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MARIO COGLITORE

 

L'identità assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"E quando ci domanderanno che cosastiamo facendotu potrai rispondere loro: Noi ricordiamo.Ecco dove alla lunga avremo vinto noi."

Ray BradburyFahrenheit 451.

 

 

 

Premessa

 

 

 

 

 

 

L'identità assente è un gioco di specchi. E lo specchiorimanda i riflessi di mondi invisibili che pure si rincorrono all'infinito inuna catena di ripetizioni successive.

Le identitànel nostro casosono almeno due: quella di unaSinistra incapace di ritrovare se stessaaccecata dai bagliori della fine delsecolo che scivola in atmosfere virtuali e quella di una Destra continuamentealla ricercanegli ultimi cinquant'annidi una legittimazione socialepolitica e culturale che in realtà non le è mai stata sottratta.

Gli spazi vuoti di questa società a ridosso di sè stessacom'è certamente la nostranell'Europa che guarda all'avvento del terzomillenniosono progressivamente occupati dal delirio dell'Occidente capitalistaavvolto in lunghe ed inesorabili spire di qualunquismo frenetico.

Fatichiamo a ritrovarcima soprattutto fatichiamo aritrovare gli altri. Perdita di memoria e assenza di prospettive: se il futuroè un computer collegato ad Internetallora è proprio vero che questa civiltàha le ore contate. Meglio cosìdirà qualcuno. Un mondo che ha prodottoinnominabili violenzecontinuamenteferocemente moltiplicate dai mezzi diinformazioneviene annientato dalla sua stessa pervicace forza distruttiva.

Ma non andrà in questo modo. La costanza riproduttiva delsistema di potere occidentale distende nuoveapparentemente pacificatedimensioni dell'esistere; si insinua nei corpi manipolandone la costruzionegenetica e lascia lentamente affiorare coscienze intontite.

Il libro che leggerete è la testimonianza di una ricercaancorchè imperfettasulle due identità che si guardano allo specchioirrimediabilmente separate da un’alterità che le rende inavvicinabili. Comeè giustonella totale estraneità della rappresentazione del mondo che cioppone al Fascismoo comunque lo vogliate chiamare.

Dell'identità di Sinistra non si parlerà mai nel corsodelle prossime pagine. E non perchè non ci siama perchè non è lì dovedovrebbe essere. Tra le pieghe insidiose di questo tessuto sociale a fittatramaturaconverrà imparare a riconoscere l'assiduità di un passaggioavolte di una permanenza. Si tratta dell'ideologia senza tempo del millenarismopagano che percorre a grandi balzi tutto l'Ottocento e il Novecentodepositandosi in dense concentrazioni nel periodo che separa le due guerremondiali; ascesa e declino di una formidabile potenza distruttiva che provienedalle radici stesse della cultura europea.

Tuttavia anche l'epoca aperta dalle costituzioni democraticheche ancora conosciamo si è rivelata piena di laceranti contraddizioni. Come sicercherà di dimostrare nell'ultimo capitolo di questo volumenon sembra chel'esperimento della democrazia sia riuscito.

Ciò che a tratti riemergein rapidi quanto inaspettatisprazzievoca ancora una volta atmosfere che credevamo cancellate o che cihanno costretto a dimenticare.

Marcuse ha scritto che non è necessario ricorrere allaviolenza per imprimere alle cose una direzione prestabilita. E sono proprio leculture nate nell'apparente pluralismo delle voci a trasformarsi presto incomplessiinvisibilimeccanismi di coazione. La geografia del consenso apparecome un'insieme di territori della mente soggetti ad un controllo occulto esistematico. Sfuggente nell'impercettibilità dei suoi effetti.

Non restaforseche cercare ad ogni costo di ricordarerestituendo cronologie essenziali alla memoriaavvenimenti perduti nellerisacche di un oceano pieno di sorprese al nostro muto quotidiano disoggettività alla derivasottraendo i fatti all'oblìo di storiografiesmaniose di chiudere scomodi capitoli.

L'invasione progressiva dei luoghi della società di questopresente per certi versi drammatico ad opera di un'ideologia sopravvissuta aglianni della sua apparente scomparsasto parlando del Nazismo assunto comeprospettiva generale di percezione del mondoquindi di un fenomeno estremamentepericoloso e perfettamente documentabilecostituisce il vero problema. Risultaevidente che non siamo più in grado di sorvegliare con attenzione la realtà.Non lo possiamo fare perchè la nostra identità si è frantumata alcuni anniorsonoper poi venire polverizzata in un decenniogli anni Ottantacarico dipesanti conseguenze sul piano della politica interna ed internazionale.

Faticosamenteoggitentiamo di riappropriarci degli scenaridi un conflitto di cui ci sfuggono le dimensioni ed i confini. In questo libroho tentato di mettere in evidenza i contorni poco definiti dello sconosciutocontinente della Destra italiana ed europeale origini dimenticate di unidealtipo e l'evidenza del suo dispiegarsi nella vita di tutti i giornilaconcretezza del suo richiamo a mai sopite speranze di dominio.

Esistono verità scomode che nessuno ci vuole piùraccontare. Da quegli archivi del passatoesse vanno rovesciate ai nostri piediperchè qualcuno si chini a raccoglierle e le racconti ancorasenza sostafinoa farle diventare di nuovo storia.

Che nessuno se ne abbia a male: spesso la verità disturba.Ma di più disturba l'assenza.

 

VeneziaDicembre 1996

 

 

 

Prefazione

 

 

 

 

 

 

1. Qual è il senso di una riflessione sul nazismo e sulfascismo che cerchi di afferrarne il nucleo ideologico eper così direlagenealogia sociale e politicai precursori psico-sociali e l'ambiente del lorosviluppo?

Mario Coglitore è convinto che il rischio di un'improvvisairruzionenel mondo globale nel quale viviamodell'inaudita violenzadistruttiva del terzo Reich sia sempre attuale e che il nucleo di idee che nealimentò le azioni sia rimasto latente nel corso dei decenni successivi allaseconda guerra mondialema non sia esaurito.

Perciò mentreda un latosi sforza di descrivere l'insiemedi "rappresentazioni" chea suo avvisone costituirono la forzapervasiva - il millenarismoil misticismoil neopaganesimoil razzismoecc.- strutturando l'immaginario di interi popolidall'altroprova a individuarele condizioni socio-economiche e socio-politiche che ne possono determinarel'insorgenza nell'epoca della "globalizzazione".

I processi di omologazione innescati dalle nuove tecnologiemediatichele strategie di dominio e di sopraffazione del nuovo "capitaleglobale"l'instabilità e l'insicurezza del ceto medio sonosecondoCoglitorel'altra faccia della crisi della democrazia e delle istituzioni dellalegalità democratica che sembra sconvolgere gli assetti politico-costituzionalinati dalla lotta al nazismo.

Questa crisi senza precedenti apre uno spazio larghissimoalla penetrazione nel ceto medionelle masse giovanilinegli strati emarginatidelle ideologie proprio del nazismo; mentre il disarmo intellettuale provocatodal revisionismo e lo sfaldamento delle istituzioni di democrazia partecipatacreate in questo secolo dalla sinistra e dal movimento operaio - sindacati epartiti - lasciano campo libero all'azione di una vera e propria"internazionale nera"che non ha mai cessato di operare anche graziealla complicità degli apparati di potere delle stesse nazioni alleate nellaguerra contro il nazismo e il fascismo.

Condivido le preoccupazioni di Mario Coglitoreproprioperchè nutro anch'io molti dubbi sul significato di garanzia che la presenza dipartiti che continuano a definirsi di sinistra e progressistial governo ditanti paesi occidentalisembrerebbe rappresentare rispetto ai rischi diinvoluzione autoritaria dei sistemi attuali. Tuttavia non sono convinto cheabbozzi di analisi come quelli presentati in questo libro aiutino veramente aneutralizzare tali rischi e consentano di cogliere in profondità le tendenzeirrazionali che sono all'opera in questo scorcio di secolo.

Non mi convince la configurazione di uno scenario cosìcompatto in cui le forme del nuovo capitalismo mondializzatole nuovetecnologie mediatichela formazione di nuove correnti e partiti che sidefiniscono di destrasono presentati come tasselli di un unico disegno didominio riconducibilesia pure indirettamenteal paradigma del nazi-fascismodel terzo Reich. Non mi convince l'assimilazione del capitalismo dei monopolidella nuova destra e di ciò che resta del fascismo italiano al nucleo del"nazismo" del terzo Reich.

Ritengo che l'insorgenza del nucleo di idee che strutturanol'immaginario nazista (millenarismoneo-misticismoecc.) non sianoriconducibili alle dinamiche sociali ed economiche del modo di produzionecapitalisticoma siano l'espressione dell'esplosione massiccia e invasiva diuna forma di "patologia" della psicologia individuale e collettiva cheappartiene all'esperienza della modernitàma che affonda le sue radici nellastruttura profonda dell'umanità.

Proprio quel nucleo di pensiero irrazionale che MarioCoglitore così acutamente ha messo in evidenza consente di ricondurre ilnazismo a una specifica patologia individuale e collettiva: la perversione.

Il nazismo è la messa in azione di una vera e propriaperversione sociale che si alimenta dell'"idea" della totalesoppressione della realtà e di ogni differenza e alterità.

Gli studi di Janine Chasseguet-Smirgel sulla perversione esul modello metapsicologico del nazismo tedesco sonosotto questo profilodigrande importanza per far luce su questo lato oscuro della condizione umana.

Come scrive Pier Mario Masciangelo nella prefazione al volumedi Chasseguet-SmirgelCreatività e perversione:

"L'attitudine perversa mira a sconfessare la verità ela realtà dei limitil'universo della legge del padrela legge dellepartizioni e delle differenze: le differenze di sesso o di generazioneconl'insieme delle coordinate spazio-temporalirazionali ed etiche che essecomportano. Alla sconfessione seguono: la sostituzione della legge del padre conun universo caoticoche vede l'affermazione dell'"hybris" el'elaborazione di ogni categoriala confusionela "mescolanza" dellediversità secondo un processo di frammentazione e omogeneizzazione.

[...] Ne consegue una "parodia della realtà genitaledel padre"fondata sull'illusione di "non dover crescere n‚acquisire la maturità che si raggiunge prendendo il padre come modello perdiventare il partner soddisfacente della madre". È l'aggiramentodell'Edipo e della minaccia di castrazione; il divieto dell'incestopoichèmisconosciutonon può svolgere la sua funzione separanteindividuante etriadica nel campo di seduzione reciproca e di intenso legame narcisisticoconnotanti la relazione primaria (la via verso ciò che J. McDougall indica fral'altro come il "segreto del perverso": la castrazione non esisteseesiste non è dolorosa n‚ fa pauraanzi promette piaceri"superiori")."

[...] La strada che porta alla perversione coincide conquella della ribellione contro "la legge universale promulgata dalcomplesso edipico"seguendo gli itinerari tortuosi che la "soluzioneperversa" impone ai rapporti con la realtàretti da un principio che sipotrebbe definire della doppia verità."

Proprio in uno dei saggi dedicati al tema del nazismocompresi nel volume I due alberi del giardinoChasseguet-Smirgel conclude lasua appassionata analisi sul tema della perversione sociale che costituisce ilfondamento del nazismo tedescorichiamando le singolari"testimonianze" di due grandi tedeschi Heine e Mann. Conviene anziriportare per esteso qualche brano di questa suggestiva rappresentazione delleragioni profonde dell'odio tedesco verso la cultura e le istituzioni del popoloebraico (la legge del Padre e il divieto di mescolanza).

Scrive Chasseguet-Smirgel:

"Non insegnerò certo nulla a un pubblico tedescodicendo che il Romanticismo tedesco è considerato da due dei massimi scrittoritedeschia un secolo di distanzacome portatore dei germi dell'Apocalisse.[...]Sembra che il libro di Heine - continua la Chasseguet-Smirgel - LaGermaniai cui primi articoli sono apparsi in francese nel 1833non sia amatoin Germania e che gli interventi di Thomas Mann sulla Germania primadell'avvento del nazismo e durante il regime hitleriano non siano troppoapprezzati. Il testo di Heine è un'autentica profezia: "Il filosofo dellanatura sarà tanto più temibilein quanto entra in rapporto con le forzeprimigenie della naturapuò evocare le energie demoniache dell'anticopanteismo germanico e si ridesta in lui quel piacere della lotta che noiritroviamo negli antichi tedeschi. [...] Si ridesterà la selvaggia ferociadegli antichi guerrierila insensata furia guerresca di cui raccontano ecantano tanto i poeti nordici. [...] Gli antichi dèi di pietra sirisolleveranno allora dalle sparse maceriesi fregheranno dagli occhi lapolvere di millennie Thor con il gigantesco martello balzerà finalmente inpiedi a distruggere i duomi gotici [...] Quandoalloraudirete il baccano e lostrepitoguardatevivoi vicini francesidal mescolarvi negli affari chestiamo conducendo a termine a casa nostrain Germania. [...] Il pensieroprecede l'azione come il lampo precede il tuono. Certoil tuono tedesco è pursempre tedesconon è molto agilee viene avanti brontolando un pocolentamente; ma arriveràe quando un giorno udirete un frastuono quale non siè mai sentito in tutta la storia universalevoi saprete che il tuono tedescoha finalmente raggiunto la sua mèta. A questo rimbombo le aquile cadranno mortedal cieloe i leoni nel deserto più lontano dell'Africa arrotoleranno la codae si accovacceranno nelle loro tane regali. Al confronto dello spettacolo cheandrà in scena in Germaniala Rivoluzione francese farà la figura di uninnocuo idillio. [...] E l'ora scoccherà. Come sui gradini d'un anfiteatroipopoli si raccoglieranno intorno alla Germaniaper assistere alle grandi lotte."Anche Thomas Manngià prima dell'avvento di Hitler al potere e piùtardi in tutti i discorsi pronunciati come emigrato antinazistaha mostratoquanto l'irrazionalismo del pensiero tedesco abbia contribuito alla nascita delmostro nazionalsocialista. Nel suo Appello alla ragionechepronunciato nel1930 a Berlino nella Beethovensaalscatenò le ire degli ascoltatorifilonazistidopo aver parlato della celebrazione della "tenebrapsichica"dell'elemento "materno-ipoginico [...] passato nelneonazionalismo dei nostri giorni"Mann si preoccupa per "il suocarattere sfrenatoper il suo culto orgiastico della naturaper la suaradicale avversione all'umanitàper il suo ebbro dinamismo. Ma se si pensa checosa è costato all'umanitànella storia della religioneelevarsi dal cultodella naturada uno gnosticismo barbaramente raffinato e dalla sensualisticascostumatezza religiosa del culto di Moloc-Baal-Astartead un culto piùspiritualeci si meraviglia della leggerezza con cui oggi si rinnegano talisuperamenti e liberazioni [...]. Forse vi sembrerà ardito mettere in relazioneil nazionalismo radicale di oggi con simili idee di una filosofiaromanticizzantee tuttavia questa relazione esiste e dev'essere riconosciuta dachi tiene a comprendere e penetrare il nesso delle cose. [...] Alimentato dunqueda tali correnti spirituali e pseudospiritualiil movimento che attualmente siriassume nel nome di nazionalsocialismo e che ha dimostrato un così fortepotere di reclutamentosi mescola con l'immensa ondata di barbarie eccentrica edi volgarità primitivaplebeamente democratica che si abbatte sul mondo. [...]Tutto sembra possibile oggitutto sembra lecito. "In Soffrendo per laGermaniaquesto tema diventa ossessionante. Egli parla della "ragione[che] predica l'irrazionale"dello "spirito [che] esalta lacosiddetta anima"e della "letteratura [che esalta] il sangue"della Germania infine dice: "Essa non teme il caosanzi lo ama. Si sa cheil caos è un tema romantico per eccellenza". In Attenzione Europa!ThomasMann insiste sullo "storpiamento popolare di grandi e degne intuizionieuropee". L'esperienza dionisiaca annunciata da queste parole si ritrovadegradatanell'ebbrezza collettivistica[...] che prova il giovane a marciarein massa [...]. Questa gioventù ama il fatto per se stesso di perdersi nellamassasottraendosi ad ogni serietà di vita personalesenza preoccuparsi moltodelle mete della marcia. [...] L'ebbrezza della massache libera dall'Io e dalsuo pesoè scopo a se stessa; le ideologie che vi si colleganocome"Stato""socialismo""grandezza della patria"sono più o meno subordinatesecondarie e in realtà superflue: lo scopo a cuisi mira è l'ebbrezzala liberazione dall'Iodal pensieroo più esattamentela liberazione dalla moralità e dalla razionalità in genere; anche dalla pauranaturalmente."

Secondo la Chasseguet-Smirgelsi tratta di fondersi con lamadre (sbarazzarsi dell'"Io" nell'ebbrezza) distruggendo tutti irappresentanti del padre (la ragione e la legge).

"Certamente l'argine che oppone la Legge e la Ragionealle forze materne ctonie (i piccoli ruscelli edipici "invece del mareaperto intravisto"direbbero gli autori dell'Anti-Edipo) frena ladismisurala hybris dell'uomo recalcitrante. Non è forse questa una delleragioni dell'odio per l'ebreoche ha dato al mondo un Dio paternoun Dio unicovenerato senza riserve? Perch‚ se il mito di Faust è profondamente tedesconon per questo è meno universale: ben pochi uomini si rassegnano a non potertoccare le stelle. Si tratta anchesenza dubbiodi una delle ragioni dellaresistenza alla psicoanalisi freudianache Thomas Mannin Freud e il futurodel 1936poneva sotto il segno della misura."

 

2. Certamente la forma storica della perversioneindividualee collettivaimplica l'intrecciarsi delle pulsioni che la strutturano con leistituzioni del dominio e del potere che sono proprie del modo di produrrecapitalisticoma questa commistione non può significare la rinunziaall'analisi di ciò che sta "prima" e di ciò che sta"dopo".

È sorprendente che la cultura di sinistra abbia quasi sempretrascurato l'approccio psicoanaliticosebbene già durante la tragedia nazistaun grande psicoanalistaWilhelm Reichavvertiva gli stessi dirigenti deipartiti di sinistra del pericolo di non capire che alcuni processi sviluppatisinella Germania degli anni '30 non erano riconducibili all'analisi classica e alparadigma marxiano del modo di produzione.

Alcuni passi di Wilhelm Reichin Psicologia di massa delfascismomi sembrano di estrema attualitàanche se formulati nell'analisi delfascismo storico degli anni '20/'30 (e con un modello interpretativo molto piùschematico e rigido di quello della Chasseguet-Smirgel):

"La ribellione fascista nasce sempre laddove un'emozionerivoluzionaria viene trasformata in pura illusione per paura dellaverità."

"Il fascismo non è un movimento reazionarioma unamalgama fra emozioni ribelli e idee sociali reazionarie."

"La mentalità fascista è la mentalità dell'uomo dellastrada "mediocre"smanioso di sottomettersi a un'autorità e allostesso tempo ribelle."

"Il fascista è il sergente del gigantesco esercitodella nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata."

E il sergentecom'è notoè emblematicamente la figura dicolui che adora il Capomentre è arrogante e prevaricatore verso coloro chesono sottomessi al suo comando. Il "sergente" rappresentaquell'insieme di frustrazionidi desiderio di onnipotenza e di perversionisadiche che spesso si annidano nelle strutture caratteriali dell'uomo"apparentemente" normale.

Il nazismo ha radici in uno stato d'animo che origina sempredall'aprirsi di un'incolmabile divaricazione fra aspettative crescenti eesperienza; da un accumulo di frustrazioni e da un bisogno urgente dicompensazioni fantastiche e di liberazioni illusorie; da un mix di ribellioneall'esistente e di paura di smarrimento che spinge a sottomettersi a un capounmix di critica al grande capitale organizzato dei monopoli e di sottomissione alpotere paternalistico del "padrone" della "fabbrica".

Sotto questo profilo non si tratta n‚ di una malattiaoccasionalen‚ di un fenomeno di arretratezza culturale ed economican‚ diun episodio isolato e contingenten‚ dell'ascesa al potere di una cricca dicapitalisti (anche se poi si dà un uso capitalistico del "fascismo")n‚ soltanto di una forma specifica della riorganizzazione internazionale delcapitalismo (sul collegamento fra politica economica fascista e ciclo economicodel capitalismo internazionale è centrata gran parte della storiografia disinistra sugli anni '20/'30)ma di una componente strutturale della modernitàche si ripropone in ogni fase in cui si acuisce lo scarto fra esistenza eimmaginazionefra aspettative e esperienza. Le sue vittorie e le sue sconfittevanno ricercate all'interno delle dinamiche dell'immaginario moderno che mentrestimola l'illimitato desiderio di possesso poi affida all'economia capitalisticae al mercato monetario le modalità di soddisfazione di tutti i bisogni. Comescrive Zygmunt Baumanin La decadenza degli intellettuali:

"L'identificazione della soddisfazione dei bisogni umanicon il consumo privato comporta anche la conseguenza che quei bisogni che nonpossono essere incanalati nel consumo privato devono essere lasciati incoltivatio repressi. Una manifestazione di questa conseguenza è la regola di Galbraithdi "opulenza privatasquallore pubblico": i bisogni "noncommerciabili" (o non redimibili attraverso il mercato) non sono presi inconsiderazionee la soddisfazione di bisogni non ancora privatizzati (o ancorafuori della portata del potere di acquisto di gran parte della popolazione)resta indietro rispetto alla soddisfazione immediata e ancor più raffinata diquei desideri privati che sono legati a beni di consumo privati. Lo stato diabbandono del consumo pubblico (cioè l'inadeguatezza delle misure diprevenzione dell'inquinamentol'insufficienza dei servizi medici per lemalattie più comuniil declino dei trasporti pubblicil'indigenzadell'edilizia e dell'istruzione pubblicaecc.) può essere compensato solodall'acquisto di esenzioni individualiche rafforzano ulteriormentel'identificazione della soddisfazione dei bisogni con il consumo privatoconfermando in tal modo la validità della regola di Galbraith."

