divino Platonesi perpetua. L'acquisizione della Terra alcomunismo non è cosa del domani. Ma più larghi si fanno i confini del mondoborghesepiù popoli vi entranoabbandonando e sorpassando le forme inferioridi produzioneed ecco che più precise e sicure divengono le aspettazioni delcomunismo: soprattutto perché decrescononel campo e nella gara dellaconcorrenzai deviatori della conquista e della colonizzazione. LaInternazionale dei proletarii che era appena embrionale nella Legadei comunisti di cinquanta anni fadiventata oramai interoceanicadice edafferma intuitivamente ogni primo di Maggioche i proletari di tutto il mondosono realmente e operosamente uniti. I prossimi o futuri sotterratori dellaborghesiae i loro nipoti e pronipotiricorderanno in perpetuo la data del Manifestodei comunisti.

 

 

Roma7 aprile 1895