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L'agonia di un villaggio

di Giovanni Verga

«Bollettino dell'eruzione! Il fuoco a Nicolosi!» La folla accorreva daidintornia piedia cavalloin carrozzacome poteva. Lungo la salitafra ilverde delle vigneun denso polverone disegnava il zig-zag della strada. Ad ognipasso s'incontravano carri che scendevano dal villaggio minacciatocarichi dimasseriziedi derratedi legnamiperfino d'imposte e di ringhiere di balconitutto lo sgombero di un villaggio che sta per scomparire. E colla robasuicarria piediuomini e donne taciturnirecandosi in collo dei bambinisonnolenticoi volti accesi dalla caldura e dall'ambascia. Pei casolarinelleborgatelungo la viagli abitanti affacciati per vederecolle mani sulventre; qualche vecchierella che attaccava un'immagine miracolosa allo stipitedella porta o al cancello dell'orto; i monelli che ruzzavano per terra festanti;e sulle porte spalancate delle chiesuolela statua del santo patronoluccicante sotto il baldacchinocome un fantasma atterritocolle candelespentee i fiori di carta dinanzi. A Torre del Grifo scaricavano carrate interedi assi e di tavole sulla piazzettaper le baracche dei fuggiaschi. Le pomped'incendio tornavano indietro di gran trottocol fracasso di carrid'artiglieria; e in altodirimpettoil vulcano tenebrosodietro un grantendone di cenerelanciava in ariacon un rombo sotterraneogetti di fiammealti cinquecento metri. All'ingresso delpaesetto era un ingombro straordinario di carricavalligente che gridavaesoldati col fucile ad armacolloquasi l'avanguardia di un esercito in rotta. Sicamminava su di una sabbia nerafra due file di case smantellateirregolaricogli usci e le finestre divelte. La gente ancora affaccendata a portare viaroba. Dal balcone di una casa nuova calavano gridando - Largo! - un armadiomonumentale. Una vecchierella stava a custodia di alcune gallineseduta su diun cestoin un cortile ingombro di doghe e cerchi di botte. E qua e làsulleporte senza usciovedevasi qualche povero diavolo che voltava le spalle allestanzucce nudeaspettando colle mani in mano e il viso lungoin silenziocomenell'anticamera di un moribondo. Sul marciapiede del casino di compagnia eranoschierate su due file di sedie alcune signore venute a vedere lo spettacolochesi facevano ventodegli uomini che fumavanoun sorbettiere portava in girodell'acqua frescail baldacchino del Santissimo appoggiato al murocolle astein fascioe di faccia la chiesa spalancatasenza lumisolo un luccichìo disanti dorati in fondo all'altare in lutto. - Lassù dal campanilesulchiacchierìosul frastuonosui boati del vulcanola campana che sonava aprocessionesenza cessare un istante. AlNordverso l'Etnalo stradone si allungava in mezzo a due file di ginestrearboreeformicolante di curiosi che andavano a vedereridendoschiamazzandochiamandosi da lontanoe gli strilli soffocati delle signore barcollanti sulbasto malfermo delle mulee il vociare di quelli che vendevano gasosabirrauova e limonisotto le baracche improvvisate. Via via che i più lontanigiungevano sull'erta udivasi gridare: - Ecco! ecco! - con un grido quasigiulivo; di facciaa destra e a sinistrafin dove arrivava l'occhiocome ilciglione alto di una ripa scoscesanerafumantesolcata qua e là dascrepolature incandescentidalle quali la corrente di lava rovinava con unacciottolìo secco di mucchi immensi di cocci che franassero.A due passi le ginestre in fiore si agitavano ancora alla brezza dellasera; delle signore si stringevano al braccio del loro compagno di viaggioconun fremito delizioso; altri si sbandavano per le vignelungo la linea dellacorrente minacciosascavalcando muricciuolisaltando fossatellile donnecolle sottane in manocon un ondeggiare infinito di veli e d'ombrellinimentreil crepuscolo moriva nell'occidentee la marina in fondo dileguava lontananeltempo istesso che l'immensa fiumana di lava sembrava accendersi nell'orizzontetetro. Dal paesetto perduto nell'oscurità giungeva sempre il suono dellecampanee un mormorìo confuso e lamentevoleun formicolìo di lumi che siavvicinavanoquasi delle lucciole in viaggio. Poidalle tenebre della viasbucò una processione stranauomini e donne scalzipicchiandosi il pettosalmodiando sottovocecon una nota insistente e lamentosa della quale non sisentiva altro che: - Misericordia! misericordia! - Esul brulicame nero e indistinto di quei penitentifra quattro torce a ventofumoseun Cristo di legnoaffumicatorigidoquasi sinistrobarcollantesulle spalle degli uomini che affondavano nella sabbia.