Il liberalismo economicoinfattinon è tanto o solo uncriterio di gestione dell'economiama piuttosto un modo di viverel'accettazione che l'uomo è soltanto soggetto di bisogni economiciche lasocietà è una mera organizzazione per soddisfare questi bisogni e chel'obiettivo di tutti è la massificazione della soddisfazione dei bisogni insenso meramente quantitativo.

Questo nucleo che struttura l'immaginario sociale èsopravvissuto alla crisi del compromesso fra Stato e economiae oggi dilaganell'economia mondialesradicando le culture nazionali e distruggendo ogniidentità sociale.

Il problema che si pone èdunquedi analizzare i processisociali di questo decennio e di analizzare le risposte che oggi vengono date.

Tre mi sembrano i fattori psico-sociali che hanno svolto unruolo in profondità nella destrutturazione dell'identità sociale e individualedi larghi strati della popolazioneall'insegna della nuova mitologiadell'individualismo di massa del consumo opulento e del successo aggressivo earrogante.

Anzituttola perdita di ruolo e di significato sociale delleclassi medie soffocate dalle oligarchie politiche e economiche e additate spessocome forze di resistenza all'innovazione tecnologica e persino come sacche diparassitismo.

In secondo luogola crisi d'identità della classe operaiache mentre viene indicata come una specie in via di estinzionedall'altro vienesospinta a identificarsi con altri settori della società e ad abbandonare ivecchi modi e stili di vita e le vecchie strutture della solidarietà di classe.

La decomposizione piccolo borghese della mentalità operaiaè uno dei temi costanti della riflessione di questo secolo.

Ancora una volta cito Reich:

"Se si lascia da parte la burocratizzazione delmovimento operaioche è essa stessa un sintomo patologicoci si pone ladomanda perchè il conservatorismo della socialdemocrazia e del tradeunionismonei paesi occidentali abbia così profonde radici. Dal punto di vistapsicologico di massa la socialdemocrazia è basata sulle strutture conservatricidei suoi seguaci. Come nel fascismoanche qui il problema non sta tanto nellapolitica della direzione del partitoma nella base psicologica di massa dellaclasse operaia."

Queste analisi di Reich non sono affatto la versionepsicologica del social-fascismo della Terza internazionalemaun'interpretazione in termini non economicistici dei sommovimenti dellapsicologia delle masse.

Lo sradicamento e la delusione delle masse indotte daicontinui processi di rivolgimento del processo produttivo e dalla composizionedemografica determinano una sorta di nevrosi permanente che impediscel'adattamento e l'integrazione sociale dell'individuo. L'abisso fra lemiserevoli condizioni della vita quotidiana e l'illimitatezza dei desideril'instabilità dei ruoli socialila mancanza di "riconoscimento" e ilbisogno di "sicurezza" tendono a spostare la ricerca dell'identitàindividuale e collettiva sul terreno delle proiezioni fantastiche nel"passato" o nel "futuro" fuori dal mondo dei rapporti reali:al posto di una elaborazione consapevole del rapporto "affettivo" fragli individui e fra individui e gruppo subentra una sorta di fusione mistica conla "comunità delle origini" (principio del sanguedella patriadella famigliaecc.) o con la "comunità del futuro" (visione del"progresso" e della assoluta liberazione da ogni vincolonaturale-materiale).

Come ha scritto Davide Lopezin La psicanalisi dellapersona:

"nella paura della religione e del fascismodellabarbarie e della folliala cultura dominante teme il preconscio e contro diesso costruisce difesedighe su dighe e sbarramenti di protezione [einparticolare] cerca di reprimere e rimuovere il mondo delle emozioni e degliaffetti edificandocon gli ingredienti del razionalismo intellettualisticoilconformismo della società per bene. Per questo la società moderna e la suacultura sono sempre esposte all'irruzione del "vitalismo esaltatogoliardicoepilettico in collusioneanzi al servizio di uno spiritualismomisticovolgaremoralistico" che ha assunto storicamente la forma delfascismo degli anni '20/'30ma che si può ripresentare nelle forme piùdisparate e persino sotto le vesti dell'apparente rispetto della"legalità"."

Il terzo fattore è costituito dalla spaventosa crisi diprospettiva per il futuro che ha colpito le nuove generazioni: anche qui in uncontesto che mentre accentua ed esalta le fantasie del successo e del possessodi oggetti simbolicidall'altro mortifica ogni aspirazione alla creativitàpersonale e all'identità di ruolo.

È in questo contestoche matura allo stesso tempo larivolta contro il sistema dei partiticontro la corruzione e il clientelismocontro l'intreccio maligno di affari e ceto politicol'attesa di un"cambiamento radicale" e di una giustizia anche sommaria nei confrontidel vecchio ceto ealla finela disponibilità a seguire passivamente chiunquesi presenti come capace di produrre un "evento miracoloso" e direalizzare le condizioni per una riacquisizione di ruolo sociale e di identitàindividuale e di ceto.

Ed è su questo stesso terreno che si produce il mix diliberismo economico e di mitologie nazionalistiche e razziste e che si vengonostrutturando gli ingredienti di ogni modernismo reazionario:

a)l'identificazione con un Capo-Salvatore e la fantasia di unevento miracoloso che instauri un mondo totalmente nuovo;

b)la delega ad altri del proprio potere di scelta di frontealle alternative della "realtà" e la spinta verso formemistico-plebiscitarie di espressione della volontà popolare;

c)la restaurazione di mitologie etnichelocaliste onazionaliste e di modelli sociali autoritari e maschilistiein particolarela miscela di ribellismo e novismo e di cultura razzista e familista (una sortadi misticismo biologico che sostiene la riformulazione reazionaria del rapportofra il bisogno di cambiamento e il bisogno di identità/riconoscimento);

d)in questi terminianche le forme politico-istituzionali siriclassificano secondo un modello di liberismo nazionalista/localista aggressivoe competitivo che corrisponde all'estrema personalizzazione del potere e alladestrutturazione degli istituti della democrazia partecipativada un latoealla esaltazione della "singolarizzazione" della vita sociale e alladiffusione di stili di vita omologhi alla cultura mass-mediale di stampoamericanodall'altro.

Si riproponesia pure in contesto mondiale economicosociale e politico profondamente mutatola crisi del "liberismo" edei suoi nessi fondativi: a)riduzione della vita sociale a vita economica;b)scissione fra la massa/moltitudine bambinapermanentemente in balìa deibisognidei desideri e delle emozioni irrazionalie le elites di governo cheesprimono capacità di controllo razionale e assoluta padronanza dei saperinecessari al governo del mondo.

La neutralizzazione della politicità delle masse popolari ela loro riduzione a individui che esprimono solo bisogni economici è l'altrafaccia della repressione di ogni elaborazione collettiva delle passioni e diogni possibilità di discorso pubblico che stimoli l'autogoverno sociale el'autodeterminazione individuale. Non è un caso che il liberismo economico èspesso associato a un modello educativo altamente autoritariobasato sul"conformismo delle buone maniere".

È proprio lo scarto fra questo modello educativo e lestraordinarie trasformazioni della tecnica di produzione che destruttura ognistabilità delle forme di vitaa dar corpone-gli anni '20/'30al misticismofascista che riesce a unificare il trionfo della tecnocrazia degli ingegneri el'anima d'acciaio del popolol'efficienza capitalistica e le forze originariedello spirito del popolo. Questa miscela non è occasionalen‚ riconducibilea mera arretratezza; al contrario è un intreccio di elementi economici e dipsicologia socialedi realtà e di mitologia che si riforma continuamenteanche se in varie formenel percorso della modernità. Èperciòinadeguataogni interpretazione classista e economicistica del fascismo e dello spostamentoa destra di grandi masse popolarie la riduzione del fascismo e della destra ameri interessi economici di settori capitalistici che puntano esclusivamente suun maggiore sfruttamento del lavoro operaio.

Il nazi-fascismo èpiuttostolo sbocco di un'incapacitàdi canalizzare il conflitto emotivointerno alla psicologia dell'uomo mediofra l'aspirazione a un cambiamento radicale delle proprie misere (non solo insenso economico) condizioni di vita e la tendenza alla dipendenza e ladisponibilità alla seduzione di fantasie demiurgiche. Un'incapacità cheriguarda tanto la sinistra economicista/redistributivaquanto il pensieroliberale nella versione del razionalismo assoluto.

Al di là di ogni semplificazione e di ogni improbabileritorno di forme storiche già sperimentateinfatticiò che interessa quisottolineare è l'immanenza del rischio di "identificazionitotalizzanti" con figure demiurgiche alla struttura dell'immaginariomodernoche oscilla fra la fantasia onnipotente e la frustrazione e l'impotenzaassoluta. Questo rischio si acuisce fino a precipitare in quella che è statachiamata la "rivoluzione conservatrice" ogni qual volta vengono messiin crisi gli equilibri precari della società moderna e in particolare quella"rappresentazione" dell'"economia dello sviluppo cumulativo"cheattraverso il compromesso fra Stato e mercatotende a canalizzare leaspirazioni e i bisogni sul terreno economicistico del "benessere" edell'accesso alla "società opulenta".

Recentementeda un altro versanteLouis Dumont haevidenziato il rapporto fra l'individualismo estremo e il razzismo/nazionalismoe ha mostrato in modo convincente come dall'individualismo e dal soggettivismoassoluto si possa trapassare nella mitologia del "Capo" e come sipossono "snidare" sia l'individualismo fantomatico dell'uomo privo dilegami socialisia l'olismo mistificato che ipostatizza il bisogno di"comunità" nell'idea assoluta di StatoNazioneRazza.

Cito per brevità quanto scrive anche Dumontin Saggisull'individualismoa proposito dell'ideologia tedesca e del nazismo:

"Il concetto centrale è duplice: lotta di tutti controtutti come verità ultima della vita umana e dominio dell'uno sull'altro comecaratteristica dell'ordine naturale delle coseo piuttosto delle società. Dalmomento che l'ugualitarismo (che va contro tale "ordine" presuppostocome naturale) viene presentato come un'arma ebraica di distruzionesi potrebbecredere - e lo si è molto spesso credutoa quanto pare - di non trovarci piùdentro all'universo individualistico moderno; ma è soltanto un'apparenza. Nonsolo troviamo elementi individualistici ed elementi ugualitaristiciincontestabili nella concezione del mondo di Adolf Hitlerma soprattutto ilfatto che l'idea di dominazione si basi solo su se stessasenza altrofondamento ideologico che l'affermazione che così vuole la "natura"altro non è che il risultato della distruzione della gerarchia dei valoridella distruzione dei fini umanida parte dell'individualismo ugualitario. Nonvi è più alcun tentativo di giustificare la subordinazione quale la siincontra necessariamente in ogni società - e generalmente ammessa dalla maggiorparte dei Tedeschi -salvo il fatto bruto del predominio degli uni sugli altri.L'accento posto con enfasi sulla lotta per la vita (e per il dominio) è laprecisa espressione della valorizzazione dell'individualismo e della negazioneindividualistica delle credenze collettive."

In realtànon è lo scontro fra l'ideologia liberale e ilpopulismoalimentato da destra e da sinistra a caratterizzare questo secolomala divaricazione crescente fra aspettative e esperienze alimentatadall'immaginario dell'individualismo capitalisticol'effetto di sradicamento edi isolamento prodotto dalle trasformazioni epocali dei modi di produrre econsumareil conflitto tra le classi e lo scontro degli interessipolitico-sociali e politico-economici anche all'interno delle borghesie deidiversi stati nazionaliche rappresenta sul terreno economico-socialel'incarnazione dell'immaginario capitalistico.

Ed è appunto lo scarto fra aspettative e esperienze checaratterizza specialmente le condizioni socio-economiche e psico-sociali dellapiccola borghesia e dei ceti operai a rendere sempre più precari le identitàsociali e i ruoli corrispondentispingendo allo stesso tempo verso forme dirifiuto dell'esistente e di ricerca mitologica delle radici etniche e nazionalisu cui ricollocare la "propria immagine di sè". Come scrive ancora W.Reichnella struttura individuale di massa il legame sociale del piccoloborghese coincide sempre più con quello familiare e etnico.

Per approfondire queste tematiche rinvio infine a un miobreve e recente saggioPolitica e passionie alla sua bibliografia.

Ho ecceduto in richiami per fornire ai lettori alcuneindicazioni sui percorsi di approfondimento che possono consentirea mioavvisodi andare più a fondo nell'individuazione del nucleo irrazionale delle"idee" che sono alla base del nazismo.

Il lavoro di Coglitore è un buon punto di partenza.

 

Pietro Barcellona

 

 

 

1. L'identità assente

 

 

 

 

 

 

Gli anni novanta sembrano aver aperto nuovi ed inaspettatispazi per la politica. Nel 1989 la Germania veniva scossa dai tonfi di un muroche si sbriciolava e appena pochi mesi più tardi qualcuno già affermava ladefinitiva scomparsa delle ideologiel'avvento di una stagione del politicocompletamente inaspettata e rivolta verso imprecisabili cambiamenti. In realtàÈ il sistema di riferimento culturale e sociale dell'Occidente post-industrialeche volge definitivamente al tramonto.

Questa sensazione di profondo disagio che circonda ormai ilnostro quotidiano e lo sfuma in qualcosa di imprecisatoquasi di angosciosociaccompagna verso una fine secolo che È anche chiusura di millennio.

Nei continui riassestamenti geo-politici di topografie localied internazionali si manifesta il disagio di un tempo marcato dagli scontriviolenti delle etniedall'opposizione crudele alle diversità negate. Anche lacompostezza cinquantennale delle cosiddette democrazie europee vacillamentretutt'intorno nuovi assetti nazionali minacciano la struttura stessa di sistemidi potere che si credevano inossidabili.

Una delle prime serrature forzate È stata la rigiditàassunta storicamente nella contrapposizione tra destra e sinistra. L'interopanorama politico italiano lo dimostra ampiamente. Tuttavia non bisognalasciarsi ingannare dall'appello a bandire l'opposizione politica tradizionalese non si vuole correre il rischio di perderedefinitivamente e tragicamentequel poco di memoria storicaindividuale e collettiva che ci resta. Memoria checi ha perlomeno tenuti distanti in tutti questi anni da uno scivolamentoirreversibile verso opzioni ideologiche autoritarie.

In questo capitolo prenderemo in esame le posizioni espresseda quella che È stata definita "Nuova destra" per verificare se equantocome sostengono alcunile teorie di questo gruppo di intellettualimolto attivi in Italia e Francia hanno realmente influenza su un'area politicachelo si voglia o menoha abbracciato soluzioni estreme nel proprio approccioalla realtà sociale presente.

Come ha scritto recentemente Piero Ignaziautore di unaserie di studi sull'estrema destra italiana ed europeal'ultima trasformazionedell'ex Movimento Sociale Italiano manifesta più il tentativo di riciclarevecchi apparati di partito che quello di dar corso ad una reale svolta politicainterna. Alleanza Nazionale cerca la propria collocazione nel mutato panoramapolitico italiano con una "tensione" necessariamente diversa da quelladi appena qualche anno fa. Si pone oggiper la destraun problema digovernabilità immediato che l'alleanza con il Polo di Berlusconi ha fattodiventare questione più che mai decisiva.

La sintesi storica ed ideologica che il MSI rappresenta mettein gioco tutta una serie di valenze teorichema anche immediatamente pratichesu cui bisogna soffermarsi. In aggiunta a ciòquando andiamo a gettare unosguardo sulla situazione delle destra in Europae soprattutto dell'estremadestraci troviamo a fare i conti con una prassi politicapura e sempliceteoria dell'azioneche non può non destare preoccupazione.

Osserviamo gli aspetti più specifici di certa intellighenzianostrana orientata esplicitamente a destra. Il lavoro di Marco Tarchi e del suogruppo definisce bene questo complesso atteggiamento politico che ha dellericadute immediate anche nell'ambito di una teoria sociale.

In un articolo pubblicato qualche anno fa su Democrazia edirittoprestigioso contenitore di studi politici istituzionaliTarchi simisura con i concetti di destra e sinistra per cercare di definirne l'essenzase pure essa esiste. La mancanza di validi strumenti sociologici ÈsecondoTarchiuno degli ostacoli principali alla realizzazione di una tassonomia (unaclassificazione). Fin dall'Ottocentoegli osservaÈ stato difficileindividuare una terza via che superasse l'obsolescenza di due ideologie giàdestinate ad una fine prematura. È dunque urgente una ridiscussione teorica delsignificato e dell'utilità dei concetti in questione.

Tuttavia l'inapplicabilità della deideologicizzazioneradicale della vita pubblica è evidente. La realtà implica comunque unavisione "ideologica" che scaturisce dal diverso e moltepliceatteggiamento degli uomini dinanzi a questo o quell'evento enelle societàcomplesse come le nostrel'ideologia svolge per molti una funzionesignificativa nella dinamica politica.

Il vero problema resta quello di verificare se destra esinistra risultino ancora termini utili ad una classificazione di comportamenti;se i due concetti valgano ancora come criteri distintivi di approcci antiteticialla realtào servano a cogliere la globalità dei comportamenti politiciesistenti nella società moderna.

Tarchi propone una rilettura storica dei principaliatteggiamenti analitici delle scuole di pensiero che si sono occupate di destrae sinistra. I due termini sembrano non offrire alcuna possibilità diinserimento in specificità realmente circoscrivibili ed appaiono troppo legatia singoli contesti per poter sperare in una definizione esaustiva. Sitratterebbepiuttostodi sintesi di atteggiamenti.

In questa prospettivaprosegue Tarchi riprendendo gli studidi Giovanni Sartoridiventa possibile una teoria dei comportamenti politicifondati su identificazioni dipendenti da atteggiamenti di fondo dellapersonalità che si traducono in scelte derivanti da percezioni di posizione. Ledimensioni destra-sinistrasecondo l'approccio "convenzionalista" diSartorisono immagini spazialicontenitori vuoti sprovvisti di"ancoraggio semantico" che si possono riempire di contenuti inqualsiasi momento. La loro flessibilità dipende proprio dalla capacità dipotersi associare a istanzea contenuti che conferiscono loro un senso. Questomodello interpretativo appare come il più dinamico per decrittare quellatrasgressione delle appartenenze prodotta dal processo di modernizzazione che hainteressato il continente europeo nel XX secolo. Lo smarrimento dell'identitàpolitica si verifica nel momento in cui la collocazione spaziale non È piùsufficiente a riempire quel contenitore in assenza di associazioni mentaliconvincenti. La modernizzazione ha generato crisi strutturali profonde che hannofatto dell'incertezza una ragione d'essere.

La stessa dimensione orizzontale dell'elezione popolare deigovernanticontrapposta alla verticalità del potere sovranoha sconvoltol'asse della legittimità politica facendolo ruotare.

La nostra epocaconclude Tarchiepoca delle convenzioni edella reversibilitàvede crescere la convinzione che i cruciali antagonismidell'avvenire nasceranno dal confronto delle speranze ed esperienze di destra esinistra insieme. Si può dire che "Nuova Destra e Nuova Sinistra appaionomeno distanti fra loro di quanto ciascuna di esse lo sia rispetto alle propriematrici storico-ideali."

Nella prospettiva assunta da Tarchi appare evidente ilricorso all'espediente sociologico per rinnovare la visione di una societàdestinata ad una "opzione tragica"che produce l'annullamento dellarealtà culturale presente. Lo stesso Massimo Cacciari in Geo-filosofiadell'Europa ritrova nell'opzione tragica l'evento liberatorio per un sistema divalori destinati fin dall'origine alla sublimazione. Orase È vero che lacultura occidentale moderna È per certi versi al capolinease È vero che laridondanza semantica delle ultime filosofie rimanda ad un vuoto angoscioso disostanzaad una sottrazione di senso che tracima nella violenzaquesta ultimainevitabile trasformazione È il risultato di un'operazione intellettualeoltrech‚ prosaicamente materialevale a dire drammaticamente legata a flussidi mercato che hanno a che fare con le forme dell'economia del capitalepromossa almeno dieci anni fain tempi meno sospettida quanti avevanoabbandonato precipitosamente posizioni politicheassociazioni mentalichesembravano rappresentare la soluzione definitiva ai problemi della storia.

Anche Tarchipoco prima della fuoriuscita dal MovimentoSocialecondivideva l'assetto che il partito di Almirante aveva stabilito percontinuare la sua battaglia contro l'establishment allora al potere. Se Ècertamente incontestabile che si possa comunque cambiare ideaquello cherisulta di più difficile comprensione È come l'annuncio di una sconfitta sitrasformi a distanza ragionevole di tempo in una nuova teorizzazione su quellastessa sconfitta.

Data per acquisita la scomparsa della linea di mezzo cheseparava destra da sinistraresta l'evidenza di una realtà priva di valori incui l'identità negata a ciascuno rinnova la chiamata alla comunità mondialead una diversa forma di convivenza civile e all'assunzione di un diverso destinocollettivo.

Uno sguardo alla produzione teorica della Nuova destranostrana e al continuo richiamo all'indifferenziazione delle posizioni puòessere utile per tentare di definire i contorni di un'area politica che nonpossiamo assolutamente trascurare.

La rivista Diorama letterario È promotrice da alcuni anni didibattiti serrati sulla cultura italiana e straniera. Unitamente a Trasgressioni(entrambe sono dirette dallo stesso Tarchi)Diorama viene pubblicata concadenza quasi sempre mensile a Firenze ed È uno specchio fedele di questaproduzione teorica.

Tarchi aveva già avuto occasione nell'articolo apparso suDemocrazia e dirittodi dare una sintetica definizione di Nuova destra come"...'famiglia di pensiero' nata in Francia verso la fine degli annisessanta dalle riflessioni di Alain de Benoist (animatore delle riviste Nouvelle‚coleEl‚mentsKrisis) e rappresentata in Italia da pubblicazioni comeTrasgressioni e Diorama letterario."

Nel numero di Gennaio 1995oltre a Tarchi scrive su Dioramaanche lo stesso de Benoist. Il circuito internazionale colto e raffinato scambiavolentieri contributi tra i suoi appartenentia sottolineare una comunione diintenti anche con chied È il caso di de Benoistha fatto del revisionismostorico un'opzione culturale fondamentale. Esterni alla destra storicadallaquale si separano intorno al 1980gli ex giovani quadri del MSI ispirati dallaNouvelle droite francese iniziano a diffondere le idee d'oltralpe all'internodel partito e in breve si scontrano con l'ostilità della dirigenza. Lo scopodella ricerca avviata da Tarchi e compagni di viaggio È di uscire dal tunneldel fascismo e di trovare una collocazione politica e ideologica che prescindacompletamente dall'originario ambito di formazione.

Recisi di netto i legami col partitoi transfughi missiniaffrontano con il massimo impegno la complessità del mondo politico italiano edinternazionale mirando alla riscrittura di una teoria del sociale più che diuna prassi politica.

Il contesto generalealmeno da ciò che si può desumeredagli scritti di Tarchiresta l'Europasuolo tormentato da lacerazioni econflitti destinati ad un futuro incerto quanto pericoloso. L'analisi storicadel dopoguerra proposta da Tarchi È condivisibile nei tratti generali; laposizione anti-americana emerge in tutta la sua forza mentre qualche notacritica mossa nei confronti del PCI e della sua arrendevolezza dettata dallaricerca del compromesso non può che trovar concordi. Con questo"cipiglio" il sociologo toscano si è presentato ad un convegnointernazionale da cui la rivista Eléments ha poi tratto il dossier sulla Nuovadestra italiana. Tuttaviaper quanto correttala ricostruzione storica diTarchi non aggiunge nè toglie nulla ad un'analisi quasi giornalistica e scevradi notazioni critiche nella prima parte.

Le stroncature nei confronti dell'MSI sono sonore. IlMovimento Socialesecondo Tarchiè erede dell'esperienza fascista edifficilmente potrà uscire da questa connotazione ideologicamente forte. Ilpartito che fu di Almirante non comprende che i tempi sono ormai mutati el'ideologia di allora si scontra con una situazione politica e socialeradicalmente diversa sotto ogni punto di vista. Il fascismo appare dunqueincomprensibile come posizione teorica della modernità.

Tarchi critica senza risparmio l'edonismol'individualismoil consumismo e l'utilitarismo incarnati da Berlusconi e dal Polo dellelibertà. Il rischio È che la telecrazia conquisti ogni spazio residualealternativo o comunque oppositivo. La frantumazione e la polverizzazione dellesoggettività sta diventando un fenomeno irreversibile e l'appiattimento didestra e sinistra sulla monocultura occidentalista segna la scomparsa definitivadella identità nazionale. Un'identità secolarmente negata dal gioco terribiledei poteri che si sono avvicendati al governo del paese. Ed è proprio ilconcetto di identitàdi comunità nazionale o sovranazionale a lasciareperplessi. Che governabilità sarebbe garantita da una comunità nazionaleespressione di oscuri principi di ordine sociale? E soprattutto chi forma questacomunità? Per "comunità nazionale" possiamo intendere l'insieme deicittadini che occupano un dato territorio in un dato periodo o cos'altro?

La comunità nazionaleal di là della difficoltà insitanell'accezione stessa del termineè soggetta a rischi incalcolabili dal puntodi vista della definizione degli ambiti che possono essere molto ristretti; sipensiper esempioalla generalità del riferimento giuridico. Essa mette ingioco una serie di relazioni successive che intersecano contemporaneamente pianidifferenziati nel tessuto di una società. Un generico richiamo all'identitàperduta da ricostituire non È sufficiente a dar conto di quella complessità dicui lo stesso Tarchi È acuto osservatore. Per cui dichiarare obsoleto ilbipolarismo destra/sinistra annulla anche altre differenzenon soltantoideologichema profondamente culturalicome l'antiautoritarismol'orizzontalità nei rapporti umanila solidarietàin quanto espressione delconvincimento che si può e si deve vivere in mezzo ad altri che sono diversi eche È bene siano diversi. Non c'è dubbio che l'ideologia siacome ha scrittolo storico francese Paul Veynela catenella con la quale tentiamo diricongiungere i fatti che non riusciamo a spiegarci e in mancanza di meglioindulgiamo volentieri a riferimenti metaconcettuali che non sono altro cheprelievi volontari nell'immondezzaio di bibbie buone per tutte le stagioni. Masarebbe un errore grossolano cadere nel tranello oppostovale a direqualificare come ideologico anche quello che sopravvive invece come patrimoniodi memoria di generazioni costrette a delle scelte radicaliad opzioniirrevocabili perchè ne andava della libertà.

L'ordine borghese attuale va rovesciatosecondo i teoricidella Nuova destraper sostituirvi lo Stato nazionale comunitario. Èl'occasione per stabilire la grande valenza rivoluzionaria di alcuni autoristoricamente legati a posizioni di intransigenza politica che mal si adattano adun cambiamento democratico oltre le ideologie. Da Evola a JungerDioramaripercorre volentieri i sentieri impervi del radicalismo di destrafino adelevare a virtuosi del richiamo all'individualismoin un certo senso guerrieroe anti-borgheseanche coloro che inneggiavano al Fuhrer e alle magnifiche sortidel Terzo Reich.

In questa singolare geopoliticala comunità degli uomini(le donne sembrano non avere diritti particolarise non in senso lato) che sisente nazione invade prepotente la via al cambiamento verso un pur lontanofuturo. Qualcun altrodall'altra parte del mondoci sta provando con una forzache ha una storia secolare: è lo stato-nazione dell'Islam che proclamal'avvento di una nuova era.

Dentro a questa prospettiva anche l'anti-imperialismosostenuto da de Benoist nel suo attacco diretto agli Stati Uniti comeprofanatori di popoli e cultureassume una valenza inaspettata. È la famosaterza via che allontana sia da Marx che dalla Coca Colaper richiamare unoslogan politicamente connotato di alcuni anni fa. E sia detto senza l'intenzionedi banalizzazione. Ma alla fine bisogna pur confrontarsi con delle posizionipolitiche di una qualche consistenza. Al di là di qualsiasi teoriaquindiilmodello di riferimento politico deve dare delle risposte coerenti all'analisi.

Il nodo resta la governabilità: È questa la crisidell'Occidente e non è nemmeno più sufficiente guardare all'Europa come terzavia perchè non si comprenderebbero gli esiti di una scelta di questo tipo. Nèsi può attenderecome si legge nell'ultimo Cacciaril'annullamento-rinascitadi un'entità che è quasi nazionel'Europa appuntosenza legittimamentedomandarsi che cosa sarà di noi in questo frattempo. A meno di non considerarsivittime "predestinate" di un inevitabile sacrificio sull'altare dellastoria. Quale sia l'ordine reale dei problemi che dovremo affrontare èevidente. L'assenza di politiche sociali sufficienti ad arginare l'inevitabileimmigrazione di massalo stravolgimento di valori e consuetudini alle quali cisiamo abituati nella nostra assoluta mancanza di comprensione del mondofavoriranno il caosl'ingovernabilità definitiva di intere regioniilproliferare di scontri locali violentissimi.

Non sarà naturalmente possibile risolvere problemi di unatale entità disquisendo sulla bipolarità destra/sinistra. Centrare invece lariflessione sui punti di torsione della spirale di potere che ha avviluppatol'Occidente può risultare un investimento più stimolante. Una fatica di Sisifoche coinvolge non soltanto il nostro modo di rapportarci ai fenomenima ancheil metodo stesso dell'analisi che È prodotto di determinate disposizioni disaperedi codici impressi in maniera indelebile nella nostra cultura.

La critica della modernitàper dirla con uno degliantiutilitaristi del MAUSS franceseSerge Latouchepassa senz'altro attraversol'anticapitalismol'antieconomicismoil ripensamento della società dellatecnicadentro ad una visione profondamente democratica della realtà. Il veroproblema resta infatti la questione dello sviluppoil punto chiave per unaridefinizione di destra e sinistra.

La perdita della cittadinanzariferimento giuridico e eticodi una intera cultura dello Stato e del governo di un territoriosegna lepausesempre più lunghedei vuoti di potere che si stanno generando un po'ovunque in Europa. Una perdita simbolicas'intendeper coloro che fino ad orasono riconosciuti come cittadini di un paese; una perdita drammaticamente realeper tutti quelli cheabbandonata la terra d'originecercano miglior fortunaaltrove. Oancoraperdita che È sottrazione violenta per quantiÈ il casodella Jugoslaviadevono rimettere in discussione un'identità nazionaledispersa nel crepitio delle mitragliatrici. È anche questo uno degli esitidell'occidentalizzazione del mondo eallo stesso tempodel fallimento dellestrategie totalitarie ad Est. Ma non sarà la "comunità nazionale" arisollevare le sorti della disgregazione dei confini e dell'esplosione dellelotte tra le razze. Piuttosto un ripensamento complessivo del proprio habitatmentaledella propria capacità di interagire con gli altridelle paure cheattanagliano chiunque sia poco disposto a cominciare a guardare prima di tuttose stesso.

In questo scenario di conflittisono infinite leopportunità che si presentano a chi intenda approfittare della situazione perriproporre logiche di dominioo di semplice sfruttamentopurchè redditizio.Tra questa umanità totalizzata e contemporaneamente atomizzata da illusioni dipotenza fatte rimbalzare sugli schermi della televisioneriusciremo ancora perpoco ad ascoltare gli echi profondi di un disagio che esploderàtravolgendo ilquotidiano e con esso quel mondo che ritenevamoper qualche stupida ragionesostanzialmente immutabile.

 

 

 

2. Il popolo delle scimmie

 

 

 

 

 

 

"[...] il popolo delle scimmieriempie la cronacanon crea storialascia traccia nelgiornalenon offre materiali per scrivere libri."

A. Gramsci

 

 

Genealogie

 

Se la destra storica sopravvive a se stessa e affila dicontinuo nuove armie le sue frange estreme sono sempre pronte a rinnovateaggressioniun'altra destraquella tecnocraticainvade il nostro incertoquotidiano e trasforma la vita in mercificazione assoluta dell'esistente. Quantoandiamo sperimentando ha un'origine relativamente vicinapurchècome sostieneMarco Revelli in un recente ed interessante volumesi sia disposti a praticarestoricamente la "media durata"risalire cioè a quegli anni chesembravano di ottima salute per la Sinistrail decennio '60-'70e cercarecapire se non stia proprio lì l'inizio di una decadenza inevitabile. Decadenzachequasi un trentennio più tardiavrebbe condotto alla perdita definitiva diun riferimento ideal-culturale che a destra non sembra per nulla smarritopiuttosto trasformato con grande abilità in una versione calibrata sulmutamento dei tempi.

Gli anni sessanta promettevano un rivolgimento storico esocialeche soltanto in parte riuscì ad imporsi nel tessuto connettivo di unpaese rigorosamente ancorato alla politica nazionale del vecchio PartitoComunista. Sorgevano spontaneamente movimenti in difesa di una società scossaper l'ennesima voltada forti spinte reazionarie e da un'economia di mercatopervasiva che sacrificava spazi di reddito che comunque potevano esseresottratti. Il PCIgià nel suo attivo processo di degrado internonon sepperispondere se non con la chiusura totale del dialogo. In tal modo esso sicondannò all'impossibilità di svecchiarsi e di assumere in sè tutto il pesodi un tessuto sociale già investito da un progetto articolato dipolverizzazione di ogni e qualsiasi resistenzacui si opposeroinsieme forseper la prima voltastudenti e operai di tutt'Italia. In sostanza si trattòdella mancata rinuncia da parte del PCI alla logica della spartizionepolitico-istituzionale. Solo il PDS di D'Alemaoggici è riuscitoparzialmentepagando il prezzo di enormi sacrifici in termini di ricostruzionepolitica degli stessi ambiti di riferimento socio-culturali del partito.

Negli anni settanta il consociativismo tradì definitivamenteogni cambiamento ipotizzato dal sistema dei partiti. A tutti gli effetti il PCIaccettòin nome del mutuo soccorsouna sanatoria politico-affaristica chelasciò impunita proprio quella parte occulta dello Stato attiva per più di unventennio: la lobby stragistaconnivente con l'estremismo nero che a manoarmata difese gli interessi del ceto politico dominante.

Il 1977 segnò il punto di svolta di quest'epoca delcompromesso a livello istituzionalequando la stessa magistraturain qualchemodo legata al PCItrasformò la sinistra extra-parlamentare in un temibilenemico. Ciò fu la causa della desertificazione di quella parte di società cheinvocava giustizia o quantomeno una presa di posizione radicale contro lostrapotere democristiano; quello stesso potere ancora oggi politicamente vivoche di lì a pococon il delitto Morolascerà nelle mani delle Brigate Rosseuno dei promotori della cosiddetta apertura a sinistra.

Il consociativismo fa irrompere in realtà la"politica" nel "politico"cancellando lo spaziofaticosamente conquistato da almeno due generazioni; spazio intrinsecamentesocialeliberato dal gioco sottile e pervasivo di un potere che è ovunque eche lentamente tracima nel decennio successivo: gli anni Ottantacaratterizzatida inarrestabile e parossistico consumismo e illegalità di stato diffusaegovernati dal corporativismo socialista-craxianoper mezzo del quale il Mercatospalanca le sue fauci onnivore.

Comincia l'erosione sorda di quei diritti civilifaticosamente conquistati in tanti anni di lotta. Si dissolvono le opposizionisociali costrette al silenzio del terrore fatto di processi e delazionidipersecuzioni selvagge e di annullamento scientifico di soggettività sottratteal mondo e rinchiuse in prigione; mentre ovunque la risposta tecnologica alconflitto che taglia ancora una volta in due la società dei garantiti da quelladei marginalisparge intorno semine di vento che qualche anno più tardiprodurranno la tempesta di Chernobyl. È soprattutto la tecnologia che preparal'avventooggi inesorabile realtàdella globalizzazione del mondo. Unoscenario da guerra fredda appare nel pieno cuore dell'Europa industriale chefatica a muoversi nel nuovo modello postfordista; "oltre la fabbrica"per uscire dalla fabbrica e riversarsi nella societàsino ad occuparne i piùsconosciuti recessi e lasciar dilagare la produzione immateriale e materialegovernate entrambe da quel principio di Impresa che è diventato inossidabilesostrato dell'ultima economia di mercato.

Con i 35 giorni della Fiatnel 1980ai cancelli diMirafiori moriva per sempre il soggetto operaio: il craxismo segnava unpassaggio di consegne inevitabile quanto letale per la successiva fase politicaitaliana. Fu la fase di "governo delle cose" in senso stretto eoccupazione incontenibile dello Stato per governarne apparati e funzioni: lapresa di potere sulla società poteva dirsi conclusa. Gli effetti furonodisastrosi (e non potremo nemmeno dire che non lo ricordiamo perchè èavvenimento di appena qualche anno addietro): l'appiattimento di ogni diversitàfu irreversibile. L'omologazionela cancellazione della solidarietàeccezionfatta per una sopravvivenza del tutto residuale di pochi irriducibiliprodussero la normalizzazione politica della società civilela riconciliazioneforzata con un passato ancora vivo nella memoria dei più anziani. Il tema dellariconciliazioneche culmina nel revisionismo storico celebrato da tuttal'intellettualità di destra europeasancisce già da quegli anni il richiamoimperioso alla società senza conflitti. Si cerca l'annullamento retroattivo diquel primogrande scontro fratricida che fu la guerra partigianainconciliabile frattura che separò definitivamente gli italiani e che oggi sitenta di colmare con un appellovanoa mettere da parte i rancori. In sostanzasi chiede di dimenticare il significato stesso di quell'opposizione: la lotta alfascismointeso non tanto come movimento politico ma come istituzione destinatanegli anni successivi a diventare parte consistente dello Stato democraticoprincipio invincibile di governabilità.

 

 

Tra destra storica e destra tecnocratica

 

È interessante notare come certe apparenti contraddizionidella storia disvelino il senso nascosto del cammino delle ideologie e del loroprofondo incistarsi nell'evoluzione di una geografia politica e sociale.

Se da un lato non abbiamo dimenticato gli anni della Bolognadel '77a tratti rievocata anche dalle cronache televisive e raccontata comel'inizio della fase declinante della lotta armatadall'altro è oggetto dirimozione anche la genealogia stessa della cosiddetta Nuova destra. Revellicitaa tale propositoil primo Campo Hobbit svoltosi a Montesarchio nellostesso 1977. Nel pieno ritorno di fiamma della contestazione di sinistraigiovani fascisti cominciano a ragionare sul loro futuroal di fuori diqualsiasi logica operaistache ancora poteva animare gli extra-parlamentari disinistrae nell'assoluta orizzontalità di intenti - estremaliberavolontaristica - che li accomunava ai loro oppositori politicidi lì a pococome si è vistodestinati ad essere seppelliti dalla ragion di Stato."[...] all'individualizzazione spintaalla solitudine che la crisi dellaconsolidata identità collettiva e la razionalizzazione sociale andavanoproducendo"la Nuova destra "contrapponeva il modello della comunità(quella tonnesiana di sangue e suoloimpasto di valori ereditari comunicatilungo la catena della tradizione e consolidati nel sottofondo naturaledell'etniadel mito e del simbolo)." Introdotti nel coro dellalegittimazione centralista dell'era craxiana da alcuni teoricidell'intellighenzia socialista e da certa parte della sinistra inguaribilmentesocialdemocraticagli elementi di spicco di questa eterodossia teorico-politica(Marco TarchiMarcello Veneziani per citare i nomi più famosi) abbracciaronofin da subito una posizione radicalmente antifascistadichiarando il loroallontanamento da tutto ciò che poteva rappresentare un legame col fascismostoricoche essi non riconoscevano alla radice della propria cultura e chesemmaiadditavano in formazioni politico-istituzionali come il MSI dal qualeprendevano rigorose distanze.

Vengono lanciate parole d'ordinein parte raccolte da tuttaun'anima misticheggiante della sinistra degli anni Ottanta ben disposta ad unripensamento ideologico e ad uno spostamento su posizioni più moderate; paroleche incitano al superamento della tradizionale contrapposizione destra/sinistrae della consueta dicotomia fascismo/antifascismo. Parole che favorisconol'intorpidimento del ricordola cancellazione di una memoria storicaradicalmente antitetica al nuovo mercantilismo del capitale globaleallamercificazione diffusaalla scomparsa di ogni alterità possibile.

Nonostante il tentativo di riassorbimento da parte delsocialismo nazionale di Craxiciò che della Nuova destra sopravvive lopossiamo ritrovaresecondo Revellipiù che in Alleanza Nazionale -contenitore plebiscitario di un neo-fascismo che alla fine raccoglie i fruttidella mediazione con il vecchio establishment al potere - probabilmente nellaLegaespressione di una parte del ceto medio settentrionale che ha vistoinesorabilmente minacciata la sua capacità di reddito e che si è spinta ad unprogressivo radicamento territoriale in opposizione allo Stato nazionaleultimaespressione tracotante del centralismo democratico. Concetti come comunitàetniadifferenzeidentità di culturatradizione si radicano nella pratica enel linguaggio quotidiani e delineano i contorni ancora confusi di una sorta dimillenarismo padano. Ne possiamoperòconstatare la temibile materialità ela profonda presa esercitata sulla popolazione di regioni con una produttivitàmolto alta. Gruppi organizzati che vogliono preservare ad ogni costo la propriaimmunità fiscale e non si accorgonoo preferiscono non accorgersichel'incitamento costante alla logica di mercatoqualsiasi esso sia purchè siaè l'unicareale rivendicazione che emerge dalle proteste federaliste.

"[...] Così l'esperienza della Nuova destra italianarimane più che un contenutoun sintomo della destra che verrà. Essa annuncialo spostamento repentino e difficilmente controllabile dell'asse portante dellapolitica italiana verso destra; l'irrompere del polo escluso nel vuoto lasciatodalla dissoluzione del grande centro e dalla crisi d'identità della sinistra.Ma poco anticipa del suo profilo reale. Della sua natura sociale. Del suo stessoprogetto politico. Che rimane infatti quello dell'eterna destra italianasempresospesa tra sovversivismo plebiscitario e conservatorismo autoritariotraretorica della rivolta e pratica della consociazione."

I limiti della destra italianaanche di quella che assunse itoni estremi della coagulazione fascista della prima ora e lasciò che ilmovimento si trasformasse presto in partito-Statosono stati ben enucleati daGramsci in un articoletto comparso su L'ordine Nuovo nel gennaio 1921. SecondoGramsciil fascismo è stato l'ultima rappresentazione fornita dalla borghesiaurbana nella vita politica nazionale. La piccola borghesia italianadel restoaveva già perso importanza nel campo della produzionee anche come ruolosociale sin dall'ultimo decennio del diciannovesimo secolo. Il grande capitalefinanziario e la grande industria la riducono al ruolo di classe politicaspecializzata in "cretinismo parlamentare". Svuotata della funzioneproduttivala piccola borghesia cerca di conservare una specificità che le ècostantemente negata: decide così di scendere in piazzasostituendo allaprotesta operaia la propria. Eccolo il "popolo delle scimmie" checerca il proprio affrancamento da una condizione di progressiva marginalitàimitando gli operai che manifestano per un salario più giusto ed un Parlamentomeno corrotto. L'invasione della piazza illude il popolo delle scimmie"[...] di aver realmente ucciso la lotta di classedi aver preso ladirezione della classe operaia e contadinadi aver sostituito l'ideasocialistaimmanente alle massecon uno strano e bislacco miscuglio ideologicodi imperialismo nazionalistadi vero rivoluzionarismodi sindacalismonazionale." In realtà l'azione apre la strada al fascismo: ultimatrasformazione di un ceto sociale in via d'estinzione che riprende vita nellapratica controrivoluzionaria. La piccola borghesia occupa la piazzain quantospazio politico da sottrarre agli operaiper rivendicare la propriaappartenenza ad un mondo fatto di violenze e soprusi. Dopo aver rovinato ilParlamentoconclude Gramscila piccola borghesia si appresta a distruggere loStato borghese sollevando contro il capitalismo nuovi strati della popolazione.

Per quanto fortemente connotata sul piano storicol'analisidi Gramsci rivela alcuni particolari interessanti su quello che possiamo ancorachiamare ceto medio. Si tratta dello stesso contenitore sociale che abbiamoindividuato nella Lega e che risente immediatamente delle grandi conversionistrutturali del Capitale. Questo "popolo delle scimmie" è compostonaturalmenteda molte specie e colori. Gli stessi conservatori del vecchioregime statalista democristiano si riuniscono a Pontida e applaudono alfederalismo separatista e radicale di Bossi. Se inoltre si pensa ai voti operaiper le liste della Leganel Veneto e in Lombardiasi comprende anche come lapiazza sia pronta a lanciarsi di nuovo su Romaper erigere barricate contro loStato accentratore. Per conversoaltre "scimmie"più inclini ad unaproposta di sinistra moderatama ugualmente appartenenti alla piccola borghesianostranaminacciata dalla capacità di reddito di un Berlusconi o di un Diniaristocrazia residuale del lavoroinvadono l'altra metà della piazza einvocano riforme democratiche difficilmente realizzabili.

La lettura che Gramsci propone del ceto medio - un tempopiccola borghesia in senso stretto e attualmente strato sociale allargato edisposto trasversalmente in ciò che resta della società dei consumi - ci èutile per comprendere un possibile spostamento di consenso verso un progettocertamente non democratico. Tuttavia il messaggio scissionista della Leganonassimilabile alla spinta reazionaria che pervase l'Italia pre-fascista perevidenti differenze di clima storico ed ambiente socio-culturalerimane ilsegno delle contraddizioni che avviluppano quel poco che resta della nostrademocrazia di fine secolo mentre altrove i fascisti "vecchi" siricompattano in un nuovo assetto partiticoflessibile ai cambiamenti cui èsoggetto l'intero panorama politico ed economico. La destra storica di casanostraespressione anch'essa di quel popolo di gramsciana memoriarisultastoricamente incapace di arrivare al governoe se ci arriva resiste pocointrappolata nel più ampio recipiente berlusconianoche non ne ha potuto farea meno ma di cui volentieri si sarebbe liberato. L'impedimento secolare ad untraguardo concreto di governabilità parlamentare - dunque dentro ad un modellocostituzionalestatuale - nasce probabilmente dalla accettazione di un ruolostorico che oscilla continuamente tra ordine e disordinealla ricerca a voltedisperata di soluzioni politiche forti e mai mediate da una riflessione sulproprio ruolo sociale. Le frange estreme del vecchio fascismo - MSI-FiammaTricolorediretto continuatore di un "passato che non passa" maieAlleanza Nazionaleil cui make up stenta a imporsi (una "nuovadestra" distinta da quella di Tarchi e compagnie presente sul territoriocon gruppi e gruppetti attivi e violentiper quanto arginatiad esempio ilMovimento politico di Boccacci) - non offrono al capitale finanziario dellemultinazionali e delle grandi concentrazioni affaristicheil cui potereabbraccia l'intero pianetagaranzie sufficienti per essere ammessi al governodi un territorio. Tuttavia è sempre possibile stabilire una qualche forma direciproco rimando tra destra e capitale. Storicamente le grandi fratture delsistema economico europeoe più tardi mondialesono state colmate dallaprovocazione di disordini sociali ricomposti perlopiù in ordini politicifortemente conservatori: "stabilizzare destabilizzando"una formulache tutti conoscono. Questo meccanismo costituisce quello che Revelli chiama"idealtipo" della crisi italiana e spiega come il fascismonell'accezione più ampia del termine"[...] appartenga socialmente alpatrimonio della destra italianasia un carattere strutturale di essainscritto nella stessa memoria collettiva della sua base sociale (ragion per cuiappare illusorio pensare o caldeggiare un qualche emendarsi della destra daesso)..." Queste osservazioni ci aiutano anche a comprendere la transizionedel sistema politico italiano attraverso l'ennesima crisi del ceto medioche sifrantuma al Nord negli etno-regionalismi leghisti e al Sud nel nazionalismo diFini e dei suoi seguaci.

Il "popolo delle scimmie"puntualetrabocca nellepiazze telematiche di Santoro e Costanzo a scandire gli slogan della propriasopravvivenza. Il sistema politico subisce una nuova contrazioneprovocataunpaio d'anni fada una serie di micidiali ordigniesplosi accanto a quellestesse piazzei quali sono stati messaggio decifrabile per chi poteva e dovevaascoltare. Ancora una volta il fantasma del disordine civileche si è volutochiamare Mafiasi agitava nelle acque della palude postfordistasegnando letappe di un rinnovamento vicino cheperlomeno per ciò che concerne il sistemaelettoraleha occupato i crinali impervi della politica nazionale. I risultatisono stati tutto sommato deludentise uno schieramento come Alleanza Nazionalene è uscito comunque rafforzato e dunque il neo-fascismo è stato riammesso nelcircuito della legalità istituzionale. Per l'ennesima voltaverrebbe da direriallacciandosi per un istante a quella memoria storica che ci riporta agliavvenimenti dell'immediato dopoguerraquando buona parte della vecchianomenclatura fascista scivolò nell'assetto di governo repubblicano.

In conclusioneci sono molti motivi per riaffermare unaposizione antifascista. Ma oltre gli angusti limiti delle paroleveglia lapratica. Dovremo lavorare alla ridefinizione di valori condivisi e "[...]di progetti collettivicapaci di sottrarre chi non ci sta alla solitudine eall'atomismo." Contro il pensiero unico e l'omologazione spietata deisoggetti socialiil governo delle alteritàdi ciò che si qualifica comealtro dalle estremizzazioni dell'ingranaggio capitalistadiventa progetto esfida per il futuro.

 

 

Dalla fabbrica diffusa alla fabbrica globale

 

In uno scenario così complesso si fa strada ineludibile ilbisogno di costruire nuovi modelli organizzativi del vivere collettivocategorie dell'agire politico e socialelinguaggi per avere accesso a quellezone inesplorate del potere da cui siamo tenuti distanti.

Ma il "nuovo che avanza" è principalmenteattivazione di procedure di comando che stanno tutte dalla parte della rinnovatapotenza del sistema economico di produzione. Il fordismo si è trasformatodapprima in maniera impercettibilepoi via via occupando ogni angolo di mercatopossibilefino a espropriare irreversibilmente anche la vital'ultima dellemerci - si pensi per esempio al commercio su scala industriale di organi umani-diventando mercato globale. Nel postfordismomodernità tardo-capitalistaè utile interrogarsi su come questo evento abbia trasformato le condizionistesse del conflitto sociale. Le soggettività antagoniste non sono piùriconoscibili nel partito operaio di massache pure nel vecchio modelloraccoglieva in s‚ le contraddizioni del fordismo e le faceva conflagrare nelsociale.

Nella fabbrica fordista tutto funzionava al ritmo sincronodella Macchina: i tempi produttivi non conoscevano sosteil meccanismo letaledella catena di montaggiopiù volte ottimizzata con interventi e migliorie dicarattere tecnologicorealizzava il flusso unico della fabbrica che inondava ilmercato di merci. Il fordismo dominava la società stando all'internodell'osservatorio privilegiatoe al medesimo istante dell'instancabileproduttoreche era la fabbrica stessa. Il mercato era momento successivo allaproduzione e la capacità di condizionarlo dipendeva dal ritmo delconfezionamento della merce; tutt'intorno la civiltà operaia cresceva i proprifigli nello spazio ritagliato per i suoi bisogni quotidiani essenziali. Viveree più spesso morireerano scansioni della città industriale che sorgeva neipressi degli stabilimentiresa grigia dai fumi delle lavorazioni che anni dopoavremmo scoperto quanto devastanti. Ma nella fabbrica di stampo tayloristaserpeggiava la contraddizione che comunque il capitale conosceva e cercava disuperare in ogni maniera; essa era rappresentata dal conflitto internoorganicotra operaio e sistema di produzione. Conflitto governato dalla scienzadel lavororigorosa classificazione del quanto e come spendere energiedeldove spenderle e dove convogliarledel perchè attivare quel settore piuttostoche quell'altrodel come coprire gli scandali delle produzioni nocive e lemorti bianche di centinaia di lavoratori. N‚ fu sufficiente aprire il mercatoagli appalti esternicreando un indotto ricattatoal di fuori dellostabilimentoche si accollasse certe parti della lavorazionericompostesuccessivamente dentro allo stesso ciclo produttivo tradizionaleper averragione di quella contraddizione. "[...] La fabbrica tayloristica era unastruttura produttiva feroceaggressivaperchè dualistica. Perchè fondatasull'idea di una separazione e di una strutturale contrapposizione tra iprincipali soggetti produttivi. Essa incorporava nella sua stessa costituzioneil conflitto. Il rapporto di forza."

Al contrario il "modello postfordista" diventacontrollo totaleperchè globaleegemonia pervasiva sulla società. Dilagal'Impresaoccupando ruoli e funzioni della stessa forma-Stato novecentesca. Unaforma-Statoricordiamogià articolata sui concetti cardine di"nazione" in riferimento al piano astrattamente teorico dell'autoriconoscersicome comunità dotata di uno statuto fondativo coerente; "fordismo"per ciò che concerne l'adozione di un modello industriale specifico;"sociale"per quanto può attenere alle politiche pubbliche.L'Impresa realizza la conquista dell'egemonia sulla propria forza-lavoroinvirtù dell'atomizzazione della rete degli investimentie attraverso lalocalizzazione multipla di centri economici sparsi ovunque nel territorio:moltiplicazione delle fittissime maglie postfordiste disperse ad intessere unasottile tramatura di reciproci ed invisibili collegamenti. Il lavoro non è piùil prodotto di una contrapposizione endemica al sistema; al contrario ciò chesi chiede è la "partecipazione creativa"la fedeltà all'Aziendal'autosufficienza nell'emancipazione dei cicli produttivi dalle catene dellaormai obsoleta fabbrica che nemmeno l'intervento di sofisticate tecnologie hapotuto salvare dall'imbarbarimento funzionale. Piccoli o grandi gruppi autonomidi lavoratoriautonomamente sussunti nel loro ruolo di soggettività annessealla produzionerealizzano e sorveglianonello stesso momentoquanto subitodopo diventerà mercepartecipando fattivamente ai processi economicidell'Azienda e diventando essi stessi Azienda. L'individualizzazione assoluta ècompiuta: nessuno dentro alle roccaforti dell'Impresa riuscirà mai ad esprimerecompiutamente valori diversi da ciò che la matrice prevede: l'autoriproduzionecostante di sè. La progressiva spersonalizzazione dei rapporti umaninonostante la frequentazione giornaliera degli stessi ambienti di lavoroe icriteri severissimi di selezione annullano ogni solidarietà. Il mondo fuoridell'Aziendadove fino a ieri si manifestavano i conflittiè già diventatoparte del suo corpo onnivorovotato all'omologazione definitiva della geografiadell'esistente.

"[...] Così comeinfattiil postfordismorisoggettivizza la fabbricaallo stesso modo esso desoggettivizza il mercatodel lavoro. Ne nega l'universalità dei diritti e uniformità di struttura. Daluogo della regolarità normativa esso deve trasformarsi in oggetto didiscrezionalità occasionale: deve strutturarsi in modo tale da offrire in temporeale qualità e quantità di prestazioni richieste. [...] lavoro servile èappunto quello in cui la prestazione non viene più separata dall'individuo chelavora (riconosciuto nella pienezza dei suoi diritti soggettivi formali)maricongiunta concettualmente a questo cosicch‚ il comando sul lavoro torna aidentificarsi col comando sulla persona che lavora." Se da un latodunquela fabbrical'Impresasi trasforma in sacrario della fedeltà ciecailmercato si connota come luogo privilegiato della frammentazionedelcliente/consumatore sprovvisto di qualsiasi diritto ad eccezione di quello dichiedere insistentemente il serviziorendendolo peculiare alle aspettative dichi lo fornisceo meglio lo deve fornirein questa assurda teatralizzazionedella domanda e dell'offertafrutto del gioco perverso della statistica e dellapianificazione aziendale.

Nell'era della globalizzazionel'espropriazione dellasocietà sembra compiuta. Possiamo distinguere a questo propositocon Revellitre fasi principali nella storia del farsi mondo dell'economia capitalista:a)l'"internazionalizzazione"ovvero il processo di scambiocommerciale tra differenti realtà nazionali. Si tratta di uno scambio tracomunità autonome che mantengono la propria separatezza le une dalle altre e lacompetizione avviene tra Stati. In questa fase il tempo scorre lento: glieffetti di un evento economico in un punto del pianeta si fanno sentire moltopiù tardi in un altro punto; b)la "multinazionalizzazione"livellomaggiormente integrato di economia e società; ovvero la capacità ditrasferimento e delocalizzazione delle risorsespecialmente capitale e inmisura minore lavoroda un'economia nazionale all'altra. In questa fase sigenera uno spazio produttivo più ampio di quello delimitato prima dalterritorio nazionale: le impreseunificate dal punto di vista finanziariodiventano un unico investitore e controllano molte economie nazionali; c)la"globalizzazione"ovvero la sostanziale simultaneità temporalecioè la possibilità di ottenere effetti in tempo reale o in successionerapidissima: i fenomeni generati si influenzano fra loro a prescindere dallospazio. L'economia diviene indipendente dalla geografia: un sistema-mondocompiutamente globale che opera su scala planetaria con velocità altissima diinterazione e interconnessione tra Stati e societàche costituiscono la"comunità mondiale".

Questa sorta di capitale totale è accumulazione incessantedi denaro. Nel corso del suo processo di trasformazioneogni cosa viene ridottaa merce e immessa nel mercatodivenuto a sua volta planetario: ciò riguardasia i prodotti sia la forza-lavoro. Il lavoro in particolare subisce unalocalizzazione astratta che non coincide piùcome un tempocon il luogofisico della fabbrica; piuttosto è dislocato lungo l'asse virtuale dell'interoprocesso di produzionemerce esso stessoche corre sui chip delle retiinformatiche attualizzandosi ovunque nel mondo esista una postazione dicomputer.

Alla globalizzazione dell'economia corrispondel'uniformazione culturale di cui parla Serge Latouche. La colonizzazione delpianetasecondo il nuovo modello globaleproduce indifferenziazione edomologazione sotto la sola logica della Tecnica: la razionalità strumentaleprende il sopravvento. L'occidentalizzazione del mondo è macchina impersonaleche consente all'"Occidente di uscire dall'Occidente"è praticacoerente di asservimento dell'umanitàcircolazione coatta di un modellosocialeculturaleeconomico e alla fine politico che trova la propria forzanell'approntamentoormai impersonaledi strategie globali di potere.L'indifferenza della Macchina assume il carattere onninvasivo di qualcosa chesembra essere sempre stato lì. Si realizza così l'universalizzazione delparadigma di dominio occidentale.

Un primo effetto di questo dispiegamento di rapporti di forzaconsiste nel fare in modo che lo sviluppo entri in conflitto con la società. Ilsistema di mercato integrato ad alta risoluzione fagocita la socialitàsradicadal quotidiano la solidarietà e produce disgregazioneviolenza sistematicaannullamento dei rapporti di senso che vengono sostituiti da rapporti di puraproduzione: la mercificazione dell'essere e dell'esistere è compiuta. È questoin ultima analisisecondo Revelliil carattere essenziale del postfordismoilfallimento delle promesse di emancipazione dai vizi dell'economia mediantel'economia. Difendere la societàalloraè scopo essenziale dellaricostruzione e della ridefinizione di un legame civile assente. Un mezzoimportante è il rilancio del Terzo Settoredel no-profit: la costituzione direti di solidarietà e di mutua assistenzache si pongano al di fuori deiconsueti circuiti economicine disattendano le funzioni ricompattando lasocietà su valori quasi scomparsio estinti.

La povertà sempre più diffusal'estrema fragilità di quelceto medio che avverte la propria precarietà sono già segnali di un futurovicino. Soltanto rivendicando senza timore la questione sociale ci sottrarremoalla pressione dei grandi potentati industriali ben disposti a riconvertire ilproblema in questione individualefilantropia tardo-novecentesca che mette inpace le coscienze.

Il progetto è ambizioso: bisognerà elaborare concretestrategie per riaffermare l'autonomia individuale e collettiva all'interno diuna progettualità che sancisca il controllo sulle proprie condizioni di vital'autogoverno delle proprie risorse. All'opposto di quanto va succedendonell'Italia di ogginella quale da più partiSinistra compresal'analisi diquesti fenomeni continua ad incentrarsi sul politico o sull'istituzionaleprivilegiando i settori della finanza pubblicadella fiscalitàdellestrategie industriali.

Contro il feticismo delle merci potremo "[...]intercettare e capitalizzare le energie sociali liberate dal processo di lavoroorganizzato e burocratizzato e trasferirleper cosìdiread alimentarel'alternativa: a potenziare la rete relazionale esterna e antagonistica. Solocosìin altre paroleè possibile tentare di sottrarre al processo divalorizzazione tutto interno al sistema delle merci gli aumenti di produttivitàche esso genera per dirottarli entro il circuito disseminato della socialitàalternativa."

Nel postfordismola destra tecnocratica dunque si configuracome un apparato di potere a forte concentrazione. La globalizzazione delmercatola fungibilità delle sue mille articolazioniil futuro che si fapresente nelle esplorazioni informatiche dell'ultimo decenniotolgonoprogressivamente spazi vitali alla libertà del pensiero. In conclusionecon iltermine "destra" possiamo identificare tutto ciò che per principio cisospinge verso culture del sacrificio e verso realtà della costrizioneemediatamente tutto ciò che interfacciandosi con un sistema economico-produttivone afferra le potenzialità ritorcendole contro la società civile fino asussumerne i contenuti. Gli anni a venire saranno attraversati da singolaritensioni.

Come ci insegna il lavoro di Foucaultla "microfisicadel potere" moltiplica la sua instancabile opera di corrosione del socialeoccupandone le pieghe nascoste. I codici posti a fondamento della culturaoccidentale scompaiono per essere sostituiti da nuovetemibili Macchine didominio. La funzione-Statocosì come l'abbiamo conosciutascolora in undiagramma di forze sorretto da entità sconosciute: Internetla realtàvirtualela concreta possibilità di aver accesso ad un mondo che sta oltrealdi là dello specchio della visibilità che segnava i confini delle percezionidei cinque sensi che davano concretezza al nostro corpo. Che bisogno c'è di uncentro irradiante di potere quando la stessa dimensione della politica nongoverna più l'esistentemateriale residuo di antichi patti socialistipulatiper contenere una geografia dentro i limiti angusti di una struttura di comandoormai inutile a se stessa?

Nella sostanziale desertificazione dei rapporti umaniresiste soltanto la radicalità dell'esistenza cheforsepermette ancora divolgere la comunicazione globale a nostro vantaggio. Prendere coscienza dellapropria inalterabile capacità di stabilire comunque rapporti opposti allamassificazione totalizzante dell'ultimo capitalee dovrebbe essere questo ilruolo di una Sinistra realmente immersa nel socialeci aiuterà a trovare nuovestradea tracciare nuovi sentieri del parlare e dell'ascoltare.

"[...] Poichè non c'è speranza di fondare alcunchè didurevole sulla truffa di una pseudo-universalità imposta dalla violenza eperpetuata dalla negazione dell'Altrovale la pena di fare la scommessa che cisia uno spazio comune di coesistenza fraterna da scoprire e da costruire."

 

 

 

3. Un passato che non passa

 

 

 

 

 

 

"Nei singoli la follia è unararità: ma nei gruppinei partitinei popolinelleepoche è la regola."

F. Nietzsche

 

 

La polemica su quello che è stato poi definito da Habermasun orientamento storiografico revisionista risale ad una decina di anni fa.

Sul Frankfurter Allgemeine Zeitung del 6 giugno 1986 lostorico tedesco Ernst Nolte pubblica un intervento dal titolo Il passato che nonvuole passare. Il riferimento ai trascorsi nazionalsocialisti della Germania èevidente. "È una singolare lacuna della letteratura sulnazionalsocialismo" scrive Nolte "quella di non sapere o di non volerprendere atto della misura in cui tutto ciò che i nazionalsocialisti fecero inseguitocon la sola eccezione della tecnica delle camere a gasera giàdescritto in una vasta letteratura dei primi anni venti: deportazioni efucilazioni in massatorturecampi di concentramentoeliminazione di interigruppi secondo criteri oggettiviordini di sterminio di milioni di uominiinnocentima ritenuti 'nemici'. [...] Tuttavia deve essere lecitoanzi èinevitabileporre il seguente interrogativo: non compì Hitlernon compirono inazionalsocialisti un'azione 'asiatica' forse soltanto perch‚ consideravano sestessi e i propri simili vittime potenziali o effettive di un'azione 'asiatica'?L'"arcipelago Gulag' non precedette Auschwitz? Non fu lo 'sterminio diclasse' dei bolscevichi il prius logico e fattuale dello 'sterminio di razza'dei nazionalsocialisti?"

Un mese più tardi la replica di Jurgen Habermas èperentoria. Dalle pagine di Die Zeit del 11 lugliocon un articolo intitolatoUna sorta di risarcimento danniLe tendenze apologetiche nella storiografiacontemporanea tedescaHabermas senza mezzi termini accusa di neorevisionismo unintero gruppo di storicitra i quali SturmerHillgruberHildebrand. Lapretesa di costoro sarebbe quella di rifondare una sorta di identità nazionaledopo aver evidentemente smarrito la propria storiarelativizzando le atrocitàcommesse dai nazisti con una specie di "risarcimento danni" delpassato tedescopossibile attraverso la sua equiparazione ai crimini di Stalin.Si trattasostiene Habermasdi una inaccettabile apologia storiograficailcui scopo ultimo appare quello di adescare l'opinione pubblica ad unripensamento generale del nazionalsocialismoin favore di una ridefinizione diquei tragici fatti orientata in senso conservatore. I conti con un passatoopprimente risulterebbero così saldati una volta per tutte. "Ipianificatori di ideologie vogliono trovare consenso attraverso unarivivificazione della coscienza nazionale [...] i crimini nazisti perdono laloro singolarità grazie al fatto che divengono comprensibili se non altro comerisposta alle minacce di sterminio bolsceviche (oggi perduranti). Auschwitz siriduce alle dimensioni di un'innovazione tecnica e si spiega attraverso laminaccia 'asiatica' di un nemico che continua a stare davanti alla nostraporta."

L'apertura manifestata dalla Republica federale al sistemapolitico occidentaleconclude Habermasè il vero grande apporto culturale deldopoguerra tedesco. Quella apertura è stata possibile grazie al superamentodell'ideologia del centro che i revisionisti intendono invece riproporre comecaposaldo di una nuova e pericolosa dottrina. L'idea della centralità deitedeschi in Europa e della ricostruzione di quel centro perduto risospingononell'oblio la memoria di un Occidente riconquistato a prezzo di un conflittomondiale e dello sterminio di intere popolazioni.

"L'unico patriottismo che non ci allontanadall'Occidente è un patriottismo della Costituzione. Una convinta adesione aiprincipi universalistici della Costituzione si è purtroppo potuta formare nellanazione civile dei tedeschi dopo e attraverso Auschwitz. Chi vuole impedire diarrossire di vergogna per questo fatto con un'espressione vuota come 'ossessionedella colpa' (Sturmer e Oppenheimer) chi vuol richiamare i tedeschi a una formaconvenzionale della loro identità nazionaledistrugge l'unica base attendibiledel nostro legame con l'Occidente."

Habermas attribuisce forse un'eccedenza di valore positivo aciò che la cultura occidentale è stata e ha rappresentato in quasi duemillenni di storia. Bisogna però riconoscere che per la Germaniaespecialmente per le generazioni immediatamente successive alla caduta del Reichl'uso corretto di una Costituzioneanche solo apparentemente democraticacreava comunque un "circuito dialettico"tale da consentire almenouna riflessione critica. Il revisionismoal contrarioaccentua una"torsione del ricordo" e quindi una rielaborazione del proprio passatoin chiave di de-colpevolizzazione assoluta. Liberarsi del senso di colpainstillatocome si è spesso sostenutoda una intellettualità di sinistra chetende a coprire i misfatti della propria cultura di appartenenzadiventa laparola d'ordine alla quale anteporre qualsiasi analisi critica. La mancanza dichiarezza diffusa - e sostenuta - dalle stesse democrazie del dopoguerraprodotte nella loro forma essenziale da evidenti effetti di potererende ancorapiù complesso il tentativo di segnare dei percorsi duraturi della memoria. Laquestione coinvolge i fondamenti della ricerca storica. Il criterio della"scientificità nell'analisi" è per gli studiosi occidentali unaspecie di nevrosi: una sorta di ossessione sottile che rende spesso pocodinamico il ragionamento e scarsa la capacità di accettare visioni a tuttotondo della realtà.

Tuttavianel caso che stiamo prendendo in esamese percriterio scientifico vogliamo assumere quello relativo alla disamina dei fattibisogna ammettere che tra Nazismo e Stalinismo le differenze sono piuttostomarcate. In aggiunta a questola capacità di sopravvivenza della culturamillenaristica appartenuta ai mentori del Terzo Reich dimostrase non altrouna potenzialità di diffusioneconservazione e trasformazione che nemmenol'Unione Sovieticagovernata nel regime di terrore progettato da Stalinhasaputo lontanamente mantenere.

Le origini culturali del Terzo Reichdel restoaffondano leloro radici nel fertile terreno di un Occidente sconosciuto ai più. Ciò che ful'apparato militare e politico di Hitlerrappresenta soltanto la parte visibiledi un iceberg che galleggia in un grande oceano di culture sommerse: sarebbe unerrore imperdonabile considerare il nazismo come "semplice"espressione di una dittaturapronta a difendere con ogni mezzo la propriasopravvivenzama destinata all'"inevitabile sconfitta grazie alla forzadella democrazia".

L'appoggio che Hitler trovò presso la Casa Reale inglese epresso lo stesso Churchillperlomeno nella prima fase della sua ascesa alpoteredimostra cheal pari del regime franchistail nazionalsocialismometteva d'accordo più di un interesse nell'Europa continentale. La soliditàdei rapporti con il grande capitaleinoltredava ulteriore spessore ad unadottrina dello Stato e a un sistema di controllo sociale improntato a eccessinazionalisti. Eccessi che nascondevano una profonda condivisione di valori esentimentinecessari a controbilanciare il famoso pericolo rossoinsediatosistabilmente in Russiae le rivendicazioni pressanti di una larga schiera diaffamati che all'Ovest erano stati il prodotto del crollo dei sistemicostituzionali travolti dal primo conflitto mondiale.

Ma c'è di più. Il nazismo è stato anche una visione delmondouna cultura ben radicata nel gruppo dirigente e destinata a diffondersirapidamente nella società tedesca. Non bisogna stupirsidunquese a distanzadi molti anni uno storico come Nolte ne è ancora profondamente impregnato.

La verità è chesecondo coloro che chiamiamo revisionisti"colpa" non c'è mai stata. Dopo il processo di Norimberga - duranteil quale una esigua parte della gerarchia nazista fu sacrificata alla Storia perproteggere gli altri camerati rifugiatisinel frattemponegli Stati Uniti enell'America del Sudoppure semplicemente scomparsi nella stessa Germania conuna nuova identità (quando non addirittura con la stessa) e con il supportotecnico-logistico degli Alleati -la sopravvivenza di quell'ideologia fu resapossibile da una rete di complicità che va oltre la nostra immaginazione.

Il dramma dell'Olocausto si inserisce in questa fitta tramaideologica. Non a casocome sottolinea HabermasNolte riduce Auschwitz ad unabanale questione tecnica: perchè quello fu l'"errore"vale a direrendere sistematicoscientificolo sterminio. In realtàla comunitàinternazionale era al corrente dell'esistenza dei campi di concentramento findalla loro originaria costituzione. Hitler divenne semplicemente facile predadel parossismo della sua esaltazione fanatica (e con ciò intendol'esasperazione di una posizione culturale portata ai limiti estremi)quandoautorizzò le deportazioni di massa. Tutto ciòsia chiaronon ebbe a che farecon alcuna pretesa folliama con una fantasia paranoicaampiamente condivisanel mondosull'enorme potere della comunità ebraica. Il giudaismo è già diper sè una minaccia per chi si considera figlio della cultura nordica popolatada molti Dei e strani simboli; un mondo crepuscolare messo al bando dalCristianesimo e sopravvissuto in varie sottoculture (nel senso di cultureframmentate) impregnate di residui pagani. Sottoculture chenegli ultimiduemila anninon hanno smesso di agire oscuramente per riconquistare quellasottratta egemonia. Oggi la revisione della storia disvela uno dei tentativi diritornare agli indimenticati splendori.

Abbiamo constatato come le caratteristiche essenziali dellarivisitazione del "passato che non passa" siano almeno tre: negazionedella pratica dello sterminio come unicamente attribuibile al nazismo; rifiutodi una colpa non imputabile in particolare a qualcuno; pacificazione nazionale.Quest'ultima è stata perseguita - e il caso della lotta partigiana in Italia èun ottimo esempio - attraverso la normalizzazione dei conflitti interni e laloro riscrittura nei termini più blandi di un'opposizione non determinata daradicali diversità ideologiche. Il fenomenouscendo dagli ambitidell'intellettualità accademicaassume proporzioni inaspettate.

C'è una tendenza insopprimibile da parte di certogiornalismoper esempioanche quello più riflessivoad assumere alcuniluoghi comuni della storiografia più o meno ufficiale. Quando si parla dineo-nazistidi naziskin e quant'altroè frequente l'accostamento ad unaimprobabile teoria dell'eterno ritornoquasi che per qualche imperscrutabileragione la storia debba fermarsi e riproporre le stesse angoscianti figure. Laquestione è naturalmente molto più complessa e ha origini precisecome sicercherà di evidenziare più avanti con brevi riferimenti alle operazioni dell'OSSstatunitense. Se vogliamo a questo punto chiamarle strategie del capitaleo delsistema imperialistanon facciamo altro che scoprire l'altra faccia dellastessa medaglia.

Ideologicamente legittimate dagli storici del revisionismo -NolteFestHillgruberIrving che hanno giustificato il genocidio nazista comeuna "risposta dovuta" al bolscevismo"la più grande infamia diquesto secolo"e supportati da apparati istituzionali organizzati epresenti capillarmente nel territoriotra i più noti la DVU (Unione popolaretedesca) e la Npd (Partito nazionaldemocratico) - le bande naziskin tedeschealpari di quelle italianecon o senza le teste rasatesempre col caritatevolesostegno del Movimento socialeimperversano in Germaniaraccogliendol'approvazione di molte persone. "Vediamo di chiarire un dettaglio: dovesono i neonazisti?"ha detto un poliziotto di Dresda al cronista che lointervistavamentre alle sue spalle venivano scanditi slogan inneggianti aHitler. Questo episodio dà la misura esatta dello stato attuale delle cose dopoil crollo dei regimi dell'Est. Se si muove un'intera intellighenziase lafrattura consente a degli storici di sentirsi finalmente liberi di fareaffermazioni prive di memoria storica e sature di ideologie represseèevidente che un intero sistema di valori culturali e politici sta mutando in unanuova fase dei rapporti di produzione e di potere.

Esiste una particolare funzioneper l'ennesima volta nonriattivataquanto piuttosto all'apice della sua evoluzioneche spiega moltobene il processo che stiamo cercando di cogliere nei suoi tratti specifici:questa funzione è il razzismo. Considerandola dal punto di vista strettamentesociologico essa è paragonabile ad una variabile dipendente in un sistemaaperto: vale a dire che il razzismo appare e si trasforma secondo la presenza edi cambiamenti delle altre variabili in un circuito sociale in evoluzione(aperto).

Nella società di massa minuziose tecniche disciplinari hannocircondato l'individuo e ne hanno circoscritto perfino i ritmi biologici. Siconcretizzano processi d'insieme che hanno a che fare con la vitala mortelanascita e la malattia: una bio-politica che si occupa strenuamente dellepopolazioni e dei territori in cui esse vivono. Lo Stato moderno risulta infattidalla combinazione di questi due fattoripopolazione e territorioche daglialbori della società industriale sono diventati oggetto di intervento minuziosocome mai era accaduto prima. In una struttura economica profondamente mutata (edinanzi ad una esplosione demografica che è conseguenza di quel mutamento) labio-politica ha il compito di governare i fenomeni sociali nella lorogeneralitàattivando il controllo su un individuo-corpostatisticamentenumerabile.

Ma bio-politica significa innanzitutto variazionefondamentale nei rapporti di forze; il bio-potere che ne diventa l'immediataapplicazione si ramifica ovunque stabilendoora che il suo termine diriferimento è la mortalità come parametro essenziale della vitail diritto difar vivere o di lasciar morire. Eppure come può il potere della regolazionecostante che allunga la vita e la preserva dalla mortediventare poterepolitico che uccide e fa ucciderenon soltanto il nemico esterno ma anche ilnemico internoun cittadino tra gli altri? Come riesce a scatenare la xenofobiacontro l'immigrato che da anni vive in quel territorioparla la stessa linguadegli autoctonine accetta i costumi? È il razzismo il fiammifero che dàfuoco alle polveri. Sarebbe ovviamente ingenuo pensare che esso sia unaproduzione specifica dell'ultimo cinquantennioperchè esiste già da moltotempo nell'Occidente cristiano. Il bio-potere ne ha facilitato le manifestazioninella storia contemporanea.

Il razzismo sancisce la regola definitiva per stabilire ciòche deve vivere e ciò che deve morire. Una cesura biologica divide noi dagliAltrigrupporazza inferiorenemico politico; lo scontro non è piùmilitareguerrieroma razzialelegato alla specie che deve rimanereinalterata.

Un potere sovrano che voglia conservarsi in un contestopolitico e sociale complessoinstabilein costante tensione verso lanormalizzazione e il controllo totaleusa il razzismo anche per decretarecontinuamente la messa a morte. Non sempre messa a morte fisica: talvoltaespulsioneallontanamentoghettizzazione del diversodel deviante.

La società dello scontro diffusoin una pacificazioneapparente dichiarata perlomeno dalla fine della seconda guerra mondialerinnovain Europa una violenza sorda con cui quotidianamente abbiamo a che fare. Intutti questi anni ciò che è stato preservato è lo sviluppo delle dinamicheproduttive del Capitalequalunque forma esse assumessero e qualunque sacrificiosi dovesse chiedere per la loro conservazione-trasformazione. Il razzismodiventato ben presto razzismo di Statogestito da apparati burocratici edistituzionaliarticola così un'economia della morte che assicurao tenta diassicurarela riproducibilità degli apparati stessi nella tecnologia delpotere sulla vita.

In sostanzaquello che assilla la forma-Stato occidentale èun problema di governabilità. Con la scomparsaperlomeno formaledi ciò cheun tempo è stato l'Impero sovieticole difficoltà si accentuano per almenodue ragioni. La prima consiste nel fatto che ora la questione della violenzaneo-nazista appare in tutta la sua crudezzae si dà come reale fratturaall'interno di una democrazia di cui per lungo tempo si è cercato di celebrareil successo; adesso non è più possibile dirottare l'opinione pubblica sudifficoltà di carattere internazionaledeterminate dall'eternacontrapposizione dei grandi blocchi politici del passato. La seconda ragione stanel fatto che proprio questa visibilità travolgente dei gruppi di estremadestra pone all'Occidente capitalista interrogativi di ordine culturaledifficilmente eludibili.

Il revisionismo tenta in parte di rispondere all'impellentenecessità di fare i conti con questo fenomenoattivando un sistema diproduzione intellettuale che copre e minimizza gli avvenimentila cuigenealogia ci conduce lontanoalle radici di una storia che non si vuoleraccontare.

Crisi della democraziao delle democraziee crisi dei piùgenerali sistemi di rappresentanzadeclinano l'Occidente (non dimentichiamo leMilizie Ariane statunitensi che sono molto più che un fatto isolato esporadico) scosso da una mondializzazione progressiva dell'economia e dellestrutture di dominio che lo sta lentamente stritolando. In questo senso unalettura plausibile degli accordi di Maastricht interpreta un progetto cosìarticolato nel senso di una ri-territorializzazione possibile di strategie dicontrollo indebolite che ora necessitano di una globalizzazione a livelloeuropeotale da consentire di stare al passo con le trasformazioni provocate acarattere planetario.

L'intellettuale di destra svolge un ruolo fondamentale inquesto assetto socio-culturale e in una posizione di forza oggi precisamentedelineata. Come osserva Mark Terkessidis "La Nuova destracome in generetutta la destra del XX secoloper cultura intende una sfera chiusasostanziatache domina le altre[...]Nonostante tutte le teorie sul pluralismodella società civile e sulle complicate lotte egemoniche al suo internoiteorici della Nuova Destra credono che la cultura possa esercitare unamonolitica funzione di "comando e diramazione degli ordini". Grazie aduna "guerra intellettuale" sarebbe possibile assumerne il controlloper ristabilire finalmente rapporti "eterni"perlomeno nella misurain cui una "immagine realistica dell'uomo" permette di parlare dieternità."

Si rilegge la storia dei crimini nazisti e fascistiappiattendone la terribile evidenza con un'operazione di relativizzazione chesottrae alla memoria (soprattutto delle nuove generazioni) l'esatto significatoche essa deve continuare a mantenere. Questo è il processo che rendeimpermeabile quella sferadi cui parla Terkessidisa un'analisidifficile espesso dolorosache ne disvelerebbe il senso profondo. In questo modo ècertamente anche possibile lasciare intattocome sembra dimostrare l'ultimomezzo secolo trascorsoun patrimonio ideologico che ha messo radici profondenel sostrato stesso della cultura europea.

 

 

 

4. La svastica sotto il sole

 

 

 

 

 

 

"Chi guardavede."

Paracelso

 

 

Prima

 

L'universo nazista fu il prodotto della combinazione dielementi irrazionalistici che lentamente dettero forma a una strutturapolitico-istituzionale. Questo tipo di analisi non incontra i favori deglistudiosi che applicano i consueti criteri scientifici alla disamina dellarealtà. Eppure il NSDAP (Partito nazionalsocialista dei lavoratori) non solorealizzò un apparato politico fin da subito dittatorialema articolò ancheuna singolare visione del mondo che gli permise di sopravvivere a sè stesso.L'altra realtà che i teorici del nazismo cercavano avrebbe distrutto lefondamenta del sistema materialista e pragmatico occidentale già danneggiatoprofondamente dalla prima guerra mondiale.

Alcuni concetti chiave della cultura tedescacome quello dinazione per esempioacquisirono un'importanza formidabile nel nuovo assettosociale che veniva costituendosi. Crebbe a dismisura la percezione del pericolonel quale si pensava versasse la comunità nazionaleminacciata dal fallimentodi quel "sistema razionale"che coincideva con l'Occidente stessocolpevole di aver recato grandi lutti e danni irreparabili. Il vecchio ordineandava superato. Inoltre spesso non si riesce a ricordare che per la Germania fuanche un periodo di rifioritura di culti apocalittici e occultisticifavoritidalla miseria della vita quotidiana. La direzione nazionalistica impressaall'insieme di questi fattori concomitanti si rivelò ben presto inevitabile.

"Entro le fila del movimento volkisch si troverannodiversi influenti profeti di un occultismo nazionalista. La parola volkischrichiama i termini di nazionerazzae tribù almeno quanto le associazionipiù interessate al passato si legano al concetto inglese di tradizione popolareo ballo popolare [...] Applicata ai principi nazionalisticila dottrina misticadel dissolvimento del sè nella Divinità porta a risultati interessanti.L'elemento individuale dello stato deve dissolvere la sua identità personale inquella del popolodel Volk."

Il lavoro di James Webb dimostra ampiamente che il nazismoin quanto dottrinatrovò nella Germania degli anni '20 un terreno fertileincui erano già state elaborate alcune nozioni-chiave di quello che di lì a pocosarebbe diventato patrimonio comune del nascente Stato ariano. Si tratta di unaconcrezione di potere "forte" sul piano tecnico-militarela cuiingegneria politica fu affidata ad un sostrato di conoscenze radicate in uninconscio collettivo assolutamente distante per emozioni e percezioni dallacultura europea tradizionale. Qualcosa di nuovo stava accadendo e la sensazionegenerale era che quei fatti avrebbero segnato per sempre la storia della nazionetedescaspingendola in maniera incontenibile verso un futuro glorioso.

L'atmosfera culturale dominante nella Germania del periodoprecedente all'avvento dei nazisti filtrava obliquamente dai luoghi segretidelle dottrine occulte e irrazionaliste dell'epoca.

"Simili teorie" dice ancora Webb"imperversavano a Monaco. A Schwabing vi era una zona riservata alleesibizioni di occultisti e profetiuna zona che un osservatore definì laGermania segretadove l'atmosfera bohémienne alimentava progetti di naturasicuramente utopicama passibili anche di applicazione pratica in determinatecondizioni di crisi [...] Il ruolo di Hitler non può essere preso inconsiderazione almeno fino a quando lo scenario non sia stato completamentemontatopoichè uno degli argomenti più efficaci per classificare il primomovimento nazista come illuminato è la costellazione di idee che presiedette lasua nascita. Non vi sono dubbi su chi o che cosain termini di ideeaiutòmaggiormente Hitler a trasformare il Deutsche Arbeitpartei di Anton Drexler inuna forza capace di tentare un colpo di stato nel 1923 [...] A Monaco gli uominiche lo influenzarono furono senza ombra di dubbio l'ingegnere-economistaGottfried Federil commediografo bohémien e mistico Dietrich Eckart e duerifugiati della Rivoluzione russaAlfred Rosenberg e Max-Erwin vonScheubner-Richter."

Una commistione di personaggi ed elementi culturalimoltodiversificati tra lorosta alla base della successiva elaborazione compiuta daHitler nel dare forma al suo partito. In particolare influì molto sulla futuradottrina nazista una visione alternativa del mondo: l'idea di una"squarcio" che apre lo sguardo sullo sconfinato territorio di unaconoscenza altra. Lo stesso Eckart configurò lo scenario generale nel quale ilmovimento nazista delle origini prese le mosse per avviare la conquistadell'Occidente e oltre. E va ricordato che gli studiosi nazisti lo consideravanoun mistico e un veggente piuttosto che un puro esponente dell'etica volkisch.Eckartin effettiera un mistico cristiano: secondo le sue stesse parolel'uomo doveva liberarsi del mondonegando la potenza della materia che èsemplice illusione. Questa negazione totale della realtà delle cosespiegaWebbsta esattamente all'opposto dell'insegnamento ebraico secondo cui il mondova invece affermato come esistente. Per quanto la profonda fede di Eckart inGesù Cristorivelazione incarnata del mondoproducesse non poco imbarazzo neisostenitori del nazismoin realtà la sua dottrina filosofica entrò a pienotitolo nel circuito culturale nazista: cominciando da quel gruppo di uomini cheil caso fece incontrare a Monaco in una birreriadurante una delle tanteconferenze che si tenevano in quegli anni per discutere della situazionepolitica e dello stato di prostrazione in cui versava la Germania postbellica.

Il nazismo divenne in breve l'organizzazione strategicacomplessiva di un'epoca intera e la risposta alle condizioni generali di unsistema sociale e culturale quasi spezzato in due dalla forza tremenda dellaguerra.

Esistono nella storia discontinuità che appaiono spesso comepieghequasi invisibilidisposte ai margini di visibilità ingombranti.Pratiche discorsive "adiacenti" articolano linguaggi che si lascianodecifrare a fatica.

Procedendo in senso contrario all'andamento lineare deglieventi che ci hanno preceduto (la storia senza fratture espressione di unosguardo totalizzante) possiamo cercare di enucleare i principi sfuggenti delfenomeno nazista. Dalla società di Thuleoriginario centro esoterico epolitico di potereal Partito nazionalsocialistaelementi inquietantipercorrono l'ideologia nazista nell'intero suo corso e nei suoi drammaticisviluppi. Troppo spesso non si è voluto osservare quei principi conl'attenzione dovutarelegandoli nell'ombra dell'oblio storiografico. Tuttaviaproprio essi determinarono l'evoluzione del sistema di potere nazista el'articolazione della sua politica.

L'attivazione della complessa macchina strategica non ebbe ache fare soltanto con l'approntamento di uno degli eserciti più efficientidell'epoca. L'apparato bellico nazista fu l'espressione estrema di un'ideologiache aveva esasperato la funzione del dominio.

Un nucleo forte di pensieroche raccoglieva in s‚ lesollecitazioni millenarie di un approccio quasi mistico alla realtà delle cosedeterminò invece lo sviluppo della tecnologia ideologica del Terzo Reich.

Come ha messo in evidenza Giorgio Galli nella sua ricerca sul"nazismo magico"qualcosa di infinitamente più pericoloso dellapresa del potere determinata da un lucido fanatismoaccompagnò la progressivaconsapevolezza dei nazisti di essere nel mondo per la realizzazione di uno scopotrascendente l'esistenza stessa di uomini e donne strappati con violenza allavita.

Le componenti esoteriche del nazismoil riferimento ad unpensiero simbolico in grado di oltrepassare le barriere del tempo produssero lagnosi nazista e le conferirono un grado di assolutizzazione che condusse agliorrori che sappiamo. Ma l'abisso nazista costituisce un radicamento profondonelle strutture del realedà luogo ad una perfettibilità dell'idea di potenza(della razzadel gruppodel Reich) destinata a non scomparire mai.

La traccia della ricerca conduce fino ai nostri giorniquando essa è costretta a prendere contatto con un'altra insidiosa realtà: ilneo-nazismo. È abbastanza semplice dimostrare come la permanenza degli assuntifondamentali di una visione del mondo che si riteneva sepolta sia alle originidel movimento neo-nazista. Istanze di potere immutate rinnovano il drammadell'intolleranza. Ma al di sotto della linea della visibilità riappaionoantiche speranzeriemergono preoccupanti progetti di distruzione.

Che l'ideologia nazista faccia riferimento ad un articolatonucleo dottrinale; che in qualche modo si appropri di alcuni filoninon sempremarginalidel pensiero occidentale ed orientaleresta il punto fermo intornoal quale è possibile dipanare un'intricata matassa.

Nazismo (e Neonazismo che ad esso si richiama) hanno unsostrato comuneintriso di radicalitàdi rifiuto del sistema borghese e dellarazionalità intesa come common sense. L'insieme di questi stimoliintrinsecamente culturali ha portato ad abbozzare una sorta di utopia paganaattraverso la ricostruzione ed il recupero di miti che hanno consegnato allastoria del gruppo un valore fondativo coerenteampliando a dismisura quello cheappariva l'orizzonte possibile del dominio.

In sintesila rappresentazione di un mondo impregnato dimillenarismo laico e pensiero irrazionalesorretti dall'apologia del guerrieropronto a sacrificare se stessocontinuò a vivere anche dopo la sconfittaperpetuandosi sino ai nostri giorni.

Di quel temibile e pericoloso esercitodi quei funzionari etecnici espertissimi nell'arte della guerrail sistema di potere occidentaledecise di avvalersi ancora nell'approntamento delle strategie utili a faredell'Europa post-bellica il bastione che si opponeva al comunismo sovieticoesoprattutto un contenitore permanente per la sperimentazione di tattiche etecnologie del controllo i cui effetti sarebbero stati proiettati nel futuro.

 

 

 

Dopo

 

Alla fine del secondo conflitto mondialeuna fitta reteintrecciata dai Servizi segreti americani fu stesa con estrema cura sopra tuttal'Europa. Uno degli artefici delle nuove democrazie fu certamente Allen WelshDulles.

Dullesmassone di rito scozzese - particolare questo piùsignificativo di quanto non si creda - era responsabile delle operazioni dell'OSSnel vecchio continente.

La figura di Dulles merita un'attenzione particolare. Ilfuturo direttore centrale della CIA (dal 1953 al 1961) e riorganizzatore deiservizi segreti americani in "epoca imperiale"nella vita era civileavvocato. Fu fidato legale di due personaggi chiave del crimine organizzatoamericano: Lucky Luciano e Meyer Lansky. Luciano eserciterà l'importantefunzione di contatto tra Esercito alleato e Mafia sicilianapoco prima dellosbarco in Sicilia; Lansky collaborerà per anni con la CIAmettendo il suogenio e la sua inventiva a disposizione delle nascenti multinazionalicheinvestiranno ingenti capitali in attività ben poco ortodosse. L'intrecciopolitico-economico tra massoneria di rito scozzeseestrema destra e mafiafualla basenegli Stati Unitidella realizzazione di una sorta di holdingaffaristico-criminalefortemente interessata ai mercati vergini dell'Europaappena uscita dal secondo conflitto mondiale.

Quando Dulles arriva a Ginevra e vi insedia il primo ufficiodell'OSSmancano pochi mesi alla resa nazistama i collegamenti ci sono giàtutti. La massoneria europeale logge più o meno segrete di un complicatodiagramma di difficile descrizionemettono a disposizione la loro influenza inattesa di conoscere le intenzioni del governo americano. Sarà proprio Dulles atrattare con la Gestapo e le SS i termini di una resa non particolarmentevessatoria per i migliori ufficiali del Reich.

L'operazione condotta dall'energico avvocato americanoimposta in realtà la politica di assistenza che verrà praticatanel ventenniosuccessivodagli Stati Uniti nei confronti degli alleati europei e soprattuttoi contributi in denaro che saranno copiosamente versati in alcune tascheprivilegiate.

Uno dei compiti principali della rete informativastatunitense in Europa fu di riciclare la parte più significativadell'establishment tecnico-militare nazista e fascista. Il caso del generaleGehlen è il più emblematico.

Reinhard Gehlen era responsabile dell'unità di spionaggiodel Terzo ReichFremde Heere Ost (Eserciti Stranieri dell'Est)e fedele"soldato del Fuhrer". Gli Alleati pensarono bene di sfruttarne lepotenzialità e lo stesso Dulles lo fece riparare in America. Con lui a WilliamDonovandirettore centrale dell'OSSarrivano anche 52 casse contenenti laschedatura di decine di comunisti europei. La carriera di Gehlen è folgorante:in breve tempo diviene direttore della sezione affari sovietici dell'OSS esubito dopodella CIA. Ma Gehlen è semplicemente uno dei tanti. Il suo gruppocostituito nel 1941interruppe le attività nel '45. Il tempo occorrente acambiare nome prima di essere inserito a tutti gli effetti nell'organico deiservizi segreti della repubblica federale tedesca.

Si potrebbero ricordare ancora Stanglcomandante del lagerdi Treblinka in cui furono trucidate oltre 700.000 personefuggito da un campodi raccolta dell'esercito americano ed allontanato dall'Europa grazie alleintercessioni vaticaneo il colonnello delle SS Rauffinventore delle camere agas mobiliospite in un monastero per 18 mesi e successivamente inoltrato inArgentinapunto d'arrivo della "via dei conventi" che passavainvariabilmente per i porti d'imbarco di Genova e di Bari.

Furono davvero in moltiterminato il secondo conflittomondialea sfuggire all'arresto e al processo grazie all'aiuto dei servizisegreti alleati e dello stesso Vaticano. Con sèi transfughi nazisti portaronoanche ingenti quantità di denaro che depositarono nei conti bancari di numerosiistituti di credito svizzeri e sudamericani. Gli itinerari di fuga passavano perAustriaItalia e Svizzera per arrivare in ArgentinaBoliviaParaguayUruguaye Medio Orientema anche in Spagna e Scandinavia. Gli uomini delle SS che sierano messi al sicuro per primi fondarono a loro volta un'organizzazionedenominata Spinne (ragno) più nota al grande pubblico come Odessa.

Risulta evidente ad un attento esame storico che gli Alleatimisero immediatamente da partesul piano della pratica political'opposizionepubblicamente dichiarata alle dittature nazi-fasciste europee - quella ostilitàtotale con la quale erano addirittura sbarcati in Europa per scacciare ilmalvagio -elaborando un sapiente piano di rinascita democratica (lo stesso chevent'anni dopo Licio Gelli riterrà indispensabile per preservare l'Italia da unfantomatico attacco da sinistra) che avrebbe trasformato il territorio europeoin baluardo contro l'Unione sovietica.

L'operazione tanto più riuscì quanto più una certaideologia venne occultata negli anfratti di un sistema di potere invisibile ecapillarmente diffuso. Occorre distinguere naturalmentee con estremaprecisionetra nazismo e fascismo: gli esiti di due tipologie socio-culturalicon origini tanto diverse ed evoluzioni differenziate non consentonosovrapposizioni.

Quella che rimane certa è l'impunità sostanziale concessaal vertice militare e politico nazista. Nel nuovo assetto mondiale voluto esostenuto dagli Americaniil recupero dei tecnici del Terzo Reich divenneindispensabile per isolare l'altro grande blocco che stava ad Est e che sembravaminacciare continuamente le democrazie europee.

Inoltre i numerosi studi compiuti dagli scienziati e studiosinazistiche spaziavano dalla biologia molecolare alla fisica nuclearepotevanoessere utilmente proseguiti e ampliati negli attrezzatissimi laboratori che gliStati Uniti riempirono di fecondo ottimismo sulle sorti del mondo. Se la cosadavvero importante era il controllo del pianetadelle sue risorse e della suageografiagli uomini del Terzo Reich potevano contribuire in manieradeterminante alla riproduzione di quella cultura della sopraffazione e dellaviolenzaai limiti paradossali dell'esperienza religiosaper mezzo della qualeavevano cercato di dare vita alla Nazione immortale.

 

 

 

5. Sangue e onore

 

 

 

 

 

 

"L'assenza delle prove nonsignifica la prova dell'assenza."

J. Wheeler

 

 

Partendo dall'ipotesi che l'ideologia millenaristica edesoterica del Terzo Reich non sia un corpo intruso (una parentesi di tredicianni di follia collettiva o di un popolo ostaggio di una cricca di pazzi)mache in qualche modo ci riguardirappresenti il lato oscuro del pensierosimbolicoci si deve interrogare anche sui paradigmi razionalisti presentinella vulgata del pensiero occidentale.

Spesso tali paradigmi si sono fatti politicaquindi azionesulle masseprassi di omologazione attorno e dentro ad un contesto geografico eumano che si voleva indirizzato a finalità pre-vistea figure sociali cheavrebbero dovuto far rimbalzare continuamente illusioni di potereo tragicheviolenze nello spazio vuoto del dominioun esterno che preme incessante sullavitala manipolala trasformala rende duttile alle istanze di quel potere.

La memoriaa questo propositogioca un ruolo fondamentale.Il "passato che non passa" ha determinato in Germaniaspecialmenteoggi dopo la caduta del murouna vera e propria riattualizzazioneormai semprepiù esplicitadei consensi alla politica del vecchio Reich ed al suo ruolostorico. Ed è stata la cancellazione forzata ed apparente del ricordo aprodurre i danni maggiorispecialmente nella ex Repubblica Democratica Tedescadiventata la fucina dell'intolleranza nazista per oltre un quarantennio. Tuttociò fa parte di un progetto.

L'opposizione pluriennale tra Ovest ed Est ha fatto dellaGermania orientale un laboratorio prolifico per i neonazisti. Da un lato l'unicocontributo offerto alla comprensione del fenomeno da parte del governo tedescofederale è stata l'acquisizione dei peggiori elementi che l'Estdi volta involtavolentieri consegnava dietro consistente pagamento in marchi (fino a90.000 a persona negli ultimi anni); dall'altro il governo democratico-orientalenon ha saputoo non ha volutocapire perchè la recrudescenza neonazista sisviluppava proprio nel suo territorio. Resta il fatto chead unificazioneavvenutaè stato abbastanza semplicein nome dell'eterno visceraleanticomunismorimettere in libertà i "patrioti" della democraziarinchiusi nelle carceri degli "oppressori bolscevichi". In un sistemadi potere drammaticamente semplice nella sua struttura autoritariacertesoluzioni sono elementari.

Una testimonianza in tal senso la si ritrova nel diariocostruito in forma di lunga lettera al padredi Ingo Hasselbach. Ventisetteanninato e cresciuto all'Estuno dei più giovani leader neo-nazisti dallacaduta del muro di Berlinofondatore e capo per due anni della NationaleAlternativepartito di estrema destra di ispirazione nazista costituito nellaRdt nel 1990Ingo ha dato alle stampe il diario per siglare la sua definitivauscita di scena e l'abbandono dell'esperienza neo-nazista che lo ha cosìprofondamente segnato.

Hasselbach mette a nudo il complesso e sconcertante mondo delneo-nazismo tedescogli insospettabili collegamenti internazionalilavariegatura delle psicologie che si incontrano e si scontrano nella Berlino deldopo Muro e nella Germania della rinascita unitaria. Di nuovo un segnoparadossale dei tempi: in quello che si racconta essere il crollo definitivodelle ideologiela visione nazista riappare spettrale nell'incitazione allaviolenza dei gruppi xenofobi e nella certezzamormorìo che diventa presto urlonelle piazzedi una nazione da ricostruire ancora una volta sotto gli auspicidel Volknell'autodeterminazione della razza superiore.

Soltanto un anno prima il giornalista tedesco Michael Schmidtcon un libro e un lungometraggio cercava di scoperchiare la pentola ribollentedella fervida attività nazista in Germania. Anticipando quello che poiHasselbach confermerà nel suo diarioSchmidt compone con pazienza losconvolgente mosaico della galassia neo-nazista in costante fermento. Esoprattutto tracciacon grande dovizia di particolarilo scenariointernazionale nel quale si muovono i nostalgici della svastica.

Ne emerge un quadro inquietante. Come testimonia Hasselbachil vero problema è quello di riportare alla legalità il vecchio NSDAPpartitonazional-socialista dei lavoratorioggi fuorilegge. Per questo è stata decisala costituzione di una serie di organizzazioni parallele e legali in grado dimantenere operativo il nucleo politico del NSDAP: il FAPpartito liberale deilavoratori; la DAAlternativa Tedesca (dichiarata illegale nel 1992); la NLLista Nazionale di Amburgoper citare le più note. In aggiunta esiste negliStati Uniti il vero e proprio centro nevralgico dell'esperimento neo-nazistalaNSDAP-AO. Un gruppo simile era già stato creatocon la stessa siglaanchedurante il Reich; AO sta per "organizzazione per l'estero". La sededel partito esportato nella libera terra d'America si trova a Lincoln nelNebraska. Un cittadino americano di origine tedescaGerhard Laucksi occupadei contatti internazionalima sarebbe più preciso dire mondiali. Lauckpossiede una casa editricecon la quale stampa materiale di propagandacheriesce a far arrivare ovunque la provvida mano di vecchi e nuovi nazisti siariuscita a lasciare traccia del proprio passaggio; è anche redattore e editoredella rivista Kampfrufstampata in sei lingue. Lauck è un attivista dellaseconda generazionese così si può dire; cresciuto all'ombra di maestrigiunti dall'Europa sconvolta dalla guerra e messi in salvo grazie alleconnivenze di cui si è detto. Egli porta in sè la memoria storica di antichi emai sopiti rancorima anche la determinazione inflessibile a realizzare scopimillenari.

Da Lincoln l'AO si dirama in tutte le direzionidal NordEuropa al Sudafricae tiene insieme una struttura dalle potenzialitàinimmaginabili. L'articolazione e l'efficacia di questo insieme strategicodispiegato ovunquenon dipende certamente dalla sola dedizione alla causa.Esiste una rete di sostegno che senza dubbio coinvolge i servizi segreti dimezzo mondo. Per ciò che concerne l'Europail programma di intrusione negliapparati dello Stato e nella vita politica dei singoli paesi è soltanto unodegli aspetti del lavoro puntiglioso svolto da Lauck e dai suoi.

Esiste anche un progetto di carattere "culturale"che va delineato con attenzione. Ma per capire meglio il complesso e variegatomicrocosmo dell'estrema destra in Europabisogna fare un passo indietro di unatrentina d'anni.

Il movimento skinhead e lo stile che lo contraddistinguenascono nell'East End londinese intorno ai primi anni '60. Rappresenta unaderivazione diretta di una delle più conosciute sottoculture giovanili workingclass inglesii cosiddetti modernistsmeglio noti come Mods. Rinchiusi in unquotidiano opprimenteamanti della musica soul e sperimentatori di farmacipsichedeliciin voga in quegli annii Mods avrebbero letteralmente cambiato ilcostume giovanile non soltanto della composta cultura britannica. Tuttavia ametà degli anni sessantai Mods sono già diventati un affare per casediscografiche ed industrie d'abbigliamento che hanno già ampiamente stravoltoil senso originario dell'essere controcorrentedel porsi fuori dalla normalitàappiattita del cittadino rispettoso di Dio e delle leggi della nazione. Larincorsa frenetica alla "diversità a ogni costo" mette in crisi iModsormai costretti ad ammettere che il loro modello di vita comincia asoffocare le aspirazioni al cambiamento. L'ala dura del movimento acuisce lacoscienza dei limiti della realtà quotidiana e inasprisce il conflitto con lasocietà dei consumiabbandonando le suggestioni middle class del proprioambiente piccolo-borghese; rivendica la propria natura workingenfatizza losquallore della periferia metropolitana che tutto fagocita nel grigiore diinterminabili giornate passate in strada. E proprio la "strada" assumela connotazione più forte: luogo per eccellenza di esplosione del disagio.Testa rasatabretellejeansstivali pesanti: lo skinhead è pronto a lanciarela sua sfida al mondo.

Con gli anni '70le trasformazioni del movimento sorprendonoancora una volta l'austera Inghilterra fiera del proprio distacco dalcontinente. Emergono altri retaggi. La sottocultura essenzialmente violenta e distampo marcatamente teppistal'assunzione precisa di stereotipi che provengonodallo spirito della tifoseria calcisticaspostano l'ideologia skinirrimediabilmente verso atteggiamenti che adombrano già un'opzione di destra.Gli skinhead scoprono un nuovo collante che ne amalgama in modo definitivo lacompattezza: il razzismo. Culto del gruppo e del territorio sollecitano benpresto scelte che non riescono più a eludere la politica: il richiamo delleorganizzazioni di estrema destraattivissime su tutto il territorionon tardaa farsi prepotente. Presenti nelle realtà marginali della periferia e tra itifosi di calciosport popolarissimo anche in Gran Bretagnai fascisti inglesinon tardano ad intrappolare nelle maglie della loro personalissima visione dellastoria quella parte del vecchio movimento skin che rifiuta le trasformazionidella prima metà degli anni settanta fino alla comparsa del fenomeno punk. Lasocietà inglesefortemente classistamantiene inalterata la profonda e"naturale" separazione tra i ceti del sottoproletariato urbano equello della piccola e media borghesia. Si crea in tal modo un contenitoresociale sostanzialmente refrattario a qualsiasi penetrazione pacifistainternazionalistademocratica o di sinistradentro al quale negli annisettanta si accentua sempre più la coscienza del disagio e dell'isolamento e siesasperano i toni del rancore e il sentimento d'oppressione.

Ad un certo punto la divisione in ambito skin diventaincolmabile: la prevalenza in alcuni di uno stile di vita improntato a valorischiettamente xenofobi separa definitivamente dagli altri i gruppi che accettanol'appartenenza ad un movimento politico.

Ô impossibile dar conto con esattezza in questa sede dellaserie completa dei passaggi e delle articolazioni di una realtà sociale cosìrefrattaria a qualsiasi esame. Lo studio di Valerio Marchia cui si rimanda peruna più approfondita letturariesce a farlo con grande dovizia di particolaried esemplare ricostruzione storica. Qui basta fissare alcune tappe fondamentalidi un percorso politicosociale e individuale che dà la misura dell'importanzadel fenomeno neo-nazista e soprattutto della sua pericolosità.

Mentre tutt'attorno proliferava un circuito musicaleeovviamente affaristicoche faceva della musica uno dei principali veicoli perraggiungere i giovaniun forte nucleo skinhead comincia ad organizzare unapropria rete di locali da ballobarnegozi d'abiti e case discografiche;pubblica inoltre fanzine che diventano presto efficaci mezzi di comunicazione econtatto anche a distanza.

L'ultima tappa dello scivolamento a destra di certa parte delmovimento skin è costituito dalla comparsa dei boneheads. Per comoditàespositiva i boneheads sono stati chiamati spessoanche in Italianaziskinmail termine è destinato a creare confusione. Negli ultimi dieci anni lo scenariointernazionale ha visto una crescita esponenziale dell'appartenenza bonehead. Intutti i paesi in cui la destra radicale ha potuto seminare con intelligenzailraccolto è stato consistente. In Europa lo stile aggressivo e totalmente"contro" di questi giovanotti dalla testa rasata e il coltello facilesi è diffuso rapidamente. I gruppi bonehead sono presenti dall'Irlanda allaCecoslovacchia e negli Stati Unitiin Canadanell'America del sud. Li tieneuniti il circuito musicale White Power Rock e il mensile indipendente Blood andHonourvoce di Rock Against Communism. La skinzine Blood and Honoursecondo lestime di Marchicontava nel 1990 su 1400 abbonati sparsi in ogni angolo delmondo. Esplicitamente dedicata alla "scena musicale nazionalista"larivista informa sul nazi-rockpubblica annunci di concertimanifestazioniritroviservizi fotograficicomunicati interni del Movimento ein brevetempoha assunto una funzione-guida insostituibile per i gruppi. Compresiquelli italiani. La politicizzazione degli skin nel nostro paese avviene attornoalla metà degli anni '80. Anche in questo caso sono i boneheads a rappresentareideologicamente l'estrema destra. Nel 1984 Maurizio Boccacci fonda il MovimentoPolitico Occidentalerecentemente oggetto di un'indagine della Polizia econsiderato fuorilegge. Un anno più tardi Piero Puschiavodopo un soggiornoinglese ricco di incontri e suggestionitorna in Italiae forte del sostegnodello stesso circuito Blood and Honour e di ottimi contatti con la DA tedescacostituisce il Veneto Fronte Skinhead. A Milano invece i boneheads si raccolgononell'organizzazione White Powers Skins. Nel 1990 le tre distinte sigle siriuniscono in Azione Skinhead e iniziano a lavorare per la nascita di unmovimento politico collegato alla rete internazionale.

Ragazzi dai 14 ai 25 anni che vivono nei quartieri dormitoriodelle città italianeattratti da un "sabato notte facile" edall'orgia dei suoni metal e techno dei gruppi nazi-rockannullano la loro giàprecaria soggettivitàriempiendosi di "acido" in attesa delladomenica allo stadio. La curva aspetta la loro furia omicida.

Il proselitismo trova terreno fertile. Affascinati dallagloria anche soltanto di poche orei reietti delle gradinate accettano di buongrado le sollecitazioni all'esasperazione razzista e al fanatismo; la giàscarsa compattezza di una società in crisi frantuma ogni residuo disolidarietà possibile. L'attivazione e il controllo di gruppi di questo generenon ha il solo scopo di scatenare l'inferno contro le opposte tifoserie:elementi di continua destabilizzazione corrodono irrimediabilmente i residui dipluralismo e tolleranza che ancora rimangono prima dell'abisso del caos socialepreludio inevitabile a soluzioni politiche totalitarie. Tale e tanta violenza havita facile nel melting potconseguenza della recente ondata migratoria inEuropa. La gente di colore diventa presto facile bersaglio e l'incubo dellaxenofobia riappare prepotente.

Ma quali sonoin realtài mentori della strategiadispiegata ad organizzaremettere in relazione le "ciurme" naziskin?

Nell'ultimo periodo quasi tutti i commentatori sembranoinclini a considerare il MSI-Fiamma Tricolore e Alleanza Nazionale come unicirappresentanti effettivi della destra in Italia. E gli atti di violenzarazzistache pure hanno piagato il territorio nazionale negli anni trascorsirimangono una questione statistica per la quale non sembrano esistere soluzionispecifiche.

Ci si dimenticaperòdi alcuni episodi significativi. Peresempio il rientro in Italia di due personaggi storici del neo-fascismomilitante e guerrigliero ma anche profondamente teorico: Franco Freda e StefanoDelle Chiaierestituiti al paese dalla grande moratoria degli anni '80.

Freda56 anniassolto nel 1986 per le vicende della stragedi Piazza Fontanavive a Brindisi e fa ancora l'editore (Edizione di AR). Nel1991 dà origine a Milano - ed è il caso di mettere in relazione le date - alFronte Nazionale con un ricco programma ideologicoarticolato su concetti qualiStatonazionegenerazione presentepassata e futura (queste ultimeall'interno di un armonioso movimento di unificazione della forma nazione che lelega saldamente in un progetto di continuità storica); programma incentratosulla ricerca di quello che si potrebbe definire un millenarismo di memoriahitleriana. La "comunità organica"suo vecchio cavallo di battagliaritorna prepotente a sancire la necessità di una omogeneità culturale erazziale indispensabile per il giusto vivere. L'idea-guida dell'areanazional-rivoluzionaria si riaffaccia così nel clima instabile della cosiddettaSeconda Repubblicamentre imperversa la polemica su Gladio. In Europa sonocrollati nel frattempo gli ultimi bastioni del socialismo reale evertiginosamente aumentati i flussi migratori dal Terzo Mondo. Ai margini di unacrisi che indiscutibilmente coinvolge Est e Ovestsi incista la nuova minacciadella destra totalitaria.

Stefano Delle Chiaieinveceassolto nel 1989 da ogni accusaa suo carico (da Piazza Fontana alla strage di Bologna) e fondatore deltristemente famoso Avanguardia Nazionalecontinua l'attività politica con laLega Nazionalpopolarepresentata ufficialmente per la prima volta nel 1991. Conessa tenta di mettere insieme una serie di liste locali in vista delle elezioni.Il simbolo del quadrifoglio verde appare in un paio di consultazioni elettoralima non ottiene alcun riconoscimento. La posizione di Delle Chiaieche ha il suoquartier generale in Romaè assimilabile a quella dell'ideologo padovano:battaglia contro la finanza internazionale e il neocapitalismoavversione perla società multirazziale che annulla ogni differenza. Al di là delledichiarazioni di meritola figura di Delle Chiaie ha un'importanza che va benoltre gli esperimenti di carattere politico-istituzionale. Rifugiato per anni inSud America e in ottimi rapporti con i governi di Argentina e Boliviaper iquali ha svolto delicate mansioniDelle Chiaie si avvale di una vasta rete dicollegamenti internazionaliche lo rende un elemento estremamente importantenel network dell'Internazionale nera.

Altri frammenti di ideologia fascista più o meno grandi sicoagulano anche intorno a gruppuscoli e pubblicazioni di vario genere. MeridianoZero ne è un buon esempio. La comunità MZ è stata fondata dal figlio diClemente Grazianileader del disciolto Ordine NuovoRainaldo. La rivista e ilnucleo di militanti che la sostieneautori di un singolare tentativo diinfiltrazione in area anarchicasventato quasi subitooperano tra gli studentidella capitale organizzando raduni di piazza equando occorreazioni dirette.Se la prendono in particolare con il potere tecnocratico che uccide l'uomosopprime ogni superiore forma di cultura e cancella qualsiasi senso diappartenenzaqualsiasi etnia. Dietro a Meridiano Zero si cela il CentroOrientamenti e Ricerchecostituito nel 1986che a sua volta stampa un opuscoloriproponendo in sostanza la linea della famosa Terza Posizione: libertà dalcapitalismo e dal comunismo nella lotta aperta contro l'invasioneextracomunitaria. Meridiano Zero risulta coinvolta in numerosi incidenti eaggressioniculminati nell'attentato contro la sede del PDS di Montesacro aRoma. L'immediato scioglimento del gruppo non ha impedito ai militanti diriciclarsi nelle altre organizzazioni esistenti: tutte faccea ben guardaredella stessa medaglia.

Il progetto generaleche pure è preciso nonostante ladifferenziazione degli approccisi può riassumere nella necessità di darcorpo all'azione rivoluzionaria di massa che realizzerà l'unità politica di unfronte "antimondialista".

Vicino al Fronte Nazionale di Freda si colloca Nuova Azionepromossa dal mensile milanese Orion e dall'omonimo centro studi. Orion ed il suosupplemento monografico Origini fanno capo alla casa editrice Barbarossa. Sulpiano internazionale il gruppo si muove sotto la sigla Fronte Europeo diLiberazione.

Le connessioni a livello europeoinclusi ormai anche gli expaesi dell'Est e la Russiasono le più interessanti. Esse rivelanoin modoinconfutabilequale grado di densità ideologica abbia il vento di destra.

La palestraterribile e sanguinosadella guerra inJugoslavia offre un'opportunità in più all'addestramento delle truppepara-militari e mercenarie che gravitano attorno all'area nazi-fascista.L'esercito nazional-rivoluzionario non è certo un aspetto da sottovalutarenell'analisi che stiamo conducendo. Sarebbe un errore gravissimo pensare che itermini dello scontronella prospettiva neo-nazista in particolaresianolimitati alla contrapposizione politica o culturale. La governabilità non èsempre garantita da una presa del potere incruenta; al contrario la spintarivoluzionaria espressa ad esempio negli anni '60 dalla destra eversiva avevamesso chiaramente in conto anche la violenza dell'annientamento fisicolastrage purchè scioccantepurchè devastante. La ricerca dell'ordine nuovoaqualsiasi costoè il preludio all'avvento della razzadel Volk. Certo bendiversi dai gruppi naziskin che si sbracciano nel saluto romano e pestanosistematicamente i marocchinigli esperti militari delle frange di estremadestra sono individui perfettamente addestrati. Rappresentano quella partedell'esercito rivoluzionario che ha compiti specifici di sabotaggio e lavorano astretto contatto con apparati dello Statoche non hanno mai rinunciato all'ideadi reinsediarsi stabilmente alla guida di una dittatura o comunque di un governoistituzionale con le opposizioni schiacciate.

Per costoro la massaquindi anche lo scontento giovanilevaindirizzata e raccolta. Come abbiamo constatato l'operazione è riuscita spessoin situazioni di estrema precarietà socialetra i naufraghi della vitaprogressivamente messi ai margini della collettività. L'ottundimento dellasocietà consumistadello spettacolo avrebbe detto Debordcorrotta daimalesseri che da sola è riuscita a provocarsiproduce devianza. La devianzaproduce conflittoquindi crisi di governabilità. I paesi a capitalismo maturole grandi democrazie del dopoguerrasembrano davvero essere i pezzi di unpuzzle dalle dimensioni macroscopiche ricomposto da mani molto abili verso unaconfigurazione definitiva che sfugge alla nostra immaginazione.

Stabilizzare destabilizzando è la tecnica essenziale permantenere inalterato un sistema di potere. O perlomeno per fare del dominio unacostante irrinunciabile.

Riassumendol'Internazionale nera - non esiste definizionemigliore - è una realtà in Europa eattualmentesi articola principalmentenelle due strutture di cui abbiamo detto: il circuito culturale-musicale Bloodand Honourche garantisce la divulgazione ideologicamascherata nel mezzo dicomunicazione privilegiato che è il concerto; l'organizzazionepolitico-militare NSDAP-AOche sovraintende alla penetrazioneistituzionale-legale e alle azioni dirette illegaliovunque siano necessarieper occupare lo spazio del potere.

La sintesi con il passato è scrupolosamente osservata; lanatura dell'attesa millenaristica non è stravolta dai passaggi epocali.

Et Wolsinkolandeseclasse 1926entrò volontario nellaWermacht giovanissimo. Successivamente fu volontario nelle SSe collaborò conl'ufficio centrale di sicurezza del Reich. Fece parte di un corpo speciale dicriminali e violentila Divisione Branderburgoche nel 1944 trucidò 100prigionieri americani dopo averli catturati dietro le linee. Nazista convintovenne condannato a otto anni di prigione e un anno dopo rilasciato a condizionedi partecipare alla guerra freddaagli ordini del comando alleato. Attualmentelavora sotto copertura per la NSDAP-AO e tiene i contatti con gli ambientineo-nazisti sudafricaniaustraliani e statunitensi. Quest'uomo viaggiando peril mondo porta con s‚ il messaggio allucinante di una cultura che vive ancora.

Nell'ultima intervista a Schmidtnell'estate del 1990hadetto: "Continua tutto come prima."

 

 

6. Democrazia e potere

 

 

 

 

 

 

Il Novecento è stato un secolo difficile. Le trasformazioniche la società occidentale ha subìto in questo scorcio di fine millennio hannosegnato e stanno segnando l'esistenza di milioni di persone. La cesuradrammatica rappresentata dal secondo conflitto mondialein particolarehasconvolto gli assetti politici e culturali del pianeta lanciato in una follecorsa tecnologica di cui oggi scontiamo soltanto i primidevastanti effetti.

A livello delle formalizzazioni istituzionali - quindidell'insieme dei sistemi normativi che reggonoforse ancora per pocolacomplessità della nostra vita pubblica e privata in uno stesso territorio eall'interno di uno specifico apparato di controllo politico-socialelo Stato -uno dei nodi da sciogliere resta ancora quello della democrazia.

Le considerazioni che seguono si rifanno ad un modelloteorico-pratico di interpretazionesorretto da alcuni presupposti ben chiaritidalle ricerche di Michel Foucault. Il poterenelle società occidentaliè unarete di strategie complesse dispiegate a coprire quella instabile geografia dirapporti di forze che chiamiamo "realtà".

Secondo Foucault "[...] non si tratta di analizzare leforme regolate e legittime del potere nel loro centroin quelli che possonoessere i loro meccanismi generali e i loro effetti costanti. Si tratta dicogliereal contrarioil potere alle sue estremitànelle sue terminazionidi prendere cioè il potere nelle sue forme ed istituzioni più regionalipiùlocalisoprattutto là dovescavalcando le regole di diritto che l'organizzanoe lo delimitanosi prolunga al di là di esses'investe in istituzioniprendecorpo in tecniche e si dà strumenti di intervento materialeeventualmenteanche violenti."

Dentro a questo diagramma instabile di forzela"democrazia"in quanto espressione di un più generale modo dellagovernabilitàgioca un ruolo fondamentale.

Prima di occuparci della situazione che si venne a crearesuccessivamente alla fine della seconda guerra mondialeesaminiamo l'Europa acavallo tra i due grandi conflitti che ne segnarono per sempre la configurazionesia sul piano politico che su quello sociale. Utilizzeremo le indagini di unostudioso tedesco poco conosciuto in ItaliaAxel Kuhnche ha a lungo riflettutosul rapporto tra sistema di potere fascista e capitalismo.

L'assetto complessivo dell'Europa esce frantumato dal primoconflitto mondiale. Ma il capitale ha già spostato i centri della suarigenerazione negli Stati Uniti; in sostanza gli unici vincitori della guerrafurono gli americaniperlomeno sul piano strettamente economicogiacchèl'indebitamento delle nazioni europee nei confronti del governo di Washingtonafine conflittoassommava a circa 10 miliardi di dollari- praticamente il doppiodel debito che in precedenza l'America aveva contratto con il vecchiocontinente.

Le condizioni del lavoro erano spaventosel'inflazionegaloppava inarrestabile e la crisi investiva ogni settore della produzione. Sulversante socialeda un lato si era riusciti a far dimenticare i conflittiinterni ai singoli paesie dall'altro si era introdotta una nuovatemibilepratica collettiva che qualche anno dopo avrebbe dato nuovi tragici frutti: ilnazionalismo. L'adeguamento dei meccanismi di produzione ai ritmi del passatoprocedeva lento ma inesorabile: le tecnologie da approntare per la nuovaespansione richiedevano una cura sempre maggiore. Ma qualcosa nel modelloprecedente non aveva funzionato: il controllo sulle masse. La razionalitàintrinseca della macchina capitalista può sbagliare una volta sola;successivamente la crescente specializzazione di quella che è anche unastruttura di dominio affina i meccanismi dell'egemonia. La cultura della nazionee dello spirito del popolo - esasperazione di concetti che come abbiamo vistol'Occidente stava già elaborando e che esistevano in forma di abbozzo -facilmente fece presa su uomini e donne che avevano ancora negli occhi immaginidi violenza e di terroree che erano costretti alla fame da quegli stessigoverni che li avevano usati come carne da macello in trincea.

La teoria definita da Kuhn simmachisticain contrapposizionea quella autonomistica (determinazione del capitalismo da parte del fascismo) edeteronomistica (determinazione del fascismo da parte del capitalismo)sostieneche il rapporto tra capitalismo e fascismo è un rapporto di "aggiunzione".Il modello si fonda sull'idea che "[...] il movimento di massa fascista delceto medio e l'alta borghesia capitalistica contraggono un legamecome fattoripolitici indipendentie rendono quindi possibile il sistema di poterefascista." Nella situazione storica e politica in cui il fascismo diventauna forma statale di dominiola borghesia monopolistica e il ceto medionecessariamente ostile al capitale dei monopolimantengono la loro posizione edi loro privilegi sociali soltanto fino a quando riescono a stare assieme. Èquesto il senso del termine "aggiunzione"cioè "unione diinteressi e scopi" che produce un preciso equilibrio politicoculturale esociale. L'analisi di Kuhn ci servein questo contestoper comprendere alcunetrasformazioni del sistema capitalista nel corso della nostra storia recente eper valutarne la capacità mimetica e di autoriproduzione costante. In terminidi rapporti di potereinoltresi evidenziano alcune specificità della fittatramatura del dominio in Europacosì come esso è venuto costituendosi dentroalle nuove valenze della produzione capitalista.

Vediamo meglio i due assi portanti dell'alleanza di cui parlaKuhn. Il ceto medio (artigianicommercianti) è contraddistinto dal fatto dinon vendere la propria forza-lavoron‚ di sfruttare l'altrui. Il ceto mediopossiede mezzi sufficientiche gli consentono di vivere e lavoraree nellostesso tempo di conservare una certa autonomia ed indipendenza rispetto algrande capitale. Tuttaviacon la comparsa di nuove articolazioni del lavoroall'interno dello stesso cetoi funzionari e gli impiegatii dipendentisalariatisi costituisce un'unità dal punto di vista ideologico ma non daquello economico. Il ceto medio diventa movimento politico di massa soltantodinanzi ad una crisi acuta del sistemasuperata la quale si assiste ad un nuovofrazionamento in gruppi con interessi diversi. La non precisa connotazione diclasse del ceto mediola sua estrema variegatura e la mobilità dei suoicomponenti - destinati ad una rapida ascesa verso una stabilità economica cheli può avvicinare all'alta borghesia o ad una altrettanto repentina cadutaverso gli strati più bassi della società - sono caratteristiche chedeterminano la sua funzione di riproduttore sociale dei conflitti. Lacontraddizione tra base sociale e funzione sociale del fascismo si spiegasecondo Kuhnproprio in ragione delle caratteristiche sin qui evidenziate cheassume il ceto medio. Rapidamente il fascismo si trasforma in sistema di poteredopo aver abbandonato le sue origini di movimento di massa.

L'altro asse dell'alleanza è la borghesia monopolisticapunta di diamante dell'evoluzione capitalista originata dalla rivoluzioneindustriale e dal rapido progresso dei mezzi tecnici di produzione. Il ceto deimonopoli trasforma il capitale della libera concorrenza in concentrazioni semprepiù potenti e diffuse di profitto e potere.

Ceto medio e capitale monopolistico sono dunqueinevitabilmente contrappostima all'interno dello stesso sistemaeconomico-produttivo. La loro battaglia si svolge dentro ad una specificitàsociale di cui entrambi hanno bisogno per esistere.

Questo ragionamento ci permette di isolare e di comprendereuno dei nodi qualificanti dei meccanismi di potere nelle società industriali. Irapporti di forza giocati dal capitale per consolidare se stesso assumono leforme istituzionalipolitiche e sociali che maggiormente ne permettono lasopravvivenza. L'esempio del fascismosecondo la prospettiva di Kuhnèinteressante per afferrare un momento dell'evoluzione del capitalismo europeoben oltre le spiegazioni di carattere sociologico che ne dissimulano la realeportata.

Nel primo dopoguerra in tutta Europa l'apparente vuoto dipotere lasciato dal fallimento delle ideologie totalitarie nazi-fascistesembrava preludere ad un necessario rinnovamento della vita civile. Le cartecostituzionaliche vennero stilate con grande cura in quel periodoallontanavano gli spettri sanguinosi del conflitto e sancivano il ritorno allalegalità diffusaalla "comunità di individui" che decidein pienaarmonia di intentiil suo futuro.

La questione va posta invece in altri terminise non sivuole clamorosamente smentire la storia che ci ha condottinel bene e nel malea questo imminente passaggio di secolo.

Le democrazie europee della fine degli anni quaranta sono ilprodotto schietto di un esperimento politico che va al di là del riconoscimentopuro e semplice di un sistema di diritti e doveri in grado di articolare unoscambio uguale di risorse ed opportunità tra cittadini. Un modello statale diquesto generedel restoera già desumibile dalle vicende occorse allaGermania durante il periodo precedente alla presa di potere nazista e in quellodurante il quale la configurazione politico-istituzionale del PartitoNazionalsocialista assorbì l'intera nazione tedesca. Quello che il nazismo (ela sua sopravvivenza fino ad oggi) rappresenta nell'evoluzione del sistema dipotere occidentaleè l'emblematica dimostrazione della permanenza di unmeccanismo perverso di dominio sulle cose e sulle persone profondamente radicatonella cultura occidentale.

Un conoscitore attento di questi complessi fenomeni è statocertamente Ernst Fraenkel. Nel suo Il Doppio Statolo scienziato politicotedesco getta le basi per un'analisi compiuta dello Stato nazionalsocialista(che egli stesso aveva visto lentamente occupare il deserto politico generatosiai margini della repubblica di Weimar) e più in generale anche dello Statomoderno. Due tesi reggono l'intero lavoro. La prima stabilisce che la rotturasancita dallo Stato nazista consiste nell'allontanamento dallo Stato di dirittoin base al principio che regola lo "stato di eccezione"; ovverocomeosserva Bobbio nell'introduzione al volume"[...] al principiouniversalmente riconosciuto dalla dottrina giuridica secondo cui in situazionieccezionali i legittimi detentori del potere politico hanno il diritto disospendere le garanzie giuridiche previste dalla costituzione." Nello Statodi dirittoil potere politico è limitato da norme giuridiche ed esercitatomediante emanazione di norme generali. Fraenkel precisa "[...] possiamoformulare nel modo seguente la distinzione tra Stato di diritto e Terzo Reich:nello Stato di diritto i tribunali controllano l'amministrazione dal punto divista della legalità; nel Terzo Reich le autorità di polizia controllano itribunali dal punto di vista dell'opportunità." La sospensione dellademocrazia è radicale quanto massima. Con la seconda tesie questo è uno deipunti più interessanti per il nostro discorsoFraenkel sostiene invece che ilregime nazista non ha completamente soppresso il governo attraverso le leggi. Inquesto modononostante l'estensione dello stato di polizia pressochè totalefu possibile offrire al sistema capitalistico la protezione necessaria alla suariproducibilità. Il grande capitaleinfattiha bisognoper sopravvivere esviluppare le dinamiche insite nella sua stessa costituzionedi un ordinamentolegale articolato su norme giuridiche generali. La stabilità della proprietàindividualela libertà d'impresala permanenza del rapporto di subordinazionetra operaio e imprenditorela garanzia della validità dei contratti - ildiritto privato - sono così sottratti al potere politico e inseriti in una"zona franca"che prescinde dallo stato generale dei rapportipolitici presenti al vertice della piramide di comando. In questo modo si creanodue sistemi normativi: uno permette alla classe dominante di conservare lapropria posizione sociale attraverso lo Stato normativol'altro serve aschiacciare la classe dominata mediante lo Stato discrezionalela cui esistenzaè possibile grazie all'instaurazione dello "stato d'eccezione". Il"doppio Stato" si è rivelato indispensabile al capitalismo tedescoper rendere arbitraria la dimensione politica e razionale quella economica.L'ordinamento giuridico del Terzo Reichaggiunge Fraenkelregola l'economiacapitalista e la piega alla sua volontà di potenza perseguendone i fini nellacompleta irrazionalità politica. Il "doppio Stato" è un "[...]nocciolo razionale in un involucro irrazionale." Come ho tentato didimostrare nei precedenti capitolila componente irrazionale presente nellacultura del nazismofavorì l'approntamento di un'ingegneria costituzionale chetenne in debito conto i "punti di torsione" del sistema giuridiconazista così ben enucleati da Fraenkel.

La teoria del "doppio Stato" ci aiuta così acomprendere quanto accadde successivamente alla sconfitta militare del TerzoReich. "La differenza tra il doppio Stato di un governo autocratico equello di un governo democratico sta nel fatto che nel primo il potere politicopuro è non solo manifesto ma anche esaltatonel secondoquando c'è (mac'è)vive sotto forma di potere occulto." Con l'affermazione di Bobbiospostiamo la nostra attenzione su quanto è accaduto alle sedicenti democraziedel dopoguerra. Innanzi tuttoil tracollo del sistema politico-culturalenazista non modificò il problema del contenimentoad Estdell'UnioneSovietica. Inoltrel'Europa del dopoguerraterra "vergine" per imassicci investimenti economici auspicati dagli Stati Unitiben si prestavaall'adozione di strategie di controllo che implicavano una azione di capillare eselettiva costruzione di consensi.

Il modello democratico appare allora come il migliore deisistemi costituzionali possibili. La flessibilità estrema nel gioco delleregole che abbiamo sinora delineato (ivi compresa naturalmente la piùimportanteossia la proliferazione di gangli occulti che corrono parallelamentealle strutture visibili) e il pluralismo delle offerte in ambito economicolecombinazioni politiche possibilila creazione di un arco costituzionale dipartiti che di volta in volta diventano cassa di risonanza di questa oquell'altra strategiafavoriscono criteri di governabilità la cui origineapparentemente chiaradiventa alla fine indecifrabile. La teoria del poterefoucaultiana si adatta perfettamente al quadro di riferimento che stiamocercando di delineare. Arteficiin buona misuradelle democrazie europee diquegli anni furono indubbiamente gli Americanigrazie alla loro notevoleesperienza nella manipolazione del doppio Stato: "Ci sono due governi negliStati Unitioggi. Uno è visibile. L'altro è invisibile. Il primo è ilgoverno di cui i cittadini leggono sui giornalie che i bambini studiano suitesti scolastici. Il secondo è la sincronizzatanascosta macchina che hagestito la politica degli Stati Uniti nella guerra fredda." Sul piano dellapolitica esterainfattil'assenza di principi democratici realmente ispiratoridi modelli di convivenza civile fa degli Stati Uniti uno dei grandi paesiimperialisti del dopoguerra. Lo Stato discrezionale di Fraenkel riemerge daquelli che Bobbio definisce arcana imperiii luoghi nascosti del poterepolitico puroche non può non obbedire ai principi della sicurezza e dellapotenzae che è costretto a nascondersi per ottenere i propri obiettivi. GliAlleati mettono a disposizione dei governi europei che sorgeranno sulle ceneridel secondo conflitto mondiale una teoria della democrazia formale giàcorrottagià prodotto del "doppio Stato". In generale è questo ilproblema irrisolto delle democrazie europeel'essere state pensate già indoppio binario.

Quanto accade in Germania e Italiadi cui abbiamo parlatorelativamente al fenomeno della Nuova destra e del Neonazismonon è che ildrammatico protrarsi di una situazione politica e sociale che trova la suaorigine ancor prima dell'avvento del ventennio nazi-fascista. Come osservaWright Mills in un vecchio ma splendido librociò che occorre ad unademocrazia è una politica che sia "[...] dibattito pubblico e spassionatodi proposte contrastanticon partiti responsabili su scala nazionale e aventiuna linea d'azione coerentecon organizzazioni autonome che mettono in rapportogli strati medi e inferiori del potere con i livelli di vertice cui spettano ledecisioni." Sfortunatamente n‚ l'Italia n‚ la Germania del periodoantecedente alla venuta dei regimi totalitari potevano vantare un similecontesto culturalesemmai proprio il contrario. Questa combinazione di fattorisocio-politici (adagiati su un piano storico intersecato da strategie economicherivolte al massimo sfruttamento delle energie disponibili) ha quindi permessoanche successivamente alla liberazione dal nazi-fascismolo sviluppo di unademocrazia apparenteper quanto sotto certi aspetti sostanziale. Una ‚lite alpotere e del potere si consolida in Italia e Germania fino a sovrapporsi alleistituzioniche le carte costituzionali nate dalla Resistenza avrebbero volutoprofondamente democratiche. Il "sistema occulto"potere microfisicoinafferrabile ed in costante auto-riproduzionegarantisce la perfettibilità diquesta disposizione strategicareale ed unico effetto di dominio che penetranella politica e governa popolazione e territorio in una geografia fisica che sidispone sorvegliata da un principio assoluto di sovranità.

Tale sovranitàdal canto suorimanda a un rapportopolitico presunto con l'istituzione stessaquello Stato sin dall'originecostituito anche dal suo doppio celatoche dovrebbe farsi garante dellalegittimità del patto socialedel suo esistere in quanto espressione dellavolontà collettiva che con esso si tutela e protegge le proprie libertàcivili. Conseguenza inevitabile di questo processo è l'estrema fragilità di unassetto politico-istituzionale destinato ad una progressiva erosionedall'internofino a che non appare in tutta la sua evidenza la residualità diun guscio vuoto il cui ospite se n'è andato ormai da un pezzo.

Uno strumento fondamentale nella gestione della modernademocrazia e che facilita certamente la messa in opera del doppio binario è ilsegreto. Esso può essere stabilito per legge (segreto di Stato) o essere ilprodotto di una pratica costante delle istituzioni. La tutela del segreto apparecome una tecnica sapientemente articolata per coprire operazioni volte aorientare il funzionamento del sistema politico-sociale. Il segreto e la suaesistenzaormai scontataarrivano ad imporsi nell'immaginario collettivo comeuna parte insostituibile di ogni buon governo. Tutta la letteratura sui servizisegreti e sui servitori incorruttibili delle libertà democratiche fungeinquesto sensoda potente catalizzatore. Nella nostra esistenza quotidianacosìlontana da qualsiasi sospetto sul reale stato delle coseci viene insegnato cheil segreto è elemento irrinunciabile di qualunque assetto di governo che vogliaassicurare ai propri cittadini sopravvivenza e sicurezza dalle minacce interneed esterne.

Esempi clamorosi a questo proposito se ne potrebbero faremolti: dalla struttura clandestina denominata Gladiorisultato dell'accordo traservizi di intelligence e non di regolare trattato tra governi riconosciutidalla comunità internazionaleal Regio decreto 1161 del 1941 (tutela delsegreto militare)promulgato in piena epoca fascista e lasciato sopravvivere inun contesto politico democratico attraverso il dettato della legge 801 del 1977(riforma dei servizi di sicurezza). Si delineacosìun quadro tutt'altro cherassicurante sulle garanzie definite democratiche dell'ordinamento giuridico delnostro paese.

La democrazia europea appare sempre più il prodotto di unaespansione progressiva e capillare di un apparato di controlloil cui scopotrascende completamente il significato originario della parola stessa e lefinalità che un sistema politico realmente orizzontale avrebbe dovuto darsi.Nell'apparente celebrazione di una tolleranza diffusa si celano le insidie delpotere. Diceva Marcuse in un saggio ormai famoso: "Nell'età contemporaneal'argomento democratico in favore della tolleranza astratta tende ad essereindividuato dall'invalidarsi dello stesso processo democratico. La forzaliberatrice della democrazia era la possibilità che essa dava al dissensoeffettivosia su scala individualesia su scala socialela sua apertura versole forme qualitativamente differenti di governoculturaeducazionelavorodell'esistenza umana."

Grazie al doppio binario è possibile lasciare a concrezionidi potere specifiche e visibili - lo Statoil sistema delle leggileistituzioni - la gestione amministrativa della società civiledel pattosociale sottoscritto nelle Costituzionimentre altre strutture occulte sioccupano di mantenere inalterato l'apparato del dominio: in realtà l'unicamacchina efficiente in grado di resistere all'usura del tempo ed a qualsiasicambiamento. In particolarequando il potere politico incontra quelloeconomicoil dissenso risulta bloccato. L'unione micidiale e indissolubile deipoteri integra gli opposti in un contesto sociale che fa uso della tecnologiacome strumento di omologazione assoluta dell'esistente. La "democraziatotalitaria" si affaccia prepotente dal segretonel quale è statalungamente covata. In ogni luogo della societànell'opinione pubblicanell'informazionenella comunicazionesotto la guida dei grandi monopoli edelle lobbies affaristicheviene creata "[...] una mentalità per la qualegiusto e sbagliatovero e falso sono predefiniti ovunque concernino gliinteressi vitali della società."

In altre parolel'evoluzione della pratica totalitariasecondo Marcusenon è in contraddizione con l'esistenza di una società che sidefinisce democratica. Il sistema del diritto viene lentamente a rapprendersi inun contenitore di una cultura politica configurata come un complicato gioco divasi comunicantiuno dei quali è sempre manifestomentre l'altro assolve ilruolo di parte nascostainvisibile: meccanismo di osmosi tra il detto e il nondettotra ciò che appare e ciò che surdetermina nell'ombra l'andamentogenerale dell'intero sistema.

È sintomatico che oggiin tempo di crisi sempre piùevidente di un modello istituzionale di cui da più parti si invoca ilcambiamento definitivosi inceppi frequentemente il rapporto tra politica emagistratura. Nel momento di maggior fragilità dell'assetto socialecomplessivola legge non viene più riconosciuta applicabile (nemmeno)dall'organo esecutivopoichè essa non riesce più a rappresentare gliinteressi di chiper decennil'ha ritenuta appannaggio esclusivo del cetodominante. Sono saltati anche i chiavistelli delle porte blindate poste asicurezza del segreto: serpeggiano silenziosi i dossier riservatiper annigelosamente custoditi negli archivi della democrazia repubblicana. Ciò sembrasiglare la definitiva messa al bando di una classe politicailliberale efortemente compromessa con i potentati economici fino a confondervisimadetentrice degli inviolabili principi democratici.

Comunque sia andataè evidente che la democraziaoccidentalenelle sue forme e manifestazioniva ridiscussa.

Proveremo a farlo brevementea conclusione di questeriflessioniutilizzando l'analisi che su questo contrastato tema ha condottoPietro Barcellona.

Se è vero quanto sostenevano i Grecisuggerisce Barcellonale leggi sono opera degli individui; dunquelo stare insieme di uomini e donneè la forma del potere normativoe la società politica si istituisce a partiredal fatto che le leggi sono stabilite dagli esseri umani. La domandafondamentaleaffinchè il discorso sulla democrazia non appaia insensatoverteessenzialmente sul significato da attribuire all'esistenza delle leggi.Democrazia significa potere del popoloil demos di lontana memoria; ma può ilpopolo realmente decidere sulle proprie sorti se non ha il controllo delleleggi? Il problema va posto in termini diversi da quelli sinora presi inconsiderazione da scienzapoliticae diritto. Il tramite reale tra legge esocietàancorchè per società non si intenda un sistema di riferimentogenerale stabilmente occupato dal poteresono gli individuimeglio ancora gliindividui sociali. "[...] si ignora il fatto che gli individui sociali sonostrutturalmente portatori di una normativitàdi una significazione normativa[...] In realtà nessuna teoria giuridica riesce a spiegare la produzione dinorme senza ricorrere ai 'fatti sociali'." Il diritto non è altro che laformalizzazione del significato costitutivo dell'identità di un gruppo sociale;siamo noi dunque ad avere il potere di capovolgere i significati prestabilitidall'istituzione. "I detentori del potere istituito"peròavverteBarcellona"tendono ad occultare questo potere"mentre lacostituzione politica della società è acquisizione di questa capacità dirovesciamento che appartiene a ciascuno e a tutti. In questa prospettiva ènecessario assumere in termini radicalmente nuovi il problema della sovranitàpopolare. Il popolo è potere istituenteproduttore di regoledi valori e disenso; la questione della democrazia non è un'immediata questione di classeperchè di classe è semmai il conflitto che si sviluppa dentro all'agiredemocraticoe riguarda la collettività intera perch‚ ha a che fare con"la rimozione di ciò che impedisce l'accesso al luogo del potere".Nella teoria politica modernasostiene Barcellonail problema della sovranitàè stato svuotato di ogni significato. Esiste una spiegazione.

La concezione dello Stato come luogo in cui si esprime almassimo grado l'unità del popolo ha finito per annullarne l'idea stessa: nelladelega allo Stato il popolo si dissolve. Questa teoriache appartiene a tuttauna tradizione della filosofia politicaa partire perlomeno da Hobbesprevedeche lo Stato venga costituito da un atto volontario di delega da parte delpopolo chein quanto collettività di esseri capaci di decidere e di agireimplicitamente scomparesussunto dalla forma-Stato stessa. Massima concrezionedi potere istituzionalizzatolo Stato surroga i diritti del popolo e ne divienesuprema espressione nel momento stesso in cui ne sancisce la scomparsa. Ègiocoforza riconoscere che in tale contesto viene eliminato alla radice loscarto tra potere istituente e potere istituitofra società istituente esocietà istituita. Così che la democrazia stessa cessa di produrre gli effettiper i quali è stata pensata.

Ma cos'èo cosa deve essere in realtà la democrazia?"La democrazia è la visibilità di questo scarto tra istituente eistituitouna moltitudine che si esprimeche non è mai riducibile ad unitàetuttaviaproducecreaistituzioni e regolee se ne distanzia. Richiama unpotere costituente che è sempre riportato alla sovranitàal collettivoanonimo e pluraleche ha sempre la possibilità di rimettere in discussione leforme e le norme che si dà." Da ciò discende che non vi è coincidenzatra società e regole/istituzioni che pure questa si è dataanche se nonsarebbe pensabile una società avulsa da un contesto normativo minimo.L'inafferrabilità del potere istituentedel restorende concreta dentro allastessa società istituita la possibilità che la legge sia messa in discussione;una specie di formidabile contropotere appartiene alla collettività senzavoltosovrana perchè capace di negare una fondazione extra-sociale della leggee un'autorità esterna trascendente. La democraziain ultima analisiè ciòche permette alla società di darsisempre e comunquenuove leggi. Ilcarattere di extra-socialità della legge è l'elemento chiave per intenderecorrettamente il modello di democrazia a cui pensa Barcellonacioè ad unasocietà - individui concretinon vuote figure disposte all'interno di ordininormativi fini a se stessi - prodotta da uno sdoppiamento del popolo che siistituisce e prende allo stesso tempo le distanze dall'istituito. Una societàche si strutturaassume delle connotazioni fortiarticola una dialettica disenso e che non diventa "[...] un caos informenon è puro disordine: èun processo che si 'struttura strutturandosi'che esiste esistendo e proprioperciò non si esaurisce mai nel già datonell'istituito." Non è loStato che produce la democraziama la democrazia che produce lo Stato. Lasovranità popolare dovrebbe garantire la libertà dallo Statola negazione diogni potere extra-sociale.

Ovviamente una simile concezione della democrazia mette indiscussione anche il ruolo degli intellettuali. La cultura è rilevantepoliticamente soltanto se non corrisponde ad una semplice funzionalizzazione delsapere in un sistema dato. Essa è piuttosto produzione di senso e formaspecifica dell'azione politica. Deve rispondere alle domande imprescindibili sulcosa fare e sul come comportarsisu quali siano le strade praticabili per unariflessione critica intorno al modello sociale dominantee per la sua eventualetrasformazione. Noi siamo chiamati a scegliere per la nostra vita epossiamo/dobbiamo pensare al cambiamento se esso si dimostra necessario. Nessunopuò imporre un senso all'esistenza che non sia quello che noi stessi stabiliamoe n‚ storian‚ società umana possiedono una finalità intrinseca. Èproprio l'assenza di paradigmi pre-ordinati ad ammonirci di partecipare aimutamenti della storia stando nella storiacogliendo le trasformazioni là dovesi produconoattenti a tutto quanto diventa problema per la società degliindividui.

"Anche se la democrazia è il regimedell'indeterminatezza e del rischioessa è allo stesso tempo un regime in cuil'elemento strutturante è la partecipazione collettiva alle decisioni epertanto è una forma di società che si dà le sue leggi [...] la democrazia èla socializzazione del potere normativola costituzione politica delsociale."

Lo sviluppo attuale delle democrazie europee sembra andarenella direzione opposta a quella descritta da Barcellonache ha indicatonell'individuo sociale (e nella collettività che si costituisce a partiredall'unione di più individuidi istanze produttrici di senso)il soggetto chepuò vivere conoscendo nella consapevolezza dei propri limiti ma anche delleproprie risorse e delle proprie aspettative di giustizia e libertà. Neitortuosi meccanismi della società disciplinarenella quale il rovesciamentodei valori di solidarietà e cooperazione è pressochè totalela democrazia èdiventata un mormorio di fondo indistinto fino a quando non sarà possibilerecuperare le forze per riconquistare la nostra capacità politica dicambiamento. Tecniche capillari di controllo parcellizzano il quotidianorendendolo oggetto di complicate procedure volte a confezionare il senso delvivereindirizzando le nostre volontà verso obiettivi pre-determinati alunghissima scadenza. Di questo individuo sulla soglia del nuovo millenniorestano simboli confusimentre la società viene ormai invasa ineluttabilmenteda un potere diffuso che circola in piena libertà nei suoi gangli vitali.

Individualizzazione e totalizzazione simultanee istituisconol'omologazione permanentela superficie liscia di un sistema di dominio chealimenta continuamente se stesso.

Omologazione che coinvolge anche i modi della produzione: ilsistema capitalistico è l'espressione diretta e necessaria di questa corsaall'ordinedella trasformazione del lavoro in un meccanismo di assolutizzazionedella vita.

Nella modernitàa ben guardaretutto è assolutoletteralmente sciolto da ogni vincolo possibilepura relazione di fatto chediventa potere e solo potere. Una serie imprecisata di accidenti storiciconforta la crescita di questo apparato di referenze linguisticheeconomichetecnichepolitiche che continuiamoper comoditàa chiamare Occidente.

Un modello di presa sul mondo talmente perfetto da poteressere svincolato (di nuovoscioltoassoluto) da una territorialitàspecifica. L'Occidente è ovunquein questo momentola compiutezza delle sueperformancessecondo quanto sostiene Serge Latouchetrova ragione d'essere benoltre i limiti angusti della vecchia Europa che gli ha dato i natali.

Quello che Foucault aveva visto con estrema luciditàoggifinisce addirittura per travolgere la stessa realtà che il sistema dellediscipline aveva soltanto abbozzato. Il potere arriva oltre la sua stessavisibilitàdà corpo a realtà virtuali che si moltiplicano all'infinito.Dentro a questi oceani di software non si potrà più conoscere ma tutt'al piùri-conosceredecodificare messaggi in un ordine già dato. Non c'è più nienteda apprenderelo scarto tra natura e cultura è appiattitosoffocato.

Se è questo l'esito inevitabile della modernità di finemillenniodiventareo essere giàil ricettore di segnali comunque trasmessisemplicemente riproducibili nella loro ridondanza semantical'annullamentoantropologico descritto in Le parole e le cose assume una valenza tragica e altempo stesso liberatoria in attesa di un'epoca se non miglioreperlomenodiversa da questatravolta dagli orrori della non-conoscenza.